LETTERA SECONDA.
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LETTERA SECONDA.
Sciolte intieramente le obbiezioni di GALVANI, e pochi suoi seguaci, si
sostiene dunque e trionfa l’opinione del VOLTA; il quale stabilendo che i
duttori diversi
da veri
tutti gli effetti, che da’ Galvaniani si sono attribuiti ad una supposta elettricità
animale, proveniente cioè dalle proprie forze organiche. Non è pertanto da
maravigliarsi se questo suo sentimento, che riduce tutto ad un’elettricità arti-
ficiale ed estrinseca, venne dove più presto, e dove più tardi, addottato alla fine
dalla comune dei Fisici, massime oltramontaniNon conviene intieramente con VOLTA, o almeno non conveniva pochi anni sono
il cel. Fisico Napolitano, stabilito da molto tempo in Londra, il sig. TIBERIO CAVALLO, mem-
bro di quella Società Reale, ec., come non conviene neppur in oggi, facendone però i mag-
giori elogi, il grande Fisiologo e Naturalista tedesco HUMBOLDT, del quale abbiamo un’opera
molto estesa sopra tal soggetto. e piena di profonde viste, intitolata
della vita nel Regno animale, e vegetabile.Tomo primo, di 495 pagine, con rami. Berlino, 1797:
nella qual opera (che, come sentiamo, si sta traducendo a Parigi), sembra, che troppo si
abbandoni l’autore a delle pure speculazioni, e più del giusto conceda a un certo sistema
chimico-fisiologico, che va formandoci il suo ingegno. É nato da pochi anni, e si è propagato,
massime in Germania, il gusto di una tal Fisiologia chimica transcendente. Fuori di questi, non so che altri Fisici oltramontani contraddicano al presente al senti-
mento di VOLTA intorno al Galvanismo; anzi convengono per tal maniera nell’attribuire
gli effetti all’azione specialmente dei metalli, che disegnano ciò col termine già molto in-
valso di Veggasi l’eccellente Dizionario di Fisica di GEHLER:
sikalisches Wörterbuch
nale di Fisica di GREN parimenti tedesco, nei volumi dal 1793 al 1797, e l’articolo sullodato
de’ suoi Elementi di Fisica. In Italia solamente dai
Bolognesi, e da qualche Toscano incontrò, fino ad ora delle forti e decise op-
posizioni; che pure si sarebbe creduto dovessero cessare, dopo che il medesimo
mise in campo, e pubblicò, son circa due anni, una serie di nuove bellissime
sperienze, le quali provano direttamente, e pongon sott’occhio tal forza mo-
conduttori appunto dissimili: sperienze indipendenti dal Galvanismo, e di
un altro ordine, per dir così, delle quali avendovi io dato soltanto un breve
cenno nella precedente lettera, mi propongo ora di trattenervi, dolce e cortese
amico, più di propositoIntorno a tali sperienze versano la 2.
rite nel Tomo XIV, di questi
della Comm.
E primieramente quanto ai conduttori metallici, e di 1.
anche in linea di
resa sensibile all’elettrometro l’accumulazione di fluido elettrico, che fassi
in un metallo a spese di un altro, nello stagno e. g. a spese dell’argento, per virtù
di tale mutuo contatto; ha reso sensibile cotesto sbilancio, cotesta elettricità,
artificiale per tal semplice mezzo prodotta, sensibile, dico, e misurabile ai co-
muni elettrometri, prima coll’ajuto del
gl’istessi principj del suo
Condensatore o Collettore compostoSi deve a BENNET l’idea, e la prima costruzione di questo
ha dato nome di
ridotto ad una macchinetta assai comoda ed elegante da NICHOLSON. Se ne possono vedere
le rispettive originali descrizioni nelle Transazioni Filosofiche di Londra Vol. LXXVII e LXXVIII
per l’anno 1788, copiate poi, segnatamente quella del Duplicatore a molinello di NICHOL-
SON, nel Dizionario di Fisica di GEHLER P. V.: nel Giornale di Fisica di GREN, Vol. 1 e
11: e negli
anche senza dell’uno e dell’altroVegg. le cit. 2.
Egli applica un piattello d’Argento del diametro di 2 in 3 pollici, cui so-
stiene per un manico isolante (formato da un bastoncino di vetro incrostato
di buona ceralacca) ad un simile piattello di stagno non isolato, ambedue ben
tirati, in guisa che si combaciano a dovere, del che sarà segno se manifestino
una notabile adesione fra loroGioverà qui avvertire, che se una tale coesione è vantaggiosa, indicando un migliore
combaciamento, non è assolutamente necessaria, bastando per una mediocre riuscita, che le
faccie d’incontro sieno discretamente piane.
dopo, stacca ad un tratto, e in direzione perpendicolare l’un piattello dall’altro,
in guisa cioè di tenere parallele fra loro le faccie fino a che ne sia compita la
separazione; e tosto porta esso piattello d’argento isolato a toccare l’uncino
o cappelletto di un sensibilissimo elettroscopio a listerelle di foglia d’oro:
ed ecco che queste fogliette acquistano qualche divergenza, per un qualche
grado di elettricità, che loro comparte detto piattello; il quale, come si vede,
non ha potuto esso medesimo acquistarla, che nel previo suo combaciare lo
stagno, e in virtù di tale combaciamento.
La divergenza, che prendono i pendolini dell’elettroscopio per un solo di
tali toccamenti è poca cosa, e riesce quasi impercettibile, arrivando difficil-
mente a scostarsi di 1/2 linea, o di 3/4 le loro estremità. Quindi anche sian lunghi
tali pendolini, ossia fogliette d’oro, 2 buoni pollici, e sieno delle più sottili, che si
preparino dal battiloro, ma col ripetere il giuoco, cioè coll’applicare nuovamente
l’un contro l’altro i due piattelli, staccarli nell’indicato modo, e ritoccare con
quello che tiensi isolato il cappelletto dell’elettroscopio, col reiterare, dico,
tal giuoco a dovere, quattro, cinque, sei volte, giunge il VOLTA a portare la di-
vergenza ad 1 linea, e fino ad 1 1/2.
