Volta, Alessandro Nuova Memoria sull'Elettricita Animale- Lettera Prima 1794 it volta_nuoMemLetPrim_920_it_1794.xml 920.xml

LETTERA PRIMA.

10 Febbraio 1794.

FONTI.

STAMPATE. Br. Ann. T. V. (1794), pg. 132 Br. Giorn. T. II (anno VII, quaderno di Giugno 1794), pg. 248. Ant. Coll. T. II. P. I. pg. 197. N. Cim. T. XV. 1862. pg. 184 (*).

MANOSCRITTE. Cart. Volt.: C 8; J 22; K 29.

OSSERVAZIONI. TITOLO: da Br. Ann. DATA: da Br. Ann. e da Cart. Volt. J 22 si ricava che questa lettera fu scritta negli ultimi di dicembre del 1793 e spedita nel febbraio 1794.

J 22, K 29 Minute successive con brani ripetuti. K 29 in più ha una introduzione per il discorso tenuto sull’argomento il 29 marzo 1794 alla Università di Pavia.

(*) L’ultima parte di questa lettera e la prima parte della seconda. (N. 14 (B)) seguono molto da vicino la lettera, con introduzione epistolare, in data 21 marzo 1794, pubbli- cata in N. Cim., come indirizzata dal V. a Vassalli-Eandi. Nella introduzione il V. accenna alla sua nomina a Membro della R. Accademia delle Scienze, la quale risulta da Cart. Volt. C. 8 come avvenuta il 5 marzo 1794.

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LETTERA PRIMA.

Scritta fino dagli ultimi di Dicembre, e mandata solamente verso la metà di Feb- brajo p.p.

In Cart. Volt. J 22 leggesi:«Estratto di lettera al Prof. Vassalli scritta l'ultimo di Xbre 1793 e mandata li 10 Febb.o 1794». [Nota della Comm.].

Che pensa Ella della pretesa Elettricità Animale? Per me sono convinto da un pezzo, che tutta l’azione procede originariamente dai metalli comba- cianti un corpo umido qualunque, o l’acqua stessa; in virtù del quale com- baciamento viene spinto avanti il fluido elettrico in esso corpo umido od acqueo dai metalli medesimi, da quale più, da quale meno (più di tutti dal zinco, meno quasi di tutti dall’argento); onde indotta una comunicazione non in- terrotta di acconci conduttori è tratto esso fluido in un continuo giro. Se di questo circolo conduttore pertanto, ed in qualunque sua parte, facciano anello di comunicazione i nervi crurali della rana tagliata in guisa, che per questi soli debba passare ristretta tutta o quasi tutta la corrente elettrica, o qualsisia altro nervo inserviente al moto di qualche arto, e di qualsisia altro animale, nel tempo e fino a tantochè mantengono tali nervi un resto di vitalità; ecco che i muscoli e i membri obbedienti a tali nervi si convellono, tostochè compiendosi il circolo dei conduttori si dà luogo a tal corrente elettrica, e tutte le volte che interrotto a bella posta si compie di nuovo esso circolo. Se in vece dei nervi inservienti al moto trovansi nel circolo quelli dell’apice o bordi della lingua inservienti al gusto, oppur quelli inservienti alla visione, si eccita la sensazione corrispondente di sapore, o di luce; e queste sensazioni, e questi moti tanto più vigorosi, quanto i due metalli impiegati son più distanti fra di loro nell’ordine che vengono qui appresso nominati: zinco, foglio stagnato, stagno comune in lastra, piombo, ferro, ottone e bronzi di varia qualità, rame, platina, oro, ar- gento, mercurio, piombaggine: ai quali debbono aggiungersi per ultimo alcuni carboni di legna, quelli cioè che riescono deferenti quasi al pari dei me- talli; giacchè gli altri o non servono, o male.

Queste sperienze, tra le molte maniere che io ho trovato di poterle fare e variare, riescono in particolar modo sorprendenti ed espressive nella seguente. Siano quattro o più persone isolate, od anche co’ piedi sul pavimento, se questo non è umido molto; e comunichino, ossian faccian catena fra di loro, uno toc- cando col dito la punta della lingua al vicino, un altro toccando similmente il nudo bulbo dell’occhio all’altro suo vicino, ed altri due tenendo colle dita bagnate, pe’ piedi l’uno, l’altro pel dorso, una rana preparata di fresco, cioè scorticata e sventrata; finalmente il primo della fila impugnata colla mano pure bagnata una lastra di zinco, e l’ultimo una d’argento, le portino al mutuo contatto: nascerà all’istante sull’apice della lingua toccato da chi tiene nell’altra mano il zinco, un sapor acido; nell’occhio toccato dal dito di un altro un lampo di luce; e le gambe della rana tenuta tra le due mani si convelleranno violen- temente.

