LETTERA PRIMA.
FONTI.
STAMPATE.
Mocc. pg. 34.
Mont. pg. 115.
MANOSCRITTE.
Cart. Volt.: E 31; J 18; J 19; J 27.
OSSERVAZIONI.
TITOLO:
DATA: da E 31.
in Mocc. ed in Mont. erroneamente sta scritto 1794.
E 31, Minuta quasi identica della seconda parte.
La scale dei poteri elettromotori trovasi anche in Cart. Volt., J 18, e se ne trova
una prima traccia al N. 8 D e un altro abbozzo in J 27 (vedi N. 13 C).
J 19 contiene la scala dei poteri elettromotori identica a quella comunicata al Moc-
chetti, salvo lo spostamento delle « Miniere d’argento » dal XIX al XXXIV posto.
Seguono alcune considerazioni sulle varie sostanze enumerate che si pubblicano.
[Empty Page]
LETTERA PRIMA.
All’amico carissimo Dott. Francesco Mocchetti
a Vienna.
Grandissimo piacere mi ha recato la lettera, ch’ella si è compiaciuta di
scrivermi fin dal passato dicembre da Gottinga, con un estratto della memoria
del dott. PFAFF; e se ho tardato tanto a risponderle, si è perchè, volendo farlo
diffusamente, non ne ebbi tempo per qualche mese, e in seguito temetti, ch’ella
fosse già partita da Gottinga, onde non sapeva dove indirizzarle le lettere.
Ora un’altra favoritissima sua del 24 aprile da Vienna, mi indica trovarsi
V. S. Riv. in cotesta città, dove m’immagino si tratterrà lungamente: le scrivo
dunque a Vienna, ringraziandola primieramente dell’una e dell’altra lettera
sua, che mi furono graditissime, e di quella dell’amico LICTHENBERG, da lei
trasmessami, che mi fu pure molto cara. Or mi faccio alla memoria di PFAFF.
Mi spiace di non averla potuto vedere, come tante altre sul soggetto in que-
stione; come mi spiace d’esser privo del Giornale fisico di GREN, per la provvista
del quale ho fatto replicatamente, ma senza frutto, istanza ai soprantendenti
alla Biblioteca dell’Università. Quanto però ai risultamenti delle sperienze
del citato PFAFF, ch’ella mi nota, trovo che sono molto conformi ai miei, e
credo di averlo in tutto prevenuto colle mie sperienze, parte già pubblicate,
parte non pubblicate, ma mostrate a varj intelligenti, sì nazionali che esteri,
sono due anni e più. E in primo luogo quanto all’essere non che buonissimi
conduttori, ma sibbene eccitatori molto attivi, diverse miniere e piriti o
furi metallici
perta mia, di cui ho fatto cenno già più di un anno fa, in una lettera stampata
nel Giornale del Dott. BRUGNATELLI, con queste parole:
miniere (molte delle quali sì ricche che povere di metallo, e le piriti stesse ho pur
trovato che non la cedono ai regoli metallici) e del carbone di legna, il quale, per
la virtù di cui si tratta, non meno che per quella di essere eccellente conduttore,
va posto in compagnia dei metalli.Ma le sperienze mie sopra un gran nu-
mero di tali piriti e miniere, di cui tengo nota, e le quali ho mostrate, almeno
le principali, a molte persone intelligenti, datano da due anni e più. Ecco un
estratto di tale nota.
Da ciò si vede, che aveva pur io trovato prima del dott. PFAFF, che i
inferiori ai metalli medesimi, sebbene contengano molto solfo per sè stesso
coibente, e poca sostanza metallica; e che all’incontro altre miniere più ricche
di metallo, ma ove questo trovasi in istato di calce, ossia
conduttori, e quindi o nulla o pochissimo eccitatori.
Anche per ciò che riguarda l’ordine o scala, in cui van posti cotesti ecci-
tatori, rapporto al produrre maggiore o minore effetto, eccitare cioè più o men
vivo sapore sulla lingua, più o men forti convulsioni nei muscoli ecc., in guisa
che quanto più sono distanti nel detto ordine o scala i due che s’impiegano,
tanto più sono efficaci; trovo che combinano presso a poco i miei risultati
con quelli del Dott. PFAFF; ma anche qui credo d’essere stato io il primo a
sbozzare e ad estendere indi un cotal ordine: son passati già due anni, dacchè
ho disposti cotali eccitatori nel seguente ordine.
