MEMORIA TERZA
SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE
DEL SIG. DON ALESSANDRO VOLTA
COMPRESA IN ALCUNE LETTERE
LETTERA 1
FONTI.
STAMPATE.
Br. Giorn. T. I. (anno VI). 1793. pg. 63.
Ant. Coll. T. II. P. I. pg. 177.
Am. Op. SC. Tomo XV (1792).
MANOSCRITTE.
Cart. Volt.: F 49; J 6; J 9; J 10; J 21 a;
J 23; L 9; F 50.
OSSERVAZIONI.
TITOLO: Da Br. Giorn. ed L 9. A questa lettera non fecero seguito le altre per quanto
preannunziate anche in fine di questa.
DATA: del V.
F 49 è la lettera dell’Aldini citata in principio della Memoria sul verso della quale
trovasi un brano di minuta del V.
J 6 è un foglio intero contenente un’aggiunta notevole nella quale il V. si affretta
ad interpretare secondo le sue teorie l’esperienza del Fontana.
J 9 e J 21 a sono fogli staccati di minuta che pare si colleghino a questa Memoria
trattandovisi di esperienze sulla lingua.
J 10 contiene vari brani ripetuti di prime minute.
J 23 è la minuta del principio d’una « Aggiunta » a questa Memoria (Vedansi Note
ed Aggiunte in fine).
L 9 è una minuta quasi conforme al testo pubblicato.
In Cart. Volt. F 50 è la lettera dell’Aldini per congratulazione e incitamento a conti-
nuare gli studi, dalla quale si trae l’Annotazione di cui al § 8.
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MEMORIA TERZA
SULL'ELETTRICITÀ ANIMALE.
Ricevei due settimane sono al mio arrivo in Pavia il pregiatissimo foglio
di V. S. Illustrissima de’ 22 Ottobre, in cui mi avvisa, che dal libraro Marelli
di Milano mi verrebbe quanto prima trasmessa una copia della ristampa del-
l'Opuscolo di GALVANI, cui sono aggiunte varie annotazioni di lei, ed una sua
Dissertazione
Joannis Aldini Dissertatione et notis. Accesserunt Epistolae ad animalis Electricitatis theoriam
pertinentes.
gerlo per bontà del mio amico e collega Ab. SPALLANZANI, che me lo ha prestato;
e molto piacere ho avuto nello scorrere sì quelle note, che la Dissertazione sua,
erudita non solo, ma elegantemente scritta.
Ella poi fa troppo onore ai miei
piccioli ritrovati: di che le rendo umilissime grazie; siccome pure al dottis-
simo e gentilissimo di lei Zio Dr. GALVANI, per i saluti che mi manda, e pel
conto in cui egli tiene me, e le poche cose mie.
§ 1. Non so s’Ella abbia vedute e lette per intiero le mie due Memorie sul-
l’Elettricità animale pubblicate. nel
L’ultima parte della seconda Memoria non era ancora uscita, quando V. S.
Illustriss. pubblicò colla nuova edizione del Commentario di GALVANI la sua
dissertazione e le note.
In quella parte io son tutto a provare, che su’ nervi, e
sopra essi soli agisce direttamente l’elettricità, sia artificiale blanda, sia propria
animale; che non è punto necessario che il fluido elettrico trascorra per la via
di quelli fino ai muscoli; molto meno che siegua alcuna scarica tra nervo e mu-
scolo, o tra l’interna e l’esterna faccia di questo, come opina il lodato Autore:
che basta che il nervo solo venga stimolato da esso fluido, il quale ne attraversi
duca egli poi da sè (in qual modo confessiamo pure di non saperlo) la contrazione
del muscolo soggetto: che insomma il fluido elettrico non è causa
nè anche in qualità di stimolo, dei moti musculari, ma
occasionale e rimota,, terminandosi la sua azione propria a stimolare ed ecci-
tare i nervi.
Se la cosa è così, come le osservazioni addotte nella citata mia
Memoria, e molte altre concorrono a provare, la teoria e le spiegazioni di GAL-
VANI, ch'Ella si studia di appoggiare, cadono in gran parte, e tutto l’edificio
minaccia rovina.
Restano però sempre i materiali, che sono i bellissimi ritro-
vati delle di lui sperienze originali, e le nuove scoperte, cui quelle prime han
dato occasione; sì, restano cotai preziosi materiali per un’altra fabbrica, se
non più bella, almeno più consistente, che si potrà innalzare.
