Volta, Alessandro Sull'Elettricità Animale 1792 Pavia it volta_memPrim_902_it_1792.xml 902.xml

MEMORIA PRIMA SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE. del Signor DON ALESSANDRO VOLTA Membro della Società Reale di Londra e di molte altre Accademie Prof. di fisica particolare e sperimentale nella R. I. Università di Pavia.

Pavia, 5 Maggio 1792.

FONTI.

STAMPATE.

Br. Giorn. T. II. pg. 146. Ant. Coll. T. II. P. I. pg. 13. Traduz. ted. Mayer. Prag. 1793.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: J 1 ß III; J 1 ß IV; J 3 a III; J 3 ß; J 3 g J 12 a; J 84 a; J 87 B; K 20 ß; K 20 g

OSSERVAZIONI.

TITOLO: da Br. Giorn. DATA: Pavia, 5 Maggio 1792 » si legge in nota di Br. Giorn.

J 1 ß III; J 1 ß IV; J 3 a III; J 3 g; J 84 a; K 20 g: sono brevi frammenti. J 3 ß è un Mns. di 4 facciate. J 12 a è la minuta di un brano in argomento mancante al testo e che si pubblica. K 20 ß è una minuta precedente, in forma di lettera all’Abate A. M. Vassalli scritta il 1° Aprile 1792. J 87 B è uno schema di distribuzione della materia nelle Memorie sull’elettricità animale, che non corrisponde a queste Memorie.

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MEMORIA PRIMA SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.

Discorso recitato nell’Aula dell’Università (di Pavia) in occasione di una Promozione il dì 5 Maggio 1792.

PARTE PRIMA SCOPERTA DEL SIG. GALVANI, E CONFRONTO DI ESSA COLLE COGNIZIONI, CHE FINORA SI AVEVANO INTORNO ALL'ELETTRICITÀ ANIMALE.

§ 1. La Dissertazione da pochi mesi pubblicata dal Dr. GALVANI del- l’Istituto di Bologna, e Professore di quell’Università, celebre per altre sco- perte anatomiche e fisiologiche, sull’azione dell’Elettricità nel moto musco- lare

Aloysii Galvani de Viribus Electricitatis in Motu Musculari Commentarius . Bononiae 1791. in 4° di pag. 58, con quattro grandi tavole di figure.

, contiene una di quelle grandi e luminose scoperte, che meritano di far epoca negli annali delle scienze fisiche e mediche, non tanto per ciò che ha in se stessa di nuovo e di mirabile, quanto perchè apre un largo campo di ricerche non men interessanti che curiose, e di utilissime applicazioni. L’esi- stenza di una vera e propria Elettricità animale , vale a dire che eccitasi di per se negli organi viventi senza indurvene punto di straniera, cioè di quella già eccitata con qualsiasiartificio in altri corpi; elettricità appartenente a tutti gli animali a sangue freddo, e a sangue caldo; che trae origine dall’organizza- zione medesima, e dura e si mantiene anche ne’ membri recisi, finchè avvi un residuo di forze vitali e il cui giuoco ed azione si esercita primieramente tra nervi e muscoli; è ciò che viene provato ad evidenza nella terza parte di que- st’Opera con molte sperienze ben combinate, e accuratamente descritte.

§ 2. Senza qui riferire in dettaglio cotali sperienze, ci basterà di dar un’idea generale sì del modo loro, che dei maravigliosi effetti. Consistono dunque questi nel veder eccitate vive e forti contrazioni ne’ muscoli, e gagliardi movi- menti in tutto l’arto, egualmente che si ecciterebbero adoperando coll’elet- tricità artificiale, senza punto impiegar questa nè debole nè forte, col solo applicare un’estremità di un arco conduttore qualunque al muscolo, e l’altra estremità al suo nervo, il quale trovisi o semplicemente staccato da tutto il resto, e messo a nudo, o meglio rivestito in gran parte di una foglietta metal- lica: delle quali operazioni avrem campo di parlare ampiamente in progresso.

§ 3. Or l’arco conduttore così semplicemente applicato, è noto a chi abbia anche solo leggier tintura della Scienza elettrica, non poter indurre elettricità alcuna; ma bene aver per proprio ed unico officio di toglier quella che già esista, di rimettere in equilibrio il fluido elettrico già sbilanciato, trasportandolo da’ luoghi in cui prevale per quantità o per tensione, a quelli in cui è deficiente: e appunto per questo si chiama arco conduttore o scaricatore . Dobbiam dunque presumere, che in tale stato di elettricità, ossia di sbilancio del fluido elettrico nelle relative parti trovinsi naturalmente costituiti codesti organi dell’ani- male, se il semplice arco conduttore dà luogo alle sopradette contrazioni del muscolo: che dico presumere? Dobbiam avere la cosa per certa, cioè che non altro che il fluido elettrico produce in tali circostanze codesti moti muscolari, e non altrimenti li produce, che trovandosi nell’indicato modo sbilanciato tra parte e parte dell’animale, e venendo dall’arco conduttore portato all’equilibrio.

§ 4. Del resto quest’arco conduttore può essere di uno, di due, o più pezzi di metallo in tutto o in parte, ed anche di altri corpi, che siano però deferenti dell’elettricità, come l’acqua, i corpi animali, i panni, legni, muri, purchè non troppo secchi, ecc. In somma quello, che vi vuole acciò succeda a dovere la scarica di una boccia di Leyden , cioè che nel circuito , ossia strada che ha da percorrere il fluido elettrico per portarsi dalla superficie della boccia che ne ridonda all’altra che ne scarseggia, non si frapponga alcun corpo coibente ; quello stesso si richiede anche qui per l’animale preparato nel modo suddetto, acciò il fluido elettrico, che sostiensi naturalmente sbilanciato, in virtù della propria organizzazione, tra nervo e muscolo, o tra l’interiore e l’esteriore del muscolo medesimo (com’è più probabile), si traduca dall’uno all’altro termine colla necessaria prontezza.

§ 5. Quindi a misura, che col venir meno della vis vitae illanguidisce l’ac- cennata potenza elettrica, sia riguardo l’azione, per cui il fluido elettrico si va sbilanciando nelle opposte parti, tra il nervo cioè e il muscolo, o tra l’inte- riore e l’esteriore di questo, come s’è detto, sia riguardo la forza onde viene esso fluido sollecitato all’equilibrio, ecco che cominciano, se non a intercet- tare assolutamente tal passaggio, a ritardarlo di troppo molti corpi anche non assolutamente coibenti, in ragione cioè che sono men buoni conduttori. Il pavimento della stanza, le muraglie, i tavoli di marmo, o di legno asciutti, i tappeti ecc. sono assai poco deferenti; epperò anche i primi, che entrando a far parte dell’arco conduttore o circuito, non servono più bene alla scarica, la trattengono o ritardan così, che non han più luogo le convulsioni nell’animale preparato, che accadevano prima, quand’erano cioè nel maggior vigore le di lui forze vitali. Poco dopo, scemate maggiormente coteste forze, non serve più neppure una catena di persone che si dian mano, ed è inutile di tentare l’espe- rienza in questo modo; indi ne anche una persona sola, che faccia officio di arco conduttore, è a proposito; appresso neppure l’acqua; e da ultimo neppure molti pezzi di metallo concatenati, riuscendo soltanto l’esperienza con un arco conduttore metallico di un pezzo solo, o di due al più; ai quali se frappongasi checchesia altro anche picciolissime in grossezza, e. g. una sottil carta, tanto basta per impedire la libera e pronta trasfusione del fluido elettrico, quale è richiesta a far nascere la contrazione de’ muscoli.

§ 6. Or anche in ciò si riscontra nel membro od organo dell’animale, cioè nel muscolo unito al suo nervo, una grande analogia colla bottiglia di Leyden ; giacchè si ritarda nella stessa maniera per l’interposizione degli stessi corpi la scarica sibbene di questa, e quasi s’impedisce del tutto, se sia l’elettricità de- bolissima, potendosi solo compiere in questo caso detta scarica a dovere col mezzo di un arco conduttore tutto metallico e continuo, anzi pure di un solo pezzo. In somma corrispondono per tutto quello che ha rapporto alla diversa attitudine de’ corpi a trasmettere il fluido elettrico, cioè massima de’ metalli che sono perfetti deferenti , men grande degli altri conduttori meno perfetti, e minore a proporzione appunto che lo son meno, fino alla niuna attitudine de’ veri coibenti , corrispondono, dico, puntualmente, siccome la prontissima e intiera, la più o men tarda, e imperfetta, e infine l’impedita scarica d’una boc- cetta di Leyden, così pure il facilissimo, il più o men difficile, e il niun successo delle contrazioni muscolari nell’animale preparato, cui si applica l’arco con- duttore.

§ 7. In vista di che chi potrà dubitare che siano quest’i moti de’ muscoli cagionati da un simile giuoco del fluido elettrico, sbilanciato naturalmente tra l’interiore e l’esteriore di essi muscoli, o tra questi e i nervi, come lo è per arte nelle opposte superficie di una boccetta carica, e portato dal detto arco all’equilibrio?