Zinco (mi piace di cominciare da questo che sta discosto molto da tutti
gli altri).
Alcuni tra que’ fogli stagnati che si chiamano impropriamente
gento
Alcune qualità di stagno in lastre o verghe.
Piombo.
Altre qualità di stagno.
In questa scala dunque trovansi le mentovate sostanze poste mano mano
più lontane quelle, che combinate producono maggior effetto, cioè agiscono
con 1, 2, 3, 4 gradi di forza, secondo che distano 1, 2, 3, 4 passi: dove è da os-
servare che le linee punteggiate indicano altrettanti intervalli o lacune; di
maniera che vanno considerati più distanti fra loro, e. g. il regolo d’antimonio
e il ferro; quantunque non si sia notato altro corpo di mezzo, che il ferro e
Io poi ho spinto le ricerche
più avanti, ed ho trovato, che di due di tali sostanze applicate ai conduttori
umidi o all’acqua medesima, nelle sperienze di cui si tratta, sempre quella che
è superiore nella scala spinge avanti il fluido elettrico nel corpo umido che com-
bacia, e quella che è inferiore lo riceve dal conduttore umido, cui parimenti com-
bacia, e lo rifonde nel metallo superiore; e che tal giro continua, finchè non
s’interrompa il circolo conduttore: che l’ingresso del fluido nella punta della
lingua vi eccita il sapor acido, la sortita o niun sapore o uno alcalino, se i me-
talli cioè distano molto nella scala, come zinco e ferro, foglio stagnato e rame,
piombo e argento, e più di tutto zinco e piombaggine o carbone buono, onde
invertendo la posizione di tai metalli si cangia anche il sapore, ecc.
Merita qualche riflessione, che le piriti o miniere, che sono eccitatori elet-
trici al par dei regoli metallici, stanno tutte o quasi tutte (almeno quelle de-
scritte qui sopra nella lunga nota) colla piombaggine e col carbone nell’ultima
schiera più numerosa, che comprende l’oro, l’argento, il mercurio: che però
essendo tali miniere e piriti o solfuri metallici e il carbone inferiori notabilmente
ai metalli nella virtù conduttrice, par che si debbano avere per inferiori anche
nella virtù eccitatrice; e quindi essendo in questa presso a poco eguali all’oro
e all’argento, anche questi metalli stan bene in fine della scala, la quale va co-
minciata, come ho fatto, dallo zinco, che più di tutti si distingue e si lascia ad-
dietro di gran tratto tutte le altre sostanze. Io immagino dunque che tutte
le annoverate sostanze abbiano virtù di spingere avanti il fluido elettrico ne’
conduttori umidi, che combaciano, ma con forza differente ciascuno; nel che
i superiori nella divisata scala superino mano mano gl’inferiori, tanto più
cioè, quanto più sono distanti in tal distribuzione. Con ciò si spiega come im-
piegando tre pezzi del medesimo metallo, sia pure de’ più potenti, o un arco
di un pezzo solo, riuscendo equipollente la forza, che spinge il fluido elettrico
a destra e a sinistra, non ne segue alcuna corrente, ohe eccitar possa il sapore,
o i moti muscolari; ma si vuole che i due capi dell’arco metallico, che comba-
ciano i capi dell’altro arco conduttore non metallico, siano perfettamente
eguali, e non differiscano neppure per qualche accidentale modificazione di
tempera, levigamento ecc., come ho dimostrato nella prima delle lettere all’a-
bate VASSALLI; altrimenti potrà uno prevalere all’altro, e mettendo il fluido
elettrico in giro eccitare delle convulsioni nella rana preparata di tutto punto
e molto sensibile, compresa nel circolo.
