LETTERA SECONDA
DEL SIGNOR
DON ALESSANDRO VOLTA
AL SIGNOR ABATE
DON ANTON MARIA VASSALLI
SULL’ELETTRICITÀ ANIMALE.
1794.
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LETTERA SECONDA.
Ho terminata la precedente Lettera, con dire, che conviene stare ai fatti,
ed alle conseguenze immediate dei medesimi senza troppo spingersi avanti,
e abbandonarsi a congetture ed ipotesi che non abbiano tutto il fondamento
in quelli.
Prendiamo dunque ad esaminare alcuni dei fatti ossia risultati delle
nuove sperienze, e vediamole conseguenze, che più naturalmente ci si presentano.
È un fatto sperimentale, che applicando l’apice della lingua ad una, lamina
di stagno, o meglio di zinco, oppure intingendola nell’acqua di un bicchiere, in
cui peschi un pezzo di esso zinco, e venendo poscia a toccare questo metallo con
una lastra d’argento impugnata dalla mano ben umida, o meglio stretta ad
ambe mani, l’apice della lingua sente un vivo sapor acido.
È fuori di dubbio,
che questa sensazione viene eccitata da una corrente di fluido elettrico, il quale
passa dallo stagno o zinco o immediatamente o per mezzo dell’acqua inter-
posta alla lingua, e vi penetra e trascorre avanti: ciò dico, è fuori di dubbio,
succedendo di sentire il medesimo sapor acido, se detto apice della lingua ten-
gasi applicato al primo Conduttore della Macchina comune elettrizzato
oppure intinto nell'acqua di un vaso annessovi.
Un altro fatto ben rimarca-
bile è che invertendo l’esperienza, sicchè l’argento in vece dello zinco baci la
punta della lingua sente questa o niun sapore, o un altro assai diverso dal
primo, un sapor acre, urente, e come alcalino; non altrimenti che portando
la lingua contro il Conduttore a cuscini della Macchina, od altro elettrizzato
l’elettricità in un grado sensibile (il che riesce assai più difficile), proviene dal
fluido elettrico, che sorte dalla punta della lingua.
Dunque la lingua e qualsisia
sua parte (ecco una naturale conseguenza), quanto è da sè, non tende nè a
ricevere, nè a dare fluido elettrico; ma ne riceve o dà per virtù e forza propria
de’ metalli, secondo che è il zinco o l’argento, che le sta applicato, sia immedia-
tamente, sia mediante un corpo d’acqua, od altro corpo bagnato
In un'Operetta stampata nel corrente di quest'anno 1794, che ha per titolo:
e dell'Attività dell'Arco Conduttore nelle Contrazioni dei Muscoli.
Modena, 8°, in cui l'anonimo Au-
tore [1] fa tutti gli sforzi per sostenere la vera
nel senso di GALVANI, non si fa gran caso di questa diversità di sapore provocato col permutare
la posizione de’ metalli, anzi per poco non si ammette, e si fa passare per molto equivoca e in-
concludente.
Ciò, come si vede, ei fece per non essere obbligato a dedurne la conseguenza, che
io ne tiro, e che si presenta da sè.
Eppure ella è così marcata cotal diversità di sapore, facendosi
l’esperienza a dovere, massime coll’argento e zinco applicati immediatamente, quando il primo
all’apice della lingua e il secondo al suo dorso, e quando al rovescio, che nessuno, a cui ho fatto
ciò provare, e sono a quest’ora ben molti, ha potuto rivocar la cosa in dubbio.
È così marcato
e deciso il sapor acido, e l’altro, se anche non voglia dirsi alcalino, così differente dal primo,
che per quanto si cerchi di far valere l’incostanza ed equivocità delle sensazioni del gusto (mise-
rabile rifugio, a cui si appiglia per declinar la forza del mio argomento, l’Autore della men-
tovata Operetta), non resta luogo ad alcun sospetto di errore o di prevenzione.
Ho dunque cer-
tamente più ragione io di non curare la contraddizione di chi s’ostini a negare codesto fatto
incontestabile, o a spargere dei dubbj sopra il medesimo.
Queste contraddizioni e dubbj han forse potuto nascere da che con altri metalli meno di-
versi fra loro in virtù di quello sieno argento e zinco, argento e foglio stagnato, p. es. con argento
e ferro, il sapore che tira all’alcalino, o non si sente, o assai oscuramente.
Ma ciò prova soltanto,
che tal sapore è più difficile ad eccitarsi, o riesce men sensibile alla lingua che l’acido (come vien
comprovato dalla difficoltà di eccitarlo eziandio coll’elettricità artificiale della macchina.
Si eccita però anche quello immancabilmente, ed abbastanza forte con glianzidetti metalli
più potenti per essere più diversi.
sperienze i veri
Quello, che dico
dell’argento e dello zinco, intendesi di due altri metalli diversi, o di specie
e sostanzialmente, o per una od altra accidentale modificazione: la sola circo-
stanza da notarsi, e che fa molto al mio proposito, è che gli effetti sono tanto
meno energici, quanto meno differiscono tra loro i metalli messi alla prova
in ordine alla virtù di smuovere il fluido elettrico, al potere che hanno di spin-
gere o di attrarre esso fluido posti al combaciamento de’ corpi umidi: in una
parola quanto meno distano uno dall’altro nella serie o scala, in cui furono
da me noverati nella lettera precedente sul fine del primo §.
E quello, che dico
della lingua, applichisi anche ad altri muscoli e nervi inservienti al moto
de’medesimi, anzi pure ai nervi soli; giacchè per eccitare le contrazioni de’ mu-
scoli volontarj (notisi
venga tradotto da questi a quegli, o da quegli a questi; ma basta fare che scorra
per un brevissimo tratto dal [2] nervo solo, come avverrà per es. se stringesi
dolcemente con una pinzetta d’argento il tronco nervoso, dove che sia, o poco
sopra o poco sotto, anche alla distanza di una sola linea, o minore, serrisi il
medesimo con altra pinzetta di ferro, di stagno, o meglio di zinco, indi facciasi
toccare addirittura una pinzetta all’altra, oppur congiungansi con qualsisia
intermedio metallo
Ho avvertito che parlo de’ muscoli dé moti volontarj, poichè non succede già lo stesso
co’ muscoli involontarj, qual è il cuore.
Applicando qualsisia stimolo ai soli nervi, che vanno
a questo muscolo, egli non ne vien punto eccitato: è necessario per eccitarlo, che lo stimolo
si applichi immediatamente al cuore stesso, alla carne e sue fibre.
