Volta, Alessandro Lettera Seconda al Prof. F. Mocchetti 1795 it volta_lettSecFM_927_it_1795.xml 927.xml

LETTERA SECONDA.

Agosto 1795.

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE. Cart. Volt.: E 33 f; E 33 g; J 30 a; J 35; J 36; J 37; J 38; J 65; M 36.

OSSERVAZIONI. TITOLO : DATA: da E 32f.

E 32 f, E 33 g, E 33 g” a, J 35, J 36: frammenti vari ed estesi. J 30 a, J 37, J 38, J 65: brevi frammenti di cui J 65 molto analogo a E 33 g” a. I frammenti della prima serie vengono pubblicati nell’ordine indicato e staccati, non essendo possibile una completa ricostruzione della lettera. In Cart. Volt. M 36 è la lettera autografa del prof. Mocchetti da Vienna in data 23 giugno 1795 alla quale il V. risponde con questa « Lettera seconda ». Se ne pub- blica un tratto interessante.

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LETTERA SECONDA.

Agosto 1795.

I° Frammento della 2 a Lettera al Mocchetti [E 32 f].

In Patria ho ricevuto la car. ma sua de’ 23 Giugno

Ill. mo Sig. re

Solamente ieri di ritorno dall’Ongheria, e dalla Polonia mi fu recato il venerato di lei foglio dattato dai 5 Giugno, in cui Ella si compiacque di trascrivermi le nuove ed interes- santi esperienze risguardanti l’elettricità animale. Io non saprei spiegarle la soddisfazione, che ne ho ritratto dalla lettura replicata di queste osservazioni, e tanto più perchè mi sono persuaso a tutta prova, che i Tedeschi il più delle volte si arrogano il difficile titolo di sco- pritori in quelle istesse materie, in cui gli Italiani preventivamente si sono distinti. Non ho io forse letto ne’ risultati degli esperimenti, ch’Ella tentò sovra le diverse miniere e piriti , o solfuri metallici tutto il contenuto della dissertazione del Dr. PFAFF? E siccome l’epoca, in cui furono le giudiziose di Lei osservazioni pubblicate in Italia è fuor d’ogni dubbio ante- riore a quelle di PFAFF: non ho io perciò ragione di chiamarli inventori d’opinioni, e non di fatto ?

Mosso da questa ragione mi lusingo, ch’Ella mi permetterà di farne una traduzione in tedesco per inserirla quindi nel Giornale di Vienna, e in quello del celeb. BALDINGEN a Mar- burgo. S’Ella credesse egualmente opportuno d’aggiugnervi qualche altra posteriore osser- vazione non mi defraudi il piacere di trascrivermela, ch’io mi darò l’onore d’inserirla, ove Ella stimerà più a proposito. E tanto più volontieri lo faccio per mostrare all’Allemagna, che i soli PFAFF e KIRKMEYER non sono i scopritori di questo fluido elettrico animale, ma bensì, che si deve all’Italia l’onore di una tale scoperta, che ben conosciuta e diretta potrà forse un giorno tornare a gran vantaggio nelle morbose affezioni.

Vorrei egualmente poter soddisfare la dotta di Lei curiosità col procurarle una copia della Memoria del sudd. to Dr. PFAFF; e perciò scrissi al Profess. GMELIN di Gottinga, il quale potendola avere non mancherà di spedirmela a Vienna, ch’io poi colla prima occasione gliela farò tenere a Pavia. Ho fatto già alcune ricerche in queste librarie, come pure a Lipsia, ma non mi fu possibile il trovarne un esemplare. Si dice però, che l’autore in seguito ad altre nuove esperienze abbia fatto molte aggiunte alla sudd. ta dissertazione, e che in breve ne farà una seconda edizione.

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Mi obbligherà moltissimo, se mi favorirà soventi di parteciparmi le sempre nuove ed interessanti osservazioni, ch’EIla fa prodigiosamente a vantaggio ed ornamento della Fisica; ed io non mancherò di testificarle quella stima e venerazione, che le professo per ogni titolo grandissima, e con cui ho l’onore di rassegnarmi

di Vs. Ill.ma

divotiss. Obbl. Um. le suo servidore FRAN. CO MOCCHETTI.

Li 23. Giugno 1795, Vienna.

dalla quale intendo con piacere il nuovo giro ch’ella ha fatto per l’Ungheria e la Polonia ad oggetto di arricchirsi di cognizioni intorno alla Letteratura, massime medica, di que’ paesi.
La V. S. Ill.ma non è stata pienamente soddisfatta dello stato in cui vi si trova la Scienza; non ha però lasciato di raccogliere qualche frutto dalle osservazioni.

Riguardo all’estratto delle mie sperienze e spiegazioni che fa il soggetto della lunga lettera che le scrissi due mesi sono, non ho difficoltà, che Ella lo pubblichi in alcuni di cotesti Giornali; anzi mi piacerebbe, che venisse inserito in quello di GREN, oppure mandato al sig. GEHLER di Lipsia, autore dell’ec- cellente Dizionario di Fisica (Physikalisches Wörterbuch), il quale ha così bene esposte in varj articoli le altre mie idee sull’Elettricità. A questo suo in- comparabile Dizionario compito già in 4 parti, ossia tomi assai grossi, l’ultimo de’ quali comparve nel 179..., ha promesso fin d’allora di aggiungere con un 5° tomo un ampio supplemento; quale ha annunciato alcuni mesi sono, che uscirà infallibilmente per la Fiera di S. Michele. Potrebbe dunque ancora arrivare in tempo tale mio scritto al sig. GEHLER, per farne uso. Ciò che mi di- spiace è che avendolo io steso in fretta, senza alcun pensiero che dovesse pub- blicarsi, ho presentato molte cose alla rinfusa come venivano, molte altre ne ho tralasciate per brevità onde manca al tutto l’ordine e la chiarezza; molto meno ho posto studio nelle frasi e nello stile. Mi bastava di farmi intendere da V. S. Ill.ma. Or dunque sia sua cura il migliorarmi in tutto nella traduzione tedesca, che intende farne. Io intanto aggiungerò in questa 2 a lettera alcun’altra cosa sul soggetto. Descriverò alcune altre sperienze, esporrò nuove osservazioni a ulteriore schiarimento della materia; e finalmente mi avanzerò a proporre delle nuove viste e idee.

Fin dal principio ch’io mi applicai a ripetere e variare le belle e luminose sperienze di GALVANI, sulle convulsioni eccitate nelle rane ed altri animali da un’elettricità in certo modo spontanea, provocata cioè senza macchina elettrica, senza carica di sorta, senza stropicciamento, colla semplice applica- zione di conduttori metallici, cioè fin dalla primavera del 1792, scopersi che non era assolutamente necessaria quella preparazione della rana, ch’egli pre- scriveva, con cui lasciansi attaccate le gambe al dorso per i soli nervi crurali, e neppure di snudare in alcuna parte nervi sia di esse rane, sia d’altri animali, che si ottenevano convulsioni, e moti violenti in tutte le parti del corpo di una rana soltanto scorticata, ed anche intiera e intatta, se la pelle fosse ben umida, nelle anguille, ed altri pesci parimenti scorticati od intieri, nelle lucertole scor- ticate, ne’ polli, sorci, conigli, agnelli ec.; o spogliati solo degli integumenti sul dorso, o al più scarnati fin presso allo scoprimento di qualche grosso nervo come l’ischiatico ec. così pure le contrazioni di un sol muscolo della coscia, della gamba ec. di qualunque animale, o lasciato al suo luogo, e snudato sol- tanto, o snudato e reciso ed anche di un picciolo pezzo di muscolo; che tutti questi effetti si ottenevano, siccome con una blanda elettricita artificiale non però estremamente debole; così ancora colla semplice applicazione di due con- duttori metallici fatti comunicare tra loro per compiere il circolo, i quali però fossero tra loro dissimili, e dissimili molto come argento e stagno. Che se simili si trovassero, come argento e argento, piombo e piombo, o poco dissimili come oro e argento, piombo e stagno, non valevano ad eccitare i moti applicandoli comunque ai soli muscoli; sebbene poi riuscissero mediante la preparazione sopraindicata, di scoprire cioè e staccare tutt’intorno il nervo, e disponendo le cose in guisa, che la corrente elettrica dovesse passare tutta raccolta per esso nervo. Ecco come la preparazione della rana alla maniera di GALVANI giova cotanto; la cosa va a tal segno, che dove per iscuotere la rana intiera coll’elet. à art. le vi vuole p. e. che la scarica sia forte di 1 grado, del Quad. Elett. di HENLY, o di 10 dell’Elettrometro di CAVALLO, per iscuoterla dopo essere stata sventrata, basta di 1/4 di grado; e finita poi di preparare basta anche meno di 1/20 e di 1/30, di grado: una carica cioè della boccetta, impercettibile a qualsiasi più delicato Elettrometro e solo valutabile coll’artifizio del mio Condensatore.