§ 8. Tale è il complesso delle sperienze, e la sostanza della scoperta del Sig. GALVANI relativamente all’Elettricità animale. La quale scoperta è veramente grande e originale: poichè, sebbene fosse noto già da un pezzo, che la Torpedine (Raja Torpedo L.) e l’ Anguilla tremante (Gymnotus electricus L.) posseggono la facoltà di dare una vera scossa elettrica alla maniera della boccia di Leyden; ad ogni modo essendo propria siffatta virtù prodigiosa soltanto di alcuni pesci singolarissimi

Oltre la Torpedine , che è del genere delle Raje, e l’ Anguilla tremante di Surinam, ch’è propriamente un Gimnoto , due altri pesci si annoverano in oggi tra quelli che danno la scossa elettrica. Uno di essi descritto già da ADANSON, e da lui chiamato Trembleur , poi da FORSKAL, e più esattamente da BROUSSONNET ( Mém. de l’Acad. des Sc. a. 1782 e JOurn. de Phys. 1785, Aôut ) che ne dà anche la figura, appartiene al genere dei Siluri, e vive ne’ fiumi d’Africa: l’altro descritto nelle Transazioni Anglicane (1786, Vol. 76, pag. 11) parimente colla sua figura,appar- tiene al genere dei Tetrodon , e si truova nei mari dell’Indie e dell’America.

e d’altra parte sembrando dipendere da un apparato d’organi particolare, come l’anatomia di tali pesci lo fa vedere, ed essere in balia dei medesimi il dare o non dare questa scossa, non si teneva comunemente, nè v’era ragion di pensare, che un giuoco simile di elettricità succedesse e avesse tanta parte nelle funzioni animali di tutti gli altri viventi, ne’ quali nulla scoprivasi dell’accennata virtù di dar la commozione elettrica. Credeasi dunque, non trovandosene niun altro dotato neppure nel minimo grado di tal potere di scuotere, e questi animali elettrici all’incontro essendolo a un sì alto segno, credeasi che fosse tutta particolare e propria di essi soli l’ Elet- tricità animale , che una tal prerogativa la possedessero essi esclusivamente.

§ 9. Ciò, dico, credeasi generalmente dai Fisici e Fisiologi, eccetto alcuni, i quali prendendo mal a proposito per elettricità animale quella eccitata dallo stropicciamento de’ peli nelle bestie, de’ capelli e delle vesti negli uomini, confondeano affatto le cose, con tenere l’artificiale estrinseca per una elettri- cità naturale intrinseca de’ corpi viventi.

§ 10. Questa pretesa elettricità animale, che in fondo non era che la so- lita artificiale prodotta da stropicciamento, giacchè le istesse vesti e peli stro- finati con qualsiasi corpo inanimato, sol che mantengansi da un blando calore asciutti, si elettrizzano egualmente che strofinati sulla pelle dell’animal vivo, questa, dico, pretesa elettricità animale si è cercato di sostenerla dai più zelanti partigiani suoi con alcune più curiose sperienze e osservazioni, del- l’istesso genere però: coll’elettricità spontanea in certo modo, nè tanto debole, nelle penne de’ vivi Pappagalli a certi tempi, e con quella debolissima invero, ma pur sensibile ai delicatissimi elettrometri, di un uomo, il qual facendo prima qualche passo, od agitando comechesia braccia e corpo, salga sopra uno sgabello isolante, e tocchi colla mano uno di tai elettrometri sensibilis- simi, quali sono quelli di CAVALLO e di BENNET.

§ 11. Ma il soffregamento delle penne fra loro, e colla pelle, quando il Pappagallo le arriccia, ed esse trovinsi ben bene asciutte, basta a spiegare il primo fatto, senza che si debba ricorrere ad alcuna elettricità propriamente animale: e pel secondo fatto dell’Uomo, si prova appunto che non è elettri- cità animale, che abbia origine cioè da alcuna funzione o virtù propria degli organi, quella di cui la persona dà segni nell’accennate circostanze, bensì che viene dallo stropicciamento delle vesti (e basta talvolta quello che produce il solo moto della respirazione), dall’osservare, che salendo l’uomo nudo sullo sgabello isolante, e toccando l’elettrometro sensibilissimo, non gli fa allora dare alcun segno, come ha provato il Sig. SAUSSURE [1].

§ 12. Nè maggior caso dee farsi di altre prove di simil conio, p. e. quella dei nervi seccati al forno, con cui COMUS (quel rinomato giocoliere fisico) avendo costrutto un disco, che montato al modo di una macchina elettrica e fregato da ben adatti cuscini, eccitava viva elettricità, pretese dimostrare l’identità del fluido nerveo coll’elettrico; giacchè le stesse sperienze possono farsi con legno, e con cartone, seccati egualmente nel forno, ed io costrutto già avea con tali corpi delle macchine elettriche belle e buone

Ho descritto cotai macchine di cartone e di legno tosti in una Dissertazione pubbli- cata fin dal 1771, col titolo De Corporibus eteroelectricis, quae fiunt idioelectrica, Experimenta atque Observationes .

. Simili sperienze coi nervi, od altre parti animali, possono solo imporne a chi non sa, che tutti i corpi, sia animali, sia vegetali, sia minerali, spogliati a dovere d’umido rie- scono coibenti e idioelettrici , cioè eccitabili per istrofinamento

È questo il principale soggetto della citata mia Dissertazione.

, esclusi soltanto i metalli, che sono essenzialmente perfetti conduttori ed anelettrici .

§ 13. Non deggio però dissimulare altre sperienze più speciose, e che con qualche più d’apparenza han potuto dar indizio, o almeno crear sospetto anche ai più giudiziosi di un’elettricità animale nel vero e proprio senso; ma che a me sono sembrate, siccome alla maggior parte dei Fisici, non avere neppur esse sodo e bastevol fondamento: alcune perchè ancora complicate coi fenomeni dell’elettricità artificiale; altre perchè affatto singolari, isolate ed uniche, vuo’ dire di un evento totalmente fortuito, cui essendo riuscito a taluno di ottenere, non si sa come, una volta sola (seppur è che si ottenesse quale ce lo riferiscono, e niente vi sia stato d’illusione o di sorpresa); fur vani in appresso i tentativi, e più non corrispose il successo all’esperienza. Di questo genere è il fenomeno riportato da NOLLET, di uno, che preso in grembo un gatto, mentre trattenevasi a strofinargli i peli della schiena portando un dito alla punta del naso ne trasse una scintilla, e ne ricevè tale scossa nel braccio e in tutta la persona, come se scaricata avesse sopra di sè una boccia di Leyden. Simile scossa e scintilla, sebbene non così forte, attesta aver ottenuta più volte dai gatti stropicciati, ripetendo le sperienze del Sig. D. Alessandro TONSO, il Ch. Ab. VASSALLI

(f) Memorie Fisiche. Torino 1789. Sperienze sopra l’elettricità de’ topi di casa e de’ gatti domestici.

ma più sorprendente ancora è ciò, che riferisce COTTUNIO esser avvenuto a lui medesimo nello sparare un sorcio vivo: tenealo impugnato nella sinistra, e stringeva fortemente la coda tra il dito mignolo e l’anulare, mentre afferrato un temperino colla destra e cominciato a tagliar gl’integumenti, era già venuto a scoprire in parte i visceri: come dunque arrivò più addentro colla punta fu improvvisamente colpito da una fortissima com- mozione nelle braccia e nel petto, di cui si risenti per più d’un giorno.

§ 14. Un tal fenomeno sorprendentissimo certo direbbe molto per l’elet- tricità animale, se non essendo riuscita l’esperienza che una sol volta, non la- sciasse molto dubbio intorno all’evento, e alla sua causa. Or dunque tralascio tutte queste sperienze o incerte o equivoche, sulle quali non si può fare gran fondo, cui però mi basta di aver accennate così di volo; e passo a dir qualche cosa di più particolare d’ una, che a me pure, avendola più volte ripetuta, ha fatto molta specie, e mi è sembrata provar qualche cosa. Questa sperienza vien riferita, ma oscuramente (per qualche, cred’io, riguardo di pudore) in certe Tesi latine stampate due anni sono dal già lodato Ab. VASSALLI Profes- sore di Filosofia in Tortona

Theses Philos. ecc. Derthonae, 1790 .

, il quale poi da me richiesto ebbe la bontà di darmene piena contezza; e d’allora è, che la ripetei, or con successo, ed ora (per qual cagione nol so) senza successo.

§ 15. Consiste questa sperienza nel ricevere l’orina, all’atto che si getta in un bacino metallico isolato; con che se ne hanno segni, nè tanto deboli, anzi talvolta discretamente forti di elettricità negativa , a segno cioè di far di- vergere i pendolini di un elettrometro di CAVALLO, otto, dieci, e più linee. Pensai, è vero, sulle prime, che potesse nascere tal elettricità, dallo sparpagliamento delle goccie, in quella maniera che una simile elettricità negativa si produce nelle cascate d’acqua, giusta la bella scoperta del Fisico TRALLES, ed anche ne’ getti delle fontane artificiali, come ho io verificato (sia che venga eccitata cotal elettricità dallo sfregamento delle gocciole e de’ vapori fra loro e coll’aria, come opinava da principio il Sig. TRALLES medesimo; sia che nasca dall’evapo- razione di coteste gocciole che formano la minutissima spruzzaglia qual fumo, o nebbia, dalla trasformazione vuò dire, che esse gocciole subiscono in vapor elastico, come è assai più probabile, ed ho spiegato diffusamente nelle mie Lettere sulla meteorologia elettrica

Lett. 7 nel tomo IX e X della Biblioteca Fisica d’Europa 1789.

, e l’autore medesimo, abbandonata quella sua prima opinione, ne convenne finalmente meco): pensai, dico, da principio, che venisse prodotta come che sia dallo sparpagliamento delle goccie, e dal fumo e vapori esalanti dal getto d’orina, l’elettricità negativa che in lei talora manifestavasi, ossia nel vaso che l’accogliea. Ma un getto sì picciolo, qual fa l’orina sortendo dal corpo, e la pochissima spruzzaglia che ne viene, il poco fumo e vapori, difficilmente io m’induceva a credere che bastar potessero a produrre un’elettricità cotantosensibile. Molto più poi accrebbero i miei dubbi le prove che ho fatte di spingere la stessa orina calda fuori da una grande sciringa, in copia, e con impeto maggiore di quello avvenga allorchè si spande naturalmente: colle quali prove varie volte ripetute, e in più modi, non mi è mai venuto fatto di ottenere il minimo segno d’elettricità. Allora nacque anche in me il sospetto, e quasi m’indussi a credere, che l’elettricità, ma- nifestata dall’orina al sortire dal corpo procedesse da vera e propria elettricità animale; pur non ebbi ancora la cosa per decisa: vi volevano altre prove più dimostrative per vincere la mia incredulità in fatto di Elettricità animale.