§ 2. Tralle moltissime sperienze, le quali mostrano, che tutto il giuoco
è dei nervi, e che basta per mettere in contrazione i muscoli, e muovere tutto
un membro, che una debole corrente di fluido elettrico invada pochi punti
del nervo reggitore, e una porzione soltanto di lui, anche picciolissima, ne com-
prenda nel suo giro, lasciando in disparte il resto di esso nervo, e molto più
il muscolo o muscoli dipendenti; tralle moltissime sperienze, dissi, che ciò di-
mostrano, parecchie ne ho io descritte già nella citata Memoria seconda dal
§ 54 al 60, e alcune altre dell’istesso genere, che la semplicità rende ancora più
rimarcabili, mi permetta ch’io le ponga qui sott’occhio.
Snudato uno, od ambedue i nervi crurali della rana, o l’ischiatico di un
agnello, o di altro animale, tocco e premo il nervo coll’orlo di una lastra d’ar-
gento o d’oro, es. gr. una moneta; e vedo che nulla succede (eccitasi per avven-
tura qualche convulsione e moto degli arti ne’ primi momenti quando il nervo
scoperto è ancor tanto sensibile, che si risente ad ogni urto e toccamento; ma
presto non dà più segno alcuno toccato e compresso come che sia: e in tale
stato è che io lo tento co’ mezzi, che vado a descrivere): lo tocco e premo col-
l’orlo di una lastra. di stagno; e nulla parimente osservo : lo tocco finalmente cogli
orli congiunti d’ambe le lamine: ed ecco ohe si eccitano fortissime contrazioni
nei muscoli della gamba, la quale si scuote e sbatte furiosamente.
Toccando
nell’istesso modo la punta della lingua, si sente un vivo sapore, che lambendo
sia l’uno, sia l’altro metallo separatamente, punto non si sente: quale sperienza
fui molto sorpreso di apprendere, ch’era già stata riportata da SuLZER.
Cotali
prove sopra i nervi possono variarsi in più modi, ed uno de’ più belli è, tenendo
premuto il nervo colla moneta d’argento, d’applicare a questa un pezzetto di
lamina o foglia di stagno, e strisciandovela sopra giungere fino al contatto
del nervo medesimo: al momento che si arriva a questo doppio contatto, ecco
le contrazioni veementi de’ muscoli, le quali si rinnovano se a riprese si ripete
la prova, oppur si sostengono lunga pezza senza quasi intermissione, se il
doppio contatto si mantiene; non altrimenti che continua a sentirsi nelle prove
talli giungono al sommo le convulsioni spasmodiche e presentano uno de’ più
forti
l’altro si stacca a brevi istanti, e ritorna a toccare, e ciò più volte di seguito
con qualche celerità.
Invece di foglietta semplice di stagno adopero sovente
di quella carta, che chiamano impropriamente d’argento, e che è carta coperta
di foglio di stagno (la quale incontrandosi ben lucida e di buona qualità suole
fare meglio delle lamine di stagno ordinario), osservando bene che cotesta
foglia tocchi immediatamente la lastra o moneta d’ argento, siccome pure che
il nervo (o la lingua, nelle sperienze sopra di lei) venga toccato da essa foglia
di stagno lucente, e non dalla sola carta nuda,, come accader può se per avven-
tura prenda questa una non buona piega.
Io dunque per essere più sicuro del
fatto duplico la carta ripiegandola in modo, che la faccia metallica resti tutta
all’infuori, e alla moneta d’argento l’applico in guisa, che ne resti la piegatura
(non acuta ma bene alquanto tondeggiante) rivolta verso il nervo; onde poi
facendola scorrere abbasso ne lo tocchi essa foglia metallica in più punti, e
venga a meglio combaciarlo.
§ 3. In tutte queste sperienze è pur chiaro, che i soli nervi sono affetti,
anzi pure pochi punti de’ medesimi lo sono nel brevissimo tragitto, che fa il
fluido elettrico, dal luogo ove il nervo combacia lo stagno, all’altro vicinissimo
ove combacia l’argento; e che di questa qualsiasi corrente elettrica son causa
originaria i metalli medesimi, per essere diversi: essi cioè sono in un proprio
senso
che
Or questi nervi vellicati in tal modo dal fluido elettrico, se sono
quelli sulla punta della lingua inservienti al gusto, nasce corrispondentemente
una sensazione di sapore
Se quelli (aggiungasi pure) di un altro senso, cioè della vista, eccitasi una sensazione
di luce: come ho scoperto poco dopo scritta questa lettera, e ne ho già fatto parte al Pubblico.
