Volta, Alessandro Sul Galvanismo - Frammenti di Appunti e Risultati di Esperienze sulla Forza Elettromotrice 1797-1799 it Volta_galFram_932_it_1799.xml 932.xml

FRAMMENTI DI APPUNTI E RISULTATI DI ESPERIENZE SULLA FORZA ELETTROMOTRICE DI CONTATTO FATTE SPECIALMENTE CON PIATTELLI.

1797-1799.

FONTI

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: J 30; J 45; J 48.

OSSERVAZIONI.

TITOLO DATA: dai Mns. citati.

J 30 è un Mns. costituito da vari fogli contenenti conclusioni tratte dalle esperienze, con alcuni brani ripetuti ed altri aventi carattere di Memoria. Se ne pubblica la parte che si è potuta ordinare. J 45 e J 48 sono Mns. costituiti da molti fogli contenenti tabelle di esperienze, con- teggi e risultati numerici, con qualche appunto illustrativo e qualche data (1797, e 1798).

Tabelle analoghe di esperienze con varie osservazioni sono contenute nei Mns. J 53, I 40, H 31. Tali esperienze sono distribuito in un lungo periodo di tempo che può anche oltrepassare le date scritte dal V. II V. accenna a queste esperienze, e alla sua intenzione di pubblicarle, nella nota che trovasi presso la fine della II Lettera al Gren, nella quale sono già compendiate parecchie conclusioni. Si noti che il Gren morì il 26 novembre 1798 e che alla fine del 1799 il V. giunse all’invenzione della Pila.

Si osserva che in tutti questi Mns. non si trova traccia dell’impiego del Moltiplicatore e che già nella 2a lettera all’Aldini (1798) il V. accennava alla sfiducia che gli inspirava la spesso illusoria amplificazione dei fenomeni presentati da quell’apparecchio.

I° FRAMMENTO: da J 30.

......... cosa ella è affatto inaspettata, che tali due conduttori strofinandosi insieme eccitano non debolissima elettricità; e più sorprendente poi, che il facciano anche senza strofinamento notabile, mercè di una sem- plice e dolce pressione, e fino col puro combaciarsi leggermente. Or questo e molte altre cose mi hanno insegnato le sperienze che ho fatte in gran nu- mero con diversi piattelli tanto metallici che non metallici, ma pur conduttori più o men buoni, applicandoli a diversi altri conduttori, ed anche applicando un contro l’altro due piattelli ambi di metallo di differente specie però, e im- piegando con questi e con quelli ora stropicciamento più o men forte, ora per- cossa più o meno gagliarda, semplice pressione, maggiore o minore, ed ora niuna, almeno notabile.

Mi hanno mostrato cioè

a) che un piattello metallico retto con un manico isolante, e portato ad un acconcio combaciamento della mia nuda fronte, del collo, del petto, della coscia, o di qualsisia altra parte nuda del corpo, che non sia per sudore, od altrimenti bagnata, e indi staccato, trovasi sempre aver contratta qualche elettricità, e per loppiù tanto da darne segno a dirittura non che al sensi- bilissimo Elettrometro di BENNET a listerelle di foglia d’oro, ma sibbene al mio a paglie, facendole divergere due, tre, quattro, o più linee ancora.

b) Che l’elettricità così acquistata dal piattello è positiva, o negativa, e più o meno forte, secondo la specie del metallo, e secondo che esso si applicò al combaciamento con leggiera o forte pressione, con percosse più o meno ga- gliarde, o con istrofinamento.

c) Che collo strofinamento, ed anche colle percosse l’elettricità del piat- tello è per loppiù positiva, e forte molto, massime facendosi contro la fronte asciutta: colla pressione è mediocremente forte, ora positiva ora negativa, secondo la natura del metallo, la forza di essa pressione, ed altre circostanze: colla semplice leggier applicazione, un’elettricità sempre debole e talor de- bolissima (sensibile però ancora all’Elettrometro), e per loppiù negativa.

d) Finalmente che fra i metalli, che affettano l’Elettricità positiva, è lo Stagno, e massime il Zinco; fra quelli che affettano piuttosto la negativa l‘Oro e l’Argento: tenendo un mezzo il Rame, il Ferro.

