Volta, Alessandro Lettera ad un Ignoto su l'invenzione della pila e ricerche sugli effetti chimici 1801 Pavia it volta_letteraIgn_939_it_1801.xml 939.xml

LETTERA AD UN IGNOTO SU L’INVENZIONE DELLA PILA E RICERCHE SUGLI EFFETTI CHIMICI

Pavia, Primavera 1801.

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: E 45, E 48.

OSSERVAZIONI.

TITOLO : DATA: In E 48 leggesi: « Pavia, 26 marzo 1801 », in E 45, (1a riga) leggesi: « Nella vo- stra lettera del 4 scaduto marzo ».

E 45, E 48. Sono due minute della medesima lettera con andamento nel principio quasi eguale; in E 45 (minuta posteriore) è riportato un lungo brano scritto in francese che segue da vicino il contenuto della lettera al Banks presentando maggiore sviluppo e qualche aggiunta. E 45 si interrompe con questa citazione, mentre E 48 prosegue con un breve tratto scritto in italiano, che si pubblica in nota.

Si può presumere che il destinatario sia l’abate Vassalli per le seguenti due ra- gioni: I° perchè il V. invita il destinatario a « procurarsi un tal giornale (Bibliotheque Britannique) dai Librai Reycends » i quali notoriamente avevano libreria a Torino; II° perchè il V. accenna a una corrispondenza con lo stesso destinatario tenuta tra il 1792 ed il 1798.

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Nella vostra lettera de’ 4 scaduto marzo (v. st.) mi domandate conto, anzi pure mi chiedete un transunto dello scritto, che mandai alla Società R. di Londra ha ora giusto un anno, contenente la descrizione del mio nuovo Apparato per l’Elettricità metallica, e le principali sperienze, ch’io avea fatte fino a quell’epoca col medesimo, poi anche un ragguaglio di quelle, che son andato facendo in seguito fino al giorno d’oggi. Volete insomma essere da me informato direttamente di quanto concerne codesto mio Apparato, che di- mostra con effetti cotanto manifesti di scosse ripetute senza fine e quanto si voglia frequenti, di pungimento e bruciore sulla pelle, ecc., l’elettricità eccitata dal semplice mutuo contatto di conduttori diversi, specialmente metallici, e mossa incessantemente, ove continuino tali contatti. Non vi vuol poco, amico e collega stim.mo a soddisfarvi, essendo molte le cose; pur vedrò di farlo, per quanto lo permettano i limiti di questa e di qualche altra lettera, e il tempo, che posso impiegarvi, trovandomi d’altronde molto occupato.

L’accennato scritto non era esso medesimo che il transunto di una lunga Memoria ch’io stava preparando, e che non ho terminata ancora, crescen- domi ogni giorno la materia tralle mani; era il medesimo composto di varj frammenti accozzati senz’ordine, e che lasciavano delle lacune; scritto come ho potuto in una lingua, che non è la mia, cioè la Francese, per essere questa meglio intesa dagli esteri che l’Italiana, e mandato in due volte sotto forma di lettera al Cav. BANKS, Presidente della Società Reale. Tal quale egli è questo mio scritto deve essere stato tradotto in Inglese, e pubblicato nell’ultimo volume delle Transazioni Filosofiche. È comparso poi più in ristretto nel- l’esimio Journal of Natural Philosophy, Chemistry, and the Arts di NICHOLSON pel mese di luglio 1800, con aggiuntevi molte sperienze di esso Giornalista Inglese e di CARLSLILE concernenti la decomposizione dell’ acqua, la cal- cinazione e meglio dicasi ossidazione de’ metalli, ed altri effetti chimici, che presenta cotal Apparato di mia invenzione. Altre Memorie sopra questi me- desimi fenomeni elettrico-chimici riporta poi l’istesso Giornale in quello e nei susseguenti quaderni, di altri Autori Inglesi, cioè CRUICKSHANK, HENRY, e DAVY. Finalmente un estratto di tutto questo trovasi nell’altra eccellente opera periodica, che si stampa in Ginevra col titolo di Bibliotheque Britannique, Tom. XV. n.o 113-114, e n.o 121-122, che è l’ultimo, che ho potuto avere (potrete voi facilmente procurarvi un tal Giornale da questi Libraj REYCENDS, che lo fanno venire per molti associati). Altri Giornali pure di Francia, e di Germania vi danno descrizioni, e nuove sperienze su questo soggetto, in ispecie il Magazin Encyclopedique, gli Annales de Chymie, ecc. Vediamo insomma, e ne ho la più grande compiacenza, che da tutte le parti i Fisici e i Chimici se ne occupano a gara.

