MEMORIA SECONDA
SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.
FONTI.
STAMPATE.
Br. Giorn. T. II. pg. 241 e T. III. pg. 35.
Ant. Coll. T. II, P. I, pg. 56.
Trad. ted. Mayer. Prag. 1793.
MANOSCRITTE.
Cart. Volt. K 13 a; K 13 ß; K 13 g; E 14 a;
K 14 ß; K 14 g; K 14 d; K 14 e;
J 2 g.
OSSERVAZIONI.
TITOLO: da Br. Giorn.
DATA: « 14 Maggio 1792 » si legge in nota di Br. Giorn.
K 13 a; K 13 ß (con figura), K 13 g; K 14 a; K 14 ß; K 14 g; K 14 d; K 14 e;
J 2 y sono frammenti vari ed estesi di una prima minuta.
SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.
§ 1. Essendomi nell’antecedente Discorso ristretto a dare soltanto un’idea
delle molte e varie sperienze da me fatte sul soggetto quanto nuovo altret-
tanto interessante dell’Elettricità Animale nel decorso di circa due mesi,
dacchè entrai in questo bel campo apertoci dall’insigne scoperta del D. GAL-
VANI; e fatto avendo poco più che enunciare in generale i principali risultati;
stimo ora opportuna cosa il discendere a qualche più particolare descrizione.
E siccome le mie prime ricerche furono indirizzate, conforme accennai (Mem. I,
§ l), a determinare qual minima Elettricità artificiale sia valevole ad eccitare
nella rana, ed altri piccioli animali delle convulsioni e moti simili a quelli, che
osservansi prodotti dall’Elettricità loro propria ed innata, considerando come
tali ricerche dovevano spandere un gran lume sopra le altre, che avrei potute
fare in seguito circa codesta Elettricità animale od organica, siccome, dissi,
credei espediente di premettere quelle a queste ricerche; così entro ora prima
d’ogni altra cosa a dare un succinto ragguaglio delle medesime, concernenti
cioè la debole elettricità artificiale applicata ai già detti piccioli animali, rane,
lucertole, topi, ecc., ma singolarmente alle rane.
§ 2. Ho cominciato a provare l’azione dell’Elettricità artificiale nella rana,
tenendola in mano or per una zampa, or per uno de’ piedi posteriori, ed ora
per il capo, e ferendo diverse parti del suo corpo con scintille ora col Conduttore
di una Macchina elettrica ordinaria, ora dello Scudo di un Elettroforo; con scin-
tille mano mano più tenui, fino a quel grado più picciolo di forza, che bastava
giusto a convellere tutto il corpo, e cagionare un subsulto universale; e fino
a quell’altro minimo grado, che eccitava appena le minime convulsioni o pal-
piti di alcun muscolo o fibra.
Or bene, la più picciola scintilla visibile a chiaro
giorno, e sensibile appena per qualche leggier crepito, producea, se non il
primo effetto, cioè le già dette convulsioni e sbalzi di tutto il corpo, il secondo
delle contrazioni e tremiti parziali; e poco più vi voleva per ottenere anche
quello.
dell’animale con tali deboli scintille, bastando che scocchino queste tra il con-
duttore elettrizzato, ed un altro metallico, che comunichi o col corpo della
rana a dirittura, o per l’interposizione di un terzo, di un quarto ecc., talchè
in somma la rana si trovi posta in qualche modo a fare anello di comunicazione
tra questi conduttori, onde il fluido elettrico abbia a tragittare ancora per essa.
§ 4. Nè perciò pure è richiesto che tal serie di conduttori colla rana inter-
posta si tengano
chè, malgrado ciò, ogni scintilla che scoccherà, dal conduttore della Macchina
contro una palla metallica, es. gr., la qual faccia capo dell’anzidetta serie di
conduttori, ogni scintilla, dico, che scoccherà alla distanza di due linee, di una,
e talvolta anche meno, e quindi assai poco forte, scuoterà non debolmente la
rana, facendola contrarre, o stendere ad un tratto, e con impeto le gambe,
massime se sia ella interposta ai conduttori in guisa, che comunichi agli uni
con un piede, agli altri colla testa, o con un altro piede.
§ 5. Ho detto che non è punto necessario il tenere isolati e conduttori e
rana; ma che possono star posati sul tavolo o altrimenti, purchè in serie con-
tinuata.
E la ragione è, che il fluido elettrico, poco o molto che sia, allorchè è
portato a trasfondersi istantaneamente, come avviene nelle scariche provocate
in un colpo, siegue principalmente la via de’ migliori conduttori.
Per altro,
siccome non lascia di scorrerne nel medesimo tempo porzione anche negli
altri conduttori, men buoni sì, ma non cattivissimi, quali sono il tavolo me-
desimo, od altri legni non molto secchi, il pavimento ecc., quindi è, che vi vuol
sempre una scarica elettrica un poco più forte a convellere la rana interposta
ai conduttori metallici, od altri sufficientemente buoni, se questi ed essa non
sono isolati, che ove lo sieno tutti fino all’ultimo, il qual dee in ogni caso
comunicare col suolo, per procurare un migliore e pieno scarico.
§ 6. È dunque vantaggioso di tenere i conduttori metallici, su cui si sca-
rica scintillando l’elettricità dal conduttore della macchina, isolati, ed isolata
anche la rana all’estremità di quelli; la quale d’altra parte comunichi con altri
similmente buoni e vasti conduttori non isolati, come un filo di ferro, o catena
prolungata ampiamente sul suolo.
§ 7. Ma più d’ogni altro vale a scuotere la nostra rana la scarica d’una boccia
di Leyden; giacchè se l’elettricità di un semplice conduttore debbe pur esser
di tal forza da eccitare una mediocre o picciola scintilla almeno, trattandosi
della boccia basta una carica così debole, che non arriva a scintillare.
E qui
pure non fa bisogno nè che si tocchi immediatamente la rana coll’uncino
di essa boccia, nè di alcun isolamento: richiedendosi solo ch’ ella si trovi col-
locata comunque nel
dell’
§ 8. In vero è sorprendente il vedere come e quanto venga scossa da tali
nuisce un poco la maraviglia, riflettendo come la carica delle boccie di Leyden
a un dato grado dell’elettrometro equivale per quantità di fluido elettrico,
in grazia della sì grande loro capacità, ad una carica dell’istesso grado di un
semplice conduttore centinaia di volte più grande
Ho dimostrato ciò, e ridotta la cosa ai giusti termini di confronto, per quanto mi fu
possibile, in una memoria
un semplice conduttore è atto a dare, eguale a quella della boccia di Leyden inserita negli Opu-
scoli Scelti
Avril.
Mi parve allora di trovare che la capacità delle bocce di Leyden, e de’ Quadri Frankli-
niani corrispondesse per ogni pollice quadrato di armatura a quella di sei piedi circa di lunghezza
di un conduttore cilindrico del diametro di mezzo pollice, ed anche maggiore (giacchè la gros-
sezza de’ conduttori, come ivi dimostro, contribuisce poco alla capacità, assai meno cioè della
loro lunghezza). Così trovai, che avevano presso a poco capacità eguale una boccetta di 16 pol-
lici quadrati di armatura, ed un conduttore fatto di molte verghe di legno inargentate del
diametro di circa mezzo pollice, lungo 96 piedi, dividendosi giusto per metà tra questo e quella
qualunque carica elettrica, e producendo sì l’uno che l’altra, per quanto potei giudicare una
scossa eguale nelle braccia.
Ma la boccetta non era delle migliori, per essere di vetro un po’
troppo grosso.
Con altre boccette di vetro più sottile, epperò più capaci, di qualità eccellente,
e preparate di fresco, ho trovato in appresso, che contengono per ogni pollice quadrato di ar-
matura quanto un conduttore cilindrico di un pollice di diametro, lungo non 6 piedi solamente,
ma 8, 10, ed anche più.
§ 9. Checchè ne sia, è sempre picciola la quantità di fluido elettrico, che
trovasi accumulato in una boccetta di pochi pollici di armatura, quando ad-
dotta alla scarica con un arco conduttore metallico non fa vedere la minima
scintilla, e solo può esplorarsi, e misurarsene la sua debole forza coi più delicati
elettrometri: e tale scarica pur basta a convellere la rana.
§ 10. Fin qui sottoponendo alle prove una rana viva e intiera.
Che se venga
prima sventrata e tagliata in guisa, che le gambe tengano alla spina del dorso
per i soli nervi crurali, cioè preparata alla solita maniera di GALVANI, allora si
convelleranno e guizzeranno esse gambe per una elettricità molto più debole
ancora, per una neppur scintillante di un conduttore discretamente capace,
e per una carica di boccetta di Leyden, che giunge appena a muovere di un
grado il mio elettrometro a paglie sottili, e neppur tanto.
La ragione di tale e
tanta sensibilità è riposta nel dover passare quella qualunque siasi corrente
di fluido elettrico tutta raccolta pel solo ristretto canale de’ nervi crurali
nudi ed isolati.
§ 11. Or dunque non si ricerca più che una picciolissima corrente di fluido
elettrico, che invada il corpo del picciolo animale, singolarmente i nervi, e
trapassi per essi con rapidità, per eccitare ne’ muscoli le indicate convulsioni.
Dico con rapidità, giacchè se venga cotale trascorrimento ritardato da cattivi
conduttori, può facilmente mancare l’effetto.
Questa picciola ma rapida cor-
sima di una boccetta di Leyden, che non giunge cioè a dar scintilla, e talora
neppure a muovere un delicato elettrometro, si ottiene con quella scintillante,
comechè debolmente, e talora anche non scintillante di un semplice Condut-
tore di discreta capacità, dirigendo tali scariche, sia immediatamente, sia per
mezzo di altri conduttori sopra di esso corpo, come fin qui si è mostrato.
§ 12. Ma in un’altra maniera ancora si ottiene, che non dobbiam trala-
sciare di far osservare; ed è eccitando da un conduttore piuttosto grande ed
esteso una forte scintilla, quantunque l’elettricità di questo per tutt’altra parte
si traduca, che per la via de’ Conduttori, tra quali sta collocata la rana.
Un
uomo es. gr. cava questa grossa scintilla dal gran Conduttore della Macchina
elettrica, e ne viene scosso fino ai piedi, giù pei quali passa nel suolo tutto il
fluido elettrico scaricato, mentre la rana trovasi posata sul tavolo lontana
molti piedi da esso Conduttore elettrizzato, in contatto, o vicina a qualche
altro buon conduttore non elettrico, nè tampoco isolato, anzi prolungato fino
al suolo.
Or ecco che ella pure si scuote ed entra in convulsione, al momento
che l’uomo tira tutta sopra di sè l’elettricità del gran Conduttore della Macchina.
§ 13. Or come mai può questo accadere, e d’onde?
E qual’è qui la corrente
di fluido elettrico, picciola o grande, che invade ad un tratto il corpo della
rana, e l’attraversa ?
È facile di rispondere quando si conosce l’azione delle
Atmosfere elettriche, ch’egli è il fluido, ch’erasi smosso e ritirato dai condut-
tori sottoposti a quello elettrizzato, cioè immersi nella sua sfera di attività,
che molto si estende; il qual fluido rifluisce e torna a suo luogo per la strada
medesima, cioè per la serie dei conduttori giacenti sul tavolo ecc. tra’ quali
è posta la rana, rifluisce, dico, all’istante che distruggesi quella Atmosfera pre-
mente con provocare da qualsiasi parte del Conduttore elettrico, e in qualsiasi
modo la grossa scintilla, onde viene a scaricarsi del tutto o in gran parte.
§ 14. Sarebbe inutile ch’ io mi trattenessi di più a spiegare gli effetti di
questa, che chiamasi appunto
cui ora si tratta; giacchè a chi è nota la teoria de’medesimi non serve dirne dav-
vantaggio, e per farla intendere a chi non ne è al fatto ci anderebbe troppo
a ripigliar la cosa da’ suoi principj.
Ella è questa una delle leggi primarie del-
l’Elettricità, da cui dipende la massima parte de’ fenomeni.
Con questa sola-
mente, cioè con fare una giusta applicazione dell’
triche
lanti, la virtù delle punte, le leggi de’ movimenti elettrici, il giuoco dell’Elet-
troforo, del Condensatore ecc., come ho in varie Dissertazioni mostrato, pub-
blicate in diversi Giornali
Memorie
sulla Meteorologia elettrica.
