Carlo Maria Carlieri RISTRETTO DELLE COSE PIU` NOTABILI DELLA CITTA` DI FIRENZE. 1719 Firenze it l207m.xml

RISTRETTO DELLE COSE PIU` NOTABILI DELLA CITTA` DI FIRENZE.

Terza Impreſſione,.

ALL'ALTEZZA ELETTORALE DELLA SERENISS. ANNA MARIA LUISA ELETTRICE PALATINA DEL RENO NATA G. PRINCIPESSA DI TOSCANA.

IN FIRENZE. MDCCXVIIII.

Nella Stamperìa di Giuſeppe Manni.

Per il Carlieri. all'Inſegna di San Luigi

Con Licenza de' Superiori.

ALTEZZA ELETTORALE.

ESCE Per la ter- za volta alla, luce queſto Ri- ſtretto delle coſe più notabili della Città di Firen- ze; fatto già per comodo, ed inſtruzione de' Foreſtieri; ed eſce ſotto i feliciſſimi Reali Auſpicj di V. A. ELETTO- RALE; che dopo di aver ri- piene della gloria di queſta, inclita Patria le più famoſe, Provincie dell'Europa, le ha ora, non ſenza ſpecial dono della Sovrana Provvidenza, reſtituito uno de' fregi ſuoi più eccelſi, e più rari: che non, tanto ſi pregia Firenze dell'a- menità del ſuo ſito, o della, fertilità del ſuolo, o della va- ghezza della ſua ſtruttura,; non tanto della Magnificenza delle ſue Fabbriche, in molte, e molte delle quali la magna- nima generoſità de' glorioſi Maggiori di V. A. ELETTO- RALE mirabilmente riſplen- de; nè tanto finalmente delle innumerabili illuſtri Memorie de' ſuoi più ragguardevoli Cit- tadini, o de' ſuoi Auguſti Re- gnanti, per cui Ell'è sì gran- de - che per Terra, e per Mare batte l'ali - quanto di avere, V. A. ELETTORALE viva, e preſente Ella ſi rallegra, e ſi pregia, e vanne altiera, e fa- ſtoſa. Queſto giuſtiſſimo ſen- timento, che rende ben degno d'approvazione, non che di ſcuſa, l'ardire,che ho avuto,di porre in fronte a queſta Ope- retta un Nome sì Auguſto, e sì grande, mi giova ſperare, che ſia per muovere l'animo generoſo di V. A. ELETTO- RALE a gradire più aſſai del dono, ch'è piccoliſſimo, il mio umiliſſimo riſpetto, che non può eſſer maggiore; ed a me, ed a tutta la mia Caſa conce- dere benignamente l'alto fa- vore della ſua Real Protezio- ne, che io imploro, a piè del- l'Auguſto ſuo Trono inchi- nandomi profondamente.

§ 2 eſce

de;

§3 do-

Di V. A. ELETTORALE

Umiliſs. Devotiſs. ed Obbligatiſs. Servo Carlo Maria Carlieri.

CARLO MARIA CARLIERI AL LETTORE.

IO Ti preſento per la terza, volta riſtampato il preſente Riſtretto delle coſe più no- tabili di Firenze, compoſto già dal Sig. Dottor Raffaello del Bruno, Profeſſore di Leggi, e Accademico Apa- tiſta. Si compiacque egli, per ornamento della Patria, e per comodo de' Foreſtie- ri, di compilare queſte notizie, tratte, dagli Scrittori più accreditati, e dalla viva voce de' Profeſſori più pratici, ma non volle già, che fuſse paleſato il ſuo nome, amando più di rimanere in- cognito, che di comparire ſulle Stam- pe, con altra inſegna, che della ſua, profeſſione. Io però in queſta nuova edi- zione, da una parte ho voluto ſoddisfare al ſuo genio, con tacere il ſuo nome nel Fronteſpizio del Libro; ma dall'altra non ho voluto mancare al mio debito, di far paleſe chi tanto corteſemente ſi compiacque di favorirmi, e però nella, preſente Lettera ho giudicato bene il dar- ne contezza, ſupponendomi di far giu- ſtizia al ſuo merito, con pubblicarlo per Autore di così belle notizie, applaudite dall'univerſale, e ritrovate molto uti- li da ciaſcheduno.

§ 4 al

Se in queſta terza impreſſione poi ſi troverà coſa diſcrepante dalle altre due, ſovvenga al Lettore, che nel variarſi de' tempi, ſi variano le coſe, onde altre ſi ſon mutate di poſto, altre accreſciute, ed altre ancora meglio chiarite, per lo che è biſognato levare, aggingnere, e, dichiarare, ciò che ſi è trovato man- chevole. Vero però è, che in queſto nuo- vo accreſcimento non ſi è potuto ſodiſ- fare alle richieſte di molti, che ave- rebbono deſiderato nel preſente Libro, alcune più minute notizie, ed una ſcelta d'Inſcrizioni più riguardevoli, perchè eſſendoſi l'Autore preſiſso di non iſcrive- re un trattato eſatto, ma di fare un, ſemplice riſtretto delle coſe più notabili, per direzione puramente de' Foreſtieri, ba creduto, che altrimenti facendo, ave- rebbe deviato dal ſuo principale iſti- tuto. Oltre che non mancando nel pre- ſente Libro le notizie più neceſſarie, ha ſtimato bene di rimetterſi nel reſto a, quel tanto, che più diffuſamente ſi leg- ge, o nella Firenze illuſtrata di Fer- dinando Leopoldo del Migliore, o in al- tre ſomiglianti Opere, delle quali ha, dato notizia nella ſua Prefazione. Io poi avendo per eſperienza riconoſciuto, che la maggior parte de' Foreſtieri gra- diſce molto di vedere le vicine Ville, e ſpecialmente quelle delle AA. Reali de' Noſtri Principi, ho creduto a pro- poſito l'aggiugnere al preſente Riſtret- to per Seconda Parte, una ſuccinta, ma ben'eſatta relazione della Suburba- na Campagna, e ſuoi luoghi più riguar- devoli, compoſta dal Sig. Cav. Anton Franceſco Marmi Gentiluomo ſtudioſo d'Anticbità, ed ornato di varia eru- dizione, che pur anco a mia iſtanza, compiacqueſi, di faticare nella raccol- ta di queſte notizie, e ſpero con ta- le aggiunta di aver pienamente ſodiſ- fatto alla curioſità, di chi che ſia, ed in particolare de' Foreſtieri, per comodo de' quali ſi è da me principalmente pro- curato la Stampa di queſto Libro; e vi- vi ſano.

ſem-

§ 5 le

REimprimatur etiam cum additio- nibus. Horatius de Mazzeis Vic. Gen.

Imprimatur iterum. Magiſt. F. B. Bernardius Min. Conv. Vic. Gen. S. Off.

F. Buonarroti.

INDICE

A

ACcademia degli Apatiſti a carte 46.

di Bottanica a 22.

della Cruſca a 46.

Fiorentina a 46.

Agnolo Allori Pittore a 38. 63.

detto il Bronzino a 30. 107.

Agnolo Gaddi Pittore a 90.

S. Agoſtino. Chieſa, e Convento a 100.

Aleſsandro Allori Pittore a 17. 20. 19. 31. 38. 49. 59. 62. 107. 108. 123. 130. 156.

Aleſſandro del Barbiere Pittore a 36.

S. Aleſsandro. Chieſa di Fieſole a 154.

Aleſsandro Gherardini Pittore a 20. 32. 42. 43. 47. 66. 95. 113.

Aleſſandro Magno. Statua a 97.

Aleſsio Baldovinetti Pittore a 16. 68.

S. Ambrogio. Chieſa a 34.

Andrea del Caſtagno Pittore a 45.

Andrea Ferrucci Scultore a 154.

Andrea del Minga Pittore a 37.

Andrea Orcagna Pittore, Scultore, e Archi- tetto a 84. 89. 122.

Andrea Piſano Scultore a 15.

Andrea del Sarto Pittore a 21. 26. 28. 35. 42. 77. 130. 156.

Andrea Taſi a 16.

Andrea Verrocchio Scultore a 56. 81. 89.

Andreozzi Scultore a 28.

Anton Domenico Gabbiani Pittore a 34. 66. 95. 100. 113. 131.

A 3

Anton Ferri Architetto a 66.

Anton Franchi Pittore a 113.

Anton Montauti Scultore a 43.

Anton del Pollaiolo Pittore a 16. 166.

Anton Puglieſchi Pittore a 43.

Anton Roſsellini Scultore a 166.

SS. Apoſtoli. Chieſa a 69.

Archivio Fiorentino a 90.

Arnolfo di Cambio Archit. a 10. 35. 43. 80.

Artimino. Villa di S. A. R. a 132.

Aurelio Lomi Pittore a 107.

B

BAccio d'Agnolo Architetto a 68. 108.

Baccio Bandinelli Scultore a 12. 29. 52. 80. 81. 83.

Baccio da Montelupo Scultore a 88.

Badia di Buonſollazzo a 151.

di Fieſole a 151.

di Firenze a 43.

di Ripoli a 158.

di Settimo a 125.

S. Baldaſſarre. Monaſtero di Monache a 157.

Baldaſſarre Franceſchini Pittore a 27. 29. 30. 38. 47. 49. 94. 134. 135. 154.

Bartolommeo Ammannati Scult. e Archit. a 17. 33. 86. 101. 114. 135. 137. 148.

Fra Bartolommeo della Poſta Pittore a 19.

Batiſta del Cavaliere Scultore a 36.

Batiſta Naldini Pittore a 37. 38. 42. 44. 62. 112.

Benedetto da Maiano Scult. a 12. 39. 67. 83.

Benedetto Petrucci a 92.

Bene-

Benedetto da Rovezzano Scultore a 69. 110.

Benvenuto Cellini Scultore a 85.

Bernardino Monaldi Pittore a 109.

Bernardino Poccetti Pittore a 20. 23. 26. 33. 63. 68. 94. 99. 105. 108. 109. 113.

Bernardo Buontalenti Architetto a 19. 21. 46. 48. 68. 79. 104. 133. 140.

Bernando Taſſo Architetto a 97.

Bigallo. Monaſtero di Monache a 158.

Bilivelti Pittore a 30. 37. 93. 94.

Boldrone. Monaſtero di Monache a 137.

Boſcbi Pittore a 20.

Bronzino Pittore, vedi Agnolo Allori.

Butteri Pittore a 65. 112.

C

CAmpanile del Duomo a 14.

di Palazzo vecchio a 80.

Caparra Scultore a 67.

Cappella de' Sereniſſimi Principi a 57.

Cappuccini di Montui. Chieſa, e Conv. a 139.

di ſopra. Chieſa, e Convento a 151.

Careggi, Villa di S. A. R. a 138.

Caracci Pittore a 77.

Carlo Fontana Architetto a 19. 32.

Carlo Lotti Pittore a 28.

Carlo Maratta Pittore a 66.

Carlo Marcellini Scultore a 28. 111.

Carmine. Chieſa, e Convento a 109.

Caſa del Viviani Mattematico a 60.

Caſcine a 128.

Caſe de' Canigiani a 98.

de' Mozzi. ivi.

Caſino di S. Marco a 21.

del

del Marcheſe Riccardi a 60.

Caſtellina. Chieſa, e Convento a 134.

Caſtello. Villa di S. A. R. a 134.

Centauro. Statua a 93.

Cerruti Architettto a 113.

Certoſa. Chieſa, e Convento a 222.

Ceſtello. Chieſa, e Convento a 113.

S. Chiara. Monaſtero di Monache a 109.

Chieſa nuova de' PP. dell'Oratorio a 43.

Chieſa de' Padri delle Scuole Pie a 46.

Cignale di Mercato nuovo a 97.

Cigoli Pittore a 19. 35. 37. 38. 47. 63. 82. 94. 122.

Cimabue Pittore a 10. 16. 38.

Ciro Ferri a 34.

Colonna di S. Felice in Piazza a 105.

di S. Felicita a 99.

di S. Giovanni a 16.

di S. Trinita a 67.

Compagnia di S. Gio: Batiſta dello Scalzo a 21.

di S. Marco a 59.

Concilio Fiorentino a 13.

Convertite. Monaſtero di Monache a 109.

Coſimo Roſſellini Pittore a 27. 92. 93.

Criſtofano Allori Pittore a 31. 69.

S. Croce. Chieſa, e Convento a 35.

Cronaca Scultore a 67. 108. 162.

Cupola del Duomo a 10.

D

DOccia. Chieſa, e Convento a 155.

S. Domenico. Chieſa, e Convento a 153.

F. Domenico Portigiani Scultore a 20.

Do-

Donatello Scultore a 11. 14. 16. 18. 37. 54. 84. 88. 90.

S. Donato in Polveroſa. Chieſa, e Monaſtero di Monache a 128.

Duomo. Chieſa Metropolitana a 9.

di Fieſole a 154.

E

EMpoli Pittore a 29. 45. 50. 54. 63. 68 69. 106.

F

FAbbrica degl'Uſizj a 70.

Federigo Zuccheri Pittore a 11.

Felice Palma Scultore a 69.

S. Felice in Piazza. Chieſa a 105.

S. Felicita. Chieſa a 99.

Ficherelli Pittore a 49.

Fieſole a 154.

Filippo di Ser Brunelleſco Pittore, e Archi- tetto a 11. 23. 55. 63. 101. 106. 151.

F. Filippo Lippi Pittore a 35. 44. 108. 113.

Fonderia di S. A. R. a 79.

Fontana di Piazza del G. D. a 86.

Fonte Lucente. Chieſa a 153.

Fortezza da Baſſo a 60.

Francavilla Pittore a 20. 37. 115.

S. Franceſco. Chieſa, e Mon. di Monache a 35.

S. Franceſco di Fieſole. Chieſa, e Conv. a 155.

S. Franceſco al Monte. Chieſa, e Conv. a 162.

Franceſco Morandini Pittore a 157.

Franceſco Pagni Pittore a 65.

S. Franceſco di Paola. Chieſa, e Conv. a 124.

Fran-

Franceſco Salviati Pittore a 36. 44. 84.

Franceſco da Sangallo Scultore a 31. 90.

Franceſco Suſini Scultore a 92.

Franciabigio Pittore a 27. 47. 107. 130.

S. Friano. Chieſa a 113.

G

S. GAggio. Chieſa, e Mon. di Monache a 122.

Galleria di S. A. R. a 70.

Gherardo Silvani a 43.

Gherardoun Olandeſe Pittore a 77.

Ghetto degl'Ebrei a 91.

Giardino di Boboli a 103.

del Marcheſe Corſini a 64.

de' Padri Geſuiti a 32.

di S. Maria Nuova a 50.

del Marcheſe Riccardi a 60.

del Duca Salviati a 32.

de' Semplici a 22.

della Vaga Loggia a 128.

Giorgio Vaſari Pittore a 11. 32. 36. 38. 44. 62. 69. 70. 79. 81. 83. 109. 131.

Giotto Pittore a 11. 14. 38. 107.

Giovacchino Fortini Scultore a 43.

F. Gio: Angelico Pittore a 153. 163.

Gio: Antonio Sogliani Pitt. a 54. 153. 163.

Giovanni d'Antonio Scultore a 89.

F. Giovanni Pittore a 106.

S. Giovan Batiſta. Chieſa a 14.

Giovan Batiſta Foggini Scultore, e Architetto a 18. 28. 31. 34. 35. 74. 111. 114.

Giovan Batiſta Marmi Pittore a 133.

Giovan Bologna Scultore a 19. 23. 30. 85. 87. 89. 93. 104.

Gio:

Gio: Caccini Archit. a 68. 94. 108. 115. 125.

Giovan Cammillo Cateni Scultore a 28.

S. Giovanni Evangeliſta. Chieſa de' Padri Ge- ſuiti detta S. Giovannino a 16.

Giovan Franceſco Ruſtici Scultore a 15.

Giovanni da S. Gio: Pitt. a 41. 69. 106. 152.

Giovan Maria Morandi Pittore a 43.

Giovanni dell'Opera Scultore a 12. 36.

Giovanni Sagreſtani Pittore a 43.

Giovanni Stradano Pittore a 29. 38. 62. 107.

S. Girolamo. Chieſa a 153.

Girolamo Macchietti Pittore a 62. 110.

Giuliano da S. Gallo Architetto a 129. 130.

Giuoco del Calcio a 39.

Giuſeppe Piamontini Scultore a 16. 28. 114.

Granaio Pubblico a 114.

S. Gregorio. Chieſa a 99.

Gregorio Pagni Pittore a 113.

Grillandaio a 10. 35. 62. 68. 84. 100. 106. 107. 116.

Guardaroba di S. A. R. a 83.

I

IAcopo del Caſentino Pittore a 90.

Iacopo Chiaviſtelli Pittore a 33.

Iacopo da Empoli Pittore a 153.

S. Iacopo tra' Foſſi. Chieſa a 42.

Iacopo di Meglio Pittore a 36.

Iacopo da Pontormo Pittore a 27. 45. 50. 64. 99. 123. 130. 135.

S. Iacopo Sopr'Arno. Chieſa a 115.

Imperiale. Villa di S. A. R. a 120.

Impruneta. Chieſa a 160.

La-

L

LApo. Chieſa, e Mon. di Monache a 156.

Lappeggio. Villa di S. A. R. a 159.

Leon Batiſta Alberti Architetto a 29. 65.

Libreria della Badia di Fieſole a 152.

de' Camaldolenſi a 32.

di S. Croce a 40.

de' Guadagni a 32.

Laurenziana a 56.

del Magliabechi a 43.

di S. Marco a 20.

di S. Maria Novella a 64.

di S. Maria Nuova a 50.

della Nunziata a 31.

del Riccardi a 18.

dei Padri Teatini a 93.

di S. A. R. a 103.

Ligozzi Pittore a 30. 62. 82.

Livio Meus Pittore a 120.

Loggia detta de' Lanzi a 84.

Lorenzo di Bicei Pittore a 49. 98.

S. Lorenzo. Chieſa Inſigne a 52.

Lorenzo di Credi Pittore a 109. 113.

Lorenzo Ghiberti Scultore a 15. 88.

Lorenzo di Moro Pittore a 153.

Luca Giordano Pitt, a 18. 32. 34. 112. 120.

Luca della Robbia a 65. 69. 163. 165. 166.

S. Lucia. Chieſa, e Convento a 127.

Luoghi pii quanti in Firenze a 8.

M

MAdonna della Pace. Chieſa a 119.

Madonna della Toſsa. Chieſa a 139.

Magi-

Magiſtrati di Firenze a 70.

Maiano. Chieſa, e Mon. di Monache a 157.

Marcellini Scultore a 34.

S. Marco. Chieſa a 19.

S. Maria di Candeli. Chieſa a 34.

S. Maria Maddalena de' Pazzi. Chieſa a 33.

S. Maria Maggiore. Chieſa a 94.

S. Maria Novella. Chieſa a 61.

S. Maria Premerana. Chieſa di Fieſole a 155.

S. Maria delle Selve. Chieſa, e Conv. a 127.

Mario Balaſſi Pittore a 93.

Mariotto Albertinelli Pittore a 29. 123.

S. Marta. Chieſa, e Mon. di Monache a 139.

Maſaccio Pittore a 110.

Maſolino Pittore a 110.

Maſſimiliano Soldani a 28.

S. Matteo in Arcetri. Chieſa, e Monaſtero di Monache a 121.

Matteo Nigetti Architetto a 65. 91.

Matteo Roſselli Pittore a 19. 20. 26. 65.

Matteo Roſsellini Pittore a 92. 94.

Mercato Nuovo a 97.

Vecchio a 90.

Michelagnolo Buonarruoti Pittore, Scultore, e Architetto a 17. 36. 54. 55. 56. 71. 74. 77. 80. 83. 104. 107. 163.

S. Micbele Berteldi, o Antinori. Chieſa a 91.

S. Michele Viſdomini. Chieſa a 50.

Michelozzo Architetto a 17. 20. 27. 65. 153.

S. Miniato. Chieſa a 163.

Mino da Fieſole Scultore a 44. 154.

Monaci Camaldolenſi. Chieſa a 32.

Ciſtercienſi, vedi Ceſtello.

Mona-

Monaſterj di Clauſtrali, e di Mon. quanti a 8.

Monte Gufoni. Villa a 124.

Monte Senario. Eremo a 150.

Monte Uliveto. Chieſa a 123.

Montorſoli Scultore a 55.

N

NIccola Piſano Architetto a 125.

S. Niccolò oltr'Arno. Chieſa a 98.

Niccolò d. il Tribolo Archit. a 135. 136. 161.

Novelli Scultore a 26.

SS. Nunziata. Chieſa a 24.

O

OGniſsanti. Chieſa a 65.

Olbino di Baſilea Pittore a 77.

Onorio Marinari Pittore a 41. 44. 94.

Orcagna, vedi Andrea.

Origine di Firenze a 5.

Orſammichele. Chieſa a 88.

Ottavio Vannini Pittore a 92.

P

PAlazzo de' Bartolini a 68.

de' Marcheſi Capponi a 19. 32. 98.

del Marcheſe Corſini a 64. 65.

de' Corſini Orlandini a 94.

de' Conti della Gherardeſca a 32.

del Marcheſe Giugni a 33.

del Marcheſe Guadagni a 32.

de' Ghuicciardini a 46.

del Marcheſe Incontri a 50.

del Martellini a 48.

del

del Baron del Nero a 99.

del Marcheſe Niccolini a 32.

del Cardinal Panciatichi a 18.

del Senator Pandolſini a 60.

del Podeſtà a 45.

de' Pitti, oggi di S. A. R. a 100.

del Pucci a 50.

del Ricaſoli a 65.

del Marcheſe Riccardi a 17.

del Marcheſe Ridolſi a 64.

del Rucellai a 65.

del Duca Salviati a 46.

del Senatore Scarlatti a 99.

del Cavaliere Serristori a 98.

degli Spini a 68.

degli Strozzi a 46. 47.

del Sen. e Marcheſe Tempi a 98.

Vecchio a 80.

degli Zanchini a 115.

S. Pancrazio. Chieſa a 67.

Pandette Fiorentine a 84.

S. Paolino. Chieſa a 66.

Paolo Veroneſe Pittore a 77.

Paradiſo. Chieſa, e Monaſtero di Mon. a 158.

Paſſignano Pittore a 19. 30. 32. 33. 41. 47. 50. 68. 82. 107. 109. 113. 124.

Petraia. Villa di S. A. R. a 133.

Piazza di S. Croce a 40.

del Gran Duca a 80.

del Grano a 42.

di S. Maria Novella a 64.

della SS. Nunziata a 23.

de' Pitti a 100.

Pie-

Pietro Bertini Pittore a 102.

Pietro Cavallini Pittore a 19. 25.

Pietro da Cortona Pittore a 93.

Pietro di Coſimo a 106. 107. 155.

Pietro Dandini Pittore a 29 31. 34. 95. 113.

S. Pier Maggiore. Chieſa a 47.

S. Pietro a Monticelli Monaſt di Monache a 125.

Pietro Perugino Pittore a 29. 109. 153.

Pietro del Pollaiolo Pittore a 166.

Pietro Tacca Scultore a 23. 97.

Poggi Pittore a 19. 30. 49.

Poggio a Caiano. Villa di S. A. R. a 129.

Ponte alla Carraia a 114.

alle Grazie a 99.

a S. Trinita a 114.

Vecchio a 98.

Poppi Pittore a 50.

Porta alla Croce a 156.

a S. Fridiano a 124.

a S. Gallo a 138.

a S. Niccolò a 158.

al Prato a 128.

Romana a 119.

Porticciuola a S. Giorgio a 162.

a S. Miniato a 162.

Portico. Chieſa, e Mon. di Monache a 122.

Pratolino. Villa di S. A. R. a 140.

S. Procolo. Chieſa a 45.

Pugliani Pittore a 94.

Puglio Pittore a 126.

Q

QUiete. Chieſa, e Monaſtero di Monache a 137.

Raſ-

R

RAffaello del Garbo Pittore a 54. 127.

Raffaello da Montelupo Scultore a 55.

Raffaello da Urbino a 60. 77.

Fra Riſtoro Architetto a 61.

Romolo del Dadda Scultore a 67.

Roſſo Pittore a 27. 54.

Rubens Pittore a 77.

Ruggieri Pittore a 92.

Ruota Fiorentina a 42.

S

SAlimbeni Pittore a 26.

Salvador Roſa Pittore a 106.

S. Salvi. Monastero di Monache a 156.

Sandro Botticelli Pittore a 47. 107. 109.

Sanſovino Scultore a 15. 107.

Santi di Tito Pittore a 19. 32. 36. 38. 48. 62. 63. 65. 110. 124.

Scamozzi Architetto a 46.

Serraglio de' Lioni a 22.

S. Simone. Chieſa a 41.

Simone Pignoni Pittore a 30. 100. 124.

Simone del Pollaiolo, vedi Cronaca.

Fra Siſto Architetto a 61.

Spedale degli Abbandonati a 60.

di Bonifazio a 60.

de' Convaleſcenti a 64.

degl'Incurabili a 59.

degl'Innocenti a 23.

di S. Marco a 59.

di S. Maria Nuova a 48.

di S. Matteo a 23.

de'

de' Preti a 59.

di S. Tommaſo d'Aquino a 48.

Spezieria di S. Maria Novella a 63.

Spinello Spinelli Pittore a 166.

S. Spirito. Chieſa a 106.

Spirito Santo. Chieſa a 100.

Stalle de' Cavalli di S. A. R. a 21.

Stanzone delle Commedie a 48.

S. Steſano. Chieſa a 97.

Stoldo Lorenzi Scultore a 104.

Studio Fiorentino a 46.

T

TAddeo Gaddi Architetto a 96.

Taddeo Landini Scultore a 108. 119.

Tintoretto Pittore a 77.

Tiziano Aſpetti Scultore a 69. 77.

Tommaſo da S. Friano Pittore a 158.

Tribolo Scultore, vedi Niccolò.

S. Trinita. Chieſa a 68.

V

VAlerio Cioli Scultore a 16. 105. 148.

Vandich Pittore a 77.

Venere. Statua a 75.

Ugolino Saneſe Pittore a 89.

Vignali Pittore a 29. 42. 92. 106.

Vincenzio Danti Scultore a 15.

Vincenzio Roſſi Scultore a 81. 83.

Vincenzio Viviani Mattematico a 60.

Ulivelli Pittore a 27. 29.

Volterrano, vedi Baldaßar Franceſchini.

INTRODUZIONE AL RISTRETTO DELLE COSE PIU` NOTABILI DELLA CITTA` DI FIRENZE.

E` Comun ſentimento de- gli Uomini Savj, che chiunque intraprende, lo ſcrivere di quelle co- ſe, che ſurono già da, eruditi Scrittori, con, ſommo ſtudio, e ſingo- lar diligenza, illuſtrate, non ſolo il tempo inu- tilmente conſumi, ma più di biaſimo ſia meritevole, che di lode: avvenga che ſe le fatiche di qualſisia Profeſ- ſore, non per altra cagione ſi ſogliono eſ- porre pubblicamente alla luce, ſe non per- chè trar ſe ne poſsa giovamento, o dilet- to; qual utile, o qual diletto puote arreca- re colui, il quale, nè per la novità delle coſe, di cui ragiona, nè per la vaghezza, e l'ornamento dello ſtile, o per altra coſa de- gna di lode, in qualche parte riguardevole ſi rende? Se così è, o Lettore, già prevedo la taccia, che ſenza dubbio mi ſarà data, nel pubblicare colle ſtampe queſt'Operetta. Diranno molti, e con ragione, che il nuo- vamente trattare d'un argomento già trito, non è ſtato altro, che un faticar ſenza frut- to. Ed invero, che non fecero ſopra il me- deſimo ſoggetto tanti Scrittori di primo gri- do? Ne ſcriſsero a maraviglia i due Borghi- ni; Vincenzio l'uno ne' ſuoi Trattati, e, Raffaello l'altro nel ſuo Ripoſo. Il Mini, il Giambullari, e il Bocchi ne compoſero vo- lumi interi, di belliſſime erudizioni ripieni: Molto vi faticò Meſſ. Giovanni Cinelli: mol- to ne diſſe Ferdinando Leopoldo del Miglio- re: e l'erudito Filippo Baldinucci, quante belle notizie non ce ne diede ne' ſuoi cele- bri Decennali? E che dunque ho io mai pre- teſo nel comporre, e pubblicare queſto Ri- ſtretto? Forſe dir coſe nuove, o con ma- niere più belle, di quello fecero i mento- vati Scrittori? Queſta ſarebbe coſa da teme- rario, o da uomo, che non abbia fior di giu- dizio. Ho ſolamente creduto con queſto breve compendio, d'alleggerir la fatica al Foreſtiero, che abbia deſio d'informar- ſi ſuccintamente delle coſe più ſingolari di queſta noſtra Città: perchè avvertendo da una parte, quanto diffuſamente ne hanno ſcritto gli Autori ſopraccitati, e dall'altra riflettendo al genio del Foreſtiero, il quale per lo più ne' pochi giorni, che quì dimo- ra, ſolo deſidera di vedere, e d'intender le coſe più riguardevoli, e le meno impor- tanti, o non cura, o non ha tempo d'agia- tamente oſſervare; ho ſtimato neceſſariſſimo il compendiar brevemente tutto quel, ch'è di pregio, e di bellezza maggiore in queſta noftra Città, laſciando indietro molte coſe, o non degne di tanta oſſervazione, o che per eſſere in caſe private, ſoggiacciono fa- cilmente a mutarſi, e talora non ſi poſſono comodamente vedere. Reſta ſolo da avver- tirvi, o Lettore, d'alcune coſe, e ſpecial- mente dell'ordine da me tenuto nel diviſar queſt'Opera. Immaginandomi, che il Fore- ſtiero giunto a Firenze incontanente ſi con- duca all'Albergo, e quivi prenda qualche ri- poſo, ho giudicato ben fatto, prima ch'ei parta di caſa, renderlo alquanto informato d'alcune coſe, che più riguardano all'eſſen- ziale, che al materiale d'una Città. E per queſto, ho premeſſo un breve racconto, o notizia, dell'origine di Firenze; del ſuo go- verno; della ſua Religione, e d'altre coſe più ſingolari; acciò da queſte, e da quel tanto, ch'egli medeſimo oſſerverà, poſſa for- mare quel buon concetto, e quella ſtima, che merita una Città in tutte le ſue parti ri- guardevole.

A porre

ſcritto

INTRODUZIONE.

INTRODUZIONE.

Uſcendo poſcia il Foreſtiero di caſa, prov- veduto prima di buona guida, io l'introdu- co a viſitar la Chieſa Metropolitana; sì per- chè queſta è ſenza dubbio la fabbrica più fingolare della Città, sì ancora perchè nel- l'uſcir dall'Albergo, rieſce forſe più como- da a viſitare. Dalla Chieſa del Duomo ſi fa paſſaggio alla vicina di S. Giovanni, indi ſeguitando il viaggio, per la via de' Martel- li, e per via larga, appoco appoco vien in- trodotto per tutt'i luoghi più riguardevoli della Città, con tal ordine però, che quan- to meno è poſſibile, s'eſca di ſtrada. Per- chè poi difficilmente può farſi queſto viag- gio in una ſola giornata, quando ſi vogliono conſiderare con qualche ſorta d'applicazio- ne, eziandìo ſolamente le coſe più rare, l'ho diſteſo per minor briga di ciaſcheduno in, tre giornate, diſtribuendo ad ognuna tanti luoghi, quanti agiatamente ſi poſſano viſita- re in un giorno. E' ben vero, ch'io non, pretendo per queſto di ſoſtenere, che in due giornate, e forſe in meno, non ſi poſſa da un Foreſtiero ſcorrere la Città, e oſſervare alla rinfuſa le coſe più ſingolari: il che quan- do ſi voglia fare, non darà faſtidio, ch'io m' abbia tutta la viſita in tre giornate di- ſtinta, potendo per altro il Foreſtiero, colla ſcorta di queſto Libro, eleggere que' luo- ghi, dove il ſuo genio, o la curio- fità lo traſporta, e tralaſcia- re indietro le coſe, meno impor- tanti. Ma venia- mo ormai alle notizie promeſ- ſe.

A a l'uſcir

INTRODUZIONE.

DEL-

DELL'ORIGINE E DE' PROGRESSI DELLA CITTA` DI FIRENZE.

L'Origine di queſta noſtra Città, per le diverſe oppinioni degli Scrittori, s'è renduta incerta, e dubbioſa. Stimarono alcuni, eſſer ella derivata da' Soldati di Silla; altri da' Triumviri; altri da' Popoli Fieſolani. Nè vi mancò chi cre- deſſe, Ercole Libio ſigliuol d'Oſiri eſſerne ſtato il Fondatore. Qualunque però di così varie oppinioni ſia la più vera, a me per ora non è permeſſo d'inveſtigarlo. Certo è, che Firenze fu Colonia antica de' Romani, po- polata non dall'infima plebe, ma da' più ſcelti Cavalieri, e Soldati più valoroſi di quell'inſigne Città, aſſermandoci M. Tullio, Hi ſunt homines ex iis Coloniis, quas Feſulis Sylla conſtituit, quas ego univerſas Civium eſſe optimorum, & fortiſſimorum virorum ſentio. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni ORIGINE E PROGRESSI

A 3 tem-

tempo ſpiriti nobili, e generosi, e niuna im- preſa, benchè difficile, e grande, intentata la- ſciarono, per acquiſtare a ſe medeſimi glo- ria, ed alla Patria ornamento, e ſplendore. Scoſſo quaſi ſin da principio il duro giogo d'eſſere ad altri ſoggetti, procurarono di vivere in libertà; per conſervar la quale, non meno, che per dilatare i confini del proprio dominio, furono forzati ad ab- battere l'audacia de' loro nemici, disfa- cendo Caſtella, eſpugnando Città, e ridu- cendo ſotto il loro comando Popoli interi. Fatti pertanto potenti, non temerono di ſo- ſtenere oſtinatiſſime guerre contra i primi Potentati d'Italia, riportandone beneſpeſ- ſo ſegnalate vittorie; le quali ſenz'alcun, dubbio non farebbero così toſto ceſſate, ſe le diſcordie civili non ne aveſſero il corſo impedito. Queſte ſurono, che tolſero a' gran- di il governo, e 'l tramutarono d'Ariſtocra- tico in Popolare, e di Popolare lo riduſſero a Principato: avvenga che la Repubblica ne' primi tempi, ſolamente dagli Ottimati ſi go- vernaſſe, indi dal Popolo, e poſcia per di- vina diſpoſizione, e per comun benefizio, da Principi ottimi, e clementiſſimi. Ora ſic- come nel coraggio, e nel governo ſurono i Fiorentini ſomigliantiſſimi a' Romani loro Progenitori, così procurarono in ogni altra coſa d'imitargli. Ebbero, come Roma, il Tea- tro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli Aquidotti, ed il Tempio di Marte, de' qua- li, fuorchè del Tempio, preſentemente ap- pena il nome è rimaſo. Così ne' tempi mo- derni edificarono nobiliſſime Chieſe, ſon- tuoſi Palazzi, Giardini vaghiſsimi, che qua- DI FIRENZE.

ſi diſſi,

ſi diſsi, gareggiano con quei di Roma. Co- ſtumarono gl'iſteſsi Giuochi, e l'iſteſſe Fe- ſte pubbliche, e riconobbero per Tutelare il medeſimo Dio Marte. Coltivarono, come i Romani, in ſommo grado l'armi, e le let- tere. Nelle armi riuſcirono valoroſiſsimi Ca- pitani, e Condottieri d'eſerciti di gran no- me. Sono innumerabili quelli, che ne' tem- pi antichi, e moderni ebber l'onore d'eſſer creati Cavalieri da Sovrani Imperatori, e, Monarchi, per ricompenſa del loro valore. Moltiſſimi quelli, che nelle regioni anche più barbare, e più lontane, ſi renderono formi- dabili, e nel medeſimotempo glorioſi. Ma che diremo noi degli Uomini letterati? Dopo l'invaſione de' Barbari nell'Italia, rimaſero le Scienze, e l'Arti più nobili ſepolte in una profonda ignoranza. Mercè però de' Fioren- tini riſorſero a nuova vita, ripigliando il lor primiero ſplendore. Quindi ſi vedde, quaſi difsi, rinata la Poesìa, e l'Eloquenza Lati- na, Greca, e Toſcana. Rifiorì la Filoſoſia, di Platone, e con eſſa ogni altra Scienza più riguardevole. Le Mattematiche ſormontaro- no al ſommo grado, e l'Ius civile dall'in- terpetrazione del noſtro Accurſio, incomin- ciò grandemente a riſorgere. Così fecero la Pittura, la Scultura, e l'Architettura; nel- le quali tant'oltre s'avanzarono i Fiorenti- ni, che a loro giuſtamente ſi dee la lode di primi Maeſtri, e di reſtauratori di sì bell'Ar- ti. Che ſe nell'Armi, e nelle Lettere gran- demente fiorirono, quanto più ſi ſegnalaro- no nella Pietà, e Religione! Sopra il nume- ro di dugento ſon quei, che già Cittadini di queſta Patria, ora del Cielo, col titolo ORIGINE E PROGRESSI

A 4 di

di Beati, o di Santi s'adorano ſu gli Alta- ri. I Luoghi poi di pietà, e divozione edi- ſicati in Firenze, ſono ſenza numero. Più di centocinquanta Chieſe ſi contano, trenta- ſei delle quali ſon Parrocchie: ſeſsanta Mona- ſterj di Monache tutti dentro della Città, ol- tre quelli, che ſono fuor delle Porte: ventot- to di Religioſi Clauſtrali; molti Conſervatorj di Fanciulle povere, e d'Uomini mendican- ti: ſei Spedali per gl'infermi: ſedici per li Pellegrini: molti Oratorj: e ſopra cento Confraternite di Secolari; altre delle quali alla ſcarcerazione de' Prigioni; altre al ſov- venimento de' Poveri vergognoſi; ed altre all'eſercizio di altre opere di miſericordia con gran fervore attendono. Finalmente per render una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura. Quella con tanti abbellimenti eſteriori, di ſtrade ſpazioſe, di ſontuoſi ediſizj, di tante belle Pitture, e Statue, di cui è ripiena la noſtra Città: Queſta coll'amenità del ſito, ov'ell'è collocata, circondata da fertiliſſimi Colli, irrigata dal Fiume Arno, in luogo d'aria ſottile sì, ma ſalubre, e producitri- ce di nobiliſſimi ingegni; onde non è ma- raviglia s'ella meriti il giuſto encomio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di fiore delle Città, e di maeſtra dell'Arti. Ora diaſi comincia- mento alla

PRI-

PRIMA GIORNATA.

