Volta, Alessandro Continuazione alla Memoria sull'identita del Fluido Elettrico it volta_contMem_974_it.xml 974.xml

CONTINUAZIONE ALLA MEMORIA SULL’IDENTITÀ DEL FLUIDO ELETTRICO COL COSÌ DETTO FLUIDO GALVANICO, ECC.

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt. J 70.

OSSERVAZIONI.

TITOLO : DATA:

J 70 probabilmente forma parte di una minuta anteriore alla compilazione del Testo della Memoria sull’identità (N° 35) che comprendeva anche lo Studio degli ef- fetti fisici e chimici della Pila dal punto di vista della dimostrazione dell’iden- tità e contiene lo studio di tali effetti con qualche ripetizione d’argomenti già esposti.

In uno dei fogli sparsi di J 75 (vedi N° 35) trovasi il frammento di un indice preparato dal V. per la Memoria sull’identità, un articolo del quale corrisponde agli ultimi due della Memoria sopracitata, e l’ultimo al contenuto di questo numero. Si pubblica integralmente il Mns J 70 eccettuata l’ultima pagina staccata dal Mns, che presenta caratteri e inchiostro differenti e che si connette al testo del Mns L 27 (vedi N° XXXV).

Per ordine di tempo e di argomento qui troverebbe posto la lettera all’Aldini del Gennajo 1806 (?) (Minuta in Cart. Volt. E 62) che si rimanda all’Epistolario.

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J. 70 (segnato col foglio 3 dal V.)

. . ..ad 1. sol grado, in meno di 1/10 o di 1/20 di secondo, come fa uno di tali ap- parati elettromotori composto di 60. coppie metalliche?) Codeste sì luminose sperienze, e al sommo istruttive, che il VOLTA avea eseguite fin dall’estate scorsa soltanto con batterie di pochi piedi quadrati di armatura, e che eccitò il Dr. Van MARUM direttore del Museo di Teyler à Harlem, a ripetere molto più in grande con quelle necessarie attenzioni che non mancò di suggerirgli, lo furono infatti con pieno successo e conforme all’aspettazione, verso la fine di Novembre dell’anno scorso; come riferisce il prefato Fisico Ollandese in una lunga lettera all’istesso VOLTA, inserita ne’ sopracitati Annales de Chimie. Caricava egli nel più breve tempo possibile, in 1/20 circa di secondo, con un apparato a colonne, formato di 200 paja di lastre una batteria di circa 140. piedi quadrati di armatura, e ne avea delle violente scosse che arri- vavano fino alle spalle.

Non resta più dunque alcuna difficoltà per ispiegare i fenomeni fin qui osservati, col solo impulso dato al fluido elettrico dal contatto de’ metalli diversi negli apparati elettro-motori di VOLTA, sian quelli a colonna, siano gli altri a corona di tazze, che sono costrutti sui medesimi principj; il quale incitamento e moto del fluido elettrico è dimostrato con esperienze dirette, e dimostrato pure che tale elettricità è sufficientemente valida a produrre gl’indicati fenomeni, e segnatamente le commozioni, commozioni che solo per mancanza di cognizione de’ giusti principj di elettrometria han potuto sembrare troppo forti in paragone degli altri segni elettrici. Ed ecco a che si riduce il preteso Galvanismo: nome, che dovrebbe ormai abbandonarsi, assieme all’idea di qualsiasi altro agente, che non ha mai potuto essere che immaginario.

Come la commozione è più forte, le altre cose pari, in ragione ch’è più grande il numero delle coppie metalliche, di cui è costrutto l’apparato elettro- motore, tantochè ove per l’azione di una coppia sola si convellono solamente membri di una rana, o i muscoli di altro animale, che trovinsi convenien- temente spogliati degli integumenti, o snudati i loro nervi; per l’azione di 10. 20. coppie, ec. la commozione si fa sentire a membri, e corpi intieri di animali più grossi senza alcuna preparazione di parti, alle mani e braccia di una o più persone; così anche le sensazioni, di sapore sulla lingua, e di chiarore negli occhi, riescono più vive e intense non però a proporzione, quanto si aspetterebbe: che se l’apparato composto di un maggior numero di coppie sia più attivo la sensazione di sapore sulla apice della lingua confondesi con quella di un pizzicore o dolor pungente più o men molesto. Per ciò che è del bruciore nelle altre parti sensibili del corpo, esso tarda a comparire se la pelle è asciutta e l’apparato non contiene più di 12. 15. o 20. coppie, un tal bruciore non spunta, che a capo di alcuni secondi; sensibili del corpo diviene fortissimo

Tali parole in corsivo appaiono nel ms., che è una minuta ripetutamente corretta: si ha ragione per credere che esse non vennero dal V. cancellate nella definitiva correzione della minuta in oggetto. [Nota della Comm.]