Negli Opuscoli scelti, nel Giornale di Rozier, nella Biblioteca
Fisica ecc.
Il fenomeno
da lontano all’azione delle atmosfere, è stato messo nel maggior lume da
Mylord Mahon
Principles of electricity. London, 1779.
violentemente, ma perfino ucciso da questo, ch’ egli chiama
(the returning Stroke).
§ 15. Non debbe dunque più far maraviglia, che la rana si commova,
posta sul tavolo vicino a qualsiasi conduttore non isolato, e discosta molti
piedi dal Conduttore elettrizzato della Macchina, quando si tira da questo
una discretamente forte scintilla, scaricandolo per un’altra strada qualunque:
massime poi se tal conduttore elettrico sia molto esteso, e sovrasti al tavolo
medesimo.
In questo caso, se al dipiù l’elettricità sia decisamente forte, e si
scarichi ad un tratto con piena scintilla, vedrannosi comparire delle scintil-
lette tra l’uno e l’altro dei conduttori metallici giacenti su di esso tavolo, o
tra qualcuno di questi e la rana, ove trovinsi non bene contigui; le quali scin-
tillette manifestano pur chiaramente il fluido elettrico che
è detto.
Essendo però, che una corrente anche minore di quella che può ecci-
tare scintilla visibile, basta a scuotere la rana (§ 7 e seg.), se provenendo da
conduttori di sufficiente capacità porti ad un tratto una discreta quantità
di fluido; e che molto più picciola corrente ancora basta a produrre l’effetto,
a far cioè saltare le gambe della rana sventrata e tagliata in guisa, che quelle
tengano al tronco per i soli nervi crurali (§ 10); quindi non abbiam bisogno,
in questo caso massimamente, nè di sì poderosa scarica del Conduttore elet-
trizzato, nè di tanta vicinanza sua ai conduttori e alla rana posti sul tavolo,
perchè questa si convella: basta che non sian fuori della sfera di attività, la
quale s’estende molto al di là di quella distanza, a cui può balzare la scintilla;
tantochè se questa possa eccitarsi es. gr. tra due grosse palle metalliche a poco
più di un pollice di distanza, l’atmosfera elettrica attuante giugnerà a 2, 3, 4
piedi ed oltre, secondo che il Conduttore è più esteso e capace.
§ 16. Ed ecco come non hanno più nulla di sorprendente tutte le sperienze
descritte nella 1a e 2a parte dell’Opera del Sig. GALVANI, e delineate nelle due
prime tavole
Non voglio con questo detrarre nulla al merito dell’egregio Autore, nè intendo signi-
ficare, che tali sue sperienze si debbano avere in poco o niun conto.
Esse son belle nel loro
genere; e quel che è più, lo hanno condotto alla grande, alla maravigliosa scoperta dell’Elet-
tricità, animale nativa e propria degli organi, la quale viene eccellentemente dimostrata nella
3a parte dell’Opera medesima, e della quale ho cercato di fare quell’ elogio che conveniva, e
l’ho fatto colla maggiore compiacenza nel Discorso precedente.
Intanto il pregio di questa 3a
parte dell’opera di GALVAnI, contenente l’enunciata insigne scoperta, rimarrebbe sempre intiero
e intatto, quand‘anche si tagliasser fuori del tutto le altre parti come inutili, che pur non lo sono,
avendo il loro pregio anch’esse.
per cui si convellono in tutte le membra al tragittare che faccia per essi, mas-
sime per la via de’ nervi, picciola quantità di fluido elettrico non atta per anco
a scintillare.
§ 17. Non è già, che non siano egualmente sensibili, o quasi, anche gli
animali più grossi: i quali, se non vengono scossi a segno di entrare i loro mu-
scoli in manifesta convulsione per quella picciola corrente di fluido elettrico,
che convelle i muscoli, i membri intieri, e fino il corpo tutto di piccioli animali;
egli è perchè troppo si diffonde esso fluido nell’ampio corpo di quegli animali
grandi, scompartendosi in tante e tante strade deferenti, che gli offrono tante
fibre, e vasi, e umori.
Ne’ piccioli animali all’incontro più poche essendo tali
fibre deferenti che gli si presentano, e obbligato essendo così quel poco fluido
elettrico a scorrere per esse, tanto più agisce sulle medesime irritandole, quanto
il canale trovasi più ristretto.
Una simile cosa abbiam già notata (§ 10) riguardo
agli stessi piccioli animali, ne’ quali, mediante il togliere tutti gl’integumenti
ad uno o due nervi principali (come ai crurali della rana), e lasciarli nudi ed
isolati, venga obbligata la corrente di fluido elettrico a tragittare per questi
soli.
Del resto taglisi ad un animale grande qualunque una porzione di qualche
muscolo inserviente ai moti volontarj, del
zione lunghetta, ma non più larga della gamba di una rana; e vedrassi se,
come questa, non entra in contrazioni spasmodiche quel pezzo di muscolo,
per l’istessa debolissima elettricità portata a tragittare per esso.
§ 18. Parlo sempre di trascorrimento di fluido elettrico, e di trascorri-
mento istantaneo, o almen rapido assai, il quale, quando si fa per entro ai
fili nervosi e alle fibre muscolari, ma singolarmente ne’ primi (§ 10), ancorchè
sia picciola, anzi picciolissima la quantità di esso fluido, pur non lascia di ecci-
tare grandi convulsioni e moti.
Perchè altrimenti, se il fluido elettrico non è
messo in tal corso, che tragittar lo faccia per detti nervi o muscoli; ma o vi
s’accumuli soltanto in qualsiasi dose, o vi si diradi, non produrrà quegli effetti.
Così se pongasi la rana o intiera o preparata sopra il Conduttore della Macchina
elettrica, e vada con esso acquistando la più forte elettricità, se ne rimarrà
quieta, finchè non se ne provochi alcuna scintilla, oppure spignendosi troppo
oltre l’elettricità, non ispunti da qualche parte del suo corpo, dall’estremità
es. gr. di una gamba pendente, un forte fiocco elettrico.
Lo stesso è ponendola
sopra lo scudo dell’Elettroforo, e alzando ed abbassando questo a vicenda;
comunque cambi ad ogni accostamento ed allontanamento lo stato e tensione
elettrica di esso Scudo, e quindi anche della rana posatavi sopra.
Lo stesso
esponendola all’aria di una stanza fortemente impregnata di elettricità, al
segno che i pendolini di un Elettrometro di CAVALLO vadano a battere contro
le pareti della boccetta ecc.
§ 19. Adunque lo stato elettrico
lissimo animaletto, neppur preparato: non lo affetta almeno in guisa di ecci-
tare la sensibili dei nervi o l’irritabilità de’ muscoli, tanto che nascano in
questi le contrazioni, che vi accadono sì per poco allorchè il fluido elettrico,
anche in picciola dose, scorre e trapassa per essi.
§ 20. Considerando la qual cosa ben si vede, che poca o niuna influenza
può avere lo stato elettrico dell’Atmosfera sull’economia animale
Si è pur troppo esaggerato il potere di questa elettricità naturale atmosferica sull’eco-
nomia animale, e sulla vegetazione.
Il sostenere, che sia nulla affatto la sua influenza sui corpi
organizzati sarebbe troppo; ma ben può dirsi, ch’ella è sì picciola cosa, da non doversene quasi
far conto.
Infatti per potente che sia questa Elettricità colassù nella regione delle nubi, e poten-
tissima nelle nubi temporalesche, essa non è più sensibile quasi a pochi piedi da terra, anche
nei luoghi non ingombrati da’ muri, o da piante, talchè d’ordinario ne danno appena alcun segno
all’altezza delle nostre teste i più delicati elettroscopj, e quando pure vi si fa sentire a segno di
moverli di 6, 8, 10 gradi, o più, il che avviene ben di rado, non è tuttavia che
sione
Qual effetto per-
tanto, qual alterazione sarà ella capace una sì blanda elettricità di produrre ne’ corpi organici ?
È facile giudicare, col confronto dell’elettricità artificiale anche un poco più animata di questa, e
anch’essa di sola pressione, che niuna alterazione sensibile.
Oh ! se sempre si riducessero le cose
al loro giusto valore, quanti effetti si cesserebbe di attribuirli a delle cause inadeguate, e richia-
mandoli a nuovo esame potrebbero venir meglio spiegati con altri principj. (V. le già cit. mie
che riguarda almeno i moti muscolari.
E così pure, che poco o nulla per questo
conto possiamo aspettarci dal metodo di applicare anche l’elettricità arti-
ficiale di semplice bagno alla cura delle malattie.
Per ottenere qualche effetto
sensibile bisogna tradurre istantaneamente o a scosse il fluido elettrico da
una ad altra parte dell’animale, dirigerne la corrente, sicchè stuzzichi nervi
e fibre ecc. operando cogli altri metodi conosciuti dell’
quale per altro, in mezzo a tanti fautori che ha avuto ed ha tuttavia, bisogna
confessare, che non ha fatto quei progressi, che sembrava promettere
Tra tante Opere sull’applicazione dell’elettricità alla Medicina, la più completa e ra-
gionata, lontana egualmente dagli eccessi de’ fanatici e visionarj, e da uno intemperante pir-
ronismo: la più dotta insieme e più giudiziosa è la seguente:
à la physique et à la médicine
sterdam, 1788.
§ 21. Ritornando ora alla nostra rana, che tutta si scuote nelle gambe mas-
simamente, al momentaneo trapasso che fa dalla terra ai piedi, o viceversa,
una picciola quantità di fluido elettrico, e picciolissima poi oltre ogni credere,
quando esse gambe tenendo per i soli nervi crurali alla spina del dorso, per
questi sia costretta a passare tutta la corrente (§ 10), dirò, che non pago delle
sperienze fin qui riferite, e fatte alla buona, volli con maggiore accuratezza
molto o poco la rana sottoposta in diverse maniere all’esperienza, riducendo
tal forza a misure e gradi comparabili, con acconci
tore
ogni possibile artificio insomma: a quest’oggetto misi in ordine un picciolo e
semplice apparecchio, che passo brevemente a descrivere
Avrei voluto darne qui le figure che ho fatte delineare, ma non si è avuto tempo
di incidere i rami, Manco male, che anche senza figure potrà il lettore farsi facilmente un’idea
di questo apparecchio, e costruirne un simile ove gli prenda la voglia di ripetere le mie
sperienze.
§ 22. Consiste dunque in due colonnette, o tubi di cristallo, lunghi sei
pollici più o meno, piantati in un’assicella, ciascuno de’ quali porta in cima
un piattello di sughero, o di altro legno dolce, per conficcarvi facilmente con
due spilloni la rana, la lucertola ecc. nel modo che si vuole.
D’ordinario ve
la inchiodo per la testa, o per una delle zampe davanti da una parte, dall’altra
per uno de’ piedi, rimanendo così penzolone tra le due colonnette di vetro
l’altra gamba posteriore: la quale è poi bel vedere come balza, allorchè tradu-
cendo la scarica elettrica pel corpo della rana entran tutte le sue membra in
convulsione, anche quelle, che non trovansi sulla via diritta del tragitto.
Altre tolte conficco ambedue i piedi insieme: altre un piede di qua, un di là,
sicchè il tronco rimanga pendente colla testa in giù, ecc.
§ 23. Affissa così la rana al patibolo, trovasi convenientemente
onde tutta la corrente, picciola o grande, di fluido elettrico, che gli si vorrà
scaricare addosso, è costretta a passar raccolta nel suo corpo, senza che punto
se ne disvii per altri conduttori: mercè di che avviene, che più picciola carica
di elettricità, basti a conveller le membra che pervade, come abbiam già
fatto osservare (§ 5). Vero è che, in paragone del corpo dell’animale, pieno in
tutte le parti di umori, sono così poco deferenti i legni discretamente asciutti,
che non molto si perderebbe, ancorchè venisse conficcata la rana immediata-
mente sopra un’assicella, la qual non fosse manifestamente umida o bagnata,
e nulla quasi si perderebbe se fosse detta assicella ben secca.
Ad ogni modo
volendosi una certa esattezza, è più spediente e sicuro il mantenere un per-
fetto isolamento coi due tubi di vetro nel modo or ora descritto.
§ 24. Del rimanente questo apparatino riesce affatto comodo per qualunque
maniera adoperar si voglia d’infonder l’elettricità, e tradurla pel corpo del-
l’animaletto.
