Ristretto delle cose più notabili della città di Firenze 1757 Firenze it l210.xml

RISTRETTO DELLE COSE PIU NOTABILI DELLA CITTA` DI FIRENZE SESTA IMPRESSIONE A SUA ECCELLENZA IL SIG. CAVALIERE GAETANO ANTINORI PRIORE D'ORVIETO CONSIGLIERE DI STATO E DI REGGENZA E SEGRETARIO DI GUERRA DI S.M.I. IN TOSCANA.

IN FIRENZE. MDCCLVII. Nella Stamperia di Franceſco Moücke.

Per il Carlieri, all'Inſegna di S. Luigi. Con licenza de' Superiori.

ECCELLENZA.

ESCE per la ſeſta vol- ta al pubblico que- ſto piccol libretto, e il più ſplen- dido ornamento, che vanta in queſta nuova comparſa, è il no- me glorioſo cui porta in fronte di VOSTRA ECCELLENZA. Qual poteva egli trovare o più illu- ſtre, o più amorevole Protetto- re? Voi, mercè l'incomparabil ſaviezza, e l'alta voſtra virtù preſcelto dall'Auguſto noſtro So- vrano agl'incarichi più gravi e più coſpicui della Toſcana, ne ſo- ſtenete ora il governo tra' rag- guardevoli Conſiglieri dell'Im- perial Reggenza; Voi di una delle più nobili ed antiche Fa- miglie di queſta Città, accreſce- te ogni giorno più il luſtro de' voſtri Antenati; Voi amatore delle Lettere, e delle belle Ar- ti, ne promovete ſempre più gli avanzamenti; Voi finalmen- te giuſto ſtimatore de' monumen- ti ſingolari dell'antichità, delle rarità prezioſe, delle ammirabi- li magnificenze di cui va ſuper- ba Firenze, ne procurate con indicibil ſollecitudine la conſer- vazione, la perfezione, l'accre- ſcimento. Degnatevi adunque di accoglierlo ſotto gli auſpicj va- levoli della voſtra protezione; mentre io in atto di offerirvelo profondamente m' inchino.

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Di VOSTRA ECCELLENZA Firenze I. Settembre 1757.

Umiliſſimo Servidore Iacopo Carlieri.

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IACOPO CARLIERI AL LETTORE.

COmpariſce per la ſeſta volta al- la pubblica luce il Riſtretto delle coſe più notabili della Città di Firenze, il di cui primo eſemplare fu compoſto dal Dottor Raf- faello del Bruno per ornamento della Pa- tria, e per comodo de' Foreſtieri. Egli traſſe dagli Scrittori più accreditati, e dalla viva voce de' Profeſſori più pra- tici quanto ſcriſſe; e ſe nella preſente edizione ſi troverà coſa diſcrepante dal- le altre; ſovvengavi, benigno Lettore, che nel variarſi de' tempi, ſi variano le coſe, onde alcune ſono mutate di po- ſto, altre accreſciute, altre ſono tutte nuove, ed altre ancora meglio chiarite, al che fare non è mancato chi di buon genio ſi è aſſunto il peſo, per ſervire a queſta inclita Patria, ed a chi viene a vederla. Vero però è, che nel preſente accreſcimento non ſi è creduto di poter ſoddisfare alle richieſte di molti, che averebbero deſiderato alcune più minute Notizie, ed una ſcelta delle Inſcrizioni più ragguardevoli, perchè eſſendoſi pre- fiſſo il primo Autore, e chi ha conti- nuato, di non iſcrivere un amplo Trat- tato, ma di fare un ſemplice Riſtretto delle coſe più notabili per direzione pu- ramente de' Foreſtieri, è ſtato creduto, che altrimenti facendo, ſarebbe un trop- po deviarſi dal principale iſtituto. Che per quelli, che amaſſero di meglio infor- marſi di quanto contiene queſta Città, copioſa in vero di coſe rare, poſſono ri- trovarlo, benchè ſparſamente nelle Ope- re de' due famoſi Borghini: cioè ne' Trattati di Monſignor Vincenzio, e nel Ripoſo di Raffaello, nel Mini, nel Giambullari, nel Bocchi, nelle aggiun- te del Cinelli, in quanto ne ſcriſſe Fer- dinando Leopoldo del Migliore nella ſua Firenze illuſtrata, e in quanto ne ha pubblicato modernamente il celebre Pa- dre Richa nelle ſue Notizie ſtoriche del- le Chieſe, ecc. non tralaſciando eziandio le Opere di Giorgio Vaſari, di Filippo Baldinucci, e la ſcelta di Architetture antiche e moderne della Città di Firen- ze, di freſco ampliata, e pubblicata; ſiccome per quello, che riguarda la pie- tà, e il divin culto il Giamboni nel Diario ſacro, che eſattamente diſteſe. Ma ciò non oſtante credeſi, che ſia ne- ceſſaria la preſente Operetta, dove ſi troveranno Notizie non più meſſe in lu- ce, e quello, che è effetto del tempo, il molto, che è ſtato aggiunto, e varia- to, dopo che ſcriſſero i prenominati Au- tori. E perchè ſi è coll'eſperienza rico- noſciuto, che molti Foreſtieri gradiſcono di vedere le Fabbriche ſuburbane, e ſpe- cialmente le Imperiali Ville: a tale effetto ſi è ſtimato di far coſa grata lo aggin- gnere per Seconda Parte una ſuccinta Re- lazione della vicina Campagna. Imper- ciocchè ſe ſi voleſſe ſtendere la curioſità di alcuno ad oſſervare le Fabbriche del Territorio Fiorentino, vedrebbe forſe con maraviglia quanto è magnifico in queſto genere il genio della Nazione. Ed in ciò fare ci ha recato qualche giovamento il Compendio, che ne compilò il Cavaliere Anton Franceſco Marmi, al quale, co- me nelle coſe della Città ſi è aggiunto non poco.

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Si è poi diviſo in tre ſole giornate quanto ſi propone a vederſi nella Città, non perchè non ſi creda, che vi voglia un tempo maggiore; ma per adattarſi a quelli, che di paſſaggio quà giungono; che per altro ognuno può ſpartire ſecon- do, che gli aggrada, e che eſige la propria convenienza, in quei giorni, che vorrà, quanto gradirà di vedere: cono- ſcendo però noi, che la ſola Imperial Gallerìa richiede per oſſervarſi più tempo di quello, che ſi è diviſato per tutta l'intera Città: appunto come fanno i Foreſtieri più culti, e che più guſtano il buono; vivete felice.

Molte gran coſe in piccol faſcio ſtringo.

Petrarca Trionfo della Fam. cap. 2.

DELL'ORIGINE E DE' PROGRESSI DELLA CITTA` DI FIRENZE.

L'Origine di queſta noſtra Città per le diverſe opinioni degli Scrittori ſi è renduta incerta, e dubbioſa. Stimarono alcuni eſſer ella deriva- ta da' Soldati di Silla; altri da' Triumvi- ri; altri da' Popoli Fieſolani. Nè vi man- cò chi credeſse, Ercole Libico eſserne ſta- to il Fondatore. Qualunque però di così varie opinioni ſia la più vera, a me per ora non è permeſso d'inveſtigarlo. Certo è, che ſecondo l'autorità di Giulio Fron- tino, e di altri ſolenni Autori uniti alla comune ſicura credenza, a Firenze già fon- data fu dedotta anticamente da' Triumviri la Colonia de' Romani, popolata non dal- l'infima plebe, ma da' più ſcelti Soldati di Ceſare; e che da Floro è annoverata Firenze fra' piu ſplendidi Municipi d'Ita- lia. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni tempo ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna impreſa, benchè difficile, e gran- de, intentata laſciarono, per acquiſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Patria orna- mento, e ſplendore. Scoſso il duro giogo di eſsere ad altri ſoggetti, dopo la caduta dell'Imperio Occidentale nel quinto ſeco- lo, procurarono di vivere in libertà; per conſervar la quale, non meno, che per di- latare i confini del proprio dominio, furo- no forzati ad abbattere l'audacia de' loro nemici, disfacendo Caſtella, eſpugnando Città, e riducendo ſotto il loro comando Popoli interi. Fatti pertanto potenti, non temerono di ſoſtenere oſtinatiſſime guerre contra i primi potentati d'Italia, ripor- tandone bene ſpeſso ſegnalate vittorie, le quali ſenz' alcun dubbio non ſarebbero cosi toſto ceſsate, ſe le diſcordie civili non ne aveſsero il corſo impedito. Queſte furono, che tolſero a'grandi il Governo, e 'l tra- mutarono di Ariſtocratico in Popolare, e di Popolare lo riduſsero a Principato: av- vegnachè la Repubblica ne' primi tempi, ſolamente dagli Ottimati ſi governaſse, in- di dal Popolo; però nobile e potente, e non già vile, e minuto, ſe non nella ri- voluzione de' Ciompi dell'anno 1378. che ebbe corta durata; e dipoi nel ſecolo de- cimoſeſto per divina diſpoſizione, da Prin- cipi ottimi, e clementiſſimi cominciò ad eſser governata. Ora ſiccome nel coraggio, e nel governo furono i Fiorentini ſomiglian- tiſſimi a' Romani; cosi proccurarono in ogni altra coſa d'imitarli. Ebbero come Roma, il Teatro, l'Anfiteatro, il Cam- pidoglio, il Foro, le Terme, gli Acqui- dotti, e ſecondo alcuni anche il Tempio di Marte. Dicono, che coſtumaſsero gli ſteſſi Giuochi, e l'iſteſse Feſte pubbliche, e onoraſsero pure come lor tutelare il me- deſimo Dio Marte. Cosi ne' tempi poſte- riori, quando ebbero la felice ſorte di co- noſcere, e di abbracciare la Religione Or- todoſsa, edificarono nobiliſſime Chieſe, ſon- tuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggiano con quei di Roma. Col- tivarono, come i Romani, in ſommo gra- do le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riu- ſcirono valoroſiſſimi Soldati, e condottieri d'Eſerciti di gran nome. Sono innumera- bili quelli, che ne' tempi antichi, e mo- derni ebbero l'onore d'eſser creati Cava- lieri da Imperadori, e Monarchi, per ri- compenſa del loro valore, e ad alcuni non ſon mancate Sovranità ragguardevoliſſime, ed anche Regie, e le dignità prime del Mondo. Moltiſſimi quelli, che nelle Re- gioni anche più barbare, e più lontane ſi renderono formidabili, e nel medeſimo tempo glorioſi. Nè poſſiamo tacere, che tutto il nuovo Mondo ha il ſuo nome da un Fiorentino. Ma che diremo noi degli uomini letterati? Dopo l'invaſione de' Bar- bari nell'Italia, rimaſero le Scienze, e l' Arti più nobili ſepolte in una profonda ignoranza: mercè però de' Fiorentini riſor- ſero a nuova vita, ripigliando il lor pri- miero ſplendore. Quindi ſi vedde, quaſi diſſi, rinata la Poesia, e l'eloquenza Lati- na, e Greca, e prender vita la letteratu- ra Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Plato- ne, e con eſsa ogni altra ſcienza più rag- guardevole. Le Mattematiche, e le Filoſo- fie ſormontarono al ſommo grado per mez- zo del gran Galileo inventore del Teloſco- pio, Microſcopio, ed altri inſtrumenti, mercè de' quali ampliò le cognizioni fino allora limitate della Filoſofia, ed Aſtrono- mia ancora per via delle nuove ſcoperte da eſso fatte in cielo; e 'l Jus Civile dal- l'interpetrazione del noſtro Accurſio inco- minciò grandemente a riſorgere. Cosi fe- cero la Pittura, la Scultura, e l'Architet- tura, nelle quali tant' oltre s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giuſtamente ſi dee la lode di primi maeſtri, e di reſtauratori di si bell'Arti. E ſe nell'Armi, e nelle Lettere grandemente fiorirono, quanto più ſi ſegnalarono nella pietà, e religione! So- pra il numero di dugento ſono quei, che già Cittadini di queſta Patria, ora del Cie- lo, col titolo di Beati, o di Santi s'ado- rano ſugli Altari. Più di centocinquanta Chieſe ſi contano, quarantotto delle qua- li ſon Parrocchie. Sono circa a ſeſſanta Monaſterj di Monache tutti dentro della Città; oltre i molti, che ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi clauſtrali nel recinto delle mura: molti Conſervatorj di fanciul- le povere, e d'uomini mendicanti: diver- ſi Spedali per gl'infermi, e pe' pellegri- ni: ſopra cento Confraternite di ſecolari; altre delle quali all'inſtruzione del Cate- chiſmo; altre al ſovvenimento de' poveri vergognoſi; altre all'eſercizio di varie o- pere di miſericordia con gran fervore at- tendono; ed altre alla ſcarcerazione de' prigioni. Vi ſono Accademie di gran no- me, e fra queſte la Sacra Accademia Fio- rentina, e la tanto famoſa della Cruſca, regina, e moderatrice della lingua Italia- na. Quella degli Apatiſti, che per adunarſi ſempre pubblicamente, e darviſi ad ognu- no facoltà di recitarvi in qualſivoglia Idio- ma, è ſtimata il ſeminario de' belli inge- gni. Vi è ancora la Società Bottanica eret- ta modernamente a comodo e benefizio di queſta utile Profeſſione. Finalmente per rendere una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti abbellimenti eſteriori, di ſtrade ſpazioſe, e ben laſtricate, di ſontuoſi Edifizj, di tante belle Pitture, e Statue di cui è ripiena la Città noſtra; queſta col- l'amenità del ſito, ov'ell'è collocata, e circondata da fertiliſſimi colli; irrigata dal Fiume Arno, in luogo d'aria ſottile si, ma ſalubre, e producitrice di nobiliſſimi ingegni. Onde non è maraviglia s'ella meriti il giuſto encomio, che le hanno da- to gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di fiore delle Città, e di mae- ſtra delle Scienze, e dell'Arti, qual nuo- va Atene in Italia. Ora diaſi comincia- mento alla Prima Giornata.

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PRIMA GIORNATA.

IN cui partendoſi il Foreſtiero dall'Al- bergo, potrà viſitare l'inſigne Chie- ſa Metropolitana, chiamata

SANTA MARIA DEL FIORE. Ed avven- gachè queſta gran Chieſa vinca di pregio tutte le Fabbriche della Città, fa di me- ſtiere oſservare in eſsa diſtintamente tutto ciò, che la rende ſopra d'ogni altra mi- rabile, e ſingolare. Primieramente s'eſten- de la ſua lunghezza a braccia dugenſeſsan- ta; la larghezza delle Tribune a cenſeſsan- taſei; e quella delle Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano della terra ſino alla ſom- mità della Croce, a braccia dugentodue; poichè ſino al piano della Lanterna, ella è alta cencinquantaquattro braccia; il tem- pio della Lanterna trentaſei, la Palla quat- tro, e otto braccia la Croce. Finalmente tutto il giro di queſto grand'Edifizio aſcen- de a braccia milledugentottanta. Per di fuori è tutta incroſtata di marmi con bell' ordine diviſati. La facciata ancora era quaſi per metà incroſtata di marmi, adornata di molte ſtatue, e baſſi rilievi, fatta con di- ſegno di Giotto; eſsa fu demolita l'anno 1586. ſenza ſaperſene il motivo, e fu dato principio ad un'altra di diſegno dell'Ac- cademia Fiorentina, la quale eſsendo ad una certa altezza condotta, fu di nuovo diſfatta l'anno 1688., ed allora con l'oc- caſione delle Reali Nozze del Gran Princi- pe Ferdinando di Toſcana colla Gran Prin- cipeſsa Violante Beatrice di Baviera fu di- pinta a freſco, come ritrovaſi di preſente. Le ſtatue, che erano nell'antica facciata Gottica, parte altrove, ed una porzione dentro la Chieſa in nicchie furono colloca- te; e tra queſte i quattro Evangeliſti alti più del naturale fatti da Donatello, i qua- li oggi ſi veggono nelle Cappelle della Tri- buna di mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſso, tre delle quali nella faccia- ta, e quattro lateralmente, abbellite di vaghi lavori, ed intaglj, tra' quali è mol- to in pregio una Madonna di marmo alta più del vivo con due Angioli in atto rive- rente di Giovanni da Piſa, ſopra la Porta dirimpetto alla Canonica; e la Nunziata di Moſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la Porta del fianco verſo la via de' Servi. Rileva ſopra queſto Edifizio la gran Cupo- la di figurà ottagona, la cui bellezza, e grandezza rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne ragioni, ſi giunge mai a lodarne una parte. Queſta è la Cupola si famoſa, del- la quale il divin Michelagnolo ebbe a di- re, poterſi appena imitare, non che ſupe- rare coll'arte. Finalmente l'Architettura di tutto queſto compoſto è oltremodo ma- raviglioſa; imperciocchè in quell'età coſtu- mandoſi di fabbricare alla Gotica, fu al certo mirabil coſa, che gl'ingegnoſi Ar- tefici ſi diſcoſtaſsero da una maniera si bar- bara, ed all'ottima degli antichi Romani s'avvicinaſsero. Or queſto grande Edifizio ebbe cominciamento l'anno 1294. o come altri con maggior ragione vogliono l'anno 1296. eſsendo prima in queſto luogo una non piccola Chieſa molto divota, eretta in onore di Santa Reparata, per ricordanza dell'inſigne Vittoria ottenutaſi l'anno 407. nel giorno a lei dedicato, contra Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Ar- nolſo diſcepolo di Cimabue, ſotto la dire- zione del quale incominciataſi queſta Fab- brica, in cencinquantaquattr' anni fu da altri valenti uomini ſuoi ſucceſsori quaſi all'ultima perfezione condotta. Ma la gran Cupola fu parto dell'ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco, Architetto, che ne' ſuoi tempi non ebbe uguale. La Lanterna di eſsa fu meſsa ſu da Baccio d' Agnolo, e la Palla, e la Croce da An- drea Verrocchio. Ammirata l'eſterior bel- lezza entreremo in Chieſa, il pavimento della quale è tutto di marmi di varj colo- ri, diviſati con mirabil diſegno. Quello della Navata di mezzo è di Franceſco da San Gallo, e quello intorno al Coro è fat- to col diſegno di Michel'Angelo, ed il rimanente credeſi di Giuliano di Baccio d' Agnolo. Quivi prima d'ogni altra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero volger l'occhio alle varie Iſcrizioni, e memorie, che vi ſi trovano. A man deſtra evvi il Ritratto del menzionato Brunelleſco ſcolpito in mar- mo; a cui ſegue il Ritratto di Giotto re- ſtauratore della Pittura, con Epitaffi, il primo di Carlo Aretino, il ſecondo d'A- gnolo Poliziano. Succedono altre memorie d'uomini illuſtri, come di Pier da Farne- ſe Capitano de' Fiorentini, di Fr. Luigi Marſilj eminente Teologo, del Cardinal Pietro Corſini, e dopo queſto l'Effigie ſcol- pita in marmo del gran Marſilio Ficino rin- novatore della Filoſofia di Platone. Cosi a mano ſiniſtra ſono dipinte due figure, rap- preſentanti Niccolò da Tolentino, e Gio- vanni Acuto; e dirimpetto al Farneſe è ſituato il Depoſito di Don Pietro di Tole- do Vicerè di Napoli. Merita anche oſser- vazione un quadro antico, in cui è dipin- to il divino Poeta Dante, quivi eſpoſto per Decreto della Repubblica Fiorentina, qua- le è l'unica memoria pubblica, che vi ſia di queſto Maeſtro della Toſcana Poeſia. E' queſta Chieſa diviſa in tre Navate, al- le quali corriſpondono tre Tribune di for- ma ottagona, e in ciaſcuna d'eſse ſono cinque Cappelle. Nella Cappella del San- tiſſimo vi è un Cenacolo con due altri qua- dri laterali di mano di Bernardino Poccet- ti, e nella Cappella di San Giuſeppe v'è il quadro dell'Altare, che rappreſenta l' immagine di detto Santo, opera di Loren- zo di Credi. s'innalza ſopra le dette Tri- bune la gran Cupola, per di dentro tutta dipinta con maraviglioſa invenzione da Fe- derigo Zuccheri, e da Giorgio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſeguito da Giuliano di Baccio d'Agnolo, della medeſima forma d'ordine Ionico, e di marmi di varj colori. Reſta queſto coronato da un belliſſimo fre- gio, ſoſtenuto da più colonne, l'imbaſa- mento delle quali è arricchito di baſſirilie- vi, parte de' quali ſono di Baccio Bandi- nelli, e parte di Giovanni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Crocifiſso, di mano di Benedetto da Ma- iano, Scultore antico e valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Statue di mar- mo, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rappre- ſentanti Iddio Padre in atto di ſedere, ed a' ſuoi piedi un Criſto morto, ſoſtenuto da un Angiolo. Due figure in vero belliſ- ſime, e condotte dal medeſimo Baccio a maggior perfezione delle prime, rappreſen- tanti Adamo, ed Eva col Serpente, erano collocate dietro queſto Altare, in luogo delle quali ſtate rimoſse, e poſte nella gran Sala di Palazzo Vecchio, fu meſsa una Pie- tà di mano del Buonarroti, che, ſebbene non condotta a fine, moſtra tuttavia l'ec- cellenza del Profeſsore. Ne' pilaſtri delle Tribune, come ancora nelle mura delle navate ſi vedono alcune nicchie, o taber- nacoli di marmo miſto, entro de' quali ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in marmo da Maeſtri eccellentiſſimi, cioè: Il S. Iacopo ſcultura di Iacopo Tatti Fiorentino, detto il Sanſovino, il S. Matteo di Vincenzio Roſſi, il S. Andrea di Andrea Ferrucci, il S. Tommaſo di Vincenzio Roſſi, il S. Pietro del Bandinelli, il S. Giovanni Evangeliſta di Benedetto da Rovezzano, il S. Iacopo Minore, e il S. Filippo di Gio- vanni dell'Opera. Ha queſta Baſilica due Organi, che ſono di rariſſima perfezione, e la Porta di bronzo della Sagreſtia tutta ſtoriata di ſacre Immagini, inſigne lavoro di Lorenzo Ghiberti; ed altre opere degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſservare. Una ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è, che ſe per ſor- te quivi non ſi vedranno in gran copia gli abbellimenti eſteriori, che a' noſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel compoſto, a cui tutte le parti nobil- mente corriſpondono, ed una maeſtoſa bel- lezza, che, ſenz' altro ornamento, l'oc- chio ſommamente diletta. Oltre però il materiale, degna ſi è queſta Chieſa di ſom- ma venerazione per le inſigni Reliquie di tanti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra eſse le più coſpicue, una parte della Cro- ce, un Chiodo, e una Spina della Coro- na di Noſtro Signore, ripoſte in Reliquia- rj di gran pregio. Evvi il Corpo di S. Za- nobi Veſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi ſucceſsori, e diſcepoli; di S. Podio, di S. Stefano nono Pontefice, e de' Santi Martiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un Pollice di S. Gio. Batiſta, con alquante ſue Ceneri; una parte di Braccio di Sant'An- drea Apoſtolo, ed altre ancora ſenza nu- mero deſcritte già dall'Arcidiacono Mi- nerbetti. Ma non minor venerazione le ren- de il Divin culto, che da tanti ſacri Mi- niſtri religioſamente s'oſserva. Quaranta- due Canonici, e fra queſti cinque Digni- tà; ſeſsanta e più Cappellani; cento Che- rici Eugeniani, e nelle feſte e ſolennità ac- creſcendo il numero ſeſsanta altri Cherici del nuovo Seminario Fiorentino, celebran quivi continovamente gli Ufizj Divini, con tal decoro, e ſplendore, che quello d'ogni altra Cattedrale d'Italia non ſolo agguaglia, ma ſupera di gran lunga. Ol- tre di ciò, che queſta Chieſa s'è renduta celebre per molti, e ſingolari avvenimenti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſsati. Fra queſti parmi notabile, che quivi Federigo Terzo Imperatore, inſieme col Re d'Un- gheria, e il Duca d'Auſtria, creaſse più Cavalieri a Spron d'Oro, e molti di que- ſta Patria: che Carlo Ottavo vi ſtabiliſse concordia co' Fiorentini: che due Sommi Pontefici Martino V. ed Eugenio IV. ſolen- nemente vi celebraſsero. Che Pio II. e Leo- ne X. v' aſſiſteſsero più volte alle ſacre fun- zioni: ma più d'ogni altro, che quivi ſi celebraſse l'anno 1439. il Concilio Ecume- nico Fiorentino, famoſo per l'intervento del mentovato Eugenio IV. dell'Impera- tor Paleologo, del Patriarca di Coſtantino- poli, e di tanti Primati della Grecia; ma più famoſo per l'unione ſtabilitavi della Chieſa Greca colla Latina, ſiccome dall' Inſcrizione in marmo preſſo alla Sagreſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre cagio- ni non è maraviglia, ſe queſta Chieſa go- de inſigni prerogative, tralle quali è mol- to ſingolare, che tanti Cherici, dopo il ſervizio di nove anni preſtato alla medeſi- ma, per Bolla d'Eugenio IV. e per con- ferma di detta Bolla fatta da S. Pio V. do- po il Concilio di Trento, vengano promoſ- ſi al Sacerdozio, benchè non ſiano provve- duti di alcun Benefizio, o d'altra rendita Eccleſiaſtica. Uſcendo di Chieſa trovaſi appreſso il

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CAMPANILE, la cui circonferenza è cen- to braccia, e l'altezza cenquarantaquattro. E` in iſola da ogni parte fino da' fonda- menti, ed è incroſtato tutto di marmi di diverſi colori, con bel diſegno diſtinti. In quattro nicchie da ogni lato poſano quattro Statue, delle quali quelle che ri- guardano la Piazza, e l'altre due ſopra la Porta ſono di mano di Donatello. Fu con- dotta queſta gran Torre col diſegno di Giot- to, ed è si vaga, e si mirabile la ſua ſtrut- tura, che certamente nel Mondo non ſi trova l'eguale. Dirimpetto alla Chieſa del Duomo, è quella di

SAN

SAN GIOVANNI antico Battiſtero, e non già come alcuni hanno creduto con inſuſſi- ſtenti ragioni Tempio di Marte; poichè ta- le da' più culti eſtimar non ſi può per gli errori che ravviſanſi nella ſua interna Architettura. Eſso è di forma ottagona, ed in queſta guiſa ſi ſolevano in antico fab- bricare i Tempi per uſo del Batteſimo. Per di fuora è iſolato, ed incroſtato di varj marmi. Per tre Porte vi ſi ha l'in- greſſo, l'impoſte delle quali tutte di bron- zo, ſono di sì maraviglioſa bellezza, e con tal maeſtría lavorate, che Michelagno- lo Buonarroti ſoleva dire, che ſarebbero ſtate bene alle Porte del Paradiſo. Quella, che riguarda la Chieſa del Duomo, e al- tresì quella dirimpetto all'Opera, ſono ambedue condotte da Lorenzo Ghiberti,ma la terza più antica fu fatta da Andrea Pi- ſano. Sono effigiate in eſse alcune Storie del Teſtamento Vecchio, e Nuovo, di baſsorilievo, fatte con tale eccellenza, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſono tre Sta- tue di marmo, che rappreſentano il Batte- ſimo di Criſto, incominciate dal Sanſovi- no, e perfezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono l'altre tre Statue di bronzo, rap- preſentanti la Decollazione di S. Gio. Bati- ſta ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bigallo. Ma ſopra la Porta verſo l'Opera ſono maraviglioſe le tre figure di bronzo, che rappreſentano S. Gio. Batiſta, che di- ſputa con un Fariſeo, e con un Dottore della Legge antica, e ſono di mano di Giovanfranceſco Ruſtici. Poſsono ancora notarſi le due Colonne di Porfido, poſte avanti la Porta principale, donate gia da' Piſani alla Città di Firenze: e le catene, che pendono, con altre, che ſi veggono ad alcune Porte della Città, ſono un tro- feo del valor Fiorentino quando conquiſta- rono il Porto Piſano, che ſervivano a chiu- derlo. Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſse Colonne di belliſſimo granito, con Capitelli, e Pilaſtri, ſopra de'quali ricor- re un terrazzino, che circonda quaſi tutta la Chieſa. Sotto l'Arco della Tribuna, ove è ſituato l'Altar maggiore, è ſtata ultimamente alzata la Statua di marmo del Precurſore, in atto d'eſser portato alla ce- leſte Gloria, con più Angioli pur di mar- mo, opera tutta di Girolamo Ticciati, ce- lebre Scultore, e Architetto de' noſtri tem- pi; di cui pure è lo ſpazioſo Presbiterio e- retto davanti il predetto Altar maggiore, lavorato di finiſſimi marmi, ed arricchito di medaglioni, e di Baſſirilievi di marmo. La volta poi è tutta fatta a Moſaico, per opera d'Andrea Tafi, diſcepolo di Cima- bue, che in quei tempi ebbe la ſua ſtima. Vi è in oggi, oltre varj ornamenti un Bat- tiſtero molto vago, e di belliſſimi marmi adorno, nella nicchia del quale vi è un S. Gio. Batiſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamontini valente Scultore. Ed è da no- tarſi, che un magnifico Battiſtero era pri- ma nel mezzo del Tempio, della forma ottagona del quale n' è rimaſto il ſegno. Dirimpetto al detto Battiſtero vi è il ſe- polcro ornato di varie Statue di Baldaſsar Coſsa, già Papa ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecondo, o come altri vogliono, Vigeſimoterzo, morto in Firenze l'anno 1419. dopo aver rinunziato il Pontificato avanti al Concilio di Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Donatello ce- lebre Scultore de' ſuoi tempi, di cui pari- mente è la S. Maria Maddalena Penitente in un bell'Altare fatto modernamente. Fi- nalmente in queſto Tempio ſono molte Re- liquie inſigni, e ſpecialmente il Dito indi- ce di S. Gio. Batiſta, e un Braccio di S. Fi- lippo Apoſtolo, che ſi tengono in ſomma venerazione, come altresì molte ſupelletili ſacre, e argenti d'ineſtimabil valore. U- ſcendo di Chieſa per la Porta dall'Opera, ſi trova una Colonna poco diſtante, eret- ta in quel luogo l'anno di noſtra ſalute 408. per ricordanza di quell'inſigne mira- colo, che ſecondo alcuni operò S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, alloraquando trasferen- doſi alla Chieſa di S. Salvatore il ſuo Cor- po dall'Inſigne Collegiata di S. Lorenzo, nel toccar quivi la Bara un Olmo ſecco in- contanente divenne freſco, e verdeggiante. Si vede addirimpetto il

del-

ot-

PALAZZO DELl'ARCIVESCOVO, fatto col diſegno di Gio. Antonio Doſi, che ha la ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſ- ſervabile la magnifica Scala, e l'Atrio, che mette nella gran Sala, dipinto eccel- lentemente da Pietro Anderlini, a ſpeſe di Monſig. Giuſeppe Maria Martelli, a cui dobbiamo ancora il riſtoramento di

che

SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una divotiſſima Congregazione di Sacerdoti uti- li molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è ornata di Pitture a freſco de' migliori Pro- feſsori di queſti tempi. Andando per via de' Martelli, s'incontrano le Abitazioni de' Martelli, e degli Arnaldi, nella pri- ma delle quali eravi una Statua di Dona- tello, la quale al preſente ritrovaſi nel Palazzo del Sig. Bali Martelli, ed è credu- to il più eccellente lavoro del ſuo ſcarpel- lo; e nella ſeconda vi ſono eſquiſite Pit- ture, ed Arredi di molto pregio. Indi trovaſi la Chieſa de' Geſuiti detta

SAN GIOVANNINO, dedicata a S. Gio- vanni Evangeliſta. Era queſta Chieſa aſsai piccola, prima che foſse conceduta a' det- ti Padri; ma intorno all'anno 1580. col- l'opera, e col diſegno di Bartolommeo Ammannati, celebre Scultore, e Architet- to Fiorentino, ſu oltremodo accreſciuta, e adornata. Imperciocchè quell'Artefice mol- to pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e fatica perdonò, perchè queſt' opera foſse condot- ta al ſuo fine. Ammirano gl'intendenti l'eſquiſitezza dell'Architettura, ed il bel- l'ordine di tutte le parti di queſto ſacro Edifizio. Ha la facciata aſsai vaga, tutta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cappelle varj ornamenti di ſtucchi, con belle Tavole; in una delle quali di mano d'Aleſsandro Allori, detto il Bronzino, è dipinta la Cananea; in un'altra, che è la prima a mano deſtra, la tavola dell' Altare è del Paſſignano, e nella Cappella degli Ammannati v'è un'altra Tavola di Aleſsandro Allori, rappreſentante la Sto- ria de' figli di Zebedeo. l'Altar maggio- re è ſtato modernamente rinnovato, la di cui Tavola di un Crocifiſso, è di mano di eccellente Profeſsore. Vicino a queſta Chieſa, ed al principio di Via Larga è il famoſo

di

PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Mar- cheſe Riccardi, fatto già fabbricare da Co- ſimo Padre della Patria, col diſegno di Michelozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza quanto ſia bello, e magnifico, nè puo comprenderlo facilmente chi non lo mira. Vedonſi le due facciate tutte di pietre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della ter- ra fino alle prime fineſtre l'ordine è ruſti- co, o Toſcano, con bozze aſsai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuc- cede il Corintio; ma in fronte di sì nobi- le Edifizio, vedeſi un Cornicione d'incre- dibil vaghezza, che da pertutto lo circon- da. Nonmeno vaghe ſono le fineſtre da baſ- ſo, gli ornamenti delle quali, come al- tresì il Cornicione, ſi credono fatti col diſegno del Buonarroti. Entrando per la porta principale trovaſi la prima Loggia, nel fregio della quale ſono alcuni tondi, entrovi figure di marmo di Donatello, e le pareti tutte furono fatte adornare l'anno 1719. dal Marcheſe Franceſco Riccardi, di Baſſirilievi, di Statue, di Buſti, e d'In- ſcrizioni antiche Greche e Latine, a fog- gia di Muſeo. A man deſtra vi è una Sca- la molto comoda, e nobile fatta col diſe- gno di Gio. Batiſta Foggini Scultore e Ar- chitetto Fiorentino. E` pure a man ſiniſtra una Scala belliſſima fatta a chiocciola, che dal terreno conduce fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze, quan- ti ornamenti di pregio vi s'ammirano! Quante prezioſe ſupellettili degne di tanto Palazzo! Vedraſſi la belliſſima Galleria di- pinta nella volta a freſco da Luca Giorda- no famoſo Pittore, e in eſsa una bella, e copioſa raccolta di Cammei, e d'inta- glj, di Medaglie, e altre prezioſe anti- chità; allato alla quale è una copioſa, e ſcelta Libreria e di manoſcritti, e di libri impreſſi, parte della quale fu meſsa inſie- me dal celebre Riccardo Riccardi, e parte fu già del Senator Marcheſe Vincenzio Cap- poni, da cui l'ereditarono i preſenti poſ- ſeſsori, i quali vanno ſempre aumentando- la. Si mireranno inoltre i nuovi accreſci- menti di ſervizj baſſi molto comodi; e fi- nalmente ſi vedrà creſciuta doppiamente la principal Facciata verſo la Via Larga, coll'iſteſs'ordine, e Architettura dell'an- tica. E` famoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellezza, ma eziandio per eſse- re ſtato in ogni tempo ricetto di grandiſ- ſimi perſonaggi, eſsendoviſi trattenuti Som- mi Pontefici, Imperadori, e Rè, oltre un novero grande di Principi (di che ſi leg- ge la memoria in un Cartello di marmo nel primo Cortile, fatta dal celebre Aba- te Antommaria Salvini) e per molti av- venimenti accadutivi, e deſcritti larga- mente dal Giovio, e da varj Scrittori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto ſi vede il

per-

per

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi, col diſegno del Ca- valier Carlo Fontana, e appreſso il

PALAZZO del Marcheſe Pier Luigi Cap- poni, con bella facciata di Gherardo Sil- vani, che è ſtato internamente accreſciuto e rimodernato nel Cortile che è diſegno di Luigi Orlandi: e di poi s'incontra il

PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto Capponi fatto col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Quindi dalla medeſima parte ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Coppoli eretto con vago e bel diſegno del Silvani Architetto Fiorentino, ultimamente accreſciuto e den- tro e fuori quaſi della metà, dal fu Sena- tor Cammillo Coppoli. E ſeguitando il cammino dalla parte oppoſta s'incontra la LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIA- NA ſondata a pubblico vantaggio dal ſu Franceſco Marucelli, ed aumentata da Mon- ſignor Franceſco Marucelli, la quale ſta aperta la mattina ne' giorni di Lunedì, Mercoledì, e Venerdì, ne' quali non è a- perta la Biblioteca Magliabechiana. E paſ- ſeggiando tutta quella bella ſtrada piena di nobili Abitazioni, ſi giunge alla Piaz- za, e Chieſa di

LI-

SAN MARCO de' Padri Domenicani del- l'Oſservanza. Tra gli ornamenti più ſin- golari vi s'ammirano le belle Tavole, tut- te di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'en- trare a man deſtra, vi è una divota Ma- donna di Piero Cavallini Romano, che per venerazione ſta coperta. La ſeconda, dov' è dipinto S. Tommaſo d'Aquino, è di San- ti di Tito. La terza è del celebre Fr. Bar- tolommeo della Porta. Nella quarta ſi ve- de una Madonna lavorata a Moſaico. E finalmente la quinta, dov'è S. Domenico, è di mano di Matteo Roſselli. Parimente a man ſiniſtra la prima è del Paggi Lom- bardo: la ſeconda del Paſſignano: la ter- za del lodato Fr. Bartolommeo: e la quar- ta del Cigoli: dopo la quale ſegue la bel- liſſima Cappella di S. Antonino Arciveſco- vo di Firenze, fatta fabbricare con ſomma magnificenza da Averardo, e Antonio Sal- viati. Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati col diſegno di Giovanni Bologna. Tre belle Tavole di Pittori eccellenti ne adornano vagamente le tre facciate; quel- la di mezzo è opera d'Aleſsandro Allori, quella che rappreſenta il Lebbroſo riſanato in cornu Evangelii, è di Franceſco Poppi, l'altra di Batiſta Naldini. In ciaſcuna di queſte facciate ſi mirano due belliſſime Sta- tue di marmo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, di mano del Francavilla, diſcepolo del mentovato Giovanni Bolo- gna, ed altrettanti Baſſirilievi di bronzo, di mano di Fr. Domenico Portigiani, fatti ſul diſegno del Maeſtro, da cui fu fatta la Figura di bronzo ſotto l'Altare, che rappreſenta il Santo giacente ſopra dell'Ur- na, nella quale ſta ripoſto il di lui ſacro Corpo. Finalmente corona queſta Cappel- la una Cupoletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe Pitture, di mano del famoſo Poccetti. Avanti a queſta Cappella ſon di- pinte due Storie dell'Eſpoſizione, e Tra- slazione di S. Antonino di mano del Paſſi- gnano. Ella ha meritato d'eſser deſcritta e pubblicata colla ſtampa dal celebre An- tiquario Dottore Antonfranceſco Gori. Al- lato a queſta vi è la Cappella de' Serragli, ancor eſsa ragguardevole, nonmeno per la ſtruttura di finiſſimi marmi, de' quali ſino al pavimento è ricoperta, quanto per varj ornamenti di Statue, e di Pitture, che nobilmente l'adornano. La Soffitta è tut- ta intagliata, e riccamente dorata, collo sſondo aſsai ben condotto, uſcito dal pen- nello di Gio. Antonio Pucci. Segue dipoi la Tribuna con un bello Altar maggiore corredato di ricchiſſimi argenti. E` degno di memoria, che qui furono ſepolti il Con- te Giovanni Pico della Mirandola, che fu chiamato la Fenice degl'ingegni, ed Agnolo Poliziano uomo letteratiſſimo, e ſingolare. Non meno però della Chieſa è ragguardevole il Convento, fatto fabbrica- re da Coſimo, e Lorenzo de' Medici, col diſegno di Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lunette tutte dipinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poc- cetti, dal Roſselli, e dal Boſchi. Bella e copioſa Libreria vi ſi conſerva, ove fra gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Manoſcrit- ti, alcuni de' quali è fama, che foſsero già di Niccolò Niccoli, che è da annove- rarſi fra quelli, da' quali le Lettere Greche riconoſcono il loro riſorgimento. Fu que- ſto Convento ſempre tenuto in grande ſti- ma, non ſolo per l'oſservanza reſtaurata- vi da Fr. Girolamo Savonarola, ma ezian- dio per avervi dimorato moltiſſimi Reli- gioſi di ſanta vita, in converſazione de' quali ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſ- ſe volte trattenerſi, vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta laterale è il Palazzo altrimenti chiamato il

ador-

cor-

CASINO da S. Marco, fatto fabbricare dal Gran Duca Franceſco I. intorno all' anno 1570. col diſegno del Buontalenti. E` ſervito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del ſangue, eſsendo provveduto di tutte le comodità, che a tali Perſonag- gi ſi convengono; e preſentemente vi ſono poſte le Compagnie della Guardia a caval- lo di S. M. Imperiale. Accanto a queſto Caſino è degna di eſſer veduta la

di

COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA, detta dello Scalzo, per le molte eccellenti Pitture a freſco d'Andrea Vannucchi, det- to Andrea del Sarto, e del Franciabigio, che ne adornano il Cortile. Siccome la Ta- vola, che rappreſenta San Giovambatiſta in atto di battezzare il Salvadore nel Gior- dano, la quale è di mano di Lorenzo di Credi. Camminando per eſſa ſtrada a ma- no deſtra ſi trova il

