Volta, Alessandro Estratto di un Manoscritto sull'Insussistenza della genesi del Clorino e dell'Alcali nell'Acqua 1806 it volta_estInsuss_975_it_1806.xml 975.xml

ESTRATTO DI UN MANOSCRITTO

SULL’INSUSSISTENZA DELLA GENESI DEL CLORINO E DELL’ALCALI NELL’ACQUA SOTTOPOSTA ALL’AZIONE DEGLI ELETTROMOTORI.

1806.

FONTI.

STAMPATE.

Bar. Saggio pg. 102. Ant. Coll. T. II. P. II. pg. 289.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: J 85; J 86.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: da Ant. Coll. Dedica da Bar. Saggio. DATA: risulta dal testo.

J 85 è la prima Minuta della nota in cui manca l’ultima parte e contiene una facciata di scritto e disegni, che si riproducono. J 86 è la Minuta di un brano interessante sull’azione chimica dell’elettromotore, che si pubblica.

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ALESSANDRO VOLTA AL SUO ALLIEVO ED AMICO BARONIO.

È noto già da alcuni anni che due fili o lastrette d’oro, o di platina, procedenti uno dal polo positivo di un buon elettro-motore, l’altro dal polo negativo, e che comunicano fra di loro per mezzo di una massa d’acqua frap- posta, in cui pescano a dovere, formando per tal guisa un arco conduttore, che compie il circolo, svolgono ne’ punti del loro contatto con essa acqua il primo molte bolle di gas ossigeno, il secondo molte di gas idrogeno, anzi questo in maggior copia. È noto pure che se l’acqua che circonda l’un filo metallico è ivi confinata e ritenuta in qualche modo, sicchè facilmente non si mescoli coll’acqua, che involge l’altro (mantenendosi però in comunica- zione tale da dare luogo alla corrente elettrica in giro

Può questo ottenersi, o con due tubi chiusi nel fondo con tela, bambagia, carta, o simile altro turaccioletto, od anche chiusi con semplice vescica, col qual fondo peschino am- bedue nell’acqua di un sol bicchiere, mentre pieni essi pure di acqua ricevono l’uno il filo me- tallico procedente dal polo positivo, l’altro quello procedente dal polo negativo; oppure fa- cendo comunicare l’acqua di due bicchierini per mezzo di un sifone a cavalcioni, e pescare l’un filo metallico in uno di tai bicchierini, l’altro nell’altro, finalmente con un tubo solo ripiegato a forma di U, o meglio in guisa, che i due bracci verticali, che ricevono i due fili metallici fac- ciano angolo retto con un braccio orizzontale lungo alcuni pollici, nel quale tubo due turac- cioletti di bambagia occupino i due gomiti, e tengano così l’acqua dei detti due bracci verti- cali in certo modo separata, comechè comunicante con quella del braccio orizzontale. A queste tre si riducono le maniere praticate fin qui, quelle almeno, che sono a nostra cognizione,le quali, oltre che sono susciettibili, come si comprende, di varie mutazioni, e modificazioni a talento dello sperimentatore, lascian luogo ad immaginare anche altre maniere diverse

Questa Nota trovasi in Bar. Saggio e non in Ant. Coll. forse perchè creduta del Baronio. Mentre in J 85 la nota trovasi tra parentesi e più concisa. [Nota della Comm.].

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), compare presto o tardi in quell’acqua da cui si è svolto, e continua a svolgersi il gas ossi- geno; un pochetto di acido, ed un pocolino di alcali si manifesta nell’altra acqua, da cui fassi lo svolgimento del gas idrogeno.

Finalmente è noto, che se il metallo procedente dal polo positivo non è oro, o platina, ma ancora argento, rame, ferro, ed altro dei metalli non no- bili, poco o nulla si svolge dall’acqua, in cui egli pesca, di gas ossigeno, ma che esso metallo invece si ossida a vista d’occhio, o forma anche un sale me- tallico; e che di acido libero non ne compare punto: intantochè l’altro filo procedente dal polo negativo non lascia, qualunque ne sia il metallo, di far scaturire al solito dall’acqua, che lo involge, le bolle in copia di gas idrogeno, e di rendere essa acqua un poco alcalina.

