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SOPRA L'ELETTRICITÀ ANIMALE, del Signor DON ALESSANDRO VOLTA de' 3 Aprile (1792) al Dottor BARONiO altro de' medici assistenti all'Ospedale Maggiore di Milano. (Lettera)

FONTI.

STAMPATE.

Br. Giorn. T. II. pg. 122. Ant. Coll. T. II. P. I. pg. 3. Traduz. ted. Mayer. Prag. 1793

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.; E 22; J 1 ß. " " E 4.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: da Br. Giorn. DATA: in Ant. Coll. leggesi anche « Milano ». « 3 Aprile 1792 » leggesi anche in E 22.

E 22, è una minuta mancante dell' ultimo paragrafo. J 1 ß, è un frammento del § 12. E 4 è una lettera del V. da Londra a M.me Le Noir de Nanteuil a Parigi del 14 Maggio 1782 che pubblichiamo, per la sua importanza, dopo la presente Memoria.

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SOPRA L'ELETTRICITÀ ANIMALE.

Milano, 3 Aprile 1792.

Volete dunque su due piedi un transunto delle sperienze da me fatte in questi otto o dieci giorni, dacchè mi ci sono applicato, sull'Elettricità animale, in seguito alle stupende scoperte del Sig. GALVANI, delle quali sperienze un piccol saggio vi ho già fatto vedere questa sera medesima sopra alcune rane in casa del Sig. Conte ANGUISSOLA; lo volete questo transunto, e che ve lo lasci qui in Milano, prima ch'io parta domani per Como: eccovelo quale ho potuto stenderlo così in furia e in fretta.

AZIONE DELL'ELETTRICITÀ ARTIFICIALE NEL MOTO DE' MUSCOLI MEDIANTE I NERVI.

1. Una assai debole elettricità basta a scuotere, e a far entrare in convulsione una rana viva e intiera, e massime le gambe posteriori; dirigendone la scarica, cioè il corso del fluido elettrico dalla testa ai piedi, o viceversa: basta es. gr. la carica di una boccetta di Leyden che arrivi a 4. o 5. gradi dell'Elettrometro di HENLY, ossia Quadrante-elettrometro.

2. Troncata la testa alla rana, e conficcato un ago, od uncinetto metallico nella spina dorsale, basta allora una carica minore, come di 1. o 2. gradi dello stesso elettrometro, dirigendo il picciolo torrente elettrico da essa spina ai piedi, o viceversa.

3. Tagliato via tutto il corpo della rana, e ritenute le sole gambe posteriori attaccate alla spina dorsale, o a porzione di essa, per i soli nervi crurali diligentemente snudati, un'elettricità incomparabilmente più debole, e non sensibile al quadrante-elettrometro, ma solo ai delicatissimi elettrometri a boccetta di CAVALLO, di BENNET, e miei, anzi pure impercettibile anche con questi, produce il solito effetto, e sì delle contrazioni de' mu- scoli più gagliarde, convulsioni toniche, e spasmi, che presentano sovente un vero tetano.

4. Finalmente vestito di sottil foglia metallica quel tronco di spina dorsale, e (ciò che giova assai) anche una porzione de' nervi, si risentono i muscoli prodigiosamente per una elettricita affatto impercettibile anche all'elettroscopio di BENNET, il più sensibile di tutti (fatto di due listerelle di foglietta d'oro o d'argento sottilissima): si risentono per una carica della boccetta di Leyden, che arriva appena ad un decimo di grado di tal elettrometro: per accorgersi della quale, e poterla valutare fa mestieri ricorrere al mio Condensatore dell'elettricità.

CONSEGUENZE.

5. Tutte queste sperienze mostrano quanto mai sian facili a contrarsi i muscoli della rana (e ottenendosi presso a poco gli stessi effetti, quanto lo siano anche quelli di altri animali) per lo stimolo dell'elettricità,; e quanto c'influiscano i nervi.

6. Posta la quale influenza, di cui non può dubitarsi, è facile comprendere come le diverse preparazioni della rana contribuiscano a renderla semprepiù sensibile alla debolissima elettricità: ciò addiviene in ragione che il fluido elettrico nel suo corso siegue meglio, e più raccolto la via dei nervi.