Vi piace di scaricarvi sopra una boccetta di Leyden?
Basta che
appoggiatone il ventre ossia armatura esteriore ad uno de’ spilloni incliniate
essa boccetta fino a toccare col suo uncino la testa dell’altro spillone.
Volete
un’altra volta far prova della scarica di un semplice conduttore?
Prendete
in mano l’assicella, e tenendo toccato con un dito uno de’ spilloni, oppure un
sotto il conduttore elettrizzato, fino a farvela bruscamente toccare.
§ 25. Or venendo a quello, che più importa, che è di misurare con esattezza,
e ridurre a gradi comparabili, come ci siamo proposti, le forze elettriche che s’im-
piegano, ecco il rimanente del mio apparecchio.
Sopra un’altra colonnetta di
vetro, alta un piede circa, e incrostata di ceralacca, acciò isoli a dovere, è pian-
tato orizzontalmente un conduttore cilindrico di legno inargentato del diametro
di un pollice e della lunghezza di due piedi circa, il qual porta ad una sua estre-
mità un Elettrometro di HENLY, ossia
di questo genere
Ho fatto anche a questo Elettrometro de’miglioramenti considerabili, che sono indi-
cati nelle tante volte citate mie
nominarlo
§ 26. All’altra estremità fo toccare e star unito, quando occorre, cioè
quando l’elettricità è così debole, che non giunge a darne segni il
il cappelletto di un Elettrometro a boccetta coi pendolini di sottil paglia;
16 gradi del quale corrispondono ad un grado del
Chiame-
rollo questo
§ 27. Questo Elettrometro a boccetta, Micr. el., è munito di un piattello,
che si avvita in testa, e che è destinato a condensarvi l’elettricità, mediante
il tenervi applicato colla mano, mentre quella vi s’infonde, un pezzo d’ incerato
o di taffetà verniciato, il qual s’avvolge intorno alla mano medesima, e forma
una specie di guanto
V. Lett. cit., lett. l
satore a guanto
di grado, o gradi del
Micr. Cond.
§ 28. Da ciò si rileva, che ad un grado del
si è detto (§ 26) del
un grado di questo vale 1/800 circa di grado del primo.
Così dunque quando la
carica es. gr. di una boccia di Leyden è insensibile, sicchè non move neppur
di un grado il semplice
a guanto (§ preced.) si ottengano 4. 6. 8. 10 gr.
50
la boccia.
§ 29. Ma per dare in qualche modo un’idea, e offrir un termine di paragone
della forza, che corrisponde ai gradi di elettricità negli indicati stromenti di
cui mi servo, farò osservare prima, riguardo alle forti cariche, che poche boccie
di Leyden ne sopportano una, che faccia ascendere a 70 gradi il mio
i quali 70 gradi (che son gradi di circolo) per la difficoltà che incontra il pendolo
secondo i miei calcoli e correzioni, 85 in 90 gradi
V. Lett. cit., lett. 1
tano tanta carica, senza o scaricarsi spontaneamente, o spezzarsi.
Una carica
poi di 40 in 50 di tali gradi in una boccia di 100 pollici quadrati di armatura,
giunge sovente ad uccidere, o per lo meno a tramortire una lucertola, una rana,
un picciol topo.
§ 30. Riguardo all’elettricità debole e debolissima, che più fa al caso nostro,
vengo a dire, che ad ottenere dal semplice Conduttore (§ 25) lungo soltanto
due piedi la più tenue scintilletta, nulla punto crepitante, non eccitabile ad
alcuna sensibile distanza, ma solo al contatto di un metallo, e non visibile
se non all’oscuro, debb’essere l’elettricità sua da 1 in 2 gradi del
ossia 20 in 25 gr. del
Che se il Conduttore fosse molto più grande,
basterebbero per tal minima scintilluzza 10 gr. del
§ 31. Così poi trattandosi di cariche di boccie di Leyden, posson bastare
due gradi soli, ed anche uno dello stesso
la boccia è più capace.
Una boccettina, di cui mi servo il più delle volte, di
12 poll. quadrati di armatura, vuol esser carica 2 in 3 gradi del
darmi al contatto di un arco conduttore tutto metallico quella sì minuta scin-
tilla, che appena posso scorgere al buio: meno di 2 gradi non basta.
§ 32. Una sì tenue carica, che muove appena i pendolini del Micro-elet-
trometro, e appena appena attrae da vicino un pelo sottilissimo di lino, od
un minuzzolo di foglietta d’oro, non mi cagiona la minima sensazione nè sulla
punta del naso, nè su quella della lingua, nè sulla palpebra dell’occhio, por-
tando al contatto loro l’uncino della boccetta, che tengo in mano.
Vi vuole
a farmi sentire una lievissima e appena percettibile puntura, una carica vi
vuole, che sia doppia di così, cioè di 4 gradi almeno del
§ 33. A qual prodigiosa debolezza vanno dunque le cariche, quando non
si possono rendere sensibili neppure al
fizio del Condensatore; e con questo pure non s’ottengono che 4, 6, 8 gradi
el.
Eppure abbiam già indicato (§ 7) e faremo più chiaramente
vedere, che meno di questo, cioè le cariche di 2 soli di tai gradi
bastano ad eccitare contrazioni e spasmi ne’ muscoli di una rana, che sia pre-
parata alla maniera del Sig. Galvani, cioè che abbia le gambe attaccate ad un
pezzo di spina dorsale per i soli nervi crurali, e che sia appesa al patibolo per
questa spina o nervi da una parte, e per una od ambe le gambe dall’altra,
bastan, dico, due soli
ad essi muscoli: che altrimenti vi vuole di più.
o misure dell’elettricità, per essere bene inteso nel racconto delle mie sperienze,
e acciò ripetendole altri possano, riportandosi ai medesimi determinati gradi,
ottenere anche eguali risultati.
Per non creare lungo tedio ne riferirò qui
poche: quelle soltanto in cui ho notate più diligentemente le circostanze e
con maggior accuratezza fissati i gradi delle forze elettriche impiegate: giacchè
poi le infinite altre sperienze che ho fatto dell’istesso genere mi han dati ri-
sultati, se non del tutto conformi, pochissimo discrepanti.
E come ho assog-
gettati alle prove de’ ranocchj or vegeti e sani ed ora languenti, ora intieri
e ora decapitati, or con la spinal midolla traforata o lacerata or in altro modo
straziati; e ho fatti lor soffrire questi strazj e preparazioni quando poco prima
di assoggettarli alle prove elettriche, quando molte ore, e fino un giorno in-
nanzi; e dopo averle così o intiere, o mozzate queste povere rane sottoposte
all’elettricità artificiale mano mano più debole o più forte, son passato a pre-
pararle con denudarne i nervi crurali, lasciatili attaccati alle gambe e reciso
tutto il resto, salvo talora un pezzo della spina dorsale, cui altre volte ho
troncata intieramente; e in tal guisa preparatele, ho di nuovo tentato, non solo
qual più picciola elettricità bastasse a convellere i muscoli delle gambe, ma se
dessero pur anche segni della propria innata elettricità animale o spontanea,
e a qual grado: come, dico, ho predisposte e trattate le mie rane in tanti modi;
così di ciascuna maniera diversa, scegliendo fralle tante sperienze consimili
un esempio, darò come un tipo dei risultati, col quale convengono presso a
poco tutte le altre prove analoghe.
§ 35. Cominciando dunque dalle rane piene di forza e di vita, non muti-
late, nè straziate innanzi, queste vengono scosse violentemente in tutto il
corpo per una scintilletta del Conduttore cilindrico (§ 25), elettrizzato
circa 10 gradi del
sione nelle gambe per un’elettricità di 6 in 8 gradi, e un pocolino anche per
quella di 4 o 5. Egli è poi presso a poco indifferente che l’elettricità del Con-
duttore sia per
o viceversa, od anche dall’un piede all’altro: anzi così, cioè stando la rana
appesa al patibolo con una gamba di qua l’altra di là, pendente il corpo, 3 soli
gradi
Siccome i miti micro-elettrometri a pagliette lunghe sottili non arrivano a 30 gradi,
ma a 20, o 24 al più, oltre al qual termine detti pendolini sono portati a toccare le pareti della
boccetta; così mi servo all’opportunità di un altro elettrometro a paglie più corte e grosse,
ciascun grado del quale corrisponde a 4 gradi del primo, e ad 1/4 di grado del
§ 36. Troncato il capo alla rana, e infisso lo spillone nella spinal midolla,
le cose succedono presso a poco come non troncato il capo, e se v’è qualche
differenza, è piuttosto nel venir eccitate le convulsioni con minor forza elettrica.
appena di armatura (che ha però 10 o 12 volte maggiore capacità del suddetto
semplice Conduttore) basta un’elettricità quattro o sei volte ancora più de-
bole, cioè una carica di 5 o 6 gradi del
§ 38. Con una boccetta di 12 pollici quad. basta la carica di 2 in 3 gradi
dell’istesso
§ 39. Con boccie più grandi si guadagna ancora, ma poco; giacchè con
una di 30 poll. quad. di armatura vi vollero a convellere la rana intiera, se
non i 2 o 3 gradi dell’istesso
con una boccia di 96 poll. quad.
§ 40. Non debbo lasciare di far osservare, che le più picciole convulsioni
si eccitano talvolta ne’ soli diti dei piedi; altre volte in alcune fibre de’ muscoli
delle coscie: quelle alquanto più forti, prodotte da un poco più di quel minimo
di elettricità, si manifestano in tutta la gamba, che si scuote e balza; final-
mente anche nelle altre parti del corpo, e nella spina dorsale, che s’inarca, ecc.
§ 41. In generale poi è eguale la sensibilità, come nella rana intiera, o sem-
plicemente decapitata, così pure in una finita di trucidare col passare un lungo
ago per tutta la sua spinal midolla, ed anche nelle sole gambe recise da tutto
il resto del corpo: e questa sensibilità mantiensi nell’istesso grado, o presso
a poco, per più d’un’ora dopo tali mutilazioni; talchè per tutto questo tempo
bastano sempre a produr le grandi convulsioni i 10 gradi
plice Conduttore e le picciole i 5 o 6 gradi (§ 35); la carica della boccettina
picciolissima di 5 o 6 gradi del
cetta di 12 poll. quad. di armatura (§ 37 e 38).
§ 42. Adunque basta, adoperando una tal boccetta, che è ancora delle
picciole, a produr le contrazioni nella rana intiera o mutilata, o nelle sole
gambe recise, conficcati i due piedi un di qua un di là sul patibolo, basta una
carica così tenue, che appena dà, come abbiam già fatto osservare (§ 31 e 32),
una scintilla minutissima, nulla punto crepitante e visibile soltanto al bujo,
e che non si scaglia a nessuna distanza sensibile, ma esige il contatto, si può
dire, immediato dell’arco conduttore metallico; una carica, che attrae appena
un leggerissimo filo, e move a stento un minuzzolo di foglietta d’oro la più
sottile; che non produce la più leggier puntura sulle palpebre, sulla punta
del naso ecc.
Sì debole elettricità fa invero meraviglia come produca sì grande
effetto ne’ membri vivi e morti della nostra bestiuola.
Ma niente è ancora
se si paragona a quella molto più debole, che produce le istesse convulsioni,
anzi più insigni, quando si è preparata la rana alla maniera del Sig. GALVANI.
§ 43. Tagliatala dunque in modo, che le gambe restino attaccate per i
soli nervi crurali a un pezzo della spina, bastano allora a convellerla, nè tanto
debolmente, 2 soli gradi, o 3 al più
ma del semplice Conduttore (§ 25). Che se poi adoprisi la boccetta di 12 pollici
fortemente le gambe, ed eccitare scosse ecc.; ed anche molto meno, cioè 15
o 16 50
Micr. Cond.
§ 44. Tanto di elettricità basta se diriggasi la scarica, ossia la corrente di
fluido elettrico dalla midolla spinale, cioè dai nervi alle gambe, o da queste
a quella.
Ma v’è di più: se la direzione sia dalla spina alle gambe, han luogo
le convulsioni per una forza elettrica 4, 6, 8 volte minore ancora, cioè di 2, o
3 gradi
non si adopera carica di boccetta, ma il solo conduttore (§ 25).