sulle contrazioni muscolari e moti degli arti, come i nervi crurali, brachiali ecc.,
eccitansi, giusta il loro officio, queste contrazioni e moti: eccitansi, dico, non
già perchè il fluido elettrico scorra fino ai muscoli flessori ed elevatori, che ciò
non ha luogo in tali nostre prove, limitandosi il suo trascorrimento, come si è
detto, e come manifestamente appare, ad una porzioncella solamente di que’
nervi; ma per una virtù ed azione propria di detti nervi, che i muscoli tutti
inservienti ai moti volontarj regge e governa in modo, che stimolati essi nervi,
vengono, per consenso, dirò così, giacchè il come non s’intende ancora, stimo-
lati codesti muscoli, e messa in giuoco la loro irritabilità.
§ 4. Ho detto, che mi fece non poca sorpresa il trovare, che fosse già da
tanto tempo conosciuta l’esperienza del sapore agro eccitato sulla lingua,
l’altra d’argento, congiunte appunto bordo a bordo.
Questa sperienza riferita
da SULZER, son più di 25 anni
sir
notizia a V. S. Ill., che nella sua Dissertazione ne fa menzione al § 21 recando il
passo dell’Autore quasi per intiero.
Or questo amabile Filosofo Svizzero e ce-
lebre Accademico di Berlino, che ho avuto la sorte di conoscere e trattare ami-
chevolmente negli ultimi anni della sua vita, tutt’altra idea si era fatta in
quelle sue metafisiche e fisiologiche speculazioni, e tutt’altra spiegazione
volle darci del fenomeno, come apertamente si rileva dal suo passo intiero
« Cette supposition paroit confirmée par une expérience assez curieuse.
Si l’on joint
« deux pièces, l’une de plomb, et l’autre d’argent, de sorte que les deux bords fassent un même
« plan, et qu’on les approche sur la langue, on en sentira quelque goût, assez approchant au goût
« de vitriol de fer; au lieu que chaque piece a part ne donne aucune trace de ce goût.
Il n’est pas
« probable, que par cette jonction des deux métaux, il arrive quelque solution de l’un ou de
« l’autre, et que les particules dissoutes s’insinuent dans la langue.
Il faut donc conclure, que la
« jonction de ces métaux opere dans l’un ou l’autre, ou dans tous les deux, une vibration dans
« leurs particules, et que cette vibration, qui doit nécessairement affecter les nerfs de la langue,
« y produit le goût mentionné ». Op. cit., Part. III, in una nota.
e non ebbe neppur sospetto, che ne fosse cagione il fluido elettrico mosso pel
contatto di que’ metalli dissimili, e trascorrente dai punti della lingua comba-
ciati dall’uno ai punti combaciati dall’altro, come io ho scoperto e dimostrato.
Altronde quella sola sperienza che si conobbe prima delle mie scoperte, e fatta
in quella sola maniera, giacchè non si truova che fosse mai variata, è una delle
cento che io fo in altrettanti modi diversi: nè da quella pure ho cominciato,
come sembra che Ella supponga; mentre anzi fu delle ultime, a cui giunsi per
una serie di altre molte suggeritemi mano mano dall’applicazione de’ miei
principj.
§ 5. Cominciai dunque dall’adattare un largo pezzo di foglietta di stagno
alla punta della lingua, e più indietro sul dorso della medesima, e vicino alla sua
radice una moneta d’argento: qualiarmature metalliche facendo poi comunicare
per mezzo di un arco di fil d’ottone, od altro metallo qualunque, eccitavasi tosto
sulla punta della lingua il sapore acido assai vivo.
Fu questa la prima scoperta,
a cui aggiunsi tosto l’altra del sapore affatto diverso, cioè acre, urente, e se non
decisamente alcalino, tirante all’alcalino, che si sente (più difficilmente però, es-
sendo d’ordinario assai più debole, e sovente impercettibile) quando si fa l’espe-
rienza inversamente, con applicare cioè alla punta della lingua l’argento, e lo
stagno al dorso, o ad altra parte della medesima
Vegg. la citata seconda Memoria verso il fine.
Ora riflettendo, che quel
filo d’ottone, od altro intermedio metallo, ch'io impiegava a modo d’arco con-
servire alla richiesta comunicazione delle due armature, un capo della stessa
lamina d’argento, o della stessa lamina di stagno, prolungato fino al mutuo
contatto, m’appigliai ben tosto a questo comodo spediente, ora in una or in
un’altra maniera; ora es. gr. applicando al dorso della lingua la parte larga e
convessa di un cucchiajo d’argento, e venendo quindi giù a toccare col suo
manico la foglia di stagno posta sulla punta della lingua; ora ripiegando ad-
dosso al cucchiajo la stessa foglia di stagno, o carta così detta d’argento, appli-
cata alla punta della lingua in modo, che un lungo pezzo ne sopravvanzava;
ora altrimenti.