Or neppure in queste sperienze vi è cosa, che indichi elettricità animale di sorta; giacchè i medesimi fenomeni si presentano cogli stessi piattelli me- tallici applicati nell’istesse maniere, cioè o con semplice combaciamento, o con pressione o con percossa, o con istropicciamento a’ tutt’altri corpi che animali viventi, applicati, massime a conduttori imperfetti, come a mattoni, marmi, ed altre pietre, ossi, legni, cuoi, panni, tele, pergamene, carte ec. piut- tosto umidi che secchi, non però a segno di bagnare il piattello metallico con cui vengono in contatto, poichè in caso ch’esso piattello sorta bagnato da tale contatto non darà alcun segno di elettricità. Così è: portando il piattello me- tallico a congruo combaciamento, ma senza notabile pressione dell’uno o del- l’altro di tali conduttori, ch’io chiamo conduttori umidi, o di 2a classe, per di- stinguerli da’conduttori metallici (o più generalmente conduttori secchi, onde comprendervi il carbone e la piombaggine, la grafite), e staccandolo a dovere mi si mostra alcun poco elettrizzato, e sì in meno, qualora il conduttore che com- baciò trovasi abbondantemente e quasi di soverchio umido; se cotal conduttore trovasi umido così così o scarsamente, diventa il piattello elettrizzato d'or- dinario più sensibilmente; e con elettricità or positiva or negativa secondo la specie, sì del metallo, che dell’altro corpo combaciatisi, ma più sovente in meno. A misura poi che adopro o pressione, o percossa, o stropicciamento, contro tali conduttori scarsamente umidi, l’elettricità che acquista il piattello metallico è mano mano più forte, e inclina alla specie positiva, singolarmente nello stagno, e più ancora nello zinco, conforme ai risultati delle altre spe- rienze co’ piattelli applicati alla fronte, ed altre parti nude del corpo (Pr. c e d).

Dico contro tali conduttori scarsamente umidi, perchè se lo sono abbon- dantemente, a segno quasi di bagnare il piattello metallico che viene a comba- ciarli, questo ne sortirà sempre con elettricità debolissima, e sempre della specie negativa come ho già fatto osservare, e ciò di qualunque metallo sia esso piat- tello, di qualunque sorte il corpo umido combaciato, e qualunque sia stato il combaciamento, ec.; cosicchè contro codesti corpi umidi abbastanza per riu- scire assai buoni conduttori, la pressione, le percosse, lo stropicciamento del piattello metallico non fanno guari dippiù, non eccitano cioè nè diversa, nè più forte elettricità di quello faccia il semplice combaciamento, ossia leggiera applicazione. Al contrario evvi una diversità grande, se i medesimi corpi, siano meno umidi, e quindi meno deferenti, diversità tanto più grande quanto più s’accostano ad esser coibenti, finchè, riusciti veramente tali o almeno più coibenti, che deferenti, essa è grandissima, per ciò singolarmente che riguarda la forza dell’elettricità, la quale dal comparir minima o nulla colla semplice leggier applicazione, divienesorge già discretamente forte colla pressione, assai più colle percosse, e fortissima finalmente diventa collo stropicciamento. Così ella è affatto nulla applicando leggermente il piattello metallico ad una lastra di solfo, di resina, di vetro ben asciutto o ad altro coibente perfetto; debole, mediocre, forte, fortissima, impiegandovi più o men di pressione, percosse, stropicciamento.

