Carlo Maria Carlieri Ristretto delle cose più notabili della città di Firenze 1733 Firenze it l208.xml

RISTRETTO DELLE COSE PIÙ NOTABILI DELLA CITTÀ DI FIRENZE. Quarta Impreſſione. ALL'ALTEZZA REALE DEL SERENISSIMO GIO: GASTONE I. GRANDUCA DI TOSCANA.

IN FIRENZE. MDCCXXXIII. Nella Stampería di Bernardo Paperini.

Per il Carlieri, all'Inſegna di San Luigi. Con Licenza de' Superiori.

ALTEZZA REALE.

NEll'uſcir per la quarta vol- ta alle Stampe queſto Ri- ſtretto delle coſe più notabi- li della Città di Firenze, già dato in luce per co- modo al Foreſtiero di bre- vemente inſtruirſi intorno al ſuo più pregevole, faſſi a lui incontro la glorioſa ſorte di comparir favoreg- giato dal feliciſſimo Patro- cinio della REALE ALTEZ- ZA VOSTRA, ſotto la cui So- vrana Reggenza non ha Firenze da più gloriarſi, che in veder ſempre più autenticata la Bellezza, della ſua Struttura, e de' ſuoi magnifici Ediſizj Sa- cri, e Profani, dall'accla- mazione di tanti qualifi- cati Perſonaggi Eſteri, i quali frequentemente ſi affrontano a rimirarla, ac- colti maſſime con Regia, Umanità dalla REAL Pre- ſenza della R. A. VOSTRA, i cui Sovrani Glorioſi Ante- ceſſori, già noto è al Mon- do, che a gran ſegno di ge- neroſa Magnificenza con rarità di maeſtoſe Fabbri- che maraviglioſamente il- luſtrarono queſta Auguſta Dominante, e che fur di nobile eſempio a i Citta- dini più opulenti di mag- giormente arricchirla; Lo chè, ſervendo a me di te- ſtimonianza a far sì, che io mi avanzi di buon'a- nimo a ſperar dall'A. V. REALE l'autorevole ap- provazione dell'argomen- to, che contiene l'Opera, mi fa cuore altresì a ſup- plicare umilmente la REAL ALTEZZA VOSTRA di ono- rarmi del benigno gradi- mento di così piccola of- ferta, la quale ricever può lo ingrandimento di ſua univerſale eſtimazione dal pregio, che porta ella in fronte, del REAL NOME dell'ALTEZZA VOSTRA, a cui con profondiſſimo, e umiliſſimo oſſequio m'in- chino

2 li

ma-

3 gio-

fron-

Di V. A. REALE

Umiliſſimo Servo, e Suddito CARLO MARIA CARLIERI.

Molte gran coſe in picciol faſcio ſtringo.

Petr. Trionf. Fam. cap. 2.

CARLO MARIA CARLIERI AL LETTORE.

IO ti preſento per la quar- ta volta riſtampato il preſente Riſtretto delle coſe più notabili di Fi- renze, compoſto già dal Signor Dottor Raffaello del Bruno, Profeſſore di Leggi, e Accademico Apatiſta. Si compiacque egli, per ornamento della Patria, e per comodo de' Foreſtieri, di compilare queſte no- tizie, tratte dagli Scrittori più ac- creditati, e dalla viva voce de' Pro- feßori più pratici, ma non volle già, che foſſe paleſato il ſuo nome, aman- do più di rimanere incognito, che di comparire ſulle Stampe, con altra in- ſegna, che della ſua profeſſione. Io però in queſta nuova Edizione, da una parte ho voluto ſoddisfare al ſuo genio, con tacere il ſuo nome nel Fron- teſpizio del Libro; ma dall'altra non ho voluto mancare al mio debito di far paleſe chi tanto corteſemente ſi com- piacque di favorirmi, e però nell a preſente Lettera ho giudicato bene il darne contezza, ſupponendomi di far giuſtizia al ſuo merito, con pubbli- carlo per Autore di così belle notizie, applaudite dall'univerſale, e ritro- vate molto utili da ciaſibeduno.

5 ſe-

Se in queſta Quarta impreſſione poi ſi troverà coſa diſcrepante dalle altre tre, ſovvenga al Lettore, che nel variarſi de' tempi ſi variano le coſe, onde altre ſi ſon mutate di po- ſto, altre accreſciute, ed altre ancora meglio chiarite, perlocbè è biſogna- to levare, aggiugnere, e dichiarare, ciò, che ſi è trovato manchevole. Ve- ro però è, che in queſto nuovo accre- ſcimento non ſi è potuto ſoddisfare alle richieſte di molti, che averebbo- nv deſiderato nel preſente Libro, al- cune più minute notizie, ed una ſcel- ta d'Inſcrizioni più ragguardevoli, percbè eſſendoſi l'Autore prefiſſo di non iſcrivere un trattato eſatto, ma di ſare un ſemplice riſtretto delle co- ſe più notabtli, per direzione pura- mente de' Foreſtieri, ha creduto, che altrimenti facendo, averebbe deviato dal ſuo principale iſtituto. Oltre che non mancando nel preſente Libro le no- tizie più neceſſarie, ha ſtimato bene di rimetterſi nel reſto a quel tanto, che più diffuſamente ſi legge, o nella Firenze illuſtrata di Ferdinando Leo- poldo del Migliore, o in altre ſomi- glianti Opere, delle quali ha dato notizia nella ſua Prefazione. Io poi avendo per eſperienza riconoſciuto, che la maggior parte de' Foreſtieri gra- diſce molto di vedere le vicine Ville, e ſpecialmente quelle delle Altezze Reali de' Noſtri Principi, ho credu- to a propoſito l'aggiugnere al preſen- te Riſtretto per Seconda Parte, una ſuccinta, ma ben'eſatta relazione del- la Suburbana Campagna, e ſuoi luo- ghi più ragguardevoli, compoſta dal Signor Cavaliere Anton Franceſco Marmi Gentiluomo ſtudioſo d'Anti- chità, ed ornato di varia erudizio- ne, che pur anco a mia iſtanza com- piacqueſi, di faticare nella raccolta di queſte notizie, e ſpero con tale ag- giunta di aver pienamente ſoddisfat- to alla curioſità, di chiccheſſia, ed in particolare de' Foreſtieri, per comodo de' quali ſi è da me principalmente proccurato la Stampa di queſto Li- bro; e vivi ſano.

cune

6 Si-

IN-

INDICE

A

ABbandonati. Chieſa, e Conſervato- rio di Fanciulli a carte 73.

Accademia degli Apatiſti. 58.

di Bottanica. 27.

della Cruſca. 58.

Fiorentina. 58.

S. Agata. Chieſa. 72.

Agnolo Allori Pittore. 20. 24. 35. 38. 43. 61. 77. 78. 134. 152.

Agnolo Gaddi Pittore. 111.

S. Agoſtino. Chieſa, e Convento. 126.

Agoſtino Veracini Pittore. 78.

Albertinello Pittore. 35.

S. Aleſſandro. Chieſa di Fieſole. 150.

Aleſſandro Allori Pittore. 47. 72. 76. 134. 135. 160. 161. 191.

Aleſſandro del Barbiere Pittore. 45.

Aleſſandro Gherardini Pittore. 24. 40. 52. 53. 59. 82. 117. 141.

Aleſſandro Magno. Statua. 121.

Aleſſio Baldovinetti Pittore. 33. 84.

S. Ambrogio. Chieſa. 43.

Andrea del Caſtagno Pittore. 56.

Andrea Ferrucci Scultore. 190.

7 An-

Andrea del Minga Pittore. 45.

Andrea Orcagna Pittore, Scultore, e Ar- chitetto. 104. 108. 110.

Andrea Piſano Scultore. 17.

Andrea del Sarto Pittore. 26. 32. 33. 34. 44. 52. 94. 160. 175. 192.

Andrea Taſi. 19.

Andrea Verrocchio Scultore. 68. 100. 110.

Andreozzi Scultore. 35.

Anton Domenico Gabbiani Pittore. 43. 53. 81. 117. 125. 141. 162.

Anton Ferri Architetto. 81.

Anton Franchi Pittore. 141.

Ab. Anton Maria Salvini. 22. 35.

Anton Montauti Scultore. 53. 124.

Anton del Pollajolo Pittore. 31. 204.

Anton Puglieſchi Pittore. 53.

Anton Roſſellini Scultore. 203.

SS. Apoſtoli. Chieſa. 85.

Archivio Fiorentino. 100.

Arnolfo di Cambio Architetto. 12. 44. 98.

Artimino. Villa di S. A. Reale. 163.

Aurelio Lomi Pittore. 134.

B

BAccio d'Agnolo Architetto. 80. 135.

Baccio Bandinelli Scultore. 13. 37. 64. 98. 99. 102.

Baccio da Montelupo Scultore. 110.

Ba-

Badia di Buonſollazzo. 185.

di Fieſole. 186.

di Firenze. 54.

di Ripoli. 194.

di Settimo. 155.

S. Baldaſſarre. Monaſtero di Monache. 193.

Baldaſſarre Franceſchini Pittore. 34. 36. 37. 47. 59. 61. 117. 165. 166. 190.

Barco Reale. 164.

Bartolommeo Ammannati Scultore, e Ar- chitetto. 20. 41. 57. 106. 127. 142. 166. 168.

F. Bartolommeo della Poſta Pittore. 23.

Batiſta del Cavaliere Scultore. 45.

Batiſta Naldini Pittore. 46. 47. 51. 75. 140.

Benedetto da Majano Scultore. 13. 48. 82. 103.

Benedetto Petrucci. 114.

Benedetto da Rovezzano Scultore. 85. 137.

Benvenuto Cellini Scultore. 104.

Bernardino Monaldi Pittore. 136.

Bernardino Puccetti Pittore. 25. 29. 32. 41. 78. 84. 117. 125. 131. 135. 140.

Bernardo Buontalenti Architetto. 23. 15. 57. 61. 84. 97. 139. 163. 172.

Bernardo Taſſo Architetto. 120.

Bigallo. Monaſtero di Monache. 195.

Bilivelti Pittore. 38. 46. 115. 117.

Boldrone. Monaſtero di Monache. 169.

Boſchi Pittore. 25.

8 Bron-

Bronzino Pittore. Vedi Agnolo Allori.

Brunelleſeo. Vedi Filippo.

Buonarroti. Vedi Michelagnolo.

Butteri Pittore. 80. 140.

C

CAmpanile del Duomo. 16.

di Palazzo vecchio. 98.

Caparra Scultore. 83.

Cappella di Pratolino. 175.

de' Sereniſſimi Principi. 70.

del Marcheſe Riccardi. 88.

detta delli Spagnueli. 77.

Cappuccini di Montui. Chieſa, e Con- vento. 171.

di Sopra. Chieſa, e Convento. 181.

Careggi. Villa di Sua Altezza Reale. 170.

Caracci Pittore. 94.

Carlo Fontana Architetto. 22. 40.

Carlo Lotti Pittore. 35.

Carlo Maratta Pittore. 82.

Carlo Marcellini Scultore. 35. 138.

Carmine. Chieſa, e Convento. 136.

Caſa del Viviani Mattematico. 74.

Caſcine. 158.

Caſe de' Canigiani. 122.

de' Gianni. 122.

de' Mozzi. 122.

Caſino de' Principi Corſini. 79.

Ca-

Caſino di San Marco. 25.

del Marcheſe Riccardi. 74.

Caſtellina. Chieſa, e Convento. 165.

Caſtello. Villa di Sua Altezza Reale. 166.

Centauro. Statua. 116.

Cerruti Architetto. 141.

Certoſa. Chieſa, e Convento. 151.

Ceſtello. Chieſa, e Convento. 141.

S. Chiara. Monaſtero di Monache. 136.

Chieſa nuova de' Padri dell'Oratorio. 53.

Cignale di Mercato nuovo. 120.

Cigoli Pittore. 23. 43. 46. 47. 59. 77. 100. 116. 151.

Cimabue Pittore. 12. 19. 48.

Ciro Ferri. 42.

Colonna di San Felice in Piazza. 132.

di Santa Felicita. 124.

di San Giovanni. 19.

di Santa Trinita. 83.

Compagnía di San Giovan Batiſta dello Scalzo. 26.

di San Marco. 72.

Concilio Fiorentino. 16.

Convertite. Monaſtero di Monache. 136.

Coſimo Roſſellini Pittore. 33.

Criſtofano Allori Pittore. 38. 85.

S. Croce. Chieſa, e Convento. 44.

Cronaca Scultore. 82. 135.

Cupola del Duomo. 11.

Doc-

D

DOccia. Chieſa, e Convento. 191.

S. Domenico. Chieſa, e Conven- to. 187.

F. Domenico Portigiani Scultore. 24.

Donatello Scultore. 13. 16. 19. 21. 46. 63. 67. 102. 104. 110. 112.

S. Donato in Polveroſa. Chieſa, e Monaſte- ro di Monache. 158.

Duomo. Chieſa Metropolitana. 10.

di Fieſole. 188.

E

EMpoli Pittore. 36. 56. 67. 84. 85. 132.

F

FAbbrica degli Uſizj. 85.

Federigo Zuccheri Pittore. 15.

Felice Palma Scultore. 85.

S. Felice in Piazza. Chieſa. 132.

S. Felicita. Chieſa. 124.

Ferdinando Ruggieri Architetto. 53.

Ficherelli Pittore. 61.

Fie-

Fieſole a 188.

Filippo di Ser Brunelleſco Pittore, e Archi- tetto. 12. 28. 57. 68. 77. 126. 132. 186.

F. Filippo Lippi. Pittore. 43. 55. 135. 141.

S. Firenze. Chieſa. 53.

Fondería di Sua Altezza Reale. 97.

Fontana di Piazza del Granduca. 106.

Fonte Lucente. Chieſa. 187.

Fortezza da Baſſo. 73.

Francavilla Scultore. 24. 46. 143.

S. Franceſco. Chieſa, e Monaſtero di Mona- che. 44.

Franceſco Buontalenti Architetto. 172.

S. Franceſco di Fieſole. Chieſa, e Conven- to. 190.

S. Franceſco al Monte. Chieſa, e Conven- to. 200.

Franceſco Morandini Pittore. 193.

Franceſco Pagni Pittore. 80.

S. Franceſco di Paola. Chieſa, e Conven- to. 153.

Franceſco Salviati Pittore. 45. 55. 103.

Franceſco da Sangallo Scultore. 39. 111.

Franceſco Suſini Scultore. 115.

Franciabigio Pittore. 33. 58. 133. 160. 161.

S. Frediano. Chieſa. 141.

S. Gag-

G

S. GAggio. Chieſa, e Monaſtero di Mo- nache. 151.

Galileo Galilei. Sepolcro. 49. 74.

Gallería di Sua Altezza Reale. 86.

Gherardo Silvani. 53.

Gherardoun Olandeſe Pittore. 94.

Ghetto degli Ebrei. 112.

Giardino di Boboli. 129.

de' Canonici. 79.

di Caſtello. 168.

de' Principi Corſini. 64.

de' Padri Geſuiti. 40.

di Santa Maria Nuova. 62.

della Quiete. 169.

del Marcheſe Riccardi. 74.

del Duca Salviati. 40.

de' Semplici. 27.

della Vaga Loggia. 158.

Giordano. Vedi Luca.

Giorgio Vaſari Pittore. 13. 39. 41. 44. 45. 47. 55. 76. 85. 86. 102. 136. 162.

Giotto Pittore. 12. 17. 48. 134.

F. Gio: Angelico Pittore. 188. 200.

Gio: Antonio Pucci Pittore. 24.

Gio: Antonio Sogliani Pittore. 67. 188. 200.

Giovanni d'Antonio Scultore. 110.

F. Gio-

F. Giovanni Pittore. 132.

S. Giovan Batiſta. Chieſa. 17.

Giovan Batiſta Foggini Scultore, e Ar- chitetto. 21. 35. 39. 43. 44. 91. 112. 142.

Giovan Batiſta Marmi Pittore. 175.

Giovan Batiſta Naldini Pittore. 55.

Giovanni Bologna Scultore. 24. 28. 38. 105. 107. 110. 116. 130. 138.

Giovanni Caccini Architetto. 57. 84. 117. 135. 143. 154.

Giovan Cammillo Cateni Scultore. 35.

S. Giovanni Evangeliſta. Chieſa de' Padri Geſuiti, detta San Giovannino. 20.

Giovan Franceſco Ruſtici Scultore. 18.

Giovanni da San Giovanni Pittore. 50. 85. 132. 187.

Giovan Maria Morandi Pittore. 53.

Giovanni dell'Opera Scultore. 13. 45.

Giovanni Sagreſtani Pittore. 53.

Giovanni Stradano Pittore. 35. 47. 76. 133.

S. Girolamo. Chieſa. 188.

Girolamo Macchietti Pittore. 76. 137.

Girolamo Ticciati Scultore. 18.

Giuliano da San Gallo Architetto. 160.

Giuoco del Calcio. 39.

Giuſeppe Piamontini Scultore. 19. 35. 141.

Granaio pubblico. 142.

S. Gregorio. Chieſa. 124.

Gregorio Pagni Pittore. 140.

Gril-

Grillandajo. 11. 43. 76. 84. 125. 132. 134 156.

Guardaroba di Sua Altezza Reale. 103.

I

S. JAcopo ſopr'Arno. Chieſa. 145.

Jacopo del Caſentino Pittore. 111.

Jacopo Chiaviſtelli Pittore. 41.

Jacopo da Empoli Pittore. 188.

S. Jacopo tra' Foſſi. Chieſa. 52.

Jacopo di Meglio Pittore. 45.

Jacopo da Pontormo Pittore. 33. 63. 78. 125. 152. 160. 161. 166.

Imperiale. Villa di Sua Altezza Reale. 148.

Impruneta. Chieſa. 196.

L

LApo. Chieſa, e Monaſtero di Mona- che. 191.

Lappeggio. Villa di Sua Altezza Rea- le. 196.

Leonardo Aretino. Sepolcro. 46.

Leon Batiſta Alberti Architetto. 37. 80.

Libreria di Sua Altezza Reale. 129.

della Badía di Fieſole. 186.

de' Camaldolenſi. 40.

Li-

Librería di Santa Croce. 49.

de' Marcheſi Guadagni da Santo Spi- rito. 40.

di San Lorenzo. 69.

del Magliabechi. 52.

di San Marco. 25.

di Santa Maria Novella. 79.

di Santa Maria Nuova. 62.

della Nunziata. 39.

del Riccardi. 22.

de' Padri Teatini. 115.

Ligozzi Pittore. 38. 76. 100.

Livio Meus Pittore. 148.

Loggia detta de' Lanzi. 104.

S. Lorenzo. Chieſa inſigne. 64.

Lorenzo di Bicci Pittore. 61. 122.

Lorenzo di Credi Pittore. 26. 136. 141.

Lorenzo Ghiberti Scultore. 17. 109.

Lorenzo di Moro Pittore. 188.

Luca Giordano Pittore. 22. 40. 42. 139. 148.

Luca della Robbia. 80. 85. 160. 200. 203. 204.

S. Lucia. Chieſa, e Convento. 257.

Luoghi Pii, quanti in Firenze. 8.

M

MAdonna della Pace. Chieſa. 147.

del Sacco. 32.

della Toſſa. Chieſa. 172.

Ma-

Magiſtrati di Firenze. 85.

Majano. Chieſa, e Monaſtero di Mona- che. 193.

Marcellini Scultore. 42.

S. Marco. Chieſa. 23.

S. Maria di Candeli. Chieſa. 43.

S. Maria Maddalena de' Pazzi. Chieſa. 41.

S. Maria Maggiore. Chieſa. 116.

S. Maria Novella. Chieſa. 75.

S. Maria Premerana. Chieſa di Fieſole. 191.

S. Maria delle Selve. Chieſa, e Convento. 157.

Mario Balaſſi Pittore. 115.

Mariotto Albertinelli Pittore. 35. 152.

S. Marta. Chieſa, e Monaſtero di Monache. 171.

Maſaccio Pittore. 137.

Maſolino Pittore. 137.

Maſſimiliano Soldani Benzi. 35.

S. Matteo in Arcetri. Chieſa, e Monaſtero di Monache. 150.

Matteo Nigetti Architetto. 80. 113.

Matteo Roſſelli Pittore. 23. 25. 32. 80.

Matteo Roſſellini Pittore. 114. 115. 117.

Mercato nuovo. 120.

Vecchio. 112.

Michelagnolo Buonarroti Poeta, Pittore, Scultore, e Architetto. 14. 17. 21. 32. 45. 66. 67. 69. 75. 88. 90. 94. 99. 102. 131. 133. 201.

S. Michele Berteldi, o Antinori. Chieſa. 113.

S. Mi-

S. Michele Visdomini. Chieſa. 62.

Michelozzo Architetto. 21. 25. 34. 80. 170. 188.

S. Miniato. Chieſa. 201.

Mino da Fieſole Scultore. 55. 190.

Miracolo di Sant'Ambragio. 43.

Monaci Camaldolenſi. Chieſa. 40.

Ciſtercienſi. Vedi Ceſtello.

Monaſterj di Clauſtrali, e di Monache, quanti. 8.

Monte Cucco. 123.

Gufoni. Villa. 153.

Senario. Eremo. 184.

Uliveto. Chieſa. 154.

Montorſoli Scultore. 68.

Muſeo Fiorentino. 97.

N

NAldini. Vedi Batiſta.

Niccola Piſano Architetto. 155.

S. Niccolò oltr'Arno. Chieſa. 127.

Nicccolò, detto il Tribolo, Architetto. 166. 167. 168.

Novelli Scultore. 31.

SS. Nunziata. Chieſa, e Convento. 29.

Ogniſ-

O

OGniſſanti. Chieſa. 80.

Olbino di Baſilea Pittore. 94.

Onorio Marinari Pittore. 51. 53. 55. 117.

Oratorio di San Martino. 56.

Orcagna. vedi Andrea.

Origine di Firenze. 5.

Orſammichele. Chieſa. 108.

Ottavio Vannini Pittore. 14.

P

PAlazzo degli Altoviti. 58.

degli Antinori. 113.

de' Bartolini. 83.

del Beccuto Orlandini. 117.

de' Marcheſi Capponi. 23. 40. 112.

del Marcheſe Corſi. 113.

de' Principi Corſini. 79. 81.

de' Conti della Gherardeſca.

de' Giacomini. 113.

del Marcheſe Giugni. 41.

del Marcheſe Guadagni. 40.

del Marcheſe Incontri. 63.

de' Marcheſi Maleſpini. 118.

del Martellini. 59.

del Baron del Nero. 123.

Pa-

Palazzo del Marcheſe Niccolini. 40.

del Cardinal Panciatichi. 22.

del Senator Pandolſini. 73.

de' Paſquali. 113.

de' Pitti, oggi di S. A. Reale. 126.

del Podeſtà. 56.

del Pucci. 63.

del Marcheſe Riccardi. 21.

del Ridolſi, in oggi de' Canonici. 64.

del Rucellai. 80.

della Ruota Fiorentina. 52.

del Duca Salviati. 57.

dello Scarlatti. 124.

del Cavalier Serriſtori. 123.

degli Spini. 83.

degli Strozzi. 57. 82. 118.

del Marcheſe Tempi. 121.

Vecchio. 98.

del Veſcovo di Fieſole. 190.

degli Zanchini. 143.

S. Pancrazio. Chieſa. 82.

Pandette Fiorentine. 103.

S. Paolino. Chieſa. 82.

Paolo Falconieri Architetto. 126.

Paolo degli Uccelli Pittore. 77.

Paolo Veroneſe Pittore. 94.

Paradiſo. Chieſa, e Monaſtero di Mona- che. 194.

Paſſignano Pittore. 23. 38. 39. 41. 50. 59. 63. 84. 100. 133. 136. 141. 154.

Pavoniere. 163.

Pe-

Petraja. Villa di S. A. Reale. 164.

Piazza di Santa Croce. 49.

del Gran Duca. 98.

del Grano. 52.

di Santa Maria Novella. 64.

de' Mozzi. 124.

della Santiſſima Nunziata. 28.

de' Pitti. 126.

Pierotti Scultore. 18.

Pietro Berrettini Pittore. 128.

Pietro Cavallini Pittore. 23. 30.

Pietro da Cortona Pittore. 115.

Pietro di Coſimo. 132. 134. 199.

Pietro Dandini Pittore. 36. 39. 42. 117. 141.

S. Pier Maggiore. Chieſa. 58.

S. Pietro a Monticelli Monaſtero di Monache. 154.

Pietro Perugino Pittore. 35. 136. 188.

Pietro del Pollajolo Pittore. 204.

Pietro Tacca Scultore. 28. 120.

Pittore della Santiſſima Nunziata. 30.

Poggi Pittore. 23. 38. 61.

Poggio a Cajano. Villa di Sua Altezza Reale. 159.

Ponte alla Badia. 185.

alla Carraja. 142.

alle Grazie. 124.

a Santa Trinita. 142.

Vecchio. 121.

Pontormo Pittore. 56.

Pop-

Poppi Pittore. 63.

Porta alla Croce. 192.

a San Frediano. 153.

a San Gallo. 170.

a San Niccolò 194.

al Prato. 158.

Romana. 147.

Porticciuola a San Giorgio. 199.

a San Miniato. 199.

Portico. Chieſa, e Monaſtero di Mona- che. 151.

Pratolino. Villa di S. A. Reale. 172.

S. Procolo. Chieſa. 56.

Pugliani Pittore. 116.

Puglio Pittore. 156.

Q

QUiete. Chieſa, e Monaſtero di Mo- nache. 169.

R

RAffaello del Garbo Pittore. 66. 154.

Raffaello da Montelupo Scultore. 68.

Raffaello da Urbino. 73. 94.

F. Riſtoro Architetto. 75.

Romolo del Dadda Scultore. 83.

Roſſelli. Vedi Matteo.

Roſ-

Roſſo Pittore. 33. 67.

Rubens Pittore. 94.

Ruggieri Pittore. 114.

Ruota Fiorentina. 52.

S

SAlimbeni Pittore. 32.

Salvador Roſa Pittore. 132.

S. Salvi. Monaſtero di Monache. 198.

Sandro Botticelli Pittore. 59. 134. 136.

Sanſovino Scultore. 18. 134.

Santi di Tito Pittore. 23. 39. 45. 47. 60. 76. 78. 80. 137. 154.

Scamozzi Architetto. 57.

Scuole Pie. Chieſa, e Convento. 57. 171.

Serraglio de' Leoni. 27.

Seminario Fiorentino. 118.

Fieſolano. 190.

S. Simone. Chieſa. 51.

Simone Memmi Pittore. 77.

Simone Pignoni Pittore.

Simone del Pollajolo. Vedi Cronaca.

F. Siſto Architetto. 75.

Spedale degli Abbandonati. 73.

di Bonifazio. 73.

de' Convaleſcenti. 75.

degl'Incurabili. 73.

degl'Innocenti. 28.

di San Marco. 72.

Spe-

Spedale di Santa Maria Nuova. 60.

di San Matteo. 28.

de' Preti. 72.

di San Tommaſo d'Aquino. 60.

Spezieria di Santa Maria Novella. 78.

Spinello Spinelli Pittore. 204.

S. Spirito. Chieſa. 132.

Spirito Santo. Chieſa. 125.

Stalle de'Cavalli di Sua Altezza Reale. 26.

Stanzone delle Commedie. 60.

S. Stefano. Chieſa. 121.

Stoldo Lorenzi Scultore. 130.

Studio Fiorentino. 58.

T

TAddeo Gaddi Architetto. 77. 119.

Taddeo Landini Scultore. 134. 143.

Tintoretto Pittore. 94.

Tiziano Aſpetti Scultore. 32. 85. 94.

S. Tommaſo d'Aquino Oſpizio. 60.

Tommaſo da San Frediano Pittore. 195.

Tommaſo del Nero Architetto. 123.

Tribolo Scultore. Vedi Niccolò.

S. Trinita. Chieſa. 84.

Va-

V

VAlerio Cioli Scultore. 45. 131.

Vandich Pittore. 94.

Venere. Statua. 92.

Ugolino Saneſe Pittore.

Vignali Pittore. 36. 51. 114. 132.

Vincenzio Danti Scultore. 18.

Vincenzio Roſſi Scultore. 99. 100. 102.

Vincenzio Viviani Mattematico. 74.

Ulivelli Pittore. 34. 36.

Volterrano. Vedi Baldaſſar Franceſchini.

IN-

INTRODUZIONE AL RISTRETTO DELLE COSE PIU' NOTABILI DELLA CITTÀ DI FIRENZE.

E' Comun ſentimento degli Uo- mini Savj, che chiunque in- traprende lo ſcrivere di quel- le coſe, che furono già da, eruditi Scrittori, con ſommo ſtudio, e ſingolar diligenza, illuſtrate, non ſolo il tempo inutilmente conſumi, ma più di biaſimo ſia meritevole, che di lode: avvengachè, ſe le fatiche di qualſi- ſia Profeſſore, non per altra cagione ſi ſo- gliono eſporre pubblicamente alla luce, ſe non perchè trar ſe ne poſſa giovamento, o diletto; qual'utile, o qual diletto puote arrecare colui, il quale nè per la novità delle coſe, di cui ragiona, nè per la va- ghezza, e l'ornamento dello ſtile, o per altra coſa degna di lode, in qualche parte ragguardevole ſi rende? Se così è, o Let- tore, già prevedo la taccia, che ſenza dub- bio mi ſarà data, nel pubblicare colle Stam- pe queſt'Operetta. Diranno molti, e con ragione, che il nuovamente trattare d'un argomento già trito, non è ſtato altro, che un faticar ſenza frutto. Ed invero, che non fecero ſopra il medeſimo ſoggetto tanti Scrittori di primo grido? Ne ſcriſſe- ro a maraviglia i due Borghini; Vincen- zio l'uno ne' ſuoi Trattati, e Raſſaello l'al- tro nel ſuo Ripoſo. Il Mini, il Giambul- lari, e il Bocchi ne compoſero Volumi in- teri, di belliſſime erudizioni ripieni: mol- to vi faticò Meſſer Giovanni Cinelli: mol- to ne diſſe Ferdinando Leopoldo del Mi- gliore: e l'erudito Filippo Baldinucci, quante belle notizie non ce ne diede ne' ſuoi celebri Decennali? E quante altre ri- guardanti la Pietà, e 'l Divino culto ce ne ſomminiſtrò finalmente nel ſuo Diario ſacro il Giamboni? E che dunque ho io mai pre- teſo nel comporre, e pubblicare queſto Ri- ſtretto? Forſe dir coſe nuove, o con ma- niere più belle, di quello fecero i mentovati Scrittori? Queſta sarebbe coſa da temera- rio, o da uomo, che non abbia fior di giudi- zio. Ho ſolamente creduto con queſto bre- ve Compendio, d'alleggerir la ſatica al Fo- reſtiero, che abbia desío d'informarſi ſuc- cintamente delle coſe più ſingolari di que- ſta noſtra Città: perchè avvertendo da, una parte, quanto diffuſamente ne hanno ſcritto gli Autori ſopraccitati, e dall'altra riflettendo al genio del Foreſtiero, il qua- le per lo più ne' pochi giorni, che quì di- mora, ſolo deſidera di vedere, e d'inten- der le coſe più ragguardevoli, e le meno importanti o non cura, o non ha tempo d'agiatamente oſſervare; ho ſtimato neceſ- ſariſſimo il compendiar brevemente tutto quel ch'è di pregio, e di bellezza mag- giore in queſta noſtra Città, laſciando in- dietro molte coſe o non degne di tanta oſ- ſervazione, o che per eſſere in caſe priva- te, ſoggiaciono facilmente a mutarſi, e ta- lora non ſi poſſono comodamente vedere. Reſta ſolo da avvertirvi, o Lettore, d'al- cune coſe, e ſpecialmente dell'ordine da me tenuto nel diviſar queſt'Opera. Imma- ginandomi, che il Foreſtiero giunto a Fi- renze incontanente ſi conduca all'Albergo, e quivi prenda qualche ripoſo, ho giudica- to ben ſatto, prima, ch'ei parta di caſa, renderlo alquanto informato d'alcune coſe, che più riguardano all'eſſenziale, che al materiale d'una Città. E per queſto, ho pre- meſſo un breve racconto, o notizia dell'O- rigine di Firenze; del ſuo Governo; della ſua Religione; e d'altre coſe più ſingolari; acciò da queſte, e da quel tanto, che egli medeſimo oſſerverà, poſſa formare quel buon concetto, e quella ſtima, che merita una Città in tutte le ſue parti ragguardevole.

A bio

ri-

Uſcendo poſcia il Foreſtiero di caſa., provveduto prima di buona guida, io l'in- troduco a viſitar la Chieſa Metropolitana; sì perchè queſta è ſenza dubbio la Fabbri- ca più ſingolare della Città, sì ancora, per- chè nell'uſcir dall'Albergo, rieſce ſorſe più comodo a viſitare. Dalla Chieſa del Duomo ſi fa paſſaggio alla vicina di San. Giovanni, indi ſeguitando il viaggio, per Via de' Martelli, e per Via larga, appoco appoco vien introdotto per tutti i luoghi più ragguardevoli della Città, con tal or- dine però, che quanto meno è poſſibile, s'eſca di ſtrada. Perchè poi difficilmente può farſi queſto viaggio in una ſola gior- nata, quando ſi vogliono conſiderare con qualche ſorta d'applicazione, eziandío ſo- lamente le coſe più rare, l'ho diſteſo per minor briga di ciaſcheduno in tre Giorna- te, diſtribuendo ad ognuna tanti luoghi, quanti agiatamente ſi poſſano viſitare in, un giorno. E ben vero, ch'io non pre- tendo per queſto di ſoſtenere, che in due Giornate, e forſe in meno, non ſi poſſa da un Foreſtiero ſcorrere la Città, e oſſer- vare alla rinfuſa le coſe più ſingolari: lo che quando ſi voglia fare, non darà ſaſti- dio, ch'io m'abbia tutta la viſita in tre Giornate diſtinta, potendo per altro il Fo- reſtiero, colla ſcorta di queſto Libro, eleg- gere que'luoghi, dove il ſuo genio, o la curioſità lo traſporta, e tralaſciare indie- tro le coſe meno importanti. Ma veniamo ormai alle notizie promeſſe.

A 2 tro-

DEL-

DELL'ORIGINE E DE' PROGRESSI DELLA CITTÀ DI FIRENZE.

L'Origine di queſta noſtra Cit- tà, per le diverſe opinioni degli Scrittori, s'è renduta incerta, e dubbiosa. Stimaro- no alcuni, eſſer ella derivata da' Soldati di Silla; altri da' Triumviri; altri da' Popoli Fieſolani. Nè vi mancò chi credeſſe, Ercole Libio figliuol d'Oſiri eſ- ſerne ſtato il Fondatore. Qualunque però di così varie opinioni ſia la più vera, a me per ora non è permeſſo d'inveſtigarlo. Certo è, che Firenze fu Colonia antica de' Romani, popolata non dall'infinita Plebe, ma da' più ſcelti Cavalieri, e Soldati più valoroſi di quell'inſigne Città, afferman- doci M. Tullio: Hi ſunt homines ex iis Co- loniis, quas Feſulis Sylla conſtituit, quas ego univerſas Civium eſſe optimorum, & for- tiſſimorum virorum ſentio. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni tempo ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna impreſa, ben- chè difficile, e grande, intentata laſciaro- no, per acquiſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Patria ornamento, e ſplendore. Scoſſo quaſi fin da principio il duro giogo d'effere ad altri ſoggetti, proccurarono di vivere in libertà; per conſervar la quale, non meno, che per dilatare i confini del proprio dominio, furono forzati ad abbat- tere l'audacia de' loro Nemici, disſacendo Caſtella, eſpugnando Città, e riducendo ſotto il loro Comando Popoli interi. Fat- ti pertanto potenti, non temerono di ſo- ſtenere oſtinatiſſime guerre contra i primi Potentati d'Italia, riportandone bene ſpeſ- ſo ſegnalate vittorie, le quali ſenz'alcun dubbio non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe le diſcordie civili non ne aveſſero il corſo impedito. Queſte furono, che tolsero a' Grandi il Governo, e 'l tramutarono d'A- riſtocratico in Popolare, e di Popolare lo riduſſero a Principato: avvengachè la Re- pubblica ne' primi tempi, ſolamente dagli Ottimati ſi governaſſe, indi dal Popolo, e poſcia per Divina diſpoſizione, e per co- mun benefizio, da Principi ottimi, e cle- mentiſſimi. Ora ſiccome nel coraggio, e nel governo furono i Fiorentini ſomiglian- tiſſimi a' Romani loro Progenitori, così proccurarono in ogni altra coſa d'imitar- li. Ebbero, come Roma, il Teatro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli A- quidotti, ed il Tempio di Marte, de' qua- li, ſuorchè del Tempio, preſentemente appena il nome è rimaſo. Così ne' tempi moderni edificarono nobiliſſime Chieſe, ſon- tuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che qua- ſi diſſi, gareggiano con quei di Roma. Co- ſtumarono gl'iſteſſi Giuochi, e l'iſteſſe Fe- ſte pubbliche, e riconobbero per Tutelare il medeſimo Dio Marte. Coltivarono, co- me i Romani, in ſommo grado l'Armi, e le Lettere. Nelle armi riuſcirono valoro- ſiſſimi Capitani, e Condottieri d'Eſerciti di gran nome. Sono innumerabili quelli, che ne' tempi antichi, e moderni ebber l'onore d'eſſer creati Cavalieri da Sovrani Imperatori, e Monarchi, per ricompenſa del loro valore. Moltiſſimi quelli, che nelle regioni anche più barbare, e più lon- tane, ſi renderono ſormidabilì, e nel me- deſimo tempo glorioſi. Ma che diremo noi degli Uomini letterati? Dopo l'invaſione de' Barbari nell'Italia, rimaſero le Scien- ze, e l'Arti più nobili ſepolte in una pro- ſonda ignoranza. Mercè però de' Fiorenti- ni riſorſero a nuova vita, ripigliando il lor primiero ſplendore. Quindi ſi vedde, quaſi diſſi, rinata la Poesía, e l'Eloquen- za Latina, Greca, e Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Platone, e con eſſa ogni altra Scienza più ragguardevole. Le Mattema- ziche ſormontarono al ſommo grado, e l'Jus civile dall'interpetrazione del noſtro Accurſio, incominciò grandemente a riſor- gere. Così fecero la Pittura, la Scultura, e l'Architettura; nelle quali tant'oltre s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giu- ſtamente ſi dee la lode di primi Maeſtri, e di reſtauratori di sì bell'Arti. Che ſe nell'Armi, e nelle Lettere grandemente fiorirono, quanto più ſi ſegnalarono nella Pietà, e Religione! Sopra il numero di dugento ſon quei, che già Cittadini di que- ſta Patria, ora del Cielo, col titolo di Beati, o di Santi, s'adorano ſugli Altari. I Luoghi poi di pietà, e divozione edifi- cati in Firenze, ſono ſenza numero. Più di centocinquanta Chieſe ſi contano, tren- taſei delle quali ſon Parrocchie: ſeſſanta Monaſterj di Monache tutti dentro della Città, oltre quelli, che ſono fuor delle Porte: ventotto di Religioſi Clauſtrali; molti Confervatorj di Fanciulle povere, e d'Uomini mendicanti: ſei Spedali per gl'in- fermi: ſedici per i Pellegrini: molti Ora- torij: e ſopra cento Conſraternite di Seco- lari; altre delle quali alla ſcarcerazione de' Prigioni; altre al ſovvenimento de' po- veri vergognoſi; ed altre all'eſercizio di varie opere di miſericordia con gran fer- vore attendono. Finalmente per render una Città in ogni parte compita, hanno ſatto a gara l'Arte, e la Natura. Quella con tanti abbellimenti eſteriori, di ſtrade ſpa- zioſe, di ſontuoſi ediſizj, di tante belle Pitture, e Statue, di cui è ripiena la no- ſtra Città: queſta coll'amenità del ſito, ov'ell'è collocata, circondata da fertiliſ- ſimi Colli, irrigata dal Fiume Arno, in luogo d'aria ſottile sì, ma ſalubre, e pro- ducitrice di nobiliſſimi ingegni; onde non è maraviglia s'ella meriti il giuſto enco- mio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di fiore delle Città, e di maeſtra dell'Arti. Ora diaſi cominciamento alla Prima Giornata.

A 3 va-

men-

A 4 qua-

varie

A 5 PRI-

PRIMA GIORNATA.

