Volta, Alessandro Lettera al Consigliere M. Landriani 1801 it volta_lettML1801_963_it_1801.xml 963.xml

LETTERA AL CONSIGLIERE M. LANDRIANI

Dopo il Marzo 1801.

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: E 47; J 69; J 78.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: DATA: Non si può stabilire che approssimativamente dal confronto col N. XXIV; nella lettera ivi pubblicata il Volta dice: « Fu però solamente verso il fine del- l'estate (1800), che venni eccitato a portare una più seria e particolar attenzione a tali effetti elettrico-chimici da una lettera del Cons. Marsilio Landriani da Vienna, in cui mi ragguagliava sommariamente delle nuove sperienze di Nicholson, che erano state verificate in presenza di esso Landriani.... Allora mi applicai di pro- posito a ripeterle ancora io, e variarle in più guise, e molti nuovi e bei risultati ne ho ottenuti; picciola parte dei quali ho già comunicato al prefato Landriani nella mia lettera risponsiva scrittagli (v. N. XXIV) in 7mbre passato...., promet- tendo di comunicargli in seguito il resto come eseguirò ».

E 47. J 69 sono molteplici e successive minute che si compenetrano e che hanno anda- mento diverso; da queste fu possibile ricostruire la parte, certamente notevole, della lettera che qui si pubblica. J 78 è un breve brano di una prima minuta importantissima per le figure disegnatevi

Per ordine di tempo e d’argomento troverebbero qui posto le 5 lettere al VAN MARUM:

la prima in data « A Côme, en Milanois, ce 29 Aout 1801 » (Copia in Cart. Volt. E 49), la seconda « A Paris, le 22 octobre 1801 » (Copia in Cart. Volt. E 50), la terza « Genève le 3° Mars 1802 » (Copia in Cart. Volt. E 52), la quarta « A Côme le 22 Juin 1802 » (Copia in Cart. Volt. E 53), la quinta « A Côme, ce 10 Juillet 1802 » (Copia in Cart. Volt. E 54); e la lettera al SENEBIER in data 10 luglio 1802 che si rimandano all’Epistolario.

da E 47 ζ.

Vi ho promesso nell’antecedente mia di comunicarvi ciò che ho potuto osservare in queste poche settimane, ripetendo e variando le nuove stupende sperienze fatte prima in Inghilterra da NICHOLSON e CARSLISLE

Come nota il foglio del Moniteur universel citato nella precedente lettera. A proposito di che devo avvertire, che non a Parigi, come per isbaglio ho ivi detto, bensì a Londra erano state ripetute e mostrate al pubblico le sperienze di NICHOLSON e CARSLISLE dal Dre

Così in E 47 sono scritti i nomi del Carlisle e del Garnett. [Nota della Comm.]

GARNET « dans sa letture sur la composition et la decomposition de l’eau » come si esprime detto foglio periodico num.o 309 riportandosi in tutto a Extrait du Courier de Londres du 8o Août.

, poi, dietro la notizia di là ricevutane, dal Professore JACQUIN, e da voi in Vienna, fatte, dico, coll’Apparato per l’elettricità metallica di mia invenzione, al quale ho dato nome di Organo elettrico artificiale per i rapporti che ha coll’Organo elettrico naturale della Torpedine, ecc.

Se piacesse di comporgli un nome greco, come sono quelli di idioelettrico, elettrometro, elettroforo, ecc. potrebbe questo Apparato motore dell’elettricità chiamarsi Elettrotomeno; e in segno della sua perenne azione aggiugnerglisi l’epiteto di perpetuo.

: sperienze, che aprono una nuova carriera ne’ campi della Chimica e che fornito avendo già non pochi lumi molti più ce ne fanno sperare in progresso.
Ho promesso sì di farvi parte, e darvi un conto esatto dei risultati delle mie sperienze rivolte a questo nuovo soggetto elettrico-chimico; e vi ho prevenuto, che mi era occorso già di notare delle circostanze e aggiunti, che sembranmi meritare molta riflessione; e che mi han portato a formar varie congetture, a creare certe modificazioni alla teoria oggi giorno adottata comunemente sulla calcinazione; o come vuol chiamarsi ossidazione de’ metalli. Forse le medesime osservazioni, e le mede- sime idee si son presentate ad altri prima di me, e sono stato prevenuto anche in queste, giacchè i fenomeni, ossia gli effetti ottenuti, han pur dovuto essere gli stessi in sostanza. Ma fors'anche sono andato io più innanzi, quantunque entrato più tardi in questa lizza, ed ho veduto più addentro, o infine qualche fenomeno si è offerto a me, che ad altri è per avventura sfuggito. Checchè ne sia, eccovi, amico, in adempimento della promessa le osservazioni, che ho avuto luogo di fare fin qui, e che sono non ancora che un principio, o poco più; giacchè molte me ne rimangono tuttavia a fare per togliere alcuni dubbj, soddisfare a varie questioni, e porre in chiaro diverse cose.

da E 47 α.

