MEMORIA
DEL PROF. ALESSANDRO VOLTA
SULL’ IDENTITÀ DEL FLUIDO ELETTRICO
COL
FLUIDO GALVANICO
APPENDICE
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Quanto ai risultati sono parimenti i medesimi per l’una e per l’altra
costruzione; onde tutto quello che diremo attenendoci per maggiore semplicità
al primo Apparato a colonna, potrà facilmente applicarsi a quello de’ bicchieri,
e a qualunque altro fondato sopra i medesimi principj.
Pr. 26. Or facciamoci di nuovo a considerare come la forza o tensione
elettrica cresce appunto nella proporzione, che si aumenta il numero delle
coppie metalliche: beninteso che siano disposte nel modo convenevole, sicchè
tutte cospirino a spingere il fluido elettrico nella stessa direzione; giacchè
se ve ne fossero di rivolte al contrario, onde agissero in senso opposto, andrebbe
detratto in proporzione, e quindi la forza residua sarebbe soltanto
al numero delle coppie rivolte in un senso, che eccede quello delle coppie
rivolte nel senso opposto.
Pr. 27. Compongo dunque nel debito modo una picciola colonna di 8 la-
strette, o piattelletti di zinco, di argento, oppur di rame, il quale, come ab-
biamo già notato è poco inferiore in virtù all’argento (Pr. ), ed 8 bollettini
di cartone bagnato; disposti tali pezzi alternativamente, in guisa che ogni
piattello di zinco trovisi accoppiato ad uno dell’altro metallo, lo tocchi cioè
immediatamente (meglio sarà se siano saldati insieme e formisi così dei due
un sol piattello doppio), e fra ciascuna di queste coppie rivolte tutte nel mede-
simo senso trovisi un bollettino bagnato, come nella figura 1Questa co-
lonna così costrutta, ed asciugata per quanto è possibile all’esteriore la pongo
in piedi sopra un tavolo, od altro sostegno non isolante, e vengo ad esplorarne
l’elettricità col solito ajuto del Condensatore: eccone pertanto i risultati.
Se questo condensi 100 volte solamente, epperò facendolo toccare per mezzo
di un fil metallico sporgente dal suo piatto collettore al bollettino che copre
quella coppia metallica che è la prima al basso, indi alzando tal collettore ne
ottenga al mio elettrometro sol 2 gradi, ne otterrò facendolo toccare al di sopra
della 2
mente 4, 6, 8, 10, 12, 14, 16 gradi. Così poi se il Condensatore essendo migliore,
col farlo cioè comunicare a quella 1a ne ottenga 3 gradi, mi darà 6, 9, 12, 15,
18, 21, 24 gradiPer tale forza d’elettricità che eccede i 20 gradi, vanno i pendolini a battere contro
le pareti della boccetta, se questa non è molto grande. Convien dunque per misurare tali gradi
servirsi di altro elettrometro a pendolini più pesanti, io ne adopero uno a paglie grossette e
corte, che segna 1 grado ogni 4 dell’altro a paglie lunghe e sottili.
a11’8
Pr. 28. Queste sperienze sono non men belle che istruttive.
E invero una
tal gradazione di effetti corrispondente al numero delle coppie metalliche, o
piattelli doppj è ben atta a colpire; ed io non dubito che produca anche in
altri quella soddisfazione, che ha prodotto in me. Non pretendo per altro, che
questa gradazione e corrispondenza sia del tutto, e sempre esatta; nè già può
aspettarsi che sperienze di questa fatta diano sempre i medesimi precisi ri-
sultati. Potremmo quindi accontentarci, che ci mostrassero l’indicata progres-
sione delle forze elettriche secondo il numero delle coppie metalliche, all’in-
grosso; pure facendole a dovere cotali sperienze posso assicurare, che v’è poco
divario nei risultati, e che una più che sufficiente esattezza si osserva. E qui
farò osservare che scostandosi dalla giusta progressione gli sopra indicati
effetti elettrometrici, che ottengo col Condensatore si scostano piuttosto cre-
scendo dippiù del dovere, che meno, cioè riuscendo più del doppio, e del triplo
ecc. con doppio e triplo numero di coppie metalliche: e ciò dipendentemente
dalla natura del Condensatore, il quale condensando poco le elettricità troppo
deboli, condensa mano mano dippiù le men deboli: il che si spiega facilmente
colle leggi conosciute intorno all’azione delle atmosfere elettriche; ma sarebbe
qui fuor di luogo e troppo.
