LETTERA
AL
CONSIGLIERE M. LANDRIANI
Vi ho promesso nell’antecedente mia di comunicarvi ciò che ho potuto
osservare in queste poche settimane, ripetendo e variando le nuove stupende
sperienze fatte prima in Inghilterra da NICHOLSON e CARSLISLECome nota il foglio del A proposito
di che devo avvertire, che non a Parigi, come per isbaglio ho ivi detto, bensì a Londra erano
state ripetute e mostrate al pubblico le sperienze di NICHOLSON e CARSLISLE dal Dre
« dans sa letture sur la composition et la decomposition de l’eau » come si esprime detto foglio
periodico num.
dietro la notizia di là ricevutane, dal Professore JACQUIN, e da voi in Vienna,
fatte, dico, coll’Apparato per l’elettricità metallica di mia invenzione, al quale
ho dato nome di
elettrico naturaleSe piacesse di comporgli un nome greco, come sono quelli di idioelettrico, elettrometro,
elettroforo, ecc. potrebbe questo Apparato motore dell’elettricità chiamarsi Elettrotomeno;
e in segno della sua perenne azione aggiugnerglisi l’epiteto di perpetuo.
carriera ne’ campi della Chimica e che fornito avendo già non pochi lumi
molti più ce ne fanno sperare in progresso. Ho promesso sì di farvi parte, e
darvi un conto esatto dei risultati delle mie sperienze rivolte a questo nuovo
soggetto elettrico-chimico; e vi ho prevenuto, che mi era occorso già di notare
delle circostanze e aggiunti, che sembranmi meritare molta riflessione; e che
mi han portato a formar varie congetture, a creare certe modificazioni alla
teoria oggi giorno adottata comunemente sulla calcinazione; o come vuol
chiamarsi ossidazione de’ metalli. Forse le medesime osservazioni, e le mede-
sime idee si son presentate ad altri prima di me, e sono stato prevenuto anche
in queste, giacchè i fenomeni, ossia gli effetti ottenuti, han pur dovuto essere
gli stessi in sostanza. Ma fors'anche sono andato io più innanzi, quantunque
entrato più tardi in questa lizza, ed ho veduto più addentro, o infine qualche
fenomeno si è offerto a me, che ad altri è per avventura sfuggito. Checchè ne
avuto luogo di fare fin qui, e che sono non ancora che un principio, o poco
più; giacchè molte me ne rimangono tuttavia a fare per togliere alcuni dubbj,
soddisfare a varie questioni, e porre in chiaro diverse cose.
Comincerò dal dirvi, che i congegni ch’io adopero per eseguire coteste
nuove sperienze, sono alquanto diversi da quello che mi avete voi delineato
colla figura annessa al vostro scritto; e che questi oltre al riuscire più comodi
servono nel medesimo tempo ad un maggior numero e varietà di prove. Ma
prima di passare a mostrarveli tali miei congegni permettetemi ch’io vi ac-
cenni qui di passaggio e ricordivi alcune cose relative all’Apparato e prima
di venire alle sperienze di questo genere, e alle riflessioni sui loro risultati,
e consentanee ai principj che mi hanno condotto alla sua costruzione, e a
ciò, che già vi scrissi vari mesi sono nelle altre mie lettere, in cui vi diedi
una sufficiente descrizione di esso Apparato sotto diverse forme, in ispecie
sotto quella
Egli è propriamente all’apparato a colonna composto di una serie di
molte coppie formato da un buon numero di doppi piattelli di metallo sovrap-
posti gli uni agli altri, cioè uno d’argento o di rame e l’altro di zinco per cia-
scuna coppia, e interpolati ad ogni coppia da bollettini di cartone o di pelle
molto inzuppati d’acqua semplice, o meglio salata e diviso se occorre in più
colonne fig.In tutti i Mns. riprodotti in questo numero mancano le figure a cui si fa continu-
amente riferimento. Fanno eccezione le due tavole riprodotte in eliotipia dal Mns. J 78 che con
ogni probabilità vanno riferite al brano J 69 ε che segue. [Nota della Comm.]
