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MEMORIA SECONDA SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.

14 Maggio 1792.

FONTI.

STAMPATE. Br. Giorn. T. II. pg. 241 e T. III. pg. 35. Ant. Coll. T. II, P. I, pg. 56. Trad. ted. Mayer. Prag. 1793.

MANOSCRITTE. Cart. Volt. K 13 a; K 13 ß; K 13 g; E 14 a; K 14 ß; K 14 g; K 14 d; K 14 e; J 2 g.

OSSERVAZIONI. TITOLO: da Br. Giorn. DATA: « 14 Maggio 1792 » si legge in nota di Br. Giorn.

K 13 a; K 13 ß (con figura), K 13 g; K 14 a; K 14 ß; K 14 g; K 14 d; K 14 e; J 2 y sono frammenti vari ed estesi di una prima minuta.

MEMORIA SECONDA SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.

§ 1. Essendomi nell’antecedente Discorso ristretto a dare soltanto un’idea delle molte e varie sperienze da me fatte sul soggetto quanto nuovo altret- tanto interessante dell’Elettricità Animale nel decorso di circa due mesi, dacchè entrai in questo bel campo apertoci dall’insigne scoperta del D. GAL- VANI; e fatto avendo poco più che enunciare in generale i principali risultati; stimo ora opportuna cosa il discendere a qualche più particolare descrizione. E siccome le mie prime ricerche furono indirizzate, conforme accennai (Mem. I, § l), a determinare qual minima Elettricità artificiale sia valevole ad eccitare nella rana, ed altri piccioli animali delle convulsioni e moti simili a quelli, che osservansi prodotti dall’Elettricità loro propria ed innata, considerando come tali ricerche dovevano spandere un gran lume sopra le altre, che avrei potute fare in seguito circa codesta Elettricità animale od organica, siccome, dissi, credei espediente di premettere quelle a queste ricerche; così entro ora prima d’ogni altra cosa a dare un succinto ragguaglio delle medesime, concernenti cioè la debole elettricità artificiale applicata ai già detti piccioli animali, rane, lucertole, topi, ecc., ma singolarmente alle rane.

§ 2. Ho cominciato a provare l’azione dell’Elettricità artificiale nella rana, tenendola in mano or per una zampa, or per uno de’ piedi posteriori, ed ora per il capo, e ferendo diverse parti del suo corpo con scintille ora col Conduttore di una Macchina elettrica ordinaria, ora dello Scudo di un Elettroforo; con scin- tille mano mano più tenui, fino a quel grado più picciolo di forza, che bastava giusto a convellere tutto il corpo, e cagionare un subsulto universale; e fino a quell’altro minimo grado, che eccitava appena le minime convulsioni o pal- piti di alcun muscolo o fibra. Or bene, la più picciola scintilla visibile a chiaro giorno, e sensibile appena per qualche leggier crepito, producea, se non il primo effetto, cioè le già dette convulsioni e sbalzi di tutto il corpo, il secondo delle contrazioni e tremiti parziali; e poco più vi voleva per ottenere anche quello.

§ 3. Non è tampoco necessario di colpire immediatamente alcuna parte dell’animale con tali deboli scintille, bastando che scocchino queste tra il con- duttore elettrizzato, ed un altro metallico, che comunichi o col corpo della rana a dirittura, o per l’interposizione di un terzo, di un quarto ecc., talchè in somma la rana si trovi posta in qualche modo a fare anello di comunicazione tra questi conduttori, onde il fluido elettrico abbia a tragittare ancora per essa.

§ 4. Nè perciò pure è richiesto che tal serie di conduttori colla rana inter- posta si tengano isolati : giaccian pure tutti sul tavolo, o sul pavimento; chè, malgrado ciò, ogni scintilla che scoccherà, dal conduttore della Macchina contro una palla metallica, es. gr., la qual faccia capo dell’anzidetta serie di conduttori, ogni scintilla, dico, che scoccherà alla distanza di due linee, di una, e talvolta anche meno, e quindi assai poco forte, scuoterà non debolmente la rana, facendola contrarre, o stendere ad un tratto, e con impeto le gambe, massime se sia ella interposta ai conduttori in guisa, che comunichi agli uni con un piede, agli altri colla testa, o con un altro piede.

§ 5. Ho detto che non è punto necessario il tenere isolati e conduttori e rana; ma che possono star posati sul tavolo o altrimenti, purchè in serie con- tinuata. E la ragione è, che il fluido elettrico, poco o molto che sia, allorchè è portato a trasfondersi istantaneamente, come avviene nelle scariche provocate in un colpo, siegue principalmente la via de’ migliori conduttori. Per altro, siccome non lascia di scorrerne nel medesimo tempo porzione anche negli altri conduttori, men buoni sì, ma non cattivissimi, quali sono il tavolo me- desimo, od altri legni non molto secchi, il pavimento ecc., quindi è, che vi vuol sempre una scarica elettrica un poco più forte a convellere la rana interposta ai conduttori metallici, od altri sufficientemente buoni, se questi ed essa non sono isolati, che ove lo sieno tutti fino all’ultimo, il qual dee in ogni caso comunicare col suolo, per procurare un migliore e pieno scarico.

§ 6. È dunque vantaggioso di tenere i conduttori metallici, su cui si sca- rica scintillando l’elettricità dal conduttore della macchina, isolati, ed isolata anche la rana all’estremità di quelli; la quale d’altra parte comunichi con altri similmente buoni e vasti conduttori non isolati, come un filo di ferro, o catena prolungata ampiamente sul suolo.

§ 7. Ma più d’ogni altro vale a scuotere la nostra rana la scarica d’una boccia di Leyden; giacchè se l’elettricità di un semplice conduttore debbe pur esser di tal forza da eccitare una mediocre o picciola scintilla almeno, trattandosi della boccia basta una carica così debole, che non arriva a scintillare. E qui pure non fa bisogno nè che si tocchi immediatamente la rana coll’uncino di essa boccia, nè di alcun isolamento: richiedendosi solo ch’ ella si trovi col- locata comunque nel circuito della scarica, o vogliam dire, che faccia parte dell’ arco conduttore .

§ 8. In vero è sorprendente il vedere come e quanto venga scossa da tali scariche non scintillanti debolissime di boccette anche picciole: e solo dimi- nuisce un poco la maraviglia, riflettendo come la carica delle boccie di Leyden a un dato grado dell’elettrometro equivale per quantità di fluido elettrico, in grazia della sì grande loro capacità, ad una carica dell’istesso grado di un semplice conduttore centinaia di volte più grande

Ho dimostrato ciò, e ridotta la cosa ai giusti termini di confronto, per quanto mi fu possibile, in una memoria Sulla capacità de’ conduttori elettrici, e sulla commozione, che anche un semplice conduttore è atto a dare, eguale a quella della boccia di Leyden inserita negli Opu- scoli Scelti di Milano, Tom. 1, P. IV e V, 1778, e nel Journal de Physique , Tom. XIII, P. 1, 1779, Avril. Mi parve allora di trovare che la capacità delle bocce di Leyden, e de’ Quadri Frankli- niani corrispondesse per ogni pollice quadrato di armatura a quella di sei piedi circa di lunghezza di un conduttore cilindrico del diametro di mezzo pollice, ed anche maggiore (giacchè la gros- sezza de’ conduttori, come ivi dimostro, contribuisce poco alla capacità, assai meno cioè della loro lunghezza). Così trovai, che avevano presso a poco capacità eguale una boccetta di 16 pol- lici quadrati di armatura, ed un conduttore fatto di molte verghe di legno inargentate del diametro di circa mezzo pollice, lungo 96 piedi, dividendosi giusto per metà tra questo e quella qualunque carica elettrica, e producendo sì l’uno che l’altra, per quanto potei giudicare una scossa eguale nelle braccia. Ma la boccetta non era delle migliori, per essere di vetro un po’ troppo grosso. Con altre boccette di vetro più sottile, epperò più capaci, di qualità eccellente, e preparate di fresco, ho trovato in appresso, che contengono per ogni pollice quadrato di ar- matura quanto un conduttore cilindrico di un pollice di diametro, lungo non 6 piedi solamente, ma 8, 10, ed anche più.

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§ 9. Checchè ne sia, è sempre picciola la quantità di fluido elettrico, che trovasi accumulato in una boccetta di pochi pollici di armatura, quando ad- dotta alla scarica con un arco conduttore metallico non fa vedere la minima scintilla, e solo può esplorarsi, e misurarsene la sua debole forza coi più delicati elettrometri: e tale scarica pur basta a convellere la rana.

§ 10. Fin qui sottoponendo alle prove una rana viva e intiera. Che se venga prima sventrata e tagliata in guisa, che le gambe tengano alla spina del dorso per i soli nervi crurali, cioè preparata alla solita maniera di GALVANI, allora si convelleranno e guizzeranno esse gambe per una elettricità molto più debole ancora, per una neppur scintillante di un conduttore discretamente capace, e per una carica di boccetta di Leyden, che giunge appena a muovere di un grado il mio elettrometro a paglie sottili, e neppur tanto. La ragione di tale e tanta sensibilità è riposta nel dover passare quella qualunque siasi corrente di fluido elettrico tutta raccolta pel solo ristretto canale de’ nervi crurali nudi ed isolati.

§ 11. Or dunque non si ricerca più che una picciolissima corrente di fluido elettrico, che invada il corpo del picciolo animale, singolarmente i nervi, e trapassi per essi con rapidità, per eccitare ne’ muscoli le indicate convulsioni. Dico con rapidità, giacchè se venga cotale trascorrimento ritardato da cattivi conduttori, può facilmente mancare l’effetto. Questa picciola ma rapida cor- rente, che attraversa il corpo della rana, si ottiene colla scarica anche debolis- sima di una boccetta di Leyden, che non giunge cioè a dar scintilla, e talora neppure a muovere un delicato elettrometro, si ottiene con quella scintillante, comechè debolmente, e talora anche non scintillante di un semplice Condut- tore di discreta capacità, dirigendo tali scariche, sia immediatamente, sia per mezzo di altri conduttori sopra di esso corpo, come fin qui si è mostrato.

§ 12. Ma in un’altra maniera ancora si ottiene, che non dobbiam trala- sciare di far osservare; ed è eccitando da un conduttore piuttosto grande ed esteso una forte scintilla, quantunque l’elettricità di questo per tutt’altra parte si traduca, che per la via de’ Conduttori, tra quali sta collocata la rana. Un uomo es. gr. cava questa grossa scintilla dal gran Conduttore della Macchina elettrica, e ne viene scosso fino ai piedi, giù pei quali passa nel suolo tutto il fluido elettrico scaricato, mentre la rana trovasi posata sul tavolo lontana molti piedi da esso Conduttore elettrizzato, in contatto, o vicina a qualche altro buon conduttore non elettrico, nè tampoco isolato, anzi prolungato fino al suolo. Or ecco che ella pure si scuote ed entra in convulsione, al momento che l’uomo tira tutta sopra di sè l’elettricità del gran Conduttore della Macchina.

§ 13. Or come mai può questo accadere, e d’onde? E qual’è qui la corrente di fluido elettrico, picciola o grande, che invade ad un tratto il corpo della rana, e l’attraversa ? È facile di rispondere quando si conosce l’azione delle Atmosfere elettriche, ch’egli è il fluido, ch’erasi smosso e ritirato dai condut- tori sottoposti a quello elettrizzato, cioè immersi nella sua sfera di attività, che molto si estende; il qual fluido rifluisce e torna a suo luogo per la strada medesima, cioè per la serie dei conduttori giacenti sul tavolo ecc. tra’ quali è posta la rana, rifluisce, dico, all’istante che distruggesi quella Atmosfera pre- mente con provocare da qualsiasi parte del Conduttore elettrico, e in qualsiasi modo la grossa scintilla, onde viene a scaricarsi del tutto o in gran parte.

§ 14. Sarebbe inutile ch’ io mi trattenessi di più a spiegare gli effetti di questa, che chiamasi appunto Elettricità di pressione , e ad applicarli al caso di cui ora si tratta; giacchè a chi è nota la teoria de’medesimi non serve dirne dav- vantaggio, e per farla intendere a chi non ne è al fatto ci anderebbe troppo a ripigliar la cosa da’ suoi principj. Ella è questa una delle leggi primarie del- l’Elettricità, da cui dipende la massima parte de’ fenomeni. Con questa sola- mente, cioè con fare una giusta applicazione dell’ azione delle Atmosfere elet- triche , possono adeguatamente spiegarsi le cariche e scariche delle lastre iso- lanti, la virtù delle punte, le leggi de’ movimenti elettrici, il giuoco dell’Elet- troforo, del Condensatore ecc., come ho in varie Dissertazioni mostrato, pub- blicate in diversi Giornali

Memorie sull’Elettroforo, sul Condensatore, sulla Capacità de’ Conduttori ecc. Lettere sulla Meteorologia elettrica. Negli Opuscoli scelti, nel Giornale di Rozier, nella Biblioteca Fisica ecc.

