Volta, Alessandro Sul Galvanismo - Estratto di lettera del Prof. Volta al Prof. Gren di Halla 1796 Como it volta_galEstrLet_929_it_1796.xml 929.xml

ESTRATTO DI LETTERA DEL PROFESSORE VOLTA AL PROFESSORE GREN DI HALLA.

Como, l° Agosto 1796.

FONTI.

STAMPATE.

Gren, N. Journ., T. III (1797), fasc. III, pg. 479 (estratto). Br. Ann. T. XIII (1797), pg. 226. Ann. de Ch. T. 23 (1797), pg. 276 (tra- duz. franc. dal ted.). Ant. Coll. T. II, P. II. pg. 5.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: J 34.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: da Br. Ann. DATA: del V. in J 34.

J 34, Minuta scritta in francese, quasi completa, ed assai vicina al testo che si pub- blica, intitolata dal V. « Squarcio della lettera al prof. Gren ».

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LETTERA PRIMA.

Como, 1 Agosto 1796.

. . . . . Eccovi a tal proposito una sperienza assai curiosa.

§ I. Riempite una tazza di stagno con acqua di sapone, con latte di calce, o meglio con una lisciva discretamente forte, indi avendo impugnata codesta tazza con una od ambedue le mani umettate d’acqua semplice, intingete l’apice della lingua nel liquore: vi farà sorpresa l’inaspettata sensazione, che proverà la vostra lingua di un sapore acido al contatto del liquore alcalino. Un tal sapore agro vi si farà sentire deciso, ed anche forte per alcuni istanti; ma poco a poco andrà cambiandosi in un sapore differente, più salato e pic- cante che acido, tantochè alla fine diverrà acre e del tutto alcalino, a misura che il liquore penetra la lingua, e che l’attività del sapore suo proprio, la sua azione chimica più fortemente spiegata la vince da ultimo sopra la sensazione di sapore acido cagionata dalla corrente di fluido elettrico, che va dall’inte- riore della tazza di stagno al liquore contenuto, entra per la punta della lingua, ed attraversando questa e parte della persona, ritorna al medesimo metallo, ripassa nel liquore ec. e mantiene per tal guisa una circolazione perpetua.

§ II. Gli è così, che io spiego questo curioso fenomeno secondo i miei principj già esposti in altri scritti: e di vero non può trovarsi altra spiegazione. Tutto infine conferma ciò che ho avanzato e provato in mille maniere, cioè: che il combaciamento di conduttori diversi, singolarmente dei conduttori me- tallici, compresevi le piriti e altre miniere, e il carbone di legna, che ripongo tutti nella medesima classe de’ conduttori metallici, e chiamo conduttori secchi, o di prima classe, il combaciamento, dico, di cotai conduttori fra loro e con altri conduttori umidi, o contenenti qualche umore, che assegno ad una seconda classe, scuote, spinge, incita in qualsisia modo il fluido elettrico. Non mi domandate per anco il come ciò siegua: basta al presente, che questo sia un fatto, e un fatto generale.

§ III. Questo incitamento, questa mossa, che vien data al fluido elettrico in virtù di tali combaciamenti, sia attrazione, ripulsione, o impulso qualunque, è differente o ineguale sì per i differenti metalli, che per i differenti conduttori umidi, di maniera che se non la direzione, almeno la forza con cui viene spinto o sollecitato il fluido elettrico è differente, qui dove il conduttore A si applica al conduttore B, e là dove si applica a un altro C. Tutte le volte adunque che in un circolo compito di conduttori se ne trovi od uno della seconda classe interposto a due della prima differenti fra loro (uno o più corpi acquosi comuni- canti, i quali propriamente non ne formano che uno, fra due metalli di diffe- rente specie, per es. argento e piombo, che comunicano immediatamente fra loro, o per mezzo di altri metalli), o reciprocamente uno della prima classe interposto a due della seconda pur diversi fra loro (e. g. un pezzo d’argento, di stagno o di zinco fra l’acqua od un corpo imbevuto d’umor acquoso da una parte, ed un liquore mucillaginoso, saponaceo o salino dall’altra) in tutti, dico, questi casi si stabilirà, giusta la forza prevalente in un senso o nell’altro, una corrente elettrica, una circolazione di questo fluido da destra a sinistra, o da sinistra a destra; la qual corrente non cesserà, che interrompendo il cir- colo, e cessata si ristabilirà tosto, e tutte le volte, che il detto circolo sarà di nuovo completato ec.

§ IV. Queste due maniere o combinazioni opposte amo di rappresentarle colle figure simboliche o tipi quì annessi (fig. 1 e 2) in cui le lettere majuscole indicano i differenti Conduttori o Motori della prima classe, e le minuscole quelli della seconda classe.

§ V. È chiaro per se ed è quasi inutile ch’io vi faccia rimarcare, che se il circolo è formato di due sole specie di Conduttori, per quanto differenti essi sieno e qualunque sia il Numero de' pezzi di cui ciascuno di essi è composto (fig. 3, 4, 5 e 6) due forse eguali trovandosi allora in opposizione, cioè il fluido elettrico venendo spinto o sollecitato egualmente in due sensi contrarj, non può determinarsi alcuna corrente da destra a sinistra, o da sinistra a destra, capace di eccitare alcuna sensazione o moto muscolare.

§ VI. Ma neppure facendo entrare nel Circolo tre o più conduttori diversi, e d’ambo le classi, si ottiene sempre e in tutti i modi l’aspettato effetto del sapor sulla lingua, delle convulsioni nella rana ec., giacchè vi hanno delle combina- zioni in cui le forze controbilanciandosi egualmente che ne' casi del § prece- dente, non ha luogo alcuna corrente elettrica, almeno tale, che possa fare im- pressione sopra i nervi i più delicati, o eccitare convulsioni nella rana la meglio preparata compresa nel Circolo, tuttochè v’intervengano due o più metalli differenti. Ciò accade allorquando ciascuno dei metalli trovasi interposto a due conduttori umidi, ossia della seconda classe, e presso a poco della medesima specie, come nella (fig. 7), od anche quando entrino nel circolo conduttore tre pezzi, due dello stesso metallo, ed uno di un altro, combinati in maniera, che questo trovisi interposto a que’ primi, come nella fig. 8.

§ VII. Che se il pezzo metallico intermedio A, applicato immediatamente con un capo a l’uno dei due pezzi Z, non venga a toccare immediatamente l’altro Z, ma bene coll’interposizione di un Conduttore della seconda classe qualunque sia, grande o piccolo, sia e. g. uno strato, ed anche una semplice goccia d’acqua, di scialiva, di sangue, un pezzo di carne umida, cruda o cotta, di fungo non secco, di gelatina, di colla di farina, di sapone, di formaggio, di bianco d’uovo liquido o indurito; in questa nuova combinazione rappresen- tata dalla fig. 9 siccome un Conduttore della seconda classe, a, si trova inter- posto ai due della prima A Z, intanto che l’altro Z tocca immediatamente lo stesso A, le forze non trovandosi più controbilanciate, come nel caso prece- dente della fig. 8, ciò basta perchè venga mosso il fluido elettrico, e tratto in giro: che però se r (fig. 9) sia una rana preparata, verrà, violentemente scossa tutte le volte che compirassi un tal circolo.

