L'ANTIQUARIO FIORENTINO 1765 Firenze it l215.xml

L'ANTIQUARIO FIORENTINO O SIA GUIDA PER OSSERVAR CON METODO LE COSE NOTABILI DELLA CITTA' DI FIRENZE.

IN FIRENZE L'ANNO MDCCLXV. NELLA STAMPERIA IMPERIALE.

CON LICENZA DE' SUPERIORI.

AMICO LETTORE.

MIo intendimento non è, amico Lettore, di darti in queſto Libretto coſa del tutto nuova, o che non ſia mai uſcita alla lu- ce, ma ſoltanto in queſta riſtampa ho inteſo di aggiunger la notizia di quelle molte coſe, che fin quì erano ſtate omeſſe, e che ſono eſpo- ſte alla pubblica viſta, o ſieno Pitture a fre- ſco, oppure a olio, Sculture, Architetture, ed altro, che o per la ſua bellezza, o per l'anti- chità, o per il poſto ove ſon ſituate, tanto nei Palazzi, quanto nelle pubbliche Chieſe, meri- tano oſſervazione, o delle quali dall'erudito Foreſtiero può facilmente farſene ricerca, nell' atto, che con la guida di queſto Libretto ſi porta a conoſcere, et ad oſſervare in Perſona ſu i ſuoi veri luoghi, le più pregevoli bellez- ze di queſta noſtra Città: Di tutte queſte ope- re pertanto, mi ſono ſtudiato di dirtene i veri autori ſecondo le memorie che ſono ſta- te ſcritte da coloro, che diffuſamente han- no parlato della noſtra Città, e ſecondo il ſentimento dei più accreditati viventi Mae- ſtri. Ed acciocchè ti rieſca più comoda l'oſ- ſervazione delle Fabbriche, e dei lavori che quì ſi deſcrivono, ho procurato di dare a queſto medeſimo Libro un ordine più rego- lare, e ſpecialmente nelle maggiori Chieſe, coſicchè ad una ſola ſcorſa per le mede- ſime, ſi abbia ſotto degli occhi una ſempli- ce sì, ma chiara notizia di ciò che è più paleſe, o più degno di oſſervazione. Diſſi ſemplice Notizia, perchè tale è l'idea di queſto Libro, giacchè l'erudito Foreſtiero, che più minutamente deſideraſſe d'eſſere in- formato, potrà facilmente reſtar contento, indirizzandoſi a conſultar le voluminoſe ope- re di tanti Autori, che ne hanno ſcritto an- che in queſti ultimi tempi, come diffuſa- mente dimoſtrano le copioſe e diligenti Lezio- ni del Padre Giuſeppe Richa della Compa- gnia di Gesù. Deſidero, che queſte mie pic- cole fatiche incontrino il tuo gradimento, e vivi felice.

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DELL'

DELL'ORIGINE E DE' PROGRESSI DELLA CITTA' DI FIRENZE.

FIrenze, Colonia antichiſſima dei Roma- ni, qualunque ſiaſi l'opinione de' diver- ſi Scrittori che voglia ſeguitarſi, certo è, che non dall'infima Plebe, ma da' più ſcelti Cavalieri, e da' più valoroſi Soldati dell'in- ſigne Città di Roma ebbe principio. Poichè altri vollero che ella derivaſſe da' Seguaci di Silla; altri da' Triumviri; altri da' Popoli Fie- ſolani; non mancando chi abbia creduto che Ercole Libico ne ſia ſtato il fondatore. Ed in vero, ſecondo l'autorità di Giulio Fron- tino, e di altri ſolenni Autori uniti alla co- mune ſicura credenza, a Firenze già fonda- ta fu dedotta anticamente da'Triumviri la Colonia de' Romani, popolata non dall'in- fima plebe, ma da' più ſcelti Soldati di Ceſa- re; e che da Floro è annoverata Firenze fra' più ſplendidi Municipi d'Italia. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni tempo ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna impreſa, benchè difficile, e grande, intentata laſcia- rono, per acquiſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Patria ornamento, e ſplendore. Scoſ- ſo il duro giogo di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la caduta dell'Imperio Occidentale nel quinto ſecolo, procurarono di vivere in li- bertà; per conſervar la quale, non meno, che per dilatare i confini del proprio domi- nio, furono forzati ad abbattere l'audacia de' loro nemici, disfacendo Caſtella, eſpu- gnando Città, e riducendo ſotto il loro co- mando Popoli interi. Fatti pertanto poten- ti, non temerono di ſoſtenere oſtinatiſſime guerre contra i primi potentati d'Italia, ri- portandone bene ſpeſſo ſegnalate vittorie, le quali ſenz'alcun dubbio non ſarebbero così toſto ceſsate, ſe le diſcordie civili non ne a- veſſero il corſo impedito. Queſte furono, che tolſero a' Grandi il Governo, e 'l tramu- tarono di Ariſtocratico in Popolare, e di Po- polare lo riduſſero a Principato: avvegna- chè la Repubblica ne' primi tempi, ſolamen- te dagli Ottimati ſi governaſſe, indi dal Po- polo, però nobile e potente, e non già vi- le, e minuto, ſe non nella rivoluzione de' Ciompi dell'anno 1378. che ebbe corta du- rata; e dipoi nel ſecolo decimoſeſto per di- vina diſpoſizione, da Principi ottimi, e cle- mentiſſimi cominciò ad eſſer governata. Ora ſiccome nel coraggio, e governo furono i Fiorentini ſomigliantiſſimi a' Romani; così procurarono in ogni altra coſa d'imitarli. Ebbero come Roma, il Teatro, l'Anfitea- tro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli Aquedotti, e ſecondo alcuni anche il Tem- pio di Marte. Dicono, che coſtumaſſero gli ſteſſi Giuochi, e l'iſteſſe Feſte pubbliche, e onoraſſero pure come lor tutelare il mede- ſimo Dio Marte. Così ne' tempi poſteriori, quando ebbero la felice ſorte di conoſcere, e di abbracciare la Religione Ortodoſsa, edi- ficarono nobiliſſime Chieſe, ſontuoſi Palaz- zi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggia- no con quei di Roma. Coltivarono, come i Romani, in ſommo grado le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſcirono valoroſiſſimi Soldati, e condottieri d'Eſerciti di gran no- me. Sono innumerabili quelli, che ne' tem- pi antichi, e moderni ebbero l'onore d'eſ- ſer creati Cavalieri da Imperadori, e Mo- narchi, per ricompenſa del loro valore, e ad alcuni non ſon mancate ſovranità rag- guardevoliſſime, ed anche Regie, e le digni- tà prime del Mondo. Moltiſſimi quelli, che nelle Regioni anche più barbare, e più lon- tane ſi renderono formidabili; e nel medeſi- mo tempo glorioſi. Nè poſſiamo tacere, che tutto il nuovo Mondo ha il ſuo nome da un Fiorentino. Ma che diremo noi degli uomi- ni letterati? Dopo l'invaſione de' Barbari nell'Italia, rimaſero le Scienze, e l'Arti più nobili ſepolte in una profonda ignoran- za: mercè però de' Fiorentini riſorſero a nuova vita, ripigliando il lor primiero ſplen- dore. Quindi ſi vedde, quaſi diſſi, rinata la Poesia, e l'eloquenza Latina, e Greca, e prender vita la letteratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Platone, e con eſſa ogni altra ſcienza più ragguardevole. Le Mattemati- che, e le Filoſofie ſormontarono al ſommo grado per mezzo del gran Galileo invento- re del Teleſcopio, Microſcopio, ed altri in- ſtrumenti, mercè de' quali ampliò le cogni- zioni fino allora limitate della Filoſofia, ed Aſtronomia anco per via delle nuove ſco- perte da eſſo fatte in cielo; e l'Jus Civile dall'interpetrazione del noſtro Accurſio in- cominciò grandemente a riſorgere. Così fe- cero la Pittura, la Scultura, e l'Architet- tura, nelle quali tant'oltre s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giuſtamente ſi dee la lode di primi maeſtri, e di reſtauratori di sì belle Arti. E ſe nelle Armi, e nelle Let- tere grandemente fiorirono, quanto più ſi ſegnalarono nella pietà, e religione! Sopra il numero di dugento ſono quei, che già Cit- tadini di queſta Patria, ora del Cielo col ti- tolo di Beati, o di Santi s'adorano ſù gli Altari. Più di centocinquanta Chieſe ſi con- tano, quarantotto delle quali ſon Parroc- chie. Circa a ſeſſanta Monaſteri di Mo- nache tutti dentro della Città; oltre i mol- ti, che ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi clauſtrali nel recinto delle mura: molti Con- ſervatorj di fanciulle povere, e d'uomini mendicanti: diverſi Spedali per gl'infermi, e pe' pellegrini: ſopra cento Confraternite di ſecolari: altre delle quali all'inſtruzione del Catechiſmo; altre al ſovvenimento de' poveri vergognoſi; altre all'eſercizio di va- rie opere di miſericordia con gran fervore attendono; ed altre alla ſcarcerazione de' prigioni. Vi ſono Accademie di gran no- me, e fra queſte la Sacra Accademia Fio- rentina, e la tanto famoſa della Cruſca, re- gina, e moderatrice della lingua Italiana. Quella degli Apatiſti, che per adunarſi ſem- pre pubblicamente, e darviſi ad ognuno fa- coltà di recitarvi in qualſivoglia Idioma, è ſtimata il ſeminario de' belli ingegni. Vi è ancora la Società Bottanica eretta moder- namente a comodo e benefizio di queſta uti- le Profeſſione. Finalmente per rendere una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti abbellimenti eſteriori, di ſtrade ſpazioſe, e ben laſtricate, di ſontuoſi Edifizj, di tante belle Pitture, e Statue di cui è ripiena la tà noſtra; queſta coll'amenità del ſito, ov' ell'è collocata, e circondata da fertiliſſimi colli; irrigata dal Fiume Arno, in luogo d' aria ſottile sì, ma ſalubre, e producitrice di nobiliſſimi ingegni. Onde non è maravi- glia s'ella meriti il giuſto encomio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di fiore delle Città, e di maeſtra delle Scienze, e delle Arti, qual nuova Atene in Italia. Ora per oſſervar brevemente, con una ſemplice ſcorſa per queſta Città, il bello della medeſima, diaſi cominciamento dall'inſigne Chieſa Metro- politana detta

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SANTA MARIA DEL FIORE. Ed avvenga- chè queſta gran Chieſa vinca di pregio tut- te le Fabbriche della Città, fa di meſtiere oſſervare in eſſa diſtintamente tutto ciò, che la rende ſopra d'ogni altra mirabile, e ſin- golare. Primieramente s'eſtende la ſua lun- ghezza a braccia dugenſeſſanta; la larghezza delle Tribune a cenſeſſantaſei; e quella del- le Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano della terra ſino alla ſommità della Croce, a braccia dugentodue; poichè ſino al piano della Lanterna, ella è alta cencinquantaquat- tro braccia; il tempio della Lanterna tren- taſei, la Palla quattro, e otto braccia la Croce. Finalmente tutto il giro di queſto grand'ediſizio aſcende a braccia milledugen- tottanta. Per di fuori è tutta incroſtata di marmi con bell'ordine diviſati. La facciata ancora era quaſi per metà incroſtata di marmi, adornata di molte ſtatue, e baſſi ri- lievi, fatta con diſegno di Giotto; eſſa fu demolita l'anno 1586. ſenza ſaperſene il motivo, e fu dato principio ad un altra di diſegno dell'Accademia Fiorentina, la qua- le eſſendo ad una certa altezza condotta, fu di nuovo disfatta l'anno 1688. ed allora con l'occaſione delle Reali Nozze del Gran Prin- cipe Ferdinando di Toſcana colla Gran Prin- cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, fu di- pinta a freſco, come ritrovaſi di preſente. Le ſtatue, che erano nell'antica facciata Gottica, parte altrove, ed una porzione dentro la Chieſa in nicchie furono colloca- te; e tra queſte i quattro Evangeliſti alti più del naturale fatti da Donatello, i quali oggi ſi veggono nelle Cappelle della Tri- buna di mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella facciata, e quattro lateralmente, abbellite di vaghi lavori, ed intaglj, tra' quali è molto in pre- gio una Madonna di marmo alta più del vivo con due Angioli in atto riverente di Giovanni da Piſa, ſopra la Porta dirim- petto alla Canonica; e la Nunziata di Mo- ſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la Porta del fianco verſo la via de' Servi. Ri- leva ſopra queſto Edifizio la gran Cupola di figura ottagona, la cui bellezza, e gran- dezza rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne ra- gioni, ſi giunge mai a lodarne una parte. Queſta è la Cupola sì famoſa, della quale il divin Michelagnolo ebbe a dire, poterſi appena imitare, non che ſuperare con l'ar- te. Finalmente l'Architettura di tutto que- ſto compoſto è oltremodo maraviglioſa; imperciocchè in quell'età coſtumandoſi di fabbricare alla Gotica, fu al certo mirabil coſa, che gl'ingegnoſi Arteſici ſi diſcoſtaſse- ro da una maniera sì barbara, ed all'ottima degli antichi Romani s'avvicinaſſero. Or queſto grande Edifizio ebbe cominciamen- to l'anno 1294. o come altri con maggior ragione vogliono l'anno 1296. eſsendo pri- ma in queſto luogo una non piccola Chieſa molto divota, eretta in onore di Santa Re- parata, per ricordanza dell'inſigne Vittoria ottenutaſi l'anno 407. nel giorno a lei de- dicato, contro Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Arnolfo di Lapo, di- ſcepolo di Cimabue, ſotto la direzione del quale incominciataſi queſta Fabbrica, in cencinquantaquattr'anni fu da altri valenti uomini ſuoi ſucceſsori quaſi all'ultima per- fezione condotta. Ma la gran Cupola fu parto dell'ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco Architetto, che ne' ſuoi tempi non ebbe uguale. La Lanterna di eſ- ſa tutta di marmo maſſiccio, mirabilmen- te intagliata fu meſsa sù da Baccio d'A- gnolo, e S. Antonino allora Arciveſcovo di Firenze ſalì con tutto il Clero a porvi la prima pietra nell'anno 1438. La Palla, e la Croce fu poſta sù da Andrea Verroc- chio. Ammirata l'eſterior bellezza entre- remo in Chieſa, il pavimento della quale è tutto di marmi di varj colori, diviſati con mirabil diſegno. Quello della Navata di mezzo è di Franceſco da San Gallo, e quello intorno al Coro è fatto col diſegno di Michel'Agnolo, ed il rimanente credeſi di Giuliano di Baccio d'Agnolo. Quivi prima d'ogni altra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero volger l'occhio alle varie Inſcri- zioni, e memorie, che vi ſi trovano. A man deſtra evvi il Ritratto del menziona- to Brunelleſco ſcolpito in marmo: a cui ſegue il Ritratto di Giotto reſtauratore della Pittura, con Epitaffi, il primo di Car- lo Aretino, il ſecondo d'Agnolo Polizia- no. Succedono altre memorie d'uomini il- luſtri, come di Pier da Farneſe Capitano de' Fiorentini, di Fr. Luigi Marſilj eminen- te Teologo, del Cardinal Pietro Corſini, e dopo queſto l'Effigie ſcolpita in marmo del gran Marſilio Ficino rinnovatore della Filoſofia di Platone. Così a mano ſiniſtra ſono dipinte due figure, rappreſentanti Nic- colò da Tolentino, che è di Andrea del Ca- ſtagno, e Giovanni Acuto che è opera cele- bratiſſima di Paolo Uccello; e dirimpetto al Farneſe è ſituato il Depoſito di Don Pie- tro di Toledo Vicerè di Napoli. Merita anche oſſervazione un quadro antico dell' Orcagna, in cui è dipinto il Divino Poeta Dante, quivi eſpoſto per Decreto della Re- pubblica Fiorentina, quale è l'unica me- moria pubblica, che vi ſia di queſto Mae- ſtro della Toſcana Poeſia. E' queſta Chie- ſa diviſa in tre Navate, alle quali corriſpon- dono tre tribune di forma ottagona, e in ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cappelle. Nel- la Tribuna di mezzo ſi oſſervano nelle quattro Cappelle Laterali i quattro Evan- geliſti di mano di Donatello accennati di ſopra, e nella Cappella di mezzo il Ce- nacolo, di Gio. Balducci, e gli altri due quadri laterali di Bernardino Poccetti. Queſta Cappella modernamente adornata di Balauſtri, e dell'Altare di marmi di va- rj colori, è dedicata a S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, le di cui ſacre Ceneri ſi con- ſervano ſotto l'altare nella belliſſima Caſſa di bronzo, che può oſſervarſi da tutte le parti mirabilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti. Paſſando all'altra Tribuna detta della S. Croce, ſi oſſerverà prima la Por- ta della Sagreſtia di bronzo, opera del Ghiberti, e dentro alla medeſima Sagreſtia i Putti che l'adornano con varj feſtoni di mano di Donatello, e l'arco piano fatto di Pietre commeſſe, opera certamente ſin- golare, e prodigio dell'architettura. In detta Tribuna può vederſi l'immagine di S. Giuſeppe nella Cappella ad Eſſo dedi- cata di mano di Lorenzo di Credi, e i due Quadri laterali che l'adornano, dei quali il Tranſito è di Mauro Soderini, e lo Spoſalizio di Gio. Ferretti. S' inalza ſo- pra le dette Tribune la gran Cupola, per di dentro tutta dipinta con maraviglioſa in- venzione da Federigo Zuccheri, e da Gior- gio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſe- guito da Giuliano di Baccio d'Agnolo, della medeſima forma d'ordine Ionico, e di marmi di varj colori. Reſta queſto co- ronato da un belliſſimo fregio, ſoſtenuto da più colonne, l'imbaſamento delle quali è arricchito di baſſirilievi, parte de' quali ſo- no di Baccio Bandinelli, e parte di Gio- vanni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Crocifiſſo, di mano di Benedetto da Maiano, Scultore antico e valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Statue di marmo, ſcolpite da Baccio Ban- dinelli, rappreſentanti Iddio Padre in atto di ſedere, ed a' ſuoi piedi il Criſto mor- to, ſoſtenuto da un Angiolo. Due figure in vero belliſſime, e condotte dal medeſimo Baccio a maggior perfezione delle prime, rappreſentanti Adamo, ed Eva col Serpen- te, che erano collocate dietro queſto Alta- re, in luogo delle quali ſtate rimoſſe, e poſte nella gran Sala di Palazzo Vecchio, fu meſ- ſa una Pietà di mano del Buonarroti, che, ſebbene non condotta a fine, moſtra tut- tavia l'eccellenza del Proſeſſore. Ne' pila- ſtri delle Tribune, come ancora nelle mu- ra delle navate ſi vedono alcune nicchie, o Tabernacoli di marmo miſto, fatti col diſegno di Bartolommeo Ammannati, en- tro de' quali ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in marmo da maeſtri eccellentiſſimi, cioè: Il S. Iacopo, ſcultura di Iacopo Tatti Fioren- tino detto il Sanſovino, il S. Matteo, di Vincenzio Roſſi, il S. Andrea, di Andrea Ferrucci, il San Tommaſo, di Vincenzio Roſſi, il San Pietro, del Bandinelli, il San Giovanni Evangeliſta, di Benedetto da Rovezzano, il S. Iacopo Minore, e il San Filippo, di Giovanni dell'Opera. Ha queſta Baſilìca due Organi, che ſono di ra- riſsima perfezione, ed altre opere degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſſervare. Una ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è, che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in gran copia gli ab- bellimenti eſteriori, che a' noſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel compoſto, a cui tutte le parti nobilmente corriſpondono, ed una maeſtoſa bellezza, che ſenz'altro ornamento, l'occhio ſom- mamente diletta. Oltre però il materiale, degna ſi è queſta Chieſa di ſomma vene- razione per le inſigni Reliquie di tanti San- ti, che vi ſi adorano. Sono tra eſſe le più coſpicue, una parte della S. Croce, un Chiodo, ed una Spina della Corona di No- ſtro Signore, ripoſte in Reliquiario d'oro maſsiccio tutto lavorato, ed intarſiato di Perle, gioie, e pietre prezioſiſsime. Evvi il corpo di S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi ſucceſſori, e diſcepo- li; di S. Podio, di S. Stefano nono Ponte- fice, e de' Santi Martiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un pollice di S. Gio. Batiſta, con alquante ſue Ceneri; una parte di Brac- cio di S. Andrea Apoſtolo, ed altre anco- ra ſenza numero deſcritte già dall'Arcidia- cono Minerbetti. Ma non minor venerazio- ne le rende il Divin culto, che da tanti ſa- cri Miniſtri religioſamente s'oſſerva. Qua- rantadue Canonici, e fra queſti, cinque Di- gnità, ſeſsanta e più Cappellani; cento Cherici Eugeniani, e nelle feſte e ſolenni- tà accreſcendo il numero ſeſſanta altri Che- rici del nuovo Seminario Fiorentino, cele- bran quivi continovamente gli Ufizj Divini con tal decoro, e ſplendore, che quello d' ogni altra Cattedrale d'Italia non ſolo ag- guaglia, ma ſupera di gran lunga. Oltre di ciò, che queſta Chieſa s'è renduta celebre per molti, e ſingolari avvenimenti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſati. Fra queſti par- mi notabile, che quivi Federigo Terzo Im- peratore, inſieme col Re d'Ungheria, e il Duca d'Auſtria, creaſſe più Cavalieri a Spron d'Oro, e molti di queſta Patria: che Carlo Ottavo vi ſtabiliſſe concordia co' Fiorentini: che due Sommi Pontefici Mar- tino V. ed Eugenio IV. ſolennemente vi celebraſſero. Che Pio II. e Leone X. v' aſſiſteſſero più volte alle ſacre funzioni; ma più di ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l' anno 1439. il Concilio Ecumenico Fioren- tino, famoſo per l'intervento del mento- vato Eugenio IV. dell'Imperator Paleolo- go, del Patriarca di Coſtantinopoli, e di tanti Primati della Grecia; E più ancora per l'unione ſtabilitavi della Chieſa Greca colla Latina, come ben dall'Inſcrizione in marmo preſſo alla Sagreſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre cagioni non è mara- viglia, ſe queſta Chieſa gode inſigni pre- rogative, tralle quali è molto ſingolare, che tanti Cherici, dopo il ſervizio di nove an- ni preſtato alla medeſima, per Bolla d'Eu- genio IV. e per conferma di detta Bolla fatta da S. Pio V. dopo il Concilio di Tren- to, vengano promoſsi al Sacerdozio, ben- chè non ſiano provveduti di alcun Benefi- zio, o d'altra rendita Eccleſiaſtica. Uſcen- do di Chieſa trovaſi appreſſo il

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CAMPANILE, la cui circonferenza è cen- to braccia, e l'altezza cenquarantaquattro. E' in iſola da ogni parte fino da' fonda- menti, ed è incroſtato tutto di marmi di diverſi colori, con bel diſegno diſtinti. In quattro nicchie da ogni lato poſano quat- tro Statue, delle quali quelle che riguarda- no la Piazza, e l'altre due ſopra la Porta ſono di mano di Donatello. Fu condotta queſta gran Torre col diſeguo di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttu- ra, che certamente nel Mondo non ſi tro- va l'eguale. Dirimpetto alla Chieſa del Duomo, è quella di

SAN GIOVANNI antico Bàttiſtero, e non già, come alcuni hanno creduto con inſuffi- ſtenti ragioni, Tempio di Marte; poichè ta- le da' più culti eſtimar non ſi può per gli errori che ravviſanſi nella ſua interna Ar- chitettura. Eſso è di forma ottagona, ed in queſta guiſa ſi ſolevano in antico fab- bricare i Tempj per uſo del Batteſimo. Per di fuori è iſolato, ed incroſtato di varj marmi. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte delle quali tutte di bronzo, ſono di sì maraviglioſa bellezza, e con tal mae- ſtria lavorate, che Michelagnolo Buonar- roti ſoleva dire, che ſarebbero ſtate bene alle Porte del Paradiſo. Quella che riguar- da la Chieſa del Duomo, e altersì quella dirimpetto all'Opera, ſono ambedue con- dotte da Lorenzo Ghiberti, ma la terza più antica fu fatta da Andrea Piſano. So- no eſſigiate in eſſe alcune Storie del Teſta- mento Vecchio, e Nuovo, di baſſorilievo, fatte con tale eccellenza che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſono tre Statue di marmo, che rappreſentano il Batteſimo di Criſto, incominciate dal Sanſovino, e perfezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono l'al- tre tre Satue di bronzo, rappreſentanti la Decollazione di S. Gio. Batiſta, ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bigallo. Ma ſopra la Porta verſo l'Opera ſono maravi- glioſe le tre figure di bronzo, che rappre- ſentano S. Gio. Batiſta, che diſputa con un Fariſeo, e con un Dottore della Legge antica, e ſono di mano di Giovanfrance- ſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi le due Colonne di Porfido, poſte avanti la Porta principale, donate già da' Piſani alla Cit- tà di Firenze: e le catene, che pendono, con altre, che ſi veggono ad alcune Porte della Città, ſono un trofeo del valor Fio- rentino quando conquiſtarono il Porto Pi- ſano, che con queſte chiudevaſi. Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſse Colonne di belliſsimo granito, con Capitelli, e Pi- laſtri, ſopra de' quali ricorre un terrazzi- no, che circonda quaſi tutta la Chieſa. Sot- to l'Arco della Tribuna, ove è ſituato l' Altar maggiore, è ſtata modernamente al- zata la Statua di marmo del Precurſore, in atto d'eſſer portato alla celeſte Glo- ria, con più Angioli pur di marmo, ope- ra tutta di Girolamo Ticciati, celebre Scultore, e Architetto, di cui pure è lo ſpazioſo Presbiterio eretto davanti il predetto Altar maggiore, lavorato di fi- niſſimi marmi, ed arricchito di medaglio- ni, e di Baſſirilievi di marmo. La volta poi è tutta fatta a Moſaico, per opera d'An- drea Taſi, diſcepolo di Cimabue, che in quei tempi ebbe la ſua ſtima. Oltre i va- ri ornamenti vi è un Battiſtero molto va- go, e di belliſsimi marmi adorno, nella nicchia del quale vedeſi un S. Gio. Bati- ſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamon- tini valente Scultore. Ed è da notarſi, che un magnifico Battiſtero era prima nel mez- zo del Tempio, della forma ottagona, del quale n'è rimaſto il ſegno. Dirimpetto al detto Battiſtero vi è il ſepolcro ornato di varie Statue di Baldaſſar Coſsa, già Papa ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecondo, o come altri vogliono, Vigeſimoterzo, mor- to in Firenze l'anno 1419. dopo aver ri- nunziato il Pontiſicato avanti al Concilio di Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Donatello celebre Scultore de'ſuoi tempi, di cui parimente è la S. Maria Mad- dalena Penitente in un bell'Altare fatto mo- dernamente. Finalmente in queſto Tempio ſono molte Reliquie inſigni, e ſpecialmen- te il Dito indice di S. Gio. Batiſta, e un braccio di S. Filippo Apoſtolo, che ſi ten- gono in ſomma venerazione, come altresì molte ſupellettili ſacre, e argenti d'ineſti- mabil valore. Uſcendo di chieſa per la Porta dall'Opera, ſi trova una Colonna po- co diſtante, eretta in quel luogo l'anno di noſtra ſalute 408. per ricordanza di quell' inſigne miracolo, che ſeguì, alloraquando trasferendoſi alla Chieſa di San Salvatore il Corpo di San Zanobi Veſcovo Fiorenti- no dall'Inſigne Collegiata di S. Lorenzo, nel toccar quivi la Bara un Olmo ſecco in- contanente divenne freſco, e verdeggiante. Si vede addirimpetto il

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PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col diſegno di Gio. Antonio Doſi, che ha la ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſſer- vabile la magnifica Scala, e l'Atrio, che mette nella gran Sala, dipinto eccellente- mente da Pietro Anderlini, con lo sfon- do, belliſſima opera di Vincenzio Meucci, a ſpeſe di Monſig. Giuſeppe Maria Martel- li, a cui dobbiamo ancora il riſtoramen- to di

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SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una divotiſſima Congregazione di Sacerdoti utili molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è tut- ta dipinta a freſco da diverſi celebri Pro- feſſori de' noſtri tempi, avendovi colorita la Cupola, e la Natività, che ſerve di Ta- vola all'Altar maggiore Giovanni Ferretti, con i due Apoſtoli di chiaro ſcuro. La depoſizione della Croce è di Mauro Sode- rini, e la Reſurrezione oppoſta con lo sfondo della volta è di Vincenzio Meucci. Andando per via de' Martelli, s'incontra- no le Abitazioni de' Martelli, e degli Ar- naldi, nella prima delle quali eravi una Statua di Donatello, la quale al preſente ritrovaſi nel Palazzo del Sig. Balì Martelli, ed è creduto il più eccellente lavoro del ſuo ſcarpello; e nella ſeconda vi ſono eſ- quiſite Pitture. Indi trovaſi la Chieſa de' Geſuiti detta

SAN GIOVANNINO, dedicata a San Giovan- ni Evangeliſta. Era queſta Chieſa aſſai pic- cola, prima che foſſe conceduta a' detti Padri; ma intorno all'anno 1580. coll'o- pera, e col diſegno di Bartolommeo Am- mannati, celebre Scultore, ed Architetto Fiorentino, fu oltremodo accreſciuta, e adornata. Imperciocchè quell'Artefice mol- to pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e fatica perdonò, perchè queſt'opera foſſe condot- ta al ſuo fine. Ammirano gl'intendenti l' eſquiſitezza dell'Architettura, ed il bell'or- dine di tutte le parti di queſto ſacro Edi- ſizio. Ha la facciata aſſai vaga, tutta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cap- pelle varj ornamenti di ſtucchi, con belle Tavole; nella prima a man deſtra il San Franceſco Borgia, è di Fabbrizio Boſchi, la ſeconda Tavola di S. Luigi Gonzaga, e S. Stanislao, è Opera di Ottaviano Dandi- ni; la terza di S. Niccolò di Bari, di Gio. Domenico Campiglia. Quindi ſeguita la Cappella di S. Franceſco Xaverio ricca di nobiliſsimi marmi, dove il Cavalier F. Fran- ceſco Curradi ha con ſtraordinaria eccel- lenza rappreſentato il detto Santo nell'at- to di predicare agl'Infedeli. Ne ſegue la Cappella maggiore, la di cui Tavola ove è eſpreſſo il SS. Crocifiſſo è di mano di Girolamo Macchietti, dei due laterali il S. Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e la S. Elena del Bizzelli. Dietro alla detta Cap- pella, paſſando per la Sagreſtia, vi ſono collocate tre Tavole, che una di Anton Puglieſchi, ove è il Tranſito di S. France- ſco Xaverio, e ſopra le due porte ſono di ſtraordinaria bellezza il portar della Cro- ce, opera di Domenico Paſsignano, e la Natività di Santi di Tito, che può dirſi delle migliori in genere di colorito di sì eccellente autore. Tornando in Chieſa tro- vaſi la nobil Cappella di S. Ignazio tutta incroſtata di marmi, ove è di mano del Puglieſchi la bella Tavola di detto Santo Fondatore; Ne ſeguono tre altre Cappelle, nella prima delle quail ov'è l'Immacolata Concezione di mano del mentovato Corra- di, nella ſeconda un inſigne Tavola di A- leſſandro Allori, ove ha rappreſentato N. S. con alcuni Apoſtoli in atto di eſaudire la Cananea, ed è da notarſi che quel Vec- chio, che ſi appoggia al baſtone, figurato per S. Bartolommeo, è il Ritratto di Bar- tolommeo Ammannati, che la fece fare. Nella terza ed ultima vi è la Tavola de- gli Angeli dipinta da Arſenio Maſcagni. Gli Apoſtoli delle Nicchie ſono di Cam- millo Cateni, e lo sfondo nella ſoffitta è ultima opera di Agoſtino Veracini. Vici- no a queſta Chieſa, ed al principio di Via Larga è il ſamoſo

ni

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PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Marche- ſe Riccardi, fatto già fabbricare da Coſi- mo Padre della Patria, col diſegno di Mi- chelozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza quanto ſia bello, e magnifico, nè può com- prenderlo facilmente chi non lo mira. Ve- donſi le due facciate tutte di pietre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra fino alle prime ſineſtre, l'ordine è ruſtico, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. So- pra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuc- cede il Corintio; e in fronte di sì nobile Ediſizio, vedeſi un Cornicione d'incredibil vaghezza, che da pertutto lo circonda. Non meno vaghe ſono le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, come altersì il Cornicione, ſi credono fatti col diſegno del Buonarroti. Entrando per la porta princi- pale trovaſi la prima Loggia, nel fregio della quale ſono alcuni tondi, entrovi figu- re di marmo di Donatello, e le pareti tut- te furono fatte adornare l'anno 1719. dal Marcheſe Franceſco Riccardi, di Baſſirilie- vi, di Statue, di Buſti, e d'Inſcrizioni an- tiche Greche, e Latine, a foggia di Muſeo. A man deſtra vi è una ſcala molto como- da, e nobile fatta col diſegno di Gio. Ba- tiſta Foggini Scultore e Architetto Fioren- tino. E' pure a man ſiniſtra una Scala bel- liſſima fatta a chiocciola, che dal terreno conduce fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze, quanti orna- menti di pregio vi s'ammirano! Quante prezioſe ſupeilettili degne di tanto Palaz- zo! Vedraſſi la belliſſima Galleria dipinta nella volta a freſco da Luca Giordano fa- moſo Pittore, e in eſſa una bella, e copio- ſa raccolta di Cammei, e d'intagli, di Me- daglie, e di altre prezioſe antichità; allato alla quale è una copioſa, e ſcelta Libreria di manoſcritti, e di libri impreſſi, par- te della quale ſu meſſa inſieme dal celebre Riccardo Riccardi, e parte ſu già del Sena- tore Marcheſe Vincenzio Capponi, da cui l'ereditarono i preſenti poſſeſſori, i quali vanno ſempre aumentandola. Si mireran- no inoltre i nuovi accreſcimenti di ſervi- zi baſſi molto comodi; e finalmente ſi ve- drà creſciuta doppiamente la principal Fac- ciata verſo la Via Larga, coll'ifteſs'ordi- ne, e Architettura dell'antica. E' famoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellez- za, ma eziandio per eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di grandiſſimi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti Sommi Pontefici, Im- peradori, e Rè, oltre un novero grande di Principi (di che ſi legge la memoria in un Cartello di marmo nel primo Corrile, fat- ta dal celebre Abate Antonmaria Salvini) e per molti avvenimenti accaduti, e deſcrit- ti largamente dal Giovio, e da varj Scrit- tori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto ſi vede il

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi, col diſegno del Cava- lier Carlo Fontana, e appreſſo il

Non-

alla

PA-

PALAZZO del Marcheſe Pier Luigi Cap- poni, con bella facciata di Gherardo Sil- vani, che è ſtato internamente accreſciuto e rimodernato nel Cortile col diſegno di Luigi Orlandi. In faccia a queſto vedeſi un altro antico Palazzo dei Medici, ora degli

UGHI, o ſieno Avocati protettori dell' Arciveſcovado Fiorentino, ove ſecondo al- cuni, ſeguì l'ucciſione del Duca Aleſſandro de' Medici, tanto celebre nella noſtra Sto- ria; quaſi dirimpetto vedeſi il

PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto Capponi, fatto col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Quindi dalla medeſima parte ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Coppoli eretto con vago e bel diſegno del Silvani Architetto Fiorentino, ultimamente accreſciuto, e den- tro e fuori quaſi della metà, dal fu Senator Cammillo Coppoli. E ſeguitando il cam- mino, dalla parte oppoſta s'incontra la

C tro

LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIANA fondata a pubblico vantaggio dal fu Fran- ceſco Marucelli, ed aumentata da Moriſi- gnor Franceſco Marucelli, la quale ſtà aper- ta la mattina, ne' giorni di Lunedì, Mercole- dì, e Venerdì, ne' quali non è aperta la Bi- blioteca Magliabechiana, e paſſeggiando tut- ta queſta bella ſtrada piena di nobili abita- zioni, ſi giunge alla Piazza, e Chieſa di

SAN MARCO de'Padri Domenicani dell' Oſſervanza. Tra gli ornamenti più ſingola- ri vi s'ammirano le belle Tavole, tutte di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'entrare a man deſtra, vi è una divota Madonna di Piero Cavallini Romano, che per venera- zione ſta coperta. La ſeconda, dov'è di- pinto S. Tommaſo d'Aquino, è di Santi di Tito. La terza è del celebre Fr. Bartolom- meo della Porta. Nella quarta ſi vede una Madonna lavorata a Moſaico. Finalmente la quinta, dov'è S. Domenico, è di mano di Matteo Roſſelli. Segue dipoi la Tribu- na con un bello Altar maggiore corredato di ricchiſſimi argenti, particolarmente nelle feſte ſolenni. Allato a queſta vi è la Cap- pella de' Serragli, ancor eſſa ragguardevo- le, non meno per la ſtruttura di finiſſimi marmi, de' quali ſino al pavimento è rico- perta, quanto per varj ornamenti di Statue, e di Pitture, che nobilmente l'adornano. Dopo la quale ſegue la belliſſima Cappel- la di S. Antonino Arciveſcovo di Firen- ze; fatta fabbricare con ſomma magniſi- cenza da Averardo, e Antonio Salviati. Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati col diſegno di Giovanni Bologna. Tre bel- le Tavole di Pittori eccellenti ne adornano vagamente le tre facciate; quella di mezzo è opera d'Aleſſandro Allori, quella che rappreſenta il Lebbroſo riſanato in cornu Evangelii, è di Franceſco Poppi, l'altra di Batiſta Naldini. In ciaſcuna di queſte faccia- te ſi ammirano due belliſſime Statue di mar- mo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, di mano del Francavilla, diſcepolo del mentovato Giovanni Bologna, ed al- trettanti Baſſirilievi di bronzo, di mano di Fr. Domenico Portigiani, fatti ſul diſegno del medeſimo Giovanni Bologna ſuo Mae- ſtro, da cui fu fatta la figura di bron- zo, che è in Sagreſtia rappreſentante il Santo giacente. Nell'Urna ſotto l'altare ſta ripoſto il di lui ſacro Corpo. Finalmen- te corona queſta Cappella una Cupoletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe Pittu- re, di mano del famoſo Poccetti. Avanti a queſta Cappella ſon dipinte due Storie dell'Eſpoſizione, e Traslazione di S. Anto- nino di mano del Paſſignano. Ella ha meri- tato d'eſſer deſcritta e pubblicata colla ſtampa dal celebre Antiquario Dottore An- ton Franceſco Gori ultimamente defunto. Ne ſegue alla prima Cappella, tornando verſo la Porta, una belliſſima Tavola di Lo- dovico Cigoli, ove ha dipinto l'Imperatore Eraclio, che depoſto l'Imperiale ammanto, e conſtituito in abito di Penitenza, ſcalzo ne' piedi, porta ſopra le ſue ſpalle quella ſteſſa Croce, ove il noſtro Salvatore con la ſua morte compì la redenzione del genere umano. Nella ſeguente Cappella, eravi una ſtupenda Tavola di Fra Bartolommeo, ma il Principe Ferdinando, che la volle avere, ne fece fare altrettanto belliſſima copia al Gabbiani, che certamente ſi ſcambia dal medeſimo originale. Nella terza di mano del Paſſignano vi è eſpreſſo S. Vincenzio Ferreri predicante al Popolo. Nella quarta vicino alla porta vi è la tavola dipinta dal Cavalier Paggi Genoveſe, rappreſentante la Transfigurazione ſul Tabor. La Soffitta è tutta intagliata, e riccamente dorata, con lo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pennello di Gio. Antonio Pucci. E' degno di memoria, che quì furono ſepolti il Con- te Giovanni Pico della Mirandola, che fu chiamato la Fenice degl'ingegni, ed Agno- lo Poliziano uomo letteratiſſimo, e ſingola- re. Non meno però della Chieſa è ragguar- devole il Convento, fatto fabbricare da Co- ſimo, e Lorenzo de' Medici, col diſegno di Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lunette tutte dipinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſſelli, dal Tiarini, e dal Boſchi. Nel Noviziato è di mano di Fr. Bartolommeo una belliſſima Preſentazione di Gesù Bambino; e nell'Orto una Cappella tutta dipinta da Ber- nardino Poccetti. Bella e copioſa Libreria vi ſi conſerva, ove fra gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Manoſcritti, alcuni de' quali è ſa- ma, che foſſero già di Niccolò Niccoli, che è da annoverarſi fra quelli, da' quali le Lettere Greche riconoſcono il loro riſorgi- mento. Vicino all'orto è ſituata la Spezie- ria, celebre per la fabbricazione che vi ſi fa dell'Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed altri lavori di Fonderia, ove ſi potrà con pia- cere oſſervare ancora de' belliſſimi quadri. Fu queſto Convento ſempre tenuto in grande ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtaura- tavi da Fr. Girolamo Savonarola, ma ezian- dio per avervi dimorato moltiſſimi Reli- gioſi di ſanta vita, in converſazione de' quali ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſ- ſe volte trattenerſi, vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta laterale, è il Palazzo altrimenti chiamato il

CASINO DA S. MARCO, fatto fabbricare dal Gran Duca Franceſco I. intorno all'an- no 1570. col diſegno del Buontalenti. E' ſervito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del ſangue, eſſendo provveduto di tutte le comodità, che a tali Perſonaggi ſi convengono; e preſentemente vi ſono po- ſte le Compagnie della Guardia Nobile di S. M. Imperiale. Accanto a queſto Caſino è degna d'eſſer veduta la

la

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C 3 No-

CA-

COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA, detta dello Scalzo, per le molte eccellenti Pitture a freſco d'andrea Vannucchi, det- to Andrea del Sarto, e del Franciabigio, che ne adornano il Cortile. Siccome la Ta- vola, che rappreſenta San Giovambati- ſta, in atto di battezzare il Salvadore nel Giordano, la quale è di mano di Lorenzo di Credi. Camminando per eſſa ſtrada a mano deſtra ſi trova il

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran Duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fab- bricato. Belliſſimo è queſto in tutte le ſue parti, e non minore è il pregio di eſſo per le Piante delle più rare, e fingolari, che nel mondo ſi trovino; avvengachè quel magnanimo Principe, acciocchè in Firenze non mancaſſe a' Profeſſori di Medicina la cognizione dell'Erbe, e Piante medicinali, da ogni parte più remota le fè venire, e quivi con ſomma diligenza conſervare. L' Anno 1718. fu trasferita in queſto Giardi- no, per benigno Reſcritto di S. A. Reale l' Accademia di Bottanica nuovamente inſti- tuita, all'uſo e cuſtodia della quale, S. M. Imperiale con ſuo Motuproprio ha conce- duto fin a nuovo ordine queſto Giardino. Appreſſo vi è la

C 4 par-

CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di ma- neggio di S. M. Imperiale, che in gran nu- mero, ed in un luogo aſſai comodo vi ſi mantengono. In queſto luogo ancora fi ap- prende dalla Nobiltà Fiorentina, e foreſtie- ra, ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpe- ſato da S. M. Imperiale, l'Arte di cavalca- re, e di correr la lancia. A queſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinando fatto re- ſtaurare, ed accreſcere un bel loggiato, perchè nel tempo del crudo inverno, o di pioggia, ſi poſſa tuttavia continovare un e- ſercizio sì nobile. Contiguo è il

ſtau-

SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto tem- po in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e man- tenute molte Fiere indomite d'ogni ſorta, come Lioni, Orſi, Tigri, Pantere, Tori ſal- vatici, ed altri ſimili; i quali di poi ſi eſerci- tano nelle Cacce, che dentro un ampio mo- derno Cortile, alla preſenza di molti ſpetta- tori ſi ſogliono fare. Dirimpetto a queſto è lo

SPEDALE di San Matteo, altrimenti detto di Lemmo, poichè intorno all'Anno 1390. fu fondato da Lemmo Balducci di Monte Catini, dove ſon curati molti infermi con gran diligenza, e carità. Vicina è la

CHIESA, E MONASTERO DI S. NICCOLÒ, fatto fabbricare dal detto Lemmo. Sopra la porta ſi vede un antica Lunetta dipinta da Lorenzo di Bicci, rappreſentane il detto Santo. Trovaſi per via del Cocomero il

PA-

PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimoderna- to magnificamente con diſegno di Gaſpero Paoletti. Ed il Palazzo de' Baroni Ricaſoli, fabbricato con buona Architettura moder- na; ſiccome il

TEATRO per le Opere, appartenente all' antichiſſima Famiglia degl'Ughi, in oggi rin- novato dai fondamenti, al quale vicini ſono i

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci; il primo de' quali d'ordine com- poſito è di Aleſſandro, e Fratelli Pucci, diſegnato con bella, e vaga Architettura dal famoſo Paolo Falconieri cavaliere in- tendentiſſimo; e l'altro accanto del Mar- cheſe Emilio Pucci, che ha ſeguitato l'or- dine del primo. Dirimpetto vedeſi il

PALAZZO del Marcheſe Incontri, di mae- ſtoſa Architettura Toſcana, dove nel di- pinger quella Galleria cadde, e morì il celebre Anton Domenico Gabbiani degno di eterna memoria, in faccia al quale vi è

