Volta, Alessandro Sull'Elettrometria e sulle Atmosfere Elettriche 1778-1780 it volta_eletAtmos_804_it_1780.xml 804.xml

SULL'ELETTROMETRIA

E SULLE

ATMOSFERE ELETTRICHE

Dal 1778 al 1780.

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt: I 5; I 17 b; I 17 g; I 17 a; I 17 d. Ginevra Bibl. Univ. Ms. Sen. 2 f. 359, 360.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: da I 5. DATA: Posteriore alla lettera del V. al Senebier in data 20 giugno 1778. Ginevra Bibl. Univ.

questo gruppo di manoscritti (dei quali si è curata qui la pubblicazione in modo che le loro redazioni successivamente si completino a vicenda.), il V. tratta del- l’azione delle atmosfere elettriche intese a spiegare il fenomeno dell’influenza elettrica, che chiama col nome di attuazione. 17 a, I 17 g: costituiscono la prima minuta dell’argomento, del quale I 5, I 17 b, I 17 d, sono parziali esposizioni: precisamente I 5 ed I 17 b, che si pubblicano, sono parti di successive redazioni le quali si completano a vicenda, e che sono alla loro volta completate dalla fine di I 17 g, che pure si pubblica, mentre I 17 d non si pubblica in quanto è interamente assorbito dai manoscritti precedenti. Gior. Bibl. Univ. MS. Sen.: è una lettera del V. al Senebier in data 20 giugno 1778, nella quale il V. chiede notizia dell’Elettrometro del Sig. Henley usato dal Senebier: l’accenno alluso dell’Elettrometro a quadrante (costruito dall’Henley e descritto dal Priestley in Trans. Phil. 1772, T. 62, N. 26, pag. 359), che appare per la prima volta in questi manoscritti, permette di concludere che i medesimi sono posteriori al 1778.

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Cart. Volt. I 5.

§ 1. Un conduttore di metallo, di legno, di cartone, o qualunque altro, di qualsivoglia grandezza forma e figura, sol che non abbia punte spor- genti, nè angoli, o bordi acuti, nè alcun corpo accuminato gli si avvicini, e che altronde trovisi perfettamente isolato, un tal conduttore può ricevere una assai forte elettricità e ritenerla, in circostanze favorevoli di stanza asciutta, di aria non vaporosa, assai lungo tempo, senza perdita notabile, senza cioè che passi tal elettricità prontamente nel suolo, e vi si dissipi, senza che se ne diffonda sensibilmente nell’aria circostante, tantochè mantiensi quello elet- trizzato presso a poco all’istesso grado, a cui fu portato, per 8. 10. e più minuti, e talvolta neppure a capo di molte ore giunge a perdere tutta l’elet- tricità acquistata. Se per esempio colla macchina elettrica, ordinaria, o col- l’Elettroforo, o con una boccia di Leyden convenientemente carica gli si infonda tanto fluido elettrico, onde vengane in lui accresciuta la natural dose (quella cioè, ohe tutti i corpi possiedono) tanto da innalzare 10. 20. 30. gradi, o più ancora un de’ comuni elettrometri a quadrante, detti elettro- metri di Henly,

Così nel Mns. invece di « Henley ». [Nota della Comm.].

questo fluido aggiunto, il quale costituisce tal elettricità positiva, ossia per eccesso, o in più che vogliasi chiamare, rimarrà per un tempo notabile confinato quasi tutto in esso conduttore che mantengasi in un perfetto isolamento, a meno che qualche sottil punta sporgente da lui, od accostatagli non lo dissipi in tutto, o in parte.

§ 2. Così è: quel fluido elettrico di cui trovasi sifatto conduttore so- praccaricato, non esce fuori, non si diffonde a formargli intorno una atmo- sfera materiale, come da molti si è pretesosupposto; ma bene si arresta si può dir tutto alla sua superficie, punto o poco addensandosi ancora nell’interno in cui quasi non penetra. Come impedisca se stesso dall’entrarvi lo vedremo in seguito.

§ 3. Ad ogni modo senza alcuna effusione reale di fluido elettrico si forma d’attorno a quel corpo così elettrizzato un’atmosfera attiva, dispie- gando esso ed estendendo a considerabile distanza una cotal forza o potenza, per cui qualsiasi altro corpo immerso in cotesta sfera di attività ne viene più o meno affetto, e si risente di quella elettricità in modo di dare esso pure segni della medesima, cioè di elettricità per eccesso; e ciò tanto più quanto si accosta più davvicino ad esso corpo realmente elettrizzato.

