LETTERA TERZA
DEL SIG. CAV.
DON ALESSANDRO VOLTA
P. PROFESSORE, EC.
AL SIG. AB.
ANTON MARIA VASSALLI
PROFESSORE DI FISICA A TORINO, EC.
SULL’ELETTRICITÀ ANIMALE.
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LETTERA TERZA.
Dopo le due lunghe lettere da me scrittevi, illustre Accademico e Collega,
ha già un anno e mezzo, e inserite ne’ Giornali del nostro comune amico Dr. BRU-
GNATELLI, sul soggetto della pretesa
gani, in cui si suppone una carica o sbilancio qualsiasi di fluido elettrico, quale
elettricità organica ideata dal valente Fisico e Professore di Anatomia Dr. GAL-
VANI dietro le bellissime sue sperienze e scoperte invero mirabili ammisi io
pure per qualche tempo, ma presto cominciai a rivocare in dubbio, e finalmente.
dovetti con dispiacere riconoscere e dichiarare per insussistente [l]: dopo che
dalla maggior parte de’ Fisici, massime oltramontani, erasi adottata la mia opi-
nione, esposta nelle mentovate lettere e in altre memorie e scritti antecedenti,
che riconosce bensì nelle sperienze di cui si tratta, una vera elettricità [2],
ma elettricità meramente artificiale ed estrinseca, mossa cioè da conduttori
acconciamente applicati; risvegliossi di nuovo qui in Italia, e crebbe più che
mai il fermento delle contrarie opinioni in occasione che si pubblicarono
nell’autunno scorso con un opuscolo del Dr. EUSEBIO VALLI delle nuove interes-
santi sperienze in soccorso del primo ormai abbandonato sistema.
Invero tali
sperienze non solo comparvero favorevoli e consentanee all’ipotesi di un’elet-
tricità propria e attiva degli organi animali, di una vera carica o sbilancio
di fluido elettrico tra nervi e muscoli dipendenti, o tra l’interno e l’esterno
di essi muscoli, la qual carica o sbilancio producasi naturalmente per le forze
della vita, e manifestisi anche negli animali trucidati, e ne’ membri recisi,
finchè vi dura un certo grado di vitalità; non solo, dico, parvero tali sperienze
favorire grandemente siffatta ipotesi, altronde bella e seducente, proposta dal
prefato illustre Professor Bolognese adottata e difesa contro le forti mie obbie-
zioni da ALDINI suo nipote e collega, e da altri seguaci non pochi; ma sembra-
rono dimostrarla evidentemente, e porla fuori d’ogni dubbio; e sì ne imposero
a molti, e tiraronli di nuovo agli stendardi Galvaniani quando già soscritto
aveano, o stavano per soscrivere alla mia sentenza affatto diversa.
Questa, che sostenni già con molti argomenti e prove sperimentali, e che
modo applicati, alla virtù cioè che loro attribuisco, o dirò meglio di cui ho sco-
perto esser essi dotati, d’impellere e smuovere, ove si affrontino o combacino
alcuni di classe o di specie diversa, il fluido elettrico: dal che poi viene che se
concorrano tre, o più, tutti diversi a compiere il circolo conduttore, se p. e.
a due metalli, argento e ferro, piombo ed ottone, argento e zinco ecc. sia in-
terposto uno o più conduttori non metallici, della classe cioè da me chiamata
de’
umore, fra i quali i corpi animali e tutte le loro parti fresche e succose; se, dico,
un conduttore di questa 2
quella 1
di fluido elettrico, secondo che l’azione su di esso in virtù di tali combaciamenti
prevale da una parte o dall’altra
Ciò basta per mostrare quanto sia diversa dalla pretesa elettricità animale, dalle
idee di GALVANI e suoi seguaci, quell’elettricità che sostengo io; la quale non suppone alcuna
carica o sbilancio, e conseguente scarica degli organi animali, e neppure carica o scarica pro-
priamente detta de’ conduttori applicati, ma una circolazione, ossia corrente continua di
fluido elettrico, cagionata e mantenuta da una forza arcana, che risulta dal combaciamento
di conduttori diversi fra loro; i quali in simili circostanze sono qualche cosa più che semplici
deferenti, facendola da veri
Tale mia spiegazione venendo confermata da innumerabili sperienze va-
riate in molte maniere, come ho fatto vedere in diversi scritti, e bastando solo
a render ragione di tanti fenomeni e apparenti anomalie in ogni altra guisa
inesplicabili, ho dovuto indurne che la pretesa elettricità animale, propria e
attiva degli organi, non ha fondamento, molto meno prove decisive che la
dimostrino: che conseguentemente gli organi animali in simili sperienze vo-
gliono risguardarsi come puramente
genere particolare; e che debbono invece aversi per
cati al mutuo combaciamento, purchè diversi; e tanto appunto più attivi ed
efficaci quanto più differiscono tra loro sotto certi rapporti.
Così ho conchiuso sono già tre anni circa [3], e così sostengo ancora, torno
a ripetere, a fronte delle nuove mentovate sperienze del Dr. VALLI, ed altre
di simil fatta; le quali con tutta l’apparenza favorevole alla teoria di GALVANI,
per cui furono avidamente abbracciate da’ suoi partigiani, che ne menarono
gran rumore; vedremo che esaminate in tutte le loro circostanze e aggiunti,
moltiplicate e variate come si conviene, comprovano anzi evidentemente l’opi-
nione mia, e non lasciano a quell’altra più alcun appiglio o risorsa.
Io non so se tra quelli che stanno ancora per l’elettricità animale vera e
propria nel senso sopra spiegato, vi troviate ancor voi, mio caro professore,
a cui è piaciuto sempre di ampliare, forse anche troppo, l’impero dell’elettri-
meni naturali, e in particolare alcuni dell’economia vegetabile ed animale,
e che anzi prevenuto vi mostraste in alcune operette dalle idee di un’elettri-
cità spontanea negli animali, e molto vi studiaste di comprovarla con esperienze
varie, alcune delle quali veramente curiose, e ciò molto innanzi che fosser note
quelle affatto sorprendenti di GALVANI: non so bene qual impressione vi abbian
fatta dapprima tali sperienze del Prof.
più estese e variate, dalle quali ho tratto conseguenze ben diverse e in nulla
favorevoli alla supposta elettricità animale, e finalmente le nuove di VALLI
ed altre analoghe, con cui si è preteso di ristabilirla inconcussamente.
So che
queste ultime ne hanno imposto a molti, come già dissi; i quali veggendo
ottenersi in qualche modo le convulsioni nelle rane di fresco preparate e sensi-
bilissime, anche senza l’intervento di alcun conduttore metallico o carbone,
ciò ch’io avea pronunciato non succedere mai [4], perchè non m’era fino allora
riuscito (e infatti non riesce che difficilmente) non cercarono dippiù per darla
vinta ai sostenitori dell’elettricita animale in senso proprio, della pretesa ca-
rica cioè o sbilancio di fluido elettrico tra nervi e rispettivi muscoli, o tra l’in-
terno e l’esterno di essi muscoli.
Eppure in niun modo vien provata da tali
sperienze siffatta elettricità animale, come mi propongo di far vedere: esse
mostrano soltanto, che sono io andato troppo innanzi asserendo, che non si
potrebbe mai coll’applicazione di soli conduttori umidi, ossia di 2
senza l’intervento cioè di alcun metallo o conduttore di 1
convulsioni nelle rane comunque preparate e facilissime a risentirsi.
Ecco in
che debbo ritrattarmi, ossia correggere le espressioni troppo generali da me
avanzate: non già riguardo alla proposizione capitale, che ho sostenuta, e
che sostengo ancora, cioè che la mossa al fluido elettrico vien data, non già
dagli organi animali in cui trovisi esso fluido, come suppongono i Galvaniani,
in uno stato di carica o di sbilancio; bensì da una forza che risulta dal comba-
ciamento di conduttori dissimili che entrano nel circolo: che insomma ella è
anche in tali sperienze, in cui non s’adoprano metalli, un’elettricità artificiale
eccitata da causa estrinseca, ossia movente esterno, e in niun modo da prin-
cipio o forza interna degli organi animali, de’ nervi e muscoli.