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran Duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fab- bricato. Belliſſimo è queſto in tutte le ſue parti, e non minore è la bellezza di eſſo per le Piante delle più rare, e ſingolari, che nel Mondo ſi trovino; avvegnachè quel magnanimo Principe, acciocchè in Firenze non mancaſte a' Profeſſori di Medicina la cognizione dell'Erbe, e Piante medicina- li, da ogni parte più remota le fe venire, e quivi con ſomma diligenza conſervare. L'Anno 1718. fu traſferita in queſto Giar- dino, per benigno Reſcritto di S. A. Reale l'Accademia di Bottanica nuovamente in- ſtituita, all'uſo e cuſtodia della quale S. M. Imperiale con ſuo Motu proprio ha conce- duto fin a nuovo ordine queſto Giardino. Appreſſo vi è la

B

CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di maneggio di S. M. Imperiale, che in gran numero, ed in un luogo aſſai comodo vi ſi mantengono. In queſto luogo ancora ſi apprende dalla Nobiltà Fiorentina, e fore- ſtiera ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpeſato da S. M. Imperiale l'Arte di ca- valcare, e di correr la lancia. A queſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinando fat- to reſtaurare, ed accreſcere un bel loggia- to, perchè nel tempo del crudo inverno, o di pioggia, ſi poſſa tuttavia continova- re un eſercizio si nobile. Contiguo è il

SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto tempo in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e mantenute molte Fiere indomite d'ogni ſorta, come Lioni, Orſi, Tigri, Pante- re, Tori ſalvatici, ed altri ſimili; i qua- li di poi ſi eſercitano nelle Cacce, che dentro un ampio Cortile, alla preſenza di molti ſpettatori, ſi ſogliono fare. E rie- ſce oggi queſto luogo di più maraviglioſa viſta, per eſſere ſtato notabilmente amplia- to, ed abbellito in più parti all'uſo mo- derno, eſſendo per altro antico in Firenze il coſtume di cuſtodir ſimili animali. Di- rimpetto a queſto è lo

SPEDALE di San Matteo, altrimenti det- to di Lemmo, poichè intorno all'Anno 1390. ſu fondato da Lemmo Balducci di Monte Catini, dove ſon curati molti in- fermi con gran diligenza, e carità: e per la via detta del Cocomero ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di ſingolari Pitture, ed il

PALAZZO de' Baroni Ricaſoli, fabbrica- to con buona Architettura moderna; ſic- come il

TEATRO per le Opere, appartenente al- l'antichiſſima Famiglia degli Ughi. E ad- dirimpetto vi è la

ABITAZIONE de' Gondi accreſciuta mo- dernamente. E andando verſo la via de' Servi, e quivi vicina la

OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſerva- no, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, mol- te Statue, e Baſſirilievi di gran pregio, ed un Archivio di grande importanza. Qui- vi contiguo è il

PALAZZO del Senator Filippo, e Fratel- li Guadagni, che ha nobile facciata, fat- ta nello ſcorſo ſecolo con diſegno del Sil- vani, e comodi, e vaſti appartamenti, accreſciuti di freſco con una nuova ma- gnifica ſcala dal Senatore Filippo Guadagni vivente. Ma nell'entrare in Via de' Servi a' incontra prima a man dritta la

ABITAZIONE de' Naldini fabbricata in queſti tempi; e dipoi il

PALAZZO del Marcheſe Incontri, di mae- ſtoſa Architettura Toſcana, in faccia al quale vi ſono i

B 2 ſtoſa

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci; il primo de' quali d'ordine com- poſito è di Aleſſandro, e Fratelli Pucci, diſegnato con bella, e vaga Architettura dal famoſo Paolo Falconieri Cavaliere in- tendentiſſimo; e l'altro accanto del Mar- cheſe Emilio Pucci, che ha ſeguitato l'or- dine del primo. Tenendoſi però per la Via de' Servi, a man dritta è la Chieſa di

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abita- no Monaci Celeſtini. Sono in queſta da oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e ſpecialmente la Natività di Noſtro Signo- re di mano dell'Empoli; accanto alla quale è una Vergine di mano d'Iacopo da Pontormo aſſai ſtimata; ſiccome due Ta- vole del Poppi, e una del Paſſignano. Di- poi volgendo ſi trova il

PALAZZO del Senator Marcheſe Loren- zo, e Fratelli Pucci, che ha nobili appar- menti, e ſi giugne all'Arciſpedale di

SANTA MARIA NUOVA, edificato dalla nobil Famiglia de' Portinari intorno all' Anno 1287. La Facciata di queſto nobile Edifizio, a cui fu dato principio nel ſe- colo decimoſeſto col diſegno del Buontalen- ti, è oltremodo mirabile. Reſta nel mez- zo del Loggiato la Chieſa, nelle pareti della quale ſi vedono dipinte due Storie da Lorenzo di Bicci, che rappreſentano la fun- zione della Sagra, che già ne fece Marti- no V. Sommo Pontefice. Quattro belliſſi- me Tavole ne adornano gli Altari. Dalla deſtra è la prima di mano del Ficherelli, detto Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra la prima Tavola rappreſenta un San Lodovico Re di Francia, che gua- riſce dalle gavine, ed è fattura del Vol- terrano; e la ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di Croce, è opera del Bronzi- no. All'Altar maggiore fabbricato di mar- mi Carrareſi, intarſiati di belliſſime pie- tre, vi è un Ciborio parimente di pietre, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Da un de' lati è lo Spedale degli Uomini, e dall'altro quel delle Donne, ambedue fabbricati colla medeſima Architettura. Ed avvegnache moltiſſimi infermi continova- mente ci ſi ricevano, grandiſſime, e mol- te ſono l'abitazioni con bell'ordine diſpo- ſte, acciò facile rieſca agli Aſtanti il prov- vedere detti infermi di quanto lorp abbiſo- gna. In queſto luogo convivono ancora moltiſſimi Giovani, che da varie parti concorrono, per apprendere co' veri pre- cetti la pratica della Medicina e della Chi- rurgia, ſotto la diſciplina degli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e pre- ſtando nel medeſimo tempo il loro ſervi- zio, ſempre lo rendono più celebre, non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia, uſcendone Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſſiſtono notte, e giorno; molti i Me- dici, che giornalmente intervengono alla cura di queſt'infermi. Molti gli ſpirituali e temporali aiuti, che ſi ricevono in que- ſto luogo, premendo alla Pietà ſingolare di S. M. Imperiale la ſalute del corpo, e il profitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi pero tralaſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti rag- guardevole, è ſtato nuovamente arricchito di una copioſa Libreria pubblica, ripiena ſpecialmente di Libri alla Medicina ſpet- tanti, e di ogni ſorta di erudizione, ſic- come di un bel Teatro anatomico; il tut- to fabbricato con ſomma magnificenza, e ſpeſa non ordinaria. E dirimpetto all'abi- tazione delle Monache ſerventi lo Spedale, ſi vede la

del-

B 3 lo-

ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col diſegno di Bernardino Ciurini. Ma proſe- guendo per la via detta di Sant'Egidio fino al canto di via della Pergola, è de- gno d'oſſervazione il

PALAZZO de' Martellini, grandemente lodato dal Bocchi, e preſſo a queſto tro- vaſi la detta Via della Pergola, dov'è la Chieſa, e Oſpizio di

SAN TOMMASO d'AQUINO, in cui ri- cevonſi tutti i poveri Pellegrini Oltramon- tani, i quali con Patente del proprio Ve- ſcovo, portanſi a viſitare i Luoghi Santi d'Italia. E` grandiſſima la Carità, colla quale da Perſone nobili, e pie ſon ricevu- ti, e ſerviti, onde è, che ritornati alla Patria quei, che vi furono ammeſſi, non ſi ſaziano di commendarlo. Si eſercitano ancora in queſto luogo tutte le altre opere di Miſericordia con ſingolar pietà, ed af- fetto non ordinario. La Chieſa è tutta in- croſtata con buon guſto di ſcagliola, che fa bella moſtra, e maſſimamente le due Colonne dell'Altare finte di verde antico. La Tavola è di mano di Santi di Tito; e la volta è tutta vagamente dipinta. Allato a queſto Oſpizio è il

tani,

TEATRO per le opere, più di prima ab- bellito, in occaſione delle Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana, colla Principeſſa Violante Beatrice di Baviera, e modernamente colla protezione di S. M. Imperiale reſtaurato co' palchetti nuovi di muraglia dipinti dentro dal Gianrè, e fuo- ri dallo Stagi, le figure della volta, e tendone dallo Zocchi, l'Architettura dal Mannaioni, e gli Scenari nuovi dal Bib- biena. E proſeguendo per Via della Pergo- la in quella di Cafaggiuolo, ſi vede la

CHIESA, e MONASTERO de' Camaldo- lenſi. La Chieſa è ſtata rifatta di nuovo. La volta è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſſandro Gherardini. Anche il Mo- naſtero è ſtato reſtaurato, e nella Libre- ria, ove ſi conſervano rari MSS., è uno sfondo di Luca Giordano. Nell'orto ſi vede il principio del famoſo Tempio del- la Famiglia degli Scolari, tanto lodato da Giorgio Vaſari, Architettura del Brunelle- ſco. Rimpetto a queſto Monaſtero corri- ſponde il

B 4 na-

PALAZZO de' Marcheſi Giugni, già de' Firenzuoli, fatto col diſegno dell'Amman- nato, edifizio in ogni parte ragguardevo- le. Ed entrando in via de' Servi, evvi il

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con buon diſegno; e adorno di molte Sta- tue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo di Medaglie. E verſo la Nunziata ſi trova la Chieſa della

CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti nobilitata di fabbrica in queſti tempi. E quaſi addirimpetto il

PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſignorile, che i Padroni dicono eſſerne ſta- to l'Architetto il Buontalenti. Eſſo intro- duce in una Piazza, che ha preſo il nome dalla vicina Chieſa della Nunziata. E` que- ſta da due lati chiuſa da due gran Log- ge, il diſegno delle quali è del famoſo Brunelleſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di marmo ſi erge un bel Cavallo, ſo- pra il quale è la Statua di Ferdinando Pri- mo Gran Duca di Toſcana, gettato in bronzo da Giovanni Bologna Fiammingo, celebre Scultore. Sono bensì di Pietro Tac- ca le due Fontane di bronzo, che adorna- no la medeſima Piazza. Sotto una di que- ſte due Logge vi è lo

mo

SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di allevare moltiſſimi fanciulli eſpoſti, che ſenza un tal aiuto, facilmente perirebbe- ro. Fu fondato queſto Spedale intorno al- l'Anno 1420., e ne diede il diſegno il poc'anzi nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai comode, e ben diſpo- ſte. Nelle due Chieſe, che una è per gli Uomini, e l'altra per le Donne, molte belle Pitture ſi trovano; come altresì nel loggiato di mano di Bernardino Puccetti ſi vedono alcune Pitture a freſco. E` gover- nato queſto Spedale da perſone nobili. Preſeggono queſte al governo di moltiſſi- me Perſone preſſo al numero di tremila, oltre la ſoprintendenza di altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In faccia poi alla mede- ſima Piazza ſi trova la Chieſa della San- tiſſima

NUNZIATA; nella deſcrizione della qua- le mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto luogo, che era detto il Cafaggio. Or ta- le piccolo Oratorio con alcuna parte di terreno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſette nobili Fiorentini, che abbandonata la Patria, ſi erano ritirati nell'aſpro Mon- te Senario, ove menando vita eremitica, e ſolitaria, avevano fondata la Religione de' Servi di Maria, ed il motivo fu, ac- ciò quei buoni Religioſi, che da per tutto aveano ſparſa la fama della lor ſantità, più da vicino ſantificaſſero col loro eſem- pio i loro Concittadini. Ma perchè trop- po anguſto era quel luogo, in riguardo al- le molte perſone, che vi erano venute ad abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chieſa; al che fare, la povertà di quei Religioſi baſtante non era. Perciò ad un'opera sì buona e ſan- ta, furono dal Sommo Pontefice tutt'i Fe- deli eſortati, tra' quali ſopra di ogni al- tro ſi ſegnalo Chiariſſimo Falconieri nobi- liſſimo Cittadino di queſta Patria, creduto Padre di Santa Giuliana, e Fratello del Beato Aleſſio; imperciocchè a niuna ſpe- ſa, o fatica perdonando, ſomminiſtrò qua- lunque ſoccorſo più opportuno, perchè tal opra foſſe al ſuo fine condotta. Terminata la fabbrica, avvenne quel gran prodigio, per lo quale è celebre queſta Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei buoni Pa- dri dato a dipingere a freſco ad un Pittore (di cui ancora è incerto il nome; altri chiamandolo Bartolommeo, altri Giovan- ni, altri credendolo Pietro Cavallini Ro- mano) un'Immagine di Noſtra Signora in atto di eſſere dall'Angiolo Annunziata. Il buon Pittore, che la figura dell'Angiolo avea compita, e rimanevagli ſolo ad effi- giare della gran Vergine il Volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte poteſ- ſe eſprimere quell'Aſpetto Divino, che i Serafini innamora. In queſto mentre fu ſo- praffatto dal ſonno, da cui ſvegliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupore colorito il bel Sembiante della gran Vergine Madre di tal bellezza, e tanta divozione ſpirante, che ſolo doveſſe crederſi coſa di Paradiſo. At- tonito dunque, e ſorpreſo da maraviglia incredibile, ad alta voce grido più volte: Miracolo, Miracolo. Il che ſentito da' cir- coſtanti, e dipoi ſparſoſi per la Città, ca- gionò ſubitamente un tal concorſo di Po- polo, che ben toſto ne fu la Chieſa ripie- na: e perchè niuno di queſto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio per mezzo di queſta Immagine infiniti miracoli, che tuttavia, mercè della Divina bontà, vanno creſcen- do in gran numero. Ora venendo noi al- la deſcrizione della Chieſa: Vedeſi al pri- mo ingreſſo un bel Loggiato con belle e ben proporzionate Colonne, fatto fabbrica- re dalla Famiglia de' Pucci con diſegno del Caccini ſcultore. Sotto il Loggiato ſono tre Porte. Quella a man deſtra conduce nella Cappella di San Baſtiano dell'iſteſſa Famiglia Pucci, eretta ancor eſſa con di- ſegno del ſopradetto Caccini, adorna di tre belle Tavole, colorite da Maeſtri ec- cellenti, e ſpecialmente quella di San Ba- ſtiano di mano di Antonio del Pollaiolo, ed altresì di alcune Statue di marmo di mano del Novelli Scultore. Vi ſono anco- ra molte memorie di uomini illuſtri di que- ſta nobil Famiglia, e ſpecialmente di Lo- renzo, Roberto, e Antonio Pucci tre inſi- gni Cardinali, che viſſero quaſi in un tem- po medeſimo. L'altra Porta a man ſini- ſtra conduce in un Ricetto dov'e la Sagre- ſtia, ed in un Chioſtro aſſai grande e va- go. In faccia di queſto Chioſtro ſi vede ſopra la porta, che va in Chieſa, la fa- moſa Madonna del Sacco, dipinta da An- drea del Sarto con tutta la perfezione dell' arte. E` fama ſra gl'intendenti, che que- ſta ſia la miglior opera, e più perfetta, che quel famoſo Artefice conduceſſe. E in vero chiunque attentamente la mira, reſta fuor di modo attonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel Agnolo Buonarroti, ed il ce- lebre Tiziano non ſi ſaziavano mai di ri- mirarla, e di commendarla in eſtremo. L'altre Lunette del medeſimo Chioſtro ſo- no ancor eſſe dipinte da buoni Artefici. Il Poccetti, e il Roſſelli grandemente vi fa- ticarono, e molto ancora il Salimbeni Sa- neſe. Sono in queſte effigiati i fatti più ſingolari de' ſette Fondatori, e ne' peduc- ci delle volte i Ritratti degli Uomini più inſigni dell'Ordine de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cappella in volta, eretta già dalla Famiglia Macinghi, della quale reſtano le Armi negli angoli, che paſſata di poi in quei Religioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma adornata da eſſi mo- dernamente, ed abbellita di Pitture a fre- ſco per ogni parte; è ſtata deſtinata al cul- to delle ſante Immagini de' ſette Beati Fondatori del loro Ordine, dipinte in Ta- vole di aſſai antica, e ſemplice maniera; e perchè ſono oggi le dette Immagini aſſai ſcolorite dal tempo, a fine di meglio con- ſervarle, ſono ſtate unite tutte inſieme in un Quadro, che poſa ſull'Altare, ma ſpartite una dall'altra da un nuovo orna- mento riccamente dorato, e coperte di cri- ſtalli. La terza Porta del loggiato, che è la principale, nel mezzo, conduce in un piccol Cortile, o Chioſtro tutto dipinto da' più rari artefici di quei tempi. Que- ſti ſono Andrea del Sarto (il ritratto del quale ſcolpito in marmo coll'iſcrizione vedeſi a mano ſiniſtra) Aleſſio Baldovinet- ti, il Roſſo, Iacopo da Pontormo, il Franciabigio, e Coſimo Roſſellini. d'An- drea è la Storia de' Magi, la Natività della Madonna, quella ove ſi porge a ba- ciare a' circoſtanti la Reliquia di San Fi- lippo, con tutte l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſegnalati di San Filippo Be- nizi mirabilmente rappreſentano. d'Aleſ- ſio Baldovinetti è la ſtoria della Natività del Signore: del Roſſellini è quando San Fi- lippo ha la viſione di Maria Vergine: del Roſſo è l'Aſſunzione della Madonna: del Pontormo la Viſitazione della medeſima: e del Franciabigio lo Spoſalizio della Ver- gine con San Giuſeppe. Parimente in que- ſto Cortile ſi vedono innumerabili Voti, altri dipinti in tavole, altri eſpreſſi in fi- gure al naturale. Entrando in Chieſa, ve- deſi al primo aſpetto la ſoffitta tutta d'in- tagli dorati ſopra fondo bianco, nel mez- zo della quale è un gran quadro, rappre- ſentante l'Aſſunzione della Vergine al Cie- lo, di mano del Volterrano. Nelle pare- ti, tra 'l fregio della ſoffitta, e il corni- cione, ſono dodici quadri dipinti a freſco dall'Ulivelli, dove ſi rappreſentano alcu- ni Miracoli più ſingolari, operati per in- terceſſione di Maria. A man ſiniſtra nell' entrare in Chieſa ſi trova la Cappella del- la Santiſſima Nunziata (nel muro della qua- le è dipinto il di lei Volto miracoloſo) fatta di marmi vagamente intagliati col di- ſegno di Michelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappella non ſi può ſpiega- re abbaſtanza. E` l'Altare d'argento maſ- ſiccio nobilmente lavorato, il gradino pa- rimente d'argento, e tutto diviſato di gioie e pietre prezioſe. In un belliſſimo Tabernacolo è una teſta del Salvadore mi- rabilmente dipinta da Andrea del Sarto. Sopra due gran pilaſtri poſa un ricco archi- trave, o cornicione d'argento, da cui pende una cortina di lavoro eccellente, ſotto la quale una mantellina parimente d'argento, che tien coperta la Sagra Im- magine. Inoltre tanti e tanti ſono gli or- namenti di queſta Cappella, che è mala- gevole il poterli diſtintamente deſcrivere: perchè i vaſi, i doppieri, le lampane tut- te d'argento ſono moltiſſime; ſenza nu- mero ſono i Voti, che vi ſi vedono appe- ſi; in contraſſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi diſpenſano giornalmente. Con- tiguo alla detta Cappella, è un Oratorio di forma quadrata nobilmente arricchito. Ha le pareti incroſtate di pietre prezioſe, e ſpecialmente d'agate, calcedonj orienta- li, e diaſpri, che rappreſentano alcuni ſimboli di Noſtra Signora. Allato a queſta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marcheſe e Senatore Franceſco Feroni, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini tutta in- croſtata di marmi, e adorna di varie Sta- tue; la Tavola dell'Altare è dipinta da Carlo Lotti Pittor Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe Piamonti- ni ſono le due Statue rappreſentanti il Pen- ſiero, e la Fortuna marittima, e di ma- no dell'Andreozzi ſono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Cateni il San Franceſco, e le Meda- glie di bronzo dorato ſono di Maſſimilia- no Soldani Benzi; le due Iſcrizioni, che ſi vedono ſotto i due Depoſiti, ſono det- tate dall'erudita penna del celebre Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, ben- chè con ordine aſſai diverſo, altre Cap- pelle adornate di belle tavole, tralle qua- li è molto ragguardevole quella del Giudi- zio d'Aleſſandro Allori, detto il Bronzi- no; quella della Crocifiſſione dello Strada- no: e la quarta di Pietro Perugino, o co- me altri vogliono, dell'Albertinelli. Sic- come nella Croce della Navata è aſſai va- ga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad ono- re di San Filippo Benizj, colla Tavola di- pinta dal Volterrano, e con altre pitture a freſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna accanto alla Cappella del Santo, e per cui ſi va alla Sagreſtia, è collocato un Buſto di terra cotta, rappreſentante l'effigie di detto Santo in abito della Re- ligione; e dall'inſcrizione, che vi fu po- ſta ſotto, intagliata in lavagna, ſi dedu- ce, che fu egli donato a quei Religioſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſubentra- ta già nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſervato ab antico in loro mano fino all'Anno 1592. E da queſta eſſigie è ſtata forſe ritratta quella d'argento, la quale ſi eſpone ogni Anno ſull'Altare nel giorno della ſua Feſta. Ritornando a man deſtra, nella prima Cappella della Famiglia del Palagio ador- na di varj marmi, e una tavola dell'Em- poli, che è ſtimata la miglior opera da eſſo fatta. Nella ſeconda vi è una Tavola dipinta da Pier Dandini Profeſſore di mol- to pregio. Ma la terza Cappella tutta in- croſtata di marmi con bel diſegno intaglia- ti, e nobilmente arricchita, fu fatta fab- bricare dal Marcheſe Fabbrizio Colloredo del Friuli, col diſegno del Nigetti: la Tavola è di mano del Vignali, e la Cu- pola del Volterrano. Ognuna delle ſeguen- ti Cappelle ha qualche coſa di ſingolare, ſpecialmente quella de' Bandinelli, prima de' Pazzi, dov'è di marmo un Criſto morto, ſoſtenuto da Dio Padre, opera in- ſigne di Baccio Bandinelli. In faccia a que- ſta, è in luogo poco oſſervato la Cappella di Santa Barbera; ove ſi vedono molte me- morie ſepolcrali di Signori di conto di va- rie Provincie Oltramontane, tra le quali v'è il Ritratto dello Stradano Pittore aſſai celebre in marmo. Al fine della Navata, ſi trova una Tribuna aſſai grande di figura rotonda con bella Cupola, e rilevata, fat- ta col diſegno di Leon Batiſta Alberti no- bile Fiorentino, a ſpeſe di Lodovico Gon- zaga ſecondo Marcheſe di Mantova. E in oggi queſta Tribuna tutta adornata di ſtuc- chi, come altresi la Cupola, dipinta da Baldaſſar Franceſchini, detto il Volterra- no. Ha queſto inſigne Pittore dipinto la Vergine, quando Aſſunta in Cielo vien coronata dalla Santiſſima Trinità. Intorno intorno ha dipinti i Parriarchi, i Profeti, e i Santi del Teſtamento Vecchio, con al- cuni altri del Nuovo, che prima della Vergine erano paſſati alla Gloria, receden- do in queſto dall'uſo di quaſi tutti i Pit- tori, che nel dipignere Storie antiche, me- ſcolano ſpeſſe volte perſone, che viſſero molti ſecoli dopo. Finalmente in queſta grand'opera è laudabile non meno l'in- venzione, e il diſegno, che la vaghezza del colorito. Corriſponde alla Cupola il Coro de' Frati, i quali, oltre al numero di cento, con ſommo decoro, e con eſqui- ſitezza di canto, vi celebrano gli Ufizj Divini. Nove Cappelle ſi trovano intorno al Coro, molte delle quali ſono adorne di marmi, e di belliſſime Tavole. Nella ſe- conda Cappella a man deſtra vi è una Ta- vola del Bilivelti, nella quale è dipinto lo Spoſalizio di Santa Caterina. Nella ter- za la Tavola del Cieco nato è di mano del Paſſignano. Nella quinta, che fu già fabbricata a proprie ſpeſe di Giovanni Bo- logna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pie- tre ferene, e marmi, ſono di ſtima gran- de le Statue, i Baſſirilievi di bronzo, e le tre Tavole, una del Paggi, l'altra del Ligozzi, e la terza del Paſſignano: Sicco- me è ammirabile il Crocifiſſo di bronzo, fatto ſopra un modello dello ſteſſo Giovan- ni Bologna. Nella ſeſta la Tavola della Reſurrezione è d'Agnolo Bronzino. Nel- l'ottava il San Michele di mano del Pi- gnoni pittor celebre; e nella nona la Na- tività di Maria Vergine, fatta da Aleſſan- dro Allori, il cui figliuolo Criſtofano di- pinſe uno de' quadri laterali, che è tenu- to in gran pregio. l'Altar maggiore è molto ricco e magnifico. Ha il Ciborio grande d'argento, di bellezza, e di pre- gio conſiderabile; ſiccome un Paliotto pa- rimente d'argento con figure di baſſorilie- vo, che ſolamente adopraſi nelle feſte ſo- lenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i doppieri, le ſtatue, e gli ornamenti pre- zioſi, che vi ſi vedono, che certamente non hanno pari. Sul piano del Presbiterio poſano due magnifici Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo Angelo Marzi, colla Sta- tua al naturale di mano di Franceſco da Sangallo; e l'altro del Senatore, e poi Sacerdote Donato dell'Antella inſigne be- nefattore della Chieſa, ove la ſtatua è di Giovan Batiſta Foggini, e l'iſcrizione del Senatore e Auditore Filippo Buonarroti. Queſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſe- colo fu adornata di ſtucchi, e pilaſtri in- croſtati di marmi con diſegno di Pier Fran- ceſco Silvani, del quale pure è l'Altar maggiore e la Soffitta; e i Medaglioni fu- ron dipinti a freſco da Piero Dandini, per legato del detto Senatore dell'Antella. In ſomma ella è in tutte le ſue parti ragguar- devole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi porti a viſitarla. Il Convento poi è mol- to comodo e magnifico per lo notabile ac- creſcimento fattovi ultimamente; ed ivi pure ſon degne d'eſſer vedute si la Libre- ria nuovamente fabbricata, perchè, oltre alla copia de' Libri, vi ſi aggiungono molti ornamenti, che la rendono ſingola- re; come anco nel Chioſtro interiore la Cappella della famoſa Accademia del Diſe- gno, per la Tavola dell'Altare, che è del Paſſignano, e per due Quadri a freſco, che ſono opera di Giorgio Vaſari, e di Santi di Tito. Partendoſi da queſto San- tuario per la ſtrada dietro la Chieſa ſi tro- va il

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PALAZZO del Marcheſe Franceſco Cap- poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col diſegno del Cavalier Carlo Fontana. E` queſto Palazzo uno de' maggiori della Citta, con facciata molto nobile, e di lunga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la grande e magniſica Scala aperta, ornata di ſtatue, e ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da Matteo Bonechi: vi ſono nobi- liſſimi appartamenti con Pitture, e addob- bi ricchiſſimi, e d'ottimo guſto. Nella Sala ſono dipinte dal medeſimo tre Storie di fatti illuſtri, operati da alcuni de' Cap- poni, che ſono molto celebri, e ſi può ſcendere da altra ſcala molto comoda e bella, che di giù conduce fino alla ſom- mità del Palazzo, a cui è unito un vaſto e delizioſo Giardino con un bel Salvatico, e Uccelliera nobiliſſima. Quaſi in faccia vi è il

poni,

PALAZZO de' Marcheſi Guadagni aſſai vago, e di bella Architettura, e fornito di copioſa Libreria. Nel Ricetto della Sa- la terrena v'è uno sfondo dipinto a freſco dal Volterrano, opera ſingolare, che rap- preſenta San Martino a cavallo. E andan- do per la ſtrada, che conduce verſo la Porta a Pinti ſi vede il

PALAZZO de' Conti della Gherardeſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto, ed abbellito aſſai da queſti Signori, e di contro il

GIAR-

GIARDINO del Duca Salviati molto de- liziolo; e poco lontano il

GIARDINO de' Padri Geſuiti, appreſſo al- la lor Caſa, dove fanno il terzo anno di Noviziato i Padri della Provincia Roma- na, ed accanto il

PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Ara- gona ancor eſſo di buona capacità, e con delizioſo Giardino, e non molto lungi il Monaſtero, e Chieſa di

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la belliſſima Cappella de' Ne- ri, che ben puo dirſi tale per le Pitture di Bernardino Poccetti, il quale, ſe in ogni opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in que- ſta ſpecialmente ſuperò ſe medeſimo. Am- mirano gl'intendenti, ſopra d'ogni altra coſa, la bella Cupoletta, ove è dipinto il Paradiſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le figure de' Santi, ma cosi bene, e con tal arte diſpoſte, che la moltitudine non ge- nera confuſione, ma reca diletto, e va- ghezza. All'Altare di detta Cappella è una Tavola del Paſſignano; e finalmente non vi manca ornamento, che la poſſa render più vaga. Paſſando per un Cortile ſi entra in Chieſa, la Soffitta della quale è tutta dipinta da Iacopo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però ripartita in va- rie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi ve- dono Tavole di Pittori aſſai ragguardevo- li. Ma di gran lunga ſuperiore in bellez- za, ed in pregio è la Cappella maggiore, nella quale ſta ripoſto il Sacro Corpo di Santa Maria Maddalena de' Pazzi Nobil Fiorentina. Ella è tutta incroſtata di mar- mi miſti de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali Edifizj s'adoprano. Sono fra gli altri ornamenti molto ammirabili, do- dici Colonne di diaſpro di Sicilia, i capi- telli, e imbaſamenti delle quali ſon di bronzo dorato. In alcuni ovati ſi vedono Baſſirilievi parimente di bronzo, eſprimen- ti i fatti più ſegnalati della Santa, e que- ſti ovati ſon retti da alcuni Angioletti di marmo del Marcellini. Nelle quattro nic- chie ſono quattro Statue di marmo, che figurano le quattro Virtù più ſingolari, che riſplenderono in queſta Vergine. La Tavola dell'Altar maggiore è di Ciro Fer- ri, di cui è il diſegno, e l'Architettura della Cappella. l'altre due Tavole late- rali ſono di mano di Luca Giordano, e la Cupola è opera di Piero Dandini, ambe- due Pittori famoſi. In ſomma non vi è coſa, che non ſia ragguardevole, e di gran pregio, avendo fatto a gara, per ab- bellire queſto Sacrario, l'eſquiſitezza del- l'opere, e la ricchezza e nobiltà de' ma- teriali. Il Monaſtero abitato da nobili Vergini è amplo e magnifico, con un va- ſto e vago Giardino. Ripigliando il cam- mino, troviamo il Monaſtero di

dono

SAN-

SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie- ſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi dora- ti, col diſegno di Giovan Batiſta Foggi- ni, ove merita di eſſere oſſervata la Ta- vola dell'Altar maggiore mirabilmente condotta dal celebre Anton Domenico Gab- biani, oltre le altre tutte di valenti Pit- tori. Quindi per la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampia

ABITAZIONE già de' Caccini, oggi del Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar- dino. E andando avanti s'incontra la

ABITAZIONE del Balì Roffia, che ha la facciata di vago diſegno di Giovan Batiſta Foggini. E poi per Via di Mezzo ſi giu- gne alla parrocchiale

CHIESA DI Sant'AMBROGIO, dove abi- tano Monache dell'Ordine di San Benedet- to. Una delle coſe da oſſervarſi in que- ſta, è la Cappella del Miracolo, detta così, perche in eſſa conſervaſi parte del Sangue congelato di Noſtro Signore, ritro- vato in un Calice, dove da un Sacerdote per inavvertenza era ſtato laſciato del Vi- no conſagrato, che in Sangue ſi vide mi- racoloſamente convertito, eſſendo ciò ac- caduto l'Anno di noſtra ſalute 1230. Vi- cino a queſta Chieſa ſi trovano nove Con- venti di Monache, ed uno di Religioſi Clauſtrali dell'Ordine di San Franceſco di Paola, ma per non iſtraccare il Foreſtiero colla viſita di queſte Chieſe, benchè in eſſe ſi poteſſero oſſervare alcune Pitture di pregio; e ſpecialmente in quella di Mon- te Domini la Tavola di Santo Stefano del Cigoli, ſtimata dagl'intendenti una delle più belle Pitture della Città; in quella delle Murate, nel cui vaſtiſſimo Monaſtero fabbricato dall'antica Famiglia de' Benci, fu già educata Caterina de' Medici Regina di Francia, alcune Pitture di Fra Filippo Lippi; ed alcune del Grillandaio in quel- la di San Iacopo. Appreſſo ſi puo oſſerva- re la

col-

ABITAZIONE de' Gabburri, ove ſono Pit- ture, Stampe, e Diſegni ſingolariſſimi, e per la Via Ghibellina la

ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per eſſere ſtata del Divin Michelagnolo, di cui conſervano alcune opere, e per la Galleria fatta da Michelagnolo il giovane di lui pronipote tanto inſigne letterato, che l'arricchi di Pitture, e di coſe rariſ- ſime. Ed in faccia il

PALAZZO della Famiglia Del Sera edifi- cato col diſegno di Piero Giovannozzi. E poco dopo dall'iſteſſa parte il

PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cor- tile ha una fonte colla ſalubre acqua di Santa Croce. Indi ſi trova il

PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l'ingreſſo principale nella ſtrada detta il Mercato di

PA-

SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e Loggia della qual Chieſa tutta di pietre ſerene, è molto vaga, e di belliſſima Ar- chitettura, ideata da Matteo Nigetti. So- no in queſta Chieſa molte Tavole di Pit- tori eccellenti, e ſpecialmente una Nun- ziata aſſai bella, di mano del Franciabi- gio, la prima nell'entrare a man deſtra. Nella Cappella Palmieri, è di mano di Sandro Botticelli la Tavola, dove è dipin- to il Paradiſo, con numeroſa moltitudine di Angeli figurati molto in piccolo, e Ma- ria Vergine coronata dal ſuo Figliuolo. Nella prima Cappella a mano ſiniſtra al nuovo Altare del Catani, è una Tavola di Aleſſandro Gherardini. Più di tutte pe- rò è mirabile la bella Tavola dell'adora- zione de' Magi fatta dal Cigoli, una del- le opere migliori di queſt'infigne Pittore. Preſſo a queſta è una delle Cappelle della Famiglia de' Marcheſi Albizzi, ov'è una Tavola, rappreſentante il Martirio di San- ta Lucia, di mano del Volterrano. un' altra ſimile a quella del Cigoli fu dipinta dal Paſſignano, ed è accanto alla Sagre- ſtia, la quale, ſebbene è di gran pregio, ſtimaſi nondimeno dagl'intendenti inferio- re alla ſuddetta. Nella Cappella della Fa- miglia da Filicaia è il Depoſito del famoſo Senator Vincenzio da Filicaia con un'Iſcri- zione fatta da Benedetto Averani. Il Cri- ſto di rilievo che ſi vede in queſta Chieſa è di Baccio d'Agnolo. Poco diſtante da queſta Chieſa per il Borgo degli Albizzi è il

C zione

PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e di- poi il

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic- ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella facciata del quale ſopra vari Pilaſtri ſi ve- dono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quin- dici Uomini illuſtri di queſta noſtra Cit- tà, a foggia de' Termini degli Antichi. Gli uomini illuſtri ſono gli appreſſo, cioè; nel primo ordine da baſſo l'Accurſio, il Torrigiano, Marſilio Ficino, Donato Ac- ciaiuoli, e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo Veſpucci, Leon Bariſta Alberti, Franceſco Guicciardini, Marcel- lo Adriani, e Don Vincenzio Borghini: Nel ſuperiore, Dante, Petrarca, Boccac- cio, Monſignor Giovanni della Caſa, e Luigi Alamanni. Quivi in mezzo della via è una laſtra di marmo, poſta in memoria dell'inſigne miracolo da San Zanobi ope- rato in queſto luogo, nell'aver riſuſcitato un Fanciullo. Appreſſo ſono le

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, ambedue diſegno dell'Ammannato, e di- poi vi ſono i

PA-

PALAZZI, l'uno dirimpetto all'altro, ambedue di ſtraordinaria bellezza, e am- bedue pure della Famiglia degli Strozzi. Quello di più antica maniera ſi crede già alzato col diſegno del Brunelleſco, e fu per l'avanti della Famiglia de' Pazzi; e facendo ivi angolo, colla loro Arme in fronte, ſi appella perciò da remotiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bello pe- rò è quello, che per anco non è termina- to. Fu fabbricato col diſegno dello Sca- mozzi; nelle Opere del quale pubblica- te colla ſtampa, vedeſi delineato. Le fi- neſtre a terreno ſono del Buontalenti, e del Caccini è il Portone principale. La Facciata di verſo il Borgo degli Albizzi è fatta col diſegno del Buontalenti, ed è così bene inteſa, che i Profeſſori non ceſ- ſano di lodarla. Il Cortile del medeſimo Palazzo è fatto con diſegno di Lodovico Cigoli: dal qual poſto, poco diſtante ſi trova

SANTA MARIA IN CAMPO, ed è queſta una divotiſſima Chieſa ricca d'Indulgen- ze, Cattedrale del Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palazzo contiguo, e quan- tunque nel mezzo della Città, è Diogeſi Fieſolana: dirìmpetto alla quale per una piccola ſtrada preſto ſi giunge alla Via detta dello Studio, poichè in eſſa vi è lo

STUDIO FIORENTINO, ove di continovo leggono pubblicamente varj Profeſſori di diverſe Scienze, come di Teologia, di Storia Sacra, e Profana, Giuriſprudenza, Mattematica, Filoſofia, Umanità, Lin- gua Greca, Ebrea, e Toſcana. Quivi an- cora hanno la loro Reſidenza le celebri Accademie, Fiorentina, della Cruſca, e degli Apatiſti, a cui confina il

C 2 di-

COLLEGIO de' Padri delle Scuole Pie, deſtinati ad ammaeſtrare la gioventù nelle Lettere, e nella Pietà, e poco diſtante ſi vede un

PALAZZO del Duca Salviati molto agia- to, e comodo. Quindi avanzandoſi col viaggio verſo della Badia, ſi laſcia da ma- no deſtra l'

ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſo- gliono congregarſi i Buonuomini. E` ce- lebre queſt'Oratorio, non ſolo per eſſere ſtato fondato al tempo di Sant'Antonino Arciveſcovo di Firenze, ed a ſua perſua- ſione, e conſiglio, ma eziandio per le opere inſigni di miſericordia, che di con- tinuo vi ſi eſercitano. Ed in vero è prodi- gio mirabile della Provvidenza Divina, che queſta Caſa ſenza fondo, o ferma ren- dita annuale, ma ſolamente provveduta di elemoſine, e di laſciti pii, giornalmente ſoccorra del neceſſario tante povere Fami- glie onorate. Laſciaſi a man ſiniſtra la Chieſa di

SAN

SAN PROCOLO, dove ſi porrebbero oſſer- vare alcune Tavole di pregio, e ſpecial- mente la Nunziata di mano dell'Empoli, quella dell'Altar Maggiore di Gaetano Piattoli, in luogo di quella che vi fu una volta d'Andrea del Caſtagno, la quale è paſſata nel Refettorio de' Padri di Badia, ſiccome del medeſimo è quella di S. Luigi, e l'altra del Pontormo, dov'è dipinta la Vergine con Santa Barbera, e Sant'Anto- nio; qui dirimpetto vi è un altro

PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua propria abitazione, che è l'antico del ſuo proprio Ramo, poichè il primo, di cui poco ſopra ſi è fatta menzione, lo ha ere- ditato dal Ramo finito in Roma ſul princi- pio del corrente ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta del Palagio ſi trova la

ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da Bernardino Ciurini molto pulitamente. Al- la fine di queſta ſtrada v'è il

PALAZZO del Podeſtà molto vaſto, in cui ſono le pubbliche Carceri, e nel pro- ſpetto di queſta ſtrada riſalta la Porta del- la Chieſa della