§ 16. Fin qui delle sperienze e osservazioni intraprese da’ Fisici, e da molti di loro tenute per tali, che stabilissero una vera elettricità animale: ciò che per altro concluder non si poteva, essendo la maggior parte di tali sperienze mal intese, ed altre per lo meno equivoche, come abbiam fatto osservare, e niuna dimostrativa o corredata di tutti i caratteri, che si richiedono per esclu- dere ogni dubbio. Un’ampia raccolta di siffatte sperienze e osservazioni, un cotal impasto di buone e cattive, ne offrono varie opere, altronde stimabilis- sime, di BERTHOLON, GARDINI, VASSALLI, ed altri simili opuscoli e memorie.

§ 17. Or dopo aver dato un succinto ragguaglio delle sperienze e fatti reali, sopra di cui han creduto alcuni Fisici poter fondare la pretesa elettricità animale, sperienze, in cui si hanno sibbene segni visibili di elettricità, ma che può essere, ed è probabilmente tutt’altra che vera animale, non sarà fuor di proposito il dir qualche cosa anche delle congetture e ipotesi puramente ideali di alcuni Fisiologi riguardo ad una qualsiasi elettricità animale, concepita cioè in una maniera, più o men propria, in un senso determinato e fisso, o vago e indeterminato. Quelli tra i Fisiologi, che concepiron la cosa più vagamente e in astratto, si contentaron di riguardare i supposti Spiriti animali , o fluido nerveo, destinati, giusta l'opinione più ricevuta, a portare le esterne impres- sioni al sensorio comune, ed a produrre trascorrendo a’ cenni della volontà per la via de’ nervi a’ muscoli di ciascun membro, la contrazione di essi muscoli, e i moti che ne dipendono, si contentaron di riguardare cotesti spiriti animali inservienti alle sensazioni e ai moti volontari, per un fluido sottilissimo, mo- bilissimo, ed attuosissimo di una, natura analoga alla luce, all’etere, al fluido elettrico

(i) Un fluido lucido stimollo l’istesso NEWTON Inves. opt. V. HALLER Elem. Physiol. Edit. Lausan. in 4° Tom. IV, lib. X, pag. 378, ove riferisce le somiglianti opinioni di molti Autori.

: e ciò per ispiegare in qualche modo la celerità istantanea, con cui il supposto trascorrimento del fluido operatore dee farsi, giacchè in un istante si compiono gl’indicati effetti. Riduceansi pertanto a considerare i nervi in certo modo quai conduttori dei detti Spiriti animali , o fluido nerveo, come i metalli lo sono del fluido elettrico, senza punto determinare qual fosse di co- desto fluido animale la vera specifica natura, chiamandolo soltanto elettrico, etereo, o simile, quasi per metafora, ossia per dinotare alcuna sua dissomi- glianza nell’agire con tali fluidi sottilissimi e attivissimi, fuoco, luce, etere, vapor elettrico. Che se insistevano un poco più sull’analogia con quest’ultimo, utto alfine riduceasi a supporre, senza concepirlo un tal giuoco o funzione di un tal qual fluido, come elettrico: che è poi quanto spiegar niente. Or i Fisiologi ch’ ebbero idee così vaghe e indeterminate, neppure debbono anno- verarsi fra i sostenitori dell’elettricità animale, sebbene usurpassero sovente il nome di elettricità.

§ 18. Ma ben ve n’ebbero altri, che andaron più innanzi, massimamente coll’indicata analogia de’ conduttori , e che spingendo più in là le congetture, voller determinatamente supporre, che gli spiriti animali avessero non che l’in- dole e natura di un fluido etereo qual si fosse, ma quella propria del fluido elet- trico, e giunsero quindi a dichiararli per l’istesso fluido identico. Gli autori e sostenitori di questa opinione, alla testa de' quali dee porsi de SAUVAGES

V. HALLER op. cit. e Collect. Tom. I, p. 1925. Molti Autori potrebbonsi qui citare, Du FAY, LE CAT, LE CAMUS, KESSLER, HUBER, BESECKE, DES HAIS, ed altri, oltre i già lodati GARDINI, BERTHOLON ecc., molte Dissertazioni e Tesi su questo argomento. Una assai re- cente, che raccoglie parecchie autorità, e presentando in succinto ciò che si è detto e pensato fin qui, sviluppa alcune nuove idee, è la seguente: Dissertatio Philosophica inauguralis sistens examen de Electricitate Corporum Organicorum . Auctor Edmundus Josephus SCHMUCK Heidel- bergae 1791.

l'appoggiavano principalmente alla conosciuta somma efficacia del fluido elettrico di irritare i muscoli, la qual arriva al segno, che quando un muscolo dell’animale già morto, oppur di qualche membro reciso, non si risente più ad alcun altro stimolo meccanico o chimico, allora poco fluido elettrico, che o colpisca con una mediocremente viva scintilla il muscolo medesimo, od anche non ferendolo immediatamente sia portato a scorrere per esso con suffi- ciente rapidità, è valevole a ravvivarlo in certo modo, e metterlo in contra- zione: dal che concluder volevano, che trovandosi il fluido elettrico il più efficace fra tutti e sovrano agente per l’irritazione e moto de’ muscoli, fosse più che probabile, che di esso appunto si valesse la natura a tal uopo nell’ani- male economia. E qui si presentava ai nostri Fisiologi, e ne avvalorava le con- getture, il riflettere come infatti la Natura se ne serve ne'sopramentovati animali elettrici , cioè la Torpedine , l’ Anguilla tremante ecc. In questi fa ella sfoggio in certa maniera, ed è molto prodiga, armandoli di una potenza elet- trica, che ridonda e scoppia anche al di fuori a lor talento, quando cioè piace a tali animali di produrre la scossa in chi s’avviene a stuzzicarli, o a toccarli sia immediatamente, sia per mezzo di buoni conduttori dell’elettricità; in tutti gli altri animali si contiene più economa la Natura, e si restringe agl'usi in- terni, cioè alle funzioni animali e vitali: dir si potrebbe, che a que' primi ha concesse armi e batterie, onde combattere e atterrar nemici, e conquistar prede (come infatti se ne servono di tal poderosa elettricità, non solo a difesa, ma a procacciarsi un pasto de’ pesci così tramortiti dal colpo elettrico); e che agli altri animali tutti non ha dato di elettricità, ossia di forza e abilità di smo- vere e vibrare l'innato fluido elettrico, se non quanto è opportuno, e basta al governo de’ moti e delle funzioni proprie, insomma all’economia animale in- terna. Così dunque presumevano, che fosse universale a tutti gli animali una naturale innata elettricità, cioè il potere di sbilanciare al di dentro, se non al di fuori, il fluido elettrico proprio degli organi, e vibrarlo da parte a parte degli organi medesimi, non già ristretta tal facoltà ad alcuni pesci singolari, ed anche in questi limitata all’unico oggetto di scuotere e tramortire chi s’im- batte in loro.

§ 19. Tali erano, o dovevan essere (giacchè non ci pare, che neppure su ciò si spiegassero abbastanza) le congetture e presunzioni di alcuni Fisiologi, i quali si figuravano, se non un’elettricità propriamente detta, caratterizzata cioè coi noti segni di attrazioni, scintille ecc., un giuoco qual esso si fosse del fluido elettrico inserviente alle funzioni animali, in specie a quelle che hanno immediato rapporto coll’influsso de’ nervi su’ muscoli, e sulle sensazioni, si figuravan, dico, un qualche giuoco ed azione di questo fluido, comechè nessun indizio esteriore apparisse di vera elettricità, nessuno dei consueti segni, a cui questa si riconosce

Così è: Con nessun segno esteriore manifestavasi cotal elettricità animale; giacchè i segni ottenuti dai Fisici in tutte quelle sperienze, di cui sopra si è parlato, sono ben segni di vera elettricità, ma non provano alcuna elettricità propriamente animale , nel senso che si vorrebbe, come si è spiegato: provano tutte anzichè un’elettricità intrinseca proveniente da azione propria degli organi e dell’economia animale, un’elettricità estrinseca suscitata da sfregamento ecc. artificiale insomma. Dicendo tutte ho forse detto troppo; una giacchè o due di tali sperienze, segnatamente quella dell’orina elettrica, sembran pure indicare qualche cosa di vera elettricità animale, sebben non provi neppur questa decisamente, come ho fatto già osservare (§ 15).

, eccetto che in quei pesci singolari più volte nomi- nati, che danno la scossa. Però è, che da più altri Fisiologi non si facea molto caso di siffatte mere ipotesi e teorie vaghe, ed anzi si combattevano, obiettando loro, oltre questa mancanza di segni elettrici veri e riconoscibili, e di prove dirette, la poca o niuna conformità apparente colle leggi conosciute dell’Elet- tricismo

(n) HALLER, Op. cit.

.

§ 20. Ma anche quando fossero convenuti tutti, e Fisici e Fisiologi, nell’am- mettere il vero fluido elettrico per primario operatore de’ moti muscolari, per quel fluido, onde esercitasi naturalmente nell’economia animale l’azione de’ nervi sopra de’ muscoli, il che è ben lungi che fosse, attribuendosi dalla maggior parte de’ Fisiologi tal azione a tutt’altro, e confessandosi dai più sinceri di non conoscerla, di non intender bene nè da qual agente immediato, nè come si compia: quand’anche, dissi, fossero convenuti tutti in riconoscere per funzionario il fluido elettrico propriamente detto, quale e quanta, distanza da una simile ipotesi, sempre incerta e vaga, chè più di così non poteva essere, alla scoperta che prova con esperienze dirette, e pone nel numero delle verità, dimostrate l’elettricità animale? Qual differenza dall’esser questa soltanto sospettata o supposta, al venir chiaramente, e incontrastabilmente mostrata? Ecco quello, che era riservato al Sig. GALvANI; onde resta a lui tutto il merito e l’originalità di questa grande e stupenda scoperta.

