CONTINUAZIONE
ALLA
MEMORIA SULL’IDENTITÀ DEL FLUIDO ELETTRICO
COL COSÌ DETTO FLUIDO GALVANICO, ECC.
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J. 70 (
. . ..ad 1. sol grado, in meno di 1/10 o di 1/20 di secondo, come fa uno di tali ap-
parati elettromotori composto di 60. coppie metalliche?) Codeste sì luminose
sperienze, e al sommo istruttive, che il VOLTA avea eseguite fin dall’estate
scorsa soltanto con batterie di pochi piedi quadrati di armatura, e che eccitò
il Dr. Van MARUM direttore del Museo di Teyler à Harlem, a ripetere molto
più in grande con quelle necessarie attenzioni che non mancò di suggerirgli,
lo furono infatti con pieno successo e conforme all’aspettazione, verso la
fine di Novembre dell’anno scorso; come riferisce il prefato Fisico Ollandese
in una lunga lettera all’istesso VOLTA, inserita ne’ sopracitati
ChimieCaricava egli nel più breve tempo possibile, in 1/20 circa di secondo,
con un apparato a colonne, formato di 200 paja di lastre una batteria di circa
140. piedi quadrati di armatura, e ne avea delle violente scosse che arri-
vavano fino alle spalle.
Non resta più dunque alcuna difficoltà per ispiegare i fenomeni fin qui
osservati, col solo impulso dato al fluido elettrico dal contatto de’ metalli
diversi negli apparati elettro-motori di VOLTA, sian quelli a colonna, siano
gli altri a corona di tazze, che sono costrutti sui medesimi principj; il quale
incitamento e moto del fluido elettrico è dimostrato con esperienze dirette,
e dimostrato pure che tale elettricità è sufficientemente valida a produrre
gl’indicati fenomeni, e segnatamente le commozioni, commozioni che solo
per mancanza di cognizione de’ giusti principj di elettrometria han potuto
sembrare troppo forti in paragone degli altri segni elettrici. Ed ecco a che
si riduce il preteso
assieme all’idea di qualsiasi altro agente, che non ha mai potuto essere che
immaginario.
Come la commozione è più forte, le altre cose pari, in ragione ch’è più
grande il numero delle coppie metalliche, di cui è costrutto l’apparato elettro-
motore, tantochè ove per l’azione di una coppia sola si convellono solamente
membri di una rana, o i muscoli di altro animale, che trovinsi convenien-
temente spogliati degli integumenti, o snudati i loro nervi; per l’azione di
10. 20. coppie, ec. la commozione si fa sentire a membri, e corpi intieri di
di una o più persone; così anche le sensazioni, di sapore sulla lingua, e di
chiarore negli occhi, riescono più vive e intense non però a proporzione, quanto
si aspetterebbe: che se l’apparato composto di un maggior numero di coppie
sia più attivo la sensazione di sapore sulla apice della lingua confondesi con
quella di un pizzicore o dolor pungente più o men molesto. Per ciò che è
del bruciore nelle altre parti sensibili del corpo, esso tarda a comparire se
la pelle è asciutta e l’apparato non contiene più di 12. 15. o 20. coppie, un tal
bruciore non spunta, che a capo di alcuni secondi;
fortissimo
ragione per credere che esse non vennero dal V. cancellate nella definitiva correzione della minuta
in oggetto.
estremità della pila (chiameremo così con i Francesi per brevità l’apparato
a colonna), singolarmente l’estremità, che manifesta l’elettricità negativa,
od un conduttore metallico procedente da cotal estremità, mentre con una
mano umida si mantiene la conveniente comunicazione coll’estremità op-
posta, spunta a capo di alcuni secondi un più o men vivo bruciore sulla
parte del volto toccata, secondo che questa è la palpebra, il naso, la fronte,
la guancia, o il mento; e nell’istesso tempo appare negl’occhi un chiaro ful-
gore, o come un cerchio luminoso tanto più vivo, quanto la parte del volto
toccata è più vicina all’occhio e molto più ancora se sia il bulbo medesimo.