§ 45. Quali conseguenze dedur si possano da questa osservazione, con-
fermata omai da mille sperimenti da me fatti colla maggiore accuratezza, cioè
della molto minor forza elettrica richiesta ad eccitare le convulsioni, dando al
fluido tal direzione, l’ho indicato già in uno scrittarello al Dr. BARONIO
Inserito nel Quad. prec. di questo Giornale. V. pag. 129-130.
e nel Discorso o Memoria precedente a questa
Vedi il Vol. medesimo pag. 175. segg.
stimo ora opportuno di soggiungere.
§ 46. Tornerem piuttosto a ciò, che merita pure gran considerazione,
ed è, come una forza elettrica, inconcepibilmente picciola, una carica di boc-
cetta di Leyden 40 o 50 volte più tenue di quella, che al contatto di un metallo
può dare una minutissima scintilla visibile appena al buio, e 20 volte a dir
poco minore di quella, che fa marcare un sol grado al mio Elettrometro già
molto sensibile a fili di paglia sottilissimi; carica così esile, che non move
punto neppure il sommamente delicato Elettroscopio di BENNET a listerelle
di foglia d’oro sottilissima, basta a convellere le gambe della rana preparata
nel modo indicato.
§ 47. Egli è così, che codesto
dirsi tale, vince tutti gli altri Elettrometri, sian quanto si voglian sensibili
e delicati, nel dar indizio delle cariche estremamente deboli; giacchè dove par-
rebbe esser nulla la carica di una boccia, anche cimentandola col sopraddetto
Elettroscopio di BENNET (e solo potremmo averne dei segni col Condensatore)
comparirà’ qualche cosa nella contrazione e scuotimento, che essa produrrà
nella rana preparata.
§ 48. Che se può far tanto negli organi dell’animale l’elettricità artificiale
debole a tal segno da eludere ogni Elettrometro, non v’è più difficoltà a
concepire, che lo stesso far possa, produrre cioè le contrazioni e moti musco-
lari, un’elettricità propria e innata degli organi egualmente fiacca, vuò dire
di sì debole, tensione, che non giunge a movere il più delicato de’ detti Elet-
trometri.
dell’animale, di un tal polso, che valesse a movere i nostri Elettrometri,
non potrebbe in alcun modo sussistere; stante la qualità conduttrice delle
fibre medesime, de’ vasi e umori di esso animale.
Però la natura ha provveduto
di tale e tanta sensibilità i nervi, di tale e tanta irritabilità i muscoli, che una
forza elettrica per tutt’altra maniera impercettibile basti ad eccitare le dette
contrazioni e moti muscolari.
Un simile fenomeno, che può servir d’esempio,
lo abbiamo nella luce, la quale avvegnachè non abbia un momento meccanico
bastevole a produrre la minima impulsione sensibile, a movere es. gr. una
piuma od altro corpo leggerissimo da lei investito, pur eccita vivamente il
nervo ottico, fino ad offenderlo per troppo gagliarda sensazione, e sì lo eccita
non debolmente anche una luce debole e rara.
Or dunque non fia maraviglia,
che una picciola e debol corrente di quest’altro fluido etereo, sottilissimo,
analogo si può dire, alla luce
Non voglio già con questo insinuare che il fluido elettrico sia lo stesso che la luce, e
neppure una modificazione di essa.
Tutte le sue qualità lo manifestano per un fluido
e il suo odore e sapore per un fluido più composto della luce, sebbene ancora rarissimo e sotti-
lissimo.
L’analogia dunque, che ho voluto indicare del fluido elettrico colla luce, col calore ecc.
consiste in ciò, che come questi appartiene anch’esso ad una classe di fluidi incomparabilmente
più sottili ed elastici, di fluidi aeriformi o gas, e non sensibilmente pesanti; la qual classe si può
denominare dei
Ma intorno alla natura e costituzione del fluido elettrico, di cui ora si tratta, mi riservo
a spiegare alcuni miei pensamenti, dietro a varie nuove sperienze e curiosi risultati, che mi è
riuscito di ottenere, in altro luogo più opportuno.
nervi, forse del pari delicati, o poco meno, dirò meglio del pari sensibili relati-
vamente a lui, li stimoli ed ecciti, che da questo eccitamento de’ nervi ne pro-
vengano poi le contrazioni e moti de’ muscoli da quelli dipendenti [1].
§ 50. Ma che?
Sarà dunque sopra i nervi, e non sopra i muscoli, che il
fluido elettrico agisce
quella solamente, allorchè movesi e trapassa per questo o quel membro del-
l’animale con forza affatto insensibile ai più squisiti elettrometri ?
Così appunto
mi conducono a credere molte nuove sperienze che ho fatte, e che verrò tra
poco esponendo, cioè che il
sista nel mettere in giuoco l’
e propri effetti della medesima sian poi i moti de’
§ 51. Con ciò andiamo d’accordo coi migliori Fisiologi, che questi ed altri
moti, ma singolarmente i spontanei fan dipendere immediatamente dall’azione
od influenza de’ nervi.
Ma arrestandoci qui, un poco sembra che abbiam gua-
dagnato col nostro fluido elettrico, con questa nostra Elettricità animale;
o se non poco, certo non tanto quanto ci promettevano le prime sperienze.
Abbiamo scoperto, è vero, in esso fluido, messo in moto per opera dell’organiz-
de’ nervi; e questo è già molto: ma non basta; avremmo voluto andare più
innanzi, e ci pareva d’esserci giunti; di essere cioè già certi, che il fluido elet-
trico medesimo movesse egli i muscoli, ossia colla sua propria virtù stimolante,
onde le contrazioni e moti loro.
Che però dovendosi ora ridurre ad attribuirgli
soltanto l’azione su’ nervi, quanto mai restiamo addietro dal segno, a cui ci
credevamo pervenuti?
Intendiamo e spieghiamo in qualche modo quella pri-
maria eccitazione de’ nervi, o a meglio dire, sappiamo onde viene; ma come poi
essa desti e metta in giuoco la forza muscolare resta ancora un problema
com’era prima.
§ 52. Torno a dire, noi ci lusingavamo pure di aver sciolto un tal problema,
o portata almeno una gran luce sopra una questione tanto ancora oscura per
i Fisiologi: giacchè mentre questi eran costretti ad arrestarsi a cotale non ben
intesa azione od influenza de’ nervi nel moto muscolare, cioè non giungevano
a spiegare per qual meccanismo, o per mezzo di che si comunichi da un capo
lontano di nuovo leggermente stimolato l’azione al nervo tutto fino ai suoi
ultimi rami, e come passando quindi ai muscoli ne ecciti le sì valide loro con-
trazioni; ci lusingavamo di giungere noi a ciò spiegare col nostro fluido elettrico
trascorrente da’ nervi ad essi muscoli, ed irritante i medesimi sul luogo.
Già
gl’istessi Fisiologi, ancorchè considerassero comunemente l’
forza propria e innata de’ muscoli, pur ricorrevano ad un agente intermedio,
o veicolo qual si fosse, per mezzo di cui tramandar si potesse e compiersi
l’azione dei nervi sopra essi muscoli.
E qui si abbandonavano alle ipotesi;
chi mettendo soltanto in azione le parti solide del nervo, e concependo delle
vibrazioni e tremori, che si propagassero da un capo all’altro; chi supponendo
(e questi furono, e sono anche oggi la maggior parte) un certo qual fluido
sottile, a cui dan nome di
di portare per la via de’ nervi al Sensorio comune le impressioni degli oggetti
esterni, e di scorrere a’ cenni della volontà pei nervi ai muscoli, ed eccitarvi
i moti.
Or ecco il passo più grande, che già ci credevamo di aver fatto dietro
la scoperta dell’Elettricità animale, e seguendo le idee del Sig. GALVANI Autore
di questa grande scoperta, ci credevamo giunti a comprendere per qual mezzo
appunto, e come esercitisi l’impero de’ nervi su’ muscoli, o qual fosse almeno
cotal fluido nerveo, che volea insignirsi col nome di
Quest’era
il fluido elettrico; e la funzion sua principale immaginammo che fosse, scor-
rendo da’ nervi suoi particolari conduttori a’ muscoli, di agire immediatamente
su questi, qual proprio e naturale stimolante de’ medesimi.
Come bene si spie-
gava in questo modo la cosa?
Ma le spiegazioni più plausibili e seducenti, e
quelle ancora, che sembran conformi alle prime generali apparenze, sono rare
volte confermate da un esame più rigoroso e seguito de’ particolari fenomeni;
e quando al presentarsi di una bella scoperta ci sembra di poter andare molto
dar addietro, ed a rinunciare a gran parte dei disegni concepiti
Potrebbero addursi di ciò molti esempi, ma ci bastino due soli, il primo de’ quali
preso pure dall’Elettricità.Cosa non si promettevano molti anni sono e Fisici e Medici dall’elet-
tricità artificiale applicata alla Medicina ?
E alla fine, di quanto poco profitto è debitrice l’arte
salutare a codesta
scoperta dei mezzi onde misurare la respirabilità di diverse arie, per cui si pretese di potere coi
così detti
bose ecc., quando il tutto si riduce al potersi con tali stromenti misurare una sola delle tante
qualità e modificazioni, di cui è suscettibile l’aria atmosferica, cioè i gradi della sua respirabilità,
o a dir più giusto la dose che contiene di aria pura
(Può vedersi su ciò l’articolo
metro
QUER). Non per questo però, che si sian dovute sovente riformare le belle e vaste idee concepite,
e raccogliendo le vele troppo aperte piegare al ritorno, voglion condannarsi i tentativi arditi
e gli sforzi che si fanno dagli uomini di genio per estendere qualsiasi scoperta, ed applicarla a
quante più cose si può; che anzi è bene, che impieghinsi dapprima le forze dell’ingegno in cer-
care e tentare tutte le possibili applicazioni, e spingansi le cose anche oltre i limiti, purchè di-
sposti si sia a retrocedere poi, ove scorgasi di essersi troppo inoltrati, e a ridurre infine le cose
al loro giusto valore.
duto nel caso presente: esaminata meglio la cosa, variando le sperienze e ten-
tandone di nuove, ho dovuto accorgermi alla fine, che assai più limitato di
quel che supponea GALVANI, ed io con lui, egli è il giuoco del fluido elettrico
negli organi animali, terminandosi la sua azione immediata nei nervi, come
sopra si è detto (§ 50).
§ 53. Non voglio già, negare, che possa agire anche su questi immediata-
mente, ed irritandoli per se stesso eccitarne le contrazioni e moti.
Un’elet-
tricità forte, una scintilla viva e pungente, che colpisca il muscolo, può e dee
far questo, come ogn’altro stimolo.
Ma qui si tratta di elettricita debolissima,
qual è l’elettricità animale, impercettibile ai più delicati elettrometri; e questa
è, che non valendo ad irritare immediatamente i muscoli, i soli nervi affetta
sensibilmente; i quali poi portano la loro azione sopra i primi (§ cit.), in qual
modo non sappiamo ancora.
§ 54. S’ella è così non sarà, dunque neppur necessario che esso fluido elet-
trico faccia incursione ne’ muscoli medesimi, che hanno da convellersi; bastando
che si limiti il suo trascorso ad una parte del nervo o nervi, da cui vengon
retti e dominati que’ tali muscoli.
Ora molte sperienze mi han dimostrato
che ciò appunto basta.
Ne addurrò qui alcune solamente delle più dimostrative.
§ 55. Preparata una gamba di una grossa rana in guisa che il nervo cru-
rale bene snudato e reciso, dalla spina dorsale, avanzi fuori dalla coscia
quanto è lungo, ne copro all’estremità, con una laminetta metallica piegatavi
intorno, oppur lo serro con pinzette; e lo stesso fo ad un altro pezzo dell’istesso
d’anello, o lo stringo con altre pinzette, lasciando una o due linee d’intervallo
tra l’una e l’altra di tali armature; cosicchè al disotto della inferiore rimane
ancora una porzione di nervo nudo, come nuda rimane quella picciola parte
framezzo.
Ciò fatto scarico una boccetta di Leyden debolissimamente carica,
cioè o non scintillante, o appena, sopra le due armature poste al nervo, in modo
che la sola porzione di esso compresa tra quelle si truovi nel
ed ecco, che tutti i muscoli della gamba si convellono fortemente,, ed essa si
slancia e salta; quantunque, come manifestamente appare, la corrente di fluido
elettrico siasi ristretta al nervo solamente, anzi ad una picciola sua parte, e
i muscoli e la gamba tutta sian rimasti intieramente fuori.
