SEGUITO
IN FORMA DI LETTERA PARTICOLARE A TIBERIO CAVALLO.
FONTI
STAMPATE.
MANOSCRITTE.
Cart. Volt.: E 35; J 7; J 8; J 24; J 40;
F 51; F 53; N 28.
Londra. Roy. Soc.
In Cart. Volt. Copia del Mns.
OSSERVAZIONI.
TITOLO :
DATA : In E 35 leggesi: « 20 Maggio 1793 »; nel Mns. presso Roy. Soc. leggesi: « Pa-
via, 22 Maggio 1793 ». L’estratto fu letto alla Roy. Soc. il 5 Dic. 1793.
E 35 é un Mns. di 10 pg. con introduzione epistolare.
J 7 (a, ß, g) e J 8 a sono quattro minute ripetute del principio della lettera simili all’e-
stratto inglese che fu letto alla Roy. Soc. e che cominciano quasi con le mede-
sime parole.
J 8 (ß, g,d) e J 24 sono brani alquanto estesi sullo stesso argomento, presentano la
divisione in paragrafi e per l’andamento analogo ai Mns. sopracitati pare deb-
bano assegnarsi allo stesso tempo. J 24 fa materialmente seguito a J 8 d.
J 40 è un brevissimo frammento di una prima minuta del principio.
Tutti questi Mns. sono in italiano.
Nel presente Numero si pubblicano:
l°: l’introduzione epistolare: da E 35;
2°: l’estratto inglese letto alla Soc. Roy. (gentilmente comunicato dal Prof. Sil-
vanus P. Thompson);
3° : il contenuto di J 8 g nonostante qualche ripetizione, perchè questo Mns. illustra
alcune sperienze e si diffonde a dimostrare i principi riassunti nell’estratto inglese.
Forse il V. avrebbe tratto da J 8 g la continuazione di L 10 (che si stampa nel se-
guente N. XII (D)) là dove questo è evidentemente interrotto.
In Cart. Volt. F 51 è la lettera autografa di T. Cavallo datata:
glio
sponde in argomento.
In Cart. Volt. F 53 è la lettera autografa di T. Cavallo datata:
1793, nella quale lo scrivente dichiara di non avere comunicato subito al Presidente
della Roy. Soc. la lettera del V. del 22 maggio 1793, nell’attesa d’una promessa ulte-
riore comunicazione dello stesso V. sull’argomento: annunzia di avere avuto sollecita-
zione dal Presidente di consegnare la lettera, che fu subito tradotta in inglese e letta
nella seduta della Roy. Soc. del 5 Dicembre 1793.
Si duole dei rimproveri ricevuti dal
Presidente Sir J. Banks e si rimette pienamente al V. perchè giudichi la sua condotta.
In Cart. Volt. N 28 è una lettera autografa di Sir J. Banks datata:
cembre
di T. Cavallo della lettera del V., lo scrivente annunzia che la lettera fu comunicata e lo-
data altamente in seno alla Società, la quale avrebbe conferito al V. la medaglia annuale,
destinata alla comunicazione più interessante, se la Memoria avesse potuto essere con-
siderata come completa; mentre con la lettera del 22 Maggio il V. si era limitato a
riassumere le sue ultime sperienze, promettendo la vera e propria terza ed ultima parte.
Nell’anno successivo la medaglia gli fu conferita, come risulta da Phil. Trans., parte I,
anno 1795:
of Experimental Philosophy in the University of Pavia, for his several communications
explanatory of certain Experiments published by Professor Galvani
SEGUITO
IN FORMA DI LETTERA PARTICOLARE A TIBERIO CAVALLO.
Amico Car.
Una commissione, che ricevo, mi dà occasione di scrivervi più presto di
quello che forse avrei fatto, sebbene sono in dovere di continuarvi la relazione
delle mie sperienze sul soggetto dell’
La commissione è di
procurar delle notizie intorno
uso presentemente in Inghilterra, a quanto si venda costì; e a qual prezzo lo
potremmo avere qui in Italia provvedendone da voi all’ingrosso.
Vi prego
dunque a soddisfare a queste domande scrivendomi subito; acciò possa io pure
contentare al più presto chi mi ha dato premurosamente l’incarico di prendere
tali notizie.
Ora dovrei dirvi perchè ho lasciato passare tanti mesi prima di ripigliare
l’interrotto Saggio sull’Elettricità animale.
