Jacopo Carlieri RISTRETTO DELLE COSE PIU` NOTABILI DELLA CITTA` DI FIRENZE. 1745 Firenze it l209.xml

RISTRETTO DELLE COSE PIU' NOTABILI DELLA CITTA' DI FIRENZE Quinta Impreſſione. ALL'ECCELLENZA DEL SIGNORE MARCO DI BEAUVAU PRINCIPE DI CRAON, E DEL SACRO ROMANO IMPERIO, GRANDE DI SPAGNA DI PRIMA CLASSE, CAVALIERE DELl' INSIGNE ORDINE DEL TOSON D'ORO, CON- SIGLIERE DI STATO DI S. M. LA REGINA D'UNGHERIA, E DI BOEMIA, CAVALLERIZZO MAGGIORE DI S. ALTEZZA REALE, E PRESIDENTE DEL SUO CONSIGLIO DI REGGENZA IN TOSCANA, ec. ec. ec.

IN FIRENZE. MDCCXLV.

Nella Stamperia di Bernardo Paperini.

Per il Carlieri, all'Inſegna di San Luigi. Con Licenza de' Superiori.

ECCELLENZA.

NEll'uſcire per la quinta volta alle Stampe queſto Riſtretto delle coſe più notabili della Città di Firen- ze, ſen viene più faſtoſo a fare la ſua comparſa, non tanto per le aggiunte, ed emendazioni, di cui ora ſi trova corredato; ma più che mai per la Protezione onde egli viene arricchito. Sic- come un Cavaliere di una delle principali noſtre Fa- miglie, quanto Letterato, altrettanto amatore della Iſtoria noſtra, e della Pa- tria, ſi è preſo la cura di ridurlo in tutte le ſue parti ed accreſcerlo, a talchè ſi può dire Opera quaſi che rinnovata dalle precedenti edizioni. Così ho ſtima- to di dare ad eſſo Libro il maggior pregio, che ave- re poteſſe, quale è quello del portare in fronte il glorioſo NOME dell'EC- CELLENZA VOSTRA. Si degni Ella adunque di riguardar- lo con occhio amorevole; mentre così facendo, io mi aſſicuro, che incontrerà il pubblico gradimento, lo che implorando, reſto con profondo oſſequio DI VOSTRA ECCELLENZA

2 ze,

mag-

Firenze I. Settembre 1745.

Umiliſſimo Servitore

JACOPO CARLIERI

3

JACOPO CARLIERI AL LETTORE.

COmpariſce per la quinta volta alla pubblica lu- ce il Riſtretto delle, coſe più notabili del- la Città di Firenze, il di cui pri- mo Eſemplare fu compoſto dal Dottor Raſſaello del Bruno per ornamento della Patria, e per co- modo de' Foreſtieri. Egli traſſe dagli Scrittori più accreditati, e dalla viva voce de' Profeſſori più pratici quanto ſcriſſe, e ſe nella preſente Edizione ſi troverà coſa diſcrepante dalle altre, ſovvenga- ti, Benigno Lettore, che nel va- riarſi de' tempi, ſi variano le coſe, onde alcune ſono mutate di poſto, altre accreſciute, altre ſono tutte nuove, ed altre ancora meglio chiarite, al che fare, non è man- cato chi di buon genio ſi è aſſunto il peſo, per ſervire a queſt' inclita Patria, ed a chi viene a vederla. Vero però è, che nel preſente ac- creſcimento non ſi è creduto di poter ſoddisfare alle richieſte di molti, che avrebbero deſiderato alcune più minute Notizie, ed una ſcelta delle Inſcrizioni più rag- guardevoli, perchè eſſendoſi pre- fiſſo il primo Autore, e chi ha continuato, di non iſcrivere un amplo Trattato, ma di fare un ſemplice Riſtretto delle coſe più notabili per direzione puramente de' Foreſtieri, è ſtato creduto, che altrimenti facendo, ſarebbe un troppo deviarſi dal principale iſti- tuto. Che per quelli, che amaſſe- ro d' informarſi meglio di quanto contiene queſta Città, copioſa in vero di coſe rare, poſſono ritro- varlo, benchè ſparſamente nelle Opere de' due famoſi Borghini, cioè ne' Trattati di Monſignore Vincenzio, e nel Ripoſo di Raf- faello, nel Mini, nel Giambullari, nel Bocchi, nelle aggiunte del Ci- nelli, ed in quanto ne ſcriſſe Fer- dinando Leopoldo del Migliore nel- la ſua Firenze illuſtrata; non tra- laſciando eziandio le Opere di Giorgio Vaſari, e di Filippo Bel- dinucci, ſiccome per quello, che riguarda la Pietà, e il Divin Culto il Giamboni nel Diario Sacro, che eſattamente diſteſe. Ma ciò non oſtante credeſi, che ſia neceſſaria la preſente Operetta, dove ſi tro- veranno Notizie non più meſſe in luce, e quello, che è eſſetto del tempo, il molto, che è ſtato ag- giunto, e variato dopo, che ſcriſ- ſero i prenominati Autori. E per- chè ſi è coll'eſperienza riconoſciuto, che molti Foreſtieri gradiſcono di vedere le Fabbriche ſuburbane, e ſpecialmente le Ville de' noſtri Rea- li Sovrani, ſi è ſtimato di far coſa grata lo aggiugnere per Seconda Parte una ſuccinta Relazione del- la vicina Campagna. Imperciocchè ſe ſi voleſſe ſtendere la curioſità di alcuno ad oſſervare le Fabbri- che del Territorio Fiorentino, ve- drebbe forſe con maraviglia quan- to è magnifica in queſto genere il genio della Nazione. Ed in ciò fare ci ha recato qualche giova- mento il Compendio, che ne com- pilò il Cavaliere Anton Franceſco Marmi, al quale, come nelle coſe della Città ſi è aggiunto non poco.

pre-

de'

la

Mar-

Si è poi diviſo in tre ſole Gior- nate quanto ſi propone a vederſi nella Città, non perchè non ſi cre- da, che vi voglia un tempo mag- giore, ma per adattarſi a quel- li, che di paſſaggio quà giungono; che per altro ognuno può ſparti- re ſecondo, che gli aggrada, o che eſige la propria convenienza in quei giorni, che vorrà, quanto gradirà di vedere, conoſcendo però noi, che la ſola Reale Galleria ri- chiede per oſſervarſi più tempo di quello, che ſi è diviſato per tutta l'intera Città: appunto come fan- no i Foreſtieri più culti, e che più guſtan il buono; e vivi felice.

Molte gran coſe in picciol faſcio ſtringo.

Petr. Triomf. Fam. cap. a.

DELl'ORIGINE, E DE' PROGRESSI DELLA CITTA' DI FIRENZE.

l'Origine di queſta noſtra Città per le diverſe opinioni degli Scrittori ſi è renduta incer- ta, e dubbioſa. Stimarono al- cuni, eſſer ella derivata da' Soldati di Silla; altri da' Triumviri; al- tri da' Popoli Fieſolani. Nè vi mancò chi credeſſe, Ercole Libico eſſerne ſtato il Fon- datore. Qualunque però di così varie opi- nioni ſia la più vera, a me per ora non è permeſſo d'inveſtigarlo. Certo è, che ſe- condo l'autorità di Giulio Frontino, e di altri ſolenni Autori uniti alla comune ſi- cura credenza, Firenze fu Colonia antica de' Romani dedotta da' Triumviri, popolata non dall'inſima plebe, ma da' più ſcelti Ca- valieri, e Soldati più valoroſi di quella Ca- pitale del Mondo, affermandoci Marco Tul- lio: Hi ſunt homines ex iis Coloniis, quas Feſulis Sylla conſtituit, quas ego univerſas Civium eſſe optimorum, & fortiſſimorum ſen- tio. E dalle antiche Inſcrizioni, che eſi- ſtono nella Real Galleria, e nella Villa d' Arcetri de' Capponi di Via de' Bardi, appariſce, che era aſſegnata a i Fiorentini la Tribù Scaptia. Quindi è, che i Fioren- tini nutrirono in ogni tempo ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna impreſa, benchè diſſi- cile, e grande, intentata laſciarono, per acquiſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Pa- tria ornamento, e ſplendore. Scoſſo il du- ro giogo di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la caduta dell'Imperio Occidentale nel quin- to ſecolo, proccurarono di vivere in liber- tà; per conſervar la quale, non meno, che per dilatare i confini del proprio dominio, furono forzati ad abbattere l'audacia de' lo- ro Nemici, disfacendo Caſtella, eſpugnan- do Città, e riducendo ſotto il loro coman- do Popoli interi. Fatti pertanto potenti, non temerono di ſoſtenere oſtinatiſſime, guerre contra i primi Potentati d' Italia, riportandone bene ſpeſſo ſegnalate vittorie, le quali ſenz' alcun dubbio non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe le diſcordie civili non ne aveſſero il corſo impedito. Queſte fu- rono, che tolſero a' Grandi il Governo, e'l tramutarono di Ariſtocratico in Popola- re, e di Popolare lo riduſſero a Principa- to: avvegnachè la Repubblica ne' primi tem- pi, ſolamente dagli Ottimati ſi governaſſe, indi dal Popolo, però nobile, e potente, e non già vile, e minuto, ſe non nella rivo- luzione de' Ciompi del 1378. che ebbe cor- ta durata; e dipoi nel ſecolo decimoſeſto per divina diſpoſizione, da Principi ottimi, e clementiſſimi cominciò ad eſſer governa- ta. Ora ſiccome nel coraggio, e nel gover- no furono i Fiorentini ſomigliantiſſimi a i Romani loro Progenitori, così proccuraro- no in ogni altra coſa d' imitarli. Ebbero, come Roma, il Teatro, l'Anfiteatro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli Acqui- dotti, ed il Tempio di Marte, con molti altri dedicati alle falſe Deità de' Gentili, de' quali ve ne ſono molti veſtigj, e ſpe- zialmente del Tempio di Marte. Coſtuma- rono gli ſteſſi Giuochi, e l'iſteſſe Feſte pub- bliche, e ne riconobbero per tutelare il medeſimo Dio Marte. Così ne' tempi po- ſteriori, quando ebbero la felice ſorte di co- noſcere, e di abbracciare la Religione Or- todoſſa, edificarono nobiliſſime Chieſe, ſontuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggiano con quei di Roma. Col- tivarono, come i Romani, in ſommo grado le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſci- rono valoroſiſſimi Soldati, e Condottieri d' Eſerciti di gran nome. Sono innumera- bili quelli, che ne' tempi antichi, e moder- ni ebbero l'onore d'eſſer creati Cavalieri da Imperadori, e Monarchi, per ricompenſa del loro valore, e ad alcuni non ſon man- cate Sovranità ragguardevoliſſime, ed anche Regie, e le Dignità prime del Mondo. Moltiſſimi quelli, che nelle Regioni anche più barbare, e più lontane ſi renderono formidabili, e nel medeſimo tempo glorioſi. Nè poſſiamo tacere, che tutto il nuovo Mondo ha il ſuo nome da un Fiorentino. Ma che diremo noi degli Uomini Letterati ? Dopo l'invaſione de' Barbari nell'Italia, ri- maſero le Scienze, e l'Arti più nobili ſe- polte in una profonda ignoranza: mercè però de' Fiorentini riſorſero a nuova vita, ripigliando il lor primiero ſplendore. Quin- di ſi vedde, quaſi diſſi, rinata la Poesía, e l'Eloquenza Latina, e Greca, e pren- der vita la Letteratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Platone, e con eſſa ogni altra Scienza più ragguardevole. Le Mattemati- che ſormontarono al ſommo grado col gran Galileo, e l'Jus Civile dall'interpetrazione del noſtro Accurſio incominciò grandemente a riſorgere. Così fecero la Pittura, la Scul- tura, e l'Architettura; nelle quali tant' ol- tre s' avanzarono i Fiorentini, che a loro giuſtamente ſi dee la lode di primi Maeſtri, e di Reſtauratori di sì bell'Arti. E ſe, nell'Armi, e nelle Lettere grandemente fiorirono, quanto più ſi ſegnalarono nella Pietà, e Religione ! Sopra il numero di du- gento ſon quei, che già Cittadini di queſta Patria, ora del Cielo, col titolo di Beati, o di Santi s' adorano ſugli Altari. Più di centocinquanta Chieſe ſi contano, quaran- tanove delle quali ſon Parrocchie. Seſſanta Monaſterj di Monache tutti dentro della Città, oltre i molti, che ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi Clauſtrali nel recinto delle mura: molti Conſervatorj di Fanciul- le povere, e d' Uomini mendicanti: ſei Spe- dali per gl'infermi: ſedici per i Pellegrini: e ſopra cento Confraternite di Secolari; Altre delle quali all'inſtituzione del Catechiſmo: altre al ſovvenimento de' Poveri vergogno- ſi; altre all'eſercizio di varie opere di mi- ſericordia con gran fervore attendono, ed altre alla ſcarcerazione de' Prigioni. Vi ſono Accademie di gran nome, e fra que- ſte la Sacra Accademia Fiorentina, e la tanto famoſa della Cruſca, Regina, e mode- ratrice della Lingua Italiana. Quella de- gli Apatiſti, che per adunarſi ſempre pub- blicamente, e darviſi ad ognuno facoltà di recitarvi in qualſivoglia Idioma è ſtimata il Seminario de' belli ingegni. Vi è ancora la Società Bottanica eretta modernamente a comodo, e benefizio di queſta utile Pro- feſſione. Finalmente per render una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura: quella con tanti ab- bellimenti eſteriori, di ſtrade ſpazioſe, e ben laſtricate, di ſontuoſi Edifizj, di tante belle Pitture, e Statue, di cui è ripiena la Città noſtra: queſta coll'amenità del ſito, ov' ell'è collocata, e circondata da ferti- liſſimi Colli, irrigata dal Fiume Arno, in luogo d' aria ſottile sì, ma ſalubre, e pro- ducitrice di nobiliſſimi ingegni; Onde non è maraviglia s' ella meriti il giuſto encomio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di ſiore delle Cit- tà, e di maeſtra delle Scienze, e dell'Ar- ti, qual nuova Atene in Italia. Ora diafi cominciamento alla Prima Giornata.

A non

tra-

A 2 bili

Pietà,

A 3 ben

PRI-

PRIMA GIORNATA.

IN cui partendoſi il Foreſtiero dal- l'Albergo, potrà viſitare l'in- ſigne Chieſa Metropolitana, chia- mata

SANTA MARIA DEL FIORE. Ed av- vengachè queſta gran Chieſa vinca di pregio tutte le Fabbriche della Città, fa di meſtiere oſſervare in eſſa diſtintamente tutto ciò, che la rende ſopra d' ogni altra mirabile, e ſin- golare. Primieramente s' eſtende la ſua lun- ghezza a braccia dugenſeſſanta; la larghez- za delle Tribune a cenſeſſantaſei; e quel- la delle Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano della terra fino alla ſommità della Croce, a braccia dugentodue: poichè fino al piano della Lanterna, ell'è alta cen- cinquantaquattro braccia; il Tempio della Lanterna trentaſei, la Palla quattro, e otto braccia la Croce. Finalmente tutto il giro di queſto grand' Edifizio aſcende a brac- cia milledugentottanta. Per di fuori è tut- ta incroſtata di marmi con bell'ordine di- viſati. La Facciata fu già in gran parte in- croſtata pure di marmi, e adorna di belliſ- ſime Statue, alcune delle quali dentro in Chieſa furon dipoi collocate; ma vedeſi di preſente tutta dipinta a freſco; ornamento fatto l'Anno 1688. coll'occaſione delle Reali Nozze del Gran Principe Ferdinando di To- ſcana colla Gran Principeſſa Violante Bea- trice di Baviera. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella Facciata, e quattro lateralmente, abbellite di vaghi la- vori, ed intagli, tra' quali è molto in pregio la Nunziata di Moſaico di mano del Grindal- lajo ſopra la Porta del fianco verſo la Via de' Servi. Rileva ſopra queſt' Edifizio la gran Cupola di figura ottagona, la cui bel- lezza, e grandezza rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne ragioni, ſi giunge mai a lo- darne una parte. Queſta è la Cupola sì famoſa, della quale il divin Michelagno- lo ebbe a dire, poterſi appena imitare, non che ſuperare coll'arte. Finalmente l'Ar- chitettura di tutto queſto compoſto è oltre- modo maraviglioſa; imperciocchè in quel- l'età coſtumandoſi di fabbricare alla Goti- ca, fu al certo mirabil coſa, che gl'inge- gnoſi Artefici ſi diſcoſtaſſero da una manie- ra sì barbara, ed all'ottima degli antichi Romani s'avvicinaſſero. Or queſto grande Edifizio ebbe cominciamento l'Anno 1294. o come altri vogliono, il ſuſſeguente, eſ- ſendo prima in queſto luogo una piccola. Chieſa molto divota, eretta in onore di Santa Reparata, per ricordanza dell'inſigne Vittoria ottenutaſi l'Anno 407. nel giorno a lei dedicato, contra Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Arnolfo diſcepolo di Cimabue, ſotto la direzione del quale incominciataſi queſta Fabbrica, in cencin- quantaquattr' anni fu da altri valenti Uomini ſuoi ſucceſſori quaſi all'ultima perfezione condotta. Ma la gran Cupola fu parto del- l'ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco, Architetto, che ne'ſuoi tempi non ebbe uguale. Ammirata l'eſterior bel- lezza entreremo in Chieſa, il pavimento della quale è tutto di marmi di varj colo- ri, diviſati con mirabil diſegno. Quivi pri- ma d'ogni altra coſa, potrà l'erudito Fo- reſtiero volger l'occhio alle varie Inſcri- zioni, e memorie, che vi ſi trovano. A man deſtra evvi il Ritratto del menzionato Brunelleſco ſcolpito in marmo; a cui ſegue il Ritratto di Giotto reſtauratore della Pit- tura, con Epitaſſi, il primo di Carlo Are- tino, il ſecondo d' Agnolo Poliziano. Suc- cedono altre memorie d' Uomini illuſtri, come di Pier da Farneſe Capitano de' Fio- rentini, di Fra Luigi Marſilj eminente. Teologo, del Cardinal Pietro Corſini, e dopo queſto l'Eſſigie ſcolpita in marmo del gran Marſilio Ficino rinnovatore della Filoſofia di Platone. Così a mano ſiniſtra ſono di- pinte due figure, rappreſentanti Niccolò da Tolentino, e Giovanni Acuto; e dirimpet- to al Farneſe è ſituato il Depoſito di Don Pietro di Toledo Vicerè di Napoli. E que- ſta Chieſa diviſa in tre Navate, alle quali corriſpondono tre Tribune di forma ottago- na, e in ciaſcuna di eſſe ſono cinque Cap- pelle. In quelle della Tribuna maggiore, ſervono per Tavole degli Altari quattro grandi Statue di marmo, rappreſentanti gli Evangeliſti, di mano di Donatello. S'in- nalza ſopra le dette Tribune la gran Cupo- la, per di dentro tutta dipinta con mara- viglioſa invenzione da Federigo Zuccheri, e da Giorgio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il Coro della medeſima forma d' or- dine Jonico, e di marmi di varj colori. Reſta queſto coronato da un belliſſimo fre- gio, ſoſtenuto da più colonne, l'imbaſa- mento delle quali è arricchito di baſſirilie- vi di mano d' eccellenti Maeſtri, e ſpecial- mente di Giovanni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Crocifiſſo, di mano di Benedetto da Majano, Scultore anti- co, e valente. Poſano ſopra l'Altare tre gran- di Statue di marmo, ſcolpite da Baccio Ban- dinelli, rappreſentanti Iddio Padre in atto di ſedere, ed a'ſuoi piedi un Criſto mor- to, ſoſtenuto da un Angiolo. Due Figure, in vero belliſſime, e condotte dal medeſi- mo Baccio a maggior perfezione delle pri- me, rappreſentanti Adamo, ed Eva col Ser- pente, erano collocate dietro queſto Alta- re, in luogo delle quali ſtate rimoſſe, e poſte nella gran Sala del Palazzo Vecchio, fu meſſa una Pietà di mano del Buonarro- ti, che, ſebbene non condotta a fine, mo- ſtra tuttavia l'eccellenza del Profeſſore. Ne' pilaſtri delle Tribune, come ancora, nelle mura delle navate ſi vedono alcune nicchie, o tabernacoli di marmo miſto, en- tro de'quali ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in marmo da Maeſtri eccellentiſſimi. Ha que- ſta Baſilica due Organi, che ſono di rariſ- ſima perfezione, e la Porta di bronzo del- la Sagreſtia tutta ſtoriata di ſacre Im- magini, inſigne lavoro di Lorenzo Ghi- berti; ed altre opere degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſ- ſervare. Una ſola coſa parmi neceſſario av- vertire, ed è, che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in gran copia gli abbellimenti eſteriori, che a' noſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel compoſto, a cui tutte le parti nobilmente corriſpondono, ed una maeſtoſa bellezza, che ſenz' altro ornamento, l'occhio ſommamente diletta. Oltre però il materiale, degna ſi è queſta Chieſa di ſomma venerazione, per le inſi- gni Reliquie di tanti Santi, che vi ſi ado- rano. Sono tra eſſe le più coſpicue, una parte della Croce, un Chiodo, e una Spi- na della Corona di Noſtro Signore, ripoſte in Reliquiarj di gran pregio. Evvi il Cor- po di San Zanobi Veſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi Succeſſori, e Diſcepoli; di San Podio, di S. Stefano Nono Pontefice, e de' Santi Martiri Abdon, e Senen. Evvi inoltre un Pollice di S. Giovan Batiſta, con alquante ſue Ceneri, una parte di Braccio di Sant'Andrea Apoſtolo, ed altre ancora ſenza numero deſcritte già dall'Arcidiaco- no Minerbetti. Ma non minor venerazione le rende il Divin culto, che da tanti ſacri Miniſtri religioſamente s' oſſerva. Quaran- taquattro Canonici, e fia queſti cinque Di- gnità; ſeſſanta, e più Cappellani; e cenſeſ- ſanta Cherici, coll'aggiunta di buon nume- ro di altri Cherici del nuovo Seminario Fio- rentino, celebran quivi continovamente gli Ufizj Divini, con tal decoro, e ſplendore, che quello d' ogni altra Cattedrale d' Ita- lia non ſolo agguaglia, ma ſupera di gran lunga. Oltre di ciò, queſta Chieſa s' è ren- duta celebre per molti, e ſingolari avve- nimenti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſati. Fra queſti parmi notabile, che quivi un Fede- rigo Terzo Imperadore, inſieme col Re di Ungheria, e il Duca d' Auſtria, creaſſe più Cavalieri a Spron d' oro, e molti di queſta Patria: che Carlo Ottavo vi ſtabi- liſſe concordia co' Fiorentini: che due Som- mi Pontefici Martino V. ed Eugenio IV. ſolennemente vi celebraſſero: Che Pio II. e Leon X. v' aſſiſteſſero più volte alle ſa- cre Funzioni: ma più d' ogni altro, che quivi ſi celebraſſe l'anno 1439. il Concilio Ecumenico Fiorentino, famoſo per l'inter- vento del mentovato Eugenio IV. dell'Im- perador Paleologo, del Patriarca di Coſtan- tinopoli, e di tanti Primati della Grecia; ma più famoſo per l'unione ſtabilitavi del- la Chieſa Greca colla Latina, ſiccome dall' Inſcrizione in marmo preſſo alla Sagreſtia, ſi può vedere. Per queſte, ed altre cagio- ni non è maraviglia, ſe queſta Chieſa gode inſigni prerogative, tralle quali è molto ſin- golare, che tanti Cherici, dopo il ſervizio preſtato alla medeſima, vengano promoſſi al Sacerdozio, benchè non ſiano provveduti di alcun Benefizio, o d' altra rendita Eccleſia- ſtica. Uſcendo di Chieſa trovaſi appreſſo il

A 4 ta

o co-

A 5 di

me

A 6 in

cre

CAMPANILE, la cui circonferenza è cento braccia, e l'altezza cenquaranta- quattro. E` in iſola da ogni parte ſino da' fondamenti, ed è incroſtato tutto di mar- mi di diverſi colori, con bel diſegno di- ſtinti. In quattro nicchie da ogni lato po- ſano quattro Statue, delle quali quelle, che riguardano la Piazza, e l'altre due ſo- pra la Porta ſono di mano di Donatello. Fu condotta queſta gran Torre col diſegno di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che certamente nel Mondo non ſi trova l'eguale. Dirimpetto alla. Chieſa del Duomo, è quella di SAN GIOVANNI, unica reliquia, per quanto ſi dice, dell'antichità di Firenze, avvengachè di quei molti Edifizj, che a ſo- miglianza di Roma furono fabbricati, niun altro fuori di queſto ſiaſi conſervato. La Gentilità lo dedicò a Marte; ma levata l'Idolatría, e ricevuta la Santa Fede, fu, com' altri hanno creduto, prima al Salva- dore, indi a San Giovan Batiſta Protettore della Città conſagrato. E' queſto Tempio di figura ottagona, da ogni parte iſolato, e di fuori incroſtato di varj marmi. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte delle quali tutte di bronzo, ſono di sì maravi- glioſa bellezza, e con tal maeſtría lavorate, che Michelagnolo Buonarroti ſoleva dire, che ſarebbero ſtate bene alle Porte del Pa- radiſo. Quella, che riguarda la Chieſa del Duomo, e altresì quella dirimpetto all'Ope- ra, ſono ambedue condotte da Lorenzo Ghi- berti, ma la terza più antica fu fatta da An- drea Piſano. Sono eſſigiate in eſſe alcune Storie del Teſtamento Vecchio, e Nuovo, di baſſorilievo, fatte con tal eccellenza, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſono tre Statue di marmo, che rappreſentano il Batteſimo di Criſto, incominciate dal Sanſovino, e perfezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono l'altre tre Statue di bronzo, rappre- ſentanti la Decollazione di San Giovanni ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bigal- lo. Ma ſopra la Porta verſo l'Opera ſono maraviglioſe le tre Figure di bronzo, che rappreſentano San Giovan Batiſta, che di- ſputa con un Fariſeo, e con un Dottore della Legge antica, e ſono di mano di Gio- van Franceſco Ruſtici. Poſſono ancora no- tarſi le due Colonne di Porfido, poſte avan- ti la Porta principale, donate già da' Piſa- ni alla Città di Firenze: e le catene, che pendono, con altre, che ſi veggono ad alcune Porte della Città, ſono un trofeo del valor Fiorentino quando conquiſtarono il Porto Pi- ſano, che ſervivano a chiuderlo. Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſſe Colonne di belliſſimo graníto, con Capitelli, e Pi- laſtri, ſopra de' quali ricorre un terrazzi- no, che circonda quaſi tutta la Chieſa. Sotto l'Arco della Tribuna, ove è ſituato l'Altar maggiore, è ſtata ultimamente al- zata la Statua di marmo del Precurſore, in atto d' eſſer portato alla Celeſte Gloria, con più Angioli pur di marmo, opera tutta di Girolamo Ticciati, celebre Scultore, e Ar- chitetto de' noſtri tempi; di cui pure è lo ſpazioſo Presbiterio eretto davanti il pre- detto Altar maggiore, lavorato di finiſſimi marmi, e arricchito di Medaglioni, e di Baſſirilievi di marmo. La volta poi è tut- ta fatta a Moſaico, per opera d' Andrea Taſi, diſcepolo di Cimabue, che in quei tempi ebbe la ſua ſtima. Vi è in og- gi, oltre varj ornamenti, un Battiſtero molto vago, e di belliſſimi marmi adorno, nella nicchia del quale vi è un San Giovan Batiſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamon- tini valente Scultore. Ed è da notarſi, che un magnifico Battiſtero era prima nel mez- zo del Tempio, della forma ottagona del quale n' è rimaſto il ſegno. Dirimpetto al detto Battiſtero, vi è il Sepolcro ornato di varie Statue di Baldaſſar Coſſa, già Papa ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecondo, o come altri vogliono, Vigeſimoterzo, morto in Firenze l'anno 1419. dopo aver rinunziato il Pontificato avanti al Concilio di Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Donatello celebre Scultore de' ſuoi tempi, di cui parimente è la Santa Maria Maddalena Penitente in un bello Altare, fatto modernamente. Finalmente in queſto Tempio ſono molte Reliquie inſigni, e ſpe- cialmente il Dito indice di San Giovan Ba- tiſta, e un Braccio di San Filippo Apoſto- lo, che ſi tengono in ſomma venerazione, come altresì molte ſuppellettili ſacre, e argenti d' ineſtimabil valore. Uſcendo di Chieſa per la Porta dall'Opera, ſi trova una Colonna, poco diſtante, eretta in quel luogo l'Anno di noſtra ſalute 408. per ri- cordanza di quell'inſigne miracolo, che operò San Zanobi Veſcovo Fiorentino, al- loraquando trasferendoſi alla Chieſa di San Salvadore il ſuo Corpo dall'inſigne Colle- giata di San Lorenzo, nel toccar quivi la Bara un olmo ſecco, incontanente divenne freſco, e verdeggiante. Si vede addirim- petto il

SAN.

lo.

molto

Bara

PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fat- to col diſegno di Gio: Antonio Doſi, che ha la ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſſervabile la magnifica Scala, e l'Atrio, che mette nella gran Sala, dipinto eccel- lentemente da Pietro Anderlini, a ſpeſe di Monſignor Giuſeppe Maria Martelli, a cui dobbiamo ancora il riſtoramento di

SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una divotiſſima Congregazione di Sacerdoti molto utili alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è ornata di Pitture de' migliori Profeſſori a freſco di queſti tempi. Andando per via de' Martelli, s' incontrano le Abitazioni de' Martelli, e degli Arnaldi, nella prima delle quali vi ha una Statua di Donatello creduto il più eccellente lavoro del ſuo ſcarpello; e nella ſeconda vi ſono eſquiſi- te Pitture, ed Arredi di molto pregio. In- di trovaſi la Chieſa de' Geſuiti detta

SAN GIOVANNINO, dedicata a San Giovanni Evangeliſta. Era queſta Chieſa aſſai piccola, prima che foſſe conceduta a' detti Padri; ma intorno all'Anno 1580. coll'opera, e col diſegno di Bartolommeo Ammannati, celebre Scultore, e Architet- to Fiorentino, fu oltremodo accreſciuta, e adornata. Imperciocchè quell'Artefice mol- to pio, e religioſo, a niuna ſpeſa, e fati- ca perdonò, perchè queſt' opera foſſe con- dotta al ſuo fine. Ammirano gl'intendenti l'eſquiſitezza dell'Architettura, ed il bel- l'ordine di tutte le parti di queſto ſacro Edifizio. Ha la facciata aſſai vaga, tutta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cappelle varj ornamenti di ſtucchi, con, belle Tavole; in una delle quali di mano d' Aleſſandro Allori, detto il Bronzino, è dipinta la Cananea. l'Altar maggiore è ſtato modernamente rinnovato, la cui Tavo- la, di un Crocifiſſo, è di mano di eccellen- te Profeſſore. Vicino a queſta Chieſa, ed al principio di Via Larga è il famoſo

to

PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Mar- cheſe Riccardi, fatto già fabbricare da. Coſimo Padre della Patria, col diſegno di Michelozzo. Non può ſpiegarſi abba- ſtanza quanto ſia bello, e magnifico, nè può comprenderlo ſacilmente chi non lo mira. Vedonſi le due facciate tutte di pie- tre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra fino alle prime fineſtre l'ordi- ne è ruſtico, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuccede il Corintio: ma in fronte di sì nobile Edifizio, vedeſi un Cornicione d'incredibil vaghezza, che da per tutto lo circonda. Non meno vaghe ſon le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, come altresì il Cornicione, ſi credono fatti col diſegno del Buonarroti. Entrando per la Porta principale trovaſi la prima Loggia, nel fregio della quale ſono alcuni tondi, entrovi Figure di marmo di mano di Dona- tello, e le pareti tutte furono fatte ador- nare l'Anno 1719. dal Marcheſe Franceſco Riccardi, di baſſirilievi, di Statue, di Buſti, e d' Inſcrizioni antiche a foggia di Muſeo. A man deſtra vi è una ſcala molto como- da, e nobile fatta col diſegno di Giovan Batiſta Foggini Scultore, e Architetto Fio- rentino. E` pure a man ſiniſtra una ſcala belliſſima fatta a chiocciola, che dal terreno conduce ſino alla ſommità, del Palazzo. Pe- netrando poi nelle ſtanze, quanti ornamenti di pregio vi s' ammireranno ! Quante prezio- ſe ſuppellettili degne di tanto Palazzo ! Ve- draffi la belliſſima Gallería dipinta da Lu- ca Giordano celebre Pittore de' noſtri tempi: allato alla quale una copioſa, e ſcelta Li- brería, che fu già del Senator Marcheſe Vincenzio Capponi, da cui l'ereditarono i preſenti Poſſeſſori, i quali vanno ſempre au- mentandola. Si mireranno inoltre i nuovi ac- creſcimenti di ſervizj baſſi molto comodi; e finalmente ſi vedrà creſciuta doppiamente, la principal Facciata verſo Via Larga, col- l'iſteſs' ordine, e Architettura dell'antica. E' ſamoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellezza, ma eziandío per eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di grandiſſimi Per- ſonaggi, eſſendoviſi trattenuti Sommi Pon- tefici, Imperadori, e Re, oltre un novero grande di Principi ( di che ſi legge la me- moria in un Cartello di marmo nel primo Cortile, fatta dal celebre Abate Anton Maria Salvini ) e per molti avvenimenti accadutivi, e deſcritti largamente dal Gio- vio, e da varj Scrittori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto, ſi vede il

circon-

ſua

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi col diſegno del Cava- lier Carlo Fontana, e appreſſo il

PALAZZO del Marcheſe Pier Luigi Cap- poni, con bella facciata di Gherardo Sil- vani, e che è ſtato internamente accreſciu- to: e dipoi s' incontra il

PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto Capponi fatto col diſegno di Ferdinando Ruggieri. E paſſeggiata tutta quella bella ſtrada piena di nobili Abitazioni, ſi giun- ge alla Piazza, e Chieſa di

SAN MARCO de' Padri Domenicani del- l'Oſſervanza. Tra gli ornamenti più ſingo- lari vi s' ammirano le belle Tavole, tutte di mano d' eccellenti Maeſtri. Nell'entrare a man deſtra, vi è una divota Madonna di Piero Cavallini Romano, che per venera- zione ſta coperta. La ſeconda, dov' è di- pinto San Tommaſo d' Aquino, è di Santi di Tito. La terza è del celebre Fra Barto- lommeo della Porta. Nella quarta ſi vede una Madonna lavorata a Moſaico. E final- mente la quinta, dov' è San Domenico, è di mano di Matteo Roſſelli. Parimente a man ſiniſtra, la prima è del Paggi Lom- bardo: la ſeconda del Paſſignano: e la quar- ta del Cigoli: dopo la quale ſegue la bel- liſſima Cappella di Sant'Antonino Arcive- ſcovo di Firenze, fatta fabbricare con ſom- ma magnificenza da Averardo, e Antonio Salviati. Ella è tutta di marmi nobilmen- te lavorati col diſegno di Giovanni Bolo- gna. Tre belle Tavole di Pittori eccellen- ti ne adornano vagamente le tre facciate, in ciaſcheduna delle quali ſi mirano due, belliſſime Statue di marmo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, di mano del Francavilla diſcepolo del mentovato Gio- vanni Bologna, ed altrettanti Baſſirilievi di bronzo, di mano di Fra Domenico Por- tigiani, fatti ſul diſegno del Maeſtro, da cui fu fatta la Figura di bronzo ſotto l'Al- tare, che rappreſenta il Santo giacente ſo- pra dell'Urna, nella quale ſta ripoſto il di lui ſacro Corpo. Finalmente corona que- ſta Cappella una Cupoletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe Pitture di mano del famoſo Bronzino. Queſta inſigne Cappel- la ha meritato d' eſſer deſcritta, e pubbli- cata colla ſtampa dal celebre Antiquario Dottor Anton Franceſco Gori. Allato a queſta vi è la Cappella de' Serragli, ancor eſſa ragguardevole, non meno per la ſtrut- tura di finiſſimi marmi, de' quali ſino al pavimento è ricoperta, quanto per varj or- namenti di Statue, e di Pitture, che no- bilmente l'adornano. La Soffitta è tutta in- tagliata, e riccamente dorata, collo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pennello di Gio: Antonio Pucci. Segue dipoi la Tribu- na con un bello Altar maggiore corredato di ricchiſſimi argenti. E' degno di memo- ria, che quì furono ſepolti il Conte Giovanni Pico della Mirandola, che fu chiamato la Fenice degl'ingegni, ed Agnolo Poliziano uomo letteratiſſimo, e ſingolare. Non me- no però della Chieſa è ragguardevole il Convento, fatto fabbricare da Coſimo, e da Lorenzo de' Medici, col diſegno di Mi- chelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lu- nette tutte dipinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſſelli, e dal Boſchi. Bella, e copioſa Li- breria vi ſi conſerva, ove, fra gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Manoſcritti, al- cuni de' quali è fama, che foſſero già di Niccolò Niccoli, che è da annoverarſi fra quelli, da' quali le Lettere Greche ricono- ſcono il loro riſorgimento. Fu queſto Con- vento ſempre tenuto in grande ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtauratavi da Fra Girolamo Savonarola, ma eziandio per aver- vi dimorato moltiſſimi Religioſi di ſanta, vita, in converſazione de' quali ſoleva Coſi- mo Padre della Patria ſpeſſe volte trattenerſi, vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta la- terale è il Palazzo altrimenti chiamato il

Piero

la

ſolo

CASINO da San Marco, fatto fabbrica- re dal Gran Duca Franceſco I. intorno al- l'Anno 1570. col diſegno del Buontalenti. E` ſervito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del Sangue, eſſendo provveduto di tutte le comodità, che a tali Perſonag- gi ſi convengono; e preſentemente vi ſono poſte le Compagnie della Guardia a caval- lo di S. A. Reale. Accanto a queſto Ca- ſino è degna di eſſer veduta la

COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BA- TISTA, detta dello Scalzo, per le molte eccellenti Pitture a freſco d' Andrea del Sarto, che ne adornano il Cortile. Sicco- me la Tavola, che rappreſenta San Gio- vambatiſta in atto di battezzare il Salva- dore nel Giordano, la quale è di mano di Lorenzo di Credi. Camminando per eſſa ſtrada a mano deſtra ſi trova il

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran Duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fab- bricato. Belliſſimo è queſto in tutte le ſue parti, e non minore è la bellezza di eſſo per le Piante delle più rare, e ſingolari, che nel Mondo ſi trovino: avvengachè quel magnanimo Principe, acciocchè in Firenze non mancaſſe a' Profeſſori di Medicina la cognizione dell'Erbe, e Piante medicinali, da ogni parte più remota le fe venire, e quivi con ſomma diligenza conſervare. l'Anno 1718. fu trasferita in queſto Giar- dino, per benigno Reſcritto di S. A. Reale l'Accademia di Bottanica nuovamente in- ſtituita. Appreſſo vi è la

bri-

CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di maneggio di S. A. Reale, che in gran nu- mero, ed in un luogo aſſai comodo vi ſi mantengono. In queſto luogo ancora ſi ap- prende dalla Nobiltà Fiorentina, e fore- ſtiera ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpeſato da S. A. Reale l'Arte di cavalcare, e di correr la lancia. A queſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinando fatto reſtaurare, ed accreſcere un bel loggiato, perchè nel tempo del crudo inverno, o di pioggia, ſi poſſa tuttavia continovare un eſercizio si nobile. Contiguo è il

SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto tempo in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e mantenute molte Fiere indomite d' ogni ſorta, come Lioni, Orſi, Tigri, Pantere, Tori ſalvatici, ed altri ſimili; i quali di- poi ſi eſercitano nelle Cacce, che dentro un ampio Cortile, alla preſenza di molti ſpettatori, ſi ſogliono fare. E rieſce oggi queſto luogo di più maraviglioſa viſta, per eſſere ſtato notabilmente ampliato, ed ab- bellito in più parti all'uſo moderno, eſſen- do per altro antico in Firenze il coſtume di cuſtodir ſimili animali. Dirimpetto a queſto è lo