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitano Monaci Celeſtini. Sono in queſta Chieſa da oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e ſpecialmente la Natività di Noſtro Signo- re dell'Empoli; accanto alla quale è una Vergine di mano d'Iacopo da Pon- tormo aſſai ſtimata; ſiccome due Tavole del Poppi, e una del Paſſignano, rappre- ſentante S. Gio. che predica alle Turbe. Dipoi volgendo ſi trova il

SAN

PALAZZO del Senator Marcheſe Loren- zo, e Fratelli Pucci, che ha nobili appar- tamenti, e ſi giugne all'Arciſpedale di

SANTA MARIA NUOVA, edificato dalla nobil Famiglia de' Portinari intorno all'an- no 1287. La Facciata di queſto nobile Edi- fizio, a cui fu dato principio nel ſecolo decimoſeſto col diſegno del Buontalenti, è oltremodo mirabile. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chieſa, nelle pareti della qua- le ſi vedono dipinte due ſtorie da Loren- zo di Bicci, che rappreſentano la funzio- ne della Sagra, che già ne fece Martino V. Sommo Pontefice. Le altre Lunette ſono del Pomarancio, e la Pittura che è in fon- do al Loggiato, è di Taddeo Zuccheri. Quattro belliſſime Tavole adornano gli Al- tari della detta Chieſa. A deſtra, la prima è di mano di Felice Ficherelli, detto Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſi- niſtra la prima Tavola rappreſenta San Lodovico Re di Francia, che guariſce dal- le gavine, ed è fattura del Volterrano; e la ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di Croce, è opera del Bronzino. All'Altar maggiore fabbricato di marmi Carrareſi, intarſiati di belliſſime pietre, vi è un Cibo- rio parimente di pietre, pregiabili, e di bellezza non ordinaria. Da un lato della Chieſa è lo Spedale degli Uomini, e dall' altro quello delle Donne, fabbricati colla medeſima Architettura. Ed avvegnachè mol- tiſſimi infermi continovamente ci ſi riceva- no, grandiſſime, e molte ſono l'abitazioni con bell'ordine diſpoſte, acciò facile rie- ſca agli Aſtanti il provvedere detti infermi di quanto loro abbiſogna. In queſto luogo convivono ancora moltiſſimi Giovani, che da varie parti concorrono, per apprende- re co' veri precetti la pratica della Medici- na e della Chirurgia, ſotto la diſciplina de- gli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e preſtando nel medeſimo tempo il loro ſervizio, ſempre lo rendono più celebre, non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia, uſcendone Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſſiſtono notte, e giorno; Molti i Medici, che giornalmente intervengono alla cura di queſti infermi; Molti gli ſpirituali e tempo- rali aiuti, che ſi ricevono in queſto luogo, premendo alla Pietà ſingolare di S. M. Im- periale la ſalute del corpo, ed il profitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi però trala- ſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguardevole, è ſtato nuovamente arricchito di una copioſa Li- breria pubblica, ripiena ſpecialmente di Li- bri alla Medicina ſpettanti, e di ogni ſorta di erudizione, ſiccome di un bel Teatro anatomico; il tutto fabbricato con ſomma magnificenza, e ſpeſa non ordinaria. Nell' ingreſſo che conduce al cortile chiamato ancora il Campoſanto, vi è da oſſervare oltre una lapida ſepolcrale antichiſſima, fer- mata nella Parete a mano deſtra, ove è la figura di Madonna Teſſa, prima fondatri- ce di queſto Spedale, un Tabernacolo di- pinto a freſco, rappreſentante la Carità, opera inſigne di Gio. da S. Giovanni; oltre ciò a man ſiniſtra ſotto una piccola log- getta vi è rappreſentato da Baccio della Porta il Giudizio finale, quale laſciato dal pittore imperfetto, nel veſtir l'abito Dome- nicano, fu terminato da Mariotto Alber- tinelli. In fondo al detto Campoſanto ve- deſi la Samaritana al Pozzo, opera a fre- ſco di Aleſſandro Bronzino. In faccia allo Spedale vi è il Convento delle Monache ſerventi al medeſimo, e nella loro Chieſa è ſommamente ammirabile la grande, e ſtupenda Tavola del detto Bronzino, ove è la Vergine col Bambino, S. Eliſabetta, e diverſi Santi. Dietro a queſto Convento ſi vede l'

Som-

da

in-

ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col diſegno di Bernardino Ciurini. Ma di quì paſsando per la via detta di Sant'Egidio, verſo al canto di via della Pergola, è de- gno d'oſſervazione il

di-

PALAZZO de' Martellini, grandemente lo- dato dal Bocchi. Preſſo a queſto trovaſi la detta Via della Pergola, dov'è la Chie- ſa, e Oſpizio di

SAN TOMMASO D'AQUINO, in cui rice- vonſi tutti i poveri Pellegrini Oltramonta- ni, i quali con patente del proprio Ve- ſcovo, portanſi a viſitare i Luoghi Santi d'Italia. E' grandiſſima la carità, colla quale da Perſone nobili, e pie ſon ricevu- ti, e ſerviti, onde è, che ritornati alla Pa- tria quei, che vi furono ammeſſi, non ſi ſaziano di commendarlo. Si eſercitano an- cora in queſto luogo tutte le altre opere di Miſericordia con ſingolar pietà, ed af- fetto non ordinario. La Chieſa è tutta in- croſtata con buon guſto di ſcagliola, che fa bella moſtra, e maſſimamente le due colonne dell'Altare finte di verde antico. La Tavola è di mano di Santi di Tito; e la volta è tutta vagamente dipinta. Allato a queſto Oſpizio è il

La

TEATRO per le opere, più di prima ab- bellito, in occaſione delle Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana, colla Prin- cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, e mo- dernamente colla protezione di S. M. Im- periale, totalmente rinnovato con diſegno del Mannaioni, co' palchetti nuovi di mu- raglia dipinti dentro dal Giarrè, e fuo- ri dallo Stagi, le figure della volta, e ten- done dallo Zocchi, e gli Scenarj nuovi dal Bibbiena. E proſeguendo per Via della Pergola in quella di Cafaggiuolo, ſi vede il

MONASTERO, e CHIESA de' Camaldolen- ſi, detta comunemente DEGLI ANGELI, ſta- ta di nuovo rifatta con tal diſegno, che la Chieſa comune ed eſterna è diviſa dall'in- terna per uſo de' Religioſi, mediante una Cancellata di ferri lavorati a diſegno con ottimo guſto. La volta dunque di queſta Chieſa interna è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſſandro Gherardini, ed ha cinque Tavole degne di ſtima, la prima delle quali a man deſtra eſprimente la Re- ſurrezione di Lazzaro, è di Bernardino Poc- cetti, di cui è la Cupoletta, e alcune figu- re a freſco; la ſeconda, che reſta dentro nella Chieſa è del Cavalier Paggi, ove ha figurato la Santa Famiglia, che ritorna d' Egitto; la terza è opera del Gamberucci, rappreſentante la Decollazione di S. Gio. Batiſta. All'Altar maggiore vi è d'Aleſ- ſandro Allori l'Incoronazione di Maria; e in ultimo vedeſi il Tranſito di S. Romual- do di mano di Giuſeppe Griſoni. Anche il Monaſtero è ſtato reſtaurato, e nella Libreria, ove ſi conſervano rari MSS., è uno sfondo di Antonio Puglieſchi, e le due Iſtorie di Pietro Dandini. Nell'orto ſi vede il principio del famoſo Tempio del- la Famiglia degli Scolari, tanto lodato da Giorgio Vaſari, Architettura del Brunel- leſco. Rimpetto a queſto Monaſtero corri- ſponde il

ma-

PALAZZO de' Marcheſi Giugni, già de' Firenzuoli, fatto col diſegno dell'Amman- nato, edifizio in ogni parte ragguardevo- le. Ed entrando in via de' Servi, evvi il

D Fi-

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con buon diſegno; e adorno di molte Sta- tue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo di Medaglie. E verſo la Nunziata ſi trova la Chieſa della

CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti no- bilitata di fabbrica in queſti tempi. Quaſi addirimpetto è il

PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſignorile, che eſsi dicono eſſerne ſtato l' Architetto il Buontalenti. Queſto fa an- golo ad una Piazza, che ha preſo il nome dalla vicina Chieſa della Nunziata. Ella ve- deſi dai lati chiuſa da due gran Logge, il diſegno delle quali è del famoſo Brunel- leſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di marmo ſi erge un bel Cavallo, ſopra il quale è la Statua di Ferdinando Primo Gran Duca di Toſcana, gettato in bronzo da Giovanni Bologna Fiammingo, celebre Scul- tore. Sono del medeſimo le due Fontane di bronzo, che adornano la medeſima Piaz- za, Sotto la ſiniſtra di queſte Logge vi è lo

Gio-

SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di alle- vare moltiſſimi fanciulli eſpoſti, che ſenza un tale aiuto, facilmente perirebbero. fondato queſto Spedale intorno all'Anno 1420., e ne diede il diſegno il poc'anzi nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai comode. e ben diſpoſte. Nelle due Chieſe, che una è per gli Uomini, e l'altra per le Donne, molte belle Pitture ſi trovano; come altresì nel loggiato di ma- no di Bernardino Poccetti ſi vedono alcu- ne Pitture a freſco del più eccellente gu- ſto. E' governato queſto Spedale da Perſo- ne nobili, con la ſoprintendenza di altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In faccia poi alla medeſima Piazza ſi trova la Chieſa della Santiſſima

D 2 AN-

ANNUNZIATA, nella deſcrizione della qua- le mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto luogo, che era detto il Cafaggio. Or tal piccolo Oratorio con alcuna parte di ter- reno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſet- te nobili Fiorentini, che abbandonata la Pa- tria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Se- nario, ove menando vita eremitica, e ſoli- taria, fondarono la Religione de' Servi di Maria, ed il motivo fu, acciò quei buoni Religioſi, che da per tutto avevano ſparſa la fama della lor ſantità, più da vi- cino ſantificaſſero col loro eſempio i loro Concittadini. Ma perchè troppo anguſto era quel luogo, in riguardo alle molte perſone, che vi erano venute ad abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chieſa; al che fare, la povertà di quei Religioſi baſtante non era. Perciò ad un opera sì buona e ſanta, furono dal Som- mo Pontefice tutt' i Fedeli eſortati, tra' quali ſopra di ogni altro ſi ſegnalò il Chia- riſſimo Falconieri nobiliſſimo Cittadino di queſta Patria, creduto Padre di Santa Giu- liana, e Fratello del Beato Aleſſio; im- perciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdo- nando, ſomminiſtrò qualunque ſoccorſo più opportuno, perchè tal opra foſſe al ſuo fine condotta. Terminata la fabbrica, av- venne quel gran prodigio, per lo quale è celebre queſta Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei buoni Padri dato a dipinge- re a freſco ad un Pittore (di cui ancora è incerto il nome; altri chiamandolo Barto- lommeo, altri Giovanni, altri credendolo Pietro Cavallini Romano) un'Immagine di Noſtra Signora in atto di eſſere dall'An- giolo Annunziata. Il buon Pittore, che la figura dell'Angiolo avea compita, e rima- nevagli ſolo ad eſſigiare della gran Vergi- ne il Volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte poteſſe eſprimere quell'A- ſpetto Divino, che i Serafini innamora. In queſto mentre fu ſopraſſatto dal ſonno, da cui ſvegliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupo- re colorito il Sembiante della gran Ver- gine Madre, di tal bellezza, e tanta divo- zione ſpirante, che ſolo doveſſe crederſi coſa di Paradiſo. Attonito dunque, e ſor- preſo da maraviglia incredibile, ad alta vo- ce gridò più volte: Miracolo, Miracolo. Il che ſentito da' circoſtanti, e dipoi ſpar- ſoſi per la Città, cagiono ſubitamente un tal concorſo di Popolo, che ben toſto ne fu la Chieſa ripiena; e perchè niuno di queſto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio per mezzo di queſta Immagine infiniti mi- racoli, che tuttavia, mercè della Divina bontà, vanno creſcendo in gran numero. Ora venendo noi alla deſcrizione della Chie- ſa: Vedeſi al primo ingreſſo un bel Log- giato con belle e ben proporzionate Colon- ne, fatto fabbricare dalla Famiglia de' Puc- ci con diſegno del Caccini ſcultore. Sotto il Loggiato ſono tre Porte. Quella a man deſtra conduce nella Cappella di San Ba- ſtiano dell'iſteſſa Famiglia Pucci, eretta ancor eſſa con diſegno del ſopraddetto Cac- cini, adorna di tre belle Tavole, colorite da Maeſtri eccellenti, che una d'Aurelio Lomi Piſano, l'altra del Paggi, e ſpecial- mente quella di San Baſtiano di mano di Antonio del Pollaiolo, ed altresì di alcune Statue di marmo di mano del Novelli Sculto- re, e della Tribuna dipinta dal Poccetti. Vi ſono ancora molte memorie di uomini illu- ſtri di queſta nobil Famiglia, e ſpecialmen- te di Lorenzo, Roberto, e Antonio Pucci, tre inſigni Cardinali, che viſſero quaſi in un tem- po medeſimo. Dalla Porta laterale di que- ſta Cappella ſi paſſa in un Cortile, o Chio- ſtro tutto dipinto da' più rari arteſici di quei tempi. Queſti ſono Andrea del Sar- to (il ritratto del quale ſcolpito in marmo coll'iſcrizione vedeſi a mano ſiniſtra) Aleſ- ſio Baldovinetti, il Roſſo, Iacopo da Pon- tormo, il Franciabigio, e Coſimo Roſſelli. D' Andrea è la Storia de' Magi, la Nativi- tà della Madonna, quella ove ſi porge a baciare a' circoſtanti la Reliquia di San Fi- lippo, con tutte l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſegnalati di San Filippo Benizj mirabilmente rappreſentano. D' Aleſſio Bal- dovinetti è la ſtoria della Natività del Si- gnore: del Roſſelli è quando San Filippo ha la viſione di Maria Vergine: del Roſ- ſo è l'Aſſunzione della Madonna: del Pon- tormo la Viſitazione della medeſima: e del Franciabigio lo Spoſalizio della Vergi- ne con San Giuſeppe. Parimente in queſto Cortile ſi vedono innumerabili Voti, altri dipinti in tavole, altri eſpreſſi in figure al naturale, che ampiamente denotano le in- numerabili grazie, che vengono comparti- te ai Fedeli per mezzo di queſta miraco- loſa Immagine. Entrando in Chieſa, ve- deſi al primo aſpetto la ſoffitta tutta d'in- tagli dorati ſopra fondo bianco, nel mez- zo della quale è un gran quadro, rappre- ſentante l'aſſunzione della Vergine al Cie- lo, di mano del Volterrano. Nelle pare- ti, tra 'l fregio della ſoffitta, e il cornicio- ne, ſono dodici quadri dipinti a freſco dall'Ulivelli, dove ſi rappreſentano alcuni Miracoli più ſingolari, operati per inter- ceſſione di Maria. A man ſiniſtra nell'en- trare in Chieſa ſi trova la Cappella della Santiſſima Nunziata (nel muro della quale è dipinto il di lei Volto miracoloſo) fat- ta di marmi vagamente intagliati col di- ſegno di Michelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappella non ſi può ſpiega- re abbaſtanza. E' l'Altare d'argento maſ- ſiccio nobilmente lavorato, il gradino pa- rimente d'argento, e tutto diviſato di gio- ie e pietre prezioſe. In un belliſſimo Ta- bernacolo è una teſta del Salvatore mira- bilmente dipinta da Andrea del Sarto. So- pra due gran pilaſtri poſa un ricco archi- trave, o cornicione d'argento, da cui pen- de una cortina di lavoro eccellente, ſotto la quale una mantellina parimente d'argen- to, che tien coperta la Sagra Immagine. Inoltre tanti e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cappella, che è malagevole il po- terli diſtintamente deſcrivere: perchè i va- ſi, i doppieri, le lampane tutte d'argen- to ſono moltiſſime; ſenza numero ſono i Voti, che vi ſi vedono appeſi in contraſ- ſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi di- ſpenſano giornalmente. Contiguo alla det- ta Cappella è un Oratorio di forma qua- drata nobilmente arricchito: ha le pareti incroſtate di pietre prezioſe, e ſpecial- mente d'agate, calcedonj orientali, e dia- ſpri, che rappreſentano alcuni ſimboli di Noſtra Signora. Allato a queſta Cappella viè quella fatta fabbricare dal Marcheſe e Senatore Franceſco Feroni, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini tutta incroſtata di marmi, e adorna di varie Statue; la Tavola dell'Altare è dipinta da Carlo Lot- ti Pittor Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le due Statue rappreſentanti il Penſiero, e la Fortuna marittima, e di mano dell' Andreozzi ſono l'alte due, che figu- rano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Cateni il San Franceſco, e le Medaglie di bronzo dorato ſono di Maſſimiliano Solda- ni Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi vedo- no ſotto i due Depoſiti, ſono dettate dall' erudita penna del celebre Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, benchè con ordine aſſai diverſo, altre Cappelle ador- nate di belle Tavole, tralle quali è molto ragguardevole quella del Giudizio, d'Aleſ- ſandro Allori, detto il Bronzino; quella della Crocifiſſione dello Stradano: la quar- ta di Pietro Perugino, o come altri voglio- no, dell'Albertinelli. La quinta ſotto l'or- gano con l'Aſſunta, di mano di Ceſare Dan- dini, e voltando alla Crociata, viè la Cap- pella con lunette, e ſoffitta dipinta freſco di ſtraordinario guſto, e perfezione da Bal- daſſarre Franceſchini detto il Volterrano, ed all'Altare vedeſi in un antica, e bella Ta- vola dipinto San Zanobi, e altri due Santi Veſcovi; ſegue la Cappella del Crocifiſſo dipinta d'architettura da Giuſeppe Scia- mant Loreneſe, col ſottinsù di Vincenzio Meucci; ſotto l'Altare conſervaſi il Corpo di S. Florenzio martire. E' poi aſſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di San Filippo Benizj, colla Tavola dipinta dal Volterrano, e con altre pitture a fre- ſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna accanto a queſta Cappella, e per cui ſi và alla Sagreſtia, è collocato un Buſto di ter- ra cotta, rappreſentante l'effigie di detto Santo in abito della Religione; e dall'in- ſcrizione, che vi fu poſta ſotto, intagliata in lavagna, ſi deduce, che fu egli donato a quei Religioſi dalla Famiglia de' Guicciar- dini, ſubentrata gia nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſer- vato ab antiquo in loro mano ſino all'An- no 1592. E da quaſta effigie è ſtata forſe ritratta quella d'argento, la quale ſi eſpo- ne ogn'anno nel giorno di tal Feſta. En- trando nella Tribuna maggiore, vedeſi al primo Altare la Natività di M. V. fatta da Aleſſandro Allori, il di cui figliolo Criſtofano dipinſe il quadro laterale, che è quello di ſotto in cornu Epiſtolae, tenuto in gran pregio, gli altri poi ſono del Paſſignano, e la volta è del Poccetti. Nella ſeconda è il San Michele di mano del Pignoni pittor celebre. Nella terza la Tavola di Pietro Perugino, ove è la Vergine con alcuni San- ti. Nella qnarta la Reſurrezione di Criſto d'Agnolo Bronzino. La quinta Cappella poi che fu già a proprie ſpeſe fabbricata da Gio. Bologna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſerene, e marmi; è ſtimabilmente arricchita di Statue, Baſſirilievi di Bronzo, e di tre Tavole, la prima delle quali in cor- nu Epiſtolae è del Paſsignano, ove dipinſe la Reſurrezione, la ſeconda del Ligozzi, ove eſpreſse la Pie à, e la terza della Naſcita, è o- pera del Paggi. Il Crocifiſso è ammirabile, fatto col modello dell'iſteſſo Gio. Bologna. Paſſando alla ſeſta Cappella, la Tavola de' Beati è di Niccolò Nannetti. Nella ſettima è del Paſſignano l'illuminazione del Cieco na- to. Nell'ottava Cappella ornata di marmi vi è di mano di Giovanni Biliverti lo Spo- ſalizio di S. Caterina, e le pitture delle pareti, e della Volta ſono del Vignali. Nell' ultima e nona Cappella, evvi S. Anna con Maria, e Gesù Bambino, e dai lati S. Fi- lippo Benizi, e Santa Giuliana Falconieri, fattura d'Antonio Donnini. La gran Tri- buna di figura rotonda con bella Cupola, e rilevata, fu fatta col diſegno di Leon Ba- tiſta Alberti nobile Fiorentino, a ſpeſe di Lodovico Gonzaga ſecondo Marcheſe di Mantova, adornata nobilmente di ſtucchi, e dipinta poi da Baldaſſar Franceſchini, detto il Volterrano in età ſenile. Ha queſto inſigne Pittore dipinto la Ver- gine, quando Aſſunta in Cielo vien co- ronata dalla Santiſſima Trinità; Intor- no intorno ha dipinti i Patriarchi, i Pro- feti, e i Santi del Teſtamento Vec- chio, con alcuni altri del Nuovo, che pri- ma della Vergine erano paſſati alla Glo- ria. Finalmente in queſta grand'opera e laudabile non meno l'invenzione, e il di- ſegno, che la vaghezza del colorito. Cor- riſponde alla Cupola il Coro de' Frati, i quali, oltre al numero di cento, con ſom- mo decoro, e con eſquiſitezza di canto, vi celebrano gli Ufizj Divini. L'Altar mag- giore è molto ricco e magnifico, ha il Ci- borio grande d'argento, di bellezza, e di pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto parimente d'argento con figure di baſſori- lievo, che ſolamente adopraſi nelle feſte ſo- lenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i dop- pieri, le ſtatue, e gli ornamenti prezioſi che vi ſi vedono, che certamente non hanno pari. Sul piano del Presbiterio po- ſano due Magnifici Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo Angelo Marzimedici, colla Statua al naturale di mano di Franceſco da Sangallo; e l'altro del Senatore, e poi Sa- cerdote Donato dell'Antella inſigne Bene- fattore della Chieſa, ove la ſtatua è di Giovanbatiſta Foggini, e l'inſcrizione del Senatore e Auditore Filippo Buonarroti. Sceſo il Presbiterio nella teſtata della Cro- ce, vien la Cappella di Santa Giuliana Fal- conieri, ove ſi conſerva il prezioſo ſuo cor- po, è dedicata alla SS. Concezione, e al preſente nobilmente rimodernata. La Ta- vola dell'Altare è di Vincenzio Meucci, di cui altresì è lo sfondo; le due laterali ſo- no di Giuſeppe Griſoni, del quale è anco- ra la Santa Barbera, che ſi vede nella Cap- pella a mano deſtra, appartenente alla na- zione Tedeſca, e Fiamminga, ove ſono due ritratti, che uno di Giovanni Stradano ce- lebre Pittore, e l'altro di Lorenzo Pal- mieri. In faccia a queſta, vi è la Cappel- la del Bandinelli Scultore eccellentiſſimo, di cui vi è il ritratto, e la ſua ſepoltura. Tornando verſo la Porta vi è ſotto l'orga- no (il di cui tendone è del Puglieſchi) una piccola Cappella fatta col diſegno del Silvani, dove all'Altare ſi trova una belliſ- ſima copia cavata dall'originale del Frate, eſiſtente nel Palazzo de' Pitti, e lateralmen- te le figure di due Profeti, che fur traſpor- tati nella Gallerìa, pure del medeſimo Au- tore. Ne viene la Cappella de' Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivelli, rappreſentan- te S. Pellegrino Lazzioſi di queſto Ordine. Nella ſeguente, non vi è di oſſervabile, altro che le pareti, dipinte dal medeſimo Ulivelli. La Cappella che ne ſuccede, tut- ta ornata di marmi bianchi, e miſti, fu fatta col diſegno di Matteo Nigetti; La ta- vola rappreſentante il martirio di Santa Lucia, è di Iacopo Vignali, e la Cupola è pregiatiſſim, lavoro del Volterrano. Nell' altra appreſſo, vi è la Tavola di Pietro Dandini, rappreſentante un fatto del Bea- to Giovacchino Piccolomini del medeſimo Ordine. Nell'ultima finalmente ſi trova una Tavola di mano di Iacopo da Empo- li, che vi ha dipinto Maria Santiſſima col Bambino, e a' piedi S. Niccolò, e altri San- ti, e le pareti ſono di Matteo Roſſelli. Que- ſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſecolo fu adornata di ſtucchi, e pilaſtri incroſta- ti di marmi con diſegno di Pier France- ſco Silvani, del quale pure è l'Altar mag- giore, e la ſoffitta; i Medaglioni furon dipinti a freſco da Piero Dandini, per le- gato del detto Senatore dell'Antella. In ſomma ella è in tutte le ſue parti ragguar- devole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi por- ti a viſitarla. Il Convento poi è molto co- modo e magnifico per lo notabile accre- ſcimento fattovi ultimamente; ed ivi pure ſon degne d'eſſer vedute, sì la Libreria nuo- vamente fabbricata, perchè, oltre alla co- pia de'Libri, vi ſi aggiungono molti or- namenti, che la rendono ſingolare; come anche nel Chioſtro interiore la Cappella della famoſa Accademia del Diſegno, per la Tavola dell'Altare, che è del Paſſigna- no, e per due Quadri a freſco, che ſono Opera di Giorgio Vaſari, e di Santi di Tito. Entrando ora dall'altra lateral porta nel Chioſtro aſſai grande e vago, ſi vede ſopra la porta, che va in Chie- ſa, la famoſa Madonna del Sacco, di- pinta da Andrea del Sarto con tutta la perfezione dell'arte. E' fama fra gl'in- tendenti, che queſta ſia la miglior opera, e più perfetta, che quel famoſo Arte- fice conduceſſe. E in vero chiunque at- tentamente la mira, reſta fuor di modo attonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel' Agnolo Buonarroti, ed il celebre Tiziano non ſi ſaziavano mai di rimirarla, e di commendarla in eſtremo. L'altre Lunette del medeſimo Chioſtro ſono ancor eſſe di- pinte da buoni Artefici. Il Poccetti, ed il Roſſelli grandemente vi faticarono, e mol- to ancora il Salimbeni Saneſe. Sono in que- ſte effigiati i fatti più ſingolari de' ſette Fon- datori, e ne' peducci delle volte i Ritratti degli Uomini più inſigni dell'Ordine de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cap- pella in volta, eretta già dalla Famiglia Macinghi, della quale reſtano le Armi ne- gli angoli, che paſſata di poi in quei Religioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma adornata da eſſi modernamente, ed abbel- lita di Pitture a freſco per ogni parte, è ſtata deſtinata al culto delle ſante Immagi- ni de' ſette Beati Fondatori del loro Ordi- ne, dipinte in Tavole di aſſai antica, e ſemplice maniera; e perchè ſono oggi le dette Immagini aſſai ſcolorite dal tempo, a fine di meglio conſervarle, ſono ſtate uni- te tutte inſieme in un Quadro, che poſa ſull' Altare, ma ſpartite una dall'altra da un nuo- vo ornamento riccamente dorato, e coperte di criſtalli. Partendoſi da queſto Santuario per la ſtrada dietro la Chieſa ſi trova il

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PALAZZO del Marcheſe Franceſco Cap- poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col diſegno del Cavalier Carlo Fontana. E' queſto Palazzo uno de' maggiori della Città, con facciata molto nobile, e di lun- ga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la gran- de e magnifica Scala aperta, ornata di ſta- tue, e ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da Matteo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi ap- partementi con Pitture, e addobbi ricchiſ- ſimi, e d'ottimo guſto. Nella Sala ſono dipinte dal medeſimo tre Storie di fatti il- luſtri, operati da alcuni de' Capponi, che ſono molto celebri, e ſi può ſcendere da altra ſcala molto comoda e bella, che di giù conduce fino alla ſommità del Palaz- zo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo Giardino con un bel Salvatico e Uccellie- ra nobiliſſima. Quaſi in faccia vi è il

PALAZZO de' Marcheſi Guadagni aſſai vago, e di bella Architettura, e fornito di copioſa Libreria. Nell'ingreſſo del quale ſi ammira lo ſtupendo Sfondo del Volterra- no, rappreſentante S. Martino a cavallo, che dà la metà del ſuo mantello al Pove- ro, Opera a freſco in ogni genere inſupe- rabile. E andando per la ſtrada, che con- duce verſo la Porta a Pinti ſi vede il

E 2 va-

PALAZZO de' Conti della Gherardeſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto, ed abbellito aſ- ſai da queſti Signori, e di contro il

GIARDINO del Duca Salviati molto deli- zioſo; e poco lontano il

GIARDINO de' Padri Geſuiti, appreſſo al- la lor Caſa, dove fanno il terzo anno di Noviziato i Padri della Provincia Roma- na, ed accanto il

PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Ara- gona ancor eſſo di buona capacità, e con delizioſo Giardino, e non molto lungi il Monaſtero, e Chieſa di

SAN-

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la belliſſima Cappella de' Neri, che ben può dirſi tale per le Pitture di Ber- nardino Poccetti, il quale, ſe in ogni ope- ra ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpe- cialmente ſuperò ſe medeſimo. Ammira- no gl'intendenti, ſopra d'ogni altra coſa, la bella Cupoletta, ove è dipinto il Para- diſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le figure de' Santi, ma così bene, e con tal arte diſpoſte, che la moltitudine non ge- nera confuſione, ma reca diletto, e va- ghezza. All'Altare di detta Cappella è una Tavola del Paſſignano; e finalmente non vi manca ornamento, che la poſſa ren- der più vaga. Paſſando per un Cortile ſi entra in Chieſa, la Soffitta della quale è tutta dipinta da Iacopo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però ripartita in varie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi vedono Tavole di Pittori aſſai ragguardevoli, del- le quali la prima a mano deſtra è opera vaſta e ammirabile di Carlo Portelli da Loro, rappreſentante S. Romolo, che vien condotto al martirio. Nella ſeconda vi è la Viſitazione di S. Liſabetta di Domenico Ghir- landaio. Nella terza è di mano di Lorenzo di Credi, eſpreſſa Maria Santiſſima, San Giuliano, e San Niccolò. Nella quarta di Iacopo da Pontormo è la Vergine col Bambino Gesù, S. Bernardo e altri Santi. Sopra la quinta Cappella in una gran te- la è rappreſentato San Luigi Gonzaga in gloria, da Atanaſio Binbacci. All'Altare della Madonna evvi la Nunziata, fatta da Sandro Botticelli. All'ultimo Altare è un Crocifiſſo ſcolpito in legno, opera ſtimabi- le di Bernardo Bontalenti. Quindi ne ſe- gue la Cappella maggiore, ricchiſſima in vero, e degna in ogni ſua parte di tutta l'ammirazione, nella quale ſta ripoſto il Sacro Corpo di Santa Maria Maddalena de' Pazzi Nobil Fiorentina. Ella è tutta in- croſtata di marmi miſti de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali Edifizj s'adopri- no. Sono fra gli altri ornamenti molto am- mirabili, dodici Colonne di diaſpro di Si- cilia, i capitelli, e imbaſamenti delle qua- li ſon di bronzo dorato. In alcuni ovati ſi vedono Baſſirilievi parimente di bronzo, eſprimenti i fatti più ſegnalati della San- ta, e queſti ovati ſon retti da alcuni An- gioletti di marmo, del Marcellini. Nelle quattro nicchie ſono quattro Statue di mar- mo, che figurano le quattro Virtù più ſin- golari, che riſplenderono in queſta Vergi- ne. La Tavola dell'Altar maggiore è di Ciro Ferri, di cui è il diſegno, e l'Ar- chitettura della Cappella. L'altre due Ta- vole laterali ſono di mano di Luca Giorda- no, e la Cupola è opera di Piero Dandi- ni, ambedue Pittori famoſi. In ſomma non vi è coſa, che non ſia ragguardevole, e di gran pregio, avendo fatto a gara, per ab- bellire queſto Sacrario, l'eſquiſitezza dell' opere, e la ricchezza e nobiltà de' mate- riali. Tornando ora in verſo la porta, nella prima Cappella vi è una Tavola del Cavalier Curradi, ove ha dipinto S. Maria Maddalena de' Pazzi, che riceve il velo da Maria SS. e dall'uno, e dall'altro la- to, due virtù rappreſentanti la Carità, e la Verginità della Santa. Il tendone dell' Organo, in cui vedeſi la detta Santa co- municata per mano di Noſtro Signore, è opera di Gio. Batiſta Cipriani. Nella ſe- conda vi é la Beata Vergine, con S. Pietro e S. Giacomo Apoſtoli. Nella terza una Statua di legno colorito, rappreſentante S. Baſtiano, e dai lati, due Santi, di Raffael- lino del Garbo. Nella quarta vi è di Santi di Tito l'orazione nell'Orto. Nella quinta dal Beato Giovanni Angelico con mirabile diligenza è dipinta l'incoronazione di Ma- ria. Nell'ultima, di Coſimo Roſſelli è la Madonna, S. Maria Maddalena Penitente, e S. Bernardo. Il Monaſtero abitato da no- bili Vergini è amplo e magnifico, con un vaſto e vago Giardino. Ripigliando il cam- mino, troviamo il Monaſtero di

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ve-

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SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie- ſa tutta riſatta di nuovo di ſtucchi dorati, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini, ove merita di eſſere oſſervata la Tavola dell' Altar maggiore mirabilmente condotta dal celebre Anton Domenico Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti Pittori. Quindi per la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampia

ABI-

ABITAZIONE già de' Caccini, oggi del Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar- dino, e andando avanti s'incontra l'

ABITAZIONE del Balì Roſſia, che ha la ſacciata di vago diſegno, di Giovan Batiſta Foggini. E poi per Via di Mezzo ſi giu- gne alla parrocchial

CHIESA di SANT' AMBROGIO, dove abita- no Monache dell'Ordine di San Benedetto. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta, è la Cappella del Miracolo, detta così, per- chè in eſſa conſervaſi parte del Sangue con- gelato di Noſtro Signore, ritrovato in un Calice, dove da un Sacerdote per inav- vertenza era ſtato laſciato del Vino conſa- grato, che in Sangue convertito, miracolo- ſamente comparve anche agli occhi dei ri- guardanti, eſſendo ciò accaduto l'Anno di noſtra ſalute 1230. Vi ſono in queſta Chieſa alcune Tavole degne di ſtima. Quel- la alla Cappella del Roſario è del Paſſigna- no; l'altra della Viſitazione è opera d' Andrea Boſcoli. Nella Sagreſtia è di gran pregio l'incoronazione della Madonna, de- gno lavoro di Fra Filippo Lippi. Accan- to al pulpito è di Franceſco Boſchi il San Benedetto con due Sante genufleſſe. Il S. Baſtiano di rilievo è d'Andrea Comodi, che vi è ſepolto. Di Maſaccio è la piccola Tavola a tempera, rappreſentante S. An- na con Maria, e il Bambino. In ultimo quella della SS. Nunziata, è di mano di Vincenzio Dandini. Vi è ancora ſepolto in queſta Chieſa il celebre antico Architetto detto il Cronaca, che ereſſe in queſta Cit- tà sì magniſiche Fabbriche; ſiccome nella Sepoltura de' Cioni giace Andrea del Ver- rocchio egregio Scultore, e maeſtro di Leo- nardo da Vinci. Vicino a queſta Chieſa ſi trovano nove Conventi di Monache, ed uno di Religioſi Clauſtrali dell'Ordine di S. Franceſco di Paola, ma per non iſtracca- re il Foreſtiero colla viſita di queſte Chie- ſe, benchè in eſſe ſi poteſſero oſſervare alcune Pitture di pregio; e ſpecialmente in quella di Monte Domini la Tavola del martirio di Santo Stefano del Cigoli, ſti- mata dagl'intendenti una delle più belle Pitture della Città; in faccia alla quale vi è di Aleſſandro Allori una belliſſima An- nunziata, ed in quella delle Murate, nel cui vaſtiſſimo Monaſtero fabbricato dall'antica Famiglia de' Benci, fu già educata Cateri- na de' Medici Regina di Francia, alcune Pitture di Fra Filippo Lippi; ed alcune del Grillandaio in quella di San Iacopo; Proſeguiremo verſo la via Ghibellina, ove oſſerveremo l'

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ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per eſſere ſtata del Divin Michelagnolo, di cui conſervano alcune opere, e per la Galle- ria fatta fare da Michelagnolo il giovane di lui pronipote tanto inſigne letterato, che l'arricchì di Pitture, e di coſe rariſſi- me. Ed in faccia il

PALAZZO della Famiglia del Sera edifi- cato col diſegno di Piero Giovannozzi. E poco dopo dall'iſteſſa parte il

PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cortile ha una fonte colla ſalubre acqua di Santa Croce. Indi ſi trova il

PA-

PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l' ingreſſo principale nella ſtrada detta il Mer- cato di

SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e Log- gia della qual Chieſa tutta di pietre ſere- ne, è molto vaga, e di belliſſima Architettu- ra, ideata da Matteo Nigetti. Sono in que- ſta Chieſa molte Tavole di Pittori eccel- lenti, e ſpecialmente nella prima Cappella entrando a man deſtra è una Nunziata aſ- ſai bella, di mano del Franciabigio. Nel- la ſeconda è una Tavola di Raffaellino del Garbo, eſprimente Maria SS. col Bam- bino, S. Franceſco, e S. Gio. Gualberto. Nella terza ſi vede S. Pietro, che riſana lo Storpiato alla porta del Tempio, opera di Coſimo Gamberucci. Nella quarta Tom- maſo da S. Friano dipinſe la Viſitazione di S. Eliſabetta; nella quinta ſta collocata in gran venerazione un immagine del Croci- fiſſo, che ſecondo il Borghini è di Baccio da Montelupo. In teſta della Crociata alla Cappella Palmieri, è di Sandro Botticelli la Tavola dove è dipinto il Paradiſo, con moltitudine di Angeli. Volendo poi bre- vemente uſcir dalla vicina porta, vedraſſi un Tabernacolo degno di grande ſtima, dipinto a freſco da Pietro Perugino, rap- preſentante il divin Padre col ſuo unigeni- to morto nelle braccia, ma dall'ingiurie del tempo aſſai danneggiato. Rientrando in Chieſa ſi trova la nobil Cappella degli Albizzi, la di cui Tavola rappreſenta il martirio di S. Cecilia, opera del Volter- rano. Nella volta di queſta Cappella ador- na di ſtucchi meſſi a oro, è degno di ſom- ma ammirazione un piccolo sfondo di ma- no di Anton Domenico Gabbiani, ove ha eſpreſſa l'Aſcenſione di Criſto al Cielo, la di cui figura con sì rigoroſo ſcorto fa co- noſcere agli intendenti il profondo ſapere dell'Autore. Nella ſeguente è aſſai degna di ſtima la Tavola di Lodovico Cigoli, rappreſentante l'adorazione de' Magi. Ne ſegue la Cappella maggiore, fatta col di- ſegno di Gherardo Silvani. Il Ciborio di marmo è opera di Gregorio da Settigna- no. In Coro le Pitture ſopra l'Organo ſono di Niccodemo Ferrucci. Sotto il Cor- nicione a man dritta dipinſe Fabbrizio Bo- ſchi i SS. Apoſtoli Pietro, e Paolo, quan- do ſeparanſi per andare al martirio. Dalla ſiniſtra fu rappreſentata da Matteo Roſſel- li la conſegna delle chiavi fatta da Criſto a San Pietro. Seguitando l'ordine delle Cappelle, trovaſi nella prima la Tavola di Valerio Marucelli Piſano, che vi ha anch' eſſo eſpreſſa l'adorazione dei Ma- gi. Nella ſeconda per la quale s'entra in Sagreſtia, vi è all'Altare una Tavola di Piſello Piſelli; di mano del quale au- tore è anche la ſuſſeguente. Nella quar- ta, è una Tavola del Cavalier Curra- di, rappreſentante San Giuſeppe col Bam- bino Gesù. Nella quinta vedeſi dipin- ta l'Aſſunzione di Maria con San Tom- maſo Apoſtolo, opera degna di molta ſti- ma di Franceſco Granacci. Nella ſeſta vi è un Quadro, ove Mario Balaſſi ha eſſigia- to i buon Ladrone. Nella ſettima vi è dipinto da Franceſco Conti S. Antonino che reſuſcita una ſanciulla. Nell'ottava il Criſto con diverſi Santi è di Lorenzo di Credi. La nona ha una Tavola di un buon autore antico, di cui non è certo il nome. Ripoſa nella ſeguente il corpo del Beato Gio. da Veſpignano. Vedeſi nell'al- tra una Tavola parimente antica di cui è incognito l'autore. Nell'ultima evvi una Tavola di Aleſſandro Gherardini. Nei pi- laſtri delle Navate ſono dipinti i SS. Apo- ſtoli, parte dal Paſſignano, e parte da Ora- zio Fidani. E' oſſervabile il Depoſito del famoſo Senator Vincenzio da Filicaia nel- la ſua Cappella a man ſiniſtra, con l'in- ſcrizione di Benedetto Averani. Poco di- ſtante da queſta Chieſa per il Borgo degli Albizzi trovaſi il

mol-

ni-

un

PALAZZO de' Sigg. Aleſſandri, moderna- mente accreſciuto ſull'antico diſegno, e decorato di nobili, e ricchi appartamenti. Poco diſtante dalla parte oppoſta vedeſi il

PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e dipoi il

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic- ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella fac- ciata del quale ſopra varj Pilaſtri ſi vedo- no ſcolpiti in marmo i Ritratti di quindi- ci Uomini illuſtri di queſta noſtra Città, a foggia de' Termini degli Antichi. Gli uo- mini illuſtri ſono gli appreſſo, cioè; nel primo ordine da baſſo l'Accurſio, il Tor- rigiano, Marſilio Ficino, Donato Acciaiuo- li, e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta Alberti, Franceſco Guicciardini, Marcello Adriani, e Don Vincenzio Borghini: Nel ſuperiore, Dante, Petrarca, Boccaccio, Monſig. Gio- vanni della Caſa, e Luigi Alamanni. Qui- vi in mezzo della via è una laſtra di mar- mo, poſta in memoria dell'inſigne mira- colo da San Zanobi operato in queſto luo- go, nell'aver riſuſcitato un Fanciullo. Ap- preſſo ſono le

no

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, ambedue diſegno dell'Ammannato, e dipoi vi ſono i

PALAZZI, l'uno dirimpetto all'altro, am- bedue di ſtraordinaria bellezza, e ambedue pure della Famiglia degli Strozzi. Quello di più antica maniera ſi crede già alzato col diſegno del Brunelleſco, ora acquiſtato, e reſtaurato dai Sigg. Quarateſi, e ſu per l' avanti della Famiglia de' Pazzi, e facendo ivi angolo, colla loro Arme in ſronte, ſi appella perciò da remotiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bello però è quel- lo, che per anco non è terminato. Fu ſab- bricato col diſegno dello Scamozzi; nelle Opere del quale pubblicate colla ſtampa, vedeſi delineato. Le fineſtre a terreno ſo- no del Buontalenti, e del Caccini è il Por- tone principale. La Facciata di verſo il Borgo degli Albizzi è fatta col diſegno del Buontalenti, ed è così bene inteſa, che i Profeſſori non ceſſano di lodarla. Il Corti- le del medeſimo Palazzo è fatto con diſe- gno di Lodovico Cigoli: dal qual poſto, poco diſtante ſi trova la

più

BADIA FIORENTINA, dove abitano Mona- ci Caſinenſi dell'Ordine di San Benedetto, così chiamata per antonomaſia, per eſſe- re ſtata la prima Badia di Monaci fondata in Firenze. La Conteſſa Willa Madre, col Conte Ugo Marcheſe di Brandemburgo, e Vicario d'Ottone Terzo Imperadore in Toſcana, moſſa da inſpirazione divina, a proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono di ricchiſſime rendite. Onde, in ſegno di gratitudine ver- ſo il detto Conte Ugo loro Benefattore, introduſſero poi quei Monaci da gran tem- po addietro, e continovano tuttavia il co- ſtume di far celebrare ogn' anno da un Gio- vane nobile l'Orazione in ſua lode dopo la Meſſa grande nella mattina di Santo Stefa- no Protomartire, antichiſſimo Contitolare di detta Badìa, già fondata ſotto il princi- pal Titolo di Santa Maria. Il ſuo princi- pio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285. col diſegno d'Arnolfo, grandemente re- ſtaurata, ma nel paſſato ſecolo, col diſe- gno di Matteo Segaloni rinnovata quaſi da' fondamenti, ſi è renduta vaga oltremodo, quantunque molto vi reſti da fare, per ri- durla alla total perfezione. Di quella parte però, che terminata ſi vede, nè coſa più magnifica, nè meglio inteſa ſi puòmai deſi- derare. Alla nobiltà dell'Architettura cor- riſponde l'eleganza degli ornamenti. Dalle due parti laterali ſi vedono due Terrazzini di pietra, con vaghi intaglio dorati. Sopra di quello a man deſtra è ſituato l'Organo, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Tavola, do- ve è dipinta Maria Vergine Aſſunta, di ma- no di Giorgio Vaſari, la quale al tempo del Bocchi era poſta ſull'Altar maggiore. E' parimente di molto pregio la Soffitta, tutta fatta di finiſſimo intaglio. La Tribuna, ſotto la quale è il Coro de' Religioſi, è di- pinta da Giovanni Ferretti. Le Tavole delle Cappelle ſono ancor eſſe di gran bel- lezza, e valuta. Quella di San Mauro a man deſtra è fatta da Onorio Marinari pittor ſtimatiſſimo; ſiccome ſono oſſervabi- li le pitture di tutta la Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Segue l'altra di Batiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Ve- nuta dello Spirito Santo. A man ſini- ſtra di mano del medeſimo ſi vede dipinto un Criſto, che porta la Croce al Calva- rio, e nella Cappella dirimpetto a queſta evvi una Tavola di mano di Fra Filippo, in cui vedeſi San Bernardo effigiato con ſin- golar diligenza. Sono eziandio conſiderabi- li tre Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il pri- mo ſi è del mentovato Conte Ugo princi- pal benefattore di queſta Chieſa. Furono ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mi- no da Fieſole, e riuſcì tutta l'opera di ma- raviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cava- liere Bernardo Giugni: e il terzo di Gian- nozzo di Agnolo Pandolfini, Cavaliere di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella, o Tri- buna, ſituata preſſo al Veſtibolo di queſta Chieſa, prima di uſcire dalla quale ſi deve oſſervare il gran quadro poſto interior- mente ſopra la porta, di mano di Fra Bar- tolommeo Domenicano. E poco diſtante da queſta Chieſa trovaſi la

