Volta, Alessandro Sopra Esperienze ed Osservazione da Intraprendersi sulle Torpedini 1805 Como it volta_intrTorp_970_it_1805.xml 970.xml

SOPRA ESPERIENZE ED OSSERVAZIONI DA INTRAPRENDERSI SULLE TORPEDINI.

LETTERA AL PROFESSORE DI FISICA SPERIMENTALE NELL’UNIVERSITÀ DI PAVIA P. CONFIGLIACHI.

Como, 15-19 luglio 1805.

FONTI.

STAMPATE.

BR. ANN. T. XXII (1805) pg. 223. Ant. COll T. II. P. II. pg. 255.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt. E 61.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: DATA: in E 61 si legge, in principio: Como 15 Luglio 1805, e in fine: «finito di scrivere questa lettera il giorno 19 Luglio ».

E 61: è la lettera autografa che si pubblica, e che pare sia stata spedita al P. Confi- gliachi, come provano il bollo postale e il seguente indirizzo scritto dal V.: « Al Sig. Felice Configliachi Direttore dell’ Ufficio dei Pachetti per il Padre Professore Configliacchi Milano »

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E 61.

Stim.mo Prof.re e Amico Car.mo

Como li 15 Luglio 1805.

Ricevetti la stimatissima vostra de’ 19 Giugno a Bologna alla vigilia di partirne, che fu il 26 detto. Il viaggio, ed alcuni affari pressanti ritornato che fui a Como mi obbligarono di ritardare fino al giorno d’oggi a rispondervi. Mi è spiaciuto grandemente, che una tal gita a Bologna, dove ebbi a por- tarmi per una convocazione straordinaria de’ Membri dell’Istituto Nazio- nale, mi abbia privato della bella sorte di aver voi, e l’amico Fortis, per qualche giorno ospiti in casa mia. Avrei almeno desiderato di ritrovarvi ancora a Milano al mio passaggio, per salutarvi di nuovo, e conferire con voi un altra volta intorno alle sperienze, che vi proponete di fare sulle Torpedini; ma quando vi giunsi eravate già partito per il golfo della Spezia, come in- tesi dal nostro comune amico Prof.re Raccagni. Non mi resta dunque che di proporvi in iscritto alcuna cosa, secondando così il desiderio vostro, e la viva brama che nutro io di veder verificate le congetture, che da lungo tempo volgo in mente riguardo al potere elettrico di esse torpedini, e di altri pesci che godono di simile stupenda virtù, taluni in grado anche più emi- nente; quali sono l’anguilla tremante chiamata Gimnoto elettrico, il Siluro elettrico, e qualche altro scoperto in questi ultimi anni.

Come però dovrete ristringere le vostre sperienze ed osservazioni alle Torpedini, che sole tra i pesci dotati del potere di dare la scossa si rinvengono ne’ nostri mari; di queste sole parlerò, e de’ loro organi elettrici: potendosi altronde facilmente comprendere, che organi analoghi, anzi identici quanto all’essenziale, avvegnachè dissimili nella forma, grandezza, e posizione, devono possedere anche quegli altri pesci, per produrre gli stessi effetti; e rilevandosi già da alcune descrizioni, che ne sono state pubblicate, cotal analogia. Resterà, dunque alla sagacità di altri Fisici il mostrare come convengano perfettamente anche questi organi di tai pesci forestieri nelle fondamentali condizioni di quelli della Torpedine, e dei nostri apparati elettromotori artificiali.

Le ricerche, che più mi stanno a cuore, hanno per oggetto di rendere, se si può, sensibile all’elettrometro codesta elettricità mossa dalla Torpedine. Inutile sarà il tentar ciò restando il pesce sommerso nell’acqua: converrà dunque trarnelo fuora, ed esplorarlo con mezzi acconci, esposto all’aria, ed anche asciugato un poco, tanto che non sia più grondante di acqua. La miglior maniera che io immagino è di adagiarlo col ventre in giù, al quale corrisponde un capo del doppio suo organo elettrico (come sappiamo), sopra una larga lastra o bacile di metallo posto su d’un tavolo abbastanza umido, o meglio ricoperto da una tovaglia bagnata; e in tale stato solleticarne quella parte della schiena, a cui corrisponde l’altro capo di detto organo, con un filo metallico sporgente dal cappelletto di un buon elettrometro a paglie sottili, od a listarelle di foglia d’oro.