Facendo e rifacendo in varie guise queste sperienze, ebbi occa-
sione di osservare, che posta un’armatura sulla punta della lingua, poteva
porsi l’altra anche vicinissima sulla lingua medesima, sulle gengive, o sul-
l’interior delle labbra; e che non era neppur necessario, che fossero tali arma-
ture estese molto, bastando anzi il combaciamento di pochi punti: conforme a
quanto trovato già avea, che bastano picciolissime armature dei soliti stagno
e argento, o di altri metalli, purchè diversi tra loro, poste sopra un nervo, ed
anche sopra un nudo muscolo, e confinanti lembo a lembo, non che vicine l’una
all’altra, bastan, dico, tali picciolissime e prossime armature, ove s’induca la
necessaria comunicazione tra loro mediata od immediata, ad eccitare le con-
trazioni ecc..
Così dunque anche sulla lingua miriusciva benissimo l’esperimento
del sapore, adoperando qual si fosse picciola moneta od altra piccola laminetta,
d’argento, d’oro, di rame od ottone, se toccando con questa laminetta in qua-
lunque maniera pochi punti della nuda lingua ai confini dell’armatura di stagno
o di piombo ricoprente similmente pochi punti dell’apice di essa lingua, veniva
finalmente a far toccare un metallo coll’altro.
Allora mi suggerì di far la prova
con sovrapporre ad una lamina d’argento una listerella di foglia di stagno,
oppur della solita carta inargentata a falso, e così applicata tal listerella sulla
lamina d’argento, o bordo a bordo, o in linea trasversale, portare la punta
della lingua e premerla alquanto contro ambedue i metalli su quella linea di
confine, sicchè alcuni punti di essa lingua combaciassero lo stagno, alcuni l’ar-
gento; e il successo corrispose all’aspettazione: cioè sentij vivissimo il sapore
acido
Dovrebbe per parte dell’argento sentirsi anche l’altro sapore alcalino; ma sendo questo
in confronto assai più debole, come ho poco sopra accennato e lo avea già fatto osservare in
fine della seconda Memoria (inserita nel
distingue, e domina solo quello che prevale, cioè il sapor acido per parte dello stagno.
Ecco dunque come venni, dopo una serie di tentativi, a coincidere
coll’antica sperienza riportata da SULZER, la quale sperienza unica, ed isolata,
non essendo neppure a mia cognizione, come già dissi, non ha potuto darmi
alcun lume.
§ 6. Ella riconosce citando codesta sperienza, ch’io sono stato condotto
alle mie tanto più estese ed alla spiegazione delle medesime affatto diversa
dall’antica di SULZER, mercè di altri principj e di altre congetture.
Non è però
quello ch’Ella suppone il raziocinio, che mi ha spinto e guidato in tale inda-
gine
Vegg. la Dissertazione di Aldini § XXI.
quale ove venga restituito ai muscoli, a’ quali tende, ecciti qualche contrazione,
od impressione.
Che però fossero a cercare nell’uomo de’ nervi, che presentan-
dosi quasi allo scoperto, facilmente armar si potessero con lamina metallica:
quali nervi offre appunto la lingua ecc.
No, non fu questo il mio raziocinio,
nè tale potea essere, dacchè considerando io le armature, ogni qual volta sono
di due metalli diversi, non più quai semplici conduttori, ma quai veri eccita-
tori e motori del fluido elettrico, teneva che
animali, e le parti loro contigue o vicine a quelle armature dissimili: che niuna
mossa cioè dessero per sè stessi nè i nervi nè i muscoli al fluido elettrico; ma
bene i metalli per propria virtù e forza spignendolo o tirandolo, e sì l’uno più
dell’altro, per essere di specie diversa, es. gr. stagno e argento, nè lo venissero
a togliere dal naturale equilibrio e riposo, e a mettere in corso.
§ 7. Ciò sembra indubitato per tutte quelle sperienze almeno, in cui, come
scopersi son già molti mesi e pubblicai nelle già citate due Memorie, si otten-
gono i moti muscolari senza denudare alcun nervo, con applicare ai muscoli
soli eziandio compagni, e finanche a due parti dell’istesso muscolo le armature
dissimili, e farle quindi immediatamente, o coll’interposizione di un terzo
metallo comunicare.
