Volta, Alessandro Frammento (Principio) di una nota it volta_framA_978_it.xml 978.xml

FRAMMENTO

(PRINCIPIO) DI UNA NOTA INTITOLATA:

« Dei fenomeni che presentano i conduttori imperfetti, ossia quelli chiamati da Volta di II Classe, applicati in varie maniere all’uno o all'altro, o ad ambedue i poli dell'Elettro-motore ».

Con questo stesso titolo usciva una Memoria sul Giornale di Fisica Chimica e Storia Na- turale del BRUGNATELLI (Pavia 1808 T. I.°) dei Professori CONFIGLIACHI e BRUGNATELLI; in essa è scritto che il lavoro fu composto col consiglio ed il concorso del V.; per cui è logico ritenere che le minute L 30, L 31 vi si riferiscano. (Nota del Prof. ALESSANDRO VOLTA junior).

Anche questo frammento è notevole perchè conferma la data della invenzione della Pila. Il frammento del N.° seguente tratto dal Elogio del MOCCHETTI e questo sembrano es- sere stati scritti nello stesso tempo e per lo stesso argomento. Probabilmente il V. preparava la risposta alla Memoria dell'ERMANN di Berlino sull’argomento indicato nel titolo.

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L. 31:

Pr. 1. È noto come dietro le originali bellissime sperienze e scoperte di GALVANI delle convulsioni più o meno violente eccitate nelle rane, ed altri animali colla semplice applicazione di archi metallici a loro muscoli e nervi snudati, avendo io variate in molte maniere tali sperienze, ed este- sele alla produzione di altri effetti non meno sorprendenti, quali sono certe sensazioni di sapore più o men vivo e durevole sulla lingua, di un come lampo, o fulgore passaggiero nell’occhio, di dolor pungente e continuato per tutto il tempo che durano tali contatti, in alcune parti delicatissime del corpo, come gli angoli, ed orli delle palpebre, le ferite, o piaghe recenti, noto è, dico, come dietro queste sperienze e scoperte di GALVANI, e mie, mi venne dap- prima sospetto, poi opinai francamente, e mi fondai sempreppiù in tal opi- nione, che tutti gl’indicati fenomeni cioè non venissero altrimenti prodotti da un’elettricità animale in giusto senso, cioè propria e attiva degl’organi come avea immaginato fin dapprincipio, e credè di poter avanzare con sicurezza esso GALVANI, e come si argomentarono anche in appresso di sostenere con lui ALDINI, ed altri suoi seguaci; ma sibbene da elettricità eccitata dagli stessi conduttori metallici impiegati in tali sperienze, eccitata, sì, e mossa in virtù del semplice combaciamento di due, o più fra loro diversi: onde presi a riguardare l’arco animale, ossia le parti di esso sì esterne che interne che venivano in tali sper. affette e convulse, come puramente passive, come elettroscopj a dir vero mobilissimi, ed oltre ogni credere sen- sibili; (come veniva comprovato da altre mie sperienze coll’elettricità comune delle macchine, boccie di Leyden ecc.), ma nulla più, ed all’incontro l’arco metallico esterno come attivo in virtù di tal eterogeneità a considerare in- somma quai veri motori di elettricità i metalli diversi applicati a mutuo contatto.

In questa opinione venni sempre più confermandomi in seguito, come dissi, a misura che andava moltiplicando, e variando le sperienze; le quali mi condussero ben presto a generalizzare maggiormente il principio stabi- lito, cioè a riconoscere siffatta virtù motrice di elettricità eziandio ne’ con- duttori non metallici, ne’ corpi umidi cioè cimentati o co’ metalli medesimi, o tra loro, sol che siano diversi; sebbene ne godano essi conduttori umidi in un grado generalmente molto inferiore a quello de’ metalli, siccome molto inferiori sono pure riguardo alla facoltà conduttrice; onde mi è piaciuto di denominare tali conduttori (che infine nol sono se non in quanto trovansi umidi, o contengono qualche umore) conduttori, e motori di 2.a classe, as- segnando la 1.a classe ai metalli, a certe piriti, miniere, ed ossidi, fra quali eccelle l’ossido nero cristallizzato di manganese ed al carbone: giacchè questi non da umore alcuno, che li imbeva, ma dalla propria sostanza tengono la loro virtù, si conduttrice, che motrice e in un grado molto più insigne.