Ma perchè non troverei forse scuse
abbastanza buone, non voglio dir altro in mia discolpa, se non che aspettai
gran tempo per sentire da voi, mio caro amico, o da alcun altro dei nostri Col-
leghi, qual incontro avesse avuto quella parte di scritto, che già mandata vi
avea.
Intanto io proseguiva, interrottamente però, e non col maggiore impegno
le mie ricerche.
Ricevetti finalmente una lettera obbligantissima dal Cav. Banks
per quale ritardo, soltanto in Gennajo) colla quale facendo plauso alle mie
piccole scoperte, e approvando la maniera con cui io avea preso a considerare
il nuovo soggetto, m’incoraggia a continuare le mie ricerche, e a darne conto
come innanzi alla Società Reale.
Così poi ricevetti anche la lettera d’ufficio
del Secr.
fu ritardata di più d’un mese, non essendomi pervenuta che verso la fine di
Marzo.
Avrei voluto per le fattemi istanze, ritornar colla mano all’opera inco-
minciata, ed interrotta; ma in questi tre mesi di Aprile, Maggio, e Giugno,
essendo io molto occupato per la Scuola, le Sper.
ed altre cose appartenenti al mio impiego, nell’Università, pensai rimettere
quello che mi resta di tal lavoro, ai susseguenti mesi delle nostre vacanze, che
cominciano allo scadere di Giugno, e durano fino al 9bre.
Ecco dunque quello
che mi propongo di fare, che prometto, e che manterrò infallantemente per cor-
rispondere alle vostre istanze e a quelle del prefato Cav. Banks, cui pregovi
rinnovare i miei ossequj e ringraziamenti.
Non vi sappia male una tal dilazione :
mercè di cui verrà viemmeglio sviluppata la materia, e comparirà ricco lo
scritto di tante sperienze dippiù, che ho fatte dalla Primavera e State dell’anno
scorso a questa parte, e che andrò in questo frattempo facendo.
Non ostante
però che io riservi al tempo indicato l’esposizione sufficientemente detagliata
de’ nuovi ritrovati, un cenno voglio pur darvene preventivamente in questa
lettera, profittando dello spazio, che mi concede il foglio.
Avendo terminata la 2
onde vengo ad eccitare sulla lingua un vivo sapor acido, più o men vivo mercè
l’applicare alla sua punta una lamina di stagno, e al suo dorso una d’argento,
e il far indi comunicare tali lamine fra loro o immediatamente, proseguirò
qui a darvi contezza intorno a questo nuovo genere di prove.
zione più o meno vicina, al tratto strettamente scientifico tradotto in inglese e letto alla Roy.
Soc. dal Cavallo, che pubblichiamo qui di seguito.
ESTRATTO
DELLA LETTERA A TIBERIO CAVALLO
Extract of a letter from Mr. Alexander Volta, F. R. S., Professor of Natural
Philosophy in the University of Pavia, to Mr. Tiberius Cavallo, F. R. S.,
containing some further remarks on the Influence discovered by
Mr. Galvani.
Read December 5, 1793.
I have varied, in many ways, the experiments respecting the taste excited
upon the tongue, by the application of the two metals, Tin and Silver, and of
other metals dissimilar in themselves; for this dissimilarity is a most essential
condition.
And one of the most remarkable circumstances I have observed is,
that if, instead of applying the tin to the tip of the tongue, and thesilver to the
back part of it, you apply contrariwise, the tin upon the back part of it, and the
silver upon the tip, as soon as you make a communication between these me-
tallic coatings, the tip of the tongue will not, as before, perceive an acid taste,
but an acrid burning taste, which may be called alkaline.
Yet all the combi-
nations of metals capable of exciting the acid taste are not capable of exciting
the alkaline one, by inverting the experiment in the manner described, but
only those which excite a very strong acid taste, such as Zinc or Tin or Lead,
opposed to Silver, Gold, Platina, or Mercury.
All the other combinations, by
means of which the acid taste is obtained only in a weak or moderate degree,
as by placing Iron or Copper in opposition either to Silver or Gold, or to lead,
or Tin, are inactive with respect to the alkaline taste.
Omitting for the present
all enquiries into the reasons why it is so much more difficult to excite the
alkaline taste than the acid one, by means of the forementioned expedient
of metallic coatings; I shall lead you to reflect upon the inferences which must
necessarily be drawn from this diversity of sensation.
The nerves of taste are
differently affected by the current of Electric fluid drawn into circulation by
the virtue and power of two different metals applied to the tongue; the nervous
papillae, which are numerous and almost naked, at, and about the tip of the
and strikes the tip, so that the fluid enters into it; or, as it moves in a contrary
direction, so as to go out of it.
