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SEZIONE TERZA

DELL’ELETTRICITÀ ANIMALE

La lettera del V. a Mad. Lenoir de Nanteuil, Cart. Volt. E 4, in data 14 maggio 1782 (pubblicata nel No 1°, del Vol. I), è la traduzione in francese di questa Sezione terza, salvo va- rianti e l’ommissione di qualche parte. Nelle note di frontespizio del presente Numero sono richia- mate le circostanze che autorizzano a ritenere E 4 come la chiusa di O 23, e fra queste, importanti sono quelle che emergono dall’introduzione e dalla chiusa di E 4 stesso, e da un’altra lettera di Mad. Lenoir de Nanteuil al V., Cart. Volt. M 15, in data 4 marzo 1782, che qui in parte si pubblica:

Cart. Volt. M 15.

« Je regrete fort, Monsieur, que vous n’ayez pas éxécuté le projet que vous aviez de re- « passer pour Paris. Je m’en vengerois en ne vous envoyant pas votre ouvrage sur les airs, si « ce n’étoit manquer à la reconnoissance que je vous dois pour la peine che vous avez prise « de me le dicter. J’ai été bien fachée, que les cahiers d’électricité soient si mal écrits. Celui-ci « n’a point de faute, vous en serez plus content. Je garde précieusement ces deux traités. Ils « renferment une théorie neuve, énoncée avec une clarté une simplicité et une précision, qu’on « cherche vainement dans beaucoup d’ouvrages scientifiques ».

Il corso di Elettricità richiamato in M 15 sarebbe O 23, mentre quello sulle Arie sarebbe O 24, che è un fascicolo accuratamente scritto dalla stessa mano che stese O 23 ed M 15. O 24 porta sulla copertina la seguente indicazione autografa del V.: « Des differents Airs ou gas, dicté a Paris an. 1782 ». [Nota della Comm.].

Idea di questa elettricità.

Articolo primo.

§ CCXXXIX. Stropicciando il dorso di un gatto, strigliando un cavallo, solcando col pettine i capelli, che siano ben secchi, si sentono degli scoppietti, e veggonsi delle scintille: i peli, e i capelli si fanno irti, e si ripellono tra di loro, e sono invece attratti da altri corpi: in una parola tutti i segni elettrici si manifestano e sono anzi fortissimi, quando l’aria è asciutta, e nella stagione del gelo sopratutto. I medesimi fenomeni ànno luogo, e nelle medesime cir- costanze, quando uno si cava i manichetti, le calze, la sottoveste di lana, o di castoro, e sopratutto, quando tenendo sulla gamba due calze di seta, una bianca, e l’altra nera, si vengono a cavare unitamente, e dopo a separarle.

Che più? L’uomo vestito, non può darsi alcuna agitazione, senza eccitare nel suo corpo, per lo stropicciamento de’ panni, qualche grado di elettricità, di cui dà segno montando sopra di uno sgabello isolante, e toccando un elet- trometro abbastanza sensibile: ciò però non succede, se la persona, o sia molle di sudore, o traspiri abbondantemente.

§ CCXL. L’elettricità, che manifestasi sopra gli animali è talvolta così forte, che compaiono dei lunghi tratti di luce, e non solamente scintille: di maniera che, ciò che viene raccontato di fiamme leggere viste aggirarsi in- torno al capo di alcune persone, al corpo de’ cavalli ecc., altro probabilmente non era, che fiocchi di luce elettrica, cui la sorpresa, e l’amore per il maravi- glioso han fatto molto esagerare.

§ CCXLI. Si è voluto chiamare quest’elettricità, elettricità animale, non altrimenti, che quella, che si è osservata nascere, come spontaneamente, nelle piume di alcuni pappagalli viventi; ma si ebbe gran t’orto, atteso che l’ani- male vivo, o morto non contribuisce punto a questa elettricità, la quale non tiene, ad alcuna funzione vitale, ma viene prodotta semplicemente dallo stropicciamento dei peli, delle sete, delle lane, e dei pannilini ancora, i quali, allorchè si trovano convenientemente asciutti sono veri idioelettrici.