Comincerò dal dirvi, che i congegni ch’io adopero per eseguire coteste nuove sperienze, sono alquanto diversi da quello che mi avete voi delineato colla figura annessa al vostro scritto; e che questi oltre al riuscire più comodi servono nel medesimo tempo ad un maggior numero e varietà di prove. Ma prima di passare a mostrarveli tali miei congegni permettetemi ch’io vi ac- cenni qui di passaggio e ricordivi alcune cose relative all’Apparato e prima di venire alle sperienze di questo genere, e alle riflessioni sui loro risultati, e consentanee ai principj che mi hanno condotto alla sua costruzione, e a ciò, che già vi scrissi vari mesi sono nelle altre mie lettere, in cui vi diedi una sufficiente descrizione di esso Apparato sotto diverse forme, in ispecie sotto quella a colonna ed a corona di tazze.

Egli è propriamente all’apparato a colonna composto di una serie di molte coppie formato da un buon numero di doppi piattelli di metallo sovrap- posti gli uni agli altri, cioè uno d’argento o di rame e l’altro di zinco per cia- scuna coppia, e interpolati ad ogni coppia da bollettini di cartone o di pelle molto inzuppati d’acqua semplice, o meglio salata e diviso se occorre in più colonne fig.

In tutti i Mns. riprodotti in questo numero mancano le figure a cui si fa continu- amente riferimento. Fanno eccezione le due tavole riprodotte in eliotipia dal Mns. J 78 che con ogni probabilità vanno riferite al brano J 69 ε che segue. [Nota della Comm.]

...., ch’io dicea convenirsi il nome di organo elettrico artificiale per la sua somiglianza anche nella forma all’organo elettrico naturale della Torpedine. L’altro formato di molte tazze di vetro fig...... o piccioli bic- chieri (servono benissimo, de’ tubi più piccioli ancora dei bicchierini comuni, cioè larghi appena un pollice, ed altri due circa rotondi, o meglio un poco schiacciati, quali mi son io fatto fabbricare a posta) contenenti acqua in natura semplice o meglio salata e concatenati da altrettanti archi metallici, ciascuno de’ quali termina, e pesca in essa acqua da una parte con una lastra di zinco, e dall’altra con una di rame, semplice, o meglio di rame legato col- l’argento, larghe abbastanza per presentare al contatto del liquido un pollice quadrato almeno di superficie; quest’altro apparato che fondato sull’istesso principio non differisce in sostanza dal primo, ma soltanto per la forma, mi è piaciuto di chiamarlo Apparato a corona di tazze.

Ma lasciando i nomi, de’ quali poco importa, ci basta sapere che sì l’uno che l’altro, e qualunque ne sia la costruzione (giacchè ne ho pur immaginate, ed eseguite delle altre, fondate anch’esse sopra il medesimo principio) è Appa- rato motore per se stesso di Elettricità, e motore perpetuo. Il quale cioè incita e spinge il fluido elettrico in virtù di quella forza arcana (da me scoperta son già parecchi anni, e dimostrata in seguito con sempre nuovi fatti e prove sperimentali, e sostenute contro ogni maniera di obbjezioni) in virtù, dico, di quella forza, onde toccandosi fra loro due metalli di diversa specie uno tende a dare, e dà effettivamente del suo fluido elettrico all’altro, cioè i superiori danno agl’inferiori nel seguente ordine, Oro, Argento, Rame, Ottone, Ferro, Stagno, Piombo e Zinco (per tralasciare altri metalli, e leghe, e piriti e il carbone, che hanno ciascuno il loro luogo in tal ordine, e stanno sopra questo o quello dei metalli più nominati, e taluno fin sopra l’argento) e tanto più danno, quanto essi metalli che si toccano, trovansi nel detto ordine collocati più lontani. Or dunque l'Apparato nostro, sia quello a colonna, sia quello a corona di tazze, od altro costruito in diversa forma, sol che trovisi formato di una lunga serie di coppie metalliche eterogenee, disposte nel medesimo senso, e comunicanti l’una all’altra per mezzo di altrettanti strati di acqua, o di conduttori umidi quali essi siano, al che si riducono tutte le condizioni richieste, codesto apparato spinge il fluido elettrico da un capo all’altro di tal serie ordinata di corpi, lo spinge e incalza nell’esempio delle figure 1, 2 nella direzione indicata dalle freccie: con che viene esso fluido a diradarsi dalla parte... e massime all’estremità... e ad accumularsi verso l’altra estre- mità,... e ciò tanto maggiormente quanto i metalli di ciascuna coppia sono più diversi, ossia più distanti nell’indicato ordine, come già si disse, e quanto la serie de’ medesimi è più lunga; giacchè il fluido elettrico riceve tanti im- pulsi, quanti sono i contatti, ossia le coppie di detti metalli; di maniera che se arrivino queste coppie a 50 circa, potrà un tal Apparato innalzare a di- rittura il mio elettrometro a paglie sottili, senza cioè l’ajuto di alcun con- densatore, ad un grado che è quanto dire far divergere tai pendolini di una mezza linea e di una linea intiera, vale a dire 2 gradi, se le coppie metalliche siano da 100. ecc. Col condensatore poi farli battere a riprese contro le pareti della boccetta e far che vibri esso Condensatore scintille visibilissime