BADIA FIORENTINA, dove abitano Mo- naci Caſinenſi dell'Ordine di San Benedet- to, cosi chiamata per antonomaſia, per eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fon- data in Firenze. La Conteſſa Willa Ma- dre, col Conte Ugo Marcheſe di Brandem- burgo, e Vicario d'Ottone Terzo Impera- dore in Toſcana, moſſa da inſpirazione di- vina, a proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono di ric- chiſſime rendite. Onde, in ſegno di gra- titudine verſo il detto Conte Ugo loro Be- nefattore, introduſſero poi quei Monaci da gran tempo addietro, e continovano tuttavia il coſtume di far celebrare ogni anno da un Giovane nobile l'Orazione in ſua lode dopo la Meſſa grande nella matti- na di Santo Stefano Protomartire, anti- chiſſimo Contitolare di detta Badia, già fondata ſotto il principal Titolo di San- ta Maria. Il ſuo principio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285. col diſegno d'Arnolfo, grandemente reſtaurata, ma nel paſſato ſecolo, col diſegno di Matteo Segaloni rinnovata quaſi da' fondamenti, ſi è renduta vaga oltremodo, quantunque molto vi reſti da fare, per ridurla alla to- tal perfezione. Di quella parte però, che terminata ſi vede, nè coſa più magnifica, nè meglio inteſa ſi può mai deſiderare. Alla nobiltà dell'Architettura corriſponde l'eleganza degli ornamenti. Dalle due parti laterali ſi vedono due Terrazzini di pietra, con vaghi intagli dorati. Sopra di quello a man deſtra è ſituato l'Organo, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Tavola, do- ve è dipinta Maria Vergine Aſſunta di ma- no di Giorgio Vaſari, la quale al tempo del Bocchi era poſta ſull'Altar maggiore. E` parimente di molto pregio la Soffitta, tutta fatta di finiſſimo intaglio. La Tribu- na, ſotto la quale è il Coro de' Religio- ſi, é dipinta da Giovanni Ferretti. Le Tavole delle Cappelle ſono ancor eſſe di gran bellezza, e valuta. Quella di San Mau- ro a man deſtra è fatta da Onorio Marinari Pittore ftimatiſſimo; ſiccome ſon oſſervabi- li le pitture di tutta la Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Segue l'altra di Gio- vambatiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta dello Spirito Santo. A man ſiniſtra, di mano di Franceſco Salviati ſi vede dipinto un Criſto, che porta la Croce al Calva- rio, e nella Cappella dirimpetto a queſta evvi una Tavola di mano di Fra Filippo, in cui vedeſi un San Bernardo effigiato con ſingolar diligenza. Sono eziandio conſide- rabili tre Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il primo ſi è del mentovato Conte Ugo prin- cipal benefattore di queſta Chieſa. Furono ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mi- no di Fieſole, e riuſcì tutta l'opera di maraviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cavaliere Bernardo Giugni: e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pandolfini, Cavalie- re di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella, o Tribuna, ſituata preſſo al Veſtibolo di queſta Chieſa, poco diſtante dalla quale trovaſi la

C 3 dre,

E` pa-

CHIESA NUOVA DE' PADRI DELl'ORA- TORIO DI SAN FILIPPO NERI, la quale dee ſervire per Oratorio, quando ſarà fab- bricata la Chieſa grande. Fu queſta fatta col diſegno di Gherardo Silvani, e mo- dernamente è ſtata arricchita di varj orna- menti di Pittura, e di Scultura di ec- cellenti Profeſſori, fra' quali è la Tavola dell'Altar maggiore d'Antonio Puglie- ſchi, e la Pieta di Aleſſandro Gherardini, la Cupola di Niccolò Franceſco Lapi, e lo Sfondo di Giovanni Sagreſtani. La Tavo- la, che oggi ſi vede all'Altare del San- to, è di mano di Anton Domenico Gab- biani, ſtatavi collocata non molti anni ſono, in luogo di altra, che vi era di Onorio Marinari, la quale fu adattata al- l'Altar maggiore della Chieſa di San Fi- renze ivi contigua, ufiziata da' Padri di detto Oratorio. I Baſſirilievi di marmo ſo- no parte di Antonio Montauti, e parte di Giovacchino Fortini, di cui ſono anche le Statue. In Sagreſtia è un Quadro molto ſtimato di Giovan Maria Morandi. La facciata di queſto Oratorio, che è tutta lavorata di pietra forte, e adornata di al- cune Figure di marmo, è ſtata ultimamen- te condotta a fine col diſegno di Ferdinan- do Ruggieri. Vedeſi avanti la medeſima il

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PALAZZO de' Gondi, che ha la Facciata di pietre a bozza molto nobile e ſignori- le, diſegno di Giuliano da San Gallo, che nella bella Sala vi fece un Cammino di baſſirilievi di gran perfezione, che per quanto non uſino in sì fatti luoghi, meri- ta di ſtarvi, e di eſſere ammirato e loda- to non poco.. Di dove ſi paſſa alla

ta

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atteſochè in un loggiato aſſai comodo, di Architettura Toſcana, vendeſi il Grano pub- blicamente, e di qui per la ftrada del Canto a' Soldani ſi giunge a

SAN IACOPO TRA' FOSSI, dove non tro- veremo già le belle Tavole d'Andrea del Sarto, che tanto eloquentemente furono ce- lebrate dal Bocchi, e da varj Scrittori di primo grido, avvengachè ſono già ſtate traſportate nel Real Palazzo de' Pitti: tro- veremo bensì le Copie delle medeſime, una delle quali è così bella, che ſebben copia, è nondimeno tenuta in gran pregio; e il quadro della Soffitta vagamente colorito dal Gherardini. Da queſta Chíeſa ſi può andare per due ſtrade alla Piazza, e Chie- ſa di Santa Croce, che una detta Via de' Benci, dove è l'antico Palazzo de' Peruz- zi, ora de' Celleſi, dove abitò l'Impera- dore Paleologo, quando intervenne al Con- cilio Fiorentino, e l'altra detta Borgo San- ta Croce, nella quale ſono buone Fabbri- che, ed in ſpecie il

PALAZZO de' Corſini, che ha molte bel- le Statue antiche nel Cortile; e quello de' Dini ricco di Pitture, ſpecialmente di San- ti di Tito, ed una ſingolariſſima d'Andrea del Sarto. Giunti in fondo alle quali, ve- draſſi la Chieſa di SANTA CROCE de' Frati Minori Conven- tuali. Entreremo in un Tempio aſſai gran- de e magnifico, lungo dugenquaranta brac- cia, e largo ſettanta, per tre porte, e ſu quella di mezzo oſſerveremo una Statua di bronzo, opera di Donatello, che rappre- ſenta San Lodovico Arciveſcovo di Toloſa. Fu queſto Tempio fabbricato intorno all' Anno 1294. col diſegno d'Arnolfo, che fu l'Architetto del Duomo, benchè dipoi re- ſtaurato col diſegno di Giorgio Vaſari. La maggior parte de' Foreſtieri concorre a queſta Chieſa, tirata dal deſiderio di ri- mirare quelle belliſſime Tavole, che l'a- dornano, nelle quali la Paſſione tutta di Noſtro Signore, e la ſua Morte, e Reſur- rezione è ſtata mirabilmente rappreſentata da' primi Artefici di quei tempi. Ora fa- cendoci dalla Porta di mezzo, benchè l'or- dine dell'iſtoria richiedeſſe cominciare d' altrove, nella prima Tavola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſuddetta Porta, è dipinta la Depoſizione di Croce di No- ſtro Signore, di mano di Franceſco Salvia- ti; la ſeconda dov'è la Crocifiſſione, è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il fa- moſo Sepolcro di Michelagnolo Buonarroti, Gentiluomo Fiorentino, Poeta, Scultore, Pittore, ed Architetto di sì gran nome, e di sì grand'eccellenza, che non vi ha lingua, che le ſue lodi poſſa baſtevolmen- te ſpiegare. Vedonſi a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo, che rappreſentano la Scultura, l'Architettura, e la Pittura in atto compaſſionevole, e meſto: e ſopra l'Urna, la teſta, e il buſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt'opera fatta da tre Maeſtri, cioè Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del primo de' quali è la Statua dell'Ar- chitettura, del ſecondo quella della Scul- tura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di Michelagnolo. Sono dipoi oſſervabili le memorie del dot- tiſſimo Antiquario Senator Filippo Buonar- roti: e del famoſo Bottanico Pietro Miche- li. Segue la terza Cappella, dov'è dipinto da Giorgio Vaſari, quando Criſto porta la Croce al Calvario: la Tavola quarta rap- preſenta l'Ecce Homo, ed è fattura di Ia- copo di Meglio. Aleſſandro del Barbiere di- pinſe la quinta, in cui ſi figura la Flagella- zione alla Colonna; la ſeſta dov'è dipinto Noſtro Signore quando fa Orazione nell'Or- to, è opera di Andrea del Minga; appreſ- ſo la quale è la Cappella de' Cavalcanti, ove ſi ammira ſcolpita in macigno la Ver- gine Annunziata dall'Angiolo, fatta con ſingolare artifizio dal celebre Donatello; ed allato vi e il Sepolcro di Leonardo Are- tino, inſigne Scrittore d'Iſtorie. Final- mente la ſettima Cappella ha una Tavola già cominciata dal Cigoli, e finita dal Bi- livelti, in cui ſi rappreſenta l'entrata di Criſto in Geruſalemme. Nella Croce della Navata trovaſi la Cappella de' Barberini, dov'è ſepolto in eſſa Franceſco da Barbe- rino, Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſ- ſa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rappreſenta quando San Franceſco riceve le Sacre Stimate; vi è anco la Cappella de' Calderini allato alla Sagreſtia tutta incro- ſtata di marmi Carrareſi, e ornata di bel- le Pitture. Paſſato l'Altar maggiore, in cui di preſente conſervanſi le Sacre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi nobil Ma- trona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordine de' Minori Conventuali, chiara per ſantità, e per miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240. e l'altre Cappelle di mi- nor pregio; ſi trova la Cappella, o Tri- buna de' Niccolini, d'ordine pero diver- ſo dall'altro, eretta col diſegno dell'Ar- chitetto Gio. Antonio Doſio. Quanto ſia bella, e di vaghezza ripiena, non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E` ella tutta incroſta- ta di marmi Carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile e diligente lavoro, che non può l'uomo deſiderarè di vantaggio. Di mano del Francavilla Scultor Fiammin- go, ſono le cinque Statue di marmo, che una figura Aron, e l'altra Mosè, e la terza rappreſenta la Verginità, la quarta la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte ſono di mano di Aleſ- ſandro Allori, e le Pitture a freſco del Vol- terrano, con sì gran perfezione condotte, che queſte fole baſterebbero per eternargli la fama, non laſciando quella, ove di mano del Cigoli è dipinto Criſto morto. Alle ſette Cappelle della deſtra Navata, corriſpondono dalla ſiniſtra altre ſette dell' iſtefs'ordine, e Architettura. La prima, pèr non tornare indietro, ma ſeguitare fi- no all'uſcir di Chieſa, ha una Tavola di mano del Vaſari, dov'è dipinta la Venu- ta dello Spirito Santo; nella ſeconda di mano dello Stradano è figurata l'Aſcenſio- ne di Criſto al Cielo. Allato a queſto Al- tare, e dirimpetto al Sepolcro di Leonar- do Aretino, è quello di Carlo Aretino, Poeta, e Segretario della Repubblica. Del mentovato Vaſari è l'Apparizione agli A- poſtoli nella terza Cappella; nella quarta, e quinta, di Santi di Tito ſono le due Ta- vole, che una, quando Gesù è a menſa co' due Diſcepoli, e l'altra, quando re- ſuſcita dal Sepolcro; nella ſeſta è di ma- no di Batiſta Naldini quando Criſto è nel Sepolcro; e nella ſettima, quando Noſtro Signore va al Limbo de' Santi Padri, fu dipinta da Agnolo Allori, chiamato il Vecchio Bronzino. Rimpetto alla memo- ria del Senator Buonarroti ſi vede quella dell'Architetto Aleſſandro Galilei, che è opera di Girolamo Ticciati, e dipoi ſi tro- va il Sepolcro del famoſiſſimo Galileo, do- ve è ancora il celebre Mattematico Vincen- zio Viviani, che ordinò queſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che fu dato eſecuzione l'anno 1737. a ſpeſe della Famiglia Nelli erede di quella del Viviani. Il diſegno è di Giulio Foggini; la quadratura di An- ton Maria Fortini; il Buſto di Gio. Bati- ſta Foggini; l'Aſtronomia di Vincenzio Foggini; e la Geometrta di Girolamo Tic- ciati. Oltre a tante Pitture di ſingolare ſquiſitezza, e perfezione, ſe ne trovano in queſta Chieſa alcune di Cimabue, e di Giotto, le quali, quantunque fiano dalle moderne pitture ſuperate in bellezza, non è però, che non meritino di eſſer tenute in grande ſtima, per la venerazione, che ſi dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtau- ratori della Pittura. E` ancora maraviglio- ſo il Pergamo, tutto di marmo di Sera- vezza, e vagamente intagliato da Benedet- to da Maiano. Sono in eſſo einque Storiet- te de' fatti più ſingolari di San Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, ma così bene, e felicemente, che non hanno prezzo. Ne' vani, che ſono in mezzo de' beccatelli, ſi vedono cinque ſtatuette a ſedere di bel- lezza ſtraordinaria, che rappreſentano la Fede, la Speranza, la Carità, la Fortez- za, e la Giuſtizia. Più mirabile però fu l'artifizio uſato nell'adattar queſto Perga- mo ad una colonna, nella quale rimane incaſſato, eſſendochè la medeſima colonna fia nel mezzo forata, e per una ſcala ac- conciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla gran- dezza della Chieſa corriſponde il Conven- to, di moltiſſime comode abitazioni ripie- no, e continovamente abitato da più di ſeſſanta Religioſi, tra' quali in ogni tem- po fiorirono Uomini ſegnalati, non ſolo in lettere, e in dignità più coſpicue, ma eziandio in ſantita di coſtumi. Sono in queſto Convento molte Confraternite di Se- colari, tra le quali quella detta del Gesù, compoſta tutta di Nobili, il di cui vaſo è ſtato dipinto vagamente da Lorenzo del Moro. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimi- terj è una quantità conſiderabile di Sepol- ture, e di memorie di Famiglie primarie, e d'inſigni Soggetti di Firenze, e d'al- trove. E` fama, che Siſto V. Sommo Pon- tefice, nel tempo, che fu Religioſo, per molti anni quivi abitaſſe, leggendo Filoſo- fia. Gode queſto Convento il Privilegio, che uno de' ſuoi Religioſi ſoſtenga il cari- co d'Inquiſitore; Dignità ragguardevole, ſoſtenuta in Toſcana da' Minori Conven- tuali, e ſempre da Soggetti di gran valo- re. Poſſiede queſto Convento una copioſa Libreria di antichiſſimi Manoſcritti, da cui gli eruditi hanno cavato molte memorie. Il Noviziato fu fatto edificare con gran ma- gnificenza a proprie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cappel- la fatta edificare dalla Famiglia de' Paz- zi; mole di ſingolare Architettura, e ben degna di chi ne fece il diſegno, che fu il gran Brunelleſco. Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla

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in

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iſtefs'

ciati.

com-

PIAZZA contigua, molto ampia, e rego- lare, e deſtinata principalmente al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fioren- tina in tempo di Carnovale. Compariſco- no fu queſta Piazza (quando accade, che queſto ſi faccia ſolennemente) cinquanta- quattro Nobili Giovani riccamente veſtiti, e in due Squadre diviſi, l'una delle quali dal colore degli Abiti, e delle Inſegne ſi diſtingue dall'altra. Capi di queſte ſono due Alfieri, più degli altri nobilmente ad- dobbati, e ſerviti da molti Paggi. En- trando in Campo, preceduti da trombe, e da tamburi, a coppia a coppia, e con belliſſima ordinanza, giran dintorno il Teatro facendo moſtra di lor perſona; indi l'uno dall'altro diſpartendoſi, ſotto il proprio Padiglione ſi alloggiano. Intanto ſi dà il ſegno della Battaglia, e in un tempo medeſimo vedonſi dall'una, e dal- l'altra parte ſquadronati, a foggia di E- ſercito. Unite le Squadre, ſi getta in mez- zo il Pallone, ed in un ſubito cerca l'una di ſpingerlo verſo l'altra, e dall'altra vien riſoſpinto. Quei, che rimangon per retroguardia, ripigliando il Pallone, proc- curano con ogni sſorzo di trarlo fuor degli ſteccati, per la parte ad eſſi contraria, e quando ciò rieſca loro di poſta, s'intende vinta la caccia. Ben è vero, che avviſti- ſene gli Avverſarj, corrono addoſſo all'ini- mico, e afferratolo per le braccia, impe- diſcono, che più oltre s'avanzi. Il ſimi- le fanno quelli, che ſon rimaſti alla difeſa del poſto, i quali mentre non vengan ſor- preſi all'improvviſo, ribattono gagliarda- mente il Pallone: e riſoſpingono indietro chi tenta inoltrarſi da quella parte. Ora in queſta battaglia, mirabil coſa è il vede- re, come ciaſcuno s'ingegni di ſuperare, e di abbattere il ſuo contrario, urtandolo per farlo cadere, lottando, e pugnando ſeco, e varie ſtrattagemme uſando per vin- cere. Ma più mirabile ſi è il vedere una ſquadra, che impadronita del campo ni- mico, e ſu' confini della vittoria, in un momento riſoſpinta fuggire, e ſpeſſe volte rimaner ſuperata. In ſomma è Giuoco que- ſto, dove fa pompa da una parte la va- ghezza, e ricchezza di belle diviſe, colla ſplendidezza degli ornamenti, e dall'altra la robuſtezza, e agilità di chi opera. On- de non è maraviglia, che vi concorra la maggior parte della Città, e rechi al pub- blico allegrezza, e diletto. Prima di uſci- re da queſta Piazza ſi oſſervi la facciata della Caſa de' Cocchi, che i Padroni di- cono aver coſtante tradizione, che ſia di- ſegno di Baccio d'Agnolo; ſiccome la Facciata della Caſa dell'Antella, dipinta dal Paſſignano, e da Giovanni da San Gio- vanni, ambedue Pittori famoſi, e nella medeſima Piazza evvi una Fonte, che me- ſce acqua perfettiſſima, che viene dalla Collina d'Arcetri, e paſſa il Fiume d'Ar- no ſul Ponte a Rubaconte. E volgendo a man deſtra trovaſi poco diſtante la

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CHIESA DI SAN SIMONE, la di cui Sof- fitta tutta d'intaglio indorato fa vaga mo- ſtra. Nella teſtata ſopra la Porta ſi vede una Tavola molto bella di Batiſta Naldini, ov'è dipinta la Depoſizione di Criſto dal- la Croce. Il San Girolamo, che dall'An- giolo vien avviſato, è di mano del Mari- nari. Del Vignali ſono le due Tavole, una dov'è dipinto un San Bernardo, e l'altra un San Franceſco. Ali' Altar maggiore ſo- no di pregio le due Statue di marmo, e il Ciborio vagamente ſcolpito. Preſſo a que- ſta Chieſa ſono le Prigioni delle Stinche, recinte da un'altiſſima, e forte muraglia, nelle cantonate delle quali vi ſono due Ta- bernacoli dipinti a freſco da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovan- ni. Ma conſiderando, che la viſita di tante Chieſe, ed altre coſe notabili averà non poco defatigato il Foreſtiero, ſi crede bene dar fine al paſſeggio della prima Gior- nata.

nari.

SE-

SECONDA GIORNATA.

LA CHIESA DI SAN LORENZO darà principio alla ſeconda Giornata. Giunti dunque alla Piazza, oſſer- veremo in faccia al Palazzo del Marcheſe della Stufa una Baſe di marmo, nel cui Baſſorilievo ſi rappreſenta, quando a Giovanni de' Medici, valoroſiſſimo Ca- pitano, e degno Padre del Granduca Coſi- mo Primo, ſono condotti molti Prigioni con varie ſpoglie. E` queſta opera del Ca- valier Bandinelli, di cui pur anco è la Sta- tua, che ſulla Baſe dovevaſi collocare; la quale in oggi non ancora finita, nel Salo- ne del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma ve- nendo alla Chieſa; prima d'introdurvi il Foreſtiero, ho giudicato a propoſito il dargli breve notizia di ciò, che avvenne nella ſua fondazione, avvengachè ſia mol- to degno di ricordanza quanto di eſſa la- ſciarono ſcritto San Paolino, il Baronio, ed altri gravi Scrittori. Al tempo dell'Im- perador Teodoſio, Giuliana Vedova Fio- rentina, non meno illuſtre per lo ſplendo- re del ſangue, che per l'inſigne Religio- ne, e Pietà, acceſa di devozione verſo il glorioſo Martire San Lorenzo, volle colle proprie ſoſtanze fabbricar queſto Tempio, dedicandolo ad onore di quel Santo. Ter- minata appena la Fabbrica, giunſe per buona ſorte a Firenze il grande Arciveſco- vo di Milano Sant'Ambrogio; perlochè venne in penſiero a Giuliana di ricorrere al Santo Prelato, e inſtantemente pregarlo, acciò voleſſe conſacrare la nuova Chieſa; e cio fec'ella ben toſto, e con tanto affet- to, e con tali, e tante dimoſtrazioni del ſuo grande zelo, che il Santo Arciveſco- vo, ammirando la di lei virtù, e gran- demente commendandola, di buona voglia condeſceſe alle ſue giuſte dimande. Cele- broſſi pertanto la Funzione della Sagra l'an- no del Signore 392., o come altri voglio- no 393., e fu con tal ſoddisfazione del Popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di tal fatto, chia- moſſi queſta Chieſa, Baſilica Ambroſiana. Quindi ebbe origine la ſingolar venerazio- ne, che a queſto Tempio portarono gli an- tichi Veſcovi di Firenze, fra' quali San Za- nobi più d'ogni altro ſi ſegnalò, eleggen- do quivi la ſepoltura, dove ſtette lungo tempo ripoſto prima, che alla Cattedrale foſſe trasferito il ſuo Corpo. A sì felici principj corriſpoſero con maggiore avanza- mento i ſucceſſi di queſta Chieſa. Imper- perciocchè eſſendo eretta in Collegiata in- ſigne, e di ampliſſimi privilegj, e ſingo- lari prerogative arricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la Metropolitana, il primato. Sono in eſſa diciaſſette Canonici, e trentatre Cappella- ni, e grandiſſimo numero di Cherici, che vi celebrano giornalmente i Divini Ufizj con non minor decoro di quello facciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a tutti que- ſti preſiede un Prelato, col titolo di Prio- re, che per iſpecial Privilegio, in varie Feſte dell'Anno gode l'uſo de' Pontifica- li. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tempio, che di vero è grandiſſima, per la mirabile Architettura, colla quale fu fabbricato, o piuttoſto vogliam dire rinnovato (giacchè l'antico Tempio, in- torno all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſolato dal fuoco) vedremo queſto Edifi- zio, che poſa ſopra un vago pavimento di marmo in tre Navate diviſo, e ſoſtenuto da groſſe colonne di macigno, ſopra le quali poſano gli archi vagamente intaglia- ti, come altresi il cornicione, e il fregio, che per tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e maeſtoſa la rendono. Ella è lunga brac- cia 144. Sopra la Porta del mezzo ſi vede l'Arme de' Medici, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui parimente è il diſegno del Terrazzino, e Sacrario, dove ſi conſervano moltiſſime Reliquie in- ſigni, in prezioſi Reliquiarj d'oro, d'ar- gento, di criſtallo, e di altre ricche ma- terie, tempeſtati di gioie. Belliſſimi an- cora ſono i due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnet- te di marmo, nelle facce de' quali ſi ve- dono alcuni Baſſirilievi di bronzo, fatti da Donatello, con ſingolare artifizio, e ſom- mamente lodati dagl'intendenti. Anco nelle Cappelle ſono di pregio alcune Tavo- le, tralle quali a mano deſtra molto ſi ſtima la Tavola dov'è dipinta la Natività del Signore, di mano di Raffaello del Garbo, e l'altra, che ſegue appreſſo, fatta dal Roſſo, in cui dipinſe lo Spoſali- zio di Noſtra Donna. Cosi a man ſiniſtra ſi vede la bella Tavola del Sogliani, dov' è dipinto in Croce Sant'Arcadio, e quel- la dell'Empoli, che rappreſenta il Marti- rio di San Baſtiano, e quella del Macchiet- ti, ove è dipinta la Venuta de' Magi, e quella in chiaro ſcuro di Frate Bartolom- meo, ove ſi vede eſpreſſo al vivo il ſuo Ritratto, con altre appreſſo, che per bre- vita ſi tralaſciano. Più d'ogni altra coſa però degne ſono d'ammirazione le due Sa- greſtie, ma ſpecialmente la nuova, detta altrimenti la Cappella de' Principi, fatta col diſegno, e Architettura di Michela- gnolo Buonarroti. Quivi l'arte ſendo giunta al colmo di ſua perfezione, chiara- mente dimoſtra, quanto ſublime, e mira- bile foſſe l'ingegno di queſto divino Arte- fice, che ſe in ogni opera vinſe i Maeſtri più celebri, in queſta ſuperò ſe medeſimo. E di vero, chi può lodare abbaſtanza l'ec- cellenza, la maeſtà, la grazia; e la va- ghezza di queſta Fabbrica? Tentarono già molti eruditi Scrittori di deſcrivere diſtin- tamente le ſue bellezze, ma diedero a di- vedere, che nelle lodi di Michelagnolo, e di queſt'opera inſigne, era manchevole; ed inſufficiente fino l'iſteſſa eloquenza. Siaſi dunque contento il Foreſtiero, che tralaſciando il diviſare de' ſuoi pregj, ac- cenni ſolo, che il primo Sepolcro all'en- trare è di Giuliano de' Medici Duca di Nemurs, e Fratello di Leone X., ſopra di cui v'è il ſuo Simulacro di mano del Buo- narroti, e le due Statue appreſſo, una il Giorno, l'altra la Notte figurano: e che nel ſecondo Sepolcro fatte per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, e ſopra pure v'è il ſuo Simulacro della medeſima famoſa mano, l'altre due Statue rappreſentano il Crepuſcolo, e l'Aurora. Si vede ancora di mano di Michelagnolo una Madonna col bambino in braccio. E perchè fuori delle ſette Statue di mano del Buonarroti, ſi vedono due Figure de' Santi Coſimo, e Damiano, ſappia, che la prima è del Montorſoli, e la ſeconda di Raffaello da Mon- telupo, ambedue Scultori eccellenti. Nella vecchia Sagreſtia, fabbricata col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, di cui pur an- co fu tutta l'Architettura di queſto gran- de Edifizio, ſi oſſervano i quattro tondi ne' peducci della Volta di mano di Dona- tello, le due piccole porte del medeſimo, in alcune nicchie San Lorenzo, Santo Ste- fano, San Coſimo, e San Damiano del medeſimo, e nel doſſale dell'Altare un Baſſorilievo in bronzo del Brunelleſco. Quindi ſi vede un belliſſimo Sepolcro di porfido, per Piero, e Giovanni figli di Coſimo Padre della Patria, adornato ne' lati di fogliami di bronzo, fatti col diſe- gno d'Andrea Verrocchio. Nè laſceremo di dire, che la vaga Soffitta, la ricca, e nobil Cupola dipinta da Vincenzio Meuc- ci, il Campanile edificato da' fondamen- ti, ed il riſtoramento della Chieſa ſotter- ranea, ſono opere fatte in queſti tempi dalla pietà della Gran Principeſſa Anna Maria Luiſa de' Medici Elettrice Vedova Palatino del Reno. Nell'uſcir della por- ta, onde ſi va nella Canonica, ſi trova la Statua di Paolo Giovio Veſcovo di No- cera, e famoſo Scrittore d'Iſtorie, ſcultu- ra di Franceſco da San Gallo; indi ſalen- do per una Scala, che guida al Chioſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tutto il Mondo tanto rinomata

pe-

ciocchè

te-

cel-

fano,

LIBRERIA MEDICEO - LAURENZIANA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, largo di- ciotto e due terzi, e alto quattordici e mezzo, è cosi nobile e maeſtoſo, e di si rara e perfetta Architettura, che mol- ti valent'uomini, come il Brezelio, il Se- nator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giu- ſeppe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato, e pubblicato colle ſtampe. Fu alzato col di- ſegno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un degniſſimo encomio. Prima dunque di penetrare là dentro, trovaſi un bel ricet- to in forma quadra, nel quale e ſituata la Scala poſta fu da Giorgio Vaſari e dal Tri- bolo per ben diciotto volte, e non mai per un miſterioſo ſilenzio di Michelagnolo potuta collocarſi nella ſua proporzionata ſi- tuazione. Bella oltremodo é la Porta, e belli ancora ſono gli ornamenti delle fine- ſtre, vaghiſſimo il cornicione, l'architra- ve; ed il fregio, e tutto inſieme è con si nobil ſimetrìa diviſato, che reſta l'occhio di chi lo mira dallo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del materiale cor- riſponde il pregio, e il valore de' Mano- ſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantaquattro per banda, in gran nume- ro vi ſi conſervano. Oltre gli altri quat- tro nuovi ſcaſſali poſti nel Corridore ag- giunto da S. M. C. FRANCESCO I., ripieni ancor queſtì di Manoſcritti. Sono queſti di lingue diverſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina, Cineſe, Arabica, Cal- dea, Siriaca, Toſcana, Schiavona, Pro- venzale, e Franceſe antica, nè ſolo per la rarità, ma eziandio per l'ornamento di Pitture e Miniature ſingolariſſimi. Da queſti, come da rari eſemplari, ſoglio- no i Letterati, e in ſpecie gli Oltramon- tani, diligentiſſimi oſſervatori, riſcon- trare, o emendar quei difetti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle ſtampe, o che non fu- rono da altri oſſervati, e pubblicare in- tereſſanti anecdoti. Or queſti Libri, par- te da Coſimo Padre della Patria, Lorenzo ſuo fratello, Piero ſuo figliuolo, e parte da Lorenzo il Magnifico, da varie par- ti, e con grandiſſime ſpeſe proccurati, ſpecialmente dalla Grecia, e dall'Aſia, furono poſcia ripoſti in queſto luogo da Clemente VII., che fondò la Libreria, e che indi nell'anno 1571. fu dal Grandu- ca Coſimo I. ordinato che ſi teneſſe pub- blicamente aperta a comune benefizio de' cittadini. Chi poi bramaſſe ſaperne il nu- mero, e la lor qualità potrà comodamen- te appagare il ſuo deſiderio, mediante l'Indice Generale ſtampato dal P. Mont- faucon nel Libro Bibliotheca Bibliothecarum, non ſenza molti difetti. Che pero il Re- gio Bibliotecario Antommaria Biſcioni ri- fece e pubblicò nel primo Tomo la recen- ſione de' dugenquattordici Codici Orientali colla ſtoria più eſteſa di queſta Libreria, la quale non avendo potuta terminare a riguardo della morte, l'ha pero com- pita adeſſo il Sig. Dottor Giulianelli. L' erudito viaggiatore informatoſi dalla pe- rizia del Bibliotecario del Principe trove- rà ad ogni Pluteo qualche raro Manoſcrit- to. I più ſingolari per l'antichita ſono il Codice Siriaco al Plut. I. Quello del Ver- gilio al Plut. XXXIX. al XLII. il Deca- merone del Boccaccio. Quello dell'Oroſio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la vaghezza dell'ornato il S. Ambrogio, il Lirano, il Tolomeo, il Giulio Ceſare, la Vira di Lorenzo de' Medici, Domizio Calderino, l'Argiropilo, e molti altri. Il ſopranominato Sig. Dottor Giulianelli ha tradotta in volgare la Storia eſteſa di detta L breria, da cui potrà aver maggiori no- tizie il viaggiatore. Da queſto luogo ci porteremo a viſitare la

un

D te

Cal-

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Coro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la Chieſa. Or queſta è la Cappella cotanto celebre, che ſenza ingrandimento iperbo- lico, vien riputata nel Mondo unica, e ſingolare. E in vero, ſe in altri Edifizj s'ammira la ſquiſitezza dell'arte, in al- tri la ricchezza de' materiali, ed in alcu- ni qualche coſa di ſingolare, in queſta fo- la Cappella tutte unite concorrono le pre- rogative più nobili: magnificenza d'Ar- chitettura, pregio infinito de' materiali, bellezza incomparabile, e perfezione dell' arte in ſommo grado. Per darne adunque alcuna breve notizia, diremo, che la cir- conferenza di tutta queſta maeſtoſa Cap- pella è braccia cenquarantaquattro, l'al- tezza della Cupola braccia centoquattro, e il diametro quarantotto. L'incroſtatura è di diaſpri, agate, calcedoni, lapislaz- zuli, ed altre pietre prezioſe. Belliſſimi ſono i pilaſtri co' capitelli di bronzo do- rati. Maeſtoſi ſono i Sepolcri di granito orientale, ſopra ciaſcuno de' quali po- ſa un guanciale di diaſpro tempeſtato di gioie, e ſopra quello una corona reale, ancor eſſa ricca di gemme. In alcune nic- chie di paragone ſon collocate altrettante Statue di bronzo dorate, maggiori del na- turale, che rappreſentano i Regnanti de- funti. Di vaghiſſime commeſſure vedonſi effigiate le Armi delle Città ſottopoſte al Dominio de' noſtri Reali Principi. In ſomma tali, e tanti ſono gli ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, che umano penſiero non è baſtevole a immaginarſi una bellezza sì rara. Fu cominciata la Fabbri- ca l'anno 1604. al tempo di Ferdinan- do Primo, e per quanto da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavori, molto vi reſta ancora, per renderla in tutto compita, e allora ſarà in eſſa collocato il prezioſo Ci- borio, che ſi conſerva in Galleria, e del quale parleremo a ſuo luogo. Appreſſo la Cappella è la

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CASA de' Nelli, nella quale eſiſte una prodigioſa quantità di diſegni d'Architet- tura di mano de' più eccellenti profeſſori d'Italia, ſiccome una raccolta di Mano- ſcritti de' celebri Mattematici Galileo Ga- lilei, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio Viviani. Da queſto luogo paſſeremo nella Via de' Ginori, dov'è il

PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripieno di nobili arredi, Pitture, ed altre rarità; e quello de' Giraldi, che ha una copioſa e ſcelta Libreria. In eſſa ſtrada riſpondo- no gli Appartamenti fabbricati dal Mar- cheſe Riccardi, e uniti al ſuo Palazzo in Via larga, e da quella ci porteremo nella Via di San Gallo, oſſervando la vaga facciata del

Via

PALAZZO de' Marucelli, entro del qua- le vi ſono cinque grandi Camere dipinte dal Ricci Pittore Veneziano. In eſſa Via ſi trovano moltiſſimi Conventi, e Chieſe di Monache, ciaſcheduna delle quali ha qualche coſa di ſingolare, e ſpecialmente quella di Sant'Agata, dov'è la bella Ta- vola di Aleſſandro Bronzino, nella quale ſon dipinte le Nozze di Cana Galilea. Noi però tralaſciando per minor briga del Foreſtiero il ragionare di quelli, nel paſ- ſare dal Canto de' Preti, oſſerveremo la nuova, e vaga Fabbrica dello

SPEDALE DI GESU` PELLEGRINO, in cui ſi ricevono ſolamente Religioſi pellegrini; e dipoi ſeguitando il viaggio, giungere- mo alla

COMPAGNIA DI SAN MARCO nuovamen- te reſtaurata, e quanto mai dir ſi poſſa, di varj ornamenti abbellita, avvengachè moltiſſime ſiano le Pitture, gl'intaglj do- rati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Unito a queſto Oratorio è uno Spedale, fabbricato per ricevere i Pelle- grini Oltramontani, ſimile a quello di San Tommaſo d'Aquino, ma di più co- mode abitazioni nobilmente adagiato. Ed in vero, chi dentro penetra a rimirare tutte le ſtanze con bell'ordine, e magni- ficenza diſpoſte, non uno Spedale di pove- ri Pellegrini, ma un Ricetto di nobiliſſi- mi Perſonaggi lo crede; perlochè queſto luogo ragguardevole in ogni parte, non ha ſenza dubbio, che invidiare agli Speda- li più celebri dell'Italia. Poco diſtante da queſto ſeguono lo

D 3 tut-

SPEDALE DEGl'INCURABILI molto ca- pace, e adattato al biſogno, ed il

CONSERVATORIO de' Poveri queſtuanti, dove debbono raccetrarſi, o tutti, o gran parte delle perſone dell'uno, e dell'al- tro ſeſſo, che per vivere neceſſitano del- l'altrui ſoccorſo; il qual luogo è chia- mato di Bonifazio dal ſuo Fondatore Bo- nifazio Lupi nobiliſſimo Parmigiano, gia Poteſtà di Firenze nel Secolo XIV. Dirim- petto al quale è il belliſſimo

PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbri- care col diſegno di Raffaello da Urbino da Monſignor Giannozzo Pandolfini Veſcovo di Troia. Volgendo per la Via delle Ruo- te, dove può oſſervarſi la piccola, ma vaga facciata della Caſa, che per propria abitazione ſi fabbricò il celebre Pittore San- ti di Tito. In teſta di eſſa ſi vede il

CONSERVATORIO de' Fanciulli Orfani, e Abbandonati. Ci condurremo per la Via di San Zanobi alla Via dell'Acqua, dal- la quale ſi palla a vedere la

FORTEZZA DA BASSO, detta il Caſtello San Giovambatiſta, nella quale conſervaſi una belliſſima, e copioſa Armeria, oltre le coſe ſingolari, che vi ſi ammirano, e che da noi con gran ragione ſi tacciono. Faremo ſolamente menzione della nuova fonditura de' Cannoni, che tanto facilita la manifattura, e ne aſſicura la riuſcita. Di qui paſſeremo al

CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual- fonda, pieno di Statue antiche, e moder- ne, e di pitture eccellenti, tra le quali nella Cappella è la Volta a freſco del Vol- terrano, con un Giardino molto vaſto, e delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di Pa- pa Bonifazio VIII., che prima era alla facciata del Duomo, eretta da' Fiorentini per la benevolenza che queſto Pontefice avea dimoſtrata alla loro Nazione. All' uſcir di Gualfonda, voltando a man ſini- ſtra per la Piazza vecchia di Santa Maria Novella, e entrando in via dell'Amore, oſſerveremo la

CASA fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi il grande Re di Fran- cia, da Vincenzio Viviani primo Matte- matico del Granduca Coſimo III. ultimo Scolare del Galileo. Nella facciata di que- ſta Caſa, eretta con diſegno del Senator Gio. Batiſta Nelli, alla qual Famiglia di preſente appartiene, con raro eſempio, ed in ſegno evidente d'Uomo grato al Mae- ſtro, ed a' generoſi Benefattori, vedremo ſopra la porta maggiore, eſpoſta per la prima volta al pubblico, la viva Effigie di bronzo in rilievo, gettata da Gio. Ba- tiſta Foggini, di queſt' immortale Eroe Fiorentino: e dall'eſpreſſo ne' Cartelloni laterali, come da un Compendio di Vita, ci verrà indicato parte delle notizie de' di lui ammirandi trovati. Soddisfattici d'a- ver qui veduto una memoria si bella, tor- nando ſulla detta Piazza oſſerveremo il

D 4 ſtro,

PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fabbricata di nuovo una Galleria di anti- che Statue, e dipinta vagamente da Vin- cenzio Meucci; e dipoi per corta ſtrada paſſeremo al Giardino, e Palazzo de' Gad- di, ricchiſſimo di Statue ſingolari, di pit- ture, e di medaglie; ed oſſervando il

PALAZZO detto del Mondragone, ed in appreſſo quello de' Venturi, diſegno del Buontalenti, giugneremo alla Chieſa di