Per venire ora più davvicino a codeste sperienze, non mi fa stupore che
abbian sorpreso e tirato molti, che prima ne dubitavano, a credere alla supposta
elettricità animale, e a dichiararsi apertamente per essa; tutti quelli cioè, che
non sono andati più innanzi, e non han fatto il dovuto riflesso alle circostanze.
Senza questo dovettero restare sedotti (e chi poteva non esserlo a prima
giunta?) dal vedere eccitarsi delle contrazioni più o meno forti in tutti i mu-
scoli delle gambe posteriori di una rana compitamente preparata, con ripie-
gare semplicemente una di esse gambe, e addurla al contatto de’ nervi ischia-
tici ossia crurali, oppur de’ muscoli del dorso.
Codesta è l’esperienza principale, con cui crede VALLI, e credono i Galva-
niani tutti vecchj e nuovi, di aver vinta la causa contro di me, e fino di avermi
ridotto al silenzio.
Altre sperienze consimili son quelle di tenere sospesa pe’
piedi la rana con una mano, e con un dito dell’altra o colla lingua toccare i
nervi crurali pendenti, o la porzione di spina, che ad essi si è lasciata attaccata;
di tener in egual modo sospesa la rana per una gamba, far passare detta spina,
o buona parte del tronco, se tutto o quasi tutto è rimasto attaccato [5] (come
io pratico perloppiù di lasciarvelo, troncandone la sola testa), nell’acqua di
un catino, e portare l’altra sua gamba al contatto dell’acqua medesima; nel-
l’uno e nell’altro de’ quali modi succede pure qualche volta di eccitare le con-
vulsioni; come succede in quell’altra maniera descritta già nell’operetta ano-
nima (intitolata
muscoli
vi scrissi nella primavera dell’anno scorso; la qual maniera consiste in fare
che i nervi pendenti, o il pezzetto di spina attaccato vadano a toccare le coscie.
Queste e simili sperienze, ove non interviene alcun conduttore metallico,
ossia di quelli che io chiamato avea
male medesimo fa tutto l’arco conduttore, o se non lo fa tutto, il resto per com-
pire il circolo è fatto da altri deferenti umidi; tali sperienze, gridano i Galva-
niani, sono decisive, perentorie: qui l’elettricità non può ripetersi che dagli
organi animali, ne’ quali cioè trovisi il fluido elettrico in istato di carica o di
disequilibrio, sbilanciato, come pare, tra i nervi e i muscoli in cui quelli s’im-
piantano, o tra l’interno e l’esterno de’ muscoli medesimi, come ebbe per più
probabile l’istesso GALVANI.
E voi, che ne dite, amico?
La date così subito loro
vinta?
O restate ancora perplesso per le tante altre sperienze da me prodotte,
nelle quali è pur manifesto che l’elettricità è meramente artificiale, che il fluido
elettrico è mosso da causa estrinseca, per un’azione cioè che risulta dal comba-
ciamento di conduttori dissimili?
Oppure per far la pace e conciliare le une colle
altre sperienze, adottate voi ambidue i principj, e tenete (come opinai anch’io
una volta, ma per poco tempo [7]) che quando l’uno e quando l’altro sia la causa
delle convulsioni eccitate?
Può infatti credersi, che i metalli di specie diversa
abbiano realmente nel combaciamento loro CO’ conduttori umidi la virtù di
muovere il fluido elettrico, e che ad una tal’azione, alla corrente elettrica
quindi eccitata, troppo debole per potersi manifestare co’ segni de’ comuni
elettrometri, ma pure più che sufficiente ad irritare i muscoli volontarj, o piut-
tosto i rispettivi nervi, ed altri molto sensibili, per cui passi raccolta, a siffatta
corrente abbastanza attiva si risentano le rane anche preparate da lungo tempo,
e già molto debilitate, anche le non intieramente preparate, anche senza averne
denudati i nervi, e fino i semplici muscoli staccati di esse, o di qualunque ani-
male, e così pure si risentano i nervi del gusto, della visione ec., come ho sco-
perto; anzi non può credersi altrimenti in tante e tante sperienze, nelle quali
effetti; e può credersi nell’istesso tempo, o sospettarsi almeno, che anche tal-
volta proceda il moto del fluido elettrico da una vera carica o sbilancio negli
organi animali, come presumono i Galvaniani, quando cioè si eccitano le con-
vulsioni o con un sol pezzo di metallo, o con due, ma della stessa specie, e fino
senza alcun metallo, con un arco cioè di soli conduttori umidi, ossia di 2
come le novelle sperienze ci mostrano che pur succede talvolta.
Quando però
si ammetta una tal carica o tensione del fluido elettrico negli organi, dovrà
dirsi che sia sommamente debole, e abbia luogo solo per pochissimo tempo,
osservandosi che non si eccitano d’ordinario se non convulsioni deboli, e diffi-
cilmente, e solo nelle rane preparate di tutto punto e di fresco, e dotate di
somma vitalità.
Ma infine se basta, come farò vedere e toccar con mano, a
spiegare anche queste poche sperienze ambigue il solo principio dell’azione
de’ conduttori dissimili, principio dimostrato da tante altre prove sperimentali
chiare e parlanti, e senza paragone più numerose, a che ricorrere ad un altro
principio supposto, e non provato, di un’elettricità’ cioè propria e attiva degli
organi animali?
Perchè introdurre due principj affatto diversi per fenomeni
dell’istesso genere, e del tutto simili? [8]
Dietro queste riflessioni osservando più attentamente, ed analizzando
quelle sperienze, in cui mi riusciva di eccitare le convulsioni nella rana con due
armature dell’istesso metallo, e fino con un arco di un sol pezzo senz’altra ar-
matura, venni a scoprire che anche picciole accidentali differenze tra dette
armature, o tra i due capi dell’arco metallico, nella tempera cioè, nel poli-
mento ecc. bastavano a dar mossa al fluido elettrico, e ad indurre una corrente
del medesimo valevole a scuotere la rana compitamente e di fresco preparata:
la qual cosa, ch’io avea verificata con moltissime prove sperimentali, fece il
soggetto della 1
Così poi
quando alcuni mesi dopo fu richiamata la mia attenzione alle nuove sperienze
del VALLI, in cui non entra metallo di sorta, ripetendo e analizzando anche
queste con variarle in più maniere, non tardai molto a riconoscere, che qui
pure la diversità de’ conduttori combaciantisi è necessaria; e che tutto il giuoco
dipende da questa diversità: e di tale ulteriore scoperta e spiegazione ne feci
parte in lettera fin dal principio del passato inverno al Cav.
dente della Società Reale di Londra, e ad altri miei Corrispondenti; per nulla
dire dei molti e nazionali e forastieri, a cui ho mostrate in tutto il corrente
anno le sperienze, e che trovandole decisive hanno senza più esitare sottoscritto
alla mia opinione.
Non dubito pertanto, che non siate per soscrivervi ancor voi, Collega ama-
tissimo, qualunque sia stato fino ad ora il vostro sentimento, sol che pesiate
bene le ragioni, e più le sperienze, che con maggior ampiezza di quello ho fatto
con altri vado ad esporvi, e vi piaccia di ripeterle voi medesimo.
Quest’ultimo oso dire è necessario: non basta leggere o sentire da altri le
descrizioni, bisogna vedere le sperienze, farle, rifarle, cambiando forma e ma-
niera, come ho praticato io, per ritrarne una perfetta convinzione [9].
Non sarà inutile prima di tutto, ch’io mi trattenga un poco a farvi più
da proposito osservare quello, che di passaggio ho già toccato, cioè che non
sempre, e a mala pena, anche nelle rane preparate di tutto punto, e solo per
poco tempo riescono le vantate sperienze delle convulsioni eccitatevi senza
l’intervento di alcun metallo, come avrete diggià voi medesimo provato;
laddove coll’applicazione di due conduttori metallici assai diversi, ed anche di
un solo metallo interposto però a due conduttori non metallici molto pure di-
versi fra loro (che è un secondo mezzo da me scoperto poco meno efficace del
primo [10]) non si manca mai di ottenere le convulsioni incomparabilmente più
forti, e per assai più lungo tempo, e sì anche nelle rane intiere, o preparate
per metà, cioè sviscerate soltanto.
