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GIORNALE DELLE SPERIENZE SULLA SENSIBILITÀ ELETTROSCOPICA DELLE RANE.

20 Aprile - 5 Maggio 1792.

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.; J 2 a; J 4.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: del V. (nel § 42 della Memoria Ia sull’ Elettricità animale). DATA: dai Mns.

I Mns. J 2 ed J 4, di cui la numerazione è affatto occasionale, si compenetrano e s’integrano a vicenda; hanno l’aspetto di appunti sperimentali accurati e metodici, non ancora però elaborati per una pubblicazione: si pubblicano tuttavia, sia pel loro interesse, sia per l’intenzione espressa dal V. nella Memoria Ia sull’Elettricità ani- male (§ 42) colle parole: « Di tutte queste osservazioni ho preso nota in un esatto Giornale, e lo esporrò al Pubblico.... »

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SPERIENZE SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE

FATTE li giorni 20, 21, 22, 23 Aprile 1790, il tempo essendo fresco e asciutto.

1. Una rana colla scarica piena di una boccetta di 16 poll. qu. diretta dalla testa all’estremità d’un piede, cadeva in asfissia; ma poco dopo si ricuperava. La notte dei 20 ai 21 verso le ore 12 con replicate scariche parve alfin morta; e la mattina seguente la trovai infatti morta verso le otto. Si eccitavano però nelle sue gambe posteriori le solite convulsioni ad ogni scintilla tenuissima del primo conduttore; ed anche per delle scariche non scintillanti di piccola boccetta.

Finalmente alle ore dodici preparata questa rana morta mortissima, alla maniera solita, e infisso l’ago nella midolla spinale, si risentiva per l’elettri- cità di 3 gradi del micro elettrometro di un semplice conduttore lungo tre piedi, purchè il fluido elettrico si dirigesse dai nervi ai muscoli, chè altrimenti pel senso contrario vi volevano al solito da 12 in 14 gradi. Armati poi all’ordinaria foggia i nervi dava segni abbastanza forti della propria spontaneaelettricità animale coll’applicazione del semplice arco conduttore ecc.

Riteneva dunque questa rana ancora non poca vitalità. I suoi muscoli erano qua e là e in gran parte macchiati di un rosso livido, ma v’eran pur anche dei tratti pallidi e illesi.

2. Fu asfissiata due o tre volte, e finalmente uccisa un’altra rana (verso il mezzodì del 21) col fulmine di una boccia di 96 poll. qu. carica da ultimo ben 60 gradi del Quadrante elettrometro. Allora non si risentiva più nè alle picciole scintille nè ai più forti colpi elettrici, nè intiera, nè preparata, come si fece poco tempo dopo. Molto meno se ne poterono aver segni dell’innata elet- tricità animale, che mostrossi affatto spenta. I muscoli intanto snudati com- parvero invasi da una generale infiammazione, e tutti di un colore porporino tirante al violaceo; quando quelli delle rane vive o morte, ma non uccise istan- taneamente dal fulmine elettrico, veggonsi pallidi e bianchi.

3. Un’altra rana ricevette alcune scosse di 40 e 45 gr. di carica della stessa boccia grande, e parve finalmente morta nelle gambe di dietro; e rimase così morta alcune ore; ma nelle zampe davanti osservavasi ancora qualche picciol moto. [Nella rana della sper. prec. si erano tradotte scosse anche per le gambe anteriori, ed erasi così estinta e vita, e vitalità anche in queste, e comparvero esse pure rubiconde. È anche da notare, che traducendo la scarica dalla testa ad una delle gambe posteriori, questa sola par che muoja, l’altra continuando a muoversi sebben languidamente. Quindi conviene tradurre un’altra scarica anche per questa: il meglio è farne passare una dalla gamba destra anteriore alla sinistra posteriore, e un’altra dalla sinistra anteriore alla destra posteriore; con che si privan di moto e di vita tutte quattro le gambe con due colpi soli, se questi son forti abbastanza.]

Or questa rana risentivasi così bella e intiera alle prove dell’elettricità artificiale anche debole, e si convellevano i suoi muscoli anche delle gambe morte; e più poi risentivasi preparata al solito, e quasi come se fosse stata preparata viva e sana: però ne’ soli più grossi muscoli delle coscie; i quali com- parvero non così infiammati, come gli altri, nè questi pure di un rosso così cupo come quelli della rana della sper. prec. Vedevansi dunque palpitare e scuotersi unicamente quelle parti rimaste illese. E in queste non mancò nep- pure di manifestarsi (armati nel consueto modo i nervi, e applicando al solito l’arco conduttore) l’elettricità, animale spontanea.

4. Fu decapitata una rana verso mezzodì del giorno 22, e le infissi uno spil- lone nella midolla; con che si stirò violentemente e morì. Cosi morta rimase involta in un pannolino fino al giorno seguente 23; e messa alla prova verso le 10 della mattina, la scintilla del conduttore solito carico 15 gr. del Quad. Elet. vi eccitava delle picciolissime convulsioni: coll’elet. à di 20 gr. si scuote- vano considerabilmente ambe le gambe: a gradi 25, e a 30, erano le convulsioni più forti, ma non molto.