, e come hanno mostrato tanti altri. Il fenomeno particolarmente del riflusso del fluido elettrico ne’ conduttori sottoposti anche da lontano all’azione delle atmosfere, è stato messo nel maggior lume da Mylord Mahon

Principles of electricity. London, 1779.

, il quale fa vedere come può uno venire, non che scosso violentemente, ma perfino ucciso da questo, ch’ egli chiama colpo di ritorno (the returning Stroke).

§ 15. Non debbe dunque più far maraviglia, che la rana si commova, posta sul tavolo vicino a qualsiasi conduttore non isolato, e discosta molti piedi dal Conduttore elettrizzato della Macchina, quando si tira da questo una discretamente forte scintilla, scaricandolo per un’altra strada qualunque: massime poi se tal conduttore elettrico sia molto esteso, e sovrasti al tavolo medesimo. In questo caso, se al dipiù l’elettricità sia decisamente forte, e si scarichi ad un tratto con piena scintilla, vedrannosi comparire delle scintil- lette tra l’uno e l’altro dei conduttori metallici giacenti su di esso tavolo, o tra qualcuno di questi e la rana, ove trovinsi non bene contigui; le quali scin- tillette manifestano pur chiaramente il fluido elettrico che rifluisce , come si è detto. Essendo però, che una corrente anche minore di quella che può ecci- tare scintilla visibile, basta a scuotere la rana (§ 7 e seg.), se provenendo da conduttori di sufficiente capacità porti ad un tratto una discreta quantità di fluido; e che molto più picciola corrente ancora basta a produrre l’effetto, a far cioè saltare le gambe della rana sventrata e tagliata in guisa, che quelle tengano al tronco per i soli nervi crurali (§ 10); quindi non abbiam bisogno, in questo caso massimamente, nè di sì poderosa scarica del Conduttore elet- trizzato, nè di tanta vicinanza sua ai conduttori e alla rana posti sul tavolo, perchè questa si convella: basta che non sian fuori della sfera di attività, la quale s’estende molto al di là di quella distanza, a cui può balzare la scintilla; tantochè se questa possa eccitarsi es. gr. tra due grosse palle metalliche a poco più di un pollice di distanza, l’atmosfera elettrica attuante giugnerà a 2, 3, 4 piedi ed oltre, secondo che il Conduttore è più esteso e capace.

§ 16. Ed ecco come non hanno più nulla di sorprendente tutte le sperienze descritte nella 1a e 2a parte dell’Opera del Sig. GALVANI, e delineate nelle due prime tavole

Non voglio con questo detrarre nulla al merito dell’egregio Autore, nè intendo signi- ficare, che tali sue sperienze si debbano avere in poco o niun conto. Esse son belle nel loro genere; e quel che è più, lo hanno condotto alla grande, alla maravigliosa scoperta dell’Elet- tricità, animale nativa e propria degli organi, la quale viene eccellentemente dimostrata nella 3a parte dell’Opera medesima, e della quale ho cercato di fare quell’ elogio che conveniva, e l’ho fatto colla maggiore compiacenza nel Discorso precedente. Intanto il pregio di questa 3a parte dell’opera di GALVAnI, contenente l’enunciata insigne scoperta, rimarrebbe sempre intiero e intatto, quand‘anche si tagliasser fuori del tutto le altre parti come inutili, che pur non lo sono, avendo il loro pregio anch’esse.

. Mirabile è soltanto la grande sensibilità della rana, soprat- tutto preparata alla sua maniera, e d’altri animaletti, allo stimolo elettrico, per cui si convellono in tutte le membra al tragittare che faccia per essi, mas- sime per la via de’ nervi, picciola quantità di fluido elettrico non atta per anco a scintillare.

§ 17. Non è già, che non siano egualmente sensibili, o quasi, anche gli animali più grossi: i quali, se non vengono scossi a segno di entrare i loro mu- scoli in manifesta convulsione per quella picciola corrente di fluido elettrico, che convelle i muscoli, i membri intieri, e fino il corpo tutto di piccioli animali; egli è perchè troppo si diffonde esso fluido nell’ampio corpo di quegli animali grandi, scompartendosi in tante e tante strade deferenti, che gli offrono tante fibre, e vasi, e umori. Ne’ piccioli animali all’incontro più poche essendo tali fibre deferenti che gli si presentano, e obbligato essendo così quel poco fluido elettrico a scorrere per esse, tanto più agisce sulle medesime irritandole, quanto il canale trovasi più ristretto. Una simile cosa abbiam già notata (§ 10) riguardo agli stessi piccioli animali, ne’ quali, mediante il togliere tutti gl’integumenti ad uno o due nervi principali (come ai crurali della rana), e lasciarli nudi ed isolati, venga obbligata la corrente di fluido elettrico a tragittare per questi soli. Del resto taglisi ad un animale grande qualunque una porzione di qualche muscolo inserviente ai moti volontarj, del gluteo , es. gr., se ne tagli una por- zione lunghetta, ma non più larga della gamba di una rana; e vedrassi se, come questa, non entra in contrazioni spasmodiche quel pezzo di muscolo, per l’istessa debolissima elettricità portata a tragittare per esso.

§ 18. Parlo sempre di trascorrimento di fluido elettrico, e di trascorri- mento istantaneo, o almen rapido assai, il quale, quando si fa per entro ai fili nervosi e alle fibre muscolari, ma singolarmente ne’ primi (§ 10), ancorchè sia picciola, anzi picciolissima la quantità di esso fluido, pur non lascia di ecci- tare grandi convulsioni e moti. Perchè altrimenti, se il fluido elettrico non è messo in tal corso, che tragittar lo faccia per detti nervi o muscoli; ma o vi s’accumuli soltanto in qualsiasi dose, o vi si diradi, non produrrà quegli effetti. Così se pongasi la rana o intiera o preparata sopra il Conduttore della Macchina elettrica, e vada con esso acquistando la più forte elettricità, se ne rimarrà quieta, finchè non se ne provochi alcuna scintilla, oppure spignendosi troppo oltre l’elettricità, non ispunti da qualche parte del suo corpo, dall’estremità es. gr. di una gamba pendente, un forte fiocco elettrico. Lo stesso è ponendola sopra lo scudo dell’Elettroforo, e alzando ed abbassando questo a vicenda; comunque cambi ad ogni accostamento ed allontanamento lo stato e tensione elettrica di esso Scudo, e quindi anche della rana posatavi sopra. Lo stesso esponendola all’aria di una stanza fortemente impregnata di elettricità, al segno che i pendolini di un Elettrometro di CAVALLO vadano a battere contro le pareti della boccetta ecc.

§ 19. Adunque lo stato elettrico in più o in meno , cioè la ridondanza o la scarsezza di fluido elettrico in tutto l’abito del corpo, un’ elettricità qualunque stagnante , o (come si suol dire) di semplice bagno , non affetta il nostro sensibi- lissimo animaletto, neppur preparato: non lo affetta almeno in guisa di ecci- tare la sensibili dei nervi o l’irritabilità de’ muscoli, tanto che nascano in questi le contrazioni, che vi accadono sì per poco allorchè il fluido elettrico, anche in picciola dose, scorre e trapassa per essi.

§ 20. Considerando la qual cosa ben si vede, che poca o niuna influenza può avere lo stato elettrico dell’Atmosfera sull’economia animale

Si è pur troppo esaggerato il potere di questa elettricità naturale atmosferica sull’eco- nomia animale, e sulla vegetazione. Il sostenere, che sia nulla affatto la sua influenza sui corpi organizzati sarebbe troppo; ma ben può dirsi, ch’ella è sì picciola cosa, da non doversene quasi far conto. Infatti per potente che sia questa Elettricità colassù nella regione delle nubi, e poten- tissima nelle nubi temporalesche, essa non è più sensibile quasi a pochi piedi da terra, anche nei luoghi non ingombrati da’ muri, o da piante, talchè d’ordinario ne danno appena alcun segno all’altezza delle nostre teste i più delicati elettroscopj, e quando pure vi si fa sentire a segno di moverli di 6, 8, 10 gradi, o più, il che avviene ben di rado, non è tuttavia che elettricità di pres- sione , che non si trasmette cioè a’ corpi sottoposti, se non lentissimamente. Qual effetto per- tanto, qual alterazione sarà ella capace una sì blanda elettricità di produrre ne’ corpi organici ? È facile giudicare, col confronto dell’elettricità artificiale anche un poco più animata di questa, e anch’essa di sola pressione, che niuna alterazione sensibile. Oh ! se sempre si riducessero le cose al loro giusto valore, quanti effetti si cesserebbe di attribuirli a delle cause inadeguate, e richia- mandoli a nuovo esame potrebbero venir meglio spiegati con altri principj. (V. le già cit. mie Lettere sulla Meteorologia elettrica , particolarmente la 4a in una lunga nota).

per quel che riguarda almeno i moti muscolari. E così pure, che poco o nulla per questo conto possiamo aspettarci dal metodo di applicare anche l’elettricità arti- ficiale di semplice bagno alla cura delle malattie. Per ottenere qualche effetto sensibile bisogna tradurre istantaneamente o a scosse il fluido elettrico da una ad altra parte dell’animale, dirigerne la corrente, sicchè stuzzichi nervi e fibre ecc. operando cogli altri metodi conosciuti dell’ Elettricità Medica : la quale per altro, in mezzo a tanti fautori che ha avuto ed ha tuttavia, bisogna confessare, che non ha fatto quei progressi, che sembrava promettere

Tra tante Opere sull’applicazione dell’elettricità alla Medicina, la più completa e ra- gionata, lontana egualmente dagli eccessi de’ fanatici e visionarj, e da uno intemperante pir- ronismo: la più dotta insieme e più giudiziosa è la seguente: De l’application de l’electricité à la physique et à la médicine par A. PAETS van TROOSTWyK et. C. R. T. KRAYENHOFF. Am- sterdam, 1788.

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§ 21. Ritornando ora alla nostra rana, che tutta si scuote nelle gambe mas- simamente, al momentaneo trapasso che fa dalla terra ai piedi, o viceversa, una picciola quantità di fluido elettrico, e picciolissima poi oltre ogni credere, quando esse gambe tenendo per i soli nervi crurali alla spina del dorso, per questi sia costretta a passare tutta la corrente (§ 10), dirò, che non pago delle sperienze fin qui riferite, e fatte alla buona, volli con maggiore accuratezza e precisione determinare qual forza di elettricità potea bastare a convellere molto o poco la rana sottoposta in diverse maniere all’esperienza, riducendo tal forza a misure e gradi comparabili, con acconci Elettrometri , col Condensa- tore , quando gli elettrometri soli non segnano più la troppo debole carica, con ogni possibile artificio insomma: a quest’oggetto misi in ordine un picciolo e semplice apparecchio, che passo brevemente a descrivere

Avrei voluto darne qui le figure che ho fatte delineare, ma non si è avuto tempo di incidere i rami, Manco male, che anche senza figure potrà il lettore farsi facilmente un’idea di questo apparecchio, e costruirne un simile ove gli prenda la voglia di ripetere le mie sperienze.

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§ 22. Consiste dunque in due colonnette, o tubi di cristallo, lunghi sei pollici più o meno, piantati in un’assicella, ciascuno de’ quali porta in cima un piattello di sughero, o di altro legno dolce, per conficcarvi facilmente con due spilloni la rana, la lucertola ecc. nel modo che si vuole. D’ordinario ve la inchiodo per la testa, o per una delle zampe davanti da una parte, dall’altra per uno de’ piedi, rimanendo così penzolone tra le due colonnette di vetro l’altra gamba posteriore: la quale è poi bel vedere come balza, allorchè tradu- cendo la scarica elettrica pel corpo della rana entran tutte le sue membra in convulsione, anche quelle, che non trovansi sulla via diritta del tragitto. Altre tolte conficco ambedue i piedi insieme: altre un piede di qua, un di là, sicchè il tronco rimanga pendente colla testa in giù, ecc.

§ 23. Affissa così la rana al patibolo, trovasi convenientemente isolata ; onde tutta la corrente, picciola o grande, di fluido elettrico, che gli si vorrà scaricare addosso, è costretta a passar raccolta nel suo corpo, senza che punto se ne disvii per altri conduttori: mercè di che avviene, che più picciola carica di elettricità, basti a conveller le membra che pervade, come abbiam già fatto osservare (§ 5). Vero è che, in paragone del corpo dell’animale, pieno in tutte le parti di umori, sono così poco deferenti i legni discretamente asciutti, che non molto si perderebbe, ancorchè venisse conficcata la rana immediata- mente sopra un’assicella, la qual non fosse manifestamente umida o bagnata, e nulla quasi si perderebbe se fosse detta assicella ben secca. Ad ogni modo volendosi una certa esattezza, è più spediente e sicuro il mantenere un per- fetto isolamento coi due tubi di vetro nel modo or ora descritto.

