LETTERA
AD
ORAZIO DELFICO.
FONTI.
STAMPATE.
Delf. Riv. pg. 49.
MANOSCRITTE.
Cart. Volt.: E 29.
Copia di provenienza Delfico, pure in
Cart. Volt.
OSSERVAZIONI.
TITOLO:
DATA: da E 29.
Una minuta di questa lettera già in Cart. Volt. andò distrutta nell’incendio del-
l’Esposizione di Como 1899.
Copia della stessa fu gentilmente comunicata dal Senatore Troiano Delfico nel 1899,
e da essa, si trasse il testo qui pubblicato, salvo qualche correzione suggerita da E 29.
E 29 è un estratto della lettera, in due notevoli brani, intitolati dal V. : « Paragrafi
di lettere al sig. Don Orazio Delfico ».
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LETTERA
AD
ORAZIO DELFICO.
Amico Car.
Comincio dal fare scusa a V : Ec : del tanto ritardo a rispondere a due sue
compitissime, la prima delle quali ricevei al principio dell’autunno, l’altra
al principio dell’inverno scorsi.
Volevo io aspettare a risponderle d’aver par-
lato delle sue commissioni all’Ab.
glie ne parlai; ma non potei conchiudere che egli eseguisse gli Elettrometri
comparabili quest’inverno: è questa una fattura lunga, e fin verso le nostre
vacanze estive non gli avanza tempo per eseguirli; promette però di farlo prima
che io parta da Pavia, avendo bisogno della mia assistenza quale io presterò
ben volentieri.
Sono andato ancora più innanzi colle mie ricerche sull’azione dei condut-
tori elettrici, massime metallici, sovra i nervi e i muscoli: de’ Conduttori me-
tallici, dico, posti a semplice contatto, ossia combaciati con conduttori di
un’altra classe, cioè acqua ed altri fluidi non oleosi, e corpi anche solidi ma con-
tenenti bastante dose di cotali fluidi; quali tutti e fluidi e liquidi dinoto bre-
vemente col nome di
prima classe, cioè tutti i metalli e semimetalli, varie miniere e piriti (delle
quali, massime piriti, molte non la cedono in conducibilità ai metalli puri e
perfetti) e i carboni vegetabili e animali.
Tutte le esperienze ed osservazioni
mi persuadono sempre più che la mossa al fluido Elettrico viene data dai con-
duttori medesimi applicati esternamente per propria loro virtù, la quale agisce
per semplice combaciamento di due di essi dissimili, senza che vi sia bisogno
di supporre sbilancio di detto fluido negli organi degli animali ex. gr. tra mu-
scolo e nervo, o tra l’interno e l’esterno del muscolo come sostengono tuttavia
i seguaci di GALVANI.
Cosi è: i conduttori, singolarmente metallici, non sono atti soltanto a
tradurre l’elettricità già mossa o sbilanciata, come si è sempre creduto; ma
hanno la virtù e il potere di muoverla essi, di turbare il riposo al fluido elet-
trico, di concitarlo e metterlo in giro, qualunque volta in un circolo compito
trovisi, od un conduttore della classe dei conduttori umidi, tra due, della classe
dei conduttori secchi, tra due, dico, di questi
come oro, argento, mercurio da una parte, e piombo, stagno, zinco dall’altra,
od anche solo per qualche accidentale diversità di tempera, di levigamento ec...
Ovvero un conduttore secco tra due umidi parimenti diversi, come acqua pura,
acqua salata, aceto, spirito di vino, inchiostro, liquori, acidi alcalini ec... latte,
siero, sangue, mucco, saliva, orina, bile ecc.. .
Con questo principio dimostrato da
sperienze dirette si spiegano tutti i fenomeni della pretesa, secondo me insussi-
stente, Elettricita animale, ed anche quello dell’eccitarsi qualche volta nelle
più favorevoli circostanze le contrazioni nella rana preparata di tutto punto
a maniera di GALVANI, senza l’intervento di alcun metallo, col far toccare, cioè,
immediatamente le gambe, segnatamente il muscolo gastrocnemio, e meglio
la sua parte tendinosa liscia e biancastra al troncone di spina, ossia ai muscoli
della schiena gementi sangue od altro umore, o i nervi ischiatici intrisi pari-
menti.