Sembra, dissi, indubitato per tutte queste sperienze:
giacchè per le altre fatte collo snudare ed isolare i nervi alla maniera di GAL-
VANI, ed indurre poi per mezzo di un arco conduttore una comunicazione tra
essi e i muscoli dipendenti, è ancora indeciso, e a mio parere molto dubbio,
se ciò che V. S. Ill. crede col prefato autore succedere in tutti i casi, accada
pur qualche volta, ne’ primi momenti, p. e. dopo la preparazione, fintanto che
le forze vitali sono ancora nel lor pieno vigore, cioè che il trascorrimento del
fluido elettrico, onde sono occasionati i violenti moti musculari, provenga real-
mente da una scarica di esso fluido, il quale sovrabbondi o dalla parte dei nervi,
o da quella dei muscoli, e tenda quindi per propria forza a ristabilirsi.
Dico
moti, anche toccando con metalli dell’istessa specie di qua i muscoli, di là i
nervi, e fin talora toccando questi soli con un solo metallo.
Perchè poi quando
(il che succede dopo pochi momenti, e dura in seguito assai più lungo tempo)
è necessario per ottenere le contrazioni e moti musculari ricorrere ai diversi
metalli od armature dissimili, gli è allora pure da credersi, e io tengo per certo,
mali sieno qui pure meramente passivi, come sopra si è detto.
Tale è la mia co-
stante opinione per questi casi anche dei nervi snudati, cui sia necessario, per
eccitare le solite convulsioni, far che combacino un metallo diverso da quello
che combaciano i muscoli; checchè ne sia di quei pochissimi casi, ne' quali
servono anche metalli od armature, che ci sembrano simili; ma forse non lo
sono intieramente (intorno a che molte osservazioni potrei qui fare, ma le
riservo ad altro luogo): tale ella è per tutti gli altri casi senza eccezione, in cui
si ottengono i moti de' muscoli applicando ambedue le armature, sempre però
di metalli diversi, ad alcuna loro parte esterna senza mettere allo scoperto alcun
nervo, senza armare nervo e muscolo separatamente alla maniera di GALVAnI:
e tale pur era fin prima che stendessi la mia seconda Memoria
animale
nale
§ 8. Fu dunque ben diverso il raziocinio e il filo, che mi condusse alle nuove
sperienze sulla lingua da quello, che V. S. Ill. mi attribuisce [l]; e fu quest’altro
cavato per sola analogia dalle antecedenti mie sperienze, indipendentemente
da qualsiasi spiegazione.
Non le dispiaccia pertanto ch’io glie lo esponga, come
l’esposi in una lettera scritta in francese nel passato Agosto al Sig. TIBERIO
CAVALLO per essere presentata alla Società Reale di Londra.
« Etant parvenu à exciter des convulsions toniques, et les mouvements
« les plus forts dans les muscles, et dans les membres, non seulement des petits,
« mais des grands animaux, sans découvrir aucun nerf, et par la simple appli-
cation des armures de différents metaux aux muscles denués des intéguments;
« je pensai bien-tot si on ne pourroit pas obtenir la même chose dans l’homto.
« Je conçus que la chose réussiroit très bien dans les membres amputés.
Mais
« dans l’homme entier et vivant comment faire ? Il auroit fallu aussi ôter les
« intéguments, faire des incisions profondes, emporter peut-être même une
« partie des chairs aux endroits sur lesquels on alloit appliquer les lames mé-
« talliques, comme j’ai fait remarquer, que je dois faire souvent aux parties
« charnues des grands animaux etc..
Heureusement il me vint, dans la tête, que
« nous avons dans la langue un muscle nu, depourvu au moins des intéguments
« épais dont sont couvertes les parties extérieures du corps, un muscle assez
« humide, très-mobile d’ailleurs, et obéissant aux ordres de la volonté.
Voilà
« donc, me disois-je, toutes les conditions requises pour pouvoir y exciter des
« vifs mouvements par l’artifice ordinaire des armures différentes.
Dans cette
« vüe je fis sur ma propre langue l’expérience suivante.
« Ayant revêtu la pointe de la langue, et une partie de sa face superieure
« dans l’étendüe de quelques lignes d’une feuille d’étain (le papier qu’on dit
« improprement argenté est le plus à propos) j’appliquai la partie convexe
« d’une cuiller d’argent sur le dos de la langue, et en inclinant cette cuiller
Je m’attendois
« à voir tremblotter la langue: et je faisois pour cela. l’expérience devant un
« miroir.
