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MEMORIA DEL PROF. ALESSANDRO VOLTA SULL’ IDENTITÀ DEL FLUIDO ELETTRICO COL FLUIDO GALVANICO APPENDICE

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: L 19.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: DATA:

L 19 è parte di una minuta anteriore alle precedenti, che sembra in continuazione (a meno di un foglio mancante) di L 21 e che ha qualche punto comune con J 64. Si pubblica perchè contiene una particolareggiata esposizione di esperienze. In Cart. Volt. J 84 B è un breve brano interessante solo perchè il Volta, dopo avere riassunto l’evoluzione delle sue idee sull’Elettricità animale, pare si accinga ad esporre considerazioni che potrebbero esser giudicate non coerenti rispetto alla sua ir- reducibile convinzione contraria alla teoria del Galvani. Il Mns finisce con le seguenti parole: « . . . dopo essere comparso così nemico dell’Elettricità animale che neppure volli consentire ad una specie di conciliazione,. . . . . . , parrà forse strano ad alcuno, o almeno riuscirà inaspettato, che in oggi . . . . » (troncato). Sgraziatamente non è possibile precisare l’epoca di questo Mns, e viene qui citato perchè con questa Memoria si può ritenere chiuso il primo periodo della storica polemica.

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Quanto ai risultati sono parimenti i medesimi per l’una e per l’altra costruzione; onde tutto quello che diremo attenendoci per maggiore semplicità al primo Apparato a colonna, potrà facilmente applicarsi a quello de’ bicchieri, e a qualunque altro fondato sopra i medesimi principj.

Pr. 26. Or facciamoci di nuovo a considerare come la forza o tensione elettrica cresce appunto nella proporzione, che si aumenta il numero delle coppie metalliche: beninteso che siano disposte nel modo convenevole, sicchè tutte cospirino a spingere il fluido elettrico nella stessa direzione; giacchè se ve ne fossero di rivolte al contrario, onde agissero in senso opposto, andrebbe detratto in proporzione, e quindi la forza residua sarebbe soltanto in ragioneproporzionale al numero delle coppie rivolte in un senso, che eccede quello delle coppie rivolte nel senso opposto.

Pr. 27. Compongo dunque nel debito modo una picciola colonna di 8 la- strette, o piattelletti di zinco, di argento, oppur di rame, il quale, come ab- biamo già notato è poco inferiore in virtù all’argento (Pr. ), ed 8 bollettini di cartone bagnato; disposti tali pezzi alternativamente, in guisa che ogni piattello di zinco trovisi accoppiato ad uno dell’altro metallo, lo tocchi cioè immediatamente (meglio sarà se siano saldati insieme e formisi così dei due un sol piattello doppio), e fra ciascuna di queste coppie rivolte tutte nel mede- simo senso trovisi un bollettino bagnato, come nella figura 1a

Nel Mns. non si trovano figure. [Nota della Comm.]

. Questa co- lonna così costrutta, ed asciugata per quanto è possibile all’esteriore la pongo in piedi sopra un tavolo, od altro sostegno non isolante, e vengo ad esplorarne l’elettricità col solito ajuto del Condensatore: eccone pertanto i risultati. Se questo condensi 100 volte solamente, epperò facendolo toccare per mezzo di un fil metallico sporgente dal suo piatto collettore al bollettino che copre quella coppia metallica che è la prima al basso, indi alzando tal collettore ne ottenga al mio elettrometro sol 2 gradi, ne otterrò facendolo toccare al di sopra della 2a, 3a, 4a, 5a 6a, 7a ed 8a coppia che è l’ultima in cima; corrispondente- mente 4, 6, 8, 10, 12, 14, 16 gradi. Così poi se il Condensatore essendo migliore, e più ben tenuto, condensi 150 volte, tantochè per l’azione di una coppia sola col farlo cioè comunicare a quella 1a ne ottenga 3 gradi, mi darà 6, 9, 12, 15, 18, 21, 24 gradi

Per tale forza d’elettricità che eccede i 20 gradi, vanno i pendolini a battere contro le pareti della boccetta, se questa non è molto grande. Convien dunque per misurare tali gradi servirsi di altro elettrometro a pendolini più pesanti, io ne adopero uno a paglie grossette e corte, che segna 1 grado ogni 4 dell’altro a paglie lunghe e sottili.

facendolo toccare successivamente a tutte le altre fino a11’8a.