Non debbo lasciar di dire, che si ottiene talvolta la scintilla anche senza il conden- satore, coll’immediato toccamento cioè delle due estremità dell’Apparato, il qual sia abbastanza grande e ben in ordine, specialmente congiungendo queste estremità ad un tratto con un arco tutto metallico, dico talvolta, perchè non succede sempre neppure con un Apparato di 100 coppie metalliche, e quasi mai se non è montato di recente e se non sono asciutti e mondi i metalli fuori delle parti che debbono combaciare i conduttori umidi. Con queste attenzioni però son riuscito più d’una volta ad avere la scintilla da un Apparato di 40 coppie solamente.

.

Se ciò è già sufficiente

da J. 69 ε.

per poter dare al mio Apparecchio il nome di Elettromotore, pare che un nome ancor più espressivo gli converrebbe per ciò che in conseguenza dell’anzi- detta virtù e forza, con cui spinge incessantemente il fluido elettrico da un capo all’altro, viene poi a metterlo in una corrente ogni qualvolta compiasi con altri conduttori il circolo: corrente continuata finchè esso circolo non s’interrompa; corrente, che produce una scossa proporzionata a tal forza (epperò alla qualità e numero delle coppie metalliche, ond’è composto esso Apparato) ed alla più o men perfetta comunicazione, qualora tra i conduttori che compiono il circolo entrino le braccia od altre parti del corpo suscettibili di convulsione; cagiona un più o men forte bruciore delle parti delicate del volto, ed altre sensibili applicate al contatto, ove questo continui per un certo tempo; eccita infine negli organi del gusto, della vista, e dell’udito delle sen- sazioni proprie a ciascuno di questi sensi, di sapore cioè di luce, e di suono. Intorno ai quali effetti tutti (che accenno qui di volo) sopra i corpi viventi intieri, e loro diversi organi, e sopra i membri, e parti recise, in cui trovasi ancora superstite qualche vitalità, ho scoperto de’ fenomeni assai curiosi, e molto interessanti lo studio dell’economia animale per nulla dire della Medi- cina pratica, de’ quali ho promesso di trattenervi qualche altra volta.

Or questo medesimo Apparato, oltre tali e tanti fenomeni, altri sempli- cemente elettrici, ed altri elettrico-fisiologici, ne presenta ora di elettro- chimici non meno sorprendenti, quali sono la decomposizione dell’acqua in contatto de’ metalli, e l’ossidazione di questi, per ottenere ed esaminare i quali possono congegnarsi in diversa maniera i pezzi di quello, che chia- merò apparecchio secondario; come vado ora a mostrarvi.

Se l’Apparato primario, ossia l’Elettromotore,è quello a corona di tazze, fig. ....., del quale mi servo io più volentieri che dell’altro a colonna, per la maggiore facilità di adattarvi i pezzi che occorrono, non v’è bisogno d’altro per far seguire ed osservare l’accennata decomposizione dell’acqua, e la susse- guente calcinazione de’ fili, o lastrette metalliche che di mettere quel filo o lastretta, che si vuol sottoporre all’esperienza, di metter l’uno o l’altra, ripie- gatili prima ad arco, a cavalcione di due di esse tazze in luogo d’alcuno degli archi guerniti delle lastre di rame e di zinco; e di compiere indi a do- vere il circolo.

