RISTRETTO
DELLE COSE PIU' NOTABILI
DI FIRENZE
All'ILLUSTRISSIMO SIGNORE
GIUSEPPE RICCARDI
PATRIZIO FIORENTINO
MARCHESE DI CHIANNI, E RIVALTO
SIGNORE DI MONTE VASO, E MELA.
IN FIRENZE. MDCCLXVII.
Nella Stamperia di
e Anton-Giuſeppe Pagani.
Per il Carlieri all'Inſegna di San Luigi.
QUANTE VOLTE
queſt'operetta ha avuta la ſor-
te di comparire agli occhi del
pre col nome luminoſo in fron-
te di qualche illuſtre Perſo-
naggio. In queſta ſettima com-
parſa Ella ha il felice riſcon-
tro mercè il favore, che le a-
vete accordato,
gnore di fregiarſi glorioſamen-
te dell'inclito Nome Voſtro.
Qual poteva ſperar mai più a-
morevole Protettore? Voi di
antica ſplendida famiglia, i cui
ragguardevoli Antenati ſi ſo-
no ſingolarmente diſtinti nel-
la magnificenza delle Fabbri-
che, nella ſontuoſità delle fu-
zioſe raccolte di pitture, di
Sculture, d'intagli, avete qua-
ſi col ſangue ereditata la no-
biliſſima inclinazione a ſi fat-
ti ineſtimabili Teſori. Voi na-
to tra le grandezze d'un ma-
gnifico Palazzo, ove dagli
Eſteri non meno, che da' Cit-
tadini s'ammirano due rare
ſceltiſſime Biblioteche, e di
belle edizioni, e di ſingolari
Codici manoſcritti, avete por-
tato fin dalla Cuna il bel ge-
nio a quelle maraviglie, che
rendono celebri le Città, ed
culti viaggiatori. Voi, nobil-
mente educato avete con l'
aſſidua applicazione alle bell'
arti, e ſpezialmente al diſe-
gno, e al tocco in penna au-
mentata nel bell'animo voſtro
la ſtima, e l'aſſetto verſo sì
pregevoli Monumenti, in cui
gareggiano mirabilmente la
Natura e l'Arte. Degnate-
vi dunque Illuſtriſſimo Signo-
re, d'accoglierla benigna-
mente ſotto gli auſpici favo-
revoli della voſtra generoſa
protezione, mentre io in atto
inchino.
Di
Firenze 20. Giugno 1767.
Jacopo Carlieri
JACOPO CARLIERI
AL LETTORE.
C
alla luce il
notabili di Firenze,
eſemplare fù compoſto dal Dottor Raf-
faello del Bruno per ornamento della
Patria, e per comodo de' Foreſtieri.
ditati, e dalla viva voce de' Profeſ-
ſori più pratici quanto ſcriſſe, e ſe
nella preſente edizione ſi troverà coſa
diſcrepante dalle altre, ſovvengavi,
benigno Lettore, che nel variarſi de'
tempi, ſi variano le coſe, onde alcu-
ne ſone mutate di poſto, altre accre-
tre ancora meglio chiarite, al che fa-
r non è mancato chi di buon genio ſi
è aſſunto il peſo, per ſervire a queſta
inclita Patria, ed a chi viene a ve-
derla.
accreſcimento non ſi è creduto di poter
ſoddiſfare alle richieſte di molti, che
averebbero deſiderato alcune più minu-
te Notizie, ed una ſcelta delle In-
ſcrizioni più ragguardevoli, perchè eſ-
ſendoſi prefiſſo il primo Autore, e chi
ha continuato, di non iſcrivere un am-
pio Trattato, ma di fare un ſemplice
Riſtretto delle coſe più notabili per di-
rezione puramente de' Forestieri, è sta-
to creduto, che altrimenti facendo, ſa-
rebbe un troppo deviarſi dal principale
iſtituto.
di meglio informarſi di quanto contie-
ne queſta Città, copioſa in vero di co-
ſe rare, poſſono ritrovarlo, benchè ſpar-
ſamente nelle Opere de' due famoſi Bor-
ghini: cioè ne' Trattati di Monſignor
Vincenzio, e nel Ripoſo di Raffaello,
nel Mini, nel Giambullari, nel Bocchi,
nelle aggiunte del Cinelli in quanto
ſcriße Ferdinando Leopoldo del Miglio-
re nella ſua Fiorenza illuſtrata, e in
te il celebre Padre Richa nelle ſue
Notizie ſtoriche delle Chieſe,
tralaſciando eziandio le Opere di Gior-
gio Vaſari, di Filippo Baldinucci, e la
ſcelta di Architetture antiche e mo-
derne della Città di Firenze, di freſco
ampliata, e pubblicata; ſiccome per
quello, che riguarda la pietà, e il di-
vin culto il Giamboni nel Diario ſacro
che eſattamente diſteſe.
oſtante credeſi, che ſia neceſſaria la
preſente Operetta, dove ſi troveranno
Notizie non più meße in luce, e quel-
lo, che è effetto del tempo, il molto,
che è ſtato aggiunto, e variato, dopo
che ſcrißero i prenominati Autori.
perchè ſi è coll'eſperienza riconoſciu-
to, che molti Foreſtieri gradiſcono di
vedere le Fabbriche ſuburbane, e ſpe-
cialmente le Reali Ville: a tale effetto
ſi è ſtimato di far coſa grata lo aggiu-
gnere per Seconda Parte una ſuccinta
Relazione della vicina Campagna.
perciocchè ſe ſi voleße ſtendere la cu-
rioſità di alcuno ad oſſervare le Fab-
briche del Territorio Fiorentino, ve-
drebbe forſe con maraviglia quanto è
magnifico in queſto genere il genio del-
cato qualche giovamento il Compendio
che ne compilò il Cavaliere Anton Fran-
ceſco Marmi, al quale, come nelle co-
ſe della Città, ſi è aggiunto non
poco.
quanto ſi propone a vederſi nella Cit-
tà, non perchè non ſi creda, che vi
voglia un tempo maggiore; ma per a-
dattarſi a quelli, che di paſſaggio quà
giungono; che per altro ognuno può
ſpartire ſecondo che gli aggrada, e
che eſige la propria convenienza, in
quei giorni, che vorrà, quanto gradi-
rà di vedere: conoſcendo però noi, che
la ſola Real Galleria richiede per oſ-
ſervarſi più tempo di quello, che ſi è
diviſato per tutta l'intera Città: ap-
punto come fanno i Foreſtieri più culti
e che più guctano il buono; vivete fe-
lici.
Petrarca Trionfo della
DEll'ORIGINE
E
DE' PROGRESSI
DI FIRENZE.
l'Origine di queſta noſtra Città per
le diverſe opinioni degli Scrittori
ſi è renduta incerta, e dubbioſa.
Stimarono alcuni eſſer ella deri-
vata da' Soldati di Silla; altri da' Triumvi-
ri; altri da' Popoli Fieſolani. Nè vi man-
cò chi credeſſe, Ercole Libico eſſerne ſta-
to il Fondatore. Qualunque però di così
varie opinioni ſia la più vera, a me per
ora non è permeſſo d'inveſtigarlo. Certo
è, che ſecondo L'autorità di Giulio Fron-
tino, e di altri ſolenni Autori uniti alla
comune ſicura credenza, a Firenze già fon-
la Colonia de' Romani, popolata non dal-
l'infima plebe, ma da' più ſcelti Soldati
di Ceſare; e che da Floro è annoverata
Firenze fra' più ſplendidi Municipi d'Ita-
lia. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono
in ogni tempo ſpiriti nobili, e generoſi,
e niuna impreſa, benchè difficile, e gran-
de, intentata laſciarono, per acquiſtare a,
ſe medeſimi gloria, ed alla Patria orna-
mento, e ſplendore. Scoſſo il duro giogo
di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la caduta
dell'Imperio Occidentale nel quinto ſeco-
lo, procurarono di vivere in libertà; per
conſervar la quale, non meno, che per di-
latare i confini del proprio dominio, furo-
no forzati ad abbattere l'audacia de' loro
nemici, disfacendo Caſtella, eſpugnando
Città, e riducendo ſotto il loro comando
Popoli interi. Fatti pertanto potenti, non
temerono di ſoſtenere oſtinatiſſime guerre,
contra i primi potentati d'Italia, ripor-
tandone bene ſpeſſo ſegnalate vittorie, le
quali ſenz'alcun dubbio non ſarebbero così
toſto ceſſate, ſe le diſcordie civili non ne
aveſſero il corſo impedito. Queſte furono,
che tolſero a' grandi il Governo, e 'l tra-
mutarono di Ariſtocratico in Popolare, e
di Popolare lo riduſſero a Principato: av-
vegnachè la Repubblica ne' primi tempi,
ſolamente dagli Ottimati ſi governaſſe, in-
di dal Popolo, però nobile, e potente, e
non già vile, e minuto, ſe non nella ri-
ebbe corta durata; e dipoi nel ſecolo deci-
moſeſto per divina diſpoſizione, da Princi-
pi ottimi, e clementiſſimi cominciò ad eſ-
ſer governata. Ora ſiccome nel coraggio,
e nel governo furono i Fiorentini ſomiglian-
tiſſimi a' Romani; così procurarono in,
ogni altra coſa d'imitarli. Ebbero come
Roma, il Teatro, l'Anfiteatro, il Cam-
pidoglio, il Foro, le Terme, gli Acqui-
dotti, e fecondo alcuni anche Il Tempio
di Marte. Dicono, che coſtumaſſero gli
ſteſſi Giuochi, e l'iſteſſe Feſte pubbliche, e
onoraſſero pure come lor tutelare il mede-
ſimo Dio Marte. Così ne' tempi poſterio-
ri, quando ebbero la felice ſorte di cono-
ſcere, e di abbracciare la Religione Orto-
doſſa, edificarono nobiliſſime Chieſe, ſon-
tuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che qua-
ſi gareggiano con quei di Roma. Coltiva-
rono, come i Romani, in ſommo grado
le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſci-
rono valoroſiſſimi Soldati, e condottieri
d'Eſerciti di gran nome. Sono innumera-
bili quelli, che ne' tempi antichi, e mo-
derni ebbero l'onore d'eſſer creati Cava-
lieri da Imperadori, e Monarchi, per ri-
compenſa del loro valore, e ad alcuni non
ſon mancate Sovranità ragguardevoliſſime,
ed anche Regie, e le dignità prime del
Mondo. Moltiſſimi quelli, che nelle Re-
gioni anche più barbare, e più lontane ſi
renderono formidabili, e nel medeſimo tem-
Nè poſſiamo tacere, che tut-
to il nuovo Mondo ha il ſuo nome da,
un Fiorentino. Ma che diremo noi degli
uomini letterati? Dopo l'invaſione de' Bar-
bari nell'Italia, rimaſero le Scienze, e l'
Arti più nobili ſepolte in una profonda,
ignoranza: mercè però de' Fiorentini riſor-
ſero a nuova vita, ripigliando il lor primie-
ro ſplendore. Quindi ſi vedde, quaſi diſ-
ſi, rinata la Poesia, e l'eloquenza Latina,
e Greca, e prender vita la letteratura Toſ-
cana. Rifiorì la Filoſofia di Platone, e,
con eſſa ogni altra ſcienza più ragguarde-
vole. Le Mattematiche, e le Filoſofie ſor-
montarono al ſommo grado per mezzo
del gran Galileo inventore del Teloſcopio,
Microſcopio, ed altri inſtrumenti, mercè
de' quali ampliò le cognizioni fino allora,
limitate della Filoſofia, ed Aſtronomia an-
cora per via delle nuove ſcoperte da eſſo
fatte in cielo; e l'Jus Civile dall'interpe-
trazione del noſtro Accurſio incominciò
grandemente a riſorgere. Così fecero la
Pittura, la Scultura, e l'Architettura, nel-
le quali tant'oltre s'avanzarono i Fiorenti-
ni, che a loro giuſtamente ſi dee la lode
di primi maeſtri, e di reſtauratori di sì
bell'Arti. E ſe nell'Armi, e nelle Lettere
grandemenre fiorirono, quanto più ſi ſegna-
larono nella pietà, e religione! Sopra il
numero di dugento ſono quei, che già Cit-
tadini di queſta Patria, ora del Cielo, col
titolo di Beati, o di Santi s'adorano fu-
Gran quantità di Chieſe ſi con-
tano, buona parte delle quali ſono Parroc-
chie, molti Monaſteri di Monache sì in Cit-
tà, che Suburbani; non meno di Religioſi
Clauſtrali, Conſervatorj di Fanciulle pove-
re, e di uomini mendicanti, Spedali per
l'uno, e l'altro ſeſſo d'Infermi, e Pelle-
grini, Oratorj, e Confraternite di Secola-
ri, alcune delle quali alla ſcarcerazione dei
Prigioni, altre al ſovvenimento de' Poveri
Vergognoſi, altre all'Eſercizio di varie Ope-
re di Miſericordia, ed alcune ad inſegnare
a' poveri Fanciulli la Dottrina Criſtiana con
gran fervore attendono. Vi ſono Accade-
mie di gran nome, e fra queſte la Sacra
Accademia Fiorentina, e la tanto famoſa
della Cruſca, Regina, e moderatrice della
lingua Italiana. Quella degli Apatiſti, che
per adunarſi ſempre pubblicamente, e dar-
viſi ad ognuno ſacolta di recitarvi in qual-
ſivoglia Idioma, è ſtimata il ſeminario
de' belli ingegni. Vi è ancora la Società
Bottanica eretta a comodo e benefizio di
queſta utile Profeſſione. Finalmente per
rendere una Città in ogni parte compita,
hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura;
quella con tanti abbellimenti eſteriori, di
ſtrade ſpazioſe, e ben laſtricate, di ſontuo-
ſi Edifizj, di tante belle Pitture, e Statue di
cui è ripiena la Città noſtra; queſta col-
l'amenità del ſito, ov'ell'è collocata, e
circondata da fertiliſſimi colli; irrigata dal
Fiume Arno, in luogo d'aria ſottile sì,
ingegni. Onde non è maraviglia s'ella
meriti il giuſto encomio, che le hanno da-
to gli Scrittori più nobili, di bella, e di
magnifica, di fiore delle Città, e di mae-
ſtra delle Scienze, e dell'Arti, qual nuo-
va Atene in Italia. Ora diaſi comincia-
mento alla Prima Giornata.
IPR-
PRIMA
GIORNATA.
IN cui partendoſi il Foreſtiero dall'Al-
bergo, potrà viſitare l'inſigne Chie-
ſa Metropolitana, chiamata
SANTA MARIA DEL FIORE. Ed avvegna-
chè queſta gran Chieſa vinca di pregio tut-
te le Fabbriche della Città, fa di meſtie-
re oſſervare in eſſa diſtintamente tutto ciò,
che la rende ſopra d'ogni altra mirabile,
e ſingolare. Primieramente s'eſtende la
ſua lunghezza a braccia dugenſeſſanta, la
larghezza delle Tribune a cenſeſſantaſei; e
quella delle Navate a ſettantuna; l'altez-
za dal piano della terra ſino alla ſommi-
tà della Croce, a braccia dugentodue; poi-
chè fino al piano della Lanterna, ella è al-
ta cencinquantaquattro braccia; il tempio
della Lanterna trentaſei, la Palla quattro,
e otto braccia la Croce. Finalmente tutto
a braccia milledugentottanta. Per di fuo-
ri è tutta incroſtata di marmi con bell'or-
dine diviſati. La facciata ancora era qua-
ſi per metà incroſtata di marmi, adornata
di molte ſtatue, e baſſi rilievi, fatta con
diſegno di Giotto; eſſa fu demolita l'anno
1586. ſenza ſaperſene il motivo, e fu dato
principio ad un'altra di diſegno dell'Ac-
cademia Fiorentina, la quale eſſendo ad una
certa altezza condotta, fu di nuovo disfat-
ta l'anno 1688., ed allora con l'occaſio-
ne delle Reali Nozze del Gran Principe
Ferdinando di Toſcana colla Gran Princi-
peſſa Violante Beatrice di Baviera fu dipin-
ta a freſco, come ritrovaſi di preſente. Le
ſtatue, che erano nell'antica facciata Got-
tica, parte altrove, ed una porzione den-
tro la Chieſa in nicchie furono collocate; e
tra queſte i quattro Evangeliſti alti più del
naturale fatti da Donatello, i quali oggi ſi
veggono nelle Cappelle della Tribuna di
mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'in-
greſſo, tre delle quali nella facciata, e quat-
tro lateralmente, abbellite di vaghi lavori,
ed intagli, tra' quali è molto in pregio una
Madonna di marmo alta più del vivo con
due Angioli in atto riverente di Giovanni
da Piſa, ſopra la Porta dirimpetto alla Ca-
nonica; e la Nunziata di Moſaico di ma-
no del Ghirlandaio ſopra la Porta del fian-
co verſo la via de' Servi. Rileva ſopra que-
ſto Edifizio la gran Cupola di figura otta-
l'occhio di chi la mira per lo ſtupore at-
tonito; nè per quanto ſe ne ragioni, ſi giun-
ge mai a lodarne una parte. Queſta è la
Cupola sì famoſa, della quale il divin Mi-
chelagnolo ebbe a dire, poterſi appena imi-
tare, non che ſuperare coll'arte. Finalmen-
te l'Architettura di tutto queſto compoſto
è oltremodo maraviglioſa; imperciocchè
in quell'età coſtumandoſi di fabbricare alla
Gotica, fu al certo mirabil coſa, che gl'in-
gegnoſi Artefici ſi diſcoſtaſſero da una ma-
niera sì barbara, ed all'ottima degli anti-
chi Romani s'avvicinaſſero. Or quelto gran-
de Edifizio ebbe cominciamento l'anno
1294. o come altri con maggior ragion
vogliono l'anno 1296. eſſendo prima in
queſto luogo una non piccola Chieſa molto
divota, eretta in onore di Santa Repara-
ta, per ricordanza dell'inſigne Vittoria ot-
tenutaſi l'anno 407. nel giorno a lei dedi-
cato, contra Radagaſio Re de' Goti. Il pri-
mo Architetto fu Arnolſo diſcepolo di Ci-
mabue, ſotto la direzione del quale inco-
minciataſi queſta Fabbrica, in cencinquan-
taquattr'anni fu da altri valenti uomini ſuoi
ſucceſſori quaſi all'ultima perfezione con-
dotta. Ma la gran Cupola fu parto dell'in-
gegno maraviglioſo di Filippo di Ser Bru-
nelleſco. Architetto, che ne' ſuoi tempi
non ebbe uguale. La Lanterna di eſſa fu
meſſa ſu da Baccio d'Agnolo, e la Palla,
e la Croce da Andrea Verrocchio. Ammi-
ſa, il pavimento della quale è tutto di mar-
mi di varj colori, diviſati con mirabil di-
ſegno. Quello della Navata di mezzo è di
Franceſco da San Gallo, e quello intorno
al Coro è fatto col diſegno di Michel'An-
gelo, ed il rimanente credeſi di Giuliano di
Baccio d'Agnolo. Quivi prima d'ogn'al-
tra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero volger
l'occhio alle varie Iſcrizioni, e memorie,
che vi ſi trovano. A man deſtra evvi il
Ritratto del menzionato Brunelleſco ſcolpi-
to in marmo; a cui ſegue il Ritratto di
Giotto reſtauratore della Pittura, con Epi-
taffi, il primo di Carlo Aretino, il ſecon-
do d'Agnolo Poliziano. Succedono altre
memorie d'uomini illuſtri, come di Pier
da Farneſe Capitano de' Fiorentini, di
Luigi Marſilj eminente Teologo, del Car-
dinal Pietro Corſini, e dopo queſto l'Effi-
gie ſcolpita in marmo del gran Marſilio Fi-
cino rinnovatore della Filoſofia di Platone.
Cosi a mano ſiniſtra ſono dipinte due fi-
gure, rappreſentanti Niccolò da Tolentino,
che è di Andrea del Caſtagno, e Giovanni
Acuto Opera di Paolo Uccello: e dirimpet-
to al Farneſe è ſituato il Depoſito di Don
Pietro di Toledo Vicerè di Napoli. Merita
anche oſſervazione un quadro antico, in cui
è dipinto il divino Poeta Dante di mano
dell'Orcagna, quivi eſpoſto per Decreto del-
la Repubblica Fiorentina, quale è l'unica
memoria pubblica, che vi ſia di queſto
E` queſta
Chieſa diviſa in tre navate, alle quali cor-
riſpondono tre Tribune di forma ottagona,
e in ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cappelle.
Nella Tribuna di mezzo prima ſi oſſervino
nelle quattro Cappelle laterali i quattro Evan-
geliſti di mano di Donatello, accennati di
ſopra, e dipoi in quella di mezzo il Cena-
colo di Giovanni Baldinucci con due altri
laterali di mano di Bernardino Poccetti.
Paſſando all'altra Tribuna detta della Cro-
ce, può vederſi l'Immagine di
pe nella Cappella ad eſſo dedicata di mano
di Lorenzo Credi, e i due Quadri laterali;
cioè il Tranſito di Mauro Soderini, e lo
Spoſalizio di S'innalza ſopra
le dette Tribune la gran Cupola, per di
dentro tutta dipinta con maraviglioſa inven-
zione da Federigo Zuccheri, e da Giorgio
Vaſari. Corriſponde per di ſotto il Coro,
diſegno di Filippo Brunelleſco, eſeguito da
Giuliano di Baccio d'Agnolo, della mede-
ſima forma d'ordine Ionico, e di marmi
di varj colori. Reſta queſto coronato da,
un belliſſimo fregio, ſoſtenuto da più colon-
ne, l'imbaſamento delle quali è arricchito
di baſſirilievi, parte de' quali ſono di Bac-
cio Bandinelli, e parte di Giovanni dell'Ope-
ra. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un
Criſto Crocifiſſo, di mano di Benedetto da
Maiano Scultore antico e valente. Poſano
ſopra l'Altare tre grandi Statue di mar-
mo, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rappre-
a' ſuoi piedi un Criſto morto, ſoſtenuto da
un Angiolo. Due figure in vero belliſſime,
e condotte dal medeſimo Baccio a mag-
gior perfezione delle prime, rappreſentanti
Adamo, ed Eva col Serpente, erano col-
locate dietro queſto Altare, in luogo delle
quali ſtate rimoſſe, e poſte nella gran Sa-
la di Palazzo Vecchio, fu meſſa una Pie-
tà di mano del Buonarroti, che, ſebbene
non condotta a fine, moſtra tuttavia l'ec-
cellenza del Profeſſore. Ne' pilaſtri delle
Tribune, come ancora nelle mura delle
navate ſi vedono alcune nicchie, o taber-
nacoli di marmo miſto fatti col diſegno di
Bartolommeo Ammannati, entro de' quali
ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in marmo da
Maeſtri eccellentiſſimi, cioè: il
ſcultura di Iacopo Tatti Fiorentino, detto
il Sanſovino, il
ſi, il
tro del Bandinelli, il
liſta di Benedetto da Rovezzano, il
copo Minore, e il
dell'Opera. Ha queſta Baſilica due Orga-
ni, che ſono di rariſſima perfezione, e la
Porta di bronzo della Sagreſtia tutta ſtoria-
ta di ſacre Immagini, inſigne lavoro di
Lorenzo Ghiberti; ed altre opere degne
di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe
medeſimo oſſervare. Una ſola coſa parmi
neceſſario avvertire, ed è, che ſe per ſorte
bellimenti eſteriori, che a' noſtri tempi ſi co-
ſtumano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel
compoſto, a cui tutte le parti nobilmente
corriſpondono, ed una maeſtoſa bellezza,
che, ſenz'altro ornamento, l'occhio ſom-
mamente diletta. Oltre però il materiale,
degna ſi è queſta Chieſa di ſomma venera-
zione per le inſigni Reliquie di tanti San-
ti, che vi ſi adorano. Sono tra eſſe le più
coſpicue,una parte della Croce, un Chio-
do, e una Spina della Corona di Noſtro
Signore, ripoſte in Reliquiarj di gran pre-
gio. Evvi il Corpo di
Fiorentino, e di molti altri ſnoi ſucceſſori,
e diſcepoli; di
Pontefice, e de' Santi Martiri Abdon, e
Sennen. Evvi inoltre un Pollice di
Batiſta, con alquante ſue Ceneri; una par-
te di Braccio di Sant'Andrea Apoſtolo, ed
altre ancora ſenza numero deſcritte già dal-
l'Arcidiacono Minerbetti. Ma non minor
venerazione le rende il Divin culto, che
da tanti ſacri Miniſtri religioſamente s'oſ-
ſerva. Quarantadue Canonici, e fra que-
ſti cinque Dignità; ſeſſanta e più Cappella-
ni; cento Cherici Eugeniani, e nelle feſte
e ſolennità accreſcendo il numero ſeſſanta
altri Cherici del nuovo Seminario Fioren-
tino, celebran quivi continovamente gli
Ufizj Divini, con tal decoro, e ſplendore,
che quello d'ogni altra Cattedrale d'Italia
non ſolo agguaglia, ma ſupera di gran lun-
Oltre di ciò, che queſta Chleſa s'è
renduta celebre per molti, e ſingolari av-
venimenti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſa-
ti. Fra queſti parmi notabile, che quivi
Federigo Terzo Imperatore, inſieme col
Re d'Ungheria, e il Duca d'Auſtria, creaſ-
ſe più Cavalieri a Spron d'Oro, e molti
di queſta Patria: che Carlo Ottavo vi ſta-
biliſſe concordia co' Fiorentini: che due Som-
mi Pontefici Martino V. ed Eugenio IV.
ſolennemente vi celebraſſero. Che Pio II.
e Leone X. v'aſſiſteſſero più volte alle ſa-
cre funzioni: ma più d'ogni altro, che,
quivi ſi celebraſſe l'anno 1439. il Concilio
Eucumenico Fiorentino, famoſo per l'in-
tervento del mentovato Eugenio IV. del-
Imperator Paleologo, del Patriarca di Co-
ſtantinopoli, e di tanti Primati della Gre-
cia; ma più famoſo per l'unione ſtabilita-
vi della Chieſa Greca colla Latina, ſicco-
me dall'Inſcrizione in marmo preſſo alla
Sagreſtia ſi può vedere. Per queſte, ed al-
tre cagioni non è maraviglia, ſe queſta
Chieſa gode inſigni prerogative, tralle qua-
li è molto ſingolare, che tanti Cherici,
dopo il ſervizio di nove anni preſtato alla
medeſima, per Bolla d'Eugenio IV. e per
conferma di detta Bolla fatta da
dopo il Concilio di Trento, vengano pro-
moſſi al Sacerdozio, benchè non ſiano prov-
veduti di alcun Benefizio, o d'altra rendi-
ta Eccleſiaſtica. Uſcendo di Chieſa trovaſi
appreſſo il
CAM-
CAMPANILE, la cui circonferenza è cento
braccia, e l'altezza cenquarantaquattro. E'
in iſola da ogni parte fino da' fondamenti,
ed è incroſtato tutto di marmi di diverſi
colori, con bel diſegno diſtinti. In quat-
tro nicchie da ogni lato poſano quattro
Statue, delle quali quelle che riguardano la
Piazza, e l'altre due ſopra la Porta ſono
di mano di Donatello. Fu condotta queſta
gran Torre col diſegno di Giotto, ed è sì
vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che
certamente nel Mondo non ſi trova l'egua-
le. Dirimpetto alla Chieſa del Duomo, è
quella di
SAN GIOVANNI antico Battiſtero, e non,
già come alcuni hanno creduto con inſuſſi-
ſtenti ragioni Tempio di Marte; poichê ta-
le da' più culti eſtimar non ſi può per
gli errori che ravviſanſi nella ſua interna
Architettura. Eſſo è di forma ottagona, ed
in queſta guiſa ſi ſolevano in antico fabbri-
care i Tempj per uſo del Batteſimo. Per
di ſuora è iſolato, ed incroſtato di varj
marmi. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo,
l'impoſte delle quali tutte di bronzo, ſo-
no di sì maraviglioſa bellezza, e con tal
maeſtrìa lavorate, che Michelagnolo Buo-
narroti ſoleva dire, che ſarebbero ſtate be-
ne alle Porte del Paradiſo. Quella, che,
riguarda la Chieſa del Duomo, e altresì
quella dirimpetto all'Opera, ſono ambedue
condotte da Lorenzo Ghiberti, ma la ter-
Sono effigiate in eſſe alcune Storie del Te-
ſtamento Vecchio, e Nuovo, di baſſorilie-
vo, fatte con tale eccellenza, che reſta
l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la
Porta principale vi ſono tre Statue di mar-
mo, che rappreſentano il Batteſimo di
Criſto, incominciate dal Sanſovino, e per-
fezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono
l'altre tre Statue di bronzo, rappreſentanti
la Decollazione di
Porta, che è dirimpetto al Bigallo. Ma
ſopra la Porta verſo l'Opera ſono maravi-
glioſe le tre figure di bronzo, che rappre-
ſentano
un Fariſeo, e con un Dottore della Leg-
ge antica, e ſono di mano di Giovanſran-
ceſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi le
due Colonne di Porfido, poſte avanti la
Porta principale, donate già da' Piſani alla
Città di Firenze: e le catene, che pendo-
no, con altre, che ſi veggono ad alcune
Porte della Città, ſono un trofeo del va-
lor Fiorentino quando conquiſtarono il Por-
to Piſano, che ſervivano a chiuderlo. En-
trando in Chieſa ſi vedono ſedici groſſe
Colonne di belliſſimo granito, con Capi-
telli, e Pilaſtri, ſopra de' quali ricorre un
terrazzino, che circonda quaſi tutta la
Chieſa. Sotto l'Arco della Tribuna, ove
è ſituato l'Altar maggiore, è ſtata ulti-
mamente alzata la ſtatua di marmo del
Precurſore, in atto d'eſſer portato allas
marmo, opera tutta di Girolamo Ticciati,
celebre Scultore, e Architetto de' noſtri
tempi; di cui pure è lo ſpazioſo Presbite
rio eretto davanti il predetto Altar mag
giore, lavorato di finiſſimi marmi, ed ar
ricchito di medaglioni, e di Baſſirilievi di
marmo. La volta poi è tutta fatta a Mo
ſaico, per opera d'Andrea Taſi, diſcepolo
di Cimabue, che in quei tempi ebbe la
ſua ſtima. Vi è, oltre varj ornamenti un
Battiſtero molto vago, e di belliſſimi mar
mi adorno, nella nicchia del quale vedeſi
un
pe Piamontini valente Scultore. Ed è da no
tarſi, che un magnifico Battiſtero era prima
nel mezzo del Tempio, della forma ottago
na del quale n'è rimaſto il ſegno. Dirimpet
to al detto Battiſtero vi è il ſepolcro orna
to di varie Statue di Baldaſſar Coſſa, già Pa
pa ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecondo,
o come altri vogliono, Vigeſimoterzo, mor
to in Firenze l'anno 1419. dopo aver ri
nunziato il Pontificato avanti al Concilio di
Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è
opera di Donatello celebre Scultore de' ſuoi
tempi, di cui parimente è la Santa Maria
Maddalena Penitente nell'Altare appreſſo.
Finalmente in queſto Tempio ſono molte
Reliquie inſigni, e ſpecialmente il Dito in
dice di
Filippo Apoſtolo, che ſi tengono in ſom
ma venerazione, come altresi molte ſupel
re. Uſcendo di Chieſa per la Porta dell'
Opera, ſi trova una Colonna poco diſtan
te, eretta in quel luogo l'anno di noſtra
ſalute 408. per ricordanza di quell'inſi
gne miracolo, che ſecondo alcuni operò
do trasferendoſi alla Chieſa di
il ſuo Corpo dall'inſigne Collegiata di
Lorenzo, nel toccar quivi la Bara un
Olmo ſecco incontanente divenne freſco, e
verdeggiante. Si vede addirimpetto il
PALAZZO DELL' ARCIVESCOVO, fatto col
diſegno di
ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſſer
vabile la magnifica Scala, e l'Atrio, che
mette nella gran Sala, dipinto eccellente
mente da Pietro Anderlini, collo sfondo di
Vincenzio Meucci a ſpeſe di
ſeppe Maria Martelli, a cui dobbiamo an
cora il riſtoramento di
SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una,
divotiſſima Congregazione di Sacerdoti uti
li molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è
ornata di Pitture a freſco de' migliori pro
feſſori di queſti tempi. Andando per via
de' Martelli s'incontrano le abitazioni de'
Martelli, e degli Arnaldi, nella prima del
le quali eravi una ſtatua di Donatello, la
quale al preſente ritrovaſi nel Palazzo del
ſeconda vi ſono eſquiſite Pitture. Indi tro
vaſi la Chieſa de' Geſuiti detta
SAN GIOVANNINO dedicata a Era queſta Chieſa aſſai picco
la, prima che foſſe conceduta ai detti Pa
dri, ma intorno all'anno 1580. coll'opera
e col diſegno di Bartolommeo Ammannati
celebre Scultore e Architetto Fiorentino,
fu oltremodo accreſciuta e adornata. Im
perciocchè quell'artefice molto pio e reli
gioſo a niuna ſpeſa e fatica perdonò, per
chè queſt'opera foſſe condotta al ſuo fine.
Ammirano gl'intendenti l'eſquiſitezza dell'
Architettura, ed il bell'ordine di tutte le
parti di queſto ſacro edifizio. Ha la fac
ciata aſſai vaga, tutta di pietre ſerene, e
dentro vi ſono nelle Cappelle varj orna
menti di ſtucchi, con belle Tavole, in una
delle quali di mano d'Aleſſandro Allori,
detto il Bronzino, è dipinta la Cananea;
in un'altra, che è la prima a mano deſtra,
la tavola dell'Altare è del Paſſignano, e
nella Cappella degli Ammannati v'è un'
altra tavola di Aleſſandro Allori rappreſen
tante la ſtoria de' figli di Zebedeo. L'Altar
maggiore è ſtato modernamente rinnova
to, la di cui Tavola di un Crocifiſſo, è di
mano di eccellente Profeſſore; lo sfondo del
la volta fatta modernamente, è di mano
di Agoſtino Veracini. Vicino a queſta Chie
ſa, ed al principio di Via larga è il famoſo
PA-
PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Marcheſe
Riccardi, fatto già fabbricare da Coſimo
Padre della Patria, col diſegno di Miche
lozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza quan
to ſia bello e magnifico, nè può compren
derlo facilmente chi non lo mira. Vedonſi
le due facciate tutte di pietre forti in tre
ordini diviſate. Dal piano della terra fino
alle prime fineſtre l'ordine è ruſtico, o
Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra
di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuccede il
Corintio; ma in fronte di sì nobile Edifi
zio vedeſi un Cornicione d'incredibil va
ghezza, che da per tutto lo circoada. Non
meno vaghe ſono le fineſtre da baſſo, gli
ornamenti delle quali, come altresì il Cor
nicione, ſi credono fatti col diſegno del
Buonnarroti. Entrando per la porta principa
le trovaſi la prima Loggia, nel fregio della
quale ſono alcuni tondi, entrovi figure di
marmo di Donatello, e le pareti tutte fu
rono fatte adornare l'anno 1715. dal Mar
cheſe Franceſco Riccardi, di Baſſirilievi, di
Statue, di Baſti, e d'inſcrizioni antiche
Greche, e Latine, a foggia di Muſeo. A
man deſtra vi è una Scala molto comoda,
e nobile fatta col diſegno di
Foggini Scultore e Architetto Fiorentino. E'
pure a man ſiniſtra una Scala belliſſima fat
ta a chiocciola, che dal terreno conduce,
fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando
poi nelle ſtanze, quanti ornamenti di
pregio vi s'ammirano! Quante prezioſe
Ve
draſſi la belliſſima Galleria dipinta nella
volta a freſco da Luca Giordano famoſo
Pittore, e in eſſa una bella e copioſa rac
colta di Cammei e d'intaglj di Medaglie,
e altre prezioſe antichità; allato alla quale
è una copioſa e ſcelta Libreria di mano
ſcritti, e di libri impreſſi, parte della quale
fu meſſa inſieme dal celebre Riccardo Ric
cardi, e parte fu già del Senator Marcheſe
Vincenzio Capponi, da cui l'ereditarono
i preſenti poſſeſſori, i quali vanno ſempre
aumentandola. Si mireranno inoltre i nuo
vi accreſcimenti di ſervizj baſſi molto como
di; e finalmente ſi vedrà creſciuta doppia
mente la principal Facciata verſo la Via
Larga, coll'iſteſs'ordine e Architettura dell'
antica. E' famoſo queſto Palazzo non ſolo
per la ſua bellezza, ma eziandio per eſſe
re ſtato in ogni tempo ricetto di grandiſſi
mi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti Som
mi Pontefici, Imperadori, e Re, oltre un
novero grande di Principi (di che ſi legge
la memoria in un Cartello di marmo nei
primo Cortile, fatta dal celebre Abate An
tommaria Salvini) e per molti avveni
menti accadutivi, e deſcritti largamente,
dal Giovio e da varj Scrittori de' tempi an
dati. Dirimpetto a queſto ſi vede il
PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale
Bandino Panciatichi, col diſegno del Ca
valier Carlo Fontana, e appreſſo il
PA-
PALAZZO del Marcheſe Pier Luigi Cappo
ni, con bella facciata di Gherardo Silvani,
che è ſtato internamente accreſciuto e ri
modernato nel Cortile che è diſegno di Lui
gi Orlandi, e di poi s' incontra il
PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto
Capponi fatto col diſegno di Ferdinando
Ruggieri. Quindi dalla medeſima parte ſi
trova il
PALAZZO de' Marcheſi Coppoli eretto con
vago e bel diſegno del Silvani Architetto
Fiorentino, ultimamente accreſciuto e den
tro e fuori quaſi della metà, dal fu Sena
tor Camillo Coppoli. E ſeguitando il cam
mino dalla parte oppoſta s' incontra la
LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIANA
fondata a pubblico vantaggio dal fu Fran
ceſco Marucelli, ed anmentata da Monſi
gnor Franceſco Marucelli, la quale ſtà a
perta la mattina ne' giorni di Lunedì, Mer
coledì, e Venerdì, ne' quali non è aperta
la Biblioteca Megliabechiana. E paſſegian
do tutta quella bella ſtrada piena di nobili
abitazioni, ſi giunge alla Piazza, e Chieſa
di
SAN MARCO de' Padri Domenicani dell'
Oſservanza. Tra gli ornamenti più ſingo
lari vi s'ammirano le belle Tavole, tutte
di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'entrare
Pietro Cavallini Romano, che per venera
zione ſtà coperta. La ſeconda dov'è dipin
to
Tito. La terza è del celebre
meo della Porta. Nella quarta ſi vede una
Madonna lavorata a Moſaico. E finalmente
la quinta, dov'è
no di Matteo Roſſelli. Parimente a man
ſiniſtra la prima è del Paggi Lombardo, la
ſeconda del Paſſignano, la terza del loda
to
goli; dopo la quale ſegue la belliſſima Cap
pella di
ze, fatta fabbricare con ſomma magnifi
cenza da Averardo, e Antonio Salviati.
Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati
col diſegno di Giovanni Bologna. Tre bel
le Tavole di Pittori eccellenti ne adornano
vagamente le tre facciate; quella di mezzo
è opera d'Aleſſandro Allori, quella che
rappreſenta il Lebbroſo riſanato in cornu
Evangelii, è di Franceſco Poppi, l'altra
di Batiſta Naldini. In ciaſcuna di queſte
facciate ſi mirano due belliſſime Statue di
Marmo, che in tutto aſcendono al numero
di ſei, di mano del Francavilla, diſcepolo
del mentovato Giovanni Bologna, ed al
trettanti Baſſirillievi di bronzo, di mano di
del Maeſtro, da cui fu fatta la Figura di
bronzo che è in Sagreſtia, quale rappre
ſenta il Santo giacente; nell'urna ſotto l'Al
Fi
nalmente corona queſta Capella una Cu
poletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe
Pitture di mano del famoſo Poccetti. Avan
ti a queſta Cappella ſon dipinte due Storie
dell'Eſpoſizione e Traslazione di
nino di mano del Paſſignano. Ella ha me
ritato d'eſſer deſcritta e pubblicata colla
ſtampa dal celebre Antiquario Dottore An
tofranceſco Gori. Allato a queſta vi è la
Cappella de' Serragli, ancor eſſa ragguarde
vole, nonmeno per la ſtruttura di finiſſimi
marmi, de' quali ſino al pavimento è ri
coperta, quanto per varj ornamenti di
Statue, e di Pitture, che nobilmente l'
adornano. La Soffitta è tutta intagliata, e
riccamente dorata, collo stondo aſſai ben
condotto, uſcito dal pennello di
tonio Pucci. Segue dipoi la Tribuna con
un bello Altar maggiore corredato di ric
chiſſimi argenti. E' degno di memoria, che
quì furono ſepolti il Conte Giovanni Pico
della Mirandola, che fu chiamato la Feni
ce degl'ingegni, ed Agnolo Poliziano uo
mo letteratiſſimo, e ſingolare. Non meno
però della Chieſa è ragguardevole il Con
vento, fatto fabbricare da Coſimo, e Lo
renzo de' Medici, col diſegno di Micheloz
zo. Nel primo Chioſtro ſono le lunette,
tutte dipinte da eccellenti Maeſtri, e ſpe
cialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſ
ſelli, dal Tiarini, e dal Boſchi. Bella e
copioſa Libreria vi ſi conſerva, ove fra gli
ti, alcuni de' quali è fama, che foſſero
già di Niccolò Niccoli, che è da annove
rarſi fra quelli, da' quali le Lettere Greche
riconoſcono il loro riſorgimento. Fu queſto
Convento ſempre tenuto in grande ſtima,
non ſolo per l'oſſervanza reſtauratavi da
avervi dimorato moltiſſimi Religioſi di ſan
ta vita, in converſazione de' quali ſoleva
Coſimo Padre della Patria ſpeſſe volte tratte
nerſi, vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abita
va. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta
laterale è il Palazzo altrimenti chiamato il
CASINO da
Gran Duca Franceſco I. intorno all'anno
1570. col diſegno del Buontalenti. E' ſer
vito ne' tempi andati per abitazione de'
Principi del Sangue, eſſendo provveduto di
tutte le commodità, che a tali Perſonag
gi ſi convengono, e preſentemente vi ſono
poſte le Compagnie della Guardia Nobile,
di Accanto a queſto Caſino è
degna di eſſere veduta la
COMPAGNIA DI
dello Scalzo, per le molte eccellenti Pit
ture a freſco d'Andrea Vannucchi, detto
Andrea del Sarto, e del Franciabigio, che
ne adornano il Cortile. Siccome la Tavola,
che rappreſenta San Giovanbatiſta in,
atto di battezzare il Salvadore nel Giorda
Credi. Camminando per eſſa ſtrada a ma
no deſtra ſi trova il
GIARDINO de' Semplici, che dal Gran
Duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu
fabbricato. Belliſſimo è queſto in tutte le
ſue parti, e non minore è il pregio di eſſo
per le piante delle più rare, e ſingolari,
che nel Mondo ſi trovino; avvegnachè
quel magnanimo Principe, acciocchè in Fi
renze non mancaſſe a' Profeſſori di Medi
cina la cognizione dell'Erbe, e Piante,
medicinali, da ogni parte più remota le fe
venire, e quivi con ſomma diligenza con
ſervare. L'anno 1718. fu trasferita in que
ſto Giardino, per benigno reſcritto di
Reale l'Accademia di Bottanica nuova
mente inſtituita all'uſo e cuſtodia della
quale la felice memoria di Franceſco Pri
mo lo concedette. Appreſſo vi è la
CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di
maneggio e della Scuderia di
che in gran numero, ed in un aſſai co
modo luogo vi ſi mantengono. In queſto
ancora ſi apprende dalla Nobiltà Fioren
tina, e foreſtiera ſotto la direzione di
un Cavallerizzo ſpeſato dall'
te di cavalcare, e di correr la lancia. A
queſto effetto fu dal Gran Principe Ferdi
nando fatto reſtaurare, ed accreſcere un bel
loggiato, perchè nel tempo del crudo in
tinovare un eſercizio sì nobile. Contiguo
è il
SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto
tempo in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e,
mantenute molte Fiere indomite d'ogni
ſorta, come Leoni, Orſi, Tigri, Pantere,
Tori ſalvatici, ed altri ſimili; i quali di poi
ſi eſercitano nelle Cacce, che dentro un
ampio moderno Cortile, alla preſenza di
molti ſpettatori, ſi ſogliono fare. Dirim
petto a queſto è lo
SPEDALE di San Matteo, altrimenti det
to di Lemmo, poichè intorno all'Anno
1290. fu fondato da Lemmo Balducci di
Monte Catini, dove ſono curati molti in
fermi con gran diligenza, e carità; e per
la via detta del Cocomero ſi trova il
PALAZZO de' Marcheſi Gerini; ricco di
ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimoderna
to magnificamente, ed il
PALAZZO de' Baroni Ricaſoli, fabbricato
con buona Architettura moderna; ſicco
me il
TEATRO per le Opere, appartenente all'
antichiſſima Famiglia degli Ughi, rifabbri
cato più magnificamente, e rinnuovato
fino da fondamenti. E addirimpetto vi è la
B 2 ABI-
ABITAZIONE de' Gondi accreſciuta mo
dernamente. E andando verſo la via de'
Servi, è quivi vicina la
OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſervano,
oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, molte Sta
tue, e Baſſirilievi di gran pregio, ed un
Archivio di grande importanza. Quivi con
tiguo è il
PALAZZO del Senator Filippo, e Fratelli
Guadagni, che ha nobile facciata, fatta,
nello ſcorſo ſecolo con diſegno del Silvani,
e comodi, e vaſti appartamenti, accreſciu
ti di freſco con una nuova magnifica ſcala
dal Senatore Filippo Guadagni vivente. Ma
nell'entrare in Via de' Servi s'incontra,
prima a man dritta la
ABITAZIONE de' Naldini fabbricata in,
queſti tempi; e di poi il
PALAZZO del Marcheſe Incontri, di mae
ſtoſa Architettura Toſcana, in faccia al
quale vi ſono i
PALAZZI di due rami della Famiglia de'
Pucci; il primo de' quali d'ordine com
poſito è di Aleſſandro, e Fratelli Pucci,
diſegnato con bella, e vaga Architettura,
dal famoſo Paolo Falconieri Cavaliere in
tendentiſſimo; e l'altro accanto del Mar
cheſe Emilio Pucci, che ha ſeguitato l'or
Tenendoſi però per la Via
de' Servi, a man dritta è la Chieſa di
SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitano
Monaci Celeſtini. Sono in queſta da oſſer
varſi alcune Tavole molto belle, e ſpe
cialmente la natività di Noſtro Signore di
mano dell'Empoli, accanto alla quale è
una Vergine di mano di Jacopo da Pontor
mo aſſai ſtimata; ſiccome due Tavole del
Poppi, e una del Paſſignano. Dipoi vol
gendo ſi trova il
PALAZZO del Senator Marcheſe Lorenzo,
e Fratelli Pucci, che ha nobili appartamen
ti, e ſi giugne all'Arciſpedale di
SANTA MARIA NUOVA, edificato dalla no
bil Famiglia de' Portinari intorno all'Anno
1287. La facciata di queſto nobile Edifizio,
a cui fu dato principio nel ſecolo decimo
ſeſto col diſegno del Buontalenti, è oltre
modo mirabile. Reſta nel mezzo del Log
giato la Chieſa, nelle pareti della quale ſi
vedono dipinte due Storie da Lorenzo
Bicci, che rappreſentano la funzione della
Sagra, che già ne fece Martino V. Sommo
Pontefice. Quattro belliſſime Tavole ne
adornano gli Altari. Dalla deſtra è la pri
ma di mano del Ficherelli, detto Ripoſo,
e la ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra,
la prima Tavola rappreſenta un San Lo
dovico Re di Francia, che guariſce dalle
ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di
Croce, è opera del Bronzino. All'Altar
maggiore fabbricato di marmi Carrareſi, in
tarſiati di belliſſime pietre, vi è un Ciborio
parimente di pietre, di pregio, e di bel
lezza non ordinaria. Da un de' lati è lo
Spedale degli Uomini, e dall'altro quel
delle Donne, ambedue fabbricati colla
medeſima Architettura. Ed avvegnachè mol
tiſſimi infermi continovamente ci ſi riceva
no, grandiſſime, e molte ſono l'abitazio
ni con bell'ordine diſpoſte, acciò facile,
rieſca agli Aſtanti il provvedere detti inſer
mi di quanto loro abbiſogna. In queſto
luogo convivono ancora moltiſſimi Giovani
che da varie parti concorrono, per appren
dere co' veri precetti la pratica della Medi
cina e della Chirurgia, ſotto la diſciplina,
degli ottimi profeſſori, che vi ſi ſtipendia
no; e preſtando nel medeſimo tempo il
loro ſervizio, ſempre lo rendono più ce
lebre, non ſolo in Firenze ma per tutta,
l'Italia, uſcendone Maeſtri eccellentiſſimi
nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i
ſerventi, che aſſiſtono notte, e giorno; mol
ti i Medici, che giornalmente intervengo
no alla cura di queſt'infermi. Molti gli
ſpirituali e temporali ajuti, che ſi ricevo
no in queſto luogo, premendo alla Pietà
ſingolare di
po, e il profitto degli ſtudenti, ma di lun
ga mano aſſai più quella dell'Anima. Non
queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguar
devole, è ſtato nuovamente arrichito di una
copioſa libreria pubblica, ripiena ſpecial
mente di Libri alla Medicina ſpettanti, e
di ogni ſorta di erudizione, ſiccome di un
bel Teatro Anatomico; il tutto fabbricato
con ſomma magnificenza, e ſpeſa non or
dinaria. E dirimpetto all'abitazione delle
Monache ſerventi lo Spedale, ſi vede la
ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col di
ſegno di Bernardino Ciurini. Ma proſeguen
do per la via detta di Sant'Egidio fino al
canto di via della pergola, e degno d'oſ
ſervazione il
PALAZZO de' Martellini, grandemente
lodato dal Bocchi, e preſſo a queſto trova
ſi la detta Via della Pergola, dov'è la
Chieſa e Oſpizio di
SAN TOMMASO D'AQUINO in cui ricevon
ſi tutti i poveri Pellegrini Oltramontani,
i quali con Patente del proprio Veſcovo,
portanſi a viſitare i Luoghi Santi d'Italia.
E' grandiſſima la Carità colla quale da
perſone nobili, e pie ſon ricevuti, e ſervi
ti, onde è, che ritornati alla Patria quei,
che vi furono ammeſſi, non ſi ſaziano di
commendarlo. Si eſercitano ancora in que
ſto luogo tutte altre opere di Miſericor
dia con ſingolar pietà, ed affetto non or
La Chieſa è tutta incroſtata con
buon guſto di ſcagliola, che fa bella moſtra,
e maſſimamente le due Colonne dell'Al
tare finte di verde antico. La Tavola è di
mano di Santi di Tito; e la volta è tutta
vagamente dipinta. Allato a queſto Oſpi
zio è il
TEATRO per le opere, più di prima ab
bellito, in occaſione delle Nozze del Gran
Principe Ferdinando di Toſcana, colla Prin
cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, e mo
dernamente colla protezione di Franceſco
Primo di felice memoria reſtaurato co' pal
chetti nuovi di muraglia dipinti dentro dal
Gianrè, e fuori dallo Stagi, le figure del
la volta, e tendone dallo Zocchi, l'Archi
tettura dal Mannaioni, e gli Scenarj nuovi
dal Bibbìena. E proſeguendo per Via del
la Pergola in quella di Cafaggiuolo, ſi ve
de la
CHIESA, e MONASTERO de' Camaldolenſi.
La Chieſa è ſtata rifatta di nuovo. La vol
ta è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſ
ſandro Gherardini. Anche il Monaſtero è
ſtato reſtaurato, e nella Libreria, ove ſi
conſervano rari
Luca Giordano. Nell'orto ſi vede il prin
cipio del famoſo Tempio della Famiglia de
gli Scolari, tanto lodato da Giorgio Vaſa
ri, Architettura del Brunelleſco. Rimpetto
a queſto Monaſtero corriſponde il
renzuoli, fatto col diſegno dell'Amman
nato, edifizio in ogni parte ragguardevo
le. Ed entrando in via de' Servi, evvi il
PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con
buon diſegno; e adorno di molte ſtatue
antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo di
Medaglie. E verſo la Nunziata ſi trova la
Chieſa della
CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti nobi
litata di fabbrica in queſti tempi. E quaſi
addirimpetto il
PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſi
gnorile, che i Padroni dicono eſſerne ſta
to l'Architetto il Buontalenti. Eſſo intro
duce in una Piazza, che ha preſo il nome
dalla vicina Chieſa della Nunziata. E' que
ſta da due lati chiuſa da due gran Logge,
il diſegno delle quali è del famoſa Brunel
leſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe,
di marmo ſi erge un bel Cavallo, ſopra
il quale è la Statua di Ferdinando Primo
Gran Duca di Toſcana, gettato in bron
zo da Giovanni Bologna Fiammingo, ce
lebre Scultore. Sono bensì di Pietro Tac
ca le due Fontane di bronzo, che adorna
no la medeſima Piazza. Sotto una di que
ſte due Logge vi è lo
SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per
vare moltiſſimi fanciulli eſpoſti, che ſenza
un tal ajuto, facilmente perirebbero. Fu
fondato queſto Spedale intorno all'Anno
1420., e ne diede il diſegno il poc'anzi
nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni
ſono aſſai comode, e ben diſpoſte. Nelle
due Chieſe, che una è per gli Uomini, e
l'altra per le Donne, molte belle Pitture
ſi trovano; come altresì nel loggiato di
mano di Bernardino Poccetti ſi vedono al
cune Pitture a freſco. E' governato queſto
Spedale da perſone nobili. Preſeggono que
ſte al governo di moltiſſime Perſone preſſo
al numero di tremila, oltre la ſoprinten
denza di altri Spedali ad eſſo ſubordinati.
In faccia poi alla medeſima Piazza ſi trova
la Santiſſima
NUNZIATA; nella deſcrizione della quale
mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tem
po io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era
queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo
Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto
luogo, che era detto il Cafaggio. Or ta
le piccolo Oratorio con alcuna parte di ter
reno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſet
te nobili Fiorentini, che abbandonata la
Patria ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Se
nario, ove menando vita eremitica, e ſo
litaria, avevano fondata la Religione de' Ser
vi di Maria, ed il motivo fu, acciò quei
buoni Religioſi, che da per tutto aveano
cino ſantificaſſero col loro eſempio i loro
Concittadini. Ma perchè troppo anguſto
era quel luogo, in riguardo alle molte per
ſone, che vi erano venute ad abitare, fu
di biſogno fabbricar nuovo Convento, e
nuova Chieſa; al che fare, la povertà di
quei Religioſi baſtante non era. Perciò ad
un'opera sì buona e ſanta, furono dal Som
mo Pontefice tutt'i Fedeli eſortati, tra' qua
li ſopra di ogni altro ſi ſegnalò Chiariſſimo
Falconieri nobiliſſimo Cittadino di queſta
Patria, creduto Padre di Santa Giuliana,
e Fratello del Beato Aleſſio; imperciocchè
a niuna ſpeſa, o fatica perdonando, ſom
miniſtrò qualunque ſoccorſo più opportuno,
perchè tal opra toſſe al ſuo fine condotta.
Terminata la fabbrica, avvenne quel gran
prodigio, per lo quale è celebre queſta
Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei
buoni Padri dato a dipingere a freſco ad
un Pittore (di cui ancora è incerto il no
me; altri chiamandolo Bartolommeo, al
tri Giovanni, altri credendolo Pietro Caval
lini Romano) un'Immagine di Noſtra
Signora in atto di eſſere dall'Angiolo An
nunziata. Il buon Pittore, che la figura
dell'Angiolo avea compita, e rimanevagli
ſolo ad effigiare della gran Vergine il Vol
to, ſtava tra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual
arte poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Divi
no, che i Seraſini innamora. In queſto
mentre fu ſopraffatto dal ſonno, da cui
lorito il bel Sembiante della gran Vergine
Madre di tal bellezza, e tanta divozione
ſpirante, che ſolo doveſſe crederſi coſa di
Paradiſo. Attonito dunque, e ſorpreſo da
maraviglia incredibile, ad alta voce gridò
più volte: Miracolo, Miracolo. Il che ſen
tito da' circoſtanti, e dipoi ſparſoſi per la,
Città, cagionò ſubitamente un tal concorſo
di Popolo, che ben toſto ne fu la Chieſa
ripiena; e perchè niuno di queſto fatto du
bitar poteſſe, operò Iddio per mezzo di
queſta Immagine infiniti miracoli, che tut
tavia, mercè della Divina bontà, vanno
creſcendo in gran numero. Ora venendo
noi alla deſcrizione della Chieſa: vedeſi al
primo ingreſſo un bel Loggiato con belle
e ben proporzionate Colonne, fatto fabbri
care dalla Famiglia de' Pucci con diſegno del
Caccini ſcultore. Sotto il Loggiato ſono tre
Porte. Quella a man deſtra conduce nella
Cappella di San Baſtiano dell'iſteſſa Fami
glia Pucci, eretta ancor eſſa con diſegno
del ſopraddetto Caccini, adorna di tre,
belle Tavole, colorite da Maeſtri eccellenti,
e ſpecialmente quella di San Baſtiano di
mano di Antonio del Pollaiolo, ed altresì
di alcune Statue di marmo di mano del
Novelli Scultore. Vi ſono ancora molte
memorie di uomini illuſtri di queſta nobil
Famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Ro
berto, e Antonio Pucci tre inſigni Cardi
nali, che viſſero quaſi in un tempo mede
L'altra Porta a man ſiniſtra condu
ce in un Ricetto dov'è la Sagreſtia, ed
in un Chioſtro aſſai grande e vago. In fac
cia di queſto Chioſtro ſi vede ſopra la por
ta, che va in Chieſa, la famoſa Madonna
del Sacco, dipinta da Andrea del Sarto con
tutta la perfezione dell'arte. E' fama fra
gl'intendenti, che queſta ſia la miglior'o
pera, e più perfetta, che quel famoſo Ar
tefice conduceſſe. E in vero chiunque at
tentamente la mira, reſta fuor di modo at
tonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel
Agnolo Buonarroti, ed il celebre Tiziano
non ſi ſaziavano mai di rimirarla, e di com
mendarla in eſtremo. L' altre Lunette del
medeſimo Chioſtro ſono ancor eſſe dipinte
da buoni Artefici. Il Poccetti, e il Roſſel
li grandemente vi faticarono, e molto an
cora il Salimbeni Saneſe. Sono in queſte
effigiati i fatti più ſingolari de' ſette Fonda
tori, e ne' peducci delle volte i Ritratti de
gli Uomini più inſigni dell'Ordine de' Ser
vi. In queſto Chioſtro è una gran Cappel
la in volta, eretta già dalla Famiglia Ma
cinghi, della quale reſtano le Armi negli
angoli, che paſſata dipoi in quei Religioſi,
ſerviva loro di Capitolo; ma adornata da
eſſi modernamente, ed abbellita di pitture a
freſco per ogni parte; è ſtata deſtinata al
culto delle ſante Immagini de' ſette Beati
Fondatori del loro Ordine, dipinte in Tavo
le di aſſai antica, e ſemplice maniera; e
perchè ſono oggi le dette Immagini aſſai
ſervarle, ſono ſtate unite tutte inſieme in
un Quadro, che poſa ſull'Altare, ma ſpar
tite una dall'altra da un nuovo ornamen
to riccamente dorato, e coperte di criſtalli.
La terza Porta del loggiato, che è la prin
cipale, nel mezzo conduce in un piccol Cor
tile, o Chioſtro tutto dipinto da' più rari
artefici di quei tempi. Queſti ſono Andrea
del Sarto (il ritratto del quale ſcolpito in
marmo coll'iſcrizione vedeſi a mano ſini
ſtra) Aleſſio Baldovinetti, il Roſſo, Jacopo
da Pontormo, il Franciabigio, e Coſimo
Roſſellini. D'Andrea è la Storia de' Magi,
la Natività della Madonna, quella ove ſi
porge a baciare a' circoſtanti la Reliquia di
San Filippo, con tutte l'altre a man ſini
ſtra, che i fatti più ſegnalati di San Filippo
Benizi mirabilmente rappreſentano. D'A
leſſio Baldovinetti è la ſtoria della Natività
del Signore: del Roſſellini è quando San
Filippo ha la viſione di Maria Vergine:
del Roſſo è l'Aſſunzione della Madonna:
del Pontormo la Viſitazione della medeſi
ma: e del Franciabigio lo Spoſalizio della
Vergine con San Giuſeppe. Parimente in
queſto Cortile ſi vedono innumerabili Voti,
altri dipinti in tavole, altri eſpreſſe in fi
gure al naturale. Entrando in Chieſa, ve
deſi al primo aſpetto la ſoffitta tutta d'in
tagli dorati ſopra fondo bianco, nel mezzo
della quale è un gran quadro, rappreſen
tante l'Aſſunzione della Vergine al Cielo,
Nelle pareti, tra
'l fregio della ſoffitta, e il cornicione, ſono
dodici quadri dipinti a freſco dell'Ulivelli,
dove ſi rappreſentano alcuni Miracoli più
ſingolari, operati per interceſſione di Maria.
A man ſiniſtra nell'entrare in Chieſa ſi
trova la Cappella della Santiſſima Nunziata
(nel muro della quale è dipinto il di lei
Volto miracoloſo) latta di marmi vagamen
te intagliati col diſegno di Michelozzo.
Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappel
la non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E' l'
Altare d'argento maſſiccio nobilmente la
vorato, il gradino parimente d'argento, e
tutto diviſato di gioie, e pietre prezioſe.
In un belliſſimo Tabernacolo è una teſta
del Salvadore mirabilmente dipinta da An
drea del Sarto. Sopra due gran pilaſtri po
ſa un ricco architrave, o cornicione d'ar
gento, da cui pende una cortina di lavoro
eccellente, ſotto la quale una mantellina,
parimente d'argento, che tien coperta la
Sagra Immagine. Inoltre tanti e tanti ſono
gli ornamenti di queſta Cappella, che è ma
lagevole il poterli diſtintamente deſcrivere:
perchè i vaſi, i doppieri, le lampane tutte
d'argento ſono moltiſſime; ſenza numero
ſono i Voti, che vi ſi vedono appeſi; in
contraſſegno delle grazie, che dalla Vergi
ne ſi diſpenſano giornalmente. Contiguo al
la detta Cappella è un Oratorio di forma
quadrata nobilmente arricchito. Ha le pa
reti incroſtate di pietre prezioſe, e ſpecial
ſpri, che rappreſentano alcuni ſimboli di
noſtra Signora. Allato a queſta Cappella vi
è quella fatta fabbricare dal Marcheſe, e
Senatore Franceſco Feroni, col diſegno di
Giovan Batiſta Foggini tutta incroſtata di
marmi, e adorna di varie Statue; la Ta
vola dell'Altare è dipinta da Carlo Lotti
Pittor Veneziano con ſingolar diligenza; di
mano di Giuſeppe Piamontini ſono le
due Statue rappreſentanti il Penſiero, e la
Fortuna marittima, e di mano dell'An
dreozzi ſono l'altre due, che figurano la
Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Mar
cellini è il San Domenico, e del Cateni il
San Franceſco, e le Medaglie di bronzo do
rato ſono di Maſſimiliano Soldani Benzi; le
due Iſcrizioni, che ſi vedono ſotto i due
Depoſiti, ſono dettate dall'erudite penna
del celebre Anton Maria Salvini. Seguitano
appreſſo, benchè con ordine aſſai diverſo,
altre Cappelle adornate di belle tavole, tral
le quali è molto ragguardevole quella del
Giudizio d'Aleſſandro Allori, detto il Bron
zino; quella della Crocifiſſione dello Stra
dano: e la quarta di Pietro Perugino, o
come altri vogliono, dell'Albertinelli. Sic
come nella Croce della Navata è aſſai vaga
la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di
San Filippo Benizi, colla Tavola dipinta dal
Volterrano, e con altre pitture a freſco dell'
Ulivelli. Da un ricetto quivi accanto ſi per
viene alla grandioſa Sagreſtia ultimamente
a ſpeſe di particolari, come ſi legge da una
Iſcrizione ſotto l'Altare. Oſſerviſi in eſſa
la Pittura della Volta, della Tribuna delle
parti laterali, e della facciata interna rile
vata a foggia di Stucchi da Pietro Giarrè,
e la Tavola dell'Altare opera di Ceſare
Dandini. Il diſegno de' nuovi comodi Ar
marj è di Filippo Ciocchi Architetto, eſe
guito da
mi; e per i ferramenti da
ambedue Laici di queſto Convento. Ritor
nando a man deſtra, nella prima Cappella
della Famiglia del Palagio adorna di varj
marmi, è una tavola dell'Empoli, che è
ſtimata la miglior opera da eſſo fatta. Nel
la ſeconda vi è una Tavola dipinta da Pier
Dandini Profeſſore di molto pregio. Ma la
terza Cappella tutta incroſtata di marmi con
bel diſegno intagliati, e nobilmente arric
chita, fu fatta fabbricare dal Marcheſe Fab
brizio Colloredo del Friuli, col diſegno del
Nigetti: la Tavola è di mano del Vignali,
e la Cupola del Volterrano. Ognuna delle
ſeguenti Cappelle ha qualche coſa di ſin
golare, e ſpecialmente quella de' Bandinel
li, prima de' Pazzi, dov'è di marmo un
Criſto morto, ſoſtenuto da Dio Padre, o
pera inſigne di Baccio Bandinelli. In faccia
a queſta, è in luogo poco oſſervato la Cap
pella di Santa Barbera; ove ſi vedono mol
te memorie ſepolcrali di Signori di conto
di varie Provincie Oltramontane, tra le quali
celebre in marmo. Degna non di minore
oſſervazione è la Cappella de' Falconieri,
che fa Croce alla Navata deſtra. Conſe
crata era alla Immacolata Concezione di
Maria Vergine, e dal 1760. in cui i com
padroni ſi determinarono di reſtaurarla,
come è al preſente, è conſecrata a Ma
ria Santiſſima Addolorata, al Beato Aleſſio
ed a Il diſegno di
queſta Cappella riſtabilita quaſi da' Fonda
menti è di Filippo Ciocchi Architetto, la
Tavola dell'Altare, e lo sſondo è di Vin
cenzo Meucci, ed i due Quadri Laterali di
Giuſeppe Griſon. Gli altri bene inteſi ador
namenti, come la Scalinata, Balauſtro,
Menſa, e Ciborio dell'Altare, la Caſſa, o
ſia Cancellata di Bronzo dorato, in cui ſtà
ripoſto il Corpo di
cono a renderla più vaga, e fanno riſalta
re l'ottimo guſto e diſcernimento del
cheſe Abbate Antonio Niccolini, alla di cui
aſſiſtenza e direzione i Signori Falconieri
di Roma appoggiorono il reſtauramento
di eſſa Cappella. Al fine della Navata, ſi
trova una Tribuna aſſai grande di figura ro
tonda con bella Cupola, e rilevata, fatta
col diſegno di Leon Batiſta Alberti nobile
Fiorentino, a ſpeſe di Lodovico Gonzaga
ſecondo Marcheſe di Mantova. E' in oggi
queſta Tribuna tutta adornata di ſtucchi,
come altresì la Cupola, dipinta da Baldaſ
ſar Franceſchini, detto il Volterrano. Ha
quando Aſſunta in Cielo vien coronata dal
la Santiſſima Trinità. Intorno intorno ha
dipinti i Patriarchi, i Profeti, e i Santi del
Teſtamento Vecchio, con alcuni altri del
Nuovo, che prima della Vergine erano paſ
ſati alla Gloria, recedendo in queſto dall'
uſo di quaſi tutti i Pittori, che nel dipi
gnere Storie antiche, meſcolano ſpeſſe vol
te perſone, che viſſero molti ſecoli dopo.
Finalmente in queſta grand'opera è lau
dabile non meno l'invenzione, e il diſe
gno, che la vaghezza del colorito. Corri
ſponde alla cupola il Coro de' Frati, i qua
li, oltre al numero di cento, con ſommo
decoro, e con eſquiſitezza di canto, vi ce
lebrano gli Ufizi Divini. Nove Cappelle ſi
trovano intorno al Coro, molte delle quali
ſono adorne di marmi, e di belliſſime Ta
vole. Nella feconda Cappella a man deſtra
vi è una Tavola del Bilivelti, nella quale è
dipinto lo Spoſalizio di Santa Caterina. Nel
la terza la Tavola del Cieco nato è di ma
no del Paſſignano. Nella quarta, che fu
fabbricata a proprie ſpeſe di Giovanni Bo
logna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pie
tre ſerene, e marmi, ſono di ſtima gran
de le Statue, i Baſſirilievi di bronzo, e le
tre Tavole, una del Paggi, l'altra del Li
gozzi, e la terza del Paſſignano. Siccome
è ammirabile il Crocifiſſo di bronzo, fatto
ſopra un modello dello ſteſſo Giovanni Bo
logna. Nella ſeſta la Tavola della Reſurre
Nell'ottava
il San Michele di mano del Pignoni pittor
celebre; e nella nona la Natività di Maria
Vergine, fatta da Aleſſandro Allori, il cui
figliuolo Criſtofano dipinſe uno de' quadri la
terali, che è tenuto in gran pregio. L'Al
tar maggiore è molto ricco e magnifico.
Ha il Ciborio grande d'argento, di bellez
za, e di pregio conſiderabile; ſiccome un
Paliotto parimente d'argento con figure di
baſſorilievo, che ſolamente adopraſi nelle
feſte ſolenni, nelle quali, tanti ſono i va
ſi, i doppieri, le ſtatue, e gli ornamenti
prezioſi, che vi ſi vedono, che certamente
non hanno pari. Sul piano del Presbiterio
poſano due magnifici Depoſiti di marmo,
uno del Veſcovo Angelo Marzimedici colla
Statua al naturale di mano di Franceſco da
Sangallo; e l'altro del Senatore, e poi Sa
cerdote Donato dell'Antella inſigne benefat
tore della Chieſa, ove la ſtatua è di Gio
van Batiſta Foggini, e l'Iſcrizione del Se
natore e Auditore Filippo Buonarroti. Que
ſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſecolo ſu
adornata di ſtucchi, e pilaſtri incroſtati di
marmi con diſegno di Pier Franceſco Sil
vani, del quale pure è l'Altar maggiore e
la Soffitta; e i medaglioni furon dipinti a
freſco da Piero Dandini per legato del
detto Senatore dell'Antella. In ſomma ella
è in tutte le ſue parti ragguardevole, nè vi
è foreſtiero, che non ſi porti a viſitarla.
Il convento poi è molto comodo e magni
timamente; ed ivi pure ſon degne d'eſſer
vedute sì la Libreria nuovamente fabbrica
ta, perchè, oltre alla copia de' Libri, vi ſi
aggiungono molti ornamenti, che la ren
dono ſingolare; come anco nel Chioſtro in
teriore la Cappella della famoſa Accademia
del Diſegno, per la Tavola dell'Altare, che
è del Paſſignano, e per due quadri a freſco,
che ſono opera di Giorgio Vaſari, e di San
ti di Tito. Partendoſi da queſto Santuario
per la ſtrada dietro la Chieſa ſi trova il
PALAZZO del Marcheſe Franceſco Cappo
ni, che e ſtato alzato in queſto ſecolo col
diſegno del Cavalier Carlo Fontana. E' que
ſto Palazzo uno de' maggiori della Città,
con facciata molto nobile, e di lunga di
ſteſa. Entrati dentro ſi vede la grande e
magnifica ſcala aperta, e ornata di ſtatue,
e di ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da
Matteo Bonechi: vi ſono nobiliſſimi appar
tamenti con Pittore, e addobbi ricchiſſimi,
e d'ottimo guſto. Nella Sala ſono dipin
te dal medeſimo tre Storie di fatti illuſtri
operati da alcuni de' Capponi, che ſono
molto celebri, e ſi può ſcendere la detta
Scala molto comoda e bella, che di giù
conduce fino alla ſommità del Palazzo, a
cui è unito un vaſto e delizioſo Giardino
con un bel Salvatico, e uccelliera nobiliſ
ſima. Quaſi in faccia vi è il
go, e di bella Architettura, e fornito di
copioſa Libreria. Nel Ricetto della Sala
terrena v'è uno sfondo dipinto a freſco
dal Volterrano, opera ſingolare, che rap
preſenta San Martino a cavallo. E andan
do per la ſtrada, che conduce verſo la,
Porta a Pinti ſi vede il
PALAZZO de' Conti della Gherardeſca,
che ſu già di Bartolommeo Scala Storico
Fiorentino, ma creſciuto, ed abbellito aſ
ſai da queſti Signori, e di contro il
GIARDINO del Duca Salviati molto deli
zioſo, e poco lontano il
GIARDINO de' Padri Geſuiti, appreſſo al
la lor Caſa, dove fanno il terzo anno di
Noviziato i Padri della Provincia Romana,
ed accanto il
PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Ara
gona ancor eſſo di buona capacità, e con
delizioſo Giardino, e non molto lungi il
Monaſtero, e Chieſa di
SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'
ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man
deſtra la belliſſima Cappella de' Neri, che
ben può dirſi tale per le Pitture di Ber
nardino Poccetti, il quale, ſe in ogni o
pera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpe
Ammirano
gl'intendenti, ſopra d'ogni altra coſa, la
bella Cupoletta, ove è dipinto il Paradiſo
perchè in eſſa ſono innumerabili le figure
de' Santi, ma così bene, e con tal arte
diſpoſte, che la moltitudine non genera
confuſione, ma reca diletto, e vaghezza.