§ 21. E invero è ella men originale, e ammirabile la scoperta di FRANKLIN dell’identità del fluido elettrico e del fulmineo, perchè NOLLET e altri prima l’avean sospettata, e già avanzato aveano, che lor piacerebbe di spiegare e fulmine, e lampi, ed altre meteore coll’elettricità? Travidero essi per semplice congettura l’elettricità delle nuvole temporalesche; ma FRaNKLIN la scoperse, e la rese manifesta e palpabile: formaron quelli al più delle ipotesi, questi verificò la cosa, e mise una tal elettricità atmosferica nel novero delle verità fisiche sperimentalmente dimostrate. Così dunque anche il nostro GALVAnI avendo verificata con esperienze non equivoche l’elettricità animale, supposta prima da alcuni, ma da nessuno provata (fuori della Torpedine, dell’Anguilla tremante ecc.) ha il merito in questo di una scoperta originale, non altrimenti che lo ha l’Americano Filosofo riguardo all’elettricità delle nuvole.

§ 22. A dir vero, ponendo al confronto le due scoperte, vi è un riflesso, che potrebbe far risaltare meno questa del nostro Italiano: ed è, che si aveva già qualche cosa di accertato intorno all’elettricità animale: avevam l’esempio della Torpedine, e degli altri pesci elettrici; laddove per l’elettricità naturale atmosferica nulla v’era di dimostrato avanti la scoperta di FRANKLIN, non v’eran che congetture. Ad esser dunque rigoroso col Sig. GALVANI, potrebbe ras- somigliarsi la sua scoperta a quella fatta da MONNIER

Mém. de l’Acad. des Sc. de Paris , A. 1752, pag. 240, 241.

dell’elettricità delle nuvole anche non temporalesche, delle pioggie e nevi, delle nebbie, e fino di Ciel sereno, quando si conosceva soltanto l’elettricità delle nuvole fulminanti, e de’ temporali; perciocchè siccome in seguito ad una tale elettricità gagliarda e strepitante delle nubi temporalesche si venne a scoprire l’altra blanda e pacata, che regna in qualunque altra costituzione dell’Atmosfera; così pari- mente dietro l’elettricità valida e scuotente della Torpedine, dell’Anguilla tremante ecc. che era la sola elettricità animale realmente conosciuta, si passò all’incomparabilmente più tenue e fiacca di tutti gli altri animali.

§ 23. A rilevare però il merito del nostro Autore, è da riflettere, che quanto facile era il passo dall’elettricità delle nubi temporalesche a quella di ogni altro stato dell’Atmosfera, essendo tal elettricità eziandio a non molta distanza da terra, tuttochè debole, ancor sensibile ai delicati elettrometri, per il che tardò poco a discoprirsi; altrettanto più difficile era a farsi, e fu quindi per tanto tempo arrestato il passo dall’Elettricità dei già detti animali, che chiamar potrebbonsi fulminei, a quella degli altri tutti, essendo in questi l’elettricità, debole a segno, che nè scossa alcuna potiam risentirne, nè renderla sensibile al più delicato Elettrometro; per il che è mestieri ricorrere ad altri artifizi e compensi onde accertarla: per nulla dire delle preparazioni anatomiche ri- chieste, acciò cotale tenuissima elettricità si manifesti in certi organi del- l’animale.

§ 24. Un altro riflesso mi piace ancor di fare a proposito dell’indicato paragone tra le scoperte riguardanti l’elettricità atmosferica, e le altre che concernono l’elettricità animale. Delle prime, come la più grandiosa, così quella che ha dato luogo ad applicazioni più utili nella pratica, si è la scoperta dell’elettricità potente e minacciosa delle nubi temporalesche, giacchè i mezzi ancora ci ha insegnati di preservare gli edificj, le navi ecc. dai danni del fulmine: laddove la consecutiva scoperta dell’elettricitàpiùo men blanda sempre do- minante fuori dei temporali, e fino a Ciel sereno, ci ha ben fornite delle belle cognizioni teoriche, che tendono a rischiarare molti fenomeni della Metereo- logia; ma poco o niente di vantaggio reale ha recato fino ad ora ai bisogni e comodi della vita, nè per adesso sembra prometterne. Tutt’all’opposto, delle scoperte concernenti l’elettricità animale, possiam dir che non già, la prima e più antica, che dimostrò essere effetto di vero Elettricismo la valida commo- zione, che fan sentire a chi le tocca la Torpedine e l’Anguilla tremante; ma bene l’altra recentissima, che prova appartenere a tutti gli animali un grado di elet- tricità, debolissima in sè, e quindi non valevole a dare a noi la commozione, ma atta soltanto a produrre le contrazioni e moti muscolari dell’animale, quest'ultima scoperta, sì, del Dr. GALVANI va ad esser la più feconda di utilis- sime applicazioni alla Medicina sì pratica, che teorica.

PARTE SECONDA NUOVE SPERIENZE INTRAPRESE QUI DA NOI SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.

§ 25. Una scoperta di questa fatta non poteva che eccitare grande entu- siasmo dappertutto, ove ne pervenne la notizia, e massime tra noi, essendo di un nostro Italiano. Ed ecco, che molti si fecero a gara a ripetere le sperienze. Io fui il primo qui in Pavia, eccitato da varj miei Colleghi, particolarmente da CARMINATI, che cortesemente prestommi la Dissertazione di GALVANI, e da REZIA, che mi favorì dell’opera ed aiuto suo nelle preparazioni; e il primo fui anche a Milano non molti giorni dopo, cioè verso il fine di Quaresima. Debbo però confessare, che incredulo, e con non molta speranza di buon suc- cesso mi ridussi a fare le prime prove, tanto sorprendenti pareanmi i descritti fenomeni, e, se non contrarj, superiori troppo a tutto quello che dell’elettricità ci era noto, tal che mi aveano del prodigioso. Della quale incredulità mia e quasi ostinazione, non che mi vergogni, domando perdono all’autore della scoperta, cui mi fo altrettanto maggior premura e gloria di esaltare, ora che ho veduto e toccato con mano, quanto fui difficile a credere prima di toccare e di vedere. Infine eccomi convertito, dacchè cominciai ad essere testimonio oculare e operatore io stesso dei miracoli, e passato forse dall’incredulità al fanatismo.

§ 26. Egli è poco più di un mese [2], che ho messo mano a codeste sperienze, e già ne ho fatte molte, estendendole e variandole, non senza averne raccolto qualche frutto di nuove cognizioni. Mi sono però fin qui ristretto ad esperi- mentare quasi unicamente sulle rane, riuscendo sopra di esse, in grazia che dura più lungo tempo in tali animaletti a sangue freddo, e sì ancora ne’ membri recisi, la facoltà irritabile de’ muscoli, cioè per ore intere, riuscendo dico più facili e sicure le prove, e quindi più conducenti ai fini ch’io proponeami in queste prime ricerche. Intanto desideroso io, e gli altri miei Colleghi, che si facessero delle prove pur anche sopra animali a sangue caldo, s’intrapresero queste da alcuni de’ nostri bravi Studenti; e il successo confermò pienamente, per questa parte ancora la scoperta mirabile del Sig. GALVANI. Quest’ultime sperienze non sono state, ch’io sappia, per anco estese e variate molto; ma tanto solo, quanto parve bastante a verificare e comprovare ciò appunto, che gli stessi fenomeni dell’elettricità animale propria e organica han luogo, come nelle rane, testuggini, lucertole, pesci ed altri animali a sangue freddo, così pure negli animali a sangue caldo, cani, gatti, agnelli, porci ed altri sì quadrupedi, che uccelli. Non renderò dunque conto di tali sperienze altrui, nè delle poche mie, che ho fatte fino ad ora sopra un solo agnello, e sopra un piccione, aiu- tato la prima volta dall’eccellente Chirurgo e Anatomico di Milano Dr. PALLETTA, coll’assistenza pure del Dr. BARONIO e d’altri, la seconda volta favorito in casa mia dal Dr. VALLI Toscano

Questo valente giovane, che già laureato in medicina portossi a proseguire i suoi Studj in questa nostra Università, ha pubblicato recentemente, cioè in data dei 5 Aprile, una lettera sul soggetto di cui si tratta; nella quale dà conto di varie sue sperienze, alcune nuove, o almeno in varj modi diversificate, e spiega alcune viste più mediche che fisiche, com’egli medesimo si esprime, le quali potrà forse il tempo e l’esperienza maturare, ma che ci sembrano in gran parte troppo leggermente azzardate, e molto ancora indigeste, siccome le sperienze medesime, fatte -- in furia e in fretta, non abbastanza accertate.

, assieme a due otre amici spettatori; ma di quelle solamente darò un succinto ragguaglio, che ho instituite con maggiore studio ed attenzione sulle rane, e che ho, come già, dissi, variate ed estese a ricerche più particolari. Anzi pure tralasciando qui la descrizione e il racconto minuto di codeste mie sperienze, che troppo lungo sarebbe, mi restringerò a presen- tare in ristretto i principali risultati, massimamente quelli, che offrono, al dip- più di quanto trovasi nell’Opera del Sig. GALVANI, qualche cosa o di nuovo, o di più preciso.

§ 27. Verificate le capitali sperienze sull’elettricità vera animale, nativa e propria degli organi, in guisa di non poter più di essa dubitare, mi son ri- volto a ricercarne la quantità, qualità, e more. E prima riguardo alla quantità, o forza di elettricità, una tal ricerca mi parve quella, che dovesse andar innanzi alle altre. E che mai può farsi di buono, se le cose non si riducono a gradi e misure, in fisica particolarmente? Come si valuteranno le cause, se non si determina la qualità non solo, ma la quantità, e l’intensione degli effetti? Ora per giudicare della quantità e forza dell’elettricità propria ed innata del- l’animale, cioè di quella che opera naturalmente negli organi suoi quando se ne osservano le contrazioni e moti muscolari eccitati con non altro che collo stabilire un arco conduttore massimamente metallico tra i muscoli e i corri- spondenti nervi, per giudicar, dico, della quantità e forza dell’elettricità propria e nativa degli organi animali, credei non poter meglio fare, che cercare di ridur prima a qualche misura gli effetti dell’Elettricità artificiale sopra gli organi medesimi, e determinare il minimo di codesta elettricità richiesto a pro- durre in tal animaletto, vivo o morto, intiero o tronco, e in diverse maniere preparato, siccome pure ne’ suoi membri recisi, delle contrazioni muscolari, de’ moti e subsulti eguali a quelli, che si osservano prodotti nel medesimo dall’elettricità animale sua propria, e in certo modo spontanea.