Now since, when the tin is applied to this most
sensible part of the tongue, and the silver to the back part, the acid taste is
perceived, and by inverting the position of the metals, the alkaline one, the
following questions naturally arise; When does the Electric fluid enter, when
does it go out?
Which of the two metals gives it to the tongue, which re-
ceives it?
In order to discover this I returned to the artificial Electricity of the Ma-
chine, and I found that the acid taste is excited when the electric current comes
against the point of the tongue (when the fluid enters it); and that when the
current moves in a contrary direction (when it goes out), either no taste is
excited, or it is alkaline.
Make trial by presenting the tip of the tongue to the
extremity of an Electrified Conductor with a blunt point, at such a distance
as that no spark sufficient to strike the tongue sharply may be produced, but
only so that the tip of the tongue may be stimulated by the electric air.
If the
Electricity of the Conductor should be positive, you will perceive a weak
acid taste; if negative, either no taste at all, or one a little alkaline.
The expe-
riment will succeed better if, to the blunt metallic point, you substitute a
small cone of wood, which spits out the fire without giving sparks, even to
a body very near it.
Also by bringing the tongue immediately into contact
with the conductor, or with the cone of wood, or other body annexed to it,
(particularly if the tongue be wet) and keeping it firmly applied to it while
the machine is made to act, the same acidulous taste is perceived from posi-
tive Electricity, and from negative, either none at all, or, when the machine
acts very strongly, a trifling alkaline sensation.
Tin then, which, when applied to the tip of the tongue acts like a con-
ductor positively electrified, that is excites upon it the same acid taste, and
even a stronger one; Tin I say, (and also Zinc and Lead) causes the Electric
fluid to enter into the Tongue.
Silver, (and also Gold, Platina and Mercury)
which acts like a conductor negatively electrified, either exciting no taste
or an alkaline one, draws out the fluid.
This fluid, returning afterwards from
the Silver to the Tin, which for that purpose, must communicate together,
either immediately, or by the interposition of other metals, continues in that
manner to circulate, and, for the same reason, the Taste continues to be per-
ceived on the tongue; neither do the spasmodic convulsions, or tetanus cease,
in a frog prepared and submitted to such experiments, till, by removing one
or other of the communications, the circle is interrupted.
Such is the Theory of this new principle of Electricity, for which, however,
the name of Animal Electricity is by no means proper, in the sense intended
by Galvani, and by others; namely, that the Electric fluid becomes unbalanced
of the vital powers.
No, this is a mere artificial Electricity, induced by an
external cause, that is, excited originally in a manner hitherto unknown, by
the connexion of Metals with any kind of wet substance.
And the animal or-
gans, the nerves and the muscles, are merely passive, though easily thrown
into action whenever, by being in the circuit of the Electric current, pro-
duced in the manner already mentioned, they are attacked and stimulated
by it, particularly the nerves.
I have said that this motion is given to the Electric fluid by the connexion
of Metals with any kind of wet substance.
It should not therefore be necessary
(in order for the tongue to perceive the taste, or for the muscles of the Limbs
to be convulsed) that the two metals, Tin and Silver, or any other dissimilar
in themselves, should be applied to this or that part of the Animal.
And this
is exactly the case; the same Phenomena take place, if one, or the other, or
both the metallic coatings are applied to a piece of wood, or pasteboard or
cloth well wetted, or to water itself.
All that is required is, that the wet track,
that is to say, the series of wet substances rendered good conductors by the
water contained in them, or by that with which they are wetted, should not
be in the smallest degree interrupted.
Then, if in this series, in this track,
through which the Electric stream will pass, as soon as the circuit is completed
from those metals which are connected with the wet substances, by making
them communicate with each other, either immediately, or by means of a
third metal; if, I say, in this continued series, or chain of wet substances
there should be placed, for instance, the crural nerves of a frog, or the
ischiatic nerve of a Lamb, etc. laid bare all around, in such a manner that
the whole of that current of electric fluid which is excited by the metallic
coatings, applied to the forementioned wet pasteboard, or cloth, must pass
through the narrow passage of those nerves only, or even through a small
portion of their length, the muscles governed by those nerves will contract
strongly, the leg, etc. will be violently agitated.
If the tongue be so placed
that the current goes against the tip of it, and is obliged in like manner to enter
into it. by a narrow passage, the acid taste, etc. will be excited.