Dubito però molto che si possa con ciò solo riuscir a muovere alcun poco tali elettrometri, avvegnachè sensibilissimi: come accade anche colle ordi- narie pile, od elettromotori artificiali, le quali pile, massime se siano molto umide al di fuori, e tale umidità si estenda da un capo all’altro, o trovinsi involte in qualsisia umida fascia (che rappresenti appunto gli integumenti, che nello stato naturale involgono gli organi della Torpedine), non affettano punto sensibilmente codesti elettrometri, o appena appena v’inducono qual- che picciolissima divergenza de’ pendolini. Dubito, ripeto, che esplorando così la Torpedine si possano aver segni immediatamente all’elettrometro.

Mediatamente però, cioè coll’ajuto di un buon Condensatore, adoperato come conviene, sapete ch’io ottengo segni distintissimi, e di qualche forza, e fino scintille, anche da pile di un numero non molto grande di pezzi, e le quali non danno che una mediocre scossa, inferiore a quelle della torpedine; li ottengo tali segni anche da pile grondanti d’acqua, od involte a bella posta da qualche umida fascia. Son dunque persuaso, che eziandio dalle Torpedini, che chiudono in seno siffatti organi simili alle pile, ossia un apparato elettro- motore naturale emulo ai miei artificiali, otterrei io eguali segni elettro- metrici, coll’ajuto parimente di un buon Condensatore; e spero che gli ot- terrete pur voi, se di un tal ottimo Condensatore, non meno che de’ migliori elettrometri vi troverete provveduto, come non dubito, e ne farete con somma cura il conveniente uso. A questo fine cominciate dal provare il Condensatore, di cui vorrete servirvi, sopra una picciola pila, che riposi colla sua base sul- l’istesso tavolo bagnato, su cui giace la Torpedine, o sopra qualsiasi sostegno avente comunicazione col suolo; provatelo col regger in mano il suo piattello inferiore, ed il superiore applicatovi a dovere farlo comunicare, mediante un filo metallico che ne sporga, alla testa di essa pila, indi staccatolo por- tarlo isolato sopra il cappelletto dell’elettrometro; e osservato quali segni ei faccia dare a questo, quanto ne faccia divergere i pendolini, ecc., ripetete la prova con farlo comunicare esso piattello collettore nella stessa maniera alla schiena della Torpedine ne’ punti corrispondenti a’ di lei organi elettrici. Non so se questo toccamento basterà a caricare codesto piattello, onde averne poi i segni all’elettrometro, nel modo che bastò il toccamento della pila nel- l’esperienza precedente; se basterà sempre, e in qualunque circostanza; o se solamente avrà luogo tal carica irritandosi il pesce, ed eseguendo esso quel tale sforzo, che gli si vede fare quando vuol produrre la scarica. Converrà dunque tentare molte volte, e in varie guise, e cogliere a studio o a fortuna il momento giusto.

Pare, che la Torpedine, quando vuol dare la scossa, ossia effettuare la scarica elettrica, comprima fortemente il dorso: ciò, io credo, affine di appli- care a dovere l’interno della schiena e del ventre ai capi opposti dell’appa- rato elettromotore, che chiude in seno, e portarvi un ampio e perfetto com- baciamento, e con ciò anche addurre ad un congruo contatto que’ pezzi di esso organo doppio, che trovansi per avventura o staccati, o non abbastanza comunicanti; come in alcune delle mie pile costrutte a bella posta così; op- pure affine di spremere qualche umore, e farlo colare sì, che vada ad imbever meglio le pellicole o piccioli dischi sovrapposti gli uni agli altri in gran nu- mero in quei piccioli tubi membranosi, che raccolti in due fasci formano gli organi di cui si tratta; qualche umore, dico, o muscoso, o linfatico, od altro, che venga ad inzuppare vieppiù cotali pellicole, o dischetti, onde rendergli migliori conduttori e motori, od a riempierne gli interstizj, onde formare le comunicazioni che abbisognano, o renderle più compite. Nella prima sup- posizione, fors’anche nella seconda, ponendo sopra la schiena della Torpedine giacente col ventre sul bacile, o immediatamente sul tavolo bagnato, un peso che la comprima sufficientemente, si ridurrebber, credo, quegli organi a dover agire continuamente; e allora il Condensatore ne ritrarrebbe in qual- sisia momento la competente carica di elettricità, com’esso la ritrae sempre da una pila ordinaria messa in buon ordine, e in istato di agire incessante- mente. Sarebbe bene, che il peso posto sulla schiena al luogo corrispondente a detti organi fosse di metallo, e questo poi si toccasse, anzichè la schiena nuda, dal filo annesso al Condensatore.