Colla boccia di 16 poll. di arm. bastò una carica di 12 in 14 gr. del micr. elet.; ed una di 20 fece oscillare come un pendolo una delle due gambe, che era pendente.

Sospendendola per i piedi uno di quà l’altro di là, pendente il tronco, bastò ancora la carica di 12 gr. del micr. elet. a far contrarre visibilmente i muscoli della coscia, e dondolare il tronco: 10 gr. non bastarono: 5 poi del quad. elet. eccitavano tale scossa, che collarana si smovevano fino le boccette che sorreggevanla. Col conduttore di quattro piedi bastavano 12 gr. del Quadr. elet.. Tal che sembrò, che fosse alquanto più efficace l’elettricità a conveller i muscoli della rana, traducendola in questa maniera dall’estremità, di una gamba a quella dell’altra, che non dirigendola dalla spina dorsale ai piedi. La tentai da ultimo colla boccia di 96 poll. qu. carica 14 gr. del Quadr. elettr. con che fu convelsa violentemente, e s’inarcò, e rimase così inarcata e tesa, nello stato di un forte tetano, alcuni secondi.

La tentai ancora colla boccia di 16 poll. carica 15 e 20 gr. del Quadr. el.. Forte ondulazione, e scossa; ma non il tetano.

Ritornai alla boccia grande carica 15 gr. Q. E.. Commozione veemente; ma non tetano.

Preparata finalmente la rana al modo solito, e armati i nervi, non lasciò di dar segni della propria innata elettricità, sebben deboli, e a stento, obbedendo quasi solo ai toccamenti coll’argento, ed anche questo per poco tempo: ma infine possedeva ancora un residuo di cotal vitalità, dirò così, elettrica.

A convellerla coll’elet. artificiale vi volevano da 12 gr. del Qu. elet. col semplice Conduttore; e colla boccetta di 16 poll., circa 20 gr. del micr. elet. dirigendo il fluido dai nervi ai muscoli, e circa 30 gr. dirigendolo da questi a quelli.

Nei muscoli di questa rana spogliata apparivano delle striscie rossiccie, indicanti infiammazione, prodotta come pare dalle scariche elettriche che so- stenute avea prima di prepararla.

5. Una rana cui troncai il capo il giorno 22 a mezzodì

Oltre il capo le mancava il cuore, e gli altri visceri della cavità del torace.

, e tenni involta in pannolino era ancor viva, cioè si moveva e faceva dei passi 24 ore dopo: e nel maneggiarla e appesa per i piedi di dietro sul patibolo si dibatteva vio- lentemente, e arrampicava colle zampe ecc. quanto una rana intiera e sana.

Si comportò questa rana alle prove dell’elettricità artificiale, sì intiera, che preparata, come se non le fosse stata troncata la testa 24 ore prima: e corrispose parimente alle prove dell’elettricità sua propria, ma poco, e a stento.

6. Passai il colpo elettrico della boccia 96 carica 51 gradi da una delle gambe anteriori, ad una delle posteriori: le quali rimasero paralizzate e come morte, le altre movendosi ancora. Scorticata la rana si videro delle striscie rosse nella coscia e gamba fulminata, ma non molte nè molto cariche, nell’altra an- cora un poco. Preparata poi diede segni di elettricità spontanea la sola gamba non fulminata, benchè deboli, avendo anch’essa patito come mostrò l’essersi stirata anch’essa nell’atto della scarica, e indicavano chiaramente le poche macchie rosse da lei contratte

La continuazione del Giornale da J 2 passa ad J 4. [Nota della Comm.].

.

24 Aple. Tempo bello, asciutto e ventoso. Term. gr. .....

Alle ore 11 della mattina preparai tre rane, la 1 a, che dava anche non ar- mata segni vivacissimi di elettricità spontanea, si tormentò per mezzo quarto d’ora circa così, poi per altro mezzo quarto armata: indi si espose fuori della finestra sul nudo sasso all’aria secca: term. 11 in 12 gradi.

La 2 a grossa e vivace preparata a ore 11 min. 20 e provato che dava segni vigorosi senza armatura, fu posta tosto nell’acqua di un catino.

La 3 a, a ore 11 min. 26 preparata nell’istessa maniera, e trovato che ri- spondeva benissimo non armata, fu involta due minuti dopo in pannolino ba- gnato.

La 1 a, dopo essere stata così esposta sulla finestra min. 20 giocava ancora benissimo.

Lo stesso, o forse meglio dopo altri 20 min.. Dopo altri 35 minuti compa- rivano le coscie molto appassite, di un giallo rossiccio livido, e i nervi diseccati, almeno la porzione rimasta a nudo fuori dell’armatura; eppure si contraevano ancora, e balzavano le gambe colla semplice applicazione dell’arco metallico.