All'Altare di detta Cappella è una Tavola
del Paſſignano; e finalmente non vi man
ca ornamento, che la poſſa render più va
ga. Paſſando per un Cortile ſi entra in
Chieſa, la Soffitta della quale è tutta dipin
ta da Jacopo Chiaviſtelli. Ha una ſola Na
vata, ma però ripartita in varie Cappelle,
in ciaſcuna delle quali ſi vedono Tavole di
Pittori aſſai ragguardevoli. Ma di gran lun
ga ſuperiore in bellezza, ed in pregio è la
Cappella maggiore, nella quale ſta ripoſto
il Corpo di Santa Maria Maddalena de' Paz
zi Nobil Fiorentina. Ella è tutta incroſtata
di marmi miſti de' più nobili, e de' più
vaghi, che in tali Edifizj s'adoprano. So
no fra gli altri ornamenti molto ammirabi
li, dodici Colonna di diaſpro di Sicilia, i
capitelli, e imbaſamenti delle quali fon di
bronzo dorato. In alcuni ovati ſi vedono
Baſſirilievi parimente di Bronzo, eſprimen
ti i fatti più ſegnalati della Santa, e que
ſti ovati fon retti da alcuni Angioletti di
marmo del Marcellini. Nelle quattro nic
chie ſono quattro Statue di marmo, che
figurano le quattro Virtù più ſingolari, che
riſplendono in queſta Vergine. La Tavola
cui è il diſegno, e l'Architettura della
Capella. L' altre due Tavole laterali ſono
di mano di Luca Giordano, e la Cupola
è opera di Pietro Dandini, ambedue Pitto
ri famoſi. In ſomma non vi è coſa che
non ſia ragguardevole, e di gran pregio,
avendo fatto a gara, per abbellire queſto
Sacrario, l'eſquiſitezza dell'opere, e la
ricchezza e nobiltà de' materiali. Il Mo
naſtero abitato da nobili Vergini è ampio
e magnifico, con un vaſto e vago Giardino.
Ripigliando il cammino, troviamo il Mo
naſtero di
SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chieſa
tutta rifatta di nuovo di ſtucchi dorati, col
diſegno di
di eſſere oſſervata la Tavola dell'Altar mag
giore mirabilmente condotta dal celebre
Anton Domenico Gabbiani, oltre le altre
tutte di valenti Pittori. Quindi per la ſtra
da detta di Pinti, è oſſervabile l'ampia
ABITAZIONE già de' Caccini, oggi del
Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar
dino. E andando avanti s' incontra la
ABITAZIONE del Balì Roſſia, che ha la
facciata di vago diſegno di
gini. E poi per Via di mezzo ſi giugne,
alla parocchiale
CHIE-
CHIESA DI SANT'AMBROGIO, dove abita
no Monache dell'Ordine di San Benedet
to. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta,
è la Cappella del Miracolo, detta così,
perchè in eſſa conſervaſi parte del Sangue
congelato di Noſtro Signore, ritrovato in
un Calice, dove da un Sacerdote per inav
vertenza era ſtato laſciato del Vino conſa
grato, che in Sangue ſi vide miracoloſa
mente convertito, eſſendo ciò accaduto l'
anno di noſtra ſalute 1230. Vicino a que
ſta Chieſa ſi trovano nove Conventi di Mo
nache, ed uno di Religioſi Clauſtrali dell'
Ordine di San Franceſco di Paola, ma per
non iſtraccare il Foreſtiero colla viſita di
queſte Chieſe, benchè in eſſe ſi poteſſero
oſſervare alcune Pitture di pregio, e ſpe
cialmente in quella di Monte Domini la
Tavola di Santo Stefano del Cigoli, ſtima
ta dagli intendenti una delle più belle Pit
ture della Città; in quella delle Murate,
nel cui vaſtiſſimo Monaſtero fabbricato dall'
antica Famiglia de' Benci, ſu già educata
Caterina de' Medici Regina di Francia, al
cune Pitture di Fra Filippo Lippi; ed al
cune del Grillandajo in quella di San Jaco
po. Appreſſo ſi può oſſervare la
ABITAZIONF de' Gabburri, ove ſono Pit
ture, Stampe, e diſegni ſingolariſſimi, e
per Via Ghibellina la
ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per
conſervano alcune opere, e per la Galle
ria fatta da Michelagnolo il giovane di lui
pronipote tanto inſigne letterato, che l'
arrichì di Pitture, e di coſe rariſſime. Ed
in faccia il
PALAZZO della Famiglia Del Sera edifica
to col diſegno di Pietro Giovannozzi. E
poco dopo dall'iſteſſa parte il
PALAZZO de' Baldinucci, che nel Corti
le ha una fonte colla ſalubre acqua di San
ta Croce. Indi ſi trova il
PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l'in
greſſo principale nella ſtrada detta il Mer
cato di
SAN PIFR MAGGIORE, la facciata, e Log
gia della qual Chieſa tutta di pietre ſere
ne, è molto vaga, e di belliſſima Archi
tettura, ideata da Matteo Nigetti. Sono in
queſta Chieſa molte Tavole di Pittori eccel
lenti, e ſpecialmente una Nunziata aſſai
bella, di mano del Franciabigio, la prima
nell'entrare a man deſtra. La ſeconda di
Raffaellino del Sarto eſprime Maria Santiſ
ſima col Bambino,
Giovan Gualberto; nella quinta conſer
vaſi con gran venerazione un Crocifiſſo di
Baccio da Montelupo. Nella Cappella Pal
mieri, è di mano di Sandro Botticelli la,
moltitudine di Angeli. Nella prima Cap
pella a mano ſiniſtra al nuovo Altare del
Cattani, è una Tavola di Aleſſandro Ghe
rardini. Più di tutte però è mirabile la
bella Tavola dell'adorazione de' Magi
fatta dal Cigoli, una delle opere migliori
di queſt'inſigne Pittore. Preſſo a queſta
è una delle Cappelle della Famiglia de' Mar
cheſi Albizzi, ov'è una Tavola, rappre
ſentante il Martirio di Santa Lucia, di ma
no del Volterrano. Un'altra ſimile a
quella del Cigoli ſu dipinta dal Paſſignano,
ed è accanto alla Sagreſtia, la quale, ſeb
bene è di gran pregio, ſtimaſi nondimeno
dagl'intendenti interiore alla ſuddetta. Nel
la Cappella della Famiglia da Filicaja è il
Depoſito del famoſo Senator Vincenzio da
Filicaja con un'Iſcrizione fatta da Bene
detto Averani. Il Criſto di rilievo che ſi
vede in queſta Chieſa è di Baccio d'Agno
lo. Poco diſtante da queſta Chieſa per il
Borgo degl'Albizzi è il
PALAZZO de' Signori Aleſſandri moder
namente accreſciuto ſull'antico diſegno, e
decorato di ricchi appartamenti, e dalla,
parte oppoſta vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e di
poi il
PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guicciar
del quale ſopra varj Pilaſtri ſi vedono ſcol
piti in marmo i Ritratti di quindici Uomi
ni illuſtri di queſta noſtra Città a foggia
de' Termini degli Antichi. Gli uomini il
luſtri ſono gli appreſſo, cioè; nel primo or
dine da baſſo l'Accurſio, il Torrigiano,
Marſilio Ficino, Donato Accjajuoli, e Pier
Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo
Veſpucci, Leon Batiſta Alberti, Franceſco
Guicciardini, Marcello Adriani, e Don
Vincenzio Borghini: Nel ſuperiore, Dante,
Petrarca, Boccaccio, Monſignor Giovanni
dalla Caſa, e Luigi Alammanni. Quivi in
mezzo della Via è una laſtra di marmo,
poſta in memoria dell'inſigne miracolo da
San Zenobi operato in queſto luogo, nell'
aver riſuſcitato un Fanciullo. Appreſſo ſo
no le
ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi,
ambedue diſegno dell'Ammanato, e dipoi
vi ſono i
PALAZZI, l'uno dirimpetto all'altro,
ambedue di ſtraordinaria bellezza, e am
bedue pure della Famiglia degli Strozzi.
Quello di più antica maniera ſi crede già
alzato col diſegno del Brunelleſco, e ſu
per l'avanti della Famiglia de' Pazzi; e
facendo ivi angolo, colla loro Arme in
fronte, ſi appella perciò da remotiſſimo tem
po il Canto de' Pazzi. Il più bello però
Fu fabbricato col diſegno dello Scamozzi,
nelle opere del quale pubblicate colla ſtam
pa, vedeſi delineato. Le fineſtre a terreno
ſono del Buontalenti, e del Caccini è il
Portone principale. La Facciata di verſo il
Borgo degli Albizzi è fatta col diſegno del
Buontalenti, ed è così bene inteſa, che i
Profeſſori non ceſſano di lodarla. Il Cor
tile del medeſimo Palazzo è fatto con di
ſegno di Lodovico Cigoli: dal qual poco
diſtante ſi trova
SANTA MARIA IN CAMPO, divotiſſima
Chieſa ricca d'Indulgenze, Cattedrale del
Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palazzo
contiguo, e quantunque nel mezzo della
Citta, è Dioceſi Fieſolana. D'ivi poco
lungi ſi giunge alla Via detta dello Studio,
poichè eſſa vi è lo
STUDIO FIORENTINO, ove di continuo leg
gono pubblicamente varj Profeſſori di diver
ſe Scienze, come di Teologia, di Storia
Sacra, e Profana, Giuriſorudenza, Mat
tematica, Filoſofia, Umanità, Lingua Gre
ca, Ebrea, e Toſcana. Quivi ancora han
no la loro Reſidenza le celebri Accademie
Fiorentina, della Cruſca, e degli Apatiſti
a cui confina il
COLLEGGIO de' Padri delle Scuole Pie,
deſtinati ad ammaeſtrare la gioventù nelle
vede un
PALAZZO del Duca Salviati molto agiato,
e comodo. Quindi avanzandoſi col viaggio
verſo della Badia, ſi laſcia da mano deſtra l'
ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſoglio
no congregarſi i Buonuomini. E' celebre
queſt'Oratorio non ſolo per eſſere ſtato
ſondato al tempo di
covo di Firenze, ed a ſua perſuaſione, e
conſiglio, ma eziandio per le opere inſigni
di miſericordia che di continuo vi ſi eſer
citano. Ed in vero è prodigio mirabile,
della Provvidenza Divina, che queſta Ca
ſa ſenza fondo, o ferma rendita annuale,
ma ſolamente provveduta di elemoſine, e
di laſciti pii, giornalmente ſoccorra del ne
ceſſario tante povere famiglie onorate. La
ſciaſi a man ſiniſtra la Chieſa di
SAN PROCOLO, dove ſi poſſono oſſer
vare alcune Tavole di pregio, e ſpecialmen
te la Nunziata di mano dell'Empoli, quel
la dell'Altar maggiore di Gaetano Piat
toli, in luogo di quella che vi fu una vol
ta d'Andrea del Caſtagno, la quale è paſ
ſata nel Reſettorio de' Padri di Badia, ſic
come del medeſimo è quella di
e l'altra del Pontormo, dov'è dipinta la
Vergine con Santa Barbera, e
qui dirimpetto vi è un'altro
PA-
PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua,
propria abitazione, che è l'antico del ſuo
proprio Ramo, poichè il primo, di cui po
co ſopra ſi è fatta menzione, lo ha eredi
tato dal Ramo finito di Roma ſul princi
pio del corrente ſecolo. In faccia ad eſſo
per la Via detta del Palagio ſi ritrova la
ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da
Bernardino Ciurini molto pulitamente. Al
la fine di queſta ſtrada v'è il
PALAZZO del Podeſtà molto vaſto, in cui ſo
no le pubbliche carceri, e nel proſpetto di
queſta ſtrada riſalta la Porta della Chieſa della
BADIA FIORENTINA, dove abitano Mona
ci Caſinenſi dell'Ordine di San Benedetto
così chiamata per antonomaſia, per eſſere
ſtata la prima Badia di Monaci ſondata
in Firenze. La Conteſſa Villa Madre del
Conte Ugo Marcheſe di Brandemburgo, e
Vicario d'Ottone Terzo Imperatore in
Toſcana, moſſa da inſpirazione divina, a
proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed
il Figliuolo la dotarono di richiſſime rendi
te. Onde, in ſegno di gratitudine verſo il
detto Conte Ugo loro Benefattore, intro
duſſero poi quei Monaci da gran tempo ad
dietro, e continovano tuttavia il coſtume
di far celebrare ogni anno da un Giovane
nobile l'Orazione in ſua lode dopo la
Meſſa grande nella mattina di Santo Steſa
di detta Badia, già fondata ſotto il princi
pal Titolo di Santa Maria. Il ſuo principio
fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285.
col diſegno d'Arnolfo, grandemente re
ſtaurata, ma nel paſſato ſecolo, col diſe
gno di Matteo Segaloni rinnovata quaſi da
fondamenti, ſi è renduta vaga, quantun
que molto vi reſti da fare, per ri
durla a perfezione. Quella parte però, che
terminata ſi vede molto bella appariſce, e
magnifica. Alla nobiltà dell'Architettura
corriſponde l'eleganza degli ornamenti.
Dalle due parti laterali vedonſi due Terraz
zini di pietra, con vaghi intagli dorati.
Sopra di quello a man deſtra è ſituato l'
organo, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una
Tavola, dove è dipinta Maria Vergine Aſ
ſunta di mano di Giorgio Vaſari, la qua
le al tempo del Bocchi era poſta ſull'Al
tar maggiore. E' parimente di molte pre
gio la Soffitta, tutta fatta di finiſſimo in
taglio. La Tribuna, ſotto la quale è il
Coro de' Religioſi, è dipinta da Giovanni
Ferretti. Le Tavole delle Cappelle ſono
ancor eſſe di bellezza, e valuta. Quella
di San Mauro a man deſtra è fatta da O
norio Marinari Pittore ſtimatiſſimo; ſiccome
ſon oſſervabili le pitture di tutta la Cap
pella colorite da Vincenzio Meucci. Segue
l'altra di Giovambatiſta Naldini, ove ſi
rappreſenta la venuta dello Spirito Santo.
A man ſiniſtra, di mano di Franceſco Sal
la Croce al Calvario, e nella Cappella di
rimpetto a queſta evvi una Tavola di ma
no di Fra Filippo, in cui vedeſi un San
Bernardo effigiato con ſingolar diligenza.
Sono eziandio conſiderabili tre Sepolcri d'
uomini ſegnalati; il primo ſi è del mento
vato Conte Ugo principal benefattore di
queſta Chieſa. Furono ſcolpiti i marmi di
queſto Sepolcro da Mino da Fieſole, e riu
ſcì tutta l'opera di ſingolare artifizio: il
ſecondo è del Cavaliere Bernardo Giugni:
e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pan
dolfini, Cavaliere, di gran nome in tempo
di Repubblica la cui Famiglia è padrona,
della Cappella, o Tribuna, ſituata preſſo il
Veſtibolo di queſta Chieſa nella quale oſſer
viſi il Quadro ſopra la Porta interiormente
di mano di Fra Bartolommeo Domenica
no. Poco diſtante da queſta trovaſi la
CHIESA NUOVA DE' PADRI DELL' ORATORIO
DI SAN FILIPPO NERI, la quale dee ſervi
re per Oratorio, quando ſarà fabbricata la
Chieſa grande. Fu queſta fatta col diſegno
di Gherardo Silvani, e modernamente è
ſtata arrichita di varj ornamenti di Pittura,
e di Scultura di eccellenti Profeſſori, ſra'
quali d'Antonio Puglieſchi è la Tavola,
dell'Altare maggiore, la Pietà di Aleſ
ſandro Cherardini, la Cupola di Niccolò
Franceſco Lapi, e lo sſondo di Giovanni
Sagreſtani. La Tavola, che oggi ſi vede
Domenico Gabbiani, ſtatavi collocata non
molti anni ſono, in luogo di altra, che
vi era di Onorio Marinari. la quale fu a
dattata all'Altar maggiore della Chieſa di
San Firenze ivi contigua, ufiziata da' Padri
di detto Oratorio. I Baſſirilievi di marmo
ſono parte di Antonio Montauti, e parte
di Giovacchino Fortini, di cui ſono anche
le Statue. In Sagreſtia è un Quadro mol
to ſtimato di Giovan Maria Morandi. La
facciata di queſto Oratorio, che è tutta
lavorata di pietra forte, e adornata di al
cune Figure di marmo, è ſtata ultima
mente condotta a fine col diſegno di Fer
dinando Ruggeri. Vedeſi avanti la mede
ſima il
PALAZZO de' Gondi, che ha la Facciata
di pietre a bozza molto nobile, con diſe
gno di Giuliano da San Gallo, che nella
Sala vi fece un Cammino di baſſirilievi di
gran perfezione, che per quanto non uſino
in sì fatti luoghi, merita di ſtarvi, e di eſ
ſere ammirato. Di dove ſi paſſa alla
PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atte
ſochè in un loggiato aſſai comodo, di Ar
chitettura Toſcana, vendeſi il Grano pub
blicamente, e di quì per ſtrada del Can
to a' Soldani ſi giunge a
SAN JACOPO TRA' FOSSI dove non trovere
to, che tanto eloquentemente furono cele
brate dal Bocchi, e da varj Scrittori di pri
mo grido, avvegnachè ſono già traſ
portate nel Real Palazzo de Pitti, ſolo eſ
ſendovi reſtato di eſſo Andrea che dipinſe
da Giovane quella ove vedeſi l'apparizione
di Criſto in forma d'Ortolano alla Madda
lena. Troveremo bensì le copie delle me
deſime, una delle quali è così bella, che
ſebben copia, è nondimeno tenuta in gran
pregio; e il quadro della Soffitta colorito
dal Gherardini. Da queſta Chieſa ſi può
andare per due ſtrade alla Piazza, e Chie
ſa di Santa Croce, che una detta Via de'
Benci, dove è l'antico Palazzo de' Peruz
zi, ora de' Celleſi, dove abito l'Impera
dore Paleologo, quando intervene al Con
cilio Fiorentino, e l'altra detta Borgo San
ta Croce, nella quale ſono buone Fabbri
che, ed in ſpecie il
PALAZZO de' Corſini, che ha molte belle
Statue antiche nel Cortile; e quello de' Di
ni ricco di Pitture, ſpecialmente di Santi
di Tito, ed una ſingolariſſima d'Andrea
del Sarto. Giunti in fondo alle quali, ve
draſſi la Chieſa di
SANTA CROCE de' Frati Minori Conven
tuali. Tempio aſſai grande e magnifico,
lungo dugenquaranta braccia, e largo ſet
tanta in cui ſi entra per porte, e ſu
bronzo, opera di Donatello, che rappre
ſenta San Lodovico Arciveſcovo di Toloſa.
Fu queſto Tempio fabbricato intorno all'
Anno 1294. col diſegno d'Arnolfo, che fu
l'Architetto del Duomo, benchè dipoi re
ſtaurato col diſegno di Giorgio Vaſari. La
maggior parte de' Foreſtieri concorre a
queſta Ciheſa, tirata dal deſiderio di rimi
rare le Tavole, che l'adornano, nelle qua
li la Paſſione tutta di Noſtro Signore, e la
ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata rappre
ſentata da' primi Artefici di quei tempi.
Ora facendoci dalla Porta di mezzo, ben
chè l'ordine dell'iſtoria richiedeſſe comin
ciare d'altrove, nella prima Tavola, che
ſi trova a man deſtra, allato alla ſuddetta
Porta, è dipinta la Depoſizione di Croce
di Noſtro Signore, di mano di Franceſco
Salviati; la ſeconda dov'è la Crocifiſſione,
è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è
il famoſo Sepolcro di Michelagnolo Buo
narrotti, Gentiluomo Fiorentino, Poeta,
Scultore, Pittore, ed Architetto di gran
nome. Vedonſi a piè dell'Urna tre Statue
di marmo, che rappreſentano la Scultura,
l'Architettura, e la Pittura in atto com
paſſionevole, e meſto: e ſopra l'Urna la
teſta, e il buſto di marmo del Buonarroti.
Fu queſt'opera fatta da tre Maeſtri, cioè
Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Ba
tiſta del Cavaliere, del primo de' quali è
la Statua dell'Architettura, del ſecondo
della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di
Michelagnolo. Sono dipoi da oſſervarſi le
memorie del dotto Antiquario Senator Fi
lippo Buonarroti, e del noto Bottanico Pie
tro Micheli. Segue la terza Cappella, dov'
è dipinto da Giorgio Vaſari, quando Criſto
porta la Croce al Calvario: la Tavola quar
ta rappreſenta l'
ra di Jacopo di Meglio. Aleſſandro del Bar
biere dipinſe la quinta, in cui ſi figura la
flagellazione alla Colonna; la ſeſta dov'è
dipinto Noſtro Signore quando fa Orazione
nell'Orto, è opera di Andrea del Minga;
appreſſo la qnale è la Cappella de' Caval
canti, ove ſi ammira ſcolpita in macigno
la Vergine Annunziata dall'Angiolo, fat
ta con ſingolare artifizio dal celebre Dona
tello; ed allato vi è il Sepolcro di Leonar
do Aretino, inſigne Scrittore d'Iſtorie.
Finalmente la ſettima Cappella ha una Ta
vola già cominciata dal Cigoli, e finita dal
Bilivelti, in cui ſi rappreſenta l'entrata
di Criſto in Geruſalemme. Nella Croce
della navata trovaſi la Cappella de' Barbe
rini, dov'è ſepolto in eſſa Franceſco da
Barberino, Dottore, e Poeta, ed in eſſa
è una Tavola dipinta dal Naldini, che rap
preſenta quando San Franceſco riceve le
Sacre Stimate; vi è anco la Cappella de'
Calderini allato alla Sagreſtia tutta incro
ſtata di marmi Carrareſi, e ornata di
belle Pitture, la prima delle quali rappre
Pitture a freſco di
Paſſato l'Altar maggiore, in cui di preſen
te conſervanſi le Sacre Oſſa della Beata
Umiliana de' Cerchi nobil Matrona Fioren
tina, Terziaria del medeſimo Ordine de'
Minori Conventuali, chiara per ſantità, e
per miraceli, viſſuta intorno agli anni 1240.
e l'altre Cappelle di minor pregio, ſi tro
va la Cappella, o Tribuna de Niccolini,
d'ordine però diverſo dall'altro, eretta,
col diſegno dell'Architetto
Doſio. E' ella tutta incroſtata di marmi
Carrareſi, bianchi e miſti, di diligente lavoro.
Di mano del Francavilla Scultor Fiammin
go, ſono le cinque Statue di marmo, che
una figura Aron, e l'altra Mosè, e la
terza rappreſenta la Verginità, la quarta
la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due
Tavole dipinte ſono di mano di Aleſſandro
Allori, e le Pitture a ſreſco del Volterra
no, con gran perfezione condotte, non
laſciando quella, ove di mano del Cigoli è
dipinto Criſto morto, ſiccome l'altra di
Giacomo Ligozzi Veroneſe rappreſentante
il Martirio di Dopo avere oſ
ſervato il Crocifiſſo di Donatello, che è
nella Cappella in Teſta alla Crociata, paſ
ſeremo dalle ſette Cappelle della Navata
deſtra alle ſette della ſiniſtra, del iſteſs'or
dine, e Architettura. La prima, per non
tornare indietro, ma ſeguitare fino all'
uſcir di Chieſa, ha una Tavola di mano
Spirito Santo; nella ſeconda di mano dello
Stradano è figurata l'Aſcenſione di Criſto
al Cielo. Allato a queſto Altare, e dirim
petto al Sepolcro di Leonardo Aretino, è
quello di Carlo Aretino, Poeta, e Segreta
rio della Repubblica. Del mentovato Va
ſari è l'Apparizione agli Apoſtoli nella ter
za Cappella; nella quarta, e quinta, di San
ti di Tito ſono le due Tavole, che una,
quando Gesù è a menſa co' due Diſcepo
li, e l'altra, quando reſuſcita dal Sepol
cro; nella ſeſta è di mano di Batiſta Nal
dini quando Chriſto è nel Sepolcro; e nel
la ſettima, quando Noſtro Signore và al
Limbo de' Santi Padri, fu dipinta da Agno
lo Allori, chiamato il Vecchio Bronzino.
Rimpetto alla memoria del Senator Buonar
roti ſi vede quella dell'Architetto Aleſſan
dro Galilei, che è opera di Girolamo Tic
ciati, e dipoi ſi trova il Sepolcro del famo
ſo Galileo, dove è ancora il celebre Mat
tematico Vincenzo Viviani, che ordinò que
ſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che fu da
to eſecuzione l'anno 1737. a ſpeſe della
Famiglia Nelli erede di quella del Viviani.
Il diſegno è di Giulio Foggini; la quadra
tura di Anton Maria Fortini; il Buſto di
cenzio Foggini; e la Geometria di Girolamo
Ticciati. Oltre a tante ſingolari pitture ſe
ne trovano in queſta Chieſa alcune di Ci
mabue, e di Giotto, le quali, quantunque
lezza, non è però, che non meritino di
eſſer tenute in ſtima, per la venerazione
a quei due primi Maeſtri, e reſtauratori
della Pittura. E' anche da oſſervarſi il Per
gamo tutto di marmo di Seravezza, inta
gliato da Benedetto da Majano. Sono in
eſſo cinque Storiette de' fatti più ſingolari
di San Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo,
sì bene, e felicemente, che non hanno prez
zo. Ne' vani, che ſono in mezzo de' bec
catelli, ſi vedono cinque ſtatuette a ſedere
di bellezza ſtraordinaria, che rappreſentano
la Fede, la Speranza, la Carità, la For
tezza, e la Giuſtizia. Mirabile però fu l'
artifizio uſato nell'adattar queſto Perga
mo ad una colonna, nella quale rimane
incaſſato, eſſendochè la medeſima colonna
ſia nel mezzo forata, e per una ſcala ac
conciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla grandez
za della Chieſa corriſponde il Convento,
di moltiſſime comode abitazioni ripieno, e
continovamente abitato da più di ſeſſanta
Religioſi, tra' quali in ogni tempo fioriro
no Uomini ſegnalati, non ſolo in lettere,
e in dignità più coſpicue, ma eziandio in
ſantità di coſtumi. Sono in queſto Con
vento molte Confraternite di Secolari, tra
le quali quella detta del Gesù, compoſta
tutta di Nobili, il di cui vaſo è ſtato di
pinto vagamente da Lorenzo del Moro. In
queſta Chieſa, e ne ſuoi Cimiterj è una
quantità conſiderabile di Sepolture, e di
gni Soggetti di Firenze, e d'altrove. E'
fama, che Siſto V. Sommo Pontefice, nel
tempo, che fu Religioſo, per molti anni
quivi abitaſſe, leggendo Filoſofia. Gode
queſto Convento il Privilegio, che uno de'
ſuoi Religioſi ſoſtenga il carico d'Inquiſi
tore; dignità ragguardevole, ſoſtenuta in.
Toſcana da' Minori Conventuali, e ſempre
da Soggetti di gran valore. Il Noviziato fu
fatto edificare con gran magnificenza a pro
prie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e
nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un'
Atrio, e una gran Cappella fatta edificare
dalla Famiglia de' Pazzi; mole di ſingolare
Architettura, e ben degna di chi ne fece
il diſegno, che fu il gran Brunelleſco. Dal
la qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla
PIAZZA contigua, molto ampia, e rego
lare, e deſtinata principalmente al Giuoco
del Calcio, proprio della Nobiltà Fiorentina
in tempo di Carnovale. Compariſcono fu
queſta Piazza (quando accade, che queſto
ſi faccia ſolennemente) cinquantaquattro
Nobili Giovani riccamente veſtiti, e in due
Squadre diviſi, l'una delle quali dal colore
degli Abiti, e delle Inſegne ſi diſtingue
dall'altra. Capi di queſte ſono due Alfieri,
più degli altri nobilmente addobbati, e ſer
viti da molti Paggi. Entrando in Campo
preceduti da trombe, e da tamburi, a cop
pia, e con bella ordinanza, giran dintorno
indi l'uno dall'altro diſpartendoſi, ſotto il
proprio Padiglione ſi alloggiano. Intanto ſi
dà il ſegno della Battaglia, e in un tempo
medeſimo vedonſi dall'una, e dall'altra
parte ſquadronati, a foggia di Eſercito. U
nite le Squadre, ſi getta in mezzo il Pal
lone, ed in un ſubito cerca l'una di ſpin
gerlo verſo l'altra, e dall'altra vien riſo
ſpinto. Quei, che rimangon per retroguar
dia, ripigliando il Pallone, proccurano con
ogni sforzo di trarlo fuor degli ſteccati, per
la parte ad eſſi contraria, e quando ciò rie
ſca loro di poſta, s'intende vinta la caccia.
Ben'è vero, che avviſtiſene gli Avverſarj,
corrono addoſſo all'inimico, e afferratolo
per le braccia, impediſcono, che più oltre
s'avanzi. Il ſimile fanno quelli, che ſon
rimaſti alla difeſa del poſto, i quali men
tre non vengan ſorpreſi all'improvviſo, ri
battono gagliardamente il Pallone, e riſo
ſpingono indietro chi tenta inoltrarſi da quel
la parte. Ora in queſta battaglia, mirabil
coſa è il vedere, come ciaſcuno s'ingegni
di ſuperare, e di abbattere il ſuo contrario,
urtandolo per farlo cadere, lottando, e pu
gnando ſeco, e varie ſtrattagemme uſando
per vincere. Ma più mirabile ſi è il vede
re una ſquadra, che impadronita del cam
po nimico, e ſu' confini della vittoria, in
un momento riſoſpinta fuggire, e ſpeſſe
volte rimaner ſuperata. In ſomma è Giuo
co queſto, dove fa pompa da una parte la
la ſplendidezza degli ornamenti, e dall'al
tra la robuſtezza, e agilità di chi opera.
Onde non è maraviglia, che vi concorra la
maggior parte della Città, e rechi al pub
blico allegrezza, e diletto. Prima di uſcire
da queſta Piazza ſi oſſervi la facciata della
Caſa de' Cocchi, che i Padroni dicono aver
coſtante tradizione, che ſia diſegno di Bac
cio d'Agnolo; ſiccome la Facciata della
Caſa dell'Antella, dipinta dal Paſſignano,
e da Giovanni da San Ciovanni, ambedue
Pittori famoſi, e nella medeſima Piazza ev
vi una Fonte, che meſce acqua perfettiſſi
ma, che viene dalla Collina d'Arcetri, e
paſſa il Fiume d'Arno ſul Ponte a Ruba
conte. E volgendo a man deſtra trovaſi po
co diſtante la
CHIESA DI SAN SIMONE, la di cui Soffitta
tutta d'intaglio indorato fa vaga moſtra.
Nella teſtata ſopra la Porta ſi vede una Ta
vola molto bella di Batiſta Naldini, ov'è
dipinta la Depoſizione di Criſto dalla Cro
ce. Il San Girolamo, che dall'Angiolo vien
avviſato, è di mano del Marinari. Del Vi
gnali ſono le due Tavole, una dov'è di
piato un San Bernardo, e l'altra un San
Franceſco. All'Altar maggiore ſono di pre
gio le due Statue di marmo d'Orazio Mo
ri. Preſſo a queſta Chieſa ſono le Prigioni
delle Stinche, recinte da un'altiſſima, e for
te muraglia, nelle cantonate delle quali vi
Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San
Giovanni. Ma conſiderando, che la viſita
di tante Chieſe, ed altre coſe notabili ave
rà non poco defatigato il Foreſtiero, ſi cre
de bene dar fine al paſſeggio della prima
Giornata.
S E-
SECONDA
GIORNATA.
LA CHIESA DI SAN LORENZO darà
principio alla ſeconda Giornata.
Giunti dunque alla Piazza, oſſer
veremo in faccia al Palazzo del
Marcheſe della Stufa una Baſe di marmo,
nel cui Baſſorilievo ſi rappreſenta, quando
a Giovanni de' Medici, valoroſiſſimo Capi
tano, e degno Padre del Granduca Coſi
mo Primo, ſono condotti molti Prigioni
con varie ſpoglie. E' queſta opera del Ca
valier Bandinelli, di cui pur anco è la Sta
tua, che ſulla Baſe dovevaſi collocare; la
quale in oggi non ancora finita, nel Salo
ne del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma ve
nendo alla Chieſa; prima d'introdurvi il
Foreſtiero, ho giudicato a propoſito il dar
gli breve notizia di ciò, che avvenne nella
ſua fondazione, zvvengachè ſia molto de
gno di ricordanza quanto di eſſa laſciarono
ſcritto San Paolino, il Baronio, ed altri
Al tempo dell'Imperador
Teodoſio, Giuliana Vedova Fiorentina, non
meno illuſtre per lo ſplendore del ſangue,
che per l'inſigne Religione, e Pietà, ac
ceſa di devozione verſo il glorioſo Martire
San Lorenzo, volle colle proprie ſoſtanze
fabbricar queſto Tempio, dedicandolo ad
onore di quel Santo. Terminata appena la
Fabbrica, giunſe per buona ſorte a Firen
ze il grande Arciveſcovo di Milano Sant'
Ambrogio; perlochè venne in penſiero a
Giuliana di ricorrere al Santo Prelato, e in
ſtantemente pregarlo, acciò voleſſe conſa
crare la nuova Chieſa; e ciò ſec'ella ben
toſto, e con tanto affetto, e con tali, e
tante dimoſtrazioni del ſuo grande zelo, che
il Santo Arciveſcovo, ammirando la di lei
virtù, e grandemente commendandola, di
buona voglia condeſceſe alle ſue giuſte di
mande. Celebroſſi pertanto la Funzione
della Sagra l'anno del Signore 392., o co
me altri vogliono 393., e fu con tal ſod
disfazione del Popolo ſolennizzata, che da
quel giorno in poi, per memoria di tal
fatto, chiamoſſi queſta Chieſa, Baſilica
Ambroſiana. Quindi ebbe origine la ſingo
lar venerazione, che a queſto Tempio por
tarono gli antichi Veſcovi di Firenze, ſra'
quali San Zanobi più d'ogni altro ſi ſegna
lò, eleggendo quivi la ſepoltura, dove ſtet
te lungo tempo ripoſto prima, che alla
Cattedrale foſſe trasferito il ſuo Corpo. A
sì felici principj corriſpoſero con maggiore
Im
perciocchè eſſendo eretta in Collegiata in
ſigne, e di ampliſſimi privilegj, e ſingolari
prerogative arricchita, ha in ogni tempo
tenuto ſopra dell'altre, dopo la Metropo
litana il primato. Sono in eſſa diciaſſette
Canonici, e trentatre Cappellani, e grandiſ
ſimo numero di Cherici, che vi celebrano
giornalmente i Divini Ufizi con non mi
nor decoro di quello facciaſi nella Chieſa
Metropolitana; ed a tutti queſti preſiede
un Prelato, col titolo di Priore, che per
iſpecial Privilegio, in varie Feſte dell'an
no gode l'uſo de' Pontificali. Paſſando poi
ad oſſervare la bellezza di queſto Tempio,
che, di vero è grandiſſima, per la mi
rabile Architettura di Filippo Brunelleſco,
colla quale fu fabbricato, o piuttoſto vo
gliam dire rinnovato (giacchè l'antico Tem
pio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi
affatto deſolato dal fuoco) vedremo queſto
Edifizio, che poſa ſopra un vago pavimen
to di marmo in tre Navate diviſo, e ſoſte
nuto di groſſe colonne di macigno, ſopra
le quali poſano gli archi vagamente inta
gliati, come altresì il cornicione, e il fre
gio, che per tutta la Chieſa ricorrendo,
vaga, e maeſtoſa la rendono. Ella è lunga
braccia 144. Sopra la Porta del mezzo ſi
vede l'Arme de' Medici, ſcolpita in pietra
col diſegno del Buonarroti; di cui pari
mente è il diſegno del Terrazzino, e Sa
crario, dove ſi conſervano moltiſſime Reli
e d'argento, di criſtallo, e di altre ricche
materie, tempeſtati di gioie. Belli ancora
ſono i due Pergami nella Nave di mezzo,
retti ciaſcuno da quattro colonnette di mar
mo, nelle facce de' quali ſi vedono alcuni
Baſſirilievi di bronzo, fatti da Donatello,
con ſingolare artifizio, e ſommamente lo
dati dagl'intendenti. Anco nelle Cappelle
ſono di pregio alcune Tavole, tralle quali
a mano deſtra molto ſi ſtima la Tavola dov'
è dipinta la Natività del Signore, di mano
di Raffaello del Garbo, e l'altra, che ſe
gue appreſſo, fatta dal Roſſo, in cui di
pinſe lo Spoſalizio di Noſtra Donna. Così
a man ſiniſtra ſi vede la bella Tavola del
Sogliani, dov'ê dipinto in Croce Sant'Ar
cadio, quella dell'Empoli, che rappreſen
ta il Martirio di San Baſtiano, quella del
Macchietti, ove è dipinta la venuta de' Ma
gi, e quella in chiaro ſcuro di Frate Bar
tolommeo, ove ſi vede eſpreſſo al vivo il
ſuo Ritratto, con altre appreſſo, che per
brevità ſi tralaſciano. Più d'ogni altra co
ſa però degne ſono d'ammirazione le due
Sagreſtie, ma ſpecialmente la nuova, detta
altrimenti la Cappella de' Principi, fatta
col diſegno, e Architettura di Michelagno
lo Buonarroti. Quivi l'arte ſendo giunta al
colmo di ſua perfezione, chiaramente di
moſtra, quanto ſublime, e mirabile foſſe
l'ingegno di queſto divino Artefice. Ed in
vero non può lodarſene abbaſtanza la mae
Sia in conſeguenza con
tento il Foreſtiero, che tralaſciando il di
viſare de' ſuoi pregj, accenni ſolo il primo
Sepolcro all'entrare di Giuliano de' Medici
Duca di Nemours, e Fratello di Leone X.,
ſopra di cui v'è il ſuo Simulacro di mano
del Buonarroti, e le due Statue appreſſo
che una il Giorno, l'altra la Notte figura
no: il ſecondo fatto per Lorenzo de' Medi
ci Duca d'Urbino, di cui pure ſopra v'è
il ſuo Simnlacro della medeſima famoſa
mano, l'altre due Statue rappreſentano il
Crepuſcolo, e l'Aurora. Si vede ancora di
mano di Michelagnolo una Madonna col
bambino in braccio. E perchè fuori delle
ſette Statue di mano del Buonarroti ſi ve
dono due Figure de' Santi Coſimo, e Da
miano, ſappiaſi, che la prima è del Mon
torſoli, e la ſeconda di Raffaello da Mon
telupo, ambedue Scultori eccellenti. Di quì
uſcendo oſſerveremo nella ſeconda Cappel
la l'adorazione de' Magi, opera di Giro
lamo Macchietti, e proſeguendo entreremo
nella vecchia Sagreſtia, fabbricata col diſe
gno di Filippo di Ser Brunelleſco, di cui
pur anco fu tutta l'Architettura di queſto
grande Edifizio, ſi oſſervino i quattro ton
di ne' peducci della Volta di mano di Do
natello, le due piccole porte del medeſimo,
in alcune nicchie San Lorenzo, Santo Ste
fano, San Coſimo, e San Damiano del
medeſimo, e nel doſſale dell'Altare un
Baſſorilievo in bronzo del Brunelleſco. Quin
per Piero, e Giovanni figli di Coſimo Pa
dre della Patria, adornato ne' lati di ſoglia
mi di bronzo, fatti col diſegno d'Andrea
Verrocchio. Corriſponde queſto in una Cap
pella dedicata a Maria Santiſſuna, la di cui
Immagine antica reſta coperta. Tornando
verſo la Porta vedeſi dipinto a freſco nella
Parete il martirio di San Lorenzo di ma
no d'Agnolo Bronzino. Paſſata la Por
ta Laterale trovaſi il martirio di San Ba
ſtiano di mano dell'Empoli. Nè laſcere
mo di dire, che la vaga Soffitta, la ricca,
e nobil Cupola dipinta da Vincenzio Meuc
ci, il Campanile edificato da' fondamenti,
ed il riſtoramento della Chieſa ſotterranea,
ſono opere fatte in queſti tempi dalla pietà
della Gran Principeſſa Anna Maria Luiſa
de' Medici Elettrice Vedova Palatina del Re
no. Nell'uſcir della porta, onde ſi va
nella Canonica, ſi trova la Statua di
Paolo Giovio Veſcovo di Nocera, e fa
moſo Scrittore d'Iſtorie, ſcultura di Fran
ceſco da San Gallo; indi ſalendo per una
Scala, che guida al Chioſtro di ſopra, tr
veremo la celebre, e per tutto il Mondo
tanto rinomata
LIBRERIA MEDICEO - LAURENZIANA, il cui
vaſo lungo braccia ottanta, largo diciotto,
e due terzi, e alto quattordici e mezzo, è
così nobile, e maeſtoſo, e di sì rara, e
perfetta Architettura, che molti valent'uo
Ferdinando Ruggieri, e Giuſeppe Ignazio
Roſſi l'hanno diſegnato, e pubblicato colle
ſtampe. Fu alzato col diſegno di Michela
gnolo, ſervendo ciò per un degniſſimo en
comio. Prima dunque di penetrare là den
tro, trovaſi un bel ricetto in forma quadra
nel quale è ſituata la Scala poſta ſu da
Giorgio Vaſari e dal Tribolo per ben di
ciotto volte, e non mai per un miſterioſo
ſilenzio di Michelagnolo potuta collocarſi
nella ſua proporzionata ſituazione. Bella
è la Porta, e belli ancora ſono gli orna
menti delle fineſtre, vaghiſſimo il cornicio
ne, l'architrave, ed il fregio, e tutto in
ſieme è con nobil ſimetria diviſato. Alla
bellezza del materiale corriſponde il pregio,
e il valore de Manoſcritti, che ſopra certi
banchi di noce, quarantaquattro per ban
da, in gran numero vi ſi conſervano. Ol
tre gli altri quattro nuovi ſcaffali poſti nel
Corridore aggiunto da
di glorioſa memoria, ripieni ancor queſti
di Manoſcritti. Sono queſti di lingue diver
ſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina,
Cineſe, Arabica, Caldea, Sitiaca, Toſca
na, Schiavona, Provenzale, e Franceſe
antica, ne ſolo per la rarità, ma eziandio
per l'ornamento di Pitture e miniature
ſingolariſſimi. Da queſti, come da rari e
ſemplari ſogliono i Letterati, e in ſpecie
gli Oltramontani, diligentiſſimi oſſervatori,
riſcontrare, o emendar quei difetti, che
non furono da altri oſſervati, e pubblicare
intereſſanti anecdoti. Or queſti Libri, parte
da Coſimo Padre della Patria, Lorenzo ſuo
fratello, Piero ſuo figliuolo, e parte da
Lorenzo il Magnifico, da varie parti, e con
grandiſſime ſpeſe procurati, ſpecialmente
dalla Grecia, e all'Aſia, furono poſcia
ripoſti in queſto luogo da Clemente VII.