§ VIII. Vi è facile, Signor mio, di scorgere, che queste ultime sperienze dinotate dalle figure ossia tipi 8 e 9 rivengono a quelle pubblicate dal Consi- glier Humboldt, in cui una gocciola d’acqua o un pezzettino di carne fresca, e fino uno strato sottilissimo di umore qualunque, l’alito solo della bocca, fanno tutta la magìa: sperienze ch’egli descrive in una sua Lettera al Profes- sore Blumenbach in Giugno 1795, la quale si trova inserita nel vostro esimio Giornale di Fisica

Neues Journal der Physik herausgegeben von D. Friedrich Albrecht Carl Gren, Professor zu Halle. Leipzig, 1795.

Tom. II, pag. 115, sperienze finalmente, che dedotte dai miei principj, e diversificate in mille maniere, mi erano familiari già da alcuni anni.

§IX. Che se s’interponga un’altra goccia d’acqua o un conduttore qualunque acquoso ossia di seconda classe, fra l’altro capo di A, e l’altro pezzo corrispon- dente di Z; onde risulti la fig. 10, allora ciascun pezzo metallico trovandosi isolato, voglio dire compreso tra due conduttori acquosi, ecco di nuovo le forze da destra a sinistra, e da sinistra a destra contrabilanciate da per tutto, ecco impedita perciò la corrente elettrica; e conseguentemente la rana, che può essere uno o l’altro dei tre conduttori di seconda classe a a r, o farne parte, restarsene immobile.

§ X. È dunque di assoluta necessità per ottenere le convulsioni nella rana, il sapore sulla lingua, la sensazione di luce nell’occhio ec.: che i due metalli o conduttori della medesima classe, diversi tra loro si trovino in contatto im- mediato da una parte, che formino insomma un arco metallico eterogeneo con- tinuo, e che tocchino da un’altra parte ciascuno, e serrino in mezzo quello o que’ conduttori della seconda classe che formano l’altro arco.

§ XI. Dopo aver veduto ciò che succede impiegando, ossia facendo entrare nel circolo tre pezzi metallici, ossia conduttori della prima classe, due della medesima specie, ed uno differente, combinati or in una maniera, or in un’altra con dei conduttori di seconda classe, vediam ora ciò che debba accadere se- condo i miei principj con quattro pezzi metallici, due di una specie, e. g. d’ar- gento, e due d’un’altra, e. g. di zinco, secondo che vengono a variarsi simi- mente le combinazioni dei conduttori umidi. Non è difficile il comprendere,

ed io l’indovinai bentosto, che se tai quattro pezzi metallici venissero disposti nel circolo come nelle fig. 11 e 12, le forze che tendono a smuovere e mettere in corrente il fluido elettrico trovandosi in opposizione e perfettamente contro- bilanciate, non verrebbe punto commossa la rana formante o tutto o parte dei conduttori umidi in tal circolo, per eccitabile che ella fosse, e ben preparata: previdi, dico, ciò; e le sperienze fatte con esattezza, e le attenzioni necessarie, soprattutto che i metalli siano ben asciutti e netti nei punti in cui vanno a toc- carsi, hanno pienamente confermato la mia predizione; le rane sottoposte alle prove nell’indicato modo delle fig. 11 e 12 non han sofferto alcuna scossa, alcun movimento convulsivo.

§ XII. Al contrario questi moti e contrazioni si sono sempre manifestati, come io lo prevedeva conforme a' miei principj, tutte le volte che ho soppresso uno dei quattro pezzi metallici, o che ne ho cambiato la disposizione, come nelle altre figure seguenti di cui tosto ci occuperemo. Gioverà qui intanto ac- cennare alcune cose intorno alla varia maniera di eseguire queste e simili sperienze.

§ XIII. I conduttori della seconda classe dinotati in tutte le antecedenti figure, e nelle altre appresso dalle lettere a, r od altre minuscole, possono es- sere delle tazze d’acqua, in cui peschino rispettivamente la lamina o verghe metalliche dinotate dalle lettere majuscole A Z od altre; possono essere delle spugne, pezzi di corda, di pelle, di cartone o altri corpi imbevuti bene di umore acqueo; essere grandi, piccoli o piccolissimi; composti d’uno o di più pezzi, purchè contigui; possono essere delle persone, purchè le mani che s’intrecciano trovinsi abbastanza umide ec. ec. In quest’ultima maniera le sperienze rie- scono belle oltremodo e dilettevoli, cioè formando il circolo di tre o più persone (io ne ho fatto a maggiore stupore con una corona di 10, 15, 20 persone), d’una o più rane ben preparate ec. inserite convenientemente nell’istesso circolo o catena di persone, e di quattro pezzi metallici, due d’argento, e gli altri due di ferro, o meglio di stagno, e assai meglio ancora di zinco: riescono, dico, le sperienze al sommo curiose; e la diversità de’ resultati, il totale cambiamento secondo che si variano semplicemente le combinazioni, dal massimo effetto cioè al nullo, è cosa affatto sorprendente.

§ XIV. Sia dunque la disposizione come nella fig. 12 in cui r sarà la rana preparata sospesa quinci pe’ piedi e quindi pel tronco dalle mani di due per- sone p p: Z Z siano due verghe di zinco impugnate da queste medesime per- sone: A A due lamine d’argento impugnate da una terza persona marcata an- ch’essa p

Si comprende tosto che questa fig. 12 presenta l’istesso caso della fig. 11, ed è in fondo tutt’uno che fra Z e Z trovisi interposto il solo conduttore umido o di seconda classe r (fig. 11) o i tre p r p (fig. 12) che uniti ne formano parimenti uno solo, sendo essi egualmente conduttori acquei.

. Non vuole scordarsi, che le mani debbono essere tutte ben umide, giacchè la pelle asciutta non è quanto conviene buon conduttore. Or dunque in questa combinazione le azioni dei motori elettrici trovandosi opposte, ed esattamente controbilanciate, siccome è facile di rilevare dall’ispezione sì di questo, che dell’antecedente tipo (fig. 11 e 12), niuna scossa, niuna convul- sione nella rana, conforme già si è detto (§ 11).