Pr. 28. Queste sperienze sono non men belle che istruttive. E invero una tal gradazione di effetti corrispondente al numero delle coppie metalliche, o piattelli doppj è ben atta a colpire; ed io non dubito che produca anche in altri quella soddisfazione, che ha prodotto in me. Non pretendo per altro, che questa gradazione e corrispondenza sia del tutto, e sempre esatta; nè già può aspettarsi che sperienze di questa fatta diano sempre i medesimi precisi ri- sultati. Potremmo quindi accontentarci, che ci mostrassero l’indicata progres- sione delle forze elettriche secondo il numero delle coppie metalliche, all’in- grosso; pure facendole a dovere cotali sperienze posso assicurare, che v’è poco divario nei risultati, e che una più che sufficiente esattezza si osserva. E qui farò osservare che scostandosi dalla giusta progressione gli sopra indicati effetti elettrometrici, che ottengo col Condensatore si scostano piuttosto cre- scendo dippiù del dovere, che meno, cioè riuscendo più del doppio, e del triplo ecc. con doppio e triplo numero di coppie metalliche: e ciò dipendentemente dalla natura del Condensatore, il quale condensando poco le elettricità troppo deboli, condensa mano mano dippiù le men deboli: il che si spiega facilmente colle leggi conosciute intorno all’azione delle atmosfere elettriche; ma sarebbe qui fuor di luogo e troppo.

Pr. 29. Senza il Condensatore non è ancora sensibile al mio Elettrometro a paglie quell’elettricità che sorge dal sopradescritto Apparato o colonna di sole 8 paja di lastre, giungendo al più la tensione nell’ultimo pajo ad 8/50 di grado; e neppure ella è sensibile all’Elettrometro di BENNET a fogliette d’oro.

Per giungere a tanto di averne segni a dirittura, convien aggiungere a quelle 8 molte altre simili coppie, o piattelli doppj, egualmente interpolati, e nello stesso ordine. Questi dunque se giungano a 50 o 60, ecco che coerente- mente al già stabilito, cioè che per ciascuna coppia sorge e s’accresce la ten- sione elettrica di 1/50 circa, arriverà cotal tensione ad 1 grado intiero del mio elettrometro a paglie sottili (ritengasi, che 1 grado viene misurato da 1/2 linea, di cui si scostano una dall’altra le punte di esse pagliette), e a 4 gr. circa (2 linee) di quello a foglietta d’oro. Si ottengono dunque così segni elettrici sen- sibili senza l’ajuto del Condensatore; e con questo poi si hanno così forti, che oltrepassando la portata di tali elettrometri a boccetta possono misurarsi soltanto coll’Elettrometro di HENLY, ossia Quadrante elettrometro, e arri- vano a 6, 8, 10 e più gradi di questo, giungono a dar scintille, ecc. Così poi da una colonna di 100 coppie metalliche si avranno 2 gradi circa (1 linea) a di- rittura del mio Elettrometro a paglie sottili, e col Condensatore in propor- zione.

Pr. 30. Con tal apparato o colonna di 100 paja, ed anche con una di 50 o 40 solamente ben costrutte, si hanno delle scosse più o men forti nelle braccia, ecc., secondo appunto il numero di dette paja, o coppie metalliche; e secondochè si stabilisce meglio la comunicazione dall’una all’altra estremità di essa co- lonna nei modi che sono ormai a tutti noti. Si può anche ottenere ad ogni con- gruo toccamento, che si faccia con un metallo in guisa di compiere il circolo, la scintilla elettrica (io l’ho talvolta ottenuta da non più di 30 coppie): si può, dico, ottenere la scintilla, ma non si ottien sempre; perchè la distanza, a cui può lanciarsi attraverso l’aria una scarica elettrica di 2 gradi, di 1; o meno, è estremamente picciola, minore cioè di 1/400 di linea (come ci mostreranno in progresso altre sperienze con boccie di Leyden ecc.); tantochè è difficilis- simo coglier la tal distanza, e altronde valicando si picciol spazio appena può il fluido elettrico scintillare, o la scintilla esser visibile: una distanza poi molto più piccola ancora è per tal riguardo come niuna distanza, e non lascia luogo affatto all’apparire di scintilla qualunque.