La sperienza è bello farla così. Si faccia una catena di persone delle quali alcune dandosi mano immediatamente, tra altre facciano anello di comunica- zione delle rane, quì una intiera, là una scorticata, e sventrata, e tra due altre una terza preparata di tutto punto; per la buona riuscita dell’esper. a conviene che le persone abbiano le mani umide, acciò non trovi impedimento a passare per questa via la debole corrente elettrica, e stiano sopra un pavimento non umido acciò per questa altra strada non si devii. Così disposte le cose la prima persona della catena impugnando la boccetta di Leyden leggermente carica tocchi coll’uncino l’ultima: se la carica arrivava ad 1 grado dell’Elettrometro di CAVALLO a pendolini, ossia a paglie sottili ancor più sensibile, le persone non sentiranno niuna scossa; troppo lunga essendo la strada che offrono al passaggio della corrente elettrica; ma la sentiran bene le rane, anche la mezzo preparata, e la non preparata del tutto. Or si ripeta la prova con la boccetta carica sol- tanto 1/4 di grado: non si convellerà la rana intiera; ma solo le altre due. Fi- nalmente si diminuisca ancora la carica (con dividere e. g. quelle di 1 grado sopra un’altra boccetta di eguale capacità, indi il residuo sopra un’altra, poi questo quarto sopra un’altra ec.) tanto che non rimanga più che per 1/20, od 1/30 di grado, e fatto prova, la sola rana preparata del tutto verrà scossa ancora fortemente, le altre nulla.

Qui cade a proposito di far osservare, che non è già indifferente la dire- zione della corrente elettrica; avendo io trovato (e ciò pure fin dalla primavera del 1792 in cui pubblicai le mie prime Memorie sull’Elettricità animale) che molto più efficace riesce se la direzione sia dal busto o spina dorsale agli arti inferiori, cioè che passi dal tronco dei nervi ai rami, che al rovescio. Trovata la minima carica elettrica, che può convellere la rana preparata quando si dirige la scarica dai nervi ischiatici ai muscoli delle coscie e delle gambe in cui si diramano, sperimentate col fare un’uguale scarica in senso contrario e non ecciterete il minimo moto; e neppure con una, due o tre volte più forte; or- dinariamente vuol essere quattro o 5 e talora 6, e fino 8 volte maggiore; e quasi tanto forte quanto per iscuotere una rana non del tutto preparata. Anche questa scoperta fu da me fatta nella Primavera dell’anno 1792 e pubblicata assieme alle altre sopra indicate nelle prime mie Memorie sull’Elet- tricità animale, inserite nel Giornale del Dr. Brugnatelli, e in quella trasmessa e premiata dalla Società R. di Londra, che si truova nel Vol. delle Transazioni dell’anno seguente.

Tale scoperta facendoci vedere, che il corso del fluido elettrico ne’ nervi favorevolissimo all’eccitamento del moto ne’ muscoli dipendenti è quello che si fa nella direzione giustamente in cui agisce e si dispiega il potere della vo- lontà, nel produrre i moti degli stessi muscoli, che sono in suo arbitrio, cioè discendendo dal capo o tronco de’ nervi ai rami, potrebbe già farci congettu- rare che appunto il fluido elettrico sia quello di cui si serve l’anima per produrre i moti volontari; giacchè esso adopera così bene e conformemente all’indole e disposizione de’ nervi, ed essi sono così adatti a riceverne l’azione giusto l’indicata direzione: la quale congettura verrà di molto ad avvalorarsi quando osserveremo che l’azione del fluido elettrico è propriamente e direttamente sui nervi, e che egli è per quelli de’ moti volontarj lo stimolo più efficace e più appropriato.

Ma di quest’argomento altrove. Basti l’accennato quì per far vedere, che non escludo già ogni Elettricità animale , anzi le assegno altra più nobil parte nell’Economia, mentre dimostro insussistente quella messa in iscena da GAL- VANI, e sostenuta da’ suoi aderenti, che suppone cioè uno sbilancio di fluido elettrico tra i nervi e i muscoli, o tra l’interno e l’esterno dei muscoli, e spiega tutte le sperienze delle convulsioni ec. eccitate coll’applicazione de’ metalli, per una scarica e restituzione d’equilibrio. Io sostengo all’incontro che nulla vi ha di questo in simili sper. e ; che tutto è giuoco di un’elettricità estrinseca, d’incitamento cioè e di mossa data al fluido elettrico nel combaciamento di conduttori dissimili, e in virtù di esso combaciamento, i quali Conduttori sono perciò mezzi attivi, son veri motori...

Parola illeggibile, forse cancellata. [Nota della Comm.].

all’incontro gli organi animali, quali si sottopongono alle prove, sono meramente passivi, Elettrometri di una nuova specie, Elettrometri animali sommamente sensibili e affatto mera- vigliosi.

A finirla se ha influenza ne’ moti animali, come inclino molto a credere, il fluido elettrico, lo ha sotto il dominio della volontà, che comanda ad esso fluido stanziante, come in tutti i corpi, e in tutte le parti dell’animal vivente, così particolarmente ne’ nervi de’ moti volontarj, che sono forse più condut- tori delle altre parti. Ma negli animali morti, e ne’ membri recisi, su cui è ces- sata l’azione della volontà, il fluido elettrico rimane equilibrato e quieto, come in qualsivoglia altro Conduttore. Avviene però che tali corpi, o mem- bri tagliati, trovinsi compresi in un circolo di conduttori, nel quale abbianvi o un metallo frapposto a due conduttori non metallici dissimili, o meglio uno di tai Conduttori della 2 a classe tra due metallici dissimili? Da tai combacia- menti eterogenei, da tali motori ineguali viene spinto il fluido elettrico più da una parte, che dall’altra; da destra a sinistra, o da sinistra a destra, e percorre così tutto il circolo deferente; nel quale trovandosi compreso come già detto, l’animale intiero, o tagliato, un pezzo grande o picciolo del medesimo, viene esso pure invaso e trapassato da tal corrente, e stimolatine quindi i nervi in ragione che essa corrente è più copiosa e più rapida per la maggior differenza nei conduttori, che si combaciano, più ristretto il passaggio in essi nervi, e più sensibili. Ecco la spiegazione delle sensazioni di sapore sulla lingua, di chiarore nell’occhio, di bruciore nelle ferite ecc. non che de’ moti muscolari, secondo la natura dei nervi che vengono in tal modo stimolati: l’essere questi collocati lontani dal luogo ove dal combaciamento di due metalli dissimili vien data originariamente la mossa al fluido elettrico, in un lungo circolo conduttore, e. g. in una lunga catena, di persone, non impedisce che la corrente elettrica li attraversi, non toglie che se ne risentano; ma soltanto ne rende l’azione so- pra di essi e l’effetto tanto più debole, quanto è più lungo il circolo. Così avviene anche adoperando, come sopra, per simili sperienze la boccetta di Leyden.

Or ripigliando per un momento le sper. e con questa boccetta farò osser- vare, che se essa non ha una carica qualunque, invano s’impugna dall’uno il di lei ventre, e se ne tocca l’uncino dall’altro, che fan capo della catena, per eccitare le convulsioni nella rana anche la più vivace e meglio preparata, che fa anello di essa catena; dico, niente affatto di carica : che se ella ne avesse ricevuta una debolissima o conservato solo un picciolissime residuo, insensibile al più delicato Elettrometro, come accade alle boccie che si sono anche replicatamente scaricate, potrà essa eccitare molto bene le solite con- vulsioni.

Poniamo adesso da parte la boccetta e le due persone che fan capo della catena imbrandiscano con mani bagnate due pezzi simili di metallo, argento cioè ed argento, ottone e ottone, stagno e stagno, zinco e zinco, e si portino al contatto tali metalli omogenei: niuna corrente elettrica notabile si eccita, bilanciandosi la forza dei due motori eguali, e quindi niuna convulsione nella rana anche preparata; a meno che la differenza nella temperatura, poli- mento ec. non provochi una debole corrente, capace di eccitare i nervi d’una rana vivacissima e preparata di fresco. Il caso è come colla boccetta di Leyden niente, o quasi niente carica.

Ripetasi l’esperienza mutati i metalli, con argento e e. g. ottone, argento e ferro, ottone e stagno, ferro e zinco; ecco le convulsioni nella rana preparata di tutto punto; non però se siasi solamente scorticata e sventrata. Accade cioè come adoperando la boccetta di Leyden carica meno di 1/4 di grado dell’Elet- trometro a paglie sottilissime.

Finalmente siano i metalli impugnati a mani umide dalle due persone, argento e foglio stagnato, o meglio argento e zinco, al venirsi a toccare tai due metalli non solamente si scuoterà una rana compresa nel circolo, anche lungo delle persone, la qual sia perfettamente preparata, ma una anche solo sven- trata, se lo sia di fresco e conservi molta vivacità. L’effetto pertanto non è nè maggiore nè minore di quello, che si ottiene con una picciola boccetta di Leyden carica circa 1 grado dell’Elettrometro a paglie, o con una grande carica la metà, o un quarto di grado.

Per eccitare o le convulsioni nella rana intiera e intatta o le contrazioni in un muscolo reciso, o pezzo di muscolo sia di essa, sia di altro animale, senza snudare il nervo, non valgono neppure i motori metallici più efficaci, sopradetti, neppure l’argento contrapposto al zinco se non si accorcia e rende più facile tutto il circolo conduttore ; quindi non si riesce colla corona di persone ; ma sol- tanto o applicando tali metalli attivissimi immediatamente alle parti succose dell’animale o coll’interposizione per picciolo tratto di acqua od altro corpo ben bagnato, come immergendo il tronco di d. a rana intiera in un bicchiere d’acqua, e le sue gambe in un altro; e tuffando poi l’arco fatto dei due metalli col capo d’argento nell’uno, e col capo di zinco nell’altro bicchiere. Anche colla boccetta di Leyden si truova che più facilmente, cioè con minor carica, si ot- tengono le convulsioni nella rana se quella le si scarichi addosso immediata- mente, o coll’interposizione di brevi archi metallici ed anche dell’acqua dei due bicchieri, in cui peschi nell’anzidetto modo, più facilmente, dico, così che se faccia essa rana anello in una corona di persone.