La sperienza riesce ancor meglio adattando e fissando a vite l’istesso piat-
tello d’argento sulla testa dell’elettroscopio; applicandovi poi sopra a comba-
ciamento l’altro piattello di stagno munito del braccio isolante, staccando indi
questo a riprese, e con acconci toccamenti del dito, o d’altro conduttore, spo-
gliandolo ogni volta, avanti rimetterlo, di quel poco di elettricità che acquistò
nel precedente combaciamento: riesce, dico, così di far divergere le fogliette del-
l’elettroscopio portante il piattello d’argento a buone linee, ed anche un poco
più. [1]
Ciò che si ottiene portando il piattello d’argento a combaciare uno di
stagno, si ottiene puranco portandolo a combaciare un piattello di zinco:
anzi l’effetto è considerabilmente maggiore, talchè arriva il VOLTA a far di-
vergere le fogliette dell’elettroscopio, a 2, 3 linee, ed anche più. [2]
Or quella elettricità, che giunge a produrre una divergenza di 3 linee,
di 2 ed anche un poco meno nei pendolini di un elettrometro, è ben abbastanza
forte per rendersi osservabile, e manifestarci senza equivoco di quale specie
ella sia, se
cresca o scemi cotal divergenza coll’accostare all’elettrometro medesimo un
bastoncino di vetro, od uno di ceralacca eccitati collo stropicciamento. Or
dunque trovasi essere costantemente
combaciato lo stagno e lo zinco; onde s’inferisce, che debba essere
l’elettricità di questi; il che poi si verifica invertendo l’esperienza, cioè facendo
comunicare all’elettrometro il piattello di stagno, o quello di zinco, che han
toccato l’argento, ec..
Comunque però riesca nelle circostanze favorevoli, e colle attenzioni in-
dicateVegg. intorno a ciò la cit. 2
VOLTA le condizioni richieste al miglior esito di tali sperienze.
loro contatto, per iscoprirsi a dirittura, e dar luogo anche a distinguerne la
specie, giova ad ogni modo, e riesce di maggior soddisfazione il renderla più
sensibile e patente col portarla ad un grado di forza molto maggiore, tantochè
cioè a paglie; e talor anche diviene tal artificioso accrescimento necessario
eziandio per movere l’elettroscopio a fogliette d’oro, quando cioè i piattelli,
che si portano al combaciamento, o non sono molto dissimili, o non si affac-
ciano con abbastanza larghe superficie (il che quanto influisca e perchè, viene
ampiamente spiegato dal VOLTA nella 2
dal mutuo contatto con elettricità affatto insensibile. Per ottener dunque l’in-
tento ricorre il VOLTA al
lettore di elettricità
gli ha fatto fare altre importanti scoperte. Voi conoscete sicuramente, illustre
Professore, questo prezioso stromento fisico, e le varie foggie, che gli si posson
dare; e quindi vi riuscirà facile d’intendere com’egli lo adoperi il VOLTA per
portare ad un grado assai considerabile di forza la debolissima elettricità, di
cui si tratta, quella cioè che nasce dagli indicati combaciamenti dei piattelli
metallici dissimili. Il seguente è il modo più semplice, a cui s’attiene in oggi,
lasciando ormai da parte il
a servirsi due anni sono, ad oggetto appunto di rendere sensibile, a forza di
moltiplicare, cotale elettricità metallicaVegg. la sua 2.
questo volume. - Nota della Comm.
venirgli necessario, che per alcuni casi, ed esser quindi preferibile d’ordinario
il semplice suo CondensatoreVegg. la lett. 3.
Prende dunque per tal Condensatore un disco o piattello metallico qua-
lunque, di 2 in 3 pollici di diametro, guernito di un manico isolante, che s’im-
pianta nel centro della sua faccia superiore, la quale non è necessaria che sia
piana ed uguale, ma può essere più o meno convessa, ec.. Questo disco, che il
VOLTA suol chiamare
sopra una
bente, o altrimenti coperta da un sottile strato coibente, sopra un tavolino
e. g. coperto di buon incerato, sopra un piano di marmo ben asciutto, o meglio
sopra un altro piattello metallico intonacato di buona vernice d’ambra, o
incrostato leggermente di ceralacca. Servendosi di quest’ultimo per
del Condensatore, usa egli tutta l’attenzione di non eccitarti con istropiccia-
mento, o percosse alcuna sensibile elettricità, per cui abbia ad agire come Elet-
troforo, e rendere per tal cagione equivoci i risultati: così anche adoperando
l’incerato, o il marmo; i quali però, siccome meno idioelettrici, sono men sog-
getti a un tal inconveniente; e son anzi disposti, massime il marmo, a divenire
per l’umido troppo poco coibenti. Ma è facile rimediare a quest’altro incon-
veniente, e ridurre il marmo nel migliore stato (in cui talvolta si trova natu-
è facile ridurvelo in qualsisia tempo col riscaldarlo discretamente al sole, o
al fuoco: in tale stato, e finchè mantiene un sensibile tepore, ha giusto quella
semi-coibenza, che favorisce nel miglior modo la condensazione, ossia accumu-
lazione di elettricità,, e la sua conservazione nel piattello o scudo, che gli stia
applicato. Se ne assicura osservando, che una discreta elettricità, di 10, 15,
20 gradi dell’Elettrometro a paglie, infusa in tale piattello vi dura lungamente,
e da segni ancora abbastanza sensibili sollevandolo dal sottoposto piano di
marmo molti minuti, e fino qualche ora dopo. Servendosi per base, in luogo
del piano di marmo, di un piatto metallico incrostato di ceralacca, si mantiene
l’elettricità nella sovrindicata forza (non conviene sperimentarne una maggiore,
la quale s’imprimerebbe sulla faccia coibente medesima) si mantiene, dico,
nel sovrapposto piattello nudo molte e molte ore, e talvolta più d’un giorno,
come il VOLTA fa vedere. Ora per le sperienze, di cui si tratta, non fa bisogno
di tanto: basta assicurarsi, che detto piattello collettore o scudo, mantenga
un’elettricità di pochi gradi senza perdita notabile per lo spazio di qualche
minuto, quanto cioè dovrà durare ciascuna sperienza.
Così disposto il piccolo apparecchio Condensatore, e assicuratosi del-
l’ottimo suo stato e disposizione, cioè che non vi sia punto di elettricità impressa,
e che possa conservar a dovere quella, che verrà compartita al piattello supe-
riore, o scudo, passa, il VOLTA a comunicargliene effettivamente con versarvi
quella che acquistano i piattelli metallici dissimili pel loro combaciamento:
applica cioè al solito l’un piattello, che tiene per il suo manico isolante, all’altro
piattello non isolato, ossia che comunica col suolo, e staccandolo indi brusca-
mente lo porta a toccare il Collettore, ossia scudo del Condensatore; torna
quindi ad applicarlo al piattello compagno, a staccarlo, e a farlo toccare di
nuovo allo scudo; e ripete così il giuoco 10, 20, 30 o più volte, secondo il
bisogno. Alzando allora pel suo manico isolante cotale scudo, in cui si è rac-
colta l’elettricità, che ad ogni volta acquistò e gli compartì il piattello fatto
giuocare; e portando esso scudo a toccare l’elettrometro; ecco comparire i se-
gni di tale elettricità molto più forti di quelli che si sarebbero potuti ottenere
senza codesto artificio del Condensatore; ecco aprirsi a molti gradi non solo le
fogliette d’oro dell’Elettrometro di BENNET, ma ben anche i pendolini di quel
di CAVALLO, o le paglie sostituitevi da VOLTA. L’ho veduto io con due piattelli
di 2 pollici di diametro, uno d’argento l’altro di zinco ben tirati, e un buon
condensatore, alternando i toccamenti nel modo sopra indicato 10, 15, 20
volte portare l’elettricità al segno di far divergere le pagliette 4, 6, 8 linee:
ho veduto, arrivando un tal giuoco a 30 volte circa essersi raccolta tanta elet-
tricità da portare i pendolini fino a battere contro le pareti della boccetta
larga oltre due pollici. Che più?