Non è dunque ne-
cessario che detta corrente giunga fino ai muscoli, che il fluido elettrico stimo-
lante li invada: basta che solletichi e stimoli i nervi, da cui tali muscoli suscet-
tibili di moto volontario immediatamente dipendono.
§ 56. Simile sperienza ho ripetuta molte volte anche sopra animali a sangue
caldo, ne’ quali, e più facilmente e più insigni si ottengono i descritti effetti.
Scoperto e liberato da tutte le sue aderenze intorno, il grosso nervo
ad un Agnello, e troncatolo due o tre pollici sopra la sua inserzione ne’ muscoli
della coscia, vi applico due listerelle circolari di foglia o laminetta metallica,
una vicino all'estremità troncata, l’altra alcune linee od un pollice sotto;
oppure lo stringo con pinzette ne’ due indicati luoghi, e se mi piace anche vici-
nissime le une alle altre, sol che non si tocchino.
Così preparato il nervo, e te-
nendolo con un filo di seta od altro, sollevato dal contatto delle parti vicine,
fo passare per quella picciola porzione di lui, ch’è interposta alle due armature
metalliche, una debole scarica elettrica; la quale, come si vede, non che giu-
gnere ai muscoli della gamba, non s’estende neppure all’altra porzione del nervo,
che riman nuda tra la inferior armatura e l’inserzione di esso nervo nella coscia :
eppure non lascia la gamba di convellersi, e sbattersi tutta quanta, egualmente
che se si scaricasse la boccetta di Leyden applicandone un’armatura alla gamba
medesima, e l’altra al nervo.
§ 57. Queste sperienze, come dicea, ho io replicate e variate in più modi
coll’istesso evento, ed ho avuto occasione di notare che, le altre cose pari,
soglion riuscire più forti le convulsioni nell’arto reciso dal tronco, che lasciando
intiero il corpo, e preparando il nervo al suo luogo: ciò almeno quando il nervo,
che si prepara è l’
nelle rane.
§ 58. Quello che or mostrato abbiamo succedere impiegando cariche elet-
triche artificiali, nelle quali prove ancorchè si limiti il fluido ad agire su alcuni
punti solamente, e dentro un picciolo tratto del nervo, pur ne nascono le con-
trazioni e moti de’ muscoli, comunque lontani, ad esso nervo obbedienti:
quello stesso avviene anche per le scariche o trasporti di fluido elettrico non
dell’animale mercè la semplice applicazione delle convenienti armature, ed
arco conduttore; cioè avviene, che portata l’azione su, nervi soli, anzi sopra
una picciola porzione di tronco nerveo, vi rispondano i moti de’muscoli a que'
nervi soggetti, ancorchè la vera e propria corrente elettrica non giunga punto
ad essi muscoli.
Scopransi, e si isolino i nervi crurali di una rana, l’ischiatico
di un Agnello ecc., e come sopra (§ 55, 56) applichinsi a due parti più o men
vicine dell’istesso nervo le due armature metalliche, l’una di foglia di stagno,
l’altra d’ottone, o meglio d’argento (vedremo tra poco quanto importi, che
siano di diversi metalli); indi si facciano comunicare, o per mezzo di un terzo
metallo qualunque, od anche senza di questo con avanzare l’una contro l’altra
finchè si tocchino: all’istante si ecciteranno le convulsioni e sbattimenti di
tutto il membro, che pur non è tocco, e a cui nulla si può concepire che giunga
del fluido elettrico smosso soltanto da parte a parte, e si dà una ad altra parte
vicina del nervo.
§ 59. Non si concepisce troppo neppure come si smova detto fluido elet-
trico da un luogo all’altro così vicino dell’istesso nervo, per la sola applicazione
di quelle armature, e comunicazione esterna delle medesime, e perchè richie-
dansi tali armature
dirette, e intorno a cui ci tratterremo altrove di proposito.
§ 60. Diciam qui intanto, che non fa ne anche bisogno di due armature
messe appostatamente al nervo, potendo bastare una sola, es. gr. di laminetta
di stagno; purchè vengasi questa a toccare in sul confine con un capo dell’arco
conduttore, es. gr. con un filo d’ottone o con altro metallo diverso da quello
di essa armatura, come una moneta d’oro o d’argento, un cucchiajo ecc. ven-
gasi, dico, a toccare sul confine, in guisa cioè che tal metallo, od arco condut-
tore tocchi a un tempo il lembo, ossia parte dell’armatura, e alcuni punti del
nervo nudo; il che poi viene ad essere un equivalente delle due armature dissi-
mili già dette (§ preced.), e prossime l’una all’altra.
Il Sig. GALVANI ha pur no-
tata questa circostanza dell’eccitarsi più facilmente le convulsioni se tocchisi
col filo metallico il lembo dell’armatura, e insieme alcuni punti della parte
nuda; ma ne ha recata tutt’altra ragione.
Quella però, che noi diamo qui
riportando tutto al giuoco non anco ben inteso delle
bilito, quanto al fatto, con ogni genere di prove, è la sola coerente a tante altre
sperienze di questo genere, come meglio mostrerassi in seguito: con essa una
folla di fenomeni ed eventi, che sembrano capricciosi, tante apparenti ano-
malie rientrano nell’ordine; cioè riduconsi facilmente a certe leggi.
§ 61. Ritornando alla somma facilità, onde eccitansi vivamente i nervi,
e i nervi soli, per qualsiasi picciola corrente di fluido elettrico, che li invada,
intendiamo ora meglio perchè preparata la rana al modo del Sig. GALVANI,
cioè lasciata la sola comunicazione tra le gambe e la spina dorsale dei nervi
vellano per un’elettricità prodigiosamente debole, sia artificiale, sia propria
animale: per una carica di Leyden es. gr. che arriva appena a 2 o 3 50
grado del mio elettrometro a paglie sottili (§ 44): laddove lasciandola intiera
si contraggono appena gl’istessi muscoli delle gambe per una carica 50 volte
più grande, cioè di 2 o 3 gradi del detto elettrometro (§ 38). Per quello è dei
muscoli di esse gambe, son pur questi investiti egualmente dalla corrente
di fluido elettrico, che passa fino all’estremità dei piedi, egualmente dico,
tanto se la rana sia intiera, quanto se sia preparata nella suddetta guisa: e
che importa, infatti che esse gambe tengano alla spina del dorso per i soli
nervi crurali ?
Tutta la corrente qual ella è non passa infine per detti muscoli ?
Anzi
è credibile, che vi passi più rapidamente allorchè l’animale è intiero, di quando
lasciati i soli nervi crurali di comunicazione tra la spina e le gambe, il tragitto
si dee fare per questi soli angusti canali, i quali non essendo perfetti deferenti,
non possono che ritardarlo.
Ma per ciò appunto, che passa ristretto, e con
qualche difficoltà il fluido elettrico ne’ soli filetti nervosi, e fa urto contro di
essi, perciò è, che tanto più vivamente li stimola di quello farebbe, se soli quelli
non si trovassero a dargli passaggio, se non si fossero tolti via tanti altri de-
ferenti, muscoli, membrane, vasi, umori, se in breve lasciati si fossero e lombi
e ventre alla rana con tutti i suoi visceri e integumenti; nel qual caso scorrendo
il fluido elettrico per tante strade, e molto minore quindi essendo la porzione
di esso, che investirebbe i nervi crurali involti tra tante altre parti, molto meno
verrebbero essi stimolati, nè già più sensibilmente, se non per una forza elet-
trica proporzionalmente maggiore.
§ 62. Anche questo dunque ci conduce a credere, che sopra i nervi si eser-
citi
gl’investe: effetto
muscoli, che ne dipendono (§ 50). Ad appoggiare la qual sentenza, diversa
da quella del Sig. GALVANI, che noi pure adottata avevamo da principio, e che
riguarda piuttosto il fluido elettrico come lo stimolante proprio de’ muscoli,
l’eccitatore immediato della loro irritabilità; oltre le già recate prove, molti
altri argomenti concorrono tratti da nuove sperienze e scoperte da noi fatte
in questi giorni, di cui non è ancora qui luogo di parlare.
§ 63. Mi si obbjetteranno forse quelle altre mie sperienze già annunciate
verso il fine della memoria precedente (Mem. I, § 43 segg.), con cui, senza met-
tere a nudo i nervi, senza portar via gl’integumenti, senza talvolta neppure
tagliar la pelle, eccito nell’animale intiero e intatto, col solo applicargli le con-
venienti armature metalliche, e stabilire tra queste una comunicazione me-
diata od immediata, delle convulsioni e scosse in tutte le sue membra.
Qui
pare che sian piuttosto i muscoli, che i nervi quelli su cui agisca direttamente
il fluido elettrico, che si trasporta dall’uno all’altro luogo: massime poi osser-
lari succedono molto più forti, ove le armature siano applicate ai più forti
muscoli, e questi siansi snudati per applicarvele immediatamente.
§ 64. Ma forsechè non vi sono ramificazioni nervose in ciascuno di quei
muscoli?
Forsechè sfuggir possono la puntura, dirò così, elettrica ?
Io ho bene
mostrato qui sopra (§ 55 segg.), che un pezzo di nudo nervo, senza fibra musco-
lare, venendo attraversato, e quindi stimolato da una picciola corrente elet-
trica, eccita le convulsioni e moti del membro a cui comanda, senza che ai mu-
scoli di questo giunga tal corrente; ma sfido chiunque a provarmi, che al-
lorchè una simile corrente di fluido elettrico pervade un muscolo, od anche
solo una parte di esso, non ferisca alcuno dei filetti nervosi, che vi sono sparsi.
Che se dimostrare ciò non si può, riman salva ed inconcussa la mia propo-
sizione, che i nervi sian quelli che vengono eccitati da detto fluido elettrico
trascorrente.
§ 65. Ma v’è di più: mentre voi che mi obiettate cotali sperienze, e state
per l’azione immediata di esso fluido sopra le fibre muscolari, non potete ridur
la cosa al punto, che ferendo egli queste sole, e nascendone la contrazione sia
evidente e sensibile cotal sua azione immediata, onde resterà sempre almeno
dubbio se una debole corrente elettrica, qual’è quella di cui si tratta, sia da
tanto, io sì, che con esperienze dirette, di cui mi riservo a parlare sull’ultimo,
vi renderò sensibile e manifesta, sensibile agli organi vostri medesimi (eh!
diciamolo pur qui di passaggio) sensibile alla lingua, epperò ai nervi, giacchè
di questi è il sentire, non solo la corrente di fluido elettrico, che sgorga in forma
di pennoncello, e produce il noto venticello fresco sulla punta de’ conduttori
elettrizzati, ma ben anche quell’altra corrente invisibile dell’istesso fluido, a
cui si dà luogo colla sola applicazione delle convenienti armature metalliche,
che poi si fanno tra loro comunicare.
Con non altro artifizio che questo di ap-
plicare alla punta della lingua una lamina di stagno o di piombo, lucida e netta,
e posare sul mezzo della lingua medesima una moneta d’oro o d’argento,
una spatola d’argento od un cucchiajo, e far quindi toccare il manico di questo
cucchiaio o spatola, oppure la moneta alla lamina di stagno o piombo, contro
cui preme la punta della vostra lingua, con non altra operazione, dico, che
questa, gusterete l’istesso sapore acidetto, che vi si fa sentire sulla lingua
quando l’opponete al tenue fiocco e venticello di un conduttore elettrizzato
artificialmente a tale distanza che non iscocchino scintille.
Anche qui dunque
il trascorrimento del fluido elettrico occasionato da parte a parte della lingua,
mercè la semplice applicazione di due metalli, e indotta comunicazione de’
medesimi, eccita l’istessa istessissima sensazione, l’istesso sapor acido, nè già
debole, ma anzi vivo; e niuna contrazione, niun altro moto in essa lingua pur
cotanto mobile ed irritabile: il che è ben bastante a provare, che le papille
nervose, non le fibre muscolari della medesima, son quelle che vengono imme-
le vellica e stimola dolcemente.
§ 66. Così è: in tali prove non sono i
sulla punta, e in tutta la parte anteriore della lingua, ma i
che vengono stuzzicati dal fluido elettrico; e però nasce nella lingua la sensazione
di sapore, non nascono le convulsioni e moti, di cui pure è suscettibile essa
lingua, ma per l’azione di altri nervi, che s’impiantano nella sua radice.