= = Ed eccoci così arrivati per gradi a quest’ultima maniera di eccitare l’elettricità che è poi la comune già da tanto tempo conosciuta, quella che s’adopra nelle ordinarie macchine elettriche, ec. Intanto giova avere per tal modo generalizzato il principio dell’originario eccitamento dell’Elettricità, col mostrare, che la forza propriamente sta nel semplice combaciamento, ossia contatto di due corpi dissimili, bastando ciò a smovere il fluido elettrico, ad accumularlo in uno a spese dell’altro, a far sorgere vera Elettricità, e niente essendovi bisogno nè di stropicciamento qualsiasi, nè di percosse, nè di pres- sione, ove non abbiavi impedimento di coibenza nell’uno o nell’altro corpo; che allor solo che qualche impedimento o resistenza incontrasi, ed in ragione che questa è maggiore, divengono quegli ajuti necessarj, fra i quali il più efficace si è lo strofinamento.

La tendenza dunque del fluido elettrico a passare da un corpo nell’altro ha luogo, e si esercita dovunque vengono a contatto due fra loro diversi, ossia nasce e risulta da tal contatto medesimo (per qual ragione, e in qual modo, non saprei dire ancora, ma è un fatto generale, una legge che credo avere abba- stanza stabilita colle sperienze). Ove pertanto nulla osti, come nel contatto di due metalli, od altri buoni conduttori, il fluido passa effettivamente con piena libertà; e in quantità corrispondente a tale tendenza, ed è inutile affatto qualunque pressione, o stropicciamento; ove all’incontro ad un tal passag- gio oppongasi qualche coibenza maggiore o minor d’uno dei corpi, o d’am- bedue, la pressione, la percossa, e massime lo stropicciamento sono più o men validi ajuti a vincere tale resistenza o difficoltà; e in tanto lo sono, secondo io penso, in quanto rendono per avventura la superficie coibente, in que' punti che soffrono detto stropicciamento o pressione, e per que' momenti che la soffrono, non più coibente, ma più o meno deferente, ossia permeabile al fluido elettrico: la rendono tale, mercè l’agitazione indotta nelle minime parti, la mutata, lor posizione, od altri forzosi momentanei cambiamenti; in quella guisa, che anche un forte calore rende permeabile all’istesso fluido elettrico, e buon conduttore il vetro ed altri corpi di lor natura affatto coibenti.

Lasciando ora la classe de' conduttori umidi, tutti imperfetti, e tanto più imperfetti appunto quanto meno contengono di umore, e venendo alle sperienze coi soli conduttori perfetti quali sono i metallici, col cimentare questi fra loro, basterà il dire che i risultati sono analoghi agli altri già de- scritti, cioè: che combaciandosi due piattelli, purchè siano di metallo diverso, sortono dal combaciamento elettrizzati, od ambedue, uno cioè positivamente, l’altro negativamente, se ambedue tengansi isolati, o quello solo che tiensi isolato, se l’altro comunica col suolo; nel qual caso l‘elettricità del primo è del doppio più forte: e che la sola leggier applicazione, che li porti a un con- gruo combaciamento, fa tanto quanto una pressione o stropicciamento qua- lunque.

Quale poi sia il metallo, che in ciascuno di tali cimenti si elettrizza in più, e quale in meno, si indovina facilmente dalla già osservata indole ossia ten- denza di ciascuno, dall’affettare questo o quel metallo piuttosto l’una che l’altra elettricità eziandio cimentato co’ conduttori più o meno imperfetti. Ora abbiam veduto, che lo stagno, e il zinco soprattutti affettano l’El. positiva; l’argento la negativa, il rame e il ferro tengono un di mezzo: ebbene lo stesso ci mostrano cimentati fra loro, cioè collocati i già detti, ed altri nel seguente ordine: zinco, stagno....., ferro, rame, ottone, argento, manganese, gl’inferiori danno ai superiori, e tanto maggiormente quanto scorgonsi in codesta serie più lontani uno dall’altro; cosicchè la più forte elettricità ottiensi pel comba- ciamento del primo all’ultimo, del zinco coll’argento, e sì positiva in quello, in questo negativa; una forte ancora cimentando lo stesso argento collo stagno; mediocre con argento e ferro o con ferro e zinco; debole con ferro e stagno; debolissima con argento e ottone, con ferro e rame, con piombo e stagno.

