L'ANTIQUARIO
FIORENTINO
O SIA
GUIDA
PER OSSERVAR CON METODO
LE COSE NOTABILI
DELLA CITTA'
DI FIRENZE.
IN FIRENZE L'ANNO MDCCLXV.
NELLA STAMPERIA IMPERIALE.
AMICO LETTORE.
M
di darti in queſto Libretto coſa del
tutto nuova, o che non ſia mai uſcita alla lu-
ce, ma ſoltanto in queſta riſtampa ho inteſo
di aggiunger la notizia di quelle molte coſe,
che fin quì erano ſtate omeſſe, e che ſono eſpo-
ſte alla pubblica viſta, o ſieno Pitture a fre-
ſco, oppure a olio, Sculture, Architetture, ed
altro, che o per la ſua bellezza, o per l'anti-
chità, o per il poſto ove ſon ſituate, tanto nei
Palazzi, quanto nelle pubbliche Chieſe, meri-
tano oſſervazione, o delle quali dall'erudito
Foreſtiero può facilmente farſene ricerca, nell'
atto, che con la guida di queſto Libretto ſi
porta a conoſcere, et ad oſſervare in Perſona
ſu i ſuoi veri luoghi, le più pregevoli bellez-
ze di queſta noſtra Città: Di tutte queſte ope-
re pertanto, mi ſono ſtudiato di dirtene i
veri autori ſecondo le memorie che ſono ſta-
te ſcritte da coloro, che diffuſamente han-
no parlato della noſtra Città, e ſecondo il
ſentimento dei più accreditati viventi Mae-
ſervazione delle Fabbriche, e dei lavori che
quì ſi deſcrivono, ho procurato di dare a
queſto medeſimo Libro un ordine più rego-
lare, e ſpecialmente nelle maggiori Chieſe,
coſicchè ad una ſola ſcorſa per le mede-
ſime, ſi abbia ſotto degli occhi una ſempli-
ce sì, ma chiara notizia di ciò che è più
paleſe, o più degno di oſſervazione.
ſemplice Notizia, perchè tale è l'idea di
queſto Libro, giacchè l'erudito Foreſtiero,
che più minutamente deſideraſſe d'eſſere in-
formato, potrà facilmente reſtar contento,
indirizzandoſi a conſultar le voluminoſe ope-
re di tanti Autori, che ne hanno ſcritto an-
che in queſti ultimi tempi, come diffuſa-
mente dimoſtrano le copioſe e diligenti Lezio-
ni del Padre Giuſeppe Richa della Compa-
gnia di Gesù.
cole fatiche incontrino il tuo gradimento, e
vivi felice.
DELL'
DELL'ORIGINE
E
DE' PROGRESSI
DI FIRENZE.
FIrenze, Colonia antichiſſima dei Roma-
ni, qualunque ſiaſi l'opinione de' diver-
ſi Scrittori che voglia ſeguitarſi, certo è,
che non dall'infima Plebe, ma da' più ſcelti
Cavalieri, e da' più valoroſi Soldati dell'in-
ſigne Città di Roma ebbe principio. Poichè
altri vollero che ella derivaſſe da' Seguaci di
Silla; altri da' Triumviri; altri da' Popoli Fie-
ſolani; non mancando chi abbia creduto che
Ercole Libico ne ſia ſtato il fondatore. Ed
in vero, ſecondo l'autorità di Giulio Fron-
tino, e di altri ſolenni Autori uniti alla co-
mune ſicura credenza, a Firenze già fonda-
Colonia de' Romani, popolata non dall'in-
fima plebe, ma da' più ſcelti Soldati di Ceſa-
re; e che da Floro è annoverata Firenze fra'
più ſplendidi Municipi d'Italia. Quindi è,
che i Fiorentini nutrirono in ogni tempo
ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna impreſa,
benchè difficile, e grande, intentata laſcia-
rono, per acquiſtare a ſe medeſimi gloria,
ed alla Patria ornamento, e ſplendore. Scoſ-
ſo il duro giogo di eſſere ad altri ſoggetti,
dopo la caduta dell'Imperio Occidentale nel
quinto ſecolo, procurarono di vivere in li-
bertà; per conſervar la quale, non meno,
che per dilatare i confini del proprio domi-
nio, furono forzati ad abbattere l'audacia
de' loro nemici, disfacendo Caſtella, eſpu-
gnando Città, e riducendo ſotto il loro co-
mando Popoli interi. Fatti pertanto poten-
ti, non temerono di ſoſtenere oſtinatiſſime
guerre contra i primi potentati d'Italia, ri-
portandone bene ſpeſſo ſegnalate vittorie, le
quali ſenz'alcun dubbio non ſarebbero così
toſto ceſsate, ſe le diſcordie civili non ne a-
veſſero il corſo impedito. Queſte furono,
tarono di Ariſtocratico in Popolare, e di Po-
polare lo riduſſero a Principato: avvegna-
chè la Repubblica ne' primi tempi, ſolamen-
te dagli Ottimati ſi governaſſe, indi dal Po-
polo, però nobile e potente, e non già vi-
le, e minuto, ſe non nella rivoluzione de'
Ciompi dell'anno 1378. che ebbe corta du-
rata; e dipoi nel ſecolo decimoſeſto per di-
vina diſpoſizione, da Principi ottimi, e cle-
mentiſſimi cominciò ad eſſer governata. Ora
ſiccome nel coraggio, e governo furono i
Fiorentini ſomigliantiſſimi a' Romani; così
procurarono in ogni altra coſa d'imitarli.
Ebbero come Roma, il Teatro, l'Anfitea-
tro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli
Aquedotti, e ſecondo alcuni anche il Tem-
pio di Marte. Dicono, che coſtumaſſero gli
ſteſſi Giuochi, e l'iſteſſe Feſte pubbliche, e
onoraſſero pure come lor tutelare il mede-
ſimo Dio Marte. Così ne' tempi poſteriori,
quando ebbero la felice ſorte di conoſcere,
e di abbracciare la Religione Ortodoſsa, edi-
ficarono nobiliſſime Chieſe, ſontuoſi Palaz-
zi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggia-
Coltivarono, come i
Romani, in ſommo grado le Armi, e le
Lettere. Nelle Armi riuſcirono valoroſiſſimi
Soldati, e condottieri d'Eſerciti di gran no-
me. Sono innumerabili quelli, che ne' tem-
pi antichi, e moderni ebbero l'onore d'eſ-
ſer creati Cavalieri da Imperadori, e Mo-
narchi, per ricompenſa del loro valore, e
ad alcuni non ſon mancate ſovranità rag-
guardevoliſſime, ed anche Regie, e le digni-
tà prime del Mondo. Moltiſſimi quelli, che
nelle Regioni anche più barbare, e più lon-
tane ſi renderono formidabili; e nel medeſi-
mo tempo glorioſi. Nè poſſiamo tacere, che
tutto il nuovo Mondo ha il ſuo nome da un
Fiorentino. Ma che diremo noi degli uomi-
ni letterati? Dopo l'invaſione de' Barbari
nell'Italia, rimaſero le Scienze, e l'Arti
più nobili ſepolte in una profonda ignoran-
za: mercè però de' Fiorentini riſorſero a
nuova vita, ripigliando il lor primiero ſplen-
dore. Quindi ſi vedde, quaſi diſſi, rinata la
Poesia, e l'eloquenza Latina, e Greca, e
prender vita la letteratura Toſcana. Rifiorì
la Filoſofia di Platone, e con eſſa ogni altra
Le Mattemati-
che, e le Filoſofie ſormontarono al ſommo
grado per mezzo del gran Galileo invento-
re del Teleſcopio, Microſcopio, ed altri in-
ſtrumenti, mercè de' quali ampliò le cogni-
zioni fino allora limitate della Filoſofia, ed
Aſtronomia anco per via delle nuove ſco-
perte da eſſo fatte in cielo; e l'
dall'interpetrazione del noſtro Accurſio in-
cominciò grandemente a riſorgere. Così fe-
cero la Pittura, la Scultura, e l'Architet-
tura, nelle quali tant'oltre s'avanzarono i
Fiorentini, che a loro giuſtamente ſi dee la
lode di primi maeſtri, e di reſtauratori di
sì belle Arti. E ſe nelle Armi, e nelle Let-
tere grandemente fiorirono, quanto più ſi
ſegnalarono nella pietà, e religione! Sopra
il numero di dugento ſono quei, che già Cit-
tadini di queſta Patria, ora del Cielo col ti-
tolo di Beati, o di Santi s'adorano ſù gli
Altari. Più di centocinquanta Chieſe ſi con-
tano, quarantotto delle quali ſon Parroc-
chie. Circa a ſeſſanta Monaſteri di Mo-
nache tutti dentro della Città; oltre i mol-
ti, che ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi
ſervatorj di fanciulle povere, e d'uomini
mendicanti: diverſi Spedali per gl'infermi,
e pe' pellegrini: ſopra cento Confraternite
di ſecolari: altre delle quali all'inſtruzione
del Catechiſmo; altre al ſovvenimento de'
poveri vergognoſi; altre all'eſercizio di va-
rie opere di miſericordia con gran fervore
attendono; ed altre alla ſcarcerazione de'
prigioni. Vi ſono Accademie di gran no-
me, e fra queſte la Sacra Accademia Fio-
rentina, e la tanto famoſa della Cruſca, re-
gina, e moderatrice della lingua Italiana.
Quella degli Apatiſti, che per adunarſi ſem-
pre pubblicamente, e darviſi ad ognuno fa-
coltà di recitarvi in qualſivoglia Idioma, è
ſtimata il ſeminario de' belli ingegni. Vi è
ancora la Società Bottanica eretta moder-
namente a comodo e benefizio di queſta uti-
le Profeſſione. Finalmente per rendere una
Città in ogni parte compita, hanno fatto a
gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti
abbellimenti eſteriori, di ſtrade ſpazioſe, e
ben laſtricate, di ſontuoſi Edifizj, di tante
belle Pitture, e Statue di cui è ripiena la
ell'è collocata, e circondata da fertiliſſimi
colli; irrigata dal Fiume Arno, in luogo d'
aria ſottile sì, ma ſalubre, e producitrice
di nobiliſſimi ingegni. Onde non è maravi-
glia s'ella meriti il giuſto encomio, che le
hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella,
e di magnifica, di fiore delle Città, e di
maeſtra delle Scienze, e delle Arti, qual
nuova Atene in Italia. Ora per oſſervar
brevemente, con una ſemplice ſcorſa per
queſta Città, il bello della medeſima, diaſi
cominciamento dall'inſigne Chieſa Metro-
politana detta
SANTA MARIA DEL FIORE. Ed avvenga-
chè queſta gran Chieſa vinca di pregio tut-
te le Fabbriche della Città, fa di meſtiere
oſſervare in eſſa diſtintamente tutto ciò, che
la rende ſopra d'ogni altra mirabile, e ſin-
golare. Primieramente s'eſtende la ſua lun-
ghezza a braccia dugenſeſſanta; la larghezza
delle Tribune a cenſeſſantaſei; e quella del-
le Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano
della terra ſino alla ſommità della Croce, a
della Lanterna, ella è alta cencinquantaquat-
tro braccia; il tempio della Lanterna tren-
taſei, la Palla quattro, e otto braccia la
Croce. Finalmente tutto il giro di queſto
grand'ediſizio aſcende a braccia milledugen-
tottanta. Per di fuori è tutta incroſtata di
marmi con bell'ordine diviſati. La facciata
ancora era quaſi per metà incroſtata di
marmi, adornata di molte ſtatue, e baſſi ri-
lievi, fatta con diſegno di Giotto; eſſa fu
demolita l'anno 1586. ſenza ſaperſene il
motivo, e fu dato principio ad un altra di
diſegno dell'Accademia Fiorentina, la qua-
le eſſendo ad una certa altezza condotta, fu
di nuovo disfatta l'anno 1688. ed allora con
l'occaſione delle Reali Nozze del Gran Prin-
cipe Ferdinando di Toſcana colla Gran Prin-
cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, fu di-
pinta a freſco, come ritrovaſi di preſente.
Le ſtatue, che erano nell'antica facciata
Gottica, parte altrove, ed una porzione
dentro la Chieſa in nicchie furono colloca-
te; e tra queſte i quattro Evangeliſti alti
più del naturale fatti da Donatello, i quali
buna di mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi
ha l'ingreſſo, tre delle quali nella facciata,
e quattro lateralmente, abbellite di vaghi
lavori, ed intaglj, tra' quali è molto in pre-
gio una Madonna di marmo alta più del
vivo con due Angioli in atto riverente di
Giovanni da Piſa, ſopra la Porta dirim-
petto alla Canonica; e la Nunziata di Mo-
ſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la
Porta del fianco verſo la via de' Servi. Ri-
leva ſopra queſto Edifizio la gran Cupola
di figura ottagona, la cui bellezza, e gran-
dezza rende l'occhio di chi la mira per lo
ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne ra-
gioni, ſi giunge mai a lodarne una parte.
Queſta è la Cupola sì famoſa, della quale
il divin Michelagnolo ebbe a dire, poterſi
appena imitare, non che ſuperare con l'ar-
te. Finalmente l'Architettura di tutto que-
ſto compoſto è oltremodo maraviglioſa;
imperciocchè in quell'età coſtumandoſi di
fabbricare alla Gotica, fu al certo mirabil
coſa, che gl'ingegnoſi Arteſici ſi diſcoſtaſse-
ro da una maniera sì barbara, ed all'ottima
Or
queſto grande Edifizio ebbe cominciamen-
to l'anno 1294. o come altri con maggior
ragione vogliono l'anno 1296. eſsendo pri-
ma in queſto luogo una non piccola Chieſa
molto divota, eretta in onore di Santa Re-
parata, per ricordanza dell'inſigne Vittoria
ottenutaſi l'anno 407. nel giorno a lei de-
dicato, contro Radagaſio Re de' Goti. Il
primo Architetto fu Arnolfo di Lapo, di-
ſcepolo di Cimabue, ſotto la direzione del
quale incominciataſi queſta Fabbrica, in
cencinquantaquattr'anni fu da altri valenti
uomini ſuoi ſucceſsori quaſi all'ultima per-
fezione condotta. Ma la gran Cupola fu
parto dell'ingegno maraviglioſo di Filippo
di Ser Brunelleſco Architetto, che ne' ſuoi
tempi non ebbe uguale. La Lanterna di eſ-
ſa tutta di marmo maſſiccio, mirabilmen-
te intagliata fu meſsa sù da Baccio d'A-
gnolo, e
di Firenze ſalì con tutto il Clero a porvi
la prima pietra nell'anno 1438. La Palla,
e la Croce fu poſta sù da Andrea Verroc-
chio. Ammirata l'eſterior bellezza entre-
è tutto di marmi di varj colori, diviſati
con mirabil diſegno. Quello della Navata
di mezzo è di Franceſco da San Gallo, e
quello intorno al Coro è fatto col diſegno
di Michel'Agnolo, ed il rimanente credeſi
di Giuliano di Baccio d'Agnolo. Quivi
prima d'ogni altra coſa, potrà l'erudito
Foreſtiero volger l'occhio alle varie Inſcri-
zioni, e memorie, che vi ſi trovano. A
man deſtra evvi il Ritratto del menziona-
to Brunelleſco ſcolpito in marmo: a cui
ſegue il Ritratto di Giotto reſtauratore
della Pittura, con Epitaffi, il primo di Car-
lo Aretino, il ſecondo d'Agnolo Polizia-
no. Succedono altre memorie d'uomini il-
luſtri, come di Pier da Farneſe Capitano
de' Fiorentini, di
te Teologo, del Cardinal Pietro Corſini,
e dopo queſto l'Effigie ſcolpita in marmo
del gran Marſilio Ficino rinnovatore della
Filoſofia di Platone. Così a mano ſiniſtra
ſono dipinte due figure, rappreſentanti Nic-
colò da Tolentino, che è di Andrea del Ca-
ſtagno, e Giovanni Acuto che è opera cele-
al Farneſe è ſituato il Depoſito di Don Pie-
tro di Toledo Vicerè di Napoli. Merita
anche oſſervazione un quadro antico dell'
Orcagna, in cui è dipinto il Divino Poeta
Dante, quivi eſpoſto per Decreto della Re-
pubblica Fiorentina, quale è l'unica me-
moria pubblica, che vi ſia di queſto Mae-
ſtro della Toſcana Poeſia. E' queſta Chie-
ſa diviſa in tre Navate, alle quali corriſpon-
dono tre tribune di forma ottagona, e in
ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cappelle. Nel-
la Tribuna di mezzo ſi oſſervano nelle
quattro Cappelle Laterali i quattro Evan-
geliſti di mano di Donatello accennati di
ſopra, e nella Cappella di mezzo il Ce-
nacolo, di
quadri laterali di Bernardino Poccetti.
Queſta Cappella modernamente adornata
di Balauſtri, e dell'Altare di marmi di va-
rj colori, è dedicata a
Fiorentino, le di cui ſacre Ceneri ſi con-
ſervano ſotto l'altare nella belliſſima Caſſa
di bronzo, che può oſſervarſi da tutte le
parti mirabilmente lavorata da Lorenzo
Paſſando all'altra Tribuna detta
della
ta della Sagreſtia di bronzo, opera del
Ghiberti, e dentro alla medeſima Sagreſtia
i Putti che l'adornano con varj feſtoni di
mano di Donatello, e l'arco piano fatto
di Pietre commeſſe, opera certamente ſin-
golare, e prodigio dell'architettura. In
detta Tribuna può vederſi l'immagine di
cata di mano di Lorenzo di Credi, e i
due Quadri laterali che l'adornano, dei
quali il Tranſito è di Mauro Soderini, e
lo Spoſalizio di S' inalza ſo-
pra le dette Tribune la gran Cupola, per
di dentro tutta dipinta con maraviglioſa in-
venzione da Federigo Zuccheri, e da Gior-
gio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il
Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſe-
guito da Giuliano di Baccio d'Agnolo,
della medeſima forma d'ordine Ionico, e
di marmi di varj colori. Reſta queſto co-
ronato da un belliſſimo fregio, ſoſtenuto da
più colonne, l'imbaſamento delle quali è
arricchito di baſſirilievi, parte de' quali ſo-
vanni dell'Opera. In teſta del medeſimo
Coro ſi vede un Criſto Crocifiſſo, di mano
di Benedetto da Maiano, Scultore antico e
valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi
Statue di marmo, ſcolpite da Baccio Ban-
dinelli, rappreſentanti Iddio Padre in atto
di ſedere, ed a' ſuoi piedi il Criſto mor-
to, ſoſtenuto da un Angiolo. Due figure in
vero belliſſime, e condotte dal medeſimo
Baccio a maggior perfezione delle prime,
rappreſentanti Adamo, ed Eva col Serpen-
te, che erano collocate dietro queſto Alta-
re, in luogo delle quali ſtate rimoſſe, e poſte
nella gran Sala di Palazzo Vecchio, fu meſ-
ſa una Pietà di mano del Buonarroti, che,
ſebbene non condotta a fine, moſtra tut-
tavia l'eccellenza del Proſeſſore. Ne' pila-
ſtri delle Tribune, come ancora nelle mu-
ra delle navate ſi vedono alcune nicchie,
o Tabernacoli di marmo miſto, fatti col
diſegno di Bartolommeo Ammannati, en-
tro de' quali ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in
marmo da maeſtri eccellentiſſimi, cioè: Il
Vincenzio Roſſi, il
Ferrucci, il San Tommaſo, di Vincenzio
Roſſi, il San Pietro, del Bandinelli, il
San Giovanni Evangeliſta, di Benedetto da
Rovezzano, il
San Filippo, di Giovanni dell'Opera. Ha
queſta Baſilìca due Organi, che ſono di ra-
riſsima perfezione, ed altre opere degne
di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe
medeſimo oſſervare. Una ſola coſa parmi
neceſſario avvertire, ed è, che ſe per ſorte
quivi non ſi vedranno in gran copia gli ab-
bellimenti eſteriori, che a' noſtri tempi ſi
coſtumano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel
compoſto, a cui tutte le parti nobilmente
corriſpondono, ed una maeſtoſa bellezza,
che ſenz'altro ornamento, l'occhio ſom-
mamente diletta. Oltre però il materiale,
degna ſi è queſta Chieſa di ſomma vene-
razione per le inſigni Reliquie di tanti San-
ti, che vi ſi adorano. Sono tra eſſe le più
coſpicue, una parte della
Chiodo, ed una Spina della Corona di No-
ſtro Signore, ripoſte in Reliquiario d'oro
Perle, gioie, e pietre prezioſiſsime. Evvi
il corpo di
e di molti altri ſuoi ſucceſſori, e diſcepo-
li; di
fice, e de' Santi Martiri Abdon, e Sennen.
Evvi inoltre un pollice di
con alquante ſue Ceneri; una parte di Brac-
cio di
ra ſenza numero deſcritte già dall'Arcidia-
cono Minerbetti. Ma non minor venerazio-
ne le rende il Divin culto, che da tanti ſa-
cri Miniſtri religioſamente s'oſſerva. Qua-
rantadue Canonici, e fra queſti, cinque Di-
gnità, ſeſsanta e più Cappellani; cento
Cherici Eugeniani, e nelle feſte e ſolenni-
tà accreſcendo il numero ſeſſanta altri Che-
rici del nuovo Seminario Fiorentino, cele-
bran quivi continovamente gli Ufizj Divini
con tal decoro, e ſplendore, che quello d'
ogni altra Cattedrale d'Italia non ſolo ag-
guaglia, ma ſupera di gran lunga. Oltre di
ciò, che queſta Chieſa s'è renduta celebre
per molti, e ſingolari avvenimenti quivi
accaduti ne' ſecoli trapaſſati. Fra queſti par-
peratore, inſieme col Re d'Ungheria, e il
Duca d'Auſtria, creaſſe più Cavalieri a
Spron d'Oro, e molti di queſta Patria:
che Carlo Ottavo vi ſtabiliſſe concordia co'
Fiorentini: che due Sommi Pontefici Mar-
tino V. ed Eugenio IV. ſolennemente vi
celebraſſero. Che Pio II. e Leone X. v'
aſſiſteſſero più volte alle ſacre funzioni; ma
più di ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l'
anno 1439. il Concilio Ecumenico Fioren-
tino, famoſo per l'intervento del mento-
vato Eugenio IV. dell'Imperator Paleolo-
go, del Patriarca di Coſtantinopoli, e di
tanti Primati della Grecia; E più ancora
per l'unione ſtabilitavi della Chieſa Greca
colla Latina, come ben dall'Inſcrizione in
marmo preſſo alla Sagreſtia ſi può vedere.
Per queſte, ed altre cagioni non è mara-
viglia, ſe queſta Chieſa gode inſigni pre-
rogative, tralle quali è molto ſingolare, che
tanti Cherici, dopo il ſervizio di nove an-
ni preſtato alla medeſima, per Bolla d'Eu-
genio IV. e per conferma di detta Bolla
fatta da
chè non ſiano provveduti di alcun Benefi-
zio, o d'altra rendita Eccleſiaſtica. Uſcen-
do di Chieſa trovaſi appreſſo il
CAMPANILE, la cui circonferenza è cen-
to braccia, e l'altezza cenquarantaquattro.
E' in iſola da ogni parte fino da' fonda-
menti, ed è incroſtato tutto di marmi di
diverſi colori, con bel diſegno diſtinti. In
quattro nicchie da ogni lato poſano quat-
tro Statue, delle quali quelle che riguarda-
no la Piazza, e l'altre due ſopra la Porta
ſono di mano di Donatello. Fu condotta
queſta gran Torre col diſeguo di Giotto,
ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttu-
ra, che certamente nel Mondo non ſi tro-
va l'eguale. Dirimpetto alla Chieſa del
Duomo, è quella di
SAN GIOVANNI antico Bàttiſtero, e non
già, come alcuni hanno creduto con inſuffi-
ſtenti ragioni, Tempio di Marte; poichè ta-
le da' più culti eſtimar non ſi può per gli
errori che ravviſanſi nella ſua interna Ar-
Eſso è di forma ottagona, ed
in queſta guiſa ſi ſolevano in antico fab-
bricare i Tempj per uſo del Batteſimo. Per
di fuori è iſolato, ed incroſtato di varj
marmi. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo,
l'impoſte delle quali tutte di bronzo, ſono
di sì maraviglioſa bellezza, e con tal mae-
ſtria lavorate, che Michelagnolo Buonar-
roti ſoleva dire, che ſarebbero ſtate bene
alle Porte del Paradiſo. Quella che riguar-
da la Chieſa del Duomo, e altersì quella
dirimpetto all'Opera, ſono ambedue con-
dotte da Lorenzo Ghiberti, ma la terza
più antica fu fatta da Andrea Piſano. So-
no eſſigiate in eſſe alcune Storie del Teſta-
mento Vecchio, e Nuovo, di baſſorilievo,
fatte con tale eccellenza che reſta l'occhio
attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta
principale vi ſono tre Statue di marmo,
che rappreſentano il Batteſimo di Criſto,
incominciate dal Sanſovino, e perfezionate
da Vincenzio Danti, di cui ſono l'al-
tre tre Satue di bronzo, rappreſentanti la
Decollazione di
Porta, che è dirimpetto al Bigallo. Ma
glioſe le tre figure di bronzo, che rappre-
ſentano
un Fariſeo, e con un Dottore della Legge
antica, e ſono di mano di Giovanfrance-
ſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi le due
Colonne di Porfido, poſte avanti la Porta
principale, donate già da' Piſani alla Cit-
tà di Firenze: e le catene, che pendono,
con altre, che ſi veggono ad alcune Porte
della Città, ſono un trofeo del valor Fio-
rentino quando conquiſtarono il Porto Pi-
ſano, che con queſte chiudevaſi. Entrando
in Chieſa ſi vedono ſedici groſse Colonne
di belliſsimo granito, con Capitelli, e Pi-
laſtri, ſopra de' quali ricorre un terrazzi-
no, che circonda quaſi tutta la Chieſa. Sot-
to l'Arco della Tribuna, ove è ſituato l'
Altar maggiore, è ſtata modernamente al-
zata la Statua di marmo del Precurſore,
in atto d'eſſer portato alla celeſte Glo-
ria, con più Angioli pur di marmo, ope-
ra tutta di Girolamo Ticciati, celebre
Scultore, e Architetto, di cui pure è
lo ſpazioſo Presbiterio eretto davanti il
niſſimi marmi, ed arricchito di medaglio-
ni, e di Baſſirilievi di marmo. La volta poi
è tutta fatta a Moſaico, per opera d'An-
drea Taſi, diſcepolo di Cimabue, che in
quei tempi ebbe la ſua ſtima. Oltre i va-
ri ornamenti vi è un Battiſtero molto va-
go, e di belliſsimi marmi adorno, nella
nicchia del quale vedeſi un
ſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamon-
tini valente Scultore. Ed è da notarſi, che
un magnifico Battiſtero era prima nel mez-
zo del Tempio, della forma ottagona, del
quale n'è rimaſto il ſegno. Dirimpetto al
detto Battiſtero vi è il ſepolcro ornato di
varie Statue di Baldaſſar Coſsa, già Papa
ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecondo,
o come altri vogliono, Vigeſimoterzo, mor-
to in Firenze l'anno 1419. dopo aver ri-
nunziato il Pontiſicato avanti al Concilio di
Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è
opera di Donatello celebre Scultore de'ſuoi
tempi, di cui parimente è la
dalena Penitente in un bell'Altare fatto mo-
dernamente. Finalmente in queſto Tempio
te il Dito indice di
braccio di
gono in ſomma venerazione, come altresì
molte ſupellettili ſacre, e argenti d'ineſti-
mabil valore. Uſcendo di chieſa per la
Porta dall'Opera, ſi trova una Colonna po-
co diſtante, eretta in quel luogo l'anno di
noſtra ſalute 408. per ricordanza di quell'
inſigne miracolo, che ſeguì, alloraquando
trasferendoſi alla Chieſa di San Salvatore
il Corpo di San Zanobi Veſcovo Fiorenti-
no dall'Inſigne Collegiata di
nel toccar quivi la Bara un Olmo ſecco in-
contanente divenne freſco, e verdeggiante.
Si vede addirimpetto il
PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col
diſegno di
ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſſer-
vabile la magnifica Scala, e l'Atrio, che
mette nella gran Sala, dipinto eccellente-
mente da Pietro Anderlini, con lo sfon-
do, belliſſima opera di Vincenzio Meucci,
a ſpeſe di
to di
SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una
divotiſſima Congregazione di Sacerdoti utili
molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è tut-
ta dipinta a freſco da diverſi celebri Pro-
feſſori de' noſtri tempi, avendovi colorita
la Cupola, e la Natività, che ſerve di Ta-
vola all'Altar maggiore Giovanni Ferretti,
con i due Apoſtoli di chiaro ſcuro. La
depoſizione della Croce è di Mauro Sode-
rini, e la Reſurrezione oppoſta con lo
sfondo della volta è di Vincenzio Meucci.
Andando per via de' Martelli, s'incontra-
no le Abitazioni de' Martelli, e degli Ar-
naldi, nella prima delle quali eravi una
Statua di Donatello, la quale al preſente
ritrovaſi nel Palazzo del
ed è creduto il più eccellente lavoro del
ſuo ſcarpello; e nella ſeconda vi ſono eſ-
quiſite Pitture. Indi trovaſi la Chieſa de'
Geſuiti detta
SAN GIOVANNINO, dedicata a San Giovan-
Era queſta Chieſa aſſai pic-
cola, prima che foſſe conceduta a' detti
Padri; ma intorno all'anno 1580. coll'o-
pera, e col diſegno di Bartolommeo Am-
mannati, celebre Scultore, ed Architetto
Fiorentino, fu oltremodo accreſciuta, e
adornata. Imperciocchè quell'Artefice mol-
to pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e fatica
perdonò, perchè queſt'opera foſſe condot-
ta al ſuo fine. Ammirano gl'intendenti l'
eſquiſitezza dell'Architettura, ed il bell'or-
dine di tutte le parti di queſto ſacro Edi-
ſizio. Ha la facciata aſſai vaga, tutta di
pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cap-
pelle varj ornamenti di ſtucchi, con belle
Tavole; nella prima a man deſtra il San
Franceſco Borgia, è di Fabbrizio Boſchi,
la ſeconda Tavola di
ni; la terza di
Domenico Campiglia. Quindi ſeguita la
Cappella di
nobiliſsimi marmi, dove il Cavalier F. Fran-
ceſco Curradi ha con ſtraordinaria eccel-
lenza rappreſentato il detto Santo nell'at-
Ne ſegue la
Cappella maggiore, la di cui Tavola ove
è eſpreſſo il
mano di Girolamo Macchietti, dei due laterali il
Elena del Bizzelli. Dietro alla detta Cap-
pella, paſſando per la Sagreſtia, vi ſono
collocate tre Tavole, che una di Anton
Puglieſchi, ove è il Tranſito di
ſco Xaverio, e ſopra le due porte ſono di
ſtraordinaria bellezza il portar della Cro-
ce, opera di Domenico Paſsignano, e la
Natività di Santi di Tito, che può dirſi
delle migliori in genere di colorito di sì
eccellente autore. Tornando in Chieſa tro-
vaſi la nobil Cappella di
incroſtata di marmi, ove è di mano del
Puglieſchi la bella Tavola di detto Santo
Fondatore; Ne ſeguono tre altre Cappelle,
nella prima delle quail ov'è l'Immacolata
Concezione di mano del mentovato Corra-
di, nella ſeconda un inſigne Tavola di A-
leſſandro Allori, ove ha rappreſentato
S.
la Cananea, ed è da notarſi che quel Vec-
per
tolommeo Ammannati, che la fece fare.
Nella terza ed ultima vi è la Tavola de-
gli Angeli dipinta da Arſenio Maſcagni.
Gli Apoſtoli delle Nicchie ſono di Cam-
millo Cateni, e lo sfondo nella ſoffitta è
ultima opera di Agoſtino Veracini. Vici-
no a queſta Chieſa, ed al principio di Via
Larga è il ſamoſo
PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Marche-
ſe Riccardi, fatto già fabbricare da Coſi-
mo Padre della Patria, col diſegno di Mi-
chelozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza
quanto ſia bello, e magnifico, nè può com-
prenderlo facilmente chi non lo mira. Ve-
donſi le due facciate tutte di pietre forti in
tre ordini diviſate. Dal piano della terra
fino alle prime ſineſtre, l'ordine è ruſtico,
o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. So-
pra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuc-
cede il Corintio; e in fronte di sì nobile
Ediſizio, vedeſi un Cornicione d'incredibil
vaghezza, che da pertutto lo circonda.
Non meno vaghe ſono le fineſtre da baſſo,
gli ornamenti delle quali, come altersì il
Cornicione, ſi credono fatti col diſegno del
Buonarroti. Entrando per la porta princi-
pale trovaſi la prima Loggia, nel fregio
della quale ſono alcuni tondi, entrovi figu-
re di marmo di Donatello, e le pareti tut-
te furono fatte adornare l'anno 1719. dal
Marcheſe Franceſco Riccardi, di Baſſirilie-
vi, di Statue, di Buſti, e d'Inſcrizioni an-
tiche Greche, e Latine, a foggia di Muſeo.
A man deſtra vi è una ſcala molto como-
da, e nobile fatta col diſegno di
tiſta Foggini Scultore e Architetto Fioren-
tino. E' pure a man ſiniſtra una Scala bel-
liſſima fatta a chiocciola, che dal terreno
conduce fino alla ſommità del Palazzo.
Penetrando poi nelle ſtanze, quanti orna-
menti di pregio vi s'ammirano! Quante
prezioſe ſupeilettili degne di tanto Palaz-
zo! Vedraſſi la belliſſima Galleria dipinta
nella volta a freſco da Luca Giordano fa-
moſo Pittore, e in eſſa una bella, e copio-
ſa raccolta di Cammei, e d'intagli, di Me-
daglie, e di altre prezioſe antichità; allato
di manoſcritti, e di libri impreſſi, par-
te della quale ſu meſſa inſieme dal celebre
Riccardo Riccardi, e parte ſu già del Sena-
tore Marcheſe Vincenzio Capponi, da cui
l'ereditarono i preſenti poſſeſſori, i quali
vanno ſempre aumentandola. Si mireran-
no inoltre i nuovi accreſcimenti di ſervi-
zi baſſi molto comodi; e finalmente ſi ve-
drà creſciuta doppiamente la principal Fac-
ciata verſo la Via Larga, coll'ifteſs'ordi-
ne, e Architettura dell'antica. E' famoſo
queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellez-
za, ma eziandio per eſſere ſtato in ogni
tempo ricetto di grandiſſimi perſonaggi,
eſſendoviſi trattenuti Sommi Pontefici, Im-
peradori, e Rè, oltre un novero grande di
Principi (di che ſi legge la memoria in un
Cartello di marmo nel primo Corrile, fat-
ta dal celebre Abate Antonmaria Salvini)
e per molti avvenimenti accaduti, e deſcrit-
ti largamente dal Giovio, e da varj Scrit-
tori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto
ſi vede il
PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale
Bandino Panciatichi, col diſegno del Cava-
lier Carlo Fontana, e appreſſo il
PALAZZO del Marcheſe Pier Luigi Cap-
poni, con bella facciata di Gherardo Sil-
vani, che è ſtato internamente accreſciuto
e rimodernato nel Cortile col diſegno di
Luigi Orlandi. In faccia a queſto vedeſi un
altro antico Palazzo dei Medici, ora degli
UGHI, o ſieno Avocati protettori dell'
Arciveſcovado Fiorentino, ove ſecondo al-
cuni, ſeguì l'ucciſione del Duca Aleſſandro
de' Medici, tanto celebre nella noſtra Sto-
ria; quaſi dirimpetto vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto
Capponi, fatto col diſegno di Ferdinando
Ruggieri. Quindi dalla medeſima parte ſi
trova il
PALAZZO de' Marcheſi Coppoli eretto con
vago e bel diſegno del Silvani Architetto
Fiorentino, ultimamente accreſciuto, e den-
Cammillo Coppoli. E ſeguitando il cam-
mino, dalla parte oppoſta s'incontra la
LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIANA
fondata a pubblico vantaggio dal fu Fran-
ceſco Marucelli, ed aumentata da Moriſi-
gnor Franceſco Marucelli, la quale ſtà aper-
ta la mattina, ne' giorni di Lunedì, Mercole-
dì, e Venerdì, ne' quali non è aperta la Bi-
blioteca Magliabechiana, e paſſeggiando tut-
ta queſta bella ſtrada piena di nobili abita-
zioni, ſi giunge alla Piazza, e Chieſa di
SAN MARCO de'Padri Domenicani dell'
Oſſervanza. Tra gli ornamenti più ſingola-
ri vi s'ammirano le belle Tavole, tutte di
mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'entrare a
man deſtra, vi è una divota Madonna di
Piero Cavallini Romano, che per venera-
zione ſta coperta. La ſeconda, dov'è di-
pinto
Tito. La terza è del celebre
meo della Porta. Nella quarta ſi vede una
Madonna lavorata a Moſaico. Finalmente
di Matteo Roſſelli. Segue dipoi la Tribu-
na con un bello Altar maggiore corredato
di ricchiſſimi argenti, particolarmente nelle
feſte ſolenni. Allato a queſta vi è la Cap-
pella de' Serragli, ancor eſſa ragguardevo-
le, non meno per la ſtruttura di finiſſimi
marmi, de' quali ſino al pavimento è rico-
perta, quanto per varj ornamenti di Statue,
e di Pitture, che nobilmente l'adornano.
Dopo la quale ſegue la belliſſima Cappel-
la di
ze; fatta fabbricare con ſomma magniſi-
cenza da Averardo, e Antonio Salviati.
Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati
col diſegno di Giovanni Bologna. Tre bel-
le Tavole di Pittori eccellenti ne adornano
vagamente le tre facciate; quella di mezzo
è opera d'Aleſſandro Allori, quella che
rappreſenta il Lebbroſo riſanato in cornu
Evangelii, è di Franceſco Poppi, l'altra di
Batiſta Naldini. In ciaſcuna di queſte faccia-
te ſi ammirano due belliſſime Statue di mar-
mo, che in tutto aſcendono al numero di
ſei, di mano del Francavilla, diſcepolo
trettanti Baſſirilievi di bronzo, di mano di
del medeſimo Giovanni Bologna ſuo Mae-
ſtro, da cui fu fatta la figura di bron-
zo, che è in Sagreſtia rappreſentante il
Santo giacente. Nell'Urna ſotto l'altare
ſta ripoſto il di lui ſacro Corpo. Finalmen-
te corona queſta Cappella una Cupoletta
tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe Pittu-
re, di mano del famoſo Poccetti. Avanti
a queſta Cappella ſon dipinte due Storie
dell'Eſpoſizione, e Traslazione di
nino di mano del Paſſignano. Ella ha meri-
tato d'eſſer deſcritta e pubblicata colla
ſtampa dal celebre Antiquario Dottore An-
ton Franceſco Gori ultimamente defunto.
Ne ſegue alla prima Cappella, tornando
verſo la Porta, una belliſſima Tavola di Lo-
dovico Cigoli, ove ha dipinto l'Imperatore
Eraclio, che depoſto l'Imperiale ammanto,
e conſtituito in abito di Penitenza, ſcalzo
ne' piedi, porta ſopra le ſue ſpalle quella
ſteſſa Croce, ove il noſtro Salvatore con la
ſua morte compì la redenzione del genere
Nella ſeguente Cappella, eravi una
ſtupenda Tavola di Fra Bartolommeo, ma
il Principe Ferdinando, che la volle avere,
ne fece fare altrettanto belliſſima copia al
Gabbiani, che certamente ſi ſcambia dal
medeſimo originale. Nella terza di mano
del Paſſignano vi è eſpreſſo
Ferreri predicante al Popolo. Nella quarta
vicino alla porta vi è la tavola dipinta dal
Cavalier Paggi Genoveſe, rappreſentante
la Transfigurazione ſul Tabor. La Soffitta è
tutta intagliata, e riccamente dorata, con
lo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal
pennello di E' degno
di memoria, che quì furono ſepolti il Con-
te Giovanni Pico della Mirandola, che fu
chiamato la Fenice degl'ingegni, ed Agno-
lo Poliziano uomo letteratiſſimo, e ſingola-
re. Non meno però della Chieſa è ragguar-
devole il Convento, fatto fabbricare da Co-
ſimo, e Lorenzo de' Medici, col diſegno di
Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le
lunette tutte dipinte da eccellenti Maeſtri,
e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal
Roſſelli, dal Tiarini, e dal Boſchi. Nel
belliſſima Preſentazione di Gesù Bambino; e
nell'Orto una Cappella tutta dipinta da Ber-
nardino Poccetti. Bella e copioſa Libreria vi
ſi conſerva, ove fra gli altri, ſono di pregio
moltiſſimi Manoſcritti, alcuni de' quali è ſa-
ma, che foſſero già di Niccolò Niccoli,
che è da annoverarſi fra quelli, da' quali le
Lettere Greche riconoſcono il loro riſorgi-
mento. Vicino all'orto è ſituata la Spezie-
ria, celebre per la fabbricazione che vi ſi
fa dell'Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed altri
lavori di Fonderia, ove ſi potrà con pia-
cere oſſervare ancora de' belliſſimi quadri. Fu
queſto Convento ſempre tenuto in grande
ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtaura-
tavi da
dio per avervi dimorato moltiſſimi Reli-
gioſi di ſanta vita, in converſazione de'
quali ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſ-
ſe volte trattenerſi, vedendoviſi ancora le
ſtanze, ove abitava. Dirimpetto a queſta
Chieſa per la Porta laterale, è il Palazzo
altrimenti chiamato il
CASINO DA
dal Gran Duca Franceſco I. intorno all'an-
no 1570. col diſegno del Buontalenti. E'
ſervito ne' tempi andati per abitazione de'
Principi del ſangue, eſſendo provveduto di
tutte le comodità, che a tali Perſonaggi ſi
convengono; e preſentemente vi ſono po-
ſte le Compagnie della Guardia Nobile di
Accanto a queſto Caſino
è degna d'eſſer veduta la
COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA,
detta dello Scalzo, per le molte eccellenti
Pitture a freſco d'andrea Vannucchi, det-
to Andrea del Sarto, e del Franciabigio,
che ne adornano il Cortile. Siccome la Ta-
vola, che rappreſenta San Giovambati-
ſta, in atto di battezzare il Salvadore nel
Giordano, la quale è di mano di Lorenzo
di Credi. Camminando per eſſa ſtrada a
mano deſtra ſi trova il
GIARDINO de' Semplici, che dal Gran
Duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fab-
bricato. Belliſſimo è queſto in tutte le ſue
per le Piante delle più rare, e fingolari,
che nel mondo ſi trovino; avvengachè quel
magnanimo Principe, acciocchè in Firenze
non mancaſſe a' Profeſſori di Medicina la
cognizione dell'Erbe, e Piante medicinali,
da ogni parte più remota le fè venire, e
quivi con ſomma diligenza conſervare. L'
Anno 1718. fu trasferita in queſto Giardi-
no, per benigno Reſcritto di
Accademia di Bottanica nuovamente inſti-
tuita, all'uſo e cuſtodia della quale,
Imperiale con ſuo Motuproprio ha conce-
duto fin a nuovo ordine queſto Giardino.