Ad
eccitar dunque cotali moti e contrazioni delle fibre muscolari della lingua, ho
tosto pensato che conveniva portare l’azione elettrica sopra quella parte;
e fatta in conseguenza la prova di strappare l’intiera lingua ad un agnello,
ed armarne uno de’ principali nervi della radice, oppur anche solamente la
prossima carne viva, e d’applicare un’altra armatura verso il mezzo dellalingua
medesima, riunitele poi ambedue col mezzo di un arco conduttore, ottenni
le aspettate convulsioni.
§ 67. Si fa dunque manifesto, che quale è il nervo stimolato, quale la sua
natural funzione, tale è l’effetto, che corrispondentemente ne siegue, di sen-
sazione cioè, e di moto, allorchè quella virtù nervea è messa in esercizio dal
fluido elettrico che fa incursione; e che quindi il giuoco de’ muscoli, le contra-
zioni ecc., sono un effetto immediato di quest’azion nervosa, non già del fluido
elettrico, come ci siam argomentati di provare dal § 50 fin qui, e tutto il seguito
delle nostre sperienze andrà maggiormente confermando.
Che se fossero i
muscoli disposti a risentirsi a dirittura, se quel picciolissime trascorrimento
di fluido elettrico, di cui si tratta, potesse irritarli immediatamente, perchè
non avrebbero a convellersi tutti que’ muscoli, che godono dell’irritabilità, e
sono suscettibili di convellimento e di moto, stuzzicandoli tale debole corrente
di fluido elettrico, perchè, dico, non avrebbero a convellersi anche dove non
son presenti nervi, o que’ tali nervi, che la Natura ha destinati per il moto?
Ma no: quella debolissima corrente, di cui si tratta (giacchè non abbiamo
ora in vista le scariche forti artificiali, atte a produr scintille ecc., le quali
come si è già accennato (§ 53) potrebbero benissimo convellere i muscoli anche
senza l’intermedio de’ nervi), basta ad eccitare la sensibilità de’ nervi, e a
metterne in giuoco l’azione; non basta di per sè sola ad eccitare l’irritabilità
de’ muscoli sì che si contraggono.
§ 68. Conseguentemente anche quando si eccitano le convulsioni, e moti più
o men violenti nelle membra delle rane, e d’altri animali vivi e intieri, sia colle
scariche elettriche artifiziali molto deboli, come abbiam descritto in principio
della presente Memoria, sia colla semplice applicazione delle convenienti ar-
mature metalliche, e indotta comunicazione tra loro, nella maniera cioè indi-
cata sul fine della Memoria precedente, e ricordata pur anche qui (§ 63), non
sono i muscoli, come ho creduto per qualche tempo, bensì i nervi sparsi per
entro ad essi e coperti, che vengono primariamente affetti; e la forza nervosa
Però osservasi che corrispondono, e i luoghi, e la maggiore, o minor grandezza
di questi moti muscolari, e la maggiore o minor facilità di eccitarli, alla mag-
giore o minor vicinanza delle armature a’ nervi, che reggono quelle o queste
membra.
In conseguenza la pelle e gli altri integumenti, se non impediscono
(e sì che in alcuni animali, cioè quadrupedi, uccelli ed altri, impediscono a
segno che conviene assolutamente levarli, almeno in parte, come tra poco spie-
gherò), se non impediscono, dico, del tutto, nuocciono alla riuscita dell’espe-
rienze; ed anche tolti via questi integumenti fino a scoprire la viva carne,
non è mai che si eccitino con tutte le migliori armature nè sì facilmente, nè
sì forti le convulsioni de’ muscoli, come denudando ed isolando i respettivi
nervi alla maniera di GALVANI.
§ 69. Non è che non siano abbastanza grandi, e molte volte strepitosi i
movimenti eziandio negli animali assoggettati in questa mia nuova maniera
intieri alle esperienze; nè che difficile sia di ottenerli, che anzi è facilissimo.
Facili sì a farsi sono tali sperienze, più che alla solita maniera del Sig. GAL-
VANI, quanto alla preparazione, non occorrendo alcuna dissezione dell’ani-
male; e tanto più belle riescono e piacevoli.
Ma quanto alla facilità di entrar
in convulsione i muscoli, e alla forza delle convulsioni medesime, questo mio
metodo la cede d’assai a quell’altro primo di denudare i nervi; e ciò che me-
rita particolar riflessione è, che si ricercano, quando si lasciano i nervi coperti,
quattro condizioni per il successo dell’esperienze, nessuna delle quali è asso-
lutamente necessaria allorchè si sono snudati e isolati i nervi.
§ 70. La 1
con non altri conduttori che metallici: laddove preparata es. gr. la rana in
guisa, che le gambe tengano per i soli nervi crurali alla spina del dorso, si pos-
sono nei primi momenti, mentre cioè sussiste in pieno vigore la vitalità, ecci-
tare le convulsioni toccando con una mano i piedi, e coll’altra mano ed anche
con un più imperfetto conduttore, come legno, avorio ecc., la spina dorsale
o i nervi.
§ 71. La 2
intiero, in ambedue i luoghi sopra non tanto picciola estensione, ovvero che
sianvi applicate a dovere due armature metalliche.
Può veramente bastare
anche una sola, se all’altra supplisca la testa dell’arco conduttore abbastanza
larga, perchè tocchi in più punti.
Or tali armature o contatto ampio dell’arco
conduttore, sebben giovino assai anche per l’animale, cui sonosi snudati i nervi,
non sono però necessarie, finchè almeno mantiene la sua vitalità discretamente
forte.
§ 72. La 3
di stagno o piombo, l’altra d’argento o d’oro, d’ottone o di ferro.
Questa diver-
sità di metalli richiedesi assolutamente, o se sono ambedue le armature del-
cate, una essendo es. gr. di foglietta d’argento ben aderente, e come incollata
alla parte, l’altra di lamina parimenti d’argento, ma non flessibile, piuttosto
scabra che liscia, come una moneta ecc.
In ciò si può dire, consiste tutto l’ar-
tificio, onde eccitare a nostra posta le convulsioni nell’animale intiero: vuol
essere un’armatura di metallo tenero, cioè piombo o stagno, l’altra d’un altro
metallo qualunque; però meglio di tutti riesce l’argento e l’oro, e non molto
bene il rame e il ferro.
Nell’animale all’incontro preparato collo snudarne i
nervi, siccome non è assolutamente necessaria alcuna armatura (§ prec.),
così applicandovene, od una sola od ambedue dell’istesso metallo, e perfetta-
mente eguali, es. gr. due monete d’argento, o due fogliette di stagno, possono
tuttavia ottenersi i soliti moti e convulsioni, finchè non sono molto illangui-
dite le forze vitali: giacchè quando lo sono, convien ricorrere anche qui alle
armature
applicazione
Il Sig. GALVanI notò ancora egli, che la diversità de’metalli influisce molto, talchè
succedono e più facilmente e più veementi le convulsioni, se essendo ferro od ottone quello che
tocca i muscoli, sia stagno od argento l’altro, che tocca i nervi della rana preparata alla sua ma-
niera.
« Illud praeterea (così egli alla pag. 21) peculiare atque animadversione dignum, lan-
« guentibus potissimum praeparatorum animalium viribus, circa conductores arcus aut defe
« rentia plana contingit nobis saepissime observare, variam nempe eorum ac multiplicem metal-
« licam substantiam cum ad obtinendas, turn ad augendas contractiones musculares multum
« posse, et quidem longe magia, quam una eademque metallica substantia.
Ita ex. gr. si arcua
« totus ferreus fuerit, aut ferreus uncus, et ferreum item planum deferens, saepe saepius aut
« deficient contractiones, aut erunt perexiguae.
Si vero eorum alterum ferreum ex. gr. fuerit,
« aereum alterum, multo magia ai argenteum (argenteum enim prae caeteris metallis ad defe-
« rendam animalem electricitatem visum est nobis idoneum) contractiones continuo et longe
« majores, et longe diutius prodibant.
Idem contingit una eademque cohibentis plani superficie,
« duobus ab invicem disjunctis locis, folio pariter metallico, sed dissimili obducta, ut scilicet
« ai uno in loco stamni folium adhibeas, in altero aurichalci, contractiones ut plurimum longe
« majores contingant, quam si uno eodemque metallo, ac folio, argenteo licet, fuerit uterque
« locus obductus, seu ut inquiunt armatus ».
L’istessa cosa ripete il lodato Autore in altri luoghi della sua opera.
Alle sue osservazioni
son dunque conformi le mie; e solo notano questo dippiù, che se nell’animale preparato alla sua
maniera sono men forti le convulsioni, e mancano sovente, ove le armature siano simili, del-
l’istesso metallo, nell’animale intiero alla mia maniera, o in cui ho snudati soltanto i muscoli,
sicchè i nervi rimangano a lor luogo coperti, mancano del tutto e sempre: che se pur si ottiene
talora qualche picciol moto, egli è probabilmente perchè o non sono perfettamente dell’istessa
sorte i due metalli, comunque portino egual nome, differenziandosi per qualche diversa lega
per essere più o men battuti e compatti, o perchè differiscono molto le loro superfìcie, essendo
una più o men liscia e monda, più o men combaciante dell’altra ecc.
Ho poi cercato di conoscere meglio quale diversità di metalli favorisca più la riuscita del- l’esperienza, cioè ecciti più forti convulsioni nell’animale, e più facilmente; ed ho trovato che
si possono comodamente partire essi metalli in tre ranghi, ponendo nell’inferiore lo stagno e il
piombo, nel medio il ferro, il rame, l’ottone, e nel superiore il mercurio, l’oro, l’argento e la
platina.
Così poi giova più di tutto contrapporre ad uno dell’inferior rango, cioè al piombo o
stagno, uno del rango superiore, oro od argento, e massime quest’ultimo.
Quelli del rango medio,
ferro ed ottone, fanno discretamente bene contrapposti anch’essi allo stagno e piombo; ma meno
che l’argento e l’oro; meno poi ancora se contrappongansi a questi: onde appare che detti ferro
ed ottone, e così il rame, che abbiam posti nel rango medio, assai più si accostano al superiore
che all’inferiore, nel qual ultimo rimangono soli, e per molto intervallo separati, i due metalli
teneri piombo e stagno.
Le picciole differenze tra i metalli dell’istesso rango, come tra argento
ed oro, tra ferro e ottone, tra piombo e stagno, non ho potuto peranco bene determinarle, nè
assegnare il posto agl’altri così detti semi-metalli, cioè ai regoli di zinco, di antimonio, di bi-
smuto ecc. : le quali ricerche, che non sono altronde della maggiore importanza, riserbo a migliore
opportunità.
quel che tocca immediatamente la carne viva (§ 70), ma tutt’intiero l’arco
conduttore metallico.
Che se interrotto venga non che da un coibente, o da
un cattivo deferente, come da una sottil carta, ma fino da uno strato d’acqua,
che è pur conduttore bello e buono, avvegnachè ceda di molto ai metalli,
l’effetto delle convulsioni manca nell’animale intiero, conforme già indicato
abbiamo e spiegato sul fine della Memoria precedente: laddove non lasciano
di eccitarsi le contrazioni e spasmi ne’ muscoli, i cui nervi sonosi snudati e
preparati, nè per tale interposizione dell’acqua a mezzo dell’arco conduttore
nè per l’interposizione di una carta, o panno, o cuojo soltanto umido, e neppure
se entrino nel
tantochè però è in pieno vigore la vitalità, come abbiamo fatto osservare
già nel primo prospetto, che abbiam presentato delle esperienze del Sig. GAL-
VAnI, e delle nostre pur anche
Veggasi la 1
picciolo mio scritto al Dr. BARONIO, che la precede.
§ 74. Da tutto questo può rilevarsi abbastanza quanto più facilmente
siano eccitabili le contrazioni de’ muscoli, se i nervi, che vi metton capo, ven-
gano snudati ed isolati, che se rimangano coperti dalle carni ed altri integu-
menti, e fin dalla pelle dell’animale intiero ed intatto.
Intorno alla qual pelle
e integumenti debbo pure far vedere quale ostacolo pongano anche questi
all’eccitamento delle convulsioni, e sperimentandosi col metodo di cui ora si
tratta.