Insomma vi è fin qui una somiglianza perfetta trall’azione dell’elettricità, ossia della corrente mossa da una boccetta di Leyden convenevolmente carica, e quella della corrente mossa dal semplice contatto di due metalli dissimili: dal che, si deducono due cose, e che l’azione ossia l’impeto al fluido procede real- mente da tal contatto, come con tante sper. e io dimostro, non dagli organi dell’animale, come si pretende da’ Galvaniani; e che tale fluido è il vero e genuino fluido elettrico, non altro fluido sognato, analogo più o meno all’elet- trico, oppure elettrico ma sott’altra forma modificato, e d’indole mutato, elettrico-animale , o come voglia dirsi. Chimere son queste: no, egli è il vero e proprio fluido elettrico comune, che agisce com’è solito di agire quando e dove è posto in corrente e giusto il grado e forza di tal corrente

A questo punto il Mns. continuava originariamente col brano seguente:

Ciò che vi è di nuovo, consiste nel avere scoperto un altro mezzo oltre i già conosciuti, di turbare l’equilibrio e il riposo, mettere originariamente in moto cotesto fluido, un mezzo non mai fino ad ora sospettato, cioè il semplice combaciamento di conduttori dissimili, per cui oltre a tal epiteto convien loro quello di motori . Questa è scoperta di elettricità comune, non di elettricità animale, ed è scoperta, a cui però ha dato occasione colle sue bellissime spe- rienze e colle idee di quella sua pretesa Elettricità organica il P. re GALVANI; scoperta tanto più mia, a ragione, che di esso GALVANI, quanto sì egli che i Partigiani suoi si sforzano d’impugnare un tal principio e di dimostrarlo insussistente per sostenere le prime loro idee affatto contrarie.

, che si comporta e relativamente alla qualità deferente o coibente dei corpi in tutti i gradi, e in ogni altra cosa conforme affatto alla sua natura ed indole; riguardo alla quale perfetta conformità d’effetti dello stesso fluido elettrico identico altre prove incontreremo bene in seguito, e all’incontro niuna obbiezione che vaglia.
Valuterannosi forse quelle del non osservarsi mai in simili sperienze la minima scintilla o luce elettrica, nè il minimo segno negli Elettrometri più sensibili? Ma se la mancanza di questi segni bastar dovesse a farci giudicare o che non v’è elett. à in moto, non succede vera corrente di fluido elettrico, o che cotesto fluido ha cambiato natura, prese nuove forme e modificazioni; già più non avremmo per vera e genuina elettricità quella di una grande boccia di Leyden, caricata debolissimamente con una sola scintilletta e. g. di un picciolo Elet- traforo; giacchè non solo provocata alla scarica non fa vedere la minima scin- tilla, ma neppure è atta ad attrarre il più legger corpicello, o a movere il più delicato Elettrometro e negheremmo quindi che succedesse alcuna scarica, o che movesse e inducesse scaricandosi alcuna corrente elettrica ecc.: eppure la move da un capo all’altro del circolo conduttore, quando questo non abbia la minima interruzione neppure per la grossezza di una finissima carta; te- stimonio la scossa che cagiona nella rana preparata, ed anche non preparata, e fino in una o più persone, ove la boccia debolmente caricata, a 1/10 di grado p. e. sia grandissima, o sia una batteria; che se una tal interruzione si trovi, un intervallo anche quasi impercettibile già più non è valevole quella sì pic- ciola carica a superarlo, colla debolissima sua tensione di 1/10 di grado, o minore, e quindi non succede la scarica: qual maraviglia adunque che nè appaja scin- tilla nè succeda moto alcuno di attrazione o ripulsione, pe’ quali richiedesi come ognun comprende qualche intervallo percettibile? Che non si mova sensibilmente il più delicato Elettrometro, per tale carica e tensione, che non può alzarlo che ad 1/10 di grado, o meno ?

Nel Mns. il tratto seguente è cancellato, ma è sembrato che meritasse di essere cono- sciuto:

[Ma andiamo più avanti: negherassi che sia in moto e formi corrente il fluido elettrico, o dirassi aver esso cambiato indole o natura, quando col giuoco della macchina infondendosi continuamente nuovo fluido dal Globo di vetro nel Conduttore, e questo comunicando ai cuscini, o col Suolo umido, non dà esso Conduttore alcun segno all’Elettrometro? Anzi perciò appunto, che vi circola liberamente non deve darne].

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II Frammento della 2 a Lettera al Mocchetti [E 33 g” a].

LETTERA 2. A

Intestazione testuale di A. V.

AL SIG. R DOTTORE MOCCHETTI

Agosto 1795.

Il rumore, che i sostenitori dell’ Elettricità animale nel senso di GALVANI han menato per le sperienze con cui si eccitano sovente convulsioni anche forti nella rana preparata di fresco senza l’intervento di alcun metallo, facendo cioè toccare semplicemente una delle gambe snudate ai muscoli dorsali nudi parimenti e intrisi di sangue, o ai nervi ischiatici tutt’intorno spogliati, tantochè essa gamba formi sola tutto l’arco conduttore; e talvolta ancora, se la rana è molto robusta, e conservano le sue membra in tal guisa preparate una piena vitalità, prolungando l’arco coll’interposizione di un corpo d’acqua od altro conduttore umido, di una o due persone, ecc. (veggasi la Lettera del Dr. Valli su questo soggetto pubblicata nell’Autunno scorso): cotesto gran rumore avete veduto, mio caro amico, ove è andato a finire: e come tali sperienze, con cui han creduto i Galvaniani di trionfare, e che invero ne hanno imposto sulle prime a molti, non solamente nulla provano in favore della pretesa ca- rica, o sbilancio di fluido elettrico ne’ nervi e muscoli dell’animale così prepa- rato; ma confermano anzi, moltiplicate e variate in quelle tante maniere, che ho rapidamente indicato nella mia precedente lettera a voi diretta, confermano, dico, il principio da me scoperto son già tre anni, e con altre moltissime spe- rienze dimostrato: cioè che il combaciamento di conduttori dissimili è la vera causa, che turba l’equilibrio del fluido elettrico, lo toglie al riposo, e lo mette in corrente continua, ove venga compito il circolo deferente, e mantengasi senza interruzione : che insomma l’attività, la potenza movente il fluido elettrico sta tutta nei conduttori medesimi, e si esercita nel luogo ove si affac- ciano e combaciansi due di essi fra loro dissimili (nel qual senso aggiungo a questi conduttori il nome di eccitatori o motori ); e niente ne’ nervi o muscoli dell’animale tagliato e sottoposto alle prove; i quali organi sono in tali spe- rienze affatto passivi , e come mi sono altre volte espresso, non altro che Elet- troscopj animali , di una sensibilità invero incomparabile e prodigiosa.

Vi ho mostrato ancora nella stessa lettera come per la più facile intelli- genza de’ fenomeni che nascono dalle infinitamente varie combinazioni de’ detti conduttori, innalzati da me nell’indicato senso al grado di eccitatori, torna comodo il dividerli in due grandi Classi, in modo che la 1 a comprenda i metalli tutti e semimetalli, le piriti, o solfuri metallici, le miniere (in cui però trovisi il metallo poco o nulla ossidato; poichè, se lo è troppo, non è più buon conduttore), i carboni ben preparati, e infine alcune pietre, come è stato recentemente scoperto: tutti conduttori per sè stessi, che non devono cioè ad alcun umore la loro virtù conduttrice. La 2 a tutti i liquidi (esclusi gli oleosi che non sono deferenti), e i corpi contenenti in copia considerabile qualche umore; sia in istato ancor liquido, libero e fluente, come panni, corde, cuoi, terre, mattoni ecc. inzuppati, corpi animali e vegetabili freschi e succosi; sia anche in istato solido o di combinazione, come carne, tendini, nervi, mem- brane, da cui si è spremuto il sangue e il succo, gelatine, funghi asciutti e mezzo appassiti, paste di farina cotte, uova sode, latte coagulato, cacio ecc.

Questi corpi annoverati per ultimo, comechè nè vi si scorga, nè per poco spremere se ne possa alcun umore, pur ne contengono, che vi si truova indu- rito, o più o meno incorporato, che può estrarsi colla distillazione, e che per- dono anche da sè col tempo disseccandosi. Or a misura che appassiscono e seccano divengono men buoni conduttori, quasi coibenti, e coll’ultima sec- chezza coibenti del tutto. Egli è dunque evidente che, finchè mantengono virtù conduttrice, e quanto ne mantengono, lo devono all’umore che in essi si truova, se non libero e fluente, coagulato, in istato fisso, o di combinazione, come dicemmo. A ragione pertanto vanno aggregati anche questi alla Classe de’ conduttori umidi , giacchè le parti loro veramente solide che restano dopo il disseccamento sono coibenti anzichè deferenti. E in ciò scorgesi una diffe- renza sostanziale tra questi, di cui una materia soltanto che vi si truova me- scolata, più o meno estranea al corpo fondamentale, l’umore cioè che in qual- sisia modo racchiudono, possiede la virtù conduttrice, tra questi conduttori imperfetti, e diciam così, per metà, e i conduttori assai più perfetti dell’altra classe, che chiamo Conduttori secchi , tutta la sostanza de’ quali, ossia ogni parte integrante gode di tali virtù.