Se per tal mezzo, od altro migliore che a voi suggerisca, vi riesce di ot- tenere segni all’elettrometro, ecco in gran parte soddisfatta la mia aspetta- zione: e sarà pur facile di soddisfare ancora la curiosità e brama che ho di sapere quali dei due capi di cotali organi possegga l’elettricità positiva, ossia per eccesso, quale la negativa, ossia per difetto: sarà, dico, facile ricorrendo al solito criterio dell’accresciuta, o diminuita divergenza de’ pendolini del- l’elettrometro, col presentare al suo cappelletto un bastoncino di ceralacca stropicciato di fresco, ecc.

Or lasciando l’elettrometro, e volendo far prova delle scosse, mi pare, che stando la Torpedine nel modo sopra descritto compressa sotto il peso dello scudo metallico, e tenendosi a toccare questo con un dito, o meglio con una lastra metallica impugnata da una mano umida, mentre l’altra ter- rebbesi applicata ampiamente al bacile, o al panno bagnato, su cui giace essa Torpedine, dovrebbero aversi le scosse ad ogni momento che si tentasse la prova, e quante volte si volesse, senza aspettare sforzo alcuno dell’ani- male, o la sua volontà; e che queste scosse involontarie per parte di esso, ed eccitate su di noi a voglia nostra per ogni nuovo toccamento, sarebbero anche più poderose, quanto più ampio fosse il contatto sì dell’armatura metallica posta sulla schiena del pesce, che del ventre suo applicato al bacile, o al panno bagnato, e quanto più fosser umide le mani di chi sperimenta, e combaciassero più larghe superficie di conduttori: il tutto analogamente a ciò che osservasi nelle pile riguardo al più facile e copioso trascorrimento del fluido elettrico a misura delle migliori comunicazioni e più ampj comba- ciamenti de’ conduttori umidi tra loro, e coi metalli.

Armata così, e compressa la Torpedine imiterà dunque meglio la pila, secondo io immagino, dandovi immancabilmente la scossa per ogni congruo toccamento (accompagnata tale scossa dal noto lampo, o chiaror passeggiero entro gli occhi, qualora la scarica si porti ad attraversare qualche parte della vostra testa), e mantenendo una corrente continuata di fluido elettrico da un estremo de’ suoi organi all’altro per quell’arco o catena di buoni con- duttori, con cui si faccian comunicare a dovere. Colla qual corrente continuata potrà anche produrre, oltre le scosse e il lampo, quel dolor pungente, quel vivo bruciore sulla pelle del volto o d’altre parti delicate, che vi producono le nostre pile; e basterà per ciò, che venga a toccare questa o quella parte nuda e di pelle delicata, e molto più la viva carne di qualche piaga o ferita, un filo metallico prolungato dall’armata schiena della Torpedine, intanto che con una mano ben umida la persona che fa la prova comunica ampia- mente col bacile su cui la Torpedine giace col ventre; o inversamente che il filo metallico proceda da cotesto bacile, ecc.

Siccome cogli elettromotori artificiali il polo negativo è quello che ec- cita un dolore molto più rabbioso e cocente; così avvenendo lo stesso colla Torpedine, che dobbiam pur tenere per un elettromotore naturale, si capirà anche da questa sperienza in quale delle due parti risieda l’elettricità sua per eccesso, in quale l’elettricità per difetto, se la scarica facciasi dalla schiena al ventre, o dal ventre alla schiena: la qual cosa importa pure di sapere.

Nella stessa maniera potrà eccitarsi eziandio il sapore sulla lingua, e questo acido od alcalino, secondo che sarà rivolta la punta di essa lingua verso il polo positivo, o negativo degli organi, come sapete che accade colle pile. Ma acciò non si confonda la sensazione di sapore colla scossa, e col bru- ciore, converrà lasciare indebolire molto l’azione di detti organi, come ap- punto facciamo per lo stesso fine colle pile.