Son dunque ben poco efficaci tutti que’ mezzi
in cui non si adoprano gli eccitatori metallici, se è assolutamente necessario
per ottener qualche cosa, che la rana sia preparata nella miglior maniera possi-
bile, in guisa cioè che le gambe tengano al tronco per i soli nervi ischiatici, e
preparata così di fresco, e piene le sue membra di vitalità; e se non sempre si
ottengono le convulsioni neppure con tale perfetta preparazione, e le altre fa-
vorevoli circostanze, anzi solo rarissime volte nella maggior parte de’ sopra
descritti modi.
Più spesso è vero, e per più lungo tempo si ottengono nella maniera de-
scritta per la prima, che è di ripiegare una delle gambe della rana, e addurla
al contatto o de’ detti nervi ischiatici, pe’ quali restano esse gambe attaccate
al tronco, o di una parte qualunque carnosa del tronco medesimo; non però
sempre neppure nelle rane più vivaci, e ne’ primi momenti dopo la dissezione,
che sono i più favorevoli: non sempre, dico, si ottengono le convulsioni neppure
adoperando in questa maniera: e se si osserveranno le circostanze, nelle quali
suol succedere, e quelle in cui non succede mai, o quasi mai l’esperienza, si
verranno facilmente a scoprire le condizioni richieste al riuscimento; e queste
condizioni ci faran conoscere finalmente la causa vera di tali fenomeni, il prin-
cipio generale da cui dipendono.
Queste condizioni sono dunque:
1° Che il corpo della rana trucidata, scorticata, e finita di preparare,
non sia già deterso e netto, come sarebbe lavato nell’acqua, ma anzi sporco,
imbrattato in parte almeno di sangue, o di altro umore più o men viscido e
tegnente: la qual circostanza, delle membra cioè lorde di sangue si accenna di
passaggio dall’istesso Dr. VALLI.
In difetto giova intridere a bella posta quella
parte della gamba, de’ nervi, o del tronco, ove ha da succedere in appresso
il combaciamento ossia mutuo contatto, con scialiva, come ha notato l’anzi-
Anche nelle sperienze oppostemi nell’operetta sopracitata
dell’Arco conduttore
tore anonimo, che succede molto più facilmente di veder eccitate le convulsioni nell’atto che
il picciol troncone di spina pendente dai nervi ischiatici si porta a toccare le nude coscie,
ore siano state queste per qualche tempo in un bagno di acqua salata e se ne trovino inzup-
pate.
Or dunque non mi attengo più alla spiegazione ch’ivi ho cercato di dare, ricorrendo
cioè ad un’irritazione meccanica per via di urto o pressione qualsiasi, spiegazione di cui non
mi trovava neppur allora soddisfatto pienamente, e colla quale non si può render ragione al-
cuna del come e perchè l’acqua salata ed altri liquori contribuiscano tanto alla riuscita di
tali sperienze; ma riduco sì queste che le altre analoghe ad un’azione sopra il fluido elet-
trico che esercitino anche i conduttori non metallici, sebbene incomparabilmente più debole,
in virtù del mutuo combaciamento, ove siano pure codesti conduttori ed eccitatori a para-
gon de’ metalli imperfettissimi, tra loro diversi: come verrò spiegando.
o meglio con sapone stemperato in poca acqua, o assai meglio ancora con li-
quori acidi od alcalini concentrati, come ho trovato io nel moltiplicare e va-
riare in mille modi codeste, sperienze, e come vi sarà facile di verificare.
2° Che il contatto de’ nudi nervi ischiatici, e de’ nudi muscoli del tronco
si faccia, non da qualsivoglia parte della gamba, ma dal tendine in cui termina
il muscolo grosso della gamba, ossia il gastrocnemio, il qual tendine o ligamento
passando sopra l’articolazione del piede si prolunga fino alle dita [11], e compare
scoperto per tutto quel tratto.
È cosa veramente curiosa il vedere come addu-
cendo al contatto de’ muscoli dorsali anche intrisi di sangue o di altro umore
viscido o salino, i muscoli delle coscie, niente di ordinario succede; e niente pure
facendo a quelli combaciare l’istesso muscolo gastrocnemio al disopra della
sua metà, cioè per tutta quella parte ch’esso si mostra puramente carnoso,
e che all’incontro facendolo toccare al disotto, cioè per la parte in cui il muscolo
medesimo degenera in sostanza tendinosa, e presenta una superficie bianchiccia
di un lucido di perla, nascono le convulsioni.
Convien dunque imprimere sopra
i muscoli del tronco, o sopra i nervi ischiatici l’estremità di detto muscolo
gastrocnemio, o l’articolazione del piede, o il resto ove compar fuori il gran
tendine, cioè portare al detto combaciamento qualche punto di quel lungo
tratto bianco, e non altrimenti, se ottener si vogliono le convulsioni: le quali
neppure con ciò si ottengono sempre, anzi non mai, o quasi mai, se anche l’altra
condizione non vi si ritrova, cioè dell’umor viscido o salino interposto.
In prova di che, se lavisi ben bene la rana preparata con acqua netta,
non servirà più a nulla neppure il contatto fatto sopra i muscoli dorsali colle
parti tendinose bianche della gamba.
Che se pure succeda alcune volte di ecci-
tare così delle convulsioni anche dopo tal lavatura, si può credere, che tuttor
vi sia dell’umore eterogeneo aderente: infatti quando dopo aver lavata la
ancora eccitarvi le convulsioni nel modo indicato, non le ottenni più dopo una
seconda lavatura più accurata, in cui venni stropicciando bene le parti, massime
il dorso, e i contorni delle ferite.
Vi vogliono dunque ambedue le condizioni, e dell’umore eterogeneo in-
terposto, e dell’eterogeneità, dirò così, delle parti animali che si affacciano, che
non siano cioè quest’e troppo simili, come muscolo e muscolo, massime d’eguale
struttura e consistenza, ma differiscano anzi notabilmente; e la differenza che
trovo più conducente è quella appunto tra tendine e muscolo o tra tendine e
nervo (quella tra muscolo e nervo non lo è tanto); siccome la differenza, che
fa meglio tra questi conduttori animali, e il terzo che dee trovarsi ad essi in-
terposto nel venire al contatto, e compiersi il circolo, è che questo terzo corpo
preso di mezzo sia un umore viscido o salino, o meglio sapone stemperato,
o meglio ancora alcali reso appena liquido, come già ho indicato.
Or queste circostanze e condizioni richieste all’uopo di destare le convul-
sioni nelle rane puntualmente preparate senza l’intervento di alcun metallo,
o conduttore della 1
la corrente del fluido elettrico eccitatrice di tali convulsioni da alcuna scarica
o mossa data al fluido dagli organi animali; giacchè per qual ragione succede-
rebbe siffatta scarica soltanto portando al contatto dei muscoli del tronco,
o dei nervi ischiatici le parti tendinose della gamba, e in niun modo facendovi
toccare nella stessa foggia le parti muscolari ossia le carnose e molli dell’istessa
gamba, o delle coscie, quando il circolo conduttore sarebbe in questo caso com-
pito egualmente, ed egualmente atto, anzi meglio, per essere più corto, e per
essere quelle parti appunto perchè più molli e succose, più deferenti che il
duro tendine, e men umido?
E per qual ragione ancora non succederebbe, fa-
cendosi il contatto immediato di qualsisia parte della gamba coi muscoli dor-
sali, senza l’interposizione di un terzo corpo deferente diverso dall’una e dal-
l’altra sostanza animale, e diverso dall’umor acqueo, senza l’interposizione,
dico, di un umor glutinoso e salino?
E non dovrebbe anzi succedere assai
meglio coll’applicazione immediata della gamba ai muscoli dorsali, che frap-
ponendosi tal terzo corpo, il quale ben lungi dal rendere più facile e spiccia
la via conduttrice già alquanto resistente per essere le istesse sostanze e umori
animali deferenti non del tutto perfetti, non può che renderla vieppiù resistente,
sendo esso pure che si trammezza un conduttore imperfetto?
Or come dunque
moltiplicando i conduttori imperfetti, formando l’arco di tre di questi invece
di due, si faciliterebbe la supposta scarica e tragitto del fluido elettrico?
Come
anzi in questo modo solamente avrebbe luogo essa scarica e tragitto, tale al-
meno da convellere la rana, e non nell’altro modo, del contatto cioè immediato
della gamba, che pur dovrebbe essere più adatto?