§ 24. Del rimanente questo apparatino riesce affatto comodo per qualunque maniera adoperar si voglia d’infonder l’elettricità, e tradurla pel corpo del- l’animaletto. Vi piace di scaricarvi sopra una boccetta di Leyden? Basta che appoggiatone il ventre ossia armatura esteriore ad uno de’ spilloni incliniate essa boccetta fino a toccare col suo uncino la testa dell’altro spillone. Volete un’altra volta far prova della scarica di un semplice conduttore? Prendete in mano l’assicella, e tenendo toccato con un dito uno de’ spilloni, oppure un filo, o catenella metallica, che ne penda, portate la testa dell’altro spillone sotto il conduttore elettrizzato, fino a farvela bruscamente toccare.

§ 25. Or venendo a quello, che più importa, che è di misurare con esattezza, e ridurre a gradi comparabili, come ci siamo proposti, le forze elettriche che s’im- piegano, ecco il rimanente del mio apparecchio. Sopra un’altra colonnetta di vetro, alta un piede circa, e incrostata di ceralacca, acciò isoli a dovere, è pian- tato orizzontalmente un conduttore cilindrico di legno inargentato del diametro di un pollice e della lunghezza di due piedi circa, il qual porta ad una sua estre- mità un Elettrometro di HENLY, ossia Quadrante-elettrometro de’ più sensibili di questo genere

Ho fatto anche a questo Elettrometro de’miglioramenti considerabili, che sono indi- cati nelle tante volte citate mie Lettere sulla Meteorologia elettrica (lettera prima).

, quale dinoteremo con abbreviazione, dovendo tante volte nominarlo Quad. el.

§ 26. All’altra estremità fo toccare e star unito, quando occorre, cioè quando l’elettricità è così debole, che non giunge a darne segni il Quad. el. , il cappelletto di un Elettrometro a boccetta coi pendolini di sottil paglia; 16 gradi del quale corrispondono ad un grado del Quad. el. suddetto. Chiame- rollo questo Micro-elettrometro e per abbreviare sarà scritto Micr. el.

§ 27. Questo Elettrometro a boccetta, Micr. el., è munito di un piattello, che si avvita in testa, e che è destinato a condensarvi l’elettricità, mediante il tenervi applicato colla mano, mentre quella vi s’infonde, un pezzo d’ incerato o di taffetà verniciato, il qual s’avvolge intorno alla mano medesima, e forma una specie di guanto

V. Lett. cit., lett. l a .

. I gradi che risulteranno con tal artificio del Conden- satore a guanto , il quale mi suol dare 50 circa per uno, li chiameremo 50 mi di grado, o gradi del Micro-elettrometro Condensatore , e in abbreviatura gr. Micr. Cond.

§ 28. Da ciò si rileva, che ad un grado del Quad. el. corrispondendo 16, come si è detto (§ 26) del Micr. el. , corrispondono 800 circa del Micr. Cond. ossia che un grado di questo vale 1/800 circa di grado del primo. Così dunque quando la carica es. gr. di una boccia di Leyden è insensibile, sicchè non move neppur di un grado il semplice Micr. el. , se coll’indicato artifizio del mio Condensatore a guanto (§ preced.) si ottengano 4. 6. 8. 10 gr. Micr. Cond. sarà di altrettanti 50 mi di grado del Micr. el. , e 800 mi del Quad. el. , che dovrà dirsi esser carica la boccia.

§ 29. Ma per dare in qualche modo un’idea, e offrir un termine di paragone della forza, che corrisponde ai gradi di elettricità negli indicati stromenti di cui mi servo, farò osservare prima, riguardo alle forti cariche, che poche boccie di Leyden ne sopportano una, che faccia ascendere a 70 gradi il mio Quad. el. , i quali 70 gradi (che son gradi di circolo) per la difficoltà che incontra il pendolo sempre maggiore d’innalzarsi, come ha oltrepassato il 40, vanno computati secondo i miei calcoli e correzioni, 85 in 90 gradi

V. Lett. cit., lett. 1 a .

: poche boccie, dico, soppor- tano tanta carica, senza o scaricarsi spontaneamente, o spezzarsi. Una carica poi di 40 in 50 di tali gradi in una boccia di 100 pollici quadrati di armatura, giunge sovente ad uccidere, o per lo meno a tramortire una lucertola, una rana, un picciol topo.

§ 30. Riguardo all’elettricità debole e debolissima, che più fa al caso nostro, vengo a dire, che ad ottenere dal semplice Conduttore (§ 25) lungo soltanto due piedi la più tenue scintilletta, nulla punto crepitante, non eccitabile ad alcuna sensibile distanza, ma solo al contatto di un metallo, e non visibile se non all’oscuro, debb’essere l’elettricità sua da 1 in 2 gradi del Quad. el. , ossia 20 in 25 gr. del Micr. el. . Che se il Conduttore fosse molto più grande, basterebbero per tal minima scintilluzza 10 gr. del Micr. el , ed anche meno.

§ 31. Così poi trattandosi di cariche di boccie di Leyden, posson bastare due gradi soli, ed anche uno dello stesso Micr. el. , e meno ancora, secondo che la boccia è più capace. Una boccettina, di cui mi servo il più delle volte, di 12 poll. quadrati di armatura, vuol esser carica 2 in 3 gradi del Micr. el. per darmi al contatto di un arco conduttore tutto metallico quella sì minuta scin- tilla, che appena posso scorgere al buio: meno di 2 gradi non basta.

§ 32. Una sì tenue carica, che muove appena i pendolini del Micro-elet- trometro, e appena appena attrae da vicino un pelo sottilissimo di lino, od un minuzzolo di foglietta d’oro, non mi cagiona la minima sensazione nè sulla punta del naso, nè su quella della lingua, nè sulla palpebra dell’occhio, por- tando al contatto loro l’uncino della boccetta, che tengo in mano. Vi vuole a farmi sentire una lievissima e appena percettibile puntura, una carica vi vuole, che sia doppia di così, cioè di 4 gradi almeno del Micr. el.

§ 33. A qual prodigiosa debolezza vanno dunque le cariche, quando non si possono rendere sensibili neppure al Micr. el. , se non ricorrendo all’arti- fizio del Condensatore; e con questo pure non s’ottengono che 4, 6, 8 gradi Micr. Cond. , che sono 50 mi di grado del semplice Micr. el. , e 800 mi del Quad. el. (§ 27, 28)? Eppure abbiam già indicato (§ 7) e faremo più chiaramente vedere, che meno di questo, cioè le cariche di 2 soli di tai gradi Micr. Cond. bastano ad eccitare contrazioni e spasmi ne’ muscoli di una rana, che sia pre- parata alla maniera del Sig. Galvani, cioè che abbia le gambe attaccate ad un pezzo di spina dorsale per i soli nervi crurali, e che sia appesa al patibolo per questa spina o nervi da una parte, e per una od ambe le gambe dall’altra, bastan, dico, due soli gr. Micr. Cond. , se però la scarica è portata dai nervi ad essi muscoli: che altrimenti vi vuole di più.

§ 34. Ecco quello, che ho creduto di dover premettere intorno ai gradi o misure dell’elettricità, per essere bene inteso nel racconto delle mie sperienze, e acciò ripetendole altri possano, riportandosi ai medesimi determinati gradi, ottenere anche eguali risultati. Per non creare lungo tedio ne riferirò qui poche: quelle soltanto in cui ho notate più diligentemente le circostanze e con maggior accuratezza fissati i gradi delle forze elettriche impiegate: giacchè poi le infinite altre sperienze che ho fatto dell’istesso genere mi han dati ri- sultati, se non del tutto conformi, pochissimo discrepanti. E come ho assog- gettati alle prove de’ ranocchj or vegeti e sani ed ora languenti, ora intieri e ora decapitati, or con la spinal midolla traforata o lacerata or in altro modo straziati; e ho fatti lor soffrire questi strazj e preparazioni quando poco prima di assoggettarli alle prove elettriche, quando molte ore, e fino un giorno in- nanzi; e dopo averle così o intiere, o mozzate queste povere rane sottoposte all’elettricità artificiale mano mano più debole o più forte, son passato a pre- pararle con denudarne i nervi crurali, lasciatili attaccati alle gambe e reciso tutto il resto, salvo talora un pezzo della spina dorsale, cui altre volte ho troncata intieramente; e in tal guisa preparatele, ho di nuovo tentato, non solo qual più picciola elettricità bastasse a convellere i muscoli delle gambe, ma se dessero pur anche segni della propria innata elettricità animale o spontanea, e a qual grado: come, dico, ho predisposte e trattate le mie rane in tanti modi; così di ciascuna maniera diversa, scegliendo fralle tante sperienze consimili un esempio, darò come un tipo dei risultati, col quale convengono presso a poco tutte le altre prove analoghe.

§ 35. Cominciando dunque dalle rane piene di forza e di vita, non muti- late, nè straziate innanzi, queste vengono scosse violentemente in tutto il corpo per una scintilletta del Conduttore cilindrico (§ 25), elettrizzato circa 10 gradi del Quad. el. ; nè lasciano di risentirsi con una leggiera convul- sione nelle gambe per un’elettricità di 6 in 8 gradi, e un pocolino anche per quella di 4 o 5. Egli è poi presso a poco indifferente che l’elettricità del Con- duttore sia per eccesso o per difetto ; e che la scarica si dirigga dalla testa ai piedi, o viceversa, od anche dall’un piede all’altro: anzi così, cioè stando la rana appesa al patibolo con una gamba di qua l’altra di là, pendente il corpo, 3 soli gradi Quad. el. fanno qualche effetto, ed anche meno, come sarebbero 30 del Micr. el.

Siccome i miti micro-elettrometri a pagliette lunghe sottili non arrivano a 30 gradi, ma a 20, o 24 al più, oltre al qual termine detti pendolini sono portati a toccare le pareti della boccetta; così mi servo all’opportunità di un altro elettrometro a paglie più corte e grosse, ciascun grado del quale corrisponde a 4 gradi del primo, e ad 1/4 di grado del Quad. el.

.

§ 36. Troncato il capo alla rana, e infisso lo spillone nella spinal midolla, le cose succedono presso a poco come non troncato il capo, e se v’è qualche differenza, è piuttosto nel venir eccitate le convulsioni con minor forza elettrica.

§ 37. Con una boccettina di Leyden picciolissima, cioè di 3 pollici quadrati appena di armatura (che ha però 10 o 12 volte maggiore capacità del suddetto semplice Conduttore) basta un’elettricità quattro o sei volte ancora più de- bole, cioè una carica di 5 o 6 gradi del Micr. el.

§ 38. Con una boccetta di 12 pollici quad. basta la carica di 2 in 3 gradi dell’istesso Micr. el. .

§ 39. Con boccie più grandi si guadagna ancora, ma poco; giacchè con una di 30 poll. quad. di armatura vi vollero a convellere la rana intiera, se non i 2 o 3 gradi dell’istesso Micr. el. più di 10 gradi; ed uno o poco meno con una boccia di 96 poll. quad.

§ 40. Non debbo lasciare di far osservare, che le più picciole convulsioni si eccitano talvolta ne’ soli diti dei piedi; altre volte in alcune fibre de’ muscoli delle coscie: quelle alquanto più forti, prodotte da un poco più di quel minimo di elettricità, si manifestano in tutta la gamba, che si scuote e balza; final- mente anche nelle altre parti del corpo, e nella spina dorsale, che s’inarca, ecc.

§ 41. In generale poi è eguale la sensibilità, come nella rana intiera, o sem- plicemente decapitata, così pure in una finita di trucidare col passare un lungo ago per tutta la sua spinal midolla, ed anche nelle sole gambe recise da tutto il resto del corpo: e questa sensibilità mantiensi nell’istesso grado, o presso a poco, per più d’un’ora dopo tali mutilazioni; talchè per tutto questo tempo bastano sempre a produr le grandi convulsioni i 10 gradi Quad. el. del sem- plice Conduttore e le picciole i 5 o 6 gradi (§ 35); la carica della boccettina picciolissima di 5 o 6 gradi del Micr. el. e quella di 2 in 3 Micr. el. della boc- cetta di 12 poll. quad. di armatura (§ 37 e 38).

§ 42. Adunque basta, adoperando una tal boccetta, che è ancora delle picciole, a produr le contrazioni nella rana intiera o mutilata, o nelle sole gambe recise, conficcati i due piedi un di qua un di là sul patibolo, basta una carica così tenue, che appena dà, come abbiam già fatto osservare (§ 31 e 32), una scintilla minutissima, nulla punto crepitante e visibile soltanto al bujo, e che non si scaglia a nessuna distanza sensibile, ma esige il contatto, si può dire, immediato dell’arco conduttore metallico; una carica, che attrae appena un leggerissimo filo, e move a stento un minuzzolo di foglietta d’oro la più sottile; che non produce la più leggier puntura sulle palpebre, sulla punta del naso ecc. Sì debole elettricità fa invero meraviglia come produca sì grande effetto ne’ membri vivi e morti della nostra bestiuola. Ma niente è ancora se si paragona a quella molto più debole, che produce le istesse convulsioni, anzi più insigni, quando si è preparata la rana alla maniera del Sig. GALVANI.