In 40 ovvero 60 volte cioè con altrettanti
combaciamenti degli stessi piccioli piattelli tra loro, e toccamenti alternati-
giunge il VOLTA ad ottenere da questo una visibile scintilla.
Per poter comodamente, e con celerità comunicare allo scudo del conden-
satore l’elettricità, acquistata dal piattello ad ogni suo combaciamento col-
l’altro piattello dissimile, giova che esso scudo porti annesso e sporgente di
qualche pollice dal suo bordo un filo d’ottone, contro il quale vada a battere
coll’orlo suo, o con altro simil filo detto piattello ogni volta che si stacca dal
compagno. Per tal modo tenendo sotto e ben vicini al detto filo metallico
sporgente codesti piattelli possono compiersi i 20, 30 ec. toccamenti alterna-
tivi in meno di altrettanti minuti secondi; e poco o nulla perdersi in sì breve
tempo dell’elettricità, trasfusa in esso scudo o collettore, ancorché la sua base,
il piano di marmo cioè, o di qualsiasi altro semicoibente, non sii nel migliore
stato, e lasci sfuggire l’elettricità a capo di alcuni minuti primi.
Vedete, amico, quanto grande è l’elettricità,, che ottiene il nostro VOLTA
dai semplici accozzamenti reiterati de’ suoi piattelli metallici dissimili, e che
otterrete pur voi, quando vi piaccia di ripetere codeste nuove sperienze non
meno istruttive che sorprendenti, e vi portiate le necessarie attenzioni già
accennate. Confessa l’istesso VOLTA, il quale portato dalle sue indagini a tali
sperienze pur se ne prometteva qualche successo, che non si sarebbe aspettato
sì grandi effetti; nè dapprincipio, quando cioè cominciò (son ora due anni) i
suoi tentativi di questo genere ricorrendo al Vegg. la sua Lettera 2.
ottenere tanto. Ma egli allora non era ancora venuto sul pensiero di far
seguire il combaciamento dei metalli con piane ed ampie superficieCome e quanto contribuisce l'ampio contatto, o più giustamente l'affacciarsi di
larghe superficie, a far sì che maggiore quantità di fluido elettrico si accumuli in un metallo
a spese dell’altro, i quali trovinsi isolati od ambedue, od uno solamente. lo ha spiegato dif-
fusamente il VOLTA nella cit. Lettera 2.
stessi principj del
di reiterare tai contatti nel modo sopradescritto, come ha fatto in appressoLettera 3.
Or dunque ha la compiacenza, mercè di questa nuova industria, di potere
far senza del succennato elegante sì, ma complicato apparecchio di NICHOLSON,
e servirsi invece del semplice suo
più alto segno che gli piace la non pria creduta, e neppure sospettata
tricità metallica
GALVANISMO, e sostenne poscia con ogni maniera di argomenti; finchè gli
riuscì felicemente di mostrarla con prove sperimentali dirette fuori del GALVA-
NISMO, quali sono le sopra descritte.
Queste sperienze provan dunque, che il zinco tira a sè con una forza ar-
il primo elettrizzato
ossia
solo contatto possono già manifestarsi cotali elettricità all’elettroscopio di
BENNET, come si è veduto, e se mercè di contatti reiterati 10, 15, 20 volte
può raccogliersi in un buon Condensatore tanto di elettricità da darne segni
così cospicui agli elettrometri a paglie, ec.. Chiamo col VOLTA
forza o virtù, per cui il fluido elettrico pria quieto e in equilibrio, sortendo in
certo modo da questo equilibrio tende e passa da un metallo all’altro, ove questi
semplicemente si combacino, la chiamo arcana, perchè qual ella sia, se attra-
zione, o ripulsione, od altra causa ignota, se un’attrazione che acceleri o ritardi,
come avviene nella rifrazione della luce, il moto da cui trovasi continuamente
animato il fluido elettrico anche quando equilibrandosi sembra quieto, giusta
il sistema di PREVOST seguito anche da GREN riguardo al fuoco libero, e altri
il fluido elettrico, non ardisce il VOLTA medesimo di pronunciarlo, contento
di avere scoperto e dimostrato il fatto.
Lasciando pertanto tali ricerche difficili, e seguendo a trattenervi delle
sperienze del Professore di Pavia, passo a farvi osservare, che con altre combi-
nazioni meno efficaci che argento e zinco, argento e stagno, accoppiando cioè
metalli meno dissimili in ordine all’indicata virtù elettrica, non si ottiene egual
forza di effetti, o non si ottiene che con un numero più grande di toccamenti.
Basta però qualunque diversità in quelli anche la più piccola, anche solo acci-
dentale, per poter giungere a render sensibile all’elettrometro a paglie, non che
a quello a fogliette d’oro, l’elettricità che essi metalli acquistano in virtù del
mutuo contatto, e a distinguerne la specie: solamente richiedesi un ottimo con-
densatore (che ritenga cioè molto tempo l’elettricità senza perdita notabile);
e fa d’uopo ripetere tante più volte il giuoco di toccamenti alternati, quanto
un metallo è meno dissimile dall’altro, quanto trovansi meno distanti nella
più volte mentovata scala costrutta da VOLTAVegg. la sua 3.
di questo volume al N.In questa scala, ossia tavola, è scorso
un errore riguardo al mercurio, il quale trovasi collocato vicino all’oro e all’argento, quando
debb’essere vicino al piombo e allo stagno, come nella tavola che ha dato PFAFF (
sogenannte tierische Electricitaet
telli, oltre quelle del sapore, ecc..
E riguardo alla specie di elettricità basterà, qui il dire, che nelle combina-
zioni di Zinco e Stagno, di Stagno e Ferro, di Ferro e Ottone, di Ottone e Ar-
gento, che trovansi nell’indicata scala distanti di varj gradi un dell’altro, il
lascia, e si elettrizza
così poco, come crederebbesi): il che ha luogo in quantità proporzionata-
mente minore anche per gl’intermedii. Così dunque il ferro, che riceve dal-
l’Argento, dà allo StagnoIl VOLTA truova, che un piattello di Ferro
presso a poco quanto collo stagno. Tal è la sperienza diretta e decisiva per la correzione
indicata nella nota precedente.
stesso Zinco il Ferro; e molto più ancora gli dà l’Argento; insomma tanto più
passa di fluido elettrico dall’uno all’altro dei due metalli, che si combaciano,
quanto più sono essi dissimili, ossia distanti nell’indicate scala, come si è
detto [3].