§ CCXLII. L’animale, che porta indosso questi corpi, può tutto al più favorirne l’elettrizzazione col mantenervi un calor dolce, il quale è di un grandissimo vantaggio per l’elettricità di questi corpi. La cosa è così vera, che un legno, od un metallo caldi al medesimo grado, sopra i quali si distenda una treccia di capelli, una pelliccia, una stoffa di seta ecc., favoriranno egual- mente, anzi meglio, che l’animal vivente, l’elettricità di cotesti corpi, meglio, dico, perchè non vi sarà punto di traspirazione umida.

§ CCXLIII. Acciò, che il nome d’elettricità animale convenga propria- mente, bisogna trovarne

Così in O 30, O 35, ed in Sagg. Elettr. Coll. Volt. Zan. V., mentre in O 34 trovasi: « provarne ». Si preferisce la lezione di O 30 ecc., la quale concorda con quella di E 4. [Nota della Comm.].

una, che sia in qualche modo legata alla vita, che tenga all’una, o all’altra funzione dell’economia animale. Or una tale elettri- cità esiste ella? Esiste sì veramente, in alcuni singolari animali. Quelli, in cui finora è stata scoperta, sono, la Torpedine, l’Anguilla tremante del Surinam, che i naturalisti chiamano Gymnotus Electricus, e un certo altro pesce poco conosciuto, che trovasi nel Nilo. Il primo dei summentovati pesci è del genere delle Raje, e si trova tanto nel Mediterraneo, quanto nell’Adriatico. Il se- condo è un pesce d’acqua dolce del genere delle anguille, che vive nei fiumi del Surinam, e della Cajenna. Il terzo è un altro genere di pesce che, come s’è detto, non è ben conosciuto ancora.

Articolo secondo.

Dell’Elettricità della Torpedine e dell’Anguilla tremante.

§ CCXLIV. Gli antichi ebbero cognizione della torpedine, e di quella commozione singolare, che ella produce nel braccio, di chi viene a toccarla mediatamente o immediatamente. Plinio fra gli altri ne parla in una maniera assai chiara. Una tal sensazione di intormentimento nel braccio, che produce questo pesce, è ciò, che gli ha fatto dare il nome latino torpedo.

§ CCXLV. Si erano immaginate molte ipotesi più, o meno ingegnose per ispiegare questo fenomeno straordinario. Dopo la scoperta dei principali fenomeni elettrici alcuni fisici, segnatamente S’Gravesande

Con riferimento a questi due nomi s’Gravesande e Musschembroek, Cart. Volt. 0 35 e Saggio Elettr. Collez. Volt. Zan. V. portano rispettivamente le seguenti citazioni: « Introd. ad Phil. Nat. Cap. De Electricitate parag. 901 et seq. »; « Vedi il Secodo Tomo degli Atti della Società, di Harlem ». [Nota della Comm.].

e Musschem- broek sentendo l’insufficienza di tutte queste spiegazioni puramente mec- caniche e scoprendo una grande somiglianza, tra la commozione del pesce di cui si tratta, e quella prodotta dalla boccia di Leyden, pensarono, che questi due fenomeni potessero essere della medesima specie, e prodotti dalla medesima causa, cioè dall’elettricità. Era però riservato al Signor Walsh membro della Società Reale di Londra di dimostrarne la perfetta identità, per via di espe- rienza senza repliche. Il Signor Bajon medico del Re di Francia alla Lovi- siana aveva di già prevenuto il Sig. Walsh in alcune di queste esperienze sull’anguilla tremante: egli area fatto vedere, che la commozione non si pro- paga, che per mezzo dei buoni conduttori dell’elettricità, ed è assolutamente arrestata dai corpi isolanti; che una catena di persone, le quali si tengon per mano, e fanno circuito, sono colpite tutte all’istante; che ogni cosa finalmente procede come nella scarica della boccia di Leyden. Il Signor Walsh dalla sua parte faceva le medesime esperienze, e le spingeva molto più innanzi: egli ci di- mostrò come il ventre, e il dorso della torpedine, la testa, e la coda nell’an- guilla tremante, fanno la funzione delle due superficie della boccia di Leyden. Ci fece inoltre vedere, che la più piccola interruzione nella catena dei con- duttori arresta questa scarica elettrica, ed impedisce con ciò, che si possa giammai ottenere scintilla: della qual cosa ecco la spiegazione, che egli ne dà.

