Volta, Alessandro Risposta alle domande dell'Abate Tommaselli 1792 it volta_rispoAT_909_it_1792.xml 909.xml

RISPOSTA ALLE DOMANDE DELL'ABATE TOMMASELLI.

Estate 1792.

FONTI.

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MANOSCRITTE. Cart. Volt.: E 23; F 46 bis.

OSSERVAZIONI TITOLO: Pare sia una lettera effettivamente spedita all’Ab. Tommaselli di Verona (v. Nuova Mem. sull’Elettr. Anim. Lettera III, in Nota). DATA: Ricavata dal 1. c. sopra.

Le domande di cui si parla sono evidentemente quelle registrate nel foglietto, di mano ignota(Tommaselli?), del Cart. Volt. F 46 bis, domande che pubbli- chiamo in nota al testo. Qualche brano di questa « Risposta » si trova in due note del Volta alla Mem. sopra citata.

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RISPOSTA ALLE DOMANDE DELL'ABATE TOMMASELLI.

Dalle domande

Ecco le domande del Tommaselli [Nota della Comm.]:

Al sig. cav. VOLTA l’ab. TOMmASELLI, Verona.

« Trovandosi la Rana avente il suo conduttore de’ nervi sottoposta all’atmosfera elettrica:

« Si dimanda: 1. se quando si tira la scintilla dal gran Conduttore, la Rana si scuota per- « chè il fluido elettrico si scarichi dal muscolo esternamente, ovvero perchè dal nervo sgorghi « nel muscolo, o finalm.e perchè dal muscolo ritorni al conduttore de’ nervi per la tunica del « tubo o condotto nervile.

« Posto che il fluido elettrico si scarichi dal muscolo esternamente senza bisogno del nervo :

« Si dimanda: 2. se tolto via il conduttore de’ nervi dopo che la Rana è già carica, suc- « cederà la contrazione allo scocco della scintilla.

« Che quanto all’obbiezione, che se si scaricasse esternamente dal muscolo, non riterrebbe « elettricità, perchè sempre se ne scaricherebbe, la risposta è chiara ed evidente, la quale si trae « dalle di Lei belle considerazioni sulla minima quantità di elettrico che basta per tirare la. scossa « dalla Rana coll’arco Conduttore.

, che mi fa il Sig. Ab. TOMMASELLI di Verona pare, che nella rana preparata alla maniera del DOT. GALVANI considerisi anche da lui il muscolo col nervo che fuori ne pende, come una specie di boccetta di Leyden; onde abbia luogo, ogni volta che si eccitano coi varj indicati artificj le convul- sioni e moti, una tal quale carica, indi la scarica di fluido elettrico dal di dentro al di fuori, o viceversa.
Ma io stimo che la cosa proceda, molto più semplice- mente, in particolare, allorché si mette in opera l’elettricità artificiale. Secondo me di null’altro v’è bisogno, se non di un trascorrimento qualsiasi di fluido elettrico da un capo all’altro dell’animale o di que’ membri che hanno a scuo- tersi per l’interne loro parti, e segnatamente per la via de’ nervi. Trapassando dunque il fluido per cammin dritto dalla testa o dalla schiena ai piedi dell’ani- maletto sottopposto all’esperienza, oppur da questi a quella,, ne avvengono le convulsioni, sbalzi ecc. ogniqualvolta la corrente è rapida e copiosa, abba- stanza: e lo è già, per la rana anche intiera e intatta, quella proveniente. da una scarica appena scintillante dell’ordinario Conduttore della Macchina elettrica, o da una neppur forte abbastanza da scintillare di una boccetta di Leyden. Lo stesso è dirigendo tal corrente elettrica dall’una all’altra gamba posteriore. Che se recidasi il tronco intiero, conservando queste sole gambe unite, basterà ancora minor forza elettrica, cioè una minor piena a convellerle, scorrendo ora per esse il fluido più raccolto; g iacchè tanto più agisce e irrita esso le sensibili fibre, quanto più stretto è il passaggio, che queste gli offrono.