Finalmente se nel modo sopra indicato, od in altro, può ridursi la Tor- pedine, ossia l’uno o l’altro de’ suoi organi elettrici, od ambedue, che fora meglio, ad agire incessantemente, voglia essa o non voglia, come mi lusingo che possa riuscire; non può mancar di produrre al pari di una pila, la di cui azione, quando trovasi in buon ordine e stato, è pure incessante, non può, dico, mancar di produrre anche il bel fenomeno chimico dell’ossidazione di un filo d’argento, di rame, ecc., o dello sviluppo di molte bollicine di gas idrogeno da un altro filo metallico, i quali fili procedendo, l’uno dall’arma- tura della schiena del pesce, l’altro da quella del ventre, vadano a termi- nare in un tubo o vasetto d’acqua, per mezzo della quale venga compito il circolo. Se questa sperienza riesce, avremo il più bel compimento, che possa desiderarsi nelle prove di confronto fra la Torpedine, che è un elettromotore naturale, e la pila, od elettromotore artificiale.

Resterebbe ancora di poter imitare colla Torpedine l’altro sorprendente e dilettevole fenomeno, che presentan le pile, di arroventare cioè e fondere la punta di sottili fili, o foglie metalliche, arroventamento e fusione, che ac- compagnano, massime nei fili di ferro vaghe stellette, e scintille sprizzanti. Ma dubito molto, che possa ciò ottenersi colla Torpedine, ancorchè fosse ri- dotto il suo doppio organo allo stato e condizione di scagliare incessante- mente il fluido elettrico, e mantenere una corrente continua, siccome fa una buona pila: e la ragione è che non si riesce a questa deflagrazione delle punte metalliche neppure colle pile, se i suoi piattelli di metallo, e i dischi umidi interposti non sono di una considerabile larghezza, o se, essendo piccioli, non ne è lunghissima la serie. Or sono bene in gran numero le pellicole, o sot- tili strati, di cui son formati gli organi elettrici, od elettromotori naturali di cui si tratta, ma sono picciolissimi di diametro; e altronde non hanno di gran lunga tanta attività cotesti motori tutti di seconda classe, ossia umidi, quanto quelli di prima classe, cioè metallici, che entrano nella formazione delle nostre pile od elettromotori artificiali. Possono dunque quelli aver il potere di dare scosse anche forti, e sì lo hanno, come ci provano l’esperienze su di esse Torpedini, senza aver quello di abbrugiare, o far scintillare le punte di fil di ferro, ecc., come non lo hanno neppure delle pile metalliche di 50., 60. e più coppie di piattelli piccioli, ex. gr. di mezzo pollice di diametro, le quali nondimeno producono violente scosse. Ad ogni modo essendo in si gran numero le accennate pellicole, o strati picciolissimi e sottilissimi nel doppio organo della Torpedine, che giungono nei tanti tubi membranosi, ond’è questo composto a più migliaja, non dispero affatto che possa ottenersi, tentando e ritentando ne’ più acconci modi, qualche poco anche di questa deflagra- zione. La più facile maniera di riuscirvi, se fosse possibile, mi parrebbe quella di tener applicato un capo di un arco metallico al bacile, su cui alla maniera da me indicata posa la Torpedine col ventre, e portare l’altro capo, che ter- minerebbe in punta di ferro affilata ed acuta, a contatto brusco sia dello scudo metallico ond’è armata e compressa la schiena, sia d’un buon car- bone, o d’un laghetto di mercurio posti sopra tale scudo, i quali corpi fa- voriscono la deflagrazione, che si vuol eccitare.

Ho supposto fin quì, che tutto il potere elettrico della Torpedine risieda negli organi a ciò destinati, i quali di elettrici appunto hanno ottenuto il nome; che essi sieno veri e perfetti elettromotori naturali, emuli de’ miei artificiali; che per se soli incitino, ed impellano il fluido elettrico in guisa di metterlo in corrente da un capo all’altro, ogni qualvolta essendovi in pronto un acconcio arco conduttore, vengano, o per uno sforzo volontario dell’ani- male, o per altra maniera addotte al congruo contatto, o rese compitamente comunicanti fra loro quelle parti di essi organi, che nello stato naturale del nostro pesce libero e quieto trovinsi per avventura disgiunte, o mal co- municanti. Però è, che per le sperienze da me proposte, alla riuscita delle quali richiedesi, che tal corrente elettrica sia continua incessante, come lo è nelle ordinarie pile, allestite di tutto punto, e in cui non abbiavi interruzione, ho suggerito l’artificio di tener compresse le parti del ventre e della schiena che rinchiudono detti organi, di tenerle, dico, ben compresse e serrate, ad oggetto di avere una perfetta e costante comunicazione fra tutte le parti componenti codesti organi, e fra gli organi medesimi, e la schiena dell’ani- male da una parte, e il ventre dall’altra. Spero che un tal artificio, o qualche altro di varj che potranno immaginarsi, riesca. Confesso però, che non ne son sicuro, perchè può esservi naturalmente, nello stato cioè ordinario del pesce, qualche mancanza in siffatti organi, qualche sconnessione, od inter- vallo fra i pezzi che lo compongono, qualche difetto insomma, cui la sola volontà dell’animale possa togliere con certi moti da lei impressi agli organi medesimi, od alle parti aggiacenti, dispiegando la sua energia sopra i nervi, che vi si portano in grande copia, facendovi accorrere tale o tal altro umore acconcio, o in altra guisa; al che non sarebbe a noi dato di poter supplire con artificj meccanici. In attenzione di una più accurata descrizione di tali organi, che voi non mancherete di darci, mi attengo per ora a quelle pubbli- cate da altri naturalisti ed anatomici, che riporta in succinto HAUY nell’opera sua: Traité Élémentaire de Physique: (tutto intero il § 513°.)