Dopo altri 10 min. le gambe più appassite e secche, e più livide, si moveano pur anco divaricandosi od accostandosi a un tratto coll’applicazione dell’arco conduttore ad esse, e ai nervi armati, e si osservavano delle contrazioni par- ziali nelle fibre muscolari. Insomma parve che l’elettricità propria animale fosse poco indebolita; e che non per altro mancassero i forti guizzi e sbalzi, che per la poca flessibilità delle giunture e quasi rigidità dei muscoli.

A capo finalmente di 2 ore dalla preparazione, ed 1 3/4 dall’esposizione sulla finestra, messa alla prova, palpitano soltanto alcune fibre delle coscie; e qualche minuto dopo nulla più.

Allora però toccando con carta bagnata ai confini dell’armatura, e dei muscoli, la porzione de’ nervi secchi, per bagnarli, ecco nuove contrazioni e moti delle gambe, che accadono però per poche volte. Allora posando la rana sopra un pannolino bagnato nascono una, due altre contrazioni, e non più.

La 2 a dopo 35 minuti d’immersione, tratta fuori avea delle piccole convul- sioni o tremori nelle fibre de’ muscoli e alla prova dell’arco conduttore giuo- cava assai bene.

Dopo altri 35 min. le coscie comparendo bianche bianche, e cominciando i muscoli a dar segni di macerazione col disfarsi alla superficie in filamenti, non lasciava di dar segni come prima dell’elettricità spontanea, e quasi forti come prima.

Dopo un’altra ora circa avendo fatto progresso la macerazione, e i muscoli divenuti essendo bianchissimi, non vi fu più modo di aver segni di elettr. à spontanea.

Fu esposta allora, posata sul sasso di una finestra, al sole; e dopo alcuni minuti trovandosi asciugata convenientemente, e un pochetto rattiepidita fu tentata di nuovo; ma non diede alcun segno di elettricità spontanea. Si convellevano però le gambe coll’elettricità artificiale anche debole, cioè colla scarica della boccetta di 16 poll. a 10 in 12 gr. del micr. el.: e ciò tanto tradu- cendola dalla spina ai piedi, quanto da un piede all’altro.

La 3 a dopo 80 min. che stette involta nel pannolino bagnato mostrò così vigorosa elettricità animale, come al principio.

Dopo un’altr’ora circa, si convulse una volta col solo prenderla in mano, e toccare bruscamente nervi e muscoli insieme. Alle prove dell’arco conduttore corrispondeva colle solite contrazioni, e sbalzi, anche con sola mezza armatura ai nervi di laminetta di piombo. Fu di nuovo involta nel suo pannolino bagnato.

Dopo 7 ore e mezzo di bagno nel pannolino, cioè alla 6 ½ pomeridiane, erano i muscoli molto flosci e i nervi ancora; ma pure armati questi, ebbi qualche segno di vitalità, cioè ai toccamenti dell’arco conduttore palpitavano un pochetto alcune fibre di una coscia: il che però non durò che qualche minuto.

Tentando allora coll’elett. à artif. e trovai, quella del sempl. Conduttore di 10 gr. del Quad. el. bastava ad eccitare delle convulsioni, e a far dondolare una gamba pendente; colla boccetta poi bastava la carica di 10 gr. del Micr. el., e 15 traducendo la scarica dall’uno all’altro piede.

Fu riposta nel pannolino e la mattina seguente alle ore 10 tentata colla scarica di 20 gr. del Qu. el. di una boccia di 30 poll., tradotta come si sia fa- cea ancor vedere qualche palpitazione in alcune fibre della coscia: dopo due o tre volte ci volle la scarica di 30 gr. Qu. el.. Poi finì.

24 Aprile suddetto.

Furon poste due rane in una caraffa d’acqua sopra un fornello acceso. Dopo i 20 gr. mostrarono d’essere notabilmente incomodate. Verso i 30 stre- pitarono furiosamente sbattendo l’acqua fuori del vaso; caddero in terribili convulsioni, che finirono colla morte, ed una tensione e inarcamento di tutto il corpo verso i gr. 35. Furon lasciate fino al calore di 40. Allora ne fu tirata fuori una, la quale così tesa e inarcata, come s’è detto, e coi muscoli duri in- flessibili e renitenti

sic. [Nota della Comm.].

al tatto si mantenne per una mezz’ora che precedette la sua preparazione. Del resto non avea punto mutato il color della pelle: bensì scorticata apparvero le carni alquanto rossigne.

Preparata dunque e tentata in tutti i modi non diede alcun segno di elet- tricità propria; e neppure si risentì coll’elet. artificiale, neppure colle scariche discretamente forti delle boccie di Leyden.

Fu posta nell’acqua alla temperatura dell’ambiente per una buona ora, ma non acquistò punto di flessibilità nelle giunture? e poco perdette della con- tratta rigidità dei muscoli.

Il colore rossigno, anzichè sparire, s’accrebbe anzi nel bagno, fu poi vano ogni tentativo per farle dar segni di elett. à propria, o per farla risentire col- l’elet. à artificiale.

Fu rimessa nello stesso bagno; e trattane fuori alle 7 della sera, trovai più ammorbiditi anzi flosci i muscoli, ma rigide tuttavia le gambe per l’inflessi- bilità, delle giunture: e non valsero a convellerle, o a far palpitare i muscoli nè forti scintille, nè scariche di boccie di Leyden.