Appreſſo vi è la
CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di ma-
neggio di
mero, ed in un luogo aſſai comodo vi ſi
mantengono. In queſto luogo ancora fi ap-
prende dalla Nobiltà Fiorentina, e foreſtie-
ra, ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpe-
ſato da
re, e di correr la lancia. A queſto effetto
fu dal Gran Principe Ferdinando fatto re-
perchè nel tempo del crudo inverno, o di
pioggia, ſi poſſa tuttavia continovare un e-
ſercizio sì nobile. Contiguo è il
SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto tem-
po in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e man-
tenute molte Fiere indomite d'ogni ſorta,
come Lioni, Orſi, Tigri, Pantere, Tori ſal-
vatici, ed altri ſimili; i quali di poi ſi eſerci-
tano nelle Cacce, che dentro un ampio mo-
derno Cortile, alla preſenza di molti ſpetta-
tori ſi ſogliono fare. Dirimpetto a queſto è lo
SPEDALE di San Matteo, altrimenti detto
di Lemmo, poichè intorno all'Anno 1390.
fu fondato da Lemmo Balducci di Monte
Catini, dove ſon curati molti infermi con
gran diligenza, e carità. Vicina è la
CHIESA, E MONASTERO DI
fatto fabbricare dal detto Lemmo. Sopra la
porta ſi vede un antica Lunetta dipinta da
Lorenzo di Bicci, rappreſentane il detto
Santo. Trovaſi per via del Cocomero il
PA-
PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di
ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimoderna-
to magnificamente con diſegno di Gaſpero
Paoletti. Ed il Palazzo de' Baroni Ricaſoli,
fabbricato con buona Architettura moder-
na; ſiccome il
TEATRO per le Opere, appartenente all'
antichiſſima Famiglia degl'Ughi, in oggi rin-
novato dai fondamenti, al quale vicini ſono i
PALAZZI di due rami della Famiglia de'
Pucci; il primo de' quali d'ordine com-
poſito è di Aleſſandro, e Fratelli Pucci,
diſegnato con bella, e vaga Architettura
dal famoſo Paolo Falconieri cavaliere in-
tendentiſſimo; e l'altro accanto del Mar-
cheſe Emilio Pucci, che ha ſeguitato l'or-
dine del primo. Dirimpetto vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Incontri, di mae-
ſtoſa Architettura Toſcana, dove nel di-
pinger quella Galleria cadde, e morì il
celebre Anton Domenico Gabbiani degno
di eterna memoria, in faccia al quale vi è
SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitano
Monaci Celeſtini. Sono in queſta Chieſa da
oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e
ſpecialmente la Natività di Noſtro Signo-
re dell'Empoli; accanto alla quale è
una Vergine di mano d'Iacopo da Pon-
tormo aſſai ſtimata; ſiccome due Tavole
del Poppi, e una del Paſſignano, rappre-
ſentante
Dipoi volgendo ſi trova il
PALAZZO del Senator Marcheſe Loren-
zo, e Fratelli Pucci, che ha nobili appar-
tamenti, e ſi giugne all'Arciſpedale di
SANTA MARIA NUOVA, edificato dalla
nobil Famiglia de' Portinari intorno all'an-
no 1287. La Facciata di queſto nobile Edi-
fizio, a cui fu dato principio nel ſecolo
decimoſeſto col diſegno del Buontalenti, è
oltremodo mirabile. Reſta nel mezzo del
Loggiato la Chieſa, nelle pareti della qua-
le ſi vedono dipinte due ſtorie da Loren-
zo di Bicci, che rappreſentano la funzio-
ne della Sagra, che già ne fece Martino V.
Le altre Lunette ſono
del Pomarancio, e la Pittura che è in fon-
do al Loggiato, è di Taddeo Zuccheri.
Quattro belliſſime Tavole adornano gli Al-
tari della detta Chieſa. A deſtra, la prima
è di mano di Felice Ficherelli, detto
Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſi-
niſtra la prima Tavola rappreſenta San
Lodovico Re di Francia, che guariſce dal-
le gavine, ed è fattura del Volterrano; e
la ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di
Croce, è opera del Bronzino. All'Altar
maggiore fabbricato di marmi Carrareſi,
intarſiati di belliſſime pietre, vi è un Cibo-
rio parimente di pietre, pregiabili, e di
bellezza non ordinaria. Da un lato della
Chieſa è lo Spedale degli Uomini, e dall'
altro quello delle Donne, fabbricati colla
medeſima Architettura. Ed avvegnachè mol-
tiſſimi infermi continovamente ci ſi riceva-
no, grandiſſime, e molte ſono l'abitazioni
con bell'ordine diſpoſte, acciò facile rie-
ſca agli Aſtanti il provvedere detti infermi
di quanto loro abbiſogna. In queſto luogo
convivono ancora moltiſſimi Giovani, che
re co' veri precetti la pratica della Medici-
na e della Chirurgia, ſotto la diſciplina de-
gli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano;
e preſtando nel medeſimo tempo il loro
ſervizio, ſempre lo rendono più celebre,
non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia,
uſcendone Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte
loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che
aſſiſtono notte, e giorno; Molti i Medici,
che giornalmente intervengono alla cura di
queſti infermi; Molti gli ſpirituali e tempo-
rali aiuti, che ſi ricevono in queſto luogo,
premendo alla Pietà ſingolare di
periale la ſalute del corpo, ed il profitto
degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più
quella dell'Anima. Non deveſi però trala-
ſciare, come per render queſto Spedale in
tutte le ſue parti ragguardevole, è ſtato
nuovamente arricchito di una copioſa Li-
breria pubblica, ripiena ſpecialmente di Li-
bri alla Medicina ſpettanti, e di ogni ſorta
di erudizione, ſiccome di un bel Teatro
anatomico; il tutto fabbricato con ſomma
magnificenza, e ſpeſa non ordinaria. Nell'
ancora il Campoſanto, vi è da oſſervare
oltre una lapida ſepolcrale antichiſſima, fer-
mata nella Parete a mano deſtra, ove è la
figura di Madonna Teſſa, prima fondatri-
ce di queſto Spedale, un Tabernacolo di-
pinto a freſco, rappreſentante la Carità,
opera inſigne di
ciò a man ſiniſtra ſotto una piccola log-
getta vi è rappreſentato da Baccio della
Porta il Giudizio finale, quale laſciato dal
pittore imperfetto, nel veſtir l'abito Dome-
nicano, fu terminato da Mariotto Alber-
tinelli. In fondo al detto Campoſanto ve-
deſi la Samaritana al Pozzo, opera a fre-
ſco di Aleſſandro Bronzino. In faccia allo
Spedale vi è il Convento delle Monache
ſerventi al medeſimo, e nella loro Chieſa
è ſommamente ammirabile la grande, e
ſtupenda Tavola del detto Bronzino, ove è
la Vergine col Bambino,
diverſi Santi. Dietro a queſto Convento ſi
vede l'
ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col
Ma di quì
paſsando per la via detta di Sant'Egidio,
verſo al canto di via della Pergola, è de-
gno d'oſſervazione il
PALAZZO de' Martellini, grandemente lo-
dato dal Bocchi. Preſſo a queſto trovaſi la
detta Via della Pergola, dov'è la Chie-
ſa, e Oſpizio di
SAN TOMMASO D'AQUINO, in cui rice-
vonſi tutti i poveri Pellegrini Oltramonta-
ni, i quali con patente del proprio Ve-
ſcovo, portanſi a viſitare i Luoghi Santi
d'Italia. E' grandiſſima la carità, colla
quale da Perſone nobili, e pie ſon ricevu-
ti, e ſerviti, onde è, che ritornati alla Pa-
tria quei, che vi furono ammeſſi, non ſi
ſaziano di commendarlo. Si eſercitano an-
cora in queſto luogo tutte le altre opere
di Miſericordia con ſingolar pietà, ed af-
fetto non ordinario. La Chieſa è tutta in-
croſtata con buon guſto di ſcagliola, che
fa bella moſtra, e maſſimamente le due
colonne dell'Altare finte di verde antico.
La Tavola è di mano di Santi di Tito; e
la volta è tutta vagamente dipinta. Allato
a queſto Oſpizio è il
TEATRO per le opere, più di prima ab-
bellito, in occaſione delle Nozze del Gran
Principe Ferdinando di Toſcana, colla Prin-
cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, e mo-
dernamente colla protezione di
periale, totalmente rinnovato con diſegno
del Mannaioni, co' palchetti nuovi di mu-
raglia dipinti dentro dal Giarrè, e fuo-
ri dallo Stagi, le figure della volta, e ten-
done dallo Zocchi, e gli Scenarj nuovi dal
Bibbiena. E proſeguendo per Via della
Pergola in quella di Cafaggiuolo, ſi vede il
MONASTERO, e CHIESA de' Camaldolen-
ſi, detta comunemente DEGLI ANGELI, ſta-
ta di nuovo rifatta con tal diſegno, che la
Chieſa comune ed eſterna è diviſa dall'in-
terna per uſo de' Religioſi, mediante una
Cancellata di ferri lavorati a diſegno con
ottimo guſto. La volta dunque di queſta
Chieſa interna è tutta dipinta a freſco di
cinque Tavole degne di ſtima, la prima
delle quali a man deſtra eſprimente la Re-
ſurrezione di Lazzaro, è di Bernardino Poc-
cetti, di cui è la Cupoletta, e alcune figu-
re a freſco; la ſeconda, che reſta dentro
nella Chieſa è del Cavalier Paggi, ove ha
figurato la Santa Famiglia, che ritorna d'
Egitto; la terza è opera del Gamberucci,
rappreſentante la Decollazione di
Batiſta. All'Altar maggiore vi è d'Aleſ-
ſandro Allori l'Incoronazione di Maria; e
in ultimo vedeſi il Tranſito di
do di mano di Giuſeppe Griſoni. Anche
il Monaſtero è ſtato reſtaurato, e nella
Libreria, ove ſi conſervano rari
uno sfondo di Antonio Puglieſchi, e le
due Iſtorie di Pietro Dandini. Nell'orto ſi
vede il principio del famoſo Tempio del-
la Famiglia degli Scolari, tanto lodato da
Giorgio Vaſari, Architettura del Brunel-
leſco. Rimpetto a queſto Monaſtero corri-
ſponde il
PALAZZO de' Marcheſi Giugni, già de'
nato, edifizio in ogni parte ragguardevo-
le. Ed entrando in via de' Servi, evvi il
PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto
con buon diſegno; e adorno di molte Sta-
tue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo
di Medaglie. E verſo la Nunziata ſi trova
la Chieſa della
CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti no-
bilitata di fabbrica in queſti tempi. Quaſi
addirimpetto è il
PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e
ſignorile, che eſsi dicono eſſerne ſtato l'
Architetto il Buontalenti. Queſto fa an-
golo ad una Piazza, che ha preſo il nome
dalla vicina Chieſa della Nunziata. Ella ve-
deſi dai lati chiuſa da due gran Logge,
il diſegno delle quali è del famoſo Brunel-
leſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe
di marmo ſi erge un bel Cavallo, ſopra il
quale è la Statua di Ferdinando Primo Gran
Duca di Toſcana, gettato in bronzo da
tore. Sono del medeſimo le due Fontane di
bronzo, che adornano la medeſima Piaz-
za, Sotto la ſiniſtra di queſte Logge vi
è lo
SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per
l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di alle-
vare moltiſſimi fanciulli eſpoſti, che ſenza
un tale aiuto, facilmente perirebbero. Fù
fondato queſto Spedale intorno all'Anno
1420., e ne diede il diſegno il poc'anzi
nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni
ſono aſſai comode. e ben diſpoſte. Nelle
due Chieſe, che una è per gli Uomini, e
l'altra per le Donne, molte belle Pitture
ſi trovano; come altresì nel loggiato di ma-
no di Bernardino Poccetti ſi vedono alcu-
ne Pitture a freſco del più eccellente gu-
ſto. E' governato queſto Spedale da Perſo-
ne nobili, con la ſoprintendenza di altri
Spedali ad eſſo ſubordinati. In faccia poi
alla medeſima Piazza ſi trova la Chieſa
della Santiſſima
D 2 AN-
ANNUNZIATA, nella deſcrizione della qua-
le mi ſia lecito, che per breve ſpazio di
tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era
queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo
Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto
luogo, che era detto il Cafaggio. Or tal
piccolo Oratorio con alcuna parte di ter-
reno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſet-
te nobili Fiorentini, che abbandonata la Pa-
tria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Se-
nario, ove menando vita eremitica, e ſoli-
taria, fondarono la Religione de' Servi
di Maria, ed il motivo fu, acciò quei
buoni Religioſi, che da per tutto avevano
ſparſa la fama della lor ſantità, più da vi-
cino ſantificaſſero col loro eſempio i loro
Concittadini. Ma perchè troppo anguſto
era quel luogo, in riguardo alle molte
perſone, che vi erano venute ad abitare,
fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e
nuova Chieſa; al che fare, la povertà di
quei Religioſi baſtante non era. Perciò ad
un opera sì buona e ſanta, furono dal Som-
mo Pontefice tutt' i Fedeli eſortati, tra'
quali ſopra di ogni altro ſi ſegnalò il Chia-
queſta Patria, creduto Padre di Santa Giu-
liana, e Fratello del Beato Aleſſio; im-
perciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdo-
nando, ſomminiſtrò qualunque ſoccorſo più
opportuno, perchè tal opra foſſe al ſuo
fine condotta. Terminata la fabbrica, av-
venne quel gran prodigio, per lo quale è
celebre queſta Chieſa per tutto il Mondo.
Avevano quei buoni Padri dato a dipinge-
re a freſco ad un Pittore (di cui ancora è
incerto il nome; altri chiamandolo Barto-
lommeo, altri Giovanni, altri credendolo
Pietro Cavallini Romano) un'Immagine di
Noſtra Signora in atto di eſſere dall'An-
giolo Annunziata. Il buon Pittore, che la
figura dell'Angiolo avea compita, e rima-
nevagli ſolo ad eſſigiare della gran Vergi-
ne il Volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo,
con qual arte poteſſe eſprimere quell'A-
ſpetto Divino, che i Serafini innamora. In
queſto mentre fu ſopraſſatto dal ſonno, da
cui ſvegliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupo-
re colorito il Sembiante della gran Ver-
gine Madre, di tal bellezza, e tanta divo-
coſa di Paradiſo. Attonito dunque, e ſor-
preſo da maraviglia incredibile, ad alta vo-
ce gridò più volte: Miracolo, Miracolo.
Il che ſentito da' circoſtanti, e dipoi ſpar-
ſoſi per la Città, cagiono ſubitamente un
tal concorſo di Popolo, che ben toſto ne
fu la Chieſa ripiena; e perchè niuno di
queſto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio
per mezzo di queſta Immagine infiniti mi-
racoli, che tuttavia, mercè della Divina
bontà, vanno creſcendo in gran numero.
Ora venendo noi alla deſcrizione della Chie-
ſa: Vedeſi al primo ingreſſo un bel Log-
giato con belle e ben proporzionate Colon-
ne, fatto fabbricare dalla Famiglia de' Puc-
ci con diſegno del Caccini ſcultore. Sotto
il Loggiato ſono tre Porte. Quella a man
deſtra conduce nella Cappella di San Ba-
ſtiano dell'iſteſſa Famiglia Pucci, eretta
ancor eſſa con diſegno del ſopraddetto Cac-
cini, adorna di tre belle Tavole, colorite
da Maeſtri eccellenti, che una d'Aurelio
Lomi Piſano, l'altra del Paggi, e ſpecial-
mente quella di San Baſtiano di mano di
Statue di marmo di mano del Novelli Sculto-
re, e della Tribuna dipinta dal Poccetti. Vi
ſono ancora molte memorie di uomini illu-
ſtri di queſta nobil Famiglia, e ſpecialmen-
te di Lorenzo, Roberto, e Antonio Pucci, tre
inſigni Cardinali, che viſſero quaſi in un tem-
po medeſimo. Dalla Porta laterale di que-
ſta Cappella ſi paſſa in un Cortile, o Chio-
ſtro tutto dipinto da' più rari arteſici di
quei tempi. Queſti ſono Andrea del Sar-
to (il ritratto del quale ſcolpito in marmo
coll'iſcrizione vedeſi a mano ſiniſtra) Aleſ-
ſio Baldovinetti, il Roſſo, Iacopo da Pon-
tormo, il Franciabigio, e Coſimo Roſſelli.
D' Andrea è la Storia de' Magi, la Nativi-
tà della Madonna, quella ove ſi porge a
baciare a' circoſtanti la Reliquia di San Fi-
lippo, con tutte l'altre a man ſiniſtra, che
i fatti più ſegnalati di San Filippo Benizj
mirabilmente rappreſentano. D' Aleſſio Bal-
dovinetti è la ſtoria della Natività del Si-
gnore: del Roſſelli è quando San Filippo
ha la viſione di Maria Vergine: del Roſ-
ſo è l'Aſſunzione della Madonna: del Pon-
del Franciabigio lo Spoſalizio della Vergi-
ne con San Giuſeppe. Parimente in queſto
Cortile ſi vedono innumerabili Voti, altri
dipinti in tavole, altri eſpreſſi in figure al
naturale, che ampiamente denotano le in-
numerabili grazie, che vengono comparti-
te ai Fedeli per mezzo di queſta miraco-
loſa Immagine. Entrando in Chieſa, ve-
deſi al primo aſpetto la ſoffitta tutta d'in-
tagli dorati ſopra fondo bianco, nel mez-
zo della quale è un gran quadro, rappre-
ſentante l'aſſunzione della Vergine al Cie-
lo, di mano del Volterrano. Nelle pare-
ti, tra 'l fregio della ſoffitta, e il cornicio-
ne, ſono dodici quadri dipinti a freſco
dall'Ulivelli, dove ſi rappreſentano alcuni
Miracoli più ſingolari, operati per inter-
ceſſione di Maria. A man ſiniſtra nell'en-
trare in Chieſa ſi trova la Cappella della
Santiſſima Nunziata (nel muro della quale
è dipinto il di lei Volto miracoloſo) fat-
ta di marmi vagamente intagliati col di-
ſegno di Michelozzo. Quanto ſia ricca, e
adorna queſta Cappella non ſi può ſpiega-
E' l'Altare d'argento maſ-
ſiccio nobilmente lavorato, il gradino pa-
rimente d'argento, e tutto diviſato di gio-
ie e pietre prezioſe. In un belliſſimo Ta-
bernacolo è una teſta del Salvatore mira-
bilmente dipinta da Andrea del Sarto. So-
pra due gran pilaſtri poſa un ricco archi-
trave, o cornicione d'argento, da cui pen-
de una cortina di lavoro eccellente, ſotto
la quale una mantellina parimente d'argen-
to, che tien coperta la Sagra Immagine.
Inoltre tanti e tanti ſono gli ornamenti di
queſta Cappella, che è malagevole il po-
terli diſtintamente deſcrivere: perchè i va-
ſi, i doppieri, le lampane tutte d'argen-
to ſono moltiſſime; ſenza numero ſono i
Voti, che vi ſi vedono appeſi in contraſ-
ſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi di-
ſpenſano giornalmente. Contiguo alla det-
ta Cappella è un Oratorio di forma qua-
drata nobilmente arricchito: ha le pareti
incroſtate di pietre prezioſe, e ſpecial-
mente d'agate, calcedonj orientali, e dia-
ſpri, che rappreſentano alcuni ſimboli di
Noſtra Signora. Allato a queſta Cappella
e Senatore Franceſco Feroni, col diſegno
di Giovan Batiſta Foggini tutta incroſtata
di marmi, e adorna di varie Statue; la
Tavola dell'Altare è dipinta da Carlo Lot-
ti Pittor Veneziano con ſingolar diligenza;
di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le
due Statue rappreſentanti il Penſiero, e
la Fortuna marittima, e di mano dell'
Andreozzi ſono l'alte due, che figu-
rano la Fedeltà, e la Navigazione. Di
Carlo Marcellini è il San Domenico, e del
Cateni il San Franceſco, e le Medaglie di
bronzo dorato ſono di Maſſimiliano Solda-
ni Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi vedo-
no ſotto i due Depoſiti, ſono dettate dall'
erudita penna del celebre Anton Maria
Salvini. Seguitano appreſſo, benchè con
ordine aſſai diverſo, altre Cappelle ador-
nate di belle Tavole, tralle quali è molto
ragguardevole quella del Giudizio, d'Aleſ-
ſandro Allori, detto il Bronzino; quella
della Crocifiſſione dello Stradano: la quar-
ta di Pietro Perugino, o come altri voglio-
no, dell'Albertinelli. La quinta ſotto l'or-
dini, e voltando alla Crociata, viè la Cap-
pella con lunette, e ſoffitta dipinta freſco
di ſtraordinario guſto, e perfezione da Bal-
daſſarre Franceſchini detto il Volterrano,
ed all'Altare vedeſi in un antica, e bella Ta-
vola dipinto San Zanobi, e altri due Santi
Veſcovi; ſegue la Cappella del Crocifiſſo
dipinta d'architettura da Giuſeppe Scia-
mant Loreneſe, col ſottinsù di Vincenzio
Meucci; ſotto l'Altare conſervaſi il Corpo
di E' poi aſſai vaga
la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di
San Filippo Benizj, colla Tavola dipinta
dal Volterrano, e con altre pitture a fre-
ſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna
accanto a queſta Cappella, e per cui ſi và
alla Sagreſtia, è collocato un Buſto di ter-
ra cotta, rappreſentante l'effigie di detto
Santo in abito della Religione; e dall'in-
ſcrizione, che vi fu poſta ſotto, intagliata
in lavagna, ſi deduce, che fu egli donato
a quei Religioſi dalla Famiglia de' Guicciar-
dini, ſubentrata gia nella Caſa de' Benizj,
de' quali era il Santo, ove ſi era conſer-
no 1592. E da quaſta effigie è ſtata forſe
ritratta quella d'argento, la quale ſi eſpo-
ne ogn'anno nel giorno di tal Feſta. En-
trando nella Tribuna maggiore, vedeſi al
primo Altare la Natività di
Aleſſandro Allori, il di cui figliolo Criſtofano
dipinſe il quadro laterale, che è quello di
ſotto in
pregio, gli altri poi ſono del Paſſignano,
e la volta è del Poccetti. Nella ſeconda è il
San Michele di mano del Pignoni pittor
celebre. Nella terza la Tavola di Pietro
Perugino, ove è la Vergine con alcuni San-
ti. Nella qnarta la Reſurrezione di Criſto
d'Agnolo Bronzino. La quinta Cappella
poi che fu già a proprie ſpeſe fabbricata da
di pietre ſerene, e marmi; è ſtimabilmente
arricchita di Statue, Baſſirilievi di Bronzo,
e di tre Tavole, la prima delle quali in
nu Epiſtolae
la Reſurrezione, la ſeconda del Ligozzi, ove
eſpreſse la Pie à, e la terza della Naſcita, è o-
pera del Paggi. Il Crocifiſso è ammirabile,
Paſſando alla ſeſta Cappella, la Tavola de'
Beati è di Niccolò Nannetti. Nella ſettima è
del Paſſignano l'illuminazione del Cieco na-
to. Nell'ottava Cappella ornata di marmi
vi è di mano di Giovanni Biliverti lo Spo-
ſalizio di
pareti, e della Volta ſono del Vignali. Nell'
ultima e nona Cappella, evvi
Maria, e Gesù Bambino, e dai lati
lippo Benizi, e Santa Giuliana Falconieri,
fattura d'Antonio Donnini. La gran Tri-
buna di figura rotonda con bella Cupola,
e rilevata, fu fatta col diſegno di Leon Ba-
tiſta Alberti nobile Fiorentino, a ſpeſe di
Lodovico Gonzaga ſecondo Marcheſe di
Mantova, adornata nobilmente di ſtucchi,
e dipinta poi da Baldaſſar Franceſchini,
detto il Volterrano in età ſenile. Ha
queſto inſigne Pittore dipinto la Ver-
gine, quando Aſſunta in Cielo vien co-
ronata dalla Santiſſima Trinità; Intor-
no intorno ha dipinti i Patriarchi, i Pro-
feti, e i Santi del Teſtamento Vec-
chio, con alcuni altri del Nuovo, che pri-
ria. Finalmente in queſta grand'opera e
laudabile non meno l'invenzione, e il di-
ſegno, che la vaghezza del colorito. Cor-
riſponde alla Cupola il Coro de' Frati, i
quali, oltre al numero di cento, con ſom-
mo decoro, e con eſquiſitezza di canto,
vi celebrano gli Ufizj Divini. L'Altar mag-
giore è molto ricco e magnifico, ha il Ci-
borio grande d'argento, di bellezza, e di
pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto
parimente d'argento con figure di baſſori-
lievo, che ſolamente adopraſi nelle feſte ſo-
lenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i dop-
pieri, le ſtatue, e gli ornamenti prezioſi
che vi ſi vedono, che certamente non
hanno pari. Sul piano del Presbiterio po-
ſano due Magnifici Depoſiti di marmo, uno
del Veſcovo Angelo Marzimedici, colla
Statua al naturale di mano di Franceſco da
Sangallo; e l'altro del Senatore, e poi Sa-
cerdote Donato dell'Antella inſigne Bene-
fattore della Chieſa, ove la ſtatua è di
Giovanbatiſta Foggini, e l'inſcrizione del
Senatore e Auditore Filippo Buonarroti.
Sceſo il Presbiterio nella teſtata della Cro-
ce, vien la Cappella di Santa Giuliana Fal-
conieri, ove ſi conſerva il prezioſo ſuo cor-
po, è dedicata alla
preſente nobilmente rimodernata. La Ta-
vola dell'Altare è di Vincenzio Meucci, di
cui altresì è lo sfondo; le due laterali ſo-
no di Giuſeppe Griſoni, del quale è anco-
ra la Santa Barbera, che ſi vede nella Cap-
pella a mano deſtra, appartenente alla na-
zione Tedeſca, e Fiamminga, ove ſono due
ritratti, che uno di Giovanni Stradano ce-
lebre Pittore, e l'altro di Lorenzo Pal-
mieri. In faccia a queſta, vi è la Cappel-
la del Bandinelli Scultore eccellentiſſimo,
di cui vi è il ritratto, e la ſua ſepoltura.
Tornando verſo la Porta vi è ſotto l'orga-
no (il di cui tendone è del Puglieſchi)
una piccola Cappella fatta col diſegno del
Silvani, dove all'Altare ſi trova una belliſ-
ſima copia cavata dall'originale del Frate,
eſiſtente nel Palazzo de' Pitti, e lateralmen-
te le figure di due Profeti, che fur traſpor-
tati nella Gallerìa, pure del medeſimo Au-
tore. Ne viene la Cappella de' Peruzzi, la
te
Nella ſeguente, non vi è di oſſervabile,
altro che le pareti, dipinte dal medeſimo
Ulivelli. La Cappella che ne ſuccede, tut-
ta ornata di marmi bianchi, e miſti, fu
fatta col diſegno di Matteo Nigetti; La ta-
vola rappreſentante il martirio di Santa
Lucia, è di Iacopo Vignali, e la Cupola
è pregiatiſſim, lavoro del Volterrano. Nell'
altra appreſſo, vi è la Tavola di Pietro
Dandini, rappreſentante un fatto del Bea-
to Giovacchino Piccolomini del medeſimo
Ordine. Nell'ultima finalmente ſi trova
una Tavola di mano di Iacopo da Empo-
li, che vi ha dipinto Maria Santiſſima col
Bambino, e a' piedi
ti, e le pareti ſono di Matteo Roſſelli. Que-
ſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſecolo
fu adornata di ſtucchi, e pilaſtri incroſta-
ti di marmi con diſegno di Pier France-
ſco Silvani, del quale pure è l'Altar mag-
giore, e la ſoffitta; i Medaglioni furon
dipinti a freſco da Piero Dandini, per le-
gato del detto Senatore dell'Antella. In
devole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi por-
ti a viſitarla. Il Convento poi è molto co-
modo e magnifico per lo notabile accre-
ſcimento fattovi ultimamente; ed ivi pure
ſon degne d'eſſer vedute, sì la Libreria nuo-
vamente fabbricata, perchè, oltre alla co-
pia de'Libri, vi ſi aggiungono molti or-
namenti, che la rendono ſingolare; come
anche nel Chioſtro interiore la Cappella
della famoſa Accademia del Diſegno, per
la Tavola dell'Altare, che è del Paſſigna-
no, e per due Quadri a freſco, che ſono
Opera di Giorgio Vaſari, e di Santi di
Tito. Entrando ora dall'altra lateral
porta nel Chioſtro aſſai grande e vago,
ſi vede ſopra la porta, che va in Chie-
ſa, la famoſa Madonna del Sacco, di-
pinta da Andrea del Sarto con tutta la
perfezione dell'arte. E' fama fra gl'in-
tendenti, che queſta ſia la miglior opera,
e più perfetta, che quel famoſo Arte-
fice conduceſſe. E in vero chiunque at-
tentamente la mira, reſta fuor di modo
attonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel'
non ſi ſaziavano mai di rimirarla, e di
commendarla in eſtremo. L'altre Lunette
del medeſimo Chioſtro ſono ancor eſſe di-
pinte da buoni Artefici. Il Poccetti, ed il
Roſſelli grandemente vi faticarono, e mol-
to ancora il Salimbeni Saneſe. Sono in que-
ſte effigiati i fatti più ſingolari de' ſette Fon-
datori, e ne' peducci delle volte i Ritratti
degli Uomini più inſigni dell'Ordine de'
Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cap-
pella in volta, eretta già dalla Famiglia
Macinghi, della quale reſtano le Armi ne-
gli angoli, che paſſata di poi in quei
Religioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma
adornata da eſſi modernamente, ed abbel-
lita di Pitture a freſco per ogni parte, è
ſtata deſtinata al culto delle ſante Immagi-
ni de' ſette Beati Fondatori del loro Ordi-
ne, dipinte in Tavole di aſſai antica, e
ſemplice maniera; e perchè ſono oggi le
dette Immagini aſſai ſcolorite dal tempo,
a fine di meglio conſervarle, ſono ſtate uni-
te tutte inſieme in un Quadro, che poſa ſull'
Altare, ma ſpartite una dall'altra da un nuo-
di criſtalli. Partendoſi da queſto Santuario
per la ſtrada dietro la Chieſa ſi trova il
PALAZZO del Marcheſe Franceſco Cap-
poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo
col diſegno del Cavalier Carlo Fontana.
E' queſto Palazzo uno de' maggiori della
Città, con facciata molto nobile, e di lun-
ga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la gran-
de e magnifica Scala aperta, ornata di ſta-
tue, e ſtucchi, e colla gran Volta dipinta
da Matteo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi ap-
partementi con Pitture, e addobbi ricchiſ-
ſimi, e d'ottimo guſto. Nella Sala ſono
dipinte dal medeſimo tre Storie di fatti il-
luſtri, operati da alcuni de' Capponi, che
ſono molto celebri, e ſi può ſcendere da
altra ſcala molto comoda e bella, che di
giù conduce fino alla ſommità del Palaz-
zo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo
Giardino con un bel Salvatico e Uccellie-
ra nobiliſſima. Quaſi in faccia vi è il
PALAZZO de' Marcheſi Guadagni aſſai
copioſa Libreria. Nell'ingreſſo del quale ſi
ammira lo ſtupendo Sfondo del Volterra-
no, rappreſentante
che dà la metà del ſuo mantello al Pove-
ro, Opera a freſco in ogni genere inſupe-
rabile. E andando per la ſtrada, che con-
duce verſo la Porta a Pinti ſi vede il
PALAZZO de' Conti della Gherardeſca,
che fu già di Bartolommeo Scala Storico
Fiorentino, ma creſciuto, ed abbellito aſ-
ſai da queſti Signori, e di contro il
GIARDINO del Duca Salviati molto deli-
zioſo; e poco lontano il
GIARDINO de' Padri Geſuiti, appreſſo al-
la lor Caſa, dove fanno il terzo anno di
Noviziato i Padri della Provincia Roma-
na, ed accanto il
PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Ara-
gona ancor eſſo di buona capacità, e con
delizioſo Giardino, e non molto lungi il
Monaſtero, e Chieſa di
SAN-
SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI.
Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man
deſtra la belliſſima Cappella de' Neri, che
ben può dirſi tale per le Pitture di Ber-
nardino Poccetti, il quale, ſe in ogni ope-
ra ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpe-
cialmente ſuperò ſe medeſimo. Ammira-
no gl'intendenti, ſopra d'ogni altra coſa,
la bella Cupoletta, ove è dipinto il Para-
diſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le
figure de' Santi, ma così bene, e con tal
arte diſpoſte, che la moltitudine non ge-
nera confuſione, ma reca diletto, e va-
ghezza. All'Altare di detta Cappella è
una Tavola del Paſſignano; e finalmente
non vi manca ornamento, che la poſſa ren-
der più vaga. Paſſando per un Cortile ſi
entra in Chieſa, la Soffitta della quale è
tutta dipinta da Iacopo Chiaviſtelli. Ha una
ſola Navata, ma però ripartita in varie
Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi vedono
Tavole di Pittori aſſai ragguardevoli, del-
le quali la prima a mano deſtra è opera
vaſta e ammirabile di Carlo Portelli da
Loro, rappreſentante
Nella ſeconda vi è la
Viſitazione di
landaio. Nella terza è di mano di Lorenzo
di Credi, eſpreſſa Maria Santiſſima, San
Giuliano, e San Niccolò. Nella quarta
di Iacopo da Pontormo è la Vergine col
Bambino Gesù,
Sopra la quinta Cappella in una gran te-
la è rappreſentato San Luigi Gonzaga in
gloria, da Atanaſio Binbacci. All'Altare
della Madonna evvi la Nunziata, fatta da
Sandro Botticelli. All'ultimo Altare è un
Crocifiſſo ſcolpito in legno, opera ſtimabi-
le di Bernardo Bontalenti. Quindi ne ſe-
gue la Cappella maggiore, ricchiſſima in
vero, e degna in ogni ſua parte di tutta
l'ammirazione, nella quale ſta ripoſto il
Sacro Corpo di Santa Maria Maddalena
de' Pazzi Nobil Fiorentina. Ella è tutta in-
croſtata di marmi miſti de' più nobili, e
de' più vaghi, che in tali Edifizj s'adopri-
no. Sono fra gli altri ornamenti molto am-
mirabili, dodici Colonne di diaſpro di Si-
cilia, i capitelli, e imbaſamenti delle qua-
li ſon di bronzo dorato. In alcuni ovati ſi
eſprimenti i fatti più ſegnalati della San-
ta, e queſti ovati ſon retti da alcuni An-
gioletti di marmo, del Marcellini. Nelle
quattro nicchie ſono quattro Statue di mar-
mo, che figurano le quattro Virtù più ſin-
golari, che riſplenderono in queſta Vergi-
ne. La Tavola dell'Altar maggiore è di
Ciro Ferri, di cui è il diſegno, e l'Ar-
chitettura della Cappella. L'altre due Ta-
vole laterali ſono di mano di Luca Giorda-
no, e la Cupola è opera di Piero Dandi-
ni, ambedue Pittori famoſi. In ſomma non
vi è coſa, che non ſia ragguardevole, e di
gran pregio, avendo fatto a gara, per ab-
bellire queſto Sacrario, l'eſquiſitezza dell'
opere, e la ricchezza e nobiltà de' mate-
riali. Tornando ora in verſo la porta,
nella prima Cappella vi è una Tavola del
Cavalier Curradi, ove ha dipinto
Maddalena de' Pazzi, che riceve il velo da
Maria
to, due virtù rappreſentanti la Carità,
e la Verginità della Santa. Il tendone dell'
Organo, in cui vedeſi la detta Santa co-
opera di Nella ſe-
conda vi é la Beata Vergine, con
e Nella terza una
Statua di legno colorito, rappreſentante
Baſtiano, e dai lati, due Santi, di Raffael-
lino del Garbo. Nella quarta vi è di Santi
di Tito l'orazione nell'Orto. Nella quinta
dal Beato Giovanni Angelico con mirabile
diligenza è dipinta l'incoronazione di Ma-
ria. Nell'ultima, di Coſimo Roſſelli è la
Madonna,
e Il Monaſtero abitato da no-
bili Vergini è amplo e magnifico, con un
vaſto e vago Giardino. Ripigliando il cam-
mino, troviamo il Monaſtero di
SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie-
ſa tutta riſatta di nuovo di ſtucchi dorati,
col diſegno di Giovan Batiſta Foggini, ove
merita di eſſere oſſervata la Tavola dell'
Altar maggiore mirabilmente condotta dal
celebre Anton Domenico Gabbiani, oltre
le altre tutte di valenti Pittori. Quindi per
la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampia
ABI-
ABITAZIONE già de' Caccini, oggi del
Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar-
dino, e andando avanti s'incontra l'
ABITAZIONE del Balì Roſſia, che ha la
ſacciata di vago diſegno, di Giovan Batiſta
Foggini. E poi per Via di Mezzo ſi giu-
gne alla parrocchial
CHIESA di SANT' AMBROGIO, dove abita-
no Monache dell'Ordine di San Benedetto.
Una delle coſe da oſſervarſi in queſta, è
la Cappella del Miracolo, detta così, per-
chè in eſſa conſervaſi parte del Sangue con-
gelato di Noſtro Signore, ritrovato in un
Calice, dove da un Sacerdote per inav-
vertenza era ſtato laſciato del Vino conſa-
grato, che in Sangue convertito, miracolo-
ſamente comparve anche agli occhi dei ri-
guardanti, eſſendo ciò accaduto l'Anno di
noſtra ſalute 1230. Vi ſono in queſta
Chieſa alcune Tavole degne di ſtima. Quel-
la alla Cappella del Roſario è del Paſſigna-
no; l'altra della Viſitazione è opera d'
Andrea Boſcoli. Nella Sagreſtia è di gran
gno lavoro di Fra Filippo Lippi. Accan-
to al pulpito è di Franceſco Boſchi il San
Benedetto con due Sante genufleſſe. Il
Baſtiano di rilievo è d'Andrea Comodi,
che vi è ſepolto. Di Maſaccio è la piccola
Tavola a tempera, rappreſentante
na con Maria, e il Bambino. In ultimo
quella della
Vincenzio Dandini. Vi è ancora ſepolto in
queſta Chieſa il celebre antico Architetto
detto il Cronaca, che ereſſe in queſta Cit-
tà sì magniſiche Fabbriche; ſiccome nella
Sepoltura de' Cioni giace Andrea del Ver-
rocchio egregio Scultore, e maeſtro di Leo-
nardo da Vinci. Vicino a queſta Chieſa ſi
trovano nove Conventi di Monache, ed
uno di Religioſi Clauſtrali dell'Ordine di
Franceſco di Paola, ma per non iſtracca-
re il Foreſtiero colla viſita di queſte Chie-
ſe, benchè in eſſe ſi poteſſero oſſervare
alcune Pitture di pregio; e ſpecialmente
in quella di Monte Domini la Tavola del
martirio di Santo Stefano del Cigoli, ſti-
mata dagl'intendenti una delle più belle
è di Aleſſandro Allori una belliſſima An-
nunziata, ed in quella delle Murate, nel cui
vaſtiſſimo Monaſtero fabbricato dall'antica
Famiglia de' Benci, fu già educata Cateri-
na de' Medici Regina di Francia, alcune
Pitture di Fra Filippo Lippi; ed alcune
del Grillandaio in quella di San Iacopo;
Proſeguiremo verſo la via Ghibellina, ove
oſſerveremo l'
ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per
eſſere ſtata del Divin Michelagnolo, di cui
conſervano alcune opere, e per la Galle-
ria fatta fare da Michelagnolo il giovane
di lui pronipote tanto inſigne letterato,
che l'arricchì di Pitture, e di coſe rariſſi-
me. Ed in faccia il
PALAZZO della Famiglia del Sera edifi-
cato col diſegno di Piero Giovannozzi. E
poco dopo dall'iſteſſa parte il
PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cortile
ha una fonte colla ſalubre acqua di Santa
Croce. Indi ſi trova il
PA-
PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l'
ingreſſo principale nella ſtrada detta il Mer-
cato di
SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e Log-
gia della qual Chieſa tutta di pietre ſere-
ne, è molto vaga, e di belliſſima Architettu-
ra, ideata da Matteo Nigetti. Sono in que-
ſta Chieſa molte Tavole di Pittori eccel-
lenti, e ſpecialmente nella prima Cappella
entrando a man deſtra è una Nunziata aſ-
ſai bella, di mano del Franciabigio. Nel-
la ſeconda è una Tavola di Raffaellino
del Garbo, eſprimente Maria
bino,
Nella terza ſi vede
Storpiato alla porta del Tempio, opera
di Coſimo Gamberucci. Nella quarta Tom-
maſo da
gran venerazione un immagine del Croci-
fiſſo, che ſecondo il Borghini è di Baccio
da Montelupo. In teſta della Crociata alla
Cappella Palmieri, è di Sandro Botticelli
la Tavola dove è dipinto il Paradiſo, con
Volendo poi bre-
vemente uſcir dalla vicina porta, vedraſſi
un Tabernacolo degno di grande ſtima,
dipinto a freſco da Pietro Perugino, rap-
preſentante il divin Padre col ſuo unigeni-
to morto nelle braccia, ma dall'ingiurie
del tempo aſſai danneggiato. Rientrando
in Chieſa ſi trova la nobil Cappella degli
Albizzi, la di cui Tavola rappreſenta il
martirio di
rano. Nella volta di queſta Cappella ador-
na di ſtucchi meſſi a oro, è degno di ſom-
ma ammirazione un piccolo sfondo di ma-
no di Anton Domenico Gabbiani, ove ha
eſpreſſa l'Aſcenſione di Criſto al Cielo, la
di cui figura con sì rigoroſo ſcorto fa co-
noſcere agli intendenti il profondo ſapere
dell'Autore. Nella ſeguente è aſſai degna
di ſtima la Tavola di Lodovico Cigoli,
rappreſentante l'adorazione de' Magi. Ne
ſegue la Cappella maggiore, fatta col di-
ſegno di Gherardo Silvani. Il Ciborio di
marmo è opera di Gregorio da Settigna-
no. In Coro le Pitture ſopra l'Organo
ſono di Niccodemo Ferrucci. Sotto il Cor-
ſchi i
do ſeparanſi per andare al martirio. Dalla
ſiniſtra fu rappreſentata da Matteo Roſſel-
li la conſegna delle chiavi fatta da Criſto
a San Pietro. Seguitando l'ordine delle
Cappelle, trovaſi nella prima la Tavola
di Valerio Marucelli Piſano, che vi ha
anch' eſſo eſpreſſa l'adorazione dei Ma-
gi. Nella ſeconda per la quale s'entra
in Sagreſtia, vi è all'Altare una Tavola
di Piſello Piſelli; di mano del quale au-
tore è anche la ſuſſeguente. Nella quar-
ta, è una Tavola del Cavalier Curra-
di, rappreſentante San Giuſeppe col Bam-
bino Gesù. Nella quinta vedeſi dipin-
ta l'Aſſunzione di Maria con San Tom-
maſo Apoſtolo, opera degna di molta ſti-
ma di Franceſco Granacci. Nella ſeſta vi
è un Quadro, ove Mario Balaſſi ha eſſigia-
to i buon Ladrone. Nella ſettima vi è
dipinto da Franceſco Conti
che reſuſcita una ſanciulla. Nell'ottava il
Criſto con diverſi Santi è di Lorenzo
di Credi. La nona ha una Tavola di
il nome. Ripoſa nella ſeguente il corpo del
Beato Vedeſi nell'al-
tra una Tavola parimente antica di cui è
incognito l'autore. Nell'ultima evvi una
Tavola di Aleſſandro Gherardini. Nei pi-
laſtri delle Navate ſono dipinti i
ſtoli, parte dal Paſſignano, e parte da Ora-
zio Fidani. E' oſſervabile il Depoſito del
famoſo Senator Vincenzio da Filicaia nel-
la ſua Cappella a man ſiniſtra, con l'in-
ſcrizione di Benedetto Averani. Poco di-
ſtante da queſta Chieſa per il Borgo degli
Albizzi trovaſi il
PALAZZO de'
mente accreſciuto ſull'antico diſegno, e
decorato di nobili, e ricchi appartamenti.