§ XV. Adesso lasciando a suo luogo una delle due combinazioni de’ me- talli dissimili A Z, mantenendoli al loro mutuo contatto, e interposti come stanno fra le due persone p p, o ad altri conduttori umidi quali essi siano, si venga ad invertire la posizione dei due altri pezzi A Z, cambiando la fig. 12 nella 13 (con che le azioni moventi l’elettricità, invece di opporsi, cospireranno a spingere il fluido elettrico nello stesso senso a produrre la medesima corrente): oppure s’interponga in un luogo o nell’altro tra A e Z un’altra persona, od un conduttore qualunque della seconda classe, in guisa che la catena risulti come nella fig. 14 o in altra maniera, senza aggiungere nulla, si levi invece dalla fig. 12 uno de’ pezzi A od uno dei Z, in modo di ridurre la catena come sta nelle fig. 15 e 16 o in altra maniera ancora si levi tutt’intera una delle due coppie A Z, come rappresenta la fig. 17 (che riviene infine al caso della fig. 1, tutta la catena p, r, p, p potendo essere considerata come un sol conduttore umido, o di prima classe): in tutte queste combinazioni indicate dalle fig. 13, 14, 15, 16 e 17 l’azione, che risulta dai contatti metallici non sarà più contrariata o controbilanciata, come lo era nelle fig. 11 e 12, e per conseguenza la corrente elettrica si stabilirà; e la rana, che suppongo ben preparata e compresa nelle anzidette catene, sarà scossa tutte le volte che il circolo trovandosi in qualsisia luogo interrotto, massime tra metallo e metallo, si verrà a compirlo esattamente.

§ XVI. Quanto all’esperienza di separare qualunque delle due coppie A Z, cioè d’interporre fra l’uno e l’altro metallo diverso un conduttore umido, o di seconda classe (fig. 14), è bastante all’uopo, come ho già fatto osservare per la fig. 9 (§ 7)

Richiamo errato in Br. Ann. e Ant. Coll. [Nota della Comm.].

una goccia d’acqua, un pezzetto di spugna bagnata, di carne fresca, di sapone umido, un sottile strato di qualsivoglia fluido, o materia vi- scosa ec. Questa esperienza sorprendente io soglio farla impiegando per uno dei pezzi d’argento un cucchiaio o tazza contenenti dell’acqua, e facendo che la persona che tiene la lamina o verga di zinco (di stagno, o di ferro) ben secca e netta, tocchi con codesto metallo diverso ora le pareti asciutte di tal cucchiajo o tazza d’argento, ora l’acqua contenutavi. Egli è veramente sorprendente e curioso il vedere, che mentre questa seconda maniera, di toccare cioè l’acqua, non manca mai di scuotere vivamente e far balzare la rana preparata a dovere, l’altra di toccare col zinco immediatamente l’argento (la qual maniera riviene al caso della fig. 12) non eccita alcun moto nell’animaletto; salvo che siavi per accidente qualche piccola goccia, od un sottile strato di umidità, di visco- sità ec. che interpongasi al luogo del contatto de’ due metalli: ciò che riconduce il caso della fig. 14.

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§ XVII. Questo v’insegna con qual attenzione e cura scrupolosa debbono esser fatte queste sperienze, per evitare degli errori, e degli equivoci troppo facili a nascere, e che potrebbero far comparire pieno di anomalie e d’incertezze quello che pure è perfettamente conforme ai principj da me stabiliti.

§ XVIII. Che se io separo un dall’altro coll’interporvi dell’acqua, o qualche corpo umido, grande o piccolo che sia, non solamente i metalli dell’una coppia A Z, come nella fig. 14, ma ben anche i due dell’altra simile coppia, come rap- presenta la fig. 18, allora ciascun pezzo di metallo trovandosi frapposto a dei conduttori umidi simili, con che le azioni quali esse sieno, che ciascuno di quelli esercita contro questi debbono venir quinci e quindi bilanciate; in somma non avendo luogo alcun contatto mutuo di metalli diversi, ciò che abbiam veduto (§ 10) essere necessario per eccitare la corrente elettrica, quando appunto gli altri conduttori umidi sono o simili affatto, o poco dissimili fra loro, ecco di nuovo che la rana non è punto commossa.

§ XIX. Non voglio trattenervi più a lungo intorno a simili combinazioni, che si possono variare all’infinito con un maggior numero di pezzi metallici, di due, di tre, e più specie ec., e in cui si potranno facilmente predire gli eventi, o almeno si troveranno sempre, dietro un attento esame, consentanei ai prin- cipj stabiliti. Mi basta al presente di conchiudere, che se in un circolo composto di due conduttori soli, per differenti ch’essi sieno, i contatti mutui non possono occasionare alcuna corrente elettrica valevole ad eccitare nè sensazioni, nè moto muscolare (§ 5); e se al contrario quest’effetto ha luogo infallibilmente tutte le volte che entrano nel circolo tre conduttori, uno d’una classe, e due dell’altra parimenti diversi fra loro, e posti a mutuo contatto (§ 3), effetto tanto più forte, quanto questi son più diversi tra loro; negli altri casi, in cui entrino più di tre conduttori diversi, l’effetto ha o non ha luogo, giunge a tale o tal grado, secondo che in differenti combinazioni le forze che si spiegano a ciascun contatto eterogeneo, e delle quali molte si trovano in opposizione spingendo, sollecitando il fluido elettrico in senso contrario, secondo, dico, e a misura che tali forze trovansi controbilanciate (il caso di un perfetto equi- librio si comprende che dev’essere molto raro), ovvero che la somma di quelle tendenti e cospiranti ad una direzione supera la somma di quelle tendenti alla direzione contraria.

§ XX. Ma lasciando le combinazioni troppo complicate, e ritornando ai casi più semplici, e perciò più dimostrativi dei tre conduttori diversi gioverà quì osservare che la maniera rappresentata dalla fig. 1, cioè di due metalli o conduttori di prima classe di differente specie, addotti ad un contatto im- mediato tra loro, ed applicati d’altra parte a dei conduttori umidi, o di seconda classe, in modo da formare tutt’insieme un circolo, codesta maniera è quella, che si è praticata comunemente dal principio del 1792 fino ad ora dietro le scoperte di GALVANI, e dietro ciò che da me è stato consecutivamente aggiunto alle medesime giusto per rapporto a una tale differenza dei metalli, da cui come sapete io faccio dipendere tutto il giuoco in tali sperienze, e non da un’elet- tricità propriamente organica, come han preteso i Galvaniani.

§ XXI. L’altra maniera, che è l’inversa della prima, e di cui si ha il tipo nella fig. 2, cioè di un sol metallo interposto a due conduttori umidi diversi, es. gr. a dell’acqua semplice, o corpo imbevuto d’acqua da una parte, e ad un liquore mucoso, saponaceo, o salino dall’altra; quest’altra maniera io non l’ho scoperta propriamente e ben stabilita, che nell’autunno del 1794, e quan- tunque io ne abbia mostrato dopo tal tempo le sperienze moltiplici e in cento modi variate a molti, tanto nazionali, che forastieri, fra’ quali al Cons. Hum- boldt più sopra nominato (§ 8), il quale ha fatto parte di alcune in un’altra sua lettera al medesimo Prof. Blumenbach del 26 Agosto 1795, inserita egual- mente nel II Tomo del vostro nuovo giornale Parte IV, pag. 471, quantunque io ne abbia scritto a varj de’ miei corrispondenti, e pubblicate anche alcune lettere, in cui la cosa è chiaramente annunziata; non ho ancora posto questo nuovo soggetto in quel lume, che merita: ciò che mi propongo di fare in parte adesso, e più ampiamente a migliore opportunità

§ XXII. Or bene, l’esperienza singolare, che vi ho descritta al principio (§ l), del sapore acido eccitato sulla punta della lingua al primo suo toccare nelle date circostanze un liquor alcalino, appartiene, come vedete, a questa seconda maniera (§ prec.) d’incitare e mettere in circolo il fluido elettrico, la tazza di stagno venendo toccata al di fuori dalla mano bagnata d’acqua e al di dentro dal liquor alcalino (§ 1); e mostra che questa corrente elettrica, pro- ducendo un tale e tanto effetto, non è men forte e attiva, anzi supera per av- ventura quella che si eccita nella prima maniera, cioè coll’impiegare due metalli sufficientemente ben assortiti, come sarebbe piombo e rame, ferro e argento, zinco e stagno, e interporre ai medesimi de’ semplici conduttori acquei.