Finalmente dopo 24 ore di bagno avean acquistato anche le giunture una discreta flessibilità,; e il color rossigno era sparito. Le scariche elettriche non facean niente.

L’altra rana la lasciai nell’acqua che fu riscaldata fino a 60 gradi. Lo stesso stiramento delle gambe, inarcamento e tensione del tronco, la stessa inflessi- bilitàdelle giunture, e rigidità de’ muscoli. Il quale stato due ore dopo era quasi lo stesso. Il colore verde della pelle dalla parte della schiena smontato, e fattosi alquanto bianchiccio, il bianco dalla parte del ventre debolmente ros- signo come quello delle carni, le quali snudate comparivano mezzo cotte, e cadevano per poco in brani. Fu inutile il tentare l’elettricità.

Una rana morta naturalmente nel vaso ove erano tutte le altre, e morta forse da più giorni, giacchè erano cinque dì, che vi erano state rinchiuse, e poichè sventrata mostrò i visceri mezzo anneriti, e che cominciavano a putire, preparata al modo solito, fu affatto insensibile, nè v’ebbe fibra in lei che desse il minimo segno di convulsione a nessuna prova, neanche colle scariche forti delle boccie di Leyden.

25 Aple.

Poste due rane in una caraffa d’acqua, e riscaldata questa gradatamente sopra un fornello, cominciarono quelle a dibattersi violentemente verso i 24 gr.: verso i 32 e 33 parve morta una, e ai 34 anche l’altra: allora si ritirò l’ampolla dal fuoco, e si estrassero le rane.

Erano alquanto tese e inarcate, e irrigidite soprattutto le zampe davanti. Sventratane una, mostrò i visceri notabilmente anneriti. Il cuore pulsava an- cora, e continuò anche divelto a pulsare stuzzicandolo per pochi minuti. Fi- nita di preparare diede segni sufficientemente vigorosi e durevoli di elett. à spontanea.

L’altra rana intanto tornò in vita, cioè riprese a moversi. Allora la gettai di nuovo nell’acqua dell’ampolla, che era venuta a 30 gradi; dove perdette ogni moto e parve tornata morta; la lasciai nel bagno un quarto d’ora circa, prima di ritirarla, quando il calore dell’acqua fu ridotto a gr. 26 1/2. E subito preparata, trovossi che il cuore pulsava. Divelto pulsava ancora, per un mi- nuto circa e andava vuotandosi di gran quantità di sangue: dopo di che appena più contraevasi neppur punto con un ago. Intanto finita di preparare la rana, e armati intieramente i nervi di laminetta di piombo, diede segni, ma languidi di elettricità spontanea e solo per pochi minuti.

Tre rane furon gettate nell’acqua di una grande ampolla posta a riscal- dare sul fuoco: fino a che fu riscaldata essa acqua in 5 minuti circa da 15 gradi a 35. Verso i 25 gr. si agitarono straordinariamente, a 27 si dibattevano molto, e a 30 colla maggior furia. Prima dei 32 perderono tutte il moto; se non che una anche scuoteva un poco una gamba. A 35 dunque quando parvero tutte compi- tamente morte, levai dal fuoco l’ampolla. Lasciai però le rane nell’istesso bagno per altri 25 minuti, che impiegò l’acqua a raffreddarsi fino a 30 gradi. Allora tiratele fuori, le trovai tutte e tre rigide, istecchite, colle mani congiunte sul petto, il dorso inarcato, e molto teso, e le gambe posteriori stirate e inflessibili. Ne posi una su di un tavolo e ve la lasciai per ore; un’altra l’involsi in un panno, e la terza mi misi tosto a prepararla.

Osservai dunque in questa, che il cuore non pulsava, nè poteva eccitarsi. I muscoli eran bianchi, e come staccati uno dall’altro, discretamente rigidi, e inflessibili affatto le giunture, fuorchè quelle dei diti.

Preparata al modo solito, e armati compitamente i nervi non diede il mi- nimo segno di elettricità spontanea, e neppure si convelse alcun suo muscolo coll’elet. artif., colla scarica di una boccia mezzana a 30 gr. del Qu. el..

Mostrossi dunque spenta del tutto ogni vitalità.

26 Aple.

Posi tre rane nell’acqua, come sopra, che in 6 minuti giunse da 9 a 31.

Si dibatterono furiosamente al solito verso i 27 gradi; e quando fu levata la caraffa dal fuoco a 31 non avevano ancor finito di dibattersi; ma finirono a capo di un minuto, e parvero morte, l’acqua essendo venuta da 31 a 30.

Lasciate così nel bagno 12 minuti, nel qual tempo il calore discese a 29 gr., ne estrassi una, la quale quasi subito si ricuperò.

Un’altra la cavai fuori dopo 14 altri minuti, il calore del bagno essendo venuto 26 1/2 gradi: e questa divenuta sommamente floscia e smilza, non ricu- però, nè moto, nè respirazione, nè alcun segno di vita per un’ora; dopo il qual tempo mi misi a tentarla coll’elettricità, e la trovai sensibile a quella di 5 gr. scarsi Qu. El. del semplice conduttore tradotta da un piede all’altro.