Ritornando alle sperienze co’ fili d’oro, o di platina, nelle quali si otten- gono i due gas separatamente ne’ respettivi tubi, niuno ha saputo spiegare ancora come dall’acqua, entro cui il filo metallico procedente dal polo posi- tivo fa passare la corrente elettrica, si svolga gas ossigeno, e solo gas ossi- geno; e dall’acqua confinata nell’altro tubo, e che tramanda la stessa cor- rente all’altro filo stendentesi al polo negativo, si svolga gas idrogeno, e solo gas idrogeno. Se l’acqua è composta, come si vuole da’ fisici e chimici moderni, di ossigeno e d’idrogeno in dose di circa 85 in peso del primo, e 15 del secondo, dove va, o cosa diviene l’idrogeno del primo tubo, quella porzione, dico, d’idrogeno, che corrisponde all’ossigeno, che ivi compare? Dove va, o cosa diviene l’ossigeno dell’altro tubo, ossia di quelle mollecole d’acqua, che quivi decomponendosi, dan fuori l’idrogeno in forma di gas? Queste sperienze pare che non si conciglino troppo bene colla teoria della composizione, e decomposizione dell’acqua; i sostenitori della quale han dovuto ricorrere per ispiegarle in qualche modo a delle ipotesi più o meno forzate: com’è quella, la quale suppone, che mentre l’uno dei principj costi- tuenti l’acqua l’ossigeno, per esempio, rimane indietro, e prende la forma di gas attorno al filo d’oro, o di platina, ovvero ossida qualche altro metallo; l’altro ingrediente venga assunto dal fluido elettrico, che lo disciolga, e seco lo trasporti fino all’entrare nell’altro filo, ove coartato esso fluido elettrico nel passaggio, lo deponga, disponendolo così a prendere la forma di quel- l’altro gas, od a combinarsi altrimenti. In questa ipotesi, che fu avanzata cinque anni sono da FOURCROY, e che io stesso prima di lui volgeva in mente, e cercava di rendere se non plausibile, meno paradossa; in questa ipotesi, l’acqua che subirebbe la decomposizione, sarebbe quella di uno solamente dei due tubi, e quella dell’altro resterebbe intera, ed intatta.

Un’altra spiegazione egualmente forzata, e difficile ad ammettersi ne ha data BERTHOLLET, supponendo, che l’acqua possa perdere dell’ossigeno anche in quantità, come accade nel tubo, in cui svolgesi cotesto gas, e così pure perdere dell’idrogeno, come avviene nell’altro tubo, senza cessare perciò di esser acqua nè l’una nè l’altra, senza snaturarsi, alterandosi soltanto in qualche maniera, e più o meno per tali mutate proporzioni de’ suoi ingredienti. Spiegazione, dico, forzata, dopochè sopra le supposte costanti proporzioni di 85 di ossigeno, e 15 d’idrogeno, è stata principalmente fondata dai mo- derni chimici la teoria della composizione, e decomposizione dell’acqua; inammissibile poi quando si osserva, che lo svolgersi anche da poca acqua, o il solo gas ossigeno, o il solo gas idrogeno in quantità non picciolissima, dura delle ore e dei giorni, ove continui energica l’azione dell’elettro-motore, o essendosi infievolita, se ne sostituisca un altro più potente.

Mancando una spiegazione soddisfacente di cotal comparsa separata dei due gas, che è il primo fenomeno a presentarsi, non è meraviglia, che non s’intenda neppure l’altro fenomeno susseguente, cioè la comparsa parimenti separata dell’acido nell’un tubo, e dell’alcali nell’altro; intorno a che sono state ancora più varie, e più disparate le opinioni, e regna tuttavia una grande oscurità, comechè siamo venuti in cognizione di alcuni nuovi fatti, e sco- perto siasi più d’un errore? Tratteniamoci un poco su questo soggetto.