§ XXIII. Aggiungerò qui, che se allo stagno solo frapposto all’acqua e ad un liquore alcalino si eguaglia quasi l’effetto che producono due metalli i più diversi fra loro in ordine a tal virtù elettrica, come argento e zinco, ai quali trovinsi, come diceva, interposti dei Conduttori acquei, si può un effetto egual- mente forte, ed anche più forte ottenere col ferro solo, o coll’argento solo, frapponendo cioè il ferro all’acqua da una parte e ad ossinitrico dall’altra, e per l’argento frapponendolo ad acqua, e ad un solfuro in liquore.

§ XXIV. Così dunque una rana decapitata, e finita di trucidare col pas- sarle uno stecco per entro e tutt’al lungo della midolla spinale, immergetela, senza prepararla altrimenti, senza sventrarla, senza neppure scorticarla, in due bicchieri d’acqua, cioè parte del tronco in uno, e parte delle gambe nel- l’altro, al solito: ella sarà, vivamente scossa, e soffrirà violenti sbattimenti tosto che voi stabilirete una comunicazione fra le acque dei due bicchieri mediante un arco formato da due metalli molto diversi, come argento contro stagno o piombo, o meglio argento contro zinco. Non così se i due metalli saranno meno diversi, come oro e argento, argento e rame, rame e ferro ec. Con questi metalli non abbastanza diversi si scuote benissimo una rana sven- trata, e meglio se preparata di tutto punto, in guisa cioè, che le gambe tengano al tronco per i soli nervi crurali; ma non la rana intiera, o scema soltanto del capo, Ma che? si scuoterà, assai bene codesta rana sì poco preparata avven- gachè se voi tufferete in uno dei due bicchieri d’acqua l’estremità d’un arco di zinco, o di stagno nudo, o bagnato d’acqua, e nell’altro bicchiero l’altra estremità dell’istesso metallo sporcato a bella posta d’una goccia d’alcali: meglio poi, e più che coll’arco formato de’ due metalli zinco e argento, se voi fate l’esperienza con un arco di ferro solo, un capo del quale sia rivestito d’un sottile strato, o tenga una goccia d’ossinitrico: e meglio ancora, in modo di sorpassare ogni aspettazione, se voi prendete un arco d’argento intriso in una delle estremità di solfuro di potassa.

§ XXV. La fig. 19 vi presenta il tipo di questa sperienza, in cui r è la rana, b, b, i due bicchieri d’acqua, M M l’arco di un sol metallo, ed a la goccia, o sot- tile strato di umor mucoso, salino ec. di cui è intonacato un capo di tal arco, ossia che s'interpone da questa parte tra il metallo e l’acqua.

§ XXVI. Quando il liquore diverso dall’acqua è tale che le gambe, o il tronco della rana soffrono d’esservi immersi senza danno o guasto presentaneo, senza che ne vengano gravemente offese o disorganizzate le parti, sarà, forse più a proposito, e l’esperienza riuscirà in certo modo più parlante, se si verrà a farla empiendo uno de’ due bicchieri di esso liquore, e immergendovi a di- rittura quella parte che si vuole della rana, mentre l’altra s’immergerà nel- l’acqua dell’altro bicchiere. Allora l’arco di un sol metallo, che con un capo s’intinga in uno dei due fluidi (quanto più profondamente, ossia in modo di combaciarlo con più ampia superficie, tanto meglio), e coll’altro capo venga a combaciare l’altro fluido, compiendo così il circolo, darà mossa alla corrente elettrica, ed alle convulsioni della rana, egualmente o meglio, che nel modo qui sopra descritto (§ 24, 25).

§ XXVII. L’esperienze riusciran meglio ancora servendosi di un arco sibbene di un sol metallo, ma di due pezzi, ciascuno dei quali tengasi immerso nel rispettivo liquore, tantochè lo tocchi in molti punti, e si adducano indi tali due pezzi al mutuo contatto: il quale contatto basta, ed è presso a poco indifferente in queste e simili sperienze, che succeda fra metallo e metallo in molti o pochi punti, essendo questi conduttori eccellenti.

§ XXVIII. Ma non è già indifferente il più o men ampio contatto de’ metalli coi conduttori umidi, o di seconda classe molto meno perfetti dei primi; e più ancora si ricerca esteso per i conduttori di detta seconda classe fra loro; come pure che tutta la lunghezza, o serie di tai conduttori, presenti un largo continuo canale, acciò libera passi la corrente elettrica. Quindi è, che fuori dei nervi, o di quelle parti dell’animale, ove si cerca che passi appunto raccolta o ristretta tal corrente, acciò ne vengano quelle vieppiù stimolate, fuori, dico, di cotal passaggio, che vuol essere stretto anzi che no, in tutto il rimanente della strada o catena de’ conduttori umidi, dee procurarsi una sufficiente larghezza.

§ XXIX. Ritornando dopo questa breve non inutile digressione al pro- posito dei liquori diversi, se in alcuni possono benissimo venir tuffati i membri della rana, senza che ne riportino di presente grave offesa, come nell’acqua leggermente salsa, nella saponata, nel vino ec., non lo possono certamente in altri quali sono i forti acidi, e gli alcali, massime caustici, che ne distruggono l’organizzazione, ed altri liquori salini che pure l’intaccano, e la guastano in poco tempo. Volendo dunque fare le sperienze con questi liquori, uno de’ modi ch’io pratico si è di porre la rana a bagno, secondo il solito, ne’ due bicchieri d’acqua, e di far comunicare uno di questi per mezzo di un terzo conduttore umido, o di seconda classe, con un terzo bicchiere pieno di quel tal liquore, acido, alcalino, o qualunque sia. Codesto conduttore intermedio, che stabi- lisce e mantiene la comunicazione dell’uno de’ due primi col terzo bicchiere, formando come un altro ponte, simile a quello che forma dal primo al secondo bicchiere la rana, può essere una corda, una pelle o un cartone bagnati, un pezzo di carne, di tendine, o grossa cartilagine di un qualche animale, freschi o succulenti, una fetta di zucca, di melone o di altro frutto succoso, oppure di polenta, di ricotta ec. ogni corpo insomma può servire, purchè sia abbastanza buon conduttore, o abbastanza grosso o largo per dar libero passaggio alla corrente elettrica, giusta quanto ho fatto qui sopra osservare (§ prec.): la quale corrente viene determinata e mossa ogni qualvolta intingo un capo dell’arco metallico, sia nel bicchiero in cui pesca il tronco della rana, sia in quello in cui pescano le gambe, pieni ambedue d’acqua, e l’altro capo pur dell’istesso metallo l’intingo nel terzo bicchiere comunicante con uno di quelli e contenente il liquor salino, od altro diverso dall’acqua.

