LETTERA II.
IN CONTINUAZIONE DELLA PRECEDENTE
DEL CITT. A. VOLTA
PROFESSORE DI FISICA NELL’UNIVERSITÀ DI PAVIA ECC.
AL PROF. GREN.
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LETTERA SECONDA.
Dopo avervi dato, mio caro Professore, un’idea delle tre maniere, con cui
si vengono ad eccitare, in virtù de’ semplici combaciamenti di Conduttori
dissimili, tanto le contrazioni spasmodiche ne’ muscoli, specialmente volon-
tarjHo mostrato altrove, che se i muscoli volontarj, i muscoli flessori ed estensori degli
arti soffrono di leggieri violenti contrazioni, non solo ove lo stimolo elettrico procedente
o dai contatti metallici o da altra qualsiasi cagione di elettricità artificialmente mossa agisca
su di essi immediatamente, ma ben anche, e forse meglio, ove agisca sui nervi che vanno
ad impiantarsi in essi muscoli, e sono veri nervi del moto; i muscoli non volontarj all’in-
contro, come quegli degli intestini, il cuore, ec., più difficilmente e poco si risentono al me-
desimo stimolo elettrico portato pure immediatamente sopra di essi, e niente poi ove ai soli
loro nervi venga applicato.
di sapore, or ossico (acido) or alcalino, sulla lingua, d’istantaneo chiarore nel-
l’occhio, di bruciore nelle piaghe, ed in certe parti dotate di una squisita sen-
sibilità (quali sono gli orli delle palpebre, massime verso l’angolo interno, e
la glandola lacrimale); tutti i quali fenomeni, con altri molti, sono scoperte
da me aggiunte a quelle di GALVANI: dopo, dico, avervi dato un’idea sufficiente
delle tre maniere atte od incitare, e mettere in corso il fluido elettrico, onde
quelle convulsioni e sensazioni; le quali tre maniere o combinazioni si riducono
poi tutte a fare entrare nel circolo
mediatamente da una parte comunichino dall’altra per mezzo d’uno o più
conduttori umidi
umidi
particolar modo sulla 2Riguardo a quest’ultima maniera molto ampiamente ne ho discorso nelle lettere
3
oltre a quanto ho già esposto sì nel presente, che in varj altri scritti degli anni
passati, ho di che trattenervi ancora con osservazioni e sperienze nuove fatte
da me in questi ultimi mesi, che mi hanno condotto molto avanti, e che vi pia-
cerà forse di pubblicare nel vostro ricchissimo, e applauditissimo Giornale.
§ LV. Ritenuto come cosa, di cui non può in alcun modo dubitarsi, che
nella combinazione di due metalli diversi, i quali con un capo si toccano im-
mediatamente, e coll’altro applicansi ad un conduttore umido ad essi frapposto,
si eccita, in virtù di tali combaciamenti, una corrente elettrica, e questa
(prendendo per esempio la fig. 1)Tale infatti è la direzione della corrente, se
forme io già l’avea supposto, anzi scoperto, col confrontare varie di tali sperienze, special-
mente riguardo al sapore ossico (acido) od alcalino eccitato sulla lingua, con altre fatte colla
macchina elettrica, come ho avanzato fin ne’ primi miei scritti su questa materia. Cosi poi anche scopersi, e determinai in qual ordine stiano molti metalli, semi-metalli,
piriti, ec. tra loro, rispetto alla virtù
scritti, particolarmente nella 3
cui ho fatto in appresso delle aggiunte, e qualche picciola mutazione. Questa mia tavola non
molto diversa da quella pubblicata dal Dr. Pfaff (Vegg. la sua Diss.
Stuttg. 1793, e l’altra in Tedesco
Beitrag
mezzo il piombo e lo stagno, verso il fine l’argento, e in ultimo la piombaggine, il carbone,
e il rame piritoso. Pfaff dà l’ultimo luogo al manganese.
