Volta, Alessandro Lettera del Volta a C. Amoretti sui Fenomeni della Rabdomanzia 1801 it volta_lettCA_967_it_1801.xml 967.xml

LETTERA DEL VOLTA A CARLO AMORETTI SUI FENOMENI DELLA RABDOMANZIA

Pavia 15 giugno 1801.

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: F 64. Ms. (presso Museo Civico, Como).

OSSERVAZIONI.

TITOLO: DATA: Dall’autografo.

F 64 è una lettera, in data, Milano 8 giugno 1811, nella quale l’Amoretti chiede al Volta se i fenomeni rabdomantici e sopratutto i sintomi dei così detti Acquarj possano avere un rapporto coi fenomeni della elettricità metallica. Ms. (presso Museo Civico Como) è la lettera autografa, in data Pavia 15 giugno 1801, che si pubblica, colla quale il Volta risponde all’Amoretti esponendo le ragioni per le quali ritiene che i fenomeni in oggetto (se pur sono veri), sieno d’ordine diverso dai fenomeni elettrici.

[Empty Page]

AL CITTADINO AB. CARLO AMORETTI BIBLIOTECARIO DELL’AMBROSIANA MILANO

C. A.

Pavia 15 giugno 1801.

Jeri ed oggi ha subito gli esami il giovane Vittoresi da voi raccoman- dato, e dal Mse Cusani, ed ha ottenuta l’approvazione ben meritata. Non facea bisogno di tante raccomandazioni, e ne sarebbe sortito egualmente con lode, avendo dato buon saggio delle sue cognizioni.

Riguardo ai fenomeni del Bletonismo, o dei così detti Aquarj, è inutile ch’io vi ripeta che non li ho mai creduti, e che non potrò mai indurmi a cre- derli veri. Ma voi mi domandate, se supposto che fossero veri e reali, e quali me li avete sommariamente esposti, non avrebbero qualche rapporto, o non potrebbero in alcun modo ridursi ai fenomeni del Galvanismo, e a quelli specialmente che ottengo io ora più manifesti e tanto più in grande coi miei nuovi apparati elettrici, composti non d’altro che di metalli, e di conduttori umidi; se infine non possono subordinarsi alla mia teoria dell’elettricità mossa dal semplice contatto di conduttori diversi tra loro, massime metallici. Per non diffondermi ora su questa materia vi dirò in breve, ch’io non ritrovo alcuna analogia tra i pretesi fenomeni rabdomantici e quelli del Galvanismo, ossia dell’elettricità metallica, quali si ottengono co’ miei apparati, e che molto più ancora si allontanano dalla teoria di questi. Se ne allontanano, e sono affatto disparati, o si riguardino gli originarj motori e loro disposizione, corpi cioè onde procede l’azione; o si considerino i mezzi, ossia conduttori, per cui tal’azione si trasmetta, o finalmente gli effetti medesimi.

E primieramente quanto ai motori, nella mia teoria, e in tutti i miei sperimenti i migliori motori sono bene i metalli, ma voglion essere indispen- sabilmente metalli diversi posti a mutuo contatto in lunga serie continua interpolati ogni due da conduttori umidi e rivolti tutti nel medesimo ordine: con queste condizioni soltanto posson ottenersi degli effetti sensibili di scosse, bruciore, ecc. Sensibili, dico, in ragione del numero delle coppie metalliche in tal ordine regolato disposte; nè già può supplire a tali condizioni una gran massa di metallo; giacchè nè la massa, nè il volume, nè l’estensione de’ mutui contatti contribuisce a render maggiore l’azione; ma unicamente il numero delle coppie metalliche eterogenee disposte, come si è detto, nell’istesso or- dine, e interpolate da strati umidi.