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Do- menicani, una delle più belle non ſolo di Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da Michelagnolo Buonarroti, che come è fama fra noi, ſolea chiamarla la Spoſa. Fu queſta fabbricata intorno l'anno del Si- gnore 1279. col diſegno di Fra Siſto, e di Fra Riſtoro Converſi di quell'Ordine, e Fiorentini intendentiſſimi d'Architettura, e perfezionata circa l'anno 1350., gover- nando il Convento Fra Iacopo Paſſavanti, celebre ed eloquente Scrittore. Promoſſe la gran Fabbrica di queſto Tempio il Bea- to Giovanni da Salerno, di cui è oſſerva- bile la bella Statua fatta da Girolamo Tic- ciati, e collocata nel mezzo del maggior Chioſtro. Era queſti Diſcepolo di San Do- menico, mandato dal ſuo Maeſtro a Fi- renze per fondarvi la Religione, la quale ben preſto allignatavi, produſſe a queſta Città molti Uomini inſigni, che l'una, e l'altra illuſtrarono. Or queſto Tempio magnifico è diviſo in tre Navate, ſoſtenu- te da pilaſtri, e colonne, ſulle quali po- ſano gli archi delle volte, così ben rile- vate, che oltre la maeſtà, e vaghezza, rendono molta luce alla Chieſa. Nelle pa- reti delle Navate ſono le Cappelle tutte d'un ordine. In ciaſcuna di eſſe è una Tavola di Pittore eccellente. Incomincian- do dalla porta del mezzo, la prima a man deſtra, dov'è dipinta la Vergine Annunziata dall'Angiolo, è di Santi di Tito. Segue il Martirio di San Lorenzo mirabilmente effigiato da Girolamo Mac- chietti: e dopo queſto, la Natività del Signore dipinta da Batiſta Naldini, di cui ſono l'altre due ſeguenti, cioe quella del- la Purificazione di Maria Vergine, e l'al- tra della Depoſizione di Croce di Noſtro Signore. E` anco di Santi di Tito il Laz- zero reſuſcitato, ſiccome del Ligozzi è la Tavola di San Raimondo, che riſuſcita da morte un fanciullo. La Cappella degli Strozzi dipinta dal Lippi è ſtata di freſco reſtaurata, e ornata. All'Altar maggiore belliſſime ſono le pitture del Coro fatte dal Grillandaio. In ſette Storie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Ver- gine, ed in altre ſette dall'altra, quella di San Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna fu- rono ritratte da quel Pittore molte perſo- ne di quei tempi, cosi bene, ed al vivo, che la natura vien ſuperata dall'arte. Ripigliando l'ordine delle Cappelle, la ſeconda a man ſiniſtra nell'entrar della porta, è dipinta la Samaritana, mirabil- mente effigiata da Aleſſandro Bronzino. Quelle, che ſono appreſſo, ſono ambedue del Vaſari, Nella prima furono dipinti i Miſteri del Roſario, e nell'altra la Ri- ſurrezione di Criſto. In reſta poi della Croce è la Cappella de' Gaddi, belliſſima d'Architettura di Gio. Antonio Doſi, con una Tavola di mano d'Agnolo Bronzino, nella quale ſi rappreſenta quando Criſto riſuſcita la figliuola dell'Archiſinagogo; c accanto è la Cappella de' Gondi incro- ſtata di vari marmi, dov'è il famoſo Crocifiſſo di legno, ſcolpito con ſingolare artifizio da Filippo di Ser Brunelleſco, il quale fu non meno nella Scultura, che nell'Architettura il più eccellente Maeſtro di quanti viſſero ne' ſuoi tempi. Ne' due Tabernacoli di marmo, di architettura di Pier Franceſco Silvani, l'uno rincontro all'altro, ſituati alle colonne di mezzo, ſi vedono due belle Tavole, quella di San Pier Martire dipinta dal Cigoli, e la ſeconda dall'Empoli. Ne ſi laſci di ve- dere la magnifica Sagreſtia, e chi guſta della pittura, l'antica Tavola di Cima- bue, che è la più famoſa opera di quel primo Padre, e riſtoratore di queſt'arte, la quale è nella Cappella de' Rucellai. Dalla Chieſa paſſeremo nel Convento, adagiato di comode abitazioni, ed in cui ſon molte coſe degne d'eſſer vedute da ciaſchedun Foreſtiero. Primieramente ſi trova un Chioſtro aſſai grande, le cui Pa- reti furono dipinte tutte a verde terra di ſacre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccel- li, Pittore antico. E` quivi ſituata la Cap- pella della Nazione Spagnuola, gia eretta dalla Famiglia Guidalotti per Capitolo di quei Padri, con pitture nelle pareti; e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi; fatta reſtaurare, ed abbellire ultimamente dal Padre Maeſtro Fra Salvadore d'Aſcanio Spagnuolo, Mi- niſtro del Re Cattolico, il quale avendo commeſſo alla diligenza di Agoſtino Ve- racini il ripulimento delle ſuddette antiche Pitture, le ha queſti ravvivate mirabil- mente. La Tavola di San Iacopo Apoſto- lo, Tutelare della Cappella, è di mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di marmo, collocato oggi ſull'Altare, è opera del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chioſtro, egli è lungo centodieci braccia, e largo novanta, e diviſo in cinquanta lunette, in molte delle quali per mano di Maeſtri eccellenti, e ſpecialmente di Santi di Ti- to, e del Poccetti, ſono eſpreſſi in pit- tura i fatti più ſingolari di San Domenico, e di Sant'Antonino Arciveſcovo di Firen- ze, con alcuni Ritratti d'Uomini illuſtri per Santità, che mentre viſſero, ſantifi- carono coll'eſempio loro queſto Convento. Vicino al Chioſtro è ſituata la Spezieria, celebre in molti luoghi d'Italia, avvegna- chè in eſſa, al pari d'ogni gran Fonde- ría, ſi fabbrichino medicamenti chimici d' ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e odori di ſingolar perfezione, come è ben noto a' Profeſſori di queſt'Arte. Salendo nel Dor- mentorio nuovamente di pitture abbellito, colla ſerie di tutt'i Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Religione, trovaſi la Cap- pella detta del Papa, dipinta da Iacopo da Pontormo, e nella quale celebrarono quat- tro Sommi Pontefici, cioè Martino V. Eu- genio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo a que- ſta è una copioſa Libreria, dipoi il Novi- ziato fatto fabbricare dal Padre Aleſſio Strozzi inſigne Benefattore di queſto Con- vento. Dal quale uſcendo s'entra in una gran Piazza, ed in faccia di eſſa è ſituato lo Spedale di

nan-

D 5 Stroz-

San

D 6 ec-

SAN PAOLO de' Convaleſcenti, dal qua- le paſſeremo in Via della Scala, dov'è po- ſto il bel

PALAZZO, e GIARDINO del Marcheſe Ri- dolfi, nel quale ſon ſucceduti per eredità i Canonici nobili Ferrareſi, de' quali eſſen- doſi eſtinta la famiglia, ſono ſtati ſucceſſori gli Stiozzi, che lo godono prefentemente; e da queſto giungeremo ſul Prato, dove fanno vaga viſta da una parte tutte le Caſe d'un ordine iſteſſo, e dall'altra il

Ca-

CASINO, e PALAZZO de' Principi Corſi- ni, nell'atrio del quale, che conduce ad uno ſpazioſo Giardino è ſtata poſta una bel- la raccolta di antiche inſcrizioni. Rimpet- to a queſto luogo comincia il corſo de' Bar- beti, il quale va a terminare alla Porta al- la Croce, per lo ſpazio di due miglia. Camminando pel Borgo, arriveremo alla Chieſa di

OGNISSANTI, dove abitano in gran nu- mero Frati Minori dell'Oſſervanza di San Franceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di pietre forti, con buon diſegno intagliate, per opera del Nigetti Architetto. Il baſſo- rilievo di terracotta, ſituato ſopra la porta di mezzo, è di Luca della Robbia. Le Ta- vole degli Altari in gran numero, ſono tut- te dipinte da buoni Maeſtri. Quelle però, che ſi tengono in maggiore ſtima, ſono l' Aſcenſione di mano del Butteri; la Madon- na col figlio in braccio di mano di Santi di Tito; e l'altre due del Roſſelli; cioè, quella di Santa Eliſabetta Regina di Porto- gallo, e la ſeconda del Martirio di San- t' Andrea. Conſervanſi ancora in queſta Chieſa molte Reliquie, e fra queſte la Cap- pa di San Franceſco, tenuta in ſomma ve- nerazione. Dopo la Chieſa ne viene il Con- vento, in cui v'è un bel Chioſtro con tut- te le lunette dipinte a freſco, cinque del- le quali ſono di Giovanni da San Giovan- ni; cioè, quella ove San Franceſco mette in pace gli Aretini, quella in cui riſuſcita una bambina caduta in una caldaia, quel- la dove riceve in braccio il Bambino Ge- sù, quella in cui ſana una cieca, e l'al- tra ove predica ſopra un albero. Quella, che ſegue è di Giovanni Garzia ſuo ſcola- re. l'altre ſon dipinte dal Ligozzi, e dal Boſchi. Vi ſono in queſta contrada molte belle abitazioni, e la

pa

CHIESA, e SPEDALE di San Giovanni di Dio, tenuto da quei Religioſi con ſingolar pulitezza, e carità. In queſto ſito vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore del nuovo Mondo. Seguitando la via del Corſo ſi giunge al

PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di Michelozzo, e le facciate furon dipinte da Franceſco Pagani, che molta lode ne ri- portò anche da' profeſſori di grido. Dipoi ſi arriva al

PALAZZO, e LOGGIATO de' Rucellai, fatti ambedue col diſegno di Leon Batiſta Alberti. Ma uſcendo alquanto di ſtrada, a man deſtra ſi trova Parione, dov'è il PALAZZO de' Priscipi Corſini, in ſua vi- ſta magnifico, d'Archicettura Toſcana, fatto per la maggior parte con diſegno di Pier Franceſco Silvani. Egli è modernamen- te ſtato accreſciuto di appartamenti doppi, ſcale, gallerie, ed altre comode abitazio- ni; onde chi lo vede ha occaſione di am- mirare una delle maggiori Fabbriche, e più conſpicue di queſta Città. La Sala maggio- re è lunga braccia quaranta, e larga venti- cinque, ed e ornata di varj colonnati, di ſtatue antiche, e di buſti di marmo di ma- no d'eccellenti Scultori. La volta è dipin- ta a maraviglia da Anton Domenico Gab- biani, e tutto il compoſto non può eſſere nè più vago, nè più magnifico. Conduce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palaz- zo una Scala fatta con bel diſegno da An- ton Ferri, perchè cominciando con due grandi branche, che ſi uniſcono in un bel ricetto, va terminando in una, che è ar- ricchita di nobile Architettura, di pietre e ſtarue belliſſime. Nel mentovato piano no- bile vi ſono otto appartamenti liberi, com- poſti di camere, anticamere, e retroca- mere, dipinte da più eccellenti Profeſſori, che hanno fatto a gara nel dimoſtrare l'ec- cellenza di lor pennello. Sono ancora ar- ricchiti di ſcale ſegrete, gallerie, gabinet- ti, ed altri ſervizi; e per comodità de' medeſimi, evvi una Cappella dipinta tutta dal Cherardini, colla Tavola dell'Altare di mano di Carlo Maratta. Il piano terre- no e altresi dipinto da' migliori Maeſtri.

PA-

Ri-

Ritornando nella medeſima ſtrada del Cor- ſo, o laſciando a man ſiniſtra la

CHIESA DI SAN PAOLINO de' Padri Car- melitani Scalzi, ridotta alla moderna, di Architettura aſſai vaga; ſiccome l'altra Chieſa di

SAN PANCRAZIO, nella quale ſi vede un Sepolcro di marmi, ſimile a quello di No- ſtro Signore, che ſi trova in Geruſalem- me, anzi fatto coll'iſteſſe miſure, e diſe- gno dalla Famiglia Rucellai; e una magnifi- ca Cappella del Marcheſe Riccardi; per- verremo al

CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la bella Loggia di queſta Famiglia fatta col diſegno del Cigoli, e quivi s'incontra il tanto lodato

PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricare da Filippo Strozzi, con ſomma magnificenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica fu dato da Benedetto da Majano, ſebbene poi pro- ſeguito dal Cronaca, il quale nella parte interiore mutò ordine d'architettura, av- vegnachè per di fuori Toſcano, con bozze di pietra ſorte, di grandezza non ordina- ria, per di dentro ſia Dorico, e Corintio, come ſi vede nel Cortile. Rimane queſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha nella ſommità un cornicione di raro artifizio. Le lumiere, o lanternoni di ferro poſti ſu' can- ti, furono lavorati dal Caparra, e da chi- unque li vede ſon grandemente lodati. Par- tendoſi dalla Via del Corſo, e camminan- do verſo Arno, troveremo ſulla Piazza di Santa Trinita una belliſſima

ti,

COLONNA di granito d'ordine Dorico, quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con avervi fatto collocare ſopra una Statua di porfido, rappreſentante la Giuſtizia, di mano di Romolo del Dadda, in memoria (come ſi crede da molti) dell'avere il mentovato Granduca ricevuta in queſto luo- go la nuova della preſa di Siena. Diceſi, che foſſe l'ultima Colonna levata dalle Ter- me Antoniane, e donata al Granduca Co- ſimo I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna appariſce di vaga viſta il

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col diſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del quale dall'iſteſſa parte ſi vede il gran

PALAZZO degli Spini, oggi diviſo in più caſe, e incontro ad eſſo la Chieſa de' Mo- naci Vallombroſani, chiamata

SANTA TRINITA, la quale, benchè fab- bricata in tempo, che la buona Architet- tura non era per anco riſorta, è tuttavia da' Profeſſori molto lodata. Sono in eſſa alcu- ne Tavole di bellezza non ordinaria, e ſpe- cialmente nella Cappella degli Strozzi Pit- tura dell'Empoli. E` anco da lodarſi in queſta Cappella la volta dipinta a freſco da Bernardino Poccetti, e le due Statue di mano del Caccini. Sono altreſi ragguar- devoli le Pitture di Aleſſio Baldovinetti nel Coro de' Monaci, dove furono effigiati al naturale molti uomini illuſtri, che in quel tempo vivevano; ſiccome quelle del Gril- landaio nella Cappella de' Saſſetti. Anco la Tavola del Paſſignani, nella quale è di- pinto un Criſto morto, è degna di molta lode. Nel Tabernacolo dell'Altar maggio- re ſi conſerva il Crocifiſſo, che già era nel- la Chieſa di San Miniato preſſo alla Città, e di cui ſi favella nella ſeconda parte di queſto libro. Il Presbiterio avanti il detto Altare, fu diſegnato dal Buontalenti con maraviglioſo artifizio, del quale pur anco è il diſegno della bella Facciata di queſta Chieſa, tutta di pietre forti. Più d'ogni altro però s'ammira la Cappella degli U- ſimbardi, incroſtata di marmi Carrareſi, e d'altre pietre, con due Sepolcri di dia- ſpro nero, ſopra de' quali poſano due buſti di marmo, che ſon ritratti di due Prelati di quella Caſa, ſcolpiti da Felice Palma, famoſo artefice de' ſuoi tempi. Del mede- ſimo Palma è il Crocifiſſo di bronzo poſto all'Altare in una nicchia di nero diaſpro. Le due Tavole de' lati ſon dipinte da Cri- ſtofano Allori, e dall'Empoli; e le Lu- nette a freſco da Giovanni da San Giovanni. Il baſſorilievo di bronzo, dov'è ſcolpito il Martirio di San Lorenzo, è fattura di Tiziano Aſpetti da Padova, Maeſtro del Palma. Laſciando il Ponte a Santa Trini- ta, del quale ragioneremo nella ſeguente Giornata, e camminando lung'Arno verſo il Ponte Vecchio, a man ſiniſtra poco fuo- ri di ſtrada, viſiteremo la Chieſa de'

que-

Pal-

SANTI APOSTOLI, una delle più antiche di Firenze. Quantunque ella non ſia mol- to grande, è nondimeno di nobile Archi- tettura, molto commendata dal Buonarro- ti. Vi è una Tavola dipinta dal Vaſari, per la Concezione di Maria Vergine. Sono lodati i due Sepolcri, e ſpecialmente quel- lo preſſo alla Sagreſtía, lavorato da Bene- detto da Rovezzano. Anco nella Cappella del Sagramento ſono di Luca della Robbia vaghi ornanienti di terra cotta. Proſeguen- do il cammino ſi vede il

PALAZZO gia de' Borgherini, che è diſe- gno di Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cammino di pietra ſerena di gran mole, lavorato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Benedetto da Rovezzano. Dipoi paſſato il Palazzo degli Acciaíuoli, dopo qualche tratto di ſtrada ſi giugne alla grande

FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtrati della Città, la quale ordinata dal Gran- duca Coſimo I. col diſegno di Giorgio Va- ſari, Pittore, e Architetto Aretino, riu- ſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguar- devole in ogni parte. l'Architettura di tutto queſt'Edifizio è d'ordine Dorico, ab- bellito di conci, e pietre, lavorate con pulitezza non ordinaria. Nelle nicchie, che per di fuori ſi mirano, avea diviſato il Gran- duca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadini di queſta Patria; ma non potè adempire il bel diſegno prevenuto dal- la morte. Sotto il Loggiato, che ſoſtenuto da colonne, e pilaſtri, gira tutta la Fab- brica, ſono le reſidenze di varj Magiſtra- ti, uniti inſieme in queſto luogo per como- do univerſale, e di quivi con nobile ſcala fatta modernamente ſi ſale alla pubblica

bel-

LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a benefizio pubblico dal celebratiſſimo Anto- nio Magliabechi, la più copioſa di libri d'ogni ſorta, che ſia nella Città, e che molto merita d'eſſer veduta, ed oſſervata. Il primo appartamento ſopra il Loggiato, ſerve per lo più per Officine, e Botteghe di quelli artefici, che giornalmente lavo- rano per l'uſo della Galleria, e Guarda- roba di S. M. I. e ſpezialmente fanno eccel- lenti quadri e altri lavori in pietre dure, condotti all'ultima perfezione. Sono i la- voranti di numero ſeſſanta in circa, e ven- gon diretti da Mr. Luigi Siries celebre Ora- fo, e Intagliatore in pietre dure. Il ſecon- do appartamento, che fu aggiunto qualche tempo dopo, col diſegno di Bernardo Buon- talenti, ſerve per la celebre Imperiale

GALLERIA, la quale è diviſa in due cor- ridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra di loro ſi comunicano, mediante un altro corridore in faccia alla fabbrica, lungo 70. paſſi. Di verſo la ſtrada rieſcono i fineſtra- ti di criſtalli, ſeparati l'uno dall'altro da varie colonne, e pilaſtri. La volta di queſti tre corridori e diviſa in tanti ſpazj quanti ſono i fineſtrati, e detti ſpazj ſono dipinti a freſco da diverſi Pittori. Nel cor- ridore deſtro, facendoci dalla Facciata, ſono dipinte grotteſche di varie invenzio- ni: e nel ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rappreſentano le Scienze, e l'Arti più nobili, intorno alle quali ſono i Ritratti d'uomini illuſtri di queſta Città, che in ſommo grado le profeſſarono, e ſi ſtampa preſentemente in più Tomi un'Opera aſſai erudita, che ſpiega quanto ſi oſſerva dipin- to. Or queſta nobile invenzione può ſervi- re all'intendente Foreſtiero d'una ſuccinta notizia de' più rari ſoggetti, che fiorirono in queſta Patria, perche quivi vedrà quali ſiano ſtati i Filoſofi, e i Mattematici più rinomati: quali i Poeti, e gli Oratori più celebri: i Legiſti, e i Medici più ſingo- lari: gli Scrittori di varia erudizione; gli Uomini più accreditati nella prudenza, e nel governo: quei, che ſi ſegnalarono nel- l'armi: quegli, che negli onori, e digni- tà più coſpicue: i Santi, e Beati: i Fon- datori di Religioni: e così ſeguitando in ciaſcheduna Profeſſione, potrà appagare la ſua curioſità. Inoltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun corridore ſi vedono moltiſſimi quadri, in cui ſono i Ritratti d'uomini in armi. o in lettere ſingolari, e ſpecialmen- te de' Principi della Real Caſa de' Medici. Appoggiati alle pareti poſano nel piano ſo- pra baſi moltiſſimi buſti di marmo con te- ſte antiche tramezzate da Statue intere, con belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è molto conſiderabile la ſerie degl'Imperado- ri Romani, cominciando da Giulio Ceſare ſino a Pupieno, compreſovi M. Agrippa, l'Antinoo, e l'Albino; tralle Statue è degna d'oſſervazione, e di ſtima il Bacco di Michelagnolo, che non ha da invidiare all'antiche. Molte ancora ſono le Teſte del- le Donne Auguſte, non meno ſtimabili di quelle de' Ceſari; ed inoltre ſono ammira- te dagl'intendenti le due Teſte di Cicero- ne, e di Seneca, come altresì quella d'A- leſſandro Magno, ſcolpite con ſingolar mae- ſtría. Sono ancora degne di particolare at- tenzione due Statue di bronzo antichiſſime, e d'eccellente manifattura, delle quali una, che rappreſenta un Idolo, è di maniera Gre- ca, e l'altra, che figura un Dittatore, o altro perſonaggio in atto di parlare al Po- polo, dimoſtra a caratteri Etruſchi, che nel lembo della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata fatta dagli antichi Etruſchi. Oſſervate queſte coſe, che ſono eſpoſte alla viſta d' ognuno, paſſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'ingreſſo ſenza ſpecial commiſſione di chi vi ſopra itende, ed in una di eſſe, che a riguardo della ſituazione, ſuol eſſere la prima, troveremo gran numero di pic- coli quadri di vari eccellenti Pittori, Ido- letti, e Lucerne di bronzo antiche, e di- verſe bizzaríe prodotte dalla natura; alcu- ni lavori di pietre dure, e prezioſe; una colonna d'alabaſtro orientale, alta quattro braccia, tutta d'un pezzo, e maeſtrevol- mente lavorata, ed è queſta la maggiore delle molte, che ſi vedono in vari luoghi d'Italia, e nella medeſima Gallería; è fi- nalmente un Candelabro, o come da noi ſi chiama, una Lumiera d'Ambra, in cui ſono diſpoſte varie piccole figurette, e ri- tratti d'Ambra bianca. Da queſta paſſere- mo alla ſtanza, che ſeguitando l'ordine preſo, diremo ſeconda, ove ammireremo infiniti quadri de' più famoſi Maeſtri nell' arte. Ve ne ſono tra queſti in gran nume- ro di Pittori Fiamminghi, fatti con ſom- ma diligenza, propria di tutti gli Artefici di queſta Nazione; vi ſono ancora due la- vori di pietre dure; un Gabinetto e una Ta- vola più belli, e più perfetti di quei, che ſopra accennammo: cosi nella terza ſi tro- vano diverſi ſtrumenti mattematici, lavo- rati con gran perfezione, e due Globi l'uno celeſte, e l'altro terreſtre di ſmiſurata gran- dezza. Evvi ancora un pezzo di calamita orientale di tal forza, che oltre al tenere attaccate a ſe una dopo l'altra più chiavi, ſoſtiene 40. libbre di ferro. E` parimente degno di maraviglia un nuovo ſpecchio u- ſtorio della maggior grandezza, che finora ſi ſia veduta in aſtro ſimile ſtrumento, col quale vanno tuttavia facendoſi belliſſime ſperienze. Nella quarta ſi vedono molti quadri non inferiori di pregio, e di bellez- za a quelli, che avremo veduto finora, ed in gran parte della Scuola Fiorentina; ſic- come alcuni vaſi d'avorio lavorati al tor- nio, piccolo ſaggio di centinaia di pezzi che ne poſſeggono queſti Reali Principi. Vi ſono ancora alcuni Stipi, o Scrigni pre- zioſi per la materia, ma più ammirabili per lo lavoro, ed in uno di queſti ſi oſſer- va la Vita di Noſtro Signore effigiata in piccole figure dipinte ſopra pietre prezioſe; ma quel che rende maggiore ſtupore ſi è, il veder dentro del medeſimo una macchi- na mobile di più facce, in una delle quali vi è un lavoro di pietre commeſſe; nella ſeconda la Depoſizione dalla Croce del Sal- vadore in baſſorilievo di cera, tratto dal modello del Buonarroti; nella terza il Ce- nacolo mirabilmente eſpreſſo in figurine pic- cole d'ambra; nella quarta la Crocifiſſio- ne parimente ſcolpita in ambra; e nella ſommità di queſto Stipo v'è un Organo, e un Orivolo, che maggiormente lo rendo- no maraviglioſo. Vorrebbe adeſſo l'ordi- ne, e la ſituazione delle ſtanze, che s'en- traſſe a parlare della Tribuna; ma ſi con- tenti il Foreſtiero, che ſoſpendendo per qualche poco di tempo di favellarne, ſi paſſi ad un'altra ſtanza, che diremo la quinta. In queſta vedremo una grandiſſima quantità di finiſſimi vaſi di Porcellana, di Babbagauro, terra Egizia molto rara, e due grandiſſime Urne di Bucchero del Cile, tutte terre, che molto ſi ſtimano in queſti Paeſi. Nella ſeſta s'ammirano, oltre a 200. Ritratti di Pittori eccellenti, procurati da varie parti di Europa, con iſpeſa veramen- te incredibile, e diligenza non ordinaria. Quello pero, che gli rende maggiormente ſtimabili ſi è, l'eſſer tutti di propria ma- no di quegli ſteſſi Maeſtri, di cui rappre- ſentano al vivo il ſembiante; coſa in vero rariſſima, e ſingolare, ſe ſi conſidera la dif- ficultà di porre inſieme un numero sì gran- de d'originali di queſta ſorta. Evvi anco- ra la Statua del Cardinale Leopoldo de' Me- dici in marmo, fatta da Gio. Batiſta Fog- gini, e quivi collocata, per aver egli proc- curata così bella, e numeroſa raccolta di Quadri, e lo sfondo di eſſa è dipinto da Pier Dandini. Dipoi paſſeremo alla ſettima ſtanza, nella quale vi ſono dieci Scrigni di Granatiglia, ove ſi conſervano Cammei, e Medaglie antiche, e moderne, ed alle pareti diverſi Quadri di eccellenti Pittori, la maggior parte di conſiderabile grandez- za, colla volta dipinta da Giovanni Ferret- ti. Quì pero non finiſcono le maraviglie; anzi paſſando nella ottava ſtanza che vol- garmente chiamaſi la Tribuna, maggior- mente s'accreſcono; avvegnachè ſi trovino compendiati in eſſa i maggiori pregj della natura, e dell'arte, i prodigi della Pittu- ra, e della Scultura, e tuttociò, che di bello, e di ricco, e di prezioſo può tro- varſi nel Mondo. Ora cominciando dalle coſe più rare, e certamente ſono ſenza nu- mero; vedremo ſei Statue di marmo, le più perfette, e più belle, al parere degl' intendenti, di quante mai ſi ſiano vedute ne' noſtri tempi, come di ciò fanno fede l'infinite copie di eſſe, che in varie forme ſi vedono ſparſe nel Mondo, ſervendo a' Profeſſori, quantunque di primo nome, di perfetto modello, ed eſemplare alle loro opere inſigni. Più dell'altre pero ſi tiene in pregio la belliſſima Statua di Venere, det- ta volgarmente la Venere de' Medici, che ne' paſſati ſecoli fu ſenza dubbio la mara- viglia di Roma, ed ora ſi può dire uno de' prodigi di queſta Città: che ſe della Vene- re di Praſitele, celebre Scultore, ſi legge, che da varie parti del Mondo concorrevano genti alla Città di Gnido, per ammirare quella bellezza, che in piccol Tempio col- locata recava agli ſpettatori venerazione, e diletto, anco della noſtra Venere, in un luogo più ſplendido, e più magnifico ſi- tuata, ſi può dir giuſtamente, eſſer quaſi innumerabli le perſone, che da ogni parte concorrono ad ammirare i ſuoi pregj; men- tre, qual è quel Foreſtiero, che della ſua bellezza informato, non procuri con ogni ſtudio vederla, e vedendola non rimanga di maraviglia ſorpreſo? Dopo aver contem- plata queſta famoſa Statua, e con eſſa due altre Veneri, anch'eſſe belliſſime, benchè di non sì rara eccellenza come la prima, e inoltre il gruppo de' Lottatori, l'Arro- tino, ed il Fauno, ci porteremo ad oſſer- vare una Tavola di pietre, e gioie com- meſſe, di così bello, e così ricco lavoro, che l'occhio umano non ſa diſtinguere, ſe l'eccellenza, e perfezione dell'opera vin- ca il valor delle gemme, e delle pietre prezioſe, che nobilmente l'adornano, o dal valore di eſſe ſia vinta l'eccellenza, e perfezione dell'opera. Parimente di gio- ie, e pietre dure è compoſto un Gabinetto, o Studiolo; ma queſte non ſon lavorate in piano come la Tavola, ma di rilievo, mo- ſtrando la lor grandezza, ed eccellenza. E` ſoſtenuto il Gabinetto da quattordici co- lonne di lapislazzulo, con baſi, e capitel- li d'oro maſſiccio, incroſtato di perle, e turchine. Tra una colonna, e l'altra vi ſono baſſirilievi pur d'oro, e nella parte ſu- periore belliſſime laſtre de' più perfetti dia- ſpri, ornati intorno di topazzi, ſmeraldi, balaſci, acque di mare, zaffiri, criſoliti, che a ſomiglianza di chiodi, moſtrano di tener lo Studiolo unito, ma nella parte più eccelſa, e più nobile di eſſo ſiede, qual Regina di tutte l'altre gioie, una perla di ſmiſurata grandezza. Tutto queſto pero non fa il maggior pregio dello Scrigno, con- ſervandoſi nelle parti interiori di eſſo, qua- ſi tremila fra Cammei, ed intagli, la mag- gior parte antichi, ed in pietre prezioſe, tutti legati in oro. Queſti però, come co- ſa tanto rara, ed altrettanto ſottopoſta a perderſi, non ſi ſanno vedere ſenza ſpecial permiſſione di S. M. I. All'intorno poi di queſta famoſiſſima Tribuna ricorre un pic- colo palchetto, ſopra di cui poſano figuret- te di marmo, di bronzo, e di porfido, tut- te antiche, e della più eccellente maeſtria; e molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca, di calcidonio, e d'agata, prezioſe per la materia, e per lo lavoro; ma ſopra tutte è mirabile una ſcolpita in turchina della vecchia rocca, rappreſentante l'effigie di Tiberio Imperadore. Ammirato, che avre- mo tuttocio, che è ſtato da noi deſcritto, finora, proſeguiremo a contemplare atten- tamente i Quadri, che alle pareti ſi vedo- no appeſi. Sono queſti de' più famoſi Mae- ſtri nell'arte, e di lor ſapere il migliora- mento: Raffaello, Tiziano, Andrea del Sarto, e Paolo Veroneſe ve n'anno il mag- gior numero; poi ve ne ſono belliſſimi pez- zi di Michelagnolo, de' Caracci, del Van- dick, del Rubens, del famoſo Olbino di Baſilea, del Tintoretto, e tre pezzi del Gherardoun Olandeſe, che per la loro bel- lezza hanno meritato di ſtare a fronte col- l'opere de' più rinomati Maeſtri. In alcu- ni Armadi ſegreti ſi conſervano molti vaſi di criſtallo di rocca terſiſſimi, e di ſmiſu- rata grandezza; Urne di lapislazzuli, ed altri gran pezzi d'agate, e diaſpri tutti maeſtrevolmente lavorati, e adornati d'oro e gioie. Queſte, ed altre coſe vedremo nel- la Tribuna, dalla quale partendoci, non pero ſazi di rimirare le ſue bellezze, ſare- mo introdotti nella nona, ed ultima ſtan- za, chiamata l'Armería ſegreta, dove ſi conſervano belliſſime armature d'acciaio, e varj ſtrumenti militari di ſingolare arti- fizio. Vi è ancora una ſtanza ſeparata dal- l'altre, dove ſi vede il gran Ciborio, che deve ſervire per la Cappella di San Loren- zo quando ſarà terminaèa. Egli è tutto di pietre, e gioie commeſſe, delle più rare, e prezioſe, che ſi poſſano in un tal lavoro conſiderare. Tralaſcio i finiſſimi intaglj, e i tanti ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, e ſolo ammiro la ſingolar mae- ſtria, colla quale fu condotta queſt'opera a quella maraviglioſa bellezza, di cui certo non può vederſi la maggiore. Di ſimil lavo- ro è la parte anteriore dell'Altare, o voglia- mo dire il Paliotto, che quivi pur ſi conſer- va. E qui per ora finiſcono le nove ſtanze di queſta celebre Gallería, non eſſendo per anco terminate l'altre, eſſendovene alcune di e- ſquiſita, e bizzarra architettura, che ſi van- no preparando; in una delle quali ſaranno ripoſti i bronzi, conſiſtenti in alcune Statue, e Teſte in gran numero d'Idoletti, e di va- rj ſtrumenti uſati ne' Sacrifizj de' Gentili, ed in altri frammenti dell'antichità erudi- ta, raccolti da varie parti del Mondo con grandiſſima ſpeſa, e diligenza non ordina- ria; e in un'altra ſtanza molti, e molti Libri di ſmiſurata grandezza, dove con ſommo ſtudio, e particolare aſſiſtenza di celebri profeſſori, ſi vedono raccolti, ed a ſuo luogo diſpoſti innumerabili diſegni, e moltiſſimi penſieri, e capricci, come eſſi chiamano, de' più rari Artefici de' noſtri tempi; il tutto per opera del Cardinal Leo- poldo. E qui non ſarà diſcaro al Foreſtie- ro il ſapere, che promoſſaſi ultimamente l'opera degl'Intaglj in rame delle Statue, delle Pitture più ſingolari, delle Medaglie, e de' Cammei non ſolo di queſta Imperial Gallería, ma di altre particolari della Cit- tà, va ella incamminandoſi per mano di eccellenti Profeſſori in quell'Arte, colla de- ſcrizione Iſtorica, e Filologica dell'erudi- tiſſimo Dottore Anton Franceſco Gori, Sa- cerdote, Teologo, e pubblico Lettore d'I- ſtoria in queſta Univerſità Fiorentina, idea- ta diſtribuirſi in più Tomi, col titolo di Muſeo Fiorentino, ſei de' quali ſono già dati alla luce per mezzo delle Stampe. Di preſente ſi va continuando il Muſeo della Gallería per opera e ſtudio del Sig. Fran- ceſco Moücke, eſſendo quaſi terminati tut- ti i Ritratti de' Pittori, la maggior parte inciſi dal celebre noſtro Carlo Gregori. Preſſo alla Galleria ſi può paſſare ad un

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CORRIDORE coperto, fatto fabbricare dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Gior- gio Vaſari, o come meglio ha creduto uno Scrittore moderno, col diſegno del Buonta- lenti, il quale diede il modello per le ſtan- ze della Gallería, e ſpecialmente della Tri- buna. E` queſto Corridore ſecento paſſi, e cominciando dal Palazzo de' Pitti, condu- ce fino alla Gallería, e al Palazzo Vecchio. Dopo avere ammirate le molte coſe, che ab- biamo finora deſcritte, dando un'occhiata al

PALAZZO iſolato per la Ruota Fiorenti- na, ed altri Giudici delle cauſe civili, che ha per tutti appartamento ſeparato con gran comodo della Giudicatura, proſegui- remo il cammino verſo la

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PIAZZA DEL GRANDUCA. E perchè mol- te ſono le coſe da oſſervarſi in queſta Piaz- za; ci faremo in primo luogo dal

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſe- gno d'Arnolfo, quel famoſo Architetto di varie fabbriche di queſta noſtra Città, e ſpecialmente della Chieſa del Duomo. E dando prima un'occhiata alla magnificenza di queſta Fabbrica, oſſerveremo la belliſſi- ma Torre, o Campanile alto braccia cen- cinquanta, e ſoſtenuto da quattro colonne groſſiſſime, le quali tanto più rendono mi- rabile, e prodigioſo queſto Edifizio. Di- poi nell'ingreſſo, o ringhiera del Palaz- zo ammireremo a man deſtra nell'entrare la grande Statua di marmo di mano del Bandinelli, che rappreſenta quando Ercole abbatte Cacco. Ma ſe bella, e di non po- ca ſtima è la Statua dell'Ercole, belliſſi- ma, e di maggior perfezione è quella di Davidde ſcolpita dal Buonarroti, e ben- chè fatta negli anni ſuoi giovenili, è dagl' intendenti per opera ſingolare celebrata. E` il Davidde, come ſi vede, di età florida, come appunto ce lo deſcrivono le Sagre Sto- rie, quando del Gigante Golía riportò la ſegnalata vittoria. Spira il ſembiante di queſto Santo Campione una maeſtoſa bel- lezza, e nella vaga ſimetria delle ſue mem- bra, ſi ſcorge tutto quello, che di bello, e di perfetto può formar nel corpo umano. Dopo queſte due Statue, ſi trovano due Fi- gure, o Termini parimente di marmo, uno di mano del Bandinelli, l'altro di Vincen- zio Roſſi ſuo ſcolare, amendue fatti con grandiſſima diligenza. E finalmente entran- do nel Cortile del Palazzo, vedeſi in mez- zo una Fontana di Porfido, ſopra la quale ſcherza un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio. Era queſto Cortile anticamente ſoſtenuto da Colonne di mattone, ma eſſendo quaſi del tutto gua- ſte, coll'acuto ingegno di Michelozzo Mi- chelozzi furono ſoſtituite quelle di pietra forte che lo ſoſtengono di preſente, lavo- rate con belle grotteſche, ſenza danno ve- runo della fabbrica. Tra le coſe degne di lode vi è una Statua di Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fie- ſole, non inferiore a quella del Bandinello ſuo Maeſtro. Salendo al primo appartamen- to, trovaſi un magnifico Salone di ſtraor- dinaria grandezza, lungo braccia 90., e largo braccia trentaſette, la ſoffitta del qua- le, come altresì le pareti, fon dipinte da Giorgio Vaſari con ſingolar maeſtría: in 39. quadri della ſoffitta, con belliſſimi in- tagli, e ornamenti dorati, ſi rappreſenta- no l'azioni, e fatti più ſegnalati della no- ſtra Città, e della Real Caſa de' Medici, madre fecondiſſima d'uomini illuſtri, e di celebratiſſimi eroi. Nelle pareti ſi vede di- pinta a freſco la guerra e preſa di Siena, la Battaglia fieriſſima di Marciano, l'aſſe- dio di Piſa; ed altre memorabili impreſe. Anco negli angoli del predetto Salone, ſi vedono quattro grandiſſimi quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Li- gozzi, e gli altri due del Cigoli, e del Paſſignano. In uno di quei del Ligozzi ſi rappreſenta quando San Pio V. incorona Coſimo I. creandolo Granduca di Toſcana, e ornandolo di Corona e Manto Reale. E nell'altro ſono figurati que' dodici Fioren- tini, che da vari Potentati del Mondo, in un medeſimo tempo furono mandati Amba- ſciadori a Bonifazio VIII. Sommo Pontefi- ce, de' quali cantò il Verino:

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Romanæ merito Antiſtes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidiſset Romæ, Regum mandata ferentes, Terrarum ſemen, tum quinta elementa vocavit

In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo, ancor giovanetto di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo eleſſero inchi- nato per loro Principe, e Sovrano: e final- mente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolenne funzione celebrata in Firenze, quando il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Religione di Santo Stefano Papa, e Martire, della quale fu egli primo Fonda- tore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle Statue, che vagamente adornano la gran Sala? Sono in faccia di eſſa tre gran- di Statue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Giovan- ni de' Medici Padre di Coſimo a man de- ſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſiccome da' lati ſi vede la Statua di Clemente VII. e a rincontro quella del Gran- duca Coſimo I., tutte di mano del Cava- lier Bandinelli. Belliſſima ancora, anzi ſo- pra tutte ammirabile è la Statua della Vit- toria, che ha ſotto di ſe un prigione, di mano del Buonarroti, il quale deſtinata l' avea per lo Sepolcro di Papa Giulio II. ma non avendola affatto terminata, laſciolla in Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le forze d'Ercole, e ſpecialmente quando ſoffoga Anteo, quando uccide il Centau- ro, quando getta Diomede a' Cavalli, che lo divorino, quando porta il Porco vivo in iſpalla, quando aiuta ad Atlante reggere il Cielo, e quando vince la Regina delle A- mazzoni: Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Borghini, ſi veggono belliſſime, e fiere attitudini, e grandiſſima diligenza nell'arte; e tra que- ſte Statue fu collocato ultimamente il grup- po di Adamo e di Eva, col Serpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo, co- me addietro ſi diſſe, dal Coro della Me- tropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſ- ſando del medeſimo appartamento, vedre- mo molte belle pitture a freſco del mento- vato Vaſari, col diſegno del quale fu que- ſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma ſalendo agli appartamenti di ſopra, della ſala chiamata dell'Orivolo, troveremo una Figura di marmo, che rappreſenta un Da- vidde di mano di Donatello, ed un'altra di San Gio. Batiſta ſopra la porta dell'U- dienza, di mano di Benedetto da Maiano, amendue grandemente lodate da' Profeſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ricchiſſima

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GUARDAROBA di S. M. I. piena di coſe prezioſe, di vaſi d'oro, e d'argento, e di ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi, nel- la deſcrizione de' quali molto tempo ſi po- trebbe impiegare, anzi un intero volume richiederebbeſi per chi voleſſe ad una ad una deſcrivere l'innumerabili coſe, che vi ſi trovano. Diremo ſolo, come di coſa al mio parere più rara, trovarſi in queſto luo- go le famoſe Pandette di Giuſtiniano, chia- mate in oggi le Pandette Fiorentine, e ſti- mate più d'un teſoro da chi riguarda la rarità, ed eccellenza d'un manoſcritto sì celebre; ſiccome l'originale della Concor- dia della Chieſa Latina colla Greca ſeguita in Firenze nel Concilio Ecumenico l'Anno 1439. ſottoſcritta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'Imperatore Giovanni Paleologo, e da tanti illuſtri, e dotti Prelati. Ritornan- do nella medeſima ſtanza, o Sala dell'O- rivolo, paſſeremo nella

SALA dell'Udienza vecchia, in cui ve- dremo dipinte a freſco alcune belliſſime Sto- rie di mano di Franceſco Salviati, che rap- preſentano alcuni fatti più ſingolari di Fu- rio Cammillo, quel valoroſo Campione, che in tante glorioſe impreſe a favor della Patria ſi ſegnalò. E di poi oſſerveremo la

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CAPPELLA tutta dipinta dal Grillandaio, e nella quale conſervanſi molte Reliquie in- ſigni. Vedute queſte, ed altre coſe nel Pa- lazzo Vecchio, faremo ritorno nella me- deſima Piazza, per oſſervare in eſſa la bella