E qui non posso a meno d’insistere nel farvi rimarcare il perfetto accordo
di queste sperienze con quelle altre del Galvanismo, tanto per riguardo alla
direzione del fluido elettrico, cioè al tendere e versarsi da tal metallo in tal
altro, quanto per ciò che concerne i gradi di tale tendenza, che il VOLTA rappre-
sentò in quella sua tavola o scala di conduttori, o a meglio dire eccitatori
metallici, riportata singolarmente nella 3
volte citata. Codesta tavola dunque ci presenta cotali eccitatori in una lunga
serie, che comincia in alto dallo Zinco, il più efficace nel tirare a sè il fluido
elettrico, il più disposto a
e tendente a PFAFF pone dopo il carbone, e per ultimo di tutti la
radiataFuori di questo, poco o nulla differisce la
scala di PFAFF da quella di VOLTA, che è altronde più estesa, come può vedersi.
dagli inferiori, e tanto più ne traggono, quanto sono in essa scala più distanti;
in guisa che le rispettive distanze marcano altrettanti gradi di tale tendenza.
Egli avea già costrutta codesta scala, determinato cioè, che il fluido elettrico
passa da tal metallo in tal altro, e ci passa con tanti o tanti gradi di forza;
il primo dietro le sue sperienze sul sapore acido od alcalino, che scoperto avea
eccitarsi sulla lingua, a norma che di due metalli, che si accoppiavano, questo
o quello era rivolto contro il di lei apice, col confronto del sapore ch’egli sen-
tiva lambendo colla lingua ora il conduttore di una macchina elettrica ordi-
naria elettrizzato
Ved. le Memorie di VOLTA, singolarmente la Lettera 2.
questi Anche da altre sperienze avea egli congetturata, anzi dedotta con sicurezza la stessa
direzione del fluido elettrico nel contatto segnatamente dell’argento collo stagno, cioè che
esso fluido veniva da quello a questo, e ritornavo quindi al primo per la via dei conduttori
umidi interposti. Cimentando la rana preparata compitamente con picciolissime scariche di
elettricità artificiale avea il VOLTA scoperto, che se la scarica facevasi in guisa, che la cor-
rente elettrica andasse dai nervi ischiatici snudati ai muscoli delle gambe in cui s'impian-
tano, ossia dal tronco nervoso ai suoi rami, bastava pochissimo per eccitare le contrazioni
più o men violente di essi muscoli, i più o men forti sbattimenti; bastava e. g. la carica
di una boccetta picciolissima di LEYDEN, che arrivasse appena ad 1 grado dell’elettroscopio
sensibilissimo di BENNET: se all’incontro si dirigeva dai muscoli, o rami nervosi al tronco,
vi voleva più del doppio, del triplo, e talvolta anche del quadruplo di carica, per produrre
le stesse convulsioni. Or dunque, trovato, e verificato con replicate prore, che la corrente
elettrica riusciva assai più efficace dirigendosi dai nervi ischiatici ai muscoli delle gambe in
cui quelli s’impiantavano e ramificano, che nella direzione opposta; restava a vedere, venendo
alla sperienza de! GALVANISMO, cioè dei semplici contatti metallici, se più efficace riuscisse
l’applicazione dello stagno dalla parte dei nervi, e dell’argento dalla parte dei muscoli sud-
detti, o all’opposto per conoscere in quale dei due casi, la corrente elettrica facevasi nel-
l’indicata direzione favorevole, in quale nella contraria; e l’esperienza decise, che la direzione
favorevole si aveva nel primo caso. Trovò dunque il VOLTA, che le convulsioni nella rana
preparata compitamente erano immancabilmente più forti,. se lo stagno stava dalla parte
superiore nei nervi ischiatici, e l’argento, l’ottone, il ferro contrapposti dall’inferiore, ossia dalla
parte de’ muscoli, di quello fossero invertendo la posizione di rai metalli; e che quando l’a-
nimaletto si trovava già molto indebolito, solamente in quella prima maniera poteano ec-
citarvisi i moti spasmodici. e in niun modo in questa seconda; o seppure ei eccitavano anche
in questa, ciò accadeva, anzichè nel compiere il circolo coll’addurre a mutuo contatto i
metalli, nell’atto di separarli: il qual curioso e sorprendente fenomeno si spiega dal nostro
VOLTA in modo, che conferma benissimo ciò che avea già stabilito riguardo alla direzione
della corrente elettrica nell'accozzamento dei dati metalli. Riflette egli dunque, che rompen-
dosi il circolo conduttore vien posto improvviso ostacolo alla corrente elettrica attualmente
esistente, per cui è cosidetta, urtando di repente contro quello a dar addietro, e rovesciarsi,
come onda ripercossa; sicchè ove prima (nel caso di cui si tratta) faceasi la corrente in
direzione non favorevole, cioè dai muscoli, o rami nervosi al tronco, succede in tal mo-
mento d’intoppo ed urto un qualche riflusso da questo a quelli, cioè nel senso favorevole,
atto quindi a produrre le convulsioni. Per riuscire a questo di scuotere la rana preparate a dovere (circostanza necessaria) con
rompere, ossia aprire il circolo conduttore, anzichè col compirlo, conviene ch’ella sia debi-
litata fino a un certo segno, nè troppo cioè, nè troppo poco: giacchè se è troppo vivace ed
eccitabile, non mancherà mai di convellersi all’atto che si compie il circolo, qualunque sia la
posizione dell’argento e dello stagno rispetto ai suoi nervi e ai suoi muscoli, sol che siano
compreso in esso circolo: se poi è ridotta a un grado troppo debole di eccitabilità, non potria
risentirsi a quell'urto, ossia riflusso momentaneo, nè già molto grande, di fluido elettrico,
che si concepisce dover succedere all’atto che compiesi esso circolo. Ma quando è giunta al
giusto segno di eccitabilità, è pur bello il vedere, posatala ora coi nervi ischiatici, o colla
spina dorsale da cui partono, sopra una lamina di stagno; e colle gambe sopra una di argento,
ora all’opposto, veder, dico, come stando in quella prima posizione si convelle essa rana
fortemente al momento, e tutte le volte, che quelle due lamine su cui riposa si fanno Co-
municare o immediatamente tra loro, o mediante un arco metallico qualunque; e niente
poi, o quasi niente quando si separano: e come al contrario in quest'altra posizione, cioè stando
sopra lo stagno colle gambe, e sopra l’argento col tronco, o spina dorsale, non si commove
punto all’atto che s’induce tal comunicazione fra le lamine; bensì all’atto, e qualunque volta
si toglie. Codeste sperienze riescono più belle ancora, e più mirabili, fatte nell’istesso tempo
sopra due di tai rane preparate, e deboli al giusto punto, adagiate una nell’uno, l’altra nell’altro
degl’indicati modi, sopra le stesse due lamine: curiosissimo è allora il vedere scuotersi l’una,
cioè quella, che sta rivolta coi nervi verso lo stagno, e colle gambe verso l’argento, scuotersi