Tale paragrafo è riprodotto nella Memoria pubblicata in Br. Ann. dai quali venne tolto. [Nota della Comm.].

« L’organe « dont la torpille se sert pour exercer son pouvoir engourdissant est composé « d’un grand nombre de tubes aponévrotiques, d’une forme hexagonale et « quelquefois pentagonale, rangés parallélement les uns aux autres autour des « branchies, et dont une base est adjacente à la peau de dessus et l’autre « à celle de dessous. Tous ces tubes sont exactement fermés à leurs extre- « mités par une membrane aponévrotique, qui s’étend de chaque côté sur « toute la surface de l’organe. De plus, chaque tube est traversé horizonta- « lement par des feuillets aponévrotiques placés l’un au-dessus de l’autre à « de petites distances, en sorte que le tube peut être considéré come un as- « semblage de cellules superposées. L’intérieur de ces cellules est rempli d’une « substance qui d’après les expériences de Geoffroy, est composée d’albumine « et de gélatine. Enfin, tout cet appareil est fourni de nerfs remarquables « par leur volume, qui se insérent entre les tubes, et finissent par se distri- « buer dans leur intérieur ».

Or ritenuta tale struttura, può credersi che una condizione richiesta a mettere in attività gli organi di cui si tratta, sia appunto l’afflusso copioso di questo o quell’umore nelle indicate cellette, tantochè ne divengano piene tutte quante a dovizia, e turgide; e può benissimo essere, che vi voglia a tal effetto, cioè per indurre tale pienezza un’azione particolare, ed uno sforzo straordinario dell’animale sopra tali organi per mezzo de’ molti e insigni nervi, che vi si portano, onde da’ vasi, che li accompagnano, o da altri vicini si effonda in dette cellette la tanta copia de’ richiesti umori; onde in fine, compite le comunicazioni ne risulti un complesso di pile tutte attive nel miglior modo, tendenti cioè a lanciare un torrente di fluido elettrico da un capo all’altro.

Se così fosse, e se di più cotal afflusso d’umori, e riempimento delle cel- lette portato da uno sforzo straordinario dell’animale ogni qualvolta tenta di dare la scossa, fosse passeggiero, e non durasse che un istante brevissimo, non è difficile comprendere, come essendo tuttavia bastante per produrre la scossa, potrebbe non esserlo per caricare sensibilmente il Condensatore, potrebbe non dar tempo a ciò; l’applicazione del qual Condensatore riusci- rebbe altronde inutile, quando non venisse fatta al momento preciso, cosa assai difficile.

Ma anche in altra maniera concepisco che possan mancare i segni al- l’elettrometro, comunque ajutato dal Condensatore. Gli organi rinchiusi nel corpo dell’animale trovandosi in tutta la loro lunghezza involti, e fasciati da umidi conduttori, quali sono i vasi, le carni, gli integumenti, trovami nell’istesso caso come una delle mie pile sepolta intieramente nell’acqua, o fasciata da grossi panni o cartoni ben inzuppati, la quale parimenti non dà segni all’elettrometro neppur col soccorso del Condensatore, nè produce scosse, finche rimane in tale stato: li dà però più o meno sensibili, e scuote puranco, sol che l’umida vesto si assottigli molto, o meglio si stacchi per qualche tratto della lunghezza di essa pila, malgrado che continui a starvi applicata in altre parti, e sì ai due capi della medesima. Così adunque po- trebbe avvenire degli organi della Torpedine, che fosse cioè necessario all’ef- fetto della scossa tale sforzo dell’animale, per cui venissero momentanea- mente staccati essi organi dalle aderenze umide dei lati, rimanendo i soli contatti, e facendosi anzi più esatti, della schiena e del ventre sopra le due estremità di detti organi: momentaneamente, dico, onde anche per tal modo non si desse luogo e tempo alla carica del Condensatore ne’ tentativi nostri.