Pr. 29. Senza il Condensatore non è ancora sensibile al mio Elettrometro
a paglie quell’elettricità che sorge dal sopradescritto Apparato o colonna di
sole 8 paja di lastre, giungendo al più la tensione nell’ultimo pajo ad 8/50 di
grado; e neppure ella è sensibile all’Elettrometro di BENNET a fogliette d’oro.
Per giungere a tanto di averne segni a dirittura, convien aggiungere a
quelle 8 molte altre simili coppie, o piattelli doppj, egualmente interpolati, e
nello stesso ordine. Questi dunque se giungano a 50 o 60, ecco che coerente-
mente al già stabilito, cioè che per ciascuna coppia sorge e s’accresce la ten-
sione elettrica di 1/50 circa, arriverà cotal tensione ad 1 grado intiero del mio
elettrometro a paglie sottili (ritengasi, che 1 grado viene misurato da 1/2 linea,
di cui si scostano una dall’altra le punte di esse pagliette), e a 4 gr. circa (2
linee) di quello a foglietta d’oro. Si ottengono dunque così segni elettrici sen-
sibili senza l’ajuto del Condensatore; e con questo poi si hanno così forti, che
oltrepassando la portata di tali elettrometri a boccetta possono misurarsi
vano a 6, 8, 10 e più gradi di questo, giungono a dar scintille, ecc. Così poi da
una colonna di 100 coppie metalliche si avranno 2 gradi circa (1 linea) a di-
rittura del mio Elettrometro a paglie sottili, e col Condensatore in propor-
zione.
Pr. 30. Con tal apparato o colonna di 100 paja, ed anche con una di 50 o
40 solamente ben costrutte, si hanno delle scosse più o men forti nelle braccia,
ecc., secondo appunto il numero di dette paja, o coppie metalliche; e secondochè
si stabilisce meglio la comunicazione dall’una all’altra estremità di essa co-
lonna nei modi che sono ormai a tutti noti. Si può anche ottenere ad ogni con-
gruo toccamento, che si faccia con un metallo in guisa di compiere il circolo,
la scintilla elettrica (io l’ho talvolta ottenuta da non più di 30 coppie): si può,
dico, ottenere la scintilla, ma non si ottien sempre; perchè la distanza, a cui
può lanciarsi attraverso l’aria una scarica elettrica di 2 gradi, di 1; o meno,
è estremamente picciola, minore cioè di 1/400 di linea (come ci mostreranno
in progresso altre sperienze con boccie di Leyden ecc.); tantochè è difficilis-
simo coglier la tal distanza, e altronde valicando si picciol spazio appena può
il fluido elettrico scintillare, o la scintilla esser visibile: una distanza poi molto
più piccola ancora è per tal riguardo come niuna distanza, e non lascia luogo
affatto all’apparire di scintilla qualunque.
Pr. 31. È necessario per avere così le più forti scosse, e singolarmente
per ottenere le scintille, che sia l’apparato ben in ordine; e primieramente
che di buona qualità siano i conduttori umidi interposti a ciascuna coppia
metallica; riguardo a che debbo far osservare, che l’acqua comune non è ab-
bastanza buon conduttore, bensì l’acqua salata, che è perciò molto preferibile,
ed a questa le soluzioni di allume, di sal ammoniaco, ed altre. In secondo luogo
che dell’uno o dell’altro di questi umori si trovino ben intrisi i bollettini: 3° che
all’opposto rimanga alla meglio asciutto l’esteriore della colonna, ossia i
bordi dei piattelli metallici: 4° finalmente, che questi sieno, se non tersi e
lucidi, almeno discretamente netti nelle loro faccie. Or queste condizioni
quanto è facile ottenerle in un apparato tutto nuovo, o in uno costrutto di
fresco, altrettanto è difficile, che si mantengano tutte in uno montato già da
qualche giorno; nel qual caso e si provano le scosse notabilmente men forti,
e manca d’ordinario la scintilla, ancorchè sia composto esso Apparato di
60, 80, 100 coppie.