per la sua somiglianza anche nella forma all’
Torpedine. L’altro formato di molte tazze di vetro fig...... o piccioli bic-
chieri (servono benissimo, de’ tubi più piccioli ancora dei bicchierini comuni,
cioè larghi appena un pollice, ed altri due circa rotondi, o meglio un poco
schiacciati, quali mi son io fatto fabbricare a posta) contenenti acqua in
natura semplice o meglio salata e concatenati da altrettanti archi metallici,
ciascuno de’ quali termina, e pesca in essa acqua da una parte con una lastra
di zinco, e dall’altra con una di rame, semplice, o meglio di rame legato col-
l’argento, larghe abbastanza per presentare al contatto del liquido un pollice
quadrato almeno di superficie; quest’altro apparato che fondato sull’istesso
principio non differisce in sostanza dal primo, ma soltanto per la forma, mi
è piaciuto di chiamarlo
Ma lasciando i nomi, de’ quali poco importa, ci basta sapere che sì l’uno
che l’altro, e qualunque ne sia la costruzione (giacchè ne ho pur immaginate,
ed eseguite delle altre, fondate anch’esse sopra il medesimo principio) è Appa-
rato Il quale cioè incita
e spinge il fluido elettrico in virtù di quella forza arcana (da me scoperta
son già parecchi anni, e dimostrata in seguito con sempre nuovi fatti e prove
sperimentali, e sostenute contro ogni maniera di obbjezioni) in virtù, dico,
di quella forza, onde toccandosi fra loro due metalli di diversa specie uno tende
a dare, e dà effettivamente del suo fluido elettrico all’altro, cioè i superiori
danno agl’inferiori nel seguente ordine, Oro, Argento, Rame, Ottone, Ferro,
Stagno, Piombo e Zinco (per tralasciare altri metalli, e leghe, e piriti e il
carbone, che hanno ciascuno il loro luogo in tal ordine, e stanno sopra questo
o quello dei metalli più nominati, e taluno fin sopra l’argento) e tanto più
danno, quanto essi metalli che si toccano, trovansi nel detto ordine collocati
più lontani. Or dunque l'Apparato nostro, sia quello a colonna, sia quello a
corona di tazze, od altro costruito in diversa forma, sol che trovisi formato
di una lunga serie di coppie metalliche eterogenee, disposte nel medesimo
senso, e comunicanti l’una all’altra per mezzo di altrettanti strati di acqua,
o di conduttori umidi quali essi siano, al che si riducono tutte le condizioni
richieste, codesto apparato spinge il fluido elettrico da un capo all’altro di
tal serie ordinata di corpi, lo spinge e incalza nell’esempio delle figure 1, 2
nella direzione indicata dalle freccie: con che viene esso fluido a diradarsi
dalla parte... e massime all’estremità... e ad accumularsi verso l’altra estre-
mità,... e ciò tanto maggiormente quanto i metalli di ciascuna coppia sono
più diversi, ossia più distanti nell’indicato ordine, come già si disse, e quanto
la serie de’ medesimi è più lunga; giacchè il fluido elettrico riceve tanti im-
pulsi, quanti sono i contatti, ossia le coppie di detti metalli; di maniera che
se arrivino queste coppie a 50 circa, potrà un tal Apparato innalzare a di-
rittura il mio elettrometro a paglie sottili, senza cioè l’ajuto di alcun con-
densatore, ad un grado che è quanto dire far divergere tai pendolini di una
mezza linea e di una linea intiera, vale a dire 2 gradi, se le coppie metalliche
siano da 100. ecc. Col condensatore poi farli battere a riprese contro le pareti
della boccetta e far che vibri esso Condensatore scintille visibilissimeNon debbo lasciar di dire, che si ottiene talvolta la scintilla anche senza il conden-
satore, coll’immediato toccamento cioè delle due estremità dell’Apparato, il qual sia abbastanza
grande e ben in ordine, specialmente congiungendo queste estremità ad un tratto con un arco
tutto metallico, dico talvolta, perchè non succede sempre neppure con un Apparato di 100
coppie metalliche, e quasi mai se non è montato di recente e se non sono asciutti e mondi i
metalli fuori delle parti che debbono combaciare i conduttori umidi. Con queste attenzioni
però son riuscito più d’una volta ad avere la scintilla da un Apparato di 40 coppie solamente.