La non riuscita pertanto non sarebbe un argomemo bastante per negare, che gli organi di cui si tratta, sieno veri elettromotori per se stessi, a somi- glianza delle nostre pile: all’incontro la riuscita sarebbe una prova eviden- tissima, anzi un cumulo di prove, che tali veramente sono.

Or se infatti riescano (come torno a dire che spero) o tutte, o alcune delle progettate sperienze, mercè il solo semplice spediente di tener compressi nel modo sopra indicato ventre e dorso del pesce, se riescano colle Torpedini intiere e vive, sulle quali dovete incominciar le prove, non dubito quasi, che non siano per riuscire egualmente colle morte di fresco, e meglio trucidate, anzi pure cogli organi soli, recisi, e separati intieramente dalle altre parti del- l’animale. Son per dire, che mi aspetto da questi organi spogliati d’ogni ade- renza, nudi e mondi, non solo le scosse, e gli stessi segni elettrometrici, come dal pesce intiero e intatto, ma quelle e questi più marcati ancora. Vi propongo adunque, e vi raccomando di verificar ciò con apposite sperienze. Se trovate difficile di separare del tutto, e liberare da ogni inviluppo o parte estranea quegli organi, recidete solamente la testa e la coda del pesce unitamente a quelle porzioni del tronco, che sopravanzano la regione di essi organi rite- nuta così quella sola sezione del corpo, che li contiene, provatela sul bacile, o sul panno bagnato immediatamente, e comprimetela sotto uno scudo me- tallico di mediocre peso; indi fatene prova. Sarà pur bello, se riescono così le sperienze! Più bello ancora, e più decisivo, se riescano cogli organi intie- ramente separati, e messi al netto; e dopo lungo tempo che si sono estratti dal corpo dell’animale; e con porzione soltanto di essi, con pochi cioè di que’ prismi o tubetti infarziti da’ sottili strati, o con un solo.

Io mi lusingo che riusciranno più o men bene in tutte queste maniere, ed in altre, che voi saprete immaginare. Vorrei poi anche provare a disfar cotali organi, e ricomporli di posta, or come prima, or variando, sia la po- sizione di essi tubetti, sia la serie delle pellicole o piccioli dischi di cui son zeppi, ad umettarli con varj liquidi, ecc., per vedere se, e quanto ritengano della primiera loro azione e forza, la quale fors’anche potrebbe accrescersi.