Ho poi scoperto, che anche con un metallo solo perfettamente eguale ne’
suoi due capi, si possono ottenere le convulsioni nella rana preparata e molto
vivace, sol che diversi siano i due conduttori non metallici, o come li chiamo
conduttori della classe umida, diversi, dico, i capi di cotest’altro arco con-
duttore, che combaciano rispettivamente quelli dell’unico metallo. Così collo-
cando la rana puntualmente preparata col tronco in un bicchiere d’acqua e
d’argento, o tutto di zinco ben lavati prima, non si eccitano le convulsioni;
le quali poi si eccitano più o men forti, se asciugato un capo dell’arco del-
l’acqua pura, si sporchi anche leggermente d’acqua salata, di scialiva, di
sangue, di muco, di orina, di aceto, o di altro liquor salino, singolarmente di
una soluzione satura di alcali od anche di sapone. Che se ambedue i capi
dell’arco metallico si sporchino egualmente di uno stesso umore, nulla
succede: nettatone un solo, ecco di nuovo le convulsioni alla prova; che più
non si ottengono nettati bene ambedue i capi col diguazzarli e. g. nell’ac-
qua ecc.. Si può anche immergere al modo solito la rana in due bicchieri con-
tenenti uno un liquore, e l’altro un altro, e. g. acqua e sangue, massime denso
e vischioso, acqua e chiara d’uovo, acqua e soluzione carica di sapone, latte e
olio di tartaro; e allora intingendo i capi dell’arco metallico qualsiasi si otter-
ranno le convulsioni tutte le volte, finchè mantiensi in vigore la vitalità nel-
l'animaletto. Ho variato in moltissime altre maniere queste sperienze; le quali
tutte mi hanno comprovato, che se il mezzo più efficace di eccitare le convul-
sioni è quello di introdurre nel circolo conduttore, di cui fa parte la rana ecc.,
due metalli diversi, che si toccano fra loro interposti a conduttori umidi quali
essi sieno; un altro mezzo meno efficace, ma che pur riesce fino ad un certo
segno, si è quello di un sol metallo (o di due o più, eguali negli estremi dell’arco
che formano) interposti a due conduttori umidi dissimili.
Finalmente anche senza l’intervento di alcun metallo possono ottenersi
nelle rane preparate di fresco ed estremamente vivaci delle convulsioni, se nel
circolo conduttore vengano a toccarsi due della classe de’ conduttori umidi
fra sè diversi: come se si pieghi una gamba della rana medesima a far arco
conduttore, e portisi al contatto de’ muscoli dorsali, o di altra parte carnosa
del tronco, l’estremità del muscolo gastrocnemio, la parte cioè tendinosa del
medesimo, o il resto del piede parimenti duro e tendinoso: non così se si faccia
il contatto della parte polposa superiore della stessa gamba colla carnosa
del tronco ecc., a meno che sia esso tronco intriso di sangue viscido o d’altro
umor glutinoso, nel qual caso succede talora che si eccitino le convulsioni, qua-
lunque parte della gamba non egualmente intrisa venga a quel contatto, ed
anche se vi porti un dito o la punta della lingua una persona, che tien sospesa
pei piedi la rana. Insomma quando ciò succede è manifesto che vengono al
contatto due
cui tutto dipende. In prova di che, se si lavi ben bene la rana così preparata
nulla più succede, avvegnachè mantenga la sua somma eccitabilità. Ma volete
che di nuovo si eccitino come prima, anzi meglio le convulsioni? Sporcate
di sangue glutinoso, o meglio di sapone ammollito, o meglio ancora di olio di
tartaro, tutto o parte del tronco, e ripiegate addosso la gamba a quel luogo,
e l’esperienza molte volte vi riuscirà, se non al principio, qualche tempo dopo.
Riesce qualche rara volta, e solo con rane vivacissime e appena preparate,
se poste al solito colle gambe di qua e il tronco di là in due bicchieri d’acqua,
s’intinga in uno un dito netto o bagnato d’acqua, e nell’altro un altro dito
sporco di sangue o di qualche altro umor vischioso, o di sapone stemperato,
o di acido vitriolico, o meglio di tutto d’olio di tartaro. Men difficile è riuscire
servendosi per arco conduttore di un pezzo di gelatina, di chiara d’uovo cotta,
di formaggio, di colla di farina cotta, di cui un capo solo s’intinga in acido vi-
triolico, in sapone stemperato, o in liquore alcalino concentrato: pur non si
riesce che ne’ primi momenti dopo la preparazione, e con rane molto robuste
e vivaci.