Se ciò, come vedesi, è un paradosso inesplicabile stando alle idee che ab-
tali, ossia come corpi permeabili al fluido elettrico, e non altro; se, dico, non
possono conciliarsi in alcun modo con queste idee, anzi si contraddicono mani-
festamente gli enunciati fenomeni, convien dunque ricorrere ad altri principj,
e abbandonata tal supposizione di carica o sbilancio qualsiasi di fluido elet-
trico ne’ nervi e muscoli della nostra rana preparata, considerare i conduttori,
di cui si tratta, sotto un altro aspetto, riguardarli cioè al dippiù come
tori
elettrico, impellerlo, smuoverlo, tosto che vengano al contatto, e si combacino
alcuni tra di loro di diversa specie, come appunto nelle sperienze testè descritte.
Volgete e rivolgete la cosa in tutti gli aspetti, quest’è l’unica maniera di spie-
gare tali sperienze, ed infinite altre, che si riducono al medesimo principio,
come farò vedere.
Ma che? saranno anche i conduttori non metallici, i conduttori liquidi,
o contenenti in qualsisia modo umore, che chiamo conduttori di 2
saranno anch'essi combinati fra loro soli, eccitatori, come lo sono i metalli con-
duttori di 1
Godranno anche tali con-
duttori di 2
Sì certo; ma in grado molto inferiore,
cedendo per tal riguardo ai conduttori metallici, come cedono loro anche ri-
spetto a tal facoltà conduttrice.
Io ebbi queste idee fin dal principio, e le
spiegai ad alcuni amici e corrispondenti, fra’ quali al sig. Abate TOMMASELLI
di Verona, e al Dr. VAN MARUM celebre Fisico Olandese in alcune lettere scritte
nell’estate del 1792; dall’una o dall’altra delle quali vi ricopierò qualche squarcio
a pie’ di pagina, acciò vediate s’io non inclinava a credere, e tenea quasi per
fermo, che anche nel combaciamento de’ conduttori umidi, ossia di 2
sol che fosser diversi fra loro, veniva dato impulso al fluido elettrico, non altri-
menti che nel combaciamento de’ metalli, o conduttori di 1
umidi
Nella lettera all’Ab. TOMMASELLI io mi spiegava ne’ seguenti termini: « Son dunque
« i metalli non solo conduttori perfetti, ma
« via facilissima al passaggio del fluido elettrico, che trovandosi già sbilanciato tenda a por-
« tarsi dal luogo in cui sovrabbonda a quello che rispettivamente ne scarseggia; ma van pro-
« ducendo essi stessi e promovendo un tal quale sbilancio, con estrarre di esso fluido od in-
« tradurne dove pur trovasi in giusta dose ripartito; e ciò col solo stare applicati a qualsiasi
« altro conduttore, non altrimenti che avviene collo stropicciamento degli idioelettrici; e
« siccome tal metallo prevale sopra tal altro nel tirare il fluido o nel rilasciarlo; così avviene
« che due armature di diverso metallo, applicate come si è detto, se comunichino fra loro lo
« mettano in un perpetuo giro... Ella è questa una nuova virtù de’ metalli da nessuno ancora
« sospettata, che le mie sperienze mi hanno condotto ad iscoprire ».
Or fate attenzione a quello,
ce immediatamente soggiungo: « Nè però io penso, che sia essa propria soltanto de’ metalli,
« ma bene di
« tatto o combaciamento di conduttori di diversa superficie, e di qualità soprattutto diversa,
« basta a turbare in qualche modo l’equilibrio del fluido elettrico, e a smuoverlo, senza cioè
« che siavi bisogno di stropicciamento alcuno: il quale stropicciamento, siccome pure il per-
« cuotere, ed anche il sol premere, non per altro riescono tanto più efficaci, che perchè dan
«luogo a miglior combaciamento delle superficie, adducendo un più gran numero di punti
« a un più perfetto contatto ».
Ciò che qui viene da ultimo semplicemente indicato riguardo all’essere verosimilmente
l’istesso principio, l’istessa virtù cioè che si dispiega pel combaciamento di corpi diversi, la
causa tanto dell’elettricità conosciuta, che s’induce a forza di stropicciare un contro l’altro
due idioelettrici, od un idioelettrico e un conduttore, quanto di quella ultimamente sco-
pertasi e meno apparente, mossa da’ semplici contatti di soli conduttori, l’ho poi spie-
gato con qualche maggiore ampiezza nella lunga lettera al Dr. VAN MARUM, e cercherò di
porlo vieppiù in chiaro un’altra volta.
Senza abbandonare del tutto tali idee mi spiegai in seguito qualche
sul fluido elettrico de’ conduttori di 2
diversi, e che in niun modo godessero della virtù eccitatrice; quanto perchè
stimai si meschina tal loro virtù ed azione, sì picciola e languida la corrente
elettrica che si potrebbe con essi soli indurre, da non riuscir valevole ad ecci-
tare le contrazioni nella rana neppure la più vivace e meglio preparata.
Non
debbonsi dunque intendere a rigore alcune espressioni, e come dove nella 2
delle lettere scrittevi l’anno scorso ho avanzato: « che l’arco conduttore for-
« mato da una o più persone, da cuoi, panni, cartoni, o corpi bagnati quali essi
« sieno, da deferenti insomma non metallici, nulla più essendo atto a prestare
« che l’officio appunto di conduttore, non può determinare alcuna corrente
« di esso fluido, che invada i nervi e muscoli dell’animale, e ne gli irriti e scuota ».
Non debbe dico intendersi quello che ivi si avanza a tutto rigore, cioè che nulla
affatto sia l’azione nel mutuo combaciamento di tali conduttori di 2
anche i più diversi; ma bene esser quella un’azione così da poco, che può quasi
aversi per nulla.
Che se pure volli dire che fosse nulla del tutto, e pensai un mo-
mento così; troppo m’allontanai, come si vede, dalle idee che ebbi per lungo
tempo; e alle quali fui tosto richiamato dalle sperienze qui innanzi descritte
del VALLI, ed altre di questo genere da me intraprese: nè picciola fu la compia-
cenza in vedere così verificate le antiche mie congetture, colle quali generaliz-
zando il principio, che pel semplice combaciamento di conduttori diversi si
toglie dal riposo il fluido elettrico, si concita e smuove, non altrimenti che per
la confricazione, tantochè se il circolo conduttore è compito si determina
ad una corrente continua, io attribuiva qualche poco di cotesta virtù eccita-
trice anche ai conduttori non metallici, qualunque fossero, purchè s’incontras-
sero dissimili nel combaciamento.
Dico
creduta, e credendola tuttora di molto inferiore a quella che manifestasi nel
combaciamento di uno di tai conduttori non metallici, o di 2
metallici, o di 1
Ad ogni modo non può più dirsi essere tanto debole, che l’effetto ne sia
sempre insensibile, conforme stimai in addietro, ora che impariamo da nuove
sperienze, come in alcuni casi, nelle circostanze cioè e condizioni sopra spie-
gate, si eccita tal corrente elettrica, che giunge a destare delle convulsioni in
una rana perfettamente e di fresco preparata: a produrre il qual effetto per
altro ci vuole pochissimo, un nulla quasi; come si può provare colle scariche
elettriche comuni, segnatamente delle boccie di Leyden, bastando le più de-
boli, incapaci non che a dar la menoma scintilla, ma a movere alcun poco il
più delicato elettrometro [12], quello di BENNET a listerelle di foglia d’oro da
voi perfezionato.
Ci vuole ancor poco assai, sebben ci voglia quattro o cinque volte dippiù,
a scuotere la rana non del tutto preparata, ma scorticata e sventrata in guisa
che compaiano i nervi ischiatici, senza però recidere le parti di dietro su cui
riposano; tanto poco ci vuole, che basta ancora per eccitare le convulsioni in
cotesta rana, che diremo mezza preparata, la carica di una boccia che non
move, o move appena un elettrometro sensibilissimo [13]; e similmente basta
la corrente elettrica eccitata e indotta dal semplice accozzamento di tre con-
duttori diversi, de’ quali uno o due siano metallici, ossia di 1
cioè od un conduttore umido, un conduttore di 2
due di 1
posto a due di 2
accennata qui soltanto, mi riservo a trattenervi un’altra volta più a lungo).
