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DEI MEZZI PER ECCITARE L'ELETTRICITÀ

FONTI.

Stampate.

Manoscritte.

Cart. Volt.: 0 55’.

Osservazioni.

Titolo: Data: senza data.

O 55’: è una minuta autografa, con numerose correzioni, di un frammento di lezione in cui il V. parla dei vari procedimenti per eccitare l’elettricità artificiale e del comportamento dei corpi ad essi sottoposti.

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Cart. Volt. O 55’.

Per arte ne’ corpi terrestri che sottoponiamo a certe operazioni. Naturalmente fra la terra e l’atmosfera, per le varie vicende, a cui questa va soggetta.

§ 4. Cotali operazioni per l’elettricità artificiale sono: il riscaldamento, e il raffreddamento, che nella tormalina, e in alcune altre pietre smuovono per entro il fluido elettrico, diradandolo in un capo, e condensandolo nell’altro, che chiamansi i poli di tali pietre: una più o men forte pressione che soffrono con lo spezzarli anche o frantumarli; ma lo spezzarli anche...

Nel Mns., a questo punto, la correzione, colla quale è stata modificata la prima redazione, appare incompiuta. [Nota della Comm.].

le percosse e sopratutto un acconcio strofinamento di vari corpi, i quali acquistano più o meno di elettricità mercecchè sulla faccia appunto premuta percossa o stro- finata vien portato qualche accrescimento nella dose naturale di fluido elet- trico, e si dicono elettrizzati per eccesso, in più, o positivamente, o al contrario vi accade qualche diminuzione, e si dicono elettrizzati per difetto, in meno o negativamente. Questi mezzi ed artificj, segnatamente quello dello strofina- mento erano conosciuti da lungo tempo. Alcuni nuovi ne ho poi io scoperti atti pure ad eccitare debole sì, ma pur sensibile qualche elettricità, cioè l’ebul- lizione dell’acqua, ed altre vaporizzazioni forzate; alcune combustioni piut- tosto deboli che forti; certe fermentazioni, vive queste e tumultuose con svol- gimento di gas ...

Nel Mns. qui appare un richiamo ad una aggiunta che manca. [Nota della Comm.].

finalmente il semplice contatto di metalli ed altri corpi deferenti (spiegheremo tosto cosa s’intenda per corpi deferenti, e quali sieno) tra loro diversi.
A dir vero l’elettricità che si induce in quest’ultima maniera è debole estremamente, e riesce impercettibile affatto, a meno di ricorrere a certe specie di elettroscopj oltremodo sensibili e delicati, quali sono le rane preparate alla maniera di Galvani ecc.; le cui belle e sorprendenti sperienze, che mi han messo sulla via di scoprire tale elettricità prodotta dal semplice contatto di corpi fra loro diversi, massime metallici, e di sostenerla contro lui medesimo, che la voleva anzi animale ed organica, han pur ottenuto che si chiami ancora elettricità galvanica

Nel Mns. a questo punto trovasi un richiamo ad un’aggiunta che manca. [Nota d. Comm.].

...

