Volta, Alessandro Memoire sur l'Électricité excitée par le Contact mutuel des Conducteurs même les plus Parfaits - Part A volta_memElecCon_933_it.xml 933.xml

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: J 42; J 43; L 11.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: da J 42 b. DATA: da J 42 b.

L 11 è una minuta scritta in italiano e quasi completa, divisa in 60 paragrafi, inter- rotta al § 61. J 43 è una minuta scritta in francese non divisa in paragrafi che corrisponde esatta- mente al contenuto di L 11 dal § 14 al § 49. Il seguito non coincide col conte- nuto di L 11 e, poichè giunge alla conclusione dell’argomento, si pubblica. J 42 è una minuta scritta in francese divisa in 2 articoli (I e II) e paragrafi corrispon- denti quasi perfettamente a quelli di L 11 fino al XV (vedi Nota al N. XVIII B).

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L 11

Pr. 1. Che i Conduttori, singolarmente i metallici, posseggano una virtù o potere, di cui non si avea tenuto per gran tempo neppure sospetto, la fa- coltà cioè d’incitare e smuovere mercè di un semplice mutuo contatto, sol che sian essi di diversa specie, il fluido elettrico; di farlo passare continuamente dall’uno all’altro, per es. dall’Argento allo Stagno, dallo Stagno all’acqua, da questa all’Argento, che lo rifonde incessantemente nello Stagno, ec.; a dir breve, che non siano semplici conduttori o deferenti come furon sempre tenuti ma veri eccitatori, o motori di elettricità nelle circostanze indicate; è cosa, ch’io avea creduto già di potere incontrastabilmente stabilire son già quattro anni, sopra un gran numero di prove sperimentali, che ho moltiplicate e variate in mille maniere; ed è poi anche il principio, che mi ha condotto tanto alla spie- gazione più semplice e vera delle sperienze sorprendenti di GALVANI, rigettando la da lui pretesa Elettricità Animale, quanto a tutte le altre scoperte, che ho saputo a quelle prime aggiungere.

Pr. 2. Io avea cercato nelle lettere che vi scrissi, o Signore, nella state del 1792, e che non so se abbiate rese pubbliche, di rendere meno inconcepi- bile codesta azione, che i conduttori diversi, soprattutto metallici, esercitano in virtù del loro semplice combaciamento, senza cioè alcuna sorte di stropiccìo, o di urto; e di ridurre ciò ai medesimi principj e leggi dell’elettricità eccitata col mezzo dello sfregamento, percossa, o pressione di certi altri corpi, pari- menti di diversa. specie; indicando che più verisimilmente la rottura dell’equi- librio nel fluido elettrico, il trasporto del medesimo da uno in altro corpo di- verso, se non in tutta la sostanza o interiormente, nella superficie in cui siegue il contatto, era non ch’altro l’effetto delle forze mutue di attrazioni o ripul- sioni, messe per qualche maniera in giuoco da siffatti combaciamenti; che lo sfregamento, la pressione, ec. in tanto solo riuscivano mezzi più efficaci, in quanto che portavano un combaciamento più perfetto, più serrato, più intimo per così dire, e molto più esteso, cioè di un più gran numero di punti, ec.. Scor- geva io fin d’allora, e ho potuto vedere più chiaramente in seguito, che pren- dendo la cosa sotto questo aspetto si viene a spiegare egualmente, tanto la produzione dell’elettricità per forza dello stropicciamento dei così detti idio- elettrici, ossia di due corpi diversi fra loro, di cui uno almeno sia isolante, o vogliam dire coibente, elettricità conosciuta già da lungo tempo; quanto l’ec- citamento dell’altra, nuovamente scoperta, per virtù di un semplice combacia- mento di due corpi ambi conduttori, e sì de’ più perfetti, diversi però anch’essi tra loro, almeno nelle superficie che si toccano, la diversità delle superficie combaciantisi essendo la condizione essenziale.

Pr. 3. La prima, e la più nota, come dissi, di tali Elettricità consiste nel trasporto e accumulazione di una dose più o meno grande di fluido elettrico nell’uno dei due corpi stropicciantisi a spese dell’altro (nel vetro p. e. a spese della mano, del panno, del cuojo, o dell’amalgama impiegati a stropicciarlo: nella mano, nella carta stropicciante a spese dello solfo: in un nastro di seta bianca a spese di un nero, ec.): consiste in una condensazione, o rarefa- zione di detto fluido nella superficie ossia punti confricati dell’idioelettrico, condensazione, o rarefazione cagionata da esso sfregamento; il quale, secondo ch’io penso, ed ho già insinuato, non opera che in virtù del contatto da lui pro- mosso e perfezionato: condensazione o rarefazione che si ferma e limita a detti punti superficiali la coibenza del corpo, la sua impermeabilità al fluido elettrico non permettendo che si estenda, o passi più addentro.

Pr. 4. La seconda, quella che da qualche anno solamente abbiam comin- ciato a conoscere, differisce da siffatta elettricità locale, e in certo modo sta- gnante, pel movimento libero e continuo che riceve il fluido elettrico: consiste però anch’essa in un trasporto di questo fluido da un corpo all’altro, cagionato da un’azione affatto simile, che nasce cioè dal mutuo contatto di corpi fra loro diversi; ma questo trasporto non termina già alle superficie. Qui i corpi, che si combaciano essendo tutti conduttori presso a poco perfetti, che è quanto dire permeabilissimi al fluido elettrico, avviene che codesto fluido incitato dall’azione che sorge e si esercita ne' punti di contatto, come riteniamo, spinto, dico, sol- lecitato da una forza qualsiasi, non si fermi e limiti alla superficie di alcun d’essi; ma passi oltre, e si avanzi senza ritegno, e percorra tutta la strada conduttrice,

Pr. 5. Supponiamo per es. che la mano si applichi alla superficie del vetro, e lo strofini; e non consideriamo (come vogl’io) questo strofinamento, che come il mezzo di un migliore e più esatto combaciamento, di un contatto più ampio e più perfetto. Questo combaciamento mettendo in qualche maniera in giuoco le forze mutue o suscitando un’azione qualsiasi, spingerà il fluido elettrico con una certa forza contro la superficie coibente del vetro, tanto che vi si accumulerà esso fluido fino a un certo segno, e resterà aderente ad essa superficie in ragione della più o meno grande coibenza della medesima; e in ragione parimenti di questa coibenza, inerzia, o tenacità che voglia dirsi, conserverà poi detta su- perficie del vetro l’elettricità acquistata di eccesso, o in più, la conserverà, dico, cessato anche lo stropicciamento e ne darà segni più o men forti per un tempo più o men lungo. Così pure se la mano si applichi ad un bastone di ce- ralacca, e lo venga a stropicciare o a comprimere, le forze mutue messe in giuoco, o quella qualunque azione che sorge da questo combaciamento assai perfetto, determinerà il fluido elettrico a passare dalla superficie stropicciata o com- pressa della cera nella mano; e tale superficie resa scarseggiante, non potendo essere così tosto soccorsa col fluido del restante del corpo, per essere questo di natura coibente, darà indi per lungo tempo dei segni di elettricità negativa, ossia in meno.

Pr. 6. Lasciando ora da parte stare i coibenti di qualsisia specie, si ap- plichi la mano a una lamina d'Argento, oppure si faccia, che questo sia toc- cato da un pezzo di Stagno, o infine che dei buoni conduttori qualunque sieno, purchè di specie diversa tra loro, vengano a un mutuo contatto, od anche si strofinino: questo contatto farà nascere la solita azione che per principio ge- nerale sorge per ogni combaciamento di corpi diversi, e determinerà similmente un trasporto di fluido elettrico dall’uno all’altro di tali conduttori combacian- tisi, e tanto più facilmente, come sembra, quantochè niun d’essi è coibente, niuna delle superficie che si toccano oppone, nè può opporre resistenza sensi- bile e codesto trasporto o trasfusione di fluido elettrico. Egli è verosimilmente per questa ragione della niuna o quasi niuna resistenza di siffatti corpi, che un semplice leggier contatto, anche in pochi punti, basta ad effettuare l’indicato movimento e trasporto di fluido elettrico; laddove nelle altre sperienze, in cui una od ambedue le superficie: strofinatisi sono coibenti (Pr. 3. e 5.) vi vuole qualche stropicciamento, percossa o almen pressione, che adduca più punti ad un più stretto contatto e ampio combaciamento per dar maggior giuoco al- l’azione che nasce appunto dai contatti e vincere con ciò cotal inerzia e resistenza per strappare dalla superficie coibente porzion di fluido. Ma per ciò medesimo che non vi è inerzia o coibenza sensibile nelle superficie o punti combacian- tisi degli ottimi conduttori, alcun notabile impedimento al moto del fluido elet- trico, che lo possa trattenere, non potrà questo neppur venire nè accumulato, nè diradato notabilmente nell’una o nell’altra di dette superficie; le quali per conseguenza non daranno alcun segno sensibile di elettricità dopo tale comba- ciamento o stropicciamento, che abbiano sofferto.

Pr. 7. Ecco perchè si è dovuto credere che lo sfregamento dei conduttori fra loro, almeno dei più perfetti (giacchè i conduttori molto cattivi, che parte- cipano della natura degli isolanti, non si comportano nè come gl’isolanti o coi- benti assoluti, nè tutt’affatto come i buoni conduttori; ma in una maniera di mezzo), non producesse alcuna elettricità. Cosi è: questo stropicciamento di semplici conduttori che non hanno neppur un grado di coibenza, che sono af- fatto permeabili al fluido elettrico, non produce no Elettricità, aderente e dure- vole, che possa manifestarsi, finito lo sfregamento, coi segni ordinarj; ma ben ne produce una, se. il circolo conduttore sia compito pel tempo ch’esso stropic- ciamento dura, e per questo tempo solamente: un'elettricità, che consiste in una corrente di fluido seguita e in giro nell’interno di detti conduttori, la quale non producendo nè eccesso, nè difetto, nè in alcuno d’essi condensazione, nè rarefazione, o in alcuna delle loro parti, non dà neppure segni all’esterno.

Pr. 8. Abbiamo l’esempio di una simile elettricità scorrente per entro a conduttori, senza che nulla ne compaja al di fuori, senza che gli Elettroscopj applicati esteriormente ne diano alcun segno, allorchè si fa comunicare il primo Conduttore della Macchina elettrica ad altri conduttori egualmente buoni senza fine, ossia tali [che],

Parola evidentemente omessa dal V. [Nota della Comm.]

anzichè trovarsi isolati comunichino senza alcuna in- terruzione col suolo umido. Ecco allora, che per tutto il tempo, che si fa giuo- care la Macchina, il fluido elettrico scorre, diciam così, a pien canale per tutta la lunghezza e serie di detti conduttori; i quali con tutto ciò non danno alcun segno elettroscopico.