7. Così dunque nella rana intiera ripartendosi in tante strade esso fluido, quante glie ne offrono le molte e varie parti del corpo, integumenti, vasi, umori ecc., che son pure deferenti, tanto meno ne va per i nervi ai muscoli delle gambe; onde questi non si convellono che per un'elettricità di discreta forza (1).

8. Troncata la testa, e infisso l'ago nella spinal midolla, va più diritto il fluido elettrico ai muscoli delle gambe per i detti nervi, e meno se ne disvia: quindi una più debole elettricità produce l'effetto (2).

9. Lasciata la spina dorsale sola, o un tronco di essa coi nervi crurali, ecco che non essendovi che questi, che comunichino ai muscoli delle gambe, basta una menoma elettricità, di cui nulla si disperde per altri conduttori (3).

10. Finalmente basta una menomissima, applicata l'armatura o veste metallica alla spina e ai nervi medesimi (4); perciocchè una tal veste presentando un conduttore perfettissimo a molti punti di essa spina e nervi, per sè soli non abbastanza deferenti, facilita così il corso a maggior dose di fluido elettrico.

ELETTRICITÀ ANIMALE SPONTANEA E PROPRIA DE'MEMBRI ANCHE RECISI FINCHÈ VI DURA QUALCHE VITALITÀ.

11. Questa elettricità propria e nativa degli Animali, non estranea e infusa altronde, si manifesta in ispecial modo nelle rane preparate nella maniera qui sopra descritta (3. 4.); e con simile artificio d'isolare i nervi, ed armarli di foglia metallica, si discopre anche negli altri animali, non solo di sangue freddo, ma eziandio di sangue caldo: si manifesta, dico, tal elettricità animale nativa dal suscitarsi le stesse contrazioni muscolari, convulsioni e spasmodie, che si è veduto venir prodotte dall'elettricità artificiale, senza punto impiegar questa, nè debole nè forte, e con non altro che stabilire una comunicazione di conduttori dell'elettricità,, e massime metallici, non interrotti da alcun coibente tra i muscoli e i nervi.

12. E in vero cotest'arco conduttore non possedendo nè più nè meno della sua dose naturale di fluido elettrico, non può dar nulla, nè togliere all'animale preparato o non preparato, il quale possegga del pari la dose naturale' di fluido uniformemente distribuito, ossia in equilibrio tralle sue parti. Che se dunque un tal arco conduttore (fatto es. gr. di un pezzo di filo metallico piegato a forma di C), applicato quinci al muscolo, e quindi al nervo, dà moto al fluido elettrico, e occasiona le anzidette convulsioni, è pur evidente che esso fluido trovasi tra quelle parti dell'animale in qualche modo sbilanciato; e che l'arco conduttore, o scaricatore s'impiega a riparare tale sbilancio, com'è suo proprio ed unico officio. Insomma non può detto arco determinare al moto il fluido elettrico, se questo non vi tende diggià: non può che prestargli la via.

13. Per la rana preparata di fresco, e finchè sostengonsi in pieno vigore le sue forze vitali, possono entrare nel circuito, ossia far parte dell'arco con- duttore, anche dei deferenti non perfettissimi, come un corpo d'acqua, una o più persone, e fino de' corpi riconosciuti per molto cattivi conduttori, quali sono un tavolo di legno o di marmo non molto umidi, un tappeto, una parte di pavimento, di muro ecc.: solamente i veri coibenti, cioè vetri, resine, sete, ecc. impediscono la scarica e fan quindi mancare l'effetto delle convulsioni.

14. A misura che languiscono le forze nell'animale, o membri dell'animale recisi, cioè poco dopo la preparazione, cominciano i cattivi conduttori, pietre, muri, legni, panni, ec. a trattenere o ritardare talmente il libero corso del fluido elettrico proveniente da una delle due parti dell'animale (che tende a passare dai nervi ai muscoli, o da questi a quelli), che più non succedono le contrazioni muscolari; per le quali è richiesto un più pronto e rapido passaggio, una violenta incursione (violenta, dico, in proporzione) di esso fluido elettrico.