Poco diſtante dalla parte oppoſta vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e dipoi il
PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic-
ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella fac-
ciata del quale ſopra varj Pilaſtri ſi vedo-
ci Uomini illuſtri di queſta noſtra Città, a
foggia de' Termini degli Antichi. Gli uo-
mini illuſtri ſono gli appreſſo, cioè; nel
primo ordine da baſſo l'Accurſio, il Tor-
rigiano, Marſilio Ficino, Donato Acciaiuo-
li, e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo,
Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta Alberti,
Franceſco Guicciardini, Marcello Adriani,
e Don Vincenzio Borghini: Nel ſuperiore,
Dante, Petrarca, Boccaccio,
vanni della Caſa, e Luigi Alamanni. Qui-
vi in mezzo della via è una laſtra di mar-
mo, poſta in memoria dell'inſigne mira-
colo da San Zanobi operato in queſto luo-
go, nell'aver riſuſcitato un Fanciullo. Ap-
preſſo ſono le
ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi,
ambedue diſegno dell'Ammannato, e dipoi
vi ſono i
PALAZZI, l'uno dirimpetto all'altro, am-
bedue di ſtraordinaria bellezza, e ambedue
pure della Famiglia degli Strozzi. Quello di
diſegno del Brunelleſco, ora acquiſtato, e
reſtaurato dai
avanti della Famiglia de' Pazzi, e facendo
ivi angolo, colla loro Arme in ſronte, ſi
appella perciò da remotiſſimo tempo il
Canto de' Pazzi. Il più bello però è quel-
lo, che per anco non è terminato. Fu ſab-
bricato col diſegno dello Scamozzi; nelle
Opere del quale pubblicate colla ſtampa,
vedeſi delineato. Le fineſtre a terreno ſo-
no del Buontalenti, e del Caccini è il Por-
tone principale. La Facciata di verſo il
Borgo degli Albizzi è fatta col diſegno del
Buontalenti, ed è così bene inteſa, che i
Profeſſori non ceſſano di lodarla. Il Corti-
le del medeſimo Palazzo è fatto con diſe-
gno di Lodovico Cigoli: dal qual poſto,
poco diſtante ſi trova la
BADIA FIORENTINA, dove abitano Mona-
ci Caſinenſi dell'Ordine di San Benedetto,
così chiamata per antonomaſia, per eſſe-
re ſtata la prima Badia di Monaci fondata
in Firenze. La Conteſſa Willa Madre, col
Vicario d'Ottone Terzo Imperadore in
Toſcana, moſſa da inſpirazione divina, a
proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella,
ed il Figliuolo la dotarono di ricchiſſime
rendite. Onde, in ſegno di gratitudine ver-
ſo il detto Conte Ugo loro Benefattore,
introduſſero poi quei Monaci da gran tem-
po addietro, e continovano tuttavia il co-
ſtume di far celebrare ogn' anno da un Gio-
vane nobile l'Orazione in ſua lode dopo la
Meſſa grande nella mattina di Santo Stefa-
no Protomartire, antichiſſimo Contitolare
di detta Badìa, già fondata ſotto il princi-
pal Titolo di Santa Maria. Il ſuo princi-
pio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285.
col diſegno d'Arnolfo, grandemente re-
ſtaurata, ma nel paſſato ſecolo, col diſe-
gno di Matteo Segaloni rinnovata quaſi da'
fondamenti, ſi è renduta vaga oltremodo,
quantunque molto vi reſti da fare, per ri-
durla alla total perfezione. Di quella parte
però, che terminata ſi vede, nè coſa più
magnifica, nè meglio inteſa ſi puòmai deſi-
derare. Alla nobiltà dell'Architettura cor-
Dalle
due parti laterali ſi vedono due Terrazzini
di pietra, con vaghi intaglio dorati. Sopra
di quello a man deſtra è ſituato l'Organo,
e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Tavola, do-
ve è dipinta Maria Vergine Aſſunta, di ma-
no di Giorgio Vaſari, la quale al tempo
del Bocchi era poſta ſull'Altar maggiore.
E' parimente di molto pregio la Soffitta,
tutta fatta di finiſſimo intaglio. La Tribuna,
ſotto la quale è il Coro de' Religioſi, è di-
pinta da Giovanni Ferretti. Le Tavole
delle Cappelle ſono ancor eſſe di gran bel-
lezza, e valuta. Quella di San Mauro a
man deſtra è fatta da Onorio Marinari
pittor ſtimatiſſimo; ſiccome ſono oſſervabi-
li le pitture di tutta la Cappella colorite
da Vincenzio Meucci. Segue l'altra di
Batiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Ve-
nuta dello Spirito Santo. A man ſini-
ſtra di mano del medeſimo ſi vede dipinto
un Criſto, che porta la Croce al Calva-
rio, e nella Cappella dirimpetto a queſta
evvi una Tavola di mano di Fra Filippo,
in cui vedeſi San Bernardo effigiato con ſin-
Sono eziandio conſiderabi-
li tre Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il pri-
mo ſi è del mentovato Conte Ugo princi-
pal benefattore di queſta Chieſa. Furono
ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mi-
no da Fieſole, e riuſcì tutta l'opera di ma-
raviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cava-
liere Bernardo Giugni: e il terzo di Gian-
nozzo di Agnolo Pandolfini, Cavaliere di
gran nome in tempo di Repubblica, la cui
Famiglia è padrona della Cappella, o Tri-
buna, ſituata preſſo al Veſtibolo di queſta
Chieſa, prima di uſcire dalla quale ſi deve
oſſervare il gran quadro poſto interior-
mente ſopra la porta, di mano di Fra Bar-
tolommeo Domenicano. E poco diſtante da
queſta Chieſa trovaſi la
CHIESA NUOVA DE' PADRI DELL'ORATORIO
DI
Oratorio, quando ſarà fabbricata la Chie-
ſa grande. Fu queſta fatta col diſegno di
Gherardo Silvani, e modernamente è ſtata
arricchita di varj ornamenti di Pittura, e
di Scultura di eccellenti Profeſſori. Vedeſi
comunicata da
del Pinzani. Nella ſeconda di mano di A-
leſſandro Gherardini è il Gesù morto, con
la Vergine addolorata. Nella terza la
Famiglia nel ritorno di Egitto, dipinta da
Tommaſo Redi. All'Altar maggiore è una
Tavola di Anton Puglieſchi, e la Tribuna
di Niccolò Lapi. Segue la Tavola del Cro-
cifiſſo, di Matteo Bonechi. La Tavola poi
che oggi ſi vede all'Altar di San Filippo,
è di mano del celebre Anton Domenico
Gabbiani. L'ultima è di
ci, rappreſentante la preſentazione di Ma-
ria al Tempio. Lo Sfondo in mezzo alla
bella Soffitta è di I Baffi-
rilievi di marmo, ſono parte di Antonio
Montauti, e parte di Giovacchino Fortini,
di cui ſono anche le Statue. In Sagreſtia è
un Quadro molto ſtimato di Giovan Maria
Morandi. La facciata di queſto Oratorio,
che è tutta lavorata di pietra forte, ador-
nata di alcune figure di marmo, è ſtata
modernamente condotta a fine col diſegno
di Ferdinando Ruggieri. Vedeſi avanti la
medeſima il
F 3 PA-
PALAZZO de' Gondi, che ha la Facciata
di pietre a bozza molto nobile e ſignori-
le, diſegno di Giuliano da San Gallo, che
nella bella Sala vi fece un Cammino di baſ-
ſirilievi di gran perfezione, che per quan-
to non uſino oggi in ſimili luoghi, merita
di ſtarvi, e di eſſere ammirato, e lodato
non poco. Di dove ſi paſſa alla
PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, at-
teſochè in un loggiato aſſai comodo, di Ar-
chitettura Toſcana, vendaſi il Grano pub-
blicamente, e di quì per la ſtrada del Can-
to a' Soldani ſi giunge a
SAN IACOPO TRA' FOSSI, dove non tro-
veremo già le belle Tavole d'Andrea del
Sarto, che tanto eloquentemente furono
celebrate dal Bocchi, e da varj Scrittori
di primo grido, avvegnachè ſono già ſtate
traſportate nel Real Palazzo de' Pitti, eſ-
ſendovi ſolo reſtata di eſſo quella, che da
giovane dipinſe, ove rappreſentò l'appa-
rizione di Criſto in forma di ortolano al-
la Maddalena: troveremo bensì le Copie
la, che ſebben copia, è nondimeno tenu-
ta in gran pregio; il quadro della Soffitta
è vagamente colorito dal Gherardini. Da
queſta Chieſa ſi può andare per due ſtra-
de alla Piazza, e Chieſa di Santa Croce,
che una detta Via de' Benci, dove è l'an-
tico Palazzo de'Peruzzi, poi de' Celleſi,
dove abitò l'Imperadore Paleologo, quan-
do intervene al Concilio Fiorentino, e l'
altra detta Borgo
no buone Fabbriche, ed in ſpecie il
PALAZZO de' Corſini, che ha molte bel-
le Statue antiche nel Cortile; e quello de'
Dini ricco di Pitture, ſpecialmente di San-
ti di Tito, ed una ſingolariffima d'Andrea
del Sarto. Giunti in fondo alle quali, ve-
draſſi la Chieſa di
SANTA CROCE de' Frati Minori Conven-
tuali. In queſto Tempio affai grande e
magnifico, lungo dugenquaranta braccia, e
largo ſettanta, s'entra per tre porte di
faccia, e ſù quella di mezzo oſſerveremo
che rappreſenta
di Toloſa. Fu queſto Tempio fabbricato
intorno all'Anno 1294. col diſegno di Ar-
nolfo, che fu l'Architetto del Duomo,
benchè dipoi reſtaurato col diſegno di Gior-
gio Vaſari. La maggior parte de' Foreſtie-
ri concorre a queſta Chieſa, tirata dal de-
ſiderio di rimirare quelle belliſſime Tavo-
le, che l'adornano, nelle quali la Paſſio-
ne tutta di Noſtro Signore, e la ſua mor-
te, e Reſurrezione è ſtata mirabilmente
rappreſentata da' primi Artefici di quei
tempi. Ora facendoci dalla Porta di mez-
zo, benchè l'ordine dell'iſtoria richiedeſſe
cominciare d'altrove, nella prima Tavola,
che ſi trova a man deſtra, allato alla ſud-
detta Porta, è dipinta la Depoſizione di
Croce di noſtro Signore, di mano di Fran-
ceſco Salviati; la ſeconda dov'è la Croci-
fiſſione, è di Santi di Tito; appreſſo alla
quale è il famoſo Sepolcro di Michelagno-
lo Buonarroti, Gentiluomo Fiorentino. Scul-
tore, Pittore, ed Architetto di sì gran no-
me, e di sì grand'eccellenza, che non vi
mente ſpiegare; Egli fù ancora nella Poeſia
di ſquiſitiſſimo guſto. Vedonſi a piè dell'
Urna tre belle Statue di marmo, che rap-
preſentano la Scultura, l'Architettura, e
la Pittura in atto compaſsionevole, e me-
ſto: e ſopra l'Urna, la teſta, ed il buſto di
marmo del Buonarroti. Fu queſt'opera
fatta da tre maeſtri, cioè Giovanni dell'
Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cava-
liere, del primo de' quali è la Statua dell'
Architettura, del ſecondo quella della Scul-
tura, e del terzo quella della Pittura; e
di lui è pure il Ritratto di Michelagnolo.
Sono dipoi oſſervabili le memorie del dot-
tiſsimo Antiquario Senator Filippo Buonar-
roti: e del famoſo Bottanico Pietro Miche-
li. Segue la terza Cappella, dov'è dipinto
da Giorgio Vaſari, Criſto quando porta la
Croce al Calvario: la quarta Tavola rap-
preſenta l'
copo di Meglio. Aleſſandro del Barbiere
dipinſe la quinta, in cui ſi figura la Fla-
gellazione alla Colonna; la ſeſta dov'è di-
pinto Noſtro Signore quando fa Orazione
appreſſo la quale è la Cappella de' Caval-
canti, ove ſi ammira ſcolpita in macigno
la Vergine Annunziata dall'Angiolo, fat-
ta con ſingolare artifizio dal celebre Dona-
tello; ed allato vi è il Sepolcro di Leo-
nardo Aretino, inſigne Scrittore d'Iſtorie.
Finalmente la ſettima Cappella ha una Ta-
vola già cominciata dal Cigoli, e finita dal
Biliverti, in cui ſi rappreſenta l'entrata di
Criſto in Geruſalemme. Nella Croce della
Navata trovaſi la Cappella de' Barberini,
dov'è ſepolto in eſſa Franceſco da Barbe-
rino, Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſsa
è una Tavola dipinta dal Naldini, che
rappreſenta quando San Franceſco riceve le
Sacre Stimate; vi è anco la Cappella de'
Calderini allato alla Sagreſtia tutta incro-
ſtata di marmi Carrareſi, e ornate di belle
Pitture; la prima delle quali in
vangelii
diſtribuiſce le limoſine è del Paſsignano.
La Tavola dell'Altare con l'altro latera-
le è di Matteo Roſielli, e le Pitture a fre-
ſco di
cre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi
nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del
medeſimo Ordine de' Minori Conventuali,
chiara per ſantità, e per miracoli, viſſuta
intorno agli anni 1240. e l'altre Cappelle di
minor pregio; ſitrova la Cappella, o Tri-
buna de' Niccolini, d'ordine però diverſo
dall'altro, eretta col diſegno dell'Archi-
tetto Quanto ſia bel-
la, e di vaghezza ripiena, non ſi può ſpie-
gare abbaſtanza. E' ella tutta incroſtata di
marmi Carrareſi, bianchi, e miſti, ma di
sì nobile e diligente lavoro, che non può
l'uomo deſiderare di vantaggio. Di mano
del Francavilla Scultor Fiammingo ſono le
cinque Statue di marmo, che una figura
Aron, e l'altra Mosè, e la terza rappre-
ſenta la Verginità, la quarta la Pruden-
za, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole
dipinte ſono di mano di Aleſſandro Allo-
ri, e le Pitture a freſco del Volterrano,
con sì gran perfezione condotte, che que-
ſte ſole baſterebbero per eternargli la fa-
ma, non laſciando quella lodatiſsima Ta-
ha rappreſentato il martirio di
zo. Dopo di avere oſſervato il celebre Cro-
ciſiſſo di Donatello, che è nella Cappella
in teſta alla Crociata, paſſeremo, ove di
mano del Cigoli è dipinto Criſto morto,
opera ſtupendiſsima, e quindi, ſeguitando
fino ad uſcir di Chieſa, per le altre ſette dell'
iſteſs'ordine, e Architettura delle prime;
trovaſi una Tavola di mano del Vaſari, dov'
è dipinto la Venuta dello Spirito Santo
nella prima; nella ſeconda dallo Strada-
no è figurata l'Aſcenſione di Criſto al
Cielo. Allato a queſto Altare, e dirimpet-
to al Sepolcro di Leonardo Aretino, è
quello di Carlo Aretino, Poeta, e Segre-
tario della Repubblica. Del mentovato Va-
ſari è l'Apparizione agli Apoſtoli nella
terza Cappella; nella quarta, e quinta, di
Santi di Tito ſono le due Tavole, che una,
quando Gesù è a menſa co' due Diſcepoli, e
l'altra, quando reſuſcita dal Sepolcro; nel-
la ſeſta è di mano di Batiſta Naldini quan-
do Criſto è nel Sepolcro; e nella ſettima,
il Noſtro Signore che và al Limbo de'
ne dipinto da Agnolo Allori, chiamato il
Vecchio Bronzino. Rimpetto alla memoria
del Senator Buonarroti ſi vede quella dell'
Architetto Aleſſandro Galilei, che è ope-
ra di Girolamo Ticciati, e di poi ſi trova
il Sepolcro del famoſiſſimo Galileo, dove è
ancora il celebre Mattematico Vincenzio
Viviani, che ordinò queſto Depoſito al ſuo
Maeſtro, al che fu dato eſecuzione l'anno
1737. a ſpeſe della Famiglia Nelli erede di
quella del Viviani. Il diſegno è di Giulio
Foggini; la quadratura di Anton Maria
Fortini; il Buſto di
Aſtronomia di Vincenzio Foggini; e la Geo-
metria di Girolamo Ticciati. Oltre a tante
Pitture di ſingolare ſquiſitezza, e perfezio-
ne, ſe ne trovano in queſta Chieſa alcune
di Cimabue, e di Giotto, le quali, quan-
tunque ſiano dalle moderne pitture ſupera-
te in bellezza, non è però, che non meri-
tino di eſſer tenute in grande ſtima, per la
venerazione, che ſi dee a quei due primi
Maeſtri, e Reſtauratori della Pittura. E' an-
cora maraviglioſo il Pergamo, tutto di mar-
da Benedetto da Maiano. Sono in eſſo cin-
que Storiette de' fatti più ſingolari di San
Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, ma co-
sì bene, e felicemente, che non hanno
prezzo. Ne' vani, che ſono in mezzo de'
Beccatelli, ſi vedono cinque ſtatuette a ſe-
dere di bellezza ſtraordinaria, che rappre-
ſentano la Fede, la Speranza, la Carità, la
Fortezza, e la Giuſtizia. Più mirabile pe-
rò fu l'artifizio uſato nell'adattar queſto
Pergamo ad una colonna, nella quale ri-
mane incaſſato, eſſendochè la medeſima co-
lonna ſia nel mezzo forata, e per una ſca-
la acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla
grandezza della Chieſa corriſponde il Con-
vento, di moltiſſime comode abitazioni ri-
pieno, e continovamente abitato da più di
ſeſſanta Religioſi, tra' quali in ogni tempo
fiorirono Uomini ſegnalati, non ſolo in
lettere, e in dignità più conſpicue, ma e-
ziandio in ſantità di coſtumi. Sono in que-
ſto Convento molte Confraternite di Seco-
lari, tralle quali quella detta del Gesù,
compoſta tutta di Nobili, il di cui vaſo è
Moro. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimite-
rj è una quantità conſiderabile di Sepoltu-
re, e di memorie di Famiglie primarie, e
d'inſigni Soggetti di Firenze, e d'altrove.
E' fama, che Siſto V. Sommo Pontefice,
nel tempo, che fu Religioſo, per molti an-
ni quivi abitaſſe, leggendo Filoſofia. Gode
queſto Convento il Privilegio, che uno de'
ſuoi Religioſi abbia il carico d'Inquiſito-
re, Dignità ragguardevole, ſoſtenuta in To-
ſcana da' Minori Conventuali, e ſempre da
ſoggetti di gran valore. Poſſiede queſto
Convento una copioſa Libreria di antichiſ-
ſimi Manoſcritti, da cui gli eruditi hanno
cavato molte memorie. Il Noviziato fu fat-
to edificare con gran magnificenza a pro-
prie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e
nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un
Atrio, e una gran Cappella fatta edifica-
re dalla Famiglia de' Pazzi; mole di ſingo-
lare Architettura, e ben degna di chi ne
fece il diſegno, che fu il gran Brunelleſco.
Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla
PIAZ-
PIAZZA contigua, molto ampia, e rego-
lare, e deſtinata principalmente al Giuoco
del Calcio, proprio della Nobiltà Fiorenti-
na in tempo di Carnevale. Compariſcono
ſu queſta Piazza (quando accade, che que-
ſto ſi faccia ſolennemente) cinquantaquat-
tro Nobili Giovani riccamente veſtiti, e in
due Squadre diviſi, l'una delle quali dal co-
lore degli Abiti, e delle Inſegne ſi diſtingue
dall'altra. Capi di queſte ſono due Alfieri,
più degli altri nobilmente addobbati, e ſer-
viti da molti Paggi. Entrando in Campo,
preceduti da trombe, e da tamburi, a cop-
pia a coppia, e con belliſſima ordinanza,
giran d'intorno il Teatro facendo moſtra di
lor perſona; indi l'uno dall'altro diſpar-
tendoſi, ſotto il proprio Padiglione ſi allog-
giano. Intanto ſi dà il ſegno della Battaglia,
e in un tempo medeſimo vedonſi dall'una,
e dall'altra parte ſquadronati, a foggia di
Eſercito. Unite le Squadre, ſi getta in mez-
zo il Pallone, ed in un ſubito cerca l'una
di ſpingerlo verſo l'altra, e dall'altra vien
riſoſpinto. Quei, che rimangon per retro-
guardia, ripigliando il Pallone, procurano
ti, per la parte ad eſſi contraria, e quando
ciò rieſca loro di poſta, s'intende vinta la
caccia. Ben è vero, che avviſtiſene gli Av-
verſarj, corrono addoſſo all'inimico, e af-
ferratolo per le braccia, impediſcono, che
più oltre s'avanzi. Il ſimile fanno quelli,
che ſon rimaſti alla difeſa del poſto, i qua-
li mentre non vengan ſorpreſi all'improv-
viſo, ribattono gagliardamente il Pallone:
e riſoſpingono indietro chi tenta inoltrarſi
da quella parte. Ora in queſta battaglia,
mirabil coſa è il vedere, come ciaſcuno s'
ingegni di ſuperare, e di abbattere il ſuo
contrario, urtandolo per farlo cadere, lot-
tando, e pugnando ſeco, e varii ſtratta-
gemmi uſando per vincere. Ma più mira-
bile ſi è il vedere una ſquadra, che impa-
dronita del campo nimico, e ſu' conſini del-
la vittoria, in un momento riſoſpinta fug-
ga, e ſpeſſe volte rimanga ſuperata. In
ſomma è Giuoco queſto, dove fa pompa
da una parte la vaghezza, e ricchezza di
belle diviſe, colla ſplendidezza degli orna-
menti, e dall'altra la robuſtezza, e agilità
Onde non è maraviglia, che
vi concorra la maggior parte della Città, e
rechi al pubblico allegrezza, e diletto. Pri-
ma di uſcire da queſta Piazza ſi oſſervi la
facciata della Caſa de' Cocchi, che i Padro-
ni dicono aver coſtante tradizione, che ſia
diſegno di Baccio d'Agnolo; ſiccome la
Facciata della Caſa dell'Antella, dipinta
dal Paſſignano, e da Giovanni da San Gio-
vanni, ambedue Pittori famoſi: nella me-
deſima Piazza evvi una Fonte, che meſce
acqua perfettiſsima, che viene dalla Colli-
na d'Arcetri, e paſſa il Fiume d'Arno ſul
Ponte a Rubaconte. E volgendo a man de-
ſtra trovaſi poco diſtante la
CHIESA DI SAN SIMONE, ſopra la porta
della quale vedeſi una lunetta, dov'è mol-
to ben colorita la Vergine co' Santi Apo-
ſtoli Simone e Giuda, opera di Niccodemo
Ferrucci. La Soffitta interna tutta d'in-
taglio dorato fa vaga moſtra. Nella te-
ſtata ſopra la Porta ſi vede un opera
molto bella di Batiſta Naldini, ov'è di-
pinta la Depoſizione di Criſto dalla Cro-
Nella prima Cappella a man dritta è il
martirio di
batiſta Vanni. Nella ſeconda vi è un Imma-
gine intagliata in legno del
La terza ha un antica pittura rappreſen-
tante la Vergine. Vi è poi nella quarta
una belliſsima Tavola di Onorio Marinari,
ove ha eſpreſſo
nale Giudizio, non meno è da lodarſi quella
di Giacomo Vignali, collocata nel quinto
Altare, ove eſſigiò San Bernardo, al quale
Criſto ſtaccatoſi dalla Croce, e inchinato
fa vedere una gran piaga nelle ſpalle. Le
Statue di marmo laterali all'Altar maggio-
re ſono d'Orazio Mochi, e li due Apoſtoli
ſopra l'arco di Niccodemo Ferrucci. Tor-
nando in verſo la Porta vi è di mano del me-
deſimo Vignali la Tavola di
preſentato in deliquio. Segue l'Altare di
Carlo, e dopo queſto, quello della Conce-
zione, la di cui Tavola è dell'iſteſſo Fer-
rucci, dipoi quello dell'Aſſunta, dipinta
dal Cavalier Curradi. In ultimo è la Tavo-
la di
ceſco Montelatici, detto volgarmente Cec-
Preſſo a queſta Chieſa ſono le
Prigioni delle Stinche, recinte da un altiſſi-
ma, e forte muraglia, nelle cantonate della
quale vi ſono due Tabernacoli dipinti a fre-
ſco da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni
da San Giovanni. Di quì per la via del Pa-
lagio trovaſi il
PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua abi-
tazione, che è l'antico del ſuo proprio
ramo, poichè l'altro, di cui ſi farà men-
zione, lo ha ereditato dal Ramo finito
in Roma ſul principio del corrente ſecolo.
In faccia ad eſſo per la Via detta del Pala-
gio ſi trova l'
ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da
Bernardino Ciurini molto pulitamente. Al-
la fine di queſta ſtrada v'è il
PALAZZO del Poteſtà molto vaſto, in cui
ſono le pubbliche Carceri, e per la proſſi-
ma traverſa, che è di fianco al Palazzo
del Salviati, trovaſi la Chieſa di
SAN
SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer-
vare alcune Tavole di pregio, e ſpecial-
mente la Nunziata di mano dell'Empoli,
quella dell'Altar maggiore di Gaetano Piat-
toli, in luogo di quella che vi fu una volta
d'Andrea del Caſtagno, la quale è paſſata
nel Refettorio de' Padri di Badia, ſiccome
del medeſimo, quella di
tra del Pontormo, dov'è dipinta la Ver-
gine con Santa Barbera, e Sant'Antonio.
E proſeguendo lateralmente a queſta Chie-
ſa, paſſata la Porta principale della Chie-
ſa, e Monaſtero di Badia, vedeſi l'
ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſoglio-
no congregarſi i Buonomini. E' celebre
queſt'Oratorio, non ſolo per eſſere ſtato
fondato al tempo di
ſcovo di Firenze, ed a ſua perſuaſione, e
conſiglio; ma eziandio per le opere inſigni
di miſericordia, che di continuo vi ſi eſer-
citano. Ed in vero è prodigio mirabile del-
la Provvidenza Divina, che queſta Caſa
ſenza fondo, o ferma rendita annuale, ma
ſolamente provveduta di elemoſine, e di
ſario tante povere Famiglie onorate. Poco
diſtante è il
COLLEGIO de' Padri delle Scuole Pie, de-
ſtinato ad ammaeſtrare la gioventù nelle Let-
tere, e nella Pietà; Con la Caſa di queſto
Collegio fa angolo il
PALAZZO del Duca Salviati molto agiato,
e comodo. Quindi avanzandoſi col viaggio
per la ſtrada poſta in mezzo da queſte due
Fabbriche, detta Via dello Studio, trovaſi lo
STUDIO FIORENTINO, ove di continovo
leggono pubblicamente varj Profeſſori di di-
verſe Scienze, come di Teologia, di Sto-
ria Sacra, e Profana, Giuriſprudenza, Mat-
tematica, Filoſofia, Umanità, Lingua Gre-
ca, Ebrea, e Toſcana. Quivi ancora hanno
la loro Reſidenza le celebri Accademie,
Fiorentina, della Cruſca, e degli Apatiſti.
Di quì per corta ſtrada ſi giunge a
SANTA MARIA IN CAMPO, divotiſsima
Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palazzo
contiguo; e quantunque ſia nel mezzo del-
la Città, è Dioceſi Fieſolana: vicino è il
PALAZZO del Senator Filippo, e Fratelli
Guadagni, che ha nobile facciata fatta nel-
lo ſcorſo ſecolo con diſegno del Silvani, e
comodi, e vaſti appartamenti, accreſciuti
di freſco con una nuova magnifica ſcala dal
Senatore Filippo Guadagni vivente, dopo è
L'OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſerva-
no, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, mol-
te Statue, e Baſſirilievi di gran pregio, ed
un Archivio di grande importanza. Qui-
vi contigua vedeſi l'
ABITAZIONE de' Naldini fabbricata in que-
ſti tempi; e dipoi l'
ABITAZIONE de' Gondi accreſciuta mo-
dernamente. E ſeguitando per la piazza,
potrà giungerſi alla
G 4 CHIE-
CHIESA Inſigne Collegiata, ed Imperial
Baſilica DI SAN LORENZO, dove Giunti
alla Piazza, oſſerveremo in faccia al Palaz-
zo del Marcheſe della Stufa una baſe di
marmo, nel cui baſſorilievo ſi rappreſenta,
quando a Giovanni de' Medici, valoroſiſsi-
mo Capitano, e degno Padre del Grandu-
ca Coſimo Primo, ſono condotti molti Pri-
gioni con varie ſpoglie. E' queſta opera
del Cavalier Bandinelli, di cui pur anco è
la Statua, che ſulla Baſe dovevaſi colloca-
re, la quale in oggi non ancora finita, nel
Salone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma
venendo alla Chieſa, giudico a propoſito
il dar breve notizia di ciò, che avven-
ne nella ſua fondazione, eſſendo molto de-
gno di ricordanza quanto di eſſa laſciaro-
no ſcritto San Paolino, il Baronio, ed al-
tri gravi Scrittori. Al tempo dell'Impera-
dor Teodoſio, Giuliana Vedova Fiorenti-
na, non meno illuſtre per lo ſplendore del
ſangue, che per l'inſigne Religione, e Pie-
tà, acceſa di devozione verſo il glorioſo
Martire San Lorenzo, volle colle proprie
ſoſtanze fabbricar queſto Tempio, e dedicar-
Terminata appena la
Fabbrica, giunſe per buona ſorte a Fi-
renze il grande Arciveſcovo di Milano
Sant'Ambrogio, perlochè venne in penſie-
ro a Giuliana di ricorrere al Santo Prela-
to, e inſtantemente pregarlo, acciò voleſſe
conſacrare la nuova Chieſa; e ciò fec'ella
ben toſto, e con tanto affetto, e con tali,
e tante dimoſtrazioni del ſuo grande zelo,
che il Santo Arciveſcovo, ammirando la di
lei virtù, e grandemente commendandola,di
buona voglia condeſceſe alle giuſte diman-
de della medeſima. Celebroſsi pertanto la
Funzione della Sagra l'anno del Signore 392.
o come altri vogliono 393. e fu con tal ſod-
disfazione del Popolo ſolennizzata, che da
quel giorno in poi, per memoria di tal fat-
to, chiamoſsi queſta Chieſa Baſilica Am-
broſiana. Quindi ebbe origine la ſingolar
venerazione, che a queſto Tempio porta-
rono gli antichi Veſcovi di Firenze, fra'
quali San Zanobi più d'ogni altro ſi ſegna-
lò, eleggendo quivi la ſua ſepoltura, ove
ſtette lungo tempo ripoſto prima, che alla
Cattedrale foſſe trasferito il Corpo di lui. A
re avanzamento i ſucceſsi di queſta Chieſa.
Imperciocchè eſſendo eretta in Collegiata
inſigne, e di ampliſsimi privilegj, e ſin-
golari prerogative arricchita, ha in ogni
tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la
Metropolitana, il primato. Sono in eſſa
diciaſſette Canonici, e trentatre Cappellani,
e grandiſsimo numero di Cherici, che vi
celebrano giornalmente i Divini Ufizj con
non minor decoro di quello facciaſi nella
Chieſa Metropolitana; ed a tutti queſti pre-
ſiede un Prelato, col titolo di Priore, che
per iſpecial Privilegio, in varie Feſte dell'
Anno gode l'uſo de' Pontificali. Paſſando
poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tem-
pio, che di vero è grandiſsima, per la mi-
rabile Architettura di Filippo Brunelleſco,
colla quale fu fabbricato, o piuttoſto vo-
gliam dire rinnovato (giacchè l'antico
Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe
quaſi affatto deſolato dal fuoco) vedremo
queſto Edifizio, con un vago pavimen-
to di marmo diviſo in tre Navate, e
ſoſtenuto da groſſe colonne di macigno,
mente intagliati, come altresì il cornicione,
e il fregio, che per tutta la Chieſa ricor-
rendo, vaga, e maeſtoſa la rendono. Ella
è lunga braccia 144. Sopra la Porta del
mezzo ſi vede l'Arme de' Medici, ſcol-
pita in pietra col diſegno del Buonarroti,
di cui parimente è il diſegno del Terraz-
zino, e Sacrario, dove ſi conſervano mol-
tiſsime Reliquie inſigni, in prezioſi Reli-
quiarj d'oro, d'argento, di criſtallo, e
di altre ricche materie, tempeſtati di gioie.
Belliſsimi ancora ſono due Pergami nella
Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro
colonnette di diverſi marmi, nelle facce de'
quali ſi vedono alcuni Baſsirilievi di bronzo,
fatti da Donatello, con ſingolare artifizio,
e ſommamente lodati dagl'intendenti. An-
co nelle Cappelle ſono di pregio alcune
Tavole, tralle quali a mano deſtra la pri-
ma rappreſentante la Viſitazione di
ſabetta, di mano di Agoſtino Veracini. La
ſeconda lodatiſsima opera del Roſſo, nella
quale ha eſpreſſo lo Spoſalizio di Maria
Vergine. La terza che rappreſenta
Nella
quarta vi è l'Aſſunzione di Maria di anti-
co, ed incognito autore. Nella quinta ſi
vede dipinto da Ottaviano Dandini un Cro-
cifiſſo, con San Franceſco, San Girolamo,
e la Maddalena a piè della Croce. Nella
ſeſta San Girolamo nel Deſerto, opera
del Cavalier Giuſeppe Naſini. Terminata
la navata, ſi oſſerva nella prima Cappel-
la una Tavola rappreſentante un Preſepe,
creduto di Coſimo Roſſelli. La Cappella
che rimane nella teſtata della Croce ha il
Tabernacolo di marmo, ove conſervaſi il
ligentiſsima di Deſiderio da Settignano,
con figure di baſſo, e alto rilievo, ſopra
cui ſi vede un ammirabile Bambino di
marmo bianco opera del medeſimo.Que-
ſto Tabernacolo è meſſo in mezzo da bell'
adornamento di colonne d'ordine corintio
con ſuo architrave, fregio, e fronteſpizio
di marmi miſti. Più d'ogn'altra coſa pe-
rò degna è di ſomma ammirazione la Sa-
greſtia nuova, detta altrimenti la Cappella
de' Principi, fatta col diſegno, e Archi-
Quivi
l'arte ſendo giunta al colmo di ſua per-
fezione, chiaramente dimoſtra, quanto ſu-
blime, e mirabile foſſe l'ingegno di que-
ſto divino Artefice, che ſe in ogni opera-
vinſe i Maeſtri più celebri, in queſta ſu-
però ſe medeſimo. E di vero, chi può
lodare abbaſtanza l'eccellenza, la maeſtà,
la grazia, e la vaghezza di queſta Fabbri-
ca? Tentarono già molti eruditi Scrittori
di deſcrivere diſtintamente le ſue bellezze,
ma diedero a divedere, che nelle lodi di
Michelagnolo, e di queſt'opera inſigne,
era manchevole, ed inſufficiente fino l'i-
ſteſſa eloquenza. Siaſi dunque contento il
Foreſtiero, che tralaſciando il diviſare de'
ſuoi pregi, accenni ſolo, che il primo Se-
polcro all'entrare è di Giuliano de' Me-
dici Duca di Nemurs, e Fratello di Leo-
ne X., ſopra di cui v'è il Simulacro
di mano del Buonarroti, e le due Statue
appreſſo, che una il Giorno, l'altra la
Notte figurano: e che nel ſecondo Sepol-
cro fatto per Lorenzo de' Medici Duca
d'Urbino, ſopra cui pure è il Simulacro
due Statue rappreſentanti il Crepuſcolo, e
l'Aurora. Si vede ancora di mano di Mi-
chelagnolo una Madonna col bambino in
braccio. E perchè fuori delle ſette Statue
di mano del Buonarroti, ſi vedono due Fi-
gure de' Santi Coſimo, e Damiano, ſappiaſi,
che la prima è del Montorſoli, e la ſecon-
da di Raffaello da Montelupo, ambedue
Scultori eccellenti. Di quì eſcendo, paſſa-
ta la prima Cappella, è ammirabile nella
ſeconda la Tavola dell'adorazione de' Ma-
gi opera di Girolamo Macchietti; e pro-
ſeguendo oſſerveremo d'avanti al maggior
Altare i tre Tondi con grata di Bronzo i
quali uniti a Lapida di Porfido di Serpen-
tino, e di altri Marmi con l'arme de' Me-
dici ne' quattro lati, che formano il nobile
Sepolcro a Coſimo
due ſuſſeguenti Cappelle della Crociata s'
entra nella vecchia Sagreſtia, fabbricata
col diſegno pur di Filippo di Ser Brunel-
leſco, ſi oſſervano i quattro tondi ne' pe-
ducci della Volta di mano di Donatello, le
due piccole porte, in alcune nicchie San
e San Damiano del medeſimo, e nel doſ-
ſale dell'Altare un Baſſorilievo in bronzo
del Brunelleſco. Quindi ſi vede un belliſſi-
mo Sepolcro di porfido, per Piero, e Gio-
vanni figli di Coſimo Padre della Patria,
adornato ne' lati di fogliami di bronzo,
fatti col diſegno d'Andrea Verrocchio.