IN Cui partendoſi il Foreſtiero dall'Albergo, potrà (come più comoda) viſitare l'inſigne Chie- ſa Metropolitana, chiamata

S. MARIA DEL FIORE. Ed avvenga che queſta gran Chieſa vinca di pregio tutte le fabbriche della Città, fa di meſtiere oſserva- re in eſſa diſtintamente tutto ciò, che la ren- de ſopra d'ogni altra mirabile, e ſingolare. Primieramente s'eſtende la ſua lunghezza a braccia dugentoſeſſanta; la larghezza delle Tribune a centoſettantaſei; e quella delle Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano del- la terra ſino alla ſommità della Croce, a braccia dugentodue: poichè fino al piano della Lan- terna, ell'è alta centocinquantaquattro brac- cia; il Tempio della Lanterna trentaſei; la Palla quattro, e otto braccia la Croce. Final- mente tutto il giro di queſto grand'Edifizio aſcende a braccia milledugentottanta. Per di fuori è tutta incroſtata di marmi con bel- l'ordine diviſati. La Facciata fu già in gran parte incroſtata pure di marmi, e adorna di belliſsime ſtatue, alcune delle quali dentro in Chieſa furon di poi collocate: Vedeſi di preſente tutta dipinta a freſco; ornamento fatto l'Anno 1688. coll'occaſione delle Rea- li Nozze del Sereniſsimo Gran Principe Fer- dinando di Toſcana, di gl. mem. colla Sere- niſsima Gran Principeſſa Violante Beatrice di Baviera. Per ſette gran porte vi ſi ha l'in- greſſo, tre delle quali nella facciata, e quat- tro lateralmente, abbellite di vaghi lavori, ed intagli, tra' quali è molto in pregio la, Nunziata di Moſaico, di mano del Grillan- dajo, ſopra la porta del fianco verſo la via, de' Servi. Rilieva ſopra queſt'ediſizio la gran Cupola di figura ottagona, la cui bellezza, e grandezza, rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attonito: nè per quanto ſe ne ſcriva, o ragioni, ſi giunge mai a lodarne, una ſol parte. Queſta è la Cupola sì famoſa, della quale il divin Michelagnolo ebbe a di- re, poterſi appena imitare, non che ſupera- re coll'arte. Finalmente l'Architettura di tutto queſto compoſto è oltre modo maravi- glioſa; imperciocchè in quell'età coſtuman- doſi di fabbricare alla Gotica, fu al certo mirabil coſa, che gl'ingegnoſi artefici tan- to ſi diſcoſtaſſero da una maniera sì barba- ra, ed all'ottima degli antichi Romani s'av- vicinaſſero. Or queſto grand'ediſizio ebbe cominciamento l'Anno 1294. o come altri vogliono il ſuſſeguente, eſſendo prima in, queſto luogo una piccola Chieſa molto di- vota, eretta in onore di S. Reparata, per ri- cordanza dell'inſigne vittoria ottenutaſi nel giorno a Lei dedicato, contra Radagafio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Maeſtro Ar- nolfo di Cambio diſcepolo di Cimabue, ſot- to la direzione del quale incominciataſi que- fta fabbrica, in cento cinquantaquattr'anni, fu da varj Architetti ſuoi ſucceſſori quaſi al- l'ultima perfezione condotta. Ma la gran Cu- pola fu parto dell'ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco Architetto, che ne' ſuoi tempi non ebbe uguale. Ammirata l'eſterior bellezza entreremo in Chieſa, il pavimento della quale è tutto di marmi di varj colori diviſati con mirabil diſegno. Qui- vi prima d'ogn'altra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero, volger l'occhio alle varie inſcri- zioni, e memorie, che vi ſi ritrovano. A man deſtra evvi il ritratto del menzionato Brunelleſco ſcolpito in marmo; a cui ſegue il ritratto di Giotto reſtauratore della Pittu- ra con Epitaffio, il primo di Carlo Aretino, il ſecondo d'Agnolo Poliziano. Succedono altre memorie d'Uomini illuſtri, come di Piero Farneſe Capitano de' Fiorentini, di Fra Luigi Marſili eminente Teologo, del Cardi- nal Pietro Corſini, e dopo queſto l'eſſigie, ſcolpita in marmo del gran Marſilio Ficino, rinnovatore della filoſofia di Platone. Così a mano ſiniſtra ſono dipinte due figure, rap- preſentanti Niccolò da Tolentino, e Giovan- ni Acuto; e dirimpetto al Farneſe è ſituato il Depoſito di D. Pietro di Toledo V. Re di Napoli. E' queſta Chieſa diviſa in tre nava- te, alle quali corriſpondono tre Tribune di forma ottagona, e in ciaſcuna di effe ſono cinque Cappelle. In quelle della Tribuna, maggiore, ſervono per Tavole degli Altari quattro grandi Statue di marmo, rappreſen- tanti gli Evangeliſti, di mano di Donatello. s'inalza ſopra le dette Tribune la gran Cu- pola, per di dentro tutta dipinta con mara- viglioſa invenzione, da Federigo Zuccheri. e da Giorgio Vaſari. Corriſponde per di ſot- to il Coro della medeſima forma d'ordine Ionico, e di marmi di vari colori. Reſta, queſto coronato da un belliſſimo fregio, ſo- ſtenuto da più colonne, l'imbaſamento del- le quali è arricchito di baſſi rilievi di ma- no d'eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente di Giovanni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Crociſiſſo, di mano di Benedetto da Maiano, Scultore antico, e valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Statue di marmo, maggiori del naturale, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rappreſentan- ti Iddio Padre in atto di ſedere, ed a' ſuoi piedi un Criſto morto, ſoſtenuto da un An- giolo: ed altresì del medeſimo Baccio, ſo- no l'Adamo, ed Eva col Serpente dietro al- l'Altare, figure invero belliſſime, condot- te con maggior perfezione delle prime. Ne' Pilaſtri delle Tribune, come ancora nelle, mura delle navate, ſi vedono alcune nic- chie, o tabernacoli di marmo miſto, entro de' quali ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in mar- mo da Maeſtri eccellentiſſimi. Ha queſta, Baſilica due organi, che ſono di rariſsima perfezione, come altre coſe degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſſervare, che per brevità ſi tralaſciano. Una ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è, che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in, gran copia gli abbellimenti eſteriori, che a' noſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà non- dimeno un bel compoſto, a cui tutte le par- ti nobilmente corriſpondono, ed una maeſto- ſa bellezza, che ſenz'altro ornamento, l'oc- chio ſommamente diletta. Oltre però il ma- teriale, degna ſi è queſta Chieſa di ſomma venerazione, per l'inſigni Reliquie di tanti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra queſte le più coſpicue, una parte della Croce, un Chio- do, e una Spina della Corona di Noſtro Si- gnore, ripoſte in Reliquiarj di pregio ineſti- mabile. Evvi il Corpo di S. Zanobi Veſco- vo Fiorentino, e di molti altri ſuoi Succeſ- ſori, e Diſcepoli; di S. Podio, di S. Stefano Nono Ponteſice, e de' Santi Martiri Abdon, e Senen. Evvi in oltre un Pollice di San, Gio: Batiſta, con alquante ſue Ceneri, una parte di Braccio di S. Andrea Apoſtolo, ed altre ancora ſenza numero, deſcritte già dal- l'Arcidiacono Minerbetti. Ma non minor ve- nerazione le rende il Divin culto, che da, tanti ſacri Miniſtri religioſamente s'oſſerva. Quarantaquattro Canonici, e fra queſti cin- que dignità; ſeſſanta,e più Cappellani,e cento- ſeſſanta Cherici celebran quivi continuamen- te gli Ufizj Divini, con tal decoro e ſplendo- re, che quello d'ogni altra Cattedrale d'Italia non ſolo agguaglia, ma ſupera di gran lun- ga. Oltre di ciò, queſta Chieſa s'è renduta celebre, per molti, e ſingolari avvenimenti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſati. Fra que- ſti parmi notabile, che quivi un Federigo Terzo Imperatore, inſieme col Re d'Unghe- ria, e il Duca d'Auſtria, creaſſe più Cava- lieri a Spron d'oro, e molti di queſta Pa- tria: Che Carlo Ottavo vi ſtabiliſſe concor- dia co' Fiorentini: Che due Sommi Ponteſi- ci Martino V. ed Eugenio IIII. ſolennemente vi celebraſſero: Che Pio II, e Leon X. v'aſ- ſiſteſſero più volte alle Sacre funzioni: Ma più d'ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l'an- no 1440. il Concilio Fiorentino, famoſo per l'intervento del mentovato Eugenio IIII. del- l'Imperator Paleologo, del Patriarca di Co- ſtantinopoli, e di tanti Primati della Grecia; ma più famoſo, per l'unione ſtabilitavi del- la Chieſa Greca, e Latina, come dall'Infcri- zione in marmo preſſo alla Sagreſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre cagioni, non è maraviglia, ſe queſta Chieſa gode inſigni prerogative, tra le quali è molto ſingolare, che tanti Cherici, dopo il ſervizio preſtato alla medeſima, vengano promoſſi al Sacer- dozio, benchè non ſiano provveduti d'alcun Benefizio, o d'altra rendita Eccleſiaſtica,. Uſcendo di Chieſa trovaſi appreſſo il

A 5 li

l'ul-

A 6 to

vene-

l'in-

PRIMA

GIORNATA.

PRIMA

GIORNATA.

PRIMA

CAMPANILE, la cui circonferenza è cen- to braccia, e l'altezza centoquarantaquattro. E' in iſola da ogni parte fino da' fondamen- ti, ed è incroſtato tutto di marmi di diver- ſi colori, con bel diſegno diſtinti. In quattro nicchie da ogni lato poſano quattro ſtatue, delle quali, quelle che riguardano la piazza, e l'altre due ſopra la porta ſono di mano di Donatello. Fu condotta queſta gran Tor- re col diſegno di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che certamente nel mondo non ſi trova l'eguale. Dirimpetto al- la Chieſa del Duomo, è la Chieſa di

S. GIOVANNI. Unica reliquia dell'anti- chità di Firenze, avvenga che di quei molti ediſizj, che a ſomiglianza di Roma ſurono fabbricati, niun altro fuori di queſto ſiaſi conſervato. La Gentilità lo dedicò a Marte; ma levata l'Idolatria, e ricevuta la Santa Fe- de, fu com'altri hanno creduto, prima al Salvadore, indi a S. Gio: Batiſta Protettore della Città conſagrato. E' queſto Tempio di figura ottagona, da ogni parte iſolato, e per di fuori incroſtato di varj marmi. Per tre, porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte delle qua- li tutte di bronzo, ſono di sì maraviglioſa bellezza, e con tal maeſtria lavorate, che, Michelagnolo Buonarruoti ſoleva dire, che ſa- rebbero ſtate bene alle Porte del Paradiſo. Quella, che riguarda la Chieſa del Duomo, e altresì quella dirimpetto all'Opera, ſono ambedue condotte da Lorenzo Ghiberti, ma la terza più antica fu fatta da Andrea Piſano. Sono effigiate in eſſe alcune Storie del Te- ſtamento vecchio, e nuovo, di baſſo rilievo, fatte con tal'eccellenza, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la porta prin- cipale vi ſono tre Statue di marmo, che rap- preſentano il Batteſimo di Criſto, incomin- ciate dal Sanſovino, e perfezionate da Vin- cenzio Danti, di cui ſono l'altre tre Statue di bronzo, rappreſentanti la Decollazione di S. Gio: ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bi- gallo. Ma ſopra la Porta verſo l'Opera ſono maravigliofe le tre figure di bronzo, che rap- preſentano S. Gio: Batifta, che diſputa con un Fariſeo, e un Dottore della Legge antica, e ſono di mano di Gio: Franceſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi le due Colonne di Por- fido, poſte avanti la porta principale, dona- te già da' Piſani alla Città di Firenze. Entran- do in Chieſa ſi vedono ſedici groſſe Colonne di granito Orientale, con Capitelli, e pila- ſtri, ſopra de' quali ricorre un terrazzino, che circonda quaſi tutta la Chieſa. La volta poi è tutta fatta a Moſaico, per opera d'An- drea Tafi, Diſcepolo di Cimabue, antichiſſi- mo Pittore, e per quello riguarda l'età, de- gno di ſtima. Vi è in oggi, oltre varj or- namenti, un Battiſtero molto vago, e di bel- liſſimi marmi adorno, nella nicchia del qua- le vi è un S. Gio: Batiſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamontini valente Scultore. Di- rimpetto al detto Battiſtero, vi è il Sepolcro ornato di varie Statue di Baldaſſarri Coſſa, già Papa ſotto nome di Gio: Vigeſimoſecon- do, o come altri vogliono Vigeſimoterzo, morto l'anno 1419. dopo eſſere ſtato depo- ſto dal Pontificato nel Concilio di Coſtanza. l'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Do- natello celebre Scultore de' ſuoi tempi, il quale per tal lavoro n'ebbe mille fiorini. Finalmente in queſto Tempio ſono molte Re- liquie inſigni, e ſpecialmente il dito indice di S. Gio: Batiſta, che ſi tiene in ſomma, venerazione, come altresì molte ſuppellettili ſacre, e argenti d'ineſtimabil valore. Uſcen- do di Chieſa per la Porta dall'Opera, ſi tro- va una Colonna, poco diſtante, eretta in, quel luogo l'anno di noſtra ſalute 408. per ricordanza di quell'inſigne miracolo, che operò S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, allora quando trasferendoſi alla Chieſa di S. Salva- dore il ſuo Corpo dall'inſigne Collegiata di S. Lorenzo, nel toccar quivi la Bara un ol- mo ſecco, incontanente divenne freſco, e, verdeggiante. Camminandoſi per via de' Mar- telli, trovaſi la Chieſa de' Geſuiti, volgar- mente chiamata

Sal-

drea

GIORNATA.

PRIMA

S. GIOVANNINO. E' dedicata a S. Gio: Evangeliſta. Era queſta Chieſa aſſai piccola, prima che fuſſe conceduta a' detti Padri, ma intorno all'anno 1580. coll'opera,e col di- ſegno di Bartolommeo Ammannati, celebre Scultore, e Architetto Fiorentino, fu oltre modo accreſciuta, e adorna. Imperciocchè quell'Arteſice molto pio, e religloſo, a niu- na ſpeſa, e fatica perdonò, perchè in breviſ- ſimo tempo queſt'opera fuſſe condotta al ſuo fine. Ammirano gl'intendenti l'eſquiſitezza dell'Architettura, ed il bell'ordine di tutte le parti di queſto ſacro ediſizio. Ha la fac- ciata aſſai vaga, tutta di pietre ſerene, e den- tro vi ſono nelle Cappelle varj ornamenti di ſtucchi, con belle Tavole; in una delle quali di mano d'Aleſſandro Allori detto il Bronzino, è dipinta la Cananea. Vicino a queſta Chieſa, ed al principio di via Larga è il famoſo

prima

GIORNATA.

PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Mar- cheſe Riccardi, fatto già fabbricare da Coſi- mo il Vecchio, Padre della Patria, col diſe- gno di Michelozzo. Non può ſpiegarſi a ba- ſtanza quanto ſia bello, e magnifico, ne può comprenderlo facilmente chi non lo mira. Vedonſi le due facciate tutte di pietre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra ſino alle prime fineſtre l'ordine è ruſtico, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuccede il Co- rintio: ma in fronte di sì nobile ediſizio, ve- deſi un cornicione d'incredibil vaghezza, che da per tutto lo circonda. Non meno va- ghe ſon le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, come altresì il cornicione, ſi cre- dono fatti col diſegno del Buonarruoti. En- trando per la porta principale trovaſi la pri- ma loggia, nel fregio della quale ſono alcu- ni tondi, entrovi figure di marmo di mano di Donatello, e le muraglie tutte adornate in queſt'Anno d'Inſcrizioni, e di Buſti anti- chi a foggia di Muſeo. A man deſtra vi è una ſcala fabbricata con magnificenza per cer- to reale, col diſegno di Gio: Batiſta Fog- gini, Scultore, e Architetto Fiorentino. E' pure a man ſiniſtra una ſcala belliſſima, fatta a chiocciola, che dal terreno conduce fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze, quanti ornamenti di pregio vi s'ammirerà! Quante prezioſe ſupellettili degne di qualſivoglia gran Regia! Vedraſſi la belliſſima Gallerìa dipinta da Luca Gior- dano Napoletano celebre Pittore de' noſtri tempi: allato alla quale una copioſa, e ſcel- ta Librerìa. Si mirerà in oltre i nuovi accre- ſcimenti di ſtalle, e d'altre comodità; e fi- nalmente ſi vedrà creſciuta doppiamente la principal facciata verſo via Larga, coll'iſteſ- s'ordine, e Architettura dell'antica. E' famo- ſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellez- za, ma eziandìo per eſſere ſtato in ogni tem- po ricetto di grandiſſimi Perſonaggi, eſſen- doviſi trattenuti Sommi Ponteſici, Imperato- ri, e Rè, oltre un novero grande di Princi- pi (di che ſi legge la memoria in un Cartel- lo di marmo nel primo Cortile, fatta dal- l'Abate Anton Maria Salvini) e per molti av- venimenti accadutivi, deſcritti largamente, dal Giovio, e da varj Scrittori de' tempi an- dati. Dirimpetto a queſto, ſi vede il

ma

PRIMA

PALAZZO fatto nuovamente fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi col diſe- gno del Cav. Carlo Fontana, e la facciata del- la Caſa del Marcheſe Pier Noferi Capponi a quello contigua, ſommamente lodata dagli Intendenti dell'Architettura, che vien credu- ta opera di Bernardo Buontalenti. Proſe- guendo il viaggio per via Larga, bella, e ſpa- zioſa contrada, ed in cui ſon molti altri Palaz- zi, ſi giunge finalmente alla Piazza, e Chieſa di

gno

GIORNATA.

S. MARCO. Fu già queſta de' Monaci Salveſtrini, e dipoi, per autorevole inter- poſizione di Coſimo Padre della Patria, con- ceduta a' Padri Domenicani dell'Oſſervanza, intorno all'anno 1436. dal qual tempo fino al dì d'oggi è creſciuta ſempre di pregio, e di bellezza. Tra gli ornamenti più ſingo- lari, s'ammirano le belle Tavole, tutte di mano d'eccellenti Maeſtri. Nella prima al- l'entrare a man deſtra, vi è una divota Ma- donna di Piero Cavallini Romano, che per venerazione ſta coperta. La ſeconda, dov'è dipinto S. Tommaſo d'Aquino, è di Santi di Tito. La terza è del celebre Fra Bartolom- meo della Porta. Nella quarta ſi vede una. Madonna lavorata a Moſaico. E finalmente la quinta, dov'è S. Domenico, è di mano di Matteo Roſſelli. Parimente a man ſiniſtra, la prima è del Paggi Lombardo: la ſeconda del Paſſignano, e la quarta del Cigoli: dopo la quale ſegue la belliſſima Cappella di S. An- tonino Arciveſcovo di Firenze, fatta fabbri- care con ſomma magnificenza da Averardo, e Antonio Salviati, ricchiſſimi Gentiluomini di queſta Città. Ella è tutta di marmi nobil- mente lavorati col diſegno di Gio: Bologna. Tre belle Tavole di Pittori eccellenti, ne ador- nano vagamente le tre facciate, in ciaſchedu- na delle quali ſi mirano due belliſſime Statue di marmo, che in tutto aſcendono al nume- ro di ſei, di mano del Francavilla diſcepolo del mentovato Gio: Bologna, ed altrettanti baſſi rilievi di bronzo, di mano di Fra Do- menico Portigiani, fatti ſul diſegno del Mae- ſtro, da cui fu fatta la figura di bronzo, ſot- to l'Altare, che rappreſenta il Santo giacen te ſopra dell'Urna, nella quale ſta ripoſto il Corpo. Finalmente corona queſta Cappella una Cupoletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe pitture di mano del famoſo Bronzino. Allato a queſta v'è la Cappella de' Serragli, ancor eſsa riguardevole, non meno per la. ſtruttura di finiſſimi marmi, de' quali fino al pavimento è ricoperta, quanto per varj or- namenti di Statue, e di Pitture, che nobil- mente l'adornano. Segue di poi la Tribuna, dov'è poſto l'Altar maggiore nuovamente reſtaurata, e adorna d'una Cupola dipinta da Aleſsandro Gherardini. Ma tralaſciando tanti ornamenti, che l'abbelliſcono, è degno di memoria, che quì ſia ſepolto il Conte, Gio: Pico della Mirandola, che fu chiamato la Fenice degl'ingegni, ed Agnolo Poliziano nomo letteratiſſimo, e ſingolare. Non meno però della Chieſa, è riguardevole il Conven- to, fatto fabbricare da Coſimo, e da Loren- zo de' Medici, col diſegno di Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lunette tutte di- pinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſſelli, e dal Boſchi. Bella, e copioſa Librerìa vi ſi conſer- va, ove, fra gli altri, ſono di pregio moltiſ- ſimi manoſcritti, alcuni de' quàli è fama, che ſuffero già di Niccolò Niccoli, quegli, da cui le Lettere Greche riconoſcono il loro riſor- gimento. Fu queſto Convento ſempre tenu- to in grande ſtima, non ſolo per l'offervan- za regolare reſtauratavi da Fra Girolamo Sa- vonarola, ma eziandìo per avervi dimorato moltiſſimi Religioſi di ſanta vita, in conver- ſazione de' quali ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſſe volte trattenerſi, vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. Dirimpetto a queſta Chieſa per la porta laterale è il Pa- lazzo altrimenti chiamato il

nano

ſuffe-

PRIMA

GIORNATA.

CASINO da S. Marco, fatto fabbricare, dal Gran Duca Franceſco intorno all'anno 1570. col diſegno del Buontalenti. Ammira- no i Profeſſorì la nobile Architettura di que- ſto edifizio, diviſato in tre ordini d'appar- tamenti aſſai comodi. E' ſervito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del ſan- gue, eſſendo provveduto di tutti quegli or- namenti, e di tutte le comodità, che a tali Perſonaggi ſi convengono. Accanto a que- ſto Caſino è degna di eſſer veduta la

COMPAGNIA DI S. Gio: BATISTA det- ta dello Scalzo, per le molte eccellenti Pit- ture a freſco d'Andrea del Sarto, che ne, adornano il Cortile. Dall'altra parte della Chieſa ſono contigue le

STALLE de'Cavalli di maneggio di S. A. R. che in gran numero, ed in un luogo aſſai co- modo vi ſi mantengono. In queſto luogo an- cora, s'apprende dalla Nobiltà Fiorentina, ſotto la direzione d'un Cavallerizzo ſpeſato da S. A. R. l'Arte di cavalcare, e di correr la lancia. A queſto eſſetto fu dal SereniſS. Gran Principe Ferdinando di glor. mem. fat- to reſtaurare, ed accreſcere un bel loggia- to, perchè nel tempo del crudo inverno, o di pioggia, ſi poſſa tuttavia continuare un. eſercizio sì nobile. Contiguo a queſte Stalle è il

da

PRIMA

GIARDINO de' Semplici, che dal G. Du- ca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fabbrica- to. Belliſſimo è queſto Giardino in tutte le ſue parti, e non minore è la bellezza di eſſo, per le piante delle più rare, e ſingolari, che nel mondo ſi trovano: avvenga che quel ma- gnanimo Principe, acciocchè in Firenze non mancaſſe a' Profeſſori di Medicina la cogni- zione dell'erbe, e piante medicinali, da. ogni parte più remota le ſe venire, e quivi con ſomma diligenza conſervare. l'anno 1718. fu trasferita in queſto Giardino, per be- nigno reſcritto di S. A. R. l'Accademia di Bo- tanica nuovamente inſtituita. Ma ritornan- do alla Piazza di S. Marco ſulla cantonata. della via, che conduce alla Nunziata, è il

SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto tempo in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e man- tenute molte Fiere indomite d'ogni ſorta, come Orſi, Tigri, Pantere, Tori ſalvatici, ed altri ſimili; i quali dipoi s'eſercitano nelle Cacce, che dentro un ampio cortile, alla. preſenza di molti ſpettatori, ſi ſogliono fare. E' antico in Firenze il coſtume di cuſtodir ſimili animali in un ſerraglio, che per avan- ti era dove di preſente è la Zecca. Rimpet- to a queſto è lo SPEDALE di S. Matteo, altrimenti di Lem- mo, ſondato intorno all'anno 1390. dove, ſon curati molti infermi con molta diligen- za, e carità. Ma proſeguendo il viaggio, ſi giunge ad una Piazza, che ha preſo il nome dalla vicina Chieſa della Nunziata. E' queſta da due lati chiuſa da due gran Logge, il di- ſegno delle quali è del famoſo Brunelleſco. Nel mezzo della Piazza ſopra una Baſe di marmo ſi ſcorge un bel Cavallo, e ſopra di eſſo la Statua di Ferdinando Primo G. D. di Toſcana, gettato in bronzo da Gio: Bologna Fiammingo celebre Scultore de' ſuoi tempi. La voce, ed oppinione del volgo ha fatto credere ad uno Scrittore, che il getto fuſſe di Pietro Tacca, il che non è vero. Sono di eſſo bensì le due Fontane di Bronzo, che adornano la medeſima Piazza. Sotto una di queſte due Loggie vi è lo

SPE-

GIORNATA.

SPEDALE degli Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di al- levare moltiſſimi fanciulli eſpoſti, che ſenza un tal'ajuto, facilmente perirebbero. Fu fon- dato queſto Spedale intorno all'anno 1420. e ne diede il diſegno il pocanzi nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai co- mode, e ben diſpoſte. Nelle due Chieſe che una è per gli uomini, e l'altra per le donne, molte belle pitture ſi trovano; come altresì nel loggiato, di mano di Bernardino Poccet- ti ſi vedono alcune pitture a freſco. E' go- vernato queſto Spedale per lo più da perſo- ne nobili, e di grand'eſperienza, avvenga che, per un maneggio cotanto importante, ſingolar prudenza, e ſapere non ordinario ſi richieda. Preſiedono queſti al governo di moltiſſime perſone, preſſo al numero di tre- mila, oltre la ſoprintendenza d'altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In faccia poi alla medeſi- ma Piazza ſi trova la Chieſa della Santiſſima

ri-

PRIMA

NUNZIATA; Nella deſcrizione della qua- le mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tem- po mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccol'Oratorio poſto ſuor di Firenze, in un luogo detto il Ca- faggio. Or queſto piccol'Oratorio con al- cuna parte di terreno ivi contiguo, fu con- ceduto a quei ſette nobili Fiorentini, che ab- bandonata la Patria, s'erano ritirati nel- l'aſpro Monte Senario, ove menando vita eremitica, e ſolitaria, avevano fondata la Religione de' Servi di Maria; ed il motivo fu, acciò quei buoni Religioſi, che da per tutto aveano ſparſa la fama della lor Santità, più da vicino ſantiſicaſsero col loro eſempio i loro Concittadini. Ma perchè troppo angu- ſto era quel luogo, in riguardo alle molte perſone, che v'erano venute ad abitare, fu biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chieſa; al che fare, la povertà di que' Reli- gioſi baſtante non era. Perciò ad un'opera sì buona, e ſanta, furono dal Sommo Pon- tefice tutt'i fedeli eſortati, tra' quali ſopra d'ogn'altro ſi ſegnalò Chiariſſimo Falconie- ri nobiliſſimo Cittadino di queſta Patria, cre- duto Padre della B. Giuliana, e Fratello del B. Aleſſio; imperciocchè, a niuna ſpeſa, o fa- tica perdonando, ſomminiſtrò qualunque, ſoccorſo più opportuno, perchè tal'opra. foſſe al ſuo fine condotta. Terminata la fab-

brica

brica, avvenne quel gran prodigio, per lo quale è celebre queſta Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei buoni Padri dato a dipingere a freſco ad un Pittore (di cui an- cora è incerto il nome; altri chiamandolo Bartolommeo, altri Giovanni, altri creden- dolo Piero Cavallini Romano) un'Immagi- ne di noſtra Signora, in atto di eſſere dal- l'Angiolo annunziata. Il buon Pittore, che la figura dell'Angiolo avea compita, e rima- nevagli ſolo ad effigiare della gran Vergine il volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con. qual'arte poteſs'eſprimere quell'aſpetto Di- vino, che i Serafini innamora. In queſto mentre fu ſopraffatto dal ſonno; da cui ſve- gliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupore, colori- to il bel ſembiante della gran Vergine Ma- dre, di tal bellezza, e tanta divozione ſpi- rante, che ſolo doveſse crederſi coſa di Pa- radiſo. Attonito dunque, e ſorpreſo da ma- raviglia incredibile, ad alta voce gridò più volte: miracolo, miracolo. Il che ſentito da' circoſtanti, e di poi ſparſoſi per la Città, cagionò ſubitamente un tal concorſo di po- polo, che ben toſto ne fu la Chieſa ripiena: e perchè niuno di queſto fatto dubitar poteſ- ſe, operò Iddio per mezzo di queſta Imma- gine infiniti miracoli, che tuttavia, mercè della Divina bontà, vanno creſcendo in gran numero. Ora venendo alla deſcrizione della Chieſa, vedeſi al primo ingreſſo un bel Log- giato, con belle,e ben proporzionate Colonne, fatto fabbricare dalla famiglia de' Pucci. Sot- to il loggiato ſono tre porte. Quella a man deſtra, conduce nella Cappella di S. Baſtiano dell'iſteſſa famiglia Pucci, adorna di tre bel- le Tavole, colorite da Maeſtri eccellenti, e ſpecialmente quella di S. Baſtiano di mano d'Antonio del Pollaiolo, ed altresì d'alcune ſtatue di marmo del Novelli Scultore. Vi ſo- no ancora molte memorie d'Uomini illuſtri di queſta nobil famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Roberto, e Antonio Pucci tre In- ſigni Cardinali, che viſſero quaſi in un tem- po medeſimo. l'altra porta a man ſiniſtra conduce in un Ricetto, dov'è la Sagreſtìa. de' paramenti, ed in un Chioſtro aſſai grande, e vago. In faccia di queſto Chioſtro, è ſopra la porta, che va in Chieſa, la famoſa Ma- donna del Sacco, dipinta da Andrea del Sar- to, con tutta la perfezione dell'arte. E' fama fra gl'intendenti, che queſta ſia la migli- or'opera, e più perſetta, che quel famoſo Artefice conduceſſe. E in vero chiunque at- tentamente la mira, reſta fuor di modo atto- nito per lo ſtupore; ond'è che Michelagno- lo Buonarroti, ed il celebre Tiziano non. ſi ſaziavano mai di rimirarla, e di commen darla in eſtremo. l'altre Lunette del mede ſimo Chioſtro ſono ancor eſſe dipinte da buo- ni Artefici. Il Poccetti, e il Roſſelli grande- mente vi faticarono, e molto ancora il Sa- limbeni Saneſe. Sono in queſte eſſigiati li fatti più ſingolari de' ſette Fondatori, e ne' pe- ducci delle volte i ritratti degli Uomini più inſigni dell'Ordine de' Servi. La terza por- ta del loggiato, ch'è la principale, nel mez- zo, conduce in un piccol Cortile, o Chioſtro, tutto dipinto da' più rari Artefici di quei tempi. Queſti ſono Andrea del Sarto (il ri- tratto del quale ſcolpito in marmo coll'iſcri- zione, vedeſi a mano ſiniſtra) Aleſſio Baldo- vinetti, il Roſſo, Iacopo da Pontormo, il Franciabigio, e Coſimo Roſſellini. D'Andrea è la ſtoria de' Magi, la Natività della Ma- donna, quella ove ſi porge a baciare a' cir- coſtanti la reliquia di S. Filippo, con tutte l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſegna- lati di S. Filippo Benizi mirabilmente rap- preſentano. D'Aleſſio Baldovinetti è la Sto- ria della Natività del Signore: del Roſſellini è quando S. Filippo ha la viſione di Maria Verg. Del Roſſo è l'Aſſunta della Madonna: del Pontormo la Viſitazione della medeſima; e del Franciabigio lo Spoſalizio della Vergi- ne con San Giuſeppe. Parimente in queſto Cortile ſi vedono innumerabili voti, altri di- pinti in tavole, altri eſpreſſi in figure al na- turale. Entrando in Chieſa, vedeſi al primo aſpetto la ſoffitta tutta d'intagli dorati ſopra ſondo bianco, nel mezzo della quale è un. gran quadro, rappreſentante l'Aſſunzione, della Vergine al Cielo, di mano del Volter- rano. Nelle pareti, tra 'l fregio della ſoffitta, e il cornicione, ſono dodici quadri dipinti a freſco dall'Ulivelli, dove ſi rappreſentano alcuni miracoli più ſingolari, operati per in- terceſſion di Maria. A man ſiniſtra nell'en- trare in Chieſa ſi trova la Cappella della San- tiſſima Nunziata (nel muro della quale è di- pinto il di lei volto miracoloſo) fatta di mar- mi vagamente intagliati col diſegno di Mi- chelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappella, non ſi può ſpiegare a baftanza. E' l'Altare d'argento maſſiccio nobilmente lavorato, il gradino, parimente d'argento, è tutto diviſato di gioie, e pietre prezioſe. In un belliſsimo tabernacolo, è una teſta del Salvadore, mirabilmente dipinta da Andrea del Sarto. Sopra due grandi pilaſtri poſa un ricco architrave, o cornicione d'argento, da cui pende una cortina di lavoro eccellente, ſotto la quale una mantellina, parimente d'ar- gento, che tien coperta la Sacra Immagine. In oltre, tanti, e tanti ſon gli ornamenti di queſta Cappella, ch'è malagevole il poter- gli diſtintamente deſcrivere: perchè i vaſi, i doppieri, le lampane tutte d'argento, ſon ſenza numero; i voti, che vi ſi vedono ap- peſi, in contraſſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi diſpenſano giornalmente, ſono in- finiti. Contiguo alla detta Cappella, è un. Oratorio di forma quadrata nobilmente ar- ricchito. Ha le pareti incroſtate di pietre, prezioſe, e ſpecialmente d'agate, calcedonj orientali, e diaſpri, che rappreſentano alcu- ni ſimboli di noſtra Signora. Allato a que- ſta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marcheſe, e Senator Franceſco Feroni, col diſegno di Gio: Batiſta Foggini tutta incro- ſtata di marmi, e adorna di varie Statue; la Tavola dell'Altare è dipinta da Carlo Lotti Pittor Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le due. Statue rappreſentanti il Penſiero, e la Fortu- na marittima, e di mano dell'Andreozzi ſono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la. Navigazione. Di Carlo Marcellini è il S. Do- menico, e del Cateni il S. Franceſco, e le medaglie di bronzo dorato ſono di Maſsi- miliano Soldani Benzi; le due iſcrizioni, che ſi vedono ſotto li due Depoſiti ſono dettate dall'erudita penna dell'Abate Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, benchè con or- dine aſſai diverſo, altre Cappelle adornate di belle Tavole, tra le quali è molto riguarde- vole quella del Giudizio d'Aleſsandro Allo- ri, detto il Bronzino; quella della Crocifiſsio- ne dello Stradano; e la quarta di Pietro Pe- rugino, o com'altri vogliono, dell'Alber- tinelli. Siccome nella Croce della Navata, è aſsai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di S. Filippo Benizzi, colla Tavola. dipinta dal Volterrano, e con altre pitture a freſco dell'Ulivelli. Ritornando a man de- ſtra, nella prima Cappella della famiglia del Palagio adorna di varj marmi, è una Tavo- la dell'Empoli, ch'è ſtimata la miglior'ope- ra da eſso fatta. Nella ſeconda vi è una Ta- vola dipinta da Pier Dandini, profeſsore di molto pregio. Ma la terza Cappella tutta in- croſtata di marmi con bel diſegno intagliati, e nobilmente arricchita, fu fatta fabbricare dal Marcheſe Fabbrizio Colloredo del Friu- li: la Tavola è di mano del Vignali, e, la Cupola del Volterrano. Ognuna delle ſe- guenti Cappelle ha qualche coſa di ſingolare, e ſpecialmente quella de' Bandinelli, prima de' Pazzi, dov'è di marmo un Criſto morto, ſoſtenuto da Dio Padre, opera inſigne di Baccio Bandinelli. In faccia a queſta, è in luogo poco oſservato la Cappella di S. Bar- bera, ove ſi vedono molte memorie ſepol- crali di Signori di conto di varie Provincie Oltramontane. Al fine della Navata, ſi tro- va una Tribuna aſsai grande di figura roton- da con bella Cupola, e rilevata, fatta col diſegno di Leon Batiſta Alberti Gentiluomo Fiorentino, a ſpeſe di Lodovico Gonzaga, ſe- condo Marcheſe di Mantova. E' in oggi que- ſta Tribuna tutta adornata di ſtucchi, come altresì la Cupola, dipinta da Baldaſſar Fran- ceſchini, detto il Volterrano. Ha queſto in- ſigne Pittore dipinto la Vergine, quando Aſ- ſunta in Cielo, vien coronata dalla Santiſſi- ma Trinità. Intorno intorno ha dipinti i Patriarchi, i Profeti, e i Santi del Teſta- mento Vecchio, con alcuni altri del Nuovo, che prima della Vergine erano paſſati alla. Gloria, recedendo in queſto dall'uſo di quaſi tutt'i Pittori, che nel dipignere Sto- rie antiche, meſcolano ſpeſſe volte perſone, che viſſero molti ſecoli dopo. Finalmente, in queſta grand'opera è laudabile, non me- no l'invenzione, e 'l diſegno, che la vaghez- za del colorito. Corriſponde alla Cupola il Coro de' Frati, i quali, oltre al numero di cento, con ſommo decoro, e con eſquisitez- za di canto, vi celebrano gli Uſizj Divini. No- ve Cappelle ſi trovano intorno al Coro, mol- te delle quali ſon adorne di marmi, e di bel- liſsime Tavole. Nella ſeconda Cappella a man deſtra v'è una Tavola del Bilivelti, in cui è dipinto lo Spoſalizio di S. Caterina. Nella terza la Tavola del Cieco nato è di mano del Paſsignano. Nella quinta, che fu già fabbri- cata a proprie ſpeſe di Gio: Bologna, oltre l'eſser tutta incroſtata di pietre ſerene, e, marmi, ſono di ſtima grande le ſtatue, i baſ- ſi rilievi di bronzo, e le tre Tavole, una del Paggi, l'altra del Ligozzi, e la terza del Paſ- ſignano: Siccome è ammirabile il Crocifiſſo di bronzo, fatto ſopra un modello dello ſteſ- ſo Gio: Bologna. Nella ſeſta la Tavola della Reſurrezione è d'Agnolo Bronzino. Nell'ot- tava il S. Michele di mano del Pignoni Pit- tor celebre; e nella nona la Natività di Ma- ria Verg. fatta da Aleſſandro Allori, il cui figliuolo Criſtofano dipinſe uno de' quadri laterali, ch'è tenuto in gran pregio. l'Al- tar maggiore è molto ricco, e magnifico. Ha il Ciborio grande d'argento, di bellez- za, e di pregio conſiderabile; ſiccome un. Paliotto parimente d'argento, con figure di baſſo rilievo, che ſolamente adopraſi nelle feſte ſolenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i doppieri, le Statue, e gli ornamenti pre- zioſi, che vi ſi vedono, che certamente non hanno pari. Sul piano del Preſbiterio poſa- no due magnifici Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo Angelo Marzi, colla Statua al natu- rale di mano di Franceſco da Sangallo; e l'al- tro del Senatore, e poi Sacerdote Donato dell'Antella, inſigne Benefattore della Chieſa. La ſtatua è di Gio: Batiſta Foggini, e l'In- ſcrizione del Senatore, e Auditore Filippo Buonarroti. Queſta Chieſa è ſtata moderna- mente adornata di ſtucchi, e di Pilaſtri in- croſtati di marini, e d'alcuni medaglioni di- pinti a freſco da Piero Dandini. In ſomma ell'è in tutte le ſue parti riguardevole, e per queſto ſi è renduta al Mondo famoſa, non eſsendovi Foreſtiero, che non ſi porti a vi- ſitarla. Il Convento poi, ove abitano in gran numero i Religioſi, è molto comodo, e ma- gnifico, per lo notabile accreſcimento fatto- vi ultimamente; ed ivi pure ſon degne d'eſ- ſer vedute, la Librerìa nuovamente fabbrica- ta, perchè, oltre alla copia de' Libri, vi s'ag- giungono molti ornamenti, che la rendono ſingolare; e nel Chioſtro interiore la Cap- pella della ſamoſa Accademia del Diſegno per la Tavola dell'Altare, ch'è del Paſſigna- no, e per due quadri a freſco, che ſono ope- ra di Giorgio Vaſari, e di Santi di Tito. Par- tendoſi da queſto luogo, laſceremo per bre- vità, e minor tedio del Foreſtiero, tutta la parte, che reſta dietro alla Chieſa, quantun- que in eſſa vi ſi poteſse oſservare il

B le

vinet-

B 2 Sal-

dine

B 3 ſta

tor

B 4 per

GIORNATA.

