Volta, Alessandro Principali punti di teoria dell'Elettroforo it volta_teorElet_999_it.xml 999.xml

PRINCIPALI PUNTI DI TEORIA DELL'ELETTROFORO

FONTI.

STAMPATE.

MANOSCRITTE.

Cart. Volt. L 3.

OSSERVAZIONI.

TITOLO: dall’autografo. DATA:

L 3: è un brano, che si pubblica, di una minuta con molte correzioni, di una let- tera aperta o memoria sull'Elettroforo: in questo autografo notansi corrispon- denze di frasi e di interi periodi con quelli di un altro manoscritto I 18 che si pubblica al N° XLVII (B).

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Cart. Volt. L 3.

Io riduco all’azione delle atmosfere elettriche tanto i fenomeni della carica de’ strati coibenti, quanto quelli che han luogo prima o dopo la sca- rica e si manifesta dallo snudare una o l’altra delle faccie coibenti, od amen- due della rispettiva armatura

In L 3, qui è stata lasciata fra le numerose cancellature, certo non deliberatamente da parte del V., la seguente frase « riduco tutto all’azione de... ». [Nota della Comm.].

. . . . . . Con che non ho più bisogno di ri- correre nè ad alcun nuovo principio, nè al nome nuovo di elettricità vin- dice ec.

Per ispiegare dunque i fenomeni che presenta l’Elettroforo, nel quale giuocando appunto carica e scarica di uno strato coibente ch’è la resina, e snudamento della faccia da cui vien levato lo scudo, converrà prima con- siderare nella maniera più semplice l’azione dell’atmosfera elettrica.

Siano due piatti di metallo A e B. A isolato e fortemente elettrizzato in più, da cui due fili pendano per servire d’Elettrometro. . . . . . . . . . B pure isolato, guarnito di fili mobilissimi ma non elettrizzato, vi si tenga sopra sospeso (reggendolo e. g. colle cordicelle di seta, come lo scudo dell’Elettro- foro), così in alto, che sia fuori della sfera d’attività del piatto elettrico A. Quel piatto sospeso B non darà alcun segno, i fili attaccati non diverge- ranno punto nè si muoveranno verso il dito che gli presentiate; e come non risente nulla quel piatto sospeso dell’Elettricità dell’inferiore, così l’elettri- cità di questo niente patisce o si risente dai toccamenti che si fanno al primo, nè i fili diminuiscono per ciò la loro divergenza.

Ma cominciate a calare il piatto A, cosichè cominci ad entrare nella sfera d’attività di B

In questo periodo è evidentemente avvenuto uno scambio delle due lettere A e B. [Nota della Comm.].

, osserverete che i fili giacenti e paralleli di quello princi- pieranno a farsi divergenti, ed a moversi verso il dito, o qualunque corpo che gli presentate; e invece comincieranno a perdere della divergenza che aveano i fili del piatto elettrizzato B. B dunque si risente dell’elettricità eccessiva di A, e tale elettricità egli stesso affetta; perocchè i suoi fili fatti già divergenti fuggono da un altro corpo che sia elettrico in più, come da un tubo di vetro fregato, da un nastro nero, e corrono veloci ad un elettrico in meno e. g. un nastro nero a un cilindro di ceralacca ec.

Crederebbesi a prima giunta, che parte del fuoco ridondante di A, fosse tragittato al corpo B, e non sembra ciò indicare il dicadere la divergenza tanto appunto dicaduta ne’ fili di A, di tanto appunto, quanto prende piede ne’ fili di B? Ma nulla di questo: il fuoco non è altrimenti . . . . . . . . in- teso crepito di scintilla, nè veduto raggio alcuno di luce spicciare.

Pur si potrebbe tuttavia supporre che tragittasse il fuoco da A in B chetamente, ed invisibile.

Contro tale supposizione però sta il fatto, il quale mostra che nemmeno la minima parte del fuoco ridondante nel corpo A è passata al corpo B, ma ch’e rimasto tuttora accumulato in quello: imperciocchè vedrete che ritirando B e scostandolo affatto da A rimettonsi di questo i fili al primier grado di divergenza, e perdon quella che acquistata aveano i fili di B.

L’accidentale divergenza pertanto di questi fili, l’elettricità per eccesso, che affetta il piatto B accostato a un certo segno al corpo A propriamente ed effettivamente ridondante di fuoco proviene da ciò, che sebbene non si trasfonda ad esso B nè punto nè poco del fluido elettrico accumulato sopra A, vi giugne però, e fin là s’estende l’azione di questo fuoco. Qualunque ella siasi quest’azione, e in qualunque modo noi riguardar la possiamo, come attrazione, o come ripulsione (d’ambedue sembramostrasi dotato il fluido elettrico, di ripulsione mutua nelle parti di esso fluido, onde la sua espansibilità, d’attrazione ossia affinità verso le parti degli altri corpi, onde la tendenza a distribuirsi a tutti i corpi in modo di avere un’eguale rispettiva saturità, gli accostamenti de’ corpi tra quali è male distribuito ec.; tali forze di attrazione e ripulsione ha supposto nel fluido elettrico il grande FRANKLIN, e sopra queste ha fabbricato una teoria EPINO nell’opera tentamen, riducendo a calcolo e assoggettandole a formole questi due elementi dell’attrazione e ripulsione) . . . . .

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