§ 28. Ho dunque trovato, che basta in ogni caso un’elettricità molto debole a far nascere non che dei piccoli moti e convulsioni nella rana, ma de’ sbatti- menti gagliardi di tutti i membri, e massime delle gambe, e una poi, oltre ogni credere debolissima, per le rane preparate al modo appunto del Sig. GALVANI, che è di lasciar attaccate per i soli nervi crurali diligentemente snudati le gambe alla spina dorsale, o a parte di essa soltanto, troncato tutto il resto del corpo, e di conficcare uno spillo, od altro uncinetto metallico nel tubo stesso vertebrale, sia traforando l’osso da banda a banda, sia introducendo lo spillo tutt’al lungo nella midolla [3].

§ 29. Con questa preparazione un’elettricità, che non giunge a dare la minima scintilla, e che non è sensibile neppur d’un grado all’elettrometro delicatissimo di BENNET, cagiona fortissime convulsioni e sbalzi di dette gambe.

§ 30. Per il che ecco, che la rana così preparata ci presenta un’ Elettrometro animale , che tale si può dire, più sensibile senza paragone d’ ogn’ altro sensi- bilissimo Elettrometro: giacchè non lascia di dar segni, e segni cotanto visibili, per una carica della boccia di Leyden, che non giunge a movere neppure le fogliette d’oro più sottili. Nè la rana solamente è atta a ciò, vuo’ dire a fare da Elettrometro; ma lo sono egualmente, o quasi, altri animaletti convenien- temente preparati, come lucertole, salamandre, topi, conforme ho provato. Che se riesce meglio di tutti la rana, si è in grazia d’essere essa di vita più tenace, e più facile a prepararsi nel modo indicato.

§ 31. Cotesta elettricità inconcepibilmente picciola, talchè non giunge a 10. e talora neppure a 5. 100. mi di grado del mio Elettrometro a pagliette

È noto abbastanza l’Elettrometro a boccetta del sig. CAVALLO, migliorato da SAUS- SURE, da BENNET, e, se è lecito il dirlo, anche da me. La principal mia correzione è stata di so- stituire ai sottili fili d’argento terminanti in pallottoline di midollo di sambuco, due semplici fili di paglia, con che rendendo tal Elettrometro ancora più sensibile ho ottenuto l’altro van- taggio molto considerabile, qual è quello, che il discostamento di tai pendolini di semplice paglia procede regolarissimamente secondo la forza dell’elettricità, in guisa che è giusto doppio, triplo, quadruplo per un’elettricità doppia, tripla, quadrupla ecc. Può vedersene la descrizione nella prima mia Lettera sulla Meteorologia Elettrica nel Tomo I della Biblioteca Fisica del Dr. BRU- GNATELLI. Il sig. BENNET verso il medesimo tempo, cioè nel 1787, vi ha sostituite due listerelle di foglia d’oro sottilissima; ed ha ottenuto l’altro vantaggio di rendere tal Elettrometro, se non egualmente comparabile , assai più sensibile. V. le Trans. Filos. , Vol. LXXVII, 1787.

, basta a produrre i suaccennati fenomeni delle convulsioni nelle gambe della rana, quando però il corso del fluido elettrico venga diretto dai nervi ai muscoli, cioè entri per quelli, e portisi all’interna sostanza de’ muscoli medesimi, che se diriggasi in senso contrario, sicchè sortendo da’ nervi si porti all’esterna faccia del muscolo, non accadono que’ moti se non per una forza elettrica almeno quadrupla, e talvolta sestupla ed ottupla, cioè di 20. 30., e più 100. mi di grado dell’istesso elettrometro.

§ 32. Si domanderà forse, come mai io giunga a misurare e valutare queste impercettibili elettricità, ossia cariche minime della boccia di Leyden, al di sotto cioè di un grado, anzi pure di 1/4 e di 1/10 di grado. Rispondo dunque, che eseguisco ciò facilmente coll’aiuto del mio condensatore dell’elettricità: istromento che ho in una Memoria particolare ampiamente descritto

L’accennata Memoria, in cui do conto di questo ritrovato del condensatore , fu letta nella Società Reale di Londra, indi pubblicata in ristretto nelle Trans. Filos. per l’anno 1782 con questo titolo: Del modo di rendere sensibilissima la più debole Elettricità sia Naturale, sia Artificiale. Dopo quel tempo avendo variati i congegni, e trovato tra molti uno estremamente comodo, che è di vestire la mano di una specie di guanto d’incerato, o meglio di taffetà verni- ciato, e tenerla così vestita applicata al piattello superiore dell’Elettrometro, mentre toccasi esso piattello colla boccia di Leyden carica ad un grado insensibile, avendo, dico, trovato in questo artifizio gran comodo e vantaggio per esplorare appunto e misurare le impercettibili ca- riche elettriche; l’ho descritto ampiamente nella cit. Lett. 1a (Nota precedente); e vi ho spie- gato inoltre in qual modo io calcoli il quanto della condensazione di elettricità che ottengo con qualsiasi Condensatore in generale, e in particolare con quest’ultimo Condensatore a guanto .

In Cart. Volt. K 20 ß a pg. 22 del mns. la nota continua come segue: « cioé mostrando che se e. gr. toccando coll’uncino della boccetta caricata debolissimamente « con 10 o 12 scintillette di un picciolo Elettroforo il cappelletto dell’elettrometro, questo mi « segna 1 o 2 gradi, toccandolo invece mentre il tengo coperto alla mia maniera col guanto d’in- « cerato, indi ritirando da tal contatto la boccia di Leyden , e subito dopo anche la mano, mi da- « rebber fuori nell’istesso elettrometro 100, 200 gradi, ove tanti ne potesse segnare; però caricando « la boccia di Leyden con una sola di quelle scintillette e quindi portandovi l’elettricità di 1/10 « solamente di grado coll’elettrometro di prodigiosa sensibilità, qual è quello delle fogliette d’oro, « il che lo rende impercettibile per questo e ogni altro verso, diventa percettibilissima e visibile, « salendo fino a 10 gradi, poco più, poco meno, di esso elettrometro, adoperando nella descritta « maniera. Così dunque posso valutare senza errar di molto la forza della carica nella boccia « altrettanti 100 mi di grado, quanti gradi mi segna l’elettrometro dopo una tal manipolazione. »

, e che mi ha servito in tante altre occasioni a discoprire e misurare elettricità in niun’altra maniera sensibili.

§ 33. Or facendomi a riflettere sulla maggior facilità di convellersi i mu- scoli, cioè per molto minor forza elettrica, se presentisi la positiva elettricità ai nervi, che penetrano nell’interno di quelli, e la negativa all’esterna faccia di essi muscoli, che se si proceda nel senso opposto, debbo dire, che ciò mi ha mostrato come l' elettricità propria dell’ organo per cui si convelle mercè la semplice applicazione dell’arco conduttore, se debbe, come pare, considerarsi quale carica debolissima di una specie di boccetta di Leyden, ella è negativa dalla parte del nervo, ossia nell’interiore del muscolo, ov’egli s’impianta, e positiva nella faccia esterna; sicchè da questa a quella trascorre il fluido elet- trico, ossia dal di fuori al di dentro, in tale spontanea o naturale scarica, non già dal nervo al muscolo, ossia dal di dentro di questo al di fuori, come ha opi- nato il Sig. GALVANI.

§ 34. Ho detto, che l’elettricità naturale, indicando uno sbilancio di fluido tra il nervo e il muscolo corrispondente, o tra l’interiore e l’esteriore di questo, ci rappresenta come una specie di boccetta di Leyden debolmente carica, e che pare almeno che debba considerarsi come tale. Come tale infatti l’ha con- siderata il Sig. GALVANI, e con esso lui noi pure al principio. Ma ora molte nuove sperienze, parte delle quali accennerò prima di finire, ci muovono a riguardar la cosa or sotto uno, or sotto un altro aspetto, tutti scostantisi più o meno dalla parità della boccia di Leyden: di alcune delle quali nuove idee darò pure tra poco un cenno, riservandomi a svilupparle, e a riformarle fors’anche in altro scritto, secondo che ulteriori sperienze, e nuovi risultati me ne mostre- ranno il bisogno.

§ 35. Checchè ne sia, che si sostenga o no la parità della boccia di Leyden, verificato il fatto, come lo è per moltissime prove da me istituite a quest’og- getto, e variate in più maniere, cioè che molto minor forza elettrica sia richiesta ad eccitare le convulsioni e moti ne’ muscoli, ove inducasi la corrente del fluido per la via de’ nervi all’interno de’ muscoli medesimi, che ove si tiri dai nervi per portarlo all’esteriore di essi muscoli, sussisterà sempre una differenza mar- cata nello stato elettrico del nervo relativamente al muscolo, o dell’interno di questo relativamente alla sua esterior faccia; il quale stato o disposizione, qual essa sia, fa che il nervo, o l’interiore del muscolo appetisca in certo modo, ed inviti il fluido elettrico ad entrarvi, mentre l’esteriore del muscolo medesimo tende a cacciarne fuora: con ciò solamente s’intende come cospirando ambedue le parti a provocare la scarica di un conduttore o di una boccetta, quando s’ap- plica l’elettricità positiva ai nervi e la negativa ai muscoli, basti di una carica molto minore, che nel senso opposto, essendovi in quest’ultimo caso, anzichè invito, doppia opposizione dalla parte del nervo, che vuol piuttosto ricevere che dare, e da quella dell’esteriore del muscolo, che vuol piuttosto dare che ricevere.