Tori

SPEDALE di San Matteo, altrimenti di Lemmo, cioè di Guglielmo Balducci, fon- dato intorno all'Anno 1390. dove ſon cu- rati molti infermi con gran diligenza, e carità: e per la via detta del Cocomero ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di ſingolari Pitture, ed il

PALAZZO de' Baroni Ricaſoli, fabbri- cato con buona Architettura moderna; ſic- come il

TEATRO per le Opere, appartenente al- l'antichiſſima Famiglia degli Ughi. E ad- dirimpetio vi è la

ABITAZIONE de' Gondi accreſciuta, modernamente. E andando verſo la via de' Servi, è quivi vicina la

B OPE-

OPERA DEL DUOMO, dove ſi con- ſervano, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, molte Statue, e Baſſirilievi di gran pregio, ed un Archivio di grande importanza. Qui- vi contiguo è il

PALAZZO del Senator Filippo, e Fratelli Guadagni, che ha nobile facciata, e comodi, e vaſti appartamenti. Ma nelll'entrare in Via de'Servi s' incontra prima a man dritta la

ABITAZIONE de'Naldini fabbricata in queſti tempi; e dipoi il

PALAZZO del Marcheſe Incontri, di maeſtoſa Architettura Toſcana, in faccia al quale vi ſono i

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci; il primo de' quali d' ordine com- poſito è di Aleſſandro, e Fratelli Pucci, diſegnato con bella, e vaga Architettura dal famoſo Paolo Falconieri Cavaliere in- tendentiſſimo; e l'altro accanto del Mar- cheſe Emilio Pucci, che ha ſeguitato l'or- dine del primo. Tenendoſi però per la Via de' Servi, a man dritta è la Chieſa di

SAN MICHELE VISDOMINI, dove, abitano Monaci Celeſtini. Sono in queſta da oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e ſpecialmente la Natività di Noſtro Signore di mano dell'Empoli; accanto alla quale è una Vergine di mano di Jacopo da Pontormo aſſai ſtimata; ſiccome due Tavole del Poppi, e una del Paſſignano. Dipoi volgendo ſi trova il

ſpe-

PALAZZO del Senator Marcheſe Loren- zo, e Fratelli Pucci, che ha nobili apparta- menti, e ſi giugne all'Arciſpedale di

SANTA MARIA NUOVA, edificato dalla nobil Famiglia de' Portinari intorno all'Anno 1287. La Facciata di queſto no- bil Edifizio, a cui fu dato principio nel ſecolo decimoſeſto col diſegno del Buon- talenti, è oltremodo mirabile. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chieſa, nelle pareti della quale ſi vedono dipinte due Storie da Lorenzo di Bicci, che rappreſentano la funzione della Sagra, che già ne fece Mar- tino V. Sommo Pontefice. Quattro belliſ- ſime Tavole ne adornano gli Altari. Dal- la deſtra è la prima di mano del Ficherelli, detto Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra la prima Tavola rappreſenta, un San Lodovico Re di Francia, che gua- riſce dalle gavine, ed è fattura del Vol- terrano; e la ſeconda, ov' è d pinta la De- poſizione di Croce, è opera del Bronzino. All'Altar maggiore fabbricato di marmi Carrareſi, intarſiati di belliſſime pietre, vi è un Ciborio parimente di pietre, di pre- gio, e di bellezza non ordinaria. Da un de' lati è lo Spedale degli Uomini, e dal- l'altro quel delle Donne, ambedue fabbri- cati colla medeſima Architettura. Ed av- vengachè moltiſſimi infermi continovamen- te ci ſi ricevano, grandiſſime, e molte ſono l'abitazioni con bell'ordine diſpoſte, acciò facile rieſca agli Aſtanti il provve- dere gl'Infermi di quanto loro abbiſogna Sono in queſto luogo ſpeſati moltiſſimi Gio- vani, che da varie parti concorrono, per apprendere co' veri precetti, la pratica, della Chirurgia ſotto la diſciplina degli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e preſtando nel medeſimo tempo il loro ſer- vizio, ſempre lo rendono più celebre, non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia, uſcendone Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſſiſtono notte, e giorno; molti i Me- dici, che giornalmente intervengono alla cura di queſt' Infermi. Molti gli ſpirituali e temporali ajuti, che ſi ricevono in que- ſto luogo, premendo alla Pietà ſingolare di S. A. Reale la ſalute del corpo, e il profitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi però tralaſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguardevo- le, è ſtato nuovamente arricchito di una copioſa Librería pubblica, ripiena ſpecial- mente di Libri alla Medicina ſpettanti, e di ogni ſorta di erudizione; e ancora di un Giardino di ſemplici ricco d' erbe, e pian- te ſingolari, e parimente d' uno ſpazioſo Campoſanto, con altro Spedale anneſſo per i Pazzi, ſiccome di un bel Teatro anato- mico; il tutto fabbricato con ſomma ma- gnificenza, e ſpeſa non ordinaria. E di- rimpetto all'abitazione delle Monache ſer- venti lo Spedale, ſi vede la

B 1 gio,

di

ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col diſegno di Bernardino Ciurini. Ma proſe- guendo per la via detta di Sant'Egidio fino al canto di via della Pergola, è de- gno d'oſſervazione il

PALAZZO de' Martellini, grandemente lodato dal Bocchi, e preſſo a queſto tro- vaſi la detta Via della Pergola, dov' è la Chieſa, e Oſpizio di

SAN TOMMASO D' AQUINO, in cui ricevonſi tutti i poveri Pellegrini Oltra- montani, i quali con Patente del proprio Veſcovo, portanſi a viſitare i Luoghi Santi d' Italia. E' grandiſſima la Carità, colla quale da Perſone nobili, e pie ſon ricevu- ti, e ſerviti, onde è, che ritornati alla. Patria quei, che vi furono ammeſſi, non ſi ſaziano di commendarlo. Si eſercitano ancora in queſto luogo tutte le altre opere di Miſericordia con ſingolare pietà, ed af- fetto non ordinario. La Chieſa è tutta in- croſtata con buon guſto di ſcagliola, che ſa bella moſtra, e maſſimamente le due Co- lonne dell'Altare finte di verde antico. La Tavola è di mano di Santi di Tito; e la volta è tutta vagamente dipinta. Allato a queſto Oſpizio è il

B 3 fetto

TEATRO per le opere, più di prima abbellito, in occaſione delle Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana, col- la Principeſſa Violante Beatrice di Bavie- ra. E proſeguendo per Via della Pergola in quella di Caſaggiuolo, ſi vede la

CHIESA, e MONASTERO de' Camal- dolenſi. La Chieſa è ſtata riſatta di nuo- vo. La volta è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſſandro Gherardini. Anche il Monaſtero è ſtato reſtaurato, e nella Li- brería, ove ſi conſervano rari MSS. è uno sfondo di Luca Giordano. Nell'orto ſi ve- de il principio del famoſo Tempio della Famiglia degli Scolari, tanto lodato da Gior- gio Vaſari, Architettura del Brunelleſco. Rimpetto a queſto Monaſtero corriſponde il

PALAZZO de' Marcheſi Giugni, fatto col diſegno dell'Ammannato, edifizio in ogni parte ragguardevole. Ed entrando in Via de'Servi, evvi il

PA-

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fat- to con buon diſegno, e adorno di molte. Statue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſ- ſimo di Medaglie. E verſo la Nunziata ſi trova la Chieſa della

CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti nobilitata di fabbrica in queſti tempi. E quaſi addirimpetto il

PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſignorile, che i Padroni dicono eſſerne ſtato l'Architetto il Buontalenti. Eſſo introdu- ce in una Piazza, che ha preſo il nome dalla vicina Chieſa della Nunziata. E' queſta da due lati chiuſa da due gran Logge, il di- ſegno delle quali è del famoſo Brunellefco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di mar- mo ſi erge un bel Cavallo, ſopra il quale è la Statua di Ferdinando Primo Gran Duca di Toſcana, gettato in Bronzo da Giovan- ni Bologna Fiammingo, celebre Scultore. de' ſuoi tempi. Sono bensì di Pietro Tacca le due Fontane di bronzo, che adornano la medeſima Piazza. Sotto una di queſte due Logge vi è lo

SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di allevare moltiſſimi fanciulli eſpoſti, che ſenza un tal ajuto, facilmente perirebbero.

B 4 Fu

Fu fondato queſto Spedale intorno all'An- no 1420. e ne diede il diſegno il poc' anzi nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai comode, e ben diſpoſte. Nelle due Chieſe, che una è per gli Uomini, e l'altra per le Donne, molte belle Pitture ſi trovano; come altresì nel loggiato di mano di Bernardino Poccetti ſi vedono al- cune Pitture a freſco. E' governato queſto Spedale da perſone nobili. Preſeggono que- ſte al governo di moltiſſime Perſone preſſo al numero di tremila, oltre la ſoprinten- denza di altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In faccia poi alla medeſima Piazza ſi tro- va la Chieſa della Santiſſima

NUNZIATA; nella deſcrizione della. quale mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto luogo, che era detto il Cafaggio. Or ta- le piccolo Oratorio con alcuna parte di terreno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſette nobili Fiorentini, che abbandonata la Patria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Senario, ove menando vita eremitica, e ſo- litaria, avevano fondata la Religione de i Servi di Maria, ed il motivo fu, acciò quei buoni Religioſi, che da per tutto avea- no ſparta la fama della lor Santità, più da vicino ſantificaſſero col loro eſempio i loro Concittadini. Ma perchè troppo anguſto era quel luogo, in riguardo alle molte perſo- ne, che vi erano venute ad abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chieſa; al che fare la povertà di quei Re- ligioſi baſtante non era. Perciò ad un' ope- ra sì buona, e ſanta, furono dal Sommo Pontefice tutti i Fedeli eſortati, tra' quali ſopra di ogni altro ſi ſegnalò Chiariſſimo Falconieri nobiliſſimo Cittadino di queſta Patria, creduto Padre di Santa Giuliana, e Fratello del Beato Aleſſio; imperciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdonando, ſom- miniſtrò qualunque ſoccorſo più opportuno, perchè tal opra foſſe al ſuo fine condotta. Terminata la Fabbrica, avvenne quel gran prodigio, per lo quale è celebre queſta Chie- ſa per tutto il Mondo. Avevano quei buoni Padri dato a dipingere a freſco ad un Pit- tore ( di cui ancora è incerto il nome; al- tri chiamandolo Bartolommeo, altri Gio- vanni, altri credendolo Pietro Cavallini Ro- mano ) un' Immagine di Noſtra Signora in atto di eſſere dall'Angiolo Annunziata. Il buon Pittore, che la Figura dell'Angiolo avea compita, e rimanevagli ſolo ad effi- giare della gran Vergine il Volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte poteſ- ſe eſprimere quell'Aſpetto Divino, che i Serafini innamora. In queſto mentre fu ſo- praſſatto dal ſonno, da cui ſvegliatoſi, mi- rò toſto con ſuo ſtupore, colorito il bel Sembiante della gran Vergine Madre di tal bellezza, e tanta divozione ſpirante, che ſolo doveſſe crederſi coſa di Paradiſo. At- tonito dunque, e ſorpreſo da maraviglia incredibile, ad alta voce gridò più volte: Miracolo, Miracolo. Il che ſentito da' cir- coſtanti, e dipoi ſparſoſi per la Città, ca- gionò ſubitamente un tal concorſo di Popo- lo, che ben toſto ne fu la Chieſa ripiena; e perchè niuno di queſto fatto dubitar po- teſſe, operò Iddio per mezzo di queſta Im- magine infiniti miracoli, che tuttavia, mer- cè della Divina bontà, vanno creſcendo in gran numero. Ora venendo noi alla deſcrizio- ne della Chieſa: Vedeſi al primo ingreſſo un bel Loggiato con belle, e ben propor- zionate Colonne, fatto fabbricare dalla Fa- miglia de' Pucci. Sotto il Loggiato ſono tre Porte. Quella a man deſtra conduce nella Cappella di San Baſtiano dell'iſteſſa Famiglia Pucci, adorna di tre belle Tavo- le, colorite da Maeſtri eccellenti, e ſpe- cialmente quella di San Baſtiano di mano di Antonio del Pollajolo, ed altresì di al- cune Statue di marmo di mano del Novelli Scultore. Vi ſono ancora molte memorie di Uomini illuſtri di queſta nobil Famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Roberto, e An- tonio Pucci tre inſigni Cardinali, che viſ- ſero quaſi in un tempo medeſimo. l'altra Porta a man ſiniſtra conduce in un Ricetto, dov'è la Sagreſtia, ed in un Chioſtro aſſai grande, e vago. In faccia di queſto Chioſtro ſi vede ſopra la perta, che va in Chieſa, la famoſa Madonna del Sacco, dipinta da An- drea del Sarto con tutta la perfezione del- l'arte. E' fama fra gl'intendenti, che que- ſta ſia la miglior opera, e più perfetta, che quel famoſo Artefice conduceſſe. E in vero chiunque attentamente la mira, reſta fuor di modo attonito per lo ſtupore; ond' è, che Michel Agnolo Buonarruoti, ed il ce- lebre Tiziano non ſi ſaziavano mai di ri- mirarla, e di commendarla in eſtremo. L'al- tre Lunette del medeſimo Chioſtro ſono an- cora eſſe dipinte da buoni Artefici. Il Poc- cetti, e il Roſſelli grandemente vi faticaro- no, e molto ancora il Salimbeni Saneſe. Sono in queſte eſſigiati i fatti più fingolari de' ſette Fondatori, e ne' peducci delle vol- te i Ritratti degli Uomini più inſigni del- l'Ordine de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cappella in volta, eretta già dal- la Famiglia Macinghi, della quale reſtano le Armi negli angoli, che paſſata dipoi in quei Religioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma adornata da eſſi modernamente, ed ab- bellita di Pitture a freſco per ogni parte; è ſtata deſtinata al culto delle ſante Imma- gini de i ſette Beati Fondatori del lor Or- dine, dipinte in Tavole di aſſai antica, e ſemplice maniera; e perchè ſono oggi le dette Immagini aſſai ſcolorite dal tempo, affine di meglio conſervarle, ſono ſtate uni- te tutte inſieme in un Quadro, che poſa ſull'Altare, ma ſpartite una dall'altra da un nuovo ornamento riccamente dorato, e coperte di criſtalli. La terza Porta del log- giato, che è la principale, nel mezzo, conduce in un piccol Cortile, o Chioſtro tutto dipinto da' più rari Artefici di quei tempi. Queſti ſono Andrea del Sarto ( il Ritratto del quale ſcolpito in marmo col- l'Iſcrizione vedeſi a mano ſiniſtra ) Aleſ- ſio Baldovinetti, il Roſſo, Jacopo da Pon- tormo, il Franciabigio, e Coſimo Roſſelli- ni. D' Andrea è la Storia de' Magi, la Na- tività della Madonna, quella ove ſi porge a baciare a' circoſtanti la Reliquia di San Filippo, con tutte l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſegnalati di San Filippo Be- nizj mirabilmente rappreſentano. D' Aleſ- ſio Baldovinetti è la Storia della Natività del Signore: del Roſſellini è quando San Filippo ha la viſione di Maria Vergine: del Roſſo è l'Aſſunzione della Madonna: del Pontormo la Viſitazione della medeſi- ma: e del Franciabigio lo Spoſalizio della Vergine con San Giuſeppe. Parimente in queſto Cortile ſi vedono innumerabili Vo- ti, altri dipinti in Tavole, altri eſpreſſi in Figure al naturale. Entrando in Chie- ſa, vedeſi al primo aſpetto la Soſſitta tutta d' intagli dorati ſopra ſondo bianco, nel mezzo della quale è un gran Quadro, rap- preſentante l'Aſſunzione della Vergine al Cielo, di mano del Volterrano. Nelle pa- reti, tra 'l fregio della Soſſitta, e il Cor- nicione, ſono dodici Quadri dipinti a freſco dall'Ulivelli, dove ſi rappreſentano alcuni Miracoli più ſingolari, operati per inter- ceſſione di Maria. A man ſiniſtra nell'en- trare in Chieſa ſi trova la Cappella della Santiſſima Nunziata ( nel muro della quale è dipinto il di lei Volto miracoloſo ) fat- ta di marmi vagamente intagliati col diſe- gno di Michelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappella non ſi può ſpiega- re abbaſtanza. E l'Altare d' argento maſ- ſiccio nobilmente lavorato, il gradino, pa- rimente d' argento, e tutto diviſato di gioje, e pietre prezioſe. In un belliſſimo Taber- nacolo è una teſta del Salvadore mirabil- mente dipinta da Andrea del Sarto. Sopra due grandi pilaſtri poſa un ricco architra- ve, o cornicione d' argento, da cui pende una cortina di lavoro eccellente, ſotto la quale una mantellina parimente d' argento, che tien coperta la Sagra Immagine. Inol- tre tanti, e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cappella, che è malagevole il po- terli diſtintamente deſcrivere: perchè i va- ſi, i doppieri, le lampane tutte d' argento ſono moltiſſime; ſenza numero ſono i Vo- ti, che vi ſi vedono appeſi; in contraſſe- gno delle grazie, che dalla Vergine ſi di- ſpenſano giornalmente. Contiguo alla det- ta Cappella, è un Oratorio di forma qua- drata nobilmente arricchito. Ha le pareti incroſtate di pietre prezioſe, e ſpecialmen- te d' agate, calcedonj orientali, e diaſpri, che rappreſentano alcuni ſimboli di Noſtra Signora. Allato a queſta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marcheſe, e Se- nator Franceſco Feroni, col diſegno di Gio- van Batiſta Foggini tutta incroſtata di mar- mi, e adorna di varie Statue; la Tavola dell'Altare è dipinta da Carlo Lotti Pit- tore Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le due Statue rappreſentanti il Penſiero, e la For- tuna marittima, e di mano dell'Andreozzi ſono l'altre due; che figurano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Cateni il San Fran- ceſco, e le Medaglie di bronzo dorato ſo- no di Maſſimiliano Soldani Benzi; le due Iſcrizioni, che ſi vedono ſotto i due De- poſiti, ſono dettate dall'erudita penna del celebre Anton Maria Salvini. Segui- tano appreſſo, benchè con ordine aſſai di- verſo, altre Cappelle adornate di belle Ta- vole, tralle quali è molto ragguardevole quella del Giudizio d' Aleſſandro Allori, detto il Bronzino; quella della Crocifiſſio- ne dello Stradano; e la quarta di Pietro Perugino, o come altri vogliono, dell'Al- bertinelli. Siccome nella Croce della Nava- ta è aſſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di San Filippo Benizj, col- la Tavola dipinta dal Volterrano, e con altre Pitture a freſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna accanto alla Cappella del Santo, e per cui ſi va alla Sagreſtia, è collocato un Buſto di terra cotta, rap- preſentante l'Effigie di detto Santo in abi- to della Religione; e dall'Inſcrizione, che vi fu poſta ſotto, intagliata in lavagna, ſi deduce, che fu egli donato a quei Religio- ſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſuben- trata già nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſervato ab an- tico in loro mano fino all'Anno 1592. E da queſta Eſſigie è ſtata forſe ritratta quella d' argento, la quale ſi eſpone ogni Anno ſull'Altare nel giorno della ſua Fe- ſta. Ritornando a man deſtra, nella prima Cappella della Famiglia del Palagio ador- na di varj marmi, è una Tavola dell'Em- poli, che è ſtimata la miglior opera da. eſſo fatta. Nella ſeconda vi è una Tavo- la dipinta da Pier Dandini Profeſſore di mol- to pregio. Ma la terza Cappella tutta in- croſtata di marmi con bei diſegno intaglia- ti, e nobilmente arricchita, fu fatta fabbri- care dal Marcheſe Fabbrizio Colloredo del Friuli: la Tavola è di mano del Vignali, e la Cupola del Volterrtano. Ognuna del- le ſeguenti Cappelle ha qualche coſa di ſingolare, e ſpecialmente quella de' Bandi- nelli, prima de' Pazzi, dov' è di marmo un Criſto morto, ſoſtenuto da Dio Padre, opera inſigne di Baccio Bandinelli. In fac- cia a queſta, è in luogo poco oſſervato la Cappella di Santa Barbera, ove ſi vedono molte memorie ſepolcrali di Signori di con- to di varie Provincie Oltramontane. Al fi- ne della Navata, ſi trova una Tribuna aſ- ſai grande di figura rotonda con bella Cu- pola, e rilevata, fatta col diſegno di Leon Batiſta Alberti nobile Fiorentino, a ſpeſe di Lodovico Gonzaga ſecondo Marcheſe. di Mantova. E' in oggi queſta Tribuna. tutta adornata di ſtucchi, come altresì la Cupola, dipinta da Baldaſſar Franceſchini, detto il Volterrano. Ha queſto inſigne. Pittore dipinto la Vergine, quando Aſſun- ta in Cielo vien coronata dalla ſantiſſima Trinità. Intorno intorno ha dipinti i Pa- triarchi, i Profeti, e i Santi del Teſta- mento Vecchio, con alcuni altri del Nuo- vo, che prima della Vergine erano paſſati alla Gloria, recedendo in queſto dall'uſo di quaſi tutti i Pittori, che nel dipignere Storie antiche, meſcolano ſpeſſe volte Per- ſone, che viſſero molti Secoli dopo. Final- mente in queſta grand' opera è laudabile non meno l'invenzione, e il diſegno, che la vaghezza del colorito. Corriſponde al- la Cupola il Coro de' Frati, i quali, ol- tre al numero di cento, con ſommo deco- ro, e con eſquiſitezza di canto, vi celebra- no gli Ufizj Divini. Nove Cappelle ſi tro- vano intorno al Coro, molte delle quali ſono adorne di marmi, e di belliſſime Ta- vole. Nella ſeconda Cappella a man deſtra vi è una Tavola del Bilivelti, nella qua- le è dipinto lo Spoſalizio di Santa Cateri- na. Nella terza la Tavola del Cieco nato è di mano del Paſſignano. Nella quinta, che fu già fabbricata a proprie ſpeſe di Giovanni Bologna, oltre l'eſſer tutta in- croſtata di pietre ſerene, e marmi, ſono di ſtima grande le Statue, i Baſſirilievi di bronzo, e le tre Tavole, una del Paggi, l'altra del Ligozzi, e la terza del Paſſi- gnano: Siccome è ammirabile il Crocifiſſo di bronzo, fatto ſopra un modello dello fteſſo Giovanni Bologna. Nella feſta la. Tavola della Reſurrezione è d' Agnolo Bronzino. Nell'ottava il San Michele di mano del Pignoni Pittore celebre; e nella nona la Natività di Maria Vergine, fatta da Aleſſandro Allori, il cui figliuolo Cri- ſtofano dipinſe uno de' Quadri laterali, che è tenuto in gran pregio. l'Altar maggio- re è molto ricco, e magnifico. Ha il Ci- borio grande d' argento, di bellezza, e di pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto parimente d'argento con Figure di baſſori- lievo, che folamente adopraſi nelle Feſte ſolenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i doppieri, le Statue, e gli ornamenti pre- zioſi, che vi ſi vedono, che certamente. non hanno pari. Sul piano del Presbiterio poſano due magnifici Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo Angelo Marzi, colla Sta- tua al naturale di mano di Franceſco da Sangallo; e l'altro del Senatore, e poi Sa- cerdote Donato dell'Antella inſigne Bene- fattore della Chieſa, ove la Statua è di Gio- van Batiſta Foggini, e l'Iſcrizione del Se- natore, e Auditore Filippo Buonarroti. Queſta Chieſa è ſtata modernamente ador- nata di ſtucchi, e di Pilaſtri incroſtati di marmi, e di alcuni Medaglioni dipinti a freſco da Piero Dandini, per legato del detto Senatore dell'Antella. In ſomma el- la è in tutte le ſue parti ragguardevole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi porti a vi- ſitarla. Il Convento poi è molto comodo, e magnifico per lo notabile accreſcimento fattovi ultimamente; ed ivi pure ſon de- gne d' eſſer vedute sì la Librería nuovamen- te fabbricata, perchè, oltre alla copia de' Li- bri, vi ſi aggiungono molti ornamenti, che la rendono fingolare; come anco nel Chio- ſtro interiore la Cappella della famoſa Ac- cademia del Diſegno, per la Tavola dell'Al- tare, che è del Paſſignano, e per due Qua- dri a freſco, che ſono opera di Giorgio Va- ſari, e di Santi di Tito. Partendoſi da que- ſto Santuario per la ſtrada dietro la Chie- ſa ſi trova il

Con-

B 5 Sem-

gran-

B 6 te

Cie-

drata

la

opera

ſono

uno

PALAZZO del Marcheſe Franceſco Cap- poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col diſegno del Cavalier Carlo Fontana.

E'

E' queſto Palazzo uno de' maggiori della Città, con facciata molto nobile, e di lun- ga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la gran- de, e magnifica Scala aperta, ornata di Statue, e ſtucchi, e colla gran Volta di- pinta da Matteo Bonechi: vi ſono nobiliſ- ſimi appartamenti con Pitture, e addobbi ricchiſſimi, e d' ottimo guſto. Nella Sala ſono dipinte dal medeſimo tre Storie di fatti illuſtri, operati da alcuni de' Capponi, che ſono molto celebri, e ſi può ſcendere da altra Scala molto comoda, e bella, che di giù conduce fino alla ſommità del Palazzo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo Giardino con un bel Salvatico, e Uccelliera nobi- liſſima. Quaſi in faccia vi è il

PALAZZO de' Marcheſi Guadagni aſſai vago, e di bella Architettura, e fornito di copioſa Librería. E andando per la ſtrada, che conduce verſo la Porta a Pinti ſi vede il

PALAZZO de' Conti della Gberardeſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto, ed abbellito aſſai da queſti Signori, e di contro il

GIARDINO del Duca Salviati molto delizioſo; e poco lontano il

GIARDINO de' Padri Geſuiti, appreſſo alla lor Caſa, dove fanno il terzo Anno di Noviziato i Padri della Provincia Roma- na, ed accanto il

No-

PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d' Ara- gona ancor eſſo di buona capacità, e con delizioſo Giardino, e non molto lungi il Monaſtero, e Chieſa di

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la belliſſima Cappella de' Neri, che ben può dirſi tale per le Pit- ture di Bernardino Poccetti, il quale, ſe in ogni opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpecialmente ſuperò ſe medeſimo. Ammirano gl'intendenti, ſopra d' ogni al- tra coſa, la bella Cupoletta, ove è dipin- to il Paradiſo, perchè in eſſa ſono innu- merabili le Figure de' Santi, ma così bene, e con tal arte diſpoſte, che la moltitudine non genera confuſione, ma reca diletto, e vaghezza. All'Altare di detta Cappella è una Tavola del Paſſignano; e finalmente non vi manca ornamento, che la poſſa ren- der più vaga. Paſſando per un Cortile ſi entra in Chieſa, la Soſſitta della quale è tutta dipinta da Jacopo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però ripartita in va- rie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi ve- dono Tavole di Pittori aſſai ragguardevoli. Ma di gran lunga ſuperiore in bellezza, ed in pregio è la Cappella maggiore, nella quale ſta ripoſto il Sacro Corpo di Santa Maria Maddalena de' Pazzi Nobil Fiorenti- na. Ella è tutta incroſtata di marmi miſti de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali Ediſizj s' adoprano. Sono fra gli altri or- namenti molto ammirabili, dodici Colon- ne di diaſpro di Sicilia, i capitelli, e im- baſamenti delle quali ſon di bronzo dora- to. In alcuni ovati ſi vedono Baſſirilievi parimente di bronzo, eſprimenti i fatti più ſegnalati della Santa, e queſti ovati ſon retti da alcuni Angioletti di marmo del Marcellini. Nelle quattro nicchie ſono quat- tro Statue di marmo, che figurano le quat- tro Virtù più ſingolari, che riſplenderono in queſta Vergine. La Tavola dell'Altar maggiore è di Ciro Ferri, di cui è il di- ſegno, e l'Architettura della Cappella. l'altre due Tavole laterali, ſono di ma- no di Luca Giordano, e la Cupola è ope- ra di Piero Dandini ambedue Pittori fa- moſi. In ſomma non vi è coſa, che non ſia ragguardevole, e di gran pregio, aven- do fatto a gara, per abbellire queſto Sa- crario, l'eſquiſitezza dell'opere, e la ric- chezza, e nobiltà de' materiali. Il Monaſtero abitato da nobili Vergini è ampio, e magnifico con un vaſto, e vago Giardino. Ripiglian- do il cammino, troviamo il Monaſtero di

quale

SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chieſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi do- rati, col diſegno di Giovan Batiſta Foggi- ni, ove merita di eſſere oſſervata la Tavo- la dell'Altar maggiore mirabilmente con- dotta dal celebre Anton Domenico Gabbia- ni, oltre le altre tutte di valenti Pittori. Quindi per la ſtrada detta di Pinti, è oſ- ſervabile l'ampia

rati,

ABITAZIONE già de' Caccini, oggi del. Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar- dino. E andando avanti s' incontra la

ABITAZIONE del Balì Roſſia, che ha la facciata di vago diſegno di Giovan Ba- tiſta Foggini. E poi per Via di Mezzo ſi giugne alla Parrocchiale

CHIESA DI Sant'AMBROGIO, dove abitano Monache dell'Ordine di San Bene- detto. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta, è la Cappella del Miracolo, detta così, perchè in eſſa conſervaſi parte del Sangue congelato di Noſtro Signore, ritro- vato in un Calice, dove da un Sacerdote per inavvertenza, era ſtato laſciato del Vino conſagrato, che in Sangue ſi vide mi- racoloſamente convertito, eſſendo ciò ac- caduto l'Anno di noſtra ſalute 1230. Vi- cino a queſta Chieſa ſi trovano nove Con- venti di Monache, ed uno di Religioſi Clau- ſtrali dell'Ordine di San Franceſco di Pao- la, ma per non iſtraccare il Foreſtiero col- la viſita di queſte Chieſe, benchè in eſſe ſi poteſſero oſſervare alcune Pitture di pre- gio, e ſpecialmente in quella di Monte. Domini la Tavola di Santo Stefano del Ci- goli, ſtimata dagl'intendenti una delle più belle Pitture della Città; in quella delle Murate, nel cui vaſtiſſimo Monaſtero fab- bricato dall'antica Famiglia de' Benci, fu già educata Caterina de' Medici Regina di Francia, alcune Pitture di Fra Filippo Lip- pi; ed alcune del Grillandajo in quella di San Jacopo. Appreſſo ſi può oſſervare la

la

ABITAZIONE de' Gabburri, ove ſono Pitture, e Stampe, e diſegni ſingolariſſi- mi, e per la Via Ghibellina la

ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per eſſere ſtata del Divino Michelagnolo, di cui conſervano alcune opere, e per la Galleria fatta da Michelagnolo il Giovane di lui pronipote tanto inſigne letterato, che l'arricchì di Pitture, e di coſe rariſ- ſime. Ed in faccia il

PALAZZO della Famiglia Del Sera edi- ficato col diſegno di Piero Giovannozzi. E poco dopo dall'iſteſſa parte il

PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cor- tile ha una fonte colla ſalubre Acqua di Santa Croce. Indi ſi trova il

PA-

PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l'ingreſſo principale nella ſtrada detta il Mercato di

SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e Loggia della qual Chieſa tutta di pietre ſerene, è molto vaga, e di belliſſima Archi- tettura. Sono in queſta Chieſa molte Ta- vole di Pittori eccellenti, e ſpecialmente una Nunziata aſſai bella, di mano del Fran- ciabigio, la prima nell'entrare a man de- ſtra. Nella Cappella Palmieri, è di mano di Sandro Botticelli la Tavola, dove è di- pinto il Paradiſo, con numeroſa moltitu- dine di Angeli figurati molto in piccolo, e Maria Vergine coronata dal ſuo Figliuo- lo, Nella prima Cappella a mano finiſtra al nuovo Altare del Catani, è una Tavo- la di Aleſſandro Gherardini. Più di tutte però è mirabile la bella Tavola dell'ado- razione de' Magi fatta dal Cigoli, una del- le opere migliori di queſt' inſigne Pittore. Preſſo a queſta è una delle Cappelle della Famiglia de' Marcheſi Albizzi, ov' è una Tavola, rappreſentante il Martirio di San- ta Lucia, di mano del Volterrano. Un' al- tra ſimile a quella del Cigoli, fu dipinta dal Paſſignano, ed è accanto alla Sagreſtia, la quale, ſebbene è di gran pregio, ſtimaſi nondimeno dagl'intendenti inferiore alla ſuddetta. Nella Cappella della Famiglia da Filicaja è il Depoſito del famoſo Senator Vincenzio da Filicaja con un' Isſcrizione fatta da Benedetto Averani. Poco diſtante da queſta Chieſa per il Borgo degli Albiz- zi è il

Fili-

PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e di- poi il

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic- ciardini, ed oggi negli Altoviti, nella fac- ciata del quale ſopra varj Pilaſtri ſi ve- dono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quin- dici Uomini illuſtri di queſta noſtra Città. Quivi in mezzo la via è una laſtra di mar- mo, poſta in memoria dell'inſigne miraco- lo da San Zanobi operato in queſto luogo, nell'aver riſuſcitato un Fanciullo. Appreſ- ſo ſono le

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, eſſendo la ſeconda diſegno dell'Ammannato. E dipoi vi ſono i

PALAZZI, l'uno dirimpetto all'altro, ambedue di ſtraordinaria bellezza, e ambe- due pure della Famiglia degli Strozzi. Quel- lo di più antica maniera ſi crede già alza- to col diſegno del Brunelleſco, e fu per l'avanti della Famiglia de' Pazzi; e facen- do ivi angolo, colla loro Arme in fronte, ſi appella perciò da remotiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bello però è quel- lo, che per anco non è terminato. Fu fab- bricato col diſegno dello Scamozzi, nelle Opere del quale pubblicate alla Stampa, ve- deſi delineato. Le fineſtre a terreno ſono del Buontalenti, e del Caccini è il Porto- ne principale. La Facciata di verſo il Bor- go degli Albizzi è fatta col diſegno del Buontalenti, ed è così bene inteſa, che i Profeſſori non ceſſano di lodarla: dal qual poſto, poco diſtante ſi trova

C Can-

SANTA MARIA IN CAMPO, ed è queſta una divotiſſima Chieſa ricca d' In- dulgenze, Cattedrale del Veſcovo di Fie- ſole, che abita nel Palazzo contiguo, e quantunque nel mezzo della Città, è Dio- geſi Fieſolana: dirimpetto alla quale per una piccola Strada preſto ſi giunge al- la Via detta dello Studio, poichè in eſſa vi è lo

STUDIO FIORENTINO, ove di conti- novo leggono pubblicamente varj Profeſſo- ri di diverſe Scienze, come di Teología, di Storia Sacra, e Profana, Giuriſpruden- za, Mattematica, Filoſofia, Umanità, e Lingua Greca, Ebrea, e Toſcana. Quivi ancora hanno la loro Reſidenza le celebri Accademie Fiorentina, della Cruſca, e de- gli Apatiſti, a cui confina il

COLLEGIO de' Padri delle Scuole Pie, deſtinati ad ammaeſtrare la Gioventù nelle Lettere, e nella Pietà, e poco diſtante ſi vede un

COLLE-

PALAZZO del Duca Salviati molto agia- to, e comodo. Quindi avanzandoſi col viag- gio verſo della Badia, ſi laſcia da mano deſtra l'

ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſogliono congregarſi i Buonuomini. E' ce- lebre queſt' Oratorio, non ſolo per eſſe- re ſtato fondato al tempo di Sant'Antoni- no Arciveſcovo di Firenze, ed a ſua per- fuaſione, e conſiglio, ma eziandro per le opere inſigni di miſericordia, che di conti- novo vi ſi eſercitano. Ed in vero è pro- digio mirabile della Provvidenza Divina, che queſta Caſa ſenza fondo, o ferma ren- dita annuale, ma ſolamente provveduta di elemoſine, e di laſciti pii, giornalmente ſoccorra del neceſſario tante povere Fami- glie onorate. Laſciaſi a man ſiniſtra la. Chieſa di

SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero offervare alcune Tavole di pregio, e ſpe- cialmente la Nunziata di mano dell'Empo- li, quella dell'Altar maggiore d' Andrea del Caſtagno, e l'altra del Pontormo, do- v' è dipinta la Vergine con Santa Barbera, e Sant'Antonio; qui dirimpetto vi è un altro

C 2 e Sant'

PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua propria abitazione, che è l'antico del ſuo proprio Ramo, poichè il primo, di cui po- co ſopra ſi è fatta menzione, lo ha eredi- tato dal Ramo finito in Roma ſul principio del corrente ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta del Palagio ſi trova la

ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da Bernardino Ciurini molto pulitamente, di dove ſi vede il

PALAZZO del Podeſtà molto vaſto, in cui ſono le pubbliche Carceri, e nel pro- ſpetto di queſta ſtrada riſalta la Porta del- la Chieſa della

BADIA FIORENTINA, dove abitano Monaci Caſinenſi dell'Ordine di San Be- nedetto, così chiamata per antonomaſia, per eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fondata in Firenze. La Conteſſa Willa Ma- dre, col Conte Ugo Marcheſe di Brandem- burgo, e Vicario d' Ottone Terzo Impera- dore in Toſcana, moſſa da inſpirazione Di- vina, a proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono di ricchiſ- ſime rendite. Onde, in ſegno di gratitu- dine verſo il detto Conte Ugo loro Bene- fattore, introduſſero poi quei Monaci da gran tempo addietro, e continovano tutta- via il coſtume di far celebrare ogni anno da un Giovane nobile l'Orazione in ſua, lode dopo la Meſſa grande nella mattina di Santo Steſano Protomartire, antichiſſi- mo Contitolare di detta Badía, già fonda- ta ſotto il principal Titolo di Santa Maria. Il ſuo principio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285. col diſegno d' Arnolſo, grandemente reſtaurata, ma nel paſſato ſe- colo, col diſegno di Matteo Segaloni rin- novata quaſi da' fondamenti, ſi è renduta vaga oltremodo, quantunque molto vi re- ſti da fare, per ridurla alla total perfe- zione. Di quella parte però, che termina- ta ſi vede, nè coſa più magnifica, nè me- glìo inteſa ſi può mai deſiderare. Alla no- biltà dell'Architettura corriſponde l'ele- ganza degli ornamenti. Dalle due parti la- terali ſi vedono due Terrazzini di pietra, con vaghi intagli dorati. Sopra di quello a man deſtra è ſituato l'Organo, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Tavola, dov' è di- pinta Maria Vergine Aſſunta di mano di Giorgio Vaſari, la quale al tempo del Boc- chi era poſta ſull'Altar maggiore. E' pa- rimente di molto pregio la Soffitta, tutta fatta di finiſſimo intaglio. La Tribuna, ſot- to la quale è il Coro de' Religioſi, è dipin- ta da Giovanni Ferretti. Le Tavole delle Cappelle ſono ancor eſſe di gran bellezza, e valuta. Quella di San Mauro a man de- ſtra, è fatta da Onorio Marinari Pittore ſti- matiſſimo, molto caro a chi ſcrive, per eſ- ſere ſtato ſuo primo Maeſtro nel Diſegno. Segue l'altra di Giovambatiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta dello Spirito Santo. A man ſiniſtra, di mano di Fran- ceſco Salviati ſi vede dipinto un Criſto, che porta la Croce al Calvario, e nella. Cappella dirimpetto a queſta, evvi una Ta- vola di mano di Fra Filippo, in cui vede il un San Bernardo eſſigiato con ſingolar di- ligenza. Sono eziandio conſiderabili tre Se- polcri d' Uomini ſegnalati; il primo ſi è del mentovato Conte Ugo principal bene- fattore di queſta Chieſa. Furono ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mino di Fie- ſole, e riuſcì tutta l'opera di maraviglio- ſo artifizio: il ſecondo è del Cavaliere Ber- nardo Giugni, e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pandolfini, Cavaliere di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella, o Tribuna, ſitua- ta preſſo al Veſtibolo di queſta Chieſa, po- co diſtante dalla quale trovaſi quella di Sant'Apollinare, ed in appreſſo la

fatto-

C 3 e va-

CHIESA NUOVA DE' PADRI DEL- L'ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI, la quale dee ſervire per Oratorio, quando ſarà fabbricata la Chieſa grande. Fu que- ſta fatta col diſegno di Gherardo Silvani, e modernamente è ſtata arricchita di varj ornamenti di Pittura, e di Scultura di ec- cellenti Profeſſori, fra' quali è la Tavola dell'Altar maggiore d' Antonio Puglieſchi, e la Pietà di Aleſſandro Gherardini, la Cu- pola di Niccolò Maria Lapi, e lo Sfondo di Giovanni Sagreſtani. La Tavola, che oggi ſi vede all'Altare del Santo, è di ma- no di Anton Domenico Gabbiani, ſtatavi collocata non molti anni ſono, in luogo di altra, che vi era di Onorio Marinari, la quale fu adattata all'Altar maggiore del- la Chieſa di San Firenze, ivi contigua, uſi- ziata da i Padri di detto Oratorio. I Baſ- ſirilievi di marmo ſono parte di Antonio Montauti, e parte di Giovacchino Fortini, di cui ſono anche le Statue. In Sagreſtía è un Quadro molto ſtimato di Giovan Ma- ria Morandi. La facciata di queſto Oratorio, che è tutta lavorata di pietra forte, e ador- nata di alcune Figure di marmo, è ſtata ulti- mamente condotta a fine col diſegno di Ferdi- nando Ruggieri. Vedeſi avanti la medeſima il

e mo-

PALAZZO de' Gondi, che ha la Faccia- ta di pietre a bozza molto nobile, e ſigno- rile, diſegno di Giuliano da San Gallo, che nella bella Sala vi fece un Cammino di baſſirilievi di gran perfezione, che per quan- to non uſino in sì fatti luoghi, merita di ſtarvi, e di eſſere ammirato, e lodato non poco. Di dove ſi paſſa alla

