Volta, Alessandro Frammenti Vari sulla storia della Invenzione della Pila e considerazioni relative it volta_invenPil_983_it.xml 983.xml

FRAMMENTI VARI SULLA STORIA DELLA INVENZIONE DELLA PILA E CONSIDERAZIONI RELATIVE.

FONTI.

STAMPATE.

Mocch. pg. 48.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt. J 71; J 87 A; J 87 B β; K 25.

OSSERVAZIONI.

Questo brano, importante perchè conferma la data della invenzione della Pila, trovasi pubblicato nell’Elogio del Conte Alessandro Volta del Mocchetti - Como 1833; non si conosce il Mns. Voltiano corrispondente. Si pubblica sulla fede del Prof. Moc- chetti, amico del V.

J 71 e J 87 A: sono principi di dissertazioni, nelle quali il V. si nomina in terza per- sona, a proposito delle sue scoperte e specialmente di quella della Pila. Questi Mns erano stati dal V. affidati al Configliachi. J 87 A è costituito da due minute; la più accurata si interrompe prima, e si pubblica, completandola con la conti- nuazione che si prende dall’altra.

J 87 B β: è un breve brano nel quale si accenna anche agli effetti della Pila sull’udito.

K 25 è un breve frammento, che ha carattere di introduzione ad un discorso sulla im- portanza e sulle conseguenze della invenzione della Pila, posteriore di molto alla stessa.

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Da Mocchetti Francesco: Elogio del conte Alessandro Volta patrizio comasco. Como 1833 pag. 48 e 49.

(4) Piacemi di qui riferire alcune osservazioni del VOLTA relative all’inven- zione della Pila, tolte da un suo manoscritto inedito sull’elettricità.

« Le sperienze invero sorprendenti incominciate dal celebre Professor « GALVANI sulle rane, e proseguite da lui quasi su di esse sole, mi hanno in- « dotto, dopo che vennero nel 1791 pubblicate, a moltiplicarle e variarle in « più modi, e mi hanno messo così sulla via di scoprire l’elettricità prodotta « dal semplice mutuo contatto di conduttori fra loro diversi, massime metal- « lici, che pareva un paradosso, e di sostenerla contro di lui medesimo, il « quale pretendeva essere un’elettricità propria dell’animale ed organica. « E ciò a dir vero sembrava minor paradosso, tanto che in sulle prime incli- « nava ancor io a crederla tale, finchè sperienze più accurate mi convinsero « che l’animale era soltanto passivo, che esso era una specie di elettroscopio, « ed attivi invece erano i metalli diversi che venivano a combaciarsi. Queste « esperienze mi hanno finalmente condotto verso il 1799 all’invenzione della « così detta Pila od apparato elettromotore composto di più coppie metal- « liche, ciascuna di stagno e argento o rame, o meglio di zinco e argento o « rame, interpolate da strati umidi, in cui l’elettricità metallica, contrasta- « tami per tanto tempo da esso GALVANI e da’ suoi seguaci, si è poi resa ma- « nifesta non che agli ordinarj elettrometri, ma a tutti gli altri segni e coi « più stupendi fenomeni; nè oggimai soffre più alcuna obbiezione. Ad ogni « modo si chiama ancora comunemente elettricità Galvanica e da pochi Vol- « tiana, del che non mi lagno, e sono anzi ben contento che si ritenga un nome, « il quale richiama l’egregio autore, che intraprese per il primo esperienze di « questo genere, ed aprì questo nuovo campo si fertile di belle scoperte ed « utili ritrovati, quantunque andasse errato nelle sue spiegazioni, abbando- « nandosi a belle ed ingegnose, ma immaginarie ipotesi fisiologiche. La Pila « solamente od elettromotore composto della sopra indicata serie regolare « di molte coppie metalliche interpolate da conduttori umidi, essendo d’in- « venzione tutta mia e frutto della teoria da me stabilita, si chiama da tutti « Pila di VOLTA, qualunque ne sia la struttura, giacchè varie ne indicai io « stesso fin da principio, a colonna cioè, a cui propriamente si è dato il nome « di Pila, a corona di tazze, come chiamai il mio primo apparato, al quale si « riferisce quello or più usitato a vasche divise in altrettanti scompartimenti « o celle ripiene d’acqua per lo più salata, quante sono le coppie metalliche ».