: applicando per esempio a qualsisia parte del volto una delle estremità della pila (chiameremo così con i Francesi per brevità l’apparato a colonna), singolarmente l’estremità, che manifesta l’elettricità negativa, od un conduttore metallico procedente da cotal estremità, mentre con una mano umida si mantiene la conveniente comunicazione coll’estremità op- posta, spunta a capo di alcuni secondi un più o men vivo bruciore sulla parte del volto toccata, secondo che questa è la palpebra, il naso, la fronte, la guancia, o il mento; e nell’istesso tempo appare negl’occhi un chiaro ful- gore, o come un cerchio luminoso tanto più vivo, quanto la parte del volto toccata è più vicina all’occhio e molto più ancora se sia il bulbo medesimo. Questo fulgore è passaggiero; all’incontro il bruciore continua, e si fa anzi più intenso e penetrante, persistendo nel contatto; che se la pila sia di 40. o più coppie, e ben in ordine, il bruciore simile a morsicatura si fa sentire all’istante e alla prima è già così rabbioso, che la durata ne diviene intol- lerabile. Compajono anche, continuando, o ripetendo l’esperienza delle mac- chie rosse più o men larghe sulla pelle così irritata, e fino de’ bottoncini tantochè si ha l’effetto di un rubefaciente.

È assai curioso che il bruciore cagionato dall’estremità dell’apparato che manifesta l’elettricità negativa, ossia che tira a sè il fluido elettrico, sia molto più forte e cocente di quello che cagiona l’estremità dotata dell’elet- tricità positiva, e che caccia avanti esso fluido; laddove per le sensazioni di sapore è tutt’al contrario, riuscendo assai più vivo e intenso il sapor acido dell’elett.à positiva che l’alcalino della negativa. La differenza nel bruciore e dolor piccante è più del doppio, e del triplo: pure la tensione all’elettro- metro è di egual forza, ed eguale la rapidità della corrente che sorte da un capo dell’apparato ed entra dall’altro. Tali fenomeni tengono all’economia animale, e non è facile a spiegarli.

Non è quì il luogo, e a noi non spetta di ricercare, se, come, e quanto l’applicazione di questa incessante elettricità possa divenir utile alla Medi- cina. Diremo soltanto che il mezzo, che questo nuovo apparato ci offre di amministrare col maggior comodo che desiderare si possa un’elettricità blanda, ma però anche attiva, e continua, la quale si sostiene quanto tempo si vuole, per ore, per giorni, senza bisogno nè di operatore, nè di assistente; la quale stimola le parti esterne ed interne, che si vogliono stimolare, diri- gendosi a volontà, colla conveniente applicazione de’ conduttori, la corrente di fluido elettrico, e stimolandole eccita la loro sensibilità od eccitabilità, le scuote, ed altera insignemente, sembra promettere (migliori successi, che coll’elettricità delle faticose macchine ordinarie: quali successi attendiamo dal tempo, e dalle sperienze ben dirette che s’intraprenderanno da’ periti nell’arte. Diremo ancora che alcune di tali sperienze si sono effettivamente intraprese, e che si vantano già in varie parti dell’Europa e più di tutto in Germania delle cure mirabili fatte coll’apparato elettro-motore di VOLTA, singolarmente sopra a dei sordi.