che fondò la Libreria, e che indi nell'an
no 1571. fu dal Granduca Coſimo I. ordi
nato che ſi teneſſe pubblicamente aperta a
comune benefizio de' Cittadini. Chi poi
bramaſſe ſaperne il numero, e la lor qua
lità potrà comodamente appagare il ſuo de
ſiderio, mediante l'Indice Generale ſtam
pato dal
bliotecarj Antommaria Biſcioni, e Dottor
Giulianelli. L'erudito viaggiatore informa
toſi dalla perizia del Bibliotecario del Prin
cipe troverà ad ogni Pluteo qualche raro
Manoſcritto. I più ſingolari per l'antichità
ſono il Codice Siriaco al Quello
del Vergilio al Al XLII. il
Decamerone del Boccaccio. Quello dell'
Oroſio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII.
Per la vaghezza dell'ornato il
gio, il Lirano, Il Tolomeo, il Giulio Ce
ſare, la Vita di Lorenzo de' Medici, Do
mizio Calderino, e l'Argiropilo, e molti
altri. Il ſopranominato Signor Dottor Giu
lianelli ha tradotta in volgare la Storia eſte
ſa di detta Libreria, da cui potrà aver mag
Da queſto luo
go ci porteremo a viſitare la
CAPPELLA, che deve riuſcire nel Coro,
ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la
Chieſa. Or queſta è la Cappella cotanto ce
lebre, che ſenza ingrandimento iperbolico,
vien riputata nel Mondo unica, e ſingola
re. E in vero, ſe in altri Edifizj s'am
mira la ſquiſitezza dell'arte, in altri la
ricchezza de' materiali, ed in alcuni qual
che coſa di ſingolare, in queſta ſola Cap
pella tutte unite concorrono le prerogative
più nobili: magnificenza d'Architettura,
pregio de' materiali, bellezza, e perfezio
ne dell'arte in ſommo grado. Per darne
adunque alcuna breve notizia, diremo, che
la circonferenza di tutta queſta maeſtoſa
Cappella è braccia cenquarantaquattro, l'
altezza della Cupola braccia centoquattro,
e il diametro quarantotto. L' incroſtatura
è di diaſpri, agate, calcedonj, lapislazzu
li, ed altre pietre prezioſe. Beliſſimi ſono
i pilaſtri co' capitelli di bronzo dorati. Mae
ſtoſi ſono i Sepolcri di granito orientale,
ſopra ciaſcuno de' quali poſa un guanciale
di diaſpro tempeſtato di gioje, e ſopra quel
lo una corona reale, ancor eſſa ricca di
gemme. In alcune nicchie di paragone ſon
collocate altrettante Statue di bronzo dora
te, maggiori del naturale, che rappreſen
tano i Regnanti defunti. Di vaghiſſime com
meſſure vedonſi effigiate le Armi delle Cit
Principi. In ſoma tali, e tanti ſono gli
ornamenti di pregio, che vi ſi trovano,
che non ci vuol meno della viſta per im
maginarſi una bellezza sì rara. Fu comin
ciata la Fabbrica l'anno 1604. al tempo di
Ferdinando Primo, e per quanto da molti
Maeſtri giornalmente vi ſi lavori, molto vi
reſta ancora, per renderla in tutto compi
ta, dovendo eſſere in eſſa collocato il pre
zioſo Ciborio, che ſi conſerva in Galleria,
e del quale parleremo a ſuo luogo. Apreſ
ſo la Cappella è la
CASA de' Nelli, nella quale eſiſte una co
pioſa raccolta di diſegni d'Architettura di
mano de' più eccellenti profeſſori d'Italia,
ſiccome una raccolta di Manoſcritti de' Ce
lebri Mattematici Galileo Galilei, Evange
liſta Torricelli, e Vincenzio Viviani. Da
queſto luogo paſſeremo nella Via de' Gino
ri, dov'è il
PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripieno di
nobili arredi, Pitture, ed altre rarità, e
quello de' Giraldi, che ha una copioſa e
ſcelta Libreria. In eſſa ſtrada riſpondono
gli Appartamenti fabbricati dal Marcheſe,
Riccardi, e uniti al ſuo Palazzo in Via lar
ga, e da quella ci porteremo nella Via di
San Gallo, oſſervando la Vaga facciata del
PALAZZO de' Marucelli Architettura di
ti il Terrazzino di Raffaello Curradi entro vi
ſono cinque grandi Camere dipinte dal Ric
ci Pittore Veneziano. In eſſa Via ſi tro
vano moltiſſimi Conventi, e Chieſe di Mo
nache, ciaſcheduna delle quali ha qualche
coſa di ſingolare, e ſpecialmente quella di
quale fu dipinta da Bernardino Poccetti; e
quella di Sant'Agata, dov'è la bella Ta
vola di Aleſſandro Bronzino, nella quale
ſon dipinte le Nozze di Cana Galilea. Noi
però tralaſciando per minor briga del Fore
ſtiero il ragionare di quelli, nel paſſare dal
Canto de' Preti, oſſerveremo la nuova, e
vaga Fabbrica dello
SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detta la Con
grega maggiore in cui ſi ricevono ſolamen
te Religioſi pellegrini; e dipoi ſeguitando
il viaggio, giugneremo alla
COMPAGNIA DI SAN MARCO detta del Melani
di varj ornamenti abbellita, con moltiſſime
Pitture, intaglj dorati, ed altre coſe di pre
gio. Unito a queſto Oratorio è uno Spedale,
fabbricato per ricevere i Pellegrini Oltra
montani, ſimile a quello di
Aquino, ma di più comode abitazioni ada
giato. Poco diſtante da queſto ſeguono lo
SPEDALE DEGL'INCURABILI molto capace,
e adattato al biſogno, e lo Spedale o
D 4 CON-
CONSERVATORIO de' Poveri queſtuanti, do
ve debbono raccettarſi, o tutti, o gra
parte delle perſone dell'uno, e dell'al
tro ſeſſo, che per vivere neceſſitano dell'
altrui ſoccorſo; il qual luogo è chiamato
di Bonifazio dal ſuo Fondatore Bonifazio
Lupi nobiliſſimo Parmigiano, già Podeſtà
di Firenze nel Secolo XIV. Dirimpetto al
quale è il
PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbricare
col diſegno di Raffaello da Urbino da Mon
ſignor Giannozzo Pandolfini Veſcovo di Tro
ja. Volgendo per la via delle Ruote, può
oſſervarſi la piccola facciata della Caſa,
che per propria abitazione ſi fabbricò il ce
lebre Pittore Santi di Tito. In teſta di eſſa
ſi vede il
CONSERVATORIO de' Fanciulli Orfani, e
Abbandonati. Ci conduremo per la Via di
San Zanobi alla Via dell'Acqua, dalla
quale ſi paſſa a vedere la
FORTEZZA DA BASSO, detta il Caſtello San
Giovanbatiſta, nella quale conſervaſi una
copioſa Armeria, oltre le coſe ſingolari,
che vi ſi ammirano, faremo ſolamente
menzione della nuova fonditura de' Canno
ni che vi ſi eſercita, e che tanto facilita
la manifattura, e ne aſſicura la riuſcita. Di
quì paſſeremo al
CA-
CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual
fonda, pieno di Statue antiche, e moder
ne, e di pitture eccellenti, tra le quali
nella Cappella è la Volta a freſco del Vol
terrano, con un Giardino molto vaſto, e
delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di Boni
fazio VIII., che prima era alla facciata
del Duomo, eretta da' Fiorentini per la be
nevolenza, che queſto Pontefice avea dimo
ſtrata alla loro Nazione. AIP uſcir di Gual
fonda, voltando a man ſiniſtra per la Piaz
za vecchia di Santa Maria Novella, e en
trando in via dell'Amore, oſſerveremo la
CASA fatta fabbricare con gli onorifici do
nativi di Luigi il grande Re di Francia, da Vin
cenzio Viviani primo Mattematico del Gran
duca Coſimo III. ultimo Scolare del Gali
leo. Nella facciata di queſta Caſa eretta,
con diſegno del Senator
alla qual famiglia di preſente appartiene,
con raro eſempio, ed in ſegno evidente
d'Uomo grato al Maeſtro, ed a' generoſi
Benefattori, vedremo ſopra la porta mag
giore, eſpoſta al pubblico la viva Effigie di
bronzo in rilievo, gettato da
Foggini, di queſt'immortale Eroe Fioren
tino: e dall'eſpreſſo ne' Cartelloni laterali,
come da un Compendio di Vita, ci verrà
indicato parte delle notizie delle di lui ge
ſta. Soddisfattici d'aver quì veduto una,
memoria sì bella, tornando ſulla detta Piaz
za oſſerveremo il
bricata di nuovo una Galleria di antiche
Statue, e dipinta vagamente da Vincenzio
Meucci; e dipoi per corta ſtrada paſſeremo
al Giardino, e Palazzo de' Gaddi, ricchiſ
ſimo di Statue ſingolari, di pitture, e di
medaglie; ed oſſervando il
PALAZZO detto del Mondragone, ed in
appreſſo quello de' Venturi, diſegno del Buon
talenti, giugneremo alla Chieſa di
SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Dome
nicani, una delle più belle di Firenze, lo
data da Michelagnolo Buonarroti, che co
me è fama tra noi, ſolea chiamarla la Spo
ſa. Promoſſe la Fabbrica di queſto Tem
pio Aldobrandino Cavalcanti Religioſo Do
menicano, e di gran credito, il qual dipoi
fu Vicario di 5. Pontefici in Roma, e Ve
ſcovo d'Orvieto. Morì in Firenze l'anno
3279. avanti che ſi deſſe principio alla,
nuova Fabbrica, che ſeguì adì 18. Ottobre
3279. Gli Architetti furono Fra Siſto, e
Fra Riſtoro da Campi Converſi Fiorentini
intendentiſſimi d'Architettura, e perfezio
nata circa l'anno 1350., governando il Con
vento Fra Jacopo Paſſavanti, celebre, ed
eloquente Scrittore. Fondatore del Conven
to ne ſu il
è oſſervabile la bella Statua fatta da Giro
lamo Ticciati, e collocate nel mezzo del
maggior Chioſtro. Era queſti Diſcepolo di
a Firenze per fondarvi la Religione, la
quale ben preſto allignatavi, produſſe a que
ſta Città molti Uomini inſigni, che l'una,
e l'altra illuſtrarono. Or queſto Tempio
magnifico è diviſo in tre Navate, ſoſtenute
da pilaſtri, e colonne, ſulle quali poſano
gli archi delle volte, così ben rilevate, che
oltre la maeſtà, e vaghezza, rendono mol
ta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle Na
vate ſono le Cappelle tutte d'un ordine.
In ciaſcuna di eſſe è una Tavola di Pittore
eccellente. Incominciando dalla porta del
mezzo, la prima a man deſtra, dov'è di
pinta la Vergine Annunziata dall'Angiolo,
è di Santi di Tito. Segue il Martirio di
San Lorenzo mirabilmente effigiato da Gi
rolamo Macchietti, e dopo queſto, la Na
tivita del Signore dipinta da Batiſta Naldini,
di cui ſono l'altre due ſeguenti, cioè quel
la della Purificazione di Maria Vergine, e
l'altra della Depoſizione di Croce di No
ſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il
Lazzaro riſuſcitato, ſiccome del Ligozzi è
la Tavola di
morte un fanciullo. La Cappella degli Stroz
zi dipinta dal Lippi è ſtata di freſco reſtau
rata, e ornata. All'Altar maggiore belliſ
ſime ſono le pitture del Coro fatte dal Gril
landajo. In ſette Storie da una parte ſi rap
preſenta la vita di Maria Vergine, ed in
altre ſette dall'altra, quella di San Gio
van Batiſta, ed in ciaſcuna furono ritratte
pi, così bene, ed al vivo, che la natura
vien ſuperata dall'arte. Ripigliando l'or
dine delle Cappelle, nella ſeconda a man ſi
niſtra nell'entrar della porta, è dipinta la
Samaritana, mirabilmente effigiata da Aleſ
ſandro Bronzino. Quelle, che ſono appreſ
ſo, ſono ambedue del Vaſari. Nella prima
furono dipinti i Miſteri del Roſario, e nel
l'altra la Riſurrezione di Criſto. In teſta
poi della Croce è la Cappella de' Gaddi d'
Architettura di
na Tavola di mano d'Agnolo Bronzino,
nella quale ſi rappreſenta quando Criſto ri
ſuſcita la figliuola dell'Archiſinagogo; e ac
canto è la Cappella de' Gondi incroſtata di
varj marmi, dov'è il famoſo Crocifiſſo di
legno, ſcolpito con ſingolare artifizio da Fi
lippo di Ser Brunelleſco, il quale fu non
meno nella Scultura, che nell'Architettu
ra il più eccellente Maeſtro di quanti viſſe
ro ne' ſuoi tempi. Ne' due Tabernacoli di
marmo, di architettura di Pier Franceſco
Silvani, l'uno rincontro all'altro, ſituati
alle colonne di mezzo, ſi vedono due bel
le Tavole, quella di San Pier Martire di
pinta dal Cigoli, e la ſeconda dall'Empoli.
Nè ſi laſci di vedere la magnifica Sagreſtia,
e chi guſta della pittura, l'antica Tavola
di Cimabue, che è la più famoſa opera di
quel primo Padre, e riſtoratore di queſt'ar
te, la quale è nella Cappella de' Rucellai.
Dalla Chieſa paſſeremo nel Convento, ada
molte coſe degne d'eſſer vedute da ciaſche
dun Foreſtiero. Primieramente ſi trova un
Chioſtro aſſai grande, le cui Pareti furono
dipinte tutte a verde terra di ſacre Iſtorie
da Paolo, detto degli Uccelli, Pittore anti
co. E' quivi ſituata la Cappella della Na
zione Spagnuola, già eretta dalla Famiglia
Guidalotti per Capitolo di quei Padri, con
pitture nelle pareti, e nella volta di mano
di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi,
fatta reſtaurare, ed abbellire ultimamente
dal Padre Maeſtro Fra Salvadore d'Aſcanio
Spagnuolo, Miniſtro del Re Cattolico, il
quale avendo commeſſo alla diligenza di
Agoſtino Veracini il ripulimento delle ſud
dette antiche Pitture, le ha queſti ravviva
te mirabilmente. La Tavola di San Jacopo
Apoſtolo, Tutelare della Cappella, è di
mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di mar
mo, collocato oggi ſull'Altare, è opera
del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chioſtro,
egli è lungo centodieci braccia, e largo no
vanta, e diviſo in cinquanta lunette, in
molte delle quali per mano di Maeſtri ec
cellenti, e ſpecialmente di Santi di Tito, e
del Poccetti, ſono eſpreſſi in pittura i fatti
più ſingolari di San Domenico, e di Sant'
Antonino Arciveſcovo di Firenze, con alcu
ni Ritratti d'Uomini illuſtri per Santità,
che mentre viſſero, ſantificarono coll'eſem
pio loro queſto Convento. Vicino al Chio
ſtro è ſituata la Spezieria, celebre in mol
pari d'ogni gran Fonderia, ſi fabbrichino
medicamenti chimici d'ogui ſorte, olj, quin
teſſenze, e odori di ſingolar perfezione,
come è ben noto a' Profeſſori di queſt'Ar
te. Salendo nel Dormentorio nuovamente
di pitture abbellito, colla ſerie di tutt'i
Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Re
ligione, trovaſi la Cappella detta del Papa,
dipinta da Jacopo da Pontormo, e nella
quale celebrarono quattro Sommi Pontefi
ci, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II. e
Leone X. Preſſo a queſta è una copioſa Li
breria, dipoi il Noviziato fatto fabbricare
dal Padre Aleſſio Strozzi inſigne Benefat
tore di queſto Convento. Dal quale uſcen
do s'entra in una gran Piazza, ed in fac
cia di eſſa è ſituato lo Spedale di
SAN PAOLO de' Convaleſcenti, dal quale
paſſeremo in Via della Scala, dov'è poſto
il
PALAZZO e GIARDINO del Marcheſe Ri
dolfi, nel quale ſuccederono per eredità i
Canonici nobili Ferrareſi, de' quali eſſendo
eſtinta la famiglia, ſono ſtati ſucceſſori gli
Stiozzi, che lo godono preſentemente; e
da queſto giungeremo ſul Prato, dove ſan
no viſta da una parte tutte le Caſe d'un
ordine iſteſſo, e dall'altra il
CASINO e PALAZZO de' Principi Corſini,
ſpazioſo Giardino è ſtata poſta una bella
raccolta di antiche Inſcrizioni. Rimpetto a
queſto luogo comincia il corſo de' Barberi,
il quale va a terminare alla Porta alla Cro
ce, per lo ſpazio di due miglia. Cammi
nando pel Borgo, arriveremo alla Chieſa
di
OGNISSANTI, dove abitano in gran nu
mero Frati Minori dell'Oſſervanza di San
Franceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di
pietre forti, con buon diſegno intagliate,
per opera del Nigetti Architetto. Il baſſo
rilievo di terra cotta, ſituato ſopra la por
ta di mezzo, è di Luca della Robbia. Le
Tavole degli Altari in gran numero, ſono
tutte dipinte da buoni Maeſtri. Quelle pe
rò, che ſi tengono in maggiore ſtima, ſo
no l'Aſcenſione di mano del Butteri; la
Madonna col figlio in braccio di mano di
Santi di Tito; e l'altre due del Roſſelli;
cioè, quella di Santa Eliſabetta Regina di
Portogallo, e la ſeconda del Martirio di
Sant'Andrea. Conſervanſi ancora in que
ſta Chieſa molte Reliquie, e fra queſte la
Cappa di San Franceſco, tenuta in ſomma
venerazione. Dopo la Chieſa ne viene il
Convento, in cui v'è un bel Chioſtro con
tutte le lunette dipinte a freſco, cinque
delle quali ſono di Giovanni da San Gio
vanni; cioè, quella ove San Franceſco met
te in pace gli Aretini, quella in cui riſu
quella dove riceve in braccio il Bambino
Gesù, quella in cui ſana una cieca, e l'
altra ove predica ſopra un albero. Quella,
che ſegue, è di Giovanni Garzia ſuo ſco
lare. L'altre ſon dipinte dal Ligozzi, e dal
Boſchi. Vi ſono in queſta contrada molte
belle abitazioni, e la
CHIESA e SPEDALE di San Giovanni di
Dio, tenuto da quei Religioſi con ſingolar
pulitezza, e carità. In queſto ſito vi era
la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore
del nuovo Mondo. Seguitando la via del
Corſo ſi giunge al
PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di
Michelozzo. Dipoi ſi arriva al
PALAZZO e LOGGIATO de' Rucellai, fatti
ambedue col diſegno di Leon Batiſta Alber
ti. Ma uſcendo alquanto di ſtrada, a man
deſtra ſi trova Parione, dov'è il
PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua vi
ſta magnifico, d'Architettura Toſcana, ſat
to per la maggior parte col diſegno di Pier
Franceſco Salviati. Egli è modernamente
ſtato accreſciuto di appartamenti doppi, ſca
le, gallerie, ed altre comode abitazioni;
onde chi lo vede ha occaſione di ammira
re una delle maggiori Fabbriche, e più con
ſpicue di queſta Città. La Sala maggiore
que, ed è ornata di varj colonnati, di ſta
tue antiche, e di buſti di marmo di mano
d'eccellenti Scultori. La volta è dipinta a
maraviglia da Anton Domenico Gabbiani.
Conduce a queſta Sala, ed al piano no
bile del Palazzo una Scala fatta con bel
diſegno da Anton Ferri, perchè comincian
do con due grandi branche, che ſi uniſco
no in un bel ricetto, va terminando in u
na, che è arricchita di nobile Architettura,
di pietre e ſtatue belliſſime. Nel mentova
to piano nobile vi ſono otto appartamenti
liberi, compoſti di camere, anticamere, e
retrocamere, dipinte da più eccellenti Pro
feſſori, che hanno fatto a gara nel dimo
ſtrare l'eccellenza di lor pennello. Sono
ancora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie,
gabinetti, ed altri ſervizj; e per comodità
de' medeſimi, evvi una Cappella dipinta
tutta dal Gherardini, colla Tavola dell'Al
tare di mano di Carlo Maratta. Il piano
terreno è altresì dipinto da' migliori Mae
ſtri. Ritornando nella medeſima ſtrada del
Corſo, e laſciando a man ſiniſtra la
CHIESA DI SAN PAOLINO de' Padri Carme
litani Scalzi, ridotta alla moderna, di Ar
chitettura aſſai vaga, e di buone pitture a
dorna; ſiccome l'altra Chieſa di
SAN PANCRAZIO, nella quale ſi vede un
Sepolcro di marmi, ſimile a quello di No
anzi fatto coll'iſteſſe miſure, e diſegno del
la Famiglia Rucellai; e una magnifica Cap
pella del Marcheſe Riccardi; paſſato l'atrio
(in cui mediante una rinnovazione di que
ſta Chieſa rimangono queſte due Cappelle)
oſſerviſi nella ſeconda Cappella la Tavola
del Paſſignano rappreſentante
berto, ſiccome all'Altare della Crociata quel
la di Santi di Tito eſprimente
tiſta, che predica alle Turbe, non laſcian
do di rimirare nell'atrio la Tavola del Gril
landajo eſprimente i diecimila Martiri. Di
qui perverremo al
CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la bel
la Loggia di queſta Famiglia fatta col diſe
gno del Cigoli, oggi anneſſa al Palazzo de'
lodato
PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricare
da Filippo Strozzi, con ſomma magnifi
cenza. Il primo diſegno di queſta fabbri
ca fu dato da Benedetto da Majano, ſebbe
ne poi proſeguito dal Cronaca, il quale nel
la parte interiore mutò ordine d'architet
tura, avvegnachè per di fuori Toſcano, con
bozze di pietra ſorte, di grandezza non or
dinaria, per di dentro ſia Dorico, e Co
rintio, come ſi vede nel Cortile. Rimane
queſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed
ha nella ſommità un cornicione di raro ar
Le lumiere, o lanternoni di ſerro
poſti ſu' canti, furono lavorati dal Caparra.
Partendoſi dalla Via del Corſo, e cammi
nando verſo Arno, troveremo ſulla Piazza
di Santa Trinita una belliſſima
COLONNA di granito d'ordine Dorico, qui
vi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con a
vervi fatto collocare ſopra una Statua di por
fido, rappreſentante la Giuſtizia, di mano
di Romolo del Dadda, in memoria (co
me ſi crede da molti) dell'avere il men
tovato Granduca ricevuta in queſto luogo
la nuova della preſa di Siena. Diceſi, che
foſſe l'ultima Colonna levata dalle Terme
Antoniane, e donata al Granduca Coſimo
I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna ap
pariſce di vaga viſta il
PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col di
ſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del qua
le dall'iſteſſa parte ſi vede il gran
PALAZZO degli Spini, diviſo in più caſe,
una parte delle quali abitato da'
gnani, e incontro ad eſſo la Chieſa de' Mo
naci Vallombroſani, chiamata
SANTA TRINITA, la quale benchè fabbri
cata in tempo, che la buona Architettura
non era per anco riſorta, è tuttavia da' Pro
feſſori molto lodata. Sono in eſſa alcune
Tavole di bellezza non ordinaria, e ſpecial
dell'Empoli. E' anco da lodarſi in queſta
Cappella la volta dipinta a freſco da Ber
nardino Poccetti, e le due Statue di mano
del Caccini. Sono altresi ragguardevoli le
Pitture di Aleſſio Baldovinetti nel Coro de'
Monaci, dove furono effigiati al naturale,
molti uomini illuſtri, che in quel tempo
vivevano: ſiccome quelle del Grillandajo nel
la Cappella de' Saſſetti. Anco la Tavola
del Paſſignani, nella quale è dipinto un Cri
ſto morto, è degna di molta lode. Nel
Tabernacolo dell'Altar maggiore ſi conſer
va il Crocifiſſo, che già era nella Chieſa
di San Miniato preſſo alla Città, e di cui
ſi favella nella ſeconda parte di queſto li
bro. Il Presbiterio avanti il detto Altare, ſu
diſegnato dal Buontalenti con maraviglioſo
artifizio, del quale pur anco è il diſegno
della bella Facciata di queſta Chieſa, tutta
di pietre ſorti. Più d'ogni altro però s'
ammira la Cappella degli Uſimbardi, incro
ſtata di marmi Carrareſi, e d'altre pietre,
con due Sepolcri di diaſpro nero, ſopra de'
quali poſano due buſti di marmo, che ſono i
ritratti di due Prelati di quella Caſa, ſcol
piti da Felice Palma, famoſo artefice de' ſuoi
tempi. Del medeſimo Palma è il Croci
fiſſo di bronzo poſto all'Altare in una nic
chia di nero diaſpro. Le due Tavole de' la
ti ſon dipinte da Criſtofano Allori, e dall'
Empoli; e le Lunette a freſco da Giovan
ni da San Giovanni. Il baſſorilievo di bron
zo, è fattura di Tiziano Aſpetti da Padova,
Maeſtro del Palma. Laſciando il Ponte a
Santa Trinita, del quale ragioneremo nel
la ſeguente Giornata, e camminando lung'
Arno verſo il Ponte Vecchio, a man ſini
ſtra poco fuori di ſtrada, viſiteremo la Chie
ſa de'
SANTI APOSTOLI, una delle più antiche
di Firenze. Quatunque ella non ſia mol
to grande, è nondimeno di nobile Archi
tettura, e molto commendata dal Buonar
ruoti. Vi è una Tavola dipinta dal Vaſari,
per la Concezione di Maria Vergine. Sono
lodati i due Sepolcri, e ſpecialmente quel
lo preſſo la Sagreſtia, lavorato da Bene
detto di Rovezzano. Anco nella Cappella
del Sagramento ſonovi di Luca della Robbia
vaghi ornamenti di terra cotta. Proſeguen
do il cammino ſi vede il
PALAZZO già de' Borgherini ora de' Si
gnori del Turco Roſſelli diſegno di Baccio
d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cammino
di pietra ſerena di gran mole, lavorato a
baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Benedetto
da Rovezzano. Dipoi paſſato il Palazzo
degli Acciajuoli, dopo qualche tratto di
ſtrada ſi giunge alla grande
FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtrati del
la Città, la quale ordinata dal Granduca
Pittore, e Architetto Aretino, riuſcì, come
ſi vede, bella, e ragguardevole in ogni
parte. L'Architettura di tutto queſt'Edi
fizio è d'ordine Dorico, abbellito di con
ci, e pietre, lavorate con pulitezza non
ordinaria. Nelle nicchie, che per di fuori
ſi mirano, avea diviſato il Granduca Coſimo
di collocare le Statue de' più illuſtri Citta
dini di queſta Patria: ma non potè adem
pire il bel diſegno prevenuto dalla morte.
Sotto il loggiato, che ſoſtenuto da colon
ne e pilaſtri, gira tutta la Fabbrica, ſono
le reſidenze di varj Magiſtrati, uniti inſie
me per comodo univerſale, e di quivi con
nobile ſcala fatta modernamente ſi ſale,
alla pubblica
LIBRFRIA MAGLIABECHIANA fondata a be
nefizio pubblico dal celebratiſſimo Antonio
Magliabechi, la più copioſa di libri d'ogni
ſorta che ſia nella Città, e che molto me
rita d'eſſer veduta, ed oſſervata. Il primo
appartamento ſopra il Loggiato a cui ſi ſa
le per una ſcala ſotto detto Loggiato ſerve
per lo più per Officine, e Botteghe di quel
li artefici, che giornalmente lavorano per
uſo della Galleria, e Guardaroba di
R.
e altri lavori in pietre dure, condotti all'
ultima perfezione. Sono i lavoranti di nu
mero ſeſſanta in circa, e vengon diretti dal
Signor Coſimo Siries, figlio di
re. Il ſecondo appartamento, che ſu ag
giunto qualche tempo dopo, col diſegno di
Bernardo Buontalenti, ſerve per la celebre
Imperiale
GALLERIA, la quale è diviſa in due cor
ridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra di
loro ſi comunicano, mediante un altro
corridore in faccia alla fabbrica, lungo 70.
paſſi. Di verſo la ſtrada rieſcono i fineſtra
ti di criſtalli, ſeparati l'uno dall'altro da
varie colonne, e pilaſtri. La volta di queſti
tre corridori è diviſa in tanti ſpazj quanti
ſono i fineſtrati, e detti ſpazj ſono dipinti
a freſco da diverſi Pittori. Nel corridore
deſtro, facendoci dalla Facciata, ſono di
pinte grotteſche di varie invenzioni: e nel
ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rappreſen
tano le Scienze, e le Arti, più nobili, in
torno alle quali ſono i Ritratti d'uomini
illuſtri di queſta Città, che in ſommo gra
do le profeſſarono. Or queſta nobile in
venzione può ſervire all'intendente Fo
reſtiero d'una ſuccinta notizia de' più
rari ſoggetti, che fiorirono in queſta Pa
tria, perchè quivi vedrà quali ſiano ſta
ti i Filoſofi, e i Mattematici più rino
mati: quali i Poeti, e gli Oratori più
celebri: i Legiſti, e i Medici più ſingolari:
gli Scrittori di varia erudizione: gli uomi
ni più accreditati nella prudenza, nel go
quegli, che negli onori, e dignità più coſ
picue: i Santi, i Beati: i Fondatori di Re
ligione: e così ſeguitando in ciaſcuna Pro
feſſione, potrà appagare la ſua curioſità.
Inoltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun cor
ridore ſi vedono moltiſſimi quadri, in cui
ſono i Ritratti d'uomini in armi, o in
lettere ſingolari, e ſpecialmente de' Princi
pi della Real Caſa de' Medici. Appoggia
ti alle pareti poſano nel piano ſopra baſi
moltiſſimi buſti di marmo con teſte antiche
trammezzate da Statue intere, con belliſſi
ma ordinanza diſpoſte, di pregio, e di bel
lezza non ordinaria. Tralle teſte è molto
conſiderabile la ſerie degl'Imperadori Ro
mani, cominciando da Giulio Ceſare ſino a
Pupieno, compreſovi
noo, e l'Albino; tralle Statue è degna d'
oſſervazione, e di ſtima il Bacco di Michel
agnolo, che non ha da invidiare all'anti
che. Molte ancora ſono le Teſte delle Don
ne Auguſte, non meno ſtimabili di quelle
de' Ceſari; ed inoltre ſono ammirate dagl'
intendenti le due Teſte di Cicerone, e di
Seneca, come altresì quella d'Aleſſandro
Magno, ſcolpite con ſingolar maeſtria. So
no ancora degne di particolare attenzione
due Statue di bronzo antichiſſime, e d'ec
cellente manifattura, delle quali una, che
rappreſenta un Idolo, è di maniera Greca,
e l'altra, che figura un Dittatore, o altro
dimoſtra a caratteri Etruſchi, che nel lem
bo della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata fatta
dagli antichi Etruſchi. Oſſervate queſte coſe,
che ſono eſpoſte alla viſta d'ognuno, paſ
ſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'in
greſſo ſenza ſpecial commiſſione di chi vi
ſopraintende, ed in una di eſſe, che a ri
guardo della ſituazione, ſuol eſſere la prima
troveremo gran numero di piccoli quadri di
varj eccellenti Pittori, Idoletti, e Lucerne
di bronzo antiche, e diverſe bizzarie pro
dotte dalla natura; alcuni lavori di pietre
dure, e prezioſe; una colonna d'alabaſtro
orientale alta quattro braccia, tutta d'un'
pezzo, e maeſtrevolmente lavorata, ed è
queſta la maggiore delle molte, che ſi ve
dono in varj luoghi d'Italia, e nella me
deſima Galleria; e finalmente un Candela
bro, o come da noi ſi chiama, una Lu
miera d'Ambra, in cui ſono diſpoſte varie
piccole figurette, e ritratti d'Ambra bian
ca. Da queſta paſſeremo alla ſtanza, che
ſeguitando l'ordine preſo, diremo ſeconda
ove ammireremo infiniti quadri de' più fa
moſi Maeſtri nell'arte. Ve ne ſono tra
queſti in gran numero di Pittori Fiammin
ghi, fatti con ſomma diligenza, propria
di tutti gli Artefici di queſta nazione; vi ſo
no ancora due lavori di pietre dure; un
Gabinetto e una Tavola: nella terza ſi
trovano diverſi ſtrumenti mattematici, la
vorati con gran perfezione, e due Globi l'
ta grandezza. Evvi ancora un pezzo di ca
lamita orientale di tal forza, che oltre al
tenere attaccate a ſe una dopo l'altra più
chiavi, ſoſtiene 40. libre di ferro. E' pari
mente degno di maraviglia un ſpecchio u
ſtorio della maggior grandezza, che finora
ſi ſia veduta in altro ſimile ſtrumento, col
quale vanno tuttavia facendoſi belliſſime
ſperienze. Nella quarta ſi vedono molti
quadri non inferiori di pregio, e di bellez
za a quelli, che avremo veduto finora, ed
in gran parte della Scuola Fiorentina; ſic
come alcuni vaſi d'avorio lavorati al tor
nio; piccolo ſaggio di centinaja di pezzi che
ne poſſeggono queſti Reali Principi. Vi ſo
no ancora alcuni Stipi, o Scrigni prezioſi
per la materia, ma più ammirabili per lo
lavoro; ed in uno di queſti ſi oſſerva la
Vita di Noſtro Signore effigiata in piccole
figure dipinte ſopra pietre prezioſe; ma
quel che rende maggiore ſtupore ſi è, il
veder dentro del medeſimo una macchina
mobile di più facce, in una delle quali vi
è un lavoro di pietre commeſſe; nella fe
conda la Depoſizione dalla Croce del Sal
vadore in baſſorilievo di cera, tratto dal
modello del Buonarroti; nella terza il Ce
nacolo mirabilmente eſpreſſo in figurine pic
cole d'ambra; nella quarta la Crocifiſſio
ne parimente ſcolpita in ambra; e nella
ſommità di queſto Stipo, v'è un Organo,
e un Oriuolo, che maggiormente lo ren
Vorrebbe adeſſo l'or
dine, e la ſituazione delle ſtanze, che s' en
traſſe a parlare della Tribuna; ma ſi con
tenti il Foreſtiero, che ſoſpendendo per
qualche poco di tempo di favellarne, ſi paſſi
ad un' altra ſtanza, che diremo la quin
ta. In queſta vedremo una grandiſſima quan
tità di finiſſimi vaſi di Porcellana, di Bab
bagauro, terra Egizia molto rara, e due
grandiſſime Urne di Bucchero del Cile tut
te terre che molto ſi ſtimano in queſti Pae
ſi. Nella ſeſta s' ammirano, oltre a 200.
Ritratti di Pittori eccellenti, procurati da
varie parti d'Europa, con iſpeſa incredi
bile, e diligenza non ordinaria. Quello
però che gli rende maggiormente ſtimabi
li ſi è, l'eſſer tutti di propria mano di
quegli ſteſſi Maeſtri, di cui rappreſentano
al vivo il ſembiante. Evvi ancora la Statua
del Cardinale Leopoldo de' Medici di mar
mo, fatta da
vi collocata, per aver egli procurata cosi
bella, e numeroſa raccolta di Quadri, e lo
sfondo di eſſa è dipinto da Pier Dandini.
Dipoi paſſeremo alla ſettima ſtanza, nella
quale vi ſono dieci Scrigni di Granatiglia
ove ſi conſervano Camei, e Medaglie an
tiche, e moderne, ed alle pareti diverſi
Quadri di eccellenti Pittori, la maggior
parte di conſiderabile grandezza, colla vol
ta dipinta da Giovanni Ferretti. Paſſando
nella ottava ſtanza che volgarmente chia
maſi Tribuna, ſi trovano compendiati in
arte, i prodigi della Pittura, e della Scol
tura, e tuttociò, che di bello di ricco, e
di prezioſo può trovarſi nel Mondo. Ve
donſi ſei Statue di marmo, le più perſet
te, e più belle, al parere degli intendenti
di quante mai ſi ſiano vedute ne' noſtri
tempi, come di ciò fanno fedi l'infinite
copie di eſſe, che in varie forme ſparſe
vanno pel Mondo, ſervendo a' Profeſſori
quantunque di primo nome, di perfetto
modello, ed eſemplare alle loro opere in
ſigni. Più dell'altre però ſi tiene in pre
gio la belliſſima Statua di Venere, detta
volgarmente la Venere de' Medici, che ne'
paſſati ſecoli fu ſenza dubbio la maraviglia
di Roma, ed ora ſi può dire uno de' pro
digi di queſta Città; ed in vero chiunque,
attentamente l'oſſerva ne reſta ſorpreſo di
maniera che ſparſaſene la fama nel Mondo
non vi è Foreſtiero che quà non giunga che
non deſideri di vederla. Dopo aver eſami
nata queſta puol dirſi famoſa Statua, e con
eſſa due altre Veneri, anch'eſſe belliſſime
benchè di non sì rara eccellenza come la
prima, e inoltre il gruppo de' Lottatori, l'
Arrotino, ed il Fauno, ci porteremo ad
oſſervare una Tavola di pietre, e gioje
commeſſa, di così bello, e così ricco lavo
ro, che l'occhio non ſa diſtinguere, ſe l'
eccellenza, e perfezione dell'opera vinca
il valor delle gemme, e delle pietre pre
zioſe, che nobilmente l'adornano, o dal
fezione dell'opera. Parimente di gioje, e
di pietre dure è compoſto un Gabinetto,
o Studiolo; ma queſte non ſon lavorate in
piano di Tavola, ma di rilievo, moſtran
do la lor grandezza, ed eccellenza. E' ſo
ſtenuto il Gabinetto da quattordici colonne
di lapislazzulo, con baſi, e capitelli d'oro
maſſiccio, incroſtato di perle, e turchine.
Tra una colonna, e l'altra vi ſono baſſi
rilievi pur d'oro, e nella parte ſuperiore
belliſſime laſtre de' più perfetti diaſpri, or
nati intorno di topazzi, e ſmeraldi ba
laſci, acque di mare, zaffiri, criſoliti, che
a ſomiglianza di chiodi, moſtrano di tener
lo Studiolo unito, ma nella parte più ec
celſa, e più nobile di eſſo ſiede, qual Re
gina di tutte l'altre gioje. una perla di
ſmiſurata grandezza. Tutto queſto però non
ſa il maggior pregio dello Scrigno, con
ſervandoſi nelle parti interiori di eſſo quaſi
tremila tra Cammei, ed intagli, la mag
gior parte antichi, ed in pietre prezioſe,
tutti legati in oro. Queſti come coſa tan
to rara, ed altrettanto ſottopoſta a per
derſi, non ſi ſanno vedere ſenza ſpecial
permiſſione di All'intorno poi di
queſta famoſiſſima Tribuna ricorre un pic
colo palchetto, ſopra di cui poſano figuret
te di marmo, di bronzo, e di porfido, tut
te antiche, e della più eccellente maeſtria:
e molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca,
di calcidonio, e d'agata, prezioſe per la
è mirabile una ſcolpita in turchina della
vecchia rocca, rappreſentante l'effigie di
Tiberio Imperatore. Ammirato, che avre
mo tuttociò, che è ſtato da noi ſuccinta
mente deſcritto, finora, proſeguiremo ad
oſſervare attentamente i Quadri, che alle
pareti ſi vedono appeſi. Sono queſti de' più
famoſi Maeſtri nell'arte, e di lor ſapere
il miglioramento: Raffaello, Tiziano, An
drea del Sarto, e Paolo Veroneſe ve n'han
no il maggior numero; poi ve ne ſono bel
liſſimi pezzi di Michelagnolo, de' Caracci,
del Vandich, del Rubens, del famoſo Ol
bino di Baſilea, del Tintoretto, e tre pez
zi del Gherardoun Olandeſe, che per la
loro bellezza hanno meritato di ſtare a fron
te coll'opere de' più rinomati Maeſtri. In
alcuni Armadi ſegreti ſi conſervano molti
vaſi di criſtallo di rocca terſiſſimi, e di no
tabile grandezza, urne di lapislazzuli, ed
altri gran pezzi d'agate, e di diaſpri tut
ti maeſtrevolmente lavorati, e adornati d'
oro e gioje. Nella nona ed ultima ſtanza,
chiamata l'Armeria ſegreta, conſervanſi
belliſſime armature d acciajo, e varj ſtru
menti militari di ſingolare artifizio. Vi è
ancora una ſtanza ſeparata dall'altre, do
ve ſi vede il gran Ciborio, che deve ſer
vire per la Cappella di San Lorenzo quando
ſarà terminata. Egli è tutto di pietre, e gio
je commeſſe, delle più rare, e prezioſe,
che ſi poſſano in un tal lavoro conſiderare
ſtria, colla quale fu condotta queſt'opera
a quella maraviglioſa bellezza. Di ſimil la
voro è la parte anteriore dell'Altare, o
vogliamo dire il Paliotto, che pur ivi con
ſervaſi. Quivi per ora finiſcono le nove ſtanze
di queſta celebre Galleria, non eſſendo per
anco terminate l'altre, che vanno prepa
randoſi, in una delle quali ſaranno ripoſti
i bronzi, conſiſtenti in alcune Statue, e
Teſte in gran numero d'Idoletti, e di va
rj ſtrumenti uſati ne' Sacriſizj de' Gentili,
ed in altri frammenti dell'antichità erudi
ta, raccolti da varie parti dal Mondo con
grandiſſima ſpeſa, e diligenza non ordina
ria; e in un altra circa 130. Volumi, do
ve con ſommo ſtudio, e particolare aſſi
ſtenza di celebri profeſſori, ſi vedono rac
colti, ed a ſuo luogo diſpoſti innumerabili
diſegni, e moltiſſimi penſieri, e capricci,
come eſſi chiamano, de' più rari Artefici
de' noſtri tempi; il tutto per opera del Car
dinal Leopoldo. E quì non ſarà diſcaro al
Foreſtiero il ſapere, che promoſſaſi l'Ope
ra del Muſeo Fiorentino contenente inciſe
in Rame le Statue, Pitture più ſingolari,
Medaglie, e Cammei di queſta Imperial
Galleria, per mano di eccellenti Profeſſori
in quell'Arte, colla deſcrizione Iſtorica, e
Filologica dell'eruditiſſimo Dottore Anton
Franceſco Gori, Sacerdote, Teologo, e pub
blico Lettore, d'Iſtoria in queſta Univerſi
tà Fiorentina, e continovata per quello
nella ſtanza de Pittori dipinti di lor pro
pria mano dal ſu Franceſco Moüche la mag
gior parte inciſi dal celebre noſtro Carlo Gre
gori. Vedeſi al preſente per Illuſtrazione
non tanto di eſſa Galleria, che della no
ſtra Città, di tutto in nove Tomi compita.
Preſſo alla Galleria ſi può paſſare ad un
CORRIDORE coperto, fatto fabbricare dal
Granduca Coſimo I. col diſegno di Giorgio
Vaſari, o come meglio ha creduto uno
Scrittore moderno, col diſegno del Buon
talenti, il quale diede il modello per le
ſtanze della Galleria, e ſpecialmente della
Tribuna. E' queſto Corridore ſecento paſſi
e cominciando dal Palazzo Pitti, conduce
fino alla Galleria, e al Palazzo Vecchio.
Dopo avere ammirate le molte coſe, che
abbiamo finora deſcritte, dando un'occhia
ta al
PALAZZO iſolato per la Ruota Fiorentina,
ed altri Giudici delle cauſe civili, che ha
per tutti appartamento ſeparato con gran
comodo della Giudicatura, proſeguiremo il
camino verſo la
PIAZZA DEI GRANDUCA, ove in primo luo
go oſſerveremo il
PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſegno d'
Arnolſo, quel famoſo Architetto di varie
mente del Duomo. E dando prima un'oc
chiata alla magnificenza di queſta Fabbri
ca, oſſerveremo la bella Torre, o Cam
panile alto braccia cencinquanta, ſoſtenuto
da quattro colonne groſſiſſime, le quali tan
to più rendono mirabile queſto Edifizio.
Dipoi nell'ingreſſo, o ringhiera del Palaz
zo ammireremo a man deſtra nell'entrare
la grande Statua di marmo di mano del
Bandinelli, che rappreſenta quando Ercole
abbatte Cacco. Simile in bellezza, e di mag
gior perfezione è quella di Davidde ſcolpi
ta dal Buonarroti, e benchè fatta negli an
ni ſuoi giovenili, è dagl'intendenti per o
pera ſingolare celebrata. Dopo queſte due
Statue, ſi trovano due Figure, o Termini
parimente di marmo, uno di mano del
Bandinelli, e l'altro di Vincenzo Roſſi ſuo
ſcolare, amendue fatti con grandiſſima di
ligenza. Entrando nel Cortile del Palazzo,
vedeſi in mezzo una Fontana di Porfido,
ſopra la quale ſcherza un Fanciullo ſcolpito
di bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio.
Era queſto Cortile anticamente ſoſtenuto da
Colonne di mattone, ma eſſendo quaſi del
tutto guaſte, coll'acuto ingegno di Miche
lozzo Michelozzi furono ſoſtituite quelle di
pietra ſorte che lo ſoſtengono di preſente,
lavorate con belle grotteſche, ſenza danno
veruno della fabbrica. Tra le coſe degne
di lode vi è una Statua di Ercole, che uc
cide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da
nelli ſuo Maeſtro. Salendo al primo appar
tamento, trovaſi un magnifico Salone di
non ordinaria grandezza, lungo braccia
90., e largo braccia 37., la Soffitta del
quale, come altresì le pareti, ſon di
pinte da Giorgio Vaſari con ſingolar mae
ſtria; in trentanove quadri della Soffitta con
belli intaglj, e ornamenti dorati, ſi rappre
ſentano l'azioni, e i fatti più ſegnalati
della noſtra Real Caſa de' Medici, madre
ſccondiſſima d'uomini illuſtri, e di cele
bratiſſimi Eroi. Nelle pareti ſi vede dipin
to a freſco la guerra e preſa di Siena, la
Battaglia fieriſſima di Marciano, l'aſſedio
di Piſa; ed altre memorabili impreſe. E
negli angoli del predetto Salone, ſi vedono
quattro grandiſſimi quadri dipinti a olio,
due de' quali ſon di mano del Ligozzi, e
gli altri due del Cigoli, e del Paſſignano.
In uno di quei del Ligozzi ſi rappreſenta
quando
andolo Granduca di Toſcana, e ornandolo
di Corona e Manto Reale. E nell'altro
ſono figurati que' dodici Fiorentini, che da
varj Potentati del Mondo, in un medeſimo
tempo furono mandati Ambaſciadori a Bo
nifazio VIII. Sommo Pontefice, de' quali
cantò il Verino:
Cum Florentinos diverſis partibus Orbis
Vidiſſet Romae, Regum mandata ferentes,
Terrarum ſemen, tum quinta elementa vocavit.
In
In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap
preſenta quando Coſimo ancor giovanetto
di 18. anni fu eletto Duca di Firenze, e da
tutti i Senatori, che lo eleſſero inchinato
per Principe, e Sovrano: e finalmente in
quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolenne
funzione celebrata in Firenze, quando il
medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Re
ligione di Santo Stefano Papa, e Martire,
della quale fu egli primo Fondatore, e Gran
Maeſtro. Sono in faccia di eſſa tre grandi
Statue di marmo maggiori del naturale,
cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice
nella nicchia del mezzo, quella di Giovan
ni de' Medici Padre di Coſimo a man de
ſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man
ſiniſtra, ſiccome da' lati ſi vede la Statua
di Clemente VII. e a rincontro quella del
Granduca Coſimo I. tutte di marmo del
Cavalier Bandinelli. Bella ancora, anzi ſo
pra tutte ammirabile è la Statua della Vit
toria, che ha ſotto di ſe un prigione, di
mano del Buonarroti, il quale deſtinata
l'avea per lo Sepolcro di Papa Giulio II.
ma non avendola affatto terminata, laſciol
la in Firenze. Seguono a queſta i ſei grup
pi di Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rap
preſentano le forze d'Ercole, e ſpecial
mente quando ſoffoga Anteo, quando uc
cide il Centauro, quando getta Diomede
a' Cavalli, che lo divorino, quando porta
il Porco vivo in ſpalla, quando ajuta ad At
lante reggere il Cielo, e quando vince la
di lode, e nelle quali, come ſcrive il Bor
ghini, ſi veggono belliſſime, e fiere attitu
dini, e gran diligenza nell'arte; tra queſte
Statue fu collocato circa l'anno 1720. il
gruppo di Adamo e di Eva, col Serpente,
di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo, co
me addietro ſi diſſe, dal Coro della Metro
politana. Da queſta all'altre ſtanze paſ
ſando del medeſimo appartamento, oſſer
veremo molte belle pitture a freſco del men
tovato Vaſari, col diſegno del quale fu
queſto Palazzo in gran parte riordinato.
Salendo agli appartamenti di ſopra, nella
Sala chiamata dell'Oriuolo, troveremo una
Figura di marmo, che rappreſenta un Da
vidde di mano di Donatello, ed un'altra
di San
dienza di mano di Benedetto da Majano,
ambedue grandemente lodate da' Profeſſori.
Da queſta ſtanza s'entra nella richiſſima
GUARDAROBA di
prezioſe, di vaſi d'oro, e d'argento, e
di ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi, nel
la deſcrizione de' quali molto tempo ſi po
trebbe impiegare, ed intero volume richie
derebbeſi per chi voleſſe ad una ad una
deſcrivere l'innumerabili coſe, che vi ſi
trovano. Diremo ſolo, come di coſa più
rara, trovarſi in queſto luogo le famoſe
Pandette di Giuſtiniano, chiamate in oggi
le Pandette Fiorentine, e ſtimate più d'un
lenza d'un manoſcritto sì celebre, ſiccome
l'originale della Concordia della Chieſa
Latina colla Greca, ſeguita in Firenze nel
Concilio Ecumenico l'anno 1429. ſottoſ
critta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'
Imperatore Giovanni Paleologo, e da tan
ti illuſtri, e dotti Prelati. Ritornando nella
medeſima ſtanza, o Sala dell'Oriuolo, paſ
ſeremo nella
SALA dell'udienza vecchia, in cui vedre
mo dipinte a freſco alcune belle Storie di
mano di Franceſco Salviati, che rappreſen
tano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cam
millo, valoroſo Campione, che in tante
gloriose impreſe a favor della Patria ſi ſe
gnalò. E di poi oſſerveremo la
CAPPELLA tutta dipinta dal Grillandajo,
nella quale conſervanſi molte Reliquie in
ſigni. Vedute queſte, ed altre coſe nel Pa
lazzo Vecchio, faremo ritorno nella mede
ſima Piazza, per oſſervare in eſſa la bella
LOGGIA detta de' Lanzi veramente gran
dioſa, fabbricata col diſegno d'Andrea Or
cagna, Pittore, Scultore, e Architetto Fio
rentino nell'età ſua valentiſſimo. Sotto
gli archi di queſta loggia ſi vedono tre
belle ſtatue, ciaſcheduna delle quali merita
ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo
per mano di Donatello, rappreſenta Giu
merſo nel ſonno, ſopra cui queſta Amaz
zone ſi vede vibrare il colpo per recidere il
capo all'inimico. Nella ſeconda Statua,
ancor eſſa ſcolpita in bronzo da Benvenuto
Cellini, vien figurato un Perſeo, che ha
nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la te
ſta di Meduſa reciſa dal buſto, tutta gron
dante di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente
appiè dell'ucciſore. E' commendata queſta
figura in ogni ſua parte, e ben dimoſtra
il valore di Benvenuto, il quale per avviſo
degl'intendenti, cosi felicemente conduſſe
l'opera, che non un bronzo inſenſibibile,
ma una figura viva, ed animata raſſembra.
Degno ancora di molta lode ſi è il Baſſo
rillievo di bronzo, che ſerve di ornamento
alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda,
e Perſeo, con aſte figure, che tutta l'I
ſtoria compitamente dimoſtrano. Nella ter
za, che è più d'ogni altra ſtimabile, e
di maggior perfezione, per quello, che ne
dicono i Proteſſori, s'ammira un gruppo
di tre figure di marmo, mirabilmente ſcol
pite da Giovanni Bologna, e denotante il
Ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto
a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien
figurato il Padre della fanciulla, in atto d'
impedire la fuga al rapitore; nel giovane
di corpo robuſto, e d'aſpetto fiero, e ri
pien di furore, ſi rappreſenta un Soldato
Romano, che in occaſione de' giuochi pub
blici nella nuova Città di Roma celebrati,
la femmina tenera, e delicata, ma piena
di timore, e ſpavento, ſi dimoſtra la don
zella rapita, ſcorgendoſi a maraviglia in
queſto gruppo rappreſentate le tre età, cioè
la gioventù, la virilità, e la vecchiezza
talmentechè in tutte tre le figure ſi ricono
ſce una vivezza sì grande, che chiunque
fiſſamente le mira, non ſi ſazia di com
mendarle in eſtremo, non eſſendo di mi
nor pregio un Baſſorillievo nella baſe fatto
con ſomma induſtria, e diligenza, tutta l'
Iſtoria del rapimento delle Sabine rappre
ſentante. Camminando più oltre, ſul can
to del Palazzo, e quaſi in mezzo la Piaz
za ſi trova la
FONTANA fatta dal Granduca Coſimo I.
col diſegno, e induſtria dell'Ammannati,
e da Filippo Baldinucci negli eruditi ſuoi
Decennali, deſcritta colle ſeguenti parole.
no di limpidiſſime acque ſgorganti da
molti zampilli, il qual vaſo è figurato
per Mare, il gran Coloſſo del Nettun
no, alto dieci braccia, ſituato ſopra un
Carro, tirato da quattro Cavalli mari
ni, due di marmo bianco, e due di mi
ſtio, molto belli e vivaci; il Nettunno
ha tra le gambe trè figure di Tritoni,
che inſieme con eſſo poſano ſopra una
gran conca marina in luogo di carro.
vaſo è di otto facce di marmo miſtio,
Le quattro minori ſon vagamente arric
chite con figure di fanciulli, ed altre co
ſe di bronzo, come chiocciole marine,
cornucopie, cartelle, e ſimili.
no ſul piano delle medeſime certi imba
ſamenti, ſopra ciaſcheduno de' quali po
ſa una Statua di metallo maggiore del
naturale, e ſono in tutte quattro: due fem
mine, che rappreſentano Teti, e Dori,
e due maſchi figurati per due Dei mari
ni.
ſcheduna di queſte face minori, ſono due
Satiri di metallo in varie, e belliſſime
attitudini.
tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi
da chiccheſia godere la limpidezza dell'
acqua, la quale ſtraboccando grazioſa
mente, è ricevuta da alcune belle nic
chie.
tutto è così ben diſpoſta, e con tanta
maeſtà ordinata, che è proprio una ma
raviglia.,, Vicino alla Fontana, ſopra
una gran baſe di marmo, è una belliſſima
STATUA Equeſtre di bronzo, di mano di
Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594.
dal Granduca Ferdinando I. alla glorioſa
memoria di Coſimo ſuo Genitore: adorna
no le facciate di queſta Baſe trè Baſſirilievi
di bronzo, in uno de' quali ſi rappreſen
ta la Coronazione del mentovato Grandu
ca Coſimo, da eſſo meritata
ſi legge nell'Inſcrizione. Nel ſecondo la
glorioſa entrata nella Città di Siena, ub
bidiente al ſuo commando, dopo la conſe
guita Vittoria. E nel terzo, quando dal
Senato Fiorentino, eſſendo egli ancor gio
vanetto, ne fu creato Duca di Firenze,
laſciando luogo nella quarta facciata ad una
nobile, ed altrettanto erudita Iſcrizione del
ſeguente tenore.
Pio Felici
Invicto Juſto Clementi Sacræ Militiæ Paciſq;
In Etruria Authori.
Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit
A.M.D.L.XXXXIIII.
In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la
Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del
Palazzo degli Uguccioni, diſegno maravi
glioſo per quanto credeſi di Michelagnolo,
o pure di Andrea Palladio per eſſere ſimi
le alla maniera dell'ultimo. Appreſſo ſi
trova la Chieſa di
ta fu fatta col diſegno del Taſſo. Dirimpet
to a Palazzo Vecchio ſi trova pure un'al
tra Chieſa dedicata a
le la Tavola dell'Altar maggiore è del Ca
valier Curradi, ed il ritrovamento di eſſa
Santa in due Quadri laterali, opera del
Martinelli. Da queſta Piazza faremo paſ
ſagio alla vicina Chieſa di
OK-
ORSAMMICNELE, la quale acquiſtò forma
di Chieſa, o ſivvero Oratorio, dacchè nell'
anno 1737. fu deliberato di chiuder le Log
ge, che erano ſotto queſta gran Fabbrica,
in venerazione maggiore di quella Imma
gine di Maria Santiſſima, che collocata è
ſull'antico Altare di marmi, che vi ſi ve
de, lavorato colla direzione di Andrea Or
cagna. E perchè è certiſſimo, che queſto
luogo fu per avanti adoperato per Piazza,
e per mercato del grano, e delle biade,
che ſi traſportavano ſotto le dette Logge
(lo che dette poi motivo di alzare queſta
gran Torre per commodo di pubblico Gra
najo intorno al 1337. col diſegno di Giotto,
e proſeguito da Taddeo Gaddi) ſono anda
ti immaginandoſi alcuni, che il nome di
Orſammichele, ſia un volgare traportato da
vede uſata in veruna antica ſcrittura, che
faccia di queſto luogo menzione; ma ſibbe
ne Orto San Michele, per poſpoſizione ac
cidentale da Atteſochè
ſino dal 1100. era ivi una Chieſa Parocchiale,
intitolata: San Michele in Orto, da cui pren
deva la poſpoſta denominazione di Orto San
Michele tutta quella aggiacente Contrada.
In luogo della quale antica Chieſa, demo
lita per farvi la ſuddetta Torre del grano,
fu intorno a 120. anni dopo rifatta dalla
parte oppoſta l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo
titolo di San Michele in Orto, oggi detta
di San Carlo, commecche vi ſi aduna la
Con-
Confraternita della Nazione Lombarda, la
quale milita ſotto la protezione di San Car
lo Cardinale Borromeo, nella qual Confra
ternita ſi vede interiormente ſopra la Porta
una Tavola di Buon-Amico Buffalmacco ce
lebre nelle Novelle del Boccaccio. E' que
ſto grande Edifizio da ogni parte iſolato,
e con belliſſima proporzione, ed ottima
Architettura condotto. Ha per di fuori quat
tordici Nicchie, o Tabernacoli, in varie
foggie intagliati, ed in cui furono colloca
te diverſe Statue, alcune di bronzo, ed al
cune di marmo, lavorate dai più rari, ed
eccellenti Maeſtri, che fioriſſero in queſta
noſtra Città. Sono adunque di Lorenzo
Ghiberti celebre Scultore tre Statue di bron
zo, cioè il San Matteo Apoſtolo, il Santo
Stefano preſſo la porta principale, e il San
Baccio da
Montelupo fece la bella Statua di bronzo di
San Giovanni Evangeliſta; e Donatello ne
fece tre di marmo, le quali ſon tenute in
gran pregio, come opere veramente mara
viglioſe. La prima è il San Pietro Apo
ſtolo, la ſeconda il San Marco Evangeliſta,
la terza il San Giorgio, Statua, che non
ha pari. Perlochè non è maraviglia, ſe le
Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed
altri Principi dell'Europa più volte ne fe
cero iſtanza, offerendo gran ſomma di de
naro, perchè foſſe loro conceduta. Anco
Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſcepolo di
Donatello ne fece tre, cioè i quattro San
lippo Apoſtolo, ed il Santo Eligio Veſco
vo, chiamato comunemente Santo Lo. d'
Andrea Verrocchio è il San Tommaſo Apo
ſtolo, che mette il dito nel Coſtàto di Cri
ſto, opera molto ſtimabile, allato alla quale
è la Statua di San Luca Evangeliſta di ma
no di Giovanni Bologna, ſcolpita in bron
zo con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi ve
de un Tabernacolo, o Cappella iſolata, tut
ta di marmi vagamente intagliati, ed ab
bellita di baſſirilievi, per opera, diſegno, e
induſtria di Andrea Orcagna; e nel predet
to Tabernacolo s'adora la detta di ſopra
immagine di Maria Vergine molto antica
dipiuta da Ugolino Saneſe, e tenuta ne' tem
pi andati in ſomma venerazione, avvegna
chè fino al tempo della terribile, e ſpaven
toſa peſte del 1348. che infettò la maggior
parte del Mondo, incominciaſſe grandemen
te a fiorire il di lei culto, concorrendovi
grandiſſimo popolo con larghe offerte, dal
le quali in breviſſimo tempo ſi potettero ac
cumulare più di trecentomila fiorini d'o
ro, parte impiegati in ſovvenimento de'
poveri, e parte nell'adornare queſta Chie
ſa. Dietro l'Altare vi è un baſſorilievo dell'
Orcagna, Architetto del Tabernacolo, ove
ha egli eſpreſſo a maraviglia il ſuo ritratto.
Sono ancora ſopra l'Altar maggiore tre
Statue di marmo, cioè Sant'Anna, la San
tiſſima Vergine, ed il Bambino Gesù, di
mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome
tralaſciando le antiche di Agnolo Gaddi, e
di Jacopo del Caſentino, da cui fu dipinta
la volta. Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo
di legno, avanti al quale il grande Arci
veſcovo Santo Antonino ſoleva da giovanet
to giornalmente fare orazione. Nelle ſtan
ze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo
I. l'anno 1569. eretto il pubblico e gene
rale Archivio di Firenze, dove ſi conſerva
no innumerabili Scritture, ed iſtrumenti
pubblici, con grandiſſima fedeltà, e diligen
za non ordinaria, eſſendo degno di ſpecial
menzione il metodo, che vi ſi pratica.
Tutti i Notai della Città, e dello Stato han
no un termine prefiſſo, ſecondo la diſtan
za, dentro del quale ſono obbligati di man
dar quivi una copia autentica di ogni Con
tratto, che rogano, oltre al porli, come è
comune in tatti i Paeſi, ai lor Protocolli,
e quando muore il Notaio, i ſuoi Proto
colli ſi pongono in queſto Archivio, e le
copie autentiche ne' vaſti ſaloni ſopra la
fabbrica iſolata di Mercato Nuovo; ſicchè
ognun vede la prudente cautela di eſſer ſem
pre in due luoghi ſeparati tutti i Contratti.
Proſeguendo il viaggio per la Via de' Cal
zaiuoli, detta il Corſo degli Adimari, o
pure per Calimala, chiamata in oggi cor
rottamente Calimara, luogo un tempo fa
moſo per l'abbondanza del traffico, o ne
gozio, che quivi ſi eſercitava, ed anco di
preſente ſi eſercita, arriveremo in
maſi il Giardino di Firenze, per le molte
delizie, che in abbondanza vi ſi trovano,
e delle quali la Città noſtra al pari d'ogni
altra è copioſa. Quivi ſi è veduta fino a'
noſtri tempi, ſopra una Colonna di grani
to una Statua di pietra di mano di Dona
tello, rappreſentante la Dovizia; ma eſſen
do divenuta aſſai lacera dal tempo, è con
venuto rimoverla, e collocarvi altra Statua
ſimile, ſcolpita da
più oltre una Loggia deſtinata alla vendita
del peſce, fatta quivi fabbricare dal Gran
duca Coſimo I., e dipoi modernamente ac
creſciuta. Vi ſono ancora molte Torri di
non ordinaria grandezza, in gran parte del
le quali rieſcono le abitazioni degli Ebrei,
riſtrette ad un luogo chiamato il
GHETTO, ove per l'avanti era un'infame
poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrit
tori citati dal Baldinucci nella Vita del Buon
talenti. Queſto Ghetto è ſtato ampliato con
abitazioni aſſai comode. Laſciando di viſi
tare alcune Chieſe, che nel riſtretto di Mer
cato ſi trovano, giungeremo per la Via del
Corſo al
PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tor
nabuoni, modernamente accreſciuto, degno
per certo di eſſere oſſervato, principalmen
re per l'ampia Galleria, che gli aggiugne
comodo, e bellezza; dopo il quale ſi tro
tettura, opera di
golare; quello degli Antinori; quello de' Pa.
ſquali con più altri. Preſſo ad eſſi è la
Chieſa di
SAN MICHELE BERTELDE, oggi detta agli
Antinori, dove abitano Padri Teatini, fat
ta da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal
Decano Carlo de' Medici, col diſegno di
Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo
e Pier Franceſco Silvani. Queſta ſi può
annoverare tra le più vaghe, e più ador
ne della noſtra Città. Ed invero comin
ciando dalla Facciata di pietre forti, ne fa
queſta giuſta Teſtimonianza. Sonovi in eſ
ſa due Statue di marmo nelle nicchie, più
grandi del naturale, come altresì ſopra la
Porta due altre aſſai belle. Maggiori però,
e di più vaga apparenza ſono gl'interiori
ornamenti, imperciocchè diviſati con Archi
tettura d'ordine compoſito, ed arricchiti di
pietre ſerene, lavorate con ſingolar pulitez
za. Procedendo adunque coll'iſteſs'ordine
dell'alter coſe da noi finora deſcritte, oſ
ſerveremo primieramente le Cappelle tutte
incroſtate di marmi, e adorne di belle pit
ture a freſco, e di Tavole molto ſtimate.
Nella prima all'entrare a man deſtra, ve
dremo la Tavola del martirio dell'Apoſto
lo Sant'Andrea, di mano del Ruggieri. La
ſeconda, dov'è dipinto l'Arcangiolo San
Michele, è del Vignali. E nella terza Mat
Andrea Avellino ſuo Compagno, due lu
mi chiariſſimi di queſta inſigne Religione.
Accanto a queſta Cappella è il Sepolcro
coll'Iſcrizione, e Ritratto dell'Avvocato A
goſtino Coltellini Fondatore della celebre
Accademia degli Apatiſti. In faccia poi del
la Croce di mano d'Ottavio Vannini è di
pinta l'adorazione de' Magi; e alla Cappel
la che ſegue, di mano del Roſſellini vi è
una Tavola della Natività di Noſtro Signo
re. L'Altar maggiore, poſto nella Tribuna
di mezzo, trall'altre coſe di pregio, ha un
ricchiſſimo Ciborio d'argento, opera di Be
nedetto Petrucci. Bello ancora, e grande
mente ſtimato è il Criſto di bronzo di ma
no di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende
la Cupola della Tribuna, dipinta dal Padre
Galletti Religioſo dello ſteſſo Collegio, che
ha pur dipinta tutta la volta della Chieſa.
Seguitando dall'altra mano, nella Cappel
la vicina all'Altar maggiore vi è una Tavola
dipinta dal mentovato Roſſellini, e in fac
cia alla Croce, un'altra ſimile del Bilivel
ti di gran bellezza. Quì non diſpiaccia all'
erudito Foreſtiero d'oſſervare alcune dotte
Inſcrizioni ſopra la nobiliſſima famiglia de'
Bonſi, che eſſendo da Firenze paſſata in
Francia, non ſolo vi acquiſtò Titoli, e Do
minj ragguardevoli, ma in breve tempo
diede alla Chieſa di Biſiers ſei Veſcovi, e
al Vaticano due Porporati. Nell'altra Cap
pella Ignazio Hugford colorì Sent'Andrea
dente apopletico. Nella Cappella di mezzo,
Pietro da Cortona dipinſe la bella Tavola
del Martirio di San Lorenzo. Adornano an
cora queſta Chieſa quattordici Statue di mar
mo, che dodici rappreſentano gli Apoſtoli,
ed altrettanti Baſſirilievi a piè di quelle. Fi
nalmente non vi è coſa, chè non accreſca
vaghezza, e non iſpiri maeſtà, e decoro.