LOGGIA, veramente grandioſa, fabbri- cata col diſegno d'Andrea Orcagna, Pit- tore, Scultore, e Architetto Fiorentino nell'età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi di queſta loggia ſi vedono tre belle Statue, ciaſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per mano di Donatello, rappreſenta Giuditta, appiè del- la quale giace Oloferne immerſo nel ſonno per l'ubriachezza fuora de' ſenſi. Sopra il volto di queſta Amazzone divina è un in- inſolito ardire, e tutta piena di coraggio ſi vede vibrare il colpo, per recidere il ca- po all'inimico. Nella ſeconda Statua, an- cor eſſa ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la te- ſta di Meduſa reciſa dal buſto, tutta gron- dante di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente appiè dell'ucciſore. E` commendata que- ſta figura in ogni ſua parte, e ben dimo- ſtra il valore di Benvenuto, il quale per avviſo degl'intendenti, così felicemente conduſſe l'opera, che non un bronzo in- ſenſibile, ma una figura viva, ed animata raſſembra. Degno ancora di molta lode ſi è il Baſſorilievo di bronzo, che ſerve di ornamento alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda, e Perſeo, con altre figure, che tutta l'Iſtoria compitamente dimoſtra- no. Nella terza, che è più d'ogni altra ſti- mabile, e di maggior perfezione, per quel- lo, che ne dicono i Profeſſori, s'ammira un gruppo di tre figure di marmo, mira- bilmente ſcolpite da Giovanni Bologna, è denotante il Ratto d'una Sabina. Nel vec- chio caduto a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien figurato il Padre della fan- ciulla, in atto d'impedire la fuga al rapi- tore, e perciò col volto irato, ed inſieme dolente, come ad un miſero Padre ſi con- viene, a cui ſia tolta per forza la propria figlia. Nel giovane di corpo robuſto, d'a- ſpetto fiero, e ripien di furore, ſi rappre- ſenta un Soldato Romano, che in occaſio- ne de' giuochi pubblici nella nuova Città di Roma celebrati, rapiſce al Padre una donzella Sabina, che era venuta con molte compagne alla feſta. E nella femmina tene- ra e delicata, ma piena di timore, e ſpa- vento, ſi dimoſtra la donzella rapita; non mancando chi crede anzi, che queſto ammi- rabil gruppo rappreſenti le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la vecchiezza. E finalmente in tutte tre le figure ſi riconoſce una vivezza sì grande, che chiunque fiſſa- mente le mira, non ſi ſazia di commen- darle in eſtremo, come già fecero tanti e- ruditi ingegni, chi in proſa, e chi in ver- ſi, eſaltando l'eccellenza di queſt'opera inſigne, alla quale, perchè fuſſe in ogni parte compiuta, fu aggiunto nella baſe un Baſſorilievo, fatto con ſomma induſtria, e diligenza, dove tutta l'Iſtoria del rapi- mento delle Sabine ſi rappreſenta. Cammi- nando più oltre, ſul canto del Palazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

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FONTANA fatta dal Granduca Coſimo I. col diſegno, e induſtria dell'Ammannati, e da Filippo Baldinucci negli eruditi ſuoi Decennali, deſcritta colle ſeguenti parole. Appariſce nel mezzo d'un gran vaſo pie- no di limpidiſſime acque ſgorganti da molti zampilli, il qual vaſo è figurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettun- no, alto dieci braccia, ſituato ſopra un Carro, tirato da quattro Cavalli mari- ni, due di marmo bianco, e due di mi- ſtio, molto belli e vivaci; il Nettunno ha tra le gambe tre figure di Tritoni, che inſieme con eſſo poſano ſopra una gran conca marina in luogo di carro. Il vaſo è di otto facce di marmo miſtio, quattro minori, e quattro maggiori. Le quattro minori ſon vagamente arric- chite con figure di fanciulli, ed altre co- ſe di bronzo, come chiocciole marine, cornucopie, cartelle, e ſimili. S'alza- no ſul piano delle medeſime certi imba- ſamenti, ſopra ciaſcheduno de' quali po- ſa una Statua di metallo maggiore del naturale, e ſono in tutte quattro: due fem- mine, che rappreſentano Teti, e Dori, e due maſchi figurati per due Dei mari- ni. All'una, e all'altra parte di cia- ſcheduna di queſte facce minori, ſono due Satiri di metallo in varie, e belliſſima attitudini. Le quattro facce maggiori ſon tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi da chiccheſſia godere la limpidezza dell' acqua, la quale ſtraboccando grazioſa- mente, è ricevuta da alcune belle nic- chie. Nel gran vaſo, ed in ſomma in tutto è così ben diſpoſta, e con tanta maeſtà ordinata, che è proprio una ma- raviglia. Vicino alla Fontana, ſopra una gran baſe di marmo, è una belliſſima

na-

STATUA di bronzo, di mano di Giovan- ni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando I., alla glorioſa me- moria di Coſimo ſuo Genitore: adornando le facciate di queſta Baſe tre Baſſirilievi di bronzo, in uno de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del mentovato Granduca Coſi- mo, da eſſo meritata Ob Zelum Religionis, Præcipuumque Juſtitiae ſtudium, come ſi leg- ge nell'Inſerizione. Nel ſecondo la glorio- ſa entrata nella Città di Siena, ubbidien- te al ſuo comando, dopo la conſeguita Vit- toria. E nel terzo, quando dal Senato Fio- rentino, eſſendo egli ancor giovanetto, ne ſu creato Duca di Firenze, laſciando luo- go nella quarta facciata ad una nobile, ed altrettanto erudita Iſcrizione del ſeguen- te tenore.

te

Coſmo Medici Magno Etruria Duci Primo Pio Felici Invicto Iuſto Clementi Sacra Militiae Paciſq; In Etruria Authori. Patri & Principi optimo Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del Palazzo degli Uguccioni, diſegno maravi- glioſo per quanto credeſi di Mchelagnolo, o pure di Andrea Palladio per eſſere ſimile alla maniera dell'ultimo. Appreſſo ſi tro- va la Chieſa di S. Romolo, la cui porta ſu fatta col diſegno del Taſſo. Dirimpetto a Palazzo Vecchio ſi trova pure un'altra Chieſa dedicata a S. Cecilia, nella quale alla Cappella dell'Altar maggiore vi ſi ſcorge eſpreſſo il ritrovamento di eſſa Santa in due Quadri laterali, opera del Martinel- li. Da queſta Piazza faremo Paſſaggio al- la vicina Chieſa di

ORSAMMICHELE, la quale acquiſto for- ma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dac- chè nell'anno 1373. fu deliberato di chiu- der le Logge, che erano ſotto queſta gran Fabbrica, in venerazione maggiore di quel- la Immagine di Maria Santiſſima, che col- locata è ſull'antico Altare di marmi, che vi ſi vede, lavorato colla direzione di An- drea Orcagna. E perchè è certiſſimo, che queſto luogo fu per avanti adoperato per Piazza, e per Mercato del grano, e delle biade, che ſi traſportavano ſotto le dette Logge (lo che dette poi motivo di alzare quelta gran Torre per comodo di pubblico Granaio intorno al 1337. col diſegno di Giot- to, e proſeguito da Taddeo Gaddi) ſono andati immaginandoſi alcuni, che il nome di Orſammichele, ſia un volgare traporta- to da Horreum Sancti Michaelis; voce, che non ſi vede uſata in veruna antica ſcrittu- ra, che faccia di queſto luogo menzione; ma ſibbene Orto San Michele, per poſpoſi- zione accidentale da San Michele in Orto. Atteſochè fino dal 1100. era ivi una Chieſa Parrocchiale, intitolata: San Michele in Orto, da cui prendeva la poſpoſta deno- minazione di Orto San Michele tutta quella aggiacente Contrada. In luogo della quale antica Chieſa, demolita per farvi la ſud- detta Torre del grano, fu intorno a 110. anni dopo rifatta dalla parte oppoſta l'al- tra Chieſa ſotto lo ſteſſo titolo di San Mi- chele in Orto, oggi detta di San Carlo, comecchè vi ſi aduna la Confraternita del- la Nazione Lombarda, la quale milita ſot- to la protezione di San Carlo Cardinale Bor- romei. In queſta Confraternita ſi vede in- teriormente ſopra la Porta una Tavola di Buon Amico Buffalmacco celebre nelle No- velle del Boccaccio. E` queſto grande Edi- fizio da ogni parte iſolato, e con belliſſi- ma proporzione, ed ottima Architettura condotto. Ha per di fuori quattordici Nic- chie, o Tabernacoli, in varie foggie in- tagliati, ed in cui furono collocate diverſe Statue, alcune di bronzo, ed alcune di mar- mo, lavorate da i più rari, ed eccellenti Maeſtri, che fioriſſero in queſta noſtra Cit- ta. Sono adunque di Lorenzo Ghiberti, quel celebre Scultore, che lavorò le porte della Chieſa di San Giovanni, tre Statue di bronze, cioè il San Matteo Apoſtolo, il Santo Stefano preſſo la porta principale, e il San Gio. Batiſta dalla parte oppoſta. Baccio da Montelupo fece la bella Statua di bronzo di San Giovanni Evangeliſta; e Do- natello ne fece tre di marmo, le quali ſon tenute in gran pregio, come opere vera- mente maraviglioſe. La prima è il San Pie- tro Apoſtolo, la ſeconda il San Marco E- vangeliſta, e la terza il San Giorgio, Sta- tua, che non ha pari, e che, ſecondo il parere di tutti i Profeſſori, più ſi può com- mendare, che imitare. Perlochè non è ma- raviglia, ſe le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed altri Principi dell'Europa più volte ne fecero iſtanza, offerendo gran ſomma di denaro, perchè foſſe loro con- ceduta. Anco Nanni, o Giovanni d'An- tonio, diſcepolo di Donatello ne fece tre, cioè i quattro Santi dentro un ſol Taberna- colo, il San Filippo Apoſtolo, ed il San- to Eligio Veſcovo, chiamato comunemente Santo Lò. D'Andrea Verrocchio è il San Tommaſo Apoſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera molto ſtimabile, allato alla quale è la Statua di San Luca E- vangeliſta di mano di Giovanni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi vede un Tabernacolo, o Cap- pella iſolata, tutta di marmi vagamente in- tagliati, ed abbellita di baſſirilievi, per opera, diſegno, e induſtria di Andrea Or- cagna; e nel predetto Tabernacolo s'ado- ra un'immagine di Maria Vergine molto antica, dipinta da Ugolino Saneſe, e te- nuta ne' tempi andati in ſomma venerazio- ne, avvegnachè fino al tempo della terri- bile, e ſpaventoſa peſte del 1348. che in- fetto la maggior parte del Mondo, incomin- ciaſſe grandemente a fiorire il di lei culto, concorrendovi grandiſſimo popolo con lar- ghe offerte, dalle quali in breviſſimo tem- po ſi potettero accumulare più di trecento- mila fiorini d'oro, parte impiegati in ſov- venimento de' poveri, e parte nell'ador- nare queſta Chieſa. Dietro l'Altare vi è un baſſorilievo dell'Orcagna, Architetto del Tabernacolo, ove ha egli eſpreſſo a maraviglia il ſuo ritratto. Sono ancora ſo- pra l'Altar maggiore tre Statue di marmo, cioe Sant'Anna, la Santiſſima Vergine, ed il Bambino Gesù, di mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri alcune belle pitture moderne, tralaſciando le antiche di Agnolo Gaddi, e di Iacopo del Caſentino, da cui fu dipinta la volta. Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo di legno, avanti al quale il grande Arciveſcovo Santo Antonino ſole- va da giovanetto giornalmente fare órazio- ne, quivi apprendendo, più che dalle ſcuo- le terrene, la vera ſapienza, di cui fu egli grandemente dotato. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo I. l'anno 1569. eretto il pubblico e generale Archi- vio di Firenze, dove ſi conſervano innume- rabili Scritture, ed iſtrumenti pubblici, con grandiſſima fedeltà, e diligenza non ordinaria, eſſendo degno di ſpecial men- zione il metodo, che vi ſi pratica. Tutti i Notai della Città, e dello Stato hanno un termine prefiſſo, ſecondo la diſtanza, dentro del quale ſono obbligati di mandar quivi una copia autentica di ogni Contrat- to, che rogano, oltre al porli (come è comune in tutti i Paeſi) a i lor Protocolli, e quando muore il Notaio, i ſuoi Proto- colli ſi pongono in queſto Archivio, e le copie autentiche ne' vaſti ſaloni ſopra la fabbrica iſolata di Mercato Nuovo; ſicchè ognun vede la prudente cautela di eſſer ſem- pre in due luoghi ſeparati tutti i Contratti. Proſeguendo il viaggio per la Via de' Cal- zaiuoli, detta il Corſo degli Adimari, o pure per Calimala, chiamata in oggi cor- rottamente Calimara, luogo un tempo fa- moſo per l'abbondanza del traffico, o ne- gozio, che quivi ſi eſercitava, ed anco di preſente ſi eſercita, arriveremo in

Piaz-

ta-

ſcol-

gran-

MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo chiamaſi il Giardino di Firenze, per le molte delizie, che in abbondanza vi ſi tro- vano, e delle quali la Città noſtra al pari d'ogni altra è copioſa. Quivi ſi è veduta fino a' noſtri tempi, ſopra una Colonna di granito una Statua di pietra di mano di Donatello, rappreſentante la Dovizia; ma eſſendo divenuta aſſai lacera dal tempo, è convento rimoverla, e collocarvi altra Sta- tua ſimile, ſcolpita da Gio. Batiſta Fog- gini; e più oltre una Loggia deſtinata al- la vendita del peſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Coſimo I., e dipoi moder- namente accreſciuta. Vi ſono ancora mol- te Torri di non ordinaria grandezza, in gran parte delle quali rieſcono le abitazioni degli Ebrei, riſtrette ad un luogo chiamato il

gra-

GHETTO, ove per avanti era un'infame poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrit- tori citati dal Baldinucci nella Vita del Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato amplia- to con abitazioni aſſai comode. Laſciando di viſitare alcune Chieſe, che nel riſtretto di Mercato ſi trovano, giungeremo per la Via del Corſo al

PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tornabuoni, modernamente accreſciuto, degno per certo di eſſere oſſervato, princi- palmente per l'ampia Gallería, che gli aggiugne comodo, e bellezza: dopo il qua- le ſi trovano, quello de' Giacomini, la cui Architettura, opera di Gio. Antonio Doſi, è ſingolare; quello degli Antinori; quello de' Paſquali con più altri. Preſſo ad eſſi è la Chieſa di

SAN MICHELE BERTELDE, oggi detta agli Antinori, dove abitano Padri Teatini, fat- ta da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal Decano Carlo de' Medici, col diſegno di Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo e Pier Franceſco Silvani. Queſta quantun- que non ſia molto grande, ſi può nondime- no annoverare tra le più vaghe, e più ador- ne della noſtra Città. E di vero comincian- do dalla Facciata di pietre forti, è così no- bile, e leggiadro il ſuo diſegno e lavoro, che certamente non può vederſi coſa nè meglio inteſa, nè più finita di quella. So- novi due Statue di marmo nelle nicchie, più grandi del naturale, come altresì quel- le ſopra la Porta, che ſono aſſai belle. Maggiori pero, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori ornamenti, imperciocchè diviſati con Architettura d'ordine compo- ſito, ed arricchiti di pietre ſerene, lavora- te con ſingolar pulitezza. Procedendo a- dunqne coll'iſteſs'ordine dell'altre coſe da noi finora deſcritte, oſſerveremo pri- mieramente le Cappelle tutte incroſtate di marmi, e adorne di belle picture a freſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella prima all'entrare a man deſtra, vedremo la Ta- vola del Martirio dell'Apoſtolo Sant'An- drea, di mano del Ruggieri. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcangiolo San Michele, è del Vignali. E nella terza Matteo Roſ- ſellini dipinſe San Gaetano, e Sant'An- drea Avellino ſuo Compagno, due lumi chiariſſimi di queſta inſigne Religione. Ac- canto a queſta Cappella e il Sepolcro coll' Iſcrizione, e Ritratto dell'Avvocato Ago- ſtino Coltellini Fondatore della celebre Ac- cademia degli Apatiſti. In faccia poi della Croce di mano d'Ottavio Vannini è dipinta l'adorazione de' Magi; e alla Cappella che ſegue, di mano del Roſſellini vi e una Ta- vola della Natività di Noſtro Signore. L' Altar maggiore, poſto nella Tribuna di mezzo, trall'altre coſe di pregio, ha un ricchiſſimo Ciborio d'argento, opera di Benedetto Petrucci. Bello ancora, e gran- demente ſtimato è il Criſto di bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta ren- de la Cupola della Tribuna, dipinta dal Padre Galletti Religioſo dello ſteſſo Colle- gio, che ha pur dipinta tutta la volta del- la Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella Cappella vicina all'Altar maggiore, vi è una Tavola dipinta dal mentovato Roſ- ſellini, e in faccia alla Croce, un'altra ſimile del Bilivelti di gran bellezza. Quì non diſpiaccia all'erudito Foreſtiero l'oſ- ſervare alcune dotte Inſcrizioni ſopra la no- biliſſima Famiglia de' Bonſi, che eſſendo da Firenze paſſata in Francia, non ſolo vi acquiſtò Titoli, e Domini ragguardevo- li, ma in breve tempo diede alla Chieſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Vaticano due Porporati. Nella Cappella di mezzo, Pie- tro da Cortona dipinſe la bella Tavola del Martirio di San Lorenzo. Adornano ancora queſta Chieſa quattordici Statue di marmo, che dodici rappreſentano gli Apoſtoli, ed altrettanti Baſſirilievi a piè di queile. Finat- mente non vi è coſa, che non accreſca va- ghezza, e non iſpiri maeſta, e decoro. Anco la Libreria, che è nel Collegio, è degna di eſſer veduta, non ſolo per la copia de' Libri; ma eziandio per la rarità de' medeſimi. Nè ſi laſci di vedere la Sagre- ſtia molto ornata, e pulita. Camminando verſo il canto de' Carneſecchi, ſopra d'una gran baſe ſi vede la Statua, chiamata co- munemente il

An-

Iſcri-

men-

CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio- vanni Bologna, che rappreſenta Ercole in atto d'uccidere Neſſo Centauro. Bella ſen- za dubbio, e molte lodata dagl'intenden- ti è queſta Statua, cavata da un ſol pez- zo; e chi contempla l'eſpreſſione della for- za, che fanno amendue queſte figure, Er- cole per abbattere, e ſuperare il Centau- ro, e quello per fuggirli di ſotto; come altresì, chi oſſerva le difficultà ſuperate da quell'Artefice, nel condurre a fine un la- voro sì grande, con quella perfezione, che vi ſi vede, ingenuamente confeſſa, eſſer queſta non ſolo una delle Opere migliori di queſto raro Maeſtro; ma eziandio di quanti dopo di lui ſon viſſuti ne' noſtri tempi. Da queſto luogo paſſeremo a

SANTA MARIA MAGGIORE, dove ſtanno i Padri Carmelitani della Congregazione di Mantova, e nella quale vi ſono da oſſerva- re molte Tavole di pregio. In primo luo- go è da ſtimarſi grandemente la Tavola di mano del Cigoli, dov'è dipinto Sant'Al- berto Carmelitano in atto di liberare dal naufragio uno, che già pericolava nell' acqua; ed anco quella del Pugliani, che rappreſenta la Maddalena Penitente in atto di comunicarſi. E` anco degna di lode la Cappella de' Carneſecchi, la volta della quale fu dipinta da Bernardino Poccetti, e le due Statue di marmo furono lavorate dal Caccini: ſiccome quella degli Orlandini, dov'è la Tavola del Bilivelti, ed alcune Pitture a freſco di mano del Volterrano. Ragguardevoli ancora ſono le due Tavole, che appreſſo ſeguono, quella di Santa Ma- ria Maddalena de' Pazzi di mano d'Ono- rio Marinari, e l'altra di San Franceſco dipinta da Matteo Roſſelli. Una ſingolar memoria era già in queſta Chieſa, oggi perita, il Monumento, cioè, ſtato fatto a Salvino di Armato degli Armati nel 1317. collo ſpecifico titolo d'Inventore degli Oc- chiali. Nel Chioſtro del Convento ſi vede in un canto una delle quattro Colonne che reggevano il Sepolcro di Ser Brunetto Lati- ni Maeſtro di Dante, la quale ha l'Iſcri- zione, che lo dimoſtra chiaramente. Preſ- ſo queſta Chieſa vi è il

ma-

PALAZZO, già de' Gondì, paſſato dipoi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Fami- glia del Beccuto Orlandini, ſtato moder- namente accreſciuto, e ridotto alla forma, che di preſente ſi vede. Per di dentro è così nobilmente adornato, e di comode a- bitazioni arricchito, che può con ragione uguagliarſi a' più ſplendidi Palazzi di que- ſta Città. La Sala non ſolo nella volta, ma anco nelle pareti e dipinta per mano di Pietro Dandini. Il Gherardini, il Gab- biani, ed altri Profeſſori più accreditati hanno dipinto l'altre ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Maggiore è ſta- ta modernamente condotta a fine la Fab- brica del

F bi-

PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini. Non lontana da queſta é la Fabbrica del nuovo

SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed incamminata con buon guſto di Architettura dalla pia memoria del fu Monſignor Tom- maſo Buonaventura de' Conti della Ghe- rardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e con- dotta a buon ſegno, dopo la ſua morte, con aggiunta di comodi appartamenti per i Precettori, e per gli Studenti Cherici, che vi fi allevano. All'ingreſſo della ſe- conda porta è degno d'eſſer veduto un belliſſimo Crocifiſſo di Bronzo di Gianbo- logna, laſciato al Seminario in legato dal fu Agoſtino Cerretani, Canonico della Me- tropolitana, in memoria del Canto e del- le Caſe de' Cerretani, che ſurono quivi, e rimaſero ſerrate nella nuova Fabbrica di queſto Seminario. Torna contiguo il PALAZZO de' Marcheſi Malaſpina, mo- dernamente abbellito con buon diſegno. E qui per ultimo taremo fine alla ſeconda Giornata per poter nella ſeguente ultimare l' incominciato paſſeggio, ed oſſervare le altre coſe, che ci reſſano da vedere.

PA-

F 2 TER-

TERZA GIORNATA.

LA Città di Firenze, laſciato da parte quel che fu ne' tempi della Gentilità, ebbe dipoi così piccol recinto d'abitazioni, che il pri- mo cerchio, cosi chiamato dagli Scritto- ri, fu ſolamente riſtretto ad alquante con- trade preſſo a Mercato vecchio: ma cre- ſcendo gli abitatori in gran numero, e non potendo capire in un luogo cotanto angu- ſto, fu coſtretta a dilatare i confini, i quali in più volte accreſciuti, giunſero fi- nalmente a quel ſegno, che a' noſtri gior- ni fi vede. In uno di queſti accreſcimenti della Città, è fama appreſſo gli Scrittori antichi, e moderni, eſſerſi dato principio a fabbricare in quella parte, che riman di là d'Arno verſo Mezzogiorno, alla quale dipoi furono aggiunti tutti i Sobborghi già fuori della Città, ed ora in eſſa compre- ſi. E perchè foſſe comodo il paſſaggio dal- l'una parte all'altra, ſurono in varj tem- pi fabbricati quattro Ponti, i quali dipoi caduti nella rovinoſa inondazione, che ſe- guí l'anno 1333. furono fatti reſtaurare coll'induſtria, e modello di Taddeo Gad- di, e in altri tempi rinnovati, come di- remo a ſuo luogo. Di queſta parte adun- que, che rimane di là d'Arno, ragione- remo nella preſente Giornata, con quella ſteſſa brevità, colla quale abbiamo finora proceduto nelle paſſate. Pertanto partendo- ci dall'Albergo, c'invieremo verſo il Pon- te Vecchio, e oſſerveremo la Loggia di

l'una

MERCATO NUOVO, fatta fabbricare dal Granduca Coſimo I., fin dall'anno 1548. col diſegno di Bernardo Taſſo Architetto. Il principale intento di queſto magnanimo Principe fu di provvedere al comodo de' Mercanti Fiorentini, acciò nelle ore pro- porzionate, ridotti in queſto luogo, poteſ- ſero più facilmente i loro negozj conclude- re. Sopra alle ſcalee di queſta Loggia vi è un Cignale di bronzo, che getta acqua per bocca, fatto da Pietro Tacca, ſul mo- dello di quel di marmo, che ſi conſerva in Gallería, opera molto ſtimata da' Pro- feſſori. E ſopra a queſto magnifico Log- giato evvi l'Archivio delle copie autenti- che, o piuttoſto primi Originali di tutti i Contratti, che ſi rogano nello Stato, co- me ſi è detto in altro luogo. Camminan- do più oltre, ſi trovano molte Botteghe d'Arte di ſeta, che fu ſempre eſercitata in Firenze con ſomma lode, e perfezione; onde da eſſa ſi ſogliono provvedere molte Città d'Europa, e una gran parte dell'A- ſia. Dopo queſte ſi trova la Chieſa, e Con- vento di

in

SANTO STEFANO, dove abitano Reli- gioſi Agoſtiniani della Congregazione di Lecceto. E` queſta Chieſa antica, quantun- que in oggi ſe ne veda gran parte rinno- vata dalla nobil Famiglia de' Bartolommei, ed è adorna di alcune Tavole di qualche ſtima, che per brevità ſi tralaſciano. De- ve pero farſi menzione del bel Paliotto al- l'Altar maggiore di bronzo Corintio, do- ve in baſſo rilievo fece Pietro Tacca il Martirio di Santo Steſano Protomartire. Da queſto luogo ſi paſſa al

PONTE VECCHIO, quale fu rifabbricato nel 1345. come ſi legge nel Cartello affiſſo alla Loggia di eſſo a Ponente, nel muro che guarda Mezzogiorno, cioè:

Nel trentatre dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acque Poi dodici anni come al Comun piacque Riſatto ſu con queſto adornamento.

Appiè di eſſo Ponte vi è una

STATUA di marmo, di maniera Greca, aſſai bella, chiamata Aleſſandro Magno; ſebbene in verità rappreſenta un Aiace gron- dante di ſangue, e morto per le ferite da- teſi di ſua mano, eſſendo chiaro nelle Sto- rie, che il Grande Aleſſandro non mori di ferite. Da man ſiniſtra ſi trova la Via de' Bardi, in cuí tra gli altri è il

rie

PALAZZO del Marcheſe Tempi nobilmen- te adornato, il quale è ſituato appunto in faccia alla Chieſa di Santa Maria ſopr'Ar- no, ampliato, & abbellito dentro con ot- timo guſto. Avanzando più oltre il paſſo fi giugne al

PALAZZO del fu Senatore Conte Ferrante Capponi, fatto edificare dal famoſo Nic- colò da Uzano, col diſegno di Lorenzo di Bicci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo Niccolò, opera inſigne di Donatel- lo con iſcrizione adeguata a così potente Concittadino; ſiccome appiè della Scala un Leone di porfido, che è creduto opera ſin- golare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi paſſa alle

ABITAZIONI de' Canigiani, e quindi a mano deftra alle

ABITAZIONI de' Mozzi. Queſte eſſendo ſtate alzate nell'antico a foggia di Palaz- zo, o ſia di Torre con merli, moſtrano quella magnificenza, che fu capace di dar ricetto nel 1273. al Pontefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Or- ſini, Legato del Papa, a fermar la Pace tra i Guelfi, e i Chibellini. Quindi pro- ſeguendo il cammino per lo Fondaccio di San Niccolò, ſi vede ripieno anch'eſſo di Caſe aſſai comode, e ſignorili; tralle qua- li è il

F 4 San

PALAZZO de' Gianni, fabbricato all'an- tica, ma per entro rimodernato aſſai be- ne, internandoſi con un delizioſo Giardi- no, e con bella grotta ſulla collina detta Montecucco, che va ſino alle mura della Città. Si paſſa poi dal

PALAZZO de' Marcheſi Vitelli, alla

CHIESA PRIORALE DI SAN NICCOLO', detto d'Oltrarno, nella cui facciata è col- locata una Cartella di pietra, con inſcri- zione inciſa, degna di oſſervazione, con- tenendo la memoria della deplorabile inon- dazione, che fece l'acqua d'Arno per le Campagne adiacenti, e nella Città nell'an- no 1557. che per eſſere in verſi Latini aſſai leggiadri, abbiamo giudicato guſtevole il riportarla, ed è queſta:

Fluctibus undivagis, Pelago, ſimiliſque procellis, Huc tumidis præceps irruit Arnus aquis, Proſtravitque ſuæ, ſpumanti gurgite, Floræ Oppida, agros, fontes, mœnia, Templa, viros.

Preſſo a queſta Chieſa è il

PALAZZO de' Serriſtori molto magnifico: di dove tornando in dietro per i Renai, ſi vede in faccia il maeſtoſo

PALAZZO de' Baroni del Nero, alzato in parte col diſegno di Tommaſo del Nero; e accanto ad eſſo il

de

PONTE detto ALLE GRAZIE, per una Cappella di grandiſſima devozione, che ha il titolo di S. Maria delle Grazie, e altra- mente il Ponte a Rubaconte, dal nome di Meſſer Rubaconte da Mandella Podeſtà di Firenze, che diè mano a farlo edificare. Si può anche oſſervare ſulla Piazza de i Mozzi la

CHIESA, e Caſa de' Padri Miniſtri degli Infermi di San Gregorio; e in faccia ad eſsa Caſa l'

ABITAZIONE degli Scarlatti, che è Ar- chitettura di Alfonſo Parigi. Tornando noi verſo il Ponte Vecchio, troveremo a man ſiniſtra la Chieſa di

SANTA FELICITA; ſulla di cui Piaz- za eſiſte una Colonna di granito, ſopra la quale vi è la Statua di San Pietro Mar- tire, eretta quivi ad onor ſuo dall'antica famiglia de' Roſſi, che l'alzò nel Secolo XIII. per aver eſso in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſempio, fatto gran frut- to, ed anco in ſegno delle vittorie avuteſi da' Cattolici contro gli Eretici Manichei, propriamente padri degli Albigenſi. La detta Statua del Santo Martire è ſtata non a molto rifatta in luogo dell'antica, che vi era, quaſi diſfatta dal tempo; ed è di mano di Antonio Montauti. Entrando in Chieſa, troveremo alcuae Tavole dipinte da eccellenti Maeſtri, di alcune delle qua- li daremo brevemente notizia. La prima, che è in molta ſtima, è la Tavola della Cappella de' Capponi di mano di Jacopo da Pontormo, che molto vi dipinſe, ed evvi un Ritratto ſomigliantiſſimo di San Carlo Borromeo d'eccellente pennello, col- locato in un ornamento di pietre di gran pregio, fatto col diſegno del famoſo Vi- gnola; ſiccome altresì la Tavola di Bernar- dino Poccetti nella Cappella de' Canigiani. E` anco mirabile un Ritratto d'Aleſsandro Barbadori nella Cappella già de' Barbado- ri, ora del Principe di Paleſtrina, di mo- ſaico, con ammirabile eccellenza condot- to, nè ſi dubita, che ſia opera del famo- ſo Marcello Provenzale. Appreſso ſegue la Cappella de' Cioli, dove di mano del Vol- terrano è dipinta l'Aſsunzione di Maria Vergine con le Sante Caterina da Siena, e Margherita da Cortona. Dipoi quella de' Guicciardini, ove ſi vede una belliſſima Tavola di mano di Simone Pignoni, che rappreſenta un San Luigi Re di Francia, che ſerve a Menſa alcuni Poveri da eſſo convitati. Nel Coro vi ſono tre Tavole di Padronato pure de' Sigg. Guicciardini, quali ſono degli appreſso autori, cioè: la Crocifiſſione del Carletti, la Reſurrezio- ne del Tempeſta, e la Natività di Gherar- do Vanhonhout Fiammingo, autore ſtato ſino al preſente occulto. Dietro a queſta Chieſa, ſopra la Coſta a San Giorgio, re- ſtano due Conventi, e Chieſe di Mona- che; una di eſſe intitolata S. Girolamo, e l'altra lo

F 5 ma-

Chie-

SPIRITO SANTO, che è molto adorna di ſtucchi dorati; ed in queſta ſi vede all'Al- tar maggiore la bella Tavola di mano di Anton Domenico Gabbiani; come altresi la

CHIESA de' Padri Agoſtiniani Scalzi mol- to linda, fatta fabbricare dalla gl. mem. di Madama Criſtina di Lorena, moglie del Granduca Ferdinando I., e Principeſsa di gran prudenza, bontà e vita eſemplare. Di queſte Chieſe però tralaſceremo di farne menzione, a fine di proſeguire il viaggio per la via de' Guicciardini, dove ſono il

PALAZZO de' Franceſchi, al preſente del Conte Lorenzi, con diſegno di Anton Fer- ri, ed il

PALAZZO de' Guicciardini, che include l'antica Abitazione, dove nacque San Fi- lippo Benizj, del che è la memoria nella facciata; e ſi giunge al

PALAZZO de' Pitti, che è uno de' più famoſi Edifizj, che ſi veggano in tutta l' Italia, e fuori, come affermano molti e- ruditi Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldinucci nella deſcrizione del nuovo mo- dello, e diſegno, che già fece di queſto Palazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Queſto sì maeſtoſo edifizio venne incomin- ciato col diſegno dì Filippo di Ser Brunel- leſco a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fio- rentino, e pero è ſtato detto fino al di d'oggi de' Pitti; quantunque fino al tem- po del Granduca Coſimo I., e di Leonora di Toledo ſua moglie, che lo comprò, di- veniſse abitazione de' Granduchi Regnanti. Di queſto Edifizio adunque dovendo noi ragionare, difficilmente potremo in un bre- ve riſtretto tutte le tue parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue, e le Pitture inſigni, che nobilmente l'adornano, e l'altre co- ſe di pregio, che vi ſi trovano, e lo ren- dono mirabile, e ſingolare. Primieramente la Facciata di queſto Palazzo lunga quanto la Piazza, ed alta a proporzione, è tutta incroſtata di grandi bozze di pietre forti, d'ordine ruſtico; ma così ben diviſato, che vi riſplende una maeſtoſa bellezza. Più vaga pero rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto col diſegno dell'Ammanna- to, perchè, mutato l'ordine della prima Architettura, con tale avvedutezza però, che non diſconveniſse all'Opera già comin- ciata, ſi vede il primo Appartamento di forma Dorica, il ſecondo d'ordine Ionico, ed il terzo di Corintio, tutti e tre ador- nati di varie Colonne, di belliſſimi Fregi, e d'un ricchiſſimo Cornicione. In faccia poi del Cortile, v'è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera di forma ovata, con vari zampilli d'acque, le qua- li pare, che ſcaturiſcano dalla terra, al cenno di Mosè, ivi rappreſentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la Facciata due altre Pile con ſue Fontane vagamente intagliate; come altresì due grandi Statue di marmo, che una rappre- ſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſsandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di maniera Greca molto ſtimate. Ma che diremo della Fonte ſopra la grot- ta, al pari del primo piano di queſto Re- gio Palazzo? Vedeſi un gran Vivaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti di marmo ſo- pra Cigni, e nel mezzo di eſso s'alza una fonte, con una gran tazza di pozzolana, nella quale verſano in gran copia le acque da varie bande; perlochè grande è il dilet- to, che di ſubito arreca queſta Fontana a chi entra nel mentovato Cortile. Paſſando poſcia ne' Reali Appartamenti, vedremo coſe di maraviglia. Sono le Stanze dell' Appartamento Granducale, e moltiſſime altre tutte dipinte, e adorne di ſtucchi di mano de' piu rari Maeſtri, fra' quali il famoſo Pietro Berrettini da Cortona, più d'ogni altro s'immortalò. Bene è vero pe- rò, che s'io voleſſi ad una ad una deſcri- vere tutte le ſtanze, e l'infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano, non un breve racconto, ma un intero volume ſi richie- derebbe. Baſterà ſolo accennare, che i più ricchi, e prezioſi addobbi, le più ſtimabi- li Pitture, che in qualunque gran Regia ſi poſsono deſiderare, quivi ſi trovano in gran- diſſima copia, come l'iſteſso Foreſtiero po- trà meglio ocularmente conoſcere, che io in queſti fogli rappreſentare. Non deeſi però paſsare ſotto ſilenzio, la copioſa rac- colta di quadri rariſſimi, e molto meno ſi dee tacere la numeroſa Librería, che in queſto Palazzo ſi conſerva, dove non ſolo i Libri più ſcelti, ma eziandio i mano- ſcritti più ſingolari abbondano, fra' quali vi è una rara moltiplicità di Codici Orien- tali, che ha dato motivo ad un'Opera in- ſigne ſtampata di freſco, la quale ne fa un eſatto, e molto erudito Indice. Dal Palaz- zo faremo paſsaggio al contiguo

F 6 Pa-

li

diſ-

GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e delizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Città, avvegnachè la magnificenza coll'a- menità, e l'abbondanza coll'induſtria no- bilmente in queſto luogo gareggiano. La ſua circonferenza fino alle mura della Cit- tà per lunghiſsimo tratto ſi ſtende, nella quale il colle, e il piano, il domeſtico, ed il ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo a- dornano moltiſſime Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori d'ogni ſorta, e d'infini- te piante d'agrumi. Vedeſi dunque in pri- mo luogo un Teatro, che riſponde di fac- cia al Palazzo, circondato da mura in for- ma di mezzo ovato, nel quale, per i paſ- ſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e ſeſte ma- gnifiche ſono ſtate rappreſentate con gran- de applauſo. Intorno a queſto Teatro reſta una gran parte del ſalvatico, che lo ren- de più maeſtoſo; dopo il quale, per lun- ghi viali tutti coperti di piante, e per un largo, e ſpazioſo ſtradone, ſi giunge ad una Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Ella è figurata per l'Oceano, e perciò ſopra una Tazza di Granito, larga dodici brac- cia per ogni verſo, ſi vede una Statua di marmo maggiore del naturale, che rappre- ſenta Nettunno, e a pie di eſſo tre altre Statue a ſedere, ſignificanti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufrate, che verſano gran copia d'acqua nella Tazza, da cui per ſotterranei condotti paſſa ad altre fon- ti, ed in vari ſcherzi per lo Giardino ſi ſparge. Or queſta belliſſima opera fu dal celebre Giovanni Bologna condotta con ta- le eccellenza, che reſta in dubbio chi la vede, ſe più debba lodare, o la rara in- venzione, o la maeſtria del lavoro, tanto l'una, che l'altra in perfetto grado s' ammirano. Parimente in un gran vivaio ſi vede un altro Nettunno ſcolpito in bron- zo, ſopra vari moſtri marini di marmo, di mano di Stoldo Lorenzi, opera da quei, che intendono, molto lodata. Vi ſi trova ancora una Grotta, ne' quattro angoli del- la quale, col diſegno, ed invenzione del Buontalenti, furono collocate quattro Sta- tue di marmo, di mano di Michelagnolo Buonarruoti, ma però ſolamente abbozzate, le quali doveano ſervire pel ſepolcro di Pa- pa Giulio II. e che dal Nipote di Miche- lagnolo furono donate al Granduca France- ſco. Vi ſono inoltre alcune Statue d'altri famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la Grotta, che adorna di ſpugne lavorate in varie forme, nella rozzezza di quei mate- riali dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta di mano di Ber- nardino Poccetti, con si leggiadre, e biz- zarre invenzioni, che in un medeſimo tem- po reca terrore, e diletto; avvegnachè quell'ingegnoſo Pittore, aiutato in parte da una naturale apertura, che reſta nella volta, finſe, che la medeſima volta ſem- braſſe di rovinare, e che da quelle feſſure uſciſſero varj animali, i quali non dipin- ti, ma veri, e naturali raſſembrano. Del reſto chi voleſſe deſcrivere tutte le Statue, che vi ſono ſenza numero (molte delle quali furono lavorate da mano eccellènte, come quella di Morgante, e Barbino, ri- tratti al naturale da Valerio Cioli) e l'al- tre coſe più ragguardevoli, che adornano queſto Giardino, non così preſto termine- rebbe, ma di gran tempo averebbe biſo- gno, come appunto richiedeſi, a chi de- ſidera minutamente tutte le coſe oſſervare di queſto luogo. Dopo avere ammirato il Regio Palazzo, e Giardino di S. M. I. ci porteremo alla Chieſa di

de

pa

SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri- ma la Colonna di marmo miſtio di Sera- vezza, eretta in queſto luogo dal Grandu- ca Coſimo I., per ricordanza della Vitto- ria ottenuta nell'inſigne battaglia di Mar- ciano. In Chieſa poi ſi trovano alcune Ta- vole di ragguardevoli Pittori. Primiera- mente alla Cappella Baldocci, la prima a man ſiniſtra, ſi vede dipinto quando Cri- ſto libera San Pietro dal naufragio, di ma- no di Salvador Roſa; e alla Cappella del Roſario ſi crede di mano dell'Empoli ef- figiato San Pier Martire, e San Diacinto. Da Giovanni da San Giovanni con belliſſi- ma maniera fu dipinto San Felice Prete, Titolare di queſta Chieſa; e all'Altar maggiore di mano di Fr. Giovanni ſi veg- gono figurati nella Tavola molti Santi. Co- sì nelle Cappelle, che ſeguono a man de- ſtra, v'è una Tavola dipinta da Ridolfo del Grillandaio, una del Vignali, e una di Pier di Coſimo. Uſcendo di queſta Chie- ſa, potrebbeſi proſeguire il cammino ver- ſo la Porta a San Pier Gattolini, in faccia alla quale è oſſervabiliſſima la bella Pittu- ra di Giovanni da San Giovanni; ma ri- tornando indietro, volgaſi a man ſiniſtra, dove poco diſtante ritroveremo una Piazza grande, e ſpazioſa; e in faccia di eſſa la Chieſa, e il Convento, dove abitano Re- ligioſi Agoſtiniani, chiamata

ca

SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, quell'inſi- gne Architetto col modello del quale s'am- mirano fatte tante belliſſime Fabbriche in Firenze, ed altrove. E` l'Architettura di queſto gran Tempio d'ordine Corintio, con ſomma perfezione condotta, e perciò vaga, e maeſtoſa appariſce al pari d'ogni altro Edifizio di queſta noſtra Città. La ſua lunghezza a cenſeſſanta braccia ſi ſten- de, e la larghezza a cinquantaquattro. Vien diviſo in tre Navate, ripartite da belliſſime Colonne di pietra bigia tutte d' un pezzo, ſopra le quali l'Architrave, il Fregio, e il Cornicione da pertutto nobil- mente ricorrono. Con buona ordinanza di- ſpoſte le Cappelle ſi veggono, e adornate di belliſſime Tavole, delle quali daremo ſuccinta notizia. Cominciando a man de- ſtra vi è una Madonna di marmo, col Criſto morto in collo, preſane l'imitazio- ne da quella di Michelagnolo Buonarroti, che in oggi è poſta in San Pietro di Ro- ma. Più oltre di mano del Franciabigio fu colorita la Nunziata, e alla Cappella, che ſegue, ſi vede dipinto da Giovanni Stradano il Salvadore del Mondo, che di- ſcaccia i Profanatori dal Tempio, opera invero grandemente lodata. Del Paſſignani è il Martirio di Santo Stefano eſpreſſo mira- bilmente, e di Pier di Coſimo è la Tavo- la della Viſitazione con molti Santi, alla Cappella di Neri Capponi; Sandro Botti- celli dipinſe i tre Arcangioli; e Aurelio Lomi l'Adorazione de' Magi. Dopo que- ſta ſi trova una Tavola alla Cappella de' Vettori, dipinta da Giotto, a cui tan- to dee la Pittura, che per ſua mano riſor- ſe. La Vergine nella ſeguente Cappella fu dipinta da Ridolfo del Grillandaio: e la Nunziata dal mentovato Botticelli. Si ve- de appreſſo la Cappella del Santiſſimo Sa- gramento, tutta incroſtata di marmi Car- rareſi, lavorati con bel diſegno, e con varj ornamenti dal Sanſovino il vecchio. Alla Cappella degli Antinori il Salvatore condotto al Calvario, è opera del Grillan- daio. Più oltre ſi vede nella Cappella de' Cavalcanti, adornata di marmi, la Tavo- la d'Agnolo Bronzino, dov'è dipinto quan- do Criſto in forma d'Ortolano appariſce alla Maddalena: e d'Aleſſandro Allori ſuo Nipote ſono i Martiri, e l'altra Tavola in cui è effigiato il Salvadore, quando pro- nunzia la ſentenza dell'Adultera: e final- mente, il Criſto ignudo di marmo, che tien la Croce, fu copiato da Taddeo Lan- dini, da uno del Buonarroti, che è nella Chieſa della Minerva di Roma. Che di- remo poi della Cappella maggiore, quanto bella per l'Architettura, altrettanto per la materia magnifica, e ricca? Reſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte Iſo- lata, ed ha la forma d'un piccolo Tem- pio, imperciocchè ſopra varie beliſſime Co- lonne s'erge una Cupoletta, ſotto la qua- le è ſituato l'Altare, lavorato di pietre dure, e prezioſe, commeſse con ſingolare artifizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſ- ſo lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di figura ottagona, tutto di marmi Car- rareſi, e ornato di varie Statue di marmo ſcolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta queſt'opera, nella quale dalla nobil Famiglia de' Michelozzi, che ne fu la fondatrice, grandiſſime ſomme di denaro furono impiegate. Dalla banda ſi- niſtra rimane la Sagreſtia con un belliſſi- mo ricetto avanti, fabbricata col diſegno del Cronaca, in cui tra gli altri ornamen- ti, vedremo una bella Tavola di Fr. Fi- lippo Lippi, dove con vago colorito di- pinſe la Vergine col Figliuolo in collo, e con Angioli, e Santi d'attorno. Un'altra ſe ne trova di mano d'Aleſſandro Allori, con alcune Pitture a freſco di Bernardino Poccetti; e in ſomma è queſto luogo degno di molta lode. Ammirano ancora quei, che intendono, il Campanile della Chie- ſa, condotto col modello di Baccio d'A- gnolo; ſiccome i Chioſtri, ed il Conven- to, nel quale ſi trovano alcune Pitture di pregio. Ritornando per l'iſteſſa via, cam- mineremo verſo il Canto alla Cuculia, che fa croce a quattro belle, e ſpazioſe con- trade, e ſpecialmente a quella detta de' Serragli, dove ſono molti Palazzi; fra' quali il

que-

di-

mo-

PALAZZO DE' CASTELLI aſſai comodo, e ſignorile; e l'