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atteſochè in un loggiato aſſai comodo, di Architettura Toſcana, vendeſi il Grano pubblicamente, e di quì per la ſtrada del Canto a' Soldani ſi giunge a

C 4 PIAZ-

SAN JACOPO TRA' FOSSI, dove non troveremo già le belle Tavole d' Andrea del Sarto, che tanto eloquentemente furo- no celebrate dal Bocchi, e da varj Scritto- ri di primo grido, avvengachè ſono già ſtate traſportate nel Real Palazzo de' Pitti: troveremo bensì le Copie delle medeſime, una delle quali è così bella, che ſebben copia, è nondimeno tenuta in gran pregio; e il quadro della Soſſitta vagamente colo- rito dal Gherardini. Da queſta Chieſa ſi può andare per due ſtrade alla Piazza, e Chieſa di Santa Croce, che una detta Via de' Benci, dove è l'antico Palazzo de' Pe- ruzzi, ora de' Celleſi, dove abitò l'Impe- radore Paleologo, quando intervenne al Concilio Fiorentino, e l'altra detta Borgo Santa Croce, nella quale ſono buone Fab- briche, ed in ſpecie il

PALAZZO de' Corſini, che ha molte belle Statue antiche nel Cortile, e quello de' Dini ricco di Pitture, ſpecialmente di Santi di Tuo, ed una ſingolariſſima d' An- drea del Sarto. Giunti in fondo alle quali, vedraſſi la Chieſa di

SANTA CROCE de' Frati Minori Con- ventuali. Entreremo in un Tempio aſſai grande, e magnifico, lungo dugenquaran- ta braccia e largo ſettanta. Fu queſto fab- bricato intorno all'Anno 1294. col diſegno d' Arnolfo, che fu l'Architetto del Duo- mo, benchè dipoi reſtaurato col diſegno di Giorgio Vaſari. La maggior parte de' Fo- reſtieri concorre a queſta Chieſa, tirata dal- la curioſità di rimirare quelle belliſſime Tavole, che l'adornano, nelle quali la Paſſione tutta di Noſtro Signore, e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata mirabilmen- te rappreſentata da' primi Artefici di quei tempi. Ora facendoci dalla Porta di mezzo, benchè l'ordine dell'Iſtoria richiedeſſe co- minciare d' altrove, nella prima Tavola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſud- detta Porta, è dipinta la Depoſizione di Croce di Noſtro Signore, di mano di Fran- ceſco Salviati; la ſeconda dov' è la Croci- fiſſione, è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il famoſo Sepolcro di Michelagnolo Buonarroti, Gentiluomo Fiorentino, Poe- ta, Scultore, Pittore, ed Architetto di sì gran nome, e di sì grand' eccellenza, che non vi ha lingua, che le ſue lodi poſſa. baſtevolmente ſpiegare. Vedonſi a piè del- l'Urna tre belle Statue di marmo, che rappreſentano la Scultura, l'Architettu- ra, e la Pittura in atto compaſſionevo- le, e meſto: e ſopra l'Urna, la teſta, e il buſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt' opera fatta da tre Maeſtri, cioè Gio- vanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Ba- tiſta del Cavaliere, del primo de' quali è la Statua dell'Architettura, del ſecondo quella della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di Michelagnolo. Sono dipoi oſſervabili le memorie del dottiſſimo Antiquario Senator Filippo Buonarroti, e del famoſo Bottani- co Pietro Micheli. Segue la terza Cappel- la, dov' è dipinto da Giorgio Vaſari, quan- do Criſto porta la Croce al Calvario; la Tavola quarta rappreſenta l'Ecce Homo, ed è fattura di Jacopo di Meglio. Aleſſan- dro del Barbiere dipinſe la quinta, in cui ſi figura la Flagellazione alla Colonna; la ſeſta dov' è dipinto Noſtro Signore quando fa Orazione nell'Orto, è opera di Andrea del Minga; appreſſo la quale è la Cappel- la de' Cavalcanti, ove ſi ammira ſcolpita in macigno la Vergine Annunziata dall'An- giolo, fatta con ſingolare artifizio dal ce- lebre Donatello; ed allato vi è il Sepolcro di Leonardo Aretino, inſigne Scrittore. d' Iſtorie. Finalmente la ſettima Cappella ha una Tavola già cominciata dal Cigoli, e finita dal Bilivelti, in cui ſi rappreſen- ta l'entrata di Criſto in Geruſalemme. Nel- la Croce della Navata trovaſi la Cappella de' Barberini, dov' è ſepolto in eſſa Fran- ceſco da Barberino, Dottore, e Poeta in- ſigne, ed in eſſa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rappreſenta quando San Fran- ceſco riceve le Sacre Stimate; vi è anco la Cappella de' Calderini allato alla Sagreſtía tutta incroſtata di marmi Carrareſi, e or- nata di belle Pitture. Paſſato l'Altar mag- giore, in cui di preſente conſervanſi le Sa- cre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordine de' Minori Conventuali, chiara per ſantità, e per miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240, e l'altre Cappelle di minor pregio; ſi trova la Cappella, o Tribuna de' Niccolini, d' ordine però di- verſo dall'altro. Quanto ſia bella, e di vaghezza ripiena, non ſi può ſpiegare ab- baſtanza. E' ella tutta incroſtata di marmi Carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì no- bile, e diligente lavoro, che non può l'uo- mo deſiderare di vantaggio. Di mano del Francavilla Scultor Fiammingo, ſono le cinque Statue di marmo, che una figura Aron, e l'altra Mosè, e la terza rappre- ſenta la Verginità, la quarta la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole di- pinte ſono di mano di Aleſſandro Allori, e le Pitture a freſco del Volterrano, con sì gran perfezione condotte, che queſte ſo- le baſterebbero per eternargli la fama, non laſciando quella, ove di mano del Cigoli è dipinto Criſto morto. Alle ſette Cap- pelle della deſtra Navata, corriſpondono dalla ſiniſtra altre ſette dell'iſteſs' ordine, e Architettura. La prima, per non torna- re indietro, ma ſeguitare fino all'uſcir di Chieſa, ha una Tavola di mano del Vaſa- ri, dov' è dipinta la Venuta dello Spirito Santo; nella ſeconda di mano dello Stra- dano è figurata l'Aſcenſione di Criſto al Cielo. Allato a queſto Altare, e dirimpet- to al Sepolcro di Leonardo Aretino, è quel- lo di Carlo Aretino, Poeta, e Segretario della Repubblica. Del mentovato Vaſari è l'Apparizione agli Apoſtoli nella terza Cap- pella, nella quarta, e quinta, di Santi di Tito ſono le due Tavole, che una, quan- do Gesù è a menſa co' due Diſcepoli, e l'altra, quando reſuſcita dal Sepolcro; nel- la ſeſta è di mano di Batiſta Naldini quan- do Criſto è nel Sepolcro; e nella ſettima, quando Noſtro Signore va al Limbo de i Santi Padri, fu dipinta da Agnolo Allori, chiamato il Vecchio Bronzino. Rimpetto alla memoria del Senator Buonarroti ſi ve- de quella dell'Architetto Aleſſandro Gali- lei, che è opera di Girolamo Ticciati, e dipoi ſi trova il Sepolcro del famoſiſſimo Galileo, dove è ancora il celebre Matte- matico Vincenzio Viviani, che ordinò que- ſto Depoſito al ſuo Maeſtro: Il diſegno è di Giulio Foggini; la quadratura di An- ton Maria Fortini; il Buſto di Gio: Batiſta Foggini; l'Aftronomia di Vincenzio Foggi- ni; e la Geometria di Girolamo Ticciati. Oltre a tante Pitture di ſingolare ſquiſi- tezza, e perfezione, ſe ne trovano in que- ſta Chieſa alcune di Cimabue, e di Giotto, le quali, quantunque ſiano dalle moderne Pitture ſuperate in bellezza, non è però, che non meritino di eſſer tenute in grande ſtima, per la venerazione, che ſi dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtauratori del- la Pittura. E ancora maraviglioſo il Per- gamo, tutto di marmo di Seravezza, e va- gamente intagliato da Benedetto da Maja- no. Sono in eſſo cinque Storiette de' fatti più ſingolari di San Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, ma così bene, e felicemente, che non hanno prezzo. Ne' vani, che ſo- no in mezzo de'beccatelli, ſi vedono cin- que Statuette a ſedere di bellezza ſtraordi- naria, che rappreſentano la Fede, la Spe- ranza, la Carità, la Fortezza, e la Giu- ſtizia. Più mirabile però fu l'artifizio uſa- to nell'adattar queſto Pergamo ad una co- lonna, nella quale rimane incaſſato, eſſen- dochè la medeſima colonna ſia nel mezzo forata, e per una ſcala acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla grandezza della Chieſa corriſponde il Convento, di moltiſſime co- mode abitazioni ripieno, e continovamen- te abitato da più di ſeſſanta Religioſi, tra i quali in ogni tempo fiorirono Uomini ſe- gnalati, non ſolo in lettere, e in dignità più coſpicue, ma eziandio in ſantità di co- ſtumi. Sono in queſto Convento molte Con- fraternite di Secolari, tra le quali quella detta del Gesù, compoſta tutta di Nobili, il di cui vaſo è ſtato dipinto vagamente da Loren- zo del Moro. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Ci- miterj è una quantità conſiderabile di Se- polture, e di memorie di Famiglie prima- rie, e d' inſigni Soggetti di Firenze, e d' al- trove. E' fama, che Siſto V. Sommo Pon- tefice, nel tempo, che fu Religioſo, per molti anni quivi abitaſſe, leggendo Filoſo- fia. Gode queſto Convento il Privilegio, che uno de' ſuoi Religioſi ſoſtenga il carico d' Inquiſitore; Dignità ragguardevole, ſo- ſtenuta in Toſcana da' Minori Conventua- li, e ſempre da Soggetti di gran valore. Poſſiede queſto Convento una copioſa Li- brería di antichiſſimi Manoſcritti, da cui gli eruditi hanno cavato molte memorie. Il Noviziato fu fatto edificare con gran ma- gnificenza a proprie ſpeſe da Coſimo Pa- dre della Patria, e nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cap- pella fatta edificare dalla Famiglia de' Pazzi; mole di ſingolare Architettura, e ben de- gna di chi ne fece il diſegno, che fu il gran Brunelleſco. Dalla qual Chieſa ſi fa paſſag- gio alla

SAN-

C 5 le,

ceſco

C 6 pelle

ni;

ſtumi.

PIAZZA contigua, molto ampia, e rego- lare, e deſtinata principalmente al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fioren- tina in tempo di Carnovale. Compariſco- no ſu queſta Piazza ( quando accade, che queſto ſi faccia ſolennemente ) cinquanta- quattro Nobili Giovani riccamente veſtiti, e in due Squadre diviſi, l'una delle quali dal colore degli Abiti, e delle Inſegne ſi diſtingue dall'altra. Capi di queſte ſono due Alfieri, più degli altri nobilmente ad- dobbati, e ſerviti da molti Paggi. Entran- do in Campo, preceduti da trombe, e da tamburi, a coppia a coppia, e con belliſſi- ma ordinanza, giran dintorno il Teatro, facendo moſtra di lor perſona; indi l'uno dall'altro diſpartendoſi, ſotto il proprio Padiglione ſi alloggiano. Intanto ſi dà il ſegno della Battaglia, e in un tempo me- deſimo vedonſi dall'una, e dall'altra parte ſquadronati, a foggia di Eſercito. Unite le Squadre, ſi getta in mezzo il Pallone, ed in un ſubito cerca l'una di ſpingerlo verſo l'altra, e dall'altra vien riſoſpinto. Quei, che rimangon per retroguardia, ri- pigliando il Pallone, proccurano con ogni sforzo di trarlo fuor degli ſteccati, per la parte ad eſſi contraria, e quando ciò rieſca loro di poſta, s' intende vinta la caccia. Ben è vero, che avviſtiſene gli Avverſarj, corrono addoſſo all'inimico, e aſſerratolo per le braccia, impediſcono, che più oltre s' avanzi. Il ſimile ſanno quelli, che ſon rimaſti alla diſeſa del poſto, i quali men- tre non vengan ſorpreſi all'improvviſo, ribattono gagliardamente il Pallone, e ri- ſoſpingono indietro chi tenta inoltrarſi da quella parte. Ora in queſta Battaglia, mi- rabil coſa è il vedere, come ciaſcuno s' in- gegni di ſuperare, e di abbattere il ſuo contrario, urtandolo per farlo cadere, lot- tando, e pugnando ſeco, e varie ſtratta- gemme uſando per vincere. Ma più mira- bile ſi è il vedere una ſquadra, che impa- dronita del campo nimico, e ſu' confini della vittoria, in un momento riſoſpinta fuggire, e ſpeſſe volte rimaner ſuperata. In ſomma è Giuoco queſto, dove fa pom- pa da una parte la vaghezza, e ricchezza di belle diviſe, colla ſplendidezza degli ornamenti, e dall'altra la robuſtezza, e agilità di chi opera. Onde non è maravi- glia, che vi concorra la maggior parte. della Città, e rechi al pubblico allegrez- za, e diletto. Prima di uſcire da queſta Piazza ſi oſſervi la facciata della Caſa de' Cocchi, che i Padroni dicono aver coſtan- te tradizione, che ſia diſegno di Michel Agnolo Buonarroti, ſiccome la Facciata del- la Caſa dell'Antella, dipinta dal Paſſigna- no, e da Giovanni da San Giovanni, am- bedue Pittori famoſi, e nella medeſima Piaz- za evvi una Fonte, che meſce acqua per- fettiſſima, che viene dalla Collina d' Arce- tri, e paſſa il Fiume d' Arno ful Ponte a Rubaconte. E volgendo a man deſtra tro- vaſi poco diſtante la

CHIESA DI SAN SIMONE, la di cui Soſſitta tutta d' intaglio indorato fa vaga moſtra. Nella teſtata ſopra la Porta ſi ve- de una Tavola molto bella di Batiſta Nal- dini, ov' è dipinta la Depoſizione di Criſto dalla Croce. Il San Girolamo, che dall'An- giolo vien avviſato, è di mano del Mari- nari. Del Vignali ſono le due Tavole, una dov' è dipinto un San Bernardo, e l'altra un San Franceſco. All'Altar maggiore ſo- no di pregio le due Statue di marmo, e il Ciborio vagamente ſcolpito. Preſſo a que- ſta Chieſa ſono le Prigioni delle Stinche, recinte da un' altiſſima, e forte muraglia. Ma conſiderando, che la viſita di tante. Chieſe, ed altre coſe notabili averà non poco defatigato il Foreſtiero, ſi crede be- ne dar fine al paſſeggio della prima Gior- nata.

tina

ribat-

CHIE-

SECON-

SECONDA GIORNATA.

LA CHIESA DI SAN LORENZO darà principio alla ſeconda Gior- nata. Giunti dunque alla Piaz- za, oſſerveremo in faccia al Pa- lazzo del Marchele della Stuſa una Baſe di marmo, nel cui Baſſorilievo ſi rappreſen- ta, quando a Giovanni de' Medici, valo- roſiſſimo Capitano, e degno Padre del Granduca Coſimo Primo, ſono condotti molti Prigioni con varie ſpoglie. E' que- ſta opera del Cavaliere Bandinelli, di cui pur anco è la Statua, che ſulla Baſe dove- vaſi collocare; la quale in oggi non anco- ra finita, nel Salone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venendo alla Chieſa; pri- ma d' introdurvi il Foreſtiero, ho giudica- to a propoſito il darglt breve notizia di ciò, che avvenne nella ſua fondazione, av- vengachè ſia molto degno di ricordanza. quanto di eſſa laſciarono ſcritto San Pao- lino, il Baronio, ed altri gravi Scrittori. Al tempo dell'Imperador Teodoſio, Giu- liana Vedova Fiorentina, non meno illu- ſtre per lo ſplendore del ſangue, che per l'inſigne Religione, e Pietà, acceſa di de- vozione verſo il glorioſo Martire San Lo- renzo, volle colle proprie ſoſtanze fabbri- car queſto Tempio, dedicandolo ad onore di quel Santo. Terminata appena la Fab- brica, giunſe per buona ſorte a Firenze il grande Arciveſcovo di Milano Sant'Am- brogio; perlochè venne in penſiero a Giu- liana di ricorrere al Santo Prelato, e in- ſtantemente pregarlo, acciò voleſſe conſe- grare la nuova Chieſa; e ciò fec' ella ben toſto, e con tanto aſſetto, e con tali, e tante dimoſtrazioni del ſuo grande zelo, che il Santo Arciveſcovo, ammirando la di lei virtù, e grandemente commendan- dola, di buona voglia condeſceſe alle ſue giuſte dimande. Celebroſſi pertanto la Fun- zione della Sagra, e fu con tal ſoddisfazio- ne del Popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di tal fatto, chiamoſſi queſta Chieſa, Baſilica Ambroſia- na. Quindi ebbe origine la ſingolar vene- razione, che a queſto Tempio portarono gli antichi Veſcovi di Firenze, fra i quali San Zanobi più d' ogni altro ſi ſegnalò, eleggendo quivi la ſepoltura, dove ſtette lungo tempo ripoſto, prima che alla Cat- tedrale foſſe trasferito il ſuo Corpo. A sì felici principi, corriſpoſero con maggiore avanzamento i ſucceſſi di queſta Chieſa. Imperciocchè eſſendo eretta in Collegiata inſigne, e di ampliſſimi privilegi, e ſingo- lari prerogative arricchita, ha in ogni tem- po tenuto ſopra dell'altre, dopo la Me- tropolitana, il primato. Sono in eſſa quat- tordici Canonici, quaranta, e più Cappel- lani, e grandiſſimo numero di Cherici, che vi celebrano giornalmente i Divini Ufizj con non minor decoro di quello facciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a tutti que- ſti preſiede un Prelato, col titolo di Prio- re, che per iſpecial Privilegio, in varie Feſte dell'Anno gode l'uſo de' Pontificali. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tempio, che di vero è grandiſſima, per la mirabile Architettura, colla quale fu fabbricato, o piuttoſto vogliam dir rin- novato ( giacchè l'antico Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi aſſatto deſola- to dal fuoco ) vedremo queſto Edifizio, che poſa ſopra un vago pavimento di marmo in tre Navate diviſo, e ſoſtenuto da groſ- ſe colonne di macigno, ſopra le quali po- ſano gli archi vagamente intagliati, come altresì il cornicione, e il fregio, che per tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e mae- ſtoſa la rendono. Sopra la Porta del mez- zo ſi vede l'Arme de' Medici, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui parimente è il diſegno del Terrazzino, e Sacrario, dove ſi conſervano moltiſſime Re- liquie inſigni, in prezioſi Reliquiarj d' oro, d' argento, di criſtallo, e di altre ricche materie, tempeſtati di gioje. Belliſſimi an- cora ſono i due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnet- te di marmo, nelle facce de' quali ſi vedo- no alcuni Baſſirilievi di bronzo, fatti da Donatello, con ſingolare artifizio, e ſom- mamente lodati dagl'intendenti. Anco nel- le Cappelle ſono di pregio alcune Tavole, tralle quali a man deſtra molto ſi ftima la Tavola, dov' è dipinta la Natività del Si- gnore, di mano di Raſſaello del Garbo, e l'altra, che ſegue appreſſo, fatta dal Roſ- ſo, in cui dipinſe lo Spoſalizio di Noſtra Donna. Così a man ſiniſtra ſi vede la bel- la Tavola del Sogliani, dov' è dipinto in Croce Sant'Arcadio, e quella dell'Empoli, che rappreſenta il Martirio di San Baſtia- no, con altre appreſſo, che per brevità ſi tralaſciano. Più d'ogni altra coſa però de- gne ſono d'ammirazione le due Sagreſtie, ma ſpecialmente la nuova, detta altrimen- ti la Cappella de' Principi, fatta col diſe- gno, e Architettura di Michelagnolo Buo- narroti. Quivi l'arte fendo giuota al col- mo di ſua perfezione, chiaramente dimo- ſtra, quanto ſublime, e mirabile foſſe l'in- gegno di queſto divino Artefice, che ſe in ogni opera vinſe i Maeſtri più celebri, in queſta ſuperò ſe medeſimo. E di vero, chi può lodare abbaſtanza l'eccellenza, la mae- ſtà, la grazia, e la vaghezza di queſta Fab- brica? Tentarono già molti eruditi Scritto- ri di deſcrivere diſtintamente le ſue bel- lezze, ma diedero a divedere, che nelle lodi di Michelagnolo, e di queſt' opera in- ſigne, era manchevole, ed inſuſſiciente ſi- no l'iſteſſa eloquenza. Siaſi dunque con- tento il Foreſtiero, che tralaſciando il di- vifare de' ſuoi pregj, accenni ſolo, che il primo Sepolcro all'entrare è di Giuliano de' Medici Duca di Nemurs, e Fratello di Leone X. e le due Statue appreſſo, una il Giorno, l'altra la Notte figurano: e che nel ſecondo Sepolcro fatto per Lorenzo de' Medi- ci Duca d' Urbino, l'altre due Statue rappre- ſentano il Crepuſcolo, e l'Aurora. E per- chè fuori delle ſette Statue di mano del Buonarroti, ſi vedono due Figure de' San- ti Coſimo, e Damiano, ſappia, che la pri- ma è del Montorſoli, e la ſeconda di Raf- faello da Montelupo, ambedue Scultori ec- cellenti. Nella vecchia Sagreſtía, fabbrica- ta col diſegno di Filippo di Ser Brunelle- ſco, di cui pur anco fu tutta l'Architet- tura di queſto grande Ediſizio, ſi vede un belliſſimo Sepolcro di porfido, per Piero, e Giovanni ſigli di Coſimo Padre della Pa- tria, adornato ne' lati di fogliami di bron- zo, fatti col diſegno d' Andrea Verrocchio. Nè laſceremo di dire, che la vaga Soffitta, la ricca, e nobil Cupola dipinta da Vin- cenzio Meucci, il Campanile edificato da i fondamenti, ed il riſtoramento della Chie- ſa ſotterranea, ſono opere fatte in queſti tempi dalla pietà della Gran Principeſſa. Anna Maria Luiſa de' Medici Elettrice Ve- dova Palatina del Reno. Nell'uſcir della Porta, onde ſi va nella Canonica, ſi trova la Statua di Paolo Giovio Veſcovo di No- cera, e famoſo Scrittore d' Iſtorie; indi ſa- lendo per una Scala, che guida al Chio- ſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tutto il Mondo tanto rinomata

ſtre

inſi-

mate-

ri

tempi

LIBRERIA MEDICEO LAURENZIA- NA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, e largo venti, è così nobile, e maeſtoſo, e di sì rara, e perfetta Architettura, che. lingua umana non ha lode baſtevole per commendarla. Baſta il dire, che fu diſegno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un de- gniſſimo encomio. Prima dunque di pene- trare là dentro, trovaſi un bel ricetto in forma quadra, nel quale è ſituata la Scala così ben diviſata, e acconcia, che da tre lati di eſſa agiatamente ſi aſcende. Bella. oltremodo è la Porta, e belli ancora ſono gli ornamenti delle fineſtre, vaghiſſimo il cornicione, l'architrave, ed il fregio, e tutto inſieme è con sì nobil ſimetría divi- ſato, che reſta l'occhio di chi lo mira dal- lo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del materiale corriſponde il pre- gio, e il valore de' Manoſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantacinque per banda, in gran numero vi ſi conſervano. Sono queſti di lingue diverſe, e ſpecial- mente Ebrea, Greca, Latina, Indiana, Arabica, e Caldea, nè ſolo per la rarità, ma eziandio per l'erudizione ſingolariſſimi. Da queſti, come da rari eſemplari, ſoglio- no i Letterati, e in ſpecie gli Oltramon- tani, diligentiſſimi oſſervatori, riſcontra- re, o emendar quei difetti, che ſpeſſe vol- te ſcorrono nelle Stampe, o che non fu- rono da altri oſſervati. Or queſti Libri parte da Coſimo Padre della Patria, e par- te da Lorenzo il Magnifico, da varie par- ti, e con grandiſſime ſpeſe proccurati, fu- rono poſcia in queſto luogo da Clemente VII. e dal Granduca Coſimo Primo ripoſti, ordinati, e grandemente accreſciuti. Chi poi bramaſſe ſaperne il numero, e la lor qualità potrà comodamente appagare il ſuo deſiderio, mediante l'Indice Generale, com- pilato con molta accuratezza. Guglielmo Langio ne fece uno particolare de' Mano- ſcritti Greci, e Orientali; e Monſignor Lu- ca d' Holſtein Bibliotecario della Vaticana, de' più rari ne diede il ſuo giudizio, come ſi può vedere in alcune Schede nella Libre- ría dell'eruditiſſimo, e da per tutto cele- bratiſſimo Antonio Magliabechi, citate già dall'inſigne Cardinale de Noris ne' Ceno- taſii Piſani, per occaſione del Vergilio Me- diceo, gioja pregiatiſſima, e ornamento di queſta celebre Librería. Da queſto luogo ci porteremo a viſitare la

Sono

CAP-

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Co- ro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la Chieſa. Or queſta è la Cappella cotanto celebre, che ſenza ingrandimento iperbo- lico, vien riputata nel Mondo unica, e ſingolare. E in vero, ſe in altri Edifizj s' ammira la ſquiſitezza dell'arte, in altri la ricchezza de' materiali, ed in alcuni qualche coſa di ſingolare, in queſta ſola. Cappella tutte unite concorrono le prero- gative più nobili: magnificenza d' Archi- tettura, pregio infinito de' materiali, bel- lezza incomparabile, e perſezione dell'ar- te in ſommo grado. Per darne adunque al- cuna breve notizia, diremo, che la circon- ferenza di tutta queſta maeſtoſa Cappella è braccia cenquarantaquattro, l'altezza più di novanta, e il diametro quarantotto. l'incroſtatura è di diaſpri, agate, calcedo- nj, lapislazzuli, ed altre pietre prezioſe. Belliſſimi ſono i pilaſtri co' capitelli di bron- zo dorati. Maeſtoſi ſono i Sepolcri di gra- nito orientale, ſopra ciaſcuno de' quali po- ſa un guanciale di diaſpro tempeſtato di gioje, e ſopra quello una corona reale, an- cor eſſa ricca di gemme. In alcune nicchie di paragone ſon collocate altrettante Sta- tue di bronzo dorate, maggiori del natu- rale, che rappreſentano i Regnanti deſunti. Di vaghiſſime commeſſure vedonſi eſſigiate le Armi delle Città ſottopoſte al Dominio de' noſtri Reali Principi. In ſomma tali, e tanti ſono gli ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, che umano penſiero non è ba- ſtevole a immaginarſi una bellezza sì rara. Fu cominciata la Fabbrica l'anno 1604. al tempo di Ferdinando Primo, e per quanto da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavori, molto vi reſta ancora, per renderla in tut- to compita, e allora ſarà in eſſa collocato il prezioſo Ciborio, che ſi conſerva in Gal- lería, e del quale parleremo a ſuo luogo. Dalla Piazza, e Chieſa di San Lorenzo paſ- ſeremo nella Via de' Ginori, dov' è il

D tanti

PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripie- no di nobili arredi, Pitture, ed altre rari- tà, e quello de' Giraldi, che ha una copio- ſa, e ſcelta Librería. In eſſa ſtrada riſpon- dono gli Appartamenti fabbricati dal Mar- cheſe Riccardi, e uniti al ſuo Palazzo in Via larga, e da quella ci porteremo nella. Via di San Gallo, oſſervando la vaga fac- ciata del

PALAZZO de' Marucelli, entro del qua- le vi ſono cinque grandi Camere dipinte dal Ricci Pittore Veneziano. In eſſa Via ſi trovano moltiſſimi Conventi, e Chieſe di Monache, ciaſcheduna delle quali ha qual- che coſa di ſingolare, e ſpecialmente quel- la di Sant'Agata, dov' è la bella Tavola di Aleſſandro Bronzino, nella quale ſono ſcol- pite le Nozze di Cana Galilea. Noi però tralaſciando per minor briga del Foreſtiero il ragionare di quelli, nel paſſare dal Can. to de' Preti, oſſerveremo la nuova, e va- ga Fabbrica dello

tra-

SPEDALE DI GESU PELLEGRINO, in cui ſi ricevono ſolamente Religioſi pel- legrini; e dipoi ſeguitando il viaggio, giun- geremo alla

COMPAGNIA DI SAN MARCO nuo- vamente reſtaurata, e quanto mai dir ſi poſ- ſa, di vari ornamenti abbellita, avvenga- chè moltiſſime ſiano le Pitture, gl'intagli dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Unito a queſto Oratorio è uno Spedale, fabbricato per ricevere i Pelle- grini Oltramontani, ſimile a quello di San Tommaſo d' Aquino, ma di più comode abitazioni nobilmente adagiato. Ed in ve- ro, chi dentro penetra a rimirare tutte le ſtanze con bell'ordine, e magnificenza di- ſpoſte, non uno Spedale di poveri Pelle- grini, ma un Ricetto di nobiliſſimi Perſo- naggi lo crede; perlochè queſto luogo rag- guardevole in ogni parte, non ha ſenza dubbio, che invidiare agli Spedali più ce- lebri dell'Italia. Poco diſtante da queſto ſeguono lo

SPEDALE DEGl'INCURABILI mol- to capace, e adattato al biſogno, ed il CONSERVATORIO de'Poveri queſtuanti, dove debbono raccettarſi, o tutti, o gran parte delle perſone dell'uno, e dell'altro ſeſ- ſo, che per vivere neceſſitano dell'altrui ſoc- corſo; il qual luogo è chiamato di Bonifazio dal ſuo Fondatore Bonifazio Lupi nobiliſſimo Parmigiano, già Podeſtà di Firenze nel Se- colo XIV. Dirimpetto al quale è il belliſſimo

D 2 CON-

PALAZZO de' Pandolſini, fatto fabbri- care col diſegno di Raſſaello da Urbino da Monſignor Giannozzo Pandolſini Veſcovo di Troja. Volgendo per la Via delle Ruo- te, dove può oſſervarſi la piccola, ma va- ga facciata della Caſa, che per propria abi- tazione ſi fabbricò il celebre Pittore Santi di Tito. In teſta di eſſa ſi vede il

CONSERVATORIO de' Fanciulli Orfani, e Abbandonati. Ci condurremo per la Via di San Zanobi alla Via dell'Acqua, dalla quale ſi paſſa a vedere la

FORTEZZA DA BASSO, detta il Ca- ſtello San Giovambatiſta, nella quale con- ſervaſi una belliſſima, e copioſa Armeria, oltre le coſe ſingolari, che vi ſi ammirano, e che da noi con gran ragione ſi tacciono. Faremo ſolamente menzione della nuova fonditura de' Cannoni, che tanto facilita la manifattura, e ne aſſicura la riuſcita. Di quì paſſeremo al CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual- fonda, pieno di Statue antiche, e moder- ne, e di pitture eccellenti, con un Giar- dino molto vaſto, e delizioſo. All'uſcir di Gualfonda, voltando a man ſiniſtra per la Piazza vecchia di Santa Maria Novella, e entrando in Via dell'Amore, oſſervere- mo la

CASI-

CASA fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi il Grande Re di Francia, da Vincenzio Viviani primo Mattematico del Granduca Coſimo III. ultimo Scolare del Galileo. Nella facciata di queſta Caſa, con raro eſempio, ed in ſegno evidente d' Uomo grato al Maeſtro, ed a' generoſi Benefattori, vedremo ſopra la porta mag- giore, eſpoſta per la prima volta al pub- blico, la viva Eſſigie di bronzo in rilievo di queſt' immortale Eroe Fiorentino; e dal- l'eſpreſſo ne' Cartelloni laterali, come da un Compendio di Vita, ci verrà indicato parte delle notizie de' di lui ammirandi tro- vati. Soddisfattici d' aver qui veduto una memoria sì bella, tornando ſu detta Piaz- ze oſſerveremo il

PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fabbricata di nuovo una Galleria di antiche Statue, e dipinta vagamente da Vincenzio Meucci: e dipoi per corta ſtrada paſſeremo al Giardino, e Palazzo de' Gaddi, ricchiſſimo di Statue ſingolari, di pitture, di meda- glie, e di ſcelta Librería; ed oſſervando il

D 3 Giar-

PALAZZO detto del Mondragone, ed in appreſſo quello de' Venturi, diſegno del Buontalenti, giugneremo alla Piazza di

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Domenicani, una delle più belle non ſolo di Firenze, ma quaſi diſſi d' Italia, lodata da Michelagnolo Buonarroti, che come è fama fra noi, ſolea chiamarla la Spoſa. Fu queſta fabbricata intorno l'anno del Signo- re 1279. col diſegno di Fra Siſto, e di Fra Riſtoro Converſi di quell'Ordine, e Fio- rentini intendentiſſimi d'Architettura, e per- fezionata circa l'anno 1350. governando il Convento Fra Jacopo Paſſavanti, celebre, ed eloquente Scrittore. Promoſſe la gran Fabbrica di queſto Tempio il Beato Gio- vanni da Salerno, di cui è oſſervabile la bella Statua fatta da Girolamo Ticciati, e collocata nel mezzo del maggior Chioſtro. Era queſti Diſcepolo di San Domenico, mandato dal ſuo Maeſtro a Firenze per fondarvi la Religione, la quale ben preſto allignatavi, produſſe a queſta Città molti Uomini inſigni, che l'una, e l'altra illu- ſtrarono. Or queſto Tempio magnifico è di- viſo in tre Navate, ſoſtenute da pilaſtri, e colonne, ſulle quali poſano gli archi del- le volte, così ben rilevate, che oltre la maeſtà, e vaghezza, rendono molta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle Navate ſo- no le Cappelle tutte d' un ordine. In cia- ſcuna di eſſe è una Tavola di Pittore ec- cellente. Incominciando dalla porta del mezzo, la prima a man deſtra, dov' è di- pinta la Vergine Annunziata dall'Angiolo, è di Santi di Tito. Segue il Martirio di San Lorenzo mirabilmente eſſigiato da Gi- rolamo Macchietti: e dopo queſto, la Na- tività del Signore dipinta da Batiſta Nal- dini, di cui ſono l'altre due ſeguenti, cioè quella della Purificazione di Maria. Vergine, e l'altra della Depoſizione di Croce di Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il Lazzero reſuſcitato, ſiccome del Ligozzi è la Tavola di San Raimondo, che riſuſcita da morte un fanciullo. All'Al- tar maggiore belliſſime ſono le pitture del Coro fatte dal Grillandajo. In ſette Storie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Vergine, ed in altre ſette dall'altra, quel- la di San Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ritratte da quel Pittore molte per- ſone di quei tempi, così bene, ed al vi- vo, che la natura vien ſuperata dall'arte. Ripigliando l'ordine delle Cappelle, la ſe- conda a man ſiniſtra nell'entrar della por- ta, è dipinta la Samaritana, mirabilmente eſſigiata da Aleſtandro Bronzino. Quelle, che ſono appreſſo, ſono ambedue del Va- ſari. Nella prima furono dipinti i Miſterj del Roſario, e nell'altra la Riſurrezione di Criſto. In teſta poi della Croce è la Cappella de' Gaddi, belliſſima d' Architet- tura di Gio: Antonio Doſi, con una Tavo- la di mano di Agnolo Bronzino, nella qua- le ſi rappreſenta quando Criſto riſuſcita la figliuola dell'Archiſinagogo; e accanto è la Cappella de' Gondi incroſtata di varj mar- mi, dov'è il famoſo Crocifiſſo di legno, ſcolpito con ſingolare artifizio da Filippo di Ser Brunelleſco, il quale fu non meno nella Scultura, che nell'Architettura il più eccellente Maeſtro di quanti viſſero ne' ſuoi tempi. Ne' due Tabernacoli di marmo, l'uno rincontro all'altro, ſituati alle co- lonne di mezzo, ſi vedono due belle Ta- vole, quella di San Pier Martire dipinta dal Cigoli, e la ſeconda dall'Empoli. ſi laſci di vedere la magnifica Sagreſtia, e chi guſta della pittura, l'antica Tavola di Cimabue, che è la più famoſa opera di quel primo Padre, e riſtoratore di queſt' ar- te, la quale è nella Cappella de' Rucellai. Dalla Chieſa paſſeremo nel Convento, ada- giato di comode abitazioni, ed in cui ſon molte coſe degne d'eſſer vedute da ciaſche- dun Foreſtiero. Primieramente ſi trova un Chioſtro aſſai grande, le cui Pareti furono dipinte tutte a verde terra di ſacre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccelli, Pittore an- tico. E' quivi ſituata la Cappella della Na- zione Spagnuola, già eretta dalla Famiglia Guidalotti per Capitolo di quei Padri, con pitture nelle pareti, e nella volta di ma- no di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi; fatta reſtaurare, ed abbellire ultimamente dal Padre Maeſtro Fra Salvadore d' Aſcanio Spagnuolo, Miniſtro del Re Cattolico, il quale avendo commeſſo alla diligenza di Agoſtino Veracini il ripulimento delle ſud- dette antiche Pitture, le ha queſti ravviva- te mirabilmente. La Tavola di San Jacopo Apoſtolo, Tutelare della Cappella, è di mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di mar- mo, collocato oggi ſull'Altare, è opera del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chioſtro, egli è lungo centodieci braccia, e largo novanta, e diviſo in cinquanta lunette, in molte delle quali per mano di Maeſtri ec- cellenti, e ſpecialmente di Santi di Tito, e del Poccetti, ſono eſpreſſi in pittura i fatti più ſingolari di San Domenico, e di Sant'Antonino Arciveſcovo di Firenze, con alcuni Ritratti d' Uomini illuſtri per San- tità, che mentre viſſero, ſantificarono col- l'eſempio loro queſto Convento. Vicino al Chioſtro è ſituata la Speziería, celebre in molti luoghi d' Italia, avvengachè in eſſa, al pari d' ogni Real Fondería, ſi fabbrichi- no medicamenti chimici d' ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e odori di ſingolar perfezio- ne, come è ben noto a' Profeſſori di queſt' Arte. Salendo nel Dormentorio nuovamen- te di pitture abbellito, colla ſerie di tutti i Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Religione, trovaſi la Cappella detta del Papa, dipinta da Jacopo da Pontormo, e nella quale celebrarono quattro Sommi Pon- tefici, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo a queſta è una copioſa Librería, dipoi il Noviziato fatto fabbrica- re dal Padre Aleſſio Strozzi inſigne Benefat- tore di queſto Convento. Dal quale uſcen- do s' entra in una gran Piazza, ed in fac- cia di eſſa è ſituato lo Spedale di

le

D 4 ſari.