Corriſponde queſto in una Cappella dedi-
cata alle glorie di Maria Vergine Santiſſima
la di cui Immagine antica reſta coperta, e
circondata da una Tavola dipinta da Fran-
ceſco Conti con i Santi Lorenzo, Zanobi,
ed Ambrogio. Contigua a queſta vi è una
Cappella con la Tavola rappreſentante la
Nunziata di
tornando verſo la Porta ammiraſi nella pa-
rete dipinto a freſco il martirio di
renzo con ſommo ſtudio eſeguito da Agno-
lo Bronzino. Paſſata la Porta laterale tro-
vaſi di mano dell'Empoli il martirio di
Baſtiano, appreſſo a queſta ſi vede effigia-
to Ne ſegue altra Cap-
pella con un Immagine di Criſto Crociſiſ-
ſo, dopo la quale trovaſi un antichiſſima
tri Santi, dopo la quale trovaſi effigiato il
martirio di
ra degna di ſomma ſtima di
Sogliani, ammirabile è il gradino di que-
ſt'altare lavorato con indicibil dilignza
da Franceſco Bachiaccha. E finalmente
trovaſi la converſione di
ta da Pietro Marcheſini. Nè laſceremo
di dire, che la vaga Soffitta, la ricca,
e nobil Cupola dipinta da Vincenzio Me-
ucci, il Campanile edificato da' fonda-
menti, ed il riſtoramento della Chieſa ſot-
terranea, ſono opere fatte dalla pietà del-
la Gran Principeſſa Anna Maria Luiſa de'
Medici Elettrice Vedova Palatina del Re-
no. Nell'uſcir della porta, onde ſi và nel-
la Canonica, ſi trova la Statua di Paolo
Giovio Veſcovo di Nocera, e famoſo Scrit-
tore d'Iſtorie, ſcultura di Franceſco da San
Gallo; indi ſalendo per una Scala, che
guida al Chioſtro di ſopra, troveremo la
celebre, e per tutto il Mondo tanto rino-
mata
LI-
LIBRERIA MEDICEO - LAURENZIANA, i
cui vaſo lungo braccia ottanta, largo di-
ciotto e due terzi, alto quattordici e
mezzo, è così nobile e maeſtoſo, e di sì
rara e perfetta Architettura, che molti
valent'uomini, come il Brezelio, il Sena-
tor Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giuſep-
pe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato, e pub-
blicato colle ſtampe. Fu alzato col diſe-
gno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un
degniſſimo encomio. Prima dunque di pe-
netrare là dentro, trovaſi un bel ricetto in
forma quadra, nel quale è ſituata la Sca-
la poſta ſu da Giorgio Vaſari e dal Tri-
bolo per ben diciotto volte, e non mai
per un miſterioſo ſilenzio di Michelagnolo
potuta collocarſi nella ſua proporzionata ſi-
tuazione. Bella oltremodo è la Porta, e
belli ancora ſono gli ornamenti delle fine-
ſtre, vaghiſſimo il cornicione, l'architra-
ve; ed il fregio, e tutto inſieme è con sì
nobil ſimetría diviſato, che reſta l'occhio
di chi lo mira dallo ſtupore, e dal diletto
ſorpreſo. Alla bellezza del materiale cor-
riſponde il pregio, ed il valore de' Mano-
quarantaquattro per banda, in gran nume-
ro vi ſi conſervano; Oltre gli altri quattro
nuovi facſſali poſti nel Corridore aggiunto
da
Manoſcritti. Sono queſti di lingue diver-
ſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina,
Cineſe, Arabica, Caldea, Siriaca, Toſca-
na, Schiavona, Provenzale, e Franceſe
antica, nè ſolo per la rarità, ma ezian-
dio per l'ornamento di Pitture e Minia-
ture ſingolariſſimi. Da queſti, come da ra-
ri eſemplari, ſogliono i Letterati, e in
ſpecie gli Oltramontani, diligentiſſimi oſ-
ſervatori, riſcontrare, o emendar quei di-
fetti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle ſtam-
pe, o che non furono da altri oſſervati,
e pubblicare intereſſanti anecdoti. Or que-
ſti Libri, parte da Coſimo Padre della Pa-
tria, Lorenzo ſuo ſratello, Piero ſuo fi-
gliuolo, e parte da Lorenzo il Magnifico,
da varie parti, e con grandiſſime ſpeſe
procurati, ſpecialmente dalla Grecia, e
dall'Aſia, furono poſcia ripoſti in queſto
luogo da Clemente VII., che fondò la Li-
Granduca Coſimo I. ordinato che ſi deſſe
pubblico ingreſſo a comune benefizio de'
cittadini. Chi poi bramaſſe ſapere il nu-
mero, e la qualità de' Libri, potrà como-
damente appagare il ſuo deſiderio, me-
diante gl'Indici ſtampati dal
con, e ciò che meglio poi dai Regj Bi-
bliotecarj Anton Maria Biſcioni, e Dottor
Giulianelli, è ſtato ſcritto, non tralaſcian-
do il proſeguimento fatto dall'Eruditiſſi-
mo
ſucceſſore, che ha lavorato, e tuttora ſta
lavorando per dar compito un tal Indice.
L'erudito viaggiatore informatoſi dalla pe-
rizia del Bibliotecario Regio troverà ad o-
gni Pluteo qualche raro Manoſcritto. I
più ſingolari per l'antichità ſono il Codi-
ce Siriaco al Quello del Vergilio
al Plut. XXXIX. Al XLII. il Decamerone
del Boccaccio. Quello dell'Oroſio al LXV.
Quello del Tacito al LXVIII. Per la va-
ghezza dell'ornato il
rano, il Tolomeo, il Giulio Ceſare, la
Vita di Lorenzo de' Medici, Domizio Cal-
Il ſo-
pranominato
tradotta in volgare la Storia eſteſa di det-
ta Libreria, dalla quale potrà aver mag-
giori notizie il viaggiatore. Da queſto luo-
go ci porteremo a viſitare la
CAPPELLA, che deve riuſcire nel Coro,
ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la
Chieſa. Or queſta è la Cappella cotanto
celebre, che ſenza ingrandimento iperbo-
lico, vien riputata nel Mondo unica, e
ſingolare. E in vero, ſe in altri Ediſizj s'
ammira la ſqniſitezza dell'arte, in altri la
ricchezza de' materiali, ed in alcuni qual-
che coſa di ſingolare, in queſta ſola Cap-
pella tutte unite concorrono le prerogative
più nobili: magnificenza d'Architettura,
pregio infinito de' materiali, bellezza in-
comparabile, e perfezione dell'arte in
ſommo grado. Per darne adunque alcuna
breve notizia, diremo, che la circonferen-
za di tutta queſta maeſtoſa Cappella è
braccia cenquarantaquattro, l'altezza della
Cupola braccia centoquattro, e il diame-
L'incroſtatura è di dia-
ſpri, agate, calcedonj, lapislazzuli, ed al-
tre pietre prezioſe. Belliſſimi ſono i pila-
ſtri co' capitelli di bronzo dorati. Maeſtoſi
ſono i Sepolcri di granito orientale, ſopra
ciaſcuno de' quali poſa un guanciale di dia-
ſpro tempeſtato di gioie, e ſopra quello
una corona reale, ancor eſſa ricca di gem-
me. In alcune nicchie di paragone ſon col-
locate altrettante Statue di bronzo dorate,
maggiori del naturale, che rappreſentano
i Sovrani defunti. Di vaghiſſime commeſ-
ſure vedonſi effigiate le Armi delle Città
ſottopoſte al Dominio de' noſtri Reali Prin-
cipi. In ſomma tali, e tanti ſono gli orna-
menti di pregio, che vi ſi trovano, che u-
mano penſiero non è baſtevole a immagi-
narſi una bellezza sì rara. Fu cominciata la
Fabbrica l'anno 1604. al tempo di Ferdi-
nando Primo, e per quanto da molti Ma-
eſtri giornalmente vi ſi lavori, molto vi re-
ſta ancora. per renderla in tutto compita,
e allora ſarà in eſſa collocato il prezioſo
Ciborio, che ſi conſerva in Galleria, e del
quale parleremo a ſuo luogo. Appreſſo la
Cappella è la
H 3 CA-
CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una
prodigioſa quantità di diſegni d'Architet-
tura di mano de' più eccellenti profeſlori
d'Italia, ſiccome una raccolta di Mano-
ſcritti de' celebri Mattematici Galileo Ga-
lilei, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio
Viviani, trasferita inoggi nella caſa detta
dei Cartelloni, già abitazione del celebre
Vincenzio Viviani ſopraddetto. Da que-
ſto luogo paſſeremo nella Via de' Ginori,
dov'è il
PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripieno
di nobili arredi, Pitture, ed altre rarità;
e quello de' Giraldi, che ha una copioſa
e ſcelta Libreria. Di quì ci porteremo nel-
la Via di San Gallo, oſſervando in primo
luogo
LA CHIESA DI
ſtero dei Greci Monaci Baſiliani, oggi ufi-
ziata dai Preti. Sono in queſta Chieſa oſ-
ſervabili a mano dritta un Crocifiſſo ſcolpi-
to in legno da Simone Filarete fratello di
Donatello. Segue una Tavola rappreſentan-
vola all'Altar maggiore, del Paſſignano ove
ha dipinto il miracolo di
diſcioglie il patto da un Giovine contratto
col Demonio. La
Vignali, ed appreſſo evvi una Nunziata di-
pinta dal Cavallini. Poco diſtante da que-
ſta Chieſa trovaſi il
PALAZZO Marucelli di vaghiſſima archi-
tettura di Gherardo Silvani ove ſono am-
mirabili le due Arpie ſoſtenenti il Terraz-
zino opera di Raffaello Curradi: Entro vi
ſon cinque gran Camere dipinte dal Ricci
Pittor Veneziano. Di faccia a queſto Palaz-
zo vedeſi il
MONASTERO DI
Chieſa, e Porta della medeſima fu fatta col
diſegno di Michelagnolo. Alle due Cappel-
le laterali la Tavola della
lorita da Pier Dandini, ed il Crocifiſſo di
rilievo è di Raſſaello da Montelupo; Nella
Tribuna oſſervaſi la volta dipinta da Ber-
nardino Poccetti ſotto della quale la Tavo-
Non è da trala-
ſciarſi di oſſervare ſopra le grate del Coro
delle Monache la gran Tela eſprimente Cri-
ſto miniſtrato dagli Angeli nel deſerto ope-
ra di Matteo Roſſelli. E proſeguendo verſo
la Porta ſi trova a mano deſtra lo
SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detto la Con-
grega maggiore nella cui Chieſa ſonovi tre
Tavole a olio molto eccellenti di
ducci, come pure ſono del medeſimo tutte
le Pareti dipinte a freſco con non minor
maeſtria: In queſto Spedale vi ſi ricevon
ſolo i Pellegrini Religioſi. Quaſi dirimpet-
to a queſto vedeſi la
COMPAGNIA DI SAN MARCO detta il Me-
lani quanto mai dir ſi poſſa, di vari orna-
menti abbellita, avvegnachè moltiſſime ſia-
no le Pitture, gl'intagli dorati, e l'altre
coſe di pregio, che vi ſi vedono. Unito a
queſto Oratorio è uno Spedale, fabbricato
per ricevere i Pellegrini Oltramontani, ſi-
mile a quello di San Tommaſo d'Auino:
ma di più comode abitazioni nobilmente
Poco diſtante da queſto ſe-
guono lo
SPEDALE DEGL'INCURABILI molto capa-
ce, e adattato al biſogno, ed il
PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbricare
col diſegno di Raffaello da Urbino, da
Monſignor Giannozzo Pandolfini Veſcovo di
Troia; quaſi dirimpetto a queſto Palazzo
vedeſi lo
SPEDALE DI BONIFAZIO, o Conſervato-
rio de' Poveri queſtuanti, dove ſi raccet-
tano in gran parte perſone dell'uno, e
dell'altro ſeſſo, che per vivere neceſſitano
dell'altrui ſoccorſo; il qual luogo è chia-
mato di Bonifazio, dal ſuo Fondatore Bo-
nifazio Lupi nobiliſſimo Parmigiano, già
Poteſtà di Firenze nel Secolo XIV. nella
di cui Loggia ſopra una Porta, la lunetta
rappreſentante
demo Ferrucci. La Madonna con alcuni
Santi, è di Cennino Cennini diſcepolo d'
Agnolo Gaddi. La
Agnolo Donnini. La reſtaurazione della
Chieſa antica fu fatta col diſegno di
Batiſta Pieratti. In eſſa la Madonna del Ro-
ſario, è di Niccodemo Ferrucci, di faccia
a queſta vi è il Martirio di
Fabbrizio Boſchi. Il
Balaſſi. L'Annunziazione è opera di Nic-
colò Soggi Diſcepolo di Pietro Perugino.
All'Altar maggiore ſi vede una Tavola di
Matteo Roſſelli nella quale ha effigiato
Maria Maddalena dei Pazzi. Proſeguendo
verſo la Porta trovaſi il Monaſtero di
belliſſima Tavola di Aleſſandro Allori eſpri-
mente le Nozze di Cana Galilea come an-
cora tutta la Tribuna di detto Altar mag-
giore. I due laterali ſono
La Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di
Girolamo Macchietti, e le lunette intorno
alla Chieſa eſprimenti il Martirio di
gata ſono di Suor Ortenzia Fedeli. Poco
diſtante trovaſi il Monaſtero detto di
la Tavola dell'Altar maggiore, quella
del
Pontormo. Dirimpetto è il Monaſtero detto
DEL CEPPO la di cui Chieſa fatta con di-
ſegno di Pier
nette ſotto il Coro, e la volta, di Bernar-
dino Poccetti. La Tavola dell'Altar mag-
giore rappreſentante l'Aſſunta, è di Pier
Dandini. A mano dritta di Franceſco Bian-
chi è il Martirio di E rivolgen-
do per via delle Ruote, dove può oſſervarſi
ſul Canto la piccola, ma vaga facciata del-
la Caſa, che per propria abitazione ſi fab-
ricò il celebre Pittore Santi di Tito; e
ſull'altro canto di Via
liſſimo Tabernacolo di Domenico Puligo di-
ſcepolo di Andrea del Sarto: vedremo in
teſta di queſta ſtrada il
CONSERVATORIO de' Fanciulli Orfani, e
Abbandonati di dove volgendo per la Via
di San Zanobi nella Via dell'Acqua, giu-
gneremo in fine alla
FOR-
FORTEZZA DA BASSO, detta il Caſtello
Giovambatiſta, nella quale conſervaſi una
belliſſima, e copioſa Armeria, oltre le co-
ſe ſingolari, che vi ſi ammirano, e che da
noi con gran ragione ſi tacciono. Faremo
ſolamente menzione della nuova fonditura
de' Cannoni, che vi ſi eſercita, e che tan-
to facilita la manifattura, e ne aſſicura la
riuſcita. Di quì paſſeremo al
CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual-
fonda, pieno di Statue antiche, e moder-
ne, e di pitture eccellenti, tra le quali
nella Cappella è la Volta a freſco del Vol-
terrano, con un Giardino molto vaſto, e
delizioſo, in cni ſi vede la ſtatua di Papa
Bonifazio VIII., che prima era alla fac-
ciata del Duomo, eretta da' Fiorentini per
la benevolenza che queſto Pontefice avea
dimoſtrata alla loro Nazione. All'uſcir di
Gualfonda, voltando a man ſiniſtra per la
Piazza vecchia di Santa Maria Novella, ed
entrando in via dell'Amore, oſſerveremo la
CASA fatta fabbricare con gli onorifici
da Vincenzio Viviani primo Mattematico
del Granduca Coſimo III. ultimo Scolare
del Galileo. Nella facciata di queſta Ca-
fa, eretta con diſegno del Senator
tiſta Nelli, alla qual Famiglia di preſente
appartiene, con raro eſempio, ed in ſe-
gno evidente d'Uomo grato al Maeſtro,
ed a' generoſi Benefattori, vedremo ſopra
la porta maggiore, eſpoſta al pubblico,
la viva Effigie di bronzo in rilievo, getta-
ta da
mortale Eroe Fiorentino: e dall'eſpreſſo
ne' Cartelloni laterali, come da un Com-
pendio di Vita, ci verrà indicato parte
delle notizie de' di lui ammirandi ritrova-
ti. Soddisfattici d'aver quì veduto una me-
moria sì bella, tornando ſulla detta Piaz-
za oſſerveremo il
PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata
fabbricata una Galleria di antiche Statue,
e dipinta vagamente da Vincenzio Meuc-
ci, ed è anche ricca di inſigni pitture de'
più eccellenti maeſtri poſſeduta inoggi dal-
corta ſtrada paſſeremo al Giardino, e Pa-
lazzo de' Gaddi, ricchiſſimo di Statue ſin-
golari, di pitture, e di medaglie; ed oſ-
ſervando il Palazzo detto del Mandrago-
ne, ed in appreſſo quello de' Venturi, di-
ſegno del Buontalenti ove è una ſala nobil-
mente dipinta da Bernardino Poccetti, giu-
gneremo alla Chieſa di
SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Do-
menicani, una delle più belle non ſolo di
Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da
Michelagnolo Buonarroti, che come è fa-
ma fra noi, ſolea chiamarla la Spoſa. Fu
queſta fabbricata preſſo l'anno del Signo-
re 1279. col diſegno di Fra Siſto, e Fra
Riſtoro, Converſi di quell'ordine, e Fio-
rentini intendentiſſimi d'Architettura, e
perfezionata circa l'anno 1350., gover-
nando il Convento Fra Iacopo Paſſavanti,
celebre ed eloquente Scrittore. Promoſſe
la gran Fabbrica di queſto Tempio il Bea-
to Giovanni da Salerno diſcepolo di San
Domenico, di cui è oſſervabile la bella
locata nel mezzo del maggior Chioſtro.
Or queſto Tempio magnifico è diviſo in
tre Navate, ſoſtenute da pilaſtri, e co-
lonne, ſulle quali poſano gli archi delle
volte, così ben rilevate, che oltre la ma-
eſtà, e vaghezza, rendono molta luce alla
Chieſa. Nelle pareti delle Navate ſono le
Cappelle tutte d'un ordine. In ciaſcuna di
eſſe è una Tavola di Pittore eccellente.
Incominciando dalla porta del mezzo, la
prima a man deſtra, dove la Vergine An-
nunziata dall'Angiolo, è dipinta da Santi
di Tito. Segue il Martirio di San Loren-
zo mirabilmente effigiato da Girolamo
Macchietti: e dopo queſto, la Natività
del Signore dipinta da Batiſta Naldini,
di cui ſono l'alter due ſeguenti, cioè
quella della Purificazione di Maria Vergi-
ne, e l'altra della Depoſizione di Croce di
Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito
il Lazzero reſuſcitato, dopo della qual
Cappella vedeſi il belliſſimo Sepolcro della
Deſiderio da Settignano. Del Ligozzi poi
ſcita da morte un fanciullo. Salita una
ſcala in teſta alla Crociata ſi ammira una
ſtupenda Tavola rappreſentante il Marti-
rio di
giardini. In queſta Cappella oſſervaſi un
antichiſſima Immagine di Maria Vergine
la prima opera di Cimabue, nella quale
cominciò il ravvivamento della Pittura.
Ne ſegue proſſima a queſta la Cappella di
Vignali, lo sfondo è di Piero Dandini,
come ancora una delle due Lunette; l'al-
tra rappreſentante la Pietà, è del Paſſigna-
no, i due gran quadri laterali ſono del
Bonechi. L'altra Cappella tutta dipinta a
freſco è di
na di marmo bianco poſta ſopra il Sepol-
cro di paragone dietro l'Altare, è opera
di Benedetto da Maiano. All'Altar mag-
giore belliſſime ſono le pitture del Coro
fatte dal Grillandaio. In ſette Storie da
una parte ſi rappreſenta la vita di Maria
Vergine, ed in alter ſette dall'altra, quel-
la di San Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna
ſone di quei tempi, così bene, ed al vivo,
che la natura vien ſuperata dall'arte. Le
pitture, tanto d'avanti, che di dietro di
queſt'Altare ſono di mano del predetto
Grillandaio. Nella prima Cappella, proſe-
guendo il giro della Chieſa, ammiraſi il
celebre Crocifiſſo di Filippo di Ser Bru-
nelleſco. Nella ſeconda fatta con diſegno
di
ricchi marmi oſſervaſi la Tavola di Agno-
lo Bronzino, di cui pure è la Pittura del-
la volta; i Baſſirilievi di marmo, che ſo-
no nelle pareti ſopra i depoſiti ſono di
dell'opera. Saliti per una piccola ſcala al-
la terza Cappella, tutta dipinta a freſco
da Andrea, e Bernardo Orcagna fratelli,
ſi vede ancora la Tavola dell'Altare di
mano del detto Andrea. Ed oſſervando
nella contigua Sagreſtia oltre i diverſi gra-
zioſi ornamenti, le Pitture del Beato
Angelico e di altri buoni autori moderni,
rientreremo nella Navata dove al primo
Altare trovaſi la Tavola di
vorata da Aleſſandro Bronzino, al ſecon-
quale non è noto l'Autore. Potranno quì
oſſervarſi i due Tabernacoli poſti ai Pila-
ſtri fatti con diſegno di Pier Franceſco Sil-
vani, e le due Tavole una del Cigoli rap-
preſentante
l'Empoli. Ne ſegue poi nell'ordine delle
Cappelle due Tavole del Vaſari, la prima
rappreſentante Criſto riſorto, l'altra la
Madonna del Roſario, appreſſo a queſta la
belliſſima Tavola della Sammaritana opera
d'Aleſſandro Bronzino, ne vien poi il Se-
polcro d'Antonio Strozzi fatto da Andrea
da Fieſole, ma la Madonna, e gli Angioli
ſono di Maſo Boſcoli. In ultimo della Na-
vata, alla Cappella de Ricci, la Tavola di
no di Gaetano Romanelli. E finalmente
tralle due porte è effigiato
Ferreri, dal Pittore Iacopo di Meglio.
Uſcito di Chieſa il Foreſtiero e conſide-
rando l'antichiſſima facciata fatta fabbri-
care da Orazio Rucellai; vedrà l'Armil-
la di Tolomeo per oſſervar l'ingreſſo del
Sole nel primo punto d'Ariete fattavi
l'altra parte uno Gnomone per comodo
degli Studenti d'Aſtronomia, opera di
Ignazio Danti dello ſteſſo ordine. Dalla
Chieſa paſſeremo nel Convento, adagiato
di comode abitazioni, ed in cui ſon molte
coſe degne d'eſſer vedute da ciaſchedun
Foreſtiero. Primieramente ſi trova un Chio-
ſtro aſſai grande, le cui Pareti lungo la
Chieſa furono dipinte a verde terra di ſa-
cre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccelli,
Pittore antico, e da altri alquanto a lui
anteriori, con tutto il rimanente del Chio-
ſtro. E' quivi ſituata la Cappella della Na-
zione Spagnola, già eretta dalla Famiglia
Guidalotti per Capitolo di quei Padri, con
pitture nelle pareti, e nella volta di mano
di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi;
fatta reſtaurare, ed abbellire dal Padre
Maeſtro Fra Salvadore d'Aſcanio Spagno-
lo, Miniſtro del Re Cattolico, il quale a-
vendo commeſſo alla diligenza di Agoſtino
Veracini il ripulimento delle ſuddette an-
tiche Pitture, le ha queſti ravvivate mi-
rabilmente. La Tavola di San Iacopo A-
no del Bronzino; e il Crocifiſſo di marmo,
collocato oggi ſull'Altare, è opera del
Pierotti. Paſſando al ſecondo Chioſtro,
che è lungo centodieci braccia, e largo no-
vanta, lo vedremo diviſo in cinquanta lu-
nette, lavorate da Maeſtri eccellenti,
e ſpecialmente da Santi di Tito, dal
Poccetti, dal Cigoli, dal Vaſari, da Ba-
tiſta Naldini, dal Balducci; e da varj
altri celebri profeſſori di quel tempo; ivi
ſono eſpreſſi i fatti più ſingolari di San Do-
menico, e di Sant'Antonino Arciveſcovo
di Firenze, con alcuni Ritratti d'Uomini
illuſtri per Santità, che mentre viſſero,
ſantificarono coll'eſempio loro queſto Con-
vento. E' quì da oſſervarſi la gran Parete
verſo Ponente, con le Armi in pietra del-
la Chieſa Romana, e della Repubblica
Fiorentina, per eſſer queſto uno de' Lati
del grande Stanzone ſervito al General Con-
cilio celebrato in Firenze con la preſenza
di Eugenio IV., e dell'Imperator Paleolo-
go ec., nel quale ſeguì l'unione della Chie-
ſa Greca con la Latina. Vicino al Chio-
ti luoghi d'Italia, avvegnachè in eſſa, al
pari d'ogni gran Fondería, ſi fabbrichino
medicamenti chimici d'ogni ſorte, olj,
quinteſſenze, e odori di ſingolar perfezio-
ne, come è ben noto a' Profeſſori di queſt'
Arte. Salendo nel Dormentorio nuovamen-
te di pitture abbellito, colla ſerie di tutt'i
Ponteſici, e Cardinali di queſta inſigne Re-
ligione, trovaſi la Cappella detta del Papa,
dipinta da Iacopo da Pontormo, e nella
quale celebrarono quattro Sommi Pontefi-
ci, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II.
e Leone X. Preſſo a queſta è una copioſa
Libreria, dipoi il Noviziato fatto fabbri-
care dal Padre Aleſſio Strozzi inſigne Be-
nefattore di queſto Convento. Dal quale
uſcendo s'entra in una gran Piazza, ed in
faccia di eſſa è ſituato lo Spedale di
SAN PAOLO de' Convaleſcenti così detto
per la Carità che vi ſi eſercita di ricettare
per tre paſti i poveri freſchi di male. Il
diſegno della Loggia diceſi fatto dal Bru-
nelleſco, i Tondi nei peducci, e la Lunet-
drea della Robbia Nipote di Luca. Il bu-
ſto del Gran - Duca Ferdinando I. di mar-
mo collocato nel mezzo, è di
pera. Dietro a queſto Spedale trovaſi la
Chieſa dei
fu ridotta alla moderna, con architettura
aſſai vaga nell'anno 1669. con diſegno del
Balatri. Ella ha una ſola Navata, con due
Cappelle per banda sfondate, e due gran
Cappelle in faccia l'una all'altra che fanno
Crociata, e pongono in mezzo un ampia
Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola.
Sulla porta al didentro ſtà appeſa una Ta-
vola, ove è effigiata
Piero Dandini: nella prima Cappella a man
dritta vi è
ello d'Urbino, nella ſeconda un antica Im-
magine della Santiſſima Annunziata. Segue
il magnifico Altare del Tranſito di
ſeppe opera di
Medaglione, ove è lo Spoſalizio della Ma-
donna fu opera di Vincenzio Meucci, e l'
va in Egitto, fu lavorato da Ignazio Enrico
Hugford. All'Altar maggiore evvi un bel
Crocifiſſo di rilievo, e nella teſtata del co-
ro il rapimento di
valier Curradi. Dai lati, la converſione,
e decollazione del Santo, è di
Carmelitano. Seguita la nobil Cappella di
lo ſteſſo Curradi, nei Medaglioni dai lati,
il Marcheſini in uno effigiò la Santa, nell'
altro il detto Ignazio Hugford eſpreſſe
Giovanni della Croce. Alla proſſima Cap-
pella di
to Santo è del medeſimo Marcheſini. E nell'
ultima, è modernamente fatta da Tommaſo
Gherardini l'Orazione nell'orto. Di quì
paſſeremo in Via della Scala, dov'è po-
ſto il bel
PALAZZO, E GIARDINO del Marcheſe Ri-
dolſi, nel quale ſuccederono per eredità
i Canonici nobili Ferrareſi, de' quali, eſtin-
ta la ſamiglia; ſono ſtati ſucceſſori gli Stioz-
zi, che lo godono con il carico del Cogno-
con un nobile, e vaſto Giardino, ov'è di
Antonio Novelli una Statua Coloſſale, ol-
tre i vaſti, e comodi appartamenti. Da
queſto giungeremo ſul Prato, dove fanno
vaga viſta da una parte tutte le Caſe d'un
ordine iſteſſo, e dall'altra il
CASINO, E PALAZZO de' Principi Corſi-
ni, nell'atrio del quale, che conduce ad
uno ſpazioſo Giardino è ſtata poſta una bel-
la raccolta di antiche inſcrizioni. Rimpet-
to a queſto luogo comincia il corſo de' Bar-
beri, il quale va a terminare alla Porta al-
la Croce, per lo ſpazio di due miglia.
Camminando pel Borgo, arriveremo alla
Chieſa di
OGNISSANTI, dove abitano in gran nu-
mero Frati Minori dell'Oſſervanza di San
Franceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di
pietre forti, con buon diſegno intagliate,
per opera del Nigetti Architetto. Il baſſo-
rilievo di terracotta, ſituato ſopra la por-
ta di mezzo, è di Luca della Robbia. La
la Porta principale è di Vincenzio Dandini
Fiorentino, Valente diſcepolo di Pietro da
Cortona. Nella ſeguente, lungo la Navata
vi è da Lodovico Butteri eſpreſſa con mol-
to ſtudio e bellezza l'Aſcenſione di Criſto.
Dopo a queſta vi è da Matteo Roſſelli effi-
giata Santa Liſabetta Regina di Portogallo.
Ne ſegue la Madonna col Bambin Gesù, e
altri Santi di mano di Santi di Tito. Tra
queſta, e la ſeguente Cappella, vi è dipinto
a freſco da Sandro Botticelli
E' da ſaperſi, che queſta pittura, nel 1566.
con l'altra di
tra parte, furono ſegate dal muro del tra-
mezzo, che vi era in queſta Chieſa all'u-
ſo antico, e inſerite con gran diligenza nel-
le pareti ove al preſente ſi vedono; ma l'
altra di
Ghirlandaio, degne ambedue di grande ſti-
ma. Ne vien dopo, la Tavola di
ceſco, che è di mano di Niccodemo Fer-
rucci. Dipoi quella della
lavoro di Vincenzio Dandini. Accanto a
queſta il Pugliani eſpreſſe il Beato Salva-
Vol-
tando verſo la crociata, il
Iacopo Ligozzi. All'altro altare vi è
Pietro d'Alcantara, e
di Lazzaro Baldi, i quadri laterali, del
Meucci, e la tribuna di Matteo Bonechi.
In teſta alla Crociata, la Tavola di
nardino e
devoliſſima opera di Vincenzio Dandini.
I laterali credonſi d'Andrea del Caſtagno,
la Tribuna con i due ovati, di Giovanni
Ferretti, e l'architettura di Lorenzo del
Moro. Nella prima Cappella che ſegue
vi è la Tavola di
Giuſeppe Pinzani con la Cupolina di Ra-
nieri del Pace, e dell'iſteſſo Pinzani è la
altre pitture furono eſeguite da Giovanni
Cinqui. La Tavola poi che ſta appeſa ſo-
pra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra,
la tavola di
Dandini, e i laterali dal Ciceri. E' poi da
ammirarſi la maggior Cappella molto ar-
ricchita di nobiliſſimi marmi, e la Cupo-
la e i peducci del celebre pennello di Gio-
lato vedeſi un paliotto di pietre dure iſto-
riato con alcuni fatti di
ſopra di eſſo vi è eretto un Crocifiſſo
di bronzo, opera di Bartolommeo Cennini
diſcepolo del Tacca; gli Angioli di mar-
mo ſopra le porte del coro, ſono di An-
drea Ferroni da Fieſole, i quattro Santi
della Religione nelle Nicchie, ſono di Fran-
ceſco Gargiolli da Settignano. I due qua-
dri laterali, che in uno
Coſimo Gamberucci, e nell'altro
naventura, è di Fabbrizio Boſchi. La fac-
ciata del Coro dipinta a freſco, è lavoro del
Pinzani, che vi ha effigiato Criſto che cac-
cia i Profanatori dal Tempio. Paſſata la
Cappella maggiore, trovaſi da Pier Dandi-
ni effigiato
quale ſon pure i due laterali. In faccia al-
la porta della Sagreſtia, è la Cappella di
la detta Santa da Pietro Marcheſini. Ri-
tornando nella Navata trovaſi la prima
Tavola di
Fabbrizio Boſchi: nella ſeconda Cappella
è noto l'artefice. La ſtatua, che ne ſuc-
cede di
daſſarre Fiammingo. Nella quarta Cappel-
la è l'Aſſunta, opera di Tommaſo da
Friano. Segue il martirio di
pera degna di ſomma lode di mano di
Matteo Roſſelli. La Tavola della Nunzia-
ta è lavoro di Bartolommeo Traballeſi.
Conſervanſi ancora in queſta Chieſa molte
Reliquie, e fra queſte la Tonaca di San
Franceſco, tenuta in ſomma venerazione.
Dopo la Chieſa ne viene il Convento, in
cui v'è un bel Chioſtro con tutte le lunet-
te dipinte a freſco, cinque delle quali ſo-
no di Giovanni da San Giovanni; cioè,
quella ove San Franceſco mette in pace gli
Aretini, quella in cui riſuſcita una bambi-
na caduta in una caldaia, quella dove ri-
ceve in braccio il Bambino Gesù, quella
in cui ſana una cieca, e l'altra ove predi-
ca ſopra un albero. Ne ſegue una di
Giovanni Garzia ſuo ſcolare, e figliolo.
Cominciando dalla porta del Convento,
le prime XVII. ſon dipinte con eſtrema
Boſchi. Vi ſono in queſta contrada mol-
te belle abitazioni, e la
CHIESA, E SPEDALE di San Giovanni di
Dio, tenuto da quei Religioſi con ſingolar
pulitezza, e carità. In queſto ſito vi era
la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore
del nuovo Mondo. Seguitando la via del
Corſo ſi giunge al
PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno
di Michelozzo, che di preſente ſerve per
abitazione del Nunzio Pontificio. Dipoi ſi
arriva al
PALAZZO, E LOGGIA de' Rucellai, fat-
ti ambedue col diſegno di Leon Batiſta
Alberti. Ma uſcendo alquanto di ſtrada,
a man ſiniſtra ſi trova la Chieſa di
mano dritta ſi vede una magnifica Cappel-
la della famiglia Riccardi fatta col diſegno
del Broccetti, ov'è la divotiſſima imma-
a freſco dal pio Pittore Pietro Cavallini.
Nella moderna reſtaurazione di queſta
Chieſa la detta Cappella rimane nell'atrio,
paſſato il quale, dopo la prima Cappella
dov'è un devoto Crocifiſſo, ſi trova la
bella Tavola del Paſſignano rappreſentante
co; ne ſegue la terza Cappella nella qua-
le ſi vede lavorata da Benedetto Buglioni
allievo del Verrocchio, una Pietà con
Giovanni, e le Marie, e nelle pareti la-
terali in due Nicchie
Saliti nella Crociata ſi vede
dipinto a freſco Gesù moſtrato al Popolo
dipinto ultimamente da Giuliano Trabal-
leſi. All'Altare in teſta della Crociata s'
ammira la belliſſima Tavola di Santi di
Tito rappreſentante
dica alle Turbe. Paſſata l'altra Cappella
dei Minerbetti trovaſi l'Altar maggiore po-
ſto in iſola, dietro al quale è il Coro dei
Religioſi. La Tribuna è dipinta da Sigiſ-
mondo Betti. Paſſata la Cappella del San-
tiſſimo in teſta all'altra parte della Crocia-
rappreſentante Maria Vergine Aſſunta, con
Martire. Nella parete laterale vi è dipint'
a freſco modernamente da Tommaſo Ghe-
rardini una Madonna a piè della Croce.
Seguitando poi verſo la porta al primo al-
tare paſſata la porta di fianco, trovaſi la
Tavola di
dro del Barbiere. Al ſecondo ſi vece di
mano di Franceſco del Brina una Tavola
dov'è dipinto
altare è di mano di Santi Pacini
Veſcovo di Piſtoja, che riceve in abito
Pontiſicale da due pellegrini la Reliquia di
Città. Le ſtatue, che ſono lateralmente
all'arco, ſono ſcolpite da Domenico Pog-
gini, rientrando ora nell'atrio, ſi trova la
Cappella Rucellai nella quale ſi vede il
Sepolcro fatto fare da Giovanni Rucellai
col diſegno di Leon Batiſta Alberti, eſat-
tamente eſeguito, con le miſure preſe in
Geruſalemme dal Sepolcro di Noſtro Si-
Reſta ora da ammirare per ultimo
tra le due porte la belliſſima Tavola di Mi-
chele di Ridolfo del Grillandaio, ove con
ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo i dieci-
mila Martiri, ai quali è dedicato queſto
altare. Da queſta Chieſa ritornando verſo
il corſo incontraſi il
CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la bel-
la Loggia di queſta Famiglia fatta col diſe-
gno del Cigoli, oggi anneſſa al Palazzo dei
Signori Marcheſi Corſi dai quali fu reſtau-
rata, e quivi s'incontra il tanto lodato
PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricar
da Filippo Strozzi, con ſomma magnifi-
cenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica
fu dato da Benedetto da Majano, ſebbene
poi proſeguito dal Cronaca, il quale nella
parte interiore mutò ordine d'architettura,
avvegnachè per di fuori Toſcano, con boz-
ze di pietra forte, di grandezza non ordi-
naria, per di dentro ſia Dorico, e Corin-
tio, come ſi vede nel Cortile. Rimane que-
ſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha
zio. Le lumiere, o lanternoni di ferro po-
ſti ſu' canti, furono lavorati dal Caparra,
e da chiunque li vede ſon grandemente lo-
dati. Partendoſi dalla Via del Corſo, e
camminando verſo Arno, troveremo ſulla
Piazza di Santa Trinita una belliſſima
COLONNA di granito d'ordine Dorico,
quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con
avervi fatto collocare ſopra, una Statua di
porſido, rappreſentante la Giuſtizia, di
mano di Romolo del Dadda, in memoria
(come ſi crede da molti) dell'avere il
mentovato Granduca ricevuta in queſto
luogo la nuova della preſa di Siena. Di-
ceſi, che foſſe l'ultima Colonna levata
dalle Terme Antoniane, e donata al Gran-
duca Coſimo I. da Pio IV. Dirimpetto alla
Colonna appariſce di vaga viſta il
PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col
diſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del
quale dall'iſteſſa parte ſi vede il gran
K PA-
PALAZZO degli Spini, poi diviſo in più
caſe, ed una parte abitato dai Signori Ba-
gnani, e incontro ad eſſo la Chieſa de'
Monaci Vallombroſani, chiamata
SANTA TRINITA la facciata della quale
fu fatta con diſegno di Bernardo Buonta-
lenti nel 1593. Nel mezzo ſulla porta mag-
giore avvi un baſſo rilievo rappreſentante
la Santiſſima Trinità, ed allato alla porta
laterale a mano manca
nicchia, belliſſime opere di Giovanni Cac-
cini. Entrando per la porta maggiore tro-
vaſi a mano deſtra effigiato da Tommaſo
da
medita la Reſurrezione di Criſto. Nella
prima Cappella della Navata evvi un Cro-
cifiſſo antico, creduto dei Bianchi. Nella
ſeconda ſi vede effigiato
dicante alle turbe, opera di
Curradi. Nella terza è del Paſſignano il
Criſto morto retto dall'Eterno Padre, ed
a baſſo ſon
altri Santi. Nell'altre due ſeguenti Cap-
pelle ſonovi due Tavole antiche di
Segue la Sa-
greſtia dentro alla quale oltre varj quadri
antichi degni di molta ſtima, vi è all'alta-
re la Naſcita di Gesù Bambino, che è tra
le più ſingolari opere di Domenico Ghir-
landaio. Preſſo alla porta di eſſa ſta appe-
ſa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella
quale dipinſe una Pietà. Ne ſegue poi la
famoſa Cappella dei Saſſetti tutta dipinta
a freſco dal predetto Domenico Ghirlan-
daio; appreſſo è la Cappella di
Gualberto alle pareti della quale ſono due
Tavole, ove è in una
paſſa per il fuoco, opera di Taddeo Maz-
za, nell'altra Domenico Peſtrini da Piſto-
ia colorì la moltiplicazione di Pane, e Vi-
no fatta da
zione ſopra l'Altare è di Ignazio Hugford.
Supplendo per Tavola un bel Tabernaco-
lo in cui ſi conſerva una maſcella del San-
to. Contiguo a queſta Cappella è l'Altar
maggiore ſopra del quale ſi venera l'Im-
magine del Crocifiſſo, che s'inchinò a
col diſegno di Ferdinando Tacca, il Pre-
fizio dal Buontalenti. Paſſando all'altra
parte trovaſi la Cappella degli Uſimbardi
tutta incroſtata di marmi carrareſi, e pre-
giatiſſime Pietre di diverſi colori, con due
ſepolcri di Diaſpro nero, ſopra dei quali
ſon ritratti al naturale due Veſcovi di
quella famiglia lavorati da Felice Palma.
Nell'Altare in una Nicchia di Diaſpro ne-
ro vedeſi un Crocifiſſo di Bronzo del ſo-
praddetto Palma. Le due Tavole nelle pa-
reti, il
tiſſimo lavoro di Criſtofano Allori, l'altra
quando riceve le chiavi da Criſto, fu co-
lorita da Iacopo d'Empoli. Le Lunette a
freſco ſopra di eſſe ſono di Giovanni da
Giovanni, e la Tribuna è di Fabbrizio Bo-
ſchi. Il Paliotto. o d'avanti dell'Altare
ove è effigiato il Martirio di
opera di ſomma ſtima di Tiziano Aſpetti
Padovano. Al proſſimo altare è una Pietà
di Ginſeppe Perini, di cui lateralmente è
il quadro di
le è
dalle mani di Maria Vergine, lavoro di
Segue la Cappellina di-
pinta a freſco da Bernardino Poccetti.
Rientrando nella Navata la prima Tavola
è del Perini, la ſeconda di Lorenzo Bicci.
La terza è una copia di
vanzati, da Paolo Veroneſe, ed in queſta
Cappella è da notarſi il Sepolcro di Giu-
liano Davanzati. Nella quarta, da una ban-
da il portar della Croce è del Vignali, dall'
altra l'orazione all'orto è del Roſſelli. Al-
la ſeguente Cappella ornata di marmi e co-
lonne è la Nunziata dell'Empoli, le due
ſtatue ſono di Giovanni Caccini. la morte
di
il Martirio di
cini. La Cupola di Bernardino Poccetti.