può domandarsi in quale, e per quale dei tre combaciamenti, che ivi han luogo,
venga dato l’impulso al fluido elettrico, che lo determina a tal corrente. È egli
nel mutuo contatto dei due metalli
tante esso fluido, che lo sollecita cioè a passare dal primo al secondo? Oppure
gli vien dato impulso unicamente, o principalmente ne’ rispettivi combacia-
menti del conduttore umido
l’altra; e determinata vien quindi la corrente perciò, che tali impulsi sieno o
cospiranti nell’indicata direzione, ovvero anche opposti l’uno all’altro, ma dise-
guali in forza? Può concepirsi infatti, che
elettrico nel conduttore umido
dal medesimo; e può concepirsi egualmente, anzi con maggiore verosimiglianza,
che ambedue i metalli spingano esso fluido in detto conduttore
altro di 2
ma che una superi l’altra, quella cioè che muove e incalza il fluido elettrico
da
§ LVI. Non voglio dissimulare, che in passato io inclinava molto a quest’ul-
tima supposizione, a riporre cioè l’azion movente il fluido elettrico, anzichè
d’essi co’ conduttori umidi, o di 2E in vero non si può negare, che una
qualche azione non abbia luogo in codesti combaciamenti de’ metalli CO’
conduttori umidi; azione or più, or meno forte: come dimostrano tutte le spe-
rienze le quali ho riferite negli antecedenti paragrafi, in cui coll’arco di un sem-
plice ed unico metallo fatto toccare da una parte a dell’acqua, o simile condut-
tore acqueo, e dall’altra ad un liquore mucilagginoso, salino, ec. si eccitano
forti convulsioni nella rana, ec. Con tutto ciò alcuni nuovi fatti, che ho scoperti
non ha molto, mi hanno convinto, che nella maniera ordinaria di fare le spe-
rienze del Galvanismo, cioè con due metalli abbastanza diversi, applicati
a dei conduttori puramente acquosi, o da questi non gran fatto diversi, molto
più al contatto mutuo di essi metalli vuole attribuirsi, che ai combaciamenti
rispettivi CO’ detti conduttori umidi. Avvegnachè pertanto sia fuor di dubbio,
ed esperienze dirette lo provino, come di già si è detto, che una qualche azione
si esercita in ciascuno dei contatti di questo e di quel metallo coi conduttori
acquosi; egli è dimostrato da molte altre sperienze ancor più chiare e parlanti,
di cui verrò tra poco trattenendovi, che un’azione molto più considerabile
si spiega ivi appunto, ove i due metalli diversi si toccano immediatamente.
§ LVII. Egli nasce dunque nel contatto mutuo dell’argento per es. collo
stagno una forza, un niso, per cui il primo
ceveNella accennata tavola (nota prec.) son posti i metalli ec. in tal ordine, che gl’in-
feriori danno ai superiori: e tanto più, ossia con tanto maggior forza, quanti più gradi di
distanza vi si scorgono. Questa forza o ten-
denza produce, se il circolo è altronde compito per mezzo di conduttori umidi,
una corrente, un giro continuo di esso fluido, che va, giusta la direzione sopra-
indicata (§ prec. e nota ivi), dall’argento allo stagno, e da questo per la via
del conduttore o conduttori umidi ritorna all’argento per ripassare nello sta-
gno ec.Conformi intieramente a ciò sono i seguenti versi di un mio collega e amico (a
cui io avea mostrate e spiegate le allora novissime sperienze del
tissimo suo Poemetto, nel quale scorrendo e dipingendo coi più veri lumi della Filosofia,
non meno che della Poesia, le ricche collezioni in ogni parte delle Scienze Naturali, che
offre questa nostra Università di Pavia, assieme a molte altre vaghissime descrizioni ci dà
un saggio anche di dette sperienze elettrico-animali. Chiude egli dunque così la bella e vi-
vace pittura che ne fa: « E quindi in preda a lo stupor ti parve
« Chiaro veder quella virtù, che cieca
« Passa per interposti umidi tratti
«Dal vile stagno al ricco argento, e torna
« Da questo a quello con perenne giro »). (MASCHERONI. Invito a Lesbia. Milano, 1793).
tricità
nel secondo: elettricità picciola è vero, e al di sotto di quel grado che richie-
derebbesi per darne segno ai comuni elettrometri; ma che pure sono giunto
finalmente a rendere, più che non avrei sperato, sensibile, e fino ad ottenerne
scintille, coll’ajuto del mio
a molinello di NICHOLSONVeggasene l’originaria descrizione nelle
1788. Vol. 78.
istrumento al sommo ingegnoso, che voi, amico, conoscete molto bene, e che
avete anche descritto nel vostro primo Giornale di Fisica, Tomo II.
§ LVIII. Non mi tratterrò pertanto nè intorno alla costruzione di questa
eccellente macchinetta, nè sulle attenzioni richieste, acciò le sperienze con essa
riescano a dovere, andando facilmente soggette ad errori ed anomalìe. Nemmeno
vi parlerò a lungo di varie altre cose, che mi ha scoperte tale prezioso stromento
in pochi mesi, che è tralle mie mani, cioè dalla Primavera passata, in cui ho
potuto procacciarmeloLo ha costrutto sotto la mia direzione il valente Macchinista e Custode del Gabi-
netto di Fisica nell’Università di Pavia Ab. Giuseppe Re. Vi accennerò per ora soltanto, che ottengo con esso
segni di
riga di legno, di cartone, ec. isolati a dovere, ed esposti per breve d’ora al Sole,
o al fuoco, o collocati semplicemente in luogo caldo, tantochè perdano per eva-
porazione parte dell’umido aderente. Che segni ancora più chiari, e più pronti
dell’istessa
qualora appesi ad un cordone di seta li aggiro velocemente nell’aria a modo di
fiomba per due o tre minuti: sia che l’elettricità in quest’ultimo modo provenga
similmente da una più grande, o più celere evaporazione, oppur anco si ecciti
dallo strofinamento dell’aria stessa contro tali corpi; giacchè riesce assai bene
la prova anche avendoli previamente asciugati. Che all’opposto ottengo se-
gni di
lasciarli esposti qualche tempo in luogo più freddo, od umido, tantochè abbiano
a caricarsi di nuovi vapori.