zione

D 5 te

SAN PAOLO de' Convaleſcenti; dal quale paſſeremo in Via della Scala, dov' è poſto il bel

PALAZZO, E GIARDINO del Marche- ſe Ridolſi, nel quale ſon ſucceduti per Ere- dità i Canonici nobili Ferrareſi, e da que- ſto giungeremo ſul Prato, dove fanno va- ga viſta da una parte tutte le Caſe d' un ordine iſteſſo, e dall'altra il

CASINO, E PALAZZO de' Principi Corſini, nell'atrio del quale, che conduce ad uno ſpazioſo Giardino è ſtata poſta una bella raccolta di antiche inſcrizioni. Rim- petto a queſto luogo comincia il Corſo de' Barberi, il quale va a terminare alla Porta alla Croce, per lo ſpazio di due miglia. Camminando pel Borgo, arriveremo alla Chieſa di

OGNIS-

OGNISSANTI, dove abitano in gran numero Frati Minori dell'Oſſervanza di San Franceſco. Ha queſta Chieſa la faccia- ta di pietre ſorti, con buon diſegno inta- gliate, per opera del Nigetti Architetto. Il baſſorilievo di terra cotta, ſituato ſopra la porta di mezzo, è di Luca della Rob- bia. Le Tavole degli Altari in gran nume- ro, ſono tutte dipinte da buoni Maeſtri. Quelle però, che ſi tengono in maggio- re ſtima, ſono l'Aſcenſione di mano del Butteri, la Madonna col Figlio in braccio di mano di Santi di Tito, e l'altre due del Roſſelli, cioè quella di Santa Eliſa- betta Regina di Portogallo, e la ſecon- da del Martirio di Sant'Andrea. Conſer- vanſi ancora in queſta Chieſa molte Reli- quie, e fra queſte la Cappa di San Fran- ceſco, tenuta in ſomma venerazione. Vi ſono in queſta contrada molte belle abita- zioni, e la

CHIESA, e SPEDALE di San Giovan- ni di Dio, tenuto da quei Religioſi con ſingolar pulitezza, e carità. In queſto ſito vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritro- vatore del nuovo Mondo. Seguitando la via del Corſo ſi giunge al

PALAZZO de' Ricaſoli, fatto col diſe- gno di Michelozzo, e le facciate furon di- pinte da Franceſco Pagni, che molta lode ne riportò anche da' Profeſſori di grido. Dipoi ſi arriva al

D 6 pin-

PALAZZO, e LOGGIATO de' Rucel- lai, fatti ambedue col diſegno di Leon Ba- tiſta Alberti. Ma uſcendo alquanto di ſtra- da, a man deſtra ſi trova Parione, dov' è il

PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua viſta magnifico, d' Architettura Toſcana. Egli è modernamente ſtato accreſciuto di appartamenti doppj, ſcale, galleríe, ed al- tre comode abitazioni; onde chi lo vede ha occaſione di ammirare una delle maggiori Fabbriche, e più coſpicue di queſta Città. La Sala maggiore è lunga braccia quaran- ta, e larga venticinque, ed è ornata di varj colonnati, di Statue antiche, e di bu- ſti di marmo, di mano d' eccellenti Scul- tori. La volta è dipinta a maraviglia da Anton Domenico Gabbiani, e tutto il com- poſto non può eſſere nè più vago, nè più magnifico. Conduce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una ſcala fatta con bel diſegno da Anton Ferri, perchè cominciando con due grandi branche, che ſi uniſcono in un bel ricetto, va termi- nando in una, che è arricchita di nobile Architettura, di pietre, e Statue belliſſi- me. Nel mentovato piano nobile vi ſono otto appartamenti liberi, compoſti di ca- mere, anticamere, e retrocamere, dipin- te da più eccellenti Profeſſori, che han- no fatto a gara nel dimoſtrare l'eccellen- za di lor pennello. Sono ancora arricchiti di ſcale ſegrete, galleríe, gabinetti, ed al- tri ſervizj; e per comodità de' medeſimi, evvi una Cappella dipinta tutta dal Ghe- rardini, colla Tavola dell'Altare di mano di Carlo Maratta. Il Piano terreno è al- tresì dipinto da' migliori Maeſtri. Ritor- nando nella medeſima ſtrada del Corſo, e laſciando a man ſiniſtra la

me-

CHIESA DI SAN PAOLINO de' Padri Carmelitani Scalzi, ridotta alla moderna, d' Architettura aſſai vaga; ſiccome l'altra Chieſa di

SAN PANCRAZIO, nella quale ſi ve- de un Sepolcro di marmi, ſimile a quello di Noſtro Signore, che ſi trova in Geru- ſalemme, anzi fatto coll'iſteſſe miſure, e diſegno dalla Famiglia de' Rucellai; e una magnifica Cappella del Marcheſe Riccardi; perverremo al

CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la bella Loggia di queſta Famiglia fatta col diſegno del Cigoli, e quivi s' incontra il tanto lodato

PALAZZO degli Strozzi, fatto fabbrica- re da Filippo Strozzi, con ſomma magnifi- cenza. Il primo diſegno di queſta Fabbri- ca fu dato da Benedetto da Majano, ſebbe- ne poi proſeguito dal Cronaca, il quale nel- la parte interiore mutò ordine d' architet- tura, avvengachè per di fuori Toſcano, con bozze di pietra forte, di grandezza non ordinaria, per di dentro ſia Dorico, e Corintio, come ſi vede nel Cortile. Ri- mane queſto Palazzo da ogni parte iſola- to, ed ha nella ſommità un cornicione di raro artifizio. Le lumiere, o lanternoni di ferro poſti ſu' canti, furon lavorati dal Caparra, e da chiunque li vede ſon gran- demente lodati. Partendoſi dalla Via del Corſo, e camminando verſo Arno, tro- veremo ſulla Piazza di Santa Trinita una belliſſima

cenza.

COLONNA di granito d' ordine Dorico, quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo Pri- mo, con avervi fatto collocare ſopra una Statua di porfido, rappreſentante la Giu- ſtizia, di mano di Romolo del Dadda, in memoria ( come ſi crede da molti ) del- l'avere il mentovato Granduca ricevuta in queſto luogo la nuova della preſa di Sie- na. Diceſi, che foſſe l'ultima Colonna le- vata dalle Terme Antoniane, e donata al Granduca Coſimo I. da Pio Quarto. Dirim- petto alla Colonna appariſce di vaga vi- ſta il

PA-

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col diſegno di Baccio d' Agnolo; dopo del qua- le dall'iſteſſa parte ſi vede il gran

PALAZZO degli Spini, oggi diviſo in più caſe, e incontro ad eſſo la Chieſa de' Monaci Vallombroſani, chiamata

SANTA TRINITA, la quale, benchè fabbricata in tempo, che la buona Archi- tettura non era per anco riſorta, è tutta- via da' Profeſſori molto lodata. Sono in eſſa alcune Tavole di bellezza non ordinaria, e ſpecialmente nella Cappella degli Strozzi Pittura dell'Empoli. E' anco da lodarſi in queſta Cappella la volta dipinta a fre- ſco da Bernardino Poccetti, e le due Sta- tue di mano del Caccini. Sono altresì rag- guardevoli le Pitture di Aleſſio Baldovi- netti nel Coro de' Monaci, dove furono ef- figiati al naturale molti Uomini illuſtri, che in quel tempo vivevano, ſiccome quel- le del Grillandajo nella Cappella de' Saſ- ſetti. Anco la Tavola del Paſſignani, nella quale è dipinto un Criſto morto, è degna di molta lode. Nel Tabernacolo dell'Al- tar maggiore ſi conſerva il Crocifiſſo, che già era nella Chieſa di San Miniato preſ- ſo alla Città, e di cui ſi favella nella. Seconda Parte di queſto Libro. Il Presbi- terio avanti il detto Altare, fu diſegnato dal Buontalenti con maraviglioſo artifi- zio, del quale pur anco è il diſegno della bella Facciata di queſta Chieſa, tutta di pietre forti. Più d' ogni altro però s' am- mira la Cappella degli Uſimbardi, incro- ſtata di marmi Carrareſi, e d' altre pietre, con due Sepolcri di diaſpro nero, ſopra de' quali poſano due buſti di marmo, che ſon Ritratti di due Prelati di quella Caſa, ſcolpiti da Felice Palma, famoſo artefice de' ſuoi tempi. Del medeſimo Palma è il Crocifiſſo di bronzo poſto all'Altare in una nicchia di nero diaſpro. Le due Tavo- le de' lati ſon dipinte da Criſtoſano Allo- ri, e dall'Empoli; e le Lunette a freſco da Giovanni da San Giovanni. Il baſſori- lievo di bronzo, dov' è ſcolpito il Marti- rio di San Lorenzo, è fattura di Tiziano Aſpetti da Padova, Maeſtro del Palma. Laſciando il Ponte a Santa Trinita, del quale ragioneremo nella ſeguente Giornata, e camminando lung' Arno verſo il Ponte Vecchio, a man ſiniſtra poco fuori di ſtra- da, viſiteremo la Chieſa de'

dal

SANTI APOSTOLI, una delle più an- tiche di Firenze. Quantunque ella non ſia molto grande, è nondimeno di nobile Ar- chitettura, molto commendata dal Buonar- roti. Vi è una Tavola dipinta dal Vaſari, per la Concezione di Maria Vergine. So- no lodati i due Sepolcri, e ſpecialmente quello preſſo alla Sagreſtía, lavorato da Benedetto da Rovezzano. Anche nella Cap- pella del Sagramento ſono di Luca della Robbia vaghi ornamenti di terra cotta. Proſeguendo il cammino ſi vede il

quel-

PALAZZO de' Borgherini, che è diſe- gno di Baccio d' Agnolo, e nella Sala vi è un Cammino di pietra ſerena di gran mole, lavorato a baſſirilievi d' eſquiſito la- voro da Benedetto da Rovezzano. Dipoi paſſato il Palazzo degli Acciajuoli, dopo qualche tratto di ſtrada ſi giugne alla grande

FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magi- ſtrati della Città, la quale ordinata dal Granduca Coſimo Primo col diſegno di Gior- gio Vaſari, Pittore, e Architetto Areti- no, riuſcì, come ſi vede, belliſſima, e rag- guardevole in ogni parte. l'Architettura di tutto queſt' Edifizio è d' ordine Dori- co, abbellito di conci, e pietre, lavora- te con pulitezza non ordinaria. Nelle nic- chie, che per di fuori ſi mirano, avea diviſato il Granduca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadini di que- ſta Patria; ma non potè adempire il bel di- ſegno prevenuto dalla morte. Sotto il Log- giato, che ſoſtenuto da colonne, e pila- ſtri, gira tutta la Fabbrica, ſono le reſi- denze di varj Magiſtrati, uniti inſieme in queſto luogo per comodo univerſale, e di quivi con nobile ſcala fatta modernamen- te ſi ſale alla pubblica

que-

LIBRERIA MAGLIABECHIANA fon- data a benefizio pubblico dal celebratiſ- ſimo Antonio Magliabechi, la più copioſa di Libri d' ogni ſorta, che ſia nella Città, e che molto merita d' eſſer veduta, ed oſſer- vata. Il primo appartamento ſopra il Log- giato, ſerve per lo più per Officine, e Bot- teghe di quegli Artefici, che giornalmente lavorano per l'uſo della Galleria, e Guar- daroba di S. A. Reale, ed il ſecondo appar- tamento, che fu aggiunto qualche tempo dopo, col diſegno di Bernardo Buontalenti, ſerve per la celebre Reale

GALLERIA, la quale è diviſa in due corridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra di loro ſi comunicano, mediante un altro corridore in faccia alla Fabbrica, lun- go ſettanta paſſi. Di verſo la ſtrada rieſco- no i fineſtrati di criſtalli, ſeparati l'uno dall'altro da varie colonne, e pilaſtri. La volta di queſti tre corridori, è diviſa in tanti ſpazj, quanti ſono i fineſtrati, e det- ti ſpazj ſon dipinti a freſco da diverſi Pittori. Nel corridore deſtro, facendoci dalla Facciata, ſon dipinte grotteſche di varie invenzioni: e nel ſiniſtro, con figu- re ſimboliche ſi rappreſentano le Scienze, e l'Arti più nobili, intorno alle quali ſono i Ritratti d' Uomini illuſtri di queſta Città, che in ſommo grado le profeſſarono, e ſi ſtampa preſentemente in più Tomi un Opera aſſai erudita, che ſpiega quanto ſi oſſerva di- pinto. Or queſta nobile invenzione può ſer- vire all'erudito Foreſtiero d' una ſuccinta notizia de' più rari Soggetti, che fiorirono in queſta Patria, perchè quivi vedrà quali ſiano ſtati i Filoſofi, e i Mattematici più ri- nomati: quali i Poeti, e gli Oratori più ce- lebri: i Legiſti, e i Medici più ſingolari: gli Scrittori di varia erudizione: gli Uomini più accreditati nella prudenza, e nel go- verno: quei, che ſi ſegnalarono nell'armi: quegli, che negli onori, e dignità più co- ſpicue: i Santi, e Beati: i Fondatori di Religioni, e così ſeguitando in ciaſcheduna Profeſſione, potrà appagare la ſua curio- ſità. Inoltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun corridore ſi vedono moltiſſimi quadri, in cui ſono i Ritratti d' Uomini in armi, o in lettere ſingolari, e ſpecialmente de' Principi della Real Caſa de'Medici. Appoggiati alle pareti poſano nel piano ſopra baſi moltiſſimi buſti di marmo con teſte antiche tramez- zate da Statue intere, con belliſſima ordi- nanza diſpoſte, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è molto conſidera- bile la ſerie degl'Imperadori Romani, co- minciando da Giulio Ceſare ſino a Pupieno, compreſovi M. Agrippa, l'Antinoo, e l'Al- bino; e tralle Statue è degna d' oſſervazione, e di ſtima il Bacco di Michelagnolo, che non ha da invidiare all'antiche. Molte an- cora ſono le Teſte delle Donne Auguſte, non meno ſtimabili di quelle de' Ceſari; ed inoltre ſono ammirate dagl'Intendenti le due teſte di Cicerone, e di Seneca, co- me altresì quella d' Aleſſandro Magno, ſcolpite con ſingolar maeſtría. Sono anco- ra degne di particolar attenzione due Sta- tue di bronzo antichiſſime, e d' eccellen- te manifattura, delle quali una, che rap- preſenta un Idolo, è di maniera Greca, e l'altra, che figura un Dittatore, o altro Perſonaggio in atto di parlare al Popolo, di- moſtra a caratteri Etruſchi, che nel lem- bo della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata fat- ta dagli antichi Etruſchi. Oſſervate queſte coſe, che ſono eſpoſte alla viſta d' ognu- no, paſſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'ingreſſo ſenza ſpecial commiſſione di chi vi ſoprantende, ed in una di eſſe, che a riguardo della ſituazione, ſuol eſſer la pri- ma, troveremo gran numero di piccoli quadri di varj eccellenti Pittori, Idoletti, e Lucerne di bronzo antiche, e diverſe, bizzarrie prodotte dalla natura; alcuni la- vori di pietre dure, e prezioſe; una co- lonna d' alabaſtro orientale, alta quattro braccia, tutta d' un pezzo, e maeſtrevol- mente lavorata, ed è queſta la maggiore delle molte, che ſi vedono in vari luo- ghi d' Italia, e nella medeſima Gallería; e finalmente un Candelabro, o come da noi ſi chiama, una Lumiera d' Ambra, in cui ſono diſpoſte varie piccole Figurette, e Ritratti d' ambra bianca. Da queſta paſ- ſeremo alla ſtanza, che ſeguitando l'or- dine preſo, diremo ſeconda, ove ammire- remo infiniti Quadri de' più famoſi Maeſtri nell'Arte. Ve ne ſono tra queſti in gran numero di Pittori Fiamminghi, fatti con ſomma diligenza, propria di tutti gli Ar- tefici di queſta Nazione; vi ſono ancora, due lavori di pietre dure; un Gabinetto, e una Tavola più belli, e più perfetti di quei, che ſopra accennammo: così nella terza ſi trovano diverſi ſtrumenti matte- matici, lavorati con gran perfezione, e due Globi l'uno celeſte, e l'altro terre- ſtre di ſmiſurata grandezza. Evvi ancora un pezzo di calamita orientale di tal for- za, che oltre al tenere attaccate a ſe una dopo l'altra più chiavi, ſoſtiene quaranta libbre di ſerro. E` parimente degno di ma- raviglia un nuovo ſpecchio uſtorio della mag- gior grandezza, che ſinora ſi ſia veduta in altro ſimile ſtrumento, col quale vanno tut- tavia facendoſi belliſſime ſperienze. Nella quarta ſi vedono molti quadri non inferiori di pregio, e di bellezza a quelli, che avremo ve- duto finora, ed in gran parte della Scuola Fiorentina; ſiccome alcuni vaſi d' avorio la- vorati al tornio, piccolo ſaggio di centinaja di pezzi, che ne poſſeggono queſti Reali Prin- cipi. Vi ſono ancora alcuni Stipi, o Scrigni prezioſi per la materia, ma più ammirabili per lo lavoro, ed in uno di queſti ſi oſſerva la Vita di Noſtro Signore effigiata in pic- cole figure dipinte ſopra pietre prezioſe; ma quel che rende maggiore ſtupore ſi è, il veder dentro del medeſimo una macchi- na mobile di più facce, in una delle quali vi è un lavoro di pietre commeſſe; nella ſeconda la Depoſizione dalla Croce del Sal- vadore in Baſſorilievo di cera, tratto dal modello del Buonarroti; nella terza il Ce- nacolo mirabilmente eſpreſſo in figurine, piccole d' ambra; nella quarta la Crocifiſ- ſione parimente ſcolpita in ambra; e nella ſommità di queſto Stipo v' è un Organo, e un Oriuolo, che maggiormente lo ren- dono maraviglioſo. Vorrebbe adeſſo l'or- dine, e la ſituazione delle ſtanze, che s' entraſſe a parlare della Tribuna; ma ſi contenti il Foreſtiero, che ſoſpendendo per qualche poco di tempo di favellarne, ſi paſſi ad un' altra ſtanza, che diremo la quinta. In queſta vedremo una grandiſſima quantità di finiſſimi Vaſi di Porcellana, di Babbagauro, terra Egizia molto rara, e due grandiſſime Urne di bucchero del Cile, tutte terre, che molto ſi ſtimano in queſti Paeſi. Nella ſeſta s' ammirano, oltre a du- gento Ritratti di Pittori eccellenti, procu- rati da varie parti di Europa, con iſpeſa veramente incredibile, e diligenza non or- dinaria. Quello però, che li rende mag- giormente ſtimabili ſi è, l'eſſere tutti di propria mano di quegli ſteſſi Maeſtri, di cui rappreſentano al vivo il ſembiante; coſa in vero rariſſima, e ſingolare, ſe ſi conſidera la diſſicoltà di porre inſieme un numero sì grande d' originali di queſta ſorta. Evvi an- cora la Statua del Cardinale Leopoldo de' Medici in marmo, fatta da Gio: Batiſta Foggini, e quivi collocata, per aver egli proccurata così bella, e numeroſa raccolta di Quadri, e lo sfondo di eſſa è dipinto da Pier Dandini. Dipoi paſſeremo alla ſetti- ma ſtanza, nella quale vi ſono dieci Scrigni di granatiglia, ove ſi conſerva- no Cammei, e Medaglie antiche, e mo- derne, ed alle pareti diverſi Quadri di ec- cellenti Pittori, la maggior parte di conſi- derabile grandezza, colla volta dipinta. da Giovanni Ferretti. Qui però non fini- ſcono le maraviglie; anzi paſſando nella ottava ſtanza, che volgarmente chiamaſi la Tribuna, maggiormente s' accreſcono; avvengachè ſi trovino compendiati in eſſa i maggiori pregj della natura, e dell'arte, i prodigj della Pittura, e della Scultura, e tuttociò, che di bello, e di ricco, e di pre- zioſo può ritrovarſi nel Mondo. Ora co- minciando dalle coſe più rare, che certa- mente ſono ſenza numero, vedremo ſei Statue di marmo, le più perfette, e più belle, al parere degli intendenti, di quan- te mai ſi ſiano vedute ne' noſtri tempi, come di ciò fanno fede l'infinite copie di eſſe, che in varie forme ſi vedono ſparſe nel Mondo, ſervendo a' Profeſſori, quan- tunque di primo nome, di perfetto model- lo, ed eſemplare alle loro opere inſigni. Più dell'altre però ſi tiene in pregio la belliſſima Statua di Venere, detta volgar- mente la Venere de' Medici, che ne' paſſa- ti ſecoli fu ſenza dubbio la maraviglia di Roma, ed ora ſi può dire uuo de' prodigj di queſta Città: che ſe della Venere di Pra- ſitele, celebre Scultore ſi legge, che. da varie parti del Mondo concorrevano genti alla Città di Gnido, per ammirare quella bellezza, che in piccol Tempio col- locata recava agli ſpettatori venerazione, e diletto; anco della noſtra Venere, in. un luogo più ſplendido, e più magnifico ſituata, ſi può dir giuſtamente, eſſer quaſi innumerabili le perſone, che da ogni par- te concorrono ad ammirare i ſuoi pregi; mentre, qual è quel Foreſtiero, che della ſua bellezza informato, non proccuri con ogni ſtudio vederla, e vedendola non ri- manga di maraviglia ſorpreſo? Dopo aver contemplata queſta famoſa Statua, e con eſſa due altre Veneri, anch' eſſe belliſſime, benchè di non sì rara eccellenza come la prima, e inoltre il gruppo de' Lottatori, l'Arrotino, ed il Fauno, ci porteremo ad oſſervare una Tavola di pietre, e gioje. commeſſe, di così bello, e così ricco lavo- ro, che l'occhio umano non ſa diſtingue- re, ſe l'eccellenza, e perfezione dell'ope- ra vinca il valor delle gemme, e delle pie- tre prezioſe, che nobilmente l'adorna- no, o dal valore di eſſe ſia vinta l'ec- cellenza, e perfezione dell'opera. Pari- mente di gioje, e pietre dure è compoſto un Gabinetto, o Studiolo; ma queſte non ſon lavorate in piano come la Tavola, ma di rilievo, moſtrando la lor grandezza, ed eccellenza. E' ſoſtenuto il Gabinetto da. quattordici colonne di lapislazzulo, con ba- ſi, e capitelli d' oro maſſiccio, incroſtato di perle, e turchine. Tra una colonna, e l'altra vi ſono Baſſirilievi pur d' oro, e nella parte ſuperiore belliſſime laſtre de' più perfetti diaſpri, ornati intorno di topazzi, ſmeraldi, balaſci, acque di mare, zaſſiri, criſoliti, che a ſomiglianza di chiodi, mo- ſtrano di tener lo Studiolo unito, ma nel- la parte più eccelſa, e più nobile di eſſo ſiede, qual Regina di tutte l'altre gioje, una perla di ſmiſurata grandezza. Tutto queſto però non fa il maggior pregio del- lo Scrigno, conſervandoſi nelle parti in- teriori di eſſo, quaſi tremila ſra Cammei, ed intagli, la maggior parte antichi; e in pietre prezioſe, tutti legati in oro. Que- ſti però, come coſa tanto rara, ed altret- tanto ſottopoſta a perderſi, non ſi fanno ve- dere ſenza ſpecial permiſſione di S. A. Reale. All'intorno poi di queſta famoſiſſima Tri- buna ricorre un piccolo palchetto, ſopra di cui poſano Figurette di marmo, di bron- zo, e di porfido, tutte antiche, e della. più eccellente maeſtría; e molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca, di calcidonio, e d' agata, prezioſe e per la materia, e per lo lavoro: ma ſopra tutte è mirabile una ſcolpita in turchina della vecchia rocca, rappreſentante l'eſſigie di Tiberio Impera- dore. Ammirato, che avremo tuttociò, che è ſtato da noi deſcritto finora, proſeguire- mo a contemplare attentamente i Quadri, che alle pareti ſi vedono appeſi. Sono que- ſti de' più famoſi Maeſtri nell'arte, e di lor ſapere il miglioramento: Raffaello, Tizia- no, Andrea del Sarto, e Paolo Veroneſe ve n' hanno il maggior numero; poi ve ne ſono belliſſimi pezzi di Michelagnolo, de' Ca- racci, del Vandick, del Rubens, del famo- ſo Olbino di Baſilea, del Tintoretto, e tre pezzi del Gherardoun Olandeſe, che per la loro bellezza hanno meritato di ſtare a fronte coll'opere de' più rinomati Maeſtri. In alcuni Armadj ſegreti ſi conſervano mol- ti vaſi di criſtallo di rocca terſiſſimi, e di ſmiſurata grandezza; Urne di lapislazzuli, ed altri gran pezzi d' agate, e diaſpri tut- ti maeſtrevolmente lavorati, e adornati d' oro, e gioje: Queſte, ed altre coſe vedre- mo nella Tribuna, dalla quale partendoci, non però ſazj di rimirare le ſue bellezze, ſaremo introdotti nella nona, ed ultima ſtanza, chiamata l'Armería ſegreta, dove ſi conſervano belliſſime armature d'acciajo, e varj ſtrumenti militari di ſingolare ar- tifizio. Vi è ancora una ſtanza ſeparata. dall'altre, dove ſi vede il gran Ciborio, che deve ſervire per la Cappella di San Lorenzo, quando ſarà terminata. Egli è tutto di pietre, e gioje commeſſe, delle più rare, e prezioſe, che ſi poſſano in un tal lavoro conſiderare. Tralaſcio i finiſſimi intagli, e i tanti ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, e ſolo ammiro la ſingolar mae- ſtría, colla quale fu condotta queſt' Opera a quella maraviglioſa bellezza, di cui certo non può vederſi la maggiore. Di ſimil la- voro è la parte anteriore dell'Altare, o vogliamo dire il Palìotto, che quivi pur anco ſi conſerva. E quì per ora finiſcono le nove ſtanze di queſta celebre Gallería, non eſſendo per anco terminate l'altre, eſ- ſendovene alcune di eſquiſita, e bizzarra architettura, che ſi vanno preparando; in una delle quali ſaranno ripoſti i bronzi, conſiſtenti in alcune Statue, e Teſte in gran numero d' Idoletti, e di varj ſtrumenti uſzti ne' Sacriſizj de' Gentili, ed in altri frammenti dell'antichità erudita, raccolti da varie parti del Mondo con grandiſſima ſpeſa, e diligenza non ordinaria; e in un' altra ſtanza molti, e molti Libri di ſmiſu- rata grandezza, dove con ſommo ſtudio, e particolare aſſiſtenza di celebri Profeſſo- ri, ſi vedono raccolti, ed a ſuo luogo di- ſpoſti innumerabili diſegni, e moltiſſimi penſieri, e capricci, come eſſi chiamano, de' più rari Artefici de' noſtri tempi, il tutto per opera del Cardinal Leopoldo. E quì non ſarà diſcaro al Foreſtiero il ſapere, che, promoſſaſi ultimamente l'Opera de- gl'Intagli in rame delle Statue, delle Pit- ture più ſingolari, delle Medaglie, e de i Cammei non ſolo di queſta Real Gallería, ma di altre particolari della Città, va ella incamminandoſi per mano di eccellenti Pro- feſſori in quell'Arte, colla deſcrizione Iſto- rica, e Filologica dell'eruditiſſimo Dottore Anton Franceſco Gori, Sacerdote, Teologo, e pubblico Lettore d' Iſtoria in queſta Uni- verſità Fiorentina, ideata diſtribuirſi in. più Tomi, col titolo di Muſeo Fiorentino, ſei de' quali ſono già dati alla luce per mezzo delle Stampe. Preſſo alla Gallería ſi può paſſare ad un

re

com-

del-

vora-

rati

Sta-

l'Arro-

E tanto

mo

E 2 altra

CORRIDORE coperto, fatto fabbricare dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Gior- gio Vaſari, o come meglio ha creduto uno Scrittore moderno, col diſegno del Buon- talenti, il quale diede il modello per le ſtanze della Gallería, e ſpecialmente della Tribuna. E' queſto Corridore ſecento paſſi, e cominciando dal Palazzo de' Pitti, con- duce ſino alla Gallería, e al Palazzo Vec- chio. Dopo avere ammirate le molte coſe, che abbiamo finora deſcritte, dando un' occhiata al

e co-

PALAZZO iſolato per la Ruota Fioren- tina, ed altri Giudici delle cauſe civili, che ha per tutti appartamento ſeparato con gran comodo della Giudicatura, proſegui- remo il cammino verſo la

PIAZZA DEL GRANDUCA. E perchè molte ſono le coſe da oſſervarſi in queſta Piazza; ci faremo in primo luogo dal

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſegno d' Arnolfo, quel famoſo Architet- to di varie Fabbriche di queſta noſtra Cit- tà, e ſpecialmente della Chieſa del Duo- mo. E dando prima un' occhiata alla ma- gnificenza di queſta Fabbrica, oſſerveremo la belliſſima Torre, o Campanile, alto brac- cia cencinquanta, e ſoſtenuto da quattro colonne groſſiſſime, le quali tanto più ren- dono mirabile, e prodigioſo queſto Edifi- zio. Dipoi nell'ingreſſo, e Ringhiera del Palazzo ammireremo a man deſtra nell'en- trare, la grande Statua di marmo di mano del Bandinelli, che rappreſenta quando Er- cole abbatte Cacco. Ma ſe bella, e di non poca ſtima è la Statua dell'Ercole, belliſ- ſima, e di maggior perfezione è quella di Davidde ſcolpita dal Buonarroti, e benchè fatta negli anni ſuoi giovenili, è dagl'in- tendenti per opera ſingolare celebrata. E' il Davidde, come ſi vede, di età florida, co- me appunto ce lo deſcrivono le Sagre Sto- rie, quando del Gigante Golía riportò la ſegnalata vittoria. Spira il ſembiante di que- ſto Santo Campione una maeſtoſa bellezza, e nella vaga ſimetría delle ſue membra, ſi ſcorge tutto quello, che di bello, e di per- fetto può formar nel corpo umano. Dopo queſte due Statue, ſi trovano due Figure, o Termini parimente di marmo, uno di mano del Bandinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo Scolare, amendue fatti con gran- diſſima diligenza. E finalmente entrando nel Cortile del Palazzo, vedeſi in mezzo una Fontana di porſido, ſopra la quale, ſcherza un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di mano d' Andrea Verrocchio. E' ſoſtenu- to queſto Cortile da groſſe Colonne di pie- tra forte, lavorate con belle grotteſche, e tra le coſe degne di lode vi è una Sta- tua di Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inferio- re a quella del Bandinello ſuo Maeſtro. Salendo al primo appartamento, trovaſi un magnifico Salone di ſtraordinaria grandez- za, la ſoſſitta del quale, come altresì le pareti, ſon dipinte da Giorgio Vaſari con ſingolar maeſtria. In trentanove quadri del- la ſoſſitta, con belliſſimi intagli, e orna- menti dorati, ſi rappreſentano l'azioni, e fatti più ſegnalati della noſtra Città, e del- la Real Caſa de' Medici, Madre fecondiſſi- ma d' Uomini illuſtri, e di celebratiſſimi Eroi. Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia fieriſſima di Marciano, l'aſſedio di Piſa; ed altre memorabili impreſe. Anco negli angoli del predetto Salone, ſi vedono quat- tro grandiſſimi quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Ligozzi, e gli al- tri due del Cigoli, e del Paſſignano. In uno di quei del Ligozzi ſi rappreſenta quando San Pio Quinto incorona Coſimo Primo, creandolo Granduca di Toſcana, e ornan- dolo di Corona, e Manto Reale. E nell'al- tro ſono figurati que' dodici Fiorentini, che da varj Potentati del Mondo, in un medeſimo tempo furono mandati Ambaſcia- dori a Boniſazio VIII. Sommo Pontefice, de' quali cantò il Verino:

E 3 ſima,

la

Romana merito Antiſtes Boniſacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidiſſet Roma, Regum mandata ferentes, Terrarū ſemen, tū quinta elementa vocavit,

in quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo, ancor giovanetto di diciotto anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo eleſſero inchi- nato per loro Principe, e Sovrano: e final- mente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolenne Funzione celebrata in Firenze, quando il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Religione di Santo Stefano Papa, e Martire, della quale fu egli primo Fonda- tore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle Statue, che vagamente adornano la gran. Sala ? Sono in faccia di eſſa tre grandi Sta- tue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Giovanni de' Medici Padre di Coſimo a man deſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſiccome da' lati ſi vede la Statua di Cle- mente VII. e a rincontro quella del Gran- Duca Coſimo Primo, tutte di mano del Cavalier Bandinelli. Belliſſima ancora, an- zi ſopra tutte ammirabile è la Statua del- la Vittoria, che ha ſotto di ſe un prigio- ne, di mano del Buonarroti, il quale de- ſtinata l'avea per lo Sepolcro di Papa Giu- lio II. ma non avendola affatto terminata, laſciolla in Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di mano di Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le forze d' Erco- le, e ſpecialmente quando ſoffoga Anteo, quando uccide il Centauro, quando getta Diomede a'Cavalli, che lo divorino, quan- do porta il Porco vivo in iſpalla, quan- do ajuta ad Atlante reggere il Cielo, e quando vince la Regina delle Amazzoni: Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Borghini, ſi veggono bel- liſſime, e fiere attitudini, e grandiſſima diligenza nell'arte; e tra queſte Statue fu collocato ultimamente il gruppo di Ada- mo, e di Eva, col Serpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo, come addietro ſi diſſe, dal Coro della Metropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſſando del mede- ſimo appartamento, vedremo molte belle pitture a freſco del mentovato Vaſari, col diſegno del quale fu queſto Palazzo in, gran parte riordinato. Ma ſalendo agli ap- partamenti di ſopra, della Sala chiamata dell'Oriuolo, troveremo una Figura di marmo, che rappreſenta un Davidde di mano di Donatello, ed un' altra di San Giovan Batiſta ſopra la porta dell'Udien- za, di mano di Benedetto da Majano, amendue grandemente lodate da' Profeſſori. Da queſta ſtanza s' entra nella ricchiſſima

E 4 la

liſſi-

GUARDAROBA del Granduca, piena di coſe prezioſe, di vaſi d' oro, e d' ar- gento, e di ſuppellettili, e ornamenti bel- liſſimi, nella deſcrizione de' quali molto tempo ſi potrebbe impiegare, anzi un in- tero Volume richiederebbeſi per chi voleſ- ſe ad una ad una deſcrivere l'innumera- bili coſe, che vi ſi trovano. Diremo ſolo, come di coſa al mio parere più rara, tro- varſi in queſto luogo le famoſe Pandette di Giuſtiniano, chiamate in oggi le Pan- dette Fiorentine, e ſtimate più d' un teſo- ro da chi riguarda la rarità, ed eccellen- za d' un Manoſcritto sì celebre; ſiccome l' originale della Concordia della Chieſa La- tina colla Greca ſeguita in Firenze nel Con- cilio Ecumenico l'Anno 1439. ſottoſcritta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'Impera- dore Giovanni Paleologo, e da tanti illu- ſtri, e dotti Prelati. Ritornando nella me- deſima ſtanza, o Sala dell'Oriuolo, paſ- ſeremo nella

E 5 ro

SALA dell'Udienza vecchia, in cui ve- dremo dipinte a freſco alcune belliſſime, Storie, di mano di Franceſco Salviati, che rappreſentano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cammillo, quel valoroſo Campione, che in tante glorioſe impreſe a favor della Patria ſi ſegnalò. E dipoi oſſerveremo la

CAPPELLA tutta dipinta dal Grillan- dajo, e nella quale conſervanſi molte Re- liquie inſigni. Vedute queſte, ed altre co- ſe nel Palazzo Vecchio, ſaremo ritorno nel- la medeſima Piazza, per oſſervare in eſſa la bella

LOGGIA, veramente grandioſa, fabbri- cata col diſegno d' Andrea Orcagna, Pitto- re, Scultore, e Architetto Fiorentino nel- l'età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi di queſta Loggia ſi vedono tre belle Statue, ciaſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per mano di Donatello, rappreſenta Giuditta, appiè del- la quale giace Oloferne immerſo nel ſon- no per l'ubriachezza ſuora de' ſenſi. Sopra il volto di queſta Amazzone divina è un inſolito ardire, e tutta piena di coraggio ſi vede vibrare il colpo, per recidere il capo all'inimico. Nella ſeconda Statua, ancor eſſa ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ſerro, e nella ſiniſtra la te- ſta di Meduſa reciſa dal buſto, tutta gron- dante di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente appiè dell'ucciſore. E' commendata queſta Figura in ogni ſua parte, e ben dimoſtra il valore di Benvenuto, il quale per avvi- ſo degl'intendenti, così felicemente con- duſſe l'opera, che non un bronzo inſen- ſibile, ma una figura viva, ed animata raſ- ſembra. Degno ancora di molta lode ſi è il Baſſorilievo di bronzo, che ſerve di or- namento alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda, e Perſeo, con altre Figure, che tutta l'Iſtoria compitamente dimoſtra- no. Nella terza, che è più d' ogni altra, ſtimabile, e di maggior perfezione, per quello, che ne dicono i Profeſſori, s' am- mira un gruppo di tre figure di marmo, mirabilmente ſcolpite da Giovanni Bologna, e denotanti il Ratto d' una Sabina. Nel vec- chio caduto a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien figurato il Padre della fan- ciulla, in atto d' impedire la fuga al ra- pitore, e perciò col volto irato, ed inſie- me dolente, come ad un miſero Padre ſi conviene, a cui ſia tolta per forza la pro- pria figlia. Nel giovane di corpo robuſto, d' aſpetto ſiero, e ripien di furore, ſi rap- preſenta un Soldato Romano, che in occa- ſione de' giuochi pubblici nella nuova Cit- tà di Roma celebrati, rapiſce al Padre una Donzella Sabina, che era venuta con mol- te compagne alla Feſta. E nella femmina tenera, e delicata, ma piena di timore, e ſpavento, ſi dimoſtra la Donzella rapita, non mancando chi crede anzi, che queſto ammirabil gruppo rappreſenti le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la vecchiez- za. E finalmente in tutte tre le Figure ſi riconoſce una vivezza sì grande, che chiun- que fiſſamente le mira, non ſi ſazia di commendarle in eſtremo, come gia fecero tanti eruditi ingegni, chi in proſa, e chi in verſi, eſaltando l'eccellenza di queſt' ope- ra inſigne, alla quale, perchè foſſe in ogni parte compiuta, fu aggiunto nella baſe un Baſſorilievo, fatto con ſomma induſtria, e diligenza, dove tutta l'Iſtoria del rapi- mento delle Sabine ſi rappreſenta. Cammi- nando più oltre, ſul canto del Palazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