all’istante, e ogni volta che viene a compiersi il circolo, e restarsene quieta l’altra posta al rovescio;
e viceversa scuotersi questa, e restar immobile quella, all’atto, e tutte le volte che il cir-
colo s’interrompe. La soprarecata spiegazione di questo eccitamento delle convulsioni nelle indicate circo-
stanze per la rottura del circolo conduttore, che è quanto dire per l’interposizione istantanea
di un ostacolo insuperabile al passaggio del fluido elettrico, onde si vuole che cagionisi un
ripercotimento o momentaneo riflusso del medesimo; suppone l’attuale esistenza di una cor-
rente elettrica; suppone che tal corrente mantengasi continua e perenne per tutto il tempo,
che sussiste intiero il circolo conduttore medesimo; giacchè se così non fosse, se prima della
separazione dei metalli, o rottura qualunque di detto circolo, o al momento di essa si tro-
vasse il fluido elettrico ridotto alla quiete, non potrebbe all’atto di tal separazione, che altro
infine non fa che intromettere un ostacolo, ossia un coibente, qual è l’aria, non potrebbe
esso fluido soffrire ripercotimento, e dare indietro. Quando dunque si compie il circolo, in cui
sono a contatto metalli diversi, non è già una scarica momentanea di fluido elettrico, che
succede, come potrebbe immaginarsi, ma una continuata circolazione, promossa e mantenuta
dalla virtù sempre sussistente, sempre attiva di essi metalli. Così la intende il VOLTA, con-
forme si è espresso in più luoghi delle sue Memorie; e così dimostrano, oltre le curiose sperienze
or ora spiegate, quelle altre non meno curiose e istruttive del sapore eccitato sulla lingua,
del bruciore nelle palpebre, ec., conciosiachè e quel sapore, e questo bruciore (per eccitar i quali
anche colla Macchina elettrica ordinaria, segnatamente il sapore, vi vuole anzichè una scarica
repentina, una blanda corrente di fluido elettrico continuata) vadano mano mano crescendo col
continuare i contatti dei metalli dissimili; tantochè durando assai lungo tempo, senza inter-
ruzione alcuna del circolo, divengono fin troppo forti, e quasi insopportabili. Così è, il sapore
è debolissimo ne’ primi istanti, e cresce successivamente in modo da rendersi, se i metalli
combaciantisi, che fanno parte del circolo, sono molto diversi (come Argento e Stagno, o
Piombo, o meglio Argento e Zinco), assai vivo; il bruciore poi nell’occhio non si sente nep-
pure al principio, e appena spunta, non interrompendosi mai il circolo, dopo molti minuti
secondi, e cresce poi fino a divenire assai molesto a capo di un minuto primo, ec.. Non può
dunque dubitarsi, che la circolazione del fluido elettrico non continui finchè sussiste intiero
il circolo, in cui trovansi accoppiati i conduttori metallici diversi, che in tali circostanze
sono veri, e Ma perchè dunque, si dirà, non crescono, e raddoppiano. continuando il detto circolo, e
la corrente elettrica per esso, perchè non s’invigoriscono vieppiù, o almeno non continuano,
anche i moti muscolari, le contrazioni spasmodiche nella rana, ec.? Perchè succedono queste
soltanto al momento, che si compie tal circolo, e cessano tantosto? Perchè convien egli inter-
rompere esso circolo, ossia aprirlo, e chiuderlo di bel nuovo, per farlo ricomparire? Perchè solo
reiterando celeremente tali alternative si ottengono convulsioni, e spasmi continuati, ossia
un tetano? E perchè finalmente anche la sensazione della luce applicando i metalli all’occhio,
ec., come ha insegnato il VOLTA, è soltanto momentanea, cioè quella di un lampo passeg-
giero, malgrado che si mantenga non interrotto il circolo; e convien anzi interromperlo e
chiuderlo molte volte in fretta, per aver la sensazione di un lampeggiare continuo? A sif-
fatte questioni non si può dare altra risposta,, se non che tale è la disposizione dei nervi
destinati al senso della vista, e di quelli pure inservienti al moto de’ muscoli volontarj, tali
sono le leggi dell’economia animale, che questi nervi, a differenza di quelli del gusto e del
tatto, sono eccitati tosto alla prima applicazione di uno stimolo, epperò al primo impulso
del fluido elettrico messo in corrente; e non lo sono più continuando lo stesso stimolo inva-
riato, a cui si accomodino in certo modo, cosichè più non si risentono continuando la cor-
rente elettrica coll’istesso tenore. Potrebbe molto dirsi intorno a tali disposizioni, ed eccitabilità diverse dei nervi inser-
vienti ai moti, e di quelli intervienti a ciascuno dei sensi, e intorno a tali leggi della Fisica
animale, rilevandone la saggia economia, e molte conseguenze relative alle cause finali, ma
non è qui il luogo; e convien terminare questa nota già soverchiamente lunga.
trazioni muscolari, non che le anzidette sensazioni di sapore, a norma che veni-
vano accoppiati questo o quello con questo o quell’altro. Or dunque le nuove
sue sperienze coi piattelli, le sperienze dell’
chiamarsi con questo nome) resa sensibile all’Elettrometro, come s'è veduto,
offrono risultati affatto corrispondenti a detta scala, cioè a quanto avea già
il VOLTA stabilito riguardo ad essa. Dopo tale conformità può esservi dubbio
ancora, che codesta elettricità eccitata da motori ormai così bene conosciuti,
con armature, od archi metallici? E v’è bisogno di ricorrere per tali fenomeni
ad altro ignoto principio, alla supposizione gratuita di un’elettricità animale,
mossa cioè internamente per propria virtù degli organi? Son basta forse l’an-
zidetta elettricità artificiale, ed estrinseca, mossa cioè dall’accozzamento di
que' metalli? Ma troppo già si è detto riguardo a tali contatti metallici, o con-
duttori di 1.
Venendo al combaciamento dei medesimi co’ conduttori umidi, o di 2.
classe, è giunto pure il VOLTA a mostrare con esperienze dirette, che quelli
del fluido elettrico a questi, e ad ottenere i rispettivi segni di elettricità
nei primi, Ma essendo tali segni troppo deboli per manife-
in uno de’ più delicati elettroscopj a fogliette d’oro, ha dovuto aver ricorso al
suo
dei piattelli metallici, che si adducono a mutuo contatto, i quali ove siano abba-
stanza diversi, e si combacino a dovere, sortono da tal contatto con tanta elettri-
cità da movere a dirittura i pendolini di tal elettroscopio, e farli divergere 1, 2
linee, ed anche più, come abbiam veduto; se, dico, non è sempre necessario il
Condensatore per le sperienze di due piattelli molto diversi, ambi però metal-
lici; lo è per queste altre prove di un metallo solo, qualunque sia, che si fa com-
baciare, e sì anche nel miglior modo, ad un conduttore umido, o di 2.