Dico
due conduttori di 1
uno dell’altra classe, può in alcune circostanze bastare all’uopo; se quella de-
bolissima corrente di fluido elettrico, che s’induce in virtù di siffatti accozza-
menti può eccitare le convulsioni nelle gambe della rana compitamente prepa-
rata, in guisa cioè che pe’ soli nervi crurali debba passare tutta ristretta tal
corrente; non è già valevole ad eccitarle nella rana sol mezzo preparata, in cui
minor parte di essa corrente passa pe’ detti nervi, più larga via presentandole
le annesse parti, egualmente, se non più ancora, umide e deferenti: conviene
quindi in tal caso per ottenere l’effetto, che sia non così debole e meschina la
corrente elettrica, ma alquanto più copiosa o più forte (sebbene non ancor tanto
da darne segno i comuni elettrometri anche più sensibili), quale si eccita sol-
tanto ove o i due conduttori di 1
interpolati da uno di 1
Ma coll’accozzamento di tre conduttori tutti della 2
umidi, escluso cioè dal circolo ogni metallo, miniera, pirite, carbone, ogni con-
duttore insomma di 1
trecciati e applicati in qualunque modo, non ho potuto mai ottenere la più
piccola convulsione o sbattimento nella rana preparata soltanto a metà;
qual caso vi vuole una forza elettrica otto o dieci volte ancora maggiore, come
ho trovato colle scariche de’ conduttori della macchina, delle boccie ecc. [14]),
molto meno in un membro, o muscolo staccato dalla medesima, o da altro
animale, se tal membro o muscolo non è preparato in maniera, che il nervo
inserviente al moto sia snudato, e ne penda fuori tutto libero intorno, ecc.;
laddove le ottengo facilmente in cotali membri e muscoli spogliati appena degli
integumenti, senza cioè scoprire e mettere a nudo alcun nervo, e fino nelle
rane, anguille, ecc., intiere e intatte, ottengo, dico, delle forti contrazioni mu-
scolari, e moto violento de’ membri impiegando due metalli molto diversi [15],
e. g. argento e piombo, o meglio argento e foglio stagnato, o meglio ancora
argento e zinco, ed applicandoli o immediatamente uno ad una parte, l’altro
all’altra di quel tal’animale, di quel tal membro o muscolo, o coll’interposizione
d’altri conduttori umidi ossia di 2
duttore di 1
dolo a due conduttori di 2
o ad un corpo qualunque imbevuto d’umor acquoso, e dall’altra a un forte
liquor acido od alcalino.
Ma di quest’ultima maniera, in cui interviene un solo
conduttore di 1
un’altra volta.
Qui consideriamo le combinazioni, in cui non ne entra nessuno
di detta 1
che se l’azione sul fluido elettrico nell’accozzamento di tre tutti della 2
comunque diversi tra loro, non può dirsi che sia sempre senza effetto sen-
sibile, è però debolissima, e incomparabilmente meno efficace di quella che ri-
sulta per l’intreccio di due di una classe, ed uno dell’altra diversi molto tra
loro.
Ed ecco così generalizzato il principio, che in ogni combaciamento di con-
duttori diversi nasce un’azione, che dà mossa più o meno al fluido elettrico,
tantochè ove compiasi il circolo da tre appunto quali essi sieno, purchè diversi,
una qualche corrente, o mediocre, o debole, o debolissima di esso fluido viene
sempre incitata.
Inerendo al quale principio, o legge generale da me scoperta,
e che tutto concorre a stabilire, invece di restringerci a dire, come per lo pas-
sato, che il fluido elettrico è messo in corrente ogniqualvolta due conduttori
metallici diversi comunicando fra loro o immediatamente o per altri metalli,
combaciano e prendon di mezzo uno o più conduttori umidi, ossia della 2
continui; diremo semplicemente e in generale: ogniqualvolta uno o più condut-
tori continui di questa 2
corpo che combaciano; lasciando fuori il termine
limitazione non troppo giusta, oppure cambiando le parole
lici diversi
sime
per eccellenza; e l’istessa virtù in grado molto inferiore si concede pur anche
a quelli di 2
strato, che la possiedono diffatti, ma appunto debole assai, dalle sperienze
sopra addotte; intorno alle quali mi propongo di trattenervi ancora in un’altra
lettera [16], che seguirà dappresso la presente.
Scrivo da Como, e nell’ozio delle vacanze, che stanno per terminare; onde difficil-
mente potrò spedire l’altra lettera prima di restituirmi a Pavia, che sarà verso S. Martino.
Aspetto con desiderio sue righe, che mi spieghino il sentimento suo sopra la materia in
questione, e mi diano altre nuove letterarie, e in particolare delle sue studiose ricerche.
Io ho continuato ad occuparmi molto intorno ai vapori elastici, e sono stato condotto
ad alcuni bei ritrovati consentanei molto alla teoria di DE LUC: p. e. che la quantità del va-
pore è la stessa in uno spazio vuoto o pieno d’aria, rara o densa, e dipende unicamente dal
grado di calore; onde cade affatto la teoria della dissoluzione de’ vapori nell’aria; che la forza
del vapore, ossia la pressione che esso equilibra, cresce in una progressione geometrica cre-
scendo il calore in una progressione aritmetica: che tal progressione geometrica è come 1, 2,
4 ecc. crescendo il calore di 16 in 16 gradi circa; cosicchè essendo la pressione del vapor acqueo
eguale a 13 pollici di mercurio alla temperatura di 64 gradi Reaumur, divenendo eguale a
28 pollici a gr. 80, cioè crescendo di 15 poll., cresce poi di 30 poll. e arriva a 58 alla tempera-
tura di 96 gradi ecc.: che questa stessa progressione in ragion dupla di 16 in 16 gradi ha luogo
come pel vapor acqueo, così per ogni altro vapore elastico, dello sp. di vino, dell’etere ecc.
la differenza stando solo nel grado di calore richiesto a produrre il vapore di tal densità e
forza elastica, che equilibri una data pressione, p. e. quella di 28 poll. di mercurio (giugnendo
al qual termine circa bolle il liquido ne’ vasi aperti, come si sa).
Or dunque essendo la tempe-
ratura richiesta all’indicata forza del vapore, 80 gradi per quello dell’acqua, 65 per quello
dell’alcool, e 31 per quello dell’etere vitriolico, diminuirà egualmente in tutti essa forza o
pressione di poll. 15, e ridurrassi quindi a 13, ove scemi la rispettiva temperatura di 16 gr.,
cioè riducasi a 64 gr. il vapor acqueo, a 49 quello dell’alcool, a 15 quello dell’etere; e simil-
mente crescerà in tutti di 30 poll., arrivando a 58, se invece s’innalzi la rispettiva tempera-
tura di 16 gr. portandola pel vapor acqueo a 96, per quello dell’alcool a 81, per quello del-
l’etere a 47 ecc.
Per tali sperienze sopra i vapori ho immaginati e costrutti varj apparati, che
meritano d’essere descritti; e lo farò pubblicando alcune Memorie su questa materia bellis-
sima e importantissima, ohe ho già abbozzato. ma che non SO quando potrò terminare.
Sono colla maggior stima
ED AGGIUNTE TRATTE DAI MANOSCRITTI DI A. VOLTA
[1]
Passano due anni, che mi sono spiegato decisamente su di ciò, rifon-
dendo tutta l’azione ne’ conduttori metallici diversi posti a combaciamento
di altro od altri conduttori non metallici, della Classe cioè de’ Conduttori, che
ho chiamato
umore, fra i quali i corpi animali, e tutte le loro parti fresche e succose.
Da quel
tempo mi sono sempre più confermato in tal opinione di un’elettricita mossa
estrinsecamente: il che ho mostrato in più maniere, ed è pur evidente in mol-
tissimi casi, nella massima parte cioè delle sperienze di questo genere.