Dopo che non si riesce più in nessuna maniera CO’ soli
per quanto siano
tallo
però fra due
salini e sopra tutto alcalini; e quando finalmente non si riesce più in alcun modo
con un solo metallo, sian quanto si voglia diversi i conduttori umidi, cui tro-
vasi interposto, succedono ancora benissimo le convulsioni col mezzo sopra
ogni altro efficacissimo di due metalli diversi, e tanto meglio quanto più sono
distanti tra loro nella scala sopra indicata. Intorno a che giova osservare,
che con questo mezzo solamente riesco ad eccitare le sensazioni di sapore
nella lingua, di luce nell’occhio, di dolore nelle ferite ecc., e le convulsioni e
contrazioni muscolari anche senza snudare i nervi, anche nella rana intiera e
intatta; laddove nè con un metallo solo, nè con due pezzi di metallo dell’istessa
sorte, e molto meno senza alcun metallo, non giungo mai ad eccitare nè quelle
sensazioni, nè questi moti, e neppure alcuna convulsione nelle gambe della rana
scorticata e sventrata, se non taglio via tutto attorno ai nervi crurali, lasciando
attaccate per questi soli dette gambe al tronco: solamente dunque con questa
compiuta preparazione (mercè della quale si rendono tanto più eccitabili i
nervi, quanto più raccolta passa per essi la corrente elettrica, altra strada non
essendovi pel tragitto che essi soli) si possono ottenere gli sbattimenti di esse
gambe, sia con metalli dell’istessa sorte, sia anche senza l’intervento di alcun
metallo, ove abbiavi diversità tra conduttori non metallici, della classe cioè
dei conduttori umidi, che entrano nel circolo; ed anche questa difficilmente
e a stento: dal che si rileva sempre più quanto meno sieno efficaci tali mezzi,
massime quello in cui non s’adoperano metalli...
Finisco con assicurare V. S. Riv. della mia stima ed amicizia, e sono
Da Pavia 5 giugno 1795.
Suo divot. ed obbl. Servitore ed Amico
ALESSANDRO VOLTA.
ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA
[1]
tratto da J
[2]
§. Ecco già 36 corpi (e quanti altri ve ne avrà), i quali non sono
puri metalli, non esistono nel vero e proprio stato metallico, o di regolo, ma
bene più o meno alterati, e misti di materie eterogenee, alcuni ancora conte-
nenti scarsa dose di sostanza metallica, altri che punto o poco partecipano
di tal natura; eppure si comportano come metalli nel dare mossa al fluido elet-
trico, applicati come questi a combaciamento dei corpi umidi, onde eccitano
del pari il sapore sulla lingua ecc. Il più maraviglioso è che alcuni, cioè il
piritoso
vero metallo, ossia stan sopra all’argento, all’oro e agl’altri che già, assegnai
al primo ordine; comunque non siano nè i più ricchi di materia metallica,
nè quelli che hanno più brillante; ma anzi tra i meno partecipanti di tali qua-
lità. Molti poi trovansi o eguali o poco inferiori all’argento, tal che possono
stare con lui nello stesso 1° ordine, e sono i n.
clusivamente. A questi, come si vede, ne vengono appresso degli altri sempre
degradanti, in guisa che giù discendendo al 2°, e al 3° degli ordini già da me
disegnati, vengono così bene riempiuti gl’intervalli che ormai possiam riguar-
dar quasi tutti i corpi annoverati ed altri minerali ....[3].... in un coi metalli
veri, semimetalli, e un gran numero di leghe metalliche, un ordine solo o lunga
serie continuata, dal carbone, che sta in cima, e a cui vien dietro la piombag-
gine, il rame piritoso, l’argento ecc. fino al piombo. Egli è solamente da que-
st’ultimo allo zinco, che si passa, lasciando fuori lo stagno di cui or ora parle-
remo, un gran salto, tanto avendovi per avventura d’intervallo tra il zinco e il
piombo, quanto tra il piombo e l’argento, indi pure tra il piombo e il carbone:
infatti non è men forte il sapore che prova la lingua cimentata coll’applicarvi
convenientemente i due zinco e piombo, di quello sia allorchè le si applicano
in egual modo piombo ed argento, piombo e rame piritoso, od anche piombo
per quanto può il senso giudicare, vivissimo e pungentissimo, lasciando il
piombo, che tiene come dicemmo il posto di mezzo, si contrappongono gli
estremi opposti, cioè zinco da una parte, dall’altra argento, rame piritoso,
piombaggine, o meglio ancora carbone scelto.