Se ciò è già sufficiente
per poter dare al mio Apparecchio il nome di
nome ancor più espressivo gli converrebbe per ciò che in conseguenza dell’anzi-
detta virtù e forza, con cui spinge incessantemente il fluido elettrico da un
capo all’altro, viene poi a metterlo in una corrente ogni qualvolta compiasi
con altri conduttori il circolo: corrente continuata finchè esso circolo non
s’interrompa; corrente, che produce una scossa proporzionata a tal forza
(epperò alla qualità e numero delle coppie metalliche, ond’è composto esso
Apparato) ed alla più o men perfetta comunicazione, qualora tra i conduttori
che compiono il circolo entrino le braccia od altre parti del corpo suscettibili
di convulsione; cagiona un più o men forte bruciore delle parti delicate del
volto, ed altre sensibili applicate al contatto, ove questo continui per un certo
tempo; eccita infine negli organi del gusto, della vista, e dell’udito delle sen-
sazioni proprie a ciascuno di questi sensi, di sapore cioè di luce, e di suono.
Intorno ai quali effetti tutti (che accenno qui di volo) sopra i corpi viventi
intieri, e loro diversi organi, e sopra i membri, e parti recise, in cui trovasi
ancora superstite qualche vitalità, ho scoperto de’ fenomeni assai curiosi,
e molto interessanti lo studio dell’economia animale per nulla dire della Medi-
cina pratica, de’ quali ho promesso di trattenervi qualche altra volta.
Or questo medesimo Apparato, oltre tali e tanti fenomeni, altri sempli-
cemente elettrici, ed altri elettrico-fisiologici, ne presenta ora di elettro-
chimici non meno sorprendenti, quali sono la decomposizione dell’acqua in
contatto de’ metalli, e l’ossidazione di questi, per ottenere ed esaminare i
quali possono congegnarsi in diversa maniera i pezzi di quello, che chia-
merò apparecchio secondario; come vado ora a mostrarvi.
Se l’Apparato primario, ossia l’Elettromotore,è quello a corona di tazze,
fig. ....., del quale mi servo io più volentieri che dell’altro a colonna, per la
maggiore facilità di adattarvi i pezzi che occorrono, non v’è bisogno d’altro
per far seguire ed osservare l’accennata decomposizione dell’acqua, e la susse-
guente calcinazione de’ fili, o lastrette metalliche che di mettere quel filo o
lastretta, che si vuol sottoporre all’esperienza, di metter l’uno o l’altra, ripie-
gatili prima ad arco, a cavalcione di due di esse tazze in luogo d’alcuno
degli archi guerniti delle lastre di rame e di zinco; e di compiere indi a do-
vere il circolo.
Questo filo o lastretta... nella cit. fig. è un filo di rame della grossezza
di 1/4 di linea circa, che pesca co’ suoi due capi... nell’acqua delle due tazze...
alla profondità di un pollice o più:
di questa maniera si fanno tre sperienze in una volta e se ne possono fare di
più; giacchè l’istessa corrente elettrica in giro agisce sopra tutti i detti fili
egualmente; e solo riesce un poco più debole in ragione della resistenza che
s’incontra in ciascuno di essi, ossia nel passaggio dai medesimi nell’acqua,
essendo la loro superficie con cui combaciano essa acqua di poche linee
quadrate, epperò non abbastanza larga per dare un passaggio del tutto
libero, a detta corrente, giacchè l’acqua è un conduttore tanto imperfetto
che non può trasmettere ad un tratto una quantità considerabile di fluido
elettrico, e con una larga superficie non presenta un gran canale o molti piccoli
canali insieme; una prova evidente di questo difficile e ritardato passaggio
del fluido elettrico da un sottil filo metallico nell’acqua, o da questa in quello
si è, che ove il circolo trovisi compito, ma a compierlo entri un tal filo metallico
sottile pescante co’ suoi due bracci nell’acqua delle tazze,...