Questa Classe pertanto truovo conveniente di assegnare a un rango supe- riore col denominarla 1 a Classe e l’altra de’conduttori umidi fluidi, o parteci- panti dell’umore (fra’ quali debbono annoverarsi anche i mezzo liquidi, come i siroppi, miele, vischio ecc.) 2 a Classe.

Or non solo avvi diversità grande fra i corpi dell’una e dell’altra classe rapporto alla virtù conduttrice, che considerata semplicemente come un’at- titudine ad essere tali corpi permeati dal fluido elettrico, si riduce ad una pro- prietà passiva; ma riguardo ancora all’altra virtù e potere reale e attivo sopra di esso fluido, del quale potere sono dotati e gli uni e gli altri, e che di- spiegano tosto che applichinsi al mutuo contatto due dissimili tra loro : riguardo a ciò le sperienze in cento modi variate mi hanno mostrato riuscir l’azione incomparabilmente più forte ed efficace ove combacinsi due di classe diversa, che ove siano diversi soltanto di specie, ma dell’istessa classe.

Ma qui non ista tutto ancora. Avvi differenza nell’azione se un dato con- duttore della 2 a classe, supponiamo acqua, od un corpo imbevutone, combaci un tale o un tal altro della 1 a , come sarebbe argento piuttosto che ferro, piombo piuttosto che zinco ecc.: così reciprocamente avvi differenza se un dato Con- duttore di 1 a Classe, e. g. zinco, combaci tale o tal altro della 2 a , come acqua, sangue, acido sulfurico, crema di calce, ecc. Codesta differenza di azione è più o men grande secondo che sono più o men diversi entro la rispettiva classe i corpi che vengono alla prova: le quali diversità relativamente al po- tere di cui si tratta ho cercato di scoprire coll’esperienza, e ridurre in qualche modo a gradi; e si vi son riuscito fino a un certo segno per i corpi principal- mente della 1 a Classe. In tal maniera a forza di moltiplicare e variar prove e tentativi avea io formata son già più di due anni quella Scala o tavola che ho esposta e spiegata nella Lettera precedente, e in cui si discende dal zinco (posto il primo attesa la somma sua attività) allo stagno, piombo, ferro, rame, argento, piombaggine, con tanti altri intermedj, e infine al carbone di certa qualità, ultimo della serie.

Sebbene io non mi lusinghi di averla compita e perfezionata una tale Scala, o tavola graduata, riconoscendo anzi che può venire ampliata col no- vero di altre sostanze metalliche, sì semplici e nude, che miste e diversamente modificate, ed anche di qualche altro corpo non metallico, ed essere sibbene in qualche parte corretta; sarà sempre mio il merito di averla ideata ed estesa sufficientemente, e di avere piantato con essa il fondamento, sul quale poter prevedere con qualche sicurezza, e calcolare in certo modo i risultati di tante sperienze, quante sono le svariatissime maniere di accozzare in un circolo conduttore due diversi, scegliendoli non solo tra i metalli e leghe comuni, ma tra varj semimetalli, miniere, e piriti, insomma tra circa 60 corpi in essa tavola descritti.

Una simile tavola o scala vorrebbe formarsi anche per i Conduttori di 2 a Classe, or ch’è dimostrato dalle sper. ze riportate nella mia precedente let- tera e da mille altre analoghe, competere a questi di 2 a egualmente che a quelli di 1 a classe il titolo di motori , come avrem occasione di spiegare più ampia- mente; ma una tal tavola non ho potuto ancora che sbozzarla, essendo da più poco tempo che mi ci applico, e troppa moltiplicità e varietà trovandosi ne’ corpi ch’entrar dovrebbero in questo novero. Quanti fluidi diversi, e quanti corpi tra liquidi e consistenti, i quali tutti differiscono come nella virtù con- duttrice, così nella motrice, nell’azione o reazione sul fluido elettrico ! E l’acqua stessa quanto non cambia ella rapporto all’una e all’altra virtù, per diversi sali od altre materie, cui sia mista, o che tenga in dissoluzione, e per le varie dosi! Di tutto ciò mi sono accertato con molte dirette sperienze, i risultati delle quali riguardo anche alla sola virtù conduttrice o permeabilità, son pur curiosi, e così strani, che creduti mai non si sarebbero. Or rispetto all’altra virtù, di cui qui si tratta, ciò che ho potuto scoprire e determinare si riduce: all’aver luogo una differenza di azione sul fluido elettrico maggiore o minore, e talvolta minima, ma pur sempre qualche differenza, dall’acqua o dai corpi inzuppati della medesima a qualsivoglia altro liquore o corpo imbevutone, che non sia acqua pura: all’essere picciola questa differenza d’azione se l’altro liquore differisce poco dall’acqua, come ben s’intende; picciola pure dall’ac- qua al latte, al siero, al vino, ed anche allo spirito di vino; maggiore nota- bilmente dall’acqua o corpi acquosi agli umori glutinosi o viscidi, come il muco, la chiara d’uovo, il sangue viscido; maggiore ancora dall’acqua e corpi acquosi insipidi, all’acqua satura di sal comune, o di altro sale neutro; e grandissima finalmente dall’acqua ai liquori acidi concentrati, e soprattutto agli alcali che appena fluiscano in un liquor denso. Coerentemente a ciò, la scialiva, l’orina, i sughi gastrici, la bile, le marcie, ed altri umori animali, ol- tre il sangue, e il muco già nominati, siccome pure alcuni succhi vegetabili, quelli specialmente di varj frutti acerbi, maturi, dolci, agri, austeri, si com- portano diversamente, in ragione che hanno più o meno del salso, dell’acido, o dell’alcalino, del mucoso, o glutinoso; e il sapone stemprato in poca acqua non è molto inferiore ai più forti liquori alcalini.

Ma probabilmente non sono queste le sole, e vi hanno ben altre materie e modificazioni, che influiscono a far variare l’azione de’ conduttori di questa 2 a classe. E quale è l’azione dei corpi, che contengono bensì degli umori, ma o coagulati, o affatto incorporati, in istato fisso, o di combinazione, come il sa- pone più o men duro, il bianco d’uovo cotto, il latte rappreso, una gelatina consistente, la polenta ben cotta, i muscoli, i nervi, i tendini, spremutone ogni succo liquido, ecc.? Qual sia, e quanto diversa l’azione di questi al con- fronto un dell’altro, e dei vari liquidi, e quasi liquidi, non son giunto a deter- minarlo ancora: tanto solo ho potuto scoprire, che differiscono i tendini mas- simamente riguardo a tale virtù motrice, e dall’acqua, e dai sopra indicati umori salini e viscidi.

Divisi così in due gran Classi i Conduttori, e notate per ciascuna classe le specie che si distinguono riguardo alla diversa maniera o grado di azione in qualità di eccitatori, come ho fatto con sufficiente accuratezza rispetto alla 1 a classe, e rispetto alla 2 a all’ingrosso solamente e in quel miglior modo che ho potuto, portiamoci a considerare più davvicino cotal meravigliosa, sorpren- dente in vero, azione, che dispiegano mercè l’applicarsi semplicemente al con- tatto, e finchè stanno così combaciati, due di quelli, diversi appunto di specie, o meglio assai di classe. Per ora altro non diremo, se non che in grazia di tal combaciamento risulta ivi per un giuoco qualsiasi delle forze mutue, cioè di attrazione o di ripulsione, uno sbilancio nel fluido elettrico, una tensione, che mira a smuoverlo e a metterlo in una corrente continua; la quale effettivamente ha luogo ove compiasi il circolo conduttore, e dura finchè il medesimo non s’interrompa. Tutte le sper. e che ho addotte, e che addurrò confermano questo principio o legge nuova di Elettricità da me scoperta.

Dico legge o principio nuovo , perchè si è sempre tenuto che i conduttori fossero atti solamente a prestare la via e dar passaggio al fluido elettrico dianzi sbilanciato e tendente a ricuperare il perso equilibrio, non mai che aves- sero potere col solo toccarsi fra loro di turbare e rompere un equilibrio preesi- stente, di concitare il fluido elettrico quieto, e metterlo di posta in giro. Sape- vasi bensì, che applicando un conduttore buono o cattivo ad un non condut- tore ossia coibente, ed anche ad un semicoibente, e facendoli strofinare insieme ne veniva smosso il fluido elettrico in guisa che accumulavasi nell’uno dei due a spese dell’altro, onde poi sortiva dallo stropicciamento elettrizzata in più o in meno la superficie del coibente; ma appunto credevasi che per tale origi- nario smovimento del fluido fosse richiesta qualche cosa di più del semplice contatto e combaciamento, cioè o attrito, o percossa, o pressione almeno (salvo alcuni, in cui si era trovato bastare la sola azione del calore, come nelle Tor- maline); e inoltre si aveva per condizione necessaria, che od ambedue, od uno dei corpi stropicciantisi fosse o coibente affatto, o in qualche notabil grado al- meno; ai quali coibenti si attribuiva perciò esclusivamente la virtù di eccitare per tal mezzo dello strofinamento l’elettricità, onde si eran chiamati elettrici originariamente, o per sè, idioelettrici, o semplicemente elettrici, e i condut- tori all'opposto simperielettrici, o non elettrici. Or ecco che quest’i conduttori creduti non abili a concitare e smovere originariamente e per virtù propria il fluido elettrico ove trovisi equilibrato e quieto, lo sono anzi più dei così detti idioelettrici, conciosiachè tanto più facilmente di essi smuovono d. o fluido, quantochè basta loro per ciò del mutuo contatto di due dissimili, senza che faccia bisogno nè di stropicciamento, nè di forte pressione; e sì fattamente lo smuovono che invece di terminarsi il trasporto di esso fluido alla superficie, e limitarsi ai punti toccati come accade ai coibenti, accumulandosi e. g. e condensandosi sulla superficie del vetro fregata e rimanendo ivi confinato, e viceversa rarefacendosi unicamente nella faccia del solfo parimenti strofinata; invece, dico, di terminarsi alla superficie il trasporto del fluido elettrico nel combaciamento di due conduttori diversi, procede oltre percorrendo, se trovisi compito, tutto il circolo conduttore, ritornando al luogo della mossa, cioè ai punti del combaciamento, e passando di nuovo innanzi in guisa di continuar incessantemente in tal giro: dal che inferir si vuole, che anche l’azione che lo spinge sia incessante.

