ESTRATTO DI UN MANOSCRITTO
SULL’INSUSSISTENZA
DELLA GENESI DEL CLORINO E DELL’ALCALI NELL’ACQUA
SOTTOPOSTA ALL’AZIONE DEGLI ELETTROMOTORI.
1806.
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ALESSANDRO VOLTA
AL SUO ALLIEVO ED AMICO BARONIO.
È noto già da alcuni anni che due fili o lastrette d’oro, o di platina,
procedenti uno dal polo positivo di un buon elettro-motore, l’altro dal polo
negativo, e che comunicano fra di loro per mezzo di una massa d’acqua frap-
posta, in cui pescano a dovere, formando per tal guisa un arco conduttore,
che compie il circolo, svolgono ne’ punti del loro contatto con essa acqua
il primo molte bolle di gas ossigeno, il secondo molte di gas idrogeno, anzi
questo in maggior copia. È noto pure che se l’acqua che circonda l’un filo
metallico è ivi confinata e ritenuta in qualche modo, sicchè facilmente non
si mescoli coll’acqua, che involge l’altro (mantenendosi però in comunica-
zione tale da dare luogo alla corrente elettrica in giroPuò questo ottenersi, o con due tubi chiusi nel fondo con tela, bambagia, carta, o
simile altro turaccioletto, od anche chiusi con semplice vescica, col qual fondo peschino am-
bedue nell’acqua di un sol bicchiere, mentre pieni essi pure di acqua ricevono l’uno il filo me-
tallico procedente dal polo positivo, l’altro quello procedente dal polo negativo; oppure fa-
cendo comunicare l’acqua di due bicchierini per mezzo di un sifone a cavalcioni, e pescare l’un
filo metallico in uno di tai bicchierini, l’altro nell’altro, finalmente con un tubo solo ripiegato
a forma di U, o meglio in guisa, che i due bracci verticali, che ricevono i due fili metallici fac-
ciano angolo retto con un braccio orizzontale lungo alcuni pollici, nel quale tubo due turac-
cioletti di bambagia occupino i due gomiti, e tengano così l’acqua dei detti due bracci verti-
cali in certo modo separata, comechè comunicante con quella del braccio orizzontale. A queste
tre si riducono le maniere praticate fin qui, quelle almeno, che sono a nostra cognizione,le quali,
oltre che sono susciettibili, come si comprende, di varie mutazioni, e modificazioni a talento
dello sperimentatore, lascian luogo ad immaginare anche altre maniere diverse
Mentre in J
o tardi in quell’acqua da cui si è svolto, e continua a svolgersi il gas ossi-
geno; un pochetto di acido, ed un pocolino di alcali si manifesta nell’altra
acqua, da cui fassi lo svolgimento del gas idrogeno.
Finalmente è noto, che se il metallo procedente dal polo positivo non
è oro, o platina, ma ancora argento, rame, ferro, ed altro dei metalli non no-
bili, poco o nulla si svolge dall’acqua, in cui egli pesca, di gas ossigeno, ma
che esso metallo invece si ossida a vista d’occhio, o forma anche un sale me-
tallico; e che di acido libero non ne compare punto: intantochè l’altro filo
procedente dal polo negativo non lascia, qualunque ne sia il metallo, di far
scaturire al solito dall’acqua, che lo involge, le bolle in copia di gas idrogeno,
e di rendere essa acqua un poco alcalina.
Ritornando alle sperienze co’ fili d’oro, o di platina, nelle quali si otten-
gono i due gas separatamente ne’ respettivi tubi, niuno ha saputo spiegare
ancora come dall’acqua, entro cui il filo metallico procedente dal polo posi-
tivo fa passare la corrente elettrica, si svolga gas ossigeno, e solo gas ossi-
geno; e dall’acqua confinata nell’altro tubo, e che tramanda la stessa cor-
rente all’altro filo stendentesi al polo negativo, si svolga gas idrogeno, e
solo gas idrogeno. Se l’acqua è composta, come si vuole da’ fisici e chimici
moderni, di ossigeno e d’idrogeno in dose di circa 85 in peso del primo, e
15 del secondo, dove va, o cosa diviene l’idrogeno del primo tubo, quella
porzione, dico, d’idrogeno, che corrisponde all’ossigeno, che ivi compare?