Or siccome le parti dell’animale, che più si risentono al suo stimolo sono i nervi, e altronde basta che vengano stimolati questi perchè si eccitino le contrazioni ne’ muscoli dipendenti, come tant’altre sperienze dimostrano; così non fia meraviglia, che obbligando detto fluido a passare ristretto per l’an- gusto canale de’ soli nervi, nascano tanto più facilmente, e per tanto minor forza elettrica le indicate convulsioni e moti de’ membri. Ecco perchè si com- move così per poco, per una corrente elettrica impercettibile, proveniente e. g. da una carica di Leyden neppur sensibile ai più delicati Elettrometri, si commove, dico, si scuote, e sgambetta la rana preparata in guisa, che le sue gambe tengano alla spina del dorso per i soli nervi crurali, sol che quella pic- ciola corrente di fluido elettrico attraversi questi nervi. Non è neppure neces- sario, che scorra tutt’al lungo di essi, e giunga ad investire i muscoli di dette gambe: basta che il fluido tragittante attraversi una porzione di que’ nervi, onde pungerli e stimolarli un pochetto; epperò succedono egualmente le con- vulsioni e il calcitrare e guizzar delle gambe, ancorchè queste restino fuori del circuito, venendosi a scaricare e. g. la boccetta di Leyden sopra due con- duttori, uno applicato alla spina dorsale, l’altro ad un punto qualunque de’ nudi nervi crurali.

Non è dunque assolutamente necessario quello che GALVAnI chiama Con- duttore de’ muscoli, potendoglisi sostituire un altro conduttore de’ nervi; nè punto richiedesi il giro del fluido elettrico tra questi e quelli, o tra l’esterno e l’interno di lor sostanza, che si è voluto supporre; niente insomma v’è, che rassomigli qui a scarica di Leyden: e a che andarla a cercare dove non ve n’è nè indizio, nè bisogno?

Venendo ora alle sperienze, nelle quali in luogo di colpire direttamente la rana col fluido elettrico lanciato sia di un semplice conduttore, sia d’una boccetta, si fa in modo, collo scaricare per tutt’altra strada un grande Con- duttore sovrastante, che venga invaso il di lei corpo da un’altra corrente comechè invisibile, l’applicazione è così facile a farsi per chiunque conosce a dovere l’azione delle Atmosfere elettriche, che nulla più occorrerebbe di sog- giungere. Come però non tutti, neppur quelli, che si dilettano di sperienze elettriche, ne sono al fatto, e pochi assai ne sanno trarre le giuste conse- guenze e farne le dovute applicazioni, gioverà metter qui innanzi almeno ciò che è più essenziale, e fa al nostro scopo.

Adunque tale è l’azione delle Atmosfere elettriche, e di quella che si chiama Elettricità di pressione, che il fluido proprio de’ corpi deferenti, immersi nella sfera di attività di un altro corpo elettrizzato per eccesso, viene smosso e cacciato lontano a proporzione della forza e dell’estensione di tale sfera (la quale è grande più che non si crederebbe, giugnendo alla distanza di più piedi, quando in distanza di qualche pollice solamente possono eccitarsene le scin- tille); e al contrario viene attratto e determinato ad accumularsi nelle parti più vicine ad esso corpo elettrizzato, se la sua elettricita è per difetto. Or quando in appresso si distrugge o toglie gran parte dell’elettricità qualsiasi di codesto corpo, col provocarne una grossa scintilla, ecco che togliendosi, o indebolendosi corrispondentemente anche la sua Atmosfera, il fluido già smosso in quegli altri corpi immersi ricorre sull’istante a suo luogo, e per la via, come suole, de’ migliori conduttori.

Gli è pertanto la corrente di questo fluido, che torna a posto rifluendo ne’ conduttori cui trovasi interposta la rana, egli è (nelle sper. del Sig. GAL- VANI) il rapido passaggio dal Conduttore de’ muscoli al Conduttore de’ nervi, o viceversa, attraverso il di lei corpo, e sì per l’angusta via de’ soli due nervi crurali, che vi eccita quelle strane convulsioni, e moti più o men violenti: e non vi è in ciò altra maraviglia, se non la somma sua sensibilità, allor quando è così preparata; la quale però manifestasi egualmente dalle altre sperienze già sopra accennate.