Pr. 9. Gli è vero, che questi segni non mancheranno di comparire ben tosto nel primo conduttore della Macchina, ove egli venga disgiunto dagli altri in modo, che resti isolato, e si continui intanto il giuoco di essa Macchina; che l’Elettricità manifesterassi e coi movimenti degl’Elettrometri ad esso condut- tore applicati, e con scintille ancora al luogo dell’interruzione, se l’intervallo non è troppo grande; laddove nulla di ciò succede nelle altre sperienze, in cui sostengo, che una simile corrente elettrica viene eccitata e mantenuta dallo stropicciamento, o dal semplice contatto di conduttori perfetti o quasi perfetti, quando sian essi di diversa specie, e quando il circolo deferente sia compito: è vero, dico, che non succede quì, come sembra che pur avrebbe a succedere, cioè che interrompendo il circolo, la qual cosa deve arrestare la detta corrente, compajano, se non delle scintille, almeno qualche

Così nel Mns. [Nota della Comm.]

segni di elettricità all’Elet- troscopio. Ma è facile di rispondere che, se l’azione, che si dispiega nel contatto mutuo dei conduttori differenti può eccitare e mantenere una corrente di fluido elettrico, allorquando il circolo essendo compito, e in tutte le parti continuo, verun ostacolo sensibile vi si oppone; ella non è però abbastanza forte per vin- cere quella resistenza che nasce da un’interruzione qualunque dei conduttori; ella non spinge con abbastanza vigore il fluido elettrico per fargli superare con un salto il più piccolo intervallo, nè per tenerlo sensibilmente condensato in uno de’ detti corpi, e rispettivamente rarefatto nell’altro: senza di che, cioè senza una tensione elettrica di una certa forza non vi può essere alcun movi- mento negli ordinari Elettroscopj in qualsivoglia maniera applicati, e molto meno scintilla alcuna nelle interruzioni.

Pr. 10. Si può ancora supporre (e questa supposizione soddisfa meglio a tanti fenomeni) che l’azione risultante dal combaciamento di tali conduttori avrebbe per sè stessa una forza sufficiente da produrre cotal condensazione e rarefazione rispettiva di fluido elettrico, in un grado anche considerabile, o almen mediocre; ma. che questo fluido condensato, tendendo a rifluire per ri- mettersi in equilibrio, rifluisca infatti, se non per i medesimi punti di contatto ove si esercita la forza che lo incalza, per i punti confinanti d’attorno, che sono lì lì a combaciare, cioè al tocco non tocco

Così nel Mns., nel quale si legge anche la seguente frase cancellata: che sono lì lì ove finisce il vero contatto. [Nota della Comm.].

; i quali punti fuori del contatto fa- cendo unicamente l’officio di conduttori non possono lasciar sussistere delle dette condensazioni e rarefazioni rispettive, delle delle tensioni elettriche che pochis- simo; tanto poco, che l’Elettroscopio il più sensibile non può darne alcun segno.

Pr. 11. Un simile ritorno del fluido elettrico ha luogo e sì cade sott’occhio, allorchè si elettrizza per istropicciamento qualche coibente. Sia questo per es. un nastro di seta teso, ben asciutto, sul quale si scorra comprimendolo con un dito o con un cilindro di metallo: vedrannosi comparire delle striscie di luce elettrica ai confini dello sfregamento, ne’ punti ove non vi è più contatto, ma una grande prossimità delle due superficie: luce proveniente dal fluido elet- trico accumulato, in virtù dello sfregamento sulla seta, e che ritorna per un eccesso di tensione dalla medesima al dito o al cilindro di metallo. Lo stesso ac- cade, in più bella maniera, con far giuocare una buona Macchina elettrica: il fluido rifluisce visibilmente e in abbondanza dai puntj del vetro che sortono dallo stropicciamento, rifluisce nei cuscinetti.

Pr. 12. É facile per altro di comprendere, che non è già tutta la quantità di fluido elettrico aggiunta, che si ritorce indietro; ma solamente quella, che eccede il grado di tensione comportabile, cioè a dire corrispondente alla forza coercitiva della seta, del vetro, cc. Or questa forza essendo considerabile in questi corpi isolanti, la quantità di fluido che vi resta accumulata (e così la man- canza in quelli che si elettrizzano per lo stropicciamento in meno, come il solfo ec.), è dessa pur considerabile. Al contrario la coibenza, ossia forza coercente es- sendo se non nulla (il che non può dirsi a rigore, come vedremo) pressochè nulla nei metalli, conosciuti altronde ottimi per conduttori, la tensione elettrica sus- sistente, l’eccesso o il difetto di fluido indotto dall’azion potente del contatto, che può mantenersi senza riversarsi, che si mantiene nei punti fuori sibbene del contatto, ma ad esso prossimi, è picciolissima cosa, come ho già detto (Pr. 10).

Pr. 13. Questo poco però non è lo stesso che niente, egli è pur qualche cosa; ed io andava pensando già da gran tempo, che si potrebbe forse rendere sensi- bile mediante qualche artificio. Or dunque ho il piacere di annunciarvi, mio Signore, che alla fine vi son giunto. Egli è coll’ajuto del mio Condensatore d’Elettricità disposto in una certa maniera, e molto meglio del Duplicatore a molinello di NICHOLSON, descritto nelle Transazioni Filosofiche di Londra per l’anno 1788, Vol. 78, che ho portato la cosa a questo termine, a quest’ul- timo grado di evidenza.

M’affretto a farvi parte dei risultati che con mia gran soddisfazione ho ottenuti dalle sperienze, che da gran tempo io aveva progettate, e che non ho potuto effettuare se non in questi ultimi giorni.

Pr. 14. Sper. 1a. I tre dischi del Duplicatore essendo di ottone, prendo due verghe, una d’Argento, l’altra di Stagno; e applico la prima al disco mobile, l’altra ad uno dei dischi fissi, intanto che ambedue tali verghe stanno appog- giate sopra il tavolo, o meglio sopra un cartone bagnato, o altro deferente umido, insomma comunicano per mezzo di uno o più conduttori di 2a classe. Dopo aver lasciato l’apparecchio in questo stato alcune ore, tolgo via le due verghe, e metto la macchina in giuoco: ed ecco che compiti 20, 30, 40 giri (o dippiù se l’aria non è asciutta, o se gl’isolamenti sono in cattivo stato) facendo toccare al disco mobile uno de’ miei Elettrometri a paglie sottili vi scorgo de’ segni di Elettricità in più ( + E), segni marcatissimi, che giungono a 4, 6, 10 gradi, e più ancora; facendolo toccare all’opposito ad uno de’ dischi fissi ho parimenti dei segni, ma dell’Elettricità contraria, cioè in meno (- E).

Pr. 15. L’Argento ha dunque versato del fluido elettrico nel disco di ot- tone, cui stette in contatto tutto l’indicato tempo; e lo Stagno ne ha bevuto dall’altro disco similmente di ottone, durante il combaciamento suo con lui. Ciò viene confermato dall’esperienza seguente, che è un vero Experimentum crucis.

Pr. 16. Sper. 2a. Inverto l’esperienza in guisa che l’Argento combaci ora uno dei dischi fissi, e lo Stagno all’incontro il disco mobile; e l’Elettricità che ottengo da questo dopo che l’apparecchio è rimasto in tal posizione un tempo conveniente, ella è negativa (- E); e corrispondentemente quella dei dischi fissi positiva ( + E).

Pr. 17. Sper. 3a. Applico solamente la verga di Stagno al disco mobile, e lascio i due dischi fissi isolati, oppure li fo comunicare col tavolo, o con altri conduttori umidi, co’ quali comunica anch’essa la verga di Stagno. Questo semplice contatto dello Stagno coll’Ottone, di tal metallo essendo il disco mobile, basta per indurvi qualche poco di elettricità negativa (- E); solamente vi abbisogna in queste circostanze un tempo più lungo.

Pr. 18. A chi conosce a dovere l’azione delle Atmosfere elettriche, e la co- struzione del Duplicatore, non fa bisogno d’altra spiegazione per comprendere il giuoco di quest’istromento ingegnosissimo; e come l’Elettricità acquistata comechesia dal disco mobile deve cagionare una contraria nei dischi fissi, e reciprocamente; come queste elettricità opposte vengono a crescere ad ogni giro della macchina, ec. Così dunque nell’esperienza del Pr. prec. il disco mobile avendo l’elettricità negativa (- E), i dischi fissi debbono acquistar la positiva ( + E).

Pr. 19. Sper. 4a. Questa sperienza è l’inversa della precedente: si applica cioè la verga di Stagno a uno dei dischi fissi; e si lascia il disco mobile senza alcun contatto metallico, isolato, oppur anche comunicante col tavolo ec. Il risultato è dunque anch’esso inverso, cioè sono i dischi fissi, che divengono elettrizzati negativamente (- E); e il disco mobile acquista corrispondente- mente l’elettricità positiva ( + E).

Pr. 20. Tutte queste sperienze riescono assai meglio, e han bisogno di minor tempo, qualora durante i combaciamenti dei metalli diversi fra loro, il disco mobile stia affacciato ad uno dei dischi fissi.

Pr. 21. Meglio ancora se fra i due dischi così affacciati s’introduca un’assi- cella, un cuoio, od un cartoncino, che siano asciutti, e di cui la spessezza eguagli presso a poco il piccolo intervallo, che separa tali dischi; intervallo che dovrebbe non eccedere 1/4 di linea; ma che però può giungere senza grande inconveniente fino a 3/4 lin. come le mie prove mi hanno mostrato. L’assicella o cartoncino così introdotto sarà bene lasciarli un pezzo, ossia non estrarli ch’al momento che si viene a togliere i contatti metallici, e a mettere in giuoco la Machinetta.

Pr. 22. Per mantenere gl’isolamenti in ottimo stato, come conviene, e acciò il combaciamento che si vuole stabilire dei metalli, sia immediato, senza il minimo velo d’umido o appannamento, il che nuoce moltissimo, è molto buono di tener l’apparecchio esposto al vivo Sole, o meglio presso una stufa tantochè i pezzi si mantengano caldetti: ci basta allora di una mezz’ora, ed anche talvolta, di un sol quarto, per ottenere l’elettricità che si vuole, per cam- biare la positiva in negativa ec. quando senza l’ajuto di un tal tepore vi abbi- sognerebbero per riuscire più ore, od anche non si riuscirebbe punto in stanza umida.