Fra le due Porte la Statua di
fu principiata da Deſiderio da Settignano,
e terminata da Benedetto da Maiano. Di
quì proſeguendo verſo il Fiume trovaſi a
mano dritta il
CASINO DEI NOBILI, ove ſotto gli auſpi-
cj dell'Auguſtiſſimo Noſtro Sovrano FRAN-
CESCO I. Imperatore ſono ſtati rinnuovati,
e erette le Scuole, e ſcelti Maeſtri i più
accreditati per inſtruire la Nobil Gioven-
tù nelle arti Cavallereſche. Da queſta par-
te lung'Arno trovaſi il
PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua vi-
ſta magnifico da qualunque faccia ſi oſſer-
vi, d'Architettura Toſcana, fatto per la
maggior parte con diſegno di Pier Fran-
ceſco Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di
appartamenti doppj, ſcale, gallerie, ed al-
tre comode abitazioni; onde chi lo vede
ha occaſione di ammirare una delle mag-
giori Fabbriche, e più conſpicue di queſta
Città. La Sala maggiore è lunga braccia
quaranta, e larga venticinque, ed è orna-
ta di varj colonnati, di ſtatue antiche, e
di buſti di marmo, di mano d'eccellenti
Scultori. La volta è dipinta a maraviglia
da Anton Domenico Gabbiani, e tutto il
compoſto non può eſſere nè più vago, nè
più magnifico. Conduce a queſta Sala, ed
al piano nobile del Palazzo una Scala fat-
ta con bel diſegno da Anton Ferri, perchè
ſi uniſcono in un bel ricetto, ov'è la Sta-
tua ſedente del Papa Clemente XII. Corſi-
ni, va a terminare in una, che è arricchi-
ta di nobile Architettura, di pietre e ſta-
tue belliſſime. Nel mentovato piano nobi-
le vi ſono otto appartamenti liberi, com-
poſti di camere, anticamere, e retrocame-
re, dipinte da' più valenti Profeſſori Gab-
biani, Gherardini, Dandini, e Puglie-
ſchi, che hanno fatto a gara per dimoſtra-
re l'eccellenza di lor pennello. Sono an-
cora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie,
gabinetti, ed altri ſervizj; e per comodi-
tà de' medeſimi, evvi una Cappella dipin-
ta tutta dal Gherardini, colla Tavola del-
l'Altare, di mano di Carlo Maratta. Il pia-
no terreno è altresì dipinto da' migliori
Maeſtri d'Architettura. Oltre i prezioſi
mobili, molti, ed ammirabili ſono i qua-
dri antichi, e moderni de' più illuſtri ma-
eſtri, che per ornamento di queſta nobi-
liſſima abitazione ſi conſervano, tanto che
non è poſſibile di lodarne uno ſenza far
torto ad infiniti altri. Di quì tornando in-
dietro, troveremo la
CHIESA DEI SANTI APOSTOLI una delle
più antiche di Firenze nella quale entran-
do ſi trova a mano deſtra nella prima Cap-
pella una Tavola di mano del Gamberuc-
ci, rappreſentante
ſa limoſine. Nella ſeconda il Cavalier Ron-
calli dalle Pomarance vi ha dipinto
tro, che alla porta del Tempio riſana lo
ſtorpiato. Alla terza vi è la celebre Ta-
vola della Concezione, opera elegantiſſima,
e degna di ſomma ſtima di Giorgio Vaſa-
ri. Nella ſeguente vi è un antico quadro
rappreſentante la Santiſſima Nunziata. Paſ-
ſata la quinta Cappella di
te, trovaſi il depoſito di Oddo degli Alto-
viti, ammirabile per la finezza de' fogliami,
feſtoni, e rilievi in marmo, opera di Be-
nedetto da Rovezzano, e quindi la Sagreſtia,
e l'altare appreſſo ov'è una antichiſſima
immagine di Maria, ne viene la Cappella
maggiore rinnovata col diſegno d'Antonio
Doſio. Li due buſti laterali in marmo, ſo-
no di Giovanni Caccini. Seguita dopo que-
ſta la Cappella degli Acciaioli dove ſono
lavori aſſai belli di Luca della Robbia. Do-
trovanſi cinque cappelle sfondate, e nella
prima vi è dipinto da Tommaſo da
Friano la Natività di Criſto, nella ſecon-
da vi è di Stefano Marucelli
cangiolo quando abbatte Lucifero. Ne ſuc-
cede la Cappella della Centuria di
ceſco di Sales, ove ſi ammira il Santo Ve-
ſcovo da belliſſime figure d'Angeli innalza-
to alla Gloria, opera del celebre Anton
Domenico Gabbiani. Appreſſo alla quale
vedeſi di mano d'Andrea Boſcoli la Cro-
cifiſſione di Criſto. Nell'ultima è un anti-
ca immagine di Maria, di Fra Filippo Lip-
pi. E proſeguendo il cammino ſi vede il
PALAZZO già de' Borgherini, ora dei Si-
gnori Del Turco Roſſelli, che è diſegno di
Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cam-
mino di pietra ſerena di gran mole, lavo-
rato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Be-
nedetto da Rovezzano. Dipoi paſſato il Pa-
lazzo degli Acciaiuoli, ſi giugne alla
CHIESA DI
ſtaurata dai Marcheſi Bartolommei, che
ne godono il Padronato. Vedonſi nella
Facciata le veſtigie della prima opera a
freſco di Giovanni da Entra-
ti in Chieſa, a mano deſtra paſſato l'Al-
tare di
chi. Ne ſegue l'Altare di
quindi la Cappella di
teo Roſſelli ha con maeſtria rappreſentato
il detto Santo in Gloria. Niccolò Lapi di-
pinſe a freſco la Santiſſima Vergine, e
Giovanni, che ſi vedono nel proſſimo Al-
tare. Paſſata poi la piccolo Tavola di
Franceſco, è nella facciata una ſtatua di
legno colorito rappreſentante
da Villanuova. In una Nicchia del Coro
vedeſi la Statua di
Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi. E'
poi da notarſi all'Altare maggiore il cele-
bre Paliotto di Bronzo nel quale con mol-
tiſſime, e ben diſpoſte Figure di alto, e
baſſo rilievo, Ferdinando Tacca effigiò il
Martirio di detto Santo; Dono fatto a que-
Paſ-
ſate poi le due Tavole del Batteſimo di
Criſto, e della Vergine Annunziata, ammi-
reremo all'Altare della Madonna della
Cintola la belliſſima opera di Santi di Ti-
to ove effigiò Maria Vergine,
no, ed altri diverſi Santi di queſt'Ordine.
Trovaſi nella ſuſſeguente da Mauro Soderi-
ni eſpreſſo il Miracolo di
paſſato l'Altare del Santiſſimo vedeſi la ca-
duta di
roſino, dopo di che la Tavola di
na, e di Poco
diſtante da queſto luogo oſſerveremo la
FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtrati
della Città, la quale ordinata dal Grandu-
ca Coſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſa-
ri, Pittore, e Architetto Aretino, riuſcì,
come ſi vede, belliſſima, e ragguardevole
in ogni parte. L'Architettura di tutto
queſt'Edifizio è d'ordine Dorico, abbelli-
to di conci, e pietre, lavorate con puli-
tezza non ordinaria. Nelle nicchie, che
per di fuori ſi mirano, avea diviſato il
de' più illuſtri Cittadini di queſta Patria;
ma non potè adempire il bel diſegno pre-
venuto dalla morte. Sotto il Loggiato,
che ſoſtenuto da colonne, e pilaſtri, gira
tutta la Fabbrica, ſono le reſidenze di va-
rj Magiſtrati, uniti inſieme in queſto luo-
go per comodo univerſale, e di quivi con
nobile ſcala fatta modernamente ſi ſale al-
la pubblica
LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a be-
neſizio bubblico dal celebratiſſimo Antonio
Magliabechi, la più copioſa di libri d'o-
gni ſorta, che ſia nella Città, e che mol-
to merita d'eſſer veduta, ed oſſervata.
Per altra ſcala ſotto la loggia lunga ſi ſa-
le al primo appartamento ſopra il Log-
giato, che ſerve per lo più per Oſſicine,
e Botteghe di quelli artefici, che giornal-
mente lavorano per l'uſo della Galleria, e
Guardaroba di
eccelenti quadri, e altri lavori in pietre
dure, condotti all'ultima perfezione. So-
no i lavoranti di numero ſeſſanta in circa,
glio del
gliatore in pietre dure. Il ſecondo ap-
partamento, che fu aggiunto qualche tem-
po dopo, col diſegno di Bernardo Buon-
talenti, ſerve per la celebre Imperial
GALLERIA, la quale è diviſa in due cor-
ridori, lungo ciaſcuno 210. paſsi, che fra
di loro ſi comunicano, mediante un altro
corridore in faccia alla fabbrica, lungo
70. paſſi. Si veggono i Fineſtroni tutti
di criſtalli, ſeparati l'uno dall'altro da
varie colonne, e pilaſtri. La ſtoia di
queſti tre corridori è diviſa in tanti ſpa-
zj quanti ſono i fineſtrati, e detti ſpazj
ſono dipinti a freſco da diverſi Pittori.
Nel corridore deſtro, ſacendoci dalla Fac-
ciata, ſono dipinte grotteſche di varie in-
venzioni: e nel ſiniſtro, con figure ſim-
boliche ſi rappreſentano le Scienze, e l'
Arti più nobili, intorno alle quali ſono i
Ritratti d'uomini illuſtri di queſta Città,
che in ſommo grado le profeſſarono, quivi
ſi vedranno i Filoſofi, e Mattematici più
bri: i Legiſti, e i Medici più ſingolari:
gli Scrittori di varia erudizione: gli Uo-
mini più accreditati nella prudenza, e nel
governo: quei, che ſi ſegnalarono nell'ar-
mi, negli onori, e nelle dignità più co-
ſpicue: i Santi, i Beati: i Fondatori di
Religioni: e così ſeguitando in ogni ge-
nere, potrà appagarſi la curioſità. Inoltre
affiſsi alle pareti di ciaſchedun corridore ſi
vedono moltiſsimi quadri, in cui ſono i Ri-
tratti d'uomini in armi, o in lettere ſingo-
lari, e ſpecialmente de' Principi della Real
Caſa de' Medici. Appoggiati alle pareti po-
ſano nel piano ſopra baſi, moltiſſimi buſti di
marmo con teſte antiche tramezzate da Sta-
tue intere, con belliſſima ordinanza diſpoſte,
di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle
teſte è molto conſiderabile la ſerie degl'Im-
peradori Romani, cominciando da Giulio
Ceſare ſino a Pupieno, compreſo
pa, l'Antinoo, e l'Albino; tralle Statue è
degna d'oſſervazione, e di ſtima quella del
Bacco di Michelagnolo, che non ha da in-
vidiare all'antiche. Molte ancora ſono le
mabili di quelle de' Ceſari; ed inoltre le
Teſte di Cicerone, di Seneca, e quella d'
Aleſſandro Magno, ſcolpite con ſingolar
maeſtrìa.Sono ancora degne di particolare
attenzione due Statue di bronzo antichiſſi-
me, e d'eccellente manifattura, delle qua-
li una, che rappreſenta un Idolo, è di
maniera Greca, e l'altra, che figura un
Dittatore, o altro perſonaggio in atto di
parlare al Popolo, dimoſtra a' caratteri e-
truſchi, che nel lembo della veſte ſi ſcor-
gono, eſſere ſtata fatta dagli antichi Etruſ-
chi. Oſſervate queſte coſe, che ſono eſpo-
ſte alla viſta d'ognuno, paſſeremo alle ſtan-
ze, dove non ſi ha l'ingreſſo ſenza ſpecial
commiſſione di chi vi ſoprintende, ed in
una di eſſe, che a riguardo della ſituazione,
ſuol eſſere la prima, troveremo gran nume-
ro di piccoli quadri di varj eccellenti Pitto-
ri, Idoletti, e Lucerne di bronzo antiche, e
diverſe bizzarrie prodotte dalla natura; al-
cuni lavori di pietre dure, e prezioſe; una
colonna d'alabaſtro orientale, alta quattro
braccia, tutta d'un pezzo, e maeſtrevolmen-
molte, che ſi vedono in varj luoghi d'Ita-
lia, e nella medeſima Galleria; e finalmente
un Candelabro, o come da noi ſi chiama,
una Lumiera d'Ambra, in cui ſono diſpo-
ſte varie piccole figurette, e ritrattati d'
Ambra bianca. Da queſta paſſeremo al-
la ſtanza, che ſeguitando l'ordine pre-
ſo, diremo ſeconda, ove ammireremo infi-
niti quadri de' più famoſi Maeſtri nell'arte.
Ve ne ſono tra queſti in gran uumero di
Pittori Fiamminghi, fatti con ſomma dili-
genza, propria di tutti gli Artefici di que-
ſta Nazione; vi ſono ancora dei lavori di
pietre dure; un Gabinetto ed una Tavola
di ſomma perfezione. Nella terza ſi tro-
vano diverſi ſtrumenti mattematici, lavo-
rati eccellentemente, e due Globi l'uno
celeſte, e l'altro terreſtre di ſmiſurata gran-
dezza. Evvi ancora un pezzo di calamita
orientale di tal forza, che oltre al tenere
attaccate a ſe una dopo l'altra più chiavi,
ſoſtiene 40. libbre di ferro. E' parimen-
te degno di maraviglia uno ſpecchio uſto-
ſi ſia veduta in altro ſimile ſtrumento.
Nella quarta ſi vedono molti quadri non
inferiori di pregio, e di bellezza a quel-
li, veduti finora, ed in gran parte del-
la Scuola Fiorentina; ſiccome alcuni va-
ſi d'avorio lavorati al tornio, picco-
lo ſaggio di centinaia di pezzi che ne
poſſeggono queſti Reali Principi. Vi ſo-
no ancora alcuni Stipi, o Scrigni pre-
zioſi per la materia, ma più ammirabili
per lo lavoro, in uno di queſti ſi oſſer-
va la Vita di Noſtro Signore effigiata in
piccole figure dipinte ſopra pietre prezio-
ſe; ciò che rende maggiore ammirazio-
ne è, il veder dentro al medeſimo una
macchina mobile di più facce, in una del-
le quali, è un lavoro di pietre com-
meſſe; nella ſeconda la Depoſizione dalla
Croce lavorata in baſſorilievo di cera,
tratto dal modello del Buonarroti; nel-
la terza il Cenacolo mirabilmente eſpreſ-
ſo in figurine piccole d'ambra; nella quar-
ta la Crocifiſſione parimente ſcolpita in am-
bra; nella ſommità di queſto Stipo, è un
lo rendono maraviglioſo. Vorrebbe adeſſo
l'ordine, e la ſituazione delle ſtanze, che
ſi parlaſſe della Tribuna; ma ſoſpenden-
do per qualche poco di favellarne, ſi
paſſi ad un'altra ſtanza, che diremo la
quinta. In queſta vedremo una grandiſſima
quantità di finiſſimi vaſi di Porcellana, di
Babbagauro, terra Egizia molto rara, e due
grandiſſime Urne di Bucchero del Cile,
tutte terre, che molto ſi ſtimano in que-
ſti Paeſi. Nella ſeſta s'ammirano, oltre a
200. Ritratti di Pittori eccellenti, procu-
rati da varie parti d'Europa, con iſpeſa
veramente incredibile, e diligenza non or-
dinaria, tutti di propria mano di quegli
ſteſſi Maeſtri, di cui rappreſentano al vivo
il ſembiante, coſa in vero rariſſima, e ſin-
golare, la Statua del Cardinale Leopoldo
de' Medici in marmo, fatta da
tiſta Foggini, quivi collocata, per aver
egli procurata così bella, e numeroſa rac-
colta di Quadri; è lo sfondo dipinto da Pier
Dandini. Nella ſettima ſtanza, vi ſono die-
ci Scrigni di Granatiglia, ove ſi conſerva-
derne, ed alle pareti diverſi Quadri di ec-
cellenti Pittori, la maggior parte di conſi-
derabile grandezza, colla volta dipinta da
Giovanni Ferretti. Quì però non finiſcono
le maraviglie, anzi paſſando nella ottava
ſtanza che volgarmente chiamaſi la Tribu-
na, maggiormente s'accreſcono, avven-
gachè ſi trovino compendiati in eſſa i mag-
giori pregj della natura, e dell'arte, i
prodigj della Pittura, della Scultura, e
tuttociò, che di bello, di ricco, e di pre-
zioſo può trovarſi nel Mondo. Vedremo
quì ſei Statue di marmo, le più perfet-
te, e le più belle, di quante mai ſi ſia-
no vedute ne' noſtri tempi, come ne fan-
no fede l'infinite copie di eſſe, che ſi ve-
dono ſparſe nel Mondo, ſervendo a' Pro-
feſſori, quantunque di primo nome, di
perfetto modello, ed eſemplare alle lo-
ro opere inſigni. Più dell'alter però ſi
tiene in pregio la belliſſima Statua di
Venere, detta volgarmente la Venere
de' Medici, che ne' paſſati ſecoli fu fen-
za dubbio la maraviglia di Roma, ed ora
tà: che ſe della Venere di Praſitele, cele-
bre Scultore, ſi legge, che da varie parti
del Mondo concorrevano genti alla Città di
Gnido, per ammirare quella bellezza, che
in piccol Tempio collocata, recava agli ſpet-
tatori venerazione, e diletto; anco della no-
ſtra Venere, in un luogo più ſplendido, e
più magnifico ſituata, ſi può dir giuſtamen-
te, eſſer quaſi innumerabili le perſone, che
da ogni parte concorrono ad ammirare i
ſuoi pregj; mentre, qual è quel Foreſtiero,
che della ſua bellezza informato, non pro-
curi con ogni ſtudio di vederla, e vedendo-
la non rimanga da maraviglia ſorpreſo? Do-
po aver contemplata queſta famoſa Statua,
e con eſſa due altre Veneri, anch'eſſe bel-
liſſime, e inoltre il gruppo de' Lottatori,
l'Arrotino, ed il Fauno, ci porteremo ad
oſſervare una Tavola di pietre, e gioie com-
meſſe, di così bello, e così ricco lavoro,
che l'occhio umano non sà diſtinguere, ſe
l'eccellenza, e perfezione dell'opera vin-
ca il valor delle gemme, e delle pietre pre-
zioſe, che nobilmente l'adornano, o dal
fezione dell'opera. Parimente di gioie, e
pietre dure è compoſto un Gabinetto, o
Studiolo; queſte ſon lavorate di rilievo,
moſtrando la lor grandezza, ed eccellenza.
E' ſoſtenuto il Gabinetto da quattordici co-
lonne di lapislazzulo, con baſi, e capitel-
li d'oro maſſiccio, intarſiato di perle, e
turchine. Tra una colonna, e l'altra vi
ſono baſſirilievi pur d'oro, e nella parte ſu-
periore belliſſime laſtre de' più perfetti dia-
ſpri, ornati intorno di topazzi, ſmeraldi,
balaſci, acque di mare, zaffiri, criſoliti,
che a ſomiglianza di chiodi, moſtrano di
tener lo Studiolo unito, ma nella parte più
eccelſa, e più nobile di eſſo ſiede, qual Re-
gina di tutte l'altre gioie, una perla di ſmi-
ſurata grandezza. Tutto queſto però non
fa il maggior pregio dello ſcrigno, conſer-
vandoſi nelle parti interiori di eſſo, quaſi
tremila fra Cammei, ed intaglj, la mag-
gior parte antichi, ed in pietre prezioſe,
tutti legati in oro. Queſti, come coſa tan-
to rara, ed altrettanto ſottopoſta a per-
derſi, non ſi fanno vedere ſenza ſpecial per-
All'intorno poi di que-
ſta famoſiſſima Tribuna ricorre un piccolo
palchetto, ſopra di cui poſano ſigurette di
marmo, di bronzo, e di porfido, tutte an-
tiche, e della più eccellente maeſtrìa; e
molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca, di
calcidonio, e d'agata, prezioſe per la ma-
teria, e per lo lavoro; ma ſopra tutte è
mirabile una ſcolpita in turchina della vec-
chia rocca, rappreſentante l'eſſigie di Ti-
berio Imperadore. Ammirato, che avre-
mo tuttociò, che è ſtato da noi in ab-
bozzo deſcritto, proſeguiremo a contem-
plare attentamente i quadri, che alle pa-
reti ſi vedono appeſi. Sono queſti de' più
famoſi Maeſtri nell'arte: Raſſaello, Tizia-
no, Andrea del Sarto, e Paolo Veroneſe ve
n'anno il maggior numero; ve ne ſono bel-
liſſimi pezzi di Michelagnolo, de' Caracci,
del Vandick, del Rubens, del famoſo Ol-
bino di Baſilea, del Tintoretto, e tre pez-
zi del Gherardoun Olandeſe, che per la
loro bellezza hanno meritato di ſtare a
fronte coll'opere de' più rinomati Maeſtri.
In alcuni Armadj ſegreti ſi conſervano mol-
notabil grandezza; Urne di lapislazzuli,
ed altri gran pezzj d'agate, e diaſpri tutti
maeſtrevolmente lavorati, e adornati d'oro
e di gioie. Nella nona, ed ultima ſtanza,
chiamata l'Armerìa ſegreta, conſervanſi
belliſſime armature d'acciaio, e varj ſtru-
menti militari di ſingolare artifizio. Vi è an-
cora una ſtanza ſeparata dall'altre, do-
ve ſi vede il gran Ciborio, che deve ſer-
vire per la Cappella di San Lorenzo quan-
do ſarà terminata. Egli e tutto di pietre,
e gioie commeſſe, delle più rare, e pre-
zioſe, che ſi poſſano in un tal lavoro con-
ſiderare. Singolare è la maeſtria, colla qua-
le ſu condotta queſt'opera a quella maravi-
glioſa bellezza. Di ſimil lavoro è la par-
te anteriore dell'Altare, o vogliamo dire
il Paliotto, che quivi pur ſi conſerva. Que-
ſte per ora ſono le nove ſtanze di queſta
celebre Gallerìa, in altre poi ſaranno di-
ſpoſti i bronzi, conſiſtenti in Statue, e Te-
ſte in gran numero d'Idoletti, e di varj
ſtrumenti uſati ne' Sacriſizj de' Gentili, ed
in altri frammenti dell'antichità erudita,
diſſima ſpeſa, e diligenza non ordinaria; e
circa 130. gran Volumi dove ſono diſpoſti
innumerabili diſegni, e moltiſſimi pen-
ſieri, e capricci, de' più rari Artefici, il
tutto raccolto per opera del Cardinal Leo-
poldo. E quì non ſarà diſcaro il ſapere,
che promoſſaſi l'opera del Muſeo Fio-
rentino, che contiene inciſe in rame, Sta-
tue, Medaglie, Cammei, e Gemme inta-
gliate le più ſingolari, di queſta I. Gal-
leria, deſcritte dal già eruditiſſimo Signor
Dottore Antonio Franceſco Gori, è con-
tinovata, per quello riguarda le notizie de
Profeſſori contenuti nella ſtanza de' Pittori
dipinti di lor propria mano, dal ſu
Franceſco Moücke, eſſendo la maggior parte
inciſi dal noſtro celebre Carlo Gregori.
Preſſo alla Galleria ſi può oſſervare un
CORRIDORE coperto, fatto fabbricare dal
Granduca Coſimo I. col diſegno di Giorgio
Vaſari, o come meglio ha creduto uno
Scrittore moderno, col diſegno del Buon-
talenti, il quale diede il modello per le ſtan-
buna. Queſto Corridore che comincia dal
Palazzo de' Pitti, e conduce ſino alla Gal-
leria, ed al Palazzo Vecchio è lungo ſecen-
to paſſi. Di quì dando un'occhiata al
PALAZZO iſolato per la Ruota Fiorenti-
na, ed altri Giudici delle cauſe civili, che
ha per tutti appartamento ſeparato con
gran comodo della Giudicatura, e proſe-
guendo il cammino verſo la PIAZZA DEL
GRANDUCA, oſſerveremo in primo luogo il
PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſe-
gno d'Arnolfo, quel famoſo Architetto di
varie fabbriche di queſta noſtra Città, e
ſpecialmente della Chieſa del Duomo. E
dando un occhiata alla magnificenza di que-
ſta Fabbrica, alla belliſsima Torre, o Cam-
panile alto braccia cencinquanta, ſoſtenuto
da quattro colonne groſsiſsime, le quali tan-
to più rendono mirabile, e prodigioſo queſto
Edifizio; ammireremo nell'ingreſſo, o rin-
ghiera del Palazzo a man deſtra la Sta-
tua giganteſca di marmo, opera del Ban-
batte Cacco. Ma ſe bella, e di non po-
ca ſtima è la Statua dell'Ercole, belliſsi-
ma, e di maggior perfezione è quella di
Davidde ſcolpita dal Buonarroti, la quale
benchè ſia fatta negli anni ſuoi giovenili,
è dagl'intendenti per opera ſingolare ce-
lebrata. Due Figure, o Termini di mar-
mo parimente ſi vedono, uno di mano del
Bandinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo
ſcolare, fatti con grandiſſima diligenza. En-
trando nel Cortile del Palazzo, vedeſi in
mezzo una Fontana di Porfido, ſopra la qua-
le ſcherza un Fanciullo ſcolpito in bronzo,
di mano d'Andrea Verrocchio. Era queſto
Cortile anticamente ſoſtenuto da Colonne di
mattone, ma eſſendo quaſi del tutto gua-
ſte; coll'acuto ingegno di Michelozzo Mi-
chelozzi furono ſoſtituite quelle di pietra
forte che lo ſoſtengono di preſente, lavo-
rate con belle grotteſche, ſenza danno ve-
runo della fabbrica. Tra le coſe degne di
lode vi è una Statua di Ercole, che uccide
Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fie-
ſole, non inferiore a quella del Bandinello
Salendo al primo appartamen-
to, trovaſi un magnifico Salone di ſtraor-
dinaria grandezza, lungo braccia xc., e lar-
go braccia trentaſette, la ſoffitta del quale,
come altresì le pareti, ſono dipinte da Gior-
gio Vaſari con ſingolar maeſtrìa. In XXXIX.
quadri della Soffitta, con belliſſimi intagli,
e ornamenti dorati, ſi rappreſentano l'azio-
ni, e fatti più ſegnalati della noſtra Città,
e della Real Caſa de' Medici, madre fecon-
diſſima d'uomini illuſtri, e di celebratiſſimi
Eroi. Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco
la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia fie-
riſſima di Marciano, l'aſſedio di Piſa, ed
altre memorabili impreſe. Anco negli an-
goli del predetto Salone, ſi vedono quattro
grandiſſimi quadri dipinti a olio, due de'
quali ſono di mano del Ligozzi, e gli altri
due, del Cigoli, e del Paſſignano. In uno di
quei del Ligozzi ſi rappreſenta quando San
Pio V. incorona Coſimo I. creandolo Gran-
duca di Toſcana, e ornandolo di Corona e
Manto Reale. E nell'altro ſono figurati que'
dodici Fiorentini, che da varj Potentati
del Mondo, in un medeſimo tempo ſurono
Sommo Pontefice, de' quali cantò il Ve-
rino:
Cum Florentinos diverſis partibus Orbis
Vidiſſet Romæ, Regum mandata ferentes,
Terrarum ſemen, tum quinta elementa
vocavit.
In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap-
preſenta quando Coſimo, ancor giovanetto
di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e
da tutti i Senatori, che lo eleſſero inchi-
nato per loro Principe, e Sovrano: e final-
mente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra
la ſolenne funzione celebrata in Firenze,
quando il medeſimo Coſimo preſe l'Abito
della Religione di Santo Stefano Papa, e
Martire, della quale fu egli primo Fonda-
tore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo
delle Statue, che vagamente adornano la
gran Sala? Sono in faccia di eſſa tre gran-
di Statue di marmo maggiori del naturale,
cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice
nella nicchia del mezzo, quella di Giovan-
ni de' Medici Padre di Coſimo a man de-
ſiniſtra, ſiccome da' lati ſi vede la Statua di
Clemente VII. e dicontro quella del Gran-
duca Coſimo I., tutte di mano del Cava-
lier Bandinelli. Belliſſima ancora, anzi ſo-
pra tutte ammirabile è la Statua della Vit-
toria, che ha ſotto di ſe un prigione, di
mano del Buonarroti, il quale deſtinata l'
avea per lo Sepolcro di Papa Giulio II. ma
non avendola affatto terminata, laſciolla in
Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di
Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano
le forze d'Ercole, cioè quando ſoffoga An-
teo, quando uccide il Centauro, quando
getta Diomede a' Cavalli che lo divorino,
quando porta il Porco vivo in ſpalla,
quando aiuta ad Atlante reggere il Cielo,
e quando vince la Regina delle Amazzoni:
Opere tutte degne di lode, e nelle quali,
come ſcrive il Borghini, ſi veggono belliſ-
ſime, e fiere attitudini, e grandiſſima dili-
genza nell'arte; e tra queſte Statue fu col-
locato circa l'anno 1720. il gruppo di Ada-
mo ed Eva, col Serpente, di mano di
Baccio Bandinelli, rimoſſo, come addietro
Da
queſta all'altre ſtanze paſſando del mede-
ſimo appartamento, vedremo molte belle
pitture a freſco del mentovato Vaſari, col
diſegno del quale fu queſto Palazzo in gran
parte riordinato. Ma ſalendo agli appar-
tamenti di ſopra, della ſala chiamata dell'
Orivolo, troveremo una Figura di marmo,
che rappreſenta un Davidde di mano di
Donatello, ed un'altra di San
ſopra la porta dell'Udienza, di mano di
Benedetto da Maiano, amendue grandemen-
te lodate da' Profeſſori. Da queſta ſtanza s'
entra nella ricchiſsima
GUARDAROBA di
prezioſe, di vaſi d'oro, e d'argento, e di
ſuppellettili, e ornamenti belliſsimi, nella
deſcrizione de' quali un intero volume ri-
chiederebbeſi per deſcrivere l'innumerabili
coſe, che vi ſi trovano. Diremo ſolo, come
di coſa rara, trovarſi in queſto luogo le fa-
moſe Pandette di Giuſtiniano, chiamate in
oggi le Pandette Fiorentine, e ſtimate più
d'un teſoro da chi riguarda la rarità, ed
come l'originale della Concordia della Chie-
ſa Latina colla Greca ſeguita in Firenze nel
Concilio Ecumenico l'Anno 1439. ſotto-
ſcritta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'Im-
peratore Giovanni Paleologo, e da tanti il-
luſtri, e dotti Prelati. Nella Sala dell'U-
dienza vecchia, vedremo dipinte a freſco
belliſſime Storie di mano di Franceſco Sal-
viati, che rappreſentano alcuni fatti più ſin-
golari di Furio Cammillo, valoroſo Cam-
pione, che in tante glorioſe impreſe a fa-
vor della Patria ſi ſegnalò. E di poi oſſer-
veremo la Cappella tutta dipinta dal Gril-
landaio, e nella quale conſervanſi molte Re-
liquie inſigni. Vedute queſte, ed altre coſe
nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno nella
medeſima Piazza, per oſſervare in eſſa la
bella
Loggia, detta de' Lanzi veramente gran-
dioſa, fabbricata col diſegno d'Andrea Or-
cagna, Pittore, Scultore, e Architetto
Fiorentino nell'età ſua valentiſsimo. Sotto
gli archi di queſta loggia ſi vedono tre bel-
ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo
per mano di Donatello, rappreſenta Giu-
ditta, appiè della quale giace Oloferne im-
merſo nel ſonno. Sopra cui queſta Amaz-
zone divina ſi vede vibrare il colpo, per
recidere il capo all'inimico. Nella ſeconda
Statua, ancor eſſa ſcolpita in bronzo da
Benvenuto Cellini, vien figurato un Perſeo,
che ha nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra
la teſta di Meduſa reciſa dal Buſto, tutta
grondante di ſangue, e ſenza ſpirito, gia-
cente appiè dell'ucciſore. E' commendata
queſta figura in ogni ſua parte, e ben dimo-
ſtra il valore di Benvenuto, il quale, così
felicemente conduſſe l'opera, che non un
bronzo inſenſibile, ma una figura viva, ed
animata raſſembra. Degno ancora di molta
lode ſi è il Baſſorilievo pure di bronzo, che
ſerve di ornamento alla baſe, nel quale ſi
vedono Andromeda, e Perſeo, con altre fi-
gure, che tutta l'Iſtoria compitamente di-
moſtrano. Nella terza, che è piu d'ogni
altra ſtimabile, e di maggior perfezione, s'
ammira un gruppo di tre figure di mar-
logna, denotante il Ratto d'una Sabina.
Nel vecchio caduto a terra per l'impeto
del ſuo nemico, vien figurato il Padre del-
la fanciulla, in atto d'impedire la fuga al
rapitore. Nel giovane di corpo robuſto, ſi
rappreſenta un Soldato Romano, che in
occaſione de' giuochi pubblici nella nuova
Città di Roma celebrati, rapiſce al Padre
una donzella Sabina, e nella femmina tene-
ra, e delicata, ſi dimoſtra la donzella rapi-
ta; vedendoſi nell'iſteſso tempo in que-
ſto ammirabil gruppo rappreſentate le tre
età, cioè la gioventù, la virilità, e la vec-
chiezza. E finalmente in tutte le tre figu-
re ſi riconoſce una vivezza sì grande, che
chiunque fiſſamente le mira, non ſi ſazia di
commendarle in eſtremo; nella baſe è un
Baſſorilievo, fatto con ſomma induſtria, e
diligenza, dove tutta l'Iſtoria del rapimen-
to delle Sabine ſi rappreſenta; dietro a que-
ſta Loggia ſi ſta ultimando la fabbrica del-
le nuove Scuderìe di
ove erano ſituati i quartieri dei Lanzi.
Sul canto del Palazzo, e quaſi in mezzo la
Piazza ſi trova la
M FON-
FONTANA fatta fare dal Granduca Coſimo
I. col diſegno, e induſtria dell'Ammannati,
e da Filippo Baldinucci negli eruditi ſuoi
Decennali, deſcritta colle ſeguenti parole.
no di limpidiſſime acque ſgorganti da
molti zampilli, il qual vaſo è figurato
pel Mare, il gran Coloſſo del Nettun-
no, alto dieci braccia, ſituato ſopra un
Carro, tirato da quattro Cavalli marini,
due di marmo bianco, e due di miſtio,
molto belli e vivaci; il Nettunno ha tra
le gambe tre figure di Tritoni, che inſie-
me con eſſo poſano ſopra una gran con-
ca marina in luogo di carro.
otto facce di marmo miſtio, quattro mi-
nori, e quattro maggiori.
nori ſon vagamente arricchite con figu-
re di fanciulli, ed altre coſe di bronzo,
come chiocciole marine, cornucopie,
cartelle, e ſimili.
le medeſime certi imbaſamenti, ſopra
ciaſcheduno de' quali poſa una Statua di
metallo maggiore del naturale, e ſono in
tutte quattro: due femmine, che rap-
figurati per due Dei marini.
all'altra parte di ciaſcheduna di queſte
facce minori, ſono due Satiri di metallo
in varie, e belliſsime attitudini.
tro facce maggiori ſon tanto più baſſe,
quanto baſti per poterſi da chiccheſsia
godere la limpidezza dell'acqua, la qua-
le ſtraboccando grazioſamente, è ricevu-
ta da alcune belle nicchie.
ſo, ed in ſomma in tutto è così ben di-
ſpoſta, e con tanta maeſtà ordinata, che
è proprio una maraviglia,,.
Vicino alla
Fontana, ſopra una gran baſe di marmo,
è una belliſsima
STATUA equeſtre di bronzo, di mano di
Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594.
dal Granduca Ferdinando I., alla glorioſa
memoria di Coſimo ſuo Genitore: ador-
nando le facciate di queſta Baſe tre Baſsi-
rilievi di bronzo dell'iſteſſo autore, in uno
de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del
mentovato Granduca Coſimo, da eſſo meri-
tata
ne. Nel ſecondo la glorioſa entrata nella
Città di Siena, ubbidiente al ſuo comando,
dopo la conſeguita Vittoria. E nel terzo,
quando dal Senato Fiorentino, eſſendo egli
ancor giovanetto, ne fu creato Duca di Fi-
renze, laſciando luogo nella quarta faccia-
ta ad una nobile, ed altrettanto erudita
Inſcrizione del ſeguente tenore.
Pio Felici
Invicto Iuſto Clementi Sacrae Militiæ Paciſq;
In Etruria Authori Patri & Principi optimo,
Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit
A. M. D. L. XXXXIIII.
In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la
Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del
Palazzo degli Uguccioni che ſerve oggi per
i Miniſtri dell'Appalto Generale, diſegno
maraviglioſo per quanto credeſi di Miche-
lagnolo, oppure di Andrea Palladio per eſ-
ſere ſimile alla maniera dell'ultimo. Ap-
preſſo ſi trova la Chieſa di
cui porta fu fatta col diſegno del Taſſo. Di-
un'altra Chieſa dedicata a
quale alla Cappella dell'Altar maggiore
(la di cui Tavola è del
ſi ſcorge eſpreſſo il ritrovamento di eſſa
Santa in due Quadri laterali, opera del Mar-
tinelli. Da queſta Piazza faremo paſſaggio
alla vicina Chieſa di
ORSANMICHELE, la quale acquiſtò forma
di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dacchè
nell'anno 1373. fu deliberato di chiuder le
Logge, che erano ſotto queſta gran fabbri-
ca, in venerazione maggiore di quella Im-
magine di Maria Santiſſima, che collocata
è ſull'antico Altare di marmi, che vi ſi ve-
de, lavorato colla direzione di Andrea Or-
cagna. E perchè è certiſſimo, che queſto
luogo fu per avanti adoperato per Piazza,
e per Mercato del grano, e delle biade,
che ſi traſportavano ſotto le dette Logge (lo
che dette poi motivo di alzare queſta gran
Torre per comodo di pubblico Granaio
intorno al 1337. col diſegno di Giotto, e
proſeguito da Taddeo Gaddi) ſono anda-
ſanmichele, ſia un volgare traportato da
ſi vede uſata in veruna antica ſcrittura, che
faccia di queſto luogo menzione; ma ſibbe-
ne Orto San Michele, per poſpoſizione ac-
cidentale da San Michele in Orto. Atte-
ſochè fino dal 1100. era ivi una Chieſa Par-
rocchiale, intitolata: San Michele in Orto,
da cui prendeva la poſpoſta denominazio-
ne di Orto San Michele tutta quella aggia-
cente Contrada. In luogo della quale anti-
ca Chieſa, demolita per farvi la ſuddetta
Torre del grano, fu intorno a 110. anni
dopo rifatta dalla Parte oppoſta, l'altra
Chieſa ſotto lo ſteſſo titolo di San Miche-
le in Orto, oggi detta di San Carlo, co-
mecchè vi ſi aduna la Confraternita della
Nazione Lombarda, la quale milita ſotto
la protezione di San Carlo Cardinale Bor-
romei. In detta Confraternita ſi vede inte-
riormente ſopra la Porta una Tavola di
Buon-Amico Buſſalmacco celebre nelle No-
velle del Boccaccio, ed all'Altar Maggiore
la Tavola, che rappreſenta il detto San-
Queſto
grande Edifizio dunque da ogni parte iſo-
lato, e con belliſſima proporzione, ed otti-
ma Architettura condotto, ha per di fuo-
ri quattordici Nicchie, o Tabernacoli, in
varie foggie intagliati, ed in cui furono
collocate diverſe Statue, alcune di bron-
zo, ed alcune di marmo, lavorate da i più
rari, ed eccellenti Maeſtri, che fioriſſero
in queſta noſtra Città. Sono adunque di
Lorenzo Ghiberti, il San Matteo Apoſto-
lo, il Santo Stefano preſſo la porta princi-
pale, e il San
poſta. Baccio da Montelupo fece la bella
Statua di bronzo di San Giovanni Evange-
liſta; e Donatello ne fece tre di marmo,
le quali ſon tenute in gran pregio, come
opere veramente maraviglioſe. La prima è
il San Pietro Apoſtolo, la ſeconda il San
Marco Evangeliſta, e la terza il San Gior-
gio, Statua, che non ha pari, e che, ſe-
condo il parere di tutti i Profeſſori, più
ſi può commendare, che imitare. Perlo-
chè non è maraviglia, ſe le Repubbliche
di Venezia, e di Genova, ed altri Princi-
za, offerendo gran ſomma di Denaro, per-
chè foſſe loro conceduta. Anco Nanni, o
Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Dona-
tello ne fece tre, cioè i quattro Santi den-
tro un ſol Tabernacolo, il San Filippo A-
poſtolo, ed il Santo Eligio Veſcovo, chia-
mato comunemente Santo Lò. D'Andrea
Verrocchio è il San Tommaſo Apoſtolo,
che mette il dito nel Coſtato di Criſto,
opera molto ſtimabile, allato alla quale è
la Statua di San Luca Evangeliſta di mano
di Giovanni Bologna, ſcolpita in bronzo
con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi vede
un Tabernacolo, o Cappella iſolata, tutta
di marmi vagamente intagliati, ed abbelli-
ta di Baſsirilievi, per opera, diſegno, e
induſtria di Andrea Orcagna; e nel predet-
to Tabernacolo s'adora un'immagine di
Maria Vergine molto antica, dipinta da
Ugolino Saneſe, e tenuta ne' tempi andati
in ſomma venerazione, avvegnachè fino al
tempo della terribile, e ſpaventoſa paſte del
1348. che infettò la maggior parte del
Mondo, incominciaſſe grandemente a fiori-
mo popolo con larghe offerte, dalle quali
in breviſsimo tempo ſi potettero accumu-
lare più di trecento mila fiorini d'oro,
parte impiegati in ſovvenimento de' pove-
ri, e parte nell'adornare queſta Chieſa. Die-
tro l'Altare vi è un baſſorilievo dell'Or-
cagna, Architetto del Tabernacolo, ove
ha egli eſpreſſo a maraviglia il ſuo ritrat-
to. Sono ancora ſopra l'Altar maggiore
tre Statue di marmo, cioè Sant'Anna, la
Santiſsima Vergine, ed il Bambino Gesù,
di mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome
ne' pilaſtri alcune belle pitture antiche,
cioè di Lorenzo Credi, d'Agnolo Gaddi, e
di Iacopo del Caſentino, da cui fu dipin-
ta la volta. Vi è inoltre un Criſto Croci-
fiſſo di legno, avanti al quale il grande
Arciveſcovo Santo Antonino ſoleva da gio-
vanetto giornalmente fare orazione. Nel-
le ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca
Coſimo I. l'anno 1569. eretto il pubbli-
co e generale Archivio di Firenze, dove ſi
conſervano innumerabili Scritture, ediſtru-
menti pubblici, con grandiſsima ſedeltà, e
E comecchè, me-
diante l'eſecuzione dei belliſsimi regola-
menti di queſto Archivio, tutti gli iſtru-
menti ſono duplicati, le copie autentiche
ſi traslatano ne' vaſti ſaloni ſopra la fab-
brica iſolata, detta la Loggia di Mercato
Nuovo, poco diſtante, fatta fabbricare dal
Granduca Coſimo I. l'anno 1548. per co-
modo di trattare i negozzi della Seta, con
diſegno di Bernardo Taſſo, in uno dei la-
ti della quale ſopra la ſcalinata, ſi vede la-
vorato in bronzo un Cinghiale, che verſa
di continuo acqua per comodo pubblico,
opera di Pietro Tacca, tratta dall'antico
sì celebre, che ſi calcinò nel moderno in-
cendio di una parte della Gallerìa. Queſta
loggia all'intorno hà le Botteghe, che
ſervono al traffico di Seta. Di quì paſſan-
do per la via detta Porta Roſſa, e tor-
nando alla Loggia de' Tornaquinci, trove-
remo il
PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tor-
nabuoni, modernamente accreſciuto, de-
gno per certo di eſſere oſſervato, princi-
giugne comodo, e bellezza: in faccia al
quale ſi trova quello de' Viviani, dopo quel-
lo de' Giacomini, la cui Architettura, o-
pera di
quello degli Antinori; quello de' Paſquali
con più altri, dai quali è circondata la
Chieſa di
SAN MICHELE BERTELDE, oggi detta agli
Antinori, dove abitano Padri Teatini, fat-
ta da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal
Decano G. Carlo de' Medici, col diſegno di
Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo
e Pier Franceſco Silvani. Queſta, ſi può
annoverare tra le più vaghe, e più adorne
della noſtra Città. Ed in vero hà la Faccia-
ta di pietre forti, è così nobile, e leggiadro
il ſuo diſegno e lavoro, che certamente
non può vederſi coſa nè meglio inteſa, nè
più finita di quella. Sonovi quattro bel-
liſsime Statue di marmo, due delle quali ſo-
pra la porta, ſono di Baldaſſar Bermoſer
Fiammingo, del quale è ancora il San
Gaetano nella deſtra nicchia, nell'altra il
Maggiori però, e di più vaga apparenza
ſono gl'interiori ornamenti, imperciocchè
diviſati con Architettura d'ordine com-
poſito, ed arricchiti di pietre ſerene, la-
vorate con ſingolar pulitezza. Oſſerveremo
primieramente le Cappelle tutte incroſtate
di marmi, e adorne di belle pitture a fre-
ſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella pri-
ma all'entrare a man deſtra, vedremo la
Tavola del Martirio dell'Apoſtolo
drea, di mano del Ruggieri. La ſeconda,
dov'è dipinto l'Arcangiolo San Michele,
è del Vignali. E nella Terza, Matteo Roſ-
ſelli dipinſe San Gaetano, ed un Beato ſuo
Compagno. Accanto a queſte Cappella è
il Sepolcro, coll'Inſcrizione, e Ritratto dell'
Avvocato Agoſtino Coltellini Fondatore del-
la celebre Accademia degli Apatiſti. In fac-
cia poi della Croce, di mano d'Ottavio
Vannini è dipinta l'adorazione de' Magi;
e alla Cappella che ſegue, vi è del detto
Roſſelli una Tavola della Natività di No-
ſtro Signore. L'Altar maggiore, poſto nel-
la Tribuna di mezzo, trall'altre coſe di
gento, opera di Benedetto Petrucci. Bello
ancora, e grandemente ſtimato è il Criſto
di Bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e
vaga viſta rende la Cupola della Tribuna,
dipinta dal Padre Galletti Religioſo dello
ſteſſo Collegio, che ha pur dipinta tutta la
volta della Chieſa. Seguitando dall'altra
mano, nella Cappella vicina all'Altar
maggiore, vi è una Tavola di
pinta dal mentovato Roſſelli, e in faccia
alla Croce, un'altra ſimile del Bilivelti di
gran bellezza. Quì non diſpiaccia all'eru-
dito l'oſſervare alcune dotte Inſcrizioni ſopra
la nobiliſſima Famiglia de' Bonſi, che eſ-
ſendo da Firenze paſſata in Francia, non
ſolo vi acquiſtò Titoli, e Dominj ragguar-
devoli, ma in breve tempo diede alla Chie-
ſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Vaticano
due Porporati. Nell'altra Cappella di
Andrea Avellino, colorì la Tavola rappre-
ſentante il detto Santo in atto di eſſer colpi-
to dall'accidente apopletico, Ignazio Hug-
ford. Nella Cappella di mezzo, Pietro da
Cortona dipinſe la bella Tavola del Mar-
Nell'ultima, il Pa-
dre Galletti Teatino effigiò Maria Vergi-
ne col Bambino Gesù, e due venerabili
Veſcovi. Adornano ancor queſta Chieſa
quattordici Statue di marmo, che dodici
rappreſentano gli Apoſtoli, con altrettanti
Baſſirilievi a piè di quelle. Finalmente la
Libreria, che è nel Collegio, per la copia
de' Libri, e la rarità de' medeſimi, e la Sa-
greſtia molto ornata, e pulita, meritano di
eſſer vedute. Camminando verſo il canto
de' Carneſecchi, ſopra d'una gran baſe ſi
vede la Statua, chiamata comunemente il
CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio-
vanni Bologna, che rappreſenta Ercole in
atto d'uccidere Neſſo Centauro. Queſta
Statua, cavata da un ſol pezzo, a chi con-
templa la forza, che fanno amendue que-
ſte figure, Ercole per abbattere, e ſupera-
re il Centauro, e quello per fuggirli di
ſotto, e le diſſicultà ſuperate dall'Artefi-
ce, nel condurre un lavoro sì grande, con
quella perfezione, che vi ſi vede, ingenua-
mente confeſſa, eſſer queſta non ſolo una
ſtro; ma eziandio di quanti dopo di lui
ſon viſſuti ne' noſtri tempi. Da queſto luo-
go paſſeremo a
SANTA MARIA MAGGIORE, dei Carmeli-
tani della Congregazione di Mantova, dove
in primo luogo è da ſtimarſi grandemente
la Tavola di mano del Cigoli, nella quale
è dipinto Sant'Alberto Carmelitano in at-
to di liberare dal naufragio uno, che già
pericolava nell'acqua; ed anco quella del
Pugliani, che rappreſenta la Maddalena
Penitente in atto di comunicarſi. Segue il
martirio di San Biagio d'Ottavio Vanni-
no, ed i laterali ſono d'Antonio Giuſti.