La

E 6 ciulla

FONTANA fatta dal Granduca Coſimo Primo, col diſegno, e induſtria dell'Am- mannati, e da Filippo Baldinucci negli eru- diti ſuoi Decennali, deſcritta colle ſeguen- ti parole ,, Appariſce nel mezzo d' un, gran vaſo pieno di limpidiſſime acque ſgorganti da molti zampilli, il qual vaſo è figurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettunno, alto dieci braccia, ſitua- to ſopra un Carro, tirato da quattro Cavalli marini, due di marmo bianco, e due di miſtio, molto belli, e vivaci; il Nettunno ha tra le gambe tre Figure di Tritoni, che inſieme con eſſo poſano ſopra una gran conca marina in luogo di carro. Il vaſo è di otto facce di mar- mo miſtio, quattro minori, e quattro maggiori. Le quattro minori ſon va- gamente arricchite con Figure di fan- ciulli, ed altre coſe di bronzo, come chiocciole marine, cornucopie, cartelle, e ſimili. S' alzano ſul piano delle me- deſime certi imbaſamenti, ſopra ciaſche- duno de' quali poſa una Statua di metal- lo maggiore del naturale, e ſono in tut- te quattro: due femmine, che rappre- ſentano Teti, e Dori, e due maſchi fi- gurati per due Dei marini. All'una, e all'altra parte di ciaſcheduna di queſte faccie minori, ſono due Satiri di metal- lo in varie, e belliſſime attitudini. Le quattro facce maggiori ſon tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi da chic- cheſſia godere la limpidezza dell'acqua, la quale ſtraboccando grazioſamente, è ricevuta da alcune belle nicchie. Nel gran vaſo, ed in ſomma in tutto è co- sì ben diſpoſta, e con tanta maeſtà or- dinata, che è proprio una maraviglia. Vicino alla Fontana, ſopra una gran Baſe di marmo, è una belliſſima

man-

la

STATUA di bronzo, di mano di Gio- vanni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando Primo, alla glo- rioſa memoria di Coſimo ſuo Genitore: adornando le facciate di queſta Baſe tre Baſſirilievi di bronzo, in uno de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del mentova- to Granduca Coſimo, da eſſo meritata Ob Zelum Religionis, pracipuumque Juſtitia Stu- dium, come ſi legge nell'Inſcrizione. Nel ſecondo, la glorioſa entrata nella Città di Siena, ubbidiente al ſuo comando, dopo la conſeguita Vittoria. E nel terzo, quan- do dal Senato Fiorentino, ancor Giovanet- to, ne fu creato Duca di Firenze, laſcian- do luogo nella quarta facciata ad una no- bile, ed erudita Iſcrizione del tenore ſe- guente:

Coſmo Medici Magno Etrurie Duci Prime Pio Felici Inviſto Iuſto Clementi Sacra Militia Paciſq; In Etruria Authori. Patri & Principi optimo Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

Da

Da queſſa Piazza faremo paſſaggio alla vi- cina Chieſa di

ORSAMMICHELE, la quale acquiſtò forma di Chieſa, o ſivvero d' Oratorio, dacchè nell'anno 1373. fu deliberato di chiuder le Logge, che erano ſotto queſta gran Fabbrica, in venerazione maggiore di quella Immagine di Maria Santiſſima, che collocata è ſull'antico Altare di mar- mi, che vi ſi vede, lavorato colla dire- zione di Andrea Orcagna. E perchè è cer- tiſſimo, che queſto luogo fu per avanti adoperato per Piazza, e per Mercato del grano, e delle biade, che ſi aſportavano ſotto le dette Logge ( lo che dette poi mo- tivo di alzare queſta gran Torre per co- modo di pubblico Granajo intorno al 1337. col diſegno di Giotto, e proſeguito da. Taddeo Gaddi ) ſono andati immaginando- ſi alcuni, che il nome di Orſammichele, ſia un voigare traporto da Horreum Sancti Michaëlin; voce, che non ſi vede uſata in vecuna antica Scrittura, che ſaccia di que- ſto luogo; menzione; ma ſibbene Orto San Michele, per poſpoſizione accidentale da San Michele in Orto. Atteſochè ſino dal 1100. era ivi una Chieſa Parrocchiale, intitolata: San Michele in Orto, da cui prendeva la poſpoſta denominazione di Or- to San Michele tutta quella aggiacente Con- trada; In luogo della quale antica Chieſa, demolita per farvi la ſuddetta Torre del grano, fu intorno a 110. anni dopo riſat- ta dalla parte oppoſta l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo Titolo di San Michele in Orto, oggi detta di San Carlo, comecchè vi ſi aduna la Confraternita della Nazione Lom- barda, la quale milita ſotto la protezio- ne di San Carlo Cardinale Borromei. E' queſto grande Ediſizio da ogni parte iſo- lato, e con belliſſima proporzione, ed ot- tima Architettura condotto. Ha per di fuori quattordici Nicchie, o Tabernaco- li, in varie fogge intagliati, ed in cui furono collocate diverſe Statue, alcune, di bronzo, ed alcune di marmo, lavorate da i più rari, ed eccellenti Maeſtri, che fioriſſero in queſta noſtra Città. Sono adun- que di Lorenzo Ghiberti, quel celebre scul- tore, che lavorò le Porte della Chieſa di San Giovanni, tre Statue di bronzo, cioè il San Matteo Apoſtolo, il Santo Stefa- no preſſo la Porta principale, e il San, Giovambatiſta dalla parte oppoſta. Baccio da Montelupo fece la bella Statua di bron- zo di San Giovanni Evangeliſta; e Dona- tello ne fece tre di marmo, le quali ſon tenute in gran pregio, come opere vera- mente maraviglioſe. La prima è il San Pie- tro Apoſtolo, la ſeconda il San Marco Evan- geliſta, e la terza il San Giorgio, Sta- tua, che non ha pari, e che, ſecondo il parere di tutti i Profeſſori, più ſi può com- mendare, che imitare. Perlochè non è ma- raviglia, ſe le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed altri Principi dell'Euro- pa più volte ne ſecero iſtanza, offeren- do gran ſomma di denaro, perchè foſſe lo- ro conceduta. Anco Nanni, o Giovanni d' Antonio, diſcepolo di Donatello ne fe- ce tre, cioè i quattro Santi dentro un ſol Tabernacolo, il San Filippo Apoſtolo, ed il Sant'Eligio Veſcovo chiamato comune- mente Santo Lò. D' Andrea Verrocchio è il San Tommaſo Apoſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera molto ſtimabile; allato alla quale è la Statua di San Luca Evangeliſta di mano di Giovan- ni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſingo- lare artifizio. In Chieſa ſi vede un Taber- nacolo, o Cappella iſolata, tutta di mar- mi vagamente intagliati, ed abbellita di baſſirilievi, per opera, diſegno, e indu- ſtria di Andrea Orcagna; e nel predetto Tabernacolo s' adora un' Immagine di Ma- ria Vergine molto antica, dipinta da Ugo- lino Saneſe, e tenuta ne' tempi andati in ſomma venerazione, avvengachè ſino al tempo della terribile, e ſpaventoſa Peſte del 1348. che inſettò la maggior parte del Mondo, incominciaſſe grandemente a fiori- re il di lei culto, concorrendovi grandiſ- ſimo Popolo con larghe oſſerte, dalle qua- li in breviſſimo tempo ſi potettero accumu- lare più di trecentomila ſiorini d' oro, par- te impiegati in ſovvenimento de' poveri, e parte nell'adornar queſta Chieſa. Sono ancora ſopra l'Altar maggiore tre Statue di marmo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Vergine, ed il Bambino Gesù, di mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri alcune belle pitture moderne, tralaſciando le antiche di Agnolo Gaddi, e di Jacopo del Caſentino, da cui fu dipinta la volta. Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo di legno, avanti al quale il grande Arciveſcovo San- to Antonino ſoleva da giovanetto giornal- mente fare orazione, quivi apprendendo, più che dalle ſcuole terrene, la vera ſa- pienza, di cui fu egli grandemente dota- to. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo Primo l'anno 1569. eret- to il pubblico, e generale Archivio di Fi- renze, dove ſi conſervano innumerabili Scrit- ture, ed Inſtrumenti pubblici, con gran- diſſima fedeltà, e diligenza non ordinaria, eſſendo degno di ſpecial menzione il meto- do, che vi ſi pratica. Tutti i Notaj della Città, e dello Stato hanno un termine pre- fiſſo, ſecondo la diſtanza, dentro del quale ſono obbligati di mandar quivi una copia autentica di ogni Contratto, che rogano, oltre al porli ( come è comune in tutti i Paeſi ) a i loro Protocolli, e quando muo- re il Notajo, i ſuoi Protocolli ſi pongono in queſto Archivio, e le copie autentiche ne i vaſti ſaloni ſopra la fabbrica iſolata di Mercato Nuovo, ſicchè ognun vede la prudente cautela di eſſer ſempre in due luoghi ſeparati tutti i Contratti. Proſe- guendo il viaggio per la Via de' Calzajuo- li, detta il Corſo degli Adimari, o pure per Calimala, chiamata in oggi corrotta- mente Calimara, luogo un tempo famoſo per l'abbondanza del traſſico, o negozio, che quivi ſi eſercitava, ed anco di preſente ſi eſercita, arriveremo in

de-

men-

te

di

MERCATO VECCHIO, che per iſcher- zo chiamaſi il Giardino di Firenze, per le molte delizie, che in abbondanza vi ſi tro- vano, e delle quali la Città noſtra al pari d' ogni altra è copioſa. Quivi ſi è veduta ſino a' noſtri tempi, ſopra una Co- lonna di granito una Statua di pietra di mano di Donatello, rappreſentante la. Dovizia; ma eſſendo divenuta aſſaì la- cera dal tempo, è convenuto rimoverla, e collocarvi altra Statua ſimile, ſcolpi- ta da Giovambatiſta Foggini; e più oltre una Loggia, deſtinata alla vendita del pe- ſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Coſimo Primo, e dipoi modernamente ac- creſciuta. Vi ſono ancora molte Torri di non ordinaria grandezza, in gran parte, delle quali rieſcono le abitazioni degli Ebrei, riſtrette ad un luogo chiamato il

GHETTO, ove per avanti era un' infa- me poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrittori citati dal Baldinucci nella Vita, del Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato ampliato con abitazioni aſſai comode. La- ſciando di viſitare alcune Chieſe, che nel riſtretto di Mercato ſi trovano, giungeremo per la Via del Corſo al

Scrit-

PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tornabuoni, modernamente accreſciuto, de- gno per certo di eſſere oſſervato, princi- palmente per l'ampia Gallería, che gli ag- giugne comodo, e bellezza: dopo il quale ſi trovano quello de' Giacomini, la cui Archi- tettura, opera di Gio: Antonio Doſi, è ſingo- lare; quello degli Antinori; quello de'Paſqua- li con più altri. Preſſo ad eſſi è la Chieſa di

SAN MICHELE BERTELDE, oggi det- ta agli Antinori, dove abitano Padri Tea- tini, fatta da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal Decano Carlo de' Medici, col di- ſegno di Matteo Nigetti Architetto. Queſta, quantunque non ſia molto grande, ſi può nondimeno annoverare tra le più vaghe, e più adorne della noſtra Città. E di ve- ro, cominciando dalla Facciata di pietre, forti, è così nobile, e leggiadro il ſuo di- ſegno, e lavoro, che certamente non può vederſi coſa nè meglio inteſa, nè più fi- nita di quella. Sonovi due Statue di mar- mo nelle nicchie, più grandi del naturale, come altresì quelle ſopra la Porta, che ſo- no aſſai belle. Maggiori però, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori ornamen- ti, imperciocchè diviſati con Architettura d' ordine compoſito, ed arricchiti di pietre ſerene, lavorate con ſingolar pulitezza. Procedendo adunque coll'iſteſs' ordine del- l'altre coſe da noi ſinora deſcritte, oſſer- veremo primieramente le Cappelle tutte in- croſtate di marmi, e adorne di belle pitture a freſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella prima all'entrare a man deſtra, vedremo la Tavola del Martirio dell'Apoſtolo Sant'An- drea, di mano del Ruggieri. La ſeconda, dov' è dipinto l'Arcangiolo San Michele, è del Vignali. E nella terza, Matteo Roſſel- lini dipinſe San Gaetano, e Sant'Andrea Avellino ſuo Compagno, due lumi chiariſ- ſimi di queſta inſigne Religione. Accanto a queſta Cappella è il Sepolcro coll'Iſcri- zione, e Ritratto dell'Avvocato Agoſtino Coltellini Fondatore della celebre Accade- mia degli Apatiſti. In faccia poi della Cro- ce, di mano d' Ottavio Vannini è dipinta l'Adorazione de' Magi; e alla Cappella, che ſegue, di mano del Roſſellini vi è una Tavola della Natività di Noſtro Signore. l'Altar maggiore, poſto nella Tribuna di mezzo, trall'altre coſe di pregio, ha un ricchiſſimo Ciborio d' argento, opera di Be- nedetto Petrucci. Bello ancora, e grande- mente ſtimato è il Criſto di bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende la Cupola della Tribuna, dipinta dal Padre Galletti Religioſo dello ſteſſo Colle- gio, che ha pur dipinta tutta la volta del- la Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nel- la Cappella vicina all'Altar maggiore, vi è una Tavola dipinta dal mentovato Roſ- ſellini, e in faccia alla Croce, un' altra ſi- mile del Bilivelti di gran bellezza. Qui non diſpiaccia all'erudito Foreſtriro l'oſ- ſervare alcune dotte Inſcrizioni ſopra la nobiliſſima Famiglia de' Bonſi, che da Fi- renze paſſata in Francia, non ſolo vi acqui- ſtò Titoli, e Dominj ragguardevoli, ma in breve tempo diede alla Chieſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Vaticano due Porporati. Nella Cappella di mezzo, Pietro da Cor- tona dipinſe la bella Tavola del Martirio di San Lorenzo. Adornano ancora queſta Chieſa quattordici Statue di marmo, che, dodici rappreſentano gli Apoſtoli, ed al- trettanti Baſſirilievi a piè di quelle. Final- mente non vi è coſa, che non accreſca vaghezza, e non iſpiri maeſtà, e decoro. Anco la Librería, che è nel Collegio, è degna di eſſer veduta, non ſolo per la copia de' Libri, ma eziandío per la rarità de' medeſimi. Nè ſi laſci di veder la Sa- greſtía molto ornata, e pulita. Camminan- do verſo il canto de' Carneſecchi, ſopra d' una gran baſe ſi vede la Statua, chia- mata comunemente il CENTAURO, ſcolpita in marmo da. Giovanni Bologna, che rappreſenta Erco- le in atto d' uccidere Neſſo Centauro. Bel- la ſenza dubbio, e molto lodata dagl'in- tendenti è queſta Statua, cavata da un, ſol pezzo; e chi contempla l'eſpreſſione della forza, che fanno amendue queſte Fi- gure, Ercole per abbattere, e ſuperare il Centauro, e quello per fuggirli di ſot- to; come altresì, chi offerva le difficoltà ſuperate da quell'Artefice, nel condurre a fine un lavoro sì grande, con quella per- fezione, che vi ſi vede, ingenuamente con- feſſa, eſſer queſta non ſolo una delle Ope- re migliori di queſto raro Maeſtro, ma eziandío di quanti dopo di lui ſon viſſu- ti ne' noſtri tempi. Da queſto luogo paſ- ſeremo a

vaga

Padre

CEN-

SANTA MARIA MAGGIORE, dove ſtanno i Padri Carmelitani della Congrega- zione di Mantova, e nella quale vi ſono da oſſervare molte Tavole di pregio. In primo luogo è da ſtimarſi grandemente la Tavola di mano del Cigoli, dov' è dipin- to Sant'Alberto Carmelitano in atto di liberare dal naufragio uno, che già peri- colava nell'acqua; ed anco quella del Pu- gliani, che rappreſenta la Maddalena Pe- nitente in atto di comunicarſi. E' anco de- gna di lode la Cappella de' Carneſecchi, la volta della quale fu dipinta da Bernar- dino Poccetti, e le due Statue di marmo furono lavorate dal Caccini: ſiccome quel- la degli Orlandini, dov'è la Tavola del Bilivelti, ed alcune Pitture a freſco di ma- no del Volterrano. Ragguardevoli ancora ſono le due Tavole, che appreſſo ſeguono, quella di Santa Maria Maddalena de' Pazzi di mano di Onorio Marinari, e l'altra di San Franceſco dipinta da Matteo Roſſelli- ni. Una ſingolare memoria era già in que- ſta Chieſa, oggi perita, il Monumento, cioè, ſtato fatto a Salvino di Armato de- gli Armati nel 1317. collo ſpecifico titolo d' Inventore degli Occhiali. Preſſo queſta Chieſa vi è il

la

PALAZZO, già de'Gondi, paſſato di- poi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia del Beccuto Orlandini, ſtato mo- dernamente accreſciuto, e ridotto alla, forma, che di preſente ſi vede. Per di dentro è così nobilmente adornato, e di comode abitazioni arricchito, che può con ragione uguagliarſi a' più ſplendidi Palaz- zi di queſta Città. La Sala non ſolo nella volta, ma anco nelle pareti è dipinta per mano di Pietro Dandini. Il Gherar- dini, il Gabbiani, ed altri Profeſſori più accreditati hanno dipinto l'altre ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Maggiore è ſtata modernamente condotta a fine la Fabbrica del

Sulla

PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini. Non lontana da queſta è la Fabbrica del nuovo

SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed incamminata con buon guſto di Archi- tettura dalla pia memoria del fu Monſignor Tommaſo Buonaventuta de' Conti della, Gherardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e condotta a buon ſegno, dopo la ſua mor- te, con aggiunta di comodi appartamenti per i Precettori, e per gli Studenti Che- rici, che vi ſi allevano. Alla quale torna contiguo il

PALAZZO de' Marcheſi Malaſpina, mo- dernamente abbellito con buon diſegno. E quì per ultimo faremo fine alla Secon- da Giornata per poter nella ſeguente ulti- mare l'incominciato paſſeggio, ed oſſerva- re le altre coſe, che ci reſtano da vedere.

F TER-

TERZA GIORNATA.

LA Città di Firenze, laſciato da parte quel che fu ne' tempi del- la Gentilità, ebbe dipoi così pic- col recinto d' abitazioni, che il primo cerchio, così chiamato dagli Scritto- ri, fu ſolamente riſtretto ad alquante con- trade preſſo a Mercato vecchio: ma cre- ſcendo gli abitatori in gran numero, e non potendo capire in un luogo cotanto angu- ſto, fu coſtretta a dilatare i confini, i quali in più volte accreſciuti, giunſero finalmen- te a quel ſegno, che a' noſtri giorni ſi ve- de. In uno di queſti accreſcimenti della Città, è fama appreſſo gli Scrittori antichi, e moderni, eſſerſi dato principio a fabbri- care in quella parte, che riman di là d' Ar- no verſo Mezzogiorno, alla quale dipoi furono aggiunti tutti i Sobborghi già fuo- ri della Città, ed ora in eſſa compreſi. E perchè foſſe comodo il paſſaggio dall'una parte all'altra, furono in varj tempi fab- bricati quattro Ponti, i quali dipoi caduti nella rovinoſa inondazione, che ſeguì l'an- no 1333. furono fatti reſtaurare coll'indu- ſtria, e modello di Taddeo Gaddi, e in altri tempi rinnovati, come diremo a ſuo luogo. Di queſta parte adunque, che ri- mane di là d' Arno, ragioneremo nella pre- ſente Giornata, con quella ſteſſa brevità, colla quale abbiamo finora proceduto nelle paſſate. Pertanto partendoci dall'Albergo, c' invieremo verſo il Ponte Vecchio, e oſ- ſerveremo la Loggia di

nella

MERCATO NUOVO, fatta fabbricare dal Granduca Coſimo Primo, fin dall'an- no 1548. col diſegno di Bernardo Taſſo Architetto. Il principale intento di queſto magnanimo Principe fu di provvedere al comodo de' Mercanti Fiorentini, acciò nelle ore proporzionate, ridotti in queſto luo- go, poteſſero più facilmente i loro negozj concludere. Sopra alle ſcalee di queſta Log- gia vi è un Cignale di bronzo, che getta acqua per bocca, fatto da Pietro Tacca, ſul modello di quel di marmo, che ſi con- ſerva in Gallería, opera molto ſtimata da' Proſeſſori. E ſopra a queſto magniſico Log- giato evvi l'Archivio delle copie autenti- che, o piuttoſto primi Originali di tutti i Contratti, che ſi rogano nello Stato, co- me ſi è detto in altro luogo. Camminan- do più oltre, ſi trovano molte Botteghe d' Arte di ſeta, che fu ſempre eſercitata in Firenze con ſomma lode, e perfezione; onde da eſſa ſi ſogliono provvedere molte Città d' Europa, e una gran parte dell'Aſia. Dopo queſte ſi trova la Chieſa, e Con- vento di

F 2 in

SANTO STEFANO, dove abitano Reli- gioſi Agoſtiniani della Congregazione di Lecceto. E' queſta Chieſa antica, quantun- que in oggi ſe ne veda gran parte rinno- vata dalla nobil Famiglia de' Bartolommei, ed è adorna di alcune Tavole di qualche ſtima, che per brevità ſi tralaſciano. De- ve però farſi menzione del bel Paliotto al- l'Altar Maggiore di bronzo Corintio, dove in baſſo rilievo fece Pietro Tacca il Martirio di Santo Steſano Protomartire. Da queſto luogo ſi paſſa al

PONTE VECCHIO, ſtimato il più for- te, e il più gagliardo d' ogni altro Ponte; ſopra del quale ſi vedono da ambedue le parti fabbricate molte Botteghe, per uſo d' Orefice. A piè di queſto Ponte a man deſtra, nel luogo ſteſſo, dov'era prima la Statua di Marte, che nel Tempio, oggi detto di San Giovanni, fu creduto eſſere, ſtata da' Gentili adorata, vi è una

STATUA di marmo, di maniera gre- ca, aſſai bella, chiamata Aleſſandro Ma- gno; ſebbene in verità rappreſenta un Aja- ce grondante di ſangue, e morto per le ferite dateſi di ſua mano, eſſendo chiaro nelle Storie, che il Grande Aleſſandro non morì di ferite. Da man ſiniſtra ſi trova la Via de' Bardi, in cui tra gli altri è il

ce

PALAZZO del Marcheſe Tempi nobil- mente adornato, il quale è ſituato appun- to in faccia alla Chieſa di Santa Maria ſopr' Arno, ampliato, ed abbellito den- tro con ottimo guſto. Avanzando più oltre il paſſo ſi giugne al

PALAZZO del Senator Conte Ferrante Capponi, fatto edificare dal famoſo Nic- colò da Uzano, col diſegno di Lorenzo di Bicci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo Niccolò opera inſigne di Donatello con inſcrizione adequata a sì potente Citta- dino; ſiccome appiè della Scala un Leone di porfido, che è creduto opera ſingolare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi paſſa alle

ABITAZIONI de' Canigiani; e quindi a mano deſtra alle

ABITAZIONI de' Mozzi. Queſte eſſendo ſtate alzate nell'antico a foggia di Palazzo, o ſia di Torre con merli, moſtrano quella magnificenza, che fu capace di dar ricet- to nel 1273. al Pontefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Orſi- ni, Legato del Papa, a fermar la Pace tra i Guelfi, e i Ghibellini. Quindi proſeguendo il cammino per lo Fondaccio di San Nic- colò, ſi vede ripieno anch'eſſo di Caſe aſ- ſai comode, e ſignorili; tra le quali è il

F 3 ni,

PALAZZO de' Gianni, fabbricato all'an- tica, ma per entro rimodernato aſſai bene, internandoſi con un delizioſo Giardino, e con bella grotta ſulla collina detta Mon- tecucco, che và ſino alle mura della Città. Si paſſa poi dal

PALAZZO de' Marcheſi Vitelli, alla

CHIESA PRIORALE DI SAN NICCO- LO', detto d'Oltrarno, nella cui facciata è collocata una Cartella di pietra, con in- ſcrizione inciſa, degna di oſſervazione, contenendo la memoria della deplorabile, inondazione, che fece l'acqua d' Arno per le Campagne adjacenti, e nella Città nel- l'anno 1557. che per eſſere in verſi Latini aſſai leggiadri, abbiamo giudicato guſte- vole il riportarla, ed è queſta:

Flućtibus undivagis, Pelago ſimiliſque procellis, Huc tumidis praceps irruis Arnus aquis, Proſtravitque ſue, ſpumanti gurgite, Flora Oppida, agros, fontes, mænia, Tem- pla, viros.

Preſſo a queſta Chieſa è il

PA-

PALAZZO de' Serriſtori molto magnifi- co: di dove tornando indietro per i Re- nai, ſi vede in faccia il maeſtoſo

PALAZZO de' Baroni del Nero, alzato in parte col diſegno di Tommaſo del Ne- ro; e accanto ad eſſo il

PONTE detto ALLE GRAZIE, per una Cappella di grandiſſima devozione, che ha il titolo di Santa Maria delle Grazie, e al- tramente il Ponte a Rubaconte, dal nome di Meſſer Rubaconte da Mandella Podeſtà di Firenze, che diè mano a farlo edificare. Si può anche oſſervare ſulla Piazza de i Mozzi la

CHIESA, e Caſa de' Padri Miniſtri de- gl'Infermi di San Gregorio; e in faccia ad eſſa Caſa l'

ABITAZIONE degli Scarlatti, che è Ar- chitettura di Alfonſo Parigi. Tornando poi verſo il Ponte Vecchio, troveremo a man ſiniſtra la Chieſa di

SANTA FELICITA; e ſi potrà oſſerva- re ſulla Piazza una Colonna di graníto, ſo- pra la quale vi è la Statua di San Pietro Martire, eretta quivi ad onor ſuo dall'an- tica Famiglia de' Roſſi, che l'alzò nel Se- colo XIII. per aver' eſſo in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſempio, fatto gran frut- to, ed anco in ſegno delle vittorie avuteſi da' Cattolici contro gli Eretici Manichei, propriamente padri degli Albigenſi. La, detta Statua del Santo Martire è ſtata non ha molto rifatta in luogo dell'antica, che vi era, quaſi disfatta dal tempo; ed è di mano di Antonio Montauti. Entrando in Chieſa, troveremo alcune Tavole dipinte da eccellenti Maeſtri, di alcune delle quali daremo brevemente notizia. La prima, che è in molta ſtima, è la Tavola della Cap- pella de' Capponi di mano di Jacopo da Pontormo, che molto vi dipinſe, ed evvi un Ritratto ſomigliantiſſimo di San Carlo Borromeo d' eccellente pennello, collocato in un ornamento di pietre di gran pregio, fatto col diſegno del famoſo Vignola; ſicco- me altresì la Tavola di Bernardino Poccetti nella Cappella de'Canigiani. E' anco mi- rabile un Ritratto d' Aleſſandro Barbadori nella Cappella già de' Barbadori, ora del Principe di Paleſtrina, di moſaico, con am- mirabile eccellenza condotto, nè ſi dubita, che ſia opera del famoſo Marcello Proven- zale; Appreſſo ſegue la Cappella de' Cioli, dove di mano del Volterrano è dipinta l' Aſſunzione di Maria Vergine con le Sante Caterina da Siena, e Margherita da Cor- tona. Dipoi quella de' Guicciardini, ove ſi vede una belliſſima Tavola di mano di Si- mone Pignoni, che rappreſenta un San Luigi Re di Francia, che ſerve a Menſa alcuni Poveri da eſſo convitati. Dietro a queſta Chieſa; ſopra la Coſta a San Giorgio, re- ſtano due Conventi, e Chieſe di Mona- che; una delle quali intitolata lo

F 4 colo

mone

SPIRITO SANTO, è ſtata riccamente adornata di ſtucchi dorati; ed in eſſa ſi ve- de all'Altar maggiore un belliſſimo qua- dro di mano di Anton Domenico Gabbia- ni; come altresì la

CHIESA de' Padri Agoſtiniani Scalzi mol- to linda, e pulita, fatta fabbricare dalla gl. mem. di Madama Criſtina di Lorena, mo- glie del Granduca Ferdinando Primo, e Principeſſa di fingolar prudenza, e di bontà di vita eſemplare. Di queſte Chieſe però tralaſceremo di far più diſtinta menzione, affine di proſeguire il viaggio per la via de' Guiccardini, dove ſono il

PALAZZO de' Franceſchi con diſegno di Anton Ferri, ed il

PALAZZO de' Guicciardini, che include l'antica Abitazione, dove nacque San Fi- lippo Benizi, del che è la memoria nella facciata; e ſi giugne al

PALAZZO de' Pitti, che uno de' più maeſtoſi Ediſizj, che ſi veggano in tutta l'Italia, e fuori, come affermano molti eruditi Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldinucci nella deſcrizione del nuovo mo- dello, e diſegno, che già fece di queſto Palazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Queſto sì maeſtoſo Edifizio venne inco- minciato col diſegno di Filippo di Ser Bru- nelleſco a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e perciò è ſtato detto ſino al dì d' oggi de' Pitti; quantunque ſino al tempo del Granduca Coſimo Primo, e di Leonora di Toledo ſua moglie, che lo com- prò, diveniſſe abitazione de' Granduchi Re- gnanti. Di queſto Edifizio adunque dovendo noi ragionare, diſſicilmente potremo in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue, e le Pitture inſi- gni, che nobilmente l'adornano, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi trovano, e lo ren- dono mirabile, e ſingolare. Primieramente la Facciata di queſto Palazzo lunga quanto la Piazza, ed alta a proporzione, è tutta incroſtata di grandi bozze di pietre ſorti, d' ordine ruſtico; ma così ben diviſato, che vi riſplende una maeſtoſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto col diſegno dell'Amman- nato, perchè, mutato l'ordine della prima Architettura, con tale avvedutezza però, che non diſconveniſſe all'Opera già comin- ciatà, ſi vede il primo Appartamento di forma Dorica, il ſecondo d' ordine Jonico, ed il terzo di Corintio, tutti e tre adornati di varie Colonne, di belliſſimi Fregj, e d' un ricchiſſimo Cornicione. In faccia poi del Cortile, v' è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera di forma ovata, con varj zampilli d' acque, le quali pare, che ſcaturiſcano dalla terra, al cenno di Mosè, ivi rappreſentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la Facciata due altre Pile, con ſue Fontane vagamente in- tagliate; come altresì due grandi Statue di marmo, che una rappreſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di ma- niera Greca molto ſtimate. Ma che diremo della Fonte ſopra la grotta, al pari del primo piano di queſto Regio Palazzo ? Ve- deſi un gran Vivajo, nel quale ſcherza- no alcuni Putti di marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo s' alza una fonte, con una gran tazza di pozzolana, nella quale verſano in gran copia le acque da varie bande; perlochè grande è il diletto, che di ſubito arreca queſta Fontana a chi entra nel mentovato Cortile. Paſſando poſcia ne' Reali Appartamenti, vedremo coſe di ma- raviglia. Sono le Stanze dell'Appartamen- to Granducale, e moltiſſime altre tutte di- pinte, e adorne di ſtucchi di mano de' più rari Maeſtri, fra' quali il famoſo Pietro Berrettini da Cortona, più d'ogni altro s' immortalò. Bene è vero però, che. s' io voleſſi ad una ad una deſcrivere tut- te le ſtanze, e l'inſinite coſe di pregio, che vi ſi trovano, non un breve racconto, ma un intero Volume ſi richiederebbe. Ba- ſterà ſolo accennare, che i più ricchi, e prezioſi addobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qualunque gran Regia ſi poſſono de- ſiderare, quivi ſi trovano in grandiſſima copia, come l'iſteſſo Foreſtiero potrà me- glio ocularmente conoſcere, che io in que- ſti ſogli rappreſentare. Non deeſi però paſ- ſare ſotto ſilenzio, la copioſa raccolta di Quadri rariſſimi, e molto meno ſi dee ta- cere la numeroſa Librería, che in queſto Palazzo ſi conſerva, dove non ſolo i Libri più ſcelti, ma eziandío i manoſcritti più ſingolari abbondano, ſra' quali vi è una rara moltiplicità di Codici Orientali, che ha dato motivo ad un' Opera inſigne ſtampata di freſco, la quale ne fa un eſatto, e mol- to erudito Indice. Dal Palazzo ſaremo paſ- ſaggio al contiguo

F 5 l'Ita-

ed

F 6 s' io

GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e delizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Città, avvengachè la magniſicenza coll'ame- nità, e l'abbondanza coll'induſtria nobil- mente in queſto luogo gareggiano. La ſua circonſerenza ſino alle mura della Città per lunghiſſimo tratto ſi ſtende, nella qua- le il colle, e il piano, il domeſtico, ed il ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo ador- nano moltiſſime Statue, ed è ripieno d' al- beri, di ſiori d' ogni ſorta, e d' inſinite piante d' agrumi. Vedeſi dunque in primo luogo un Teatro, che riſponde di faccia al Palazzo, circondato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale, per i paſſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e feſte magni- ſiche ſono ſtate rappreſentate con grande applauſo. Intorno a queſto Teatro reſta una gran parte del ſalvatico, che lo rende più maeſtoſo; dopo il quale, per lunghi viali tutti coperti di piante, e per un lar- go, e ſpazioſo Stradone, ſi giunge ad una Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Ella è figurata per l'Oceano, e perciò ſopra una Tazza di granito, larga dodici braccia per ogni verſo, ſi vede una Statua di marmo maggiore del naturale, che rappreſenta Net- tunno, e a piè di eſſo tre altre Statue a ſe- dere, figniſicanti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Euſrate, che verſano gran copia d' acqua nella Tazza, da cui per ſotterranei condotti paſſa ad altre ſonti, ed in varj ſcherzi per lo Giardino ſi ſparge. Or queſta belliſſima opera fu dal celebre Giovanni Bologna con- dotta con tale eccellenza, che reſta in dub- bio chi la vede, ſe più debba lodare, o la rara invenzione, o la maeſtría del lavoro, tanto l'una, che l'altra in perſetto gra- do s' ammirano. Parimente in un gran Vi- vajo ſi vede un altro Nettunno ſcolpito in bronzo, ſopra varj moſtri marini di mar- mo, di mano di Stoldo Lorenzi, opera da quei, che intendono, molto lodata. Vi ſi trova ancora una Grotta, ne' quattro an- goli della quale, col diſegno, ed inven- zione del Buontalenti, ſurono collocate. quattro Statue di marmo, di mano di Mi- chelagnolo Buonarroti, ma però ſolamen- te abbozzate, le quali doveano ſervire pel Sepolcro di Papa Giulio II. e che dal Ni- pote di Michelagnolo, furono donate al Granduca Franceſco. Vi ſono inoltre alcu- ne Statue d' altri famoſi Maeſtri, che ren- don più vaga la Grotta, che adorna di ſpu- gne lavorate in varie forme, nella rozzez- za di quei materiali dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta, di mano di Bernardino Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre invenzioni, che in un medeſimo tempo reca terrore, e dilet- to; avvengachè quell'ingegnoſo Pittore, ajutato in parte da una naturale apertura, che reſta nella volta, finſe, che la mede- ſima volta ſembraſſe di rovinare, e che da quelle ſeſſure uſciſſero varj animali, i quali non dipinti, ma veri, e naturali raſſem- brano. Del reſto, chi voleſſe deſcrivere tutte le Statue, che vi ſono ſenza numero ( molte delle quali ſurono lavorate da ma- no eccellente, come quella di Morgante, e Barbino, ritratti al naturale da Valerio Cioli ) e l'altre coſe più ragguardevoli, che adornano queſto Giardino, non così preſto terminerebbe, ma di gran tempo averebbe biſogno, come appunto richiede- ſi, a chi deſidera minutamente tutte le coſe oſſervare di queſto luogo. Dopo avere ammirato il Regio Palazzo, e Giardino di S. A. Reale, ci porteremo alla Chieſa di

divi-

do

e Bar-

SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando prima la Colonna di marmo miſtio di Se- ravezza, eretta in queſto luogo dal Gran- Duca Coſimo Primo, per ricordanza della Vittoria ottenuta nell'inſigne Battaglia di Marciano. In Chieſa poi ſi trovano alcune Tavole di ragguardevoli Pittori. Primie- ramente alla Cappella Baldocci, la prima a man ſiniſtra, ſi vede dipinto quando Cri- ſto libera San Pietro dal naufragio, di ma- no di Salvador Roſa; e alla Cappella del Roſario ſi crede di mano dell'Empoli effi- giato San Pier Martire, e San Diacin- to. Da Giovanni da San Giovanni con bel- liſſima maniera fu dipinto San Felice Pre- te, Titolare di queſta Chieſa; e all'Altar maggiore di mano di Fra Giovanni ſi veg- gono figurati nella Tavola molti Santi. Così nelle Cappelle, che ſeguono a man deſtra, v' è una Tavola dipinta da Ridolfo del Grillandajo, una del Vignali, e una di Pier di Coſimo. Uſcendo di queſta Chie- ſa, potrebbeſi proſeguite il cammino ver- ſo la Porta a San Pier Gattolini, in fac- cia alla quale è oſſervabiliſſima la bella pit- tura di Giovanni da San Giovanni; ma ri- tornando indietro, volgaſi a man ſiniſtra, dove poco diſtante ritroveremo una Piaz- za grande, e ſpazioſa; e in faccia di eſſa la Chieſa, e il Convento, dove abitano Religioſi Agoſtiniani, chiamata

ſa,

SANTO SPIRITO; fabbricata col diſe- gno di Filippo di Ser Brunelleſco, quel- l'inſigne Architetto, col modello del quale s' ammirano fatte tante belliſſime Fabbriche in Firenze, ed altrove. E' l'Architettura di queſto gran Tempio d' ordine Corintio, con ſomma perſezione condotta, e perciò vaga, e maeſtoſa appariſce al pari d' ogni altro Ediſizio di queſta noſtra Città. La ſua lunghezza a cenſeſſanta braccia ſi ſten- de, e la larghezza a cinquantaquattro. Vien diviſo in tre Navate, ripartite da belliſſi- me Colonne di pietra bigia tutte d' un pez- zo, ſopra le quali l'Architrave, il Fre- gio, e il Cornicione da per tutto nobil- mente ricorrono. Con buona ordinanza di- ſpoſte le Cappelle ſi veggono, e adornate di belliſſime Tavole, delle quali daremo ſuc- cinta notizia. Cominciando a man deſtra vi è una Madonna di marmo, col Criſto morto in collo, preſane l'imitazione da quella di Michelagnolo Buonarroti, che in oggi è poſta in San Pietro di Roma. Più oltre di mano del Franciabigio fu colorita la Nunziata, e alla Cappella, che ſegue, ſi vede dipinto da Giovanni Stradano il Sal- vadore del Mondo, che diſcaccia i Proſana- tori dal Tempio, opera invero grandemente lodata. Del Paſſignani è il Martirio di Santo Steſano eſpreſſo mirabilmente, e di Pier di Coſimo è la Tavola della Viſitazione con molti Santi, alla Cappella di Neri Cappo- ni. Sandro Botticelli dipinſe i tre Arcan- gioli; e Aurelio Lomi l'Adorazione de' Magi. Dopo queſta ſi trova una Tavola al- la Cappella de' Vettori, dipinta da Giot- to, a cui tanto dee la Pittura, che per ſua mano riſorſe. La Vergine nella ſe- guente Cappella fu dipiota da Ridolſo del Grillandajo: e la Nunziata dal mentovato Botticelli. Si vede appreſſo la Cappella del Santiſſimo Sagramento, tutta incroſtata di marmi Carrareſi, lavorati con bel diſegno, e con varj ornamenti dal Sanſovino il Vecchio. Alla Cappella degli Antinori il Salvatore condotto al Calvario, è opera del Grillan- dajo. Più oltre ſi vede nella Cappella de' Cavalcanti, adornata di marmi, la Tavola d' Agnolo Bronzino, dov' è dipinto quan- do Criſto in ſorma d' Ortolano appariſce alla Maddalena: e d' Aleſſandro Allori ſuo nipote ſono i Martiri, e l'altra Tavo- la, in cui è eſſigiato il Salvadore, quan- do pronunzia la ſentenza dell'Adultera: e finalmente, il Criſto ignudo di marmo, che tien la Croce, fu copiato da Taddeo Landini, da uno del Buonarroti, che è nella Chieſa della Minerva di Roma. Che diremo poi della Cappella maggiore, quan- to bella per l'Architettura, altrettanto per la materia magniſica, e ricca ? Re- ſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la forma d' un picco- lo Tempio, imperciocchè ſopra varie bel- liſſime Colonne s' erge una Cupoletta, ſotto la quale è ſituato l'Altare, lavora- to di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare artiſizio, come altresì il Ci- borio dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all' Altare il Coro di figura ottagona, tutto di marmi carrareſi, e ornato di varie Statue di marmo ſcolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta queſt' opera, nella quale dalla nobil Famiglia de' Miche- lozzi, che ne fu la fondatrice, grandiſſime ſomme di denaro furono impiegate. Dal- la banda ſiniſtra rimane la Sagreſtía con un belliſſimo ricetto avanti, fabbricata col diſegno del Cronaca, in cui tra gli altri ornamenti, vedremo una bella Ta- vola di Fra Filippo Lippi, dove con. vago colorino dipinſe la Vergine col Fi- gliuolo in collo, e con Angioli, e Santi d' attorno. Un' altra ſe ne trova di mano di Aleſſandro Allori, con alcune Pitture a freſco di Bernardino Poccetti, e in ſom- ma è queſto luogo degno di molta lode. Ammirano ancora quei, che intendono, il Campanile della Chieſa, condotto col mo- dello di Baccio d' Agnolo; ſiccome i Chio- ſtri, ed il Convento, nel quale ſi trova- no alcune Pitture di pregio. Ritornando per l'iſteſſa via, cammineremo verſo il Canto alla Cuculia, che ſa croce a quat- tro belle, e ſpazioſe contrade, e ſpecial- mente a quella detta de' Serragli, dove ſono molti Palazzi; fra' quali il

oggi

e final-

ma

PALAZZO de' Caſtelli aſſai comodo, e ſignorile: e l'