Comunemente hanno essi rivolte le loro ricerche agli effetti chimici, e poco o nulla a quelli semplicemente elettrici, facendo in certo modo vista d’ignorarli o di non riconoscerli per tali affettando i termini d’influenza Gal- vanica, di fluido Galvanico, invece di dire nettamente fluido elettrico, cor- rente elettrica, come io mi sono sempre espresso, ed è ora resa la cosa evidente e così pure sembrano fare poco conto degli altri effetti che voglion dirsi elet- trico-fisiologici, che sono per altro niente meno singolari e sorprendenti, come potrete rilevare da quanto verrò accennandovene. Io all’incontro mi occupai dapprincipio in gran parte intorno a questi e più ancora intorno a ciò, che ri- guardava propriamente la teoria elettrica, e mirava a viemmeglio stabilire, ed applicare il mio gran principio, dell’impulso cioè che vien dato al fluido elettrico in virtù del semplice mutuo contatto di metalli fra loro diversi; es- sendo questo nuovo principio in elettricità da me sospettato fin dalle prime sperienze sul Galvanismo, adottato quindi decisamente e stabilito, con si- curezza, esteso poi anche ai conduttori non metallici, o di 2.a classe, cioè alle sostanze umide, confermato con sempre nuovi argomenti e prove sperimentali, e sostenuto in seguito contro ogni sorta di obbjezioni, e reso finalmente ma- nifesto e portato all’ultima evidenza co’ segni ch’io era giunto anni sono ad ottenere nell’Elettrometro mercè il solo e semplice mutuo contatto di due lamine metalliche diverse ed anche di altri conduttori non metallici, come han fatto vedere varie mie Memorie sopra questo soggetto pubblicate successiva- mente, nei Giornali di BRUGNATELLI dal 1792 al 1798, alcuna delle quali a voi diretta, essendo, dico, un tal principio, quello che mi avea condotto da ultimo alla costruzione del nuovo stupendo Apparato elettromotore, apparato, che porta i fenomeni del Galvanismo a un sì alto grado di forza, ed imita pur così bene e in tutto quelli della Torpedine, come mi propongo di far vedere, indicandoli procedenti dal medesimo mio principio soprindicato; apparato scuotente non che le rane preparate, ecc. ma le mani e le braccia di una, o di più persone; vellicante e mordente rabbiosamente la pelle, ecc., movente s’egli è grande abbastanza e ben in ordine, i miei elettrometri a paglie, ed eccitante perfino la scintilla, e ciò anche senza aiuto di Condensatore, ma molto più con tal aiuto.

Comechè per tanto fossero a questi oggetti principalmente dirette le mie sperienze sul principio, cioè un anno fa, progredendo così dietro quelle più antiche che le avean fatte nascere, e mi avean mano mano condotto alla costruzione del nuovo strepitoso Apparato, e così ancora rivolte a perfezio- nare in un colla teoria elettrica codesto Apparato medesimo, a variarne le forme, ecc., non mi sfuggirono del tutto gli effetti chimici da esso prodotti, e non tardai molto a donar loro qualche attenzione, se non tutta quella, che meritavano. Osservato avea con sorpresa fin sulle prime la pronta calcinazioneossidazione de’ pezzi di metallo, ond’erano costrutti varj di questi miei apparati (giacchè ne costrussi in più maniere e forme diverse); la pronta calcinazioneossidazione, dico, nelle faccie metalliche poste in contatto dell’acqua, sia semplice, sia salata, e massime nello zinco tanto puro, che legato con dello stagno, ecc. Che se non ne parlai nello Scritto imperfetto, e a pezzi mandato dodici mesi sono a Londra in forma di lettere, nel quale molte altre cose ho ommesse, ben ne feci parte di un tal fenomeno d’altri pure chimici verso il medesimo tempo, cioè fin dai primi di Aprile dello stesso anno 1800, al mio Collega e Professore di Chimica BRUGNATELLI.