Come ciò succede, che sia l’azione che risulta dal combaciamento de' due corpi indeficiente, e perenne quindi la circolazione del fluido elettrico animato da tale azione, non m’impegno quì di spiegarlo; sembra veramente tal cosa un paradosso; pure il fatto è certo, e ne addurrò a luogo opportuno le prove. Intanto farò riflettere, che in fondo può essere la stessa causa, ed io ne son persuaso, che sbilancia il fluido elettrico nella confricazione di due corpi, uno de' quali sia coibente, od anche ambedue, in guisa di aggiungerne o di toglierne alla natural dose, terminandosi tale sbilancio nel coibente alla sola superficie anzi ai soli punti strofinati, può essere, dico, la stessa causa che produce questo trasporto di fluido elettrico in tal modo confinato dalla natura stessa del coi- bente, e che produce quell’altro trasporto e corrente continuata nel combacia- mento di due corpi ambedue conduttori. Infatti se lo strofinamento, la per- cossa, la pressione, che sono, singolarmente il primo, i mezzi riconosciuti da un pezzo efficaci onde portare l’indicato sbilancio sulla faccia de' coibenti, condensarvi cioè o diradarvi il fluido elettrico, operano ciò non già per alcuna forza meccanica di scosse o vibrazioni od altro urto dirò così materiale, ma, come sembra molto più probabile, per un giuoco qual esso sia delle forze mutue di attrazione o di ripulsione diversamente modificate da’ diversi sfregamenti, percosse, o pressioni di tali o tali altri corpi, portando grandissima varietà negli effetti le varie specie appunto de' corpi che mutuamente si stropicciano, o percotono, potrà facilmente concepirsi, che la cosa infine si riduca al sem- plice combaciamento di tali o tali due corpi diversi; e che lo stropiccio, le percosse, le forti pressioni intanto riescano mezzi più assai efficaci, in quanto inducono effettivamente un molto più ampio ed esatto combaciamento.

Ciò posto non fia maraviglia, se anche nel luogo, in cui si combaciano due conduttori diversi tra loro, sorge parimenti un’azione, ossia risulta da una modi- ficazione ivi delle forze mutue un impulso al fluido elettrico, che lo porta dal- l'uno all’altro di tali corpi stropicciantisi; e tanto più facilmente, quantochè essendo ambi conduttori e affatto permeabili niente fa ostacolo. Quando al- l’incontro uno dei corpi che si soffregano è coibente, resiste fino ad un certo segno, non che l’interna massa, ma sibbene la sua superficie strofinata a dare o ricevere; la quale resistenza non vincerebbesi per avventura se non concor- ressero più circostanze, cioè perloppiù grande diversità de' due corpi che si sfregano, un più esatto combaciamento procurato dallo stropiccio, o da una forte pressione, e l’agitazione e moto indotto nelle molecole superficiali di esso coibente; la quale agitazione si può credere, che tolga in qualche modo, finchè dura, l’inerzia ossia coibenza in que' punti della superficie; non altrimenti che un forte calore agitando appunto e dilatando le parti, rende, come è noto, per tutto il tempo che dura tale dilatazione ed agitazione, conduttore passabile qualsivoglia più duro coibente.

Questa circostanza dell’agitazione delle molecole superficiali, per cui tol- gasi ivi del tutto o scernisi notabilmente la coibenza, potrebbe esser la prin- cipal ragione, per cui riesce cotanto efficace lo stropicciamento per i corpi di lor natura coibenti, quantunque in fondo l’azione vera sul fluido elettrico, l’impulso che riceve, proceda, come dicemmo, dal semplice combaciamento esatto di due corpi diversi. Ma un debole impulso qual suol essere, non basta, se non è tolto in tutto o in gran parte l’ostacolo della coibenza.

Or dove non c’è coibenza nè ostacolo alcuno, dove si combaciano a dovere buoni conduttori, un impulso anche debolissimo, quale si occasiona da tal semplice applicazione di due anche non molto diversi, senza nè stropicciamento nè pressione notabile, purchè si tocchino e combacino veramente, vale a smuo- vere e cacciare dall’uno all’altro il fluido elettrico; i quali corpi essendo al me- desimo permeabili in tutta la loro estensione succede quindi, che ove formino un circolo compito, tutto questo si percorra da esso fluido.

La differenza dunque principale sta in questo, che ove ambedue, od uno solamente dei corpi combaciantisi, è coibente, l’impulso che riceve il fluido elettrico, o vogliam dire la tensione che acquista, e con cui si porta dall’uno all’altro, esercitandosi sopra la faccia di un coibente, a tal faccia soltanto si attacca, e niente, o poco più oltre penetra la superficie, imprimendovisi in certo modo, o da essa sola si stacca, nè più oltre s’estende impedito dalla so- stanza coibente; ove all’incontro siano ambedue i corpi conduttori, progredisce avanti e continua il corso, niente opponendovisi.

Nel caso ancora di strofinamento di un conduttore con un coibente de- bole ossia imperfetto, cioè mezzo tra coibente e deferente, come avorio, legno discretamente secco, carta, ecc., lo smovimento e trasporto del fluido elet- trico non si termina alla superficie di tal semicoibente ma passa avanti e con continua corrente torna a capo del circolo, se questo trovisi compito:....

III° Frammento della 2 a Lettera al Mocchetti [ J 36]

Parlando della diversa azione sul fluido elettrico dei diversi Conduttori di questa 2 a Classe, i quali a tal riguardo voglion chiamarsi eccitatori anch’essi, sebbene per avventura inferiori a quelli della 1 a , intendo dire che dispiegano tali azioni diverse nel mutuo combaciamento sia tra loro, sia con alcuno di cotesta classe più eccellente; le sper. e anzi provano che l’effetto è molto più grande in questo secondo caso, quando cioè i due corpi della 2 a classe fra loro diversi ne prendono di mezzo un terzo della 1 a ; che quando sono tutti e tre di d. a 2 a Classe, avvegnachè diversissimi; a segno tale, che in quest’ultima ma- niera, senza intervento cioè di alcuno metallo, o Cond. e di 1 a classe non si riesce mai ad eccitare le convulsioni nè in una rana intiera, nè tampoco in una mezzo preparata, vuo’ dire scorticata e sventrata soltanto, e a mala pena si ottengono in una preparata di tutto punto fresca e vivace; laddove nell’altra maniera, in cui ai due di 2 a classe diversi tra loro s’interpone uno di 1 a , come già s’è detto, non è difficile l’ottener le convulsioni anche nella rana preparata sol- tanto a metà e fino si può riuscire ad eccitarle in una pure sventrata qualora il corpo di 1 a classe sia de’ più potenti come foglio stagnato, o meglio di tutti zinco, e i due di 2 a Classe che lo prendono di mezzo de’ più differenti in virtù come acqua da una parte, ed acido sulfurico concentratissimo (olio di vitriolo) o meglio un liquore alcalino saturo dall’altra. A tanto invero io non credea che si potesse spingere la cosa, e solamente verso la metà di Giugno, poco dopo l’ultima lettera scrittavi, vi son giunto; l’esperienza però è facilissima. Deca- pitata una rana, e finita di trucidare mediante il lacerarle con uno spillone, od uno stecco tutta la midolla spinale, indi scorticata e distesa sopra un tavolo, provo a toccarla in tutte le maniere con un arco tutt’intiero di zinco, e non suc- cede mai alcuna convulsione; bagno poi una parte del suo tronco con un forte liquor alcalino o immergo in un laghetto del medesimo, e allora applicando un capo dell’istesso arco di zinco ad una gamba e l’altro capo al tronco bagnato, o al liquore, mi riesce di veder convulsa la rana nelle gambe massimamente che balzano. Se la rana è sventrata, e molto più se è preparata del tutto, le convulsioni e i sbalzi sono estremamente violenti; e già ho mostrato nella Lett. prec. che essendo compitamente preparata succedono bene spesso le con- vulsioni anche senza questo od altro arco metallico, ripiegando una delle gambe invece e portando la sua parte tendinosa in contatto del dorso così bagnato, o del laghetto in cui pesca; ma or qui si tratta di una rana non finita di prepa- rare e neppure sventrata; ed io mostro come interponendosi nel circolo il mi- gliore tra gli eccitatori di 1 a Classe, cioè il zinco, a due dei migliori di 2 a , cioè de’ più diversi tra loro in virtù, che sono l’acqua o l’umor acquoso della rana da una parte, e il liquor alcalino, dall’altra, l’effetto è così forte che agguaglia presso a poco quello di due eccitatori della 1 a Classe similmente i più diversi tra loro in virtù, come zinco e argento, cui sia interposto uno di 2 a , cioè la medesima rana od altro qualunque: infatti per iscuotere quella, se non è sven- trata, coll’applicazione di due metalli, non basta che questi siano in qualche grado diversi (ciò basta s’ella è preparata di tutto punto, fresca e vivace); ma voglion essere non meno distanti nella Scala, come zinco contro argento, o contro l’ottone per lo meno.

