Volta, Alessandro Tre lettere al Canonico Fromond 1775 Como it volta_3lettCF_994_it_1775.xml 994

TRE LETTERE AL CANONICO FROMOND

Como, 31 Luglio, 3 Agosto, 12 Agosto 1775.

FONTI.

STAMPATE.

Zan. V. Cart. « Il Rosmini », Milano, Vol. I, 1887, pg. 597, 599, 601.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt.: F 3; F 6.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: DATA: da Zan. V. Cart.

Zan. V. Cart.: Sono tre lettere, che si pubblicano, del V. al Canonico Fromond in data 31 luglio, 3 agosto, e 12 agosto 1775, riguardanti risultati di esperienze sui vari mastici usati.

F 3: è una lettera del Fromond al V. in data 26 Luglio 1775, alla quale il V. ri- sponde colla prima delle lettere che qui si pubblica.

F 6: è la risposta, in data 2 agosto 1775, del Fromond alla prima delle precitate lettere del V.: si pubblica in nota.

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Zan. V. Cart. « Il Rosmini » 1887, Vol. I, pg. 597.

Como, 31 luglio 1775.

Ill. Signor Sig. Padre Col.mo

Solamente oggi ricevo il pacchetto e la lettera di V. S. Ill. segnata 26 corrente: sul momento mi fo a scriverle due righe di ringraziamento, avanti che parta il cavallante. Non ho dato ancora che un’occhiata ai pezzi favoritimi; ma ne l’occhio ancora, nè la mia curiosità, ha potuto appagar- sene: tanta è la singolarità, e finezza di queste produzioni. In seguito avrò campo di farlo e per me e per gli altri curiosi; a cui però non potrò mo- strarmi erudito per mancanza di cognizioni. Circa le tormaline, per quel poco lume che ne ho; e per quelli pochi precisi che mi verranno dalla let- tura del libro, che si è compiaciuta trasmettermi, potrò forse trarne qualche partito. Ella poi mi avviserà se assieme al libro dovrò rimetterle tutti i pezzi, o quali le preme piuttosto di avere. Intanto godrò sentire come le riesca l’esecuzione del mio Elettroforo, e i tentativi sopratutto colle diverse com- posizioni di mastici e vernici. Se in questi ultimi due giorni si fosse abbat- tuta a vedere il giuoco del mio apparato, avrebbe avuto occasione di re- starne più soddisfatta: ho trovato i segni vivacissimi e la scintilla ha su- perato la distanza del pollice e mezzo, ecc.

Non ho più tempo che di farle i miei più cordiali saluti e pregarla di passarli ancora al Padre CAMPI, a cui rimetterò fra pochi giorni il Rozier, non lasciandomi ora il cavallante spazio per aggiustare e chiudere l’involto. Intanto Ella mi ami e mi creda quale con piena stima e di cuore me le preferisco.

suo devot. obb. serv. e amico ALESSANDRO VOLTA

All’Ill. Sig. Sig. Padron Col.mo Il Sig. Can. Giovanni Francesco Fromond

Il 2 agosto il Fromond rispondeva al V. colla seguente lettera. Cart. Volt. F 6. [Nota dalla Comm.].

Cart. Volt. F 6.

Ill.mo Sig. Sig. Pdron Colmo

Milano 2 agosto 1775.