§ 43. Tagliatala dunque in modo, che le gambe restino attaccate per i soli nervi crurali a un pezzo della spina, bastano allora a convellerla, nè tanto debolmente, 2 soli gradi, o 3 al più Micr. el. , e non già delle boccie di Leyden; ma del semplice Conduttore (§ 25). Che se poi adoprisi la boccetta di 12 pollici di armatura, basta la carica di 1 grado solo dello stesso Micr. el. a convellere fortemente le gambe, ed eccitare scosse ecc.; ed anche molto meno, cioè 15 o 16 50 mi di grado, calcolati col Condensatore a guanto , e che dinoto 16 gr. Micr. Cond. (§ 24).

§ 44. Tanto di elettricità basta se diriggasi la scarica, ossia la corrente di fluido elettrico dalla midolla spinale, cioè dai nervi alle gambe, o da queste a quella. Ma v’è di più: se la direzione sia dalla spina alle gambe, han luogo le convulsioni per una forza elettrica 4, 6, 8 volte minore ancora, cioè di 2, o 3 gradi Micr. Cond. adoperandosi la boccetta; e 2 in 3 del semplice, Micr. el. se non si adopera carica di boccetta, ma il solo conduttore (§ 25).

§ 45. Quali conseguenze dedur si possano da questa osservazione, con- fermata omai da mille sperimenti da me fatti colla maggiore accuratezza, cioè della molto minor forza elettrica richiesta ad eccitare le convulsioni, dando al fluido tal direzione, l’ho indicato già in uno scrittarello al Dr. BARONIO

Inserito nel Quad. prec. di questo Giornale. V. pag. 129-130.

, e nel Discorso o Memoria precedente a questa

Vedi il Vol. medesimo pag. 175. segg.

; e nulla sopra un tal punto stimo ora opportuno di soggiungere.

§ 46. Tornerem piuttosto a ciò, che merita pure gran considerazione, ed è, come una forza elettrica, inconcepibilmente picciola, una carica di boc- cetta di Leyden 40 o 50 volte più tenue di quella, che al contatto di un metallo può dare una minutissima scintilla visibile appena al buio, e 20 volte a dir poco minore di quella, che fa marcare un sol grado al mio Elettrometro già molto sensibile a fili di paglia sottilissimi; carica così esile, che non move punto neppure il sommamente delicato Elettroscopio di BENNET a listerelle di foglia d’oro sottilissima, basta a convellere le gambe della rana preparata nel modo indicato.

§ 47. Egli è così, che codesto Elettrometro animale , che può veramente dirsi tale, vince tutti gli altri Elettrometri, sian quanto si voglian sensibili e delicati, nel dar indizio delle cariche estremamente deboli; giacchè dove par- rebbe esser nulla la carica di una boccia, anche cimentandola col sopraddetto Elettroscopio di BENNET (e solo potremmo averne dei segni col Condensatore) comparirà’ qualche cosa nella contrazione e scuotimento, che essa produrrà nella rana preparata.

§ 48. Che se può far tanto negli organi dell’animale l’elettricità artificiale debole a tal segno da eludere ogni Elettrometro, non v’è più difficoltà a concepire, che lo stesso far possa, produrre cioè le contrazioni e moti musco- lari, un’elettricità propria e innata degli organi egualmente fiacca, vuò dire di sì debole, tensione, che non giunge a movere il più delicato de’ detti Elet- trometri.

§ 49. E invero un’elettricità, uno sbilancio di fluido elettrico tralle parti dell’animale, di un tal polso, che valesse a movere i nostri Elettrometri, non potrebbe in alcun modo sussistere; stante la qualità conduttrice delle fibre medesime, de’ vasi e umori di esso animale. Però la natura ha provveduto di tale e tanta sensibilità i nervi, di tale e tanta irritabilità i muscoli, che una forza elettrica per tutt’altra maniera impercettibile basti ad eccitare le dette contrazioni e moti muscolari. Un simile fenomeno, che può servir d’esempio, lo abbiamo nella luce, la quale avvegnachè non abbia un momento meccanico bastevole a produrre la minima impulsione sensibile, a movere es. gr. una piuma od altro corpo leggerissimo da lei investito, pur eccita vivamente il nervo ottico, fino ad offenderlo per troppo gagliarda sensazione, e sì lo eccita non debolmente anche una luce debole e rara. Or dunque non fia maraviglia, che una picciola e debol corrente di quest’altro fluido etereo, sottilissimo, analogo si può dire, alla luce

Non voglio già con questo insinuare che il fluido elettrico sia lo stesso che la luce, e neppure una modificazione di essa. Tutte le sue qualità lo manifestano per un fluido sui generis , e il suo odore e sapore per un fluido più composto della luce, sebbene ancora rarissimo e sotti- lissimo. L’analogia dunque, che ho voluto indicare del fluido elettrico colla luce, col calore ecc. consiste in ciò, che come questi appartiene anch’esso ad una classe di fluidi incomparabilmente più sottili ed elastici, di fluidi aeriformi o gas, e non sensibilmente pesanti; la qual classe si può denominare dei fluidi eterei .

Ma intorno alla natura e costituzione del fluido elettrico, di cui ora si tratta, mi riservo a spiegare alcuni miei pensamenti, dietro a varie nuove sperienze e curiosi risultati, che mi è riuscito di ottenere, in altro luogo più opportuno.

, qual è il fluido elettrico, investendo altri nervi, forse del pari delicati, o poco meno, dirò meglio del pari sensibili relati- vamente a lui, li stimoli ed ecciti, che da questo eccitamento de’ nervi ne pro- vengano poi le contrazioni e moti de’ muscoli da quelli dipendenti [1].

§ 50. Ma che? Sarà dunque sopra i nervi, e non sopra i muscoli, che il fluido elettrico agisce immediatamente ; e la sua azione verrà limitata ad eccitar quella solamente, allorchè movesi e trapassa per questo o quel membro del- l’animale con forza affatto insensibile ai più squisiti elettrometri ? Così appunto mi conducono a credere molte nuove sperienze che ho fatte, e che verrò tra poco esponendo, cioè che il primario effetto del fluido elettrico così mosso con- sista nel mettere in giuoco l’ azion nervosa ; conseguenza della quale, anzi veri e propri effetti della medesima sian poi i moti de’ muscoli volontarj .

§ 51. Con ciò andiamo d’accordo coi migliori Fisiologi, che questi ed altri moti, ma singolarmente i spontanei fan dipendere immediatamente dall’azione od influenza de’ nervi. Ma arrestandoci qui, un poco sembra che abbiam gua- dagnato col nostro fluido elettrico, con questa nostra Elettricità animale; o se non poco, certo non tanto quanto ci promettevano le prime sperienze. Abbiamo scoperto, è vero, in esso fluido, messo in moto per opera dell’organiz- zazione medesima, un agente immediato, l’eccitatore proprio della sensibilità de’ nervi; e questo è già molto: ma non basta; avremmo voluto andare più innanzi, e ci pareva d’esserci giunti; di essere cioè già certi, che il fluido elet- trico medesimo movesse egli i muscoli, ossia colla sua propria virtù stimolante, onde le contrazioni e moti loro. Che però dovendosi ora ridurre ad attribuirgli soltanto l’azione su’ nervi, quanto mai restiamo addietro dal segno, a cui ci credevamo pervenuti? Intendiamo e spieghiamo in qualche modo quella pri- maria eccitazione de’ nervi, o a meglio dire, sappiamo onde viene; ma come poi essa desti e metta in giuoco la forza muscolare resta ancora un problema com’era prima.

§ 52. Torno a dire, noi ci lusingavamo pure di aver sciolto un tal problema, o portata almeno una gran luce sopra una questione tanto ancora oscura per i Fisiologi: giacchè mentre questi eran costretti ad arrestarsi a cotale non ben intesa azione od influenza de’ nervi nel moto muscolare, cioè non giungevano a spiegare per qual meccanismo, o per mezzo di che si comunichi da un capo lontano di nuovo leggermente stimolato l’azione al nervo tutto fino ai suoi ultimi rami, e come passando quindi ai muscoli ne ecciti le sì valide loro con- trazioni; ci lusingavamo di giungere noi a ciò spiegare col nostro fluido elettrico trascorrente da’ nervi ad essi muscoli, ed irritante i medesimi sul luogo. Già gl’istessi Fisiologi, ancorchè considerassero comunemente l’ irritabilità qual forza propria e innata de’ muscoli, pur ricorrevano ad un agente intermedio, o veicolo qual si fosse, per mezzo di cui tramandar si potesse e compiersi l’azione dei nervi sopra essi muscoli. E qui si abbandonavano alle ipotesi; chi mettendo soltanto in azione le parti solide del nervo, e concependo delle vibrazioni e tremori, che si propagassero da un capo all’altro; chi supponendo (e questi furono, e sono anche oggi la maggior parte) un certo qual fluido sottile, a cui dan nome di Spiriti animali , e assegnandogli il doppio officio di portare per la via de’ nervi al Sensorio comune le impressioni degli oggetti esterni, e di scorrere a’ cenni della volontà pei nervi ai muscoli, ed eccitarvi i moti. Or ecco il passo più grande, che già ci credevamo di aver fatto dietro la scoperta dell’Elettricità animale, e seguendo le idee del Sig. GALVANI Autore di questa grande scoperta, ci credevamo giunti a comprendere per qual mezzo appunto, e come esercitisi l’impero de’ nervi su’ muscoli, o qual fosse almeno cotal fluido nerveo, che volea insignirsi col nome di Spiriti animali . Quest’era il fluido elettrico; e la funzion sua principale immaginammo che fosse, scor- rendo da’ nervi suoi particolari conduttori a’ muscoli, di agire immediatamente su questi, qual proprio e naturale stimolante de’ medesimi. Come bene si spie- gava in questo modo la cosa? Ma le spiegazioni più plausibili e seducenti, e quelle ancora, che sembran conformi alle prime generali apparenze, sono rare volte confermate da un esame più rigoroso e seguito de’ particolari fenomeni; e quando al presentarsi di una bella scoperta ci sembra di poter andare molto innanzi estendendola a grandi e magnifiche cose, siam sovente obbligati a dar addietro, ed a rinunciare a gran parte dei disegni concepiti

Potrebbero addursi di ciò molti esempi, ma ci bastino due soli, il primo de’ quali preso pure dall’Elettricità.Cosa non si promettevano molti anni sono e Fisici e Medici dall’elet- tricità artificiale applicata alla Medicina ? E alla fine, di quanto poco profitto è debitrice l’arte salutare a codesta Elettricità medica omai abbandonata! Lo stesso in certo modo è stato della scoperta dei mezzi onde misurare la respirabilità di diverse arie, per cui si pretese di potere coi così detti Eudiometri conoscere ogni vizio e qualità d’aria, discernere tutte quante le arie mor- bose ecc., quando il tutto si riduce al potersi con tali stromenti misurare una sola delle tante qualità e modificazioni, di cui è suscettibile l’aria atmosferica, cioè i gradi della sua respirabilità, o a dir più giusto la dose che contiene di aria pura vitale . (Può vedersi su ciò l’articolo eudio- metro da me composto, e inserito nella traduzione di SCOPOLI del Dizionario di chimica di MAC- QUER). Non per questo però, che si sian dovute sovente riformare le belle e vaste idee concepite, e raccogliendo le vele troppo aperte piegare al ritorno, voglion condannarsi i tentativi arditi e gli sforzi che si fanno dagli uomini di genio per estendere qualsiasi scoperta, ed applicarla a quante più cose si può; che anzi è bene, che impieghinsi dapprima le forze dell’ingegno in cer- care e tentare tutte le possibili applicazioni, e spingansi le cose anche oltre i limiti, purchè di- sposti si sia a retrocedere poi, ove scorgasi di essersi troppo inoltrati, e a ridurre infine le cose al loro giusto valore.

. Così è acca- duto nel caso presente: esaminata meglio la cosa, variando le sperienze e ten- tandone di nuove, ho dovuto accorgermi alla fine, che assai più limitato di quel che supponea GALVANI, ed io con lui, egli è il giuoco del fluido elettrico negli organi animali, terminandosi la sua azione immediata nei nervi, come sopra si è detto (§ 50).

§ 53. Non voglio già, negare, che possa agire anche su questi immediata- mente, ed irritandoli per se stesso eccitarne le contrazioni e moti. Un’elet- tricità forte, una scintilla viva e pungente, che colpisca il muscolo, può e dee far questo, come ogn’altro stimolo. Ma qui si tratta di elettricita debolissima, qual è l’elettricità animale, impercettibile ai più delicati elettrometri; e questa è, che non valendo ad irritare immediatamente i muscoli, i soli nervi affetta sensibilmente; i quali poi portano la loro azione sopra i primi (§ cit.), in qual modo non sappiamo ancora.