Hence, a thousand ways of making these Experiments may be thought of,
and indeed of all those I have tried, observing the conditions already pointed
out, in conformity to the principles I have established, and foretelling the
success with certainty, not one has failed me.
By the way of example I will
here describe some of them.
If a thin plate of Tin be applied to the tip of the
tongue (a strip of tinfoil is best of all) and a broad flat piece of Silver, for in-
stance, a Candlestick, or a large spoon be grasped either with the naked hand
wetted, or with the hand wrapped up in a wet napkin, and afterwards you
touch the tin with the silver, at the same moment the acid taste will be excited
upon the tongue, and it will continue as long as these contacts are kept up.
Let there be two glasses of Water; in one of them let a thin plate of Silver
be plunged, and in the other a plate of Tin, which plates must touch each
other without the Glasses, or be made to communicate by the interposition
of another metal.
Into the Water into which the Tin is plunged let the tip only
of the tongue be dipped; as yet no sensation of Taste will be perceived, but
as soon as the water in the other glass, which contains the Silver, is touched
with a finger, you will begin to perceive the usual acid taste; which will go on
increasing in proportion as you dip that finger more deeply into the water,
and afterwards the others, and then the whole hand, and will continue until
the circuit is interrupted in some part; either by taking the hand, or the tongue
out of the Water, or by taking away the metals.
Either of these interruptions
is sufficient to make it cease; and the re-establishment of the contacts is also
sufficient to make it return.
greater number of Persons, who make a circular chain; only the effects become
more weak in proportion as the circuit through which the electric fluid must
pass is longer; and that the contacts between these bodies are made either
in a few points, or in parts not very wet.
chain, therefore, let some of the Persons hold each other tightly by the Hands,
which should be wet; let another put the tip of his tongue into the water;
between two others let a prepared fro, g etc. make a link of communication;
finally let the two extreme persons, one of them grasping a flat piece of Silver,
the other a piece of Tin, bring these pieces to touch each other., At that instant,
the limbs of the frog, or frogs, if there should be more than one in the chain,
will be convulsed; and the tip of the tongue will perceive the acid taste if the
tongue is turned towards the tin, that is, towards the current which comes
from it.
Let the experiment be repeated in such a manner that, between two
Persons a part only of the crural nerve of a Frog, or of the ischiatic nerve of
a Lamb (still united to the leg, and only laid bare, and separated from all
surrounding adherences) make a link of communication.
That is to say, let one
Person hold firmly between two fingers, the end of this nerve, where it happens
to be cut off; and let the other person, in like manner lay hold of it with two
fingers, a little lower, before its insertion into the thigh; then, upon bringing
together the other two hands, one of them grasping a thin plate of silver,
the other a plate of tin, every time the two metals are made to touch each
other, the muscles of the frog or of the lamb, etc. are convulsed, and the leg
starts.
It seems to me that all these Experiments, and an infinite number of
others, analogous to them, sufficiently prove and confirm the Propositions I
have already advanced, namely,
1st: That if two dissimilar metals are applied to wet substances that
communicate with each other, as soon as the circle is completed, by making
these metals themselves also communicate with each other, the Equilibrium
of the Electric fluid is disturbed; the fluid is taken out of its state of quiet,
and drawn into a continued circulation.
2dly: That if in this circuit it meets with nerves, and particularly if
it is obliged to pass through them by a narrow passage, it irritates and sti-
mulates them very strongly, and
3rdly : That from this arise effects corresponding to the proper functions
of those nerves.
If they are nerves subservient to muscular motion, that
motion is excited.
If they are nerves of sensation, the sensation belonging to
them is produced, as my Experiments upon the Tongue demonstrate.
But indeed, Experiments upon some other sense are still wanted.
Here
follow some upon the sight.
I apply to the naked ball of the eye a strip of
Tinfoil, and I shut the eyelids upon it, keeping them shut with the finger,
and keeping also the. tinfoil quite close to the ball of the eye; Then grasping
with the hand wetted, a silver Candlestick or Spoon, I bring it into contact
with the strip of Tinfoil hanging from the eye; and immediately there is pro-
duced in my Eye a transitory flash of Light, similar to that which sometimes
takes place when a blow is received on the Eye, or when the nose is blown
with violence.
The Experiment succeeds best at a time, and in a place of
darkness; and if the silver spoon is held in the mouth, rather than in the Hand.
But best of all by applying the Tinfoil to one Eye, and the silver plate to the
other Eye; in this manner a flash twice as bright is produced.