IN cui partendosi il Foreſtiero dall'Albergo, potrà (come più comoda) viſitare l'inſigne Chie- ſa Metropolitana, chiamata

S. MARIA DEL FIORE. Ed avvenga- chè queſta gran Chieſa vinca di pregio tut- te le Fabbriche della Città, fa di meſtie- re oſſervare in eſſa diſtintamente tuttociò, che la rende ſopra d'ogni altra mirabile, e ſingolare. Primieramente s'eſtende la ſua lunghezza a braccia dugentoſeſſanta; la lar- ghezza delle Tribune a centoſeſſantaſei; e quella delle Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano della Terra ſino alla ſommità della Croce, a braccia dugentodue: poichè fino al piano della Lanterna, ell'è alta centocinquantaquattro braccia; il Tempio della Lanterna trentaſei, la Palla quattro, e otto braccia la Croce. Finalmente tutto il giro di queſto grand'Edifizio aſcende a braccia milledugentottanta. Per di ſuori è tutta incroſtata di marmi con bell'ordine diviſati. La Facciata fu già in gran parte incroſtata pure di marmi, e adorna di bel- liſſime Statue, alcune delle quali dentro in Chieſa furon dipoi collocate: Vedesi di preſente tutta dipinta a freſco; ornamento fatto l'Anno 1688. coll'occaſione delle, Reali Nozze del Sereniſſimo Gran Princi- pe Ferdinando di Toſcana, di gl. mem. col- la Sereniſſima Gran Principeſſa Violante, Beatrice di Baviera, pur di fel. mem. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella Facciata, e quattro late- ralmente, abbellite di vaghi lavori, ed in- tagli, tra' quali è molto in pregio la Nun- ziata di Moſaico, di mano del Grindallajo, ſopra la Porta del fianco verſo la Via de' Servi. Rilieva ſopra queſt'Edifizio la gran Cupola di figura ottagona, la cui bellezza, e grandezza, rende l'occhio di chi la mi- ra per lo ſtupore attonito: nè per quanto ſe ne ſcriva, o ragioni, ſi giunge mai a lodarne una ſola parte. Queſta è la Cupola sì famoſa, della quale il divin Michelagno- lo ebbe a dire, poterſi appena imitare, non che ſuperare coll'Arte. Finalmente l'Ar- chitettura di tutto queſto compoſto è oltre- modo maraviglioſa; imperciocchè in quel- l'età coſtumandoſi di fabbricare alla Goti- ca, fu al certo mirabil coſa, che gl'inge- gnoſi Artefici ſi diſcoſtaſſero da una manie- ra sì barbara, ed all'ottima degli antichi Romani s'avvicinaſſero. Or queſto grande Ediſizio ebbe cominciamento l'Anno 1294. o come altri vogliono, il ſuſſeguente, es- ſendo prima in queſto luogo una piccola, Chieſa molto divota, eretta in onore di Santa Reparata, per ricordanza dell'inſi- gne vittoria ottenutaſi nel giorno a Lei de- dicato, contra Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Maeſtro Arnolſo di Cambio diſcepolo di Cimabue, ſotto la, direzione del quale incominciataſi queſta Fabbrica, in centocinquantaquattr'anni, fu da varj Architetti ſuoi ſucceſſori quaſi al- l'ultima perfezione condotta. Ma la gran Cupola fu parto dell'ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco Architetto, che ne' ſuoi tempi non ebbe uguale. Am- mirata l'eſterior bellezza entreremo in, Chieſa, il pavimento della quale è tutto di marmi di varj colori diviſati, con mirabil diſegno. Quivi prima d'ogni altra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero, volger l'occhio alle varie Inſcrizioni, e memorie, che vi ſi ritrovano. A man deſtra evvi il Ritrat- to del menzionato Brunelleſco ſcolpito in marmo; a cui ſegue il Ritratto di Giotto reſtauratore della Pittura, con Epitaffio, il primo di Carlo Aretino, il ſecondo d'A- gnolo Poliziano. Succedono altre memorie d'Uomini illuſtri, come di Pietro Farne- ſe Capitano de' Fiorentini, di Fra Luigi Marſili eminente Teologo, del Cardinal Pietro Corſini, e dopo queſto l'effigie ſcol- pita in marmo del gran Marſilio Ficino, rinnovatore della Filoſofia di Platone. Così a mano ſiniſtra ſono dipinte due figure, rappreſentanti Niccolò da Tolentino, e Gio- vanni Acuto; e dirimpetto al Farneſe è ſi- tuato il Depoſito di D. Pietro di Toledo V. Re di Napoli. E queſta Chieſa diviſa in tre navate, alle quali corriſpondono tre Tri- bune di forma ottagona, e in ciaſcuna di eſſe ſono cinque Cappelle. In quelle della Tribuna maggiore, ſervono per Tavole de- gli Altari quattro grandi Statue di mar- mo, rappreſentanti gli Evangeliſti, di ma- no di Donatello. S'innalza ſopra le dette Tribune la gran Cupola, per di dentro tut- ta dipinta con maraviglioſa invenzione da Federigo Zuccheri, e da Giorgio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il Coro della me- deſima forma d'ordine Jonico, e di marmi di varj colori. Reſta queſto coronato da un belliſſimo fregio, ſoſtenuto da più co- lonne, l'imbaſamento delle quali è arric- chito di baſſirilievi di mano d'eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente di Giovanni dell'O- pera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Crociſiſſo, di mano di Benedetto da Majano, Scultore antico, e valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Statue di marmo, maggiori del naturale, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rappreſentanti Iddio Pa- dre in atto di ſedere, ed a' ſuoi piedi un Criſto morto, ſoſtenuto da un Angiolo. Due Figure, in vero, belliſſime, e condot- te dal medeſimo Baccio a maggior perſezio- ne delle prime, rappreſentanti Adamo, ed Eva col Serpente, erano collocate dietro queſto Altare, in luogo delle quali, ſtate rimoſſe anni addietro, fu poſta una Pietà di mano del Buonarroti, che, ſebbene non condotta a fine, moſtra tuttavia l'eccel- lenza del Profeſſore. E le dette Figure ſi veggono oggi collocate nel Real Palazzo Vecchio, arricchito di molte altre Statue di celebri Scultori, delle quali parleremo a ſuo luogo. Ne' Pilaſtri delle Tribune, come ancora nelle mura delle navate, ſi vedono alcune nicchie, o tabernacoli di marmo miſto, entro de' quali ſono gli A- poſtoli, ſcolpiti in marmo da Maeſtri ec- cellentiſſimi. Ha queſta Baſilica due orga- ni, che ſono di rariſſima perfezione, come altre coſe degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſſervare, che per brevità ſi tralaſciano. Una ſol coſa, parmi neceſſario avvertire, ed è, che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in gran copia gli abbellimenti eſteriori, che a' noſtri tem- pi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel compoſto, a cui tutte le parti nobil- mente corriſpondono, ed una maeſtoſa bel- lezza, che ſenz'altro ornamento, l'occhio ſommamente diletta. Oltre però il mate- riale, degna ſi è queſta Chieſa di ſomma venerazione, per l'inſigni Reliquie di tan- ti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra que- ſte le più coſpicue, una parte della Cro- ce, un Chiodo, e una Spina della Corona di Noſtro Signore, ripoſte in Reliquiarj di pregio ineſtimabile. Evvi il Corpo di San Zanobj Veſcovo Fiorentino, e di molti al- tri ſuoi Succeſſori, e Diſcepoli; di S. Po- dio, di S. Stefano Nono Pontefice, e de' Santi Martiri Abdon, e Senen. Evvi inoltre un Pollice di S. Giovan Batiſta, con alquan- te ſue Ceneri, una parte di Braccio di Sant'Andrea Apoſtolo, ed altre ancora ſen- za numero, deſcritte già dall'Arcidiacono Minerbetti. Ma non minor venerazione le rende il Divin culto, che da tanti ſacri Miniſtri religioſamente s'oſſerva. Quaran- taquattro Canonici, e fra queſti cinque Di- gnità; ſeſſanta, e più Cappellani, e cen- toſeſſanta Cherici, coll'aggiunta di buon numero di Cherici del nuovo Seminario Fiorentino, del quale ne ragioneremo a ſuo luogo, celebran quivi continovamente gli Ufizj Divini, con tal decoro, e ſplendore, che quello d'ogni altra Cattedrale d'Ita- lia non ſolo agguaglia, ma ſupera di gran lunga. Oltre di ciò, queſta Chieſa s'è ren- duta celebre, per molti, e ſingolari avve- nimenti quivi accaduti ne' Secoli trapaſſati. Fra queſti parmi notabile, che quivi un, Federigo Terzo Imperatore, inſieme col Re d'Unghería, e il Duca d'Auſtria, creaſ- ſe più Cavalieri a Spron d'oro, e molti di queſta Patria: Che Carlo Ottavo vi ſta- biliſſe concordia co' Fiorentini: Che due, Sommi Ponteſici Martino V. ed Eugenio III. ſolennemente vi celebraſſero: Che Pio II. e Leon X. v'aſſiſteſſero più volte alle ſa- cre Funzioni: ma più d'ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l'anno 1440. il Concilio Fiorentino, famoſo per l'intervento del mentovato Eugenio IV. dell'Imperator Pa- leologo, del Patriarca di Coſtantinopoli, e di tanti Primati della Grecia; ma più famoſo per l'unione ſtabilitavi della Chie- ſa Greca, e Latina, come dall'Inſcrizione in marmo preſſo alla Sagreſtia ſi può ve- dere. Per queſte, ed altre cagioni, non è maraviglia, ſe queſta Chieſa gode inſigni prerogative, tralle quali è molto ſingola- re, che tanti Cherici, dopo il ſervizio pre- ſtato alla medeſima, vengano promoſſi al Sacerdozio, benchè non ſiano provveduti d'alcun Benefizio, o d'altra rendita Ec- cleſiaſtica. Uſcendo di Chieſa trovaſi ap- preſſo il

liſſi-

A 6 ſendo

a ma-

ne

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Som-

CAMPANILE, la cui circonferenza è cento braccia, e l'altezza centoquaranta- quattro. E' in iſola da ogni parte fino da' fondamenti, ed è incroſtato tutto di mar- mi di diverſi colori, con bel diſegno di- ſtinti. In quattro nicchie da ogni lato po- ſano quattro ſtatue, delle quali, quelle, che riguardano la piazza, e l'altre due ſo- pra la porta ſono di mano di mano di Donatello. Fu condotta queſta gran Torre col diſegno di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che certamente nel Mondo non ſi trova l'eguale. Dirimpetto alla, Chieſa del Duomo, è la Chieſa di

di

SAN GIOVANNI. Unica reliquia del- l'Antichità di Firenze, avvengachè di quei molti Ediſizj, che a ſomiglianza di Roma furono fabbricati, niun altro fuori di que- ſto ſiaſi conſervato. La Gentilità lo dedi- cò a Marte; ma levata l'Idolatria, e ri- cevuta la Santa Fede, fu, com'altri han- no creduto, prima al Salvadore, indi a, San Giovan Batiſta Protettore della Città conſagrato. E' queſto Tempio di figura ot- tagona, da ogni parte iſolato, e di fuori incroſtato di varj marmi. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte delle quali tut- te di bronzo, ſono di sì maraviglioſa bel- lezza, e con tal maeſtría lavorate, che Mi- chelagnolo Buonarruoti ſoleva dire, che ſa- rebbero ſtate bene alle Porte del Paradiſo. Quella, che riguarda la Chieſa del Duomo, e altreſì quella dirimpetto all'Opera, ſo- no ambedue condotte da Lorenzo Ghiber- ti, ma la terza più antica fu fatta da An- drea Piſano. Sono effigiate in eſſe alcune Storie del Teſtamento vecchio, e nuovo, di baſſorilievo, fatte con tal'eccellenza, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſono tre Statue di marmo, che rappreſentano il Batteſimo di Criſto, incominciate dal Sanſovino, e perfezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono l'altre tre Statue di bronzo, rappre- ſentanti la Decollazione di San Giovanni ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bigal- lo. Ma ſopra la Porta verſo l'Opera ſono maraviglioſe le tre Figure di bronzo, che rappreſentano San Giovan Batiſta, che di- ſputa cou un Fariſeo, e con un Dottore della Legge antica, e ſono di mano di Gio- van Franceſco Ruſtici. Poſſono ancora no- tarſi le due Colonne di Porfido, poſte avan- ti la Porta principale, donate già da' Piſa- ni alla Città di Firenze. Entrando in, Chieſa ſi vedono ſedici groſſe Colonne di granito Orientale, con Capitelli, e Pila- ſtri, ſopra de' quali ricorre un terrazzino, che circonda quaſi tutta la Chieſa. Sotto l'Arco della Tribuna, ove è ſituato l'Al- tar maggiore, è ſtata ultimamente alzata la Statua di marmo del Precurſore S. Gio- van Batiſta, in atto d'eſſer portato dagli Angioli alla Celeſte Gloria, con due altri Angioli pur di marmo, i quali, con can- delabro in mano, ſtanno in piedi a i lati della detta Statua; opera tutta di Girola- mo Ticciati, celebre Scultore, e Archi- tetto de' noſtri tempi. Aggiuntovi uno ſpa- zioſo Preſbiterio, eretto davanti il predet- to Altar maggiore, lavorato di finiſſimi marmi, e arricchito di Medaglioni, e di baſſirilievi di marmo, ſatti tutti dal me- deſimo Proſeſſore. La volta poi è tutta fat- ta a Moſaico, per opera d'Andrea Taſi, diſcepolo di Cimabue, antichiſſimo Pittore, e per quello riguarda l'età, degno di ſti- ma. Vi è in oggi, oltre varj ornamenti, un Battiſtero molto vago, e di belliſſimi marmi adorno, nella nicchia del quale vi è un San Giovan Batiſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamontini valente Scultore. Dirimpetto al detto Battiſtero, vi è il Se- polcro ornato di varie Statue di Baldaſſar- ri Coſſa, già Papa ſotto nome di Giovan- ni Vigeſimoſecondo, o, come altri voglio- no, Vigeſimoterzo, morto l'anno 1419. dopo eſſere ſtato depoſto dal Pontificato nel Concillo di Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Donatello celebre, Scultore de' ſuoi tempi, il quale per tal lavoro n'ebbe mille fiorini. Finalmente in queſto Tempio ſono molte Reliquie inſigni, e ſpecialmente il dito indice di San Gio- van Batiſta, che ſi tiene in ſomma venera- zione, come altreſì molte ſuppellettili ſa- cre, e argenti d'ineſtimabil valore. Uſcen- do di Chieſa per la Porta dall'Opera, ſi trova una Colonna, poco diſtante, eretta in quel luogo l'anno di noſtra ſalute 408. per ricordanza di quell'inſigne miracolo, che operò San Zanobj Veſcovo Fiorentino, alloraquando trasferendoſi alla Chieſa di San Salvadore il ſuo Corpo dall'inſigne Collegiata di San Lorenzo, nel toccar qui- vi la Bara un olmo ſecco, incontanente divenne freſco, e verdeggiante. Cammi- nandoſi per Via de' Martelli, trovaſi la, Chieſa de' Geſuiti, volgarmente chiamata

di

de-

vi

SAN GIOVANNINO. E' dedicata a san Giovanni Evangeliſta. Era queſta Chieſa aſſai piccola, prima che foſſe conceduta a' detti Padri, ma intorno all'Anno 1580. coll'opera, e col diſegno di Bartolommeo Ammannati, celebre Scultore, e Architet- to Fiorentino, fu oltremodo accreſciuta, e adornata. Imperciocchè quell'Artefice mol- to pio, e religioſo, a niuna ſpeſa, e fa- tica perdonò, perchè queſt'opera foſſe con- dotta al ſuo fine. Ammirano gl'intendenti l'eſquiſitezza dell'Architettura, ed il bell'ordine di tutte le parti di queſto ſa- cro Edifizio. Ha la facciata aſſai vaga, tut- ta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cappelle varj ornamenti di ſtucchi, con, belle Tavole; in una delle quali di mano d'Aleſſandro Allori, detto il Bronzino, è dipinta la Cananea. L'Altar maggiore è ſtato modernamente rinnovato con lavoro di aſſai buona maniera, la cui Tavola, di un Crociſiſſo, è di mano di eccellente Proſeſſore. E le due Cappelle, che forma- no la Croce della Chieſa, una di Sant'I- gnazio, e l'altra di San Franceſco Xave- rio, ſono ſtate abbellite ultimamente di marmi miſti, con lodevoliſſimo diſegno.

Vi-

Vicino a queſta Chieſa, ed al principio di Via Larga è il famoſo

PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Mar- cheſe Riccardi, fatto già fabbricare da Co- ſimo il Vecchio, Padre della Patria, col diſegno di Michelozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza quanto ſia bello, e magnifico, nè può comprenderlo facilmente chi non lo mira. Vedonſi le due facciate tutte di pie- tre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra fino alle prime fineſtre l'ordi- ne è ruſtico, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuccede il Corintio: ma in fronte di sì nobile Edifizio, vedeſi un Cornicione d'incredibil vaghezza, che da per tutto lo circonda. Non meno vaghe ſon le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, come altresì il Cornicione, ſi credono fatti col diſegno del Buonarruoti. Entrando per la Porta principale trovaſi la prima Loggia, nel ſregio della quale ſono alcuni tondi, entrovi Figure di marmo di mano di Do- natello, e le Pareti tutte furono fatte ador- nate l'Anno 1719. dal Marcheſe Franceſco Riccardi, di Baſſirilievi, di Statue, di Bu- ſti, e d'Inſcrizioni antiche a foggia di Mu- ſeo. A man deſtra vi è una ſcala fabbri- cata con magnificenza per certo reale, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini, ſcul- tore, e Architetto Fiorentino. E' pure a man ſiniſtra una ſcala belliſſima fatta a, chiocciola, che dal terreno conduce fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze, quanti ornamenti di pregio vi s'ammirerà! Quante prezioſe ſuppellet- tili degne di qualſivoglia gran Regia! Ve- draſſi la belliſſima Gallería dipinta da Lu- ca Giordano Napoletano celebre Pittore de' noftri tempi: allato alla quale una copio- ſa, e ſcelta Librería. Si mirerà inoltre i nuovi accreſcimenti di ſtalle, e d'altre, comodità; e finalmente ſi vedrà creſciuta doppiamente la principal Facciata verſo Via Larga, coll'iſteſs'ordine, e Architettura dell'antica. E' famoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellezza, ma eziandío per eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di gran- diſſimi Perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti Sommi Pontefici, Imperadori, e Re, oltre un novero grande di Principi (di che ſi legge la memoria in un Cartello di marmo nel primo Cortile, fatta dal Celebre Signor Abate Anton Maria Salvini, di ſempre ſe- lice ricordanza) e per molti avvenimenti accadutivi, deſcritti largamente dal Gio- vio, e da varj Scrittori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto, ſi vede il

man

PALAZZO fatto nuovamente fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi col diſe- gno del Cavalier Carlo Fontana, e la Fac- ciata della Caſa del Marcheſe Pier Noſeri Capponi a quello contigua, ſommamente lodata dagl'Intendenti dell'Architettura, che vien creduta opera di Bernardo Buon- talenti. Proſeguendo il viaggio per Via, Larga, bella, e ſpazioſa contrada, e nella quale ſon molti altri Palazzi, ſi giunge ſi- nalmente alla Piazza, e Chieſa di

Cap-

SAN MARCO. Fu già queſta de' Monaci Salveſtrini, e dipoi, per autorevole inter- poſizione di Coſimo Padre della Patria, conceduta a' Padri Domenicani dell'Oſſer- vanza, intorno all'Anno 1436. dal qual tempo fino al dì d'oggi è creſciuta ſempre di pregio, e di bellezza. Tra gli ornamen- ti più ſingolari, s'ammirano le belle Ta- vole, tutte di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'entrare a man deſtra, vi è una divo- ta Madonna di Piero Cavallini Romano, che per venerazione ſta coperta. La ſecon- da, dov'è dipinto San Tommaſo d'Aqui- no, è di Santi di Tito. La terza è del ce- lebre Fra Bartolommeo della Porta. Nella quarta ſi vede una Madonna lavorata a Mo- ſaico. E finalmente la quinta, dov'è San Domenico, è di mano di Matteo Roſſelli. Parimente a man ſiniſtra, la prima è del Paggi Lombardo: la ſeconda del Paſſigna- no, e la quarta del Cigoli: dopo la quale ſegue la belliſſima Cappella di Sant'Anto- nino Arciveſcovo di Firenze, fatta fabbri- care con ſomma magnificenza da Averar- do, e Antonio Salviati, ricchiſſimi Gen- tiluomini di queſta Città. Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati col diſegno di Giovanni Bologna. Tre belle Tavole di Pit- tori eccellenti, ne adornano vagamente le tre Facciate, in ciaſcheduna delle quali ſi mirano due belliſſime Statue di marmo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, di mano del Francavilla, diſcepolo del men- tovato Giovanni Bologna, ed altrettanti Baſſirilievi di bronzo, di mano di Fra Do- menico Portigiani, fatti ſul diſegno del Maeſtro, da cui fu fatta la Figura di bron- zo ſotto l'Altare, che rappreſenta il San- to giacente ſopra dell'Urna, nella quale ſta ripoſto il Corpo. Finalmente corona queſta Cappella una Cupoletta tutta ador- na di Stucchi, e di vaghe Pitture di ma- no del famoſo Bronzino. Allato a queſta v'è la Cappella de' Serragli, ancor eſſa ragguardevole, non meno per la ſtruttura di finiſſimi marmi, de' quali fino al pavi- mento è ricoperta, quanto per varj orna- menti di Statue, e di Pitture, che nobil- mente l'adornano. La Soffitta è tutta in- tagliata, e riccamente dorata, collo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pennello di Gio: Antonio Pucci. Segue dipoi la Tri- buna, dov'è poſto l'Altar maggiore nuo- vamente reſtaurata, e adorna d'una Cu- pola dipinta da Aleſſandro Gherardini. Ma tralaſciando tanti ornamenti, che l'abbel- liſcono, è degno di memoria, che quì ſia ſepolto il Conte Giovanni Pico della Mi- randola, che fu chiamato la Fenice degli ingegni, ed Agnolo Poliziano uomo lette- ratiſſimo, e ſingolare. Non meno però del- la Chieſa, è ragguardevole il Convento, fatto fabbricare da Coſimo, e da Lorenzo de' Medici, col diſegno di Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lunette tutte di- pinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſſelli, e dal Boſchi. Bella, e copioſa Librería vi ſi con- ſerva, ove, fra gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Manoſcritti, alcuni de' quali è fama, che foſſero già di Niccolò Niccoli, quegli, da cui le Lettere Greche ricono- ſcono il loro riſorgimento. Fu queſto Con- vento ſempre tenuto in grande ſtima, non ſolo per l'oſſervauza reſtauratavi da Fra Girolamo Savonarola, ma eziandío per aver- vi dimorato moltiſſimi Religioſi di ſanta vita, in converſazione de' quali ſoleva Co- ſimo Padre della Patria ſpeſſe volte tratte- nerſi, vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. Dirimpetto a queſta Chieſa per la porta laterale è il Palazzo altrimenti chia- mato il

do,

liſco-

CASINO da San Marco, fatto fabbrica- re dal Gran Duca Franceſco intorno all'An- no 1570. col diſegno del Buontalenti. Am- mirano i Proſeſſori la nobile Architettura di queſto Ediſizio, diviſato in tre ordini d'appartamenti aſſai comodi. E' ſervito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del ſangue, eſſendo provveduto di tutti quegli ornamenti, e di tutte le comodità, che a tali Perſonaggi ſi convengono. Accanto a queſto Caſino è degna di eſſer veduta la

B di

COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BA- TISTA, detta dello Scalzo, per le molte eccellenti Pitture a freſco d'Andrea del Sarto, che ne adornano il Cortile. Sicco- me la Tavola, che rappreſenta San Gio- vambatiſta in atto di battezzare il Salva- dore nel Giordano, la quale è di mano di Lorenzo di Credi. Dall'altra parte della Chieſa ſono contigue le

STALLE de' Cavalli di maneggio di S. A. R. che in gran numero, ed in un, luogo aſſai comodo vi ſi mantengono. In queſto luogo ancora, s'apprende dalla No- biltà Fiorentina ſotto la direzione d'un Cavallerizzo ſpeſato da S. A. R. l'Arte di cavalcare, e di correr la lancia. A que- ſto effetto fu dal Sereniſſimo Gran Princi- pe Ferdinando di glor. mem. fatto reſtau- rare, ed accreſcere un bel loggiato, per- chè nel tempo del crudo inverno, o di pioggia, ſi poſſa tuttavia continovare un eſercizio sì nobile. Contiguo a queſte, Stalle è il

GIAR-

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran Duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fab- bricato. Belliſſimo è queſto Giardino in tut- te le ſue parti, e non minore è la bellez- za di eſſo, per le Piante delle più rare, e ſingolari, che nel Mondo ſi trovano: av- vengachè quel magnanimo Principe, ac- ciocchè in Firenze non mancaſſe a' Profeſ- ſori di Medicina la cognizione dell'Erbe, e Piante medicinali, da ogni parte più re- mota le fe venire, e quivi con ſomma di- ligenza conſervare. L'Anno 1718. fu tra- sferita in queſto Giardino, per benigno reſcritto di S. A. R. l'Accademia di Bo- tanica nuovamente inſtituita. Ma ritornan- do alla Piazza di San Marco ſulla canto- nata della Via, che conduce alla Nunzia- ta, è il

SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto tempo in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e mantenute molte Fiere indomite d'ogni ſorta, come Orſi, Tigri, Pantere, Tori ſalvatici, ed altri ſimili; i quali dipoi s'e- ſercitano nelle Cacce, che dentro un am- pio Cortile, alla preſenza di molti ſpetta- tori, ſi ſogliono fare. E rieſce oggi que- ſto luogo di più maraviglioſa viſta, per eſſere ſtato notabilmente ampliato, ed ab- bellito in più parti all'uſo moderno. E' antico in Firenze il coſtume di cuſtodir ſi- mili Animali in un Serraglio, che per avan- ti era dove di preſente è la Zecca. Dirim- petto a queſto è lo

B 2 ti

SPEDALE di San Matteo, altrimenti di Lemmo, fondato intorno all'Anno 1390. dove ſon curati molti infermi con molta diligenza, e carità. Ma proſeguendo il viaggio, ſi giunge ad una Piazza, che ha preſo il nome dalla vicina Chieſa della Nun- ziata. E' queſta da due lati chiuſa da due gran Logge, il diſegno delle quali è del famoſo Brunelleſco. Nel mezzo della Piaz- za ſopra una baſe di marmo ſi ſcorge un, bel Cavallo, e ſopra di eſſo la Statua di Ferdinando Primo Gran Duca di Toſcana, gettato in bronzo da Giovanni Bologna Fiammingo, celebre Scultore de' ſuoi tem- pi. La voce, ed opinione del volgo ha fat- to credere ad uno Scrittore, che il getto foſſe di Pietro Tacca, il che non è vero. Sono di eſſo benſì le due Fontane di bron- zo, che adornano la medeſima Piazza. Sotto una di queſte due Loggie vi è lo

SPEDALE degli Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di allevare moltiſſimi fanciulli eſpoſti, che ſenza un tal ajuto, facilmente perirebbero. Fu fondato queſto Spedale intorno all'An- no 1420. e ne diede il diſegno il pocanzi nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai comode, e ben diſpoſte. Nelle due Chieſe, che una è per gli Uomini, e l'altra per le Donne, molte belle Pittu- re ſi trovano; come altreſì nel loggiato, di mano di Bernardino Poccetti ſi vedono alcune Pitture a freſco. E' governato que- ſto Spedale per lo più da Perſone nobili, e di grand'eſperienza, avvengachè, per un maneggio cotanto importante, ſingolar prudenza, e ſapere non ordinario ſi richie- da. Preſiedono queſti al governo di moltiſ- ſime Perſone, preſſo al numero di tremila, oltre la ſoprintendenza d'altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In faccia poi alla medeſima Piazza ſi trova la Chieſa della Santiſſima

due

NUNZIATA; Nella deſcrizione della quale mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in un luo- go detto il Cafaggio. Or queſto piccolo Oratorio con alcuna parte di terreno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſette nobili Fiorentini, che abbandonata la Patria, s'e- rano ritirati nell'aſpro Monte Senario, ove menando vita eremitica, e ſolitaria, ave- vano fondata la Religione de' Servi di Ma- ria; ed il motivo fu, acciò quei buoni Re- ligioſi, che da per tutto aveano ſparſa la fama della lor Santità, più da vicino ſan- tificaſſero col loro eſempio i loro Concit- tadini. Ma perchè troppo anguſto era quel luogo, in riguardo alle molte perſone, che v'erano venute ad abitare, fu biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chie- ſa; al che fare, la povertà di que' Reli- gioſi baſtante non era. Perciò ad un'opera sì buona, e ſanta, ſurono dal Sommo Pon- tefice tutti i Fedeli eſortati, tra' quali ſo- pra d'ogni altro ſi ſegnalò Chiariſſimo Fal- conieri nobiliſſimo Cittadino di queſta Pa- tria, creduto Padre della Beata Giuliana, e Fratello del Beato Aleſſio; imperciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdonando, ſom- miniſtrò qualunque ſoccorſo più opportu- no, perchè tal'opra ſoſſe al ſuo fine con- dotta. Terminata la Fabbrica, avvenne quel gran prodigio, per lo quale è celebre que- ſta Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei buon Padri dato a dipingere a freſco ad un Pittore (di cui ancora è incerto il nome; altri chiamandolo Bartolommeo, al- tri Giovanni, altri credendolo Pietro Ca- vallini Romano) un'Immagine di Noſtra Signora, in atto di eſſere dall'Angiolo Annunziata. Il buon Pittore, che la Figu- ra dell'Angiolo avea compita, e rimane- vagli ſolo ad effigiare della gran Vergine il Volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual'arte poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Divino, che i Serafini innamora. In que- ſto mentre fu ſopraffatto dal ſonno, da cui ſvegliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupore, co- lorito il bel Sembiante della gran Vergine Madre, di tal bellezza, e tanta divozione ſpirante, che ſolo doveffe crederſi coſa di Paradiſo. Attonito dunque, e ſorpreſo da maraviglia incredibile, ad alta voce gridò più volte: Miracolo, Miracolo. Il che ſen- tito da' circoſtanti, e dipoi ſparſoſi per la Città, cagionò ſubitamente un tal concor- ſo di Popolo, che ben toſto ne fu la Chie- fa ripiena: e perchè niuno di quefto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio per mezzo di queſta Immagine infiniti miracoli, che tut- tavia, mercè della Divina bontà, vanno creſcendo in gran numero. Ora venendo alla deſcrizione della Chieſa, vedeſi al pri- mo ingreſſo un bel Loggiato, con belle, e ben proporzionate Colonne, fatto fabbrica- re dalla Famiglia de' Pucci. Sotto il Log- giato ſono tre Porte. Quella a man deſtra, conduce nella Cappella di San Baſtiano del- l'iſteſſa Famiglia Pucci, adorna di tre bel- le Tavole, colorite da Maeſtri eccellenti, e ſpecialmente quella di San Baſtiano di mano d'Antonio del Pollajolo, ed altreſì d'alcune Statue di marmo di mano del No- velli Scultore. Vi ſono ancora molte me- morie d'Uomini illuſtri di queſta nobil Fa- miglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Rober- to, e Antonio Pucci tre inſigni Cardinali, che viſſero quaſi in un tempo medeſimo. L'altra Porta a man ſiniſtra conduce in un Ricetto, dov'è la Sagreſtía, ed in un, Chioſtro aſſai grande, e vago. In faccia, di queſto Chioſtro, è ſopra la porta, che va in Chieſa la famoſa Madonna del Sac- co, dipinta da Andrea del Sarto con tut- ta la perfezione dell'arte. E fama fra gli intendenti, che queſta ſia la miglior'ope- ra, e più perfetta, che quel famoſo Ar- tefice conduceſſe. E in vero, chiunque at- tentamente la mira, reſta fuor di modo at- tonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel'- Agnolo Buonarruoti, ed il celebre Tiziano non ſi ſaziavano mai di rimirarla, e di commendarla in eſtremo. L'altre Lunette del medeſimo Chioſtro ſono ancor eſſe di- pinte da buoni Artefici. Il Poccetti, e il Roſſelli grandemente vi faticarono, e mol- to ancora il Salimbeni Saneſe. Sono in, queſte effigiati li fatti più ſingolari de' ſet- te Fondatori, e ne' peducci delle volte i Ritratti degli Uomini più inſigni dell'Or- dine de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cappella in volta, eretta già dalla Fa- miglia Macinghi, della quale reſtano le, Armi negli angoli, che paſſata dipoi in, quei Religioſi, ſerviva loro di Capito- lo; ma, adornata da eſſi modernamente, ed abbellita di Pitture a freſco per ogni parte, è ſtata deſtinata al culto delle, fante Immagini de i ſette Beati Fondato- ri del loro Ordine, dipinte in Tavole, di aſſai antica, e ſemplice maniera; e per- chè ſono oggi le dette Immagini aſſai ſco- lorite dal tempo, affine di meglio conſer- varle, ſono ſtate unite tutte inſieme in, un Quadro, che poſa ſull'Altare, ma ſpar- tite una dall'altra da un nuovo ornamento riccamente dorato, e coperte di criſtalli. La terza porta del loggiato, che è la prin- cipale, nel mezzo, conduce in un piccol Cortile, o Chioſtro, tutto dipinto da' più rari Artefici di quei tempi. Queſti ſono Andrea del Sarto (il Ritratto del quale, ſcolpito in marmo coll'Iſcrizione, vedeſi a mano ſiniſtra) Aleſſio Baldovinetti, il Roſſo, Jacopo da Pontormo, il Franciabi- gio, e Coſimo Roſſellini. D'Andrea è la Storia de' Magi, la Natività della Madon- na, quella ove ſi porge a baciare a' circo- ſtanti la Reliquia di San Filippo, con tut- te l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſegnalati di San Filippo Benizj mirabil- mente rappreſentano. D'Aleſſio Baldovi- netti è la Storia della Natività del Signo- re: del Roſſellini è quando San Filippo ha la viſione di Maria Vergine: del Roſſo è l'Aſſunta della Madonna: del Pontormo la Viſitazione della medeſima: e del Francia- bigio lo Spoſalizio della Vergine con San Giuſeppe. Parimente in queſto Cortile ſi vedono innumerabili Voti, altri dipinti in Tavole, altri eſpreſſi in Figure al natura- le. Entrando in Chieſa, vedeſi al primo aſpetto la Soffitta tutta d'intagli dorati ſo- pra fondo bianco, nel mezzo della quale è un gran Quadro, rappreſentante l'Aſſun- zione della Vergine al Cielo, di mano del Volterrano. Nelle pareti, tra 'l fregio del- la ſoffitta, e il cornicione, ſono dodici Quadri dipinti a freſco dall'Ulivelli, do- ve ſi rappreſentano alcuni Miracoli più ſin- golari, operati per interceſſione di Maria. A man ſiniſtra nell'entrare in Chieſa ſi trova la Cappella della Santiſſima Nunzia- ta (nel muro della quale è dipinto il di lei Volto miracoloſo) fatta di marmi vaga- mente intagliati col diſegno di Michelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappel- la, non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E l'Al- tare d'argento maſſiccio nobilmente lavo- rato, il gradino, parimente d'argento, è tutto diviſato di gioje, e pietre prezioſe. In un belliſſimo Tabernacolo è una teſta del Salvadore, mirabilmente dipinta da Andrea del Sarto. Sopra due grandi pilaſtri poſa un ricco architrave, o cornicione d'argen- to, da cui pende una cortina di lavoro ec- cellente, ſotto la quale una mantellina, parimente d'argento, che tien coperta la Sacra Immagine. Inoltre, tanti, e tanti ſon gli ornamenti di queſta Cappella, che è malagevole il poterli diſtintamente de- ſcrivere: perchè i vafi, i doppieri, le lam- pane tutte d'argento, ſon ſenza numero; i Voti, che vi ſi vedono appeſi, in con- traſſegno delle Grazie, che dalla Vergine ſi diſpenſano giornalmente, ſono infiniti. Contiguo alla detta Cappella, è un Orato- rio di forma quadrata nobilmente arricchi- to. Ha le pareti incroſtate di pietre pre- zioſe, e ſpecialmente d'agate, calcedonj orientali, e diaſpri, che rappreſentano al- cuni ſimboli di Noſtra Signora. Allato a queſta Cappella vi è quella fatta fabbrica- re dal Marcheſe, e Senator Franceſco Fe- roni, col diſegno di Giovan Batiſta Foggi- ni tutta incroſtata di marmi, e adorna di varie Statue; la Tavola dell'Altare è di- pinta da Carlo Lotti Pittor Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe, Piamontini ſono le due Statue rappreſen- tanti il Penſiero, e la Fortuna marittima, e di mano dell'Andreozzi ſono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Cateni il San Franceſco, e le Meda- glie di bronzo dorato ſono di Maſſimilia- no Soldani Benzi; le due Iſcrizioni, che ſi vedono ſotto li due Depoſiti ſono dettate dall'erudita penna del celebre Abate An- ton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, ben- chè con ordine aſſai diverſo, altre Cappel- le adornate di belle Tavole, tralle quali è molto ragguarvevole quella del Giudizio d'Aleſſandro Allori, detto il Bronzino; quella della Crocifiſſione dello Stradano; e la quarta di Pietro Perugino, o, com'al- tri vogliono, dell'Albertinelli. Siccome nella Croce della Navata, è aſſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di San Filippo Benizj, colla Tavola dipinta dal Volterrano, e con altre Pitture a fre- ſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna alla Cappella del Santo, e per cui ſi va alla Sagreſtía, è collocato un Buſto di ter- ra cotta, rappreſentante l'Effigie di detto Santo in abito della Religione; e dall'In- fcrizione, che vi fu poſta ſotto, intaglia- ta in lavagna, ſi deduce, che fu egli do- nato a quei Religioſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſubentrata già nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſervato ab antico in loro mano fino all'Anno 1592. E da queſta Effigie è ſtata forſe ritratta quella di argento, la quale ſi eſpone ogni anno ſull'Altare nel gior- no della ſua Feſta. Ritornando a man de- ſtra, nella prima Cappella della Famiglia del Palagio adorna di varj marmi, è una Tavola dell'Empoli, che è ſtimata la mi- glior'opera da eſſo fatta. Nella ſeconda vi è una Tavola dipinta da Pier Dandini, pro- feſſore di molto pregio. Ma la terza Cap- pella tutta incroſtata di marmi con bel di- ſegno intagliati, e nobilmente arricchita, fu fatta fabbricare dal Marcheſe Fabrizio Colloredo del Friuli: la Tavola è di mano del Vignali, e la Cupola del Volterrano. Ognuna delle ſeguenti Cappelle ha qual- che coſa di ſingolare, e ſpecialmente quel- la de' Bandinelli, prima de' Pazzi, dov'è di marmo un Criſto morto, ſoſtenuto da Dio Padre, opera inſigne di Baccio Bandi- nelli. In faccia a queſta, è in luogo poco oſſervato la Cappella di Santa Barbera, ove ſi vedono molte memorie ſepolcrali di ſi- gnori di conto di varie Provincie Oltra- montane. Al fine della Navata, ſi tro- va una Tribuna aſſai grande di figura ro- tonda con bella Cupola, e rilevata, fat- ta col diſegno di Leon Batiſta Alberti Gentiluomo Fiorentino, a ſpeſe di Lodovi- co Gonzaga, ſecondo Marcheſe di Manto- va. E' in oggi queſta Tribuna tutta ador- nata di ſtucchi, come altreſì la Cupola, dipinta da Baldaſſar Franceſchini, detto il Volterrano. Ha queſto inſigne Pittore di- pinto la Vergine, quando Aſſunta in Cie- lo, vien coronata dalla Santiſſima Trinità. Intorno intorno ha dipinti i Patriarchi, i Profeti, e i Santi del Teſtamento Vecchio, con alcuni altri del Nuovo, che prima della Vergine erano paſſati alla Gloria, re- cedendo in queſto dall'uſo di quaſi tutti i Pittori, che nel dipignere Storie antiche, meſcolano ſpeſſe volte Perſone, che viſſe- ro molti Secoli dopo. Finalmente in que- ſta grand'opera è laudabile, non meno l'in- venzione, e 'l diſegno, che la vaghezza del colorito. Corriſponde alla Cupola il Coro de' Frati, i quali, oltre al numero di cento, con ſommo decoro, e con eſqui- fitezza di canto, vi celebrano gli Uſizj Di- vini. Nove Cappelle ſi trovano intorno al Coro, molte delle quali fon adorne di marmi, e di belliſſime Tavole. Nella ſe- conda Cappella a man deſtra v'è una Ta- vola del Bilivelti, nella quale è dipinto lo Spoſalizio di Santa Caterina. Nella ter- za la Tavola del cieco nato è di mano del Paſſignano. Nella quinta, che fu già fab- bricata a proprie ſpeſe di Giovanni Bolo- gna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſerene, e marmi, ſono di ſtima grande le Statue, i Baſſirilievi di bronzo, e le tre Tavole, una del Paggi, l'altra del Ligoz- zi, e la terza del Paſſignano: Siccome è ammirabile il Crocifiſſo di bronzo, fatto ſopra un modello dello ſteſſo Giovanni Bo- logna. Nella ſefta la Tavola della Reſur- rezione, è d'Agnolo Bronzino. Nell'otta- va il San Michele di mano del Pignoni Pit- tor celebre; e nella nona la Natività di Maria Vergine fatta da Aleſſandro Allori, il cui figliuolo Criſtofano dipinſe uno de' Quadri laterali, che è tenuto in gran pre- gio. L'Altar maggiore è molto ricco, e, magnifico. Ha il Ciborio grande d'argen- to, di bellezza, e di pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto parimente d'argento, con Figure di baſſorilievo, che ſolamente adopraſi nelle Feſte ſolenni, nelle quali, tanto ſono i vaſi, i doppieri, le Statue, e gli ornamenti prezioſi, che vi ſi vedono, che certamente non hanno pari. Sul piano del Preſbiterio poſano due magnifici Depo- ſiti di marmo, uno del Veſcovo Angelo Marzi, colla Statua al naturale di mano di Franceſco da Sangallo; e l'altro del Sena- tore, e poi Sacerdote Donato dell'Antel- la, inſigne Benefattore della Chieſa. La Statua è di Giovan Batiſta Foggini, e l'In- ſcrizione del Senatore, e Auditore Filippo Buonarroti. Queſta Chieſa è ſtata moder- namente adornata di ſtucchi, e di Pilaſtri incroſtati di marmi, e d'alcuni Medaglioni dipinti a freſco di Piero Dandini. In ſom- ma ell'è in tutte le ſue parti ragguarde- vole, e per queſto ſi è renduta al Mondo famoſa, non eſſendovi Foreſtiero, che non ſi porti a viſitarla. Il Convento poi, ove abitano in gran numero i Religioſi, è mol- to comodo, e magnifico, per lo notabile, accreſcimento fattovi ultimamente; ed ivi pure ſon degne d'eſſer vedute, la Librería nuovamente fabbricata, perchè, oltre alla copia de' Libri, vi s'aggiungono molti or- namenti, che la rendono ſingolare; e nel Chioſtro interiore la Cappella della famoſa Accademia del Diſegno, per la Tavola del- l'Altare, che è del Paſſignano, e per due Quadri a freſco, che ſono opera di Gior- gio Vaſari, e di Santi di Tito. Partendo- ſi da queſto luogo, laſceremo per brevi- tà, e minor tedio del Foreſtiero, tutta la parte, che reſta dietro alla Chieſa, quantunque in eſſa vi ſi poteſſe oſſerva- re il