Questo filo o lastretta... nella cit. fig. è un filo di rame della grossezza di 1/4 di linea circa, che pesca co’ suoi due capi... nell’acqua delle due tazze... alla profondità di un pollice o più: b b, un altro simile filo d’argento che pesca ne’ due bicchieri... : c c terzo filo di ferro che pesca similmente ne’ bicchieri... di questa maniera si fanno tre sperienze in una volta e se ne possono fare di più; giacchè l’istessa corrente elettrica in giro agisce sopra tutti i detti fili egualmente; e solo riesce un poco più debole in ragione della resistenza che s’incontra in ciascuno di essi, ossia nel passaggio dai medesimi nell’acqua, essendo la loro superficie con cui combaciano essa acqua di poche linee quadrate, epperò non abbastanza larga per dare un passaggio del tutto libero, a detta corrente, giacchè l’acqua è un conduttore tanto imperfetto che non può trasmettere ad un tratto una quantità considerabile di fluido elettrico, e con una larga superficie non presenta un gran canale o molti piccoli canali insieme; una prova evidente di questo difficile e ritardato passaggio del fluido elettrico da un sottil filo metallico nell’acqua, o da questa in quello si è, che ove il circolo trovisi compito, ma a compierlo entri un tal filo metallico sottile pescante co’ suoi due bracci nell’acqua delle tazze,... B fig., il fluido elettrico non scorre in piena corrente, come far dovrebbe in giro, ma rimane un poco accumulato dal lato A, e un poco diradato dal lato B, come appare dai segni che si possono ottenere di elettricità positiva da quel lato e di nega- tiva da questo, con un buon Condensatore, che vi si faccia toccare; massime poi, se non uno, ma due, tre, o più siano gli archi di sottil filo metallico che comunichino di seguito una serie di tazze, come nella fig. . . . . nel qual caso potrassi anche, se l’Apparato è altronde grande abbastanza, ricevere una scossa molto sensibile intingendo un dito nella tazza... e un altro nella tazza..., o meglio toccando contemporaneamente i loro archi... con lastre o grossi tubi metallici impugnati dalle mani ben umettate, ecc. Tali sperienze sorprende- ranno forse chi osservando solamente che il circolo conduttore è compito non riflette, o stenta a persuadere che l’acqua sia un così imperfetto deferente, e che possa malgrado che comunichi con un filo metallico tuffato in essa impe- dire neppur per poco il corso del fluido elettrico e tenerlo indietro. Ma pure la cosa è così; nè può dubitarsene: un sottil filo metallico, od una lastretta strettissima pescanti nell’acqua, massime pura, per la lunghezza di uno o due pollici non bastano al libero tragitto di una corrente elettrica un poco copiosa, la quale per conseguenza vi soffre qualche sorta d’impedimento, e di ritardo.

Or egli è appunto per questa angustia e difficoltà di passaggio che la cor- rente di fluido elettrico di cui si tratta, tanto più attiva quanto più coartataristretta, adopera ivi sopra l’acqua e sopra il metallo in modo di decomporla quella e produrre l’ossidazione di questo con una maravigliosa prontezza, e a vista d’occhio, talchè, in pochi minuti, e talora in pochi secondi compare un capo del filo metallico in quella parte che pesca nell’acqua tutto gremito di pic- ciole bolle d’aria, che vanno man mano ingrossando, e l’altro capo invece coperto in brev’ora tutto al lungo da uno strato aderente, e da molti bei fiocchi sollevati di genuina calce metallica; laddove tutti gli altri archi, ossia le lastre r z in cui terminano, combaciando l’acqua con una superficie assai più larga, cioè di un pollice quadrato poco più poco meno e offrendo quindi un più libero e facile passaggio alla corrente elettrica, decompongono bensì anch’esse l’acqua e si ossidano; ma molto lentamente, cosicchè non com- paiono nè le bolle d’aria, nè la calce metallica, se non a capo di alcuni giorni; la differenza pertanto

da E. 47 ε.