§. Or ella è cosa anche questa sorprendente, che tanti avendovi
e metalli ed altri corpi intermedj (in ordine alla virtù elettrica, di cui si tratta)
scendendo dall’argento al piombo, e meglio cominciando dal carbone, tanti
metalli, semimetalli e leghe, tante leghe di diversi metalli, tante miniere e pi-
riti, non si truovi poi dal piombo fino allo zinco cotanto lontano, se non lo
stagno; e che questo solo nelle varie sue modificazioni presenti alcuni gradi in
questo grande intervallo. Lo stagno di commercio fra noi usuale, che non è
stagno puro, sta appena sotto il piombo. Un poco più sotto sta lo stagno fino,
d’Inghilterra, e quello di Fiandra. Ma distano ancora assai dal zinco; finora
ho trovato solamente lo stagno battuto in foglie sottili, quello stagno de' li-
bretti, di cui si fa uso per inargentare a falso, come pure quello, di cui è coperta
la carta, detta volgarmente carta d’argento, che s’accosti ad esso zinco, tanto
che alcuni di tali fogli stagnati (alcuni, dico, che convien scegliere a prova), lo
raggiungono pur anco; in guisa che si giunge ad eccitare con essi contrapposti
all’argento (e meglio al rame piritoso, alla piombaggine, al carbone) nell’una
maniera il sapor acido tanto vivo e pungente, nell’altra l’alcalino tanto acre
e rabbioso, quanto appunto col zinco contrapposto similmente agli stessi car-
bone, argento ec. Quindi è, che di questi fogli stagnati scelti fra molti soglio
servirmi a preferenza del zinco, per essere più comodi, e maneggiabili.
§. I corpi sopra descritti (§. ) non sono tutti buoni Condut-
tori dell’elettricita, e nessuno lo è di quelli, la di cui sostanza metallica per ab-
bondante che sia, trovasi sensibilmente ossidata, ossia in istato di cola, come
la miniera di rame epatica 1); il ferro specolare, e il micaceo 10) e 11); la mi-
niera di piombo terroso 18). In generale la conducibilità l’ho trovata corrispon-
dente alla virtù di eccitare il sapore ec. e non in rapporto alla quantità di ma-
teria metallica. Così il carbone di buona qualità, 36) la piombaggine 35), il
rame piritoso 4) son perfetti conduttori tanto come i migliori metalli; almeno
non vi ho scorta differenza nella vivacità delle scintille elettriche provocate
da questi o da quelli. Dopo i già detti è conduttore quasi egualmente buono
il ferro piritoso 13); la pirite sulfurea cubica di ferro 15) quantunque contengano
quella egual dose, e questa molta maggior proporzione di solfo di sua natura
coibente, che ferro. All’incontro la miniera di ferro nera ricchissima 8), e l’ema-
tite rossa 9) non eccitano punto scintille piene e sonore, presentate ad un con-
duttore ben elettrizzato, ma picciole e stentate con quel cigolìo che indica la
poca permeabilità al fluido elettrico. Che più?
La miniera d’antimonio grigia
o compatta o cristallizata, la radiata, comunque ricca di metallo 24) e 25)
chiare. Io presentava un pezzo di tal miniera al primo conduttore tenendolo
fralle dita in modo, che ne sporgesse alquanto; e le scintille provocate schivando
il pezzo piegavansi piuttosto a colpire il dito ec.
Riconosciuti per così buoni Conduttori . . . . . .[4]. . . . . .
[3]
[4]