Gaetano Cambiagi L'antiquario fiorentino 1771 Firenze it l220.xml

L'ANTIQUARIO FIORENTINO O SIA GUIDA PER OSSERVAR CON METODO LE COSE NOTABILI DELLA CITTA' DI FIRENZE.

SECONDA EDIZIONE CORRETTA, E DI COPIOSE NOTIZIE ACCRESCIUTA.

IN FIRENZE L'ANNO MDCCLXXI. NELLA STAMPERIA GRANDUCALE.

CON LICENZA DE' SUPERIORI.

AMICO LETTORE.

MIo intendimento non è, amico Lettore, di darti in queſto Libretto coſa del tut- to nuova, o che non ſia mai uſcita alla luce, ma ſoltanto in queſta ſeconda riſtampa ho inteſo di aggiugnere una più eſatta, e cir- conſcritta notizia di quelle molte coſe, che fin quì erano ſtate omeße, e che ſono eſpoſte alla pubblica viſta, o ſieno Pitture a freſco, oppure a olio, Sculture, Architetture, ed al- tro, che o per la ſua bellezza, o per l'anti- chità, o per il poſto ove ſon ſituate, tanto nei Palazzi, quanto nelle pubbliche Chieſe, meri- tano oſſervazione, o delle quali dall'erudite Foreſtiero può facilmente farſiricerca, nell'at- to, che con la guida di queſto Libretto ſi por- ta a conoſcere, e ad oßervare in Perſona ſu i ſuoi veri luoghi, le più pregevoli bellezze di queſta noſtra Città: Di tutte queſte opere per- tanto, mi ſono ſtudiato di dirtene i veri au- tori ſecondo le memorie che ſono ſtate ſcritte da coloro, che diffuſamente hanno parlato della noſtra Città, e ſecondo il ſentimento dei più accreditati Maeſtri. Ed acciocchè ti rieſca più comoda l'oßervazione delle Fabbriche, e dei lavori, che quì ſi deſcrivono, ho procurato di dare a queſto medeſimo Libro un ordine più re- golare, e ſpecialmente nelle maggiori Chieſe, coſicchè ad una ſola ſcorſa per le medeſime, ſi abbia ſotto degli occhi una ſemplice sì, ma chiara notizia di ciò che è più paleſe, o più degno di oſſervazione. Diſſi ſemplice Notizia, perchè tale è l'idea di queſto Libro, giacchè l'erudito Foreſtiero, che più minutamente deſi- deraße d'eſſere informato, potrà facilmente reſtar contento, indirizzandoſi a conſultar le voluminoſe Opere di tanti Autori, che ne han- no ſcritto anche in queſti ultimi tempi, come diffuſamente dimoſtrano le copioſe e diligenti Lezioni del Padre Giuſeppe Richa della Com- pagnia di Gesù. Deſidero, che queſte mie pic- cole fatiche incontrino il tuo gradimento, e vivi felice.

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DELL'ORIGINE E DE' PROGRESSI DELLA CITTA' DI FIRENZE.