[La differenza dunque] per i fili o lastrette sottili, e per le lastre larghe o fili grossi, non è che dal più al meno di celerità, con cui succedono i medesimi fenomeni, fenomeni ch’io avea già osservati avanti NICHOLSON, e fino dalle prime sperienze col mio Apparato Elettro-motore, come vi dicea nella lettera precedente. Una tal differenza è però grandissima quando il diametro de’ fili metallici sottoposti alla sperienza essendo minore di 1 linea, o di 1/4, e pescando essi fili per un pollice di profondità, o meno nell’acqua, si ottiene dippiù in qualche minuto e fino in pochi secondi, di quello si ottenga in uno o più giorni con lastrette di un mezzo pollice di larghezza tuffate per altrettanto circa di lunghezza. Del resto cotesta sì grande differenza non dee farci troppa maraviglia, se riflettiamo, ch’una egualmente grande, ha luogo in altre spe- rienze fatte colle macchine elettriche comuni, colle boccie di Leyden, ecc. con cui si porti l’azione della corrente elettrica o delle scariche or sopra larghe superficie del nostro corpo, ed ora sopra pochi punti, e particolarmente in quelle sperienze ch’io faccio col mio Apparato, nelle quali compio il circolo applicando alla fronte, o a qualche altra parte del volto una lastra di metallo, che comunica con uno dei capi di esso Apparato, ve l’applico, dico, e ve la tengo per qualche tempo applicata per pochi punti di contatto, e quando per una più o men larga superficie; osservandosi in tali sperienze, che dove col- l’applicazione di una abbastanza larga superficie niun dolore o puntura si sente, o appena qualche cosa, un forte bruciore, e un dolore mordente, si eccita o tosto, o, come accade più sovente, dopo alcuni istanti, e cresce fino a divenire intollerabile, ove il contatto si faccia sopra piccola superficie, o in pochi punti. Anche qui dunque scorgesi il difficile passaggio della corrente elettrica per la via dei conduttori umidi, se questa non è larga molto; e che gli è per tale difficoltà che incontra essa corrente in simili passi stretti, per la resistenza che questi imperfetti conduttori le oppongono ch’essa ferisce punge, morde, e lacera quasi, in certo modo essi conduttori, ossia quelle fibre sensibili. Or quando l’azione della stessa corrente si porta similmente nelle sperienze elettrico-chimiche, di cui ci occupiamo, sopra una piccola superficie di semplice acqua, è facile concepire ch’essa corrente o piena di fluido elettrico ferisce egualmente e strazia cotest’acqua: effetto della qual’azione penetrante (effetto invero mirabile) è la decomposizione dell’acqua medesima, a cui succede poi l’ossidazione del metallo per l’affinità che questo ha col- l’ossigeno.

Ma veniamo ad una descrizione particolare di tali sper.ze Crederassi facilmente, che quanto è più grande 1’Apparato Elettro-motore, cioè for- mato di un più gran numero di piattelli, se è l’apparato a colonna o di bic- chieri ed archi metallici, se è quello ch’io chiamo a corona di tazze; tanto più pronte e in copia compariranno sopra e d’intorno ai fili metallici sot- toposti nell’indicato modo all’esperienza, le bolle d’aria provenienti dalla decomposizione dell’acqua, e tanto più presto parimenti formerassi, e più abbondante la calce metallica. Egli è così diffatti; ma fino a un certo segno solamente, come vedremo. Riguardo a ciò è ben sorprendente, che un Appa- rato assai piccolo, p. e. di 8, o 10 tazze, il quale è capace soltanto di dare una picciola scossa a un dito e appena fino alla seconda articolazione, e di eccitare qualche bruciore sulle palpebre, e sulla punta del naso, o su altra parte molto sensibile e delicata