elettrico non scorre in piena corrente, come far dovrebbe in giro, ma rimane
un poco accumulato dal lato
dai segni che si possono ottenere di elettricità positiva da quel lato e di nega-
tiva da questo, con un buon Condensatore, che vi si faccia toccare; massime
poi, se non uno, ma due, tre, o più siano gli archi di sottil filo metallico che
comunichino di seguito una serie di tazze, come nella fig. . . . . nel qual caso
potrassi anche, se l’Apparato è altronde grande abbastanza, ricevere una scossa
molto sensibile intingendo un dito nella tazza... e un altro nella tazza..., o
meglio toccando contemporaneamente i loro archi... con lastre o grossi tubi
metallici impugnati dalle mani ben umettate, ecc. Tali sperienze sorprende-
ranno forse chi osservando solamente che il circolo conduttore è compito
non riflette, o stenta a persuadere che l’acqua sia un così imperfetto deferente,
e che possa malgrado che comunichi con un filo metallico tuffato in essa impe-
dire neppur per poco il corso del fluido elettrico e tenerlo indietro. Ma pure
la cosa è così; nè può dubitarsene: un sottil filo metallico, od una lastretta
strettissima pescanti nell’acqua, massime pura, per la lunghezza di uno o due
pollici non bastano al libero tragitto di una corrente elettrica un poco copiosa,
la quale per conseguenza vi soffre qualche sorta d’impedimento, e di ritardo.
Or egli è appunto per questa angustia e difficoltà di passaggio che la cor-
rente di fluido elettrico di cui si tratta, tanto più attiva quanto più
adopera ivi sopra l’acqua e sopra il metallo in modo di decomporla quella e
produrre l’ossidazione di questo con una maravigliosa prontezza, e a vista
d’occhio, talchè, in pochi minuti, e talora in pochi secondi compare un capo
del filo metallico in quella parte che pesca nell’acqua tutto gremito di pic-
ciole bolle d’aria, che vanno man mano ingrossando, e l’altro capo invece
coperto in brev’ora tutto al lungo da uno strato aderente, e da molti bei
le lastre
più larga, cioè di un pollice quadrato poco più poco meno e offrendo quindi
un più libero e facile passaggio alla corrente elettrica, decompongono bensì
anch’esse l’acqua e si ossidano; ma molto lentamente, cosicchè non com-
paiono nè le bolle d’aria, nè la calce metallica, se non a capo di alcuni giorni;
la differenza pertanto
grossi, non è che dal più al meno di celerità, con cui succedono i medesimi
fenomeni, fenomeni ch’io avea già osservati avanti NICHOLSON, e fino dalle
prime sperienze col mio Apparato Elettro-motore, come vi dicea nella lettera
precedente. Una tal differenza è però grandissima quando il diametro de’
fili metallici sottoposti alla sperienza essendo minore di 1 linea, o di 1/4, e
pescando essi fili per un pollice di profondità, o meno nell’acqua, si ottiene
dippiù in qualche minuto e fino in pochi secondi, di quello si ottenga in uno o
più giorni con lastrette di un mezzo pollice di larghezza tuffate per altrettanto
circa di lunghezza. Del resto cotesta sì grande differenza non dee farci troppa
maraviglia, se riflettiamo, ch’una egualmente grande, ha luogo in altre spe-
rienze fatte colle macchine elettriche comuni, colle boccie di Leyden, ecc.