§ CCXLVI. Osservando come tutto questo ha luogo similmente nella scarica di una batteria elettrica grandissima, ma debolissimamente caricata, la quale non lascia di dare una ben forte commozione, senza scintilla visibile però, e solo per mezzo di un contatto immediato, egli giudica conseguente- mente, che la torpedine anch’essa scarichi un’enorme quantità, di fluido elet- trico, non altrimenti, che una tale batteria, ma con poca forza, con una debole tensione (come io soglio spiegare): di maniera che, nè l’una, nè l’altra di queste scariche, le quali si rassomigliano per ogni verso, non può superare la minima interruzione, non può far salto nell’aria.

§ CCXLVII. Il medesimo Signor Walsh considerando allora, che l’anguilla tremante produce una scossa molto più violenta che la torpedine, pensò in conseguenza, che quella potesse non solamente scaricare una grandissima quantità, di fluido elettrico, ma altresì spingerlo con maggiore forza: egli para- gonò l’anguilla alla medesima batteria elettrica caricata a un grado di tensione più sensibile, e dietro tale idea, concepì la speranza di ottenerne pur alla fine una scintilla; ciò che gli riuscì benissimo: ecco come fu fatta la sperienza

Qui termina Cart. Volt. O 35. [Nota della Comm.].

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Tagliò trasversalmente con un rasoio affilato una foglietta di metallo incollata su di una lastra di vetro, di maniera, che gli restasse una soluzione di continuità la più piccola possibile, e mise questa foglia nel circuito, od arco conduttore della scarica. Le cose così disposte, quando poscia si venne a toc- care con un capo dell’arco la testa dell’anguilla, l’altro capo comunicando colla coda, la scintilla, sebbene minutissima, comparve al luogo segnato dalla detta interruzione della foglia metallica.

§ CCXLVIII. È cosa ben sorprendente, che un animale possa muovere a suo talento il fluido elettrico, e in tanta copia condensarlo in una parte del suo corpo, diradarlo nell’altra, e scagliarlo finalmente a talento attraverso dei conduttori, i quali allorchè l’animale è nell’aria devono formare il circuito, e ricondurre così il fluido medesimo all’equilibrio. Più sorprendente ancora è, che questa carica e scarica possano operarsi nell’acqua, la quale è per sè stessa un buon conduttore; e che il torrente elettrico colpisca giustamente il braccio della persona tuffato nell’acqua per toccare il pesce, o colpisca un altro pesce, che nuota vicino (il qual pesce è percosso di maniera a non potersi più sottrarre alla gola divorante dell'animale elettrico). Vero è, che si può spie- gare tutto ciò perfettamente bene colla supposizione della grandissima quantità di fluido elettrico scaricato nell’istante, il quale debbe gittarsi a preferenza sopra quei conduttori, che sono migliori dell’acqua, come i metalli, e gli ani- mali viventi: ciò che ha luogo parimenti nella scarica di una grande batteria, per poco carica che sia, per piccola tensione che abbia l’elettricità. Ma sempre resta a sapere, e pare incomprensibile, come un picciolo animale possa muovere a suo talento una sì prodigiosa quantità di fluido elettrico, e per qual mezzo.

§ CCXLIX. Punto non si dubita, che la torpedine, e l’anguilla tremante, non abbiano per questa funzione un organo particolare: ciò, che ne dimostra anche la sezione anatomica, presentandoci un apparato di fibre, che sembrano appartenere a nessuna altra funzione vitale. Il più volte lodato Signor Walsh è andato più innanzi: egli ha scoperto nella detta anguilla una facoltà che può chiamarsi non impropriamente un senso elettrico. Se si immerga nella vasca d’acqua in cui nuota l’anguilla uno, due o più conduttori perfetti, ma inter- rotti, l’animale non ne sembra in alcuna maniera affetto; ma se si venga a stabilire una comunicazione tra due, di que’ conduttori, che sporgono dalla vasca, di maniera che si compia il circuito ossia l’arco conduttore, l’animale tosto si agita, accorre, e porta l’estremità del muso ad un capo di questo con- duttore, come per fiutarlo e la coda all’altra estremità, e nel momento eccita la scarica elettrica, che dà la commozione alla persona,, o persone intermedie, supposto, che queste facciano la catena di riunione tra i due pezzi di con- duttore.