B 3 luo-

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PALAZZO de' Marcheſi Guadagni aſſai vago, e di bella Architettura, e fornito di copioſa Librería, e il

PALAZZO del Marcheſe Scipion Cappo- ni di nuova ſtruttura, edificato col diſegno del Cavalier Carlo Fontana, ſiccome i due Giardini, uno del Marcheſe Salviati, l'altro de' Geſuiti; e il

PALAZZO de' Conti della Gherardeſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino. Pertanto venendo per la Via de' Servi, tra molti, v'è aſſai ragguarde- vole il

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fat- to con buon diſegno, e adorno di molte Statue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſi- mo di Medaglie; e volgendo a mezzo di detta ſtrada a man ſiniſtra, ci condurre- mo alla

CHIESA, E MONASTERO DE' MO- NACI CAMALDOLENSI. La Chieſa è ſtata rifatta di nuovo non è gran tempo. La volta è tutta dipinta a freſco di mano d'Aleſſandro Gherardini. Anche il Mona- ſtero è ſtato reſtaurato, e nella Librería, ove ſi conſervano rari MSS. è uno sfondo di Luca Giordano. Nell'orto ſi vede il principio del famoſo Tempio della Fami- glia delli Scolari, tanto lodato da Giorgio Vaſari. Rimpetto a queſto Monaſtero cor- riſponde il

glia

PALAZZO de' Giugni, fatto col diſe- gno dell'Ammannato, Edifizio in ogni par- te ragguardevole. Ma ſeguitando per la Via di Cafaggiuolo, uſciremo di ſtrada per viſitare la Chieſa di Santa Maria degli An- geli, chiamata in oggi

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la belliſſima Cappella de' Neri, che ben può dirſi tale per le Pit- ture di Bernardino Poccetti, il quale, ſe in ogni opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpecialmente ſuperò ſe medeſimo. Ammirano gl'intendenti, ſopra d'ogni al- tra coſa, la bella Cupoletta, ove è dipin- to il Paradiſo; perchè in eſſa ſono innu- merabili le Figure de' Santi, ma coſì bene, e con tal'arte diſpoſte, che la moltitudi- ne non genera confuſione, ma reca dilet- to, e vaghezza. All'Altare di detta Cap- pella è una Tavola del Paſſignano: e final- mente non vi manca ornamento, che la poſſa render più vaga. Paſſando per un, Cortile s'entra in Chieſa, la Soffitta del- la quale è tutta dipinta da Jacopo Chiavi- ſtelli. Ha una ſola Navata, ma però ri- partita in varie Cappelle, in ciaſcheduna delle quali ſi vedono Tavole di Pittori aſ- ſai ragguardevoli. Ma di gran lunga ſu- periore in bellezza, ed in pregio è la Cap- pella maggiore, nella quale ſta ripoſto il Sacro Corpo di Santa Maria Maddalena de' Pazzi Nobil Fiorentina. Ella è tutta in- croſtata di marmi miſti, de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali Edifizj s'adopri- no. Sono fra gli altri ornamenti molto ammirabili, dodici Colonne di diaſpro di Sicilia, i capitelli, e imbaſamenti delle, quali fon di bronzo dorato. In alcuni ova- ti ſi vedono Baſſirilievi parimente di bron- zo, eſprimenti i fatti più ſegnalati della Santa, e queſti ovati ſon retti da alcuni Angioletti di marmo del Marcellini. Nel- le quattro nicchie ſono quattro Statue di marmo, che figurano le quattro Virtù più ſingolari, che riſplenderono in queſta Ver- gine. La Tavola dell'Altar maggiore è di Ciro Ferri, di cui è il diſegno e l'Archi- tettura della Cappella. L'altre due Tavo- le laterali, ſono di mano di Luca Gior- dano, e la Cupola è opera di Piero Dan- dini ambedue Pittori famoſi. In ſomma non v'è coſa, che non ſia ragguardevole, e di gran pregio, avendo fatto a gara, per ab- bellire queſto Sacrario, l'eſquiſitezza del- l'opere, e la ricchezza, e nobiltà de' ma- teriali. Ripigliando il cammino per la ſtra- da già tralaſciata, troviamo in primo luo- go il Monaſtero di

S A N-

SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chieſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi do- rati, col diſegno di Giovan Batiſta Foggi- ni, ove merita di eſſere oſſervata la Ta- vola dell'Altar maggiore mirabilmente con- dotta dal celebre Anton Domenico Gabbia- ni, oltre le altre tutte di valenti Pittori. Quindi paſſeremo alla Parrocchiale

del-

CHIESA DI SANT'AMBROGIO, dove abitano Monache dell'Ordine di San Be- nedetto. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta Chieſa, è la Cappella del Miracolo, detta così, perchè in eſſa conſervaſi parte del Sangue congelato di Noſtro Signore ri- trovato in un Calice, dove da un Sacer- dote, per inavvertenza, era ſtato laſciato del vino conſagrato, che in Sangue ſi vi- de miracoloſamente convertito, eſſendo ciò accaduto l'Anno di noſtra ſalute 1230. Vi- cino a queſta Chieſa ſi trovano nove Con- venti di Monache, ed uno di Religioſi Clau- ſtrali dell'Ordine di San Franceſco di Pao- la, ma per non iſtraccare il Foreſtiero col- la viſita di queſte Chieſe, benchè in eſſe ſi poteſſero oſſervare alcune Pitture di pre- gio, e ſpecialmente in quella di Monte, Domini la Tavola di Santo Stefano del Ci- goli: in quella delle Murate, nel cui Mo- naſtero fu già educata Caterina de' Medi- ci Regina di Francia, alcune Pitture di Fra Filippo Lippi; ed alcune del Grillan- dajo in quella di San Jacopo: tornando adunque indietro, potrà dare un occhiata alla Chieſa delle Monache di

dajo

SAN FRANCESCO, rinnovata con gran magnificenza dall'A. R. del Gran Principe Ferdinando di Toſcana di glor. mem. ſul modello fattone da Giovambatiſta Foggini; e quivi potrà oſſervare, frall'altre Tavo- le, quella dell'Altare ſituato in cornu Epi- ſtolæ, che è copia d'una delle più mara- viglioſe Opere d'Andrea del Sarto. Quin- di paſſando alla Chieſa di

SANTA CROCE de' Frati Minori Con- ventuali; entreremo in un Tempio aſſai grande, e magnifico, lungo dugenquaran- ta braccia, e largo braccia ſettanta. Fu queſto fabbricato intorno all'Anno 1294. col diſegno d'Arnolfo, che fu l'Architet- to del Duomo, benchè dipoi reſtaurato col diſegno di Giorgio Vaſari. La maggior parte de' Foreſtieri concorre a queſta Chie- ſa, tirata dalla curioſità di rimirare quel- le belliſſime Tavole, che l'adornano, nel- le quali la Paſſione tutta di Noſtro Signo- re, e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſta- ta mirabilmente rappreſentata da' primi Ar- tefici di quei tempi. Ora facendoci dalla Porta di mezzo, benchè l'ordine dell'I- ſtoria richiedeſſe cominciare d'altrove, nel- la prima Tavola, che ſi trova a man de- ftra, allato alla ſuddetta porta, è dipinta la depoſizione di Croce di Noſtro Signo- re, di mano di Franceſco Salviati; la ſe- conda, dov'è la Crocifiſſione, è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il famoſo Se- polcro di Michelagnolo Buonarroti, Gen- tiluomo Fiorentino, Poeta, Scultore, Pit- tore, ed Architetto di sì gran nome, e di sì grand'eccellenza, che non vi ha lingua, che le ſue lodi poſſa baſtevolmente ſpiega- re. Vedonſi a piè dell'Urna tre belle Sta- tue di marmo, che rappreſentano la Scul- tura, l'Architettura, e la Pittura, in at- to compaſſionevole, e meſto: e ſopra l'Ur- na, la teſta, e il buſto di marmo del Buo- narroti. Fu queſt'opera fatta da tre Mae- ſtri, cioè Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del primo de' quali è la Statua dell'Architettura, del ſecondo quella della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ri- tratto di Michelagnolo. Segue la terza Cap- pella, dov'è dipinto da Giorgio Vaſari, quando Criſto porta la Croce al Calvario; la Tavola quarta rappreſenta l'Ecce Ho- mo, ed è fattura di Jacopo di Meglio. Aleſſandro del Barbiere dipinſe la quinta, in cui ſi figura la Flagellazione alla colon- na; la ſeſta dov'è dipinto Noſtro Signore quando fa Orazione nell'Orto, è opera di Andrea del Minga; appreſſo la quale è la Cappella de' Cavalcanti, ove s'ammira ſcol- pita in macigno la Vergine Annunziata dal- l'Angiolo, fatta con ſingolare artifizio dal celebre Donatello; ed allato v'è il Sepol- cro di Leonardo Aretino, inſigne Scritto- re d'Iſtorie. Finalmente la ſettima Cap- pella ha una Tavola già cominciata dal Ci- goli, e finita dal Bilivelti, in cui ſi rap- preſenta l'entrata di Criſto in Geruſalem- me il giorno delle Palme. Nella Croce del- la Navata trovaſi la Cappella de' Barberini, dov'è ſepolto in eſſa Franceſco da Barbe- rino, Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rap- preſenta quando San Franceſco riceve le Sacre Stimmate; v'è anco la Cappella de' Calderini allato alla Sagreſtia, tutta incro- ſtata di marmi carrareſi, e ornata di belle Pitture. Paſſato l'Altar maggiore, in cui di preſente conſervanſi le Sacre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi Nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ord- ine de' Minori Conventuali chiara per ſan- tità, e per miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240. e l'altre Cappelle di minor pre- gio; ſi trova la Cappella, o Tribuna de' Niccolini, d'ordine però diverſo dall'al- tro. Quanto ſia bella, e di vaghezza ri- piena, non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E' ella tutta incroſtata di marmi carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile, e dili- gente lavoro, che non può l'uomo deſide- rar di vantaggio. Di mano del Francavil- la Scultor Fiammingo, ſono le cinque Sta- tue di marmo, che una figura Aaron, e l'altra Mosè, e la terza rappreſenta la Ver- ginità, la quarta la Prudenza, e la quin- ta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte ſono di mano d'Aleſſandro Allori, e le Pittu- re a freſco del Volterrano, con sì gran, perfezione condotte, che queſte ſole baſte- rebbero per eternargli la fama, laſciando quella, ove di mano del Cigoli è dipinto Criſto morto. Alle ſette Cappelle della deſtra Navata, corriſpondono dalla ſiniſtra altre ſette dell'iſteſs'ordine, e Architettu- ra. La prima, per non tornare indietro, ma ſeguitare fino all'uſcir di Chieſa, ha una Tavola di mano del Vaſari, dov'è dipinta la Venuta dello Spirito Santo; nel- la ſeconda di mano dello Stradano, è fi- gurata l'Aſcenſione di Criſto al Cielo. Al- lato a queſto Altare, e dirimpetto al Se- polcro di Leonardo Aretino, è quello di Carlo Aretino, Poeta, e Segretario della Repubblica. Del mentovato Vaſari è l'Ap- parizione agli Apoſtoli nella terza Cappel- la, nella quarta, e quinta, di Santi di Tito ſono le due Tavole, che una, quan- do Gesù è a menſa con Cleoſas, e Luca, e l'altra, quando reſuſcita dal Sepolcro; nella ſeſta è di mano di Batiſta Naldini, quando Criſto è nel Sepolcro; e nella ſettima quando Noſtro Signore va al Limbo de' Santi Padri, fu dipinta da Agnolo Allori, chiamato il Vecchio Bronzino. Oltre que- ſte Pitture di ſingolare ſquiſitezza, e per- fezione, ſe ne trovano in queſta Chieſa al- cune di Cimabue, e di Giotto, le quali, quantunque ſiano dalle moderne Pitture ſuperate in bellezza, non è però, che non meritino d'eſſer tenute in grande ſtima, per la venerazione, che ſi dee a quei due primi maeſtri, e reſtauratori della Pittura. E ancora maraviglioſo il Pergamo, tutto di marmo di Seravezza, e vagamente in- tagliato da Benedetto da Majano. Sono in eſſo cinque Storiette de' fatti più ſingolari di San Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, ma così bene, e felicemente, che non han- no prezzo. Ne' vani, che ſono in mezzo de' beccatelli, ſi vedono cinque Statuette a ſedere di bellezza ſtraordinaria, che rap- preſentano la Fede, la Speranza, la Ca- rità, la Fortezza, e la Giuſtizia. Più mi- rabile però fu l'artifizio uſato, nell'adat- rar queſto Pergamo ad una colonna, nel- la quale rimane incaſſato, eſſendochè la medeſima colonna ſia nel mezzo forata, e per una ſcala acconciavi dentro vi s'aſcen- da. Alla grandezza della Chieſa corriſpon- de il Convento, di moltiſſime comode abi- tazioni ripieno, e continovamente abitato da più di cento Religioſi, tra' quali in ogni tempo fiorirono Uomini ſegnalati, non ſo- lo in lettere, e in dignità più coſpicue, ma eziandío in ſantità di coſtumi. In que- ſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimiterj è una quan- tità conſiderabile di Sepolture, e di me- morie di Famiglie primarie, e d'inſigni ſoggetti di Firenze, e d'altrove, fralle qua- li appiè della Tribuna fatta dalla Famiglia Alberti, è il Sepolcro del Cardinale di queſta Caſa. E' fama, che Sifto V. Som- mo Pontefice, nel tempo, che fu Religio- ſo, per molt'anni quivi abitaſſe, leggen- do Filoſofia. Gode queſto Convento il Pri- vilegio, che uno de' ſuoi Religioſi ſoſtenga il carico d'Inquiſitore, Dignità ragguarde- vole, ſoſtenuta in Toſcana da' Minori Con- ventuali, e ſempre da Soggetti di gran va- lore. Poſſiede queſto Convento una copio- ſa Librería di antichiſſimi Manoſcritti, da cui gli eruditi hanno cavato molte memo- rie. Preſſo il Noviziato fatto edificare con gran magnificenza a proprie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, evvi il Depoſito del fa- moſiſſimo Galileo Galilei Fiorentino, le cui Opere l'hanno renduto celebre per tutto il Mondo. Dalla Chieſa ſi fa paſſaggio alla

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la

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PIAZZA contigua, circondata di ſtecco- nati, e deſtinata principalmente al Giuo- co del Calcio, proprio della Nobiltà Fio- rentina in tempo di Carnovale. Compari- ſcono ſu queſta Piazza (quando accade, che queſto ſi faccia ſolennemente) cinquan- taquattro Nobili Giovani riccamente veſti- ti, e in due ſquadre diviſi, l'una delle quali, dal colore degli Abiti, e delle In- ſegne ſi diſtingue dall'altra. Capi di que- ſte ſono due Alfieri, più degli altri no- bilmente addobbati, e ſerviti da molti Pag- gi. Entrando in Campo, preceduti da trom- be, e da tamburi, a coppia a coppia, e con belliſſima ordinanza, giran dintorno il Teatro, facendo moſtra di lor perſona; in- di l'uno dall'altro diſpartendoſi, ſotto il proprio Padiglione s'alloggiano. Intanto ſi dà il ſegno della Battaglia, e in un tem- po medeſimo, vedonſi dall'una, e dall'al- tra parte ſquadronati, a foggia d'Eſerci- to. Unite le ſquadre, ſi getta in mezzo il Pallone, ed in un ſubito cerca l'una di ſpingerlo verſo l'altra, e dall'altra vien riſoſpinto. Quei, che rimangon per retro- guardia, ripigliando il Pallone, proccura- no con ogni sforzo di trarlo ſuor degli ſtec- cati, per la parte ad eſſi contraria, e quan- do ciò rieſca loro di poſta, s'intende vin- ta la caccia. Ben'è vero, che avviſtiſene gli avverſarj, corrono addoſſo all'inimi- co, e afferratolo per le braccia, impediſco- no, che più oltre s'avanzi. Il ſimile fan- no quelli, che ſon rimaſti alla difeſa del poſto, i quali mentre non vengan ſorpreſi all'improvviſo, ribattono gagliardamente il Pallone, e riſoſpingono indietro chi ten- ta inoltrarſi da quella parte. Ora in que- ſta Battaglia, mirabil coſa è il vedere, co- me ciaſcuno s'ingegni di ſuperare, e d'ab- battere il ſuo contrario, urtandolo per far- lo cadere, lottando, e pugnando ſeco, e varie ſtrattagemme uſando per vincere. Ma più mirabile ſi è il vedere una ſquadra, che impadronita del campo nimico, e ſu' confini della vittoria, in un momento ri- ſoſpinta fuggire, e ſpeſſe volte rimaner ſuperata. In ſomma è Giuoco queſto, do- ve fa pompa da una patte la vaghezza, e ricchezza di belle diviſe, colla ſplendidez- za degli ornamenti, e dall'altra la robu- ſtezza, e agilità di chi opera. Onde non è maraviglia, che vi concorra la maggior parte della Città, e rechi al pubblico al- legrezza, e diletto. Uſcendo dalla Piazza, in cui è degna d'oſſervazione la Facciata della caſa dell'Antella, dipinta dal Paſſi- gnano, e da Giovanni da San Giovanni, ambedue Pittori famoſi, e volgendo a man deſtra, trovaſi poco diſtante la

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CHIESA DI SAN SIMONE, la di cui Soffitta tutta d'intaglio indorato, fa vaga moſtra. Nella teſtata ſopra la porta ſi ve- de una Tavola molto bella di Batiſta Nal- dini, ov'è dipinta la depoſizione di Cro- ce. Il San Girolamo, che dall'Angiolo vien avviſato, è di mano del Marinari. Del Vignali ſono le due Tavole, una dov'è dipinto un San Bernardo, e l'altra un San Franceſco. All'Altar maggiore ſono di pre- gio le due Statue di marmo, e il Ciborio vagamente ſcolpito. Preſſo a queſta Chieſa ſono le prigioni delle Stinche, recinte da un'altiſſima, e forte muraglia. Ma rito- rnando ſulla Piazza, piglieremo il cammi- no verſo la Chieſa di

C 2 va-

SAN JACOPO TRA' FOSSI, dove non troveremo già le belle Tavole d'Andrea del Sarto, che tanto eloquentemente furo- no celebrate dal Bocchi, e da varj Scri- tori di primo grido, avvengachè ſi ritro- vino preſentemente nel Real Palazzo de' Pitti: troveremo bensì le copie delle me- deſime, una delle quali è così bella, che ſebben copia, è nondimeno tenuta in gran pregio; e il quadro della Soffitta vagamen- te colorito dal Gherardini. Seguitando il cammino, e laſciato a man ſiniſtra il Cor- ſo de' Tintori, dove abitano ſino al nume- ro di cento Corazze, che ſono Guardie a cavallo di S. A. R. giungeremo alla

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atteſochè in un loggiato aſſai comodo, d'Ar- chitettura Toſcana, vendeſi il grano pub- blicamente, preſſo al quale è ſituato un

PALAZZO iſolato deſtinato per la Ruo- ta Fiorentina; dietro al quale ſi fabbrica preſentemente una comoda ſtanza, per col- locarvi la copioſa, e ſcelta Librería del celebre Antonio Magliabechi, laſciata da lui a benefizio del Pubblico. Di quì paſ- ſeremo alla

lui

CHIESA NUOVA DE' PADRI DEL- L'ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI, la quale dee ſervire per Oratorio, quando ſarà fabbricata la Chieſa grande. Fu que- ſta fatta col diſegno di Gherardo Silvani, e modernamente è ſtata arricchita di varj ornamenti di Pittura, e di Scultura di ec- cellenti Profeſſori, fra' quali è la Tavola dell'Altar maggiore d'Antonio Puglieſchi, e la Pietà d'Aleſſandro Gherardini, e lo sfondo di Giovanni Sagreſtani. La Tavola, che oggi ſi vede all'Altare del Santo, è di mano di Anton Domenico Gabbiani, fta- tavi collocata, non molti anni ſono, in luogo di altra, che vi era di Onorio Ma- rinari, la quale fu adattata all'Altar mag- giore della Chieſa di San Firenze, ivi con- tigua, ufiziata da i Padri di detto Orato- rio. I Baſſirilievi di marmo ſono parte di Antonio Montauti, e parte di Giovacchino Fortini, di cui ſono anche le Statue. In Sagreſtía è un Quadro molto ſtimato di Giovan Maria Morandi. La Facciata di que- ſto Oratorio, che è tutta lavorata di pie- tra forte, e adornata di alcune Figure di marmo, è ſtata ultimamente condotta a fi- ne col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Poco diſtante da queſta Chieſa, e da quel- la di Sant'Apollinari, ſi trova la

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BADIA FIORENTINA, dove abitano Monaci Caſinenſi, dell'Ordine di San Be- nedetto, così chiamata per antonomaſia, per eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fondata in Firenze. La Conteſſa Willa Ma- dre, col Conte Ugo Marcheſe di Brandem- burgo, e Vicario d'Ottone Terzo Imper- adore in Toſcana, moſſa da inſpirazione Di- vina, a proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed il figliuolo la dotarono di ricchiſ- ſime rendite. Onde, in ſegno di gratitu- dine verſo il detto Conte Ugo loro Bene- fattore, introduſſero poi quei Monaci da gran tempo addietro, e continovano tut- tavia il coſtume di ſar celebrare ogni anno da un Giovane nobile l'Orazione in ſua, lode dopo la Meſſa grande nella mattina di Santo Steſano Protomartire, antichiſſi- mo Contitolare di detta Badía, già fonda- ta ſotto il principal Titolo di Santa Maria. Il ſuo principio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285. col diſegno d'Arnolfo, grandemente reſtaurata, ma nel preſente Secolo, rinnovata quaſi da' fondamenti, ſi è renduta vaga oltremodo, quantunque mol- to vi reſti da fabbricare, per ridurla alla total perfezione. Di quella parte però, che terminata ſi vede, nè coſa più magni- fica, nè meglio inteſa ſi può mai deſide- rare. Alla nobiltà dell'Architettura corri- ſponde l'eleganza degli ornamenti. Dalle due parti laterali ſi vedono due Terrazzi- ni di pietra, con vaghi intagli dorati. So- pra di quello a man deſtra è ſituato l'Or- gano, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Ta- vola, dov'è dipinta Maria Vergine Aſſun- ta, di mano di Giorgio Vaſari, la quale al tempo del Bocchi era poſta ſull'Altar maggiore. E' parimente di molto pregio la Soffitta, tutta fatta di finiſſimo intaglio. Le Tavole delle Cappelle ſono ancor eſſe di gran bellezza, e valuta. Quella di San Mauro a man deſtra, è fatta da Onorio Marinari Pittore ſtimatiſſimo, molto caro a chi ſcrive, per eſſere ſtato ſuo primo Maeſtro nel Diſegno. Segue l'altra di Gio- vambatiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta dello Spirito Santo. A man ſini- ſtra, di mano di Franceſco Salviati ſi ve- de dipinto un Criſto, che porta la Croce al Calvario, e nella Cappella dirimpetto a queſta, evvi una Tavola di mano di Fra Filippo, in cui vedeſi un San Bernardo ef- figiato con ſingolar diligenza. Sono ezian- dío conſiderabili tre Sepolcri d'Uomini ſe- gnalati; il primo ſi è del mentovato Con- te Ugo principal benefattore di queſta Chie- ſa. Furono ſcolpiti i marmi di queſto Se- polcro da Mino di Fieſole, e riuſcì tutta l'opera di maraviglioſo artifizio: il ſecon- do è del Cavaliere Bernardo Giugni, e il terzo di Giannozzo d'Agnolo Pandolfini, Cavaliere di gran nome in tempo di Re- pubblica, la cui Famiglia è padrona del- la Cappella, o Tribuna, ſituata preſſo al Veſtibolo di queſta Chieſa. Rincontro alla Badia è l'antico

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PALAZZO DEL PODESTA' molto va- ſto, e dove ſono le pubbliche Carceri. Se- guitando il viaggio verſo il canto de' Paz- zi, da man ſiniſtra ſi laſcia

L'ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſogliono congregarſi i Buonomini. E' celebre queſt'Oratorio, non ſolo per eſſe- re ſtato fondato al tempo di Sant'Antoni- no Arciveſcovo di Firenze, e a ſua per- ſuaſione, e conſiglio, ma eziandío per l'o- pere inſigni di miſericordia, che di conti- novo vi ſi eſercitano. Ed in vero è pro- digio mirabile della Provvidenza Divina, che queſta Caſa ſenza ſondo, o ferma ren- dita annuale, ma ſolamente provveduta di elemoſine, e di laſciti pii, giornalmente provveda del neceſſario tante povere Fa- miglie onorate. Laſciaſi ancora a man de- ſtra la Chieſa di

SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſ- ſervare alcune Tavole di pregio, e ſpecial- mente la Nunziata di mano dell'Empoli, quella dell'Altar maggiore d'Andrea del Caſtagno, e l'altra del Pontormo, dov'è dipinta la Vergine con Santa Barbera, e San- t'Antonio. Giunti dunque alla cantonata, vedremo due

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PALAZZI, l'uno dirimpetto all'altro, ambedue di ſtraordinaria bellezza, e ambe- due pure della Famiglia degli Strozzi. Quel- lo di più antica maniera ſi crede già alza- to col diſegno del Brunelleſco, e fu per l'avanti della Famiglia de' Pazzi; e facen- do ivi angolo, colla loro Arme in fronte, s'appella perciò da remotiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bello però è quel- lo, che per anco non è terminato. Fu fab- bricato col diſegno dello Scamozzi, nell'O- pere del quale pubblicate alla Stampa, ve- deſi delineato. Le fineſtre a terreno ſono del Buontalenti, e del Caccini è il Porto- ne principale. La Facciata di verſo il Bor- go degli Albizzi, è fatta col diſegno del Buontalenti, ed è così ben'inteſa, che i Profeſſori non ceſſano di lodarla. Allato a queſta è degna eziandío di lode la Faccia- ta del Caſamento della predetta Famiglia de' Pazzi, la quale fu alzata col diſegno dell'Ammannato. Poco diſtante da queſto luogo è un

PALAZZO del Duca Salviati molto agia- to, e comodo; e dietro a queſto nella Via, detta volgarmente dello Studio, è il

CONVENTO de' Padri delle Scuole Pie, deſtinati ad ammaeſtrare la Gioventù nelle Lettere, e nella Pietà: e accanto a queſto è l'Univerſità di Firenze, detta lo

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STUDIO FIORENTINO, ove di conti- novo leggono pubblicamente varj Profeſſo- ri di diverſe Scienze, come di Teología, di Storia Sacra, e Profana, Giuriſpruden- za, Mattematica, Filoſofia, Umanità, e Lingua Greca, Ebrea, e Toſcana. Quivi ancora hanno la loro Reſidenza le celebri Accademie Fiorentina, della Cruſca, e de- gli Apatiſti. Proſeguendo il cammino per la medeſima Via, chiamata Borgo degli Al- bizzi, ſi vedono molti Palazzi, quanto bel- li di fuora, altrettanto per di dentro ma- gnifici, e ſpecialmente il

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic- ciardini, ed oggi negli Altoviti, nella Fac- ciata del quale ſopra varj Pilaſtri, ſi ve- dono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quin- dici Uomini illuſtri di queſta noſtra Città. Quivi in mezzo la via è una laſtra di mar- mo, poſta in memoria dell'inſigne miraco- lo da San Zanobj operato in queſto luogo, con aver riſuſcitato un fanciullo. Alla fi- ne poi della ſtrada, trovaſi la Piazza, e Chieſa di

SAN PIER MAGGIORE, la Facciata, e Loggia della quale tutta di pietre ſere- ne, è molto vaga, e di belliſſima Archi- tettura. Sono in queſta Chieſa molte Ta- vole di Pittori eccellenti, e ſpecialmente una Nunziata aſſai bella, di mano del Fran- ciabigio, la prima nell'entrare a man de ftra. Nella Cappella Palmieri, è di mano di Sandro Botticelli la Tavola, dove è di- pinto il Paradiſo, con numeroſa moltitu- dine di Angeli figurati molto in piccolo, e Maria Vergine coronata dal ſuo Figliuo- lo. Nella prima Cappella a mano ſiniſtra al nuovo Altare del Catani, è una Tavo- la di Aleſſandro Gherardini. Più di tutto però è mirabile la bella Tavola dell'ado- razione de' Magi fatta dal Cigoli, una del- l'opere migliori di queſt'inſigne Pittore. Preſſo a queſta e una delle Cappelle della Famiglia de' Marcheſi Albizzi, ov'è una Tavola, rappreſentante il Martirio di San- ta Lucia, di mano del Volterrano. Un'al- tra ſimile a quella del Cigoli, fu dipinta dal Paſſignano, ed è accanto alla Sagreſtia, la quale, ſebbene è di gran pregio, ſtimaſi nondimeno dagl'intendenti inferiore alla ſuddetta. Nella Cappella della Famiglia da Filicaja è il Depoſito del famoſo Senatore Vincenzio da Filicaja con un Iſcrizione fatta da Benedetto Averani. Poco diſtante da queſta Chieſa, è la Via chiamata di Sant'Egidio, dov'è il

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PALAZZO de' Martellini, grandemente lodato dal Bocchi, e preſſo a queſto trovaſi la Via della Pergola, dov'è la Chieſa, e Oſpizio di

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SAN TOMMASO D'AQUINO, in cui ricevonſi tutti i poveri Pellegrini Oltra- montani, i quali con patente del proprio Veſcovo, portanſi a viſitare i luoghi Santi d'Italia. E` grandiſſima la Carità, colla quale da perſone nobili, e pie ſon ricevu- ti, e ſerviti, onde è, che ritornati alla. Patria quei, che vi furono ammeſſi, non ſi ſaziano di commendarlo. Si eſercitano ancora in queſto luogo tutte l'altre opere di Miſericordia con ſingolar pietà, ed af- fetto non ordinario. La Chieſa è tutta in- croſtata con buon guſto di ſcagliola, che fa bella moſtra, e maſſimamente le due co- lonne dell'Altare finte di verde antico. La Tavola è di mano di Santi di Tito; e la volta è tutta vagamente dipinta. Allato a queſto Oſpizio è lo

STANZONE, o Teatro per le Comme- die, più di prima abbellito, coll'occaſione delle Nozze del Sereniſſimo Gran Principe Ferdinando di Toſcana, colla Sereniſſima Principeſſa Violante Beatrice di Baviera. Ma rientrando nella Via di Sant'Egidio, trovaſi in faccia d'una Piazza contigua l'Ar- ciſpedale di

SANTA MARIA NUOVA, edificato dalla nobil Famiglia de' Portinari intorno all'anno 1287. La Facciata di queſto no- bil Edifizio, a cui fu dato principio nel Secolo paſſato col diſegno del Buontalenti, è oltremodo mirabile. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chieſa, nelle pareti della qua- le ſi vedono dipinte due Storie da Loren- zo di Bicci, che rappreſentano la funzione della Sagra, fattane già da Martino V. Som- mo Pontefice. Quattro belliſſime Tavole adornano gli Altari di queſto Tempio. Dal- la deſtra è la prima di mano del Fiche- relli, detto Ripoſo, e la ſeconda del Pag- gi. A man ſiniſtra la prima Tavola rap- preſenta un San Lodovico Re di Francia, che guariſce dalle gavine, ed è fattura del Voltetrano; e la ſeconda, ov'è dipinta la depoſizione di Croce, è opera del Bronzi- no. All'Altar maggiore fabbricato di mar- mi carrareſi, intarſiati di belliſſime pietre; v'è un Ciborio parimente di pietre, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Da un de' lati è lo Spedale degli Uomini, e dall'altro quel delle Donne, ambedue fab- bricati colla medeſima Architettura. Ed avvengachè moltiſſimi infermi continova- mente ci ſi ricevano, grandiſſime, e mol- te ſono l'abitazioni con bell'ordine diſpo- ſte, acciò facile rieſca agli Aſtanti il prov- vedere gl'Infermi di quanto loro abbiſo- gna. Sono in queſto luogo ſpeſati moltiſ- ſimi Giovani, che da varie parti concorro- no, per apprendere co' veri precetti, la, pratica della Cirurgía ſotto la diſciplina degli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipen- diano; e preſtando nel medeſimo tempo il loro ſervizio, ſempre lo rendon più cele- bre, non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia, uſcendone Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſſiſtono notte, e giorno; molti i Medici, che giornalmente inter- vengono alla cura di queſti infermi. Mol- ti gli ſpirituali, e temporali ajuti, che ſi ricevono in queſto luogo, premendo alla Pietà ſingolare di S. A. R. noſtro clementiſ- ſimo Signore la ſalute del corpo, e il pro- fitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi però tralaſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguardevo- le, è ſtato nuovamente arricchito d'una copioſa Librería pubblica, ripiena ſpecial- mente di Libri alla Medicina ſpettanti, e d'ogni ſorta d'erudizione; ancora d'un. Giardino di ſemplici ricco d'erbe, e pian- te ſingolari; e parimente d'uno ſpazioſo Campoſanto, con altro Spedale anneſſo per i Pazzi, il tutto fabbricato con ſomma ma- gnificenza, e ſpeſa non ordinaria. Proſe- guendo più oltre, ſi trova la Chieſa, e Convento di

Se-

dia-

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitano Monaci Celeſtini. Sono in queſta da oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e ſpecialmente la Natività di Noſtro Signo- re di mano dell'Empoli; accanto alla qua- le è una Vergine di mano di Jacopo da. Pontormo aſſai ſtimata; ſiccome due Tavo- le del Poppi, e una del Paſſignano. Di- rimpetto a queſta Chieſa, ſulle due canto- nate verſo la Via de' Calderai, trovan- ſi due

re

PALAZZI; uno del Marcheſe Incontri d'Architettura Toſcana, e l'altro della Fa- miglia Pucci d'ordine Compoſito, ambedue di belliſſima viſta, e che rendono grande ornamento alla noſtra Città. Da queſto luogo faremo ritorno all'Albergo, ſuppo- nendomi, che dalla viſita di tante Chie- ſe, ed altre coſe notabili, già ſtanco il Foreſtiero cerchi ripoſo; onde daremo fine alla prima Giornata.

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SECONDA GIORNATA.