In order not
to offend the Eye by the immediate contact of the metals, a piece of linen
folded up, and well soaked in cold or warm water, may be interposed.
It must
be remarked that with respect to the sensation of the Eye, it is indifferent whe-
ther the silver or the tin be applied to it, that, is, whether the Electric fluid goes
out of it or enters into it; the instantaneous light is the same, always weak,
it neither alters in strength nor in colour; though the taste, as we have already
seen, is altered.
tinues while the contacts are continued, the flash of light is transitory, and in
order to produce it again, the metals must be separated and brought together
repeatedly.
This Experiment also may be made with a chain of persons, and in va-
rious other manners.
I have made some trials upon the senses of smelling and hearing, but
could not succeed; perhaps because the Electric current cannot be directed
so as to pass by a narrow passage through the olfactory and auditory nerves;
perhaps because these nerves are not sufficiently sensible.
I have discovered
that charcoal (but only some chosen pieces) is equal to metals with respect
to the power of putt ting in motion the Electric fluid by connexion with wet
substances; indeed, it rather surpasses gold and silver, so that by making
use of tin and charcoal for the two coatings, a greater effect is produced than
with Tin and Silver.
I am etc.
A. VOLTA
Pavia, 22 May, 1793.
§.
mente ottusa risaltante dal
trizzato, come si sa,
che non avesse ad eccitarsi alcuna scintilla ond’esserne punta, ma soltanto il
fiocco e venticello elettrico onde venir lambita e gentilmente stimolata essa
estremità della lingua: e in tal modo ho sentito distintamente in un col velli-
camento proprio di codesto venticello, l’istesso sapor acido, sebben più debole,
che mi eccita la lamina di stagno o di zinco nelle prove soprariferite.
Sper. 2
alla punta metallica ottusa un cono di legno, che sputi il fiocco senza vibrar
scintille neppur da vicino: portando allora la punta della lingua mano mano
più avanti, e poco meno che al contatto, distinguesi vieppiù, detto sapor acido
e sempre riconoscesi essere il medesimo affatto, che si prova, or più debole,
ora più intenso, col giuoco de’ due metalli posti sulla lingua, secondo che si
impiegano o quelli che contrapposti sono più o meno attivi ed efficaci, come
altrove si spiegherà più ampiamente.
Sper. 3
punta della lingua al Conduttore de’ cuscini elettrizzato
grado che sentissi anche qui il titillamento dell’aura elettrica, egualmente
forte, non ebbi punto di sapor acido: mi parve invece di sentire qualche cenno
di alcalino; ma nulla di deciso.
Sper. 4
immediato or dell’uno or dell’altro Conduttore, e tenendovela continuamente
applicata mentre si girava la macchina,, intanto che per facilitare il trascorri-
mento del fluido elettrico tenea stesa la mano ad un altro buon conduttore
comunicante ampiamente col pavimento umido, o meglio al
cuscini
ed anche qui provai il
il conduttor
tivo
lingua, niun sapore vi si facea sentire od un debole sapor
la macchina giuocando bene riusciva tal corrente copiosa molto.
Scorgesi pertanto anche qui quanto più difficilmente producasi dal fluido
elettrico il sapor alcalino, che non l’acido (§. 55).
Sper. 5
anzi dal metallo, che dal fluido elettrico trascorrente, ed ogni occasione di
confondere uno con l’altro, si può schivar di toccare colla lingua il metallo me-
desimo, applicandola invece ad un pezzo di legno, ad un panno o cuojo o car-
tone, bagnati, attinenti al Conduttore della macchina, e con esso elettrizzati;
oppure intingendo la stessa punta della lingua nell’acqua di un vaso annesso
al detto conduttore.
In questa maniera non solo è manifesto eccitarsi il sapore
immediatamente e semplicemente dal fluido elettrico, che invade i nervi che
presentansi sulla punta della lingua; ma quell’istesso sapore sentesi se non
più forte almeno più distinto.
§. 58. Non debbo tralasciar di dire, che sì l’uno, che l’altro Conduttore
in queste sperienze 4
col suolo, purchè non fosse questo umidissimo, e troppo perfetti conduttori
i corpi intermedj), e l’esperienza riusciva egualmente; anzi con vantaggio,
impedendosi così, che l’elettricità non si accumulasse, e schivandosi ogni getto
di scintilla pungente nel caso di distaccare momentaneamente la lingua; e
non togliendosi d’altra parte che la corrente continua si facesse nella maggior
parte per la via più facile dell’umida lingua ecc.