Fu però solamente verso il fine dell’Estate, che venni eccitato a portare una più seria e particolar attenzione a tali effetti elettrico-chimici da una let- tera del Cons. MARSILIO LANDRIANI da Vienna, in cui mi ragguagliava somma- riamente delle nuove sperienze di NICHOLSON, nelle quali, fatto arco conduttore dall’uno all’altro estremo del mio Apparato Elettro-motore, ossia compito il circolo per mezzo di due fili metallici pescanti nell’acqua di un tubo di vetro, comparivano e vi spiccavano da uno de’ fili singolarmente, molte bolle di aria infiammabile, nate dalla decomposizione di essa acqua ed esso filo (dovea dire piuttosto l’altro) si calcinava a vista; sperienze, ch’erano state verificate in presenza di esso LANDRIANI da quel Professore Viennese JACQUIN. Allora mi applicai di proposito a ripeterle ancor io, e variarle in più guise, e molti nuovi e bei risultati ne ho ottenuti; picciola parte de’ quali ho già comuni- cato al prefato LANDRIANI nella mia lettera risponsiva scrittagli in 7bre pas- sato

Vedi Numero precedente. [Nota della Comm.]

(la quale assieme alla sua fu inserita da BRUGNATELLI nel tomo XVIII de’ suoi Annali di Chimica pubblicato poco dopo in Pavia), promettendo di comunicargli in seguito il resto, come eseguirò. Intanto ne farò parte anche a voi se non colla presente, che riuscirà già lunga abbastanza senza questo, in altre lettere successive.

Per ora stimo non poter far meglio che trascrivervi i primi paragrafi della Memoria sopraccennata che trasmisi l’anno passato a Londra, con poche parole mutate, e tralasciando varie note che vi ho aggiunte ai luoghi che in- dicherò quì soltanto con un asterisco.

«Je me fournis de quelques douzaines de petites plaques rondes, ou « disques d’argent, ou bien de cuivre, ou mieux d’un alliage de cuivre et d’argent, « d’un pouce de diamètre plus ou moins, p. e. de petits écus, ou autres mon- « noyes, et d’un nombre égal de plaques de zinc de la même figure et grandeur « à-peu-près: je dis à peu près, parce qu’une précision n’est point requise et « en general la grandeur, aussi bien que la figure des pieces métalliques est « arbitraire; et on doit avoir égard seulement qu’on puisse les arranger com- « modement les unes sur les autres. Je coupe en outre, et tiens préparées autant « de rondelles de carton, de peau, de drap, ou de quelqu’autre matière spon- « gieuse capable d’imbiber et de retenir beaucoup de l’eau, ou de l’humeur, « dont il faudra pour le succès des expériences, que ces rondelles soient bien « trempées. Celles-ci, que j’appellerai disques mouillés, je les fais un peu plus « petites que les disques ou plateaux métalliques, afin qu’interposées à ces « derniers de la manière que je dirai tantôt, ils n’en debordent pas.

« Ayant sous ma main toutes ces pieces en bon état, c. à. d. les disques « métalliques bien propres et secs, et, les autres non métalliques bien imbibés « d’eau salée, et essuyes ensuite legerement, pour que l’humeur n’en degoutte « pas, je n’ai plus qu’à arranger ces pieces comme il convient; et cet arran- « gement est simple et facile.