Pr. 32. Quanto ai segni sull’Elettrometro, per ottenerli senza bisogno
di condensatore quali si è sopra indicato (Pr. ), forti cioè di 1 grado da 50
coppie, di 2 da 100 ecc. non si ricercano assolutamente tutte quelle condizioni:
non è necessario che il bollettini siano molto inzuppati, bastando che trovinsi
discretamente umidi; e ciò ch’è più rimarcabile, tanto serve che lo sieno
d’acqua semplice, quanto d’acqua salata, o di qualsiasi soluzione: l’impor-
e continuati fili, o peggio ad involgere la colonna tutta di un velo, e stabilire
così una comunicazione o da cima a fondo o per lungo tratto della medesima,
in molti cioè de’ suoi strati; poichè in tal caso trascorrendo continuamente
una parte del fluido elettrico da quelli strati che ne son carichi a quelli, che
non lo sono, tanto meno può sussister di tensione elettrica nell’estremità, che
si vuol esplorare coll’Elettrometro.
Pr. 33. Come però anche quando l’esteriore della colonna è molto umido,
e l’acqua fino ne sgocciola, o cola giù a rivi; e quando pure involgasi essa co-
lonna in una carta o panno bagnati, rimane tuttavia qualche cosa di questa
tensione all’estremità della nostra colonna, massime se composta di molte
coppie, come di 100; tensione, se non sensibile a dirittura all’elettrometro,
(restando molto al disotto di 1 grado, non che dei 2 che senza tal imperfezione
dovrebbe dare), tale però che arriva a non pochi gradi coll’ajuto del Conden-
satore; così non fia meraviglia, che se ne possano ancora ottenere delle scosse,
deboli sì, e tanto più deboli, quanto maggiore è codesta umidità esteriore
della colonna, ma pur sensibili sempre, a meno che quest’umido sia tale e
tanto da dar libero e pieno passaggio a tutto il fluido elettrico, che viene mosso
dall’intiero apparato: il che finalmente accade qualora la massa d’acqua
involgente sia grande, ove per esempio tutta la colonna stia immersa e sepolta
in un vaso pieno di quella, ecc.
Pr. 34. Del resto non molto pregiudica alla forza delle scosse un umido
anche considerabile all’esteriore della colonna. Sapete ciò che vi pregiudica
assai più? Un troppo scarso umido de’ bollettini interposti alle coppie metal-
liche; i quali se non sono bene inzuppati, non offrono un abbastanza libero
passaggio al fluido elettrico, ossia non gli permettono quella rapidità di tra-
scorrimento, che è necessaria a produrre delle buone scosse. Sono essi bollet-
tini poco umidi conduttori sì è vero, ma non abbastanza buoni; son conduttori
dell’elettricità, ma non della scossa, egualmente che tanti altri conduttori
imperfetti; quindi sebbene indeboliscano questa a segno di renderla poco o
nulla sensibile, non tolgono, nè scemano di molto gli altri effetti elettrometrici;
i quali si ottengono con o senza il Condensatore presso a poco come se detti
bollettini fossero bene inzuppati; e solo mancano ove siano questi del tutto,
o quasi del tutto asciutti, e quindi coibenti.
Pr. 35. In somma a questi effetti elettroscopici non nuoce gran fatto lo
scarso umettamento de’ bollettini, e molto più pregiudica invece il troppo
abbondante dell’esteriore della colonna, e massime ove sia tale ch’ella trovisi
tutta o quasi tutta ricoperta d’umore, o grondante: al contrario per la scossa,
assai più che un umido esterno alquanto soverchio, è nociva la scarsezza d’u-
more nell’interno, ossia un mediocre essiccamento de’ bollettini interposti
ai piattelli metallici, ed anche di alcuno solamente. Avvien quindi, che immer-
si otteneano bensì ancora gli effetti elettrometrici presso a poco nel lor pieno
vigore, ma niuna o quasi niuna scossa; ed estraendola poi allorchè sian essi bol-
lettini bene inzuppati, si perda molto per parte di cotali segni, ottenendoli
di gran lunga minori, in grazia dell’acqua, che involge in gran parte la colonna,
e ne gronda da più lati, ma si guadagni invece per parte delle scosse, che ora
può dare essa colonna, sebbene più o men deboli in confronto di quelle che
darebbe, ove e i bollettini fossero bene inzuppati, e l’esteriore di lei si trovasse
asciutto. Per ciò che è della scintilla pare che egualmente le sia pregiudicie-
vole, impedendone la comparsa, o rendendola difficile, e la poca conducibilità
de’ bollettini non abbastanza impregnati d’umore, o di umore poco deferente,
e l’umido soverchio sull’esteriore della colonna.