Questo fulgore è passaggiero; all’incontro il bruciore continua, e si fa anzi
più intenso e penetrante, persistendo nel contatto; che se la pila sia di 40.
o più coppie, e ben in ordine, il bruciore simile a morsicatura si fa sentire
all’istante e alla prima è già così rabbioso, che la durata ne diviene intol-
lerabile. Compajono anche, continuando, o ripetendo l’esperienza delle mac-
chie rosse più o men larghe sulla pelle così irritata, e fino de’ bottoncini
tantochè si ha l’effetto di un rubefaciente.
È assai curioso che il bruciore cagionato dall’estremità dell’apparato
che manifesta l’
molto più forte e cocente di quello che cagiona l’estremità dotata dell’
tricità positiva
sapore è tutt’al contrario, riuscendo assai più vivo e intenso il sapor acido
dell’elett.La differenza nel bruciore
e dolor piccante è più del doppio, e del triplo: pure la
metro è di egual forza, ed eguale la rapidità della corrente che sorte da un
capo dell’apparato ed entra dall’altro. Tali fenomeni tengono all’economia
animale, e non è facile a spiegarli.
Non è quì il luogo, e a noi non spetta di ricercare, se, come, e quanto
cina. Diremo soltanto che il mezzo, che questo nuovo apparato ci offre di
amministrare col maggior comodo che desiderare si possa un’elettricità
blanda, ma però anche attiva, e continua, la quale si sostiene quanto tempo
si vuole, per ore, per giorni, senza bisogno nè di operatore, nè di assistente;
la quale stimola le parti esterne ed interne, che si vogliono stimolare, diri-
gendosi a volontà, colla conveniente applicazione de’ conduttori, la corrente
di fluido elettrico, e stimolandole eccita la loro sensibilità od eccitabilità, le
scuote, ed altera insignemente, sembra promettere (migliori successi, che
coll’elettricità delle faticose macchine ordinarie: quali successi attendiamo
dal tempo, e dalle sperienze ben dirette che s’intraprenderanno da’ periti
nell’arte. Diremo ancora che alcune di tali sperienze si sono effettivamente
intraprese, e che si vantano già in varie parti dell’Europa e più di tutto in
Germania delle cure mirabili fatte coll’apparato elettro-motore di VOLTA,
singolarmente sopra a dei sordi.
Lasciando noi ai Medici assistiti dai lumi della Fisica di verificare e
promovere questi utili tentativi e ricerche, parleremo di un altro stupendo
effetto, che producono gli apparati Voltiani, e che appartiene alla sola Fi-
sica, e se si vuole anche alla Chimica: questo è la fusione, che si opera de’
fili e fogliette metalliche accompagnata dallo sprazzo di crepitaranti faville,
singolarmente la fusione, e combustione del ferro, in forza della corrente
elettrica mossa da cotesti apparati. Per tali sperienze riesce meglio l’appa-
rato a colonna, ossia la pila, che quello a corona di tazze; e giova assai che
i piatti metallici, e i dischi umidi interposti sian grandi molto, cioè di 5. 6. 8.
pollici di diametro, e questi ben intrisi di qualche buona soluzione salina:
ottima è quella di muriato d’ammoniaca, volgarmente sal ammoniaco. Al-
lora 6. od 8. 10. coppie metalliche bastano già per far abbruciare la punta
di un filo di ferro sottilissimo, e fargli lanciare delle scintille sprizzanti; il
qual filo di ferro faccia o da solo o con altri metalli l’arco conduttore dal piede
alla testa della pila. Crescendo il numero de’ piatti metallici e de’ dischi
umidi grandi, il fil di ferro si fonde e abbrucia per qualche tratto di lun-
ghezza, e sempre più a norma del numero di quelli, e si fondono anche delle
fogliette d’oro, d’argento, ec. In questa guisa è riuscito al dr. Van MARUM
con una pila di 200. paja di cotai grandi piatti, e dischi umidi parimenti
grandi, di fondere in globetti 23. pollici di filo di ferro, e di arroventarne
tutt’al lungo uno di 33. poll. (veggasi la di lui lettera al VOLTA sopracitata).