§ 4. Avviene in certo qual modo al fluido elettrico proprio del corpo immerso in tale sfera di attività, comunque esso fluido di niente siasi accre- sciuto, e punto non ecceda la dose naturale, che ecceda di tanto in forza espansiva, invigorita e resa più intensa dalla sopra indicata azione, non altrimenti che eccederebbe in forza espansiva l’aria di un recipiente che avesse la sua densità naturale, ma che venisse riscaldata. Or immaginia- mo, per concepire in qualche modo la cosa, che dal fluido elettrico con- densato realmente nel conduttore a bella posta elettrizzato venga come riscaldato quello di natural densità dell’altro corpo immerso in quella sfera di attività, ecco che tende pur esso ad espandersi con un corrispondente eccesso di forza; e fa quindi dare a questo corpo pure tutti i segni di elet- tricità in più. L’accresciuta intensità pertanto della forza espansiva del fluido elettrico suo proprio, non alcun accrescimento alla quantità di esso, costituisce cotesta elettricità secondaria, od accidentale, che a differenza della primaria e reale posseduta dal primo conduttore, cui venne effettivamente infusa, chiameremo l’elettricità potenziale elettricità per consenso, di pres- sione, o meglio potenziale.

§ 5. Cotesta elettricità potenziale del corpo attuato gli fa dare gli stessi stessissimi segni, che da il corpo attuante, le stesse attrazioni e ripulsioni, le stesse scintille, lanciando similmente contro un dito, od altro conduttore che gli si accosti per toccarlo, tanto fluido elettrico quanto corrisponde alla tensione cui è salito: insomma si comporta esso in tutto non altrimenti che se avesse realmente in quantità quell’eccesso di fluido, di cui fa mostra; come però non lo ha, rimasto essendo colla sola natural sua dose, con accresci- mento soltanto dell’elasticità, tensione: ossia forza espansiva, egli è di questo suo fluido proprio, che il medesimo dismette allorchè provocato coi toccamenti vibra tal scintilla, impoverendosi per tal guisa, e divenendo elettrico realmente in meno: la quale elettricità reale per difetto compensandosi colla virtuale per eccesso, fa che si abbatta la tensione, e cada l’elettrometro del tutto, se compita fu la scarica; cioè se quell’eccesso indotto nell’elasticità, ossia forza espansiva del suo fluido elettrico, ha avuto pieno sfogo, o in parte solamente se, e per quanto tale scarica non fu compita; cioè rimase addietro qualche porzione di quel fluido, che in virtù di tal eccesso di forza tendeva a sor- tirne. Si comporta, torno a dire, il corpo immerso nell’indicata atmosfera elettrica in tutto e per tutto, come se quell’eccesso, quella tensione, che proviene in lui dalla sola forza espansiva accresciuta, fosse prodotta da reale aumento nella quantità di fluido elettrico; si comporta affatto come l’altro conduttore, che ha ricevuto realmente una dose addizionale di fluido elettrico, (restando solo inferiore di alcun grado, più o meno a norma della distanza sua da lui) fintantochè sta immerso in cotale sfera di attività, e non altrimenti; giacchè traendonelo fuori perde tutta quell’accidentale ten- sione, sparisce affatto quell’elettricità virtuale ch’era comparsa.

§ 6. Non accade già lo stesso al corpo, che ha effettivamente ricevuto quella copia di fluido elettrico eccedente la natural sua dose; cosicchè pos- siede un’elettricità reale di eccesso; e in ciò scorgesi una differenza essenziale tra l’uno e l’altro. Quello ritiene l’acquisto fatto, e quindi conserva tutta la sua tensione ed energia elettrica senza detrimento, o piuttosto con qualche accrescimento, talchè l’elettrometro di cui sia fornito, non si abbassa punto, anzi s’innalza alcun poco (del qual accrescimento troveremo di dar ra- gione in progresso) qualora se ne allontani l’altro corpo influenzato; lad- dove questo va perdendo cotal elettricità virtuale, o di pressione a misura che si allontana, e si trae fuori della sfera di attività di quello, finchè cessa ogni tensione, e l’elettrometro a cui sia congiunto, cade del tutto, risorgendo come prima per gradi, ove si accosti di nuovo gradatamente, ecc.

