Volta, Alessandro Lettera al Signor Cavaliere Don Marsilio Landriani 1775 Como it volta_letML1775_990_it_1775.xml 990.xml

LETTERA

AL SIGNOR CAVALIERE

DON MARSILIO LANDRIANI

Como, 3 Giugno 1775

FONTI.

STAMPATE.

Mont. pg. 86.

MANOSCRITTE.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: In Mont. pag. 86 trovasi: « Al Signor Cavaliere Don Maurizio Landriani », evidentemente per errore invece di « Don Marsilio Landriani ». DATA: da Mont.

Mont. pg. 86: è una lettera del V. al Landriani, in data 3 Giugno 1775, sull’Elet- tricità vindice, e sull’attrazione e ripulsione del fluido elettrico.

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Illustriss. sig. sig. padrone col.mo.

Como 3 giugno 1775.

Io non so veramente quanto le ultime mie scoperte possano essere o di- venir interessanti: questo ben so che non lo saranno mai a par di quelle che V. S. Illustrissima va facendo sulla salubrità dell’aria, e ch’io desidero più d’ogni altro, e sono impaziente di vedere. Ella poi vorrebbe ch’io teorizzassi meno; e mostrando sentir fastidio di tanto abuso di teorie, e di ciò che si è corrivo a fabbricarne una ad ogni nuovo fenomeno, se la prende nel soggetto nostro contro la teoria dell’Elettricità Vindice del padre BECCARIA, che a ra- gione chiama involuta. Ma se i nuovi fatti che mi si presentano fossero ap- punto tali, che rovesciassero la teoria beccariana, e stabilissero e confermas- sero la mia, che produssi son già parecchi anni in una lettera stampata, e diretta al medesimo professore di Torino - De vi attractiva ignis electrici etc. - dovrei io neppure far cenno di ciò, e riportando nudamente questi fatti tralasciarne l’applicazione che si offre da sè medesima? Ecco il punto capitale in che discordo dal padre BECCARIA. Io ho avanzato in quella operetta: che la faccia d’un isolante elettrizzata, e addotta alla scarica mediante il toccarne l’armatura che la veste, non dimette e non smarrisce in quest’atto l’elettricità sua; ma ne ritiene una parte assai notabile, di cui pena a disfarsi a cagione del moto sommamente difficile e impedito, che il fuoco elettrico ottiene nelle sostanze isolanti: che per quella forza con cui tende all’equilibrio (per questa io intendea l’attrazione e null’altro) la faccia isolante nel tentar la scarica, aggrava, dirò così, l’armatura di cui è vestita, e v’induce l’elettricità contraria; in virtù di che cessano i segni al di fuori, ma che realmente e assolutamente l’elettricità della faccia isolante non si è annullata, ma persevera tuttavia contrappesata dalla contraria indotta nell’armatura; di che anche ci fa mani- festo segno la forte adesione dell’armatura o veste alla faccia stessa: finalmente che disgiunta l’armatura e l’isolante, e tolto il contrappeso, ciascuna manifesta la sua propria e assoluta elettricità. Questo è ciò ch’io mi argomentava di provare dalla pag. 54 alla pag. 68. Ma il padre BECCARIA avea supposto che nell’atto della scarica la faccia isolante si dispogliasse veramente e intiera- mente della sua elettricità; e che poi questa elettricità la ripigliasse di bel nuovo a costo dell’armatura, nell’atto e per l’atto di svellerle questa d’indosso. Dopo il mio scritto indirizzatogli nel 1769 pubblicò egli nell’anno medesimo il suo libro, in cui tratta diffusamente dell’elettricità vindice, inerendo sempre al suo supposto della nuova elettricità che s’induca, estinta la prima, mercè la scarica, in virtù dello snudamento della lastra: e nell’ultima opera - Elet- tricità artificiale 1772 - dura pertinacemente in questo che le elettricità si annullino per la scarica, e si rigenerino per lo snudamento, e vi insiste (pag. 407 e seg.). Or trovandosi le cose a tal passo condotte, e avendo io finalmente tra mano fatti decisivi

I fatti decisivi ai quali accenna, sono quelli riguardanti l'invenzione dell’Elettroforo, in merito al quale il V. stava preparando la lettera che doveva inviare al Priestley in data 10 giu- gno 1775. Questo passo di lettera viene richiamato in un’altra successiva lettera del V. al Landriani, in data 8 luglio 1775, pubblicata al N° XLV (H). [Nota della Comm.].

, mi dica Ella se non dovrò valermene all’intento: mas- sime quando egli nell’immaginare e far pruove a questo intendimento fu con- dotto alla scoperta di quella elettricità, che chiamerò vindice indeficiente, e sì indeficiente a tutto rigor di termine.