LA CHIESA DI SAN LORENZO darà principio alla ſeconda Gior- nata. Giunti dunque alla Piaz- za, oſſerveremo una Baſe di marmo, nel cui Baſſorilievo ſi rappreſen- ta, quando a Giovanni de' Medici, valo- roſiſſimo Capitano, e degno Padre del Granduca Coſimo Primo, ſono condotti molti prigioni con varie ſpoglie. E que- ſta opera del Cavalier Bandinelli, di cui pur anco è la Statua, che ſulla Baſe dove- vaſi collocare; la quale in oggi non anco- ra finita, nel Salone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venendo alla Chieſa; pri- ma d'introdurvi il Foreſtiero, ho giudica- to a propoſito il dargli breve notizia di ciò, che avvenne nella ſua fondazione, av- vengachè ſia molto degno di ricordanza, quanto di eſſa laſciarono ſcritto San Pao- lino, il Baronio, ed altri gravi Scrittori. Al tempo dell'Imperador Teodoſio, Giu- liana Vedova Fiorentina, non meno illu- ſtre per lo ſplendore del ſangue, che per l'inſigne Religione, e Pietà, acceſa di de- vozione verſo il Glorioſo Martire San Lo- renzo, volle colle proprie ſoſtanze fabbri- car queſto Tempio, dedicandolo ad onore di quel Santo. Terminata appena la Fab- brica, giunſe per buona ſorte a Firenze il grande Arciveſcovo di Milano Sant'Am- brogio; perlochè venne in penſiero a Giu- liana di ricorrere al Santo Prelato, e in- ſtantemente pregarlo, acciò voleſſe conſe- grare la nuova Chieſa; e ciò ſec'ella ben toſto, e con tanto aſſetto, e con tali, e tante dimoſtrazioni del ſuo grande zelo, che il Santo Arciveſcovo, ammirando la di lei virtù, e grandemente commendan- dola, di buona voglia condeſceſe alle ſue giuſte dimande. Celebroſſi pertanto la fun- zione della Sagra, e fu con tal ſoddisfazio- ne del Popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di tal fatto, chiamoſſi queſta Chieſa, Baſilica Ambroſia- na. Quindi ebbe origine la ſingolar vene- razione, che a queſto Tempio portarono gli antichi Veſcovi di Firenze, fra i quali San Zanobi più d'ogni altro ſi ſegnalò, eleggendo quivi la ſepoltura, dove ſtette lungo tempo ripoſto, prima che alla Cat- tedrale foſſe traſferito il ſuo Corpo. A sì felici principj, corriſpoſero con maggiore avanzamento i ſucceſſi di queſta Chieſa. Imperocchè eſſendo eretta in Collegiata in- ſigne, e d'ampliſſimi privilegj, e ſingolari prerogative arricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la Cattedra- le, il primato. Sono in eſſa quattordici Canonici, quaranta, e più Cappellani, e grandiſſimo numero di Cherici, che vi ce- lebrano giornalmente i Divini Uſizj con non minor decoro di quello facciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a tutti queſti pre- ſiede un Prelato, col titolo di Priore, che per iſpecial Privilegio, in varie Feſte del- l'Anno gode l'uſo de' Pontificali. Paſſan- do poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tempio, che di vero è grandiſſima, per la mirabile Architettura, colla quale fu fabbricato, o piuttoſto vogliam dir rinno- vato (giacchè l'antico Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi aſſatto deſola- to dal fuoco) vedremo queſto Edifizio, che poſa ſopra un vago pavimento di marmo in tre Navate diviſo, e ſoſtenuto da groſ- ſe colonne di macigno, ſopra le quali po- ſano gli archi vagamente intagliati, come altresì il cornicione, e il fregio, che per tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e mae- ſtoſa la rendono. Sopra la porta del mez- zo ſi vede l'Arme de' MEDICI, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui parimente è il diſegno del Terrazzino, e Sacrario, dove conſervanſi moltiſſime Re- liquie inſigni, in prezioſi Reliquiarj d'oro, d'argento, di criſtallo, e d'altre ricche materie, tempeſtati di gioje. Belliſſimi an- cora ſono i due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnet- te di marmo, nelle facce de' quali ſi vedo- no alcuni Baſſirilievi di bronzo, fatti da Donatello, con ſingolare artifizio, e ſom- mamente lodati dagl'intendenti. Anco nel- le Cappelle ſono di pregio alcune Tavole, tralle quali a man deſtra molto ſi ſtima la Tavola, dov'è dipinta la Natività del Si- gnore, di mano di Raffaello del Garbo, e l'altra, che ſegue appreſſo, fatta dal Roſ- ſo, in cui dipinſe lo Spoſalizio di Noſtra Donna. Così a man ſiniſtra, ſi vede la bel- la Tavola del Sogliani, dov'è dipinto in Croce Sant'Arcadio, e quella dell'Empoli, che rappreſenta il martirio di San Baſtia- no, con altre appreſſo, che per brevità ſi tralaſciano. Più d'ogni altra coſa però de- gne ſono d'ammirazione le due Sagreſtíe, ma ſpecialmente la nuova, detta altrimen- ti la Cappella de' Principi, fatta col diſe- gno, e Architettura di Michelagnolo Buo- narroti. Quivi l'arte ſendo giunta al col- mo di ſua perfezione, chiaramente dimo- ſtra, quanto ſublime, e mirabile foſſe l'in- gegno di queſto divino Artefice, che ſe in ogni opera vinſe i Maeſtri più celebri, in queſta ſuperò ſe medeſimo. E di vero, chi può lodare abbaſtanza l'eccellenza, la mae- ſtà, la grazia, e la vaghezza di queſta Fab- brica? Tentarono già molti eruditi Scrit- tori di deſcrivere diſtintamente le ſue bel- lezze, ma non giungendo ad una minima parte, diedero a divedere, che nelle lodi di Michelagnolo, e di queſt'opera inſigne, era manchevole, ed inſuſſiciente ſino l'i- ſteſſa eloquenza. Siaſi dunque contento il Foreſtiero, che tralaſciando il diviſare de' ſuoi pregj, accenni ſolo, che il primo Se- polcro all'entrare è di Giuliano de' Medi- ci Duca di Nemurs, e fratello di Leone X. e le due Statue appreſſo, una il Giorno, l'altra la Notte figurano: e che nel ſecon- do Sepolcro, fatto per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, l'altre due Statue rappre- ſentano il Crepuſcolo, e l'Aurora. E per- chè fuori delle ſette Statue di mano del Buonarroti, ſi vedono due Figure de' San- ti Coſimo, e Damiano, ſappia, che la pri- ma è del Montorſoli, e la ſeconda di Raſ- faello da Montelupo, ambedue Scultori ec- cellenti. Nella vecchia Sagreſtía, fabbrica- ta col diſegno di Filippo di Ser Brunelle- ſco, di cui pur anco fu tutta l'Architet- tura di queſto grande Edifizio, ſi vede un belliſſimo Sepolcro di porfido, adornato ne' lati, di fogliami di bronzo, fatti col diſegno d'Andrea Verrocchio. Nell'uſcir della porta, onde ſi va nella Canonica, ſi trova la Statua di Paolo Giovio Ve- ſcovo di Nocera, e famoſo Scrittore d'Iſtorie; indi ſalendo per una ſcala, che guida al Chioſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tutto il Mondo tanto rinomata

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LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIA- NA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, e largo venti, è così nobile, e maeſtoſo, e di sì rara, e perfetta Architettura, che lingua umana non ha lode baſtevole per commendarla. Baſta il dire, che fu diſe- gno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un degniſſimo encomio. Prima dunque di pe- netrare là dentro, trovaſi un bel ricetto in forma quadra, nel quale è ſituata la ſcala, così ben diviſata, e acconcia, che da tre lati di eſſa agiatamente ſi aſcende. Bella oltremodo è la porta, e belli anco- ra ſono gli ornamenti delle fineſtre, va- ghiſſimo il cornicione, l'architrave, ed il fregio, e tutto inſieme è con sì nobil ſi- metría diviſato, che reſta l'occhio di chi lo mira dallo ſtupore, e dal diletto ſor- preſo. Alla bellezza del materiale corri- ſponde il pregio, e il valore de' Mano- ſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantacinque per banda, in gran nume- ro vi ſi conſervano. Sono queſti di lingue diverſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, La- tina, Indiana, Arabica, e Caldea, nè ſo- lo per la rarità, ma eziandio per l'erudi- zione ſingolariſſimi. Da queſti, come da rari eſemplari, ſogliono i Letterati, e in ſpecie gli Oltramontani, diligentiſſimi oſ- ſervatori d'ogni minuzia, riſcontrare, o emendar quei difetti, che ſpeſſe volte ſcor- rono nelle Stampe, o che non furono da altri oſſervati. Or queſti Libri parte da Coſimo Padre della Patria, e parte da Lo- renzo il Magnifico, da varie parti, e con grandiſſime ſpeſe proccurati, furono poſcia in queſto luogo da Clemente VII. e dal Granduca Coſimo Primo ripoſti, ordinati, e grandemente accreſciuti. Chi poi bra- maſſe ſaperne il numero, e la lor qualità potrà comodamente appagare il ſuo deſide- rio, mediante l'Indice Generale, compila- to con molta accuratezza. Guglielmo Lan- gio ne fece uno particolare de' Manoſcrit- ti Greci, e Orientali, e Monſignor Luca d'Holſtein Bibliotecario della Vaticana, de' più rari ne diede il ſuo giudizio, co- me ſi può vedere in alcune Schede nella Librería dell'eruditiſſimo, e da per tutto celebratiſſimo Antonio Magliabechi di fel. mem. citate già dall'inſigne Cardinale de Noris ne' Cenotaſii Piſani, per occaſione del Vergilio Mediceo, gioja pregiatiſſima, e ornamento di queſta celebre Librería. Da queſto luogo ci porteremo a viſitare la

al-

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Co- ro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la Chieſa. Or queſta è la Cappella cotanto celebre, che ſenza ingrandimento iperbo- lico, vien riputata nel Mondo unica, e ſingolare. E in vero, ſe in altri Edifizj s'ammira la ſquiſitezza dell'arte, in altri la ricchezza de' materiali, ed in alcuni qualche coſa di ſingolare, in queſta ſola Cappella tutte unite concorrono le prero- gative più nobili: magnificenza d'Archi- tettura, pregio infinito de' materiali, bel- lezza incomparabile, e perfezione dell'ar- te in ſommo grado. Per darne adunque al- cuna breve notizia, diremo, che la circon- ferenza di tutta queſta maeſtoſa Cappella è braccia centoquarantaquattro, l'altezza più di novanta, e il diametro quarantot- to. L'incroſtatura è di diaſpri, agate, cal- cedonj, lapislazzuli, ed altre pietre pre- zioſe. Belliſſimi ſono i pilaſtri co' capitel- li di bronzo dorati. Maeſtoſi ſono i Se- polcri di granito orientale, ſopra ciaſcuno de' quali poſa un guancial di diaſpro tem- peſtato di gioje, e ſopra quello una coro- na reale, ancor eſſa ricca di gemme. In alcune nicchie di paragone, ſon collocate altrettante Statue di bronzo dorate, mag- giori del naturale, che rappreſentano i Regnanti defunti. Di vaghiſſime commeſ- ſure vedonſi effigiate le Arme delle Città ſottopoſte al Dominio de' noſtri Reali Prin- cipi. In ſomma tali, e tanti ſono gli or- namenti di pregio, che vi ſi trovano, che umano penſiero non è baſtevole a immagi- narſi una bellezza sì rara. Fu cominciata la Fabbrica l'anno 1604. al tempo di Fer- dinando Primo, e per quanto da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavori, molto vi reſta ancora, per renderla in tutto com- píta, e allora ſarà in eſſa collocato il pre- zioſo Ciborio, che ſi conſerva in Gallería, e del quale parleremo a ſuo luogo. Dalla Piazza, e Chieſa di San Lorenzo, paſſere- mo nella Via de' Ginori, nella quale ri- ſpondono gli Appartamenti fabbricati di nuovo dal Marcheſe Riccardi, e uniti al ſuo Palazzo in Via larga, e da quella ci porteremo nella Via di San Gallo, in cui ſi trovano moltiſſimi Conventi, e Chieſe di Monache, ciaſcheduna delle quali ha qualche coſa di ſingolare, e ſpecialmente quella di Sant'Agata, dov'è la bella Ta- vola d'Aleſſandro Bronzino, nella quale ſono ſcolpite le Nozze di Cana Galilea. Noi però tralaſciando per minor briga del Foreſtiero il ragionare di quelli, nel paſ- ſare dal canto de' Preti, oſſerveremo la nuova, e vaga Fabbrica dello

qual-

pita,

SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO, in cui ſi ricevono ſolamente Religioſi pel- legrini; e dipoi, ſeguitando il viaggio, giungeremo alla

COMPAGNIA DI SAN MARCO nuo- vamente reſtaurata, e quanto mai dir ſi poſſa, di varj ornamenti abbellita, avven- gachè moltiſſime ſiano le pitture, gl'inta- gli dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Unito a queſto Oratorio è uno Spedale, ſabbricato per ricevere i Pel- legrini Oltramontani, ſimile a quello di San Tommaſo d'Aquino, ma di più como- de abitazioni nobilmente adagiato. Ed in vero, chi dentro penetra, a rimirare tutte le ſtanze con bell'ordine, e magnificenza diſpoſte, non uno Spedale di poveri Pel- legrini, ma un Ricetto di nobiliſſimi Per- ſonaggi lo crede; perlochè queſto luogo ragguardevole in ogni parte, non ha ſen- za dubbio, che invidiare agli Spedali più celebri dell'Italia. Poco diſtante da que- ſto ſeguono due Spedali, ambedue per gl'infermi, uno detto degl'Incurabili, l'altro di Bonifazio, dirimpetto al quale è il belliſſimo

legri-

PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbri- care col diſegno di Raffaello da Urbino da Monſignor Giannozzo Pandolfini Veſcove di Troja, e intimo familiare di Leon De- cimo. Volgendo per la Via delle Ruote, in faccia della quale ſi vede il

CONSERVATORIO de' fanciulli Orfa- ni, e abbandonati; ci condurremo per la Via di San Zanobj alla Via dell'Acqua, dalla quale ſi paſſa con tutta comodità a vedere la

FORTEZZA DA BASSO, nella quale conſervaſi una belliſſima, e copioſa Ar- mería, oltre le coſe ſingolari, che vi s'am- mirano, e che da noi con gran ragione ſi tacciono. Di quì paſſeremo al

D mi-

CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual- fonda, pieno di Statue antiche, e moder- ne, e di pitture eccellenti, con un Giardi- no degno di qualſivoglia gran Principe. All'uſcir di Gualfonda, voltando a man ſiniſtra per la Piazza vecchia di Santa Ma- ria Novella, e entrando in Via dell'Amo- re, oſſerveremo la

CASA fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi il Grande Re di Fran- cia, da Vincenzio Viviani primo Matte- matico del Granduca Coſimo III. di glor. mem. il pio, ed ultimo Scolare di quel perſpicaciſſimo Lince, Promotore di nuo- ve Scienze, ed Arti utiliſſime, e Reſtau- ratore dell'Aſtronomia, della Geografia, della Meccanica, e della Filoſofia, Galileo Galilei. Nella Facciata di queſta Caſa, con raro eſempio, ed in ſegno evidente d'uomo grato al Maeſtro, ed a' generoſi Benefattori, vedremo ſopra la porta mag- giore, eſpoſta per la prima volta al pub- blico, la viva Effigie di bronzo in rilievo di queſt'immortale Eroe Fiorentino: e dal- l'eſpreſſo ne' Cartelloni laterali, come da un Compendio di Vita, ci verrà indicato parte delle notizie de' di lui ammirandi trovati. Soddisfattici d'aver quì veduto una memoria deſiderata per 50. anni da' Lette- rati Foreſtieri, tornando ſu detta Piazza, entreremo nella gran Chieſa di

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SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Domenicani, una delle più belle non ſolo di Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, loda- ta da Michelagnolo Buonarroti, che, co- me è fama fra noi, ſolea chiamarla la Spo- ſa. Fu queſta fabbricata intorno l'anno del Signore 1279. col diſegno di Fra Si- ſto, e di Fra Riſtoro Converſi di quell'Or- dine, e Fiorentini intendentiſſimi d'Archi- tettura, e perfezionata circa l'anno 1350. governando il Convento Fra Jacopo Paſſa- vanti, celebre, ed eloquente Scrittore. Promoſſe la gran Fabbrica di queſto Tem- pio il Beato Giovanni da Salerno, Diſce- polo di San Domenico, mandato dal ſuo Maeſtro a Firenze, per fondarvi la Reli- gione, la quale ben preſto allignatavi, pro- duſſe a queſta Città molti Uomini inſigni, che l'una, e l'altra illuſtrarono. Or que- fto Tempio magnifico è diviſo in tre Na- vate, ſoſtenute da pilaſtri, e colonne, ſul- le quali poſano gli archi delle volte, così ben rilevate, che oltre la maeſtà, e va- ghezza, rendono molta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle Navate ſono le Cappel- le tutte d'un ordine, ed oppoſte. In cia- ſcuna di eſſe è una Tavola di Pittore ec- cellente. Incominciando dalla porta del mezzo, la prima a man deſtra, dov'è di- pinta la Vergine Annunziata dall'Angiolo, è di Santi di Tito. Segue il Martirio di San Lorenzo mirabilmente effigiato da Gi- rolamo Macchietti: e dopo queſto, la Na- tività del Signore dipinta da Batiſta Nal- dini, di cui ſono l'altre due ſeguenti, cioè quella della Purificazione di Maria, Vergine, e l'altra della Depoſizione di Croce di Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il Lazzero riſuſcitato, ſiccome del Ligozzi è la Tavola di San Raimondo, che riſuſcita da morte un fanciullo. All'Altar maggiore belliſſime ſono le pitture del Co- ro fatte dal Grillandajo. In ſette Storie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Vergine, ed in altre ſette dall'altra, quel- la di San Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ritratte da quel Pittore molte per- ſone di quei tempi, così bene, ed al vi- vo, che la natura vien ſuperata dall'ar- te. Ripigliando l'ordine delle Cappelle, la prima da man ſiniſtra nell'entrar della porta, ha una Tavola, dove è dipinto il Batteſimo di Gesù Criſto di mano del- lo Stradano, a cui ſegue la Tavola della Samaritana, mirabilmente effigiata da Aleſ- ſandro Bronzino. Quelle, che ſono appreſ- ſo, ſono ambedue del Vaſari. Nella prima furono dipinti i Miſterj del Roſario, e nel- l'altra la Riſurrezione di Criſto. In teſta poi della Croce è la Cappella de' Gaddi, belliſſima d'Architettura, con una Tavola di mano d'Agnolo Bronzino, nella quale ſi rappreſenta, quando Criſto riſuſcita la figliuola dell'Archiſinagogo; e accanto è la Cappella de' Gondi incroſtata di varj mar- mi, dov'è il famoſo Crocifiſſo di legno, ſcolpito con ſingolare artifizio da Filippo di Ser Brunelleſco, il quale fu non meno nella Scultura, che nell'Architettura il più eccellente Maeſtro di quanti viſſero ne' ſuoi tempi. Ne' due Tabernacoli di marmo, l'uno rincontro all'altro, ſituati alle co- lonne di mezzo, ſi vedono due belle Ta- vole, quella di San Pier Martire dipinta dal Cigoli; e la ſeconda dall'Empoli. Dal- la Chieſa paſseremo nel Convento, adagia- to di comode abitazioni, ed in cui ſon mol- te coſe degne d'eſſer vedute da ciaſchedun Foreſtiero. Primieramente ſi trova un Chio- ſtro aſſai grande, le cui Pareti furono di- pinte tutte a verde terra di ſacre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccelli, Pittore antico. E' quivi ſituata la Cappella della Nazione Spagnuola, già eretta dalla Famiglia Gui- dalotti per Capitolo di quei Padri, con pit- ture nelle pareti, e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi, fat- ta reſtaurare, ed abbellire ultimamente dal Reverendiſſimo Padre Maeſtro Fra Salvadore d'Aſcanio Spagnuolo, figlio del Convento di Malaga, Miniſtro Plenipotenziario di Sua Maeſtà Cattolica preſſo la Real Corte di To- ſcana, il quale avendo commeſſo alla diligen- za di Agoſtino Veracini il ripulimento delle ſuddette antiche Pitture, le ha egli ravviva- te mirabilmente; La Tavola di San Jacopo Apoſtolo, Tutelare della Cappella, è di mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di mar- mo, collocato oggi ſull'Altare, per con- ceſſione fattane da S. A. R. al predetto Pa- dre d'Aſcanio, è opera del Pierotti. Paſ- ſando al ſecondo Chioſtro, egli è lungo centodieci braccia, e largo novanta, e di- viſo in cinquanta lunette, in molte delle quali per mano di Maeſtri eccellenti, e ſpe- cialmente di Santi di Tito, e del Poccet- ti, ſono eſpreſſi in pittura i fatti più ſin- golari di San Domenico, e di Sant'Anto- nino Arciveſcovo di Firenze, con alcuni ritratti d'Uomini illuſtri per Santità, che mentre viſſero, ſantificarono coll'eſempio loro queſto Convento. Vicino al Chioſtro è ſituata la Speziería, celebre in molti luo- ghi d'Italia, avvengachè in eſsa, al pari d'ogni Real Fondería, ſi fabbrichino me- dicamenti chimici d'ogni ſorte, olj, quin- teſſenze, e odori di ſingolar perfezione, come è ben noto a' Profeſſori di queſt'Ar- te. Salendo nel Dormentorio nuovamente di pitture abbellito, colla ſerie di tutti i Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Re- ligione, trovaſi la Cappella detta del Pa- pa, dipinta da Jacopo da Pontormo, e nel- la quale celebrarono quattro Sommi Pon- tefici, cioè, Martino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo a queſta è una copioſa Librería, degna in vero di quei buoni Re- ligioſi, che in ogni tempo riuſcirono Let- terati di primo nome; e il Noviziato fab- bricato dal Padre Aleſſio Strozzi inſigne Benefattore di queſto Convento. Dal qua- le uſcendo s'entra in una gran Piazza, in mezzo della quale ſi vedono due Guglie, e Piramidi di porfido, ſoſtenute da quat- tro Tartarughe di bronzo. Sogliono in que- ſto luogo come d'ogni altro più comodo, rappreſentarſi i tornei, ed ogni anno per la vigilia di San Giovan-Batiſta vi ſi cor- re il Palio de' Cocchi. In faccia poi della Piazza, è Situato lo Spedale di

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bel-

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tefici

SAN PAOLO de' Convaleſcenti; dal qua- le paſſeremo in Via della Scala, dov'è poſto il bel

PALAZZO, E GIARDINO del Mar- cheſe Ridolſi, nel quale ſon ſucceduti per Eredità i Canonici nobili Ferrareſi; e da queſto giungeremo ſul Prato, dove fanno vaga viſta da una parte tutte le Caſe d'un ordine iſteſſo, e dall'altra il

CASINO, E PALAZZO de' Principi Corſini, che vi ha anneſſo uno ſpazioſo Giardino. Rimpetto a queſto luogo comin- cia il Corſo de' Cavalli, il quale va a ter- minare alla Porta alla Croce, per lo ſpa- zio di due miglia. Camminando pel Bor- go, arriveremo alla Chieſa di

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OGNISSANTI, dove abitano in gran. numero Frati Minori dell'Oſſervanza di San Franceſco. Ha queſta Chieſa la Facciata di pietre ſorti, con buon diſegno intagliate, per opera del Nigetti Architetto. Il Baſ- ſorilievo di terra cotta, ſituato ſopra la porta di mezzo, è di Luca della Robbia. Le Tavole degli Altari, ſono in gran nu- mero, tutte dipinte da buoni Maeſtri. Quel- le però, che ſi tengono in maggiore ſtima, ſono l'Aſcenſione di mano del Butteri, la Madonna col Figlio in braccio di mano di Santi di Tito, e l'altre due del Roſſelli, cioè quella di Sant'Eliſabetta Regina di Portogal- lo, e la ſeconda del Martirio di Sant'An- drea. Conſervanſi ancora in queſta Chieſa molte Reliquie, e fra queſte la Cappa di San Franceſco, tenuta in ſomma venerazione. Seguitando la via del Corſo ſi giunge al

PALAZZO de' Ricaſoli, fatto col diſe- gno di Michelozzo, e le Facciate furon di- pinte da Franceſco Pagni, che molta lode ne riportò anche da' Profeſſori di grido; e poi s'arriva al

PALAZZO, E LOGGIATO de' Rucel- lai, fatti ambedue col diſegno di Leon Ba- tiſta Alberti. Ma uſcendo alquanto di ſtra- da, a man deſtra ſi trova Parione, dove è il

tiſta

PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua viſta magniſico, d'Architettura Toſcana. Egli è modernamente ſtato accreſciuto di appartamenti doppj, ſcale, galleríe, ed al- tre comode abitazioni; onde chi lo vede ha occaſione d'ammirare una delle maggiori Fabbriche, e più coſpicue di queſta Città. La Sala maggiore è lunga braccia quaran- ta, e larga venticinque, ed è ornata di varj colonnati, di Statue antiche, e di bu- ſti di marmo, di mano d'eccellenti Scul- tori. La volta è dipinta a maraviglia da Anton Domenico Gabbiani, e tutto il com- poſto non può eſſere nè più vago, nè più magniſico. Conduce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una ſcala fatta con bel diſegno da Anton Ferri; perchè cominciando con due grandi branche, che ſi uniſcono in un bel ricetto, va termi- nando in una, che è arricchita di nobile architettura, di pietre, e Statue belliſſi- me. Nel mentovato piano nobile vi ſono otto appartamenti liberi, compoſti di ſala, camere, anticamere, e retrocamere, di- pinte da più eccellenti Profeſſori, che han- no fatto a gara nel dimoſtrare l'eccellen- za di lor pennello. Sono ancora arricchiti di ſcale ſegrete, galleríe, gabinetti, ed al- tri ſervizj; e per comodità de' medeſimi, evvi una Cappella dipinta tutta dal Ghe- rardini, colla Tavola dell'Altare di mano di Carlo Maratta. Il Piano terreno è al- tresì dipinto da' migliori Maeſtri, e tali, e tanti ſono gli ornamenti, che abbelliſco- no queſto Palazzo, che non può davvantag- gio deſiderarſi. Ritornando nella medeſi- ma ſtrada del Corſo, e laſciando a man ſi- niſtra la

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CHIESA DI SAN PAOLINO de' Padri Carmelitani Scalzi, ridotta alla moderna, d'architettura aſſai vaga; ſiccome l'altra Chieſa di

SAN PANCRAZIO, nella quale ſi ve- de un Sepolcro di marmi, ſimile a quello di Noſtro Signore, che ſi trova in Geru- ſalemme, anzi fatto coll'iſteſſe miſure, e diſegno dalla Famiglia de' Rucellai; e una magnifica Cappella del Marcheſe Riccardi; perverremo al canto de' Tornaquinci, do- ve è il tanto lodato

PALAZZO degli Strozzi, fatto fabbri- care da Filippo Strozzi, con real magnifi- cenza. Il primo diſegno di queſta Fabbri- ca fu dato da Benedetto da Majano, ſeb- bene poi proſeguito dal Cronaca, che nel- la parte interiore mutò ordine d'architet- tura, avvengachè per di fuori Toſcano, con bozze di pietra forte, di grandezza, non ordinaria, per di dentro ſia Dorico, e Corintio, come ſi vede nel Cortile. Ri- mane queſto Palazzo da ogni parte iſola- to, ed ha nella ſommità un cornicione di raro artiſizio. Le lumiere, o lanternoni di ferro poſti ſu' canti, furon lavorati dal Caparra, e da chiunque li vede ſon gran- demente lodati. Partendoſi dalla Via del Corſo, e camminando verſo Arno, trove- remo ſulla Piazza di Santa Trinita una bel- liſſima

non

COLONNA di granito d'ordine Dorico, quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo Pri- mo, con avervi fatto collocare ſopra una Statua di porſido, rappreſentante la Giu- ſtizia, di mano di Romolo del Dadda, in memoria (come ſi crede da molti) dell'a- vere il mentovato Granduca ricevuta in, queſto luogo la nuova della preſa di Sie- na. Diceſi, che foſſe l'ultima Colonna le- vata dalle Terme Antoniane, e donata al Granduca Coſimo da Pio Quarto. Dirimpet- to alla Colonna, appariſce di vaga viſta il

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col diſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del quale dall'iſteſſa parte ſi vede il gran

PALAZZO degli Spini, oggi diviſo in più caſe; e incontro ad eſſo la Chieſa de' Monaci Vallombroſani, chiamata

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SANTA TRINITA, la quale, benchè fabbricata in tempo, che la buona Archi- tettura non era per anco riſorta, è tutta- via da' Profeſſori molto lodata. Sono in, eſſa alcune Tavole di bellezza non ordina- ria, e ſpecialmente nella Cappella degli Strozzi di mano dell'Empoli. E` anco da lodarſi in queſta Cappella la volta dipinta a freſco da Bernardino Poccetti, e le due Statue di mano del Caccini. Sono altresì ragguardevoli le Pitture di Aleſſio Baldo- vinetti nel Coro de' Monaci, dove furono effigiati al naturale molti Uomini illuſtri, che in quel tempo vivevano, ſiccome quel- le del Grillandajo nella Cappella de' Saſ- ſetti. Anco la Tavola del Paſſignani, nella quale è dipinto un Criſto morto, è degna di molta lode. Nel Tabernacolo dell'Altar maggiore ſi conſerva il Crociſiſſo, che già era nella Chieſa di San Miniato preſſo, e fuor della Città, e di cui ſi favella nella Seconda Parte di queſto Libro. Il Presbi- terio avanti il detto Altare, fu diſegnato dal Buontalenti, con maraviglioſo artiſi- zio, del quale pur anco è il diſegno della bella Facciata di queſta Chieſa, tutta di pietre forti. Più d'ogni altro però s'am- mira la Cappella degli Uſimbardi, incro- ſtata di marmi carrareſi, e d'altre pietre, con due Sepolcri di diaſpro nero, ſopra, de' quali poſano due buſti di marmo, che ſon Ritratti di due Prelati di quella Caſa, ſcolpiti da Felice Palma, famoſo artefice, de' ſuoi tempi. Del medeſimo Palma è il Crocifiſſo di bronzo poſto all'Altare in, una nicchia di nero diaſpro. Le due Tavo- le de' lati ſon dipinte da Criſtofano Allo- ri, e dall'Empoli; e le lunette a freſco, da Giovanni da San Giovanni. Il Baſſori- lievo di bronzo, dov'è ſcolpito il Marti- rio di San Lorenzo, è fattura di Tiziano Aſpetti da Padova, Maeſtro del Palma. Laſciando il Ponte a Santa Trinita, del qua- le ragioneremo nella ſeguente Giornata, e camminando lung'Arno verſo il Ponte Vec- chio, a man ſiniſtra poco fuori di ſtrada, viſiteremo la Chieſa de'

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SANTI APOSTOLI, una delle più an- tiche di Firenze. Quantunque ella non ſia molto grande, è nondimeno di nobile Ar- chitettura, molto commendata dal Buonar- roti. V' è una Tavola dipinta dal Vaſari, per la Concezione di Maria Vergine. So- no lodati i due Sepolcri, e ſpecialmente, quello preſſo alla Sagreſtía, lavorato da, Benedetto da Rovezzano. Anche nella Cap- pella del Sagramento ſono di Luca della Robbia i vaghi ornamenti di terra cotta. Proſeguendo il cammino lung'Arno s'ar- riva alla gran

FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtra- ti della Città, la quale ordinata dal Gran- Duca Coſimo Primo col diſegno di Gior- gio Vaſari, Pittore, e Architetto Areti- no, riuſcì, come ſi vede, belliſſima, e, ragguardevole in ogni parte. L'Architet- tura di tutto queſt'Ediſizio è d'ordine Do- rico, abbellito di conci, e pietre, lavora- te con pulitezza non ordinaria. Nelle nic- chie, che per di fuori ſi mirano, avea, diviſato il Granduca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadini di que- ſta Patria; ma non potè adempire il bel di- ſegno prevenuto dalla morte. Sotto il Log- giato, che, ſoſtenuto da colonne, e pila- ſtri, gira tutta la Fabbrica, ſono le reſi- denze di varj Magiſtrati, uniti inſieme in queſto luogo per comodo univerſale. Il primo appartamento ſopra il Loggiato, ſer- ve per lo più per Officine, o Botteghe di quegli Artefici, che giornalmente lavor- ano per l'uſo della Gallería, o Guardaro- ba di S. A. R. ed il ſecondo appartamen- to, che fu aggiunto qualche tempo dopo, ſerve per la celebre Reale

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GALLERIA, la quale è diviſa in due corridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, e, larghi dieci, che fra di loro ſi comunica- no, mediante un altro corridore in faccia alla Fabbrica, lungo ſettanta paſſi. Di ver- ſo la ſtrada rieſcono i fineſtrati di criſtal- li, ſeparati l'uno dall'altro da varie co- lonne, e pilaſtri. La volta di queſti tre corridori, è diviſa in tanti ſpazj, quanti ſono i fineſtrati, e detti ſpazj ſon dipin- ti a freſco da diverſi Pittori. Nel corri- dore deſtro, facendoci dalla Facciata, ſon dipinte grotteſche, di varie invenzioni: e nel ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rap- preſentano le Scienze, e l'Arti più nobili, intorno alle quali ſono i Ritratti d'Uomi- ni illuſtri di queſta Città, che in ſommo grado le profeſſarono. Or queſta nobile in- venzione può ſervire all'erudito Foreſtie- ro d'una ſuccinta notizia de' più rari ſog- getti, che fiorirono in queſta Patria, per- chè quivi vedrà quali ſiano ſtati i Filoſoſi, e Mattematici più rinomati, quali i Poe- ti, ed Oratori più celebri: i Legiſti, e, Medici più ſingolari: gli Scrittori di varia erudizione: gli Uomini più accreditati nel- la prudenza, e nel governo: quei, che ſi ſegnalarono nell'armi: quegli, che negli onori, e dignità più coſpicue: i Santi, e Beati: i Fondatori di Religioni, e così ſe- guitando in ciaſcheduna profeſſione, potrà appagare la ſua curioſità. Inoltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun corridore ſi ve- dono moltiſſimi quadri, in cui ſono i Ri- tratti d'Uomini in armi, o in lettere ſin- golari, e ſpecialmente de' Principi della, Real Caſa. Appoggiati alle pareti poſano nel piano ſopra baſi di legno fregiate d'o- ro moltiſſimi buſti di marmo con teſte an- tiche tramezzate da Statue intere, con belliſſima ordinanza diſpoſte. I buſti ſono centodue, e le Statue ſettantadue, tutte di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è molto conſiderabile la ſerie degl'Imperadori Romani, cominciando da Giulio Ceſare ſino a Pupieno, compreſo- vi M. Agrippa, l'Antinoo, e l'Albino, e tralle Statue è degna d'oſſervazione, e di ſtima il Bacco di Michelagnolo, che, non ha da invidiare all'antiche. Molte, ancora ſono le Teſte delle Donne Auguſte, non meno ſtimabili di quelle de' Ceſari; ed inoltre ſono ammirate dagl'Intendenti le due teſte di Cicerone, e di Seneca, co- me altresì quella d'Aleſſandro Magno, ſcolpite con ſingolar maeſtría. Sono an- cora degne di particolar attenzione due Sta- tue di bronzo antichiſſime, e d'eccellen- te manifattura, delle quali una, che rap- preſenta un Idolo, è di maniera Greca; e l'altra, che figura un Dittatore, o altro Perſonaggio in atto di parlare al Popolo, dimoſtra a' caratteri Etruſchi, che nel lem- bo della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata ſat- ta dagli antichi Toſcani. Oſſervate queſte coſe, che ſono eſpoſte alla viſta d'ognu- no, paſſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'ingreſſo ſenza ſpecial commiſſione di chi vi ſoprantende, ed in una di eſſe, che, a riguardo della ſituazione, ſuol'eſſer la pri- ma, troveremo gran numero di piccoli quadri di varj eccellenti Pittori; Idoletti, e Lucerne di bronzo antiche, e diverſe, bizzarríe prodotte dalla natura; alcuni la- vori di pietre dure, e prezioſe; una co- lonna d'alabaſtro orientale alta quattro braccia, tutta d'un pezzo, e maeſtrevol- mente lavorata, ed è queſta la maggiore delle molte, che ſi vedono in varj luoghi d'Italia, e in queſta medeſima Galleria; e finalmente un Candelabro, o come da noi ſi chiama una Lumiera d'Ambra, in cui ſono diſpoſte varie piccole Figurette, e Ritratti d'ambra bianca. Da queſta paſ- ſeremo alla ſtanza, che, ſeguitando l'or- dine preſo, diremo ſeconda, ove ammire- remo inſiniti Quadri de' più famoſi Maeſtri nell'Arte. Ve ne ſono tra queſti in gran numero di Pittori Fiamminghi, fatti con ſomma diligenza, propria di tutti gli Ar- tefici di queſta Nazione; vi ſono ancora due lavori di pietre dure; un Gabinetto, e una Tavola più belli, e più perfetti di quei, che ſopra accennammo: così nella terza ſi trovano diverſi ſtrumenti matte- matici, lavorati con gran perfezione, e due Globi l'uno celeſte, e l'altro terre- ſtre di ſmiſurata grandezza. Evvi ancora un pezzo di calamita orientale di tal for- za, che oltre al tenere attaccate a ſe una dopo l'altra più chiavi, ſoſtiene quaranta libbre di ſerro. E parimente degno di ma- raviglia un nuovo ſpecchio uſtorio della, maggior grandezza, che ſinora ſi ſia ve- duta in altro ſimile ſtrumento, col quale vanno tuttavia facendoſi belliſſime ſperien- ze, che forſe un giorno ſi pubblicheranno colle Stampe. Nella quarta ſi vedono molti quadri non inferiori di pregio, e di bellezza a quelli, che avremo veduto finora, ed in gran parte della Scuola Fiorentina; ſicco- me alcuni vaſi d'avorio lavorati al tornio, piccolo ſaggio di centinaja di pezzi, che, ne poſſeggono queſti Reali Principi. Vi ſo- no ancora alcuni Stipi, o Scrigni prezioſi per la materia, ma più ammirabili per lo lavoro, ed uno di queſti può collocarſi de- gnamente nella camera di qualſivoglia Mo- narca, che ſerve a chi vuole d'inginoc- chiatojo, ed inſieme dà occaſione di me- ditare la Vita di Noſtro Signore quivi ef- figiata in piccole figure dipinte ſopra pie- tre prezioſe; ma quel che rende maggiore ſtupore ſi è, il veder dentro lo Stipo una macchina mobile di più facce, in una del- le quali vi è un lavoro di pietre commeſ- ſe; nella ſeconda la Depoſizione dalla Cro- ce del Salvadore in Baſſorilievo di cera, tratto dal modello del Buonarroti; nella, terza il Cenacolo mirabilmente eſpreſſo in figurine piccole d'ambra; nella quarta la Crocifiſſione parimente ſcolpita in ambra: e nella ſommità di queſto Stipo vi è un Organo, e un Oriuolo, che maggiormen- te lo rendono maraviglioſo. Vorrebbe a- deſſo l'ordine, e la ſituazione delle ſtan- ze, che s'entraſſe a parlare della Tribuna; ma ſi contenti però il Foreſtiero, che ſo- ſpendendo per qualche poco di tempo di favellarne, paſſi ad un'altra ſtanza, che. diremo la quinta. In queſta vedremo una grandiſſima quantità di finiſſimi Vaſi di porcellana, di Babbagauro, terra egizia. molto rara, e due grandiſſime Urne di buc- chero del Cile, tutte terre, che molto ſi ſtimano in queſti Paeſi. Nella ſeſta s'am- mirano, oltre a dugento Ritratti di Pitto- ri eccellenti, proccurati da varie parti di Europa, con iſpeſa veramente incredibile, e diligenza non ordinaria. Quello però, che li rende maggiormente ſtimabili ſi è, l'eſſere tutti di propria mano di quegli ſteſſi Maeſtri, di cui rappreſentano al vi- vo il ſembiante; coſa in vero rariſſima, e ſingolare, ſe ſi conſidera la diſſicoltà di porre inſieme un numero sì grande d'ori- ginali di queſta ſorta. Evvi ancora la Sta- tua del Cardinale Leopoldo de' Medici in marmo, ſatta da Gio: Batiſta Foggini, e quivi collocata, per aver egli proccurata così bella, e numeroſa raccolta di quadri. Quì però non ſiniſcono le maraviglie; an- zi paſſando nella ſettima ſtanza, che vol- garmente chiamaſi la Tribuna, maggior- mente s'accreſcono; avvengachè ſi trovi- no compendiati in eſſa i maggiori pregj della natura, e dell'arte, i prodigj della Pittura, e Scultura, e tuttociò, che di bello, e di ricco, e di prezioſo può ritro- varſi nel Mondo. Ora cominciando dalle coſe più rare, che certamente ſono ſenza numero, vedremo ſei Statue di marmo, le più perſette, e più belle, al parere degli intendenti, di quante mai ſi ſiano vedute ne' noſtri tempi, come di ciò ſanno ſede l'inſinite copie di eſſe, che in varie for- me ſi vedono ſparſe nel Mondo, ſervendo a' Proſeſſori, quantunque di primo nome, di perſetto modello, ed eſemplare alle lo- ro opere inſigni. Più dell'altre però ſi tiene in pregio la belliſſima Statua di Ve- nere, detta volgarmente la Venere de' Me- dici, che ne' paſſati Secoli fu ſenza dubbio la maraviglia di Roma, ed ora ſi può dire uno de' prodigj di queſta Città: che ſe del- la Venere di Praſitele, quel celebre Scul- tore ſi legge, che da varie parti del Mon- do concorrevano genti alla Città di Gni- do, per ammirare quella bellezza, che. in piccol Tempio collocata recava agli ſpet- tatori venerazione, e diletto; anco della. noſtra Venere non inſeriore a quella di Praſitele, anzi in un luogo più ſplendido, e più magniſico ſituata, ſi può dir giuſta- mente, eſſer quaſi innumerabili le perſo- ne, che da ogni parte concorrono ad am- mirare i ſuoi pregj; mentre, qual'è quel Foreſtiero, che della ſua bellezza inſorma- to, non proccuri con ogni ſtudio vederla, e vedendola non rimanga da maraviglia ſorpreſo? Dopo aver contemplata queſta famoſa Statua, e con eſſa due altre Vene- ri, anch'eſſe belliſſime, benchè di non sì rara eccellenza come la prima, e inoltre il gruppo de' Lottatori, l'Arrotino, ed il Fauno, ci porteremo ad oſſervare una Ta- vola di pietre, e gioje commeſſe, di così bello, e così ricco lavoro, che l'occhio umano non ſa diſtinguere, ſe l'eccellen- za, e perfezione dell'opera vinca il valor delle gemme, e delle pietre prezioſe, che nobilmente l'adornano, o dal valor delle gemme ſia vinta l'eccellenza, e perſezio- ne dell'opera. Parimente di gioje, e pie- tre dure è compoſto un Gabinetto, o Stu- diolo; ma queſte non ſon lavorate in pia- no come la Tavola, ma di rilievo, mo- ſtrando la lor grandezza, ed eccellenza. E ſoſtenuto il Gabinetto da quattordici co- lonne di lapiſlazzulo, con baſe, e capitelli d'oro maſſiccio, incroſtato di perle, e tur- chine. Tra una colonna, e l'altra vi ſo- no Baſſirilievi pur d'oro, e nella parte. ſuperiore belliſſime laſtre de' più perſetti diaſpri, ornati intorno di topazzi, ſme- raldi, balaſci, acque di mare, zaſſiri, cri- ſoliti, che a ſomiglianza di chiodi, mo- ſtrano di tener lo Studiolo unito; ma nel- la parte più eccelſa, e più nobile di, eſſo ſiede, qual Regina di tutte l'altre gioje, una perla di ſmiſurata grandezza. Tutto queſto però non fa il maggior pregio del- lo Scrigno, conſervandoſi nelle parti in- teriori di eſſo, quaſi tremila fra Cammei, ed intagli, la maggior parte antichi, e in pietre prezioſe, tutti legati in oro. Que- ſti però, come coſa tanto rara, ed altret- tanto ſottopoſta a perderſi, non ſi ſanno vedere ſenza ſpecial permiſſione di S. A. R. All'intorno poi di queſta famoſiſſima Tri- buna ricorre un piccolo palchetto, ſopra di cui poſano figurette di marmo, di bron- zo, e di porſido, tutte antiche, e della più eccellente maeſtría; e molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca, di calcidonio, e d'agata, prezioſe e per la materia, e per lo lavoro: ma ſopra tutte è mirabile una ſcolpita in turchina della vecchia rocca, rappreſentante l'eſſigie di Tiberio Impe- radore. Ammirato, che avremo tuttociò, che è ſtato da noi deſcritto finora, proſe- guiremo a contemplare attentamente i qua- dri, che alle pareti ſi vedono appeſi. So- no queſti de' più famoſi Maeſtri nell'arte, e di lor ſapere il miglioramento: Raſſael- lo, Tiziano, Andrea del Sarto, e Paolo Veroneſe ve n'hanno il maggior numero; poi ve ne ſono belliſſimi pezzi di Michel'- Agnolo, de' Caracci, del Vandich, del Ru- bens, del famoſo Olbino di Baſilea, del Tintoretto, e tre pezzi del Gherardoun Olandeſe, che per la loro bellezza hanno meritato di ſtare a fronte coll'opere de' più rinomati Maeſtri. Negli Scrigni di gra- natiglia, che vedremo all'intorno, ſi con- ſervano le Medaglie antiche, e moderne, ed in alcuni armadj ſegreti, molti vaſi di criſtallo di rocca terſiſſimi, e di ſmiſura- ta grandezza; Urne di lapistazzuli, ed al- tri gran pezzi d'agate, e diaſpri tutti mae- ſtrevolmente lavorati, e adornati d'oro, e di gioje: ma queſti, e le Medaglie non ſoglion moſtrarſi ſenza ſpecial permiſſione di S. A. R. Queſte, ed altre coſe vedre- mo nella Tribuna, dalla quale partendoci, non però ſazj di rimirare le ſue bellezze, ſaremo introdotti nell'ottava, ed ultima ſtanza, chiamata l'Armería ſegreta, dove ſi conſervano belliſſine armature d'acciajo, e varj ſtrumenti militari di ſingolare ar- tiſizio. Quì potrà l'occhio ſoddisſarſi nel rimirare le tante ſorte d'armi, e le biz- zarre invenzioni, colle quali furono fab- bricate, ravviſando le diverſe maniere, ed uſanze di ciaſcheduna Nazione, benchè barbara, e ſconoſciuta; e finalmente tut- tociò, che di bello, e di perfetto ſi può trovare in queſto genere, tutto vedrà com- pendiato in queſto luogo, e con belliſſima ordinanza diſpoſto. Vi è ancora una ſtan- za ſeparata dall'altre, dove ſi conſerva il gran Ciborio, che deve ſervire per la Cap- pella di San Lorenzo, quando ſarà termi- nata. Egli è tutto di pietre, e gioje com- meſſe, delle più rare, e prezioſe, che ſi poſſano in un tal lavoro conſiderare. Tra- laſcio i finiſſimi intagli, e i tanti ornamen- ti di pregio, che vi ſi trovano, e ſolo am- miro la ſingolar maeſtría, colla quale fu condotta queſt'Opera a quella maraviglio- ſa bellezza, di cui certo non può vederſi la maggiore. Di ſimil lavoro è la parte. anteriore dell'Altare, o vogliamo dire il Paliotto, che pur anco ſi conſerva nella medeſima ſtanza. E quì per ora finiſcono le otto ſtanze di queſta celebre Gallería, non eſſendo per anco terminate l'altre. ſtanze, che ſi vanno preparando; in una delle quali ſaranno ripoſti i bronzi, conſi- ſtenti in alcune Statue, e Teſte in gran numero d'Idoletti, e di varj ſtrumenti uſati ne' Sacriſizj de' Gentili, ed in altri frammenti dell'antichità erudita, raccolti da varie parti del Mondo con grandiſſima ſpeſa, e diligenza non ordinaria; e in. un'altra ſtanza centoventi Libri di ſmiſu- rata grandezza, dove con ſommo ſtudio, e particolare aſſiſtenza di celebri Profeſſo- ri, ſi vedono raccolti, ed a ſuo luogo di- ſpoſti innumerabili diſegni, e moltiſſimi penſieri, e capricci, come eſſi chiamano, de' più rari Artefici de' noſtri tempi, il tutto per opera del Sereniſſimo Cardinal Leopoldo di glor. mem. E quì non ſarà diſcaro al Foreſtiero il ſapere, che, pro- moſſaſi ultimamente l'Opera degl'Intagli in rame delle Statue, delle Pitture più ſin- golari, delle Medaglie, e de' Cammei non ſolo di queſta Real Gallería, ma di altre particolari della Città, va ella incammi- nandoſi per mano di eccellenti Profeſſori in quell'Arte, colla deſcrizione Iſtorica, e Filologica dell'eruditiſſimo Dottore An- ton Franceſco Gori, Sacerdote, Teologo, e pubblico Lettore d'Iſtoria in queſta Uni- verſità Fiorentina, ideata diſtribuirſi in. più Tomi, col titolo di Muſeo Fiorenti- no, due de' quali ſono già dati alla luce per mezzo delle Stampe. Preſſo alla Gal- lería ſi trovano le ſtanze della

cor-

bel-

e Lu-

duta

ze,

bel-

for-

lo

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la-

ſolo

FONDERIA di S. A. R. dove ſi ſabbri- cano Olj, Balſami, Quinteſſenze, e varie ſorte di medicamenti di ſingolar perſezio- ne, che ſin da' Principi grandi vengono de- ſiderati, benchè non manchi la Real mu- niſicenza de' noſtri Sereniſſimi Padroni di diſpenſarne giornalmente grandiſſima quan- tità. E anco degno d'oſſervazione in que- ſto luogo il