Che se
in qualche altro caso, e sperienza può sembrare che gli organi animali, anzi
chè i conduttori applicati siano i moventi del fluido elettrico, che in quelli
esista veramente una carica o sbilancio di esso fluido, e che questi facciano
semplicemente l’officio di scaricatori, se, dico, può sembrare talvolta che i moti
muscolari, le convulsioni eccitate procedano da una vera e propria elettricità
animale; non dobbiam così facilmente lasciarci sedurre da simili apparenze; e
ammettere, così per poco quest’altro principio dell’elettricità propria e attiva
degli organi; quando v’è maniera di spiegare anche queste poche sperienze
col solo principio che spiega tutte le altre, dell’azione cioè de’ conduttori di-
versi applicati al mutuo combaciamento: principio stabilito già, e dimostrato
da me con tante prove.
Potendosi spiegare così, non dirò già la maggior parte
delle sperienze, ma tutte affatto, l’altro principio o causa supposta diviene su-
perflua; e quindi sommamente improbabile, e tanto più inammissibile, quanto
che nell’applicazione di tal principio e di qualunque teoria fabbricatavi sopra
alle particolari sperienze, incontransi moltissime difficoltà, e anomalie inespli-
cabili, quali certo non s’incontrano nell’applicazione del principio da me stabi-
lito, trovando tutte le sperienze, anche quelle. . . .
spiegazione, come si vedrà.
[2]
seguente:
Non vi è dubbio che il fluido messo in moto in tali sperienze non sia il
vero e genuino fluido elettrico, lo stesso cioè che si sbilancia, si accumula, si
scarica ec. nelle sperienze dell’elettricità comune; e non SO come si siano imma-
ginato alcuni esser quello un altro fluido, o affatto diverso, o analogo soltanto
al fluido elettrico, ma non identico; un fluido animale specifico, d’indole in
certo modo elettrica, oppur anche il vero fluido elettrico, ma diversamente
modificato, spogliato più o meno delle sue native proprietà e doti, e rivestito
di altre,
trico-animale.
Vane idee, precarie e inutili supposizioni! Che serve involger
le cose in una nube di termini e di idee vaghe e confuse, da cui in vece di ri-
schiararsi si oscurano vieppiù?
Riteniamo il fluido elettrico qual è, e attri-
buiamo pure con sicurezza ad esso gli effetti, di cui si tratta.
Sì: egli è il fluido
elettrico comune e genuino, che messo in corrente per un’azione (mirabile
in vero e nuovamente scoperta) de’ conduttori eterogenei applicati a mutuo
combaciamento, stimola i nervi, cui invade e attraversa, ed eccita per mezzo
di essi le contrazioni de’ muscoli dipendenti; non altrimenti che quando ven-
gono gli stessi nervi percorsi dal fluido elettrico lanciato dai conduttori della
macchina ordinaria, da boccie di Leyden cariche, ec..
Gli effetti sopra i detti
nervi e muscoli sono nell’una e nell’altra maniera similissimi: ed è già questo
un grande argomento onde presumere la somiglianza della causa.
Osservando
poi che. sono gli stessi i coibenti, i buoni, e i cattivi deferenti, tanto dell’elettri-
cità comune, quanto del fluido messo in corrente nelle sperienze in questione,
qual dubbio può restar più che sia questo lo stesso stessissimo fluido elettrico?
Le obbiezioni tratte dal non osservarsi nè scintilla, nè alcun altro de’ con-
sueti segni elettrici, non sono di alcun peso.
Questi non si osservano neppure
nelle scariche dei conduttori elettrizzati debolissimamente, e delle boccie di
Leyden pochissimo caricate, tanto cioè che non arrivano a 1/4 o a 1/10 di grado
del più sensibile Elettrometro a boccetta; eppure sono scariche di vero fluido
elettrico, che realmente passa e trascorre pe’ conduttori, che da un capo al-
l’altro lo trasmettono; fra i quali se trovinsi compresi i nervi sensibilissimi
di un animale, e disposti in guisa, che tutta o gran parte della corrente debba
passare ristretta per essi, può questa, ancorchè debole a tal segno, eccitarli
sensibilmente, e cagionare il sapore nella lingua, il lampo nell’occhio, e soprat-
tutto le contrazioni nei muscoli dipendenti; come ho mostrato con varie spe-
rienze, applicando appunto l’elettricità artificiale comune.
Questa prodigiosa
eccitabilità de’ nervi allo stimolo elettrico, specialmente di quegli inservienti
a’ moti volontarj, fa che la rana preparata alla maniera di GALVANI ci pre-
senti una specie di
più fini Elettrometri a fogliette d’oro, ec..
Or dunque basta supporre che la
diversi, è anch’essa molto debole (supposizione naturalissima), debole cioè
quanto quella prodotta dall’anzidetta scarica della boccia di Leyden, che ap-
pena può dirsi carica, per intendere come similmente valga soltanto ad ecci-
tare sensazioni e moti muscolari ne’ divisati
sensibili, e non giunga mai a dare nè scintilla, nè altro degli ordinarj segni
elettrici.
[3]
vasi la seguente nota che è un'amplificazione di quella precedentemente riportata da J 32 alla
nota
Da quel tempo mi sono sempre più confermato in tal opinione di un’elet-
tricità propriamente artificiale, voglio dire mossa da causa estrinseca: il che
ho mostrato in più maniere, singolarmente colle sperienze del sapore, che ho
scoperto eccitarsi sulla lingua coll’artificio de’ metalli; e questo sapore acido
od alcalino, secondo che dei due metalli, argento e. g. e zinco, ch’entrano
con essa lingua nel circolo conduttore, questo o quello è rivolto contro il di
lei apice.
Ma che più?
L’azione de’ conduttori in virtù del semplice loro comba-
ciamento, quando sieno diversi di specie, tal azione che determina una corrente
elettrica in giro (seppure il circolo conduttore sia compito), è manifesta, e si
tocca con mano nella massima parte delle sperienze, di cui si tratta; in quelle
singolarmente in cui il combaciamento coi conduttori umidi, o di 2
fa alle opposte parti da due metalli, ossia conduttore di 1
uno dall’altro, come argento od oro da una parte, ferro, o meglio piombo o
stagno, o assai meglio ancora, zinco dall’altra: nei quali incontri ho io ben anche
scoperto qual è la direzione della corrente elettrica da tali combaciamenti ecci-
tata, cioè dallo stagno o zinco per la via del conduttore o conduttori umidi
interposti all’oro, o all’argento; e in generale sempre dal metallo superiore al-
l’inferiore attraversando detti conduttori umidi o di 2
tanto maggiore, quanto più distano fra loro i due metalli o corpi di 1
nell’ordine in cui sono posti nella seguente colonna o scala, che dietro a queste
sperienze io avea già sbozzata al principio del 1793 (Vegg. le due lettere
precedenti e le altre mie Memorie e lettere dirette a diversi, e pubblicate ne’
Giornali), e che differisce poco da quell’altra scala o serie, che ci ha data il
Dr. PFAFF anch’esso nel 1793, ristretta per allora a pochi metalli, indi più
estesa, compresivi cioè varj semimetalli, piriti e miniere, verso la fine del 1794
(Vegg.
TAVOLA.
il fluido elettrico e cacciarlo avanti ne’ conduttori umidi, ossia di seconda
Classe.
Zinco.
................
................
................
Alcuni di que’ fogli stagnati, che si chiamano impropriamente
Piombo.
Alcune qualità di Stagno in lastre, o in verghe.
Regolo d’Antimonio.
Altre qualità di stagno.
Alcune qualità di Ferro.
Regolo di Bismuto.
Altre qualità di Ferro.
Bronzi varj.
Ottone, Oricalco, ec.
Rame.
Regolo di Cobalto.
Ferro piritoso non cristallizzato.
Galena, tessulare, ossia pirite di piombo.
Platina.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Mercurio
porre vicino al Piombo ed allo Stagno. V. N° XX (B) di questo Volume.
Pirite di Ferro cubica.
Pirite arsenicale cristallizzata.
Oro.
Argento.
Miniera di Manganese grigia radiata.
Rame piritoso.
Piombaggine.
Alcuni pezzi di Carbone di legna.
Riguardo a questa tavola conviene ch’io faccia osservare due cose.
La
prima, che le linee punteggiate interposte ad alcuni dei nominati corpi dino-
tano altrettanti gradi di distanza, ossia di differenza in ordine alla virtù, di
cui si tratta.