Questa continua corrente
altronde ne’ conduttori non isolati, senza accumulazione, o carica, senza ten-
sione, che manifestisi all’elettrometro, è molto più simile a quella, che s’induce
colle semplici armature o combaciamenti metallici nelle sperienze, di cui ci
occupiamo: epperò codeste prove della macchina elettrica fatte in questo modo
son anche più dimostrative.
Una difficoltà però si presenta; che può fare molta specie; ed è che il
sapore che si giunge ad eccitare in tutte queste prove ed altra qualunque colla
Macchina elettrica, è di gran lunga più debole di quello che si provoca colla
semplice applicazione sulla lingua, e comunicazione indotta di due metalli che
siano ben assortiti, come zinco o foglia di stagno da una parte, e argento od
oro dall’altra; riuscendo tutt’al più come quando si combina piombo ed ot-
tone, oppur ottone ed argento.
Ma tanto basta: il sapore è acido, e simile af-
fatto.
Sarebbe troppo se si pretendesse ancora ch’io spiegassi come e perchè
riesca esso tanto più forte e vivo con tale mezzo di semplici contatti metallici
senz’altro eccitamento, in ordine a tal virtù, sol che s’impieghino metalli tra
loro più distanti, cioè zinco o foglia di stagno da una parte, e argento od oro
dall’altra: che non coll’azione viva della macchina elettrica: pure a intendere
che essi combaciano sia tale da smuovere e trarre in giro con poca forza sib-
bene e con un blando corso non picciola, ma grande copia di fluido elettrico, e
tanta, che maggiore per avventura non ne move, avvegnachè con impeto e
tensione assai più vigorosa, l’ordinario giuoco della Macchina elettrica.
La
qual supposizione non è già puramente immaginaria, e destituita di fonda-
mento, ma anzi appoggiata da altre prove molte, che non è qui luogo ancora
di riferire.
§. Lasciando dunque questo, e venendo a ciò che mi son proposto di
dedurre dal confronto di queste sperienze colla Macchina elettrica con quelle
dei metalli applicati semplicemente alla lingua, cioè quale dei due sapori acido
ed alcalino venga eccitato dal fluido elettrico che invade e penetra la punta di
essa lingua, quale dal fluido che ne sorte; e quindi chi dello stagno e dell’ar-
gento dia, e chi riceva, ecco la conclusione.
Fra questi metalli, che rispetto a tale virtù di smuovere mercè il sem-
plice loro combaciamento co’ corpi umidi il fluido elettrico, costituiscono
presso di me l’ordine primo o superiore, e quelli sopranominati, cioè zinco
ecc. che costituiscono l’inferiore, altri ve n’hanno, a cui assegno un secondo
ordine, o medio, e sono il ferro, il rame, l’ottone, ed altre leghe metalliche, i
regoli d’antimonio, di bismuto, ecc.
Or cotesti dell’ordine medio danno o
ricevono il fluido elettrico, lo spingono o tirano, ed eccitano quindi applicati
alla punta della lingua il sapore acido, o l’alcalino, secondo che l’altro metallo
applicato al di lei dorso, o ad altra parte umida della bocca, è dell’ordine supe-
riore, cioè argento, oro, ecc. o dell’ordine inferiore, cioè zinco, stagno, piombo.
Come però, per questo appunto, che collocati nell’ordine medio distano più
poco e dall’inferiore e dal superiore, con men efficacia smuovono il fluido elet-
trico e lo traggono in giro; così anche debole molto provocano il sapor acido
nell’un modo, e men che debole, tal che riesce comunemente insensibile, il
sapor alcalino nell’altro.
§. 60. Resta dunque stabilito, che in concorrenza i metalli d’ordine su-
periore sottraggono, quelli d’ ordine inferiore danno e mandan dentro il
fluido elettrico alle parti umide, cui trovansi applicati: e ciò tanto più efficace-
mente, quanto essendo più distanti ossia opposti di virtù, cospirano le loro
forze a determinare quella tal corrente e giro di esso fluido; il quale si effet-
tua tosto che quei due metalli comunichino tra loro o immediatamente, o
col mezzo d’altro o d’altri metalli interposti, e continua senza intermissione
finchè non s’interrompa il circolo di comunicazione, come provano e la conti-
nuazione del sapore, ed altre osservazioni, che a suo luogo si esporranno.