§ 54. S’ella è così non sarà, dunque neppur necessario che esso fluido elet- trico faccia incursione ne’ muscoli medesimi, che hanno da convellersi; bastando che si limiti il suo trascorso ad una parte del nervo o nervi, da cui vengon retti e dominati que’ tali muscoli. Ora molte sperienze mi han dimostrato che ciò appunto basta. Ne addurrò qui alcune solamente delle più dimostrative.

§ 55. Preparata una gamba di una grossa rana in guisa che il nervo cru- rale bene snudato e reciso, dalla spina dorsale, avanzi fuori dalla coscia quanto è lungo, ne copro all’estremità, con una laminetta metallica piegatavi intorno, oppur lo serro con pinzette; e lo stesso fo ad un altro pezzo dell’istesso nervo poco sotto, cioè lo fascio con altra listerella di lamina metallica a forma d’anello, o lo stringo con altre pinzette, lasciando una o due linee d’intervallo tra l’una e l’altra di tali armature; cosicchè al disotto della inferiore rimane ancora una porzione di nervo nudo, come nuda rimane quella picciola parte framezzo. Ciò fatto scarico una boccetta di Leyden debolissimamente carica, cioè o non scintillante, o appena, sopra le due armature poste al nervo, in modo che la sola porzione di esso compresa tra quelle si truovi nel circuito della carica: ed ecco, che tutti i muscoli della gamba si convellono fortemente,, ed essa si slancia e salta; quantunque, come manifestamente appare, la corrente di fluido elettrico siasi ristretta al nervo solamente, anzi ad una picciola sua parte, e i muscoli e la gamba tutta sian rimasti intieramente fuori. Non è dunque ne- cessario che detta corrente giunga fino ai muscoli, che il fluido elettrico stimo- lante li invada: basta che solletichi e stimoli i nervi, da cui tali muscoli suscet- tibili di moto volontario immediatamente dipendono.

§ 56. Simile sperienza ho ripetuta molte volte anche sopra animali a sangue caldo, ne’ quali, e più facilmente e più insigni si ottengono i descritti effetti. Scoperto e liberato da tutte le sue aderenze intorno, il grosso nervo ischiatico ad un Agnello, e troncatolo due o tre pollici sopra la sua inserzione ne’ muscoli della coscia, vi applico due listerelle circolari di foglia o laminetta metallica, una vicino all'estremità troncata, l’altra alcune linee od un pollice sotto; oppure lo stringo con pinzette ne’ due indicati luoghi, e se mi piace anche vici- nissime le une alle altre, sol che non si tocchino. Così preparato il nervo, e te- nendolo con un filo di seta od altro, sollevato dal contatto delle parti vicine, fo passare per quella picciola porzione di lui, ch’è interposta alle due armature metalliche, una debole scarica elettrica; la quale, come si vede, non che giu- gnere ai muscoli della gamba, non s’estende neppure all’altra porzione del nervo, che riman nuda tra la inferior armatura e l’inserzione di esso nervo nella coscia : eppure non lascia la gamba di convellersi, e sbattersi tutta quanta, egualmente che se si scaricasse la boccetta di Leyden applicandone un’armatura alla gamba medesima, e l’altra al nervo.

§ 57. Queste sperienze, come dicea, ho io replicate e variate in più modi coll’istesso evento, ed ho avuto occasione di notare che, le altre cose pari, soglion riuscire più forti le convulsioni nell’arto reciso dal tronco, che lasciando intiero il corpo, e preparando il nervo al suo luogo: ciò almeno quando il nervo, che si prepara è l’ ischiatico ne’ quadrupedi, il nervo crurale o il brachiale nelle rane.

§ 58. Quello che or mostrato abbiamo succedere impiegando cariche elet- triche artificiali, nelle quali prove ancorchè si limiti il fluido ad agire su alcuni punti solamente, e dentro un picciolo tratto del nervo, pur ne nascono le con- trazioni e moti de’ muscoli, comunque lontani, ad esso nervo obbedienti: quello stesso avviene anche per le scariche o trasporti di fluido elettrico non prodotti da alcuna previa carica artificiale, ma che procedono da parte a parte dell’animale mercè la semplice applicazione delle convenienti armature, ed arco conduttore; cioè avviene, che portata l’azione su, nervi soli, anzi sopra una picciola porzione di tronco nerveo, vi rispondano i moti de’muscoli a que' nervi soggetti, ancorchè la vera e propria corrente elettrica non giunga punto ad essi muscoli. Scopransi, e si isolino i nervi crurali di una rana, l’ischiatico di un Agnello ecc., e come sopra (§ 55, 56) applichinsi a due parti più o men vicine dell’istesso nervo le due armature metalliche, l’una di foglia di stagno, l’altra d’ottone, o meglio d’argento (vedremo tra poco quanto importi, che siano di diversi metalli); indi si facciano comunicare, o per mezzo di un terzo metallo qualunque, od anche senza di questo con avanzare l’una contro l’altra finchè si tocchino: all’istante si ecciteranno le convulsioni e sbattimenti di tutto il membro, che pur non è tocco, e a cui nulla si può concepire che giunga del fluido elettrico smosso soltanto da parte a parte, e si dà una ad altra parte vicina del nervo.

§ 59. Non si concepisce troppo neppure come si smova detto fluido elet- trico da un luogo all’altro così vicino dell’istesso nervo, per la sola applicazione di quelle armature, e comunicazione esterna delle medesime, e perchè richie- dansi tali armature dissimili ; ma questo è un fatto che provasi con esperienze dirette, e intorno a cui ci tratterremo altrove di proposito.

§ 60. Diciam qui intanto, che non fa ne anche bisogno di due armature messe appostatamente al nervo, potendo bastare una sola, es. gr. di laminetta di stagno; purchè vengasi questa a toccare in sul confine con un capo dell’arco conduttore, es. gr. con un filo d’ottone o con altro metallo diverso da quello di essa armatura, come una moneta d’oro o d’argento, un cucchiajo ecc. ven- gasi, dico, a toccare sul confine, in guisa cioè che tal metallo, od arco condut- tore tocchi a un tempo il lembo, ossia parte dell’armatura, e alcuni punti del nervo nudo; il che poi viene ad essere un equivalente delle due armature dissi- mili già dette (§ preced.), e prossime l’una all’altra. Il Sig. GALVANI ha pur no- tata questa circostanza dell’eccitarsi più facilmente le convulsioni se tocchisi col filo metallico il lembo dell’armatura, e insieme alcuni punti della parte nuda; ma ne ha recata tutt’altra ragione. Quella però, che noi diamo qui riportando tutto al giuoco non anco ben inteso delle armature dissimili , ma sta- bilito, quanto al fatto, con ogni genere di prove, è la sola coerente a tante altre sperienze di questo genere, come meglio mostrerassi in seguito: con essa una folla di fenomeni ed eventi, che sembrano capricciosi, tante apparenti ano- malie rientrano nell’ordine; cioè riduconsi facilmente a certe leggi.

§ 61. Ritornando alla somma facilità, onde eccitansi vivamente i nervi, e i nervi soli, per qualsiasi picciola corrente di fluido elettrico, che li invada, intendiamo ora meglio perchè preparata la rana al modo del Sig. GALVANI, cioè lasciata la sola comunicazione tra le gambe e la spina dorsale dei nervi crurali diligentemente snudati, si risenta ella cotanto, e le dette gambe si con- vellano per un’elettricità prodigiosamente debole, sia artificiale, sia propria animale: per una carica di Leyden es. gr. che arriva appena a 2 o 3 50 mi di grado del mio elettrometro a paglie sottili (§ 44): laddove lasciandola intiera si contraggono appena gl’istessi muscoli delle gambe per una carica 50 volte più grande, cioè di 2 o 3 gradi del detto elettrometro (§ 38). Per quello è dei muscoli di esse gambe, son pur questi investiti egualmente dalla corrente di fluido elettrico, che passa fino all’estremità dei piedi, egualmente dico, tanto se la rana sia intiera, quanto se sia preparata nella suddetta guisa: e che importa, infatti che esse gambe tengano alla spina del dorso per i soli nervi crurali ? Tutta la corrente qual ella è non passa infine per detti muscoli ? Anzi è credibile, che vi passi più rapidamente allorchè l’animale è intiero, di quando lasciati i soli nervi crurali di comunicazione tra la spina e le gambe, il tragitto si dee fare per questi soli angusti canali, i quali non essendo perfetti deferenti, non possono che ritardarlo. Ma per ciò appunto, che passa ristretto, e con qualche difficoltà il fluido elettrico ne’ soli filetti nervosi, e fa urto contro di essi, perciò è, che tanto più vivamente li stimola di quello farebbe, se soli quelli non si trovassero a dargli passaggio, se non si fossero tolti via tanti altri de- ferenti, muscoli, membrane, vasi, umori, se in breve lasciati si fossero e lombi e ventre alla rana con tutti i suoi visceri e integumenti; nel qual caso scorrendo il fluido elettrico per tante strade, e molto minore quindi essendo la porzione di esso, che investirebbe i nervi crurali involti tra tante altre parti, molto meno verrebbero essi stimolati, nè già più sensibilmente, se non per una forza elet- trica proporzionalmente maggiore.

§ 62. Anche questo dunque ci conduce a credere, che sopra i nervi si eser- citi primariamente l’azione stimolante del fluido elettrico, che trascorrendo gl’investe: effetto secondario del quale eccitamento de’ nervi sia il moto de’ muscoli, che ne dipendono (§ 50). Ad appoggiare la qual sentenza, diversa da quella del Sig. GALVANI, che noi pure adottata avevamo da principio, e che riguarda piuttosto il fluido elettrico come lo stimolante proprio de’ muscoli, l’eccitatore immediato della loro irritabilità; oltre le già recate prove, molti altri argomenti concorrono tratti da nuove sperienze e scoperte da noi fatte in questi giorni, di cui non è ancora qui luogo di parlare.

§ 63. Mi si obbjetteranno forse quelle altre mie sperienze già annunciate verso il fine della memoria precedente (Mem. I, § 43 segg.), con cui, senza met- tere a nudo i nervi, senza portar via gl’integumenti, senza talvolta neppure tagliar la pelle, eccito nell’animale intiero e intatto, col solo applicargli le con- venienti armature metalliche, e stabilire tra queste una comunicazione me- diata od immediata, delle convulsioni e scosse in tutte le sue membra. Qui pare che sian piuttosto i muscoli, che i nervi quelli su cui agisca direttamente il fluido elettrico, che si trasporta dall’uno all’altro luogo: massime poi osser- vandosi che riesce assai meglio l’esperienza, cioè le convulsioni e moti musco- lari succedono molto più forti, ove le armature siano applicate ai più forti muscoli, e questi siansi snudati per applicarvele immediatamente.

§ 64. Ma forsechè non vi sono ramificazioni nervose in ciascuno di quei muscoli? Forsechè sfuggir possono la puntura, dirò così, elettrica ? Io ho bene mostrato qui sopra (§ 55 segg.), che un pezzo di nudo nervo, senza fibra musco- lare, venendo attraversato, e quindi stimolato da una picciola corrente elet- trica, eccita le convulsioni e moti del membro a cui comanda, senza che ai mu- scoli di questo giunga tal corrente; ma sfido chiunque a provarmi, che al- lorchè una simile corrente di fluido elettrico pervade un muscolo, od anche solo una parte di esso, non ferisca alcuno dei filetti nervosi, che vi sono sparsi. Che se dimostrare ciò non si può, riman salva ed inconcussa la mia propo- sizione, che i nervi sian quelli che vengono eccitati da detto fluido elettrico trascorrente.

§ 65. Ma v’è di più: mentre voi che mi obiettate cotali sperienze, e state per l’azione immediata di esso fluido sopra le fibre muscolari, non potete ridur la cosa al punto, che ferendo egli queste sole, e nascendone la contrazione sia evidente e sensibile cotal sua azione immediata, onde resterà sempre almeno dubbio se una debole corrente elettrica, qual’è quella di cui si tratta, sia da tanto, io sì, che con esperienze dirette, di cui mi riservo a parlare sull’ultimo, vi renderò sensibile e manifesta, sensibile agli organi vostri medesimi (eh! diciamolo pur qui di passaggio) sensibile alla lingua, epperò ai nervi, giacchè di questi è il sentire, non solo la corrente di fluido elettrico, che sgorga in forma di pennoncello, e produce il noto venticello fresco sulla punta de’ conduttori elettrizzati, ma ben anche quell’altra corrente invisibile dell’istesso fluido, a cui si dà luogo colla sola applicazione delle convenienti armature metalliche, che poi si fanno tra loro comunicare. Con non altro artifizio che questo di ap- plicare alla punta della lingua una lamina di stagno o di piombo, lucida e netta, e posare sul mezzo della lingua medesima una moneta d’oro o d’argento, una spatola d’argento od un cucchiajo, e far quindi toccare il manico di questo cucchiaio o spatola, oppure la moneta alla lamina di stagno o piombo, contro cui preme la punta della vostra lingua, con non altra operazione, dico, che questa, gusterete l’istesso sapore acidetto, che vi si fa sentire sulla lingua quando l’opponete al tenue fiocco e venticello di un conduttore elettrizzato artificialmente a tale distanza che non iscocchino scintille. Anche qui dunque il trascorrimento del fluido elettrico occasionato da parte a parte della lingua, mercè la semplice applicazione di due metalli, e indotta comunicazione de’ medesimi, eccita l’istessa istessissima sensazione, l’istesso sapor acido, nè già debole, ma anzi vivo; e niuna contrazione, niun altro moto in essa lingua pur cotanto mobile ed irritabile: il che è ben bastante a provare, che le papille nervose, non le fibre muscolari della medesima, son quelle che vengono imme- diatamente affette nell’un caso o nell’altro dal fluido elettrico, che penetrando le vellica e stimola dolcemente.