F Con-

ri-

F 2 go-

CHIESA NUOVA DE' PADRI DELL'ORATORIO DI S. FILIPPO NERI, la quale dee ſervire per Oratorio, quando ſarà fabbricata la Chie- ſa grande. Fu queſta fatta col diſegno di Gherardo Silvani, e modernamente è ſtata arricchita di varj ornamenti di Pittura, e di Scultura di eccellenti Profeſſori. Vedeſi alla prima Cappella S. Franceſca Romana, comunicata da S. Pietro Apoſtolo, opera del Pinzani. Nella ſeconda di mano di A- leſſandro Gherardini è il Gesù morto, con la Vergine addolorata. Nella terza la S. Famiglia nel ritorno di Egitto, dipinta da Tommaſo Redi. All'Altar maggiore è una Tavola di Anton Puglieſchi, e la Tribuna di Niccolò Lapi. Segue la Tavola del Cro- cifiſſo, di Matteo Bonechi. La Tavola poi che oggi ſi vede all'Altar di San Filippo, è di mano del celebre Anton Domenico Gabbiani. L'ultima è di Gio. Antonio Puc- ci, rappreſentante la preſentazione di Ma- ria al Tempio. Lo Sfondo in mezzo alla bella Soffitta è di Gio. Sagreſtani. I Baffi- rilievi di marmo, ſono parte di Antonio Montauti, e parte di Giovacchino Fortini, di cui ſono anche le Statue. In Sagreſtia è un Quadro molto ſtimato di Giovan Maria Morandi. La facciata di queſto Oratorio, che è tutta lavorata di pietra forte, ador- nata di alcune figure di marmo, è ſtata modernamente condotta a fine col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Vedeſi avanti la medeſima il

alla

F 3 PA-

PALAZZO de' Gondi, che ha la Facciata di pietre a bozza molto nobile e ſignori- le, diſegno di Giuliano da San Gallo, che nella bella Sala vi fece un Cammino di baſ- ſirilievi di gran perfezione, che per quan- to non uſino oggi in ſimili luoghi, merita di ſtarvi, e di eſſere ammirato, e lodato non poco. Di dove ſi paſſa alla

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, at- teſochè in un loggiato aſſai comodo, di Ar- chitettura Toſcana, vendaſi il Grano pub- blicamente, e di quì per la ſtrada del Can- to a' Soldani ſi giunge a

SAN IACOPO TRA' FOSSI, dove non tro- veremo già le belle Tavole d'Andrea del Sarto, che tanto eloquentemente furono celebrate dal Bocchi, e da varj Scrittori di primo grido, avvegnachè ſono già ſtate traſportate nel Real Palazzo de' Pitti, eſ- ſendovi ſolo reſtata di eſſo quella, che da giovane dipinſe, ove rappreſentò l'appa- rizione di Criſto in forma di ortolano al- la Maddalena: troveremo bensì le Copie delle medeſime, una delle quali è così bel- la, che ſebben copia, è nondimeno tenu- ta in gran pregio; il quadro della Soffitta è vagamente colorito dal Gherardini. Da queſta Chieſa ſi può andare per due ſtra- de alla Piazza, e Chieſa di Santa Croce, che una detta Via de' Benci, dove è l'an- tico Palazzo de'Peruzzi, poi de' Celleſi, dove abitò l'Imperadore Paleologo, quan- do intervene al Concilio Fiorentino, e l' altra detta Borgo S. Croce, nella quale ſo- no buone Fabbriche, ed in ſpecie il

del-

PALAZZO de' Corſini, che ha molte bel- le Statue antiche nel Cortile; e quello de' Dini ricco di Pitture, ſpecialmente di San- ti di Tito, ed una ſingolariffima d'Andrea del Sarto. Giunti in fondo alle quali, ve- draſſi la Chieſa di

SANTA CROCE de' Frati Minori Conven- tuali. In queſto Tempio affai grande e magnifico, lungo dugenquaranta braccia, e largo ſettanta, s'entra per tre porte di faccia, e ſù quella di mezzo oſſerveremo una Statua di bronzo, opera di Donatello, che rappreſenta S. Lodovico Arciveſcovo di Toloſa. Fu queſto Tempio fabbricato intorno all'Anno 1294. col diſegno di Ar- nolfo, che fu l'Architetto del Duomo, benchè dipoi reſtaurato col diſegno di Gior- gio Vaſari. La maggior parte de' Foreſtie- ri concorre a queſta Chieſa, tirata dal de- ſiderio di rimirare quelle belliſſime Tavo- le, che l'adornano, nelle quali la Paſſio- ne tutta di Noſtro Signore, e la ſua mor- te, e Reſurrezione è ſtata mirabilmente rappreſentata da' primi Artefici di quei tempi. Ora facendoci dalla Porta di mez- zo, benchè l'ordine dell'iſtoria richiedeſſe cominciare d'altrove, nella prima Tavola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſud- detta Porta, è dipinta la Depoſizione di Croce di noſtro Signore, di mano di Fran- ceſco Salviati; la ſeconda dov'è la Croci- fiſſione, è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il famoſo Sepolcro di Michelagno- lo Buonarroti, Gentiluomo Fiorentino. Scul- tore, Pittore, ed Architetto di sì gran no- me, e di sì grand'eccellenza, che non vi ha lingua, che le ſue lodi poſſa baſtevol- mente ſpiegare; Egli fù ancora nella Poeſia di ſquiſitiſſimo guſto. Vedonſi a piè dell' Urna tre belle Statue di marmo, che rap- preſentano la Scultura, l'Architettura, e la Pittura in atto compaſsionevole, e me- ſto: e ſopra l'Urna, la teſta, ed il buſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt'opera fatta da tre maeſtri, cioè Giovanni dell' Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cava- liere, del primo de' quali è la Statua dell' Architettura, del ſecondo quella della Scul- tura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di Michelagnolo. Sono dipoi oſſervabili le memorie del dot- tiſsimo Antiquario Senator Filippo Buonar- roti: e del famoſo Bottanico Pietro Miche- li. Segue la terza Cappella, dov'è dipinto da Giorgio Vaſari, Criſto quando porta la Croce al Calvario: la quarta Tavola rap- preſenta l'Ecce Homo, ed è fattura di Ia- copo di Meglio. Aleſſandro del Barbiere dipinſe la quinta, in cui ſi figura la Fla- gellazione alla Colonna; la ſeſta dov'è di- pinto Noſtro Signore quando fa Orazione nell'Orto, è opera di Andrea del Minga; appreſſo la quale è la Cappella de' Caval- canti, ove ſi ammira ſcolpita in macigno la Vergine Annunziata dall'Angiolo, fat- ta con ſingolare artifizio dal celebre Dona- tello; ed allato vi è il Sepolcro di Leo- nardo Aretino, inſigne Scrittore d'Iſtorie. Finalmente la ſettima Cappella ha una Ta- vola già cominciata dal Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui ſi rappreſenta l'entrata di Criſto in Geruſalemme. Nella Croce della Navata trovaſi la Cappella de' Barberini, dov'è ſepolto in eſſa Franceſco da Barbe- rino, Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſsa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rappreſenta quando San Franceſco riceve le Sacre Stimate; vi è anco la Cappella de' Calderini allato alla Sagreſtia tutta incro- ſtata di marmi Carrareſi, e ornate di belle Pitture; la prima delle quali in Cornu E- vangelii rappreſentante San Lorenzo che diſtribuiſce le limoſine è del Paſsignano. La Tavola dell'Altare con l'altro latera- le è di Matteo Roſielli, e le Pitture a fre- ſco di Gio. Da S. Gio. Paſſato l'Altar mag- giore, in cui di preſente conſervanſi le Sa- cre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordine de' Minori Conventuali, chiara per ſantità, e per miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240. e l'altre Cappelle di minor pregio; ſitrova la Cappella, o Tri- buna de' Niccolini, d'ordine però diverſo dall'altro, eretta col diſegno dell'Archi- tetto Gio: Antonio Doſio. Quanto ſia bel- la, e di vaghezza ripiena, non ſi può ſpie- gare abbaſtanza. E' ella tutta incroſtata di marmi Carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile e diligente lavoro, che non può l'uomo deſiderare di vantaggio. Di mano del Francavilla Scultor Fiammingo ſono le cinque Statue di marmo, che una figura Aron, e l'altra Mosè, e la terza rappre- ſenta la Verginità, la quarta la Pruden- za, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte ſono di mano di Aleſſandro Allo- ri, e le Pitture a freſco del Volterrano, con sì gran perfezione condotte, che que- ſte ſole baſterebbero per eternargli la fa- ma, non laſciando quella lodatiſsima Ta- vola di Giacomo Ligozzi Veroneſe, ove ha rappreſentato il martirio di S. Loren- zo. Dopo di avere oſſervato il celebre Cro- ciſiſſo di Donatello, che è nella Cappella in teſta alla Crociata, paſſeremo, ove di mano del Cigoli è dipinto Criſto morto, opera ſtupendiſsima, e quindi, ſeguitando fino ad uſcir di Chieſa, per le altre ſette dell' iſteſs'ordine, e Architettura delle prime; trovaſi una Tavola di mano del Vaſari, dov' è dipinto la Venuta dello Spirito Santo nella prima; nella ſeconda dallo Strada- no è figurata l'Aſcenſione di Criſto al Cielo. Allato a queſto Altare, e dirimpet- to al Sepolcro di Leonardo Aretino, è quello di Carlo Aretino, Poeta, e Segre- tario della Repubblica. Del mentovato Va- ſari è l'Apparizione agli Apoſtoli nella terza Cappella; nella quarta, e quinta, di Santi di Tito ſono le due Tavole, che una, quando Gesù è a menſa co' due Diſcepoli, e l'altra, quando reſuſcita dal Sepolcro; nel- la ſeſta è di mano di Batiſta Naldini quan- do Criſto è nel Sepolcro; e nella ſettima, il Noſtro Signore che và al Limbo de' Santi Padri, fu con ſtraordinaria perfezio- ne dipinto da Agnolo Allori, chiamato il Vecchio Bronzino. Rimpetto alla memoria del Senator Buonarroti ſi vede quella dell' Architetto Aleſſandro Galilei, che è ope- ra di Girolamo Ticciati, e di poi ſi trova il Sepolcro del famoſiſſimo Galileo, dove è ancora il celebre Mattematico Vincenzio Viviani, che ordinò queſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che fu dato eſecuzione l'anno 1737. a ſpeſe della Famiglia Nelli erede di quella del Viviani. Il diſegno è di Giulio Foggini; la quadratura di Anton Maria Fortini; il Buſto di Gio. Batiſta Foggini; l' Aſtronomia di Vincenzio Foggini; e la Geo- metria di Girolamo Ticciati. Oltre a tante Pitture di ſingolare ſquiſitezza, e perfezio- ne, ſe ne trovano in queſta Chieſa alcune di Cimabue, e di Giotto, le quali, quan- tunque ſiano dalle moderne pitture ſupera- te in bellezza, non è però, che non meri- tino di eſſer tenute in grande ſtima, per la venerazione, che ſi dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtauratori della Pittura. E' an- cora maraviglioſo il Pergamo, tutto di mar- mo di Seravezza, e vagamente intagliato da Benedetto da Maiano. Sono in eſſo cin- que Storiette de' fatti più ſingolari di San Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, ma co- sì bene, e felicemente, che non hanno prezzo. Ne' vani, che ſono in mezzo de' Beccatelli, ſi vedono cinque ſtatuette a ſe- dere di bellezza ſtraordinaria, che rappre- ſentano la Fede, la Speranza, la Carità, la Fortezza, e la Giuſtizia. Più mirabile pe- rò fu l'artifizio uſato nell'adattar queſto Pergamo ad una colonna, nella quale ri- mane incaſſato, eſſendochè la medeſima co- lonna ſia nel mezzo forata, e per una ſca- la acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla grandezza della Chieſa corriſponde il Con- vento, di moltiſſime comode abitazioni ri- pieno, e continovamente abitato da più di ſeſſanta Religioſi, tra' quali in ogni tempo fiorirono Uomini ſegnalati, non ſolo in lettere, e in dignità più conſpicue, ma e- ziandio in ſantità di coſtumi. Sono in que- ſto Convento molte Confraternite di Seco- lari, tralle quali quella detta del Gesù, compoſta tutta di Nobili, il di cui vaſo è ſtato dipinto vagamente da Lorenzo del Moro. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimite- rj è una quantità conſiderabile di Sepoltu- re, e di memorie di Famiglie primarie, e d'inſigni Soggetti di Firenze, e d'altrove. E' fama, che Siſto V. Sommo Pontefice, nel tempo, che fu Religioſo, per molti an- ni quivi abitaſſe, leggendo Filoſofia. Gode queſto Convento il Privilegio, che uno de' ſuoi Religioſi abbia il carico d'Inquiſito- re, Dignità ragguardevole, ſoſtenuta in To- ſcana da' Minori Conventuali, e ſempre da ſoggetti di gran valore. Poſſiede queſto Convento una copioſa Libreria di antichiſ- ſimi Manoſcritti, da cui gli eruditi hanno cavato molte memorie. Il Noviziato fu fat- to edificare con gran magnificenza a pro- prie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cappella fatta edifica- re dalla Famiglia de' Pazzi; mole di ſingo- lare Architettura, e ben degna di chi ne fece il diſegno, che fu il gran Brunelleſco. Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla

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gio-

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PIAZ-

PIAZZA contigua, molto ampia, e rego- lare, e deſtinata principalmente al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fiorenti- na in tempo di Carnevale. Compariſcono ſu queſta Piazza (quando accade, che que- ſto ſi faccia ſolennemente) cinquantaquat- tro Nobili Giovani riccamente veſtiti, e in due Squadre diviſi, l'una delle quali dal co- lore degli Abiti, e delle Inſegne ſi diſtingue dall'altra. Capi di queſte ſono due Alfieri, più degli altri nobilmente addobbati, e ſer- viti da molti Paggi. Entrando in Campo, preceduti da trombe, e da tamburi, a cop- pia a coppia, e con belliſſima ordinanza, giran d'intorno il Teatro facendo moſtra di lor perſona; indi l'uno dall'altro diſpar- tendoſi, ſotto il proprio Padiglione ſi allog- giano. Intanto ſi dà il ſegno della Battaglia, e in un tempo medeſimo vedonſi dall'una, e dall'altra parte ſquadronati, a foggia di Eſercito. Unite le Squadre, ſi getta in mez- zo il Pallone, ed in un ſubito cerca l'una di ſpingerlo verſo l'altra, e dall'altra vien riſoſpinto. Quei, che rimangon per retro- guardia, ripigliando il Pallone, procurano con ogni sſorzo di trarlo fuor degli ſtecca- ti, per la parte ad eſſi contraria, e quando ciò rieſca loro di poſta, s'intende vinta la caccia. Ben è vero, che avviſtiſene gli Av- verſarj, corrono addoſſo all'inimico, e af- ferratolo per le braccia, impediſcono, che più oltre s'avanzi. Il ſimile fanno quelli, che ſon rimaſti alla difeſa del poſto, i qua- li mentre non vengan ſorpreſi all'improv- viſo, ribattono gagliardamente il Pallone: e riſoſpingono indietro chi tenta inoltrarſi da quella parte. Ora in queſta battaglia, mirabil coſa è il vedere, come ciaſcuno s' ingegni di ſuperare, e di abbattere il ſuo contrario, urtandolo per farlo cadere, lot- tando, e pugnando ſeco, e varii ſtratta- gemmi uſando per vincere. Ma più mira- bile ſi è il vedere una ſquadra, che impa- dronita del campo nimico, e ſu' conſini del- la vittoria, in un momento riſoſpinta fug- ga, e ſpeſſe volte rimanga ſuperata. In ſomma è Giuoco queſto, dove fa pompa da una parte la vaghezza, e ricchezza di belle diviſe, colla ſplendidezza degli orna- menti, e dall'altra la robuſtezza, e agilità di chi opera. Onde non è maraviglia, che vi concorra la maggior parte della Città, e rechi al pubblico allegrezza, e diletto. Pri- ma di uſcire da queſta Piazza ſi oſſervi la facciata della Caſa de' Cocchi, che i Padro- ni dicono aver coſtante tradizione, che ſia diſegno di Baccio d'Agnolo; ſiccome la Facciata della Caſa dell'Antella, dipinta dal Paſſignano, e da Giovanni da San Gio- vanni, ambedue Pittori famoſi: nella me- deſima Piazza evvi una Fonte, che meſce acqua perfettiſsima, che viene dalla Colli- na d'Arcetri, e paſſa il Fiume d'Arno ſul Ponte a Rubaconte. E volgendo a man de- ſtra trovaſi poco diſtante la

con

G di

CHIESA DI SAN SIMONE, ſopra la porta della quale vedeſi una lunetta, dov'è mol- to ben colorita la Vergine co' Santi Apo- ſtoli Simone e Giuda, opera di Niccodemo Ferrucci. La Soffitta interna tutta d'in- taglio dorato fa vaga moſtra. Nella te- ſtata ſopra la Porta ſi vede un opera molto bella di Batiſta Naldini, ov'è di- pinta la Depoſizione di Criſto dalla Cro- ce. Nella prima Cappella a man dritta è il martirio di S. Lorenzo, dipinto da Giovan- batiſta Vanni. Nella ſeconda vi è un Imma- gine intagliata in legno del SS. Crocifiſſo. La terza ha un antica pittura rappreſen- tante la Vergine. Vi è poi nella quarta una belliſsima Tavola di Onorio Marinari, ove ha eſpreſſo S. Girolamo meditante il fi- nale Giudizio, non meno è da lodarſi quella di Giacomo Vignali, collocata nel quinto Altare, ove eſſigiò San Bernardo, al quale Criſto ſtaccatoſi dalla Croce, e inchinato fa vedere una gran piaga nelle ſpalle. Le Statue di marmo laterali all'Altar maggio- re ſono d'Orazio Mochi, e li due Apoſtoli ſopra l'arco di Niccodemo Ferrucci. Tor- nando in verſo la Porta vi è di mano del me- deſimo Vignali la Tavola di S. Franceſco rap- preſentato in deliquio. Segue l'Altare di S. Carlo, e dopo queſto, quello della Conce- zione, la di cui Tavola è dell'iſteſſo Fer- rucci, dipoi quello dell'Aſſunta, dipinta dal Cavalier Curradi. In ultimo è la Tavo- la di S. Niccolò, opera aſſai buona di Fran- ceſco Montelatici, detto volgarmente Cec- co bravo. Preſſo a queſta Chieſa ſono le Prigioni delle Stinche, recinte da un altiſſi- ma, e forte muraglia, nelle cantonate della quale vi ſono due Tabernacoli dipinti a fre- ſco da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovanni. Di quì per la via del Pa- lagio trovaſi il

ce

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PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua abi- tazione, che è l'antico del ſuo proprio ramo, poichè l'altro, di cui ſi farà men- zione, lo ha ereditato dal Ramo finito in Roma ſul principio del corrente ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta del Pala- gio ſi trova l'

ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da Bernardino Ciurini molto pulitamente. Al- la fine di queſta ſtrada v'è il

PALAZZO del Poteſtà molto vaſto, in cui ſono le pubbliche Carceri, e per la proſſi- ma traverſa, che è di fianco al Palazzo del Salviati, trovaſi la Chieſa di

SAN

SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer- vare alcune Tavole di pregio, e ſpecial- mente la Nunziata di mano dell'Empoli, quella dell'Altar maggiore di Gaetano Piat- toli, in luogo di quella che vi fu una volta d'Andrea del Caſtagno, la quale è paſſata nel Refettorio de' Padri di Badia, ſiccome del medeſimo, quella di S. Luigi, e l'al- tra del Pontormo, dov'è dipinta la Ver- gine con Santa Barbera, e Sant'Antonio. E proſeguendo lateralmente a queſta Chie- ſa, paſſata la Porta principale della Chie- ſa, e Monaſtero di Badia, vedeſi l'

ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſoglio- no congregarſi i Buonomini. E' celebre queſt'Oratorio, non ſolo per eſſere ſtato fondato al tempo di S. Antonino Arcive- ſcovo di Firenze, ed a ſua perſuaſione, e conſiglio; ma eziandio per le opere inſigni di miſericordia, che di continuo vi ſi eſer- citano. Ed in vero è prodigio mirabile del- la Provvidenza Divina, che queſta Caſa ſenza fondo, o ferma rendita annuale, ma ſolamente provveduta di elemoſine, e di laſciti pii, giornalmente ſoccorra del neceſ- ſario tante povere Famiglie onorate. Poco diſtante è il

G 3 la-

COLLEGIO de' Padri delle Scuole Pie, de- ſtinato ad ammaeſtrare la gioventù nelle Let- tere, e nella Pietà; Con la Caſa di queſto Collegio fa angolo il

PALAZZO del Duca Salviati molto agiato, e comodo. Quindi avanzandoſi col viaggio per la ſtrada poſta in mezzo da queſte due Fabbriche, detta Via dello Studio, trovaſi lo

STUDIO FIORENTINO, ove di continovo leggono pubblicamente varj Profeſſori di di- verſe Scienze, come di Teologia, di Sto- ria Sacra, e Profana, Giuriſprudenza, Mat- tematica, Filoſofia, Umanità, Lingua Gre- ca, Ebrea, e Toſcana. Quivi ancora hanno la loro Reſidenza le celebri Accademie, Fiorentina, della Cruſca, e degli Apatiſti. Di quì per corta ſtrada ſi giunge a

SANTA MARIA IN CAMPO, divotiſsima Chieſa ricca d'Indulgenze, Cattedrale del Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palazzo contiguo; e quantunque ſia nel mezzo del- la Città, è Dioceſi Fieſolana: vicino è il

Chie-

PALAZZO del Senator Filippo, e Fratelli Guadagni, che ha nobile facciata fatta nel- lo ſcorſo ſecolo con diſegno del Silvani, e comodi, e vaſti appartamenti, accreſciuti di freſco con una nuova magnifica ſcala dal Senatore Filippo Guadagni vivente, dopo è

L'OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſerva- no, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, mol- te Statue, e Baſſirilievi di gran pregio, ed un Archivio di grande importanza. Qui- vi contigua vedeſi l'

ABITAZIONE de' Naldini fabbricata in que- ſti tempi; e dipoi l'

ABITAZIONE de' Gondi accreſciuta mo- dernamente. E ſeguitando per la piazza, potrà giungerſi alla

G 4 CHIE-

CHIESA Inſigne Collegiata, ed Imperial Baſilica DI SAN LORENZO, dove Giunti alla Piazza, oſſerveremo in faccia al Palaz- zo del Marcheſe della Stufa una baſe di marmo, nel cui baſſorilievo ſi rappreſenta, quando a Giovanni de' Medici, valoroſiſsi- mo Capitano, e degno Padre del Grandu- ca Coſimo Primo, ſono condotti molti Pri- gioni con varie ſpoglie. E' queſta opera del Cavalier Bandinelli, di cui pur anco è la Statua, che ſulla Baſe dovevaſi colloca- re, la quale in oggi non ancora finita, nel Salone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venendo alla Chieſa, giudico a propoſito il dar breve notizia di ciò, che avven- ne nella ſua fondazione, eſſendo molto de- gno di ricordanza quanto di eſſa laſciaro- no ſcritto San Paolino, il Baronio, ed al- tri gravi Scrittori. Al tempo dell'Impera- dor Teodoſio, Giuliana Vedova Fiorenti- na, non meno illuſtre per lo ſplendore del ſangue, che per l'inſigne Religione, e Pie- tà, acceſa di devozione verſo il glorioſo Martire San Lorenzo, volle colle proprie ſoſtanze fabbricar queſto Tempio, e dedicar- lo a queſto Santo. Terminata appena la Fabbrica, giunſe per buona ſorte a Fi- renze il grande Arciveſcovo di Milano Sant'Ambrogio, perlochè venne in penſie- ro a Giuliana di ricorrere al Santo Prela- to, e inſtantemente pregarlo, acciò voleſſe conſacrare la nuova Chieſa; e ciò fec'ella ben toſto, e con tanto affetto, e con tali, e tante dimoſtrazioni del ſuo grande zelo, che il Santo Arciveſcovo, ammirando la di lei virtù, e grandemente commendandola,di buona voglia condeſceſe alle giuſte diman- de della medeſima. Celebroſsi pertanto la Funzione della Sagra l'anno del Signore 392. o come altri vogliono 393. e fu con tal ſod- disfazione del Popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di tal fat- to, chiamoſsi queſta Chieſa Baſilica Am- broſiana. Quindi ebbe origine la ſingolar venerazione, che a queſto Tempio porta- rono gli antichi Veſcovi di Firenze, fra' quali San Zanobi più d'ogni altro ſi ſegna- lò, eleggendo quivi la ſua ſepoltura, ove ſtette lungo tempo ripoſto prima, che alla Cattedrale foſſe trasferito il Corpo di lui. A sì felici principj corriſpoſero con maggio- re avanzamento i ſucceſsi di queſta Chieſa. Imperciocchè eſſendo eretta in Collegiata inſigne, e di ampliſsimi privilegj, e ſin- golari prerogative arricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la Metropolitana, il primato. Sono in eſſa diciaſſette Canonici, e trentatre Cappellani, e grandiſsimo numero di Cherici, che vi celebrano giornalmente i Divini Ufizj con non minor decoro di quello facciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a tutti queſti pre- ſiede un Prelato, col titolo di Priore, che per iſpecial Privilegio, in varie Feſte dell' Anno gode l'uſo de' Pontificali. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tem- pio, che di vero è grandiſsima, per la mi- rabile Architettura di Filippo Brunelleſco, colla quale fu fabbricato, o piuttoſto vo- gliam dire rinnovato (giacchè l'antico Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſolato dal fuoco) vedremo queſto Edifizio, con un vago pavimen- to di marmo diviſo in tre Navate, e ſoſtenuto da groſſe colonne di macigno, ſopra le quali poſano gli archi vaga- mente intagliati, come altresì il cornicione, e il fregio, che per tutta la Chieſa ricor- rendo, vaga, e maeſtoſa la rendono. Ella è lunga braccia 144. Sopra la Porta del mezzo ſi vede l'Arme de' Medici, ſcol- pita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui parimente è il diſegno del Terraz- zino, e Sacrario, dove ſi conſervano mol- tiſsime Reliquie inſigni, in prezioſi Reli- quiarj d'oro, d'argento, di criſtallo, e di altre ricche materie, tempeſtati di gioie. Belliſsimi ancora ſono due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnette di diverſi marmi, nelle facce de' quali ſi vedono alcuni Baſsirilievi di bronzo, fatti da Donatello, con ſingolare artifizio, e ſommamente lodati dagl'intendenti. An- co nelle Cappelle ſono di pregio alcune Tavole, tralle quali a mano deſtra la pri- ma rappreſentante la Viſitazione di S. Eli- ſabetta, di mano di Agoſtino Veracini. La ſeconda lodatiſsima opera del Roſſo, nella quale ha eſpreſſo lo Spoſalizio di Maria Vergine. La terza che rappreſenta S. Lo- renzo, è opera di Niccolò Lapi. Nella quarta vi è l'Aſſunzione di Maria di anti- co, ed incognito autore. Nella quinta ſi vede dipinto da Ottaviano Dandini un Cro- cifiſſo, con San Franceſco, San Girolamo, e la Maddalena a piè della Croce. Nella ſeſta San Girolamo nel Deſerto, opera del Cavalier Giuſeppe Naſini. Terminata la navata, ſi oſſerva nella prima Cappel- la una Tavola rappreſentante un Preſepe, creduto di Coſimo Roſſelli. La Cappella che rimane nella teſtata della Croce ha il Tabernacolo di marmo, ove conſervaſi il SS. Sacramento, Diſegno, e Scultura di- ligentiſsima di Deſiderio da Settignano, con figure di baſſo, e alto rilievo, ſopra cui ſi vede un ammirabile Bambino di marmo bianco opera del medeſimo.Que- ſto Tabernacolo è meſſo in mezzo da bell' adornamento di colonne d'ordine corintio con ſuo architrave, fregio, e fronteſpizio di marmi miſti. Più d'ogn'altra coſa pe- rò degna è di ſomma ammirazione la Sa- greſtia nuova, detta altrimenti la Cappella de' Principi, fatta col diſegno, e Archi- tettura di Michelagnolo Buonarroti. Quivi l'arte ſendo giunta al colmo di ſua per- fezione, chiaramente dimoſtra, quanto ſu- blime, e mirabile foſſe l'ingegno di que- ſto divino Artefice, che ſe in ogni opera- vinſe i Maeſtri più celebri, in queſta ſu- però ſe medeſimo. E di vero, chi può lodare abbaſtanza l'eccellenza, la maeſtà, la grazia, e la vaghezza di queſta Fabbri- ca? Tentarono già molti eruditi Scrittori di deſcrivere diſtintamente le ſue bellezze, ma diedero a divedere, che nelle lodi di Michelagnolo, e di queſt'opera inſigne, era manchevole, ed inſufficiente fino l'i- ſteſſa eloquenza. Siaſi dunque contento il Foreſtiero, che tralaſciando il diviſare de' ſuoi pregi, accenni ſolo, che il primo Se- polcro all'entrare è di Giuliano de' Me- dici Duca di Nemurs, e Fratello di Leo- ne X., ſopra di cui v'è il Simulacro di mano del Buonarroti, e le due Statue appreſſo, che una il Giorno, l'altra la Notte figurano: e che nel ſecondo Sepol- cro fatto per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, ſopra cui pure è il Simulacro della medeſima famoſa mano, e l'altre due Statue rappreſentanti il Crepuſcolo, e l'Aurora. Si vede ancora di mano di Mi- chelagnolo una Madonna col bambino in braccio. E perchè fuori delle ſette Statue di mano del Buonarroti, ſi vedono due Fi- gure de' Santi Coſimo, e Damiano, ſappiaſi, che la prima è del Montorſoli, e la ſecon- da di Raffaello da Montelupo, ambedue Scultori eccellenti. Di quì eſcendo, paſſa- ta la prima Cappella, è ammirabile nella ſeconda la Tavola dell'adorazione de' Ma- gi opera di Girolamo Macchietti; e pro- ſeguendo oſſerveremo d'avanti al maggior Altare i tre Tondi con grata di Bronzo i quali uniti a Lapida di Porfido di Serpen- tino, e di altri Marmi con l'arme de' Me- dici ne' quattro lati, che formano il nobile Sepolcro a Coſimo Pater Patriae. Paſſate le due ſuſſeguenti Cappelle della Crociata s' entra nella vecchia Sagreſtia, fabbricata col diſegno pur di Filippo di Ser Brunel- leſco, ſi oſſervano i quattro tondi ne' pe- ducci della Volta di mano di Donatello, le due piccole porte, in alcune nicchie San Lorenzo, Santo Stefano, San Coſimo, e San Damiano del medeſimo, e nel doſ- ſale dell'Altare un Baſſorilievo in bronzo del Brunelleſco. Quindi ſi vede un belliſſi- mo Sepolcro di porfido, per Piero, e Gio- vanni figli di Coſimo Padre della Patria, adornato ne' lati di fogliami di bronzo, fatti col diſegno d'Andrea Verrocchio. Corriſponde queſto in una Cappella dedi- cata alle glorie di Maria Vergine Santiſſima la di cui Immagine antica reſta coperta, e circondata da una Tavola dipinta da Fran- ceſco Conti con i Santi Lorenzo, Zanobi, ed Ambrogio. Contigua a queſta vi è una Cappella con la Tavola rappreſentante la Nunziata di Fr. Filippo Lippi, e di quì tornando verſo la Porta ammiraſi nella pa- rete dipinto a freſco il martirio di S. Lo- renzo con ſommo ſtudio eſeguito da Agno- lo Bronzino. Paſſata la Porta laterale tro- vaſi di mano dell'Empoli il martirio di S. Baſtiano, appreſſo a queſta ſi vede effigia- to S. Antonio Abate. Ne ſegue altra Cap- pella con un Immagine di Criſto Crociſiſ- ſo, dopo la quale trovaſi un antichiſſima Pittura rappreſentante S. Leonardo con al- tri Santi, dopo la quale trovaſi effigiato il martirio di S. Arcadio, e Compagni ope- ra degna di ſomma ſtima di Gio. Antonio Sogliani, ammirabile è il gradino di que- ſt'altare lavorato con indicibil dilignza da Franceſco Bachiaccha. E finalmente trovaſi la converſione di S. Matteo dipin- ta da Pietro Marcheſini. Nè laſceremo di dire, che la vaga Soffitta, la ricca, e nobil Cupola dipinta da Vincenzio Me- ucci, il Campanile edificato da' fonda- menti, ed il riſtoramento della Chieſa ſot- terranea, ſono opere fatte dalla pietà del- la Gran Principeſſa Anna Maria Luiſa de' Medici Elettrice Vedova Palatina del Re- no. Nell'uſcir della porta, onde ſi và nel- la Canonica, ſi trova la Statua di Paolo Giovio Veſcovo di Nocera, e famoſo Scrit- tore d'Iſtorie, ſcultura di Franceſco da San Gallo; indi ſalendo per una Scala, che guida al Chioſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tutto il Mondo tanto rino- mata

lo

ſo-

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Pit-

LI-

LIBRERIA MEDICEO - LAURENZIANA, i cui vaſo lungo braccia ottanta, largo di- ciotto e due terzi, alto quattordici e mezzo, è così nobile e maeſtoſo, e di sì rara e perfetta Architettura, che molti valent'uomini, come il Brezelio, il Sena- tor Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giuſep- pe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato, e pub- blicato colle ſtampe. Fu alzato col diſe- gno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un degniſſimo encomio. Prima dunque di pe- netrare là dentro, trovaſi un bel ricetto in forma quadra, nel quale è ſituata la Sca- la poſta ſu da Giorgio Vaſari e dal Tri- bolo per ben diciotto volte, e non mai per un miſterioſo ſilenzio di Michelagnolo potuta collocarſi nella ſua proporzionata ſi- tuazione. Bella oltremodo è la Porta, e belli ancora ſono gli ornamenti delle fine- ſtre, vaghiſſimo il cornicione, l'architra- ve; ed il fregio, e tutto inſieme è con sì nobil ſimetría diviſato, che reſta l'occhio di chi lo mira dallo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del materiale cor- riſponde il pregio, ed il valore de' Mano- ſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantaquattro per banda, in gran nume- ro vi ſi conſervano; Oltre gli altri quattro nuovi facſſali poſti nel Corridore aggiunto da S. M. C. FRANCESCO I., ripieni pur di Manoſcritti. Sono queſti di lingue diver- ſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina, Cineſe, Arabica, Caldea, Siriaca, Toſca- na, Schiavona, Provenzale, e Franceſe antica, nè ſolo per la rarità, ma ezian- dio per l'ornamento di Pitture e Minia- ture ſingolariſſimi. Da queſti, come da ra- ri eſemplari, ſogliono i Letterati, e in ſpecie gli Oltramontani, diligentiſſimi oſ- ſervatori, riſcontrare, o emendar quei di- fetti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle ſtam- pe, o che non furono da altri oſſervati, e pubblicare intereſſanti anecdoti. Or que- ſti Libri, parte da Coſimo Padre della Pa- tria, Lorenzo ſuo ſratello, Piero ſuo fi- gliuolo, e parte da Lorenzo il Magnifico, da varie parti, e con grandiſſime ſpeſe procurati, ſpecialmente dalla Grecia, e dall'Aſia, furono poſcia ripoſti in queſto luogo da Clemente VII., che fondò la Li- breria, nella quale, l'anno 1571. fu dal Granduca Coſimo I. ordinato che ſi deſſe pubblico ingreſſo a comune benefizio de' cittadini. Chi poi bramaſſe ſapere il nu- mero, e la qualità de' Libri, potrà como- damente appagare il ſuo deſiderio, me- diante gl'Indici ſtampati dal P. Montfau- con, e ciò che meglio poi dai Regj Bi- bliotecarj Anton Maria Biſcioni, e Dottor Giulianelli, è ſtato ſcritto, non tralaſcian- do il proſeguimento fatto dall'Eruditiſſi- mo Sig. Canonico Angiolo Bandini loro ſucceſſore, che ha lavorato, e tuttora ſta lavorando per dar compito un tal Indice. L'erudito viaggiatore informatoſi dalla pe- rizia del Bibliotecario Regio troverà ad o- gni Pluteo qualche raro Manoſcritto. I più ſingolari per l'antichità ſono il Codi- ce Siriaco al Plut. I. Quello del Vergilio al Plut. XXXIX. Al XLII. il Decamerone del Boccaccio. Quello dell'Oroſio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la va- ghezza dell'ornato il S. Ambrogio, il Li- rano, il Tolomeo, il Giulio Ceſare, la Vita di Lorenzo de' Medici, Domizio Cal- derino, l'Argiropilo, e molti altri. Il ſo- pranominato Sig. Dottor Giulianelli ha tradotta in volgare la Storia eſteſa di det- ta Libreria, dalla quale potrà aver mag- giori notizie il viaggiatore. Da queſto luo- go ci porteremo a viſitare la

H ſcrit-

bre-

H 2 deri-

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Coro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la Chieſa. Or queſta è la Cappella cotanto celebre, che ſenza ingrandimento iperbo- lico, vien riputata nel Mondo unica, e ſingolare. E in vero, ſe in altri Ediſizj s' ammira la ſqniſitezza dell'arte, in altri la ricchezza de' materiali, ed in alcuni qual- che coſa di ſingolare, in queſta ſola Cap- pella tutte unite concorrono le prerogative più nobili: magnificenza d'Architettura, pregio infinito de' materiali, bellezza in- comparabile, e perfezione dell'arte in ſommo grado. Per darne adunque alcuna breve notizia, diremo, che la circonferen- za di tutta queſta maeſtoſa Cappella è braccia cenquarantaquattro, l'altezza della Cupola braccia centoquattro, e il diame- tro quarantotto. L'incroſtatura è di dia- ſpri, agate, calcedonj, lapislazzuli, ed al- tre pietre prezioſe. Belliſſimi ſono i pila- ſtri co' capitelli di bronzo dorati. Maeſtoſi ſono i Sepolcri di granito orientale, ſopra ciaſcuno de' quali poſa un guanciale di dia- ſpro tempeſtato di gioie, e ſopra quello una corona reale, ancor eſſa ricca di gem- me. In alcune nicchie di paragone ſon col- locate altrettante Statue di bronzo dorate, maggiori del naturale, che rappreſentano i Sovrani defunti. Di vaghiſſime commeſ- ſure vedonſi effigiate le Armi delle Città ſottopoſte al Dominio de' noſtri Reali Prin- cipi. In ſomma tali, e tanti ſono gli orna- menti di pregio, che vi ſi trovano, che u- mano penſiero non è baſtevole a immagi- narſi una bellezza sì rara. Fu cominciata la Fabbrica l'anno 1604. al tempo di Ferdi- nando Primo, e per quanto da molti Ma- eſtri giornalmente vi ſi lavori, molto vi re- ſta ancora. per renderla in tutto compita, e allora ſarà in eſſa collocato il prezioſo Ciborio, che ſi conſerva in Galleria, e del quale parleremo a ſuo luogo. Appreſſo la Cappella è la

tro

H 3 CA-

CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una prodigioſa quantità di diſegni d'Architet- tura di mano de' più eccellenti profeſlori d'Italia, ſiccome una raccolta di Mano- ſcritti de' celebri Mattematici Galileo Ga- lilei, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio Viviani, trasferita inoggi nella caſa detta dei Cartelloni, già abitazione del celebre Vincenzio Viviani ſopraddetto. Da que- ſto luogo paſſeremo nella Via de' Ginori, dov'è il

PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripieno di nobili arredi, Pitture, ed altre rarità; e quello de' Giraldi, che ha una copioſa e ſcelta Libreria. Di quì ci porteremo nel- la Via di San Gallo, oſſervando in primo luogo

LA CHIESA DI S. BASILIO antico Mona- ſtero dei Greci Monaci Baſiliani, oggi ufi- ziata dai Preti. Sono in queſta Chieſa oſ- ſervabili a mano dritta un Crocifiſſo ſcolpi- to in legno da Simone Filarete fratello di Donatello. Segue una Tavola rappreſentan- te S. Antonio, del Cav. Curradi, e la Ta- vola all'Altar maggiore, del Paſſignano ove ha dipinto il miracolo di S. Baſilio, che diſcioglie il patto da un Giovine contratto col Demonio. La S. Caterina è opera del Vignali, ed appreſſo evvi una Nunziata di- pinta dal Cavallini. Poco diſtante da que- ſta Chieſa trovaſi il

te

PALAZZO Marucelli di vaghiſſima archi- tettura di Gherardo Silvani ove ſono am- mirabili le due Arpie ſoſtenenti il Terraz- zino opera di Raffaello Curradi: Entro vi ſon cinque gran Camere dipinte dal Ricci Pittor Veneziano. Di faccia a queſto Palaz- zo vedeſi il

MONASTERO DI S. APPOLLONIA la qual Chieſa, e Porta della medeſima fu fatta col diſegno di Michelagnolo. Alle due Cappel- le laterali la Tavola della SS. Trinità fu co- lorita da Pier Dandini, ed il Crocifiſſo di rilievo è di Raſſaello da Montelupo; Nella Tribuna oſſervaſi la volta dipinta da Ber- nardino Poccetti ſotto della quale la Tavo- la è di Agoſtino Veracini. Non è da trala- ſciarſi di oſſervare ſopra le grate del Coro delle Monache la gran Tela eſprimente Cri- ſto miniſtrato dagli Angeli nel deſerto ope- ra di Matteo Roſſelli. E proſeguendo verſo la Porta ſi trova a mano deſtra lo

H 4 la

SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detto la Con- grega maggiore nella cui Chieſa ſonovi tre Tavole a olio molto eccellenti di Gio. Bal- ducci, come pure ſono del medeſimo tutte le Pareti dipinte a freſco con non minor maeſtria: In queſto Spedale vi ſi ricevon ſolo i Pellegrini Religioſi. Quaſi dirimpet- to a queſto vedeſi la

COMPAGNIA DI SAN MARCO detta il Me- lani quanto mai dir ſi poſſa, di vari orna- menti abbellita, avvegnachè moltiſſime ſia- no le Pitture, gl'intagli dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Unito a queſto Oratorio è uno Spedale, fabbricato per ricevere i Pellegrini Oltramontani, ſi- mile a quello di San Tommaſo d'Auino: ma di più comode abitazioni nobilmente adagiato. Poco diſtante da queſto ſe- guono lo

ada-

SPEDALE DEGL'INCURABILI molto capa- ce, e adattato al biſogno, ed il

PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbricare col diſegno di Raffaello da Urbino, da Monſignor Giannozzo Pandolfini Veſcovo di Troia; quaſi dirimpetto a queſto Palazzo vedeſi lo

SPEDALE DI BONIFAZIO, o Conſervato- rio de' Poveri queſtuanti, dove ſi raccet- tano in gran parte perſone dell'uno, e dell'altro ſeſſo, che per vivere neceſſitano dell'altrui ſoccorſo; il qual luogo è chia- mato di Bonifazio, dal ſuo Fondatore Bo- nifazio Lupi nobiliſſimo Parmigiano, già Poteſtà di Firenze nel Secolo XIV. nella di cui Loggia ſopra una Porta, la lunetta rappreſentante S. Caterina, è di Nicco- demo Ferrucci. La Madonna con alcuni Santi, è di Cennino Cennini diſcepolo d' Agnolo Gaddi. La SS. Trinità, e la pittu- ra allato alla Porta dello Spedale ſono di Agnolo Donnini. La reſtaurazione della Chieſa antica fu fatta col diſegno di Gio. Batiſta Pieratti. In eſſa la Madonna del Ro- ſario, è di Niccodemo Ferrucci, di faccia a queſta vi è il Martirio di S. Caterina di Fabbrizio Boſchi. Il S. Michele è di Mario Balaſſi. L'Annunziazione è opera di Nic- colò Soggi Diſcepolo di Pietro Perugino. All'Altar maggiore ſi vede una Tavola di Matteo Roſſelli nella quale ha effigiato S. Maria Maddalena dei Pazzi. Proſeguendo verſo la Porta trovaſi il Monaſtero di

ra

S. AGATA nella quale è ammirabile la belliſſima Tavola di Aleſſandro Allori eſpri- mente le Nozze di Cana Galilea come an- cora tutta la Tribuna di detto Altar mag- giore. I due laterali ſono Gio. Bizzelli. La Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di Girolamo Macchietti, e le lunette intorno alla Chieſa eſprimenti il Martirio di S. A- gata ſono di Suor Ortenzia Fedeli. Poco diſtante trovaſi il Monaſtero detto di