Ciò visto passai a prepararla; e trovai, che il cuore pulsava ancora sebben tardamente, e languidamente. Nell’infiggere l’ago nella spinal midolla tutti si convelsero i muscoli delle gambe al solito.

Finita di preparare dava segni dell’elet. à spontanea tanto vivaci, come se non avesse niente sofferto dal bagno caldo, e fosse stata preparata viva.

L’ultima, ch’era la più grossa delle tre, non la tolsi dal bagno, se non pas- sati altri 18 minuti, il calore essendo venuto a 24 gr. e parve bensì morta mor- tissima, tanto quanto la seconda, ma meno floscia.

La involsi in panno per 70 minuti, dopo i quali non aveva nulla cambiato. Apertala, il cuore non pulsava, neppur punto con ago. Tentata coll’elettricità artif. dava segni, ma vi voleva la carica della boccetta a 6 gr. del Qu. El. per produrre le più piccole convulsioni: colla carica di gr. 12 eran più forti; ma a pro- durre de’ sbalzi di tutto il tronco pendente, conficcati essendo co’ spilloni i due piedi, vi volevano 25 o 30 gradi di carica della stessa boccetta.

Finita di preparare, non si risentì punto al passare l’ago nella spinal mi- dolla: nè diede, tentata in tutti i modi, alcun segno di elettricità spontanea. Era dunque morta in 3° grado: ma risentendosi all’elettricità artif. di una certa forza, non potea ancor dirsi morta in 4 ° grado, ossia di morte plenaria, che im- porta un totale disorganizzamento, e a cui succede tantosto la corruzione.

Un’altra rana fu trovata morta nella campana di vetro, due giorni dopo che vi fu messa colle altre: pareva morta di fresco. Aperta però, non pulsava il cuore, nè s’irritava cogli stimoli. Preparata e armata non diede segni di elet. spontanea. All’elett. artif. si risentiva, e vi voleva la boccetta carica 3 gradi circa del Quad. el.

Il punzecchiare e traforare con aghi e grossi spilli, i suoi muscoli, a nulla serviva.

Il giorno appresso, cioè 18 [ore] dopo, restando sempre sul patibolo era ancora eccitabile coll’elet. artif. poco forte.

Una rana si preparò verso le 7 della sera per le sper. dell’Elet. spontanea, di cui diede segni assai vivaci per mezz’ora, e avrebbe continuato, ma si ab- bandonò.

Verso mezza notte, essendo stata tutto quel tempo esposta sul patibolo non ne diede più; ma era sensibile al maggior segno all’elet. artif., e [sì] convel- levasi ai minimi gradi di questa, applicando la positiva ai nervi: in senso con- trario ci volea alquanto più di forza elettrica: onde sembra che ritenesse ancora qualche cosa di cotal sua elettricità spontanea.

La involsi in panno un poco umido fino al mezzodì dell’indomani, quando la trovai ancora discretamente irritabile per l’elettricità artif., bastando una carica della boccetta 12 [pollici] di 5 gradi circa del Qu. El..

Le convulsioni erano insigni, e durevoli, cioè, che non all’atto solamente della scarica convellevansi, ed erigevansi imuscoli delle gambe, e le gambe stesse; ma per alcuni momenti consecutivi vibravano come contorcendosi, e palpitavano i più grossi muscoli delle coscie: ai quali spasmi o convulsioni toniche, e contorsioni, non succedea che grado a grado, e dopo un tempo no- tabile, un totale rilasciamento.

È cosa molto considerabile che questo divincolarsi e contorcersi consecu- tivo e durevole ha luogo qui per i muscoli già cotanto stanchi, e vizzi, e mezzo appassiti

Accadeva lo stesso in un’altra rana dopo 12 o 14 ore ch’era stato preparata; indi av- volta nello stesso pannolino umido; se non che era meno marcato e men durevole il divinco- lamento posteriore.

; e non accade nella stessa rana o intiera, o di recente preparata, e negli stessi membri ancor freschi e succosi, e pieni di vitalità; nel qual caso sono bene più gagliarde le convulsioni, e i sbalzi, il dondolare della gamba pen- dente ecc. tanto per l’elet. propria spontanea, quanto per l’artif., ma sono mo- mentanee, all’atto cioè della scarica; e il rilasciamento succede tosto alla con- trazione.

Queste convulsioni, e contorsioni accadevano nella, stessa maniera, e col- l’istessa forza elettrica, tanto traducendo la scarica da un piede all’altro, quanto traducendola dai nervi ad un piede: cioè vi volevano anche in questa maniera, 5 o 6 gradi Quad. el. di carica. Ma avendo umettato un pochetto i nervi già secchi, bastarono 3 gradi; e umettatili a dovere, anche soli 5 del Micr. el. appli- cando la positiva ai nervi: in senso contrario ve ne vollero più del doppio.