È ben sorprendente, che i grandi piatti coi grandi dischi umidi, tanto
potenti per fondere i fili e fogliette metalliche, non valgano, per ciò che è
della commozione, e dei segni all’elettrometro, più dei piccioli piattelli. Ses-
santa paja es. gr. di quelli, aventi 6. od 8. pollici di diametro e 60. di questi
larghi solamente un pollice, o meno, movono egualmente di un grado circa
forte sì ma tolerabile. Or come va, che coi primi, cioè coi grandi si giunge
a fondere un lungo tratto di filo di ferro, e a fargli scagliare tutt’intorno vi-
vissime scintille crepitanti; e coi secondi piccioli non si ha nulla di simile:
o appena la punta acutissima del filo di ferro si fonde e lancia qualche scin-
tilluzza? senza crepito sensibile? D’altra parte come può farsi, che quella
scarica, ossia corrente elettrica de’ larghi piatti cotanto rapida e copiosa
da fondere un lungo tratto di filo di ferro, venendo ad attraversare le braccia
di un uomo non lo atterri, e non lo scuota, che tolerabilmente?
A questa difficoltà va incontro il nostro VOLTA, e le risolve pur felice-
mente, col mostrare, che la grandezza delle lamine metalliche, come la loro
forma, nulla influisce alla
semplicemente del numero delle coppie metalliche poste in serie, ciascuna
delle quali, sia grande, sia picciola, dà un impulso eguale al fluido elettrico;
che questa tensione è sempre in ragione di 1/60 circa di grado per coppia
se esse sono di rame e zinco, come appunto fan vedere le prove coll’elettro
metro; che per conseguenza tutto il vantaggio delle pile a grandi piatti viene
dalla larghezza de’ dischi umidi interposti ad ogni coppia di quelli; non già
che questi strati umidi agiscano notabilmente accrescendo l’impulso al fluido
elettrico (la loro azione se non è nulla è così picciola da potersi trascurare);
ma perchè lasciano passare, in grazia della loro larghezza, più liberamente
la corrente elettrica incitata e mossa dal mutuo contatto de’ metalli diversi;
giacchè convien
e molto pure imperfette le soluzioni saline, sebbene assai più permeabili al
fluido elettrico, che l’acqua semplice, come queste, e molte altre sperienze
lo dimostrano; e considerare quanto ad aprirgli una più facile ed ampia
via, ossia a ritardar meno la sua corrente, può giovare, e giova infatti la
larghezza di cotali strati umidi.
Non è dunque propriamente la larghezza delle lastre metalliche; ma
sibbene quella de’ strati umidi con cui si combaciano, che fa, ossia permette,
che la corrente elettrica sia tanto rapida, anche per un numero non molto
grande di codeste combinazioni, da fondere de’ fili e fogliette metalliche,
ed abbruciare il ferro. In prova di che, se si ritengano le medesime grandi
lastre, ma si facciano comunicare le coppie l’una all’altra, soltanto con piccioli
bollettini di cartone o di panno inzuppati nell’istesso liquore salino, non si
ottengono più quelle fusioni, e combustione del ferro. Gli è così, che i con-
duttori umidi applicati per piccola estensione di superficie a’ conduttori
metallici, come di 1. pollice quadrato, o poco più, o ristretti comunque nel
loro prolungamento, ritardano di molto la corrente elettrica: non tolgono
però con questo nè diminuiscono i segni all’elettrometro, nè la carica delle
punto, con qualche maggior dispendio di tempo solamente, il quale però
è così breve ancora, che non può notarsi. Per poterlo notare vi vuole che i
bollettini oltre esser piccioli, siano quasi asciutti: allora vi va uno o più mi-
nuti secondi per caricare all’istessa
boccia di Leyden, e più una batteria: allora non è più possibile di avere nep-
pure la scossa da essa pila, e solo può ottenersi dalla batteria caricata con essa.