Degna di lode è la Cappella de' Carne-
ſecchi, la volta della quale fu dipinta da
Bernardino Poccetti, e le due Statue di mar-
mo furono lavorate dal Caccini. La Tavola
di San Franceſco in atto di ricever le Sti-
mate, è delle belle opere di Piero Dandini.
Nella quinta Cappella adoraſi un Crocifiſſo
di rilievo, con alcuni Santi. La pittura a
freſco nella Volta è di Giuſeppe Romei,
è la Cappella che è deſtinata per il San-
tiſsimo Sagramento, allato alla quale è la
Cappella degli Orlandini, nella volta della
quale il Volterrano maraviglioſamente rap-
preſentò il Ratto di Elía, con belliſsime
figure, tramezzate da Stucchi dorati; La
Tavola è opera del Biliverti. Ragguarde-
voli ancora ſono le due Tavole, che ap-
preſſo ſeguono, quella di Santa Maria Mad-
dalena de' Pazzi di mano d'Onorio Mari-
nari, e l'altra di San Franceſco dipinta
da Matteo Roſſelli, ſopra le quali Vincen-
zio Meucci dipinſe li due sfondi che vi
ſi veggono. Degna di grande ſtima è la
Tavola del Paſsignano, ove hà rappreſen-
tata la venuta dello Spirito Santo. Una
ſingolar memoria era già in queſta Chie-
ſa, oggi perita, cioè il Monumento, ſta-
to fatto a Salvino di Armato degli Arma-
ti nel 1317. collo ſpecifico titolo d'Inven-
tore degli Occhiali. Nel Chioſtro del Con-
vento ſi vede in un canto, una della quat-
tro Colonne che reggevano il Sepolcro di
Ser Brunetto Latini Maeſtro di Dante, la
ramente. Preſſo queſta Chieſa vi è il
PALAZZO, già de' Gondi, paſſato dipoi
ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Fami-
glia del Beccuto Orlandini, ſtato moder-
namente accreſciuto, e ridotto alla forma,
che di preſente ſi vede. Per di dentro è
così nobilmente adornato, e di comode a-
bitazioni arricchito, che può con ragione
uguagliarſi a' più ſplendidi Palazzi di que-
ſta Città. La Sala nella volta, e nelle pa-
reti è dipinta per mano di Pietro Dandini.
Il Gherardini, il Gabbiani, ed altri Pro-
ſeſſori più accreditati hanno dipinto l'altre
ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi,
e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltre-
modo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa di Santa
Maria Maggiore è ſituato il
PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini. Non
lontano da queſto è il palazzo de' Mar-
cheſi Malaſpina, modernamente abbellito
con buon diſegno. Proſsima è la fabbrica
del
N SE-
SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed in-
camminata con buon guſto di Architettu-
ra dalla pia memoria del fu Monſignore
Tommaſo Bonaventura de' Conti della Ghe-
rardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e con-
dotta a buon ſegno, dopo la ſua morte,
con aggiunta di comodi appartamenti per
i Precettori, e per gli Studenti Cherici,
che vi ſi allevano. All'ingreſſo della ſecon-
da porta è degno d'eſſer veduto un belliſsi-
mo Crocifiſſo di Bronzo di
laſciato al Seminario in legato dal fu Ago-
goſtino Cerretani, Canonico della Metro-
politana, in memoria del Canto e delle
Caſe de' Cerretani, che furono quivi, e
rimaſero ſerrate nella nuova Fabbrica di
queſto Seminario. Tornano vicine le abi-
tazioni degli Ebrei dette il
GHETTO, ove per avanti era un'infame
poſtribolo, di cui ſanno menzione gli Scrit-
tori citati dal Baldinucci nella Vita del Buon-
talenti. Queſto Ghetto è ſtato ampliato
con abitazioni aſſai comode. Appreſſo è il
MER-
MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo
chiamaſi il Giardino di Firenze, atteſe le
molte delizie, che in abbondanza vi ſi tro-
vano, e delle quali la Città noſtra al pari
d'ogni altra è copioſa. Quivi ſi vedeva ſo-
pra una Colonna di granito una Statua di
pietra di mano di Donatello, rappreſen-
tante la Dovizia; ma eſſendo divenuta aſſai
lacera dal tempo vi è ſtata collocata altra
Statua ſimile, ſcolpita da
gini; più oltre è una Loggia deſtinata alla
vendita del peſce, fatta quivi fabbricare
dal Granduca Coſimo I., e dipoi moder-
namente accreſciuta.
E ſiccome la Città di Firenze, ebbe co-
sì piccol recinto d'abitazioni, che il primo
cerchio, fu ſolamente riſtretto ad alquan-
te contrade preſſo a Mercato vecchio, e
creſcendo gli abitatori in gran numero, nè
potendo capire in un luogo cotanto angu-
ſto, fu coſtretta a dilatar i confini, anche
in quella parte, che riman di là d'Arno
verſo Mezzogiorno, alla quale perchè foſſe
comodo il paſſaggio furono in varj tempi
duti nella rovinoſa inondazione, che ſeguì
l'anno 1333. furono fatti reſtaurare coll'
induſtria, e modello di Taddeo Gaddi, e
in altri tempi rinnovati, come diremo a ſuo
luogo; così di queſta parte, che rimane
di là d'Arno, ragioneremo, con quella
ſteſſa brevità, colla quale abbiamo finora
proceduto. Pertanto inviandoci verſo il
PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345.
come nel Cartello affiſſo alla Loggia di eſ-
ſo a Ponente, nel muro che guarda Mez-
zogiorno ſi legge,
Il Ponte cadde per diluvio d'acque
Poi dodici anni come al Comun piacque
Rifatto fu con queſto adornamento.
Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una
STATUA di marmo, Greca, aſſai bella,
chiamata Aleſſandro Magno; ſebbene alcu-
ni lo credino Ajace. A man ſiniſtra ſi tro-
va la Via de' Bardi, in cui tra gli altri è il
PA-
PALAZZO del Marcheſe Tempi nobil-
mente adornato, et ampliato dentro, con
ottimo guſto, che è poſto appunto in fac-
cia alla Chieſa di Santa MARIA SOPR'AR-
NO, nella quale è una bella Tavola dell'
Empoli, rappreſentante un miracolo di
Maria Vergine, ed all'Altar maggiore una
Nunziata antica, e di gran bellezza. A-
vanzando più oltre il paſſo ſi giugne al
PALAZZO del fu Senator Conte Fer-
rante Capponi, fatto edificare dal famoſo
Niccolò da Uzzano, col diſegno di Lorenzo
di Bicci, entro del quale ſi vede il buſto
di eſſo Niccolò, opera inſigne di Donatel-
lo, con inſcrizione adeguata a così potente
Concittadino; ſiccome appiè della Scala un
Leone di porfido, che è creduto opera ſin-
golare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi
trova l'abitazione de' Canigiani, e quindi
a mano deſtra quella de' Mozzi, la qua-
le eſſendo ſtata alzata nell'antico a fog-
gia di Palazzo, o ſia di Torre con mer-
li, moſtra quella magnificenza, che fu ca-
pace di dar ricetto nel 1273. al Pontefice
le Latino Orſini, Legato del Papa, a fer-
mar la Pace tra i Guelfi, e i Ghibellini.
Quindi proſeguendo il cammino per lo
Fondaccio di San Niccolò, che ſi vede ri-
pieno anch' eſſo di Caſe aſſai comode, e
ſignorili; tralle quali è il
PALAZZO de' Gianni, fabbricato all'an-
tica, ma per entro rimodernato aſſai bene,
internandoſi con un delizioſo Giardino, e
con bella grotta ſulla collina detta Monte-
cucco. Si paſſa dal Palazzo de' Marcheſi
Vitelli, e dei Marzimedici alla
CHIESA PRIORALE DI SAN NICCOLO', det-
to d'Oltrarno, nella cui facciata è colloca-
ta una Cartella di pietra, con inſcrizione
inciſa, degna di oſſervazione, contenendo
la memoria della deplorabile inondazione,
che fece l'acqua d'Arno nella Città nell'
anno 1557. nei ſeguenti verſi Iatini
procellis,
Huc tumidis praeceps irruit Arnus aquis,
Oppida, agros, fontes, mœnia, Tem-
pla, viros.
Entrando in queſta Chieſa troveremo a ma-
no deſtra di Aleſſandro Allori, l'Abramo
in atto di ſacriſicare il Figlio. Nella ſecon-
da Cappella, di Batiſta Naldini la preſenta-
zione al Tempio. Accanto al Pulpito, da
Iacopo di Meglio dipinta la Venuta dello
Spirito Santo, e dal Poppi colorito lo Spo-
ſalizio di Maria Vergine alla Cappella
de' Banchi. All'Altar maggiore vedeſi la
Tavola dipinta da Gentile da Fabriano.
Nella contigua Cappella il
dicante, è dell'Empoli. La Nunziata che è
alla Cappella de' Guardini è opera di A-
leſſandro Fei detto del Barbiere. Alla Cap-
pella poi de' Naſi trovaſi altra Tavola del
Poppi nella quale è eſſigiato il Figlio della
Vegova di Naim reſuſcitato da Criſto. Ne
ſegue, all'altar de' Parenti, il Martirio di
Caterina, di Aleſſandro Allori. Accanto a
queſta è la Cappella de' Paolini ai quali
dipinſe l'Empoli Iddio Padre con diverſi
Santi. E finalmente alla Cappella oggi dei
colò che reſuſcita un Bambino. In
queſta Chieſa fu ſepolto il tanto celebre
Bernardo Buontalenti. E preſſo ad eſſa
è il
PALAZZO de' Serriſtori molto magnifico
di faccia a queſto vedeſi il palazzo de' Ba-
roni del Nero, alzato col diſegno di Tom-
maſo del Nero; proſſimo è il
PONTE detto ALLE GRAZIE per una Cappel-
la di grandiſſima devozione detta
le Grazie, di padronato dei Signori Alberti,
dei quali è il Palazzo oppoſto, di freſco
rifatto, ed ampliato ſommamente. Chia-
maſi anche il Ponte a Rubaconte, dal no-
me di Meſſer Rubaconte da Mandella Po-
teſtà di Firenze, che diè mano a farlo
edificare. Si può anche oſſervare ſulla Piaz-
za dei Mozzi la
CASA, E CHIESA de' Padri Miniſtri de-
gli Infermi detti di San Gregorio, ove all'
Altar maggiore è la Tavola rappreſentante
E lateralmente il Santo Fondatore, è o-
pera di Antonio Bettini. In faccia ad eſſa
Caſa vi è ancora l'
ABITAZIONE degli Scarlatti, Architettura
di Alfonſo Parigi. Tornando noi verſo il
Ponte Vecchio, e ſalendo, troveremo a
man ſiniſtra la Chieſa di
da, fatta fabbricare dalla
dama Criſtina di Lorena, moglie del Gran-
duca Ferdinando I., Principeſſa di gran
prudenza, bontà, e vita eſemplare. Nella
ſeconda Cappella a mano dritta, il
colò da Tolentino, è opera di
Vanni. All'Altar maggiore, di nobili mar-
mi arricchito, vedeſi la Tavola di
ſtino di mano di Franceſco Petrucci; è di
Iacopo Vignali il
la ſeconda Cappella a man ſiniſtra. Di
quì dato uno ſguardo alla delizioſa veduta
della ſottopoſta Città, e dell'adiacenti Col-
line, paſſeremo allo
SPI-
SPIRITO SANTO Chieſa molto adorna di
ſtucchi dorati, in queſta, lavorata con diſe-
gno di
vaſi di Tommaſo Redi una Tavola rappre-
ſentante
ciullo. Segue la Tavola di
berto in atto di perdonare al nemico, o-
pera del Paſſignano. La Tavola della de-
poſizione di Croce, e lo sfondo, è di A-
leſſandro Gherardini. La Madonna con
Domenico, è di Iacopo Vignali; corona
la vaghezza, e prezioſità di queſta Chieſa
all'Altar maggiore, la Venuta dello Spirito
Santo, celebratiſſima opera di mano di An-
ton Domenico Gabbiani; di quì paſſando
alla Chieſa di
vole in una delle quali Ridolfo del Ghir-
landaio dipinfe
e nell'altra che è a dirimpetto, il medeſi-
mo eſpreſſe il miſtero dell'Annunziazione. I
tondi che ſtanno ſopra di ambedue ſono
dello ſteſſo pennello. Al maggiore Altare
vedeſi l'Immacolata Concezione con alcuni
Cavalier Mazzanti di Orvieto. Di quì
ſcendendo, ſi trova la Chieſa di
SANTA FELICITA, ſulla di cui Piazza eſi-
ſte una Colonna di granito, ſopra la qua-
le vi è la Statua di San Pietro Martire,
eretta quivi ad onor ſuo dall'antica fami-
glia de' Roſſi, nel Secolo XIII. Per aver
eſſo in Firenze, colla ſua predicazione, ed
eſempio, fatto gran frutto, ed anco in ſe-
gno delle vittorie avuteſi da' Cattolici con-
tro gli Eretici Manichei, propriamente Pa-
dri degli Albigenſi. La detta Statua del
Santo Martire poſta in luogo dell'antica,
che vi era, quaſi disfatta dal tempo; è di
mano di Antonio Montauti. Entrando nel-
la Chieſa, rifatta modernamente col diſegno
di Ferdinando Ruggieri, troveremo a ma-
no deſtra la Tavola della Cappella de'
Capponi, di mano di Iacopo da Pontormo,
che molto vi dipinſe, ed evvi un Ritratto
ſomigliantiſſimo di San Carlo Borromeo d'
eccellente pennello, collocato in un orna-
mento di pietre di gran pregio, fatto col
Dopo di det-
ta Cappella ſi vede l'antica Tavola di
Felicita con li ſette figliuoli martiri. Ne
ſegue la Cappella di
pinta da Ferdinando Vellani da Modena.
Contiguo a queſta, è l'Altare del Crocifiſ-
ſo ſcultura ſtimabile d'Andrea da Fieſole.
La Cappella maggiore era già fatta col di-
ſegno del Cigoli, che fu unita con la nuova
fabbrica, è adorna con tre tavole degne di
ſtima, e ſpecialmente quella della naſcita di
Criſto, che è opera di Gherardo Vanhon-
thourt Fiammingo, la Crocifiſſione è di
Lorenzo Carletti, e la Reſurrezione, di
Antonio Tempeſti. Le pitture della vol-
ta, e pareti ſono di Michelagnolo Cinga-
nelli. Dopo queſta alla prima Cappella
della Crociata, è di mano di Pietro Dandi-
ni lo Spoſalizio della Madonna, e alla fe-
conda Carlo Portelli dipinſe la Trinità con
alcuni Santi, Tavola, che ſtava a un pic-
colo altare dell'antica Chieſa, poi da I-
gnazio Hugford notabilmente da ogni par-
te ingrandita. Appreſſo ſegue l'Altare
della Comunione, nobilmente arricchito di
Volterrano, ove ha dipinto l'Aſſunzione
di Maria, e genufleſſe
Cortona, e
e in un pilaſtro vi è di Moſaico un belliſ-
ſimo ritratto di Aleffandro Barbadori, ope-
ra di Marcello Provenzale. Sceſo il Presbi-
terio, fotto l'organo, ſi trova la Cappel-
la di Santa Berta de Bardi con una bella
Tavola di Vincenzio Dandini, che tenne
il celebre Gabbiani al naturale per il vol-
to della detta Santa mentre era allora ſuo
ſcolare e giovanetto. Belliſſima poi è la
Tavola di
ſuccede, opera di Simone Pignoni. Dopo
la quale è di mano di Ignazio Hugford
quella dell'Arcangiolo Raffaelle in atto di
far render la viſta al buon Vecchio Tobbia
per mezzo del ſuo figliuolo. Vi è poi il
Martirio di
Fabbrizio Boſchi. Si trova in ultimo la
Cappella de Canigiani con Tavola e pare-
ti di mano di Bernardino Poccetti. Di quì
proſeguendo verſo la via Guicciardini tro-
vaſi il
PA-
PALAZZO de' Franceſchi, al preſente del
Conte Lorenzi, con diſegno di Anton Fer-
ri, internamente molto ornato di Pitture,
quindi il Palazzo de' GUICCIARDINI, che
include l'antica Abitazione, dove nacque
San Filippo Benizj, del che è la memoria
nella facciata; ed in appreſſo ſi giunge al
PALAZZO de' Pitti, the è uno de' più fa-
moſi Ediſizj, che ſi veggano in tutta l'Ita-
lia. e fuori, come affermano molti erudi-
ti Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldi-
nucci nella deſcrizione del nuovo modello,
e diſegno, che già fece di queſto Palazzo
il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Queſto sì
maeſtoſo edifizio venne incominciato col
diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco a ſpe-
ſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e
però è ſtato detto fino al dì d'oggi de'
Pitti; quantunque fino dal tempo del Gran-
duca Coſimo I., e di Leonora di Toledo
ſua moglie, che lo comprò, diveniſſe abi-
tazione de' Granduchi Regnanti. Di queſto
Ediſizio adunque dovendo noi ragionare,
difficilmente potremo in un breve riſtretto
te le Statue, e le Pitture inſigni, che no-
bilmente l'adornano, e l'altre coſe di pre-
gio, che vi ſi trovano, e lo rendono mi-
rabile, e ſingolare. Primieramente la Fac-
ciata di queſto Palazzo lunga braccia 250.
in circa, ed alta a proporzione, è tutta
incroſtata di grandi bozze di pietre forti,
d'ordine ruſtico, ma così ben diviſato,
che vi riſplende una maeſtoſa bellezza.
Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed
il Cortile, fatto col diſegno dell'Amman-
nato, perchè, mutato l'ordine della pri-
ma Architettura, con tale avvedutezza pe-
rò, che non diſconveniſſe all'Opera già
cominciata, ſi vede il primo Appartamen-
to di forma Dorica, il ſecondo d'ordine
Ionico, ed il terzo di Corintio, tutti e tre
adornati di varie Colonne, di belliſſimi
Fregi, e d'un ricchiſſimo Cornicione. In
faccia poi del Cortile, v'è una grotta,
dentro la quale ſi trova una Peſchiera di
forma ovata, con vari zampilli d'acque,
le quali pare, che ſcaturiſcano dalla terra,
al cenno di Mosè, ivi rappreſentato in u-
Adornano
ancora la Facciata due altre Pile con ſue
Fontane vagamente intagliate; come altre-
sì due grandi Statue di marmo, che una
rappreſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſ-
ſandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato
Anteo, amendue di maniera Greca molto
ſtimate. Vedeſi una Fonte ſopra la grotta,
al pari del primo piano di queſto Regio
Palazzo, ed un gran Vivaio, nel quale
ſcherzano alcuni Putti di marmo ſopra Ci-
gni, e nel mezzo di eſſo una gran tazza,
nella quale verſano in copia le acque da
varie bande, perlochè non poco è il di-
letto, che di ſubito areca queſta Fontana
a chi entra nel mentovato Cortile. Paſſan-
do poſcia ne' Reali Appartamenti, vedre-
mo coſe di maraviglia. Sono le Stanze del-
l'Appartamento Granducale, e molte al-
tre, tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran
parte ſono dipinte di mano dei più rari,
ed eccellenti Maeſtri, fra i quali principal-
mente s'annovera Pietro da Cortona, Ci-
ro Ferri, Giovanni da
terrano, Bernardino Poccetti, Giordano,
Bene è vero però,
che s'io voleſſi ad una ad una deſcrivere
tutte le ſtanze, e l'infinite coſe di pregio,
che vi ſi trovano, non un breve racconto,
ma un intero volume ſi richiederebbe. Ba-
ſterà ſolo accennare, che i più ricchi, e
prezioſi addobbi, le più ſtimabili Pitture,
che in qualunque gran Regia ſi poſſono de-
ſiderare, quivi ſi trovano in grandiſſima co-
pia, come potrà meglio ocularmente co-
noſcerſi dalla ſceltiſſima, e copioſa quantità
di quadri dei più ſingolari, e più rinoma-
ti Autori del Mondo. A queſto Regio Pa-
lazzo ſta attualmente lavorandoſi rimoder-
nando i principali quartieri, e le abitazio-
ni, aumentando, ed ornando il medeſimo
internamente, ed eſternamente con ottimo
guſto ſenza abbandonare le tracce della ſua
primiera Architettura. Nè ſi dee tacere
la numeroſa Librería, che in queſto Pa-
lazzo ſi conſerva, dove non ſolo i Libri
più ſcelti, ma eziandio i manoſcritti più
ſingolari abbondano, fra' quali vi è una
rara moltiplicità di Codici Orientali, che
ha dato motivo ad un'Opera inſigne ſtam-
e molto erudito Indice. Dal Palazzo fare-
mo paſſaggio al contiguo
GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e de-
lizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Cit-
à, avvegnachè la magnificenza coll'ame-
nità, l'abbondanza coll'induſtria, nobil-
mente in queſto luogo gareggino. La ſua
circonferenza fino alle mura della Città per
lunghiſsimo tratto ſi ſtende, nella quale il
colle, e il piano, il domeſtico, ed il ſal-
vatico ſcherzano gentilmente. Egli è divi-
ſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati,
in lunghi viali, e fontane. Lo adornano
moltiſsime Statue, ed è ripieno di alberi,
di fiori d'ogni ſorta, e d'infinite piante d'
agrumi. Vedeſi dunque in primo luogo
una grotta, ne' quattro angoli della qua-
le, col diſegno, ed invenzione del Buontalenti,
furono collocate quattro Statue di
marmo, di mano di Michelagnolo Buonar-
roti, ma però ſolamente abbozzate, le
quali doveano ſervire pel ſepolcro di Papa
Giulio II. e che dal Nipote di Michela-
ſco. Vi ſono inoltre alcune Statue d'altri
famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la
Grotta, che adornata di ſpugne lavorate in
varie forme, nella rozzezza di quei mate-
riali dimoſtra una bellezza non ordinaria.
Ha la volta tutta dipinta di mano di Ber-
nardino Poccetti, con sì leggiadre, e biz-
zarre invenzioni, che in un medeſimo tem-
po reca terrore, e diletto; avvegnachè
quell'ingegnoſo Pittore, aiutato in parte
da una naturale apertura, che reſta nella
volta, finſe, che la medeſima volta ſem-
braſſe di rovinare, e che da quelle feſſure
uſciffero varj animali, i quali non dipin-
ti, ma veri, e naturali raſſembrano. Quin-
di ſi ſale ad un Teatro, che riſponde di
faccia al Palazzo, circondato da mura in
forma di mezzo ovato, nel quale, per i
paſſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e feſte
magnifiche ſono ſtate rappreſentate con
grande applauſo. In faccia a queſto per
un ampio ſtradone ſi ſale ad un altro bel-
liſſimo Teatro Boſchereccio avente un gran
Vivaio, nel mezzo al quale ſopra varj mo-
renzi, vedeſi un Nettuno di Bronzo opera
molto lodata dagli intendenti, dopo di
queſto per lunghi viali tutti coperti di
piante, e per un largo, e ſpazioſo ſtrado-
ne ornato di belle Statue, ſi giunge ad u-
na Fontana iſolata, di cui nè più vaga,
nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Sopra
una Tazza di Granito, larga dodici brac-
cia per ogni verſo cavata da un ſolo pez-
zo, ſi vede una Statua di marmo Gigante-
ſca figurata per l'Oceano, a piè della qua-
le tre altre Statue a ſedere, ſignificanti i
tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufrate, che
verſano gran copia d'acqua nella Tazza,
da cui per ſotterranei condotti paſſa ad
altre fonti, ed in vari ſcherzi per lo Giar-
dino ſi ſparge. Or queſta belliſſima opera,
fu dal celebre Giovanni Bologna condotta
con tale eccellenza, che reſta in dubbio
chi la vede, ſe più debba lodare, o la ra-
ra invenzione, o la maeſtria del lavoro,
tanto l'una, che l'altra in perfetto grado
s'ammirano. Del reſto chi voleſſe deſcri-
vere tutte le Statue, che ſono ſenza nume-
quali furono lavorate da maeſtri eccellenti
e l'altre coſe più ragguardevoli, che lo
adornano, non così preſto terminerebbe.
Ma dopo avere ammirato il Regio Palaz-
zo, e Giardino di
Porta detta di ANNALENA, trovaſi ſotto tal
nome il
NOBILE MONASTERO di Religioſe dell'Or-
dine di
fu modernamente reſtaurata col diſegno d'
Antonio Ferri, vedeſi la voltra arricchi-
ta di un nobiliſſimo sfondo di mano di An-
ton Domenico Gabbiani, adorno d'archi-
tettura da Romualdo Botti, ed il piccolo
sfondo entrando, ſotto il coro delle Mo-
nache, opera d'Antonio Puglieſchi, e la
Tribuna della Cappella Maggiore dipinta
da Pietro Dandini. Vi ſono due Cappelle
per parte, di ordine compoſito con colon-
ne di pietra ſerena, in una delle quali vi
è un antica Immagine di rilievo del Cro-
cifiſſo in molta venerazione, e nelle altre
tre, ſi vedono pregiatiſſime tavole antiche u-
rappreſenta la naſcita del Bambino Gesù;
In faccia a queſta il
nel deſerto, è di mano del Bronzino, e
nell'altra, della ſcuola del detto Lippi,
vi è eſpreſſa l'Annunziazione di Maria.
Proſſimo alla Porta Romana trovaſi l'anti-
co Oratorio di
Batiſta, detto la
CALZA, Chieſa antichiſſima ſtata abitata
prima da Religioſe Geroſolimitane, ed in
ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſoppreſſi, è
ridotta prebenda abbaziale. In queſta Chie-
ſa, oltre la bella tavola, del Ghirlandaio,
ſono un Criſto in Croce, ed una Pietà, o-
pere eccellenti di Pietro Perugino, ſiccome
un Orazione all'Orto dello ſteſſo, che dal-
la Chieſa è ſtata trasferita nel Coro: La
Madonna addolorata è di Ignazio Hug-
ford, l' L'an-
tico Convento, di preſente Caſa di Eſer-
cizj dei V. Sacerdoti della Congregazione
di Gesù Salvatore; è ſtato da eſſi con la
detta chieſa rimodernato, e queſto rifatto
Vedeſi nel Refettorio
ora tutto dipinto da Gherardini, Zocchi,
Gricci, e Mannaioni, un Cenacolo a
freſco di mano del Franciabigio, mol-
to ſtimato dagli Intendenti. E prima di
tornare in dietro per la ſtrada di Boffi,
è da oſſervarli in faccia alla Porta, una
ſingolariſſima opera di Giovanni da San
Giovanni, ove ha in una Femmina ve-
ſtita di regio ammanto effigiata Firen-
ze, con attorno altre femmine che ſim-
boleggiano le Città provinciali in atto
di render tributo alla loro Regina; e pro-
ſeguendo il detto viaggio trovaſi
SANTA CHIARA, dove ſono, fra l'altre,
due Tavole di molta ſtima. Il Criſto mor-
to di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Cre-
di, la Natività del Signore. Dirimpetto al-
la detta Chieſa è quella delle CONVERTITE,
dov'è di mano del Poccetti la Natività del
Signore, e la depoſizione dalla Croce; il
Crocifiſſo all'Altar maggiore, è lavoro di
Baldaſſar Fiammingo. E ſeguitando il viag-
gio incominciato, troveremo l'
O 4 ABI-
ABITAZIONE del Balì del Roſſo, ricca di
pitture ſingolariſsime, con un delizioſo
Giardino; di quì proſeguiremo verſo il
canto alla Cuculia ove è ſituato il Colle-
gio de'
PADRI BERNABITI, che vi tengono pub-
bliche Scuole. La loro Chieſa è tutta va-
gamente dipinta d'architettura dallo Stagi,
lo sfondo nella ſoffitta, da Sigiſmondo Betti,
e da Giuſeppe Zocchi la tribuna della Cap-
pella maggiore, al di cui Altare la Tavola
rappreſentante
Chieſa, viene da Andrea Comodi. Quella a
mano deſtra, entrando, ove è effigiato San
Giovanni Nepomuceno, è opera d'Ignazio
Hugford, di cui pure ſono li due medaglio-
ni rappreſentanti il martirio, e la morte del
detto Santo, come ancora l'Angelo Cuſtode
in un piccolo ovato ſul grado dell'Altare;
in faccia a queſto, Pietro Marcheſini ha
dipinto il Beato Aleſſandro Sauli, li due
medaglioni ſono del predetto Giuſeppe
Zocchi. Di quì paſſando direttamente il
detto canto, trovaſi la Chieſa delle nobili
RE-
RELIGIOSE di
Agoſtino, al di cui Altar maggiore evvi una
belliſsima tavola d'Aleſſandro Gherardini,
rappreſentante Maria Santiſsima che por-
ge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo
sfondo nella volta è di mano dell'Ulivelli.
Di quì proſeguendo ſi trova la Chieſa dei
Padri Carmelitani detta il
CARMINE, di grandezza conſiderabile,
e di ſtruttura antica, benchè nel princi-
pio del Secolo paſſato foſſe in gran parte
reſtaurata, e di belliſsime Pitture da Ber-
nardino Poccetti arricchita. Vedeſi adun-
que nella prima Cappella a man deſtra una
Tavola, di mano di Bernardino Monaldi,
dove ſi rappreſenta il Funerale celebrato a
Sant'Alberto Carmelitano. Nella ſeconda
un Immagine devotiſsima del Crocifiſſo,
ed è quello che parlò a
ni. A queſta ſegue l'Adorazione de' Ma-
gi, figurata dal Paſsignano: e nella quar-
ta rappreſentò Giorgio Vaſari un Criſto
morto in Croce, appiè del quale v'è la
Vergine addolorata, e la Maddalena pian-
Di Girolamo Macchietti è la Tavo-
la dell'Aſſunzione di Noſtra Signora con
gli Apoſtoli intorno al Sepolcro, condotta
con ſomma induſtria: e dopo queſta, la
Natività del Signore, è opera degna dell'
inſigne pennello di Santi di Tito; contigua
a queſta trovaſi la Viſitazione di
betta, belliſsima opera di Aurelio Lomi Pi-
ſano. In teſta al lato deſtro della crociata,
ſi trova la Cappella de' Brancacci, dove di
preſente è la devozione della Madonna del
Carmine. Nelle pareti di queſta, ſono di-
pinte a freſco alcune Storie di San Pietro
Apoſtolo, le quali di vero meritano ſom-
ma lode; Fu cominciata queſt'opera da Ma-
ſolino, e poi condotta a perfezione da Ma-
ſaccio ſuo diſcepolo, il quale vinſe di gran
lunga il Maeſtro; e fu il primo, che apriſ-
ſe la ſtrada alla buona, e moderna manie-
ra di dipingere, levando in parte le durez-
ze, e le altre imperfezioni dell'arte, e
molto più fatto avrebbe, ſe la morte ſul
fiore dell'età ſua, non lo aveſſe rapito. E'
queſta Cappella un monumento, che ha
dato regola a tal'arte nel Mondo, on-
Tralaſciando
alcune antiche Cappelle, entreremo nel
Coro per rimirarvi le pitture di Agnio-
lo Gaddi, e un bel Sepolcro di mar-
mi, fatto da Benedetto da Rovezzano
pel magnifico Pier Soderini, che fu eletto
Gonfaloniere perpetuo della Repubblica'
Fiorentina. E paſſate le Cappelle rinnova-
te modernamente, troveremo dirimpetto
alla Cappella Brancacci già detta, nel ſi-
niſtro lato della crociata, una magnifica e
ricchiſſima Cappella, fabbricata dalla Fami-
glia Corſini, nella quale con ſolenniſsima
pompa fu trasferito il Corpo di
ſigne rampollo di queſta Eccellentiſsima Pro-
ſapia, che fu Religioſo, e Priore di queſto
Convento, e dipoi Veſcovo di Fieſole. E'
queſta Cappella condotta con diſegno di
Pier Franceſco Silvanj, tutta incroſtata di
marmi bianchi di Carrara, e di miſtj di Se-
ravezza, con Pilaſtri, Fregj, e Cornicio-
ne d'Architettura compoſita. In faccia, e
quaſi ſopra all'Altare, il quale rimane
alquanto iſolato, è una Tavola di marmo
bianco, lavorata con grande eccellenza, di al-
rato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſer
rapito al Cielo da varj Angioletti. Sopra
queſta ſi vede Iddio Padre, parimente ſcol-
pito in marmo da Carlo Marcellini Scul-
tore ingegnoſo, ed in mezzo all'Urna ove
ſtà ripoſto il Sacro Corpo, un Baſſorilie-
vo d'argento d'eccellente lavoro. Anche
nelle due bande laterali ſono due Tavole
di marmo, di mano dello ſteſſo Foggini, in
una è figurato il Santo diſceſo dal Cielo
per aſsiſtere all'Eſercito Fiorentino, quan-
do nella famoſa battaglia d'Anghiari meſ-
ſe in fuga, e fuperò l'Eſercito di Filippo
Maria Viſconti Duca di Milano, condotto
da Niccolò Piccinino ſuo Generale: e nell'
altra ſi rappreſenta, quando nel celebrare
la prima Meſſa gli comparve la Santiſsima
Vergine con grandiſsimo ſtuolo di Angio-
li, proferendo verſo il Santo quelle parole:
gloriabor.
Luca Giordano. Belliſsima è l'invenzione,
vago il colorito, e nelle tante figure, che
vi ſi vedono, ſi conoſce l'eccellenza del
Non
paſſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che
quivi ſi trovano degli Uomini illuſtri di
queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due
Porporati, il primo Piero Corſini, Veſco-
vo di Volterra, e poi di Firenze, e l'altro
Neri Corſini, Veſcovo d'Arezzo, Zio del
Sommo Pontefice Clemente XII. Eſcendo
da queſta Cappella a mano deſtra, trovaſi
quella della Comunione, dove Gherardo
Starnina antico, ed eccellente Pittore ha eſ-
preſſi varj fatti della Vita di
Nel voltare verſo la porta, vedeſi il primo
Altare con una piccola, ma eſquiſitiſsima
Tavola di Bernardino Poccetti, eſprimen-
te
Quindi appreſſo, ſi trova alla cappella de'
Carucci la Tavola dipinta da Batiſta Nal-
dini, in cui vien figurato Criſto, quando
riſuſcita il Figliuolo della Vedova di Naim.
Dipoi ſegue di mano del Butteri la Storia
del Centurione, che chiede a Criſto la ſa-
nità pe 'l figliuolo, e l'ottiene. Del mento-
vato Naldini ſono le due Tavole appreſſo;
In una è Criſto, che fa orazione nell'Or-
al Cielo, amendue ſtimate grandemente.
Bella ancora è ſopra di ogn'altra la Ta-
vola di Gregorio Pagani, dove ſi rappre-
ſenta il ritrovamento della Santa Croce.
In ultimo quella della Nunziata accan-
to alla porta, è di mano del Poccetti, di
cui pur anco ſono la maggior parte de-
gli Apoſtoli dipinti a freſco nelle pa-
reti della Chieſa fra gli ſpazj delle Cap-
pelle, eſſendovene ancora diverſi di Do-
menico Paſsignano: di tali autori ſono
reſpettivamente le ſopraeſpreſſe Storie del
loro martirio. Alla bellezza, e grandezza
di queſta Chieſa corriſponde il Convento
capaciſsimo di gran numero di Religioſi,
che di continovo vi dimorano. Ha due
Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è
dipinta dal Bettini e dall'Ulivelli la vita
del gran Profeta Elía, e di varj Santi Car-
melitani; e nel ſecondo v'è una lunetta
belliſsima del lodato Poccetti, che rappre-
ſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo
per avvampare il Sacriſizio offerto da Elìa
al vero Dio. Alla Chieſa del Carmine è vi-
cina quella di
SAN
SAN FREDIANO ancor eſſa antica, e Col-
legiata di Canonici, nella quale ſi trovano
alcune Tavole di mano di ragguardevoli
Maeſtri, tra le quali, la prima a mano
dritta pregiabile, è quella, nella quale
Pier di Coſimo ha rappreſentato Maria
Santiſſima col Bambino Gesù, che ſpoſa
Santa Caterina, dopo di Domenico Paſſi-
gnano, quella di Criſto, che riſana il Para-
litico. Segue del Ghirlandaio una Pietà con
San Girolamo e San Frediano, con un bel
fregio di Cherubini di Luca della Robbia.