ABITAZIONE degli Antinori, nella qua- le ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etru- ſche, Romane, e Greche, con altri ſti- mabili monumenti di antichità in marmi, e bronzi. E per fianco corriſponde il

PA-

PALAZZO de' Marcheſi Rinuccini adorna- to principalmente di lavori di Girolamo Ticciati, e abbondante di ricchiſſimi arre- di, con una copioſa Libreria. E` pur di fianco il

PALAZZO del Conte Pecori di vaga ſtrut- tura. Chi ſi voleſſe alquanto dilungare per Via Chiara, una della dette quattro ſtra- de, paſſando dall'

ABITAZIONE del Balì del Roſſo, ricca di pitture ſingolariſſime, con un delizioſo Giardino; potrebbe viſitare la Chieſa, e Monaſtero di

SANTA CHIARA, dove ſono, fra l'altre, due Tavole di molta ſtima. La prima di mano di Pietro Perugino, dov'è un Cri- ſto morto colle Marie; la ſeconda di ma- no di Lorenzo di Credi, in cui egli dipin- ſe la Natività del Signore. Dirimpetto alla detta Chieſa è quella delle

CONVERTITE, dov'è di mano del Poc- cetti una Natività del Signore, ed una Ta- vola dipinta da Sandro Botticelli. Ma ſe- guitando il viaggio incominciato, trove- remo la Chieſa, ed il Convento dove abi- tano Frati Carmelitani, detta il

CARMINE, di grandezza conſiderabile. Ell'è di ſtruttura antica, benchè nel prin- cipio del Secolo paſſato foſſe in gran parte reſtaurata, e di belliſſime Pitture da Ber- nardino Poccetti arricchita. Vedeſi adunque nella prima Cappella a man deſtra una Ta- vola, creduta di mano di Bernardino Mo- naldi, dove ſi rappreſenta il Funerale ce- lebrato a Sant'Alberto Carmelitano. A que- ſta ſegue l'Adorazione de' Magi, figurata dal Paſſignano: e nella terza rappreſentò Giorgio Vaſari un Criſto morto in Croce, appie del quale v'è la Vergine addolora- ta, e la Maddalena piangente. Di Girola- mo Macchietti è la Tavola dell'Aſſunzio- ne di Noſtra Signora con gli Apoſtoli in- torno al Sepolcro, condotta con ſomma induſtria: e dopo queſta la Natività del Signore, è opera degna dell'inſigne pen- nello di Santi di Tito. In teſta al lato de- ſtro della crociata ſi trova la Cappella de' Brancacci, dove di preſente è la devozio- ne della Madonna del Carmine. Nelle pa- reti di queſta ſono dipinte a freſco alcune Storie di San Pietro Apoſtolo, le quali di vero meritano ſomma lode. Fu comincia- ta l'opera da Maſolino, e poi condotta a perfezione da Maſaccio ſuo diſcepolo, il quale vinſe di gran lunga il Maeſtro; e fu il primo, che apriſſe la ſtrada alla buo- na, e moderna maniera di dipignere, le- vando in parte le durezze, e le altre im- perfezioni dell'arte, e molto più fatto a- vrebbe, ſe la morte ſul fiore dell'eta ſua, che fu d'anni 26. non lo aveſſe tolto al Mondo. E` queſta Cappella un monumen- to, che ha dato regola a tale arte nel Mondo, onde non ſi laſci d'oſſervare. Tralaſciando alcune Tavole antiche, e di pregio minore, entreremo nel Coro per ri- mirare un bel Sepolcro di marmi, fatto da Benedetto da Rovezzano pel magnifico Pier Soderini, che fu eletto Gonfaloniere perpe- tuo della Repubblica Fiorentina. Dirimpet- to alla Cappella Brancacci nel ſiniſtro la- to della crociata, ſi trova una belliſſima e ricchiſſima Cappella, fabbricata dalla Famiglia Corſini, nella quale con ſolenniſ- ſima pompa fu trasferito il Corpo di S. An- drea Corſini degniſſimo rampollo di queſta Eccellentiſſima Proſapia, che fu Religioſo di queſto Convento, e dipoi Veſcovo di Fieſole. E` queſta Cappella tutta incroſtata di marmi bianchi di Carrara, e di miſtj di Seravezza, con Pilaſtri, Fregj, e Cor- nicione d'Architettura compoſita. In fac- cia, e quaſi ſopra all'Altare, il quale ri- mane alquanto iſolato, è una Tavola di marmo bianco, lavorata con grande eccel- lenza da Giovambatiſta Foggini, che in queſta, ed in altre opere ſue ha dato ſag- gio del ſuo vivace intendimento. E` figu- rato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſ- ſer rapito al Cielo da varj Angioletti, par- te de' quali poſano ſopra l'Urna, dove è ripoſto il di lui ſacro Corpo, e parte ſi ſoſtengono per aria con belle attitudini, eſprimendo nel volto il giubbilo, che ſen- tono nel portare quella grand'Anima alla Gloria celeſtiale. Sopra queſta gran Tavola fi vede un Dio Padre, parimente ſcolpito in marmo da Carlo Marcellini Scultore in- gegnoſo, ed in mezzo all'Urna un Baſſo- rilievo d'argento d'eccellente lavoro. An- che nelle due bande laterali ſono due Ta- vole di marmo, di mano dello ſteſſo Fog- gini, in una delle quali è figurato il San- to diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſer- cito Fiorentino, quando nella famoſa bat- taglia d'Anghiari meſſe in fuga, e ſupe- rò l'Eſercito di Filippo Maria Viſconti Du- ca di Milano, condotto da Niccolò Picci- nino ſuo Generale: e nell'altra ſi rappre- ſenta, quando nel celebrare la prima Meſ- ſa gli comparve la Santiſſima Vergine con grandiſſimo ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il Santo quelle parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. che diremo poi della Cupola tutta dipinta da Luca Giordano? Belliſſima è l'inven- zione, vago il colorito, e nelle tante fi- gure, che vi ſi vedono, ſi conoſce l'ec- cellenza di ſuo pennello, il quale con pre- ſtezza non ordinaria, ed eguale felicità, avea prima terminata, e compita perfetta- mente l'opera, di quel che altri appena la poteſſero avere abbozzata. Finalmente non paſſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che quivi ſi trovano degli Uomini illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Porporati già defunti, la fama de' quali ſarà eterna nella memoria de' Poſteri. Il primo fu Piero Corſini, Veſcovo di Vol- terra, e poi di Firenze; l'altro fu Neri Corſini, Veſcovo d'Arezzo, Zio del Som- mo Pontefice Clemente XII. Nel voltare verſo la Porta, fi trova alla Cappella de' Carucci la Tavola dipinta da Batiſta Nal- dini, in cui vien figurato Criſto, quando riſuſcita il figliuolo della Vedova di Naim. Dipoi ſegue di mano del Butteri la Storia del Centurione, che chiede a Criſto la ſanità pel figliuolo, e l'ottiene. Del men- tovato Naldini ſono le due Tavole appreſ- ſo. In una è Criſto, che fa orazione nel- l'Orto, e nell'altra l'Aſcenſione del me- deſimo al Cielo, amendue ſtimate grande- mente, perchè di vero ſon mirabili, ed in ogni parte perfette. Bella ancora è la Tavola di Gregorio Pagani, dove ſi rap- preſenta il ritrovamento della Santa Croce: come altresì quella della Nunziata di mano del Poccetti; di cui pur anco ſono gli A- poſtoli dipinti a freſco nelle pareti della Chieſa, e negli ſpazj fra l'una, e l'altra Cappella. Alla bellezza, e grandezza di queſta Chieſa corriſponde il Convento ca- paciſſimo di gran numero di Religioſi, che di continovo vi dimorano. Ha due Chio- ſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è di- pinta la vita del gran Profeta Elìa, e di varj Santi Carmelitani; e nel ſecondo v'è una lunetta belliſſima del lodato Poccetti, che rappreſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo per avvampare il Sacrifizio of- ferto da Elia al vero Dio. Alla Chieſa del Carmine è vicina quella di

re-

Mon-

in

mo

SAN FREDIANO, Chieſa ancor eſſa anti- ca, e Collegiata di Canonici, e nella qua- le ſi trovano alcune Tavole di mano di Lo- renzo di Credi, del Paſſignani, del Lippi, e d'altri ragguardevoli Maeſtri. Poco di- ſtante è il

G ca

PALAZZO del Marcheſe Scipione, e Fra- telli Capponi, dove è anche oſſervabile un Muſeo copioſo di coſe naturali. Quindi i

MONACI CISTERCIENSI, i quali hanno fabbricato un bel Tempio alla maniera mo- derna col diſegno del Colonnello Cerru- ti di Roma, giacchè l'antico era mol- to anguſto, e ſenza alcun'ornamento. Tutte le Cappelle ſono ornate di ſtucchi, e di belle e vaghe pitture, di mano del Dandini, del Gherardini, d'Antonio Fran- chi, e d'altri valenti Profeſſori. La Cupo- la è dipinta con ſingolar maeſtria per ma- no di Anton Domenico Gabbiani eccellente Pittore, e nel Cortile, o Chioſtro conti- guo alla Chieſa, è una Statua di marmo di San Bernardo, di Giuſeppe Piamonti- ni. In queſto Convento abitavano già le Monache degli Angioli, che in oggi ſono nel Monaſtero di Ceſtello in Pinti, ed in queſto preſe l'Abito, viſſe, e morì San- ta Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cel- la tuttavia conſervata, ſi tiene in gran ve- nerazione. Sulla Piazza di queſta Chieſa è ſtato dal Granduca Coſimo III. fatto fab- bricare modernamente col diſegno di Gio- vambatiſta Foggini un GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma- gnifico, e comodo per un tal'uſo. Da que- ſto luogo faremo paſſaggio al

GRA-

PONTE ALLA CARRAIA, e camminando lung'Arno, la cui viſta è belliſſima per molti Palazzi, che vi ſi trovano, arrive- remo al vago, e comodo

PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbri- care dal Granduca Coſimo I., col diſegno di Bartolommeo Ammannati, Scultore, ed Architetto Fiorentino, dopo l'inondazio- ne precipitoſa, che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale della Città, e con rovina totale di queſto Ponte. Or tale in- duſtria adoprò l'ingegnoſo Architetto in queſta gran Fabbrica, che al parere degl' intendenti, è riuſcito il più bello, e più leggiadro Ponte. Gli fece gli Archi di fi- gura ovata, acciò ne' fianchi del Ponte riuſciſſe l'apertura più capace, e più vo- ta, ed armò le pile di ſaldiſſimi ſcogli con angoli acuti, perche fendendoſi l'acque nel taglio degli angoli, poteſſero con mag- gior velocità, e ſenza punto di reſiſtenza paſſare. Vi divisò tre ſtrade, quella del mezzo più baſſa per i cocchi, e cavalli, e l'altre due per comodo de' paſſeggieri, che ſenza alcuno impedimento vi poſſono camminare. E` adorno queſto Ponte di quat- tro Figure di marmo, che rappreſentano le quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno nella perſona di un vecchio ignudo, e tre- mante, è opera di Taddeo Landini. L'Au- tunno, e la State ſono di mano di Giovan- ni Caccini, e quella della Primavera fu la- vorata dal Francavilla Fiammingo. In fac- cia a queſto Ponte rimane la bella ſtrada, detta Via Maggio, in cui ſra gli altri ri- guardevoli, e molto conſiderabile il

man-

PALAZZO degli Zanchini, dove fra l' altre coſe di pregio vi è una Statua del ſo- praddetto Francavilla, che rappreſenta Gia- ſone col Vello d'oro. Volgendo, è da ve- dere la Chieſa chiamata di

SAN IACOPO ſopr'Arno, dove abitano ora i Padri della Miſſione, che ſebbene an- tica, è nondimeno di buona Architettura, e adorna in oggi di ſtucchi, e di nuove Ta- vole, rieſce molto vaga. Poco diſcoſto evvi la celebratiſſima Libreria Strozziana, ſom- mamente copioſa di rariſſimi Manoſcritti, ſpezialmente riguardanti la Città noſtra; nè degli ultimi cinque ſecoli vi reſta mol- to da deſiderare. Vi è altresi quantità di cartapecore aſſai antiche, e uno ſcelto nu- mero di libri ſtampati, principalmente d' Iſtorie. Queſta è poſta nella ſignorile abi- tazione del tanto benemerito delle buone Lettere Carlo Tommaſo Strozzi, che non poco ha aggiunto in queſta Libreria, meſſa inſieme da' ſuoi illuſtri Antenati. E quì termineremo la terza, ed ultima Giornata, ſupponendomi, che il Foreſtiero appieno ſoddisfatto di quanto ha potuto finora oſ- ſervare, ſtanco dal viaggio voglia far ri- torno all'Albergo.

ſer-

Ed eccovi, amico Lettore, un breve, e ſuccinto racconto delle coſe più notabili di Firenze in tre giornate diſtìnto, che ſe di molte notizie le troverete manchevole, ſovvengavi, che abbiamo nel principio ac- cennato d'aver noi intrapreſa queſta fatica ſolamente per uſo, e comodo del Foreſtie- ro, il quale ne' pochi giorni, che ſi trat- tiene in queſta Città, proccura ſolo di ve- dere, e d'intendere le coſe più ragguar- devoli, e le meno importanti, e più dif- ficili a vederſi non cura, o non ha tempo di agiatamente oſſervare.

F 3 PAR-

PARTE SECONDA CONTENENTE LE COSE PIU` NOTABILI DELLA CAMPAGNA SUBURBANA DI FIRENZE.

ALLA vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e Fabbriche, che fi- nora brevemente ſi ſon fatte oſ- ſervare al noſtro Foreſtiero den- tro di Firenze, corriſponde la circonvicina Campagna, e il Diſtretto, che piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Cit- tà ſi potrebbe con ragione chiamare, per le molte, e così ſpeſſe abitazioni, che da ogni parte, o ſia nella pianura, o nelle ameniſſime colline, che con diſcreta diſtan- za da Tramontana, Levante, e Mezzogior- no la circondano, alzate ſi vedono; meſco- late con tanti belli, e maeſtoſi Palazzi, da' noſtri Cittadini, ove loro Tenute poſ- ſeggono, edificati: onde il leggiadriſſimo Arioſto tutto ſtupore, e ſenza veruna iper- bole, in oſſervandole, cantò:

la-

A veder pien di tante Ville i Colli, Par, che 'l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuole, e rampolli.

Se dentro a un mur ſotto un medeſmo nome, Fuſser raccolti i tuoi Palagj ſparſi, Non ti ſarien da pareggiar due Rome.

Or che dir ſi potrebbe in oggi, che dal tempo dell'Arioſto al preſente ſono tanto creſciute di numero, ed abbellite le fab- briche? La coltivazione poi de' terreni è sì regolata, e linda, che non cede a ve- runa dell'Europa, a tal che gli Oltramon- tani non hanno dubitato di credere i noſtri Poderi altrettanti Giardini, cosí ben colti- vati ſi vedono, e con tant'ordine fatte in eſſi le piantate di Viti, Ulivi, Gelſi, e d'ogni altra qualunque ſorte d'Alberi, e Frutti, eſſendo ſempre mai ſtata non mi- nor cura de' noſtri Cittadini in tenere ben cuſtodite le loro Tenute, di quel che ella ſia in tutte le più ſerie loro applicazioni; anzi molti della più fiorita Cittadinanza, ſi ſon gloriati di laſciare precetti, e rego- le, che molto utili fino a' noſtri tempi ſi provano. Un Luigi Alamanni fece in ver- ſo la ſua Coltivazione Toſcana, e dedicolla al Re Franceſco I. E Giovanni Vettorio So- derini, con Bernardo Davanzati, ci diede- ro profittevoli ammaeſtramenti ſopra la po- ſta delle Viti. E il dotto Pier Vettori ſo- pra quella degli Ulivi, come primo Inven- tore dell'Uovolaie. E l'Agricoltura di Pier Creſcenzi fu tradotta nella Fiorentina favella, e il Tetaldi, e l'Adriani, ed altri fecero parimente opere di Agricoltu- ra. Ma ritornando al noſtro propoſito, in queſta Seconda Parte per ſecondare il primo inſtituto, tratteremo, quanto fi può bre- vemente, del più ragguardevole, o ſia del- le Chieſe, o delle Ville, che nel Diſtret- to di Firenze fi trovano, e che per la fa- cilità, o brevità della ſtrada, ſuburbane poſſono chiamarſi; riſerbando a migliore occaſione di render ragguagliato il noſtro Foreſtiero, con maggiore eſtenſione di quan- to può eſſer degno di vederſi nella Campa- gna Fiorentina: Onde conducendolo fuori di ciaſcheduna Porta della Città, gli an- deremo dimoſtrando quel che vi è da oſſer- varſi per quella parte. Adunque per dar principio con queſto intrapreſo ordine dalla

de-

PORTA ROMANA, detta volgarmente a San Pier Gattolini; voltando a mano ſini- ſtra, alla fine d'uno ſtradone coperto di Olmi, ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Ar- chitettura, già antico Oratorio delle Mo- nache di Santa Felicita, le quali, a con- templazione della Granducheſſa Criſtina, lo cederono a' Monaci di San Bernardo del- la Nazione Franzeſe Riformati, detti Fulia- cenſi, ovvero Foglianti, da lei introdotti in queſto Stato, fabbricando loro il como- do Convento, che vi è, e facendovi Log- giati attorno alla Chieſa, con eſſervi man- tenuti i Religioſi di tutto il biſognevole dalla Caſa Reale. In oggi la Chieſa è ſta- ta del tutto mutata, e ſerrate le due Log- gie laterali. La Cupoletta dell'Altar mag- giore è dipinta da Livio Meus Fiammingo, e il quadro della Soffitta, ove è la Madon- na con Angioli, e San Bernardo in atto di adorazione, con altre Figure, fra le qua- li una rappreſentante la Pace, è di mano di Luca Giordano, Opera molto ſtimata, benchè preſentemente alquanto denigrata, ſiccome la Cupola per fuoco, che abbru- ciò tutto il Coro. Ritornando alla Porta ſuddetta della Città, ſi vede quaſi incon- tro alla medeſima, nella terminazione di un lungo Viale, la

lo

VILLA IMPERIALE. Ma prima di giun- gervi, ſi veggono nel ſuo ingreſſo due Vi- vaj diviſi da un Ponte, e ſopra due piedi- ſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle medeſime l'Arme della Caſa Reale de' Medici, con quella della Granducheſſa Maria Maddalena, e nell'al- tre due baſi alzate dalla parte ſuperiore di detti Vivaj in quella a mano deſtra un Leo- ne, che con una zampa tiene un globo, rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella ſi- niſtra la Lupa, che allatta, figura lo Sta- to Saneſe. In poca diſtanza vi ſono due altri Vivaj più grandi, di ſemirotonda fi- gura, diviſi parimente da un altro Ponte, nella parte ſuperiore de' quali ſi vedono di ſpugne, e a grotteſca due figure proſteſe di proporzione giganteſca, rappreſentanti i Fiumi dell'Arno, e dell'Arbia, i qua- li tenendo un vaſo, cade da eſſo l'acqua nel Vivaio. Vi ſono di pietra tra gli uni e gli altri Vivaj, ſopra a quattro piediſtal - li, le Statue di Omero, e di Virgilio, di Dante, e del Petrarca. Queſto ornato dà ingreſſo al Viale ſopraddetto a dolce ſa- lita lungo poco meno d'un miglio, om- broſo per i Lecci, e Cipreſſi, che dall'una e l'altra parte con bella ordinanza vi ſono ſtati poſti; alla fine del quale ſi entra in un grandiſſimo Prato di figura ſemitonda, chiuſo da balauſtrate di pietra, con Statue di ſimil materia, e nell'apertura di mez- zo, ve ne ſono due di marmo di gran pro- porzione, che una rappreſenta un Atlante col Globo ſugli omeri, e l'altra un Gio- ve con fulmine alla mano. In teſta a det- to Prato ſi erge l'Imperial Villa di delizie delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata, e ornata dalla predetta Arciducheſſa Maria Maddalena, poi dalla Granducheſſa Vitto- ria accreſciuta da Mezzogiorno di Appar- tamenti, e di due Saloni, e ripiena d'ogni ſorta di ricca ſupellettile, di Quadri, ed al- tre galanteríe, di porcellane, buccheri, d'Idoletti, e ſimiglianti rarità antiche, che in diverſi Gabinetti, e Mezzanini con bell'ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono anneſſi due Giardini con belli ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, diviſato l' uno, e l'altro di piante d'Aranci dome- ſtici, vi ſono molte antiche, e moderne Statue. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca diſtanza, ſi vede un antico Monaſtero di Religioſe dell'Ordine di San Franceſco, detto di

G 5 ni-

che

SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Ter- ritorio produce ottimi, e delicati vini, detti Verdee, e vi hanno loro delizioſe Ville i Mannelli, i Cattani, i Guicciar- dini, i Capponi, i Naldini, ed altri mol- ti, ſiccome i Delci, i Ricci a Pozzolati- co, i Tempi al Poggio alla Scaglia; e qui- vi vicina è la Villa de' Covoni di magnifi- ca Architettura. De' Nerli è quella preſso a Santa Margherita a Montici; e nel colle delle Roſe ſono le Ville degli Antinori, de' Conti Bardi, de' Grifoni, e d'altri. Tornandoſene il Foreſtiero per la ſtrada Ro- mana, vedrà in primo luogo a man ſini- ſtra altro Convento di nobili Religioſe del- l'Ordine di Sant'Agoſtino, detto volgar- mente di

SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato San Caio, fondato dalla Famiglia de' Cor- ſini, ove ſi conſervano più inſigni Reli- quie. La Tavola dell'Altar maggiore, ove è il Martirio di Santa Caterina, titola- re di queſto Monaſtero, è di mano di Lo- dovico Cigoli. Mezzo miglio avanzandoſi per la detta ſtrada a mano deſtra, vedeſi altro Convento di Monache dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto il

G 6 re

PORTICO, ove è una bella Chieſa, eſ- ſendo l'oggetto noſtro, che il Foreſtiero veda la nobil Fabbrica della

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orca- gna, o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi diſcepoli. Queſta è ſituata in una Collinetta da ogni parte iſolata. Vi ſi ſale dalla parte di Mezzogiorno per una Lunga ſtrada o ſcala fatta a baſtoni, in teſta alla quale vi è un Portone, che introduce in un primo Chioſtro, e di quivi in Chieſa, ove vedeſi un nobile pavimento, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà in- troduzione a molte Celle, colle ſue atte- nenze, ſecondo l'inſtitnto di queſti Eremi- ti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a freſco da Iacopo da Pontormo molte Figure del- la Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio, di mano del medeſimo vi è un Quadro a olio con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca, grandi al naturale, eſſendovi fra quei che ſervono, ſtati ritratti alcuni Converſi; e ſopra la Porta, che va nel Chioſtro di fuo- ri, vi è una Pietà con due Angioli, e dal- la parte di dentro un San Lorenzo di mano del Bronzino. Nella ſtanza del Capitolo vi è un Crocifiſſo colla Madonna, e la Mad- dalena appiè della Croce, e Angioli in aria di Mariotto Albertinelli Pittore ne' ſuoi tempi di credito. Vi ſi conſervano ſopra centoventi Reliquie. Ve ne ſono molte in- ſigni, una gran parte delle quali furono donate dal celebre Niccola Acciaiuoli, gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Geruſa- lemme, avutele egli pure in dono dal Re d'Aragona, e parte fattele venire di Gre- cia, come la Teſta di San Silveſtro Papa, e quella di San Giovan-Griſoſtomo, e parte del Cranio di San Dioniſio Areopagita. Fu queſto Niccola il Fondatore della Certoſa, intorno all'Anno 1364. Accrebbe quella di Napoli; e in una ſtanza ſotterranea ſono le Sepolture di Caſa Acciaiuoli, la quale, lontana di quivi ſette miglia in Valdipeſa poſſiede una gran Tenura, e un magnifico Palazzo detto

è un

MONTE GUFONI riccamente addobbato, e di lunghi Viali, e di un Giardino con Fontane e ſcherzi d'acqua, ornato, e re- ſo delizioſo. Nel ritornarſene il Foreſtiero per l'iſteſſa ſtrada a Firenze, dalla parte di Tramontana quaſi incontro alla Certoſa, oſſervi la magnifica Villa, detta Collazzi, de' Dini, con nobile Architettura di Santi di Tito, che dipinſe la Tavola della Cap- pella; ſiccome a man ſiniſtra prima di en- trare in Città, un bel Palazzo de' Miche- lozzi, ma molto più il poſto, ove è fab- bricato, che è ſenza comparazione il mi- gliore, che ſia all'intorno di Firenze, go- dendoſi di quivi quaſi tutta la Città, e nella più pittoreſca veduta, onde è detto Belloſguardo. Poco lontana è un'altra Vil- la de' Borgherini, e degli Strozzi un'altra a San Vito, e nel colle vicino detto di Ma- rignolle le Ville de' Corſi, de' Capponi, de' Gianfigliazzi, e di altri; ſiccome preſ- ſo alle Campora le Ville del Principe di Forano, e de' Serſelli, e ſcendendo da que- ſti colli per Belloſguardo, vi è

glio-

SAN FRANCESCO DI PAOLA; ove abita- no Frati del ſuo Ordine, Chieſa di gran devozione. Fuor della

PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſte- ro, che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſo- pra una Collina, è intitolato San Bartolom- meo, e vi ſtanno i Monaci di

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Al- tar maggiore, in cui è figurato l'entrare di Noſtro Signore in Geruſalemme, è di mano di Santi di Tito, ed è una delle belle opere, che egli abbia fatto; quella ove è il Beato Bernardo Tolomei, è di ma- no del Pignoni, e una ve n'è del Paſſi- gnano. Delle due Statue di marmo; la Vergine Veſtale, che tiene in mano un va- glio per l'acqua Santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla ſiniſtra, che rap- preſenta Claudia, è di Scultore Fiammin- go. Nella Cappella de' Capponi, che ſta ſotto la Chieſa, vi è una Tavola della Ri- ſurrezione, di mano di Raffaellino del Gar- bo, ben mantenuta. In vicinanza di det- to Monaſtero verſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del Duca Strozzi, con un Salvatico, che ſcende ſino alla ſtrada mae- ſtra, e dalla parte di Ponente vi è un Mo- naſtero detto

ſot-

SAN PIERO A MONTICELLI, di Religio- ſe della Regola di San Benedetto. Dilun- gandoſi per detta ſtrada, vedonſi in qualche lontananza a man ſiniſtra, molte belle Vil- le, fra le quali in ſpecie ſono degne d'eſ- ſere oſservate quella de' Torrigiani a San Martino alla Palma, quella de' Capponi, e l'altra, che diſcoſto cinque miglia in circa da Firenze ſulla ſiniſtra mano ſta ſi- tuata in un rilevato poſto, del Marcheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, che per l' accreſcimento della nuova magnifica Fab- brica ſatta dal ſu Marcheſe Coſimo Riccar- di, è delle più belle e delle maggiori di Toſcana, alla quale vi ſi va per un lungo viale di Cipreſſi, che principia dalla ſtra- da maeſtra. Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi full'Arno ſi vede l'antica

BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO, fabbricata, come vuole il Vaſari, col di- ſegno di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe è incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono di- ſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un Conte Lotario, da cui ſi vuole che diſcen- dano i Contalberti, che poi donarono la Badia dello Stale nell'Alpi a queſto Mona- ſtero. In antico è ſtata ufiziata da' Mona- ci neri di San Benedetto, che godevano grandiſſimi Privilegj, ed eſenzioni, con- ceſſi loro dagl'Imperadori Ottone Terzo, dal Secondo, e Terzo Arrigo; ſimiglianti n'ebbero da' Pontefici Palquale Secondo, Leone Nono, Urbano, e Calliſto Secondo, Gregorio Settimo, Clemente, e Aleſſandro Terzo. Gregorio Nono confermati loro i medeſimi Privilegj, l'anno 1236. la det- te a' Monaci Ciſtercienſi, che vi ſono, come dimoſtra un'Iſcrizione poſta ſopra la porta maggiore di queſto Monaſtero, e un' altra più diſtinta ſe ne vede in marmo a- vanti la ſtanza del Capitolo. L'Altar mag- giore è tutto di pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a Tempera di Domenico Gril- landaio, e nel Chioſtro alcune Viſioni del Conte Ugo furono dipinte dal Puglio. E` memorabile queſta Badia per lo miracolo- ſo ſucceſſo di San Pietro Igneo, cosi detto dal fuoco, che ben due volte a piedi ſcal- zi ſopra una gran pira acceſo, ſenza nocu- mento alcuno paſſeggiò il Santo, per con- vincere di Simonia un certo Pietro, Veſco- vo Fiorentino, e vi ſe ne vede memoria in un antico marmo; ſiccome fuori della Porta principale della Chieſa ſe ne vede al- tra a un Sepolcro pure di marmo, che vien credura d'Huilla, e Gasdia, queſta Madre di Ugo, e quella Moglie; ma Niccolò Bac- cetti Abate Ciſtercienſe nella ſua Storia di queſta Badia è di parere, che l'una foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di Ugo To- ſcano, e l'altra Moglie del medeſimo Ugo Pronipote di Lotario. In queſta Chieſa vi è in Cornu Evangelii la Cappella del Santiſ- ſimo dipinta tutta a freſco da Giovanni da S. Giovanni, e dall'iſteſſa parte alla Cap- pella, che ne ſuccede v'è una belliſſima Tavola di mano di Frate Bartolommeo di San Marco. In detta Chieſa ſi conſerva con gran venerazione, fra l'altre Reliquie, il Corpo di San Quintino martirizzato ſotto l'Imperatore Maſſimiano, e miracoloſa- mente ſcoperto in detto luogo l'Anno 1157. in non molta diſtanza dal Monaſtero di Set- timo, che cosi ſi chiama, quaſi Septimo ab Urbe lapide; prendendo le miglia Ro- mane antiche. Verſo Ponente ſi vedono ne' due Poggi di Signa molte e belle Ville, e così l'una all'altra unite, che ſembra un' altra Città. Quella di Caſtelletti de' Ca- valcanti nel Poggio verſo Tramontana, che vien ſeparato dall'altro Colle pel Fiume Arno, è la più magnifica, onde ebbe il nome di Caſtello, ſiccome ancora alcun' altre. E nel Colle di quà dal Fiume quel- le de' Pandolfini, che nell'Anno 1494. det- tero ricetto a Carlo VIII. e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Salviati alle Selve, e de' Pucci, detta Belloſguardo, perchè re- ſta ſull'eminenza del Poggio, ed ha una veduta di Campagna belliſſima, con nobi- li, e delizioſi dintorni. In detto Poggio vi ſono due Conventi di Religioſi uno di

Con-

cet-

vi

SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carme- litani Riformati, detti della Congregazio- ne di Mantova. L'altro detto

SANTA LUCIA è Chieſa de' Padri della Riforma di S. Franceſco da pochi meſi re- ſtaurata e abbellita, nella quale vi ſono agli Altari di belle Tavole. Ma eſſendo noi quí diſcoſto da Firenze ſopra otto miglia, per iſtare ſull'iſtituto noſtro, è oramai tem- po, che per l'iſteſſa ſtrada dal noſtro Fo- reſtiero facciaſi ritorno a Firenze, per la quale troverà la Villa del Marcheſe della Stufa, e oſſerverà vicino alla Porta un'altra comoda Villa de' Tempi detta Verzaia, con riſervare in altra Giornata di fargli goder cio, che è più conſiderabile fuori della

PORTA AL PRATO, Veggaſi, uſcendo prima dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſſanti, il

GIARDINO, detto la Vaga Loggia, di S. M. I., che ſebbene non è terminato, vi è molta delizia nelle piante d'Agrumi, sì a boſchetto, quanto in gran vaſi colloca- te con buon ordine ſopra pilaſtri di un lun- go foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Arno contigua, quivi voltata, e incanalata, e nelle due reſtate veramente ſa una gentil veduta. Fuor di queſto Giardino, proſe- guendo il viaggio per la ſtrada lungo la riva dell'Arno, s'entra in un diritto via- le di Pini, che porta alle

guen-

CASCINE, Poſſeſſione della Real Caſa di Toſcana, non più diſcoſta da Firenze di un miglio, ove ſono ſpazioſe Praterie, e ameniſſimi Boſchetti con più viali; il qual luogo è frequentato da' Cittadini, e Popo- lo noſtro, ſpecialmente nella Primavera, in cui ſi rende d'incomparabile amenità. Viſtoſi queſto luogo, e ſe n'avrà la curio- ſità, anche un antico Monaſtero di Mona- che Ciſtercienſi, detto di

SAN DONATO IN POLVEROSA, o a Tor- ri, poſto in poca diſtanza dalle Caſcine per la parte di Tramontana; in altra giornata il Foreſtiero non laſci di arrivare, o per l'iſteſſa ſtrada, che conduce e imbocca in quella di Piſtoia, o per dove ella comin- cia alla Porta mentovata del Prato, lon- tano da Firenze dieci miglia tutte in pianu- ra, alla nobile, e magnifica Villa del