Le quali sperienze voi vedete quanto sieno interessanti, e come bene com-
provino, e pongano nel miglior lume la mia teoria altrove esposta dell’elettri-
cità naturale atmosferica originata dalla formazione, e innalzamento de’ vapori
da’ corpi terrestri, e susseguente condensazione de’ medesimi negli strati d’aria
più freddi. Infatti che può desiderarsi di più, ora che senza ricorrere ad una va-
porizzazione forzata ottengo facilmente segni di
sola blanda
anche chiuso?
§ LIX. Venendo dunque al nostro soggetto, in quella maniera, che col
giuoco del
metallo, della riga di legno o di cartone, o d’altro conduttore isolato, che ha
fatto perdita od acquisto di vapori, che se ne è lasciato spogliare, o ne ha rac-
colti sopra di sè, elettricità negativa ossia
ossia
darne segni distintissimi all’elettrometro, e fino la scintilla; nell’istessa maniera,
e colla medesima facilità rendo pure sensibile la egualmente, o più ancora debole
elettricità indotta in un metallo isolato dal semplice contatto del medesimo
con altro metallo di diversa specie, isolato, o non isolato. Addurrovvi quì alcune
solamente delle moltissime prove, che ho fatte, le quali basteranno a rendere
la cosa evidente, serviranno come di norma per tutte le altre sperienze di
tal genere.
SPERIENZA I.
§ LX. Dopo aver lasciato alcune ore, e se occorre uno, o più giorni, in
riposo il duplicatore, e i suoi tre dischi o piattelli di ottone comunicanti in-
sieme e col suolo, tantochè possa credersi svanito ogni residuo di quella qua-
lunque elettricità, che vi si fece giuocare nelle prove antecedentiÈ difficilissimo, per non dire impossibile, di ridurre codesto duplicatore a tale
stato di perfetto spogliamento di elettricitàche non vi abbia il minimo eccesso o il mi-
nimo difetto di fluido nel disco mobile, rispettivamente ai due fissi, cui a vicenda si affac-
cia girando; e d’altronde un minimo, che non giunga per avventura ad un centesimo, ad
un millesimo di grado, basta a far sì, che a capo di 20, 30, 40, o più giri della macchinetta
dia segni quella elettricità in tal guisa moltiplicata di 2, 4 e più gradi.
La difficoltà del resto non è tanto di spogliare i dischi metallici della loro elettricità
residua, quanto di portar via quella trascorsa oltre i limiti degl’isolamenti, e che rimane
tenacemente affissa alle superficie coibenti dei bastoncini di vetro nudo, od intonacati di
ceralacca, portanti i detti dischi. E quando pure con lungo spazio di tempo, e co’ conve-
nienti toccamenti si sia tolto affatto ogni residuo di elettricità anche da codeste superficie
isolanti; succede tuttavia, che si ottengano dei segni con un maggior numero di giri, per
es. 60, 80, ec.: e ciò per quella elettrità, che il disco girante raccoglie dall’ambiente, o
che vi si eccita novellamente dall’evaporazione che lo prosciughi, o dalla condensazione de’
vapori che lo umetti, od anche dallo strofinamento contro l’aria (§ LVIII). Insomma non è
mai che con un numero più o men grande di giri non si ottengano dal duplicatore segni
manifesti di elettricità.
Non ostante però questo, si possono benissimo scoprire, e valutare le elettricità dei
corpi, che gli si fanno toccare, o che i suoi dischi contraggono per tali toccamenti, ogni qual
volta codeste elettricità siano, come nelle sperienze di cui ora si tratta, meno deboli di
quelle altre, dirò così, accidentali, e compajano sensibili con un molto minor numero di giri.
le comunicazioni, onde restino, si il disco mobile, che gli altri due fissi separa-
tamente isolati. Cosi disposta la macchinetta ad esser messa in azione, si ap-
plichi a quello mobile, o ad uno di questi dischi fissi di ottone una lamina
d’argento a immediato contatto per quel tempo che si vuole, indi ritiratala
si cominci a far girare il disco mobile: a capo di 20, 30, 40 giri, secondo che
netta in miglior ordine, e l’ambiente più secco), compariranno già i segni del-
l’
e di
se venne toccato uno di questi e non quello: compariranno, dico, i segni delle
rispettive elettricità negli elettrometri sensibilissimi a fogliette d’oro, ed anche
in quelli non tanto delicati a pagliette, a cui comunichino separatamente
detti dischi; e andran via via crescendo col continuare i giri, ec.