Pr. 36. Farà stupore ad alcuno, che rimanga ancora e qualche tensione
elettrica, alla sommità della nostra colonna, e facoltà, di dare la scossa me-
diante i convenienti toccamenti (come portando una mano armata di metallo
al contatto di essa sommità, mentre l’altra mano comunica similmente, o in
altra buona maniera colla base di essa colonna), farà, dico, stupore che la co-
lonna ritenga un tal potere e tensione elettrica quando vi è tant’umido all’e-
sterno della medesima che pure mantiene un’altra comunicazione non inter-
rotta tralle sue estremità, quando tutta la colonna è involta da un velo d’acqua,
da una carta, o pelle bagnata (Pr. ).
Ma cesserà lo stupore se si rifletta che i conduttori umidi o di 2
sono ben lungi dall’essere conduttori perfetti, o dell’esserlo quanto i metalliIo non dirò che l’acqua pura sia 400,000,000 di volte meno permeabile al fluido elet-
trico dei metalli, come si è preteso, e viene adottato da KAVENDISH nella sopra citata Me-
moria
ducendo ciò da che una buona scarica di Leyden truova men difficile il passaggio per un sotti-
lissimo filo di rame del diametro di 1/40 di linea, che per un cilindro d’acqua di 1 pollice di dia-
metro.
e che niuno pure lo è abbastanza per lasciar passare con piena libertà una cor-
rente di fluido elettrico un poco abbondante, a meno che presenti esso condut-
tore imperfetto un larghissimo canale o molti insieme, onde supplire in qualche
modo coll’ampiezza e spaziosità o in numero di cotali vie umide all’imperfe-
zione delle medesime, alla poca permeabilità di siffatti corpi. Insomma egli
è dimostrato non sol da questa, ma da moltissime altre sperienze, che una
corrente elettrica, la quale non soffre nè impedimento nè ritardo scorrendo
per un filo metallico de’ più sottili, incontra invece notabile resistenza, e vien
molto rallentata ove debba scorrere per un Canaletto d’acqua migliaja di
volte più grosso di quel filo, per una striscia di cartone bagnato, di panno, di
e corrispondentemente meno deferenti.
Pr. 37. Facciansi delle prove anche con una macchina elettrica ordinaria.
Comunichi il primo Conduttore ad un filo d’acqua largo di qualche linea sola-
mente, ad una cordicella o striscia di pelle o di cartone bagnate, i quali condut-
tori umidi non abbastanza ampj mettan capo o ad altro conduttore metallico
comunicante ampiamente col suolo, od anche agli strofinatori della stessa
macchina. Posta questa in azione in guisa che fornisca abbondante continua
copia di fluido elettrico a quel primo Conduttore, passerà esso fluido, in con-
tinua corrente per tali conduttori umidi, non però del tutto liberamente sicchè
non ne rimanga indietro sempre alcun poco in quel primo Conduttore; il
quale darà segno di questo fluido rattenuto con una corrispondente tensione
di elettricità per eccesso (El. +), se non marcabile a dirittura dall’elettro-
metro, tale che potrà rendersi sensibile al Condensatore. Che se la comuni-
cazione del primo conduttore col suolo, o cogli strofinatori sia ancora più
scarsa, o più imperfetta, se il filo d’acqua, o la listerella umida siano più e più
anguste, o questa trovisi meno inzuppata! oppure se manchino, e il Conduttore
comunichi semplicemente con un tavolo di legno, o simile altro non soverchia-
mente umido, la tensione elettrica sussistente in esso primo Conduttore sarà
maggiore, e potrà anche aversene segni all’elettrometro senza l’ajuto del Con-
densatore. Al contrario se comunichi con larga estensione d’acqua, o di corpi
ben intrisi, fino al suolo anch’esso sufficientemente umido, non darà più segno
alcuno neppure col Condensatore. Così dunque a dar libero e pieno transito
ad una corrente elettrica alquanto copiosa e continuata, ove basterebbe un
sottilissimo filo metallico, vi vogliono, dirò così infiniti fili dei conduttori
umidi in ragione che sono essi incomparabilmente meno deferenti, vi vuole
che questi suppliscano con altrettanto più ampie e spaziose vie per le quali
possa estendersi a suo bell’agio detta corrente e incontrare così niuna o
quasi niuna resistenza.