§ XXX. Talora anche metto in opera quattro o più bicchieri, disponen- doli in modo, che i due pieni d’acqua addosso ai quali sta la rana al solito, pescando col tronco nell’uno, e con una od ambe le gambe nell’altro, comuni- chino ciascuno, per mezzo similmente di conduttori di seconda classe, con altri bicchieri contenenti liquori diversi e dall’acqua e tra loro; e facendo le prove coll’arco di un sol metallo, oppure di due pezzi, ma dello stesso stessissimo me- tallo, ottengo le convulsioni nella rana tutte le volte, che tocco cogli estremi di tal arco due liquori abbastanza diversi, e non mai quando tocco i simili; a meno che una di tali estremità dell’arco trovisi per sorte intrisa di un liquore diverso da quello cui bacia l’altra estremità.

§ XXXI. Come però basta di una goccia, o sottil tonaca di quel qualunque liquore, che ricopra o veli un’estremità dell’arco metallico omogeneo; e che allora servono assai bene i due soli bicchieri d’acqua, in cui pesca la rana; soglio più frequentemente fare le sperienze in questa maniera, che è quella già sopra descritta (§ 24, 25); giacchè oltre al riuscire più comode ed anche più sorprendenti, si possono più facilmente e con maggiore speditezza variare. Ci tratterremo dunque di più intorno a questa maniera.

§ XXXII. Le differenze considerabilissime riguardo alla quantità ossia forza degli effetti prodotti nelle prove, di cui si è parlato nel § 24 vi indicano di già, che se per un dato metallo la corrente elettrica eccitata dai contatti è la più forte allorchè questo metallo combacia un tal liquore da una parte e un tal altro dall’altra, per un altro metallo sono altri liquori, che fanno il maggior effetto: in guisa, che per ciascun metallo vuolsi costrurre per via di sperienze una scala particolare, nella quale sian collocati gli conduttori umidi, o di seconda classe, secondo l’ordine de’ più o meno attivi. Io mi sono molto occupato in questi ultimi due anni di tal oggetto, e ho digià sbozzate molte di queste scale, che pubblicherò tosto che le abbia un poco più perfezionate.

§ XXXIII. Per darvene qui intanto qualche saggio vi dirò, che ad og- getto di classificare in qualche maniera la varietà immensa di questi condut- tori umidi, io li distinguo in umori acquosi, spiritosi, mucosi e glutinosi, zuc- cherosi, saponacei, salsi, acidi, alcalini, solforosi; suddividendo gli acidi in ciascuno degli acidi minerali più conosciuti (giacchè questi mi presentano, singolarmente l’ossinitrico, e l’ossimuriatico, grandi differenze negli effetti di cui si tratta, e ne’ rapporti coi diversi metalli), e così anche nei principali del regno vegetabile, compresovi l’ossigallico, o principio astringente: come pure suddivido i liquori salini composti, secondo che sono soluzioni di sali neutri, terrei, e più particolarmente metallici.

§ XXXIV. Allorchè si è potuto determinare in qual ordine tutti questi generi e specie di liquori stanno, ossia qual posto tiene ciascuno riguardo alla virtù di cui si tratta rispetto al metallo A, quale rispetto al metallo B ec., si è condotto a indovinare presso a poco qual rango deve essere assegnato a un gran numero d’altri umori più eterogenei, sia minerali, sia vegetabili, od animali, che partecipano a molti di tai generi e specie, e secondo che vi parte- cipano.

§ XXXV. In generale l’ordine, che è osservato per la maggior parte dei me- talli, è questo: 1° l’acqua pura: 2° l’acqua mescolata con argilla, o creta, ossia una poltiglia semifluida di queste terre, la quale comincia già ad avere un’azione abbastanza diversa dall’acqua semplice, per produrre, facendo l’esperienza coi due bicchieri nel modo qui sopra descritto (§ 23, fig. 19) e un arco di stagno o di zinco, delle convulsioni in una rana compitamente prepa- rata e sommamente eccitabile: 3° una dissoluzione di zucchero: 4° l’alcool, e gli eteri: 5° il latte: 6° gli umori mucillaginosi: 7° i glutinosi animali: 8° di- versi vini: 9° l’aceto e altri sughi vegetabili: 10° la scialiva: 11° il muco delle narici: 12° il sangue: 13° l’orina: 14° l’acqua salata ben carica: 15° le solu- zioni di sapone: 16° gli acidi minerali: 17° il latte di calce: 18° una forte li- sciva: 19° una soluzione satura di potassa, e altri liquori alcalini concentrati: 20° il solfuro di potassa, ed altri solfuri, o fegati di solfo.

§ XXXVI. Ma, torno a dire, quest’ordine non si osserva sempre tale per tutti i metalli: esso varia considerabilmente, soprattutto rispetto ai sol- furi, ai liquori alcalini, e agli ossinitrico o ossinitroso, e ossimuriatico.

§ XXXVII. Quanto ai metalli, che frapposti a questi differenti liquori trovansi più o meno disposti, ossia producono in un grado maggiore o minore l’effetto elettrico, di cui si tratta, ho trovato che in generale lo stagno prevale a tutti, fin anche al zinco, e che l’argento è inferiore a tutti, eccetto però che l’uno dei liquori, fra i quali la lamina od arco d’argento trovasi interposto, essendo acqua, od un conduttore acquoso qualunque, l’altro sia un solfuro; poichè in tal caso l’argento è di molto superiore allo zinco, e allo stagno mede- simo. Così pure il ferro fa molto più d’ogni altro metallo, se toccando con un capo dell’acqua semplice, o un conduttore imbevuto d’umore acqueo, tocca coll’altro capo dell’ossinitroso, fosse anche una sol goccia: l’effetto cagionato in questi due casi, cioè con un arco tutto d’argento, di cui un capo sia intona- cato di fegato di solfo, o con un arco di ferro bagnato in una delle estremità di ossinitrico, sia anche una sol goccia, è sorprendente, superando, come ho già fatto osservare (§ 23, 24), l’effetto che si produce alla maniera ordinaria, col mezzo cioè di un arco metallico doppio, e sì anche formato dei metalli quanto più diversi tanto più potenti, quali sono sopra tutti l’argento e il zinco, qual arco si applichi a conduttori della seconda classe della medesima specie, o poco diversi fra loro, cioè più o meno acquosi. L’effetto è ancora molto forte, capace di produrre delle convulsioni in una rana preparata soltanto a metà, e neppure sventrata, allorchè uno dei due conduttori umidi è una soluzione alcalina satura, l’altro acqua pura o quasi pura, e che il solo e semplice metallo interposto, che fa officio d’arco, è zinco, o meglio stagno. Cogli altri metalli, e cogli altri liquori è raro di potere eccitare le convulsioni nella rana se ella non è compitamente preparata, cioè in guisa che le gambe tengano al tronco per i soli nervi ischiatici, o almeno almeno sventrata.

