Heron Alexandrinus, Di Herone Alessandrino De gli automati : ouero machine semoventi, libri due, 1589

Table of contents

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[1. None]
[2. ALL’ILLVSTRISS. SIGNORE, IL SIG. GIACOMO CONTARINI, MIO SIGNORE OSSERVANDISS.]
[3. CHI TRADVCE.]
[4. DI CHI TRADVCE SOPRA LE MACHINE SE MOVENTI.]
[5. DICHI ARATIONE DELLE FAVOLE di che ſi ſerue l’ Autore nelle ſue diſpoſitioßi.]
[6. DIHERONE ALESSANDRINO DELLE MACHINE SEMOVENTI, LIBRIDVE.]
[7. DELLE MACH. SE MOV.]
[8. IL FINE DELLE SE MOYEN TI MOBILI.]
[9. DI HER ONE ALESANDRINO, DELLE SE MOVENTI STABILI, LIBRO SECONDO.]
[10. Il fine delle Machine Se mouenti mobili, e Stabili di Herone Aleſſandrino, Tra-dotto dal Greco, dal Signor Bernardino Baldi. del 1576.]
[11. ANNOTATIONI DEL S. BERNARDINO BALDI D’VRBINO ABBATE DI GVASTALLA, SOPRALE MACHINE SE MOVENTI DIHERONE.]
[12. ANNOTATIONI SOPRA LE MACHINE STABILI.]
[13. Il fine delle Annotationi.]
[14. RECISTRO. A B C D E F G H I K L M L’Opera ſono fogli 12.]
[15. IN VENETIA, Appreſſo Gio. Battiſta Bertoni, Libraro al Pellegrino. M. D C I.]
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ua profeſsione del Sacerdotio, laquale m’ha poſto
alle mani altri ſtudij il ſonno loro era per dιuen-
tarne morte, ſe adiſtanza del Conte Giulio Tie-
ni, gentilhuomo di honor atiſsime qualit à, e ſtu-
dioſo delle coſe d’ingegno, io non gli haueſsiriſue-
gliati, e ſcoſsi dalla poluere.
Parendomi dun-
que giusto che deſti, &
in vn certo modo rauui-
uati da lui come giuſti, e conoſcenti haueſſero da
impiegarſinel ſeruicio ſuo, à lui haueua deſtina-
to di donargli:
ma mentre l’operaer aerper laſciar-
ſi vedere, ildetto Signore, conmolto rammarico
de buoni, fu chiamato à miglior vita.
Rimaſa
dunque l’opera biſognoſa di protettore, giudicai
di non potere meglio appoggiarla, che alla perſona
diV.
S. Illustriſs. come a quella, che oltr a la nobil-
del ſangue risplende ditutti quei lumi che ſo-
gliono con molta marauiglia coſi rare volte ve-
derſiraccolti in vn ſuggetto.
Alei dunque, par-
te per l’aſſoluta cognitione che tiene di questi ſtu-
dij, parte per l’amicitia che haueua col detto Si-
gnore, dedico queſta mia fatica, deſideroſo ch’el-
la ſi degnidi darle luogo fr a l’altre opere d’ingegno
dellequali coſi copioſamente ſi vede adornato il
ſuo nobiliſsimo ſtudio.
Le figure, che già per l’an-
tichità, e per l’ignoranza de copiatorierano aff at-

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