Dove va, o cosa diviene l’ossigeno dell’altro tubo, ossia di quelle mollecole
d’acqua, che quivi decomponendosi, dan fuori l’idrogeno in forma di gas?
Queste sperienze pare che non si conciglino troppo bene colla teoria della
composizione, e decomposizione dell’acqua; i sostenitori della quale han
dovuto ricorrere per ispiegarle in qualche modo a delle ipotesi più o meno
forzate: com’è quella, la quale suppone, che mentre l’uno dei principj costi-
tuenti l’acqua l’ossigeno, per esempio, rimane indietro, e prende la forma di
gas attorno al filo d’oro, o di platina, ovvero ossida qualche altro metallo;
l’altro ingrediente venga assunto dal fluido elettrico, che lo disciolga, e seco
lo trasporti fino all’entrare nell’altro filo, ove coartato esso fluido elettrico
nel passaggio, lo deponga, disponendolo così a prendere la forma di quel-
l’altro gas, od a combinarsi altrimenti. In questa ipotesi, che fu avanzata
cinque anni sono da FOURCROY, e che io stesso prima di lui volgeva in mente,
e cercava di rendere se non plausibile, meno paradossa; in questa ipotesi,
l’acqua che subirebbe la decomposizione, sarebbe quella di uno solamente
dei due tubi, e quella dell’altro resterebbe intera, ed intatta.
Un’altra spiegazione egualmente forzata, e difficile ad ammettersi ne
ha data BERTHOLLET, supponendo, che l’acqua possa perdere dell’ossigeno
anche in quantità, come accade nel tubo, in cui svolgesi cotesto gas, e così
pure perdere dell’idrogeno, come avviene nell’altro tubo, senza cessare perciò
di esser acqua nè l’una nè l’altra, senza snaturarsi, alterandosi soltanto in
qualche maniera, e più o meno per tali mutate proporzioni de’ suoi ingredienti.
Spiegazione, dico, forzata, dopochè sopra le supposte costanti proporzioni
derni chimici la teoria della composizione, e decomposizione dell’acqua;
inammissibile poi quando si osserva, che lo svolgersi anche da poca acqua,
o il solo gas ossigeno, o il solo gas idrogeno in quantità non picciolissima,
dura delle ore e dei giorni, ove continui energica l’azione dell’elettro-motore,
o essendosi infievolita, se ne sostituisca un altro più potente.
Mancando una spiegazione soddisfacente di cotal comparsa separata
dei due gas, che è il primo fenomeno a presentarsi, non è meraviglia, che non
s’intenda neppure l’altro fenomeno susseguente, cioè la comparsa parimenti
separata dell’acido nell’un tubo, e dell’alcali nell’altro; intorno a che sono
state ancora più varie, e più disparate le opinioni, e regna tuttavia una grande
oscurità, comechè siamo venuti in cognizione di alcuni nuovi fatti, e sco-
perto siasi più d’un errore? Tratteniamoci un poco su questo soggetto.