Pr. 38. Provano lo stesso alcune altre sperienze colle boccie di Leyden.
Si sa da un pezzo che da queste caricate convenientemente ottiensi una piena
e si può quasi dire istantanea scarica, atta a produrre forte scossa, ecc. quan-
d’anche la corrente elettrica debba passare per un lungo tratto di filo metallico
sottilissimo; e non si ottiene all’incontro che parziale, e stentata, poco o nulla
scuotente, ove si traduca per un filo o cilindretto d’acqua della grossezza di
qualche linea, e lungo alcuni pollici, per una sottil cordicella, o listerella di
carta bagnata, ecc. e peggio poi per corpi meno umidi, e quindi meno defe-
renti: oltre che si riesce poi ad ottenerla di nuovo scuotente e mano mano più
forte, se quel cilindro o striscie d’acqua, o questi altri corpi ben intrisi invece
di qualche linea, sien larghi mezzo pollice, un pollice, e più, nè troppo lunghi.
Pr. 39. Ma ecco un’altra sperienza che meglio ancora schiarirà la cosa.
Prendasi una boccia di mediocre grandezza, e mediocremente caricata, oppure
una assai grande, molto debolmente carica, tantochè sia atta a dare una di-
screta scossa, (la quale boccia grandissima e debolmente carica può meglio
paragonarsi al nostro apparato come già accennammo in più di un luogo, e si
mostrerà di proposito altrove). Si applichi per una sua estremità ad esatto
contatto e abbastanza esteso dall'armatura esterna di questa boccia una striscia
di pelle, o di carton bagnato larga uno, due o più pollici, alla quale sia unito
all'altra estremità un bottone o lastra metallica: si tenga toccata l’istessa ar-
matura esterna anche con una mano, che sarà bene sia umida, e vi si applichi
pur anco largamente: finalmente prendendo coll’altra mano l’altra estremità
di quella striscia bagnata, si adduca la lastra o bottone, in cui termina, a con-
tatto dell’uncino della boccia, onde provocarne la scarica. Parrebbe, che questa
scarica, ossia la corrente elettrica che si slancia dall’interno all’esterno della
boccia dovesse passare tutta pel cartone bagnato, essendo questa la strada
più corta, e diretta che mena dall’uno all’altro termine: eppure una gran parte
di essa corrente prende anche l’altra strada più lunga attraverso le braccia
della persona che fa l’esperienza, come dimostra la commozione più o men
forte, commozione che esse braccia ne riportano, men forte è vero, che se
quell’altro arco conduttore del cartone bagnato non vi fosse, ma pur sensibile
abbastanza. Ecco dunque come una corrente elettrica copiosa, ancorchè
spinta con debole tensione, qual è quella dì una capace boccia di Leyden
carica pochi gradi, in luogo di seguire un sol sentiero quale gli si presenta da
un conduttore umido anche discretamente largo, invece, dico, di seguire
raccolta quel sentiero più dritto, ossia l’arco conduttore più breve, si divide
e riparte in più vie, comunque più lunghe, in due archi conduttori distinti
e per essi scorre, e arriva al suo termine provando da tutte unitamente
minor resistenza, che dalla prima sola.