ABITAZIONE degli Antinori, nella. quale ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etruſche, Romane, e Greche, con altri ſtimabili Monumenti di antichità in mar- mi, e bronzi. E per ſianco corriſponde il

PALAZZO de' Marcheſi Rinuccini ador- nato principalmente di lavori di Girolamo Ticciati, e abbondante di ricchiſſimi arre- di, con una copioſa Librería. E' pur di fian- co il

PALAZZO del Conte Pecori di vaga ſtruttura. Chi ſi voleſſe alquanto dilun- gare per Via Chiara, una delle dette quat- tro ſtrade, paſſando dall' ABITAZIONE del Balì del Roſſo, ricca di pitture ſingolariſſime, con un delizioſo Giardino; potrebbe viſitare la Chieſa, e Monaſtero di

ABI-

SANTA CHIARA, dove ſono, ſra l'al- tre, due Tavole di molta ſtima: La pri- ma di mano di Pietro Perugino, dove è un Criſto morto colle Marie; la ſeconda di mano di Lorenzo di Credi, in cui egli dipinſe la Natività del Signore. Dirim- petto alla detta Chieſa è quella delle

CONVERTITE, dov' è di mano del Poccetti una Natività del Signore, ed una Tavola dipinta da Sandro Botticelli. Ma ſeguitando il viaggio incominciato, trove- remo la Chieſa, ed il Convento dove abi- tano Frati Carmelitani, detta il

CARMINE, di grandezza conſiderabile. Ell'è di ſtruttura antica, benchè nel princi- pio del Secolo paſſato foſſe in gran parte reſtaurata, e di belliſſime Pitture da Ber- nardino Poccetti arricchita. Vedeſi adun- que nella prima Cappella a man deſtra una Tavola, creduta di mano di Bernardino Monaldi, dove ſi rappreſenta il Funera- le celebrato a Sant'Alberto Carmelita- no. A queſta ſegue l'Adorazione de' Ma- gi, figurata dal Paſſignano; e nella ter- za rappreſentò Giorgio Vaſari un Criſto morto in Croce, appiè del quale v' è la Vergine Addolorata, e la Maddalena pian- gente. Di Girolamo Macchietti è la Tavo- la dell'Aſſunzione di Noſtra Signora con gli Apoſtoli intorno al Sepolcro, condot- ta con ſomma induſtria: e dopo queſta la Natività del Signore, è opera degna dell' inſigne pennello di Santi di Tito. In teſta al lato deſtro della crociata ſi trova la Cap- pella de' Brancacci, dove di preſente è la devozione della Madonna del Carmine. Nelle pareti di queſta ſono dipinte a freſco alcune Storie di San Pietro Apoſtolo, le quali di vero meritano ſomma lode. Fu cominciata l'opera da Maſolino, e poi con- dotta a perſezione da Maſaccio fuo diſce- polo, il quale vinſe di gran lunga il Mae- ſtro; e fu il primo, che apriſſe la ſtrada alla buona, e moderna maniera del dipi- gnere, levando in parte le durezze, e le altre imperfezioni dell'arte, e molto più fatto avrebbe, ſe la morte ſul fiore dell'età ſua, che fu di anni 26 non l'aveſſe tolto dal Mondo. E' queſta Cappella un monu- mento, che ha dato regola a tale arte nel Mondo, onde non ſi laſci d' oſſervare. Tralaſciando alcune Tavole antiche, e di pregio minore, entreremo nel Coro per rimirare un bel Sepolcro di marmi, fat- to da Benedetto da Rovezzano pel magni- fico Pier Soderini, che fu eletto Gon- faloniere perpetuo della Repubblica Fioren- tina. Dirimpetto alla Cappella Brancacci nel ſiniſtro lato della crociata, ſi trova una belliſſima, e ricchiſſima Cappella, fabbri- cata dalla Famiglia Corſini, nella quale con ſolenniſſima pompa fu trasferito il Corpo di Sant'Andrea Corſini degniſſimo Rampol- lo di queſta Eccellentiſſima Proſapia, che fu Religioſo di queſto Convento, e dipoi Veſcovo di Fieſole. E' queſta Cappella tutta incroſtata di marmi bianchi di Carrara, e di miſtj di Seravezza, con Pilaſtri, Fregj, e Cornicione d' Architettura compoſita. In faccia, e quaſi ſopra l'Altare, il quale rimane alquanto iſolato, è una Tavola di marmo bianco lavorata con grande eccellenza da Giovambatiſta Foggini, che in queſta, ed in altre opere ſue ha dato ſaggio del ſuo vivace intendimento. E' figurato il Santo fra le nuvole, in atto d' eſſer rapito al Cie- lo da varj Angioletti, parte de' quali poſa- no ſopra l'Urna, dove è ripoſto il di lui ſacro Corpo, e parte ſi ſoſtengono per aria con belle attitudini, eſprimendo nel volto il giubbilo, che ſentono nel portare quel- la grand' Anima alla Gloria celeſtiale. So- pra queſta gran Tavola ſi vede un Dio Pa- dre, parimente ſcolpito in marmo da Car- lo Marcellini Scultore ingegnoſo, ed in. mezzo all'Urna un Baſſorilievo d' argento d' eccellente lavoro. Anche nelle due ban- de laterali ſono due Tavole di marmo, di mano dello ſteſſo Foggini, in una delle. quali è figurato il Santo diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſercito Fiorentino, quan- do nella famoſa Battaglia d' Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò l'Eſercito di Filippo Maria Viſconti Duca di Milano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo Generale: e nel- l'altra ſi rappreſenta, quando nel cele- brare la prima Meſſa gli comparve la San- tiſſima Vergine con grandiſſimo ſtuolo di Angioli, proſerendo verſo il Santo quelle parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. Che diremo poi della Cu- pola tutta dipinta da Luca Giordano ? Bel- liſſima è l'invenzione, vago il colorito, e nelle tante Figure, che vi ſi vedono, ſi conoſce l'eccellenza di ſuo pennello, il quale con preſtezza non ordinaria, ed egua- le ſelicità, aveva prima terminata, e com- pita perſettamente l'opera, di quel che al- tri appena la poteſſero avere abbozzata. Fi- nalmente non paſſeremo ſotto ſilenzio le me- morie, che quivi ſi trovano degli Uomini illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Porporati già deſunti, la ſama de' quali ſarà eterna nella memoria de' Poſteri. Il primo fu Piero Corſini, Veſcovo di Vol- terra, e poi di Firenze, l'altro fu Neri Corſini, Veſcovo d' Arezzo, Zio del Som- mo Ponteſice Clemente XII. Nel voltare verſo la Porta, ſi trova alla Cappella de' Carucci la Tavola dipinta da Batiſta Nal- dini, in cui vien figurato Criſto, quan- do riſuſcita il figliuolo della Vedova di Naim. Dipoi ſegue di mano del Butteri la Storia del Centurione, che chiede a Criſto la ſanità pel figliuolo, e l'ottiene. Del mentovato Naldini ſono le due Tavole appreſſo. In una è Criſto, che fa orazione nell'Orto, e nell'altra l'Aſcenſione del medeſimo al Cielo, amendue ſtimate gran- demente, perchè di vero ſono mirabili, ed in ogni parte perſette. Bella ancora è la Tavola di Gregorio Pagni, dove ſi rap- preſenta il ritrovamento della Santa Croce: come altresì quella della Nunziata di mano del Poccetti, di cui pur anco ſono gli Apo- ſtoli dipinti a freſco nelle pareti della Chie- ſa, e nelli ſpazj fra l'una, e l'altra Cap- pella. Alla bellezza, e grandezza di que- ſta Chieſa, corriſponde il Convento capa- ciſſimo di gran numero di Religioſi, che di continovo vi dimorano. Ha due Chio- ſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è di- pinta la vita del gran Proſeta Elía, e di varj Santi Carmelitani. Alla Chieſa del Carmine è vicina quella di

za

falo-

mano

dini

SAN FREDIANO, Chieſa ancor eſſa. antica, e Collegiata di Canonici, e nella quale ſi trovano alcune Tavole di mano di Lorenzo di Credi, del Paſſignani, del Lippi, e d' altri ragguardevoli Maeſtri. Poco di- ſtante è il PALAZZO del Marcheſe Scipione, e Fra- telli Capponi, dove è anche oſſervabile un Muſeo copioſo di coſe naturali. Quindi i

PA-

MONACI CISTERCIENSI, i quali han- no fabbricato un bel Tempio alla maniera moderna col diſegno del Colonnello Cer- ruti di Roma, giacchè l'antico era molto anguſto, e ſenza alcun' ornamento. Tut- te le Cappelle ſono ornate di ſtucchi, e di belle, e vaghe Pitture, di mano del Dan- dini, del Gherardini, d' Antonio Franchi, e d' altri valenti Profeſſori. La Cupola è dipinta con ſingolar maeſtria per mano di Anton Domenico Gabbiani eccellente Pit- tore, e nel Cortile, o Chioſtro conti- guo alla Chieſa, è una Statua di marmo di San Bernardo, di Giuſeppe Piamontini. In queſto Convento abitavano già le Mo- nache degli Angioli, che in oggi ſono nel Monaſtero di Ceſtello in Pinti, ed in queſto preſe l'Abito, viſſe, e morì San- ta Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cel- la tuttavia conſervata, ſi tiene in gran. venerazione. Sulla Piazza di queſta Chieſa è ſtato dal Granduca Coſimo Terzo, fatto fabbricare modernamente col diſegno di Giovambatiſta Foggini un

GRANAJO pubblico, ediſizio in vero magniſico, e comodo per un tal uſo. Da queſto luogo faremo paſſaggio al PONTE ALLA CARRAJA, e cammi- nando lung' Arno, la cui viſta è belliſſima per molti Palazzi, che vi ſi trovano, ar- riveremo al vago, e comodo

G PON-

PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbricare dal Granduca Coſimo Primo, col diſegno di Bartolommeo Ammannati, Scul- tore, ed Architetto Fiorentino, dopo l'inon- dazione precipitoſa, che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale della Città, e con rovina totale di queſto Ponte. Or tale in- duſtria adoprò l'ingegnoſo Architetto in queſta gran Fabbrica, che al parere degl'in- tendenti, è riuſcito il più bello, e più leg- giadro Ponte. Gli fece gli Archi di figura ovata, acciò ne' fianchi del Ponte riutciſſe l'apertura più capace, e più vota, ed armò le pile di ſaldiſſimi ſcogli con angoli acuti, perchè fendendoſi l'acque nel taglio degli angoli, poteſſero con maggior velocità, e ſenza punto di reſiſtenza paſſare. Vi divisò tre ſtrade, quella del mezzo più baſſa per i Cocchi, e Cavalli, e l'altre due per comodo de' Paſſeggieri, che ſenza alcuno impedimen- to vi poſſono camminare. E' adorno queſto Ponte di quattro Figure di marmo, che rappreſentano le quattro Stagioni dell'An- no. Il Verno nella perſona di un Vecchio ignudo, e tremante, è opera di Taddeo Landini. l'Autunno, e la State, ſono di mano di Giovanni Caccini, e quella del- la Primavera fu lavorata dal Francavilla Fiammingo. In faccia a queſto Ponte ri- mane la bella ſtrada, detta Via Maggio, in cui fra gli altri riguardevoli, è molto conſiderabile il

mano

PALAZZO degli Zanchini, dove ſra l'altre coſe di pregio vi è una Statua del ſopraddetto Francavilla, che rappreſenta Giaſone col Vello d' oro. Volgendo, è da vedere la Chieſa chiamata di

SAN JACOPO ſopr' Arno, dove abitano ora i Padri della Miſſione, che ſebbene an- tica, è nondimeno di buona Architettura, e adorna in oggi di ſtucchi, e di nuove Ta- vole, rieſce molto vaga. Poco diſcoſto evvi la celebratiſſima Librería Strozziana, ſommamente copioſa di rariſſimi Manoſcrit- ti, ſpezialmente riguardanti la Città no- ſtra; nè deglt ultimi cinque ſecoli vi reſta molto da deſiderate. Vi è altresì quantità di cartapecore aſſai antiche, e uno ſcelto numero di Libri ſtampati, principalmente d' Iſtorie. Queſta è poſta nella ſignorile Abitazione del tanto benemerito delle buo- ne Lettere Carlo Tommaſo Strozzi, che non poco ha aggiunto in queſta Librería meſſa inſieme da' ſuoi illuſtri Antenati. E qui termineremo la terza, ed ultima Gior- nata, ſupponendomi, che il Foreſtiero ap- pieno ſoddisfatto di quanto ha potuto finora oſſervare, ſtanco dal viaggio voglia far ri- torno all'Albergo.

G 2 pieno

Ed eccovi, amico Lettore, un breve, e ſuccinto racconto delle coſe più notabili di Firenze in tre Giornate diſtinto, che ſe di molte notizie lo troverete manche- vole, ſovvengavi, che abbiamo nel prin- cipio accennato d' aver noi intrapreſa que- ſta fatica ſolamente per uſo, e comodo del Foreſtiero, il quale ne' pochi giorni, che ſi trattiene in queſta Città, proccura ſolo di vedere, e d' intendere le coſe più rag- guardevoli, e le meno importanti, e più diſſicili a vederſi non cura, o non ha tem- po di agiatamente oſſervare.

PAR-

PARTE SECONDA CONTENENTE LE COSE PIÙ NOTABILI DELLA CAMPAGNA SUBURBANA DI FIRENZE.

ALLA vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e Fabbriche, che finora brevemente ſi ſon fatte oſſervare al noſtro Foreſtiero dentro di Firenze, corriſpon- de la circonvicina Campagna, e il ſuo Di- ſtretto, che piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Città ſi potrebbe con ragione chiamare, per le molte, e così ſpeſſe abi- tazioni, che da ogni parte, o ſia nella pia- nura, o nelle ameniſſime colline, che con diſcreta diſtanza da Tramontana, Levante, e Mezzogiorno la circondano, alzate ſi ve- dono; meſcolate con tanti belli, e mae- ſtoſi Palazzi, da' noſtri Cittadini, ove lo- ro Tenute poſſeggono, edificati: onde il leggiadriſſimo Arioſto tutto ſtupore, e ſen- za veruna iperbole, in oſſervandole, cantò:

G 3 ſtoſi

A veder pien di tante Ville, e Colli, Par, che 'l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuole, e rampolli.

Se dentro a un mur ſotto un medeſmo nome, Fuſſer raccolti i tuoi Palagj ſparſi, Non ti ſarien da pareggiar due Rome.

Or che dirſi potrebbe in oggi, che dal tempo dell'Arioſto al preſente ſono tanto creſciute di numero, ed abbellite le Fab- briche ? La coltivazione poi de' terreni è sì regolata, e linda, che non cede a veru- na dell'Europa, a tal che gli Oltramontani non hanno dubitato di credere i noſtri Po- deri altrettanti Giardini; così ben coltiva- ti ſi vedono, e con tant' ordine fatte in eſſi le piantate di Viti, Ulivi, Gelſi, e d' ogni altra qualunque ſorte d' Alberi, e Frutti, eſſendo ſempre mai ſtata non mi- nor cura de' noſtri Cittadini in tenere ben cuſtodite le loro Tenute, di quel che ella ſia in tutte le più ſerie loro applicazioni; anzi molti della più fiorita Cittadinanza, ſi ſon gloriati di laſciare precetti, e rego- le, che molto utili ſino a' noſtri tempi ſi provano. Un Luigi Alamanni fece in ver- ſo la ſua Coltivazione Toſcana, e dedi- colla al Re Franceſco Primo. E Giovanni Vettorio Soderini, con Bernardo Davan- zati, ci diedero proſittevoli ammaeſtra- menti ſopra la poſta delle Viti. E il dot- to Pier Vettori ſopra quella degli Ulivi, come primo Inventore dell'Uovolaje. E l' Agricoltura di Pier Creſcenzi fu tradotta nella Fiorentina favella, e il Tedaldi, e l' Adriani, ed altri fecero parimente opere di Agricoltura. Ma ritornando al noſtro pro- poſito, in queſta Seconda Parte per ſecondare il primo inſtituto, tratteremo, quanto ſi può brevemente, del più ragguardevole, o ſia delle Chieſe, o delle Ville, che nel Diſtretto di Firenze ſi trovano, e che per la facili- tà, o brevità della ſtrada, ſuburbane poſſono chiamarſi; riſerbando a migliore occaſione di render ragguagliato il noſtro Foreſtiero, con maggiore eſtenſione di quanto può eſ- ſer degno di vederſi nella Campagna Fio- rentina: Onde conducendolo fuori di cia- ſcheduna Porta della Città, gli anderemo dimoſtrando quel che vi è da oſſervarſi per quella parte. Adunque per dar principio con queſto intrapreſo ordine dalla

Vetto-

PORTA ROMANA, detta volgarmente a San Pier Gattolini; voltando a mano ſi- niſtra, alla fine d' uno ſtradone coperto di Olmi, ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Architettura, già antico Oratorio delle.

Monache di Santa Felicita, le quali, a con- templazione della Granducheſſa Criſtina, lo cederono a' Monaci di San Bernardo della Nazione Franzeſe Riformati, detti Fulia- cenſi, ovvero Foglianti, da lei introdotti in queſto Stato, fabbricando loro il como- do Convento, che vi è, e facendovi Loggia- ti attorno alla Chieſa, con eſſervi mante- nuti i Religioſi di tutto il biſognevole dal- la Caſa Reale. In oggi la Chieſa è ſtata del tutto mutata, e ſerrate le due Logge laterali. La Cupoletta dell'Altar maggio- re è dipinta da Livio Meus Fiammingo, e il quadro della Soſſitta, ove è la Madonna con Angioli, e San Bernardo in atto di adorazione, con altre Figure, fra le quali una rappreſentante la Pace, è di mano di Luca Giordano, Opera molto ſtimata, ben- chè preſentemente alquanto denigrata, ſic- come la Cupola per fuoco, che abbruciò tutto il Coro. Ritornando alla Porta ſud- detta della Città, ſi vede quaſi incontro alla medeſima, nella terminazione di un lungo Viale, la

G 4 Mo-

VILLA IMPERIALE. Ma prima di giun- gervi, ſi veggono nel ſuo ingreſſo due Vi- vaj diviſi da un Ponte, e ſopra due pie- diſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperia- li, e nel corpo delle medeſime l'Arme del- la Caſa Reale de' Medici, con quella della Granducheſſa Maria Maddalena, e nell'al- tre due baſi alzate dalla parte ſuperiore di detti Vivaj in quella a mano deſtra un. Leone, che con una zampa tiene un Glo- bo, rappreſenta lo Stato Fiorentino, e. nella ſiniſtra la Lupa, che allatta, figura lo Stato Saneſe. In poca diſtanza vi ſono due altri Vivaj più grandi, di ſemiro- tonda ſigura, diviſi parimente da un al- tro Ponte, nella parte ſuperiore de' quali ſi vedono di ſpugne, e a grotteſca due. Figure proſteſe di proporzione giganteſca, rappreſentanti i Fiumi dell'Arno, e del- l'Arbia, i quali tenendo un vaſo, cade da eſſo l'acqua nel Vivajo. Vi ſono di pietra tra gli uni, e gli altri Vivaj ſopra quattro piediſtalli, le Statue di Omero, e di Virgi- lio, di Dante, e del Petrarca. Queſto orna- to dà ingreſſo al Viale ſopraddetto a dolce ſalita lungo poco meno d' un miglio, om- broſo per i Lecci, e Cipreſſi, che dall'una all'altra parte con bella ordinanza vi ſono ſtati poſti; alla fine del quale ſi entra in un grandiſſimo Prato di ſigura ſemitonda, chiu- ſo da balauſtrate di pietra, con Iſtatue di ſimil materia, e nell'apertura di mezzo, ve ne ſono due di gran proporzione di marmo, una rappreſentante un Atlante col Globo ſugli omeri, e l'altra un Giove. con ſulmine alla mano. In teſta a detto Prato ſi erge l'Imperiale Villa di delizie delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata, e ornata dalla predetta Arciducheſſa Maria Maddalena, poi dalla Granducheſſa Vitto- ria accreſciuta da Mezzogiorno di Appar- tamenti, e di due Saloni, e ripiena d' ogni ſorta di ricca ſuppellettile di Quadri, ed altre galanteríe, di porcellane, buccheri, d' Idoletti, e ſimiglianti rarità antiche, che in diverſi Gabinetti, e Mezzanini con bell'ordine poſte s' ammirano. Ivi ſono an- neſſi due Giardini con belli ſpartimenti di ſiori, e fontane d' acqua, diviſato l'uno, e l'altro di piante d' Aranci domeſtici, vi ſono molte antiche, e moderne Sta- tue. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca diſtanza, ſi vede un an- tico Monaſtero di Religioſe dell'Ordine di San Franceſco, detto di

tre

G 5 Mad-

SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Territorio produce ottimi, e delicati vi- ni, detti Verdee, e vi hanno loro deli- zioſe Ville i Mannelli, i Cattani, i Guic- ciardini, i Capponi, i Naldini, ed altri mol- ti, ſiccome i Delci, i Ricci a Pozzolatico, i Tempi al Poggio alla Scaglia, e quivi vi- cina è la Villa de' Covoni di magniſica Ar- chitettura. De' Nerli è quella preſſo a San- ta Margherita a Montici; e nel colle delle Roſe ſono le Ville degli Antinori, de' Conti Bardi, de' Grifoni, e d' altri. Tornando- ſene il Foreſtiero per la ſtrada Romana, vedrà in primo luogo a man ſiniſtra al- tro Convento di nobili Religioſe dell'Or- dine di Sant'Agoſtino, detto volgarmen- te di

dine

SAN GAGGIO, ma in proprio ſigniſi- cato San Cajo, fondato dalla Famiglia de' Corſini, ove ſi conſervano più inſigni Re- liquie. La Tavola dell'Altar maggiore, ove è il Martirio di Santa Caterina, tito- lare di queſto Monaſtero, è di mano di Lo- dovico Cigoli. Mezzo miglio avanzandoſi per la detta ſtrada a mano deſtra, vedeſi altro Convento di Monache dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto il

PORTICO, ove è una bella Chieſa, eſ- ſendo l'oggetto noſtro, che il Foreſtiero ve- da la nobil Fabbrica della

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Or- cagna, o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi Diſcepoli. Queſta è ſituata in una Collinetta da ogni parte iſolata. Vi ſi ſa- le a Mezzogiorno per una lunga ſtrada, o ſcala fatta a baſtoni, in teſta alla quale vi è un Portone, che introduce in un pri- mo Chioſtro, e di quivi in Chieſa, ove vedeſi un nobile pavimento, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà in- troduzione a molte Celle, colle ſue atte- nenze, ſecondo l'inſtituto di queſti Ere- miti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a ſre- ſco da Jacopo da Pontormo molte Figure della Paſſione. Nella ſtanza del Reſetto- rio, di mano del medeſimo vi è un. Quadro a olio con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca, grandi al naturale, eſ- ſendovi fra quei che ſervono, ſtati ritratti alcuni Converſi, e ſopra la Porta, che va nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà con due Angioli, e dalla parte di dentro un San Lorenzo di mano del Bronzino. Nel- la ſtanza del Capitolo vi è un Crociſiſſo colla Madonna, e la Maddalena appiè della Croce, e Angioli in aria di Mariotto Al- bertinelli Pittore ne' ſuoi tempi di credi- to. Vi ſi conſervano ſopra centoventi Re- liquie. Ve ne ſono molte inſigni, una gran parte delle quali furono donate dal cele- bre Niccola Acciajoli, gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Geruſalemme, avutele egli pure in dono dal Re d' Aragona, e parte fattele venire di Grecia, come la Te- ſta di San Silveſtro Papa, e quella di San Giovan-Griſoſtomo, e parte del Cranio di San Dioniſio Areopagita. Fu queſto Nic- cola il Fondatore della Certoſa, intorno all'Anno 1364. Accrebbe quella di Napoli; e in una ſtanza ſotterranea ſono le Sepol- ture di Caſa Acciajoli, la quale, lonta- no di quivi ſette miglia in Valdipeſa poſ- ſiede una gran Tenuta, e un magniſico Palazzo detto

G 6 ſco

MON-

MONTE GUFONI riccamente addobba- to, e di lunghi viali, e di un Giardino con Fontane, e ſcherzi d' acqua, ornato, e reſo delizioſo. Nel ritornarſene il Fore- ſtiero per l'iſteſſa ſtrada a Firenze, dalla parte di Tramontana quaſi incontro alla Cer- toſa, oſſervi la magniſica Villa, detta Col- lazzi, de' Dini, con nobile Architettura di Santi di Tito, che dipinſe la Tavola della Cappella, ſiccome a man ſiniſtra prima di entrare in Città, un bel Palazzo de' Mi- chelozzi, ma molto più il poſto, ove è fab- bricato, che è ſenza comparazione il mi- gliore, che ſia all intorno di Firenze, go- dendoſi di quivi quaſi tutta la Città, e nel- la più pittoreſca veduta, onde è detto Bel- loſguardo. Poco lontana è un altra Villa de' Borgherini, e degli Strozzi un' altra a San Vito, e nel colle vicino detto di Marignol- le le Ville de' Corſi, de' Capponi, de' Gian- figliazzi, e di altri, ſiccome preſſo alle. Campora le Ville del Principe di Forano, e de' Serſelli, e ſcendendo da queſti colli per Belloſguardo, vi è

SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abitano Frati del ſuo Ordine, Chieſa di gran devozione. Fuor della

PORTA A SAN FREDIANO, il Mona- ſtero, che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſo- pra una Collina, è intitolato San Barto- lommeo, e vi ſtanno i Monaci di

pra

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Al- tar maggiore, in cui è figurato l'entrare di Noſtro Signore in Geruſalemme, è di mano di Santi di Tito, ed è una delle bel- le opere, che egli abbia fatto; quella ove è il Beato Bernardo Tolomei, è di mano del Pignoni, e una ve n' è del Paſſignano. Delle due Statue di marmo; la Vergine. Veſtale, che tiene in mano un vaglio per l'Acqua Santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla ſiniſtra, che rappreſenta Clau- dia, è di Scultore Fiammingo. Nella Cap- pella de' Capponi, che ſta ſotto la Chieſa, vi è una Tavola della Riſurrezione, di ma- no di Raſſaellino del Garbo, ben mantenuta. In vicinanza di detto Monaſtero verſo Po- nente, ſi vede un delizioſo Caſino del Du- ca Strozzi, con un Salvatico, che ſcende fino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte di Ponente vi è un Monaſtero detto

SAN PIERO A MONTICELLI, di Re- ligioſe della Regola di San Benedetto. Di- lungandoſi per detta ſtrada, vedonſi in. qualche lontananza a man ſiniſtra, molte belle Ville; fra le quali in ſpecie ſono de- gne di eſſere oſſervate quella de' Torrigia- ni a San Martino alla Palma, quella de' Capponi, e l'altra, che diſcoſto cinque mi- glia in circa da Firenze ſulla ſiniſtra mano ſta ſituata in un rilevato poſto, del Mar- cheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, alla quale vi ſi va per un lungo Viale di Ci- preſſi, che principia dalla ſtrada maeſtra. Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi ſull'Arno ſi vede l'antica

glia

BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO, fabbricata, come vuole il Va- ſari, col diſegno di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe è incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono diſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un Conte Lotario, da cui ſi vuole che diſcendano i Contalberti, che poi do- narono la Badía dello Stale nell'Alpi a que- ſto Monaſtero. In antico è ſtata ufiziata da' Monaci neri di San Benedetto. che go- devano grandiſſimi Privilegj, ed eſenzioni, conceſſi loro dagl'Imperadori Ottone Ter- zo, dal Secondo, e terzo Arrigo; ſimi- glianti n' ebbero da' Ponteſici Paſquale Se- condo, Leone Nono, Urbano, e Caliſto Secondo, Gregorio Settimo, Clemente, e Aleſſandro Terzo. Gregorio Nono confer- mati loro i medeſimi Privilegj, l'Anno 1236. la dette a' Monaci Ciſtercienſi, che vi ſono, come dimoſtra un' Iſcrizione poſta ſopra la Porta maggiore di queſto mona- ſtero, e un' altra più diſtinta ſe ne vede in marmo avanti la ſtanza del Capitolo. l'Altar maggiore è tutto di pietre com- meſſe, e vi ſono due Tavole a tempera di Domenico Grillandajo, e nel Chioſtro alcune Viſioni del Conte Ugo ſurono di- pinte dal Puglio. E' memorabile queſta. Badía per lo miracoloſo ſucceſſo di San Pie- tro Igneo, così detto dal fuoco, che ben due volte a piedi ſcalzi ſopra una gran pira acceſo, ſenza nocumento alcuno paſ- ſeggiò il Santo, per convincere di Simonía un certo Pietro Veſcovo Fiorentino, e vi ſe ne vede memoria in un antico marmo: ſiccome fuori della Porta principale della Chieſa ſe ne vede altra a un Sepolcro pure di marmo, che vien creduta d' Huilla, e Gasdia, queſta Madre di Ugo, e quella Mo- glie; Ma Niccolò Baccetti Abate Ciſtercien- ſe nella ſua Storia di queſta Badía è di pa- rere, che l'una foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di Ugo Toſcano, e l'altra Moglie del medeſimo Ugo Pronipote di Lotario. In detta Chieſa ſi conſerva con gran vene- razione, fra l'altre Reliquie, il Corpo di San Quintino martirizzato ſotto l'Impera- dore Maſſimiano, e miracoloſamente ſco- perto in detto luogo l'Anno 1157. in non molta diſtanza dal Monaſtero di Settimo, che così ſi chiama, quaſi Septimo ab Urbe la- pide; prendendo le miglia Romane antiche. Verſo Ponente ſi vedono ne' due Poggi di Signa molte, e belle Ville, e così l'una all'altra unite, che ſembra un' altra Città. Quella di Caſtelletti de' Cavalcanti nel Pog- gio verſo Tramontana, che vien ſeparato dall'altro Colle pel Fiume Arno, è la più magniſica, onde ebbe il nome di Caſtello, ſiccome ancora alcun' altre. E nel Colle di quà dal Fiume quelle de' Pandolfini, che nell'anno 1494 dettero ricetto a Carlo Ottavo, e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Salviati alle Selve, e de' Pucci, detta Belloſguardo, perchè reſta ſull'eminenza del Poggio, ed ha una veduta di Campa- gna belliſſima, con nobili, e delizioſi din- torni. In detto Poggio vi ſono due Con- venti di Religioſi, uno di

l'Al-

Quella

SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmelitani Riformati, detti della Congre- gazione di Mantova. l'altro detto

SANTA LUCIA è de' Padri della Riſor- ma di San Franceſco. Ma eſſendo noi quì diſcoſto da Firenze ſopra otto miglia, per iſtare ſull'iſtituto noſtro, è oramai tem- po, che per l'iſteſſa ſtrada dal noſtro Fo- reſtiero facciaſi ritorno a Firenze, oſſervan- do vicino alla Porta la comoda Villa de' Tempi detta Verzaja, con riſervare in al- tra Giornata di fargli godere ciò, che è più conſiderabile fuori della

PORTA AL PRATO. Veggaſi, uſcendo prima dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla ſine del Borgo di Ogniſſanti, il

man

GIARDINO, detto la Vaga Loggia, del Granduca, che ſebbene non è terminato, vi è molta delizia nelle piante di Agrumi, sì a boſchetto, quanto in gran vaſi collo- cate con buon ordine ſopra pilaſtri di un lungo foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Arno contigua, quivi voltata, e incanalata, e nelle due teſtate veramente fa una gentil veduta. Fuor di queſto Giardino, proſe- guendo il viaggio per la ſtrada lungo la riva dell'Arno, s' entra in un diritto via- le di Pini, che porta alle

CASCINE, Poſſeſſione della Real Caſa di Toſcana, non più diſcoſta da Firenze di un miglio, ove ſono ſpazioſe Prateríe, e ameniſſimi Boſchetti con più viali; il qual luogo, è frequentato da' Cittadini, e Po- polo noſtro, ſpecialmente nella Primavera, in cui ſi rende d'incomparabile amenità. Vi- ſtoſi queſto luogo, e ſe n' avrà la curioſità, anche un antico Monaſtero di Monache Ci- ſtercienſi, detto di