§ 36. Or se col ministero del fluido elettrico operansi, anche nell’animale vivo ed intiero le contrazioni e moti volontari de’ muscoli, come tutto ne porta a credere, e se, come dee pure presumersi, operansi questi nel modo più facile, si farà ciò collo spingere giù dal cerebro pe’ nervi il detto fluido verso i muscoli, bastando allora una minima forza, anzicchè col tirarlo in sù, sebbene possano anche in questo modo effettuarsi i medesimi moti, sol che s’impieghi maggiore forza, cioè determinisi una corrente più rapida o più copiosa di fluido elet- trico. Ma di questo non più per ora.

§ 37. Passiamo invece ad altre osservazioni non meno interessanti che curiose. Il gran numero di prove che ho fatte, sopra le rane principalmente, mutilate e tagliate mentre vive, o dopo morte, e sì dopo ore e giorni, mi hanno porta l’occasione di molte osservazioni e riflessi sopra la vitalità , lasciatemi dir così, elettrica di questi e degli altri animali. Il tempo, che stringe, mi obbliga a tralasciare per adesso molte particolarità, e a ridurre la somma a ciò che credo di potere stabilire, che per quattro gradi, ossia stati ben distinti si passi dalla morte apparente alla morte perfetta: i quali gradi di morte, o a meglio dire stadj, hanno ciascuno una grande estensione.

§ 38. Così è: le mie osservazioni mi hanno insegnato a distinguere quattro gradi o stadj di morte, ciascuno ben contrassegnato e molto esteso. Il primo de' quali è l' asfissia , o morte apparente, l’ultimo, ossia il quarto, è quella che chiamo morte plenaria , e confina colla putrefazione. Gli altri due stadi, cioè il secondo e il terzo, presentano per lungo tratto diversi gradi di superstite vi- talità, e sì il secondo tale vitalità, che eccitansi i moti muscolari prima viva- cissimi, poi mano mano degradanti in forza, col solo apporre le convenienti armature metalliche, e farle comunicare, e però in vigore della propria elettricità animale ancor sussistente ne' membri anche recisi: spenta la quale elet- tricità propria e innata, o resa insensibile, entriamo allora nel terzo grado di morte, in cui si risentono pur anco i muscoli, e giuocano all’ordinario, eccitan- doli però coll'elettricità artificiale, di cui basta ancora sul principio un grado debolissimo; indi vuol essere più e più forte, fino a che non vale a commo- verli neppure la scarica fulminante di un boccia di Leyden; e allora è che son morti in quarto grado.

§ 39. Mi diffonderei troppo, se volessi più particolarmente spiegare e in che si distinguano propriamente uno dall'altro questi stati, e come sia ciascuno riconoscibile, e quanto abbiavi di speranza di richiamare un animale dal se- condo ed anche dal terzo in vita coi soccorsi conosciuti, o concepir se ne possa con nuovi mezzi da tentarsi; onde mi riservo ad esporre e sviluppare su tutte queste cose i miei pensamenti nelle susseguenti Memorie, che pubblicherò. Dirò qui solo, che siffatti progressi nellacarriera della morte sono più lenti di quel che si pensa, e che ogni stadio distinto e marcato avendo, come accennai, una assai grande estensione di gradi, si protrae d’ordinario a lungo tempo, non però in ogni caso egualmente: nel che molte cause influir possono.

§ 40. E in primo luogo gran differenza porta la diversa natura degli Ani- mali, massimamente rapporto all’essere di sangue caldo o di sangue freddo; giacchè negli animali di questa classe suol essere assai più tenace la vita. Appresso anche nell’istessa classe egenere di animali vi hanno delle specie dotate di maggior vitalità, che altre: e nella stessa specie poi variano ancora gli individui secondo l’età, la costituzione, le forze.

§ 41. Ma quello, cheinfluisce più di tutto alla maggiore o minor durazione di ciascun stadio, si è il genere di morte, che vien a soffrire l’animale, cioè la causa che a perir lo conduce, e sopratutto se ve lo conduca rapidamente, o poco a poco.

§ 42. Or intorno a ciò ho fatte già molte sperienze, e molte più mi propongo di farne: ho esaminate cioè, relativamente al vigore e durevolezza di ciascun stadio della superstite vitalità, molte rane, che ho fatte morire quali di puro stento o d’inedia, quali in un bagno d’acqua più o men riscaldata, alcune sotto a gravi ferite, mutilazioni, e strazi d’ogni sorta, altre con replicati colpi elet- trici, ed altre infine con una scarica fulminante sola. Di tutte queste osserva- zioni ho preso nota in un esatto Giornale, e lo esporrò al Pubblico quando avrò estese le sperienze, come mi propongo, ad altri generi di morte in questi ed altri animali, cimentandoli singolarmente colle arie e vapori mofetici

Riguardo alle mofette ho cominciato soltanto a far prove sopra tre rane soffocate col vapore di solfo, quale ho trovato potentissimo a togliere colla vita ogni residuo di vitalità, in guisa che all’asfissia tien dietro tosto la vera morte; quindi in pochi minuti cessano i segni dell’elettricità animale propria, e in pochi altri succede insensibilità anche all’elettricità arti- ficiale più forte.

, e con diversi veleni.

§ 43. Terminerò intanto questo picciol saggio, che ho voluto oggi presen- tarvi dei principali risultati delle sperienze da me fatte fin qui intorno all’elet- tricità animale, coll’annunziare, che anche senza snudare nervi, senza taglio o ferita di sorta, posso, quando voglio, eccitare nell’animale non che vivo, ma sano ed illeso, senza alcuna azione di elettricità straniera, mettendo sol- tanto in giuoco la sua propria e nativa elettricità, mercè la semplice applica- zione di convenienti armature, posso, dico, eccitare a mia posta nell’animale intiero e intatto quelle stesse convulsioni, spasmodie, subsulti, che si ottengono collo snudare ed isolare i nervi alla maniera del Sig. GALVAnI, o con altre con- simili preparazioni: anzi dippiù, giacchè s’estendono col mio metodo tali con- trazioni e moti a tutte le parti dell’animale, a norma della posizione delle ar- mature ecc.

§ 44. Per dare qui tosto un’idea di queste sperienze, legata una rana, ovver fissata con due o tre grossi spilli ad una assicella o tavolo qualunque, oppure senza offenderla fattala tenere per le gambe da un compagno, vesto una parte qualsiasi del suo corpo (il meglio è la schiena o i lombi) con un pezzo di laminetta di piombo o di stagno (ottime sono quelle fogliette nei libretti, di cui si servono gl’indoratori per inargentare a falso), e applico ad un’altra parte, alle gambe es. gr. o coscie, sia sotto, sia sopra, una chiave, una moneta d’argento, il manico di un cucchiaio, od una lastra qualunque, di tutt’altro metallo però che di stagno o piombo: finalmente fo comunicare fra di loro queste due armature, o immediatamente avanzo quella che è mobile fino a toccare il lembo dell’altra aderente, oppure mediante un terzo metallo, es. gr. un fil d’ottone, il qual faccia officio d’arco conduttore: ed ecco la mia rana convulsa pressochè in tutte le sue membra, in quali più in quali meno però, vibrare singolarmente i muscoli delle gambe, calcitrare, saltare.

§ 45. Così poi, secondo che tali armature vengono applicate ad altre parti dell’animale, sono o i muscoli del ventre, o le zampe, o il collo e la testa, ch’entrano in convulsione, e scuotonsi di più, e la spina dorsale anch’essa avvien che s’incurvi, come presa dal più forte tetano.

§ 46. Queste nuove esperienze sugli animali intieri e intatti, forse più sorprendenti delle altre fatte fin qui con tagliarne i membri, isolar nervi ecc., e al certo più istruttive, almeno per alcuni riguardi, giacchè ci portano a pene- trare in qualche modo il naturale andamento e tenore dell’elettricità animale nel corpo vivente intiero e sano, mi suggerirono in conseguenza appunto delle idee, ch’io rivolgeva nella mia testa intorno ad un lento moto, sia di circola- zione, sia di semplice oscillazione, od altro (chè non voglio ancora arrischiarmi d’indovinarlo) del fluido elettrico tra muscoli e nervi, e tralle altre parti ancora del corpo solide e fluide, in ragione che tutte sono più o men buoni con- duttori, nessuna però conduttore perfetto, nè comparabile in ciò ai metalli.

§ 47. Supponendo dunque il fluido elettrico in un continuo moto, qual esso sia, per tutte le parti dell’animal vivente, e de’ suoi organi per anco recisi, finchè vi dura qualche vitalità: supponendo che vada per un effetto dell'organizzazione e delle forze della vita incessantemente sbilanciandosi o nella quantità o nella tensione in alcune parti relativamente ad altre, es. gr. tra nervi e muscoli, o tra l’interiore e l’esteriore di questi; e che tendendo pur incessantemente in virtù della sua propria elasticità a ricomporsi in equi- librio, scorra per tante altre parti deferenti, membrane, vasi, umori, come può e quanto può, cioè quanto la non perfetta deferenza di tali parti gliel permette; io concepiva mantenersi la quiete dell’animale, vuo’ dire il riposo de’ muscoli non destinati ad agir sempre, fintantochè non si turbi il naturale armonico tenore nell’anzidetto moto del fluido elettrico, non se ne inverta cioè il corso, non s’acceleri straordinariamente, o concorra troppa copia di esso fluido in questa o quella parte del suo corpo: il che se avvenga, que’ tali muscoli si con- velleranno, ove faccia il nostro fluido elettrico tale irruzione od impeto straor- dinario.

§ 48. Or due generi di cause, io dicea, potran portare questo turbamento e sconcerto nell’armonica circolazione, ondeggiamento, o moto qual esso sia, del fluido elettrico entro agli organi dell’animale: cioè cause interne, e cause esterne.

§ 49. Le interne riduconsi:

1° all’azione della volontà, che accresca, o diminuisca, o arresti, o in- verta il corso del fluido verso quelle tali determinate parti, ossia muscoli che intende di eccitare al moto.

2° A delle cause accidentali morbose, che alterino in più o in meno la facoltà conduttrice in queste od in quelle parti, rendendo es. gr. certune più o meno penetrate di umori, di quello che debbono essere, e gli umori stessi più o meno densi, più o meno salini, più o meno oleosi ecc., per cui cambiano molto di conducibilità, onde il fluido elettrico sia determinato a scorrere più dell’ordinario abbondante e rapido per alcuni di tai conduttori, in ragione che da altri viene impedito ecc.