La più forte e risentita elettricità si ottiene dunque, come si è accennato, coll’acconcio sfregamento di certi corpi contro certi altri. Ve n’è poi un nu- mero più grande di meno eccitabili o per loro natura, o per venir cimentati con poco acconci strofinatori, o male assortiti. I migliori dunque sono l’elettro ossia ambra gialla, electron in greco, succinum, ed anche electrum in latino, il che nomino per il primo, essendo anche stato il primo corpo in cui fu cono- sciuta, e sì fin dalla più rimota antichità, la virtù di attrarre, strofinato che sia, le pagliette ed altri corpicelli leggeri, e provenuto essendo da questo il nome di Elettricità; poi la lacca, la copal, e le altre resine e bitumi solidi; il solfo; varie gemme; i cristalli e vetri d’ogni sorte; i peli degli animali; le sete; i legni, e i cartoni ben tostati al forno, e mezzo abbrustoliti. Tutti questi corpi purchè non sieno bagnati, o molto umidi, basta strofinarli alcun poco colla mano nuda e asciutta, con panni, od altre stoffe, con carta, cuoi ecc. parimenti asciutti, o con lamine metalliche pieghevoli, acquistano tanta elet- tricità da darne segni non solamente coll’anzidetta attrazione de’ corpicelli leggeri; ma colla susseguente ripulsione de’ medesimi; con tenui scintille crepitanti ed anche con pennoncelli di luce che vibrano dai punti strofinati alla punta di un dito, di una chiave, o d’altro corpo, deferente, che lor si presenti, però visibili soltanto all’oscuro; con un legger vellicamento, che fan sentire alla pelle del volto come se urtasse in una sottile tela di ragno; finalmente con un odore che rassomiglia a quello del fosforo. Tali segni elettrici non compajono già tutti, ma i primi soltanto, a misura che l’elet- tricità è più debole, quale suol prodursi pure dallo stropicciamento di mol- tissimi altri corpi, i quali nello stato in cui si truovano ordinariamente non si elettrizzano neppur debolmente per tal mezzo, ma han bisogno d’es- sere prima ben asciugati al fuoco, o al sole, o almeno con lunga esposizione all’aria molto secca; come le stoffe di lana, di cotone, di lino, la carta, i cuoi; altri voglion essere con più intenso calore essicati, riarsi, torrefatti, spogliati insomma d’ogni umido anche interno, e sono i legni, le ossa, i marmi e le altre pietre. Mercè insomma di tale compiuto essicamento interno ed esterno, si può dire, che tutti i corpi solidi sieno atti adsuscettibili di elettrizzarsi più o meno per istropicciamento, o come si soglion chiamare i corpi dotati di tal virtù, originariamente elettrici, idioelettrici, che vale elettrici per sè, o semplicemente elettrici: diconsi anche, e a me piace più degli altri un tal nome, motori di elettricità. Così tutti i corpi solidi (giacchè i fluidi o molli non subiscono tale stropicciamento che sia attovalevole ad elettrizzarli) spogliati d’ogni umore sono elettrizzabili per istropicciamento, sono idioelettrici, diciam piuttosto motori di elettricità al grado di darne segni più o men sensibili, eccetto solo i metalli, e i carboni di legno, che strofinati comunque non dan segni di alcuna elettri- cità sensibile, sebbene sieno pur essi in certa guisa, e in qualche grado motori, come io ho scoperto non ha molt’anni di che torneremo a parlare tra poco. Adunque i metalli e i carboni sono i soli corpi solidi, che privi affatto di umore, asciugati anche esternamente quanto noi si possa (le quali condizioni confe- riscono pur tanto al rendere tutti gli altri corpi elettrizzabili per istropiccia- mento), pur non si eccitano per questo mezzo, stropicciati cioè in qualsiasi modo, non si eccitano, dico, al grado di dare i comuni segni elettrici, neppure i più deboli, di attrazione de’ corpicelli leggeri, ecc. Ma se dotati non sono di questa virtù, di mover essi originariamente, e far sorgere un’elettricità viva e sen- sibile, onde si chiamano non elettrici, anelettrici, posseggono invecein iscambio in un grado insigne quella di riceverla per comunicazione da corpi già elet- trizzati, di propagarla e diffonderla a tutta la mole del loro corpo, sia quanto si vuole estesa, di trasmetterla ad altri conduttori, propagatori o defe- renti come essi, che così appunto si chiamano cotesti corpi elettrizzabili per comunicazione; diconsi poi anche simperielettrici (che vale elettrici per altri), in opposizione al nome di idioelettrici (elettrici per sè), che si è dato, come vedemmo, agli elettrizzabili per istropicciamento; i quali vicendevolmente non godono di questa altra virtùproprietà di contrarre l’elettricità per via di comu- nicazione, di riceverla, condurla liberamente e propagarla; cosicchè quell’elet- tricità stessa che in loro si eccita per istropicciamento, riman confinata ai soli punti istropicciati; nè di là trascorre al resto della superficie, al più s’avanza alcun poco, molto meno passa all'interno, onde chiamansi non conduttori, coibenti, coercenti, oppure isolanti; ed isolato poi chiamasi quel qualunque corpo elettrizzato che sostenuto da essi nell’aria, la quale a meno di trovarsi molto umida, è pur coibente, ed isolante, non ha alcun’altra comunicazione per mezzo di conduttori col suolo, e conserva un tempo più o meno lungo la. sua elettricità, che altrimenti comunicata al suolo andrebbe a perdersi nel vasto seno della terra. Gli è per tale isolamento, che mantiensi negli idioelet- trici stessi l’elettricità confinata ai punti di lor superficie che han sofferto stropicciamento: questi corpi di lor natura coibenti isolano sè stessi, ossia una parte isola l’altra.

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