La picciolissima quantità sì di acido, che di alcali, che si era potuto ot- tenere in tali prove, anche con elettro-motori molto attivi, anche protraen- done l’azione sopra l’istessa picciola quantità d’acqua ad ore, e giorni, non ci avea concesso di poter determinare di quale specie fosse l’acido, e di quale l’alcali. La maggior parte de’ fisici, e chimici congetturavano, ed io stesso opinava, che incontrandosi per avventura nell’acqua sottoposta a codeste esperienze più o meno di gas azoto, un residuo cioè di questo, quand’anche si fossero adoperati mezzi per ispogliarla d’aria, l’acido fosse il nitrico, che potea benissimo formarsi da esso azoto, e dall’ossigeno fornitogli dal gas ossigeno ivi nascente, o diciam meglio da una parte di esso ossigeno, che al- l’atto di svolgersi nella decomposizione di alcune mollecole di acqua, anzichè combinarsi col calorico, onde passare allo stato di gas, si combinasse con detto azoto; e che l’alcali fosse l’ammoniaca, formata similmente dall’azoto ospitante nell’acqua, come si è detto, e da una porzione d’idrogeno, che sot- tratta alla quantità di gas idrogeno nascente si combinasse con esso azoto.

Il Sig. SIMON di Berlino fu il primo, che riguardo all’acido riconobbe, e pubblicò fino dall’anno 1801

Gilbert. Annalen der Physik.

, che esso non era altrimenti il nitrico, come comunemente credevasi, bensì il muriatico; ma avendo egli adoperato nelle sue sperienze per chiudere inferiormente i due tubi, e farli a un tempo co- municare, de’ turaccioli di carne, ossia de’ grossi pezzi di muscolo, credè svolto da questa sostanza animale un tal acido, e non cercò altro; nè vi fu, chi spingesse più oltre un tal ritrovato, fino a PACCHIANI Professore di Pisa, che pubblicò l’anno scorso 1805 con varie memorie alcune sue sperienze, in cui avendo ottenuto coi fili d’oro l’acido muriatico, quando ossigenato, e quando comune dall’acqua semplice, e pura, com’egli crede, ha voluto de- durne, che essa acqua contenga tutti i principj costituenti di tal acido, cioè, che essendo l’ossigeno, e l’idrogeno i veri, e soli componenti dell’acqua (giusta la teoria di LAVOISIER, sostenuta da quasi tutti i chimici, e fisici francesi, e ormai adottata generalmente anche fuori di Francia) lo sieno pure di co- dest’acido, in guisa che variando solamente le proporzioni, costituiscano o l’acqua, o l’acido muriatico ossigenato, o l’acido muriatico ordinario. Crede egli dunque PACCHIANI, anzi tiene per dimostrato, che queste tre sostanze sieno altrettanti ossidi diversi d’idrogeno; che il massimo di ossidazione costituisca l’acqua; un grado minore di ossidazione, a cui è condotta dallo svolgersene mano mano l’ossigeno in contatto del filo metallico procedente dal polo positivo dell’elettro-motore, la porti allo stato di acido muriatico ossigenato; e finalmente il minimo di ossidazione, a cui è ridotta continuan- dosi un tale sviluppo d’ossigeno la degradi allo stato di acido muriatico ordinario.