Mais les mouvements, que j’avois osé prédire n’arriverent pas; et
« j’eus, au lieu de cela, une sensation, à la quelle je ne m’attendois nullement:
« ce fut un goût aigre assez fort sur la pointe de la langue.
« Je fus d’abord fort surpris de cela; mais réflechissant un peu à la chose je
« ai conçus aisément, que les nerfs qui aboutissent à la pointe de la langue, étant
« les nerfs destinés aux sensations du goût, et nullement aux mouvements de
« ce muscle; il étoit tout-à-fait naturel, que la force irritante du fluide électrique
« mu par l’artifice ordinaire des armures métalliques différentes excitât ici
« une saveur, et rien autre chose: que pour exciter dans la langue les mouve-
« ments, dont elle est susceptible, il faudroit appliquer l’une des dites armures
« auprès de sa racine, où s’implantent les nerfs destinés à ces mouvements:
« ce que je vérifiai bientôt par cette autre expérience.
« Ayant coupé à un agneau tout recemment égorgé la langue près de sa
« racine, j’appliquai une feuille d’étain près de cet endroit de la coupure, et
« sur la playe même, et la cuiller d’argent à une de ses faces: procedant alors
« à établir une communication, comme il faut, entre ces deux armures métal-
« liques, j’eus le plaisir de voir la langue entière tremousser vivement, lever
« sa pointe, se tourner et se replier de part et d’autre, chaque fois et tout le
« tems qu’une telle communication avoit lieu.
« J’ai repeté cette expérience sur une langue de veau, que je posai armée
« de la même manière de la feuille d'étain près de sa racine, sur un plat, d’argent,
« pour qu’il fît l’office de l’autre armure; et le succès fut le même.
Je l’ai repetée
« aussi sur la langue d’autres petits animaux, comme souris, poulets, lapins, etc.,
« et j’obtins presque toujours l’effet.
Je dis presque-toujours, car quelques fois
« il manqua dans la langue des petits animaux, soit que la feuille d’étain ne
« fût pas appliquée convenablement à l’endroit juste, où les nerfs qui regissent
« le mouvement de la langue y ont leur insertion; soit que la langue refroidie
« eût déjà perdu sa vitalité, qui ne dure gueres long-tems dans les nerfs et
« muscles des animaux à sang chaud, et particulièrement dans la langue ».
Ho voluto qui trascrivere questo lungo squarcio di lettera per mostrare
a V. S. Ill. come io pensava già parecchj mesi sono, e la traccia, che ho seguita
nelle sperienze, che mi hanno condotto a nuove scoperte.
Ora terminerò la
presente, già troppo prolissa, col farle parte di una picciola scoperta di queste
ultime settimane.
§ 9. Ho dunque trovato, che il carbone di legna ben cotto, riconosciuto
già per eccellente conduttore, poco o nulla inferiore agli stessi metalli, si com-
porta come questianche in ciò, che mostrasi pur esso eccitatore e motore di
elettricità, ove faccia officio di armatura, ossia combaci convenientemente le
parti animali, od ogni altro corpo assai umido, e meglio l’acqua stessa.
Quello,
colla classe de’ metalli, che ho chiamata inferiore
Vegg. la mia seconda Memoria §72 e la Nota ivi.
stagno e piombo, cui ho in seguito aggiunto lo zinco; e neppure colla media,
in cui avea posta il ferro, il rame, l’ottone, e in appresso anche l’antimonio,
il bismuto, e il cobalto; ma bensì colla superiore: comprendente argento, oro,
platina, mercurio.
Con questi dunque va di paro il carbone, anzi li supera
tutti, e fin l’argento, ch’io avea posto in cima : di maniera che il più vivo sapore,
clic mai possa eccitarsi sulla lingua, non è più collo stagno e l’argento; ma collo
stagno e il carbone (che sia però carbon perfetto; giacché non tutti i pezzi di
carbone presi all’azzardo riescono bene); sapore acido al solito, se la punta di
essa lingua bacia e preme lo stagno; alcalino, e ben acre ed urente, se bacia
e preme il carbone.
In conformità di questo è lo stesso carbone superiore all’ar-
gento, all’oro e agli altri metalli molto più, trattandosi di eccitare, invece del
sapore sulla lingua, le contrazioni e moti negli altri muscoli volontarj; i quali
moti e convulsioni si ottengono da questi muscoli e membri anche troncati
e recisi e in cui si crederebbe spenta ogni vitalità, assai più facilmente, che il
sapore nella lingua sana ed intiera, massime che il sapore alcalino.