Pr. 31. È necessario per avere così le più forti scosse, e singolarmente per ottenere le scintille, che sia l’apparato ben in ordine; e primieramente che di buona qualità siano i conduttori umidi interposti a ciascuna coppia metallica; riguardo a che debbo far osservare, che l’acqua comune non è ab- bastanza buon conduttore, bensì l’acqua salata, che è perciò molto preferibile, ed a questa le soluzioni di allume, di sal ammoniaco, ed altre. In secondo luogo che dell’uno o dell’altro di questi umori si trovino ben intrisi i bollettini: 3° che all’opposto rimanga alla meglio asciutto l’esteriore della colonna, ossia i bordi dei piattelli metallici: 4° finalmente, che questi sieno, se non tersi e lucidi, almeno discretamente netti nelle loro faccie. Or queste condizioni quanto è facile ottenerle in un apparato tutto nuovo, o in uno costrutto di fresco, altrettanto è difficile, che si mantengano tutte in uno montato già da qualche giorno; nel qual caso e si provano le scosse notabilmente men forti, e manca d’ordinario la scintilla, ancorchè sia composto esso Apparato di 60, 80, 100 coppie.

Pr. 32. Quanto ai segni sull’Elettrometro, per ottenerli senza bisogno di condensatore quali si è sopra indicato (Pr. ), forti cioè di 1 grado da 50 coppie, di 2 da 100 ecc. non si ricercano assolutamente tutte quelle condizioni: non è necessario che il bollettini siano molto inzuppati, bastando che trovinsi discretamente umidi; e ciò ch’è più rimarcabile, tanto serve che lo sieno d’acqua semplice, quanto d’acqua salata, o di qualsiasi soluzione: l’impor- tante è che non ridondi l’umore al di fuori, che non venga a formare lunghi e continuati fili, o peggio ad involgere la colonna tutta di un velo, e stabilire così una comunicazione o da cima a fondo o per lungo tratto della medesima, in molti cioè de’ suoi strati; poichè in tal caso trascorrendo continuamente una parte del fluido elettrico da quelli strati che ne son carichi a quelli, che non lo sono, tanto meno può sussister di tensione elettrica nell’estremità, che si vuol esplorare coll’Elettrometro.

Pr. 33. Come però anche quando l’esteriore della colonna è molto umido, e l’acqua fino ne sgocciola, o cola giù a rivi; e quando pure involgasi essa co- lonna in una carta o panno bagnati, rimane tuttavia qualche cosa di questa tensione all’estremità della nostra colonna, massime se composta di molte coppie, come di 100; tensione, se non sensibile a dirittura all’elettrometro, (restando molto al disotto di 1 grado, non che dei 2 che senza tal imperfezione dovrebbe dare), tale però che arriva a non pochi gradi coll’ajuto del Conden- satore; così non fia meraviglia, che se ne possano ancora ottenere delle scosse, deboli sì, e tanto più deboli, quanto maggiore è codesta umidità esteriore della colonna, ma pur sensibili sempre, a meno che quest’umido sia tale e tanto da dar libero e pieno passaggio a tutto il fluido elettrico, che viene mosso dall’intiero apparato: il che finalmente accade qualora la massa d’acqua involgente sia grande, ove per esempio tutta la colonna stia immersa e sepolta in un vaso pieno di quella, ecc.

Pr. 34. Del resto non molto pregiudica alla forza delle scosse un umido anche considerabile all’esteriore della colonna. Sapete ciò che vi pregiudica assai più? Un troppo scarso umido de’ bollettini interposti alle coppie metal- liche; i quali se non sono bene inzuppati, non offrono un abbastanza libero passaggio al fluido elettrico, ossia non gli permettono quella rapidità di tra- scorrimento, che è necessaria a produrre delle buone scosse. Sono essi bollet- tini poco umidi conduttori sì è vero, ma non abbastanza buoni; son conduttori dell’elettricità, ma non della scossa, egualmente che tanti altri conduttori imperfetti; quindi sebbene indeboliscano questa a segno di renderla poco o nulla sensibile, non tolgono, nè scemano di molto gli altri effetti elettrometrici; i quali si ottengono con o senza il Condensatore presso a poco come se detti bollettini fossero bene inzuppati; e solo mancano ove siano questi del tutto, o quasi del tutto asciutti, e quindi coibenti.