Codeste sperienze, e deduzioni di PACCHIANI sono state da alcuni esal- tate al sommo, ed eguagliate alle più grandi scoperte, da altri depresse, con- traddette, e quasi derise. Io non me ne sono ancora occupato quanto basta, nè ho fin quì dati sufficienti per decidere tutte le quistioni, ch’esse, ed altre analoghe sperienze fan nascere. Da quelle però, che ho fatte, e variate in più maniere, trovo aver molto fondamento per credere, che nè l’acido intorno al filo d’oro, o di platina procedenti dal polo positivo dell’elettro-motore, nè l’alcali intorno al filo metallico qual siasi procedente dal polo negativo, si formino dalla sostanza medesima dell’acqua involgente essi fili; ma bene, che l’uno e l’altro, quando pure vi compajono sotto l’azione di esso elettro- motore (giacchè succede pure qualche volta, usando tutte le possibili atten- zioni, e portandole fino allo scrupolo, onde avere l’acqua purissima, suc- cede, dico, che non si ottenga punto o di acido, o di alcali), si trovassero già nell’acqua, avvegnachè non ne dessero indizio coi consueti artifizj chimici. Quelle tralle mie sperienze, che più conducono a così credere, sono le seguenti, per le quali mi servo quando dei due tubi chiusi in fondo con vescica, o con turaccioli di bambagia, e che pescano per un buon pollice nell’acqua di un comune bicchiero; quando del solo tubo ripiegato a forma di U con turac- ciolo pure di bambagia conficcato nella curvatura; quando di quello a due piegature con simile turacciolo a ciascuna, o ad una sola, od anche senza, se il braccio orizzontale è lungo abbastanza (vedi la nota x). Ciò basta perchè l’acqua, di cui si hanno a riempire i due tubi, o i bracci verticali dell’unico tubo ripiegato, ne’ quali verranno a pescare rispettivamente i fili metallici procedenti uno dal polo positivo dell’elettro-motore, l’altro dal negativo confinata ivi, e come inceppata tengasi immobile, e non si mescoli sensibil- mente almeno quella dell’un tubo o braccio, con quella dell’altro. Perciò è meglio, che i tubi sieno piuttosto stretti: se però trovinsi troppo angusti, non serviranno molto bene, per essere l’acqua, massime pura, poco buon con- duttore del fluido elettrico, onde ne verrebbe troppo impedita la corrente. Li scelgo io dunque di due linee di diametro, o meno ancora, per le prove sull’acqua contenente una dose notabile di qualche sale, giacchè allora è molto più conduttrice, e di 3 in 4 linee per l’acqua semplice.

SPERIENZA I.

Comincio dunque a far le prove con riempire il tubo ripiegato, che sta da se, o i due tubi, che stanno nel bicchiero di acqua impregnata di muriato di soda (sal comune) tantochè si senta anche dalla lingua molto salata; e con introdurvi uno quà, l’altro di là ne’ capi cioè opposti, due fili d’oro piut- tosto grossi, o ripiegati più volte se sono molto sottili, e meglio ancora che d’oro, di platina, che trovo in molte di tali sperienze più adatta. Sottoponendo ora un tal apparatino all’azione dell’elettro-motore nella solita maniera, veggio comparir tosto lo sviluppo dei gas attorno ai respettivi fili metal- lici, tanto più copioso, quanto è l’elettro-motore più attivo, ma pure copioso abbastanza anche quando sia desso composto di soli otto, o dieci gruppi di rame, zinco, ed acqua salata, sol che trovisi nel migliore stato. Passato un’ora, o meno, talvolta passati pochi minuti, od un minuto solo, secondo la forza dell’elettro-motore, ecco già comparire qualche segno di alcali libero nel- l’acqua, in cui pescando il filo metallico comunicante al polo negativo, si è svolto, e continua a svolgersi gas idrogeno; e nell’altr'acqua, in cui pesca il filo di platina comunicante al polo positivo, e dalla quale svolgesi gas ossigeno, comparire, se non così tosto, poco dopo dell’acido muriatico os- sigenato parimenti libero, oltre quello che ha potuto intaccare la platina, di che vi appare qualche. segno

Quando in vece del filo di platina ve n’è dentro uno d’oro, vien questo molto più attaccato dall’acido muriatico ossigenato, e va disciolgendovisi manifestamente in guisa, che in quel tubo l’acqua prende un bel color aureo citrino. Osservasi intanto, che poco in propo- zione è il gas ossigeno, che si svolge, e pochissimo, se l’acqua è molto satura di muriato: anzi 1’Ab. BELLANI ha mostrato in un recente opuscolo su questa materia, che contiene delle belle osservazioni, e delle idee ingegnose, e noi l’abbiamo verificato, che se l’acqua è satura di mu- riato di soda, per molto tempo non compare punto nè di acido libero, nè di gas ossigeno at- torno al filo d’oro, che vi pesca, impiegandosi, come pare, tutto l’ossigeno, che si svolge da quell’acqua ad ossigenare l’acido muriatico, e quest’acido ossigenato a sciogliere l’oro. Pas- sato un certo tempo cominciano a comparire alcune bolle di gas, ecc.