Belliſſima è poi dall'altra parte la Tavola
di Lorenzo Lippi, dove con ottimo guſto
ha dipinto il martirio di
feguita l'altra del Crocifiſſo, opera di Lo-
renzo di Credi, ove vi ſono eſpreſſi altri
Santi, e San Lorenzo ſulla graticola. Poco
diſtante è il Monaſtero di Ceſtello dei
MONACI CISTERCIENSI, i quali hanno fab-
bricato un bel Tempio alla maniera mo-
derna col diſegno del Colonnello Cerruti di
Roma, giacchè l'antico era molto angu-
ſto, e ſenza alcun ornamento. Tutte le
cellini. Ed entrando dalla porta principale,
cominciando dalla prima a mano deſtra, de-
dicata a
pera di Giovanni Sagreſtani. La ſeconda del
Crocifiſſo è tutta di mano d'Antonio Pu-
glieſchi. La terza ove è nella Tavola eſpreſ-
ſa la Natività di Maria, con tutto il rima-
nente, è vago e ben inteſo lavoro d'Aleſ-
ſandro Gherardini. Il quadro in teſta alla
crociata col martirio di San Pietro, viene
da Guido Reni. L'altro in faccia di San
Bernardo d'avanti a Maria Santiſsima è di
mano di Fabbrizio Boſchi. La Tavola poi
che è ſituata nel Coro è del Cavalier Cur-
radi. La Cupola è ſtupendo lavoro d'An-
ton Domenico Gabbiani, dal di cui ſingo-
lar pennello non eſſendo ſtati eſeguiti i pe-
ducci della medeſima, furono dipinti da Mat-
teo Bonechi più anni dopo ſeguita la ſua
morte. Reſtano le alter tre Cappelle tor-
nando verſo la porta, e principiando da
quella della Comunione, quale è di San Ber-
nardo, che nella Tavola vedeſi Celebran-
te all'Altare per la liberazione dell'Ani-
lodevolmente eſeguito da Pietro Dandini.
Vaghiſsima poi è la ſeguente, tutta opera
d'Antonio Franchi, nella cui Tavola con
ſomma diligenza, e decoro, ha eſpreſſo il
Batteſimo di Criſto al Giordano: l'ultima
Cappella è dipinta da Giovanni Ciabilli, nella
quale rappreſentò all'Altare il martirio di
Nel primo chioſtro di queſto
Monaſtero vi è eretta la Statua di
ria Maddalena de' Pazzi lavoro di Anto-
nio Montauti, e di Giuſeppe Piamontini,
e quella di San Bernardo nel ſecondo Chio-
ſtro. In queſto Convento abitavano già le
Monache degli Angioli, che in oggi ſo-
no nel Monaſtero di Pinti, ed in que-
ſto preſe l'Abito, viſſe, e morì Santa
Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cel-
la tuttavia conſervata, ſi tiene in gran
venerazione. Sulla Piazza di queſta Chie-
ſa fù dal Granduca Coſimo III. fatto fab-
bricare col diſegno di Giovambatiſta Fog-
gini un
GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma-
Da que-
ſto luogo faremo paſſaggio dal PALAZZO
del Marcheſe Scipione, e Fratelli Cappo-
ni, dove è anche oſſervabile un Muſeo co-
pioſo di coſe naturali. Quindi al
PONTE ALLA CARRAIA, e camminando
verſo il Fondaccio di
in primo luogo il Palazzo del Conte Pecori
di vaga ſtruttura; al quale è contiguo il
Palazzo de' Marcheſi Rinuccini adorna-
to principalmente di lavori di Girolamo
Ticciati, e abbondante di ricchiſsimi arre-
di, con una copioſa Libreria, ripieno di
molte, ed eccellenti pitture. E ritornando
per via de' Serragli, trovaſi il Palazzo de'
Caſtelli aſſai comodo, e ſignorile; e l'
ABITAZIONE degli Antinori, nella quale
ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etru-
ſche, Romane, e Greche, con altri ſtima-
bili monumenti di antichità in marmi, e
bronzi. Dietro alla quale in poca diſtanza
trovaſi la Piazza, e Chieſa di
SAN-
SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno d
Filippo di Ser Brunelleſco, quell'inſigne
Architetto, col modello del quale s'ammi-
rano fatte tante belliſsime Fabbriche in Fi-
renze, ed altrove. E' l'Architettura di
queſto gran Tempio d'ordine Corintio,
con ſomma perfezione condotta, e perciò
vaga, e maeſtoſa appariſce al pari d'ogni
altro Edifizio di queſta noſtra Città. La ſua
lunghezza a cento ſeſſanta braccia ſi ſtende, e
la larghezza a cinquantaquattro. Vien di-
viſo in tre Navate, ripartite da belliſsime
Colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo,
ſopra le quali l'Architrave, il Fregio, e
il Cornicione da pertutto nobilmente ri-
corrono. Con buona ordinanza diſpoſte
XXXVIII. Cappelle ſi veggono, e adornate
di belliſsime Tavole. A man deſtra vi è
un antica Tavola, che credeſi di un bra-
vo allievo del Franciabigio, dopo a que-
ſta, evvi un ammirabile copia in marmo
del Gesù morto in grembo alla Madre di
Michelangiolo, che ſta in San Pietro di
Roma. e che fece Nanni di Baccio Bigio
ſuo Diſcepolo, in modo, che tanto è il ve-
Ne viene l'Al-
tare di San Niccola, la di cui figura in
legno che ſta coperta, ſi dice del Sanſovi-
no, e ne' lati della Cappella vi ſon due
Angeli di mano del Franciabigio. Appreſ-
ſo ne viene la belliſſima Tavola dello Stra-
dano, ove ha dipinto Criſto, che ſcaccia
i profanatori dal Tempio. La Tavola di
voro d'Aleſſandro Gherardini. Quindi tro-
vaſi di Domenico Paſſignano la lapidazione
di Nell'ultima Cappella di
queſta navata vedeſi egregiamente ſcolpito
in marmo l'Arcangelo Raffaello, e Tobbia
con bel finimento di paeſe, tutto lavoro del
celebre Giovanni Baratta. Voltando nella
traverſa a man deſtra, le due Tavole, che
ſi trovano, ſono di Fra Filippo Lippi.
Quindi paſſato il ricco Altare della Madon-
na della Cintola, e quello appreſſo, ove ſi
conſerva il Crocifiſſo de Bianchi, trovaſi
in altra Tavola di Fra Filippo, dipintavi la
Vergine col Bambino, e Ne
ſeguita l'apparizione della Vergine a San
Bernardo, che vi fu lavorata da Pietro Pe-
Capponi da
fettiſſima copia, che ingannerebbe chiun-
que, fatta per mano di Felice Ripoſo, da
cui pur ſon fatti dai lati
Antonio da Padova. Inoltre vengono due
Cappelle rimodernate, che in una dipin-
ſe il Sagreſtani lo Spoſalizio della Madon-
na, e nell'altra Gaetano Gabbiani, il San
Niccolò, che reſuſcita i tre fanciulli ucciſi
da un oſte. Voltando poi dietro al Coro vi
ſono altre otto Cappelle, nella prima è di
Aurelio Lomi Piſano la Viſita de' Magi con
belle ſtoriette nel grado dell'Altare: E
appreſſo vi è la Vergine con alcuni Santi,
di mano di Giotto; contigua a queſta vie-
ne una Tavola di Sandro Botticelli; appreſ-
ſo alla quale vedeſi la belliſſima Tavola de'
Martiri fatta con grande ſtudio da Aleſſan-
dro Allorj, di cui pure al ſeguente Altare
è fopra di ogni altra ammirabile quella dell'
Adultera preſentata a Criſto, che per ve-
rità non può lodarſi a baſtanza. Vien poi
di mano del Vignali la Beata Chiara da
Montefalco nell'atto di ricever la Comu-
guono altre due Cappelle, con piccolo Ta-
vole antiche, dopo le quali voltando all'al-
tra Tribuna, e paſſate le alter tre ſuſſe-
guenti Cappelle, è da oſſervarſi all'Altar
del Sacramento, l'architettura, le piccole
Statue, i Baſſirilievi, tutto di eſquiſito diſe-
gno, lavorato in marmo dal celebre An-
drea Tatti detto il Sanſovino, quindi dopo
alter tre Cappelle trovaſi di mano di Bene-
detto del Grillandaio il portar della Croce.
E rientrando nella Navata, alla prima Cap-
pella ornate di prezioſi marmi, vedeſi la
bella Tavola di Agnolo Bronzino, ove ha
figurata l'apparizione di Criſto alla Mad-
dalena, e più oltre nella ſeconda trovaſi
proveniente dal Roſſo, la Vergine, il San
Baſtiano, ed altri Santi, l'originale di cui
trasferito nel Palazzo dei Pitti, fu quì po-
ſta la belliſsima copia, che ſi vede di ma-
no del Petrucci; E paſſato l'organo, di Ri-
dolfo del Grillandaio è la bella Tavola di
dopo la quale da Rutilio Manetti ſi trova
effigiato
Tavola del Beato Giovanni da
del Cavalier Naſini. Nella penultima Cap-
pella è ammirabile un eſattiſsima copia di
Taddeo Landini del Criſto abbracciato al-
la Croce, il di cui originale, di mano di Mi-
chelangiolo Buonarroti, ſta in Roma nella
Chieſa della Minerva; all'ultimo Altare
finalmente vi è la Reſurrezione di Criſto,
che credeſi della ſcuola del Franciabigio.
Che diremo poi della Cappella maggiore,
quanto bella per l'Architettura, altrettan-
to per la materia magnifica, e ricca? Re-
ſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni
parte iſolata, ed ha la forma d'un picco-
lo Tempio, imperciocchè ſopra varie bel-
liſsime Colonne s'erge una Cupoletta, ſot-
to la quale è ſituato l'Altare, lavorato di
pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſin-
golare artifizio, come altresì il Ciborio
dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Altare
il Coro di figura ottagona, tutto di mar-
mi Carrareſi, e ornato di varie Statue di
marmo ſcolpite da Giovanni Caccini, che
diè il modello di tutta queſt'opera, nella
che ne fu la Fondatrice, grandiſsime ſom-
me di denaro furono impiegate. Dalla ban-
da ſiniſtra rimane la Sagreſtìa con un bel-
liſsimo ricetto avanti, fabbricata col diſe-
gno del Cronaca, in cui tra gli altri orna-
menti, vedremo una bella Tavola di
lippo Lippi, dove con vago colorito dipin-
ſe la Vergine col Figliuolo in collo, e con
Angioli, e Santi d'attorno. Un'altra ſe
ne trova di mano di Aleſſandro Allori,
con alcune Pitture a freſco di Bernardi-
no Poccetti. Ammiraſi il Campanile del-
la Chieſa, condotto col modello di Baccio
di Agnolo: Siccome i Chioſtri, ed il Con-
vento, nel quale ſi trovano alcune Pittu-
re di pregio. Ritornando per la piazza,
cammineremo verſo la Chieſa di
SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri-
ma la Colonna di marmo miſtio di Sera-
vezza, eretta in queſto luogo dal Grandu-
ca Coſimo I., per ricordanza della Vitto-
ria ottenuta nell'inſigne battaglia di Marcia-
no. Troveremo in Chieſa a man deſtra la
da Pier di Conſimo, che rappreſenta
co, e
de l'Altar di
pinti da Iacopo Vignali. Molto bella è quella
che ne ſegue, ove Ottavio Vannino vi ha
eſpreſſo
ſamente riſana alcuni Infermi; paſſata la
porta del fianco, vi è una Tavola con varj
Santi, che diceſi di Mario Balaſſi, dopo la
quale oſſervata all'Altar maggiore la Ve-
nerabil Pittura di mano del Beato
gelico Domenicano, e laſciate le due Cap-
pelle laterali, potrà fermarſi ad ammirar
la rariſsima pittura a freſco di Giovanni da
Architetto. In queſta a maraviglia è di-
pinto San Felice Prete in atto di ſoccorrer
per il freddo, e per la fame, con premergli
in bocca un grappolo d'uva, ivi miracolo-
ſamente trovato ſopra la neve. Seguitando
verſo la porta vedeſi una Tavola, con alcuni
Santi d'avanti alla Vergine, di Ridolſo del
Ghirladaio, dopo la quale ne viene una
dipinta Maria Santiſsima del Roſario, e
genufleſsi
Ne ſegue la Vocazione di
ſtolo, opera del Roſſelli, dopo la quale,
è degna di ſtima la Tavola di Salvator Ro-
ſa, nella quale ha figurato in tempo not-
turno Criſto ſull'onde del mare, che por-
ge la mano a In ul-
timo trovaſi il Martirio di
cui Tavola fu dipinta al proprio Altare
da Iacopo Chiaviſtelli, celebre ſpecialmen-
te nell'Architettura, e che è quì ſepolto.
Contiguo a queſta Cappella è di mano del
Ticciati il Depoſito del Celebre Pittore
Antonio Domenico Gabbiani, ſiccome dal-
la parte oppoſta ſi vede ancora quello di
Ginſeppe Piamontini Scultore di gran me-
rito. E' pur ſepolto in queſta Chieſa Gio-
vanni da
legge vicina alla di lui opera; come pure
Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro
Pittori eccellenti. E proſeguendo il cam-
mino per Via Maggio, oltre le molte de-
coroſe Fabbriche trovaſi il
PA-
PALAZZO degli Zanchini, abitato da'
Feroni, dove fra l'altre cofe di pregio eſi-
ſte una Statua del Francavilla, che rappre-
ſenta Giaſone col Vello d'oro. Volgendo,
è da vedere la Chieſa chiamata di
SAN IACOPO ſopr' Arno, dove abitano
ora i Padri della Miſsione, che ſebbene
antica, è nondimeno di buona Architettura,
poi rimodernata di ſtucchi, e di Tavole. La
prima delle quali a mano deſtra è di Se-
baſtiano Galeotti, ove è
vo, la ſeconda del Crociſiſſo è di Fran-
ceſco Conti, la terza di
Paoli, è opera di Antonio Puglioſchi, la
quarta della Trinità è del medeſimo Con-
ti, e in ultimo di faccia alla Navata, è di
mano del Gandi l'Aſſunzione di Maria.
Nella Tavola dell'Altar maggiore, Pier
Dandini ha figurato Criſto, che elegge
Iacopo all'Apoſtolato: la Tribuna con gli
due Tondi laterali, ſono lavoro di Matteo
Bonechi. Vi è poi l'altra Cappella in fac-
cia all'altra Navata, nella quale il Ciocchi
ha eſpreſſo la tentazione di
Quin-
Quindi ſi trova la Sagreſtia adorna di alcu-
ne pregiatiſsime Tavole antiche: dopo la
quale ne viene la Cappella di
il di cui quadro è dei migliori parti del
Pennello d'Agoſtino Veracini. Dopo di
queſta è degna di ſtima quella di
lò Veſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne
ſeguita la Cappella della Santiſsima Nun-
ziata, cui Tavola è lavoro di Ignazio
Hugford: In ultimo trovaſi il Martirio di
Po-
co diſcoſto da queſta Chieſa evvi la ce-
lebratiſſima Libreria Strozziana, copio-
ſa di rariſſimi Manoſcritti, ſpezialmente
riguardanti la Città noſtra, ove è al-
tresì quantità di cartapecore aſſai antiche,
e uno ſcelto numero di libri ſtampati, prin-
cipalmente d'Iſtorie. Queſta è poſta nel-
la ſignorile abitazione degli Strozzi, che in
ogni tempo hanno fatte delle notabili ag-
giunte alla ſingolar collezione de' loro il-
luſtri Antenati. Proſsimo trovaſi il
PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbri-
care dal Granduca Coſimo I., col diſegno
Architetto Fiorentino, dopo l'inondazio-
ne precipitoſa, che ſeguì l'Anno 1557.
con danno univerſale della Città, e con ro-
vina totale di queſto Ponte. Or tale indu-
ſtria adoprò l'ingegnoſo Architetto in que-
ſta gran Fabbrica, che pel parere degl'in-
tendenti, e riuſcito il più bello, e più leg-
giadro Ponte, che dar ſi poſſa. Gli fece gli
Archi di figura ovata, acciò ne' fianchi
del Ponte riuſciſſe l'apertura più capace,
e più vota, ed armò le pile di ſaldiſſimi
ſcogli con angoli acuti, perchè fendendoſi
l'acque nel taglio degli angoli, poteſſero
con maggior velocità, e ſenza punto di re-
ſiſtenza paſſare. E' adorno queſto Ponte di
quattro Figure di marmo, che rappreſen-
tano le quattro Stagioni dell'Anno. Il Ver-
no, nella perſona di un vecchio ignudo, e
tremante, è opera di Taddeo Landini. L'
Autunno, e la State ſono di mano di Gio-
vanni Caccini, e quella della Primavera
fu lavorata dal Francavilla Fiammingo. Bel-
liſſimo, e delizioſo poi è il paſſeggio di
queſta porzione di Fiume, tanto dalla de-
quale, e preſſo al già diviſato Ponte alla
Carraia, oltre le altre belle fabbriche vè-
deſi il Palazzo dei
MARCHESI MEDICI, modernamente ri-
fatto ed accreſciuto, benchè ancora non
del tutto perfezionato. E luſingandomi di
aver con la promeſſa brevità ſoddisfatto a
quanto ſi era da me in principio promeſſo,
quì pongo fine per ciò che riguarda l'
interno della Città.
VIDI FUOR DI FIRENZE UN ALTRA ROMA
Alla vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e
Fabbriche, che finora brevemente ſi ſono
oſſervate dentro di Firenze, corriſponde la
circonvicina Campagna, e il Diſtretto, che
piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Cit-
tà ſi potrebbe con ragione chiamare, per
le molte, e così ſpeſſe abitazioni, che da
ogni parte, o ſia nella pianura, o nelle
ameniſſime colline, che con diſcreta di-
ſtanza da Tramontana, Levante, e Mez-
tanti belli, e maeſtoſi Palazzi, da' noſtri
Cittadini, ove le loro Tenute poſſeggono,
edificati; onde il leggiadriſſimo Arioſto
tutto ſtupore, e ſenza veruna iperbole, in
oſſervandole, cantò:
Par, che 'l terren ve le germogli, come
Vermene germogliar ſuole, e rampolli.
Fuſser raccolti i tuoi Palagj ſparſi,
Non ti ſarien da pareggiar due Rome.
Or che dir ſi potrebbe in oggi, che dal
tempo dell'Arioſto al preſente ſono tanto
creſciute di numero, ed abbellite le ſab-
briche? La coltivazione poi de' terreni è
sì regolata, e linda, che non cede a ve-
runa dell'Europa, a tal che gli Oltramon-
tani non hanno dubitato di credere i noſtri
Poderi altrettanti Giardini, così ben colti-
vati ſi vedono, e con tant' ordine fatte in
eſſi le piantate di Viti, Ulivi, Gelſi, e
d'ogni altra qualunque ſorte d'Alberi, e
Frutti, eſſendo ſempre mai ſtata non mi-
nor cura de' noſtri Cittadini in tenere ben
ſia in tutte le più ſerie loro applicazioni;
anzi molti della più fiorita Cittadinanza,
ſi ſon gloriati di laſciare precetti, e rego-
le, che molto utili ſino a' noſtri tempi ſi
provano. Un Luigi Alamanni fece in ver-
ſi la ſua Coltivazione Toſcana, e dedicol-
la al Re Franceſco I. e Giovanni Vettorio
Soderini, con Bernardo Davanzati, ci die-
dero profittevoli ammaeſtramenti ſopra la
poſta delle Viti. E il dotto Pier Vettori
ſopra quella degli Ulivi, come primo In-
ventore dell'Uovolaie. E l'Agricoltura di
Pier Creſcenzi fu tradotta nella Fiorentina
favella, e il Tetaldi, e l'Adriani, ed al-
tri fecero parimente opere di Agricoltura.
Ma ritornando al noſtro propoſito, in que-
ſta Seconda Parte, tratteremo, quanto ſi
può brevemente, del più ragguardevole,
o ſia delle Chieſe, o delle Ville, che nel
Diſtretto di Firenze ſi trovano, e che per
la facilità o brevità della ſtrada, ſuburba-
ne poſſono chiamarſi; onde uſcendo fuori
della
POR-
PORTA ROMANA, detta volgarmente a
San Pier Gattolini; voltando a mano ſini-
ſtra, alla fine d'uno ſtradone coperto di
Olmi, ſi trova la Chieſa della
MADONNA DELLA PACE, di buona Archi-
tettura, già antico Oratorio delle Mona-
che di Santa Felicita, le quali, a contem-
plazione della Granducheſſa Criſtina, lo
cederono a' Monaci di San Bernardo della
Nazione Franzeſe Riſormati, detti Fulia-
cenſi, ovvero Foglianti, da lei introdotti
in queſto Stato, fabbricando loro il como-
do Convento, che vi è facendovi Log-
giati attorno alla Chieſa, con eſſervi man-
tenuti i Religioſi di tutto il biſognevole
dalla Caſa Reale. In oggi la Chieſa è ſta-
ta del tutto mutata, e ſerrate le due Log-
gie laterali. La Cupoletta dell'Altar mag-
giore è dipinta da Livio Meus Fiammin-
go, e il quadro della Soffitta, ove è la Ma-
donna con Angioli, e San Bernardo in ar-
to di adorazione, con alter Figure, fra le
quali una rappreſentante la Pace, è di
mano di Luca Giordano, Opera molto ſti-
nigrata, ſiccome la Cupola, per fuoco
che abbruciò tutto il Coro; tornado al-
la Porta della Città, ſi vede quaſi incon-
tro, la
VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo di
un lungo viale ſonovi due Vivaj diviſi da
un Ponte, e ſopra due piediſtalli vi ſtanno
erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo
delle medeſime l'Arme della Caſa Reale
de' Medici, con quella della Granducheſſa
Maria Maddalena, e in altre due baſi, in
quella a mano deſtra un Leone, che con
una zampa tiene un globo, e rappreſenta
lo Stato Fiorentino, e nella ſiniſtra la Lu-
pa, che allatta, figura lo Stato Saneſe. In
poca diſtanza vi ſono due altri Vivaj più
grandi, di ſemirotonda figura, diviſi pari-
mente da un altro Ponte, nella parte ſu-
periore de' quali ſi vedono di ſpugne, e a
grotteſca due figure proſteſe di proporzio-
ne giganteſca, rappreſentanti i Fiumi dell'
Arno, e dell'Arbia, i quali da un vaſo,
verſano acqua nel Vivaio. Vi ſono tra gli
diſtalli, le Statue di Omero, di Virgilio,
di Dante, e del Petrarca. Queſto ornato
dà ingreſſo al Viale ſopraddetto, che dol-
cemente ſalendo per poco men di un mi-
glio, ombrato da Lecci, e Cipreſſi poſti
in bella ordinanza, conduce ad un grandiſ-
ſimo Prato di figura ſemitonda, chiuſo da
balauſtrate di pietra, con Statue ove nell'
a pertura di mezzo, ne ſono due di marmo
di gran proporzione, che una rappreſenta
un Atlante col Globo ſugli omeri, e l'al-
tra un Giove con fulmine alla mano de-
gne di ſtima. In teſta a detto Prato ſi er-
ge l'Imperial Villa di delizie delle Gran-
ducheſſe di Toſcana, ampliata, e ornata
dalla predetta Arciducheſſa Maria Madda-
lena, poi dalla Granducheſſa Vittoria ac-
creſciuta da Mezzogiorno di Appartamen-
ti, e di due Saloni, e ripiena d'ogni ſor-
ta di ricca ſupellettile, di Quadri, e d'al-
tre galanterìe di porcellane, buccheri, I-
doletti, e ſimiglianti rarità antiche, che
in diverſi Gabinetti, e Mezzanini con bell'
ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono an-
fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno,
e l'altro di piante d'Aranci domeſtici; vi
ſono molte antiche, e moderne Statue
tralle quali un Adone ferito di Michelan-
gelo di ſtraordinaria bellezza. Sopra il
detto Palazzo in un Colle più rilevato in
poca diſtanza, ſi vede un antico Mona-
ſtero di Religioſe dell'Ordine di San Fran-
ceſco, detto di
SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Ter-
ritorio produce ottimi, e delicati vini,
detti verdee, e vi hanno loro delizioſe
Ville i Mannelli, Cattani, i Guicciardi-
ni, i Capponi, i Naldini, ed altri molti,
ſiccome i Delci, i Ricci a Pozzolatico, i
Tempi al Poggio alla Scaglia; la Villa de'
Covoni di magnifica Architettura, de' Ner-
li preſſo Santa Margherita a Montici; nel
colle delle Roſe ſono le Ville degli Anti-
nori, de' Conti Bardi, de' Grifoni, e d'
altri. Tornando per la ſtrada Romana, ſi
vedrà in primo luogo a man ſiniſtra altro
Convento di nobili Religioſe dell'Ordine di
SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato
San Caio, fondato dalla Famiglia de' Cor-
ſini, ove ſi conſervano più inſigni Reli-
quie. La Tavola dell'Altar maggiore
rappreſentante Santa Caterina, titolare
di queſto Monaſtero in atto di diſputare
con i Dottori, è di mano di Lodovico
Cigoli. Avanzandoſi per la detta ſtrada a
mano deſtra, vedeſi altro Convento di Mo-
nache dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto
il PORTICO, ove è una Chieſa ben orna-
ta; da queſta in una diſcreta lontananza
trovaſi la
CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orca-
gna, o come vuole il Vaſari, di alcuno
de' ſuoi diſcepoli. A queſta ſi ſale dalla
parte di Mezzogiorno per una lunga ſtrada,
o ſcala fatta a baſtoni, in teſta alla quale
vi è un Portone, che introduce in un pri-
mo Chioſtro, e di quivi in Chieſa, ove
vedeſi oltre più eccellenti pitture un no-
bile pavimento di marmi, e ſoffitta, e
altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà in-
troduzione a molte celle, colle ſue atte-
nenze, ſecondo l'inſtituto di queſti Eremi-
ti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a freſco
da Iacopo da Pontormo molte Figure del-
la Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio, di
mano del medeſimo vi è un Quadro a olio
con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca,
grandi al naturale, eſſendovi fra quei che
ſervono. ſtati ritratti alcuni Converſi; e
ſopra la Porta, che va nel Chioſtro di fuo-
ri, vi è una Pietà con due Angioli, e dal-
la parte di dentro San Lorenzo, di mano
del Bronzino. Nella ſtanza del Capitolo vi
è il Crocifiſſo colla Madonna, e la Madda-
lena appiè della Croce, e Angioli in aria,
di Mariotto Albertinelli pittore ne' ſuoi
tempi di credito, come ancora molto vi
dipinſe Bernardino Poccetti, e Rutilio Ma-
netti Seneſe. Vi ſi conſervano ſopra cen-
toventi Reliquie. Ve ne ſono molte inſi-
gni, una gran parte delle quali furono do-
nate dal celebre Niccola Acciaioli, gran
Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Geruſa-
d'Aragona, e parte fattele venire di Gre-
cia, come la Teſta di San Silveſtro Papa,
e quella di San Giovan - Griſoſtomo, e par-
te del Cranio di San Dioniſio Areopagita.
Fu queſto Niccola il Fondatore della Cer-
toſa, intorno all'Anno 1364., ed accreb-
be quella di Napoli; in una ſtanza ſotter-
ranea ſono le Sepolture di Caſa Acciaio-
li, la quale, lontana di quivi ſette miglia
in Valdipeſa poſſiede, una gran Tenuta, e
un magnifico Palazzo detto
MONTE GUFONI riccamente addobbato,
e di lunghi Viali, e di un Giardino con
Fontane e ſcherzi d'acqua ornato, e re-
ſo delizioſo. Nel ritornar per l'iſteſſa ſtra-
da a Firenze, dalla parte di tramontana
quaſi incontro alla Certoſa, oſſerviſi la ma-
gnifica Villa, detta Collazzi, de' Dini, con
nobile Architettura di Santi di Tito, che
dipinſe la Tavola della Cappella; ſiccome
a man ſiniſtra prima di entrare in Città,
un bel Palazzo de' Michelozzi, ma molto
più il poſto, ove è fabbricato, che è ſenza
torno di Firenze, godendoſi di quivi quaſi
tutta la Città, e nella più pittoreſca vedu-
ta, onde è detto Belloſguardo: quivi il
Guicciardini ſcriſſe le noſtre Storie. Poco
lontana è un'altra Villa de' Borgherini, e
degli Strozzi un'altra a San Vito; e nel
colle vicino detto di Marignolle le Ville
de' Corſi, de' Capponi, de' Gianfigliazzi,
e di altri; ſiccome preſſo alle Campora le
Ville del Principe di Forano, e de' Serſel-
li, e ſcendendo da queſti colli per Bello-
ſguardo, vi è
SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abitano
Frati del ſuo Ordine; Chieſa di gran devo-
zione, ſu la di cui Piazza è eretta la Sta-
tua di detto Santo di marmo, lavorata dal
Piamontini. Fuor della
PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſte-
ro, che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra
una Collina, è intitolato San Bartolom-
meo, e vi ſtanno i Monaci di
MON-
MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar
maggiore, in cui è figurato l'entrare di
Noſtro Signore in Geruſalemme, è di ma-
no di Santi di Tito, ed è una delle belle
opere, che egli abbia fatto; quella ove è
il Beato Bernardo Tolomei, è di mano del
Pignoni, ed una ve n'è del Paſſignano.
Delle due Statue di marmo, la Vergine
Veſtale, che tiene in mano un vaglio per
l'acqua Santa, è di mano del Caccini, e
l'altra alla ſiniſtra, che rappreſenta Clau-
dia, è di Scultore Fiammingo. Nella Cap-
pella de' Capponi, che ſta ſotto la Chie-
ſa, vi è una Tavola della Riſurrezione,
di mano di Raffaellino del Garbo, ben
mantenuta. In vicinanza di detto Mona-
ſtero verſo Ponente, ſi vede un delizioſo
Caſino del Duca Strozzi, con un Salvati-
co, che ſcende ſino alla ſtrada maeſtra, e
dalla parte di Ponente vi è un Monaſtero
detto
SAN PIERO A MONTICELLI, di Religioſe
della Regola di San Benedetto. Dilungan-
doſi per detta ſtrada, vedonſi in qualche
le, fra le quali in ſpecie ſono degne d'eſ-
ſere oſſervate quella de' Torrigiani a San
Martino alla Palma, quella de' Capponi,
e l'altra, che diſcoſto cinque miglia in
circa da Firenze ſulla ſiniſtra mano ſta ſi-
tuata in un rilevato poſto, del Marcheſe
Riccardi, detta Caſtel Pulci, che per l'
accreſcimento della nuova magnifica Fab-
brica fatta dal fu Marcheſe Coſimo Riccar-
di, è delle più belle e delle maggiori di
Toſcana, alla quale vi ſi và per un lungo
viale di Cipreſſi, che principia dalla ſtra-
da maeſtra. Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi
ſull'Arno ſi vede l'antica
BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO,
fabbricata, come vuole il Vaſari, col di-
ſegno di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe
è incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono di-
ſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore
il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un
Conte Lotario, da cui ſi vuole che diſcen-
dano i Contalberti, che poi donarono la
Badia dello Stale nell'Alpi a queſto Mo-
In antico è ſtata ufiziata da' Mo-
naci neri di
grandiſſimi Privilegj, ed eſenzioni conceſ-
ſe loro dagli Imperadori Ottone Terzo, e
dal Secondo, e Terzo Arrigo; ſimiglianti
n'ebbero da' Pontefici Paſquale Secondo,
Leone Nono, Urbano, e Calliſto Secon-
do, Gregorio Settimo, Clemente, e A-
leſſandro Terzo. Gregorio Nono confer-
mati loro i medeſimi Privilegj, l'anno
1236. la dette a' Monaci Ciſtercienſi, che
vi ſono, come da un'Iſcrizione poſta ſo-
pra la porta maggiore di queſto Monaſte-
ro, e da un'altra più diſtinta che ſi vede
in marmo avanti la ſtanza del Capitolo,
ſi riconoſce. L'Altar maggiore è tutto di
pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a
Tempera di Domenico Grillandaio, e nel
Chioſtro alcune Viſioni del Conte Ugo fu-
rono dipinte dal Puglio. E' memorabile
queſta Badia per lo miracoloſo ſucceſſo
di San Pietro Igneo, così detto dal fuoco,
che ben due volte a piedi ſcalzi nel mezzo
a due gran Cataſte acceſe, ſenza nocu-
mento alcuno paſſeggiò, per difender la
Fiorentino, e la Setta Simoniaca, e ſeguì
nel tempo che vi furon chiamati i Mona-
ci di Valombroſa col Santo lor Fondatore
a farvi una riforma: e di sì illuſtre mira-
colo ſe ne vede la memoria in un antico
marmo; ſiccome fuori della Porta prin-
cipale della Chieſa ſe ne vede altra in un
Sepolcro pure di marmo, che vien cre-
duto d'Huilla, e Gasdia, queſta Madre
di Ugo, e quella Moglie; ma Niccolò
Baccetti Abate Ciſtercienſe nella ſua Sto-
ria di queſta Badia è di parere, che l'u-
na foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di
Ugo Toſcano, e l'altra Moglie del mede-
ſimo Ugo Pronipote di Lotario. In queſta
Chieſa vi è in
la del Santiſſimo dipinta tutta a freſco da
Giovanni da
parte, alla Cappella, che ne ſuccede, v'è
una belliſſima Tavola di mano di Fra
Bartolommeo di San Marco. In detta Chie-
ſa ſi conſerva con gran venerazione, fra l'
altre Reliquie, il Corpo di San Quintino
martirizzato ſotto l'Imperatore Maſſimia-
di Settimo, che così ſi chiama, quaſi
ptimo ab Urbe lapide. Verſo Ponente ſi ve-
dono ne' due Poggi di Signa molte e belle
Ville: quella de' Cavalcanti nel Poggio ver-
ſo Tramontana, è la più magnifica, onde
ebbe il nome di Caſtello; nel Colle di quà
dal Fiume quella de' Pandolfini, che nell'
Anno 1494. dettero ricetto a Carlo VIII.
e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Sal-
viati alle Selve, e de' Pucci, detta Bello-
ſguardo. In detto Poggio vi ſono due Con-
venti di Religioſi uno di
SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmeli-
tani Riformati, detti della Congregazione
di Mantova. L'altro detto SANTA LUCIA, è
Chieſa de' Padri della Riforma di
ceſco reſtaurata e abbellita; tornando per
l'iſteſſa ſtrada a Firenze, ſi troverà la Vil-
la del Marcheſe della Stufa, e vicino alla
Porta un'altra comoda Villa de' Tempi
detta Verzaia. E fuori della
PORTA AL PRATO. Veggaſi, uſcendo pri-
ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſ-
ſanti, il
GIARDINO, detto la Vaga Loggia, di
è molta delizia nelle piante d'Agrumi, sì
a boſchetto, quanto in gran vaſi collocate
con buon ordine ſopra i pilaſtri di un lungo
foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Arno con-
tiguo, quivi voltata, e incanalata. Fuor
di queſto Giardino, proſeguendo per la
ſtrada lungo la riva dell'Arno, s'entra in
un diritto viale di Pini, che porta alle CA-
SCINE, Poſſeſſione della Real Caſa di To-
ſcana, non più diſcoſta da Firenze di un
miglio, ove ſono ſpazioſe Praterie, e a-
meniſſimi Boſchetti con più viali. Vedutoſi
queſto luogo, può oſſervarſi anche un an-
tico Monaſtero di Monache Ciſtercienſi,
detto di SAN DONATO IN POLVEROSA, o a
Torri, poſto in poca diſtanza dalle Caſci-
ne per la parte di Tramontana; fuori di
queſta porta è anche la Villa del
POG-
POGGIO A CAIANO, di
a man deſtra ſopra una piccola eminenza
di terreno, che la ſolleva, e rende godibi-
le la pianura, che per le parti di Levante,
Ponente, e Tramontana la circonda, e da
quella di Mezzogiorno è con buona diſtan-
za ſtaccata da' Poggi di Carmignano, rino-
mati per la bontà de' vini. Queſta Villa
fu principiata per lo Magnifico Lorenzo
de' Medici, Padre di Leon X. il quale la
non terminata Fabbrica volle finire, e ſpe-
cialmente l'ornato, e le Pitture del Salone
grande in parte, che poi il Granduca
Franceſco fece condurre a fine, e ridurre
tutta queſta gran Fabbrica alla perfezione,
che ella è, ſeguitando il primo modello di
Giuliano da San Gallo. Queſta Villa ha
in tutte le ſue parti del magnifico. Evvi
un Salone con volta a mezza botte, tutta
riccamente ſtuccata, o per meglio dire,
da Giuliano da San Gallo gettata di mate-
rie, che veniſſero intagliate, invenzione da
lui unicamente imparata a Roma. Tutto
il detto Salone è dipinto da Andrea del
Sarto, dal Franciabigio, e da Iacopo da
L'Iſtoria, quando Ceſare è pre-
ſentato di varj donativi in Egitto da molte
Nazioni, alludendo queſto fatto al Magni-
fico Lorenzo de' Medici, che fu di rari a-
nimali, e tra gli altri di una Giraffa pre-
ſentato da Gaitbeio Soldano d'Egitto nel
1487. e detta Giraffa è deſcritta dal Poli-
ziano nelle ſue meſcolanze erudite, fu la-
ſciata imperfetta da Andrea del Sarto,
e terminolla Aleſſandro Allori. Il Fran-
ciabigio vi dipinſe in altra Facciata, quan-
do Cicerone, dopo l'eſilio, fu in Campi-
doglio chiamato Padre della Patria: allu-
dendo queſta Storia al ritorno in Firenze
di Coſimo Medici il Vecchio. Nell'altra
Facciata il Franciabigio medeſimo vi dipin-
ſe, quando Tito Quinzio Flaminio Conſo-
lo Romano, orando nel Conſiglio degli A-
chei, contro l'Oratore degli Etoli, e del
Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegna-
vano concludere gli Oratori con gli Achei
medeſimi. Queſto fatto pure allude alla
Dieta di Cremona, in cui il Magnifico
Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de'
Veneziani, bramoſi di condurſi al poſſeſſo
Ed Aleſſandro Allori fece
la Pittura, che rappreſenta la Cena di Si-
face Re de' Numidj, fatta a Scipione, do-
po che egli ebbe rotto Aſdrubale in Iſpa-
gna: e queſto pure allude al glorioſo viag-
gio del Magnifico Lorenzo al Re di Napo-
li, da cui fu generoſamente convitato. Le
due teſtate, dove ſono gli occhi, che dan-
no lume, furono dipinte da Iacopo da
Pontormo, e vi è un Vertunno, co' ſuoi
Agricoltori, con un pennato in mano bel-
lo e naturale, e l'Iſtoria di Pomona, e
Diana con altre Dee, che per eſſer pittu-
re fatte a concorrenza de' ſoprannominati
Pittori, ſono delle più belle, che uſciſſero
dal ſuo pennello. Da queſte ſuddette teſta-
te del Salone ſi ha l'ingreſſo in due Galle-
rie, ordinate dal Gran Principe Ferdinan-
do, per formare per mezzo di queſte ric-
camente ornate, la comunicazione alli
quattro Appartamenti, de' quali vien com-
poſta queſta Real Villa. Dal detto Salone
facendoſi paſſaggio in un altro di minor
proporzione ornato a ſtucchi, ſi trova di-
pinta nella ſua volta da Anton Domenico
vanti a Giove Coſimo Padre della Patria,
moſtrando d'aver eſſo quietate le diſcor-
die, fugati i Vizj, e introdotta la Pace,
opera in vero degna di ſomma ſtima. Ol-
tre varie eccellenti pitture che ornano le
ſtanze di queſto Palazzo in una delle qua-
li, vi è una prezioſa raccolta di piccoli
quadri fattavi dal Gran Principe Ferdi-
nando, conſiſtente in un ſol pezzo per au-
tore, de' primi pittori del Mondo, sì an-
tichi che moderni. La Tavola della Cap-
pella, che è ſul Prato, ove è una Pietà,
è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza
dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lun-
ghe ciaſcheduna più di centoventi paſſi,
e ſopra queſte le Camere per alloggio del
ſervizio baſſo. Poco diſtante vedeſi una
Fabbrica per uſo del Fattore, e del co-
pioſo Beſtiame, per la Caſcina nel ſuo
genere bella, e tutta circondata da un lar-
go foſſo d'acqua corrente. Quivi ſi fan-
no copioſe ricolte di ſquiſiti Riſi, ove ſono
Edifizj per pulirgli. Proſeguendo verſo Tra-
montana, ſi giunge ad un luogo ameno,
correre i Daini, i quali in un Barco mu-
rato con boſcaglia, e foſſi d'acque conſer-
vanſi, e rimettendoſi sù la ſtrada mae-
ſtra, a mano dritta trovaſi altra Villa di
ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da
Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo
Granduca di Toſcana, che da' fondamen-
ti la fece fabbricare col diſegno di Bernar-
do Buontalenti l'Anno 1594. la quale è
beniſsimo inteſa, sì nello ſcompartimento
de' Quartieri nobili, come per quelli della
Famiglia. Non vi è Cortile, ma due bei
Saloni poſti in mezzo da un ricetto, illu-
minati per alti fineſtroni. E' ſituate nell'
ottima eminenza di un Colle volto a Le-
vante; il divertimento maggiore, che ſi ri-
trae in detta villeggiatura, ſi è la Caccia
ſpecialmente de' Daini. Quelli di pelame
bianco in un piccolo Barco, detto la Pi-
neta, di due miglia di giro vi ſi conſerva-
no. Ve n'è un altro di circuito di ſopra
trentadue miglia, detto il Barco Reale, di-
mino, fino a' Poggi di Vinci nella Valdi-
nievole. Due altre Ville pure di
poco diſtanti l'una dall'altra, ſono fuo-
ri di queſta Porta; una detta la
PETRAIA, di gratiſsimo ſoggiorno ſpecial-
mente nel tempo della Primavera: il ſuo in-
greſſo principale è a Tramontana, per un
Prato chiuſo da folti Cipreſsi in difeſa de'
venti: ha nel mezzo un Cortile tutto di-
pinto di fatti Militari; vi ſono nelle due
fiancate due Logge, che introducono negli
appartamenti nobili; queſte ſono dipinte
con ottimo colorito, e diſegno da Bal-
daſſarre Franceſchini detto il Volterra-
no, e rappreſentano alcune azioni di Co-
ſimo I., e di Ferdinando II. Gran Du-
chi, opere certamente degne di sì ſubli-
me Artefice: ſono poi da vederſi gli appar-
tamenti di queſto Palazzo arricchiti di buo-
niſsimi Quadri tra' quali più d'ogni altro
è da ammirarſi nella Cappella, la ſtimatiſ-
ſima Tavola d'Andrea del Sarto. A Mez-
zogiorno, Levante, e Ponente vi ſono tre
uno ſpazioſo ripiano di Giardino, di dove
godeſi come in Teatro, con tutta quella
belliſsima Campagna, la Città noſtra. Da
queſta, in poca diſtanza ſul Poggio verſo
Ponente, è un Convento di Carmelitani
della Congregazione di Mantova, detto
SANTA LUCIA ALLA CASTELLINA, con
Noviziato, ove è un Quadro di Maria Ver-
gine nel Coro, del medeſimo Volterrano.