Pr. 35. In somma a questi effetti elettroscopici non nuoce gran fatto lo scarso umettamento de’ bollettini, e molto più pregiudica invece il troppo abbondante dell’esteriore della colonna, e massime ove sia tale ch’ella trovisi tutta o quasi tutta ricoperta d’umore, o grondante: al contrario per la scossa, assai più che un umido esterno alquanto soverchio, è nociva la scarsezza d’u- more nell’interno, ossia un mediocre essiccamento de’ bollettini interposti ai piattelli metallici, ed anche di alcuno solamente. Avvien quindi, che immer- gendo nell’acqua la colonna intiera quando per essere i bollettini mezzo asciutti si otteneano bensì ancora gli effetti elettrometrici presso a poco nel lor pieno vigore, ma niuna o quasi niuna scossa; ed estraendola poi allorchè sian essi bol- lettini bene inzuppati, si perda molto per parte di cotali segni, ottenendoli di gran lunga minori, in grazia dell’acqua, che involge in gran parte la colonna, e ne gronda da più lati, ma si guadagni invece per parte delle scosse, che ora può dare essa colonna, sebbene più o men deboli in confronto di quelle che darebbe, ove e i bollettini fossero bene inzuppati, e l’esteriore di lei si trovasse asciutto. Per ciò che è della scintilla pare che egualmente le sia pregiudicie- vole, impedendone la comparsa, o rendendola difficile, e la poca conducibilità de’ bollettini non abbastanza impregnati d’umore, o di umore poco deferente, e l’umido soverchio sull’esteriore della colonna.

Pr. 36. Farà stupore ad alcuno, che rimanga ancora e qualche tensione elettrica, alla sommità della nostra colonna, e facoltà, di dare la scossa me- diante i convenienti toccamenti (come portando una mano armata di metallo al contatto di essa sommità, mentre l’altra mano comunica similmente, o in altra buona maniera colla base di essa colonna), farà, dico, stupore che la co- lonna ritenga un tal potere e tensione elettrica quando vi è tant’umido all’e- sterno della medesima che pure mantiene un’altra comunicazione non inter- rotta tralle sue estremità, quando tutta la colonna è involta da un velo d’acqua, da una carta, o pelle bagnata (Pr. ).

Ma cesserà lo stupore se si rifletta che i conduttori umidi o di 2a classe, sono ben lungi dall’essere conduttori perfetti, o dell’esserlo quanto i metalli

Io non dirò che l’acqua pura sia 400,000,000 di volte meno permeabile al fluido elet- trico dei metalli, come si è preteso, e viene adottato da KAVENDISH nella sopra citata Me- moria

Vedi Memoria XXVII (B) paragr. XXXIV; nota (e). [Nota della Comm.]

; ma certo lo è migliaja e migliaja di volte, e crederei più di 100.000 e di 200,000, de- ducendo ciò da che una buona scarica di Leyden truova men difficile il passaggio per un sotti- lissimo filo di rame del diametro di 1/40 di linea, che per un cilindro d’acqua di 1 pollice di dia- metro.

e che niuno pure lo è abbastanza per lasciar passare con piena libertà una cor- rente di fluido elettrico un poco abbondante, a meno che presenti esso condut- tore imperfetto un larghissimo canale o molti insieme, onde supplire in qualche modo coll’ampiezza e spaziosità o in numero di cotali vie umide all’imperfe- zione delle medesime, alla poca permeabilità di siffatti corpi.
Insomma egli è dimostrato non sol da questa, ma da moltissime altre sperienze, che una corrente elettrica, la quale non soffre nè impedimento nè ritardo scorrendo per un filo metallico de’ più sottili, incontra invece notabile resistenza, e vien molto rallentata ove debba scorrere per un Canaletto d’acqua migliaja di volte più grosso di quel filo, per una striscia di cartone bagnato, di panno, di pelle, ecc. larga anche parecchie linee, per nulla dire de’ corpi meno umidi e corrispondentemente meno deferenti.