Pr. 23. Poi avrete il tipo delle descritte sperienze nelle quì annesse figure 1, 2, 3 e 4.

Fig. 1.
Fig. 2.

L L L (fig. 1. e 2) sono i tre piccioli dischi del Duplicatore a molinello, tutti e tre di Ottone. A la verga d’Argento applicata a uno di questi dischi: S quella di stagno applicata all’altro che sta in faccia del primo: a a il Condut- tore, o la serie di Conduttori umidi, con cui stanno in comunicazione le due verghe.

Pr. 24. Or nella figura 1. l’Argento trovandosi applicato al disco anteriore mobile, vi fa passare un poco di fluido elettrico, che vi si accumula quanto può, e lo rende per conseguenza elettrizzato in più, come indica il segno +, di cui va esso disco contradistinto; mentrechè lo Stagno applicato al disco fisso che sta di contro a quel primo, ruba a codesto del fluido, e lo rende elet- trizzato in meno, come marca il segno -; qual elettricità negativa comunicasi dal medesimo all’altro disco fisso con esso lui comunicante, e marcato dell’i- stesso segno -.

Pr. 25. Nella fig.2. si osserva tutto il contrario: il disco mobile divien elettrico in meno (- E); in tempo che i due dischi fissi lo divengono in più ( + E).

Fig. 3.
Fig. 4.

Pr. 26. Finalmente nelle due fig. 3 e 4 si vede che lo Stagno toglie del fluido elettrico al disco di ottone, cui sta applicato. Questo disco elettrizzato così negativamente ossia avendo elettricità in meno (-E), induce, mercè l’azione della sua atmosfera, nell’altro disco, cui sta affacciato, e che comunica ad altri conduttori una corrispondente elettricità in più ( + E): e queste elet- tricità contrarie acquistano quindi nuovi aumenti per ciascun giro della Mac- chinetta, il cui giuoco conforme alla teoria delle atmosfere elettriche, produce appunto quest’effetto, e giustifica il nome che le si è dato di Duplicatore del- l’Elettricità.

Pr. 27. In tutte le sperienze del Duplicatore fin quì descritte, siccome pure in quelle altre con cui si eccitano mercè i combaciamenti di metalli di diversa specie le contrazioni muscolari, le sensazioni di sapore, di luce, di bruciore, in tutte, dico, tali sperienze, oltre al mutuo contatto di essi metalli diversi, ha luogo il combaciamento de’ medesimi con conduttori umidi ossia di 2a classe, notati nelle figure quì sopra dalle lettere a a. Or provato essendo in modo da non poterne più dubitare, che nelle accennate combinazioni avvien che passi del fluido elettrico dall’Argento o dall’Ottone nello Stagno, dallo Stagno nel conduttore umido e da questo di nuovo nell’Argento od Ottone, ec. nasce dubbio a quale dei contatti debba propriamente attribuirsi l’eccitamento, l’azione qual essa siasi, che incita e move il fluido elettrico secondo l’indicata direzione, se appunto nel contatto dello Stagno coll’Ottone, (fig. 1, 2, 3, e 4), o piuttosto nel combaciamento di esso stagno col conduttore di 2a classe a a. Codesto Stagno tira egli a sè immediatamente il fluido elettrico dall’Ottone che tocca, o questo ve lo caccia entro per una forza che quivi giusto ove ha luogo tal contatto mutuo di due metalli si dispieghi; oppure esso Stagno me- desimo depone e versa codesto fluido dall’altra sua estremità nel Conduttore umido ch’ei combacia in virtù d’un’azione propria e immediata di tal comba- ciamento, e ne ricava poi dall’Ottone, sol per rifarsi della perdita, in via cioè di semplice comunicazione? In breve: quali sono i contatti propriamente attivi, e quali i meramente passivi? O più veramente, se tutti i combaciamenti di conduttori dissimili hanno qualche azione come sembra doversi credere e tenere ed essere questa una legge generale, quali vogliam dir che siano più attivi; quelli de’ metalli fra loro, o quelli di essi metalli coi conduttori umidi?

L'interpretazione di questo periodo nel Mns. é assai difficile. Questa che viene stam- pata sembra la più verosimile. [Nota della Comm.].

Pr. 28.

La redazione di questo paragrafo è manifestamente imperfetta. [Nota della Comm.].

Così parimenti si spiega, qualunque delle due supposizioni si adotti, la corrente continua di fluido elettrico nelle altre sperienze già note, in cui due metalli diversi, ed un conduttore umido compiono il circolo, come nella figura 5a in cui 0 sia una lastra d’Ottone, S una di Stagno, a a uno o più
Fig. 5. conduttori umidi comunicanti (che equivalgono ad uno nelle sperienze in cui si eccitano o le contrazioni muscolari o il sapore sulla lingua, detto conduttore, a a è formato o in tutto o in parte della rana preparata, della lingua, ec.). In questa combinazione dunque è dimostrato che la corrente di fluido elettrico circola nella direzione di S a a 0 S. Ma non è dimostrato onde venga data la mossa a d.o fluido, se al luogo e in virtù del mutuo contatto de’ due metalli, cosicchè quivi propriamente riceva essa l’ impulso che lo porta da A a Z; oppure ai luoghi e in virtù de’ combaciamenti di A e di Z col conduttore a ad essi interposto, nel qual caso converrebbe dire, che il fluido elettrico venendo spinto in virtù del combaciamento dello Zinco col conduttore umido a a pas- sare da quello a questo, in virtù del combaciamento dell’Argento collo stesso conduttore a venga spinto invece a passare da questo nel metallo, oppure che venendo spinto in ambedue i combaciamenti dal rispettivo metallo nel condut- tore di 2a classe frapposto prevalga la forza procedente dalla parte del Zinco.

Pr. 29. Per lungo tempo io inclinai a quest’ultima supposizione, ad at- tribuire cioè in tutto o in massima parte, o principalmente, la virtù di scuotere e incitare al corso il fluido elettrico, ai combaciamenti dei metalli diversi col conduttore umido o di 2a classe; come potete vedere da miei varj scritti su questa materia e dalle stesse lettere a voi dirette. Alcune ragioni, o piuttosto congetture, m’inducevano a ciò credere: però non ebbi la cosa per decisa, e sempre mi rimaneva il sospetto che la mossa al fluido elettrico venisse anzi ori- ginariamente dal contatto mutuo de’ metalli diversi, o almeno più da questo, che dal combaciamento di essi coi conduttori umidi o di 2a classe. Or mo’ si è giu- sto verificato un tal sospetto; e il Duplicatore elettrico, che ha in sì bella ma- niera resa sensibile e assoggettata ai noti criteri quell’arcana elettricità che fin quì si era a tante ricerche e ai più delicati Elettroscopj sottratta, e coprivasi di sì oscuro velo, mi ha fornite le prove dimostrative anche di questo: cioè, che sebbene una qualche azione abbia luogo anche nel combaciamento de’ metalli, ossia de’ conduttori di 1a classe co' conduttori di 2a, (giusta quanto può sta- bilirsi per legge generale, che basta che sian diversi i corpi combaciantisi perchè nasca un’azione qualsiasi incitante il fluido elettrico) una molto più efficace si dispiega nel mutuo contatto de’ primi, ben inteso che siano abbastanza di- versi. Per non essere troppo lungo mi limiterò per adesso alle due sperienze seguenti, che ho immaginato appunto per mettere in chiaro una tal cosa.

Pr. 30. Sper. 5a. Lasciando i due dischi fissi di Ottone, levo il terzo mo- bile, e ve ne sostituisco uno di Stagno, aggiustando la Macchinetta in modo, che si truovi questo disco affacciato ad uno degli altri immobili. Ciò fatto ap- plico a codesto disco di Stagno una verga o lastra di Ottone, e al disco opposto e fisso di Ottone una verga o lastra di Stagno; indi passato un tempo conve- niente (un’ora per es. se l’aria è discretamente asciutta) togliendo codeste due verghe, oppur solamente quella di Ottone, e facendo girare da 30 volte il disco mobile di Stagno che ha sofferto il contatto della detta lastra di Ottone, vengo a capo di ottenerne dei segni marcatissimi di elettricità in più ( + E).

Pr. 31. Sper. 6a. Inverto l’esperienza, facendo toccare la verga di Ot- tone al disco del medesimo metallo, e la verga di Stagno al disco di Stagno, e allora non ottengo nulla, o quasi nulla, neppure dopo aver lasciato l’apparecchio in questo stato molto più lungo tempo, e facendo fare alla Macchina non che 30. ma 60, e 80. giri.

Fig. 6.
Fig. 7.

Queste due ultime sperienze sono poste sott’occhio dalle qui annesse figure 6, e 7, in cui gli 0 indicano i pezzi di Ottone, S quelli di Stagno, e a a il Condut- tore o Conduttori umidi, che stabiliscono la comunicazione fralle due verghe metalliche differenti.

Pr. 32. Or nella sperienza ultima fatta colla disposizione della fig. 7. gli stessi combaciamenti dei differenti metalli, cioè dello Stagno da una parte e dell'Ottone dall’altra collo stesso conduttor umido, hanno luogo, come si vede, tanto come nell’esperienza precedente fatta colla disposizione della fig. 6. avvegnachè inversamente. Dovrebbe dunque di conformità anche con tale disposizione della fig. 7. seguirne, in senso inverso però, l’addizione di fluido elettrico nell’uno dei dischi, cioè nel disco fisso di Ottone e la sottrazione in quello mobile di Stagno, se l’azione sopra questo fluido, la forza morente prin- cipale si esercita. nell’uno e nell’altro combaciamento delle due verghe metal- liche S e 0 col conduttore umido a a interposto se questo conduttore umido ossia di 2a classe per azione propria e immediata di tali combaciamenti rice- vesse del fluido elettrico dallo Stagno, e ne mandasse nell’Ottone, conforme alla direzione che abbiam veduto prendere esso fluido nella sper. precedente fig. 6: eppure ciò non succede; giacchè o non si ottiene in questo modo indicato dalla fig. 7. verun segno di elettricità, o appena alcun debolissimo, con tutto che si lasci assai più lungo tempo in tal disposizione la Macchina e le si faccia indi fare un numero due o tre volte più grande di giri, come si è detto. La condizione essenziale per ottenere con un tempo e giuoco discreto della macchinetta un’elet- tricità sensibile, è dunque che i metalli di differente specie si tocchino fra di loro immediatamente; ciò che avendo luogo nella fig. 6. e non nella 7. fa, che si abbiano i segni elettrici in quella, e non in questa maniera.