La picciolissima quantità sì di acido, che di alcali, che si era potuto ot-
tenere in tali prove, anche con elettro-motori molto attivi, anche protraen-
done l’azione sopra l’istessa picciola quantità d’acqua ad ore, e giorni, non
ci avea concesso di poter determinare di quale specie fosse l’acido, e di quale
l’alcali. La maggior parte de’ fisici, e chimici congetturavano, ed io stesso
opinava, che incontrandosi per avventura nell’acqua sottoposta a codeste
esperienze più o meno di gas azoto, un residuo cioè di questo, quand’anche
si fossero adoperati mezzi per ispogliarla d’aria, l’acido fosse il nitrico, che
potea benissimo formarsi da esso azoto, e dall’ossigeno fornitogli dal gas
ossigeno ivi nascente, o diciam meglio da una parte di esso ossigeno, che al-
l’atto di svolgersi nella decomposizione di alcune mollecole di acqua, anzichè
combinarsi col calorico, onde passare allo stato di gas, si combinasse con
detto azoto; e che l’alcali fosse l’ammoniaca, formata similmente dall’azoto
ospitante nell’acqua, come si è detto, e da una porzione d’idrogeno, che sot-
tratta alla quantità di gas idrogeno nascente si combinasse con esso azoto.
Il Sig. SIMON di Berlino fu il primo, che riguardo all’acido riconobbe, e
pubblicò fino dall’anno 1801
comunemente credevasi, bensì il muriatico; ma avendo egli adoperato nelle
sue sperienze per chiudere inferiormente i due tubi, e farli a un tempo co-
municare, de’ turaccioli di carne, ossia de’ grossi pezzi di muscolo, credè
svolto da questa sostanza animale un tal acido, e non cercò altro; nè vi fu,
chi spingesse più oltre un tal ritrovato, fino a PACCHIANI Professore di Pisa,
che pubblicò l’anno scorso 1805 con varie memorie alcune sue sperienze,
in cui avendo ottenuto coi fili d’oro l’acido muriatico, quando ossigenato,
e quando comune dall’acqua semplice, e pura, com’egli crede, ha voluto de-
durne, che essa acqua contenga tutti i principj costituenti di tal acido, cioè,
la teoria di LAVOISIER, sostenuta da quasi tutti i chimici, e fisici francesi,
e ormai adottata generalmente anche fuori di Francia) lo sieno pure di co-
dest’acido, in guisa che variando solamente le proporzioni, costituiscano
o l’acqua, o l’acido muriatico ossigenato, o l’acido muriatico ordinario. Crede
egli dunque PACCHIANI, anzi tiene per dimostrato, che queste tre sostanze
sieno altrettanti ossidi diversi d’idrogeno; che il massimo di ossidazione
costituisca l’acqua; un grado minore di ossidazione, a cui è condotta dallo
svolgersene mano mano l’ossigeno in contatto del filo metallico procedente
dal polo positivo dell’elettro-motore, la porti allo stato di acido muriatico
ossigenato; e finalmente il minimo di ossidazione, a cui è ridotta continuan-
dosi un tale sviluppo d’ossigeno la degradi allo stato di acido muriatico
ordinario.
Codeste sperienze, e deduzioni di PACCHIANI sono state da alcuni esal-
tate al sommo, ed eguagliate alle più grandi scoperte, da altri depresse, con-
traddette, e quasi derise. Io non me ne sono ancora occupato quanto basta,
nè ho fin quì dati sufficienti per decidere tutte le quistioni, ch’esse, ed altre
analoghe sperienze fan nascere. Da quelle però, che ho fatte, e variate in più
maniere, trovo aver molto fondamento per credere, che nè l’acido intorno
al filo d’oro, o di platina procedenti dal polo positivo dell’elettro-motore,
nè l’alcali intorno al filo metallico qual siasi procedente dal polo negativo,
si formino dalla sostanza medesima dell’acqua involgente essi fili; ma bene,
che l’uno e l’altro, quando pure vi compajono sotto l’azione di esso elettro-
motore (giacchè succede pure qualche volta, usando tutte le possibili atten-
zioni, e portandole fino allo scrupolo, onde avere l’acqua purissima, suc-
cede, dico, che non si ottenga punto o di acido, o di alcali), si trovassero già
nell’acqua, avvegnachè non ne dessero indizio coi consueti artifizj chimici.
