Volta, Alessandro Nuova Memoria sull'Elettricita Animale - Lettera Quinta 1795 Como it volta_nuoMemLetQuint_924_it_1795.xml 924.xml

LETTERA QUINTA (AL PROF. ANTON MARIA VASSALLI).

Como, Autunno 1795.

FONTI.

STAMPATE. Cant. Disc. pg. 88.

MANOSCRITTE. Cart. Volt.: J 33; J 39; J 50; L 17.

OSSERVAZIONI. TITOLO: l’intestazione “ Lettera quinta ,, è dello stesso V. (Mns. L 17 ed J 33). DATA: in J 33 si legge: Como, 30 ottobre 1795.

J 33 contiene le lettere IV e V. J 39 e J 50 sono vari fogli con appunti di sperienze citate. L 17 contiene soltanto brani della lettera 5a come risulta di mano del V.

Le indicazioni del Cart. Volt. L 17 e J 33 non corrispondono a due minute bene distinte perchè le indicazioni stesse furono poste quando ancora non erano compiuti lo studio e l’ordinamento. Tale ordinamento migliorato poi, nel limite del possibile, ha permesso di ricostruire in gran parte questa 5a lettera. Il risultato non è molto diverso da quello pubblicalo in Cant. Disc.

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LETTERA QUINTA.

Mi sono forse troppo esteso nelle due lettere precedenti, e massime nel- l’ultima, intorno ai modi di eccitare le convulsioni nelle rane compitamente preparate mercè l’applicazione di soli conduttori di 2a classe: ma conveniva distruggere l’impressione che avean fatta nell’animo di molti Fisici le sperienze di questo genere obbjettatemi, e con cui si era preteso, non che di risuscitare la Elettricità animale nel vero e proprio senso di una carica cioè, o disequilibrio di fluido elettrico tra parte e parte organica in virtù delle forze vitali medesime, ma di abbattere quell’altra Elettricità puramente artificiale, ch’io sostengo, mossa originariamente dal combaciamento di conduttori diversi. Ora dai varj modi di eccitare una corrente di fluido elettrico coll'applicazione di soli con- duttori di 2a classe, i quali modi si riducono poi tutti a farne entrare nel circolo non meno di tre, diversi un dall’altro di specie, passiamo alle varie maniere di ottenere simile corrente elettrica, e quindi le convulsioni nella rana, ec. con tre conduttori pure diversi (il che è sempre indispensabile), ma due di 2a classe ed uno di 1a: cioè con fare che uno di questa 1a classe, un pezzo d’ar- gento e. g. venga interposto a due della 2a diversi tra loro, come ad acqua e sangue, acqua pura ed acqua salata, ec. [1].

Di cotal nuovo metodo od artifizio ho fatto cenno già in più d’un luogo della Lett. 3a, particolarmente verso il fine; anzi vi ho chiaramente, sebbene in ristretto, esposto il più essenziale intorno a ciò: tantochè non occorrerebbe quasi di dirne più altro, a voi massime, che siete non men destro nell’arte di sperimentare che sagace nel fare le applicazioni. Ad ogni modo non reputo inu- tile affatto, a risparmio se non altro del molto studio e fatica, che vi porterebbe il fare da voi senza un particolare indirizzo tanti nuovi tentativi, non reputo, dico, inutile il porgervi, Collega stimatissimo, cotesto indirizzo e gli opportuni schiarimenti, informandovi a dirittura non già di tutti i tentativi e sperienze finora da me fatte sotto questo nuovo punto di vista, che sono in troppo gran numero, ma de’ principali risultati, e che più decisamente comprovano i miei principj.

Coteste sperienze sono e più facili e più soddisfacenti, che non quelle coi soli conduttori di 2a classe, riuscendo di destare le convulsioni nelle rane pur anche deboli, anche nelle preparate già da qualche tempo, e fino nelle imper- fettamente preparate, cioè scorticate soltanto, o al più sventrate. Insomma quest’altro artifizio di due conduttori di 2a classe, ma diversi di specie, che prendono in mezzo e combaciano un conduttore di 1a classe, artifizio molto più efficace in generale che non l’altro di tre essi pure diversi, ma tutti della 2a classe, lo è poco meno di quello riconosciuto già per così potente, e che fu il primo ad adoperarsi nelle sperienze di questo genere, o quello almeno intorno a cui si occuparono maggiormente i Fisici fino ad ora, cioè di due metalli o conduttori di 1a classe diversi, che ne prendon di mezzo di quelli di 2a, che rinchiudono uno o più conduttori umidi concatenati.