Pr. 33. Che se moltiplicando di molto i giri della Macchina si arriva final- mente a ottener qualche cosa, ciò viene o da qualche residuo picciolissime di vecchia elettricità, che per avventura non sia stata intieramente distrutta nè prima nè durante la disposizione della fig. 7. o da un’elettricità affatto nuova che il disco mobile o gli altri fissi possono aver presa dall’aria o dai va- pori in quel lungo tempo che si è tenuta in giuoco la Macchina. Può darsi an- cora, che s’incontri qualche differenza, se non sostanziale, accidentale fra i due pezzi di Stagno o quelli di Ottone posti a mutuo contatto, la qual sia cagione di qualche azione sopra il fluido elettrico, di qualche sbilancio ec. Finalmente anche i combaciamenti dei metalli, ossia conduttori di 1a classe, coi conduttori umidi, o di 2a classe, debbono pur avere qualche virtù e attività, sebbene in grado da non paragonarsi a quello dei mutui contatti de’ metalli diversi, come si è già accennato (Pr. 27. e 29.). Non è dunque da meravigliarsi, che alla lunga e con istento si ottenga pure qualche segno di Elettricità adoperando col du- plicatore nella maniera indicata dalla fig. 7. Ciò anzi è consentaneo ed ai prin- cipj e leggi generali, colle quali si stabilisce, che in tutti i combaciamenti di conduttori diversi venga più o meno incitato e mosso il fluido elettrico, e non è altrimenti contrario a ciò che credo aver dimostrato riguardo alla molto maggiore attività che hanno i confatti de’ metalli abbastanza diversi tra loro sopra i combaciamenti di essi metalli coi conduttori umidi.

Pr. 34. Checchè ne sia di questi segni elettrici cotanto stentati e tardivi, della causa cioè onde procedono, s’egli è vero, che appena si ottengono sotto le condizioni dell’esperienza 6a (fig. 7.) con 40, 60, 80 giri del Duplicatore, quando all’incontro si ottiene molto dippiù con 20, o 30, nella disposizione dell’esp. 5a (fig. 6), è forza conchiudere, che il combaciamento di due metalli quanto si voglia diversi con dei conduttori umidi o di 2a classe, senza il contatto mutuo di essi metalli il qual manca appunto nell’esp. 6a (fig. 7.), l’Ottone toccandosi qui coll’Ottone e lo Stagno collo Stagno, fa ben poco; e che all’opposto il con- tatto di questi fra loro, il quale ha luogo nella Sper. 5a (fig. 6), fa moltissimo in paragone.

Pr. 35. Potrei aggiungere in conferma alcune altre sperienze, in cui ottengo pure dei segni elettrici (sempre coll’ajuto del duplicatore) mercè il contatto mutuo di due metalli, senza che tocchino altrimenti nè l’uno nè l’altro ad alcun conduttore umido o di 2a classe, ec.. Ma quanto ho riportato fin quì basta per ora.

Pr. 36. Se i due dischi in tutte le descritte sperienze del Duplicatore, invece di affacciarsi a picciola distanza come si pratica, si facessero fra loro toc- care, il circolo trovandosi allora congiunto, le azioni, che in virtù dei contatti mutui sollecitano e forzano il fluido elettrico a passare dall’Argento nell’Ot- tone, e più ancora dall’Ottone nello Stagno, come abbiam veduto, determine- rebbero, e manterrebbero una corrente continua, una circolazione non inter- rotta di esso fluido. Si adducano p. es. al contatto i due dischi S. 0. della fig. 7. e sarà simile il caso, simile gli effetti a quelli della fig. 5. (Pr. 28). Una tal cor- rente in giro, senza intermissione è ciò appunto che succede nelle sperienze ormai conosciutissime, in cui mercè l’applicazione conveniente di due, o più metalli diversi a dei conduttori umidi, in guisa da compiere il circolo, si ecci- tano le contrazioni dei muscoli, le sensazioni di sapore sulla lingua, di chiarore nell’occhio a guisa di lampo, ec. ogni qualvolta questi organi, e singolarmente i loro nervi sensibilissimi fanno parte di tal circolo conduttore, come si è già accennato nel cit. Pr. 28. Ma i dischi stando separati nelle d.e sper. del duplica- tore da. un intervallo sia quanto si voglia picciolo o dal cartoncino utilmente interposto (Pr. 21), il quale non essendo molto umido è un assai cattivo con- duttore, il fluido elettrico incitato e mosso dalle dette azioni non può che accu- mularsi un pochetto nel disco d’Ottone, toccato dalla verga, d’Argento (fig. 1, e 2), come pure in quello di Stagno toccato dalla verga di Ottone (fig. 6); e all’incontro scemarsi alcun poco nel disco d’Ottone toccato dalla verga di Stagno (fig. 1, 2, 3, 4): e ciò tanto meglio, quanto queste due elettricità opposte si so- stengono reciprocamente, controbilanciandosi ne’ dischi così affacciati, si compensano in certo modo, vale a dire, che per l’influenza mutua delle loro atmosfere cotanto vicine, le tensioni elettriche ne vengono molto rilasciate ed affievolite.

La ripetizione dal n.o 36 nella numerazione dei paragrafi è un errore del Mns. [Nota della Comm.].

Pr. 36. Del resto sono per sè codeste tensioni così deboli, che non arri- vano a un millesimo di grado de’ miei elettrometri a paglie sottili, o ad un cen- tesimo dell’Elettroscopio prodigiosamente sensibile di BENNET a fogliette d’oro: e certamente non si sarebber potute giammai scoprire tali debolissime impercettibili elettricità, senza il soccorso del mio Condensatore; e difficilmente con il Condensatore semplice o composto; difficilmente pure con i duplicatori del prelodato BENNET, e di CAVALLO: ci voleva proprio quello di NICHOLSON a molinello, il quale oltre all’essere una Macchinetta assai più elegante, si rende incomparabilmente superiore a quegli altri, tanto per la facilità di maneggiarlo congiunta alla celerità con cui si fan passare uno in faccia all’altro i dischi, come conviene, e come conviene si stabiliscono e si tolgono alternativamente le co- municazioni, quanto per la sicurezza di non isbagliarla mai continuando lungo tempo la manovra, ossia di non commettere dei falli, che guastin tutto, come accade facilmente cogli altri duplicatori.

Pr. 37. Sia dunque l’elettricità indotta in uno dei dischi dal contatto di un altro metallo di diversa specie, sia pure inconcepibilmente picciola, tale, che la sua tensione non arrivi, o arrivi appena a 1/1000 di grado di un Elettrometro a paglie sottili; che importa se possiamo facilmente col giuoco di cotesta eccel- lente macchinetta, cioè con 30, 40, 50 giri, che si faccian fare al suo disco mobile, o dippiù, secondo le circostanze (Pr. ), possiam dico, aumentare una tale Elettricità al segno d’ottenere, non che una divergenza di molti gradi dei pen- dolini del suddetto Elettrometro, ma fino una scintilla?

Pr. 38. Un’elettricità cotanto debole originariamente ha altronde i suoi vantaggi: ella non può essere tolta e distrutta per intiero da contatti momen- tanei o di poca durata, ancorchè dei migliori conduttori. Toccate e palpate colle dita il disco mobile già elettrizzato; toccatelo con un metallo più volte di seguito, duri anche tal contatto molti secondi, e fino alcuni minuti primi; fatelo o comunicare per mezzo di conduttori umidi coll’umido suolo, o col- l’altro disco non elettrizzato od elettrizzato contrariamente; fate durare questa comunicazione 6, 8, 10 minuti: malgrado ciò esso disco conserverà ancora un resto di quella sua prima elettricità, ne conserverà per avventura 1/10000 di grado allorchè tolte cotali comunicazioni si farà girare al modo solito: questo solo vi sarà di diverso di prima, che la manovra dovrà ora continuarsi più lungo tempo, cioè in vece di 20, 30, 40 giri, ve ne vorranno 60, 80, 100, ec..

Pr. 39. Si vede dunque, che i migliori Conduttori, i metalli stessi oppongono qualche resistenza al tragitto del fluido elettrico dall’uno all’altro; una resi- stenza, che non può essere vinta da una tensione elettrica estremamente debole, minore per es. di l/looo di grado, o non può esserlo che in un tempo molto lungo: a dir breve, che i migliori, gli ottimi conduttori sono pure qualche poco coi- benti, almeno si comportano come tali verso le elettricità sommamente deboli, la di cui tensione cioè resti al disotto di una piccolissima frazione di grado. Gli è così che un metallo, il quale abbia ricevuto un’elettricità qualunque, ne con- serva lungo tempo un residuo a dispetto di toccamenti ripetuti e lunghi d’altri conduttori pur buoni, e non isolati: un residuo a vero dire inconcepibilmente picciolo, ma che pure è un residuo, e può coll’ajuto del Duplicatore essere reso sensibile, come si è veduto.

Pr. Il vetro, le resine e gli altri corpi conosciuti già per ottimi coibenti, nè lasciano trascorrere l’elettricità dai punti di loro superficie, cui siasi im- pressa, colle altre parti, massime interne, nè sollecitati a dimetterla coll’ appros-acco- simazionestamento di conduttori anche puntuti, e con toccamenti, se ne lasciano spo- gliare, se non difficilmente e assai lentamente; di maniera che sebbene al sor- tire dallo stropicciamento perdano non poco della forte elettricità in virtù di esso stropicciamento indottavi, riversandonerifondendone nello stropicciatore medesimo, ai confini del contatto, come già facemmo osservare (Pr. ), pure ne conser- vano tanto da darne tuttavia segni vigorosi, da innalzare gli Elettrometri anche meno delicati a molti gradi, ec.; e ancor ne conservano abbastanza, per muoverli di alcuni gradi dopo la presentazione di altri conduttori a picciolis- sima distanza, anzi dopo toccamenti più volte replicati, o lunghi. Tra questi idioelettrici di prima sfera, coibenti in primo grado, o che vuol dire lo stesso, o conduttori in ultimo grado; e i metalli conduttori in primo grado, e coibenti in ultimo, avvi un gran numero di corpi, che partecipano dell’una e dell’altra indole a tutti i gradi intermedj, che per conseguenza tengono confinata e con- servano, più o meno, l’elettricità indottavi, più o meno la lasciano trascorrere, ec.. Dal vetro, che ritiene all'uscire dello stropicciamento una tensione elettrica di 6o, 80 e più gradi del Quadrante-elettrometro, che equivalgono a 1000 gradi, o più dell’Elettrometro a boccetta di CAVALLO o del mio a pendolini di paglia e a più di 10000. dell’Elettroscopio di BENNET a fogliette d’oro, fino ai metalli, che sostener possono appena la tensione di 1/100 di grado di tal Elettroscopio delicatissimo o di 1/1000 di quello a pagliette (Pr. ) qual differenza! Sono questi oltre un milione di volte meno coibenti del detto vetro; ma pur sono un qualche poco coibenti, come dicemmo (Pr. prec.); e tanto basta.