Ecco dunque il fluido elettrico, che scorre ed attraversa tutta quella ca- tena di persone: le quali se si domanda perchè non si risentano di alcuna scossa nelle braccia ec., è facile rispondere, che la corrente non è abbastanza grande e impetuosa per ciò; ma che lo è bene per eccitare que’ nervi che sono sensi- bilissimi, e pel sentiero de’ quali passa il detto fluido raccolto e ristretto, cioè i nervi del gusto, che si presentano quasi a nudo sulla punta e bordi della lingua, quei della visione esistenti in fondo all’occhio, e i crurali della rana sventrata, i quali tutti trovansi sul passaggio della corrente elettrica nella sperienza di cui parliamo.

Or cosa mai vi è qui, che indichi Elettricità animale, vale a dire propria e originaria degli organi? E non è anzi più probabile, che sian essi meramente passivi, semplici Elettrometri molto sensibili, e attivi in vece i metalli; cioè che dal contatto di questi venga originariamente dato l’impulso al fluido elet- trico; che in somma siano tai metalli non semplici conduttori o deferenti, ma veri motori d’elettricità? Che dico più probabile? Egli è pure evidente, che tutto qui dipende dai metalli; e sì dalla loro diversa qualità, necessario essendo per la riuscita delle sperienze, di cui si tratta, che siano due metalli dissimili: condizione soprattutto e assolutamente indispensabile. Anzichè dunque chiamarsi Elettricità animale, potrebbe dirsi a più buon diritto Elet- tricità metallica.

Nè mi si opponga, che qualche volta si ottengono i moti della rana pre- parata alla maniera di GALVANI, anche impiegando metalli dell’istessa qua- lità da una parte e dall’altra, cioè argento e argento, mercurio e mercurio stagno e stagno, ferro e ferro. Sì, s’ottengono (non sempre però) ne’ primi mo- menti, quando l’animaletto preparato nella miglior maniera è ancora tanto eccitabile, che per un nulla si risente. Ma come assicurarsi, che siano perfet- tamente e in tutto eguali i metalli che s’adoprano? Lo siano pure di nome e nella sostanza: ma le qualità accidentali di durezza, di tempera, di levigamento e lucidezza nella superficie, di calore ec. possono farli differire abbastanza in ordine all’azione elettrica, al potere cioè di spingere il fluido elettrico nel corpo umido che combaciano, od attrarlo, non altrimenti che simili differenze ed altre circostanze fanno (come è noto già dalle sperienze di CANTON, BERGMANN, CIGNA, BECCARIA ec.), che gli stessi metalli, ed altri corpi, trovinsi più o men atti a dare o ricevere del fuoco elettrico, eccitati collo stropicciamento. È pur provato, che di due idrolettrici dell’istessa materia e qualità, che si fregano un contro l'altro, il più scabro, o il più caldo, o quello che soffre maggiore stro- finamento , l’altro riceve. Così anche un conduttore perfetto od imperfetto, un metallo, una pietra, un legno ec. scabri da un lato, levigati e forbiti dall’altro, danno o ricevono da un nastro di seta, dalla carta bianca, dall’avorio, da un altro legno ec., secondo che si fanno a stropicciar questi colla superficie scabra o colla liscia, più o men caldi gli uni o gli altri, per il lungo o per il tra- verso ec. Or dunque penso io, che anche lo smovimento del fluido elettrico, che accade per sola copula o sia combaciamento de’ metalli co’ corpi umidi o coll’acqua, senza bisogno di confricazione sensibile (come provano le nuove sperienze), possa venire similmente determinato, e più o meno promosso, talchè dirigasi la corrente or in un senso, or nell’altro opposto, per differenze anche picciole nella durezza e tempera, nel grado di calore, nel levigamento e lucentezza, che incontrinsi tra uno ed altro pezzo di argento, di ottone, di ferro, di piombo, creduti simili, ed anche tra un capo e l’altro dell’istessa verga e lamina metallica.