§ CCL. Ecco fin dove son giunte le scoperte intorno all’elettricità ani- male. Si potranno senza dubbio spingere più lontano con nuove ricerche. Il Signor Walsh non ha neppure pubblicato tutto ciò, che noi abbiamo qui ricordato, concernente la spiegazione dei fenomeni. Egli non ha dato che una relazione delle sperienze capitali. Il Signor Cavendish membro della stessa Società Reale, vi ha supplito in qualche maniera con un’eccellente memoria, che si trova nelle Transazioni Anglicane, in cui descrive una specie di torpedine artificiale, che egli ha fatta, e che fa giocare, facendovi pervenire, allorchè è tuffata nell’acqua, la scarica di una grande batteria elettrica. Sic- come per questo mezzo una grande quantità di fluido elettrico si move pel corpo di tal torpedine artificiale, così una mano tuffata nell’acqua, che si trovi poco discosta da quella, ne riceve una grande commozione ecc.

La nostra spiegazione fondata sopra una grandissima quantità di fluido elettrico, che lancia la torpedine con piccolissima tensione, od energia, s’accor- da dunque perfettamente con la spiegazione, e colle esperienze del Signor Cavendish, il quale è egli medesimo d’accordo col Signor Walsh, da cui tengo questa confessione, ed una quantità di dettagli da esso lui comunicatimi, in una lunga conversazione, che seco ebbi l’anno 1782

O 30 qui termina colle seguenti parole: « che ebbi l’anno passato 1782 ». Colle medesime parole termina Saggio di Elettr. Coll. Volt. Zan. V., Cart. Volt. O 31, O 28: O 27 invece termina come O 34. Per quanto riguarda le date, vedasi la discussione nelle note di frontespizio. [Nota della Comm.].

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APPENDICE

Cart. Volt. O 29

Vedasi la Nota di Comm. posta al § CV di Cart. Volt. O 34, pubblicato in questo No. [Nota della Comm.].

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CONFRONTO DE’ CATTIVI CONDUTTORI COI BUONI RIGUARDO ALLA TRASFUSIONE DEL FLUIDO ELETTRICO SINGOLARMENTE NELLE SCARICHE GRANDI E FULMINANTI.

146.

Abbiamo già detto in più d’un luogo, che ne’ conduttori perfetti, quali sono i metalli, trascorre il fluido elettrico a qualsivoglia distanza, si può dire, in un istante. L’esperienze sono state fatte sopra fili di ferro isolati lunghi 100.ja e 1000.ja di piedi, e non s’è potuto osservare alcun sensibile ritardo dall’infondere l’elettricità in un capo, e comparirne i segni nell’altro. Non così avviene ne’ conduttori molto imperfetti: su una lunga corda p. e., che non sia bagnata, in una pertica di legno secco, e in simili altri corpi, l’elet- tricità infusa ad una parte progredisce alle altre parti con qualche osservabile lentezza.

147.

Coll’istessa lentezza si scaricano tali imperfetti conduttori dell’elettri- cità acquistata, allorchè si provocano con qualche toccamento; in prova di che, se questo toccamento è passeggero, e non dura alcuni momenti o non si replica più volte, non viene già a spogliare di tutta l’elettricità tali imper- fetti conduttori, ma ve ne lascia un residuo più o men considerabile: quindi anche le scintille che se ne eccitino, per forte che sia l’elettricità, e per capaci che sieno essi conduttori, son sempre debili e stentate, a differenza delle valide e vivaci, sonore, che scoccano tra due conduttori metallici. Nè avviene mai che queste scuotano il braccio, e la persona tutta di chi le riceve, e molto meno altre persone, che si dan mano, come le scintille di un egualmente vasto con- duttore metallico. Giacchè a produrre tal commozione non vale la copiosa dose di fluido elettrico, se questo anche non attraversa le persone con somma rapidità.

148.