§ 75. Nelle rane adunque, nelle anguille ed altri pesci, a cui, prima che agli
animali di sangue caldo, ho estese queste sperienze, gl’integumenti non tol-
gono d’ordinario che la prova riesca molto bene, se non è che la pelle trovasi
troppo asciutta; nel qual caso basta umettarla alquanto.
Non così nei quadru-
scita l’esperienza lasciando del tutto intatti i loro integumenti; ma ho dovuto
levarne via qualche parte, almeno in quei siti, a cui volea applicare le armature.
Sembra pertanto che la grossezza di tali integumenti, e la poca loro conducibilità
intervenendovi massimamente la pinguedine, sia d’impedimento a quel celere
e libero trasporto di fluido elettrico, che richiedesi per far impressione sui nervi,
e stimolarli a segno, ch’essi poi suscitino le contrazioni de’ muscoli; e che perciò
manchino cotesti moti finchè detti integumenti son frapposti ad essi muscoli,
e alle rispettive armature.
Convien dunque levarli intieramente o in massima
parte, ne’ luoghi destinati per queste: convien che s’applichino le superficie
metalliche ai nudi muscoli, ossia alla viva carne.
§ 76. La maniera da me praticata, che corrispose meglio, fu d’incidere
la pelle agli uccelli e quadrupedi
L’esperienza l’ho ora estesa anche ai grandi animali, a Montoni, Vitelli ecc., ne’ quali
riesce non men bene che nei piccioli e mezzani.
indietro dai lati, e di vestir indi la nuda carne colla solita foglietta di stagno:
d’incidere similmente e snudare qualche altro muscolo, es. gr. di una gamba,
ed applicarvi una moneta od altra lastra d’argento.
Ciò fatto non è più bisogno
d’altro, per veder nascere le valide contrazioni, i moti e sbalzi di quella gamba,
se non di fare che comunichino una coll’altra tali armature metalliche, o imme-
diatamente venendo ad un mutuo contatto, o per mezzo di un terzo metallo.
§ 77. Anche le salamandre e le lucertole mi è convenuto quasi sempre
scorticarle, in tutto o in parte: senza di che, con tutte le migliori armature,
o mancava l’effetto delle convulsioni, od erano poco rimarcabili.
§ 78. Per le rane, sebbene scorticate diano in più forti convulsioni, e assai
più facilmente, si può anche averne l’effetto, come già ho dichiarato (§ 75),
lasciandole con tutta la pelle (la quale è sottilissima e umida, e veste immedia-
tamente i muscoli più umidi ancora) intiera e intatta, se la foglietta di stagno
soprattutto è ben applicata, e coll’altra armatura, es. gr. la moneta d’argento,
applicata dove si sia, si prema alquanto contro la parte.
Lo stesso è presso a
poco anche delle biscie, almeno del serpente chiamato volgarmente
uno de' quali molto grande ho avuto occasione di assoggettare alle prove.
§ 79. I pesci anch’essi, su cui ho fatte simili sperienze, han corrisposto così
colla pelle intiera indosso; raschiate le squame han dato qualche maggior segno;
ma levata loro la pelle non mi sembrò che acquistassero maggior attitudine
ad essere scossi; che anzi le anguille mi è parso, che diventino meno suscetti-
bili: le anguille dico, che vestite di tutta la loro pelle se si muniscano delle con-
venienti armature metalliche (intendasi sempre
(§ 72), massime vicino alla coda, si contorcono e guizzano a meraviglia, al
momento che si stabilisce la comunicazione tra dette armature.
stanze più o men favorevoli alla riuscita delle sperienze di questo genere, che
han per oggetto cioè di eccitare le convulsioni in qualsisia animale vivo e in-
tiero, e sì nelle rane, nelle anguille ecc. senza incisione alcuna neppur della
pelle, nonchè senza denudarne i nervi, piacemi di descrivere queste sperienze
un poco più particolarmente, onde possa ciascuno ripeterle con facilità e sicu-
rezza dell’esito.
Prendo dunque un’anguilla tal qual è, ed applico ad una parte
qualunque del suo corpo una foglietta sottilissima di stagno, di quelle cioè dei
battiloro, che si tengon frapposte alle carte di certi libretti, e che servono per
inargentare a falso: applico, dico, questa foglietta di stagno dove mi piace,
sulla testa, sulla schiena, al ventre, ai fianchi, alla coda dell’anguilla, e di quella
lunghezza e larghezza che più mi piace, in modo che vi si adatti bene, come
fossevi incollata.
Così armato l’animale o vestito di un pezzo di camicia me-
tallica ben aderente, lo pongo a giacere dal lato opposto non vestito sopra un
piatto d’argento.
Invece del piatto può servire egualmente bene anche una
lastra non molto larga, come un cucchiajo, una moneta; ma conviene allora,
che tal lastra picciola sia posta sotto all’anguilla in guisa, che corrisponda al-
l’armatura superiore, cioè alla foglietta agglutinata, o poco almeno ne disti
Nelle anguille, ne’ serpenti, siccome in molti vermi e insetti, la direzione de’ nervi e
de’ muscoli è più trasversale e circolare, che longitudinale, ossia viene in massima parte ristretta
dentro ai confini di certe fascie, o anelli.
S’intende quindi facilmente perchè debbano entro ai
medesimi confini corrispondersi le due armature nell’anguilla, se hanno pure ad eccitarsi le
contrazioni muscolari.
Così disposte le cose, basta toccare con una chiave, con un filo d’ottone, con
un altro cucchiajo, o moneta, con un pezzo insomma qualunque di metallo,
purchè sia netto e mondo, il piatto o la lastra d’argento che sta sotto, e insieme
la foglia o veste di stagno, cui tiene indosso la nostra anguilla, basta anche,
senza altro metallo intermedio che faccia officio di arco conduttore, far sì che
vi supplisca l’istessa lastra o cucchiajo o moneta che sia, avanzandola ed in-
clinandola tanto che giunga a toccare a dirittura detta veste di stagno, per
rendere all' istante l’ anguilla convulsa, per vederla corrugarsi, contorcersi,
inarcarsi, erigere e vibrar le pinne, in tutta quella parte di corpo massima-
mente, che trovasi tra i limiti dell’una e dell’altra armatura.
Bello è osservare
come, se questa parte di corpo comprende la testa, o il collo, si gonfia questo, si
alza quella, e la bocca s’apre e si chiude a vicenda, ogni volta che si viene
all’indicato toccamento.
Che se tutta la schiena o tutto il ventre dell’anguilla,
dal capo fino alla coda, o tutto un fianco si vesta di foglietta di stagno non
interrotta, e bene agglutinata, ed essa anguilla poi giaccia col lato nudo tutto
al lungo sopra un bacile d’argento, allora all’istante che si fa la comunicazione
in uno de' modi indicati tra l’inferiore e superiore armatura, tra il piatto cioè
temente.
§ 81. Per la rana ancora sono le cose presso a poco eguali, in quanto che
può applicarsi la camicia di stagno o tutt’al lungo del ventre, o tutt’al lungo
della schiena, oppure a parte solamente di quello o di questa, o all’uno o al-
l’altro fianco, e può applicarsi eziandio ad una coscia o gamba.
Per essa rana
poi non occorre del gran piatto, e basta in ogni caso la lastretta d’argento, il
cucchiajo, o la moneta, quali non è neppur necessario, come nell’anguilla, di
apporre al lato opposto e corrispondente della veste di stagno, nè ad essa vi-
cino.
Se così si fa succedono a dir vero più forti le convulsioni e moti; ma anche
ponendo dall’istesso lato, su’ piedi es. gr., o sulle coscie la moneta, o il manico
del cucchiajo, quando son vestiti di foglietta di stagno o i lombi, o la schiena,
o gli omeri, non lasciano, al momento che si stabilisce la comunicazione tra le
due armature, di convellersi i muscoli delle coscie, e di vibrarsi le gambe.
Così
anche se una coscia o gamba porti la sottil veste di stagno, e sovra l’altra coscia
o gamba compagna posi al luogo medesimo la moneta, o il manico del cucchiajo,
convellerannosi, indotta la comunicazione, e guizzeranno ambe le gambe.
§ 82. Comincia dunque già a differenziarsi la rana dall’anguilla in ciò,
che anche posta l’armatura d’argento in parte non corrispondente, e quanto
si voglia lontana, dalla veste o foglietta di stagno aderente, han luogo nulla di
meno le convulsioni e spasmi, nè già parziali, bensì di tutto o quasi tutto il
corpo.
§ 83. Ma quello, che più la differenzia ancora, è una assai più decisa corri-
spondenza tra muscoli e nervi; e tale, che quelli dei muscoli si convellono più
fortemente, che ricevono più nervi, e più davvicino da quella parte del corpo,
cui si è posta una delle armature, quantunque non a questi, ma bene ad altri
muscoli trovisi applicata l’altra.
Così es. gr. se al confine del dorso e sopra i
reni, al luogo cioè ove trovansi poco sotto la pelle i grossi nervi crurali, sia ap-
plicata e fatta bene aderente la foglietta di stagno, convellerannosi e balze-
ranno le gambe, quand’anche l’altra armatura, la lastra d’argento o moneta
(tra cui si viene poi a stabilire la comunicazione) sia applicata al ventre, al
petto, alla testa: se la detta laminetta di stagno sarà incollata sopra il mezzo
della schiena, entreranno in grande spasmo i muscoli del ventre e dei fianchi:
se sovra gli omeri, i muscoli del petto, e le zampe davanti, il collo e la testa;
a qualunque parte stia altronde applicata la moneta, il cucchiajo o lastra
d’argento.
§ 84. Dicendo che convellerannosi specialmente i muscoli retti da quello
o quei nervi, che trovansi vicini ad una delle armature, quantunque nè sopra
nè appresso essi muscoli, ma in tutt’altro luogo sia applicata l’altra armatura,
non voglio già far intendere, che non se ne risentano i muscoli immediatamente
coperti dalle armature medesime, e i confinanti; che anzi son questi d’ordinario,
Del resto anche negli altri muscoli tutti, o quasi
tutti, si osservano tremori, palpiti, convulsioni spasmodiche, se la rana è molto
vivace, se la si è snudata della pelle, e se l’armatura di foglietta di stagno sta
bene applicata al luogo della spina dorsale e tutt’al lungo della medesima,
di là essendo che diramansi tanti nervi a tutte le parti.
Che se poi concorra
ogni circostanza a determinar l’azione sopra un tal membro, sopra tali mu-
scoli, se la lastra d’argento trovisi in contatto o prossima a quegli stessi mu-
scoli, che ricevono più nervi e più davvicino dalla parte del corpo, cui sta
incollata la foglietta di stagno, se tal veste essendo sovrapposta es. gr. ai
lombi, ove trovansi i nervi crurali, la moneta o il cucchiajo d’argento stia
sopra o sotto le coscie o le gambe, tutto allora cospirando a produrre l’effetto
maggiore, si avranno le più strepitose convulsioni, de’ guizzi e salti prodigiosi
di coteste gambe: così se sia una armatura applicata sopra la spina dorsale e
l’altra sotto al ventre, entrerà, questo e i fianchi nelle maggiori convulsioni
spasmodiche, e così i muscoli del petto, le zampe davanti, se contigua o
prossima abbiano una delle armature, ecc.
Fa poi stupore il vedere come la
stessa spina dorsale s’incurva ripiegandosi indietro, e si tende, e il collo an-
ch’esso.
§ 85. Si può già comprendere da quello, che son venuto accennando, in
quante maniere ho variate queste sperienze; ma si comprenderà ancor meglio
se dirò, che ho fatto delle prove ancora con diversi pezzi di foglietta di stagno
applicati a un tempo stesso a varie parti del corpo della rana, e fra loro divisi
da più, o men grande intervallo; formanti così altrettante distinte armature tutte
eguali, e dell’istesso metallo, ponendo poi l’altra armatura di diverso metallo,
cioè la moneta, il cucchiajo, od altra lastra d’argento, in contatto or d’una,
or d’altra parte del lato nudo dell’animale, e provando tutte le combinazioni
dei toccamenti, quando immediati tra questa armatura d’argento e l’una o
l’altra di quelle di stagno, quando mediante un terzo metallo che facesse officio
d’arco conduttore.