Cade qui a proposito di notare, che la maniera di eccitare facilmente il bruciore in tali parti, è di applicare questa o quella, o l’una o l’altra palpebra cioè, il naso, la fronte o altra parte del volto, di applicarla con qualche variazione alla punta di un grosso filo metallico, od all’an- golo di una lastra, che comunichi a dovere con quell’estremità dell’Apparato, dalla cui parte sta l’elettricità negativa; cioè dove il fluido elettrico spinto innanzi se ne tira addietro dell’altro in soccorso, mentre si compie, e si tien chiuso il circolo comunicando con una mano coll’altra estremità animata da elettricità positiva, da cui cioè esso fluido tende a sortire. Provando al- l’opposto, cioè facendo comunicare la parte delicata cui vuol farsi sentire il bruciore all’estre- mità dell’Apparato la quale manda il fluido elettrico, e la mano a quella che lo riceve, o non si ottiene l’effetto, o molto più difficilmente, e vi vuole per ottenerlo eguale un Apparato tre in quattro volte più grande: or ella è cosa questa molto rimarcabile che la corrente elettrica ecciti tanto più facilmente la sensazione di dolore sulla pelle e nelle fibre sensibili, e un dolore più pungente e rabbioso ove sorta da essa pelle che ove entri e penetri nella medesima. Da qual parte poi dell’Apparato stia l’Elettricità positiva, o la tendenza a spinger fuori il fluido elet- trico, da quale la negativa, o tendenza a tirarlo e riceverlo, si conosce tosto sapendosi quale dei due metalli posti al contatto dà, e quale riceve. Or dunque negli Apparati in cui uno dei metalli è il zinco l’El. pos. è sempre dalla parte verso cui è rivolto esso zinco (Par. fig. ) ricevendo egli, come sappiamo, da tutti i metalli, e l’elettricità negativa dalla parte dell’altro metallo, sia rame sia argento, accoppiato al zinco, cui esso rame od argento tende continuamente a dare e dà del fluido elettrico.

Un’altra cosa ancor più rimarcabile, è che se l’apparato è picciolo e. gr. di 15 o 20 coppie metalliche al più, o la parte in cui vuolsi eccitare il bruciore non molto sensibile e delicata, come la fronte, il dorso della mano ecc. questo bruciore non si sente al momento che vien com- pito il circolo, nè per qualche tempo; ma solo dopo alcuni minuti secondi comincia a spuntare, e via via crescendo si rende molesto e fino insopportabile. Quando parò il bruciore o dolor pun- gente è già sorto, cessa egli bene ogni volta, che s’interrompa il circolo; ma ripiglia all’istante che questo si compia di nuovo, ripiglia come di slancio, e viene accompagnato, se la parte sottoposta a tali prove è la palpebra, il naso, la fronte, o qualunque altra del volto, da una sensazione nell’occhio di un chiaror passaggiero qual lampo. Che se poi l’Apparato è grande ben in ordine, e quindi è molto attivo, es. gr. di 40, 50 o più coppie metalliche, allora sentesi tosto il bruciore nelle parti delicate, e all’istante medesimo che compiesi il circolo, anche se la lamina stiavi applicata alla pelle con superficie un poco larga, sentonsi ad ogni volta come delle morsicature rabbiose, massime se la lamina procede dalla parte negativa dell’Apparato, l’azion della quale giova pure il ripeterlo, è molto più efficace sui nostri sensi, che quella della parte positiva, all’opposto di quello che si sarebbe creduto prima di farne la prova.

E. 47 δ.

[delicata] sia poi da tanto di decompor l’acqua in contatto di fili metallici anche non sottilissimi e di occasionare una non tanto lenta calcinazione di questi: di decomporre sì l’acqua a vista d’occhio svolgendone in pochi minuti un gran numero di bolle d’aria prima minute e che compaiono aderenti ad esso filo, poi ingrossando mano mano si spiccano e salgono all’alto.

È cosa molto degna di osservazione, che non si formano già le bolle aeree e la calce metallica egualmente sopra ambedue i bracci del filo... fig.... ma che quello rivolto contro la corrente elettrica e che la riceve è cioè... il primo e per lungo tempo il solo, che si copra di dette bolle; mentre l’altro braccio... che la tramanda, ossia da cui essa corrente sorte, mostrasi invece attorniato da un velo alquanto fosco che par fumo, il qual scende lentamente in lunga striscia, e forma così poco poco sul fondo della tazza un sedimento della stessa calce metallica di cui appare in breve ricoperto anch’esso filo intanto che quello, che si è mostrato carico delle bolle aeree, non si truova che tardi intonacato da poca calce, e questa di un colore diverso da quella dell’altro.