Così dunque anche colle
armature o contatti de’ metalli dissimili; se od ambedue, o uno almeno di tai metalli non tocca
il cuore medesimo, o non son posti in maniera che la corrente di fluido elettrico debba invaderlo
e ferire la sua propria sostanza, se stanno applicati l’uno e l’altro metallo a un nervo cardiaco
qualunque, cioè a due parti dello stesso nervo, come nelle sperienze quì sopra descritte, o in
qualsisia altra maniera, sicchè per un tratto solamente di esso nervo, corto o lungo quanto si
vuole, debba passare il torrente elettrico nel suo giro, lasciando fuori il corpo proprio del cuore,
nulla succede, come con molte prove mi sono anche ultimamente accertato; nè si accelerano
cioè o raddoppiano i suoi naturali battimenti, nè si rinvigoriscono, se già languide, le sue con-
trazioni, nè si risvegliano, se sopite.
Che più? ho trovato inefficaci perfino le scintille ordinarie
della Macchina elettrica e delle scariche non piccole di Leyden, qualora cioè colpivano i soli
nervi del cuore, e la sua sostanza, non che alla scintilla, sottraevasi alla corrente elettrica.
Sta dunque in questo la grande essenziale differenza tra i muscoli de’ moti volontarj,
e quelli dei non volontarj, e correlativamente tra i nervi, che s’impiantano ne’ primi e quelli
che vanno ai secondi: lo stimolo elettrico agendo sui soli nervi che reggono i muscoli volontarj,
limitato anche ad un picciolo tratto o a pochi punti d’uno di tali nervi, non manca di cagionare
le più violente contrazioni di essi muscoli.
Lo stesso stimolo portato nell’istessa maniera sopra
i soli nervi del cuore, e sopra quelli degli altri muscoli involontarj non vale ad eccitarli.
Su
questo punto cardinale rimango fermo; e fin quì non c’è cosa, di cui io abbia a ritrattarmi:
lo stesso stimolo finalmente applicato ai detti muscoli involontarj immediatamente, cioè in
guisa che o tutto un muscolo, od una parte almeno sia attraversata dal fluido elettrico nel
suo giro, può sibbene eccitarvi le contrazioni; difficilmente però, e non molto forti.
Or quì
è che debbo correggermi, se avanzai che tali muscoli involontarj nulla affatto possano ecci-.
tarsi, neppur in questo modo: dal qual errore, o piuttosto inesattezza, fui prima avvertito
da alcune sperienze del Sig. FELICE FONTANA che vennero da me ripetute e trovate giuste
(Articolo di Lettera del Sig. Cav. F. FONTANA all’Ab. MANGILI nel Giorn. Fis. Nov. 1792), e
in seguito da altre fatte costì in Torino (V. Giorn. Fis. Gennajo 1793).
Intanto a fronte di queste sperienze sussiste sempre, torno a dire, la capitale differenza,
che ho creduto di stabilire tra i muscoli volontarj e gl’involontarj e le funzioni de’ rispettivi
nervi: perciò che essendo i muscoli de’ moti involontarj difficilmente e poco eccitabili dall’in-
dicato stimolo elettrico (per il che richiedesi che le armature sieno di metalli molto diversi,
quali sono e. g. argento e zinco, argento e piombo; e non servono tanti altri, come ottone e
ferro, ferro e piombo), ed esigendo tali muscoli anche per questo poco, che venga loro il detto
stimolo applicato immediatamente; gli altri all’opposto, cioè i muscoli dei moti volontarj,
si eccitano tanto più facilmente, e a più potenti e valide contrazioni, quand’anche non arrivi
ad essi la corrente elettrica, quando con essere applicate ambe le armature metalliche a’ soli
loro nervi, anche a due parti vicine dell’istesso nervo, una piccola porzione soltanto del me-
desimo soffre lo stimolo del fluido elettrico, cioè quel piccol tratto, che riman compreso fra le
due armature, e per cui fa tragitto esso fluido [3].
Or puossi mai quì supporre non che niente di simile a carica di LEYDEN,
ma alcun preesistente sbilancio di fluido elettrico fra parte e parte vicinissima
dell’istesso nervo?
Non credo vi sia chi il dica: bensì il combaciamento de’ due
metalli diversi (e diseguali perciò in virtù e forza) è cagione che si smova il
fluido elettrico ivi, e trascorrendo quel breve tratto di nervi ad essi metalli
interposto, ne lo stimoli e punga: col quale stimolo elettrico d’ogni altro più
efficace e proprio all’eccitazione della virtù nervea (come tutte le sperienze
concorrono a provare, e sarà altrove da me posto in chiaro), col quale stimolo,
dico, messo quel nervo in attività ne nascono nel muscolo, o muscoli soggetti
le contrazioni, in qual modo non sappiamo ancora: quel nervo in somma tocco
in due luoghi da’ metalli diversi viene punto e stuzzicato, non altrimenti che
coi medesimi vengono stuzzicati sull’apice della lingua i nervi del gusto e in
fondo all’occhio quelli della visione nelle altre mie sperienze già riferite, ed
eccitato anche un molesto bruciore ai confini delle palpebre.
È dunque stabilita l’azione in vero mirabile de’ metalli sul fluido elettrico,
ogniqualvolta vengano quelli applicati all’acqua, o ad altri fluidi differenti
(tali sono tutti i liquidi, eccetto i grassi) od a corpi impregnatine; e quanto
più si fa palese cotesta, ch’io vorrei nominare
riconoscesi attiva ed estesa, tanto più svaniscono le prevenzioni per quell’altra,
che da GALVANI fu chiamata
anche da me sul principio (con delle modificazioni però, conforme raccogliesi
dalle mie prime Memorie su questo soggetto): la quale poi a mio parere cade
Oltre l’operetta anonima citata nella Nota (a), un’altra ne è comparsa ultimamente
del Prof. ALDINI nipote di GALVANI col titolo Joannis ALDINI
tationes duae
Quest’opera stimabile
è corredata di nuove sperienze, a cui servono varj ingegnosi apparati, il tutto elegantemente
descritto.
Tali sperienze, belle in se stesse, sono in vero capaci di sedurre chi a quelle sole
si arresti, senza molto andare al fondo, e non applichi nè mano, nè mente alle tante altre,
e in tante maniere variate ch’ io contrappongo.