S. CLEMENTE ove Santi di Tito dipinſe la Tavola dell'Altar maggiore, quella del S. Agoſtino a mano dritta è di Iacopo da Pontormo. Dirimpetto è il Monaſtero detto

S. CLE-

DEL CEPPO la di cui Chieſa fatta con di- ſegno di Pier Gio. Del Chiaro, ha le lu- nette ſotto il Coro, e la volta, di Bernar- dino Poccetti. La Tavola dell'Altar mag- giore rappreſentante l'Aſſunta, è di Pier Dandini. A mano dritta di Franceſco Bian- chi è il Martirio di S. Miniato. E rivolgen- do per via delle Ruote, dove può oſſervarſi ſul Canto la piccola, ma vaga facciata del- la Caſa, che per propria abitazione ſi fab- ricò il celebre Pittore Santi di Tito; e ſull'altro canto di Via S. Zanobi un bel- liſſimo Tabernacolo di Domenico Puligo di- ſcepolo di Andrea del Sarto: vedremo in teſta di queſta ſtrada il

CONSERVATORIO de' Fanciulli Orfani, e Abbandonati di dove volgendo per la Via di San Zanobi nella Via dell'Acqua, giu- gneremo in fine alla

FOR-

FORTEZZA DA BASSO, detta il Caſtello S. Giovambatiſta, nella quale conſervaſi una belliſſima, e copioſa Armeria, oltre le co- ſe ſingolari, che vi ſi ammirano, e che da noi con gran ragione ſi tacciono. Faremo ſolamente menzione della nuova fonditura de' Cannoni, che vi ſi eſercita, e che tan- to facilita la manifattura, e ne aſſicura la riuſcita. Di quì paſſeremo al

CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual- fonda, pieno di Statue antiche, e moder- ne, e di pitture eccellenti, tra le quali nella Cappella è la Volta a freſco del Vol- terrano, con un Giardino molto vaſto, e delizioſo, in cni ſi vede la ſtatua di Papa Bonifazio VIII., che prima era alla fac- ciata del Duomo, eretta da' Fiorentini per la benevolenza che queſto Pontefice avea dimoſtrata alla loro Nazione. All'uſcir di Gualfonda, voltando a man ſiniſtra per la Piazza vecchia di Santa Maria Novella, ed entrando in via dell'Amore, oſſerveremo la

CASA fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi il grande Re di Francia da Vincenzio Viviani primo Mattematico del Granduca Coſimo III. ultimo Scolare del Galileo. Nella facciata di queſta Ca- fa, eretta con diſegno del Senator Gio. Ba- tiſta Nelli, alla qual Famiglia di preſente appartiene, con raro eſempio, ed in ſe- gno evidente d'Uomo grato al Maeſtro, ed a' generoſi Benefattori, vedremo ſopra la porta maggiore, eſpoſta al pubblico, la viva Effigie di bronzo in rilievo, getta- ta da Gio. Batiſta Foggini, di queſt'im- mortale Eroe Fiorentino: e dall'eſpreſſo ne' Cartelloni laterali, come da un Com- pendio di Vita, ci verrà indicato parte delle notizie de' di lui ammirandi ritrova- ti. Soddisfattici d'aver quì veduto una me- moria sì bella, tornando ſulla detta Piaz- za oſſerveremo il

do-

PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fabbricata una Galleria di antiche Statue, e dipinta vagamente da Vincenzio Meuc- ci, ed è anche ricca di inſigni pitture de' più eccellenti maeſtri poſſeduta inoggi dal- la Signora Marcheſa Capponi; e dipoi per corta ſtrada paſſeremo al Giardino, e Pa- lazzo de' Gaddi, ricchiſſimo di Statue ſin- golari, di pitture, e di medaglie; ed oſ- ſervando il Palazzo detto del Mandrago- ne, ed in appreſſo quello de' Venturi, di- ſegno del Buontalenti ove è una ſala nobil- mente dipinta da Bernardino Poccetti, giu- gneremo alla Chieſa di

la

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Do- menicani, una delle più belle non ſolo di Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da Michelagnolo Buonarroti, che come è fa- ma fra noi, ſolea chiamarla la Spoſa. Fu queſta fabbricata preſſo l'anno del Signo- re 1279. col diſegno di Fra Siſto, e Fra Riſtoro, Converſi di quell'ordine, e Fio- rentini intendentiſſimi d'Architettura, e perfezionata circa l'anno 1350., gover- nando il Convento Fra Iacopo Paſſavanti, celebre ed eloquente Scrittore. Promoſſe la gran Fabbrica di queſto Tempio il Bea- to Giovanni da Salerno diſcepolo di San Domenico, di cui è oſſervabile la bella Statua fatta da Girolamo Ticciati, e col- locata nel mezzo del maggior Chioſtro. Or queſto Tempio magnifico è diviſo in tre Navate, ſoſtenute da pilaſtri, e co- lonne, ſulle quali poſano gli archi delle volte, così ben rilevate, che oltre la ma- eſtà, e vaghezza, rendono molta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle Navate ſono le Cappelle tutte d'un ordine. In ciaſcuna di eſſe è una Tavola di Pittore eccellente. Incominciando dalla porta del mezzo, la prima a man deſtra, dove la Vergine An- nunziata dall'Angiolo, è dipinta da Santi di Tito. Segue il Martirio di San Loren- zo mirabilmente effigiato da Girolamo Macchietti: e dopo queſto, la Natività del Signore dipinta da Batiſta Naldini, di cui ſono l'alter due ſeguenti, cioè quella della Purificazione di Maria Vergi- ne, e l'altra della Depoſizione di Croce di Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il Lazzero reſuſcitato, dopo della qual Cappella vedeſi il belliſſimo Sepolcro della B. Villana de' Botti, ſcolpito di mano di Deſiderio da Settignano. Del Ligozzi poi è la Tavola di San Raimondo, che riſu- ſcita da morte un fanciullo. Salita una ſcala in teſta alla Crociata ſi ammira una ſtupenda Tavola rappreſentante il Marti- rio di S. Caterina opera di Giuliano Bu- giardini. In queſta Cappella oſſervaſi un antichiſſima Immagine di Maria Vergine la prima opera di Cimabue, nella quale cominciò il ravvivamento della Pittura. Ne ſegue proſſima a queſta la Cappella di S. Domenico ove la Tavola è di Iacopo Vignali, lo sfondo è di Piero Dandini, come ancora una delle due Lunette; l'al- tra rappreſentante la Pietà, è del Paſſigna- no, i due gran quadri laterali ſono del Bonechi. L'altra Cappella tutta dipinta a freſco è di Fr. Filippo Lippi; e la Madon- na di marmo bianco poſta ſopra il Sepol- cro di paragone dietro l'Altare, è opera di Benedetto da Maiano. All'Altar mag- giore belliſſime ſono le pitture del Coro fatte dal Grillandaio. In ſette Storie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Vergine, ed in alter ſette dall'altra, quel- la di San Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ritratte da quel Pittore molte per- ſone di quei tempi, così bene, ed al vivo, che la natura vien ſuperata dall'arte. Le pitture, tanto d'avanti, che di dietro di queſt'Altare ſono di mano del predetto Grillandaio. Nella prima Cappella, proſe- guendo il giro della Chieſa, ammiraſi il celebre Crocifiſſo di Filippo di Ser Bru- nelleſco. Nella ſeconda fatta con diſegno di Gio. Antonio Doſio tutta lavorata di ricchi marmi oſſervaſi la Tavola di Agno- lo Bronzino, di cui pure è la Pittura del- la volta; i Baſſirilievi di marmo, che ſo- no nelle pareti ſopra i depoſiti ſono di Gio. dell'opera. Saliti per una piccola ſcala al- la terza Cappella, tutta dipinta a freſco da Andrea, e Bernardo Orcagna fratelli, ſi vede ancora la Tavola dell'Altare di mano del detto Andrea. Ed oſſervando nella contigua Sagreſtia oltre i diverſi gra- zioſi ornamenti, le Pitture del Beato Gio. Angelico e di altri buoni autori moderni, rientreremo nella Navata dove al primo Altare trovaſi la Tavola di S. Giacinto la- vorata da Aleſſandro Bronzino, al ſecon- do vi è una S. Caterina di rilievo della quale non è noto l'Autore. Potranno quì oſſervarſi i due Tabernacoli poſti ai Pila- ſtri fatti con diſegno di Pier Franceſco Sil- vani, e le due Tavole una del Cigoli rap- preſentante S. Pier Martire, e l'altra del- l'Empoli. Ne ſegue poi nell'ordine delle Cappelle due Tavole del Vaſari, la prima rappreſentante Criſto riſorto, l'altra la Madonna del Roſario, appreſſo a queſta la belliſſima Tavola della Sammaritana opera d'Aleſſandro Bronzino, ne vien poi il Se- polcro d'Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fieſole, ma la Madonna, e gli Angioli ſono di Maſo Boſcoli. In ultimo della Na- vata, alla Cappella de Ricci, la Tavola di S. Caterina della ſteſſa Famiglia, è di ma- no di Gaetano Romanelli. E finalmente tralle due porte è effigiato S. Vincenzio Ferreri, dal Pittore Iacopo di Meglio. Uſcito di Chieſa il Foreſtiero e conſide- rando l'antichiſſima facciata fatta fabbri- care da Orazio Rucellai; vedrà l'Armil- la di Tolomeo per oſſervar l'ingreſſo del Sole nel primo punto d'Ariete fattavi collocare dal Gran - Duca Coſimo I., e dal- l'altra parte uno Gnomone per comodo degli Studenti d'Aſtronomia, opera di F. Ignazio Danti dello ſteſſo ordine. Dalla Chieſa paſſeremo nel Convento, adagiato di comode abitazioni, ed in cui ſon molte coſe degne d'eſſer vedute da ciaſchedun Foreſtiero. Primieramente ſi trova un Chio- ſtro aſſai grande, le cui Pareti lungo la Chieſa furono dipinte a verde terra di ſa- cre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccelli, Pittore antico, e da altri alquanto a lui anteriori, con tutto il rimanente del Chio- ſtro. E' quivi ſituata la Cappella della Na- zione Spagnola, già eretta dalla Famiglia Guidalotti per Capitolo di quei Padri, con pitture nelle pareti, e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi; fatta reſtaurare, ed abbellire dal Padre Maeſtro Fra Salvadore d'Aſcanio Spagno- lo, Miniſtro del Re Cattolico, il quale a- vendo commeſſo alla diligenza di Agoſtino Veracini il ripulimento delle ſuddette an- tiche Pitture, le ha queſti ravvivate mi- rabilmente. La Tavola di San Iacopo A- poſtolo, Tutelare della Cappella, è di ma- no del Bronzino; e il Crocifiſſo di marmo, collocato oggi ſull'Altare, è opera del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chioſtro, che è lungo centodieci braccia, e largo no- vanta, lo vedremo diviſo in cinquanta lu- nette, lavorate da Maeſtri eccellenti, e ſpecialmente da Santi di Tito, dal Poccetti, dal Cigoli, dal Vaſari, da Ba- tiſta Naldini, dal Balducci; e da varj altri celebri profeſſori di quel tempo; ivi ſono eſpreſſi i fatti più ſingolari di San Do- menico, e di Sant'Antonino Arciveſcovo di Firenze, con alcuni Ritratti d'Uomini illuſtri per Santità, che mentre viſſero, ſantificarono coll'eſempio loro queſto Con- vento. E' quì da oſſervarſi la gran Parete verſo Ponente, con le Armi in pietra del- la Chieſa Romana, e della Repubblica Fiorentina, per eſſer queſto uno de' Lati del grande Stanzone ſervito al General Con- cilio celebrato in Firenze con la preſenza di Eugenio IV., e dell'Imperator Paleolo- go ec., nel quale ſeguì l'unione della Chie- ſa Greca con la Latina. Vicino al Chio- ſtro è ſituata la Spezieria, celebre in mol- ti luoghi d'Italia, avvegnachè in eſſa, al pari d'ogni gran Fondería, ſi fabbrichino medicamenti chimici d'ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e odori di ſingolar perfezio- ne, come è ben noto a' Profeſſori di queſt' Arte. Salendo nel Dormentorio nuovamen- te di pitture abbellito, colla ſerie di tutt'i Ponteſici, e Cardinali di queſta inſigne Re- ligione, trovaſi la Cappella detta del Papa, dipinta da Iacopo da Pontormo, e nella quale celebrarono quattro Sommi Pontefi- ci, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo a queſta è una copioſa Libreria, dipoi il Noviziato fatto fabbri- care dal Padre Aleſſio Strozzi inſigne Be- nefattore di queſto Convento. Dal quale uſcendo s'entra in una gran Piazza, ed in faccia di eſſa è ſituato lo Spedale di

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ſtro

SAN PAOLO de' Convaleſcenti così detto per la Carità che vi ſi eſercita di ricettare per tre paſti i poveri freſchi di male. Il diſegno della Loggia diceſi fatto dal Bru- nelleſco, i Tondi nei peducci, e la Lunet- ta ſopra la porta della Chieſa, ſono di An- drea della Robbia Nipote di Luca. Il bu- ſto del Gran - Duca Ferdinando I. di mar- mo collocato nel mezzo, è di Gio. dell'o- pera. Dietro a queſto Spedale trovaſi la Chieſa dei PP. Carmelitani Scalzi detta

I 3 ta

S. PAOLINO, d'antichiſſima, che ella era fu ridotta alla moderna, con architettura aſſai vaga nell'anno 1669. con diſegno del Balatri. Ella ha una ſola Navata, con due Cappelle per banda sfondate, e due gran Cappelle in faccia l'una all'altra che fanno Crociata, e pongono in mezzo un ampia Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola. Sulla porta al didentro ſtà appeſa una Ta- vola, ove è effigiata S. Tereſa di mano di Piero Dandini: nella prima Cappella a man dritta vi è S. Gio. Batiſta, copia da Raffa- ello d'Urbino, nella ſeconda un antica Im- magine della Santiſſima Annunziata. Segue il magnifico Altare del Tranſito di S. Giu- ſeppe opera di Gio. Ferretti; dai lati, il Medaglione, ove è lo Spoſalizio della Ma- donna fu opera di Vincenzio Meucci, e l' altro ov'è il ripoſo della S. Famiglia che va in Egitto, fu lavorato da Ignazio Enrico Hugford. All'Altar maggiore evvi un bel Crocifiſſo di rilievo, e nella teſtata del co- ro il rapimento di S. Paolo, opera del Ca- valier Curradi. Dai lati, la converſione, e decollazione del Santo, è di F. Iacopo Carmelitano. Seguita la nobil Cappella di S. Tereſa il di cui quadro all'altare è del- lo ſteſſo Curradi, nei Medaglioni dai lati, il Marcheſini in uno effigiò la Santa, nell' altro il detto Ignazio Hugford eſpreſſe S. Giovanni della Croce. Alla proſſima Cap- pella di S. Giovacchino, la Tavola del det- to Santo è del medeſimo Marcheſini. E nell' ultima, è modernamente fatta da Tommaſo Gherardini l'Orazione nell'orto. Di quì paſſeremo in Via della Scala, dov'è po- ſto il bel

al-

PALAZZO, E GIARDINO del Marcheſe Ri- dolſi, nel quale ſuccederono per eredità i Canonici nobili Ferrareſi, de' quali, eſtin- ta la ſamiglia; ſono ſtati ſucceſſori gli Stioz- zi, che lo godono con il carico del Cogno- me; queſto è ripieno di belliſſimi Quadri, con un nobile, e vaſto Giardino, ov'è di Antonio Novelli una Statua Coloſſale, ol- tre i vaſti, e comodi appartamenti. Da queſto giungeremo ſul Prato, dove fanno vaga viſta da una parte tutte le Caſe d'un ordine iſteſſo, e dall'altra il

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CASINO, E PALAZZO de' Principi Corſi- ni, nell'atrio del quale, che conduce ad uno ſpazioſo Giardino è ſtata poſta una bel- la raccolta di antiche inſcrizioni. Rimpet- to a queſto luogo comincia il corſo de' Bar- beri, il quale va a terminare alla Porta al- la Croce, per lo ſpazio di due miglia. Camminando pel Borgo, arriveremo alla Chieſa di

OGNISSANTI, dove abitano in gran nu- mero Frati Minori dell'Oſſervanza di San Franceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di pietre forti, con buon diſegno intagliate, per opera del Nigetti Architetto. Il baſſo- rilievo di terracotta, ſituato ſopra la por- ta di mezzo, è di Luca della Robbia. La prima Tavola, che ſi trova entrando per la Porta principale è di Vincenzio Dandini Fiorentino, Valente diſcepolo di Pietro da Cortona. Nella ſeguente, lungo la Navata vi è da Lodovico Butteri eſpreſſa con mol- to ſtudio e bellezza l'Aſcenſione di Criſto. Dopo a queſta vi è da Matteo Roſſelli effi- giata Santa Liſabetta Regina di Portogallo. Ne ſegue la Madonna col Bambin Gesù, e altri Santi di mano di Santi di Tito. Tra queſta, e la ſeguente Cappella, vi è dipinto a freſco da Sandro Botticelli S. Agoſtino. E' da ſaperſi, che queſta pittura, nel 1566. con l'altra di S. Girolamo che ſta dall'al- tra parte, furono ſegate dal muro del tra- mezzo, che vi era in queſta Chieſa all'u- ſo antico, e inſerite con gran diligenza nel- le pareti ove al preſente ſi vedono; ma l' altra di S. Girolamo, è di Domenico del Ghirlandaio, degne ambedue di grande ſti- ma. Ne vien dopo, la Tavola di S. Fran- ceſco, che è di mano di Niccodemo Fer- rucci. Dipoi quella della SS. Concezione, lavoro di Vincenzio Dandini. Accanto a queſta il Pugliani eſpreſſe il Beato Salva- tore de Orta, che riſana inſermi. Vol- tando verſo la crociata, il S. Diego è di Iacopo Ligozzi. All'altro altare vi è S. Pietro d'Alcantara, e S. Tereſa di mano di Lazzaro Baldi, i quadri laterali, del Meucci, e la tribuna di Matteo Bonechi. In teſta alla Crociata, la Tavola di S. Ber- nardino e S. Giovanni da Capiſtrano è lo- devoliſſima opera di Vincenzio Dandini. I laterali credonſi d'Andrea del Caſtagno, la Tribuna con i due ovati, di Giovanni Ferretti, e l'architettura di Lorenzo del Moro. Nella prima Cappella che ſegue vi è la Tavola di S. Liſabetta dipinta da Giuſeppe Pinzani con la Cupolina di Ra- nieri del Pace, e dell'iſteſſo Pinzani è la S. Roſa, che ſi vede nella ſeguente; l' altre pitture furono eſeguite da Giovanni Cinqui. La Tavola poi che ſta appeſa ſo- pra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra, la tavola di S. Paſquale, è dipinta da Pietro Dandini, e i laterali dal Ciceri. E' poi da ammirarſi la maggior Cappella molto ar- ricchita di nobiliſſimi marmi, e la Cupo- la e i peducci del celebre pennello di Gio- vanni da S. Giovanni; a queſto altare iſo- lato vedeſi un paliotto di pietre dure iſto- riato con alcuni fatti di S. Franceſco, ſopra di eſſo vi è eretto un Crocifiſſo di bronzo, opera di Bartolommeo Cennini diſcepolo del Tacca; gli Angioli di mar- mo ſopra le porte del coro, ſono di An- drea Ferroni da Fieſole, i quattro Santi della Religione nelle Nicchie, ſono di Fran- ceſco Gargiolli da Settignano. I due qua- dri laterali, che in uno S. Chiara, è opera di Coſimo Gamberucci, e nell'altro S. Bo- naventura, è di Fabbrizio Boſchi. La fac- ciata del Coro dipinta a freſco, è lavoro del Pinzani, che vi ha effigiato Criſto che cac- cia i Profanatori dal Tempio. Paſſata la Cappella maggiore, trovaſi da Pier Dandi- ni effigiato S. Giovanni da Capiſtrano, del quale ſon pure i due laterali. In faccia al- la porta della Sagreſtia, è la Cappella di S. Margherita da Cortona, ov'è effigiata la detta Santa da Pietro Marcheſini. Ri- tornando nella Navata trovaſi la prima Tavola di S. Bernardino da Siena, opera di Fabbrizio Boſchi: nella ſeconda Cappella vi è un Crocifiſſo di legno, del quale non è noto l'artefice. La ſtatua, che ne ſuc- cede di S. Antonio da Padova, è di Bal- daſſarre Fiammingo. Nella quarta Cappel- la è l'Aſſunta, opera di Tommaſo da S. Friano. Segue il martirio di S. Andrea o- pera degna di ſomma lode di mano di Matteo Roſſelli. La Tavola della Nunzia- ta è lavoro di Bartolommeo Traballeſi. Conſervanſi ancora in queſta Chieſa molte Reliquie, e fra queſte la Tonaca di San Franceſco, tenuta in ſomma venerazione. Dopo la Chieſa ne viene il Convento, in cui v'è un bel Chioſtro con tutte le lunet- te dipinte a freſco, cinque delle quali ſo- no di Giovanni da San Giovanni; cioè, quella ove San Franceſco mette in pace gli Aretini, quella in cui riſuſcita una bambi- na caduta in una caldaia, quella dove ri- ceve in braccio il Bambino Gesù, quella in cui ſana una cieca, e l'altra ove predi- ca ſopra un albero. Ne ſegue una di Giovanni Garzia ſuo ſcolare, e figliolo. Cominciando dalla porta del Convento, le prime XVII. ſon dipinte con eſtrema diligenza dal Ligozzi, e le altre ſono del Boſchi. Vi ſono in queſta contrada mol- te belle abitazioni, e la

pri-

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CHIESA, E SPEDALE di San Giovanni di Dio, tenuto da quei Religioſi con ſingolar pulitezza, e carità. In queſto ſito vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore del nuovo Mondo. Seguitando la via del Corſo ſi giunge al

PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di Michelozzo, che di preſente ſerve per abitazione del Nunzio Pontificio. Dipoi ſi arriva al

PALAZZO, E LOGGIA de' Rucellai, fat- ti ambedue col diſegno di Leon Batiſta Alberti. Ma uſcendo alquanto di ſtrada, a man ſiniſtra ſi trova la Chieſa di

S. PANCRAZIO nella quale entrando a mano dritta ſi vede una magnifica Cappel- la della famiglia Riccardi fatta col diſegno del Broccetti, ov'è la divotiſſima imma- gine di Maria Vergine Annunziata dipinta a freſco dal pio Pittore Pietro Cavallini. Nella moderna reſtaurazione di queſta Chieſa la detta Cappella rimane nell'atrio, paſſato il quale, dopo la prima Cappella dov'è un devoto Crocifiſſo, ſi trova la bella Tavola del Paſſignano rappreſentante S. Gio. Gualberto, che perdona all'inimi- co; ne ſegue la terza Cappella nella qua- le ſi vede lavorata da Benedetto Buglioni allievo del Verrocchio, una Pietà con S. Giovanni, e le Marie, e nelle pareti la- terali in due Nicchie S. Gio. Gualberto, e S. Verdiana. Saliti nella Crociata ſi vede dipinto a freſco Gesù moſtrato al Popolo dipinto ultimamente da Giuliano Trabal- leſi. All'Altare in teſta della Crociata s' ammira la belliſſima Tavola di Santi di Tito rappreſentante S. Gio. Batiſta che pre- dica alle Turbe. Paſſata l'altra Cappella dei Minerbetti trovaſi l'Altar maggiore po- ſto in iſola, dietro al quale è il Coro dei Religioſi. La Tribuna è dipinta da Sigiſ- mondo Betti. Paſſata la Cappella del San- tiſſimo in teſta all'altra parte della Crocia- ta vi è una Tavola di Andrea del Minga rappreſentante Maria Vergine Aſſunta, con S. Girolamo, e S. Caterina Vergine, e Martire. Nella parete laterale vi è dipint' a freſco modernamente da Tommaſo Ghe- rardini una Madonna a piè della Croce. Seguitando poi verſo la porta al primo al- tare paſſata la porta di fianco, trovaſi la Tavola di S. Sebaſtiano dipinta da Aleſſan- dro del Barbiere. Al ſecondo ſi vece di mano di Franceſco del Brina una Tavola dov'è dipinto S. Bernardo degli Uberti, S. Gio. Gualberto, ed altri Santi; al terzo altare è di mano di Santi Pacini S. Atto Veſcovo di Piſtoja, che riceve in abito Pontiſicale da due pellegrini la Reliquia di S. Iacopo Apoſtolo protettore di quella Città. Le ſtatue, che ſono lateralmente all'arco, ſono ſcolpite da Domenico Pog- gini, rientrando ora nell'atrio, ſi trova la Cappella Rucellai nella quale ſi vede il S. Sepolcro fatto fare da Giovanni Rucellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti, eſat- tamente eſeguito, con le miſure preſe in Geruſalemme dal Sepolcro di Noſtro Si- gnore. Reſta ora da ammirare per ultimo tra le due porte la belliſſima Tavola di Mi- chele di Ridolfo del Grillandaio, ove con ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo i dieci- mila Martiri, ai quali è dedicato queſto altare. Da queſta Chieſa ritornando verſo il corſo incontraſi il

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CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la bel- la Loggia di queſta Famiglia fatta col diſe- gno del Cigoli, oggi anneſſa al Palazzo dei Signori Marcheſi Corſi dai quali fu reſtau- rata, e quivi s'incontra il tanto lodato

PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricar da Filippo Strozzi, con ſomma magnifi- cenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica fu dato da Benedetto da Majano, ſebbene poi proſeguito dal Cronaca, il quale nella parte interiore mutò ordine d'architettura, avvegnachè per di fuori Toſcano, con boz- ze di pietra forte, di grandezza non ordi- naria, per di dentro ſia Dorico, e Corin- tio, come ſi vede nel Cortile. Rimane que- ſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha nella ſommità un cornicione di raro artifi- zio. Le lumiere, o lanternoni di ferro po- ſti ſu' canti, furono lavorati dal Caparra, e da chiunque li vede ſon grandemente lo- dati. Partendoſi dalla Via del Corſo, e camminando verſo Arno, troveremo ſulla Piazza di Santa Trinita una belliſſima

nel-

COLONNA di granito d'ordine Dorico, quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con avervi fatto collocare ſopra, una Statua di porſido, rappreſentante la Giuſtizia, di mano di Romolo del Dadda, in memoria (come ſi crede da molti) dell'avere il mentovato Granduca ricevuta in queſto luogo la nuova della preſa di Siena. Di- ceſi, che foſſe l'ultima Colonna levata dalle Terme Antoniane, e donata al Gran- duca Coſimo I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna appariſce di vaga viſta il

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col diſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del quale dall'iſteſſa parte ſi vede il gran

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PALAZZO degli Spini, poi diviſo in più caſe, ed una parte abitato dai Signori Ba- gnani, e incontro ad eſſo la Chieſa de' Monaci Vallombroſani, chiamata

SANTA TRINITA la facciata della quale fu fatta con diſegno di Bernardo Buonta- lenti nel 1593. Nel mezzo ſulla porta mag- giore avvi un baſſo rilievo rappreſentante la Santiſſima Trinità, ed allato alla porta laterale a mano manca S. Aleſſio in una nicchia, belliſſime opere di Giovanni Cac- cini. Entrando per la porta maggiore tro- vaſi a mano deſtra effigiato da Tommaſo da S. Friano S. Dioniſio Areopagita, che medita la Reſurrezione di Criſto. Nella prima Cappella della Navata evvi un Cro- cifiſſo antico, creduto dei Bianchi. Nella ſeconda ſi vede effigiato S. Gio. Batiſta pre- dicante alle turbe, opera di F. Franceſco Curradi. Nella terza è del Paſſignano il Criſto morto retto dall'Eterno Padre, ed a baſſo ſon S. Luca, S. Gio. Batiſta, ed altri Santi. Nell'altre due ſeguenti Cap- pelle ſonovi due Tavole antiche di D. Lo- renzo Monaco Camaldolenſe. Segue la Sa- greſtia dentro alla quale oltre varj quadri antichi degni di molta ſtima, vi è all'alta- re la Naſcita di Gesù Bambino, che è tra le più ſingolari opere di Domenico Ghir- landaio. Preſſo alla porta di eſſa ſta appe- ſa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella quale dipinſe una Pietà. Ne ſegue poi la famoſa Cappella dei Saſſetti tutta dipinta a freſco dal predetto Domenico Ghirlan- daio; appreſſo è la Cappella di S. Gio. Gualberto alle pareti della quale ſono due Tavole, ove è in una S. Pietro Igneo, che paſſa per il fuoco, opera di Taddeo Maz- za, nell'altra Domenico Peſtrini da Piſto- ia colorì la moltiplicazione di Pane, e Vi- no fatta da S. Gio. Gualberto, la Conce- zione ſopra l'Altare è di Ignazio Hugford. Supplendo per Tavola un bel Tabernaco- lo in cui ſi conſerva una maſcella del San- to. Contiguo a queſta Cappella è l'Altar maggiore ſopra del quale ſi venera l'Im- magine del Crocifiſſo, che s'inchinò a S. Gio. Gualberto, collocata maeſtoſamente col diſegno di Ferdinando Tacca, il Pre- sbiterio fu diſegnato con maraviglioſo arti- fizio dal Buontalenti. Paſſando all'altra parte trovaſi la Cappella degli Uſimbardi tutta incroſtata di marmi carrareſi, e pre- giatiſſime Pietre di diverſi colori, con due ſepolcri di Diaſpro nero, ſopra dei quali ſon ritratti al naturale due Veſcovi di quella famiglia lavorati da Felice Palma. Nell'Altare in una Nicchia di Diaſpro ne- ro vedeſi un Crocifiſſo di Bronzo del ſo- praddetto Palma. Le due Tavole nelle pa- reti, il S. Pietro Naufragante è eccellen- tiſſimo lavoro di Criſtofano Allori, l'altra quando riceve le chiavi da Criſto, fu co- lorita da Iacopo d'Empoli. Le Lunette a freſco ſopra di eſſe ſono di Giovanni da S. Giovanni, e la Tribuna è di Fabbrizio Bo- ſchi. Il Paliotto. o d'avanti dell'Altare ove è effigiato il Martirio di S. Lorenzo è opera di ſomma ſtima di Tiziano Aſpetti Padovano. Al proſſimo altare è una Pietà di Ginſeppe Perini, di cui lateralmente è il quadro di S. Geltrude; di faccia al qua- le è S. Ildefonſo, che riceve una Pianeta dalle mani di Maria Vergine, lavoro di Ignazio Hugford. Segue la Cappellina di- pinta a freſco da Bernardino Poccetti. Rientrando nella Navata la prima Tavola è del Perini, la ſeconda di Lorenzo Bicci. La terza è una copia di D. Aleſſandro Da- vanzati, da Paolo Veroneſe, ed in queſta Cappella è da notarſi il Sepolcro di Giu- liano Davanzati. Nella quarta, da una ban- da il portar della Croce è del Vignali, dall' altra l'orazione all'orto è del Roſſelli. Al- la ſeguente Cappella ornata di marmi e co- lonne è la Nunziata dell'Empoli, le due ſtatue ſono di Giovanni Caccini. la morte di S. Aleſſio è di Coſimo Gamberucci, ed il Martirio di S. Lucia è di Pompeo Cac- cini. La Cupola di Bernardino Poccetti. Fra le due Porte la Statua di S. Maddalena, fu principiata da Deſiderio da Settignano, e terminata da Benedetto da Maiano. Di quì proſeguendo verſo il Fiume trovaſi a mano dritta il

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CASINO DEI NOBILI, ove ſotto gli auſpi- cj dell'Auguſtiſſimo Noſtro Sovrano FRAN- CESCO I. Imperatore ſono ſtati rinnuovati, e riſtabiliti i regolamenti di quell'inſtituto, e erette le Scuole, e ſcelti Maeſtri i più accreditati per inſtruire la Nobil Gioven- tù nelle arti Cavallereſche. Da queſta par- te lung'Arno trovaſi il

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PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua vi- ſta magnifico da qualunque faccia ſi oſſer- vi, d'Architettura Toſcana, fatto per la maggior parte con diſegno di Pier Fran- ceſco Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di appartamenti doppj, ſcale, gallerie, ed al- tre comode abitazioni; onde chi lo vede ha occaſione di ammirare una delle mag- giori Fabbriche, e più conſpicue di queſta Città. La Sala maggiore è lunga braccia quaranta, e larga venticinque, ed è orna- ta di varj colonnati, di ſtatue antiche, e di buſti di marmo, di mano d'eccellenti Scultori. La volta è dipinta a maraviglia da Anton Domenico Gabbiani, e tutto il compoſto non può eſſere nè più vago, nè più magnifico. Conduce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una Scala fat- ta con bel diſegno da Anton Ferri, perchè cominciando con due grandi branche, che ſi uniſcono in un bel ricetto, ov'è la Sta- tua ſedente del Papa Clemente XII. Corſi- ni, va a terminare in una, che è arricchi- ta di nobile Architettura, di pietre e ſta- tue belliſſime. Nel mentovato piano nobi- le vi ſono otto appartamenti liberi, com- poſti di camere, anticamere, e retrocame- re, dipinte da' più valenti Profeſſori Gab- biani, Gherardini, Dandini, e Puglie- ſchi, che hanno fatto a gara per dimoſtra- re l'eccellenza di lor pennello. Sono an- cora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie, gabinetti, ed altri ſervizj; e per comodi- tà de' medeſimi, evvi una Cappella dipin- ta tutta dal Gherardini, colla Tavola del- l'Altare, di mano di Carlo Maratta. Il pia- no terreno è altresì dipinto da' migliori Maeſtri d'Architettura. Oltre i prezioſi mobili, molti, ed ammirabili ſono i qua- dri antichi, e moderni de' più illuſtri ma- eſtri, che per ornamento di queſta nobi- liſſima abitazione ſi conſervano, tanto che non è poſſibile di lodarne uno ſenza far torto ad infiniti altri. Di quì tornando in- dietro, troveremo la

CHIESA DEI SANTI APOSTOLI una delle più antiche di Firenze nella quale entran- do ſi trova a mano deſtra nella prima Cap- pella una Tavola di mano del Gamberuc- ci, rappreſentante S. Martino, che diſpen- ſa limoſine. Nella ſeconda il Cavalier Ron- calli dalle Pomarance vi ha dipinto S. Pie- tro, che alla porta del Tempio riſana lo ſtorpiato. Alla terza vi è la celebre Ta- vola della Concezione, opera elegantiſſima, e degna di ſomma ſtima di Giorgio Vaſa- ri. Nella ſeguente vi è un antico quadro rappreſentante la Santiſſima Nunziata. Paſ- ſata la quinta Cappella di S. Antonio Aba- te, trovaſi il depoſito di Oddo degli Alto- viti, ammirabile per la finezza de' fogliami, feſtoni, e rilievi in marmo, opera di Be- nedetto da Rovezzano, e quindi la Sagreſtia, e l'altare appreſſo ov'è una antichiſſima immagine di Maria, ne viene la Cappella maggiore rinnovata col diſegno d'Antonio Doſio. Li due buſti laterali in marmo, ſo- no di Giovanni Caccini. Seguita dopo que- ſta la Cappella degli Acciaioli dove ſono lavori aſſai belli di Luca della Robbia. Do- po a queſta, e un altro altare appreſſo, trovanſi cinque cappelle sfondate, e nella prima vi è dipinto da Tommaſo da S. Friano la Natività di Criſto, nella ſecon- da vi è di Stefano Marucelli S. Michel Ar- cangiolo quando abbatte Lucifero. Ne ſuc- cede la Cappella della Centuria di S. Fran- ceſco di Sales, ove ſi ammira il Santo Ve- ſcovo da belliſſime figure d'Angeli innalza- to alla Gloria, opera del celebre Anton Domenico Gabbiani. Appreſſo alla quale vedeſi di mano d'Andrea Boſcoli la Cro- cifiſſione di Criſto. Nell'ultima è un anti- ca immagine di Maria, di Fra Filippo Lip- pi. E proſeguendo il cammino ſi vede il

co-

CHIE-

po

PALAZZO già de' Borgherini, ora dei Si- gnori Del Turco Roſſelli, che è diſegno di Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cam- mino di pietra ſerena di gran mole, lavo- rato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Be- nedetto da Rovezzano. Dipoi paſſato il Pa- lazzo degli Acciaiuoli, ſi giugne alla

CHIESA DI S. STEFANO, che circa all' Anno 1640. fu con grandiſſima ſpeſa re- ſtaurata dai Marcheſi Bartolommei, che ne godono il Padronato. Vedonſi nella Facciata le veſtigie della prima opera a freſco di Giovanni da S. Giovanni. Entra- ti in Chieſa, a mano deſtra paſſato l'Al- tare di S. Andrea, trovaſi la Tavola con S. Bartolommeo opera di Franceſco Bian- chi. Ne ſegue l'Altare di S. Leonardo, e quindi la Cappella di S. Niccola, ove Mat- teo Roſſelli ha con maeſtria rappreſentato il detto Santo in Gloria. Niccolò Lapi di- pinſe a freſco la Santiſſima Vergine, e S. Giovanni, che ſi vedono nel proſſimo Al- tare. Paſſata poi la piccolo Tavola di S. Franceſco, è nella facciata una ſtatua di legno colorito rappreſentante S. Tommaſo da Villanuova. In una Nicchia del Coro vedeſi la Statua di S. Stefano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi. E' poi da notarſi all'Altare maggiore il cele- bre Paliotto di Bronzo nel quale con mol- tiſſime, e ben diſpoſte Figure di alto, e baſſo rilievo, Ferdinando Tacca effigiò il Martirio di detto Santo; Dono fatto a que- ſta Chieſa da Girolamo Bartolommei. Paſ- ſate poi le due Tavole del Batteſimo di Criſto, e della Vergine Annunziata, ammi- reremo all'Altare della Madonna della Cintola la belliſſima opera di Santi di Ti- to ove effigiò Maria Vergine, S. Agoſti- no, ed altri diverſi Santi di queſt'Ordine. Trovaſi nella ſuſſeguente da Mauro Soderi- ni eſpreſſo il Miracolo di S. Zanobi: E paſſato l'Altare del Santiſſimo vedeſi la ca- duta di S. Paolo di mano di Franceſco Mo- roſino, dopo di che la Tavola di S. Cateri- na, e di S. Giovanni da S. Facondo. Poco diſtante da queſto luogo oſſerveremo la

anno

ſta

FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtrati della Città, la quale ordinata dal Grandu- ca Coſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſa- ri, Pittore, e Architetto Aretino, riuſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguardevole in ogni parte. L'Architettura di tutto queſt'Edifizio è d'ordine Dorico, abbelli- to di conci, e pietre, lavorate con puli- tezza non ordinaria. Nelle nicchie, che per di fuori ſi mirano, avea diviſato il Granduca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadini di queſta Patria; ma non potè adempire il bel diſegno pre- venuto dalla morte. Sotto il Loggiato, che ſoſtenuto da colonne, e pilaſtri, gira tutta la Fabbrica, ſono le reſidenze di va- rj Magiſtrati, uniti inſieme in queſto luo- go per comodo univerſale, e di quivi con nobile ſcala fatta modernamente ſi ſale al- la pubblica