Or dunque a produrre tutto ciò visibilmente, e in tempo non molto lungo mi basta, come dicea, un Apparato di 8 o 10 tazze concatenate a dovere (per mezzo cioè di altrettanti archi metallici terminanti da una parte in un lastra di zinco, e dall’altra in una di rame, le quali peschino ciascuna con una superficie di un pollice quadrato circa nell’acqua di esse tazze, e stiano tutte rivolte nell’istesso senso, come ben s’intende): bastano sei fili metallici su’ quali vuolsi sperimentare ancor che siano de’ più sottili, ove detta acqua [sia] non salata ma semplice e pura. Che se poi giungano a 20, 25 o 30 le tazze, e molto più se contengono acqua carica di qualche sale, specialmente di sale comune, o meglio di allume, sarà, un tal apparato capace, come di dare una scossa elettrica abbastanza forte, estendentesi a tutta la mano ed anche fino al gomito e di eccitare un bruciore vivo ed insopportabile sulla fronte, sul naso ecc. così di occasionare l’indicata decomposizione dell’acqua colla com- parsa delle bolle aeree e in un la calcinazione d’uno o più fili metallici.... molto più celere e cospicua: decomposizione e calcinazione manifeste a segno, che, essendo detti fili (vedi fig. .....) grossi anche più di 1/2 linea e tuffati per più di un pollice, presenteranno tosto all’occhio, gli uni, ossia i bracci c.c.c. rivolti contro la corrente elettrica, una copia grandissima di bolle d’aria, molto aderenti al filo medesimo ed ingrossantisi mano mano, e molte minutissime salienti all’alto di continuo in lunghe e spesse righe; gli altri d.d.d. rivolti all’opposto, e da cui sorte la corrente, la sopra indicata specie di fumo o nube involgente, e la lunga striscia di calce giù piovente dalla punta ecc.

Veduto che un apparato di 20 in 30 tazzette fa tanto, sol che sia in buon ordine, possiamo benaspettarci, che componendolo di 40 o 50 in ragione, che divien atto a dare le scosse più forti ad eccitare un più pronto e vivo bruciore nelle parti sensibili, e ad innalzare l’Elettrometro a paglie anche senza l’ajuto del Condensatore, a circa 1 grado, come già vedemmo e con quell’ajuto a molti gradi, e a far vedere benanche la scintilla, promoverà del pari con maggior efficacia li già descritti effetti chimici. Osservasi infatti, che la com- parsa della calce metallica da una parte e delle bolle d’aria dall’altra è assai più pronta e abbondante anche per fili o lastrette di circa 1 linea di lar- ghezza.

Oltre l’ingrossare a vista d’occhio le bolle aderenti, e spiccarsene tratto tratto alcune delle più grandi, infinite sono le minute, che montano in folla; il qual profluvio incessante di bollicine presenta pure un vago spettacolo, massime se contemplisi con una lente. La copia poi della calce, che va for- mandosi, non già d’attorno ai fili, ossia bracci de’ fili metallici c c c cui circon- dano le tante bolle, i quali anzi ben poca ne forniscono, e niente o quasi sul principio, come ho già fatto osservare, bensì intorno agli altri bracci d d d, che niuna bolla presentano sulle prime, e in progresso sol poche e rare, la copia, dico, di calce fornita da questi è tanto abbondante, che in breve d’ora mo- stransi essi tutti ricoperti di grossi fiocchi della medesima (ciò osservasi singo- larmente ne’ fili d’argento, di rame, e di ottone), oltre ad una quantità che si raccoglie a forma di sedimento in fondo alle rispettive tazzette, e vi occupa a capo di alcune ore l’altezza di due, tre linee, e più ancora.

Egli è però rimarcabile, che accrescendo il numero delle tazzette o tubi oltre i 40 o 50, portandolo cioè a 80, 100 ecc. con che crescono a proporzione gli effetti di un sì grande Apparato tanto sull’Elettrometro, quanto sui nostri sensi, innalzandosi quello di circa 2 gradi a dirittura, cioè senza l’ajuto del Condensatore, e risentendosi questi sia per la scossa, sia per il bruciore alla pelle ecc. a un segno di divenirne le prove affatto insopportabili; non aumen- tino del pari i sopradescritti effetti chimici della decomposizione cioè dell’acqua, e della ossidazione di fili metallici. Mi è parso anzi talvolta, che scemassero, non essendo molto ben in ordine le cose, abbenchè le commozioni che dava tal Apparato di 80 o più tazzette, fossero notabilmente più forti che quelle di uno di 40, il quale riusciva invece meglio per gli anzidetti fenomeni chimici.

Riguardo all’apparecchio secondario adattato per tali calcinazioni me- talliche e per raccoglierne l’aria proveniente dalla decomposizione dell’acqua, vi descriverò quello che adopero più comunemente, e che per essere adattato ad una varietà di sperienze, e poter servire comodamente a molte simultanee, è ancora abbastanza semplice.

da E 47 γ.