Tornai ad involgerla nel pannolino un poco più bagnato. Cavatala verso le 4 pomer. provai a pungere i muscoli delle coscie e a conficcar profondamente degli aghi; e invero si manifestava anche per questo mezzo l’irritabilità ancora superstite, e, quello ch’è mirabile, meglio che in una rana preparata solo due ore prima.

Alle prove dell’elet. artif. era sensibile come sopra, cioè agli stessi gradi; ma, o fosse per le lacerazioni sofferte per molte punture, o per altro, non erano più le convulsioni continuate, e seguite da contorsioni.

Rimessa nel pannolino un poco bagnato, ne fu cavata verso mezza notte. Non era ancora spenta l’irritabilità eccitabile dall’elett. à artif., anzi bastava a far nascere delle convulsioni parziali la carica della boccetta di 12 poll. a 4 o 5 gradi del Qu. el.

Dal Mns. J 4 si continua a questo punto col Mns. J 2. [Nota della Comm.].

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La rana tirata fuori la prima dall’acqua calda 31 gradi; e che ricuperò presto moto, e vita, fu tenuta per tre giorni chiusa, non però a tenuta d’aria in una bussola di legno. Per un giorno intiero parve vivacissima; il secondo giorno cominciò a languire, e progredendo in tal languore era quasi morta verso le 10 del terzo 29 Ap.le; e finalmente a 1 ora dopo mezzodì la trovai morta. Sottoposta alle prove dell’elet. artif. si convelleva come se fosse stata viva, o trucidata di fresco.

Rimessa nella bussola, ne la ritirai 8 ore dopo. Era smilza smilza, nota- bilmente appassita, e poco flessibile. Pur si risentiva all’elettricità; in guisa però che vi voleva una carica di circa 4 gradi Quad. El. della boccetta.

Fu involta in pannolino un pochetto bagnato: d’onde la ritirai alle 9 della mattina seguente: era similmente rigida, ma non molto; e messa alle prove non si risentiva neppure per una carica della boccetta 12 [pollici] di 30 gradi del Qu. el.

Dubitando che ciò provenisse da che sembrava troppo appassita, la posi nell’acqua di un’ampolla. Ma trattane fuori alle 3 1/2 pom. non si risentì nep- pure alla scarica della boccetta di 30 gradi Qu. el.: onde era morta in quarto grado: infatti sventrata cominciava quasi a putire (il calore era di 19 gr., ed era stato poco meno anche il giorno innanzi, e la notte); nè valse a nulla il prepararla, ed armare i nervi nè per aver segni di elet. spont., nè per convel- lerla con 30 gradi Qu. el. di carica della boccetta.

29 Aple.

Decapitata alle 11 della mattina una picciola rana (di quelle, che già da tre giorni stavano nell’alta campana di vetro aperta in cima, senza cibo di sorta, eccetto un poco d’erba, che vi si buttò dentro il secondo giorno, di cui non pare che mangiassero), e traforata con grosso spillo tutt’al lungo la midolla, la qual ultima ferita, assai più che la prima le fu al solito fatale, mentre cadde in vio- lente convulsioni, stirò le gambe, e in pochi secondi perdè ogni moto; laddove mozzata soltanto la testa han moto e vita, e saltano le rane per più d’un giorno.

Sottoposta poco dopo alle prove dell’elet. artif. si convellevano le sue gambe e il suo tronco, come se fosse stata intiera, e viva, cioè per la carica della boccetta di 2 gradi scarsi del Micr. el. si osservavano piccioli moti nelle dita, e in uno od altro muscolo: con 4, 5, 6 gradi si scuoteva tutta ecc., con 8 o 10 facea sbalzi, s’inarcava ecc..

Fu involta in pannolino, che appena poteva dirsi un poco umido, fino alle 9 della sera: quando parendo troppo asciutto si umettò alquanto.

Alle 9 della seguente mattina (in tutto il qual tempo non avea mai ri- cuperato nè moto, nè alcun altro segno di vita) tentata di nuovo coll’elet. artif. diede gl’istessi segni, cioè si eccitavano le solite deboli convulsioni nelle gambe e piedi traducendo dall’uno all’altro la picciolissima scarica della boccetta 12 [pollici] qual’ è quella di 1 grado o poco più del Micr. el..

Di lì a poco restando la rana sul patibolo vi voleva una forza elettrica tre o quattro volte maggiore.

Preparata per l’elett. spont. e armati a dovere i nervi, non diede alcun segno. Allora si punzecchiò e traforò con spilli arroventati ecc. senza ottener nulla.

Conficcato uno spillo nell’armatura; e un altro in una gamba, e traducendo così la scarica della boccetta dai nervi alla gamba, non si scuoteva, che a 3

gradi circa del Qu. el.. Verosimilmente perchè i nervi appassiti non conducevan bene. All’incontro facendola passare da una gamba all’altra bastava assai meno. Umettata per mezz’ora nel pannolino, bastarono 2 a 3 gr. del micr. el.; alle 3 1/2 pom. essendo stata sempre involta nel pannolino umido, si tentò di nuovo coll’el. art. e quantunque così mal concia da cento punture ecc. pur si risentì ad una carica della boccetta di 30 gr. del Micr. El.