SPERIENZA II.
§ LXI. Invece di toccare il disco d’ottone colla lamina d’argento, si tocchi
con una di stagno; e il disco toccato manifesterà, mercè il solito giuoco,
tricità negativa
di giri.
Lo stesso, e assai più presto ancora, se detto disco d’
cato con lamina di
§ LXII. Dal che si vede, che se l’
(di cui sono i dischi della macchinetta), lo
vono dall’
massime al zinco, in ragione appunto dell’ordine e distanza, in cui si trovano
tali metalli nella tavola o scala da me costrutta, e già sopra accennata (§ LV,
nota).
SPERIENZA III.
§ LXIII. Abbiansi delle lastre o piattelli di diversi metalli d’argento,
d’ottone, di ferro, di piombo, di stagno, di zinco, ec. del diametro di 3 pollici
circa. Non è di gran vantaggio che sieno più grandi; ma sarebbe troppo svan-
taggioso se fossero molto più piccioli. Questi piattelli debbono potersi mon-
tare sopra piedi o colonnette isolanti. Si applichi dunque il piattello isolato
isolato, e ciò per pochi momenti, anche solo per un istante; sortiranno da quel
breve contatto l’
tricità se non compariranno sensibili a diritturaVedremo in appresso, che possono benissimo nelle favorevoli circostanze tali elet-
tricità dei piattelli comparire a dirittura sensibili ai delicati elettrometri, senza ricorrere
cioè all’ajuto del duplicatore.
col giuoco del duplicatore, a cui si facciano per pochi istanti toccare od ambedue
i detti piattelli (il che è più vantaggioso), uno cioè al disco mobile di esso du-
plicatore, l’altro ad alcuno dei dischi fissi; oppure l’argento solo, o lo stagno
solo a quello o a questi, il che pur basta: diverranno, dico, sensibili l’
positiva
giri del duplicatore, sensibili abbastanza per farne dar segni, non che all’elet-
trometro delicatissimo di BENNET, ad altri pure meno delicati.
SPERIENZA IV.
§ LXIV. Tengasi isolato uno solamente dei piattelli, e si adduca al con-
tatto in piano dell’altro piattello non isolato: l’elettricità di quel solo
tiva
come apparirà dal rendersi più presto sensibile nel duplicatore, cui venga
comunicata.
SPERIENZA V.
§ LXV. Nell’istessa maniera che si comporta l’
comporta presso a poco lo
gono nella tavola dei conduttori metallici, o di prima classe, più volte citata;
onde adoperando questi due ultimi piattelli si hanno effetti analoghi a quelli
delle sperienze precedenti coi due primi, cioè segni
zinco, di negativa nello stagno
SPERIENZA VI.
§ LXVI. In conformità della stessa tavola o scala, e corrispondentemente
alle sperienze concernenti il
spasmodiche, delle sensazioni di sapore, ec. il più grande effetto si ha nelle
piattello d’argento con quello di zinco, che sono dei più diversi, ossia lontani
in tale scala; e l'elettricità già quasi sensibile senza l’ajuto del duplicatoreVedi la nota precedente.
la quale poi compare manifestissima con pochi giri, che si faccian fare al mede-
simo, è qui pure
SPERIENZA VII.
§ LXVII. Con codesti piattelli d’argento e di zinco combaciatisi a dovere
io giungo facilmente a distruggere, e ad invertere ben anco quel qualunque
residuo di elettricità, che rimane aderente al duplicatore, e di cui si difficil-
mente si spogliaVedi la nota al §. LX. Sia egli stato messo poco prima in azione, e l’elettricità,
che vi ha giuocato, positiva es. gr. nel disco mobile, negativa ne' dischi fissi,
sia pure salita a molti gradi, e una parte debordando da essi dischi siasi im-
pressa e rimanga tuttavia aderente alla faccia dei rispettivi isolatori; se con
qualche toccamento fatto coi diti, o altrimenti, o col riposo di pochi minuti,
io riduco i dischi a non dar più segni immediatamente all’elettrometro, quan-
tunque poi ne darebbero con quattro, cinque, o pochi più giri, potrò a mia
posta scancellare tale residua elettricità, anzi pure inverterla, cioè far sorgere
la negativa nel disco mobile, che riteneva ancora un poco di positiva, e la po-
sitiva ne' dischi fissi, che ne ritenevano di negativa, potrò, dico, operar questa
inversione mercè il toccare quel disco mobile col piattello d’argento, o questi
altri dischi fissi col piattello di zinco, elettrizzati tali piattelli dal semplice
mutuo combaciamento, o meglio mediante ambedue questi toccamenti, e col
mettere indi in giuoco la macchinetta, e farle fare un discreto numero di giri.