con cui si porti l’azione della corrente elettrica o delle scariche or sopra larghe
superficie del nostro corpo, ed ora sopra pochi punti, e particolarmente in
quelle sperienze ch’io faccio col mio Apparato, nelle quali compio il circolo
applicando alla fronte, o a qualche altra parte del volto una lastra di metallo,
che comunica con uno dei capi di esso Apparato, ve l’applico, dico, e ve la
tengo per qualche tempo applicata per pochi punti di contatto, e quando
per una più o men larga superficie; osservandosi in tali sperienze, che dove col-
l’applicazione di una abbastanza larga superficie niun dolore o puntura si
sente, o appena qualche cosa, un forte bruciore, e un dolore mordente, si
eccita o tosto, o, come accade più sovente, dopo alcuni istanti, e cresce fino
a divenire intollerabile, ove il contatto si faccia sopra piccola superficie, o in
pochi punti. Anche qui dunque scorgesi il difficile passaggio della corrente
elettrica per la via dei conduttori umidi, se questa non è larga molto; e che
gli è per tale difficoltà che incontra essa corrente in simili passi stretti, per
la resistenza che questi imperfetti conduttori le oppongono ch’essa ferisce
punge, morde, e lacera quasi, in certo modo essi conduttori, ossia quelle
fibre sensibili. Or quando l’azione della stessa corrente si porta similmente
nelle sperienze elettrico-chimiche, di cui ci occupiamo, sopra una piccola
elettrico ferisce egualmente e strazia cotest’acqua: effetto della qual’azione
penetrante (effetto invero mirabile) è la decomposizione dell’acqua medesima,
a cui succede poi l’ossidazione del metallo per l’affinità che questo ha col-
l’ossigeno.
Ma veniamo ad una descrizione particolare di tali sper.
facilmente, che quanto è più grande 1’Apparato Elettro-motore, cioè for-
mato di un più gran numero di piattelli, se è l’apparato a colonna o di bic-
chieri ed archi metallici, se è quello ch’io chiamo a corona di tazze; tanto
più pronte e in copia compariranno sopra e d’intorno ai fili metallici sot-
toposti nell’indicato modo all’esperienza, le bolle d’aria provenienti dalla
decomposizione dell’acqua, e tanto più presto parimenti formerassi, e più
abbondante la calce metallica. Egli è così diffatti; ma fino a un certo segno
solamente, come vedremo. Riguardo a ciò è ben sorprendente, che un Appa-
rato assai piccolo, p. e. di 8, o 10 tazze, il quale è capace soltanto di dare
una picciola scossa a un dito e appena fino alla seconda articolazione, e di
eccitare qualche bruciore sulle palpebre, e sulla punta del naso, o su altra
parte molto sensibile e delicataCade qui a proposito di notare, che la maniera di eccitare facilmente il bruciore in tali
parti, è di applicare questa o quella, o l’una o l’altra palpebra cioè, il naso, la fronte o altra parte
del volto, di applicarla con qualche variazione alla punta di un grosso filo metallico, od all’an-
golo di una lastra, che comunichi a dovere con quell’estremità dell’Apparato, dalla cui parte
sta l’elettricità
in soccorso, mentre si compie, e si tien chiuso il circolo comunicando con una mano coll’altra
estremità animata da elettricità Provando al-
l’opposto, cioè facendo comunicare la parte delicata cui vuol farsi sentire il bruciore all’estre-
mità dell’Apparato la quale manda il fluido elettrico, e la mano a quella che lo riceve, o non
si ottiene l’effetto, o molto più difficilmente, e vi vuole per ottenerlo eguale un Apparato tre in
quattro volte più grande: or ella è cosa questa molto rimarcabile che la corrente elettrica ecciti
tanto più facilmente la sensazione di dolore sulla pelle e nelle fibre sensibili, e un dolore più
pungente e rabbioso ove sorta da essa pelle che ove entri e penetri nella medesima. Da qual
parte poi dell’Apparato stia l’Elettricità positiva, o la tendenza a spinger fuori il fluido elet-
trico, da quale la negativa, o tendenza a tirarlo e riceverlo, si conosce tosto sapendosi quale
dei due metalli posti al contatto dà, e quale riceve. Or dunque negli Apparati in cui uno dei
metalli è il zinco l’El. pos. è sempre dalla parte verso cui è rivolto esso zinco (Par.