Non solo provengono languide le scintille, e nulla o ben poco scuotenti allorchè il corpo elettrizzato che si provoca è assai cattivo conduttore; ma anche quando essendo esso un conduttore perfetto, vien che sia molto imperfetto il provocante, e che impedisca in qualche modo il pronto trascor- rimento del fluido elettrico, come se si provochi il conduttore metallico della macchina con un bastone di legno, con un pezzo d’avorio o di marmo, o con simile altro corpo. Ma v’è dippiù. Quand’anche sian buoni conduttori e il provocato e il provocante, se questo poi termina a’ conduttori molto cattivi onde impedisca in qualche modo o ritardi il trascorrimento del copioso fluido elettrico, tanto basta perchè scocchi men vigorosa e men sonora scintilla dall’ampio conduttore elettrizzato. Così se la persona che provoca presentando il suo dito immediatamente, o con un metallo conduttore, non comunichi, che al pavimento asciutto, il ritardo che questo porta al corso del torrente elettrico, toglierà o sminuirà di molto la commozione che detta persona senti- rebbe, ove comunicasse ad altri buoni conduttori e assai capaci, e per mezzo d’alcun d’essi al terren umido. Quindi se si adacqua il pavimento della stanza, o se la persona comunica a molte altre, che si dian mano, o ad una gran ringhiera di ferro, o meglio ad un filo metallico prolungato fino all’acqua di un pozzo,al terren umido, si sentirà assai più forte la scossa, e nella direzione appunto di quei condut- tori

In margine trovasi la seguente aggiunta autografa: « ; nel qual caso pure se il tocca- « mento dura... un sol momento non invola tutta l’elett.à al conduttore metallico, ma ve ne la- « scia un residuo tanto più grande quanto questo è più capace e il corpo che lo tocca è più « imperfetto conduttore ». [Nota della Comm.].

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149.

Questi imperfetti conduttori, i quali recano qualche ostacolo e un nota- bile ritardo al trapasso del fluido elettrico; sempre più ostano in ragione, che la piena, o il torrente elettrico è più grosso. La cosa può giugnere a segno, che diventino come impermeabili, sicchè dal torrente medesimo vengano traforati o spezzati: come accade colle scariche nostre artificiali a delle carte, a delle lami- nette di legno, e ad altri simili corpi interposti a due conduttori metallici, e assai più in grande ne’ scoppj del fulmine alle muraglie alle porte ec., che inter- rompono per avventura il suo corso giusta la serie de’ migliori conduttori.

150.

Sovente anche il fluido elettrico striscia e guizza sulla superficie di tali imperfetti conduttori, o salta nell’aria, piuttosto che penetrare per la sostanza di essi. Oltre gli esempj del fulmine ce ne presenta di molti le scariche colle nostre macchine, e colle nostre boocie di Leyden. Abbiam già veduto la scin- tilla, che striscia nell’intervallo di due punte metalliche sulla faccia d’un cartoncino ( ), e se per lungo tratto, col solito moto serpentino proprio del fulmine, schiva di penetrarlo quantunque non sia egli coibente, ma solo imperfetto conduttore. Una simile cosa succede ogni qualvolta accumulata l’elettricità da una buona macchina in un capace conduttore, si scarichi repen- tinamente con fragorosa scintilla sopra un altro conduttore alquanto distante, il quale con un capo venga a toccare un imperfetto conduttore, es. gr. il detto cartoncino, un tavolo di legno, il pavimento, o un muro della stanza e sopra l’istesso muro, o tavolo ecc., gli si affacci a non troppa distanza un terzo con- duttore, esso pure vasto, e comunicante colla terra umida; succede, dico, che la scintilla replichi il salto dall’un conduttore metallico all’altro su la superficie di que’ corpi meno deferenti, troppa resistenza incontrando un sì grosso torrente di fluido a penetrarli.

Non così se il solo primo conduttore, senza interruzione arrivi allo stesso muro, o tavolo, e vi porti successivamente l’elettricità, a misura che va eccitandosi dalla macchina; giacchè non essendo allora troppo grossa la piena, che viene a scaricarsi in una volta, il tavolo, il muro, il pavimento sono abba- stanza permeabili, onde il fluido vi passa per entro, e va a disperdersi quieta- mente nell’ampio ricettacolo della terra senz’essere obbligato a lanciarsi con strepito, e salto entro all’aria, o su la superficie di detti corpi per giungere all’altro miglior conduttore.