CORRIDORE coperto, ſatto ſabbricare dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Gior- gio Vaſari, o come meglio ha creduto uno Scrittore moderno, col diſegno del Buon- talenti, il quale diede il modello per le ſtanze della Gallería, e ſpecialmente della Tribuna. E' queſto Corridore ſecento paſ- ſi, largo ſei, e alto più d'otto, e co- minciando dal Palazzo de' Pitti, conduce ſino alla Gallería, e al Palazzo Vecchio. Ha le pareti di dentro adornate di gran- diſſimi quadri, dipinti a chiaroſcuro, ne' quali ſi rappreſentano l'azioni più glorio- ſe di Carlo Quinto Imperadore, di Filip- po Secondo Re delle Spagne, d'Enrico Quarto Re di Francia, e di Ferdinando Se- condo Granduca di Toſcana. Dopo avere ammirate le molte coſe, che abbiamo ſino- ra deſcritte, proſeguiremo il cammino verſo la

E ſino

PIAZZA DEL GRANDUCA. E perchè molte ſono le coſe da oſſervarſi in queſta. Piazza; ci faremo in primo luogo dal

PALAZZO VECCHIO, ſabbricato col diſegno d'Arnolſo, quel famoſo Architet- to di tante Fabbriche di queſta noſtra Cit- tà, e ſpecialmente della Chieſa del Duo- mo. E dando prima un'occhiata alla ma- gniſicenza di queſta Fabbrica, oſſerveremo la belliſſima Torre, o Campanile, alto braccia centocinquanta, e ſoſtenuto da quat- tro colonne groſſiſſime, le quali tanto più rendono mirabile, e prodigioſo queſto Edi- ſizio. Dipoi nell'ingreſſo, o Ringhiera del Palazzo ammireremo a man deſtra nell'en- trare, la grande Statua di marmo di mano del Bandinelli, che rappreſenta quando Ercole abbatte Cacco. Sono amendue que- ſte Figure di gran lunga maggiori del na- turale, ma così al vivo eſprimenti, e di sì rara bellezza, che non ſi ſaziano i Pro- feſſori d'ammirare il loro pregio. E di ve- ro, ſe riguardiamo alla Figura dell'Erco- le, chi vide mai un altro uomo di corpo più robuſto, e più forte, di portamento più ſiero, di volto più maeſtoſo, e terri- bile? E ſe quella di Cacco ſuperato dal ſuo nimico, chi non gli ſcorge nel volto un affannoſo timore, ſimile a quello di co- lui, che dalla deſtra nimica aſpetti il col- po fatale? Ma ſe bella, e di grande ſtima è la Statua dell'Ercole, belliſſima, e di maggior perſezione è quella di Davidde ſcolpita dal Buonarroti, e benchè fatta. negli anni ſuoi giovenili, è dagl'intenden- ti per opera ſingolare celebrata. E' il Da- vidde, come ſi vede, d'età florida, come appunto ce lo deſcrivono le Sagre Storie, quando del Gigante Golía riportò la ſegna- lata vittoria. Spira il ſembiante di queſto Santo Campione una maeſtoſa bellezza, e nella vaga ſimetría delle ſue membra, ſi ſcorge tutto quello, che di bello, e di perſetto può ſormar nel corpo umano. Seb- bene, qual'è quel corpo umano, in cui ſi uniſcano in ſommo grado, come in que- ſta Figura, tutte le perſezioni maggiori? Dopo queſte due Statue, ſi trovano due Figure, o Termini parimente di marmo, uno di mano del Bandinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo Scolare, amendue ſat- ti con grandiſſima diligenza. E finalmente entrando nel Cortile del Palazzo, vedeſi in mezzo una Fontana di porſido, ſopra la quale ſcherza un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio. E' ſoſtenuto queſto Cortile da groſſe Colon- ne di pietra ſorte, lavorate con belle grot- teſche, e tra le coſe degne di lode vi è una Statua di Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inſeriore a quella del Bandinello ſuo Maeſtro. Salendo al primo appartamento, trovaſi un magniſico Salone, di ſtraordina- ria grandezza, la ſoffitta del quale, come altresì le pareti, ſon dipinte da Giorgio Vaſari con ſingolar maeſtría. In trentano- ve quadri della ſoffitta, con belliſſimi in- tagli, e ornamenti dorati, ſi rappreſenta- no l'azioni, e fatti più ſegnalati della no- ſtra Città, e della Real Caſa felicemente. Regnante, Madre fecondiſſima d'Uomini illuſtri, e di celebratiſſimi Eroi. Nelle pa- reti ſi vede dipinta a freſco la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia fieriſſima di Marciano, l'aſſedio di Piſa; ed altre me- morabili impreſe. Anco negli angoli del predetto Salone, ſi vedono quattro gran- diſſimi quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Ligozzi, e gli altri due del Cigoli, e Paſſignano. In uno di quei del Ligozzi ſi rappreſenta quando San Pio Quinto incorona Coſimo Primo, creandolo Granduca di Toſcana, e ornandolo di Co- rona, e Manto Reale. E nell'altro ſono ſigurati que' dodici Fiorentini, che da varj Potentati del Mondo, in un medeſimo tem- po furono mandati Ambaſciadori a Boniſa- zio VIII. Sommo Ponteſice, de' quali can- tò il Verino:

tu-

E 2 ti

Gran-

Romana merito Antiſtes Boniſacius Urbis, Cum Florentinos diverſit partibus Orbis Vidiſſet Roma, Regum mandata ferentes, Terrarū ſemen, tū quinta elementa vocavit.

in quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo, ancor giovanet- to di diciotto anni, fu eletto Duca di Fi- renze, e da tutti i Senatori inchinato per loro Principe, e Sovrano: e finalmente. in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſo- lenne ſunzione celebrata in Firenze, quan- do il medeſimo Coſimo preſe l'Abito del- la Religione di Santo Steſano Papa, e Mar- tire, della quale fu egli primo Fondatore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle. Statue, che vagamente adornano la gran. Sala? Sono in faccia di eſſa tre grandi Sta- tue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Ponteſice nella nicchia del mezzo, quella di Giovanni de' Medici Padre di Coſimo a man deſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſiccome da' lati ſi vede la Statua di Cle- mente VII. e a rincontro quella del Gran- Duca Coſimo Primo, tutte di mano del Cavalier Bandinelli. Belliſſima ancora, an- zi ſopra tutte ammirabile è la Statua del- la Vittoria, che ha ſotto di ſe un prigio- ne, di mano del Buonarroti, il quale de- ſtinata l'avea per lo Sepolcro di Papa Giu- lio II. ma non avendola aſſatto terminata, laſciolla in Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di mano di Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le ſorze d'Erco- le, e ſpecialmente quando ſoffoga Anteo, quando uccide il Centauro, quando getta Diomede a' Cavalli, che lo divorino, quan- do porta il Porco vivo in iſpalla, quan- do ajuta ad Atlante reggere il Cielo, e quando vince la Regina delle Amazzoni: Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Borghini, ſi veggono bel- liſſime, e fiere attitudini, e grandiſſima diligenza nell'arte; e tra queſte Statue. fu collocato ultimamente il gruppo di A- damo, e di Eva, col ſerpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo, come addietro ſi diſſe, dal Coro della Metropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſſando del mede- ſimo appartamento, vedremo molte belle pitture a freſco del mentovato Vaſari, col diſegno del quale fu queſto Palazzo in. gran parte riordinato. Ma ſalendo agli ap- partamenti di ſopra, della Sala chiamata dell'Oriuolo, troveremo una Figura di marmo, che rappreſenta un Davidde di mano di Donatello, ed un'altra di San Giovan Batiſta ſopra la porta dell'Udien- za, di mano di Benedetto da Majano, amendue grandemente lodate da' Proſeſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ricchiſſima

E 3 Ca-

Gio-

GUARDAROBA del Granduca, piena di coſe prezioſe, di vaſi d'oro, e d'ar- gento, e di ſuppellettili, e ornamenti bel- liſſimi, nella deſcrizione de' quali molto tempo ſi potrebbe impiegare, anzi un in- tero Volume richiederebbeſi per chi voleſ- ſe ad una ad una deſcrivere l'innumera- bili coſe, che vi ſi trovano. Diremo ſolo, come di coſa a mio parere più rara, tro- varſi in queſto luogo l'originali Pandette di Giuſtiniano, chiamate in oggi le Pan- dette Fiorentine, e ſtimate più d'un teſo- ro da chi riguarda la rarità, ed eccellen- za d'un manoſcritto sì celebre. Ritornan- do nella medeſima ſtanza, o Sala dell'O- riuolo, paſſeremo nella

SALA dell'Udienza vecchia, in cui ve- dremo dipinte a freſco alcune belliſſime. Storie, di mano di Franceſco Salviati, che rappreſentano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cammillo, quel valoroſo Campione, che in tante glorioſe impreſe a favor della Patria ſi ſegnalò. E dipoi oſſerveremo la

CAPPELLA tutta dipinta dal Grillan- dajo, e nella quale conſervanſi molte Re- liquie inſigni. Vedute queſte, ed altre co- ſe nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno nella medeſima Piazza, per oſſervare in. eſſa la bella

E 4 liquie

LOGGIA, detta comunemente de' Lan- zi, fabbricata col diſegno d'Andrea Orca- gna, Pittore, Scultore, e Architetto Fio- rentino nell'età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi di queſta Loggia ſi vedono tre belle Statue, ciaſcheduna delle quali me- rita ſomma lode. La prima ſcolpita in. bronzo per mano di Donatello, rappreſen- ta Giuditta, a' piè della quale giace Olo- ſerne immerſo nel ſonno per l'ubriachez- za fuora de' ſenſi. Sopra il volto di queſta Amazzone divina è un inſolito ardire, e tutta piena di coraggio ſi vede vibrare il colpo, per recidere il capo all'Inimico. Nella ſeconda Statua, ancor eſſa ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figu- rato un Perſeo, che ha nella deſtra il fer- ro, e nella ſiniſtra la teſta di Meduſa re- ciſa dal buſto, tutta grondante di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente a' piè dell'ucci- ſore. E` commendata queſta Figura in ogni ſua parte, e ben dimoſtra il valore di Ben- venuto, il quale, per avviſo degl'Inten- denti, così ſelicemente conduſſe l'opera, che non un bronzo inſenſibile, ma una ſi- gura viva, ed animata raſſembra. Degno ancora di molta lode ſi è il Baſſorilievo di bronzo, che ſerve di ornamento alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda, e Perſeo, con altre Figure, che tutta l'Iſtoria com- piutamente dimoſtrano. Nella terza, che è più d'ogni altra ſtimabile, e di mag- gior perfezione, per quello, che ne dico- no i Profeſſori, s'ammira un gruppo di tre figure di marmo, mirabilmente ſcol- pite da Giovanni Bologna, e denotanti il Ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien figurato il Padre della fanciulla, in atto d'impedire la fuga al rapitore, e perciò col volto irato, ed inſieme dolente, come ad un miſero padre ſi conviene, a cui ſia tolta per forza la propria figlia. Nel gio- vane di corpo robuſto, d'aſpetto ſiero, e ripien di furore, ſi rappreſenta un Solda- to Romano, che in occaſione de' giuochi pubblici, nella nuova Città di Roma ce- lebrati, rapiſce al Padre una Donzella Sa- bina, che era venuta con molte compagne alla Feſta. E nella femmina tenera, e de- licata, ma piena di timore, e ſpavento, ſi dimoſtra la Donzella rapita: e finalmen- te in tutte tre le Figure ſi riconoſce una vivezza sì grande, che chiunque fiſſamen- te le mira, non ſi ſazia di commendarle. in eſtremo, come già fecero tanti eruditi ingegni, chi in proſa, e chi in verſi, eſal- tando l'eccellenza di queſt'opera inſigne, alla quale, perchè foſſe in ogni parte com- piuta, fu aggiunto nella baſe un Baſſori- lievo, fatto con ſomma induſtria, e dili- genza, dove tutta l'Iſtoria del rapimento delle Sabine ſi rappreſenta. Camminando più oltre, ſul canto del Palazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

bron-

E 5 piuta,

FONTANA ſatta dal Granduca Coſimo Primo, col diſegno, e induſtria dell'Am- mannati, e da Filippo Baldinucci negli eru- diti ſuoi Decennali, deſcritta colle ſeguen- ti parole,, Appariſce nel mezzo d'un. ,, gran vaſo pieno di limpidiſſime acque ,, ſgorganti da molti zampilli, il qual vaſo ,, è figurato pel Mare, il gran Coloſſo ,, del Nettunno, alto dieci braccia, ſitua- ,, to ſopra un Carro, tirato da quattro ,, Cavalli marini, due di marmo bianco, ,, e due di miſtio, molto belli, e vivaci; ,, il Nettunno ha tra le gambe tre Figure ,, di Tritoni, che inſieme con eſſo poſano ,, ſopra una gran conca marina in luogo ,, di carro. Il vaſo è di otto ſacce di mar- ,, mo miſtio, quattro minori, e quattro ,, maggiori. Le quattro minori ſon va- ,, gamente arricchite con Figure di ſan- ,, ciulli, ed altre coſe di bronzo, come. ,, chiocciole marine, cornucopie, cartelle, ,, e ſimili. S'alzano ſul piano delle me- ,, deſime certi imbaſamenti, ſopra ciaſche- ,, duno de' quali poſa una Statua di metal- ,, lo maggiore del naturale, e ſono in tut- ,, te quattro: due femmine, che rappre- ,, ſentano Teti, e Dori, e due maſchi fi- ,, gurati per due Dei marini. All'una, e ,, all'altra parte di ciaſcheduna di queſte ,, faccie minori, ſono due Satiri di metal- ,, lo, in varie, e belliſſime attitudini. Le ,, quattro ſacce maggiori ſon tanto più ,, baſſe, quanto baſti per poterſi da chic- ,, cheſſia godere la limpidezza dell'acqua, ,, la quale ſtraboccando grazioſamente, è ,, ricevuta da alcune belle nicchie. Nel ,, gran vaſo, ed in ſomma in tutto è co- ,, sì ben diſpoſta, e con tanta maeſtà or- ,, dinata, che è proprio una maraviglia. Vicino alla Fontana, ſopra una gran Baſe di marmo, è una belliſſima

te

STATUA di bronzo, di mano di Gio- vanni Bologna ſatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando Primo, alla glo- rioſa memoria di Coſimo ſuo Genitore: adornando le facciate di queſta Baſe tre. Baſſirilievi di bronzo, in uno de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del mentova- to Granduca Coſimo, da eſſo meritata Ob Zelum Religionis, pracipuumque Juſtitia Stu- dium, come ſi legge nell'Inſcrizione. Nel ſecondo, la glorioſa entrata nella Città di Siena, ubbidiente al ſuo comando, dopo la conſeguita Vittoria. E nel terzo, quan- do dal Senato Fiorentino, ancor Giovanet- to, ne fu creato Duca di Firenze, laſcian- do luogo nella quarta facciata ad una no- bile, ed erudita Inſcrizione del tenore. ſeguente:

E 6 do

Coſmo Medici Magno Etruria Duci Primo Pio Felici Invicto Iuſto Clementi Sacra Militia Paciſq; In Etruria Authori. Patri & Principi optimo Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

Da queſta Piazza faremo paſſaggio alla vi- cina Chieſa di

ORSAMMICHELE, la quale acquiſtò forma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dacchè nell'anno 1373. fu deliberato di chiuder le Loggie, che erano ſotto queſta gran Fabbrica, in venerazione maggiore di quella Immagine di Maria Santiſſima, che collocata è ſull'antico Altare di mar- mi, che vi ſi vede, lavorato colla dire- zione di Andrea Orgagna. E perchè è cer- tiſſimo, che queſto luogo fu per avanti adoperato per Piazza, e per Mercato del grano, e delle biade, che ſi aſportavano ſotto le dette Logge (lo che dette poi mo- tivo di alzare queſta gran Torre per co- modo di pubblico Granajo intorno al 1337. col diſegno di Giotto, e proſeguito da Taddeo Gaddi) ſono andati immaginando- ſi alcuni, che il nome di Orſammichele, ſia un volgare traporto da Horreum sancti Michaëlis; Voce, che non ſi vede uſata in veruna antica Scrittura, che faccia di que- ſto luogo menzione; ma ſibbene Orto San Michele, per poſpoſizione accidentale da San Michele in Orto. Atteſochè fino dal 1100. era ivi una Chieſa Parrocchiale, intitolata: San Michele in Orto, da cui prendeva la poſpoſta denominazione di Or- to San Michele tutta quella aggiacente Con- trada; In luogo della quale antica Chieſa, demolíta per farvi la ſuddetta Torre del grano, fu intorno a 100. anni dopo rifat- ta dalla parte oppoſta l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo Titolo di San Michele in Orto, oggi detta di San Carlo, comecchè vi ſi aduna la Confraternita della Nazione Lom- barda, la quale milita ſotto la Protezio- ne di San Carlo Cardinale Borromei. E` queſto grande Edifizio da ogni parte iſo- lato, e con belliſſima proporzione, ed ottima Architettura condotto. Ha per di fuori quattordici Nicchie, o Tabernaco- li, in varie fogge intagliati, ed in cui furono collocate diverſe Statue, alcune. di bronzo, ed alcune di marmo, lavorate da i più rari, ed eccellenti Maeſtri, che fioriſſero in queſta noſtra Città. Sono adun- que di Lorenzo Ghiberti, quel celebre Scul- tore, che lavorò le Porte della Chieſa di San Giovanni, tre Statue di bronzo, cioè il San Matteo Apoſtolo, il Santo Steſa- no preſſo la porta principale, e il San. Giovambatiſta dalla parte oppoſta. Baccio da Montelupo ſece la bella Statua di bron- zo di San Giovanni Evangeliſta; e Dona- tello ne fece tre di marmo, le quali ſon tenute in gran pregio, come opere vera- mente maraviglioſe. La prima è il San Pie- tro Apoſtolo, la ſeconda il San Marco E- vangeliſta, e la terza il San Giorgio, Sta- tua, che non ha pari, e che, ſecondo il parere di tutti i Profeſſori, più ſi può com- mendare, che imitare. Perlochè non è ma- raviglia, ſe le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed altri Principi dell'Euro- pa più volte ne faceſſero iſtanza, offeren- do gran ſomma di denaro, perchè foſſe lo- ro conceduta. Anco Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Donatello ne fe- ce tre, cioè i Quattro Santi dentro un ſol Tabernacolo, il San Filippo Apoſtolo, ed il Sant'Eligio Veſcovo, chiamato comu- nemente Santo Lò. D'Andrea Verrocchio è il San Tommaſo Apoſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera molto ſtimabile; allato alla quale è la Statua di San Luca Evangeliſta di mano di Giovan- ni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſingo- lare artiſizio. In Chieſa ſi vede un Taber- nacolo, o Cappella iſolata, tutta di mar- mi vagamente intagliati, ed abbellita di Baſſirilievi, per opera, diſegno, e indu- ſtria di Andrea Orcagna; e nel predetto Tabernacolo s'adora un'Immagine di Ma- ria Vergine molto antica, dipinta da Ugo- lino Saneſe, e tenuta ne' tempi andati in ſomma venerazione, avvengachè fino al tempo della terribile, e ſpaventoſa peſte del 1348. che infettò la maggior parte del Mondo, incominciaſſe grandemente a fiori- re il di lei culto, concorrendovi grandiſ- ſimo Popolo con larghe offerte, dalle qua- li in breviſſimo tempo ſi poterono accumu- lare più di trecentomila fiorini d'oro, par- te impiegati in ſovvenimento de' poveri, e parte nell'adornar queſta Chieſa. Sono ancora ſopra l'Altar maggiore tre Statue di marmo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Vergine, ed il Bambino Gesù, di mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri alcune belle pitture moderne, tralaſciando le antiche di Agnolo Gaddi, e di Jacopo del Caſentino, da cui fu dipinta la volta. Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo di legno, avanti al quale il grande Arciveſcovo San- to Antonino ſoleva da giovanetto giornal- mente fare orazione, quivi apprendendo, più che dalle ſcuole terrene, la vera ſa- pienza, di cui fu egli grandemente dota- to. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo Primo eretto il pubbli- co, e generale Archivio di Firenze, dove ſi conſervano innumerabili Scritture, ed Inſtrumenti pubblici, con grandiſſima fe- deltà, e diligenza non ordinaria. Proſe- guendo il viaggio per la Via de' Calzajuo- li, detta il Corſo degli Adimari, o pure per Calimala, chiamata in oggi corrotta- mente Calimara, luogo un tempo famoſo per l'abbondanza del traffico, o negozio, che quivi ſi eſercitava, ed anco di pre- ſente s'eſercita, arriveremo in

ve-

da

lino

per

MERCATO VECCHIO, che per iſcher- zo chiamaſi il Giardino di Firenze, per le molte delizie, che in abbondanza vi ſi tro- vano, e delle quali la Città di Firenze al pari d'ogni altra è copioſa. Quivi ſi è veduta fino a' noſtri tempi, ſopra una Co- lonna di granito una Statua di pietra di mano di Donatello, rappreſentante la, Dovizia; ma, eſſendo divenuta aſſai la- cera dal tempo, è convenuto rimuoverla, e collocarvi altra Statua ſimile, ſcolpi- ta da Giovambatiſta Foggini; e più oltre una Loggia, deſtinata alla vendita del pe- ſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca, Coſimo Primo. Vi ſono ancora molte Tor- ri di non ordinaria grandezza, in una, gran parte delle quali rieſcono le abita- zioni degli Ebrei, riſtrette ad un luogo chiamato il

GHETTO, ove per avanti era un infa- me poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrittori citati dal Baldinucci nella Vita, del Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato modernamente ampliato, con abitazioni aſ- ſai comode. Laſciando di viſitar molte Chieſe, che nel riſtretto di Mercato ſi tro- vano, per non tediar maggiormente il Foreſtiero in coſe di minore importanza, giungeremo per la Via del Corſo, alla, Chieſa di

Chie-

SAN MICHELE BERTELDE, oggi det- ta dagli Antinori, dove abitano Padri Tea- tini, oſſervando prima molte belle Fabbri- che di Palazzi vicini alla Chieſa, e ſpe- cialmente quello de' Tornabuoni, ora de' Marcheſi Corſi, quello de' Giacomini, la cui Architettura è ſingolare, quello degli Antinori, e quello de' Paſquali, con mol- ti appreſſo. Or queſta Chieſa, fatta da' fondamenti reſtaurare dalla felice memoria del Sereniſſimo Cardinale Carlo de' Medici Principe religioſiſſimo, già Decano del Sa- cro Collegio, col diſegno, e induſtria di Matteo Nigetti Architetto, quantunque ella non ſia molto grande, ſi può nondimeno annoverare tra le più vaghe, e più adorne di queſta noſtra Città, per non dire an- cor dell'Italia. E di vero, cominciando dalla Facciata di pietre ſorti, è così no- bile, e leggiadro il ſuo diſegno, e lavo- ro, che certamente non può vederſi coſa, nè meglio inteſa, nè più finita di quella. Sonovi due Statue di marmo nelle nicchie, più grandi del naturale, come altresì quel- le ſopra la porta, che ſono aſſai belle. Maggiori però, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori ornamenti, imperciocchè diviſati con Architettura d'ordine Com- poſito, ed arricchiti di pietre ſerene, la- vorate con fingolar pulitezza, oltre le Sta- tue, e le Pitture di pregio, che vi ſi tro- vano, empiono l'occhio di chi gli mira di ſtupore, e diletto. Procedendo adunque coll'ifteſs'ordine dell'altre coſe da noi finora deſcritte, oſſerveremo primieramen- te le Cappelle tutte incroſtate di marmi, e adorne di belle pitture a freſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella prima all'en- trare a man deſtra, vedremo la Tavola del Martirio dell'Apoſtolo Sant'Andrea, di mano del Ruggieri. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcangiolo San Michele, è del Vignali. E nella terza, Matteo Roſſellini dipinſe San Gaetano, e Sant'Andrea Avel- lino ſuo Compagno, due lumi chiariſſimi di queſta inſigne Religione. Accanto a que- ſta Cappella è il Sepolcro coll'Iſcrizione, e Ritratto dell'Avvocato Agoſtino Coltel- lini Fondatore della celebre Accademia de- gli Apatiſti. In faccia poi della Croce, di mano d'Ottavio Vannini è dipinta l'A- dorazione de' Magi; e alla Cappella, che ſegue, di mano del Roſſellini v'è una Ta- vola della Natività di Noſtro Signore. L'Al- tar maggiore, poſto nella Tribuna di mez- zo, trall'altre coſe di pregio, ha un ric- chiſſimo Ciborio d'argento, opera di Be- nedetto Petrucci. Bello ancora, e grande- mente ſtimato è il Criſto di bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta ren- de la Cupola della Tribuna, dipinta da un Religioſo dello ſteſſo Convento, che ha pur dipinta tutta la volta della Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella Cappel- la vicina all'Altar maggiore, vi è una, Tavola dipinta dal mentovato Roſſellini, e in faccia alla Croce, un'altra ſimile del Bilivelti di gran bellezza. Quì non di- ſpiaccia all'erudito Foreſtiero l'oſſervare alcune dotte Inſcrizioni ſopra la nobiliſſi- ma Famiglia de' Bonſi, che da Firenze paſ- ſata in Francia, non ſolo v'acquiſtò titoli, e Dominj ragguardevoli, ma in breve tem- po diede alla Chieſa di Biſiers ſei Veſco- vi, e al Vaticano due Porporati. Nella, Cappella, che ſegue, l'Aſſunzione di Ma- ria Vergine in Cielo fu dipinta da Mario Balaſſi; e nell'altra, che è appreſſo, Pie- tro da Cortona quel celebre Pittore de' no- ſtri tempi, dipinſe la bella Tavola del Martirio di San Lorenzo. Adornano anco- ra queſta Chieſa quattordici Statue di mar- mo, che 12. rappreſentano gli Apoſtoli, ed altrettanti Baſſirilievi a piè di quelle. Finalmente non v'è coſa, che non accreſca vaghezza, e non iſpiri maeſtà, e decoro. Anco la Librería, che è nel Convento, è degna d'eſſer veduta, non ſolo per la co- pia de' Libri, ma eziandio per la rarità de' medeſimi. Camminando verſo il canto de' Carneſecchi, ſopra d'una gran baſe ſi vede la Statua, chiamata comunemente il

ſo-

men-

de'

CENTAURO, ſcolpita in marmo da, Giovanni Bologna, che rappreſenta Erco- le in atto d'uccidere Neſſo Centauro. Bel- la ſenza dubbio, e molto lodata dagl'in- tendenti è queſta Statua, cavata da un, ſol pezzo; e chi contempla l'eſpreſſione della forza, che fanno amendue queſte Fi- gure, Ercole per abbattere, e ſuperare il Centauro, e quello per ſuggirli di ſot- to: come altresì, chi oſſerva le difficoltà ſuperate da quell'Arteſice, nel condurre a fine un lavoro sì grande, con quella per- fezione, che vi ſi vede, ingenuamente con- feſſa, eſſer queſta non ſolo una delle Ope- re migliori di queſto raro Maeſtro, ma, eziandío di quanti dopo di lui ſon viſſu- ti ne' noſtri tempi. Da queſto luogo ſare- mo ritorno all'Albergo, viſitando prima la Chieſa di

SANTA MARIA MAGGIORE, dove, ſtanno i Padri Carmelitani della Congrega- zione di Mantova, e nella quale vi ſono da oſſervare molte Tavole di pregio. In, primo luogo è da ſtimarſi grandemente la Tavola di mano del Cigoli, dov'è dipin- to Sant'Alberto Carmelitano in atto di liberare dal naufragio uno, che già peri- colava nell'acqua; ed anco quella del Pu- gliani, che rappreſenta la Maddalena pe- nitente in atto di comunicarſi. E` anco de- gna di lode la Cappella de' Carneſecchi, la volta della quale fu dipinta da Bernar- dino Poccetti, e le due Statue di marmo furono lavorate dal Caccini: ſiccome quel- la degli Orlandini, dov'è la Tavola del Bilivelti, ed alcune Pitture a freſco di ma- no del Volterrano. Ragguardevoli ancora ſono le due Tavole, che appreſſo ſeguono, quello di Santa Maria Maddalena de' Pazzi di mano di Onorio Marinari, e l'altra di San Franceſco dipinta da Matteo Roſſelli- ni. Una ſingolare memoria era già in que- ſta Chieſa, oggi perita, il Monumento, cioè, ſtato fatto a Salvino di Armato degli Ar- mati nel 1317. collo ſpecifico titolo d'In- ventore degli Occhiali. Preſſo queſta Chie- ſa vi è il

glia-

PALAZZO, già de' Gondi, paſſato di- poi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia del Beccuto Orlandini, ſtato mo- dernamente accreſciuto, e ridotto alla, ſorma, che di preſente ſi vede. Per di dentro è così nobilmente adornato, e di comode abitazioni arricchito, che può con ragione uguagliarſi a' più ſplendidi Palaz- zi di queſta Città. La Sala non ſolo nel- la volta, ma anco nelle pareti è dipinta per mano di Pietro Dandini. Il Gherar- dini, il Gabbiani, ed altri Profeſſori più accreditati hanno dipinto l'altre ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Maggiore è ſtata modernamente condotta, a fine la Fabbrica del

ac-

PALAZZO del Marcheſe Roſſo d'Ora- zio Strozzi, con aſſai leggiadra ſimetría; non lontana da queſta è la Fabbrica del nuovo

SEMINARIO FIORENTINO, promoſ- ſa, ed incamminata con buon guſto di Ar- chitettura dalla pia mem. del fu Monſignor Tommaſo Buonaventura de' Conti della Gherardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e condotta a buon ſegno, dopo la ſua mor- te, con aggiunta di comodi appartamenti per i Precettori, e per gli Studenti Che- rici, che vi concorrono. Alla quale torna contiguo il

PALAZZO de' Marcheſi Maleſpini, mo- dernamente abbellito con buon diſegno. E quì per ultimo faremo fine alla Secon- da Giornata per poter meglio nella ſeguen- te ſoddisfare la noſtra curioſità intorno alle altre coſe, che reſtano da vedere.

TER-

TERZA GIORNATA.