PRIMA

GIORNATA.

PRIMA

GIORNATA.

PRIMA

GIORNATA.

PRIMA

PALAZZO de' Marcheſi Guadagni aſsai vago, e di bella Architettura, e fornito di copioſa Librerìa, e il

PALAZZO del March. Scipione Capponi di nuova ſtruttura, edificato col diſegno del Cav. Carlo Fontana, ſiccome i due Giardini, uno del March.Salviati, l'altro de' Gieſuiti; e il

PALAZZO de' Conti della Gherardeſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fior. Pertanto venendo per la via de' Servi, tra molti, v'è aſsai riguardevole il

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con buon diſegno, e adorno di molte Statue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſsimo di Me- daglie; e volgendo a mezzo di detta ſtrada a man ſiniſtra, ci condurremo alla

CHIESA, E MONASTERO DE' MONA- CI CAMALDOLENSI. La Chieſa è ſtata. rifatta di nuovo non è gran tempo. La vol- ta è tutta dipinta a freſco di mano d'Aleſ- ſandro Gherardini. Anche il Monaſtero è ſtato reſtaurato, e nella Libreria, ove ſi con- ſervano rari MSS. è uno sfondo di Luca Gior- dano. Nell'orto ſi vede il principio del famo- ſo Tempio della Famiglia delli Scolari, tanto lodato da Giorgio Vaſari. Rimpetto a queſto Monaſtero corriſponde il

PA-

GIORNATA.

PALAZZO de' Giugni, fatto col diſe- gno dell'Ammannato, edifizio in ogni par- te riguardevole. Ma ſeguitando per la via di Cafaggiuolo, uſciremo di ſtrada per viſi- tare la Chieſa di S. Maria degli Angeli, chia- mata in oggi

S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la belliſsima Cappella de' Neri, che ben può dirſi tale per le pitture di Bernar- dino Poccetti, il quale, ſe in ogni opera. ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpecialmen- te ſuperò ſe medeſimo. Ammirano gl'inten- denti, ſopra d'ogni altra coſa, la bella Cupo- letta, ove è dipinto il Paradiſo; perchè in eſſa ſono innumerabili le figure de' Santi, ma così bene, e con tal'arte diſpoſte, che la moltitudine non genera confuſione, ma reca diletto, e vaghezza. All'Altare di det- ta Cappella è una Tavola del Paſſignano: e finalmente non vi manca ornamento, che la poſſa render più vaga. Paſſando per un. Cortile s'entra in Chieſa, la ſoffitta della. quale è tutta dipinta da Iacopo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però ripartita in. varie Cappelle, in ciaſcheduna delle qua- li ſi vedono Tavole di Pittori aſſai riguar- devoli. Ma di gran lunga ſuperiore in bel- lezza, ed in pregio è la Cappella maggiore, nella quale ſta ripoſto il Sacro Corpo incor- rotto di S. Maria Maddalena de' Pazzi Nobil Fiorentina. Ella è tutta incroſtata di marmi miſti, de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali edifizj s'adoprino. Sono fra gli altri ornamenti molto ammirabili, dodici Colon- ne di diaſpro di Sicilia, i capitelli, e im- baſamenti delle quali ſon di bronzo dora- to. In alcuni ovati ſi vedono baſſi rilievi pa- rimente di bronzo, eſprimenti i fatti più ſe- gnalati della Santa, e queſti ovati ſon retti da alcuni Angioletti di marmo del Marcel- lini. Nelle quattro nicchie ſono quatrro ſta- tue di marmo, che figurano le quattro vir- tù più ſingolari, che riſplenderono in que- ſta Vergine. La Tavola dell'Altar maggio- re è di Ciro Ferri, di cui è il diſegno, e l'ar- chitettura della Cappella. L'altre due Tavo- le laterali, ſono di mano di Luca Giordano, e la Cupola è opera di Piero Dandini am- bedue Pittori famoſi. In ſomma non v'è co- ſa, che non ſia riguardevole, e di gran pre- gio, avendo fatto a gara, per abbellire que- ſto Sacrario, l'eſquiſitezza dell'opera, e la ricchezza, e nobiltà de' materiali. Ripiglian- do il cammino per la ſtrada già tralaſciata, troviamo in primo luogo il Monaſtero di

B 5 ne

PRIMA

S. MARIA DI CANDELI, colla Chieſa tutta riſatta di nuovo di ſtucchi dorati, col diſegno di Giovambatiſta Foggini, ove me- rita di eſſere oſſervata la Tavola dell'Altar maggiore, mirabilmente condotta dal celebte Anton Domenico Gabbiani, oltre le altre, tutte di valenti Pitttori. Quindi paſſeremo alla Parrocchiale

CHIESA DI S. AMBROGIO, dove abi- tano Monache dell'Ordine di S. Benedetto. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta Chie- ſa, è la Cappella del Miracolo, detta così, perchè in eſſa conſervaſi parte del Sangue, congelato di N. Sig. ritrovato in un Calice, dove da un Sacerdote, per inavvertenza, era ſtato laſciato del Vino conſecrato, che in. Sangue miracoloſamente ſi vide convertito,eſ- ſendo ciò accaduto l'an. di noſtra ſalute 1230. Vicino a queſta Chieſa ſi trovano nove Con- venti di Monache, ed uno di Religioſi Clau- ſtrali dell'Ordine di S. Franceſco di Paola, ma per non iſtraccare il Foreſtiero colla vi- ſita di queſte Chieſe, benchè in eſſe ſi po- teſſero oſſervare alcune pitture di pregio, e ſpecialmente in quella di Monte Domini la Tavola di S. Stefano del Cigoli: in quel- la delle Murate, nel cui Monaſtero fu già educata Caterina de' Medici Regina di Fran- cia, alcune pitture di Fra Filippo Lippi; ed alcune del Grillandaio in quella di S. Iaco- po: tornando adunque indietro, potrà da- re un'occhiata alla Chieſa delle Monache di

con-

GIORNATA.

S. FRANCESCO, rinnovata con gran ma- gnificenza dall'A. Reale del Gran Principe Ferdinando di Toſcana di glor. mem. ſul mo- dello fattone da Giovambatiſta Foggini; e quivi potrà oſſervare, fra le altre Tavole, quella dell'Altare ſituato in Cornu Epiſto- læ, ch'è copia d'una delle più maraviglio- ſe Opere d'Andrea del Sarto. Quindi paſ- ſando alla Chieſa di

S. CROCE de' Frati Minori Conventuali; entreremo in un Tempio aſſai grande, e ma- gnifico, lungo dugenquaranta braccia, e lar- go braccia ſettanta. Fu queſto ſabbricato in- torno all'anno 1294. col diſegno d'Arnolſo, che fu l'Architetto del Duomo, benchè dipoi reſtaurato col diſegno di Giorgio Vaſari. La maggior parte de' Foreſtieri concorre a que- ſta Chieſa, tirata dalla curioſità di rimirare quelle belliſſime Tavole, che l'adornano, nelle quali la Paſſione tutta di N. Signore, e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata mira- bilmente rappreſentata da' primi Arteſici di quei tempi. Ora facendoci dalla porta di mezzo, benchè l'ordine dell'Iſtoria richie- deſſe cominciare d'altrove, nella prima Ta- vola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſuddetta porta, è dipinta la depoſizione di Croce di N. Signore, di mano di Franceſco Salviati; la ſeconda, dov'è la Crocifiſſione, è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il famoſo Sepolcro di Michelagnolo Buonarro- ti Gentiluomo Fiorentino, Scultore, Pitto- re, ed Architetto di sì gran nome, e di sì grand'eccellenza, che non vi ha lingua, che le ſue lodi poſſa baſtevolmente ſpiegare. Ve- donſi a piè dell'Urna tre belle ſtatue di marmo, che rappreſentano la Scultura, l'Ar- chitettura, e la Pittura, in atto compaſſio- nevole, e meſto: e ſopra l'Urna, la teſta, e il buſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt'opera ſatta da tre Maeſtri, cioè Gio- vanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del primo de' quali è la ſtatua dell'Architettura, del ſecondo quella della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il ritratto di Michelagnolo. Se- gue la terza Cappella, dov'è dipinto da Gior- gio Vaſari, quando Criſto porta la Croce al Calvario; la Tavola quarta rappreſenta l'Ec- ce Homo, ed è ſattura di Iacopo di Meglio. Aleſſandro del Barbiere dipinſe la quinta, in cui ſi ſigura la Flagellazione alla Colonna; la ſeſta, dov'è dipinto N. Sig. quando ſa Ora- zione nell'Orto, è opera d'Andrea del Min- ga; appreſſo la quale è la Cappella de' Ca- valcanti, ove s'ammira ſcolpita in macigno la Vergine Annunziata dall'Angiolo, ſatta con ſingolare artiſizio dal celebre Donatello; ed allato v'è il Sepolcro di Leonardo Areti- no, inſigne Scrittore d'Iſtorie. Finalmente. la ſettima Cappella ha una Tavola già co- minciata dal Cigoli, e ſinita dal Bilivelti, in cui ſi rappreſenta l'entrata di Criſto in Ge- ruſalemme il giorno delle Palme. Nella Cro- ce della Navata trovaſi la Cappella de' Bar- berini, dov'è ſepolto Franceſco da Barberi- no, Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rappre- ſenta quando S. Franceſco riceve le Sacre, Stimate; v'è anco la Cappella de' Calderini allato alla Sagreſtìa, tutta incroſtata di mar- mi carrareſi, e ornata di belle pitture. Paſ- ſato l'Altar maggiore, in cui di preſente, conſervanſi le Sacre Oſſa della B. Umiliana de' Cerchi Nobil Matrona Fiorentina, Terzia- ria del medeſimo Ordine de' Min. Conv. chia- ra per ſantità, e per miracoli, viſſuta intor- no a gli anni 1240. e l'altre Cappelle di mi- nor pregio; ſi trova la Cappella, o Tribuna de' Niccolini, d'ordine però diverſo dall'al- tre. Quanto ſia bella, e di vaghezza ripie- na, non ſi può ſpiegare a baſtanza. E' ella tutta incroſtata di marmi carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile, e diligente lavoro, che non può l'uomo deſiderar di vantaggio. Di mano del Francavilla Scultor Fiammingo, ſono le cinque ſtatue di marmo, che una ſi- gura Aaron, e l'altra Mosè, e la terza rap- preſenta la Verginità, la quarta la Pruden- za, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole di- pinte ſono di mano d'Aleſsandro Allori, e le pitture a freſco del Volterrano, con sì gran perfezione condotte, che queſte ſole baſterebbero per eternargli la ſama, laſcian- do quella, ove di mano del Cigoli è dipinto il Criſto morto. Alle ſette Cappelle della, deſtra Navata, corriſpondono dalla ſiniſtra altre ſette, dell'iſteſs'ordine, e Architettu- ra. La prima, per non tornare indietro, ma ſeguitare fin'all'uſcir di Chieſa, ha una Ta- vola di mano del Vaſari, dov'è dipinta la Venuta dello Spirito Santo; nella ſeconda di mano dello Stradano, è figurata l'Aſcenſione di Criſto al Cielo. Allato a queſto Altare, e dirimpetto al Sepolcro di Leonardo Aretino, è quello di Carlo Aretino, Poeta, e Segreta- rio della Repubblica. Del mentovato Vaſari è l'Apparizione a gli Apoſtoli nella terza. Cappella; nella quarta, e quinta, di Santi di Tito ſono le due Tavole, che una, quando Giesù è a menſa con Cleofas, e Luca, e, l'altra quando reſuſcita dal Sepolcro; nella ſeſta è di mano di Batiſta Naldini quando Criſto è collocato nel Sepolcro; e nella ſet- tima quando Noſt. Signore va al Limbo de' Santi Padri, fu dipinta da Agnolo Allori, chiamato il Vecchio Bronzino. Oltre queſte pitture di ſingolare ſquiſitezza, e perfezione, ſe ne trovano in queſta Chieſa alcune di Ci- mabue, e di Giotto, le quali, quantunque, ſiano dalle moderne pitture ſuperate in bel- lezza, non è però, che non meritino d'eſ- ſer tenute in grande ſtima, per la venera- zione, che ſi dee a quei due primi maeſtri, e reſtauratori della Pittura. E' ancora ma- raviglioſo il Pergamo, tutto di marmo di Se- ravezza, e vagamente intagliato da Benedet- to da Maiano. Sono in eſſo cinque ſtoriette de' ſatti più ſingolari di S. Franceſco, ſcol- pite in baſſo rilievo, ma così bene, e feli cemente, che non hanno prezzo. Ne' vani, che ſono in mezzo de' beccatelli, ſi vedono cinque ſtatuette a ſedere di bellezza ſtraor- dinaria, che rappreſentano la Fede, la Spe- ranza, la Carità, la Fortezza, e la Giuſtizia. Più mirabile però fu l'artifizio uſato, nel- l'adattar queſto Pergamo ad una colonna, nella quale rimane incaſſato, eſſendo che la medeſima colonna ſia nel mezzo forata, e, per una ſcala acconciavi dentro vi s'aſcenda. Alla grandezza della Chieſa corriſponde il Convento, di moltiſſime comode abitazioni ripieno, e continuamente abitato da più di cento Religioſi, tra' quali in ogni tempo fio- rirono Uomini ſegnalati, non ſolo in lettere, e in dignità più coſpicue, ma eziandìo in, ſantità di coſtumi. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimiterj è una quantità conſiderabile di Se- polture, e di memorie di Famiglie primarie, e d'inſigni ſoggetti di Firenze, e d'altrove, fra le quali appiè della Tribuna fatta dalla. Famiglia degli Alberti, è il Sepolcro del Car- dinale di queſta Caſa. E' ſama, che Siſto V. Sommo Pontefice, nel tempo, che fu Reli- gioſo, per molt'anni quivi abitaſſe, leggendo Filoſofia. Gode queſto Convento il privilegio, che uno de' ſuoi Religioſi ſoſtenga il carico di Inquiſitore, dignità riguardevole, ſoſtenuta in Toſcana da' Minori Conventuali, e ſempre da ſoggetti di gran valore. Poſſiede queſto Con- vento una copioſa Librerìa di antichiſſimi manoſcritti, da cui gli eruditi hanno cavato molte belle memorie. Preſſo il Noviziato ſatto edificare con gran magnificenza a pro- prie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, ev- vi il Depoſito del famoſiſſimo Galileo Gali- lei Fiorentino, le cui Opere l'hanno rendu- to celebre per tutto il Mondo. Dalla Chie- ſa ſi fa paſſaggio alla

B 6 reilau-

cui

gura

zione,

ſog-

PRIMA

GIORNATA.

PRIMA

GIORNATA.

PRIMA

PIAZZA contigua, circondata di ſtecco- nati, e deſtinata principalmente al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fiorentina in tempo di Carnovale. Compariſcono ſu queſta Piazza (quando accade, che queſto ſi faccia ſolennemente) cinquantaquattro Nobili Giovani riccamente veſtiti, e in due ſquadre diviſi, l'una delle quali, dal colore degli Abiti, e dell'Inſegne, ſi diſtingue, dall'altra. Capi di queſte ſono due Alfieri più degli altri nobilmente addobbati, e ſer- viti da molti paggi. Entrando in campo, preceduti da trombe, e da tamburi, a cop- pia a coppia, e con belliſſima ordinanza, giran d'intorno il Teatro, ſacendo moſtra di lor perſona; indi l'uno dall'altro diſpar- tendoſi, ſotto il proprio Padiglione s'allog- giano. Intanto ſi da il ſegno della Battaglia, e in un tempo medeſimo, vedonſi dall'una, e dall'altra parte ſquadronati, a foggia d'E- ſercito. Unite le ſquadre, ſi getta in mezzo il Pallone, ed in un ſubito cerca l'una di ſpingerlo verſo l'altra, e dall'altra vien ri- ſoſpinto. Quei, che rimangon per retroguar- dia, ripigliando il Pallone, procurano con ogni sforzo di trarlo fuor degli ſteccati, per la parte ad eſſi contraria, e quando ciò rie- ſca loro di poſta, s'intende vinta la caccia. Ben'è vero, che avviſtiſene gli avverſarj, corrono addoſſo all'Inimico, e aſſerratolo per le braccia, impediſcono, che più oltre s'avanzi. Il ſimile ſanno quelli, che ſon ri- maſti alla diſeſa del poſto, i quali mentre, non vengan ſorpreſi all'improvviſo, ribat- tono gagliardamente il Pallone, e riſoſpin- gono indietro, chi tenta inoltrarſi da quel- la parte. Ora in queſta Battaglia, mirabil coſa è il vedere, come ciaſcuno s'ingegni di ſuperare, e d'abbattere il ſuo contrario, urtandolo per ſarlo cadere, lottando, e pu- gnando ſeco, e varie ſtrattagemme uſando per vincere. Ma più mirabile ſi è il vedere una ſquadra, che impadronita del campo ni- mico, e ſu' conſini della vittoria, in un mo- mento riſoſpinta fuggire, e ſpeſſe volte ri- maner ſuperata. In ſomma è giuoco queſto, dove ſa pompa da una parte la vaghezza, e ricchezza di belle diviſe, colla ſplendidez- za degli ornamenti, e dall'altra la robuſtez- za, e agilità di chi opera. Onde non è ma- raviglia, che vi concorra la maggior par- te della città, e rechi al pubblico allegrez- za, e diletto. Uſcendo dalla Piazza, in cui è degna d'oſſervazione la ſacciata della caſa, dell'Antella, dipinta dal Paſſignano, e da, Giovanni da S. Giovanni, ambedue Pittori famoſi, e volgendo a man deſtra, trovaſi poco diſtante la

ogni

GIORNATA.

CHIESA DI S. SIMONE, la di cui ſof- fitta tutta d'intaglio indorato, ſa vaga mo- ſtra. Nella teſtata ſopra la porta ſi vede, una Tavola molto bella di Batiſta Naldini, ov'è dipinta la depoſizione di Croce. Il S. Girolamo, che dall'Angiolo vien'avviſa- to, è di mano del Marinari. Del Vignali ſono le due Tavole, una, dov'è dipinto un S. Bernardo, e l'altra un S. Franceſco. Al- l'Altar maggiore ſono di pregio le due ſta- tue di marmo, e il Ciborio vagamente ſcol- pito. Preſſo a queſta Chieſa ſono le prigio- ni delle Stinche, recinte da un'altiſſima, e forte muraglia. Ma ritornando ſu la Piazza, piglieremo il cammino verſo la Chieſa di

ſtra.

PRIMA

S. IACOPO FRA' FOSSI, dove non tro- veremo già le belle Tavole d'Andrea del Sarto, che tanto eloquentemente furono ce- lebrate dal Bocchi, e da varj Scrittori di pri- mo grido, avvenga che ſi ritrovino preſen- temente nel Real Palazzo de' Pitti: trovere- mo bensì le copie delle medeſime, una del- le quali è così bella, che ſebben copia, è nondimeno tenuta in gran pregio; e il qua- dro della Soſſitta vagamente colorito dal Gherardini. Seguitando il cammino, e la- ſciato a man ſiniſtra il Corſo de' Tintori, dov'abitano fino al numero di cento Coraz- ze, che ſono Guardie a Cavallo di S. A. R. giungeremo alla

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atteſo che in un loggiato aſſai comodo, d'Architettura Toſcana, vendeſi il grano pubblicamente, preſſo al quale è ſituato un

PALAZZO iſolato deſtinato per la Ruota Fiorentina; dietro al quale ſi fabbrica pre- ſentemente una comoda ſtanza, per collocar- vi la copioſa, e ſcelta Librerìa del celebre, Antonio Magliabechi, laſciata da lui al Pub- blico. Di quì paſſeremo alla

Fio-

GIORNATA.

CHIESA NUOVA DE' PP. DELL'ORA- TORIO DI S. FILIPPO NERI, la quale, dee ſervire per Oratorio, quando ſarà fab- bricata la Chieſa grande. Fu queſta fatta col diſegno di Gherardo Silvani, e modernamen- te è ſtata arricchita di vari ornamenti di Pit- tura, e di Scultura di eccellenti Profeſſori, fra' quali è la Tavola dell'Altar maggiore, d'Antonio Puglieſchi, e la Pietà d'Aleſſan- dro Gherardini, e lo sfondo di Giovanni Sa- greſtani. I baſſi rilievi di marmo ſono par- te di Antonio Montauti, e parte di Giovac- chino Fortini, di cui ſono anche le Statue. In Sagreſtia è un Quadro inolto ſtimato di Gio: Maria Morandi. Poco diſtante da queſta Chie- ſa, e da quella di S. Apollinari, ſi trova la

BADIA FIORENTINA, dove abitano Mo- naci Caſſineſi, dell'Ordine di S. Benedetto, così chiamata per antonomaſia, per eſſere, ſtata la prima Badia di Monaci fondata in Firenze. La Conteſſa V Villa Madre, col Co: Ugo Marcheſe di Brandemburgo, e Vicario d'Ottone Terzo Imperatore in Toſcana, moſ- ſa da inſpirazione Divina, a proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed il figliuolo la dotarono di ricchiſſime rendite. Il ſuo prin- cipio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285. col diſegno d'Arnolſo, grandemen- te reſtaurata, ma nel preſente Secolo, rin- novata quaſi da' fondamenti, ſi è renduta va- ga oltremodo, quantunque molto vi reſti da fabbricare, per ridurla alla total perfe- zione. Di quella parte però, che terminata ſi vede, nè coſa più magnifica, nè meglio inteſa ſi può mai deſiderare. Alla nobiltà dell'Architettura corriſponde l'eleganza de- gli ornamenti. Dalle due parti laterali ſi vedono due Terrazzini di pietra, con vaghi intagli dorati. Sopra di quello a man deſtra è ſituato l'Organo, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Tavola, dov'è dipinta M. V. Aſſunta, di mano di Giorgio Vaſari, la quale al tem- po del Bocchi era poſta ſull'Altar maggiore. E' parimente di molto pregio la ſoffitta, tut- ta fatta di finiſſimo intaglio. Le Tavole del- le Cappelle ſono ancor eſſe di gran bellez- za, e valuta. Quella di S. Mauro a man de- ſtra, è ſatta da Onorio Marinari Pittore ſti- matiſſimo, molto caro a chi ſerive, per eſ- ſere ſtato ſuo primo Maeſtro nel Diſegno. Segue l'altra di Gio: Batiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta dello Spirito Santo. A man ſiniſtra, di mano di Franceſco Sal- viati ſi vede dipinto un Criſto, che porta, la Croce al Calvario, e nella Cappella rim- petto a queſta, evvi una Tavola di mano di Fra Filippo, in cui vedeſi un S. Bernardo effigiato con ſingolar diligenza. Sono ezian- dio conſiderabili tre Sepolcri d'Uomini ſe- gnalati; il primo ſi è del mentovato Conte Ugo principal benefattore di queſta Chieſa. Furono ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mino da Fieſole, e riuſcì tutta l'opera di maraviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cavaliere Bernardo Giugni, e il terzo di Giannozzo d'Agnolo Pandolſini, Cavaliere di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella, o Tribuna, ſituata preſſo al Veſtibolo di que- ſta Chieſa. Rincontro alla Badia è l'antico

novata

Gian-

PRIMA

GIORNATA.

PALAZZO DEL PODESTA' molto vaſto, e dove ſono le pubbliche Carceri. Seguitan- do il viaggio verſo il canto de' Pazzi, da, man ſiniſtra ſi laſcia l'

ORATORIO DI S. MARTINO, ove ſo- gliono congregarſi i Buonuomini. E' celebre queſt'Oratorio, non ſolo per eſsere ſtato fon- dato al tempo di S. Antonino Arciveſcovo di Firenze, e a ſua perſuaſione, e conſiglio, ma eziandio per l'opere inſigni di miſericor- dia, che di continuo vi ſi eſercitano. Ed in vero è prodigio mirabile della Provvidenza Divina, che queſta caſa ſenza ſondo, o fer- ma rendita annuale, ma ſolamente provvedu- ta di elemoſine, e di laſciti pii, giornalmen- te provveda del neceſsario tante povere fa- miglie onorate. Laſciaſi ancora a man deſtra la Chieſa di

S. PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer- vare alcune Tavole di pregio, e ſpecialmen- te la Nunziata di mano dell'Empoli, quella dell'Altar maggiore d'Andrea del Caſtagno, e l'altra del Pontormo, dov'è dipinta la, Vergine con S. Barbera, e S. Antonio. Giun- ti dunque alla cantonata, vedremo due

PALAZZI, l'uno dirimpetto all'altro, ambidue di ſtraordinaria bellezza, e ambi- due pure della Famiglia degli Strozzi. Il più bello però è quello, che per anco non è terminato. Fu fabbricato col diſegno del- lo Scamozzi, nell'Opere del quale pubblica- te alla Stampa, vedeſi delineato. La faccia- ta di verſo il Borgo degli Albizi, è ſatta, col diſegno del Buontalenti, ed è così ben'in- teſa, che i Profeſſori non ceſſano di lodarla. Poco diſtante da queſto luogo è un

due

PRIMA

PALAZZO del Duca Salviati molto agia- to, e comodo; e dietro a queſto nella via, detta volgarmente dello Studio, è il

CONVENTO de' PP. delle Scuole Pie, de- ſtinati ad ammaeſtrare la Gioventù nelle Let- tere, e nella Pietà: e accanto a queſto è l'Univerſità di Firenze, detta lo

STUDIO FIORENTINO, ove di conti- nuo leggono pubblicamente varj Profeſſori di diverſe Scienze, come di Teologìa, d'Iſto- ria Sacra, e Profana, Giuriſprudenza, Mat- tematica, Filoſofia, Umanità, e Lingue Greca, Ebrea, e Toſcana. Quivi ancora hanno la, loro Reſidenza le celebri Accademie, Fio- rentina, della Cruſca, e degli Apatiſti. Pro- ſeguendo il cammino per la medeſima via, chiamata Borgo degli Albizi, ſi vedono mol- ti Palazzi, quanto belli di fuora, altrettanto per di dentro magnifici, e ſpecialmente il

PALAZZO Valori, in oggi de'Guicciardini, nella facciata del quale ſopra vari Pilaſtri, ſi vedono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quin- dici Uomini illuſtri di queſta noſtra Città.

Quivi

Quivi in mezzo la via è una laſtra di mar. mo, poſta in memoria dell'inſigne miraco- lo da S. Zanobi operato in queſto luogo, con aver riſuſcitato un fanciullo. Alla fine poi della ſtrada, trovaſi la Piazza, e Chieſa di

GIORNATA.

S. PIER MAGGIORE, la facciata, e Log- gia della quale tutta di pietre ſerene, è mol- to vaga, e di belliſſima Architettura. Sono in queſta Chieſa molte Tavole di Pittori ec- cellenti, e ſpecialmente una Nunziata aſſai bella, di mano del Franciabigio, la prima nell'entrare a man deſtra. Nella Cappella. Palmieri, è di mano di Sandro Botticelli la Tavola, dove è dipinto il Paradiſo, con nu- meroſa moltitudine d'Angeli figurati molto in piccolo, e Maria Vergine coronata dal ſuo Figliuolo. Nella prima Cappella a mano ſiniſtra al nuovo Altare del Catani, è una. Tavola di Aleſſandro Gherardini. Più di tut- te però è mirabile la bella Tavola dell'ado- razione de' Magi ſatta dal Cigoli, una del- l'opere migliori di queſt'inſigne Pittore. Preſſo a queſta è una delle Cappelle della. Famiglia de' Marcheſi Albizzi, ov'è una Ta- vola, rappreſentante il Martirio di S. Lucìa, di mano del Volterrano. Un'altra ſimile, a quella del Cigoli, fu dipinta dal Paſsi- gnano, ed è accanto alla Sagreſtìa, la qua- le, ſebbene è di gran pregio, ſtimaſi nondi- meno dagl'intendenti inferiore alla ſuddetta. Nella Cappella della Famiglia da Filicaia è il Depoſito del famoſo Senatore Vincenzio da Filicaia con un'Iſcrizione ſatta da Bene- detto Averani. Poco diſtante da queſta Chie- ſa, è la via chiamata di S. Egidio, dov'è il

PA-

PRIMA

PALAZZO de' Martellini, grandemente lodato dal Bocchi, e preſſo a queſto trovaſi la via della Pergola, dov'è la Chieſa, e Oſpi- zio di

S. TOMMASO D'AQUINO, in cui ri- cevonſi tutt'i poveri Pellegrini Oltramonta- ni, i quali con Patente del proprio Veſco- vo, portanſi a viſitare i luoghi Santi d'Ita- lia. E' grandiſſima la Carità, colla quale da perſone nobili, e pie ſon ricevuti, e ſer- viti; onde è che ritornati alla Patria quei, che vi furono ammeſſi, non ſi ſaziano di commendarlo. Si eſercitano ancora in que- ſto luogo tutte l'altre opere di miſericordia con ſingolar pietà, ed aſſetto non ordinario. La Chieſa è tutta incroſtata con buon guſto di ſcagliola, che ſa bella moſtra, e maſſima- mente le due Colonne dell'Altare finte di verde antico. La Tavola è di mano di San- ti di Tito; e la volta è tutta vagamente di- pinta. Allato a queſto Oſpizio è lo

STANZONE, o Teatro per le Comme- die, più di prima abbellito, coll'occaſione delle Nozze del Sereniſſimo G. Principe Fer- dinando di Toſcana, colla Sereniſſima Prin- cipeſſa di Baviera. Ma rientrando nella via di S. Egidio, trovaſi in faccia d'una Piazza contigua l'Arciſpedale di

S. MARIA NUOVA, edificato dalla no- bil famiglia de' Portinari intorno all'anno 1287. La facciata di queſto nobil ediſizio, a cui fu dato principio nel ſecolo paſſato col diſegno del Buontalenti, è oltremodo mi- rabile. Reſta nel mezzo del loggiato la Chie- ſa, nelle pareti della quale ſi vedono di- pinte due Storie da Lorenzo di Bicci, che rappreſentano la funzione della Sagra, fatta- ne già da Martino V. Sommo Pontefice. Quattro belliffime Tavole adornano gli Alta- ri di queſto Tempio. Dalla deſtra è la pri- ma di mano del Ficherelli detto Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra la pri- ma Tavola rappreſenta un S. Lodovico Rè di Francia, che guariſce dalle Gavine, ed è fattura del Volterrano; e la ſeconda, ov'è dipinta la depoſizione di Croce, è opera, del Bronzino. All'Altar maggiore fabbrica- to di marmi carrareſi, intarſiati di belliſſime pietre, v'è un Ciborio parimente di pietre, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Da un de' lati è lo Spedale degli Uomini, e, dall'altro quel delle Donne, ambedue fab- bricati colla medeſima Architettura. Ed av- venga che moltiſſimi infermi continuamente ci ſi ricevano, grandiſſime, e molte ſono l'abitazioni con bell'ordine diſpoſte, acciò facile rieſca agli Aſtanti il provvedere gl'In- fermi di quanto loro abbiſogna. Sono in, queſto luogo ſpeſati moltiſſimi Giovani, che da varie parti concorrono, per apprendere co' veri precetti, la pratica della Cirurgìa, ſotto la diſciplina degli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e preſtando nel medeſi- mo tempo il loro ſervizio allo Spedale, ſem- pre lo rendon più celebre, non ſolo in Fi- renze, ma per tutta l'Italia, uſcendone Mae- ſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſſiſtono notte, e giorno; molti i Medici, che giornalmente. intervengono alla cura di queſt'inſermi. Mol- ti gli ſpirituali, e temporali aiuti, che ſi ri- cevono in queſto luogo, premendo alla Pietà ſingolare di S. A. R. noſtro clementiſſimo Si- gnore la ſalute del corpo, e il proſitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi però tralaſciare, co- me per render queſto Spedale in tutte le ſue parti riguardevole, è ſtato nuovamente arric- chito d'una copioſa Librerìa pubblica, ripi- ena ſpecialmente di Libri alla Medicina, ſpettanti, e d'ogni ſorta d'erudizione; an- cora d'un Giardino di ſemplici ricco d'er- be, e piante ſingolari; e parimente d'uno ſpazioſo Campoſanto, con altro Spedale an- neſſo per li Pazzi, il tutto fabbricato con, ſomma magnificenza, e ſpeſa non ordinaria. Proſeguendo più oltre, ſi trova la Chieſa, e Convento di

rabile.

GIORNATA.

C in-

PRIMA

S. MICHELE VISDOMINI, dove abitano Monaci Celeſtini. Sono in queſta da oſſervar- ſi alcune Tavole molto belle, e ſpecialmen- te la Natività di N. Sig. di mano dell'Em- poli; allato alla quale è una Vergine di ma- no di Iacopo da Pontormo aſſai ſtimata; ſic- come due Tavole del Poppi, e una del Paſ- ſignano. Rimpetto a queſta Chieſa, ſu le, due cantonate verſo la via de' Calderai, tro- vanſi due

PALAZZI; uno del Marcheſe Incontri d'Architettura Toſcana, e l'altro della ſa- miglia Pucci, d'ordine Compoſito, ambedue di belliſſima viſta, e che rendono grand'or- namento alla noſtra Città. Da queſto luogo faremo ritorno all'Albergo, ſupponendomì, che dalla viſita di tante Chieſe, ed altre, coſe notabili già ſtanco il Fore- ſtiero cerchi ripoſo; onde, daremo fine alla pri- ma Gior- nata.

fa-

GIORNATA.

SECONDA GIORNATA.

LA CHIESA DI S. LORENZO da- rà principio alla ſeconda Giorna- ta. Giunti dunque alla Piazza, oſſerveremo una Baſe di marmo, nel cui baſſo rilievo ſi rappreſen- ta, quando a Giovanni de' Medi- ci valoroſiſſimo Capitano, e degno Padre, del Granduca Coſimo Primo, ſono condotti molti prigioni con varie ſpoglie. E' queſt'ope- ra del Cavalier Bandinelli, di cui pur anco è la ſtatua, che ſulla Baſe dovevaſi colloca- re; la quale in oggi non ancora finita, nel ſalone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venendo alla Chieſa; prima d'introdurvi il Foreſtiero, ho giudicato a propoſito il dar- gli breve notizia, di ciò, che avvenne nella ſua fondazione, avvenga che ſia molto de- gno di ricordanza, quanto di eſſa laſciarono ſcritto San Paolino, il Baronio, ed altri gra- vi Scrittori. Al tempo dell'Imperator Teo- doſio, Giuliana Vedova Fiorentina, non, meno illuſtre per lo ſplendore del ſangue, che per l'inſigne Religione, e Pietà, acceſa di devozione verſo il glorioſo Martire S. Lo- renzo, volle colle proprie ſoſtanze fabbri- car queſto Tempio, dedicandolo ad onore di quel Santo. Terminata appena la fabbri- ca, giunſe per buona ſorte, a Firenze il gran- de Arciveſcovo di Milano S. Ambrogio; perlochè venne in penſiero a Giuliana di ri- correre al Santo Prelato, e inſtantemente, pregarlo, acciò voleſſe conſegrare la nuova Chieſa; e ciò ſec'ella ben toſto, e con, tanto aſſetto, e con tali, e tante dimoſtra- zioni del ſuo grande zelo, che il Santo Ar- civeſcovo, ammirando la di lei virtù, e gran- demente commendandola, di buona voglia condeſceſe alle ſue giuſte dimande. Celebroſ- ſi pertanto la ſunzione della Sagra, e fu con tal ſodisſazione del popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di tal ſatto, chiamoſſi queſta Chieſa, Baſilica Am- broſiana. Quindi ebbe origine la ſingolar venerazione, che a queſto Tempio portaro- no gli antichi Veſcovi di Firenze, ſra i qua- li S. Zanobi più d'ogn'altro ſi ſegnalò, eleg- gendo quivi la ſepoltura, dove ſtette lungo tempo ripoſto, prima che alla Cattedrale fuſ- ſe trasferito il ſuo Corpo. A sì felici prin- cipj, corriſpoſero con maggiore avanzamen- to i ſucceſſi di queſta Chieſa. Imperocchè eſſendo eretta in Collegiata Inſigne, e d'am- pliſſimi privilegi, e ſingolari prerogative ar- ricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra del- l'altre, dono la Cattedrale, il primato. So- no in eſſa quattordici Canonici, quaranta, e più Cappellani, e grandiſſimo numero di Cherici, che vi celebrano giornalmente i Di- vini Uſizi con non minor decoro di quello facciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a tut- ti queſti preſiede un Prelato, col titolo di Priore, che per iſpecial privilegio, in varie feſte dell'anno gode l'uſo de' Pontiſicali. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di que- ſto Tempio, che di vero è grandiſſima, per la mirabile Architettura, colla quale fu fab- bricato, o più toſto vogliam dir rinnovato, [già che l'antico Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſolato dal ſuoco] vedremo queſto Ediſizio, che poſa ſopra un vago pavimento di marmo in tre Navate di- viſo, e ſoſtenuto da groſse colonne di ma- cigno, ſopra le quali poſano gli archi vaga- mente intagliati, come altresì il cornicione, e il ſregio, che per tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e maeſtoſa la rendono. Sopra la por- ta del mezzo ſi vede l'Arme de' MEDICI, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarro- ti, di cui parimente è il diſegno del Terraz- zino, e Sacrario, dove conſervanſi moltiſ- ſime Reliquie inſigni, in prezioſi Reliquiarj d'oro, d'argento, di criſtallo, e d'altre ric- che materie, tempeſtati di gioie. Belliſsimi ancora ſono i due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnette di marmo, nelle ſacce de' quali, ſi vedono alcuni baſsi rilievi di bronzo, fatti da Do- natello, con ſingolare artifizio, e ſommamen- te lodati dagl'intendenti. Anco nelle Cap- pelle ſono di pregio alcune Tavole, tra le quali a man deſtra molto ſi ſtima la Tavo- la, dov'è dipinta la Natività del Signore, di mano di Raſſaello del Garbo, e l'altra, che ſegue appreſſo, ſatta dal Roſſo, in cui dipin- ſe lo Spoſalizio di Noſtra Donna. Così a, man ſiniſtra, ſi vede la bella Tavola del So- gliani, dov'è dipinto in Croce S. Arcadio, e quella dell'Empoli, che rappreſenta il mar- tirio di S. Baſtiano, con altre appreſſo, che per brevità ſi tralaſciano. Più d'ogni altra coſa però degne ſono d'ammirazione le due Sagreſtìe, ma ſpeecialmente la nuova, detta altrimenti la Cappella de' Principi, fatta col diſegno, e Architettura di Michelagnolo Buonarroti. Quivi l'arte ſendo giunta al colmo di ſua perfezione, chiaramente dimo- ſtra, quanto ſublime, e mirabile foſſe l'in- gegno di queſto divino Artefice, che ſe in ogni opera vinſe i Maeſtri più celebri, in, queſta ſuperò ſe medeſimo. E di vero, chi può lodare a baſtanza l'eccellenza, la mae- stà, la grazia, e la vaghezza di queſta fab- brica? Tentarono già molti eruditi Scrittori di deſcrivere diſtintamente le ſue bellezze, ma non giungendo ad una minima parte, diedero a divedere, che nelle lodi di Miche- lagnolo, e di queſt'opera inſigne, era man- chevole, ed inſuſſiciente fino l'iſteſſa elo- quenza. Siaſi dunque contento il Foreſtiero, che tralaſciando il diviſare de' ſuoi pregi, accenni ſolo, che il primo Sepolcro all'en- trare è di Giuliano de' Medici Duca di Ne- murs, e fratello di Leone X. e le due ſtatue appreſſo, una il Giorno, l'altra la Notte fi- gurano: e che nel ſecondo Sepolcro, ſatto per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, l'al- tre due ſtatue rappreſentano il Crepuſcolo, e l'Aurora. E perchè fuori delle ſette ſtatue di mano del Buonarroti, ſi vedono due fi- gure de' SS. Coſimo, e Damiano, ſappia che la prima è del Montorſoli, e la ſeconda di Raſſaello da Montelupo, ambedue Scultori eccellenti. Nella vecchia Sagreſtìa, fabbrica- ta col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, di cui pur anco fu tutta l'Architettura di queſto grande edifizio, ſi vede un belliſsimo Sepolcro di porfido, adornato ne'lati, di fo- gliami di bronzo, fatti col diſegno d'An- drea Verrocchio. Nell'uſcir della porta, on- de ſi va nella Canonica, ſi trova la ſtatua di Paolo Giovio Veſcovo di Nocera, e fa- moſo Scrittor d'Iſtorie; indi ſalendo per una ſcala, che guida al Chioſtro di ſopra, tro- veremo la celebre, e per tutto il Mondo ri- nomata

per-

C 3 la

Sa-

C 4 gliami,

GIORNATA.