Lasciando noi ai Medici assistiti dai lumi della Fisica di verificare e promovere questi utili tentativi e ricerche, parleremo di un altro stupendo effetto, che producono gli apparati Voltiani, e che appartiene alla sola Fi- sica, e se si vuole anche alla Chimica: questo è la fusione, che si opera de’ fili e fogliette metalliche accompagnata dallo sprazzo di crepitaranti faville, singolarmente la fusione, e combustione del ferro, in forza della corrente elettrica mossa da cotesti apparati. Per tali sperienze riesce meglio l’appa- rato a colonna, ossia la pila, che quello a corona di tazze; e giova assai che i piatti metallici, e i dischi umidi interposti sian grandi molto, cioè di 5. 6. 8. pollici di diametro, e questi ben intrisi di qualche buona soluzione salina: ottima è quella di muriato d’ammoniaca, volgarmente sal ammoniaco. Al- lora 6. od 8. 10. coppie metalliche bastano già per far abbruciare la punta di un filo di ferro sottilissimo, e fargli lanciare delle scintille sprizzanti; il qual filo di ferro faccia o da solo o con altri metalli l’arco conduttore dal piede alla testa della pila. Crescendo il numero de’ piatti metallici e de’ dischi umidi grandi, il fil di ferro si fonde e abbrucia per qualche tratto di lun- ghezza, e sempre più a norma del numero di quelli, e si fondono anche delle fogliette d’oro, d’argento, ec. In questa guisa è riuscito al dr. Van MARUM con una pila di 200. paja di cotai grandi piatti, e dischi umidi parimenti grandi, di fondere in globetti 23. pollici di filo di ferro, e di arroventarne tutt’al lungo uno di 33. poll. (veggasi la di lui lettera al VOLTA sopracitata).

È ben sorprendente, che i grandi piatti coi grandi dischi umidi, tanto potenti per fondere i fili e fogliette metalliche, non valgano, per ciò che è della commozione, e dei segni all’elettrometro, più dei piccioli piattelli. Ses- santa paja es. gr. di quelli, aventi 6. od 8. pollici di diametro e 60. di questi larghi solamente un pollice, o meno, movono egualmente di un grado circa l’elettrometro a pagliette di VOLTA, e danno una scossa pur eguale, che è forte sì ma tolerabile. Or come va, che coi primi, cioè coi grandi si giunge a fondere un lungo tratto di filo di ferro, e a fargli scagliare tutt’intorno vi- vissime scintille crepitanti; e coi secondi piccioli non si ha nulla di simile: o appena la punta acutissima del filo di ferro si fonde e lancia qualche scin- tilluzza? senza crepito sensibile? D’altra parte come può farsi, che quella scarica, ossia corrente elettrica de’ larghi piatti cotanto rapida e copiosa da fondere un lungo tratto di filo di ferro, venendo ad attraversare le braccia di un uomo non lo atterri, e non lo scuota, che tolerabilmente?

A questa difficoltà va incontro il nostro VOLTA, e le risolve pur felice- mente, col mostrare, che la grandezza delle lamine metalliche, come la loro forma, nulla influisce alla tensione elettrica; che questa tensione è in ragione semplicemente del numero delle coppie metalliche poste in serie, ciascuna delle quali, sia grande, sia picciola, dà un impulso eguale al fluido elettrico; che questa tensione è sempre in ragione di 1/60 circa di grado per coppia se esse sono di rame e zinco, come appunto fan vedere le prove coll’elettro metro; che per conseguenza tutto il vantaggio delle pile a grandi piatti viene dalla larghezza de’ dischi umidi interposti ad ogni coppia di quelli; non già che questi strati umidi agiscano notabilmente accrescendo l’impulso al fluido elettrico (la loro azione se non è nulla è così picciola da potersi trascurare); ma perchè lasciano passare, in grazia della loro larghezza, più liberamente la corrente elettrica incitata e mossa dal mutuo contatto de’ metalli diversi; giacchè convien persuadersinotare, che l’acqua è un imperfettissimo conduttore, e molto pure imperfette le soluzioni saline, sebbene assai più permeabili al fluido elettrico, che l’acqua semplice, come queste, e molte altre sperienze lo dimostrano; e considerare quanto ad aprirgli una più facile ed ampia via, ossia a ritardar meno la sua corrente, può giovare, e giova infatti la larghezza di cotali strati umidi.