Ma chiunque vorrà ripetere, o solamente
abbia occasione di assistervi, come molti hanno fatto, reggendone l’armonia, la costanza,
e come tutte, per disparate che sembrino, si riuniscono, e subordinano sotto l’istesso principio,
non sarà certamente preso da quelle altre equivoche ed incostanti; egli converrà alfine, per
prevenuto che fosse altrimenti, che l’idea di un’elettricità inerenteagli organi animali, ossia
di uno sbilancio qualsiasi di fluido elettrico nei nervi o muscoli, prodotto dalle forze vitali,
non che la supposizione di qualche cosa di simile alla carica di Leyden, come ha immaginato
GALVANI, e vuolsi pur sostenere da’ suoi aderenti, non ha fondamento, ed è inutile, tosto che
tutto si spiega colla sola virtù ed azione de’ metalli posti a combaciamento de’ conduttori
umidi.
Questa virtù, per cui vogliono considerarsi essi metalli non più come semplici condut-
tori, ma come veri
in tante mie sperienze, che vano sarebbe il mover dubbj contro di esse, comecchè la medesima
riesca difficile a intendersi.
Ma non è necessario comprendere il come, quando un fatto, una
legge generale di fenomeni è certa, e ad essa si riportano tutti i fatti particolari; e questo è
il nostro caso.
Or dunque le mie sperienze, di cui una parte soltanto ho finora riportata, col dimostrare
evidentemente 1°. la virtù e potere che hanno due metalli di diversa specie di eccitare di slancio
una corrente di fluido elettrico; e questa da destra a sinistra, o da sinistra a destra, secondo
che sono posti essi metalli, non già secondo che sono posti i nervi o i muscoli dell’animale,
come provano singolarmente le sperienze sulla lingua: 2°. che quanto più sono dissimili i me-
talli, tanto più sicuramente si ottengono gli effetti, e tanto più forti, sia delle sensazioni, sia
dei moti muscolari: 3°. che anche senza che siano di diversa specie di metallo le due armature,
o i due capi dell’arco, che ne fanno l’officio, basta qualche accidentale differenza nella tem-
pera, nel polimento ec. per produrre in qualche grado i mentovati effetti (Veggasi la lettera
precedente): col dimostrare, dico, tutto ciò in mille maniere, e colla massima evidenza, in
guisa di non lasciare sopra questi tre punti il minimo dubbio, vengono le molte, e moltiformi
mie sperienze a spiegare ben anche quelle prodotte come dimostrative del SUO assunto dal
Sig. ALDINI, ma che lungi ben sono dall’essere concludenti, cioè: 4°. come con un solo ed unico
metallo, una sola lastra e. g. d’argento od un semplice laghetto di mercurio, che faccia officio
e di armature e di arco, si ottengono pure qualche volta delle oontrazioni muscolari nella
rana puntualmente e di fresco preparata; deboli perloppiù, e non da paragonarsicolle gagliar-
dissime convulsioni e sbalzi che provocano i metalli diversi; deboli sì, anzi debolissimi al con-
fronto, e non sempre neppur questi, ma solo alcuna rara volta, come ho detto: cioè qualora
s’incontri qualche accidentale eziandio impercettibile differenza tra le due armature, o capi
dell’arco metallico.
Pare che ciò bastar dovrebbe, e che nulla più resterebbe a dire dopo quello, che ho este-
samente mostrato nella Lettera precedente.
Pur quì mi torna a proposito aggiungere qualche
cosa in occasione di questa nuova Opera del Sig. ALDINI, in cui si fa forte singolarmente sulle
sperienze fatte col mercurio; metallo, secondo lui, esente da ogni eterogeneità, quando sia
ben purgato.
Dirò dunque, che il difficile Chimico, sfidato da lui a trovar differenza tra parte
e parte dello stesso
ben grande tra le parti interne e le superficiali, che all’aria tosto perdono il lustro, e soffrono
un principio di calcinazione, massime venendo agitate: e cos’è infatti quella polvere, che si
forma, e in breve copre il liquido e vivo mercurio?
Qual meraviglia pertanto, se le gambe
della rana preparata toccando la superficie sola del mercurio, e il pezzo di spina dorsale immer-
gendosi più profondamente, come è il caso nelle sperienze ivi descritte, se, dico, a cagione
dell’accennata differenza, dello stato cioè diverso del mercurio ne’ due luoghi, trovandosi
esso assai vivo nell’interno, che alla superficie, ne nascono le contrazioni muscolari?
Non aveva
io già provato e detto nella Lett. prec., che si eccitano esse anche col contatto di due pezzi
della stessa lastra di piombo, uno dei quali sia reso lucido quale specchio, l’altro offuscato
e semicalcinato all’aria?
Il mercurio adunque, che ALDINI presceglie come il più sicuro, è
anzi il più sospetto ed infedele; ed io ne ho molte altre prove, che quì non giova recare.
Ma io debbo movere altre eccezioni alle sue sperienze, e proporre quì alcune necessarie
avvertenze intorno ai contatti metallici.
Le armature dello stesso metallo, e simili, quant’è
possibile che lo sieno, debbono anch’ essere applicate all’istesso modo, se vogliam esser sicuri
di niun eccitamento de’ nervi e muscoli ottimamente preparati, e al sommo sensibili.
Or se
questo non si è osservato nelle sperienze, che mi si oppongono, se non vi è stata tale perfetta
eguaglianza anche in ciò, io posso sempre dire che uno dei due pezzi di metallo per cotal
foggia diversa di applicazione ha prevalso sopra l’altro, ancorchè della stessa specie ed eguale
nel resto.
Soprattutto deve schivarsi ogni urto e percossa, il che può avere non piccola in-
fluenza, e conciliare al metallo maggior potere di smuovere il fluido elettrico, onde prevalere
all’antagonista.
Ma quest’urto o percossa ha luogo appunto nelle sperienze prodotte nella
nuova Opera, come può vedersi dalle descrizioni e figure.
Lasciata dunque tal maniera di spe-
rimentare troppo soggetta a obbiezioni, atteniamoci a quest’altra di applicare previamente
al riposo due pezzi dell’istesso metallo, simile ancora quant’è possibile per tempera, leviga-
mento, lucentezza, ec., l’uno alle gambe, l’altro alla spina dorsale della rana preparata, op-
pure all’acqua di due bicchieri, in cui peschino rispettivamente dette gambe, e detta spina;
poi di far comunicare tra loro, o immediatamente, o con altro arco metallico tali armature si-
milissime: allora aspettatevi pure, che non si ecciteranno le convulsioni, se non una qualche
rarissima volta, e come per disgrazia, una volta in cento, o in mille.