SECONDA

GIORNATA.

SECONDA

LIBRERIA MEDICEO - LAURENZIA- NA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, e, largo venti, è così nobile, e maeſtoſo, e, di sì rara, e perfetta Architettura, che lin- gua umana non ha lode baſtevole per com- mendarla. Baſta il dire, che fu diſegno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un degniſ- ſimo encomio. Prima dunque di penetrare là dentro, trovaſi un bel ricetto in forma, quadra, nel quale è ſituata la ſcala, così ben diviſata, e acconcia, che da tre lati di eſſa agiatamente ſi aſcende. Bella oltremodo è la porta, e belli ancora ſono gli ornamenti delle fineſtre, vaghiſsimo il cornicione, l'architrave, ed il fregio, e tutto inſieme è con sì nobil ſimetrìa diviſato, che reſta, l'occhio di chi lo mira dallo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del materiale corriſponde il pregio, e il valore de' mano- ſcritti, che ſopra certi banchi di noce, qua- rantacinque per banda, in gran numero vi ſi conſervano. Sono queſti di lingue diverſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina, Indi- ana, Arabica, e Caldea, nè ſolo per la ra- rità, ma eziandio per l'erudizione ſingola- riſsimi. Da queſti, come da rari eſemplari, ſogliono i Letterati, e in ſpecie gli Oltra- montani, diligentiſsimi oſſervatori d'ogni minuzia, riſcontrare, o emendar quei difet- ti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle Stampe, o che non furono da altri oſſervati. Or que- ſti Libri parte da Coſimo Padre della Patria, e parte da Lorenzo il Magnifico, da varie parti, e con grandiſsime ſpeſe procurati, fu- rono poſcia in queſto luogo da Clemente VII. e dal Granduca Coſimo Primo ripoſti, e or- dinati, e grandemente accreſciuti. Chi poi bramaſſe ſaperne il numero, e la lor qualità potrà comodamente appagare il ſuo deſide- rio, mediante l'Indice generale, compilato con molta accuratezza. Guglielmo Langio ne fece uno particolare de' Manoſcritti Greci, e Orientali, e Monſ. Luca d'Holſtein Bibli- otecario della Vaticana, de' più rari ne die de il ſuo giudizio, come ſi può vedere in al- cune Schede nella Librerìa dell'eruditiſſimo, e da per tutto celebratiſſimo Antonio Ma- gliabechi di fel. mem. citate già dall'inſigne Cardinale de Noris ne' Cenotaſii Piſani, per occaſione del Vergilio Mediceo, gioia pre- giatiſſima, e ornamento di queſta celebre, Librerìa. Da queſto luogo ci porteremo a, viſitare la

montani,

GIORNATA.

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Coro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la Chie- ſa. Or queſta è la Cappella cotanto celebre, che ſenza ingrandimento iperbolico, vien ri- putata nel Mondo unica, e ſingolare. E in vero, ſe in altri ediſizi s'ammira la ſquiſitez- za dell'arte, in altri la ricchezza de' mate- riali, ed in alcuni qualche coſa di ſingolare, in queſta ſola Cappella tutte unite concor- rono le prerogative più nobili: magnificen- za d'Architettura, pregio infinito de' mate- riali, bellezza incomparabile, e perfezione dell'arte in ſommo grado. Per darne adun- que alcuna breve notizia, diremo, che la, circonferenza di tutta queſta maeſtoſa Cappel- la è braccia centoquarantaquattro, l'altezza più di novanta, e il diametro quarantotto. l'incroſtatura è di diaſpri, agate, calcedo- nj, lapiſlazoli, ed altre pietre prezioſe. Bel- liſſimi ſono i pilaſtri co' i capitelli di bron- zo dorati. Maeſtoſi ſono i Sepolcri di grani- to orientale, ſopra ciaſcuno de' quali poſa un guancial di diaſpro tempeſtato di gioie, e ſopra quello una corona reale, ancor eſſa ricca di gemme. In alcune nicchie di para- gone, ſon collocate altrettante Statue di bron- zo dorate, maggiori del naturale, che rap- preſentano i Regnanti defunti. Di vaghiſſi- me commeſſure vedonſi effigiate le Arme, delle Città ſottopoſte al dominio de' noſtri Reali Principi. In ſomma tali, e tanti ſo- no gli ornamenti di pregio, che vi ſi tro- vano, che umano penſiero non è baſtevole a immaginarſi una bellezza sì rara. Fu co- minciata la fabbrica l'anno 1604. al tempo di Ferdinando Primo, e per quanto da mol- ti maeſtri giornalmente vi ſi lavori, molto vi reſta ancora, per renderla in tutto compi- ta, e allora ſarà in eſsa collocato il prezioſo Ciborio, che ſi conſerva in Gallerìa, e del quale parleremo a ſuo luogo. Dalla Piazza, e Chieſa di S. Lorenzo, paſseremo nella via de' Ginori, nella quale riſpondono gli appar- tamenti fabbricati di nuovo dal Marcheſe, Riccardi, e uniti al ſuo Palazzo in via larga, e da quella ci porteremo nella via di S. Gal- lo, in cui ſi trovano moltiſſimi Conventi, e Chieſe di Monache, ciaſcheduna delle qua- li ha qualche coſa di ſingolare, e ſpecialmen- te quella di S. Agata, dov'è la bella Tavo- la d'Aleſsandro Bronzino, nella quale fon, dipinte le Nozze di Cana Galilea. Noi perô tralaſciando per minor briga del Foreſtiero il ragionare di quelli, nel paſsare dal canto de' Preti, oſserveremo la nuova, e vaga fab- brica dello

C 5 rono

e da

SECONDA

GIORNATA.

SPEDALE DI GIESU' PELLEGRINO, in cui ſi ricevono ſolamente Religioſi pellegri- ni; e dipoi, ſeguitando il viaggio, giungeremo alla

COMPAGNIA DI S. MARCO nuovamen- te reſtaurata, e quanto mai dir ſi poſsa, di varj ornamenti abbellita, avvenga che mol- tiſſime ſiano le pitture, gl'intagli dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Unito a queſto Oratorio è uno Spedale, fab- bricato per ricevere i Pellegrini Oltramon- tani, ſimile a quello di S. Tommaſo d'Aqui- no, ma di più comode abitazioni nobilmen- te adagiato. Ed in vero chi dentro penetra, a rimirare tutte le Stanze con bell'ordine, & magnificenza diſpoſte, non uno Spedale, di poveri Pellegrini, ma un Ricetto di nobi- liſſimi Perſonaggi lo crede; per lo che que- ſto luogo riguardevole in ogni parte, non, ha ſenza dubbio, che invidiare a gli Speda- li più celebri dell'Italia. Poco diſtanti da, queſto ſeguono due Spedali, ambedue per gl'infermi, uno detto degl'Incurabili, l'al- tro di Bonifazio, dirimpetto al quale è il belliſſimo

C 6 tro

SECONDA

PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbrica- re col diſegno di Raffaello da Urbino, da, Monſignor Giannozzo Pandolfini Vescovo di Troia, e intimo familiare di Leon De- cimo. Volgendo per la via delle Ruote, in faccia della quale si vede il

CONSERVATORIO de' fanciulli Orfani, e abbandonati; ci condurremo per la via di S. Zanobi alla via dell'Acqua, da cui ſi paſ- ſa comodamente a vedere la

FORTEZZA DA BASSO, nella quale con- ſervaſi una belliſſima, e copiosa Armerìa, oltre le coſe ſingolari, che vi s'ammirano, e che da noi con gran ragione ſi tacciono. Di quì paſſeremo al

CASINO del Marchese Riccardi in Gual- fonda, pieno di Statue, antiche, e moder- ne, e di pitture eccellenti, con un Giardino degno di qualſivoglia gran Principe. All'u- ſcir di Gualfonda, voltando a ſiniſtra per la Piazza vecchia, e entrando in via dell'Amo- re, oſserveremo la

CASA fatta fabbricare con gli onoriſici do- nativi di Luigi il Grande Rè di Francia,da Vin- cenzio Viviani primo Matem. del Regnante Granduca, il Pio, ed ultimo Scolare di quel perſpicaciſſimo Lince, Promotore di nuove Scienze, ed Arti utiliſſime, e Riſtauratore dell'Aſtronomia, della Geografia, della Mec- canica, e della Filoſofia. Nella facciata di questa, con raro eſempio, ed in ſegno evi- dente d'Uomo grato al Maestro, ed a' gene- roſi Benefattori, vedremo ſopra la porta, maggiore, eſposta per la prima volta al pub- blico, la viva Effigie di bronzo in rilievo di quest'immortal Eroe Fiorentino: e dal- l'eſpreſso ne' Cartelloni laterali, come da un compendio di Vita, ci verrà indicato parte delle notizie de' di lui ammirandi trovati. Soddisfattici d'aver quì veduto memoria de- ſiderata per 50. anni da' Letterati Foreſtieri, tornando fu detta Piazza, entreremo nella, gran Chiesa di

canica,

GIORNATA.

S.MARIA NOVELLA de' Padri Domeni- cani, una delle più belle non ſolo di Firen- ze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da Miche- lagnolo Buonarroti, che, com'è ſama fra, noi, ſolea chiamarla la Spoſa. Fu questa fab- bricata intorno l'an. del Signore 1279. col di- ſegno di Fra Siſto, e di Fra Riſtoro Con- verſi di quell'Ordine, e Fiorentini intenden- tiſsimi d'Architettura, e perfezionata circa, l'anno 1350. governando il Convento F. Ia- copo Paſsavanti, celebre, ed eloquente Scrit- tore. Promoſse la gran Fabbrica di queſto Tempio il B. Giovanni da Salerno, Diſcepo- lo di S. Domenico, mandato dal ſuo Maeſtro a Firenze, per fondarvi la Religione, la, quale ben preſto allignatavi, produſse a que- ſta Città molti Uomini inſigni, che l'una, e l'altra illuſtrarono. Or queſto Tempio ma- gnifico è diviſo in tre Navate, ſoſtenute da pilaſtri, e colonne, ſu le quali poſano gli archi delle volte, così ben rilevate, che ol- tre la maeſtà, e vaghezza, rendono molta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle Navate ſono le Cappelle tutte d'un ordine, ed op- poſte. In ciaſcuna di eſse è una Tavola di Pittore eccellente. Incominciando dalla Por- ta del mezzo, la prima a deſtra, dov'è di- pinta la Vergine Annunziata dall'Angiolo, è di Santi di Tito. Segue il Martirio di S. Lo- renzo mirabilmente effigiato da Girolamo Macchietti: e dopo queſto, la Natività del Signore dipinta da Batiſta Naldini, di cui ſono l'altre due ſeguenti, cioè quella della Purificazione di M. Vergine, e l'altra della De- poſizione di Croce di Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il Lazzero riſuſcitato, ſic- come del Ligozzi è la Tavola di S. Raimon- do, che riſuſcita da morte un fanciullo. Al- l'Altar maggiore belliſsime ſono le pitture del Coro fatte dal Grillandaio. In fette Sto- rie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Verg. ed in altre fette dall'altra, quella di S. Gio: Batiſta, ed in ciaſcuna furono ritratte da quel Pittore molte persone di quei tempi, così bene, ed al vivo, che la natura vien, ſuperata dall'arte. Ripigliando l'ordine del- le Cappelle, la prima da man ſiniſtra nel- l'entrar della Porta, ha una Tavola, dov'è dipinto il Batteſimo di Giesù Cristo di ma- no dello Stradano, a cui segue la Tavola, della Sammaritana, mirabilmente effigiata da Aleſſandro Bronzino. Quelle, che ſono ap- preſso, ſono ambedue del Vaſari. Nella pri- ma furono dipinti i Miſteri del Roſario, e nell'altra la Reſurrezione di Cristo. In teſta poi della Croce è la Cappella de' Gaddi, belliſſima d'Architettura, con una Tavola di mano d'Agnolo Bronzino, nella quale ſi rappreſenta, quando Criſto riſuſcita la figli- uola dell'Archiſinagogo; e accanto è la Cap- pella de' Gondi incroſtata di varj marmi, do- v'è il famoso Crociſiſso di legno, ſcolpito con ſingolar artiſizio da Filippo di Ser Bru- nelleſco, il quale fu non meno nella Scul- tura, che nell'Architettura il più eccellente Maeſtro di quanti viſsero ne' ſuoi tempi. Ne' due Tabernacoli di marmo, l'uno rin- contro all'altro, ſituati alle colonne di mez- zo, ſi vedono due belle Tavole, quella di S. Pier Martire dipinta dal Cigoli, e la fe- conda dell'Empoli. Dalla Chieſa paſseremo nel Convento, adagiato di comode abitazio- ni, ed in cui fon molte cose degne d'eſser vedute da ciaſchedun Forestiero. Primiera- mente ſi trova un Chioſtro lungo centodie- ci braccia, e largo novanta, e diviſo in cin- quanta lunette, in mole delle quali per ma- no di Maeſtri eccellenti, e ſpecialmente di Santi di Tito, e del Poccetti, ſono eſpreſsi in pittura i fatti più ſingolari di S. Dome- nico, e di S. Antonino Arciveſcovo di Fi- renze, con alcuni ritratti d'Uomini illuſtri per Santità, che mentre viſsero, ſantificaro- no coll'eſempio loro queſto Convento. Vi- cino al Chioſtro è ſituata la Spezierìa, cele- bre in molti luoghi d'Italia, avvengachè in eſsa, al pari d'ogni real Fonderìa, ſi fabbri- chino medicamenti chimici d'ogni ſorte, olj, quinteſsenze, e odori di ſingolar perfezione, come è ben noto a' Profeſsori di quest'Arte. Salendo nel Dormentorio nuovamente di pit- ture abbellito, colla ſerie di tutt'i Pontefici, e Cardinali di queſta Inſigne Religione, tro- vaſi la Cappella detta del Papa, dipinta da Iacopo da Pontormo, e nella quale celebra- rono quattro Sommi Pontefici, cioè, Marti- no V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſ- ſo a queſta è una copioſa Librerìa, degna in vero di quei buoni Religioſi, che in ogni tempo riuſcirono Letterati di primo nome; e il Noviziato fabbricato dal P. Aleſſio Stroz- zi inſigne Benefattore di queſto Convento. Dal quale uſcendo s'entra in una gran Piaz- za, in mezzo della quale ſi vedono due Gu- glie, e Piramidi di Porfido, ſoſtenute da, quattro Tartarughe di bronzo. Sogliono in queſto luogo come d'ogni altro più comodo, rappreſentarſi i tornei, ed ogni anno per la vigilia di S. Gio: Batista vi ſi corre il Palio de' Cocchj. In faccia poi della Piazza, è ſi- tuato lo Spedale di

tre

di

vaſi

SECONDA

GIORNATA.

SECONDA

S. PAOLO de' Convaleſcenti; dal quale, paſseremo in via della Scala, dov'è poſto il bel

PALAZZO, E GIARDINO del March. Ri- dolfi: e da queſto giungeremo ſul Prato, do- ve fanno vaga viſta da una parte tutte le Ca- ſe d'un ordine iſteſso, e dall'altra il

CASINO, E PALAZZO del March. Corſini, che vi ha annesso uno ſpazioso Giardino. Rimpetto a queſto luogo comincia il Corſo de' Cavalli, il quale va a terminare alla Por- ta alla Croce, per lo ſpazio di due miglia. Camminando pel Borgo, arriveremo alla, Chieſa di

OGNIS-

GIORNATA.

OGNISSANTI, dove abitano in gran nu- mero Frati Minori dell'Oſservanza di S. Fran- ceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di pietre forti, con buon diſegno intagliate, per ope- ra del Nigetti Architetto. Il baſso rilievo di terra cotta, ſituato sopra la Porta di mezzo, è di Luca della Robbia. Le Tavole degli Altari ſono in gran numero, tutte dipinte da buoni Maeſtri. Quelle però, che ſi tengo- no in maggiore ſtima, ſono l'Aſcenſione di mano del Butteri, la Madonna col Figlio in braccio di mano di Santi di Tito, e l'altre due del Roſselli, cioè quella di S. Eliſabetta Regina di Portogallo, e la ſeconda del Mar- tirio di S. Andrea. Conſervanſi ancora in, queſta Chieſa molte Reliquie, e fra queſte, la Cappa di S. Franceſco, tenuta in ſomma venerazione. Seguitando la via del Corſo ſi giunge al

PALAZZO de' Ricaſoli, fatto col diſe- gno di Michelozzo, e le facciate furon di- pinte da Francesco Pagni, che molta lode, ne riportò, anche da' Profeſſori di grido; e poi s'arriva al

PALAZZO, E LOGGIATO de' Rucellai, ambedue fatti col diſegno di Leon Bati- ſta Alberti. Ma uſcendo alquanto di ſtrada, a man deſtra ſi trova Parione, dove è il

PALAZZO del Marchese Corſini, in fua viſta magnifico, d'Architettura Toſcana. Egli è modernamente ſtato accreſciuto di appartamenti doppj, ſcale, gallerie, ed altre comode abitazioni; onde chi il vede ha occaſione d'ammirare una delle maggiori fabbriche, e più coſpicue di queſta Città. La Sala maggiore è lunga braccia quaranta, e larga venticinque, ed è ornata di varj co- lonnati, di ſtatue antiche, e di busti di mar- mo, di mano d'eccellenti Scultori. La gran volta è dipinta a maraviglia da Anton Do- menico Gabbiani, e tutto il compofto non può eſsere nè più vago, nè più magnifico. Conduce a questa Sala, ed al piano nobile del Palazzo una ſcala fatta con bel diſegno da Anton Ferri; perchè cominciando con. due grandi branche, che ſi uniſcono in un bel ricetto, va terminando in una, che è arricchita di nobile Architettura, di pietre, e ſtatue belliſsime. Nel mentovato piano no- bile vi ſono otto appartamenti liberi, com- poſti di Sala, Camere, Anticamere, e Re- trocamere, dipinte da più eccellenti Profeſ- ſori, che hanno fra di loro fatto a gara nel dimoſtrare l'eccellenza di lor pennello. So- no ancora arricchiti di ſcale ſegrete, galle- rìe, gabinetti, ed altri ſervizj; e per como- dità de' medeſimi, evvi una Cappella dipin- ta tutta dal Gherardini, colla Tavola dell'Al- tare di mano di Carlo Maratta. Il Piano ter- reno è altresì dipinto da' migliori Maestri, e tali, e tanti ſono gli ornamenti, che abbel- liſcono queſto Palazzo, che non può d'av- vantaggio deſiderarſi. Ritornando nella me- deſima ſtrada del Corſo, e laſciando a man ſiniſtra la

oc-

SECONDA

CHIESA DI S. PAOLINO de' Padri Car- melitani Scalzi, ridotta alla moderna, d'Ar- chitettura aſsai vaga; ſiccome l'altra Chie- ſa di

S. PAN-

GIORNATA.

S. PANCRAZIO, nella quale ſi vede un Sepolcro di marmi, ſimile a quello di No- ſtro Signore, che ſi trova in Geruſalemme, anzi fatto coll'iſteſse miſure, e diſegno, dal- la Famiglia de' Rucellai; e una magnifica, Cappella del Marcheſe Riccardi; perverre- mo al canto de'Tornaquinci, dov'è il tan- to lodato

PALAZZO degli Strozzi, fatto fabbri- care da Filippo Strozzi, con real magnifi- cenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica, fu dato da Benedetto da Maiano, ſebbene di poi proſeguito dal Cronaca, che nella parte interiore mutò ordine d'Architettura, avven- ga che per di fuori Toſcano, con bozze di pietra forte, di grandezza non ordinaria, per di dentro ſia Dorico, e Corintio, come ſi vede nel Cortile. Rimane questo Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha nella ſommità un cornicione di raro artifizio. Le lumiere, o lanternoni di ferro poſti fu' canti, furon lavorati dal Caparra, e da chiunque li vede, ſon grandemente lodati. Partendoſi dalla via del Corſo, e camminando vers'Arno, tro- veremo ſu la Piazza di S. Trinita una bel- liſſima

COLONNA di granito d'ordine Dorico, quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo Primo, con avervi fatto collocare ſopra una Statua di porfido, rappreſentante la Giuſtizia, di mano di Romolo del Dadda, in memoria, [come ſi crede da molti] dell'aver il men- tovato Granduca, ricevuta in questo luogo la nuova della preſa di Siena. Dicesi che, fuſse l'ultima Colonna levata dalle Terme Antoniane, e donata al Granduca Coſimo da Pio Quarto. Dirimpetto alla Colonna, appariſce di vaga viſta il

fuſse

SECONDA

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col diſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del qua- le dall'iſteſſa parte ſi vede il gran

PALAZZO degli Spini, oggi diviſo in più caſe; e incontro ad eſſo la Chieſa de' Monaci Vallombroſani, chiamata

S. Trinita, la quale, benchè fabbricata in tempo, che la buona Architettura non, era per anco riſorta, è tuttavia da' Profeſſo- ri molto lodata. Sono in eſſa alcune Tavo- le di bellezza non ordinaria, e ſpecialmente nella Cappella degli Strozzi la Nunziata di mano dell'Empoli. E' anco da lodarſi in, questa Cappella la volta dipinta a freſco da Bernardino Poccetti, e le due Statue di ma- no del Caccini. Sono altresì riguardevoli le Pitture di Aleſſio Baldovinetti nel Coro de' Monaci, dove furono effigiati al naturale, molti Uomini illuſtri, che in quel tempo vivevano, ſi come quelle del Grillandaio nella Cappella de' Saſſetti. Anco la Tavola del Paſſignani, nella qual'è dipinto un Cri- ſto morto, è degna di molta lode. Nel Ta- bernacolo dell'Altar maggiore ſi conserva, il Crocifiſso, che già era nella Chieſa di S. Miniato preſſo, e fuor della Città, e di cui ſi favella nella Seconda Parte di queſto Libro. Il Presbiterio avanti il detto Altare, fu diſegnato dal Buontalenti, con maravi- glioſo artifizio, del quale pur'anco è il di- ſegno della bella facciata di queſta Chiesa, tutta di pietre forti. Più d'ogn'altro però, s'ammira la Cappella degli Uſimbardi, in- croſtata di marmi carrareſi, e d'altre pietre, con due Sepolcri di diaſpro nero, ſopra, de' quali poſano due buſti di marmo, che son ritratti di due Prelati di quella Caſa, ſcolpiti da Felice Palma, famoſo artefice, de' ſuoi tempi. Del medeſimo Palma è il Crociſiſso di bronzo poſto all'Altare in una Nicchia di nero diaſpro. Le due Tavole, de' lati ſon dipinte da Criſtoſano Allori, e dall'Empoli; e le lunette a freſco, da Gio- vanni da S. Giovanni. Il baſso rilievo di bronzo, dov'è ſcolpito il Martirio di S. Lo- renzo, è fattura di Tiziano Aſpetti da Pa- dova, maeſtro del Palma. Laſciando il Pon- te a S. Trinita, del quale ragioneremo nella ſeguente giornata, e camminando lung'Ar- no vers'il Ponte Vecchio, a man ſiniſtra, poco fuori di ſtrada, viſiteremo la Chieſa, de'

glioso

GIORNATA.

SS. APOSTOLI, una delle più antiche di Firenze. Quantunque ella non ſia molto gran- de, è nondimeno di nobile Architettura, molto commendata dal Buonarroti. V'è una Tavola dipinta dal Vaſari, per la Concezio- ne di Maria Vergine. Sono lodati i due Se- polcri, e ſpecialmente quello preſso alla Sa- greſtìa, lavorato da Benedetto da Rovezza- no. Anche nella Cappella del Sagramento ſono di Luca della Robbia i vaghi ornamen- ti di terra cotta. Proſeguendo il cammino lung'Arno s'arriva alla gran

FAB.

SECONDA

FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtra- ti della Città, la quale ordinata dal Grandu- ca Coſimo primo col diſegno di Giorgio Va- ſari, Pittore, e Architetto Aretino, riuſcì come ſi vede, belliſſima, e riguardevole in ogni parte. l'Architettura di tutto quest'edi- fizio è d'ordine Dorico, abbellito di con- ci, e pietre, lavorate con pulitezza non or- dinaria. Nelle nicchie, che per di fuori ſi mirano, avea diviſato il Gran Duca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadi- ni di queſta Patria; ma non potè adempire il bel diſegno prevenuto dalla morte. Sotto il Loggiato, che, ſoſtenuto da colonne, e, pilaſtri, gira tutta la fabbrica, ſono le reſi- denze di varj Magiſtrati, uniti inſieme in, queſto luogo per comodo univerſale. Il pri- mo appartamento ſopra il Loggiato, ſerve per lo più per officine, o botteghe di que- gli Artefici, che giornalmente lavorano per l'uso della Gallerìa, o Guardaroba di S. A. R. ed il ſecondo appartamento, che fu aggiun- to qualche tempo dopo, ſerve per la cele- bre Reale

GALLERIA, la quale è diviſa in due cor- ridori, lunghi ciaſcuno 210. paſſi, e larghi dieci, che fra di loro ſi comunicano, medi- ante un altro corridore in faccia alla fabbri- ca, lungo ſettanta paſſi. Di verſo la ſtrada rieſcono i fineſtrati di criſtalli, ſeparati l'uno dall'altro da varie colonne, e pilaſtri. La, volta di queſti tre corridori, è diviſa in tan- ti ſpazi, quanti ſono i fineſtrati, e detti ſpa- zj fon dipinti a freſco da diverſi Pittori. Nel corridore deſtro, facendoci dalla facciata, ſon dipinte grotteſche, di varie invenzioni: e nel ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rap- preſentano le Scienze, e l'Arti più nobili, intorno alle quali ſono i ritratti d'Uomini illustri di queſta Città, che in ſommo grado le profeſsarono. Or queſta nobile invenzio- ne può ſervire all'erudito Foreſtiero d'una ſuccinta notizia de' più rari ſoggetti, che, fiorirono in queſta Patria, perchè quivi ve- drà quali ſiano ſtati i Filoſofi, e Matemati- ci più rinomati, quali i Poeti, ed Oratori più celebri, i Legiſti, e Medici più ſingola- ri, gli Scrittori di varia erudizione, gli Uo- mini più accreditati nella prudenza, e nel governo, quei che ſi ſegnalarono nell'armi, quegli, che negli onori, e dignità più coſpi- cue, i Santi, e Beati, i Fondatori di Reli- gioni, e così ſeguitando in ciaſcheduna pro- feſſione, potrà appagare la ſua curioſità. In oltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun corrido- re ſi vedono moltiſſimi Quadri, in cui ſo- no i ritratti d'Uomini in armi, o in lettere ſingolari, e ſpecialmente de' Principi della Reale Caſa. Appoggiati alle pareti poſano nel piano ſopra baſi di legno fregiate d'oro moltiſſimi buſti di marmo con teſte antiche framezzate da ſtatue intere, con belliſſima ordinanza diſposte. I buſti ſono centodue, e le ſtatue ſettantadue, tutte di pregio, e di bellezza non ordinaria. Fra le teſte è molto conſiderabile la ſerie degl'Imperadori Ro- mani, cominciando da Giulio Ceſare fino a Pupieno, compreſovi M. Agrippa, l'Antinoo, e l'Albino, e fra le ſtatue è degna d'oſser- vazione, e di ſtima il Bacco di Michelagno- lo, che non ha da invidiare all'antiche.

ſon

GIORNATA.

Mol-

Molte ancora ſono le Teſte delle Donne Au- guſte, non meno ſtimabili di quelle de' Ce- ſari; ed in oltre ſono ammirate dagl'Inten- denti le due teſte di Cicerone, e di Seneca, come altresì quella d'Aleſsandro Magno, ſcolpite con ſingolar maeſtria. Sono ancora degne di particolar attenzione due Statue di bronzo antichiſſime, e d'eccellente manifat- tura, delle quali una, che rappresenta un Ido- lo, è di maniera Greca; e l'altra, che figu- ra un Dittatore, o altro perſonaggio in at- to di parlare al popolo, dimoſtra a' caratte- ri Etruſci, che nel lembo della veſte ſi ſcor- gono, eſsere ſtata fatta dagli antichi Toſcani. Oſſervate queſte coſe, che ſono eſpoſte alla viſta d'ognuno, paſſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'ingreſſo ſenza ſpecial commiſſio- ne di chi vi ſoprantende, ed in una d'effe, che a riguardo della ſituazione ſuol effer la prima, troveremo gran numero di piccoli quadri di varj eccellenti Pittori; Idoletti, e Lucerne di bronzo antiche, e diverſe bizzar- rìe prodotte dalla natura; alcuni lavori di pietre dure, e prezioſe; una Colonna d'ala- baſtro orientale alta quattro braccia, tutta d'un pezzo, e maeſtrevolmente lavorata, ed è queſta la maggiore delle molte, che ſi ve- dono in varj luoghi d'Italia, e in queſta me- deſima Gallerìa; e finalmente un Candelabro, o come da noi ſi chiama una Lumiera d'Am- bra, in cui ſono diſpoſte varie piccole figu- rette, e ritratti d'Ambra bianca. Da que- ſta paſſeremo alla ſtanza, che ſeguitando l'or- dine preſo diremo ſeconda, ove ammirere- mo infiniti quadri de' più ſamosi Maestri nel- l'Arte. Ve ne ſono fra questi in gran nume- ro di Pittori Fiamminghi, fatti con ſomma di- ligenza, propria di tutti gli Artefici di queſta Nazione, vi ſono ancora due lavori di pietre dure; un Gabinetto, e una Tavola più bel- li, e più perfetti di quei, che ſopra accen- nammo: così nella terza ſi trovano diverſi ftromenti matematici, lavorati con gran per- fezione, e due Globi l'uno celeſte, e l'al- tro terreſtre di ſmiſurata grandezza. Evvi ancora un pezzo di calamita orientale di tal forza, che oltre al tenere attaccate a ſe una dopo l'altra più chiavi, ſoſtiene quaranta libbre di ferro. E' parimente degno di ma- raviglia un nuovo ſpecchio uſtorio della mag- gior grandezza, che ſin'ora ſi ſia veduta in altro ſimile ſtrumento, col quale vanno tut- tavia facendoſi belliſsime ſperienze, che for- ſe un giorno ſi pubblicheranno colle Stampe. Nella quarta ſi vedono molti quadri non in- ſeriori di pregio, e di bellezza a quelli, che avremo veduto ſin'ora, ed in gran parte, della Scuola Fiorentina; ſiccome alcuni vaſi d'avorio lavorati al tornio, piccolo faggio di centinaia di pezzi, che ne poſſeggono que- ſti Reali Principi. Ancora vi ſono alcuni Stipi, o Scrigni prezioſi per la materia, ma più ammirabili per lo lavoro, ed uno di queſti può ſenza dubbio collocarſi degnamen- te nella camera di qualſivoglia Monarca, che ſerve a chi vuole d'inginocchiatoio, ed in- ſieme dà occaſione di meditare la vita di N. Si- gnore quivi effigiata in piccole figure dipin- te ſopra pietre prezioſe; ma quel che rende maggiore ſtupore, ſi è il veder dentro lo Sti- po una macchina mobile di più facce, in una delle quali vi è un lavoro di pietre commeſ- ſe; nella ſeconda la deposizione dalla Croce del Salvatore in baſſo rilievo di cera, tratto dal modello del Buonarroti; nella terza il Cenacolo mirabilmente eſpreſſo in figurine piccole d'ambra; nella quarta la Crocifiſſio- ne parimente ſcolpita in ambra: e nella ſom- mità di queſto Stipo vi è un Organo, e, un Oriuolo, che maggiormente lo rendono maraviglioſo. Vorrebbe adeſſo l'ordine, e la ſituazione delle ſtanze, che s'entraſſe a par- lare della Tribuna; ma ſi contenti però il Foreſtiero, che ſoſpendendo per qualche po- co di tempo di favellarne, paſſi ad un'altra ſtanza, che diremo la quinta. In questa ve- dremo una grandiſsima quantità di finiſsimi Vaſi di porcellana, di babbagauro, terra egi- zia molto rara, e due grandissime Urne di bucchero del Cile, tutte terre, che molto ſi ſtimano in queſti Paeſi. Nella ſeſta s'ammira- no oltre a dugento ritratti di Pittori eccellen- ti, procurati da varie parti d'Europa, con iſpeſa veramente incredibile, e diligenza non ordinaria. Quello però, che li rende mag- giormente ſtimabili, ſi è l'eſsere tutti di pro- pria mano di quegli ſteſsi Maeſtri, di cui rappreſentano al vivo il ſembiante; coſa in vero rariſsima, e ſingolare, ſe ſi conſidera la difficultà di porre inſieme un numero sì grande d'originali di questa ſorta. Evvi an- cora la ſtatua del Cardinale Leopoldo de' Me- dici in marmo, fatta da Gio: Batiſta Foggi- ni, e quivi collocata, per aver egli procura- ta così bella, e numeroſa raccolta di quadri. Quì però non finiſcono le maraviglie; anzi paſsando nella ſettima ſtanza, che volgar- mente chiamasi la Tribuna, maggiormente s'accreſcono; avvengachè ſi trovino compen- diati in eſſa i maggiori pregi della natura, e dell'arte, i prodigi della Pittura, e Scul- tura, e tutto ciò, che di bello, e di ricco, e di prezioſo può ritrovarſi nel Mondo. Ora cominciando dalle coſe più rare, che certa- mente ſono ſenza numero, vedremo ſei ſta- tue di marmo, le più perfette, e più belle, al parere degl'Intendenti, di quante mai ſi siano vedute ne' nostri tempi, come di ciò fanno fede l'infinite copie di effe, che in va- rie forme ſi vedono ſparſe nel Mondo, ſer- vendo a' profeſſori, quantunque di primo no- me, di perfetto modello, ed eſemplare al- le loro opere inſigni. Più dell'altre però ſi tiene in pregio la belliſsima ſtatua di Vene- re, detta volgarmente la Venere de' Medici, che ne' paſſati ſecoli fu ſenza dubbio la mara- viglia di Roma, ed ora ſi può dire uno de' pro- digi di questa Città: che ſe della Venere di Praſitele, quel celebre Scultore, ſi legge, che da varie parti del Mondo concorrevano genti alla Città di Gnido, per ammirare quel- la bellezza, che in piccol Tempio collocata recava agli ſpettatori venerazione, e diletto; anco della noſtra Venere non inferiore a, quella di Praſitele, anzi in un luogo più ſplen- dido, e più magnifico ſituata, ſi può dir giu- ſtamente, eſſer quaſi innumerabili le perſone, che da ogni parte concorrono ad ammirare i ſuoi pregj; mentre, qual'è quel Forestiero, che della ſua bellezza informato, non pro- curi con ogni ſtudio vederla, e vedendola, non rimanga da maraviglia ſorpreſo? Dopo aver contemplata queſta famoſa ſtatua, e con effa due altre Veneri. anch'effe belliſsime, benchè di non sì rara eccellenza come la pri- ma, e in oltre il gruppo de' Lottatori, l'Ar- rotino, ed il Fauno, ci porteremo ad oſſer- vare una Tavola di pietre, e gioie commeſ- ſe, di così bello, e così ricco lavoro, che l'occhio umano non ſa diſtinguere, ſe l'ec cellenza, e perfezione dell'opera vinca il valor delle gemme, e delle pietre preziose, che nobilmente l'adornano, o dal valor del- le gemme ſia vinta l'eccellenza, e perfezio- ne dell'opera. Parimente di gioie, e pie- tre dure è compoſto un Gabinetto, o Stu- diolo; ma queſte non ſon lavorate in piano come la Tavola, ma di rilievo, moſtrando la lor grandezza, ed eccellenza. E ſoſtenuto il Gabinetto da quattordici colonne di la- pislazzulo, con baſe, e capitelli d'oro maſ- ſiccio, incroſtato di perle, e turchine. Fra una colonna, e l'altra vi ſono baſſi rilievi pur d'oro, e nella parte ſuperiore belliſſime laſtre de' più perfetti diaſpri, ornati intorno di topazzi, ſmeraldi, balaſſi, acque di mare, zaffiri, criſoliti, e rubini, che a ſomiglian- za di chiodi, moſtrano di tener lo Studiolo unito; ma nella parte più eccelſa, e più no- bile di effo ſiede, qual Regina di tutte l'al- tre gioie, una perla di ſmiſurara grandezza. Tutto queſto però non fa il maggior pregio dello Scrigno, conſervandoſi nelle parti in- teriori di eſſo, quaſi tremila fra Cammei, ed intagli, la maggior parte antichi, e in pie- tre prezioſe, tutti legati in oro. Queſti pe- rò come coſa troppo rara, ed altrettanto ſottopoſta a perdersi, non ſi fanno vedere ſenza ſpecial permiſſione di S. A. R. All'in- torno poi di queſta famoſiſſima Tribuna ri- corre un piccolo palchetto, ſopra di cui po- ſano figurette di marmo, di bronzo, e di porfido, tutte antiche, e della più eccellente maeſtria; e molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca, di calcidonio, e d'agata, prezioſe e per la materia, e pel lavoro; ma ſopra, tutte è mirabile una ſcolpita in turchina del- la vecchia rocca, rappreſentante l'effigie di Tiberio Imperatore. Ammirato che avere- mo tutto ciò, che è ſtato da noi deſcritto ſin'ora, proſeguiremo a contemplare atten- tamente i quadri, che alle pareti ſi vedono appeſi. Sono queſti de' più famoſi Maeſtri nell'arte, e di lor ſapere il miglioramento: Raffaello, Tiziano, Andrea del Sarto, e Pa- olo Veroneſe ve n'hanno il maggior nume- ro; poi ve ne ſono belliſſimi pezzi di Mi- chelagnolo, de' Caracci, del Vandich, del Ru- bens, del famoſo Olbino di Baſilea, del Tin- toretto, e tre pezzi del Gherardoun Olande- ſe, che per la loro bellezza hanno meritato di ſtare a fronte coll'opere de' più rinomati Maeſtri. Negli Scrigni di granatiglia, che ve- dremo all'intorno, ſi conſervano le Medaglie antiche, e moderne, ed in alcuni armadj ſe- greti, molti vasi di criſtallo di rocca terſiſſi- mi, e di ſmiſurata grandezza; Urne di la- piſlazzuli, ed altri gran pezzi d'agate, e di- aſpri tutti maeſtrevolmente lavorati, e ador- nati d'oro, e di gioie: ma queſti, e le Me- daglie non ſoglion moſtrarſi ſenza ſpecial per- miſſione di S. A. R. Queſte, ed altre coſe vedremo nella Tribuna, dalla quale parten- doci, non però ſazj di rimirare le ſue bel- lezze, ſaremo introdotti nell'ottava, ed ul- tima ſtanza, chiamata l'Armeria ſegreta, do- ve ſi conſervano belliffime armature d'acciaio, e varj ſtrumenti militari di ſingolare artifi- zio. Quì potrà l'occhio ſodisfarfi nel rimira- re le tante ſorte d'armi, e le bizzarre inven- zioni, colle quali furono fabbricate, ravvi- ſando le diverſe maniere, ed uſanze di cia- ſcheduna nazione, benchè barbara, e ſcono- ſciuta; e finalmente tutto ciò, che di bel- lo, e di perfetto ſi può trovare in queſto genere, tutto vedrà compendiato in queſto luogo, e con belliſsima ordinanza diſpo- ſto. Vi è ancora una ſtanza ſeparata dall'al- tre, dove ſi conſerva il gran Ciborio, che deve ſervire per la Cappella di S. Lorenzo, quando farà terminata. Egli è tutto di pie- tre, e gioie commeſſe, delle più rare, e, prezioſe, che ſi poſsano in un tal lavoro de- ſiderare. Tralaſcio i finiſsimi intagli, e i tan- ti ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, e ſolo ammiro la ſingolar maeſtrìa, colla qua- le fu condotta queſt'opera a quella mara- vigliosa bellezza, di cui certo non può ve- derſi la maggiore. Di fimil lavoro è la parte anteriore dell'Altare, o vogliam dire il Pa- liotto, che pur anco ſi conſerva nella mede- ſima ſtanza. E qui per ora finiſcono le otto ſtanze di queſta celebre Gallerìa, non eſsen- do per anco terminate l'altre ſtanze, che ſi vanno preparando; in una delle quali, ſaran- no ripoſti i Bronzi, conſiſtenti in alcune ſta- tue, e teſte in gran numero d'Idoletti, e di vari ſtrumenti uſati ne' Sacrifizj de' Gentili, ed in altri frammenti dell'antichità erudita, raccolti da varie parti del mondo con gran- diſsima ſpeſa, e diligenza non ordinaria; e in un'altra ſtanza centoventi Libri di fmi- ſurata grandezza, dove con ſommo ſtudio, e particolare aſsiſtenza di celebri Profeſsori, ſi vedono raccolti, ed a suo luogo diſpoſti innumerabili diſegni, e moltiſsimi penſieri, e capricci, come eſſi chiamano, de' più rari Artefici de' noſtri tempi, il tutto per opera del Sereniſs. Cardinal Leopoldo di glor. mem. Preſſo alla Gallerìa ſi trovano le ſtanze della

ro

D ſe;

s'ac-

D. ben-

corre

D 3 ve

ſurata

SECONDA

GIORNATA.