. Che se l’alcali non è ancora sensibile al gusto, lo è alla prova di alcune tinture; l’acido poi si manifesta meno equi- vocamente per quello che è, e più fortemente, all’odor suo proprio pungen- tissimo, al sapore, allo scolorare piuttosto, che volgere in rosso le tinture di fiori d’alcea, di turnesole ec., al precipitare in bianco coagulo il nitrato d’argento ec.

Continuando a star sottoposto l’apparato all’azione dell’elettro-motore per delle ore, cresce notabilmente la quantità sì dell’acido, che dell’alcali libero ne’ rispettivi tubi, tanto che viene accusato l’alcali (la soda) anche dal sapore amaro lissiviale, e l’acido muriatico ossigenato, quando non sia stato troppo esposto alla luce, è marcatissimo, e pungente a segno da non potersene soffrire l’odore, e il sapore, e da decolorare intieramente le tinture, ec. In fine crescono cotanto l’uno, e l’altro a capo di sei ore, e meglio di una notte intiera, ove continui tutto questo tempo l’apparato a sentire l’azione dell’elettro-motore, e a svolgersi quindi i gas attorno i fili pescanti ne’ rispet- tivi tubi, che l’un’acqua sentesi dalla lingua solamente alcalina, e nulla più salata, com’era dapprima; l’altra solamente acida al maggior segno, e di quel tal acido penetrantissimo.

In somma è scomparso, non so in qual modo ancora, si è o distrutto, od estinto, o reso come che sia latente, nell’acqua impregnata di muriato di soda, quì, cioè in quella del tubo comunicante al polo positivo dell’elettro- motore, l’alcali; e ciò in conseguenza dello svolgimento da essa dell’ossigeno, del quale, mentre una parte si è unita al calorico, ed ha preso con ciò la forma di gas, un’altra parte, entrando in qualche altra combinazione, ha potuto soffocare, o sopire in alcun modo esso alcali, o snervarlo almeno; ed una parte ancora considerabile combinandosi all’acido muriatico lo ha reso ossige- nato; là cioè nell’altro tubo comunicante al polo negativo è scomparso l’acido in virtù dello svolgimento dell’idrogeno, di cui se una gran parte è comparsa in forma di gas, è verosimile almeno, che un’altra parte si sia impiegata a disossigenare, od a smorzare, o sopire in qualsisia modo cotal acido, onde l’alcali abbia potuto comparir dominante.

SPERIENZA II.

Ripeto la prova colla sola differenza, che l’acqua è pochissimo salata, a segno che la lingua può appena sentirne il sapore, e distinguerla dall’Acqua comune schietta: e il tutto succede presso a poco come nella precedente spe- rienza per i primi minuti, ed anche per qualche ora; ma ottenuta a capo di non molte ore, e talvolta d’un’ora sola, od anche meno una picciola quantità di acido muriatico più o meno ossigenato, secondo le circostanze, da una parte, e di alcali minerale (soda) dall’altra, quantità, che corrisponde, come pare, alla dose di muriato, che quell’acqua teneva in dissoluzione, non s’ac- cresce più nè tal acido, nè tal alcali per quanto continui l’azione vigorosa dell’elettro-motore, e lo sviluppo copioso dei gas dall’acqua involgente i rispettivi fili metallici, per quanto continui, dico, più, e più ore, e giorni intieri.

SPERIENZA III.

Diminuisco ancora la quantità del muriato di soda, non ponendone che un danaro in 200. 400. 600 di acqua sufficientemente pura, che scelgo perciò distillata, o piovana. Or da quest’acqua con così poco di sale, che punto non se ne sente alla lingua il sapore, ma che però produce un precipitato sensi- bilissimo nel nitrato d’argento, ottengo, sottoponendola alla prova, gli stessi fenomeni sul principio; se non che men copioso fassi lo svolgimento dei gas, per essere cotal acqua quasi pura assai meno conduttrice, coibente cioè, ossia ritardante la corrente elettrica assai più dell’acqua sensibilmente sa- lata, come con cento altre prove ho verificato. Intanto però compajono e l’acido muriatico ossigenato, e l’alcali ai rispettivi loro luoghi; solamente compajono un poco più tardi, e comparsi, che sono in quella quantità, che corrisponde alla scarsa dose di muriato posto in quell’acqua, non ne com- pare di più per quanto continui per ore e giorni il giuoco dello sviluppo dei rispettivi gas.