Quelle tralle mie sperienze, che più conducono a così credere, sono le seguenti,
per le quali mi servo quando dei due tubi chiusi in fondo con vescica, o con
turaccioli di bambagia, e che pescano per un buon pollice nell’acqua di un
comune bicchiero; quando del solo tubo ripiegato a forma di U con turac-
ciolo pure di bambagia conficcato nella curvatura; quando di quello a due
piegature con simile turacciolo a ciascuna, o ad una sola, od anche senza,
se il braccio orizzontale è lungo abbastanza (vedi la nota Ciò basta perchè
l’acqua, di cui si hanno a riempire i due tubi, o i bracci verticali dell’unico
tubo ripiegato, ne’ quali verranno a pescare rispettivamente i fili metallici
procedenti uno dal polo positivo dell’elettro-motore, l’altro dal negativo
confinata ivi, e come inceppata tengasi immobile, e non si mescoli sensibil-
mente almeno quella dell’un tubo o braccio, con quella dell’altro. Perciò è
meglio, che i tubi sieno piuttosto stretti: se però trovinsi troppo angusti, non
serviranno molto bene, per essere l’acqua, massime pura, poco buon con-
Li scelgo io dunque di due linee di diametro, o meno ancora, per le prove
sull’acqua contenente una dose notabile di qualche sale, giacchè allora è
molto più conduttrice, e di 3 in 4 linee per l’acqua semplice.
SPERIENZA I.
Comincio dunque a far le prove con riempire il tubo ripiegato, che sta
da se, o i due tubi, che stanno nel bicchiero di acqua impregnata di muriato
di soda (sal comune) tantochè si senta anche dalla lingua molto salata; e
con introdurvi uno quà, l’altro di là ne’ capi cioè opposti, due fili d’oro piut-
tosto grossi, o ripiegati più volte se sono molto sottili, e meglio ancora che
d’oro, di platina, che trovo in molte di tali sperienze più adatta. Sottoponendo
ora un tal apparatino all’azione dell’elettro-motore nella solita maniera,
veggio comparir tosto lo sviluppo dei gas attorno ai respettivi fili metal-
lici, tanto più copioso, quanto è l’elettro-motore più attivo, ma pure copioso
abbastanza anche quando sia desso composto di soli otto, o dieci gruppi di
rame, zinco, ed acqua salata, sol che trovisi nel migliore stato. Passato un’ora,
o meno, talvolta passati pochi minuti, od un minuto solo, secondo la forza
dell’elettro-motore, ecco già comparire qualche segno di alcali libero nel-
l’acqua, in cui pescando il filo metallico comunicante al polo negativo, si
è svolto, e continua a svolgersi gas idrogeno; e nell’altr'acqua, in cui pesca
il filo di platina comunicante al polo positivo, e dalla quale svolgesi gas
ossigeno, comparire, se non così tosto, poco dopo dell’acido muriatico os-
sigenato parimenti libero, oltre quello che ha potuto intaccare la platina,
di che vi appare qualche. segnoQuando in vece del filo di platina ve n’è dentro uno d’oro, vien questo molto più
attaccato dall’acido muriatico ossigenato, e va disciolgendovisi manifestamente in guisa, che
in quel tubo l’acqua prende un bel color aureo citrino. Osservasi intanto, che poco in propo-
zione è il gas ossigeno, che si svolge, e pochissimo, se l’acqua è molto satura di muriato: anzi
1’Ab. BELLANI ha mostrato in un recente opuscolo su questa materia, che contiene delle belle
osservazioni, e delle idee ingegnose, e noi l’abbiamo verificato, che se l’acqua è satura di mu-
riato di soda, per molto tempo non compare punto nè di acido libero, nè di gas ossigeno at-
torno al filo d’oro, che vi pesca, impiegandosi, come pare, tutto l’ossigeno, che si svolge da
quell’acqua ad ossigenare l’acido muriatico, e quest’acido ossigenato a sciogliere l’oro. Pas-
sato un certo tempo cominciano a comparire alcune bolle di gas, ecc. Che se l’alcali non è ancora sensibile al
gusto, lo è alla prova di alcune tinture; l’acido poi si manifesta meno equi-
vocamente per quello che è, e più fortemente, all’odor suo proprio pungen-
tissimo, al sapore, allo scolorare piuttosto, che volgere in rosso le tinture
d’argento ec.