§ XXXVIII. Comprenderete tosto, che se l’arco di un sol metallo venga a toccare sì coll’uno che coll’altro capo la medesima acqua salata, il medesimo acido, il medesimo liquor alcalino, ec.; la corrente elettrica non potrà aver luogo, più che se il medesimo arco toccasse da una parte e dall’altra a dell’acqua semplice. Vi hanno in questo caso due azioni opposte che si contrabilanciano. Affine però che risulti da tal opposizione un equilibrio esatto è d’uopo, che il liquore applicato ai due capi dell’arco metallico omogeneo sia perfettamente della medesima specie e della medesima forza. Ecco perchè si ricerca una scru- polosa attenzione, ed una certa destrezza per ben riuscire in questa sorte di sperienze, che io ho sovente mostrate e in privato e in pubblico, a grande stu- pore degli spettatori, e che sarà facile anche a voi di ripetere, come l’ha già fatto il nostro comune amico HUMBOLDT. Egli ha succintamente riportato nella 2a Lettera sopra citata (§ 21) alcune di queste sperienze le più rimar- cabili e decisive, che io gli avea mostrate qui in Como non molto prima, e le quali passo a descrivervi un poco più ampiamente.

PROVA I.

§ XXXIX. Trovandosi la rana preparata compitamente, o solo a metà, e a bagno ne’ due bicchieri d’acqua nella solita maniera; prendete un arco d’argento ben netto (è bene lavarne diligentemente le estremità nella stessa acqua de’ bicchieri) e tuffate i due capi simultaneamente, od uno dopo l’altro nei due bicchieri: niuna commozione niun subsulto nei membri della rana.

PROVA II.

Ripetete l’esperienza dopo avere sporcata una delle estremità dell’arco con del bianco d’uovo, della colla liquida, della scialiva, del muco, del sangue, dell’aceto, del succo di qualche frutto, dell’acqua di sapone, della soluzione di potassa od altro liquore, o sostanza conduttrice notabilmente diversa dal- l’acqua pura: tuffate per il primo l’altro capo netto o bagnato di semplice acqua, nell’acqua d’uno de’ bicchieri; e in seguito anche questo capo sporco, ossia intonacato di quella delle indicate sostanze, che vi è piaciuto di scegliere, in- tingetelo nell’acqua dell’altro bicchiere: voi otterrete infallibilmente forti convulsioni nella rana; e ciò molte volte di seguito ritirando dall’acqua detto capo sporco dell’arco, e portandovelo di nuovo a contatto; fino a che non vi resti più nulla, o quasi nulla di quel liquore o sostanza eterogenea attaccato al metallo, e questo non tocchi ormai più coi suoi due capi, tanto in un bicchiere quanto nell’altro, che dell’acqua pura o quasi pura.

PROVA III.

Stropicciate e sporcate della medesima sostanza eterogenea i due capi dell’arco, e intingeteli nel medesimo tempo nei due bicchieri d’acqua: niun moto, niuna convulsione nella rana.

Qualche volta veramente le otterrete in rane preparate di fresco ed estre- mamente eccitabili, se il liquido salino, o qualsisia la sostanza di cui sono intrisi i due capi dell’arco, non è perfettamente la medesima;se questa trovasi indebolita o stemperata da una parte più che dall’altra, ec.

PROVA IV.

Lavate e nettate con tutta accuratezza uno dei due capi dell’arco, lasciando l’altro più o meno intriso, e sporco del liquore o sostanza eterogenea: le con- vulsioni nella rana non mancheranno di ricomparire all’atto di completare il circolo colla immersione d’ambi i capi di esso arco.

PROVA V.

Finalmente, detergeteli ambedue, ed asciugateli, oppure lavateli e rila- vateli nella stessa acqua: niuna convulsione più coll’immersione loro ne’ bic- chieri come nella prima prova.

§ XL. Propongo per le prove di confronto or ora descritte i liquori o so- stanze viscide piuttosto che le saline, perchè queste dissolvendosi troppo presto nell’acqua, succede qualche volta, che le convulsioni della rana, s’ella è compi- tamente preparata e molto eccitabile, abbian luogo, malgrado che siansi in- trisi del medesimo liquor salino ambedue i capi dell’arco metallico; e ciò perchè tuffandoli un dopo l’altro (e ben si vede ch’egli è pressochè impossibile di farlo nello stesso istante) nei due bicchieri d’acqua, un capo dell’arco perde maggior porzione che l’altro del liquore o sostanza salina aderente, o almeno quella che ritiene trovasi più allungata d’acqua, indebolita od alterata, di modo che egli non è più propriamente il medesimo liquore, che riveste le due estremità del- l’arco; e siam quindi nel caso dell’eccezione sovr’accennata nella prova III.

§ XLI. Propongo poi anche l’argento a preferenza degli altri metalli, come uno di quelli che sono meno soggetti ad essere attaccati e alterati dal con- tatto de’ liquori salini. Lo Stagno, lo Zinco, il Piombo, il Rame, l’Ottone, e soprattutti il Ferro sono inoltre suscettibili di contrarre un’alterazione dure- vole, in guisa che degl’archi di questi metalli e specialmente di ferro, ritengono talvolta lungo tempo la facoltà di eccitare le convulsioni nelle rane di fresco preparate, e al sommo eccitabili, al primo immergere le due estremità di tali archi nei due bicchieri d’acqua, malgrado che si sia presa tutta la maggior cura di lavare e nettare quella parte del metallo, che tale o tal altro liquore salino avea attaccata. E già basta, come ben comprendete, un’alterazione superficiale. Altronde queste alterazioni del metallo si manifestano sovente all’occhio medesimo con qualche macchia gialla, rossigna, o scura, che diffi- cilmente si può togliere.

§ XLII. Non parlo qui delle alterazioni più profonde e più durevoli, che si possono indurre sull’una o sull’altra estremità dell’arco metallico, singolar- mente se di ferro, cambiandone la tempera: mezzo, col quale si può fare, ch’un tal arco semplice, cioè di un solo metallo, sia atto non solamente ad eccitare le contrazioni e subsulti nelle rane preparate di tutto punto, ed anche non finite di preparare; ma perfino le sensazioni di sapore sulla lingua, di chiarore nel- l’occhio, ec. quantunque non lo si faccia toccare coi suoi due capi perfetta- mente netti, che a dell’acque pura. Queste sperienze, e molte altre analoghe han fatto il principale soggetto della prima delle mie Lettere all’Ab. Vassalli Professore di Fisica a Torino scritta nel mese di Dicembre del 1793, e pubbli- cate in seguito con altre nei Giornali del Prof. Brugnatelli.