Chiamando fortissima l’elettricità che acquistano un piattello di zinco ed uno d’argento addotti a congruo combaciamento, ed indi staccati perpen- dicolarmente e ad un tratto

Non è qui il luogo di spiegare perchè si ricerchi per la miglior riuscita, che siano ben piane le faccie dei piattelli e bene si combacino in tutta la larghezza loro, e che si stacchino senza inclinarle, ec. Ho toccate già altrove le ragioni, che svilupperò meglio in altro scritto.

, non voglio già dire che giunga a dar scintilla, o ad innalzare di molti gradi un comune Elettrometro; ma bene, che è vale- vole a movere quello di BENNET, e sì a farne divergere i pendolini di foglietta d’oro, qualche linea. Or questo è già molto, se si considera, essere i piattelli cimentati ambedue conduttori tanto perfetti, che difficilmente può compren- dersi, come comunicando uno col suolo, sussista un’elettricità sensibile nel- l’altro senza essere da quello portata via mentre lo tocca, od essendo isolati am- bedue, sussistano le due elettricità contrarie ne’ rispettivi piattelli contigui senza distruggersi. Convien dunque dire, che la forza, che si dispiega nel contatto, e per cui l’un metallo tende a cacciare e caccia effettivamente nell’altro del fluido elettrico non sia tanto picciola, e sia continua, permanente finchè dura esso contatto, se, cacciato che lo ha, se lo tiene questo fluido fino a quel segno con- densato, e non gli permette di dar addietro. Ed è poi molto ancora in paragone non solo della più debole elettricità che viene mossa dal combaciamento di altri metalli meno dissimili fra loro, ossia meno distanti nell’indicata serie (Pr. prec.), ma di quella pure, che si eccita dal combaciamento di un piattello metallico qualunque con un conduttore dell’altra classe molto umido; le quali elettricità, non sono sensibili neppure all’Elettroscopio di BENNET, o appena appena lo sono; onde per riconoscerle e valutarle convien ricorrere al mio Condensatore (che sia eccellente, e ritenga lungamente l’elettricità accumulata nel suo scudo) replicare cioè i combaciamenti 20, 30 o più volte e ad ogni distacco toccare col piattello tale scudo posato, il quale poi levato in alto ed accostato all’Elettrometro lo innalzerà ad alcuni gradi, quand’anche fosse l’elettricità del piattello cimentato minore di un grado, di mezzo, di un quarto ec.

E qui non voglio lasciar di dire, che ricorro volontieri al Condensatore anche per l’elettricità con cui sortono dal mutuo contatto i metalli molto dis- simili, avvegnachè possa essere la medesima sensibile a dirittura all’Elettro- scopio di BENNET, piacendomi di renderla vieppiù marcata onde meglio esplo- rarne la specie, e d’innalzarla a più gradi anche del mio Elettrometro a paglie, più maneggevole dell’altro, a maggior soddisfazione dell’occhio mio e de’ spettatori.

Finalmente anche col combaciamento di soli conduttori di 2a classe ossia conduttori umidi, mi è riuscito di eccitare più o men sensibile elettricità, non altrimenti che col combaciamento di soli metalli, o di un metallo con un con- duttore umido; purchè i due conduttori portati a mutuo contatto fossero di- versi un dall’altro o sostanzialmente, o per qualche accidentale differenza; la quale od eterogeneità o diversità qualsiasi è una condizione assolutamente richiesta per tutte le sperienze di questo genere, per tutte quelle cioè in cui vuolsi che succeda eccitamento di elettricità. Ho messo alla prova varj piattelli di legno nè secchi, nè umidi troppo, applicandoli l’uno all’altro, o a lastre di osso, di marmo e di altre pietre, a mattoni nudi e incrostati di calce, a panni d’ogni stoffa, pergamene, carte, cuoi, ec. anch’ essi mediocremente umidi; ed ho ottenuto, sempre o quasi sempre, qualche elettricità; l’ho ottenuta anche col combaciamento di due piattelli dell’istesso legno, o dello stesso cartone, inzuppato avendone uno di acqua semplice e l’altro di latte, di vino, di acqua di calce, di acqua salata, ec.. Vero è, che codesta elettricità ottenuta col com- baciamento di soli conduttori di 2a classe, ove sian questi umidi molto, e quasi bagnati, è debolissima;. . . . . . . .