Non contento però delle sole congetture, tuttochè fondate sopra buoni argomenti di analogia, ho voluto vedere coll’esperienza se, e quanto le anzi- dette qualità accidentali influivano all’azione de’ metalli sul fluido elettrico, della quale si tratta. Fatto dunque un arco di un grosso filo di ferro crudo ed elastico, provava se intingendo i suoi due capi ne’ due bicchieri d’acqua, in cui pescava’ una rana puntualmente e di fresco preparata, cioè colle gambe posteriori in uno, col dorso o colla spina vertebrale (se questa sola era rimasta) nell'altro, mi riuscisse di farla convellere e saltare; e sulle prime per loppiù mi riusciva infatti, cioè per due, tre, quattro volte; a capo però di qualche minuto non più: e debbo dire anche, che procuratimi diversi archi di ferro, ne incontrai più d’uno, che non fecea niente neppur da principio. Lo stesso mi avvenne con alcuni archi d’argento, e con alcuni d’ottone, che trovai inefficaci ad ogni prova. V’è dunque tutta la ragione di credere, che questi inetti riuscis- sero, giusto per essere in ambe l’estremità perfettamente eguali di tempera, e in tutto; e perciò equipollenti: il che non era degli altri; siccome cosa che dif- ficilmente e rare volte accader dee, che incontrisi cioè un’eguaglianza vera- mente e di tutto punto compita. Or dunque trovato, con saggiarne molti, uno di tali archi di ferro, che non facesse nulla neppur da principio, ed altre volte aspettato che fosse indebolita la rana, e resa non più eccitabile da uno di quegli altri valevoli sulle prime a commoverla (il che succede ben presto), tuffava nell’acqua bollente un capo di tal arco per qualche mezzo minuto, indi trattolo fuori, e senza dargli tempo di raffreddarsi, ritornava all’esperienza sopra i due bicchieri d’acqua fresca: ed ecco che la rana a bagno si convelleva; e ciò anche due, tre, quattro volte, ripetendo la prova; finchè raffreddata per tali immer- sioni più o men durevoli e ripetute, o per una più lunga esposizione all’aria, l’estremità del ferro intinta già nell’acqua calda, ritornava codesto arco inetto del tutto ad eccitare le convulsioni dell’animale. Che se io passava ad arro- ventare un capo dell’istesso ferro, e a raddolcirne così la tempera, l’altra estre- mità rimanendo cruda, acquistava il medesimo la proprietà di eccitare le com- mozioni nella rana sottoposta alla prova, anche dopo raffreddato, e per assai lungo tempo, fino cioè che l’animaletto non fosse molto indebolito.

Dalle quali sperienze viene dimostrato, che se il calore come tale fa già qualche cosa; la qualità della tempera fa molto più, ed abilita l’istesso metallo, cioè le due parti del medesimo diversamente temprate, ad agire nel contatto dell’acqua o de’ corpi bagnati sopra il fluido elettrico diversamente, ossia con inegual forza; come se fossero due diversi metalli.

Ho ripetute le stesse sperienze sopra lamine d’ottone, d’argento, e di stagno; e coll’istesso evento. Se non che i gradi di tempera essendo più marcati, ed avendo maggior estensione nel ferro, che in questi altri metalli, le differenze nell’azione elettrica da ciò dipendenti riescono in quello anche più notabili e insigni: talchè si può avere maggior effetto contrapponendo nelle sperienze di cui si tratta ferro a ferro di diversa tempera, di quello si ottenga con due metalli di qualità diversa, poco distanti però in ordine al lor potere elettrico, come sarebbe oro ed argento, rame e ottone, ottone e ferro, piombo e stagno in lastra. Che più? Mi sono incontrato in qualche lamina di ferro, i di cui estremi tal differenza di azione presentano, dipendente non SO se dalla sola tempera o da altro, che maggiore non manifestasi tra metalli distanti di più gradi, come piombo ed argento; tantochè giungono al par di questi, non che ad eccitare vivissime contrazioni e spasmi ne’ muscoli della rana, anche in- tera e intatta, o al più scorticata; ma fino a produrre, applicati come con- viene alla lingua, il sapor acido abbastanza sensibile.