POGGIO A CAIANO, di S. M. I., ſitua- ta a man deſtra ſopra una piccola eminen- za di terreno, che la ſolleva, e rende go- dibile la pianura, che per le parti di Le- vante, Ponente, e Tramontana la circon- da, e da quella di Mezzogiorno è con buo- na diſtanza ſtaccata da' Poggi di Carmi- gnaao, rinomati per la bonta de' vini. Queſta Villa fu principiata per lo Magnifi- co Lorenzo de' Medici, Padre di Leon X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpezialmente l'ornato, e le Pit- ture del Salone grande in parte, che poi il Granduca Franceſco ſece condurre a fine, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica alla per- fezione, che ella è, ſeguitando il primo modello di Giuliano da San Gallo. Queſta Villa, ha in tutte le ſue parti del magnifi- co. Evvi un Salone con volta a mezza bot- te, tutta riccamente ſtuccata, o per me- glio dire, da Giuliano da San Gallo getta- ta di materie, che veniſſero intagliate, in- venzione da lui unicamente imparata a Ro- ma. Tutto il detto Salone è dipinto da An- drea del Sarto, dal Franciabigio, e da Ia- copo da Pontormo. L'Iſtoria quando Ce- ſare è preſentato di varj donativi in Egitto da molte Nazioni, alludendo queſto fatto al Magnifico Lorenzo de' Medici, che fu di rari animali, e tra gli altri di una Gi- raffa preſentato da Gaitbeio Soldano d'E- gitto nel 1487. e detta Giraffa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue meſcolanze erudite; fu laſciata imperfetta detta pittura da An- drea, e terminolla Aleſſandro Allori. Il Franciabigio vi dipinſe in altra Facciata, quando Cicerone, dopo l'eſilio, fu in Campidoglio chiamato Padre della Patria: alludendo queſta Storia al ritorno di Coſi- mo Medici il Vecchio in Firenze. Nell'al- tra Facciata il Franciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Tito Quinzio Flaminio Con- ſolo Romano, orando nel Conſiglio degli Achei, contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che di- ſegnavano concludere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſto fatto pure allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magnifi- co Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Veneziani, bramoſi di condurſi al poſſeſſo dell'Italia tutta. E Aleſſandro Allori fece la Pittura, che rappreſenta la Cena di Si- face Re de' Numidj, fatta a Scipione, do- po che egli ebbe rotto Aſdrubale in Iſpa- gna: e queſto pure allude al glorioſo viag- gio del Magnifico Lorenzo al Re di Napo- li, da cui fu generoſamente convitato. Le due teſtate, dove ſono gli occhi, che dan- no lume, furono dipinte da Iacopo da Pon- tormo, e vi è un Vertunno, co' ſuoi A- gricoltori, con un pennato in mano bello e naturale, e l'Iſtoria di Pomona, e Dia- na con altre Dee, che per eſſer pitture fat- te a concorrenza de' ſoprannominati Pitto- ri, ſono delle piu belle, che uſciſſero dal ſuo pennello. Di queſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'ingreſſo in due Gallerie, or- dinate dal Gran Principe Ferdinando, per formare per mezzo di queſte riccamente or- nate, la comunicazione alli quattro Appar- tamenti, de' quali vien compoſta queſta Real Villa. Dal detto Salone facendoſi paſ- ſaggio in un altro di minor proporzione or- nato a ſtucchi, è ſtata dipinta nella ſua volta da Anton Domenico Gabbiani, la Toſcana, che conduce davanti a Giove Co- ſimo Padre della Patria, rimoſtrando aver eſſo quietate le civili diſcordie, ſcacciati dalla Patria i vizj, e introdottavi la Pa- ce, e le Virtù, e domanda a Giove. che lo collochi fra gli Eroi; e in molti meda- glioni attorno vi ſono ritratti i glorioſi Antenati della Real Caſa de' Medici. La Tavola della Cappella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſi- me ſtalle, lunghe ciaſcheduna più di cen- toventi paſſi, e ſopra queſte ſi vede un Corridore alto, e lungo l'iſteſſo, per lo quale ſtanno ſcompartite Camere per allog- gi del ſervizio baſſo. Scendendo il Fore- ſtiero dalla parte di Tramontana, paſſeg- gi per gli ameniſſimi viali, che dal Poggio a Caiano l'uno in un altro mettendo, con- ducono alle Caſcine, ove vedeſi una Fab- brica per uſo del Fattore, e del copioſo Beſtiame, che vi è, grande, e nel ſuo genere bella, e tutta circondata da un lar- go foſſo d'acqua corrente. Vi ſono den- tro a un gran Cortile tutti i comodi neceſ- ſarj. Quivi ſi fanno copioſe ricolte di ſqui- ſiti Riſi, co' ſuoi Edifizj per pulirgli. Pro- ſeguendo verſo Tramontana per i viali co- perti, che vi ſono, ſi giunge a un luogo ſopra tutti gli altri delizioſo, e ameno, detto le Pavoniere, e ſerve in oggi per far correre i Daini, i quali in un Barco mu- rato con boſcaglia, e foſſi d'acque, ſon quivi nutriti in molta copia, conſiſtendo in più viali lunghi ciaſcheduno circa a otto- cento paſſi: ed eſſendo il noſtro Foreſtiero quaſi al termine delle Caſcine, potrà per gli ſteſſi viali, o per altri far ritorno al Poggio a Caiano, e rimettendoſi in ſtrada maeſtra, da eſſe entrare in una a mano de- ſtra, che conduce ad altra Villa di S. M. I. detta

co

Achei,

eſſo

qua-

ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo Granduca di Toſcana, che da' fondamenti la fece fabbricare col diſegno di Bernardo Buontalenti l'Anno 1594. la quale è beniſ- ſimo inteſa, si nello ſcompartimento de' Quartieri nobili, come per quelli della Fa- miglia. Non vi è Cortile, ma due belli Saloni Poſti in mezzo da un ricetto, illu- minati per alti fineſtroni. E` ſituata in un' ottima eminenza di un Colle volto a Le- vante, e il divertimento maggiore, che ſi ritrae in detta villeggiaturz, che per lo più ſi fa in tempo d'Autunno, ſi è la Caccia ſpecialmente de' Daini. Quelli di pelame bianco in un piccolo Barco, detto la Pineta, di due miglia di giro vi ſi con- ſervano. Ve n'è un altro di circuito di ſopra trentadue miglia, detto il Barco Rea- le, diſtendendoſi dalle falde del Poggio di Artimino, fino a' Poggi di Vinci nella Val- dinievole, e vi ſono compreſe dentro di eſſo, Chieſe Curate, intere Poſſeſſioni, e Boſcaglie. Viſtoſi dal curioſo Foreſtiero tutto quello, che ci è parſo bene additar- gli, potrà tornarſene a Firenze, e in altra Giornata traſferirſi per la Porta al Prato a due altre Ville pure di S. M. I. poco diſtan- ti l'una dall'altra: la prima, che ſi tro- va ſituata in diſcreta eminenza di Monte Morello è la

ti

PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpe- cialmente nel tempo della Primavera; il ſuo ingreſſo principale è a Tramontana, per un Prato chiuſo da folti Cipreſſi in difeſa de' venti: ha nel mezzo un Cortile tutto di- pinto di fatti Militari; vi ſono nelle due fiancate due Logge, che introducono ne- gli appartamenti nobili; queſte ſono dipin- te con ottimo colorito, e diſegno dal Vol- terrano, e rappreſentano alcune azioni di Coſimo I., e di Ferdinando II. Gran Du- chi. A Mezzogiorno, Levante, e Ponen- te vi ſono tre altre Porte particolari, che introducono in uno ſpazioſo ripiano di Giardino, di dove godeſi come in Teatro, con tutta quella belliſſima Campagna, la Città noſtra. Da queſta ſi diſcende in un altro, ove è un gran Vivaio; e quindi in un terzo, che termina con un ſalvatico. Da Tramontana ſtendendoſi fino alla Villa del Cavalier Carlini, e ſeguitando verſo l'altra Villa di Caſtello, come ſi dirà ſot- to, vi ſono vigne tutte circondate di mu- raglia, di ſopra due miglia di circonfe- renza, con ordine, e ſeparazione di ma- gliuoli venuti di diverſi Paeſi, anche re- motiſſimi; e nella ſommità delle medeſi- me vi è un Caſino di dove ſi gode una bel- liſſima veduta. In poca diſtanza di quivi ſul Poggio verſo Ponente, vi è un Con- vento di Carmelitani della Congregazione di Mantova, detto

ven-

SANTA LUCIA ALLA CASTELLINA, con Noviziato, ove è un Quadro di Maria Ver- gine nel Coro, del ſuddetto Volterrano. Vedutaſi dal Foreſtiero la Petraia, non la- ſci di vedere ancora

CASTELLO, altra Villa, come ſi è det- to, del Granduca, antica della Famiglia de' Medici, ma accreſciuta dal Granduca Coſimo I. dalla parte di Levante, col di- ſegno di Niccolo, detto il Tribolo. Que- ſta è poſta alle radici di Monte Morello; ha davanti uno ſpazioſo Prato, con due gran Vivai ſpartiti da un Ponte, che cam- mina a un viale piantato di Cipreſſi, il quale mette ſulla ſtrada maeſtra di Prato. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cortile alcune Iſtorie degli Dei antichi; e Arti liberali, lavorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono di mano di Iaco- po da Pontormo. Per gli Appartamenti vi ſono diſtribuite belle Suppellettili, e Qua- dri, e vi è una pittura a freſco di Baldaſ- ſarre Franceſchini nella volta del ricetto, ſalite le prime ſcale, di ottimo colorito. Da Tramontana, uſcendo di detto Palaz- zo, ſi entra in un vaſto e delizioſo Giardi- no, trovandoſi prima uno ſpazioſiſſimo Prato. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dalla cui bocca eſce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo Ammannati, eſſendo il reſtante della Fonte diſegno, e fattura del Tribolo, come di lui ancora è l'altra Fontana in mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſſimi intagli, e Baſſiri- lievi; nella cima della quale vi è una Sta- tuetta di Femmina nuda di bronzo, rap- preſentante una Venere, dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro le mani; cade acqua. Intorno alla detta Fonte vi è un imbrecciato in forma rotonda tutto chiuſo da un ſedere di pietra bigia, e per lo mede- ſimo vi ſono occultate fiſtolette, dalle qua- li vengono zampilli gentiliſſimi d'acqua. Queſta belliſſima Fontana è cinta d'ogn' intorno da un ſalvatico di alti e folti Ci- preſſi, Lauri, e Mortelle, i quali girando intorno, danno forma di un Laberinto, facendo però proſpettiva all'altra Fontana dell'Ercole, e per di ſopra, ad una Por- ta, ove pure ſono rari zampilli d'acqua; queſta vien meſſa in mezzo da due bei Pi- li, o Fontane diſpoſte ne' mezzi tra la det- ta Porta, e le cantonate. Di quivi ſi fa paſſaggio in un ampio e deliziolo Giardi- no, ripieno de' più nobili agrumi, e pian- te di fiori più pellegrine. Intorno alla det- ta Porta vi è una Grotta grande, e ric- chiſſima di ſpugne, e per eſſe adattativi diverſi uccelli, condotta anch'eſſa dal Tri- bolo. Vi ſono tre grandiſſime Pile ſcava- te, e intagliate d'un pezzo ſolo, una nel- la teſtata, e l'altre due per fianco all'en- trare; ſopra le quali vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi Animali quadrupedi fieri, e domeſtici, fino ad un Elefante, un Alce, un Unicorno, una Giraffa, ed altri mol- ti intruppati con buona diſpoſizione, e da alcuni de' medeſimi viene a cadere acqua nelle ſuddette pile, ove ſono intagli di Pe- ſci, e nicchi marini. La detta Grotta è chiuſa da cancellate di ſerro, le quali aper- te, quando ſi voglia dar l'acqua agli zam- pilli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pa- vimento, e da' lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſi per forza d'acqua. Que- ſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medefimo muro collocate, che ribattono all'altre due del Giardino, ove è il Bo- ſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giardi- no ſi ſale a un ſalvatico di Cipreſſi, Lecci, ed Allori con bell'ordine piantati, e quivi ſi vede un gran Vivaio, in mezzo al qua- le vi è un'iſoletta, e in eſſa un Vecchio tremante figurato il Monte Apennino di bronzo, fatto dall'Ammannato, dal- le cui chiome cade acqua; diſegno e lavo- ro del Tribolo, dal quale ſi vede in un Pratello fuori del Giardino, dalla parte di Levante una Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi d'acqua, fatti dal medeſimo. Molto più vi ſarebbe da vederſi in detta Villa, e Giardini; ma avendo noi forſe troppo obbligato il Foreſtiero a paſſeggiare per i medeſimi, rimettendolo ſulla ſtrada di Firenze, potrà tener quella per ricondur- vifi, che paſſa ſotto la Villa della Petra- ia, ove vedrà di paſſaggio due CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo- lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inol- trandoſi, un altro di Fanciulle Nobili, che vi s'introducono ſopra i ſette anni per edu- cazione, alle quali è permeſſo, piacendo loro, non ſoddisfatte di quell'Inſtituto di vita, uſcire ſenza pero potervi aver regreſ- ſo, non facendo mai Voti, come le altre Religioſe. Queſto luogo era per l'addietro una Villa detta la Quiete, della Grandu- cheſſa Criſtina. Pervenne dopo la ſua mor- te in Donna Eleonora Ramirez di Montal- vo, che fu la Fondatrice, e Inſtitutrice di quel vivere Religioſo, ed eſſendo ſtato lun- go tempo queſto Conſervatorio ſenza pro- pria Chieſa, valendoſi per un Corridore di quella del ſopraccennato Convento delle Camaldolenſi, la Granducheſſa Vittoria, fecevi la Chieſa, che vi è, con la Fore- ſteria, Rimeſſe, e Stalle, per renderlo co- modo alle occaſioni di trattenerviſi, lo cui eſempio ſeguendo la Principeſſa Anna Ma- ria Luiſa Elettrice Palatina, lo ha ultima- mente ampliato di nobile Appartamento, e arricchito di delizioſo Giardino; e que- ſto luogo Religioſo ſi domanda ancor col- l'antico nome la Quiete. Molte altre bel- le e comode Ville reſterebbero qui da ve- derſi, ma non ſi tralaſci la tanto delizio- ſa de' Paſquali al luogo detto Quarro; e lunga opera ſarebbe a fare una ſemplice ri- cordanza, tra l'infinite, che ſon diſpoſte per le pendici de' Poggi di Caſtello, fino alla Città di Prato, anche delle più rag- guardevoli, come a Rinieri luogo tra Ca- ſtello e la Petraia, quella de' Lanfredini, in oggi del Principe Corſini; a Quinto quelle de' Torrigiani, Dragomanni, Bar- tolini, e Guardini, detta la Mula; e del Marchefe Ginori, nominata;

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DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove modernamente dal Marcheſe Senator Carlo Ginori è ſtata introdotta in poca di- ſtanza da detta Villa la fabricazione non ſolo di ogni qualit di Piatterie, Vaſi, ed altre Terraglie fine per uſo comune; ma di finiſſime Porcellane d'ogni ſorta con ſingo- lare induſtria, ed ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede una gran raccolta in una ſtanza, diſpoſte a forma di Galleria. A Se- ſto evvi quella del Marcheſe Corſi; a Co- lonnata quella del Conte del Benino, fab- bricata dal Senatore Ferrante Capponi, ove ſi veggono in una vaga Galleria i diſegni di quella di Verſaglies del Re Criſtianiſſi- mo: a Querceto, del Balì del Roſſo, e nella Valle di Marina quella de' Conti Zef- ferini, che per il vaſto Giardino, per i molti ſalvatici, e per la ricchezza dell' acque e degna di eſſer veduta; e in appreſ- ſo quella del Duca Salviati. Tornando noi a rimettere in iſtrada il Foreſtiero, attenga- ſi a mano ſiniſtra, paſſato il Ponte a Ri- fredi, ed oſſervi le Ville de' Gondi, e de' Giorgi, de' Panciatichi, e d'altri, e ri- tornando alla Città per la

H 3 POR-

PORTA A SAN GALLO, fuori della quale è ſtato alzato ultimamente un maeſtoſo Ar- co Trionfale di bella, e vaga architettura in onore del Noſtro Reale Sovrano FRAN- CESCO I. ed in occaſione del ſuo ſolenne In- greſſo in queſta Dominante ſeguito la ſera del di 20. Gennaio 1739. E camminando fuori di eſſa Porta, oſſervi dalla parte di Tramontana la rinomata, ed antica Villa di

CAREGGI, cioè Campo Regio, pure di S. M. I. col diſegno di Michelozzo, fatta fabbricare da Coſimo Padre della Patria, Quivi il Magnifico Lorenzo de' Medici, e Giovanni e Piero ſuoi figli facevano le vir- tuoſe Accademie con Marſilio Ficino, det- to il novello Platone, e la ſua anima An- gelo Poliziano, Pico della Mirandola, l' Argiropolo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. Preſ- ſo a Firenze a mano ſiniſtra, ſalendo per un'erta ſtrada da quel Tabernacolo, che vi è, dipinto da Livio Meus, s'arriva al

CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſti- tuto, una bella Chieſa, e un comodo Con- vento, ed Orto. Quivi pure ſono belle, e nobili Ville, come quella del Marcheſe Gerini, Riccardi, Capponi, e de' Corſi, e quella degli Strozzi, celebre per le tan- te Inſcrizioni antiche, Greche, e Latine, che vi ſono. Vi è anco un Convento di Re- ligioſe detto

SAN-

SANTA MARTA, che vivono ſotto la Re- gola del Beato Giovanni da Como, o da Medda, Fondatore de' Frati Umiliati; fic- come mettendoſi ſulla ſtrada maeſtra di Bo- logna, ſi vede altro

CONVENTO de' Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, ove hanno il Noviziato. La Chieſa vagamente ornata, l'abitazio- ne molto comoda, e la vigna ben coltiva- ta, e pulita rendono queſto luogo aſſai gra- dito a chi lo vede. Quindi paſſando da di- verſe belle Ville, e inoltrandoſi nella ſtra- da Bologneſe, ſi trova a man deſtra

PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel tempo di State. Queſta gran Fabbri- ca, col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Franceſco ſuo Figliuolo, fu da' fon- damenti per lo Granduca Franceſco I. fat- ta, e condotta quaſi al finimento, che ha in oggi; ſiccome lo teſtifica una bella Inſcrizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſeguente tenore:

Fontibus, Vivariis Xyſtis has Ædes Franc. Med. Magn. Dux Etruria II. Exornavit Hilaritatique Et ſui amicorumque ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. M.D.LXXV.

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al primo, e nobil piano dalla parte di Tra- montana, le quali mettono in un Terraz- zino, o ripiano pure ſcoperto, e per una bella Porta in un amplo Salone in volta a mezza botte, e poi in un Salotto tutto di- pinto a freſco, ſiccome il Salone è ornato in parte di ſtucchi, e di Pitture. Dall'uno e l'altro ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più Appartamenti; alcuni dipinti a fre- ſco d'Architettura, altri abbigliati ricca- mente di buoni quadri, e ſtudioli, e d' ogni nobile qualità di ſupellettili. Vi è un Organo in una di queſte Camere chiamato Hydraulico, che ſenza opera di vento da- togli a mano con mantici ha queſto uficio dall'acqua con volgere certa chiave. Nel ſecondo piano vi è un Teatro per Opere aſ- ſai ſignorile. Ma uſcito il Foreſtiero dal Palazzo, veda gl'innumerabili ſcherzi, e giuochi d'acque, e le copioſe Fontane, Grotte, e altro, che in un tal genere, sì dalla parte di Mezzogiorno, come da quel- la di Tramontana, e ſotto il Palazzo, e per lo Boſco ad ogni piccola diſtanza ſono collocate. Dirimpetto alla Porta dinanzi di Tramontana della Villa, vi è uno ſpa- zioſiſſimo Prato di figura ſemiovale chiuſo per di ſotto da una gran cancellata di ſer- ro, tramezzata da pilaſtri incroſtati di grot- teſco, che fa proſpettiva all'entratura del- la Villa, e al gran Vivaio, che è nella ſua ſommità, e ſalendo dolcemente da i lati è chiuſo, ed ornato da folti Abeti, e da Statue, e guglie con diſcreta diſtanza poſte. Il gran Monte Apennino è ſignifica- to per lo Gigante, che a ſedere di pietra ruſtica fatto ſi vede, ſopra il Vivaio, ove in larga copia per una ganaſcia del Dra- go, che è ſotto il medeſimo Gigante, vi ſi verſa l'acqua, la qual figura è di tan- ta mole, che ſe ella foſſe ritta in piedi, ſarebbe circa a 36. braccia, contenente il corpo della medeſima una piccola ſtanza ornata di grotteſca con ſpugne, nicchi, e madreperle, e con diverſi ſcherzi d'acqua. Dietro all'Apennino vi è un grandiſſimo Drago volante, che tramanda acqua in gran copia. E ſotto a queſto uno ſpazio- ſo terrazzino ſcoperto, dal quale per due ſcalette ornate di ſpugne, e di ſpilli d' acqua, ſi ſcende a una Grotta, al piano del Vivaio. Da queſta parte voltando a Tramontana ſi vedono tre lunghiſſimi Via- li, che ſalgono ad un Laberinto di ſtrade ameniſſime per l'ombra d'Alberi di ver- zura perpetua. La Fontana di mezzo ha un Giove, il quale da un de' lati tiene un'Aquila di marmo nero, e dall'altro ha in mano un fulmine d'oro, che get- ta acqua dinanzi, e di dietro, e per di ſopra continova in ſalita il viale per quaſi mezzo miglio di più: nell'altre due fonti vi ſono due ſpugne ben alte di Corſica, che buttano acqua in gran copia dalle lo- ro ſommità. Scendendo a mano dritta vi è la Cappella di figura eſagona, ornata galantemente di ſtucchi, con cupoletta cir- condata da loggia, e dentro vi è un Qua- dro grande, dov'è l'Aſſunzione di Maria Vergine. A quella mano ſcendendo più a baſſo ſi trova un Perſeo di marmo miſtio, poſato ſopra di un monte di ſpugne, ed una Statua di un Efculapio, e in vicinan- za un'Orſa con ſuoi Orſacchini, e il tut- to getta acqua. Finalmente ſi arriva ſulla ſtrada, che da Firenze a queſta Real Vil- la conduce, ove ſi vede un capaciſſimo ſer- vizio di Scuderia, e Quartieri per la Fa- miglia. Veduti si fatti luoghi dalla parte di Levante, trovandoſi alle ſcale del Pa- lazzo, ed entrando per un cancello, che è quivi di fianco, ſi potranno oſſervare vari giuochi di palla a corda, pallottole, e gioſtra. Paſſando poi alla parte di Mez- zogiorno, ſcendendo per una delle due al- tre ſcale aperte ovate ſi trovano in gran co- pia zampilli d'acqua, ſiccome nel piano di ſotto la Grotta maggiore, detta il Di- luvio, dagl'innumerabili ſcherzi, e giuo- chi d'acqua, che per ogni parte ſi veg- gono. Entrato dentro, all'incontro della Porta, una Grotta particolare, detta la Galatea, ſi vede in poſitura di minacciar rovina, e tutta di madreperle, con un mare d'acqua con varj ſcogli coperti di coralli, e di chiocciole marine. Tra eſſi appariſce un Tritone ſonando una Chioc- ciola marina, e intanto ſi apre uno ſco- glio, dal quale n'eſce fuori l'iſteſſa Ga- latea ſopra una nicchia d'oro tirata da due Delfini, i quali gettano acqua per boc- ca, e nel medeſimo tempo eſcono da altri due luoghi due Conchiglie, che gettano acqua nel mezzo, e accompagnano alla ri- va del Mare la detta Galatea. In eſſa Grot- ta grande da uno de' lati vi ſono due Ta- volini in nicchie di marmi miſchi, che get- tano acqua in gran polla, facendo la fi- gura di un ſanale di vetro. Vedonſi inol- tre un Corbezzolo, e un Agrifoglio con varj animali di bronzo in due nicchie ſi- mili a quelle di ſopra, due altre grandi di Moſaico d'oro ſono a rincontro alla Grotta, e vi ſono nicchie, e ſpugne con due grandiſſimi monti ſimilmente di ſpu- gne, che gettano grandiſſima copia d'acqua, e in teſta alle medeſime due Arpie di Mo- ſaico, che tramandano parimente molt' acqua. Dall'altro lato di detta Grotta verſo l'entrata vi ſono due Pile, ſopra le quali ſtanno altresi due Arpie di bronzo, che verſano acqua in dette Pile, accanto alle quali vi è un Fanciullo, che ha una palla groſſa, che ſembra un Mappamondo, girato pure dall'acqua, e a piè vi ſono due Anatre in un pelago, che bevono. In teſta di detta Grotta vi è il Bagno della ſtufa, che è una ſtanza di ſtucchi: e den- tro di eſſa una fineſtra, viene ornata di ſpecchi, per dar curioſità di mirarſi, ed in quel mentre, mancando ſotto il pavi- mento, uno reſta bagnato: vi è un Pilo di marmo roſſo, con un monte di ſopra, che fa una pioggia cadente in dette Pile. Dall'altra teſtata addirimpetto, vi ſono tre ſtanze, che nella prima vi è tutto il Cielo di pittura a pergola, e d'oro, nel mezzo di detta vi è una ſpugna di marmo bianco, fatta da due gocciole d'acqua di altezza di quattro braccia, coperta di varj animali, con un ricetto tutto di nicchi, di chiocciole, e di branche di coralli, che gettano acqua in grande abbondanza. Accanto a detta ſtanza vi è un Pilo antico fatto in una nicchia di ſpugne, e ſopra eſſa evvi un Paſtore, che guarda gli ar- menti, il quale è in compagnia di più ſorte di animali. Vi è Europa rapita da Giove, che tramanda acqua per bocca. Poco diſtante dal Paſtore, ſi vede Nettun- no portato da due Delfini col ſuo triden- te, che uſcendo dal Mare verſano acqua, e bagnano i circoſtanti: e di ſopra ſi ve- de un Satiro premente un Utre, che getta acqua in gran copia: in ſomma quivi da per tutto, per varj zampilli, che fra le ſpugne di ſopra e di ſotto vi ſono, viene acqua. Più oltre ſi vede un Tavolino a otto facce, che in ogni faccia vi è un ovato incavato a uſo di rinfreſcatoio, e nel mezzo un tondo ſimile incavato: vi è un Uomo di pietra, che dà l'acqua alle mani a uſo di Scalco. S'ammirano per ar- tifizio d'acqua girar Mulini, camminar Figurine, voci d'Uccelli, e di più una Femmina alta più di mezzo braccio, con un vaſo in mano, che aprendo un cancel- letto cammina per molti paſſi a un fonte, ove prende acqua, e quivi è un Paſtore, che ſuona la cornamuſa, e gira la teſta, il qual moto viene a dar fiato alla mede- ſima cornamuſa, e poi fa ritorno per l' iſteſſa ſtrada; tutto operato dall'acqua; e queſta Femmina dalla gente è chiamata la Sammaritana. Dirimpetto alla medeſi- ma ſi ammira in un grotteſco una Fortez- za, che da' Soldati di fuora viene attacca- ta, e da quei di dentro difeſa con canno- ni, tamburo, ed altri militari attrezzi, che operano per moto d'acqua. Sotto alla detta Grotta grande, e ſotto le ſcale del Palazzo, vi ſono due nicchie con iſtatue, ſotto a una delle quali vi è una Donnola ſopra un Serpente col motto: Amat Vićto- ria curam, Impreſa del Granduca France- ſco. Sotto l'altra vi ſono alcuni Peſcato- ri, che ſi muovono, e percuotono alcune Rane, che ſi tuffano nell'acqua, e nel ri- tornar fuori bagnano. Uſciti fuori di det- ta Grotta, ſi vede un gran Prato, che cir- conda il Palazzo, e ſi ſcende nel Barco, che è pieno di diverſe Fontane, e ſotto al- le ſcale, che ſcendono nel Barco, vi è un Vecchio figurato pel Fiume Mugnone, che diſtribuiſce l'acqua a tutte quelle Fonti. Più oltre ſotto alle dette ſcale a uſo di Grotta; vi ſono una Fama con tromba d' oro, e coll'ali, un Drago, che beve, e un Contadino, che porge una Tazza; per occulto artifizio d'acqua la Fama ſuo- na, dimena l'ali, empieſi la Tazza, il Contadino l'alza, e il Serpente colla te- ſta ſi china, vi ſi tuffa, e la beve. A rincontro della Fama, vi è a uſo di altra Grotta il Dio Pan, che ſi rizza, ſuona la zampogna, muove la teſta, e poi ſi ri- pone giù. Colle ſcale di detta Grotta gran- de ſpartite in molte, atteſta un lunghiſſi- mo viale, che ſcende dolcemente, dove di qua, e di là ſono diſpoſte ſopra muric- ciuoli di diſtanza in diſtanza, alcune pic- cole vaſche, o tazzette di pietra, che get- tano in aria acqua: ſotto alle quali, per tutto il viale eſcono zampilli, che facendo arco l'uno coll'altro intrecciandoſi, for- mano come un pergolato, ſotto al quale puovviſi, ſenza reſtar bagnato, agiatamen- te paſſeggiare. In teſta a queſta ſtrada, tutta boſcata, ſopra un gran Vivaio è una Statua, che rappreſenta una Lavandaia, o- perante a forza d'acqua, fattura di Vale- rio Cioli. Accanto alla detta Lavandaia, ritornando verſo il Palazzo dalla parte di Levante, per altra ſtrada coperta di Abe- ti, e di altri alberi ombroſi, ſi vedono tre Vivai a uſo di pelaghi, e da un lato in un boſchetto di Lauri, vi è il Monte Parnaſo colle nove Muſe, Apollo, e il Caval Pegaſeo; e qui ſi ſente ſonare un Organo per artifizio d'acqua, detto Hy- draulico: di ſotto al detto Monte alquanto di lontano vi è una gran Quercia con due ſcale in giro, per le quali ſi ſale, e ſi ar- riva in un piano, dov'è una bella fonte. Nel tornarſene verſo il Palazzo, ſi vede col bizzarro diſegno dell'Ammannato, un Teatrino in quadro con balauſtri di mar- mo, nel cui mezzo vi è una Vaſca tonda con cinque Statue, che tutte buttano acqua. Il Teatro ſteſſo è ornato da quattro tron- chi di pietra, che fingono alberi rotti, al- ti circa dieci braccia, e ſopra i medeſimi vi è un animale di diverſa ſpecie; e a man dritta inoltrandoſi ſi vede una grandiſſima gabbia lunga braccia cento, e larga cin- quanta, tutta di Cavalletti in aria di fer- ro, dentrovi Allori, Elleri, e altre pian- te, con una fonte in teſtata della medeſi- ma; e quivi ſi fa conſerva di più e diver- ſi uccelletti canori; e ſopra la detta gab- bia, quaſi incontro al Palazzo per fianco, vi è un Giardino con iſpartimenti di fiori. Dall'altra parte cominciando a ſalire, ov'è la Lavandaia, per la ſiniſtra a Ponente verſo il Palazzo, evvi in terra una Sala- mandra, che getta acqua in una palude. Vedeſi un Orivolo, che ſuona l'ore per artifizio d'acqua, e ſopra detto Orivolo all'altezza di circa otto braccia, vi riſie- de un Globo, che fa concerto di campa- nelli, con una girandola ſopra di eſſo, che va per violenza d'acqua. Più oltre ſi vede un borro a uſo di tonfani pieni d' acqua, e dopo queſti ſi vede una piccola grotticella, con una ſorgente freſchiſſima, che eſce per una botte di marmo, e da un fiaſco, che tiene in mano un Satirino di bronzo. Più oltre avanzandoſi, vi è una Grotta di figura rotonda, detta di Cu- pido, per eſſervi la ſua ſtatuetta di bronzo in teſta alla medeſima, che per ingegnoſo artifizio ſi volta in giro, e ne tramanda acqua a' riguardanti. Queſta Grotta è tut- ta inganni, come lo è il gentileſco Simu- lacro; perchè quelli, che vi entrano den- tro, non ſe ne accorgendo, ſi trovano ba- gnati così nell'entrarvi, che nel ſedervi, e dalla Cupoletta, che chiude per di ſo- pra detta Grotta, ſcaturiſce gran copia di acqua, che ſorge aſſai in alto. A pochi paſſi trovaſi pure un Teatro in tondo, nel cui mezzo vi ha una pila di marmo, ſo- pra della quale vi ſono alcuni Galli, che gettano acqua in certe nicchie. Si vede an- cora un Villano nel mezzo di due Statue, tutto di marmo, il quale vota un barile in una grand'urna, in cui e iſtoriata di baſſorilievo la caduta di Fetonte. Ma chi può mai ridire minutamente le galanterie, e i giuochi d'acqua, che in queſta Real Villa, e ameniſſimo Barco, che la circon- da, ſi ammirano da per tutto? Perlochè eſortiamo il Foreſtiero a non laſciare di ve- dere queſto delizioſiſſimo luogo, fuori che nel Verno, ove non potrebbe avere il go- dimento dell'acque, nè di un'aria ben temperata. Di qui rimettendo il medeſimo nuovamente dal Palazzo alla ſtrada di Fi- renze, per quella ne faccia ritorno: quan- do non aveſſe tempo di vedere, tirando verſo Tramontana, due luoghi di gran de- vozione, il primo de' quali è il Sacro E- remo di

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MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſa- mente principio da' ſette Beati Romiti No- bili Fiorentini la Religione de' Servi di Ma- ria Vergine, l'anno 1233. e quivi S. Filip- po Benizj noſtro Cittadino, lungo tempo ſtette a far penitenza ſull'alto giogo di quel Monte, veſtito di una folta ſelva di Abe- ti. In mezzo di eſſa ſta il Convento degli Eremiti dell'Ordine da eſſo ampliato de' Servi di Maria Vergine; e vedonſi nel re- cinto le ſette Grotte de' Beati Fondatori, e quella del Santo Propagatore, ove fece- ro lunga dimora; coſe, che muovono lo ſtupore inſieme, e la divozione. Il ſecon- do a piè del Monte Senario è l'antico, e celebre

po

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rinnovato dalla Real Munificenza di Coſi- mo III. ove abitano in oggi Monaci Ci- ftercienſi della ſtretta Oſſervanza, quivi riſtabilita da' Monaci fatti venire dal me- deſimo dalla famoſa Badía della Trappa. Nel ritorno a Firenze, quaſi tre miglia di- ſcoſto da Pratolino, ſulla mano diritta fuori della maeſtra ſtrada, vi è un

CONVENTO di Cappuccini, detto la Con- cezione di Maria Vergine, o i Cappucci- ni di ſopra, a diſtinzione di quelli di Mon- tughi, che ſi chiamano i Cappuccini di ſotto. Dalla mano ſiniſtra, più inoltran- doſi verſo Firenze ſi vede la bella Villa del Duca Salviati di nuove delizie, ed ornamenti magnifici arricchita, al Ponte alla Badía, cosi detto, perchè quaſi in faccia, paſſato il Ponte di Mugnone, ſi ſale per una dritta ſtrada alla

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BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lungo tempo per Cattedrale di Fieſole, poi uſiziata da' Monaci di San Benedetto: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in poſitura di minacciar rovina, Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbricò una bella Chieſa, e Monaſtero a' Canonici Lateranenſi, che già vi erano, a contemplazione di un tal Padre Don Ti- moteo da Verona eccellente Predicatore di quell'Ordine, e per meglio godere la ſua converſazione, vi fece un appartamento per proprio uſo. Vi è una prezioſa Libre- ria con Manoſcritti, e Libri da Canto fer- mo molto ſingolari. Unita alla Chieſa vi è una Cappella, ove fu martirizzato il San- to Veſcovo di Fieſole Romolo, e ſi moſtra- no alcune gocciole di ſangue ſparſo nel ſuo Martirio; vi è altresi un pozzo, che è una parte di un antico Cimiterio di Santi Mar- tiri. In detta Cappella vi ſi conſerva un miracoloſo Crocifiſſo, il quale ſi dice per antica tradizione, che fu dato al Santo Ve- ſcovo Romolo dall'Apoſtolo San Pietro, e che parlo a San Filippo Benizj con dirgli: Vade ad Fratres Matris meæ in Monte Se- nario. Viſtoſi dal Foreſtiero tuttociò, che di queſto antichiſſimo, e devoto Tempio ſi è creduto proprio additarli, paſſi a vedere nel Refettorio di queſti Padri, una pittu- ra a freſco fatta da Giovanni da San Gio- vanni, in cui vien rappreſentato Noſtro Si- gnore a Tavola ſervito da Angioli, molto curioſa per la ſemplicità, quivi uſata dal Pittore, per altro eccellentiſſimo. Non di lungi da queſta inſigne Badía, ſono le ma- gnifiche Ville de' Palmieri, e de' Marcheſi Guadagni. E poi tirando a Tramontana, vi è una

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CHIESETTA, ove ſi conſerva una mira- coloſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo ritro- vato modernamente; e detto luogo ſi chia- ma Fonte Lucente, nominato dal Polizia- no nella Lamia: ed a Levante vi è

SAN DOMENICO, Chieſa dell'Ordine ſuo più ſtetto, ove è Noviziato, e vivono con grandiſſima eſemplarità molti Religioſi, i quali hanno un comodo Convento, e que- ſto fu fondato intorno all'anno 1406. dal Beato Fra Giovanni Domenici a ſpeſe del- la nobiliſſima Famiglia degli Agli, e qui- vi Sant'Antonino fu il primo, che veſtiſ- ſe l'Abito di San Domenico. Sono in que- ſta Chieſa alcune Pitture buone tra le an- tiche, ſi vede quella alla Cappella de' Gad- di della Coronazione della Madonna di Fr. Giovanni Angelico; quella della Natività di Pietro Perugino; e un'altra del Soglia- ni; fra le moderne quella della Nunziata di Iacopo da Empoli, e tutta la volta del- la Chieſa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata già da Giovanni di Coſimo de' Medici col diſegno di Miche- lozzo, la quale è in oggi de' Borgherini; avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col diſe- gno del medeſimo Michelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Villa, una

loz-

CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN GIROLAMO; i quali ebbero principio in Firenze da Carlo Conte di Montegra- nelli circa l'anno 1407. che ha culto di Beato; ma da Clemente IX. furono ſop- preſſi, ed è poſſeduto in oggi detto luogo da' Bardi. In detta Chieſa e degno di oſ- ſervazione un Sepolcro di Franceſco Ferrucci Fieſolano, eccellente e ſingolare Scultore in Porfido, nel quale ſi vede il ſuo Ritrat- to da lui pure ſcolpito in Porfido. Final- mente ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palaz- zo del Veſcovo di Fieſole; e non molto ſi vede di antico, fuori che alcuni frammen- ti della Rocca, e delle Mura; avendo l' anno 1010. i Fiorentini dato il ſacco, co- ine è noto per le Storie, e demolito tut- to. La Chieſa fu ſabbricata l'anno 1028. dal Veſcovo Iacopo Bavaro, di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar maggio- re, ftata traſportata nella parete a ſiniſtra entrando in Chieſa, e collocata in un or- nato di pietra ſerena, vi ſi conſervano le Reliquie di Santo Romolo in una caſſa di marmo miſchio, la Teſta del quale, con un braccio ſi eſpone il dì feſtivo di detto Santo. Vi ſono le Reliquie ancora di quat- tro ſuoi compagni martiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Veſco- vo di Fieſole, e la Cattedra di Sant'An- drea Corſini, altro Veſcovo di queſto luo- go, la quale è ſpecie di Reliquia, come ſtata di già occupata dal Santo nelle ſacre funzioni Veſcovili. La Tavola all'Altare di San Tommaſo della Famiglia Guadagni, è di mano del Volterrano; e l'intero, e baſſorilievo di marmo alla Cappella di Mon- ſignor Salutati, e opera di Mino da Fieſo- le, Scultore bene accreditato de' ſuoi tem- pi; e quelle all'Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di mano di Andrea Ferrucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di

San-

Sant'ALESSANDRO, che in antico chia- mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi e il Corpo di detto Santo, che fu Veſco- vo di queſta Città, e martirizzato nel Bologneſe intorno all'anno 502. Incontro alla Cattedrale ſi e il

PALAZZO del Veſcovo, che è Conte di Turicchi, ed ha vaſta Diogeſi, e vi è un molto ben regolato Seminario per i Che- rici. Sopra il più alto di Fieſole evvi un

CONVENTO di Riformati di San France- ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Roc- ca de' Fieſolani. La Tavola della Conce- zione in detta Chieſa è di mano di Piero di Coſimo, e ve ne ſono altre buone. Scen- dendo è la Chieſa di

di

SANTA MARIA PREMERANA, la quale, ſecondo l'Ammirato, veniva ad eſſere qua- ſi nel mezzo della Città di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze, come lo dimoſtra una Cartella di marmo. Verſo Levante, qualche tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi è un altro

CONVENTO di Zoccolanti, detto alla Doccia, fondato da Giuliano Davanzati noſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo, che per l'adiacenti Colline non più diſco- ſte da Firenze di due miglia, vi ſono ſpar- ſe Ville molto comode, e grandioſe. Pi- gliando la ſtrada, che conduce alla ſoprad- detta Badía di Canonici Lateranenſi, ſi giunge ad altro Convento di Monache, detto

SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO. le quali vivono ſotto la Regola di Sant'A- goſtino, ed in antico avevano il loro Con- vento, dov'è oggi quello de' Riformati a Fieſole, circa l'anno 1334. Nella loro Chie- ſa non vi è di conſiderabile, ſe non la Tavola di mano di Aleſſandro Allori, ove è la Madonna con alcuni Santi, ed il Pa- dre Eterno. E di quivi ritornandoſene il noſtro Foreſtiero in Firenze, come ſtrada più comoda, traſferiſcaſi in altra giornata fuori della

POR-

PORTA A PINTI, ove nella Chieſa di San Gervagio è una Tavola di Santi di Tito; e ſi può oſſervare la Villa de' Gua- dagni di nobile Architettura, con altre molte. Quindi andando alla

PORTA ALLA CROCE. Tutto quel tratto di pianura, che vi è, paſſeggiando per la ſtrada diritta, che conduce al Caſenti- no, e in altri luoghi, è coltivata per la maggior parte a Orti. La prima Villa ſul- la ſiniſtra mano è del Marcheſe del Mon- te: poco più in fu voltando per quella par- te ſi trova un Convento di Monache detto

SAN SALVI, da cui piglia la denomina- zione l'adiacente pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſterj de' Vallombroſa- ni, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. Nel demolirſi un lo- ro antico Convento, per piantarvi la For- tezza di San Giovambatiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi e al preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi, dall'immortal pennello di Andrea del Sar- to, ſi vede dipinto in un arco San Bene- detto, San Giovan Gualberto, San Salvi Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti Mo- naco, e Cardinale; e nel mezzo in un tondo è rappreſentata la Trinità. In faccia del medeſimo v'è un Cenacolo di noſtro Signore, che ſi reputa per la miglior pit- tura, che Andrea faceſſe a' ſuoi giorni; anzi convenendo rovinare per lo detto aſ- ſedio con molti altri ſuburbani Conventi, e Caſamenti, anche la Chieſa di San Sal- vi, con ſue abitazioni, a contemplazione di cosi belle Pitture, fu il Refettorio la- ſciato in piedi; ma per l'introdotta Clau- ſura di Monache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licenza. Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano di Franceſco Morandini da Poppi. Meno d'un miglio diſcoſto da San Salvi ſi trova a piè di quegli ameni Poggi un altro Convento di Monache detto

ſe-

SAN BALDASSARRE, che vivono ſotto la Regola di Sant'Agoſtino; e ſalendo ſulla ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell' Ordine di San Benedetto, intitolato

SAN MARTINO A MAIANO, ove è la Tavola dell'Altar maggiore dipinta dal Grillandaio, beniſſimo conſervata. Per tut- to queſto tratto di Pianura, e di Colline ſi vedono, come negli altri luoghi già de- ſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi poſſeggono i Vitelli, i Gaddi, Albizzi, Salviati, Bonſi, Cerretani, Franceſchi, ed i Fiaſchi, e ſopra tutte Gamberaia de' Capponi, che ha belliſſimi dintorni, e quelle degli Strozzi, de' Pucci, degl'In- contri, e d'altri. un'altra molto bel- la, ma non terminata, vedeſi a Rovez- zano de' Bartolini; ma chi può mai ridi- re il numero di tant'altre, che ſi veggo- no per queſta parte? Onde ci porteremo col noſtro Foreſtiero fuori della