Pr. 40. Facendo ora l'applicazione di queste sperienze eseguite colla
Macchina elettrica e colle boccie di Leyden (Pr. 37-39) a quelle col mio ap-
parato, sopradescritte, in cui esso dà e segni elettrici, e scosse, ancorchè ba-
gnato al di fuori (Pr. ) è facile intendere come malgrado siffatte comunica-
zioni di conduttori umidi che offrono sibbene un passaggio al fluido elettrico
tendente continuamente a sortire da un capo della colonna, e a portarsi al-
l’altro (giusta la direzione con cui viene spinto dall’azione che si esercita pur
di continuo de' metalli dissimili accoppiati) per essere come vedemmo condut-
tori imperfetti, ma un passaggio non abbastanza libero, non trascorra già per
essi tutta la quantità di detto fluido, che vorrebbe trascorrere, ma una parte
ne venga ognora tenuta indietro, e vi mantenga quindi una corrispondente
tensione elettrica, giusto quella tensione, che abbiamo osservata, debole cioè
e non sensibile a dirittura all’elettrometro, ma solo coll’ajuto del Condensatore
(Pr. ): come provocando la scarica anche di questo fluido rattenuto provo-
delle scosse, anch’esse deboli a proporzione, ecc.
Pr. 41. Insomma anche qui, in ogni caso in cui venga incitata una cor-
rente elettrica e questa incontri soli conduttori imperfetti, ne invade ella e
percorre al tempo stesso diversi, e diciam così quanti mai può, soffrendo, come
s’è detto (Pr. ) da molti insieme a cui si divide e riparte, minor resistenza,
che da un solo, o da pochi. Non così trattandosi di conduttori perfetti, ossia
metallici: de’ quali un solo, anche ristretto, le basta, come un sottilissimo
filo (purchè la piena non sia troppo grande, e tale che darebbe una scossa
insopportabile); epperò siegue quel solo, ben inteso ove sia continuato dal
termine da cui precede la scarica fino a quello a cui tende. Conseguentemente
un arco conduttore tutto metallico ancorchè sottile, che venga a toccare i
due capi della colonna, nè vi lascia sussistere tensione elettrica alcuna, che
possa manifestarsi neppure col migliore Condensatore, nè lascia che altronde
possa aversi la minima scossa potendo esso solo tradurre tutta la corrente
di fluido elettrico, che viene mossa da essa colonna; come similmente un arco
metallico compito, applicato con un capo all’armatura esterna d’una boccia
di Leyden e che tocchi coll’altro all’interno od all’uncino che ne sporge, tra-
duce tutta la scarica di essa boccia e niente ne lascia ad un secondo arco for-
mato dalle braccia che niente quindi risentono di scossa.
Pr. 42. Ma se l’acqua, e i corpi bagnati sono così infelici conduttori, così
poco permeabili al fluido elettrico, che non permettono un libero passaggio
ad una corrente del medesimo, ove siano alquanto stretti, ed anche essendo
larghi discretamente la rattengono in parte, come si è veduto; dovrebbero
anche i bollettini di cartone, di panno, o simili, interposti a ciascuna coppia
metallica nella nostra colonna, comunque umidi ed intrisi, opporre ciascuno
qualche resistenza, e riuscire tra tutti di notabile impedimento al corso del
fluido elettrico, il quale spinto dalle forze che nascono per ogni combaciamento
de’ metalli diversi si avanza man mano incalzandosi dall’uno all’altro capo
di essa colonna. Or cosa rispondere?
Rispondo, che così appunto succede; e che
per ciò, affine di rendere minore cotal resistenza, e più libera la corrente elet-
trica mossa da quelle forze, convien dare a tai bollettini una sufficiente gran-
dezza come altrove si è detto, farli combaciar bene ai rispettivi piattelli me-
tallici, e soprattutto mantenerli ben umidi, anzi bagnati; come vengo incul-
cando. Con che non si ottiene ancora un’intiera libertà alla corrente, nè una
scossa molto forte da una colonna anche di 60, 80, 100
l’umore onde sono que’ bollettini intrisi, è semplice acqua; e si ottiene poi
essendo invece acqua salata od altra soluzione salina, che sono conduttori
molto migliori dell’acqua semplice, come si sa, e tanto appunto più forte si
ottiene la scossa, quanto il liquore salino impiegato è per sè stesso più con-
que’ metalli; il che fanno più o meno tutti i sali, e massime quelli con eccesso
di acido o gli acidi stessi, che intaccano essi metalli e singolarmente il zinco.