Non è dunque propriamente la larghezza delle lastre metalliche; ma sibbene quella de’ strati umidi con cui si combaciano, che fa, ossia permette, che la corrente elettrica sia tanto rapida, anche per un numero non molto grande di codeste combinazioni, da fondere de’ fili e fogliette metalliche, ed abbruciare il ferro. In prova di che, se si ritengano le medesime grandi lastre, ma si facciano comunicare le coppie l’una all’altra, soltanto con piccioli bollettini di cartone o di panno inzuppati nell’istesso liquore salino, non si ottengono più quelle fusioni, e combustione del ferro. Gli è così, che i con- duttori umidi applicati per piccola estensione di superficie a’ conduttori metallici, come di 1. pollice quadrato, o poco più, o ristretti comunque nel loro prolungamento, ritardano di molto la corrente elettrica: non tolgono però con questo nè diminuiscono i segni all’elettrometro, nè la carica delle boccie, e del Condensatore, arrivando tali segni, e tali cariche al medesimo punto, con qualche maggior dispendio di tempo solamente, il quale però è così breve ancora, che non può notarsi. Per poterlo notare vi vuole che i bollettini oltre esser piccioli, siano quasi asciutti: allora vi va uno o più mi- nuti secondi per caricare all’istessa tensione della pila il Condensatore, una boccia di Leyden, e più una batteria: allora non è più possibile di avere nep- pure la scossa da essa pila, e solo può ottenersi dalla batteria caricata con essa.

Riguardo al non prodursi della pila a larghe lastre quella terribile scossa, che pare ci dovremmo aspettare, vedendo fondersi dalla corrente elettrica di essa pila il ferro, ec. ci fa riflettere il VOLTA, che il corpo medesimo della persona ch’entra allora nel circolo, è un conduttore molto imperfetto; che le braccia entro cui dee passare quella corrente, per la loro lunghezza, e non sufficiente larghezza, rallentano non poco tal corrente continua, cosicchè allora non è più la medesima corrente, non è più quella cotanto rapida e valevole a fondere i fili e fogliette metalliche. Volete, che anche questo si provi dal vostro Autore con esperienze dirette? Eccole: abbiasi una pila a larghe lastre, e larghi dischi ben intrisi di liquor salino in numero di 30. o 40. la quale pila accenda e fonda a meraviglia il capo di un fil di ferro acco- standolo al contatto di un’estremità di essa pila; mentre l’altro capo tiensi in perfetta comunicazione immediata coll’altra estremità. Subentri adesso una persona, la quale comunichi nel miglior modo con una estremità della pila, e porti la punta dell’istesso filo di ferro bene stretto in una mano umida a contatto dell’altra estremità; la persona avrà una scossa ma moderata, e il filo non darà alcun segno di fusione: e perchè ciò, se non perchè la corrente elettrica è resa molto men rapida dall’interposizione nel circolo conduttore della persona? Or questa corrente men rapida, come non è più da tanto di fondere o far scintillare la punta di un sottil filo di ferro; così neppure può dare una scossa troppo violenta alle braccia della persona che attraversa.

Rimane ancora a parlare di altri fenomeni, che ci presenta l’apparato elettro-motore, i quali fenomeni, in gran parte nuovi, interessano singolar- mente la Chimica; e che si è preteso, benchè a torto, non poter essere prodotti dall’elettricità delle macchine ordinarie: onde si è voluto inferire anche da questo essere l’agente galvanico altra cosa che la semplice elettricità. I prin- cipali di questi fenomeni, e i più sorprendenti sono, lo sviluppo dall’acqua, in cui pescano due fili metallici, e fanno parte del circolo, ossia arco scari- catore, lo sviluppo, dico, di una lunga serie continuata di bolle di gas idro- geno, attorno al filo, in cui, secondo la direzione della corrente, entra il fluido elettrico, e di altre bolle non così copiose di gas ossigeno attorno al filo, da cui sorte esso fluido, qualora questo filo non sia ossidabile, cioè d’oro, o di platina; giacchè se sia d’argento, o di altro metallo ossidabile, l’ossigeno in luogo di prendere la forma di gas si combina con esso metallo, e vien for- mando visibilmente dell’ossido in quantità.

Questi fenomeni, che dietro la descrizione inviata dal VOLTA alla Società Reale di Londra del suo apparato, elettro-motore, e delle principali sue spe- rienze con esso, in Marzo del 1800, scoprirono alcuni mesi dopo i Fisici In- glesi NICHOLSON, e CARLSLILE,

Trattasi di CARLISLE. [Nota della Comm.].