Io posso assicurare, che
conficcando due fili d’argento dell’istessa pasta, lucidi e mondi, uno in una coscia, l’altro nella
spina del dorso di una rana anche vigorosissima e di fresco preparata, e adducendoli poscia
al contatto fra loro, mai e poi mai non mi è riuscito di ottenere le convulsioni, quando al-
l’incontro con questa maniera di armature intime, dirò così, ho sempre avuti i più strepitosi
moti, ove gli uncini conficcati erano di due diversi metalli.
Si provi dunque così; oppure con
posare semplicemente le gambe della rana sopra una piastretta d’argento o d’oro, e il suo dorso
sopra un’altra dell’istessa qualità, tagliate cioè ambedue della medesima lastra (non potiamo
egualmente fidarci di due monete compagne, potendovi essere tra di loro qualche differenza di
lega, di tempera ec.); e con accostare indi tali armature fino al mutuo contatto, senz’altro arco
conduttore di mezzo; e prometto che le convulsioni non compariranno, o sarà accidente se
per una qualche volta compajano.
All’incontro con metalli diversi non mancheranno mai in
cento e mille prove che si facciano sulla stessa rana; e tanto più gagliarde sempre e strepitose
si faran vedere, quanto i metalli saranno più dissimili tra loro.
Con metalli poco diversi,
od anche della stessa specie, ma per qualche modificazione, per qualche accidentale differenza
nella tempera, nel polimento ec. dissimili, succederanno assai più poche volte le contrazioni
muscolari, solo finchè l’animale si mantiene in pieno vigore, e allora pure poco violente.
Le quali osservazioni tutte ci deon portare naturalmente a giudicare, che dove pure suc-
ceda per accidente che si commova la rana colle armature apparentemente simili in tutto,
si trovi in quest’e mal nostro grado qualche impercettibile differenza atta a suscitare una pic-
ciola corrente di fluido elettrico, tanto che basti a stimolare i nervi estremamente sensibili,
per cui è obbligata di tragittare ristretta.
Vi vogliono infatti in tal caso queste due condizioni:
1°. cioè del passaggio ristretto, e però è necessario la compita preparazione della rana, che
lasci per comunicazione tra le gambe e il dorso i soli nervi crurali; 2°. della piena vitalità sì
di questi, che dei muscoli in cui s’impiantano; e però le convulsioni, quando pure accadono
con armature metalliche credute simili, non è che per poche volte, e per poco tempo dopo la
detta preparazione dell’animale.
Non così adoperando metalli diversi: le più valide contra-
zioni, e sbalzi si ottengono nella rana dopo ore, ed anche giorni; e non è neppur necessario
che sia preparata nella maniera suddetta; basta che sia scorticata e sventrata; anzi si ecci-
tano convulsioni eziandio nella rana intera, e intatta, le si fanno far salti e tirar calci ec.,
se le si applichino armature di metalli molto diversi, come argento od oro da una parte, fo-
glio stagnato o zinco dall’altra.
Cosa ci vuole di più, anche stando ai soli moto muscolari, lasciando cioè tutte le altre
prove sopra ai sapori ec., per convincere anche i prevenuti diversamente, che tutto è giuoco
dei metalli?
E qual forza contro tanti argomenti (e sì che non gli ho toccati ancora tutti)
possono mai avere le sperienze riportate nella recente Opera del Sig. ALDINI, e nell’altra
anonima più sopra citata, soggetta, come ho fatto vedere, a molte eccezioni, ed equivoche
nonpoco; e che altronde si spiegano facilmente anch’esse co’ miei principj?
Certo non con
tanta facilità spiegheranno i sostenitori dell’Elettricità animale nel senso di GALVANI le mol-
teplici mie sperienze; nè far altrimenti lo potrebbero, che storcendo violentemente i loro stessi
principj.
Come spiegherebbero (per recare quì un altro tra i moltissimi esempj) la seguente
sperienza quanto semplice e piana, altrettanto dimostrativa?
Distesa la rana bella e preparata sopra una tavola, quale non importa sia isolata, o se
pur si vuole l’isolamento, sopra una lastra di vetro, od uno strato di solfo, si passino due pia-
strette d’argento di eguale qualità, una sotto la sua spina dorsale, l’altra sotto una gamba.
e sotto l’altra gamba, gli stessi muscoli corrispondenti, una piastretta di stagno, o meglio di
zinco.
Stando così le cose uniscansi con un arco metallico qualunque ora ambe le piastrette
d’argento, ora quella che sta sotto una gamba colla piastretta di stagno o di zinco sottoposta
all’altra gamba.
Chiunque è prevenuto per la supposta carica elettrica, ossia sbilancio di fluido
tra i nervi, che sortono dai muscoli, o tra l’interno di essi muscoli, in cui quelli s’impiantano,
e l’esterno, come opina GALVANI, si aspetterà senza fallo, che debba seguire la scarica di questa
specie di boccia di Leyden animale, come la chiamano, e quindi eccitarsi le convulsioni nel
primo caso, e non nel secondo.
Eppur siegue tutto il contrario: non si commovono mai gli
arti della rana quando è indotta la comunicazione tra l’armatura dei nervi e quella dei muscoli;
e succedono in vece convulsioni più o men forti tutte le volte che si fan comunicare le due ar-
mature poste ai muscoli compagni, e. g. ai due gastrocnemj.
Or come và colla vostra Elettri-
cità animale, colla vostra boccia di Leyden?
Forzerete la spiegazione fino a supporre una
carica, ed una tendenza alla scarica tra muscolo e muscolo, tra due muscoli omologhi?
E del-
l’altra carica, che con qualche maggior apparenza di ragione pretendete, che esista e miri a
rovesciarsi dai nervi crurali ai muscoli delle gambe, che ne è, se infatti non vi si scarica
con tutta la facilità che a ciò si appresta da un arco conduttore sì acconcio?
Eh! non v’in-
golfate in ispiegazioni sempre più involte di difficoltà, e che riuscirebbero tutte, se non as-
surde, affatto inverisimili; e conchiudete meco piuttosto che se dunque con metalli simili ap-
plicati a parti animali dissimili non si ottengono gli effetti, e si ottengono in vece con metalli
dissimili applicati a parti animali affatto simili, il giuoco è tutto dei metalli.
Ma conviene por fine a questa nota già troppo lunga.