LA Città di Firenze ne' primi tem- pi della ſua fondazione ebbe co- sì piccol recinto d'abitazioni, che il primo cerchio, così chia- mato dagli Scrittori, fu ſolamente riſtret- to ad alcune poche contrade preſſo a Mer- cato vecchio: ma creſcendo gli abitatori in gran numero, e non potendo capire in un luogo cotanto anguſto, fu coſtretta a dilatare i confini, i quali in più volte accreſciuti, giunſero finalmente a quel ſe- gno, che a' noſtri giorni ſi vede. In uno di queſti accreſcimenti della Città, è fama appreſſo gli Scrittori antichi, e moderni, eſſerſi dato principio a fabbricare in quel- la parte, che riman di là d'Arno verſo Ponente, alla quale dipoi furono aggiunti tutti i Sobborghi già fuori della Città, ed ora in eſſa compreſi. E perchè foſſe co- modo il paſſaggio dall'una parte all'altra, furono in varj tempi fabbricati quattro Pon- ti, quali dipoi caduti nella rovinoſa inon- dazione, che ſeguì l'anno 1333. furono fatti reſtaurare coll'induſtria, e modello di Taddeo Gaddi, e in altri tempi rinno- vati, come diremo a ſuo luogo. Di que- ſta parte adunque, che rimane di là d'Ar- no, ragioneremo nella preſente Giornata, con quella ſteſſa brevità, colla quale ab- biamo ſinora proceduto nelle paſſate. Per- tanto, partendoci dall'Albergo, c'invie- remo verſo il Ponte Vecchio, e oſſerve- remo la Loggia di

vati,

MERCATO NUOVO, fatta fabbricare dal Granduca Coſimo Primo, ſin dall'an- no 1548. col diſegno di Bernardo Taſſo Architetto. Il principale intento di queſto magnanimo Principe, fu di provvedere al comodo de' Mercanti Fiorentini, acciò nelle ore proporzionate, ridotti in queſto luo- go, poteſſero più facilmente i loro negozj concludere. In oggi però ſull'ora di mez- zo giorno, vi ſi raguna la maggior parte della Nobiltà Fiorentina, come ſi ſuol fa- re nelle Città principali d'Italia. Sopra alle ſcalee di queſta Loggia v'è un Ci- gnale di bronzo, che getta acqua per boc- ca, fatto da Pietro Tacca, ſul modello di quel di marmo, che ſi conſerva in Galle- ría, opera molto ſtimata da'Profeſſori. Cam- minando più oltre, ſi trovano molte botte- ghe d'Arte di ſeta, che fu ſempre eſerci- tata in Firenze con ſomma lode, e perfezio- ne, onde da eſſa ſi ſogliono provvedere quaſi tutte le Città d'Europa, e una gran parte dell'Aſia. Dopo queſte ſi trovala Chieſa, e Convento di

SAN-

SANTO STEFANO, dove abitano Reli- gioſi Agoſtiniani della Congregazione dì Lecceto. E' queſta Chieſa antica, quantun- que in oggi ſi veda in gran parte reſtau- rata dalla nobil Famiglia de' Bartolommei, ed è adorna di alcune Tavole di qualche ſtima, che per brevità ſi tralaſciano. Da queſto luogo ſi paſſa al

PONTE VECCHIO, ſtimato il più for- te, e il più gagliardo d'ogni altro Ponte; ſopra del quale ſi vedono da ambedue le parti fabbricate molte Botteghe, per uſo d'Orefice. A piè di queſto Ponte a man, deſtra, nel luogo ſteſſo, dov'era prima la Statua di Marte, che nel Tempìo, oggi det- to di San Giovanni, era da' Gentili adora- ta, vi è una

STATUA di marmo, di maniera gre- ca, aſſai bella, chiamata Aleſſandro Ma- gno; ſebbene in verità rappreſenta un Aja- ce grondante di ſangue, e morto per le ferite dateſi di ſua mano, eſſendo chiaro nelle Storie, che il grande Aleſſandro, non dal ſerro, ma dal veleno rimaſe ucci- ſo. Da man ſiniſtra ſi trova la Via de' Bardi, in cui tra gli altri è il

PALAZZO del Marcheſe Tempi nobil- mente adornato, il quale è ſituato appun- to in faccia all'antica Chieſa di Santa Ma- ria ſopr'Arno, ampliato, ed abbellito fuo- ri, e dentro con ottimo guſto; avanzando più oltre il paſſo ſi giugne al

F ria

PALAZZO, che fu già di Niccolò da, Uzano, ora del Senator Conte Ferrante Capponi, fatto col diſegno di Lorenzo di Bicci, e dipoi alle

CASE de' Canigiani; e quindi a mano deſtra alle

CASE de' Mozzi, eſſendo ſtate alzate nell'antico a foggia di Palazzo, o ſia di Torre con merli, moſtrano quell'antica magnificenza, che fu capace di dar ricetto nel 1273. al Sommo Pontefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al Cardinale Fra Latino di Oſtia, e Velletri, Legato del Papa, a fermar là pace tra i Guelfi, e i Ghibelli- ni: e proſeguendo il cammino per lo Fon- daccio, detto di San Niccolò, ſi vede ri- pieno anch'eſſo di Caſe aſſai comode, e ſignorili, tra le quali è la

CASA de' Gianni, che oltre all'eſſere ſtata anch'ella alzata a foggia di Torre merlata, ed appellata perciò in alcune an- tiche Scritture il Palazzo de' Gianni, ſi eſtende per entro con edifizio rimodernato con aſſai buon guſto di Architettura, in- ternandoſi con un delizioſo Giardino, ed altro ſpazioſo Terreno a cultura, il quale va coſteggiando, col nome di Montecucco, fino alle mura della Città. Si arriva poi da queſti Caſamenti alla

al-

CHIESA PRIORALE DI SAN NICCO- LO', detto d'Oltrarno, nella cui Facciata è collocata una Cartella di pietra, con In- ſcrizione inciſa, aſſai degna di oſſervazio- ne; contenendo ella la memoria della de- plorabile inondazione, che fece l'acqua d'Arno per le Campagne adjacenti, e, nella Città nell'anno 1557. che per eſſere in verſi Latini aſſai leggiadri, abbiamo giudicato guſtevole il riportarla, ed è queſta:

Fluctibus undivagis, Pelago ſimiliſque procellis, Hue tumidis praceps irruit Arnus aquis, Proſtravitque ſua, ſpumanti gurgite, Flora Oppida, agros, fontes, mania, Tem- pla, viros.

preſſo a queſta Chieſa è il

PALAZZO de' Serriſtori molto magnifi- co: di dove tornando indietro per li Re- nai, ſi vede in faccia il maeſtoſo

PALAZZO de' Baroni del Nero, alzato in parte col diſegno di Tommaſo del Ne- ro, e accanto ad eſſo il

F 2 PON-

PONTE detto ALLE GRAZIE, per una Cappella di grandiſſima devozione, che ha il titolo di Santa Maria delle Grazie, e al- tramente il Ponte a Rubaconte, dal nome di Meſſer Rubaconte da Mandello Podeſtà di Firenze, che lo fece edificare. Si può anche oſſervare ſulla Piazza de' Mozzi il

MONASTERO de' Padri Miniſtri degl'In- ſermi di San Gregorio; e in faccia ad eſſo il

PALAZZETTO dello Scarlatti. Tornan- do poi verſo il Ponte Vecchio, troveremo a man ſiniſtra la Chieſa di

SANTA FELICITA; e ſi potrà oſſer- vare ſulla Piazza una Colonna di granito, ſopra la quale vi è la Statua di San Pie- tro Martire, eretta quivi ad onor ſuo, per avere in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſempio, fatto gran frutto; ed anco in ſegno delle vittorie avuteſi da' Cattolici contro gli Eretici Manichei, propriamente Padri degli Albigenſi. La detta Statua del Santo Martire è ſtata freſcamente rifatta in luogo dell'antica, che vi era, quaſi di- sfatta dal tempo; ed è di mano di Anto- nio Montauti. Entrando in Chieſa, tro- veremo alcune Tavole dipinte da eccellen- ti Maeſtri, di alcune delle quali daremo brevemente notizia. La prima, che è in molta ſtima, è la Tavola della Cappella, de' Capponi, di mano di Jacopo da Pontor- mo, come altresì quella di Bernardino Poc- cetti nella Cappella de' Canigiani. Belle, ancora ſono le due Tavole vicino al Sepol- cro del Cardinale de' Roſſi, fatte da Ridol- fo del Grillandajo, e da Michele ſuo fi- gliuolo. E' anco mirabile un Ritratto d'A- leſſandro Barbadori nella croce della Nava- ta a man ſiniſtra, di Moſaico, ma con tale eccellenza condotto, che da molti vien, creduto dipinto in tela, ed è una delle, più bell'opere, che fino al giorno d'oggi in tal genere ſi ſiano vedute. Inoltre alla Cappella de' Guicciardini ſi vede una bel- liſſima Tavola di mano di Simone Pignoni Pittore ſtimatiſſimo, il quale con mirabile invenzione, e colorito aſſai vago, ha rap- preſentato un San Luigi Re di Francia, che ſerve a Menſa alcuni Poveri da eſſo convitati. Dietro a queſta Chieſa, ſopra la Coſta a San Giorgio, reſtano due Con- venti, e Chieſe di Monache, una delle, quali intitolata prima in San Giorgio, cam- mina da tempo in poi ſotto il Venerabile titolo dello

de'

SPIRITO SANTO, è ſtata riccamente, adornata di ſtucchi dorati; ed in eſſa ſi ve- de all'Altar maggiore un belliſſimo qua- dro di mano di Anton Domenico Gabbia- ni; come altresì il

F 3 CON-

CONVENTO, e CHIESA de' Padri Ago- ſtiniani Scalzi, fatto fabbricare dalla gl. mem. di Madama Criſtina di Lorena, moglie del Granduca Ferdinando Primo, e Principeſſa di ſingolar prudenza, e di bontà di vita, eſemplare. Di queſte Chieſe però tralaſce- remo di far più diſtinta menzione, per proſeguire il viaggio verſo la Piazza, e

PALAZZO DE' PITTI, uno de' più maeſtoſi Edifizj, che ſi veggano in tutta, l'Italia, e fuori, come affermano molti eruditi Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldinucci nella deſcrizione del nuovo mo- dello, e diſegno, che già fece di queſto Palazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri primo Gentiluomo della Camera del Gran- duca di Toſcana. Di queſto adunque sì maeſtoſo Edifizio, incominciato col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e per- ciò detto fino al di d'oggi de' Pitti (quan- tunque fino al tempo del Granduca Coſimo Primo, e di Leonora di Toledo ſua mo- glie, che lo comprò, diveniſſe abitazione de' Granduchi Regnanti) di queſto Edifizio dico, dovendo noi ragionare, difficilmen- te potremo in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, imperciocchè, non la grandezza della mole, in cui ben ſap- piamo trovarſene in Italia, e fuori, mol- tiſſimi eguali, e ſorſe ancora maggiori, ma l'eſquiſitezza dell'Architettura, le, Statue, e le Pitture inſigni, che nobil- mente l'adornano, e l'altre coſe di pre- gio, che vi ſi trovano, lo rendono ſopra d'ogni altro, mirabile, e ſingolare. Pri- mieramente la Facciata di queſto Palazzo lunga quanto la Piazza, ed alta a propor- zione, è tutta incroſtata di grandi bozze di pietre forti, d'ordine ruſtico; ma così ben diviſato, che vi riſplende una maeſto- ſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto col diſegno dell'Ammannato, perchè, mutato l'ordi- ne della prima Architettura, con tale av- vedutezza però, che non diſconveniſſe, all'Opera già cominciata, ſi vede il pri- mo appartamento di forma Dorica, il ſe- condo d'ordine Jonico, ed il terzo di Co- rintio, tutti e tre adornati di varie Co- lonne, di belliſſimi Fregi, e d'un ricchiſ- ſimo Cornicione. In faccia poi del Corti- le, v'è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera, di forma ovata, con varj zampilli d'acque, le quali pare, che ſcaturiſcano dalla terra, al cenno di Mosè, ivi rappreſentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la Facciata due altre Pile, con ſue Fontane vagamente in- tagliate; come altresì due grandi Statue, di marmo, che una rappreſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di ma- niera Greca molto ſtimate. Ma che diremo della Fonte ſopra la grotta, al pari del primo piano di queſto Regio Palazzo? Ve- deſi un gran Vivajo, nel quale ſcherzano alcuni bambini di marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo s'alza una fonte, con, una gran tazza di pozzolana, nella quale verſano in gran copia le acque da varie, bande; perlochè grande è il diletto, che arreca queſta Fontana a chi di ſubito entra nel mentovato Cortile. Paſſando poſcia ne' Reali Appartamenti, vedremo coſe di ma- raviglia. Sono le Stanze del GRANDUCA Regnante, e molte ancora degli altri PRINCIPI, tutte dipinte, e adorne di ſtucchi, di mano de' più rari Maeſtri de' noſtri tempi, fra' quali il famoſo Pietro Berrettini da Cortona, più d'ogni altro s'immortalò. Bene è vero però, che, s'io voleſſi ad una ad una deſcrivere tut- te le ſtanze, e l'infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano, troppo lungo, e pro- liſſo riuſcirei, e non un breve racconto, ma un intero Volume ſi richiederebbe. Ba- ſterà ſolo accennare, che i più ricchi, e prezioſi addobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qualunque gran Regia ſi poſſono de- ſiderare, quivi ſi trovano in grandiſſima, copia, come l'ifteſſo Foreſtiero potrà me- glio ocularmente conoſcere, che io in que- ſti ſogli rappreſentare. Non deeſi però paſ- ſare ſotto ſilenzio, la copioſa raccolta di quadri rariſſimi, fatta già dalla ſel. mem. del Sereniſſimo Cardinal Leopoldo: e mol- to meno ſi dee tacere la numeroſa Libre- ría, che in queſto Palazzo ſi conſerva, do- ve non ſolo i Libri più ſcelti, ma eziandío i manoſcritti più ſingolari abbondano. Di queſta Librería ſuole aver cura un Sogget- to qualificato, e di grande erudizione, co- me è appunto quello, che di preſente vi aſſiſte. Dal Palazzo ſaremo paſſaggio al contiguo

ma

F 4 nie-

qua-

GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e delizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Città; avvengachè la magnificenza coll'a- menità, e l'abbondanza coll'induſtria no- bilmente in queſto luogo gareggino. La ſua circonferenza fino alle mura della Cit- tà per lunghiſſimo tratto ſi ſtende, nella quale il colle, e il piano, il domeſtico, ed il ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo ador- nano moltiſſime Statue, ed è ripieno d'al- beri, di fiori d'ogni ſorta, e d'infinite piante d'agrumi. Vedeſi dunque in primo luogo un Teatro, che riſponde di faccia al Palazzo; è circondato da mura in forma, di mezzo ovato, nel quale, per i paſſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e ſeſte magni- fiche ſono ſtate rappreſentate con grande applauſo. Intorno a queſto Teatro reſta una gran parte del ſalvatico, che lo rende più maeſtoſo; dopo il quale, per lunghi viali tutti coperti di piante, e per un, largo, e ſpazioſo Stradone, ſi giunge ad una Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Ella è figurata per l'Oceano, e perciò ſopra la Tazza di granito, larga dodici braccia per ogni verſo, ſi vede una Statua di marmo maggiore del naturale, che rappreſenta, Nettunno, da' Poeti favoleggiato per Dio del Mare, ed a' piè di eſſo tre altre Sta- tue a ſedere, ſignificanti i tre Fiumi più celebri, il Gange, il Nilo, e l'Eufrate, che verſano gran copia d'acqua nella Taz- za, da cui, per ſotterranei condotti, paſſa ad altre fonti, ed in varj ſcherzi per lo Giardino ſi ſparge. Or queſta belliſſima, opera fu dal celebre Giovanni Bologna con- dotta con tale eccellenza, che reſta in dub- bio chi la vede, ſe più debba lodare o la rara invenzione, o la maeſtría del lavoro, tanto l'una, che l'altra, in perfetto gra- do s'ammirano. Parimente in un gran Vi- vajo ſi vede un altro Nettunno ſcolpito in bronzo, ſopra varj moſtri marini di mar- mo, di mano di Stoldo Lorenzi, opera, da quei, che intendono, molto lodata. Vi ſi trova ancora una Grotta, ne' quattro an- goli della quale, col diſegno, ed inven- zione del Buontalenti, furono collocate quattro Statue di marmo, dí mano di Mi- chelagnolo Buonarroti, ma però ſolamen- te abbozzate, le quali doveano ſervire pel Sepolcro di Papa Giulio II. e che dal Ni- pote di Michelagnolo, furono donate al Granduca Franceſco. Vi ſono inoltre alcu- ne Statue d'altri famoſi Maeſtri, che ren- don più vaga la Grotta, che adorna di ſpu- gne lavorate in varie forme, nella rozzez- za di quei materiali dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta, di mano di Bernardino Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre invenzioni, che in. un medeſimo tempo reca terrore, e dilet- to; avvengachè quell'ingegnoſo Pittore, ajutato in parte da una naturale apertura, che reſta nella volta, finſe, che la mede- ſima volta ſembraſſe di rovinare, e che da quelle feſſure uſciſſero varj animali, i quali non dipinti, ma veri, e naturali raſsem- brano. Del reſto, chi voleſſe deſcrivere tutte le Statue, che vi ſono ſenza numero (molte delle quali furono lavorate da ma- no eccellente, come quella di Morgante, e Barbino, ritratti al naturale da Valerio Cioli) e l'altre coſe più ragguardevoli, che adornano queſto Giardino, non così preſto terminerebbe, ma di gran tempo averebbe biſogno, come appunto richiede- ſi, a chi deſidera minutamente tutte le coſe oſſervare di queſto luogo. Dopo avere ammirato il Regio Palazzo, e Giardino de' Pitti, ci porteremo alla Chieſa di

F 6 SAN

SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando prima la Colonna di marmo miſtio di Se- ravezza, eretta in queſto luogo dal Gran- Duca Coſimo Primo, per ricordanza della vittoria ottenuta nell'inſigne Battaglia di Marciano. In Chieſa poi ſi trovano alcune Tavole di ragguardevoli Pittori. Primie- ramente alla Cappella Baldocci, la prima a man ſiniſtra, ſi vede dipinto quando Cri- ſto libera San Pietro dal nauſragio, di ma- no di Salvador Roſa; e alla Cappella del Roſario ſi crede di mano dell'Empoli eſſi- giato il San Pietro Martire, e San Diacin- to. Da Giovanni da San Giovanni con bel- liſſima maniera fu dipinto San Felice Pre- te, Titolare di queſta Chieſa; e all'Altar maggiore di mano di Fra Giovanni ſi veg- gono figurati nella Tavola molti Santi. Così nelle Cappelle, che ſeguono a man. deſtra, v'è una Tavola dipinta da Ridolſo del Grillandajo, una del Vignali, e una di Pier di Coſimo. Uſcendo di queſta Chie- ſa, in vece di proſeguire il cammino ver- ſo la Porta di San Pier Gattolini, ritor- nando indietro volgeremo a man ſiniſtra, dove poco diſtante, ritroveremo una Piaz- za grande, e ſpazioſa, e in ſaccia di eſſa la Chieſa, e il Convento, dove abitano Religioſi Agoſtiniani, chiamata

F 5 nua

che-

SANTO SPIRITO, e fabbricata col di- ſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, quell'in- ſigne Architetto, col modello del quale s'ammirano fatte tante belliſſime Fabbriche in Firenze, ed altrove. E' l'Architettura di queſto gran Tempio d'ordine Corintio, con ſomma perfezione condotta, e perciò vaga, e maeſtoſa appariſce al pari d'ogni altro Ediſizio di queſta noſtra Città. La ſua lunghezza a centoſeſſanta braccia ſi ſtende, e la larghezza a cinquantaquattro. Vien diviſo in tre Navate, ripartite da bel- liſſime Colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo, ſopra le quali, l'Architrave, il Fregio, e il Cornicione, da per tutto no- bilmente ricorrono. Con buona ordinan- za diſpoſte le Cappelle ſi veggono, ador- nate di belliſſime Tavole, delle quali da- remo ſuccinta notizia, per mantenere. quell'ordine fin da principio intrapreſo. Cominciando a man deſtra vi è una Ma- donna di marmo, col Criſto morto in. collo, preſane l'imitazione da quella di Michelagnolo Buonarroti, che in oggi è poſta in San Pietro di Roma. Più oltre di mano del Franciabigia fu colorita la. Nunziata, e alla Cappella, che ſegue, ſi vede dipinto da Giovanni Stradano il Sal- vadore del Mondo, che diſcaccia dal Tem- pio quei, che in eſſo vendevano, e com- pravano, opera invero grandemente loda- ta, perchè in tutte le ſue parti perfetta. Del Paſſignani è il Martirio di Santo Ste- fano, eſpreſſo mirabilmente, e di Pier di Coſimo è la Tavola della Viſitazione con molti Santi, alla Cappella di Neri Cappo- ni. Sandro Botticelli dipinſe i tre Arcan- gioli; e Aurelio Lomi l'Adorazione de' Magi. Dopo queſta ſi trova una Tavola alla Cappella de' Vettori, dipinta da Giot- to, a cui tanto dee la Pittura, che per ſua mano riſorſe. La Vergine nella ſe- guente Cappella, fu dipinta da Ridolfo del Grillandajo: e la Nunziata dal mentovato Botticelli. Si vede appreſſo la Cappella del Santiſſimo Sagramento, tutta incroſtata di marmi carrareſi, lavorati con bel diſegno, e con varj ornamenti dal Sanſovino il Vec- chio. Più oltre ſi vede nella Cappella de' Cavalcanti, adornata di marmi, la Tavola d'Agnolo Bronzino, dov'è dipinto quan- do Criſto in forma d'Ortolano appariſce alla Maddalena: e d'Aleſſandro Allori ſuo nipote ſono i Martiri, e l'altra Tavola, in cui ſi vede eſſigiato il Salvadore, quan- do pronunzia la ſentenza contro l'adulte- ra: e finalmente, il Criſto ignudo di mar- mo, che tien la Croce, fu copiato da Tad- deo Landini, da uno del Buonarroti, che è nella Chieſa della Minerva di Roma. Che diremo poi della Cappella maggiore, quanto bella per l'Architettura, altrettan- to per la materia e magnifica, e ricca? Reſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la forma d'un picco- lo Tempio, imperciocchè ſopra varie bel- liſſime Colonne, s'erge una Cupoletta, ſotto la quale è ſituato l'Altare, lavora- to di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare artiſizio, come altresì il Ci- borio dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Al- tare il Coro di figura ottagona, tutto di marmi carrareſi, e ornato di varie Statue di marmo, ſcolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta queſt'opera, nella quale dalla nobil Famiglia de' Miche- lozzi, che ne fu la fondatrice, grandiſſime ſomme di denaro furono impiegate. Dalla banda ſiniſtra rimane la Sagreſtía, fabbri- cata col diſegno del Cronaca, in cui tra- gli altri ornamenti, vedremo una bella Tavola di Fra Filippo Lippi, dove con. vago colorito dipinſe la Vergine col Fi- gliuolo in collo, con Angioli, e Santi d'attorno. Un'altra ſe ne trova di mano di Aleſſandro Allori, con alcune Pitture a freſco di Bernardino Poccetti, e in ſom- ma è queſto luogo degno di molta lode. Ammirano ancora quei, che intendono, il Campanile della Chieſa, perfezionato col modello di Baccio d'Agnolo; ſiccome i Chioſtri, ed il Convento, nel quale ſi tro- va alcune Pitture di pregio. Ritornando per l'iſteſſa via, cammineremo verſo il Canto alla Cuculia, che fa croce a quat- tro belle, e ſpazioſe contrade, e ſpecial- mente a quella de' Serragli, dove ſono mol- ti Palazzi. Chi ſi voleſſe alquanto dilun- gare per Via Chiara, una delle dette quat- tro ſtrade, potrebbe viſitare la Chieſa, e Monaſtero di

ſigne

Co-

liſſime

gare

SANTA CHIARA, dove ſono fra l'al- tre, due Tavole di molta ſtima. La prima ſi è di mano di Pietro Perugino, dove è un Criſto morto colle Marie; la ſeconda è di mano di Lorenzo di Credi, in cui egli dipinſe la Natività del Signore. Di- rimpetto alla detta Chieſa è quella delle

CONVERTITE, dov'è di mano del Poccetti una Natività del Signore, ed una Tavola dipinta da Sandro Botticelli. Ma ſeguitando il viaggio incominciato, trove- remo la Chieſa, ed il Convento, dove abitano Frati Carmelitani, detta il

CARMINE, di grandezza poco inferio- re a quella di Santa Croce. Ell'è di ſtrut- tura piuttoſto antica, benchè nel Secolo paſſato foſſe in gran parte reſtaurata, e di belliſſime Pitture arricchita. Vedeſi adun- que nella prima Cappella a man deſtra una Tavola di mano, come ſi crede, di Ber- nardino Monaldi, dove ſi rappreſenta il Funerale celebrato a Sant'Alberto Carme- litano.A queſta ſegue l'Adorazione de' Magi, figurata dal Paſſignano: e nella ter- za rappreſentò Giorgio Vaſari un Criſto morto in Croce, appiè della quale v'è la Vergine addolorata, e la Maddalena pian- gente. Di Girolamo Macchietti è la Tavo- la dell'Aſſunzione di Noſtra Signora con gli Apoſtoli dintorno al Sepolcro, condot- ta con ſomma induſtria: e dopo queſta la Natività del Signore, è opera degna dell'in- ſigne pennello di Santi di Tito. In teſta del lato deſtro della croce ſi trova la Cap- pella de' Brancacci, dove di preſente è la devozione della Madonna del Carmine. Nelle pareti di queſta ſono dipinte a ſreſco alcune Storie di San Pietro Apoſtolo, le quali di vero meritano ſomma lode. Fu cominciata l'opera da Maſolino, e poi con- dotta a perfezione da Maſaccio ſuo diſce- polo, il quale vinſe di gran lunga il Mae- ſtro; e fu il primo, che apriſſe la ſtrada alla buona, e moderna maniera del dipi- gnere, levando in parte le durezze, e le altre imperfezioni dell'arte, e molto più fatto avrebbe, ſe la morte ſul fiore dell'età ſua, che fu d'anni 26. non l'aveſſe tolto dal Mondo. Tralaſciando alcune Tavole antiche, e di pregio minore, entreremo nel Coro per rimirare un bel Sepolcro di marmi, fatto da Benedetto da Rovezzano pel magnifico Pier Soderini, che fu eletto per lo ſuo gran merito Gonfaloniere per- petuo della Repubblica Fiorentina. Dirim- petto alla Cappella Brancacci nel ſiniſtro lato della croce, ſi trova una belliſſima, e ricchiſſima Cappella, nuovamente fab- bricata dalla Famiglia Corſini, nella quale già ſono più anni, che con ſolenniſſima pompa, ed apparati ſuperbi, fu trasferito il Corpo di Sant'Andrea Corſini degniſſi- mo rampollo di queſta oggi Eccellentiſſima Proſapia, che fu Religioſo di queſto Con- vento, e dipoi Veſcovo di Fieſole. E' que- ſta Cappella tutta incroſtata di marmi bian- chi di Carrara, e di miſtj di Seravezza, con Pilaſtri, Fregj, e Cornicione d'Ar- chitettura compoſita. In ſaccia, e quaſi ſo- pra l'Altare (il quale però rimane alquan- to iſolato) v'è una Tavola di marmo bian- co, lavorata con grande eccellenza da Gio- vambatiſta Foggini, che in queſta, ed in altre opere ſue, ha dato ſaggio del ſuo vivace intendimento. E' figurato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſer rapito al Cielo da varj Angioletti, parte de' quali poſano ſopra l'Urna, dove è ripoſto il di lui Corpo, e parte ſi ſoſtengono per aria con belle attitudini, eſprimendo nel volto il giubbilo, che ſentono nel portare quel- la grand'Anima alla Gloria celeſtiale. So- pra queſta gran Tavola ſi vede un Dio Pa- dre, parimente ſcolpito in marmo da Car- lo Marcellini Scultore ingegnoſo, ed in. mezzo all'Urna un Baſſorilievo d'argento d'eccellente lavoro. Anche nelle due ban- de laterali ſono due Tavole di marmo, di mano dello ſteſſo Foggini, in una delle. quali è figurato il Santo diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſercito Fiorentino, quan- do nella famoſa Battaglia d'Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò l'Eſercito di Filippo Maria Viſconti Duca di Milano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo Generale: e nel- l'altra ſi rappreſenta, quando nel cele- brare la prima Meſſa gli comparve la San- tiſſima Vergine con grandiſſimo ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il Santo quelle parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. Che diremo poi della Cupola tutta dipinta da Luca Giordano Pittore famoſo? Belliſſima è l'invenzione, vago il colorito, e nelle tante Figure, che vi ſi vedono, ſi conoſce l'eccellenza di ſuo pennello, il quale con preſtezza non ordinaria, ed eguale felicità, aveva prima terminata, e compita perfettamente l'ope- ra, di quel che altri l'abbiano appena ab- bozzata. Finalmente non paſſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che quivi ſi trova- no degli Uomini illuſtri di queſta Fami- glia, e ſpecialmente de' due Porporati già defunti, la fama de' quali ſarà eterna nel- la memoria de' poſteri. Il primo fu Pie- ro Corſini Auditore del Sacro Palazzo, Veſcovo di Volterra, e poi di Firenze, aſſunto alla Porpora da Urbano Quinto Sommo Pontefice; fu Legato in Germa- nia, dove conchiuſe la Pace ſra l'Impera- dore Carlo Quarto il Re d'Unghería, e il Duca d'Auſtria, e dopo molte ſatiche, morì in Avignone l'anno 1405. Il ſecon- do fu Neri Corſini, poc'anni ſono deſun- to, che dopo di avere ſoſtenuto molte Ca- riche, e ſpecialmente di Teſoriere della Camera, fu da Aleſſandro VII. eletto Car- dinale, e dipoi fatto Veſcovo d'Arezzo. Nel voltare della croce verſo la porta, ſi- trova alla Cappella de' Carucci la Tavola dipinta da Batiſta Naldini, in cui vien fi- gurato Criſto, quando riſuſcita il ſigliuolo della Vedova di Naim. Dipoi ſegue di ma- no del Butteri la Storia del Centurione, che chiede a Criſto la ſanità pel ſigliuolo, e l'ottiene. Del mentovato Naldini ſono le due Tavole appreſſo. In una è Criſto, che fa orazione nell'Orto, e nell'altra l'Aſcenſione del medeſimo al Cielo, amen- due ſtimate grandemente, perchè di vero ſo- no mirabili, ed in ogni parte perſette. Bella ancora è la Tavola di Gregorio Pagni, do- ve ſi rappreſenta il ritrovamento della San- ta Croce: come altresì quella della Nun- ziata di mano del Poccetti, di cui pur an- co ſono gli Apoſtoli dipinti a ſreſco nelle pareti della Chieſa, e nelli ſpazj fra l'u- na, e l'altra Cappella. E queſto è quanto potremo oſſervare in queſta Chieſa, alla bellezza, e grandezza della quale, corri- ſponde il Convento capaciſſimo di gran. numero di Religioſi, che di continovo vi dimorano. Ha due Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è dipinta la vita del gran Profeta Elía, e di varj Santi Carmelita- ni. Alla Chieſa del Carmine è vicina quella di

Ver-

bri-

per

morì

Pro-

SAN FREDIANO, Chieſa ancor eſſa. antica, e Collegiata di Canonici, e nella quale ſi trovano alcune Tavole di mano di Lorenzo di Credi, del Paſſignani, e del Lippi, e d'altri ragguardevoli Maeſtri. Poco diſtante ſono li

MONACI CISTERCIENSI, i quali han- no fabbricato un bel Tempio alla maniera moderna col diſegno del Colonnello Cer- ruti di Roma, giacchè l'antico era molto anguſto, e ſenza alcuno ornamento. Tut- te le Cappelle ſono ornate di ſtucchi, e di belle, e vaghe Pitture, di mano del Dan- dini, del Gherardini, d'Antonio Franchi, e d'altri valenti Profeſſori. La Cupola è dipinta con ſingolar maeſtría, per mano di Anton Domenico Gabbiani eccellente Pittore, e nel Cortile, o Chioſtro conti- guo alla Chieſa, è una Statua di marmo di San Bernardo, di Giuſeppe Piamonti- ni. Nel Convento di queſti Padri abitava- no già le Monache degli Angioli, che in oggi ſono nel Convento di Ceſtello in. Pinti, ed in queſto preſe l'Abito, viſſe, e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cella tuttavia conſervata, ſi tiene in ſomma venerazione. Sulla piazza di que- ſta Chieſa è ſtato dal Granduca Coſimo Terzo di fel. mem. ſatto fabbricare moder- namente col diſegno di Giovambatiſta Fog- gini un

ſta

GRANAJO pubblico, ediſizio in vero magnifico, e comodo per un tal'uſo. Da queſto luogo faremo paſſaggio al

PONTE ALLA CARRAJA, e cammi- nando lung'Arno, la cui viſta è belliſſima per molti Palazzi, che vi ſi trovano, ar- riveremo al

PONTE A SANTA TRINITA, fatto fab- bricare dal Sereniſſimo Granduca Coſimo Primo, col diſegno di Bartolommeo Am- mannati, Scultore, ed Architetto Fiorenti- no, dopo l'inondazione precipitoſa, che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale della Città, e con rovina totale di queſto Ponte. Or tale induſtria adoprò l'inge- gnoſo Architetto in queſta gran Fabbrica, che al parere degl'Intendenti, è riuſcito il più bello, e più leggiadro Ponte, non ſolo di Firenze, ma eziandío di quanti ſe ne vedano nella Toſcana. Gli ſece gli Ar- chi di figura ovata, acciò ne' fianchi del Ponte riuſciſſe l'apertura più capace, e più vota, ed armò le pile di ſaldiſſimi ſco- gli con angoli acuti, perchè fendendoſi l'acque nel taglio degli angoli, poteſſero con maggior velocità, e ſenza punto di reſiſtenza paſſare. Vi divisò tre ſtrade, quella del mezzo più baſſa per li Cocchj, e Cavalli, e l'altre due per comodo de' paſſeggieri, che ſenza alcuno impedimento vi poſſono camminare. E' adorno queſto Ponte di quattro Figure di marmo, che rappreſentano le quattro Stagioni dell'An- no. Il Verno nella perſona di un vecchio ignudo, e tremante, è opera di Taddeo Landini. L'Autunno, e la State, ſono di mano di Giovanni Caccini, e quella del- la Primavera fu lavorata dal Francavilla Fiammingo. In faccia di queſto Ponte ri- mane la bella ſtrada, detta Via Maggio, in cui fra gli altri belliſſimi, è molto con- ſiderabile il

con

PALAZZO degli Zanchini, dove fra l'al- tre coſe di pregio vi è una Statua del ſo- praddetto Francavilla, che rappreſenta Gia- ſone col vello d'oro. E' anco da vedere la Chieſa chiamata di

SAN JACOPO ſopr'Arno, dove abita- vano già Canonici Regolari di San Salva- dore, ed ora i Padri della Miſſione, che ſebbene antica, è nondimeno di buona Ar- chitettura, e adorna in oggi di ſtucchi, e di nuove Tavole, rieſce molto vaga. E quì termineremo la terza, ed ultima Gior- nata, ſupponendomi, che il Foreſtiero ap- pieno ſoddisſatto di quanto ha potuto ſino- ra oſſervare, ſtanco dal viaggio voglia far ritorno all'Albergo.

pieno

Ed eccovi, amico Lettore, un breve, e ſuccinto racconto delle coſe più notabili di Firenze in tre Giornate diſtinte, che ſe di molte notizie lo troverete manche- vole, ſovvengavi ciò, che abbiamo nella Prefazione accennato, cioè d'aver noi in- trapreſa queſta fatica ſolamente per uſo, e comodo del Foreſtiero, il quale ne' po- chi giorni, che ſi trattiene in queſta Cit- tà, proccura ſolo di vedere, e d'intende- re le coſe più ragguardevoli, e le meno importanti, e più diſſicili a vederſi, non cura, o non ha tempo di agiatamente oſ- ſervare.

PAR-

PARTE SECONDA CONTENENTE LE COSE PIÙ NOTABILI DELLA CAMPAGNA SUBURBANA DI FIRENZE.

ALla vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e Fabbriche, che finora brevemente ſi ſon fatte oſſervare al noſtro Foreſtiero dentro di Firenze, corriſpon- de la circonvicina Campagna, e il ſuo di- ſtretto; che piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Città ſi potrebbe con ragione chiamare, per le molte, e così ſpeſſe abi- tazioni, che da ogni parte, o ſia nella pia- nura, o nelle ameniſſime colline, che con diſcreta diſtanza da Tramontana, Levante, e Mezzogiorno la circondano, alzate ſi ve- dono; meſcolate con tanti belli, e mae- ſtoſi Palazzi, da' noſtri Cittadini, ove lo- ro Tenute poſſeggono, ediſicati: onde il leggiadriſſimo Arioſto tutto ſtupore, e ſen- za veruna iperbole, in oſſervandole, così cantò:

G ro

A veder pien di tante Ville, e Colli, Par, che'l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuole, e rampolli.

Se dentro a un mur ſotto un medeſmo nome, Fußer raccolti i tuoi Palagj ſparſi, Non ti ſarien da pareggiar due Rome.

La coltivazione poi de' terreni è sì gentile, e pulita, che non cede ad alcuna dell'Eu- ropa, tanti Giardini ſono ſtati ſpeſſe vol- te creduti i noſtri Poderi dagli Oltramon- tani; così ben coltivati ſi veggono, e con tant'ordine, e delicatezza fatte le pianta- te delle Viti, degli Ulivi, de' Gelſi, e de' Frutti, che belli, e ſaporiti in gran copia ſi guſtano; eſſendo ſempre mai ſtata non minor cura de' noſtri Cittadini in tenere ben cuſtodite le loro Tenute, di quel che ella ſia in tutte le più ſerie loro applica- zioni; anzi molti della più ſiorita Citta- dinanza, ſi ſon gloriati di laſciare precet- ti, e regole, che molto utili fino a' noſtri tempi ſi provano. Un Luigi Alamanni non fece in verſo la ſua Coltivazione Toſcana, e dedicolla al Re Franceſco Primo? E Gio- vanni Vettorio Soderini, con Bernardo Davanzati, non ci dettero proſittevoli am- maeſtramenti ſopra la poſta delle Viti? E il dotto Pier Vettori ſopra quella degli Ulivi? E l'Agricoltura di Pier Creſcenzi non fu ella tradotta nella Fiorentina Fa- vella, e da Baſtiano de' Roſſi Accademico della Cruſca, poi ricorretta, e ridotta? Ritornando al noſtro propoſito, in queſta Seconda Parte: per ſecondare il primo in- ſtituto, tratteremo, quanto ſi può breve- mente, del più ragguardevole, o ſia del- le Chieſe, o delle Ville, che nel diſtret- to di Firenze ſi trovano, e che per la fa- cilità, o brevità della ſtrada, ſuburbane poſſono chiamarſi; riſerbando noi a miglio- re occaſione di render ragguagliato il no- ſtro Foreſtiero, con maggiore eſtenſione di quanto può eſſer degno di vederſi nella Campagna Fiorentina. Onde conducendolo fuori di ciaſcheduna Porta della Città, gli anderemo dimoſtrando quel che vi è da oſ- ſervarſi per quella parte; e per dar prin- cipio con queſto intrapreſo ordine dalla

Uli-

PORTA ROMANA, detta volgarmente a San Pier Gattolini. Voltando a mano ſi- niſtra, alla fine d'uno ſtradone coperto di Olmi, ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Architettura, già antico Oratorio delle Monache di Santa Felicita, le quali, a con- templazione della Sereniſſima Madama Cri- ſtina di Lorena, Moglie del Sereniſſimo Granduca Ferdinando Primo, lo cederono a' Monaci di San Bernardo della Nazione Franceſe Riſormati, detti Fuliacenſi, ov- vero Foglianti, che S. A. col conſenſo del Sereniſſimo Granduca Coſimo Secondo, c'introduſſe, e fabbricò loro il piccolo, ma comodo Convento, che vi è, riduſſe il ſopraddetto Oratorìo in miglior forma, facendovi Loggiati attorno alla Chieſa, con eſſervi mantenuti i Religioſi di tutto il biſognevole dalla Reale Caſa. In oggi la Chieſa è ſtata del tutto mutata, e ſer- rate le due Logge laterali. La Cupoletta dell'Altar maggiore è dipinta da Livio Meus Fiammingo, e il quadro della ſoſ- ſitta, ove è la Madonna con Angioli, e San Bernardo in atto d'adorazione, con. altre Figure, fra le quali una rappreſen- tante la Pace, è di mano di Luca Gior- dano da Napoli, Opera molto ſtimata, ben- chè preſentemente alquanto denigrata, ſic- come la Cupola per ſuoco, che abbruciò tutto il Coro. Ritornando alla Porta ſud- detta della Città, ſi vede quaſi incontro alla medeſima, nella terminazione di un lungo ſtradone la

G 2 a' Mo-

VILLA IMPERIALE. Ma prima di giun- gervi, ſi veggono nel ſuo ingreſſo due Vi- vaj diviſi da un Ponte, e ſopra due pie- diſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperia- li, e nel corpo delle medeſime, vi è l'Ar- me della Caſa Reale, e quella di Madama Maria Maddalena d'Auſtria, e nell'altre due baſe alzate dalla parte ſuperiore di detti Vivaj in quella a mano deſtra un. Leone, che con una zampa tiene un Glo- bo, rappreſenta lo Stato Fiorentino, e. nella ſiniſtra la Lupa, che allatta, figura lo Stato Saneſe. In poca diſtanza vi ſono due altri Vivaj più grandi, di ſemiroton- da figura, perchè ſono altreſì diviſi da un altro Ponte, nella parte ſuperiore de' quali ſi vedono di ſpugne, e a grotteſca due. Figure proſtreſe di proporzione giganteſca, rappreſentanti i Fiumi dell'Arno, e del- l'Arbia, i quali tenendo un vaſo, cade da eſſo l'acqua nel Vivajo. Vi ſono di pietra tra gli uni, e gli altri Vivaj ſopra quat- tro piediſtalli, le Statue di Omero, e di Virgilio, di Dante, e del Petrarca. Que- ſto ornato dà ingreſſo allo ſtradone ſoprad- detto a dolce ſalita lungo poco meno d'un miglio, ombroſo per i Lecci, Cipreſſi, ed altri Alberi di verzura perpetua, che dall'una all'altra parte con bella, e arti- ficioſa ordinanza vi ſono ſtati poſti; alla fine del quale ſi entra in un grandiſſimo Prato di figura ſemitonda, chiuſo da ba- lauſtrate di pietra, con Iſtatue di ſimil materia, e nell'apertura di mezzo, ve ne ſono due di gran proporzione di marmo: una rappreſenta un Atlante col Globo ſu- gli omeri, e l'altra un Giove con ful- mine alla mano. In teſta a detto Prato ſi erge l'Imperiale Villa di delizie delle. Granducheſſe di Toſcana, ampliata, e or- nata dalla predetta Madama Arciducheſſa Maria Maddalena moglie del Granduca. Coſimo Secondo, poi dalla Granducheſſa Vittoria accreſciuta da Mezzogiorno di ap- partamenti, e di due Saloni, e ripiena. d'ogni ſorta di ricca ſuppellettile di Qua- dri, ed altre galanteríe, di porcellane, buccheri, d'Idoletti, e ſimiglianti rarità antiche, che in diverſi Gabinetti, e Mez- zanini con bell'ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono anneſſi due Giardini con belli ſpar- timenti di ſiori, e ſontane d'acqua, divi- ſato l'uno, e l'altro di piante d'Aranci domeſtici, che rendono odoroſa freſcura nel tempo d'Eſtate; vi ſono molte anti- che, e moderne Statue. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca diſtanza, ſi vede un antico Monaſtero di Religioſe dell'Ordine di San Franceſco, detto di

Ma-

G 3 erge

SAN MATTEO IN ARCETRI, il qual Territorio produce ottimi, e delicati vi- ni, detti Verdee, oltre ogni ſorta di ſrut- te più rare; e vi hanno loro delizioſiſſime Ville, i Mannelli, i Lanſredini, i Tad- dei, i Rinuccini, i Bartolommei, i Guic- ciardini, i Delci, i Marzimedici, e i Ric- ci a Pozzolatico, i Tempi al Poggio alla Scaglia, e i Nerli quella sì magniſica preſſo Santa Margherita a Montici. Tornandoſe- ne il Foreſtiero per l'i ſteſſo ſtradone già detto, e mettendoſi ſulla ſtrada Romana, vedrà in primo luogo a man ſiniſtra al- tro Convento di nobili Religioſe dell'Or- dine di Sant'Agoſtino, detto volgarmen- te di

a San-

SAN GAGGIO, ma in proprio ſignifi- cato San Cajo, fondato dalla Famiglia de' Corſini, ove ſi conſervano più inſigni Re- liquie. La Tavola dell'Altar maggiore, ove è il Martirio di Santa Caterina d'A- leſſandria, Titolare di queſto Monaſtero, è di mano di Lodovico Cigoli. Mezzo mi- glio avanzandoſi per la detta ſtrada a ma- no deſtra, vedeſi altro Convento di Mo- nache dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto il