non provano nulla a ben considerare le cose contro l’identità del fluido elettrico e galvanico; invece possono formare qualche obbjezione alla teoria della composizione dell’acqua, e farne dubi- tare; certo almeno danno dell’imbarazzo a chi la sostiene, per ispiegare come trovandosi anche in vasi distinti i due fili metallici, si svolga solo gas idro- geno nell’uno, e nell’altro solamente dell’ossigeno. Cosa dunque diventa o dove va l’ossigeno di quella prima acqua, e l’idrogeno di questa seconda, se l’acqua è composta dell’uno e dell’altro? CRUIKSHANK, FOURCROI, e VOLTA medesimo congetturano, che mentre una delle basi dell’acqua si svolge a’ limiti di un filo metallico, e resta nel rispettivo suo vaso, l’altra base possa venir assunta dal fluido elettrico, e con esso lui trasportata invisibilmente nell’altro vaso, comunque lontano e comunicante per mezzo di qualsisia conduttore, per essere quivi deposta in contatto dell’altro filo, in cui truovi angusto passaggio. Ma che è cosa ben dura a digerirsi, che una base solida e ponderabile, quali sono tanto l’idrogeno, quanto l’ossigeno, possa (aju- tata come si voglia dal fluido elettrico) tragittare per corpi solidi, nel caso che questi facciano l’unica comunicazione da un vaso all’altro, come accade in certe esperienze fatte a questo intendimento: e certo la Fisica e la Chi- mica non offrono alcun esempio simile, onde nè la Fisica, nè la Chimica potrà facilmente accomodarsi di una tale spiegazione.

BERTHOLLET, ed altri propongono un’altra spiegazione, ed è, che l’acqua possa soffrire molta diminuzione, sia dell’uno, sia dell’altro de’ suoi compo- nenti, idrogeno, ed ossigeno, senza perdere la natura di acqua. Ma oltre che havvi qualche difficoltà per ammettere cotal mutata proporzione de’ prin- cipj costituenti l’acqua, salva la sua natura quando pur succedesse una tal sottrazione dell’uno o dell’altro di essi principj, dovrebbe certo avere i suoi limiti, e de’ limiti ristretti anzichenò. Eppure lo svolgimento di solo gas idro- geno da poi acqua in uno dei vasi, e di solo ossigeno nell’altro, in cui pescano i rispettivi fili metallici, continua de’ giorni; e non si è ancora trovato che finalmente cessi, come in tal ipotesi dovrebbe pur accadere.

Del resto, che simile svolgimento di gas dalla punta di fili metallici sot- tili possa ottenersi anche colla corrente elettrica eccitata, e mantenuta dal giuoco di una macchina elettrica ordinaria (il che si negava) è stato dimo- strato da nuove sperienze fatte ultimamente in Inghilterra, onde cade del tutto l’obbiezione poco sopra accennata contro l’identità del fluido elettrico e galvanico, e manca affatto l’appoggio, che se ne volle trarre, all’opinione, che ad un altro agente diverso dall’elettrico, al più associato a questo, sian dovuti i descritti effetti chimici, che produce l’apparato Voltiano. Che se questo la produce più in grande, e più facilmente, sviluppa cioè maggior quantità di gas idrogeno, e d’ossigeno, e non solamente dalle sottilissime punte metalliche, come fa la Macchina elettrica ordinaria, ma da una con- siderabile superficie di fili metallici non sottilissimi; ciò succede perchè la corrente continua di fluido elettrico eccitata e mantenuta da tal apparato, è molto più copiosa che quella proveniente da una macchina elettrica anche delle più generose; come si è mostrato più sopra colle prove del molto maggior tempo richiesto da queste macchine che non da quell’apparato per cari- care a un dato grado eguale le batterie, ec.

Quella opinione erronea di un agente diverso dall’elettrico appoggiavasi molto anche all’osservazione, che gli effetti della pila, singolarmente le com- mozioni, riuscivano molto più forti, ove i dischi umidi, invece di essere in- trisi di acqua semplice, lo fossero di qualche soluzione salina, come l’istesso VOLTA l’avea fatto osservare. Pretendevano i sostenitori del fluido galvanico diverso dall’elettrico, che l’azione movente un tal fluido si esercitasse nel combaciamento dell’acqua o del liquor salino coll’uno e coll’altro metallo, anzichè nel mutuo contatto di questi metalli diversi; che quelli tra i liquidi fossero i migliori, che erano più ossidanti, e l’uno dei due metalli tanto mi- gliore esso pure, quanto più ossidabile, onde l’eccellenza dello zinco; in- somma che il processo d’ossidazione fosse la causa producente, o movente il fluido da essi chiamato galvanico.

