Volta, Alessandro Lettera al Padre Giovanni Battista Beccaria 1767 Como it volta_lettGBB2_987_it_1767.xml 987.xml

LETTERA AL PADRE GIOVANNI BATTISTA BECCARIA

Como, 22 Giugno 1767.

FONTI.

STAMPATE.

«L’Ordine». Como 3 Marzo 1914.

MANOSCRITTE.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: dall’« Ordine » DATA: dall’« Ordine ».

È una lettera in data 22 giugno 1767, nella quale il V. risponde ad un’obbiezione del Beccaria: essa venne pubblicata la prima volta sul giornale di Como «L’or- dine », 3 marzo 1914, poi nell’ottobre dello stesso anno, dal Sig. Gaetano Ceruti, pure di Como. Il Mns. si conserva presso la famiglia dell’On. Mario Cermenati.

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Como 22 Giugno 1767.

M.to R.do P.re Prof. Col.mo

Niente meno io m’aspettava dalla gentilezza di V. P. M. R. che una risposta sì compita, ed obbligante, qual è quella che di presente ricevo. Se mi credessi meritevole di quella lode ch’ella troppo abbondantemente mi compartisce dicendo di aver fatto qualche conto sì della prima, che dell’ul- tima mia, potrei insuperbirmi; ma perchè non son sì facile a lusingarmi, ben conosco essere la di lei espressione effetto di sopraffina gentilezza, e solo posso da ciò promettermi essere state le suddette mie da V. P. M. R. benignamente accolte, poichè ne ricevo per caparra un sì grazioso riscontro. Posto il genio ch’ella dimostra di non volere entrar in questione circa la cagione onde vetri ricevono dalla mano stropicciante, i zolfi contribuiscono riducendosi ella per combattere il mio supposto a questo solo, che tanto il vetro, quanto il zolfo si elettrizzano similmente alla catena, e alla macchina; mi restringo ancor io ad un solo riflesso, che può far parere meno convincente la savissima di lei osservazione. Dico adunque che per me il vetro scarseggia bensì di vapore rispetto i corpi che nello stato naturale ritrovansi, ma è tanto poco cotal di- fetto, che tostochè la macchina divenendo elettrica per difetto perde niente niente del suo, allora il vetro stesso abbonda in confronto di questa, onde non è maraviglia se esso pure quando si fa parte di macchina difettivamente si elettrizi. Così il zolfo in competenza della catena elettrica non più abbonda, ma scarseggia anzi di vapore, ciò che fa, che essendo in istato di riceverne si carica ecc. Ma troppo mi dilungo dallo scopo prefissomi, il quale è di por- gere a V. P. M. R. i più cordiali ringraziamenti del pregiatissimo foglio, di cui si è degnato farmi contento, e che terrò mai sempre per una delle grazie più segnalate. La prego però a non volere far replica nuovamente a questa mia, che altrimenti le riuscirebbe di doppio incommodo, giacchè non soffro ab- biano luogo le cirimonie ove si tratta di un atto di doverosa riconoscenza che colla presente io le professo.

Questo sì, che qualora le piaccia confidarmi alcuna cosa intorno i profit- tevolissimi di lei studj, ambirò l’onore di essere fatto partecipe, e la favore- vole occasione di trarne l’opportuno vantaggio. Ma sopratutto attendo con impazienza che si arrichisca il pubblico di questa nuova opera da V. P. M. R. accennatami, e tengo a calcolo la promessa ch’ella mi fa di comunicarmela. Frattanto se vaglio servirla mi onori de’ suoi stimatissimi comandi e si degni di far entrare al grado della sua preziosa amicizia quello, che col più profondo ossequio si dice di V. P. M. R.da

Umil.mo Devot.mo Obbl.mo Servitore ALESSANDRO VOLTA.

Al M.to R.do P.re Prof. Col.mo, Il P.re D. Giambatta Beccaria delle SS. Pie, Professore di Fisica nella R. Università di Torino