Applicava talvolta cinque o sei pezzi di foglietta di stagno,
uno sulla testa, sul collo l’altro, il terzo sulle spalle, sul mezzo della schiena il
quarto, il quinto sopra l’osso sacro, e il sesto su di una coscia; e posta la moneta
o la coda del cucchiajo d’argento, in prima sotto la mascella e la gola, ed appli-
cato ad essa moneta o cucchiajo un capo di fil metallico, ne portava l’altro
capo una, due, tre volte in contatto di ciascuna di quelle vesti separate o scu-
detti di foglia di stagno, per vedere quali fossero i muscoli, che più si contrae-
vano in ciascuna prova: poi faceva passare la moneta sotto il petto, e ripetea
gl’istessi toccamenti, cioè sopra tutte le cinque o sei vesti od armature sud-
dette, facendo le stesse osservazioni: indi ancora da capo avanzata la moneta
sotto il ventre; poi sotto l’una; poi sotto l’altra coscia; e infine sotto i piedi:
da ultimo ripigliava tutti i cinque o sei toccamenti, posata la rana sul suo ven-
tre; con testa e gambe distese tutt’al lungo di un piatto, o lastra d’argento.
Ma ne ho tentate ancora molte altre,
vestendo di varj scudetti di foglia il ventre, i fianchi ecc., applicando una o più
fascie circolari di tal laminetta attorno a varie parti del corpo a forma di cin-
tura; e inducendo poi la comunicazione d’una o d’altra di tali fascie colla mo-
neta o lastra d’argento qual si fosse, applicata a questa e a quell’altre parti
del corpo: con che ottenni sempre (se i contatti metallici si faceano a dovere,
com’è necessario in tutte queste sperienze) le convulsioni de’ muscoli nelle
parti rispettive.
§ 86. Nelle sperienze fino ad ora descritte è sempre stata l’una armatura
di foglietta di stagno incollata ad una parte dell’animale, l’altra di grossa la-
mina d’argento, nulla o poco flessibile, posta semplicemente in contatto d’altra
parte.
Or debbo dire, che è poi lo stesso adoperando al rovescio, cioè applicando
in un luogo una foglietta pieghevole d’argento o d’oro fino, e in un altro una la-
mina soda di stagno o di piombo; oppur anche applicando qui e la delle fogliette
sottili, che s’adattino egualmente, ma di stagno o di piombo le une, le altre
d’oro o d’argento, e sì anche di orpello.
In somma è la diversità de’ metalli,
che fa: intorno a che abbiam già fatto osservare quello ch’è più essenziale
(§ 72 e nota ivi), e verrà in altro luogo occasione di trattenersi più a lungo,
cercando di trovarne, se sia possibile, la ragione.
§ 87. Abbiam pure altrove indicato (§ 60), come, ritenuta questa diversità
di metalli., può tralasciarsi una delle armature, e supplirvisi mercè il toccare
a un tempo stesso il lembo dell’unica armatura, es. gr. della foglietta di stagno,
e alcuni punti della parte nuda, coi due capi dell’arco conduttore, ed anche
coll’istesso capo, es. gr. coll’istessa faccia della moneta d’argento o d’oro,
colla coda del cucchiajo ecc.
In quest’ultima maniera eccitansi d’ordinario
delle contrazioni spasmodiche ne’ soli muscoli contigui, ed aggiacenti, e ta-
lora in alcune fibre solamente; ma spesso anche se ne risente tutt’un membro,
una gamba, es. gr. che si scuote e balza.
§ 88. Passerei ora a descrivere le sperienze di questo genere fatte anch’ esse
in gran numero sopra altri animali, massime sopra quelli a sangue caldo, qua-
drupedi ed uccelli, già accennati (§ 75 e Mem. I
cessario, o molto utile; ma come è facile il fare l’applicazione di ciò che si è
fino ad ora mostrato anche a questi animali, avuto soltanto riguardo alle dif-
ferenze nella struttura, e nell’economia animale, differenze non molto grandi,
per ciò che riguarda la sensibilità de’ nervi, ed irritabilità de’ muscoli; non
mi tratterrò lungamente intorno a tali prove; e dirò solo in generale, che i
risultati sono presso a poco eguali, cioè che si eccitano le stesse convulsioni
e spasmi ne’ muscoli, gl’istessi moti nelle membra di codesti animali, cogli
stessi artificj delle
dipendenza de’ muscoli dai nervi, venendo quelli commossi a norma, che sono
influenzati da questi; che i muscoli ancora, o contigui o vicini alle armature
che ove trovinsi molto discoste le armature una dall’altra, soglion essere
men gagliardi i moti eccitati, e talora mancano finanche del tutto; massime
se trovinsi dette armature applicate a parti fornite di pochi nervi, o troppo
coperti, e a muscoli non facilmente suscettibili di moto; se non vi siano bene
applicate; se siano non molto
l’altra d’ottone o di ferro, invece d’essere di stagno o di piombo
Ved. il § 72 e la nota ivi.
§ 89. Lasciando pertanto le sperienze sopra gli animali vivi e intieri, pic-
cioli e grandi, intorno alle quali ci siamo abbastanza trattenuti, con mostrare
a parte a parte gli artificj, onde eccitare in varie parti del loro corpo, quando
intatto, e quando spogliato, giusta il bisogno, di qualche parte solamente de’
suoi integumenti, le
all’altro estremo opposto, e mostrare come son giunto ad ottenere le istesse
convulsioni e forti contrazioni muscolari, non che dagli stessi animali decapi-
tati, o con altre ferite uccisi, quando di fresco e quando delle ore prima; ma
da’ loro membri recisi, da piccioli pezzi di essi membri, e fino da frammenti e
minuzzoli di muscolo minori in mole di un grano di frumento.
§ 90. Tutto l’artificio anche qui si riduce ad applicare le due
dissimili
s’agglutini bene ad una parte del muscolo, ed una moneta o lastra qualsiasi
d’argento, che ne tocchi semplicemente un’altra parte.
A fare poi la comuni-
cazione fra queste, basta avanzare la lastra o moneta, strisciandola fino, al con-
tatto della foglietta aderente; meglio però serve un filo metallico ripiegato,
che faccia ufficio di arco conduttore; il quale se sia egli medesimo d’argento,
od anche d’ottone, può farsi senza della moneta o lastra, bastando di appog-
giare con esso contro una parte nuda del membro o del muscolo, in guisa di
toccarla, non in uno, ma in più punti, e di toccare insieme anche la foglietta
di stagno.
In qualunque modo succeda tal comunicazione de’ due metalli
applicati a punti diversi, ecco eccitarsi i tremori, i palpiti, le convulsioni in
quello o quei membri staccati, in quel pezzo di membro reciso, picciolo o grande,
che restan compresi tra i due toccamenti, e ne’ muscoli ancora comunicanti.
§ 91. Sarebbe troppo lungo se volessi qui schiarire e mettere sott’occhio
le molte sperienze da me fatte sopra i membri recisi, e pezzi di membri, sopra
i singoli muscoli, e pezzi di muscoli, tanto di animali a sangue freddo, quanto
ancora di quelli a sangue caldo, e i diversi eventi, secondo che mi studiai di
variare le circostanze e gli aggiunti.
Accennerò dunque solo, terminando questa
Memoria, già troppo prolissa, due scoperte, che in seguito a tali sperienze ho
fatte, non men interessanti che utili.
La 1
spontanei si contraggono ed entrano in convulsione, cogli artificj di cui si tratta,
cioè delle armature metalliche
nè il cuore, irritabilissimi tutti, massime quest’ultimo, ma destituiti di moto
volontario, si convellono punto tentati con tali mezzi; il Diaframma sì, poichè
gode pur evidentemente di tal facoltà.
§ 92. La 2
volta, invece delle solite contrazioni e moti muscolari, il transflusso di fluido
elettrico occasionato dalle
nervi, che trovansi nel luogo affetto: il che accade nella lingua, la quale ten-
tata con tali artificj non si convelle nè molto nè poco, ma sente nella parte
sua più delicata, che è la punta, un sapor acido più o men vivo, non diverso da
quello, che le fa sentire il fluido elettrico, che spruzza dall’estremità di un con-
duttore elettrizzato artificialmente.
§ 93. Per ottenere ciò conviene, come abbiam già (ivi) indicato, applicare
alla punta della lingua, o poco sopra, una lamina di stagno o di piombo ben
netta e lucida, e premervela contro con discreta forza; e sopra il mezzo, o ad
altra parte di essa lingua applicare una moneta d’oro o d’argento, un cucchiajo,
una spatola, od altra lamina di tal metallo; finalmente addurre le due lamine
al mutuo contatto.
Per lamina di stagno io prendo sovente un pezzo di carta,
così detta, d'argento, che è propriamente carta coperta di foglia di stagno;
e la trovo la migliore di tutte; eccetto che non ogni foglio di tal carta, che com-
pero alla ventura, mi riesce egualmente bene: alcuni fogli fanno a meraviglia,
tanto che il sapor acido, che vengo a sentire facendo l’esperienza a dovere,
è forte sì, che mi riesce quasi insopportabile; altri all’incontro mi eccitano
l’istessa sensazione, ma incomparabilmente più debole.
Di questa differenza
non saprei invero allegare alcuna ragione, se non è la diversa qualità di sta-
gno, la sua lega con altri metalli, l’essere stato più o men battuto ecc. (V. la
nota al § 72).
§ 94. Ella è cosa molto rimarcabile, che questo sapore continua a sentirsi,
e va anzi crescendo in vivacità, per tutto il tempo, che i due metalli, stagno
ed argento, continuano a star applicati, l’uno alla punta della lingua, l’altro
ad altre parti della medesima, e a toccarsi fra di loro, formando un cotal arco
conduttore: il che prova che continuo ed incessante sia pure il transflusso
del fluido elettrico dall’uno all’altro luogo.
§ 95. Un’altra cosa non men degna di riflessione è, che facendosi inversa-
mente la prova, cioè applicando alla punta della lingua la lamina d’argento,
e più indietro la carta inargentata, o a dir più tosto stagnata, si sente su detta
punta un altro sapore che non è già acido, ma piuttosto alcalino, acre cioè
tirante all’amaro; il quale, sebbene più piccante e rabbioso quando si sente,
non si arriva però a sentirlo se non sono le circostanze le più favorevoli, cioè
Cosi adoperando la carta stagnata, riesce o non riesce di sentire questo sapore,
secondo che incontrasi quella di buona o d’inferior qualità, (§ 93). Egli è per-
tanto assai più facile di sentire il sapor acido nella prima maniera, che questo
sapore acre ed urente in quest’altra; ed è ben quello più decisamente acido,
che questo alcalino: per tale invero non ardirei caratterizzarlo.
Qualunque
però sia, è assai diverso dal primo: e ciò basta ad aprirci grandi viste.
§ 96. Il fluido elettrico dunque messo in moto per la sola applicazione
delle armature metalliche, affetta diversamente i nervi, produce sensazioni
affatto diverse, se entri o sorta per tali nervi dei sensi.
Or entra egli o sorte
quando produce sulla punta della lingua il sapor acido?
Io m’induco più vo-
lentieri a credere che allora entri; e che quando sorte da essa punta vi cagioni
l’altro sapore, che tira all’alcalino; ma non posso ancor dare la cosa per accer-
tata.
Spingendo poi le congetture più avanti, se il fluido elettrico smosso per
un modo o per l’altro produce per sè solo sapori diversi, non potrebbe esser
egli la causa immediata d’ogni sapore?
Non potrebbe esserlo delle sensazioni
tutte degli altri sensi?
Ma non abbandoniamoci ancora a queste idee troppo
vaghe: estendiamo piuttosto le sperienze, e fermiamoci alle conseguenze ed
applicazioni immediate delle medesime.
Questa è la marcia, che ho tenuta
fin qui; e che terrò, ripigliando il filo nelle seguenti Memorie.
ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA
[1]
a pag. 35 dei T. III degli stessi Annali.
ED ALCUNE NUOVE PROPRIETÀ DEL FLUIDO ELETTRICO DEL SIG. CAV. VOLTA, dà notizia di
nuove esperienze e scoperte del V. in argomento, segnatamente annuncia la scoperta che i soli
muscoli inservienti ai moti volontari si eccitano per l’elettricità messa in giuoco dai semplici
contatti metallici, e l’altra scoperta del vivo sapore che sente la lingua se a questa si appli-
chino due armature metalliche diverse.
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