Vedutaſi la Petraia, potrà viſitarſi
CASTELLO, altra Villa, come ſi è detto,
antica della Famiglia de' Medici, accreſciu-
ta dal Granduca Coſimo I. dalla parte di
Levante, col diſegno di Niccolò, detto il
Tribolo. Queſta è poſta alle radici di Mon-
te Morello; ha davanti uno ſpazioſo Pra-
to, con due gran Vivai ſpartiti da un Pon-
te, che introduce ad un viale piantato di Ci-
preſsi, il quale mette ſulla ſtrada maeſtra
di Prato. Nella volta della Loggia a man
ſiniſtra dentro il Cortile, alcune Iſtorie de-
gli Dei antichi, e Arti liberali, lavorate a
Iacopo da Pontormo. Per gli Apparta-
menti vi ſono diſtribuite belle Supellettili,
e Quadri, e vi è una pittura a freſco di
Baldaſſarre Franceſchini nella volta del ri-
cetto, ſalite le prime ſcale, di ottimo co-
lorito. Da Tramontana, uſcendo di detto
Palazzo, ſi entra in un vaſto e delizioſo
Giardino. La prima gran Fontana, ove è
l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo,
dalla cui bocca eſce in gran copia l'acqua,
è di mano di Bartolommeo Ammannati,
eſſendo il reſtante della Fonte diſegno, e
fattura del Tribolo, come di lui ancora è
l'altra Fontana in mezzo al Boſchetto de'
lauri, piena di finiſsimi intagli, e Baſsiri-
lievi, nella cima della quale vi è una Sta-
tuetta di Femmina nuda di bronzo, rap-
preſentante una Venere, dalla cui chioma,
che ſi tien raccolta entro le mani, cade
acqua. Intorno alla detta Fonte vi ſono
occulte ſiſtolette, dalle quali vengono zam-
pilli gentiliſsimi d'acqua. Queſta belliſsima
Fontana è cinta d'ogn'intorno da un bel
ſalvatico, che fa proſpettiva all'altra Fon-
Porta, ove pure ſono rari zampilli d'ac-
qua; Intorno alla detta Porta vi è una
Grotta grande, e ricchiſsima di ſpugne,
condotta anch' eſſa dal Tribolo. Vi ſono
tre grandiſsime Pile ſcavate, e intagliate d'
un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre
due per fianco all'entrare, ſopra le quali
vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi Anima-
li quadrupedi con buona diſpoſizione, e
da alcuni de' medeſimi cade acqua nelle
ſuddette pile, ove ſono intaglj di Peſci, e
nicchi marini. La detta Grotta è chiuſa
da cancellate di ferro, le quali aperte,
quando ſi voglia dar l'acqua agli zampil-
li, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavi-
mento, e da' lati vi ſono, ſerranſi con
violenza anch'eſſe per forza d'acqua. Que-
ſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel
medeſimo muro collocate, che ribattono
all'altre due del Giardino, ove è il Bo-
ſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giardi-
no ſi ſale ad un gran Vivaio, in mezzo
al quale vi è in un Vecchio di bronzo fi-
gurato il Monte Apennino, fatto dall'Am-
diſegno e lavoro del Tribolo, del quale è
a Levante una Quercia molto artificioſa,
e tutta giuochi d'acqua, che è ben de-
gna di vederſi. Ma prima di rimetterſi
ſulla ſtrada per tornare in Firenze non re-
chi noia il ſalire, voltando a man deſtra
della detta Real Villa, per una breviſſima
ſtrada che conduce alla Villa de GRAZI-
NI, ove con grandiſſimo piacere potrà oſ-
ſervarſi il Cortile della medeſima tutto di-
pinto a freſco da Giovanni da
ni, in queſto vago lavoro ſi ammirerà la
vivacità, ed il guſto di queſto sì illuſtre
Maeſtro, e quindi ripigliando il cammino
potrà tener la ſtrada che paſſa ſotto la
Villa della Petraia, ove vedrà di paſſag-
gio due
CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo-
lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi i-
noltrandoſi, un altro detto delle Signore
delle Quiete, ove ſono Fanciulle Nobili,
che vi s'introducono ſopra i ſette anni
per educazione, alle quali è permeſſo,
uſcire ſenza però potervi aver regreſſo,
non facendo mai Voti, come le altre Re-
ligioſe. Queſto luogo era per l'addietro
una Villa detta la Quiete, della Grandu-
cheſſa Criſtina. Pervenne in Donna Eleo-
nora Ramirez di Montalvo, che fu la
Fondatrice, e Inſtitutrice di quel vivere
Religioſo, la Granducheſſa Vittoria, fece-
vi la Chieſa, che vi è, con la Foreſteria,
Rimeſſe, e Stalle, per renderlo comodo
alle occaſioni di trattenerviſi, lo cui eſem-
pio ſeguendo la Principeſſa Anna Maria
Luiſa Elettrice Palatina, lo ha ultima-
mente ampliato di nobile Appartamento,
e arricchito di delizioſo Giardino; molte
altre belle Ville ſono in queſti contorni,
come de' Paſquali a Quarto, a Rinieri luogo
tra Caſtello e la Petraia, quella de' Lanfredi-
ni, in oggi del Principe Corſini; a Quin-
to quelle de' Torrigiani, Dragomanni,
Bartolini, e Guardini, detta la
del Marcheſe Ginori, nominata;
DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi,
ſtata introdotta, in poca diſtanza da detta
Villa, la fabbricazione non ſolo di ogni qua-
lità di Piatterie, Vaſi, ed altre Terraglie
per uſo comune, ma di finiſſime Por-
cellane d'ogni ſorta con ſingolare induſtria,
ed ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede
una gran raccolta in una ſtanza, diſpoſta
a forma di Galleria, accreſciuta notabil-
mente dal Senatore Marcheſe Lorenzo fi-
glio. Inoltre a Seſto evvi quella del Mar-
cheſe Corſi; a Colonnata quella del Con-
te del Benino, fabbricata dal Senatore Fer-
rante Capponi, ove ſi veggono in una va-
ga Galleria i cartoni eccellentemente colo-
riti d'una ſtanza d'arazzi di quella di Ver-
ſaglies del Re Criſtianiſſimo: a Querceto,
del Balì del Roſſo, e nella Valle di Marina
quella de' Conti Zefferini detta Travalle,
ora poſſeduta dalla Signora Marcheſa In-
contri ultima di quella Caſa, che per il
vaſto Giardino, per i molti ſalvatici, e
per la ricchezza dell'acque è degna di eſ-
ſer veduta; e in appreſſo quella del Duca
Salviati. Verſo il Ponte a Riſredi, ſi veg-
Panciatichi, e d'altri, e ritornando alla
Città per la
PORTA A SAN GALLO, fuori della quale
fu alzato un maeſtoſo Arco Trionfale di
bella, e vaga architettura in onore del No-
ſtro Imperial Sovrano FRANCESCO I. ed in
occaſione del ſuo ſolenne Ingreſſo in queſta
Dominante ſeguito la ſera del dì 20. Gen-
naio 1739. col diſegno di Monſieur Gia-
dot. Le Statue laterali ſono di diverſi, la
Statua equeſtre è di Vincenzio Foggini,
i Baſſirilievi ſono di Franceſco Janſens
Fiammingo. E camminando fuori di eſſa
Porta, ſi oſſervi il Tabernacolo ſulla ſtra-
da, dipinto da
ſo al
CONVENTO de' Cappuccini a Montughi,
i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſti-
tuto, una bella Chieſa, e un comodo Con-
vento, ed Orto. Quivi pure ſono belle,
e nobili Ville, come quella del Marcheſe
Gerini, Riccardi, Capponi, e de' Corſi,
te Inſcrizioni antiche, Greche, e Latine,
che vi ſono. Vi è anco un Convento di
Religioſe, detto
SANTA MARTA, che vivono ſotto la Re-
gola del Beato Giovanni da Como, o da
Medda, Fondatore de' Frati Umiliati, nel-
la di cui Chieſa all'Altar maggiore, vi è
una belliſſima Tavola di Batiſta Naldini, o-
ve ha eſpreſſa la Reſurrezione di Lazaro,
e nella volta vi è dipinta a freſco da Bene-
detto Luti la Santa Famiglia in Egitto.
Siccome mettendoſi ſulla ſtrada maeſtra di
Bologna, ſi vede altro
CONVENTO de' Padri della Madre di
Dio delle Scuole Pie, ove hanno il No-
viziato. La Chieſa è vagamente ornata, l'
abitazione molto comoda. All'Altar mag-
giore di detta Chieſa, vi è di mano di
Giambatiſta Cipriani una bella tavola, o-
ve ha eſpreſſo un miracolo del Beato Giu-
ſeppe Calaſanzio loro Fondatore. Quindi
paſſando da diverſe belle Ville, e inol-
trova
CAREGGI, cioè Campo Regio, di
I.
bricare da Coſimo Padre della Patria. Qui-
vi il Magnifico Lorenzo de' Medici, e Gio-
vanni e Piero ſuoi figli facevano le virtuo-
ſe Accademie con Marſilio Ficino, detto
il novello Platone, ed Angelo Poliziano,
Pico della Mirandola, l'Argiropolo, Er-
molao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti
Uomini dell'età loro. E tornando ſulla
ſtrada maeſtra trovaſi
PRATOLINO, Villa di ſomma amenità
nel tempo di State. Queſta gran Fabbri-
ca, col diſegno di Bernardo Buontalenti,
e di Franceſco ſuo Figliuolo, fu da' fon-
damenti per lo Granduca Franceſco I. fat-
ta, e condotta quaſi al finimento, che ha
in oggi; ſiccome lo teſtifica una bella
Inſcrizione, che ſi legge nel mezzo
della volta della gran Sala, del ſeguente
tenore:
Xyſtis has ædes
Franc. Med. Magn. Dux Etruriae Il.
Exornavit Hilaritatique
Et ſui amicorumque ſuorum
Remiſſioni animi dicavit
Anno Dom. M. D. LXXV.
Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al
primo, e nobil piano dalla parte di Tra-
montana, che per un Terrazzino, o ri-
piano pure ſcoperto, introducono in un
amplo Salone in volta a mezza botte, ed
ornato in parte di ſtucchi, e di Pitture,
ed in un Salotto tutto dipinto a freſco dai
quali ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in
più Appartamenti, alcuni dipinti a freſco
d'Architettura, altri abbigliati riccamen-
te di buoni quadri, e ſtudioli, e d'ogni
nobile qualità di ſupellettili. Vi è in una
di queſte Camere un Organo HYDRAULICO,
che ſenza opera di mantici ha l'ufizio del
Vento per mezzo dell'Acqua. Nel ſe-
condo Piano vi è il Teatro per l'opere
molto ſignorile. Innumerabili poi ſono i
lavori di Spugne marine, le Fontane, le
loſſali, e che in mille ſcherzoſe maniere
verſano acqua, molte altre sì fatte delizie
per l'ampio, e ben diſpoſto Salvatico, e
per i Giardini ſono ſparſe, e ſotto il Pa-
lazzo medeſimo, che troppo lungo ſareb-
be il volerle minutamente deſcrivere per
darne una giuſta, e adequata idea a chi
perſonalmente non ſi porta ad ammirarle.
Per il che meglio ſarà che ocularmente ſi
oſſervino da chi deſidera averne la perfet-
ta cognizione, come agevolmente potrà
farſi principalmente nei tempi eſtivi, e di
Primavera. Due Eremi di gran devozione
ſi trovano in queſte parti, il primo detto
MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſa-
mente principio da' ſette Beati Romiti No-
bili Fiorentini la Religione de' Servi di Ma-
ria Vergine, l'anno 1233. e quivi
po Benizj noſtro Cittadino, lungo tempo
ſtette a far penitenza ſull'alto giogo di
quel Monte, veſtito di una folta ſelva di
Abeti. In mezzo di eſſa ſta il Convento
degli Eremiti dell'Ordine da eſſo ampliato
recinto le ſette Grotte de' Beati Fondato-
ri, e quella del Santo Propagatore, ove
fecero lunga dimora; coſe, che muovono
lo ſtupore inſieme, e la divozione. In
queſto Santuario non mancano da vederſi va-
rie buone pitture, ma ſopra di ogn'altra
vi ſi ammira nella volta della Chieſa il
belliſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani
rappreſentò Maria Santiſſima in Gloria con
molti Angeli, che porge l'abito ai ſette
Beati Fondatori. Il ſecondo a piè del Mon-
te Senario è l'antico, e celebre
MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rin-
novato dalla Real Munificenza di Coſimo
III. ove abitano in oggi Monaci Ciſter-
cienſi della ſtretta Oſſervanza, quivi riſta-
bilita da' Monaci fatti venire dal medeſi-
mo, dalla famoſa Badìa Trappa. Nel
ritorno a Firenze, quaſi tre miglia diſco-
ſto da Pratolino, ſulla mano diritta fuori
della maeſtra ſtrada, vi è un
CONVENTO di Cappuccini, detto la Con-
cini di ſopra, a diſtinzione di quelli di
Montughi, che ſi chiamano i Cappuccini di
ſotto. Dalla mano ſiniſtra, più inoltrando-
ſi verſo Firenze ſi vede la bella Villa del
Duca Salviati di nuove delizie, ed orna-
menti magnifici arricchita, al Ponte alla
Badia, così detto, perchè quaſi in ſaccia,
paſſato il Ponte di Mugnone, ſi ſale per
una dritta ſtrada alla
BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita
lungo tempo per Cattedrale di Fieſole,
poi ufiziata da' Monaci di San Benedetto:
ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guer-
re in poſitura di minacciar rovina, Coſimo
de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi
le rovine di quel Santuario, a proprie ſpe-
ſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelle-
ſco, fabbricò una bella Chieſa, e Mona-
ſtero a' Canonici Lateranenſi, che già vi
erano, a contemplazione di un tal Padre
Don Timoteo da Verona eccellente Predi-
catore di quell'Ordine, e per meglio go-
dere la ſua converſazione, vi fece un ap-
Vi è una
prezioſa Libreria con Manoſcritti, e Libri
da Canto fermo molto ſingolari. Unita al-
la Chieſa vi è una Cappella, ove fu mar-
tirizzato il Santo Veſcovo di Fieſole Ro-
molo, e ſi moſtrano alcune gocciole di ſan-
gue ſparſo nel ſuo Martirio; vi è altresì
un pozzo, che è una parte di un antico
Cimitero di Santi Martiri. In detta Cap-
pella vi ſi conſerva un miracoloſo Crocifiſ-
ſo, il quale ſi dice per antica tradizione,
che fu dato al Santo Veſcovo Romolo dall'
Apoſtolo San Pietro, e che parlò a San
Filippo Benizj con dirgli;
Matris meæ in Monte Senario.
rio di queſti Padri è una pittura a freſco
fatta da Giovanni da San Giovanni, in cui
vien rappreſentato Noſtro Signore a Tavo-
la ſervito da Angioli, molto curioſa per
la ſemplicità quivi uſata dal Pittore, per
altro eccellentiſsimo. Non lungi da que-
ſta inſigne Badia, ſono le magnifiche Vil-
le de' Palmieri, e de' Marcheſi Guadagni.
Volgendo a Tramontana, vi è una
CHIE-
CHIESETTA, ove ſi conſerva una mira-
coloſiſsima Immagine d'un Crocifiſſo, luo-
go detto Fonte Lucente, nominato dal Po-
liziano nella Lamia: ed a Levante vi è
SAN DOMENICO, Chieſa dell'ordine ſuo
più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con
grandiſsima eſemplarità molti Religioſi, i
quali hanno un comodo Convento fonda-
to intorno all'Anno 1406. dal Beato Fra
Giovanni Domenici a ſpeſe della nobiliſsi-
ma Famiglia degli Agli, e quivi Sant'An-
tonino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di
San Domenico. Sono in queſta Chieſa al-
cune Pitture buone: tra le antiche, ſi ve-
de quella alla Cappella de' Gaddi, della
Coronazione della Madonna, di
ni Angelico; quella della Natività, di Pie-
tro Perugino; e un'altra del Sogliani; fra
le moderne, quella della Nunziata di Iaco-
po da Empoli, e tutta la volta della Chie-
ſa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco ſo-
pra ſalendo il Monte, ſi vede una bella
Villa fabbricata già da Giovanni di Coſi-
mo di' Medici col diſegno di Michelozzo,
l'iſteſſo Giovanni fatto col diſegno del
medeſimo Michelozzo fabbricare, poco
ſopra alla ſua Villa, una
CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN
GIROLAMO; i quali ebbero principio in
Firenze da Carlo Conte di Montegranelli
circa l'anno 1407. che ha culto di Beato;
e poi da Clemente IX. furono ſoppreſſi;
è poſſeduto in oggi detto luogo da' Bardi.
In detta Chieſa è degno di oſſervazione
un Sepolcro in porfido di Franceſco Fer-
rucci Fieſolano, eccellente, e ſingolare Scul-
tore, nel quale ſi vede il ſuo Ritratto da
lui pure ſcolpito in Porfido. Finalmente
ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la
CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palaz-
zo del Veſcovo di Fieſole; non molto vi ſi
vede di antico, fuori che alcuni frammen-
ti della Rocca, e delle Mura; avendo l'
anno 1010. i Fiorentini dato il ſacco, co-
me è noto per le Storie, e demolito tut-
to. La Chieſa fu fabbricata l'anno 1028.
Gotico. Nella Tribuna, o Altar maggio-
re, vi ſi conſervano le Reliquie di Santo
Romolo in una caſſa di marmo miſtio,
la Teſta del qual Santo con un braccio, ſi
eſpone il dì feſtivo del medeſimo. Vi ſono
le Reliquie ancora di quattro ſuoi compa-
gni martiri: buona parte della Teſta di
San Donato di Scozia Veſcovo di Fieſole,
e la Cattedra di
Veſcovo di queſto luogo, la quale è ſpe-
cie di Reliquia, come ſtata già occupata
dal Santo nelle ſacre funzioni Veſcovili,
che è traſportata nella parete ſiniſtra in un
ornato di Pietra ſerena. La Tavola rap-
preſentante il martirio di San Tommaſo
Apoſtolo alla Cappella della Famiglia Gua-
dagni, è di mano del Volterrano; e l'in-
tero, e baſſorilievo di marmo alla Cappel-
la di Monſignor Salutati, è opera di Mino
da Fieſole, Scultore bene accreditato de'
ſuoi tempi; e quelle all'Altare di mezzo
tra le due ſcale ſono di mano di Andrea
Ferrucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di
SANT'ALESSANDRO, che in antico chia-
mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi
è il Corpo di detto Santo, che fu Veſco-
vo di queſta Città, e martirizzato nel Bo-
logneſe intorno all'anno 502. Incontro al-
la Cattedrale vi è il
PALAZZO del Veſcovo, che è Conte di
Turicchi, ed ha vaſta Diogeſi, e vi è un
molto ben regolato Seminario per i Che-
rici. Sopra il più alto di Fieſole evvi un
CONVENTO di Riformati di San France-
ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia
del Palagio, ove anticamente era la Roc-
ca de' Fieſolani. La Tavola della conce-
zione in detta Chieſa è di mano di Piero
di Coſimo, e ve ne ſono altre buone. Scen-
dendo, è la Chieſa di
SANTA MARIA PREMERANA, la quale,
ſecondo l'Ammirato, veniva ad eſſere qua-
ſi nel mezzo della Città di Fieſole. Ivi
ſono molte Indulgenze, come dimoſtra una
Cartella di marmo. Verſo Levante, qual-
un altro
CONVENTO di Zoccolanti, detto alla
Doccia, fondato da Giuliano Davanzati
noſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo,
che per l'adiacenti Colline non più diſco-
ſte da Firenze di due miglia, vi ſono ſpar-
ſe Ville molto comode, e grandioſe. Pi-
gliando la ſtrada, che conduce alla ſoprad-
detta Badia dei Canonici Lateranenſi, ſi
giunge ad altro Convento di Monache,
detto
SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le
quali ſono ſotto la Regola di Sant'Ago-
ſtino, ed in antico circa l'anno 1334. a-
vevano il loro Convento, dov'è oggi
quello de' Riformati a Fieſole. Nella loro
Chieſa vi è di conſiderabile, la Tavola di
mano di Aleſſandro Allori, ove è la Ma-
donna con alcuni Santi, ed il Padre Eter-
no. E di quivi ritornando verſo Firenze,
ſi troverà fuori della
S 4 POR-
PORTA A PINTI, nella Chieſa di San
Gervaſio una bella Tavola di Santi di Ti-
to, e fuori della
PORTA ALLA CROCE. La prima Villa ſulla
ſiniſtra mano è del Marcheſe del Monte,
poco più in sù per queſta ſtrada del Ca-
ſentino voltando a ſiniſtra, ſi trova un
Convento di Monache detto
SAN SALVI, da cui piglia la denomina-
zione l'adiacente pianura. Queſto fu già
uno de' primi Monaſteri de' Vallombroſa-
ni, che lo cederono alle Monache dette di
Faenza l'anno 1529. Nel demolirſi un lo-
ro antico Convento, per piantarvi la For-
tezza di San Giovambatiſta, volgarmente
detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel
Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi,
dall'immortal pennello di Andrea del Sar-
to, ſi vede dipinto in un arco San Bene-
detto, San Giovan Gualberto, San Salvi
Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti
Monaco, e Cardinale; e nel mezzo in un
tondo è rappreſentata la Trinità. In fac-
ſtri Signore, che ſi reputa delle migliori
pitture di Andrea. Tanto che convenen-
do rovinare per lo detto aſſedio con mol-
ti altri ſuburbani Conventi, e Caſamenti,
anche la Chieſa di San Salvi, con ſue abi-
tazioni, a contemplazione di così belle
Pitture, fu il Refettorio laſciato in piedi;
ma per l'introdotta Clauſura di Monache,
non ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licen-
za. Nella Chieſa vi è una Tavola con
Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano
di Franceſco Morandini da Poppi, e quel-
la di Meno d'
un miglio diſcoſto da San Salvi, ſi trova a
piè di quegli ameni Poggi un altro Con-
vento di Monache detto
SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſotto
la Regola di Sant'Agoſtino; e ſalendo ſulla
ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Ordine
di San Benedetto, intitolato
SAN MARTINO A MAIANO, ove è la Ta-
vola dell'Altar Maggiore dipinta dal Gril-
Per tutto
queſto tratto di Pianura, e di Colline ſi
vedono, come negl'altri luoghi già de-
ſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi
poſſeggono i Vitelli, Gaddi, Albizzi,
Salviati, Bonſi, Cerretani, Franceſchi, ed i
Fiaſchi, e ſopra tutte Gamberaia de' Cap-
poni, che ha belliſſimi dintorni, e quelle
degli Strozzi, de' Pucci, degl'Incontri,
e d'altri. Un altra molto bella, ma non
terminata, vedeſi a Rovezzano de' Bartoli-
ni; fuori della
PORTA A SAN NICCOLÒ, paſſato il Fiu-
me, è una Pianura, abbondante di ottimi
frutti, nominata Pian di Ripoli, e tale ſi
chiama una
BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci
Vallombroſani, che quaſi nel centro di
queſto piano è poſta con un comodo Mo-
naſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale
di quell'Ordine, e fu già Monaſtero di
Donne. Alla deſtra mano, votando da
una bella Villa de' Marcheſi Niccolini,
vede il Monaſtero, detto il
PARADISO, venerabiliſſimo Convento di
Religioſe dell'Ordine di Santa Brigida. Vi
è nella Chieſa una Madonna, che ſta in
mezzo di Santa Brigida, e di Sant'Anto-
nio, di mano di Tommaſo da
no, Pittore molto accreditato de' ſuoi tem-
pi. Un altro Convento detto
SANTA MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto
da queſto più di due miglia, ſuila ſtrada
maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al
1503. ſi mantenne a uſo di Spedale, di Pa-
dronato de' Capitani del Bigallo, che da
eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ce-
duto fu alle Monache dette di Caſignano,
per la minacciante rovina dell'antico loro
Convento in quel luogo: militano eſſe ſotto
la Regola di San Benedetto con grande oſ-
ſervanza. Per tutto queſto delizioſo Piano,
e adiacenti Colline vi ſono Caſamenti, e
Ville molto belle, in ſpecie quelle de' Pit-
ti, Uſimbardi, Palmieri, Marcheſi da Ca-
San Frediano, ed altri. Tirando ſulla ma-
no diritta per la ſtrada maeſtra del Chian-
ti, fi vedono le Ville de' Niccolini a Mon-
tauto, degli Ugolini a San Martino, che è
bella oltremodo, e per l'altra parte le
Ville di Lonchio, e di Belmonte, che
furono del celebre Conte Lorenzo Maga-
lotti, ora de' Venturi. Poco più di cin-
que miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva a
LAPPEGGI, Villa già del Cardinale Fran-
ceſco Maria de' Medici, e dipoi della
Gran Principeſſa Violante Beatrice di Ba-
viera, degna di vederſi per i belli Appar-
tamenti, prezioſi quadri, e ricchi mobili,
de' quali è abbondantemente fornita. In una
di quelle ſtanze ſi ammira un copioſiſſimo
numero di vaſellamenti di fina Porcella-
na, diſpoſta fra altre galanterie di gran
pregio. Dalla parte di Tramontana in po-
ca diſtanza da Lappeggi, ſopra una bella
eminenza vi è Ligliano, Caſamento per l'
Agente, o Fattore di quella Tenuta, che
ha Giardini molto vaghi; Poco diſtante è
poſo. Sopra di uno ſpogliato Poggio tra
Mezzogiorno, e Levante, ſi vede la
CHIESA DI SANTA MARIA DELL'IMPRU-
NETA, rinomatiſſima per la miracoloſa Im-
magine di MARIA Vergine, che vi è; e
che portata a proceſſione in tutte le paſſa-
te calamità nella Città noſtra, ſempre ſi
ſono ottenute le domandate grazie. Mira-
coloſiſſimo ſi è il ritrovamento di detta Im-
magine: e qui ci piace di dirlo, quaſi co-
me ce lo riferiſce Franceſco Rondinelli nel-
la Relazione dell'ultimo Contagio di Fi-
renze. Volevano quei Popoli fare una Chie-
ſa in onore della Vergine, e poſta mano
all'opera, rovinava la notte quello, che
lavoravano il giorno. Perlochè accortiſi,
non eſſer volontà di Dio, che ſi edificaſſe
in quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, fu-
rono inſpirati a pigliar due Giovenchi non
domi, e appiccato loro al giogo alcune
pietre, riſolverono, che dove ſi fermaſſe-
ro, quivi per avventura ſarebbe ſtato il
luogo eletto da Dio per edificarla. I Gio-
in quel piano, ove è la Chieſa al preſen-
te: i circoſtanti allora datiſi a cavare i
fondamenti, mentre che uno di quei ma-
novali lavorava di forza, udirono una voce
lamentevole, onde tutti attoniti corſero
quivi, e trovarono queſta Immagine di MA-
RIA Vergine col Figliuolo in braccio. Que-
ſta tradizione vien confermata da un mar-
mo di baſſorilievo antichiſſimo, il quale è
ſotto il Tabernacolo della Madonna: dove
è ſcolpito il ritrovamento di eſſa nella ma-
niera raccontata. Vi ſono grandi Indulgen-
ze, e Privilegi conceduti da molti Pontefi-
ci, e nel giorno di Santo Luca vi è un
gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una
groſſa Fiera. E` uſiziata la detta Chieſa da
dieci Cappellani con un Pievano, che han-
no l'obbligazione di dirvi quotidianamen-
te il Divino Uſizio: fu fondata dall'an-
tica Famiglia de' Buondelmonti, che fino
a preſente gode la libera collazione di
quelle Cappellanie, e l'elezione del Pieva-
no. La Chieſa e in oggi tutta mutata, e
riccamente adornata, con Soffitta tutta
eccellenti Pittori di Firenze, tra i quali
quello di mezzo è conſiderato eſſere il più
inſigne lavoro di Antonio Puglieſchi. Il
primo degli altri due è opera di Tomma-
ſo Redi, e l'ultimo di
greſtani. Sopra tutte le buone Tavole, che
vi ſi vedono è oſſervabile la Vocazione di
Pietro, belliſſimo lavoro di Iacopo da Empo-
li. E' degna di eſſer veduta la Sagreſtia,
per la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi
ſi conſervano: e chi voleſſe più minuta in-
formazione di tutto ciò, che appartiene a
queſta Chieſa potrà vederne le Memorie I-
ſtoriche, ſtampate da Giuſeppe Manni in
Firenze l'anno 1713. Fuori della
PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono
Ville molto belle; fra le quali a Mez-
zomonte quella de' Conti Alberti, e quel-
la de' Principi Corſini, nella quale ſono
due sfondi degni di grande ſtima, uno è
rariſſima opera dell'Albano, e l'altro di
Giovanni da Sono in queſte
Colline Poſſeſſioni ben fornite di Uliveti,
quei terreni ſquiſiti Vini: fuori della
PORTICCIUOLA A SAN MINIATO, che è
poco diſtante dalla predetta di San Gior-
gio, un erta ſalita, conduce a due Chieſe
venerabiliſsime, e ad alcune Ville circonvi-
cine. La prima Chieſa in teſta alla ſalita è
detta
SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Fra-
ti Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ri-
tiro della Provincia Riformata di Toſca-
na, i quali, levatine tutti gli ornamenti, l'
hanno ridotta ad uno ſtato di povera ſem-
plicità, propria del loro Inſtituto. Queſta
con ottimo diſegno di Simone del Pol-
laiolo fu fatta fabbricar intorno all'anno
1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa fe-
de un'Iſcrizione poſta davanti l'Altar mag-
giore nel pavimento. Non ha, che una ſo-
la Navata con ſei Cappelle per parte, ed
una di fianco all'Altar maggiore in dentro,
con ſuoi archi per diſuora di Pietra ruſti-
ca, e ſuo Cornicione, che ricorre intorno
Tribuna. La Tavola della Nunziata è di
mano di
e quella della Natività di Noſtro Signore
è di Giovanni Antonio Sogliani. Oltre di-
verſe Tavole di buoni Autori moderni che
vi ſono. Sopra la Porta della Sagreſtìa la
Pietà di terra cotta è di mano di Luca
della Robbia: accanto alla Porta mag-
giore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco
di Marcello Virgilio Segretario della Re-
pubblica Fiorentina, e gran Letterato, con
un bello epitaffio. Queſta Chieſa è poſta
in tale eminenza, e vicinanza inſieme al-
la Città, che quaſi in pianta di quivi, e
con pittoreſca proſpettiva ſi gode, con una
gran parte de' Villaggi da noi fin quì de-
ſcritti. Dal ſuo Fondatore fu raccomandata
all'Arte de' Mercatanti, e laſciato entra-
te pel ſuo mantenimento. Uſcendo per la
Porta del fianco di detta Chieſa, e cammi-
nando pochi paſsi a man dritta per una Por-
ta della Fortezza, che intorno all'anno
1526. con diſegno di Michelagnolo Buonar-
ruoti fu fatta, benchè tirata a fine dal Tri-
nerabiliſsima
CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra,
e nel mezzo di detta Fortezza, che per
ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di de-
ſcrivere com'ella ſta al preſente, sì eſterior-
mente, che interiormente, ci piace di non
paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua
grande antichità, e origine. Nella perſe-
cuzione de' Criſtiani ſotto Decio, trovan-
doſi San Miniato con alcuni compagni a
far penitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua
Chieſa, che in quei tempi altro non v'era,
che un piccolo Oratorio dedicato all'Apo-
ſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia,
il Tiranno con doni, ed offerte d'ingran-
dimento condottolo in Firenze, lo tentò a
rimuoverſi dalla Religione Criſtiana, ma
nulla valendo a frangere la coſtante Fede
del Santo, dopo diverſi martirj, da' quali
per alcun tempo Iddio lo preſervó, gli fe-
ce tagliar la teſta in un luogo detto fino a'
noſtri giorni Santa Candida, detta dal Can-
didato de' Martiri; ma il Santo preſala nel-
Poggio, rendè nel ſuddetto Oratorio l'A-
nima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo cor-
po, e da' Fiorentini, poichè paleſemente
divennero Criſtiani, fabbricata una Chieſa
al ſuo Nome. Ma queſta sì nobile, e gran-
de, che ſi vede al preſente, fu alzata nell'
anno 1013. a' 26. d'Aprile con conſiglio
d'Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'
aſſenſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo pri-
mo Imperadore, e ſecondo Re di Germa-
nia, e di Santa Cunegonda ſua moglie, che
la dotarono di molte tenute, e con ſolen-
ne pompa vi fecero traslatare il Corpo di
San Miniato nell'Altare, che è ſotto le
volte della medeſima Chieſa; la quale da'
Fiorentini fu data in cura a' Conſoli dell'
Arte de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in
tre navate, e vi ſono due ſcale di marmo
quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi
ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſull'an-
tica coſtumanza della primitiva Chieſa.
Queſto è tutto dimarmi, e porfidi intaglia-
ti, e intramezzati; dietro all'Altare vi ſo-
no cinque fineſtroni ſerrati di traſparentiſ-
di Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a ma-
no ſiniſtra l'Effigie di Davan-
ti le volte, e ove elle terminano, pure iſo-
lata, vi è una Cappella di marmo, fatta fa-
re da Pietro de' Medici, ove è un parti-
mento d'ottangoli belliſſimo, lavorato da
Luca della Robbia. A man ſiniſtra la bel-
liſſima Cappella, che ſi vede dedicate a
Iacopo, degna per ogni ſua parte d'ammi-
razione, fu fatta alla memoria del Cardina-
le Iacopo di Portogallo, con partimento
tutto di marmi, e porfidi, come ſono la
Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro, lavo-
rati da Antonio Roſſellini Scultore di quei
tempi rinomatiſſimo, e vi è queſto Epitaf-
fio:
Inſignis forma ſumma pudicitia
Cardineus titulus morum nitor optima vita
Iſta fuere mihi mors iuvenem rapuit
Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno
Salutis M. CCCC. LIX.
Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo
Luca della Robbia fece in quattro tondi ne'
di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d'An-
tonio del Pollaiuolo è la Tavola a olio,
entrovi
Vincenzio; di Pietro ſuo fratello, alcu-
ni Profeti dipinti a olio nel muro di detta
Cappella, ſiccome in un mezzo tondo la
Nunziata; nella Sagreſtia alcune azioni di
San Benedetto dipinte a freſco, ſono di
mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa di
cui ſi è fatto lungo ragionamento, ſervita
di Sepoltura a più Martiri, fu negli anti-
chi tempi ufiziata da' Monaci di
poi da quelli di
di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette
alcun tempo
no de' Signori di Petroio dopo d'avere
magnanimamente perdonato all'inimico,
ucciſore di Ugo ſuo fratello, quale riſcon-
trò poco ſotto a San Miniato, ove è una
memoria del generoſo fatto già noto, in un
Tabernacolo con Iſcrizione; Il Crocifiſſo,
che chinò la teſta, il quale era in quei tempi
nella ſuddetta Chieſa, nella mentovata Cap-
pella di mezzo, è ora in quella di Santa
la Città, come è ſtato detto in quel luogo.
L'anno 1373. a' 27. del meſe d'Agoſto
ſotto Gregorio XI., uſciti molto prima i
Monaci Cluniacenſi di detta Chieſa, ven-
nero ad uſiziarla i Monaci bianchi di Monte
Uliveto, i quali vi ſtettero fino al 1542.
che di quivi ſi partirono al tempo del Gran-
duca Coſimo I. e in detta occaſione le-
varono le oſſa di San Miniato. Quì ſo-
no ſtate modernamente fabbricate ſempli-
ci, ma comode ſtanze per uſo degli Eſerci-
zj ſpirituali di
la direzione de' Padri Geſuiti, in varj tempi
dell'Anno. In maggior diſtanza da Firen-
ze ſon pure i tre famoſi Santuarj, cioè la
Vallombroſa, il Sacro Eremo di Camal-
doli, e il Santo Monte dell'Alvernia, ove
nel primo San
condo San Romualdo lunga penitenza fe-
cero, e fondarono i loro Ordini; e nel
terzo San Franceſco ricevè da Gesù Cri-
ſto le Sacre Stimate; luoghi in vero di
ſingolariſſima devozione.
IN-
INDICE
Delle coſe più notabili, deſcritte nel
preſente Libretto.
A
A
nori
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naſtero
Convento
278.
tua
Monaſtero.
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Monaſtero
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D
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265.
Chieſa, e Conv.
Chieſa, e
11.
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155.
Chieſa e
Monaſtero
torio, e Caſa
Gran Duca
275.
Chieſa, e
Chieſa, e
Chieſa, e
Monaſtero
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254.
22.
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Firenze
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Chieſa, e
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ti.
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181.
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121.
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qnino
Chieſa
ro, e Chieſa
e hieſa
177.
T
comero
la
INDICE ALFABETICO
Degli Autori contenuti nel preſente Libretto.
Le marche appoſte ſignificano come
appreſſo
A. Architetto.
P. Pittore.
S. Scultore.
* Vivente.
A
A
ſta
P. 46. 58. 246.
93. 111. 129. 147.
230.
to il Bronzino.
29. 35. 44. 46. 49.
58. 60. 75. 91. 122.
129. 130. 132. 199.
229. 232. 246. 257.
279.
60. 148.
meo.
50. 178. 207. 237.
262. 263.
82. 88. 169.
B
98. 145. 153. 252.
V
S. 76. 183.
112.
55.
120. 132.
18. 19. 63. 170.
173.
del
Fei.
detto Donatello.
12. 16. 17. 22. 25.
27. 31. 88. 90. 92.
107. 110. 174. 176.
183. 197.
Vignola.
Cortona.
mingo.
215.
201. 222.
123. 154.
di
41. 43. 149. 197.
61. 90. 189. 192.
70
del
143.
85. 128. 138. 224.
235.
76. 137. 229.
74.
37. 78. 122. 139. 141.
148. 205. 224.
153.
natore, e Auditore.
62. 89.
lo.
88. 107. 109. 113.
119. 158. 170. 173.
180. 210. 244. 289.
S. P. A. 39. 43. 50.
70. 81. 146. 148. 168.
210. 259. 269.
P. 182.
128.
142.
A. 14. 17. 49. 50.
51. 81. 95. 106. 111.
129. 133. 206. 227.
273.
221.
137.
C
81. 149. 152. 191.
231. 237. 249.
neſe.
nico.
204.
del
P. 185.
del
P. 15. 138.
del
S. 89.
53. 119. 142.
S. 30. 58.
ci.
116.
V 2
121.
139.
223.
A.
del
A.
74. 77. 81. 92. 130.
132. 144. 171. 191.
204. 245.
128.
lo P.
P.
47. 100.
111. 235.
232.
di
39. 70. 78. 185. 215.
223.
P.
99. 119. 135. 146.
181. 200. 201. 224.
119.
D
del
145.
71. 119. 123. 128.
134. 138. 139. 162.
191. 193. 204. 213.
225. 235.
74. 137. 138. 205.
28. 108.
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279.
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27. 83. 134. 138.
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73. 93. 125. 162.
195. 202. 220. 225.
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S.
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35. 91. 235. 237.
re detto il Volterra-
no P.
64. 68. 77. 91. 124.
192. 205. 260. 261.
262. 277.
76. 215. 228. 256.
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77. 85. 150. 153.
193. 202. 209. 213.
224. 258. 272.
229.
219.
181. 196.
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86. 255.
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S. 15. 62. 22. 185.
Maria Teatino P.
189. 190.
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235.
49. 76. 139. 149.
152.
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72. 76. 249.
Settignano S.
P.
193. 202. 217. 224.
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135. 143. 215.
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17. 23. 183.
P.
214. 223. 230. 233.
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71. 208. 220. 241.
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170.
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95. 138. 275.
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19. 89. 129. 134.
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184. 185. 245.
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138.
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54. 60.
180.
42.
201.
29. 36. 37. 43. 60.
65. 69. 73. 90. 98.
119. 146. 171. 192.
202. 217. 222. 223.
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189. 230.
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16. 36. 37. 38. 49.
51. 55. 60. 69. 119.
123. 126. 132. 149.
191. 205. 208. 211.
215. 217. 221. 222.
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55. 70. 101. 123.
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37.
del
P. 55. 293.
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