DELLA CAPACITÀ
DE' CONDUTTORI CONIUGATI
1778.
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§ III.
Chiamo Conduttore
gli si affaccia un altro Conduttore isolato o non isolato che sia a così pic-
cola distanza che questo sia involto nell’atmosfera elettrica di quello, e ne
venga attuato. Così dunque Conduttori
cui sopra ho fatto menzione mentre uno elettrizzato fa sorgere nell’altro una
corrispondente tensione di elettricità omologa. Or quì cercherò di spiegare
in alcun modo siffatta reciproca influenza di due conduttori posti di fronte,
qual sia codesta azione che s’estende anche a notabil distanza dall'uno al-
l’altro; e di porre in miglior lume tralle molte conseguenze quella precipua-
mente della differentissima capacità che ha l’istesso Conduttore o
o semplice e solitario. Veduta che avremo la straordinaria capacità che acqui-
star può un Conduttore piccolo e non lunghissimo per questo diciam così
connubio o consorzio, cioè per l’affacciarglisi più e più vicino d’un altro Con-
duttore, non ci resterà che un passo a intendere perfettamente la teoria delle
cariche, e scariche delle lastre isolanti solide; e già più non ci farà maravi-
glia che tanta ce ne ha cagionata, cioè la strana quantità di elettricità che
una meschina e minuta foglia metallica, una piccola superficie armata e. g.
di 4 poll. in quadr. può ricevere fino a dare una scossa non men così grande
di quella che dà un Conduttore
presenta gli stessi dati, che insieme al richiamo del conduttore solitario di 96 piedi di lun-
ghezza, costituiscono un elemento di raccordo del manoscritto I
della Comm.
L’esperimento dei due piatti, quale Epino ce lo descrive (
troppo rapidamente, e che varie combinazioni ch’egli ha tralasciato di fare,
quelle sono che al mio proposito fanno il più, stimo quì di farne a modo
mio una breve analisi; e vi pongo sott’occhio la figura
alla figura che accompagna L
non tanto a facilitare a voi l’intelligenza di quello che verrò dicendo, quanto
ad agevolare a me medesimo il modo di spiegarmi, ed a risparmiarmi molti
giri di parole. Siano dunque due gran piatti A e B (quelli di Epino erano
tavole di legno vestite di foglietta metallica quadrati di superficie: tal enorme
grandezza non essendo all’intento mio necessaria, io mi servo di due scudi
d’Elettroforo, del diametro di due piedi circa), sostenuto ciascuno vertical-
mente sopra un’alta colonna di vetro intonacata di ceralacca in faccia uno
dell’altro, ma alla distanza di più piedi: sul dorso abbia questo e quello un
leggier pendolino Si elettrizzi il piatto A,
il suo Elettrometro aa che pendeva in
ben forte in
è giunta l’elettricità di A, schizza fuori spontanea da una punta ottusa
annessavi. Allora dunque il detto corpo ha ricevuta tutta l’elettricità che
può contenere in tale stato
Ma vi sarebbe mezzo di accrescerla questa sua capacità, lasciandolo
pur qual è e a suo luogo di far sì che esso riceva nuova dose di elettricità,
senza che sputi più nell’aria, di accumularvela a più alto grado?
Comm.Sì:
quando il mezzo si trovi conservando esso tuttavia la dose di elettricità
ricevuta, di far che l’elettrometro abbassi, ossia diminuisca in
quella gran tensione, il che come far si possa tosto vedremo. Ora il piatto
risente dell’elettricità del piatto
minci ad entrare nella sfera di attività di questa; si porti e. gr. a un piede di
distanza osserverete che il pendolino che giaceva inerte in
ad alzarsi in
in più sempre, finchè portato a poca distanza e. gr. poco più di un pol-
lice avrà la tensione
presso a poco alla sua tensione L’istesso pendolino di
altro filo similmente vibrato, accorrerà al dito o a qualunque altro corpo,
che gli presentiate non elettrico, e più fortemente ad un corpo animato di
elettricità contraria a quella del piatto
dotato di elettricità omologa. Che concludere da ciò?
Che
tricità di
ricevuto in proprio. Questo è che chiamo essere
Col dire il corpo
voglio significare, che se
dondante,
tende nulla meno a scagliare del fuoco. E similmente; se
meno
un difetto che risente, ma propriamente non ha, e tira a sè il fuoco non
altrimenti, che se ne scarseggiasse.
Crederebbesi a prima giunta che parte del fuoco ridondante di
ciam il caso solamente dell’elettricità
facile da sè per l’elettricità in meno) si fosse realmente trasmesso a Ma
un tal passaggio di fuoco dovea pur annunziarsi o con strepito di scin-
tilla, o con comparsa d’alcun raggio di luce: nulla di questo. Tuttavia si
potrebbe supporre che tragittasse il fuoco da
mente. Contro tale supposizione però parlan troppo chiaro i fatti.
Quando
ad un corpo elettrizzato ad una data tensione, se ne accosta un altro non
elettrizzato, sicchè ne tragga una scintilla e veggiam l’elettricità si comparte
veramente tra i due, allora minorasi di tanto la tensione in quello. Nel
caso nostro però, in cui il piatto
sfera elettrica, ma fuor del tiro della scintilla, coll’esser
tricità omologa, coll’acquistare la tensione che abbiam veduto nulla ha perso
della sua il corpo attuante Ma volete vedere ancor più chiaro che neppur
la minima parte del fuoco ridondante del corpo
ma che tutto quanto è rimasto com’era accumulato in quello? Ritirate
da
trometro smonta dalla tensione
del tutto e giace perfettamente inerte. Ma l’elettometro di
come prima in (Avverto una volta per sempre che quando dico che non
smonta la tensione, che non s’abbatte punto l’elettrometro, prescindo da
quel che si perde poco a poco di elettricità chè dissipata o dall’aria o da-
gl’imperfetti isolamenti. Supposto dunque anche l’isolamento il più per-
fetto che aver si possa, e l’aria più propizia all’elettricità, si dee sempre aver
qualche conto di un tal disperdimento dell’elettricità).