PORTA A SAN NICCOLO', paſſato il Fiu- me, nominata dalla Chieſa Parrocchiale, che è nel Borgo di dentro. Queſta Pianu- ra, che ha per limite a mano ſiniſtra il Fiume Arno, e dalla deſtra alcune Colli- ne, che formano di eſſa quaſi un ſemicirco- lo, che fa corona a detta Pianura, la qua- le è abbondante di ottimi frutti, è nomi- nata Pian di Ripoli, e tale ſi chiama una

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Mo- naci Vallombroſani, che quaſi nel centro di queſto piano è poſta con un comodo Monaſtero, ove ſa ſua reſidenza il Genera- le di quell'Ordire, e fu già Monaſtero di Donne. Alla deſtra mano, voltando da una bella Villa de' Marcheſi Niccolini, già de' Bandini, in non molta diſtanza ſi vede il Monaſtero, detto il

PARADISO. Queſto è un venerabiliſſimo Convento di Religioſe dell'Ordine di San- ta Brigida. Non vi è nella Chieſa coſa al- cuna, che meriti rifleſſione, fuorchè una Madonna, che ſta in mezzo di Santa Bri- gida, e di Sant'Antonino, di mano di Tommaſo da San Frediano, Pittore molto accreditato de' ſuoi tempi. Un altro Con- vento detto

SANTA MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto da queſto più di due miglia, ſulla ſtrada maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spedale di Pa- dronato de' Capitani del Bigallo, che da eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ce- duto fu alle Monache dette di Caſignano, per la minacciante rovina dell'antico loro Convento in quel luogo: e militano ſotto la Regola di San Benedetto con grande oſ- ſervanza. Per tutto queſto delizioſo Piano, e adiacenti Colline vi ſono Caſamenti, e Ville molto belle, in ſpecie quelle de' Pit- ti, Uſimbardi, Palmieri, Marcheſi da Ca- ſtiglione, Ganucci, Marcheſi Capponi da San Frediano, ed altri, che per brevità ſi tralaſciano di nominare. Ma tirando ſulla mano diritta per la ſtrada maeſtra del Chian- ti, ſi vedono le Ville de' Niccolini a Mon- tauto, e degli Ugolini a San Martino, che è bella oltremodo, e per l'altra parte le Ville di Lonchio, e di Belmonte, che fu- rono del celebre Conte Lorenzo Magalotti, ora de' Venturi. Poco più di cinque miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva a

I dro-

LAPPEGGI, Villa già del Cardinale Fran- ceſco Maria de' Medici, e dipoi della Gran Principeſſa Violante Beatrice di Baviera, degna di vederſi per i belli Appartamenti, prezioſi quadri, e ricchi mobili, de' qua- li è abbondantemente fornita. In una di quelle ſtanze ſi ammira un copioſiſſimo nu- mero di vaſellamenti di fina Porcellana, diſpoſta fra altre galanterie di gran pregio. Dalla parte di Tramontana in poca diſtanza da Lappeggi, ſopra una bella eminenza vi è Ligliano, Caſamento per l'Agente, o Fattore di quella Tenuta, che ha Giardini molto vaghi. Sopra di uno ſpogliato Pog- gio tra Mezzogiorno, e Levante, ſi vede la

Fat-

CHIESA DI SANTA MARIA DELl'IMPRU- META, rinomatiſſima per la miracoloſa Im- magine di MARIA Vergine, che vi è; e che portata a proceſſione in tutte le paſſate calamità nella Città noſtra, ſempre ſi ſo- no ottenute le domandate grazie. Miraco- loſiſſimo ſi è il ritrovamento di detta Im- magine: e qui ci piace di dirlo, quaſi co- me ce lo riferiſce Franceſco Rondinelli nel- la Relazione dell'ultimo Contagio di Fi- renze. Volevano quei Popoli fare una Chie- ſa in onore della Vergine, e poſta mano all'opera, rovinava la notte quello, che lavoravano il giorno. Perlochè accortiſi, non eſſer volontà di Dio, che ſi edificaſſe in quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, furono inſpirati a pigliar due Giovenchi non domi, e appiccato loro al giogo alcu- ne pietre, riſolverono, che dove ſi fermaſ- ſero, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luogo eletto da Dio per edificarla. I Gio- venchi ſtraſcinando le pietre, ſi fermarono in quel piano, ove è la Chieſa al preſen- te, ed i circoſtanti allora datiſi a cavare i fondamenti, mentre che uno di quei ma- novali lavorava di forza, ſi udì una voce lamentevole, onde tutti attoniti corſero qui- vi, e trovarono queſta Immagine di MA- RIA Vergine col Figliuolo in braccio. Que- ſta tradizione vien confermata da un mar- mo di baſſorilievo antichiſſimo, il quale è ſotto il Tabernacolo della Madonna: dove è ſcolpito il ritrovamento di eſſa nella ma- niera raccontata, eſſendo oſcuro il tempo preciſo, nel quale accadeſſe tal Prodigio. Vi ſono grandi Indulgenze, e Privilegi con- ceduti da molti Pontefici, e nel giorno di Santo Luca vi è un gran concorſo di Popo- lo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' ufiziata la detta Chieſa da dieci Cappellani con un Pievano, che hanno l'obbligazione di dir- vi quotidianamente il Divino Ufizio, e fu fondata dall'antica Famiglia de' Buondel- monti, che ſino al preſente hanno la libe- ra collazione di quelle Cappellaníe, e l' elezione del Pievano. La Chieſa è in oggi tutta mutata, e riccamente adornata, con Soffitta tutta meſſa a oro, rotta da tre qua- dri, che ſono ſtati fatti da tre de' più ec- cellenti Pittori di Firenze. E' degna di eſ- ſer veduta la Sagreſtia, per la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi ſi conſervano: e chi voleſſe più minuta informazione di tut- to ci, che appartiene a queſta Chieſa, e all'Immagine, che in eſſa ſi venera, e alla devozione, che ſempre vi hanno avu- ta i Fiorentini, potrà vederne le Memorie Iſtoriche, ſtampate da Giuſeppe Manni in Firenze l'anno 1713. All'interno vi ſono molti Caſamenti, e per tutto quel tratto di ſtrada, che dalla ſuddetta Chieſa ricondu- ce a Firenze. Camminando verſo la

I 2 mo

PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono Ville molto belle; fra le quali quella a Mezzomonte de' Principi Corſini, e quel- la degli Alberti: vi ſono Poſſeſſioni ben fornite di Uliveti, e Frutti d'ogni ſorte, e vi producono quei terreni ſquiſiti Vini: e di ciò baſti al noſtro Foreſtiero d'aver noi parlato ſommariamente ad oggetto di non tediarlo, o di non dare a lui impulſo di vedere quello, che a comparazione de' luoghi ſoprannominati, ſi rende molto me- no degno d'eſſer conſiderato. Vogliamo però, che per l'iſteſſa ſtrada di Lappeg- gi, ritornato in Firenze, non laſci di paſ- ſeggiare fuori della

Vil-

PORTICCIUOLA A SAN MINIATO, che è poco diſtante dalla predetta di S. Giorgio. Queſta per un'erta ſalita, ove di ſpazio in ſpazio ſon piantate Croci, nelle quali ſono eſpreſſe le Stazioni della Via Crucis per contemplare la Paſſione del Noſtro Sal- vator Gesù Criſto, conduce a due Chieſe venerabiliſſime, e ad alcune Ville circon- vicine. La prima Chieſa in teſta alla ſali- ta è detta

SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Frati Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ritiro della Provincia Riformata di Toſca- na, i quali, levatine tutti gli ornamenti l'hanno ridotta ad uno ſtato di povera ſemplicità, propria del loro Inſtituto; la quale con ottimo diſegno di Simone del Pollaiuolo fu fatta fabbricare intorno all' anno 1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa fede un'Iſcrizione poſta davanti l'Altar maggiore nel pavimento. Non ha, che una ſola Navata con ſei Cappelle per par- te, ed una di fianco all'Altar maggiore in dentro, con ſuei archi per difuora di Pietra ruſtica, e ſuo Cornicione, che ri- corre intorno la Chieſa, e per l'arco mag- giore della Tribuna. La Tavola della Nun- ziata è di mano di Fr. Gio. Angelico Do- menicano, e quella della Natività di No- ſtro Signore è di Giovanni Antonio Soglia- ni. Sopra la Porta della Sagreſtía la Pietà di terra cotta è di mano di Luca della Robbia, e accanto alla Porta maggiore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco di Mar- cello Virgilio Segretario della Repubblica Fiorentina, e gran Letterato, con un bel- lo Epitaffio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminenza, e vicinanza inſieme della Cit- tà, che quaſi in pianta di quivi, e con pittoreſca proſpettiva ſi gode, con una gran parte de' Villaggi da noi fin quì de- ſcritti. Dal ſuo Fondatore fu raccomanda- ta all'Arte de' Mercatanti, e laſciato en- trate pel ſuo mantenimento. Uſcendo per la Porta del fianco di detta Chieſa, e cam- minando pochi paſſi a man ritta per una Porta della Fortezza, che intorno all'an- no 1526. con diſegno di Michelagnolo Buo- narruoti fu fatta, benchè tirata a fine dal Tribolo, ſi arriva all'altra antichiſſima, e venerabiliſſima

I 3 an-

CHIE-

CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di de- ſcrivere com'ella ſta al preſente si eſterior- mente, che interiormente; ci piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua grande antichità, e origine. Nella perſe- cuzione de' Criſtiani ſotto Decio, trovan- doſi San Miniaro con alcuni compagni a far penitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chieſa, che in quei tempi altro non v'era, che un piccolo Oratorio dedicato all'Apo- ſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia; il Tiranno con doni, ed offerte d'ingran- dimento, lo tentò a rimuoverſi dalla Reli- gione Criſtiana; ma nulla valendo a fran- gere la coſtante Fede del Santo, dopo di- verſi martirj, da' quali per alcun tempo Iddio lo preſervò, gli fece tagliar la teſta in un luogo detto fino a' noſtri giorni San- ta Candida, detta dal Candidato de' Mar- tiri; ma il Santo riducendoſela al buſto, paſſato l'Arno, e ſalito in quefto Poggio, rendè nel ſuddetto Oratorio l'Anima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo corpo; e da' Fiorentini, poichè paleſemente diven- nero Criſtiani, fabbricata una Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì nobile, e grande, che ſi vede al preſente, fu alzata nell'anno 1013. a' 26. d'Aprile con conſiglio d'Ilde- brando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſſen- ſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo primo Im- peradore, e ſecondo Re di Germania, e di Santa Cunegonda ſua moglie, che la do- tarono di molte tenute, e con ſolenne pom- pa vi fecero traslatare il Corpo di San Mi- niato nell'Altare, che è ſotto le volte della medeſima Chieſa; la quale da' Fio- rentini fu data in cura a' Conſoli dell'Ar- te de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre navate, e vi ſono due ſcale di pietra ru- ſtica quaſi al mezzo della Chieſa, per do- ve ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſul- l'antica coſtumanza della primitiva Chie- ſa. Queſto è tutto di marmi, e porfidi intagliati, e intramezzati; e dietro all'Al- tare vi ſono cinque fineſtroni ſerrati di tra- ſparentiſſimo marmo; e nella lunetta ſemi- rotonda di Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a mano ſiniſtra l'Effigie di San Mi- niato. Davanti le volte, e ove elle ter- minano, pure iſolata vi è una Cappella di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici, ove è un partimento d'ottangoli belliſſi- mo, lavorato da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la belliſſima Cappella, che ſi vede dedicata a S. Iacopo, fu fatta alla memoria del Cardinale Iacopo di Portogal- lo, con partimento tutto di marmi, e por- fidi, come ſono la Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro, lavorati da Antonio Roſſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſimo, e vi è queſto Epitaffio:

I 4 ta-

Regia Stirps Iacobus nomen Luſitana propago Inſignis forma ſumma pudicitia Cardineus titulus morum nitor optima vita Ifta fuere mihi mors iuvenem rapuit.

Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo Luca della Robbia fece in quattro tondi ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di ma- no d'Antonio del Pollaiuolo è la Tavola a olio, entrovi S. Iacopo, S. Euſtachio, e S. Vincenzio; eſſendo di Pietro ſuo fratel- lo alcuni Profeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella, ſiccome in un mezzo tonde la Nunziata. E nella Sagreſtia alcu- ne azioni di S. Benedetto dipinte a freſco, ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa di cui ſi è fatto lungo ragionamen- to, ſervita di Sepoltura a più Martiri, fu negli antichi tempi ufiziata da' Monaci di S. Baſilio, poi da quelli di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette alcun tempo S. Gio. Gualber- to Fiorentino de' Signori di Petroio (dopo d'avere magnanimamente perdonato al ne- mico, che aveva ammazzato Ugo ſuo fra- tello) riſcontratolo poco ſotto a S. Minia- to, ove è una memoria del generoſo fatto già noto, in un Tabernacolo con Iſcrizio- ne; e del Crocifiſſo, che chinò la teſta, il quale era in quei tempi nella ſuddetta Chieſa, nella mentovata Cappella di mez- zo; e ora in quella di Santa Trinita den- tro la Città de' Monaci del ſuo Ordine, come è ſtato detto in quel luogo. L'an- no 1373. a' 27. del meſe d'Agoſto ſotto Gregorio XI, uſciti molto prima i Monaci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte Uli- veto, i quali vi ſtettero fino al 1542. che di quivi per qualunque motivo ciò foſse, ſi partirono al tempo del Granduca Coſimo I. e in detta occaſione levarono le oſſa di S. Miniato. Mantengono però i detti Mo- naci fino in oggi un certo ſpirituale poſ- ſeſſo, celebrandovi Meſſe in alcuni giorni dell'Anno, e facendovi altre funzioni ſa- cre. In ſomma era tale la venerazione ver- ſo queſto antichiſſimo Tempio di S. Minia- to, che S. Frediano Veſcovo di Lucca ſo- leva ogni anno col ſuo Clero, nel giorno feſtivo di quefto Santo Martire, andare a viſitarlo; e i Veſcovi Fiorentini ebbero per coſtume in antico, dopo aver preſo il lor ſolenne poſſeſſo, di far quivi immediata- mente la Viſita. Quivi fono ſtate moder- namente fabbricate ſemplici, ma comode ſtanze per uſo degli Eſercizj ſpirituali di Sant'Ignazio, ſotto la direzione de' Padri Geſuiti in vari tempi dell'Anno. E ciò baſti per iſtruzione al noſtro Foreſtiero, il quale ſi avverte, che oltre a' nobiliſſimi Palagi, e ſontuoſe Chieſe, che ſono nel Contado Fiorentino in maggior diſtanza del- le qui deſcritte, vi fono i tre famofi San- tuarj, cioe la Vallombroſa, il Sacro Ere- mo di Camaldoli, e il Santo Monte del- l'Alvernia, ove nel primo S. Gio. Gual- berto, nel ſecondo S. Romualdo, lunga penitenza fecero, e fondarono i loro Ordi- ni; e nel terzo S. Francefco riceve da Gesù Criſto le Sacre Stimate; luoghi tutti tre di ſingolariſſima devozione.

I 5 ve-

IL FINE.

INDICE

delle coſe più notabili, che fono deſcritte nel preſcnte Riſtretto.

A

ABbandonati. Chieſa, e Conſervatorio. a carte. 78.

Abitazione degli Antinori. 140.

Arnaldi. 18.

Bargigli. 30.

Baroncini. 53.

Buonarruoti. 48.

Caccini. 47.

Canigiani. 127.

Gabburri. 48.

Gondi. 27.

Martelli. 18.

Montalvi. 50.

Mozzi. 127.

Naldini. 27.

Nelli. 76.

Pazzi. 50.

Roffia. 47.

Roſso. 141.

Scarlatti. 129.

Accademia degli Apatiſti. 52.

di Bottanica. 25.

I 6 Ac-

Accademia della Cruſca. 52.

Fiorentina. 52.

S. Agata. Chieſa, e Monaſtero. 77.

S. Agoſtino. Chieſa, e Convento. 131.

S. Aleſsandro. Chieſa di Fieſole. 189.

Aleſsandro Magno. Statua. 126.

S. Ambrogio. Chieſa. e Monaſtero. 47.

SS. Apoſtoli. Chieſa. 91.

Archivio Fiorentino. 116.

Artimino. Villa di S. M. I. 167.

B

BAdia di Buonſollazzo. a carte 185;

di Fieſole. 186.

di Firenze. 53.

di Ripoli. 193.

di Settimo. 159.

S. Baldaſsarre. Monaſtero, e Chieſa. 192.

Barco Reale. 167.

Baſe di S. Lorenzo. 67.

Bigallo. Monaſtero, e Chieſa. 193.

Boldrone. Monaſtero, e Chieſa. 172.

C

CAmpanile del Duomo, a carte 14.

di Palazzo Vecchio. 103.

Cappella di Pratolino. 177.

de' Sereniſſimi Principi. 75.

Cap-

Cappella di Palazzo Vecchio. 108.

degli Spagnuoli. 83.

Cappuccini di Montughi. Chieſa, e Conven- to. 174.

di Sopra. Chieſa, e Convento. 185.

Carceri. 53. 66.

Careggi. Villa di S. M. I. 174.

Carmine. Chieſa, e Convento. 141.

Caſa del Viviani Mattematico. 79.

Caſcine. 163.

Caſino de' Principi Corſini. 85.

di S. Marco. 24.

del Marcheſe Riccardi. 79.

Caſtellina. Convento, e Chieſa. 169.

Caſtello. Villa di S. M. I. 169.

Cavallerizza. 26.

Centauro. Statua. 120.

Certoſa. Chieſa, e Convento. 156.

Ceſtello. Chieſa, e Convento. 146.

S. Chiara. Chieſa, e Monaſtero. 141.

Cignale di Mercato Nuovo. 125.

Colonna di S. Felice in Piazza. 136.

di S. Felicita. 129.

di S. Giovanni. 17.

di Mercato vecchio. 116.

di S. Trinita. 89.

Compagnia del Gesù. 62.

di S. Gio. Batiſta detta lo Scalzo. 25.

di S. Marco. 77.

Concezione. Congrega. 32.

Concilio Fiorentino. 14.

Conſervatorio de' Poveri. 78.

Convertite. Chieſa, e Monaſtero, 141.

Corridore de' Pitti, 102.

S. Cro-

S. Croce. Chieſa, e Convento. 58.

Cupola del Duomo. 8.

D

DOccia. Chieſa, e Convento. a cart. 190.

Doccia. Villa del Ginori, ove è la fab- brica delle Porcellane. 173.

S. Domenico di Fieſole. Chieſa, e Convento. 187.

S. Donato in Polveroſa. Chieſa, e Monaſte- ro. 163.

Duomo. Metropolitana. 7.

di Fieſole. 188.

F

FAbbrica degli Ufizj. a carte 91.

S. Felice in Piazza. Chieſa, e Monaſte- ro. 136.

S. Felicita. Chieſa, e Monaſtero. 129.

Fieſole. 188.

S. Filippo Neri. Oratorio, e Caſa. 55.

Fontana di Piazza del Granduca. 110.

Fonte Lucente. Chieſa. 187.

Fortezza da Baſso. 79.

S. Franceſco di Fieſole. Chieſa, e Conven- to. 189.

S. Franceſco al Monte. Chieſa, e Conven- to. 197.

S. Fran-

S. Franceſco di Paola. Chieſa, e Conven- to. 158.

S. Frediano. Chieſa, e Monaſtero. 145.

G

S. GAggio. Chieſa, e Monaſtero, a car. 155.

Galleria di S. M. I. 92.

Ghetto degli Ebrei. 117.

Giardino di Boboli. 134.

de' Caccini. 47.

de' Canonici. 85.

de' Capponi. 44.

di Caſtello. 171.

de' Corſini. 85.

de' Gaddi. 80.

de' Padri Geſuiti. 45.

de' Gianni. 128.

dell'Imperiale. 155.

delle Quiete. 172.

de' Riccardi. 79.

del Roſso. 141.

de' Salviati. 45.

de' Semplici. 25.

della Vaga Loggia. 162.

de' Ximenes. 45.

S. Gio. Batiſta. Chieſa. 15.

S. Giovanni Evangeliſta. Padri Geſuiti. 18.

S. Girolamo. Chieſa. 131. 188.

Giuoco del Calcio. 63.

Granaio pubblico. 147.

S. Gregorio. Chieſa, e Caſa. 129.

Guardaroba di S. M. I. 107.

I

S. IAcopo ſopr' Arno. Chieſa. a car. 148.

S. Iacopo tra' Foſſi. Chieſa. 57.

Imperiale. Villa di S. M. I. 153.

Impruneta. Chieſa. 195.

L

LApo. Chieſa, e Monaſtero. a car. 190.

Lappeggi. Villa di S. M. I. 194.

Libreria di S. M. I. 134.

della Badia di Fieſole. 186.

de' Camaldolenſi. 32.

di S. Croce. 63.

de' Gaddi. 80.

de' Giraldi. 76.

de' Guadagni. 44.

di S. Lorenzo. 72.

Magliabechiana. 92.

di S. Marco. 24.

Marucelliana. 221.

di S. Maria Novella' 84.

di S. Maria Nuova. 30.

della SS. Nunziata. 43.

de' Riccardi. 20.

de' Rinuccini. 141.

de' Padri Teatini. 120.

degli Strozzi. 148.

Loggia, detta de' Lanzi, 198.

Log-

Loggia de' Tornaquinci. 88.

S. Lorenzo. Chieſa inſigne. 67.

S. Lucia, Chieſa, e Monaſtero. 162. 169.

Luoghi Pii. Quanti in Firenze. 5.

M

MAdonna della Pace. Chieſa a car. 152. del Sacco. 36.

Magiſtrati di Firenze. 91

Majano. Monaſtero, e Chieſa. 192.

S. Marco. Convento, e Chieſa. 22.

S. Maria. in Campo. Chieſa. 51.

S. Maria di Candeli. Monaſtero, e Chieſa 47.

S. Maria Maddalena. Monaſtero, e Chieſa, 45.

S. Maria Maggiore. Convento, e Chieſa. 120.

S. Maria Novella. Convento, e Chieſa. 80.

S. Maria Premerana. Chieſa di Fieſole. 190.

S. M. delle Selve. Chieſa, e Convento. 162.

S. Marta. Monaſtero, e Chieſa. 175.

S. Martino. Oratorio. 52.

S. Matteo in Arcetri. Monaſt. e Chieſa. 155.

Mercato Nuovo. 125.

Vecchio. 116.

S. Michele Berteldi. Chieſa. 117.

S. Michele Visdomini. Monaſtero, e Chieſa. 28.

S. Miniato al Monte. Chieſa. 199.

Miracolo di Sant'Ambrogio. 47.

Monaci Camaldolenſi. 31.

Ciſtercienſi. 146.

Monaſterj di Clauſtrali, e Monache quanti. 5.

Monte Cucco. 128.

Gufo-

Monte Gufoni. Villa. 157.

Senario. Eremo, e Chieſa. 184.

Uliveto. Monaſtero, e Chieſa. 158.

Muſeo Fiorentino. 102.

N

S. Niccolò oltr'Arno. Chieſa, a car. 128.

SS. Nunziata. Chieſa, e Convento. 33.

O

OGniſsanti. Convento, e Chieſa. 85.

Origine di Firenze. 1.

Orſan-Micbele. Chieſa. 112.

Opera del Duomo. 27.

P

PAdri delle Scuole Pie. Chieſa. a car. 52.

Loro Noviziato al Pellegrino. 175.

Palazzo degli Albizi. 50.

degli Altoviti. 50.

Antinori. 117.

Arciveſcovo. 17.

Baldinucci. 48.

Bartolini. 89.

Beccuto Orlandini. 121.

Bor-

Palazzo Borgherini. 91.

Capponi. 21. 43. 127. 146.

Caſtelli. 140.

Cerretani. 80.

Coppoli. 21.

Corſi. 117.

Corſini. 57. 85. 87.

Franceſchi. 131.

Gerini. 27.

Gherardeſca. 44.

Giacomini. 117.

Gianni. 128.

Ginori. 76.

Giugni. 32.

Gondi. 56.

Grifoni. 32.

Guadagni. 21. 44.

Guicciardini. 131.

Incontri. 27.

Malaſpina. 123.

Martellini. 30.

Martini. 122.

Marucelli. 76.

Mondragone. 80.

Nero. 128.

Niccolini. 32.

Panciatichi. 21.

Pandolfini. 78.

Paſquali. 117.

Pecori. 141.

Pitti. 131.

Poteſtà. 53.

Pucci. 28. 28.

Ricaſoli. 27. 86.

Riccardi. 19. Palazzo Ridolfi. 84.

Rinuccini. 141.

Rucellai. 86.

Salviati. 52. 53.

Sera. 48.

Serriſtori. 128.

Spini. 89.

Strozzi. 49. 51. 88.

Tempi. 127.

Valori. 50.

Vecchio. 103.

Veſcovo di Fieſole. 189.

Vitelli. 128.

Ximenes. 45.

Zanchini. 148.

S. Pancrazio. Monaſtero, e Chieſa. 88.

Pandette Fiorentine. 107.

S. Paolino Convento, e Chieſa. 88.

Paradiſo. Monaſtero, e Chieſa. 193.

Pavoniere. 166.

Petraia. Villa di S. M. I. 168.

Piazza di Santa Croce. 63.

del Granduca 103.

del Grano. 57.

di S. Maria Novella. 84.

della Santiſſima Nunziata. 32.

de' Pitti. 132.

S. Pier Maggiore. Monaſtero, e Chieſa. 49.

S. Piero a Monticelli. Monaſtero, e Chieſa 159.

Poggio a Caiano. Villa di S. M. I. 163.

Ponte alla Carraia. 147.

alle Grazie. 129.

a S. Trinita. 147.

Pon-

Ponte Vecchio. 126.

Porta alla Croce. 191.

a S. Frediano. 158.

a S. Gallo. 174.

a S. Niccolò. 193.

al Prato. 162.

Romana, o ſia di S. Piero in Gat- tolino. 152.

Porticciola a San Giorgio. 196.

a S. Miniato. 197.

delle Mulina. 162.

a Pinti. 191.

Portico. Monaſtero, e Chieſa. 156.

Pratolino. Villa di S. M. I. 175.

S. Procolo. Chieſa. 53.

Q

QUiete. Conſervatorio, e Chieſa. a car. 172.

R

RUota Fiorentina. a car. 102.

S

SAla di Udienza. 107.

S. Salvadore. Chieſa. 13.

S. Sal-

S. Salvi. Monaſtero, e Chieſa. 191.

Serraglio de' Leoni. 26.

Seminario Fiorentino. 122.

Fieſolano. 189.

S. Simone. Chieſa. 65.

Spedale de' Convaleſcenti. 84.

di San Giovanni di Dio. 86.

degl'Incurabili. 78.

degl'Innocenti. 33.

di San Marco per i Pellegrini. 77.

di Santa Maria Nuova. 28.

di San Matteo. 26.

de' Preti. 77.

di San Tommaſo d'Aquino. 30.

S. Spirito. Convento, e Chieſa. 137.

Spirito Santo. Monaſtero, e Chieſa. 131.

S. Stefano. Monaſtero, e Chieſa. 126.

Studio Fiorentino. 51.

T

TEatro di Via del Cocomero a car. 27.

di Via della Pergola. 31.

S. Trinita. Chieſa. 89.

INDI-

TAVOLA

Degli Uomini illuſtri nelle loro re- ſpettive Arti nominati nel pre- ſente Riſtretto.

A

ALberti Leon Batiſta Architetto. a carte 41. 86.

Albertinelli Mariotto Pittore. 40. 157.

Allori Agnolo Pittore. 42. 61. 82. 139.

Aleſſandro Pittore detto il Bronzino. 19. 23. 29. 39. 42. 60. 77. 82. 83. 139. 140. 156. 164. 165. 190.

Criſtofano Pittore. 42. 90.

Ammannati Bartolommeo Scultore e Archi- tetto. 18. 32. 50. 110. 132. 147. 170. 171. 182.

Anderlini Pietro Pittore. 18.

Andrea Piſano Scultore. 15.

Andreozzi Scultore. 39.

Aſpetti Tiziano Scultore. 90. 100.

Averani Benedetto. 50.

B

BAccio d'Agnolo Architette, a car. 9. 50. 65. 89. 91. 140.

Baccio

Baccio da Monte Lupo Scultore. 114.

Baldovinetti Aleſſio Pittore. 37. 90.

Bandinelli Baccio Scultore. 11. 12. 41. 67. 103. 104. 106.

Del Barbiere Aleſsandro Pittore. 59.

Bardi Donato di Betto, detto Donatello Scul- tore. 8. 14. 17. 18. 20. 58. 59. 70. 71. 107. 108. 114. 121.

Barocci Iacopo, detto Vignola Architetto. 130.

Fra Bartolommeo Pittore. 70. 161.

Benedetto da Majano Scultore. 11. 62. 88. 107.

Benedetto da Rovezzano Scultore. 12. 91. 143.

Berrettini Pietro da Cortona Pittore. 119. 133.

Di Bicci Lorenzo Pittore. 29. 127.

Bilivelti Antonio Pittore. 42. 59. 119. 121.

Bonechi Matteo Pittore. 44.

Botticelli Sandro Pittore. 49. 138. 139. 141.

Boſchi Fabbrizio Pittore. 24. 86.

Buffalmacco Buonamico Pittore. 113.

Buonarroti Filippo Senat. e Auditore. 43.

Michelagnolo Pittore, Scultore, Ar- chitetto, e Poeta. 10. 11. 19. 48. 58. 69. 70. 71. 72. 94. 100. 103. 106. 112. 135. 198.

Buontalenti Bernardo Architetto. 24. 28. 32. 53. 90. 92. 102. 135. 167. 175.

Franceſco Architetto. 175.

Butteri Giammaria Pittore. 85. 145.

Bac-

C

CAccini Giovanni Architetto. a car. 35. 51. 90. 121. 139. 148. 158.

Caliari Paolo detto il Veroneſe Pittore. 100.

Di Cambio Alfonſo Architetto. 9. 54. 58. 103.

Caparra.... Scultore. 89.

Caracci Annibale Pittore. 100.

Carletti.... Pittore. 130.

Carlo Aretino Scultore. 10.

Del Caſtagno Andrea Pittore. 53.

Cateni Giovan Cammillo Scultore. 39.

Del Cavaliere Batiſta Scultore. 59.

Cavallini Pietro Pittore. 22. 34.

Cellini Benvenuto Scultore. 108.

Cerruti.... Architetto. 146.

Chiaviſtelli Jacopo Pittore. 45.

Cigoli Lodovico Pittore. 22. 48. 49. 51. 59. 60. 83. 88. 105. 121. 156.

Cimabue Giovanni Pittore. 62. 83.

Cioli Valerio Scultore. 59. 136. 182.

Ciurini Bernardino Architetto. 30. 53.

Di Credi Lorenzo Pittore. 11. 25. 141. 146.

D

DEl Dadda Romolo Scultore. a car. 89.

Dandini Pietro Pittore. 40. 43. 46. 97. 122. 146.

K Danti

Danti Vincenzio Scultore. 15.

Doſi Gio. Antonio Architetto. 17. 60. 82. 117.

E

EMpoli Pittore. a car. 28. 40. 53. 70. 83. 89. 90. 136.

F

FAlconieri Cav. Paolo Architetto. a c. 28.

Ferretti Giovanni Pittore. 54. 97.

Ferri Antonio Architetto. 87. 131.

Ciro Pittore. 46.

Ferrucci Andrea Scultore. 12. 189.

Franceſco Scultore. 188.

Ficherelli Pittore detto Ripoſo. 29.

Filippo di Ser Brunelleſco Pittore e Architet- to. 9. 11. 32. 33. 51. 63. 71. 72. 82. 132. 137. 186.

Foggini Giovan Batiſta Scultore e Architetto 20. 39. 43. 47. 61. 80. 97. 117. 143. 144. 146.

Giulio Architetto. 61.

Vincenzio Scultore. 61.

Fontana Cav. Carlo Architetto. 21. 44.

Fortini Anton Maria Scultore. 61.

Giovacchino Scultore. 56.

Francavilla Pietro Scultore. 23. 60. 146. 148.

Fran-

Franceſchini Baldaſsarre detto il Volterrano 29. 38. 40. 41. 44. 49. 60. 79. 121. 130. 168. 169. 189.

Franceſco da S. Gallo Scultore. 10. 43. 72. 115.

Franchi Antonio Pittore. 146.

Franciabigio.... Pittore. 25. 37. 49. 138. 164.

G

GAbbiani Anton Domenico Pittore. a c. 47. 56. 87. 122. 131. 146. 165.

Gaddi Agnolo Pittore. 115.

Taddeo Pittore. 83. 113. 125.

Galletti P. Filippo M. Teatino Pittore. 119.

Galli Bibbiena Antonio Pittore e Archi- tetto. 31.

Del Garbo Raffaello Pittore. 70. 159.

Garzia Giovanni Pittore. 86.

Gherardini Aleſsandro Pittore. 31. 49. 56. 57. 87. 122. 146.

Gherardoun.... Pittore Olandeſe. 100.

Ghiberti Lorenzo Scultore. 12. 15. 114.

Gianrè Domenico Pittore. 31.

Giordano Luca Pittore. 20. 32. 46. 144. 153.

Giotto Pittore. 8. 14. 62. 113. 138.

Fr. Giovanni Pittore. 136.

Fr. Giovanni Angelico Pittore. 187. 198.

Giovanni d'Antonio detto Nanni Sculto- re. 114.

K 2 Giovan

Giovan Bologna Scultore. 22. 33. 109. 111. 114. 120. 122. 135.

Giovanni da Piſa Scultore. 8.

Giovannozzi Pietro Architetto. 48.

Giuliano di Baccio di Agnolo. 11.

Giuliano da San Gallo Architetto. 56. 164.

Gori Dottore Anton Franceſco. 102.

Gregori Carlo Inciſore in Rame. 102.

Ghirlandaio Ridolfo Pittore. 8. 48. 82. 90. 108. 137. 139. 192.

Domenico Pittore. 160.

I

IAcopo del Caſentino Pittore. a car. 115. 169.

Iacopo da Empoli Pittore. 187.

Iacopo da Pontormo Pittore. 28. 37. 53. 84. 130. 156. 164. 165. 169.

L

LAndini Taddeo Scultore. a car. 139. 148.

Lapi Niccolò Franceſco Pittore. 56.

Ligozzi Iacopo Pittore. 42. 81. 86. 105.

Lippi Fra Filippo Pittore. 48. 55. 82. 140. 146.

Lomi Aurelio Pittore. 138.

Lorenzi Stoldo Scultore. 135.

Lotti Carlo Pittore. 39.

Macchie-

M

MAcchietti Girolamo Pittore. a car. 70. 81. 142.

Mannaioni Giulio Ingegnere e Pittore. 31.

Mannozzi Giovanni detto Giovanni da San Giovanni Pittore. 65. 66. 86. 90. 136. 137. 161. 186.

Maratta Carlo Pittore. 87.

Marcellini Carlo Scultore. 39. 46. 144.

Marcello Provenzale Pittore. 130.

Marinari Onorio Pittore. 55. 56. 65. 121.

Martinelli Pittore. 112.

Maſaccio Pittore. 142.

Maſolino Pittore. 142.

Di Meglio Iacopo Pittore. 59.

Memmi Simone Pittore. 83.

Meucci Vincenzio Pittore. 55. 72. 80.

Meus Livio Pittore. 153. 174.

Michelozzi Michelozzo Architetto. 19. 24. 38. 86. 104. 174. 187. 188.

Del Minga Andrea Pittore. 59.

Mino da Fieſole Scultore. 55. 189.

Monaldi Bernardino Pittore. 142.

Montauti Antonio Scultore. 56. 130.

Montorſoli.... Scultore. 71.

Morandi Giovan Maria Pittore. 56.

Morandini Franceſco Pittore detto il Pappi. 23. 28. 192.

Del Moro Lorenzo Pittore. 63. 187.

Moücke Franceſco. 102.

K 3 Naldi-

N

NAldini Gio. Batiſta Pittore. a car. 23. 55. 60. 61. 65. 81. 145.

Nelli Senat. Gio. Batiſta. 79.

Del Nero Tommaſo Architetto. 129.

Niccola Piſano Architetto. 159.

Niccolò detto il Tribolo Scultore. 169. 170. 171. 198.

Nigetti Matteo Architetto. 40. 49. 85. 118.

Novelli Antonio Scultore. 36.

O

OLbino di Baſilea Pittore. a car. 100.

Dell'Opera Giovanni Scultore. 11. 12. 59.

Orcagna Andrea Pittore, Scultore e Archi- tetto. 108. 112. 115. 156.

Orlandi Luigi Architetto. 21.

P

PAgani Gregorio Pittore. a car. 145.

Paggi Gio. Batiſta Pittore Lombardo. 22. 29. 42.

Pagni Franceſco Pittore. 86.

Palladio Andrea Architetto. 112.

Palma Felice Scultore. 90.

Paolo

Paolo Veroneſe Pittore. 100.

Parigi Alfonſo Architetto. 129.

Paſſignani Domenico Pittore. 19. 22. 23. 28. 42. 43. 45. 49. 65. 90. 105. 138. 142. 146. 158.

Petrucci Benedetto Scultore. 119.

Piamontini Giuſeppe Scultore. 16. 39. 146.

Piattoli Gaetano Pittore. 53.

Piero di Coſimo Pittore. 137. 138 190.

Pietro Perugino Pittore. 39. 141. 187.

Pierotti.... Scultore. 83.

Pignoni Simone Pittore. 42. 130. 158.

Poccetti Bernardino Pittore. 11. 23. 24. 33. 36. 45. 84. 90. 121. 130. 136. 140. 141. 142. 145.

Poliziano Agnolo. 10.

Del Pollaiolo Antonio Pittore. 36. 197. 201.

Pietro Pittore. 201.

Simone detto il Cronaca Scultore e Ar- chitetto. 88. 140.

Della Porta Fra Bartolommeo Pittore. 22.

Portigiani Fra Domenico Scultore. 23.

Pucci Gio. Antonio Pittore. 23.

Pugliani.... Pittore. 121.

Puglieſchi Antonio Pittore. 56.

Puglio.... Pittore. 160.

R

RAffaello da Mantelupo Scultore. a. c. 71.

Raffaello da Urbino Architetto. 78. 100.

Ricci Baſtiano Pittore. 77.

Fra

Fra Riſtoro Architetto. 80.

Della Robbia Luca Scultore. 85. 91. 198. 200. 201.

Roſa Salvadore Pittore. 137.

Roſselli Matteo Pittore. 22. 24. 36. 85. 121.

Roſsellini Antonio Scultore. 200.

Coſimo Pittore. 37.

Matteo Pittore. 118. 119.

Roſſi Vincenzio Scultore. 12. 104. 106.

Roſso.... Pittore. 37. 70.

Rubens Pietro Paolo Pittore. 100.

Ruggieri Ferdinando Architetto. 21. 56. 118.

Ruſtici Giovan Franceſco Scultore. 16.

S

SAgreſtani Giovanni Pittore. a car. 56.

Salimbeni Ventura Pittore. 36.

Salviati Franceſco Pittore. 55. 58. 107.

Salvini Abate Antommaria. 21. 39.

Sanſovino Scultore. 12. 15. 139.

Santi di Tito Pittore. 22. 31. 43. 57. 58. 61. 81. 84. 85. 142. 157. 158. 191.

Del Sarto Andrea Vannucchi Pittore. 25. 36. 37. 38. 57. 100. 164. 191.

Scamozzi.... Architetto. 51.

Segaloni Matteo Architetto. 54.

Silvani Gherardo Architetto. 21. 27. 56. 118.

Pier Franceſco. 43. 82. 87.

Fra

Fra Siſto Architetto. 80.

Sogliani Gio. Antonio Pittore. 70. 187. 189.

Soldani Benzi Maſſimiliano Scultore. 39.

Spinello Spinelli Pittore. 201.

Staggi.... Pittore. 31.

Stradano Giovanni Pittore. 39. 61. 138.

Suſini Franceſco Scultore. 119.

T

TAcca Pietre Scultore. a c. 33. 125. 126.

Tafi Andrea Scultore. 16.

Taſso Bernardo Architetto. 112. 125.

Tatti Iacopo, vedi Sanſovino.

Tempeſta.... Pittore. 130.

Ticciati Girolamo Scultore. 16. 61. 81. 141.

Tintoretto.... Pittore. 100.

Tommaſo da S. Fridiano Pittore. 193.

V

VAndick Pittore. a car. 100.

Vannini Ottavio Pittore. 119.

Vannucchi Andrea, vedi del Sarto.

Vaſari Giorgio Pittore. 11. 43. 54. 58. 59. 61. 73. 82. 91. 102. 104. 106. 142. 166.

Vanhonhout Gherardo Pittore Fiammin- go. 130.

Uccelli Paolo Pittore. 83.

Vera-

Veracini Agoſtino Pittore. 83.

Verrocchio Andrea Architetto. 9. 72. 104. 114.

Ugolino Saneſe Pittore. 115.

Vignali.... Pittore. 40. 66. 118. 137.

Ulivelli Coſimo Pittore. 38. 40.

Z

ZOcchi Giuſeppe Pittore. a car. 31.

Zuccheri Federigo Pittore. 11.

IL FINE.