Continuando a star sottoposto l’apparato all’azione dell’elettro-motore
per delle ore, cresce notabilmente la quantità sì dell’acido, che dell’alcali
libero ne’ rispettivi tubi, tanto che viene accusato l’alcali (la soda) anche
dal sapore amaro lissiviale, e l’acido muriatico ossigenato, quando non sia
stato troppo esposto alla luce, è marcatissimo, e pungente a segno da non
potersene soffrire l’odore, e il sapore, e da decolorare intieramente le tinture,
ec. In fine crescono cotanto l’uno, e l’altro a capo di sei ore, e meglio di una
notte intiera, ove continui tutto questo tempo l’apparato a sentire l’azione
dell’elettro-motore, e a svolgersi quindi i gas attorno i fili pescanti ne’ rispet-
tivi tubi, che l’un’acqua sentesi dalla lingua solamente alcalina, e nulla più
salata, com’era dapprima; l’altra solamente acida al maggior segno, e di quel
tal acido penetrantissimo.
In somma è scomparso, non so in qual modo ancora, si è o distrutto,
od estinto, o reso come che sia latente, nell’acqua impregnata di muriato
di soda, quì, cioè in quella del tubo comunicante al polo positivo dell’elettro-
motore, l’alcali; e ciò in conseguenza dello svolgimento da essa dell’ossigeno,
del quale, mentre una parte si è unita al calorico, ed ha preso con ciò la forma
di gas, un’altra parte, entrando in qualche altra combinazione, ha potuto
soffocare, o sopire in alcun modo esso alcali, o snervarlo almeno; ed una parte
ancora considerabile combinandosi all’acido muriatico lo ha reso ossige-
nato; là cioè nell’altro tubo comunicante al polo negativo è scomparso l’acido
in virtù dello svolgimento dell’idrogeno, di cui se una gran parte è comparsa
in forma di gas, è verosimile almeno, che un’altra parte si sia impiegata a
disossigenare, od a smorzare, o sopire in qualsisia modo cotal acido, onde
l’alcali abbia potuto comparir dominante.
SPERIENZA II.
Ripeto la prova colla sola differenza, che l’acqua è pochissimo salata,
a segno che la lingua può appena sentirne il sapore, e distinguerla dall’Acqua
comune schietta: e il tutto succede presso a poco come nella precedente spe-
rienza per i primi minuti, ed anche per qualche ora; ma ottenuta a capo di
non molte ore, e talvolta d’un’ora sola, od anche meno una picciola quantità
di acido muriatico più o meno ossigenato, secondo le circostanze, da una
parte, e di alcali minerale (soda) dall’altra, quantità, che corrisponde, come
pare, alla dose di muriato, che quell’acqua teneva in dissoluzione, non s’ac-
cresce più nè tal acido, nè tal alcali per quanto continui l’azione vigorosa
dell’elettro-motore, e lo sviluppo copioso dei gas dall’acqua involgente i
rispettivi fili metallici, per quanto continui, dico, più, e più ore, e giorni intieri.
SPERIENZA III.
Diminuisco ancora la quantità del muriato di soda, non ponendone che
un danaro in 200. 400. 600 di acqua sufficientemente pura, che scelgo perciò
distillata, o piovana. Or da quest’acqua con così poco di sale, che punto non
se ne sente alla lingua il sapore, ma che però produce un precipitato sensi-
bilissimo nel nitrato d’argento, ottengo, sottoponendola alla prova, gli stessi
fenomeni sul principio; se non che men copioso fassi lo svolgimento dei gas,
per essere cotal acqua quasi pura assai meno conduttrice, coibente cioè,
ossia ritardante la corrente elettrica assai più dell’acqua sensibilmente sa-
lata, come con cento altre prove ho verificato. Intanto però compajono
e l’acido muriatico ossigenato, e l’alcali ai rispettivi loro luoghi; solamente
compajono un poco più tardi, e comparsi, che sono in quella quantità, che
corrisponde alla scarsa dose di muriato posto in quell’acqua, non ne com-
pare di più per quanto continui per ore e giorni il giuoco dello sviluppo dei
rispettivi gas.