Anco la Libreria, che è nel Collegio, è
degna di eſſer veduta, non ſolo per la co
pia de' Libri, ma eziandio per la rarità de'
medeſimi. Siccome merita di eſſer veduta
la Sagreſtia molto ornate, e pulita. Cam
minando verſo il Canto de' Carneſecchi,
ſopra di una gran baſe ſi vede la Statua
chiamata comunemente il
CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio
vanni Bologna, che rappreſenta Ercole in
atto di uccidere Neſſo Centauro. Bella ſen
za dubbio, e molto lodata dagl'intendenti
è queſta Statua, cavata da un ſol pezzo;
e chi contempla l'eſpreſſione della forza,
che fanno amendue queſte figure, Ercole
per abbattere, e ſuperare il Centauro, e
quello per fuggirli di ſotto; come altresì,
chi oſſerva le diſſicultà ſuperate da quell'
Artefice, nel condurre a fine un lavoro sì
grande, con quella perfezione, che vi ſi
vede, ingenuamente confeſſa, eſſer queſta
non ſolo una delle Opere migliori di que
ſto raro Maeſtro; ma eziandio di quanti
Da
queſto luogo paſſeremo a
SANTA MANIA MAGGIORE, dove ſtanno i
Padri Carmelitani della Congregazione di
Mantova, e nella quale vi ſono da oſſer
vare molte Tavole di pregio. In primo luo
go è da ſtimarſi grandemente la Tavola di
mano del Cigoli, dov'è dipinto Sant'Al
berto Carmelitano in atto di liberare dal
naufragio uno, che già pericolava nell'ac
qua; ed anco quella del Pugliani, che,
rappreſenta la Maddalena Penitente in atto
di comunicarſi. E' anco degna di lode la
Cappella de' Carneſecchi, la volta della
quale ſu dipinta da Bernardino Poccetti, e
le due Statue di marmo furono lavorate
dal Caccini: ſiccome quella degli Orlandi
ni, dov'è la Tavola del Bilivelti, ed al
cune Pitture a freſco di mano del Volter
rano. Ragguardevoli ancora ſono le due
Tavole, che appreſſo ſeguono, quella di
Santa Maria Maddalena de' Pazzi di mano
d'Onorio Marinari, e l'altra di San Fran
ceſco dipinta da Matteo Roſſelli. Una ſin
golar memoria era già in queſta Chieſa,
oggi perita, cioè il Monumento ſtato fatto
a Salvino di Armato degli Armati nel 1317.
collo ſpecifico titolo d'Inventore degli Oc
chiali. Nel Chioſtro del Convento ſi vede
in un canto una delle quattro Colonne che
reggevano il Sepolcro di Ser Brunetto La
tini Maeſtro di Dante, la quale ha l'Ilcri
Preſ
ſo queſta Chieſa vi è il
PALAZZO,già de' Gondi, paſſato dipoi ne'
Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia
del Beccuto Orlandini, ſtato modernamen
te accreſciuto, e ridotto alla forma, che di
preſente ſi vede. Per di dentro è così no
bilmente adornato, e di comode abitazio
ni arricchito, che può con ragione ugua
gliarſi a' più ſplendidi Palazzi di queſta
Città. La Sala non ſolo nella volta, ma
anco nelle pareti è dipinta per mano di
Pietro Dandini. Il Gherardini, il Gabbiani,
ed altri Profeſſori più accreditati hanno di
pinto l'altre ſtanze contigue, che adornate
di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono va
ghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa
di Santa Maria Maggiore è ſituato il
PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini, e non
lontano da queſto è quello de' Marcheſi
Malaſpina modernamente abbellito con buon
diſegno. Proſſima è la Fabbrica del nuovo
SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed in
camminata con buon guſto di Architettura
dalla pia memoria del fu Monſignor Tom
maſo Buonaventura de' Conti della Ghe
rardeſea, Arciveſcovo di Firenze, e condot
ta a buon ſegno, dopo la ſua morte, con
aggiunta di comodi appartamenti per i Pre
cettori, e per gli Studenti Cherici, che vi
All'ingreſſo della ſeconda Por
ta è degno di eſſer veduto un belliſſimo Cro
cifiſſo di Bronzo di Gianbologna, laſciato
al Seminario in legato dal fu Agoſtino Cer
retani, Canonico della Metropolitana, in
memoria del Canto e delle Caſe de' Cerre
tani, che furono quivi, e rimaſero ſerrate
nella nuova Fabbrica di queſto Seminario,
E quì faremo fine alla ſeconda Giornata
per poter nella ſeguente ultimare l'inco
minciato paſſeggio, ed oſſervare le altre
coſe, che ci reſtano da vedere.
TER-
TERZA
GIORNATA.
LA Città di Firenze, laſciato da
parte quel che fu ne' tempi del
la Gentilità, ebbe dipoi così
piccol recinto d'abitazioni, che
il primo cerchio, così chiama
to dagli Scrittori, fu ſolamente riſtretto ad
alquante contrade preſſo a Mercato vecchio:
ma creſcendo gli abitatori in gran nume
ro, e non potendo capire in un luogo co
tanto anguſto, fu coſtretta a dilatare i con
fini, i quali in più volte accreſciuti, giun
ſero finalmente a quel ſegno, che a' no
ſtri giorni ſi vede. In uno di queſti accre
ſcimenti della Città è fama appreſſo gli
Scrittori antichi, e moderni, eſſerſi dato
principio a fabbricare in quella parte, che
riman di là d'Arno verſo Mezzogiorno,
alla quale dipoi furono aggiunti tutti i Sob
borghi già fuori della Città, ed ora in eſſa
compreſi. E perchè foſſe comodo il paſſag
rj tempi fabbricati quattro Ponti, i quali
dipoi caduti nella rovinoſa inondazione, che
feguì l'anno 1333. furono fatti reſtaurare
coll'induſtria, e modello di Taddeo Gaddi,
e in altri tempi rinnovati, come diremo a
ſuo luogo. Di queſta parte adunque, che
rimane di là d'Arno, ragioneremo nella
preſente Giornata, con quella ſteſſa brevi
tà, colla quale abbiamo finora proceduto
nelle paſſate. Pertanto partendoci dall'Al
bergo, c'invieremo verſo il Ponte Vecchio,
e oſſerveremo la Loggia di
MERCATO NUOVO,fatta fabbricare dal Gran
duca Coſimo I. fin dall'anno 1548. col di
ſegno di Bernardo Taſſo Architetto. Il prin
cipale intento di queſto magnanimo Princi
pe fu di provvedere al comodo de' Mercan
ti Fiorentini, acciò nelle ore proporziona
te, ridotti in queſto luogo poteſſero più fa
cilmente i loro negozj concludere. Sopra
alle ſcalee di queſta Loggia vi è un Cigna
le di bronzo, che getta acqua per bocca,
fatto da Pietro Tacca, ſul modello di quel
di marmo, che ſi conſerva in Galleria, o
pera molto ſtimata da' Profeſſori. E ſopra
a queſto magnifico Loggiato evvi l'Archi
vio delle copie autentiche, o piuttoſto pri
mi Originali di tutti i Contratti, che ſi ro
gano nello Stato, come ſi è detto in altro
luogo. Camminando più oltre, ſi trovano
molte Botteghe d'Arte di ſeta, che fu ſem
e perfezione; onde da eſſa ſi ſogliono prov
vedere molte Città d'Europa, e una gran
parte dell'Aſia. Dopo queſte ſi trova la
Chieſa, e Convento di
SANTO STEEANO, dove abitano Religioſi
Agoſtiniani della Congregazione di Lecce
to, quale circa l'anno 1640. fu con gran
diſſima ſpeſa reſtaurato dai Marcheſi Barto
lommei, che ne godono il Padronato. Nel
la Facciata vedonſi le veſtigia della prima
opera a freſco di Giovanni da San Giovan
ni. Entrati in Chieſa trovanſi molte Ta
vole, e Pitture di pregio, fra le quali è
da annoverarſi quella di Santi di Tito all'
Altare della Madonna della Cintola, ove ef
figiò Maria Vergine, Sant'Agoſtino, ed al
tri Santi di queſt'Ordine. Siccome deve
farſi menzione del bel Paliotto all'Altar
maggiore di bronzo Corintio, dove in baſ
ſo rilievo fece Pietro Tacca il Martirio di
Santo Stefano Protomartire. Da queſto luo
go ſi paſſa al
PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345.
come ſi legge nel Cartello affiſſo alla Log
gia di eſſo a Ponente, nel muro che guar
da Mezzogiorno, cioè:
Il Pente cadde per dilnvio d'acque
Poi dodici anni come al Comun piacque
Rifatto fu con queſto adornamento.
F 4 Ap-
Appiè di eſſo Ponte vi è una
STATUA di marmo, di maniera Greca
aſſai bella, chiamata Aleſſandro Magno, o
come alcuni vogliono, un Aiace grondan
te di ſangue, e morto per le ferite dateſi
di ſua mano. Da man ſiniſtra ſi trova la
Via de' Bardi, in cui tra gli altri è il
PALAZZO del Marcheſe Tempi nobilmen
te adornato, ampliato, ed abbellito dentro
con ottimo guſto; in faccia al quale vede
ſi la Chieſa di
SANTA MARIA SOPR'ARNO, nella quale è
una bella Tavola dell'Empoli, rappreſen
tante un miracolo di Maria Vergine; ed
avanzando più oltre, ſi giugne al
PALAZZO del fu Senatore Conte Ferrante
Capponi, fatto edificare dal famoſo Nicco
lò da Uzano, col diſegno di Lorenzo di
Bicci, entro del quale ſi vede il buſto di
eſſo Niccolò, opera inſigne di Donatello
con iſcrizione adeguata a così potente Con
cittadino; ſiccome appiè della Scala un Leo
ne di porfido, che è creduto opera ſingo
lare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi paſ
ſa alle
ABITAZIONI de' Canigiani, e quindi a ma
no deſtra alle
ABI-
ABITAZIONI de' Mozzi. Queſte eſſendo
ſtate alzate nell'antico a foggia di Palaz
zo, o ſia di Torre con merli, moſtrano
quella magnificenza, che fu capace di dar
ricetto nel 1273. al Pontefice Gregorio X.
e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Orſi
ni, Legato del Papa, a fermar la Pace tra
i Guelfi, e i Ghibellini. Quindi proſeguen
do il cammino per lo Fondaccio di San Nic
colò, ſi vede ripieno anch'eſſo di Caſe aſ
ſai comode, e ſignorili; tralle quali è il
PALAZZO de' Gianni, fabbricato all'anti
ca, ma per entro rimodernato aſſai bene,
internandoſi con un delizioſo Giardino, e,
con bella grotta ſulla collina detta Monte
cucco, che va fino alle mura della Città.
Si paſſa poi dal
PALAZZO de' Marcheſi Vitelli, alla
CHIESA PRIORALE DI SAN NICCOLO', det
to d'Oltrarno, nella cui facciata è collo
cata una Cartella di pietra, con inſcrizione
inciſa, degna di oſſervazione, contenendo
la memoria della deplorabile inondazione,
che fece l'acqua d'Arno per le Campagne
adiacenti, e nella Città nell'anno 1557. ne'
ſeguenti verſi Latini:
Huc tumidis præceps irruit Arnus aquis,
Proſiravitque ſuæ, ſpumanti gurgite, Floræ
Oppida, agros, fontes, mœnia, Templa, viros.
F 5 In
In queſta Chieſa trovanſi alcune Tavole di
merito, tra le quali l'Abramo di Aleſſan
dro Allori, la Preſentazione al Tempio di
Batiſta Naldini, la venuta dello Spirito San
to di Jacopo del Meglio, e del Poppi lo Spo
ſalizio di Maria Vergine. Preſſo ad eſſa è il
PALAZZO de' Serriſtori molto magnifico:
di dove tornando indietro per i Renai, ſi
vede in faccia il maeſtoſo
PALAZZO de' Baroni del Nero, alzato in
parte col diſegno di Tommaſo del Nero; e
accanto ad eſſo il
PONTE detto ALLE GRAZIE, per una Cap
pella di grandiſſima devozione, che ha il ti
tolo di Santa Maria delle Grazie di padro
nato dei Signori Alberti, de' quali è il Pa
lazzo oppoſto, di freſco rifatto, e amplia
to ſommamente. Chiamaſi anche il Ponte
a Rubaconte, dal nome di Meſſer Ruba
conte da Mandella Podeſtà di Firenze
che diè mano a farlo edificare. Si può an
che oſſervare ſulla Piazza de' Mozzi la
CHIESA, e Caſa de' Padri Miniſtri degli
Infermi di San Gregorio; e in faccia ad eſ
ſa Caſa l'
ABITAZIONE degli Scarlatti, che è Archi
tettura di Alfonſo Parigi. Tornando noi ver
ſo il Ponte Vecchio, troveremo a man ſini
ſtra la Chieſa di
SAN-
SANTA FELICITA; ſulla di cui Piazza eſi
ſte una Colonna di granito, ſopra la quale
vi è la Statua di San Pietro Martire, eretta
quivi ad onor ſuo dall'antica famiglia de'
Roſſi nel Secolo XIII. per aver eſſo in Fi
renze colla ſua predicazione, ed eſempio
fatto gran frutto, ed anco in ſegno delle
vittorie avuteſi da' Cattolici contro gli Ere
tici Manichei, propriamente padri degli Al
bigenſi. La detta Statua del Santo Martire
è ſtata non a molto rifatta in luogo dell'
antica, che vi era, quaſi disfatta dal tem
po; ed è di mano di Antonio Montauti.
Entrando in Chieſa, troveremo alcune Ta
vole dipinte da eccellenti Maeſtri, di alcu
ne delle quali daremo brevemente notizia.
La prima, che è in molta ſtima, è la Ta
vola della Cappella de' Capponi di mano
di Jacopo da Pontorme, che molto vi di
pinſe, ed evvi un Ritratto ſomigliantiſſimo
di San Carlo Borromeo d'eccellente pen
nello, collocato in un ornamento di pie
tre di gran pregio, fatto col diſegno del
famoſo Vignola; ſiccome altresì la Tavola
di Bernardino Poccetti nella Cappella de' Ca
nigiani. E' anco mirabile un Ritratto d'A
leſſandro Barbadori nella Cappella già de'
Barbadori, ora del Principe di Paleſtrina,
di moſaico, con ammirabile eccellenza con
dotto, nè ſi dubita, che ſia opera del fa
moſo Marcello Provenzale. Appreſſo ſegue
la Cappella de' Cioli, dove di mano del
Volterrano è dipinta l'Aſſunzione di Maria
Margherita da Cortona. Dipoi quella de'
Guicciardini, ove ſi vede una belliſſima Ta
vola di mano di Simone Pignoni, che rap
preſenta un San Luigi Re di Francia, che
ſerve a menſa alcuni Poveri da eſſo convi
tati. Nel Coro vi ſono tre Tavole di Pa
dronato pure de'
ſono pure degli appreſſo autori, cioè: la
Crocifiſſione del Carletti, la Reſurrezione
del Tempeſta, e la Natività di Gherardo
Vanhonhout Fiammingo, autore ſtato fino
al preſente occulto. Dietro a queſta Chie
ſa ſopra la Coſta a San Giorgio, reſtano
due Conventi, e Chieſe di Monache; una
di eſſe intitolata
SAN GIROLAMO, ove vedonſi due antiche
Tavole, una delle quali rappreſentante San
Girolamo, e l'altra l'Annunziazione, am
bedue di Ridolfo del Ghirlandaio, ſiccome
di eſſo ſono i Tondi ſopra le medeſime;
l'altra lo
SPIRITO SANTO, che è molto adorna di
ſtucchi dorati. Vedeſi all'Altar maggiore
la bella Tavola di mano di Anton Domeni
co Gabbiani, e la Tavola di San Giovan
Gualberto Opera del Paſſignano, come al
tresì la
CHIESA de' Padri Agoſtiniani Scalzi mol
to linda, fatta fabbricare dalla
Madama Criſtina di Lorena, moglie del
gran prudenza, bontà, e vita eſemplare.
Di quì dato uno ſguardo alla delizioſa ve
duta della ſottopoſta Città, e delle adiacen
ti Colline, proſeguendo il viaggio per la
via de' Guicciardini, vedaſi il
PALAZZO de' Franceſchi, al preſente del
Conte Lorenzi, con diſegno di Anton Fer
ri, ed il
PALAZZO de' Guicciardini, che include l'
antica Abitazione, dove nacque San Filip
po Benizi, del che è la memoria nella
facciata, e ſi giunge al
PALAZZO de' Pitti, che è uno de' più fa
moſi Edifizj, che ſi veggano in tutta l'
Italia, e fuori, come affermano molti eru
diti Scrittori, e maſſimamente Filippo Bal
dinucci nella deſcrizione del nuovo model
lo, e diſegno, che già fece di queſto Pa
lazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Que
ſto sì maeſtoſo Edifizio venne incomincia
to col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco
a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fioren
tino, e però è ſtato detto fino al dì d'og
gi de' Pitti; quantunque fino al tempo del
Granduca Coſimo I., e di Leonora di To
ledo ſua moglie, che lo comprò, diveniſſe
abitazione de' Granduchi Regnanti. Di que
ſto Edifizio adunque dovendo noi ragiona
re, difficilmente potremo in un breve ri
cialmente le Statue, e le Pitture inſigni,
che nobilmente l'adornano, e l'altre co
ſe di pregio, che vi ſi trovano, e lo ren
dono mirabile, e ſingolare. Primieramen
te la Facciata di queſto Palazzo lunga brac
cia 250. circa, ed alta a proporzione, e
tutta incroſtata di bozze di pietre forti, d'
ordine ruſtico; ma così ben diviſato, che
vi riſplende una maeſtoſa bellezza. E' ſtato
nell'anno 1765. accreſciuto dalla parte di
Ponente di nuovi appartamenti, e comodi
neceſſari per la venuta del Reale Sovrano
Pietro Leopoldo, ed aggiuntovi ſulla ſcor
ta della medeſima Architettura una loggia
ove vi ſi trattengono i Soldati della Guar
dia. In tale congiuntura è ſtata appianata,
e reſa più agevole la ſalita della Piazza, e
dal principio di quella oſſervaſi rutto il
Palazzo, qual fa leggiadra comparſa. Più
vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed
il Cortile, fatto col diſegno dell'Am
mannato, perchè, mutato l'ordine del
la prima Architettura, con tale avvedu
tezza che non diſconviene all'opera già co
minciata, ſi vede il primo Appartamento
di forma Dorica, il ſecondo d'ordine Jo
nico, ed il terzo di Corinto, tutti e tre
adornati di varie Colonne, di belliſſimi Fre
gi, e d'un richiſſimo Cornicione. In fac
cia poi del Cortile, v'è una grotta, den
tro la quale ſi trova una Peſchiera di for
ma ovata, con varj zampilli d'acque, le
cenno di Mosè, ivi rapprereſentato in una
grande Statua di porfido. Adornano anco
ra la Facciata due altre Pile con ſue Fon
tane vagamente intagliate: come altresì due
grandi Statue di marmo, che una rappre
ſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſſandro, l'
altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, a
mendue di maniera Greca molto ſtimate.
Appariſce al pari del primo piano di queſto
Regio Palazzo un gran Vivajo, nel quale
ſcherzano alcuni Putti di marmo ſopra
Cigni, e nel mezzo di eſſo s'alza una
gran tazza di pozzolana, nella quale ver
ſano in gran copia le acque da varie
bande: perlochè grande è il diletto, che
di ſubito arreca queſta Fontana a chi en
tra nel mentovato Cortile. Paſſando poſcia
ne' Reali Appartamenti, ſono le ſtanze dell'
Appartamento Granducale, e moltiſſime,
altre tutte dipinte, e adorne di ſtucchi di
mano de' più rari Maeſtri, fra' quali prin
cipalmente s'annoverano Pietro Berettini
da Cortona, Ciro Ferri,
vanni, il Volterrano, Bernardino Poccetti,
Giordano, il Gabbiani, ed altri. Non ſtarò
quì a deſcrivere ad una ad una tutte le
ſtanze, e l'infinite coſe di pregio, che vi
ſi trovano per non diſcoſtarmi dalla riſtret
tezza prefiſſami, e baſterà ſolo accennare,
che i più ricchi, e prezioſi addobbi, le più
ſtimabili Pitture, che in qualunque gran
Regia ſi poſſono deſiderate, quivi ſi tro
Foreſtiero potrà ocularmente conoſcere,
aggiungendo ſplendore, ed ornamento le
rimodernazioni fattevi con ottimo guſto a'
principali Quartieri, ed Abitazioni in oc
caſione della venuta del noſtro Auguſtiſſimo
Sovrano Pietro Leopoldo. Ne deveſi tace
re la numeroſa Libreria, che in queſto Pa
lazzo ſi conſerva, dove non ſolo i Libri
più ſcelti, ma eziandio i manoſcritti più ſin
golari abbondano, fra' quali vi è una rara
moltiplicità di Codici Orientali, che ha dato
motivo ad un'Opera inſigne ſtampata di
freſco, la quale ne fa un eſatto, e molto
erudito Indice. Dal Palazzo faremo paſ
ſaggio al contiguo
GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e de
lizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Cit
tà, avvegnachè la magnificenza coll'ame
nità, e l'abbondanza coll'induſtria nobil
mente in queſto luogo gareggiano. La ſua
circonferenza fino alle mura della Città per
lunghiſſimo tratto ſi ſtende, nella quale il
colle, e il piano, il domeſtico, ed il ſal
vatico ſcherzano gentilmente. Egli è divi
ſato, come ſi vede, in boſchetti, in pra
ti, in lunghi viali, e fontane, Lo adorna
no moltiſſime Statue, ed è ripieno di al
beri, di fiori d'ogni ſorta, e d'infinite,
piante d'agrumi. Vedeſi dunque in primo
luogo un Teatro, che riſponde di faccia
al Palazzo, circondato da mura in forma
tempi, belliſſimi ſpettacoli, e feſte magni
fiche ſono ſtate rappreſentate con grande
applauſo. Intorno a queſto Teatro reſta una
gran parte del ſelvatico, che lo rende più
maeſtoſo; dopo il quale, per lunghi viali
tutti coperti di piante, e per un largo, e
ſpazioſo ſtradone, ſi giunge ad una Fon
tana iſolata, di cui nè più vaga, nè più
dilettevol coſa ſi può vedere. Ella è figu
rata per l'Oceano, e perciò ſopra una
Tazza di Granito, larga dodici braccia per
ogni verſo, ſi vede una Statua di marmo
maggiore del naturale, che rappreſenta
Nettunno, e a piè di eſſo tre altre Statue
a ſedere, ſignificanti i tre Fiumi Gange,
Nilo, ed Eufrate, che verſano gran copia
d'acqua nella Tazza, da cui per ſotterra
nei condotti paſſa ad altre fonti, ed in va
rj ſcherzi per lo Giardino ſi ſparge, opera
inſigne condotta a fine dal celebre Giovan
ni Bologna. Parimente in un gran vivajo
ſi vede un altro Nettuno ſcolpito in bron
zo, ſopra varj moſtri marini di marmo,
di mano di Stoldo Lorenzi, da quei, che
intendono molto lodato. Vi ſi trova anco
ra una Grotta, ne' quattro angoli della
quale, col diſegno ed invenzione del Buon
talenti, furono collocate quattro Statue di
marmo, di mano di Michelagnolo Buo
narruoti, ma però ſolamente abbozzate, le
quali doveano ſervire pel ſepolcro di Papa
Giulio II. e che dal Nipote di Michelagno
Vi ſono inoltre alcune Statue d'altri fa
moſi Maeſtri, che rendon più vaga la Grot
ta, che adorna di ſpugne lavorate in varie
forme, nella rozzezza di quei materiali di
moſtra una bellezza non ordinaria. Ha la
volta tutta dipinta di mano di Bernardino
Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre in
venzioni, che in un medeſimo tempo reca
terrore, e diletto; avvegnachè quell'inge
gnoſo Pittore, ajutato in parte da una na
turale apertura, che reſta nella volta, finſe
che la medeſima volta ſembraſſe di rovina
re, e che da quelle feſſure uſciſſero varj
animali, i quali non dipinti, ma veri, e na
turali raſſembrano. Del reſto chi voleſſe
deſcrivere tutte le Statue, che vi ſono ſenza
numero (molte delle quali furono lavo
rate da mano eccellente, come quella di
Morgante, e Barbino, ritratti al naturale
da Valerio Cioli ) e l'altre coſe più rag
guardevoli, che adornano queſto Giardino,
non così preſto terminerebbe, ma di gran
tempo avrebbe biſogno, come appunto ri
chiedeſi, a chi deſidera minutamente tutte
le coſe oſſervare di queſto luogo. Dopo
avere ammirato il Regio Palazzo, e Giar
dino di
ſa di
SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando prima
la Colonna di marmo miſtio di Seravezza,
eretta in queſto luogo dal Granduca Cofi
ta nell'inſigne battaglia di Marciano. In
Chieſa poi ſi trovano alcune Tavole di rag
guardevoli Pittori. Primieramente alla Cap
pella Baldocci, la prima a man ſiniſtra, ſi
vede dipinto quando Criſto libera San Pietro
dal naufragio, di mano di Salvador Roſa;
e alla Cappella del Roſario ſi crede di ma
no dell'Empoli effigiato San Pier Martire,
e San Diacinto. Da Giovanni da San Gio
vanni con belliſſima maniera fu dipinto San
Felice Prete, Titolare di queſta Chieſa; e
all'Altar maggiore di mano di
vanni ſi veggono figurati nella Tavola mol
ti Santi. Così nelle Cappelle che ſeguono
a man deſtra, v'è una Tavola dipinta da
Ridolfo del Grillandajo, una del Vignali,
e una di Pier di Coſimo. Uſcendo di queſta
Chieſa, volgaſi a man ſiniſtra, dove poco
diſtante ritroveremo una Piazza grande, e
ſpazioſa; e in faccia di eſſa la Chieſa, e
il Convento, dove abitano Religioſi Ago
ſtiniani, chiamata
SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno di
Filippo di Ser Brunelleſco, quell'inſigne
Architetto col modello del quale s'ammi
rano fatte tante belliſſime Fabbriche in Fi
renze, ed altrove. E' l'Architettura di
queſto gran Tempio d'ordine Corintio, con
ſomma perfezione condotta, e perciò vaga,
e maeſtoſa appariſce al pari d'ogni altro
Edifizio di queſta noſtra Città. La ſua lun
larghezza a cinquantaquattro. Vien diviſo
in tre Navate, ripartite da belliſſime Colon
ne di pietra bigia tutte d'un pezzo, ſopra
le quali l'Architrave, il Fregio, e il Cor
nicione da pertutto nobilmente ricorrono.
Con buona ordinanza diſpoſte le Cappelle
ſi veggono, e adornate di belliſſime Tavo
le, delle quali daremo ſuccinta notizia.
Cominciando a man deſtra vi è una Ma
donna di marmo, col Criſto morto in col
lo, preſane l'imitazione da quella di Mi
chelagnolo Buonarroti, che in oggi è poſta
in San Pietro di Roma. Più oltre di ma
no del Franciabigio fu colorita la Nunziata,
e alla Cappella che ſegne ſi vede dipinto da
Giovanni Stradano il Salvadore del Mondo,
che diſcaccia i Profanatori dal Tempio, o
pera invero grandemente lodata. Del Paſſi
gnani è il Martirio di Santo Steſano eſpreſ
ſo mirabilmente, e di Pier di Coſimo è la
Tavola della Viſitazione con molti Santi,
alla Cappella di Neri Capponi; Sandro Bot
ticelli dipinſe i tre Arcangioli; e Aurelio
Lomi l'Adorazione de' Magi. Dopo queſta
ſi trova una Tavola alla Cappella de' Vet
tori, dipinta da Giotto, a cui tanto dee
la Pittura, che per ſua mano riſorſe. La
Vergine nella ſeguente Cappella ſu dipinta
da Ridolfo del Grillandajo, e la Nunziata
dal mentovato Botticelli. Si vede appreſſo
la Cappella del Santiſſimo Sagramento, tut
ta incroſtata di marmi Carrareſi, lavorati
Sanſovino il vecchio. Alla Cappella degli
Antinori il Salvatore condotto al Calvario,
è opera del Grillandajo. Più oltre ſi vede
nella Cappella de' Cavalcanti, adornata di
marmi, la Tavola d'Agnolo Bronzino, dov'
è dipinto quando Criſto in forma d'Orto
lano appariſce alla Maddalena: e d'Aleſſan
dro Allori ſuo Nipote ſono i Martiri, e l'
altra Tavola in cui è effigiato il Salvadore,
quando pronunzia la ſentenza dell'Adulte
ra: e finalmente, il Criſto ignudo di mar
mo, che tien la Croce, fu copiato da Tad
deo Landini, da uno del Buonarroti che
è nella Chieſa della Minerva di Roma.
Reſta a dire della Cappella maggiore, quan
to bella per l'Architettura, altrettanto per
la materia magnifica, e ricca. E' eſſa ſitua
ta in mezzo della Tribuna, da ogni parte
Iſolata, ed ha la forma d'un piccolo Tem
pio, imperciocchè ſopra varie belliſſime Co
lonne s'erge una Cupoletta, ſotto la qua
le è ſituato l'Altare, lavorato di pietre
dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare
artifizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſſo
lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di
marmi Carrareſi, e ornato di varie Statue
di marmo ſcolpite da Giovanni Caccini, che
diè il modello di tutta queſt'opera, nella
quale dalla nobil Famiglia de' Michelozzi,
che ne fu la fondatrice, grandiſſime ſomme
di denaro furono impiegate. Dalla banda
ſiniſtra rimane la Sagreſtia con un belliſſi
del Cronaca, in cui tra gli altri ornamenti
vedeſi una bella Tavola di
pi, dove con vago colorito dipinſe la Ver
gine col Figliuolo in collo, e con Angioli,
e Santi d'attorno. Un'altra ſe ne trova
di mano d'Aleſſandro Allori, con alcune
Pitture a freſco di Bernardino Poccetti; e
in ſomma è queſto luogo degno di molta
lode. Ammirano ancora quei, che inten
dono, il Campanile della Chieſa, condot
to col modello di Baccio d'Agnolo; ſicco
me i Chioſtri, ed il Convento, nel quale
ſi trovano alcune Pitture di pregio. Ritor
nando per l'iſteſſa via, cammineremo ver
ſo il Canto alla Cuculia, che fa croce a
quattro belle, e ſpazioſe contrade, e ſpe
cialmente a quella detta de' Serragli, dove
ſono molti Palazzi, fra' quali il
PALAZZO DE' CASTELLI aſſai commodo,
e ſignorile; e l'
ABITAZIONE degli Antinori, nella quale,
ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etruſche,
Romane, e Greche, con altri ſtimabili mo
numenti di antichità in marmi, e bronzi.
E per fianco corriſponde il
PALAZZO de' Marcheſi Rinuccini adornato
principalmente di lavori di Girolamo Tic
ciati, e abbondante di ricchiſſimi arredi, con
una copioſa Libreria. E' pur di fianco il
PA-
PALAZZO del Conte Pecori di vaga ſtrut
tura. Chi ſi voleſſe alquanto dilungare per
Via Chiara, una delle quattro ſtrade, paſ
ſando dall'
ABITAZIONE del Balì del Roſſo, ricca
di pitture ſingolariſſime, con un delizioſo
Giardino; potrebbe viſitare la Chieſa, e
Monaſtero di
SANTA CHIARA,dove ſono fra l'altre,
due Tavole di molta ſtima. La prima di
mano di Pietro Perugino, dov'è un Cri
ſto morto colle Marie; la ſeconda di ma
no di Lorenzo di Credi, in cui egli dipin
ſe la Natività del Signore. Dirimpetto alla
detta Chieſa è quella delle
CONVERTITE, dov'e di mano del Poc
cetti una Natività del Signore, ed una Ta
vola dipinta da Sandro Botticelli. Ma ſegui
tando il viaggio incominciato, troveremo
la Chieſa, ed il Convento dove abitano Fra
ti Carmelitani, detta il
CARMINE, di grandezza conſiderabile. Eli'
è di ſtruttura antica, benchè nel principio
del Secolo paſſato foſſe in gran parte reſtau
rata, e di belliſſime Pitture da Bernardino
Poccetti arricchita. Vedeſi adunque nella
prima Cappella a man deſtra una Tavola,
creduta di mano di Bernardino Monaldi,
dove ſi rappreſenta il Funerale celebrato a
Nella terza l'
Adorazione de' Magi, figurata dal Paſſigna
no: e nella quarta rappreſentò Giorgio Va
ſari un Criſto morto in Croce, appiè del
quale v'è la Vergine addolorata, e la Mad
dalena piangente. Di Girolamo Macchietti
è la Tavola dell'Aſſunzione di Noſtra Si
gnora con gli Apoſtoli intorno al Sepolcro
condotta con ſomma induſtria: e dopo
queſta la Natività del Signore, è opera de
gna dell'inſigne pennello di Santi di Tito.
In teſta al lato deſtro della crociata ſi tro
va la Cappella de' Brancacci, dove di pre
ſente è la devozione della Madonna del Car
mine. Nelle pareti di queſta ſono dipinte
a treſco alcune Storie di
lo, le quali di vero meritano ſomma lode.
Fu cominciata l'opera da Maſolino, e poi
condotta a perfezione da Maſaccio ſuo di
ſcepolo, il quale vinſe di gran lunga il Mae
ſtro; e fu il primo, che apriſſe la ſtrada
alla buona, e moderna maniera di dipigne
re, levando in parte le durezze, e le altre
imperfezioni dell'arte, e molto più fatto
avrebbe, ſe la morte ſul fiore dell'età ſua
non lo aveſſe tolto al Mondo. E' queſta
Cappella un monumento, che ha dato re
gola a tale arte nel Mondo, onde non ſi
laſci d'oſſervare. Tralaſciando alcune Ta
vole antiche, e di pregio minore, entrere
mo nel Coro per rimirare un bel Sepolcro
di marmi, fatto da Benedetto da Rovez
zano pel magnifico Pier Soderini, che fu
lica Fiorentina. Dirimpetto alla Cappella
Brancacci nel ſiniſtro lato della crociata, ſi
trova una belliſſima e ricchiſſima Cappella,
fabbricata dalla Famiglia Corſini, nella qua
le con ſoleniſſima pompa fu trasferito il
Corpo di
pollo di queſta Eccellentiſſima Proſapia, che
ſu Religioſo, e Priore di queſto Conven
to, e dipoi Veſcovo di Fieſole. E' queſta
Cappella tutta incroſtata di marmi bianchi
di Carrara, e di miſtj di Seravezza, con
Pilaſtri, Fregi, e Cornicione d'Architettu
ra compoſita. In faccia, e quaſi ſopra all'
Altare, il quale rimane alquanto iſolato,
è una Tavola di marmo bianco, lavorata
con grande eccellenza da Giovambatiſta
Foggini, che in queſte, ed in altre opere
ſue ha dato ſaggio del ſuo vivace intendi
mento. E' figurato il Santo fra le nuvole,
in atto d'eſſer rapito al Cielo da varj An
gioletti, parte de' quali poſano ſopra l'Ur
na, dove è ripoſto il di lui ſacro Corpo,
e parte ſi ſoſtengono per aria con belle
attitudini, eſprimendo nel volto il giubbi
lo, che ſentono nel portare quella grand'
Anima alla Gloria celeſtiale. Sopra queſta
gran Tavola ſi vede un Dio Padre, pari
mente ſcolpito in marmo da Carlo Mar
cellini Scultore ingegnoſo, ed in mezzo all'
Urna un Baſſorilievo d'eccellente lavoro.
Anche nelle due bande laterali ſono due
Tavole di marmo, di mano dello ſteſſo Fog
diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſercito
Fiorentino, quando nella famoſa battaglia
d'Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò l'E
ſercito di Filippo Maria Viſconti Duca di
Milano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo
Generale: e nell'altra ſi rappreſenta, quan
do nel celebrare la prima Meſſa gli com
parve la Santiſſima Vergine con grandiſſimo
ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il San
to quelle parole:
elegi te, & in te gloriabor La Cupola è
tutta dipinta da Luca Giordano. Belliſſima
è l'invenzione, vago il colorito, e nelle
tante figure, che vi ſi vedono, ſi conoſce
l'eccellenza del Pennello di queſto veloce
Autore. Non paſſeremo ſotto ſilenzio le
memorie, che quivi ſi trovano degli Uomi
ni illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmen
te de' due Porporati già defunti, la fama
de' quali ſarà eterna nella memoria de' Po
ſteri. Il primo ſu Piero Corſini, Veſcovo
di Volterra, e poi di Firenze; l'altro ſu
Neri Corſini, Veſcovo d'Arezzo, Zio del
Sommo Pontefice Clemente XII. Nel vol
tare verſo la Porta, ſi trova alla Cappella
de' Carucci la Tavola dipinta da Batilta
Naldini, in cui vien figurato Criſto, quan
do riſuſcita il figliuolo della Vedova di
Naim. Dipoi ſegue di mano del Butteri la
Storia del Centurione, che chiede a Criſto
la ſanità pel figliuolo, e l'ottiene. Del men
tovato Naldini ſono le due Tavole appreſ
In una è Criſto, che fa orazione nell'
Orto, e nell'altra l'Aſcenſione del mede
ſimo al Cielo, amendue ſtimate grande
mente, perchè in vero ſon mirabili, ed in
ogni parte perfette. Bella ancora è la Ta
vola di Gregorio Pagani, dove ſi rappre
ſenta il ritrovamento della Santa Croce:
come altresi quella della Nunziata di ma
no del Poccetti; di cui pur anco ſono gli
Apoſtoli dipinti a freſco nelle pareti della
Chieſa, e negli ſpazj tra l'una, e l'altra
Cappella. Alla bellezza, e grandezza di
queſta Chieſa corriſponde il Convento ca
paciſſimo di gran numero di Religioſi, che
di continovo vi dimorano. Ha due Chioſtri
molto ſpazioſi, in uno de' quali è dipinta
la vita del gran Proſeta Elia, e di varj
Santi Carmelitani; e nel ſecondo vi è una
lunetta belliſſima del lodato Poccetti, che
rappreſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal
Cielo per avvampare il Sacrifizio offerto da
Elia al vero Dio. Alla Chieſa del Carmi
ne è vicina quella di
SAN FREDIANO, Chieſa ancor eſſa antica
e Collegiata di Canonici, nella quale ſi tro
vano alcune Tavole di ragguardevoli Mae
ſtri; tra le quali la prima a mano dritta
di Pier di Coſimo rappreſentante Maria San
tiſſima col Bambino Gesù, che ſpoſa San
ta Caterina, dopo quella del Paſſignano fi
gurante Criſto, che riſana il Paralitico, ne
ſegue del Ghirlandajo una Pietà con San
belliſſima di Lorenzo Lippi eſprimente il
martirio di Sant'Andrea, e finalmente l'
altra di Lorenzo di Credi, ove ſono e
ſpreſſi altri Santi, e San Lorenzo ſulla Gra
ticola. Poco diſtante è il
PALAZZO del Marcheſe Scipione, e Fra
telli Capponi, dove è anche oſſervabile un
Muſeo copioſo di coſe naturali. Quindi i
MONACI CISTERCIENSI, i quali hanno fab
bricato un bel Tempio alla maniera mo
derna col diſegno del Colonnello Cerruti
di Roma, giacchè l'antico era molto an
guſto, e ſenza alcun'ornamento. Tutte le
Cappelle ſono ornate di ſtucchi, e di belle
e vaghe pitture, di mano del Dandini,
del Gherardini, d'Antonio Franchi, e d'al
tri valenti Profeſſori. La Cupola è dipinta
con ſingolar maeſtria per mano di Anton
Domenico Gabbiani eccellenre Pittore, alla
riſerva de' Peducci, quali ſono di Matteo
Bonechi, e nel Cortile, o Chioſtro conti
guo alla Chieſa, è una Statua di marmo
di San Bernardo, di Giuſeppe Piamontini.