Del resto poi anche senza snudarne i nervi, e senza alcun’altra prepara- zione possono eccitarsi nella rana intiera e intatta (e similmente in altri ani- maletti, come lucertole, salamandre, topi, piccioli uccelli) somiglianti moti in tutte le membra colla pura e semplice elettricità di pressione nel modo in- dicato; solamente vi vuole, in tal caso, che questa sia più forte, e che giuochi in non tanta dist. [distanza]. Collochisi essa rana bella e intiera sul tavolo, tra due conduttori, un de’ quali sia prolungato fino sul suolo, e dispongasi ella in guisa che li tocchi, o sia presso a toccarli, amendue, uno colla testa, l’altro co’ piedi, o questo con un piede, quello coll’altro piede: non si potran dire allora condut- tore de’ muscoli l’uno, l’altro conduttore de’ nervi, ma piuttosto ambedue conduttori de’ muscoli, o meglio conduttore anteriore e conduttore posteriore; non vi sarà idea di circuito da’ muscoli a’ nervi; o dall’esterna all’interna faccia; e non pertanto ogni volta, che scaricherassi una piena e forte scintilla dal gran Conduttore sovrastante, per tutt’altra parte, purchè la distanza, come dicemmo, non sia troppo grande, si convelleranno le gambe della rana. Che si ottiene dunque dippiù colla decantata preparazione? Null’altro, che potersi le stesse convulsioni eccitare a molto maggiore distanza dal Conduttore elettrizzato, e con più deboli scariche del medesimo. Ma questo vuol dire sola- mente, che snudati ed isolati i nervi, sicchè per essi soli abbia a tragittare, basta una assai picciola corrente di fluido elettrico insensibile finanche agli elettrometri più delicati a stimolare essi nervi sì che abbiano a suscitarsi le contrazioni ne’ muscoli dipendenti: la qual cosa provano egualmente, come già ho fatto osservare, le altre mie sperienze delle scariche elettriche immediate.

Queste poche osservazioni credo che potranno soddisfare alle domande del Sig. Ab. TOMMASELLI, e a più altre riguardo all’azione dell’elettricità arti- ficiale diversamente applicata tanto alla rana intiera, quanto a’ suoi membri recisi, e in varie maniere preparati, come pure ad altri animali. Nulla egli mi chiede riguardo all’elettricita propria animale intorno a cui molte cose ho pure scoperte. Ho ottenuto molti nuovi fenomeni, tali però che estendendo apparen- temente gli effetti di siffatta elettricità animale, ne ristringono assai l’influenza, e distruggono in gran parte le spiegazioni del Dr. GALVANI, e mostrano qual- mente i moti muscolari, che si eccitano coll’artificio delle armature metalliche sono d’ordinario effetti di un’elettricità appunto artificiale estrinseca: non sempre però, come si potrebbe essere tentato di credere; giacchèho pur dimo- strato, chiamando a rigoroso esame tutte le prove, che anche per sola forza organica viene squilibrato e mosso il fluido elettrico tra nervi e muscoli, o tra l’interno ed esterno di questi; onde sussiste ferma e stabile la grande scoperta di GALVANI di una vera e propria elettricità animale, comunque debbasi a più pochi fenomeni limitare, e tutte quasi le sue supposizioni e spiegazioni date, cadano a terra.

Quando per es. é necessario per ottenere le contrazioni e moti, di cui si tratta, toccare il muscolo con un metallo, e con un altro metallo diverso il nervo, o applicarvi armature appunto diverse, mentre con armature eguali non si ottiene l’effetto, non v’è certamente argomento di credere, che ivi agisca alcuna elettricità naturale organica, che esista in quelle parti alcun reale sbi- lancio, il qual dia mossa al fluido elettrico; e piuttosto dee dirsi, che se accade un trasporto di esso colla semplice applicazione di due metalli di diversa qua- lità, essi sono che lo tolgono dall’ozioso equilibrio, in cui si truova, che lo smuo- vono da’ luoghi cui sono applicati, e trasportanlo dall’una all’altra parte. Ciò si comprova viemaggiormente dalle mie sperienze, con cui ottengo le istesse contrazioni e moti, applicando dette armature dissimili anche a parti similari dell’animale, cioè a soli muscoli, senza snudare nervi, nè altro: applichinsi puranche a due muscoli dell’istesso nome, e. g. ai glutei dell’una e dell’altra coscia; la rana salta tosto che con un arco conduttore fo comunicare tra loro queste due armature di diverso metallo, massime se sia l’una di foglia di stagno, l’altra di lamina d’argento. Che più? La facoltà che hanno due armature me- talliche di diversa qualità di smuovere il fluido elettrico, una, e. g. l’argento, attraendolo e succhiandolo in certo modo, l’altra, e. g. lo stagno, versandolo, e di metterlo così in un perenne giro, quando e finchè abbiavi tra esse una co- municazione parimenti metallica o di altri buoni deferenti, ed anche nelle parti cui stanno applicate esse armature e nelle intermedie possa con sufficiente libertà trascorrere detto fluido, una tale facoltà, e azione propria delle arma- ture metalliche dissimili son giunto a dimostrarla con altre dirette sperienze, applicando esse armature anche a corpi non animali, a un panno bagnato ecc.