Firenze, Colonia antichiſſima dei Romani, qualunque ſiaſi l'opinione de' diverſi Scrittori che voglia ſeguitarſi, certo è, che non dall'infima Plebe, ma da' più ſcelti Ca- valieri, e da' più valoroſi Soldati dell'inſi- gne Città di Roma ebbe principio. Poichè altri vollero, che ella derivaſſe da' ſeguaci di Silla; altri da' Triumviri; altri da' Popoli Fieſolani, non mancando chi abbia creduto, che Ercole Libico ne ſia ſtato il fondatore. Ed in vero, ſecondo l'autorità di Giulio Frontino, e di altri ſolenni Autori uniti alla comune ſicura credenza, a Firenze già fonda- ta fu dedotta anticamente da' Triumviri la Colonia de' Romani, popolata non dall'infi- ma plebe, ma da' più ſcelti Soldati di Ceſa- re; e che da Floro è annoverata Firenze fra' più ſplendidi Municipi d'Italia. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni tempo ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna impreſa, benchè difficile, e grande, intentata laſcia- rono, per acquiſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Patria ornamento, e ſplendore. Scoſ- ſo il duro giogo di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la caduta dell'Imperio Occidentale nel quinto ſecolo, procurarono di vivere in li- bertà; per conſervar la quale, non meno, che per dilatare i confini del proprio domi- nio, furono forzati ad abbattere l'audacia de' loro nemici, diſfacendo Caſtella, eſpu- gnando Città, e riducendo ſotto il loro co- mando Popoli interi. Fatti pertanto poten- ti, non temerono di ſoſtenere oſtinatiſſime guerre contra i primi potentati d'Italia, ri- portandone bene ſpeſſo ſegnalate vittorie, le quali ſenz' alcun dubbio non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe non ne aveſſero il glorioſo corſo impedito le diſcordie civili. Queſte furono, che tolſero a' Grandi il Governo, e 'l tramutarono di Ariſtocratico in Popola- re, e di Popolare lo riduſſero a Principato: avvegnachè la Repubblica ne' primi tempi, ſolamente dagli Ottimati ſi governaſſe, indi dal nobile, e potente Popolo (fuorichè nel- la rivoluzione de' Ciompi dell'anno 1378. quando il popolo vile, e minuto, per bre- viſſimo tempo preſe il comando); e fi- nalmente nel ſecolo decimoſeſto per divi- na diſpoſizione, da Principi ottimi, e cle- mentiſſimi cominciò ad eſſer governata. Ora ſiccome nel coraggio, e governo furono i Fiorentini ſomigliantiſſimi a' Romani; così procurarono in ogni altra coſa d'imitarli. Ebbero come Roma il Teatro, l'Anfitea- tro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli Acquedotti, e ſecondo alcuni, anche il Tem- pio di Marte. Dicono, che coſtumaſſero gli ſteſſi Giuochi, e l'iſteſſe Feſte pubbliche, e onoraſſero pure come lor tutelare il mede- ſimo Dio Marte. Così ne' tempi poſteriori, quando ebbero la felice ſorte di conoſcere, e di abbracciare la Religione Ortodoſſa, edi- ficarono nobiliſſime Chieſe, ſontuoſi Palaz- zi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggia- no con quei di Roma. Coltivarono, come i Romani, in ſommo grado le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſcirono valoroſiſſimi Soldati, e condottieri d'Eſerciti di gran no- me. Sono innumerabili quelli, che ne' tem- pi antichi, e moderni ebbero l'onore d'eſ- ſer creati Cavalieri da Imperadori, e Mo- narchi, per ricompenſa del loro valore, ed a taluni non ſon mancate ſovranità rag- guardevoliſſime, e Regie, e le dignità pri- me del Mondo. Moltiſſimi quelli, che nel- le Regioni anche più barbare, e più lontane ſi renderono formidabili; e nel medeſimo tempo glorioſi. Al nuovo Mondo da ſe di- ſcoperto, diede il ſuo nome un Fiorenti- no. Ma che diremo noi degli uomini let- terati? Dopo l'invaſione de' Barbari nell' Italia, rimaſero le Scienze, e le Arti più nobili ſepolte in una profonda ignoranza: mercè però de' Fiorentini riſorſero a nuo- va vita, ripigliando il lor primiero ſplen- dore. Quindi ſi vedde, quaſi diſſi, rinata la Poeſia, e l'eloquenza Latina, e Greca, e prender vita la letteratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Platone, e con eſſa ogni altra ſcienza più ragguardevole. Le Mattemati- che, e le Filoſofie ſormontarono al ſommo grado per mezzo del gran Galileo invento- re del Teleſcopio, Microſcopio, ed altri in- ſtrumenti, mercè de' quali ampliò le cogni- zioni fino allora limitate della Filoſofia, ed Aſtronomia anco per via delle nuove ſco- perte da eſſo fatte in Cielo; e l'Jus Civile dall'interpetrazione del noſtro Accurſio in- cominciò grandemente a riſorgere. Così fe- cero la Pittura, la Scultura, e l'Architet- tura, nelle quali tant'oltre s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giuſtamente ſi dee la lode di primi maeſtri, e di reſtauratori di sì belle Arti. E ſe nelle Armi, e nelle Let- tere grandemente fiorirono, quanto più ſi ſegnalarono nella pietà, e religione! Sopra il numero di dugento ſono quei, che già Cit- tadini di queſta Patria, ora del Cielo col ti- tolo di Beati, o di Santi s'adorano ſu gli Altari. Più di centocinquanta Chieſe ſi con- tano, quarantadue delle quali ſon Parroc- chie. Circa a ſeſſanta Monaſteri di Mona- che tutti dentro della Città; oltre i mol- ti, che ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi clauſtrali nel recinto delle mura: molti Con- ſervatorj di fanciulle povere, e d'uomini mendicanti: diverſi Spedali per gl'infermi, e pe' pellegrini: ſopra cento Confraternite di ſecolari: alcune delle quali all'iſtruzione del Catechiſmo; altre al ſovvenimento de' poveri vergognoſi; altre all'eſercizio di va- rie opere di miſericordia con gran fervore attendono; ed altre alla ſcarcerazione de' prigioni. Vi ſono Accademie di gran nome, e fra queſte la Sacra Accademia Fiorentina, e la tanto famoſa della Cruſca, regina, e moderatrice della lingua Italiana. Quella degli Apatiſti, che per adunarſi ſempre pub- blicamente, e darviſi ad ognuno facoltà di recitarvi in qualſivoglia Idioma, è ſtimata il ſeminario de' belli ingegni. L'Accademia del Diſegno, che fu fondata fin dall'anno 1350. e che è ſtata la prima di tutte l'altre, che molti anni dopo ſono ſtate erette per l'Italia, e in altre parti dell'Europa. Vi è ancora la Società Bottanica eretta moder- namente a comodo e benefizio di queſta uti- le Profeſſione; come pure quella de' Geor- gofili, tendente a migliorare ſempre più l'Agricoltura; Quelle degli Ingegnoſi, e degli Armonici, che ſi eſercitano in virtuo- ſe adunanze di canto, ſuono, ed erudite compoſizioni. Finalmente per rendere una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti abbellimenti eſteriori, e di ſtrade ſpazioſe, e ben laſtricate, e di ſontuoſi Edifizj, di tante belle Pitture, e Statue di cui è ripiena la Città noſtra; queſta coll'amenità del ſito, ov'ell'è collocata, e circondata da fertiliſ- ſimi colli; irrigata dal Fiume Arno, in luogo d'aria ſottile sì, ma ſalubre, e produttrice di nobiliſſimi ingegni. Onde non è maravi- glia s'ella meriti il giuſto encomio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di ſiore delle Città, e di maeſtra delle Scienze, e delle Arti, qual nuova Atene in Italia. Ora per oſſervar brevemente, con una ſemplice ſcorſa per queſta Città, il bello della medeſima, diaſi cominciamento dall'inſigne Chieſa Metro- politana, detta

