ADDIZIONE ALLA MEMORIA SECONDA
SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.
1792.
FONTI.
STAMPATE.
MANOSCRITTE.
Cart. Volt.: K 13 d; J 5 ß.
OSSERVAZIONI.
TITOLO: dal N.° 3.
DATA: dal N.° 3.
K 13 d, comprende la fine della precedente Memoria Seconda ed il principio della
presente Addizione.
J 5 ß, è la continuazione e la fine dell’addizione stessa.
Dal contenuto di questi Mns. risulta il proposito del V. di destinarli ad Addi-
zione della Memoria Seconda sull’ Elettricità animale.
ADDIZIONE ALLA MEMORIA SECONDA
SULL’ ELETTRICITÀ ANIMALE.
Serva, d’esempio ancora la nostra rana non più intiera, come nelle prece-
denti mie sperienze, non mutilata soltanto e troncata come in quelle del
Dr. GALVAnI, ma molto più, fino a farla in piccioli pezzi, e minuzzoli qual pic-
catiglio
dei due autografi.
[Nota della Comm.].
Taglio via a dirittura tutto il tronco, e ritengo le sole gambe poste-
riori unite appena fra di loro; dalle quali levata la pelle, applico ed incollo
ad una parte di muscolo d’una un pezzetto di foglietta di stagno largo poche
linee, e lungo un po’ più; all’altra gamba appongo in qualsisia sito di essa, la
moneta o lastretta d’argento; e fatta la solita comunicazione coll’arco condut-
tore, osservo le solite convulsioni, e salti in tutt’a due le gambe.
Veduto ciò, levo quella foglietta, e ne sostituisco una più picciola; e le
convulsioni, adoperando i soliti toccamenti, nascono più deboli.
Ristringo
dunque mano mano tal armatura, o veste, finchè non vedo più convulsioni,
o soltanto debolissime.
Allora taglio via porzione delle gambe, o recido tutt’at-
torno molta carne; e truovo che quella stessa picciola armatura basta a far
rinascere le convulsioni.
La impicciolisco di nuovo, riducendola alla dimen-
sione d’una in due linee quadrate, tantochè mi manca l’effetto delle convul-
sioni nelle due gambe tronche.
Ma che?
succedono di nuovo, tagliatane via
una, ritenuta cioè quella sola gamba, ossia quel pezzo di gamba, cui sta appli-
cata la porzioncella di foglietta metallica, e posto tal pezzo o troncone dalla
parte nuda sopra la moneta, od il cucchiajo.
Finalmente riduco a tale piccio-
lezza detta foglietta, che non abbia più di una mezza linea quadrata; e non
basti neppure per il troncone medesimo: basta però essa ancora se ritaglio
questo, e lo riduco ancora ad un solo muscolo, o porzione di muscolo, non più
grande di un grano d’orzo, o di riso: fa stupore il vedere come si contrae, si
corruga e palpita questo minuzzolo di carne, ogni volta che con un picciolo
su cui posa, indi il frammento di foglietta di stagno con cui è segnato di sopra,
o prima questo e poi quella; oppure si striscia e si rivolta tal pezzetto di carne
in guisa, che giungano le due armature, cioè la lastretta e la foglia, a toccarsi.
Queste sperienze, che tra molte consimili adduco qui per esempio, dimo-
strano, che le armature, e massime quella che chiamo veste, ed è fatta di fo-
glietta metallica ben combaciante, e incollata sulla parte, debbon avere
un’estensione in qualche modo proporzionata alla mole del corpo animale,
o di quella parte di esso, in cui voglionsi con tal artifizio eccitare le convulsioni;
cioè che più questo corpo o questa parte recisa, su cui si opera, son grandi, e
più ampie debbono essere le rispettive armature metalliche, principalmente
una, perchè succeda l’effetto.
Della qual cosa io trovo chiara la ragione inerendo
alla già data spiegazione del più facile e copioso trasporto di fluido elettrico
che con tali armature metalliche si procura dall’una all’altra parte del corpo
animale, cui stanno applicate, sendo i metalli molto migliori conduttori che
tutte le sostanze animali sì fluide che solide: per il che quanto più estesa è
l’armatura, quanto maggiori i punti di contatto, tanto più di fuoco elettrico
se ne traduce: ma se pochi sono tai punti, troppo picciola essendo l’armatura,
e d’altra parte essendo grande la mole dell’animale, o del membro sottoposto
all’esperienza, avvien che siano in grandissimo numero i fili, dirò così, defe-
renti interni dell’animale stesso, cioè le sue fibre, vasi ecc., sarà allora la quan-
tità di fluido elettrico, che potranno tradurre tutt’insieme, quantunque meno
deferenti del metallo, eguale o quasi eguale a quella che può tramandarsi
dalla armatura metallica tanto più deferente, ma altrettanto meno estesa.
Per tal modo continuerà il fluido elettrico a scorrere dall’un luogo all’altro
per le interne parti dell’animale, che son pur conduttori belli e buoni, col
solito tenore o poco mutato, e non farà quell’impeto, che si richiede perchè
accadano le convulsioni.
Che se restando pure l’armatura metallica così pic-
ciola e insufficiente all’uopo, com’è, si diminuisca invece il numero di codesti
conduttori animali, o fili deferenti interni tagliando via de’membri, se sono più,
o ritagliando quel solo membro o pezzo di membro, cui trovasi quella applicata,
divenuta allora in proporzione minore la quantità di fluido elettrico, che pos-
sono tradurre detti conduttori animali interni, relativamente a quella cui può
dar passaggio esternamente l’armatura, ne dovrà seguire l’effetto, le convul-
sioni ecc. come abbiam veduto che infatti succede.