Riguardo al non prodursi della pila a larghe lastre quella terribile scossa,
che pare ci dovremmo aspettare, vedendo fondersi dalla corrente elettrica
di essa pila il ferro, ec. ci fa riflettere il VOLTA, che il corpo medesimo della
persona ch’entra allora nel circolo, è un conduttore molto imperfetto; che
le braccia entro cui dee passare quella corrente, per la loro lunghezza, e non
sufficiente larghezza, rallentano non poco tal corrente continua, cosicchè
allora non è più la medesima corrente, non è più quella cotanto rapida e
valevole a fondere i fili e fogliette metalliche. Volete, che anche questo si
provi dal vostro Autore con esperienze dirette? Eccole: abbiasi una pila a
larghe lastre, e larghi dischi ben intrisi di liquor salino in numero di 30. o
40. la quale pila accenda e fonda a meraviglia il capo di un fil di ferro acco-
standolo al contatto di un’estremità di essa pila; mentre l’altro capo tiensi
in perfetta comunicazione immediata coll’altra estremità. Subentri adesso
una persona, la quale comunichi nel miglior modo con una estremità della
pila, e porti la punta dell’istesso filo di ferro bene stretto in una mano umida
a contatto dell’altra estremità; la persona avrà una scossa ma moderata, e
il filo non darà alcun segno di fusione: e perchè ciò, se non perchè la corrente
elettrica è resa molto men rapida dall’interposizione nel circolo conduttore
della persona? Or questa corrente men rapida, come non è più da tanto di
fondere o far scintillare la punta di un sottil filo di ferro; così neppure può
dare una scossa troppo violenta alle braccia della persona che attraversa.
Rimane ancora a parlare di altri fenomeni, che ci presenta l’apparato
elettro-motore, i quali fenomeni, in gran parte nuovi, interessano singolar-
mente la Chimica; e che si è preteso, benchè a torto, non poter essere prodotti
dall’elettricità delle macchine ordinarie: onde si è voluto inferire anche da
questo essere l’agente galvanico altra cosa che la semplice elettricità. I prin-
cipali di questi fenomeni, e i più sorprendenti sono, lo sviluppo dall’acqua,
in cui pescano due fili metallici, e fanno parte del circolo, ossia arco scari-
catore, lo sviluppo, dico, di una lunga serie continuata di bolle di
geno
elettrico, e di altre bolle non così copiose di gas ossigeno attorno al filo, da
cui sorte esso fluido, qualora questo filo non sia ossidabile, cioè d’oro, o di
platina; giacchè se sia d’argento, o di altro metallo ossidabile, l’ossigeno
in luogo di prendere la forma di gas si combina con esso metallo, e vien for-
mando visibilmente dell’ossido in quantità.
Questi fenomeni, che dietro la descrizione inviata dal VOLTA alla Società
Reale di Londra del suo apparato, elettro-motore, e delle principali sue spe-
rienze con esso, in Marzo del 1800, scoprirono alcuni mesi dopo i Fisici In-
glesi NICHOLSON, e CARLSLILE,
contro l’identità del fluido elettrico e galvanico; invece possono formare
qualche obbjezione alla teoria della composizione dell’acqua, e farne dubi-
tare; certo almeno danno dell’imbarazzo a chi la sostiene, per ispiegare come
trovandosi anche in vasi distinti i due fili metallici, si svolga solo gas idro-
geno nell’uno, e nell’altro solamente dell’ossigeno. Cosa dunque diventa o
dove va l’ossigeno di quella prima acqua, e l’idrogeno di questa seconda,
se l’acqua è composta dell’uno e dell’altro? CRUIKSHANK, FOURCROI, e VOLTA
medesimo congetturano, che mentre una delle basi dell’acqua si svolge a’
limiti di un filo metallico, e resta nel rispettivo suo vaso, l’altra base possa
venir assunta dal fluido elettrico, e con esso lui trasportata invisibilmente
nell’altro vaso, comunque lontano e comunicante per mezzo di qualsisia
conduttore, per essere quivi deposta in contatto dell’altro filo, in cui truovi
angusto passaggio. Ma che è cosa ben dura a digerirsi, che una base solida
e ponderabile, quali sono tanto l’idrogeno, quanto l’ossigeno, possa (aju-
tata come si voglia dal fluido elettrico) tragittare per corpi solidi, nel caso
che questi facciano l’unica comunicazione da un vaso all’altro, come accade
in certe esperienze fatte a questo intendimento: e certo la Fisica e la Chi-
mica non offrono alcun esempio simile, onde nè la Fisica, nè la Chimica potrà
facilmente accomodarsi di una tale spiegazione.