A questo punto il Giornale prosegue nel Mns. J 4. [Nota della Comm.].

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30 Aple. Temp. 17 gr. nella camera.

Una lucerta con mezza coda, presa il giorno avanti in una camera, epperò patita, e più per essere stata 24 ore chiusa in una bussola di legno.

Conficcata sul patibolo con uno spillone in mezzo alla testa, e un altro ad una gamba posteriore, si convelleva alcun poco colla scarica della boccetta 12 [pollici] di 2 gradi scarsi del Micr. el. e con la carica di 10 gr. sbalzava. Lo stesso fu traducendo la scarica da una gamba anteriore ad una posteriore.

Tagliata la testa ritenne per alcuni minuti qualche moto nelle gambe, che si risvegliavano massime pungendole, e pungendo la coda tutto il corpo si divincolava: così pure, ma non tanto, pungendo la schiena.

Conficcando allora un ago tutt’al lungo della spinal midolla, diede nelle estreme convulsioni, non però così forti, come quelle che con simil trattamento accadono nelle rane, e apparve morta fino alle gambe posteriori, e alla coda, le quali sole si commovevano ancora alcun poco stuzzicandole con punture d’ago.

Dopo qualche minuto, che ciò durava, infissi un altro ago lungo e sottile su pel tronco di coda fino a mezza vita, e allora tutto fu finito, e ogni membro mostrossi affatto morto. Messa alla prova dell’elet. bastò ancora a convellerla alcun poco la carica di 2 gr. Micr. el. della boccetta.

Allora involsi la lucertola nel pannolino un pochetto umido, essendo quasi 5 ore pomer. Verso mezza notte, messa alla prova tanto intiera, che preparata, non si convelse neppure all’elet. artif. e alla scarica della boccetta di 20 gr. Quad. El..

1 Maggio.

Una rana languente, che però si risentiva con picciole convulsioni colla boccetta carica 1/2 gr. del Micr. el. C (cioè 2 di quello a paglie sottilissime), dopo averla tormentata per qualche tempo così, fu posta verso le 2 pomer. in una bussola di legno. Alle 12 circa la trovai morta istecchita colla schiena incurvata a sella; e posta sul patibolo vi vollero da 16 gradi di carica della stessa boccetta dello stesso Micr. el. C per convellerla un poco.

Preparata non diede segni di elet. spont., e all’elet. artif. non si risentì che a 20 gr. circa dell’istesso Micr. el. a paglie grosse.

Punzecchiati e traforati i muscoli con aghi anche roventi, non dava segno di alcuna irritabilità.

-N. B. Il calore del dopo pranzo fu da 18 in 19 gradi. Onde vedesi, che a tal temperatura passan presto questi animali fino alla morte plenaria, os- sia di quarto grado. -

Infatti anche una rana preparata, che dava segni vivacissimi di elet. spont. alle ore 3 pomer. posta in una caraffa umida fino alle 12 trovai, che aveva persa non che ogni avanzo di vitalità attiva, ma in gran parte anche la passiva, convellendosi appena per una scarica della boccetta di 20 gr. del Quad. El..

Così un’altra rana decapitata, verso mezza notte dei 2 Maggio, e finita di trucidare con infiggere un ago per tutta la lunghezza della spinal midolla, indi chiusa in una scattola di legno, la mattina seguente verso le 9, non diede più segni d’irritabilità in alcun modo, nè d’elettricità spontanea, e difficil- mente ancora si risentiva dell’artif., convellendosi appena per 20 gr. Quad. El, della boccetta di 12 poll.

Si torna a questo punto al Mns. J 2. [Nota della Comm.].

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Fig. 1.

Il Conduttore cilindrico grosso un poll. è lungo circa 2 piedi ed ha capa- cità presso a poco eguale a quella di uno scudo d’elettroforo del diametro di 8 poll. Il Micr. El. C qui adoperato, che ha paglie grosse e corte marca 4 gradi per ciascuno del Quad. el. B (mentre i micr. El. a paglie lunghe e sottili sono 4 volte più sensibili di quello); onde danno da 16 gr. per 1 del Quad. El.

Adunque un’elet. à del Conduttore, che fa andare a 2 ½ gradi circa della sua scala il Qu. el. (che colla correzione son 4 veri gradi), e a 15 o 16 il Micr. El. C basta ad eccitare qualche picciola convulsione nella rana appesa al pati- bolo con una gamba di qua l’altra di là: e 20 gr. di questo Micr. El. la scuo- tono considerabilmente.

Facendo passare l’elet. dalla testa alle gambe, o vice versa, ci vogliono da 6 in 7 gr. del Quad. El., cioè da 25 o 26 del Micr. El. C; e con 20 solamente del Qu. El. son tali le convulsioni, che sbalza una gamba pendente.

Adoperando la boccetta di Leyden 12 [ pollici ] sbalza la gamba, colla carica di 1 gr. del Micr. El. (4 di quello a pagliette sottili) e con ½ gr. (2 del più sensibile) non lascia di convellersi sensibilmente.