L’accidentale tensione pertanto, l’elettricità per eccesso che affetta il
piatto
vamente ridondante di fuoco, proviene da ciò che sebbene, torniamolo a
dire, non si trasfonda ad esso
cumulato sopra
fuoco, qualunque ella siasi questa azione, e in qualunque modo noi riguardar
D’ambedue sembra godere il fluido elettrico. Di ripulsione mutua tralle parti di
esso fluido, onde la sua
corpi; onde la tendenza a distribuirsi in tutti giusta la naturale esigenza, in modo cioè
di portarvi un eguale rispettiva saturità, onde gli accostamenti de’ corpi tra quali, tro-
vasi per accidente male distribuito. Tale forza di attrazione e di ripulsione ha supposto
nel fluido elettrico e fatto servire alla sua teoria il grande FRANKLIN: e sopra queste ha
fabbricato la sua, o piuttosto illustrata meravigliosamente ed ampliata quella del filosofo
americano, EPINO nell’opera profonda incomparabile (
e assoggettando a formole questi due elementi dell’attrazione e ripulsione. Quanto a me
credo che la sola mutua attrazione del fluido elettrico verso le parti de’ corpi potrebbe
render ragione di tutti i fenomeni delle atmosfere elettriche, e conseguentemente di tutti
quei delle cariche e scariche de’ strati isolanti, dell’elettricità vindice ec., come mi sono
argomentato di spiegare in una dissertazione latina. Il che mi propongo di spiegare nella
memoria sulle Atmosfere elettriche, . . . . . in cui diffusamente e con più esatta analisi di
tutti i fenomeni che v’appartengono sarà ragionato. Il corpo
nell’atmosfera di
nè difetto, ma mantiene la sua dose naturale di fuoco. Ciò però vuol intendersi conside-
rato tutto il corpo B insieme; perchè non in tutte le parti vi rimane il fuoco distribuito
equabilmente come prima. E questo è l’effetto dell’atmosfera elettrica, ossia l’azione del
corpo
abbandonare una parte dello stesso Se
ridondante di fuoco straniero, il fuoco nativo di
quello, e dalle parti più vicine s’addensa nelle più lontane, massime nell’opposta parte:
quivi dunque si può dire che v’abbia vera elettricità per eccesso. Se all’incontro
trico per difetto, il fuoco nativo di
quello, e abbandona a proporzione le parti più lontane, le quali perciò rimanendo in parte
vuote possono dirsi veramente elettriche per difetto. Che così succeda EPINO lo ha dimo-
strato; ed io lo fo toccar Certo a me pare quella
un’azion proveniente anzichè da impulso meccanico dai principj delle forzo
mutue, il dominio delle quali quanto nella fisica e nella chimica si conosce
oggimai generalmente esteso, nel particolare de’ fenomeni elettrici sempre
più si manifestaD’ambedue sembra godere il fluido elettrico. Di ripulsione mutua tralle parti di
esso fluido, onde la sua
corpi; onde la tendenza a distribuirsi in tutti giusta la naturale esigenza, in modo cioè
di portarvi un eguale rispettiva saturità, onde gli accostamenti de’ corpi tra quali, tro-
vasi per accidente male distribuito. Tale forza di attrazione e di ripulsione ha supposto
nel fluido elettrico e fatto servire alla sua teoria il grande FRANKLIN: e sopra queste ha
fabbricato la sua, o piuttosto illustrata meravigliosamente ed ampliata quella del filosofo
americano, EPINO nell’opera profonda incomparabile (
e assoggettando a formole questi due elementi dell’attrazione e ripulsione. Quanto a me
credo che la sola mutua attrazione del fluido elettrico verso le parti de’ corpi potrebbe
render ragione di tutti i fenomeni delle atmosfere elettriche, e conseguentemente di tutti
quei delle cariche e scariche de’ strati isolanti, dell’elettricità vindice ec., come mi sono
argomentato di spiegare in una dissertazione latina. Il che mi propongo di spiegare nella
memoria sulle Atmosfere elettriche, . . . . . in cui diffusamente e con più esatta analisi di
tutti i fenomeni che v’appartengono sarà ragionato. Il corpo
nell’atmosfera di
nè difetto, ma mantiene la sua dose naturale di fuoco. Ciò però vuol intendersi conside-
rato tutto il corpo B insieme; perchè non in tutte le parti vi rimane il fuoco distribuito
equabilmente come prima. E questo è l’effetto dell’atmosfera elettrica, ossia l’azione del
corpo
abbandonare una parte dello stesso Se
ridondante di fuoco straniero, il fuoco nativo di
quello, e dalle parti più vicine s’addensa nelle più lontane, massime nell’opposta parte:
quivi dunque si può dire che v’abbia vera elettricità per eccesso. Se all’incontro
trico per difetto, il fuoco nativo di
quello, e abbandona a proporzione le parti più lontane, le quali perciò rimanendo in parte
vuote possono dirsi veramente elettriche per difetto. Che così succeda EPINO lo ha dimo-
strato; ed io lo fo toccar