BERTHOLLET, ed altri propongono un’altra spiegazione, ed è, che l’acqua
possa soffrire molta diminuzione, sia dell’uno, sia dell’altro de’ suoi compo-
nenti, idrogeno, ed ossigeno, senza perdere la natura di acqua. Ma oltre che
havvi qualche difficoltà per ammettere cotal mutata proporzione de’ prin-
cipj costituenti l’acqua, salva la sua natura quando pur succedesse una tal
sottrazione dell’uno o dell’altro di essi principj, dovrebbe certo avere i suoi
limiti, e de’ limiti ristretti anzichenò. Eppure lo svolgimento di solo gas idro-
geno da poi acqua in uno dei vasi, e di solo ossigeno nell’altro, in cui pescano
i rispettivi fili metallici, continua de’ giorni; e non si è ancora trovato che
finalmente cessi, come in tal ipotesi dovrebbe pur accadere.
Del resto, che simile svolgimento di gas dalla punta di fili metallici sot-
tili possa ottenersi anche colla corrente elettrica eccitata, e mantenuta dal
giuoco di una macchina elettrica ordinaria (il che si negava) è stato dimo-
strato da nuove sperienze fatte ultimamente in Inghilterra, onde cade del
tutto l’obbiezione poco sopra accennata contro l’identità del fluido elettrico
e galvanico, e manca affatto l’appoggio, che se ne volle trarre, all’opinione,
dovuti i descritti effetti chimici, che produce l’apparato Voltiano. Che se
questo la produce più in grande, e più facilmente, sviluppa cioè maggior
quantità di gas idrogeno, e d’ossigeno, e non solamente dalle sottilissime
punte metalliche, come fa la Macchina elettrica ordinaria, ma da una con-
siderabile superficie di fili metallici non sottilissimi; ciò succede perchè la
corrente continua di fluido elettrico eccitata e mantenuta da tal apparato,
è molto più copiosa che quella proveniente da una macchina elettrica anche
delle più generose; come si è mostrato più sopra colle prove del molto maggior
tempo richiesto da queste macchine che non da quell’apparato per cari-
care a un dato grado eguale le batterie, ec.
Quella opinione erronea di un agente diverso dall’elettrico appoggiavasi
molto anche all’osservazione, che gli effetti della pila, singolarmente le com-
mozioni, riuscivano molto più forti, ove i dischi umidi, invece di essere in-
trisi di acqua semplice, lo fossero di qualche soluzione salina, come l’istesso
VOLTA l’avea fatto osservare. Pretendevano i sostenitori del fluido galvanico
diverso dall’elettrico, che l’azione movente un tal fluido si esercitasse nel
combaciamento dell’acqua o del liquor salino coll’uno e coll’altro metallo,
anzichè nel mutuo contatto di questi metalli diversi; che quelli tra i liquidi
fossero i migliori, che erano più ossidanti, e l’uno dei due metalli tanto mi-
gliore esso pure, quanto più ossidabile, onde l’eccellenza dello zinco; in-
somma che il processo d’ossidazione fosse la causa producente, o movente
il fluido da essi chiamato galvanico.