Qui termina il Mns. J 30 b. [Nota della Comm.].

II° FRAMMENTO: da J 45, 48.

Saggio di una tabella di esperienze. [Nota della Comm.].

1797. 17. xbre

Stagno Argento Zinco Nella stufa. Temp. gr. 11. Igr. gr. 78. Piattello di legno di Brasile di- scretamen- te leviga- to. Applic.e = E - g. 1 = E - g. 1,0 = E - g. 1,0 Press.e = E - g. 2 = E - g. 1,5 = E - g. 0,6 Percos.e = E + g. 4 = E - g. 5.0 = E + g. 6,0 Strofin. = E + g. 5

Strofinando al traverso delle fibre. Al lungo delle fibre del legno E - gr. 1,3. dopo però aver adoperato l’argento E + anche al lungo delle fibre.

= E - g. 5,5 = E - g 1,0

Fregato il legno contro carta ruvida, che porta via ogni macchia metallica, l’E - molto più forte collo stropicciamento, e l’E + colla percossa come prima.

in costa = E + g. 1,2

Al traverso delle fibre: al lungo E + gr. 0,8.

= E - g. 0,5 g. 1,5 al traverso = E - g. 2,5 al lungo
Argento Zinco Stagno Ottone Term. gr. 11. Igr. 78. Incerato ne- ro adope- rato a for- ma di guanto ed anche sciolto. Applic.e E - g. 1/2 = E + g. 0,5 = E - g. 3/4 = E - g. 1/2 Press.e E - g. 2 = E + g. 1,5 = E - g. 2 = E - g. 2 1/2 Percos.e E + g. 1 1/2 = E + g. 6,0 = E + g. 1 = E + g. 3 Strofin. E + g. 2 1/2 = E + g. 8,0 = E + g. 2 = E + g. 8 ------------------------------------------------------------------------------ Un altro giorno . . . . Argento Ferro Zinco Term. 10 1/2. Igr. 80. . Applic.e E- Applic.e E- E- Tempo bello e ventoso Press.e E- Press.e E- E- da molti giorni . . . Percos.e E- Percos.e E+ E+ Strofin. E+ Percos.e E+ E+
Argento Stagno Zinco Ottone Pergamena. (T. 7 1/2 Ig. 82) dalla parte men liscia ma netta

Anche col Term. 10. e Igr. 80. lo stesso.

Applic.e E - g. 0, = E - g. 0, = E-g. 0, =
Press.e E - g. 0,75 = E - g. 0,80 = E-g.1,0 = Percos.e E - g. 0,75 = E - g. 0,50 = E - g. 0,5 = E - g. 0,5 Strofin. E - g. 0,10 = E - g. 1,50 = E + g. 1,25 = E + g. 0,3
Argento Ottone Stagno Zinco Carta sciu- gante cile- stra medio- cremente fina. Applic.e E - g.0, = Press.e E - g. 0,75 = E - g. 0,75 = E - g. 0,5 = E - g. 0,5 Percos.e E - g. 1,0 = E - g. 0,75

Poco dopo E 0.

= E + g. 0,5 = E + g. 0,75
Strofin. E - g. 1,25

Poco dopo E 0.

= E + g. 2,5 = E + g.2,75 = E + g. 3,0

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