fig. ) ricevendo egli, come sappiamo, da tutti i metalli, e l’elettricità negativa dalla parte
dell’altro metallo, sia rame sia argento, accoppiato al zinco, cui esso rame od argento tende
continuamente a dare e dà del fluido elettrico. Un’altra cosa ancor più rimarcabile, è che se l’apparato è picciolo e. gr. di 15 o 20 coppie
metalliche al più, o la parte in cui vuolsi eccitare il bruciore non molto sensibile e delicata,
come la fronte, il dorso della mano ecc. questo bruciore non si sente al momento che vien com-
pito il circolo, nè per qualche tempo; ma solo dopo alcuni minuti secondi comincia a spuntare,
e via via crescendo si rende molesto e fino insopportabile. Quando parò il bruciore o dolor pun-
gente è già sorto, cessa egli bene ogni volta, che s’interrompa il circolo; ma ripiglia all’istante
che questo si compia di nuovo, ripiglia come di slancio, e viene accompagnato, se la parte
sottoposta a tali prove è la palpebra, il naso, la fronte, o qualunque altra del volto, da una
sensazione nell’occhio di un chiaror passaggiero qual lampo. Che se poi l’Apparato è grande
ben in ordine, e quindi è molto attivo, es. gr. di 40, 50 o più coppie metalliche, allora sentesi
tosto il bruciore nelle parti delicate, e all’istante medesimo che compiesi il circolo, anche se la
lamina stiavi applicata alla pelle con superficie un poco larga, sentonsi ad ogni volta come delle
morsicature rabbiose, massime se la lamina procede dalla parte negativa dell’Apparato, l’azion
della quale giova pure il ripeterlo, è molto più efficace sui nostri sensi, che quella della parte
positiva, all’opposto di quello che si sarebbe creduto prima di farne la prova.
E. 47 δ.
anche non sottilissimi e di occasionare una non tanto lenta calcinazione di
questi: di decomporre sì l’acqua a vista d’occhio svolgendone in pochi minuti
un gran numero di bolle d’aria prima minute e che compaiono aderenti ad
esso filo, poi ingrossando mano mano si spiccano e salgono all’alto.
È cosa molto degna di osservazione, che non si formano già le bolle aeree
e la calce metallica egualmente sopra ambedue i bracci del filo... fig.... ma che
quello rivolto contro la corrente elettrica e che la riceve è cioè... il primo e
per lungo tempo il solo, che si copra di dette bolle; mentre l’altro braccio...
che la tramanda, ossia da cui essa corrente sorte, mostrasi invece attorniato
da un velo alquanto fosco che par fumo, il qual scende lentamente in lunga
striscia, e forma così poco poco sul fondo della tazza un sedimento della
stessa calce metallica di cui appare in breve ricoperto anch’esso filo intanto
che quello, che si è mostrato carico delle bolle aeree, non si truova che tardi
intonacato da poca calce, e questa di un colore diverso da quella dell’altro.
Or dunque a produrre tutto ciò visibilmente, e in tempo non molto lungo
mi basta, come dicea, un Apparato di 8 o 10 tazze concatenate a dovere (per
mezzo cioè di altrettanti archi metallici terminanti da una parte in un lastra
di zinco, e dall’altra in una di rame, le quali peschino ciascuna con una
superficie di un pollice quadrato circa nell’acqua di esse tazze, e stiano tutte
rivolte nell’istesso senso, come ben s’intende): bastano sei fili metallici su’
quali vuolsi sperimentare ancor che siano de’ più sottili, ove detta acqua
non salata ma semplice e pura. Che se poi giungano a 20, 25 o 30 le tazze,
e molto più se contengono acqua carica di qualche sale, specialmente di sale
comune, o meglio di allume, sarà, un tal apparato capace, come di dare una
scossa elettrica abbastanza forte, estendentesi a tutta la mano ed anche fino
al gomito e di eccitare un bruciore vivo ed insopportabile sulla fronte, sul
naso ecc. così di occasionare l’indicata decomposizione dell’acqua colla com-
molto più celere e cospicua: decomposizione e calcinazione manifeste a
segno, che, essendo detti fili (vedi fig. .....) grossi anche più di 1/2 linea e
tuffati per più di un pollice, presenteranno tosto all’occhio, gli uni, ossia i
bracci
d’aria, molto aderenti al filo medesimo ed ingrossantisi mano mano, e molte
minutissime salienti all’alto di continuo in lunghe e spesse righe; gli altri
di fumo o nube involgente, e la lunga striscia di calce giù piovente dalla
punta ecc.
