LETTERA DEL VOLTA A CARLO AMORETTI
SUI FENOMENI DELLA RABDOMANZIA
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AL CITTADINO AB. CARLO AMORETTI
BIBLIOTECARIO DELL’AMBROSIANA
MILANO
C. A.
Jeri ed oggi ha subito gli esami il giovane Vittoresi da voi raccoman-
dato, e dal MNon
facea bisogno di tante raccomandazioni, e ne sarebbe sortito egualmente
con lode, avendo dato buon saggio delle sue cognizioni.
Riguardo ai fenomeni del Bletonismo, o dei così detti Aquarj, è inutile
ch’io vi ripeta che non li ho mai creduti, e che non potrò mai indurmi a cre-
derli veri. Ma voi mi domandate, se supposto che fossero veri e reali, e quali
me li avete sommariamente esposti, non avrebbero qualche rapporto, o non
potrebbero in alcun modo ridursi ai fenomeni del Galvanismo, e a quelli
specialmente che ottengo io ora più manifesti e tanto più in grande coi miei
nuovi apparati elettrici, composti non d’altro che di metalli, e di conduttori
umidi; se infine non possono subordinarsi alla mia teoria dell’elettricità mossa
dal semplice contatto di conduttori diversi tra loro, massime metallici. Per
non diffondermi ora su questa materia vi dirò in breve, ch’io non ritrovo
alcuna analogia tra i pretesi fenomeni
ossia dell’elettricità metallica, quali si ottengono co’ miei apparati, e che
molto più ancora si allontanano dalla teoria di questi. Se ne allontanano, e
sono affatto disparati, o si riguardino gli originarj motori e loro disposizione,
corpi cioè onde procede l’azione; o si considerino i mezzi, ossia conduttori,
per cui tal’azione si trasmetta, o finalmente gli effetti medesimi.
E primieramente quanto ai motori, nella mia teoria, e in tutti i miei
sperimenti i migliori motori sono bene i metalli, ma voglion essere indispen-
sabilmente metalli diversi posti a mutuo contatto in lunga serie continua
interpolati ogni due da conduttori umidi e rivolti tutti nel medesimo ordine:
con queste condizioni soltanto posson ottenersi degli effetti sensibili di scosse,
bruciore, ecc. Sensibili, dico, in ragione del numero delle coppie metalliche
in tal ordine regolato disposte; nè già può supplire a tali condizioni una gran
massa di metallo; giacchè nè la massa, nè il volume, nè l’estensione de’ mutui
contatti contribuisce a render maggiore l’azione; ma unicamente il numero
delle coppie metalliche eterogenee disposte, come si è detto, nell’istesso or-
dine, e interpolate da strati umidi.
Riguardo i mezzi, o conduttori, per cui si trasmette l’azione ne’ miei
sperimenti, truovo che la minima interruzione, l’intervallo di un centesimo
di linea basta ad arrestare la corrente elettrica, e a togliere quindi ogni effetto,
come pure basta l’interposizione di un corpo o strato sottilissimo, che sia
o coibente, od imperfetto conduttore, come sarebbe una carta sottile da
scrivere anche non molto asciutta, una foglia anche verde ricoperta della
sua pellicola, la pelle medesima del nostro corpo, se non viene a bella posta
immollata d’acqua, ecc. molto più poi i legni, la sabbia, o terra asciutta ecc.
Or dunque se strati sottilissimi di questi corpi arrestano la corrente elettrica
mossa da’ miei apparati composti di 40, 60,100, coppie di rame e zinco, metalli
de’ più attivi nel mutuo loro contatto, e impediscono le gravissime scosse
che tali apparati sono atti a dare toccandoli con conduttori perfetti e conti-
nuati; come sarà possibile, che passi attraverso profondi strati di terra non
del tutto bagnati da cima a fondo, attraverso la sola delle scarpe ecc. quella
corrente elettrica tanto meno attiva, cui può movere una semplice massa
di metallo, od anche due o tre metalli addossati, e sepolti in terra profon-
damente sotto a’ piedi del vostro aquario? Ritenete, amico, che le mie spe-
rienze mi danno che una coppia de’ migliori metalli move così debolmente il
fluido elettrico, che non può vincere la resistenza che gli oppone od uno
strato d’aria, di 1/100di linea, od un corpo qualunque nè metallico, nè in-
zuppato abbondantemente d’acqua, di grossezza anche minore.