All’incontro dove si succedono immediatamente i corpi specifi-
cati, la differenza è di un grado solamente, ossia picciola; anzi talvolta così
picciola, che dalle sperienze da me fatte a questo oggetto mi rimane ancora
qualche dubbio, se sian posti tutti giustamente nel luogo, che loro compete,
e qualcheduno non debba confondersi affatto, o scambiarsi col vicino: dipen-
dendo fors’anche da circostanze accidentali, che di due collocati immediata-
mente vicini nella tavola, ora il superiore prevalga all’inferiore, or l’inferiore
al superiore, secondo che si variano le sperienze.
Se però la differenza è poco
marcata, talora incerta, e forse anche variabile tra due corpi vicinissimi, ossia
distanti di un sol grado nella quì esposta tavola (la quale vorrebbe essere
con ulteriori sperienze rettificata ed estesa ancora), ella è marcatissima, nè
soggiace ad incertezza od equivoco tra quelli, che distano di molti gradi,
come l’argento dal ferro, e questo dai fogli stagnati o dallo zinco; e notabile
sì anche, nè punto equivoca, ove la distanza notata dalla Tavola giunga a 3,
4 o più gradi, come tra il regolo di Antimonio e quello di Bismuto; tra il Ferro
e il Rame; la Platina e l’Argento ec.
La seconda cosa che merita osservazione si è, che non i soli metalli, ma
molte miniere, e le piriti singolarmente, ancorchè contengano assai più solfo,
il quale è pur materia coibente, che sostanza metallica; riescono non ostante
conduttori e motori tanto buoni presso a poco quanto i metalli puri: all’opposto
altre miniere ricche, e alcune ricchissime di metallo, ma calciforme, ossia
dato
È osservabile ancora, che le anzi-
dette piriti, o
l’istesso grado dei metalli (come dicemmo) anche della facoltà motrice, tengono
in ordine a questa dei posti vicini all’argento e all’oro: ai quali pure stanno
vicini, cioè uno o due gradi sotto, la piombaggine e il carbone.
Tutti questi
corpi però io li pongo in una sol classe, che chiamo de'
o 1
Or dunque, ritornando al proposito, ogni qualvolta due di tai conduttori
e insiem motori di 1
di là de’ conduttori umidi o di 2
immediatamente, o per mezzo d’altri anch’essi di 1
il circolo; ogniqualvolta, dico, han luogo queste condizioni, il fluido elettrico
viene smosso e tratto in giro nella direzione, che va da quello di detta 1
che è superiore nella disegnata tavola, all’altro inferiore, attraversando il
conduttore, o conduttori di 2
e proseguendo una tal circolazione, finchè non s’interrompe il circolo in alcun
luogo: la qual corrente è tanto più forte, quanto i due conduttori di 1
esposta.
Tutto ciò ho io dimostrato con tali e tante sperienze, che non lasciano
più alcun dubbio.
Debbe dunque ammettersi che in moltissimi casi ove com-
piesi un circolo o catena di conduttori diversi di specie, anzi in tutti i casi,
in cui intervengono nel modo suaccennato due della 1
eccitasi in virtù de' loro combaciamenti co’ conduttori di 2
una corrente elettrica; la direzione e la forza della quale viene determinata
da quella delle due azioni, che si dispiegano ne' detti respettivi combaciamenti,
che prevale.
Or se in qualche altro caso e sperienza, in cui o non s’adoprino
conduttori metallici, o metalli simili, può sembrare che gli organi animali,
anzichè i conduttori applicati, siano i moventi del fluido elettrico; che in quegli
esista veramente una carica o sbilancio di esso fluido, e che questi facciano
semplicemente l’officio di scaricatori; se, dico, può sembrare talvolta che le
convulsioni muscolari procedano da una vera e propria elettricità animale,
quale se la figurano i Galvaniani; non dobbiamo così facilmente lasciarci se-
durre da simili apparenze, e ammettere così per poco quest’altro principio
dell’elettricità propria ed attiva degli organi, quando vi sia pur maniera di
spiegare anche codeste poche sperienze col solo principio, che spiega tutte
le altre, dell'azione cioè de’ conduttori diversi applicati a mutuo combacia-
mento: principio già stabilito e dimostrato con tante altre prove.
Se pertanto
io farò vedere, che possono diffatti spiegarsi così, non che la maggior parte
delle sperienze, ma tutte affatto; l’altro principio della supposta elettricità
propria e attiva degli organi diverrà superfluo, e quindi sommamente impro-
babile.
Dessa poi è tanto più inammissibile, quantochè nell’applicazione di tal
principio, e di qualunque teoria fabbricatavi sopra, alle particolari esperienze,
incontransi ad ogni passo nuove difficoltà e anomalie inesplicabili, come han
dovuto già provare i sostenitori suoi, obbligati ad immaginare ogni sorta di
ripieghi, e a moltiplicare ipotesi, per dare una tal quale spiegazione, e conci-
liare in qualche maniera tanti fenomeni disparati e ripugnanti; i quali all’in-
contro non sono più tali, nè presentano anomalie, tostochè si riducano al prin-
cipio da me stabilito, in cui trovano una facile e chiara spiegazione, come si
vedrà.
[4]
Così ho avanzato con troppa franchezza nella 2
scorso « Che fuori dei metalli, delle miniere, e del carbone di legna, il quale per
« la virtù di cui si tratta, non meno che per quella di esser eccellente conduttore,
« va posto in compagnia de' metalli, niun’altro conduttore è atto, applicandolo
« in qualità di armatura, a produrre nè il sapor elettrico sulla lingua, nè la cor-
« ruscazione nell’occhio, nè il bruciore, nè movimento alcuno ne’ muscoli della
« rana la più vivace, e meglio preparata ».
Tuttociò va bene, a riserva dell’ul-
modo eccitare, senza l’intervento dei conduttori metallici o di 1
convulsivi de’ muscoli nelle rane comunque vivaci e preparate nella miglior
maniera.
Ho dunque detto troppo in quello, e in altri passi; come dove torno
a dichiarare: « Che nulla mai e poi mai può ottenersi senza di quelli (i condut-
« tori metallici), cioè coi soli deferenti umidi, nelle rane anche più vivaci e
« meglio preparate »; e dove replico ancora infine dell’ultima nota « Che non
« succedono mai le convulsioni facendo comunicare i nervi della rana CO’ suoi
« muscoli mediante arco conduttore, che non sia metallico ».
Or si vedrà come
debbano tali espressioni correggersi o modificarsi.
[5]
Nella preparazione della rana alla maniera di GALVANI si pratica comune-
mente di lasciar attaccato ai nervi ischiatici soltanto un pezzetto di spina dor-
sale, cioè tre o quattro vertebre al più: ma io soglio lasciar tutto il tronco
colle zampe davanti, recisa unicamente la testa; e ciò mi è di vantaggio e di
comodo in molte sperienze.
Truovo del resto spediente di finir di trucidare
la rana col passarle uno stecco tutt’al lungo della spinal midolla: con che
convellendosi furiosamente, e stendendo ella le gambe posteriori, in pochi
istanti e dopo brevi palpitazioni muore affatto; cioè si rilasciano le sue membra
e diventano naturalmente immobili, restando solo eccitabili per lungo tempo
ancora agli stimoli meccanici, e molto più agli elettrici.
In tale stato i moti
che vi si destano cogli artifizj dei conduttori ec., non possono essere equivoci,
o confondersi con i moti volontarj; come allorchè la rana, per averle conservata
illesa la midolla spinale, vive ancora, tuttochè decapitata; o almeno tiene ri-
piegate e attratte le gambe, e fa resistenza a chi gliele stenda, le ritira di nuovo
con forza, spesso le vibra calcitrando ec.
[6]
[7]
Ecco ciò ch’io scrivea in una lettera all’Ab. TOMMASELLI di Verona in ago-
sto del 1792
« apparentemente gli effetti di siffatta elettricità animale, ne ristringono assai
« l’influenza, e distruggono in gran parte le spiegazioni del Dott. GALVANI,
« e mostrano qualmente i moti muscolari, che si eccitano coll’artificio delle
« armature metalliche, sono d’ordinario effetti d’un’elettricità appunto arti-
« ficiale estrinseca: non sempre però, come si potrebbe essere tentato di cre-
« dere; giacchè ho pur dimostrato,.... che anche per sola forza organica viene
« squilibrato e mosso il fluido elettrico tra nervi e muscoli, o tra l’interno e
« VANI di una vera e propria
« fenomeni limitare ».