Perchè tal Conduttore dia col contatto di un metallo la minima scintil- luzza appena visibile al buio debbe avere almeno un’elett. à di 5 in 6 gradi del micr. el. C, cioè da 20 in 24 gr. di quello a paglie sottilissime; e ancora tal mi- nutissima scintilla non si vede sempre.

3 Maggio.

Preparata una rana, e sospesa per l’ago infisso nella spinal midolla, da una parte, e per una gamba dall’altra, sbatteva l’altra gamba pendente, facendo passare la debolissima elet. del semplice Conduttore di 3 soli gr. del Micr. el. a paglie sottilissime dai nervi ai muscoli: con

Il numero è illeggibile. [Nota. della Comm.].

gr. inversamente.....

La continuazione riprende a questo punto nel Mns. J 4. [Nota della Comm.].

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5 Maggio. Temper. 11. Tempo piovoso.

Tre rane furono messe nell’acqua di un’ampolla sopra un fornello. Il calore essendo arrivato in 3 minuti o 4 a 25 gr. si levò l’ampolla dal fuoco. Le rane mostravano di soffrire ma non molto. Dopo un quarto d’ora circa, es- sendosi raffreddata l’acqua di 2 gradi, si ripose a riscaldare lentamente fino ai 27 gradi, e di nuovo si levò dal fuoco. Le rane s’ agitavano ma senza furia. Dopo alcuni minuti si fece ancora scaldare fino a 29 gradi. Le rane mostravano di patir molto, ma continuavano a vivere. Finalmente si fece per l’ultima volta arrivare il calore a 31 gradi: allora caddero le rane in ago- nia, e poco dopo levata l’ampolla dal fuoco, spirarono prima due picciole, indi la 3 a assai più grossa e forte. Il tempo tutt’insieme di riscaldare a riprese durò da 35 minuti.

7 in 8 minuti dopo la morte, cavai fuori una delle rane picciole, per vedere se si ricuperasse; ma non diede alcun segno per tre quarti d’ora circa.

La sottoposi allora alle prove dell’elet. artif. per vedere a qual grado si risentisse, e se mai con elettrizzarla prima blandamente poi con un po’ più di forza gradatamente, ritornasse in vita. Ma nulla: non si risentì neppure alle scariche discretamente forti della boccetta di Leyden, nè intiera, nè pre- parata; e molto meno diede segni dell’elettricità spontanea; così non fu punto convulsa al ficcar dentro l’ago nella spinal midolla, nè i muscoli dieder segno d’irritabilità pungendoli, e traforandoli: insomma si mostrò morta in 4° grado.

Levai fuori un’ora dopo le altre due rane dall’acqua che era ancor tepida. Eran queste non tanto floscie, come la prima, ma un poco rigide nelle giunture delle gambe di dietro stirate.

Messane una alle prove, la trovai anch’essa morta completamente in 4° grado, come la precedente.

L’altra la lasciai intera, e l’avvolsi in un pannolino, ove stette per circa otto ore. Messa a tutte le prove fu lo stesso, che delle altre due, cioè insensi- bilità, e immobilità perfetta, e morte plenaria completa .

Messe tre rane in una caraffa di larga bocca, vi abbruciai dentro un maz- zetto di solfanelli, appesi ad un turacciolo di sughero, che chiudeva ma non molto esattamente. Si dibatterono lunga pezza, e morirono una dopo l’altra a capo di qualche minuto.

Tratta fuori quasi morta la prima, cioè quando movea ancora un poco le gambe, perdè in pochi istanti anche questo picciol moto, e sottoposta alle prove si risentiva così intiera alla debole elet. artif. Preparata indi solle- citamente, diede segni di elettricità spontanea, ma deboli, e poco durevoli. Le carni andavan visibilmente divenendo rigide e crespe; e in termine di pochi minuti, e quasi appena finito di dar segni dell’elettr. spontanea, non fu più sensibile neppure all’elett. artif., neppure alla scarica della boccetta di circa 20 gradi Quad. El.

Lasciai le altre rane nella moffetta del solfo per alcuni minuti, e trovai morte anche queste. Ne sottoposi una alle stesse sperienze della prima, e fu l’istesso l’evento tanto riguardo all’elett. spont. che all’elet. artif. e al celeris- simo appassimento delle carni: le quali fiutate davano un certo odore che non era tutt’affatto sulfureo.

N. B. Nel preparare queste rane, troncando la spina dorsale, e più infig- gendo l’ago nella midolla, si convellevano le gambe al solito; segno di super- stite irritabilità; ma pur punzecchiando e forando con grossi aghi i muscoli, niuna contrazione, niun palpito vi si osservava. Finalmente la terza rana tentata circa 3 ore dopo non si risentì ad alcuna prova e mostrossi morta completamente.

N. B. Da tutto questo è visibile, che il vapor del solfo, l’acido sulfureo volatile penetra nelle carni, e continua la sua mortifera azione sui nervi e sui muscoli anche dopo levata la rana dalla moffetta.

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