In queſto Convento abitavano già le Mo
nache degli Angioli, che in oggi ſono nel
Monaſtero di Ceſtello in Pinti, ed in que
ſto preſe l'Abito, viſſe, e morì Santa Ma
ria Maddalena de' Pazzi, la cui Cella tut
tavia conſervata, ſi tiene in gran venera
zione. Sulla Piazza di queſta Chieſa è ſta
re modernamente col diſegno di Giovam
batiſta Foggini un
GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma
gnifico, e comodo per tal'uſo. Da queſto
luogo faremo paſſaggio al
PONTE ALLA CARRAIA, e camminando
lung'Arno, la cui viſta è belliſſima per molti
Palazzi, che vi ſi trovano, arriveremo al
vago, e comodo
PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbrica
re dal Granduca Coſimo I., col diſegno
di Bartolommeo Ammannati, Scultore, ed
Architetto Fiorentino, dopo l'inondazione
precipitoſa, che ſeguì l'Anno 1557. con
danno univerſale della Città, e con rovina
totale di queſto Ponte. Or tale induſtria
adoprò l'ingegnoſo Architetto in queſta
gran Fabbrica, che al parere degl'intenden
ti è rieſcito il più bello, e più leggiadro
Ponte, che dar ſi poſſa. Gli fece gli Ar
chi di figura ovata, acciò ne' fianchi del Pon
te riuſciſſe l'apertura più capace, e più vo
ta, ed armò le pile di ſaldiſſimi ſcogli con
angoli acuti, perchè fendendoſi l'acque
nel taglio degli angoli, poteſſero con mag
gior velocità, e ſenza punto di reſiſtenza
paſſare. Vi divisò tre ſtrade, quella del
mezzo più baſſa per i cocchi, e cavalli, e
l'altre due per comodo de' paſſeggieri, che
minare. E' adorno queſto Ponte di quattro
Figure di marmo, che rappreſentano le
quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno nel
la perſona di un vecchio ignudo, e treman
te, è opera di Taddeo Landini. L' Autun
no, e la State ſono di mano di Giovanni
Caccini, e quella della Primavera fu lavo
rata dal Francavilla Fiammingo. In faccia
a queſto Ponte rimane la bella ſtrada detta
Via Maggio, in cui fra gli altri riguardevo
li, è molto conſiderabile il
PALAZZO degli Zanchini, dove fra l'altre
coſe di pregio vi è una Statua del ſoprad
detto Francavilla, che rappreſenta Giaſone
col Vello d'oro. Volgendo, è da vedere
la Chieſa chiamata di
SAN IACOPO ſopr'Arno, dove abitano o
ra i Padri della Miſſione, che ſebbene anti
ca, è nondimeno di buona Architettura,
e adorna in oggi di ſtucchi, e di nuove
Tavole, rieſce molto vaga. Siccome ſono
vene nella Sagreſtia alcune antiche, e pre
giatiſſime. Poco diſcoſto evvi la celebratiſ
ſima Libreria Strozziana, ſommamente co
pioſa di rariſſimi Manoſcritti, ſpezialmente
riguardanti la Città noſtra; nè degli ultimi
ciuque ſecoli vi reſta molto da deſiderare.
Vi è altresì quautità di cartapecore aſſai
antiche, e uno ſcelto numero di libri ſtam
pati, principalmente d'Iſtorie. Queſta è po
nemerito delle buone Lettere Carlo Tom
maſo Strozzi, che non poco ha aggiunto
in queſta Libreria, meſſa inſieme da' ſuoi
illuſtri Antenati. E quì termineremo la
terza, ed ultima Giornata, ſupponendomi,
che il Foreſtiero appieno ſoddisfatto di quan
to ha potuto ſinora oſſervare, ſtanco dal
viaggio voglia far ritorno all'Albergo.
Ed eccovi, amico Lettore, un breve, e
ſuccinto racconto delle coſe più notabili di
Firenze in tre giornate diſtinto, che ſe di
molte notizie lo troverete manchevole,
ſovvengavi, che abbiamo nel principio ac
cennato d'aver noi intrapreſa queſta fatica
ſolamente per uſo, e comodo del Fore
ſtiero, il quale ne' pochi giorni, che ſi trat
tiene in queſta Città, proccura ſolo di ve
dere, e d'intendere le coſe più ragguarde
voli, e le meno importanti, e più difficili
a vederſi non cura, o non ha tempo di a
giatamente oſſervare.
G 4 PAR-
PARTE SECONDA
LE COSE PIU' NOTABILI
DELLA CAMPAGNA SUBURBANA
DI FIRENZE.
ALLA vaghezza, e nobiltà
delle Contrade, e Fabbri
che, che ſinora brevemen
te ſi ſon fatte oſſervare al
noſtro Foreſtiero dentro di
Firenze, corriſponde la cir
convicina Campagna, e il Diſtretto, che
piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Cit
tà ſi potrebbe con ragione chiamare, per
le molte, e così ſpeſſe abitazioni, che da
ogni parte, o ſia nella pianura, o nelle
ſtanza da Tramontana, Levante, e Mez
zogiorno la circondano, alzate ſi vedono;
meſcolate con tanti belli, e maeſtoſi Palaz
zi, da' noſtri Cittadini. ove loro Tenute
poſſeggono, edificati: onde il leggiadriſſimo
Arioſto tutto ſtupcre, e ſenza veruna iper
bole, in oſſervandole, cantò:
Par, che 'l terren ve le germogli, come
Vermene germogliar ſuole, e rampolli.
Fuſſer raccolti i tuoi Palagj ſparſi,
Non ti ſarien da pareggiar due Rome.
Or che dir ſi potrebbe in oggi, che dal
tempo dell'Arioſto al preſente ſono tanto
creſciute di numero, ed abbellite le fabbri
che? La coltivazione poi de' terreni è sì re
golata, e linda, che non cede a veruna
dell'Europa, a tal che gli Oltramontani non
hanno dubitato di credere i noſtri Poderi
altrettanti Giardini, così ben coltivati ſi ve
dono, e con tant'ordine fatte in eſſi le pian
tate di Viti, Ulivi, Gelſi, e d'ogni altra
qualunque ſorte d'Alberi, e Frutti, eſſen
do ſempre mai ſtata non minor cura de'
noſtri Cittadini in tenere ben cuſtodite le
loro Tenute, di quel che ella ſia in tutte
le più ſerie loro applicazioni; anzi molti
della più fiorita Cittadinanza, ſi ſon gloria
ti di laſciar precetti, e regole, che molto
Un Lui
gi Alamanni fece in verſo la ſua Coltiva
zione Toſcana, e dedicolla al Re Franceſco
I. E Giovanni Vettorio Soderini, con Ber
nardo Davanzati, ci diedero proſittevoli
ammaeſtramenti ſopra la poſta delle Viti.
E il dotto Pier Vettori ſopra quella degli
Ulivi, come primo Inventore dell'Uovola
ie. E l'Agricoltura di Pier Creſcenzi fu
tradotta nella Fiorentina favella, e il Te
daldi, e l'Adriani, ed altri fecero parimen
te opere di Agricoltura. Ma ritornando al
noltro propoſito, in queſta ſeconda Parte
per ſecondare il primo inſtituto, trattere
mo, quanto ſi può brevemente del più
ragguardevole, o ſia delle Chieſe, o delle
Ville, che nel Diſtretto di Firenze ſi tro
vano, e che per la facilità, o brevità del
la ſtrada, ſuburbane poſſono chiamarſi; ri
ſerbando a migliore occaſione di render
ragguagliato il noſtro Foreſtiero, con mag
giore eſtenſione di quanto può eſſer degno
di vederſi nella Campagna Fiorentìna. On
de conducendolo fuori di ciaſcheduna Por
ta della Città, gli anderemo dimoſtrando
quel che vi è da oſſervarſi per quella par
te. Adunque per dar principio con queſto
intrapreſo ordine dalla
PORTA ROMANA, detta volgarmente a San
Pier Gattolini; voltando a mano ſiniſtra,
alla fine d'uno ſtradone coperto di Olmi,
ſi trova la Chieſa della
MA-
MADONNA DELLA PRCE, di buona Archi
tettura, già antico Oratorio delle Monache
di Santa Felicita, le quali a contemplazio
ne della Granducheſſa Criſtina, lo cedero
no a' Monaci di San Bernardo della Nazione
Franzeſe Riformati, detti Fuliacenſi, ovve
ro Foglianti, da lei introdotti in queſto Sta
to, fabbricando loro il comodo Convento,
che vi è, e facendovi Loggiati attorno alla
Chieſa, con eſſervi mantenuti i Religioſi di
tutto il biſognevole dalla Caſa Reale. In
oggi la Chieſa è ſtata del tutto mutata, e
ſerrate le due Loggie laterali. La Cupolet
ta dell'Altar maggiore è dipinta da Livio
Meus Fiammingo, e il quadro della Soffitta,
ove è la Madonna con Angioli, e San Ber
nardo in atto di adorazione, con altre fi
gure, fra le quali una rappreſentante la
Pace, è di mano di Luca Giordano, Ope
ra molto ſtimata, benchè preſentemente,
alquanto denigrata, ſiccome la Cupola per
fuoco, che abbruciò tutto il Coro. Ritor
nando alla Porta ſuddetta della Città, ſi ve
de quaſi incontro alla medeſima, nella ter
minazione di un lungo Viale, la
VILLA IMPERIALE. Ma prima di giunger
vi, ſi veggono nel ſuo ingreſſo ſopra due
piediſtalli erette l'Aquile Imperiali, e nel
corpo delle medeſime l'Arme della Caſa
Reale de' Medici, con quella della Grandu
cheſſa Maria Maddalena di Auſtria, e nell'
altre due baſi alzate dalla patte ſuperiore
Leone, che con una zampa tiene un glo
bo, rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nel
la ſiniſtra la Lupa, che allatta, figura lo Sta
to Saneſe. In poca diſtanza vi ſono due
Vivai grandi, di ſemirotonda figura, nella
parte ſuperiore de' quali ſi vedono di ſpu
gne, e a grotteſca due figure proſteſe di
proporzione giganteſca, rappreſentanti i Fiu
mi dell'Arno, e dell'Arbia, i quali te
nendo un vaſo, cade da eſſo l'acqua nel
Vivaio. Vi ſono di pietra all'intorno, ſo
pra a quattro piediſtalli, le Statue di Ome
ro, e di Virgilio, di Dante, e del Petrar
ca. Queſto ornato dà ingreſſo al Viale ſo
praddetto a dolce ſalita poco meno di un
miglio, ombroſo per i Lecci, e Cipreſſi,
che dall'una e l'altra parte con bella or
dinanza vi ſono ſtati poſti; alla fine del
quale ſi entra in un grandiſſimo Prato di
figura ſemirotonda, chiuſo da balauſtrate,
di pietra, con Statue di ſimil materia; e
nell'apertura di mezzo, ve ne ſono due di
marmo di gran proporzione, che una rappre
ſenta un Atlante col Globo ſugli omeri, e l'
altra un Giove con fulmine alla mano. In
teſta a detto Prato ſi erge li Imperial Villa
di delizie della Granducheſſa di Toſcana,
ampliata, e ornata dalla predetta Arcidu
cheſſa Maria Maddalena, poi dalla Gran
ducheſſa Vittoria accreſciuta da Mezzogior
no di Appartamenti, e di due Saloni; e
ripiena d'ogni ſorta di ricca ſupellettile, di
buccheri, d'Idoletti, e ſimiglanti rarità
antiche, che in diverſi Gabinetti, e Mez
zanini con bell'ordine poſte s'ammirano.
Ivi ſono anneſſi due Giardini con belli
ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, di
viſato l'uno, e l'altro di piante d'Aranci
domeſtici, vi ſono molte antiche, e mo
derne Statue. Sopra il detto Palazzo in
un Colle più rilevato in poca diſtanza, ſi
vede un antico Monaſtero di Religioſe del
l'Ordine di San Franceſco, detto di
SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Terri
torio produce ottimi, e delicati vini, detti
Verdee, e vi hanno le loro delizioſe Vil
le i Mannelli, i Cattani, i Guicciardini, i
Capponi, i Naldini, ed altri molti, ſicco
me i Delci, i Ricci a Pozzolatico, i Tem
pi al Poggio alla Scaglia; e quivi vicina è
la Villa de' Covoni di magnifica Architet
tura. De' Nerli è quella preſſo a Santa
Margherita a Montici; e nel Colle delle Ro
ſe ſono le Ville degli Antinoti, de' Conti
Bardi, de' Grifoni, e d'altri. Tornandoſe
ne il Foreſtiero per la Strada Romana, ve
drà in primo luogo a man ſiniſtra altro
Convento di nobili Religioſe dell'Ordine di
Sant'Agoſtino, detto volgarmente di
SAN GAGGIO, ma in proprio ſigniſicato
San Cajo, fondato dalla famiglia de' Corſi
ni, ove ſi conſervano più inſigni Reliquie.
Martirio di Santa Caterina, titolare di que
ſto Monaſtero, è di mano di Lodovico Ci
goli. Mezzo miglio avanzandoſi per la det
ta ſtrada a mano deſtra, vedeſi altro Con
vento di Monache dell'Ordine di Sant'A
goſtino, detto il
PORTICO, ove è una bella Chieſa, eſſen
do l'oggetto noſtro, che il Foreſtiero veda
la nobil Fabbrica della
CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orca
gua, o come vuole il Vaſari, di alcuno de'
ſuoi diſcepoli. Queſta è ſituata in una Col
linetta da ogni parte iſolata. Vi ſi ſale
dalla parte di Mezzogiorno per una lunga
ſtrada, o ſcala fatta a baſtoni, in teſta al
la quale vi è un Portone, che introduce
in un primo Chioſtro, e di quivi in Chie
fa, ove vedeſi un nobile pavimento, e ſof
fitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi
entra in altro grandiſſimo Chioſtro, il quale
dà introduzione a molte Celle, colle ſue
attenenze, ſecondo l'inſtituto di queſti E
remiti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a fre
ſco da Jacopo da Pontormo molte Figure
della Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio
di mano del medeſimo vi è un Quadro a
olio con Criſto a tavola, con Cleofas, e
Luca, grandi al naturale, eſſendovi fra quei
che ſervono, ſtati ritratti alcuni Converſi;
e ſopra la Porta, che va nel Chioſtro di
dalla parte di dentro un San Lorenzo di
mano del Bronzino. Nella ſtanza del Ca
pitolo vi e un Crocifiſſo colla Madonna, e
la Maddalena appiè della Croce, e Angio
li in aria di Mariotto Albertinelli Pittore ne'
ſuoi tempi di credito. Vi ſi conſervano ſo
pra centoventi Reliquie. Ve ne ſono mol
te inſigni, una gran parte delle quali furo
no donate dal celebre Niccola Acciajuoli,
gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Ge
ruſalemme, avutele egli pure in dono dal
Re d'Aragona, e parte fattele venire di
Grecia, come la Teſta di San Silveſtro Pa
pa, e quella di San Giovan-Griſoſtomo, e
parte del Cranio di San Dioniſio Areopagi
ta. Fu queſto Niccola il Fondatore della
Certoſa, intorno all'anno 1364. ed accreb
be quella di Napoli; in una ſtanza ſotter
ranea ſono le Sepolture di Caſa Acciaiuoli,
la quale lontana di quivi ſette miglia in
Valdipeſa poſſiede una gran Tenuta', e un
magnifico Palazzo detto
MONTE GUFONI riccamente addobbato, e
di lunghi Viali, e di un Giardino con Fon
tane e ſcherzi d'acqua, ornato, e reſo de
lizioſo. Nel ritornarſene il Foreſtiero per
l'iſteſſa ſtrada a Firenze, dalla parte di
Tramontana quaſi incontro alla Certoſa,
oſſervi la magnifica Villa, detta Collazzi,
de' Dini, con nobile Architettura di San
ti di Tito, che dipinſe la Tavola della Cap
trare in Città un bel Palazzo de' Miche
lozzi, ma molto più il poſto, ove è fab
bricato, che è ſenza comparazione il mi
gliore, che ſia all'intorno di Firenze, go
dendoſi di quivi quaſi tutta la Città, e nel
la più pittoreſca veduta, onde è detto Bel
loſguardo. Poco lontana è un'altra Villa
de' Borgherini, e degli Strozzi un'altra,
a San Vito, e nel colle vicino detto di Ma
rignolle le Ville de' Corſi, de' Capponi,
de' Gianfigliazzi, e di altri; ſiccome preſ
ſo alle Campora le Ville del Principe di
Forano, e de' Serſelli, e ſcendendo da
queſti colli per Belloſguardo, vi è
SAN FRANCESCO DI PAOLA; ove abitano
Frati del ſuo Ordine, Chieſa di gran de
vozione. Fuor della
PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſtero,
che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una
Collina, è intitolato San Bartolommeo, e
vi ſtanno i Monaci di
MONTE OLIVETO. La Tavola dell'Altar
maggiore, in cui è figurato l'entrare di
Noſtro Signore in Geruſalemme, e di ma
no di Santi di Tito, ed è una delle belle
opere, che egli abbia fatto; quella ove è
il Beato Bernardo Tolomei, è di mano
del Pignoni, e una ve n'è del Paſſignano.
Delle due Statue di marmo, la Vergine,
l'acqua Santa, è mano del Caccini, e
l'altra alla ſiniſtra, che rappreſenta Clau
dia, è di Scultore Fiammingo. Nella
Cappella de' Capponi, che ſtà ſotto la Chie
ſa, vi è una Tavola della Riſurrezione, di
mano di Raffaellino del Garbo, ben man
tenuta. In vicinanza di detto Monaſtero
verſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſi
no del Duca Strozzi, con un Salvatico che
ſcende ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla
parte di Ponente vi è un Monaſtero detto
SAN PIERO A MONTICELLI, di Religioſe
della Regola di San Benedetto. Dilungan
doſi per detta ſtrada, vedonſi in qualche
lontananza a man ſiniſtra, molte belle
Ville, fra le quali in ſpecie ſono degne d'
eſſere oſſervate quella de' Torrigiani a San
Martino alla Palma, quella de' Capponi,
e l'altra, che diſcoſto cinque miglia in cir
ca da Firenze ſulla ſiniſtra mano ſta ſitua
ta in un rilevato poſto, del Macheſe Ric
cardi, detta Caſtel Pulci, che per l'accre
ſcimento della nuova magnifica Fabbrica
fatta dal fu Marcheſe Coſimo Riccardi, è
delle più belle e delle maggiori di Toſca
na, alla quale vi ſi và per un lungo viale
di Cipreſſi, che principia dalla ſtrade ma
eſtra. Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi ſull'
Arno ſi vede l'antica
BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO,
gno di Niccola Piſano. Chi la ſondaſſe è
incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono di
ſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore
il conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un
Conte Lotario, da cui ſi vuole che diſcen.
dano i Contalberti, che poi donarono la
Badia dello Stale nell'Alpi a queſto Mona
ſtero. In antico è ſtata uſſiziata da' Mona
ci neri di San Benedetto, che godevano
grandiſſimi Privilegj, ed eſenzioni, conceſ
ſi loro dagli Imperadori Ottone Terzo, dal
Secondo, e Terzo Arrigo; ſimiglianti n'
ebbero da' Pontefici Paſquale Secondo, Leo
ne Nono, Urbano, e Calliſto Secondo,
Gregorio Settimo, Clemente, e Aleſſandro
Terzo. Gregorio Nono confermati loro i
medeſimi Privilegj, l'anno 1236. la dette
a' Monaci Ciſtercienſi, che vi ſono, come
dimoſtra un'Iſcrizione poſta ſopra la por
ta Maggiore di queſto Monaſtero, e un'
altra più diſtinta ſe ne vede in marmo a
vanti la ſtanza del Capitolo. L'Altar mag
giore è tutto di pietre commeſſe, e vi ſo
no due Tavole e Tempera di Domenico
Grillandajo, e nel Chioſtro alcune Viſioni
del Conte Ugo furono dipinte dal Puglio.
E' memorabile queſta Badia per lo miraco
loſo ſucceſſo di San Pietro Igneo, così
detto dal fuoco, che ben due volte a piedi
ſcalzi ſopra una gran pira acceſo, ſenza
nocumento alcuno paſſeggiò il Santo, per
convincere di Simonia un certo Pietro,
moria in un antico marmo; ſiccome fuori
della Porta principale della Chieſa ſe ne
vede altra a un Sepolcro pure di marmo.
che vien creduta d'Huilla, e Gaſdia, que
ſta Madre di Ugo, e quella Moglie; ma
Niccolò Baccetti Abate Ciſtercienſe nella
ſua ſtoria di queſta Badia è di parere, che
l'una foſſe Moglie di Bulgario, e Madre
di Ugo Toſcano, e l'altra Moglie del me
deſimo Ugo Pronipote di Lotario. In que
ſta Chieſa vi è in
pella del Santiſſimo dipinta tutta a freſco da
Giovanni da
parte della Cappella, che ne ſuccede v'è
una belliſſima Tavola di mano di Frate
Bartolommeo di San Marco. In detta Chie
ſa ſi conſerva con gran venerazione, fra l'
altre Reliquie, il Corpo di San Quintino
martirizzato ſotto l'Imperatore Maſſimia
no, e miracoloſamente ſcoperto in detto
luogo l'Anno 1157. in non molta diſtan
za dal Monaſtero di Settimo, che così ſi
chiama, quaſi
dendo le miglia Romane antiche. Verſo
Ponente ſi vedono ne'due Poggi di Signa
molte e belle Ville, e così l'una all'altra
unite, che ſembra un'altra Città. Quella
di Caſtelletti de' Cavalcanti nel Poggio ver
ſo Tramontana, che vien ſeparato dall'
altro Colle pel Fiume Arno, è la più ma
gnifica, onde ebbe il nome di Caſtello,
ſiccome ancora alcun'altre. E nel Colle
che nell'anno 1494. dettero ricetto a Car
lo VIII. e ad altri gran Perſonaggi; quella
de' Salviati alle Selve, e de' Pucci, detta
Belloſguardo, perchè reſta ſull'eminenza
del Poggio, ed ha una veduta di Campa
gna belliſſima, con nobili, e delizioſi din
torni. In detto Poggio vi ſono due Con
venti di Religioſi uno di
SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmeli
tani Riformati, detti della Congregazione
di Mantova. L'altro detto
SANTA LUCIA è Chieſa de' Padri della
Riforma di
ſtaurata e abbellita; nella quale vi ſono
agli Altari di belle Tavole. Ma eſſendo
noi quì diſcoſto da Firenze ſopra otto mi
glia, per iſtare ſull'iſtituto noſtro, è or
mai tempo, che per l'iſteſſa ſtrada dal no
ſtro Foreſtiero facciaſi ritorno a Firenze,
per la quale troverà Villa del Marcheſe
della Stufa, e oſſerverà vicino alla Porta
un'altra commoda Villa de' Tempi detta
Verzaja, andando fuori la
PORTA AL PRATO. Veggaſi, uſcendo pri
ma dalla Porticciuola delle Mulina, a man
ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſ
ſanti, il
GIADINO, detto la Vaga Loggia, di
molta delizia nelle piante d'Agrumi, sì
a boſchetto, quanto in gran vaſi collocate
con buon ordine ſopra pilaſtri di un lun
go foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Arno
contigua, quivi voltata, e incanalata. Fuor
di queſto Giardino, proſeguendo il viaggio
per la ſtrada lungo la riva dell'Arno, s'
entra in un diritto viale di Pini, che por
ta alle
CASCINE, Poſſeſſione della Real Caſa di
Toſcana, non più diſcoſta da Firenze di
un miglio, ove ſono ſpazioſe Praterie, e
ameniſſimi Boſchetti con più viali; il qual
luogo è frequentato da' Cittadini, e Popo
lo noſtro, ſpecialmente nella Primavera.
Vedutoſi queſto luogo può oſſervarſi an
che un antico Monaſtero di Monache Ci
ſtercienſi, detto di
SAN DONATO IN POLVEROSA, o a Torri, po
ſto in poca diſtanza dalle Caſcine per la
parte di Tramontana. Fuori di queſta Por
ta è da vederſi la magnifica Villa del
POGGIO A CAIANO di
a man deſtra ſopra una piccola eminenza
di terreno, che la ſolleva, e rende godi
bile la pianura, che per le parti di Levan
te, Ponente, e Tramontana la circonda,
e da quella di Mezzogiorno è con buona
diſtanza ſtaccata da' Poggi di Carmignano,
Queſta,
Villa fu principiata per lo Magnifico Lo
renzo de' Medici Padre di Leon X. il qua
le la non terminata Fabbrica volle finire,
e ſpezialmente l'ornato, e le Pitture del
Salone grande in parte, che poi il Grandu
ca Franceſco fece condurre a fine, e ri
durre tutta queſta gran Fabbrica alla perfe
zione, che ella è, ſeguitando il primo mo
dello di Giuliano da San Gallo. Queſta
Villa ha in tutte le ſue parti del magnifico.
Evvi un Salone con volta a mezza bot
te, tutta riccamente ſtuccata, o per me
glio dire, da Giuliano da San Gallo getta
ta di materie, che veniſſero intagliate, in
venzione da lui unicamente imparata a Ro
ma. Tutto il detto Salone è dipinto da
Andrea del Sarto, dal Franciabigio, e da
Jacopo da Pontormo. L'Iſtoria quando Ce
ſare è preſentato di varj donativi in Egitto
da molte Nazioni, alludendo queſto fatto
al Magnifico Lorenzo de' Medici, che fu
di rari animali, e tra gli altri di una Gi
raffa preſentato da Gaitbeio Soldano d'E
gitto, nel 1748. e detta Giraffa è deſcrit
ta dal Poliziano nelle ſue meſcolanze eru
dite; fu laſciata imperfetta detta pittura
da Andrea, e terminolla Aleſſandro Allo
ri: Il Franciabigio vi dipinſe in altra Fac
ciata, quando Cicerone, dopo l'eſilio, fu
in Campidoglio chiamato Padre della Pa
tria: alludendo queſta al ritorno di Coſi
mo Medici il Vecchio in Firenze. Nell'al
pinſe, quando Tito Quinzio Flaminio Con
ſolo Romano, orando nel Conſiglib degli
Achei, contro l'Oratore degli Etoli, e del
Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegna
vano concludere gli Oratori con gli Achei
medeſimi. Queſto fatto pure allude alla
Dieta di Cremona, in cui il Magnifico Lo
renzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Ve
neziani, bramoſi di condurſi al poſſeſſo dell'
Italia tutta. E Aleſſandro Allori fece la
Pittura, che rappreſenta la Cena di Siface
Re de' Numidi, fatta a Scipione dopo che
egli ebbe rotto Asdrubale in Iſpagna, al
ludendo al glorioſo viaggio del Magnifico
Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu gene
roſamente convitato. Le due teſtate dove
ſono gli occhi, che danno lume, furono
dipinte da Jacopo Pontormo, e vi è un
Vertunno, co' ſuoi Agricoltori, con un pen
nato in mano bello e naturale, e l'Iſtoria
di Pomona, e Diana con altre Dee, che
per eſſer pitture fatte a concorrenza de' ſo
prannominati Pittori, ſono delle più belle
che uſciſſero dal ſuo pennello. Da quelle
ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'ingreſſo
in due Gallerie, ordinate dal Gran Principe
Ferdinando, per formare per mezzo di
queſte riccamente ornate, la comunicazio
ne alli quattro Appartamenti, de' quali vien
compoſta queſta Real Villa. Dal detto Sa
lone facendoſi paſſaggio in un altro di mi
nor proporzione ornato a ſtucchi, è ſtata
co Gabbiani, la Toſcana, che conduce da
vanti a Giove Coſimo Padre della Patria,
rimoſtrando aver eſſo quietate le civili di
ſcordie, ſcacciati dalla Patria i vizj, e in
trodottavi la Pace, e le Virtù, e domanda
a Giove, che lo collochi fra gli Eroi; e in
molti medaglioni attorno vi ſono ritratti i
glorioſi Antenati della Real Caſa de' Medici.
La Tavola della Cappella, che è ſul Prato,
ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In
poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſi
me ſtalle, lunghe ciaſcheduna più di cen
toventi paſſi, e ſopra queſte ſi vede un Cor
ridore alto, e lungo l'iſteſſo, per lo quale
ſtanno ſcompartite Camere per alloggi del
ſervizio baſſo. Scendendo il Foreſtiero dal
la parte di Tramontana, paſſeggi per gli a
meniſſimi viali, che dal Poggio a Caiano
l'uno in un altro mettendo, conducono
alle Caſcine, ove vedeſi una Fabbrica per
uſo del Fattore, e del copioſo Beſtiame
grande, e nel ſuo genere bella, e tutta cir
condata da un largo foſſo d'acqua corren
te. Vi ſono dentro un gran Cortile tutti i
comodi neceſſarj. Quivi ſi fanno copioſe
ricolte di ſquiſiti Riſi, co' ſuoi Edifizi per
pulirgli. Proſeguendo verſo Tramontana
per i viali coperti, che vi ſono, ſi giunge
a un luogo ſopra tutti gli altri delizioſo, e
ameno, detto le Pavoniere, e ſerve in og
gi per far correre i Daini, i quali in un bar
co murato con boſcaglia, e foſſi d'acque,
do in più viali lunghi ciaſcheduno circa a
ottocento paſſi, e rimettendoſi in ſtrada
maeſtra a mano dritta, che conduce ad
altra Villa di
ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da Fer
dinando I. di queſto nome, e Terzo Gran
duca di Toſcana, che da' fondamenti la fece
fabbricare col diſegno di Bernardo Buonta
lenti l'anno 1594. la quale è beniſſimo in
teſa, sì nello ſcompartimento de' Quartie
ri nobili, come per quelli della Famiglia.
Non vi è Cortile, ma due belli Saloni po
ſti in mezzo da un ricetto, illuminati per
alti fineſtroni. E' ſituata in un'ottima emi
nenza di un Colle volto a Levante, e il
divertimento maggiore, che ſi ritrae in det
ta villeggiatura, che per lo più ſi fa in
tempo d'Autunno, ſi è la Caccia ſpecial
mente de' Daini. Quelli di pelame bianco
in un piccolo Barco, detto la Pineta, di
due miglia di giro vi ſi conſervano. Ve n'
è un altro di circuito di ſopra trentadue mi
glia, detto il Barco Reale, diſtendendoſi
dalle falde del Poggio d'Artimino, fino a'
Poggi di Vinci nella Valdinievole. Sono
fuori di queſta Porta altre due Ville di
A. R.
PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpecial
mente nel tempo della Primavera; il ſuo
ingreſſo principale è a Tramontana, per un
venti; ha nel mezzo un Cortile tutto di
pinto di fatti militari; vi ſono nelle due
fiancate due Logge, che introducono negli
appartamenti nobili; queſte ſono dipinte con
ottimo colorito, e diſegno dal Volterrano,
e rappreſentano alcune azioni di Coſimo I.
e di Ferdinando II. Gran Duchi. A Mez
zogiorno, Levante, e Ponente vi ſono tre
altre Porte principali, che introducono in
uno ſpazioſo ripiano di Giardino, di dove
godeſi come in Teatro, con tutta quella
belliſſima Campagna, la Città noſtra. Da
queſta ſi diſcende in un altro, ove è un
gran Vivaio; e quindi in un terzo, che ter
mina con un ſalvatico. Da Tramnntana
ſtendendoſi fino alla Villa del Cavalier Car
lini, e ſeguitando verſo l'altra Villa di Ca
ſtello, come ſi dirà ſotto, vi ſono vigne
tutte circondate di muraglia, di ſopra due
miglia di circonſerenza, con ordine, e ſe
parazione di magliuoli venuti di diverſi Pae
ſi, anche remotiſſimi, e nella ſommità del
le medeſime vi è un Caſino di dove ſi go
de una belliſſima veduta. In poca diſtanza
di quivi ſul Poggio verſo Ponente, vi è un
Convento di Carmelitani della Congregazio
ne di Mantova, detto
SANTA LUCIA ALLA CASTELLINA, con No
viziato, ove è un Quadro di Marla Vergi
ne nel Coro, del ſuddetto Volterrano. Ve
dutaſi dal Foreſtiero la Petraia, non laſci di
vedere ancora
CA-
CASTELLO, altra Villa, come ſi è detto,
del Granduca, antica della Famiglia de' Me
dici, ma accreſciuta dal Granduca Coſimo
I. dalla parte di Levante, col diſegno di Nic
colò, detto il Tribolo. Queſta è poſta al
le radici di Monte Morello; ha davanti u
no ſpazioſo Prato, con due gran Vivai ſpar
titi da un Ponte, che cammina a un viale
piantato di Cipreſſi, il quale mette ſulla
ſtrada maeſtra di Prato. Nella volta della
Loggia a man ſiniſtra dentro il Cortile al
cune Iſtorie degli Dei antichi e Arti libera
li, lavorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono
di mano di Jacopo da Pontormo. Per gli
Appartamenti vi ſono diſtribuite belle Sup
pellettili, e Quadri, e vi è una pittura
a ſreſco di Baldaſſarre Franceſchini nella
volta del ricetto, ſalite le prime ſcale, di
ottimo colorito. Da Tramontana, uſcendo
di detto Palazzo, ſi entra in un vaſto e
delizioſo Giardino, trovandoſi prima uno
ſpazioſiſſimo Prato. La prima gran Fonta
na, ove è l'Ercole di marmo, che ſcop
pia Anteo, dalla cui bocca eſce in gran
copia l'acqua, è di mano di Bartolom
meo Ammannati, eſſendo il reſtante della
Fonte diſegno, e ſattura del Tribolo, co
me di lui ancora è l'altra Fontana in mez
zo al Boſchetto de' lauri, piena di ſiniſſimi
intagli, e Baſſirilievi; nella cima della qua
le vi è una Statuetta di Femmina nuda
di bronzo, rappreſentante una Venere,
dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro
Intorno alla
detta Fonte vi è un imbrecciato in ſorma
rotonda tutto chiuſo da un ſedere di pie
tra bigia, e per lo medeſimo vi ſono oc
cultate fiſtolette, dalle quali vengono zam
pilli gentiliſſimi d'acqua. Queſta belliſſima
Fontana è cinta d'ogn'intorno da un ſal
vatico di alti e folti Cipreſſi, Lauri, e
Mortelle, i quali girando intorno, danno
forma di un Laberinto, facendo però proſ
pettiva all'altra Fontana dell'Ercole, e
per di ſopra, ad una Porta, ove pure ſo
no rari zampilli d'acqua; queſta vien meſ
ſa in mezzo da due bei Pili, o Fontane
diſpoſte ne' mezzi tra la detta Porta, e le
cantonate. Di quivi ſi ſa paſſaggio in un
ampio e delizioſo Giardino, ripieno de' più
nobili agrumi, e piante di fiori più pelle
grine. Intorno alla detta Porta vi è una
Grotta grande, e ricchiſſima di ſpugne, e
per eſſe adattativi diverſi uccelli, condotta
anch'eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſ
ſime Pile ſcavate, e intagliate d'un pezzo
ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per
fianco all'entrare; ſopra le quali vi ſono
ſcolpiti al naturale diverſi animali quad
rupedi fieri, e domeſtici, fino ad un Ele
fante, un Alce, un Unicorno, una Giraffa,
ed altri molti intruppati con buona diſpo
ſizione, e da alcuni de' medeſimi viene
a cadere acqua nelle ſuddette pile, ove ſo
no intagli di Peſci, e nicchi marini. La
detta Grotta è chiuſa da cancellate di ſer
l'acqua agli zampilli, che tra le ſpugne
di ſopra, nel pavimento, e da' lati vi ſo
no, ſerranſi con violenza anch'eſſi per
forza d'acqua. Queſta Grotta è in mezzo
a due Fontane nel medeſimo muro collo
cate, che ribattono all'altre due del Giar
dino, ove è il Boſchetto e Laberinto. Dal
ſuddetto Giardino ſi ſale a un ſalvatico di
Cipreſſi, Lecci, ed Allori con bell'ordine
piantati, e quivi ſi vede un gran Vivajo,
in mezzo al quale vi è un' iſoletta, e in
eſſa un Vecchio tremante figurato il Monte
Apennino di bronzo, fatto dall'Amman
nato, dalle cui chiome cade acqua; diſe
gno e lavoro del Tribolo, del quale ſi vede
in un Pratello fuori del Giardino, dalla
parte di Levante una Quercia molto artifi
cioſa, e tutta giuochi d'acqua, fatti dal
medeſimo. Molto più vi ſarebbe da veder
ſi in detta Villa, e Giardini; ma avendo
noi forſe troppo obbligato il Foreſtiero a,
paſſeggiare per i medeſimi, rimettendolo ſul
la ſtrada di Firenze, potrà tener quella
per ricondurviſi, che paſſa ſotto la Villa
della Petraja, ove vedrà di paſſaggio due
CONVENTI, uno di Religioſe Camaldolen
ſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inol
trandoſi, un altro di Fanciulle Nobili, che
vi s'introducono ſopra i ſette anni per edu
cazione, alle quali è permeſſo, piacendo
loro, non ſoddisfatte di quell'Inſtituto di
ſo, non facendo mai Voti, come le altre
Religioſe. Queſto luogo era per l'addietro
una Villa detta la Quiete, della Grandu
cheſſa Criſtina. Pervenne dopo la ſua mor
te in Donna Eleonora Ramirez di Montal
vo, che fu la Fondatrice, e Inſtitutrice
di quel vivere Religioſo, ed eſſendo ſtato
lungo tempo queſto Conſervatorio ſenza
propria Chieſa, valendoſi per un Corrido
re di quella del ſopraccennato Convento
delle Camaldolenſi, la Granducheſſa Vitto
ria, fecevi la Chieſa, che vi è con la Fo
reſteria, Rimeſſe, e Stalle, per renderlo
comodo alle occaſioni di trattenerviſi, lo
cui eſempio ſeguendo la Principeſſa Anna
Maria Luiſa Elettrice Palatina, lo ha ulti
mamente ampliato di nobile appartamento,
e arrichito di delizioſo Giardino, chiaman
doſi queſto luogo tuttavia coll'antico nome
la Quiete. Molte altre belle e comode
Ville reſterebbero quì da vederſi come quel
la de' Paſquali al luogo detto Quarto, quel
la de Lanfredini in oggi del Principe Corſi
ni a Ranieri, ed a Quinto quelle de' Tor
rigiani, Dragomanni, Bartolini, e Guardi
ni, e del Marcheſe Ginori quella nominata
DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove
modernamente dal fu Marcheſe Senator
Carlo Ginori è ſtata introdotta in poca di
ſtanza da detta Villa la fabricazione non,
ſolo di ogni qualità di Piatterie, Vaſi, ed
finiſſime Porcellane d'ogni ſorta con ſin
golare induſtria, ed ottima riuſcita delle
quali ſe ne vede una gran raccolta in una
ſtanza, diſpoſte a forma di Galleria accre
ſciuta notabilmente dal Senatore Marcheſe
Lorenzo Figlio. A Seſto evvi quella del
Marcheſe Corſi; a Colonnata quella del
Conte del Benino, fabbricata dal Senatore
Ferrante Capponi, ove ſi veggono in una
vaga Galleria i diſegni di quella di Verſa
glies del Re Criſtianiſſimo: a Querceto, del
Balì del Roſſo, e nella Valle di Marina
quella de' Conti Zefferini, che per il vaſto
Giardino, per i molti ſalvatici, e per la
ricchezza dell'acque è degna di eſſer ve
duta; e in appreſſo quella del Duca Salvia
ti. Tornando a rimettere in iſtrada il Fo
reſtiero attenendoſi a mano ſiniſtra, paſſa
to il Ponte a Rifredi, oſſervi le Ville de'
Gondi, e de' Giorgi, de' Panciatichi, e d'
altri, e ritornando alla Città per la
PORTA A SAN GALLO, fuori della quale è
ſtato alzato ultimamente un maeſtoſo Arco
Trionſale di bella, e vaga architettura in
onore del fu Noſtro Reale Sovrano Franceſ
co I. di glorioſa memoria, ed in occaſione
del ſuo ſolenne ingreſſo in queſta Domi
nante ſeguito la ſera del dì 20. Gennajo
1729. E camminando fuori di eſſa Porta,
oſſervi dalla parte di Tramontana la rino
mata, ed antica Villa di
CAREGGI, cioè Campo Regio, pure di
fabbricare da Coſimo Padre della Patria.