Ma VOLTA avea già da lungo tempo, e con esperienze dirette dimostrato,
che il mutuo contatto di due metalli diversi, assai più che quello di un li-
quido con un metallo, eccita e mette in moto il fluido in questione; e che
questo fluido è il vero e genuino fluido elettrico; avea ciò dimostrato in molte
guise, fin co’ segni dell’elettrometro, come abbiam già fatto osservare. In
seguito col moltiplicare le coppie metalliche interpolandole di conduttori
umidi (nel che consiste il nuovo maraviglioso apparato). Il medesimo ha ve-
duto crescere in proporzione i segni elettrici fino ad ottenere e commozioni,
e scintilla: ha scoperto sibbene, che le commozioni sono molto più forti ove
gli strati umidi interposti alle coppie metalliche in luogo di essere di acqua
pura, siano liquidi salini, e che alcuni tra questi riescono assai meglio di
altri; ma non ha trovato che abbia luogo il preteso rapporto tra l’ossida-
zione e gli effetti della pila, neppure riguardo alla commozione: la potassa
liquida (per recare alcun esempio) riesce meglio, non che dell’acqua semplice,
di alcuni altri liquidi più atti ad ossidare sia lo zinco, sia lo stagno; e una
pila, le di cui coppie metalliche sieno di argento e piombo, agisce assai bene
ove i dischi interposti a tali coppie sieno intrisi di acido sulfurico che non
ossida sensibilmente nè l’uno nè l’altro di questi metalli. Ha trovato infine,
che ne risulta la stessa
salina, o di acqua semplice, . . . . ciò verificato col giudizio infallibile dell’elet-
trometro.
Quanto alla commozione, se questa è molto più debole, ove gli strati
umidi siano di acqua semplice, che di acqua salata, ciò proviene unicamente
da che tutti i liquidi sono conduttori molto imperfetti come già notammo,
e l’acqua semplice un conduttore imperfettissimo, molto peggiore dei liquori
salini. Con questi dunque intanto solo si ottiene una più forte commozione,
in quanto traducono meglio, ossia ritardano meno la corrente elettrica. Del
resto l’ossidazione non è altrimenti causa, ma piuttosto effetto dell’elettri-
cità, che nelle sperienze della pila ha sicuramente luogo, e produce tutti
gli altri fenomeni: o a dir più giusto, essa ossidazione è in parte indipendente
da quell’elettricità, in quanto cioè si opera per azione propria di que' tali
liquidi sopra que’ tali metalli; e in parte dipendente, in quanto è da codesta
elettricità medesima validamente promossa ed accelerata, come ci si fa vedere.
I sopra mentovati fenomeni dello sviluppo di gas idrogeno attorno ad
uno de' due fili metallici pescanti nell’acqua e formanti parte dell’arco con-
duttore, a quello cioè in cui entra il fluido elettrico, e dell’ossidazione del-
l'altro da cui sorte, qualor ne sia suscettibile, (che se non lo è, s’egli è od
oro, o platina, svolgesi quì pure l’ossigeno in forma di gas, come si è fatto
osservare), non sono già i soli effetti chimici, che si osservano. Vi è dippiù
la produzione di un acido, che sembra essere il nitrico dalla parte del filo
ossidante che corrisponde all’elettricità positiva e di un alcali, che è l’ammo-
nisco dalla parte del filo idrogenante corrispondente all'elettr.
spiega facilmente per l’azoto, che trovasi nell’acqua, e che là combinandosi
coll’ossigeno può formare appunto l’acido nitrico, e quì combinandosi col-
l’idrogeno l’ammoniaca. Vi è la revivificazione degli ossidi, o sali metallici
dalla parte del filo idrogenante; la decomposizione del muriato di soda, e di
altri sali, dell’acido sulfurico, ec. Insomma ci si apre un vasto campo di
ricerche chimiche, e di nuovi fatti, che potranno recare molto lume alla
scienza, e portarci ad ulteriori scoperte.
La natura di quest’opera, e i limiti che ci siamo prescritti non ci per-
mettono di estendere maggiormente quest’articolo, già troppo lungo, del
Lo termineremo dunque
col ripetere, che un tal nome improprio per il senso equivoco che presenta,
per le false, e strane idee, che vi si sono attaccate, vuol essere assolutamente
riformato, e il soggetto rimesso agli articoli dell’Elettricità, cui semplice-
mente appartiene.