SECONDA

GIORNATA.

SECONDA

GIORNATA.

SECONDA

GIORNATA.

FONDERIA di S. A. R. dove ſi fabbri- cano Olj, Balſami, Quinteſſenze, e varie for- te di medicamenti di ſingolar perfezione, che fin da' Principi grandi vengon deſidera- ti, benchè non manchi la real munificenza de' noſtri Sereniſſimi Padroni di diſpenſarne giornalmente grandiſſima quantità. E' anco degno d'oſſervazione in queſto luogo il

CORRIDORE coperto, fatto fabbricare, dal G. Duca Coſimo I. col diſegno di Gior- gio Vaſari, o come meglio ha creduto uno Scrittore moderno, col diſegno del Buon- talenti, il quale diede il modello per le ſtan- ze della Gallerìa, e ſpecialmente della Tri- buna. E` lungo queſto Corridore ſecento paſ- ſi, largo ſei, e alto più d'otto, e cominci- ando dal Palazzo de' Pitti, conduce ſino al- la Gallerìa, e al Palazzo Vecchio. Ha le, pareti di dentro adornate di grandiffimi qua- dri, dipinti a chiaroſcuro, ne' quali ſi rap- preſentano l'azioni più glorioſe di Carlo Quinto Imperadore, di Filippo Secondo Rè delle Spagne, d'Enrico Quarto Rè di Fran- cia, e di Ferdinando Secondo Granduca di Toſcana. Dopo avere ammirate le molte co- ſe, che abbiamo fin'ora deſcritte, proſeguire- mo il cammino verso la

PIAZ.

SECONDA

PIAZZA DEL GRANDUCA. E per- chè molte ſono le coſe da oſſervarſi in que- ſta Piazza ci faremo in primo luogo dal

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col di- ſegno d'Arnolfo, quel famoſo Architetto di tante fabbriche di queſta noſtra Città, e ſpe- cialmente della Chieſa del Duomo. E dando prima un'occhiata alla magnificenza di que- ſta fabbrica, oſserveremo la belliſſima Tor- re, o Campanile, alto braccia centocinquan- ta, e ſoſtenuto da quattro colonne groſſiſſi- me, le quali tanto più rendono mirabile, e prodigioſo queſt'Ediſizio. Dipoi nell'ingreſ- ſo, o ringhiera del Palazzo ammireremo a man deſtra nell'entrare, la grande ſtatua di marmo di mano del Bandinelli, che rappre- fenta quand'Ercole abbatte Cacco. Sono amendue queſte figure di gran lunga maggio- ri del naturale, ma così al vivo eſprimenti, e di sì rara bellezza, che non ſi ſaziano i Profeſsori d'ammirare il loro pregio. E di ve- ro ſe riguardiamo alla figura dell'Ercole, chi vidde mai un'altro Uomo di corpo più robuſto, e più forte, di portamento più fie- ro, di volto più maeſtoſo, e terribile? E ſe quella di Cacco ſuperato dal ſuo nimico, chi non gli ſcorge nel volto un affannoso timo- re, ſimile a quello di colui, che dalla deſtra nimica aſpetti il colpo fatale? Ma ſe bella, e di grande ſtima è la ſtatua dell'Ercole, belliſſima, e di maggior perfezione è quella di David ſcolpita dal Buonarroti, e benchè fatta negli anni ſuoi giovenili, è dagl'inten- denti per opera ſingolare celebrata. E` il Da- vid, come ſi vede, d'età florida, come appun- to ce lo deſcrivono le Sagre Storie, quando del Gigante Golìa riportò la ſegnalata vittoria. Spira il ſembiante di queſto Santo Cam- pione una maeſtoſa bellezza, e nella vaga, ſimetria delle ſue membra, ſi ſcorge tutto quello, che di bello, e di perfetto può formar la natura nel corpo umano. Sebbene, qual'è quel corpo umano, in cui ſi uniſcano in ſom- mo grado, come in queſta figura, tutte le perfezioni maggiori? Dopo queſte due ſta- tue, ſi trovano due Figure, o Termini pari- mente di marmo, uno di mano del Bandi- nelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo ſcolare, amendue fatti con grandiſſima diligenza. E finalmente entrando nel Cortile del Palazzo, vedeſi in mezzo una Fontana di porfido, ſo- pra la quale ſcherza un Fanciullo ſcolpito in Bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio. E` ſoſtenuto queſto Cortile da groſſe colon- ne di pietra ſorte, lavorate con belle grot- teſche, e tra le coſe degne di lode vi è una ſtatua d'Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inferiore a quella del Bandinello ſuo maeſtro. Salen- do al primo appartamento, trovaſi un magni- fico Salone, di ſtraordinaria grandezza, la ſoffitta del quale, come altresì le pareti, ſon dipinte da Giorgio Vaſari con ſingolar mae- ſtria. In trentanove quadri della ſoffitta, con belliſſimi intagli, e ornamenti dorati, ſi rap- preſentano l'azioni, e fatti più ſegnalati del- la noſtra Città, e della Real Caſa felicemen- te regnante, Madre fecondiſſima d'Uomini illuſtri, e di celebratiſſimi Eroi. Nelle pare- ti ſi vede dipinta a freſco la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia fieriſſima di Marciano, l'aſsedio di Piſa, ed altre memorabili im- preſe. Anco negli angoli del predetto Salo- ne, ſi vedono quattro grandiſſimi quadri di- pinti a olio, due de' quali ſon di mano del Ligozzi, e gli altri due del Cigoli, e Paſſi- gnano. In un di quei del Ligozzi ſi rappre- ſenta quando S. Pio Quinto incorona Co- ſimo Primo, creandolo Granduca di Toſca- na, ed ornandolo di Corona, e Manto rea- le. E nell'altro, ſon figurati que' dodici Fio- rentini, che da vari Potentati del Mondo, in un medeſimo tempo furono mandati Am- baſciadori a Bonifazio VIII. Sommo Ponte- fice, de' quali cantò il Verino:

to

D 5 Paf-

GIORNATA.

SECONDA

Romane merito Antiſtes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidiſſet Roma, Regum mandata ferentes, Terrarum ſemen, tu quinta elementa vocavit.

In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo, ancor giovanetto di diciotto anni, ſu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori inchinato per loro Prin- cipe, e Sovrano: e finalmente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolenne funzione ce- lebrata in Firenze, quando il medeſimo Co- ſimo preſe l'Abito della Religione di S. Ste- fano Papa, e Martire, della quale fu egli il primo Fondatore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle ſtatue, che vagamente adorna- no la gran Sala? Sono in faccia di eſſa ver- ſo la Piazza tre grandi ſtatue di marmo mag- giori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Giovanni de' Medici Padre di Co- ſimo a man deſtra, e quella del Duca Aleſ- ſandro a man sinistra, siccome da' lati ſi ve- de la ſtatua di Clemente VII. e a rincontro quella del Granduca Coſimo Primo, tutte di mano del Cavalier Bandinelli. Bellissima an- cora, anzi ſopra tutte ammirabile è la ſtatua della Vittoria, che ha ſotto di ſe un prigio- ne, di mano del Buonarroti, il quale deſti- nata l'avea per lo Sepolcro di Papa Giulio II. ma non avendola affatto terminata, la- ſciolla in Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di mano di Vincenzio Roſſi, ne' qua- li ſi rappreſentano le forze d'Ercole, e ſpe- cialmente quando ſoffoga Anteo, quando uccide il Centauro, quando getta Diomede a' Cavalli, che il divorino, quando porta il Porco vivo in iſpalla, quando aiuta ad Atlante reggere il Cielo, e quando vince la Regina dell'Amazzoni: Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Bor- ghini, ſi veggono belliſsime, e fiere attitu- dini, e grandiſsima diligenza nell'arte. Da queſta all'altre ſtanze paſſando del medeſimo appartamento, vedremo molte belle pitture a freſco del mentovato Vaſari, col diſegno del quale fu queſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma ſalendo agli appartamenti di ſopra, della Sala chiamata dell'Oriuolo, tro- veremo una figura di marmo, che rappreſen- ta un David di mano di Donatello, ed un'al- tra di S. Giovan Batiſta ſopra la porta del- l'Audienza, di mano di Benedetto da Maia- no, amendue grandemente lodate da' Profeſ- ſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ricchiſ- ſima

de

GIORNATA.

GUARDAROBA del Granduca, piena di coſe prezioſe, di vaſi d'oro, e d'argento, e di ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi, nella deſcrizione de' quali molto tempo ſi potrebbe impiegare, anzi un intero volume richiederebbeſi per chi voleſse ad una ad una deſcrivere l'innumerabili coſe, che vi ſi trovano. Diremo ſolo, come di coſa a, mio giudizio più rara, trovarſi in queſto luogo l'originali Pandette di Giuſtiniano, chiamate in oggi le Pandette Fiorentine, e ſtimate più d'un teſoro da chi riguarda la rarità, ed eccellenza d'un manoſcritto sì ce- lebre. Ritornando nella medeſima ſtanza, o Sala dell'Orivolo, paſseremo nella

D 6 e di

SECONDA

SALA dell'Udienza vecchia, in cui ve- dremo dipinte a freſco alcune belliſſime, Storie, di mano di Franceſco Salviati, che, rappreſentano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cammillo, quel valoroſo Campione, che in tante glorioſe impreſe a favor della Patria ſi ſegnalò. E di poi oſserveremo la

CAPPELLA tutta dipinta dal Grillandaio, e nella quale conſervansi molte Reliquie inſi- gni. Vedute queſte, ed altre coſe nel Palaz- zo Vecchio, faremo ritorno nella medeſima Piazza, per oſſervare in eſsa la bella

LOGGIA, detta comunemente de' Lanzi, fabbricata col diſegno d'Andrea Orcagna, Pittore, Scultore, e Architetto Fiorentino nell'età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi di queſta Loggia ſi vedono tre belle Statue, ciaſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per mano di Do- natello, rappreſenta Giuditta; a' piè della qua- le giace Oloferne immerso nel ſonno, e, per l'ubriachezza ſuora de' ſenſi. Sopra il volto di quest'Amazone divina è un inſolito ardire: e tutta piena di coraggio ſi vede vi- brare il colpo, per recidere il capo all'Ini- mico. Nella ſeconda Statua, ancor'eſsa ſcol- pita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perſeo, c'ha nella deſtra il ſerro, e nella ſiniſtra la teſta di Medusa reciſa dal buſto, tutta grondante di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente a' piè dell'ucciſore. E` com- mendata queſta figura in ogni ſua parte, e ben dimoſtra il valore di Benvenuto, il qua- le, per avviſo degli Intendenti, così felice- mente condusse l'opera, che non un bronzo inſenſibile, ma una figura viva, ed animata raſſembra. Degno ancora di molta lode, ſi è il baſſo rilievo di bronzo, che ſerve di or- namento alla baſe, nel quale ſi vedono An- dromeda, e Perſeo, con altre figure, che, tutta l'Istoria compiutamente dimoſtrano. Nella terza, ch'è più d'ogn'altra ſtimabile, e di maggior perfezione, per quello, che ne dicono i Profeſſori, s'ammira un gruppo di tre figure di marmo, mirabilmente ſcolpite da Gio: Bologna, e denotanti il Ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto a terra per l'im- peto del ſuo nemico, vien figurato il Padre della fanciulla, in atto d'impedire la fuga al rapitore, e perciò col volto irato, ed in- ſieme dolente, come ad un miſero padre ſi conviene, a cui ſia tolta per forza la pro- pria figlia. Nel giovane di corpo robuſto, d'aſpetto fiero, e ripien di furore, ſi rap- preſenta un Soldato Romano, che in occa- ſtone de' giuochi publici, nella nuova Città di Roma celebrati, rapiſce al padre una don- zella Sabina, ch'era venuta con molte com- pagne alla feſta. E nella femmina tenera, e delicata, ma piena di timore, e ſpavento, ſi dimoſtra la Donzella rapita: e finalmente in tutte tre le fignre, ſi riconosce una vivez- za sì grande, che chiunque fiſſamente le mi- ra non ſi ſazia di commendarle in eſtremo, come già fecero tant'eruditi Ingegni, chi in proſa, e chi in verſi, eſaltando l'eccellenza di queſt'opera inſigne, alla quale, perchè foſ- ſe in ogni parte compiuta, fu aggiunto nel- la baſe un baſſo rilievo, fatto con ſomma, induſtria, e diligenza, dove tutta l'Iſtoria del rapimento delle Sabine ſi rappreſenta. Camminando più oltre, ſul canto del Palaz- zo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

le

di

GIORNATA.

SECONDA

FONTANA fatta dal Granduca Coſimo Primo, col diſegno, e industria dell'Am- mannati, e da Filippo Baldinucci negli eru- diti ſuoi Decennali, deſcritta colle ſeguen- ti parole,, Appariſce nel mezzo d'un gran vaſo pieno di limpidiſſime acque ſgorganti da molti zampilli, il qual vaſo è figurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettunno, al- to dieci braccia, ſituato Sopr'un Carro, ti- rato da quattro Cavalli marini, due di mar- mo bianco, e due di miſtio, molto belli, e vivaci; il Nettunno ha tra le gambe tre ſi- gure di Tritoni, che inſieme con eſſo poſa- no ſopr'una gran conca marina in luogo di Carro. Il vaſo è di otto facce di marmo mi- ſtio, quattro minori, e quattro maggiori. Le quattro maggiori fon vagamente arricchite con figure di fancialli, ed altre coſe di bron- zo, come chiocciole marine, cornucopie, cartelle, e ſimili. s'alzano ſul piano delle medeſime certi imbaſamenti, ſopra ciaſche- duno de' quali poſa una Statua di metallo maggiore del naturale, e ſono in tutte quat- tro: due femmine, che rappresentano Teti, e Dori, e due maſchi figurati per due Dei marini. All'una, e all'altra parte di ciaſche- duna di queſte faccie minori, ſono due Sa- tiri di metallo, in varie, e belliſsime attitu- dini. Le quattro facce maggiori ſon tanto più baffe, quanto baſti per poterſi da chic- cheſſia godere la limpidezza dell'acqua, la quale ſtraboccando grazioſamente, è ricevu- ta da alcune belle nicchie. Nel gran vaſo, ed in ſomma in tutto è così ben diſposta, e con tanta maeſtà ordinata, che è proprio una maraviglia. Vicino alla Fontana, ſopra una gran Baſe di marmo, è una bellisſima

zo,

GIORNATA.

STATUA di bronzo, di mano di Gio: Bo- logna fatta ereggere l'anno 1594. dal Gran- duca Ferdinando Primo, alla glorioſa memo- ria di Coſimo ſuo Genitore: adornando le facciate di queſta Baſe tre baſſi rilievi di bronzo, in un de' quali ſi rappreſenta la, Coronazione del mentovato Granduca Coſi- mo, da effo meritata Ob Zelum Religionis, pra- cipuumque Iuſtitia Studium, come ſi legge, nell'inſcrizione. Nel ſecondo, la glorio- ſa entrata nella Città di Siena, obbedien- te al ſuo comando dopo la conſeguita Vit- toria. E nel terzo, quando dal Senato Fio- rentino, ancor Giovanetto ne ſu creato Du- ca di Firenze, laſciando luogo nella quarta facciata ad una nobile, ed erudita Inſcrizio- ne del tenore ſeguente.

Co-

SECONDA

Coſmo Medici Magno Etruria Duri Prime Pio Felici Invicto Iuſto Clementi Sacra Militia Paciſq; In Etruria Authori. Patri & Principi optimo Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

Da queſta Piazza farem paſſaggio alla vici- na Chieſa di

ORSAMMICHELE, fabbricata nel luo- go iſteſſo, dove per avanti era il Granaio del Comune, e perciò detta Horreum S. Mi- chaelis; o piuttoſto dall'antico nome S. Mi- chaelis in horto, di poi chiamata corrottamen- te Orſan Michele. E` questo grand'edifizio da ogni parte iſolato, e con belliſſima pro- porzione, ed ottima Architettura condotto. Ha per di fuori quattordici Nicchie, o Ta- bernacoli, in varie fogge intagliati, ed in, cui furono collocate diverse Statue, alcune di bronzo, ed alcune di marmo, lavorate, da i più rari, ed eccellenti Maestri, che fio- riſsero in queſta noſtra Città. Sono adunque di Lorenzo Ghiberti quel celebre Scultore, che lavorò le Porte della Chieſa di S. Gio- vanni, tre Statue di bronzo, cioè di S. Mat- teo Apoſtolo, ed il S. Stefano preſso la, porta principale, e il S. Gio: Batiſta dalla parte oppoſta. Baccio da Montelupo fece, la bella Statua di bronzo di S. Gio: Evan- gelista; e Donatello ne fece tre di marmo, le quali ſon tenute in gran pregio, come, opere veramente maraviglioſe. La prima è il S. Pietro Apoſtolo, la ſeconda il S. Mar- co Evangeliſta, e la terza il S. Giorgio, ſta- tua, che non ha pari, e che ſecondo il pa- rere di tutti li Profeſſori, più ſi può commen- dare, che immitare. Per lo che non è ma- raviglia, ſe le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed altri Principi dell'Europa più volte ne faceſſero inſtanza, offerendo gran ſomma di denaro, perchè foſſe loro conce- duta. Anco Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Donatello ne fece tre, cioè i Quattro Santi dentro un ſol Tabernacolo, il S. Filippo Apoſtolo, ed il S. Eligio Veſcovo, chiamato comunemente S. Lò. D'Andrea, Verrocchio è il S. Tommaſo Apostolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera, molto ſtimabile; allato alla quale è la Statua di S. Luca Evangeliſta di mano di Gio: Bo- logna, ſcolpita in bronzo con ſingolare arti- fizio. In Chieſa ſi vede un Tabernacolo, o Cappella iſolata, tutta di marmi vagamente intagliati, ed abbellita di baſſi rilievi, per opera, diſegno, e induſtria d'Andrea Orca- gna; e nel predetto Tabernacolo s'adora, un'Immagine di Maria Vergine molto anti- ca, dipinta da Ugolino Saneſe, e tenuta, ne' tempi andati in ſomma venerazione, av- venga che ſino al tempo della terribile, e ſpaventoſa peſte del 1348. che infettò la mag- gior parte del Mondo, incominciaſſe gran- demente a fiorire il di lei culto, concorren- dovi grandiſſimo popolo con larghe offerte, dalle quali in breviſſimo tempo ſi poterono accumulare più di trecentomila fiorini d'oro, parte impiegati in ſovvenimento de' poveri, e parte nell'adornar queſta Chieſa. Sono an- cora ſopra l'Altar maggiore tre Statue di marmo, cioè S. Anna, la Santiſſima Vergi- ne, ed il Bambino Giesù, di mano di Fran- ceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri alcu- ne belle pitture moderne, tralaſciando l'an- tiche di Agnolo Gaddi, e di Iacopo del Ca- ſentino, da cui fu dipinta la volta. Vi è in oltre un Criſto Crocifiſſo di legno, avanti al quale il grand'Arciveſcovo S. Antonino ſo- leva da giovanetto giornalmente fare orazio- ne, quivi apprendendo, più che dalle ſcuo- le terrene, la vera ſapienza, di cui fu egli grandemente dotato. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo Primo eret- to il pubblico, e generale Archivio di Fi- renze, dove ſi conſervano innumerabili Scrit- ture, ed Inſtrumenti pubblici, con grandiſſi- ma fedeltà, e diligenza non ordinaria. Pro- ſeguendo il viaggio per la via de' Calzaiuo- li, detta il Corſo degli Adimari, o pure per Calimala, chiamata in oggi corrottamente, Calimara, luogo un tempo famoſo per l'ab- bondanza del traſſico, o negozio, che quivi ſi eſercitava, ed anco di preſente s'eſercita, arriveremo in

rere

ceſco

GIORNATA.

SECONDA

MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo chiamaſi il Giardino di Firenze, per le mol- te delizie, che in abbondanza vi ſi trovano, e delle quali la Città di Firenze al par d'ogn'al- tra è copioſa. Quivi vedremo ſopra una, Colonna di granito, una ſtatua di pietra, rap- preſentante la Dovizia, di mano di Dona- tello; e più oltre una Loggia, deſtinata alla vendita del peſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Coſimo Primo. Vi ſono ancora, molte Torri di non ordinaria grandezza, in una gran parte delle quali rieſcono l'abita- zioni degli Ebrei, riſtrette ad un luogo chia- mato il

GHET-

GIORNATA.

GHETTO, ove per avanti era un infame poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrit- tori citati dal Baldinucci nella vita del Buon- talenti. Queſto Ghetto è ſtato modernamen- te molto ampliato, con abitazioni aſſai co- mode. Laſciando di viſitar molte Chieſe, che nel riſtretto di Mercato ſi trovano, per non tediar maggiormente il Foreſtiero in co- ſe di minore importanza, giungeremo per la via del Corſo, alla Chieſa di

S. MICHELE BERTELDE, oggi detta da- gli Antinori, dove abitano PP. Teatini, oſ- ſervando prima molte belle fabbriche di Pa- lazzi vicini alla Chieſa, e ſpecialmente quel- lo de' Tornabuoni, ora de' Marcheſi Corſi, quello de' Giacomini, la cui Architettura è ſingolare, quello degli Antinori, e quello de' Paſquali, con molti appreſſo. Or queſta Chieſa, fatta da' fondamenti reſtaurare dal- la felice memoria del Sereniſſimo Cardinal Carlo de' Medici Principe religioſiſſimo, già Decano del Sacro Collegio, col diſegno, e induſtria di Matteo Nigetti Architetto, quan- tunque ella non ſia molto grande, ſi può non- dimeno annoverare tra le più vaghe, e più adorne di queſta noſtra Città, per non dir ancora dell'Italia. E di vero, cominciando dalla facciata di pietre forti, è così nobile, e leggiadro il ſuo diſegno, e lavoro, che cer- tamente non può vederſi coſa, nè meglio inteſa, nè più finita di quella. Sonovi due Statue di marmo nelle nicchie, più grandi del naturale, come altresì quelle ſopra la, porta, che ſono aſſai belle. Maggiori però, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori or- namenti, imperciocchè diviſati con Archi- tettura d'ordine Compoſito, ed arricchiti di pietre ſerene, lavorate con ſingolar pulitez- za, oltre le ſtatue, e le pitture di pregio, che vi ſi trovano, empiono l'occhio di chi gli mira, di ſtupore, e diletto. Procedendo adunque coll'iſteſs'ordine dell'altre coſe da noi ſin'ora deſcritte, oſſerveremo primie- ramente le Cappelle tutte incroſtate di mar- mi, e adorne di belle pitture a freſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella prima all'en- trare a man deſtra, vedremo la Tavola del martirio dell'Apoſtolo S. Andrea, di mano del Ruggieri. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcangiolo S. Michele, è del Vignali. E nella terza, Matteo Roſſellini dipinſe S. Gae- tano, e S. Andrea Avellino ſuo Compagno, due lumi chiariſſimi di queſta inſigne Reli- gione. Accanto a queſta Cappella è il Se- polcro coll'Iſcrizione, e Ritratto dell'Avvo- cato Agoſtino Coltellini Fondatore della ce- lebre Accademia degli Apatiſti. In faccia, poi delia Croce, di mano d'Ottavio Vanni- ni è dipinta l'Adorazione de' Magi; e alla Cappella, che ſegue, di mano del Roſſellini v'è una Tavola della Natività di N. Sig. L'Al- tar maggiore, poſto nella Tribuna di mezzo, fra l'altre cose di pregio, ha un ricchiſſimo Ciborio d'argento, opera di Benedetto Pe- trucci. Bello ancora, e grandemente ſtimato è il Criſto di bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende la Cupola della, Tribuna, dipinta da un Religioſo dell'iſteſso Convento, che ha pur dipinta tutta la volta della Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella Cappella vicina all'Altar Maggiore, vi è una Tavola dipinta dal mentovato Roſ- ſellini, e in faccia alla Croce, un'altra ſimi- le del Bilivelti di gran bellezza. Quì non, diſpiaccia all'crudito Foreſtiero l'oſſervare alcune dotte Inſcrizioni ſopra la nobiliſsima famiglia de' Bonſi, che da Firenze paſſata in Francia, non ſolo v'acquiſtò titoli, e Domi- nj riguardevoli, ma in breve tempo diede alla Chieſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Va- ticano due Porporati. Nella Cappella, che ſe- gue, l'Aſſunzione di Maria Verg. in Cielo fu dipinta da Mario Balaſsi; e nell'altra, ch'è appreſſo, Pietro da Cortona quel cele- bre Pittore de' noſtri tempi, dipinſe la bel- la Tavola del Martirio di S. Lorenzo. Ador- nano ancora queſta Chieſa quattordici ſtatue di marmo, che 12. rappreſentano gli Apo- ſtoli; ed altrettanti baſsi rilievi a piè di quel- le. Finalmente non v'è coſa, che non accre- ſca vaghezza, e non iſpiri maeſtà, o deco- ro. Anco la Librerìa, ch'è nel Convento, è degna d'eſſer veduta, non ſolo per la co- pia de' Libri, ma eziandio per la rarità de' medeſimi. Camminando verſo il canto de' Carneſecchi, ſopra d'una gran baſe ſi ve- de la ſtatua, chiamata comunemente il

na-

vi

SECONDA

GIORNATA.

CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio: Bologna, che rappreſenta Ercole in atto d'uc- cidere Neſſo Centauro. Bella ſenza dubbio, e molto dagl'intendenti lodata è queſta Sta- tua, cavata da un ſol pezzo; e chi contem- pla l'eſpreſsione della forza, che fanno amen- due queſte figure, Ercole per abbattere, e ſuperare il Centauro, e quello per fuggirgli di ſotto: come altresì, chi oſſerva le diſſi- cultà ſuperate da quell'Artefice, nel condur- re a fine un lavoro sì grande, con quella per- fezione, che vi ſi vede, ingenuamente con- feſſa, eſſer queſta non ſolo una dell'Opere migliori di queſto raro Maeſtro, ma ezian- dio di quanti dopo di lui ſon viſſuti ne' no- ſtri tempi. Da queſto luogo faremo ritorno all'Albergo, viſitando prima la Chiesa di

cultà

SECONDA

S.MARIA MAGGIORE, dove ſtanno Pa- dri Carmelitani della Congregaz. di Manto- va, e nella quale vi ſono da oſſervare molte Tavole di pregio. In primo luogo è da ſti- marſi grandemente la Tavola di mano del Cigoli, dov'è dipinto S. Alberto Carmeli- tano in atto di liberare dal naufragio uno, che già pericolava nell'acqua; ed anco quel- la del Pugliani, che rappreſenta la Maddale- ma Penitente in atto di comunicarſi. E` an- co degna di lode la Cappella de' Carneſec- chi, la cui volta fu dipinta da Bernardino Poccetti, e le due Statue di marmo furo- no lavorate dal Caccini: ſiccome quella de- gli Orlandini, dov'è la Tavola del Bilivel- ti, ed alcune pitture a freſco di mano del Volterrano. Riguardevoli ancora ſono le due Tavole, che appreſſo ſeguono, quella di S. Maria Maddalena de' Pazzi di mano di Onorio Marinari, e l'altra di S. Franceſco, dipinta da Matteo Roſſellini. Preſſo queſta Chieſa vi è il

PALAZZO de'Gondi, oggi de' Corſini Orlandini, da' quali è ſtato modernamente, accreſciuto, e ridotto alla forma, che di pre- ſente ſi vede. Per di dentro è così nobil- mente adornato, e di comode abitazioni ar- ricchito, che può con ragione uguagliarſi a' più ſplendidi Palazzi di queſta Città. La Sala non ſolo nella volta, ma anco nelle pa- reti è dipinta per mano di Pietro Dandini. Il Gherardini, il Gabbiani, ed altri profeſ- ſori più accreditati hanno dipinto l'altre, ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi dorati, e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltre modo. E quì per ultimo faremo fine alla, ſeconda Giornata per poter me- glio nella ſeguen- te ſodisfare la no- ſtra curioſità intorno all'altre coſe, che reſtano da vede- re.

mente

GIORNATA.

TER-

TERZA GIORNATA.

LA Città di Firenze ne' primi tem- pi della ſua fondazione ebbe co- sì piccol recinto d'abitazioni, che il primo cerchio, così chi- amato dagli Scrittori, fu ſola- mente riſtretto ad alcune poche contrade preſſo a Mercato vecchio: ma cre- ſcendo gli abitatori in gran numero, e non potendo capire in un luogo cotanto anguſto, fu coſtretta a dilatare i confini, i quali in, più volte accreſciuti, giunſero finalmente a quel ſegno, che a' noſtri giorni ſi vede. In un di queſti accreſcimenti della Città, è fa- ma appreſſo gli Scrittori antichi, e moderni, eſſerſi dato principio a fabbricare in quella parte, che riman di là d'Arno verſo ponen- te, alla quale di poi furono aggiunti tutti i Sobborghi già fuori della Città, ed ora in, eſſa compreſi. E perchè fuſſe comodo il paſ- ſaggio dall'una parte all'altra, furono in va- rj tempi fabbricati quattro Ponti, quali di poi caduti nella rovinoſa inondazione, che ſeguì l'anno 1333. furono fatti reſtaurare, coll'induſtria, e modello di Taddeo Gaddi, e in altri tempi rinnovati, come diremo a ſuo luogo. Di queſta parte adunque, che ri- mane di là d'Arno, ragioneremo nella pre- ſente Giornata, con quell'iſteſſa brevità, col- la quale abbiamo ſin'ora proceduto nelle paſ- ſate. Pertanto, partendoci dall'Albergo, c'in- vieremo verſo il Ponte Vecchio, e oſſerve- remo la Loggia di

sate.

GIORNATA.

MERCATO NUOVO, fatta fabbricare, dal Granduca Coſimo Primo, ſin dall'anno 1548. col diſegno di Bernardo Taſſo Archi- tetto. Il principale intento di queſto ma- gnanimo Principe, fu di provvedere al co- modo de' Mercanti Fiorentini, acciò nell'ore proporzionate, ridotti in queſto luogo, poteſ- ſero più facilmente i loro negozi conclude- re. Oggi però ſull'ora di mezzo giorno, vi ſi raguna la maggior parte della Nobiltà Fio- rentina, come ſi ſuol fare nelle Città princi- pali d'Italia. Sopra alle ſcalee di queſta, Loggia v'è un Cignale di bronzo, che getta acqua per bocca, fatto da Pietro Tacca, ſul modello di quel di marmo, che ſi conſerva in Gallerìa, opera molto ſtimata da' Profeſ- ſori. Camminando più oltre, ſi trovano mol- te botteghe d'arte di Seta, che ſu ſempre eſercitata in Firenze con ſomma lode, e per- fezione, onde da eſſa ſi ſogliono provvedere quasi tutte le Città d'Europa, e una gran, parte dell'Aſia. Dopo queſte ſi trova la, Chieſa, e il Convento di

S. STEFANO, dove abitano Religioſi Ago- ſtiniani della Congregazione di Lecceto. E` queſta Chieſa antica, quantunque in oggi ſi veda in gran parte reſtaurata dalla nobil famiglia de' Bartolommei, ed è adorna d'al- cune Tavole di qualche ſtima, che per bre- vità ſi tralaſciano. Da queſto luogo ſi paſſa al

E PON-

TERZA

PONTE VECCHIO, ſtimato il più ſorte, e il più gagliardo d'ogni altro Ponte; ſopra del quale ſi vedono da ambedue le parti fab- bricate molte botteghe, per uſo d'Orefice. A piè di queſto Ponte a man deſtra, nel luo- go ſteſſo, dov'era prima la ſtatua di Marte, che nel Tempio, oggi detto di S. Giovanni, era da' Gentili adorata, vi è una

STATUA di marmo, di maniera greca, aſ- ſai bella, chiamata Aleſſandro Magno; ſebbe- ne in verità rappreſenta un Aiace grondan- te di ſangue, e morto per le ſerite dateſi di ſua mano, eſſendo chiaro nell'Iſtorie, che il grande Aleſſandro, non dal ſerro, ma dal veleno rimaſe ucciſo. Da man ſiniſtra ſi tro- va la via de' Bardi, in cui fra gli altri è il

PALAZZO del Marchese Tempi nobilmen- te adornato, in ſaccia all'antica Chieſa di S. Maria Soprarno; e il

PALAZZO, che fu già di Niccolò da Uzano, ora del Senator Conte Ferrante Capponi, fat- to col diſegno di Lorenzo di Bicci, e le antiche

CASE de' Canigiani, e de' Mozzi: e pro- ſeguendo il cammino per lo Fondaccio det- to di S. Niccolò, ripieno anch'eſſo di Caſe aſſai comode, e ſignorili, ſi giugne alla

CHIESA PRIORIA DI S. NICCOLO' det- to Oltrarno, preſſo alla quale è il

PALAZZO de' Serriſtori molto magniſico: Di dove tornando indietro per li Renai, ſi ve- de in ſaccia il maeſtoſo

PA-

GIORNATA.