Invece d’intridere di forte liquor acido od alcalino il tronco della rana, o d’immergerlo in un laghetto del liquore la di cui violenta azione irritante e caustica nuoce all’organizzazione, e produce de’ tremori e piccioli sussulti ne’ muscoli di esso tronco, niente però nelle coscie e gambe, affine di togliere tal inconveniente, e qualunque siasi dubbio o sospetto che potesse formarsi, è meglio assai per simili sper. e immergere la rana col tronco in un capace bic- chiero d’acqua, e colle gambe in un altro, sporcare anche sol leggermente un capo dell’arco di zinco con detto acido sulfurico, o potassa liquida; allora anche fa più meraviglia il vedere la gran differenza che vi ha tra l’immergere nelle due acque i capi dell’istesso metallo o netti affatto, o bagnati ambedue dello stesso liquore; e l’immergerli quando un capo è sporco appena, è per così dire soltanto appannato d’umor acido, alcalino, e l’altro capo netto e asciutto, ov- ver bagnato d’acqua, od anche d’altro liquore assai diverso da quello appli- cato al capo opposto: il vedere cioè che in quelle circostanze non si convelle punto o poco neppure una rana finita di preparare ed eccitabilissima; in queste all’incontro non solamente una rana così preparata slancia violentemente le gambe a segno tal volta di balzar fuori del bicchiero; ma scuotesi fortemente anche una sventrata soltanto, e fino si risentono e scalpitano delle rane non isventrate.

È chiaro per altro come allorchè un sol capo dell’arco di zinco è sporco e. g. di liquor alcalino, e l’altro trovasi asciutto o bagnato d’acqua pura, o da liquore molto differente dal primo, e in tale stato s’immergono que’ capi nelle rispettive tazze d’acqua in cui pesca la rana, in uno cioè col tronco, nell’altro colle gambe, è chiaro dico, che si verifica la condizione richiesta per l’eccita- mento della corrente elettrica in giro continuo, cioè il combaciamento di un eccit. e della 1 a Classe da una parte con uno, dall’altra parte con un altro; am- bedue della 2 a classe ma diversi; fa dico meraviglia grande il vedere che faccia tanta differenza, e tale che va dal sommo al niente, un sottil velo di liquore.

Or siccome simile corrente e simili effetti producono, ma sempre in grado debolissimo, anche tre corpi tutti della 2 a Classe, se sono di specie diversa, talchè giungesi pure con questo mezzo, senza l’intervento di alcun corpo della 1 a classe ad eccitare le convulsioni nella rana, ma solo s’ella è compitamente preparata e piena ancora di vitalità come abbiam fatto osservare, e se i tre corpi tutti di 2 a Classe differiscono molto nella specie; egli è pertanto questo terzo mezzo, come già avanzai nella prec. lett., molto meno efficace degli altri due, o almeno tale mi si è mostrato fin qui, non avendo io mai potuto ottenere in tante e tante combinazioni che ho tentate di soli cond. di cotesta 2 a classe le convulsioni nelle rane non preparate di tutto punto, cioè in quelle sventrate solamente e neppure nelle preparate compitamente ma non di fresco, e già stanche e indebolite, laddove con molte diverse combinazioni di due corpi della 1 a Classe ed uno della 2 a e con alcune pure di due della 2 a ed uno della 1 a eccito le convulsioni non che in codeste rane preparate da un pezzo e indebolite, ma sibbene nelle imperfettamente preparate, cioè soltanto sviscerate, e fino talvolta in quelle cui non ho aperto nè ventre nè schiena.

Resterebbe a vedere se anche le combinazioni di tre diversi di specie, ma tutti della 1 a Classe, p. e. di zinco, ferro e argento compiendo essi soli il circolo senza l’interposizione di alcuno della 2 a Classe dian moto al fluido elet- trico e ne determinino qualche corrente. L’analogia par che lo voglia; e il principio ci guadagnerebbe divenendo generalissimo, cioè che il fluido elettrico è messo in giro ogni qualvolta e in qualunque maniera formisi un non interrotto circolo di tre conduttori diversi : ma la cosa non può dimostrarsi mancando il corpo, dirò così, elettroscopico, atto a darne segno, cioè la rana preparata; ed altri nervi e muscoli eccitabili da una anche debole corrente elettrica, i quali corpi appartengono ai Cond. i di 2 a Classe, mancando dico, questi nel caso che supponiamo, in cui compiesi il circolo dei soli corpi della 1 a Classe.

Intanto altre sperienze sembrano provare che o nulla o sì poco che nulla valgono ad incitare e mettere in corrente il fluido elettrico i combaciamenti dei Corpi di 1 a classe fra di loro, per quanto diversi sieno di specie; e soprat- tutto l’osservare che l’interposizione a due metalli, simili, o dissimili che ba- ciano uno a destra e l’altro a sinistra un corpo della 2 a classe, di un terzo me- tallo, ed anche di molti diversi, non porta alcun notabile cambiamento negli effetti; in guisa che, se que’ due, che baciano il Cond. e di 2 a Classe uno e. g. il tronco, l’altro le gambe della rana, essendo della stessa specie di metallo es. gr, ambedue di zinco, non eccitasi alcuna convulsione in essa rana allorchè si compie il circolo col portare tai due pezzi di zinco al contatto immediato; è poi lo stesso, cioè non compajono le convulsioni, facendoli comunicare mediante l’interposizione di uno, due, tre, o quanti si voglia pezzi di metalli comunque diversi e. g. argento, ferro, ottone, ec, però (notisi bene), a riserva che tra l’uno e l’altro diverso non frappongasi acqua od altro umore, fosse anche una sol goccia od uno strato sottilissimo; poichè allora saremmo fuori del supposto, e verrebbe il caso di un cond. e di 2 a Classe stretto di mezzo da due di 1 a di- versi tra loro, il qual caso porta, come abbiam veduto sopra, che il fluido elettrico sia messo in corrente.

Così poi se i due metalli che prendono di mezzo la rana, siano diversi o molto o poco, e quindi vi eccitino più o men forti convulsioni allorchè vengono tali due metalli a toccarsi immediatamente, le stesse convulsioni e all’istesso grado vi ecciteranno, facendoli comunicare mediante un terzo metallo di qual- sivoglia altra specie o mediante due, tre, quattro, tutti diversi, oppur altri diversi altri eguali ec.

Or dall’essere indifferente quali e quanti diversi metalli, o Corpi della 1 a classe s’interpongono ai due pezzi che combaciano il corpo umido, ossia di 2 a classe, dal risultar cioè sempre l’istesso come quando non interponendo- sene nessuno, vengono que’ due estremi a toccarsi immediatamente fra loro, vuol inferirsi che i mutui combaciamenti dei Corpi di 1 a classe sian quanto si voglia diversi di specie, o nulla affatto, o pressochè nulla valgano a movere o concitare il fluido elettrico; e facciano ivi a que’ luoghi pure del combacia- mento, l’officio solamente di conduttori, e niente o quasi niente quello di eccitatori o motori .

Dopo le combinazioni di tre Conduttori diversi della 1 a Classe escluso qualunque della 2 a , con niuna delle quali combinazioni ci mostrano le sperienze che riceva il fluido elettrico in virtù de’ mutui combaciamenti alcun valevole impulso ; vengono le combinazioni di tre della 2 a Classe diversi tra loro, pure escluso qualunque della 1 a , nelle quali combinazioni se avviene che i mutui combaciamenti dian moto ad una corrente di fluido elettrico, questa è però così debole, anche ne’ casi più favorevoli che appena ne possono dar segno negli Elettroscopj animali più sensibili, quali sono le rane compitamente pre- parate e piene di vitalità, e nulla le già considerabilmente debilitate, nulla le più fresche e vivaci sviscerate soltanto e non finite di preparare, come ho fatto vedere nella prec. lett. e in questa.

Appare dunque, che poco, anzi pochissimo, efficace sia anche il mutuo combaciamento de’ Conduttori della 2 a Classe, per quanto siano diversi di specie. Incomparabilmente più efficaci sono i combaciamenti di uno della 1 a con uno della 2 a , ottenendosi merce di questi nelle combinazioni già sopra indicate convulsioni fortissime nelle rane anche non preparate di fresco, anche preparate imperfettamente, e fino in quelle nè sviscerate, nè aperte, come pa- rimenti ho fatto vedere. Or egli è visibile che han luogo egualmente due com- baciamenti di tal fatta, cioè tra un Corpo della 1 a ed uno della 2 a Classe, tanto se a due di quella trovisi interposto uno di questa quanto se a due di questa si frapponga uno di quella, e con ciò facilmente si capisce come possa riuscire non men questa che quella maniera: il punto sta, che siano tanto e i due della 1 a Classe, in quella prima maniera, o i due della 2 a Classe in quest’altra, diversi fra loro di specie.