Pr. 37. Facciansi delle prove anche con una macchina elettrica ordinaria. Comunichi il primo Conduttore ad un filo d’acqua largo di qualche linea sola- mente, ad una cordicella o striscia di pelle o di cartone bagnate, i quali condut- tori umidi non abbastanza ampj mettan capo o ad altro conduttore metallico comunicante ampiamente col suolo, od anche agli strofinatori della stessa macchina. Posta questa in azione in guisa che fornisca abbondante continua copia di fluido elettrico a quel primo Conduttore, passerà esso fluido, in con- tinua corrente per tali conduttori umidi, non però del tutto liberamente sicchè non ne rimanga indietro sempre alcun poco in quel primo Conduttore; il quale darà segno di questo fluido rattenuto con una corrispondente tensione di elettricità per eccesso (El. +), se non marcabile a dirittura dall’elettro- metro, tale che potrà rendersi sensibile al Condensatore. Che se la comuni- cazione del primo conduttore col suolo, o cogli strofinatori sia ancora più scarsa, o più imperfetta, se il filo d’acqua, o la listerella umida siano più e più anguste, o questa trovisi meno inzuppata! oppure se manchino, e il Conduttore comunichi semplicemente con un tavolo di legno, o simile altro non soverchia- mente umido, la tensione elettrica sussistente in esso primo Conduttore sarà maggiore, e potrà anche aversene segni all’elettrometro senza l’ajuto del Con- densatore. Al contrario se comunichi con larga estensione d’acqua, o di corpi ben intrisi, fino al suolo anch’esso sufficientemente umido, non darà più segno alcuno neppure col Condensatore. Così dunque a dar libero e pieno transito ad una corrente elettrica alquanto copiosa e continuata, ove basterebbe un sottilissimo filo metallico, vi vogliono, dirò così infiniti fili dei conduttori umidi in ragione che sono essi incomparabilmente meno deferenti, vi vuole che questi suppliscano con altrettanto più ampie e spaziose vie per le quali possa estendersi a suo bell’agio detta corrente e incontrare così niuna o quasi niuna resistenza.

Pr. 38. Provano lo stesso alcune altre sperienze colle boccie di Leyden. Si sa da un pezzo che da queste caricate convenientemente ottiensi una piena e si può quasi dire istantanea scarica, atta a produrre forte scossa, ecc. quan- d’anche la corrente elettrica debba passare per un lungo tratto di filo metallico sottilissimo; e non si ottiene all’incontro che parziale, e stentata, poco o nulla scuotente, ove si traduca per un filo o cilindretto d’acqua della grossezza di qualche linea, e lungo alcuni pollici, per una sottil cordicella, o listerella di carta bagnata, ecc. e peggio poi per corpi meno umidi, e quindi meno defe- renti: oltre che si riesce poi ad ottenerla di nuovo scuotente e mano mano più forte, se quel cilindro o striscie d’acqua, o questi altri corpi ben intrisi invece di qualche linea, sien larghi mezzo pollice, un pollice, e più, nè troppo lunghi.

Pr. 39. Ma ecco un’altra sperienza che meglio ancora schiarirà la cosa. Prendasi una boccia di mediocre grandezza, e mediocremente caricata, oppure una assai grande, molto debolmente carica, tantochè sia atta a dare una di- screta scossa, (la quale boccia grandissima e debolmente carica può meglio paragonarsi al nostro apparato come già accennammo in più di un luogo, e si mostrerà di proposito altrove). Si applichi per una sua estremità ad esatto contatto e abbastanza esteso dall'armatura esterna di questa boccia una striscia di pelle, o di carton bagnato larga uno, due o più pollici, alla quale sia unito all'altra estremità un bottone o lastra metallica: si tenga toccata l’istessa ar- matura esterna anche con una mano, che sarà bene sia umida, e vi si applichi pur anco largamente: finalmente prendendo coll’altra mano l’altra estremità di quella striscia bagnata, si adduca la lastra o bottone, in cui termina, a con- tatto dell’uncino della boccia, onde provocarne la scarica. Parrebbe, che questa scarica, ossia la corrente elettrica che si slancia dall’interno all’esterno della boccia dovesse passare tutta pel cartone bagnato, essendo questa la strada più corta, e diretta che mena dall’uno all’altro termine: eppure una gran parte di essa corrente prende anche l’altra strada più lunga attraverso le braccia della persona che fa l’esperienza, come dimostra la commozione più o men forte, commozione che esse braccia ne riportano, men forte è vero, che se quell’altro arco conduttore del cartone bagnato non vi fosse, ma pur sensibile abbastanza. Ecco dunque come una corrente elettrica copiosa, ancorchè spinta con debole tensione, qual è quella dì una capace boccia di Leyden carica pochi gradi, in luogo di seguire un sol sentiero quale gli si presenta da un conduttore umido anche discretamente largo, invece, dico, di seguire raccolta quel sentiero più dritto, ossia l’arco conduttore più breve, si divide e riparte in più vie, comunque più lunghe, in due archi conduttori distinti e per essi scorre, e arriva al suo termine provando da tutte unitamente minor resistenza, che dalla prima sola.