La maniera del resto, con cui eseguisce il VOLTA queste sperienze (le quali ha
mostrate a tanti e nazionali, e forastieri, ed io pure ho vedute con gran soddi-
Nella 2.
e XVIII (C)
cioè con acconci piattelli. Applica dunque il piattello metallico isolato ad uno
di legno, o di cartone, ad un mattone, o pietra porosa, ad una pelle, o ad altri
corpi, che gli piace di scegliere, i quali sieno piani a dovere, e convenientemente
umettati, o imbevuti d’acqua o d’altro liquore, non però di soverchio, sicchè
abbiano a bagnare il piattello metallico medesimo: staccato quindi cotesto
piattello lo fa toccare allo scudo del Condensatore, lo applica di nuovo al piano
discretamente umido, di nuovo lo stacca, e lo porta a toccare, come prima, il
Condensatore; e siegue così a ripetere un tal giuoco 30, 40 o più volte: con che,
se esso Condensatore è in buono stato, se isola a dovere (ottimo riesce per
tali sperienze un picciolo Condensatore, che abbia per base od un piano di
marmo ben asciugato al sole o al fuoco, od un di metallo coperto da una sottil
crosta di ceralacca), si raccoglie nel suo scudo tanta elettricità, da dar quindi,
alzandolo, segni molto sensibili, non che ad un elettroscopio a fogliette d’oro,
ad uno quattro volte men sensibile a paglie, facendole divergere 2, 3, 4 linee,
ed anche più.
Questa elettricità, che acquista il piattello metallico combaciando il corpo
umido, mostrasi costantemente senza eccezione
mente compare sempre
qualunque ei sia, e qualunque l’umore ond’è intriso, come si prova invertendo
l’esperienza, cioè portando codesto corpo, allorchè viene staccato dal piattello
metallico, a toccare lo scudo del Condensatore, ec..
Non è pero di egual forza cotesta elettricità, che s’induce pel combaciamento
de’ metalli, o conduttori di 1.
riando quelli, e variando questi. Trova il VOLTA, che generalmente i metalli
desimi corpi imbevuti d’acqua pura; che questa insomma è più disposta che
gli altri umori a Solamente lo stagno gli si è mostrato più disposto a
dare agli alcali, e all’acqua o latte di calce, che all'acqua pura: il che spiega la
bella e curiosa esperienza riferita da esso VOLTA sul principio della sua 1.
lettera a GREN
la punta della lingua in un liquor alcalino non molto forte, o nel latte di calce
contenuto in un vaso di stagno impugnato dalle mani che siano bagnate d’acqua.
Una cosa ancora molto notabile è, che il zinco, il quale cimentato cogl’altri
metalli
altri corpi mezzo tra conduttori e coibenti affetta assai più degli altri metalli
l’elettricità
meglio di tutti, ossia ad un grado molto più alto.
E qui non posso a meno di far osservare, che questa tendenza dello
zinco a
altri metalli, concorre colla tendenza che hanno questi di
veduto, a fare, che la corrente elettrica pel circolo conduttore, in cui entrano
il zinco ed un altro metallo a immediato contratto fra loro, ed a contatto cia-
scuno di conduttori umidi, concorrono, dico, tali tendenze, cospirando così
nella medesima direzione, a fare che l’indicata corrente sia più forte, più
copiosa, o più celere. Ecco perchè le sperienze del GALVANISMO riescono supe-
riormente bene quando uno dei metalli impiegati è il zinco, ancorchè l’altro
sia piombo o stagno; i quali, come risulta dalle sperienze coi piattelli,
sì ad esso zinco, ma non molto, anzi poco assai: basta però riflettere, che la
corrente vien promossa da ciò, che il zinco tende esso medesimo a cacciar
avanti il fluido elettrico nel corpo umido cui sta applicato, più assai che il piombo
o lo stagno non tendano a cacciarlo in senso opposto, cioè nell’altro conduttore
umido, che combacian essi.
Ritornando alle sperienze dei piattelli ho avvertito già, che il legno od
altro corpo, che ha a combaciare il metallo, vuol essere umido anzi che no, ma
non a segno di bagnare la faccia di esso metallo, e ne anche di appannarla sen-
sibilmente. Or dirò, che la ragione addotta, dall’istesso VOLTA è, che se questo
succede, se il piattello metallico cioè, nello staccarsi dal piattello di legno od
altro soverchiamente umido, si porta via attaccato uno strato di umore, fosse
anche un sottilissimo velo, che formasse appena un leggier appannamento, la
separazione facendosi allora tra umore ed umore, tra acqua ed acqua, anzichè
tra metallo e acqua, e il fluido elettrico, che ha dovuto perdere il metallo, nel
combaciamento con essa acqua, od umore qualsiasi, trovandosi raccolto in
quello strato dell’umore medesimo, che gli è rimasto aderente, non può compa-
rire alcuna mancanza, alcuna elettricità di difetto in esso piattello. Avviene
insomma come se si applicasse un piattello d’argento ad un piano qualunque
ricoperto da alcuni fogli di stagno, e venendo indi quello levato in alto si
portasse via attaccato uno di cotesti fogli: in tal caso la separazione succe-
dendo tra stagno e stagno, il piattello d’argento non darebbe que’ segni di elet-
tricità che suol dare quando si stacca di netto dallo stagno combaciato. Così
dunque anche quando si fa combaciare qualsivoglia piattello metallico con uno
di legno, od altro umido, non dee esserlo troppo, per ottenerne i segni elettrici
ma tanto solamente, che quello si stacchi di netto da questo, senza contrarre
cioè alcun intonaco umido, senza venirne appannato.
Il VOLTA bagna i suoi piattelli di legno, sia nudi, sia coperti di carta, di
pelle, od altro, li bagna e intride d’acqua, o di quel liquore che intende provare,
e li va quindi asciugando con carta grigia, finchè non lascia più segno visibile
meglio, lasciandoli asciugare da sè, ma non seccare troppo; tenendoli qual-
che tempo in un ambiente discretamente umido, cioè tra gli 80 e 85 gradi
dell’igrometro di SAUSSURE a capello: l’umido di 90 gradi trova egli, che co-
mincia già a pregiudicare. Così pure se si asciughino troppo, esposti e. g. ad
un ambiente al disotto di 75 o di 70 gradi dell’istesso igrometro, riescono men
atti alle prove di cui si tratta; giacchè divenendo alquanto coibenti e idio-
elettrici non determinano più nè in tutti i piattelli metallici l’elettricità
tiva
in guisa, che le sperienze riescono equivoche, comparendo in alcuni me-
talli, singolarmente nel Zinco, l’elettricità
Pei liquori alcalini però, ed altri sali deliquescenti, cioè a dire per i piattelli
di legno, ec. imbevutine, conviene un tal ambiente secco, che non è buono pei
corpi imbevuti di semplice e poca acqua. Pel latte di calce fa benissimo l’i-
stessa temperatura umida che conviene a questi, cioè di 80, in 85 gradi; è allora
che si osserva come lo stagno
semplice umor acqueo, conforme si è detto.