§ 50. Le cause esterne sono parimenti due:

1° L’azione dell’elettricita artificiale, che scaricandosi determini una cor- rente di fluido elettrico fuori del naturale in tale o tal altra parte dell’animale. E a ciò si riferiscono tutte le sperienze di eccitare le convulsioni colle scintille o scariche elettriche artificiali.

2° L’applicazione di due armature metalliche di qualche estensione, e separate, che poi si facciano insieme comunicare, ch’è quello di cui ora trat- tiamo.

§ 51. Proseguendo dunque a dire delle mie idee, io concepiva facilmente, che una tale applicazione delle armature e dell’arco, dovea accelerare non poco, e determinare molto maggiore accorrimento e trasporto di fluido elettrico dal- l’una all’altra parte del corpo vivente così armato; perocchè se colla tendenza che ha detto fluido di passare o trasferirsi dall’una, all’altra parte, il suo moto nello stato naturale è nulladimeno lento, e tale che non giugne a commuovere i muscoli inservienti a' moti volontari, gli è perchè e questa tendenza nata da sbilancio non è per sè stessa grande, ma anzi picciola molto, e altronde dee il fluido tragittare quelli non abbastanza perfetti conduttori interposti, quali sono le sostanze animali medesime, muscoli, nervi, membrane, umori, nessuna delle quali è comparabile, come già si è detto, ai conduttori metallici. Questi pertanto vi vogliono, cioè le convenienti armature, a dar libero e rapido sfogo ad una sufficiente copia di fluido elettrico, tantochè si convellano i muscoli, cui questa corrente invade e stimola. Così è: tutto l’artifizio consiste nel dar luogo ad un più copioso e istantaneo trascorrimento del fluido elettrico, che tende già per sè stesso a passare dall’una all’altra parte dell’animale, e vi passa naturalmente anche senza tal aiuto, ma adagio e scompartitamente, per tutte le interne parti deferenti: il quale istantaneo trasporto s’effettua appunto me- diante i tanto migliori conduttori metallici applicati esteriormente, e distesi sopra esse parti per una piuttosto grande estensione, almeno da una banda, e mediante l’arco conduttore, per cui vengono ambe le armature a comunicare; il quale arco debbe essere anch’esso tutto metallico.

Che se una parte di lui non lo sia, ancorchè picciola, se interpongasi, non che un cattivo conduttore, ma fino l’acqua, non facciam più nulla; e la ragione è chiara: l’acqua è ben lungi d’essere un così eccellente conduttore, come i metalli; essa non lo è per avventura più delle stesse parti animali succose, e forse meno di alcune: dunque non vale a trasportare nè maggior copia di fluido elettrico, nè con maggior impeto da una ad altra parte dell’animale, cioè dai siti ove son poste le armature, di quel che facciano altre parti interne dell’ani- male, membrane, vasi, umori ecc., che sono i suoi naturali conduttori. Vi vuole pertanto un arco metallico, non interrotto neppure dall’acqua, per ope- rare un tale impetuoso trasporto di fluido elettrico, che occasioni le convulsioni di cui si tratta

Se l’interruzione sia minima, cioè i due capi di metallo immersi nell’acqua sian lì lì per toccarsi, potrà ancora aver luogo l’effetto. Non così se in luogo d’acqua frappongasi qualsi- voglia altro corpo sia liquido sia solido men deferente di essa, e quanto si voglia sottile. Bello è il vedere, quando es. gr. non più che una carta sottilissima frapposta impedisce l’immediato contatto de’ due capi di metallo, e per tale interrompimento già più non succedono le-convul- sioni, eccitansi queste al momento, che tratta fuori tal carta vengono quelli a toccarsi.

. Ed ecco come anche queste osservazioni intorno all’arco conduttore non tutto metallico, che nel presente caso non serve, tendono a confermare le mie idee sul naturale sbilancio e moto del fluido elettrico tralle parti dell’animale [5].

§ 52. Egli è come dicea, in seguito a tali idee, che ho fatto questi nuovi sperimenti sopra animali vivi ed intieri, e coll’esito già annunziato. Ne ho fatti non solamente sopra le rane, ma sopra anguille, ed altri pesci, sopra lu- certole, salamandre, serpi; e, quel ch’è più, sopra piccioli animali a sangue caldo, cioè topi, ed uccelli: a'quali però, per riuscir bene, ho dovuto levar in parte la pelle. Or non dubito di riuscire anche ne’ grandi animali, ne’ quali tanto più sorprendente sarà l’esperienza, quanto più s’accostano alla struttura, se non esterna, interna dell’uomo

Si son già fatte da GALVAnI, e da altri suoi Colleghi delle sperienze sopra membra umane, cioè braccia e gambe amputate; e l’effetto ha corrisposto, essendosi ottenute delle contrazioni de’ muscoli, e de’ moti delle dita, come riferisce il sullodato Autorenella Lettera al nostro CAR- MINATI inserita nel primo volume del Giorn. Fisico-Medico dell’an. 1792, e da altri pure viene attestato. Ma essi han proceduto con preparare al solito i nervi, cioè snudarli ed isolarli, quindi armarli di foglia metallica. Or non si tratta più di questo; si tratta di eccitare alla mia maniera le stesse contrazioni, e moti nelle membra, o recise o intiere de’ grossi animali, e dell’uomo, senza punto denudarne i nervi, col levar soltanto gl’integumenti, ove occorra, ai muscoli, ed appli- care a questi le convenienti armature, come ho praticato sopra piccioli quadrupedi, ed uccelli. Tali sono le sperienze, di cui ardisco pronosticare un eguale successo.

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Fine della Prima Memoria.

NOTE DELLA COMMISSIONE ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA

[1] In Cart. Volt. J 84 a è un brano che tratta del medesimo argomento, e del quale, però, non è possibile stabilire con sicurezza la contemporaneità col testo.

[2] Nel Mns. K 20 ß (Lettera al Vassalli) il V. precisa il 24 marzo come data dell’inizio di queste esperienze. La data è confermata nel Giornale di esperienze J 2 a, citato al § 42.

[3] A questo punto nel Mns. K 20 ß, che sembra essere una minuta precedente, si trova una esposizione particolareggiata delle sperienze fatte per studiare l’azione delle scariche di elettricità artificiale ottenute da conduttorî e da bottiglie dì Leyden sulle rane più o meno compiutamente preparate, i cui risultati sono qui soltanto accennati. Riportiamo tale parte in- teressante del Mns. K 20 ß:

Che una scintilla anche mediocrissima sia atta, qualor colpisca imme- diatamente il muscolo, ad irritarlo potentemente e convellerlo, e che lo stesso si risenta egualmente anche quando, se la scintilla non lo ferisce, ma scoccando a capo di un conduttore qualunque e scorrendo il fluido elettrico per una serie di altri conduttori, ove le cose sian disposte in modo che esso muscolo si trovi in questa serie e faccia anello di comunicazione, è cosa, come ho già, avvertito, che si sapeva da un pezzo. Ma questo è nulla ancora. Quello che mi è parso nuovo, e sorprende è che una carica elettrica tanto debole, che non giunge a poter dare la minima scintilla, sia da tanto di eccitare gli stessi moti e convulsioni, Si richiede soltanto, che una tal carica sia di un conduttore grande anzichè no, o meglio di una boccia di Leyden, la quale, sendo anche picciola, ha pure una capacita eguale ad un assai vasto conduttore, come si sa

Ho dimostrato ciò ampiamente in una Memoria sulla Capacità [ de’ Conduttori conjugati ].....

; ed è inoltre necessario, che il transflusso di quella quantità, di fluido elettrico, che forma tal debolissima carica, si faccia unicamente, o almen principalmente per la via de’ nervi ai muscoli, o viceversa, come resterà, provato da ciò che passiamo a mostrare.

Potrà forse sembrare più di tutto meraviglioso, e lo è parso infatti, al Sig. GALVANI, che anche non diretta la scarica di un capace conduttore elet- trizzato sopra la rana nè immediatamente nè medianti altri conduttori, stando la medesima es. gr. collocata come si sia su di un tavolo, e lontana molti piedi da esso conduttore elettrizzato, pure all’eccitarsi la scintilla e la scarica di questo per altra via, nascano nel momento stesso le convulsioni nella rana. Non può certamente dirsi che di quella elettricità se ne trasfonda fino a lei distante molti piedi dal conduttore carico a segno soltanto di vibrar la scintilla ad uno o due pollici, e qualche pennoncello dagli angoli lungo al più tre o quattro. E quando pure ve ne arrivasse una picciolissima porzione, ciò sarebbe nel tempo che il conduttore si mantiene elettrizzato, non all’istante che si scarica e il torrente siegue tutt’altra via che quella che conduce alla rana. Or come dunque si convelle essa in questo medesimo istante? Una tale diffi- coltà sarebbe stata imbarazzante molti anni addietro, quando cioè non era nota l’azione delle atmosfere elettriche, e quella che chiamano elettricità di pressione ; ma in oggi che questa si conosce, la spiegazione è facile e ovvia. Un conduttore elettrizzato dispiega d’attorno un’azione per cui smuove o tenta di smuovere il fluido elettrico proprio di tutti i corpi immersi nella sua sfera d’attività, la quale atmosfera s’estende molto più in là di quella distanza a cui può farsi la reale trasmissione dell’elettricità: lo smove e sposta questo fluido elettrico proprio de’ corpi su cui agisce cacciandolo dalle parti più im- merse de’ conduttori alle parti più lontane, e che son fuori di essa atmosfera, se questa é di elettricità positiva ossia di eccesso ; e al contrario lo tira dalle rimote parti alle vicine e più immerse, se cotal atmosfera è negativa cioè di difetto . Quando poi provocando la scintilla si scarica l’elettricità del conduttore, e la di lui atmosfera si toglie, ritorna il fluido elettrico smosso nei corpi che quell’atmosfera dominava, ritorna a’ luoghi suoi; e se istantanea è la scarica, istantaneo richiedendosi pure tal riflusso, si fa per la via de’ migliori condut- tori. Si rende ciò visibile, se sul tavolo cui sovrasta il conduttore elettrizzato trovinsi varj conduttori metallici l’ultimo de’ quali termini con ampia comuni- cazione col suolo e tutti o parecchi, siano uniti fra loro eccetto qualche piccio- lissimo intervallo in uno o due luoghi; poichè allo scaricarsi la grossa scintilla del conduttore, ecco che una scintilletta compare nelle anzidette interruzioni, comunque sottoposto vi sia o legno o carta, o checchè altro, che è pur defe- rente, ma molto men buono del metallo. Che se manchi di comparir visi- bile ecc.