Che se non lo sono, se sono in tutto eguali, non si verifica più la richiesta combinazione dei tre Cond. i diversi; anzi que’ due egualissimi equivalendo ad uno solo continuato siamo allora nello stesso caso, come se il circolo fosse formato da due soli uno di 1 a l’altro di 2 a Classe, nel qual caso per quanto forte sia l’azione che risulta al luogo sì dell’uno che dell’altro combaciamento, che sono appunto due in senso opposto, che risulta, dico, per qual giuoco non saprei delle forze mutue, cioè di attrazione o di ripulsione, e che tende a cac- ciare il fluido elettrico o dal Corpo di 1 a Classe in quello di 2 a o da questo in quello, per quanto forte sia questa e quella azione controbilanciandosi, non può determinarsi alcuna corrente nè da destra a sinistra, nè da sinistra a destra.

Serviamoci di alcuni emblemi o tipi per metter la cosa sott’occhio. Ecco (fig. 1) il corpo A della 1 a classe (dinoterò sempre quelli di 1 a classe con lettere maiuscole e con minuscole quelli di 2 a ) che sarà e. g. un arco di zinco che com- bacia CO’ suoi due capi quelli del corpo della 2 a e. g. formato di una rana pre- parata, o parte da questa parte dall’acqua, od altri corpi acquei ad essa con- tigui. Supponiamo che ne’ tratti de’ due combaciamenti indicati ciascuno da una freccia il fluido elettrico sia spinto dal corpo A al corpo b : essendo le azioni, come si vede, in senso opposto, ed eguali, niuna corrente possono ec- citare per quanto forti sieno. Un simile bilancio avrebbe luogo nella contraria supposizione (quale giudico molto meno probabile per più ragioni che spie- gherò altrove), cioè se in virtù degli indicati combaciamenti fosse spinto il fluido all’opposto se da ambedue le parti dal corpo b , o qualunque altro di 2 a classe al corpo A od altro di 1 a .

A rompere un tal bilancio e far che si determini una qualche corrente di fluido elett. o è dunque necessario d’introdurre nel circolo un terzo corpo o dell’una o dell’altra classe, che sia però diverso di specie da quello della classe omologa; giacchè se fosse eguale anche di specie e affatto identico, come nelle fig. 2 e 3 equivalerebbero i due ad un solo continuo, e così i due A A , come già si è detto, e come si comprende dacchè nel mutuo contatto di tali condut- tori identici in o cioè, della fig. 2 e in o della fig. 3 non si dispiega alcuna forza movente il fluido elettrico, ivi il mutuo contatto serve solo a rendere continua la via conduttrice: insomma il caso è come nella fig. 1.

Non così se il pezzo introdotto per terzo differisca da ambedue gli altri, cioè da uno, cioè per classe, dall’altro di classe omologa, per la specie come nelle fig. 4 e 5 giacchè ancor che siano qui pure in opposizione le azioni come indicano le freccie, non sono però eguali, ed in equilibrio, diverse essendo i gradi di forza che risultano da una parte del combaciamento di A con a e dal- l’altra da quello di B pur con lo stesso a nella fig. 4; e così nella fig. 5 diverse le forze ne’ combaciamenti A con a in un capo e nell’altro con b .

Si determina dunque la corrente secondo che l’una azione prevale all’altra, e in ragione appunto dei gradi di prevalenza, a segnare i quali gradi, ossia a indicare in qualche modo quanto maggiore o minore sia la differenza nelle azioni, mi prevalerò ne’ seguenti esempj della maggiore o minore distanza delle lettere nell’ordine alfabetico: così segnando A il zinco che ho per il più potente della 1 a classe nel combaciamento coll’acqua od altro corpo di 2 a Classe, B o C certi fogli stagnati pochissimo inferiori al zinco, segnerò T , U l’oro e l’argento, inferiori di molto, X, Y, Z , la piombaggine, il carbone, il rame piri- toso, che sono gli ultimi, e colle lettere intermedie gli altri corpi di queste Classi a norma della Scala da me costrutta, salvo quelle aggiunte e correzioni, che potran farvisi: lo stesso farò anche per quelli di 2 a classe: segnando a l’acqua pura, b, c, d , ecc., i fluidi più o meno acquosi e i corpi imbevutine mano mano che l’azione che risulta dal combaciamento di essi con un dato corpo della 1 a classe differisce: avanzando con tal ordine m n oppure r s saranno e. g. per il muco, il glutine del sangue, ed altre sostanze animali, ed x, y, z per le forti soluzioni saline, gli acidi concentrati, e gli alcali appena risolti in liquore. Avvertendo però quì, un’altra volta, che fuori delle grandi e insigni differenze trall’acqua appunto e alcuni umori glutinosi, l’acqua pura, e i liquori salini, con alcune gradazioni di mezzo, non ho potuto ancora determinare le altre differenze e molto meno i gradi; e che neppure conosco l’ordine in cui andreb- bero collocati tanti e tanti Conduttori di questa 2 a Classe, per formarne una Scala come quella, che son riuscito a costrurre per i Conduttori della 1 a .

IV° Frammento della 2 a Lettera al Mocchetti [ J 35].

Or siccome tutto il giuoco dipende dai combaciamenti, ivi essendo che vien data la mossa al fluido elettrico, per mettersi in corrente, quindi è, che purchè i richiesti combaciamenti de’ tre corpi abbian luogo, e sia del resto compito il circolo, l’anzidetta corrente elettrica non può mancare, sia pure quanto si vuole grosso o sottile, lungo o corto, l’uno o l’altro de’ detti tre corpi, che fan circolo o corona.

Comprendesi ancora facilmente che se la combinazione del migliore tra gli eccitatori della 1 a Classe con due parimenti de’ migliori tra quelli di 2 a cioè che più differiscono tra loro rapporto a tal virtù, fa tanto, quanto la com- binazione di uno di cotesta 2 a Classe con due della 1 a i più differenti tra loro; vi saranno molte altre combinazioni parimenti di due della 2 a classe con uno della 1 a , le quali riusciranno gradatamente meno efficaci; come del pari ve ne hanno via via di meno efficaci tralle combinazioni di due della 1 a classe, ed uno della 2 a ; così è: tanto fra queste quanto fra quelle combinazioni se ne incontrano come abbiam già veduto, che non iscuotono punto una rana tru- cidata e scorticata soltanto, e a mala pena una scorticata e sventrata; altre, che non iscuotono neppure le rane sventrate, se non son finite di preparare in guisa che le gambe tengano al tronco per i soli nervi crurali; altre che a mala pena convellono anche queste preparate di tutto punto, e solo finchè mantengono una grandissima eccitabilità, come la combinazione di acqua od altro umore con due metalli assai vicini nella scala, argento p. e. ed oro, o platina, e quella di un metallo qualunque, sia anche il migliore di tutti, cioè il zinco con acqua da una parte, e vino, o latte, o scialiva dall’altra ec.

É dunque in generale un mezzo tanto efficace quello di due della 2 a classe differenti che comunican fra loro da una parte, e combaciandolo d’ambo le parti stringon di mezzo uno della 1 a ; quanto quello di due differenti della 1 a classe che similmente combaciano e stringon di mezzo uno della 2 a ; e tanto può prevalere nei casi particolari quel mezzo a questo, quanto questo a quello, secondo che per fare la combinazione dei tre corpi si scelgono i due che appar- tengono alla stessa Classe, sia questa la 1 a , o sia la 2 a , più o meno differenti fra loro. Non sussiste dunque la preferenza che nella prec. Lett. ho data al mezzo dei due Corpi di 1 a Classe combinati con uno della 2 a sopra l’altro mezzo di due della 2 a combinati con uno della 1 a , non sussiste, dico, tal pre- ferenza, se non in certe particolari combinazioni, che sono bensì molte ma non tutte e quindi non può generalizzarsi.

V° Frammento (ed ultimo) della 2 a Lettera al Mocchetti [ E 33 g].

A farsi un’idea del come per l’azione diversa od ineguale de’ Conduttori diversi che diventano nel mutuo combaciamento motori, viene determinato il fluido elettrico ad una corrente, e a comprendere nelle molteplici e infinita- mente varie combinazioni quali abbiano ad essere i risultati, se debba cioè aver luogo la corrente, di quanto forte e in qual direzione, ove accelerarsi o ritardarsi ecc., gioveranno alcuni tipi consistenti nella semplice posizione di alcuni piccioli anelli concatenati in giro, con inscritta ciascuno una lettera majuscola, o minuscola, dinotando le lettere majuscole contornate da un cir- colo i Corpi della 1 a Classe e le minuscole quelli della 2 a . A sarà il zinco, rico- nosciuto per il più potente, B, C , e le altre seguenti lettere lo stagno, piombo, e gli altri secondo la degradazione della Scala in cui li ho collocati, talchè X, Y, Z dinoteranno e. gr. la piombaggine, il rame piritoso, il . . . . . . . . . .

Così a sarà . . . . . .

Parole cancellate nel Mns.

. . . . . . in deliquio, b l’acido sulfurico concentrato, c il sapone molle, d l’acqua salata; e così discendendo fino all’acqua pura, che dinoterassi coll’ultima lettera z .