Ripiglierò forse in altra occasione
a trattare questo punto, che è uno de’ capitali del presente soggetto.
se si riflette, che fuori dei metalli, delle miniere (molte delle quali sì ricche che
povere di metallo, e le piriti stesse ho pur trovato che non la cedono ai regoli
metallici) e del carbone di legna, il quale per la virtù, di cui si tratta, non meno
che per quella di essere eccellente conduttore, va posto in compagnia de’ me-
talli, niun altro conduttore è atto, applicandolo in qualità di armatura, a pro-
durre nè il sapore elettrico sulla lingua, nè la corruscazione nell’occhio, nè il
bruciore, nè movimento alcuno ne’ muscoli della rana la più vivace, e meglio
preparata.
E perchè [4] se trovasi il fluido elettrico sbilanciato negli organi del-
l’animale; in guisa che sovrabbondi nelle parti superiori del corpo [5] rispetto
alle inferiori, o viceversa, se trovasi accumulato ne’ nervi, o nell’interno [6] de’
muscoli, in cui s’impiantano i nervi rispetto all’esterno de’ muscoli medesimi,
come ha preteso GALVANI, o all’opposto, come certe mie sperienze parvero
dimostrare; perchè, dico, se in alcuna di queste, o in altra immaginabile ma-
niera trovasi il fluido elettrico sbilanciato nel corpo dell’animale e. g. in una
rana preparata, le di cui gambe posteriori pescano in un bicchiere d’acqua,
e il tronco colla spinal midolla in un altro, e se questo pretende la ragione,
per cui indotta la comunicazione da un bicchiere all’altro con un arco metal-
lico, si scuotano quelle gambe percosse dall’impeto, che fa il liquido portandosi
moti, perchè rimane la rana perfettamente quieta, ove si adoperi per arco
conduttore, invece de’ metalli, qualche altro buon deferente, una corda, un
legno, un cartone, od altri corpi, non che umidi, bagnati e grondanti d’acqua,
o due dita della mano, e neppure intingendo ambe le mani intere, una per
ciascun bicchiero?
Non mi venghiate a dire, che siano questi non abbastanza
buoni Conduttori; poichè io vi risponderò, che lo sono anche più del bisogno,
come mostrano le sperienze riferite già nella lettera precedente, ed altre, in cui
tone, ec. bagnati, e rami d’alberi verdi, e lunghi tratti di pavimento umido,
non impediscono entrando nel circolo, che la rana preparata venga scossa,
che la punta della lingua senta il sapore, il fondo dell’occhio sia colpito da mo-
mentaneo chiarore, sol che una parte qualunque di tal circolo, vicina o lontana
da essa rana, da essa lingua, da esso occhio, formisi da due metalli diversi,
singolarmente argento e zinco, comunicanti fra di loro, o per immediato con-
tatto, o per altri intermedj metalli.
Presa dunque una gran lunga fila di per-
per lasciare passare in queste sperienze, senza molto indebolirla, le corrente
di fluido elettrico, che va a scuotere la rana.
Mi vorrete poi dire, che non sia
conduttore abbastanza buono una persona sola, che intinge una mano nel-
l’acqua di un bicchiero, e l’altra nell’altro, un arco di cartone tutto inzuppato,
e grondante d’acqua, o simile altro deferente, e sosterrete, che tali corpi arre-
stano o ritardano la scarica del fluido elettrico dalla parte in cui si suppone
accumulata all’altra rispettivamente mancante della rana, che pesca di quà
Eh! diciamo piuttosto, che non
esiste tal carica, tal eccesso e difetto di fluido elettrico ne’ rispettivi organi
dell’animale preparato, o non preparato, che esso fluido vi è in equilibrio
come in tutti gli altri corpi; epperò che l’arco conduttore formato da una o
più persone, da cuoi, panni, cartone, o corpi bagnati quali essi sieno, da defe-
renti in somma non metallici, nulla più essendo atto a prestare che l’officio
appunto di conduttore, non può in alcun modo rompere o turbare tal equi-
librio, non può determinare alcuna corrente di esso fluido, che invada i nervi
e muscoli dell’animale collocato nel circolo, e ne gli irriti e scuota.
I quali effetti
se succedono poi ogniqualvolta intervengono nella catena, onde è formato
detto circolo non interrotto de’ corpi metallici, o de’ carboni, ciò prova ad evi-
denza che essi corpi metallici e carboni, oltre la virtù comune agli altri defe-
renti di lasciar liberamente passare il fluido elettrico, il quale sbilanciato co-
munque tenda per propria forza a portarsi da un luogo all’altro, posseggono
quella ben singolare e mirabile di agire sopra esso fluido anche equilibrato e
quieto, di smoverlo come che sia impellendolo o tirandolo; e sì un metallo
circolo de’ conduttori non abbia interruzione, come si è detto, in un continuo
giro: che in somma i metalli, molte miniere metalliche. e piriti, ed il carbone
non si comportano già come semplici conduttori; ma inoltre come veri
ed
Tutta dunque la magia, mi si permetta di dirlo,
sta nei corpi della classe de’ metalli [7], a cui voglionsi aggiungere per somi-
glianza di virtù alcuni carboni vegetabili ed animali.
Ma se è così, se nulla mai e poi mai può ottenersi senza di quelli, cioè
coi soli deferenti umidi, nelle rane anche più vivaci e meglio preparate
Non debbo dissimulare, che su questo punto vengo contraddetto tanto da ALDINI,
quanto dall’anonimo nelle opere citate (Nota (a) e(c)).
Il primo, sfidato in certo modo da me,
ha già più d’un anno, a produrre i soliti effetti delle convulsioni nella rana senza l’intervento
di metalli, canta vittoria perchè vi è riuscito servendosi, in luogo di questi, di carbone di legna.
Ma che?
se scoperto io già avea che il carbone va posto per conto della virtù di cui si tratta,
per essere cioè anch’esso
l’argento: se ciò io aveva pubblicato e per lettere comunicato all’istesso ALDINI: s' egli ne
conviene nel luogo istesso, ove riferisce le sperienze da lui intraprese per eccitare le convul-
sioni col solo carbone: ecco infatti come s’esprime (Diss. I, §. XVIII).
« Cl. Volta ut contractionem periclitarer ubi metallicum nihil adesset [8], datis huma-
« niter epistolis, invitavit; carbonem siquidem pluribus efferebat laudibus, quem omnium
« primus fuerat expertus animali esse Electricitati armaturam aptissimam ».