SPERIENZA VIII.
§ LXVIII. Che se scelgo piattelli di metalli non molto diversi, voglio
dire distanti sol pochi gradi nella mentovata scala, come argento e ottone,
ottone e ferro, ferro e piombo o stagno, non mi riesce di rendere sensibile la
rispettiva elettricità eccitatavi dal mutuo contatto, se il duplicatore non è
stato spogliato con acconci toccamenti, e lungo riposo di ore, dell’antica elet-
tricità;ed anche allora vi vogliono molti giri, cioè 20, 40 o più.
SPERIENZA IX.
§ LXIX. Ma anche coi piattelli d’argento e di zinco non si ottiene gran
cosa, o certo non tanto quanto promettela Sper. VII; se il contatto mutuo di
questi non si fa in tutta o gran parte delle loro piane superficie, ma in piccola
parte soltanto, o peggio ancora in costa. Non si speri allora di poter invertere
l’elettricità ancora attaccata al duplicatore dopo breve riposo, la quale anzi
prevarrà alla nuova, che vi posson portare tali piattelli. Ed anche quando
dopo ore molte di riposo si potrà credere svanito ogni residuo di antica elet-
tricità nel duplicatore, non si aspetti di vedervi portata a un grado sensibile
cotesta nuova dei piattelli, se non con molti giri di essa macchinetta, cioè
30, 40, o più ancora.
SPERIENZA X.
§ LXX. Non si ottiene neppur molto, ancorchè si applichi un piattello
all’altro con tutta la faccia piana, se le superficie sono notabilmente scabre,
ed ineguali. Se all’incontro sono lisce ed egualissime, e (ciò che importa ancora
assai) terse e polite, l’effetto che se ne ha supera l’aspettazione. Basta il dire,
che l’elettricità che contraggono allora i piattelli da una tale combaciamento
può rendersi sensibile anche senza l’aiuto del
semplice Ed anche senza di questo, manifestasi immediatamente ad un elettrometro ab-
bastanza delicato, come già si è accennato (nota al §. LXIII).
§ LXXI. Vedesi da tutto ciò, che quanto è più largo il contatto de’ due
metalli diversi, e si fa in maggior numero di punti, tanto maggiore è la quantità
di fluido elettrico, che si accumula in uno a spese dell’altro. Ho io però pensato,
che a codesta più facile e più copiosa accumulazione di detto fluido nello stagno
per es., e corrispondente diminuzione nell’argento potesse contribuire, non
tanto il maggior numero di punti di contatto, od il contatto de’ medesimi come
tale, quanto l’ampiezza e prossimità delle superficie affacciate; mercè di cui
bilanciandosi le opposte elettricità, ossia vicendevolmente sostenendosi (per
la nota azione delle atmosfere elettriche), maggior copia di fluido può acqui-
starsi dall’uno dei piattelli, e perdersi dall’altro, prima che la
giunga al segno di non poter più essere ritenuta dalla
de' metalli
Supponiamo (e tal supposizione potrò forse mostrare che non va molto
troppo noto, assai più conduttori che coibenti, arrivi a 1/200 di grado dell’elet-
trometro a paglie sottiliPropriamente e per sè stessa non arriva a tanto, anzi neppure a 1/1000, o ad 1/2000
di grado la
passaggio del fluido elettrico dall'uno all’altro unicamente per essere conduttori in qualche
modo imperfetti, quando cioè nel mutuo loro contatto non si dispiega altra forza, quando
essendo della stessa specie non ha luogo tra essi alcuna
cun’effetto. Soltanto dunque ove cotali potenze dispiegano un’azione efficace per essere i me-
talli che si combaciano diversi fra loro, e tende a sbilanciare e a tenere sbilanciato il fluido
elettrico nelle due superficie combaciantisi, risulta tale e tanta diminuzione alla forza con-
duttrice de’ medesimi, ossia tale e tanta
riva a 1/200 di grado, come abbiam supposto: e ciò nell’accozzamento de’metalli i più diversi;
giacchè per quelli meno diversi non può essere tal coibenza che minore a proporzione.
tatto (il quale ha forza di spingere il fluido elettrico dal primo nel secondo)
sostenere, essendo isolati, tanto di perdita l’uno e di acquisto l’altro, quanto
vi vuole a portarvi l’elettricità di eccesso e di difetto rispettivamente a 1/200
di grado, e non più. Ora per questo 200.
copia di fluido elettrico, ove trovinsi affacciati largamente, e assai da vicino
i due corpi aventi contrarie elettricità, le quali per tal modo si bilanciano, e
si sostengono reciprocamente, come appunto nel nostro caso; che ove tale
affacciamento non abbia luogo, o sia piccolo, o men perfetto. Così dunque av-
viene, che molto maggior copia di fluido elettrico si perda dall’argento, e ac-
quistisi dallo zinco in tal modo affacciati, che se si toccassero altrimenti ad
angolo, e con affacciarsi piccola superficie; e che quindi poi staccati presentino
un’elettricità non già più di 1/200 di grado, ma di 1/4 di 1/2: e chi sa, se non si
potrà giungere ad ottenerla anche di 1 grado intiero, o più?Vi sono io giunto infatti, come mostrerò in altra occasione.