J. 87 A:

Quanto non ha il nostro VOLTA illustrata e promossa la Scienza del- 1’Elettricità sì artificiale, che naturale atmosferica colle scoperte sue del- l’elettricità prodotta dall’evaporazione dell’acqua, e di altri fluidi, dalla combustione, e da varie effervescenze; elettricità positiva, ossia per eccesso ne’ vapori stessi che si sollevano, e negativa, ossia per difetto ne’ corpi da cui si staccano: e conseguentemente in quelli che combinano con essi? col- l’invenzione prima dell’Elettroforo cotanto istruttivo, e di un uso non men esteso che comodo; e in seguito del Condensatore, istromento prezioso al- l’oggetto singolarmente di rendere sensibili le debolissime elettricità, imper- cettibili affatto senza di esso? Ma la sovrana scoperta si è quella di un nuovo principio teorico, e di un nuovo mezzo di turbare e togliere al suo naturale equilibrio il fluido elettrico, smoverlo e determinarlo ad una corrente con- tinua in giro: la quale elettricità indeficiente, epperò molto efficace in varj suoi effetti, comechè per altri appaja debole, ed anche debolissima, può dirsi pure elettricità spontanea, nascendo essa, e mantenendosi per la sola congrua disposizione delle parti, ond’è costrutto l’apparato, il quale consiste in un accozzamento di due metalli fra loro diversi, e sono d’ordinario una lamina di rame ed una di zinco poste a mutuo contatto, a cui succede uno strato ben applicato di acqua, o semplice o meglio impregnata di qualche sale, sia essa in massa, o sia un corpo inzuppatone, come cartone, panno od altro. Tale combinazione ripetuta per una più o men lunga serie non interrotta, e disposta sempre coll’istesso ordine, e. gr. una lamina di rame, una di zinco, ed uno strato umido, poi ancora rame, zinco, umido, e così di seguito costi- tuisce tutto l’apparato qualunque ne sia l’esterior forma, grandezza, ecc., come quelli descritti fin da principio da esso VOLTA, e da lui detti uno a co- rona di tazze, l’altro a colonna, al quale i Francesi diedero nome prima di Pile Galvanique, in appresso più giustamente di Pile Voltaique, onde gl’Ita- liani chiamaronla pure Pila di Volta, Pila Galvanica, Pila elettrica, o sempli- cemente Pila, mentre il suo autore ama meglio di dare a tal apparato, qua- lunque ne sia la forma, il nome di Elettromotore. Potrebbe anche appellarsi Elettromotore spontaneo atteso che agisce incessantemente da sè, senza cioè che vi sia bisogno di por mano, e dar moto ad alcuna parte di tale congegno, com’è mestieri pelle comuni macchine elettriche, senza indurre cioè nè sfre- gamento, nè percossa, nè calore, nè altro movente; lasciando infine tutto in riposo; salvo il fluido elettrico, il quale sorte dall’equilibrio di sua posta, diciam così, e movesi determinato soltanto dal semplice mutuo contatto di conduttori fra loro diversi, specialmente metallici.

Tale è la sopra indicata scoperta del VOLTA, tale il suo Elettromotore, che fece stordire, e mise in moto tutti i Fisici; scoperta feconda oltre ogni credere di altri bellissimi ritrovamenti.

E primieramente non men naturale che soddisfacente si è l’applicazione da lui fattane a spiegare la stupenda virtù della Torpedine, del Gymnotus electricus, e di altri pesci, di portare cioè valide scosse, simili affatto a quelle che danno le capaci boccie di Leyden, o meglio le batterie elettriche capacis- sime pur debolmente cariche.

Non solamente i Fisici tutti, Professori e dilettanti d’ogni maniera, tratti in ammirazione di tal nuovo stromento inventato dal VOLTA, sì attivo, e di non difficile costruzione, la quale anche può variarsi in cento modi, e al tempo stesso cotanto istruttivo, si misero attorno al medesimo, e si appli- carono a ripetere e moltiplicare con esso sperienze in varj modi, sperando fare ulteriori applicazioni, e giungere a nuove scoperte; ma i Medici e i Chi- mici pur anco. A dir vero le concepite speranze de’ Medici, se non andarono del tutto a vuoto ebbero ben poco successo, e i tanti prodigj decantati da principio svanirono, e più non se ne ottennero sicchè anche questa nuova medicina elettrica cadde in discredito per colpe forse dei medesimi operatori, che o non seppero valutare l’azione dell’elettromotore da loro adoperato, o non l’applicarono a dovere, o, stanchi in qualche modo di prove, che non bene rispondevano ai loro disegni troppo presto desistettero dalle medesime, ed abbandonarono l’impresa. Così è che vennero tali cure mediche e chirur- giche troppo esaltate per alcun tempo, e troppo trascurate in appresso.