Come vien dunque dopo questo ad obiettarmi, che le armature di carbone gli han riu-
scito egualmente che quelle di metallo; e come mai crede con ciò di trionfare?
Dacchè io ho
posto coi metalli il carbone come un
ad essi, anzi superiore a molti, come attissimo a far officio di armatura, è troppo chiaro, che
provocando il Sig. ALDINI e chiunque altro ad eccitare le contrazioni muscolari senza l’aiuto
di metalli, e confidando che non si sarebbe riuscito, ho voluto escludere coi metalli anche il
carbone, che assieme a quegli annovero tra i motori di elettricità, e che intendo sempre di
comprendere con essi, quando nelle sperienze, di cui si tratta, parlo di conduttori metallici.
Ecco dunque annullata. l’obbiezione mossami per questa riuscita di sperienze col carbone;
della qual obbiezione non resta che la meraviglia come abbia potuto farmisi.
Che se si volessero riprodurre riguardo al carbone quelle altre obbiezioni già motivate
riguardo ai metalli, cioè che due carboni, ed anche un solo ed unico pezzo di carbone, facendo
officio di armature ed arco insieme, non lascia talvolta di eccitare le convulsioni nella rana
ben preparata; darei le stesse risposte: cioè, che viene questo da qualche accidentale diffe-
renza tra carbone e carbone, e tra le parti dello stesso pezzo di carbone.
Pe’ metalli dell’istessa
specie abbiam veduto, che non poco influiscono anche picciole differenze nella tempera, nel
polimento, nel calore (Lett. I) e forse altre modificazioni ohe non sappiamo: quanta differenza
riguardo all’azione elettrica, di cui si tratta tra ferro e ferro ! Ma ella è maggiore ancora tra
stagno e stagno, tra quello comune in lastra, e le sottili stagnole o foglie battute, e singolar-
mente quelle della così detta. carta d’argento, anzi tra foglio e foglio stagnato; non sò se per
qualche diversa lega, pel maggior polimento o lucentezza, o per altro.
Pel carbone non SO se
molto influisca la diversa qualità di legno: certo moltissimo fa la diversa cottura: ma vi sa-
ranno anche altri accidentali differenze.
Il fatto è, che differiscono quasi sempre notabilmente
due pezzi di carbone, e non di rado lo stesso pezzo in diversi punti.
Locchè scopresi anche colla
lingua, giacchè avviene talvolta che senta essa più o meno di sapor acido coll’applicare il
suo apice o bordi ad un carbone, e il suo dorso ad un altro comunicanti insieme (non altri-
menti che succede con foglio stagnato e lastra di stagno comune), ed anche in qualche caso
con applicarsi essa lingua estesamente ad un solo e stesso carbone.
Qual meraviglia dunque,
che si eccitino da due carboni, od anche da un solo pezzo di carbone, più o men forti convul-
sioni nelle rane, facendovi toccare qui le gambe, là i nervi o la spina dorsale della medesima,
quando massimamente ha subìta tal preparazione, che lasciando attaccate pe’ soli nervi cru-
rali esse gambe a detta spina, trovansi tali nervi e i muscoli, in cui s’impiantano, oltremodo
eccitabili?
Nell’altra operetta si mettono dal suo Autore in campo alcune sperienze, le quali sono
direttamente contrarie a quanto io avanzo, cioè che senza metalli (o carboni) non si eccitino
mai le convulsioni nella rana comunque preparata.
Le sperienze oppostemi sono queste: ta-
gliata la rana in guisa che i soli nervi crurali, con un pezzetto al più di spina dorsale, pendano
nudi dalle coscie, e inclinando cotal mezza rana, tantochè quel piccol troncone di spina, o
i nervi stessi vengano a battere contro le nude coscie, ecco tutti i muscoli convellersi.
Qui
dunque non c’è metallo, nè altro conduttore, nè armature, nè arco: ossia l’arco dei nervi
ai muscoli è formato dai muscoli e nervi stessi.
Dunque la carica e scarica elettrica esiste, e
accade nelle sole parti animali: dunque l’elettricità è propria degli organi, non avventizia ed
esterna.
Queste conseguenze anderebber bene, se l’esperienza fosse sicura e costante, e se non
restasse dubbio, anzi gravissimo sospetto, che un’irritazione meccanica sia causa dell’effetto
in tali prove, per cui rendonsi affatto inconcludenti.
Quanto al primo la verità vuol ch’io dica,
che essendomi fatto carico di ripetere l’esperimento, mi è sibbene riuscito di veder talora
eccitate le convulsioni; ma ben poche volte in molte e molte, e non mai convulsioni violente,
non mai comparabili alle strepitose ed enormi, ai forti sbattimenti e salti, che si eccitano col-
l’applicazione de’ metalli.
Riguardo al secondo dirò pure, che non le ho mai ottenute nè manco
picciole e parziali, se la rana non era tutto di fresco preparata, e i suoi muscoli e nervi non go-
devano di un pieno vigore di vitalità, e tale che ogni stimolo meccanico, ogni urto e compres-
sione, anche colle dita, sopra i nervi, ogni stiramento, ec. bastava a destare simili convulsioni
generali o parziali, dei tremori e subsulti.
Così è: l’esperimento non mi è riuscito che pochis-
sime volte, e sol quando duravano ancora, o erano appena cessati nella rana tagliata i tremiti
e i palpiti delle fibre per lo strazio sofferto, quando esse fibre si risentivano quasi ad ogni
tocco e pressione, massime de’ nudi nervi.
Per il che ho creduto, e credo doversi attribuire
a stimolo parimente meccanico quelle convulsioni, che talvolta si eccitano in simili circostanze,
col fare che i nervi o il troncone della spina vengano a percuotere le nude coscie della rana
preparata.
Nè mi si dica, che inclinando bel bello una parte verso l’altra, sicchè vengano a comba-
ciarsi piuttosto che a percuotersi, non sembra che debba nascere irritazione meccanica sen-
sibile, poichè io rispondo, che non si può così facilmente impedire, che i nervi o il troncone
non si gettino e serrino addosso con qualche impeto alle coscie, per causa dell’umido super-
ficiale, che in virtù di mutua attrazione sollecita quelle parti al congiungimento, a cui si por-
tano per ciò con moto accelerato.
Non è difficile osservare tal cosa; ed osservando bene si
vedrà anche, che non succedono le convulsioni, se non ha luogo un tal colpo od urto; e raris-
sime volte anche con questo, cioè solamente concorrendo le altre favorevoli circostanze di
massima sensibilità ec., come ho spiegato.