§ LXXII. Insomma ho pensato, che dovessero quì applicarsi singolar-
mente i
sendo a voi noti abbastanza); e che per questo massimamente riuscisse cotanto
vantaggioso un combaciamento ampio ed esatto dei piattelli metallici per le
loro faccie lisce e piane al possibile: cioè per la prossimità di esse faccie, piut-
tosto che per i moltiplicati punti di contatto. Ho, dico, così pensato fin sulle
prime; e per verificare un tal pensamento ho indi immaginate le seguenti prove.
SPERIENZA XI.
§ LXXIII. Ho un piattello d’argento ben tirato, con tre piccioli fori che
lo attraversano da banda a banda, equidistanti tra loro a forma di un triangolo
In questi fori sono inserite per disotto tre viti, pure d’argento,
in guisa che le loro punte sporgono appena 1/10 di linea, più o meno a volontà,
dalla faccia superiore liscia e perfettamente piana del piattello. Or posando
sopra questo piattello d’argento un altro piattello di zinco, liscio parimenti
ed eguale; ecco che il contatto dell’un metallo coll’altro succede ne’ soli punti
delle tre vitine sporgenti: siccome però si affacciano le due piane superficie
assai da vicino: così facendosi reciprocamente l’
tità di fluido, che si accumula nel piattello di zinco a spese di quello d’argento,
e l’elettricità che quindi si manifesta positiva nel primo, e negativa nel secondo,
non è così piccola, che non possa rendersi sensibile con un discreto numero
di giri del duplicatore.
SPERIENZA XII.
§ LXXIV. Diminuisco lo sporgimento delle vitine, tantochè tra le faccie
dei due piattelli rimanga si picciolo intervallo, che una carta sottilissima non
possa passarvi, e appena vi passi la luce. L’elettricità che contraggon per gli
stessi toccamenti delle tre sole punte i due piattelli, è ora, in ragione della
maggiore prossimità delle loro faccie, maggiore anch’essa, e già non cede molto
a quella che acquistano allorchè, ritirate indietro le viti, vengono le dette faccie
a un pieno combaciamento.
SPERIENZA XIII.
§ LXXV. Provo ora a far toccare un piattello all’altro ad angolo, o per
gli estremi orli, oppur anche in piano, ma in piccola parte del lembo: e sebbene
in questo modo i punti di contatto sieno sicuramente maggiori che nelle due
sperienze precedenti, ove le sole punte delle tre viti venivano toccate; pure
non avendo luogo quell’ampio e prossimo affacciamento delle piane superficie,
che ricercasi all’uopo di condensare l’elettricità, riesce questa ne’ miei piattelli,
malgrado i maggiori punti di mutuo contatto, assai più debole che nelle spe-
rienze precedenti, talchè ho bisogno di molti più giri del duplicatore per ren-
derla sensibile.
§ LXXVI. Fanno dunque più pochissimi punti di reale contatto quando
ve ne siano molti altri affacciati, che si guardino assai da vicino, che non
qualche maggior contatto, quando sieno molto men ampie le superficie che si
affrontano, o non si guardino così d’appresso. Infine egli è dimostrato, che
sebbene si ricerchi assolutamente un vero contatto di metalli diversiHo per altro qualche fondamento di sospettare, che anche senza alcun reale con-
tatto la sola prossimità delle rispettive larghe faccie di due metalli diversi basti a produrvi
qualche piccolissima elettricità. Ulteriori sperienze, che ho in vista, potranno verifiicare o
distruggere un tale sospetto.
tro; pochi punti, che realmente si tocchino, bastano perciò: e che se un am-
pio combaciamento fa, che molto maggiori riescano tale acquisto, e tal per-
dita, ciò proviene non tanto per il rnaggior numero di punti di contatto, nei
quali e per i quali diventano essi metalli
quali fuori del reale contatto, ma affacciati alla massima prossimità, abili-
tano i due pezzi a compiere nel miglior modo l’officio di
Cosi è: quando i miei piattelli, od altre lastre di metalli dissimili si appli-
cano a combaciamento per delle larghe superficie, la fanno a un tempo stesso
da
che non si presentino che picciole superficie, o seppur larghe, non abbastanza
da vicino, la fanno semplicemente da
Ecco perchè si ottiene tanto in quella prima maniera, e così poco in quest’ul-
tima: come appare confrontando i fatti delle sperienze sopra descritte, III
e segg. e specialmente VII, IX, X, ec.