Io ho un lungo filo di ferro impiantato profondamente in terra, e che viene a metter capo ad una interna’ parete della stanza, non molto lungi dal gran conduttore della macchina. Quando questo è fortemente elettrizzato, io tenendomi in piedi sul suolo (e perciò non isolato) applico una mano alla muraglia in modo che un dito s’accosti a mezzo pollice più o meno dal filo conduttore, e porto l’altra mano a provocare la scintilla dal gran conduttore. Questa si replica sul muro saltando dal dito al filo metallico, ed io ricevo una scossa, proporzionata alla quantità della scarica e alla rapidità, nella dire- zione delle due braccia e del petto.

151.

Ma dirassi, come può il fluido elettrico abbandonare de’ conduttori co- munque imperfetti per gettarsi nell’aria, che non è già miglior conduttore, anzi per sè stessa coibente? Gli è vero, che l’aria è coibente, ma è anco cede- vole, siccome fluidissima, ed elastica, onde il fuoco elettrico transita non infiltrandosi propriamente in essa, ma smovendola, ma spezzando lo strato interposto a’ migliori conduttori, come si è altrove accennato ( ), e come ma- nifesta lo scroscio medesimo della scintilla. Or dunque può avvenire, e avviene spesso, che minore resistenza opponga un dato strato d’aria ad essere spez- zato, che un egual tratto d’imperfetto conduttore ad essere penetrato da una piena troppo grossa di fluido elettrico. Infatti abbiam veduto ( ) che gli è in questo solo caso, che il nostro fluido abbandona l’imperfetto conduttore, erompe nell’aria per gittarsi in braccio ad un conduttor migliore che gli dia compiuto sfogo.

A comprender chiaramente la cosa: sia e. gr. la resistenza che oppone un muro o legno ad essere penetrato per la lunghezza d’un pollice da una data copia di fluido elettrico, e con una data velocità sia dico tale resistenza come l., ma cresca in ragione che cresce la copia di fluido elettrico che dee transi- tare, e anche la velocità con cui move, sicchè doppia grossa dose incontri doppia resistenza, quattro dosi quadrupla resistenza, ecc. Intanto la resi- stenza dell’aria a venire spezzata dalla scintilla per egual tratto di un pollice, sia come 8...

L’ultima parte di questo paragrafo si presenta come un’aggiunta autografa rimasta in- compiuta. [Nota della Comm.].

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152.

Non a caso dicemmo che gli dia compiuto sfogo, per fare intendere il perchè, e come nelle grandi scariche elettriche, ne’ colpi di fulmine, declini talora il fluido elettrico anche da un buon conduttore, da un conduttore metallico, per gettarsi con enorme salto nell’aria in altro conduttore più lontano. In simili casi se si osserverà bene vedrassi sempre, che il conduttore declinato è picciolo, e o non comunica con altri buoni conduttori, o continua poco avanti, insomma, che non mena per vie buone fino all’ampio ricettacolo della terra, in cui solo può tutto disperdersi: e dall’altra parte vedrassi, che il conduttore più lontano stato bersagliato ci mena per una serie di migliori conduttori, val a dire non interrotti o interrotti meno. Onde non fia più meraviglia se opponendo questi una somma minore di resistenza, computata anche quella dello strato d’aria, che ha dovuto spezzarsi, sia stata prescelta la loro strada dal torrente elettrico, o fulmineo.

Con tali riflessi e confronti troverà sempre il Fisico la ragione di quelli che chiamar si potrebbero a prima giunta, o da chi meno conosce l’indole del fuoco elettrico, e la disposizione de’ buoni, e de’ cattivi conduttori, capricci del fulmine. Oltre gli accennati qui sopra, ohe pur sembrano capricci e non lo sono, come si è spiegato, può domandarsi: perchè colla stessa disposizione di conduttori in una chiesa per esempio, più fulmini caduti han battuto diversa strada? La risposta è facile per le cose dette ne’ prec. §§. Per nulla dire che la disposizione dei conduttori può aver cambiato realmente quantunque non appaja, se non altro per l’umido insinuatosi qua e là nelle travi, nelle mura- glie ecc. p. e. una facciata più o men bagnata dalla pioggia: non abbiam ve- duto, che dove una non tanto grande scarica penetra nella sostanza di alcuni imperfetti conduttori, una più poderosa sbalza nell’aria, e va a colpire di fronte un conduttore metallico più o men lontano? Non abbiam mostrato, che la resistenza che oppongono gl’imperfetti conduttori, come legni, muri ecc. cresce tanto, che diventa insuperabile

In questo periodo, che si presenta come un’aggiunta autografa, a questo punto si leggono le parole: « senza spezzatura ». [Nota della Comm.].

ad una smisurata scarica elettrica? Da tutto questo si deduce, che delle molte vie pelle quali può scaricarsi il fulmine in un fabbricato e portarsi fino a terra, ve ne è che resistono meno in proporzione, meno che altre ad un fulmine più grosso, ed il contrario per un fulmine più picciolo.