Pr. 40. Dopo ciò non mi tratterrò lungamente a farvi osservare, che se fino i metalli posti nell’infimo grado di coibenza, ossia nel primo di conduci- bilità, oppongono qualche resistenza al trascorrimento del fluido elettrico; i conduttori di lunga mano inferiori ai metalli, avvegnachè passino comunemente per buoni, come l’acqua, e gli altri deferenti umidi, ne oppongono una assai più considerabile, sebbene ancora così picciola, che può essere vinta da una ten- sione elettrica men forte di un grado, e meno anche di 1/10 di grado del mio Elet- trometro a paglie sottilissime. Supposto che l'acqua, o i corpi imbevuti di essa o di qualche altro umore, siano 100 volte più coibenti, e più tenaci dell’elettri- cità, che i metalli; e supposto che quest’i ultimi sollevati con dei toccamenti reiterati, o continuati pel tempo di molti secondi, non possano ritenerne ch'1/10000 di grado, quegli altri ne riterrebbero nelle medesime circostanze 1/100 di grado; ciò che è ancora una quantità ben picciola, che l’Elettrometro per sè solo non potrebbe renderci sensibile.

Pr. 41. Si comprende ora il perchè convenga far durare una mezz’ora, o poco meno, e spesso anche una o più ore (Pr. 14. e 22) il contatto dei metalli differenti nelle sperienze col Duplicatore per ottenere l’elettricità che si vuole, soprattutto quando si tratta d’inverterla, cioè di distruggere l’elettricità in più nel disco mobile, e di renderlo elettrizzato in meno, o viceversa. In gene- rale vi vuole un tempo considerabile, e più o men lungo in ragione del più o meno di coibenza, dei corpi, tanto per vincere questa coibenza, e portar via le ultime porzioni insensibili di elettricità, di cui trovinsi imbevuti, quanto per introdurvene una nuova, qualora altro non s’impieghi a ciò che delle azioni debolissime, come son quelle dei contatti metallici eterogenei.

Pr. 42. La picciolissima, la quasi infinitamente picciola coibenza, o, ciò che torna allo stesso, la grandissima, facoltà conduttrice dei metalli pone un limite all’addizione e alla sottrazione rispettivamente in tali corpi fra loro co- municanti, limite, che queste elettricità contrarie e nello stesso tempo sì vicine anzi contigue, non possono oltrepassare: no, non possono andare al di là di quella tensione estremamente picciola, che noi abbiamo osservata, e in qualche modo determinata nelle circostanze descritte (Pr. 37. e segg.). Come mai in- fatti l’elettricità in più dei dischi marcati col segno (+), e quella in meno dei dischi segnati (--), nelle fig. 1, 2, 4, 6, come mai queste elettricità, quando aves- sero una tensione sensibile, potrebbero reggere e mantenersi tali, sussistendo una comunicazione di quei dischi fra di loro e col suolo per mezzo di buoni conduttori, come si vede? Egli è evidente, che non può indursi e sostenersi in essi dischi, che una tensione estremamente debole, corrispondente all’estre- mamente picciola coibenza di tali conduttori metallici quasi perfetti, un’elet- tricità insomma impercettibile, che non sorpassa forse 1/10000 di grado, e sicu- ramente non arriva a 1/1000 dell’Elettrometro a paglie sottili (Pr. Pr. cit.); e che non può essere resa sensibile che col mezzo dei Condensatori o Duplicatori, come vedemmo.

Pr. 43. Queste riflessioni mi conducono a spiegare alcune difficoltà, che facilmente si presenteranno. Se nel contatto mutuo di due metalli di diversa specie, dell’Argento per es. collo Stagno, sorge un’azione, una forza, che sol- lecita il fluido elettrico e lo porta a gettarsi dal primo nel secondo, parrebbe, che ve ne dovesse passare una quantità molto più grande e in più breve tempo allorchè questi metalli si combaciano in una larga superficie, che non quando si toccano in pochi punti: eppure non si osserva una differenza notabile nè nelle prove col Duplicatore, nè in quelle, in cui si compie il circolo ad oggetto di eccitare dei moti muscolari, delle sensazioni di sapore, di luce ec. non si osserva, dico, notabile differenza negli effetti, sia che il contatto dei dati metalli si faccia, non dirò in un sol punto, ciò che sarebbe troppo poco, ma in un picciol numero di punti, sia che si faccia in molti punti, od in un’ampia superficie. Non è egli evidente, che in ciascun punto di contatto deve esercitarsi la mede- sima azione? E perchè dunque l’effetto non corrisponde egli alla somma di queste azioni o forze, al numero dei punti di contatto?

Pr. 44. Dirò, che vi corrisponde fino a un certo segno, oltre il quale la resistenza ossia reazione del fluido accumulato o condensato nel corpo che lo riceve, in virtù del contatto, non permette che ve ne passi in maggior quantità Così la tendenza all’equilibrio dello stesso fluido non permette che ne resti impoverito oltre a un certo segno il corpo, che per la stessa virtù del contatto lo dà.

Pr. 45. E primieramente quanto alle sperienze, in cui il circolo condut- tore non è compito, come son quelle del Duplicatore fin qui descritte, si conce- pisce facilmente, che tosto che il fluido elettrico sarà accumulato nello Stagno per es. a spese dell’Ottone (fig. 6), accresciuto dico, nel primo, e diminuito nel secondo, al segno di produrvi quel maximum di tensione, che questi metalli assai meno coibenti che conduttori, e altronde non isolati, possono sopportare, tensione che come, ho fatto osservare già più volte (Pr. 37 segg. e 42) non arriva a 1/1000 di grado di un Elettrometro a paglie sottilissime, non ne potrà passare davantaggio dall’uno nell’altro metallo per i punti di mutuo contatto, ove giu- stamente agisce la forza che move e incalza esso fluido, senza rifluire, per i punti all’intorno, non toccantisi, ma affatto prossimi, ove per conseguenza la sola virtù conduttrice, ha libero e pieno giuoco: del quale ritorno di fluido elet- trico ho avuto già occasione di parlare più sopra (Pr. 10-12).

Pr. 46. Or se si supponga, che la quantità di fluido elettrico, cui ciascun punto di contatto tende in ogni istante a mandare da un metallo nell’altro, non sia già estremamente picciola, bensì anzi mediocre, supposizione che viene suggerita da un gran numero di sperienze, e che soddisfa assai bene ai fenomeni, come ho diggià accennato al Pr. 10., si vedrà chiaramente la ragione, perchè non abbisogni più che un picciol numero di questi punti di contatto mutuo de’ metalli per produrvi in uno spazio discreto di tempo il detto maximum di elet- tricità comportabile colla facoltà conduttrice o vogliam dire dissipatrice di essi metalli: maximum, che, come si è veduto, è molto più piccolo del minimum di elettricità. marcabile dai nostri Elettrometri; perchè un contatto più esteso sia presso a poco inutile, ec.

Pr. 47. Riguardo alle sperienze, in cui due metalli diversi sono addotti al mutuo contatto da una parte, in tempo che comunicano dall’altra per l’in- terposizione d’uno o più conduttori umidi, in guisa di formare un circolo non interrotto (vedetene il tipo nella fig. 5); nel qual caso si stabilisce una corrente continua una circolazione perenne di fluido elettrico (Pr. 28. 36. ec.); farò osservare che questi conduttori umidi, ossia, di 2a classe non essendo di gran lunga così buoni, come i conduttori metallici, oppongono una resistenza consi- derabile alla detta corrente, massime allorchè non offrono che un passaggio angusto. Se avvien dunque che il contatto del metallo con questi deferenti umidi non si faccia se non in un picciol numero di punti; che la grossezza o lar- ghezza di detti corpi in quel tratto da un metallo all’altro non sia abbastanza grande, come per es. allorchè in una catena più o men lunga, di codesti condut- tori umidi si truova compresa una rana preparata in modo che le sue gambe non tengono al tronco che per i soli nervi crurali; che insomma il sentiero, o diciamo canale divenga in alcun luogo troppo stretto; la resistenza che il fluido elettrico incontra in questi passaggi angusti e difficili, è cagione ch’esso non possa scorrere con quella libertà e in quella copia che altrimenti farebbe; che non ne tragitti in ciascun istante se non una quantità molto limitata; quantità che può benissimo essere fornita. anche da. un picciol numero di punti di contatto dei due metalli tra loro; di maniera ch’egli è presso a poco inutile, anche per queste sperienze, come lo è per le altre (Pr. prec.), che questo mutuo contatto sia più esteso, o fatto sopra più larghe superficie. Allorché un tal contatto dei metalli in un gran numero di punti ha luogo, concepisco che una più grande quantità di fluido elettrico viene incitata corrispondentemente, e messa in moto; ma in ragione della resistenza che oppongono nel più o men lungo e rispettivamente troppo stretto cammino i corpi umidi, che non sono già, conduttori del tutto buoni, io immagino che ne debba di esso fluido ritor- nare addietro una maggiore o minore porzione per gli altri punti non toccantisi, ma prossimissimi al contatto (Pr. 10-12); tantochè la corrente elettrica, che supera realmente i detti passaggi difficili e angusti, che tragitta p. e. pei nervi crurali della rana preparata, per quelli dell’apice della lingua, ec. e traversan- doli così raccolta e stretta li irrita ec., non è considerabilmente più copiosa, che quando i due metalli, che sono i veri motori, si toccano in un picciol numero di punti.

Pr. 48. Concludiamo, che se un picciolo o un gran numero di punti che si tocchino riesce presso a poco equivalente per ciò che è del contatto mutuo de’metalli, non vuol dirsi lo stesso riguardo al combaciamento di questi metalli medesimi coi conduttori umidi o di 2a classe molto meno riguardo al combacia- mento di due di tali conduttori imperfetti tra loro, giacchè questi combacia- menti riescono tanto più vantaggiosi, quanto sono più ampj, almen fino a un certo segno.

In questo paragrafo cessa la concordanza di L 11 con J 43. [Nota della Comm.].