Che detti
metalli, e fin l’argento, stian sotto, e di molto al carbone, come all’oro ed ar-
gento stan sotto l’ottone e il ferro, è altresi provato da ciò, che si sente dalla
punta della lingua pur anco il sapor acido, sebben debole, portandola a toccare
esso argento, e. g. una moneta, mentre tiensi applicato al suo dorso il pezzo
di carbone, e lo si avanza fino a1 contatto di essa moneta: non altrimenti che
sente essa punta della lingua il medesimo sapore acido, e all’istesso grado presso
a poco dall’ottone e dal ferro, confrontati per egual maniera coll’argento ecc.
Mi restano molte cose ancora a dirle concernenti la sua bella Disserta-
zione latina [2], ed altre mie sperienze ed osservazioni; ma ciò sarà in una o
più altre lettere [3].
Sono intanto ecc.
ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA
[1]
buisce ».
l’Aldini in una lettera al V. in data: Bologna 31 Dicembre 1792 (in Cart. Volt. F 50), nella quale
si legge:
« A dirle la verità se pure s’è in tempo, gradirei di vedere cambiata l’espressione di
averle
conosciuto le sue belle esperienze ».
sia. dal testo di Phil. Trans. sia dalla minuta della lettera stessa in L 8.
[2]
sperienze ».
mentis,
[3]
Prima di finire la lettera e terminato appena di scrivere questo paragrafo
consonante a ciò, che scritto già avea qualche mese fa ad altri Fisici miei
amici, tra’ quali il Sig. TIBERIO CAVALLO, e il D.re VaN MARUM, ricevo la no-
tizia, che il celebre FELICE FONTANA Direttore dei Gabinetti Fisici e di Storia
Naturale di Firenze, è pur giunto ad eccitare col solito artificio delle armature
di diversi metalli, le contrazioni nel cuore sì degli animali a sangue freddo, che
di quelli a sangue caldo.
Corsi dunque tosto a rifare le mie sperienze con mag-
gior diligenza e ottenni infatti come lui di accelerare i moti del cuore, e di
risvegliarli ben anche quando già eran cessati.
Ci voglion però per riuscire
col cuore massime degli animali a sangue caldo molte più attenzioni e con-
dizioni di quello richiedasi per eccitare le contrazioni e spasmi negl’ altri
muscoli dotati di moto volontario, e ci vogliono le più favorevoli circo-
stanze; principalmente che le armature siano di quei metalli, che contrapposti
riescono i più attivi, producendo le più violente convulsioni allorchè sono
applicati ai nervi o ai muscoli volontarj, e un vivissimo sapore applicati alla
lingua ec.
Per tali avea io già riconosciuti lo stagno, il piombo, e il zinco da
una parte, l'argento, l’oro, la platina, il mercurio per l’altra; cioè che doveasi
per averne il più grande effetto contrapporre uno di questi, ad uno di quelli, e so-
prattutti io dava la preferenza all’argento contro lo stagno prescegliendo per
mente d’argento, che è carta coperta di foglietta di stagno, quando incontrasi
di buona qualità,, ben lucida e netta.
Gli altri metalli, e semimetalli, o leghe
metalliche, ferro, rame, ottone, regoli d’antimonio, di bismuto, di cobalto, tro-
vai che produceano un assai debole effetto contrapponendoli al mercurio, al-
l'argento e all’oro, che eccitavano sibbene le contrazioni e moti de’muscoli vo-
lontarj, ma meno violenti e non eccitandone più nè di forti nè di languidi quando
trovavansi questi già alquanto spossati, e niente o quasi di sapore faceano
sentire sulla lingua; laddove contrapponendoli allo stagno, al piombo, o al
zinco, l’effetto sì delle convulsioni, e moti, che del sapore riusciva non di molto
inferiore a quello che si ottiene cogli stessi piombo, stagno, o zinco, contrap-
posti al mercurio, all’oro, o all’argento.
Or dunque per il cuore, che non è mu-
scolo volontario, e che obbedendo facilmente agli stimoli meccanici, siccome
quelli, che la Natura gli ha destinati, è poco sensibile, e difficilmente obbedisce
allo stimolo elettrico che gli è estraneo, appropriato ai nervi de’ moti volon-
tarj, dei quali o manca, o scarseggia molto esso cuore, comunque provveduto
d’altri nervi destinati ad altro officio, per questo cuore, dico, e sostengo an-
cora, che una assai blanda elettricità, una debole corrente di fluido mossa sia
da una boccia o conduttore elettrizzato, sia dalle semplici armature metalliche,
qual basta, ed è più che sufficiente a far entrare in forti contrazioni e spasmi
i muscoli volontarj anche già illanguiditi a segno che niun stimolo meccanico
è più capace di convellerli, non è da tanto di risvegliare i moti del cuore quando
è ancora tanto vivace, che vi si possono eccitare cogli stimoli meccanici: si ri-
cerca, volendo pure eccitarlo con questo, che sia abbastanza valido, cioè che
le armature siano non solo di diversi metalli, ma di que’ tali metalli diversi,
che fanno il maggiore effetto, e valevoli sono ad eccitare sulla lingua un vivo
sapore
degli altri metalli, o semimetalli, ma sopra tutti d’argento.