Pr. 2. È noto come io avea indagato quale nell’accoppiamento di due metalli veniva a dare il fluido elettrico, e ad elettrizzarsi quindi in meno, quale a riceverlo e ad elettrizzarsi in più; qual prevaleva nel concorso, ecc. ed avea così formata come una scala dei seguenti: carbone, oro, argento, rame, ferro, piombo, stagno, zinco, con altri intermedii; nella quale scala o tabella i superiori danno, e gl’inferiori ricevono nello stesso ordine, e se- condo che sono rispettivamente più distanti in tal serie. Le contrazioni e scosse più o meno violenti eccitate nelle rane preparate, ed anche non pre- parate colle diverse combinazioni degl’indicati metalli, e singolarmente l’in- tensità del sapore destato sull’apice della lingua, e questo or decisamente acido, e simile a quello che si sente dal fiocco, che spiccia da una punta an- nessa al conduttore di una buona macchina elettrizzato in più; or mal de- terminato, e poco sensibile, o tirante all’alcalino, quale appunto si prova da un conduttore elettrizzato fortemente in meno, codeste sperienze e con- fronti, oltre alcune altre ricerche o tentativi, mi avean guidato in tali inve- stigazioni, a determinare cioè quali tendevano a dare, quali a ricevere, e ad assegnare il posto o rango rispettivo a ciascuno dei suddetti motori di 1.a classe; e ad alcuni ancora della 2.a: e fra quest’ultimi avea trovato, e pub- blicato, che di un’insigne virtù godeano gli acidi minerali, gli alcali, e soprat- tutto i solfuri in istato liquido (i quali tutti sono anche conduttori molto meno imperfetti dell’acqua semplice, e di altri umori), applicati massima- mente a certi metalli; tal chè non la cedevano per avventura o ben poco a due dei metalli più distanti nella sovrindicata scala, alla combinazione cioè di argento e stagno, o di rame e zinco.

Le cose fin quì indicate trovansi diffusamente esposte in varie mie Me- morie pubblicate, specialmente negli Annali di Chimica del prof.re BRU- GNATELLI dal 1792 al 1795.

Pr. 3. È noto finalmente in qual maniera mediante l’aiuto del mio Con- densatore giunsi a dimostrare con prove dirette cotal elettricità eccitata dal semplice mutuo contatto di conduttori dissimili, massime metallici, che denominai per ciò elettro-motori, a renderla cioè sensibile all’elettrometro; e confermai così ad evidenza non che lo stabilito principio in generale, ma ben anche in particolare i rapporti de’ metalli tra loro intorno alla qualità, di elettricità che affettano, ed alla forza maggiore, o minore, che compete a ciascuno cimentato con ciascun altro, avendoli riscontrati codesti rapporti mercè le indicate prove all’elettrometro, tali appunto, quali io li avea già prima colle altre indagini determinati.

Queste nuove sperienze pubblicate anch’esse in più d’un Giornale ita- liano ed estero, ed in altre opere dal 1796 in avanti, bastavano a trasformare in verità dimostrate le antecedenti mie congetture, se altro non fossero state queste, e lor si avesse voluto contendere il nome di prove, che pur merita- vano; ad ogni modo non valsero ancora nè le une nè le altre, non i segni ch’io mostrava patenti coll’elettrometro, a far tacere le obbjezioni, e pretese di alcuni seguaci di GALVANI, e di altri oppositori; molti dei quali non riuscendo ad ottenere tali segni elettrometrici col semplice contratto di due metalli anche i più diversi, perchè non seppero procedere in siffatte sperienze molto delicate con tutta l’esattezza, e le attenzioni richieste, rivocarono per lo meno in dubbio la cosa; ed alcuni, che pur li ottennero, sembrando loro troppo debole l’elettricità indicata da tali segni poco percettibili, per poter produrre le forti convulsioni nelle rane, ecc. si avvisarono di associare gratuitamente ad essa elettricità un altro agente, o fluido sconosciuto, e di nuova stampa che chiamarono Galvanico.