§ XLIII. Ma se l’argento è meno soggetto ad essere attaccato dai liquori salini, ed altre sostanze (a riserva dei solfuri, che lo anneriscono al momento), meno suscettibile di contrarre delle alterazioni considerabili e permanenti, e quindi preferibile a molti altri metalli per ciò che meno può dar luogo a delle anomalìe; lo stagno è molto preferibile all’argento, e proporzionatamente agli altri metalli, per la sua più grande attività, cioè a dire per la forza degli effetti ch’egli produce in virtù de’ suoi contatti con quasi tutti i conduttori umidi come ho già fatto osservare (§ 37). L’esperienza descritta al principio di questa lettera, della tazza di stagno piena di un liquore alcalino, e impugnata dalle mani molli di acqua, tale sperienza, con cui si eccita la sensazione di un sapor acido sulla punta della lingua al primo intingerla in detto liquore, n’è una prova, giacchè invano ci aspetteremmo un così grand’effetto da una tazza di Piombo, di Ferro, di Rame, e meno poi d’Argento. Si otterrebbe ben anche da quest’ultima, si sentirebbe il sapor acido deciso e assai forte, se contenesse qualche solfuro in liquore, ma non contenendo de’ liquori alcalini.

§ XLIV. Il fluido elettrico è dunque spinto comunemente colla più grande forza e attività allorchè il metallo interposto fra l’acqua, e un liquore alcalino od altro salato, è stagno (§37): esso è spinto ancora tanto validamente da ecci- tare sulla lingua la sensazione di sapor acido, allorchè il medesimo stagno si trova frapposto all’acqua e ad un liquore mucilaginoso per sè stesso insipido: come se si fa l’esperienza colla tazza piena d’una soluzione di gomma, di colla liquida, di chiara d’uovo, ec. Gli altri metalli producono bene anch’essi qualche effetto in simili circostanze; ma più debole, e l’argento meno di tutti (§ cit.).

§ XLV. È abbastanza conosciuta una somigliante sperienza, ch’io aveva immaginata e che mostrava a tutto il mondo, ha più di tre anni non già, con due liquori differenti e un sol metallo, come nelle sperienze or ora descritte; ma inversamente con due metalli diversi, e un sol liquore. Prendevasi una tazza di stagno, o meglio di zinco, sostenuta da un piede d’argento, e riempi- vasi d’acqua. Ciò fatto una persona della compagnia intingeva l’apice della lingua in quell’acqua, e la provava affatto insipida, fintantochè non toccava punto il piede d’argento; ma tosto che veniva ad impugnarlo, e a misura che lo abbracciava e stringeva colle sue mani prima ben umettate, eccitavasi sulla lingua tuttora immersa un sapor acido deciso e assai forte.

§ XLVI. L’esperienza riusciva egualmente, a riserva che l’effetto era a proporzione più debole con una catena di due, tre, o più persone tenentisi per le mani immollate d’acqua, la prima delle quali stava con la punta della lingua immersa nell’acqua della tazza di zinco, e l’ultima veniva ad impu- gnare il piede d’argento.

§ XLVII. Or se queste sperienze del sapore prodotto sulla lingua intinta nell’acqua pura, in virtù dei combaciamenti di due metalli fra di loro, e di cia- scuno di essi coll’acqua nel divisato circolo conduttore ossia per l’interposi- zione di uno o più conduttori acquei fra due metalli diversi; se, dico, queste sperienze sono sorprendenti, le altre dei sapori eccitati o cambiati per l’inter- posizione invece d’un solo ed unico metallo a due liquori diversi non lo sono già meno, e compajono altronde più nuove. Queste sperienze divengono poi maggiormente interessanti per ciò ch’elleno ci scoprono la ragione del sapore, che si gusta nell’acqua, e di quello più o meno esaltato od alterato di molti liquori, bevuti questi e quella in tazze di metallo, e specialmente di stagno, piuttosto che in tazze di vetro o di porcellana. Applicando il lembo esteriore della tazza metallica al labbro inferiore umido di scialiva, e prolungando la lingua fino a lambire l’acqua, il latte, la birra, il vino ec. contenuti nella tazza, o veramente inclinando questa, come si fa nel bere, si compie pure il circolo conduttore, in guisa, che il metallo trovasi interposto ed applicato a combacia- mento a due umori notabilmente diversi, cioè la scialiva che bagna il labbro inferiore, e l’acqua od altra bevanda contenuta nella tazza. Or bene, tanto basta per dar luogo ad una corrente elettrica per la via di detto circolo; cor- rente più o meno forte, secondo che i due umori s’incontrano più differenti tra loro; corrente che non può a meno di eccitare alla sua maniera i nervi sensibili del gusto compresi in esso circolo ec.

§ XLVIII. Oltre le due maniere considerate fin qui di eccitare una cor- rente elettrica, cioè pel mezzo d’uno o più conduttori umidi, o di seconda classe, interposti tra due metalli o conduttori della prima, contigui e differenti fra loro; oppure inversamente per mezzo di un conduttore di questa prima classe frapposto a due della seconda pur differenti e contigui; delle quali due maniere vi ho espressi i tipi nelle fig. 1, 2; oltre queste due, vi ha una terza maniera d’incitare similmente il fluido elettrico, sebbene ciò siegua con molto minor forza, a segno che giunge appena a scuotere una rana compitamente preparata, e fornita ancora della maggior vitalità Questa nuova maniera consiste a far entrare nel circolo pur anco tre conduttori diversi, quantunque tutti della seconda classe, tutti conduttori umidi, senza l’intervento cioè di alcuno della prima, di alcun metallo: ciò che si è creduto fare una forte obie- zione e portare un gran colpo ai miei principj.

§ XLIX. La figura simbolica o tipo, che rappresenta corrispondentemente alle due prime questa terza maniera, è la fig. 20, che vuolsi confrontare colle fig. 1 e 2. Nelle sperienze prodotte con tanta aria di trionfo dai Galvaniani, e singolarmente dal Dr. Valli, in cui compiesi il circolo col solo corpo ossia membri preparati delle rana (osservate la fig. 21 analoga alla fig. 20, ma in cui per mag- giore chiarezza è in qualche modo delineato il corpo della rana preparata) è una parte della gamba, e propriamente l’estremità del muscolo gastrocnemio, cioè la sua parte tendinosa dura e lucente; m il tronco o i muscoli dorsali, sui quali oppur sopra i nervi ischiatici n, vuolsi ripiegando bellamente essa gamba, appoggiare detta sua parte tendinosa; s il sangue o l’umor viscido, saponaceo, salino, interposto al luogo di tal contatto.

§ L. Questa nuova maniera, in cui non entra alcun metallo, o conduttore di prima classe è stata da me ampiamente esaminata, estesa e spiegata nella terza e quarta Lettera all’Ab. Vassalli, scritte l’autunno e l’inverno scorsi

Vedi Br. Ann., T. V, VI e seg.