SAN DONATO IN POLVEROSA, o a Torri, poſto in poca diſtanza dalle Caſci- ne per la parte di Tramontana; in altra Giornata il Foreſtiero non laſci di arriva- re, o per l'iſteſſa ſtrada, che conduce, e imbocca in quella di Piſtoja, o per dove ella comincia alla Porta mentovata del Pra- to, lontano da Firenze dieci miglia tutte in pianura, alla nobile, e magniſica Vil- la del

re,

POGGIO A CAJANO, del Granduca, ſituata a man deſtra ſopra una piccola emi- nenza di terreno, che la ſolleva, e rende godibile la Pianura, che per le parti di Le- vante, Ponente, e Tramontana la circonda, e da quella di Mezzogiorno è con buona di- ſtanza ſtaccata da' Poggi di Carmignano, rinomati per la bontà de' vini. Queſta Vil- la fu principiata per lo Magniſico Loren- zo de' Medici, Padre di Leon X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpezialmente l'ornato, e le Pitture del Sa- lone grande in parte, che poi il Granduca Franceſco fece condurre a ſine, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica alla perſezione, che ella è, ſeguitando il primo modello di Giuliano da San Gallo. Queſta Villa, ha in tutte le ſue parti del magniſico. Ev- vi un Salone con volta a mezza botte, tutta riccamente ſtuccata, o per meglio di- re, da Giuliano da San Gallo gettata di materie, che veniſſero intagliate, inven- zione da lui unicamente imparata a Roma. Tutto il detto Salone è dipinto da Andrea del Sarto, dal Franciabigio, e da Jacopo da Pontormo. l'Iſtoria quando Ceſare è preſentato di varj donativi in Egitto da molte Nazioni, alludendo queſto fatto al Magniſico Lorenzo de' Medici, che fu di ra- ri animali, e tra gli altri di una Giraſſa. preſentato da Gaitbeio Soldano d' Egitto nel 1487. e detta Giraſſa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue meſcolanze erudite; fu laſciata imperſetta detta pittura da. Andrea, e terminolla Aleſſandro Allori. Il Franciabigio vi dipinſe in altra Faccia- ta, quando Cicerone, dopo l'eſilio, fu in Campidoglio chiamato Padre della Patria: alludendo queſta Storia al ritorno di Co- ſimo Medici il Vecchio in Firenze. Nel- l'altra Facciata il Franciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Tito Quinzio Flaminio Conſolo Romano, orando nel Conſiglio de- gli Achei, contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegnavano concludere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſto fatto pure allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magniſi- co Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Veneziani, bramoſi di condurſi al poſ- ſeſſo dell'Italia tutta. E Aleſſandro Allo- ri, fece la pittura, che rappreſenta la Ce- na di Siface Re de' Numidj, fatta a Sci- pione, dopo che egli ebbe rotto Aſdru- bale in Iſpagna; e queſto pure allude al glorioſo viaggio del Magniſico Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu generoſamente. convitato. Le due teſtate, dove ſono gli occhi, che danno lume, ſurono dipinte da Jacopo da Pontormo, e vi è un Vertunno, co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in mano bello, e naturale, e l'Iſtoria di Pomona, e Diana con altre Dee, che per eſſer Pit- ture fatte a concorrenza de' ſoprannomina- ti Pittori, ſono delle più belle, che uſciſ- ſero dal ſuo pennello. Da queſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'ingreſſo in due Galleríe, ordinate dal Gran Principe Fer- dinando, per formare per mezzo di queſte riccamente ornate, la comunicazione alli quattro Appartamenti, de' quali vien com- poſta queſta Real Villa. Dal detto Salone facendoſi paſſaggio in un altro di minor proporzione ornato a ſtucchi, è ſtata dipin- ta nella ſua volta da Anton Domenico Gab- biani, la Toſcana, che conduce davanti a Giove Coſimo Padre della Patria, rimo- ſtrando aver eſſo quietate le civili diſcor- die, ſcacciati dalla Patria i Vizj, e intro- dottavi la Pace, e le Virtù, e domanda a Giove, che lo collochi fra gli Eroi; e in molti medaglioni attorno vi ſono ritratti i glorioſi Antenati della Real Caſa de' Me- dici. La Tavola della Cappella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Va- ſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe ciaſcheduna più di centoventi paſſi, e ſopra queſte ſi vede un Corridore alto, e lungo l'iſteſſo, per lo quale ſtanno ſcompartite Camere per allog- gi del Servizio baſſo. Scendendo il Fore- ſtiero dalla parte di Tramontana, paſſeggi per gli ameniſſimi viali, che dal Poggio a Cajano l'uno in un altro mettendo, con- ducono alle Caſcine, ove vedeſi una Fab- brica per uſo del Fattore, e del copioſo Beſtiame, che vi è, grande, e nel ſuo ge- nere bella, e tutta circondata da un largo foſſo d' acqua corrente. Vi ſono dentro a un gran Cortile tutti i comodi neceſſarj. Quivi ſi fanno copioſe ricolte di ſquiſiti Ri- ſi, co' ſuoi Ediſizj per pulirgli. Proſeguen- do verſo Tramontana per i viali coperti, che vi ſono, ſi giunge a un luogo ſopra tutti gli altri delizioſo, e ameno, detto le Pavoniere, e ſerve in oggi per far corre- re i Daini, i quali in un Barco murato con boſcaglia, e foſſi d' acque, ſon quivi nu- triti in molta copia, conſiſtendo in più viali lunghi ciaſcheduno circa a ottocento paſſi: ed eſſendo il noſtro Foreſtiero quaſi al termine delle Caſcine, potrà per gli ſteſſi viali, o per altri far ritorno al Pog- gio a Cajano, e rimettendoſi in ſtrada mae- ſtra, da eſſe entrare in una a mano deſtra, che lo condurrà ( avendone la curioſità ) ad un' altra Villa del Granduca, detta

da

con-

quale

ARTIMINO, o VILLA FERDINAN- DA, da Ferdinando Primo di queſto no- me, e Terzo Granduca di Toſcana, che da' fondamenti la fece fabbricare col diſegno di Bernardo Buontalenti l'Anno 1594. la qua- le è beniſſimo inteſa, sì nello ſcomparti- mento de' Quartieri nobili, come per quel- li della Famiglia. Non vi è Cortile, ma due belli Saloni poſti in mezzo da un ri- cetto, illuminati per alti fineſtroni. E' ſi- tuata in un' ottima eminenza di un Colle volto a Levante, e il divertimento mag- giore, che ſi ritrae in detta villeggratura, che per lo più ſi fa in tempo d' Autunno, ſi è la Caccia ſpecialmente de' Daini. Quelli di pelame bianco in un piccolo Barco, detto la Pineta, di due miglia di giro vi ſi con- ſervano. Ve n' è un altro di circuito di ſopra trentadue m glia, detto il Barco Rea- le, diſtendendoſi dalle ſalde del Poggio d' Artimino, ſino a' Poggi di Vinci nella Valdinievole, e vi ſono compreſe dentro di eſſo, Chieſe Curate, intere Poſſeſſioni, e Boſcaglie. Viſtoſi dal curioſo Foreſtiero tutto quello che ci è parſo bene additargli, potrà tornarſene a Firenze, e in altra Gior- nata trasferirſi per la Porta al Prato a due altre Ville pure del Granduca, poco di- ſtanti l'una dall'altra: la prima, che ſi trova ſituata in diſcreta eminenza di Mon- te Morello è la

fon-

PETRAJA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpe- cialmente nella Primavera. Il ſuo ingreſſo principale è a Tramontana, per un Prato chiuſo da folti Cipreſſi in difeſa de' venti: ha nel mezzo un Cortile tutto dipinto di fatti Militari; vi ſono nelle due fiancate due Logge, che introducono negli Appar- tamenti nobili: queſte ſono d pinte con ot- timo colorito, e diſegno dal Volterrano, e rappreſentano alcune azioni di Coſimo Primo, e di Ferdinando Secondo Gran Du- chi. A Mezzogiorno, Levante, e Ponente vi ſono tre altre Porte particolari, che in- troducono in uno ſpazioſo Ripiano di Giar- dino, di dove godeſi come in Teatro, con tutta quella belliſſima Campagna, la Città noſtra. Da queſta ſi diſcende in un altro, ove è un gran Vivajo; e quindi in un terzo, che termina con un ſalvatico. Da Tramontana ſtendendoſi fino alla Villa del Cavalier Carlini, e ſeguitando verſo l'al- tra Villa di Caſtello, come ſi dirà ſotto, vi ſono Vigne tutte circondate di muraglia, di ſopra due miglia di circonſerenza, con ordine, e ſeparazione di magliuoli venuti di diverſi Paeſi, anche remotiſſimi, e nel- la ſommità delle medeſime vi è un Caſino di dove ſi gode una belliſſima veduta. In poca diſtanza di quivi ſul Poggio verſo Po- nente, vi è un Convento di Carmelitani della Congregazione di Mantova, detto

chiu-

SANTA LUCIA ALLA CASTELLI- NA, con Noviziato, ove è un Quadro di Maria Vergine nel Coro, del ſuddetto Vol- terrano. Vedutaſi dal Foreſtiero la Petraja, non laſci di vedere ancora

terra-

CASTELLO, altra Villa, come ſi è det- to, del Granduca, antica della Famiglia de' Medici, ma accreſciuta dal Granduca Coſimo I. dalla parte di Levante, col diſe- gno di Niccolò, detto il Tribolo. Queſta è poſta alle radici di Monte Morello; ha davanti uno ſpazioſo Prato, con due gran Vivai ſpartiti da un Ponte, che cammina a un viale piantato di Cipreſſi, il qual mette ſulla ſtrada maeſtra di Prato. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cor- tile alcune Iſtorie degli Dei antichi, e Arti liberali, lavorate a olio ſulla calcina ſec- ca, ſono di mano di Jacopo da Pontor- mo. Per gli Appartamenti vi ſono diſtri- buite belle Suppellettili, e Quadri, e vi è una pittura a freſco di Baldaſſarre Fran- ceſchini nella volta del ricetto, ſalite le prime ſcale, di ottimo colorito. Da Tra- montana, uſcendo di detto Palazzo, ſi en- tra in un vaſto, e delizioſo Giardino, trovandoſi prima uno ſpazioſiſſimo Prato. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dalla cui bocca eſce in gran copia l'acqua, è di ma- no di Bartolommeo Ammannati, eſſendo il reſtante della Fonte diſegno, e fattura del Tribolo, come di lui ancora è l'altra Fonta- na in mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſſimi intagli, e Baſſirilievi, nella cima della quale vi è una Statuetta di Femmi- na nuda di bronzo, rappreſentante una. Venere, dalla cui chioma, che ſi tien rac- colta entro le mani, cade acqua. Intorno alla detta Fonte vi è un imbrecciato in forma rotonda tutto chiuſo da un ſedere di pietra bigia, e per lo medeſimo vi ſo- no occultate ſiſtolette, dalle quali vengo- no zampilli gentiliſſimi d' acqua. Queſta belliſſima Fontana è cinta d' ogn' intorno da un ſalvatico di alti, e ſolti Cipreſſi, Lauri, e Mortelle, i quali girando intor- no, danno forma di un Laberinto, facendo però proſpettiva all'altra Fontana dell'Er- cole, e per di ſopra, ad una Porta, ove pure ſono rari zampilli d' acqua; queſta vien meſſa in mezzo da due bei Pili, o Fontane diſpoſte ne' mezzi tra la detta Porta, e le cantonate. Di quivi ſi fa paſ- ſaggio in un amplo, e delizioſo Giardi- no, ripieno de' più nobili agrumi, e pian- te di fiori più pellegrine. Intorno alla detta Porta vi è una Grotta grande, e ricchiſſima di ſpugne, e per eſſe adattati- vi diverſi uccelli, condotta anch' eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſſime Pile ſca- vate, e intagliate d' un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per ſianco all'en- trare; ſopra le quali vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi Animali quadrupedi fieri, e domeſtici, fino ad un Eleſante, un Alce, un Unicorno, una Giraſſa, ed altri mol- ti intruppati con buona diſpoſizione, e da alcuni de' medeſimi viene a cadere acqua nelle ſuddette pile, ove ſono intagli di Peſci, e nicchi marini. La detta Grot- ta è chiuſa da cancellate di ſerro, le quali aperte, quando ſi voglia dar l'acqua agli zampilli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavimento, e da i lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch' eſſi per forza d' acqua. Queſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medeſimo muro collocate, che ribat- tono all'altre due del Giardino, ove è il Boſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giar- dino ſi ſale a un ſalvatico di Cipreſſi, Lec- ci, ed Allori con bell'ordine piantati, e quivi ſi vede un gran Vivajo, in mezzo al quale vi è un' iſoletta, e in eſſa un Vec- chio tremante figurato il Monte Apenni- no di bronzo, fatto dall'Ammannato, dal- le cui chiome cade acqua; diſegno, e la- voro del Tribolo, dal quale ſi vede in un Pratello fuori del Giardino, dalla parte di Levante una Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi d' acqua, fatti dal medeſi- mo. Molto più vi ſarebbe da vederſi in detta Villa, e Giardini; ma avendo noi forſe troppo obbligato il Foreſtiero a paſ- ſeggiare per i medeſimi, rimettendolo ſul- la ſtrada di Firenze, potrà tener quella per ricondurviſi, che paſſa ſotto la Villa della Petraja, ove vedrà di paſſaggio due CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo- lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inol- trandoſi, un altro di Fanciulle Nobili, che vi s' introducono ſopra i ſette Anni per educazione, alle quali è permeſſo, piacen- do loro, non ſoddisfatte di quell'Inſtitu- to di vita, uſcire ſenza però potervi aver regreſſo, non facendo mai Voti, come le altre Religioſe. Queſto luogo era per l' addietro una Villa detta la Quiete, della Granducheſſa Criſtina. Pervenne dopo la ſua morte in Donna Eleonora Ramirez di Monſalvo, che fu la Fondatrice, e Inſtitu- trice di quel vivere Religioſo, ed eſſendo ſtato lungo tempo queſto Conſervatorio ſen- za propria Chieſa, valendoſi per un Cor- ridore di quella del ſopraccennato Conven- to delle Camaldolenſi, la Granducheſſa Vittoria, fecevi la Chieſa, che vi è, con la Foreſtería, Rimeſſe, e Stalle, per renderlo comodo alle occaſioni di trattenerviſi, lo cui eſempio ſeguendo la Principeſſa Anna Maria Luiſa Elettrice Palatina, lo ha ulti- mamente ampliato di nobile Appartamento, e arricchito di delizioſo Giardino, e que- ſto luogo Religioſo ſi domanda ancor col- l'antico nome la Quiete. Molte altre bel- le, e comode Ville reſterebbero quì da ve- derſi, ma non ſi tralaſci la tanto delizio- ſa de' Paſquali al luogo detto Quarto, e lunga opera ſarebbe a fare una ſemplice ricordanza, tra l'infinite, che fon diſpo- ſte per le pendici de' Poggi di Caſtello, fino alla Città di Prato, anche delle più ragguardevoli, come a Rinieri, luogo tra Caſtello, e la Petraja, quella de' Lanſredi- ni, in oggi del Principe Corſini: a Quin- to quelle de' Torrigiani, Dragomanni, Barto- lini, e Guardini, detta la Mula; e del Mar- cheſe Ginori a Doccia, la quale ha delizioſi anneſſi, e modernamente dal Marcheſe Senat. Carlo Ginori vi è ſtata introdotta in poca diſtanza da detta Villa la Fabbricazione non ſolo di ogni qualità di Piatterie, Vaſi, ed altre Terraglie fine per uſo comune; ma di finiſſime Porcellane d' ogni ſorta con ſingolare induſtria, ed ottima riuſcita. A Seſto evvi quella del Marcheſe Corſi, così celebre, e magnifica; a Colonnata quella del Conte del Benino, fabbricata dal famoſo Miniſtro Senatore Ferrante Capponi, ove fra tante ſingolari coſe ſi veggono in una vaga Galleria i diſegni di quella di Verſa- glies del Re Criſtianiſſimo: a Querceto, del Balì del Roſſo, e nella Valle di Marina quel- la de' Conti Zeſſerini, che per il vaſto Giar- dino, per i molti Salvatici, e per la ricchez- za dell'acque è degna di eſſer veduta; e in appreſſo quella del Duca Salviati. Tornan- do noi a rimettere in iſtrada il Foreſtiero, attengaſi a mano ſiniſtra, paſſato il Ponte a Riſredi, ed oſſervi le Ville de' Gondi, de i Giorgi, de' Panciatichi, e d' altri, e ritor- nando alla Città per la PORTA A SAN GALLO, fuori della quale è ſtato alzato ultimamente un mae- ſtoſo Arco Trionfale di bella, e vaga archi- tettura in onore del Noſtro Reale Sovrano FRANCESCO I. ed in occaſione del ſuo ſo- lenne Ingreſſo in queſta Dominante ſeguito la ſera del dì 20. Gennajo 1739. E cammi- nando fuori di eſſa Porta, oſſervi dalla parte di Tramontana la rinomata, ed antica Villa di

H finiſ-

un

H 2 CON-

ſte

H 3 POR-

CAREGGI, cioè Campo Regio, pur del Granduca col diſegno di Michelozzo, fatta fabbricare da Coſimo Padre della Patria. Quivi il Magnifico Lorenzo de' Medici, e Giovanni, e Piero ſuoi ſigli facevano le virtuoſe Accademie con Marſilio Ficino, detto il novello Platone, e la ſua Anima Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, l'Argiropolo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. Preſſo a Firenze a mano ſiniſtra, ſalendo per un' erta ſtrada da quel Tabernacolo, che vi è dipinto da Livio Meus, s' arriva al

CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſtituto, una bella Chieſa, e un comodo Convento, ed Orto. Quivi pure ſono belle, e nobili Vil- le, come quella de i Marcheſi Gerini, Ric- cardi, Capponi, e de' Corſi, e quella degli Strozzi, celebre per le tante Inſcrizioni an- tiche Greche, e Latine, che vi ſono. Vi è anco un Convento di Religioſe detto

SANTA

SANTA MARTA, che vivono ſotto la Regola del Beato Giovanni da Como, o da Medda, Fondatore de' Frati Umilia- ti: ſiccome mettendoſi ſulla ſtrada maeſtra di Bologna, ſi vede altro

CONVENTO de' Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, ove hanno il Novi- ziato. La Chieſa vagamente ornata, l'abi- tazione molto comoda, e la Vigna ben col- tivata, e pulita rendono queſto luogo aſſai gradito a chi lo vede. Quindi paſſando da diverſe belle Ville, e inoltrandoſi nella ſtrada Bologneſe, ſi trova a man deſtra

PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel tempo di State. Queſta gran Fabbrica, col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Franceſco ſuo figliuolo, fu da ì fondamenti per lo Granduca Franceſco Primo fatta, e condotta quaſi al finimento, che ha in oggi; ſiccome lo teſtifica una nobile, e bella Inſcrizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſeguente tenore

Fontibus, Vivariis Xyſtis bas Ædes Franc. Med. Magn. Dux Etruria II. Exornavit Hilaritatique Et ſui amicorumqe ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. M. D. LXXV.

H 4 Per

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al primo, e nobil piano dalla parte di Tra- montana, le quali mettono in un Terraz- zino, o ripiano pure ſcoperto, e per una bella Porta in un amplo Salone in volta a mezza botte, e poi in un Salotto tutto dipinto a freſco, ſiccome il Salone è ornato in parte di Stucchi, e di Pitture. Dall'uno, e l'altro ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più Appartamenti; alcuni dipinti a fre- ſco d' Architettura, altri abbigliati ricca- mente di buoni quadri, e ſtudioli, e d' ogni nobile qualità di Suppellettili. Vi è un Organo in una di quelle Camere chiamato Hydraulico, che ſenza opera di vento dato- gli a mano con mantici, ha queſto uſicio dall'acqua, col volgere certa chiave. Nel ſecondo piano vi è un Teatro per Opere aſſai ſignorile. Ma uſcito il Foreſtiero dal Palazzo, veda gl'innumerabili ſcherzi, e giuochi d' acque, e le copioſe Fontane, Grotte, e altro, che in un tal genere, sì dalla parte di Mezzogiorno, come da quel- la di Tramontana, e ſotto il Palazzo, e per lo Boſco ad ogni piccola diſtanza ſono collocate. Dirimpetto alla Porta dinanzi di Tramontana della Villa, vi è uno ſpazio- ſiſſimo Prato di figura ſemiovale chiuſo per di ſotto da una gran cancellata di ſerro, tramezzata da pilaſtri incroſtati di grotte- ſco, che ſa proſpettiva all'entratura della Villa, e al gran Vivajo, che è nella ſua ſommità, e ſalendo dolcemente da i lati è chiuſo, ed ornato da folti Abeti, e da Statue, e guglie con diſcreta diſtanza po- ſte. Il gran Monte Apennino è ſignificato per lo Gigante, che a ſedere di pietra ru- ſtica fatto ſi vede, ſopra il Vivajo, ove in larga copia per una ganaſcia del Drago, che è ſotto il medeſimo Gigante, vi ſi ver- ſa l'acqua, la qual Figura è di tanta mo- le, che ſe ella foſſe ritta in piedi, ſarebbe circa a trentaſei braccia, contenente il corpo della medeſima una piccola ſtanza ornata di grotteſca con ſpugne, nicchi, e madreperle, e con diverſi ſcherzi d' acqua. Dietro all'Apennino vi è un grandiſſimo Drago volante, che tramanda acqua in gran copia. E' ſotto a queſto uno ſpazioſo ter- razzino ſcoperto, dal quale per due ſcalette ornate di ſpugne, e di ſpilli d' acqua, ſi ſcende a una Grotta, al piano del Vivajo. Da queſta parte voltando a Tramontana ſi vedono tre lunghiſſimi Viali, che ſalgono ad un Laberinto di ſtrade ameniſſime per l'ombra di Alberi di verzura perpetua. La Fontana di mezzo ha un Giove, il qua- le da un de'lati tiene un' Aquila di marmo nero, e dall'altro ha in mano un fulmine d' oro, che getta acqua dinanzi, e di die- tro, e per di ſopra continova in ſalita il viale per quaſi mezzo miglio di più: nell' altre due fonti vi ſono due ſpugne ben al- te di Corſica, che buttano acqua in gran copia dalle loro ſommità. Scendendo a ma- no dritta vi è la Cappella di figura eſago- na, ornata galantemente di ſtucchi, con cupoletta circondata da loggia, e dentro vi è un Quadro grande, dov' è l'Aſſunzione di Maria Vergine. A quella mano ſcen- dendo più a baſſo ſi trova un Perſeo di marmo miſtio, poſato ſopra di un monte di ſpugne, ed una Statua di un Eſculapio, e in vicinanza un' Orſa con ſuoi Orſacchini, e il tutto getta acqua. Finalmente ſi arri- va ſulla ſtrada, che da Firenze a queſta Real Villa conduce, ove ſi vede un capa- ciſſimo ſervizio di Scuderia, e Quartieri per la Famiglia. Veduti sì fatti luoghi dalla parte di Levante, trovandoſi alle ſcale del Palazzo, ed entrando per un cancello, che è quivi di fianco, ſi potranno oſſervare varj giuochi di palla a corda, pallottole, e gioſtra. Paſſando poi alla parte di Mezzogiorno, ſcen- dendo per una delle due altre ſcale aperte ovate ſi trovano in gran copia zampilli d' acqua, ſiccome nel piano di ſotto la Grotta maggiore, detta il Diluvio, dagl'innume- rabili ſcherzi, e giuochi d' acqua, che per ogni parte ſi veggono. Entrato dentro, al- l'incontro della Porta, una Grotta partico- lare, detta la Galatea, ſi vede in poſitura di minacciar rovina, e tutta di madreperle, con un mare d' acqua con varj ſcogli coperti di coralli, e di chiocciole marine. Tra eſſi ap- pariſce un Tritone ſonando una Chiocciola marina, e intanto ſi apre uno ſcoglio, dal quale n' eſce fuori l'iſteſſa Galatea ſopra una nicchia d' oro tirata da due Delfini, i quali gettano acqua per bocca, e nel me- deſimo tempo eſcono da altri due luoghi due Conchiglie, che gettano acqua nel mez- zo, e accompagnano alla riva del Mare la detta Galatea. In eſſa Grotta grande da uno de' lati vi ſono due Tavolini in nicchie di marmi miſchi, che gettano acqua in gran polla, facendo la figura di un ſanale di vetro. Vedonſi inoltre un Corbezzolo, e un Agrifoglio con varj Animali di bron- zo in due nicchie ſimili a quelle di ſopra, due altre grandi di Moſaico d' oro ſono a rincontro alla Grotta, e vi ſono nicchie, e ſpugne con due grandiſſimi monti ſimil- mente di ſpugne, che gettano grandiſſima copia d' acqua, e in teſta alle medeſime, due Arpíe di Moſaico, che tramandano pari- mente molt' acqua. Dall'altro lato di det- ta Grotta verſo l'entrata vi ſono due Pi- le, ſopra le quali ſtanno altresì due Arpíe di bronzo, che verſano acqua in dette Pi- le, accanto alle quali vi è un Fanciullo, che ha una palla groſſa, che ſembra un Mappamondo, girato pure dall'acqua, e a piè vi ſono due Anatre in un pelago, che bevono. In teſta di detta Grotta vi è il Bagno della ſtufa, che è una ſtanza di ſtucchi: e dentro di eſſa una fineſtra, vie- ne ornata di ſpecchi, per dar curioſità di mirarſi; ed in quel mentre, mancando ſot- to il pavimento, uno reſta bagnato: vi è un Pilo di marmo roſſo, con un Monte di ſo- pra, che fa una pioggia cadente in dette Pile. Dall'altra teſtata addirimpetto, vi ſono tre ſtanze, che nella prima vi è tut- to il Cielo di pittura a pergola, e d' oro, nel mezzo di detta vi è una ſpugna di mar- mo bianco, fatta da due gocciole d' acqua di altezza di quattro braccia, coperta di varj animali, con un ricetto tutto di nic- chi, di chiocciole, e di branche di coralli, che gettano acqua in grande abbondanza. Accanto a detta ſtanza vi è un Pilo antico fatto in una nicchia di ſpugne, e ſopra eſſa evvi un Paſtore, che guarda gli armenti, il quale è in compagnía di più ſorte di animali. Vi è Europa rapita da Giove, che tramanda acqua per bocca. Poco diſtan- te dal Paſtore, ſi vede Nettunno portato da due Delfini col ſuo tridente, che uſcen- do dal Mare verſano acqua, e bagnano i circoſtanti: e di ſopra ſi vede un Satiro premente un Utre, che getta acqua in gran copia: in ſomma quivi da per tutto, per varj zampilli, che fra le ſpugne di ſopra e di ſotto vi ſono, viene acqua. Più oltre ſi vede un Tavolino a otto facce, che in ogni faccia vi è un ovato incavato a uſo di rinſreſcatojo, e nel mezzo un tondo ſi- mile incavato: vi è un Uomo di pietra, che dà l'acqua alle mani a uſo di Scalco. S' ammirano per artifizio d' acqua girar Mu- lini, camminar Figurine, voci d' uccelli, e di più una Femmina alta più di mezzo brac- cio, con un vaſo in mano, che aprendo un cancelletto cammina per molti paſſi a un fonte, ove prende acqua, e quivi è un Paſtore, che ſuona la cornamuſa, e gira la teſta, il qual moto viene a dar fiato al- la medeſima cornamuſa, e poi fa ritorno per l'iſteſſa ſtrada; tutto operato dall'acqua, e queſta Femmina dalla gente è chiamata la Samaritana. Dirimpetto alla medeſima ſi ammira in un grotteſco una Fortezza, che da' Soldati di fuora viene attaccata, e da quei di dentro difeſa con cannoni, tambu- ro, ed altri militari attrezzi, che operan per moto d'acqua. Sotto alla detta Grotta grande, e ſotto le ſcale del Palazzo, vi ſono due nicchie con iſtatue, ſotto a una delle quali vi è una Donnola ſopra un Serpente col motto; Amat Vićtoria curam, Impreſa del Granduca Franceſco. Sotto l' altra vi ſono alcuni Peſcatori, che ſi muo- vono, e percuotono alcune Rane, che ſi tuſſano nell'acqua, e nel ritornar fuori bagnano. Uſciti fuori di detta Grotta, ſi vede un gran Prato, che circonda il Pa- lazzo, e ſi ſcende nel Barco, che è pieno di diverſe Fontane, e ſotto alle ſcale, che ſcendono nel Barco, vi è un Vecchio figu- rato pel Fiume Mugnone, che diſtribuiſce l'acqua a tutte quelle Fonti. Più oltre ſotto alle dette ſcale a uſo di grotta, vi ſono una Fama con tromba d' oro, e col- l'ali, un Drago, che beve, e un Contadi- no, che porge una Tazza; per occulto ar- tifizio d' acqua la Fama ſuona, dimena l'ali, empieſi la Tazza, il Contadino l'al- za, e il Serpente colla teſta ſi china, vi ſi tuſſa, e la beve. A rincontro della Fama, vi è a uſo di altra Grotta il Dio Pan, che ſi rizza, ſuona la zampogna, muove la teſta, e poi ſi ripone giù. Colle ſcale di detta Grotta grande ſpartite in molte, at- teſta un lunghiſſimo viale, che ſcende dol- cemente, dove di quà, e di là ſono diſpo- ſte ſopra muricciuoli di diſtanza in diſtan- za, alcune piccole vaſche, o tazzette di pietra, che gettano in aria acqua: ſotto alle quali, per tutto il viale eſcono zam- pilli, che facendo arco l'uno coll'altro intrecciandoſi, formano come un pergola- to, ſotto al quale puovviſi, ſenza reſtar bagnato, agiatamente paſſeggiare. In reſta a queſta ſtrada, tutta boſcata, ſopra un gran Vivajo è una Statua, che rappreſenta una Lavandaja, operante a forza d' acqua, fattura di Valerio Cioli. Accanto alla det- ta Lavandaja, ritornando verſo il Palazzo dalla parte di Levante, per altra ſtrada co- perta di Abeti, e di altri alberi ombroſi, ſi vedono tre Vivaj a uſo di pelaghi, e da un lato in un boſchetto di Lauri, vi è il Mon- te Parnaſo colle nove Muſe, Apollo, e il Caval Pegaſeo; e quì ſi ſente ſonare un Organo per artifizio d' acqua, detto Hydrau- lico: di ſotto al detto Monte alquanto di lontano vi è una gran Quercia con due ſcale in giro, per le quali ſi ſale, e ſi ar- riva in un piano, dov' è una bella fonte. Nel tornarſene verſo il Palazzo, ſi vede col bizzarro diſegno dell'Ammannato, un Teatrino in quadro con balauſtri di marmo, nel cui mezzo vi è una Vaſca tonda con cinque Statue, che tutte buttano acqua. Il Teatro ſteſſo è ornato da quattro tronchi di pietra, che fingono alberi rotti, alti circa dieci braccia, e ſopra i medeſimi vi è un animale di diverſa ſpecie, e a man dritta inoltrandoſi ſi vede una grandiſſima gabbia lunga braccia cento, e larga cinquan- ta, tutta di Cavalletti in aria di ſerro, dentrovi Altori, Elleri, e altre Piante, con una fonte in teſtata della medeſima; e quivi ſi fa conſerva di più, e diverſi uc- celletti canori: e ſopra la detta gabbia, quaſi incontro al Palazzo per fianco, vi è un Giardino con iſpartimenti di fiori. Dal- l'altra parte, commciando a ſalire, ov' è la Lavandaja, per la ſiniſtra a Ponente ver- ſo il Palazzo, evvi in terra una Salaman- dra, che getta acqua in una palude. Ve- deſi un Orivolo, che ſuona l'ore per arti- fizio d' acqua, e ſopra detto Orivolo all' altezza di circa otto braccia, vi riſiede un Globo, che ſa concerto di campanelli, con una girandola ſopra di eſſo, che va per violenza d' acqua. Più oltre ſi vede un bor- ro a uſo di tonfani pieni d' acqua, e do- po queſti ſi vede una piccola grotticella, con una ſorgente freſchiſſima, che eſce per una botte di marmo, e da un fiaſco, che tiene in mano un Satirino di bronzo. Più oltre avanzandoſi, vi è una Grotta di figu- ra rotonda, detta di Cupido, per eſſervi la ſua Statuetta di bronzo in teſta alla mede- ſima, che per ingegnoſo artifizio ſi volta in giro, e ne tramanda acqua a' riguardan- ti. Queſta Grotta è tutta inganni, come lo è il gentileſco Simulacro; perchè quelli, che vi entrano dentro, non ſe ne accor- gendo, ſi trovano bagnati così nell'entrar- vi, che nel ſedervi, e dalla Cupoletta, che chiude per di ſopra detta Grotta, ſca- turiſce gran copia d' acqua, che ſorge aſſai in alto. A pochi patſi trovaſi pure un Tea- tro in tondo, nel cui mezzo vi ha una pila di marmo, ſopra della quale vi ſono alcu- ni Galli, che gettano acqua in certe nic- chie. Si vede ancora un Villano nel mez- zo di due Statue, tutto di marmo, il qua- le vota un barile in una grand' urna, in cui è iſtoriata di baſſorilievo la caduta di Fetonte. Ma chi può mai ridire minuta- mente le galanterie, e i giuochi d' acqua, che in queſta Real Villa, e ameniſſimo Barco, che la circonda, ſi ammirano da per tutto ? Perlochè eſortiamo il Foreſtiero a non laſciare di vedere queſto delizioſiſſi- mo luogo, fuori che nel Verno, ove non potrebbe avere il godimento dell'acque, nè di un' aria ben temperata. Di qui rimettendo il medeſimo nuovamente dal Palazzo alla ſtrada di Firenze, per quella ne faccia ritor- no: quando non aveſſe tempo di vedere, ti- rando verſo Tramontana, due luoghi di gran devozione, il primo de' quali è il Sacro Eremo di

ſom-

H 5 copia

mari-

H 6 mi-

S' am-

ſotto

Caval

una

a non

MONTE SENARIO, ove ebbe miracolo- ſamente principio da' ſette Beati Romiti No- bili Fiorentini la Religione de' Servi di Maria Vergine, l'Anno 1233. e quivi San Filippo Benizj noſtro Cittadino, lungo tempo ſtette a far penitenza ſull'alto gio- go di quel Monte, veſtito di una folta ſel- va di Abeti. In mezzo di eſſa ſta il Con- vento delli Eremiti dell'Ordine da eſſo am- pliato de' Servi di Maria Vergine; e ve- donſi nel recinto le ſette Grotte de' Beati Fondatori, e quella del Santo Propagato- re, ove fecero lunga dimora coſe, che muovono lo ſtupore inſieme, e la devo- zione. Il ſecondo a piè del Monte Senario è l'antico, e celebre

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rinnovato dalla Real Munificenza di Coſimo III. ove abitano in oggi Monaci Ciſtercienſi della Stretta Oſſervanza, quivi riſtabilita da' Monaci fatti venire dal me- deſimo dalla famoſa Badía della Trappa. Nel ritorno a Firenze, quaſi tre miglia di- ſcoſto da Pratolino, ſulla mano dritta fuo- ri della maeſtra ſtrada, vi è un

riſta-

CONVENTO di Cappuccini, detto la Concezione di Maria Vergine, o i Cappuc- cini di ſopra, a diſtinzione di quelli di Montughi, che ſi chiamano i Cappuccini di ſotto. Dalla mano ſiniſtra, più inoltran- doſi verſo Firenze, ſi vede la bella Villa del Duca Salviati di nuove delizie, ed or- namenti magnifici arricchita, al Ponte alla Badía, così detto, perchè quaſi in faccia, paſſato il Ponte di Mugnone, ſi ſale per una dritta ſtrada alla

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lungo tempo per Cattedrale di Fieſo- le; poi ufiziata da' Monaci di San Benedetto: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in poſitura di minacciar rovina, Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbricò una bella Chieſa, e Monaſtero a i Canonici Lateranenſi, che già vi erano, a contemplazione di un tal Padre Don Ti- moreo da Verona eccellente Predicatore di quell'Ordine, e per meglio godere la fua converſazione, vi fece un appartamento per proprio uſo. Vi è una prezioſa Libreria con Manoſcritti, e Libri da Canto fer- mo molto ſingolari. Unita alla Chieſa vi è una Cappella, ove fu martirizzato il San- to Veſcovo di Fieſole Romolo, e ſi moſtra- no alcune gocciole di ſangue ſparſo nel ſuo Martirio; vi è altresì un pozzo, che è una parte di un antico Cimiterio di Santi Mar- tiri. In detta Cappella vi ſi conſerva un miracoloſo Crocifiſſo, il quale ſi dice per an- tica tradizione, che fu dato al Santo Veſco- vo Romolo dall'Apoſtolo San Pietro; e che parlò a San Filippo Benizj con dirgli: Va- de ad Fratres Matris mea in Monte Senario. Viſtoſi dal Foreſtiero tuttociò, che di que- ſto antichiſſimo, e devoto Tempio ſi è cre- duto proprio additarli; paſſi a vedere, nel Refettorio di queſti Padri, una pittu- ra a freſco fatta da Giovanni da San Gio- vanni, in cui vien rappreſentato Noſtro Signore a Tavola ſervito da Angioli, mol- to curioſa per la ſemplicità, quivi uſata dal Pittore, per altro eccellentiſſimo. Non di lungi da queſta inſigne Badia, ſono le magniſiche Ville de' Palmieri, e de' Mar- cheſi Guadagni. E poi tirando a Tramon- tana, vi è una

con

CHIESETTA, ove ſi conſerva una mi- racoloſiſſima Immagine d' un Crocifiſſo ri- trovato modernamente, e detto luogo ſi chiama Fonte Lucente, nominato dal Po- liziano nella Lamia: ed a Levante vi è SAN DOMENICO, Chieſa dell'Ordine ſuo più ſtretto, ove è Noviziato; e vivo- no con grandiſſima eſemplarità molti Re- ligioſi, i quali hanno un comodo Conven- to; e queſto fu fondato intorno all'anno 1406. dal Beato Fra Giovanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima Famiglia degli Agli, e quivi Sant'Antonino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di San Domenico. So- no in queſta Chieſa alcune Pitture buone: tra le antiche, ſi vede quella alla Cappel- la de' Gaddi della Coronazione della Ma- donna di Fra Giovanni Angelico; quella della Natività di Pietro Perugino; e un' al- tra del Sogliani: fra le moderne quella della Nunziata di Jacopo da Empoli, e tutta la volta della Chieſa dipinta da Lo- renzo del Moro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata già da Giovanni di Coſimo de' Medici col diſegno di Michelozzo, la quale è in oggi de' Borgherini, avendo l'iſteſſo Giovan- ni fatto col diſegno del medeſimo Miche- lozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Vil- la, una

SAN

CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN GIROLAMO; i quali ebbero principio in Firenze da Carlo Conte di Montegranelli circa l'anno 1407. che ha culto di Beato, ma da Clemente Nono furono ſoppreſſi, ed è poſſeduto in oggi detto luo- go da' Bardi. Finalmente ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

ſop-

CATTEDRALE, la Canonica, e il Palazzo del Veſcovo di Fieſole; e non molto ſi vede di antico, fuori che alcuni frammenti della Rocca, e delle Mura; avendo l'anno 1010. i Fiorentini dato il ſacco, come è noto per le Storie, e demolito tutto. La Chieſa fu fabbricata l'anno 1028. dal Veſcovo Jaco- po Bavaro, di diſegno Gotico. Nella Tri- buna, o Altar Maggiore, ſtata traſportata nella parete a ſiniſtra entrando in Chieſa, e collocata in un ornato di pietra ſerena, vi ſi conſervano le Reliquie di Santo Ro- molo in una Caſſa di marmo miſchio; la Teſta del quale, con un Braccio ſi eſpone il dì feſtivo di detto Santo. Vi ſono le Re- liquie ancora di quattro ſuoi Compagni mar- tiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Veſcovo di Fieſole, e la Cattedra di Sant'Andrea Corſini altro Veſcovo di queſto luogo, la quale è ſpecie di Reli- quia, come ſtata di già occupata dal San- to nelle ſacre Funzioni Veſcovili. La Ta- vola all'Altare di San Tommaſo della Fa- miglia Guadagni, è di mano del Volter- rano; e l'intero, e baſſo rilievo di marmo alla Cappella di Monſignor Salviati, è ope- ra di Mino da Fieſole Scultore bene ac- creditato de' ſuoi tempi; e quelle all'Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di mano di Andrea Ferrucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di

di

Sant'ALESSANDRO, che in antico chiamavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi è il Corpo di detto Santo, che fu Ve- ſcovo di queſta Città, e martirizzato nel Bologneſe intorno all'anno 502. Incontro alla Cattedrale ſi è il

PALAZZO del Veſcovo, che è Conte di Turicchi, ed ha vaſta Diogeſi, e vi è un molto ben regolato Seminario per i Che- rici. Sopra al più alto di Fieſole, evvi un

CONVENTO di Riformati di San Fran- ceſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Rocca de' Fieſolani. La Tavola della Concezione in detta Chieſa è di mano di Piero di Coſi- mo, e ve ne ſono altre buone. Scendendo è la Chieſa di

SANTA MARIA PREMERANA, la qua- le, ſecondo l'Ammirato, veniva ad eſſere quaſi nel mezzo della Città di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze, come lo dimoſtra una Cartella di marmo. Verſo Levante, qual- che tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi è un altro

CON-

CONVENTO di Zoccolanti, detto alla Doccia, ſondato da Giuliano Davanzati no- ſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo, che per l'adjacenti Colline non più diſcoſte da Firenze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville molto comode, e grandioſe. Piglian- do la ſtrada, che conduce alla ſopraddetta Badía di Canonici Lateranenſi, ſi giunge ad altro Convento di Monache, detto

SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le quali vivono ſotto la Regola di Santo Agoſtino, ed in antico avevano il lo- ro Convento, dov' è oggi quello de' Rifor- mati a Fieſole, e di queſto ne fu Fondatore un tal Lapo da Fieſole, circa l'Anno 1334. Nella loro Chieſa non vi è di conſiderabile, ſe non la Tavola di mano di Aleſſandro Allori, ove è la Madonna con alcuni San- ti, ed il Padre Eterno. E di quivi ritor- nandoſene il noſtro Foreſtiero in Firenze, come ſtrada più comoda, trasferiſcaſi in al- tra giornata fuori della

PORTA A PINTI, ove nella Chieſa di San Cervagio è una Tavola di Santi di Tito; e ſi può oſſervare la Villa de' Guada- gni di nobile Architettura, con altre mol- te. Quindi andando alla

PORTA ALLA CROCE. Tutto quel tratto di Pianura, che vi è, paſſeggiando per la ſtrada diritta, che conduce al Caſen- tino, e in altri luoghi, è coltivata per la maggior parte a Orti. La prima Villa ſul- la ſiniſtra mano è del Marcheſe del Monte: poco più in ſu voltando per quella parte ſi trova un Convento di Monache detto

per

SAN SALVI, da cui piglia la denomina- zione l'adiacente pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſterj de' Vallombroſani, che lo cederono alle Monache dette di Faen- za l'Anno 1529. Nel demolirſi un lo- ro antico Convento, per piantarvi la For- tezza di San Giovambatiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi, dall'immortal pennello di Andrea del Sar- to, ſi vede dipinto in un arco San Bene- detto, San Giovan Gualberto, San Salvi Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti Mo- naco, e Cardinale; e nel mezzo in un ton- do è rappreſentata la Trinità. In faccia del medeſimo vi è un Cenacolo di Noſtro Signore, che ſi reputa per la miglior pit- tura, che Andrea faceſſe a' ſuoi giorni; anzi convenendo rovinare per lo detto aſſedio con molti altri ſuburbani Conventi, e Ca- ſamenti, anche la Chieſa di San Salvi, con ſue abitazioni, a contemplazione di così belle Pitture, fu il Refettorio laſciato in piedi; ma per l'introdotta Clauſura di Monache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpe- cial licenza. Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di ma- no di Franceſco Morandini da Poppi. Meno d' un miglio diſcoſto da San Salvi ſi trova a piè di quegli ameni Poggi un altro Con- vento di Monache detto

cial

SAN BALDASSARRE, che vivono ſot- to la Regola di Sant'Agoſtino; e ſalendo ſulla ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Or- dine di San Benedetto, intitolato

SAN MARTINO A MAJANO, ove è la Tavola dell'Altar Maggiore dipinta dal Grillandajo, beniſſimo conſervata. Per tut- to queſto tratto di Pianura, e di Colline ſi vedono, come negli altri luoghi già deſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi poſſeggo o i Vitelli, i Gaddi, Albizzi, Sal- viati, Bonſi, Cerretani, Franceſchi, ed i Fiaſchi, e ſopra tutte Gamberaja de' Cap- poni, che ha belliſſimi dintorni. e quel- le degli Strozzi, de' Pucci, degl'Incontri, e d' altri. Un' altra molto bella, ma non terminata, vedeſi a Rovezzano de' Bartolini: ma chi può mai ridire il numero di tant' al- tre, che ſi veggono per queſta parte ? Onde ci porteremo col noſtro Foreſtiero fuori della

PORTA A SAN NICCOLO', paſſato il Fiume, nominata dalla Chieſa Parrocchia- le, che è nel borgo di dentro. Queſta Pia- nura, che ha per limite a mano ſiniſtra il Fiume Arno, e dalla deſtra alcune Colline, che formano di eſſa quaſi un ſemicircolo, che fa corona alla Pianura, la quale è ab- bondante di ottimi frutti, è nominata Pian di Ripoli, e tale ſi chiama una

I nura,

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci Vallombroſani, che quaſi nel centro di queſto Piano è poſta con un co- modo Monaſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale di quell'Ordine, e fu già Mo- naſtero di Donne. Alla deſtra mano, vol- tando da una bella Villa de' Marcheſi Nic- colini, già de' Bandini, in non molta di- ſtanza ſi vede il Monaſtero, detto il