PALAZZO de' Baroni del Nero, alzato in parte col diſegno di Tommaſo del Nero, e accanto ad eſſo il

PONTE, detto ALLE GRAZIE, per una Cappella di grandiſſima devozione, che ha il titolo di S. Maria delle Grazie, e al- tramente il Ponte a Rubaconte, dal nome, di Meſſ. Rubaconte da Mandello Podestà di Firenze, che lo ſece ediſicare. Si può anche oſſervare ſulla Piazza de' Mozzi il

MONASTERO de' Padri Miniſtri degl'In- ſermi di S. Gregorio; e in faccia ad eſſo il

PALAZZETTO del Senatore Scarlatti. Tornando poi verſo il Ponte Vecchio, tro- veremo a man ſinistra la Chieſa di

S. FELICITA; e ſi potrà oſſervare ſulla. Piazza una Colonna di granito, ſopra la qua- le vi è la ſtatua di S. Pietro Martire, eretta quivi ad onor ſuo, per avere in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſempio, fatto gran frutto; ed anco in ſegno delle vitto- rie avuteſi da' Cattolici contra gli Eretici Manichei, propriamente Padri degli Al- bigenſi. Entrando in Chieſa, troveremo al- cune Tavole dipinte da eccellenti Maeſtri, d'alcune delle quali daremo brevemente noti- zia. La prima, ch'è in molta ſtima,è la Tavola della Cappella de' Capponi, di mano di Ia- copo da Pontormo, come altresì quella di Bernardino Poccetti nella Cappella de' Ca- nigiani. Belle ancora ſono le due Tavole vi- cino al Sepolcro del Cardinale de' Roſſi, ſat- te da Ridolfo del Grillandaio, e da Miche- le ſuo figliuolo. E' anco mirabile un Ritrat- to d'Aleſſandro Barbadori nella croce della Navata a man ſiniſtra, di Moſaico, ma con tal eccellenza condotto, che da molti vien creduto dipinto in tela, ed è una delle più bell'opere, che ſino al giorno d'oggi in, tal genere ſi ſiano vedute. In oltre alla Cap- pella de' Guicciardini ſi vede una belliſſi- ma Tavola di mano di Simone Pignoni Pit- tore ſtimatiſſimo, il quale con mirabile, invenzione, e colorito aſſai vago, ha rap- preſentato un S. Luigi Rè di Francia, che. ſerve a Menſa alcuni Poveri da eſſo convi- tati. Dietro a queſta Chieſa, ſopra la Coſta a S. Giorgio, reſtano due Conventi, e Chie- ſe di Monache, una delle quali ſotto il tito- lo dello

E a te

TERZA

SPIRITO SANTO, è ſtata riccamente. adornata di Stucchi dorati; ed in eſſa ſi ve- de all'Altar maggiore un belliſsimo quadro di mano di Anton Domenico Gabbiani; co- me altresì il

CONVENTO, e CHIESA de' Padri Ago- ſtiniani Scalzi, ſatto ſabbricare dalla gl. mem. di Madama Criſtina di Lorena, moglie del Granduca Ferdinando Primo, e Principeſſa di ſingolar prudenza, e di bontà di vita. eſemplare. Di queſte Chieſe però tralaſce- remo di ſar più diſtinta menzione, per proſe- guire il viaggio verſo la Piazza, e

PALAZZO DE' PITTI, uno de' più mae- ſtoſi ediſizj, che ſi veggano in tutta l'Italia, e ſuori, come aſſermano giuſtamente molti eruditi Scrittori, e maſsimamente Filippo Baldinucci nella deſcrizione del nuovo mo- dello, e diſegno, che già ſece di queſto Pa- lazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri primo Gentiluomo della Camera del Granduca di Toſcana. Di queſto adunque sì maeſtoſo edi- ſizio, incominciato col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e perciò detto ſi- no al dì d'oggi de' Pitti [quantunque ſino al tempo del Granduca Coſimo Primo, e di Leonora di Toledo ſua moglie, che lo com- prò, diveniſſe abitazione de' Granduchi re- gnanti] di queſto ediſizio, dico, dovendo noi ragionare, diſſicilmente pottemo in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, imperciocchè, non la grandezza della mole, in cui ben ſappiamo trovarſene in Italia, e ſuori, moltiſſimi eguali, e ſorſe ancora mag- giori, ma l'eſquiſitezza dell'Architettura, le ſtatue, e le pitture inſigni, che nobilmente l'adornano, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi trovano, il rendono ſopra d'ogni altro, mirabile, e ſingolare. Primieramente la ſac- ciata di queſto Palazzo lunga quanto la Piaz- za, ed alta a proporzione, è tutta incroſta- ta di grandi bozze di pietre ſorti, d'ordine ruſtico; ma così ben diviſato, che vi riſplen- de una maeſtoſa bellezza. Più vaga però rie- ſce in viſta la Loggia, ed il Cortite, fatto col diſegno dell'Ammannato, perchè, muta- to l'ordine della prima Architettura, con- tale avvedutezza però, che non diſconveniſ- ſe all'Opera già cominciata, ſi vede il pri- mo appartamento di forma Dorica, il ſecon- do d'ordine Ionico, ed il terzo di Corintio, tutti e tre adornati di varie Colonne, di bel- liſſimi Fregi, e d'un ricchiſſimo Cornicione. In faccia poi del Cortile, v'è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera, di for- ma ovata, con varj zampilli d'acque, le qua- li pare che ſcaturiſcano dalla terra, al cenno di Moſè, ivi rappreſentato in una grande ſtatua di porſido. Adornano ancora la fac- ciata due altre Pile, con ſue ſontane vaga- mente intagliate; come altresì due grandi ſtatue di marmo, che una rappreſenta Paſ- quino, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra Er- cole, che ha ſuperato Anteo, amendue di ma- niera Greca molto ſtimate. Ma che diremo della Fontana ſopra la grotta, al pari del pri- mo piano di queſto Regio Palazzo? Vedeſi un gran Vivaio, nel quale ſcherzano alcuni bambini di marmo ſopra Cigni, e nel mez- zo di eſſo s'alza una fonte, con una gran. tazza di pozzolana, nella quale verſano in. gran copia l'acque da varie bande; per lo che grande è il diletto, che arreca queſta fontana a chi di ſubito entra nel mentovato Cortile. Paſſando poſcia ne' Reali appartamenti, ve- dremo coſe di maraviglia. Sono le ſtanze del GRANDUCA Regnante, e molte ancora de- gli altri PRINCIPI, tutte dipinte, e adorne di ſtucchi, di mano de' più rari Maeſtri de' no- ſtri tempi, fra' quali il ſamoſo Pietro Ber- rettini da Cortona, più d'ogn'altro s'im- mortalò. Bene è vero, che s'io voleſſi ad una ad una deſcrivere tutte le ſtanze, e l'in- ſinite coſe di pregio, che vi ſi trovano, trop- po lungo, e proliſſo riuſcirei, e non un bre- ve racconto, ma un intiero volume ſi richie- derebbe. Baſterà ſolo accennare, che i più ſicchi, e prezioſi addobbi, le più ſtimabili pitture, che in qualunque gran Regia ſi poſ- ſono deſiderare, quivi ſi trovano in grandiſ- ſima copia, come l'iſteſſo Foreſtiero potrà meglio ocularmente conoſcere, che io in que- ſti ſogli rappreſentare. Non deeſi però paſ- ſare ſotto ſilenzio, la copioſa raccolta di qua- dri rariſsimi, fatta già dalla felice memoria del Sereniſsimo Cardinal Leopoldo: e molto meno ſi dee tacere la numeroſa Librerìa, che in queſto Palazzo ſi conſerva, dove non ſolo i Libri più ſcelti, ma eziandio i mano- ſcritti più ſingolari abbondano. Di queſta. Librerìa ſuole aver cura un ſoggetto quali- ſicato, e di grand'erudizione, com'è appun- to chi di preſente v'aſsiſte. Dal Palazzo fa- remo paſſaggio al contiguo

e ſuori,

E 3 do

derebbe.

GIORNATA.

TERZA

GIORNATA.

GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e delizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Città; avvengachè la magniſicenza coll'ame- nità, e l'abbondanza coll'induſtria nobil- mente in queſto luogo garreggino. La ſua. circonſerenza fino alle mura della Città per lunghiſſimo tratto ſi ſtende, nella quale il colle, e il piano, il domeſtico, ed il ſalva- tico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati, in lun- ghi viali, e fontane. Lo adornano moltiſſi- me ſtatue, ed è ripieno d'alberi, di fiori d'ogni ſorta, e d'infinite piante d'agrumi. Vedeſi dunque in primo luogo un Teatro, che riſponde di faccia al Palazzo; è circon- dato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale per li paſſati tempi, belliſſimi ſpettaco- li, e feſte magniſiche ſono ſtate rappreſen- tate con grande applauſo. Intorno a queſto Teatro reſta una gran parte del ſalvatico, che lo rende più maeſtoſo; dopo il quale, per lunghi viali tutti coperti di piante, e per un largo, e ſpazioſo Stradone, ſi giunge ad una Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Ella è figurata per l'Oceano, e perciò ſopra la. Tazza di granito, larga dodici braccia per ogni verſo, ſi vede una ſtatua di marmo maggiore del naturale, che rappreſenta Net- tunno, da' Poeti favoleggiato per Dio del Mare, ed a' piè di eſſo tre altre ſtatue a ſe- dere, ſigniſicanti i tre Fiumi più celebri, cioè il Gange, il Nilo, e l'Eufrate, che ver- ſano gran copia d'acqua nella Tazza, da cui, per ſotterranei condotti, paſſa ad altre fon- ti, ed in varj ſcherzi per lo giardino ſi ſpar- ge. Or queſta belliſſima opera fu dal cele- bre Gio: Bologna condotta con tal'eccellen- za, che reſta in dubbio chi la vede, ſe più debba lodare, o la rara invenzione, o la ma- eſtrìa del lavoro, tanto l'una, che l'altra, in perſetto grado s'ammirano. Parimente in un gran Vivaio ſi vede un altro Nettunno ſcolpito in bronzo, ſopra varj moſtri marini di marmo, di mano di Stoldo Lorenzi, ope- ra, da quei che intendono, molto lodata. Vi ſi trova ancora una Grotta, ne' quattro angoli della quale, col diſegno, ed inven- zione del Buontalenti, furono collocate quat- tro ſtatue di marmo, di mano di Michela- gnolo Buonarroti, ma però ſolamente abboz- zate, le quali doveano ſervire pel Sepolcro di Papa Giulio II, e che dal Nipote di Mi- chelagnolo, furono donate al Granduca. Franceſco. Vi ſono inoltre alcune ſtatue d'al- tri famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la Grotta, che adorna di ſpugne lavorate in va- rie forme, nella rozzezza di quei materiali dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta, di mano di Bernardino Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre inven- zioni, che in un medeſimo tempo reca ter- rore, e diletto; avvengachè quell'ingegnoſo Pittore, aiutato in parte da una naturale. apertura, che reſta nella volta, finſe, che la medeſima volta ſembraſſe di rovinare, e che da quelle ſeſſure uſciſſero varj animali, i quali non dipinti, ma veri, e naturali raſ- ſembrano. Del reſto chi voleſse deſcrivere tutte le ſtatue, che vi ſono ſenza numero [molte delle quali furono lavorate da mano eccellente, come quella di Morgante, e Bar- bino, ritratti al naturale da Valerio Cioli] e l'altre coſe più riguardevoli, che adorna- no queſto Giardino, non così preſto termi- nerebbe, ma di gran tempo averebbe biſo- gno, come appunto richiedeſi, a chi deſide- ra minutamente tutte le coſe oſservare di queſto luogo. Dopo aver ammirato il Regio Palazzo, e Giardino de' Pitti, ci porteremo alla Chieſa di

E 4 li,

che-

TERZA

GIORNATA.

S. FELICE IN PIAZZA, oſservando pri- ma la Colonna di marmo miſtio di Seravez- za, eretta in queſto luogo dal Granduca Co- ſimo Primo, per ricordanza della vittoria. ottenuta nell'inſigne Battaglia di Marciano. In Chieſa poi ſi trovano alcune Tavole di riguardevoli Pittori. Primieramente alla Cappella Baldocci, la prima a man ſiniſtra, ſi vede dipinto quando Criſto libera S. Pie- tro dal nauſragio, di mano di Salvador Ro- ſa; e alla Cappella del Roſario ſi crede di mano dell'Empoli eſſigiato il S. Pietro Marti- re, e S. Diacinto. Da Gio: da S. Giovanni con belliſſima maniera ſu dipinto S. Felice Prete, Titolare di queſta Chieſa; e all'Altar maggiore di mano di Fra Gio; ſi veggono figurati nella Tavola molti Santi. Così nelle Cappelle, che ſeguono a man deſtra, v'è una Tavola dipinta da Ridolſo del Grillan- daio, una del Vignali, e una di Pier di Co- fimo. Uſcendo di queſta Chieſa, in vece di proſeguire il cammino verſo la Porta di S. Pier Gattolini, ritornando indietro volge- remo a man ſiniſtra, dove poco diſtante, ri- troveremo una Piazza grande, e ſpazioſa, e in faccia di eſsa la Chieſa, e il Convento, dove abitano Religioſi Agoſtiniani, chiamata

E 5 Cap-

TERZA

S. SPIRITO, e fabbricata col diſegno del famoſo Filippo di Ser Brunelleſco, quell'in- ſigne Architetto, col modello del quale ſ'am- mirano ſatte tante belliſsime fabbriche in Fi- renze, ed altrove. E' l'Architettura di que- ſto gran Tempio d'ordine Corintio, con ſom- ma perfezione condotta, e perciò, vaga, e maeſtoſa appariſce al pari d'ogn'altro Edi- ſizio di queſta noſtra Città. La ſua lunghez- za a centoſeſsanta braccia ſi ſtende, e la lar- ghezza a cinquantaquattro. Vien diviſo in. tre Navate, ripartite da belliſsime Colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo, ſopra le quali, l'Architrave, il Fregio, e il Cornicione, da per tutto nobilmente ricorrono. Con buo- na ordinanza diſpoſte le Cappelle ſi veggo- no, adornate di belliſsime Tavole, delle qua- li daremo ſuccinta notizia, per mantenere quell'ordine ſin da principio intrapreſo. Co- minciando a man deſtra vi è una Madonna di marmo, col Criſto morto in collo, pre- ſane l'imitazione da quella di Michelagnolo Buonarroti, che in oggi è poſta in S. Pietro di Roma. Più oltre di mano del Franciabi- gia ſu colorita la Nunziata, e alla Cappella, che ſegue, ſi vede dipinto da Giovanni Stra- dano il Salvatore del Mondo, che diſcaccia dal Tempio quei, che in eſso vendevano, e compravano, opera in vero grandemente lo- data, perchè in tutte le ſue parti perſetta. Del Paſsignani è il Martirio di S. Steſano, eſpreſso mirabilmente, e di Pier di Coſimo è la Tavola della Viſitazione con molti San- ti, alla Cappella di Neri Capponi. Sandro Botticelli dipinſe i tre Arcangioli; e Aure- lio Lomi l'Adorazione de' Magi. Dopo que- ſta ſi trova una Tavola alla Cappella de' Vet- tori, dipinta da Giotto, a cui tanto dee la Pittura, che per ſua mano riſorſe. La Ver- gine nella ſeguente Cappella, fu dipinta da Ridolſo del Grillandaio: e la Nunziata dal mentovato Botticelli. Si vede appreſſo la. Cappella del Santiſſimo Sagramento, tutta. incroſtata di marmi carrareſi, lavorati con bel diſegno, e con varj ornamenti dal San- ſovino il Vecchio. Più oltre ſi vede nella. Cappella de' Cavalcanti, adornata di mar- mi, la Tavola d'Agnolo Bronzino, dov'è di- pinto quando Criſto in ſorma d'Ortolano appariſce alla Maddalena: e d'Aleſſandro Al- lori ſuo nipote ſono i Martiri, e l'altra Ta- vola, in cui ſi vede eſſigiato il Salvadore, quando pronunzia la ſentenza contra l'adul- tera: e ſinalmente, il Criſto ignudo di mar- mo, che tien la Croce, fu coplato da Tad- deo Landini, da uno del Buonarroti, ch'è nella Chieſa della Minerva di Roma. Che, diremo poi della Cappella maggiore, quanto bella per l'Architettura, altrettanto per la ma- teria, e magniſica, e ricca? Reſta ella in. mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la forma d'un piccolo Tempio, imper- ciocchè ſopra varie belliſſime Colonne, s'er- ge una vaga Cupoletta, ſotto la quale è ſi- tuato l'Altare, lavorato di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare artiſizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di figura ot- tagona, tutto di marmi carrareſi, e ornato di varie Statue di marmo, ſcolpite da Gio: Caccini, che diè il modello di tutta queſt'ope- ra, nella quale dalla nobil famiglia de' Mi- chelozzi, che ne fu la fondatrice, grandiſſi- me ſomme di danaro furono impiegate. Dal- la banda ſiniſtra rimane la Sagreſtia, fabbri- cata col diſegno del Cronaca, in cui tra gli altri ornamenti, vedremo una bella Tavola di F. Filippo Lippi, dove con vago colorito di- pinſe la Vergine col Figliuolo in collo, con Angioli, e Santi d'attorno. Un'altra ſe ne trova di mano d'Aleſſandro Allori, con al- cune pitture a freſco di Bernardino Poccet- ti, e in ſomma è queſto luogo degno di mol- ta lode. Ammirano ancora quei, che inten- dono, il Campanile della Chieſa, perſezio- nato col modello di Baccio d'Agnolo; ſic- come i Chioſtri, ed il Convento, nel quale ſi trova alcune pitture di pregio. Ritornan- do per l'iſteſſa via, cammineremo verſo il canto alla Cuculia, che ſa croce a quattro belle, e ſpazioſe contrade, e ſpecialmente a quella de'Serragli, dove ſono molti Palazzi. Chi ſi voleſſe alquanto dilungare per via. Chiara, una delle dette quattro ſtrade, po- trebbe viſitare la Chieſa, e Monaſtero di

na

E 6 vola,

fi

GIORNATA.

TERZA

GIORNATA.

S. CHIARA, dove ſono fra l'altre, due Tavole di molta ſtima. La prima ſi è di ma- no di Pietro Perugino, dov'è un Criſto mor- to colle Marie; la ſeconda è di mano di Lo- renzo di Credi, in cui egli dipinſe la Nativìtà del Signore. Dirimpetto alla detta Chieſa è quella delle

CONVERTITE, dov'è di mano del Poc- cetti una Natività del Signore, ed una Ta- vola dipinta da Sandro Botticelli. Ma ſegui- tando il viaggio incominciato, troveremo la Chieſa, ed il Convento, dov'abitano Frati Carmelitani, detta il

CARMINE, dì grandezza poco inſeriore a quella di S. Croce. Ell'è di ſtruttura più toſto antica, benchè nel ſecolo paſſato foſſe in gran parte reſtaurata, e di belliſſime pit- ture arricchita. Vedeſi dunque nella prima Cappella a man deſtra una Tavola di mano, come ſi crede, di Bernardino Monaldi, do- ve ſi rappreſenta il funerale celebrato a. S. Alberto Carmelitano. A queſta ſegue. l'Adorazione de' Magi, figurata dal Paſſigna- no: e nella terza rappreſentò Giorgio Vaſa- ri un Criſto morto in Croce, appiè della. quale v'è la Vergine addolorata, e la Mad- dalena piangente. Di Girolamo Macchietti è la Tavola dell'Aſſunzione di noſtra Signo- ra con gli Apoſtoli d'intorno al Sepolcro, condotta con ſomma induſtria: è dopo que- ſta la Natività del Signore opera degna del- l'inſigne pennello di Santi di Tito. In teſta del lato deſtro della croce ſi trova la Cap- pella de' Brancacci, dove di preſente vi è la devozione della Madonna del Carmine. Nel- le pareti di queſta ſono dipinte a ſreſco al- cune Storie di S. Pietro Apoſtolo, le quali di vero meritano ſomma lode. Fu comincia- ta l'opera da Maſolino, e poi condotta a. perſezione da Maſaccio ſno diſcepolo, il quale vinſe di gran lunga il Maeſtro; e fu il pri- mo, che apriſſe la ſtrada alla buona, e mo- derna maniera del dipignere, levando in par- te le durezze, e le altre imperfezioni dell'ar- te, e molto più fatto avrebbe, ſe la morte ſul fiore dell'età ſua, che fu d'anni 26. non l'aveſſe tolto dal Mondo. Tralaſciando alcu- ne Tavole antiche, e di pregio minore, en- treremo nel Coro per rimirare un bel Sepol- cro di marmi, fatto da Benedetto da Rovez- zano pel magniſico Pier Soderini, che fu elet- to per lo ſuo gran merito Gonſaloniere per- petuo della Repubblica Fiorentina. Dirim- petto alla Cappella Brancacci nel ſiniſtro la- to della croce, ſi trova una belliſſima, e ric- chiſſima Cappella, nuovamente fabbricata. dalla famiglia Corſini, nella quale già ſono più annì, che con ſolenniſſima pompa, ed apparati ſuperbi, fu trasſerito il Corpo di S. Andrea Corſini degniſſimo rampollo di queſta Proſapia Illuſtriſſima, che ſu Religio- fo di queſto Convento, e di poi Veſcovo di Fieſole. E' queſta Cappella tutta incroſta- ta di marmi bianchi di Carrara, e di miſtj di Seravezza, con Pilaſtri, Fregi, e Corni- cione d'Architettura compoſita. In faccia, e quaſi ſopra l'Altare [il quale però rima- ne alquanto iſolato] v'è una Tavola di mar- mo bianco, lavorata con grand'eccellenza da Gio: Batiſta Foggini, che in queſta, ed in altre opere ſue, ha dato ſaggio del ſuo vivace intendimento. E' figurato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſere rapito al Cielo da varj Angioletti, parte de' quali poſano ſo- pra l'Urna, dov'è ripoſto il di lui Corpo, e parte ſi ſoſtengono per aria con belle atti- tudini, eſprimendo nel volto il giubbilo, che ſentono nel portare quella grand'Anima. alla Gloria Celeſtiale. Sopra queſta gran Ta- vola ſi vede un Dio Padre, parimente ſcol- pito in marmo da Carlo Marcellini Scultore ingegnoſo, ed in mezzo all'Urna un baſſo rilievo d'argento d'eccellente lavoro. An- che nelle due bande laterali ſono due Ta- vole di marmo, di mano dello ſteſſo Fog- gini, in una delle quali è ſigurato il Santo diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'eſercito Fiorentino quando nella ſamoſa battaglia. d'Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò l'eſer- cito di Filippo Maria Viſconti Duca di Mi- lano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo Ge- nerale: e nell'altra ſi rappreſenta, quando nel celebrare la prima Meſſa gli comparve la Santiſſima Vergine con grandiſſimo ſtuo- lo d'Angioli proferendo verſo il Santo quel- le parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. Che diremo poi della Cu- pola tutta dipinta da Luca Giordano Pittore famoſo? Belliſſima è l'invenzione, vago il colorito, e nelle tante figure, che vi ſi ve- dono, ſi conoſce l'eccellenza di ſuo pennel- lo, il quale con preſtezza non ordinaria, ed eguale ſelicità, aveva prima terminata, e, compita perfettamente l'opera, di quel che altri l'abbiano appena abbozzata. Finalmen- te non paſſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che quivi ſi trovano degli Uomini Illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Por- porati già defunti, la fama de' quali ſarà eter- na nella memoria de' poſteri. Il primo ſu Piero Corſini Auditore del Sacro Palazzo, Veſcovo di Volterra, e poi di Firenze, aſ- ſunto alla Porpora da Urbano V. Sommo Ponteſice; ſu Legato in Germania, dove con- chiuſe la Pace fra l'Imperatore Carlo IV. il Rè d'Ungheria, e il Duca d'Auſtria, e do- po molte fatiche, morì in Avignone l'anno 1405. Il ſecondo fu Neri Corſini poc'anni ſo- no deſunto, che dopo di avere ſoſtenuto mol- te cariche, e ſpecialmente di Teſoriere del- la Camera, ſu da Aleſſandro VII. eletto Car- dinale, e di poi fatto Veſcovo d'Arezzo. Nel voltare della croce verſo la porta, ſi trova alla Cappella de' Carucci la Tavola di- pinta da Batiſta Naldini, in cui vien ſigura- to Criſto, quando riſuſcita il figliuolo della Vedova di Naim. Di poi ſegue di mano del Butteri la Storia del Centurione, che chiede a Criſto la ſanità pel ſigliuolo, e l'ottiene. Del mentovato Naldini ſono le due Tavole appreſſo. In una è Criſto, che ſa orazione nell'Orto, e nell'altra l'Aſcenſione del me- deſimo al Cielo, amendue ſtimate grande- mente, perchè di vero ſono mirabili, ed in ogni parte perſette. Bella ancora è la Tavo- la di Gregorio Pagni, dove ſi rappreſenta. il ritrovamento della Santa Croce: come al- tresì quella della Nunziata di mano del Poc- cetti, di cui pur anco ſono gli Apoſtoli di- pinti a ſreſco nelle pareti della Chieſa, e nel- li ſpazj fra l'una, e l'altra Cappella. E que- ſto è quanto potremo oſſervare in queſta. Chieſa, alla bellezza, e grandezza della qua- le, corriſponde il Convento capaciſſimo di gran numero di Religioſi, che di continuo vi dimorano. Ha due Chioſtri molto ſpazio- ſi, in uno de' quali è dipinta la vìta del gran Proſeta Elìa, e di varj Santi Carmelitani. Alla Chieſa del Carmine è vicina quella di

qua-

fo

pola

mente,

TERZA

GIORNATA.

TERZA

GIORNATA.

S. FRIANO, Chieſa ancor eſſa antica, e Collegiata di Canonici, e nella quale ſi tro- vano alcune Tavole di mano di Lorenzo di Credi, del Paſſignani, e del Lippi, e d'al- tri riguardevoli Maeſtri. Poco diſtante ſo- no li

MONACI CISTERCIENSI, i quali hanno fabbricato un bel Tempio alla maniera mo- derna col diſegno del Colonnello Cerruti di Roma, giacchè l'antico era molto anguſto, e ſenza alcun'ornamento. Tutte le Cappelle ſono ornate di ſtucchi, e di belle, e vaghe pitture, di mano del Dandini, del Gherar- dini, d'Antonio Franchi, e d'altri valenti Pro- feſſori. La Cupola è dipinta con ſingolar ma- eſtria, per mano d'Anton Domenico Gab- biani eccellente Pittore, e nel Cortile, o Chio- ſtro contiguo alla Chieſa, è una Statua di mar- mo di S. Bernardo, di Giuſeppe Piamontini. Nel Convento di queſti Padri abitavano già le Monache degli Angioli, che in oggi ſono nel Convento di Ceſtello in Pinti, ed in que- ſto preſe l'Abito, viſſe, e morì S. Maria Mad- dalena de' Pazzi, la cui Cella tuttavia conſer- vata, ſi tiene in ſomma venerazione. Su la Piazza di queſta Chieſa è ſtato dal Grandu- ca Coſimo Terzo Regnante, fatto fabbricare modernamente col diſegno di Gio: Batiſta. Foggini un

mo

TERZA

GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma- gniſico, e comodo per un tal uſo. Da que- ſto luogo ſaremo paſſaggio al

PONTE ALLA CARRAIA, e cammi- nando lung'Arno, la cui viſta è belliſsima per molti Palazzi, che vi ſi trovano, arri- veremo al

PONTE DI S. TRINITA, fatto di nuo- vo fabbricare dal Granduca Coſimo Primo col diſegno di Bartolomeo Ammannati, Scul- tore, ed Architetto Fiorentino, dopo l'inon- dazione precipitoſa, che ſeguì l'anno 1557. con danno univerſale della Città, e con ro- vina totale di queſto Ponte. Or tale indu- ſtria adoprò l'ingegnoſo Architetto in que- ſta gran fabbrica, che al parere degl'inten- denti, è riuſcito il più bello, e più leggia- dro Ponte, non ſolo di Firenze, ma ezian- dio di quanti ſi vedano nella Toſcana. Gli fece gli Archi di figura ovata acciò ne' ſian- chi del Ponte riuſciſſe l'apertura più capa- ce, e più vota, ed armò le pile di ſaldiſsi- mi ſcogli con angoli acuti, perchè fendendo- ſi l'acque nel taglio degli angoli, poteſſero con maggior velocità, e ſenza punto di re- ſiſtenza paſſare. Vi divisò tre ſtrade, quel- la del mezzo più baſſa per li Cocchj, e Ca- valli, e l'altre due per comodo de' paſſeg- gieri, che ſenz'alcun impedimento vi poſſo- no camminare. E' adorno queſto Ponte di quattro Figure di marmo, che rappreſenta- no le quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno nella perſona di un vecchio ignudo, e tre- mante, è opera di Taddeo Landini. L'Autun- no, e la State, ſono di mano di Giovanni Caccini, e quella della Primavera fu lavora- ta dal Francavilla Fiammingo. In ſaccia di queſto Ponte rimane la bella ſtrada detta via Maggio, in cui fra gl'altri belliſsimi, è mol- to conſiderabile il

mi

GIORNATA.

PALAZZO degli Zanchini, dove fra l'al- tre coſe di pregio vi è una ſtatua del ſo- pradetto Francavilla, che rappreſenta Giaſo- ne col vello d'oro. E' anco da vedere la. Chieſa chiamata di

S. IACOPO ſopr'Arno, dove abitavano già Canonici Regolari di S. Salvadore, ed ora i Padri della Miſſione, che ſebbene an- tica, è nondimeno di buon'Architettura, e adorna in oggi di ſtucchi, e di nuove. Tavole, rieſce molto vaga. E quì termi- neremo la terza, ed ultima Giornata, ſuppo- nendomi, che il Foreſtiero appieno ſodiſ- fatto di quanto ha potuto ſin'ora oſſervare, ſtanco dal viaggio voglia far ritorno al- l'Albergo.

Ed

Ed eccovi, amico Lettore, un breve, e ſuc- cinto racconto delle coſe più notabili di Fi- renze in tre Giornate diſtinto, che ſe di mol- te notizie lo troverete manchevole, ſovven- gavi ciò, che abbiamo nella Preſazione accen- nato, cioè d'aver noi intrapreſa queſta. fatica ſolamente per uſo, e comodo del Foreſtiero, il quale ne' po- chi giorni, che ſi trattiene, in queſta Città, procura. ſolo di vedere, e d'inten. dere, le coſe più riguardevoli, e le meno impor- tanti, e più diſſicili a veder- ſi, non cura, o non ha tempo d'agiata- mente oſſer- vare.

TERZA

PAR-

PARTE SECONDA CONTENENTE LE COSE PIU' NOTABILI DELLA CAMPAGNA SUBURBANA DI FIRENZE.

ALLA Vaghezza, e nobiltà delle contrade, e fabbriche, che, fin'ora brevemente ſi ſon fat- te oſservare al noſtro Foreſtie- ro dentro di Firenze, corriſ- ponde la circonvicina Campa- gna, e il ſuo diſtretto; che più toſto una. continuazione dell'iſteſsa Città ſi potrebbe. con ragione chiamare, per le molte, e così ſpeſse abitazioni, che da ogni parte, o ſia nella pianura, o nelle ameniſsime colline, che con diſcreta diſtanza da Tramontana, Le- vante, e Mezzogiorno la circondano, al- zate ſi vedono; meſcolate con tanti belli, e maeſtoſi Palazzi da' noſtri Cittadini, ove lo- ro tenute poſseggono, edificati: onde illeg- giadriſsimo Arioſto tutto ſtupore, e ſenza. veruna iperbole, in oſſervandole, così cantò.

ro

PARTE

A veder pien di tante Ville e colli, Par, che 'l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuole, e rampolli.

Se dentro a un mur ſotto un medeſmo nome, Fuſſer raccolti i tuoi Palagi ſparſi, Non ti ſarien da pareggiar due Rome.

La coltivazione poi de' terreni è sì gentile, e pulita, che non cede ad alcuna dell'Euro- pa, tanti Giardini ſono ſtati ſpeſſe volte cre- duti i noſtri Poderi dagli Oltramontani; co- sì ben coltivati ſi veggono, e con tant'or- dine, e delicatura fatte le piantate delle Vi- ti, degli Ulivi, de' Gelſi, e de' frutti, che belli, e ſaporiti in gran copia ſi guſtano; eſſendo ſempre mai ftata non minor cura. de' noſtri Cittadini in tenere ben cuſtodite le loro tenute, di quel che ella ſia in tutte le più ſerie loro applicazioni; anzi molti del- la più fiorita Cittadinanza, ſi ſon gloriati di laſciare precetti, e regole, che molto utili fino a' noſtri tempi ſi provano. Un Luigi Alamanni non fece in verſo la ſua coltiva- zione Toſcana, e dedicolla al Rè Franceſco Primo? E Gio: Vettorio Soderini, con Ber- nardo Davanzati non ci dettero profittevoli ammaeſtramenti ſopra la poſta delle Viti? E il dotto Pier Vettori ſopra quella degli Ulivi? E l'Agricoltura di Pier Creſcenzi non ſu ella tradotta nella Fiorentina Favella, e da Baſtian de' Roſsi Accademico della Cru- ſca, poi ricorretta, e ridotta? Ritornando al noſtro propoſito, in queſta ſeconda Par- te: per ſecondare il primo inſtituto, tratte- remo quanto ſi può brevemente del più ri- guardevole, o ſia delle Chieſe, o delle Vil- le, che nel diſtretto di Firenze ſi trovano, e che per la facilità, o brevità della ſtrada, ſuburbane poſſono chiamarſi; riſerbando noi a miglior'occaſione di render ragguagliato il noſtro Foreſtiero, con maggior'eſtenſione di quanto può eſſer degno di vederſi nella Campagna Fiorentina. Onde conducendolo fuori di ciaſcheduna Porta della Città, gli anderemo dimoſtrando, quel che vi è da oſ- ſervarſi per quella parte; e per dar princi- pio con queſto intrapreſo ordine dalla

remo

SECONDA.

PORTA ROMANA, detta volgarmente a S. Pier Gattolini. Voltando a mano ſiniſtra, alla fine d'uno ſtradone coperto d'Olmi, ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Architettura, già antico Oratorio delle Mo- nache di S. Felicita, le quali a contemplazio- ne della Sereniſsima Madama Criſtina di Lo- rena, Moglie del Sereniſſimo Granduca Fer- dinando Primo, lo cederono a' Monaci di S. Bernardo della Nazione Franzeſe Riforma- ti, detti Fuliacenſi, o vero Foglianti, che S. A. col conſenſo del Sereniſſimo Grandu- ca Coſimo Secondo, c'introduſſe, e fab- bricò loro il piccolo, ma comodo Conven- to, che vi è, riduſſe il ſopraddetto Oratorio in molto miglior forma, facendovi loggiati attorno alla Chieſa, con eſſervi mantenuti i Religioſi di tutto il biſognevole dalla Reale Caſa. In oggi la Chieſa è ſtata del tutto mu- tata, e ſerrate le due logge laterali. La Cu- poletta dell'Altar Maggiore è dipinta da Li- vio Meus Fiammingo, e il quadro della ſof- fitta, ov'è la Madonna con Angioli, e S. Ber- nardo in atto d'adorazione, con altre figure, fra le quali una rappreſentante la Pace, è di mano di Luca Giordano da Napoli, Opera molto ſtimata, benchè preſentemente alquan- to denigrata, ſiccome la Cupola per fuoco che abbruciò tutto il Coro. Ritornando alla Porta ſuddetta della Città, ſi vede quaſi in- contro alla medeſima, nella terminazione di un lungo ſtradone la

po-

PARTE

VILLA IMPERIALE. Ma prima di giun- gervi, ſi veggono nel ſuo ingreſſo due Vivaj diviſi da un Ponte, e ſopra due piediſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle medeſime, vi è l'Arme della. Caſa Reale, e quella di Madama Maria Mad- dalena d'Auſtria, e nell'altre due baſe al- zate dalla parte ſuperiore di detti Vivaj in quella a mano deſtra un Leone, che con una zampa tiene un Globo, rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella ſiniſtra la Lupa, che, allatta, figura lo Stato Saneſe. In poca di- ſtanza vi ſono due altri Vivaj più grandi, di ſemirotonda figura, perchè ſono altresì di- viſi da un altro Ponte, nella parte, ſuperio- re de' quali ſi vedono di ſpugne, e a grot- teſca due figure proſteſe di proporzione gi- ganteſca, rappreſentanti i Fiumi dell'Arno, e dell'Arbia, i quali tenendo un vaſo, cade da eſſo l'acqua nel Vivaio. Vi ſono di pie- tra tra gli uni, e gli altri Vivaj ſopra quat- tro piediſtalli, le ſtatue di Omero, e di Vir- gilio, di Dante, e del Petrarca. Queſto or- nato dà ingreſſo allo ſtradone ſopradetto a. dolce ſalita lungo poco meno d'un miglio, ombroſo per i Lecci, Cipreſſi, ed altri Al- beri di verzura perpetua, che dall'una al- l'altra parte con bella, e artificioſa ordinan- za vi ſono ſtati poſti; alla fine del quale ſi entra in un grandiſſimo Prato di figura ſe- mitonda chiuſo da balauſtrate di pietra, con iſtatue di fimil materia, e nell'apertura di mezzo, ve ne ſono due di gran proporzio- ne di marmo: una rappreſenta un Atlante col Globo ſu gli omeri, e l'altra un Giove con fulmine alla mano. In teſta a detto Pra- to ſi erge l'Imperiale Villa di delizie delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata, e orna- ta dalla predetta Madama l'Arciducheſſa Ma- ria Maddalena moglie del Granduca Coſimo Secondo, poi dalla Granducheſſa Vittoria accreſciuta da Mezzogiorno di appartamen- ti, e di due Saloni, e ripiena d'ogni ſorta di ricca ſuppellettile di Quadri, ed altre ga- lanterìe, di porcellane, buccheri, d'Idoletti, e ſimiglianti rarità antiche, che in diverſi gabinetti, e mezzanini con bell'ordine diſ- poſte s'ammirano. Ivi ſono anneſſi due giar- dini con belli ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno, e l'altro di piante d'Aranci domeſtici, che rendono odoroſa freſcura nel tempo d'Eſtate; vi ſono molte antiche, e moderne ſtatue. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca di- ſtanza, ſi vede un antico Monaſtero di Re- ligioſe dell'Ordine di S. Franceſco, detto di

nato

SECONDA.

S. MATTEO IN ARCETRI, il qual Ter- ritorio produce ottimi, e delicati vini, det- ti Verdee, oltre ogni ſorta di frutte più ra- re; e vi hanno loro delizioſiſsime Ville i Mannelli, Lanfredini, Taddei, Rinuccini, Bartolommei, Guicciardini, d'Elci, Marzi- medici, e Ricci in Pozzolatico, e i Tempi al Poggio alla Scaglia, e i Nerli quella sì magnifica preſſo S. Margherita a Montici. Tornandoſene il Foreſtiero per l'iſteſſo ſtra- done già detto, e mettendoſi ſu la ſtrada. Romana, vedrà in primo luogo a man ſini- ſtra altro Convento di nobili Religioſe del- l'Ordine di S. Agoſtino, detto volgarmen- te di

F ti

PARTE

S. GAGGIO, ma in proprio ſignificato S. Caio, fondato dalla famiglia de' Corſini, ove ſi conſervano più inſigni Reliquie. La Tavola dell'Altar maggiore, ove è il Mar- tirio di S. Caterina d'Aleſſandria, Titolare di queſto Monaſtero, è di mano di Lodovi- co Cigoli. Mezzo miglio avanzandoſi per la detta ſtrada a mano deſtra, vedeſi altro Convento di Monache dell'Ordine di S. Ago- ſtino detto il

PORTICO, ove non è coſa di conſidera- zione da oſſervarſi, eſſendo l'oggetto noſtro, che il Foreſtiero veda la nobil Fabbrica. della

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orga- gna, o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoì Diſcepoli. Queſta è ſituata in una. Collinetta da ogni parte iſolata. Vi ſi ſale a Mezzogiorno per una lunga ſtrada, o ſca- la fatta a baſtoni, in teſta alla quale vi è un Portone, che introduce in un primo Chio- ſtro, e di quivi in Chieſa, ove vedeſi un. nobile pavimento, e foſſitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà introduzione a molte Celle, con le ſue attenenze, ſecondo l'inſti- tuto di queſti Eremiti. Nel Chioſtro vi ſo- no dipinte a freſco da Iacopo da Pontormo molte figure della Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio, di mano del medeſimo vi è un Quadro a olio con Criſto a tavola, con Cle- ofas, e Luca, grandi al naturale, eſſendovi fra quei, che ſervono ritratti alcuni Conver- ſi, e ſopra la porta, che va nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà con due Angioli, e. dalla parte di dentro un S. Lorenzo di ma- no del Bronzino. Nella ſtanza del Capitolo vi è un Crocifiſſo con la Madonna, e la. Maddalena a piè della Croce, e Angioli in aria di Mariotto Albertinelli Pittore ne' ſuoi tempi di credito. Vi ſi conſervano ſopra. cento venti Reliquie. Ve ne ſono molte in- ſigni, una gran parte delle quali furono do- nate dall'inſigne Niccola Acciaioli, Gran Si- niſcalco de' Regni di Sicilia, e di Geruſalem- me, avutele egli pure in dono dal Rè d'Ara- gona, e parte fattele venire di Grecia, co- me la Teſta di S. Silveſtro Papa, e quella. di S. Gio: Griſoſtomo, e parte del Cranio di S. Dioniſio Areopagita. Fu queſto Nic- cola il Fondatore della Certoſa, intorno al- l'anno 1364. accrebbe quella di Napoli, e. in una ſtanza ſotterranea ſono le ſepolture di Caſa Acciaioli, la quale lontano di quivi ſette miglia in Valdipeſa poſſiede una gran tenuta, e un magnifico Palazzo detto

Por-

MON-

SECONDA.