Gran-

LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a be- neſizio bubblico dal celebratiſſimo Antonio Magliabechi, la più copioſa di libri d'o- gni ſorta, che ſia nella Città, e che mol- to merita d'eſſer veduta, ed oſſervata. Per altra ſcala ſotto la loggia lunga ſi ſa- le al primo appartamento ſopra il Log- giato, che ſerve per lo più per Oſſicine, e Botteghe di quelli artefici, che giornal- mente lavorano per l'uſo della Galleria, e Guardaroba di S. M. I. e ſpezialmente fanno eccelenti quadri, e altri lavori in pietre dure, condotti all'ultima perfezione. So- no i lavoranti di numero ſeſſanta in circa, e vengon diretti dal Sig. Coſimo Siries, Fi- glio del Sig. Luigi inſigne Oraſo, e inta- gliatore in pietre dure. Il ſecondo ap- partamento, che fu aggiunto qualche tem- po dopo, col diſegno di Bernardo Buon- talenti, ſerve per la celebre Imperial

e ven-

GALLERIA, la quale è diviſa in due cor- ridori, lungo ciaſcuno 210. paſsi, che fra di loro ſi comunicano, mediante un altro corridore in faccia alla fabbrica, lungo 70. paſſi. Si veggono i Fineſtroni tutti di criſtalli, ſeparati l'uno dall'altro da varie colonne, e pilaſtri. La ſtoia di queſti tre corridori è diviſa in tanti ſpa- zj quanti ſono i fineſtrati, e detti ſpazj ſono dipinti a freſco da diverſi Pittori. Nel corridore deſtro, ſacendoci dalla Fac- ciata, ſono dipinte grotteſche di varie in- venzioni: e nel ſiniſtro, con figure ſim- boliche ſi rappreſentano le Scienze, e l' Arti più nobili, intorno alle quali ſono i Ritratti d'uomini illuſtri di queſta Città, che in ſommo grado le profeſſarono, quivi ſi vedranno i Filoſofi, e Mattematici più rinomati: i Poeti, e gli Oratori più cele- bri: i Legiſti, e i Medici più ſingolari: gli Scrittori di varia erudizione: gli Uo- mini più accreditati nella prudenza, e nel governo: quei, che ſi ſegnalarono nell'ar- mi, negli onori, e nelle dignità più co- ſpicue: i Santi, i Beati: i Fondatori di Religioni: e così ſeguitando in ogni ge- nere, potrà appagarſi la curioſità. Inoltre affiſsi alle pareti di ciaſchedun corridore ſi vedono moltiſsimi quadri, in cui ſono i Ri- tratti d'uomini in armi, o in lettere ſingo- lari, e ſpecialmente de' Principi della Real Caſa de' Medici. Appoggiati alle pareti po- ſano nel piano ſopra baſi, moltiſſimi buſti di marmo con teſte antiche tramezzate da Sta- tue intere, con belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è molto conſiderabile la ſerie degl'Im- peradori Romani, cominciando da Giulio Ceſare ſino a Pupieno, compreſo M. Agrip- pa, l'Antinoo, e l'Albino; tralle Statue è degna d'oſſervazione, e di ſtima quella del Bacco di Michelagnolo, che non ha da in- vidiare all'antiche. Molte ancora ſono le Teſte delle Donne Auguſte, non meno ſti- mabili di quelle de' Ceſari; ed inoltre le Teſte di Cicerone, di Seneca, e quella d' Aleſſandro Magno, ſcolpite con ſingolar maeſtrìa.Sono ancora degne di particolare attenzione due Statue di bronzo antichiſſi- me, e d'eccellente manifattura, delle qua- li una, che rappreſenta un Idolo, è di maniera Greca, e l'altra, che figura un Dittatore, o altro perſonaggio in atto di parlare al Popolo, dimoſtra a' caratteri e- truſchi, che nel lembo della veſte ſi ſcor- gono, eſſere ſtata fatta dagli antichi Etruſ- chi. Oſſervate queſte coſe, che ſono eſpo- ſte alla viſta d'ognuno, paſſeremo alle ſtan- ze, dove non ſi ha l'ingreſſo ſenza ſpecial commiſſione di chi vi ſoprintende, ed in una di eſſe, che a riguardo della ſituazione, ſuol eſſere la prima, troveremo gran nume- ro di piccoli quadri di varj eccellenti Pitto- ri, Idoletti, e Lucerne di bronzo antiche, e diverſe bizzarrie prodotte dalla natura; al- cuni lavori di pietre dure, e prezioſe; una colonna d'alabaſtro orientale, alta quattro braccia, tutta d'un pezzo, e maeſtrevolmen- te lavorata, è queſta la maggiore delle molte, che ſi vedono in varj luoghi d'Ita- lia, e nella medeſima Galleria; e finalmente un Candelabro, o come da noi ſi chiama, una Lumiera d'Ambra, in cui ſono diſpo- ſte varie piccole figurette, e ritrattati d' Ambra bianca. Da queſta paſſeremo al- la ſtanza, che ſeguitando l'ordine pre- ſo, diremo ſeconda, ove ammireremo infi- niti quadri de' più famoſi Maeſtri nell'arte. Ve ne ſono tra queſti in gran uumero di Pittori Fiamminghi, fatti con ſomma dili- genza, propria di tutti gli Artefici di que- ſta Nazione; vi ſono ancora dei lavori di pietre dure; un Gabinetto ed una Tavola di ſomma perfezione. Nella terza ſi tro- vano diverſi ſtrumenti mattematici, lavo- rati eccellentemente, e due Globi l'uno celeſte, e l'altro terreſtre di ſmiſurata gran- dezza. Evvi ancora un pezzo di calamita orientale di tal forza, che oltre al tenere attaccate a ſe una dopo l'altra più chiavi, ſoſtiene 40. libbre di ferro. E' parimen- te degno di maraviglia uno ſpecchio uſto- rio della maggior grandezza, che ſinora ſi ſia veduta in altro ſimile ſtrumento. Nella quarta ſi vedono molti quadri non inferiori di pregio, e di bellezza a quel- li, veduti finora, ed in gran parte del- la Scuola Fiorentina; ſiccome alcuni va- ſi d'avorio lavorati al tornio, picco- lo ſaggio di centinaia di pezzi che ne poſſeggono queſti Reali Principi. Vi ſo- no ancora alcuni Stipi, o Scrigni pre- zioſi per la materia, ma più ammirabili per lo lavoro, in uno di queſti ſi oſſer- va la Vita di Noſtro Signore effigiata in piccole figure dipinte ſopra pietre prezio- ſe; ciò che rende maggiore ammirazio- ne è, il veder dentro al medeſimo una macchina mobile di più facce, in una del- le quali, è un lavoro di pietre com- meſſe; nella ſeconda la Depoſizione dalla Croce lavorata in baſſorilievo di cera, tratto dal modello del Buonarroti; nel- la terza il Cenacolo mirabilmente eſpreſ- ſo in figurine piccole d'ambra; nella quar- ta la Crocifiſſione parimente ſcolpita in am- bra; nella ſommità di queſto Stipo, è un Organo, e un Orivolo, che maggiormente lo rendono maraviglioſo. Vorrebbe adeſſo l'ordine, e la ſituazione delle ſtanze, che ſi parlaſſe della Tribuna; ma ſoſpenden- do per qualche poco di favellarne, ſi paſſi ad un'altra ſtanza, che diremo la quinta. In queſta vedremo una grandiſſima quantità di finiſſimi vaſi di Porcellana, di Babbagauro, terra Egizia molto rara, e due grandiſſime Urne di Bucchero del Cile, tutte terre, che molto ſi ſtimano in que- ſti Paeſi. Nella ſeſta s'ammirano, oltre a 200. Ritratti di Pittori eccellenti, procu- rati da varie parti d'Europa, con iſpeſa veramente incredibile, e diligenza non or- dinaria, tutti di propria mano di quegli ſteſſi Maeſtri, di cui rappreſentano al vivo il ſembiante, coſa in vero rariſſima, e ſin- golare, la Statua del Cardinale Leopoldo de' Medici in marmo, fatta da Gio. Ba- tiſta Foggini, quivi collocata, per aver egli procurata così bella, e numeroſa rac- colta di Quadri; è lo sfondo dipinto da Pier Dandini. Nella ſettima ſtanza, vi ſono die- ci Scrigni di Granatiglia, ove ſi conſerva- no Cammei, e Medaglie antiche, e mo- derne, ed alle pareti diverſi Quadri di ec- cellenti Pittori, la maggior parte di conſi- derabile grandezza, colla volta dipinta da Giovanni Ferretti. Quì però non finiſcono le maraviglie, anzi paſſando nella ottava ſtanza che volgarmente chiamaſi la Tribu- na, maggiormente s'accreſcono, avven- gachè ſi trovino compendiati in eſſa i mag- giori pregj della natura, e dell'arte, i prodigj della Pittura, della Scultura, e tuttociò, che di bello, di ricco, e di pre- zioſo può trovarſi nel Mondo. Vedremo quì ſei Statue di marmo, le più perfet- te, e le più belle, di quante mai ſi ſia- no vedute ne' noſtri tempi, come ne fan- no fede l'infinite copie di eſſe, che ſi ve- dono ſparſe nel Mondo, ſervendo a' Pro- feſſori, quantunque di primo nome, di perfetto modello, ed eſemplare alle lo- ro opere inſigni. Più dell'alter però ſi tiene in pregio la belliſſima Statua di Venere, detta volgarmente la Venere de' Medici, che ne' paſſati ſecoli fu fen- za dubbio la maraviglia di Roma, ed ora ſi può dire uno de' prodigj di queſta Cit- tà: che ſe della Venere di Praſitele, cele- bre Scultore, ſi legge, che da varie parti del Mondo concorrevano genti alla Città di Gnido, per ammirare quella bellezza, che in piccol Tempio collocata, recava agli ſpet- tatori venerazione, e diletto; anco della no- ſtra Venere, in un luogo più ſplendido, e più magnifico ſituata, ſi può dir giuſtamen- te, eſſer quaſi innumerabili le perſone, che da ogni parte concorrono ad ammirare i ſuoi pregj; mentre, qual è quel Foreſtiero, che della ſua bellezza informato, non pro- curi con ogni ſtudio di vederla, e vedendo- la non rimanga da maraviglia ſorpreſo? Do- po aver contemplata queſta famoſa Statua, e con eſſa due altre Veneri, anch'eſſe bel- liſſime, e inoltre il gruppo de' Lottatori, l'Arrotino, ed il Fauno, ci porteremo ad oſſervare una Tavola di pietre, e gioie com- meſſe, di così bello, e così ricco lavoro, che l'occhio umano non sà diſtinguere, ſe l'eccellenza, e perfezione dell'opera vin- ca il valor delle gemme, e delle pietre pre- zioſe, che nobilmente l'adornano, o dal valore di eſſe ſia vinta l'eccellenza, e per- fezione dell'opera. Parimente di gioie, e pietre dure è compoſto un Gabinetto, o Studiolo; queſte ſon lavorate di rilievo, moſtrando la lor grandezza, ed eccellenza. E' ſoſtenuto il Gabinetto da quattordici co- lonne di lapislazzulo, con baſi, e capitel- li d'oro maſſiccio, intarſiato di perle, e turchine. Tra una colonna, e l'altra vi ſono baſſirilievi pur d'oro, e nella parte ſu- periore belliſſime laſtre de' più perfetti dia- ſpri, ornati intorno di topazzi, ſmeraldi, balaſci, acque di mare, zaffiri, criſoliti, che a ſomiglianza di chiodi, moſtrano di tener lo Studiolo unito, ma nella parte più eccelſa, e più nobile di eſſo ſiede, qual Re- gina di tutte l'altre gioie, una perla di ſmi- ſurata grandezza. Tutto queſto però non fa il maggior pregio dello ſcrigno, conſer- vandoſi nelle parti interiori di eſſo, quaſi tremila fra Cammei, ed intaglj, la mag- gior parte antichi, ed in pietre prezioſe, tutti legati in oro. Queſti, come coſa tan- to rara, ed altrettanto ſottopoſta a per- derſi, non ſi fanno vedere ſenza ſpecial per- miſſione di S. M. I. All'intorno poi di que- ſta famoſiſſima Tribuna ricorre un piccolo palchetto, ſopra di cui poſano ſigurette di marmo, di bronzo, e di porfido, tutte an- tiche, e della più eccellente maeſtrìa; e molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca, di calcidonio, e d'agata, prezioſe per la ma- teria, e per lo lavoro; ma ſopra tutte è mirabile una ſcolpita in turchina della vec- chia rocca, rappreſentante l'eſſigie di Ti- berio Imperadore. Ammirato, che avre- mo tuttociò, che è ſtato da noi in ab- bozzo deſcritto, proſeguiremo a contem- plare attentamente i quadri, che alle pa- reti ſi vedono appeſi. Sono queſti de' più famoſi Maeſtri nell'arte: Raſſaello, Tizia- no, Andrea del Sarto, e Paolo Veroneſe ve n'anno il maggior numero; ve ne ſono bel- liſſimi pezzi di Michelagnolo, de' Caracci, del Vandick, del Rubens, del famoſo Ol- bino di Baſilea, del Tintoretto, e tre pez- zi del Gherardoun Olandeſe, che per la loro bellezza hanno meritato di ſtare a fronte coll'opere de' più rinomati Maeſtri. In alcuni Armadj ſegreti ſi conſervano mol- ti vaſi di criſtallo di rocca terſiſſimi, e di notabil grandezza; Urne di lapislazzuli, ed altri gran pezzj d'agate, e diaſpri tutti maeſtrevolmente lavorati, e adornati d'oro e di gioie. Nella nona, ed ultima ſtanza, chiamata l'Armerìa ſegreta, conſervanſi belliſſime armature d'acciaio, e varj ſtru- menti militari di ſingolare artifizio. Vi è an- cora una ſtanza ſeparata dall'altre, do- ve ſi vede il gran Ciborio, che deve ſer- vire per la Cappella di San Lorenzo quan- do ſarà terminata. Egli e tutto di pietre, e gioie commeſſe, delle più rare, e pre- zioſe, che ſi poſſano in un tal lavoro con- ſiderare. Singolare è la maeſtria, colla qua- le ſu condotta queſt'opera a quella maravi- glioſa bellezza. Di ſimil lavoro è la par- te anteriore dell'Altare, o vogliamo dire il Paliotto, che quivi pur ſi conſerva. Que- ſte per ora ſono le nove ſtanze di queſta celebre Gallerìa, in altre poi ſaranno di- ſpoſti i bronzi, conſiſtenti in Statue, e Te- ſte in gran numero d'Idoletti, e di varj ſtrumenti uſati ne' Sacriſizj de' Gentili, ed in altri frammenti dell'antichità erudita, raccolti da varie parti del Mondo con gran- diſſima ſpeſa, e diligenza non ordinaria; e circa 130. gran Volumi dove ſono diſpoſti innumerabili diſegni, e moltiſſimi pen- ſieri, e capricci, de' più rari Artefici, il tutto raccolto per opera del Cardinal Leo- poldo. E quì non ſarà diſcaro il ſapere, che promoſſaſi l'opera del Muſeo Fio- rentino, che contiene inciſe in rame, Sta- tue, Medaglie, Cammei, e Gemme inta- gliate le più ſingolari, di queſta I. Gal- leria, deſcritte dal già eruditiſſimo Signor Dottore Antonio Franceſco Gori, è con- tinovata, per quello riguarda le notizie de Profeſſori contenuti nella ſtanza de' Pittori dipinti di lor propria mano, dal ſu Sig. Franceſco Moücke, eſſendo la maggior parte inciſi dal noſtro celebre Carlo Gregori. Preſſo alla Galleria ſi può oſſervare un

ri-

Te-

te

rio

L Or-

no

L 2 ſi può

va-

L 3 miſ-

ti

L 4 rac-

CORRIDORE coperto, fatto fabbricare dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari, o come meglio ha creduto uno Scrittore moderno, col diſegno del Buon- talenti, il quale diede il modello per le ſtan- ze della Galleria, e ſpecialmente della Tri- buna. Queſto Corridore che comincia dal Palazzo de' Pitti, e conduce ſino alla Gal- leria, ed al Palazzo Vecchio è lungo ſecen- to paſſi. Di quì dando un'occhiata al

ze

PALAZZO iſolato per la Ruota Fiorenti- na, ed altri Giudici delle cauſe civili, che ha per tutti appartamento ſeparato con gran comodo della Giudicatura, e proſe- guendo il cammino verſo la PIAZZA DEL GRANDUCA, oſſerveremo in primo luogo il

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſe- gno d'Arnolfo, quel famoſo Architetto di varie fabbriche di queſta noſtra Città, e ſpecialmente della Chieſa del Duomo. E dando un occhiata alla magnificenza di que- ſta Fabbrica, alla belliſsima Torre, o Cam- panile alto braccia cencinquanta, ſoſtenuto da quattro colonne groſsiſsime, le quali tan- to più rendono mirabile, e prodigioſo queſto Edifizio; ammireremo nell'ingreſſo, o rin- ghiera del Palazzo a man deſtra la Sta- tua giganteſca di marmo, opera del Ban- dinelli, che rappreſenta quando Ercole ab- batte Cacco. Ma ſe bella, e di non po- ca ſtima è la Statua dell'Ercole, belliſsi- ma, e di maggior perfezione è quella di Davidde ſcolpita dal Buonarroti, la quale benchè ſia fatta negli anni ſuoi giovenili, è dagl'intendenti per opera ſingolare ce- lebrata. Due Figure, o Termini di mar- mo parimente ſi vedono, uno di mano del Bandinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo ſcolare, fatti con grandiſſima diligenza. En- trando nel Cortile del Palazzo, vedeſi in mezzo una Fontana di Porfido, ſopra la qua- le ſcherza un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio. Era queſto Cortile anticamente ſoſtenuto da Colonne di mattone, ma eſſendo quaſi del tutto gua- ſte; coll'acuto ingegno di Michelozzo Mi- chelozzi furono ſoſtituite quelle di pietra forte che lo ſoſtengono di preſente, lavo- rate con belle grotteſche, ſenza danno ve- runo della fabbrica. Tra le coſe degne di lode vi è una Statua di Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fie- ſole, non inferiore a quella del Bandinello ſuo Maeſtro. Salendo al primo appartamen- to, trovaſi un magnifico Salone di ſtraor- dinaria grandezza, lungo braccia xc., e lar- go braccia trentaſette, la ſoffitta del quale, come altresì le pareti, ſono dipinte da Gior- gio Vaſari con ſingolar maeſtrìa. In XXXIX. quadri della Soffitta, con belliſſimi intagli, e ornamenti dorati, ſi rappreſentano l'azio- ni, e fatti più ſegnalati della noſtra Città, e della Real Caſa de' Medici, madre fecon- diſſima d'uomini illuſtri, e di celebratiſſimi Eroi. Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia fie- riſſima di Marciano, l'aſſedio di Piſa, ed altre memorabili impreſe. Anco negli an- goli del predetto Salone, ſi vedono quattro grandiſſimi quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Ligozzi, e gli altri due, del Cigoli, e del Paſſignano. In uno di quei del Ligozzi ſi rappreſenta quando San Pio V. incorona Coſimo I. creandolo Gran- duca di Toſcana, e ornandolo di Corona e Manto Reale. E nell'altro ſono figurati que' dodici Fiorentini, che da varj Potentati del Mondo, in un medeſimo tempo ſurono mandati Ambaſciadori a Bonifazio VIII. Sommo Pontefice, de' quali cantò il Ve- rino:

di-

ſuo

man-

Romanæ merito Antiſtes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidiſſet Romæ, Regum mandata ferentes, Terrarum ſemen, tum quinta elementa vocavit.

In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo, ancor giovanetto di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo eleſſero inchi- nato per loro Principe, e Sovrano: e final- mente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolenne funzione celebrata in Firenze, quando il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Religione di Santo Stefano Papa, e Martire, della quale fu egli primo Fonda- tore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle Statue, che vagamente adornano la gran Sala? Sono in faccia di eſſa tre gran- di Statue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Giovan- ni de' Medici Padre di Coſimo a man de- ſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſiccome da' lati ſi vede la Statua di Clemente VII. e dicontro quella del Gran- duca Coſimo I., tutte di mano del Cava- lier Bandinelli. Belliſſima ancora, anzi ſo- pra tutte ammirabile è la Statua della Vit- toria, che ha ſotto di ſe un prigione, di mano del Buonarroti, il quale deſtinata l' avea per lo Sepolcro di Papa Giulio II. ma non avendola affatto terminata, laſciolla in Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le forze d'Ercole, cioè quando ſoffoga An- teo, quando uccide il Centauro, quando getta Diomede a' Cavalli che lo divorino, quando porta il Porco vivo in ſpalla, quando aiuta ad Atlante reggere il Cielo, e quando vince la Regina delle Amazzoni: Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Borghini, ſi veggono belliſ- ſime, e fiere attitudini, e grandiſſima dili- genza nell'arte; e tra queſte Statue fu col- locato circa l'anno 1720. il gruppo di Ada- mo ed Eva, col Serpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo, come addietro ſi diſſe, dal Coro della Metropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſſando del mede- ſimo appartamento, vedremo molte belle pitture a freſco del mentovato Vaſari, col diſegno del quale fu queſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma ſalendo agli appar- tamenti di ſopra, della ſala chiamata dell' Orivolo, troveremo una Figura di marmo, che rappreſenta un Davidde di mano di Donatello, ed un'altra di San Gio. Batiſta ſopra la porta dell'Udienza, di mano di Benedetto da Maiano, amendue grandemen- te lodate da' Profeſſori. Da queſta ſtanza s' entra nella ricchiſsima

ſtra,

ſi diſ-

GUARDAROBA di S. M. I. piena di coſe prezioſe, di vaſi d'oro, e d'argento, e di ſuppellettili, e ornamenti belliſsimi, nella deſcrizione de' quali un intero volume ri- chiederebbeſi per deſcrivere l'innumerabili coſe, che vi ſi trovano. Diremo ſolo, come di coſa rara, trovarſi in queſto luogo le fa- moſe Pandette di Giuſtiniano, chiamate in oggi le Pandette Fiorentine, e ſtimate più d'un teſoro da chi riguarda la rarità, ed eccellenza d'un manoſcritto sì celebre; ſic- come l'originale della Concordia della Chie- ſa Latina colla Greca ſeguita in Firenze nel Concilio Ecumenico l'Anno 1439. ſotto- ſcritta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'Im- peratore Giovanni Paleologo, e da tanti il- luſtri, e dotti Prelati. Nella Sala dell'U- dienza vecchia, vedremo dipinte a freſco belliſſime Storie di mano di Franceſco Sal- viati, che rappreſentano alcuni fatti più ſin- golari di Furio Cammillo, valoroſo Cam- pione, che in tante glorioſe impreſe a fa- vor della Patria ſi ſegnalò. E di poi oſſer- veremo la Cappella tutta dipinta dal Gril- landaio, e nella quale conſervanſi molte Re- liquie inſigni. Vedute queſte, ed altre coſe nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno nella medeſima Piazza, per oſſervare in eſſa la bella

ec-

Loggia, detta de' Lanzi veramente gran- dioſa, fabbricata col diſegno d'Andrea Or- cagna, Pittore, Scultore, e Architetto Fiorentino nell'età ſua valentiſsimo. Sotto gli archi di queſta loggia ſi vedono tre bel- le Statue, ciaſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per mano di Donatello, rappreſenta Giu- ditta, appiè della quale giace Oloferne im- merſo nel ſonno. Sopra cui queſta Amaz- zone divina ſi vede vibrare il colpo, per recidere il capo all'inimico. Nella ſeconda Statua, ancor eſſa ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la teſta di Meduſa reciſa dal Buſto, tutta grondante di ſangue, e ſenza ſpirito, gia- cente appiè dell'ucciſore. E' commendata queſta figura in ogni ſua parte, e ben dimo- ſtra il valore di Benvenuto, il quale, così felicemente conduſſe l'opera, che non un bronzo inſenſibile, ma una figura viva, ed animata raſſembra. Degno ancora di molta lode ſi è il Baſſorilievo pure di bronzo, che ſerve di ornamento alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda, e Perſeo, con altre fi- gure, che tutta l'Iſtoria compitamente di- moſtrano. Nella terza, che è piu d'ogni altra ſtimabile, e di maggior perfezione, s' ammira un gruppo di tre figure di mar- mo, mirabilmente ſcolpite da Giovanni Bo- logna, denotante il Ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien figurato il Padre del- la fanciulla, in atto d'impedire la fuga al rapitore. Nel giovane di corpo robuſto, ſi rappreſenta un Soldato Romano, che in occaſione de' giuochi pubblici nella nuova Città di Roma celebrati, rapiſce al Padre una donzella Sabina, e nella femmina tene- ra, e delicata, ſi dimoſtra la donzella rapi- ta; vedendoſi nell'iſteſso tempo in que- ſto ammirabil gruppo rappreſentate le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la vec- chiezza. E finalmente in tutte le tre figu- re ſi riconoſce una vivezza sì grande, che chiunque fiſſamente le mira, non ſi ſazia di commendarle in eſtremo; nella baſe è un Baſſorilievo, fatto con ſomma induſtria, e diligenza, dove tutta l'Iſtoria del rapimen- to delle Sabine ſi rappreſenta; dietro a que- ſta Loggia ſi ſta ultimando la fabbrica del- le nuove Scuderìe di S. M. I. nel luogo ove erano ſituati i quartieri dei Lanzi. Sul canto del Palazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

le

mo

M FON-

FONTANA fatta fare dal Granduca Coſimo I. col diſegno, e induſtria dell'Ammannati, e da Filippo Baldinucci negli eruditi ſuoi Decennali, deſcritta colle ſeguenti parole.

Appariſce nel mezzo d'un gran vaſo pie- no di limpidiſſime acque ſgorganti da molti zampilli, il qual vaſo è figurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettun- no, alto dieci braccia, ſituato ſopra un Carro, tirato da quattro Cavalli marini, due di marmo bianco, e due di miſtio, molto belli e vivaci; il Nettunno ha tra le gambe tre figure di Tritoni, che inſie- me con eſſo poſano ſopra una gran con- ca marina in luogo di carro. Il vaſo è di otto facce di marmo miſtio, quattro mi- nori, e quattro maggiori. Le quattro mi- nori ſon vagamente arricchite con figu- re di fanciulli, ed altre coſe di bronzo, come chiocciole marine, cornucopie, cartelle, e ſimili. S' alzano ſul piano del- le medeſime certi imbaſamenti, ſopra ciaſcheduno de' quali poſa una Statua di metallo maggiore del naturale, e ſono in tutte quattro: due femmine, che rap- preſentano Teti, e Dori, e due maſchi figurati per due Dei marini. All'una,e all'altra parte di ciaſcheduna di queſte facce minori, ſono due Satiri di metallo in varie, e belliſsime attitudini. Le quat- tro facce maggiori ſon tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi da chiccheſsia godere la limpidezza dell'acqua, la qua- le ſtraboccando grazioſamente, è ricevu- ta da alcune belle nicchie. Nel gran va- ſo, ed in ſomma in tutto è così ben di- ſpoſta, e con tanta maeſtà ordinata, che è proprio una maraviglia,,.

Vicino alla Fontana, ſopra una gran baſe di marmo, è una belliſsima

pre-

STATUA equeſtre di bronzo, di mano di Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando I., alla glorioſa memoria di Coſimo ſuo Genitore: ador- nando le facciate di queſta Baſe tre Baſsi- rilievi di bronzo dell'iſteſſo autore, in uno de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del mentovato Granduca Coſimo, da eſſo meri- tata Ob zelum Religionis, præcipumque Ju- ſtitiæ ſtudium, come ſi legge nell'Inſcrizio- ne. Nel ſecondo la glorioſa entrata nella Città di Siena, ubbidiente al ſuo comando, dopo la conſeguita Vittoria. E nel terzo, quando dal Senato Fiorentino, eſſendo egli ancor giovanetto, ne fu creato Duca di Fi- renze, laſciando luogo nella quarta faccia- ta ad una nobile, ed altrettanto erudita Inſcrizione del ſeguente tenore.

M 2 ſti-

Coſmo Medici Magno Etruriæ Duci Primo Pio Felici Invicto Iuſto Clementi Sacrae Militiæ Paciſq; In Etruria Authori Patri & Principi optimo, Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del Palazzo degli Uguccioni che ſerve oggi per i Miniſtri dell'Appalto Generale, diſegno maraviglioſo per quanto credeſi di Miche- lagnolo, oppure di Andrea Palladio per eſ- ſere ſimile alla maniera dell'ultimo. Ap- preſſo ſi trova la Chieſa di S. Romolo, la cui porta fu fatta col diſegno del Taſſo. Di- rimpetto al Palazzo Vecchio ſi trova pure un'altra Chieſa dedicata a S. Cecilia, nella quale alla Cappella dell'Altar maggiore (la di cui Tavola è del Cav. Curradi) vi ſi ſcorge eſpreſſo il ritrovamento di eſſa Santa in due Quadri laterali, opera del Mar- tinelli. Da queſta Piazza faremo paſſaggio alla vicina Chieſa di

rim-

ORSANMICHELE, la quale acquiſtò forma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dacchè nell'anno 1373. fu deliberato di chiuder le Logge, che erano ſotto queſta gran fabbri- ca, in venerazione maggiore di quella Im- magine di Maria Santiſſima, che collocata è ſull'antico Altare di marmi, che vi ſi ve- de, lavorato colla direzione di Andrea Or- cagna. E perchè è certiſſimo, che queſto luogo fu per avanti adoperato per Piazza, e per Mercato del grano, e delle biade, che ſi traſportavano ſotto le dette Logge (lo che dette poi motivo di alzare queſta gran Torre per comodo di pubblico Granaio intorno al 1337. col diſegno di Giotto, e proſeguito da Taddeo Gaddi) ſono anda- ti immaginandoſi alcuni, che il nome di Or- ſanmichele, ſia un volgare traportato da Horreum Sancti Michaelis; voce, che non ſi vede uſata in veruna antica ſcrittura, che faccia di queſto luogo menzione; ma ſibbe- ne Orto San Michele, per poſpoſizione ac- cidentale da San Michele in Orto. Atte- ſochè fino dal 1100. era ivi una Chieſa Par- rocchiale, intitolata: San Michele in Orto, da cui prendeva la poſpoſta denominazio- ne di Orto San Michele tutta quella aggia- cente Contrada. In luogo della quale anti- ca Chieſa, demolita per farvi la ſuddetta Torre del grano, fu intorno a 110. anni dopo rifatta dalla Parte oppoſta, l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo titolo di San Miche- le in Orto, oggi detta di San Carlo, co- mecchè vi ſi aduna la Confraternita della Nazione Lombarda, la quale milita ſotto la protezione di San Carlo Cardinale Bor- romei. In detta Confraternita ſi vede inte- riormente ſopra la Porta una Tavola di Buon-Amico Buſſalmacco celebre nelle No- velle del Boccaccio, ed all'Altar Maggiore la Tavola, che rappreſenta il detto San- to Cardinale, di Matteo Roſſelli. Queſto grande Edifizio dunque da ogni parte iſo- lato, e con belliſſima proporzione, ed otti- ma Architettura condotto, ha per di fuo- ri quattordici Nicchie, o Tabernacoli, in varie foggie intagliati, ed in cui furono collocate diverſe Statue, alcune di bron- zo, ed alcune di marmo, lavorate da i più rari, ed eccellenti Maeſtri, che fioriſſero in queſta noſtra Città. Sono adunque di Lorenzo Ghiberti, il San Matteo Apoſto- lo, il Santo Stefano preſſo la porta princi- pale, e il San Gio. Batiſta dalla parte op- poſta. Baccio da Montelupo fece la bella Statua di bronzo di San Giovanni Evange- liſta; e Donatello ne fece tre di marmo, le quali ſon tenute in gran pregio, come opere veramente maraviglioſe. La prima è il San Pietro Apoſtolo, la ſeconda il San Marco Evangeliſta, e la terza il San Gior- gio, Statua, che non ha pari, e che, ſe- condo il parere di tutti i Profeſſori, più ſi può commendare, che imitare. Perlo- chè non è maraviglia, ſe le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed altri Princi- pi dell'Europa più volte ne fecero iſtan- za, offerendo gran ſomma di Denaro, per- chè foſſe loro conceduta. Anco Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Dona- tello ne fece tre, cioè i quattro Santi den- tro un ſol Tabernacolo, il San Filippo A- poſtolo, ed il Santo Eligio Veſcovo, chia- mato comunemente Santo Lò. D'Andrea Verrocchio è il San Tommaſo Apoſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera molto ſtimabile, allato alla quale è la Statua di San Luca Evangeliſta di mano di Giovanni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi vede un Tabernacolo, o Cappella iſolata, tutta di marmi vagamente intagliati, ed abbelli- ta di Baſsirilievi, per opera, diſegno, e induſtria di Andrea Orcagna; e nel predet- to Tabernacolo s'adora un'immagine di Maria Vergine molto antica, dipinta da Ugolino Saneſe, e tenuta ne' tempi andati in ſomma venerazione, avvegnachè fino al tempo della terribile, e ſpaventoſa paſte del 1348. che infettò la maggior parte del Mondo, incominciaſſe grandemente a fiori- re il di lei culto, concorrendovi grandiſsi- mo popolo con larghe offerte, dalle quali in breviſsimo tempo ſi potettero accumu- lare più di trecento mila fiorini d'oro, parte impiegati in ſovvenimento de' pove- ri, e parte nell'adornare queſta Chieſa. Die- tro l'Altare vi è un baſſorilievo dell'Or- cagna, Architetto del Tabernacolo, ove ha egli eſpreſſo a maraviglia il ſuo ritrat- to. Sono ancora ſopra l'Altar maggiore tre Statue di marmo, cioè Sant'Anna, la Santiſsima Vergine, ed il Bambino Gesù, di mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri alcune belle pitture antiche, cioè di Lorenzo Credi, d'Agnolo Gaddi, e di Iacopo del Caſentino, da cui fu dipin- ta la volta. Vi è inoltre un Criſto Croci- fiſſo di legno, avanti al quale il grande Arciveſcovo Santo Antonino ſoleva da gio- vanetto giornalmente fare orazione. Nel- le ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo I. l'anno 1569. eretto il pubbli- co e generale Archivio di Firenze, dove ſi conſervano innumerabili Scritture, ediſtru- menti pubblici, con grandiſsima ſedeltà, e diligenza non ordinaria. E comecchè, me- diante l'eſecuzione dei belliſsimi regola- menti di queſto Archivio, tutti gli iſtru- menti ſono duplicati, le copie autentiche ſi traslatano ne' vaſti ſaloni ſopra la fab- brica iſolata, detta la Loggia di Mercato Nuovo, poco diſtante, fatta fabbricare dal Granduca Coſimo I. l'anno 1548. per co- modo di trattare i negozzi della Seta, con diſegno di Bernardo Taſſo, in uno dei la- ti della quale ſopra la ſcalinata, ſi vede la- vorato in bronzo un Cinghiale, che verſa di continuo acqua per comodo pubblico, opera di Pietro Tacca, tratta dall'antico sì celebre, che ſi calcinò nel moderno in- cendio di una parte della Gallerìa. Queſta loggia all'intorno hà le Botteghe, che ſervono al traffico di Seta. Di quì paſſan- do per la via detta Porta Roſſa, e tor- nando alla Loggia de' Tornaquinci, trove- remo il

M 3 ti

to

M 4 pi

re

di-

PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tor- nabuoni, modernamente accreſciuto, de- gno per certo di eſſere oſſervato, princi- palmente per l'ampia Gallerìa, che gli ag- giugne comodo, e bellezza: in faccia al quale ſi trova quello de' Viviani, dopo quel- lo de' Giacomini, la cui Architettura, o- pera di Gio. Antonio Doſi, è ſingolare; quello degli Antinori; quello de' Paſquali con più altri, dai quali è circondata la Chieſa di

pal-

SAN MICHELE BERTELDE, oggi detta agli Antinori, dove abitano Padri Teatini, fat- ta da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal Decano G. Carlo de' Medici, col diſegno di Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo e Pier Franceſco Silvani. Queſta, ſi può annoverare tra le più vaghe, e più adorne della noſtra Città. Ed in vero hà la Faccia- ta di pietre forti, è così nobile, e leggiadro il ſuo diſegno e lavoro, che certamente non può vederſi coſa nè meglio inteſa, nè più finita di quella. Sonovi quattro bel- liſsime Statue di marmo, due delle quali ſo- pra la porta, ſono di Baldaſſar Bermoſer Fiammingo, del quale è ancora il San Gaetano nella deſtra nicchia, nell'altra il S. Andrea Avellino è opera dell'Andreozzi. Maggiori però, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori ornamenti, imperciocchè diviſati con Architettura d'ordine com- poſito, ed arricchiti di pietre ſerene, la- vorate con ſingolar pulitezza. Oſſerveremo primieramente le Cappelle tutte incroſtate di marmi, e adorne di belle pitture a fre- ſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella pri- ma all'entrare a man deſtra, vedremo la Tavola del Martirio dell'Apoſtolo S. An- drea, di mano del Ruggieri. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcangiolo San Michele, è del Vignali. E nella Terza, Matteo Roſ- ſelli dipinſe San Gaetano, ed un Beato ſuo Compagno. Accanto a queſte Cappella è il Sepolcro, coll'Inſcrizione, e Ritratto dell' Avvocato Agoſtino Coltellini Fondatore del- la celebre Accademia degli Apatiſti. In fac- cia poi della Croce, di mano d'Ottavio Vannini è dipinta l'adorazione de' Magi; e alla Cappella che ſegue, vi è del detto Roſſelli una Tavola della Natività di No- ſtro Signore. L'Altar maggiore, poſto nel- la Tribuna di mezzo, trall'altre coſe di pregio, ha un ricchiſſimo Ciborio d'ar- gento, opera di Benedetto Petrucci. Bello ancora, e grandemente ſtimato è il Criſto di Bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende la Cupola della Tribuna, dipinta dal Padre Galletti Religioſo dello ſteſſo Collegio, che ha pur dipinta tutta la volta della Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella Cappella vicina all'Altar maggiore, vi è una Tavola di S. Elena di- pinta dal mentovato Roſſelli, e in faccia alla Croce, un'altra ſimile del Bilivelti di gran bellezza. Quì non diſpiaccia all'eru- dito l'oſſervare alcune dotte Inſcrizioni ſopra la nobiliſſima Famiglia de' Bonſi, che eſ- ſendo da Firenze paſſata in Francia, non ſolo vi acquiſtò Titoli, e Dominj ragguar- devoli, ma in breve tempo diede alla Chie- ſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Vaticano due Porporati. Nell'altra Cappella di S. Andrea Avellino, colorì la Tavola rappre- ſentante il detto Santo in atto di eſſer colpi- to dall'accidente apopletico, Ignazio Hug- ford. Nella Cappella di mezzo, Pietro da Cortona dipinſe la bella Tavola del Mar- tirio di San Lorenzo. Nell'ultima, il Pa- dre Galletti Teatino effigiò Maria Vergi- ne col Bambino Gesù, e due venerabili Veſcovi. Adornano ancor queſta Chieſa quattordici Statue di marmo, che dodici rappreſentano gli Apoſtoli, con altrettanti Baſſirilievi a piè di quelle. Finalmente la Libreria, che è nel Collegio, per la copia de' Libri, e la rarità de' medeſimi, e la Sa- greſtia molto ornata, e pulita, meritano di eſſer vedute. Camminando verſo il canto de' Carneſecchi, ſopra d'una gran baſe ſi vede la Statua, chiamata comunemente il

S. An-

pre-

ti-

CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio- vanni Bologna, che rappreſenta Ercole in atto d'uccidere Neſſo Centauro. Queſta Statua, cavata da un ſol pezzo, a chi con- templa la forza, che fanno amendue que- ſte figure, Ercole per abbattere, e ſupera- re il Centauro, e quello per fuggirli di ſotto, e le diſſicultà ſuperate dall'Artefi- ce, nel condurre un lavoro sì grande, con quella perfezione, che vi ſi vede, ingenua- mente confeſſa, eſſer queſta non ſolo una delle Opere migliori di queſto raro Mae- ſtro; ma eziandio di quanti dopo di lui ſon viſſuti ne' noſtri tempi. Da queſto luo- go paſſeremo a

del-

SANTA MARIA MAGGIORE, dei Carmeli- tani della Congregazione di Mantova, dove in primo luogo è da ſtimarſi grandemente la Tavola di mano del Cigoli, nella quale è dipinto Sant'Alberto Carmelitano in at- to di liberare dal naufragio uno, che già pericolava nell'acqua; ed anco quella del Pugliani, che rappreſenta la Maddalena Penitente in atto di comunicarſi. Segue il martirio di San Biagio d'Ottavio Vanni- no, ed i laterali ſono d'Antonio Giuſti. Degna di lode è la Cappella de' Carne- ſecchi, la volta della quale fu dipinta da Bernardino Poccetti, e le due Statue di mar- mo furono lavorate dal Caccini. La Tavola di San Franceſco in atto di ricever le Sti- mate, è delle belle opere di Piero Dandini. Nella quinta Cappella adoraſi un Crocifiſſo di rilievo, con alcuni Santi. La pittura a freſco nella Volta è di Giuſeppe Romei, Paſſato l'Altar maggiore, la più proſsima è la Cappella che è deſtinata per il San- tiſsimo Sagramento, allato alla quale è la Cappella degli Orlandini, nella volta della quale il Volterrano maraviglioſamente rap- preſentò il Ratto di Elía, con belliſsime figure, tramezzate da Stucchi dorati; La Tavola è opera del Biliverti. Ragguarde- voli ancora ſono le due Tavole, che ap- preſſo ſeguono, quella di Santa Maria Mad- dalena de' Pazzi di mano d'Onorio Mari- nari, e l'altra di San Franceſco dipinta da Matteo Roſſelli, ſopra le quali Vincen- zio Meucci dipinſe li due sfondi che vi ſi veggono. Degna di grande ſtima è la Tavola del Paſsignano, ove hà rappreſen- tata la venuta dello Spirito Santo. Una ſingolar memoria era già in queſta Chie- ſa, oggi perita, cioè il Monumento, ſta- to fatto a Salvino di Armato degli Arma- ti nel 1317. collo ſpecifico titolo d'Inven- tore degli Occhiali. Nel Chioſtro del Con- vento ſi vede in un canto, una della quat- tro Colonne che reggevano il Sepolcro di Ser Brunetto Latini Maeſtro di Dante, la quale ha l'Inſcrizione, che lo dimoſtra chia- ramente. Preſſo queſta Chieſa vi è il

Paſ-

qua-

PALAZZO, già de' Gondi, paſſato dipoi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Fami- glia del Beccuto Orlandini, ſtato moder- namente accreſciuto, e ridotto alla forma, che di preſente ſi vede. Per di dentro è così nobilmente adornato, e di comode a- bitazioni arricchito, che può con ragione uguagliarſi a' più ſplendidi Palazzi di que- ſta Città. La Sala nella volta, e nelle pa- reti è dipinta per mano di Pietro Dandini. Il Gherardini, il Gabbiani, ed altri Pro- ſeſſori più accreditati hanno dipinto l'altre ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltre- modo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Maggiore è ſituato il

PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini. Non lontano da queſto è il palazzo de' Mar- cheſi Malaſpina, modernamente abbellito con buon diſegno. Proſsima è la fabbrica del

N SE-

SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed in- camminata con buon guſto di Architettu- ra dalla pia memoria del fu Monſignore Tommaſo Bonaventura de' Conti della Ghe- rardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e con- dotta a buon ſegno, dopo la ſua morte, con aggiunta di comodi appartamenti per i Precettori, e per gli Studenti Cherici, che vi ſi allevano. All'ingreſſo della ſecon- da porta è degno d'eſſer veduto un belliſsi- mo Crocifiſſo di Bronzo di Gio. Bologna, laſciato al Seminario in legato dal fu Ago- goſtino Cerretani, Canonico della Metro- politana, in memoria del Canto e delle Caſe de' Cerretani, che furono quivi, e rimaſero ſerrate nella nuova Fabbrica di queſto Seminario. Tornano vicine le abi- tazioni degli Ebrei dette il

GHETTO, ove per avanti era un'infame poſtribolo, di cui ſanno menzione gli Scrit- tori citati dal Baldinucci nella Vita del Buon- talenti. Queſto Ghetto è ſtato ampliato con abitazioni aſſai comode. Appreſſo è il

MER-

MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo chiamaſi il Giardino di Firenze, atteſe le molte delizie, che in abbondanza vi ſi tro- vano, e delle quali la Città noſtra al pari d'ogni altra è copioſa. Quivi ſi vedeva ſo- pra una Colonna di granito una Statua di pietra di mano di Donatello, rappreſen- tante la Dovizia; ma eſſendo divenuta aſſai lacera dal tempo vi è ſtata collocata altra Statua ſimile, ſcolpita da Gio. Batiſta Fog- gini; più oltre è una Loggia deſtinata alla vendita del peſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Coſimo I., e dipoi moder- namente accreſciuta.

E ſiccome la Città di Firenze, ebbe co- sì piccol recinto d'abitazioni, che il primo cerchio, fu ſolamente riſtretto ad alquan- te contrade preſſo a Mercato vecchio, e creſcendo gli abitatori in gran numero, nè potendo capire in un luogo cotanto angu- ſto, fu coſtretta a dilatar i confini, anche in quella parte, che riman di là d'Arno verſo Mezzogiorno, alla quale perchè foſſe comodo il paſſaggio furono in varj tempi fabbricati quattro Ponti, i quali dipoi ca- duti nella rovinoſa inondazione, che ſeguì l'anno 1333. furono fatti reſtaurare coll' induſtria, e modello di Taddeo Gaddi, e in altri tempi rinnovati, come diremo a ſuo luogo; così di queſta parte, che rimane di là d'Arno, ragioneremo, con quella ſteſſa brevità, colla quale abbiamo finora proceduto. Pertanto inviandoci verſo il

N 2 fab-

PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345. come nel Cartello affiſſo alla Loggia di eſ- ſo a Ponente, nel muro che guarda Mez- zogiorno ſi legge,

Nel trentatre dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acque Poi dodici anni come al Comun piacque Rifatto fu con queſto adornamento.

Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una

STATUA di marmo, Greca, aſſai bella, chiamata Aleſſandro Magno; ſebbene alcu- ni lo credino Ajace. A man ſiniſtra ſi tro- va la Via de' Bardi, in cui tra gli altri è il

PA-

PALAZZO del Marcheſe Tempi nobil- mente adornato, et ampliato dentro, con ottimo guſto, che è poſto appunto in fac- cia alla Chieſa di Santa MARIA SOPR'AR- NO, nella quale è una bella Tavola dell' Empoli, rappreſentante un miracolo di Maria Vergine, ed all'Altar maggiore una Nunziata antica, e di gran bellezza. A- vanzando più oltre il paſſo ſi giugne al

PALAZZO del fu Senator Conte Fer- rante Capponi, fatto edificare dal famoſo Niccolò da Uzzano, col diſegno di Lorenzo di Bicci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo Niccolò, opera inſigne di Donatel- lo, con inſcrizione adeguata a così potente Concittadino; ſiccome appiè della Scala un Leone di porfido, che è creduto opera ſin- golare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi trova l'abitazione de' Canigiani, e quindi a mano deſtra quella de' Mozzi, la qua- le eſſendo ſtata alzata nell'antico a fog- gia di Palazzo, o ſia di Torre con mer- li, moſtra quella magnificenza, che fu ca- pace di dar ricetto nel 1273. al Pontefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al Cardina- le Latino Orſini, Legato del Papa, a fer- mar la Pace tra i Guelfi, e i Ghibellini. Quindi proſeguendo il cammino per lo Fondaccio di San Niccolò, che ſi vede ri- pieno anch' eſſo di Caſe aſſai comode, e ſignorili; tralle quali è il

N 3 Gre-

PALAZZO de' Gianni, fabbricato all'an- tica, ma per entro rimodernato aſſai bene, internandoſi con un delizioſo Giardino, e con bella grotta ſulla collina detta Monte- cucco. Si paſſa dal Palazzo de' Marcheſi Vitelli, e dei Marzimedici alla

CHIESA PRIORALE DI SAN NICCOLO', det- to d'Oltrarno, nella cui facciata è colloca- ta una Cartella di pietra, con inſcrizione inciſa, degna di oſſervazione, contenendo la memoria della deplorabile inondazione, che fece l'acqua d'Arno nella Città nell' anno 1557. nei ſeguenti verſi Iatini

Fluctibus undivagis, Pelago, ſimiliſque procellis, Huc tumidis praeceps irruit Arnus aquis, Proſtravitque ſuæ, ſpumanti gurgite, Floræ Oppida, agros, fontes, mœnia, Tem- pla, viros.