Da quel Cavalante stesso che mi presentò il gentilissimo di Lei foglio riceverà in un con questa le due bottigliette che gradirò sentire non solamente giunte in salvamento, quanto anche allestite a dovere, e servibili. Godo poi sentire che abbia ricevute le cose speditele. E con tutto suo comodo mi basterà il ritorno delle sole Tormaline, e libro; se ciò portasse anche parecchi mesi nulla m’importerebbe. Venendo ora alla sua invenzione Le dirò avere io già fatto due scudi, di stagno, e tre piastre masticate, sì gli uni che le altre della grandezza medesima del suo di ottone appena ebbi le cose in ordine a poter farne esperimento che ebbi subito il contento di aver segni discretamente vivaci, voglio dire aver ottenuta la scintilla alla distanza maggiore di un mezzo pollice, massime facendo uso di quella piastra il di cui mastice era, metà il suo, e per l’altra metà asfalto, o sia bi- tume giudaico: quantunque sul legno non abbia potuto stendere questo composto alla sot- tigliezza minore di una mezza linea, non ostante ho veduto che nella eguale spessezza con l’altro, è certamente preferibile per ottenersi la scintilla più vibrata, ed a maggiore distanza. Questa mattina comincio ad allestire diverse piastre d’ottone, sulle quali potrò stendere alla maggiore sottigliezza il med.mo composto non meno che altre qualità di mastici, e vernici, e del risultato ne sarà immediatamente informato. Io godo intanto moltissimo di sentire che il suo apparato ne’ scorsi giorni abbia date scintille alla distanza fino d’un pollice, e mezzo, e spero di poter condurre il mio ancora al med.mo grado d’intensione. Non ostante ciò non può certamente figurarsi la meraviglia grande che ha eccitato in tutti, la maravigliosa di Lei scoperta della quale ne feci subito inteso S. E. il Sig. Conte di FIRMIAN, che gradì moltissimo, e che giovedì avrà anche il piacere di vederla; A buon conto per prevenire la rapina di qualunque usurpar si volesse i suoi ritrovati, il Padre CAMPI ha già fatto inse- rire i due paragrafi di lettere nel giornale per il mese di Agosto, che dopo dimani tutto al più sarà dispensato, onde non ci mancherà che la promessaci descrizione, per la quale gliene rinnovo le suppliche.

Il Padre CAMPI che distintamente lo riverisce li fà sapere che il Rozier per inavertenza Le fu mandato mancante, essendo rimasti alcuni fogli quì presso il P. SOAVE, onde non si dij alcuna pena: Inoltre se desidera che nell’associazione del d.to Rozier sianvi compresi anche i scorsi volumi fino a tutto il cadente anno, mentre Le sarebbero mandati di mano in mano che sortiranno, quando che desiderasse cominciar l’associazione solo per l’entrante.

La scarsezza del tempo non mi permette ora di accennarle alcuni tentativi riguardanti la sua scoperta. Mi riservo adunque in altra occasione, contentandomi per ora di assicurarla che sono e sarò sempre quale con stima mi professo

Di V. S. Ill.ma

Dev.mo ed Obb.mo Serv. suo GIO. FRANCO FROMOND

All’Ill.mo Sig. Sig. Padron Col.mo Il Sig. D. Alessandro Volta Con un Pacch.to Como.

nel R. Ginnasio di Brera Milano.

Zan. V. Cart. « Il Rosmini » 1887, Vol. I, pg. 599.

Como, 3 agosto 1775.

Ill. Sig. Sig. Padron Col.mo

Per tener in esercizio il medesimo cavallante, che ci ha serviti, lo ca- rico di questa mia e del Rozier, ch’Ella restituirà al Padre CAMPI con mille ringraziamenti. Mille altre grazie io poi rendo alla gentilezza sua in favorirmi di tante cose, e ultimamente delle due boccette, che ho trovato riuscir ottime.

Mi compiaccio assaissimo ch’Ella abbia già in pronto e scudi e piastre, e ne abbia già tirato partito. Godo che l’asfalto entri a migliorare il mio mastice, il quale trovo che, in questi giorni massimamente caldissimi, non è troppo acconcio, facendosi alquanto tenero e un po’ attaccaticcio. Del resto io non dubito, che con diversi saggi non sia per migliorare ancora considerabilmente queste piastre isolanti; e se mi farà parte de’ suoi suc- cessi, non potrò che sapernele molto grado. Io desidererei poi ritrovare la composizion migliore, che venisse a formare un apparecchio del diametro di più piedi, un tavolino veramente fulminante; anzi due, acciò, caricandoli contrariamente, si potessero portare le scintille tra li due scudi, Dio sa a quanti pollici e a qual fragore.

Non mai succede che le circostanze favoriscano, quando si ha impegno che meglio riescano le sperienze; almeno la cosa è sempre andata così per me. Sicchè m’aspetto che la giornata men propizia pell’elettricità sarà quella, in cui fu fissato di mostrare l’elettroforo a S. E. il Sig. Conte di FIRMIAN.