E poco dopo: « Ma lasciando le spiegazioni, e conside-
« rando il puro fatto del trasporto di fluido elettrico dall’una all’altra parte
« dell’animale occasionato da due armature di diverso metallo applicatevi,
« torno a dire, che quando siffatta circostanza è necessaria, cioè che siano ap-
« punto armature diverse, perchè eccitinsi i moti muscolari, di maniera che,
« ove siano quelle eguali, questi moti più non succedano; non può dirsi a ra-
« gione che ivi giuochi alcuna vera
« quegli effetti attribuire propriamente ad
« sente col nuovo indicato mezzo.
« Ma in caso diverso, cioè quando snudato ed isolato il nervo alla maniera
« del Dott. GALVANI, si tocca sì questo, che il muscolo in cui s’impianta, con due
« capi del medesimo metallo, oppure armati essendo tanto il muscolo, quanto
« il nervo coll’istesso metallo, e nella stessa stessissima foggia, si eccitano
« nulladimeno le convulsioni; oh! allora sì, che possiamo con sicurezza asserire
« esser causa di cotai fenomeni una
E invero
« d’onde mai può venire la mossa al fluido elettrico, non essendovi ragione
« per cui venga in virtù delle armature, che sono affatto simili; se non procede
« originariamente dalle parti organiche medesime, cui stanno quelle applicate,
« in grazia di trovarsi esso fluido sbilanciato tra coteste parti, cioè tra nervo e
« muscolo, o tra l’interno e l’esterno del muscolo, in cui penetra e si dirama
« esso nervo?
Un tale stato però di naturale elettricità, ossia sbilancio di fluido
« negli organi, dura poco dopo la morte dell’animale, e la sua dissezione; e
« quindi cessa in pochi minuti di convellersi la rana tentata così: laddove ten-
« tata nell’altra maniera, cioè coll’artificio delle armature dissimili, continua
« l’animaletto a sgambettare per ore ed ore, e sì anche applicandole ambedue
« all’esterna faccia de’ muscoli, senza snudare alcun nervo ».
Non diversamente mi spiegai in un’altra lunga lettera scritta verso il
tempo medesimo ad un celebre Fisico Ollandese il Dott. VAN MARUM, la quale
deve essere stata pubblicata negli Atti della Società di Harlem, o in qualche
giornale; e nella Memoria mandata in quel torno alla Società R. di Londra,
per ordine di cui venne inserita nel Volume delle Transazioni Filosofiche per
l’anno 1793.
Trascriverò quì uno squarcio anche di questa.
« des armures de differents métaux, appliquées soit aux nerfs seuls, soit aux seuls
« muscles, on vient à bout d’exciter les contractions dans ceux-ci, et le mou-
« vement des membres, on doit conclure que s’il y a des cas (ce qui pourroit
« bien encore paroître douteux) où la prétendüe decharge entre nerf et muscle
« est cause des mouvements musculaires dont il s’agit; il y a bien aussi des
« circonstances, et plus fréquentes, où l’on obtient les mêmes mouvements
« par un tout autre jeu, une toute autre circulation du fluide électrique.
« Oui: c’est un tout autre jeu de ce fluide (dont on trouble plûtôt l’équi-
« libre que de le retablir) en ce qu’il coule d’une partie à l’autre..... non pas
« en conséquence d’un excès ou défaut respectif; mais par une action propre
« de ces mêmes métaux, lorsque ceux-ci sont de differente espèce.
C’est ainsi que
« j’ai découvert une nouvelle loi, qui n’est pas tant une loi d’électricité ani-
« male, qu’une loi d’électricité commune, à laquelle on doit attribuer la plûpart
« des phénomenes, qui paroissoient, d’après les expériences de Mr. GALVANI
« et plusieurs autres que j’avois faites moi-même à la suite de celles-là, appar-
« tenir à une véritable électricité animale spontanée, et qui n’en sont pas: ce
« sont reellément des effets d’une
« d’une manière, dont on ne s’étoit pas douté, savoir par la simple application
« de deux armures de differents métaux, comme j’ai indiqué, et j’expliquerai
« mieux dans la suite.
« Je dois dire ici, qu’à la découverte de cette loi nouvelle, de cette électri-
« cité artificielle jusqu’à présent inconnue, je me défiai d’abord de tout ce qui
« m’avoit paru demontrer une électricité animale naturelle dans le sens propre;
« et que j’étois sur le point de revenir de cette idée.
Mais, repassant avec un
« examen reflechi tous les phénomenes, et repetant les expériences sous ce
« nouveau point de vüe, je trouvai enfin que quelques unes soutiennent encore
« cet examen, celles par ex. où l’on n’a pas besoin des armures différentes,
« ni même d’armure quelconque, un simple fil métallique étant suffisant, ou
« tout autre corps qui puisse faire office d’arc conducteur entre le nerf dé-
« pouillé et un des muscles dependants, pour exciter dans ces derniers les con-
« vulsions; et qu’ainsi l’électricité animale naturelle et proprement organique
« subsiste, et ne peut pas être renversée entierement.
Les phénomenes qui l’éta-
« blissent, quoique beaucoup plus limités, ne laissent pas que d’être demons-
« tratifs, comme je viens d’indiquer, et je ferai voir plus amplement dans la
« suite ».
Ma in seguito fui anzi costretto di abbandonare del tutto una tal idea:
e come già avea trovato, che nella maggior parte dei casi dovevansi le convul-
sioni eccitate a quella specie di elettricità artificiale, che movono colla lor ap-
plicazione e combaciamento i conduttori dissimili, massime metallici, piut-
tosto che alla supposta elettricità animale; cominciai ben presto a sospettare,
che anche negli altri casi assai rari, nelle pochissime sperienze cioè, in cui senza
l’intervento de’ metalli diversi succedono pure le convulsioni, e lascian luogo
a crederle cagionate da una vera e propria elettricità animale (con che mi com-
piaceva pure di mantener salva, almeno in parte, la teoria di GALVANI), po-
tessero similmente procedere gli effetti da elettricità estrinseca, da una mossa
cioè data al fluido mercè l’incontro e combaciamento di conduttori in qualche
modo diversi nell’arco di comunicazione: e un tal sospetto andò pur troppo
verificandosi, a misura che mi avanzai con più sottili ricerche ed esperienze
onde sostenersi: come in parte ho già fatto vedere ne’ scritti posteriori al 1792,
segnatamente nelle altre due Lettere all’Ab. VASSALLI del 1794, e finirò di mo-
strare in questa e nelle seguenti.
[8]
di cui alla nota
[9]
Finchè si leggono soltanto le Memorie di chi sostiene, e di chi nega l’Elet-
tricità Animale in questione; essendo per avventura in maggior numero gli
Scritti in favore, massime dopo la pubblicazione delle sperienze, in cui si ecci-
tano le convulsioni nella rana facendo far arco conduttore ad una delle sue
gambe senza adoperar metalli, nè altro corpo estraneo all’animale; e mostrando
al di più cotesti Scritti una cert’aria di trionfo; è facile restarne preso ed abba-
gliato: tanto maggiormente, che più bella e plausibile, più feconda di applica-
zioni comparendo l’ipotesi di tal elettricità propria degli organi animali, più
volentieri si lascia il facile lettore tirare ad essa.
A vincere codesta propensione,
a toglier d’inganno i prevenuti o sedotti, non basta il racconto e la descrizione
anche minuta di altre sperienze in molto maggior numero, che depongono in
contrario, quali sono le mie, e che spiegano in tal senso contrario quelle stesse
credute favorevoli all’elettricità animale in questione: bisogna per convin-
cerli ch’essi medesimi vedano e tocchino con mano codeste sperienze, che vor-
rebbero non credere se potessero, e che la loro fantasia sfigura quanto può,
finchè vengono soltanto narrate.
Ma se avviene così, descrivendole cioè so-
lamente, che si tolga a tali sperienze molto dell’impressione, che dovrebbero
fare; succede poi, allorchè son poste sott’occhio, che convincano a dirittura:
come è seguito a molti, a cui ho avuto occasione in quest’anno di mostrarle.
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gresso »
[11]
chio pel suo colore bianco e di un lucido argenteo o piuttosto di perla ».
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pag. 77 », cioè:
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