Pr. 43. Egli è per ambedue queste ragioni dell’essere cioè per sè stessi
assai più buoni conduttori dell’acqua schietta, e per il combaciar meglio
e più strettamente serrarsi loro addosso che fanno i metalli cui si applicano,
col morderli perfino, che riescono così bene e meglio dell’acqua pregna di
sal comune, od altri sali neutri, le soluzioni d’allume, di sal ammoniaco, di
terra fogliata, l’acqua salata di tartaro (acetito di potassa), l’aceto stesso,
ed altri acidi più o meno diluti ecc. Del resto nulla o ben poco contribuiscono
essi alle forze che spingono il fluido elettrico da un capo all’altro della co-
lonna delle coppie metalliche, e le quali forze nascono propriamente dai con-
tatti de’ due metalli diversi in ciascuna coppia, nulla o ben poco aggiungono
dal canto loro a queste forze, nè già ne accrescono come tante volte s’è detto
la somma almeno considerabilmente comportandosi o come semplici condut-
tori passivi, o seppur attivi anch’essi (il che può accadere anche in direzione
contraria) in così picciol grado, che niente o quasi niente rileva.
Tutto il vantaggio dunque si riduce a che stabiliscono questi una assai
migliore comunicazione che non l’acqua semplice, per cui molto meno impe-
dita o ritardata ne viene la corrente elettrica; la quale però sempre dee soffrir
qualche freno, non essendo mai perfetti tali conduttori, nè abbastanza larghi,
e più che non ne soffra nel passaggio da uno in altro metallo, i quali si toc-
chino anche solo per pochi punti. Una prova di quanto ho avanzato, cioè,
che i liquori salini non accrescono propriamente la forza o tensione elettrica
nell’apparato, ma soltanto frenano meno, ossia meno ritardano la corrente
indi mossa, onde poi si ottiene facendola passare per le braccia, ecc. una
commozione tanto più forte: una prova dico ben dimostrativa la ho dal ve-
dere, che i segni all’Elettrometro sono i medesimi, siano i bollettini intrisi di
acqua semplice, o di qualsivoglia umore salino: sono portati cioè egualmente
in ambedue i casi a 40 o 60 gradi dal Condensatore che si faccia comuni-
care ad una colonna di 20 coppie metalliche, quantunque in un caso possa
ottenere una bella e buona scossa e nell’altro appena sensibile.
Pr. 44. Ristringendo tutto quello che siam venuti mostrando dal Pr. 31
fin qui. Un conduttore perfetto, un arco metallico qualunque, sia anche un
sottil filo, il quale tocchi immediatamente con un capo al piede, e coll’altro
alla testa della nostra colonna, dando facile e libero passaggio al fluido elet-
trico (incitato e mosso dai mutui contatti de’ metalli diversi ond’è formata
tal colonna, e tendente a sortire da una estremità della medesima, e a rientrare
nell’altra), lasciandolo scorrere cotesto fluido in tutta quella quantità, e colla
celerità che vuole, dall’uno all’altro capo, viene ad alleggerirli e sollevarli
intieramente cotesti capi od estremità della colonna, a liberarli da ogni ten-
molto meno sono atti a dare la più picciola scossa. Un Conduttore molto meno
perfetto, qual è l’acqua, ed altri umori, potrà pur anche bastare a tradurre
il fluido elettrico dall’uno all’altro capo quanto e come si esige per togliere
ogni tensione ove sia tal conduttore assai largo e grosso onde offrire ampia e
spaziosa via; ove per es. si truovi la colonna tutta circondata da uno strato
non sottile d’acqua, o sepolta in un vaso pieno della medesima. Che se vadane
vestita soltanto di una tenue lamina, e da una carta, panno, o pelle bagnata;
non bastando tali conduttori meno ampj a scaricare seguitamente tutto quel
fluido elettrico, che per l’azione dei contatti metallici eterogenei, preme ed
incalza verso una delle estremità, vi sussisterà qualche picciola tensione, e
potrà aversi da essa colonna una corrispondente leggiera scossa. Sia il con-
duttore umido men largo, non involgendo tutt’intorno la colonna, ma con
alcune striscie o righe solamente, sia di acqua che coli da cima a fondo, sia
di pelle o carton bagnato mantenga una comunicazione tra i due capi di essa
colonna, la tensione elettrica che vi sussisterà sarà più grande, come anche