Ma VOLTA avea già da lungo tempo, e con esperienze dirette dimostrato, che il mutuo contatto di due metalli diversi, assai più che quello di un li- quido con un metallo, eccita e mette in moto il fluido in questione; e che questo fluido è il vero e genuino fluido elettrico; avea ciò dimostrato in molte guise, fin co’ segni dell’elettrometro, come abbiam già fatto osservare. In seguito col moltiplicare le coppie metalliche interpolandole di conduttori umidi (nel che consiste il nuovo maraviglioso apparato). Il medesimo ha ve- duto crescere in proporzione i segni elettrici fino ad ottenere e commozioni, e scintilla: ha scoperto sibbene, che le commozioni sono molto più forti ove gli strati umidi interposti alle coppie metalliche in luogo di essere di acqua pura, siano liquidi salini, e che alcuni tra questi riescono assai meglio di altri; ma non ha trovato che abbia luogo il preteso rapporto tra l’ossida- zione e gli effetti della pila, neppure riguardo alla commozione: la potassa liquida (per recare alcun esempio) riesce meglio, non che dell’acqua semplice, di alcuni altri liquidi più atti ad ossidare sia lo zinco, sia lo stagno; e una pila, le di cui coppie metalliche sieno di argento e piombo, agisce assai bene ove i dischi interposti a tali coppie sieno intrisi di acido sulfurico che non ossida sensibilmente nè l’uno nè l’altro di questi metalli. Ha trovato infine, che, l’impulso dato al fluido elettrico è presso a poco dell’istessa forza, e che ne risulta la stessa tensione, sieno i dischi imbevuti di una soluzione salina, o di acqua semplice, . . . . ciò verificato col giudizio infallibile dell’elet- trometro.

Quanto alla commozione, se questa è molto più debole, ove gli strati umidi siano di acqua semplice, che di acqua salata, ciò proviene unicamente da che tutti i liquidi sono conduttori molto imperfetti come già notammo, e l’acqua semplice un conduttore imperfettissimo, molto peggiore dei liquori salini. Con questi dunque intanto solo si ottiene una più forte commozione, in quanto traducono meglio, ossia ritardano meno la corrente elettrica. Del resto l’ossidazione non è altrimenti causa, ma piuttosto effetto dell’elettri- cità, che nelle sperienze della pila ha sicuramente luogo, e produce tutti gli altri fenomeni: o a dir più giusto, essa ossidazione è in parte indipendente da quell’elettricità, in quanto cioè si opera per azione propria di que' tali liquidi sopra que’ tali metalli; e in parte dipendente, in quanto è da codesta elettricità medesima validamente promossa ed accelerata, come ci si fa vedere.

I sopra mentovati fenomeni dello sviluppo di gas idrogeno attorno ad uno de' due fili metallici pescanti nell’acqua e formanti parte dell’arco con- duttore, a quello cioè in cui entra il fluido elettrico, e dell’ossidazione del- l'altro da cui sorte, qualor ne sia suscettibile, (che se non lo è, s’egli è od oro, o platina, svolgesi quì pure l’ossigeno in forma di gas, come si è fatto osservare), non sono già i soli effetti chimici, che si osservano. Vi è dippiù la produzione di un acido, che sembra essere il nitrico dalla parte del filo ossidante che corrisponde all’elettricità positiva e di un alcali, che è l’ammo- nisco dalla parte del filo idrogenante corrispondente all'elettr.à neg. il che si spiega facilmente per l’azoto, che trovasi nell’acqua, e che là combinandosi coll’ossigeno può formare appunto l’acido nitrico, e quì combinandosi col- l’idrogeno l’ammoniaca. Vi è la revivificazione degli ossidi, o sali metallici dalla parte del filo idrogenante; la decomposizione del muriato di soda, e di altri sali, dell’acido sulfurico, ec. Insomma ci si apre un vasto campo di ricerche chimiche, e di nuovi fatti, che potranno recare molto lume alla scienza, e portarci ad ulteriori scoperte.

La natura di quest’opera, e i limiti che ci siamo prescritti non ci per- mettono di estendere maggiormente quest’articolo, già troppo lungo, del Galvanismo con entrare in più particolari dettagli. Lo termineremo dunque col ripetere, che un tal nome improprio per il senso equivoco che presenta, per le false, e strane idee, che vi si sono attaccate, vuol essere assolutamente riformato, e il soggetto rimesso agli articoli dell’Elettricità, cui semplice- mente appartiene.