All’incontro i Chimici e più assidui, e più sagaci ne trassero il maggior partito co’ loro tentativi, pe’ quali riuscirono ad ottenere i più grandi e lu- minosi successi, che superarono ogni loro aspettazione. Basti l’accennare le scoperte da loro fatte con Elettromotori di varia grandezza, ed aggiunte a quelle di VOLTA. Sono dunque:

1.° La decomposizione dell’acqua faciente parte del circolo ne’ due gas componenti la medesima, ossigeno ed idrogeno, già da lui veduta; e il trasporto e adunamento del primo al capo della pila elettrizzato in più, che chiamasi polo positivo, e del secondo, cioè del gas idrogeno, all’altro capo elet- trizzato in meno, ossia polo negativo; e ciò anche con pile di mediocrissima forza, composte di sole 20. coppie metalliche, ed anche meno.

2.° La decomposizione de’ sali neutri, o meglio disciolti nell’acqua col trasporto parimenti, e adunamento successivo di tutto l’acido al polo posi- tivo, e di tutto l’alcali, o terra, o metallo revivificato al polo negativo, con pile dell’istessa forza, o maggiore al bisogno. Le quali decomposizioni e tra- sporti intravedute bensì da altri, ma dubbie ancora, o non bene intese, ven- nero poi e verificate a rigore, e poste in chiaro dal celeberrimo chimico In- glese DAVY.

3.° L’estrazione, e decomposizione di essi sali, trasporto, ecc. conte- nuti anche in minime dose in qualsisia corpo o composto sia minerale, ve- getabile, od animale che trovisi immerso, o in contatto dell’acqua posta nel circolo, faciente arco conduttore dall’uno all’altro polo. Scoperto come in tutte le quì indicate sperienze.

4.° La decomposizione di molti corpi, che per niun altro mezzo si eran potuti fin quì decomporre, e che chiamavansi per ciò nella nuova no- menclatura chimica per una specie di riserva corpi indecomposti, e ciò per non dire assolutamente i semplici ed elementari, comechè tali fossero dalla maggior parte dei Chimici anche più valenti riputati, segnatamente la decom- posizione dei due alcali fissi, potassa, e soda, e di tre terre, la calce, la barite, e la stronziana. Scoperte dovute intieramente al sullodato DAVY.

5.° Il venir poi dimostrato che tal decomposizione si fanno spoglian- dosi per l’azione prepotente di un forte elettromotore, dell’ossigeno con cui trovasi naturalmente e strettamente combinata la base di ciascuna di tali sostanze; la qual base è di natura metallica, anzi vero metallo specificamente diverso in ognuna, e che ricuperando l’ossigeno, con cui hanno grandissima affinità ritornano al loro stato di alcali e di terre, ond’è dimostrato per sin- tesi e per analisi che sono in tale stato veri ossidi come fin dapprincipio pre- tendeva esso DAVY.

6.° Che per analogia si dee presumere che anche le altre terre chiamate già semplici, la silice, l’allumina, la magnesia, ecc. siano pur esse ossidi me- tallici, i quali resistano pur anco all’azione degli elettromotori fin quì ado- perati, nè soffrano d’essere decomposte, ma sien forse per cedere ad altri più potenti, che si adopreranno, come le tre terre sunnominate e i due alcali fissi resistettero sempre a tutti gli altri mezzi di analisi, ed allo stesso elet- tromotore finchè non fu ingrandito abbastanza, portato cioè a cento e più coppie metalliche ben montate, ecc.

7.° Che per conseguenza di tutto questo dove prima si teneva, che riguardo alla combustione od ossidazione vi avessero tre classi di corpi, una di combustibili od ossidabili, l’altra di già ossidati o combusti, e la terza d’incombustibili od inossidabili per natura, come appunto le terre, e gli alcali fissi; non esistano in realtà che le prima due classi, e questa terza quasi alcali e tutte entrino nella seconda dei combusti od ossidi. Sono queste in vero grandi e luminose scoperte, che fanno cambiare notabilmente faccia alla Chimica, e sono dovute in massima parte al genio sagace e inventore, e alle indefesse ricerche del chimico Inglese DAVY. Sono dovute anche, e chi può negarlo? alla originaria scoperta del nostro Fisico Italiano VOLTA avendo egli messo sulla via, e gli altri chimici, e DAVY stesso, di far quelle, ed altre che sicuramente si faranno, con quel maraviglioso strumento, che ha lor posto nelle mani, il quale come già si è veduto supera di gran lunga per l’analisi de’ corpi i più refrattarj qualunque altro stromento, o mezzo chimico.