Riguardo al polimento e lucido metallico ho trovato, che quando due pezzi dell’istessa lamina di piombo, applicati uno al dorso, l’altro alle gambe della rana preparata nella miglior maniera (che è quella di non lasciare per co- municazione del tronco con esse gambe altro che i nudi nervi crurali), non val- gono ad eccitare alcun moto o contrazione de’ muscoli, basta raschiare uno di tai pezzi di piombo col temperino in guisa, che lucido appaja come specchio, ed applicarlo di nuovo con tal superficie forbita e splendente al luogo di prima, per produrre l’effetto: la quale virtù così acquistata torna a perdersi in più o men breve tempo, collo smarrire che fa il metallo in contatto dell’aria tal lucido brillante. Che se ambedue i pezzi di piombo si rendano egualmente lu- centi e forbiti, non riesce più l’esperienza, o non così bene, come allorchè lo è reso un solo

A questo punto comincia, salvo l’introduzione, la lettera pubblicata sul « N. Cim. », T. XV, 1862, pag. 184,e continua nella seconda lettera fino al punto indicato del successivo Numero XIV (B). [Nota della Comm.].

Del resto quando ho posta tutta la cura, acciò le due armature metalliche applicate o ai membri della rana immediatamente, o all’acqua, o corpi bagnati, tra cui trovasi la medesima collocata, fossero al più possibile simili; quando ho impiegato da una parte e dall’altra lastrette o fili d’oro e d’argento della me- desima pasta; non ho mai o quasi mai veduto eccitarsi le convulsioni nella rana all’atto di far comunicare tra loro, sia con immediato contatto, sia me- diante un altro arco metallico, tali armature simili, per vivace che fosse l’ani- maletto, e preparato di fresco nella miglior maniera. Dico quasi mai per cautela, e perchè talvolta ebbesi pure alcun debole effetto: quale però ho tutta la ra- gione di attribuire alla non perfettissima eguaglianza di dette armature; al- l’essersi pur trovate in qualche cosa dissimili.

Dopo tutto questo se GALVANI, od altri vorranno ancora sostenere, che ne’ casi almeno, in cui servono ad eccitare le contrazioni e moti gagliardi o deboli nella rana preparata alla sua maniera due metalli simili, o i due capi dell’istesso pezzo di metallo, la spinta al fluido elettrico non possa venir data se non dagli organi dell’animale; e che però sussiste nel senso da lui voluto la vera Elettricità animale: io risponderò negando che siano perfettamente e in tutto eguali tai metalli, allorchè si ottengono codesti effetti: dirò che dif- feriscono o pel calore, o per la tempera, o per il polimento e lucentezza: le quali circostanze ho provato avere non poca influenza, e indurre non minor differenza in ordine alla virtù di smuovere il fluido elettrico nell’acqua o corpi umidi combaciati, di quel che faccia la diversa qualità di alcuni metalli. Sta a GALVANI a provare che niuna minima differenza si trovi rispetto a tali modi- ficazioni, e ad altre non conosciute, che per avventura influir possono, niuna differenza, dico, percettibile od impercettibile tra il capo metallico che s’in- tinge in un bicchiere e quello intinto nell’altro, ossia che si applicano quinci alle gambe posteriori della rana preparata, e quindi alla parte superiore de’ nervi, o al tronco: sta a lui a provare (cosa ben difficile, per non dire impossi- bile) cotale perfetta somiglianza, e identità’ dei due capi dell’arco metallico, quando pur succede che valga, senza il concorso di altro metallo diverso, ad eccitare le convulsioni; mentre io ho provato già, che una diversità qualsiasi de’ metalli, o sostanziale od accidentale è valevole a dare mossa al fluido elet- trico, a metterlo in corso con tale forza da produrre quegli effetti, che i metalli simili al più possibile non son atti ad eccitare. Or se questo principio, se tale, voglio dire, attività metallica scoperta e dimostrata evidentemente basta, a che ricorrere ad un altro principio meramente supposto, di un naturale sbi- lancio cioè di fluido elettrico negli organi animali? Saria questo un moltipli- care inutilmente le cause per effetti della stessa natura. Stiamo a quello, che è direttamente e indubitatamente provato: e non lasciamoci trasportare a congetture e ipotesi in apparenza belle e seducenti; ma che vane per lo più sogliono riuscire e inutili, quando trascendono l’espressione delle più semplici e chiare sperienze.