Pro-

Entrando in queſta Chieſa troveremo a ma- no deſtra di Aleſſandro Allori, l'Abramo in atto di ſacriſicare il Figlio. Nella ſecon- da Cappella, di Batiſta Naldini la preſenta- zione al Tempio. Accanto al Pulpito, da Iacopo di Meglio dipinta la Venuta dello Spirito Santo, e dal Poppi colorito lo Spo- ſalizio di Maria Vergine alla Cappella de' Banchi. All'Altar maggiore vedeſi la Tavola dipinta da Gentile da Fabriano. Nella contigua Cappella il S. Giovanni Pre- dicante, è dell'Empoli. La Nunziata che è alla Cappella de' Guardini è opera di A- leſſandro Fei detto del Barbiere. Alla Cap- pella poi de' Naſi trovaſi altra Tavola del Poppi nella quale è eſſigiato il Figlio della Vegova di Naim reſuſcitato da Criſto. Ne ſegue, all'altar de' Parenti, il Martirio di S. Caterina, di Aleſſandro Allori. Accanto a queſta è la Cappella de' Paolini ai quali dipinſe l'Empoli Iddio Padre con diverſi Santi. E finalmente alla Cappella oggi dei Marzimedici, è del Curradi il San Nic- colò che reſuſcita un Bambino. In queſta Chieſa fu ſepolto il tanto celebre Bernardo Buontalenti. E preſſo ad eſſa è il

N 4 Mar-

PALAZZO de' Serriſtori molto magnifico di faccia a queſto vedeſi il palazzo de' Ba- roni del Nero, alzato col diſegno di Tom- maſo del Nero; proſſimo è il

PONTE detto ALLE GRAZIE per una Cappel- la di grandiſſima devozione detta S. Maria del- le Grazie, di padronato dei Signori Alberti, dei quali è il Palazzo oppoſto, di freſco rifatto, ed ampliato ſommamente. Chia- maſi anche il Ponte a Rubaconte, dal no- me di Meſſer Rubaconte da Mandella Po- teſtà di Firenze, che diè mano a farlo edificare. Si può anche oſſervare ſulla Piaz- za dei Mozzi la

CASA, E CHIESA de' Padri Miniſtri de- gli Infermi detti di San Gregorio, ove all' Altar maggiore è la Tavola rappreſentante San Gregorio Papa, del Cavalier Curradi. E lateralmente il Santo Fondatore, è o- pera di Antonio Bettini. In faccia ad eſſa Caſa vi è ancora l'

San

ABITAZIONE degli Scarlatti, Architettura di Alfonſo Parigi. Tornando noi verſo il Ponte Vecchio, e ſalendo, troveremo a man ſiniſtra la Chieſa di

S. AGOSTINO de' Padri Scalzi molto lin- da, fatta fabbricare dalla gl. mem. di Ma- dama Criſtina di Lorena, moglie del Gran- duca Ferdinando I., Principeſſa di gran prudenza, bontà, e vita eſemplare. Nella ſeconda Cappella a mano dritta, il S. Nic- colò da Tolentino, è opera di Gio. Batiſta Vanni. All'Altar maggiore, di nobili mar- mi arricchito, vedeſi la Tavola di S. Ago- ſtino di mano di Franceſco Petrucci; è di Iacopo Vignali il S. Franceſco di Paola nel- la ſeconda Cappella a man ſiniſtra. Di quì dato uno ſguardo alla delizioſa veduta della ſottopoſta Città, e dell'adiacenti Col- line, paſſeremo allo

SPI-

SPIRITO SANTO Chieſa molto adorna di ſtucchi dorati, in queſta, lavorata con diſe- gno di Gio. Batiſta Foggini, a mano deſtra tro- vaſi di Tommaſo Redi una Tavola rappre- ſentante S. Benedetto, che reſuſcita un fan- ciullo. Segue la Tavola di S. Gio. Gual- berto in atto di perdonare al nemico, o- pera del Paſſignano. La Tavola della de- poſizione di Croce, e lo sfondo, è di A- leſſandro Gherardini. La Madonna con S. Domenico, è di Iacopo Vignali; corona la vaghezza, e prezioſità di queſta Chieſa all'Altar maggiore, la Venuta dello Spirito Santo, celebratiſſima opera di mano di An- ton Domenico Gabbiani; di quì paſſando alla Chieſa di

S. GIROLAMO, ſi trovano due antiche Ta- vole in una delle quali Ridolfo del Ghir- landaio dipinfe S. Girolamo in penitenza, e nell'altra che è a dirimpetto, il medeſi- mo eſpreſſe il miſtero dell'Annunziazione. I tondi che ſtanno ſopra di ambedue ſono dello ſteſſo pennello. Al maggiore Altare vedeſi l'Immacolata Concezione con alcuni Santi dell'Ordine Franceſcano, opera del Cavalier Mazzanti di Orvieto. Di quì ſcendendo, ſi trova la Chieſa di

San-

SANTA FELICITA, ſulla di cui Piazza eſi- ſte una Colonna di granito, ſopra la qua- le vi è la Statua di San Pietro Martire, eretta quivi ad onor ſuo dall'antica fami- glia de' Roſſi, nel Secolo XIII. Per aver eſſo in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſempio, fatto gran frutto, ed anco in ſe- gno delle vittorie avuteſi da' Cattolici con- tro gli Eretici Manichei, propriamente Pa- dri degli Albigenſi. La detta Statua del Santo Martire poſta in luogo dell'antica, che vi era, quaſi disfatta dal tempo; è di mano di Antonio Montauti. Entrando nel- la Chieſa, rifatta modernamente col diſegno di Ferdinando Ruggieri, troveremo a ma- no deſtra la Tavola della Cappella de' Capponi, di mano di Iacopo da Pontormo, che molto vi dipinſe, ed evvi un Ritratto ſomigliantiſſimo di San Carlo Borromeo d' eccellente pennello, collocato in un orna- mento di pietre di gran pregio, fatto col diſegno del famoſo Vignola. Dopo di det- ta Cappella ſi vede l'antica Tavola di S. Felicita con li ſette figliuoli martiri. Ne ſegue la Cappella di S. Gregorio Papa, di- pinta da Ferdinando Vellani da Modena. Contiguo a queſta, è l'Altare del Crocifiſ- ſo ſcultura ſtimabile d'Andrea da Fieſole. La Cappella maggiore era già fatta col di- ſegno del Cigoli, che fu unita con la nuova fabbrica, è adorna con tre tavole degne di ſtima, e ſpecialmente quella della naſcita di Criſto, che è opera di Gherardo Vanhon- thourt Fiammingo, la Crocifiſſione è di Lorenzo Carletti, e la Reſurrezione, di Antonio Tempeſti. Le pitture della vol- ta, e pareti ſono di Michelagnolo Cinga- nelli. Dopo queſta alla prima Cappella della Crociata, è di mano di Pietro Dandi- ni lo Spoſalizio della Madonna, e alla fe- conda Carlo Portelli dipinſe la Trinità con alcuni Santi, Tavola, che ſtava a un pic- colo altare dell'antica Chieſa, poi da I- gnazio Hugford notabilmente da ogni par- te ingrandita. Appreſſo ſegue l'Altare della Comunione, nobilmente arricchito di marmi, e più dalla ſtimatiſſima Tavola del Volterrano, ove ha dipinto l'Aſſunzione di Maria, e genufleſſe S. Margherita da Cortona, e S. Maria Maddalena de Pazzi, e in un pilaſtro vi è di Moſaico un belliſ- ſimo ritratto di Aleffandro Barbadori, ope- ra di Marcello Provenzale. Sceſo il Presbi- terio, fotto l'organo, ſi trova la Cappel- la di Santa Berta de Bardi con una bella Tavola di Vincenzio Dandini, che tenne il celebre Gabbiani al naturale per il vol- to della detta Santa mentre era allora ſuo ſcolare e giovanetto. Belliſſima poi è la Tavola di S. Luigi Re di Francia che ne ſuccede, opera di Simone Pignoni. Dopo la quale è di mano di Ignazio Hugford quella dell'Arcangiolo Raffaelle in atto di far render la viſta al buon Vecchio Tobbia per mezzo del ſuo figliuolo. Vi è poi il Martirio di S. Baſtiano degno lavoro di Fabbrizio Boſchi. Si trova in ultimo la Cappella de Canigiani con Tavola e pare- ti di mano di Bernardino Poccetti. Di quì proſeguendo verſo la via Guicciardini tro- vaſi il

diſe-

mar-

PA-

PALAZZO de' Franceſchi, al preſente del Conte Lorenzi, con diſegno di Anton Fer- ri, internamente molto ornato di Pitture, quindi il Palazzo de' GUICCIARDINI, che include l'antica Abitazione, dove nacque San Filippo Benizj, del che è la memoria nella facciata; ed in appreſſo ſi giunge al

PALAZZO de' Pitti, the è uno de' più fa- moſi Ediſizj, che ſi veggano in tutta l'Ita- lia. e fuori, come affermano molti erudi- ti Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldi- nucci nella deſcrizione del nuovo modello, e diſegno, che già fece di queſto Palazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Queſto sì maeſtoſo edifizio venne incominciato col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco a ſpe- ſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però è ſtato detto fino al dì d'oggi de' Pitti; quantunque fino dal tempo del Gran- duca Coſimo I., e di Leonora di Toledo ſua moglie, che lo comprò, diveniſſe abi- tazione de' Granduchi Regnanti. Di queſto Ediſizio adunque dovendo noi ragionare, difficilmente potremo in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, e ſpecialmen- te le Statue, e le Pitture inſigni, che no- bilmente l'adornano, e l'altre coſe di pre- gio, che vi ſi trovano, e lo rendono mi- rabile, e ſingolare. Primieramente la Fac- ciata di queſto Palazzo lunga braccia 250. in circa, ed alta a proporzione, è tutta incroſtata di grandi bozze di pietre forti, d'ordine ruſtico, ma così ben diviſato, che vi riſplende una maeſtoſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto col diſegno dell'Amman- nato, perchè, mutato l'ordine della pri- ma Architettura, con tale avvedutezza pe- rò, che non diſconveniſſe all'Opera già cominciata, ſi vede il primo Appartamen- to di forma Dorica, il ſecondo d'ordine Ionico, ed il terzo di Corintio, tutti e tre adornati di varie Colonne, di belliſſimi Fregi, e d'un ricchiſſimo Cornicione. In faccia poi del Cortile, v'è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera di forma ovata, con vari zampilli d'acque, le quali pare, che ſcaturiſcano dalla terra, al cenno di Mosè, ivi rappreſentato in u- na grande Statua di porfido. Adornano ancora la Facciata due altre Pile con ſue Fontane vagamente intagliate; come altre- sì due grandi Statue di marmo, che una rappreſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſ- ſandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di maniera Greca molto ſtimate. Vedeſi una Fonte ſopra la grotta, al pari del primo piano di queſto Regio Palazzo, ed un gran Vivaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti di marmo ſopra Ci- gni, e nel mezzo di eſſo una gran tazza, nella quale verſano in copia le acque da varie bande, perlochè non poco è il di- letto, che di ſubito areca queſta Fontana a chi entra nel mentovato Cortile. Paſſan- do poſcia ne' Reali Appartamenti, vedre- mo coſe di maraviglia. Sono le Stanze del- l'Appartamento Granducale, e molte al- tre, tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran parte ſono dipinte di mano dei più rari, ed eccellenti Maeſtri, fra i quali principal- mente s'annovera Pietro da Cortona, Ci- ro Ferri, Giovanni da S. Giovanni, il Vol- terrano, Bernardino Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed altri. Bene è vero però, che s'io voleſſi ad una ad una deſcrivere tutte le ſtanze, e l'infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano, non un breve racconto, ma un intero volume ſi richiederebbe. Ba- ſterà ſolo accennare, che i più ricchi, e prezioſi addobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qualunque gran Regia ſi poſſono de- ſiderare, quivi ſi trovano in grandiſſima co- pia, come potrà meglio ocularmente co- noſcerſi dalla ſceltiſſima, e copioſa quantità di quadri dei più ſingolari, e più rinoma- ti Autori del Mondo. A queſto Regio Pa- lazzo ſta attualmente lavorandoſi rimoder- nando i principali quartieri, e le abitazio- ni, aumentando, ed ornando il medeſimo internamente, ed eſternamente con ottimo guſto ſenza abbandonare le tracce della ſua primiera Architettura. Nè ſi dee tacere la numeroſa Librería, che in queſto Pa- lazzo ſi conſerva, dove non ſolo i Libri più ſcelti, ma eziandio i manoſcritti più ſingolari abbondano, fra' quali vi è una rara moltiplicità di Codici Orientali, che ha dato motivo ad un'Opera inſigne ſtam- pata di freſco, la quale ne fa un eſatto, e molto erudito Indice. Dal Palazzo fare- mo paſſaggio al contiguo

tut-

na

il

O pa-

GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e de- lizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Cit- à, avvegnachè la magnificenza coll'ame- nità, l'abbondanza coll'induſtria, nobil- mente in queſto luogo gareggino. La ſua circonferenza fino alle mura della Città per lunghiſsimo tratto ſi ſtende, nella quale il colle, e il piano, il domeſtico, ed il ſal- vatico ſcherzano gentilmente. Egli è divi- ſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo adornano moltiſsime Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori d'ogni ſorta, e d'infinite piante d' agrumi. Vedeſi dunque in primo luogo una grotta, ne' quattro angoli della qua- le, col diſegno, ed invenzione del Buontalenti, furono collocate quattro Statue di marmo, di mano di Michelagnolo Buonar- roti, ma però ſolamente abbozzate, le quali doveano ſervire pel ſepolcro di Papa Giulio II. e che dal Nipote di Michela- gnolo furono donate al Granduca France- ſco. Vi ſono inoltre alcune Statue d'altri famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la Grotta, che adornata di ſpugne lavorate in varie forme, nella rozzezza di quei mate- riali dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta di mano di Ber- nardino Poccetti, con sì leggiadre, e biz- zarre invenzioni, che in un medeſimo tem- po reca terrore, e diletto; avvegnachè quell'ingegnoſo Pittore, aiutato in parte da una naturale apertura, che reſta nella volta, finſe, che la medeſima volta ſem- braſſe di rovinare, e che da quelle feſſure uſciffero varj animali, i quali non dipin- ti, ma veri, e naturali raſſembrano. Quin- di ſi ſale ad un Teatro, che riſponde di faccia al Palazzo, circondato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale, per i paſſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e feſte magnifiche ſono ſtate rappreſentate con grande applauſo. In faccia a queſto per un ampio ſtradone ſi ſale ad un altro bel- liſſimo Teatro Boſchereccio avente un gran Vivaio, nel mezzo al quale ſopra varj mo- ſtri Marini di marmo fatti da Stoldo Lo- renzi, vedeſi un Nettuno di Bronzo opera molto lodata dagli intendenti, dopo di queſto per lunghi viali tutti coperti di piante, e per un largo, e ſpazioſo ſtrado- ne ornato di belle Statue, ſi giunge ad u- na Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Sopra una Tazza di Granito, larga dodici brac- cia per ogni verſo cavata da un ſolo pez- zo, ſi vede una Statua di marmo Gigante- ſca figurata per l'Oceano, a piè della qua- le tre altre Statue a ſedere, ſignificanti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufrate, che verſano gran copia d'acqua nella Tazza, da cui per ſotterranei condotti paſſa ad altre fonti, ed in vari ſcherzi per lo Giar- dino ſi ſparge. Or queſta belliſſima opera, fu dal celebre Giovanni Bologna condotta con tale eccellenza, che reſta in dubbio chi la vede, ſe più debba lodare, o la ra- ra invenzione, o la maeſtria del lavoro, tanto l'una, che l'altra in perfetto grado s'ammirano. Del reſto chi voleſſe deſcri- vere tutte le Statue, che ſono ſenza nume- ro ſparſe per lo Giardino, molte delle quali furono lavorate da maeſtri eccellenti e l'altre coſe più ragguardevoli, che lo adornano, non così preſto terminerebbe. Ma dopo avere ammirato il Regio Palaz- zo, e Giardino di S. M. I. uſcendo dalla Porta detta di ANNALENA, trovaſi ſotto tal nome il

gno-

O 2 ſtri

ro

NOBILE MONASTERO di Religioſe dell'Or- dine di S. Domenico, nella cui Chieſa, che fu modernamente reſtaurata col diſegno d' Antonio Ferri, vedeſi la voltra arricchi- ta di un nobiliſſimo sfondo di mano di An- ton Domenico Gabbiani, adorno d'archi- tettura da Romualdo Botti, ed il piccolo sfondo entrando, ſotto il coro delle Mo- nache, opera d'Antonio Puglieſchi, e la Tribuna della Cappella Maggiore dipinta da Pietro Dandini. Vi ſono due Cappelle per parte, di ordine compoſito con colon- ne di pietra ſerena, in una delle quali vi è un antica Immagine di rilievo del Cro- cifiſſo in molta venerazione, e nelle altre tre, ſi vedono pregiatiſſime tavole antiche u- na delle quali, che è di Fra Filippo Lippi, rappreſenta la naſcita del Bambino Gesù; In faccia a queſta il S. Girolamo orante nel deſerto, è di mano del Bronzino, e nell'altra, della ſcuola del detto Lippi, vi è eſpreſſa l'Annunziazione di Maria. Proſſimo alla Porta Romana trovaſi l'anti- co Oratorio di S. Giuſto, poi di S. Gio. Batiſta, detto la

O 3 na

CALZA, Chieſa antichiſſima ſtata abitata prima da Religioſe Geroſolimitane, ed in ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſoppreſſi, è ridotta prebenda abbaziale. In queſta Chie- ſa, oltre la bella tavola, del Ghirlandaio, ſono un Criſto in Croce, ed una Pietà, o- pere eccellenti di Pietro Perugino, ſiccome un Orazione all'Orto dello ſteſſo, che dal- la Chieſa è ſtata trasferita nel Coro: La Madonna addolorata è di Ignazio Hug- ford, l'Ecce Homo, di Santi Pacini. L'an- tico Convento, di preſente Caſa di Eſer- cizj dei V. Sacerdoti della Congregazione di Gesù Salvatore; è ſtato da eſſi con la detta chieſa rimodernato, e queſto rifatto quaſi dai fondamenti. Vedeſi nel Refettorio ora tutto dipinto da Gherardini, Zocchi, Gricci, e Mannaioni, un Cenacolo a freſco di mano del Franciabigio, mol- to ſtimato dagli Intendenti. E prima di tornare in dietro per la ſtrada di Boffi, è da oſſervarli in faccia alla Porta, una ſingolariſſima opera di Giovanni da San Giovanni, ove ha in una Femmina ve- ſtita di regio ammanto effigiata Firen- ze, con attorno altre femmine che ſim- boleggiano le Città provinciali in atto di render tributo alla loro Regina; e pro- ſeguendo il detto viaggio trovaſi

quaſi

SANTA CHIARA, dove ſono, fra l'altre, due Tavole di molta ſtima. Il Criſto mor- to di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Cre- di, la Natività del Signore. Dirimpetto al- la detta Chieſa è quella delle CONVERTITE, dov'è di mano del Poccetti la Natività del Signore, e la depoſizione dalla Croce; il Crocifiſſo all'Altar maggiore, è lavoro di Baldaſſar Fiammingo. E ſeguitando il viag- gio incominciato, troveremo l'

O 4 ABI-

ABITAZIONE del Balì del Roſſo, ricca di pitture ſingolariſsime, con un delizioſo Giardino; di quì proſeguiremo verſo il canto alla Cuculia ove è ſituato il Colle- gio de'

PADRI BERNABITI, che vi tengono pub- bliche Scuole. La loro Chieſa è tutta va- gamente dipinta d'architettura dallo Stagi, lo sfondo nella ſoffitta, da Sigiſmondo Betti, e da Giuſeppe Zocchi la tribuna della Cap- pella maggiore, al di cui Altare la Tavola rappreſentante S. Carlo titolare di queſta Chieſa, viene da Andrea Comodi. Quella a mano deſtra, entrando, ove è effigiato San Giovanni Nepomuceno, è opera d'Ignazio Hugford, di cui pure ſono li due medaglio- ni rappreſentanti il martirio, e la morte del detto Santo, come ancora l'Angelo Cuſtode in un piccolo ovato ſul grado dell'Altare; in faccia a queſto, Pietro Marcheſini ha dipinto il Beato Aleſſandro Sauli, li due medaglioni ſono del predetto Giuſeppe Zocchi. Di quì paſſando direttamente il detto canto, trovaſi la Chieſa delle nobili

RE-

RELIGIOSE di S. Monaca dell'Ordine di S. Agoſtino, al di cui Altar maggiore evvi una belliſsima tavola d'Aleſſandro Gherardini, rappreſentante Maria Santiſsima che por- ge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo sfondo nella volta è di mano dell'Ulivelli. Di quì proſeguendo ſi trova la Chieſa dei Padri Carmelitani detta il

CARMINE, di grandezza conſiderabile, e di ſtruttura antica, benchè nel princi- pio del Secolo paſſato foſſe in gran parte reſtaurata, e di belliſsime Pitture da Ber- nardino Poccetti arricchita. Vedeſi adun- que nella prima Cappella a man deſtra una Tavola, di mano di Bernardino Monaldi, dove ſi rappreſenta il Funerale celebrato a Sant'Alberto Carmelitano. Nella ſeconda un Immagine devotiſsima del Crocifiſſo, ed è quello che parlò a S. Andrea Corſi- ni. A queſta ſegue l'Adorazione de' Ma- gi, figurata dal Paſsignano: e nella quar- ta rappreſentò Giorgio Vaſari un Criſto morto in Croce, appiè del quale v'è la Vergine addolorata, e la Maddalena pian- gente. Di Girolamo Macchietti è la Tavo- la dell'Aſſunzione di Noſtra Signora con gli Apoſtoli intorno al Sepolcro, condotta con ſomma induſtria: e dopo queſta, la Natività del Signore, è opera degna dell' inſigne pennello di Santi di Tito; contigua a queſta trovaſi la Viſitazione di S. Eliſa- betta, belliſsima opera di Aurelio Lomi Pi- ſano. In teſta al lato deſtro della crociata, ſi trova la Cappella de' Brancacci, dove di preſente è la devozione della Madonna del Carmine. Nelle pareti di queſta, ſono di- pinte a freſco alcune Storie di San Pietro Apoſtolo, le quali di vero meritano ſom- ma lode; Fu cominciata queſt'opera da Ma- ſolino, e poi condotta a perfezione da Ma- ſaccio ſuo diſcepolo, il quale vinſe di gran lunga il Maeſtro; e fu il primo, che apriſ- ſe la ſtrada alla buona, e moderna manie- ra di dipingere, levando in parte le durez- ze, e le altre imperfezioni dell'arte, e molto più fatto avrebbe, ſe la morte ſul fiore dell'età ſua, non lo aveſſe rapito. E' queſta Cappella un monumento, che ha dato regola a tal'arte nel Mondo, on- de non ſi laſci d'oſſervare. Tralaſciando alcune antiche Cappelle, entreremo nel Coro per rimirarvi le pitture di Agnio- lo Gaddi, e un bel Sepolcro di mar- mi, fatto da Benedetto da Rovezzano pel magnifico Pier Soderini, che fu eletto Gonfaloniere perpetuo della Repubblica' Fiorentina. E paſſate le Cappelle rinnova- te modernamente, troveremo dirimpetto alla Cappella Brancacci già detta, nel ſi- niſtro lato della crociata, una magnifica e ricchiſſima Cappella, fabbricata dalla Fami- glia Corſini, nella quale con ſolenniſsima pompa fu trasferito il Corpo di S. Andrea, in- ſigne rampollo di queſta Eccellentiſsima Pro- ſapia, che fu Religioſo, e Priore di queſto Convento, e dipoi Veſcovo di Fieſole. E' queſta Cappella condotta con diſegno di Pier Franceſco Silvanj, tutta incroſtata di marmi bianchi di Carrara, e di miſtj di Se- ravezza, con Pilaſtri, Fregj, e Cornicio- ne d'Architettura compoſita. In faccia, e quaſi ſopra all'Altare, il quale rimane alquanto iſolato, è una Tavola di marmo bianco, lavorata con grande eccellenza, di al- to rilievo da Gio: Batiſta Foggini, ove è figu- rato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſer rapito al Cielo da varj Angioletti. Sopra queſta ſi vede Iddio Padre, parimente ſcol- pito in marmo da Carlo Marcellini Scul- tore ingegnoſo, ed in mezzo all'Urna ove ſtà ripoſto il Sacro Corpo, un Baſſorilie- vo d'argento d'eccellente lavoro. Anche nelle due bande laterali ſono due Tavole di marmo, di mano dello ſteſſo Foggini, in una è figurato il Santo diſceſo dal Cielo per aſsiſtere all'Eſercito Fiorentino, quan- do nella famoſa battaglia d'Anghiari meſ- ſe in fuga, e fuperò l'Eſercito di Filippo Maria Viſconti Duca di Milano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo Generale: e nell' altra ſi rappreſenta, quando nel celebrare la prima Meſſa gli comparve la Santiſsima Vergine con grandiſsimo ſtuolo di Angio- li, proferendo verſo il Santo quelle parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. La Cupola è tutta dipinta da Luca Giordano. Belliſsima è l'invenzione, vago il colorito, e nelle tante figure, che vi ſi vedono, ſi conoſce l'eccellenza del veloce pennello di queſto Autore. Non paſſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che quivi ſi trovano degli Uomini illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Porporati, il primo Piero Corſini, Veſco- vo di Volterra, e poi di Firenze, e l'altro Neri Corſini, Veſcovo d'Arezzo, Zio del Sommo Pontefice Clemente XII. Eſcendo da queſta Cappella a mano deſtra, trovaſi quella della Comunione, dove Gherardo Starnina antico, ed eccellente Pittore ha eſ- preſſi varj fatti della Vita di S. Girolamo. Nel voltare verſo la porta, vedeſi il primo Altare con una piccola, ma eſquiſitiſsima Tavola di Bernardino Poccetti, eſprimen- te S. Andrea Corſini che illumina un ceco. Quindi appreſſo, ſi trova alla cappella de' Carucci la Tavola dipinta da Batiſta Nal- dini, in cui vien figurato Criſto, quando riſuſcita il Figliuolo della Vedova di Naim. Dipoi ſegue di mano del Butteri la Storia del Centurione, che chiede a Criſto la ſa- nità pe 'l figliuolo, e l'ottiene. Del mento- vato Naldini ſono le due Tavole appreſſo; In una è Criſto, che fa orazione nell'Or- to, e nell'altra l'Aſcenſione del medeſimo al Cielo, amendue ſtimate grandemente. Bella ancora è ſopra di ogn'altra la Ta- vola di Gregorio Pagani, dove ſi rappre- ſenta il ritrovamento della Santa Croce. In ultimo quella della Nunziata accan- to alla porta, è di mano del Poccetti, di cui pur anco ſono la maggior parte de- gli Apoſtoli dipinti a freſco nelle pa- reti della Chieſa fra gli ſpazj delle Cap- pelle, eſſendovene ancora diverſi di Do- menico Paſsignano: di tali autori ſono reſpettivamente le ſopraeſpreſſe Storie del loro martirio. Alla bellezza, e grandezza di queſta Chieſa corriſponde il Convento capaciſsimo di gran numero di Religioſi, che di continovo vi dimorano. Ha due Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è dipinta dal Bettini e dall'Ulivelli la vita del gran Profeta Elía, e di varj Santi Car- melitani; e nel ſecondo v'è una lunetta belliſsima del lodato Poccetti, che rappre- ſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo per avvampare il Sacriſizio offerto da Elìa al vero Dio. Alla Chieſa del Carmine è vi- cina quella di

gen-

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SAN

SAN FREDIANO ancor eſſa antica, e Col- legiata di Canonici, nella quale ſi trovano alcune Tavole di mano di ragguardevoli Maeſtri, tra le quali, la prima a mano dritta pregiabile, è quella, nella quale Pier di Coſimo ha rappreſentato Maria Santiſſima col Bambino Gesù, che ſpoſa Santa Caterina, dopo di Domenico Paſſi- gnano, quella di Criſto, che riſana il Para- litico. Segue del Ghirlandaio una Pietà con San Girolamo e San Frediano, con un bel fregio di Cherubini di Luca della Robbia. Belliſſima è poi dall'altra parte la Tavola di Lorenzo Lippi, dove con ottimo guſto ha dipinto il martirio di S. Andrea; Ne feguita l'altra del Crocifiſſo, opera di Lo- renzo di Credi, ove vi ſono eſpreſſi altri Santi, e San Lorenzo ſulla graticola. Poco diſtante è il Monaſtero di Ceſtello dei

MONACI CISTERCIENSI, i quali hanno fab- bricato un bel Tempio alla maniera mo- derna col diſegno del Colonnello Cerruti di Roma, giacchè l'antico era molto angu- ſto, e ſenza alcun ornamento. Tutte le Cappelle ſono decorate di ſtucchi dal Mar- cellini. Ed entrando dalla porta principale, cominciando dalla prima a mano deſtra, de- dicata a S. Maria Maddalena de' Pazzi, è o- pera di Giovanni Sagreſtani. La ſeconda del Crocifiſſo è tutta di mano d'Antonio Pu- glieſchi. La terza ove è nella Tavola eſpreſ- ſa la Natività di Maria, con tutto il rima- nente, è vago e ben inteſo lavoro d'Aleſ- ſandro Gherardini. Il quadro in teſta alla crociata col martirio di San Pietro, viene da Guido Reni. L'altro in faccia di San Bernardo d'avanti a Maria Santiſsima è di mano di Fabbrizio Boſchi. La Tavola poi che è ſituata nel Coro è del Cavalier Cur- radi. La Cupola è ſtupendo lavoro d'An- ton Domenico Gabbiani, dal di cui ſingo- lar pennello non eſſendo ſtati eſeguiti i pe- ducci della medeſima, furono dipinti da Mat- teo Bonechi più anni dopo ſeguita la ſua morte. Reſtano le alter tre Cappelle tor- nando verſo la porta, e principiando da quella della Comunione, quale è di San Ber- nardo, che nella Tavola vedeſi Celebran- te all'Altare per la liberazione dell'Ani- me del Purgatorio, con tutto il reſtante fù lodevolmente eſeguito da Pietro Dandini. Vaghiſsima poi è la ſeguente, tutta opera d'Antonio Franchi, nella cui Tavola con ſomma diligenza, e decoro, ha eſpreſſo il Batteſimo di Criſto al Giordano: l'ultima Cappella è dipinta da Giovanni Ciabilli, nella quale rappreſentò all'Altare il martirio di S. Anaſtaſio. Nel primo chioſtro di queſto Monaſtero vi è eretta la Statua di S. Ma- ria Maddalena de' Pazzi lavoro di Anto- nio Montauti, e di Giuſeppe Piamontini, e quella di San Bernardo nel ſecondo Chio- ſtro. In queſto Convento abitavano già le Monache degli Angioli, che in oggi ſo- no nel Monaſtero di Pinti, ed in que- ſto preſe l'Abito, viſſe, e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cel- la tuttavia conſervata, ſi tiene in gran venerazione. Sulla Piazza di queſta Chie- ſa fù dal Granduca Coſimo III. fatto fab- bricare col diſegno di Giovambatiſta Fog- gini un

Cap-

me

GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma- gnifico, e comodo per un tal uſo. Da que- ſto luogo faremo paſſaggio dal PALAZZO del Marcheſe Scipione, e Fratelli Cappo- ni, dove è anche oſſervabile un Muſeo co- pioſo di coſe naturali. Quindi al

P gni-

PONTE ALLA CARRAIA, e camminando verſo il Fondaccio di S. Spirito, s'incontra in primo luogo il Palazzo del Conte Pecori di vaga ſtruttura; al quale è contiguo il Palazzo de' Marcheſi Rinuccini adorna- to principalmente di lavori di Girolamo Ticciati, e abbondante di ricchiſsimi arre- di, con una copioſa Libreria, ripieno di molte, ed eccellenti pitture. E ritornando per via de' Serragli, trovaſi il Palazzo de' Caſtelli aſſai comodo, e ſignorile; e l'

ABITAZIONE degli Antinori, nella quale ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etru- ſche, Romane, e Greche, con altri ſtima- bili monumenti di antichità in marmi, e bronzi. Dietro alla quale in poca diſtanza trovaſi la Piazza, e Chieſa di

SAN-

SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno d Filippo di Ser Brunelleſco, quell'inſigne Architetto, col modello del quale s'ammi- rano fatte tante belliſsime Fabbriche in Fi- renze, ed altrove. E' l'Architettura di queſto gran Tempio d'ordine Corintio, con ſomma perfezione condotta, e perciò vaga, e maeſtoſa appariſce al pari d'ogni altro Edifizio di queſta noſtra Città. La ſua lunghezza a cento ſeſſanta braccia ſi ſtende, e la larghezza a cinquantaquattro. Vien di- viſo in tre Navate, ripartite da belliſsime Colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo, ſopra le quali l'Architrave, il Fregio, e il Cornicione da pertutto nobilmente ri- corrono. Con buona ordinanza diſpoſte XXXVIII. Cappelle ſi veggono, e adornate di belliſsime Tavole. A man deſtra vi è un antica Tavola, che credeſi di un bra- vo allievo del Franciabigio, dopo a que- ſta, evvi un ammirabile copia in marmo del Gesù morto in grembo alla Madre di Michelangiolo, che ſta in San Pietro di Roma. e che fece Nanni di Baccio Bigio ſuo Diſcepolo, in modo, che tanto è il ve- der queſta che l'originale. Ne viene l'Al- tare di San Niccola, la di cui figura in legno che ſta coperta, ſi dice del Sanſovi- no, e ne' lati della Cappella vi ſon due Angeli di mano del Franciabigio. Appreſ- ſo ne viene la belliſſima Tavola dello Stra- dano, ove ha dipinto Criſto, che ſcaccia i profanatori dal Tempio. La Tavola di S. Agoſtino, che ne ſuccede, è degno la- voro d'Aleſſandro Gherardini. Quindi tro- vaſi di Domenico Paſſignano la lapidazione di S. Stefano. Nell'ultima Cappella di queſta navata vedeſi egregiamente ſcolpito in marmo l'Arcangelo Raffaello, e Tobbia con bel finimento di paeſe, tutto lavoro del celebre Giovanni Baratta. Voltando nella traverſa a man deſtra, le due Tavole, che ſi trovano, ſono di Fra Filippo Lippi. Quindi paſſato il ricco Altare della Madon- na della Cintola, e quello appreſſo, ove ſi conſerva il Crocifiſſo de Bianchi, trovaſi in altra Tavola di Fra Filippo, dipintavi la Vergine col Bambino, e S. Caterina. Ne ſeguita l'apparizione della Vergine a San Bernardo, che vi fu lavorata da Pietro Pe- rugino, ma trasferito l'originale in caſa Capponi da S. Friano, vi ſi vede una per- fettiſſima copia, che ingannerebbe chiun- que, fatta per mano di Felice Ripoſo, da cui pur ſon fatti dai lati S. Franceſco, e S. Antonio da Padova. Inoltre vengono due Cappelle rimodernate, che in una dipin- ſe il Sagreſtani lo Spoſalizio della Madon- na, e nell'altra Gaetano Gabbiani, il San Niccolò, che reſuſcita i tre fanciulli ucciſi da un oſte. Voltando poi dietro al Coro vi ſono altre otto Cappelle, nella prima è di Aurelio Lomi Piſano la Viſita de' Magi con belle ſtoriette nel grado dell'Altare: E appreſſo vi è la Vergine con alcuni Santi, di mano di Giotto; contigua a queſta vie- ne una Tavola di Sandro Botticelli; appreſ- ſo alla quale vedeſi la belliſſima Tavola de' Martiri fatta con grande ſtudio da Aleſſan- dro Allorj, di cui pure al ſeguente Altare è fopra di ogni altra ammirabile quella dell' Adultera preſentata a Criſto, che per ve- rità non può lodarſi a baſtanza. Vien poi di mano del Vignali la Beata Chiara da Montefalco nell'atto di ricever la Comu- nione per mano di Noſtro Signore, ne ſe- guono altre due Cappelle, con piccolo Ta- vole antiche, dopo le quali voltando all'al- tra Tribuna, e paſſate le alter tre ſuſſe- guenti Cappelle, è da oſſervarſi all'Altar del Sacramento, l'architettura, le piccole Statue, i Baſſirilievi, tutto di eſquiſito diſe- gno, lavorato in marmo dal celebre An- drea Tatti detto il Sanſovino, quindi dopo alter tre Cappelle trovaſi di mano di Bene- detto del Grillandaio il portar della Croce. E rientrando nella Navata, alla prima Cap- pella ornate di prezioſi marmi, vedeſi la bella Tavola di Agnolo Bronzino, ove ha figurata l'apparizione di Criſto alla Mad- dalena, e più oltre nella ſeconda trovaſi proveniente dal Roſſo, la Vergine, il San Baſtiano, ed altri Santi, l'originale di cui trasferito nel Palazzo dei Pitti, fu quì po- ſta la belliſsima copia, che ſi vede di ma- no del Petrucci; E paſſato l'organo, di Ri- dolfo del Grillandaio è la bella Tavola di S. Anna, con la Vergine, e varj Santi, dopo la quale da Rutilio Manetti ſi trova effigiato S. Tommaſo da Villanuova, che diſpenſa limoſine ai Poveri: ne ſegue la Tavola del Beato Giovanni da S. Facondo del Cavalier Naſini. Nella penultima Cap- pella è ammirabile un eſattiſsima copia di Taddeo Landini del Criſto abbracciato al- la Croce, il di cui originale, di mano di Mi- chelangiolo Buonarroti, ſta in Roma nella Chieſa della Minerva; all'ultimo Altare finalmente vi è la Reſurrezione di Criſto, che credeſi della ſcuola del Franciabigio. Che diremo poi della Cappella maggiore, quanto bella per l'Architettura, altrettan- to per la materia magnifica, e ricca? Re- ſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la forma d'un picco- lo Tempio, imperciocchè ſopra varie bel- liſsime Colonne s'erge una Cupoletta, ſot- to la quale è ſituato l'Altare, lavorato di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſin- golare artifizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di figura ottagona, tutto di mar- mi Carrareſi, e ornato di varie Statue di marmo ſcolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta queſt'opera, nella quale dalla nobil Famiglia de' Michelozzi, che ne fu la Fondatrice, grandiſsime ſom- me di denaro furono impiegate. Dalla ban- da ſiniſtra rimane la Sagreſtìa con un bel- liſsimo ricetto avanti, fabbricata col diſe- gno del Cronaca, in cui tra gli altri orna- menti, vedremo una bella Tavola di Fr. Fi- lippo Lippi, dove con vago colorito dipin- ſe la Vergine col Figliuolo in collo, e con Angioli, e Santi d'attorno. Un'altra ſe ne trova di mano di Aleſſandro Allori, con alcune Pitture a freſco di Bernardi- no Poccetti. Ammiraſi il Campanile del- la Chieſa, condotto col modello di Baccio di Agnolo: Siccome i Chioſtri, ed il Con- vento, nel quale ſi trovano alcune Pittu- re di pregio. Ritornando per la piazza, cammineremo verſo la Chieſa di

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SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri- ma la Colonna di marmo miſtio di Sera- vezza, eretta in queſto luogo dal Grandu- ca Coſimo I., per ricordanza della Vitto- ria ottenuta nell'inſigne battaglia di Marcia- no. Troveremo in Chieſa a man deſtra la prima Tavola degna di oſſervazione, fatta da Pier di Conſimo, che rappreſenta S. Roc- co, e S. Caterina, dopo la quale ne fucce- de l'Altar di S. Domenico, e altri Santi di- pinti da Iacopo Vignali. Molto bella è quella che ne ſegue, ove Ottavio Vannino vi ha eſpreſſo S. Antonio Abate, che miracolo- ſamente riſana alcuni Infermi; paſſata la porta del fianco, vi è una Tavola con varj Santi, che diceſi di Mario Balaſſi, dopo la quale oſſervata all'Altar maggiore la Ve- nerabil Pittura di mano del Beato Gio: An- gelico Domenicano, e laſciate le due Cap- pelle laterali, potrà fermarſi ad ammirar la rariſsima pittura a freſco di Giovanni da S. Giovanni, fatta a Giulio Parigi celebre Architetto. In queſta a maraviglia è di- pinto San Felice Prete in atto di ſoccorrer S. Maſsimo Veſcovo di Nola, moribondo per il freddo, e per la fame, con premergli in bocca un grappolo d'uva, ivi miracolo- ſamente trovato ſopra la neve. Seguitando verſo la porta vedeſi una Tavola, con alcuni Santi d'avanti alla Vergine, di Ridolſo del Ghirladaio, dopo la quale ne viene una belliſsima di Iacopo da Empoli, che vi ha dipinta Maria Santiſsima del Roſario, e genufleſsi S. Pier Martire, e S. Diacinto. Ne ſegue la Vocazione di S. Matteo Apo- ſtolo, opera del Roſſelli, dopo la quale, è degna di ſtima la Tavola di Salvator Ro- ſa, nella quale ha figurato in tempo not- turno Criſto ſull'onde del mare, che por- ge la mano a S. Pietro naufragante. In ul- timo trovaſi il Martirio di S. Cecilia, la cui Tavola fu dipinta al proprio Altare da Iacopo Chiaviſtelli, celebre ſpecialmen- te nell'Architettura, e che è quì ſepolto. Contiguo a queſta Cappella è di mano del Ticciati il Depoſito del Celebre Pittore Antonio Domenico Gabbiani, ſiccome dal- la parte oppoſta ſi vede ancora quello di Ginſeppe Piamontini Scultore di gran me- rito. E' pur ſepolto in queſta Chieſa Gio- vanni da S. Giovanni, la di cui lapida ſi legge vicina alla di lui opera; come pure Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro Pittori eccellenti. E proſeguendo il cam- mino per Via Maggio, oltre le molte de- coroſe Fabbriche trovaſi il

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bel-

PA-

PALAZZO degli Zanchini, abitato da' Sigg. Feroni, dove fra l'altre cofe di pregio eſi- ſte una Statua del Francavilla, che rappre- ſenta Giaſone col Vello d'oro. Volgendo, è da vedere la Chieſa chiamata di

SAN IACOPO ſopr' Arno, dove abitano ora i Padri della Miſsione, che ſebbene antica, è nondimeno di buona Architettura, poi rimodernata di ſtucchi, e di Tavole. La prima delle quali a mano deſtra è di Se- baſtiano Galeotti, ove è S. Gennaro Veſco- vo, la ſeconda del Crociſiſſo è di Fran- ceſco Conti, la terza di S. Vincenzio de' Paoli, è opera di Antonio Puglioſchi, la quarta della Trinità è del medeſimo Con- ti, e in ultimo di faccia alla Navata, è di mano del Gandi l'Aſſunzione di Maria. Nella Tavola dell'Altar maggiore, Pier Dandini ha figurato Criſto, che elegge S. Iacopo all'Apoſtolato: la Tribuna con gli due Tondi laterali, ſono lavoro di Matteo Bonechi. Vi è poi l'altra Cappella in fac- cia all'altra Navata, nella quale il Ciocchi ha eſpreſſo la tentazione di S. Antonio.

Quin-

Quindi ſi trova la Sagreſtia adorna di alcu- ne pregiatiſsime Tavole antiche: dopo la quale ne viene la Cappella di S. Franceſco, il di cui quadro è dei migliori parti del Pennello d'Agoſtino Veracini. Dopo di queſta è degna di ſtima quella di S. Nicco- lò Veſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne ſeguita la Cappella della Santiſsima Nun- ziata, cui Tavola è lavoro di Ignazio Hugford: In ultimo trovaſi il Martirio di S. Cecilia dipinto da Giovanni Caſini. Po- co diſcoſto da queſta Chieſa evvi la ce- lebratiſſima Libreria Strozziana, copio- ſa di rariſſimi Manoſcritti, ſpezialmente riguardanti la Città noſtra, ove è al- tresì quantità di cartapecore aſſai antiche, e uno ſcelto numero di libri ſtampati, prin- cipalmente d'Iſtorie. Queſta è poſta nel- la ſignorile abitazione degli Strozzi, che in ogni tempo hanno fatte delle notabili ag- giunte alla ſingolar collezione de' loro il- luſtri Antenati. Proſsimo trovaſi il

PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbri- care dal Granduca Coſimo I., col diſegno di Bartolommeo Ammannati, Scultore, ed Architetto Fiorentino, dopo l'inondazio- ne precipitoſa, che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale della Città, e con ro- vina totale di queſto Ponte. Or tale indu- ſtria adoprò l'ingegnoſo Architetto in que- ſta gran Fabbrica, che pel parere degl'in- tendenti, e riuſcito il più bello, e più leg- giadro Ponte, che dar ſi poſſa. Gli fece gli Archi di figura ovata, acciò ne' fianchi del Ponte riuſciſſe l'apertura più capace, e più vota, ed armò le pile di ſaldiſſimi ſcogli con angoli acuti, perchè fendendoſi l'acque nel taglio degli angoli, poteſſero con maggior velocità, e ſenza punto di re- ſiſtenza paſſare. E' adorno queſto Ponte di quattro Figure di marmo, che rappreſen- tano le quattro Stagioni dell'Anno. Il Ver- no, nella perſona di un vecchio ignudo, e tremante, è opera di Taddeo Landini. L' Autunno, e la State ſono di mano di Gio- vanni Caccini, e quella della Primavera fu lavorata dal Francavilla Fiammingo. Bel- liſſimo, e delizioſo poi è il paſſeggio di queſta porzione di Fiume, tanto dalla de- ſtra che dalla ſiniſtra riva, in ſine della quale, e preſſo al già diviſato Ponte alla Carraia, oltre le altre belle fabbriche vè- deſi il Palazzo dei

di

ſtra

MARCHESI MEDICI, modernamente ri- fatto ed accreſciuto, benchè ancora non del tutto perfezionato. E luſingandomi di aver con la promeſſa brevità ſoddisfatto a quanto ſi era da me in principio promeſſo, quì pongo fine per ciò che riguarda l' interno della Città.

VIDI FUOR DI FIRENZE UN ALTRA ROMA

Alla vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e Fabbriche, che finora brevemente ſi ſono oſſervate dentro di Firenze, corriſponde la circonvicina Campagna, e il Diſtretto, che piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Cit- tà ſi potrebbe con ragione chiamare, per le molte, e così ſpeſſe abitazioni, che da ogni parte, o ſia nella pianura, o nelle ameniſſime colline, che con diſcreta di- ſtanza da Tramontana, Levante, e Mez- zogiorno la circondano, meſcolate con tanti belli, e maeſtoſi Palazzi, da' noſtri Cittadini, ove le loro Tenute poſſeggono, edificati; onde il leggiadriſſimo Arioſto tutto ſtupore, e ſenza veruna iperbole, in oſſervandole, cantò:

zogior-

A veder pien di tante Ville i Colli, Par, che 'l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuole, e rampolli.

Se dentro a un mur ſotto un medeſmo nome, Fuſser raccolti i tuoi Palagj ſparſi, Non ti ſarien da pareggiar due Rome.