8.° Per ultimo che l’elettromotore il quale ingrandito nel numero di coppie metalliche oltre le 100. 200. è il mezzo più efficace per decomporre ed analizzare molti corpi, restj, come si è accennato (4°) per eccitare il più alto calore e l’unico forse per alcuni per fondere e volatilizzare ecc. i più fissi e refrattarj; ingrandito invece nell'ampiezza di essa lastra portata a un piede quadrato o più anche e ridotta al numero di 20. 30. 40. coppie, ar- roventa e fonde e disperde delle fogliette e fili metallici per più o men lunghi tratti.

Or chi non vede quanto con

J. 87 B β:

Gli è fin dalle prime sper. sul Galvanismo nel 1792. come può vedersi da alcune mie Memorie stampate già in quell’anno, e nel seguente, ch’io avea scoperto eccitarsi delle sensazioni di sapore nella lingua, per la corrente elettrica mossa dal mutuo contatto di due metalli dissimili, e si di un sapore affatto diverso secondo la posizione di essi metalli, cioè acido deciso, ove la corrente elettrica venisse diretta contro l’apice della lingua sicchè il fluido vi entrasse, ed alcalino, o tirante all’alcalino ove la corrente fosse in senso contrario. Poco dopo scopersi pure che in simil modo eccitavasi nell’occhio la sensazione di una specie di lampo o chiaror passaggiero; e questo presso a poco egualmente qualunque fosse la direzione del fluido elettrico, o entrasse cioè questo nell’occhio, o sortisse. Codeste sper.e le facea io allora, e furon ripetute da tanti con una coppia sola di metalli diversi, fino alla fine del 1799. che m’avvisai di connetterne molte, e costrussi l’Apparato di cui al presente ci occupiamo. Or questo poco o nulla dippiù ne presenta riguardo a tali sensazioni di sapore, e di luce; nè già le eccita molto più vive di quello si eccitino con una coppia sola; cosa in vero mirabile. Solamente riguardo al chiarore o lampo, v’è dippiù, che una tal sensazione eccitasi nè forte nè molto debole; ancora che non sia l’occhio medesimo investito dalla corrente elettrica, sol che lo sia una parte qualunque del volto. Ma riguardo ai sensi del tatto e dell’udito la differenza fra gli effetti prodotti da una sol coppia di metalli, e quelli che produce un Apparato di 20. 30. 40. coppie è grandis- sima. Con una sol coppia dei migliori metalli, cioè zinco e argento, riesce appena di eccitare un leggier bruciore sui bordi delle palpebre, ed all’angolo dell’occhio; coll’Apparato grande invece si può portare a tutte le parti del volto, e ad altre un poco delicate, tal bruciore, e dolore, che riesce insoppor- tabile. L’udito poi, che non ho potuto mai eccitare ad alcuna sensazione con una coppia sola di metalli, ha ceduto alla prova di un Apparato anche non grandissimo, ed ho avuto la sensazione di un suono rotto e oscuro.

Una differenza, pur grande si pruova rispetto alla commozione o scossa; giacchè ove con una coppia metallica sola sia pur la migliore non si giunge al più che ad eccitare delle convulsioni o contrazioni nei membri o muscoli preparati, nudi cioè, e privi degli integumenti, o coperti solo da una pelle sottile e ben intrisa d’umore come i membri delle rane ecc., nè è possibile di far sentire la minima scossa ad alcuna parte intiera e intatta del nostro corpo; con un Apparato composto di 8. a 10. coppie si può diggià scuotere un dito fino alla seconda articolazione; con uno di 20. coppie tutta una mano od ambedue; con uno di 30. o 40. le mani e bracci fino al gomito, con più grave scossa; e così poi tutto il braccio, e le spalle, e il petto con violenta commozione, cimentando Apparati di 60. 80. 100. o più coppie.

Potrebbe far maraviglia, che valga poi