Conchiudiam dunque, che nulla provano codeste vantate sperienze, le quali lasciano
tanto sospetto di stimolo meccanico.
Per escludere un tal sospetto convien ritornare alle spe-
rienze, in cui e nervi e muscoli della rana preparata riposino quieti, e non vengano toccati
o premuti altrimenti, alle sperienze coi due bicchieri d’acqua, che ho sopra proposte, ed altre
simili.
Insistendo pertanto su tali sperienze finisco col rinnovare il mio argomento d’istanza,
tratto da che non succedono mai le convulsioni facendo comunicare i nervi della rana
CO’ suoi muscoli mediante arco conduttore che non sia metallico avvegnachè attissimo a tra-
durre qualunque scarica: argomento, che mi pare uno de’ più vittoriosi.
più diversi in ordine all’indicata virtù e potere, come argento e stagno, o meglio
argento e zinco, giungesi ad eccitare i più forti motori muscolari nelle più
deboli e spossate, molte ore ancora, e fino uno, due, e più giorni dopo averle
tagliate, e disponendo le sperienze in tante e tante varie maniere, come ho
praticato da due anni con maraviglia sempre nuova di tutti quelli, a cui ho
mostrate tali sperienze, vi è ben ragione di chiamar questa piuttosto
cità metallica
e originariamente essi sono che danno la mossa al fluido elettrico: gli organi
animali meramente
e tanto più se ne risentono, quanto per essi nervi passa più ristretta, la corrente
di detto fluido, determinata sempre mai da causa estrinseca.
In tal modo tolta agli organi animali ogni azione elettrica propria, che
nasca cioè da principio interno, abbandonata questa bella idea, che suggeri-
vano le prime sperienze di GALVANI, e ch’io pure avea avidamente abbrac-
ciata, vanno essi organi, i nervi singolarmente, e muscoli volontarj riguardati
quai semplici Elettrometri di un nuovo genere, e di una maravigliosa sensi-
bilità. [9]
ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA
[1]
dichiara che « l’anonimo Autore » è il Galvani.
[2]
[3]
. . . . . ed è trascorso da esso fluido portato in giro.
In fine restando sempre, che il
cuore e gl’altri muscoli involontarj si eccitino assai meglio cogli stimoli mecca-
nici, che collo stimolo elettrico applicato anche immediatamente; e i muscoli
volontarj tutt’all’opposto più facilmente e molto meglio collo stimolo elettrico,
più facilmente, dico, più fortemente, e in tutte le loro fibre, avvegnachè al
solo nervo si applichi tale stimolo, una sola porzione di lui sia trascorsa dal
fluido elettrico rimarrà ancora tutta la forza alla congettura da me fondata,
cioè, che gli stimoli più appropriati, o almeno più efficaci per il cuore e per
gl’altri muscoli involontarj essendo i stimoli meccanici; e pei muscoli de’ moti
volontarj l’elettrico; la Natura saggia ed economa abbia giusto assegnati agli
uni e agl’altri gli stimoli rispettivamente più efficaci.
Veggiamo infatti, che ha
destinato stimoli meccanici per il cuore, per il ventricolo ed intestini, cioè il
sangue per quello, i succhi gastrici, gli alimenti ec. per questi.
E perchè
dunque non avrà, provveduto egualmente bene all’economia animale, col de-
stinare il fluido elettrico all’officio di stimolare i nervi de’ moti volontarj, col
farlo ministro, e funzionario della volontà?
Questo fluido è pur ivi presente dov’è la sede dell’anima, non altrimenti
dove hanno origine e si uniscono tutti i nervi, che trovasi sparso in tutti i
corpi [10]: non c’è bisogno di fabbricarlo apposta.
Come non v’è bisogno di ca-
nali, di una struttura vasculare de’ nervi, quale non si osserva, per farlo tra-
scorrere sin dove si vuole; nè che effettivamente scorra per lungo tratto, pe’
nervi medesimi, e molto meno che arrivi fino ai muscoli, mostrando le mie
sperienze, che basta a concitare essi muscoli, una picciola corrente di fluido
elettrico che invada un breve tratto de’ nervi che li reggono.
Può dunque l’a-
nima far tutto colla minima spesa la nella sua sede, servendosi del fluido elet-
trico.
Così le congetture che si formarono già da molti Fisiologi, a cui piacque
di far compiere al fluido elettrico le funzioni dei pretesi spiriti animali, conget-
ture finora troppo vaghe, e difficilmente conciliabili coi fenomeni conosciuti
dell’elettricità, acquistano. . . . . . . . . . [11] . . . . . . . . . .
e così dopo di aver io, con dispiacere, atterrata quell’elettricità animale mal
sussistente, che. . . . . . . . . . [11] . . . . . . . .
[4]
[5]
[6]
Mns. J 26.
[7]
[8]
[9]
convenga pubblicare non ostante si tratti di una prima minuta, in qualche punto di difficile
interpretazione:
Ho nella precedente già accennato, che non solo i metalli puri, ma molte
miniere eziandio e piriti, e sì alcune poco ricche di materia metallica, posseg-
gono la virtù di cui si tratta, ed anche i carboni di legna perfetti.
Or qui ag-
giungerò, che alcuni pezzi tra questi, e tra quelle il ferro specolare, e il così
detto rame piritoso e qualche altra pirite la posseggono in un grado emi-
nente e sono, malgrado che contengano assai più solfo che metallo, buonis-
simi conduttori, ciò che dee pur far maraviglia.
Ora consideriamo che i corpi
metallici e i carboni di legna formano tutta la classe de’ conduttori secchi,
de’ conduttori per se, fuori di questi non v’è corpo secco, che sia buon con-
duttore, anzi che non sia coibente.
Un’altra classe di conduttori ben diversa,
è formata dall’acqua e d’altri liquidi, esclusi gli olj, e dai corpi bagnati e
penetrati da’ liquidi medesimi, come i corpi veg. ed an. ancor verdi e
succosi, o se privi de’ nativi umori, bagnati e inzuppati d’acqua, le pietre
parimenti umide ecc.