PARTA

MONTE GUFONI riccamente addobbato, e di lunghi viali, e di un bel Giardino con fon- tane, e ſcherzi d'acqua, ornato, e reſo de- lizioſo. Nel ritornarſene il Foreſtiero per l'iſteſſa ſtrada a Firenze, dalla parte di Tra- montana quaſi incontro alla Certoſa, oſſer- vi la magnifica Villa detta Collazi, de' Dini, ſiccome a man ſiniſtra, prima di entrare in. Città, un bel Palazzo de' Signori Micheloz- zi, ma molto più il poſto, ov'è fabbricato, che è ſenza comparazione il più bello, che fia all'intorno di Firenze, godendoſi di qui- vi quaſi tutta la Città, e nella più pittore- ſca veduta, onde è detto Belloſguardo. Po- co lontana è un'altra Villa de' Signori Bor- gherini, e de' Signori Strozzi altra a S. Vi- to, ſotto alla qual Villa, ſcendendo alla me- tà di quel poggio, vi è

S. FRANCESCO DI PAOLA, ove abita- no Frati del ſuo Ordine, Chieſa di gran de- vozione. Fuor della

PORTA A S. FRIDIANO, il Monaſtero, che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una bella Collina è titolato S. Bartolommeo, e vi ſtanno i Monaci bianchi di

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Al- tar maggiore, in cui è figurato l'entrare di Noſtro Signore in Gieruſalemme, è di ma- no di Santi di Tito, ed è una delle bell'ope- re, che egli abbia fatto; quella ov'è il Bea- to Bernardo Tolomei, è di mano del Pigno- ni, e una ve n'è del Paſſignano. Delle due ſtatue di marmo; la Vergine Veſtale, che.

tiene

tiene in mano un vaglio per l'Acqua ſan- ta, è di mano del Caccini, e l'altra alla ſi- niſtra, che rappreſenta Claudia, è di Sculto- re Fiammingo. Nella Cappella de' Capponi, che ſta ſotto la Chieſa, vi è una Tavola del- la Reſurrezione di mano dì Raffaellino del Garbo, ben mantenuta. In vicinanza di det- to Monaſtero verſo Ponente, ſi vede un de- lizioſo Caſino del Signor Duca Strozzi, con un Salvatico, che ſcende ſino alla ſtrada. maeſtra, e dalla patte di Ponente vi è un. Monaſtero detto

SECONDA.

S. PIETRO A MONTICELLI, di Reli- gioſe della Regola di S. Benedetto. Di- lungandoſi per detta ſtrada, vedonſi in qual- che lontananza a man ſiniſtra, ſpecialmente di belle Ville de' noſtri Gentiluomini, ma, fra le molte oſſerviſi quella de' Torrigiani a S. Martino alla Palma, de' Capponi, e l'al- tra, che diſcoſto cinque miglia in circa da Firenze ſu la ſiniſtra mano ſta ſituata in un rilevato poſto, del Marcheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, alla quale l'uomo vi ſi condu- ce per un lungo Viale di Cipreſſi, che prin- cipia dalla maeſtra ſtrada. Due miglia ſco- ftandoſi, quaſi ſull'Arno ſi vede l'antica

BADIA DIS. SALVADORE DI SETTI- MO, fabbricata, come vuole il Vaſari, col diſegno di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe è incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono di- ſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un Conte Lotario, da cui ſi vuole, che diſcen- dano i Contalberti, che poi donarono la.

F 3 Ba-

Badia dello Stale nell'Alpi a queſto Mona- ſtero. In antico è ſtata ufiziata da' Monaci neri di S. Benedetto, che godevano grandiſ- ſimi privilegi, ed eſenzioni, conceſſigli da- gl'Imperatori Ottone Terzo, dal Secondo, e Terzo Arrigo; ſimiglianti n'ebbero da' Pon- tefici Paſquale Secondo, Leone Nono, Ur- bano, e Caliſto Secondo, Gregorio Settimo, Clemente, e Aleſſandro Terzo. Gregorio Nono confermati loro i medeſimi privilegj, l'anno 1236. la dette a' Monaci Ciſtercienſi, che vi ſono ſino al preſente, come dimoſtra un'iſcrizione poſta ſopra la Porta maggiore di queſto Monaſtero, e un'altra più diſtinta ſe ne vede in marmo avanti la ſtanza del Ca- pitolo. L'Altar maggiore è tutto di pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a tempera di Domenico Grillandaio, e nel Chioſtro al- cune Viſioni del Conte Ugo furono dipinte dal Puglio. E' memorabile queſta Badia per il miracoloſo ſucceſſo di S. Pietro Igneo, co- sì detto dal fuoco, che ben due volte a pie- di ſcalzi ſopra una gran pira acceſo, ſenza nocumento alcuno paſseggiò il Santo, per convincere di ſimonia un certo Pietro Ve- ſcovo Fiorentino, e vi ſe ne vede memoria in un antico marmo: ſiccome fuori della, Porta principale della Chieſa ſe ne vede, altra a un Sepolcro pure di marmo, che, vien creduto d'Huilla, e Gaſdia, queſta Ma- dre di Ugo, e quella Moglie; ma Niccolò Baccetti Abate Ciſtercienſe nella ſua Storia di queſta Badia è di parere, che l'una fuſſe Moglie di Bulgario, e Madre di Ugo Toſca- no, e l'altra Moglie del medeſimo Ugo Pro- nepote di Lotario. In detta Chieſa ſi conſer- va con gran venerazione fra l'altre Reliquie. il Corpo di S. Quintino ſotto l'Imperatore Maſſimiano martirizzato, e miracoloſamen- te ſcoperto in detto luogo l'anno 1157. in. non molta diſtanza dal Monaſtero di Settimo, che così ſi chiama [quaſi ſeptimo ab Urbe la- pide; prendendo le miglia Romane antiche.] Verſo Ponente ſi vedono nelli due Poggi di Signa molte, e belle Ville, e così l'una. all'altra unite, che ſembra un'altra Città. Quella di Caſtelletti de' Cavalcanti nel Pog- gio verſo Tramontana, che vien ſeparato dall'altro Colle pel Fiume Arno, è la più magnifica, onde ebbe il nome di Caſtello, ſiccome ancora alcune altre. E nel Colle di quà dal Fiume quelle del Sen. Pandolfo Pan- dolfini, che nell'anno 1494 dettero ricetto a Carlo Ottavo, e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Salviati, e de' Pucci, detta Bello- ſguardo, perchè reſta ſull'eminenza del Pog- gio, ed ha una veduta di Campagna belliſ- ſima, ove vi ſono giuochi d'acque, e viali ſpazioſi, che a queſta nobil Villa per ogni parte conducono. In detto Poggio vi ſono due Conventi di Religioſi, uno di

va

PARTE

SECONDA.

S. MARIA DELLE SELVE de' Carmelita- ni Riformati, detti della Congregazione di Mantova. L'altro detto

S. LUCIA è de' Padri della Riforma di S. Franceſco. Ma eſſendo noi quì diſcoſto da Firenze ſopra otto miglia, per iſtare ſulle. regole dell'inftituto noſtro, è oramai tem- po, che per l'iſteſſa ſtrada dal noſtro Fore- ſtiero facciaſi ritorno a Firenze, riſerbando in altra Giornata di fargli godere ciò che è più conſiderabile fuor della

F 4 in

PARTE

PORTA AL PRATO. Veggaſi, uſcendo prima dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo d'Ogniſſanti, il

GIARDINO detto la Vaga Loggia, del Gran- duca, che ſebbene non è terminato, vi è molta delizia nelle belle piante d'Agrumi, sì a boſchetto, quanto in gran vaſi colloca- te con bell'ordine ſopra pilaſtri di un lungo foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Arno contigua, quivi voltata, e incanalata, e nelle due te- ſtate veramente fa una gentil veduta. Fuor di queſto Giardino, proſeguendo il viaggio per la ſtrada lungo la riva dell'Arno, s'en- tra in un diritto ſtradone coperto d'Alberi, di Pini, che porta alle

CASCINE, poſſeſſione della Real Caſa di Toſcana, non più diſcoſto da Firenze d'un miglio, ove ſono ſpazioſe Praterìe, e ame- niſſimi Boſchetti con più viali; il qual luo- go ſopra ogni altro ſuburbano, è frequenta- to da' Cittadini, e popolo noſtro, ſpecialmen- te nella Primavera, in cui ſi rende d'incom- parabile amenità. Viſtoſi queſto luogo, e ſe n'averà la curioſità, anche un antico Mona- ſtero di Religioſe Ciſtercienſi. detto di

S. DONATO IN POLVEROSA, o a Tor- ri, poſto in poca diſtanza dalle Caſcine per la parte di Tramontana: in altra giornata il Foreſtiero non laſci d'arrivare, o per l'iſteſ- ſa ſtrada, che conduce, e imbocca in quella di Piſtoia, o per dove ella comincia alla Por- ta mentovata del Prato, lontano da Firenze dieci miglia tutte in pianura, alla nobile, e magnifica Villa del

ta

SECONDA.

POGGIO A CAIANO, del Granduca, ſi- tuata a mano deſtra ſopra una piccola emi- nenza di terreno, che la ſolleva, e rende, godibile alla pianura, da cui per la parte, di Levante, Ponente, e Tramontana vien. circondata, e da quella di Mezzogiorno, e con buona diſtanza ſtaccata da' Poggi di Carmignano, rinomati per la bontà de' vini. Queſta Villa fu principiata per lo Magnifico Lorenzo de' Medici Padre di Giovanni, che ſu Leon X. che la non terminata fabbrica. volle egli finire, e ſpecialmente l'ornato, e pitture del Salon grande in parte, che poi il Granduca Franceſco fece condurre a fine, e ridurre tutta queſta gran fabbrica alla per- fezione, che ella è, ſeguitando il primo mo- dello di Giuliano da S. Gallo. Queſta Villa ſebbene non è vaſta, ha in tutte le ſue par- ti del magnifico. Ella è circondata da un. gran Prato, ed è ſerrato di muraglia ſorte, ſopra la quale vi ſi paſseggia per un Terraz- zino ſcoperto, che da principio dal primo piano, ove ſono gli appartamenti nobili, e in queſti vi ſi ſale da ſcale doppie a baſtoni, le quali introducono in un Terrazzino a ba- lauſtri, che rigira d'ogni intorno alla Villa, con Portici ſotto da paſseggiarvi al coperto, e queſto introduce in una Loggetta anch'eſ- ſa aperta con volta a mezza botte, ornata a roſoni di terra cotta, all'uſo di Luca della Robbia. Da detta loggetta s'entra in un ri- cetto, e da queſto nel gran Salone preaccen- nato, la cui volta è a mezza botte, come dichiamo noi, tutta riccamente ſtuccata, o per meglio dire da Giuliano da S. Gallo get- tata di materie, che veniſſero intagliate, in- venzione da lui unicamente imparata a Ro- ma. Tutto il detto Salone è dipinto da An- drea del Sarto, dal Franciabigio, e da Ia- copo da Pontormo. L'Iſtoria, quando Ce- ſare è preſentato in Egitto da molte nazioni di varj donativi: alludendo queſto fatto al Magnifico Lorenzo de' Medici, che fu di ra- ri animali, e tra gli altri d'una Giraffa, det- ta in latino Camalopardalis, preſentato da. Gaitbeio Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Giraffa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue. meſcolanze erudite; ſu laſciata imperfetta. detta pittura da Andrea, e terminolla Aleſ- ſandro Allori. Il Franciabigio vi dipinſe in altra facciata, quando Cicerone dopo l'eſi- lio ſu in Campidoglio chiamato Padre della Patria: alludendo queſta Storia al ritorno di Coſimo Medici il Vecchio in Firenze. Nell'altra facciata il Franciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Tito Quinto Flaminio Conſolo Romano, orando nel Conſiglio de- gli Achei, contro l'Oratore degl'Etoli, e del Rè Antioco, diſſuaſe la lega, che diſe- gnavano concludere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſto fatto pure allude alla. dieta di Cremona, in cui il Magnifico Loren- zo de' Medici diſturbò i diſegni de' Venezia- ni, bramoſi di condurſi al poſſeſſo dell'Ita- lia tutta. E Aleſſandro Allori, fece la pittu- ra, che rappreſenta la Cena di Siface Rè de' Numidi, fatta a Scipione, dopo ch'egli ebbe rotto Aſdrubale in Iſpagna: E quelto pure allude al glorioſo viaggio del Magnifi- co Lorenzo al Rè di Napoli, da cui ſu ge- neroſamente convitato. Le due teſtate, do- ve ſono gli occhi, che danno lume, furono dipinte da lacopo da Pontormo, e vi è un Vertunno, co' ſuoi Agricoltori, con un pen- nato in mano bello, e naturale, e l'Iſtoria di Pomona, e Diana con altre Dee, che per eſſer pitture fatte a concorrenza de' ſopran- nominati pittori, ſono delle più belle, che uſciſſero dal ſuo pennello. Da queſte ſuddet- te teſtate del Salone ſi ha l'ingreſſo in due Gallerìe, ordinate dal Ser. G. Principe Ferdi- nando di gl. mem. di raro, e delicato guſto sì nell'Architettura, come in ogn'altro ge- nere di virtudi, degne d'un Principe ſuo pa- ri: per formare per mezzo di queſte Galle- rìe riccamente ornate, la comunicazione al- li quattro appartamenti, de' quali vien com- poſta queſta Real Villa. Dal detto Salone fa- cendoſi paſſaggio in un altro, di minor pro- porzione ornato a ſtucchi, è ſtata dipinta nella ſua volta da Anton Domenico Gabbia- ni, Pittor Fiorentino, la Toſcana, che con- duce d'avanti a Giove, Coſimo Padre della Patria, rimoſtrando aver'eſſo quietate le ci- vili diſcordie, ſcacciati dalla Patria i vizj. e introdottavi la pace, e le virtù, e doman- da perciò a Giove, che lo collochi fra gli Eroi; e in molti medaglioni attorno vi ſo- no ritratti i glorioſi Antenati della Real Ca- ſa de' Medici. La Tavola della Cappella di ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe ciaſcheduna più di centoventi paſſi, e ſopra queſte ſi vede un Corridore alto, e lungo l'iſteſso, per il qua- le ſtanno ſcompartite Camere per alloggi de' ſervitori dell'A. S. Scendendo il Fore- ſtiero dalla parte di Tramontana, paſseggi per gli ameniſſimi viali, che dal Poggio a. Caiano l'uno in un altro mettendo, condu- cono alle Caſcine, ove vedeſi una fabbrica per uſo del Fattore, e del copioſo beſtia- me, che vi è, grande, e nel ſuo genere bel- la, e tutta circondata da un largo foſso d'acqua corrente. Vi ſono dentro a un gran Cortile, tutt'i comodi, che a quell'azien- da ſon neceſsarj, e nel mezzo del medeſimo, un bel Vivajo, per abbeverare il beſtiame. Quivi ſi ſanno copioſe ricolte di ſquiſiti Ri- ſi, co' ſuoi edifizj per pulirgli. Proſeguendo verſo Tramontata per li viali coperti, che vi ſono, ſi giunge a un luogo ſopra tutti gli altri delizioſo, e ameno, detto le Pavonie- re, e ſerve in oggi per far correre i Daini, i quali in un Barco murato con boſcaglia, e foſſi d'acque, ſon quivi nutriti in molta co- pia, conſiſtendo in più viali lunghi ciaſche- duno circa a ottocento paſſi: e eſsendo il noſtro Foreſtiero quaſi al termine delle Ca- ſcine, potrà per gl'iſteſſi viali, o per altri far ritorno al Poggio a Caiano, e rimetten- doſi in ſtrada maeſtra, da eſſe entrare in. una a mano deſtra, che lo condurrà [aven- done la curioſità] ad un'altra Villa del Gran- duca, detta

F 5 nato,

pu-

f 6 Cor-

PARTE

SECONDA.

PARTE

ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, dal Sereniſſimo Ferdinando Primo di queſto nome, e Terzo Granduca di Toſcana, che da' fondamenti la fece fabbricare col diſegno di Bernardo Buontalentí l'anno 1594. in quel tempo rinomatiſſimo Architettore; la quale è beniſſimo inteſa, sì nello ſcompartimento de' Quartieri nobili, come per quelli della Famiglia. Non vi è Cortile, ma due bei Sa- loni poſti in mezzo da un ricetto, illumina- ti per alti fineſtroni. E' ſituata in un'ottima eminenza di un Colle volto a Levante, e il divertimento maggiore, che ſi ritrae dal- l'A. S. R. in detta villeggiatura, che per lo più ſi ſa in tempo d'Autunno, ſi è la Cac- cia ſpecialmente de' Daini. Quelli di pelame bianco in un piccolo Barco detto la Pineta, di due miglia di giro vi ſi conſervano. Ve n'è un'altro di circuito di ſopra trentadue miglia detto il Barco Reale, diſtendendoſi dalle ſalde del Poggio d'Artimino ſino a' Pog- gi di Vinci nella Valdinievole, e vi ſono compreſe dentro di eſſo, Chieſe Curate, in- tere Poſſeſſioni, e boſcaglie. Viſtoſi dal cu- rioſo Foreſtiero tutto quello, che ci è par- ſo bene, anche per ſemplice notizia ſua ad- ditargli, potrà tornarſene a Firenze, e in. altra giornata traſferirſi per la Porta al Pra- to a due altre Ville pure del Granduca, po- co diſtanti l'una dall'altra: la prima, che ſi trova ſituata in diſcreta eminenza di Monte Morello è la

di

SECONDA.

PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpe- cialmente nella Primavera. Il ſuo ingreſſo principale è a Tramontana, per un prato chiuſo da folti Cipreſſi in difeſa de' venti: ha nel mezzo un Cortile tutto dipinto di fat- ti Militari; vi ſono nelle due fiancate due, loggie, che introducono nelli Appartamenti nobili: queſte ſono dipinte con ottimo co- lorito, e diſegno da Baldaſſar Franceſchini di Volterra, detto il Volterrano, e rappre- ſentano alcune azioni di Coſimo Primo, e, di Ferdinando Secondo Granduchi. A Mez- zogiorno, Levante, e Ponente, vi ſono tre altre porte particolari, che introducono in un ſpazioſo Ripiano di Giardino, di dove godeſi come in Teatro, con tutta quella bel- liſsima Campagna, la Città noſtra. Da que- ſta ſi diſcende in un altro, ove è un gran. Vivaio; e quindi in un terzo, che termina con un ſalvatico. Da Tramontana ſtenden- doſi ſino alla Villa del Cavalier Carlini, e ſeguitando verſo l'altra Villa di Caſtello, come ſi dirà ſotto, vi ſono Vigne tutte cir- condate di muraglia, di ſopra due miglia di circonferenza, con ordine, e ſeparazione di magliuoli di diverſi Paeſi, anche remotiſsi- mi, venuti, e nella ſommità delle medeſime vi è un Caſino, di dove ſi gode una belliſ- ſima veduta. In poca diſtanza di quivi ſul poggio verſo Ponente, vi è un Convento di Carmelitani, della Congregazione di Manto- va, detto

no-

PARTE

S. LUCIA ALLA CASTELLINA, con. Noviziato, ove è un Quadro di Maria Ver- gine nel Coro, di Baldaſſar Franceſchini. Viſtoſi dal Foreſtiero la Petraia, non laſci di vedere ancora

CASTELLO, altra Villa, come ſi è detto, del Granduca, antica della Famiglia de' Me- dici, ma accreſciuta dal Granduca Coſimo, dalla parte di Levante, col diſegno di Nic- colò detto il Tribolo. Queſta è poſta alla radici di Monte Morello; ha d'avanti uno ſpazioſo Prato con due grandi Vivai ſparti- ti da un Ponte, che cammina a un viale, piantato di Cipreſsi, che mette ſulla ſtrada maeſtra di Prato. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cortile alcune Iſto- rie degli Dei antichi, e Arti liberali, lavo- rate a olio ſulla calcina ſecca, ſono di mano di Iacopo da Pontormo. Per gli appartamen- ti vi ſono diſtribuite belle ſuppellettili, e. Quadri, e vi è una pittura a freſco di Bal- daſſare Franceſchini nella volta del ricetto ſalite le prime ſcale, di un ottimo colorito. Da Tramontana uſcendo di detto Palazzo s'entra in un vaſto, e delizioſo Giardino, trovandoſi prima uno ſpazioſiſsimo Prato. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dalla cui boc- ca eſce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo Ammannati, eſſendo il re- ſtante della fonte diſegno, e fattura del Tri- bolo, ſiccome è altresì l'altra Fontana in. mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſ- ſimi intagli, e baſſi rilievi, nella cima del- la quale, vi è una ſtatuetta di femmina nu- da di bronzo, rappreſentante una Venere, dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro le mani, cade acqua. Intorno alla detta Fon- te vi è un imbrecciato in forma rotonda tut- to chiuſo da un ſedere di pietra bigia, e, per lo medeſimo vi ſono occultate ſiſtolette, dalle quali vengono zampilli gentiliſſimi d'ac- qua. Queſta belliſſima Fontana è cinta d'o- gn'intorno da un ſalvatico di alti, e folti Cipreſſi, Lauri, e Mortelle, i quali girando intorno, danno forma d'un laberinto, facen- do però proſpettiva all'altra Fontana del- l'Ercole, e per di ſopra, ad una porta, ove pure ſono rari zampilli d'acqua; queſta vien meſſa in mezzo da due bei Pili, o Fontane diſpoſte ne' mezzi tra la detta porta, e le, cantonate. Di quivi ſi fa paſſaggio in un'am- plo, e delizioſo Giardino, ripieno de' più nobili agrumi, e piante di fiori più pelle- grine. Intorno alla detta porta, vi è una. Grotta grande, e ricchiſſima di ſpugne, e, per eſſe adattativi diverſi uccelli, condotta anch'eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſ- ſime pile ſcavate, e intagliate d'un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per fianco all'entrare; ſopra le quali, vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi animali quadrupe- di fieri, e domeſtici, fino a un Elefante, un Alce, un Unicorno, una Giraffa, e altri molti ſieri, e domeſtici intruppati, con buo- na diſpoſizione, e da alcuni di queſti cade acqua ne' ſuddetti pili, ove ſono intagli di peſci, e nicchj marini. La detta Grotta è chiuſa da Cancellati di ferro, i quali aperti, quando ſi voglia dar l'acqua a gli zampilli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavimento, e da i lati vi ſono, ſerranſi con violenza. anch'eſſi per forza d'acqua. Queſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medeſimo mu- ro collocate, che ribattono all'altre due del Giardino, ove è il Boſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giardino ſi ſale a un ſalvatico di Cipreſſi, Lecci, e Allori con bell'ordine piantati, e quivi ſi vede un gran Vivaio, in mezzo al quale vi è un'iſoletta, e in eſſa un Vecchio tremante figurato il Monte Appen- nino di bronzo, fatto dall'Ammannato, dal- le cui chiome cade acqua, diſegno, e lavo- ro il reſtante del Tribolo, dal quale ſi vede in un Pratello fuori del Giardino dalla par- te di Levante una Quercia molto artificio- ſa, e tutta giuochi d'acqua, fatti dal mede- ſimo. Molto più vi ſarebbe da vederſi in. detta Villa, e Giardini, ma avendo noi for- ſe troppo obbligato il Foreſtiero a paſſeg- giare per i medeſimi, rimettendo ſulla ſtra- da di Firenze, potrà tener quella per ricon- durviſi, che paſſa ſotto la Villa della Petra- ia, ove vedrà di paſſaggio due

colò

in-

nino

SECONDA.

PARTE

SECONDA.

CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo- lenſi detto Boldrone: e pochi paſſi inoltran- doſi, un altro di Fanciulle nobili, che vi s'in- troducono ſopra i ſette anni per educazione, alle quali è permeſso, piacendo loro, non. ſodisfatte di quell'Inſtituto di vita, uſcire, ſenza però potervi aver regreſso, non fa- cendo mai Voti, come l'altre Religioſe. Queſto luogo era per l'addietro una Villa detta la Quiete, della Sereniſſima Grandu- cheſsa Maria Creſtina di Lorena, moglie del Granduca Ferdinando Primo. Pervenne do- po la ſua morte in Donna Eleonora Rami- rez di Montalvo, che ſu la Fondatrice, e, Inſtitutrice di qnel vivere religioſo, ed eſ- ſendo ſtato lungo tempo queſto Conſervato- rio ſenza propria Chieſa, valendoſi per un corridore di quella del ſopra accennato Con- vento delle Camaldolenſi, la Sereniſſima. Granducheſsa Vittoria, fecevi la Chieſa, che vi è, con la Foreſterìa, Rimeſse, e Stal- le, e queſto luogo Religioſo, ſi domanda.

ancor

ancor coll'antico nome la Quiete. Molt'al- tre belle, e comode Ville reſterebbero quì da vederſi, ma lunga opera ſarebbe a fare una ſemplice ricordanza, tra l'infinite, che ſon diſpoſte per le pendici de' poggi di Ca- ſtello, ſino alla Città di Prato, anche delle più riguardevoli, come a Rinieri, luogo tra Caſtello, e la Petraia, quella de' Lanfredini, in oggi del Marcheſe Corſini: a Quinto quel- le de' Torrigiani, Dragomanni, Bartolini, e Ginori, e l'antica Villa de' Guardini det- ta la Mula, a Seſto quella del Marcheſe Cor- ſi, così celebre, e magnifica; a Colonnata quella del Conte del Benino, e del Roſso, e nella Valle di Marina quella del Duca Salviati. Tornando noi a rimettere in ſtra- da il Foreſtiero, come aviamo di ſopra detto, tenga quella, ch'è a mano ſiniſtra paſsato il Ponte a Rifredi, la quale conduce per la

PARTE

PORTA A S. GALLO in Firenze: cam- minando per eſsa oſservi dalla parte di Tra- montana la rinomata, e antica Villa di

CAREGGI, cioè Campo Regio, pur dell'A. R. del Granduca col diſegno di Michelozzo fabbricata da Coſimo Padre della Patria. Quivi il Magnifico Lorenzo de' Medici, Gio- vanni, Giuliano, e Piero ſuoi ſigli facevano le virtuoſe Accademie con Marſilio Ficino, detto il Novello Platone, e la ſua Anima, Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, l'Argiropolo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. Preſso a Firenze a mano ſiniſtra, ſalendo per un'er- ta ſtrada da quel Tabernacolo, che vi è, s'ar- riva al

CON-

SECONDA.

CONVENTO de' Cappuccini, i quali hanno all'ufo del loro rigido Inſtituto, una bella Chieſa, comodo Convento, e Orto. Quivi pure ſono belle, e nobili Ville, co- me quella del Marcheſe Gerini, Marcheſe Riccardi, Marcheſe Capponi, e Marcheſe Corſi, e quella degli Strozzi celebre per le tante Inſcrizioni antiche Greche, e Latine, che vi ſono; diſtribuite in queſto anno con buono ordine ſotto il Loggiato del Cortile, ove prima erano allo ſcoperto. Vi è anco un Convento di Religioſe detto

S. MARTA, che vivono ſotto la Regola del Beato Giovanni da Como, o da Medda, Fondatore de' Monaci Umiliati: ſiccome met- tendoſi fu la ſtrada maeſtra di Bologna, ſi vede altro

CONVENTO de' Padri della Madre d'Id- dio delle Scuole Pie, ove hanno il Novizia- to. Ma perciocchè obblighiamo il Foreſtie- ro a trasferirſi nuovamente per queſta parte di Tramontana alla Villa magnifica, e delizio- ſa di Pratolino del Sereniſſimo Granduca, quì in tal congiuntura accenneranſi per ſem- plice ſua notizia alcuni altri luoghi all'in- torno di Fieſole, e delle adiacenti Colline. Per la Porta dunque a S. Gallo, così nomi- nata da una Chieſa di queſto titolo, e Con- vento de' PP. Agoſtiniani, che prima dell'aſ- ſedio di Firenze del 1530. era in eſsere, e per lo detto accidente rovinata, poſta dove è in oggi una piccola Chieſa a mano dritta fuori della Città, nominata la Madonna del- la Toſsa, facendo il Foreſtiero la ſtrada di Bologna per quaſi ſei miglia alla dritta vedrà poco diſcoſto dalla medeſima ſtrada

Bo-

PARTE

PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel tempo di State, ove fra le freſcure d'una boſcaglia d'Abeti, e d'altri Alberi ombroſi, e delle copioſe acque, che in tante, e mara- viglioſe Fontane ſi veggono ſgorgare, ſi ſchermiſce l'uomo in quella cocente ſtagio- ne dalla tedioſità del caldo. Queſta gran, fabbrica, col diſegno di Bernardo Buonta- lenti, e di Meſser Franceſco ſuo figliuolo, fu da i fondamenti per lo Granduca Franceſco Primo fatta, e condotta al finimento quaſi che ella è in oggi; ſiccome lo teſtifica una nobile, e bella Inſcrizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſeguen- te tenore

Fontibus, Vivariis Xyſtis bas Edes Franc. Med. Mag. Dux Etruria II. Exornavit Hilaritatiq; Et ſui amicorumq; ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. MD.LXXV.

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al primo, e nobil piano dalla parte di Tramontana, le quali mettono prima in un Terrazzino, o ri- piano pure ſcoperto, e per una bella porta in un amplo Salone in volta di mezza botte, e poi in un Salotto tutto dipinto a freſco, ſicco- me il Salone ornato in parte di ſtucchi, e di pitture. Dall'uno, e l'altro, ſi ha l'ingreſso per ogni parte in più, e belle Camere; alcu- ne dipinte a freſco d'Architettura, altre ab- bigliate riccamente di buoni quadri, ſtudio- li, e d'ogni nobile qualità di ſuppellettile. Vi è un Organo in una di quelle Camere chiama- to dagli antichi hydraulico, che ſenza opera di vento datogli a mano con mantici, ha que- ſto ufficio dall'acqua, col volgere certa chia- ve. Nel ſecondo piano vi è un Teatro per Commedie aſſai sfogato, e grande. Ma uſci- to il Foreſtiero dal Palazzo, veda gl'innume- rabili ſcherzi, e giuochi d'acque, e le co- pioſe Fontane, Grotte, e altro, che in un tal genere, sì dalla parte di Mezzogiorno, come da quella di Tramontana, e ſotto il Pa- lazzo, e per lo Boſco ad ogni poca diſtanza ſtanno collocate: e perchè da Franceſco de' Vieri noſtro Cittadino in vita del Granduca Frandeſco ne fu fatta una bella deſcrizione; ci è paruto bene valerci noi quì delle ſue no- tizie, in quella parte, che da' Sereniſſimi Granduchi, Succeſſori di Franceſco fino da quel tempo, non ſono ſtate variate, o per altro accidente perdute, o demolite le fon- tane di queſta Villa; e in ogni accreſcimen- to, o variazione delle medeſime, ci diſco- ſtiamo dal predetto Autore, che non con- tento d'una materiale relazione, volle dotta- mente, ſu` medeſimi penſieri filoſofando, ca- varne frutti di moralità; i quali eſprimere inteſe ſempremai con le ſue favole la miſte- rioſa Gentilità. Dirimpetto dunque alla por- ta dinanzi di Tramontana della Villa, vi è uno ſpazioſiſſimo Prato di figura ſemiovale chiuſo per di ſotto da una gran cancellata di ferro, tramezzata da ſei pilaſtri incroſtatì di grotteſco, che fa proſpettiva all'entratu- ra della Villa, e al gran Vivaio, che è nella ſua ſommità: ſalendo dolcemente da i lati è chiuſo, o per meglio dire ornato da folti Abeti, e da Statue, e Aguglie con diſcreta diſtanza poſte. Il gran Monte Appennino è ſignificato per lo Gigante, che a ſedere di pietra ruſtica fatto ſi vede, ſopra il Vivaio, ove in larga copia per una ganaſcia del Dra- go, che è ſotto il medeſimo Gigante, ſi ver- ſa l'acqua nel Vivaio, la qual figura è di tanta mole, che ſe ella ſuſse ritta in piedi, ſarebbe circa a trentaſei braccia, ed è tutta vota, eſsendovi nel corpo della medeſima, una piccola ſtanza ornata di grotteſca con ſpugne, nicchi, e madreperle, e con diverſi ſcherzi d'acqua. Dietro all'Appennino vi è un grandiſſimo Drago volante, che deve vo- mitare acqua in gran copia; e ſotto a que- ſto ſi vede uno ſpazioſo terrazzino ſcoperto, dal quale per due ſcalette ornate di ſpugne, e con ſpilli d'acqua, ſi ſcende a una Grotta, al piano del Vivaio; con più giuochi d'ac- qua. Da queſta parte voltandoſi a Tramon- tana ſi vedono tre lunghiſſimi Viali, che ſal- gono ad un Laberinto di ſtrade ameniſſime per l'ombra degli Abeti, ed altri Alberi di verzura perpetua. La Fontana di mezzo ha un Giove, il quale da un de' lati tiene un' Aquila di marmo nero, e dall'altro lato ha in mano un fulmine d'oro, che getta acqua dinanzi, e di dietro; e per di ſopra conti- nua in ſalita il viale per quaſi mezzo miglio di più, facendoviſi di preſente un cancello di ſerro, per dargli veduta in drittura del viale di ſotto: nell'altre due fonti vi ſono due ſpugne ben'alte di Corſica, che buttano acqua in gran copia dalle loro ſommità. Scen- dendo a mano dritta quaſi incontro per fian- co al Monte Appennino dentro il Boſco, vi è la Cappella in ſeangolo, ornata galante- mente di ſtucchi, con cupoletta circondata da loggia, e dentro vi è un Quadro gran- de per Tavola dell'Aſſunta di Maria Vergi- ne, copiata da Gio: Batiſta Marmi dall'ori- ginale d'Andrea del Sarto, che è nel Palaz- zo de' Pitti. A quella mano ſcendendo più a baſſo vi è un Perſeo di marmo, che ſiede ſopra d'un ſerpente di marmo miſchio, che getta acqua per bocca, ed è poſato ſopra d'un monte di ſpugne: vi è una Statua d'un E- ſculapio, che tiene in mano una ſerpe, che getta acqua, e in vicinanza un'Orſa con ſuoi orſacchini, che getta pure acqua per bocca. Finalmente s'arriva fu la ſtrada, che da Fi- renze a queſta Real Villa conduce, ove ſi vedono capaciſſime ſtalle, rimeſſe, e quartie- ri per la famiglia, e ſervitù di S. A. R. Ri- tornatoſene il Foreſtiero dalla viſita de' ſud- detti luoghi, potrà vedere dalla parte di Le- vante, trovandoſi alle ſcale del Palazzo, en- trando per un cancello, che è quivi di fian- co, col giuoco della palla a corda, e col pal- lottolaio, un altro alla Tedeſca, detto della Gioſtra; correndo in giro due a ſedere, e due a cavallo, che con la lancia in mano corrono l'anello, che dalle due parti latera- li ſta appeſo. Paſſandoſi poi alla parte di Mezzogiorno per lo mezzo del Salone, e Salotto, ſi ſcende per due altre ſcale aperte aovate, per le quali ſonovi in gran copia occultati zampilli d'acqua, ſiccome nel pia- no di ſotto, ove è la Grotta maggiore, det- ta il Diluvio, dalli innumerabili ſcherzi, e giuochi d'acqua, che con proprio riſico dal Foreſtiero quivi per ogni parte ſi veggone. Entrato queſti dentro, all'incontro della por- ta, vedrà una Grotta particolare, detta la Galatea, fatta in poſitura di minacciar rovi- na, e tutta di madreperle, con un mare d'acqua con varj ſcogli coperti di coralli, e di marine chiocciole. Fra detti ſcogli ap- pariſce un Tritone, ſonando una Chiocciola Marina, e in detto tempo ſi apre uno ſco- glio, del quale n'eſce fuori l'iſteſsa Galatea ſopra una nicchia d'oro tirata da due Delfi- ni, i quali gettano acqua per bocca, e nel medeſimo tempo eſcono da altri due luoghi, due Conchiglie, che gettano acqua nel mez- zo, e accompagnano alla riva del Mare la detta Galatea. Nella detta grotta grande da uno de' lati vi ſono due Tavolini in nicchie di marmi miſchj con pittura, e quelle nic- chie ſono ornate di varj nicchietti, e ſpu- gne marine. I detti Tavolini gettano acqua in gran polla, facendo la figura d'un fanale di vetro. Vedonſi in queſta Grotta più ol- tre un Corbezzolo, e un Agrifoglio con va- rj animali di bronzo in due nicchie ſimili a quelle di ſopra, due altre grandi di Moſaico d'oro ſono a rincontro alla detta Grotta, e vi fon nicchie, e ſpugne con duoi gran- diſſimi monti ſimilmente di ſpugne, che get- tano grandiſſima copia d'acqua, e in teſta alle medeſime, vi ſono due Arpìe di Moſai- co, che buttano molt'acqua bagnando chi ſta a vedere. Dall'altro lato di detta Grot- ta grande verſo l'entrata vi ſono due pile, ſopra le quali ſtanno altresì due Arpie di bronzo, che gettano acqua in dette pile, ac- canto alle quali vi è un fanciullo, che ha una palla groſsa, che ſembra un Mappamon- do, girato pure dall'acqua, e a piè vi ſono due Anatre in un pelago d'acqua, che beo- no. In teſta di detta Grotta grande vi è il Bagno della ſtuſa, che è una ſtanza di ſtuc- chi: e dentro di eſsa ſotto una fineſtra, vi- en'ornata di ſpecchi, per dar curioſità al Foreſtiero di mirarſi; ed in quel mentre, mancandogli ſotto il pavimento, reſta il me- deſimo bagnato con chi ſeco vi andaſse. Di più vi è un Pilo di marmo roſso, con un Monte di ſopra, che ſa una pioggia cadente in dette pile. Sonovi molti Coralli, Chioc- ciole, e Madreperle, con molti animali ſopra- vi. Dall'altra teſtata addirimpetto, vi ſono tre ſtanze, che nella prima vi è tutto il Cie- lo di pittura a pergola, e d'oro; e le facce, e ſpartimenti ſon fornite di bianche ſpugne; nel mezzo di detta ſtanza, vi è una ſpugna di marmo bianco, fatta da due gocciole d'acqua d'altezza di quattro braccia, coper- ta di varj animali, con un ricetto tutto di nicchi, di chiocciole, e di branche di Coral- li, che gettano acqua in grande abbondan- za. Il Pavimento è tutto di terra dipinta a quadrucci, e così è nella ſopraddetta ſtufa. Accanto a detta ſtanza vi è un pilo antico, fatto in una nicchia di ſpugne, e ſopra eſsa vi è un Paſtore, che guarda gli armenti, il quale è in compagnia di più ſorte d'anima- li. Vi è Europa rapita da Giove, che getta acqua per bocca. Poco diſtante dal Paſtore, ſi vede Nettunno portato da due Delfini col ſuo tridente, che uſcendo dal Mare gettano acqua, e bagnano i circoſtanti: e di ſopra ſi vede un Satiro premente un'Utre, che butta acqua in gran copia: ed è accompa- gnato da due Satirini, che ſputano acqua; in ſomma quivi da per tutto, per varj zam- pilli, che fra le ſpugne di ſopra, e di ſotto vi ſono, viene acqua. Più oltre ſi vede un Tavolino a otto facce, che in ogni faccia vi è un ovato incavato a uſo di rinſreſcatoio, e nel mezzo un tondo ſimile incavato: vi è un Uomo di pietra, che dà l'acqua alle ma- ni a uſo di Scalco. S'ammirano per artifi- zio d'acqua girar Molini, camminar figuri- ne in una proſpettiva di Paeſe, che vi è, voci d'uccelli, e di più maraviglia una fem- mina alta più di mezzo braccio, con un vaſo in mano, che aprendo un cancelletto cam- mina per molti paſſi a un fonte, ove pren- de acqua, e quivi è un Paſtore, che ſuona la cornamuſa, e gira la teſta, il qual moto viene a dar fiato alla medeſima cornamuſa, e poi fa ritorno per l'iſteſsa ſtrada; tutto operato dall'acqua; e queſta femmina dalla gente è chiamata la Sammaritana. Dirimpet- to alla medeſima s'ammira in un grotteſco una Fortezza, che da' ſoldati di ſuora viene attaccata, e da quei di dentro difeſa con cannoni, tamburo, ed altri militari attrezzi, che operan per moto d'acqua. Vi ſono al- cuni ſoldati,che facendo ſortita, bagnano chi fta a vedere. Sotto alla detta Grotta grande, e ſotto le ſcale del Palazzo, vi ſono due nicchie con iſtatue, ſotto a una delle quali, vi è una Donnola ſopra un ſerpente col mot- to, Amat Victoriam curam: Impreſa del Se- reniſſimo Granduca Franceſco. Sotto l'altra vi ſono alcuni Peſcatori, che ſi muovono, e percuotono alcune Rane, che ſi tuffano nel- l'acqua, e nel ritornar fuori bagnano. Uſci- ti fuori di detta Grotta, ſi vede un gran Pra- to, che circonda il Palazzo con muricciuoli da ſedere, e ſi ſcende nel Barco, che è pie- no di diverſe fontane, e ſotto a dette ſcale, che ſcendono nel Barco, vi è in teſta un vecchio figurato per il fiume Mugnone, che diſtribuiſce l'acqua a tutte quelle fonti. Più oltre ſotto alle dette ſcale a uſo di grotta, vi ſono una Fama con tromba d'oro, e col- l'ali, un Drago, che beve, e un Contadino, che porge una tazza; per occulto artifizio d'acqua, la Fama ſuona, dimena l'ali, em- pieſi la tazza, il Contadino l'alza, e il Ser- pente colla teſta ſi china, vi ſi tuffa, e la beve. A rincontro della Fama, v'è a uſo d'altra Grotta il Dio Pan, che ſuona la, zampogna compoſta di ſette canne; queſti ſi rizza, ſuona, e muove la teſta, e poi re- ſta, e ſi ripone giù: evvi ancora la Siringa, che ſi converte in canne. Colle ſcale di det- ta Grotta grande, ſpartita in molte, come aviam detto, atteſta un lunghiſſimo viale, che ſcende dolcemente, dove di quà, e di là ſono diſpoſte, ſopra muricciuoli di diſtan- za in diſtanza, alcune piccole vaſche, o taz- zette di pietra, che gettano in aria acqua: ſotto alle quali, per mtto il detto viale, eſcono zampilli d'acqua, che facendo arco, l'uno coll'altro intrecciandoli, formano co- me un pergolato; ſotto al quale puovviſi, ſenza reſtar bagnato, agiatamente paſseggia- re. In teſta a queſta ſtrada, tutta boſcata, ſopra un gran Vivaio è una ſtatua, che rap- preſenta una Lavandaia, la quale ſpremendo un panno bianco n'eſce acqua, e allato vi è un Fanciullino, in atto d'orinare, fattura di Valerio Cioli. Accanto alla detta Lavan- daia, ritornando verſo il Palazzo dalla par- re di Levante, per altra ſtrada coperta d'Abeti, e d'altri alberi ombroſi, ſi vedono tre Vivai a uſo di pelaghi; e da un lato in un boſchetto di Lauri, v'è il Monte Parna- ſo con le nove Muſe, Apollo, e il Caval Pegaſeo; e quì ſi ſente ſonare un Organo per artifizio d'acqua, daglì antichi pur det- to Hydraulico: di ſotto al detto Monte al- quanto di lontano v'è una gran Quercia con due ſcale in giro, per le quali ſi ſale, e ſi arriva in un piano, dov'è una bella fonte. Nel tornarſene verſo il Palazzo, ſi vede col bizzarro diſegno dell'Ammannato, un Tea- tretto in quadro con balauſtri di marmo, nel cui mezzo vi è una Vaſca tonda con cinque ſtatue, che tutte buttano acqua. Quella di mezzo è un Contadino in atto di potare, e il tronco geme acqua in molta copia. Il Te- atro ſteſſo è ornato da quattro tronchi di pietra, che fingono alberi rotti, alti circa dieci braccia, e ſopra ai medeſimi vi è un ani- male di diverſa ſpecie: e a man dritta inol- trandoſi ſi vede una grandiſſima gabbia lun- ga braccia cento, e larga cinquanta, tutta di Cavalletti in aria di ſerro, dentrovi Al- lori, Elleri, e altre piante, con una ſonte in teſtata della medeſima; e quivi ſi fa con- ſerva di più, e diverſi uccelletti canori. E ſopra la detta gran gabbia, quaſi incontro al Palazzo per fianco, vi è un Giardino, con iſcompartimenti di fiori. Dall'altra parte cominciando a ſalire, ov'è la Lavandaia, per la ſiniſtra, a Ponente verſo il Palazzo, v'è in terra una Salamandra, che getta acqua in una palude. Evvi un Orivolo, che ſuona l'ore per artifizio d'acqua; e ſopra detto Orivolo all'altezza di circa otto braccia, vi riſiede un Globo, che fa concerto di cam- panelli, con una girandola ſopra di eſſo, che va per violenza d'acqua. Più oltre ſi vede un Borro a uſo di Tonfani pieni d'acqua, dentro del quale vi ſono peſci di diverſe ſpe- cie, e dopo queſti ſi vede una piccola Grot- ticella, con una ſorgente d'acqua freſchiſſi- ma, che eſce per una botte di marmo, e da un fiaſco, che tiene in mano un Satirino di bronzo. Queſt'acqua è di qualità buona per bevere, e dandoſene a guſtare a i Foreſtie- ri, queſti intanto vengono bagnati di zam- pilli d'acqua, che ſortiſcono di dentro alla Grotticella, e di diſuori. Più oltre avanzan- doſi, vi è una Grotta di figura rotonda, det- ta di Cupido, per eſſervi la ſua ſtatuetta di bronzo in teſta alla medeſima, che per in- gegnoſo artifizio d'acqua ſi volta in giro, e tramanda acqua a' riguardanti. Queſta Grot- ta è tutta inganni, come lo è il gentileſco Simulacro; perchè quelli, che v'entrano dentro, non ſe ne accorgendo, ſi trovano ba- gnati, così nell'entrarvi, che nel ſedervi: e dalla Cupoletta, che chiude per di ſopra detta Grotta, ſcaturiſce gran copia d'acqua, che ſorge aſſai in alto. A pochi paſti trova- ſi pure un Teatro in tondo, nel cui mezzo vi è una pila di marmo retta da piediſtalli, ſopra della quale vi ſono alcuni Galli, che gettano acqua in certe nicchie, e i Foreſtie- ri quivi pure reſtano bagnati. Si vede anco- ra, nel paſſeggiare per alcune viottole, un tondo circondato d'Allori, e altre verzure, con ſgabelli di pietra per ripoſo del Fore- ſtiero; ed ivi vedeſi un Villano, nel mezzo di due ſtatue, tutto di marmo, il quale vo- ta un barile in una grand'urna, in cui è iſto- riata di baſſo rilievo la caduta di Fetonte. Ma chi può mai ridire minutamente le ga- lanterìe, e i giuochi d'acqua, che in queſta Real Villa, e ameniſſimo Barco, che la cir- conda, s'ammirano da per tutto? Per lo che eſortiamo il Foreſtiero a non laſciare di ve- dere queſto delizioſiſſimo luogo, fuori che nel Verno, ove non potrebbe avere il go- dimento dell'acque, nè di un'aria ben tem- perata. Onde accorgendoci noi d'eſſerci fuo- ri del noſtro inſtituto troppo diffuſi: rimet- tendo il Foreſtiero nuovamente dal Palazzo alla ſtrada di Firenze, per quella ne faccia ritorno: quando non gli piaccia di vedere, tirando verſo Tramontana due luoghi di gran devozione [al che l'eſortiamo] e il primo de' quali è il Sacro Eremo di