15. Appresso l'impediscono, o trattengon di troppo, e fanno per conse- guenza che non succedano le convulsioni, anche i conduttori passabilmente buoni, come due o più persone, che si dian mano; poi anche una sola persona; poi l'acqua stessa; e infine le prove non riescono più che con archi conduttori intieramente di metallo lucido e mondo, e con armature metalliche ben adatte, e di qualche estensione, sopra il muscolo e sopra il nervo, ma massime sopra di questo.

RISULTATI GENERALI DI QUESTE SPERIENZE CONCERNENTI L'ELETTRICITÀ ANIMALE PROPRIA.

16. La rana preparata nel modo indicato (3. 4.) si comporta a certi riguardi come una boccia di Leyden.

17. La sua carica però, se vuol dirsi tale, è così debole, che non riesce sensibile ai più delicati elettrometri a boccetta, non arrivando a un decimo di grado, e forse neppure a 5. o 6. centesimi di grado del mio a pagliette sottili.

18. Supposta la quale carica, che importa, come è noto, eccesso da una parte, e corrispondente difetto dall'altra, dico, che dalla parte dei nervi, o nell'interno dei muscoli ove vanno a terminare, sta il difetto, e dalla parte più esterna del muscolo medesimo evvi l'eccesso.

19. La qual cosa, che non potea scoprirsi colla prova di nessun elettrometro il più squisito, per l'estrema debolezza di tal elettricità, son giunto a scoprirla in altra maniera. Pensai, che adoperando cariche debolissime, non sarebbe stato indifferente qual parte della boccetta applicassi al nervo, e quale al muscolo, quella ov'è l'eccesso, o quella ov'è il difetto; giacchè confrontandosi così due boccie colle parti omologhe, cioè eccesso con eccesso, e difetto con difetto, s'impediscono ambe le scariche; le quali si provocano all'incontro reciprocamente, ove s' affaccino le contrarie elettricità. Or dunque, fatta molte volte la prova, ho veduto, che se la parte della boccetta, che tocca il nervo è positiva, o in più, basta a produr le convulsioni una carica di 5. o 6. centesimi di grado del mio elettrometro a pagliette sottili; all'incontro, se tocca il muscolo e al nervo corrisponde la parte elettrica negativamente o in meno, non bastano 20. 25. 30. centesimi di grado dell'istesso elettrometro. Dunque ho conchiuso, che il nervo presenta la negativa, il muscolo la positiva elettricità.

20. Checchè ne sia della pretesa parità colla boccia di Leyden, quello che viene direttamente provato dalle mie sperienze si è, che una forza elettrica prodigiosamente picciola vale a produr l'effetto delle convulsioni, s'ella è applicata in maniera, che il fuoco elettrico si tiri dall'esteriore dei muscoli e si faccia entrare pe' nervi; e che all'incontro tirandolo da questi per portarlo all'esteriore de' primi, vi vuole a far nascere le stesse convulsioni una forza elettrica, sebben picciola ancora, quattro volte almeno maggiore di quella prima. Che però anche quando non s'impiega alcuna elettricità artificiale, ma si dà soltanto libero giuoco alla naturale dell'organo colla semplice applicazione dell'arco conduttore, se questa elettricità sua propria è, come tutto ce lo indica, debolissima, eppur eccita le convulsioni, debbe credersi che la direzione del fluido sia qui pure quella stessa, che col meno di forza produce tali effetti, cioè dal muscolo al nervo, ossia dall'esteriore all'interiore del muscolo per la via del nervo.

21. Conformemente a ciò è naturale il credere, che, se anche nell'animale vivo e intiero vengono i muscoli, segnatamente quelli diretti dalla volontà, eccitati a contrarsi, e compiono i respettivi loro moti e funzioni col ministero pel fluido elettrico, come tutto ci porta a crederlo, è dico, naturale, che esso fluido tenga allora pure la medesima strada e direzione, cioè discenda dai nervi ai muscoli: quantunque produr possa gl'istessi effetti anche scorrendo in senso contrario, quando ciò faccia con forza molto maggiore.