§ LXXVII. Passo ora a provare con esperienze dirette quanto ho più so-
pra avanzato al § LVI, cioè che la stessa virtù che hanno i metalli di smovere
il fluido elettrico, di darne, o riceverne ec. nel mutuo loro contatto (ben inteso
che sieno diversi), la hanno ben anche nel contatto loro CO’ conduttori umidi
o di seconda classe, ma generalmente in grado molto minore, trattandosi di
conduttori acquei, o poco dall’acqua diversi.
Dico
sieno
che si esercita al contatto di molti liquori salini, specialmente di certi acidi
(ossici) con certi metalli, e degli alcali concentrati con quasi tutti i metalli, è per
avventura più forte e più marcata, che quella esercitata nel contatto mutuo
di due metalli poco fra loro diversi: come fan vedere le sperienze riportate già
a suo luogo (§ XXIII e XXIV) in cui una rana o non ben preparata, o scema
di vitalità a segno, che pescando nel modo solito ne’ due bicchieri d’acqua,
non si risente ove venga compito il circolo con due di tai metalli poco diversi,
come argento e rame, ottone e ferro, viene all’incontro violentemente scossa
qualora intingasi ne’ due bicchieri un arco di un metallo solo; tutto es. gr.
di ferro o tutto di stagno, di cui un capo sia intriso di acqua ben salata, di ossi-
nitroso, o di alcali.
§ LXXVIII. Ristringendomi dunque ai conduttori acquei o presso a poco
tali, e scegliendo per questi dei legni verdi, delle pelli umide, della carta pari-
a ciascuno di questi nel miglior modo, e tenendoli isolati, i piattelli d’argento,
di ottone, di stagno, di zinco; quali poi staccati trovo, col solito ajuto del
Ed anche senza il duplicatore, con un semplice
Leyden; come mi è riuscito dopo scritto questa Lettera, e mostrerò in un altra, che stò pre-
parando.
perdita di fluido elettrico; picciolissima però, massime lo zinco, e molto minore
di quella che soffre il piattello d’argento applicato a quello di stagno, oppure
esso stagno applicato al piattello di zinco, non che il primo applicato a que-
st’ultimo. Ella è così picciola tale elettricità del piattello metallico, sia questo
di zinco, di stagno, d’argento, o qualunque altro che combaciò questo o quel
conduttore umido, che per iscoprirla conviene che il duplicatore sia bene spo-
gliato d’ogn'altra elettricità (il che non si ottiene, come abbiam veduto, se non
con un lungo riposo del medesimo); e allora pure si ricercano, a portarla a un
grado sensibile, molti giri.
§ LXXIX. Non debbo omettere di far osservare rapporto a queste spe-
rienze, che se va bene, anzi è necessario, che i conduttori di seconda classe,
legni, pelli, carta, avorio, ec., a cui si fanno combaciare i piattelli metallici,
siano umidi, fino a un certo segno, tanto cioè che riescano abbastanza buoni
conduttori, non conviene però che lo siano di troppo, in modo che bagnino
l’istesso metallo; giacchè in questo caso rimanendo attaccata una lamina o
velo d’acqua alla faccia del piattello, non è più il metallo che si separa dal con-
duttore acquoso, ma acqua da altr’acqua, un conduttor simile da un altro
simile; nel qual caso non può comparire elettricità di sorta: appunto come non
ne potrebbe comparire in un piattello d’argento, il quale applicato a delle foglie
di stagno sovrapposte le une alle altre, al levarlo indi in alto se ne portasse via
qualcuna aderente.
§ LXXX. È superfluo ch’io vi dica, che per l’istessa ragione non può
mostrare alcuna elettricità il piattello applicandolo a combaciamento dell’acqua
stessa, e staccandolo indi: non già perchè non ismova tal contatto il fluido
elettrico, e il metallo non ne dia all’acqua cui bacia; che anzi tanto più facil-
mente glie ne dà, quanto codesto combaciamento è più ampio e perfetto; ma
perchè allo staccare il piattello gli vien dietro quella lamina d’acqua, in cui
trovasi appunto tanto eccesso di fluido elettrico, quanto evvi di difetto nella
contigua faccia del metallo.