Or siano due della 1 a classe e. g. zinco e piombo marcati A e C che possano toccarsi e compire il circolo conduttore, combaciando questo a destra, quello a sinistra un corpo della 2 a classe qualunque segnato con una delle lettere mi- nuscole, per es. m : con tale disposizione tosto che compirassi effettivamente tal circolo, come indica la quì annessa fig. 1 a , il fluido elettrico si metterà

Fig. 1 a in giro, camminerà dal corpo A per l’interposto m a C , rientrando da questo in A , e continuando così a girare finchè non s’interrompa il circolo. Tale è il giro costante e la direzione della corrente elettrica; cioè in generale da quello de’ due Conduttori di 1 a Classe che è superiore nella Scala da me disegnata, e che dinoto con lettera parimenti superiore nell’ordine alfabetico, al Condut- tore di 2 a Classe, qualunque sia, ch’esso combacia ,...................... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . e la forza di tal corrente, e quindi l’effetto ch’essa produce nei nervi, che incontra sul suo passaggio, è tanto maggiore quanto più sono diversi tra loro cotai conduttori, anzi motori di 1 a Classe, ossia distanti nella Scala ed ordine indicato: conseguentemente assai più efficace della prima la combina- zione qui appresso (fig. 2 a ) ;
Fig. 2 a ed efficacissima quest’altra (fig. 3 a ).
Fig. 3 a

Se mi domandate come io possa con sicurezza asserire, che la direzione della corrente è tale e non al rovescio, vi risponderò succintamente, che son giunto a scoprirlo con varj confronti delle sper. e di questo genere con altre di elett. à artificiale comune, eccitata cioè colle ordinarie macchine nelle quali è conosciuto in qual direzione si move e si scarica il fluido elettrico: il sapor acido sopra tutto eccitato sulla punta della lingua al- lorchè la si applica al conduttore della Macchina elettrizzato in più , cioè allorchè il fluido entra nella lingua; e il niun sapore, o il sapore assai più de- bole, e affatto diverso, tirante piuttosto all’alcalino che si sente allorchè si applica egualmente l’apice della lingua ad un Conduttore elettrizzato con egual forza ma in meno ; mi han fatto conoscere benissimo qual era la direzione della corrente elettrica anche nelle sper. e del semplice combaciamento de’ me- talli: così se l’apice della lingua nella fig. qui sopra o tocca immediatamente A , od è rivolto verso di lui, sente il sapor acido, debole nella combinazione della fig. 1, discretamente forte in quella 2, e vivissimo nella 3; se all’incontro tocca o è rivolto detto apice della lingua contro C, M, Z , nelle stesse fig. 1, 2, 3, niun sapore prova nella 1 a , niente oppure al più uno debolissimo, appena percettibile non già acido, ma piuttosto alcalino nella 2 a , e nella 3 a un sapore acre, urente disgustoso, sebben non molto forte. Se dunque, come insegnano l’esper. e coll’elettricità artif. comune, il sapor acido assai più facile a sentirsi, si eccita dal fluido elettrico che entra nella punta della lingua, e l’altro più oscuro e più difficile a sentirsi, dal fluido che sorte da essa punta, è chiaro che la direzione della corrente nelle sper. ze del combaciamento de’ metalli, di cui ora si tratta, è quella che ho stabilita.

La stessa cosa confermasi da ciò che ho trovato, che la rana preparata al modo solito, ma indebolita alquanto, scuotesi più facilmente se nel circolo conduttore sta rivolta col tronco a quello de’ due corpi della 1 a Classe, che è d’ordine superiore, e colle gambe a quello che è inferiore: così nella fig. 1 a se m sia la rana già da qualche tempo preparata e notabilmente debilitata, vuol essere rivolta col tronco verso A e co’ piedi verso C , se vi si hanno ad ec- citare nell’atto di compiere il circolo le convulsioni nelle gambe; collocata al rovescio, col tronco che guardi C , o non si convelle o pochissimo al compiersi similmente del circolo; si scuote talvolta invece all’atto di romperlo, succedendo per tal atto un riflusso ossia invertimento della corrente elettrica, come spie- gherò altrove. Se i due motori di 1 a classe sono più distanti nella Scala, epperò maggiore la differenza d’azione, come nella fig. 2 a e 3 a , la più forte corrente che si eccita, ecciterà le convulsioni nella rana anche posta a rovescio, finchè mantiene questa un certo grado di vitalità; ma verrà finalmente a tale spossa- tezza che neppure colla combinazione della fig. 3 potranno eccitarvisi le con- vulsioni, se non collocandola nella posizione favorevole, cioè col tronco verso A : non si potranno, dico, ottenere le convulsioni all’atto di compiersi il circolo; ma bene si otterranno allora all’atto di disfarlo, ossia d'interrompere in un luogo o nell’altro la comunicazione.

Curiosissima cosa è il vedere posta la rana già da un pezzo preparata, e già molto stanca a pescare col tronco in un bicchiere d’acqua e colle gambe in un altro, e tuffando a riprese ne’ due bicchieri i capi di un arco metallico, uno de’ quali è di zinco, l’altro di ferro, di ottone, o d’argento, convellersi essa rana or solamente all’atto del compiersi il circolo coll’immersione, or solamente al- l’atto d’interrompersi col trar fuori dall’acqua o l’uno o l’altro capo od ambedue, o separare i pezzi dell’arco medesimo, cioè solamente all’atto di compiersi il circolo quando il zinco è quello che tocca l’acqua in cui pesca il tronco di rana, solamente e all’atto della separazione quando posta o la rana o l’arco metallico al rovescio, il zinco è rivolto all’acqua, in cui pescano le gambe dell’animaletto.

Più bello e grazioso riesce lo spettacolo sperimentando con due rane alla volta, che peschino ne’ bicchieri una al rovescio dell’altra; giacchè ove al com- piersi il circolo coll’anzidetto arco fatto dei due metalli, una si convelle, quella cioè che è rivolta col tronco verso il zinco, e l’altra rimane quieta, balza poi questa all’atto d’interrompersi all’opposto di qua o di là esso circolo, e sta ferma la prima; e così sempre alternando.

Ho accennato che per tali curiose sperienze dev’essere la rana preparata da un pezzo e già molto spossata: s’ella è vivace ancora e facilmente eccita- bile, anche con metalli poco dissimili, ossia distanti di pochi gradi nella Scala, si convelle in tutte le maniere, tanto se il di lei tronco sia rivolto al metallo superiore, quanto se sia rivolto all’inferiore, tanto cioè se la corrente vada da esso tronco alle gambe, quanto se vada da queste al tronco; ma allora si con- velle d’ordinario solamente all’atto di compiere il circolo, e nulla o poco al- l’atto di romperlo: viene indi mano mano che s’indebolisce che si convella de- cisamente anche nel distacco: sì più forte che nel compiersi il circolo, se il suo tronco è rivolto non verso il superiore, ma verso l’inferiore de’ due metalli: finalmente arriva, stando rivolta così, a scuotersi solamente nel distacco e nulla all’atto che si compie il circolo; e viceversa stando rivolta col tronco verso il metallo superiore.

Quest’è l’ordinario andamento, che ho scoperto, nelle rane preparate a dovere, eccitabilissime, e alle prime prove e per alcuni minuti, in seguito sempre più debilitate o stanche; ed è ben meraviglia come il rompimento del circolo conduttore eccitando, mercè il riflusso di fluido elettrico che cagiona, le convul- sioni nella rana spossata, non le ecciti per lo più nella fresca e vivace. Con- fesso che non so spiegare tal cosa; come neppure da che dipenda, che riu- scendo nella maggior parte, pur in alcune rane egualmente preparate non rie- scono affatto, o molto difficilmente, le prove di eccitarvi le convulsioni coll’in- terrompere il circolo ne’ modi sopraindicati. Checchè ne sia, ciò che riesce co- stantemente e senza eccezione si è, che quando non si risente già più la rana al compiersi il circolo, o perchè già molto indebolita, o perchè poco differi- scono tra loro i metalli, quando, dico, non si risente più affatto stando rivolta col tronco al metallo inferiore, si risente ancora benissimo, e continua per un pezzo a convellersi ad ogni volta che si compie il circolo, se sia rivolta invece col tronco al metallo superiore.

Or tanto basta per convincersi che la corrente elettrica tende da questo metallo superiore ad esso tronco, e attraversando tutto il corpo della rana passa al metallo inferiore, in cui ritornando al primo ec. continua in questa direzione il giro finchè non venga impedito, come accade ove rompasi in alcun luogo il circolo conduttore (allora cessa di progredire la corrente per tal interruzione od ostacolo che l’arresta di botto, anzi si rovescia indietro; e cagiona con tal riflusso i fenomeni sopra indicati); giacchè questa direzione giustamente che va da’ tronchi nervosi ai loro rami, è molto più favorevole che l’opposta all’ecci- tamento de’ nervi medesimi, e alla contrazione de’ muscoli da tal eccitamento dipendente; che sia così me ne hanno accertato le prove, che fatte ho, sopra le rane preparate colla macchina elettrica, sottoponendole cioè a picciola scarica di Conduttori, e di boccie di Leyden: colle quali sper. e ho trovato, che se la scarica si fa nella direzione suddetta discendendo cioè da’ tronchi alle rami- ficazioni nervose, basterà per avventura a convellere la rana che la carica della boccia fosse 1/40, od 1/50 di grado di un delicato Elettrometro; ma se all’opposto dirigesi dai rami de’ nervi al tronco, si risentirà a mala pena l’animale od anche non si risentirà punto ad una scarica 4 o 5 volte più forte, di 1/10 cioè, di 1/8 di grado.

Queste sper. ze e la conseguenza dedottane intorno alla vera direzione della corrente elettrica eccitata CO’ soli combaciamenti de’ Conduttori dissi- mili, le ho rese io già pubbliche, sono tre anni.