§ 7. A ben intendere a dirittura ogni cosa basta attribuire al fluido elettrico dotato di somma elasticità, e tendente per ogni modo all’equilibrio tale virtù e potenza, per cui condensato che sia in un luogo si accresce a pro- porzione la sua forza espansiva non solamente ivi, come si accresce la forza espansiva di altri fluidi elastici, dell’aria per es., nel solo luogo ove trovisi essa condensata; ma si accresce ancora al di fuori tutt’intorno con certa degradazione: potenza singolare in vero, e tutta propria di esso fluido elet- trico! Così dunque un eccesso di codesto fluido, avvegnachè confinato in un corpo, induce una corrispondente tensione nel fluido elettrico proprio de- gli strati d’aria ambienti, e di qualunque altro corpo vi si trovi; tensione, che va man mano indebolendosi per gradi a norma delle distanze, in guisa però che si estende molto, avanti svanire del tutto. Con questo solo prin- cipio facile a concepirsi si vengono a spiegare colla maggior chiarezza tutti i fenomeni delle atmosfere elettriche, tanto i più ovvii e semplici, quanto i più astrusi e poco conosciuti, e le tante applicazioni al condensatore, alle cariche e scariche delle lamine isolanti, all’Elettroforo, ecc.

§ 8. Or conviene dire e fare ben intendere, che tutto quello che avviene per l’elettricità positiva, o in più, di cui abbiamo fin quì parlato, succede pur anche per l’elettricità negativa ossia per difetto, ma in senso contrario, come esser dee. Cioè, siccome un corpo, che abbia ricevuto vera e reale elettricità di eccesso, senza spander fuori niente del fluido elettrico di cui ridonda, e che vi è ritenuto dall’aria coibente che lo attornia, pur influisce tutt’in- torno sul fluido che naturalmente contengono gli strati di essa aria ambiente; e i corpi che vi si trovano immersi, accrescendo di quello la naturale forza espansiva, esaltandola in certo modo, invigorendola, onde nasce quella ten- sione di elettricità in più, che può dirsi accidentale, potenziale, o meglio vir- tuale, conforme abbiam veduto: così un corpo elettrizzato negativamente, ossia per difetto, da cui siasi cioè estratto porzione di fluido elettrico, onde trovisi scemata realmente la sua dose naturale, fa sì, che venga affievolita la naturale elasticità, ossia forza espansiva del fluido elettrico proprio del- l’aria e de’ corpi circostanti, ancorchè loro non ne tolga realmente, l’ab- bassa cotal forza, la deprime, a norma della maggiore o minor vicinanza, onde nasce in essa aria, e corpi una corrispondente elettricità virtuale in meno: perlochè vi compajono tutti i segni proprj di essa elettricità ne- gativa: così dunque accostato il dito, od altro corpo conduttore, ad uno immerso in siffatta atmosfera negativa salterà la scintilla da quello a questo, il quale verrà per tal modo ad acquistare una reale elettricità in più, e questa compensando l’anzidetta elettricità virtuale in meno, ne toglierà cotal ten- sione negativa, farà cadere l’elettrometro, ecc.

§ 9. In prova di quanto finora si è avanzato, ed a maggior dilucida- zione delle cose descriveremo alcune particolari sperienze, che porranno tutto sott’occhio.

Qui termina I 17 α al quale fa seguito I 17 γ, ambedue assorbiti da I 5 che si pub- blica. In corrispondenza allo stesso punto comincia pure I 17 β, il cui principio però è qui so- stituito dalla fine di I 5, la quale vien completata colla rimanente parte di I 17 β e colla fine di I 17 γ. [Nota della Comm.].

Sper. 1a. Sia un piattello o disco di metallo, di legno, o di altro con- duttore A, del diametro di 4. 6. 8. o più pollici, ma di poca grossezza (di che vedremo in seguito la ragione) tale però, che dai bordi troppo sottili o acuti non abbia (per la nota virtù delle punte) a dissiparsi facilmente l’elettri- cità, un poco intensa di cui vogliasi investire. Tengasi tal disco perfetta- mente isolato; e con una capace boccia di Leyden carica a 10. buoni gradi di un comune elettrometro a quadrante, che abbia il pendolo abbastanza leggero, dandogli una piena scintilla s’infonda ad esso disco tanto fluido elettrico da elettrizzare lui pure a 10. gradi. Una tal giunta alla natural sua dose non è già tutto quel che può ricevere e ritenere di fluido addizionale, potendo sostenerne una maggiore prima che scappi fuori dai bordi, che perciò vogliamo non troppo sottili e taglienti; ma è tutto quello che può dargli la boccia