, l’ultima delle quali non è stata ancora pubblicata, ch’io sappia nei Giornali, ma fu comunicata egualmente che l’antecedente all’Accademia delle Scienze di Torino. In queste lettere, siccome pure in altre scritte ad altri miei dotti corrispondenti, fo vedere: che non è già indifferente qualunque parte della gamba e qualunque parte del tronco della rana ben preparata si adducano al contatto; ma che facendosi questo in certi punti succedono le convulsioni, in altri no: che appunto succedono quando, come nella fig. 21, si fa toccare ai nervi ischiatici, od alle carni del tronco l’estremità del muscolo gastrocnemio ove già trasformasi in tendine, oppure l’istesso tendine prolungato; e non mai, o quasi mai, se si fa toccare ai medesimi la parte carnosa e molle dell’istesso muscolo gastrocnemio, o qualsisia parte della coscia: che inoltre è necessario, che trovinsi o l’una o l’altra delle parti che adduconsi al contatto imbrattate di sangue, o d’altro umore viscido o salino, abbastanza diverso dall’acqua: che perciò ora succedono, ora non succedono le convulsioni nelle rane, comechè preparate di tutto punto ed eccitabilissime: che quando non succedono per mancanza di tal’umore viscido o salino, per esser troppo nette, o lavate le parti; succedono poi dopo averle a bella posta sporcate di sangue o intrise di scialiva, di acqua salata, o meglio di un forte liquore alcalino.

§ LI. Per convincervi quanto sia necessaria questa interposizione di un umore abbastanza diverso dall’acqua tra la parte tendinosa della gamba, e la parte carnosa del tronco, o la molle dei nervi ischiatici, che si adducono al contatto, quanto, dico, sia necessario ad ottenere le convulsioni, che al luogo di tal contatto si frammezzi un tal’umore, vi basteranno le seguenti sperienze.

Avendo preparata appuntino e di fresco una rana, provate se ripiegando una o l’altra gamba della medesima in modo di portare il già nominato tendine in contatto di qualche parte del tronco, o dei nervi crurali, si eccitino le solite convulsioni. Ciò non vi accadrà nè sempre, nè in tutte le rane, sovente però nelle più vivaci, ove rimaste siano dalla preparazione grondanti o imbrattate almeno di sangue. Quando dunque avete una rana così preparata e disposta che alla prova risponda, cioè vi dia le convulsioni, detergetela e lavatela ben bene in acqua pura; ciò fatto mettetela di nuovo alla prova, e non vi riuscirà più di ottenere le convulsioni. Visto questo, bagnate con una o poche goccie di muco, di acqua salata, di lisciva o meglio di potassa sciolta, o la parte del tendine, o quella del tronco, o dei nervi sopra di cui ha da farsi il contatto, e le convulsioni ricompariranno all’atto di tale toccamento, come prima, e meglio di prima, sebbene trovisi la rana ormai non poco stanca e debilitata.

Riesce egualmente l’esperienza, se invece di bagnare immediatamente le parti delicate della rana col liquor salino, capace di offenderle, massime se egli è un forte alcali, ne inzuppate un pezzetto di spugna, di carta bibula, di esca od altro simile, e postolo in comunicazione o immediata, o mediata per mezzo di un altro umido conduttore, col tronco della rana, adducete poi la gamba della medesima, cioè il solito tendine, al contatto di tale spugna od esca inzuppata di detto liquor salino.

§ LII. Con altre manipolazioni ancora riesce di eccitare le convulsioni nella rana impiegando solamente conduttori umidi o di seconda classe, e niuno della prima, niun metallo: come tenendo immerso il tronco della bestiuola nell’acqua d’un bicchiere o catino, e adducendo quindi al contatto di essa acqua una o l’altra gamba, e propriamente la parte tendinosa tante volte no- minata, intrisa del liquor salino: oppure facendo che peschi col tronco in un bicchiere, e colle gambe in un altro, ambedue pieni d’acqua, e compiendo poi il circolo col tenere immerso un dito netto in un bicchiere, e intingere un altro dito sporco sulla punta di alcali od altro liquor salino, nell’altro bicchiere; o invece dei due diti facendo servire d’arco conduttore un pezzo di carne fresca, o un grosso tendine succoso di qualunque animale, una fetta di pomo o d’altro frutto, di polenta, di bianco d’uovo indurito, di cacio, ec., un’estremità del qual arco sia intrisa parimenti d’alcali ec.

Ma assai più di rado si ottengono i moti nella rana con queste preparazioni, che colle altre più semplici descritte ne’ precedenti §§; le quali neppur esse, torniamolo a dire, producono sempre l’aspettato effetto; e quando pure il producono, egli non è che in un grado debolissimo a paragone di quello che si produce, ove nel circolo conduttore entrino o due metalli assai diversi, od un solo ma frapposto a conduttori umidi molto diversi. Infatti abbiam veduto, che sì coll’una che coll’altra di queste due maniere si giunge a scuotere fino una rana non finita di preparare, e neppure sventrata; laddove con soli conduttori umidi, o di seconda classe, siano quanto si voglia diversi, appena si riesce e non sempre (come ho fatto riflettere e qui (§ 48), e più di proposito nelle citate Lettere al Vassalli) colle rane preparate di tutto punto e di fresco, che siano cioè al sommo grado eccitabili.

§ LIII. Intanto le condizioni richieste anche in queste sperienze coi soli conduttori umidi o di seconda classe, perchè il fluido elettrico sia messo in una corrente valevole a produrre in qualche modo le convulsioni nella rana, sono sempre, che ne entrino nel circolo tre o più ben diversi tra loro. Ben lungi dunque che si contrastino, e tendano a rovesciare le mie idee e i miei principj, come si è voluto da taluni far credere, servono anzi mirabilmente d’appoggio ai medesimi, venendo ad estendere e generalizzare il principio da me stabilito, che i conduttori divengano motori nei combaciamenti eterogenei, vale a dire di due differenti tra loro; ed a confermare la bella legge, che ne siegue, cioè che fa mestieri ne entrino nel circolo almeno tre differenti, perchè si determini una corrente elettrica, ec.

§ LIV. Ecco in che consiste tutto il secreto, tutta la magia del Galvanismo. Ella è semplicemente un’elettricità artificiale, che vi giuoca mossa dai contatti di conduttori diversi. Sono questi che propriamente agiscono i veri originarj motori: nè tal virtù compete ai soli metalli, o conduttori di prima classe, come avrebbe forse potuto credersi, ma a tutti generalmente, più o meno, secondo la varia lor natura e bontà, e però in qualche grado anche ai conduttori umidi o di seconda classe. Attenetevi a questi principj e voi spiegherete chiaramente tutte le sperienze fatte fin qui; senza dover ricorrere ad alcun altro principio immaginario d’una elettricità animale propria e attiva degli organi, voi ne inventerete anzi delle nuove, e ne predirete il successo, come ho fatt’io, e con- tinuo a fare tutti i giorni: abbandonate questi principj o perdeteli di vista, e non troverete più in questo sì vasto campo di sperimenti, che incertezze, contraddizioni, anomalie senza fine, e tutto vi diverrà un enigma inesplicabile.

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