Or che dir ſi potrebbe in oggi, che dal tempo dell'Arioſto al preſente ſono tanto creſciute di numero, ed abbellite le ſab- briche? La coltivazione poi de' terreni è sì regolata, e linda, che non cede a ve- runa dell'Europa, a tal che gli Oltramon- tani non hanno dubitato di credere i noſtri Poderi altrettanti Giardini, così ben colti- vati ſi vedono, e con tant' ordine fatte in eſſi le piantate di Viti, Ulivi, Gelſi, e d'ogni altra qualunque ſorte d'Alberi, e Frutti, eſſendo ſempre mai ſtata non mi- nor cura de' noſtri Cittadini in tenere ben cuſtodite le loro Tenute, di quel che ella ſia in tutte le più ſerie loro applicazioni; anzi molti della più fiorita Cittadinanza, ſi ſon gloriati di laſciare precetti, e rego- le, che molto utili ſino a' noſtri tempi ſi provano. Un Luigi Alamanni fece in ver- ſi la ſua Coltivazione Toſcana, e dedicol- la al Re Franceſco I. e Giovanni Vettorio Soderini, con Bernardo Davanzati, ci die- dero profittevoli ammaeſtramenti ſopra la poſta delle Viti. E il dotto Pier Vettori ſopra quella degli Ulivi, come primo In- ventore dell'Uovolaie. E l'Agricoltura di Pier Creſcenzi fu tradotta nella Fiorentina favella, e il Tetaldi, e l'Adriani, ed al- tri fecero parimente opere di Agricoltura. Ma ritornando al noſtro propoſito, in que- ſta Seconda Parte, tratteremo, quanto ſi può brevemente, del più ragguardevole, o ſia delle Chieſe, o delle Ville, che nel Diſtretto di Firenze ſi trovano, e che per la facilità o brevità della ſtrada, ſuburba- ne poſſono chiamarſi; onde uſcendo fuori della

cuſto-

POR-

PORTA ROMANA, detta volgarmente a San Pier Gattolini; voltando a mano ſini- ſtra, alla fine d'uno ſtradone coperto di Olmi, ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Archi- tettura, già antico Oratorio delle Mona- che di Santa Felicita, le quali, a contem- plazione della Granducheſſa Criſtina, lo cederono a' Monaci di San Bernardo della Nazione Franzeſe Riſormati, detti Fulia- cenſi, ovvero Foglianti, da lei introdotti in queſto Stato, fabbricando loro il como- do Convento, che vi è facendovi Log- giati attorno alla Chieſa, con eſſervi man- tenuti i Religioſi di tutto il biſognevole dalla Caſa Reale. In oggi la Chieſa è ſta- ta del tutto mutata, e ſerrate le due Log- gie laterali. La Cupoletta dell'Altar mag- giore è dipinta da Livio Meus Fiammin- go, e il quadro della Soffitta, ove è la Ma- donna con Angioli, e San Bernardo in ar- to di adorazione, con alter Figure, fra le quali una rappreſentante la Pace, è di mano di Luca Giordano, Opera molto ſti- mata, benchè preſentemente alquanto de- nigrata, ſiccome la Cupola, per fuoco che abbruciò tutto il Coro; tornado al- la Porta della Città, ſi vede quaſi incon- tro, la

Q mata,

VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo di un lungo viale ſonovi due Vivaj diviſi da un Ponte, e ſopra due piediſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle medeſime l'Arme della Caſa Reale de' Medici, con quella della Granducheſſa Maria Maddalena, e in altre due baſi, in quella a mano deſtra un Leone, che con una zampa tiene un globo, e rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella ſiniſtra la Lu- pa, che allatta, figura lo Stato Saneſe. In poca diſtanza vi ſono due altri Vivaj più grandi, di ſemirotonda figura, diviſi pari- mente da un altro Ponte, nella parte ſu- periore de' quali ſi vedono di ſpugne, e a grotteſca due figure proſteſe di proporzio- ne giganteſca, rappreſentanti i Fiumi dell' Arno, e dell'Arbia, i quali da un vaſo, verſano acqua nel Vivaio. Vi ſono tra gli uni e gli altri Vivaj, ſopra a quattro pie- diſtalli, le Statue di Omero, di Virgilio, di Dante, e del Petrarca. Queſto ornato dà ingreſſo al Viale ſopraddetto, che dol- cemente ſalendo per poco men di un mi- glio, ombrato da Lecci, e Cipreſſi poſti in bella ordinanza, conduce ad un grandiſ- ſimo Prato di figura ſemitonda, chiuſo da balauſtrate di pietra, con Statue ove nell' a pertura di mezzo, ne ſono due di marmo di gran proporzione, che una rappreſenta un Atlante col Globo ſugli omeri, e l'al- tra un Giove con fulmine alla mano de- gne di ſtima. In teſta a detto Prato ſi er- ge l'Imperial Villa di delizie delle Gran- ducheſſe di Toſcana, ampliata, e ornata dalla predetta Arciducheſſa Maria Madda- lena, poi dalla Granducheſſa Vittoria ac- creſciuta da Mezzogiorno di Appartamen- ti, e di due Saloni, e ripiena d'ogni ſor- ta di ricca ſupellettile, di Quadri, e d'al- tre galanterìe di porcellane, buccheri, I- doletti, e ſimiglianti rarità antiche, che in diverſi Gabinetti, e Mezzanini con bell' ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono an- neſſi due Giardini con belli ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno, e l'altro di piante d'Aranci domeſtici; vi ſono molte antiche, e moderne Statue tralle quali un Adone ferito di Michelan- gelo di ſtraordinaria bellezza. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca diſtanza, ſi vede un antico Mona- ſtero di Religioſe dell'Ordine di San Fran- ceſco, detto di

uni

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SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Ter- ritorio produce ottimi, e delicati vini, detti verdee, e vi hanno loro delizioſe Ville i Mannelli, Cattani, i Guicciardi- ni, i Capponi, i Naldini, ed altri molti, ſiccome i Delci, i Ricci a Pozzolatico, i Tempi al Poggio alla Scaglia; la Villa de' Covoni di magnifica Architettura, de' Ner- li preſſo Santa Margherita a Montici; nel colle delle Roſe ſono le Ville degli Anti- nori, de' Conti Bardi, de' Grifoni, e d' altri. Tornando per la ſtrada Romana, ſi vedrà in primo luogo a man ſiniſtra altro Convento di nobili Religioſe dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto volgarmente di

San-

SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato San Caio, fondato dalla Famiglia de' Cor- ſini, ove ſi conſervano più inſigni Reli- quie. La Tavola dell'Altar maggiore rappreſentante Santa Caterina, titolare di queſto Monaſtero in atto di diſputare con i Dottori, è di mano di Lodovico Cigoli. Avanzandoſi per la detta ſtrada a mano deſtra, vedeſi altro Convento di Mo- nache dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto il PORTICO, ove è una Chieſa ben orna- ta; da queſta in una diſcreta lontananza trovaſi la

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orca- gna, o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi diſcepoli. A queſta ſi ſale dalla parte di Mezzogiorno per una lunga ſtrada, o ſcala fatta a baſtoni, in teſta alla quale vi è un Portone, che introduce in un pri- mo Chioſtro, e di quivi in Chieſa, ove vedeſi oltre più eccellenti pitture un no- bile pavimento di marmi, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà in- troduzione a molte celle, colle ſue atte- nenze, ſecondo l'inſtituto di queſti Eremi- ti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a freſco da Iacopo da Pontormo molte Figure del- la Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio, di mano del medeſimo vi è un Quadro a olio con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca, grandi al naturale, eſſendovi fra quei che ſervono. ſtati ritratti alcuni Converſi; e ſopra la Porta, che va nel Chioſtro di fuo- ri, vi è una Pietà con due Angioli, e dal- la parte di dentro San Lorenzo, di mano del Bronzino. Nella ſtanza del Capitolo vi è il Crocifiſſo colla Madonna, e la Madda- lena appiè della Croce, e Angioli in aria, di Mariotto Albertinelli pittore ne' ſuoi tempi di credito, come ancora molto vi dipinſe Bernardino Poccetti, e Rutilio Ma- netti Seneſe. Vi ſi conſervano ſopra cen- toventi Reliquie. Ve ne ſono molte inſi- gni, una gran parte delle quali furono do- nate dal celebre Niccola Acciaioli, gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Geruſa- lemme, avutele egli pure in dono dal Re d'Aragona, e parte fattele venire di Gre- cia, come la Teſta di San Silveſtro Papa, e quella di San Giovan - Griſoſtomo, e par- te del Cranio di San Dioniſio Areopagita. Fu queſto Niccola il Fondatore della Cer- toſa, intorno all'Anno 1364., ed accreb- be quella di Napoli; in una ſtanza ſotter- ranea ſono le Sepolture di Caſa Acciaio- li, la quale, lontana di quivi ſette miglia in Valdipeſa poſſiede, una gran Tenuta, e un magnifico Palazzo detto

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MONTE GUFONI riccamente addobbato, e di lunghi Viali, e di un Giardino con Fontane e ſcherzi d'acqua ornato, e re- ſo delizioſo. Nel ritornar per l'iſteſſa ſtra- da a Firenze, dalla parte di tramontana quaſi incontro alla Certoſa, oſſerviſi la ma- gnifica Villa, detta Collazzi, de' Dini, con nobile Architettura di Santi di Tito, che dipinſe la Tavola della Cappella; ſiccome a man ſiniſtra prima di entrare in Città, un bel Palazzo de' Michelozzi, ma molto più il poſto, ove è fabbricato, che è ſenza comparazione il migliore, che ſia all'in- torno di Firenze, godendoſi di quivi quaſi tutta la Città, e nella più pittoreſca vedu- ta, onde è detto Belloſguardo: quivi il Guicciardini ſcriſſe le noſtre Storie. Poco lontana è un'altra Villa de' Borgherini, e degli Strozzi un'altra a San Vito; e nel colle vicino detto di Marignolle le Ville de' Corſi, de' Capponi, de' Gianfigliazzi, e di altri; ſiccome preſſo alle Campora le Ville del Principe di Forano, e de' Serſel- li, e ſcendendo da queſti colli per Bello- ſguardo, vi è

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SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abitano Frati del ſuo Ordine; Chieſa di gran devo- zione, ſu la di cui Piazza è eretta la Sta- tua di detto Santo di marmo, lavorata dal Piamontini. Fuor della

PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſte- ro, che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una Collina, è intitolato San Bartolom- meo, e vi ſtanno i Monaci di

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MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar maggiore, in cui è figurato l'entrare di Noſtro Signore in Geruſalemme, è di ma- no di Santi di Tito, ed è una delle belle opere, che egli abbia fatto; quella ove è il Beato Bernardo Tolomei, è di mano del Pignoni, ed una ve n'è del Paſſignano. Delle due Statue di marmo, la Vergine Veſtale, che tiene in mano un vaglio per l'acqua Santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla ſiniſtra, che rappreſenta Clau- dia, è di Scultore Fiammingo. Nella Cap- pella de' Capponi, che ſta ſotto la Chie- ſa, vi è una Tavola della Riſurrezione, di mano di Raffaellino del Garbo, ben mantenuta. In vicinanza di detto Mona- ſtero verſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del Duca Strozzi, con un Salvati- co, che ſcende ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte di Ponente vi è un Monaſtero detto

SAN PIERO A MONTICELLI, di Religioſe della Regola di San Benedetto. Dilungan- doſi per detta ſtrada, vedonſi in qualche lontananza a man ſiniſtra, molte belle Vil- le, fra le quali in ſpecie ſono degne d'eſ- ſere oſſervate quella de' Torrigiani a San Martino alla Palma, quella de' Capponi, e l'altra, che diſcoſto cinque miglia in circa da Firenze ſulla ſiniſtra mano ſta ſi- tuata in un rilevato poſto, del Marcheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, che per l' accreſcimento della nuova magnifica Fab- brica fatta dal fu Marcheſe Coſimo Riccar- di, è delle più belle e delle maggiori di Toſcana, alla quale vi ſi và per un lungo viale di Cipreſſi, che principia dalla ſtra- da maeſtra. Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi ſull'Arno ſi vede l'antica

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BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO, fabbricata, come vuole il Vaſari, col di- ſegno di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe è incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono di- ſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un Conte Lotario, da cui ſi vuole che diſcen- dano i Contalberti, che poi donarono la Badia dello Stale nell'Alpi a queſto Mo- naſtero. In antico è ſtata ufiziata da' Mo- naci neri di S. Benedetto, che godevano grandiſſimi Privilegj, ed eſenzioni conceſ- ſe loro dagli Imperadori Ottone Terzo, e dal Secondo, e Terzo Arrigo; ſimiglianti n'ebbero da' Pontefici Paſquale Secondo, Leone Nono, Urbano, e Calliſto Secon- do, Gregorio Settimo, Clemente, e A- leſſandro Terzo. Gregorio Nono confer- mati loro i medeſimi Privilegj, l'anno 1236. la dette a' Monaci Ciſtercienſi, che vi ſono, come da un'Iſcrizione poſta ſo- pra la porta maggiore di queſto Monaſte- ro, e da un'altra più diſtinta che ſi vede in marmo avanti la ſtanza del Capitolo, ſi riconoſce. L'Altar maggiore è tutto di pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a Tempera di Domenico Grillandaio, e nel Chioſtro alcune Viſioni del Conte Ugo fu- rono dipinte dal Puglio. E' memorabile queſta Badia per lo miracoloſo ſucceſſo di San Pietro Igneo, così detto dal fuoco, che ben due volte a piedi ſcalzi nel mezzo a due gran Cataſte acceſe, ſenza nocu- mento alcuno paſſeggiò, per difender la Romana Chieſa, contro Pietro Veſcovo Fiorentino, e la Setta Simoniaca, e ſeguì nel tempo che vi furon chiamati i Mona- ci di Valombroſa col Santo lor Fondatore a farvi una riforma: e di sì illuſtre mira- colo ſe ne vede la memoria in un antico marmo; ſiccome fuori della Porta prin- cipale della Chieſa ſe ne vede altra in un Sepolcro pure di marmo, che vien cre- duto d'Huilla, e Gasdia, queſta Madre di Ugo, e quella Moglie; ma Niccolò Baccetti Abate Ciſtercienſe nella ſua Sto- ria di queſta Badia è di parere, che l'u- na foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di Ugo Toſcano, e l'altra Moglie del mede- ſimo Ugo Pronipote di Lotario. In queſta Chieſa vi è in Cornu Evangelii la Cappel- la del Santiſſimo dipinta tutta a freſco da Giovanni da S. Giovanni, e dall'iſteſſa parte, alla Cappella, che ne ſuccede, v'è una belliſſima Tavola di mano di Fra Bartolommeo di San Marco. In detta Chie- ſa ſi conſerva con gran venerazione, fra l' altre Reliquie, il Corpo di San Quintino martirizzato ſotto l'Imperatore Maſſimia- no, in non molta diſtanza dal Monaſtero di Settimo, che così ſi chiama, quaſi Se- ptimo ab Urbe lapide. Verſo Ponente ſi ve- dono ne' due Poggi di Signa molte e belle Ville: quella de' Cavalcanti nel Poggio ver- ſo Tramontana, è la più magnifica, onde ebbe il nome di Caſtello; nel Colle di quà dal Fiume quella de' Pandolfini, che nell' Anno 1494. dettero ricetto a Carlo VIII. e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Sal- viati alle Selve, e de' Pucci, detta Bello- ſguardo. In detto Poggio vi ſono due Con- venti di Religioſi uno di

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Ro-

no

SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmeli- tani Riformati, detti della Congregazione di Mantova. L'altro detto SANTA LUCIA, è Chieſa de' Padri della Riforma di S. Fran- ceſco reſtaurata e abbellita; tornando per l'iſteſſa ſtrada a Firenze, ſi troverà la Vil- la del Marcheſe della Stufa, e vicino alla Porta un'altra comoda Villa de' Tempi detta Verzaia. E fuori della

PORTA AL PRATO. Veggaſi, uſcendo pri- ma dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſ- ſanti, il

ma

GIARDINO, detto la Vaga Loggia, di S. M. I., che ſebbene non è terminato, vi è molta delizia nelle piante d'Agrumi, sì a boſchetto, quanto in gran vaſi collocate con buon ordine ſopra i pilaſtri di un lungo foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Arno con- tiguo, quivi voltata, e incanalata. Fuor di queſto Giardino, proſeguendo per la ſtrada lungo la riva dell'Arno, s'entra in un diritto viale di Pini, che porta alle CA- SCINE, Poſſeſſione della Real Caſa di To- ſcana, non più diſcoſta da Firenze di un miglio, ove ſono ſpazioſe Praterie, e a- meniſſimi Boſchetti con più viali. Vedutoſi queſto luogo, può oſſervarſi anche un an- tico Monaſtero di Monache Ciſtercienſi, detto di SAN DONATO IN POLVEROSA, o a Torri, poſto in poca diſtanza dalle Caſci- ne per la parte di Tramontana; fuori di queſta porta è anche la Villa del

POG-

POGGIO A CAIANO, di S. M. I., ſituata a man deſtra ſopra una piccola eminenza di terreno, che la ſolleva, e rende godibi- le la pianura, che per le parti di Levante, Ponente, e Tramontana la circonda, e da quella di Mezzogiorno è con buona diſtan- za ſtaccata da' Poggi di Carmignano, rino- mati per la bontà de' vini. Queſta Villa fu principiata per lo Magnifico Lorenzo de' Medici, Padre di Leon X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpe- cialmente l'ornato, e le Pitture del Salone grande in parte, che poi il Granduca Franceſco fece condurre a fine, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica alla perfezione, che ella è, ſeguitando il primo modello di Giuliano da San Gallo. Queſta Villa ha in tutte le ſue parti del magnifico. Evvi un Salone con volta a mezza botte, tutta riccamente ſtuccata, o per meglio dire, da Giuliano da San Gallo gettata di mate- rie, che veniſſero intagliate, invenzione da lui unicamente imparata a Roma. Tutto il detto Salone è dipinto da Andrea del Sarto, dal Franciabigio, e da Iacopo da Pontormo. L'Iſtoria, quando Ceſare è pre- ſentato di varj donativi in Egitto da molte Nazioni, alludendo queſto fatto al Magni- fico Lorenzo de' Medici, che fu di rari a- nimali, e tra gli altri di una Giraffa pre- ſentato da Gaitbeio Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Giraffa è deſcritta dal Poli- ziano nelle ſue meſcolanze erudite, fu la- ſciata imperfetta da Andrea del Sarto, e terminolla Aleſſandro Allori. Il Fran- ciabigio vi dipinſe in altra Facciata, quan- do Cicerone, dopo l'eſilio, fu in Campi- doglio chiamato Padre della Patria: allu- dendo queſta Storia al ritorno in Firenze di Coſimo Medici il Vecchio. Nell'altra Facciata il Franciabigio medeſimo vi dipin- ſe, quando Tito Quinzio Flaminio Conſo- lo Romano, orando nel Conſiglio degli A- chei, contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegna- vano concludere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſto fatto pure allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Veneziani, bramoſi di condurſi al poſſeſſo dell'Italia tutta. Ed Aleſſandro Allori fece la Pittura, che rappreſenta la Cena di Si- face Re de' Numidj, fatta a Scipione, do- po che egli ebbe rotto Aſdrubale in Iſpa- gna: e queſto pure allude al glorioſo viag- gio del Magnifico Lorenzo al Re di Napo- li, da cui fu generoſamente convitato. Le due teſtate, dove ſono gli occhi, che dan- no lume, furono dipinte da Iacopo da Pontormo, e vi è un Vertunno, co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in mano bel- lo e naturale, e l'Iſtoria di Pomona, e Diana con altre Dee, che per eſſer pittu- re fatte a concorrenza de' ſoprannominati Pittori, ſono delle più belle, che uſciſſero dal ſuo pennello. Da queſte ſuddette teſta- te del Salone ſi ha l'ingreſſo in due Galle- rie, ordinate dal Gran Principe Ferdinan- do, per formare per mezzo di queſte ric- camente ornate, la comunicazione alli quattro Appartamenti, de' quali vien com- poſta queſta Real Villa. Dal detto Salone facendoſi paſſaggio in un altro di minor proporzione ornato a ſtucchi, ſi trova di- pinta nella ſua volta da Anton Domenico Gabbiani, la Toſcana, che conduce da- vanti a Giove Coſimo Padre della Patria, moſtrando d'aver eſſo quietate le diſcor- die, fugati i Vizj, e introdotta la Pace, opera in vero degna di ſomma ſtima. Ol- tre varie eccellenti pitture che ornano le ſtanze di queſto Palazzo in una delle qua- li, vi è una prezioſa raccolta di piccoli quadri fattavi dal Gran Principe Ferdi- nando, conſiſtente in un ſol pezzo per au- tore, de' primi pittori del Mondo, sì an- tichi che moderni. La Tavola della Cap- pella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lun- ghe ciaſcheduna più di centoventi paſſi, e ſopra queſte le Camere per alloggio del ſervizio baſſo. Poco diſtante vedeſi una Fabbrica per uſo del Fattore, e del co- pioſo Beſtiame, per la Caſcina nel ſuo genere bella, e tutta circondata da un lar- go foſſo d'acqua corrente. Quivi ſi fan- no copioſe ricolte di ſquiſiti Riſi, ove ſono Edifizj per pulirgli. Proſeguendo verſo Tra- montana, ſi giunge ad un luogo ameno, detto le Pavoniere, e ſerve in oggi per far correre i Daini, i quali in un Barco mu- rato con boſcaglia, e foſſi d'acque conſer- vanſi, e rimettendoſi sù la ſtrada mae- ſtra, a mano dritta trovaſi altra Villa di S. M. I. detta

Pon-

del-

R Gab-

det-

ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo Granduca di Toſcana, che da' fondamen- ti la fece fabbricare col diſegno di Bernar- do Buontalenti l'Anno 1594. la quale è beniſsimo inteſa, sì nello ſcompartimento de' Quartieri nobili, come per quelli della Famiglia. Non vi è Cortile, ma due bei Saloni poſti in mezzo da un ricetto, illu- minati per alti fineſtroni. E' ſituate nell' ottima eminenza di un Colle volto a Le- vante; il divertimento maggiore, che ſi ri- trae in detta villeggiatura, ſi è la Caccia ſpecialmente de' Daini. Quelli di pelame bianco in un piccolo Barco, detto la Pi- neta, di due miglia di giro vi ſi conſerva- no. Ve n'è un altro di circuito di ſopra trentadue miglia, detto il Barco Reale, di- ſtendendoſi dalle falde del Poggio di Arti- mino, fino a' Poggi di Vinci nella Valdi- nievole. Due altre Ville pure di S. M. I. poco diſtanti l'una dall'altra, ſono fuo- ri di queſta Porta; una detta la

R 2 ſten-

PETRAIA, di gratiſsimo ſoggiorno ſpecial- mente nel tempo della Primavera: il ſuo in- greſſo principale è a Tramontana, per un Prato chiuſo da folti Cipreſsi in difeſa de' venti: ha nel mezzo un Cortile tutto di- pinto di fatti Militari; vi ſono nelle due fiancate due Logge, che introducono negli appartamenti nobili; queſte ſono dipinte con ottimo colorito, e diſegno da Bal- daſſarre Franceſchini detto il Volterra- no, e rappreſentano alcune azioni di Co- ſimo I., e di Ferdinando II. Gran Du- chi, opere certamente degne di sì ſubli- me Artefice: ſono poi da vederſi gli appar- tamenti di queſto Palazzo arricchiti di buo- niſsimi Quadri tra' quali più d'ogni altro è da ammirarſi nella Cappella, la ſtimatiſ- ſima Tavola d'Andrea del Sarto. A Mez- zogiorno, Levante, e Ponente vi ſono tre altre Porte particolari, che introducono in uno ſpazioſo ripiano di Giardino, di dove godeſi come in Teatro, con tutta quella belliſsima Campagna, la Città noſtra. Da queſta, in poca diſtanza ſul Poggio verſo Ponente, è un Convento di Carmelitani della Congregazione di Mantova, detto

al-

SANTA LUCIA ALLA CASTELLINA, con Noviziato, ove è un Quadro di Maria Ver- gine nel Coro, del medeſimo Volterrano. Vedutaſi la Petraia, potrà viſitarſi

CASTELLO, altra Villa, come ſi è detto, antica della Famiglia de' Medici, accreſciu- ta dal Granduca Coſimo I. dalla parte di Levante, col diſegno di Niccolò, detto il Tribolo. Queſta è poſta alle radici di Mon- te Morello; ha davanti uno ſpazioſo Pra- to, con due gran Vivai ſpartiti da un Pon- te, che introduce ad un viale piantato di Ci- preſsi, il quale mette ſulla ſtrada maeſtra di Prato. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cortile, alcune Iſtorie de- gli Dei antichi, e Arti liberali, lavorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono di mano di Iacopo da Pontormo. Per gli Apparta- menti vi ſono diſtribuite belle Supellettili, e Quadri, e vi è una pittura a freſco di Baldaſſarre Franceſchini nella volta del ri- cetto, ſalite le prime ſcale, di ottimo co- lorito. Da Tramontana, uſcendo di detto Palazzo, ſi entra in un vaſto e delizioſo Giardino. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dalla cui bocca eſce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo Ammannati, eſſendo il reſtante della Fonte diſegno, e fattura del Tribolo, come di lui ancora è l'altra Fontana in mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſsimi intagli, e Baſsiri- lievi, nella cima della quale vi è una Sta- tuetta di Femmina nuda di bronzo, rap- preſentante una Venere, dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro le mani, cade acqua. Intorno alla detta Fonte vi ſono occulte ſiſtolette, dalle quali vengono zam- pilli gentiliſsimi d'acqua. Queſta belliſsima Fontana è cinta d'ogn'intorno da un bel ſalvatico, che fa proſpettiva all'altra Fon- tana dell'Ercole, e per di ſopra, ad una Porta, ove pure ſono rari zampilli d'ac- qua; Intorno alla detta Porta vi è una Grotta grande, e ricchiſsima di ſpugne, condotta anch' eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſsime Pile ſcavate, e intagliate d' un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per fianco all'entrare, ſopra le quali vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi Anima- li quadrupedi con buona diſpoſizione, e da alcuni de' medeſimi cade acqua nelle ſuddette pile, ove ſono intaglj di Peſci, e nicchi marini. La detta Grotta è chiuſa da cancellate di ferro, le quali aperte, quando ſi voglia dar l'acqua agli zampil- li, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavi- mento, e da' lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſe per forza d'acqua. Que- ſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medeſimo muro collocate, che ribattono all'altre due del Giardino, ove è il Bo- ſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giardi- no ſi ſale ad un gran Vivaio, in mezzo al quale vi è in un Vecchio di bronzo fi- gurato il Monte Apennino, fatto dall'Am- mannato, dalle cui chiome cade acqua: diſegno e lavoro del Tribolo, del quale è a Levante una Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi d'acqua, che è ben de- gna di vederſi. Ma prima di rimetterſi ſulla ſtrada per tornare in Firenze non re- chi noia il ſalire, voltando a man deſtra della detta Real Villa, per una breviſſima ſtrada che conduce alla Villa de GRAZI- NI, ove con grandiſſimo piacere potrà oſ- ſervarſi il Cortile della medeſima tutto di- pinto a freſco da Giovanni da S. Giovan- ni, in queſto vago lavoro ſi ammirerà la vivacità, ed il guſto di queſto sì illuſtre Maeſtro, e quindi ripigliando il cammino potrà tener la ſtrada che paſſa ſotto la Villa della Petraia, ove vedrà di paſſag- gio due

R 3 olio

ta-

R 4 man-

CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo- lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi i- noltrandoſi, un altro detto delle Signore delle Quiete, ove ſono Fanciulle Nobili, che vi s'introducono ſopra i ſette anni per educazione, alle quali è permeſſo, non ſoddisfatte di quell'Inſtituto di vita, uſcire ſenza però potervi aver regreſſo, non facendo mai Voti, come le altre Re- ligioſe. Queſto luogo era per l'addietro una Villa detta la Quiete, della Grandu- cheſſa Criſtina. Pervenne in Donna Eleo- nora Ramirez di Montalvo, che fu la Fondatrice, e Inſtitutrice di quel vivere Religioſo, la Granducheſſa Vittoria, fece- vi la Chieſa, che vi è, con la Foreſteria, Rimeſſe, e Stalle, per renderlo comodo alle occaſioni di trattenerviſi, lo cui eſem- pio ſeguendo la Principeſſa Anna Maria Luiſa Elettrice Palatina, lo ha ultima- mente ampliato di nobile Appartamento, e arricchito di delizioſo Giardino; molte altre belle Ville ſono in queſti contorni, come de' Paſquali a Quarto, a Rinieri luogo tra Caſtello e la Petraia, quella de' Lanfredi- ni, in oggi del Principe Corſini; a Quin- to quelle de' Torrigiani, Dragomanni, Bartolini, e Guardini, detta la Mula; e del Marcheſe Ginori, nominata;

non

DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove dal Marcheſe Senator Carlo Ginori è ſtata introdotta, in poca diſtanza da detta Villa, la fabbricazione non ſolo di ogni qua- lità di Piatterie, Vaſi, ed altre Terraglie per uſo comune, ma di finiſſime Por- cellane d'ogni ſorta con ſingolare induſtria, ed ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede una gran raccolta in una ſtanza, diſpoſta a forma di Galleria, accreſciuta notabil- mente dal Senatore Marcheſe Lorenzo fi- glio. Inoltre a Seſto evvi quella del Mar- cheſe Corſi; a Colonnata quella del Con- te del Benino, fabbricata dal Senatore Fer- rante Capponi, ove ſi veggono in una va- ga Galleria i cartoni eccellentemente colo- riti d'una ſtanza d'arazzi di quella di Ver- ſaglies del Re Criſtianiſſimo: a Querceto, del Balì del Roſſo, e nella Valle di Marina quella de' Conti Zefferini detta Travalle, ora poſſeduta dalla Signora Marcheſa In- contri ultima di quella Caſa, che per il vaſto Giardino, per i molti ſalvatici, e per la ricchezza dell'acque è degna di eſ- ſer veduta; e in appreſſo quella del Duca Salviati. Verſo il Ponte a Riſredi, ſi veg- gono le Ville de' Gondi, de' Giorgi, de' Panciatichi, e d'altri, e ritornando alla Città per la

ove

gono

PORTA A SAN GALLO, fuori della quale fu alzato un maeſtoſo Arco Trionfale di bella, e vaga architettura in onore del No- ſtro Imperial Sovrano FRANCESCO I. ed in occaſione del ſuo ſolenne Ingreſſo in queſta Dominante ſeguito la ſera del dì 20. Gen- naio 1739. col diſegno di Monſieur Gia- dot. Le Statue laterali ſono di diverſi, la Statua equeſtre è di Vincenzio Foggini, i Baſſirilievi ſono di Franceſco Janſens Fiammingo. E camminando fuori di eſſa Porta, ſi oſſervi il Tabernacolo ſulla ſtra- da, dipinto da Gio. Batiſta Vanni, preſ- ſo al

CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſti- tuto, una bella Chieſa, e un comodo Con- vento, ed Orto. Quivi pure ſono belle, e nobili Ville, come quella del Marcheſe Gerini, Riccardi, Capponi, e de' Corſi, e quella degli Strozzi, celebre per le tan- te Inſcrizioni antiche, Greche, e Latine, che vi ſono. Vi è anco un Convento di Religioſe, detto

e quel-

SANTA MARTA, che vivono ſotto la Re- gola del Beato Giovanni da Como, o da Medda, Fondatore de' Frati Umiliati, nel- la di cui Chieſa all'Altar maggiore, vi è una belliſſima Tavola di Batiſta Naldini, o- ve ha eſpreſſa la Reſurrezione di Lazaro, e nella volta vi è dipinta a freſco da Bene- detto Luti la Santa Famiglia in Egitto. Siccome mettendoſi ſulla ſtrada maeſtra di Bologna, ſi vede altro

CONVENTO de' Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, ove hanno il No- viziato. La Chieſa è vagamente ornata, l' abitazione molto comoda. All'Altar mag- giore di detta Chieſa, vi è di mano di Giambatiſta Cipriani una bella tavola, o- ve ha eſpreſſo un miracolo del Beato Giu- ſeppe Calaſanzio loro Fondatore. Quindi paſſando da diverſe belle Ville, e inol- trandoſi fuori della ſtrada Bologneſe, ſi trova

tran-

CAREGGI, cioè Campo Regio, di S. M. I. col diſegno di Michelozzo, fatta fab- bricare da Coſimo Padre della Patria. Qui- vi il Magnifico Lorenzo de' Medici, e Gio- vanni e Piero ſuoi figli facevano le virtuo- ſe Accademie con Marſilio Ficino, detto il novello Platone, ed Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, l'Argiropolo, Er- molao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. E tornando ſulla ſtrada maeſtra trovaſi

PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel tempo di State. Queſta gran Fabbri- ca, col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Franceſco ſuo Figliuolo, fu da' fon- damenti per lo Granduca Franceſco I. fat- ta, e condotta quaſi al finimento, che ha in oggi; ſiccome lo teſtifica una bella Inſcrizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſeguente tenore:

Fon-

Fontibus, Vivariis Xyſtis has ædes Franc. Med. Magn. Dux Etruriae Il. Exornavit Hilaritatique Et ſui amicorumque ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. M. D. LXXV.

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al primo, e nobil piano dalla parte di Tra- montana, che per un Terrazzino, o ri- piano pure ſcoperto, introducono in un amplo Salone in volta a mezza botte, ed ornato in parte di ſtucchi, e di Pitture, ed in un Salotto tutto dipinto a freſco dai quali ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più Appartamenti, alcuni dipinti a freſco d'Architettura, altri abbigliati riccamen- te di buoni quadri, e ſtudioli, e d'ogni nobile qualità di ſupellettili. Vi è in una di queſte Camere un Organo HYDRAULICO, che ſenza opera di mantici ha l'ufizio del Vento per mezzo dell'Acqua. Nel ſe- condo Piano vi è il Teatro per l'opere molto ſignorile. Innumerabili poi ſono i lavori di Spugne marine, le Fontane, le Grotte, le Statue, fra le quali molte Co- loſſali, e che in mille ſcherzoſe maniere verſano acqua, molte altre sì fatte delizie per l'ampio, e ben diſpoſto Salvatico, e per i Giardini ſono ſparſe, e ſotto il Pa- lazzo medeſimo, che troppo lungo ſareb- be il volerle minutamente deſcrivere per darne una giuſta, e adequata idea a chi perſonalmente non ſi porta ad ammirarle. Per il che meglio ſarà che ocularmente ſi oſſervino da chi deſidera averne la perfet- ta cognizione, come agevolmente potrà farſi principalmente nei tempi eſtivi, e di Primavera. Due Eremi di gran devozione ſi trovano in queſte parti, il primo detto

Grot-

MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſa- mente principio da' ſette Beati Romiti No- bili Fiorentini la Religione de' Servi di Ma- ria Vergine, l'anno 1233. e quivi S. Filip- po Benizj noſtro Cittadino, lungo tempo ſtette a far penitenza ſull'alto giogo di quel Monte, veſtito di una folta ſelva di Abeti. In mezzo di eſſa ſta il Convento degli Eremiti dell'Ordine da eſſo ampliato de' Servi di Maria Vergine; e vedonſi nel recinto le ſette Grotte de' Beati Fondato- ri, e quella del Santo Propagatore, ove fecero lunga dimora; coſe, che muovono lo ſtupore inſieme, e la divozione. In queſto Santuario non mancano da vederſi va- rie buone pitture, ma ſopra di ogn'altra vi ſi ammira nella volta della Chieſa il belliſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani rappreſentò Maria Santiſſima in Gloria con molti Angeli, che porge l'abito ai ſette Beati Fondatori. Il ſecondo a piè del Mon- te Senario è l'antico, e celebre

de'

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rin- novato dalla Real Munificenza di Coſimo III. ove abitano in oggi Monaci Ciſter- cienſi della ſtretta Oſſervanza, quivi riſta- bilita da' Monaci fatti venire dal medeſi- mo, dalla famoſa Badìa Trappa. Nel ritorno a Firenze, quaſi tre miglia diſco- ſto da Pratolino, ſulla mano diritta fuori della maeſtra ſtrada, vi è un

CONVENTO di Cappuccini, detto la Con- cezione di Maria Vergine, o i Cappuc- cini di ſopra, a diſtinzione di quelli di Montughi, che ſi chiamano i Cappuccini di ſotto. Dalla mano ſiniſtra, più inoltrando- ſi verſo Firenze ſi vede la bella Villa del Duca Salviati di nuove delizie, ed orna- menti magnifici arricchita, al Ponte alla Badia, così detto, perchè quaſi in ſaccia, paſſato il Ponte di Mugnone, ſi ſale per una dritta ſtrada alla

ce-

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lungo tempo per Cattedrale di Fieſole, poi ufiziata da' Monaci di San Benedetto: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guer- re in poſitura di minacciar rovina, Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santuario, a proprie ſpe- ſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelle- ſco, fabbricò una bella Chieſa, e Mona- ſtero a' Canonici Lateranenſi, che già vi erano, a contemplazione di un tal Padre Don Timoteo da Verona eccellente Predi- catore di quell'Ordine, e per meglio go- dere la ſua converſazione, vi fece un ap- partamento per proprio uſo. Vi è una prezioſa Libreria con Manoſcritti, e Libri da Canto fermo molto ſingolari. Unita al- la Chieſa vi è una Cappella, ove fu mar- tirizzato il Santo Veſcovo di Fieſole Ro- molo, e ſi moſtrano alcune gocciole di ſan- gue ſparſo nel ſuo Martirio; vi è altresì un pozzo, che è una parte di un antico Cimitero di Santi Martiri. In detta Cap- pella vi ſi conſerva un miracoloſo Crocifiſ- ſo, il quale ſi dice per antica tradizione, che fu dato al Santo Veſcovo Romolo dall' Apoſtolo San Pietro, e che parlò a San Filippo Benizj con dirgli; Vade ad Fratres Matris meæ in Monte Senario. Nel Refetto- rio di queſti Padri è una pittura a freſco fatta da Giovanni da San Giovanni, in cui vien rappreſentato Noſtro Signore a Tavo- la ſervito da Angioli, molto curioſa per la ſemplicità quivi uſata dal Pittore, per altro eccellentiſsimo. Non lungi da que- ſta inſigne Badia, ſono le magnifiche Vil- le de' Palmieri, e de' Marcheſi Guadagni. Volgendo a Tramontana, vi è una

S par-

CHIE-

CHIESETTA, ove ſi conſerva una mira- coloſiſsima Immagine d'un Crocifiſſo, luo- go detto Fonte Lucente, nominato dal Po- liziano nella Lamia: ed a Levante vi è

SAN DOMENICO, Chieſa dell'ordine ſuo più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con grandiſsima eſemplarità molti Religioſi, i quali hanno un comodo Convento fonda- to intorno all'Anno 1406. dal Beato Fra Giovanni Domenici a ſpeſe della nobiliſsi- ma Famiglia degli Agli, e quivi Sant'An- tonino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di San Domenico. Sono in queſta Chieſa al- cune Pitture buone: tra le antiche, ſi ve- de quella alla Cappella de' Gaddi, della Coronazione della Madonna, di Fr. Giovan- ni Angelico; quella della Natività, di Pie- tro Perugino; e un'altra del Sogliani; fra le moderne, quella della Nunziata di Iaco- po da Empoli, e tutta la volta della Chie- ſa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco ſo- pra ſalendo il Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata già da Giovanni di Coſi- mo di' Medici col diſegno di Michelozzo, la quale è in oggi de' Borgherini; avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col diſegno del medeſimo Michelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Villa, una

S 2 la

CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN GIROLAMO; i quali ebbero principio in Firenze da Carlo Conte di Montegranelli circa l'anno 1407. che ha culto di Beato; e poi da Clemente IX. furono ſoppreſſi; è poſſeduto in oggi detto luogo da' Bardi. In detta Chieſa è degno di oſſervazione un Sepolcro in porfido di Franceſco Fer- rucci Fieſolano, eccellente, e ſingolare Scul- tore, nel quale ſi vede il ſuo Ritratto da lui pure ſcolpito in Porfido. Finalmente ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palaz- zo del Veſcovo di Fieſole; non molto vi ſi vede di antico, fuori che alcuni frammen- ti della Rocca, e delle Mura; avendo l' anno 1010. i Fiorentini dato il ſacco, co- me è noto per le Storie, e demolito tut- to. La Chieſa fu fabbricata l'anno 1028. dal Veſcovo Iacopo Bavaro, di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar maggio- re, vi ſi conſervano le Reliquie di Santo Romolo in una caſſa di marmo miſtio, la Teſta del qual Santo con un braccio, ſi eſpone il dì feſtivo del medeſimo. Vi ſono le Reliquie ancora di quattro ſuoi compa- gni martiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Veſcovo di Fieſole, e la Cattedra di S. Andrea Corſini, altro Veſcovo di queſto luogo, la quale è ſpe- cie di Reliquia, come ſtata già occupata dal Santo nelle ſacre funzioni Veſcovili, che è traſportata nella parete ſiniſtra in un ornato di Pietra ſerena. La Tavola rap- preſentante il martirio di San Tommaſo Apoſtolo alla Cappella della Famiglia Gua- dagni, è di mano del Volterrano; e l'in- tero, e baſſorilievo di marmo alla Cappel- la di Monſignor Salutati, è opera di Mino da Fieſole, Scultore bene accreditato de' ſuoi tempi; e quelle all'Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di mano di Andrea Ferrucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di

dal

S 3 SANT'

SANT'ALESSANDRO, che in antico chia- mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi è il Corpo di detto Santo, che fu Veſco- vo di queſta Città, e martirizzato nel Bo- logneſe intorno all'anno 502. Incontro al- la Cattedrale vi è il

PALAZZO del Veſcovo, che è Conte di Turicchi, ed ha vaſta Diogeſi, e vi è un molto ben regolato Seminario per i Che- rici. Sopra il più alto di Fieſole evvi un

CONVENTO di Riformati di San France- ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Roc- ca de' Fieſolani. La Tavola della conce- zione in detta Chieſa è di mano di Piero di Coſimo, e ve ne ſono altre buone. Scen- dendo, è la Chieſa di

SANTA MARIA PREMERANA, la quale, ſecondo l'Ammirato, veniva ad eſſere qua- ſi nel mezzo della Città di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze, come dimoſtra una Cartella di marmo. Verſo Levante, qual- che tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi è un altro

che

CONVENTO di Zoccolanti, detto alla Doccia, fondato da Giuliano Davanzati noſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo, che per l'adiacenti Colline non più diſco- ſte da Firenze di due miglia, vi ſono ſpar- ſe Ville molto comode, e grandioſe. Pi- gliando la ſtrada, che conduce alla ſoprad- detta Badia dei Canonici Lateranenſi, ſi giunge ad altro Convento di Monache, detto

SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le quali ſono ſotto la Regola di Sant'Ago- ſtino, ed in antico circa l'anno 1334. a- vevano il loro Convento, dov'è oggi quello de' Riformati a Fieſole. Nella loro Chieſa vi è di conſiderabile, la Tavola di mano di Aleſſandro Allori, ove è la Ma- donna con alcuni Santi, ed il Padre Eter- no. E di quivi ritornando verſo Firenze, ſi troverà fuori della

S 4 POR-

PORTA A PINTI, nella Chieſa di San Gervaſio una bella Tavola di Santi di Ti- to, e fuori della

PORTA ALLA CROCE. La prima Villa ſulla ſiniſtra mano è del Marcheſe del Monte, poco più in sù per queſta ſtrada del Ca- ſentino voltando a ſiniſtra, ſi trova un Convento di Monache detto

SAN SALVI, da cui piglia la denomina- zione l'adiacente pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſteri de' Vallombroſa- ni, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. Nel demolirſi un lo- ro antico Convento, per piantarvi la For- tezza di San Giovambatiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi, dall'immortal pennello di Andrea del Sar- to, ſi vede dipinto in un arco San Bene- detto, San Giovan Gualberto, San Salvi Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti Monaco, e Cardinale; e nel mezzo in un tondo è rappreſentata la Trinità. In fac- cia del medeſimo v'è un Cenacolo di no- ſtri Signore, che ſi reputa delle migliori pitture di Andrea. Tanto che convenen- do rovinare per lo detto aſſedio con mol- ti altri ſuburbani Conventi, e Caſamenti, anche la Chieſa di San Salvi, con ſue abi- tazioni, a contemplazione di così belle Pitture, fu il Refettorio laſciato in piedi; ma per l'introdotta Clauſura di Monache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licen- za. Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano di Franceſco Morandini da Poppi, e quel- la di S. Umiltà, del Paſſignano. Meno d' un miglio diſcoſto da San Salvi, ſi trova a piè di quegli ameni Poggi un altro Con- vento di Monache detto

cia

SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſotto la Regola di Sant'Agoſtino; e ſalendo ſulla ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Ordine di San Benedetto, intitolato