Son dunque i metalli non solo Conduttori perfetti, ma motori dell’elettri- cità; non solo prestano la via facilissima al passa saggio del fluido elettrico, che trovandosi già sbilanciato tende a portarsi dal luogo in cui sovrabbonda a quello che rispettivamente ne scarseggia; ma van producendo essi stessi e pro- movendo un tal quale sbilancio con estrarre di cotesto fluido od introdurne, dove pur trovasi in giusta. dose ripartito; e ciò col solo stare applicati a qual- siasi altro conduttore; non altrimenti che avviene collo stropicciamento degli idioelettrici: e siccome tal metallo prevale sopra tal altro nel tirare il fluido, o nel rilasciarlo; così avviene che due armature di diverso metallo, applicate come si è detto, se comunichino fra loro, lo mettano in un perpetuo giro; sin- golarmente incontrandosi una d’argento, l’altra di stagno, che sono, come ho trovato, i più disposti, il primo ad attrarre, l’altro a deporre detto fluido elet- trico. Ella è questa una nuova virtù de' metalli, da nessuno ancora sospettata, che le mie sperienze mi hanno condotto ad iscoprire. Nè però io penso, che sia essa propria soltanto de’ metalli; ma bene di tutti i conduttori; e tengo debba stabilirsi per legge generale, che il semplice contatto o combaciamento di con- duttori di diversa superficie, e di qualità sopratutto diversa basta a turbare in qualche modo l’equilibrio del fluido elettrico, e a smuoverlo, senza cioè che siavi bisogno di stropicciamento alcuno; il quale stropicciamento, siccome pure il percuotere, ed anche il solo premere, non per altro riescono tanto più efficaci, che perchè dàn luogo a miglior combaciamento della superficie, adducendo un più gran numero di punti a un più perfetto contatto.

Ma lasciando le spiegazioni, e considerando il puro fatto del trasporto di fluido elettrico dall'una all’altra parte dell’animale occasionato da due ar- mature di diverso metallo applicatevi, torno a dire, che quando siffatta circo- stanza è necessaria, cioè che siano appunto tali armature diverse perché ecci- tinsi le convulsioni e moti, di maniera che ove siano quelle eguali questi moti più non succedono, non può dirsi a ragione che ivi giuochi alcuna vera elet- tricità animale; potendosi e dovendosi quegli effetti attribuire propriamente ad elettricità artificiale eccitata di presente col nuovo indicato mezzo.

Ma, in caso diverso, cioè quando snudato ed isolato il nervo alla maniera del sig. GALVANI si tocca sì questo, che il muscolo da cui sporge con due capi del medesimo metallo, oppure armati essendo tanto il muscolo quanto il nervo coll’istesso metallo e nella stesse stessissima foggia, si eccitano nulla di meno le convulsioni. Oh! allora sì che possiamo con sicurezza asserire esser causa di cotai fenomeni una vera e propria elettricità animale. E in vero d’onde mai può venire la mossa del fluido elettrico, non essendovi ragione per cui venga in virtù delle armature affatto simili, se non procede originariamente dalle parti organiche medesime, cui stanno queste applicate, in grazia di trovarsi esso fluido sbilanciato tra coteste parti, cioè tra nervo e muscolo, o tra l’in- terno e l’esterno del muscolo, in cui penetra e si dirama esso nervo? Un tale stato però di naturale elettricità dura poco dopo la morte dell’animale, e la sua dissezione; e quindi cessa in pochi minuti di convellersi la rana tentata così: laddove tentata nell’altra maniera, cioè coll’artificio delle armature dissimili, continua l’animaletto a sgambettare per ore ed ore; e sì anche applicandole amendue all’esterna faccia de’ muscoli, senza snudare alcun nervo.

Altre prove ho pure dell’indicato naturale sbilancio di fluido elettrico negli organi, ossia della sua tendenza a portarsi da una ad altra parte; le quali mi indicano altresì in qual direzione tenda, cioè dal nervo all’interiore del mu- scolo: ma non ho qui luogo e tempo per estendermi intorno a ciò; come neanche intorno ad altre mie scoperte contenute in due Memorie sull’Elettricità ani- male già pubblicate nel Giornale Fisico-Medico del Dr. BRUGNATELLI, Maggio, Giugno e Luglio, e in altre che sto preparando. Siccome il sig. Ab. TOMMASELLI non è forse a portata di tosto procurarsi questi tometti, stimo fargli cosa non discara inviandogli un foglietto inserito dal Giornalista nel primo di essi, in cui si dà un breve cenno di tali mie scoperte.