A questo punto si vede nel Mns. un richiamo del V. che rimanda ad un eguale segno e ad eguali parole sul Mns. E 20 a e che indica l’intenzione del V. di servirsi per la pro- secuzione di quel tratto di K 20 a, che, essendo riprodotto nel N. VI di questo volume, non si ripete qui.

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A dir vero non posso per anco dinotare con precisione i gradi nè della de- bole elettricità che basta a convellere i muscoli dell’animale vivo e intiero, nè di quella oltre modo debolissima, che fa l’effetto sulla rana nell’indicato modo disseccata e disposta, onde la cosa è per sè stessa indeterminabile in quanto dipende dalla varia forza e disposizione dell’animale medesimo, dal- l’essere stato più o men bene preparato, recentemente, o da un pezzo, dalla temperatura dell’ambiente ecc., ma in generale e presso a poco ecco quello che avanzar posso su di ciò, espresso ne’ seguenti risultati.

1. Cominciando da una rana viva e intiera una assai debole elettricità non manca di convellerla potentemente, e massime le sue gambe posteriori, dirigendo la scarica ossia il corso del fluido elettrico dalla testa ai piedi, o da questi a quella: basta e. gr. la carica di un conduttore lungo 6, 8, 10 piedi, che arrivi a 10, 12, 15 gradi dell’elettrometro di HENLY, ossia quadrante elettrometro . Basta, dico, con poco, e non è neppur necessario, che i conduttori metallici tra’ quali è posta in guisa di far anello di comunicazione la rana, trovinsi isolati; potendo anche stare con essa distesi sopra d’un tavolo di legno o di marmo, o sul suolo; giacchè se si scarichi quella elettricità, tutt’ad un tratto, prescegliendo il fluido elettrico giusta l’indole sua esclusiva, la via dei migliori conduttori quali sono i metallici, passa in massima parte per essi, e poco ne trascorre per gli altri imperfetti deferenti, legno, pietre ecc.. Ad ogni modo, come si divide la corrente e anche per questi, è meglio che la rana e il conduttore che le trasmette l’elettricità, trovinsi isolati, giacchè in questo caso tragittando tutto unito il fluido elettrico, che si scarica, basta all’effetto degli indicati moti muscolari di un’elettricità, tanto più debole.

Se in luogo di un semplice conduttore ci serviamo di una boccia di LEYDEN, potrà questa in ragione di sua molto più grande capacità, produrre l’effetto, cioè scuotere la rana nelle gambe colla scarica di 4 o 5 gradi solamente del detto quadrante elettrometro; quando l’animale trovisi nel circuito od arco che conduce la scarica, facendo comunicazione nella maniera già detta col capo da una parte, e co’ piedi dall’altra.

2. Troncata la testa alla rana, e conficcato un ago nella spina del dorso, basta una carica ancor molto minore, come di 4 o 6 gradi del gran condut- tore, e di 1 o 2 solamente della boccia di Leyden allo stesso elettrometro, dirigendo la scarica da essa spina ai piedi, o viceversa.

3. Tagliato via tutto il corpo della rana, e ritenute le sole gambe poste- riori attaccate alla spina dorsale, o porzione di essa, per i soli nervi crurali, un’elettricità incomparabilmente più debole, non atta a scintillare, e neppur sensibile al quadrante elettrometro, ma solo ai delicatissimi elettrometri a boccetta di CAVALLO resi ancor più sensibili da BENNETT e talvolta impercet- tibile perfino con questi, produce il solito effetto, anzi delle contrazioni de’ muscoli più gagliarde, convulsioni toniche, e spasmi violenti.

4. Finalmente vestito di sottil foglia metallica quel tronco di spina dor- sale, e che è meglio, anche una porzione dei nervi, si risentono i muscoli delle gambe in una maniera strana per una elettricità affatto impercettibile anche ai suddetti elettrometri, per una carica della boccia di Leyden, che arriva ap- pena a 1/1O di grado di uno de’ miei a paglie sottilissime: per accorgersi della quale, e calcolarla in qualche modo fa mestieri ricorrere al mio condensatore dell’elettricità .

Pare che il brano seguente, notevolissimo pei primi dubbi che si affacciano al V. intorno all’elettricità animale, trovi qui logicamente il suo posto, quantunque non si sia potuto determi- nare il collocamento materiale del Mns. relativo. (Cart. Volt., J 12 a).

Tutto questo è coerente alle idee, che abbiamo dell’influenza de’ nervi, ed è facile a intendersi. Quello, che non lo è, e di cui non ho potuto ancora trovare una ragione, che mi soddisfi neppur mezzanamente, si è la necessità delle armature dissimili . E perchè mai, se giova tanto, che una delle armature sia perfetta, cioè benissimo aderente, e come agglutinata, non giova, anzi nuoce che lo sia anche l’altra; e tanto nuoce, che niuno o quasi niun effetto ha più luogo allora, cioè non si eccitano più le convulsioni con far comunicare tra loro tali perfette armature? E come mai può concepirsi, che riesca meglio all’uopo un’imperfetta, se d’altro non si tratta, che di tradurre il fluido elet- trico da una ad altra parte dell’animale? Che debbano giuocar male essendo ambedue imperfette, s’intende; ma che lo facciano egualmente male, e peggio ancora, ove ambedue siano perfette, cioè sì l’una che l’altra di foglietta metal- lica sottile e aderente, questo è che fa strabiliare, e che si ha pena a credere. Ma si creda, o non si creda, il fatto è così, almeno negli animali intieri, o sol- tanto scorticati (chè altrimenti preparandoli in guisa, che resti il nervo snu- dato, e in certo modo isolato, come pratica il Sig. GALVANI, allora qualunque sia l’armatura metallica, che si adatti e ad esso nervo, e al muscolo, ed anche, finchè son molto in vigore le forze vitali, tralasciando ogni armatura, col solo contatto dell’arco conduttore, si eccitano le convulsioni, come si è già notato) ( )

Entro le parentesi doveva poi comparire il numero del paragrafo a richiamarsi.

: il fatto, dico, è così quando rimangono coperti i nervi; cioè è tale e tanta l’influenza di queste armature simili o dissimili, che piuttosto si otter- ranno gli effetti, i soliti moti e convulsioni, applicando quelle a parti simili dell’animale, cioè ambedue a’ muscoli, e sì a muscoli compagni, es. gr. al ga- stronemio dell’una e dell’altra gamba, e finanche a due parti dell’istesso mu- scolo, purchè sian esse armature dissimili; piuttosto che applicandole simili a parti dell’animale dissimili, come sarebbe una sopra la spina dorsale, l’altra sopra i muscoli delle gambe, che son pure i siti migliori, attesa la corrispon- denza tra’ nervi e muscoli, come sopra vedemmo ( )

Entro le parentesi doveva poi comparire il numero del paragrafo a richiamarsi. v

Or riflettendo a tutto questo mi nasce talvolta dubbio, se veramente i conduttori metallici, diversi, od applicati in differente maniera a due luoghi dell’animale altro non facciano dal canto loro, allorchè si viene a stabilire tra essi una comunicazione, che prestar la via al fluido elettrico, che naturalmente tende a trasportarsi dall’uno all’altro luogo, come pare che si debba credere; se in una parola siano meramente passivi, o non anzi agenti positivi, che mo- vano cioè di lor posta il fluido elettrico dell’animale, e da quieto che era ed equilibrato, lo determinino, rompendo essi tal equilibrio, ad entrar quinci per una armatura di tal foggia, ed a sortire per l’altra di tal altra foggia. Un tal sospetto non posso a meno di formarlo allorchè vedo nascer le convulsioni e convulsioni forti nelle gambe della rana facendo, mediante un filo condut- tore, comunicare la foglietta di stagno con cui ho vestito parte di una coscia, colla moneta d’argento posata sull’altra coscia al luogo corrispondente. Qui non v’è ragione, per cui il fluido elettrico tenda a portarsi da questa a quella coscia, o da quella a questa: infatti non si vede che siegua nulla, se ambedue le armature siano simili, cioè o due monete, o due fogliette. Se dunque succedono le convulsioni, e si ha indizio quindi di una corrente di fluido elettrico, ossia trasporto da una coscia all’altra, qualora sia applicata a questa la foglietta, a quella la moneta, par che si debba inferirne che tutto sia giuoco di esse arma- ture, che le medesime in quanto differiscono nella maniera del combaciamento più o men esatto, per esser più aspre o più liscie, più o men pieghevoli ecc., faccian nascere lo sbilancio del fluido elettrico ne’ luoghi del loro contatto, che in somma vi succeda quello stesso in minimo grado, ma pur succeda, che avviene per lo sfregamento che è il mezzo onde eccitasi l’elettricità arti- ficiale, e dove appunto si osserva, che diversi metalli, ed anche l’istesso metallo, sfregando l’istesso corpo, or danno a questo del lor fluido, or ne prendono, secondo che varia lo sfregamento medesimo per maggiore o minor pressione, per più o men calore, per maggiore o minor pieghevolezza, asprezza, o leviga- mento della lamina metallica. Intorno a che se si rifletta dippiù, come non è necessario neppure uno sfregamento propriamente detto, bastando qualunque percossa, urto, ed anche una qualsisia picciola pressione, nelle circostanze favorevoli. . . . .