SPERIENZA IV.

Prendo ora acqua semplice di pozzo, o di fontana. Questa rassomiglia alla precedente, cioè all’acqua distillata, o piovana, a cui ho fatto sciogliere 1/400, 1/600 Più o meno di muriato; vi rassomiglia in quanto non accenna un tal sale al palato, ma sibbene colla prova del nitrato d’argento, che preci- pita più o meno in bianco coagulo. Ebbene i fenomeni, che presenta que- st’acqua sottoposta come l’altra all’azione dell’elettro-motore, sono gli stessi stessissimi.

SPERIENZA V.

Passo finalmente a far uso di acqua piovana, o di acqua distillata, la quale, non che essere insipida, non precipiti punto, e neppure imbianchi, od annuvoli la soluzione di nitrato d’argento; per giungere al qual grado di purezza vuol essere la seconda distillata a dovere, e di recente, altrimenti darà ancora cimentata con questo sì potente reattivo qualche segno, e in- dicherà di contenere pur qualche atomo di acido muriatico. Quanto all’acqua piovana l’ho trovata spesso più pura della comune distillata per avventura negligentemente, o da un pezzo e non troppo bene custodita. Or come si comporta cotal acqua la più pura, che ottener si possa, sottoposta all’azione dell’elettro-motore come le altre acque quì sopra? Primieramente rallenta essa, per essere cattivissimo conduttore, la corrente elettrica in modo, che l’elettro-motore, malgrado un tal arco, che comunica ai suoi due poli, e compie il circolo, dà segni all’elettrometro poco men forti, e così ancora scosse di quasi egual polso, come se esso arco non vi fosse. Per tal rallentamento della corrente elettrica ben poco lavorano i fili metallici entro a quell’acqua, e se i tubi ov’è contenuta non sono un poco larghi, e l’elettro-motore molto potente, non si svolgono bolle intorno ad essi fili, o poche, e a stento. Con- seguentemente o non compare punto nè di acido, nè di alcali in questo, e in quel tubo, o pochissimo dopo lungo tempo; e resta poi sempre pochissimo, durasse l’azione non dirò ore, ma giorni, e settimane.

Questo pochissimo però d’onde viene, se nell’acqua creduta purissima non vi era neppur un atomo di sal muriatico? Ma quì sta il tutto di provare cioè, che non ve ne fosse punto punto, il che se non si prova evidentemente, se rimane qualche sospetto, che pur se ne trovasse qualche atomo nell’acqua piovana, o distillata messa alla prova, come avanzare, non dirò con sicurezza, ma neppure con probabilità che l’acido muriatico in un tubo, l’alcali nel- l’altro sian formati della sostanza medesima dell’acqua? Altronde se lo fos- sero, se essa acqua tutta, cioè le sue molecole proprie, od alcune soltanto, accrescendosi, o diminuendosi la dose dell’uno, o dell’altro de’ suoi principj costituenti, si convertissero in acido muriatico sia ossigenato sia comune in un tubo, e in alcali nell’altro, perchè ne comparirebbe una dose tanto mi- nima nell’acqua distillata, incomparabilmente minore cioè, che nell’acqua comune, e nell’altr’acque, che sappiam contenere un poco di muriato? Sia pure che nell’acqua pura, perchè cattivo conduttore, proceda d’ordinario molto lentamente lo sviluppo quì dell’ossigeno, là dell’idrogeno; ma può adoperarsi un elettro-motore di tanta forza, che compajano abbastanza fre- quenti le bolle attorno ai due fili metallici, e può continuarsi a molte ore, e giorni un tal giuoco nell’istessa acqua rinchiusa ne’ due tubi; e con tutto questo saranno ancor minime le quantità di acido, e di alcali, che compariranno.