Pr. 40. Facendo ora l'applicazione di queste sperienze eseguite colla Macchina elettrica e colle boccie di Leyden (Pr. 37-39) a quelle col mio ap- parato, sopradescritte, in cui esso dà e segni elettrici, e scosse, ancorchè ba- gnato al di fuori (Pr. ) è facile intendere come malgrado siffatte comunica- zioni di conduttori umidi che offrono sibbene un passaggio al fluido elettrico tendente continuamente a sortire da un capo della colonna, e a portarsi al- l’altro (giusta la direzione con cui viene spinto dall’azione che si esercita pur di continuo de' metalli dissimili accoppiati) per essere come vedemmo condut- tori imperfetti, ma un passaggio non abbastanza libero, non trascorra già per essi tutta la quantità di detto fluido, che vorrebbe trascorrere, ma una parte ne venga ognora tenuta indietro, e vi mantenga quindi una corrispondente tensione elettrica, giusto quella tensione, che abbiamo osservata, debole cioè e non sensibile a dirittura all’elettrometro, ma solo coll’ajuto del Condensatore (Pr. ): come provocando la scarica anche di questo fluido rattenuto provo- candola, dico, sopra le braccia, cogli opportuni toccamenti se ne riportino delle scosse, anch’esse deboli a proporzione, ecc.

Pr. 41. Insomma anche qui, in ogni caso in cui venga incitata una cor- rente elettrica e questa incontri soli conduttori imperfetti, ne invade ella e percorre al tempo stesso diversi, e diciam così quanti mai può, soffrendo, come s’è detto (Pr. ) da molti insieme a cui si divide e riparte, minor resistenza, che da un solo, o da pochi. Non così trattandosi di conduttori perfetti, ossia metallici: de’ quali un solo, anche ristretto, le basta, come un sottilissimo filo (purchè la piena non sia troppo grande, e tale che darebbe una scossa insopportabile); epperò siegue quel solo, ben inteso ove sia continuato dal termine da cui precede la scarica fino a quello a cui tende. Conseguentemente un arco conduttore tutto metallico ancorchè sottile, che venga a toccare i due capi della colonna, nè vi lascia sussistere tensione elettrica alcuna, che possa manifestarsi neppure col migliore Condensatore, nè lascia che altronde possa aversi la minima scossa potendo esso solo tradurre tutta la corrente di fluido elettrico, che viene mossa da essa colonna; come similmente un arco metallico compito, applicato con un capo all’armatura esterna d’una boccia di Leyden e che tocchi coll’altro all’interno od all’uncino che ne sporge, tra- duce tutta la scarica di essa boccia e niente ne lascia ad un secondo arco for- mato dalle braccia che niente quindi risentono di scossa.

Pr. 42. Ma se l’acqua, e i corpi bagnati sono così infelici conduttori, così poco permeabili al fluido elettrico, che non permettono un libero passaggio ad una corrente del medesimo, ove siano alquanto stretti, ed anche essendo larghi discretamente la rattengono in parte, come si è veduto; dovrebbero anche i bollettini di cartone, di panno, o simili, interposti a ciascuna coppia metallica nella nostra colonna, comunque umidi ed intrisi, opporre ciascuno qualche resistenza, e riuscire tra tutti di notabile impedimento al corso del fluido elettrico, il quale spinto dalle forze che nascono per ogni combaciamento de’ metalli diversi si avanza man mano incalzandosi dall’uno all’altro capo di essa colonna. Or cosa rispondere? Rispondo, che così appunto succede; e che per ciò, affine di rendere minore cotal resistenza, e più libera la corrente elet- trica mossa da quelle forze, convien dare a tai bollettini una sufficiente gran- dezza come altrove si è detto, farli combaciar bene ai rispettivi piattelli me- tallici, e soprattutto mantenerli ben umidi, anzi bagnati; come vengo incul- cando. Con che non si ottiene ancora un’intiera libertà alla corrente, nè una scossa molto forte da una colonna anche di 60, 80, 100 coppie metallichepiattelli doppj, se l’umore onde sono que’ bollettini intrisi, è semplice acqua; e si ottiene poi essendo invece acqua salata od altra soluzione salina, che sono conduttori molto migliori dell’acqua semplice, come si sa, e tanto appunto più forte si ottiene la scossa, quanto il liquore salino impiegato è per sè stesso più con- duttore, e quanto si attacca più fortemente e si serra dirò così, addosso a que’ metalli; il che fanno più o meno tutti i sali, e massime quelli con eccesso di acido o gli acidi stessi, che intaccano essi metalli e singolarmente il zinco.