Cart. Volt. I 17 β.

carica a non più di 10. gradi per comporsi con esso disco A all’equilibrio. Ciò fatto, e ritirata la boccia gli si vada da lungi accostando di fronte e parallelamente, un altro simile disco B, esso pure perfettamente isolato. Comincierà questo alla distanza ancora di qualche pollice a risentirsi del- l’elettricità di quello, e a darne segni all’elettrometro di 1. grado, poi di 2. 3. 4. ecc. mano mano che si accostano, finchè ad una distanza picciolissima salirà in esso disco B l’elettricità virtuale in più quasi all’istesso grado della reale posseduta dal disco A cui sta affacciato. Or fissiamolo a tale distanza, che sarà circa presso a poco di 1. linea, a cui l’elettricità reale propria di A essendo di 10. gradi, come si è supposto, cotesta virtuale di B giunga a gr. 9. A così picciola distanza non salta ancora la scintilla, nè punto del fluido elettrico che trovasi in eccesso nel disco A, viene trasmessoa trasfondersi nel disco B, provveduto della sola natural sua dose, ostando lo strato d’aria interposto, che è coibente, a spezzare il quale, o a penetrarvi, vi si richie- derebbe elettricità di alcuni gradi più forte. Potrebbesi pertanto spingere ancor più innanzi l’accostamento ed innalzarsi con ciò tale elettricità vir- tuale a più di 9. gradi di B (non mai però mai ad eguagliare i 10.) ma non molto, che allora verrebbe a scoccare la scintilla, e succederebbe il passaggio di parte di quel fluido elettrico e affievolita codesta nel prossimo disco B, e così divisa l’elettricità reale, non vi sarebbe più differenza tra l’uno e l’altro. Arrestandoci a quella distanza di 1. linea circa troveremo, come si è detto, che non succede trasfusione alcuna di fluido elettrico dal disco A al disco B, e una prova evidente sarà, che rimovendo questo da quello, esso B andrà man mano perdendo i 9. gradi di elet. virtuale fino all’estinzione totale, all’intiera caduta dell’elettrometro, mentreladdove B

Nel Mns. è avvenuto evidentemente uno scambio, poichè invece di B dovrebbesi leggere A. [Nota della Comm.].

riterrà il fatto suo, punto non smonterà dai 10. gradi di elettricità che gli fur dati e che ha per intero conservati.

Pure se il disco A non giunge a dividere col disco B neppure a sì pic- ciola distanza quell’eccesso, a fargli parte cioè con reale trasfusione del fluido elettrico in lui ridondante, arriva ad influenzarlo in altra maniera, come abbiamo già accennato, con una

Cart. Volt. I 17 γ.

certa qual azione, con cui attua e rinvigorisce la forza espansiva del fluido elettrico proprio di esso disco B tal che con niente più della sua dose na- turale sorge questo ad una tensione di elettricità similmente per eccesso poco

minore dei 10. gradi posseduti realmente dal piat- tello A, sorge per es. a 9. gradi. Avviene cioè al fluido elettrico di B che in quantità non eccede la dose naturale, che eccede di tanto in forza espansiva, come eccederebbe pure in forza espan- siva l’aria di un recipiente di densità naturale, ma che venisse riscaldata. Or immaginiamo per concepire in qualche modo la cosa, che dal fluido elettrico ridondante nel disco A venga come riscaldato quello di naturale den- sità del disco B affacciatogli, onde tende pur esso ad espandersi con un cor- rispondente eccesso di forza e quindi con tutti i segni di un’elettricità in più, la quale diremo accidentale, o di semplice pressione, a differenza dell’elet- tricità reale posseduta dall’altro piattello A. Infatti questo che l’ha effettiva- mente ricevuto quel fluido elettrico eccedente la natural sua dose, se lo ri- tiene tutto comunque si allontani dal piattello B, tal che l’elettrometro, di cui sia fornito esso A non s’abbassa punto; laddove nel piattello B vien meno cotal elettricità accidentale o di pressione, a misura che si allon- tana, e si trae fuori dalla sfera di attività del disco A, finchè cessa la ten- sione e l’elettrometro cade del tutto, risorgendo come prima per gradi sem- prechè mantengasi isolato, se di nuovo si accosti gradatamente, ecc.