Veduto che un apparato di 20 in 30 tazzette fa tanto, sol che sia in buon
ordine, possiamo benaspettarci, che componendolo di 40 o 50 in ragione, che
divien atto a dare le scosse più forti ad eccitare un più pronto e vivo bruciore
nelle parti sensibili, e ad innalzare l’Elettrometro a paglie anche senza l’ajuto
del Condensatore, a circa 1 grado, come già vedemmo e con quell’ajuto a
molti gradi, e a far vedere benanche la scintilla, promoverà del pari con
maggior efficacia li già descritti effetti chimici. Osservasi infatti, che la com-
parsa della calce metallica da una parte e delle bolle d’aria dall’altra è assai
più pronta e abbondante anche per fili o lastrette di circa 1 linea di lar-
ghezza.
Oltre l’ingrossare a vista d’occhio le bolle aderenti, e spiccarsene tratto
tratto alcune delle più grandi, infinite sono le minute, che montano in folla;
il qual profluvio incessante di bollicine presenta pure un vago spettacolo,
massime se contemplisi con una lente. La copia poi della calce, che va for-
mandosi, non già d’attorno ai fili, ossia bracci de’ fili metallici
dano le tante bolle, i quali anzi ben poca ne forniscono, e niente o quasi sul
principio, come ho già fatto osservare, bensì intorno agli altri bracci
niuna bolla presentano sulle prime, e in progresso sol poche e rare, la copia,
dico, di calce fornita da questi è tanto abbondante, che in breve d’ora mo-
stransi essi tutti ricoperti di grossi fiocchi della medesima (ciò osservasi singo-
larmente ne’ fili d’argento, di rame, e di ottone), oltre ad una quantità che si
raccoglie a forma di sedimento in fondo alle rispettive tazzette, e vi occupa
a capo di alcune ore l’altezza di due, tre linee, e più ancora.
Egli è però rimarcabile, che accrescendo il numero delle tazzette o tubi
oltre i 40 o 50, portandolo cioè a 80, 100 ecc. con che crescono a proporzione
gli effetti di un sì grande Apparato tanto sull’Elettrometro, quanto sui nostri
sensi, innalzandosi quello di circa 2 gradi a dirittura, cioè senza l’ajuto del
Condensatore, e risentendosi questi sia per la scossa, sia per il bruciore alla
pelle ecc. a un segno di divenirne le prove affatto insopportabili; non aumen-
tino del pari i sopradescritti effetti chimici della decomposizione cioè dell’acqua,
e della ossidazione di fili metallici. Mi è parso anzi talvolta, che scemassero,
tal Apparato di 80 o più tazzette, fossero notabilmente più forti che quelle
di uno di 40, il quale riusciva invece meglio per gli anzidetti fenomeni chimici.
Riguardo all’apparecchio secondario adattato per tali calcinazioni me-
talliche e per raccoglierne l’aria proveniente dalla decomposizione dell’acqua,
vi descriverò quello che adopero più comunemente, e che per essere adattato
ad una varietà di sperienze, e poter servire comodamente a molte simultanee,
è ancora abbastanza semplice.
La figura qui annessa lo presenta nelle bottiglie B B B B coi pezzi loro
aggiunti come pure presenta nel resto del circolo ossia serie di bicchieri
A A A A A l’apparato primario movente l’elettricità, a quello unito, riguardo
al quale Apparato primario
passaggio e ricordarvi alcune cose consentanee ai miei principij e a ciò che
già vi scriveva nelle lettere in cui vi diedi una più ampia descrizione si di
questo a tazze, che dell’altro apparato a colonna.