Pr. 43. Egli è per ambedue queste ragioni dell’essere cioè per sè stessi assai più buoni conduttori dell’acqua schietta, e per il combaciar meglio e più strettamente serrarsi loro addosso che fanno i metalli cui si applicano, col morderli perfino, che riescono così bene e meglio dell’acqua pregna di sal comune, od altri sali neutri, le soluzioni d’allume, di sal ammoniaco, di terra fogliata, l’acqua salata di tartaro (acetito di potassa), l’aceto stesso, ed altri acidi più o meno diluti ecc. Del resto nulla o ben poco contribuiscono essi alle forze che spingono il fluido elettrico da un capo all’altro della co- lonna delle coppie metalliche, e le quali forze nascono propriamente dai con- tatti de’ due metalli diversi in ciascuna coppia, nulla o ben poco aggiungono dal canto loro a queste forze, nè già ne accrescono come tante volte s’è detto la somma almeno considerabilmente comportandosi o come semplici condut- tori passivi, o seppur attivi anch’essi (il che può accadere anche in direzione contraria) in così picciol grado, che niente o quasi niente rileva.

Tutto il vantaggio dunque si riduce a che stabiliscono questi una assai migliore comunicazione che non l’acqua semplice, per cui molto meno impe- dita o ritardata ne viene la corrente elettrica; la quale però sempre dee soffrir qualche freno, non essendo mai perfetti tali conduttori, nè abbastanza larghi, e più che non ne soffra nel passaggio da uno in altro metallo, i quali si toc- chino anche solo per pochi punti. Una prova di quanto ho avanzato, cioè, che i liquori salini non accrescono propriamente la forza o tensione elettrica nell’apparato, ma soltanto frenano meno, ossia meno ritardano la corrente indi mossa, onde poi si ottiene facendola passare per le braccia, ecc. una commozione tanto più forte: una prova dico ben dimostrativa la ho dal ve- dere, che i segni all’Elettrometro sono i medesimi, siano i bollettini intrisi di acqua semplice, o di qualsivoglia umore salino: sono portati cioè egualmente in ambedue i casi a 40 o 60 gradi dal Condensatore che si faccia comuni- care ad una colonna di 20 coppie metalliche, quantunque in un caso possa ottenere una bella e buona scossa e nell’altro appena sensibile.

Pr. 44. Ristringendo tutto quello che siam venuti mostrando dal Pr. 31 fin qui. Un conduttore perfetto, un arco metallico qualunque, sia anche un sottil filo, il quale tocchi immediatamente con un capo al piede, e coll’altro alla testa della nostra colonna, dando facile e libero passaggio al fluido elet- trico (incitato e mosso dai mutui contatti de’ metalli diversi ond’è formata tal colonna, e tendente a sortire da una estremità della medesima, e a rientrare nell’altra), lasciandolo scorrere cotesto fluido in tutta quella quantità, e colla celerità che vuole, dall’uno all’altro capo, viene ad alleggerirli e sollevarli intieramente cotesti capi od estremità della colonna, a liberarli da ogni ten- sione elettrica, sicchè neppure col Condensatore può aversene il minimo segno; molto meno sono atti a dare la più picciola scossa. Un Conduttore molto meno perfetto, qual è l’acqua, ed altri umori, potrà pur anche bastare a tradurre il fluido elettrico dall’uno all’altro capo quanto e come si esige per togliere ogni tensione ove sia tal conduttore assai largo e grosso onde offrire ampia e spaziosa via; ove per es. si truovi la colonna tutta circondata da uno strato non sottile d’acqua, o sepolta in un vaso pieno della medesima. Che se vadane vestita soltanto di una tenue lamina, e da una carta, panno, o pelle bagnata; non bastando tali conduttori meno ampj a scaricare seguitamente tutto quel fluido elettrico, che per l’azione dei contatti metallici eterogenei, preme ed incalza verso una delle estremità, vi sussisterà qualche picciola tensione, e potrà aversi da essa colonna una corrispondente leggiera scossa. Sia il con- duttore umido men largo, non involgendo tutt’intorno la colonna, ma con alcune striscie o righe solamente, sia di acqua che coli da cima a fondo, sia di pelle o carton bagnato mantenga una comunicazione tra i due capi di essa colonna, la tensione elettrica che vi sussisterà sarà più grande, come anche la scossa che se ne potrà ottenere; e tanto più grande, quanto si troveranno tali righe d’acqua o listerelle di corpi bagnati in minor numero, più sottili e strette oppure interrotte. Tolgansi anche queste righe d’acqua, o striscie ba- gnate, visibili, e rimanga solo quell’umido, che copre l’esteriore della colonna, ossia i bordi dei piattelli metallici, quando costrutto appena l’apparato non si è presa alcuna cura di asciugarli, e si sente tal umido al tatto: maggiori ancora saranno, e la tensione elettrica e la scossa. Finalmente le otterremo forti quant’è possibile (cioè quanto l’apparato composto di quel dato numero di piattelli, ossia coppie metalliche è valevole a darle) togliendo quest’umido esterno quant’è possibile, o a proporzione, che sarà tolto; ben inteso sempre che si truovino all’incontro umidi abbastanza i bollettini interposti ad essi piattelli, senza di che i segni elettrometrici e più ancora la scossa non corri- sponderanno all’aspettazione, o mancheranno del tutto; anzi questa mancherà anche ove essendo essi bollettini non del tutto asciutti, que’ segni elettrome- trici pur si ottengono (Pr. ). A dir tutto in breve, gli effetti dell’Apparato sono più forti non solamente in ragione che i metalli di ogni coppia sono, come più diversi, ossia distanti nell’ordine o scala da me fissata, così più validi a spingere il fluido elettrico, e che queste coppie disposte ordinatamente in guisa che cospirino tutte a spingerlo nell’istessa direzione, vi si trovano in maggior numero; ma ben anche a misura che da una parte sono i bollettini interposti ad esse coppie metalliche più buoni conduttori, più intrisi cioè d’umore, e di umore più deferente, e meglio applicati, e che dall’altra, meno di umore ve ne ha sull'esterno della colonna atto a scaricare in parte il fluido elettrico condensato in una estremità della medesima, e ricondurlo all’altro capo.