Quanto dunque è più naturale il pensare, che compaja svolgendosi quel pochissimo dell’uno, e dell’altro, che già vi era, e quanto una tal supposi- zione si accorda colla difficoltà, che vi deve essere di ridurre, siccome ogn’altra sostanza, così pure l’acqua ad una purezza somma assoluta?

Del resto quando io trovo, che con molto muriato messo a bella posta nell’acqua ottengo sotto l’azione dell’elettro-motore molto acido muriatico ossigenato, con poco ne ottengo poco, con pochissimo, ne ottengo pochis- simo, come nelle sopra riferite sperienze istituite per un tal paragone, sono abbastanza autorizzato ad inferirne, che sta in proporzione del sale preesi- stente nell’acqua, l’acido che diventa libero, ed a concludere quindi, che anche l’acqua piovana, o distillata, che ne mette fuori un minimo, ne contenesse pure qualche atomo: il che basta. Resta però a spiegare non solo riguardo a quest’ultima sperienza, ma riguardo a tutte le precedenti, come tenendo l’acqua dapprima in dissoluzione, non l’acido, o l’alcali libero, ma un mu- riato perfettamente neutro, compaja poi e l’uno, e l’altro libero ne’ respettivi tubi. Come mai diviene in quello predominante l’acido, in questo l’alcali? Cosa diviene dunque, o cosa patisce là l’alcali per l’ossigeno, che si svolge da quell’acqua, quì l’acido per lo svolgimento dell’idrogeno; giacchè vengono come spenti, o sopiti? Quale o combinazione, o decomposizione soffron essi? Queste ed altre sono le questioni, a cui fin da principio ho confessato, che non sono peranco in grado di rispondere, e sulle quali vo meditando nuove sperienze, e tentativi per risolvere.

J 85.

Se il tubo ripiegato A B C contenga acqua piovana o distillata puris- sima, e due grossi fili di platina a c, i quali comunichino rispettivamente per mezzo di altri fili od asticette metalliche colle teste D E, di due pile moventi il fluido elettrico nella direzione che indicano le due freccie, non si otterrà che piccolissimo e tardo sviluppo di gas nei due bracci A B, quand’anche le pile trovinsi in ottimo stato di azione, e composte di 20. coppie di rame e zingo ciascuna.

Se all’incontro all’acqua del tubo ripiegato siasi aggiunto un centesimo di acqua satura di sal comune lo sviluppo di gas ossigeno nel braccio A, e di gas idrogeno nel braccio B sarà prontissimo, e copioso, ed a capo di un mi- nuto l’acqua di B darà già segno di qualche alcalinità; ed a capo di un quarto d’ora ne darà l'acqua di A di acidità, e sì di acido muriatico ossigenato. Dopo un’ora poi sarà cresciuto ne’ rispettivi bracci sì l’alcali, che l’acido, e questo darà tutti i segni di acido muriatico ossigenato, massime coll’odore, che riuscirà pungentissimo, ed insopportabile.

Ciò anche servendosi di pile molto meno attive ossia formate di minor numero di coppie.

J 86.

SUL FENOMENO DELLA SEPARAZIONE DELL’ACIDO E DELL’ALCALI DATO DALLA CORRENTE ELETTRICA ATTRAVERSANTE UNA SOLUZIONE SALINA

In questo fenomeno che dapprima venne confuso col trasporto di sostanza scoperto da BRUGNATELLI nel 1806 (pubblicata nel Journal de Physique et Chemie de Van Mons e negli Annali di Ch. e Storia Naturale del BRUGNATELLI T. XIX) ma che devesi al DAVY, occupossi il V. immediatamente avutane notizia. Lo scritto presente può ritenersi abbia preceduto ogni altro in argomento e contiene idee che più non espresse in seguito il V. [Nota della Comm.].