Riguardo i mezzi, o conduttori, per cui si trasmette l’azione ne’ miei sperimenti, truovo che la minima interruzione, l’intervallo di un centesimo di linea basta ad arrestare la corrente elettrica, e a togliere quindi ogni effetto, come pure basta l’interposizione di un corpo o strato sottilissimo, che sia o coibente, od imperfetto conduttore, come sarebbe una carta sottile da scrivere anche non molto asciutta, una foglia anche verde ricoperta della sua pellicola, la pelle medesima del nostro corpo, se non viene a bella posta immollata d’acqua, ecc. molto più poi i legni, la sabbia, o terra asciutta ecc. Or dunque se strati sottilissimi di questi corpi arrestano la corrente elettrica mossa da’ miei apparati composti di 40, 60,100, coppie di rame e zinco, metalli de’ più attivi nel mutuo loro contatto, e impediscono le gravissime scosse che tali apparati sono atti a dare toccandoli con conduttori perfetti e conti- nuati; come sarà possibile, che passi attraverso profondi strati di terra non del tutto bagnati da cima a fondo, attraverso la sola delle scarpe ecc. quella corrente elettrica tanto meno attiva, cui può movere una semplice massa di metallo, od anche due o tre metalli addossati, e sepolti in terra profon- damente sotto a’ piedi del vostro aquario? Ritenete, amico, che le mie spe- rienze mi danno che una coppia de’ migliori metalli move così debolmente il fluido elettrico, che non può vincere la resistenza che gli oppone od uno strato d’aria, di 1/100di linea, od un corpo qualunque nè metallico, nè in- zuppato abbondantemente d’acqua, di grossezza anche minore.

Venendo da ultimo agli effetti, quali che offrono i miei apparati son ben diversi da quelli dei vostri aquarj da voi indicatimi. I miei son veri effetti elet- trici, che manifestansi anche ai sensibili elettrometri, e più colle scosse simili affatto alle scosse di Leyden. I vostri, tranne ciò che m’accennate di qualche dubbia scossa, sono tutt’altro: tremori, sensazioni di caldo, o di freddo, che invadono tutto il corpo, alterazione di polso, e soprattutto il rotare della bachetta divinatoria, effetto che non è stato, nè sarà mai possibile di imi- tare coll’elettricità artificiale neppure la più poderosa, effetto oltremodo Stra- vagante, e, lasciatemi pur dire, impossibile a credersi. Ma quando fosse pur vero, cosa ha da fare questo girare della bacchetta sulle dita col fluido elet- trico? Quale mai corrente, di questo fluido potrebbe produrre un tal moto? ? Ed un’elettricità, che pur giugnesse a produrlo, non dovrebbe molto più facilmente movere i comuni elettrometri?

Provate dunque a dar in mano al vostro Aquario un elettrometro sen- sibilissimo a boccetta, uno de’ miei colle paglie, e vedete se questi pendolini divergono: potrete allora almeno scoprire, e distinguere quand’è elettricità per eccesso, e quando è per difetto, i gradi della medesima, ecc: ma son certo, che non vedrete niente: e persisterete a credere, che un’elettricità che non move punto i più sensibili elettrometri, valga poi a volgere in giro una pe- sante bacchetta? I miei apparati quando sono composti di un buon numero di coppie metalliche, cioè 40. 60. o più, e danno una scossa piuttosto forte, che arriva ai gomiti, ed anche alle spalle, non producono alcuno degli effetti da voi indicatimi, nè sensazioni di caldo o di freddo trascorrente le membra, nè tremori, nè molto meno potrebbero far rotare la bacchetta; producono però effetti sensibili negli elettrometri, massime coll’ajuto del mio Conden- satore di elettricità. Senza del Condensatore 50. o 60. coppie metalliche in- nalzano appena di 1. grado le paglie sottili, ossia le fa divergere di 1/2 linea; e quindi il contatto di due soli metalli non arriva che ad 1/50 circa di grado. Vedete se con questi dati potrebbe mai spiegarsi che una massa di un sol metallo, di due, o di tre, o di qualche altro conduttore, o conduttori diversi producesse effetti cotanto grandi come quelli, che si pretende succedano nei Penne, Anfossi, ed altri così detti Aquarj. Che poi succedano così marcati sopra alcuni individui soltanto, e sopra il comune degli uomini niente affatto, è un mistero ancora incomprensibile, e che non si può credere, e che se fosse pur vero, si allontanerebbe affatto dagli effetti che producono i miei apparati, giacchè è ben vero che alcuni sentono più, altri meno le scosse, il dolore, il lampo, il sapore ecc.; a norma che han sortito un temperamento più o meno delicato; ma come non v’è nessuno il quale ne sia affetto cotanto smaniosa- mente, che affatto si distingua dagli altri, così poi anche non v’è nessuno che non provi la scossa più o meno, non senta il bruciore, non veda il lampo, ecc.

Ecco dunque come non v’è rapporto alcuno tra i pretesi fenomeni del Bletonismo, e i veri del Galvanismo, ossia dell’elettricità metallica, e come la mia teoria si rifiuta a questi. Con tutto ciò io persevero ad essere il vostro

Obbmo Servo e Amico A. VOLTA.

[Empty Page]