SPERIENZA IV.
Prendo ora acqua semplice di pozzo, o di fontana.
Questa rassomiglia
alla precedente, cioè all’acqua distillata, o piovana, a cui ho fatto sciogliere
1/400, 1/600 Più o meno di muriato; vi rassomiglia in quanto non accenna un
tal sale al palato, ma sibbene colla prova del nitrato d’argento, che preci-
pita più o meno in bianco coagulo. Ebbene i fenomeni, che presenta que-
st’acqua sottoposta come l’altra all’azione dell’elettro-motore, sono gli stessi
stessissimi.
SPERIENZA V.
Passo finalmente a far uso di acqua piovana, o di acqua distillata, la
quale, non che essere insipida, non precipiti punto, e neppure imbianchi,
od annuvoli la soluzione di nitrato d’argento; per giungere al qual grado
di purezza vuol essere la seconda distillata a dovere, e di recente, altrimenti
darà ancora cimentata con questo sì potente reattivo qualche segno, e in-
dicherà di contenere pur qualche atomo di acido muriatico. Quanto all’acqua
piovana l’ho trovata spesso più pura della comune distillata per avventura
negligentemente, o da un pezzo e non troppo bene custodita. Or come si
comporta cotal acqua la più pura, che ottener si possa, sottoposta all’azione
Primieramente rallenta
essa, per essere cattivissimo conduttore, la corrente elettrica in modo, che
l’elettro-motore, malgrado un tal arco, che comunica ai suoi due poli, e compie
il circolo, dà segni all’
quasi egual polso, come se esso arco non vi fosse. Per tal rallentamento della
corrente elettrica ben poco lavorano i fili metallici entro a quell’acqua, e
se i tubi ov’è contenuta non sono un poco larghi, e l’elettro-motore molto
potente, non si svolgono bolle intorno ad essi fili, o poche, e a stento. Con-
seguentemente o non compare punto nè di acido, nè di alcali in questo, e
in quel tubo, o pochissimo dopo lungo tempo; e resta poi sempre pochissimo,
durasse l’azione non dirò ore, ma giorni, e settimane.
Questo pochissimo però d’onde viene, se nell’acqua creduta purissima
non vi era neppur un atomo di sal muriatico? Ma quì sta il tutto di provare
cioè, che non ve ne fosse punto punto, il che se non si prova evidentemente,
se rimane qualche sospetto, che pur se ne trovasse qualche atomo nell’acqua
piovana, o distillata messa alla prova, come avanzare, non dirò con sicurezza,
ma neppure con probabilità che l’acido muriatico in un tubo, l’alcali nel-
l’altro sian formati della sostanza medesima dell’acqua? Altronde se lo fos-
sero, se essa acqua tutta, cioè le sue molecole proprie, od alcune soltanto,
accrescendosi, o diminuendosi la dose dell’uno, o dell’altro de’ suoi principj
costituenti, si convertissero in acido muriatico sia ossigenato sia comune
in un tubo, e in alcali nell’altro, perchè ne comparirebbe una dose tanto mi-
nima nell’acqua distillata, incomparabilmente minore cioè, che nell’acqua
comune, e nell’altr’acque, che sappiam contenere un poco di muriato? Sia
pure che nell’acqua pura, perchè cattivo conduttore, proceda d’ordinario
molto lentamente lo sviluppo quì dell’ossigeno, là dell’idrogeno; ma può
adoperarsi un elettro-motore di tanta forza, che compajano abbastanza fre-
quenti le bolle attorno ai due fili metallici, e può continuarsi a molte ore,
e giorni un tal giuoco nell’istessa acqua rinchiusa ne’ due tubi; e con
tutto questo saranno ancor minime le quantità di acido, e di alcali, che
compariranno.