A combattere codesta eresia insorsi con nuovi argomenti, e nuove spe- rienze, e l’ebbi ben tosto soffocata: nè mi costò molto tal vittoria. Queste nuove sperienze trionfanti furono principalmente. 1.° l’invenzione da me fatta sul finire del 1799 dell’apparato elettro-motore composto oggidì tanto cono- sciuto, e di cui si sono occupati, e si occupano ancora e Fisici, e Chimici; dal qual apparato, qualunque ne sia la costruzione, o a colonna, che è poi la così detta pila Voltiana, o a corona di tazze, come io le ho descritte, od altra equivalente, si ottengono, non che segni elettrometrici tanto più sensibili, quanto appunto è più composto, cioè di una serie più numerosa di coppie metalliche attive, p. e. di rame e zinco interpolate da bollettini di cartone, o di panno bagnati, ma sì delle scosse anche forti alle braccia di una, o più persone, ecc. 2.° l’applicazione di tal apparato a caricare una, o più boccie di Leyden, e fino delle grandi batterie nel più breve tempo immaginabile, ad un grado di tensione eguale a quello dell’elettro-motore medesimo: colla qual carica poi esse boccie, o batterie producono una scossa sensibilissima, e se sono molto capaci, poco o nulla inferiore a quella che dà esso elettro- motore caricante. Così furono atterrate tutte le obbjezioni, e scomparvero tante varie ipotesi e sistemi, che si erano fabbricati, sussistendo la sola vera teoria dell’elettricità semplice e genuina nulla punto diversa dalla comune, e in ciò solo distinguentesi ch’ella è in certo modo spontanea venendo ecci- tata e mossa, come io avea avanzato fin dal principio, dal semplice mutuo contatto di conduttori dissimili, massime metallici: notinsi bene queste due espressioni.

Premessa questa rapida esposizione delle successive principali scoperte intorno a cotesta elettricità ch’altri chiamano Galvanica, altri Voltiana, mi propongo ora di sviluppare dietro i principj da me già stabiliti ed ormai adottati generalmente, di sviluppar, dico, in un modo più preciso gli effetti della virtù elettro-motrice di cui attribuita agodono i, conduttori sì di 1.a, che di 2.a classe, di valutarli cioè tali effetti con qualche accuratezza, corrisponden- temente alla qualità e numero delle coppie metalliche messe in giuoco ; di rilevare quindi quali, e quanti segni elettrometrici si vengano ad ottenere da diversi elettromotori, sia semplici, sia più o meno composti, quale e quanta trasfusione di fluido elettrico abbia luogo ne' conduttori più o meno imper- fetti, più o meno capaci, ed estesi, applicati a diversi luoghi dell’elettro- motore medesimo, e in diverse maniere; di esporre finalmente e spiegare in modo soddisfacente i fenomeni, che in tali incontri presentano questi stessi conduttori imperfetti: parecchj dei quali fenomeni sono invero curiosi, non meno che istruttivi, ed alcuni nuovi affatto e sorprendenti, o tali almeno com- pariranno a molti ancora dei Fisici versati nelle sperienze intorno ad esso Elettro-motore.

Debolissima invero è l’elettricità, che s’induce in due soli metalli per propria loro virtù mercè il mutuo contatto, elettricità di eccesso, o in più nell’uno, di difetto, o in meno nell’altro, ancorchè siano quelli de' più attivi rispettivamente, come zinco ed argento: tanto debole, che è impossibile averne segni immediatamente al più delicato de' comuni semplici elettro- metri; e solo se ne risentono più o meno fortemente i vivaci, e incomparabil- mente più eccitabili elettroscopj animali, quali sono i muscoli, flessori ed estensori non solo delle rane preparate, ma di qualunque altro animale sve- stiti de' loro integumenti finchè conservano un resto di vitalità, e i nervi pure del gusto, della visione, e del tatto nell’uomo vivo e sano sottopposti convenientemente all’azione di tal elettricità. È impossibile, dico, di aver segni non che all’elettrometro mio sensibilissimo a pendolini di paglie le più sottili, a quello pure di BENNET a listerelle di foglia d’oro tre o quattro volte più sensibile ancora, da quella così debole tensione elettrica, che s’induce e sussiste nell’argento, e nel zinco, e mentre stanno uniti a mutuo contatto, e dopo staccati, applicando all’uno o all’altro immediatamente esso elettro- metro: tal tensione elettrica non arriva al più picciolo grado percettibile sia dell’uno, sia dell’altro elettrometro; non giunge a farne divergere i pendo- lini nè di una linea, nè di un mezzo nè di un quarto, e neppure di un decimo; al che pur se arrivasse, non potrebbe ancora rimarcarsi. Ciò vedendo, o a dir meglio nulla vedendo io a comparire dei desiderati segni all’elettrometro, non deposi nè la speranza, nè il pensiero di tentare altri mezzi e risorse per riuscirvi, anzi confidai molto di venirne a capo coll’ajuto del mio conden- satore. Feci riflesso, che se fosse anche minore detta tensione elettrica di 1/10, di 1/16, di 1/20 di grado, avrei potuto rendere tal elettricità sensibile raccoglien- dola con esso Condensatore, e comunicandola poi all’elettrometro; non altri- menti che rendeva sensibile, e portava a più gradi quella di una boccia di Leyden carica anch’essa a non più di 1/10 di grado ecc. caricata per es. con una sola scintilletta di un picciolo elettroforo, 10, 20, 30, delle quali ve ne volevano per coricare la medesima ad 1. 2. 3. gradi.