Il terren umido apre dunque un largo passaggio, ed offre un compiuto sfogo al più impetuoso, e largo torrente di fluido elettrico. I gran ricettacoli d’acqua servono anche meglio del terreno umido; giacchè è l’acqua propria- mente che rende deferenti tutti i corpi de’ tre regni, eccetto solo i metalli, e i carboni, che lo sono per sè stessi ( ). Comunque però l’acqua, e i corpi molto imbevuti di essa, come le piante verdi, e sopra tutto gli ammali vivi possano annoverarsi tra i buoni conduttori ( ), è ben lungi, che lo siano al par dei metalli. Questi provocano è vero scintille vivaci, sonore e pungenti, sia che elettrizzati si tentino, ossia che tentin essi altri buoni conduttori elet- trizzati, nè già frenano, interposti, la corrente del fluido elettrico, in modo che non si abbia la commozione, come la frenano ed impediscon i legni secchi interposti, le comuni pietre ec. ( ). Ad ogni modo e questa commozione, e le scintille sono per egual forza, e quantità, d’elettricità meno forti.

Ma ciò, che più mostra quanto in questa parte la cedono ai metalli, si è che dove un fil metallico sottilissimo presta un facile passaggio ad una scarica assai grossa, e sol da una grossissima, e veramente fulminante (quale ottener non possiamo per arte, che col mezzo di grandi batterie elettriche, le quali ve- dremo cosa siano in un degli articoli del capo seguente) avvien, che si arroventi, si fonda, e si disperda in faville; una foglia verde, od un ramoscello succoso molto men sottile del filo metallico, un tendine, un nervo, una listarella di pelle, o di carne fresca della grossezza di una corda da violino, non traducono la grossa scarica con quella facilità, e prontezza che richiedesi, nè pertanto fan sentire la commozione, come detto abbiamo, che fa sentire un filo metal- lico tenuissimo, anzi capillare, e di leggieri vengono dalla medesima spezzati, e squarciati.

Quindi è che acciò tali corpi succosi aprano un facile passaggio ad una discreta piena di fluido elettrico a segno di aversi la commozione, debbono alla loro imperfetta conducibilità supplire con tanto maggiore grossezza, o larghezza; come fanno un ramo verde un po’ grosso, il dito, e il braccio d’una persona, che ricevono ogni qualunque scarica, e la commozione risentono, e tramandano a dovere.

Sebbene la scarica può essere sì poderosa, la piena di fluido elettrico così grossa, che in luogo di penetrare nel vivo, salti, e strisci la fulminante scintilla sulla superficie della carne fresca, sulla pelle dell’animale ecc., vali- cando un più, o men lungo tratto interposto a due conduttori metallici. Nel qual caso come si vede, si comportano anche questi corpi come i conduttori assai imperfetti, di cui sopra parlato abbiamo ( ). Il fulmine ci presenta frequentemente un simile fenomeno lasciando de’ tratti di abbrustolimento sulla pelle degli animali che colpisce.

154.

L’acqua stessa non va esente da simili imperfezioni relativamente alle vir- tù di condurre. Una striscia anche grossa della medesima, un cannello di vetro di più linee di diametro pieno d’acqua ritardano una grossa scarica elettrica, a segno, che non dà più la commozione. Essa acqua poi allorchè è in picciola quantità, e viene investita dal grande torrente elettrico è scagliata con im- peto, e dispersa in vapori, sicchè sovente spezza il vetro, o scaglia altri ri- tegni, che la imprigionano. Così avviene, che il fulmine squarci la scorza degli alberi, scagliando il succo acquoso, che tra questa e il legno si trova: che scagli de’ pezzi di calcinaccio, delle grosse scheggie di legno ed anche delle pietre convertendo in vapori l’umido intruso; i quali effetti tutti noi sapen- doli del resto imitare, sebbene in picciolo, e come suol dirsi in miniatura colla elettricità delle nostre macchine, concorrono a vieppiù sempre mettere sot- t’occhio l’analogia anzi l’identità del fulmine coll’elettricità.