PORTICO, ove non è coſa di conſide- razione da oſſervarſi, eſſendo l'oggetto noſtro, che il Foreſtiero veda la nobil Fab- brica della

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Or- gagna, o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi Diſcepoli. Queſta è ſituata in una Collinetta da ogni parte iſolata. Vi ſi ſa- le a Mezzogiorno per una lunga ſtrada, o ſcala fatta a baſtoni, in teſta alla quale vi è un Portone, che introduce in un pri- mo Chioſtro, e di quivi in Chieſa, ove vedeſi un nobile pavimento, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà in- troduzione a molte Celle, colle ſue atte- nenze, ſecondo l'inſtituto di queſti Ere- miti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a fre- ſco da Jacopo da Pontormo molte Figure della Paſſione. Nella ſtanza del Refetto- rio, di mano del medeſimo, vi è un. Quadro a olio con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca, grandi al naturale, eſ- ſendovi fra quei, che ſervono ritratti al- cuni Converſi, e ſopra la porta, che va nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà con due Angioli, e dalla parte di dentro un San Lorenzo di mano del Bronzino. Nel- la ſtanza del Capitolo vi è un Crocifiſſo colla Madonna, e la Maddalena appiè della Croce, e Angioli in aria di Mariotto Al- bertinelli Pittore ne' ſuoi tempi di credi- to. Vi ſi conſervano ſopra centoventi Re- liquie. Ve ne ſono molte inſigni, una. gran parte delle quali furono donate dal- l'inſigne Niccola Acciajoli, gran Siniſcal- co de' Regni di Sicilia, e Geruſalemme, avutele egli pure in dono dal Re d'Ara- gona, e parte fattele venire di Grecia, co- me la Teſta di San Silveſtro Papa, e quella di San Giovan-Griſoſtomo, e parte del Cranio di San Dioniſio Areopagita. Fu que- ſto Niccola il Fondatore della Certoſa, in- torno all'Anno 1364. accrebbe quella di Napoli, e in una ſtanza ſotterranea ſono le ſepolture di Caſa Acciajoli, la quale, lontano di quivi ſette miglia in Valdipeſa poſſiede una gran Tenuta, e un magnifico Palazzo detto

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Na-

MONTE GUFONI riccamente addobba- to, e di lunghi viali, e di un bel Giar- dino con Fontane, e ſcherzi d'acqua, or- nato, e reſo delizioſo. Nel ritornarſene il Foreſtiero per l'iſteſſa ſtrada a Firenze, dalla parte di Tramontana quaſi incontro alla Certoſa, oſſervi la magnifica Villa, detta Collazi, de' Dini, ſiccome a man ſiniſtra, prima di entrare in Città, un bel Palazzo de' Signori Michelozzi, ma inolto più il poſto, ove è fabbricato, che è ſenza comparazione il più bello, che ſia all'in- torno di Firenze, godendoſi di quivi quaſi tutta la Città, e nella più pittoreſca vedu- ta, onde è detto Belloſguardo. Poco lon- tana è un'altra Villa de' Signori Borghe- rini, e de' Signori Strozzi altra a San Vi- to, ſotto alla qual Villa, ſcendendo alla metà di quel poggio, vi è

SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abitano Frati del ſuo Ordine, Chieſa di gran devozione. Fuor della

PORTA A SAN FREDIANO, il Mo- naſtero, che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una bella Collina, è titolato San Bartolommeo, e vi ſtanno i Monaci bian- chi di

G 5 fo-

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Al- tar maggiore, in cui è figurato l'entrare di Noſtro Signore in Geruſalemme, è di mano di Santi di Tito, ed è una delle bel- le opere, che egli abbia fatto; quella ove è il Beato Bernardo Tolomei, è di mano del Pignoni, e una ve n'è del Paſſigna- no. Delle due statue di marmo; la Ver- gine Veſtale, che tiene in mano un vaglio per l'Acqua ſanta, è di mano del Cacci- ni, e l'altra alla ſiniſtra, che rappreſenta Claudia, è di Scultore Fiammingo. Nella Cappella de' Capponi, che ſta ſotto la Chieſa, vi è una Tavola della Riſurrezio- ne, di mano di Raffaellino del Garbo, ben mantenuta. In vicinanza di detto Mo- naſtero verſo Ponente, ſi vede un deli- zioſo Caſino del Signor Duca Strozzi, con un Salvatico, che ſcende fino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte di Ponente vi è un Monaſtero detto

SAN PIETRO A MONTICELLI, di Religioſe della Regola di San Benedetto. Dilungandoſi per detta ſtrada, vedonſi in qualche lontananza a man ſiniſtra, ſpecial- mente di belle Ville de' noſtri Gentiluomi- ni, ma fra le molte oſſerviſi quella de' Torrigiani a San Martino alla Palma, de' Capponi, e l'altra, che diſcoſto cinque mi- glia in circa da Firenze ſulla ſiniſtra mano ſta ſituata in un rilevato poſto, del Mar- cheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, alla quale l'uomo vi ſi conduce per un lungo Viale di Cipreſſi, che principia dalla mae- ſtra ſtrada. Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi ſull'Arno ſi vede l'antica

Tor-

BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO, fabbricata, come vuole il Va- ſari, col diſegno di Niccola Piſano. Chi la ſondaſſe è incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono diſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un Conte Lotario, da cui ſi vuo- le, che diſcendano i Contalberti, che poi donarono la Badía dello Stale nell'Alpi a queſto Monaſtero. In antico è ſtata ufi- ziata da' Monaci neri di San Benedetto, che godevano grandiſſimi privilegj, ed e- ſenzioni, conceſſigli dagl'Imperadori Ot- tone Terzo, dal Secondo, e Terzo Arri- go; ſimiglianti n'ebbero da' Pontefici Pa- ſquale Secondo, Leone Nono, Urbano, e Caliſto Secondo, Gregorio Settimo, Cle- mente, e Aleſſandro Terzo. Gregorio No- no confermati loro i medeſimi Privilegi, l'Anno 1236. la dette a' Monaci Ciſter- cienſi, che vi ſono fino al preſente, come dimoſtra un'Iſcrizione poſta ſopra la Porta maggiore di queſto Monaſtero, e un'altra più diſtinta ſe ne vede in marmo avanti la ſtanza del Capitolo. L'Altar maggiore è tutto di pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a tempera di Domenico Grillan- dajo, e nel Chioſtro alcune Viſioni del Conte Ugo furono dipinte dal Puglio. E' memorabile queſta Badía per lo miracoloſo ſucceſſo di San Pietro Igneo, così detto dal fuoco, che ben due volte a piedi ſcalzi ſopra una gran pira acceſo, ſenza nocu- mento alcuno paſſeggiò il Santo, per con- vincere di ſimonía un certo Pietro Veſco- vo Fiorentino, e vi ſe ne vede memoria in un antico marmo: ſiccome fuori della Porta principale della Chieſa ſe ne vede altra a un Sepolcro pure di marmo, che vien creduta d'Huilla, e Gaſdia, queſta Madre di Ugo, e quella Moglie; ma Nic- colò Baccetti Abate Ciſtercienſe nella ſua Storia di queſta Badía è di parere, che l'una foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di Ugo Toſcano, e l'altra Moglie del me- deſimo Ugo Pronipote di Lotario. In det- ta Chieſa ſi conſerva con gran venerazio- ne, fra l'altre Reliquie, il Corpo di San Quintino ſotto l'Imperadore Maſſimiano martirizzato, e miracoloſamente ſcoperto in detto luogo l'Anno 1157. in non mol- ta diſtanza dal Monaſtero di Settimo, che così ſi chiama (quaſi ſeptimo ab Urbe lapi- de; prendendo le miglia Romane antiche.) Verſo Ponente ſi vedono nelli due Poggi di Signa molte, e belle Ville, e così l'u- na all'altra unite, che ſembra un'altra Città. Quella di Caſtelletti de' Cavalcanti nel Poggio verſo Tramontana, che vien ſeparato dall'altro Colle pel Fiume Arno, è la più magnifica, onde ebbe il nome di Caſtello, ſiccome ancora alcun'altre. E nel Colle di quà dal Fiume quelle del Se- nator Cammillo Pandolfini, che nell'anno 1494. dettero ricetto a Carlo Ottavo, e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Sal- viati, e de' Pucci, detta Belloſguardo, perchè reſta ſull'eminenza del Poggio, ed ha una veduta di Campagna belliſſima, ove vi ſono giuochi di acque, e viali ſpa- zioſi, che a queſta nobil Villa per ogni parte conducono. In detto Poggio vi ſono due Conventi di Religioſi, uno di

G 6 mag.

Ver-

SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmelitani Riformati, detti della Con- gregazione di Mantova. L'altro detto

SANTA LUCIA è de' Padri della Ri- forma di San Franceſco. Ma eſſendo noi quì diſcoſto da Firenze ſopra otto miglia, per iſtare ſulle regole dell'iſtituto noſtro, è oramai tempo, che per l'iſteſſa ſtrada dal noſtro Foreſtiero facciaſi ritorno a Firenze, riſerbando in altra Giornata di fargli gode- re ciò, che è più conſiderabile fuori della

POR-

PORTA AL PRATO. Veggaſi, uſcen- do prima dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo d'Ogniſſanti, il

GIARDINO, detto la Vaga Loggia, del Granduca, che ſebbene non è terminato, vi è molta delizia nelle belle piante di A- grumi, sì a boſchetto, quanto in gran vaſi collocate con bell'ordine ſopra pilaſtri di un lungo foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Ar- no contigua, quivi voltata, e incanalata, e nelle due teſtate veramente fa una gentil veduta. Fuor di queſto Giardino, proſe- guendo il viaggio per la ſtrada lungo la ri- va dell'Arno, s'entra in un diritto ſtrado- ne coperto d'Alberi, e di Pini, che porta alle

CASCINE, poſſeſſione della Real Caſa di Toſcana, non più diſcoſto da Firenze d'un miglio, ove ſono ſpazioſe Prateríe, e ameniſſimi Boſchetti con più viali; il qual luogo, ſopra ogni altro ſuburbano, è frequentato da' Cittadini, e Popolo no- ſtro, ſpecialmente nella Primavera, in cui ſi rende d'incomparabile amenità. Viſtoſi queſto luogo, e ſe n'averà la curioſità, anche un antico Monaſtero di Monache Ciſtercienſi, detto di

SAN DONATO IN POLVEROSA, o a Torri, poſto in poca diſtanza dalle Caſci- ne per la parte di Tramontana; in altra Giornata il Foreſtiero non laſci d'arrivare o per l'iſteſſa ſtrada, che conduce, e im- bocca in quella di Piſtoja, o per dove el- la comincia alla Porta mentovata del Pra- to, lontano da Firenze dieci miglia tut- te in pianura, alla nobile, e magnifica. Villa del

ne

POGGIO A CAJANO, del Granduca, ſituata a mano deſtra ſopra una piccola eminenza di terreno, che la ſolleva, e, rende godibile alla Pianura, da cui per la parte di Levante, Ponente, e Tramon- tana vien circondata, e da quella di Mez- zogiorno, e con buona diſtanza ſtaccata da' Poggi di Carmignano, rinomati per la bontà de' vini. Queſta Villa ſu principia- ta per lo Magnifico Lorenzo de' Medici, Padre di Giovanni, che ſu Leon X. che la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpecialmente l'ornato, e le pitture del Sa- lone grande in parte, che poi il Granduca Franceſco fece condurre a fine, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica alla perfezione, che ella è, ſeguitando il primo modello di Giuliano da San Gallo. Queſta Villa, ſebbene non è vaſta, ha in tutte le ſue, parti del magnifico. Ella è circondata da un gran Prato, ed è ſerrato di muraglia forte, ſopra la quale vi paſſeggia un Ter- razzino ſcoperto, che da principio dal pri- mo piano, dove ſono gli Appartamenti no- bili, e in queſti vi ſi ſale da ſcale dop- pie a baſtoni, le quali introducono in un Terrazzino a balauſtri, che d'ogni intor- no alla Villa, con Portici ſotto da paſſeg- giarvi al coperto, e queſto introduce in. una Loggetta anch'eſſa aperta con volta a mezza botte, ornata a roſoni di terra cot- ta, all'uſo di Luca della Robbia. Da det- ta Loggetta s'entra in un ricetto, e da queſto nel gran Salone preaccennato, la cui volta è a mezza botte, come dichiamo noi, tutta riccamente ſtuccata, o per me- glio dire, da Giuliano da San Gallo get- tata di materie, che veniſſero intagliate, invenzione da lui unicamente imparata a Roma. Tutto il detto Salone è dipinto da Andrea del Sarto, dal Franciabigio, e da Jacopo da Pontormo. L'Iſtoria, quando Ceſare è preſentato in Egitto da molte. Nazioni di varj donativi: alludendo que- ſto fatto al Magnifico Lorenzo de' Medici, che ſu di rari animali, e tra gli altri di una Giraffa, detta in Latino Camaloparda- lis, preſentato da Gaitbeio Soldano d'E- gitto nel 1487. e detta Giraffa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue meſcolanze erudi- te; fu laſciata imperfetta detta pittura da Andrea, e terminolla Aleſſandro Allori. Il Franciabigio vi dipinſe in altra Faccia- ta, quando Cicerone, dopo l'eſilio, ſu in Campidoglio chiamato Padre della Patria; alludendo queſta Storia al ritorno di Co- ſimo Medici il Vecchio in Firenze. Nel- l'altra Facciata il Franciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Tito Quinto Flaminio Conſolo Romano, orando nel Conſiglio de- gli Achei, contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegnavano concludere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſto fatto pure allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magnifi- co Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Veneziani, bramoſi di condurſi al poſ- ſeſſo dell'Italia tutta. E Aleſſandro Allo- ri, fece la pittura, che rappreſenta la Ce- na di Siface Re de' Numidi, fatta a Sci- pione, dopo che egli ebbe rotto Aſdru- bale in Iſpagna: E queſto pure allude al glorioſo viaggio del Magnifico Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu generoſamente, convitato. Le due teſtate, dove ſono gli occhi, che danno lume, furono dipinte da Jacopo da Pontormo, e vi è un Vertun- no, co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in mano bello, e naturale, e l'Iſtoria di Pomona, e Diana con altre Dee, che per eſſer pitture fatte a concorrenza de' ſo- prannominati Pittori, ſono delle più belle, che uſciſſero dal ſuo pennello. Da queſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'ingreſ- ſo in due Galleríe, ordinate dal Sereniſſi- mo Gran Principe Ferdinando, di glorioſa memoria, di raro, e delicato guſto sì nella Architettura, come in ogni altro genere di virtudi, degne d'un Principe ſuo pari: per formare, per mezzo di queſte Galle- ríe riccamente ornate, la comunicazione alli quattro Appartamenti, de' quali vien compoſta queſta Real Villa. Dal detto Sa- lone facendoſi paſſaggio in un altro di mi- nor proporzione ornato a ſtucchi, è ſtata dipinta nella ſua volta da Anton Domeni- co Gabbiani, Pittor Fiorentino, la Toſca- na, che conduce davanti a Giove Coſimo Padre della Patria, rimoſtrando aver'eſſo quietate le civili diſcordie, ſcacciati dalla Patria i Vizj, e introdottavi la Pace e le Virtù, e domanda a Giove, che lo collo- chi fra gli Eroi; e in molti medaglioni attorno vi ſono ritratti i glorioſi Antenati della Real Caſa Medici. La Tavola della Cappella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe ciaſcheduna più di centoventi paſſi, e ſo- pra queſte ſi vede un Corridore alto, e, lungo l'iſteſſo, per lo quale ſtanno ſcom- partite Camere per alloggi de' ſervitori dell'A. Sua Scendendo il Foreſtiero dalla parte di Tramontana, paſſeggi per gli ame- niſſimi viali, che dal Poggio a Cajano l'u- no in un altro mettendo, conducono alle Caſcine, ove vedeſi una Fabbrica per uſo del Fattore, e del copioſo Beſtiame, che vi è, grande, e nel ſuo genere bella, e tutta circondata da un largo foſſo d'acqua corrente. Vi ſono dentro a un gran Cor- tile tutti i comodi, che a quella azienda ſon neceſſarj, e nel mezzo del medeſimo un bel Vivajo, per abbeverare il Beſtia- me. Quivi ſi fanno copioſe ricolte di ſqui- ſiti riſi, co' ſuoi Edifizj per pulirgli. Pro- ſeguendo verſo Tramontana per i viali co- perti, che vi ſono, ſi giunge a un luogo ſopra tutti gli altri delizioſo, e ameno, detto le Pavoniere, e ſerve in oggi per far correre i Daini, i quali in un Bar- co murato con boſcaglia, e foſſi d'acque, ſon quivi nutriti in molta copia, conſi- ſtendo in più viali lunghi ciaſcheduno cir- ca a ottocento paſſi: ed eſſendo il noſtro Foreſtiero quaſi al termine delle Caſcine, potrà per gli ſteſſi viali, o per altri far ritorno al Poggio a Cajano, e rimetten- doſi in ſtrada maeſtra, da eſſe entrare in. una a mano deſtra, che lo condurrà (aven- done la curioſità) ad un'altra Villa del Granduca, detta

mo

allu-

Ar-

tut-

ARTIMINO, O VILLA FERDINAN- DA, dal Sereniſſimo Ferdinando Primo di queſto Nome, e Terzo Granduca di To- ſcana, che da' fondamenti la fece fabbri- care col diſegno di Bernardo Buontalenti l'Anno 1594. in quel tempo rinomatiſſi- mo Architettore; la quale è beniſſimo in- teſa, sì nello ſcompartimento de' Quartie- ri nobili, come per quelli della Famiglia. Non vi è Cortile, ma due belli Saloni po- ſti in mezzo da un ricetto, illuminati per alti fineſtroni. E ſituata in un'ottima emi- nenza di un Colle volto a Levante, e il divertimento maggiore, che ſi ritrae dal- l'A. S. R. in detta villeggiatura, che per lo più ſi fa in tempo d'Autunno, ſi è la Caccia ſpecialmente de' Daini. Quelli di pelame bianco in un piccolo Barco, detto la Pineta, di due miglia di giro vi ſi con- ſervano. Ve n'è un altro di circuito di ſopra trentadue miglia, detto il Barco Rea- le, diſtendendoſi dalle falde del Poggio d'Artimino, fino a' Poggi di Vinci nella Valdinievole, e vi ſono compreſe dentro di eſſo, Chieſe Curate, intere Poſſeſſioni, e boſcaglie. Viſtoſi dal curioſo Foreſtiero tutto quello, che ci è parſo bene, anche per ſemplice notizia ſua, additargli, po- trà tornarſene a Firenze, e in altra Gior- nata traſferirſi per la Porta al Prato a due altre Ville pure del Granduca, poco di- ſtanti l'una dall'altra: la prima, che ſi trova ſituata in diſcreta eminenza di Mon- te Morello è la

ri

PETRAJA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpe- cialmente nella Primavera. Il ſuo ingreſſo principale è a Tramontana, per un prato chiuſo da folti Cipreſſi in difeſa de' venti: ha nel mezzo un Cortile tutto dipinto di fatti Militari; vi ſono nelle due fiancate due logge, che introducono negli Appar- tamenti nobili: queſte ſono dipinte con ottimo colorito, e diſegno da Baldaſſar Franceſchini di Volterra, detto il Volter- rano, e rappreſentano alcune azioni di Co- ſimo Primo, e di Ferdinando Secondo Gran Duchi. A Mezzogiorno, Levante, e Po- nente, vi ſono tre altre porte particolari, che introducono in uno ſpazioſo Ripiano di Giardino, di dove godeſi come in Tea- tro, con tutta quella belliſſima Campagna, la Città noſtra. Da queſta ſi diſcende in un altro, ove è un gran Vivajo; e quindi in un terzo, che termina con un ſalvatico. Da Tramontana ſtendendoſi fino alla Villa del Cavalier Carlini, e ſeguitando verſo l'altra Villa di Caſtello, come ſi dirà ſotto, vi ſono Vigne tutte circondate di muraglia, di ſopra due miglia di circon- ferenza, con ordine, e ſeparazione di ma- gliuoli di diverſi Paeſi, anche remotiſſimi, venuti, e nella ſommità delle medeſime vi è un Caſino, di dove ſi gode una belliſſi- ma veduta. In poca diſtanza di quivi ſul Poggio verſo Ponente, vi è un Convento di Carmelitani della Congregazione di Man- tova, detto

fat-

SANTA LUCIA ALLA CASTELLI- NA, con Noviziato, ove è un Quadro di Maria Vergine nel Coro, del ſuddetto Vol- terrano. Viſtoſi dal Foreſtiero la Petraja, non laſci di vedere ancora

tel-

CASTELLO, altra Villa, come ſi è det- to, del Granduca, antica della Famiglia de' Medici, ma accreſciuta dal Granduca Coſimo, dalla parte di Levante, col diſe- gno di Niccolò, detto il Tribolo. Queſta è poſta alle radici di Monte Morello; ha davanti uno ſpazioſo Prato, con due gran Vivai ſpartiti da un Ponte, che cammina a un viale piantato di Cipreſſi, che mette ſulla ſtrada maeſtra di Prato. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cor- tile alcune Iſtorie degli Dei antichi, e Arti liberali, lavorate a olio ſulla calcina ſec- ca, ſono di mano di Jacopo da Pontor- mo. Per gli Appartamenti vi ſono diſtri- buite belle Suppellettili, e Quadri, e vi è una pittura a freſco di Baldaſſare Fran- ceſchini nella volta del ricetto, ſalite le prime ſcale, di un ottimo colorito. Da Tramontana, uſcendo di detto Palazzo, ſi entra in un vaſto, e delizioſo Giardino, trovandoſi prima uno ſpazioſiſſimo Prato. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dalla cui bocca eſce in gran copia l'acqua, è di ma- no di Bartolommeo Ammannati, eſſendo il reſtante della fonte diſegno, e fattura del Tribolo, ſiccome è altresì l'altra Fontana in mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſſimi intagli, e Baſſirilievi, nella cima della quale, vi è una Statuetta di Femmi- na nuda di bronzo, rappreſantante una. Venere, dalla cui chioma, che ſi tien rac- colta entro le mani, cade acqua. Intorno alla detta Fonte vi è un imbrecciato in forma rotonda tutto chiuſo da un ſedere di pietra bigia, e per lo medeſimo vi ſo- no occultate ſiſtolette, dalle quali vengo- no zampilli gentiliſſimi d'acqua. Queſta belliſſima Fontana è cinta d'ogni intorno da un ſalvatico di alti, e folti Cipreſſi, Lauri, e Mortelle, i quali girando intor- no, danno forma di un laberinto, facendo però proſpettiva all'altra Fontana dell'Er- cole, e per di ſopra, ad una porta, ove pure ſono rari zampilli d'acqua; queſta vien meſſa in mezzo da due bei Pili, o Fontane diſpoſte ne' mezzi tra la detta porta, e le cantonate. Di quivi ſi fa paſ- ſaggio in un amplo, e delizioſo Giardi- no, ripieno de' più nobili agrumi, e pian- te di fiori più pellegrine. Intorno alla detta porta, vi è una Grotta grande, e ricchiſſima di ſpugne, e per eſſe adattati- vi diverſi uccelli, condotta anch'eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſſime pile ſca- vate, e intagliate d'un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per fianco all'en- trare; fopra le quali, vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi animali quadrupedi fieri, e domeſtici, fino a un Elefante, un Alce, un Unicorno, una Giraffa, e altri molti fieri, e domeſtici intruppati, con buona diſpoſizione, e da alcuni di queſti cade, acqua ne' ſuddetti pili, ove ſono intagli di peſci, e nicchi marini. La detta Grot- ta è chiuſa da cancellati di ſerro, i quali aperti, quando ſi voglia dar l'acqua agli zampilli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavimento, e da i lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſi per forza d'acqua. Queſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medeſimo muro collocate, che ribat- tono all'altre due del Giardino, ove è il Boſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giar- dino ſi ſale a un ſalvatico di Cipreſſi, Lec- ci, e Allóri con bell'ordine piantati, e quivi ſi vede un gran Vivajo, in mezzo al quale vi è un'iſoletta, e in eſſa un Vec- chio tremante figurato il Monte Apenni- no di bronzo, fatto dall'Ammannato, dal- le cui chiome cade acqua; diſegno, e la- voro del Tribolo, dal quale ſi vede in un Pratello fuori del Giardino, dalla parte di Levante una Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi d'acqua, fatti dal medeſi- mo. Molto più vi ſarebbe da vederſi in detta Villa, e Giardini, ma avendo noi forſe troppo obbligato il Foreſtiero a paſ- ſeggiare per i medeſimi, rimettendolo ſulla ſtrada di Firenze, potrà tener quella per ri- condurviſi, che paſſa ſotto la Villa della Petraja, ove vedrà di paſſaggio due

finiſ-

un

CON-

CONVENTI, uno di Religioſe Camal- dolenſi, detto Boldrone: e pochi paſſi inol- trandoſi, un altro di Fanciulle nobili, che vi s'introducono ſopra i ſette anni per edu- cazione, alle quali è permeſſo, piacendo loro, non ſoddisfatte di quell'Inſtituto di vita, uſcire ſenza però potervi aver re- greſſo, non facendo mai Voti, come l'al- tre Religioſe. Queſto luogo era per l'ad- dietro una Villa detta la Quiete, della Sereniſſima Granducheſſa Maria Creſtina di Lorena, moglie del Granduca Ferdinando Primo. Pervenne dopo la ſua morte in Donna Eleonora Ramirez di Montalvo, che ſu la Fondatrice, e Inſtitutrice di quel vivere religioſo, ed eſſendo ſtato lungo tempo queſto Conſervatorio ſenza propria Chieſa, valendoſi per un Corridore di quel- la del ſopraccennato Convento delle Ca- maldolenſi, la Sereniſſima Granducheſſa Vittoria, fecevi la Chieſa, che vi è, con la Foreſteria, Rimeſſe, e Stalle; per ren- derlo comodo alle occaſioni di trattenerviſi; lo cui eſempio ſeguendo la Sereniſs. Princi- peſſa Anna Elettrice Palatina, lo ha ultima- mente ampliato di nobile appartamento, e arricchito di delizioſo Giardino, e queſto luogo Religioſo, ſi domanda ancor coll'an- tico nome la Quiete. Molte altre belle, e comode Ville reſterebbero quì da vederſi, ma lunga opera ſarebbe a fare una ſempli- ce ricordanza, tra l'infinite, che ſon di- ſpoſte per le pendici de' poggi di Caſtello, fino alla Città di Prato, anche delle più ragguardevoli, come a Rinieri, luogo tra Caſtello, e la Petraja, quella de' Lanfre- dini, in oggi del Marcheſe Corſini: a Quin- to quelle de' Torrigiani, Dragomanni, Bar- tolini, e Ginori, e l'antica Villa de' Guar- dini detta la Mula, a Seſto quella del Mar- cheſe Corſi, così celebre, e magnifica; a Colonnata quella del Conte del Benino, e del Roſſo, e nella Valle di Marina quella del Duca Salviati. Tornando noi a rimet- tere in ſtrada il Foreſtiero, come aviamo di ſopra detto, tenga quella, che è a ma- no ſiniſtra paſſato il Ponte a Rifredi, la quale conduce per la

H ſpo-

PORTA A SAN GALLO in Firenze: camminando per eſſa oſſervi dalla parte di Tramontana la rinomata, e antica Villa di

CAREGGI, cioè Campo Regio, pur dell'Altezza Reale del Granduca col diſe- gno di Michelozzo, fatta fabbricare da Co- ſimo Padre della Patria. Quivi il Magni- fico Lorenzo de' Medici, Giovanni, e Pie- ro ſuoi figli facevano le virtuoſe Accade- mie con Marſilio Ficino, detto il Novel- lo Platone, e la ſua anima Angelo Po- liziano, Pico della Mirandola, l'Argiro- polo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. Preſſo a Fi- renze a mano ſiniſtra, ſalendo per un'er- ta ſtrada da quel Tabernacolo, che vi è, s'arriva al

ta

CONVENTO de' Cappuccini, i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſtituto, una bella Chieſa, comodo Convento, e, Orto. Quivi pure ſono belle, e nobili Vil- le, come quella de i Marcheſi Gerini, Ric- cardi, Capponi, e Corſi, e quella degli Strozzi, celebre per le tante Inſcrizioni an- tiche Greche, e Latine, che vi ſono; di- ſtribuite pochi anni ſono con buon ordine ſotto il Loggiato del Cortile, ove prima erano allo ſcoperto. Vi è anco un Con- vento di Religioſe detto

SANTA MARTA, che vivono ſotto la Regola del Beato Giovanni da Como, o da Medda, Fondatore de' Monaci Umilia- ti: ſiccome mettendoſi ſulla ſtrada maeſtra di Bologna, ſi vede altro

CONVENTO de' Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, ove hanno il Novi- ziato. Ma perciocchè obblighiamo il Fore- ſtiero a trasferirſi nuovamente per queſta parte di Tramontana alla Villa magnifica, e delizioſa di Pratolino del Sereniſſimo Granduca, quì in tal congiuntura accen- neranſi per ſemplice ſua notizia alcuni al- tri luoghi all'intorno di Fieſole, e delle, aggiacenti Colline. Per la Porta dunque a San Gallo, così nominata da una Chieſa di queſto titolo, e Convento de' Padri Ago- ſtiniani, che prima dell'aſſedio di Firenze del 1530. era in eſſere, e per lo detto accidente rovinata, poſta dove è in oggi una piccola Chieſa a mano dritta fuori del- la Città, nominata la Madonna della Toſ- ſa, facendo il Foreſtiero la ſtrada di Bo- logna per quaſi ſei miglia alla dritta vedrà poco diſcoſto dalla medeſima ſtrada

H 2 di

PRATOLINO, Villa di ſomma ameni- tà nel tempo di State, ove fra le freſcu- re d'una boſcaglia d'Abeti, e di altri Al- beri ombroſi, e delle copioſe acque, che in tante, e maraviglioſe Fontane ſi veg- gono ſgorgare, ſi ſchermiſce l'uomo in. quella cocente ſtagione dalla tedioſità del caldo. Queſta gran Fabbrica, col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Meſſer Fran- ceſco ſuo figliuolo, fu da i fondamenti per lo Granduca Franceſco Primo fatta, e con- dotta al finimento quaſi che ella è in oggi; ſiccome lo teſtifica una nobile, e bella In- ſcrizione, che ſi legge nel mezzo della vol- ta della gran Sala, del ſeguente tenore

Fontibus, Vivariis Xyſtis bas Edes Franc. Med. Mag. Dux Etruria II. Exornavit Hilaritatiq; Et ſui amicorumq; ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. MD.LXXV.

Per

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al primo, e nobil piano dalla parte di Tra- montana, le quali mettono in un Terraz- zino, o ripiano pure ſcoperto, e per una bella porta in un amplo Salone in volta di mezza botte, e poi in un Salotto tutto dipinto a freſco, ſiccome il Salone ornato in parte di ſtucchi, e pitture. Dall'uno, e l'altro ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più, e belle Camere; alcune dipinte a freſco d'Architettura, altre abbigliate ric- camente di buoni quadri, ſtudioli, e d'o- gni nobile qualità di Suppellettili. Vi è un Organo in una di quelle Camere chia- mato dagli antichi Hydraulico, che ſenza opera di vento datogli a mano con manti- ci, ha queſto uficio dall'acqua, col vol- gere certa chiave. Nel ſecondo piano vi è un Teatro per Commedie aſſai sfogato, e grande. Ma uſcito il Foreſtiero dal Palaz- zo, veda gl'innumerabili ſcherzi, e giuo. chi d'acque, e le copioſe Fontane, Grot- te, e altro, che in un tal genere, sì dal- la parte di Mezzogiorno, come da quella di Tramontana, e ſotto il Palazzo, e per lo Boſco ad ogni poca diſtanza ſono collo- cate: e perchè da Franceſco de' Vieri no- ſtro Cittadino in vita del Granduca Fran- ceſco ne fu fatta una bella deſcrizione; ci è paruto bene valerci noi quì delle ſue notizie, in quella parte, che da'Sereniſſi- mi Granduchi, Succeſſori di Franceſco fi- no da quel tempo, non ſono ſtate varia- te, o per altro accidente perdute, e de- molite le Fontane di queſta Villa; e in ogni accreſcimento, o variazione delle medeſi- me, ci diſcoſtiamo dal predetto Autore, che non contento d'una materiale relazio- ne, volle dottamente, ſu' medeſimi pen- ſieri filoſofando, cavarne frutti di morali- tà; i quali eſprimere inteſe ſempremai con le ſue favole la miſterioſa Gentilità. Dirimpetto dunque alla porta dinanzi di Tramontana della Villa, vi è uno ſpazio- ſiſſimo Prato di figura ſemiovale chiuſo per di ſotto da una gran cancellata di ferro, tramezzata da ſei pilaſtri incroſtati di grot- teſco, che fa proſpettiva all'entratura del- la Villa, e al gran Vivajo, che è nella ſua ſommità: ſalendo dolcemente da i lati è chiuſo, o per meglio dire ornato da folti Abeti, e da Statue, e Aguglie con diſcreta diſtanza poſte. Il gran Monte A- pennino è ſignificato per lo Gigante, che a ſedere di pietra ruſtica fatto ſi vede, ſo- pra il Vivajo, ove in larga copia per una ganaſcia del Drago, che è ſotto il mede- ſimo Gigante, ſi verſa l'acqua nel Viva- jo, la qual figura è di tanta mole, che ſe ella foſſe ritta in piedi, ſarebbe circa a trentaſei braccia, ed è tutta vota, eſſen- dovi nel corpo della medeſima, una pic- cola ſtanza ornata di grotteſca con ſpu- gne, nicchi, e madreperle, e con diverſi ſcherzi d'acqua. Dietro all'Apennino vi è un grandiſſimo Drago volante, che de- ve vomitare acqua in gran copia; e ſotto a queſto ſi vede uno ſpazioſo terrazzino ſcoperto, dal quale per due ſcalette or- nate di ſpugne, e con ſpilli d'acqua, ſi ſcende a una Grotta, al piano del Vivajo: con più giuochi d'acqua. Da queſta par- te voltandoſi a Tramontana ſi vedono tre lunghiſſimi Viali, che ſalgono ad un La- berinto di ſtrade ameniſſime per l'ombra degli Abeti, ed altri Alberi di verzura perpetua. La Fontana di mezzo ha un Gio- ve, il quale da un de' lati tiene un'Aqui- la di marmo nero, e dall'altro lato ha in mano un fulmine d'oro, che getta acqua dinanzi, e di dietro; e per di ſopra con- tinova in ſalita il viale per quali mezzo miglio di più, facendoviſi di preſente un cancello di ſerro, per dargli veduta in drit- tura del viale di ſotto: nell'altre due fon- ti vi ſono due ſpugne ben'alte di Corſi- ca, che buttano acqua in gran copia dal- le loro ſommità. Scendendo a mano drit- ta quaſi incontro per fianco al Monte A- pennino dentro il Boſco, vi è la Cappel- la in ſeangolo, ornata galantemente di ſtucchi, con cupoletta circondata da log- gia, e dentro vi è un Quadro grande per Tavola dell'Aſſunta di Maria Vergine, copiata da Giovambatiſta Marmi dall'ori- ginale d'Andrea del Sarto, che è nel Pa- lazzo de' Pitti. A quella mano ſcendendo più a baſſo vi è un Perſeo di marmo mi- ſchio, che getta acqua per bocca, ed è poſato ſopra d'un monte di ſpugne: vi è una Statua d'un Eſculapio, che tiene in mano una ſerpe, che getta acqua, e in vicinanza un'Orſa con ſuoi orſacchini, che getta pure acqua per bocca. Finalmente ſi arriva ſulla ſtrada, che da Firenze a que- ſta Real Villa conduce, ove ſi vedono ca- paciſſime ſtalle, rimeſſe, e quartieri per la Famiglia, e Servitù di S. A. Reale. Ritor- natoſene il Foreſtiero dalla viſita de' ſud- detti luoghi, potrà vedere dalla parte di Levante, trovandoſi alle ſcale del Palaz- zo, entrando per un cancello, che è qui- vi di fianco, col giuoco della palla a cor- da, e col pallottolajo, un altro alla Te- deſca, detto della Gioſtra; correndo in gi- ro due a ſedere, e due a cavallo, che col- la lancia in mano corrono l'anello, che dalle due parti laterali ſta appeſo. Paſſan- doſi poi alla parte di Mezzogiorno per lo mezzo del Salone, e Salotto, ſi ſcende per due altre ſcale aperte aovate, per le quali ſonovi in gran copia occultati zam- pilli d'acqua, ſiccome nel piano di ſotto ove è la Grotta maggiore, detta il Dilu- vio, dalli innumerabili ſcherzi, e giuochi d'acqua, che con proprio riſico dal Fore- ſtiero quivi per ogni parte ſi veggono. Ent- rato queſti dentro, all'incontro della por- ta, vedrà una Grotta particolare, detta la Galatea, fatta in poſitura di minacciar rovina, e tutta di madreperle, con un mare d'acqua con varj ſcogli coperti di coralli, e di marine chiocciole. Tra detti ſcogli appariſce un Tritone ſonando una Chiocciola marina, e in detto tempo ſi apre uno ſcoglio, dal quale n'eſce fuori l'iſteſſa Galatea ſopra una nicchia d'oro tirata da due Delfini, i quali gettano acqua per bocca, e nel medeſimo tempo eſcono da altri due luoghi, due Conchiglie, che gettano acqua nel mezzo, e accompagnano alla riva del Mare la detta Galatea. Nel- la detta grotta grande da uno de' lati vi ſono due Tavolini in nicchie di marmi mi- ſchi con pittura, e quelle nicchie ſono or- nate di varj nicchietti, e ſpugne marine. I detti Tavolini gettano acqua in gran polla, facendo la figura d'un fanale di vetro. Vedonſi in queſta Grotta più oltre un Corbezzolo, e un Agrifoglio con varj animali di bronzo in due nicchie ſimili a quelle di ſopra, due altre grandi di Mo- ſaico d'oro ſono a rincontro alla detta. Grotta, e vi ſono nicchie, e ſpugne con due grandiſſimi monti ſimilmente di ſpu- gne, che gettano grandiſſima copia d'acqua, e in teſta alle medeſime, vi ſono due Ar- píe di Moſaico, che buttano molt'acqua bagnando chi ſta a vedere. Dall'altro la- to di detta Grotta grande verſo l'entrata vi ſono due pile, ſopra le quali ſtanno al- tresì due Arpíe di bronzo, che gettano acqua in dette pile, accanto alle quali vi è un fanciullo, che ha una palla groſſa, che ſembra un Mappamondo, girato pure dall'acqua, e a piè vi ſono due Anatre in un pelago d'acqua, che beono. In te- ſta di detta Grotta grande vi è il Bagno della ſtufa, che è una ſtanza di ſtucchi: e dentro di eſſa ſotto una fineſtra, viene ornata di ſpecchi, per dar curioſità al Fo- reſtiero di mirarſi; ed in quel mentre, mancandogli ſotto il pavimento, reſta il medeſimo bagnato con chi ſeco vi andaſ- ſe. Di più vi è un Pilo di marmo roſſo, con un Monte di ſopra, che ſa una pioggia cadente in dette pile. Sonovi molti Coral- li, Chiocciole, e Madreperle, con molti animali ſopravi. Dall'altra teſtata addirim- petto, vi ſono tre ſtanze, che nella prima vi è tutto il Cielo di pittura a pergola, e d'oro; e le facce, e ſpartimenti ſon fornite di bianche ſpugne; nel mezzo di detta ſtanza, vi è una ſpugna di marmo bianco, fatta da due gocciole d'acqua di altezza di quattro braccia, coperta di varj animali, con un ricetto tutto di nicchi, di chiocciole, e di branche di Coralli, che gettano acqua in grande abbondanza. Il Pavimento è tutto di terra dipinta a quadrucci, e così è nella ſopraddetta ſtu- fa. Accanto a detta ſtanza vi è un pilo antico, fatto in una nicchia di ſpugne, e ſopra eſſa vi è un Paſtore, che guarda gli armenti, il quale è in compagnía di più ſorte d'animali. Vi è Europa rapita da Giove, che getta acqua per bocca. Poco diſtante dal Paſtore, ſi vede Nettunno por- tato da due Delfini col ſuo tridente, che uſcendo dal Mare gettano acqua, e bagna- no i circoſtanti: e di ſopra ſi vede un Sa- tiro premente un Utre, che butta acqua in gran copia: ed è accompagnato da due Satirini, che ſputano acqua; in ſomma quivi da per tutto, per varj zampilli, che fra le ſpugne di ſopra, e di ſotto vi ſono, viene acqua. Più oltre ſi vede un Tavoli- no a otto facce, che in ogni faccia vi è un ovato incavato a uſo di rinfreſcatojo, e nel mezzo un tondo ſimile incavato: vi è un Uomo di pietra, che dà l'acqua al- le mani a uſo di Scalco. S'ammirano per artifizio d'acqua girar Molini, camminar figurine in una proſpettiva di Paeſe, che vi è, voci d'uccelli, e di più maraviglia una femmina alta più di mezzo braccio, con un vaſo in mano, che aprendo un cancelletto cammina per molti paſſi a un fonte, ove prende acqua, e quivi è un Pa- ſtore, che ſuona la cornamuſa, e gira la teſta, il qual moto viene a dar fiato alla medeſima cornamuſa, e poi fa ritorno per l'iſteſſa ſtrada; tutto operato dall'acqua; e queſta Femmina dalla gente è chiamata la Samaritana. Dirimpetto alla medeſima ſi ammira in un grotteſco una Fortezza, che da' Soldati di ſuora viene attaccata, e da quei di dentro difeſa con cannoni, tamburo, ed altri militari attrezzi, che operan per moto d'acqua. Vi ſono alcuni ſoldati, che facendo ſortita, bagnano chi ſta a vedere. Sotto alla detta Grotta gran- de, e ſotto le ſcale del Palazzo, vi ſono due nicchie con iſtatue, ſotto a una delle quali, vi è una Donnola ſopra un ſerpen- te col motto: Amat Victoriam auram; Im- preſa del Sereniſſimo Granduca Franceſco. Sotto l'altra vi ſono alcuni Peſcatori, che ſi muovono, e percuotono alcune Rane, che ſi tuſſano nell'acqua, e nel ritornar fuori bagnano. Uſciti fuori di detta Grot- ta, ſi vede un gran Prato, che circonda il Palazzo con muricciuoli da ſedere, e ſi ſcende nel Barco, che è pieno di diverſe Fontane, e ſotto a dette ſcale, che ſcen- dono nel Barco, vi è in teſta un vecchio figurato pel Fiume Mugnone, che diſtri- buiſce l'acqua a tutte quelle Fonti. Più oltre ſotto alle dette ſcale a uſo di grot- ta, vi ſono una Fama con tromba d'oro, e coll'ali, un Drago, che beve, e un Contadino, che porge una tazza; per oc- culto artifizio d'acqua, la Fama ſuona, di- mena l'ali, empieſi la Tazza, il Contadi- no l'alza, e il Serpente colla teſta ſi chi- na, vi ſi tuſſa, e la beve. A rincontro della Fama, v'è a uſo d'altra Grotta il Dio Pan, che ſuona la zampogna compo- ſta di ſette canne; queſti ſi rizza, ſuona, e muove la teſta, e poi reſta, e ſi ripo- ne giù: evvi ancora la Siringa, che ſi con- verte in canne. Colle ſcale di detta Grot- ta grande, ſpartita in molte, come avia- mo detto, atteſta un lunghiſſimo viale, che ſcende dolcemente, dove di quà, e di là ſono diſpoſte, ſopra muricciuoli di di- ſtanza in diſtanza, alcune piccole vaſche, o tazzette di pietra, che gettano in aria acqua: ſotto alle quali, per tutto il detto viale, eſcono zampilli d'acqua, che fa- cendo arco, l'uno coll'altro intreccian- doſi, formano come un pergolato, ſotto al quale puovviſi, ſenza reſtar bagnato, agia- tamente paſſeggiare. In teſta a queſta ſtra- da, tutta boſcata, ſopra un gran Vivajo è una Statua, che rappreſenta una Lavan- daja, la quale ſpremendo un panno bian- co n'eſce acqua, e allato vi è un Fanciul- lino in atto d'orinare, fattura di Valerio Cioli. Accanto alla detta Lavandaja, ri- tornando verſo il Palazzo dalla parte di Levante, per altra ſtrada coperta di Abe- ti, e d'altri alberi ombroſi, ſi vedono tre Vivaj a uſo di pelaghi; e da un lato in un boſchetto di Lauri, v'è il Monte Par- naſo colle nove Muſe, Apollo, e il Caval Pegaſeo; e quì ſi ſente ſonare un Organo ner artifizio d'acqua, dagli antichi pur detto Hydraulico: di ſotto al detto Monte alquanto di lontano v'è una gran Quercia con due ſcale in giro, per le quali ſi ſa- le, e ſi arriva in un piano, dov'è una bella fonte. Nel tornarſene verſo il Palaz- zo, ſi vede col bizzarro diſegno dell'Am- mannato, un Teatretto in quadro con ba- lauſtri di marmo, nel cui mezzo vi è una Vaſca tonda con cinque Statue, che tutte buttano acqua. Quella di mezzo è un Contadino in atto di potare, e il tronco geme acqua in molta copia. Il Teatro ſteſ- ſo è ornato da quattro tronchi di pietra, che fingono alberi rotti, alti circa dieci braccia, e ſopra a i medeſimi vi è un ani- male di diverſa ſpecie: e a man dritta inoltrandoſi ſi vede una grandiſſima gabbia lunga braccia cento, e larga cinquanta, tutta di Cavalletti in aria di ſerro, den- trovi Allori, Elleri, e altre piante, con una fonte in teſtata della medeſima; e qui- vi ſi ſa conſerva di più, e diverſi uccel- letti canori. E ſopra la detta gran gabbia, quaſi incontro al Palazzo per fianco, vi è un Giardino, con iſcompartimenti di fio- ri. Dall'altra parte, cominciando a ſali- re, ov'è la Lavandaja, per la ſiniſtra a Ponente verſo il Palazzo, v'è in terra una Salamandra, che getta acqua in una palu- de. Evvi un Orivolo, che ſuona l'ore per artifizio d'acqua; e ſopra detto Orivolo all'altezza di circa otto braccia, vi riſie- de un Globo, che fa concerto di campa- nelli, con una girandola ſopra di eſſo, che va per violenza d'acqua. Più oltre ſi ve- de un Borro a uſo di Tonfani pieni d'ac- qua, dentro del quale vi ſono peſci di diverſe ſpecie, e dopo queſti ſi vede una piccola Grotticella, con una ſorgente d'ac- qua freſchiſſima, che eſce per una botte di marmo, e da un fiaſco, che tiene in mano un Satirino di bronzo. Queſt'acqua è di qualità buona per bevere, e dandoſe- ne a guſtare a i Foreſtieri, queſti intanto vengono bagnati da zampilli d'acqua, che ſortiſcono di dentro alla Grotticella, e di fuori. Più oltre avanzandoſi, vi è una Grotta di figura rotonda, detta di Cupi- do, per eſſervi la ſua Statuetta di bronzo in teſta alla medeſima, che per ingegno- ſo artifizio d'acqua ſi volta in giro, e tra- manda acqua a' riguardanti. Queſta Grotta è tutta inganni, come lo è il gentileſco Simulacro; perchè quelli, che v'entrano dentro, non ſe ne accorgendo, ſi trovano bagnati così nell'entrarvi, che nel ſeder- vi: e dalla Cupoletta, che chiude per di ſopra detta Grotta, ſcaturiſce gran copia d'acqua, che ſorge aſſai in alto. A pochi paſſi trovaſi pure un Teatro in tondo, nel cui mezzo vi è una pila di marmo retta da piediſtalli, ſopra della quale vi ſono alcuni Galli, che gettano acqua in certe nicchie, e i Foreſtieri quivi pure reſtano bagnati. Si vede ancora, nel paſſeggiare per alcune viottole, un tondo circondato d'Allori, e altre verzure, con ſgabelli di pietra per ripoſo del Foreſtiero; ed ivi vedeſi un Villano, nel mezzo di due Sta- tue, tutto di marmo, il quale vota un ba- rile in una grand'urna, in cui è iſtoriata di baſſorilievo la caduta di Fetonte. Ma chi può mai ridire minutamente le galan- teríe, e i giuochi d'acqua, che in queſta Real Villa, e ameniſſimo Barco, che la circonda, s'ammirano da per tutto? Per- lochè eſortiamo il Foreſtiero a non laſci- are di vedere queſto delizioſiſſimo luogo, fuori che nel Verno, ove non potrebbe avere il godimento dell'acque, nè di un'a- ria ben temperata. Onde accorgendoci noi d'eſſerci fuori del noſtro inſtituto troppo diffuſi: rimettendo il Foreſtiero nuovamen- te dal Palazzo alla ſtrada di Firenze, per quella ne faccia ritorno: quando non gli piaccia di vedere, tirando verſo Tramon- tana due luoghi di gran devozione (al che l'eſortiamo) il primo de' quali è il Sa- cro Eremo di