§ 66. Così è: in tali prove non sono i nervi del moto , che di tali non ve n’ha sulla punta, e in tutta la parte anteriore della lingua, ma i nervi del senso , che vengono stuzzicati dal fluido elettrico; e però nasce nella lingua la sensazione di sapore, non nascono le convulsioni e moti, di cui pure è suscettibile essa lingua, ma per l’azione di altri nervi, che s’impiantano nella sua radice. Ad eccitar dunque cotali moti e contrazioni delle fibre muscolari della lingua, ho tosto pensato che conveniva portare l’azione elettrica sopra quella parte; e fatta in conseguenza la prova di strappare l’intiera lingua ad un agnello, ed armarne uno de’ principali nervi della radice, oppur anche solamente la prossima carne viva, e d’applicare un’altra armatura verso il mezzo dellalingua medesima, riunitele poi ambedue col mezzo di un arco conduttore, ottenni le aspettate convulsioni.

§ 67. Si fa dunque manifesto, che quale è il nervo stimolato, quale la sua natural funzione, tale è l’effetto, che corrispondentemente ne siegue, di sen- sazione cioè, e di moto, allorchè quella virtù nervea è messa in esercizio dal fluido elettrico che fa incursione; e che quindi il giuoco de’ muscoli, le contra- zioni ecc., sono un effetto immediato di quest’azion nervosa, non già del fluido elettrico, come ci siam argomentati di provare dal § 50 fin qui, e tutto il seguito delle nostre sperienze andrà maggiormente confermando. Che se fossero i muscoli disposti a risentirsi a dirittura, se quel picciolissime trascorrimento di fluido elettrico, di cui si tratta, potesse irritarli immediatamente, perchè non avrebbero a convellersi tutti que’ muscoli, che godono dell’irritabilità, e sono suscettibili di convellimento e di moto, stuzzicandoli tale debole corrente di fluido elettrico, perchè, dico, non avrebbero a convellersi anche dove non son presenti nervi, o que’ tali nervi, che la Natura ha destinati per il moto? Ma no: quella debolissima corrente, di cui si tratta (giacchè non abbiamo ora in vista le scariche forti artificiali, atte a produr scintille ecc., le quali come si è già accennato (§ 53) potrebbero benissimo convellere i muscoli anche senza l’intermedio de’ nervi), basta ad eccitare la sensibilità de’ nervi, e a metterne in giuoco l’azione; non basta di per sè sola ad eccitare l’irritabilità de’ muscoli sì che si contraggono.

§ 68. Conseguentemente anche quando si eccitano le convulsioni, e moti più o men violenti nelle membra delle rane, e d’altri animali vivi e intieri, sia colle scariche elettriche artifiziali molto deboli, come abbiam descritto in principio della presente Memoria, sia colla semplice applicazione delle convenienti ar- mature metalliche, e indotta comunicazione tra loro, nella maniera cioè indi- cata sul fine della Memoria precedente, e ricordata pur anche qui (§ 63), non sono i muscoli, come ho creduto per qualche tempo, bensì i nervi sparsi per entro ad essi e coperti, che vengono primariamente affetti; e la forza nervosa così eccitata è poi dessa, che mette in giuoco i muscoli,. come ora sostengo. Però osservasi che corrispondono, e i luoghi, e la maggiore, o minor grandezza di questi moti muscolari, e la maggiore o minor facilità di eccitarli, alla mag- giore o minor vicinanza delle armature a’ nervi, che reggono quelle o queste membra. In conseguenza la pelle e gli altri integumenti, se non impediscono (e sì che in alcuni animali, cioè quadrupedi, uccelli ed altri, impediscono a segno che conviene assolutamente levarli, almeno in parte, come tra poco spie- gherò), se non impediscono, dico, del tutto, nuocciono alla riuscita dell’espe- rienze; ed anche tolti via questi integumenti fino a scoprire la viva carne, non è mai che si eccitino con tutte le migliori armature nè sì facilmente, nè sì forti le convulsioni de’ muscoli, come denudando ed isolando i respettivi nervi alla maniera di GALVANI.

§ 69. Non è che non siano abbastanza grandi, e molte volte strepitosi i movimenti eziandio negli animali assoggettati in questa mia nuova maniera intieri alle esperienze; nè che difficile sia di ottenerli, che anzi è facilissimo. Facili sì a farsi sono tali sperienze, più che alla solita maniera del Sig. GAL- VANI, quanto alla preparazione, non occorrendo alcuna dissezione dell’ani- male; e tanto più belle riescono e piacevoli. Ma quanto alla facilità di entrar in convulsione i muscoli, e alla forza delle convulsioni medesime, questo mio metodo la cede d’assai a quell’altro primo di denudare i nervi; e ciò che me- rita particolar riflessione è, che si ricercano, quando si lasciano i nervi coperti, quattro condizioni per il successo dell’esperienze, nessuna delle quali è asso- lutamente necessaria allorchè si sono snudati e isolati i nervi.

§ 70. La 1 a condizione è, che si tocchi l’animale intiero in due luoghi con non altri conduttori che metallici: laddove preparata es. gr. la rana in guisa, che le gambe tengano per i soli nervi crurali alla spina del dorso, si pos- sono nei primi momenti, mentre cioè sussiste in pieno vigore la vitalità, ecci- tare le convulsioni toccando con una mano i piedi, e coll’altra mano ed anche con un più imperfetto conduttore, come legno, avorio ecc., la spina dorsale o i nervi.

§ 71. La 2 a che un tal doppio contatto metallico si faccia, per l’animale intiero, in ambedue i luoghi sopra non tanto picciola estensione, ovvero che sianvi applicate a dovere due armature metalliche. Può veramente bastare anche una sola, se all’altra supplisca la testa dell’arco conduttore abbastanza larga, perchè tocchi in più punti. Or tali armature o contatto ampio dell’arco conduttore, sebben giovino assai anche per l’animale, cui sonosi snudati i nervi, non sono però necessarie, finchè almeno mantiene la sua vitalità discretamente forte.

§ 72. La 3 a condizione che dette armature siano di metalli diversi, una cioè di stagno o piombo, l’altra d’argento o d’oro, d’ottone o di ferro. Questa diver- sità di metalli richiedesi assolutamente, o se sono ambedue le armature del- l’istesso metallo, che almeno sia molto differente la maniera onde sono appli- cate, una essendo es. gr. di foglietta d’argento ben aderente, e come incollata alla parte, l’altra di lamina parimenti d’argento, ma non flessibile, piuttosto scabra che liscia, come una moneta ecc. In ciò si può dire, consiste tutto l’ar- tificio, onde eccitare a nostra posta le convulsioni nell’animale intiero: vuol essere un’armatura di metallo tenero, cioè piombo o stagno, l’altra d’un altro metallo qualunque; però meglio di tutti riesce l’argento e l’oro, e non molto bene il rame e il ferro. Nell’animale all’incontro preparato collo snudarne i nervi, siccome non è assolutamente necessaria alcuna armatura (§ prec.), così applicandovene, od una sola od ambedue dell’istesso metallo, e perfetta- mente eguali, es. gr. due monete d’argento, o due fogliette di stagno, possono tuttavia ottenersi i soliti moti e convulsioni, finchè non sono molto illangui- dite le forze vitali: giacchè quando lo sono, convien ricorrere anche qui alle armature dissimili , o per diversità di metalli, o almeno per differente foggia di applicazione

Il Sig. GALVanI notò ancora egli, che la diversità de’metalli influisce molto, talchè succedono e più facilmente e più veementi le convulsioni, se essendo ferro od ottone quello che tocca i muscoli, sia stagno od argento l’altro, che tocca i nervi della rana preparata alla sua ma- niera.

« Illud praeterea (così egli alla pag. 21) peculiare atque animadversione dignum, lan- « guentibus potissimum praeparatorum animalium viribus, circa conductores arcus aut defe « rentia plana contingit nobis saepissime observare, variam nempe eorum ac multiplicem metal- « licam substantiam cum ad obtinendas, turn ad augendas contractiones musculares multum « posse, et quidem longe magia, quam una eademque metallica substantia. Ita ex. gr. si arcua « totus ferreus fuerit, aut ferreus uncus, et ferreum item planum deferens, saepe saepius aut « deficient contractiones, aut erunt perexiguae. Si vero eorum alterum ferreum ex. gr. fuerit, « aereum alterum, multo magia ai argenteum (argenteum enim prae caeteris metallis ad defe- « rendam animalem electricitatem visum est nobis idoneum) contractiones continuo et longe « majores, et longe diutius prodibant. Idem contingit una eademque cohibentis plani superficie, « duobus ab invicem disjunctis locis, folio pariter metallico, sed dissimili obducta, ut scilicet « ai uno in loco stamni folium adhibeas, in altero aurichalci, contractiones ut plurimum longe « majores contingant, quam si uno eodemque metallo, ac folio, argenteo licet, fuerit uterque « locus obductus, seu ut inquiunt armatus ».

L’istessa cosa ripete il lodato Autore in altri luoghi della sua opera. Alle sue osservazioni son dunque conformi le mie; e solo notano questo dippiù, che se nell’animale preparato alla sua maniera sono men forti le convulsioni, e mancano sovente, ove le armature siano simili, del- l’istesso metallo, nell’animale intiero alla mia maniera, o in cui ho snudati soltanto i muscoli, sicchè i nervi rimangano a lor luogo coperti, mancano del tutto e sempre: che se pur si ottiene talora qualche picciol moto, egli è probabilmente perchè o non sono perfettamente dell’istessa sorte i due metalli, comunque portino egual nome, differenziandosi per qualche diversa lega per essere più o men battuti e compatti, o perchè differiscono molto le loro superfìcie, essendo una più o men liscia e monda, più o men combaciante dell’altra ecc.

Ho poi cercato di conoscere meglio quale diversità di metalli favorisca più la riuscita del- l’esperienza, cioè ecciti più forti convulsioni nell’animale, e più facilmente; ed ho trovato che si possono comodamente partire essi metalli in tre ranghi, ponendo nell’inferiore lo stagno e il piombo, nel medio il ferro, il rame, l’ottone, e nel superiore il mercurio, l’oro, l’argento e la platina. Così poi giova più di tutto contrapporre ad uno dell’inferior rango, cioè al piombo o stagno, uno del rango superiore, oro od argento, e massime quest’ultimo. Quelli del rango medio, ferro ed ottone, fanno discretamente bene contrapposti anch’essi allo stagno e piombo; ma meno che l’argento e l’oro; meno poi ancora se contrappongansi a questi: onde appare che detti ferro ed ottone, e così il rame, che abbiam posti nel rango medio, assai più si accostano al superiore che all’inferiore, nel qual ultimo rimangono soli, e per molto intervallo separati, i due metalli teneri piombo e stagno. Le picciole differenze tra i metalli dell’istesso rango, come tra argento ed oro, tra ferro e ottone, tra piombo e stagno, non ho potuto peranco bene determinarle, nè assegnare il posto agl’altri così detti semi-metalli, cioè ai regoli di zinco, di antimonio, di bi- smuto ecc. : le quali ricerche, che non sono altronde della maggiore importanza, riserbo a migliore opportunità.

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§ 73. Finalmente la 4 a condizione richiesta è, che non solamente sia metallo quel che tocca immediatamente la carne viva (§ 70), ma tutt’intiero l’arco conduttore metallico. Che se interrotto venga non che da un coibente, o da un cattivo deferente, come da una sottil carta, ma fino da uno strato d’acqua, che è pur conduttore bello e buono, avvegnachè ceda di molto ai metalli, l’effetto delle convulsioni manca nell’animale intiero, conforme già indicato abbiamo e spiegato sul fine della Memoria precedente: laddove non lasciano di eccitarsi le contrazioni e spasmi ne’ muscoli, i cui nervi sonosi snudati e preparati, nè per tale interposizione dell’acqua a mezzo dell’arco conduttore nè per l’interposizione di una carta, o panno, o cuojo soltanto umido, e neppure se entrino nel circuito una o più persone, e fino il pavimento e i tavoli, fin- tantochè però è in pieno vigore la vitalità, come abbiamo fatto osservare già nel primo prospetto, che abbiam presentato delle esperienze del Sig. GAL- VAnI, e delle nostre pur anche

Veggasi la 1 a Memoria inserita nel T. II 2° Quad. di questo Giornale Fisico; e l’altro picciolo mio scritto al Dr. BARONIO, che la precede.