§. 61. Sebbene non è necessario che l’argento, l’oro, e gli altri metalli
dell’ordine superiore avendo e. g. una virtù propria di tirar fuori ed assorbire
il fluido elettrico dal corpo umido, che combaciano, lo zinco, lo stagno, il piombo
che per se stessi agiscano e spingano il fluido elettrico in senso contrario, come
le cose fin qui dette sembrano insinuare.
Può anch’essere, e stimo più proba-
bile, che o tutti i metalli abbiano inversamente la virtù di spingere entro i corpi
bagnati che combaciano ed incalzare il fluido elettrico, o tutti quella di attrar-
nelo; ma con forze per ciascuno diseguali; dal che poi risulti, quando vengono
in concorrenza due metalli di specie diversa, cioè si applicano un qui un là
a de’ corpi umidi, e si compiono le comunicazioni nel modo che conviene, che
prevalendo l’uno metallo all’altro, uno tragga a sè e rapisca effettivamente
esso fluido elettrico, quello ne deponga.
Sarebbero in questo modo i metalli
da me assegnati al primo ordine prevalenti a quelli del 2°, e molto più agli
altri del 3° nel tirare il fluido elettrico dalle parti umide combaciate: o vice-
versa prevalenti i metalli del 3° ordine a quelli del 2°, e molto più a quelli del 1°
nello spingere l’istesso fluido addentro: i metalli finalmente dell’ordine medio
prevalerebbero sia nell’una, sia nell’altra forza e modo di agire a quelli del-
l’uno, e cederebbero a quelli dell’altro ordine fra cui sono compresi.
§. 62. E difatti se questi metalli nell’un caso
contrapposti a qualsiasi dell’ordine superiore, e nell’altro, cioè contrapposti
a quelli dell’ordine inferiore,
se stessi, quale tendenza, quella di dare, e spingere innanzi il fluido elettrico,
o quella di ricevere e tirarlo?
Alcuni forse nè l’una nè l’altra, e saranno indiffe-
renti.
Ma è più naturale, che tutti abbiano più o meno qualche virtù e tendenza.
Or qualunque si supponga, nel ferro p. e. o nel rame, questa virtù loro propria,
sia cioè che tendano per sè stessi a dare, o che tendano a
nel fatto che or
metallo dell’ordine superiore, o a qualcuno dell’ordine inferiore, come si è già
mostrato.
Vi sono dunque in qualunque ipotesi de’ casi, in cui vien determinato
il fluido elettrico a moversi in senso opposto a quello, cui tenderebbe per virtù
propria de’ detti ferro e rame.
Che se pertanto in molti incontri un metallo
prepotente fa violenza ad altro che possiede sibbene la medesima virtù, ma in
grado più debole, tantochè volge a ritroso di lui il giro del fluido elettrico; se,
dico, ciò succede per tutti almeno i metalli dell’ordine medio, che sono in gran
numero come tra poco vedremo, i quali vengono o da quelli dell’ordine supe-
riore, o da quelli dell’inferiore soverchiati; perchè dir non potremo, che anche
confrontando i metalli del 1° con quelli del 3° ordine, sia la natural tendenza
in tutti la stessa, cioè o in tutti di
ai corpi umidi che combaciano; e soltanto diverso il grado di forza?
Questa
supposizione mi par più semplice e naturale; che l’altra di attribuire ai diversi
metalli forze realmente opposte.
Ma poi, concedendone a tutti una sola, quale
penserem che sia?
Quella di
Ciò non può ancora de-
cidersi.
Io però dietro ad alcune mie congetture e sì anche per conservare in
ignobili metalli, inclinerei più volentieri a credere, che i metalli tutti posseggano
virtù e forza di attrarre il fluido elettrico dagli altri conduttori che combaciano;
che in conseguenza questa forza sia eminente nell’argento e negli altri metalli
del 1° ordine: minore, ma pure discretamente forte in quelli del 2°; all’incontro
debole assai in quelli del 3°, nel piombo, nello stagno ordinario, nello zinco, anzi
minima in quest’ultimo, come pure anche nello stagno battuto in fogliette ecc.
gli è appunto o col zinco, o con quei fogli stagnati, contrapposti all’argento ecc.
che s’ottengono e il più vivo sapore sulla lingua, e le più forti convulsioni
nella rana ecc.