Pr. 49. Un’altra difficoltà or si presenta, a ben intendere la quale e a darle quindi un’adeguata soluzione convien premettere alcune cose. Quantunque una debole elettricità basti per produrre le contrazioni in qualsiasi muscolo volontario ed una debolissima per suscitarle in una rana preparata perfetta- mente alla maniera di GALVANI, cioè in guisa che le gambe tengano al tronco per i soli nervi crurali, basti, dico allora che trovandosi tal elettricità raccolta in un conduttore o meglio in una boccia di Leyden, si scarica tutt’ad un tratto, e traversa in un istante i detti muscoli, o i nervi; non è però che un conduttore di non molto grande capacità, ed elettrizzato tanto debolmente da non poter dare alcun segno neppure all’Elettroscopio sensibilissimo di BENNET, giunga a produrre un tale effetto, a convellere la rana ec.: a far questo vi bisogna un’elet- tricità almeno di 8, 10, 15 gradi di tal Elettrometro a fogliette d’oro, ossia di 1. o 2 gradi del mio a paglie sottili, ec.. Che se poi si tratti di un’elettricità che non si raccoglie e accumula, nè indi si scarica in un colpo, e come per salto; ma che invece scorre liberamente di continuo in una serie di conduttori, fra i quali è compresa la rana; se per es. questa trovisi interposta al primo condut- tore di un’ordinaria macchina elettrica, e ad un secondo il quale comunichi col conduttore dei cuscini, o col suolo; bisogna allora, per eccitare le convul- sioni, che la corrente elettrica sia ben copiosa, che la macchina dia molto ec.

Pr. 50. É notabile in questa sperienza, che se in tal catena o circolo di conduttori si truova la più picciola interruzione, un intervallo della grossezza di una carta solamente, ciò basta perchè nella rana s’ella è perfettamente e di fresco preparata, si eccitino più scosse per ogni giro che si fa fare al cilindro o disco della Macchina, la quale agisca anche debolmente; tante volte cioè, quante sono le picciole cariche e scariche, che per tal interruzione si effettuano con scintilla più o meno visibile, ed anche invisibile: quando altrimenti, se i conduttori cioè sono perfettamente continui, se non avvi la minima interru- zione in alcun luogo di essi, non si viene a capo di movere in detta rana alcuna convulsione, a meno che la Macchina non fornisca, e metta in corso assai abbon- dante copia di fluido elettrico, come si è detto (Pr. prec.).

Pr. 51. Per sorprendente, che sembri una tal cosa, è facile con un poco di riflessione di spiegarla. E basta infatti considerare, che nel primo caso, in cui succede l’indicata scarica repentina, scagliasi in un istante, e in un istante traversa, da un capo all’altro detti conduttori tutto quel fluido elettrico, che nel secondo caso, cioè non essendovi tra essi interruzione alcuna, si percorre ripartito in più istanti successivi. Tutto dunque si riduce a ciò, che per iscuotere o stimolare sensibilmente i muscoli o nervi eccitabili, vi vuole, che una quantità di fluido elettrico considerabile tragitti per essi in brevissimo tempo, in un istante quasi indivisibile, tantochè affollandovisi in certo modo vi produca un poco d’urto. Or dunque per giungere a tanto non basta qualunque picciola e blanda corrente di esso fluido, non basta quella che s’induce e si mantiene seguitamente in una serie non interrotta di conduttori da una Macchina elet- trica, che agisca poco, o sol mediocremente; giacchè per discreta, ed anche grande che sia la quantità di fluido, ch’essa caccia avanti e fa trascorrere pe’ detti conduttori in un tempo sensibilmente lungo, è assai scarsa la porzione che tragitta in un istante brevissimo, troppo scarsa, dico, per far urto e stimolare sensibilmente le fibre anche più eccitabili. Per far questo si richiede una maggior piena, cioè che la Macchina somministri ad ogni momento, e metta in giro più grande copia di fluido; oppure che si vada questo per un certo tempo accumulando nel primo conduttore e balzi poi tutt'ad un tratto in altro conduttore da quello disgiunto, superando colla tensione acquistata l’intervallo, che lo divide, e con tal impeto trascorrendo ulteriormente invada i detti organi animali, ec..

Pr. 52. Spieghiamo viemmeglio la cosa con una specie di calcolo sempli- cissimo. Sia una Macchina elettrica picciola o poco buona, che in un giro del cilindro, o disco, il qual compiasi in un minuto secondo, accumuli nel suo primo Conduttore di discreta grandezza, tanto appena di fluido elettrico da produrvi un‘elettricità di 1. grado del Quadrante Elettrometro, ossia di 10. dell’Elet- trometro a pendolini di paglia. Egli è chiaro che in un minuto terzo non for- nirà che per 1/6 di grado di codesto Elettrometro, in due minuti terzi per 2/6, ec. Trovisi quel primo conduttore disgiunto per un picciolissimo intervallo da un altro conduttore anch’esso metallico, a cui venga appresso in serie continua la rana preparata, ed altri buoni conduttori, che vadano finalmente a comuni- care col suolo, oppure collo strofinatore della Macchina: e sia tal intervallo così picciolo, che ad ogni giro della Macchina quel primo conduttore si carichi, e scarichi 10. volte. Codesta carica portata dalla 10.ma parte di un giro, e nel tempo di 6. minuti terzi, sarà di 1. grado e la quantità di fluido elettrico che la forma potremo dirla eguale art uno. Or bene tale quantità = 1, basterà per la rana ben preparata, e ben collocata; basterà, dico, scaricandosi tutta in un colpo, e percorrendo quegli altri conduttori, uno dei quali è appunto la mentovata rana, con tale rapidità, che non impieghi a tragittare pei nervi crurali della medesima più di un minuto terzo: ben possiam, credere che ve ne impieghi anzi meno insegnandoci tante altre sperienze che la celerità con cui il fluido elettrico lanciato anche con picciola forza, percorre da un capo all’altro i buoni conduttori, e siano pur lunghi, è così grande, che riesce incalcolabile.

Pr. 53. Insomma dunque, giova il ripeterlo, quella quantità di fluido che poniamo = 1. ove tragitti tutta o quasi tutta raccolta per i detti nervi, non dirò in un istante indivisibile, il che non è possibile, ma nel brevissimo tempo e. g. di un minuto terzo, potrà essere bastante per far impressione sui medesimi, per stimolarli a segno di eccitare i moti spasmodici ne’ muscoli dipendenti; e potrà non esser da tanto una quantità minore. Ora secondo i dati quì sopra esposti (Pr. prec.) la è appunto molto minore quella che in detto brevissimo tempo vi passa, allorquando non havvi interruzione alcuna ne’ conduttori; stante che non essendovi impedimento di sorta che arresti il fluido scorrente, non ne succede alcuna accumulazione, o carica; e altronde la Macchina non fornisce in un minuto terzo, giusta il supposto (ivi) che una quantità di esso fluido = 1/6 che è troppo poco. È egli più da stupirsi, che così essendo non si eccitino le convulsioni nella rana, avvegnachè perfettamente e di fresco prepa- rata? Acciò succedano anche senza la minima interruzione dei conduttori, fa bisogno che la Macchina giuochi assai meglio, ossia mandi in una volta e so- spinga molto più fluido, tantochè ne passi in un minuto terzo pe’ nervi ec. una quantità presso a poco = 1. (Pr. cit.) o maggiore.

Pr. 54. Si comprende facilmente, che se la rana è preparata da lungo tempo, o in qualsisia modo indebolita molto, oppure se non è preparata intie- ramente in guisa cioè, che le gambe tengano al tronco per i soli nervi ischiatici, ma sventrata e non altro, e molto più s’ella è intiera, o decapitata soltanto, vi vogliono, per la ragione e a proporzione che oltre i detti nervi (che pur son quelli, che debbono venire stimolati acciò nascano le contrazioni ne’ muscoli delle coscie e gambe in cui s’impiantano) tante altre parti umide e molto con- duttrici offrono il passaggio alla corrente di fluido elettrico, onde tanto meno ne passa per essi nervi, vi vogliono dico, per eccitare cotali contrazioni, scariche elettriche più forti, ossia che una molto maggiore quantità di fluido attraversi il corpo di essa rana nell’indicato brevissimo tempo; e quindi o che l’interru- zione nei conduttori della Macchina elettrica sia corrispondentemente più grande, per dar luogo a maggior accumulazione di elettricità, ec., o non essen- dovi interruzione alcuna, ch’essa Macchina sia grande assai e giuochi a mera- viglia: cacci avanti cioè e faccia passare nel dato tempo molto più fluido, di quello che sopra abbiam supposto venir sospinto da una Macchina men buona.

Pr. 55. Cosi è: per commovere una rana trucidata e sventrata, ma non finita di preparare, a cui cioè siansi levate anche le parti di dietro, i lombi ec., per commoverla col flusso elettrico continuo che induce una Macchina in una serie di conduttori non mai interrotti, fra’ quali essa rana trovisi compresa, debb’essere tale flusso tanto copioso, che la quantità tragittante in un minuto terzo ecceda di molto la quantità = 1., sia cioè eguale almeno a 4. o 5.: che è quanto dire che la Macchina giungerebbe ad accumulare nel primo conduttore di discreta mole, che fosse isolato, un’elettricità di presso a 300 gradi dell’Elet- trometro a pagliette, ossia 30 circa del Quadrante Elettrometro, nel tempo di un minuto secondo. Per far tanto, voi vedete, che la Macchina vuol essere grande e buona, e giuocare assai bene. Ma ella debbe essere più che buona, grandissima, e oltre modo attiva se vogliam che giunga a scuotere una rana che non sia neppure sventrata (intendasi sempre non essendo interrotti i con- duttori): debbe cioè fornire da 4. o 5. volte più fluido ancora; vale a dire una quantità = 20. o più per minuto terzo, tanto che verrebbe a portare al primo Conduttore isolato di’ discreta mole un’elettricità di 120. gradi del Quadrante elettrometro, o più, in un minuto secondo, oppure di 60 gr. in un Conduttore del doppio più grande, ec.. Or quale Macchina è mai capace di tanto? Non certo le comuni: le vostre sì, o Signore, che avete a sì alto segno perfezio- nate. Provatevi dunque, e vedrete quanto sarà difficile anche con queste, quanto vi vorrà a commovere nel modo indicato, cioè ove non abbiavi interru- zione alcuna ne' conduttori, una rana viva e intiera, o trucidata soltanto e non altrimenti incisa.