li,

è chin-

co

F ore-

una

G but-

l'ac-

G 1 un

in

G 3 ton-

SECONDA.

PARTE

SECONDA.

PARTE

SECONDA.

PARTE

SECONDA.

PARTE

SECONDA.

PARTE

MONTE SENARIO, ove ebbe miracolo- ſamente principio, da' ſette Beati Romiti no- bili Fiorentini, la Religione de' Servi di Ma- ria Vergine, l'anno 1233. e quivi S. Filip- po Benizi noſtro Cittadino, lungo tempo ſtette a far penitenza ſull'alto giogo di quel monte, veſtito d'una folta ſelva d'Abeti. In mezzo di eſſa, ſta il Convento delli Ere- miti dell'Ordine da eſſo ampliato de' Servi di Maria Vergine, e vedeſi la Grotta pro- pria dell'orare, che indefeſſamente faceva, il Santo, unito alla rigoroſa mortificazione del corpo, e vi è una fonte di acqua fred- diſſima, che ſcaturì al tempo del Santo per ſuo riſtoro, bevuta per divozione. Il ſecon- do a piè del Monte Senario è l'antico, e celebre

diſſi-

SECONDA.

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rinnovato dalla Real Munificenza di Coſimo III. fel. regn. ove abitano in oggi Monaci Ciſtercienſi della ſtretta Oſſervanza, quivi riſtabilita da' Monaci fatti venire da S. A. R. dalla famoſa Badìa della Trappa. Nel ritorno a Firenze, quaſi tre miglia di- ſcoſto da Pratolino, fu la mano diritta fuo- ri della maeſtra ſtrada, v'è un

CONVENTO di Cappuccini della Conce- zione di Maria Vergine, detti i Cappuccini di ſopra, a diſtinzione di quelli di Monte Ughi. che ſi chiamano i Cappuccini di ſot- to. Dalla mano ſiniſtra, più inoltrandoſi verſo Firenze, ſi vede la bella Villa del Du- ca Salviati di nuove delizie, ed ornamenti magnifici arricchita, al Ponte alla Badìa, co- sì detto, perchè quaſi in faccia, paſsato il Ponte di Mugnone, ſi ſale per una diritta ſtrada alla

BADIA DI S. BARTOLOMMEO, ſervi- ta lungo tempo per Cattedrale di Fieſole, poi uſiziata da' Monaci di S. Benedetto: ma eſsendo quaſi dal tempo, e dalle guerre que- ſto antichiſſimo Tempio in poſitura di mi- nacciar rovina, Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbricò una bel- la Chieſa, e Monaſtero a' Canonici Latera- nenſi, che già vi erano; a contemplazione di un tal Padre D. Timoteo da Verona ec- cellente Predicatore di quell'Ordine; che per godere meglio la di lui converſazione, il detto Coſimo vi fece un appartamento per ſuo uſo. Vi è una prezioſa Librerìa di ma- noſcritti, nella quale il ſuddetto pio, e ma- gnanimo Signore ſpeſe circa ſette mila du- cati, e altri tre mila gli coſtarono più Libri da Canto fermo, di finiſſime miniature or- nati; e dette loro di buone entrate; avendo in detta fabbrica ſpeſo centomila ſcudi. Uni- ta alla Chieſa, vi è una Cappella, ove fu martirizzato il Santo Veſcovo di Fieſole Ro- molo, e ſi moſtrano alcune gocciole di ſan- gue ſparſo nel ſuo martirio; vi è altresì un pozzo, nel quale è tradizione preſſo quei Canonici, che fuſſe gettato un guanto, e po- ſcia con tuoni, e lampi tratto fuori pieno di ſangue. In detta Cappella vi ſi conſerva un miracoloſo Crocifiſſo, il quale pure per antica tradizione fu dato al Santo Veſcovo Romolo dall'Apoſtolo S. Pietro; e che par- lò a S. Filippo Benizi con dirgli: Vade ad Fratres Matris mea in Monte Senario. Viſtoſi dal Foreſtiere tutto ciò, che di queſto anti- chiſſimo Tempio, e per ſua devozione, ci è piaciuto il dirgli; paſſi a vedere nel Reſet- torio di queſti Padri, una pittura a freſco fatta da Giovanni Mannozzi, detto Gio: da S. Giovanni, in cui vien rappreſentato noſtra Signore a Tavola ſervito da Angioli, e An- gele molto curioſa, per la ſemplicità, quivi uſata dal Pittore per altro eccellentiſſimo. Sopra la detta Badia tirando a Tramontana, Vi è una

G 4 la

CHIE-

PARTE

SECONDA.

CHIESETTA, ove ſi conſerva una mi- racoloſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo ritro- vata modernamente, e detto luogo ſi chia- ma Fonte Lucente, nominato dal Poliziano nella Lamia: e a Levante vi è

S. DOMENICO, Chieſa dell'Ordine ſuo più ſtretto, ov'è Noviziato; e vivono con grandiſſima eſemplarità molti Religioſi, i qua- li hanno un comodo Convento; e queſto fu fondato intorno all'anno 1406. dal Beato Fra Giovanni Domenici a ſpeſe della nobi- liſſima famiglia degli Agli, e quivi S. Anto- nino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di S. Domenico. Sono in queſta Chieſa alcune pitture buone: fra le antiche, ſi vede quel- la alla Cappella de' Gaddi della Coronazione della Madonna di Fra Gio: Angelico; quel- la della Natività di Pietro Perugino; un'al- tra del Sogliani: fra le moderne quella del- la Nunziata di Iacopo da Empoli, e tutta la volta della Chieſa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi ve- de una bella Villa fabbricata già da Giovan- ni di Coſimo de' Medici col diſegno di Mi- chelozzo, la quale è in oggi de' Signori del Sera, avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col diſe- guo del medeſimo Michelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Villa, una

CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI S. GIROLAMO; i quali ebbero princi- pio in Firenze da Carlo Conte di Monte- granelli circa l'anno 1407. ma da Clemente Nono furono ſoppreſſi: ed è poſſeduto in og- gi detto luogo da' Signori Bardi. Finalmente ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

G 5 si giun-

PARTE

CATTEDRALE, la Canonica, e il Palaz- zo del Veſcovo, e poc'altro ſi vede di an- tico, fuori che l'Oratorio di S. Maria Pri- merana, e alcuni frammenti della Rocca, e delle mura; avendo l'anno 1010. i Fioren- tini dato il Sacco, come è noto per le Sto- rie, e demolito tutto. La Chieſa è dedicata a S. Romolo ſuo primo Veſcovo, e fu fab- bricata l'anno 1028. dal Veſcovo Iacopo Ba- varo, è di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o altar Maggiore, tutto ornato di marmi da Monſignor Franceſco Cattani da Diacceto, vi ſi conſervano le Reliquie di S. Romolo in una Caſſa di marmo miſchio; la Teſta del quale, con un braccio, ſi eſpone il dì feſtivo di detto Santo. Vi ſono le Reliquie ancora di quattro ſuoi compagni Martiri: buona parte della Teſta di S. Donato di Sco- zia Veſcovo di Fieſole, e la Cattedra di S. Andrea Corſini altro Veſcovo di queſto luogo. La Tavola all'Altare di S. Tomma- ſo della famiglia Guadagni, è di mano di Baldaſſar Franceſchini detto il Volterrano; e l'intero, e baſſo rilievo di marmo alla Cappella di Monſignor Salviati, è opera di un Mini di Fieſole Scultore ben'accreditato de' ſuoi tempi; e quelle all'Altare di mezzo fra le due ſcale ſono di mano di Andrea Fer- rucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di

S. ALESSANDRO, che in antico chiama- vaſi di S. Pietro in Gieruſalemme, vi è il Corpo di detto Santo, che fu Veſcovo pur di Fieſole, e martirizzato ſul Bologneſe in- torno all'anno 502. Incontro alla Cattedrale ſta il Palazzo del Veſcovo, che è Conte di Turicchio, e ha una gran Diogeſi, e vi è il Seminario per i Cherici. Sopra al più alto di Fieſole, v'è un

di

SECONDA.

CONVENTO di Riformati di S. France- ſco aſſai grande, fondato dalla famiglia del Palagio, ove anticamente era la Rocca de' Fieſolani. La Tavola della Concezione in detta Chieſa è di mano di Pietro di Coſi- mo; e ve ne ſono altre buone. La Chieſa di

S. MARIA PREMERANA, ſecondo Sci- pione Ammirato, veniva a eſſere quaſi nel mezzo della Città di Fieſole, e ſi crede co- sì nominata per eſſere ſtata mandata dalli Apoſtoli un'Immagine di Noſtra Donna, che per eſſer la prima veduta in Toſcana, deſſe ſimil cognome a queſta Chieſa, ove ſono molte Indulgenze, come lo dimoſtra una Cartella di marmo. Verſo Levante, qualche tratto diſcoſto dalla Cattedrale, v'è un al- tro

CONVENTO di Zoccolanti,detto alla Doc- cia, ſondato da Giuliano Davanzati noſtro Cittadino, e tanto in queſto luogo, che per l'adiacenti colline non più diſcoſte da Firen- ze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville molto comode, e grandioſe. Pigliando la ſtrada. che conduce alla ſopraddetta Badia di Cano- nici Lateranenſi, ſi giunge ad altro Conven- to di Monache, detto

G 6 S. MA-

PARTE

S. MARIA DEL FIORE DI LAPO, che vivono ſotto la Regola di S. Agoſtino, le quali in antico avevano loro Convento, dov'è oggi quello de' Riformati a Fieſole, e di queſto ne fu Fondatore Lapo da Fieſole, circa l'anno 1334. Nella loro Chieſa non vi è di conſiderabile, che la Tavola, di mano d'Aleſſandro Allori, ove è la Madonna con alcuni Santi, e il Padre Eterno. E di quivi ritornandoſene il noſtro Foreſtiero in Firen- ze, come ſtrada più comoda, trasferiſcaſi in altra giornata fuori della

PORTA ALLA CROCE. Tutto quel trat- to di Pianura, che vi è, paſſeggiando per la ſtrada diritta, che conduce al Caſentino, e in altri luoghi, è coltivata per la maggior parte a Orti: la prima Villa ſu la ſiniſtra mano è del Marcheſe del Monte: poco più in ſu voltando per queìla parte ſi trova un bel Convento di Monache detto

S. SALVI, da cui piglia la denominazio- ne detta pianura. Queſto fu già uno de' pri- mi Monaſterj de' Valombroſani, che lo ce- derono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. per la demolizione d'un loro antico Convento, per piantarvi la Fortezza di San Gio; Batiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refettorio di eſſo Mo- naſtero di San Salvi dall'immortal pennello d'Andrea del Sarto ſi vede dipinto in un ar- co S. Benedetto, S. Gio: Gualberto, S. Salvi Veſcovo, e S. Bernardo degli Uberti Mona- co, e Cardinale; e nel mezzo in un tondo rappreſentata la Trinità: in facciata del me- deſimo vi è un Cenacolo di Noſtro Signore, che fu riputata per la miglior pittura, che Andrea faceſſe a' ſuoi dì, e convenendo ro- vinare per lo detto aſſedio, con molt'altri Suburbani Conventi, e Caſamenti, anche la Chieſa di S. Salvi, con quelle abitazioni, fu a contemplazione di così belle pitture laſcia- to in piedi detto Refettorio; ma per l'intro- dotta Clauſura di Monache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licenza. Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e al- cuni Santi di mano di Franceſco Morandini da Poppi. Meno d'un miglio diſcoſto da S. Salvi ſi trova a piè di quegli ameni Pog- gj un altro Convento di Monache detto

deſimo

SECONDA.

S. BALDASSARRE, che vivono ſotto la Regola di S. Agoſtino, e ſalendo fu la ſini- ſtra; ſe ne trova un altro dell'Ordine di S. Benedetto, titolato

S. MARTINO A MAIANO, ov'è la Tavola dell'Altar maggiore dipinta dal Gril- landaio, beniſsimo conſervata. Per tutto que- ſto tratto di pianura, e di Colline ſi vedono, come negli altri luoghi già deſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi poſſeggono i Vi- telli, Gaddi, Guadagni, del Sera, Dini, de- gli Albizi, e i Palmieri quella ſceſo il Mon- te di Fieſole detta i Treviſi, sì magnifica: quelle de' Salviati, Ginori, Gherardini, Bon- fi, Cerretani, Franceſchi, e Fiaſchi. Un'al- tra molto bella, ma non terminata, vedeſi a Rovezzano de' Bartolini; ma chi può mai ridire il numero di tant'altre, che ſi veggo- no per queſta parte? Onde paſſeremo col no- ſtro Foreſtiero fuori della

POR-

PARTE

PORTA A S. NICCOLO' paſſato il Fiu- me, nominata dalla Chieſa Parrocchiale, che è nel Borgo di dentro, già Collegiata, ora Priorìa. Queſta Pianura, che ha per limito a mano ſiniſtra il Fiume Arno, e dalla de- ſtra alcune Colline, che formano di eſſo qua- ſi un ſemicircolo, ch'è tutto beniſsimo col- locato, e ferace d'ottimi, e copioſi frutti d'ogni qualità, è nominato Ripoli; e tale ſi chiama una

BADIA DI S. BARTOLOMMEO de' Mo- naci Valombroſani, che quaſi nel centro di queſto Piano è poſta con un comodo Con- vento, e quivi fa ſua reſidenza il Generale de' tempi di quell'Ordine, il quale Conven- to circa al 718. ſu da un certo Adovaldo Longobardo di gran naſcita ſondato, e già ſu Monaſtero di donne. Alla deſtra mano voltando da una bella Villa de' Marcheſi Nic- colini, già de' Bandini, e in non molta di- ſtanza ſi vede il

PARADISO. Queſto è un Venerabiliſsi- mo Convento di Religioſe Nobili dell'Ordi- ne di S. Brigida Regina di Svezia. Non vi è nella Chieſa coſa, che meriti riſteſſione. oltre una Madonna, che ſta in mezzo di S. Brigida, e di S. Antonino, di mano di Tommaſo da S. Friano Pittore molto accre- ditato de' ſuoi tempi. Nella quarta Dome- nica di Quareſirna vi ſono molt'Indulgenze, e gran concorſo di popolo. Un altro Con- vento detto

S. MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto da queſto più di due miglia, ſu la ſtrada, maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spedale di Padro- nato de' Capitani del Bigallo, che da eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ceduto fu alle Monache dette di Caſignano, per la mi- nacciante rovina dell'antico loro Convento in quel luogo; e militano fotto la Regola di S. Benedetto con grande oſſervanza. Per tut- to queſto delizioſiſſimo Piano, e adiacenti Colline vi ſono Caſamenti, e Ville molto belle, in ſpecie quella de' Pitti, Uſimbardi, Palmieri, Marcheſi da Caſtiglione, Ganucci, Marcheſi Capponi da S. Fridiano, ed altri, che per brevità ſi tralaſciano di diſtinguere. Ma tirando ſulla mano dritta per la ſtrada. maeſtra del Chianti, ſi vede la Villa degli Aleſſandrini, e per quella parte le Ville di Lonchio, e di Belmonte che furono del ce- lebre Conte Lorenzo Magalotti, ora de' Ven- turi. L'ultima già era de' Barberini, e vi è ancora in eſsere [ benchè percoſso da fulmi- ne ] vigoroſo, e bello un Cipreſso, che qui- vi piantò in ſua gioventù Urbano VIII. perciò detto il Cipreſſo del Papa. Poco più di cinque miglia da Firenze diſcoſto, ſi ar- riva a

da

SECONDA.

LAPPEGGIO, Villa già del Sereniſſimo Cardinale Franceſco Maria de' Medici, ora. dell'A. R. della Sereniſſima Gran Principeſ- ſa Vedova di Toſcana Violante Beatrice di Baviera, Governatrice della Città, e dello Sta- to di Siena, degna di vederſi, per i belli ap- partamenti, prezioſi quadri, e ricchi mobi- li, de' quali detto Palazzo è abbondantemen- te fornito. In una di quelle ſtanze, ſi am- mira un copioſiſſimo numero di vaſellamen- ti di fina porcellana, diſpoſta con altre ga- lanterìe di gran pregio. Dalla parte di Tra- montana, in poca diſtanza da Lappeggio, ſopra una bella eminenza vi è Ligliano Ca- ſamento per l'Agente, o Fattore di quella. Tenuta. Sopra d'uno ſpogliato poggio tra Mezzogiorno, e Levante, diſcoſto tre miglia in circa da queſta Villa, ſi vede la

te

PARTE

CHIESA DI S. MARIA DELl'IMPRU- NETA, rinomatiſſima per la miracoloſa Im- magine di Maria Vergine, che vi è; e che portata a proceſſione in tutte le traſcorſe ca- lamità nella Città noſtra, ſempre ſi ſono ri- portate le domandate grazie. Miracoloſiſſi- mo ſi è il ritrovamento di detta Immagine: e quì ci piace di dirlo quaſi come ce lo ri- feriſce Franceſco Rondinelli nella Relazione dell'ultimo Contagio di Firenze. Volevano quei Popoli fare una Chieſa in onore della Vergine, e poſto mano all'opera, rovinava la notte quello, che lavoravano il giorno. Per lo che accortiſi, non eſſer volontà d'Id- dio, che ſi ediſicaſſe in quel luogo la Chie- ſa, fatte orazioni, furono inſpirati a piglia- re due Giovenchi non domi, e appiccato lo- ro al giogo alcune pietre, riſolverono, che dove ſi fermaſſero, quivi per avventura fa- rebbe ſtato il luogo eletto da Iddio per edi- ficarla. I Giovenchi ſtraſcinando le pietre, ſi fermarono in quel Piano, ove è la Chie- ſa al preſente, e i circoſtanti allora datiſi a cavare i fondamenti, mentre che uno di quei manovali lavorava di forza, ſi udì una vo- ce lamentevole, onde tutti attoniti corſero quivi, e trovarono queſta Immag ne di Ma- ria Vergine, la quale ſi crede per molti, che ſia di terra cotta col Figliuolo in braccio, con uno ſcalſitto nella fronte, cagionatole, dalla percoſsa di quello, che cavava i fon- damenti, al qual colpo ſi ſentì la voce la- mentevole. Queſta tradizione vien confer- mata da un marmo di baſſo rilievo antichiſ- ſimo, il quale è ſotto il Tabernacolo della. Madonna; dove è ſcolpito il ritrovamento di eſsa nella maniera raccontata, eſſendo oſcu- ro il tempo preciſo, nel quale ella lo fuſse con tal prodigio. Vi ſono grandi Indulgen- ze, e Privilegi conceſſi da molti Pontefici, e nel giorno di S. Luca vi è un gran con- corſo di popolo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' uſiziata la detta Chieſa da dieci Cappella- ni con un Pievano, che hanno l'obbligazio- ne di dirvi quotidianamente il divino Uſi- zio, e fu fondata dall'antica Famiglia de' Buon- delmonti, che fino al preſente hanno la li- bera Collazione di quelle Cappellanìe, e l'Ele- zione del Pievano. La Chieſa è in oggi tutta mutata, e riccamente adornata, con Soffitta tutta meſſa a oro, rotta da tre Quadri, che ſono ſtati dati a fare a tre de' più eccellenti Pittori, che abbia Firenze. E' degna d'eſſer veduta la Sagreſtìa, per la ricchezza de' ſa- cri Arredi, che ivi ſi conſervano: e chi vo- leſſe più minuta informazione di tutto ciò, che a queſta Chieſa, e all'Immagine, che in eſſa ſi venera, e alla devozione, che ſempre vi hanno avuta i Fiorentini, appartiene, po- trà vederne le Memorie Iſtoriche ſtampate, da Giuſeppe Manni in Firenze l'anno 1713.

ce

SECONDA.

Al-

All'intorno vi ſono molti caſamenti, e per tutto quel tratto di ſtrada, che dalla ſuddet- ta Chieſa riconduce a Firenze, per la

PARTE

PORTICELLA DI S. GIORGIO, vi ſono Ville molto belle; fra le quali quella a Mez- zomonte del March. Neri Corsini, de' Nicco- lini, e Alberti, vi ſono poſſeſsioni ben forni- te di Uliveti, e frutti d'ogni ſorte, e vi pro- ducono quei terreni ſquiſiti Vini: e di ciò ba- ſti al noſtro Foreſtiero d'aver noi parlato ſommariamente ad oggetto di non tediarlo, o di non dare a lui impulso di vedere quel che a comparazione de' luoghi ſoprannomi- nati, ſi rende molto meno degno d'eſſer con- ſiderato dall'iſtesso. Vogliamo però, che per l'iſteſſa ſtrada di Lappeggio ritornato in Fi- renze, non laſci d'uſcire fuor della

PORTICCIUOLA DI S. MINIATO, che è quaſi incontro alla Chieſa di S. Niccolò. Queſta per un'erta ſalita, ove di ſpazio in ſpazio ſon piantate Croci, e nell'iſteſſe è eſpreſſo in ogn'una qualche fatto della Paſ- ſione del Noſtro Salvator Giesù Criſto, con- duce a due Chieſe venerabiliſſime, e ad al- cune Ville circonvicine. La prima Chieſa in teſta alla ſalita è detta

S. FRANCESCO AL MONTE, già de' Frati Zoccolanti, ora de' PP. del Ritiro della Pro- vincia Riformata di Toſcana, i quali, levatine tutti gli ornamenti, l'hanno ridotta ad uno ſtato di povera semplicità propria del loro Inſtituto; la quale con ottimo diſegno di Simone del Pollaiolo, fu fatta fabbricare, intorno all'anno 1450. da Caſtello Quarate- ſi, come ne fa fede un'Inſcrizione poſta da- vanti l'Altar Maggiore nel pavimento. Non ha che una ſola navata con ſei Cappelle per parte, e una di fianco all'Altar Maggiore in dentro, con ſuoi archi per di fuora di pietra ruſtica, e ſuo Cornicione, che ricor- re intorno la Chieſa, e per l'Arco maggio- re della Tribuna. La Tavola della Nunziata è di mano di Fra Gio: Angelico Domenica- no, e quella della Natività di Noſt. Signore è di Gio: Antonio Sogliani. Sopra la Porta del- la Sagreſtìa la Pietà di terra cotta è di ma- no di Luca della Robbia, e a canto alla Por- ta maggiore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco di Marcello Virgilio Segretario della Repubblica Fiorentina, e gran Letterato, con un bello Epitaffio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminenza, e vicinanza inſieme della Cit- tà, che quaſi in pianta di quivi, e con pit- toreſca proſpettiva ſi gode, con una gran. parte de' Villaggi da noi ſin quì deſcritti; a ſegno che l'occhio, che ne reſta incantato, con difficultà da una sì bella veduta ſe ne, ritrae. Dal ſuo fondatore fu raccomandata all'Arte de' Mercatanti, e laſciato entrate, per il ſuo mantenimento. Uſcendo per la. Porta del fianco di detta Chieſa, e cammi- nando pochi paſſi a man ritta per una Por- ta della Fortezza, che intorno all'anno 1526. con diſegno di Michelagnolo Buonarruoti fu fatta, poi tìrata a fine dal Tribolo; ſi arri- va all'altra antichiſſima, e venerabiliſſima

intor-

SECONDA.

CHIESA DI S. MINIATO, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode, e vede. Ma prima di deſcrivere com'ella ſta al preſente, e eſteri- ormente, e interiormente; ci piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua. grande antichità, e origine. Scrive Giovan- ni Villani, e con eſſo tutt'i noſtri Storici, che trovandoſi Decio Imperatore in Firenze, come Camera d'Imperio, fiero perſecutore de' Criſtiani; avuta notizia, che S. Miniato con alcuni compagni ſtava facendo peniten- za nel Poggio, ove è oggi la sua Chieſa; che in quei tempi altro non v'era, che un. piccolo Oratorio dedicato all'Apoſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia; l'Imperato- re con doni, e offerte d'ingrandimento, lo tentaſſe a rimuoverſi dalla Religione Criſtia- na; ma nulla valendo a frangere la coſtante fede del Santo, dopo diverſi martiri, da' qua- li Iddio per alcun tempo lo preſervò, gli faceſſe tagliare la teſta in un luogo detto fi- no a' noſtri giorni S. Candida, detta dal Can- didato de' Martiri; ma il Santo riducendoſe- la al busto, paſſato l'Arno, e ſalito sul pog- gio, rendeſse nel ſuddetto Oratorio l'anima a Iddio: quivi fuſse ſeppellito il ſuo Corpo; e da' Fiorentini, poichè paleſemente diven- nero Criſtiani, fabbricata fuſse una Chieſa. al ſuo nome. Ma quella sì nobile, e grande, che ſi vede al preſente, fu alzata nel 1013. a' 26. d'Aprile con conſiglio d'Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſſenſo, e perſu- aſione di S. Arrigo Primo Imperatore, e Se- condo Rè di Germania, e di S. Cunegonda ſua Moglie, che la dotarono di molte tenu- te, e con ſolenne pompa vi fecero tranſla- tare il Corpo di S. Miniato nell'Altare, che è ſotto le volte della medeſima Chieſa; la. quale da' Fiorentini fu data in cura a' Con- ſoli dell'Arte de' Mercatanti. E' ſpartita que- ſta in tre Navate, e vi ſono due ſcale di pie- tra ruſtica quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſul- l'antica coſtumanza della primitiva Chieſa. Queſto è tutto di marmi, e porfidi intaglia- ti, e intramezzati; e dietro all'Altare vi ſo- no cinque fineſtroni ſerrati di traſparentiſſi- mo marmo, di color doriccio miſchio, e ve- nato; e nella lunetta ſemirotonda di Moſai- co col Padre Eterno, ſi vede a mano ſini- ſtra l'eſſigie di S. Miniato con queſta Inſcri- zione di lettere Gotiche: Sanitus Miniatus Rex Erminia, cioè dell'Armenia; la qual co- ſa aſſeriſce il ſuddetto Giovanni Villani, e qualunque altro, che delle coſe noſtre ſulle ſue aſſerzioni ragionare ha voluto; mentre nè gl'antichi, nè i moderni Martirologi, nè altri accurati Storici dicono, che S. Miniato ſuſſe Rè d'Armenia; Ma S. Antonino nella ſua Cronica, Vincenzio Borghini, e molt'al- tri aſſeriſcono, che fuſſe nobil Fiorentino, o al più della Toſcana; l'appuramento delle quali notizie, non eſſendo quì noſtro ogget- to di eſaminare, proſeguiremo la narrativa della ſuddetta Chieſa, per cui abbiamo una particolar devozione. Davanti le volte, e. ove elle terminano, pure iſolata vi è una. Cappella di marmo, che poſa ſopra a quat- tro Colonne di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici, ove è un partimento d'ottango- li belliſſimo, lavorato da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la bellissima Cappella, che, ſi vede dedicata a S. Iacopo, fu fatta dal Car- dinale Iacopo di Portogallo, con partimen- to tutto di marmi, e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro, lavorati da Anton Roſſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſimo, e vi è questo Epitaſſio.

parte

è ſor-

dinale

PARTE

SECONDA.

PARTE

Regia Stirps Iacobus nomen Luſitana propago Inſignis forma summa pudititia Cardineus titulus morum nitor optima vita Iſta fuere mibi mors juvenem rapuit. Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'isteſſo Lu- ca della Robbia fece in quattro tondi nelli cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d'Antonio del Pollaiolo è la Tavola a olio, entrovi S. Iacopo, S. Euſtachio, e S. Vincenzio; eſ- ſendo di Pietro ſuo fratello alcuni Profeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella, ſiccorne in un mezzo tondo la Nunziata. E nella Sagreſtia alcune azioni di S. Benedetto dipinte a freſco, ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa, di cui ci è piaciuto fare lungo ragionamento, ſervita di Sepol- tura a più Martiri, fu nelli antichi tempi ufiziata da' Monaci di S. Baſilio, poi da quel- li di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette alcun tempo S. Gio: Gualberto Fiorentino de' Signori di Petroio, dopo d'avere magnanimamente per- donato al nemico, che aveva ammazzato Ugo ſuo fratello, riſcontrato poco ſotto a S. Miniato; ove è una memoria del prodi- gioſo fatto già noto, in un Tabernacolo con iſcrizione; e del Crocifiſſo, che chinò la te- ſta, il quale era in quei tempi nella ſuddet- ta Chieſa, nella mentovata Cappella di mez- zo; e ora in quella di S. Trinita dentro la Città de' Monaci del ſuo Ordine, come è ſtato detto in quel luogo. l'anno 1373. a' 27. d'Agoſto ſotto Gregorio XI. uſciti molto prima i Monaci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Mon- te Uliveto, i quali vi ſtettero fino al 1542. che di quivi per geloſia forſe della Fortez- za, o per qualunque altro motivo, ſi parti- rono al tempo del Granduca Coſimo Primo, e in detta occaſione levarono l'oſſa di S. Mi- niato. Mantengono però i detti Monaci fino in oggi un certo ſpirituale poſſeſſo; celebran- dovi Meſſe in alcuni giorni dell'anno, e fa- cendovi altre funzioni ſacre. In ſomma era tale la venerazione verſo queſto antichiſſi- mo Tempio di S. Miniato, che S. Fridiano Veſcovo di Lucca ſoleva ogni anno col ſuo Clero, nel giorno feſtivo di queſto Santo Martire, andare a viſitarlo; e i Veſcovi Fio- rentini ebbero per coſtume in antico dopo aver preſo il lor ſolenne poſſeſſo, di far qui- vi immediatamente la viſita. Quivi ſono ſta- te modernamente fabbricate ſemplici, ma co- mode ſtanze per uſo di chiunque voglia di tempo in tempo ritirarvisi a fare gli Eſerci- zj di S. Ignazio, ſotto la direzione de' Padri Gieſuiti in vari tempi dell'anno deſtinati a queſto eſſetto. E ciò baſti per inſtruzione, e devozione inſieme al noſtro Foreſtiero di queſte due Chieſe; ove ne' Venerdì di Marzo ſpecialmente, gran popolo concorre all'acqui- ſto delle molte Indulgenze, che vi ſono; par- ticolarmente dopo che i Padri del Ritiro vi hanno inſtituita la Devozione detta la Via. Crucis. E noi altresì farem termine al no- ſtro compendioſo ragionamento, ſopra le ſo- le Chieſe ufiziate da' Clauſtrali, delle quali aviam voluto far menzione, a riſerva di poc'altre, così delle Ville, che ſuburbane, poſſon chiamarſi; perchè lunghiſſima opera farebbe ſtata di voler noi partitamente di tut- te queſte, e di quelle, che per la Campagna Fiorentina ſi vedono, ragionare: riſerbando- ci dell'une, e dell'altre ſcrivere un giorno più individualmente, e non in compendio, come cì ſiamo preſcritti al preſente, per mi- nor tedio del Foreſtiero noſtro. Vogliamo però, che egli ſappia eſſerci in maggior lon- tananza della noſtra Città luoghi delizioſi, e belli; o ſiano Palazzi del Granduca, e de' no- ſtri Gentiluomini, o ſiano Chieſe riguarde- voli degne di eſſer vedute: e che la ſola re- lazione di tre grandi Santuari poſti nel Ca- ſentino, che ſono la Valombroſa, il Sacro Eremo di Camaldoli, e il Santo Monte del- l'Alvernia, ove nel primo S. Gio: Gualberto, nel ſecondo S. Romualdo, lunga penitenza fecero, e fondarono loro Ordine Religio- ſo, e nel terzo S. Franceſco ricevè da Giesù Criſto le Sagre Stimmate; richiederebbe un Libro quan- to queſto, che per ſua in- ſtruzione compilato abbiamo.

ta

SECONDA.

PARTE

Cru-

IL FINE.