Che se piacesse più la contraria supposizione, cioè, che la virtù
propria e comune a tutti i metalli, sia di cacciar dentro a’ conduttori umidi
combaciati, cui trovinsi applicati il fluido elettrico, allora i più potenti, quelli
che soverchiano gli altri non saranno i metalli del 1° ordine, argento, oro ecc.;
che anzi dovran dirsi i più deboli: ma i prevalenti a tutti saranno i metalli
del 3° ordine: questi, e sopratutto il zinco, e i fogli stagnati, spignendo colla
massima forza il fluido elettrico lo faran passare per la serie de’ corpi umidi
in qualsisia metallo del 2° ordine e meglio assai del 1° che dovrà riceverlo suo
malgrado, giacchè nel supposto, tende egli pure a dare ma con minor forza.
Ma lasciamo queste poco utili speculazioni; e contentiamoci per ora di sapere
come fatto accertato, che ogniqualvolta si cimentano due metalli diversi,
ossia stanno un qua un là applicati ad altri conduttori in ispecie umidi, succede
in qualsisia modo, che il metallo di ordine inferiore dia, e spinga nel sottoposto
corpo il fluido elettrico, quello d’ordine superiore ne lo attragga e riceva; e
che quindi secondo tal direzione determinasi la corrente e il giro di esso fluido;
all’effettivo compimento del quale ricercasi soltanto che comunicando in serie
continua que’ corpi umidi armati da' detti metalli, questi pure comunichin
tra loro, o immediatamente, o per mezzo d’altri metalli interposti: corrente e
giro, che come si è già detto (§. ) continua sempre finchè non s’interrompano
in alcun modo le indicate comunicazioni.
A questa legge, e a questi principj,
che credo avere dimostrati, si riducono, e con essi soli si spiegano facilmente,
come verrò sempre più mostrando, tante sperienze sorprendenti, e variate in
tanti modi, che potrebbero altronde sembrare disparatissime, ed inesplicabili.
§. Del resto dividendo in tre ordini i metalli, non ho già inteso che si
comportino egualmente tutti quelli di un ordine, e che non vi sia differenza
tra loro; anzi ho in più luoghi insinuato il contrario.
Andrebbero pertanto
tutti collocati in una serie cominciando dello zinco, e dallo stagno battuto,
siccome quelli che o danno e spingono avanti con più vigore ed efficacia, o ti-
rano a sè con minor forza di qualunque altro metallo il fluido elettrico, e ter-
minando coll’argento, il quale tutt‘all’opposto o lo dà e spinge colla minima
forza o lo tira colla massima (§. ); andrebbe, dico, fatta una scala ordinata
di tutti i metalli, nella quale si salisse continuamente per tanti gradi quanti
ha che differiscono poco, ed altri pochissimo relativamente alla propria virtù,
come e. g. oro ed argento, ferro e ottone, stagno in fogli e zinco, in guisa che
riman dubbio sovente quale debba preporsi; e molto più perchè diversifica no-
tabilmente la virtù di ciascuno per varie circostanze non sempre assegnabili,
per qualche anche picciola differenza nella lega, per diversità di tempera,
maggiore o minore densità, durezza, polimento ecc., come già ho accennato
(§. ).
Parlando del solo stagno, niuno dei pezzi e lamine solide, che ho potuto
procurarmi riesce così bene come i fogli stagnati, i quali soli, e neppur tutti,
(avendovene di men buoni) prevalgono al zinco, che in genere ho riconosciuto
per il più eccellente.
Da che dipenda, che sian tanto preferibili i fogli stagnati
ai pezzi o lamine di stagno comune, e che taluni vincano fin anche lo zinco,
nol so: parrebbe che dalla lucentezza e brunimento del metallo; ma che?
pa-
recchj di questi fogli egualmente lucidi e bruniti son molto inferiori in virtù.
Non potendo pertanto assegnare il posto giusto e invariabile a ciascun
metallo, e formarne così una scala o serie continua, li ho per ora collocati tutti
in tre soli ordini o ranghi, facendo lo spartimento dove mi si mostrò la diffe-
renza più marcata, e tale da non doversi mai trasportare per le accidentali va-
rietà nessun metallo dal suo rango in un altro così non fia mai, cha salga, non
dirò il zinco, ma neppure lo stagno o il piombo, a’ quali ho assegnato l’ordine
inferiore, sopra il ferro, il rame, od altro di quelli collocati nell’ordine medio,
né che cotesti ferro, rame, ottone, ecc. sorpassino l’argento e gli altri, che co-
stituiscono l’ordine superiore.
Sebbene tanti ne comprende detto ordine medio
contandovisi varie leghe, semimetalli, piriti, ecc., e tanto s’innalza su verso il
primo, che lungi molto non sono dal confondersi i confini, e talvolta si confon-
dono realmente.