Con questa e simili sperienze pretendono i Galvaniani di trionfare,
e che si dimostri un vero sbilancio di fluido Elettrico esistente fra i muscoli
della gamba e i nervi che vi s’impiantano, o una vera
da virtù organica: ma io inclino molto più a credere, e sono anzi convinto che
anche qui gli organi non sieno che
mossa al fluido, l’impulso originario proceda dal contatto di due conduttori
dissimili in qualche modo, quali sono nella superficie almeno, e laddove si
toccano il muscolo
membrana bianco-lucida, e dall’altra i nervi crurali sanguinolenti, o d’altro
umore intrisi, o la carne nuda e parimenti intrisa del dorso della rana di fresco
preparata; e tanto più mi confermo in questa credenza, dacchè ad ottenere
l’effetto delle convulsioni, che difficilmente, e rare volte riesce così, senza l’in-
tervento, cioè, di alcun metallo, e solo nelle rane vivacissime, e di fresco pre-
parate, non vale il contatto di qualunque siasi parte della gamba con qualunque
del dorso, ma vogliono essere certe parti, o certi punti, e or questi or quelli
secondo le circostanze, ma per lo più le indicate parti tendinose bianche verso
il piede colle rosse o gementi umori sul dorso, ai confini del taglio, dacchè
quando per avventura difficilmente si ottiene l’effetto, o più non si ottiene
affatto dopo qualche tempo, si torna spesso ad ottenerlo con bagnare uno
dei capi, singolarmente il dorso di scialiva, d’acqua salata, di spirito di vino,
d’inchiostro, ed anche di sangue, e far che riesca il contatto in tali punti ba-
gnati; all’incontro nulla succede, nè al principio, nè dopo bagnate bene e lavate
le parti nell’acqua pura.
Scorgesi pertanto chiaramente da queste sperienze,
il quì descrivere, qualmente l’Elettricità giuoca, ossia il fluido
incitato e messo in giro per causa soltanto, ed in ragione della dissomiglianza
fra loro dei conduttori che vengono a combaciarsi.
Che se l’effetto, con tutta la
dissomiglianza dei due conduttori della classe dei
in confronto di quello
secca, con argento e. g. e stagno o zinco, gli è perchè, come sono questi incom-
parabilmente migliori conduttori di quelli, così sono anche
lenti, vale a dire posseggono l’indicata virtù da me scoperta di togliere al ri-
poso e mettere in corrente il fluido Elettrico ad un grado assai più eminente.
Del resto il principio è il medesimo; ed estendendosi a tutti i conduttori,
come io avevo congetturato fin da principio, (delle quali congetture feci parte
fin dall’Estate del 1792 ad alcuni miei corrispondenti, specialmente al sig.
VAN MARUM in due lettere che credo siensi pubblicate) acquista col divenir
più generale sempre maggior fondamento.
La potenza che hanno i conduttori, massime metallici, di concitare il
fluido Elettrico, e metterlo in corso, sendochè essendo due diversi, uno lo spinge
avanti, e l’altro lo tira, od uno prevale all’altro nel tirarlo o spingerlo; e la
somma eccitabilità dei nervi che vengono, trovandosi nel circolo conduttore
investiti da tale corrente, massime
per essi nervi; rendono ragione del sapor vivo eccitato sulla lingua, del lampo
dentro l’occhio, e della sensazione di dolore nell’interno delle palpebre verso
la glandula lagrimale, siccome pure sul vivo delle ferite o piaghe recenti,
ogniqualvolta queste parti sensibili entrino, come si è detto, nel circolo condut-
tore, porzione del quale formisi da due metalli molto dissimili, massime argento
e zinco in contatto immediato fra loro, o coll’interposizione di altri metalli
e il resto del circolo deferente sia formato da conduttori umira.