Nel decomporre, e ricomporre siffatti organi, oltre le altre osservazioni, che suggerirà a voi di fare, vorrei che poneste un particolare studio a quelle, che vi possano far discoprire quali e quante diversità si trovino fra uno e l’altro di que’ strati o pellicole, riguardo alla loro sostanza propria, o all’u- more di che sono intrisi, o a quello che frapposto ne riempie gli intervalli. Una tal ricerca sottile e difficile è di grande importanza. La mia teoria vuole, come sapete, che ogni pila attiva, sia di 1.°, o di 2.°, o di 3.° genere, debba essere formata di una serie di gruppi, composti ciascuno di tre almeno con- duttori diversi, che in tali circostanze sono poi anche motori: cioè che nel 1.° entrino due conduttori metallici diversi, ed un umido; nel 2.° due umidi diversi ed un metallo; nel 3.° finalmente tre conduttori umidi tutti diversi. Or gli organi elettromotori della Torpedine (e degli altri pesci dotati della stessa facoltà) appartenendo a questo 3.° genere, debbono anch’essi essere formati di una serie di gruppi regolarmente ordinati, in ciascuno dei quali trovinsi non meno di tre conduttori diversi. Questi dunque bisogna cercarli in quelle pellicole o piccioli dischi, e negli strati umidi intermedj, e trovarli alternatamente disposti in giusta serie: avvertendo che una diversità, e diversità grande può esservi, ancorchè non appaja tosto all’occhio, e diffi- cilmente pure si scopra con altri criterj, e che basterebbe che esistesse anche solamente nelle faccie opposte dell'istesso disco o pellicola, sull’esempio de’ doppj piattelli di argento e stagno, o zinco nelle pile metalliche. Così quan- d’anche l’occhio non iscopra a prima giunta, o non discerna distintamente le varie specie di sostanze, ch’entrano nella costruzione di quegli organi, è veri- simile che vi si trovino almeno le tre richieste all’uopo; anzi più di tre: nel qual caso ve ne sarebbe d’avanzo, senza che ciò fosse di pregiudizio; giacchè anche nelle pile attive di 1.°, e di 2.° genere si possono introdurre più di due specie di metalli, o più di due conduttori umidi diversi. Che dico verisimile? É stato già provato coll’analisi chimica, che vi si trova dell’ albumina, della sostanza glutinosa, e dell’ aponeurotica o membranosa; aggiungansi gli umori acqueo, sieroso, ed altri tanto insipidi che salini, de’ quali probabilmente uno o più vi si incontreranno, o misti, o separati. E senza ricorrere all’ana- lisi chimica, stando a differenze più facilmente marcabili, se vi è della sostanza nervea, della membranosa, della muscolare, o tendinosa, ecc. a strati alterni, o due solamente di queste ed un umore per terzo, o due umori diversi, acqueo, mucoso, linfatico, ed una sola di tali sostanze, ne abbiamo abbastanza al- l’uopo, sol che trovinsi tali sostanze stese ed alternate in giusto ordine e serie. Ecco dunque ciò che debbesi cercar di scoprire, e determinare: quali sostanze specificamente diverse compongano gli organi elettrici della Tor- pedine, e come vi si trovino combinate, e distribuite.

Venendo meno a poco a poco la forza di scuotere nella Torpedine viva, o morta, intiera o mutilata, converrà osservare se degradi egualmente la tensione elettrica; giacchè potrebbe questa sostenersi di più, come accade alle pile; nelle quali a misura che perdon l’umido i bollettini interposti ai doppj piattelli metallici, tutto che scemi di molto il potere delle scosse, dimi- nuiscono di poco i segni all’elettrometro (ottenuti, s’intende, coll’ajuto del Condensatore), e sussistono ancora dopo che non si ottiene più scossa sensi- bile, nè cessano del tutto finchè non siano essi bollettini divenuti asciutti quasi intieramente.

Quando poi le scosse estremamente indebolite non si faranno più sen- tire che ad uno o due articolazioni di un dito, chi sà, che non risorgano più intense umettando gli organi elettrici d’acqua, o semplice, o salata? Chi sà che non convenga umettarli essi organi anche appena estratti dall’ani- male? E quando avran pur cessato d’essere sensibili al dito tali scosse, io non dubito che non lo siano ancora per lungo tempo a delle rane prepa- rate, per farle balzare. Or dunque gioverà provare, fino a qual segno, e fino a quanto tempo si possa estendere cotale azione sensibile sopra un elettro- metro di sì prodigiosa delicatezza, quali sono coteste rane preparate alla maniera di GALVANI.

A proposito di tali rane, o tronchi di rane così preparati, che per un nulla di poter elettrico si scuotono, onde la più debole azione ancor della Torpedine le fa sbattere e saltare, voglionsi aver presenti e sarà pur bene il ripetere e variare le belle sperienze di esso GALVANI, il quale poste avendone alcune sulla schiena, e a’ fianchi del pesce coricato sopra un panno bagnato, le vide dibattersi tratto tratto, e talor quasi di continuo, senza che venisse essa Tor- pedine irritata, o desse segno di lanciare la scarica. Questo ci porterebbe a riguardare i di lei organi elettrici come sempre montati, ed in attuale azione fino a un certo segno, aventi perciò nelle loro parti abbastanza di comuni- cazione per un qualche trascorrimento continuo di fluido elettrico dalla schiena al ventre, o viceversa; trascorrimento assai scarso però, sicchè ba- stando a scuotere que’ tronchi di rana estremamente eccitabili, non valga a portare scosse sensibili alle nostre mani e braccia; per produrre le quali vi voglia una più rapida e copiosa corrente, e per questa una più perfetta comunicazione, e congruo contatto delle parti tutte di essi organi elettro- motori: al che come già dicemmo, si richiede od uno sforzo dell’animale, che è probabilmente una compressione che vi porta, od altro mezzo equi- valente. Può anche supporsi, che nello stato naturale e di quiete della Torpe- dine non v’abbia per avventura che qualcuno dei tanti tubi o colonnette, di cui son composti i di lei organi elettrici, il quale sia in azione, e mantenga una piccola corrente; ovvero che ciascuna di tai colonnette agisca separata- mente; e che poi si uniscano tutte insieme, e cospirino a formare una gran piena per le valide scosse sotto lo sforzo, o la compressione, di cui si è detto. Quindi ancora rilevasi l’importanza di esplorare tali organi separati dal corpo, or insieme, or parte a parte, come ho suggerito più sopra, e voi meglio saprete immaginare.