Per ritornare al fenomeno de’ palloncini di vetro, non so intendere come non le quadri il dedurlo da quella notissima legge de’ movimenti elettrici, per cui due corpi dotati di elettricità analoga, o le parti d’un medesimo corpo tendono a scostarsi. Quando così richiede the electrical orthodoxy per usar una frase del signor KINNERSLEY

In Mont. trovasi, « Kinnevley ». [Nota della Comm.].

, non si ha a rigettare un fatto o un canone di questa per ciò solo che non se ne comprende la primaria cagione. Ammet- tiamolo per ciò che egli è, per un fenomeno de’ più generali, a cui si riportano tanti altri manifestamente, e che è la chiave di altri pure, di cui non si vede la connessione a prima giunta, ma pure ci discuopre le analisi egualmente da quello dipendenti. Ma Ella appunto se la prende contro la pretesa cagione di tal fenomeno, e come si spiega scommetterei che ha giurato nimicizia con quella forza di ripulsione che da taluno si vorrebbe intruder dappertutto. Manco male ch’Ella non è altrettanto indisposta per quell’altra dell’attrazione, per il che non le verrà poi molto a dispiacere la spiegazione che in più d’un luogo ho recata dei movimenti elettrici, riducendoli, quelli pure di scosta- mento, ad un solo principio d’attrazione. Il principio è che i corpi diversamente elettrizzati si accostano: coerentemente a che due corpi dotati di analoga elet- tricità non sono già animati da una forza ripulsiva, perchè si fuggano; ma fan ciò sollecitati da corpi circostanti, od anche dalla sola aria ambiente, che li attrae siccome meno elettrica d’essi. Il fatto è più chiaro a favore dell’at- trazione, e ad esclusione della ripulsione in ciò che vediamo un filo presentato ad un corpo elettrico e sporgentesi verso lui sin quasi a toccarlo, il qual filo fugge un dito che allato di esso si presenti al medesimo corpo elettrico; giacchè in questo caso non si vorrà già dire che il dito rispinga veramente il filo: e come ciò se nè esso dito, nè il filo sono elettrici comunicando col suolo? Il filo adunque non elettrico piega dall’altro lato, ove intatta rimane l’atmosfera attraente del corpo elettrico, cui mira, mentre il dito la va spogliando da questo lato. Questa spiegazione molto diffusamente l’avanzai in una lettera all’abate NOLLET del 1768, e che comunicai al padre BECCARIA. Questi mi rispondea: « Il principio che anche i corpi similmente elettrici si discostino per attrazione è quello ch’io ho usato nel secondo capo dell’elettricismo naturale ed artifi- ciale; ma che susseguentemente m’è paruto meno certo; nè mi pare da lei dimostrato ». Io però non trovai ragione d’abbandonare il mio principio, che tanto si raccomandava per la semplicità sua, onde al medesimo m’attenni nella dissertazione già ricordata - De vi attractiva etc. - e in più d’un luogo ne feci cenno, come può vedere nelle pagine 10 e 14. Checchè ne sia della ca- gione di questi discostamenti, a noi basta che il fatto universalmente ne consti, per poter da questo sicuramente partire a render ragione d’altri ed altri feno- meni più complicati. Or e perchè non s’appaga Ella della spiegazione de’ pal- loncini di vetro sollevatisi o sporgentisi dall’acqua, e di quella della accre- sciuta traspirazione, che spontaneamente ne procedono? Ma Ella vorrebbe far senza di questo principio de’ movimenti elettrici, e surrogarvi la corrente dell’aria, l’urto del fuoco moventesi ecc. che la perspirazione accelerino. Alla buon’ora: io non voglio negare ch’altri elementi, e singolarmente l’accorri- mento di novella aria influiscano a promuovere cotesta esalazione; ma son ben certo che tutti assieme non v’hanno di molto quella parte, che v’hanno i varii movimenti elettrici i quali animano egregiamente i scoli d’un qualsi- voglia liquore; come in bella maniera si fa visibile nei getti seguenti e sparpa- gliati d’un sifoncino, che pria d’elettrizzarsi non tramandava che goccie in- terrotte.

Un altro cenno sul venticello elettrico. EPINO e PRIESTLEY lo dimostra- rono per una vera corrente d’aria prima del Rev. BECCARIA. Io non so se prima d’essi, ma certo prima che comparisse la celebre storia dell’elettricità, cioè nel 1768, nella lettera a NOLLET mi argomentai di provare la stessa cosa. Me le raccomando e sono

P. S. Come credo ch’Ella non abbia vista quella mia lettera al padre BECCARIA, mi farò premura di mandargliela alla prima occasione.

Suo div. obbl. servo ed amico

A. VOLTA.

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