In altra maniera pure io cercava di determinare, che la carica di una boccia non fosse che 1/4, 1/8, 1/l6 ecc. di grado: dividendo cioè la carica es. gr. di 4. gr. di una boccia con comunicarle ad un’altra di eguale capacità; onde poi si riducesse a 2. gradi la carica di questa o di quella, dividendo una seconda volta la carica residua; onde venisse di 1. gr., e così di seguito tre, quattro, cinque volte, ecc. Ma questa maniera la trovai più soggetta ad incertezze, e meno esatta: l’altra pure non è esattissima; abbastanza però al nostro intento.

Pieno pertanto di fiducia mi misi alle prove, e il successo corrispose per- fettamente. Ottenni dunque col mezzo di un buon condensatore gli aspettati segni di elettricità in più dal zinco, e di el. in meno dall’argento, sensibili a segno nel mio elettrometro a paglie sottilissime, e lunghe circa pollici 2 1/2, di farle divergere 2. in 3. gradi misurati da altrettante mezze linee di sco- stamento delle estremità di esse paglie.

Ora determinato avendo mercè le indicate sperienze colle boccie di Leyden, ed altre ancora, quanto valeva quel mio condensatore, cioè a quanto più alto grado potea esso portare un’elettricità di debolissima tensione, ma o indeficiente, o proveniente almeno da recipienti di grandissima capa- cità raccogliendola in sè, vuo’ dire, nel suo piatto collettore, che è pur ca- pacissimo finchè sta applicato all’altro piatto comunicante col suolo, e ridu- cesi poi ad una capacità molto minore, quando ne vien seperato (nel che consiste il vantaggio, e la funzione di questo stromento, come suppongo che si sappia), determinato avendo a dir più breve, quante volte condensava il mio stromento, potei rilevare dai segni ottenuti in tali sperienze de’ me- talli accoppiati, che ad 1/60 di grado circa di siffatto elettrometro a paglie sottili arriva la tensione elettrica di eccesso, o in più indotta nello zinco dal contatto coll’argento, il quale altrimenti non sia isolato, ma abbia qualche comunicazione col suolo, onde riesca appunto continua e indeficiente tal elettricità; e così ad 1/60 di grado la tensione di eccesso, o in meno risultante nell’argento pel contatto col zinco parimenti non isolato. Trovai per es. che con un condensatore, il quale condensava 120. volte, poco più poco meno, ottenevansi dalla coppia di argento e zinco 2. gradi, e 2 1/2. 3. 4. gr. con altri condensatori, che condensavano intorno a 150. 180. 200. gr.: Condensatori di questa fatta cotanto potenti non è facile invero nè di procurarseli, nè di mantenerli a lungo, e in tutte le circostanze; ma pure riescono a tanta eccel- lenza alcuni fatti di due dischi d’ottone benissimo piani e levigati intonacati ambedue di uno strato sottile d'ottima vernice di lacca, o di copale. Così dunque dedussi, da molte prove di simil fatta, che una coppia sola di ar- gento e zinco dispiega una tensione elettrica di 1/60 di grado circa; di 1/100, o meno una coppia di argento e stagno; e molto meno ancora le combinazioni degli altri metalli, in ragione; che trovami più vicini nella scala sopra indi- cata al pr.

Le quali deduzioni vennero poi nel più bel modo confermate, partico- larmente quella che assegna 1/60 di grado alla combinazione di argento e zinco, allorquando avanzatomi con felice progresso come accennai alla co- struzione degli elettro-motori composti di più coppie degli stessi argento e zinco (coll’interposizione di uno strato umido tra coppia e coppia, acciò le azioni di queste non avessero a distruggersi vicendevolmente) ordinate ac- conciamente in lunga serie, ottenni dagli apparati, o pile di 60. coppie circa, 1. grado all’elettrometro a dirittura, senza ajuto cioè di condensatore; e così 2. 3. 4. gradi da pile di circa 120. 180. 240. coppie. Dico circa, perchè ottenni in appresso qualche volta, ed ottengo oggi comunemente, e con mag- giore facilità lo stesso, quando cioè gli apparati siano in buonissimo ordine, con un numero alquanto minore di tali coppie di argento e zinco, oppure con tal numero di coppie, ma di zinco e rame, il qual rame è notabilmente men attivo dell’argento.