Il Sig. FONTAnA
è riuscito con zinco ed antimonio, io pure son riuscito con questi; ma meglio
coll’istesso zinco ed argento od oro.
Finalmente, avendo io poco prima scoperto
che il carbone di legna
« trovato già buonissimo da PRIESTLEY ».
nulla inferiore agli stessi metalli, si comportava come questi mostrandosi pur
esso motore di elettricità ove facesse officio di armatura ecc., e anzi stava in
ordine a tal virtù non colle classe inferiore di metalli, stagno, piombo, e zinco,
nè colla media, ferro, rame, antimonio ecc., ma colla superiore, oro, argento,
anzi sopra l’argento medesimo; di maniera che il più vivo sapore che mai possa
eccitarsi sulla lingua non è più collo stagno, e l’argento, ma collo stagno e il
scono bene), sapore acido al solito se la punta di essa lingua si applica allo
stagno, alcalino, e ben acre, ed urente, se si applica e preme contro il carbone:
avendo, dico, scoperto ciò, non tralasciai di porre al cimento del carbone il
cuore (fu per la prima volta quello d’un pollo), e vidi con piacere, che comba-
ciando bene una parte di esso cuore il carbone, ed essendo della così detta carta
d’argento, l’altra armatura, si contraeva fortemente quel viscere ad ogni volta
che veniva a far toccare quella foglia metallica col carbone; e che ciò succedeva
e più facilmente, e per più lungo tempo, che se in luogo del carbone adoperato
avessi argento.
Dico per più lungo tempo, quantunque sia più o meno sempre breve lo
spazio entro il quale possono riuscire tali sperienze sopra il cuore, massime degli
animali a sangue caldo, e singolarmente degli uccelli: laddove sopra i muscoli
flessori ed estensori, tutti insomma gli inservienti a’ moti volontarj, riescono
per un tempo incomparabilmente più lungo; e sì riescono anche con armature
che non sono le più attive: a differenza del cuore, per cui vi vogliono assolu-
tamente di queste a commoverlo, come già s’è detto.
Tutte dunque le sperienze ci provano, la difficile eccitabilità del cuore per
azione elettrica in confronto dei muscoli volontarj, i quali si convellono per
un’elettricità incomparabilmente men forte, più blanda, che vellichi i loro nervi;
quando tutt’all’opposto poco o nulla risentono essi muscoli volontarj gli sti-
moli meccanici, che agiscono potentemente sopra il cuore.
E non basta ciò per
sostenere quanto ho avanzato, che essendo il fluido elettrico lo stimolo il più
appropriato ai nervi inservienti al moto volontario, che ho chiamati appunto
nervi del moto, non lo è poi nè dei muscoli non volontarj, uno de’ quali è il
cuore, nè de’ loro nervi; e che per codesti muscoli involontarj, pel cuore, sono
invece più efficaci e più appropriati gli stimoli meccanici?
Che se
Con queste parole termina il manoscritto, interrotto prima della fine del foglio.
Il tratto
che si fa seguire trovasi, nel manoscritto, due pagine indietro, scritto di seguito alle parole un vivo
sapore (vedi nota
margine da cui per richiami successivi si arriva al punto in cui, come si è notato, il manoscritto
è interrotto.
Sembra certo pertanto che lo stesso tratto dovrebbe essere qui collocato, e ciò viene con-
fermato dal fatto che con una insignificante modificazione da apportarsi nella prima parola, il
tratto che segue si adatta per ogni rapporto a costituire la continuazione e fine della nota.
Modifi-
cazioni di questo genere per accordare tratti staccati il Volta spesso non si cura di fare nelle mi-
nute non destinate ad essere lette da altri
Giugnendo a tanto l’azione del fluido elettrico che mettono in moto di
vellicare, pungendo, pizzicando le fibre per cui passa, può considerarsi eziandio
come uno stimolo meccanico, e qual maraviglia allora se risveglia le contra-
zioni del cuore.....