SAN MARTINO A MAIANO, ove è la Ta- vola dell'Altar Maggiore dipinta dal Gril- landaio, beniſſimo conſervata. Per tutto queſto tratto di Pianura, e di Colline ſi vedono, come negl'altri luoghi già de- ſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi poſſeggono i Vitelli, Gaddi, Albizzi, Salviati, Bonſi, Cerretani, Franceſchi, ed i Fiaſchi, e ſopra tutte Gamberaia de' Cap- poni, che ha belliſſimi dintorni, e quelle degli Strozzi, de' Pucci, degl'Incontri, e d'altri. Un altra molto bella, ma non terminata, vedeſi a Rovezzano de' Bartoli- ni; fuori della

lan-

PORTA A SAN NICCOLÒ, paſſato il Fiu- me, è una Pianura, abbondante di ottimi frutti, nominata Pian di Ripoli, e tale ſi chiama una

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci Vallombroſani, che quaſi nel centro di queſto piano è poſta con un comodo Mo- naſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale di quell'Ordine, e fu già Monaſtero di Donne. Alla deſtra mano, votando da una bella Villa de' Marcheſi Niccolini, già de' Bandini, in non molta diſtanza ſi vede il Monaſtero, detto il

già

PARADISO, venerabiliſſimo Convento di Religioſe dell'Ordine di Santa Brigida. Vi è nella Chieſa una Madonna, che ſta in mezzo di Santa Brigida, e di Sant'Anto- nio, di mano di Tommaſo da S. Fridia- no, Pittore molto accreditato de' ſuoi tem- pi. Un altro Convento detto

SANTA MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto da queſto più di due miglia, ſuila ſtrada maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spedale, di Pa- dronato de' Capitani del Bigallo, che da eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ce- duto fu alle Monache dette di Caſignano, per la minacciante rovina dell'antico loro Convento in quel luogo: militano eſſe ſotto la Regola di San Benedetto con grande oſ- ſervanza. Per tutto queſto delizioſo Piano, e adiacenti Colline vi ſono Caſamenti, e Ville molto belle, in ſpecie quelle de' Pit- ti, Uſimbardi, Palmieri, Marcheſi da Ca- ſtiglione, Ganucci, Marcheſi Capponi da San Frediano, ed altri. Tirando ſulla ma- no diritta per la ſtrada maeſtra del Chian- ti, fi vedono le Ville de' Niccolini a Mon- tauto, degli Ugolini a San Martino, che è bella oltremodo, e per l'altra parte le Ville di Lonchio, e di Belmonte, che furono del celebre Conte Lorenzo Maga- lotti, ora de' Venturi. Poco più di cin- que miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva a

ſti-

LAPPEGGI, Villa già del Cardinale Fran- ceſco Maria de' Medici, e dipoi della Gran Principeſſa Violante Beatrice di Ba- viera, degna di vederſi per i belli Appar- tamenti, prezioſi quadri, e ricchi mobili, de' quali è abbondantemente fornita. In una di quelle ſtanze ſi ammira un copioſiſſimo numero di vaſellamenti di fina Porcella- na, diſpoſta fra altre galanterie di gran pregio. Dalla parte di Tramontana in po- ca diſtanza da Lappeggi, ſopra una bella eminenza vi è Ligliano, Caſamento per l' Agente, o Fattore di quella Tenuta, che ha Giardini molto vaghi; Poco diſtante è la celebre Villa de' Vecchietti detta il ri- poſo. Sopra di uno ſpogliato Poggio tra Mezzogiorno, e Levante, ſi vede la

la

CHIESA DI SANTA MARIA DELL'IMPRU- NETA, rinomatiſſima per la miracoloſa Im- magine di MARIA Vergine, che vi è; e che portata a proceſſione in tutte le paſſa- te calamità nella Città noſtra, ſempre ſi ſono ottenute le domandate grazie. Mira- coloſiſſimo ſi è il ritrovamento di detta Im- magine: e qui ci piace di dirlo, quaſi co- me ce lo riferiſce Franceſco Rondinelli nel- la Relazione dell'ultimo Contagio di Fi- renze. Volevano quei Popoli fare una Chie- ſa in onore della Vergine, e poſta mano all'opera, rovinava la notte quello, che lavoravano il giorno. Perlochè accortiſi, non eſſer volontà di Dio, che ſi edificaſſe in quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, fu- rono inſpirati a pigliar due Giovenchi non domi, e appiccato loro al giogo alcune pietre, riſolverono, che dove ſi fermaſſe- ro, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luogo eletto da Dio per edificarla. I Gio- venchi ſtraſcinando le pietre, ſi fermarono in quel piano, ove è la Chieſa al preſen- te: i circoſtanti allora datiſi a cavare i fondamenti, mentre che uno di quei ma- novali lavorava di forza, udirono una voce lamentevole, onde tutti attoniti corſero quivi, e trovarono queſta Immagine di MA- RIA Vergine col Figliuolo in braccio. Que- ſta tradizione vien confermata da un mar- mo di baſſorilievo antichiſſimo, il quale è ſotto il Tabernacolo della Madonna: dove è ſcolpito il ritrovamento di eſſa nella ma- niera raccontata. Vi ſono grandi Indulgen- ze, e Privilegi conceduti da molti Pontefi- ci, e nel giorno di Santo Luca vi è un gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E` uſiziata la detta Chieſa da dieci Cappellani con un Pievano, che han- no l'obbligazione di dirvi quotidianamen- te il Divino Uſizio: fu fondata dall'an- tica Famiglia de' Buondelmonti, che fino a preſente gode la libera collazione di quelle Cappellanie, e l'elezione del Pieva- no. La Chieſa e in oggi tutta mutata, e riccamente adornata, con Soffitta tutta dorata, con tre sfondi dipinti da tre eccellenti Pittori di Firenze, tra i quali quello di mezzo è conſiderato eſſere il più inſigne lavoro di Antonio Puglieſchi. Il primo degli altri due è opera di Tomma- ſo Redi, e l'ultimo di G. Cammillo Sa- greſtani. Sopra tutte le buone Tavole, che vi ſi vedono è oſſervabile la Vocazione di S. Pietro, belliſſimo lavoro di Iacopo da Empo- li. E' degna di eſſer veduta la Sagreſtia, per la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi ſi conſervano: e chi voleſſe più minuta in- formazione di tutto ciò, che appartiene a queſta Chieſa potrà vederne le Memorie I- ſtoriche, ſtampate da Giuſeppe Manni in Firenze l'anno 1713. Fuori della

ven-

do-

PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono Ville molto belle; fra le quali a Mez- zomonte quella de' Conti Alberti, e quel- la de' Principi Corſini, nella quale ſono due sfondi degni di grande ſtima, uno è rariſſima opera dell'Albano, e l'altro di Giovanni da S. Giovanni. Sono in queſte Colline Poſſeſſioni ben fornite di Uliveti, e Frutti d'ogni ſorte, e vi producono quei terreni ſquiſiti Vini: fuori della

e Frut-

PORTICCIUOLA A SAN MINIATO, che è poco diſtante dalla predetta di San Gior- gio, un erta ſalita, conduce a due Chieſe venerabiliſsime, e ad alcune Ville circonvi- cine. La prima Chieſa in teſta alla ſalita è detta

SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Fra- ti Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ri- tiro della Provincia Riformata di Toſca- na, i quali, levatine tutti gli ornamenti, l' hanno ridotta ad uno ſtato di povera ſem- plicità, propria del loro Inſtituto. Queſta con ottimo diſegno di Simone del Pol- laiolo fu fatta fabbricar intorno all'anno 1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa fe- de un'Iſcrizione poſta davanti l'Altar mag- giore nel pavimento. Non ha, che una ſo- la Navata con ſei Cappelle per parte, ed una di fianco all'Altar maggiore in dentro, con ſuoi archi per diſuora di Pietra ruſti- ca, e ſuo Cornicione, che ricorre intorno la Chieſa, e per l'arco maggiore della Tribuna. La Tavola della Nunziata è di mano di Fr. Gio. Angelico Domenicano, e quella della Natività di Noſtro Signore è di Giovanni Antonio Sogliani. Oltre di- verſe Tavole di buoni Autori moderni che vi ſono. Sopra la Porta della Sagreſtìa la Pietà di terra cotta è di mano di Luca della Robbia: accanto alla Porta mag- giore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco di Marcello Virgilio Segretario della Re- pubblica Fiorentina, e gran Letterato, con un bello epitaffio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminenza, e vicinanza inſieme al- la Città, che quaſi in pianta di quivi, e con pittoreſca proſpettiva ſi gode, con una gran parte de' Villaggi da noi fin quì de- ſcritti. Dal ſuo Fondatore fu raccomandata all'Arte de' Mercatanti, e laſciato entra- te pel ſuo mantenimento. Uſcendo per la Porta del fianco di detta Chieſa, e cammi- nando pochi paſsi a man dritta per una Por- ta della Fortezza, che intorno all'anno 1526. con diſegno di Michelagnolo Buonar- ruoti fu fatta, benchè tirata a fine dal Tri- bolo, ſi arriva all'altra antichiſsima, e ve- nerabiliſsima

la

T bo-

CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di de- ſcrivere com'ella ſta al preſente, sì eſterior- mente, che interiormente, ci piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua grande antichità, e origine. Nella perſe- cuzione de' Criſtiani ſotto Decio, trovan- doſi San Miniato con alcuni compagni a far penitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chieſa, che in quei tempi altro non v'era, che un piccolo Oratorio dedicato all'Apo- ſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia, il Tiranno con doni, ed offerte d'ingran- dimento condottolo in Firenze, lo tentò a rimuoverſi dalla Religione Criſtiana, ma nulla valendo a frangere la coſtante Fede del Santo, dopo diverſi martirj, da' quali per alcun tempo Iddio lo preſervó, gli fe- ce tagliar la teſta in un luogo detto fino a' noſtri giorni Santa Candida, detta dal Can- didato de' Martiri; ma il Santo preſala nel- le mani paſsò l'Arno, e ſalito in queſto Poggio, rendè nel ſuddetto Oratorio l'A- nima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo cor- po, e da' Fiorentini, poichè paleſemente divennero Criſtiani, fabbricata una Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì nobile, e gran- de, che ſi vede al preſente, fu alzata nell' anno 1013. a' 26. d'Aprile con conſiglio d'Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll' aſſenſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo pri- mo Imperadore, e ſecondo Re di Germa- nia, e di Santa Cunegonda ſua moglie, che la dotarono di molte tenute, e con ſolen- ne pompa vi fecero traslatare il Corpo di San Miniato nell'Altare, che è ſotto le volte della medeſima Chieſa; la quale da' Fiorentini fu data in cura a' Conſoli dell' Arte de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre navate, e vi ſono due ſcale di marmo quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſull'an- tica coſtumanza della primitiva Chieſa. Queſto è tutto dimarmi, e porfidi intaglia- ti, e intramezzati; dietro all'Altare vi ſo- no cinque fineſtroni ſerrati di traſparentiſ- ſimo marmo, nella lunetta ſemirotonda di Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a ma- no ſiniſtra l'Effigie di S. Miniato. Davan- ti le volte, e ove elle terminano, pure iſo- lata, vi è una Cappella di marmo, fatta fa- re da Pietro de' Medici, ove è un parti- mento d'ottangoli belliſſimo, lavorato da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la bel- liſſima Cappella, che ſi vede dedicate a S. Iacopo, degna per ogni ſua parte d'ammi- razione, fu fatta alla memoria del Cardina- le Iacopo di Portogallo, con partimento tutto di marmi, e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro, lavo- rati da Antonio Roſſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſimo, e vi è queſto Epitaf- fio:

le

T 2 ſimo

Regia Stirps Iacobus nomen Luſitana propago Inſignis forma ſumma pudicitia Cardineus titulus morum nitor optima vita Iſta fuere mihi mors iuvenem rapuit Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo Luca della Robbia fece in quattro tondi ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d'An- tonio del Pollaiuolo è la Tavola a olio, entrovi S. Iacopo, S. Euſtachio, e San Vincenzio; di Pietro ſuo fratello, alcu- ni Profeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella, ſiccome in un mezzo tondo la Nunziata; nella Sagreſtia alcune azioni di San Benedetto dipinte a freſco, ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa di cui ſi è fatto lungo ragionamento, ſervita di Sepoltura a più Martiri, fu negli anti- chi tempi ufiziata da' Monaci di S. Baſilio, poi da quelli di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette alcun tempo S. Gio. Gualberto Fiorenti- no de' Signori di Petroio dopo d'avere magnanimamente perdonato all'inimico, ucciſore di Ugo ſuo fratello, quale riſcon- trò poco ſotto a San Miniato, ove è una memoria del generoſo fatto già noto, in un Tabernacolo con Iſcrizione; Il Crocifiſſo, che chinò la teſta, il quale era in quei tempi nella ſuddetta Chieſa, nella mentovata Cap- pella di mezzo, è ora in quella di Santa Trinita de' Monaci del ſuo Ordine dentro la Città, come è ſtato detto in quel luogo. L'anno 1373. a' 27. del meſe d'Agoſto ſotto Gregorio XI., uſciti molto prima i Monaci Cluniacenſi di detta Chieſa, ven- nero ad uſiziarla i Monaci bianchi di Monte Uliveto, i quali vi ſtettero fino al 1542. che di quivi ſi partirono al tempo del Gran- duca Coſimo I. e in detta occaſione le- varono le oſſa di San Miniato. Quì ſo- no ſtate modernamente fabbricate ſempli- ci, ma comode ſtanze per uſo degli Eſerci- zj ſpirituali di S.Ignazio, che ſi fanno, ſotto la direzione de' Padri Geſuiti, in varj tempi dell'Anno. In maggior diſtanza da Firen- ze ſon pure i tre famoſi Santuarj, cioè la Vallombroſa, il Sacro Eremo di Camal- doli, e il Santo Monte dell'Alvernia, ove nel primo San Gio. Gualberto, nel ſe- condo San Romualdo lunga penitenza fe- cero, e fondarono i loro Ordini; e nel terzo San Franceſco ricevè da Gesù Cri- ſto le Sacre Stimate; luoghi in vero di ſingolariſſima devozione.

Can-

T 3 Tri-

IN-

INDICE

Delle coſe più notabili, deſcritte nel preſente Libretto.

A

ABbandonati Caſa, e Conſervat. 123.

Abitazione degli Anti- nori 226.

Antella 98.

Arnaldi 27.

Bargigli 46.

Baroncini 100.

Buonarroti 75.

Canigiani 197.

Cocchi 98.

Gondi 103.

Martelli 27.

Montalvi 80.

Mozzi 197.

Naldini 103.

Nelli 118.

Pazzi 80.

Roffia 73.

Roſſo 216.

Scarlatti 201.

Vernaccia 73.

Accademia degli Apa- tiſti 102.

di Bottanica 40.

della Cruſca 102.

del Diſegno 65.

Fiorentina 102.

S. Agata Chieſa, e Mo- naſtero 122.

S. Agoſtino Chieſa, e Convento 201.

S. Aleſſandro Chieſa 278.

Aleſſandro Magno Sta- tua 196.

S. Ambrogio Chieſa, a Monaſtero. 73.

Annalena Monaſtero, e Chieſa 213.

SS. Annunziata 52.

SS Apoſtoli Chieſa 152.

S. Appollonia Monaſte- ro, e Chieſa 119.

T 4 Ar-

Archivio Fiorentino 185

Armilla di Tolomeo 130.

Artimino, Villa di S. M. I. 259.

B

Badia di Buonſollazzo 272.

di Fieſole 273.

di Firenze 81.

di Ripoli 282.

di Settimo 250.

S. Baldaſſar, Monaſte- ro, e Chieſa 281.

Barco Reale 259.

Baſe di S. Lorenzo 104.

S. Baſilio 118.

Bernabiti 216.

Bigallo, Monaſtero, e Chieſa 283.

Boldrone, Monaſtero, e Chieſa 264.

C

Camaldolenſi, Chieſa 48.

Campanile del Duomo 22.

di Palazzo Vecchio 169.

Calza, Chieſa 214.

Cappella de' Principi in S. Lorenzo 116.

di Palazzo Vecchio 175.

degli Spagnoli 131.

Cappuccini di Montu- ghi 267.

della Concezione, det- ti di ſopra 272.

Carceri 100.

Careggi, Villa di S. M. I. 269.

Carmine, Chieſa, e Con- vento 217.

Caſa del Viviani Mat- tematico 124.

Caſcine di S. M. I. 254.

Caſino dei Principi Cor- ſini 136.

di S. Marco 39.

del Marcheſe Riccar- di 124.

de' Nobili 149.

Caſtellina, Convento, e Chieſa 261.

Caſtello, Villa di S. M. I. 261.

Cavallerizza 40.

Ca-

Cavallo della Nunziata 50.

di Piazza 179.

Centauro ſtatua 190.

del Ceppo Chieſa 123.

Certoſa, Chieſa, e Con- vento 245.

Ceſtello, Chieſa, e Con- vento 223.

S. Chiara, Chieſa, e Monaſtero 215.

S. Clemente, Chieſa, e Monaſtero 123.

Cinghiale di Mercato nuovo 186.

Colonna di S. Felice in Piazza 232.

di S. Felicita 203.

di S. Giovanni 26.

di Mercato Veccbio 195.

di S. Trinita 145.

Compagnia del Gesù 94.

di SS. Gio. Batiſta detta lo Scalzo 39.

di S. Marco 120.

Concezione Congrega 50.

Concilio Fiorentino 132. 175.

Conſervatorio deì Pove- ri 121.

Convertite, Chieſa, e Monaſtero 215.

Corridore de' Pitti 168.

S. Croce, Convento, e Chieſa 87.

Cupola del Duomo 13.

D

Doccia, Chieſa, e Con- vento 279.

Doccia, Villa Ginori 265.

S. Domenico di Fieſole, Chieſa, e Conv. 275.

S. Donato in Polveroſa, Chieſa, e Monaſt.254.

Duomo, Metropolitana 11.

di Fieſole 276.

F

Fabbrica degli Ufizj 155.

S. Felice in Piazza, Chieſa e Monaſt. 232.

S. Felicita, Chieſa, e Monaſtero 203.

Fie-

Fieſole Città 276.

S. Filippo Neri, Ora- torio, e Caſa 84.

Fontana di Piazza del Gran Duca 178.

Fonte Lucente Chieſa 275.

Fortezza da Baſſo 124.

S. Franceſco di Fieſole, Chieſa, e Conv. 278.

S. Franceſco al Monte, Chieſa, e Conv.. 288.

S. Franceſco di Paola, Chieſa, e Conv. 248.

S. Frediano, Chieſa, e Monaſtero 223.

G

S. Gaggio, Chieſa, e Monaſtero 245.

Gallevia di S. M. I. 157.

Ghetto degli Ebrei 194.

Giardino di Boboli 210.

de' Capponi 67.

di Caſtello 262.

de' Corſini 136.

de' Gaddi 126.

de' PP. Geſuiti 68.

de' Gianni 198.

dell'Imperiale 244

delle Quiete 265.

de' Riccardi 124.

del Roſſo 216.

de' Salviati 68.

de' Semplici 39.

degli Stiozzi Ri- dolſi 136.

della Vaga Loggia 254.

del Vernaccia 73.

de' Ximenes 68.

S. Gio. Batiſta Chieſa 22.

S. Gio. Evangeliſta, Ge- ſuiti 27.

S. Girolamo Chieſa 202.

Giuoco del Calcio 96.

Granajo pubblico 225.

S. Gregorio, Chieſa, e Caſa 200.

Guardaroba di S. M. I. 174.

I

S. Iacopo ſopr'Arno Chieſa 235.

S. Iacopo tra' Foſſi Chie- ſa 86.

Im-

Imperiale Villa di S. M. C. 242.

Impruneta Chieſa 285.

L

Lapo Chieſa, e Mona- ſtero 279.

Lappeggi, Villa di S. M. I. 284.

Libreria di S. M. I. 209.

della Badia di Fie- ſole 274.

de' Camaldolenſi 49

di S. Croce 95.

de' Giraldi 118.

de' Guadagni 68.

di S. Lorenzo 113.

del Magliabechi 156.

di S. Marco 38.

del Marucelli 34.

di S. Maria Novel- la 133.

di S. Maria Nuo- va 45.

della SS. Annun- ziata 65.

de' Riccardi 32.

de' Rinuccini 226.

Libreria de' PP. Teati- ni 190.

degli Strozzi 236.

Loggia detta de' Lanzi 175.

de' Tornaquinci 144.

S. Lorenzo Collegiata Imp. Baſilica 104.

S. Lucia, Chieſa, e Monaſtero 261.

Luogbi Pii quanti in Firenze 9.

M

Madonna della Pace Chieſa 241.

del Sacco 65.

Magiſtrati di Fir. 155.

Majano, Monaſtero, e Chieſa 281.

S. Marco. Convento, e Chieſa 34.

S. Maria in Campo Chie- ſa 102.

S. Maria di Candeli, Monaſt. e Chieſa 72.

S. Maria del Fiore 11.

S. Maria Maddalena, Monaſt. e Chieſa 69.

S. Ma-

S. Maria Maggiore, Conv. e Chieſa 191.

S. Maria Novella, Con- vento, e Chieſa 126.

S. Maria Primerana, Chieſa 278.

S. Maria delle Selve, Chieſa, e Conv. 253.

S. Maria ſopr'Arno Chieſa 197.

S. Marta, Monaſtero, e Chieſa 268.

S. Martino Oratorio 101.

S. Matteo in Arcetri, Monaſt. e Chieſa 244.

Mercato nuovo 186.

Mercato vecchio 195.

S. Michel Bertelde Chie- ſa 187.

S. Michel Viſdomini, Monaſt. e Chieſa 43.

S. Miniato al Monte Chieſa 290.

S. Monaca Monaſt. 217.

Monaci Camaldolenſi 48

Monaci Ciſtercienſi 223.

Monaſteri di Clauſtra- li, e Monache, quan- ti. 9.

Monte Cucco 198.

Monte Gufoni Villa 247

Monte Senario Eremo, e Chieſa 271.

Monte Uliveto, Mona- ſtero, e Chieſa 249.

Muſeo Fiorentino 168.

N

S. Niccolo oltr'Arno Chieſa 198.

S. Niccolò, Monaſtero, e Chieſa 41.

O

Ogniſſanti Convento, e Chieſa 136.

Origine di Firenze 5.

Orſanmichele Oratorio 181.

Opera del Duomo 103.

P

Padri delle Scuole Pie 102.

Loro Noviziato al Pellegrino 268.

Palazzo degli Alberti 200.

Pa-

Palazzo degli Aleſſan- dri 79.

Albizzi 79.

Altoviti 79.

Antinori 187. 266.

Arciveſcovo 26.

Bagnani 146.

Baldinucci 75.

Bartolini 145.

Beccuto Orlandini 193.

Borgherini 153.

Capponi 33. 67. 197. 226.

Caſtelli 226.

Cerretani 125.

Coppoli 33.

Corſi 186.

Corſini 87. 136. 150.

Franceſchi 206.

Feroni 235.

Gerini 42.

Gherardeſca 68.

Giacomini 187.

Gianni 198.

Ginori 118.

Giraldi 118.

Giugni 49.

Palazzo de' Gondi 86.

Grifoni 50.

Guadagni 67. 103.

Guicciardini 206.

Incontri 42.

Lorenzi 206.

Malaſpina 193.

Martellini 47.

Martini 193.

Marucelli 119.

Medici 238.

Mandragone 126.

Nero 200.

Niccolini 50.

Panciatichi 33.

Pandolfini 121.

Paſquali 187.

Pecori 226.

Pitti Abitazione Reale 206.

Poteſtà, detto il Bargello 100.

Pucci 42. 43.

Ricaſoli 42. 141.

Riccardi 30.

Ridolfi 135.

Rinuccini 226.

Rucellai 141.

Salviati 100. 102.

Pa-

Palazzo del Sera 75,

Serriſtori 200.

Spini 146.

Strozzi 76. 80. 144.

Tempi 197.

Turco Roſſelli 153.

Valori 79.

Vecchio 169.

Ughi 33.

Uguccioni 180.

Veſcovo di Fieſo- le 278.

Vitelli 198.

Ximenes 68.

Zanchini 235.

S. Pancrazio, Monaſte- ro, e Chieſa 141.

Pandette Fiorent. 174.

S. Paolino, Convento, e Chieſa 134.

S. Paolo de' Convale- ſcenti Spedale 133.

Paradiſo, Monaſtero, e Chieſa 283.

Pavoniere 259.

Petraia, Villa di S. M. I. 260.

Piazza di S. Croce 96.

Piazza del Granduca 169.

del Grano 86.

di S. Maria No- vella 133.

della SS. Nunzia- ta 50.

S. Pier Maggiore, Mo- naſtero, e Chieſa 76.

S. Piero a Monticelli, Monaſt. e Chieſa 249.

Poggio a Caiano Villa di S. M. I. 255.

Ponte alla Carraja 226.

alle Grazie 200.

a S. Trinita 236.

Vecchio 196.

Porta alla Croce 280.

a S. Frediano 248.

a S. Gallo 267.

a S. Niccolò 282.

al Prato 253.

Romana, o ſia S. Piero in Gatto- lino 241.

Porticciola a S. Gior- gio 287.

a S. Miniato 288.

alle Mulina 254.

Por-

Porticciola a Pinti 280.

Chieſa 245.

Pratolino, Villa di S. M. I. 269.

S. Procolo Chieſa 101.

Q

Quiete, Conſervatorio, e Chieſa 264.

R

Ruota Fiorentina 169.

S

Sala di Udienza 175.

S. Salvadore Chieſa 27.

Statua equeſtre 179.

S. Salvi, Monaſtero, e Chieſa 280.

Serraglio dei Leoni 41.

Seminario Fiorentino 194.

Fieſolano 278.

S. Simone Chieſa 98.

Spedale de Convaleſcen- ti 133.

di San Gio. di Dio 141.

Spedale degli Incurabili 121.

degli Innocenti 51.

di S. Marco per i Pellegrini 120.

di S. Maria Nuo- va 43.

di S. Matteo 41.

de' Preti 120.

di S. Tommaſo d'A- qnino 47.

S. Spirito Convento, e Chieſa 227.

Spirito Santo, Monaſte- ro, e Chieſa 202.

S. Stefano, Monaſtero, e hieſa 153.

Scuderie di S. M. I. 177.

Studio Fiorentino 102.

T

Teatro di Via del Co- comero 42.

di Via della Pergo- la 48.

S. Trinita Chieſa 146.

IN-

INDICE ALFABETICO

Degli Autori contenuti nel preſente Libretto.

Le marche appoſte ſignificano come appreſſo

A. Architetto.

P. Pittore.

S. Scultore.

* Vivente.

A

ALbano. P. 287.

Alberti Leon Bati- ſta A. 61. 141. 143.

Albertinelli Mariotto. P. 46. 58. 246.

Allori Agnolo. P. 60. 93. 111. 129. 147. 230.

Allori Aleſſandro, det- to il Bronzino. P. 29. 35. 44. 46. 49. 58. 60. 75. 91. 122. 129. 130. 132. 199. 229. 232. 246. 257. 279.

Allori Criſtofano. P. 60. 148.

Ammannato Bartolom- meo. S. A. 18. 28. 30. 50. 178. 207. 237. 262. 263.

Anderlini Pietro. P. 26.

Andrea Piſano. S. 23.

Andreozzi. S. 188.

Arnolfo di Lapo. A. 14. 82. 88. 169.

Aſpetti Tiziano. S. 148.

Averani Benedetto 79.

B

Balaſſi Mario. P. 78.

Balatri. A. 134.

Baccio d'Agnolo. A. 14. 98. 145. 153. 252.

V Bac-

Baccio da Montelupo. S. 76. 183.

Bachiacca Franceſco. P. 112.

Baldovinetti Aleſſio. P. 55.

Balducci Gio. P. 16. 120. 132.

Baldi Lazzaro. P. 138.

Bandinelli Baccio. S. 18. 19. 63. 170. 173.

Baratta Gio. S. 228.

del Barbiere Aleſſandro Fei. P. 89. 143. 199.

Bardi Donato di Betto detto Donatello. S. 12. 16. 17. 22. 25. 27. 31. 88. 90. 92. 107. 110. 174. 176. 183. 197.

Barocci Iacopo, detto Vignola. A. 204.

Berrettini Pietro da Cortona. P. 189. 208.

Bermoſer Baldaſs. Fiam mingo. S. 140. 187. 215.

* Betti Sigiſmondo 142.

* Bettini Antonio. P. 201. 222.

Bianchi Franceſco. P. 123. 154.

Bibbiena v. Galli.

di Bicci Lorenzo. P. 41. 43. 149. 197.

Biliverti Giovanni. P. 61. 90. 189. 192.

Bimbacci Atanaſio. P. 70

Bizzelli Gio. P. 29.122.

del Brina Franceſco. P. 143.

Bonechi Matteo. P. 67. 85. 128. 138. 224. 235.

Botti Romualdo. P. 213.

Botticelli Sandro. P. 70. 76. 137. 229.

Boſchi Franceſco. P. 74.

Boſchi Fabbrizio. P. 28. 37. 78. 122. 139. 141. 148. 205. 224.

Boſcoli Andrea. P. 73. 153.

Boſcoli Maſo. S. 130.

Broccetti. S. 141.

Buo-

Buonarroti Filippo Se- natore, e Auditore. 62. 89.

Buonarroti Michelagno- lo. P. S. A. 15. 31. 88. 107. 109. 113. 119. 158. 170. 173. 180. 210. 244. 289.

Buontalenti Bernardo. S. P. A. 39. 43. 50. 70. 81. 146. 148. 168. 210. 259. 269.

Buffalmacco Buonamico. P. 182.

Bugiardini Giuliano. P. 128.

Buglioni Benedetto. S. 142.

Brunelleſco Filippo. S. A. 14. 17. 49. 50. 51. 81. 95. 106. 111. 129. 133. 206. 227. 273.

Butteri Gio. Maria. P. 221.

Butteri Lodovico. P. 137.

C

Caccini Gio. S. A. 54. 81. 149. 152. 191. 231. 237. 249.

Caliari v. Paolo Vero- neſe.

* Campiglia Gio. Dome- nico. P. 28.

Caparra 145.

Caracci. P. 166.

Carletti Lorenzo. P. 204.

Carlo Aretino. 15.

del Caſentino Iacopo. P. 185.

Caſini Gio. P. 236.

del Caſtagno Andrea. P. 15. 138.

del Cavagliere Batiſta. S. 89.

Cavallini Pietro. P. 34. 53. 119. 142.

Cateni Gio Cammillo. S. 30. 58.

Cecco Bravo Montelati- ci. P. 99.

Cellini Benvenuto S. 116.

V 2 Cel-

Cennini Cennino P. 121.

Cennini Bartolommeo S. 139.

Cerruti Colonnello A. 223.

Cbiaviſtelli Iacopo P. A. 69. 234.

del Chiaro Pier Gio. A. 123.

Ciabilli Gio. P. 225.

Ciceri P. 138.

Cigoli Lodovico P. 36. 74. 77. 81. 92. 130. 132. 144. 171. 191. 204. 245.

Cimabue Gio. P. 93. 128.

Cinganelli Michelagno- lo P. 204.

Cinqui Gio. P. 138.

Ciocchi P. 235.

Cioli Valerio S. 89.

* Cipriani Gio. Batiſta P. 72. 268.

Ciurini Bernardino A. 47. 100.

Coltellini Avvocato 188.

Comodi Andrea S. 74.

Conti Franceſco P. 78. 111. 235.

Cronaca A. 74. 144. 232.

di Credi Lorenzo P. 17. 39. 70. 78. 185. 215. 223.

Curradi Cav. Franceſco P. 28. 29. 71. 78. 99. 119. 135. 146. 181. 200. 201. 224.

Curradi Raffaello S. 119.

D

del Dadda Romolo S. 145.

Dandini Piero P. 49. 64. 71. 119. 123. 128. 134. 138. 139. 162. 191. 193. 204. 213. 225. 235.

Dandini Vincenzio P. 74. 137. 138. 205.

Dandini Ottaviano P. 28. 108.

Dandini Ceſare P. 59.

Danti Vincenzio S. 23.

Dan-

Danti Ignazio 131.

Davanzati D. Aleſſan- dro P. 149.

Davanzati Giuliano 149. 279.

Donatello v. Bardi.

Donnini Antonio P. 61.

Donnini Agnolo P. 122.

Doſi Gio. Antonio A. 26. 91. 152. 187.

E

da Empoli Iacopo P. 43. 64. 101. 111. 130. 148. 149. 197. 199. 239. 275. 287.

F

da Fabriano Gentile P. 199.

Falconieri Cav. Paolo A. 42. 206.

Fedeli Ortenzia P. 122.

Fei Aleſſandro v. del Barbiere.

* Ferretti Gio. P. 17. 27. 83. 134. 138. 163.

Ferri Antonio A. 150. 206. 213.

Ferri Ciro P. 71. 208.

Ferrucci Andrea S. 19.

Ferrucci Niccodemo P. 77. 98. 99. 121. 122. 137.

Ferrucci Franceſco S. 276.

Ficherelli detto Felice ripoſo P. 44. 229.

Fidani Orazio P. 79.

da Fieſole Andrea Fer- roni S. 130. 139. 204.

Filarete Simone S. 118.

Foggini Gio. Batiſta S. A. 31. 58. 62. 72. 73. 93. 125. 162. 195. 202. 220. 225.

Foggini Giulio A. 93.

Foggini Vincenzio S. 93. 267.

Fontana Cav. Carlo A. 33. 67.

Fortini Anton Maria S. 93.

Fortini Giovacchino S. 85.

V 3 Fran-

Francavilla Pietro S. 35. 91. 235. 237.

Franceſchini Baldaſſar- re detto il Volterra- no P. 44. 56. 59. 61. 64. 68. 77. 91. 124. 192. 205. 260. 261. 262. 277.

Franchi Antonio P. 225.

Franciabigio P. 39. 55. 76. 215. 228. 256.

G

Gabbiani Anton Dome- nico P. 37. 42. 72. 77. 85. 150. 153. 193. 202. 209. 213. 224. 258. 272.

Gabbiani Gaetano P. 229.

Gaddi Agnolo P. 185. 219.

Gaddi Taddeo P. 131. 181. 196.

Galilei Galileo 9.

da S. Gallo Giuliano S. 86. 255.

da S. Gallo Franceſco S. 15. 62. 22. 185.

Galletti Padre Filippo Maria Teatino P. 189. 190.

Galli Bibbiena Antonio P. A. 48.

Galeotti Sebaſtiano P. 235.

Gamberucci Coſimo P. 49. 76. 139. 149. 152.

Gandi P. 235.

del Garbo Raffaellino P. 72. 76. 249.

Gargiolli Franceſco dc. Settignano S. 139.

Gherardini Aleſſandro P. 49. 79. 85. 87. 193. 202. 217. 224. 228.

* Gherardini Tommaſo P. 135. 143. 215.

Gherardoun Olandeſe P. 166.

Ghiberti Lorenzo S. 16. 17. 23. 183.

Ghirlandaio Ridolfo P. 128. 144. 202. 214. 223. 230. 233. 281.

Ghir-

Ghirlandaio Domenico P. 70. 137. 147. 251.

Ghirlandaio Benedetto P. 230.

Giadot A. 267.

Gianre Domenico P. 48.

Giordano Luca P. 31. 71. 208. 220. 241.

Giotto P. A. 12. 15. 22. 93. 181. 229.

Fra Gio. Domenicano, o B. Gio. Angelico P. 72. 129. 233. 275. 289.

Gio. d'Antonio detto Nanni S. 184.

Gio. Bologna S. 35. 51. 60. 177. 179. 184. 190. 194. 212.

Gio. da Piſa S. 13.

Giovannozzi Piero A. 75.

Gio. da S. Gio. v. Man- nozzi.

Giuſti Antonio P. 191.

Giuliano di Baccio d' Agnolo P. 15. 17.

Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi S. 154.

Gori D. Anton Fran- ceſco 36. 168.

Grazia Gio. P. 140.

* Gricci Giuſeppe P.215.

Granacci Franceſco P. 78.

Gregori Carlo Inciſore 168.

* Griſoni Giuſeppe P. 49. 63.

H

* Hugford Ignazio En- rico P. 135. 147. 149. 189. 205. 214. 216. 236.

I

Fra Iacopo Carmelita- no P. 135.

* Ianſens Franc. Fiam- mingo S. 267.

L

Landini Taddeo S. 231. 237.

Lapi Niccolò Franceſco P. 85. 108. 154.

Ligozzi Giacomo P. 29.

V 4 60.

60. 92. 127. 138. 140. 171.

Lippi Fra Filippo P. 74. 83. 111. 128. 153. 214. 228. 232.

Lippi Lorenzo P. 223.

Lomi Aurelio Piſano P. 54. 218. 229.

Lorenzi Stoldo S. 212.

Lotti Carlo P. 58.

Don Lorenzo Camal- dolenſe P. 147.

Luti Benedetto P. 268.

M

Macchietti Girolamo P. 29. 110. 122. 127. 218.

da Maiano Benedetto S. 18. 94. 128. 144. 149. 174.

* Mannaioni Giulio A. P. 48. 215.

Mannozzi Gio. da S. Gio. P. 46. 90. 98. 100. 139. 140. 148. 208. 215. 233. 252. 264. 274. 287.

Manetti Rutilio P. 230. 246.

Maratta Carlo P. 151.

Marcellini Carlo S. 58. 71. 220. 224

Marcello Provenzale P. 205.

Marinari Onorio P. 83 99 192.

Martinelli P. 181.

Marucelli Valerio P. 78.

Marucelli Stefano P. 153.

Marcheſini Pietro P. 112. 135. 139. 216.

Maſaccio P.?4. 218.

Maſcagni Arſenio P. 30

Maſolino P. 218.

Mazza Taddeo P. 147.

Mazzanti Cav. P. 203.

di Meglio lacopo P. 89. 130. 199.

Memmi Simone P. 131.

* Meucci Vincenzio P. 26. 27 59 63. 83. 112. 125. 134. 138. 192.

Meus Livio P. 241.

Michelozzi Michelozzo A. 30. 37. 56. 141.

170.

170. 269. 275.

del Minga Andrea P. 90. 143.

Mino da Fieſole S. 84. 277.

Mochi Orazio S. 99.

Monaldi Bernardino P. 217.

Montauti Antonio S. 85. 203. 225.

Montorſoli S. 110.

Morandi Gio. Maria P. 85.

Morandini Franceſco d. il Poppi P. 35. 199. 281.

del Moro Lorenzo P. 95. 138. 275.

Moroſino Franc. 155.

Moücke Franceſco 168.

N

Naldini Batiſta P. 35. 83. 90. 92. 98. 127. 132. 199. 221. 268.

Nannetti Niccolò P. 61.

Nanni di Baccio Bigio S. 227.

Naſini Cav. Giuſcppe P. 108. 231.

Nelli Senator Gio. Ba- tiſta A. 113.

delNero Tommaſo A.200

Niccola Piſano A. 250.

Nigetti Matteo A. 64. 76. 136. 187.

Novelli Antonio S. 55. 136.

O

Olbino di Baſilea P. 166.

dell'Opera Gio. S. 18. 19. 89. 129. 134.

Orcagna Andrea P. S. A. 16. 129. 175. 181. 184. 185. 245.

Orlandi Luigi A. 33.

P

* Pacini Santi P. 143. 214.

del Pace Ranieri P. 138.

Pagani Gregorio P.222.

Paggi Gio. Batiſta Lom- bardo P. 37. 44. 49. 54. 60.

Pa-

Palladio Andrea A. 180.

Palma Felice S. 148.

* Paoletti Gaſpero A. 42.

Paolo Veroneſe P. 166.

Parigi Alfonſo A. 201.

Paſſignani Domenico P. 29. 36. 37. 43. 60. 65. 69. 73. 90. 98. 119. 146. 171. 192. 202. 217. 222. 223. 228. 249.

Perini Giuſeppe P. 148. 149.

Peſtrini Domenico P. 147.

Petrucci Benedetto S. 189. 230.

Petrucci Franceſco P. 201.

Piamontini Giuſeppe S. 25. 58. 225. 248.

* Piattoli Gaetano P. 101.

Piero di Coſimo P. 223. 233. 278.

Pietro Perugino P. 58. 60. 77. 214. 215. 275.

Pieratti Gio. Batiſta A. 122.

Pierotti S. 132.

Pignoni Simone P. 60. 205. 249.

Pinzani P. 85. 138. 139.

Piſelli Piſello P. 78.

Poccetti Bernardino P. 16. 36. 37. 38. 49. 51. 55. 60. 69. 119. 123. 126. 132. 149. 191. 205. 208. 211. 215. 217. 221. 222. 232.

Pontormo Iacopo P. 43. 55. 70. 101. 123. 133. 203. 246. 257. 262.

Poggini Domenico S. 143.

Poliziano Agnolo 15. 37.

del Pollaiolo Antonio P. 55. 293.

del Pollaiolo Simone A. 288.

del

del Pollaiolo Pietro P. 293.

Pomarancio P. 44.

Poppi v. Morandini Franceſco.

della Porta Fra Bar- tolommeo P. 34. 38. 84. 252.

della Porta Baccio P. 46.

Portelli Carlo P. 69. 204.

Portigiani Fra Dome- nico S. 36.

Pucci Gio. Antonio P. 37. 85.

Pugliani P. 137. 191.

Puglieſcbi Antonio P. 29. 49. 63. 85. 151. 213. 224. 235. 287.

Puligo P. 123. 251.

R

Raffaello da Urbino P. 121. 166.

Raffaello da Montelu- po S. 110. 119.

Redi Tommaſo P. 85. 202. 287.

Ricci Baſtiano P. 119.

Fra Riſtoro A. 126

della Robbia Luca S. 136. 152. 223. 289. 292.

della Robbia Andrea S. 134.

Romanelli Gaetano P. 130.

* Romei Giuſeppe P.191.

Roncagli Cavaliere P. 152.

Roſa Salvatore P. 234.

Roſſelli Matteo P. 35. 64. 78. 90. 120. 122. 137. 140. 149. 154. 183. 188. 189. 192. 234.

Roſſellini Antonio S. 292.

Roſſelli Coſimo P. 55. 72 108.

Roſſi Vincenzio S. 19. 170. 173. 188.

Roſſo P. 55. 107.

da Rovezzano Benedet- to S. 19. 152. 153. 219.

Rubens Pietro Paolo P. 166.

Rug-

Ruggieri Ferdinando A. 33. 85. 203.

Ruggieri P. 188.

Ruſtici Gio. Franco S. 24.

S

Sagreſtani Gio. P. 85. 224. 229. 287.

Salimbeni Ventura P. 66.

Salviati Frasceſco P. 88. 175.

Salvini Ab. Ant. Maria 32. 58.

Sanſovino S. 19. 230.

Santi di Tito P. 29. 34. 48. 65. 72. 88. 92. 123. 127. 132. 137. 142. 155. 218. 248. 249. 280.

del Sarto Andrea Van- nucchi P. 39. 55. 57. 65. 86. 255. 260. 281.

Scamozzi A. 81.

Sciamant Giuſeppe P. 59.

Segaloni Matteo A. 82.

da Settignano Deſide- rio S. 108. 127. 149.

da Settignano Gregorio S. 77.

Silvani Gherardo A. 33. 63. 77. 84. 103. 119. 187.

Silvani Pier Franceſco A. 64. 130. 150. 187. 219.

Fra Siſto A. 126.

Soderini Mauro P. 17. 27. 155.

Sogliani Gio. Antonio P. 112. 275. 289.

Soggi Niccolò P. 122.

Soldani Benzi Maſſimi- liano S. 58.

Spinello Spinelli P. 293.

* Stagi Domenico P. 48. 216.

Starnina Gherardo P. 221.

Stradano Gio. P. 58. 63. 92. 228.

Suſini Franceſco S. 189.

T

T

Tacca Ferdinando A. 147. 154.

Tacca Pietro S. 186.

Taſi Andrea S. 25.

Taſſo Bernardo A. 180. 186.

Tatti Iacopo V. Sanſo- vino.

Tempeſti Antonio P. 204.

Tiarini P. 37.

Ticciati Girolamo S. 24. 93. 127. 226. 234.

Tintoretto P. 166.

Tiziano P. 166.

Tommaſo da S. Friano P. 76. 140. 146. 153. 283.

Traballeſi Bartolommeo P. 140.

* Traballeſi Giuliano P. 142.

Tribolo Niccolò S. 113. 261. 262. 264.

V

Vandik P. 166.

Vanni Gio. Batiſta P. 99. 201. 267.

Vannini Ottavio P. 188. 191. 233.

Vannuccbi Andrea v. del Starto

Vanhonthourt Gherardo Fiammingo P. 204.

Vaſari Giorgio P. A. 17. 65. 83. 89. 92. 113. 130. 132. 152. 155. 168. 171. 217. 258.

Uccelli Paolo P. 16. 131.

Veli Benedetto P. 138.

Vellani Ferdinando P. 204.

Veracini Agoſtino P. 30. 107. 120. 136.

Verrocchio Andrea A. 74. 111. 170. 184.

Veſpucci Amerigo 141.

Ugolino Saneſe P. 184.

Vignali Iacopo P. 61. 64. 99. 119. 128. 149. 188. 201. 202. 229. 233. 236.

Vi-

Vignoli v. Barocci Ia- copo.

Ulivelli Coſimo P. 56. 64. 217. 222.

Viviani Vincenzio Mat- tematico 125.

Z

* Zocchi Giuſeppe P. 48. 215. 216.

Zuccheri Federigo P. 17

Zuccheri Taddeo P. 44.