Ma veniamo senza più alle sper.ze.

Prendete un arco metallico perfettamente eguale ne’ suoi due capi, non solo quanto all’intrinseco, cioè alla specie del metallo, alla lega, ma riguardo pure alla durezza, tempera, levigamento, ec. ; giacchè anche queste accidentali differenze fan variare notabilmente l’azione sul fluido elettrico nel combacia- mento di tal metallo con tale conduttore umido, come ho ampiamente dimo- strato nella lett. 1a. Appoggiate l’un capo di esso arco metallico ai muscoli delle coscie, e l’altro ai muscoli dorsali di una rana puntualmente e di recente preparata: con ciò non succederanno le note convulsioni e sbattimenti, se non qualche rarissima volta, ove cioè accada che il muscolo a cui si applica un capo dell’arco, essendo molle di umor acqueo, l’altro muscolo, a cui si applica l’altro capo, trovisi lordo di sangue, o d’altro umore assai diverso dall’acqua: nel qual caso ecco, che appunto un conduttore di 1a classe, cioè quel tal arco metallico, trovasi in mezzo e a contatto di due di 2a classe un dall’altro nota- bilmente diversi, quali sono l’umor acqueo da una parte, o quel qualunque umor viscido, o salino dall’altra.

Che l’effetto dipenda da questa diversità de’ due umori si farà chiaro dal- l’osservarsi, che più non si eccitano le convulsioni toccando coll’istesso arco metallico da una parte e dall’altra gli stessi muscoli, dopo averli o ben lavati in acqua e detersi dall’aderente umor sanguigno o viscido, oppure imbrattati ugualmente di sangue, di sapone stemperato, o di qualsiasi liquor salino. Al- lora il conduttore di 1a classe, quel tal metallo tutto omogeneo, essendo preso in mezzo e combaciato da due conduttori di 2a classe ambi dell’istessa specie, le azioni sul fluido elettrico che nascono da’ rispettivi combaciamenti e che si oppongono l’una all’altra riescono eguali; e non possono per conseguenza de- terminare esso fluido ad alcuna corrente o circolazione.

Suppongo in codeste sperienze, in cui l’arco di un sol metallo non occa- siona alcun moto o convulsione nella rana la meglio preparata e la più ecci- tabile applicandone un capo ai muscoli o sostanza carnosa delle gambe, e l’altro capo a qualsisia parte similmente carnosa del tronco, suppongo, dico, che co- deste parti toccate, oltre al trovarsi egualmente monde e nette siano almen presso a poco dell’istessa consistenza, ed abbiano le rispettive loro superficie nè molto più ruvide nè molto più liscie.

Or simili appunto quanto basta soglion essere la carne nuda delle coscie, e quella del dorso nelle rane ripulite dopo la preparazione con detergerne bene il sangue ed ogni umor viscido, lavate e rilavate, se occorre, e discretamente prosciugate: e quindi è, che coll’applicazione dell’arco tutto dell’istesso me- tallo a tali parti similari non si eccitano le convulsioni, a meno che non si frapponga al luogo di questo o di quel contatto un qualche conduttore umido diverso dall’acqua, come si è indicato [2].