Anche l’acqua pertanto se ha a tradurre con facilità grosse scariche, e produrre commozione ec., dee supplire al difetto di conducibilità con tanto maggiore estensione del suo volume; come si è detto delle sostanze animali e vegetabili succose.

155.

Le addotte prove sono più che sufficienti per mostrare quanto l’acqua sia inferiore ai metalli nella virtù di condurre l’elettricità. Ma eccone altre anche più convincenti: siano due fili metallici, che penetrino nell’acqua, e giungano a piccola distanza uno dall’altro: scaricando allora l’elettricità sopra uno di essi, per poco, che questa sia intensa, scoccherà, entro all’acqua medesima nell’intervallo de’ fili la scintilla, non altrimenti, che scocca con elet- tricità anche più debole entro all’olio. Or, se ciò avviene nell’olio, che il fluido elettrico o vi produca la scintilla, spezzando lo strato di un tal liquido interposto a due conduttori metallici, perchè esso olio è cattivo conduttore, anzi più coibente che deferente, anche nell’acqua dee dirsi, che lo stesso feno- meno del brillare la scintilla avvenga per la medesima ragione, cioè perchè balzi il fluido elettrico, e spezzi il sottile strato di essa acqua per un difetto relativo di conducibilità.

Finalmente può farsi colle grandiose scariche, che il torrente elettrico schivi in gran parte di penetrare anche in una larga massa d’acqua, e con strepito, e grande salto si slanci a lungo tratto su la superficie della medesima da un conduttore metallico ad un altro, come abbiam veduto, che fa riguardo ad altri buoni conduttori ( ).

156.

L’acqua calda è miglior conduttore dell’acqua fredda: ciò non dee far meraviglia, essendo che il calore favorisce per modo il poter di condurre, che portato a un certo grado d’intensità, rende deferenti i migliori idioelettrici ( ). Quello che può parere singolare, è che l’acqua salsa sia più notabilmente defe- rente dell’acqua dolce, come molte esperienze non equivoche hanno provato, quando i sali per sè stessi sono anzi coibenti, che deferenti. Singolare ancora potrà sembrare che gli animali viventi (parliamo qui di quelli a sangue caldo) siano molto migliori conduttori dell’acqua, quando pur devono all’acqua medesima, o a' loro umori, di cui essa fa gran parte, la loro conducibilità,; gli è per tal modo, che tutte le loro parti solide disseccate a dovere non son più deferenti, ma bene coibenti, e idioelettriche ( ). Pur se si rifletta ai sali, di cui son ricchi i fluidi animali, e singolarmente al dolce calore della vita, si concepirà per ciò, che or ora si è detto, come queste due favorevoli circo- stanze bastar possano a dar la preminenza ai corpi viventi riguardo al con- durre l’elettricità sopra l’acqua semplice, e fredda. Forse vi concorrono altre ragioni, forse la costituzione, e l’indole d’alcuno tra i fluidi animali, del succo nerveo p. e., son tali che per sè stesso è miglior conduttore dell’acqua anche più calda, anche salsa.

157.

Lasciando da parte simili congetture vaghe, ed attenendoci al puro fatto che gli animali viventi sono un miglior conduttore dell’acqua, ne trarremo un’utile applicazione. Riguarda questa il grave pericolo, cui s’espone chi nel furore di una procella ricoverasi in campagna sotto ad un albero. Se il fulmine, come ama di scaricarsi per gli alberi, viene a colpir giusto quello, l’im- mensa piena di fuoco elettrico condotta non senza stento dal succo acquoso della pianta, giusta quanto s’è detto, abbandonerà di leggieri questo per get- tarsi nell’altro miglior conduttore, che gli si presenta nella vicina persona. Che la cosa succeda così nei frequenti casi di tal natura, che avvengono, lo fa chiaramente vedere il tronco dell’albero il più delle volte squarciato nella sua scorza al luogo appunto corrispondente alla testa, o alla spalla dell’uomo, che dritto vi si tenea, oppure vi si appoggiava: il quale squarcio ivi proprio finisce, e illeso lascia il resto del tronco fino a terra.