la scossa che se ne potrà ottenere; e tanto più grande, quanto si troveranno
tali righe d’acqua o listerelle di corpi bagnati in minor numero, più sottili e
strette oppure interrotte. Tolgansi anche queste righe d’acqua, o striscie ba-
gnate, visibili, e rimanga solo quell’umido, che copre l’esteriore della colonna,
ossia i bordi dei piattelli metallici, quando costrutto appena l’apparato non
si è presa alcuna cura di asciugarli, e si sente tal umido al tatto: maggiori
ancora saranno, e la tensione elettrica e la scossa. Finalmente le otterremo
forti quant’è possibile (cioè quanto l’apparato composto di quel dato numero
di piattelli, ossia coppie metalliche è valevole a darle) togliendo quest’umido
esterno quant’è possibile, o a proporzione, che sarà tolto; ben inteso sempre
che si truovino all’incontro umidi abbastanza i bollettini interposti ad essi
piattelli, senza di che i segni elettrometrici e più ancora la scossa non corri-
sponderanno all’aspettazione, o mancheranno del tutto; anzi questa mancherà
anche ove essendo essi bollettini non del tutto asciutti, que’ segni elettrome-
trici pur si ottengono (Pr. ). A dir tutto in breve, gli effetti dell’Apparato
sono più forti non solamente in ragione che i metalli di ogni coppia sono, come
più diversi, ossia distanti nell’ordine o scala da me fissata, così più validi a
spingere il fluido elettrico, e che queste coppie disposte ordinatamente in
guisa che cospirino tutte a spingerlo nell’istessa direzione, vi si trovano in
maggior numero; ma ben anche a misura che da una parte sono i bollettini
interposti ad esse coppie metalliche più buoni conduttori, più intrisi cioè
d’umore, e di umore più deferente, e meglio applicati, e che dall’altra, meno
di umore ve ne ha sull'esterno della colonna atto a scaricare in parte il
fluido elettrico condensato in una estremità della medesima, e ricondurlo
all’altro capo.
Pr. 43.
successione dei varï brani non facili a decidersi dal tormentato manoscritto L 19 sono state
guidate anche dal confronto col manoscritto J 64. [Nota della Comm.]
dell’Apparato, e mantenimento del medesimo in buon ordine, e ponendo cura
soprattutto, che la colonna rimanga nell’esteriore asciutta, ch’io ottengo gli
effetti elettrometrici fino a quel segno che ho sopra notato (Pr. ): ottengo
da 50 coppie metalliche di zinco e argento, o da 60 di zinco e rame, una
tensione elettrica che fa montare il mio elettrometro a paglie ad 1 buon
grado; e ciò senza aiuto di condensatore, col far comunicare a dirittura il
cappelletto di quest’elettrometro alla sommità di essa colonna; e così poi
una elettricità di 2 gradi da 100 di quelle, o 120, di queste coppie, ecc.
Pr. 44. Un’altra condizione affatto necessaria per ottenere tali segni
di elettrica tensione da una delle estremità dell’Apparato, dalla testa es. gr.
della colonna, è che l’altra estremità, il piede di essa colonna, comunichi col
suolo per mezzo di buoni o almen mediocri conduttori: condizione che abbiam
supposta nelle sperienze finor riportate, e intorno a cui convien ora trattenerci
di proposito. Dirò dunque, che ove la colonna si truovi ad ambe le estremità
isolata, portata es. gr. da un piede o lastra asciutta di vetro, di solfo, di resina,
od altro coibente, non solamente non si ottiene più nè da un capo, nè dall’altro
di essa colonna, sia pur formata di 100 o più coppie metalliche, tanta elettri-
cità da rendersi sensibile a dirittura all’elettrometro, ma niente affatto, o ap-
pena un leggerissimo indizio, ricorrendo benanche al Condensatore. La ragione
è, che non potendo l’un capo della colonna, es. gr. la sua base, trarre dal-
l'ampio ricettacolo della terra, da cui trovasi disgiunto, il fluido elettrico, onde
risarcirsi di quello spinto nel primo momento, verso l’altro capo, cessa di più
inviargliene, e quindi non può accumularsi in questo, e diradarsi in quello
esso fluido elettrico, che in picciolissima porzione
della Comm.]
sensibile, nè può divenirlo, non accrescendosi.
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