Ma se dissimili fossero notabilmente per sè stessi o nella durezza e consi- stenza, o nel levigamento, o in altro, i muscoli rispettivamente toccati dai capi dell’arco metallico omogeneo, potrebbero sibbene nascere le convulsioni anche senza l’interposizione di sangue, od altro umore viscido o salso; come accade infatti qualche rara volta. Ciò succede più facilmente se invece di applicare un capo del detto arco metallico omogeneo alle parti carnose e molli delle coscie, si applica ai muscoli più compatti e lisci delle gambe, segnatamente al gastro- cnemio, e coll’altro capo si viene in seguito a toccare o i nudi nervi ischiatici, o la carne molle e mezzo stracciata del dorso; e meglio ancora se il contatto di tal muscolo gastrocnemio si fa nella parte inferiore del medesimo, dove pre- senta una superficie bianco-lucida, ossia colore di perla, e va divenendo duro tendine. Questo tendine ho già mostrato nelle due lettere precedenti essere così differente, in ordine alla virtù di cui si tratta, dalle parti carnose, molli, e di superficie men liscia come pure dai nudi nervi ischiatici che portandolo al contatto di codesti nervi o di tali parti carnose del tronco della nostra rana, non però ad un contatto immediato, ma coll’interposizione d’uno strato grosso o sottile di sangue o d’altro umore viscido, o salino (poichè debbono essere non meno di tre i conduttori diversi, come ho spiegato in dette Lettere e spiegherò ancora meglio tra poco) viene a determinarsi una corrente elettrica, non molto potente, è vero, ma pure valevole ad eccitare le convulsioni in tutti i muscoli delle gambe di essa rana, quando sia essa preparata a dovere, e molto sensibile. Or se tra il già detto tendine procedente dal muscolo gastrocnemio, e i nudi nervi ischiatici, od una parte carnosa qualunque del tronco s’inter- ponga, invece d’uno o d’altro degl’indicati umori, un pezzo di metallo, se inducasi la comunicazione e compiasi il circolo, col nostro arco di un sol metallo, applicando acconciamente un di lui capo ad esso tendine e portando l’altro capo sopra i già detti nervi, o sopra qualsivoglia parte carnosa del tronco, oppure (ciò che in fondo è lo stesso) a questa parte medesima o ai nervi si applichi una lamina di quel metallo che si vuole, e adducasi quindi al contatto della medesima il gran tendine della gamba, si darà parimenti mossa ad una corrente elettrica; e questa tanto più forte, quanto è più attivo un Conduttore e motore di 1a classe verso i conduttori di 2a, che non questi fra di loro comunque diversi di specie; tantochè si potranno in cotal modo eccitare le convulsioni anche in rane preparate già da qualche tempo, e languide a segno che non si risentono già più neppure col far toccare il detto tendine ai muscoli dorsali in- trisi di forte liquor alcalino, che è, per quanto s’estendono le sperienze da me finora praticate, la più efficace fra tutte le prove co’ soli conduttori di 2a classe.

Molte volte, a dir vero, avviene il contrario, cioè che più facilmente si eccitino le convulsioni nella rana, facendo comunicare le gambe col tronco, cioè adducendo il noto tendine al contatto di esso tronco imbevuto di liquor alcalino che non stabilendo la stessa comunicazione coll’arco tutto di un me- tallo senza l’interposizione del mentovato liquore. Ma ciò succede trovan- dosi per avventura le rispettive parti animali toccate da detto arco non ab- bastanza umide, massime esternamente, e quindi poco deferenti: al qual di- fetto si rimedia sperimentando nell’altra maniera, cioè introducendo fra esse parti, fra il tendine della gamba e i nervi ischiatici, o qualsisia parte car- nosa del tronco, il liquor salino, il quale nel mentre stabilisce la richiesta co- municazione delle medesime, viene anche ad umettarle sufficientemente.

A far che riescano bene le sperienze coll’unico pezzo di metallo, che tocca quinci le gambe e quindi i nervi ischiatici o il tronco della rana, e meglio assai che impiegando soli conduttori di 2a classe, anche i migliori di tal classe, con- viene che codeste parti animali trovinsi non che nell’interno, ma esternamente pure assai umide; e che l’umore che bagna la superficie del tronco, almeno que’ punti ove ha da seguire il contatto, sia notabilmente diverso da quello che bagna la parte delle gambe che dee similmente venir toccata; e quanto più diverso tanto meglio.