Un’altra cosa sembrerebbero le stesse sperienze provare, cioè che poco
o nulla influiscano i nervi in questi moti de’ muscoli, conciossia che accadano
col solo armare questi, senza nè isolare nè armar quelli, senza tampoco deter-
minare in alcun modo la corrente del fluido elettrico secondo la loro direzione.
Come mai si può credere che vengano interessati i nervi, quando si fa entrare
in convulsioni e spasmi coi mezzi qui sopra spiegati un solo muscolo, anzi un
Ma pure molte altre sperienze
tanto di quelle sopra animali intieri, che ho riferite diggià, e più ne apporterò
in altro scritto, quanto di quelle collo snudare i nervi, ed altre preparazioni,
troppo apertamente ne comprovano la massima influenza di questi ne’ feno-
meni dell’elettricità animale.
Ne addurrò qui una o due delle più dimostrative.
Preparata una gamba di una rana col suo nervo crurale snudato e pendente,
lo fasciai con un pezzetto di foglia di stagno; ed un pezzo della medesima assai
più largo lo applicai al più grosso muscolo, incollandovelo bene.
Nulladimeno
erano incomparabilmente più forti le contrazioni, e gagliarde le convulsioni
di tutta la gamba toccando con un capo dell’arco conduttore il piede, e col-
l’altro il pezzetto di foglietta applicato al nervo, che toccando il pezzo tanto
più grande applicato al muscolo.
Ma qui non è tutto: non era neppur necessario
di toccare coll’arco conduttore metallico il piede, od altra parte della gamba,
bastando di toccarne con esso il solo nervo armato, mentre io reggeva colla
mia mano tal gamba, tenendola pel collo del piede, bastava, dico, per vederla
scuotersi, e balzare, e sentirne colla, mia mano medesima le valide contrazioni
de’ muscoli: all’incontro toccando coll’arco conduttore soltanto la foglietta
metallica applicata al muscolo, niente seguiva; e bisognava per veder qualche
effetto, qualche tremito e subsulto toccare insieme coll’istesso arco qualche
altro muscolo nudo, od una lastra appoggiatavi, come una moneta; nel qual
caso erano bene più forti le convulsioni e spasmi, ma minori ancora di quelle
che si eccitavano col toccamento del nervo armato.
La differenza è egualmente
manifesta e forse più negli ammali a sangue caldo.
Forse sarà vero, che anche senza l’intervento de’ nervi, sian atti a convel-
lersi i muscoli col giuoco dell’elettricità animale propria; ma la grande influenza
di quelli non può negarsi; nè già provano il contrario le poco innanzi riferite
sperienze, in cui vedemmo succedere le convulsioni applicando le armature
anche a’ soli muscoli, anche ad un pezzetto solo di muscolo.
Primieramente
non sono nè così forti, nè così facilmente eccitabili, come or ora mostravamo,
tali convulsioni, in confronto di quelle che si eccitano applicando una delle
armature ai muscoli, l’altra a’ loro nervi.
In secondo è pur sicuro che entrano
nervi in qualunque pezzo di muscolo?
E non ve ne ha forse in qualsivoglia
porzioncella anche recisa?
Possiam dunque supporre, che ne’ moti pure che
il fluido elettrico fa nascere in questi o muscoli recisi, o fragmenti di muscolo
influiscano tuttavia più o meno i nervi, seppur non sono assolutamente ne-
cessarj.
E in vero quando nol fossero, o non avessero una grande influenza almeno,
perchè mai gli animali che ne sono destituiti o almeno non hanno quello che
si possa chiamare un vero e compito sistema, ed apparato di nervi, non pre-
sentano gl’istessi fenomeni dell’elettricità animale, cioè non si convellono
adattando alle varie parti del loro corpo o intiero, o troncato, le acconcie
Eppure ho tentato invano alcuni animali di questa classe, cioè, le
sanguisughe, i lombrichi di terra, ed altri; ed è ben rimarcabile, che non solo
non mi han dato segni in alcuna maniera di elettricità propria animale, ma poco
si risentirono ancora per le scariche dell’artificiale, incomparabilmente meno
cioè di tutti gli altri animali corredati di nervi.
Se lo stesso sia di tutti i vermi,
o di quali solamente non ho provato ancora; nè oso indovinarlo.
Bensì ho pro-
vato sopra membri intieri staccati dal tronco, sopra pezzi di membri, e sopra
anche picciole porzioni di muscoli in altre classi di animali non che forniti
egregiamente di nervi, ma dei più perfetti, in alcune specie ancora di quadru-
pedi e d’uccelli, e l’evento ha corrisposto in tutti, cioè ho ottenute sempre
anche senza snudare i nervi, colle armature applicate semplicemente alla mia
maniera a diversi muscoli, o a parte dell’istesso muscolo, i tremori, le con-
vulsioni, i spasmi più o men forti.
Ciò basti per dar un’idea dell’estensione a
cui ho portate in meno di due mesi che mi occupo di queste sperienze, le ri-
cerche sull’elettricità animale nativa e propria degli organi viventi, e sussi-
stente ancora ne’ pezzi recisi, finchè vi dura qualche vitalità; e del successo
che hanno avuto tali mie sperienze e ricerche.
Finisco dunque qui anche questa
addizione, riserbando per altre Memorie, come già ho prevenuto, una più
esatta descrizione, e le molte applicazioni di tante nuove sperienze, che pre-
sentano diggià una folla di cose troppo grande per digerirsi in una volta.