A A A ecc. sono dunque i bicchierini contenenti l’acqua salata, e comuni-
canti per mezzo degli archetti metallici b b b..., ciascuno dei quali ha saldato
alle due estremità le rispettive lastrette di rame, e di zinco, r r r r... z z z:
finalmente C D sono due grossi fili metallici, che comunicano ampiamente
e liberamente uno colla prima, l’altro coll’ultima tazza più grandi degli inter-
medj bicchieri, e sono destinati a stabilire o togliere a volontà le comunica-
zioni co’ pezzi dell’apparecchio secondario.
Quest’è dunque 1’Apparato motore, che chiamo a corona di tazze, il
quale secondo i medesimi principj di quello a colonna, da cui non differisce
già sostanzialmente ma solo per la forma, spinge continuamente il fluido elet-
trico da un capo all’altro di tal corona nella direzione indicata dalle freccie
all’estremità, e accumulandolo verso l’altra estremità D, d, con tanto maggior
forza, quanto la serie dei bicchieri così concatenati è più numerosa, giacchè
a ciascun contatto dei metalli diversi si aggiunge un impulso al fluido elettrico
cosicchè se arrivano a 50 può innalzare a dirittura il mio elettrometro a paglie
sottili ad un grado, cioè far divergere quelle di una mezza linea ecc. come vi
ho fatto già osservare; il quale produce una corrente continuata se con altri
conduttori, si compisca il circolo; dà una scossa proporzionata a tal forza, ed
alla più o men perfetta comunicazione, se i conduttori che compiono il circolo
siano le braccia, od altre parti del corpo suscettibili di convulsione; cagiona
tatto; ed eccita infine negli organi del gusto, della vista, e dell’udito, delle
sensazioni proprie a ciascuno di questi sensi, di sapore cioè, di luce, e di suono,
intorno ai quali effetti tutti sopra i corpi viventi intieri, e loro diversi organi,
e sopra i membri e parti recise, in cui trovasi ancora superstite qualche vitalità
quando crederebbesi altrimenti affatto estinta, ho scoperto de’ fenomeni af-
fatto curiosi, e molto interessanti l’economia animale; de’ quali vi tratterò
qualche altra volta.
Or questo medesimo Apparato oltre tali e tanti fenomeni semplicemente
elettrici ed altri elettrico-fisiologici, ne presenta ora di elettrico-chimici non
meno sorprendenti, come si sono da noi già considerati per ottenere, ed esa-
minare i quali possono congegnarsi in diversa maniera i pezzi di quello che
chiamo apparecchio secondario; ma io ho prescelto quello, che dietro la stessa
figura passo senza altro a più particolarmente descrivervi.
B B B B sono quattro bottiglie di vetro (possono servire egualmente de’
portanti di legno a foggia di candelieri) co’ loro turaccioli di sughero; in cia-
scuno de’ quali s’impianta in modo da poter alzarsi ed abbassarsi a volontà
un grosso filo d’ottone, o di rame inargentato, il quale ripiegato nella parte
superiore orizzontalmente in circolo, ed increspato a guisa di onde o denti
presenta una specie di corona
Fra le bottiglie 1 e 2, 2 e 3, 3 e 4, sono sospese le boccette o tubi
pieni d’acqua pura, in cui pescano i fili metallici che voglionsi sottoporre
alla calcinazione. Questi fili o attraversano il turacciolo di sughero e si pro-
lungano fuori tanto da formare de’ bracci, con cui posare sopra le rispettive
corone, nicchiandosi in qualcuno de’ cavi, ossia tra due denti; oppure ciò
che è in molti casi più comodo, questi bracci sono di un altro grosso filo schiac-
ciato in testa, e conficcato stabilmente in esso turacciolo fino a traforarlo
appena, senza punto sopravanzare nell’interno del tubo; e i fili o lastrette
sottili da calcinarsi, e da cambiarsi quando si vuole, entrano da questa parte
negli stessi fori di detto filo schiacciato e fisso, e strisciano con pressione al
lungo d’esso per avervi una sicura comunicazione.
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