PARADISO. Queſto è un venerabiliſſimo Convento di Religioſe dell'Ordine di Santa Brigida. Non vi è nella Chieſa coſa alcuna, che meriti riſleſſione, ſuorchè una Madon- na, che ſta in mezzo di Santa Brigida, e di Sant'Antonino, di mano di Tommaſo da San Frediano, Pittore molto accreditato de' ſuoi tempi. Un altro Convento detto

SANTA MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto da queſto più di due miglia, ſulla ſtrada maeſtra d' Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Speda- le di Padronato de' Capitani del Bigallo, che da eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ceduto fu alle Monache dette di Caſi- gnano, per la minacciante rovina dell'an- tico loro Convento in quel luogo; e mili- tano ſotto la Regola di San Benedetto con grande oſſervanza. Per tutto queſto deli- zioſiſſimo Piano, e adjacenti Colline vi ſo- no Caſamenti, e Ville molto belle, in ſpe- cie quelle de' Pitti, Uſimbardi, Palmieri, Marcheſi da Caſtiglione, Ganucci, Marcheſi Capponi da San Frediano, ed altri, che per brevità ſi tralaſciano di nominare. Ma tirando ſulla mano dritta per la ſtrada mae- ſtra del Chianti, ſi vedono le Ville de' Nic- colini a Montauto, e degli Ugolini a San Martino, che è bella oltremodo, e per l'al- tra parte le Ville di Lonchio, e di Belmon- te, che furono del celebre Conte Lorenzo Magalotti, ora de' Venturi. Poco più di cin- que miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva a

poi

LAPPEGGI, Villa già del Cardinale Franceſco Maria de' Medici, e dipoi della Gran Principeſſa Violante Beatrice di Ba- viera, degna di vederſi per i belli Ap- partamenti, prezioſi Quadri, e ricchi Mo- bili, de' quali è abbondantemente fornita. In una di quelle ſtanze ſi ammira un co- pioſiſſimo numero di vaſellamenti di fina Porcellana, diſpoſta fra altre galanterie di gran pregio. Dalla parte di Tramonta- na in poca diſtanza da Lappeggi, ſopra una bella eminenza vi è Ligliano, Caſamento per l'Agente, o Fattore di quella Tenuta, che ha Giardini molto vaghi. Sopra di uno ſpogliato Poggio tra Mezzogiorno, e Le- vante, ſi vede la

I 2 per

CHIESA DI SANTA MARIA DEL- l'IMPRUNETA, rinomatiſſima per la miracoloſa Immagine di MARIA Vergine, che vi è; e che portata a proceſſione in tutte le paſſate calamità nella Città no- ſtra, ſempre ſi ſono riportate le doman- date Grazie. Miracoloſiſſimo ſi è il ritro- vamento di detta Immagine: e quì ci pia- ce di dirlo, quaſi come ce lo riferiſce Franceſco Rondinelli nella Relazione del- l'ultimo Contagio di Firenze. Volevano quei Popoli fare una Chieſa in onore del- la Vergine, e poſto mano all'opera, ro- vinava la notte quello, che lavoravano il giorno. Perlochè accortiſi, non eſſer vo- lontà di Dio, che ſi edificaſſe in quel luo- go la Chieſa, fatte orazioni, furono in- ſpirati a pigliare due Giovenchi non do- mi, e appiccato loro al giogo alcune pie- tre, riſolverono, che dove ſi fermaſſero, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luo- go eletto da Dio per edificarla. I Gio- venchi ſtraſcinando le pietre, ſi fermaro- no in quel Piano, ove è la Chieſa al pre- ſente, ed i circoſtanti allora datiſi a cava- re i fondamenti, mentre che uno di quei manovali lavorava di forza, ſi udì una vo- ce lamentevole, onde tutti attoniti corſe- ro quivi, e trovarono queſta Immagine di MARIA Vergine col Figliuolo in braccio. Queſta tradizione vien confermata da un marmo di baſſorilievo antichiſſimo, il quale è ſotto il Tabernacolo della Madonna: do- ve è ſcolpito il ritrovamento di Eſſa nella maniera raccontata, eſſendo oſcuro il tempo preciſo, nel quale accadeſſe tal Prodigio. Vi ſono grandi Indulgenze, e Privilegj conceduti da molti Pontefici, e nel giorno di Santo Luca vi è un gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' ufiziata la detta Chieſa da dieci Cappella- ni con un Pievano, che hanno l'obbliga- zione di dirvi quotidianamente il Divino Ufizio, e fu fondata dall'antica Famiglia de' Buondelmonti; che fino al preſente hanno la libera collazione di quelle Cap- pellaníe, e l'elezione del Pievano. La Chieſa è in oggi tutta mutata, e ricca- mente adornata, con Soſſitta tutta meſſa a oro, rotta da tre Quadri, che ſono ſta- ti fatti da tre de' più eccellenti Pittori, di Firenze. E' degna di eſſer veduta la Sa- greſtía, per la ricchezza de' ſacri Arredi, che ivi ſi conſervano: e chi voleſſe più minuta informazione di tuttociò, che ap- partiene a queſta Chieſa, e all'Immagi- ne, che in eſſa ſi venera, e alla devozio- ne, che ſempre vi hanno avuta i Fioren- tini, potrà vederne le Memorie Iſtoriche, ſtampate da Giuſeppe Manni in Firenze l' anno 1713. All'intorno vi ſono molti Ca- ſamenti, e per tutto quel tratto di ſtrada, che dalla ſuddetta Chieſa riconduce a Fi- renze, per la

ce

I 3 ftam-

PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono Ville molto belle; fra le quali quella a Mezzomonte de' Principi Corſini, e quel- la degli Alberti: vi ſono Poſſeſſioni ben for- nite di Uliveti, e Frutti d' ogni ſorte, e vi producono quei terreni ſquiſiti Vini: e di ciò baſti al noſtro Foreſtiero d' aver noi par- lato ſommariamente ad oggetto di non te- diarlo, o di non dare a lui impulſo di ve- dere quello, che a comparazione de'luoghi ſoprannominati, ſi rende molto meno de- gno d' eſſer conſiderato. Vogliamo però, che per l'iſteſſa ſtrada di Lappeggi, ritor- nato in Firenze, non laſci di uſcire fuori della

PORTICCIUOLA A SAN MINIATO, che è quaſi incontro alla Chieſa di San Niccolò. Queſta per un' erta ſalita, ove di ſpazio in ſpazio ſon piantate Croci, ed è eſpreſſo in ognuna di eſſe le Stazioni della Via Crucis per contemplare la Paſſione del Noſtro Salvator Gesù Criſto, conduce a due Chieſe venerabiliſſime, e ad alcune Ville circonvicine. La prima Chieſa in teſta alla ſalita è detta

SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Frati Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ritiro della Provincia Riformata di To- ſcana, i quali, levatine tutti gli ornamen- ti, l'hanno ridotta ad uno ſtato di povera ſemplicità, propria del loro Inſtituto; la quale con ottimo diſegno di Simone del Pollajuolo fu fatta fabbricare intorno al- l'anno 1350. da Caſtello Quarateſi, co- me ne fa fede un' Iſcrizione poſta davan- ti l'Altar Maggiore nel pavimento. Non ha, che una ſola Navata con ſei Cappel- le per parte, ed una di fianco all'Altar Maggiore in dentro, con ſuoi archi per di fuora di Pietra ruſtica, e ſuo Cornicione, che ricorre intorno la Chieſa, e per l'ar- co maggiore della Tribuna. La Tavola della Nunziata è di mano di Fra Giovan- ni Angelico Domenicano, e quella della Natività di Noſtro Signore è di Giovanni Antonio Sogliani. Sopra la Porta della Sagreſtía la Pietà di terra cotta è di ma- no di Luca della Robbia, e accanto alla Porta maggiore ſi oſſervi il Buſto di mar- mo bianco di Marcello Virgilio Segretario della Repubblica Fiorentina, e gran Let- terato, con un bello Epitaſſio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminenza, e vici- nanza inſieme della Città, che quaſi in pianta di quivi, e con pittoreſca proſpet- tiva ſi gode, con una gran parte de' Vil- laggi da noi fin quì deſcritti. Dal ſuo Fon- datore fu raccomandata all'Arte de' Mer- catanti, e laſciato Entrate pel ſuo mante- nimento. Uſcendo per la Porta del fianco di detta Chieſa, e camminando pochi paſſi a man ritta per una Porta della Fortezza, che intorno all'anno 1526. con diſegno di Michelagnolo Buonarroti fu fatta, benchè ti- rata a fine dal Tribolo, ſi arriva all'altra antichiſſima, e venerabiliſſima

SAN

I 4 laggi

CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di deſcrivere com' ella ſta al preſente sì eſteriormente, che interiormente; ci pia- ce di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna no- tizia di ſua grande antichità, e origi- ne. Nella perſecuzione de' Criſtiani ſotto Decio, trovandoſi San Miniato con alcuni Compagni a far penitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chieſa, che in quei rempi altro non v' era, che un piccolo Oratorio dedicato all'Apoſtolo San Pietro, e all'in- torno boſcaglia; il tiranno con doni, ed oſſerte d' ingrandimento. lo tentò a rimuo- verſi dalla Religione Criſtiana; ma nulla valendo a frangere la coſtante Fede del San- to, dopo diverſi martirj, da' quali per al- cun tempo Iddio lo preſervò, gli fece ta- gliare la teſta in un luogo detto fino a' no- ſtri giorni Santa Candida, detta dal Can- didato de' Martiri; ma il Santo riducendo- ſela al buſto, paſſato l'Arno, e ſalito in queſto poggio, rendè nel ſuddetto Ora- torio l'Anima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo Corpo; e da' Fiorentini, poichè pa- leſemente divennero Criſtiani, fabbricata una Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì no- bile, e grande, che ſi vede al preſente, fu alzata nel 1013. a' 26. di Aprile con conſiglio d'Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſſenſo, e perſuaſione di Sant'Ar- rigo Primo Imperadore, e Secondo Re di Germania, e di Santa Cunegonda ſua mo- glie, che la dotarono di molte tenute, e con ſolenne pompa vi fecero traslatare il Corpo di San Miniato nell'Altare, che è ſotto le volte della medeſima Chieſa; la quale da' Fiorentini fu data in cura a' Con- ſoli dell'Arte de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre Navate, e vi ſono due ſca- le di pietra ruſtica quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſull'antica coſtumanza della primitiva Chiesa. Queſto è tutto di mar- mi, e porfidi intagliati, e intramezzati; e dietro all'Altare vi ſono cinque fine- ſtroni ſerrati di traſparentiſſimo marmo; e nella lunetta ſemirotonda di Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a mano ſiniſtra l'Ef- figie di San Miniato. Davanti le volte, e ove elle terminano, pure iſolata vi è una Cappella di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici, ove è un partimento d' ottan- goli belliſſimo, lavorato da Luca della Rob- bia. A man ſiniſtra la belliſſima Cappella, che ſi vede dedicata a San Jacopo, fu fatta alla memoria del Cardinale Jacopo di Por- togallo, con partimento tutto di marmi, e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſco- pale, e il Sepolcro, lavorati da Anton Roſ- ſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſimo, e vi è queſto Epitaſſio:

dida-

I 5 de' Me-

Regia Stirps Jacobus nomen Luſitana propago Inſignis forma ſumma pudicitia Cardineus titulus morum nitor optima vita Iſta fuere mihi mors juvenem rapuit. Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſ- ſo Luca della Robbia fece in quattro ton- di ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di ma- no d' Antonio del Pollajolo è la Tavola a olio, entrovi San Jacopo, Sant'Euſta- chio, e San Vincenzio; eſſendo di Pietro ſuo fratello alcuni Profeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella, ſiccome in un mezzo tondo la Nunziata. E nella Sa- greſtía alcune azioni di San Benedetto di pinte a freſco, ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa, di cui ſi è fatto lungo ragionamento, ſervita di Sepoltura a più Martiri, fu negli antichi tempi ufi- ziata da' Monaci di San Baſilio, poi da quel- li di San Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette alcun tempo San Giovan Gualberto Fiorentino de' Si- gnori di Petrojo ( dopo d' avere magnani- mamente perdonato al Nemico, che aveva ammazzato Ugo ſuo fratello ) riſcontratolo poco ſotto a San Miniato; ove è una me- moria del generoſo fatto già noto, in un Tabernacolo con Iſcrizione; e del Croci- fiſſo, che chinò la teſta, il quale era in quei tempi nella ſuddetta Chieſa, nella men- tovata Cappella di mezzo; e ora in quella di Santa Trinita dentro la Città de' Monaci del ſuo Ordine, come è ſtato detto in quel luogo. l'anno 1373. a' 27. d' Agoſto ſotto Gregorio XI. uſciti molto prima i Mona- ci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte Uliveto, i quali vi ſtettero fino al 1542. che di quivi per qualunque motivo ciò foſſe, ſi partirono al tempo del Granduca Coſimo Primo, e in detta occaſione levarono l'Oſ- ſa di San Miniato. Mantengono però i detti Monaci fino in oggi un certo ſpiri- tuale Poſſeſſo; celebrandovi Meſſe in al- cuni giorni dell'Anno, e facendovi altre Funzioni ſacre. In ſomma era tale la ve- nerazione verſo queſto antichiſſimo Tem- pio di San Miniato, che San Frediano Ve- ſcovo di Lucca ſoleva ogni Anno col ſuo Clero, nel giorno feſtivo di queſto Santo Martire, andare a viſitarlo; e i Veſcovi Fiorentini ebbero per coſtume in antico, dopo aver preſo il lor ſolenne Poſſeſſo, di far quivi immediatamente la Viſita. Quivi ſono ſtate modernamente fabbricate ſemplici, ma comode ſtanze per uſo degli Eſercizj ſpirituali di Sant'Ignazio, ſotto la direzione de' Padri Geſuiti in varj tempi dell'Anno. E ciò baſti per inſtruzione al noſtro Foreſtiero, il quale ſi avverte, che oltre ai nobiliſſimi Palagj, e ſontuoſe Chie- ſe, che ſono nel Contado Fiorentino in maggior diſtanza delle quì deſcritte, vi ſo- no i tre famoſi Santuarj, cioè la Vallombro- ſa, il Sacro Eremo di Camaldoli, e il San- to Monte dell'Alvernia, ove nel primo San Giovan Gualberto, nel ſecondo San Romualdo, lunga penitenza fecero, e ſon- darono i loro Ordinj; e nel terzo San Fran- ceſco ricevè da Gesù Criſto le Sagre Sti- mate, luoghi tutti tre di ſingolariſſima de- vozione.

Ziata

I 6 Mar-

IL FINE.

INDI-

INDICE

Delle coſe più notabili, che ſono de- ſcritte nel preſente Riſtretto.

A

ABbandonati. Chieſa, e Conſervatorio. a carte 76.

Abitazione degli Antinori. 139.

----- Arnaldi. 17.

----- Bargilli. 29.

----- Baroncini. 52.

----- Buonarroti. 47.

----- Caccini. 46.

----- Canigiani. 125.

----- Gabburri. 47.

----- Gondi. 25.

----- Martelli. 17.

----- Montalvi. 49.

----- Mozzi. 125.

----- Naldini. 26.

----- Pazzi. 49.

----- Roſſi. 46.

----- Roſſo. 140.

----- Scarlatti. 127.

Accademia degli Apatiſti. 50.

-----di Bottanica. 23.

-----della Cruſca. 50.

Acea

Accademia Fiorentina. 50.

S. Agata. Chieſa, e Monaſtero. 74.

S. Agoſtino. Chieſa, e Convento. 129.

S. Aleſſandro. Chieſa di Fieſole. 189.

Aleſſandro Magno. Statua. 124.

S. Ambrogio. Chieſa, e Monaſtero. 46.

SS. Apoſtoli. Chieſa. 88.

Archivio Fiorentino. 114.

Artimino. Villa di S. A. Reale. 166.

B

BAdia di Buonſollazzo. a carte 185.

----- di Fieſole. 186.

----- di Firenze. 52.

----- di Ripoli. 193.

----- di Settimo. 159.

S. Baldaſſarre. Monaſtero, e Chieſa. 192.

Barco Reale. 167.

Bigallo. Monaſtero, e Chieſa. 194.

Boldrone. Monaſtero, e Chieſa. 172.

C

CAmpanile del Duomo. a carte 13.

----- di Palazzo Veccbio. 101.

Cappella di Pratolino. 177.

----- de' Sereniſſimi Principi. 73.

Cap-

Cappella degli Spagnuoli. 80.

Cappuccini di Montughi. Chieſa, e Con- vento. 174.

-----di Sopra. Chieſa, e Convento. 185.

Careggi. Villa di S. A. Reale. 173.

Carmine. Chieſa, e Convento. 140.

Caſa del Viviani Mattematico. 77.

Caſcine. 162.

Caſino de' Principi Corſini. 82.

----- di San Marco. 23.

----- del Marcheſe Riccardi. 77.

Caſtellina. Convento, e Chieſa. 168.

Caſtello. Villa di S. A. Reale. 169.

Cavallerizza. 24.

Centauro. Statua. 119.

Certoſa. Chieſa, e Convento. 155.

Ceſtello. Chieſa, e Convento. 145.

S. Chiara. Chieſa, e Monaſtero. 140.

Cignale di Mercato Nuovo. 123.

Colonna di San Felice in Piazza. 135.

----- di Santa Felicita. 127.

----- di San Giovanni. 16.

----- Di Santa Trinita. 86.

Compagnia di San Giovan Batiſta detta dello Scalzo. 23.

-----di San Marco. 75.

Concezione. Congrega. 31.

Concilio Fiorentino. 13.

Conſervatorio de' Poveri. 76.

Convertite. Chieſa, e Monaſtero. 140.

Corridore de' Pitti. 100.

S. Croce. Chieſa, e Convento. 57.

Cupola del Duomo. 8.

Doccia

D

DOccia. Chieſa, e Convento. a car. 190.

S. Domenico di Fieſole. Chieſa, e Conven- to. 187.

S. Donato in Polveroſa. Chieſa, e Monaſte- ro. 162.

Duomo. Metropolitana. 7.

-----di Fieſole. 188.

F

FAbbrica degli Uſizj. a carte 89.

S. Felice in Piazza. Chieſa, e Monaſtero. 135.

S. Felicita. Chieſa, e Monaſtero. 127.

Fieſole. 188.

S. Filippo Neri. Oratorio, e Caſa. 54.

Fontana di Piazza del Granduca. 108.

Fonte Lucente. Chieſa. 187.

Fortezza da Baſſo. 76.

S. Franceſco di Fieſole. Chieſa, e Conven- to. 190.

S. Franceſco al Monte. Chieſa, e Conven- to. 198.

S. Franceſco di Paola. Chieſa, e Conven- to. 190.

S. Frediano. Chieſa, e Monaſtero. 144.

S. Gaggio

G

S. GAggio. Chieſa, e Monaſtero. a car. 155.

Galleria di S. A. Reale. 90.

Ghetto degli Ebrei. 115.

Giardino di Boboli. 132.

-----de' Caccini. 46.

-----de' Canonici. 82.

-----de' Capponi. 43.

-----di Caſtello. 171.

-----de' Corſini. 82.

-----de' Gaddi. 78.

-----de' Padri Geſuiti. 43.

-----de' Gianni. 126.

-----dell'Imperiale. 154.

-----di Santa Maria Nuova. 29.

-----delle Quiete. 172.

-----de' Riccardi. 77.

-----del Roſſo. 140.

-----de' Salviati. 43.

-----de' Semplici. 23.

-----della Vaga Loggia. 162.

-----de' Ximenes. 44.

S. Giovan Batiſta. Chieſa. 14.

S. Giovanni Evangeliſta. Padri Geſuiti. 17.

S. Girolamo. Chieſa. 188.

Gioco del Calcio. 62.

Granajo Pubblico. 145.

S. Gregorio. Chieſa, e Caſa. 124.

Guardaroba di S. A. Reale. 105.

S. Jacopo

I

S. JAcopo ſopr'Arno. Chieſa. a car. 147.

S. Jacopo tra' Foſſi. Chieſa. 56.

Imperiale. Villa di S. A. Reale. 152.

Impruneta. Chieſa. 195.

L

LApo. Chieſa, e Monaſtero. a carte 191.

Lappeggi. Villa di S. A. Reale. 195.

Libreria di S. A. Reale. 132.

-----della Badia di Fieſole. 186.

-----de' Camaldolenſi. 30.

-----di Santa Croce. 62.

-----de' Gaddi. 78.

-----de' Giraldi. 74.

-----de' Guadagni. 43.

-----di San Lorenzo. 71.

-----Magliabechiana. 90.

-----di San Marco. 22.

-----di Santa Maria Novella. 82.

-----di Santa Maria Nuova. 28.

-----della Santiſſima Nunziata. 42.

-----de' Riccardi. 19.

-----de' Rinuccini. 139.

-----de' Padri Teatini. 116.

Libre-

Libreria delli Strozzi. 147.

Loggia, detta de' Lanzi. 106.

-----de' Tornaquinci. 85.

S. Lorenzo. Chieſa inſigne. 66.

S. Lucia. Chieſa, e Monaſtero. 161.

Luoghi Pii. Quanti in Firenze. 5.

M

MAdonna della Pace. Chieſa. 151.

-----Del Sacco. 35.

Magiſtrati di Firenze. 89.

Majano. Monaſtero, e Chieſa. 193.

S. Marco. Convento, e Chieſa. 20.

S. Maria in Campo. Chieſa. 50.

S. Maria di Candeli. Monaſtero, e Chieſa. 45.

S. Maria Maddalena. Monaſtero, e Chieſa. 44.

S. Maria Maggiore. Convento, e Chieſa. 119.

S. Maria Novella. Convento, e Chieſa. 78.

S. Maria Premerana. Chieſa di Fieſole. 190.

S. M. delle Selve. Chieſa, e Convento. 161.

S. Marta. Monaſtero, e Chieſa. 174.

S. Martino. Oratorio. 51.

S. Matteo in Arcetri. Monaſt. e Chieſa. 154.

Mercato Nuovo. 123.

-----Vecchio. 115.

S. Michele Berteldi. Chieſa. 116.

S. Michele Virdomini. Monaſtero, e Chieſa. 26.

S. Miniato al Monte. Chieſa. 200.

Miracolo di Sant'Ambrogio. 46.

Monaci

Monaci Camaldolenſi. 30.

-----Ciſtercienſi. 145.

Monaſterj di Clauſtrali,e Monacbe quanti. 5.

Monte Cucco. 126.

-----Gufoni. Villa. 157.

-----Senario. Eremo, e Chieſa. 185.

-----Uliveto. Monaſtero, e Chieſa. 158.

Muſeo Fiorentino. 100.

N

S. NIccolò oltr' Arno. Chieſa. a car 126.

SS. Nunziata. Chieſa, e Convento. 32.

O

OGniſſanti. Convento, e Chieſa. 83.

Origine di Firenze. 1.

Orſan-Michele. Chieſa. 111.

Opera del Duomo. 26.

P

PAdri delle Squole Pie. Chieſa. a car. 51.

-----Loro Noviziato al Pellegrino. 175.

Palazzi degli Albizi. 49.

Palazzo

Palazzo dell'Altoviti. 49.

-----Antinori. 116.

-----Arciveſcovo. 17.

-----Baldinucci 47.

-----Bartolini. 87.

-----Beccuto Orlandini. 120.

-----Borgherini. 89.

-----Capponi. 20. 20. 42. 125.

-----Caſtelli. 139.

-----Cerretani. 77.

-----Corſi. 115.

-----Corſini. 56. 84.

-----Franceſchi. 129.

-----Gerini. 25.

-----Gherardeſca. 43.

-----Giacomini. 116.

-----Gianni. 126.

-----Ginori. 74.

-----Giugni. 30.

-----Gondi. 55.

-----Grifoni. 31.

-----Guadagni. 26. 43.

-----Guicciardini. 129.

-----Incontri. 26.

-----Malaſpina. 121.

-----Martellini. 29.

-----Marucelli. 74.

-----Mondragone. 78.

-----Nero. 127.

-----Niccolini. 31.

-----Panciatichi. 20.

-----Pandolſini. 76.

Palazzo

Palazzo de' Paſquali. 116.

-----Pecori. 139.

-----Pitti. 129.

-----Poteſtà. 52.

-----Pucci. 26. 27.

-----Ricaſoli. 25. 83.

-----Riccardi. 18.

-----Ridolfi. 82.

-----Rinuccini. 139.

-----Rucellai. 84

-----Salviati. 51. 52.

-----Sera. 47.

-----Serriſtori. 127.

-----Spini. 87.

-----Strozzi. 48. 49. 85. 121.

-----Tempi. 125.

-----Vecchio. 101.

-----Veſcovo di Fieſole. 190.

-----Vitelli. 126.

-----Ximenes. 44.

-----Zanchini. 147.

S. Pancrazio. Monaſtero, e Chieſa. 85.

Pandette Fiorentine. 105.

S. Paolino Convento, e Chieſa. 85.

Paradiſo. Monaſtero, e Chieſa. 194.

Pavoniere 166.

Petraja. Villa di S. A. Reale. 167.

Piazza di Santa Croce. 62.

-----del Granduca. 101.

-----del Grano. 56.

-----di Santa Maria Novella. 78.

-----della Santiſſima Nunziata. 32.

Piazza

Piazza de' Pitti. 129.

S. Pier Maggiore. Monaſtero, e Chieſa. 48.

S. Piero a Monticelli. Monaſtero, e Chieſa. 158.

Poggio a Cajano. Villa di S. A. Reale. 163.

Ponte alla Carraja. 146.

-----alle Grazie. 127.

-----a Santa Trinita. 146.

-----Vecchio. 124.

Porta alla Croce. 191.

-----a San Frediano. 157.

-----a San Gallo. 173.

-----a San Niccolò. 193.

-----al Prato. 161.

-----Romana, ſia di S. Piero in Gattol. 151.

Porticciola a San Giorgio. 197.

-----a San Miniato. 198.

-----delle Mulina. 161.

-----a Pinti. 191.

Portico. Monaſtero, e Chieſa. 155.

Pratolino. Villa di S. A. Reale. 175.

S. Procolo. Chieſa. 51.

Q

QUiete. Conſervatorio, e Chieſa. a c. 172.

R

RUota Fiorentina. a car. 101.

San Salvi

S

S. SAlvi. Monaſtero, e Chieſa. a carte 191.

Serraglio de' Leoni. 24.

Seminario Fiorentino. 121.

-----Fieſolano. 190.

S. Simone. Chieſa. 65.

Spedale de' Convaleſcenti. 82.

-----di San Giovanni di Dio. 83.

-----degl'Incurabili. 75.

-----degl'Innocenti. 31.

-----di San Marco per i Pellegrini. 75.

-----di Santa Maria Nuova. 27.

-----di San Matteo. 25.

-----de' Preti. 75.

-----di San Tommaſo d' Aquino. 29.

S. Spirito. Convento, e Chieſa. 136.

Spirito Santo. Monaſtero, e Chieſa. 129.

S. Stefano. Monaſtero, e Chieſa. 124.

T

TEatro di Via del Cocomero. a carte 25.

-----di Via deila Pergola. 30.

S. Trinita. Chieſa. 87.

INDI-

TAVOLA

Degli Uomini illuſtri nelle loro reſpet- tive Arti nominati nel preſente Riſtretto.

A

ALberti Leon Batiſta, Architetto. a carte 40. 84.

Albertinelli Mariotto, Pittore. 38. 156.

Allori Agnolo, Pittore. 60. 80. 137.

-----Aleßandro, Pittore, detto il Bronzino. 18. 21. 27. 38. 41. 59. 74. 79. 81. 137. 138. 156. 164. 191.

-----Criſtofano, Pittore. 41. 48.

Ammannati Bartolommeo, Scultore, e Archi- tetto. 17. 30. 49. 108. 130. 146. 169. 171. 182.

Anderlini Pietro, Pittore. 17.

Andrea Piſano, Scultore. 14.

Andreozzi.... Scultore. 38.

Aſpetti Tiziano, Scultore. 88. 98.

Averani Benedetto. 49.

B

BAccio d' Agnolo, Architetto. a carte 37 89. 139.

K Baccio

Baccio da Monte Lupo, Scultore. 112.

Baldovinetti Aleſſio, Pittore. 36. 87.

Bandinelli Baccio, Scultore. 10. 40. 66. 101. 102. 104. 105. 111.

Del Barbiere Aleſſandro, Pittore. 58.

Bardi Donato di Betto, detto Donatello, Scul- tore. 10. 13. 16. 17. 19. 58. 69. 105. 107. 125.

Barocci Jacopo, detto Vignola, Architetto. 128.

Benedetto da Majano, Scultore. 10. 61. 86. 105.

Benedetto da Rovezzano Scultore. 89 89. 141.

Berrettini Pietro da Cortona, Pittore. 118. 131.

Di Bicci Lorenzo, Pittore. 27. 125.

Bilivelti Antonio, Pittore. 41. 58. 118. 120.

Bonechi Matteo, Pittore. 43.

Botticelli Sandro, Pittore. 48. 137. 137. 140.

Boſchi Fabbrizio, Pittore. 22.

Buonarroti Filippo, Senat. e Auditore. 42.

-----Michelagnolo, Pittore, Scultore, Architet- to, e Poeta. 11. 19. 64. 68. 69. 71. 92. 98. 102. 134. 199.

Buontalenti Bernardo, Architetto. 23. 27. 31. 50. 88. 90. 100. 134. 167. 175.

-----Franceſco, Architetto. 175.

Butteri Gio: Maria, Pittore. 83. 144.

C

CAccini Giovanni, Architetto, a car. 50. 87. 120. 138. 147. 158.

Caliari Paolo, detto il Veroneſe, Pittore. 92.

Di

Di Cambio Arnolfo, Architetto. 9. 53. 57. 101.

Cararra.... Scultore. 86.

Caracci Annibale, Pittore. 98.

Carlo Aretino, Scultore. 9.

Del Caſtagno Andrea, Pittore. 51.

Cateni Giovan Cammillo, Scultore. 38.

Del Cavaliere Batiſta, Scultore. 58.

Cavallini Pietro, Pittore. 21. 33.

Cellini Benvenuto, Scultore. 107.

Cerruti.... Architetto. 145.

Chiaviſtelli Jacopo, Pittore. 44.

Cigoli Lodovico, Pittore. 21. 47. 48. 58. 59. 80. 85. 103. 119. 155.

Cimabue Giovanni, Pittore. 61. 80.

Cioli Valerio, Scultore. 58. 135. 182.

Ciurini Bernardino, Architetto. 19. 52.

Di Credi Lorenzo, Pittore. 23. 140. 144.

D

DEl Dadda Romolo, Scultore. 86.

Dandini Pietro, Pittore. a carte 39. 42. 45. 95. 120. 145.

Danti Vincenzio, Scultore. 14.

Doſi Gio: Antonio, Architetto. 17. 80. 116.

E

EMpoli, Pittore. a carte 27. 39. 51. 69. 80. 87. 88. 135.

K 2 Fal-

F

FAlconieri Cav. Paolo, Architetto. a car 26.

Ferretti Giovanni, Pittore. 53. 95.

Ferri Antonio, Architetto. 84. 129.

Ciro Pittore. 45.

Ferrucci Andrea, Scultore. 189.

Ficherelli, Pittore, detto Ripoſo. 27.

Filippo di Ser Brunelleſco, Pittore, e Archi- tetto. 9. 30. 31. 32. 49. 62. 70. 80. 130. 136. 186.

Foggini Giovan Batiſta, Scultore, e Architet- to. 19. 38. 42. 46. 46. 60. 95. 115. 142. 143. 145.

-----Giulio, Architetto. 60.

-----Vincenzio, Scultore 60.

Fontana Cavalier Carlo, Architetto. 20. 42.

Fortini Anton Maria, Scultore. 60.

-----Giovacchino, Scultore. 55.

Francavilla Pietro, Scultore. 21. 59. 147. 147.

Franceſchini Baldaſſarre, detto il Volterrano. 27. 37. 39. 39. 40. 48. 59. 120. 128. 168. 168. 169. 189.

Franceſco da San Gallo, Scultore. 42. 114.

Franchi Antonio, Pittore 145.

Franciabigio, Pittore. 36. 48. 137. 163.

G

GAbbiani Anton Domenico, Pittore. a carte 46. 55. 84. 120. 129. 145. 165.

Gaddi

Gaddi Agnolo, Pittore. 114.

-----Taddeo Pittore. 81. 111. 123.

Galletti P. Ailippo M. Teatino, Pittore. 118.

Del Garbo Raſſaello, Pittore. 69. 158.

Gherardini Aleſſandro, Pittore. 30. 48. 55. 56. 85. 120. 145.

Gherardoun.... Pittore Olandeſe. 98.

Ghiberti Lorenzo, Scultore. 11. 14. 112.

Giordano Luca, Pittore. 19. 30. 45. 143. 152.

Giotto, Pittore. 13. 61. 111. 137.

F. Giovanni.... Pittore 135.

F. Giovanni Angelico, Pittore. 188. 199.

Giovanni di Antonio, detto Nanni, Sculto- re. 113.

Giovan Bologna, Scultore. 21. 31. 107. 110. 113. 119. 133.

Giovanni da San Giovanni, Pittore. 64 88. 135. 136. 187.

Giovannozzi Piero, Architetto. 47.

Giuliano da San Gallo, Architetto. 55. 163.

Gori Dottor Anton Franceſco. 100.

Grillandajo Ridolfo, Pittore. 8. 47. 79. 87. 106. 135. 137. 137. 160. 193.

I

JAcopo del Caſentino, Pittore. a carte 114.

Jacopo da Empoli, Pittore. 188.

Jacopo da Pontormo, Pittore. 27. 36. 51. 82. 128. 156. 164. 165. 169.

K 3 Lan-

L

LAndini Taddeo, Scultore. a car. 138. 146.

Lapi Niccolò Franceſco, Pittore. 55.

Ligozzi Jacopo, Pittore. 41. 79. 103.

Lippi Fra Filippo, Pittore 47. 54. 138. 144.

Lomi Aurelio, Pittore. 137.

Lorenzi Stoldo, Scultore. 134.

Lotti Carlo, Pittore. 38.

M

MAcchietti Girolamo, Pittore. 79. 141.

Maratta Carlo, Pittore. 85.

Marcellini Carlo, Scultore. 38. 45. 142.

Marcello Provenzale, Pittore. 128.

Marinari Onorio, Pittore. 54. 55. 65. 120.

Maſaccio. Pittore. 141.

Maſolino, Pittore. 141.

Di Meglio Jacopo, Pittore. 58.

Memmi Simone, Pittore. 81.

Meucci Vincenzio, Pittore. 70. 77.

Meus Livio, Pittore. 152. 174.

Michelozzo, Architetto. 18. 37. 83. 173. 188.

Del Minga Andrea, Pittore. 58.

Mino da Fieſole, Scultore. 54. 189.

Monaldi Bernardino, Pittore. 140.

Montauti Antonio, Scultore. 55. 128.

Montorſoli..... Scultore. 70.

Moran-

Morandi Giovan Maria, Pittore. 55.

Morandini Franceſco, Pittore, detto il Poppi. 27. 192

Del Moro Lorenzo, Pittore. 62. 188.

N

NAldini Giovan Batiſta, Pittore. a carte 54. 59. 60. 65. 79. 143. 144.

Del Nero Tommaſo, Architetto. 127.

Niccola Piſano, Architetto. 154.

Niccolò detto il Tribolo, Scultore. 169. 169. 170. 171. 199.

Nigetti Matteo, Architetto. 83. 116.

Novelli Antonio, Scultore. 34.

O

OLbino di Baſilea, Pittore. a carte 98.

Dell'Opera Giovanni, Scultore. 10. 58.

Orcagna Andrea, Pittore, Scultore, e Archi- tetto. 106. 111. 113. 155.

P

PAggi Gio: Batiſta, Pittore Lombardo. a car- te 21. 27. 41.

Pagani Gregorio, Pittore. 144.

Pagni Franceſco, Pittore. 84.

Palma Felice, Scultore. 88.

Parigi Alfonſo, Architetto. 127.

Paſſi-

Paſſignani Domenico, Pittore. 21. 27. 41. 41. 42. 44. 48. 64. 87. 103. 137. 140. 144. 158.

Petrucci Benedetto, Scultore. 117.

Piamontini Giuſeppe, Scultore. 16. 38. 145.

Piero di Coſimo, Pittore. 135. 137. 190.

Pierotti..... Scultore. 81.

Pietro Perugino, Pittore. 38. 140. 188.

Pignoni Simone, Pittore. 41. 129. 158.

Poccetti Bernardino, Pittore. 22. 32. 35. 44. 81. 87. 120. 128. 134. 138. 140. 140. 144.

Poliziano Agnolo. 9.

Del Pollajolo Antonio, Pittore. 34.

Simone, detto il Cronaca, Scultore. 86. 138. 198. 202.

Della Porta Fra Bartolommeo, Pittore. 21.

Portigiani Fra Domenico, Scultore. 21.

Pucci Gio: Antonio, Pittore. 22.

Pugliani.... Pittore. 119.

Puglieſchi Antonio, Pittore. 55.

Puglio.... Pittore. 160.

R

RAſſaello da Montelupo, Scultore. a car. 70.

Raſſaello da Urbino, Architetto. 76. 98.

Ricci Baſtiano, Pittore. 74.

F. Riſtoro, Architetto. 78.

Della Robbia Luca, Scultore. 83. 89. 199. 201. 202.

Roſa

Roſa Salvadore, Pittore. 135.

Roſſelli Matteo, Pittore. 21. 22. 35. 83. 117.

Roſſellini Antonio, Scultore. 201.

Matteo, Pittore 36. 117. 118. 120.

Roſſi Vincenzio, Scultore. 102. 102. 104.

Roſſo.... Pittore. 36. 69.

Rubens Pietro Paolo, Pittore. 98.

Ruggieri Ferdinando, Architetto. 20. 55. 117.

Ruſtici Giovan Franceſco, Scultore. 15.

S

SAgreſtani Giovanni, Pittore. a carte 55.

Salimbeni Ventura, Pittore. 35.

Salviati Franceſco, Pittore. 54. 57. 106.

Salvini, Abate Anton Maria. 20. 38.

Sanſovino, Scultore. 14. 137.

Santi di Tito, Pittore. 21. 30. 42. 56. 57. 60. 79. 79. 81. 83. 141. 157. 158. 191.

Del Sarto Andrea, Pittore. 23. 35. 36. 37. 56. 98. 163. 192.

Scamozzi.... Architetto. 50.

Segaloni Matteo, Architetto. 53.

Silvani Gherardo, Architetto. 20. 54.

F. Siſto, Architetto. 78.

Sogliani Gio: Antonio, Pittore. 69. 188. 199.

Soldani Benzi Maſſimiliano, Scultore. 38.

Spinelli Spinello, Pittore. 202

Stradano Giovanni, Pittore. 38. 60. 137.

Suſini Franceſco, Scultore. 117.

Tacca

T

TAcca Pietro, Scultore. a car. 31. 123. 124.

Taſi Andrea, Scultore. 15.

Taſſo Bernardo, Architetto. 123.

Ticciati Girolamo, Scultore. 15. 60. 61. 78. 139.

Tintoretto.... Pittore. 98.

Tommaſo da San Fridiano, Pittore. 194.

V

VAndich, Pittore. a carte 98.

Vannini Ottavio, Pittore. 117.

Vaſari Giorgio, Pittore. 10. 42. 53. 57. 58. 60. 60. 79. 88. 89. 100. 102. 105. 141. 165.

Uccelli Paolo, Pittore. 80.

Veracini Agoſtino, Pittore. 81.

Verrocchio Andrea, Architetto. 70. 102. 113.

Ugolino Saneſe, Pittore. 113.

Vignali.... Pittore. 39. 65. 117. 135.

Ulivelli Coſimo, Pittore. 37. 39.

Z

ZUccheri Federigo, Pittore. a carte 10.