Sali sensazioni
sono effetto immediato dello stimolo elettrico sovra i rispettivi nervi.
Ma quando
non sono
suo corso, ma
e si eccita il moto corrispondente nei detti muscoli, può questo essere, ed io
credo che sia sempre in tutto o in massima parte un effetto non già immediato
del fluido elettrico, ma sibbene mediato o secondario: cioè, il fluido elettrico
stimola ed eccita il nervo e questo poi, in qual maniera non sappiamo ancora,
eccita alla contrazione il muscolo.
Infatti non è bisogno, che il detto fluido
scorra per il nervo fino al muscolo medesimo, come suppongono i sostenitori
della teoria di GALVANI; no, non è bisogno che arrivi la corrente elettrica
fino ad esso muscolo, basta che scorra un piccolo tratto del nervo solo, basta
anche che ne attraversi soltanto la grossezza prima dell’inserzione di esso nervo
nel muscolo.
Stringasi dolcemente il nervo crurale snudato di una testuggine,
o di una grossa rana, un pollice e mezzo sopra la sua inserzione nei muscoli
altra pinzetta di stagno, o meglio di zingo; quando si faran comunicare le due
pinzette o immediatamente, o mediante un terzo metallo, nasceranno le vio-
lenti convulsioni nei muscoli.
Io soglio eccitarle anche stringendo il nervo con
una pinzetta sola, di cui una buona branca è di argento, l’altra di zingo.
Queste esperienze di eccitare la contrazione dei muscoli col far passare
il fluido elettrico per un breve tratto solamente dei nervi, col pungere diciam
noi essi nervi soltanto, salvo i muscoli, riescono pei nervi dei moti volontari,
non già, per quelli dei moti necessari ed involontari.
Stimolati per tal modo i
nervi del cuore, del ventricolo ec., non entrano punto nè il ventricolo, nè il
cuore in contrazione.
Per eccitare il cuore ad un raddoppiamento di battute,
o per risvegliarvi le languide o già cessate, bisogna che la corrente di fluido
elettrico invada ed attraversi la sostanza medesima di esso cuore.
E ancora
con questo, ancora colla viva scintilla della macchina elettrica difficilmente
e poco si eccita.
Questo muscolo come gli altri involontari, è molto più appro-
priato agli stimoli meccanici e chimici, che allo stimolo elettrico; e ricerca al
dippiù, che lo stimolo gli sia applicato immediatamente: tutto all’opposto
i muscoli de’ moti volontari
elettrico, e non hanno neppur bisogno che questo venga loro applicato imme-
diatamente, che la corrente, cioè, del fluido elettrico arrivi fino ad essi; basta
che cotesto fluido scorra per un tratto anche brevissimo de’ nervi da cui sono
tai muscoli retti, come le mie esperienze poco sopra riportate ed altre analoghe
dimostrano.
Tutto questo ed altre analogie han fatto nascere in me una forte conget-
tura, che del fluido elettrico appunto si serva la volontà per produrre le con-
trazioni nei muscoli soggetti al suo imperio.
E di vero osservando che per il
cuore, pei muscoli del ventricolo e degli intestini che trovansi più appropriati
agli stimoli meccanici e chimici, si serve appunto la Natura di tali stimoli
ad eccitarne le contrazioni cioè del sangue per il primo, de’ succhi gastrici,
degli alimenti e dell’aria per questi altri, perchè non crederemo che l’istessa
economa Natura adoperi l’agente elettrico per que’ nervi e muscoli che sono
a questo appunto più che ad ogni altro stimolo appropriati?