Pr. 43.

La numerazione di questi ultimi due paragrafi risulterebbe errata; in disposizione e successione dei varï brani non facili a decidersi dal tormentato manoscritto L 19 sono state guidate anche dal confronto col manoscritto J 64. [Nota della Comm.]

Or dunque egli è colle indicate attenzioni nella costruzione dell’Apparato, e mantenimento del medesimo in buon ordine, e ponendo cura soprattutto, che la colonna rimanga nell’esteriore asciutta, ch’io ottengo gli effetti elettrometrici fino a quel segno che ho sopra notato (Pr. ): ottengo da 50 coppie metalliche di zinco e argento, o da 60 di zinco e rame, una tensione elettrica che fa montare il mio elettrometro a paglie ad 1 buon grado; e ciò senza aiuto di condensatore, col far comunicare a dirittura il cappelletto di quest’elettrometro alla sommità di essa colonna; e così poi una elettricità di 2 gradi da 100 di quelle, o 120, di queste coppie, ecc.

Pr. 44. Un’altra condizione affatto necessaria per ottenere tali segni di elettrica tensione da una delle estremità dell’Apparato, dalla testa es. gr. della colonna, è che l’altra estremità, il piede di essa colonna, comunichi col suolo per mezzo di buoni o almen mediocri conduttori: condizione che abbiam supposta nelle sperienze finor riportate, e intorno a cui convien ora trattenerci di proposito. Dirò dunque, che ove la colonna si truovi ad ambe le estremità isolata, portata es. gr. da un piede o lastra asciutta di vetro, di solfo, di resina, od altro coibente, non solamente non si ottiene più nè da un capo, nè dall’altro di essa colonna, sia pur formata di 100 o più coppie metalliche, tanta elettri- cità da rendersi sensibile a dirittura all’elettrometro, ma niente affatto, o ap- pena un leggerissimo indizio, ricorrendo benanche al Condensatore. La ragione è, che non potendo l’un capo della colonna, es. gr. la sua base, trarre dal- l'ampio ricettacolo della terra, da cui trovasi disgiunto, il fluido elettrico, onde risarcirsi di quello spinto nel primo momento, verso l’altro capo, cessa di più inviargliene, e quindi non può accumularsi in questo, e diradarsi in quello esso fluido elettrico, che in picciolissima porzione

Cfr. con J 63 che sin qui è analogo al testo stampato e che poi prosegue. [Nota della Comm.]

, la qual porzione nè è sensibile, nè può divenirlo, non accrescendosi.

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