Quivi il Magnifico Lorenzo de' Medici, e
Giovanni e Piero ſuoi figli facevano le vir
tuoſe Accademie con Marſilio Ficino, det
to il novello Platone, ed Angelo Polizia
no, Pico della Mirandola, l'Argiropolo,
Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti
Uomini dell'età loro. Preſſo a Firenze a
mano ſiniſtra, ſalendo per un'erta ſtrada,
da quel Tabernacolo, che vi è dipinto da
Livio Meus, s'arriva al
CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i
quali hanno all'uſo del lor rigido Inſtituto,
una bella Chieſa, e un comodo Conven
to, ed Orto. Quivi pure ſono belle, e
nobili Ville, come quella del Marcheſe Ge
rini, Riccardi, Capponi, e de' Corſi, e
quella degli Strozzi, celebre per le tante
Inſcrizioni antiche, Greche, e Latine, che
vi ſono. Vi è anco un Convento di Reli
gioſe detto
SANTA MARTA, che vivono ſotto la Re
gola del Beato Giovanni da Como, o da
Medda, Fondatore de' Frati umiliati, nella
di cui Chieſa all'altare maggiore Batiſta
Naldini vi eſpreſſe la Reſſurezione di Laz
zaro; ſiccome mettendoſi ſulla ſtrada mae
ſtra di Bologna, ſi vede altro
CONVENTO de' Padri della Madre di Dio,
delle Scuole Pie, ove hanno il Noviziato.
La Chieſa vagamente ornata, l'abitazione
molto comoda, e la vigna ben coltivata,
e pulita rendono queſto luogo aſſai gradito
a chi lo vede. Quindi paſſando da diverſe
Ville, e tornando ſulla ſtrada maeſtra tro
vaſi
PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel
tempo di State. Queſta gran Fabbrica, col
diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Fran
ceſco ſuo Figliuolo, fu da' fondamenti per
lo Granduca Franceſco I. fatta, e condot
ta quaſi al finimento, che ha in oggi; ſic
come lo teſtifica una bella Iſcrizione, che
ſi legge nel mezzo della volta della gran
Sala, del ſeguente tenore:
Xyſtis has Ædes
Franc. Med. Magn. Dux Etruriae II.
Exornavit Hilaritatique
Et ſui amicorumque ſuorum
Remiſſioni animi dicavit
Anno Dom. M.D.LXXV.
Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al
primo, e nobil piano dalla parte di Tra
montana, le quali mettono in un Teraz
zino, o ripiano pure ſcoperto, e per una
bella Porta in un ampio Salone in volta
a mezza botte, e poi in un Salotto tutto
to in parte di ſtucchi, e di Pitture. Dall'
uno e l'altro ſi ha l'ingreſſo per ogni
parte in più Appartamenti; alcuni dipinti
a freſco d'Architettura, altri abbigliati ric
camente di buoni quadri, e ſtudioli, e d'
ogni nobile qualità di ſuppellettili. Vi è un
Organo in una di queſte Camere chiamato
gli a mano con mantici ha queſto uficio
dall'acqua con volgere certa chiave. Nel
ſecondo piano vi è un Teatro per Opere
aſſai ſignorile. Sono poi innumerabili gli
ſcherzi, e giuochi d'acque, e le copioſe
Fontane, Grotte, e altro, che in un tal
genere, sì dalla parte di mezzogiorno, co
me da quella di Tramontana, e ſotto il
Palazzo, e per lo Boſco ad ogni piccola
diſtanza trovanſi grazioſamente diſpoſte,
onde troppo lungo eſſendo il darne una
giuſta, ed adequata idea, a chi perſonal
mente non ſi porta a mirarle, meglio ſa
rà conſigliare il foreſtiero ad ivi portarſi, il
che agevolmente potrà fare ſpecialmente
nei tempi eſtivi, e di Primavera. Due
Eremi di gran devozione ſi trovano in,
queſte parti, il primo detto
MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſamen
te principio da' ſette Beati Romiti Nobili
Fiorentini la Religione de' Servi di Maria
Vergine, l'anno 1233. e quivi
Benizi noſtro Cittadino, lungo tempo ſtet
Monte, veſtito di una folta ſelva di Abe
ti. In mezzo di eſſa ſta il Convento degli
Eremiti dell'Ordine da eſſo ampliato de'
Servi di Maria Vergine; e vedonſi nel re
cinto le ſette Grotte de' Beati Fondatori,
e quella del Santo Propagatore, ove fece
ro lunga dimora; coſe, che muovono lo
ſtupore inſieme, e la divozione. Il ſecon
do a piè del Monte Senario è l'antico, e
celebre
MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rin
novato dalla Real Munificenza di Conſimo
III. ove abitano in oggi Monaci Ciſtercien
ſi della ſtretta Oſſervanza, quivi riſtabilita
da' Monaci fatti venire dal medeſimo dalla
famoſa Badia della Trappa. Nel ritorno a
Firenze, quaſi tre miglia diſcoſto da Pra
tolino, ſulla mano diritta fuori della mae
ra ſtrada, vi è un
CONVENTO di Cappuccini, detto la Con
cezione di Maria Vergine, o i Cappuccini
di ſopra, a diſtinzione di quelli di Montu
ghi, che ſi chiamano i Cappuccini di ſotto.
Dalla mano ſiniſtra, più inoltrandoſi verſo
Firenze ſi vede la bella Villa del Duca
Salviati di nuove delizie, ed ornamenti
magnifici arricchita, al Ponte alla Badia,
così detto, perchè quaſi in faccia, paſſato
il Ponte di Mugnone, ſi ſale per una drit
ta ſtrada alla
H 6 BA-
BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lun
go tempo per Cattedrale di Fieſole, poi
ufiziata da' Monaci di San Benedetto: ma
eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in
poſitura di minacciar rovina, Coſimo de'
Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le
rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe,
col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco,
fabbricò una bella Chieſa, e Monaſtero a'
Canonici Lateraneſi, che già vi erano, a
contemplazione di un tal Padre Don Ti
moteo da Verona eccellente Predicatore di
quell'Ordine, e per meglio godere la ſua
converſazione, vi fece un appartamento per
proprio uſo. Vi è una prezioſa Libreria con
Manoſcritti, e Libri da Canto fermo molto
ſingolari. Unita alla Chieſa vi è una Cap
pella, ove ſu martirizzato il Santo Veſcovo
di Fieſole Romolo, e ſi moſtrano alcune
gocciole di ſangue ſparſo nel ſuo Martirio;
vi è altresì un pozzo, che è una parte,
di un antico Cimiterio di Santi Martiri. In
detta Cappella vi ſi conſerva un miracoloſo
Crocifiſſo, il quale ſi dice per antica tradi
zione, che fu dato al Santo Veſcovo Ro
molo dall'Apoſtolo San Pietro, e che par
lò a San Filippo Benizzi con dirgli:
ad Fratres Matris meæ in Monte Senario.
Nel Refettorio di queſti Padri vi è una
pittura a freſco fatta da Giovanni da San
Giovanni, in cui vien rappreſentato Noſtro
Signore a Tavola ſervito da Angioli, molto
curioſa per la ſemplicità, quivi uſata dal
Non lun
gi da queſta inſigne Badia, ſono le magni
fiche Ville de' Palmieri, e de' Marcheſi Gua
dagni. E poi tirando a Tramontana vi è
una
CHIESETTA, ove ſi conſerva una mira
coloſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo ritro
vato modernamente; e detto luogo ſi chia
ma Fonte Lucente, nominato dal Polizia
no nella Lamia; ed a Levante vi è
SAN DOMENICO, Chieſa dell'Ordine ſuo
più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con
grandiſſima eſemplarità molti Religioſi, i
quali hanno un comodo Convento fondato
intorno all'anno 1406. dal Beato Fra Gio
vanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima
Famiglia degli Agli, e quivi Sant'Antoni
no fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di San
Domenico. Sono in queſta Chieſa alcune
Pitture buone: tra le antiche, ſi vede quel
la alla Cappella de' Gaddi della Coronazio
ne della Madonna di
lico; quella della Natività di Pietro Perugi
no; e un'altra del Sogliani; fra le moder
ne quella della Nunziata di Jacopo da Em
poli, e tutta la volta della Chieſa dipinta
da Lorenzo del Moro. Poco ſopra ſalendo
il Monte, ſi vede una bella Villa fabbrica
ta già da Giovanni di Coſimo de' Medici
col diſegno di Michelozzo, la quale è in
oggi de' Borgherini; avendo l'iſteſſo Gio
chelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua
Villa, una
CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN
GIROLAMO; i quali ebbero prencipio in Fi
renze da Carlo Conte di Montegranelli cir
ca l'anno 1407. che ha culto di Beato;
ma da Clemente IX, furono ſoppreſſi, ed
è poſſeduto in oggi detto luogo da' Bardi.
In detta Chieſa è degno di oſſervazione
un Sepolcro di Franceſco Ferrucci Fieſolano
eccellente e ſingolare Scultore in Porfido,
nel quale ſi vede il ſuo ritratto da lui pure
ſcolpito in Porfido. Finalmente ſi giunge
ſopra la cima di Fieſole, ove è la
CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palazzo
del Veſcovo di Fieſole; e non molto vi ſi
vede di antico, fuori che alcuni frammen
ti della Rocca, e delle Mura; avendo l'
anno 1010. i Fiorentini dato il ſacco, co
me è noto per le Storie, e demolito tutto.
La Chieſa è fabbricata l'anno 1028. dal
Veſcovo Jacopo Bavaro, di diſegno Gotico.
Nella Tribuna, o Altar maggiore, ſtata
traſportata nella parete a ſiniſtra entrando
in Chieſa, e collocata in un ornato di pietra
ſerena, vi ſi conſervano le Reliqnie di San
to Romolo in una caſſa di marmo miſchio,
la Teſta del quale, con un braccio ſi eſpo
ne il dì feſtivo di detto Santo. Vi ſono le
Reliquie ancora di quattro ſuoi compagni
Donato di Scozia Veſcovo di Fieſole, e la
Cattedra di Sant'Andrea Corſini, altro Veſ
covo di queſto luogo, la quale e ſpecie di
Reliquia, come ſtata di già occupata dal
Santo nelle ſacre funzioni Veſcovili. La
Tavola all'Altare di San Tommaſo della
Famiglia Guadagni, e di mano del Volter
rano; e l'intero, e baſſorillievo di mar
mo alla Cappella di Monſignor Salutati, è
opera di Mino da Fieſole, Scultore bene
accreditato de' ſuoi tempi; e quelle all'Al
tare di Mezzo tra le due ſcale ſono di ma
no di Andrea Ferucci pure da Fieſole. Nel
la Chieſa di
SANT'ALESSANDRO,che in antico chia
mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi
è il Corpo di detto Santo, che fu Veſco
vo di queſta Città, e martirizzato nel Bo
logneſe intorno all'anno 502. Incontro al
la Cattedrale ſi è il
PALAZZO del Veſcovo, che è Conte di
Turicchi, ed ha vaſta Dioceſi, e vi è un
molto ben regolato Seminario per i Che
rici. Sopra il più alto di Fieſole evvi un
CONVENTO di riformati di San Franceſco
aſſai grande, fondato dalla Famiglia del
Palagio, ove anticamente era la Rocca
de Fieſolani. La Tavola della Concezione
in detta Chieſa è di mano di Pietro di Co
Scen
dendo è la Chieſa di
SANTA MARIA POEMERANA, la quale ſe
condo l'Ammirato, veniva ad eſſere qua
ſi nel mezzo della Città di Fieſole. Ivi
ſono molte Indulgenze come lo dimoſtra
una Cartella di Marmo. Verſo Levante,
qualche tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi
è un altro
CONVENTO di Zoccolanti, detto alla
Doccia, fondato da Giuliano Davanzati noſtro
Cittadino: e tanto in queſto luogo, che
per l'adiacenti Colline non più diſcoſte da
Firenze di due miglia, vi ſono ſparſe Vil
le molto commode, e grandioſe. Piglian
do la ſtrada, che conduce alla ſopradetta
Badia di Canonici Lateraneſi, ſi giunge ad
altro Convento di Monache, detto
SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le qua
li vivono ſotto la Regola di Sant'Agoſti
no, ed in antico avevano il loro Conven
to, dov'è oggi quello de' riformati a Fie
ſole, circa l'anno 1334. Nella loro Chie
ſa non vi è di conſiderabile, ſe non la
Tavola di mano di Aleſſandro Allori, ove
è la Madonna con alcuni Santi, ed il Pa
dre Eterno. E di quivi ritornandoſene il
noſtro Foreſtiero in Firenze, ſi troverà fuo
ri della
POR-
PORTA A PINTI, ove nella Chieſa di San
Gervagio è una Tavola di Santi di Tito;
e ſi può oſſervare la Villa de' Guadagni di
nobile Architettura, con altre molte. Quin
di andando alla
PORTA ALLA CROCE. Tutto quel tratto di
pianura, che vi è, paſſeggiando per la
ſtrada diritta, che conduce al Caſentino, e
in altri luoghi, è coltivata per la maggior
parte a Orti. La prima Villa ſulla ſiniſtra
mano è del Marcheſe del Monte. Poco
più in fu voltando per quella parte ſi tro
va un Convento di Monache detto
SAN SALVI, da cui piglia la denomina
zione l'adiacente pianura. Queſto fu già
uno de' primi Monaſterj de' Valombroſani,
che lo cederono alle Monache dette di Fa
enza l'anno 1529. nel dimolirſi un loro
antico Convento, per piantarvi la Fortez
za di
da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refet
torio di eſſo Monaſtero di San Salvi, dall'
immortal pennello di Andrea dal Sarto,
ſi vide dipinto in un arco San Benedetto,
San Giovan Gualberto, San Salvi Veſcovo,
e San Bernardo degli Uberti Monaco, e
Cardinale; e nel mezzo in un tondo è
rappreſentata la Trinità. In faccia del me
deſimo v'è un cenacolo di noſtro Signo
re, che ſi reputa per la miglior pittura,
che Andrea faceſſe a' ſuoi giorni; anzi con
molti altri ſuburbani Conventi, e Caſa
menti, anche la Chieſa di San Salvi, con
ſue abitazioni, a contemplazione di così
belle Pitture, fu il Refettorio laſciato in
piedi; ma per l'introdotta Clauſura di Mo
nache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpe
cial licenza. Nella Chieſa vi è una Tavo
la con Criſto in Croce, e alcuni Santi di
mano di Franceſco Morandini da Poppi.
Meno d'un miglio diſcoſto da San Salvi
ſi trova a piè di quegli ameni Poggi un
altro Convento di Monache detto
SAN BALDASSARRE, che vivono ſotto la
Regola di Sant'Agoſtino; e ſalendo ſulla
ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Ordine
di San Benedetto, intitolato
SAN MARTINO A MAIANO, ove è la Ta
vola dell'Altar maggiore dipinta dal Gril
landaio, beniſſimo conſervata. Per tutto
queſto tratto di Pianura, e di Colline ſi
vedono, come negli altri luoghi già de
ſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi
poſſeggono i Vitelli, i Gaddi, Albizzi, Sal
viati, Bonſi, Cerretani, Franceſchi, ed i
Fiaſchi, e ſopra tutte Gamberaia, de' Cap
poni, che ha belliſſimi dintorni, e quelle
degli Strozzi, de' Pucci, degli Incontri,
e d'altri. Un'altra molto bella, ma non
terminata, vedeſi a Rovezzano de' Bartolini.
Fuori della
PORTA A SAN NICCOLO', paſſato il Fiu
me, nominato dalla Chieſa Parrocchiale,
che è nel Borgo dentro Pianura,, abbon
dante di ottimi frutti nominata pian di Ri
poli, e tale ſi chiama una
BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci
Valombroſani, che quaſi nel centro di que
ſto piano è poſta con un comodo Mona
ſtero, ove fa ſua reſidenza il generale di
quell'ordine, e fu già Monaſtero di Donne.
Alla deſtra mano, voltando da una bella
Villa de' Marcheſi Niccolini, già de' ban
dini, in non molta diſtanza ſi vede il Mo
naſtero, detto il
PARADISO. Queſto è un venerabiliſſimo
Convento di Religioſe dell'Ordine di Santa
Brigida. Non vi è nella Chieſa coſa alcuna,
che meriti rifleſſione, fuorchè una Madon
na, che ſta in mezzo di Santa Brigida, e
di Sant'Antonino, di mano di Tom
maſo da San Frediano, Pittore molto ac
creditato de' ſuoi tempi. Un altro Coven
to detto.
SANTA MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto da
queſto più di due miglia, ſulla ſtrada mae
ſtra d'Arezzo per Levante, che fino al
1503. ſi mantenne a uſo di Spedale di Pa
dronato de' Capitani del Bigallo, che da
eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ce
duto fu alle Monache dette di Caſignano,
Convento in quel luogo: e militano ſotto
la Regola di San Benedetto con grande oſ
ſervanza. Per tutto queſto delizioſo Piano,
e adiacenti Colline vi ſono Caſamenti, e
Ville molto belle, in ſpecie quelle de' Pit
ti, Uſimbardi, Palmieri, Marcheſi da Ca
ſtiglione, Ganacci, Marcheſi Capponi da
San Frediano, ed altri, tirando ſulla mano
diritta per la ſtrada maeſtra del Chianti, ſi
vedono le Ville de' Niccolini a Montauto,
e degli Ugolini a San Martino, che è bel
la oltremodo, e per l'altra parte le Ville
di Lonchio, e di Belmonte, che furono
del celebre Conte Lorenzo Magalotti, ora
de' Venturi. Poco più di cinque miglia da
Firenze diſcoſto ſi arriva a
LAPEGGI, Villa già del Cardinale Fran
ceſco Maria de Medici, e dipoi della Gran
Principeſſa Violante Beatrice di Baviera,
degna di vederſi per i belli Appartamenti,
prezioſi quadri, e ricchi mobili, de' quali
e abbondantemente fornita. In una di quel
le ſtanze ſi ammira un copioſiſſimo nume
ro di vaſellamenti di fina Porcellana, diſ
poſta fra altre galanterie di gran pregio.
Dalla parte di Tramontana in poca diſtan
za da Lappeggi, ſopra una bella eminenza
vi è Ligliano, Caſamento per l'Agente, o
Fattore di quella Tenuta, che ha Giardini
molto vaghi. Sopra di uno ſpogliato Pog
gio tra Mezzogiorno, e Levante, ſi vede la
CHIE-
CHIESA DI SANTA MARIA DELL'IMPRUNE
TA, rinomatiſſima per la miracoloſa Im
magine di Maria Vergine, che vi è; e
che portata a proceſſione in tutte le paſſate
calamità nella Città noſtra, ſempre ſi ſono
ottenute le domandate grazie. Miracoloſiſſi
mo ſi è il ritrovamento di detta Immagine:
e quì ci piace di dirlo, quaſi come ce lo
riferiſce Franceſco Rondinelli nella Rela
zione dell'ultimo Contagio di Firenze.
Volevano quei Popoli fare una Chieſa in
onore della Vergine, e poſta mano all'
opera, rovinava la notte quello, che lavo
ravano il giorno. Perlochè accortiſi, non
eſſer volontà di Dio, che ſi edificaſſe in
quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, furo
no inſpirati a pigliar due Giovenchi non
domi, e appiccato loro al giogo alcune,
pietre, riſolverono, che dove ſi fermaſſe
ro, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luo
go eletto da Dio per edificarla. I Gioven
chi ſtraſcinando le pietre, ſi fermarono in
quel piano; ove è la Chieſa al preſente,
ed i circoſtanti allora datiſi a cavare i fon
damenti, mentre che uno di quei mano
vali lavorava di forza, ſi udì una voce la
mentevole, onde tutti attoniti corſero qui
vi, e trovarono queſta Immagine di Maria
Vergine col Figliuolo in braccio. Queſta
tradizione vien confermata da un marmo
di baſſorilievo antichiſſimo, il quale è ſotto
il Tabernacolo della Madonna: dove ſcol
pito il ritrovamento di eſſa nella maniera
ſo, nel quale accadeſſe tal Prodigio. Vi ſo
no grandi Iudulgenze, e Privilegj concedu
ti da molti Pontefici, e nel giorno di San
to Luca vi è un gran concorſo di Popolo,
e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' ufiziata la
detta Chieſa da dieci Cappellani con un
Pievano, che hanno l'obbligazione di dir
vi quotidianamente il Divino Ufizio, e fu
fondata dall'antica Famiglia de' Buondel
monti, che ſino al preſente hanno la libe
ra collazione di quelle Cappellanie, e l'ele
zione del Pievano. La Chieſa è in oggi tut
ta mutata, e riccamente adornata, con
Soffitta tutta meſſa a oro, rotta da tre qua
dri, che ſono ſtati fatti da tre de' più ec
cellenti Pittori di Firenze, il primo de' qua
li è di Tommaſo Redi, quello di mezzo
inſigne lavoro di Antonio Puglieſchi, ed il
terzo di Cammillo Sagreſtani. E' degna di
eſſer veduta la Sagreſtia, per la ricchezza
de' ſacri arredi, che ivi ſi conſervano; e
chi voleſſe più minuta informazione di tut
to ciò, che appartiene a queſta Chieſa, e
all'Immagine, che in eſſa ſi venera, e al
la devozione, che ſempre vi hanno avuta
i Fiorentini, potrà vederne le Memorie
Iſtoriche, ſtampate da Giuſeppe Manni in
Firenze l'anno 1713. All'intorno vi ſono
molti Caſamenti, e per tutto quel tratto
di ſtrada, che dalla ſuddetta Chieſa ricon
duce a Firenze. Camminando verſo la
POR-
PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono
Ville molto belle; fra le quali quella a
Mezzomonte de' Principi Corſini nella qua
le ſonovi due sfondi degni di ſtima, uno
dell'Albano, e l'altro di Giovanni da San
Giovanni. Vi ſono Poſſeſſioni ben fornite
di Uliveti, e frutti d'ogni ſorte, e vi pro
ducono quei terreni ſquiſiti Vini. Ritorna
to in Firenze fuori
PORTICCIUOLA A SAN MINIATO, che è po
co diſtante da Queſta per un'
erta ſalita, conduce a due Chieſe venera
biliſſime, e ad alcune Ville circonvicine. La
prima Chieſa in teſta alla ſalita è detta
SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Frati
Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ritiro
della Provincia Riformata di Toſcana, i
quali, levatine tutti gli ornamènti l'han
no ridotta ad uno ſtato di povera ſempli
cità, propria del loro inſtituto; la quale
con ottimo diſegno di Simone del Polla
juolo fu fatta fabbricare intorno all'anno
1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa
fede un'Iſcrizione poſta davanti l'Altar
maggiore nel pavimento. Non ha, che
una ſola Navata con ſei Cappelle per parte
ed una di fianco all'Altar maggiore in den
tro, con ſuoi archi per di ſuora di Pietra
ruſtica, e ſuo Corniccione, che ricorre in
torno la Chieſa, e per l'arco maggiore
della Tribuna. La Tavola della Nunziata
cano, e quella della Natività di noſtro Si
gnore è di Giovanni Antonio Sogliani. Sop
ra la Porta della Sagreſtia la Pietà di terra
cotta è di mano di Luca della Robbia, e
accanto alla porta maggiore ſi oſſervi il
Buſto di marmo bianco di Marcello Virgi
lio Segretario della Repubblica Fiorentina,
e gran Letterato, con un bello Epitaffio,
Queſta Chieſa è poſta in tale eminenza, e
vicinanza inſieme della Città, che quaſi in
pianta di quivi, e con pittoreſca proſpetti
va ſi gode, con una gran parte de' Villag
gi da noi ſin quì deſcritti. Dal ſuo Fon
datore fu raccomandata all'Arte de' Mer
catanti, e laſciato entrate pel ſuo manteni
mento. Uſcendo per la Porta del fianco di
detta Chieſa, e camminando pochi paſſi a
man ritta per una Porta della Fortezza,
che intorno all'anno 1526. con diſegno di
Michelagnolo Buonarruoti fu fatta, benchè
tirata a fine dal Tribolo, ſi arriva all'al
tra antichiſſima, e venerabiliſſima
CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra, e
nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni
parte tutta ſi gode. Ma prima di deſcrive
re com'ella ſia al preſente, sì eſterior
mente, che interiormente; ci piace di non
paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua
grande antichità, e origine. Nella perſecu
zione de' Criſtiani ſotto Decio, trovandoſi
San Miniato con alcuni compagni a far
Chieſa, che in quei tempi altro non v'era,
che un piccolo Oratorio dedicato all'Apo
ſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia;
il Tiranno con doni, ed offerte d'ingran
dimento, lo tentò a rimuoverſi dalla Re
ligione Criſtiana, ma nulla valendo a fran
gere la coſtante Fede del Santo, dopo di
verſi martirj, da' quali per alcun tempo
Iddio lo preſervò, gli fece tagliar la teſta
in un luogo detto fino a' noſtri giorni San
ta Candida, detta dal Candidato de' Mar
tiri; ma il Santo preſala nelle mani paſsò
l'Arno, e ſalito in queſto Poggio, rendè
nel ſudderto Oratorio l'Anima a Dio: qui
vi fu ſeppellito il ſuo corpo; e da' Fioren
tini, poichè paleſemente divennero Criſtia
ni, fabbricata una Chieſa al ſuo Nome.
Ma queſta sì nobile, e grande, che ſi ve
de al preſente, fu alzata nell'anno 1013.
a' 26. d'Aprile con conſiglio d'Ildebran
do Veſcovo Fiorentino, e coll'aſſenſo, e
perſuaſione di Sant'Arrigo primo Impera
dore, e ſecondo Re di Germania, e di
Santa Cunegonda ſua moglie, che la do
tarono di molte tenute, e con ſolenne
pompa vi fecero traslatare il Corpo di San
Miniato nell'Altare, che è ſotto le volta
della medeſima Chieſa; la quale da' Fioren
tini fu data in cura a' Conſoli dell'Arte
de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre
navate, e vi ſono due ſcale di pietra ruſti
ca quaſi al mezzo della Chieſa, per dove
antica coſtumanza della primitiva Chieſa.
Queſto è tutto di marmi, e porfidi inta
gliati, e intramezzati; e dietro all'Altare
vi ſono cinque fineſtroni ſerrati di traſpa
rentiſſimo marmo; e nella lunetta ſemi
rotonda di Moſaico col Padre Eterno, ſi
vede a mano ſiniſtra l'Effigie di San Mi
niato. Davanti le volte, e ove elle ter
minano, pure iſolata vi è una Cappella
di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici,
ove è un partimento d'ottangoli belliſſimo.
lavorato da Luca della Robbia. A man ſi
niſtra la belliſſima Cappella, che ſi vede
dedicata a San Jacopo di Portogallo, con
partimento tutto di marmi, e porfidi, co
me ſono la Cattedra Epiſcopale, e il Se
polcro, lavorati da Antonio Roſſellini Scul
tore di quei tempi rinomatiſſimo, e vi è
queſto Epitaffio:
Inſignis ſorma ſumma pudicitia
Cardineus tituli morum nitor optima vita
Ifta fuere mihi mors juvenem rapuit.
Salutis M. CCCC. LIX.
Nella volta, chè è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo
Luca della Robbia fece in quattro tondi ne'
Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello
di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d'
Antonio del Pollajuolo è la Tavola a olio,
cenzio: eſſendo di Pietro ſuo fratello alcu
ni Profeti dipinti a olio nel muro di detta
Cappella, ſiccome in un mezzo tondo la
Nunziata. E nella Sagreſtia alcune azioni
di
mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa
di cui ſi è fatto lungo ragionamento, ſer
vita di Sepoltura a più Martiri, fu negli
antichi tempi ufiziata da' Monaci di
ſilio, poi da quelli di
Ordine di Clugni, o Cluniacenſi, e fra
eſſi ſtette alcun tempo
Fiorentino de' Signori di Petrojo dopo d'
avere magnanimamente perdonato al ne
mico, che aveva ammazzato Ugo ſuo fra
tello, riſcontratollo poco ſotto a San Miniato,
ove è una memoria del generoſo fatto già
noto, in un Tabernacolo con Iſcrizione, e
Crocifiſſo, che chinò la teſta, il quale era
in quei tempi nella ſuddetta Chieſa, nella
mentovata Cappella di mezzo, e ora in
quella di Santa Trinita dentro la Città de'
Monaci del ſuo Ordine, come è ſtato det
to in quel luogo. L' anno 1373. a' 27. del
meſe d'Agoſto ſotto Gregorio XI. uſciti
molto prima i Monaci Cluniacenſi di detta
Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bian
chi di Monte Uliveto, i quali vi ſtettero fi
no al 1542. che di quivi partirono al tem
po del Granduca Coſimo I. e in detta oc
caſione levarono le oſſa di Era
tale la venerazione verſo queſto antichiſſimo
covo di Lucca ſoleva ogni anno col ſuo
Clero, nel giorno feſtivo di queſto Santo
Martire, andare a viſitarlo; e i Veſcovi
Fiorentini ebbero per coſtume in antico,
dopo aver preſo il lor ſolenne poſſeſſo, di
farvi immediatamente la Viſita. Quivi ſo
no ſtate modernamente fabbricate ſemplici,
ma comode ſtanze per uſo degli Eſercizj
ſpirituali di Sant'Ignazio, ſotto la direzio
ne de' Padri Geſuiti in varj tempi dell'an
no. E ciò baſti per iſtruzione al noſtro Fo
reſtiero, il quale ſi avverte, che oltre a'
nobiliſſimi Palagi, e ſontuoſe Chieſe, che
ſono nel Contado Fiorentino in maggior
diſtanza delle quì deſcritte, vi ſono i tre
famoſi Santuarj, cioè la Vallombroſa, il
Sacro Eremo di Camaldoli, e il Santo Mon
te dell'Alvernia, ove nel primo
Gualberto, nel ſecondo
ga penitenza fecero, e fondarono i loro
Ordini; e nel terzo
Gesù Criſto le Sacre Stimate; luoghi tutti
tre di ſingolariſſima devozione.
IN-
INDICE
delle coſe più notabili, che ſono
deſcritte nel preſente Riſtretto.
A
A
te 80.
I 4
B
B
C
C
176.
D
D
brica delle Porcellane.
I 4
181.
ro.
F
F
ſiero.
183.
191.
160.
G
I
L
L
M
M
I 5
N
O
O
P
P
I 6
no.
Q
Q
R
R
S
S
T
T
INDI-
INDICE
Degli Uomini Illuſtri nelle loro reſ
pettive Arti nominati nel pre
ſente Riſtretto.
A
A
42. 88.
23. 30. 40. 44. 62. 79. 84. 85. 130.
141. 159. 166. 167. 184.
tetto.
171. 173.
B
B
67. 93. 142.
105. 107. 108.
tore.
73. 108. 109. 115. 138.
131.
90. 108.
e Poeta.
71. 73. 76. 93. 96. 102. 105. 107.
113. 137. 140. 192.
53. 95. 104. 137. 169. 175.
C
C
53. 92. 122. 141. 150: 166.
60. 61. 82. 90. 106. 122. 158.
D
D
123. 148.
E
E
74. 84. 98. 128. 139.
F
F
133.
to.
133. 139. 180.
20. 40. 44. 48. 63. 81. 99. 118. 145.
144. 148.
30. 39. 40. 41. 42. 46. 51. 62. 81.
122. 131. 170. 171. 182.
74. 116.
166. 167.
G
G
48. 58. 89. 123. 132. 135. 148. 168.
120.
32.
59. 89. 123. 148.
146. 155.
115.
112. 116. 121. 124. 137.
109. 132. 139. 140. 141. 147. 186.
H
H
I
I
158. 166. 167. 171.
L
L
M
M
83. 144.
vanni Pittore.
127. 139. 165. 180. 191.
39. 86. 105. 176. 181.
23. 29. 186.
N
N
56. 61. 63. 67. 83. 130. 146. 176.
172. 198.
O
O
tetto.
P
P
29. 43.
46. 51. 62. 67. 92. 106. 132. 140.
143. 147. 160.
46. 79. 85. 92. 122. 131. 135. 138.
142. 143. 147.
chitetto.
R
R
194.
S
S
63. 80. 83. 85. 87. 90. 127. 144. 160.
164. 185.
38. 59. 166. 185.
84. 119.
T
T
V
V
63. 75. 82. 94. 104. 106. 108. 144.
158. 168.
Z
Z
IL FINE.