E tanto più
quanto che non ha da fare grande spesa per fabbricare od elaborare un tale
fluido, non ha bisogno di organi secretori per separarlo, di vasi per contenerlo,
diffuso trovandosi esso naturalmente in copia in tutti i corpi, e presto a muo-
versi al minimo impulso ne’ conduttori quali sono gli umori del corpo, i succosi
nervi, e le umide fibre tutte quante; nè ha da impiegare grande sforzo, ma anzi
il minimo bastando, come si è veduto ove s’ecciti tal corrente elettrica che in-
nelle più violente contrazioni; corrente non già impetuosa e vibrante molto,
ma sommamente blanda, a somiglianza di quella che nasce dal semplice con-
tatto di due metalli dissimili, corrente, la cui tensione, ossia sforzo non giunge
a vibrare il più mobile elettrometro, nè a vincere il minimo ostacolo di coi-
benza.
Per tal modo adunque là nel cervello, ove metton capo i nervi tutti,
l’azione della volontà otterrebbe i moti richiesti da muscoli e membri con non
altro che imprimere un così lene moto al fluido elettrico, e determinare una
cotal blanda corrente ne’ rami o fili nervosi rispettivi: nè già fino all’inserzione
loro ne’ muscoli soggetti, che di tanto non è bisogno; ma per un tratto più
o men breve dei medesimi; per un tratto che potrebbe non oltrepassare o di
poco la sede stessa del cervello.
-
Si aggiunge molto peso alla nostra ipotesi se si considera la struttura
de’ nervi i quali sono tutt’altro che tubi cavi o canali, per cui possa scorrere
qualsisia fluido liquido per sottile che s’immagini, con quella rapidità che duopo
sarebbe al bisogno.
Ma se niun liquore spiritoso od etereo può esser mobile e
penetrante abbastanza per valicare di slancio cotali strade nervose, e il vapore
elettrico all’incontro ha sovratutti tal facoltà di scorrere facilissimamente
per entro a questi come per ogni altro deferente, qual altro dunque dobbiam
credere che sia fuori di questo fluido che compie nei moti volontari le fun-
zioni attribuite già dai Fisiologi a un supposto fluido nerveo dinotato vaga-
mente col nome di
Questo fluido od agente animale unqua nè
definito nè inteso, viene omai ad essere specificamente conosciuto, se diciamo
che sia il vero fluido elettrico comune; del quale, se non l’intimanatura, tante
proprietà e leggi ci ha la Fisica sperimentale scoperte e messe in chiaro.
Dietro
queste idee non avrà nè la Fisica nè la Medicina a dolersi ch’io abbia rovesciato
un sistema di elettricità animale, quello cioè di GALVANI e de’ suoi seguaci,
mentre un altro ve ne sostituisco, in cui fa pur anche una bella comparsa nel-
l’Economia animale il nostro fluido elettrico, ed ha gran giuoco nella più nobile
parte, qual’è quella dei moti volontarj, costituito in certo modo funzionario
di essa volontà.
Altri Fisiologi avean già supposta dell’analogia tra gli spiriti
animali e l’etere, la luce, o il fluido elettrico, anzi alcuni han sostenuto una
perfetta identità fra questo e detti spiriti, ma erano pure ipotesi destituite
non che di prove, di argomenti probabili, secondo ciò che si conosceva allora
delle leggi e fenomeni elettrici, e secondo la maniera onde immaginavano
che giuocasse esso fluido elettrico, poco conforme, se non affatto contraria
alle leggi medesime.
Però fu combattuta tal opinione da HALLER e quindi rigettata comune-
mente con una folla di argomenti e fisici e medici.
Ora il nuovo aspetto sotto
cui presento io la mia ipotesi non soggiace a tali e tante obbiezioni, e essa al-
tronde non è vaga, arbitraria, ma fondata sopra analogie e convenienze decise.
Avrei molte altre cose; ma la lettera è già molto lunga.
Finisco dunque
col pregarla della continuazione della sua padronanza ed amicizia, e di passare
i miei complimenti al degnissimo suo zio, e col maggiore ossequio mi protesto
Di Lei Am.
Pavia 13 Aprile 1795
Div.
ALESSANDRO VOLTA.