Quanto dunque è più naturale il pensare, che compaja svolgendosi quel
pochissimo dell’uno, e dell’altro, che già vi era, e quanto una tal supposi-
zione si accorda colla difficoltà, che vi deve essere di ridurre, siccome ogn’altra
sostanza, così pure l’acqua ad una purezza somma assoluta?
Del resto quando io trovo, che con molto muriato messo a bella posta
nell’acqua ottengo sotto l’azione dell’elettro-motore molto acido muriatico
ossigenato, con poco ne ottengo poco, con pochissimo, ne ottengo pochis-
simo, come nelle sopra riferite sperienze istituite per un tal paragone, sono
abbastanza autorizzato ad inferirne, che sta in proporzione del sale preesi-
stente nell’acqua, l’acido che diventa libero, ed a concludere quindi, che anche
pure qualche atomo: il che basta. Resta però a spiegare non solo riguardo
a quest’ultima sperienza, ma riguardo a tutte le precedenti, come tenendo
l’acqua dapprima in dissoluzione, non l’acido, o l’alcali libero, ma un mu-
riato perfettamente neutro, compaja poi e l’uno, e l’altro libero ne’ respettivi
tubi. Come mai diviene in quello predominante l’acido, in questo l’alcali?
Cosa diviene dunque, o cosa patisce là l’alcali per l’ossigeno, che si svolge da
quell’acqua, quì l’acido per lo svolgimento dell’idrogeno; giacchè vengono
come spenti, o sopiti? Quale o combinazione, o decomposizione soffron essi?
Queste ed altre sono le questioni, a cui fin da principio ho confessato, che
non sono peranco in grado di rispondere, e sulle quali vo meditando nuove
sperienze, e tentativi per risolvere.
J 85.
Se il tubo ripiegato
sima, e due grossi fili di platina
mezzo di altri fili od asticette metalliche colle teste
il fluido elettrico nella direzione che indicano le due freccie, non si otterrà
che piccolissimo e tardo sviluppo di gas nei due bracci
le pile trovinsi in ottimo stato di azione, e composte di 20. coppie di rame
e zingo ciascuna.
Se all’incontro all’acqua del tubo ripiegato siasi aggiunto un centesimo
di acqua satura di sal comune lo sviluppo di gas ossigeno nel braccio
di gas idrogeno nel braccio
nuto l’acqua di
d’ora ne darà l'acqua di A di acidità, e sì di acido muriatico ossigenato. Dopo
darà tutti i segni di acido muriatico ossigenato, massime coll’odore, che
riuscirà pungentissimo, ed insopportabile.
Ciò anche servendosi di pile molto meno attive ossia formate di minor
numero di coppie.
J 86.
SUL FENOMENO DELLA SEPARAZIONE DELL’ACIDO E DELL’ALCALI DATO DALLA
CORRENTE ELETTRICA ATTRAVERSANTE UNA SOLUZIONE SALINA
BRUGNATELLI
Annali di Ch. e Storia Naturale del
il V. immediatamente avutane notizia. Lo scritto presente può ritenersi abbia preceduto ogni altro
in argomento e contiene idee che più non espresse in seguito il V.