Finalmente è riuscito al nostro VOLTA di ottenere coll’istesso artificio e
manipolazione segni elettrici sensibili all’elettrometro anche dal mutuo con-
tatto di due piattelli, nè l’uno nè l’altro metallico, con piattelli di cartone,
di legno, ec. imbevuti sufficientemente, ma non troppo (per la ragione già, in-
dicata) di umori diversi, e. g. uno d’acqua, l’altro di una soluzione di nitro,
di latte di calce, di una forte lisciva, ec., e questi segni sono stati costantemente
di elettricità
pregnato del liquor salino. A stento però ha potuto ottenere tali segni, e sempre
molto più deboli di quelli, che ottiene da due piattelli, uno di legno o nudo, o
coperto di pelle o di carta, ed imbevuto d’acqua, o di qualsisia liquore, e l’altro
di metallo qualunque, non che da due piattelli ambi metallici ma diversi, e di-
versi molto. A stento, dico, riesce al VOLTA di ottenere segni sensibili all’elet-
trometro col combaciamento di due piattelli, nessuno dei quali sia mefallico,
e trovinsi soltanto diversi pel diverso umore, di cui sieno al giusto segno im-
bevuti; giacchè gli è d’uopo di ripetere il giuoco dei toccamenti alternati un
contro l’altro, e collo scudo del Condensatore ben 100 e più volte, perchè questo
alzato indi dalla sua base, possa far divergere 1 ovvero 2 linee le pagliette del-
l’elettrometro; quando bastano ad ottenere altrettanto, ed anche dippiù,
20 o 30 toccamenti di due piattelli, uno umido, l’altro metallico (massime se
questo è di Zinco), e ne bastano 4 ovvero 6 di due ambi metalli, e diversi
molto, come argento e stagno.
Ed ecco (per far ora l’applicazione alle sperienze del GALVANISMO) perchè
riuscendo cotanto facile di evitare le sensazioni di sapore, ecc., e le contrazioni
muscolari mediante il far entrare nel circolo due metalli assai diversi, che si
anche non finita di preparare, anche nè sventrata, nè scorticata; riesce poi
nè difficile, nè troppo facile il commoverla, ove intervenga in esso circolo un
solo metallo o conduttore di prima classe frapposto ai due conduttori umidi,
ossia di 2.
circolo di soli conduttori umidi anche i più dissimili; talchè non si ottengono
in quest’ultimo caso le forti convulsioni, anzi mancano affatto, se la rana
non è preparata di tutto punto, e se anche non è eccitabile nel massimo grado.
Insomma per giungere a scuotere i membri della rana colla debolissima elet-
tricità mossa da soli conduttori umidi o di 2. classe, comunque diversi, debbon
essere tali membri preparati e disposti in modo, che si risentano anche alle
prove dell’elettricità artificiale delle comuni macchine, per una scarica 5 ovvero
6 volte minore di quella, che appena commove una rana trucidata e sventrata
soltanto, e 20 in 30 volte minore di quella, che a stento può scuotere una rana
intiera, cioè non anco sviscerata.
Trattenendoci per poco intorno a queste prove dell’elettricità artificiale
comune, ad oggetto di farne il confronto coll’elettricità eccitata nella nuova
maniera, col semplice mezzo cioè dei contatti eterogenei, osserveremo, che
basta per lo più, come ha fatto vedere il VOLTA, a scuotere una rana preparata
compitamente, sicchè le gambe tengano alla spina dorsale per i soli nervi
ischiatici, basta la scarica di una boccia mezzana di Leyden così poco elettriz-
zata, che non arriva a 1/10 di grado dell’elettrometro a paglie sottili, che non move
punto neppure le fogliette d’oro del sensibilissimo elettroscopio di BENNET;
ed anche talvolta basta una carica minore di 1/20, o di 1/30 di grado, quando
cioè la rana, ossia i suoi muscoli e nervi preparati nel miglior modo e di fresco,
godono anche di una insigne e quasi prodigiosa eccitabilità: le quali cariche
debolissime, non possono rendersi sensibili ad essi elettrometri, se non per
mezzo del Condensatore. Or dunque qual meraviglia, che cotesto
animale
a paglie o a fogliette d’oro, scuotendosi per sì poca e impercettibile elettricità
della boccia di Leyden, si risenta e commova anche per quella esilissima ecci-
tata nell’altra nuova maniera, per quel debolissimo moto cioè, in cui vien posto
il fluido elettrico mercè il semplice combaciamento di soli conduttori di 2.
diversi fra loro, i quali sono pure anch’essi veri
provano direttamente le sopra addotte sperienze?
E di vero egli è solamente in queste circostanze di trovarsi la rana prepa-
rata di tutto punto, e in sommo grado eccitabile, che riesce di potervi destare le
convulsioni o con pezzi di metallo poco eterogenei, e simili anche apparente-
mente, o con un pezzo di un metallo solo non perfettamente eguale nelle sue
estremità, sporco cioè, o come che sia alterato in una di esse avvegnachè sì
poco, che l’occhio non può discernere cotal differenza, od anche senza alcun
mili tra loro, e fino colle stesse parti animali, ripiegando e. g. l’una o l’altra
sua gamba e facendola toccare convenientemente ai nervi ischiatici nudi, o a
qualche parte del tronco: nelle quali sperienze consistono finalmente tutte
le obbiezioni, che sono state mosse da GALVANI, e da altri contro l’opinione così
bene fondata del nostro VOLTA: egli è, dico, in queste circostanze favorevolis-
sime di compita preparazione, e somma eccitabilità de’ membri della rana, che
riescono le obbiettate sperienze; giacchè altrimenti, se la rana trovisi dotata
di minore eccitabilità, stanca, debilitata, se sia sventrata soltanto e non finita
di preparare, se non sia neppure sventrata, vi vorrà a proporzione per iscuo-
terla, per eccitarvi le convulsioni, siccome una carica 6, 8, 10 e fino 20 volte
più forte della boccia di Leyden, o di un conduttore della macchina elettrica
ordinaria, così pure in queste altre sperienze dei semplici combaciamenti, un
eccitamento altrettanto più gagliardo al fluido elettrico; il quale venga cioè
cagionato o per l’interposizione di qualche altro conduttore umido più diverso
come di un forte liquor salino (il che ancora non basterà per una rana sol mezzo
preparata, e molto meno per una trucidata soltanto e scorticata), o per l’in-
tervento di un metallo frapposto a tali conduttori umidi molto diversi, o final-
mente per il contatto di due metalli pure diversi, e sempre più diversi a misura
che la rana trovisi o più illanguidita, o meno preparata; tantochè sperimen-
tandosi sopra una decapitata soltanto e scorticata, lasciato del resto il corpo
intiero, non si arriva a scuoterne le membra, se non coll’introdurre nel circolo
e portare a mutuo contatto due metalli de’ più dissimili, distanti cioè molti
gradi nella scala già più volte indicata (e. g. Argento e Stagno, Ottone e Piombo,
Ferro e Zinco, o meglio Argento e Zinco)Si giunge anche con un metallo solo a scuotere una tal rana non isventrata, od un’intiera
gamba recisa senz’altra preparazione, se uno de’ due conduttori umidi, a cui s’interpone
quel metallo, è molto diverso dall’altro, ossia differisce grandemente riguardo all’azione elet-
trica su di esso metallo. Per tal modo ci ha fatto vedere il VOLTA a scuotere la rana de-
capitata e scorticata soltanto, con un semplice arco o tutto d’Argento, o tutto di Ferro, o
tutto di Stagno, sporcando un’estremità del primo anche sol leggermente con solfuro di po-
tassa, del secondo con ossinitroso, del terzo con un forte liquor alcalino, e intingendo poi
ambi i capi dell’arco nell’acqua di due bicchieri su cui stava adagiata essa rana pescando
col tronco nell’uno, colle gambe nell’altro nel modo ordinario.