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§ 74. Da tutto questo può rilevarsi abbastanza quanto più facilmente siano eccitabili le contrazioni de’ muscoli, se i nervi, che vi metton capo, ven- gano snudati ed isolati, che se rimangano coperti dalle carni ed altri integu- menti, e fin dalla pelle dell’animale intiero ed intatto. Intorno alla qual pelle e integumenti debbo pure far vedere quale ostacolo pongano anche questi all’eccitamento delle convulsioni, e sperimentandosi col metodo di cui ora si tratta.

§ 75. Nelle rane adunque, nelle anguille ed altri pesci, a cui, prima che agli animali di sangue caldo, ho estese queste sperienze, gl’integumenti non tol- gono d’ordinario che la prova riesca molto bene, se non è che la pelle trovasi troppo asciutta; nel qual caso basta umettarla alquanto. Non così nei quadru- pedi ed uccelli, che ho potuto fino ad ora cimentare: con questi non mi è riu- scita l’esperienza lasciando del tutto intatti i loro integumenti; ma ho dovuto levarne via qualche parte, almeno in quei siti, a cui volea applicare le armature. Sembra pertanto che la grossezza di tali integumenti, e la poca loro conducibilità intervenendovi massimamente la pinguedine, sia d’impedimento a quel celere e libero trasporto di fluido elettrico, che richiedesi per far impressione sui nervi, e stimolarli a segno, ch’essi poi suscitino le contrazioni de’ muscoli; e che perciò manchino cotesti moti finchè detti integumenti son frapposti ad essi muscoli, e alle rispettive armature. Convien dunque levarli intieramente o in massima parte, ne’ luoghi destinati per queste: convien che s’applichino le superficie metalliche ai nudi muscoli, ossia alla viva carne.

§ 76. La maniera da me praticata, che corrispose meglio, fu d’incidere la pelle agli uccelli e quadrupedi

L’esperienza l’ho ora estesa anche ai grandi animali, a Montoni, Vitelli ecc., ne’ quali riesce non men bene che nei piccioli e mezzani.

tutt’al lungo della schiena, e rovesciarla indietro dai lati, e di vestir indi la nuda carne colla solita foglietta di stagno: d’incidere similmente e snudare qualche altro muscolo, es. gr. di una gamba, ed applicarvi una moneta od altra lastra d’argento. Ciò fatto non è più bisogno d’altro, per veder nascere le valide contrazioni, i moti e sbalzi di quella gamba, se non di fare che comunichino una coll’altra tali armature metalliche, o imme- diatamente venendo ad un mutuo contatto, o per mezzo di un terzo metallo.

§ 77. Anche le salamandre e le lucertole mi è convenuto quasi sempre scorticarle, in tutto o in parte: senza di che, con tutte le migliori armature, o mancava l’effetto delle convulsioni, od erano poco rimarcabili.

§ 78. Per le rane, sebbene scorticate diano in più forti convulsioni, e assai più facilmente, si può anche averne l’effetto, come già ho dichiarato (§ 75), lasciandole con tutta la pelle (la quale è sottilissima e umida, e veste immedia- tamente i muscoli più umidi ancora) intiera e intatta, se la foglietta di stagno soprattutto è ben applicata, e coll’altra armatura, es. gr. la moneta d’argento, applicata dove si sia, si prema alquanto contro la parte. Lo stesso è presso a poco anche delle biscie, almeno del serpente chiamato volgarmente Smiroldo , uno de' quali molto grande ho avuto occasione di assoggettare alle prove.

§ 79. I pesci anch’essi, su cui ho fatte simili sperienze, han corrisposto così colla pelle intiera indosso; raschiate le squame han dato qualche maggior segno; ma levata loro la pelle non mi sembrò che acquistassero maggior attitudine ad essere scossi; che anzi le anguille mi è parso, che diventino meno suscetti- bili: le anguille dico, che vestite di tutta la loro pelle se si muniscano delle con- venienti armature metalliche (intendasi sempre dissimili , come si è spiegato) (§ 72), massime vicino alla coda, si contorcono e guizzano a meraviglia, al momento che si stabilisce la comunicazione tra dette armature.

§ 80. Or poichè notate si sono le condizioni tutte richieste, e varie circo- stanze più o men favorevoli alla riuscita delle sperienze di questo genere, che han per oggetto cioè di eccitare le convulsioni in qualsisia animale vivo e in- tiero, e sì nelle rane, nelle anguille ecc. senza incisione alcuna neppur della pelle, nonchè senza denudarne i nervi, piacemi di descrivere queste sperienze un poco più particolarmente, onde possa ciascuno ripeterle con facilità e sicu- rezza dell’esito. Prendo dunque un’anguilla tal qual è, ed applico ad una parte qualunque del suo corpo una foglietta sottilissima di stagno, di quelle cioè dei battiloro, che si tengon frapposte alle carte di certi libretti, e che servono per inargentare a falso: applico, dico, questa foglietta di stagno dove mi piace, sulla testa, sulla schiena, al ventre, ai fianchi, alla coda dell’anguilla, e di quella lunghezza e larghezza che più mi piace, in modo che vi si adatti bene, come fossevi incollata. Così armato l’animale o vestito di un pezzo di camicia me- tallica ben aderente, lo pongo a giacere dal lato opposto non vestito sopra un piatto d’argento. Invece del piatto può servire egualmente bene anche una lastra non molto larga, come un cucchiajo, una moneta; ma conviene allora, che tal lastra picciola sia posta sotto all’anguilla in guisa, che corrisponda al- l’armatura superiore, cioè alla foglietta agglutinata, o poco almeno ne disti

Nelle anguille, ne’ serpenti, siccome in molti vermi e insetti, la direzione de’ nervi e de’ muscoli è più trasversale e circolare, che longitudinale, ossia viene in massima parte ristretta dentro ai confini di certe fascie, o anelli. S’intende quindi facilmente perchè debbano entro ai medesimi confini corrispondersi le due armature nell’anguilla, se hanno pure ad eccitarsi le contrazioni muscolari.

. Così disposte le cose, basta toccare con una chiave, con un filo d’ottone, con un altro cucchiajo, o moneta, con un pezzo insomma qualunque di metallo, purchè sia netto e mondo, il piatto o la lastra d’argento che sta sotto, e insieme la foglia o veste di stagno, cui tiene indosso la nostra anguilla, basta anche, senza altro metallo intermedio che faccia officio di arco conduttore, far sì che vi supplisca l’istessa lastra o cucchiajo o moneta che sia, avanzandola ed in- clinandola tanto che giunga a toccare a dirittura detta veste di stagno, per rendere all' istante l’ anguilla convulsa, per vederla corrugarsi, contorcersi, inarcarsi, erigere e vibrar le pinne, in tutta quella parte di corpo massima- mente, che trovasi tra i limiti dell’una e dell’altra armatura. Bello è osservare come, se questa parte di corpo comprende la testa, o il collo, si gonfia questo, si alza quella, e la bocca s’apre e si chiude a vicenda, ogni volta che si viene all’indicato toccamento. Che se tutta la schiena o tutto il ventre dell’anguilla, dal capo fino alla coda, o tutto un fianco si vesta di foglietta di stagno non interrotta, e bene agglutinata, ed essa anguilla poi giaccia col lato nudo tutto al lungo sopra un bacile d’argento, allora all’istante che si fa la comunicazione in uno de' modi indicati tra l’inferiore e superiore armatura, tra il piatto cioè d’argento e la foglietta di stagno, tutto l’animale si convelle e divincola for- temente.

§ 81. Per la rana ancora sono le cose presso a poco eguali, in quanto che può applicarsi la camicia di stagno o tutt’al lungo del ventre, o tutt’al lungo della schiena, oppure a parte solamente di quello o di questa, o all’uno o al- l’altro fianco, e può applicarsi eziandio ad una coscia o gamba. Per essa rana poi non occorre del gran piatto, e basta in ogni caso la lastretta d’argento, il cucchiajo, o la moneta, quali non è neppur necessario, come nell’anguilla, di apporre al lato opposto e corrispondente della veste di stagno, nè ad essa vi- cino. Se così si fa succedono a dir vero più forti le convulsioni e moti; ma anche ponendo dall’istesso lato, su’ piedi es. gr., o sulle coscie la moneta, o il manico del cucchiajo, quando son vestiti di foglietta di stagno o i lombi, o la schiena, o gli omeri, non lasciano, al momento che si stabilisce la comunicazione tra le due armature, di convellersi i muscoli delle coscie, e di vibrarsi le gambe. Così anche se una coscia o gamba porti la sottil veste di stagno, e sovra l’altra coscia o gamba compagna posi al luogo medesimo la moneta, o il manico del cucchiajo, convellerannosi, indotta la comunicazione, e guizzeranno ambe le gambe.

§ 82. Comincia dunque già a differenziarsi la rana dall’anguilla in ciò, che anche posta l’armatura d’argento in parte non corrispondente, e quanto si voglia lontana, dalla veste o foglietta di stagno aderente, han luogo nulla di meno le convulsioni e spasmi, nè già parziali, bensì di tutto o quasi tutto il corpo.

§ 83. Ma quello, che più la differenzia ancora, è una assai più decisa corri- spondenza tra muscoli e nervi; e tale, che quelli dei muscoli si convellono più fortemente, che ricevono più nervi, e più davvicino da quella parte del corpo, cui si è posta una delle armature, quantunque non a questi, ma bene ad altri muscoli trovisi applicata l’altra. Così es. gr. se al confine del dorso e sopra i reni, al luogo cioè ove trovansi poco sotto la pelle i grossi nervi crurali, sia ap- plicata e fatta bene aderente la foglietta di stagno, convellerannosi e balze- ranno le gambe, quand’anche l’altra armatura, la lastra d’argento o moneta (tra cui si viene poi a stabilire la comunicazione) sia applicata al ventre, al petto, alla testa: se la detta laminetta di stagno sarà incollata sopra il mezzo della schiena, entreranno in grande spasmo i muscoli del ventre e dei fianchi: se sovra gli omeri, i muscoli del petto, e le zampe davanti, il collo e la testa; a qualunque parte stia altronde applicata la moneta, il cucchiajo o lastra d’argento.

§ 84. Dicendo che convellerannosi specialmente i muscoli retti da quello o quei nervi, che trovansi vicini ad una delle armature, quantunque nè sopra nè appresso essi muscoli, ma in tutt’altro luogo sia applicata l’altra armatura, non voglio già far intendere, che non se ne risentano i muscoli immediatamente coperti dalle armature medesime, e i confinanti; che anzi son questi d’ordinario, che più vengono commossi. Del resto anche negli altri muscoli tutti, o quasi tutti, si osservano tremori, palpiti, convulsioni spasmodiche, se la rana è molto vivace, se la si è snudata della pelle, e se l’armatura di foglietta di stagno sta bene applicata al luogo della spina dorsale e tutt’al lungo della medesima, di là essendo che diramansi tanti nervi a tutte le parti. Che se poi concorra ogni circostanza a determinar l’azione sopra un tal membro, sopra tali mu- scoli, se la lastra d’argento trovisi in contatto o prossima a quegli stessi mu- scoli, che ricevono più nervi e più davvicino dalla parte del corpo, cui sta incollata la foglietta di stagno, se tal veste essendo sovrapposta es. gr. ai lombi, ove trovansi i nervi crurali, la moneta o il cucchiajo d’argento stia sopra o sotto le coscie o le gambe, tutto allora cospirando a produrre l’effetto maggiore, si avranno le più strepitose convulsioni, de’ guizzi e salti prodigiosi di coteste gambe: così se sia una armatura applicata sopra la spina dorsale e l’altra sotto al ventre, entrerà, questo e i fianchi nelle maggiori convulsioni spasmodiche, e così i muscoli del petto, le zampe davanti, se contigua o prossima abbiano una delle armature, ecc. Fa poi stupore il vedere come la stessa spina dorsale s’incurva ripiegandosi indietro, e si tende, e il collo an- ch’esso.