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MONTE SENARIO, ove ebbe miraco- loſamente principio da' ſette Beati Romiti Nobili Fiorentini la Religione de' Servi di Maria Vergine, l'anno 1233. e quivi San Filippo Benizj noſtro Cittadino, lungo tem- po ſtette a far penitenza ſull'alto giogo di quel monte, veſtito d'una folta ſelva di Abeti. In mezzo di eſſa, ſta il Convento delli Eremiti dell'Ordine da eſſo amplia- to de' Servi di Maria Vergine, e vedeſi la Grotta propria dell'orare, che indeſeſ- ſamente faceva il Santo, unito alla rigoro- ſa mortificazione del corpo, e vi è una fonte di acqua freddiſſima, che ſcaturì al tempo del Santo per ſuo riſtoro, bevuta per divozione. Il ſecondo a piè del Monte Senario è l'antico, e celebre

quel

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rinnovato dalla Real Munificenza di Coſimo III. di gl. mem. ove abitano in oggi Monaci Ciſtercienſi della ſtretta Oſ- ſervanza quivi riſtabilita da' Monaci fatti venire dal Medeſimo dalla famoſa Badía della Trappa. Nel ritorno a Firenze, qua- ſi tre miglia diſcoſto da Pratolino, ſulla mano dritta fuori della maeſtra ſtrada, vi è un

CONVENTO di Cappuccini della Con- cezione di Maria Vergine, detti Cappuc- cini di ſopra, a diſtinzione di quelli di Monte Ughi, che ſi chiamano i Cappucci- ni di ſotto. Dalla mano ſiniſtra, più inol- trandoſi verſo Firenze, ſi vede la bella Villa del Duca Salviati di nuove delizie, ed ornamenti magnifici arricchita, al Pon- te alla Badía, così detto, perchè quaſi in faccia, paſſato il Ponte di Mugnone, ſi ſale per una diritta ſtrada alla

fac-

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lungo tempo per Cattedrale di Fie- ſole, poi ufiziata da' Monaci di San Bene- detto: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dal- le guerre queſto antichiſſimo Tempio in poſitura di minacciar rovina, Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbricò una bella Chieſa, e Monaſtero a' Canonici Lateranenſi, che già vi erano; a contemplazione di un tal Padre Don Ti- moteo da Verona eccellente Predicatore di quell'Ordine; che per godere meglio la di lui converſazione, vi fece un apparta- mento per ſuo uſo. Vi è una prezioſa Li- brería di Manoſcritti, nella quale il ſud- detto pio, e magnanimo Signore ſpeſe cir- ca ſettemila ducati, e altri tremila gli co- ſtarono più Libri da Canto fermo, di fi- niſſime miniature ornati; e dette loro di buone entrate: avendo in detta Fabbrica ſpeſo centomila ſcudi. Unita alla Chieſa, vi è una Cappella, ove fu martirizzato il Santo Veſcovo di Fieſole Romolo, e ſi moſtrano alcune gocciole di ſangue ſparſo nel ſuo martirio; vi è altresì un pozzo, nel quale è tradizione preſſo quei Canoni- ci, che foſſe gettato un guanto, e poſcia con tuoni, e lampi tratto fuori pieno di ſangue. In detta Cappella vi ſi conſerva un miracoloſo Crocifiſſo, il quale pure per antica tradizione fu dato al Santo Veſco- vo Romolo dall'Apoſtolo San Pietro; e che parlò a San Filippo Benizj con dirgli: Va- de ad Fratres Matris mea in Monte Sena- rio. Viſtoſi dal Foreſtiero tuttociò, che di queſto antichiſſimo Tempio, e per ſua devozione, ci è piaciuto il dirgli; paſſi a vedere nel Refettorio di queſti Padri, una pittura a freſco fatta da Giovanni Mannoz- zi, detto Giovanni da San Giovanni, in cui vien rappreſentato Noſtro Signore a Tavola ſervito da Angioli, e Angele mol- to curioſa, per la ſemplicità, quivi uſa- ta dal Pittore per altro eccellentiſſimo. Sopra la detta Badia tirando a Tramonta- na, vi è una

con

CHIESETTA, ove ſi conſerva una mi- racoloſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo ri- trovato modernamente, e detto luogo ſi chiama Fonte Lucente, nominato dal Po- liziano nella Lamia: e a Levante vi è

SAN DOMENICO, Chieſa dell'Ordine ſuo più ſtretto, ove è Noviziato; e vivo- no con grandiſſima eſemplarità molti Re- ligioſi, i quali hanno un comodo Conven- to; e queſto fu fondato intorno all'anno 1406. dal Beato Fra Giovanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima Famiglia degli A- gli, e quivi Sant'Antonino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di San Domenico. So- no in queſta Chieſa alcune pitture buone: tra le antiche, ſi vede quella alla Cappel- la de' Gaddi della Coronazione della Ma- donna di Fra Giovanni Angelico; quella della Natività di Pietro Perugino; un'al- tra del Sogliani: fra le moderne quella della Nunziata di Jacopo da Empoli, e tutta la volta della Chieſa dipinta da Lo- renzo del Moro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata già da Giovanni di Coſimo de' Medici col diſegno di Michelozzo, la quale è in oggi de' Signori del Sera, avendo l'iſteſſo Gio- vanni fatto col diſegno del medeſimo Mi- chelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Villa, una

a ſpe-

CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN GIROLAMO; i quali ebbero principio in Firenze da Carlo Conte di Montegranelli circa l'anno 1407. ma da Clemente Nono furono ſoppreſſi: ed è poſ- ſeduto in oggi detto luogo da' Signori Bar- di. Finalmente ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

CATTEDRALE, la Canonica, e il Pa- lazzo del Veſcovo, e poc'altro ſi vede di antico, fuori che l'Oratorio di Santa Ma- ria Primerana, e alcuni frammenti della Rocca, e delle Mura; avendo l'anno 1010. i Fiorentini dato il ſacco, come è noto per le Storie, e demolito tutto. La Chieſa è dedicata a Santo Romolo ſuo primo Veſco- vo, e ſu fabbricata l'anno 1028. dal Ve- ſcovo Jacopo Bavaro, è di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar Maggiore, tutto ornato di marmi da Monſignor Franceſco Cattani da Diacceto, vi ſi conſervano le Reliquie di Santo Romolo in una Caſſa di marmo miſchio; la Teſta del quale, con un braccio ſi eſpone il dì feſtivo di detto Santo. Vi ſono le Reliquie ancora di quat- tro ſuoi compagni martiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Veſco- vo di Fieſole, e la Cattedra di Sant'An- drea Corſini altro Veſcovo di queſto luo- go, la quale, portando ſeco ſpecie di Re- liquia, comecchè già occupata dal Santo nelle ſacre Funzioni Veſcovili, è in pro- cinto di eſſer rimoſſa dal Coro di eſſa Cat- tedrale, ove è ſituata in mezzo alle Proſpe- re, e di traſportarſi, e collocarſi alla pub- blica viſta in una delle Pareti della Chie- ſa, entro ad una incavatura, fatta nella muraglia, a contemplazione eziandío della Santità del Regnante Sommo Pontefice Clemente XII. della ſteſſa Nobile Agnazio- ne del Santo Veſcovo, alla cui opera, ed ornamento ivi fatto di ricchi pietrami a foggia di Altare, e dorature, e Criſtalli, ha contribuito non poco la pietà del pre- fato Sommo Pontefice. La Tavola all'Al- tare di San Tommaſo della Famiglia Gua- dagni, è di mano di Baldaſſar Franceſchi- ni, detto il Volterrano; e l'intero, e baſſorilievo di marmo alla Cappella di Mon- ſignor Salviati, è opera di un Mini di Fie- ſole Scultore bene accreditato de' ſuoi tem- pi; e quelle all'Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di mano di Andrea Fer- rucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di

ria

ha

SANT'ALESSANDRO, che in antico chiamavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi è il Corpo di detto Santo, che fu Ve- ſcovo pur di Fieſole, e martirizzato ſul Bologneſe intorno all'anno 502. Incontro alla Cattedrale è il

PALAZZO del Veſcovo, che è Conte di Turicchio, e ha una gran Diogeſi, e vi è il Seminario per i Chierici. Sopra al più alto di Fieſole, vi è un

CONVENTO di Riformati di San Fran- ceſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Rocca de' Fieſolani. La Tavola della Concezione in detta Chieſa è di mano di Pietro di Co- ſimo: e ve ne ſono altre buone. La Chie- ſa di

SAN-

SANTA MARIA PREMERANA, ſe- condo Scipione Ammirato, veniva a eſſe- re quaſi nel mezzo della Città di Fieſole, e ſi crede così nominata per eſſere ſtata mandata dalli Apoſtoli un'Immagine di Noſtra Donna, che per eſſer la prima ve- duta in Toſcana, deſſe ſimil cognome a que- ſta Chieſa, ove ſono molte Indulgenze, come lo dimoſtra una Cartella di marmo. Verſo Levante, qualche tratto diſcoſto dal- la Cattedrale, v'è un altro

CONVENTO di Zoccolanti, detto alla Doccia, fondato da Giuliano Davanzati noſtro Cittadino, e tanto in queſto luogo, che per l'aggiacenti Colline non più di- ſcoſte da Firenze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville molto comode, e grandioſe. Pigliando la ſtrada, che conduce alla ſo- praddetta Badía di Canonici Lateranenſi, ſi giunge ad altro Convento di Monache, detto

SANTA MARIA DEL FIORE DI LA- PO, che vivono ſotto la Regola di Santo Agoſtino, le quali in antico avevano lo- ro Convento, dov'è oggi quello de' Ri- formati a Fieſole, e di queſto ne fu Fon- datore Lapo da Fieſole, circa l'anno 1334. Nella loro Chieſa non vi è di conſidera- bile, che la Tavola. di mano d'Aleſſandro Allori, ove è la Madonna, con alcuni San- ti, e il Padre Eterno. E di quivi ritor- nandoſene il noſtro Foreſtiero in Firenze, come ſtrada più comoda, trasferiſcaſi in altra giornata fuori della

ti,

PORTA ALLA CROCE. Tutto quel tratto di Pianura, che vi è, paſſeggiando per la ſtrada diritta, che conduce al Ca- ſentino, e in altri luoghi, è coltivata per la maggior parte a Orti; la prima Villa ſulla ſiniſtra mano è del Marcheſe del Mon- te: poco più in fu voltando per quella parte ſi trova un bel Convento di Mona- che detto

SAN SALVI, da cui piglia la denomi- nazione detta pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſterj de' Vallombroſani, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. Per la demolizione d'un lo- ro antico Convento, per piantarvi la For- tezza di San Giovambatiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi dall'immortal pennello di Andrea del Sar- to ſi vede dipinto in un arco San Bene- detto, San Giovan Gualberto, San Salvi Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti Mo- naco, e Cardinale; e nel mezzo in un ton- do rappreſentata la Trinità: in facciata del medeſimo vi è un Cenacolo di Noſtro Signore, che ſi reputa per la miglior pit- tura, che Andrea faceſſe a' ſuoi giorni, e convenendo rovinare per lo detto aſſedio, con molti altri ſuburbani Conventi, e Ca- ſamenti, anche la Chieſa di San Salvi, con quelle abitazioni, fu, a contempla- zione di così belle pitture, laſciato in. piedi detto Refettorio; ma per l'introdot- ta Clauſura di Monache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licenza. Nella Chie- ſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano di Franceſco Mo- randini da Poppi. Meno d'un miglio di- ſcoſto da San Salvi ſi trova a piè di que- gli ameni Poggi un altro Convento di Mo- nache detto

tura,

SAN BALDASSARRE, che vivono ſot- to la Regola di Sant'Agoſtino, e ſalendo ſulla ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Or- dine di San Benedetto, intitolato

SAN MARTINO A MAJANO, ove è la Tavola dell'Altar maggiore dipinta dal Grillandajo, beniſſimo conſervata. Per tut- to queſto tratto di pianura, e di Colline ſi vedono, come negli altri luoghi già deſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi poſſeggono i Vitelli, Gaddi, Guadagni, Celleſi, del Sera, Dini, degli Albizzi, e i Palmieri quella ſceſo il Monte di Fieſole detta i Treviſi, sì magniſica: quelle de' Salviati, Ginori, Gherardini, Bonſi, Cer- retani, Franceſchi, e Fiaſchi. Un'altra molto bella, ma non terminata, vedeſi a Rovezzano de' Bartolini: ma chi può mai ridire il numero di tant'altre, che ſi veg- gono per queſta parte? Onde paſſeremo col noſtro Foreſtiero ſuori della

I re-

PORTA A SAN NICCOLO paſſato il Fiume, nominata dalla Chieſa Parrocchia- le, che è nel Borgo di dentro, già Col- legiata, ora Prioría. Queſta Pianura, che ha per limito a mano ſiniſtra il Fiume Arno, e dalla deſtra alcune Colline, che formano di eſſa quaſi un ſemicircolo, che è tutto beniſſimo collocato, e ferace di ottimi, e copioſi frutti d'ogni qualità, è nominato Ripoli, e tale ſi chiama una

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci Vallombroſani, che quaſi nel centro di queſto Piano è poſta con un co- modo Convento, e quivi fa ſua reſiden- za il Generale de' tempi di quell'Ordine, il qual Convento circa al 718. fu da un certo Adovaldo Longobardo di gran na- ſcita fondato, e già fu Monaſtero di don- ne. Alla deſtra mano voltando da una bella Villa de' Marcheſi Niccolini, già de' Ban- dini, in non molta diſtanza ſi vede il

PARADISO. Queſto è un Venerabiliſ- ſimo Convento di Religioſe Nobili dell'Or- dine di Santa Brigida Regina di Svezia. Non vi è nella Chieſa coſa, che meriti ri- fleſſione, oltre una Madonna, che ſta in. mezzo di Santa Brigida, e di Sant'Anto- nino, di mano di Tommaſo da San Fre- diano, Pittore molto accreditato de' ſuoi tempi. Nella quarta Domenica di Quare- ſima vi ſono molte Indulgenze, e concor- ſo di Popolo. Un altro Convento detto

dine

SANTA MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto da queſto più di due miglia, ſul- la ſtrada maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spedale di Padronato de' Capitani del Bi- gallo, che da eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ceduto fu alle Monache det- te di Caſignano, per la minacciante rovi- na dell'antico loro Convento in quel luo- go; e militano ſotto la Regola di San Be- nedetto con grande oſſervanza. Per tutto queſto delizioſiſſimo Piano, e aggiacenti Colline vi ſono Caſamenti, e Ville mol- to belle, in ſpecie quella de' Pitti, Uſim- bardi, Palmieri, Marcheſi da Caſtiglione, Ganucci, Marcheſi Capponi da San Fre- diano, ed altri, che per brevità ſi trala- ſciano di diſtinguere. Ma tirando ſulla mano dritta per la ſtrada maeſtra del Chianti, ſi vede la Villa degli Aleſſan- drini, e per quella parte le Ville di Lon- chio, e di Belmonte, che ſurono del ce- lebre Conte Lorenzo Magalotti, ora de' Venturi. L'ultima già era de' Barberini, e vi è ancora in eſſere (benchè percoſſo da un fulmine) vigoroſo, e bello un Ci- preſſo, che quivi piantò in ſua gioventù Urbano VIII. perciò detto il Cipreſſo del Papa. Poco più di cinque miglia da Firen- ze diſcoſto, ſi arriva a

I 2 lebre

LAPPEGGIO, Villa già del Sereniſſi- mo Cardinale Franceſco Maria de' Medici, e dipoi della Sereniſſima Violante Beatri- ce di Baviera, Gran Principeſſa di Toſca- na, di ſempre glorioſa rammemoranza, degna di vederſi, per i belli Appartamen- ti, prezioſi Quadri, e ricchi Mobili, de' quali detto Palazzo è abbondantemente fornito. In una di quelle ſtanze, ſi am- mira un copioſiſſimo numero di vaſella- menti di fina porcellana, diſpoſta con al- tre galanteríe di gran pregio. Dalla par- te di Tramontana, in poca diſtanza da. Lappeggio, ſopra una bella eminenza vi è Ligliano Caſamento per l'Agente, o Fattore di quella Tenuta. Sopra d'uno ſpogliato poggio tra Mezzogiorno, e Le- vante, diſcoſto tre miglia in circa da que- ſta Villa, ſi vede la

CHIESA DI SANTA MARIA DEL- L'IMPRUNETA, rinomatiſſima per la, miracoloſa Immagine di Maria Vergine, che vi è; e che portata a proceſſione in tutte le traſcorſe calamità nella Città no- ſtra, ſempre ſi ſono riportate le doman- date grazie. Miracoloſiſſimo ſi è il ritro- vamento di detta Immagine: e quì ci pia- ce di dirlo quaſi come ce lo riſeriſce. Franceſco Rondinelli nella Relazione del- l'ultimo Contagio di Firenze. Volevano quei Popoli fare una Chieſa in onore del- la Vergine, e poſto mano all'opera, ro- vinava la notte quello, che lavoravano il giorno. Perlochè accortiſi, non eſſer vo- lontà di Dio, che ſi ediſicaſſe in quel luo- go la Chieſa, fatte orazioni, furono in- ſpirati a pigliare due Giovenchi non do- mi, e appiccato loro al giogo alcune pie- tre, riſolverono, che dove ſi ſermaſſero, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luo- go eletto da Iddio per ediſicarla. I Gio- venchi ſtraſcinando le pietre, ſi fermaro- no in quel Piano, ove è la Chieſa al pre- ſente, e i circoſtanti allora datiſi a cava- re i fondamenti, mentre che uno di quei manovali lavorava di forza, ſi udì una vo- ce lamentevole, onde tutti attoniti corſe- ro quivi, e trovarono queſta Immagine di Maria Vergine, la quale ſi crede per mol- ti, che ſia di terra cotta col Figliuolo in braccio, con uno ſcalſitto nella fronte, ca- gionatogli dalla percoſſa di quello, che ca- vava i fondamenti, al qual colpo ſi ſentì la voce lamentevole. Queſta tradizione.

che

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vien confermata da un marmo di baſſori- lievo antichiſſimo, il quale è ſotto il Ta- bernacolo della Madonna: dove è ſcolpito il ritrovamento di Eſſa nella maniera rac- contata, eſſendo oſcuro il tempo preciſo, nel quale egli accadeſſe con tal prodigio. Vi ſono grandi Indulgenze, e Privilegj conceſſi da molti Ponteſici, e nel giorno di Santo Luca vi è un gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' uſiziata la detta Chieſa da dieci Cappella- ni con un Pievano, che hanno l'obbliga- zione di dirvi quotidianamente il divino Uſizio, e fu ſondata dall'antica Famiglia de' Buondelmonti; che fino al preſente. hanno la libera Collazione di quelle Cap- pellaníe, e l'Elezione del Pievano. La. Chieſa è in oggi tutta mutata, e ricca- mente adornata, con Soſſitta tutta meſſa a oro, rotta da tre Quadri, che ſono ſta- ti fatti da tre de' più eccellenti Pittori, che abbia Firenze. E' degna di eſſer ve- duta la Sagreſtía, per la ricchezza de' ſa- cri Arredi, che ivi ſi conſervano: e chi voleſſe più minuta informazione di tutto- ciò, che a queſta Chieſa, e all'Immagi- ne, che in eſſa ſi venera, e alla devozio- ne, che ſempre vi hanno avuta i Fioren- tini, appartiene, potrà vederne le Memo- rie Iſtoriche, ſtampate da Giuſeppe Man- ni in Firenze l'anno 1713. All'intorno vi ſono molti Caſamenti, e per tutto quel tratto di ſtrada, che dalla ſuddetta Chie- ſa riconduce a Firenze, per la

tratto

PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono Ville molto belle; fra le quali quel- la a Mezzomonte dell'Eminentiſſimo Car- dinal Principe Neri Corſini, Nipote di Sua Santità, de' Niccolini, e Alberti, vi ſono poſſeſſioni ben fornite di Uliveti, e frut- ti d'ogni ſorte, e vi producono quei ter- reni ſquiſiti Vini; e di ciò baſti al no- ſtro Foreſtiero d'aver noi parlato ſomma- riamente ad oggetto di non tediarlo, o di non dare a lui impulſo di vedere quel che a comparazione de' luoghi ſoprann- ominati, ſi rende molto meno degno d'eſ- ſer conſiderato dall'iſteſſo. Vogliamo pe- rò, che per l'iſteſſa ſtrada di Lappeggio ritornato in Firenze, non laſci di uſcire ſuor della

PORTICCIUOLA A SAN MINIATO, che è quaſi incontro alla Chieſa di San Niccolò. Queſta per un'erta ſalita, ove di ſpazio in ſpazio ſon piantate Croci, e nell'iſteſſe è eſpreſſo in ognuna qualche ſatto della Paſſione del Noſtro Salvator Gesù Criſto, conduce a due Chieſe vene- rabiliſſime, e ad alcune Ville circonvici- ne. La prima Chieſa in teſta alla ſalita è detta

I 4 SAN

SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Frati Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ritiro della Provincia Riformata di Toſca- na, i quali, levatine tutti gli ornamenti, l'hanno ridotta ad uno ſtato di povera. ſemplicità propria del loro Inſtituto; la quale con ottimo diſegno di Simone del Pollajolo, fu fatta fabbricare intorno al- l'anno 1350. da Caſtello Quarateſi, co- me ne fa fede un'Inſcrizione poſta davan- ti l'Altar maggiore nel pavimento. Non ha, che una ſola Navata con ſei Cappel- le per parte, e una di fianco all'Altar maggiore in dentro, con ſuoi archi per di fuora di pietra ruſtica, e ſuo Cornicione, che ricorre inſorno la Chieſa, e per l'ar- co maggiore della Tribuna. La Tavola della Nunziata è di mano di Fra Giovan- ni Angelico Domenicano, e quella della Natività di Noſtro Signore è di Giovanni Antonio Sogliani. Sopra la Porta della. Sagreſtía la Pietà di terra cotta è di ma- no di Luca della Robbia, e accanto alla. Porta maggiore ſi oſſervi il Buſto di mar- mo bianco di Marcello Virgilio Segretario della Repubblica Fiorentina, e gran Let- terato, con un bello Epitaſſio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminenza, e vici- nanza inſieme della Città, che quaſi in. pianta di quivi, e con pittoreſca proſpet- tiva ſi gode, con una gran parte de' Vil- laggi da noi ſin quì deſcritti; a ſegno che l'occhio, che ne reſta incantato, con dif- ficoltà da una sì bella veduta ſe ne ritrae. Dal ſuo Fondatore fu raccomandata all'Ar- te de' Mercatanti, e laſciato entrate pel ſuo mantenimento. Uſcendo per la Porta del fianco di detta Chieſa, e camminando pochi paſſi a man ritta per una Porta del- la Fortezza, che intorno all'anno 1526. con diſegno di Michelagonolo Buonarro- ti fu fatta, poi tirata a fine dal Tribolo, ſi arriva all'altra antichiſſima, e venera- biliſſima

l'oc-

CHIESA DI SAN MINIATO, poſta. ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode, e vede. Ma prima di deſcrivere com'ella ſta al pre- ſente e eſteriormente, e interiormente; ci piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcu- na notizia di ſua grande antichità, e ori- gine. Scrive Giovanni Villani, e con eſſo tutti i noſtri Storici, che trovandoſi De- cio Imperadore in Firenze, come Camera d'Imperio, fiero perſecutore de' Criſtia- ni; avuta notizia, che San Miniato con alcuni compagni ſtava facendo penitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chieſa, che in quei tempi altro non v'era, che. un piccolo Oratorio dedicato all'Apoſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia; l'Im- peradore con doni, e offerte d'ingrandi- mento, lo tentaſſe a rimuoverſi dalla Re- ligione Criſtiana; ma nulla valendo a fran- gere la coſtante fede del Santo, dopo di- verſi martirj, da' quali per alcun tempo lo preſervò, gli faceſſe tagliare la teſta in un luogo detto fino a' noſtri giorni San- ta Candida, detta dal Candidato de' Mar- tiri; ma il Santo riducendoſela al buſto, paſſato l'Arno, e ſalito ſul poggio, ren- deſſe nel ſuddetto Oratorio l'anima a Id- dio: quivi foſſe ſeppellito il ſuo Corpo; e da' Fiorentini, poichè paleſemente diven- nero Criſtiani, fabbricata foſſe una Chie- ſa al ſuo nome. Ma quella sì nobile, e grande, che ſi vede al preſente, fu alza- ta nel 1013. a' 26. di Aprile con conſi- glio d'Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſſenſo, e perſuaſione di Sant'Arri- go Primo Imperadore, e Secondo Re di Germania, e di Santa Cunegonda ſua mo- glie, che la dotarono di molte tenute, e con ſolenne pompa vi fecero translatare il Corpo di San Miniato nell'Altare, che è ſotto le volte della medeſima Chieſa; la quale da' Fiorentini fu data in cura a'Con- ſoli dell'Arte de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre Navate, e vi ſono due ſca- le di pietra ruſtica quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto full'antica coſtumanza della primitiva Chieſa. Queſto è tutto di mar- mi, e porfidi intagliati, e intramezzati; e dietro all'Altare vi ſono cinque fine- ſtroni ſerrati di traſparentiſſimo marmo, di color doriccio miſchio, e venato; e. nella lunetta ſemirotonda di Moſaico col Padre Eterno; ſi vede a mano ſiniſtra l'ef- figie di San Miniato con queſta Inſcrizio- ne di Lettere Gotiche: Sanctus Miniatus Rex Erminia, cioè dell'Armenia; la qual coſa aſſeriſce il ſuddetto Giovanni Villa- ni, e qualunque altro, che delle coſe no- ſtre ſulle ſue aſſerzioni ragionare ha vo- luto; mentre nè gli antichi, nè i moder- ni Martirologj, nè altri accurati Storici ci dicono, che San Miniato foſſe Re d'Ar- menia: Ma Sant'Antonino nella ſua Cro- nica, Vincenzio Borghini, e molti altri aſſeriſcono, che foſſe nobil Fiorentino, o al più della Toſcana; l'appuramento del- le quali notizie, non eſſendo quì noſtro oggetto di eſaminare, proſeguiremo la nar- rativa della ſuddetta Chieſa, per cui ab- biamo una particolar devozione. Davanti le volte, e ove elle terminano, pure iſo- lata vi è una Cappella di marmo, fatta fa- re da Pietro de' Medici, ove è un parti- mento d'ottangoli belliſſimo, lavorato da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la bel- liſſima Cappella, che ſi vede dedicata a San Jacopo, fu fatta dal Cardinale Jaco- po di Portogallo, con partimento tutto di marmi, e porfidi, come ſono la Cat- tedra Epiſcopale, e il Sepolcro, lavora- ti da Anton Roſſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſimo, e vi è queſto Epi- taſſio:

li-

ſtro-

tem-

Regia Stirps Jacobus nomen Luſitana propage Inſignis forma ſumma pudicitia Cardineus titulus morum nitor optima vita Iſta fuere mihi mors juvenem rapuit.

Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſ- ſo Luca della Robbia fece in quattro ton- di ne'cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di ma- no d'Antonio del Pollajolo è la Tavola a olio, entrovi San Jacopo, Sant'Euſta- chio, e San Vincenzio; eſſendo di Pietro ſuo fratello alcuni Proſeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella, ſiccome in. un mezzo tondo la Nunziata. E nella Sa- greſtía alcune azioni di San Benedetto di- pinte a freſco, ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa, di cui è piaciu- to fare lungo ragionamento, ſervita di Se- poltura a più Martiri, fu negli antichi tempi uſiziata da' Monaci di San Baſilio, poi da quelli di San Benedetto dell'Ordi- ne di Clugnì, o Cluniacenſi, e ſra eſſi ſtette alcun tempo San Giovan Gualberto Fiorentino de' Signori di Petrojo, dopo d'avere magnanimamente perdonato al ne- mico, che aveva ammazzato Ugo ſuo fra- tello, riſcontrato poco ſotto a San Mi- niato; ove è una memoria del prodigioſo fatto già noto, in un Tabernacolo con. Iſcrizione; e del Crociſiſſo, che chinò la teſta, il quale era in quei tempi nella ſuddetta Chieſa, nella mentovata Cappel- la di mezzo; e ora in quella di Santa Trinita dentro la Città de' Monaci del ſuo Ordine, come è ſtato detto in quel luo- go. L'anno 1373. a' 27. d'Agoſto ſotto Gregorio XI. uſciti molto prima i Mona- ci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte Uliveto, i quali vi ſtettero ſino al 1542. che di quivi per geloſia forſe della For- tezza, o per qualunque altro motivo, ſi partirono al tempo del Granduca Coſimo Primo, e in detta occaſione levarono l'oſ- ſa di San Miniato. Mantengono però i detti Monaci fino in oggi un certo ſpiri- tuale poſſeſſo; celebrandovi Meſſe in al- cuni giorni dell'anno, e facendovi altre funzioni ſacre. In ſomma era tale la ve- nerazione verſo queſto antichiſſimo Tem- pio di San Miniato, che San Frediano Ve- ſcovo di Lucca ſoleva ogni anno col ſuo Clero, nel giorno feſtivo di queſto Santo Martire, andare a viſitarlo; e i Veſcovi Fiorentini ebbero per coſtume in antico dopo aver preſo il lor ſolenne poſſeſſo, di ſar quivi immediatamente la viſita. Quivi ſono ſtate modernamente fabbricate ſemplici, ma comode ſtanze per uſo di chiunque voglia di tempo in tempo riti- rarviſi a fare gli Eſercizj di Sant'Igna- zio, ſotto la direzione de' Padri Geſuiti in varj tempi dell'anno deſtinati a queſto effetto. E ciò baſti per inſtruzione, e de- vozione inſieme al noſtro Foreſtiero di que- ſte due Chieſe; ove ne' Venerdì di Mar- zo ſpecialmente, gran Popolo concorre all'acquiſto delle molte Indulgenze, che vi ſono; particolarmente dopo che i Pa- dri del Ritiro vi hanno inſtituita la De- vozione detta la Via Crucis. E noi altre- sì farem termine al noſtro compendioſo ragionamento, ſopra le Chieſe ufiziate da' Clauſtrali, delle quali aviamo voluto far menzione, a riſerva di poc'altre, così delle Ville, che ſuburbane poſſon chia- marſi: perchè lunghiſſima Opera ſarebbe. ſtata di voler noi partitamente di tutte queſte, e di quelle, che per la Campagna Fiorentina ſi veggiono, ragionare: riſer- bandoci dell'une, e dell'altre ſcrivere un giorno più individualmente, e non in com- pendio, come ci ſiamo preſcritti al pre- ſente, per minor tedio del Foreſtiero no- ſtro. Vogliamo però, che egli ſappia eſ- ſerci in maggior lontananza della noſtra Città luoghi delizioſi, e belli; o ſiano Palazzi del Granduca, e de' noſtri Gen- tiluomini, o ſiano Chieſe ragguardevoli degne di eſſer vedute: e che la ſola rela- zione di tre grandi Santuarj poſti nel Ca- ſentino, che ſono la Vallombroſa, il ſa- cro Eremo di Camaldoli, e il Santo Mon- te dell'Alvernia, ove nel primo San Gio- van Gualberto, nel ſecondo San Romual- do, lunga penitenza fecero, e fondarono loro Ordine Religioſo, e nel terzo San Franceſco ricevè da Gesù Criſto le Sagre Stimmate; richiederebbe un Libro quanto queſto, che per ſua inſtruzione compilato abbiamo.

fatto

rar-

cro

IL FINE.

APPROVAZIONI.

Si riſtampi.

Orazio Mazzei Vic. Gener.

Si riſtampi.

Il Vicario Generale del S. Ufizio di Firenze.

Si riſtampi.

Filippo Buonarroti Sen. Audit. di S. A. R.