La figura qui annessa lo presenta nelle bottiglie B B B B coi pezzi loro aggiunti come pure presenta nel resto del circolo ossia serie di bicchieri A A A A A l’apparato primario movente l’elettricità, a quello unito, riguardo al quale Apparato primario stimopermettetemi pur bene di accennare qui di passaggio e ricordarvi alcune cose consentanee ai miei principij e a ciò che già vi scriveva nelle lettere in cui vi diedi una più ampia descrizione si di questo a tazze, che dell’altro apparato a colonna.

A A A ecc. sono dunque i bicchierini contenenti l’acqua salata, e comuni- canti per mezzo degli archetti metallici b b b..., ciascuno dei quali ha saldato alle due estremità le rispettive lastrette di rame, e di zinco, r r r r... z z z: finalmente C D sono due grossi fili metallici, che comunicano ampiamente e liberamente uno colla prima, l’altro coll’ultima tazza più grandi degli inter- medj bicchieri, e sono destinati a stabilire o togliere a volontà le comunica- zioni co’ pezzi dell’apparecchio secondario.

Quest’è dunque 1’Apparato motore, che chiamo a corona di tazze, il quale secondo i medesimi principj di quello a colonna, da cui non differisce già sostanzialmente ma solo per la forma, spinge continuamente il fluido elet- trico da un capo all’altro di tal corona nella direzione indicata dalle freccie c d, tendendo a diradarlo, e diradandolo infatti dalla parte C, c e massime all’estremità, e accumulandolo verso l’altra estremità D, d, con tanto maggior forza, quanto la serie dei bicchieri così concatenati è più numerosa, giacchè a ciascun contatto dei metalli diversi si aggiunge un impulso al fluido elettrico cosicchè se arrivano a 50 può innalzare a dirittura il mio elettrometro a paglie sottili ad un grado, cioè far divergere quelle di una mezza linea ecc. come vi ho fatto già osservare; il quale produce una corrente continuata se con altri conduttori, si compisca il circolo; dà una scossa proporzionata a tal forza, ed alla più o men perfetta comunicazione, se i conduttori che compiono il circolo siano le braccia, od altre parti del corpo suscettibili di convulsione; cagiona

[Figure]
[Figure] un più o men forte bruciore sulla pelle delle parti sensibili se continui il con- tatto; ed eccita infine negli organi del gusto, della vista, e dell’udito, delle sensazioni proprie a ciascuno di questi sensi, di sapore cioè, di luce, e di suono, intorno ai quali effetti tutti sopra i corpi viventi intieri, e loro diversi organi, e sopra i membri e parti recise, in cui trovasi ancora superstite qualche vitalità quando crederebbesi altrimenti affatto estinta, ho scoperto de’ fenomeni af- fatto curiosi, e molto interessanti l’economia animale; de’ quali vi tratterò qualche altra volta.

Or questo medesimo Apparato oltre tali e tanti fenomeni semplicemente elettrici ed altri elettrico-fisiologici, ne presenta ora di elettrico-chimici non meno sorprendenti, come si sono da noi già considerati per ottenere, ed esa- minare i quali possono congegnarsi in diversa maniera i pezzi di quello che chiamo apparecchio secondario; ma io ho prescelto quello, che dietro la stessa figura passo senza altro a più particolarmente descrivervi.

B B B B sono quattro bottiglie di vetro (possono servire egualmente de’ portanti di legno a foggia di candelieri) co’ loro turaccioli di sughero; in cia- scuno de’ quali s’impianta in modo da poter alzarsi ed abbassarsi a volontà un grosso filo d’ottone, o di rame inargentato, il quale ripiegato nella parte superiore orizzontalmente in circolo, ed increspato a guisa di onde o denti presenta una specie di corona o o o o.

Fra le bottiglie 1 e 2, 2 e 3, 3 e 4, sono sospese le boccette o tubi t t t pieni d’acqua pura, in cui pescano i fili metallici che voglionsi sottoporre alla calcinazione. Questi fili o attraversano il turacciolo di sughero e si pro- lungano fuori tanto da formare de’ bracci, con cui posare sopra le rispettive corone, nicchiandosi in qualcuno de’ cavi, ossia tra due denti; oppure ciò che è in molti casi più comodo, questi bracci sono di un altro grosso filo schiac- ciato in testa, e conficcato stabilmente in esso turacciolo fino a traforarlo appena, senza punto sopravanzare nell’interno del tubo; e i fili o lastrette sottili da calcinarsi, e da cambiarsi quando si vuole, entrano da questa parte negli stessi fori di detto filo schiacciato e fisso, e strisciano con pressione al lungo d’esso per avervi una sicura comunicazione.

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