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Il fenomeno singolarissimo che presenta il mio apparato elettromotore sia a corona di tazze, sia a colonna chiamato comunemente pila Voltiana, o di qualsivoglia altra forma, allorchè due fili metallici procedenti dai rispet- tivi poli di esso elettromotore pescando un di quà un di là in una leggier soluzione di qualche sal neutro contenuta in un tubo ripiegato, o in due vasettini comunicanti per via di panno, di cuoio, ecc. o di altro intermedio o di una lista di cartone immollata dello stesso liquore, il fenomeno dico singolarissimo e per ogni maniera sorprendente che ne presenta di accorrere cioè mano mano e raccogliersi tutto o quasi tutto l’acido dalla parte del filo metallico proveniente dal polo positivo, e l’alcali alla parte del polo ne- gativo, sembra a vero dire favorir molto la teoria simmeriana ossia l’opinione dei due fluidi elettrici diversi moventisi da opposte bande all’incontro uno dell’altro, nè potersi comodamente anzi non potersi affatto in alcun modo spiegare ritenendo la teoria frankliniana di un fluido elettrico solo ridon- dante, nei corpi che si dicono elettrizzati per eccesso o positivamente, niente negli elettrizzati per difetto, o negativamente.

Precede nella minuta manoscritta un periodo tronco con correzioni non definite: tale pe- riodo si omette essendo esso completamente sostituito dal successivo. [Nota della Comm.].

Infatti se concepiamo che la corrente elettrica portandosi dal filo metallico che tiene al polo positivo all’altro filo attinente al polo negativo, nel suo tragitto pel liquor salino ne svincoli mano mano l’alcali dall’acido, e lo spinga, e lo trasporti come che sia, in qualsiasi modo da quella a questa parte, accumulandolo attorno al filo negativo, altra converrà pur concepire che una corrente in direzione opposta trasporti l’acido, che tutto o quasi tutto si raccoglie similmente dalla parte del filo positivo. Ma io concepisco la cosa ben altrimenti, e ritenendo un solo fluido elettrico, e una sola cor- rente, siccome molte ragioni e sperienze puramente elettriche altronde sem- plici e chiare e ardisco dire dimostrative, spiego cotali altre esperienze elettro- chimiche, e particolarmente il fenomeno in questione nel seguente modo, il quale combina assai bene egregiamente con alcune idee di DAVY, e di altri Fisici e Chimici e colle molteplici ricerche sì loro che mie in questo nuovo ramo di Scienza.

Il liquido acquoso per cui è obbligato a tragittare il fluido elettrico, che si porta dal filo metallico positivo al negativo, essendo cattivo deferente an- corchè reso men coibente dal sale discioltovi, insomma molto imperfetto in paragone di un conduttore metallico, come viene dimostrato e dalle spe- rienze di cui si tratta e da mille altre non meno evidenti, avviene che nella porzione di esso liquido in cui pesca il filo metallico procedente dal polo po- sitivo della pila, rimanga addensato il fluido elettrico, che vi si versa; e che non può abbastanza liberamente trascorrere; e al contrario nella porzione in cui pesca il filo del polo negativo si trovi il fluido elettrico diradato mercè l’assorbimento che ne fa esso filo metallico. Tali elettricità per eccesso da una parte es. gr. dalla destra banda, e per difetto dall’altra cioè dalla sinistra banda, vanno estendendosi degradatamente al di là del termine rispettivo a cui giungono i due fili metallici immersi nel liquido, e tanto si avanzano da ambe le parti che arrivano sino al mezzo circa, ove finalmente divengono insensibili.

Tutto ciò si fa nella più bella maniera manifesto se la comunicazione da un tubo o recipiente qualsiasi all’altro, facciasi a mezzo di una cordicella bagnata, o di una striscia di cartone, di panno, ecc. similmente intrisa, lunghe alcuni pollici per es. 7. In tale disposizione applicando l’elettrometro a pagliette alla lista bagnata in distanza d’un pollice dal recipiente in cui pesca, poi di 2. o 3. poll. dalla banda del polo positivo marcherà esso elettrometro segni di elettricità per eccesso di 3 gradi poi 2. 1 e a 4 poll. di distanza, cioè nel mezzo, o ivi vicino, l’elettr. non darà più segno alcuno riuscendo la tensione nulla; e così dall’altra parte darà segni degradanti di elettricità per difetto 3. 2. 1. fino al zero verso il mezzo della lista bagnata: per avere tali segni sensibili

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