Divisi così in due classi ben distinte i Conduttori, e posto
per principio, che nello
meremo de’
con uno della seconda che disegneremo col nome di
impulso per virtù propria del conduttore metallico al fluido elettrico; e che
tale virtù è diversa, se non altro quanto alla forza, ne’ diversi metalli, sarà fa-
cile intendere quando e come in una catena che fa circolo intrecciata da varj
conduttori dell’una e dell’altra classe, sarà messo esso fluido in giro, e potrà
eccitare le sensazioni, le contrazioni e moti ne’ nervi e muscoli, compresi in
tal catena, come debbano essere sposati fra di loro quei conduttori diversi fra
di loro, perchè ne succedano gli aspettati effetti.
Non mi tratterrò qui adesso
a mostrare quali nervi e muscoli possano, da cotal corrente di fluido elettrico
venir eccitati, e quali condizioni si richiedano in essi per questo: discorreremo
accennata, cioè, che i nervi da eccitarsi sian quelli proprj delle indicate sensa-
zioni, o siano i nervi inservienti ai moti volontarj, come i crurali della rana,
devon essere disposti nel circolo in guisa, che la corrente elettrica passi raccolta
e ristretta in gran parte per essi, non diffusa in ampio alveo d’attorno: è questo
abbastanza chiaro da sè; e ci spiega assai bene perchè le altre cose pari, si con-
vellano tanto più facilmente e fortemente le gambe della rana quanto più si
toglie via dei visceri ed altre parti adiacenti ai nervi crurali, fino ad isolar
questi tutt’ intorno, lasciandoli nudi, attaccati alla sola spina dorsale da una
parte, e alle gambe dall’altra.
Il presente mio scopo, è di mostrare quali fralle
varie possibili combinazioni di conduttori dell’una con quelli dell’altra classe,
dei conduttori cioè attivi moventi, coi passivi inerti, sian atti a produrre la
detta corrente di fluido elettrico in giro, e quali no.
Or dunque nè una catena o circolo di soli conduttori della prima classe,
o vogliam dire metallici; nè una di soli conduttori della seconda, ossia defe-
renti umidi vale a ciò.
Na neppure se un solo de’ primi, un pezzo d’argento
e. g., fa anello di comunicazione nella catena composta per il resto tutta di
deferenti umidi; con ciò non si fa nulla ancora: e la ragione è, che i due capi
dello stesso metallo trovandosi in contatto di conduttori umidi si indifferenti
a una parte che all’altra, l’attività di tal metallo onde spinge o tira il fluido
elettrico esercitandosi egualmente nelle due direzioni opposte rimane con-
trobilanciata, e non può quindi determinarsi alcuna corrente da destra a si-
nistra o da sinistra a destra.
Si richiedono dunque due capi metallici diversi che combacino ciascuno
un Conduttore della seconda classe, diversi dico, o sostanzialmente, cioè di
due specie di metallo, o per qualche accidentale modificazione di tempera ec.,
che differiscano insomma nella virtù e forza di concitare e smuovere nel detto
contatto de’ conduttori umidi il fluido elettrico; e quanto più differiscono tanto
megli o.
Ma anche con tali metalli diversi, con due de’ più lontani tra loro in ordine
a tal virtù, e. gr. argento e zinco non si fa nulla, se invece di fare che sì l’uno
che l’altro tocchi per un solo de’ suoi capi un rispettivo conduttor umido, son
posti in maniera, che ciascuno ne tocca due, uno a destra l’altro a sinistra,
rimanendo così separati l’argento dal zinco d’ambe le parti da deferenti umidi
interposti: come p. e. se una persona impugnando colla destra una lastra d’ar-
gento la presenti alla sinistra di una seconda persona, e questa poi impugni
colla sua destra una lamina di zinco, e la presenti alla sinistra di una terza.
In tal modo, no, non si fa nulla, perchè, ciascuno de’ metalli agendo d’ambi i
suoi capi che sono similmente in contatto di conduttori umidi, ed i nervi con
egual tenore sopra il fluido elettrico, impellendolo o tirandolo con egual forza
in opposte direzioni, in nessuna delle due può metterlo in corso.
Debbono pertanto i due metalli diversi con un sol capo ciascuno comba-
ciare i deferenti umidi, e coll’altro congiungersi fra loro o immediatamente,
toccandosi essi due metalli, o per mezzo di altro od altri metalli qualunque
sieno, non interrotti.
Così anderà bene la cosa, se in una catena di persone, che
comunicano in circolo, impugnando una lamina di argento, la porti a dirit-
tura al contatto di una lamina di zinco impugnata dall’altra, oppure si faccian
le due lamine comunicare con un altr’arco o catena d’un solo o più metalli,
simili o dissimili.
Insomma vuol essere il circolo formato da due archi, uno
tutto conduttore della prima classe, qualunque sia, d’uno o più pezzi, dello
stesso metallo, o di diversi nel mezzo, sol che diversi siano gli estremi, che
è la condizione richiesta; l’altro tutto di conduttori della seconda classe, cioè
umidi.
Sebbene può essere quest’arco di deferenti umidi interpolato ben anche
da uno, due, o più metalli, e non impedire, anzi in alcuni casi promovere la
corrente elettrica.
Seguiamo a prender gli esempj da una corona intrecciata
di persone e di metalli; giacchè le sperienze, e le spiegazioni stesse saltano
meglio all’occhio; e sarà poi facile farne l’applicazione ad altre simili sperienze,
in cui si sostituiscano alle persone altri conduttori dell’istessa classe, cioè corpi
pieni d’umido quali essi sieno, o l’acqua stessa in natura, che tutti sono
indifferenti, avendo la medesima disposizione siccome meri conduttori passivi
e inerti.
Quando dunque una persona impugnando un metallo, e un’altra un
altro diverso, e comunicando tali metalli fra di loro o immediatamente, o per
mezzo di altri metalli in serie continua, è messo in corrente il fluido elettrico,
e gira incessantemente per tutto il circolo che compiono altre persone, od altri
conduttori umidi, se anche fra due di queste persone e di questi qualsiansi
corpi umidi, che sono egualmente della classe de’ conduttori passivi e indif-
ferenti, s’interponga, e faccia anello di comunicazione un altro metallo; non
farà esso nulla, nè indurrà cioè coll’azione sua propria opposizione alcuna
alla detta corrente, nè punto la promoverà; per la ragione che dirigendosi co-
tal sua azione ne’ due estremi in senso opposto, ed essendo d’ambe le parti
eguale contro que’ conduttori umidi egualmente inerti, si riduce a niuna azione.
Lo stesso pertanto sarà, se anche fra le altre persone della catena s’introdu-
cano uno per luogo altri metalli, quanti si vuole.
Dico uno per luogo (può aversi per uno. . . . . . . . . . [11] . . . . . . . .
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