Pr. 56. Codeste scosse della rana intiera o quasi intiera, che possono appena ottenersi colle macchine elettriche più grandi e di un’attività sor- prendente, qualora i conduttori fra’ quali sta questa collocata e l’ultimo comunica col suolo, o collo strofinatore, siano continui, come si è detto, si ottengono facilmente (e ciò non dee più farci meraviglia dopo quello che si è fin quì spiegato) anche con una Macchina picciola e molto debole, qualora fra detti conduttori vi sia una ancor picciola interruzione, non però picciolissima, giacchè l’intervallo della grossezza di una carta, che, come abbiam veduto (Pr. ) può bastare, quando la rana è preparata intieramente, cioè in modo, che la corrente di fluido elettrico debba tutta passare per i nervi cru- rali da cui dipendono i muscoli delle coscie ec., non basta qui ove involti trovan- dosi detti nervi da tante altre parti umide conduttrici, la minor porzione di tal corrente passa per essi. Egli ci vorrà già un intervallo 4. o 5. volte maggiore, e forse di 1/4 di linea, se la rana è preparata solo a metà, cioè sventrata, tanta distanza insomma, che l’elettricità che potrà accumularsi nel conduttore iso- lato, e quindi scaricarsi in un colpo, ossia la quantità di fluido che verrà ad at- traversare il corpo di tal rana a metà preparata nel breve istante, per es. di un minuto terzo, sia eguale almeno a 4. o 5. conforme abbiamo supposto e spie- gato di sopra (Pr. ). Or dunque per la rana che non sia neppure sventrata se la quantità di fluido elettrico che la attraversi nello stesso brevissimo istante debba essere quattro volte ancora maggiore, come lo dee per lo meno (Pr. ), si comprende che acciò possa formarsi launa corrispondente carica nel conduttore isolato, l’intervallo che lo separa dal suo vicino dovrà essere anch’esso circa quattro volte maggiore e arrivare ad una linea, più o meno, secondo che tal conduttore è più picciolo o più grande (giacchè a produrre una elettricità di una data tensione, o che può scaricarsi ad una data distanza, vi vuole maggiore: o minor quantità di fluido a proporzione che il conduttore in cui si raccoglie è più o meno capace).

Pr. 57. É però ben poca cosa ancora codesta elettricità che può balzare da un conduttore isolato alla distanza solamente di una linea, o poco più; e qualunque meschina macchina elettrica, che giuochi malissimo, giunge a far tanto con uno o più giri del suo cilindro o disco. Le buone Macchine, quando agiscono poderosamente, ne possono produrre di simili cariche e scariche 4, 6, 8, 10, e più ancora in un sol giro, e altrettante volte scuotere la rana anche non preparata o preparata solo a metà. Ma lasciando queste sperienze delle cariche e scariche più o meno deboli di un conduttore isolato, disgiunto per un più o men picciolo intervallo da altro conduttore non isolato, tanto facili ad ottenersi, e tanto efficaci ad eccitare le convulsioni della rana ec., riteniamo (ciò che più fa al nostro proposito) che quando invece i conduttori siano continui, senza interruzione di sorta, la quantità di fluido elettrico, che fornisce e mette in giro la Macchina, debb’essere abbondante, almeno mediocremente se ha da eccitare le convulsioni in una rana anche di tutto punto, e recentemente pre- parata; molto più abbondante per poterle eccitar in una rana non intieramente preparata, o indebolita e notabilmente; infine abbondantissima, quale appena può ottenersi dalle Macchine elettriche più eccellenti, per giungere a commo- vere una rana intiera e intatta, oppur decapitata soltanto, e finita di trucidare col passarle uno spillone lungo la spina1 midolla, per eccitare contrazioni e moti in altri muscoli e membri anche d'altri animali senza snudarne i nervi, ec..

Pr. 58. Anche per eccitare il sapor acido sulla lingua, tenendo la di lei punta applicata al primo Conduttore della Macchina elettrizzata positivamente ( + E), e molto più per eccitarvi il sapor alcalino tenendola applicata all’altro conduttore annesso a’ cuscini ed elettrizzato negativamente (- E) fa bisogno che la macchina elettrica metta in moto una corrente assai copiosa di fluido. Egualmente copiosa se non anche dippiù vuol essere tale corrente continuata, e senza salto, per rendersi sensibile all’organo del tatto, per eccitare cioè bru- ciore nell’occhio, nelle ferite di senso squisito ec., dico senza salto; giacchè se questo ha luogo per qualche interruzione ne’ conduttori, per non essere tali parti sensibilissime applicate immediatamente a quelli, saranno le medesime vivamente punte ad ognuna di tali scariche anche leggiere

Queste sensazioni di sapore sulla lingua, di bruciore nell’occhio ec. sono deboli ne’ primi istanti, e van crescendo col continuar della corrente elettrica sempre abbondante e del- l’istesso tenore. Anzi il bruciore insensibile affatto per più minuti secondi, tirando in lungo l’esperienza comincia a farsi sentire, cresce e arriva finalmente ad essere quasi insoffribile a capo di uno o due minuti primi.

Non è così delle contrazioni de’ muscoli; giacchè ad eccitar queste basta che il fluido elet - trico in quella quantità che è necessaria faccia incursione un momento solo in essi muscoli, o piuttosto nei nervi che a quelli vanno: anzi eccitata una volta la contrazione, vi succede tosto il rilasciamento, ancorchè la stessa corrente elettrica si mantenga e rimane il muscolo in questo stato naturale senza più risentirsi: pare che esso, o i suoi nervi si adattino a questo stimolo: tornano però essi a risentirsi qualunque volta cessi ad un tratto, e ad un tratto si rinnovi la corrente. Per tal modo con sì fatti interrompimenti e ritorni frequenti, può indursi ne’ muscoli uno spasmo continuo, un vero tetano; non già lasciando che la corrente elettrica, sia quanto si voglia forte, prosiegua non interrotta ed equabile. Anche per questa ragione riesce difficile di eccitare le convulsioni nella rana collocata in una serie di conduttori, mai interrotti, ne’ quali la Macchina elettrica mandi e promuova una corrente continua di fluido: al primo far girare il disco, o cilindro, il fluido elettrico che passa è troppo poco, va egli poi crescendo mano mano; ma i nervi e muscoli eccitabili van anche adattandosi in guisa da non risentirsene; e così giac- ciono immobili. Vi vorrebbe dunque che potesse sorprenderli e invaderli ad un tratto la corrente già cresciuta; ma come fare? Ecco l’espediente, di cui mi servo. Colloco la rana tra il primo Conduttore armato di punte, ed il Conduttore attinente ai cuscini, in guisa che tocchi le estre- mità dell’uno e dell'altro e li metta così in comunicazione: formo poi un’altra miglior comunica. zione tra i medesimi per mezzo di una verga metallica, che riposa sopra ambedue. Così stando le cose, e facendo giuocare la Macchina, il fluido che circola, passa dall’un Conduttore all’altro per la via dell’intermedia verga metallica; piuttosto che per quella della rana, che è molto men perfetto conduttore. Or quando l’elettricità è in pieno corso, levo via ad un tratto codesta verga; con che la corrente qual essa sia, deve tosto invadere l’unica strada che le resta cioè la rana; e con siffatta rapidaimprovvisa incursione ec. stimolarla e scuoterla; come infatti accade, quando tal corrente, secondo lo stato di essa rana, preparata cioè del tutto, o solo in parte, o non affatto preparata, è copiosa abbastanza, come. . . . . . . .

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Numerazione errata nel Mns. [Nota della Comm.].

. Pr. 58 Ora veniamo alla difficoltà più addietro accennata (Pr. 49). In vi- sta di tali prove coll’elettricità ordinaria delle Macchine, e dei conduttori, non si sa comprendere come nelle sperienze di quell’altra arcana elettricità la debole corrente che il semplice contatto di due metalli può muovere, sia valevole ad eccitare energicamente i muscoli e i nervi; a indurre contrazioni spasmo- diche in una rana anche non preparata intieramente, anche intiera e intatta; e così pure ne’ muscoli di altri animali in parte solo snudati; a destare sensa- zioni vive di sapore, di bruciore ec., insomma a produrre tutti quegli effetti che giunge appena a produrre la corrente elettrica abbondantissima, fornita da una Macchina che giuochi per eccellenza, come si è veduto.

Pr. 59. Rispondo a questa diffcoltà, la quale è invero di qualche peso; che, sebbene la tensione elettrica che può produrre sia picciolissima, non mar- cabile al più sensibile elettrometro, nulladimeno non è poi una estremamente picciola quantità di fluido elettrico come si vorrebbe credere, quella che va passando da un metallo all’altro, dall’Argento allo Stagno, ec., in virtù del mutuo loro contatto, e forma una corrente in giro, allorchè per l’interposizione d’altri conduttori il circolo è compito, e il movimento di esso fluido è per tal modo affatto libero: ella è anzi una quantità considerabile, come ho già accen- nato potersi presumere, (Pr. ), quantità, non terno ora di dire, eguale per lo meno a quella che ogni istante fa scorrere in una serie di conduttori continui la miglior Macchina elettrica. Ciò può sembrare a prima giunta esorbitante, e affatto incredibile, ma cesserà di parerlo tosto che ci richiameremo la rifles- sione (Pr. ) cioè che per quanto grande sia la quantità, di fluido fornita in un tempo anche non molto lungo, quella assegnabile a ciascun istante, è ben poca cosa. Quanto poco infatti vi vuole di fluido per portare ad un Conduttore non grande un’Elettricità di 1. o 2. gradi del Quadrante Elettrometro, ossia di 10 o 20 dell’Elettrometro a paglie ! Or bene se supponiamo che altrettanto di fluido, o poco più, o poco meno scorra e ne trapassi i conduttori nelle sperienze di cui si tratta, in tempo es. gr. di un minuto terzo, o in un istante anche più breve, ciò basta, conforme abbiamo già veduto (Pr. ) per iscuotere la rana anche non preparata, per eccitare vivo sapore sulla lingua, ec..

Pr. 60. È dunque, torniamolo a dire, picciola la quantità di fluido elet- trico, che percorre l’indicato circolo di conduttori in un istante brevissimo; ma non è picciolissima: essa non è minore (per valerci di un altro confronto, che fa molto al proposito) di quella che si scarica da una boccia di Leyden molto grande, o da una Batteria elettrica, caricate a 1/100 o a 1/1000 di grado.

Pr. 61. Voi sapete troppo bene, che per formare una tal carica. . . . . . .

J 43.

In questo § cessa la concordanza di L 11 con J 43. Si pubblica questa parte di J 43 perchè arriva alla conclusione dell'argomento. [Nota della Comm.]