coll’elettricità ordinaria della macchina delle boccie, se questa non è 20 volte
circa più forte di quella debolissima che scuote la rana tagliata e preparata
che sia compitamente e di fresco.
Ed ecco come gli effetti corrispondono puntualmente alla causa, che dal
VOLTA si assegna, qual’è il potere che hanno i conduttori, detti perciò da lui
versi, o sostanzialmente, o per qualunque accidentale e superficial differenza:
potere ch’è assai picciolo nel combaciamento di due conduttori ambi umidi,
o di 2.
nimo poi se sieno anche poco diversi; mediocre ed anche grande nel comba-
ciamento di uno di 1.
2.
conduttori umidi; grandissimo finalmente nel mutuo contatto di due ambi di
1.
Argento e Zinco. La quale corrispondenza esatta degli effetti a tal causa as-
segnata dal VOLTA, molto più che alla causa supposta da GALVANI, come ognun
vede, dovrebbe già indurre chicchessia a dare a quella una grande preferenza
sopra questa, quand’anche non fosse tale virtù de’conduttori, che li costituisce
al dippiù
e dirette. Or dunque che lo è, or che la cosa è non solo provata, ma posta sot-
t’occhio dalle sopra descritte sperienze de’ piattelli metallici, ed anche non me-
tallici, i quali si elettrizzano sensibilmente, e danno chiari segni all’elettro-
metro, pel solo mutuo loro combaciamento, che dite, mio caro ALDINI, e che
dirà l’istesso GALVANI? Io per me dico, e conchiudo colla maggior parte dei
Fisici, a cui tali ultime sperienze son venute a cognizione, e che anche prima
per quelle sole del GALVANISMO moltiplicate e variate in tante maniere dal VOLTA
avevano adottato il suo sentimento, conchiudo, e dico: che il VOLTA dimo-
stra la sua elettricità artificiale ed estrinseca, eccitata cioè dal mutuo contatto
de’ conduttori qualli essi sieno, purchè dissimili, singolarmente poi metallici;
la prova con dirette semplicissime sperienze, e la fa in certo modo toccar con
mano; ne scopre la specie, dove, cioè
ossia GALVANI all’incontro nè ha dimo-
strata in alcun modo la supposta elettricità animale nelle sue sperienze (al-
tronde bellissime, e sorprendenti), quell’elettricità, cioè ch’egli pretende
mossa internamente da qualsiasi forza vitale o funzione organica; nè molto
meno ha potuto renderla sensibile all’elettrometro; nè credo il potrà mai.
E con quali argomenti dunque, e prove vuol egli sostenerla?
E come potrà
trovar ancora de’ partigiani, se per tutte quelle sperienze, e per tutti i nuovi
tentativi, che sono stati fatti fino ad oggi intorno al GALVANISMO, per tutti i
nuovi fenomeni, è sufficiente il principio scoperto e dimostrato ormai coll’ul-
tima evidenza dal VOLTA, cioè quel potere, quell’azione movente il fluido
elettrico, che si dispiega in ogni contatto di conduttori dissimili?
ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA
[1]
.... riesce, dico, così di far divergere le fogliette dell’Elettroscopio portante il piat-
tello d’argento a lin. 2 1/2 ed anche 3 buone linee. [
[2]
. . . . talchè arriva il Volta a far divergere i pendolini dell’Elettroscopio a 3 e fino a
4 linee.
[3]
Vi sono però delle piccole eccezioni che il VOLTA non dissimula.
Truova egli che lo
Stagno dà assai meno allo Zinco che non riceva dal Rame, quantunque sia collocato nella
Scala o serie dei metalli tra esso Zinco e l’Ottone presso a poco a egual distanza ed effet-
tivamente il Rame dia allo Zinco il doppio, ed anche più di quello dà allo Stagno. Il
Piombo poi non solamente non dà allo Zinco, come dovrebbe secondo il posto che occupa
nella Scala, di parecchi gradi cioè inferiore ad esso Zinco; ma riceve qualche poco dal me-
desimo; onde parrebbe a questo superiore: ma d’altra parte assai più del Piombo riceve lo
Zinco dall’Argento, dall’Ottone, e da tutti gli altri metalli; epperò va ritenuto nel suo primo
posto già assegnatogli. Cosa conchiudere infine dal complesso di tutte queste sperienze, e
dalle accennate poche anomalie? Che se è vero in generale, che un primo metallo avendo
virtù di dare del suo fluido elettrico ad un secondo e il secondo di darne ad un terzo, tanto
più il primo ne darà a questo terzo, e così per altri metalli in serie; se ciò, dico, si verifica
in generale e può stabilirsi per regola, non è però senza eccezione: giacchè in alcuni casi pe-
culiari nel confronto cioè di certi metalli, la virtù di dare o di ricevere non è quale dovrebbe
risultare da tale regola, ma maggiore o minore, od anche in senso contrario come si è ve-
duto. Intorno a che vuolsi osservare che tali anomalie han luogo singolarmente, e forse uni-
camente per lo Stagno e il Piombo, che sono i metalli più alterabili nella loro superficie,
e alteranti la superficie degli altri cui sporcano e anneriscono, non è pertanto da stupirsi
che varj cotanto l’effetto che dee produrre il loro combaciamento dipendendo quello intiera-
mente dalla superficie: (che più dello Stagno vari il Piombo che più facilmente anneri-
sce)