Se pertanto l’un umore sarà acqua pura o quasi pura, e l’altro o sangue viscido o scialiva, o muco, od acqua salata, quello cioè che bagna qualunque parte delle gambe, e quello ond’è intriso tutto o parte del tronco, tosto che un metallo qualsiasi si applicherà in modo che venga a toccare le dette gambe da una parte e il tronco dall’altra ne’ luoghi appunto che trovansi rispettiva- mente intrisi da tali umori diversi, si ecciteranno delle forti convulsioni in tutti i muscoli delle gambe della rana, se anche non sia la medesima rana sottoposta a tali prove dotata della massima sensibilità, che sia compitamente prepa- rata: che se essendo tuttavia un umor acqueo o poco dall’acqua dissimile quello che immolla le gambe, l’altro onde inzuppasi il tronco sia acqua salata, o sapone stemperato, o un liquor acido, si eserciteranno le convulsioni e più facilmente, e più forti ancora eziandio in rane preparate da lungo tempo e in altre non finite di preparare, cioè sventrate soltanto: al che non giungono mai le prove coi soli conduttori di 2a classe, sian quanto si vuole diversi. Anzi se il liquor salino sia un alcali ben saturo, come l’olio di tartaro (secondo la vecchia nomenclatura); e il metallo che si interpone tra questo e il condut- tore acqueo sia zinco (il qual metallo come in compagnia d’altri metalli, così anche solo si mostra essere il più potente di tutti nella virtù di smuo- vere mercè dei varî combaciamenti il fluido elettrico) si potrà persino eccitare delle contrazioni muscolari fino nelle rane neppure sventrate, ma solo tru- cidate e scorticate: insomma produrre col solo zinco interposto al liquor alca- lino e ad un conduttore acquoso, un effetto maggiore di quello si produce con un arco conduttore di due metalli diversi tra loro, ma non molto, come argento e ottone, rame e ferro, stagno e piombo, a’ quali s’interponga la stessa rana: giacchè con questi non si arriva mai a tanto di eccitar le convulsioni in una rana, di cui si siano snudati soli muscoli, e non i nervi; e appena ci si riesce con metalli assai più differenti in ordine alla virtù di cui si tratta, come ar- gento e ferro, ottone e piombo, o stagno, piombo o zinco.

Ecco se non è vero quello che fin dapprincipio avanzai, cioè che riesce quasi tanto efficace questo nuovo artificio di un solo metallo o conduttore di 1a classe interposto a due conduttori umidi o di 2a classe, pur che questi siano molto diversi, quanto l’altro già da un pezzo conosciuto di due di 1a classe molto pure diversi che prendano di mezzo uno, o più continuati di 2a, dico, quasi tanto efficace; perchè poi con due metalli non molto, ma moltissimo di- versi, come argento e certi... [3].

NOTE DELLA COMMISSIONE ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA

[1] In Cart. Volt. J 39 e J 50 sono vari fogli con numerosissimi appunti di queste sperienze, alle quali il V. accenna anche nella 3a e nella 4a di queste lettere al Vassalli e nella 1a al Gren ( § 35).

[2] Qui s’interrompe il Mns. L 17; la continuazione che segue è tratta da J 33.

[3] Qui finisce il Mns. J 33. Nel Mns. L 17, che ha uno svolgimento analogo al Mns. J 33, la lettera continua così:

A scuotere e. g. una rana intiera e intatta, oppur decapitata soltanto e scorticata senza ulterior dissezione, ad eccitarvi le convulsioni toniche con due metalli applicati uno e l’altro al dorso o al ventre e alle gambe e così pure a indurre le stesse convulsioni in una od ambe le gambe con applicare ad esse sole i due metalli, non basta qualunque picciola diversità fra questi, come basta allorchè si applicano ne’ modi soliti alle rane finite di preparare e neppur basta una diversità mediocre [4]; ma ci vuol grande: quella tra argento e ferro, tra ottone e piombo o stagno, non lo sono ancora abbastanza, o ci arrivano appena: per riuscir bene conviene dall’argento e. g. che è quasi ad un’estremità della scala venire fino al piombo, che sta presso a poco nel mezzo, oppure dal piombo allo zinco, che sta all’altra estremità. Or bene anche con un solo metallo, massime se sia zinco, io giungo ad eccitare le convulsioni nella rana intiera e intatta, o decapitata soltanto e scorticata, applicando una lamina del mede- simo parte ad una gamba molto umida naturalmente o che bagno a bella posta con acqua, parte all’altra gamba, o alla schiena, quale gamba o schiena ho pro- sciugato prima da ogni umor acquoso, e dal sangue, indi intrise largamente di olio di tartaro.

[4] La lezione della lettera 5a pubblicata dal Cantoni finisce qui: il poco che segue tro- vasi su di un altro foglio rinvenuto dal prof. A. Volta J.r.