Pr. Une autre difficulté qui merite consideration est celle-ci. Quoique une petite électricité suffise pour exciter les contractions musculaires ec., et une très-petite pour les exciter dans une grenouille preparée, lorsque cette électricité se trouvant accumulée dans un Conducteur se decharge tout-à-coup, et traverse en un instant les muscles ou nerfs excitables; il est encore bien loin, qu'un Conducteur de mediocre capacité et electrisé si foiblement, qu’il ne donne aucun signe à l’Electromètres très-sensible de BENNET, puisse produire un tel effet: il faut une électricité au moins de 4, 6, 10 degrés de cet Electro- metre, d'1. 2. degrés de celui à pailles, ec.. Que s’il s’agit d’une électricité qui ne s'accumule, qui ne Se decharge point tout d’un coup, ou par saut, mais qui coule par un courant continuel dans une suite de conducteurs entre les quels la grenouille se trouve comprise, si par ex. celle-ci est interposée au premier conducteur de la machine électrique, et à un second qui communique avec les conducteurs des coussins, ou avec le plancher, il faut pour exciter les convul- sions que le courant électrique soit assez riche, que la machine fournisse abbon- damment. D’après ces épreuves avec l’électricité ordinnaire des machines et des conducteurs, on ne sçauroit concevoir comment le petit et foible courant que les simple contact de deux metaux peut occasionner, soit capable d’exciter vivement les muscles et les nerfs, de secouer la grenouille, même non pre- parée, de produire les sensations de saveur, ec..

Pr. Je reponds à cette difficulté: que quoique la tension electrique soit très-petite, ce n’est vraisemblablement pas une si petite quantité de fluide, comme on pourroit penser, qui passe d’un metal à l’autre, de l’argent à l’étain, ec. en vertu de leur contact mutuel qui se fait soit en un grand soit en un petit nombre de points, et forme le courant, lorsque par l’interposition d’autre con- ducteurs humides le cercle est complet, et le mouvement du fluide électrique est par tout assez libre. C’est une quantité assez considerable, comme j’ai déja indiqué (Pr. ) qu’il y a lieu de presumer, quantité non moindre que celle qui se decharge d’une bouteille de Leyde fort grande, ou d’une Batterie chargée à l/l00, ou l/1000de degré.

Pr. On sçait que pour former une telle charge, qui ne donne ni étincelle, ni le moindre signe au plus sensible Electrometre, qui est arretée absolument par le moindre intervalle ou interruption dans l’arc conducteur, et, si non ar- retée, au moins retardée beaucoup par l’interposition d’un papier fin et un peu sec, ec., qui en un mot a une tension insensible, pour former, dis-je, une telle miserable charge il faut une quantité de fluide électrique non moins grande que celle qui produit une tension bien remarquable dans un simple conducteur de mediocre capacité, qui affecte très-sensiblement les Electrometres, et se decharge à la distance de plusieurs lignes avec une vive étincelle. Cette quantité assez considerable de fluide électrique, qui reçu dans une grande bouteille de Leyde ou dans une Batterie y forme une charge si foible, qu’elle ne sauroit donner aucun signe à 1’Electrometre le plus sensible, ni franchir pour se dechar- ger le moindre intervalle, la plus petite interruption dans l’arc conducteur, moins se manifester par une étincelle, est pourtant capable de secouer une gre- nouille, même non parfaitement preparée, même entiere, qui fasse partie de l’arc non interrompu, d’exciter la lumiere dans l’œil, ec..

Pr. Or tout cela a lieu egalement à l’égard du courant électrique occasionné par le simple contact de deux métaux différents dans les circon- stances decrites: ce courant ne donne ni étincelle, ni aucun signe à l’Electro- metre; il n’a pas la force ou tension de vainere la moindre interruption, qui se trouve dans le cercle; et cependant il est assez puissant pour exciter des fortes convulsions dans la grenouille même non preparée, des sensations de saveur sur la langue, de lumiere dans l’œil, ec.. Il faut donc croire que la quantité de fluide qui forme ce courant, et qui fait en très-peu de tems tout le tour, est encore ici considerable, non moindre que celle qui dans un tems egalement court parcourt l’arc conducteur dans l’autre expérience de la Bouteille de Leyde ou Batterie chargée a 1/100 ou 1/1000 de degré: une quantité de fluide électrique qui n'est pas, je le repete, si petite, comme on auroit pu croire; mais animée, dans un cas comme dans l’autre, d’une très-petite tension; d’ou re- sulte un effet encore sensible sur certaines parties animales, qui sont des Elec- trometres d’une nouvelle espece, et d’une prodigieuse sensibilité.

Pr. Le courant électrique excité par le contact de métaux differents dans un cercle non interrompu de conducteurs, est donc egal à celui que pro- duit la decharge d’une très grande bouteille de Leyde chargée très-foiblement, tant pour la quantité mediocrement, grande de fluide qui fait le tour dans un tems fort court, que pour la très-petit tension, ou force avec la quelle ce fluide est poussé; avec tout cela il y a une difference bien remarquable; et c’est que le courant produit dans l’arc conducteur par la decharge de Leyde est momentané, ou ne dure que quelques instants; tandis que le courant excité dans le cercle complet formé de conducteurs humides et de métaux différents, par l’action que ceux-ci deployent, dans les points de leur contact mutuel, est un courant qui continue sans cesse tant que le dit, cercle n’est point inter- rompu, ec..

Pr. On doit donc le comparer, mieux qu’à une decharge électrique quelconque, à cette électricité qui coule plus ou moins en abbondance, paisi- blement, et sans interruption du premier Conducteur de la machine au Con- ducteur du Coussin, avec lequel il communique, retourne au premier Con- ducteur, ec. continuant de circuler tant qu’on entretient le jeu de la machine: comparaison indiquée au commencement de cet écrit (Pr. ).

Pr. Oui, le courant mis en train par le simple contact des métaux dans un cercle complet de conducteurs n’est pas moins abbondant que celui suscité et entretenu par une Machine électrique qui joue passablement bien dans une suite de conducteurs qui ne peuvent l’arreter; et il n'est pas moins continuel.

Pr. Quelque paradoxe au reste que puisse paroitre cette circulation continuelle de fluide électrique dans des conducteurs communiquants et en repos, en vertu d’un simple contact de deux métaux différents, elle est demon- trée par des preuves de fait et au surplus il ne me serait pas difficile d’expliquer d’une maniere passablement satisfaisante, de même que le principe, cette merveilleuse continuation de mouvement du dit fluide. Mais je ne veux pas à present aller plus loin dans ces recherches. Je me contenterai donc de dire, que de la même maniere que la circulation du fluide électrique produite par le frottement continue dans les circonstances indiquées tant que le frottement est, lui-même continué; la circulation produite par le simple contact des mé- taux differents se soutient aussi, tant que ce contact dure et que le cercle con- ducteur n’est point interrompu. En effet si l’action du frottement se reduit à celle du contact, comme jeconçois (Pr. ) pourquoi l’action qu’exerce le simple contact continué ne seroit-elle pas aussi durable que celle qu’exerce le frot- tement continué?

Pr. Pour ceux qui douteroient non pas seulement de la raison mais du fait, laissant à part mille autres expériences, je leur rappellerai celles de la saveur excitée sur le bout de la langue lorsqu’elle fait partie d’un cercle con- ducteur, dans le quel deux métaux differents, par ex. Argent et Etain, ou mieux Argent et Zinc sont portés à un contact mutuel. N’eprouve-t-on pas que la sensation d’abord petite augmente à mesure qu'un tel contact dure, et que le cercle, n'est nulle part interrompu? Il en est de même en faisant l’experience sur l’œil, sur-tout en lui appliquant immediatement le piece d’étain ou de zinc et en l’appliquant vers son angle interne, près de la glande lacrymale: il s’y excite peu-à-peu une sensation douloureuse, une cuisson, qui en continuant l’experience plus d’une minute devient insupportable, Cette augmentation de sensation indique assez que l'action stimulante et en conséquence le courant électrique qui la produit, est subsistant et durable; autrement elle s’affoibli- roit plûtôt, que d’augmenter comme elle s’affoiblit en effet, lorsqu'on in- terrompt le cercle.

Pr. Si on reflechit qu’on excite également au surplus, petit-à-petit la sensation de saveur sur la langue, et de douleur dans l‘angle de l’œil, en appli- quant à ces parties le premier Conducteur de la Machine électrique qui joue bien et fournit assez abbondamment, sensations qui vont en augmentant jusqu’à un certain point, à mesure que continue l’électrisation, il ne restera plus de doute sur la continuation de courant électrique dans les éxpériences en question, tant que les contacts métalliques, et la continuité du cercle con- ducteur se soutiennent.

Pr. Enfin et pour conclure, il n’y aura plus de difficulté à croire, que ce soit le veritable fluide électrique pur et simple, le fluide électrique propre- ment tel, qui est mis en mouvement dans ces sortes d’expériences; et on renoncera à toute idée d’un autre fluide analogue seulement au fluide électrique, mais différent dans le fond, ou vraiment du même fluide électrique differem- ment modifié, ou animalisé en certaine manie iere, qu’on a appellé Electrico- animal ec., on renoncera, dis-je, à ces imaginations vagues, qui au lieu d’e- claircir rendent les phénomenes plus confus et inintelligibles (on peut consulter à ce propos la longue note au commencement de ma 3e lettre à l’Abbé VASSALLI) et on se tiendra au fluide électrique commun tel qu’il est, se comportant ( ) et agissant tout-à-fait dans les manieres déja connues, avec cela seulement de plus, que il n’a pas besoin comme on avoit cru, pour être incité originai- rement et mis en mouvement, pour passer d’un corps à l’autre du frottement de deux corps de differente espece dont un au moins soit cohibent; mais qu’il suffit pour cela du simple contact des conducteurs différents; qu’une élec- tricité quelconque est produite de cette maniere, ec..

Pr. La seule chose qui pouvoit laisser encore quelque doute sur l’identité parfaite du fluide mis en mouvement par cette derniere maniere avec le fluide électrique commun, c’est le defaut des signes électriques ordinnaires: jamais on n’avoit pu obtenir clans ces expériences le moindre mouvement dans les Electrometres les plus sensibles. Maintenant donc que je suis parvenu à obtenir ces signes électriques très-marqués, et si d‘électricité en plus et d’élec- tricité en moins, comme on a vu (Pr. ); que par ces nouvelles expériences je montre directement que l’électricité en plus resulte dans l’étain touché par l’argent et dans celui-ci l’électricité en moins et ainsi dans les autres métaux conformément à ce que j’avois dèja conclu d’autres expériences, et dressé d’après les mêmes une table des métaux suivant que dans le conctat mutuel un soutiroit le fluide électrique à l’autre ec., rien ne manque plus à la demons- tration complette de la chose; et à la confirmation de mes principes.