§ 85. Si può già comprendere da quello, che son venuto accennando, in quante maniere ho variate queste sperienze; ma si comprenderà ancor meglio se dirò, che ho fatto delle prove ancora con diversi pezzi di foglietta di stagno applicati a un tempo stesso a varie parti del corpo della rana, e fra loro divisi da più, o men grande intervallo; formanti così altrettante distinte armature tutte eguali, e dell’istesso metallo, ponendo poi l’altra armatura di diverso metallo, cioè la moneta, il cucchiajo, od altra lastra d’argento, in contatto or d’una, or d’altra parte del lato nudo dell’animale, e provando tutte le combinazioni dei toccamenti, quando immediati tra questa armatura d’argento e l’una o l’altra di quelle di stagno, quando mediante un terzo metallo che facesse officio d’arco conduttore. Applicava talvolta cinque o sei pezzi di foglietta di stagno, uno sulla testa, sul collo l’altro, il terzo sulle spalle, sul mezzo della schiena il quarto, il quinto sopra l’osso sacro, e il sesto su di una coscia; e posta la moneta o la coda del cucchiajo d’argento, in prima sotto la mascella e la gola, ed appli- cato ad essa moneta o cucchiajo un capo di fil metallico, ne portava l’altro capo una, due, tre volte in contatto di ciascuna di quelle vesti separate o scu- detti di foglia di stagno, per vedere quali fossero i muscoli, che più si contrae- vano in ciascuna prova: poi faceva passare la moneta sotto il petto, e ripetea gl’istessi toccamenti, cioè sopra tutte le cinque o sei vesti od armature sud- dette, facendo le stesse osservazioni: indi ancora da capo avanzata la moneta sotto il ventre; poi sotto l’una; poi sotto l’altra coscia; e infine sotto i piedi: da ultimo ripigliava tutti i cinque o sei toccamenti, posata la rana sul suo ven- tre; con testa e gambe distese tutt’al lungo di un piatto, o lastra d’argento. Son queste già più di 40 combinazioni. Ma ne ho tentate ancora molte altre, vestendo di varj scudetti di foglia il ventre, i fianchi ecc., applicando una o più fascie circolari di tal laminetta attorno a varie parti del corpo a forma di cin- tura; e inducendo poi la comunicazione d’una o d’altra di tali fascie colla mo- neta o lastra d’argento qual si fosse, applicata a questa e a quell’altre parti del corpo: con che ottenni sempre (se i contatti metallici si faceano a dovere, com’è necessario in tutte queste sperienze) le convulsioni de’ muscoli nelle parti rispettive.

§ 86. Nelle sperienze fino ad ora descritte è sempre stata l’una armatura di foglietta di stagno incollata ad una parte dell’animale, l’altra di grossa la- mina d’argento, nulla o poco flessibile, posta semplicemente in contatto d’altra parte. Or debbo dire, che è poi lo stesso adoperando al rovescio, cioè applicando in un luogo una foglietta pieghevole d’argento o d’oro fino, e in un altro una la- mina soda di stagno o di piombo; oppur anche applicando qui e la delle fogliette sottili, che s’adattino egualmente, ma di stagno o di piombo le une, le altre d’oro o d’argento, e sì anche di orpello. In somma è la diversità de’ metalli, che fa: intorno a che abbiam già fatto osservare quello ch’è più essenziale (§ 72 e nota ivi), e verrà in altro luogo occasione di trattenersi più a lungo, cercando di trovarne, se sia possibile, la ragione.

§ 87. Abbiam pure altrove indicato (§ 60), come, ritenuta questa diversità di metalli., può tralasciarsi una delle armature, e supplirvisi mercè il toccare a un tempo stesso il lembo dell’unica armatura, es. gr. della foglietta di stagno, e alcuni punti della parte nuda, coi due capi dell’arco conduttore, ed anche coll’istesso capo, es. gr. coll’istessa faccia della moneta d’argento o d’oro, colla coda del cucchiajo ecc. In quest’ultima maniera eccitansi d’ordinario delle contrazioni spasmodiche ne’ soli muscoli contigui, ed aggiacenti, e ta- lora in alcune fibre solamente; ma spesso anche se ne risente tutt’un membro, una gamba, es. gr. che si scuote e balza.

§ 88. Passerei ora a descrivere le sperienze di questo genere fatte anch’ esse in gran numero sopra altri animali, massime sopra quelli a sangue caldo, qua- drupedi ed uccelli, già accennati (§ 75 e Mem. I a sul fine), se lo credessi ne- cessario, o molto utile; ma come è facile il fare l’applicazione di ciò che si è fino ad ora mostrato anche a questi animali, avuto soltanto riguardo alle dif- ferenze nella struttura, e nell’economia animale, differenze non molto grandi, per ciò che riguarda la sensibilità de’ nervi, ed irritabilità de’ muscoli; non mi tratterrò lungamente intorno a tali prove; e dirò solo in generale, che i risultati sono presso a poco eguali, cioè che si eccitano le stesse convulsioni e spasmi ne’ muscoli, gl’istessi moti nelle membra di codesti animali, cogli stessi artificj delle armature dissimili ; che in complesso si osserva l’istessa dipendenza de’ muscoli dai nervi, venendo quelli commossi a norma, che sono influenzati da questi; che i muscoli ancora, o contigui o vicini alle armature sono i più affetti; e che la sola rimarcabile differenza negli animali grandi è, che ove trovinsi molto discoste le armature una dall’altra, soglion essere men gagliardi i moti eccitati, e talora mancano finanche del tutto; massime se trovinsi dette armature applicate a parti fornite di pochi nervi, o troppo coperti, e a muscoli non facilmente suscettibili di moto; se non vi siano bene applicate; se siano non molto dissimili , es. gr. una d’oro o d’argento, al solito, l’altra d’ottone o di ferro, invece d’essere di stagno o di piombo

Ved. il § 72 e la nota ivi.

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§ 89. Lasciando pertanto le sperienze sopra gli animali vivi e intieri, pic- cioli e grandi, intorno alle quali ci siamo abbastanza trattenuti, con mostrare a parte a parte gli artificj, onde eccitare in varie parti del loro corpo, quando intatto, e quando spogliato, giusta il bisogno, di qualche parte solamente de’ suoi integumenti, le convulsioni , diciam così, elettriche ; mi piace di portarmi all’altro estremo opposto, e mostrare come son giunto ad ottenere le istesse convulsioni e forti contrazioni muscolari, non che dagli stessi animali decapi- tati, o con altre ferite uccisi, quando di fresco e quando delle ore prima; ma da’ loro membri recisi, da piccioli pezzi di essi membri, e fino da frammenti e minuzzoli di muscolo minori in mole di un grano di frumento.

§ 90. Tutto l’artificio anche qui si riduce ad applicare le due armature dissimili ; e quelle che riescon meglio sono al solito la foglietta di stagno, che s’agglutini bene ad una parte del muscolo, ed una moneta o lastra qualsiasi d’argento, che ne tocchi semplicemente un’altra parte. A fare poi la comuni- cazione fra queste, basta avanzare la lastra o moneta, strisciandola fino, al con- tatto della foglietta aderente; meglio però serve un filo metallico ripiegato, che faccia ufficio di arco conduttore; il quale se sia egli medesimo d’argento, od anche d’ottone, può farsi senza della moneta o lastra, bastando di appog- giare con esso contro una parte nuda del membro o del muscolo, in guisa di toccarla, non in uno, ma in più punti, e di toccare insieme anche la foglietta di stagno. In qualunque modo succeda tal comunicazione de’ due metalli applicati a punti diversi, ecco eccitarsi i tremori, i palpiti, le convulsioni in quello o quei membri staccati, in quel pezzo di membro reciso, picciolo o grande, che restan compresi tra i due toccamenti, e ne’ muscoli ancora comunicanti.

§ 91. Sarebbe troppo lungo se volessi qui schiarire e mettere sott’occhio le molte sperienze da me fatte sopra i membri recisi, e pezzi di membri, sopra i singoli muscoli, e pezzi di muscoli, tanto di animali a sangue freddo, quanto ancora di quelli a sangue caldo, e i diversi eventi, secondo che mi studiai di variare le circostanze e gli aggiunti. Accennerò dunque solo, terminando questa Memoria, già troppo prolissa, due scoperte, che in seguito a tali sperienze ho fatte, non men interessanti che utili. La 1 a è, che non tutti i muscoli, per quanto siano irritabili, ma quelli soli che obbediscono alla volontà, i muscoli de’ moti spontanei si contraggono ed entrano in convulsione, cogli artificj di cui si tratta, cioè delle armature metalliche dissimili ; che però nè gli intestini, nè il ventriglio, nè il cuore, irritabilissimi tutti, massime quest’ultimo, ma destituiti di moto volontario, si convellono punto tentati con tali mezzi; il Diaframma sì, poichè gode pur evidentemente di tal facoltà.

§ 92. La 2 a su cui abbiam già qualche cosa ragionato (§ 65 e segg.) che tal- volta, invece delle solite contrazioni e moti muscolari, il transflusso di fluido elettrico occasionato dalle armature dissimili eccita la sensazione propria de’ nervi, che trovansi nel luogo affetto: il che accade nella lingua, la quale ten- tata con tali artificj non si convelle nè molto nè poco, ma sente nella parte sua più delicata, che è la punta, un sapor acido più o men vivo, non diverso da quello, che le fa sentire il fluido elettrico, che spruzza dall’estremità di un con- duttore elettrizzato artificialmente.

§ 93. Per ottenere ciò conviene, come abbiam già (ivi) indicato, applicare alla punta della lingua, o poco sopra, una lamina di stagno o di piombo ben netta e lucida, e premervela contro con discreta forza; e sopra il mezzo, o ad altra parte di essa lingua applicare una moneta d’oro o d’argento, un cucchiajo, una spatola, od altra lamina di tal metallo; finalmente addurre le due lamine al mutuo contatto. Per lamina di stagno io prendo sovente un pezzo di carta, così detta, d'argento, che è propriamente carta coperta di foglia di stagno; e la trovo la migliore di tutte; eccetto che non ogni foglio di tal carta, che com- pero alla ventura, mi riesce egualmente bene: alcuni fogli fanno a meraviglia, tanto che il sapor acido, che vengo a sentire facendo l’esperienza a dovere, è forte sì, che mi riesce quasi insopportabile; altri all’incontro mi eccitano l’istessa sensazione, ma incomparabilmente più debole. Di questa differenza non saprei invero allegare alcuna ragione, se non è la diversa qualità di sta- gno, la sua lega con altri metalli, l’essere stato più o men battuto ecc. (V. la nota al § 72).

§ 94. Ella è cosa molto rimarcabile, che questo sapore continua a sentirsi, e va anzi crescendo in vivacità, per tutto il tempo, che i due metalli, stagno ed argento, continuano a star applicati, l’uno alla punta della lingua, l’altro ad altre parti della medesima, e a toccarsi fra di loro, formando un cotal arco conduttore: il che prova che continuo ed incessante sia pure il transflusso del fluido elettrico dall’uno all’altro luogo.

§ 95. Un’altra cosa non men degna di riflessione è, che facendosi inversa- mente la prova, cioè applicando alla punta della lingua la lamina d’argento, e più indietro la carta inargentata, o a dir più tosto stagnata, si sente su detta punta un altro sapore che non è già acido, ma piuttosto alcalino, acre cioè tirante all’amaro; il quale, sebbene più piccante e rabbioso quando si sente, non si arriva però a sentirlo se non sono le circostanze le più favorevoli, cioè se non si contrappongono appunto argento e stagno, e quest’ultimo ben lucido. Cosi adoperando la carta stagnata, riesce o non riesce di sentire questo sapore, secondo che incontrasi quella di buona o d’inferior qualità, (§ 93). Egli è per- tanto assai più facile di sentire il sapor acido nella prima maniera, che questo sapore acre ed urente in quest’altra; ed è ben quello più decisamente acido, che questo alcalino: per tale invero non ardirei caratterizzarlo. Qualunque però sia, è assai diverso dal primo: e ciò basta ad aprirci grandi viste.

§ 96. Il fluido elettrico dunque messo in moto per la sola applicazione delle armature metalliche, affetta diversamente i nervi, produce sensazioni affatto diverse, se entri o sorta per tali nervi dei sensi. Or entra egli o sorte quando produce sulla punta della lingua il sapor acido? Io m’induco più vo- lentieri a credere che allora entri; e che quando sorte da essa punta vi cagioni l’altro sapore, che tira all’alcalino; ma non posso ancor dare la cosa per accer- tata. Spingendo poi le congetture più avanti, se il fluido elettrico smosso per un modo o per l’altro produce per sè solo sapori diversi, non potrebbe esser egli la causa immediata d’ogni sapore? Non potrebbe esserlo delle sensazioni tutte degli altri sensi? Ma non abbandoniamoci ancora a queste idee troppo vaghe: estendiamo piuttosto le sperienze, e fermiamoci alle conseguenze ed applicazioni immediate delle medesime. Questa è la marcia, che ho tenuta fin qui; e che terrò, ripigliando il filo nelle seguenti Memorie.

NOTE DELLA COMMISSIONE ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA

[1] Qui, a pag. 270 del T. II di Br. Giorn., s’interrompe la Memoria, che è poi ripresa a pag. 35 dei T. III degli stessi Annali.

A pag. 287 del T. II di Br. Giorn. l’Editore, sotto il titolo: SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE ED ALCUNE NUOVE PROPRIETÀ DEL FLUIDO ELETTRICO DEL SIG. CAV. VOLTA, dà notizia di nuove esperienze e scoperte del V. in argomento, segnatamente annuncia la scoperta che i soli muscoli inservienti ai moti volontari si eccitano per l’elettricità messa in giuoco dai semplici contatti metallici, e l’altra scoperta del vivo sapore che sente la lingua se a questa si appli- chino due armature metalliche diverse.

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