Venendo da ultimo agli effetti, quali che offrono i miei apparati son ben
diversi da quelli dei vostri aquarj da voi indicatimi. I miei son veri effetti elet-
trici, che manifestansi anche ai sensibili elettrometri, e più colle scosse simili
affatto alle scosse di Leyden. I vostri, tranne ciò che m’accennate di qualche
dubbia scossa, sono tutt’altro: tremori, sensazioni di caldo, o di freddo, che
invadono tutto il corpo, alterazione di polso, e soprattutto il rotare della
bachetta divinatoria, effetto che non è stato, nè sarà mai possibile di imi-
tare coll’elettricità artificiale neppure la più poderosa, effetto oltremodo Stra-
vagante, e, lasciatemi pur dire, impossibile a credersi. Ma quando fosse pur
trico? Quale mai corrente, di questo fluido potrebbe produrre un tal moto? ?
Ed un’elettricità, che pur giugnesse a produrlo, non dovrebbe molto più
facilmente movere i comuni elettrometri?
Provate dunque a dar in mano al vostro Aquario un elettrometro sen-
sibilissimo a boccetta, uno de’ miei colle paglie, e vedete se questi pendolini
divergono: potrete allora almeno scoprire, e distinguere quand’è elettricità
per eccesso, e quando è per difetto, i gradi della medesima, ecc: ma son certo,
che non vedrete niente: e persisterete a credere, che un’elettricità che non
move punto i più sensibili elettrometri, valga poi a volgere in giro una pe-
sante bacchetta? I miei apparati quando sono composti di un buon numero
di coppie metalliche, cioè 40. 60. o più, e danno una scossa piuttosto forte,
che arriva ai gomiti, ed anche alle spalle, non producono alcuno degli effetti
da voi indicatimi, nè sensazioni di caldo o di freddo trascorrente le membra,
nè tremori, nè molto meno potrebbero far rotare la bacchetta; producono
però effetti sensibili negli elettrometri, massime coll’ajuto del mio Conden-
satore di elettricità. Senza del Condensatore 50. o 60. coppie metalliche in-
nalzano appena di 1. grado le paglie sottili, ossia le fa divergere di 1/2 linea;
e quindi il contatto di due soli metalli non arriva che ad 1/50 circa di grado.
Vedete se con questi dati potrebbe mai spiegarsi che una massa di un sol
metallo, di due, o di tre, o di qualche altro conduttore, o conduttori diversi
producesse effetti cotanto grandi come quelli, che si pretende succedano nei
Penne, Anfossi, ed altri così detti Aquarj. Che poi succedano così marcati
sopra alcuni individui soltanto, e sopra il comune degli uomini niente affatto,
è un mistero ancora incomprensibile, e che non si può credere, e che se fosse
pur vero, si allontanerebbe affatto dagli effetti che producono i miei apparati,
giacchè è ben vero che alcuni sentono più, altri meno le scosse, il dolore, il
lampo, il sapore ecc.; a norma che han sortito un temperamento più o meno
delicato; ma come non v’è nessuno il quale ne sia affetto cotanto smaniosa-
mente, che affatto si distingua dagli altri, così poi anche non v’è nessuno che
non provi la scossa più o meno, non senta il bruciore, non veda il lampo, ecc.
Ecco dunque come non v’è rapporto alcuno tra i pretesi fenomeni del
Bletonismo, e i veri del Galvanismo, ossia dell’elettricità metallica, e come
la mia teoria si rifiuta a questi. Con tutto ciò io persevero ad essere il vostro
Obb
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