Il fenomeno singolarissimo che presenta il mio apparato elettromotore
sia a corona di tazze, sia a colonna chiamato comunemente pila Voltiana, o
di qualsivoglia altra forma, allorchè due fili metallici procedenti dai rispet-
tivi poli di esso elettromotore pescando un di quà un di là in una leggier
soluzione di qualche sal neutro contenuta in un tubo ripiegato, o in due
vasettini comunicanti per via di panno, di cuoio, ecc. o di altro intermedio
o di una lista di cartone immollata dello stesso liquore, il fenomeno dico
singolarissimo e per ogni maniera sorprendente che ne presenta di accorrere
cioè mano mano e raccogliersi tutto o quasi tutto l’acido dalla parte del
filo metallico proveniente dal polo positivo, e l’alcali alla parte del polo ne-
gativo, sembra a vero dire favorir molto la teoria simmeriana ossia l’opinione
dei due fluidi elettrici diversi moventisi da opposte bande all’incontro uno
dell’altro, nè potersi comodamente anzi non potersi affatto in alcun modo
spiegare ritenendo la teoria frankliniana di un fluido elettrico solo ridon-
dante, nei corpi che si dicono elettrizzati per eccesso o positivamente, niente
negli elettrizzati per difetto, o negativamente.
riodo si omette essendo esso completamente sostituito dal successivo.
metallico che tiene al polo positivo all’altro filo attinente al polo negativo,
nel suo tragitto pel liquor salino ne svincoli mano mano l’alcali dall’acido, e
lo spinga, e lo trasporti come che sia, in qualsiasi modo da quella a questa
parte, accumulandolo attorno al filo negativo, altra converrà pur concepire
tutto si raccoglie similmente dalla parte del filo positivo. Ma io concepisco
la cosa ben altrimenti, e ritenendo un solo fluido elettrico, e una sola cor-
rente, siccome molte ragioni e sperienze puramente elettriche altronde sem-
plici e chiare e ardisco dire dimostrative, spiego cotali altre esperienze elettro-
chimiche, e particolarmente il fenomeno in questione nel seguente modo, il
quale combina assai bene egregiamente con alcune idee di DAVY, e di
altri Fisici e Chimici e colle molteplici ricerche sì loro che mie in questo
nuovo ramo di Scienza.
Il liquido acquoso per cui è obbligato a tragittare il fluido elettrico, che
si porta dal filo metallico positivo al negativo, essendo cattivo deferente an-
corchè reso men coibente dal sale discioltovi, insomma molto imperfetto in
paragone di un conduttore metallico, come viene dimostrato e dalle spe-
rienze di cui si tratta e da mille altre non meno evidenti, avviene che nella
porzione di esso liquido in cui pesca il filo metallico procedente dal polo po-
sitivo della pila, rimanga addensato il fluido elettrico, che vi si versa; e che
non può abbastanza liberamente trascorrere; e al contrario nella porzione
in cui pesca il filo del polo negativo si trovi il fluido elettrico diradato mercè
l’assorbimento che ne fa esso filo metallico. Tali elettricità per eccesso da
una parte es. gr. dalla destra banda, e per difetto dall’altra cioè dalla sinistra
banda, vanno estendendosi degradatamente al di là del termine rispettivo
a cui giungono i due fili metallici immersi nel liquido, e tanto si avanzano
da ambe le parti che arrivano sino al mezzo circa, ove finalmente divengono
insensibili.
Tutto ciò si fa nella più bella maniera manifesto se la comunicazione
da un tubo o recipiente qualsiasi all’altro, facciasi a mezzo di una cordicella
bagnata, o di una striscia di cartone, di panno, ecc. similmente intrisa, lunghe
alcuni pollici per es. 7. In tale disposizione applicando l’elettrometro a
pagliette alla lista bagnata in distanza d’un pollice dal recipiente in cui pesca,
poi di 2. o 3. poll. dalla banda del polo positivo marcherà esso elettrometro
segni di elettricità per eccesso di 3 gradi poi 2. 1 e a 4 poll. di distanza,
cioè nel mezzo, o ivi vicino, l’elettr. non darà più segno alcuno riuscendo
la tensione nulla; e così dall’altra parte darà segni degradanti di elettricità
per difetto 3. 2. 1. fino al zero verso il mezzo della lista bagnata: per avere
tali segni sensibili
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