« Je pose donc horizontalement sur une table, ou base quelconque un des « plateaux métalliques, p. ex. un d’argent, et sur ce premier j’en adapte un « second de zinc; sur ce second plateau je couche un des disques mouillés; « puis un autre plateau d’argent suivi immediatement d’un autre de zinc; « auquel je fais succeder encore un disque mouillé; et je continue ainsi avec « la même teneur accouplant un plateau d’argent avec un de zinc, et toûjours « dans le même sens (c. à. d. toûjours l’argent dessous et le zinc dessus, ou « viceversa, selon que j’ai commencé), et interposant à chacune de ces couples « métalliques un disque mouillé, je continue à former de plusieurs de ces étages « une colomne, (une pile) aussi haute qu’elle peut se soutenir, sans s’écrouler.

« On peut en joignant ensemble chaque plateau d’argent, ou bien de « cuivre rouge (peu inferieur en vertu à l’argent), avec un plateau de zinc, au « moyen d’una soudure d’étain; ou autre soudure métallique quelconque, « former de chacune de ces couples un seul plateau, un plateau doublé. Je me « sers avec avantage de ces plateaux doublés, de la moindre épaisseur possible, « qui sont ou des disques de zinc d’un pouce environ de diamètre plaqués « d’argent, ou des disques de cuivre étamés avec du zinc, melé à de l’étain, « (que je trouve aussi bon que le zinc pur lors même que la proportion d’étain « l’emporte au dela du double) je me sers, dis-je, de ces plateaux doubles « et minces avec avantage attendu que l’arrangement et construction de la « pile ou colomne devient plus facile et expeditif; et qu’elle se soutients mieux. « Mais l’ autre avantage plus essentiel est que les contacts mutuels des mé- « taux différents (d’où dépend l’action sur le fluide électrique) s’accomplissent « beaucoup mieux par cette jonction fine que fait la soudure, que par la simple « application, qui ne porte jamais qu’un contact imparfait, et d’autant plus « imparfait, que la ternissure, que contractent si aisément les métaux, et sur- « tout, le zinc si fort calcinable, ou quelqu’autre enduit de matière héterogene « empechent souvent le contact immediat des dits métaux.

« Voilà l’appareil construit, et en état d’agire continuellement; tant « qu’il ne sera point derangé, tant que l’humeur des disques mouillés interposés « à chaque couple metallique subsistera en quantité suffisante, c. à. d. que « ces disques ne seront pas dessechés entierement, ou en grande partie, tant « qu’il n’y aura la moindre interruption dans toute cette chaine de conduc- « teurs, etc.

« Mais quels sont donc les effets de cette action soutenue et perpetuelle, « qu’il exerce, et quelle sera leur force? Celle-ci depend singulierement de la « qualité des métaux accouplés, qui entrent dans la construction de l’appa- « reil, et du nombre de ces couples. Or dans le cas, où les métaux accouplés « sont argent pur, ou allié avec le cuivre, et zinc, soit pur, soit mélé d’étain « si ces couples entasseés regulierement et interpolées par autant de disques « bien mouillés formant tous ensemble une colomne, arrivent seulement a « 16 ou 20, une telle colomne sera déjà capable non seulement d’électriser un « bon Condensateur de trois ou quatre pouces de diametre, auquel on la fasse « toucher convenablement par sa tête ou extremité superieure, tandis que « son pied ou extremité inférieure communique librement avec la terre; de « charger ce Condensateur en un instant au de là de 20, 30, 40 degrés de l’Elec- « trometre de CAVALLO, ou du mien à pailles minces, et de 2 ou 3 degrés du « Quadrant electrometre, non seulement de charger en très-peu de tems, et « au même degré un autre condensateur beaucoup plus grand, s’il est égale- « ment bon; de le charger au point de lui faire donner une étincelle, etc.; et « tout cela autant de fois qu’on veut; mais aussi de frapper les mains, avec « lesquels on vienne établir une communication entre les dites extremités « (la tête et le pied d’une telle colomne), de les frapper d’un ou plusieurs petits « coups, et plus ou moins fréquents, suivant qu’on réitere ces attouchements: « chacun des quels coups ressemble assez bien à cette legere commotion que « fait éprouver une bouteille de Leyde foiblement chargée, ou mieux une « batterie qui le soit beaucoup plus foiblement encore, ou enfin une Torpille « languissante; la quelle Torpille pour le dire une autre fois, imite encore mieux « les effets de mon appareil par la qualité, et par la suite des coups repetés « qu’elle peut donner.