Ecco quante ricerche anatomiche, e fisiologiche vi si presentano da fare, oltre i molti tentativi e sperimenti fisici, che vi ho proposti, ed altri, che senza mio suggerimento saprete voi stesso ideare ed eseguire. Riguardo a quelle non dubito, che quanto più esaminerete, e scandaglierete gli organi elettrici della Torpedine, non siate per ravvisarvi una più grande rassomiglianza colle mie pile, anzi una essenziale conformità, con quelle che chiamo di terzo ge- nere. La costruzione affatto singolare di tali organi fu per gran tempo un arcano per i Fisici, e per i Fisiologi, e forse lo è ancora per molti; ma cessò d’esserlo per me dal momento che giunsi a costrurre i miei apparati elettro- motori, e singolarmente le pile suddette di terzo genere, che sono, ardisco dirlo, la stessa cosa in fondo che quegli organi. Le sperienze e ricerche, che vi ho proposte, hanno per iscopo di verificare e confermar ciò in tutte le maniere, per finir di convincere chi ancor ne dubitasse, o movesse delle obie- zioni. Riuscendo bene codeste esperienze, siccome spero, verranno a mostrare come si ottengano dalle Torpedini fuori dell’acqua, anzi dai soli loro organi elettrici, oltre le scosse, già note, tutti gli altri fenomeni che presentano le mie pile. Io altronde ho già mostrato come reciprocamente le pile imitino perfettamente le Torpedini eziandio sott’acqua, scuotendo e intorpidendo una mano tuffata in essa acqua: scuotendola anche prima che giunga a toccare il corpo del pesce; anche ad una considerabile distanza: ciò, che ben non si comprendeva, e ch’io spiego, comprovandolo con altre sperienze, in una maniera che non lascia più alcuna difficoltà. Ad imitazione delle Tor- pedini, che lanciano scosse entro al nativo loro elemento, faccio agire coteste mie pile, e dare le scosse parimenti sott’acqua, e sì anche ad una mano tuf- fata, che pur non giunge a toccarla: insomma le riduco ad essere vere Tor- pedini artificiali. La descrizione di tali mie sperienze colle spiegazioni, fa parte di una lunga memoria, che scrissi son già tre anni, e comunicai a varie persone intelligenti, ma che per alcuni riguardi non ho ancor pubblicata.

Ritornando per un momento alle sperienze più sopra indicate, che a voi confido, desidererei pure, ed oh ! quanto, di potervi por mano io stesso: più altre me ne suggerirebbero dietro le osservazioni, che andrei mano mano facendo, giacchè l’esito di un esperimento, e le circostanze che l’accompa- gnano, dan lume per nuovi tentativi, ecc. Senza questo, anche fin d’ora, e quì, dove non ho nè per le mani, nè sott’occhio l’oggetto delle ricerche, nè posso in alcun modo procurarmelo (essendo impossibile di far venire fino a Como, e neppure fino a Milano, delle Torpedini, se non vive, almeno fresche), mi vengono in mente diverse altre ricerche, che potrebbero farsi, interessanti anch’esse, sopra codesti pesci cotanto singolari. Ma bastano per ora, e sono anche troppo all’intento propostomi quelle, che vi ho additate; tanto più, che anche a voi ne suggeriranno non poche, forse più istruttive sotto questo, e sotto altri punti di vista, le quali non vorrete, nè dovete tralasciar per le mie. In fine da tutte insieme le sperienze ed osservazioni, che farete, non posso che sperar molto, e ne attendo con impazienza i risultati. Sono intanto con perfetta stima ed amicizia.

Vostro Obbl.mo Servo ed Affez.mo Amico ALESSANDRO VOLTA

(Finita di scrivere questa lettera il giorno 19 Luglio).

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