§ LXXXI. Per l’istessa ragione ancora debbon essere asciutte le faccie
dei piattelli, se dal loro combaciamento e distacco d’uno dall’altro vuolsi
ottenere una sensibile elettricità,
§ LXXXII. Che se invece d’essere la carta, le pelli, le pietre, i legni ec,
troppo umidi, lo siano troppo poco, e già conduttori molto imperfetti (incapaci
di trasmettere la scossa di Leyden) tirino alla natura degli
elettrizzabili per istropicciamento, potranno tali corpi combaciando i piattelli
metallici indurvi un’elettricità più forte di quella, che s’induce dal mutuo com-
baciamento di essi piattelli anche i più diversi; molto più poi, se non fer-
mandosi alla semplice applicazione, si venga ad una forte pressione, alle per-
cosse, allo stropicciamento, e l’elettricità di essi piattelli pel combaciamento,
pressione ec. di tai corpi non abbastanza umidi, non sarà ora sempre negativa
come allorchè trovansi umidi a dovere (§ LXXVIII), ma in molti casi positiva.
Ma basti per ora di queste sperienze
Produrrò in altra occasione una lunga serie di sperienze sulla specie, e grado di elet-
tricità che acquistano i piattelli di diversi metalli, per la semplice applicazione loro, senza
cioè pressione considerabile, per l’applicazione con forte pressione, per la percossa, per lo
strofinamento in piano o in costa, contro varie specie di coibenti, o così detti idioelettrici,
contro dei semicoibenti, contro corpi più conduttori che coibenti, contro de’ conduttori
mano mano più perfetti, e finalmente contro se stessi, cioè affrontandosi un piattello me-
tallico con un altro diverso; intorno al qual ultimo modo, quantunque molto siasi già detto
nella presente lettera, resta pur molto ancora a dire. Questa serie di sperienze presenta dei
risultati assai curiosi e nuovi, molti dei quali presi a parte potrebbero sembrare capricciosi
in certo modo, e altrettante anomalie, ma che avvicinati mi hanno scoperto certe leggi. Le principali di queste leggi o risultati generali sono:
1.° Che varia sì di specie, che di forza l’elettricitàde’ metalli cimentati con tutti i
detti corpi, non solamente secondo che sono diversi questi, e diversi quelli; ma secondo
anche vengono cimentati nell’uno o nell’altro degl’indicati modi. 2.° Che l’argento, lo stagno, e molti altri metalli
negativa
posto alcuni altri, singolarmente il zinco, 3.° Che tutti però, anche il zinco, si elettrizzano
mente, combaciando, sia con leggiera, sia con forte pressione, panno, carta, cuojo, legno,
avorio ec. abbastanza umidi per essere buoni conduttori. 4.° Che contro codesti corpi umidi piuttosto troppo, che poco, la forte pressione del
piattello metallico qualsiasi, le percosse, lo strofinamento, non operano notabilmente più di
quello che faccia l’applicazione semplice, o accompagnata da dolce pressione (tanto che porti
un abbastanza esatto combaciamento), non producono cioè in esso metallo, che la stessa de-
bolissima elettricità negativa (3.°). 5.° Che la semplice applicazione, il semplice combaciamento, purchè sia egualmente
ampio ed esatto, fa tutto anche per i metalli cimentati un contro l’altro, cosicchè è inutile
qualsisia pressione o stropicciamento. 6.° Che al contrario contro i corpi non molto umidi, e a misura che più partecipano
alla natura de’ coibenti, generalmente più del semplice combaciamento, o di una dolce pres-
sione del piattello metallico, vi eccita e promove l’elettricità una pressione forte; più di
questa le percosse, e meglio di tutto lo strofinamento. 7.° Che la minima efficacia della semplice applicazione, massima dello stropiccia
mento, e a proporzione mezzana delle percosse, e pressioni più o meno forti, si osserva nei
cimenti de’ piattelli metallici co’ veri e perfetti coibenti; talchè niuna o quasi niuna elet-
tricità eccitandosi colla semplice leggiera applicazione del piattello metallico a lastre di
vetro asciutte, di zolfo ec., una forte ne sorge colla pressione, assai più forte colle percosse,
e fortissima collo stropicciamento. 8.° Che del resto la
del tutto coibenti, ma neppure per molto umido troppo conduttori, di quelli cioè, ch’io
chiamo semicoibenti,
E. -;
sime in costa. Così per esempio il piattello d’argento contro la carta nè asciuttissima, nè troppo
umida acquisterà col semplice combaciamento, senza notabile pressione, 1 grado di E. -:
con una pressione discretamente forte ancora 1 grado o 2 di E. -: colla percossa meno di
1 grado della stessa E. -, o niente, od anche qualche grado di E. +: e collo stropiccia-
mento immancabilmente un’E. + e sì di 3, 4, o più gradi. Il piattello di zinco colla sem-
plice applicazione meno di 1 grado di E. -: colla pressione 2 o 3 gradi di E. +: colle per-
cosse 4, o 6 gr. parimenti di E. +: finalmente 10, 12 gradi, o più ancora della medesima
E. + collo stropicciamento.
tera cresciuta già a un picciol volume.
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