« Au reste pour bien obtenir de telles legeres commotions de cet appareil, « que je viens de decrire, et qui est encore trop petit pour des grands effets, « il faut en toucher les deus extremités, le premier et le dernier plateau mé- « tallique (ou un des premiers et un des derniers) non pas immediatement « avec les doigts, mais avec des lames métalliques empoignées; il faut aussi « que ces mains soient humectées au point que la peau, qui autrement n’est « pas un bon conducteur, se trouve bien mouillée; il faut qu’elles embrassent « une large surface de ces lames, et les serrent étroitement. Lors donc, et toutes « les fois qu’avec ces attentions on viendra toucher par les lames ainsi empoi- « gnées le premier et le dernier plateau de la colomne, ou un des premiers, et « un des derniers à les toucher simultanément on sentira comme un fourmille- « ment dans chaque main, et une legere secousse, qui s’étendra au poignet, « et même au de la.

« Pour recevoir des commotions considerablement plus fortes, il est bon « de faire communiquer par le moyen d’une lame suffisamment large, ou d’un « gros fil metallique, le pied de la colomne, c. à. d. le plateau du fond avec l’eau « d’un bassin, ou coupe assez grande, dans laquelle on tiendra plongé un doigt, « deux, trois, ou toute une main; tandis qu’on viendra toucher la tête, ou ex- « tremitè superieure, le dernier, ou un des derniers plateaux de cette colomne « avec la lame empoignée comme ci-dessus par l’autre main.

« Enfin il faut avoir l’attention, que cette lame, de même que le plateau « qu’elle va toucher soient suffisamment nets (ils seront d’autant bons et meil- « leurs qu’ils auront leur brillant métallique) aux endroits où doit se faire le « contact; car autrement si ces métaux etoient fort ternis ou sales calcinés, « quoique legerement, ou couverts d’une croute quelconque dans ces pointes, « le contact ne se faisant pas alors par des bons conducteurs, le courant élec- « trique ou n’auroit pas lieu, ou seroit trop gené et rétardé pour pouvoir donner « la commotion qu’on en attend. Encore pour l’avoir dans toute sa force « faut-il que les dits métaux se touchent à sec, et plutôt brusquement, a fin que « la meilleure communication, et le passage entiérement libre du fluide élec- « trique s’établissent tout-à coup, et non pas petit à petit, comme il arrive « lorsque l’humidité, ou quelqu’autre matière interposées commence une com- « munication imparfaite, et ne conduit que par degrés à la parfaite du contact « métallique.

« En procedant de cette manière, et avec toutes ces attentions je puis « déjà obtenir un petit picottement, ou legere commotion dans une ou deux « articulations d’un doigt plongé dans l’eau du bassin ou tasse (Pr. ), « en touchant avec la lame empoignée par l’autre main le 4.e et même la 3.e « paire de plateaux, à compter de bas en haut. Touchant ensuite la 5.e la 6.e « et de proche en proche les autres jusqu’à la dernière, qui fait le sommet de « la pile, il est curieux de prouver comment les commotions augmentent gra- « duellement en force et en étendue. Or cette force est telle, que je parviens « à recevoir d’une semblable pile formée de 20 plateaux doublés, pas davan- « tage, des commotions qui prennent tout le doigt, et l’affectent même assez « douloureusement, s’il est plongé seul dans l’eau du bassin, qui s’étendent « sans douleur jusqu’au poignet, et meme jusqu’au coude, si la main est plongée « en grande partie, ou toute entiere; et se font sentir encore au poignet de « l’autre main armée de la lame métallique, qui va completter le cercle.