Circa l’associazione al giornale di ROZIER, cerco solamente i tomi di quest’anno, rincrescendomi la spesa gagliarda che importerebbero tutti quelli degli anni decorsi. Un libro poi che mi sta sommamente a cuore, abbiso- gnandone per la memoria che sarò per pubblicare, è il Tentamen theoriae Electricitatis et Magnetismi di Epino. Desiderava già di vederlo; ma la let- tura delle memorie sulla tormalina, siccome mi vi fa ravvisare de’ principi che non dissuonavano dai miei, me ne rende vieppiù ansioso. Potrebbe Ella per avventura procurarmi tal opera? Io non cesso di darle incomodi, Ella di favorirmi. A tal patto è pur una bella cosa esserle amico; ma io mi pro- testo tale ad ogni prova, e sarò contentissimo, se a me pure avverrà d’im- piegarmi in qualche suo servizio; e pregandola di riverire il Padre CAMPI, pieno di stima resto

suo dev. obb. serv. e amico A. VOLTA

Zan. V. Cart. « Il Rosmini » 1887, Vol. I, pg. 601.

Como, 12 agosto 1775.

Ill. Sig. Sig. Padron Col.mo

Non tarderà punto a comparire la mia lettera a PRIESTLEY, che credevo anzi di poter inviare colla presente, ma alcuni disturbi oggi m’hanno im- pedito dal terminar di copiarla. Fra due giorni adunque il Padre CAMPI, a cui fo mille saluti e ringraziamenti, l’avrà.

Son ben contento del partito che mi offre dell’associazione al giornale di Rozier per l’anno venturo, quando per suo favore potrò vedere anche i fogli che rimangono per quest’anno.

Ella avrà sentito dal Padre CAMPI come mi son portato con quel va- loroso, che batte il tocsin e fa tumulti contro li pretesi miei ritrovamenti, e veduta la lettera che gli ho scritto per mia e difesa e giustificazione. Io ringrazio poi V. S. vivamente della parte che ha preso in mio favore anche presso S. E. il Sig. Conte di Firmian; e godo che gli esperimenti abbiano avuto buon riuscimento e incontro.

Vengo ora allo schiarimento che mi ricerca dello estinguersi l’elettricità del mastice col passarci sopra leggermente un pezzo di lana. Dico dunque che si vuole di questo accagionarne i peli, i quali rubbano colle loro punte l’elettricità: che ciò sia, vien suggerito da questa altra pruova, che si to- glie ugualmente ogni elettricità, scorrendovi sopra con alcune sottili punte metalliche, ed anche non metaliche, come sarebbe con un fiocchetto di carta, con una spazzola, ecc. Mai fili della lana finissimi e infiniti, più presto e più facil- mente toccando tutti i punti della superficie elettrizzata, ne li dispogliano. È nota la virtù dissipatrice delle punte; ma quando parlerò della tenacità della forza elettrica, che hanno le lastre sottili isolanti, dimostrerò come appunto sia tale, che solo a fronte delle punte si perda. Intanto da ciò siam fatti avvertiti di quanta importanza sia il tener lontano l’apparecchio da ogni imbrattamento, e massime dai peli, che di soppiatto ovunque s'insinuano. Per questo anche ho dismesso d’usar panno per istropicciare la faccia del mastice, valendo assai meglio la mano, purchè ben asciutta. Riguardo all’estinguere l’elettri- cità dello strato di mastice, mi sovviene un’altra cosa. Le ho mostrato come si smarrisca del tutto, esponendolo fin quasi a liquefare la prima superficie al fuoco. Or il mastice di mia composizione nelle giornate che avemmo cal- dissime, s’accostava allo disfacimento, essendo divenuto alquanto attacca- ticcio o almen più tenero. In questo stato mostravasi, nella virtù elettrica e massime nel ritenerla, assai inferiore alla ceralacca: rinfrescata nei di ul- timi la stagione, lo trovai risalito alla sua eccellenza. Dubito pertanto che fosse tribuibile ad un tale decadimento l’inferiorità da lei osservata col mio mastice a confronto dell’asfalto. A quest’ora Ella avrà multiplicati i saggi di diversi strati isolanti: non tardi ad informarmene.

Sono colla solita affettuosa stima

Di V. S. Ill.

dev. obb. serv. e amico A. VOLTA