« Je suppose qu’on ait, aussi pratiqué toutes les attentions nécessaires « dans la construction de cet appareil; que chacune des paires ou couples des « plateaux resultante d’une plaque d’argent ou de cuivre appliquée à une de « zinc ou mieux soudée ensemble (Pr. ) communique à la couple qui suit « par une couche d’humeur suffisante, laquelle soit de l’eau salée plutôt que « de l’eau pure, ou par une rondelle de carton, de peau, ou autre semblable « bien imbibé de cette eau salée, laquelle rondelle ne soit pas trop petite (elle « ne devroit pas avoir moins d’un pouce de diametre, et il seroit bon qu’elle « fût encore plus grande), et dont les surfaces soient bien collées aux surfaces « des plateaux, entre les quels elle se trouve interposée. Cette application assez « exacte et étendue des rondelles, ou disques mouillés aux surfaces métalliques « est très-importante pour le bon succès des expériences; au lieu que les pla- « teaux de chaque couple peuvent ne se toucher entr’eux qu’en peu de points, « pourvu seulement qu’un tel contact métallique soit immediat, condition « essentielle comme j’ai dejà fait observer.

« Tout cela fait voir assez clairement, que si le contact des métaux en- « tr’eux fait en quelques points seulement suffit, étant tous d’excellents conduc- « teurs, pour donner passage à un courant electrique, tel que celui dont il « s’agit; il n’en est pas de même pour les liquides, ou corps imbibés d’humeur, « qui sont des conducteurs beaucoup moins parfaits, et qui par conséquent « ont besoin d’un ample contact avec les conducteurs métalliques, et plus « encore entr’eux, pour que le fluide électrique puisse passer avec assez de « facilité, pour qu’il ne soit pas gené et trop retardé dans son cours, sur-tout « lorsqu’il est poussé avec tres-peu de force et qu’il n’arrive qu’à une foible « tension comme dans notre cas: ce que j’aurai occasion de montrer et expliquer « mieux dans la suite.

« Au reste les effets de mon appareil les plus marqués, je veux dire, non « pas ceux qu’il produit sur le Condensateur et l’Electrometre que j’ai à peine « indiqués (Pr. 12) me reservant à les developper ailleurs, effets qui ne changent « que peu ou point par le changement des circonstances, que je vais indiquer; « mais ceux des commotions sont considerablement plus sensibles à mesure « que la temperature de l’ambient, ou proprement celle de l’eau, ou des disques « mouillés, qui entrent dans la construction de l’appareil, est plus chaude, la « chaleur rendant l’eau plus déférente. Mais ce qui la rend beaucoup plus « déférente encore sont les sels, et notamment le sel commun

J’ai trouvé des sels meilleurs pour cet effetà cet égard.

. Voila une « des raisons, si non la seule, pourquoi il est si avantagieux à l’objet d’obtenir « des fortes commotions, que l’eau du bassin ou l’on plonge la main et sur- « tout celle interposée à chaque paire de plateaux métalliques, l’eau dont sont « imbibés les disques de carton, ou de peau, soit de l’eau salée, comme j’ai « prescrit ».

Da E. 48 (datata 26 Marzo 1801) si riporta il seguente brano nel quale ri- prende la lettera. [Nota della Comm.].

Riguardo alle costruzioni dell’apparato vi devono essere già noti abba- stanza dalle descrizioni che ne han date i Giornalisti e da quanto avete già veduto, quello che io chiamo a colonna e i Francesi à pile, e l’altro a corona di tazze, cioè coi bicchierini, quale fu mostrato a Parigi dal D.r BIRON che lo aveva appreso da me quando fu a Como l’estate passata. Vi farò dunque so- lamente cenno di una terza forma che immaginai ed eseguij dopo l’apparato a Colonna e prima di quello a bicchieri; ed è di molte picciole coppe di rame stagnate di dentro con stagnatura di rame e zinco a dosi presso a poco eguali. A proposito di che giova sapere che i due metalli......