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SANTA MARIA DEL FIORE. Ed avvegna- chè queſta gran Chieſa vinca di pregio tutte le Fabbriche della Città, fa di meſtiere oſſer- vare in eſſa diſtintamente tutto ciò, che la rende ſopra d'ogni altra ammirabile, e ſin- golare. Primieramente s'eſtende la ſua lun- ghezza a braccia dugentoſeſſanta; la larghez- za delle Tribune a centoſeſſantaſei; e quella delle Navate a ſettantuna; l'altezza dal pia- no della terra ſino alla ſommità della Croce, a braccia dugentodue; poichè ſino al piano della Lanterna, ell'è alta centociquantaquat- tro braccia; il tempio della Lanterna tren- taſei, la Palla quattro, e otto braccia la Croce. Finalmente tutto il giro di queſto grand'edifizio aſcende a braccia milledugen- tottanta. Per di fuori è tutta incroſtata di marmi con bell'ordine diviſati. La facciata ancora era quaſi per metà incroſtata di mar- mi, adornata di molte ſtatue, baſſirilievi, fatta con diſegno di Giotto; eſſa fu demoli- ta l'anno 1586. ſenza ſaperſene il motivo, e fu dato principio ad un altra di diſegno diverſo, la quale eſſendo ad una certa altez- condotta, fu di nuovo disfatta l'anno 1688. ed allora con l'occaſione delle Reali Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana col- la Gran Principeſſa Violante Beatrice di Ba- viera, fu dipinta a freſco, come ritrovaſi di preſente. Le ſtatue, che erano nell'antica facciata Gottica, parte altrove, ed una por- zione dentro la Chieſa in nicchie furono collocate; e tra queſte i quattro Evangeliſti alti più del naturale, fatti da Donatello, i quali oggi ſi veggono nelle Cappelle della Tribuna di mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella faccia- ta, e quattro lateralmente, abbellite di va- ghi lavori, ed intagli, tra' quali è molto in pregio una Madonna di marmo alta più del vivo con due Angioli in atto riverente, di Giovanni da Piſa, ſopra la Porta dirimpetto alla Canonica; e la Nunziata di Moſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la Porta del fianco verſo la via de' Servi. Rileva ſopra queſto Edifizio la gran Cupola di figura ot- tagona, la cui bellezza, e grandezza rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attoni- to; nè per quanto ſe ne ragioni, ſi giunge mai a lodarne una parte. Queſta è la Cupo- la sì famoſa, della quale il divin Michela- gnolo ebbe a dire, poterſi appena imitare, non che ſuperare con l'arte. Finalmente l'Architettura di tutto queſto compoſto è oltremodo maraviglioſa; imperciocchè in quell'età coſtumandoſi di fabbricare alla Go- tica, fu al certo mirabil coſa, che gl'in- gegnoſi Artefici ſi diſcoſtaſſero da una ma- niera sì barbara, ed all'ottima degli anti- chi Romani s'avvicinaſſero. Or queſto gran- de Edifizio ebbe cominciamento l'an. 1294. o come altri con maggior ragione vogliono l'anno 1296. eſſendo prima in queſto luogo una non piccola Chieſa molto divota, eret- ta in onore di S. Reparata, per ricordanza dell'inſigne vittoria ottenutaſi l'anno 407. nel giorno a lei dedicato, contro Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Arnolfo di Lapo, diſcepolo di Cimabue, ſotto la di- rezione del quale incominciataſi queſta Fab- brica, in centociquantaquattr'anni fu da al- tri valenti uomini ſuoi ſucceſſori quaſi all' ultima perfezione condotta. Ma la gran Cu- pola fu parto dell'ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco Architetto, che ne' ſuoi tempi non ebbe uguale. La Lan- terna di eſſa di diſegno del medeſimo, tut- ta di marmo maſſiccio, mirabilmente inta- gliata fu meſſa fu da Baccio d'Agnolo, e S. Antonino allora Arciveſcovo di Firenze ſalì con tutto il Clero a porvi la prima pie- tra nell'anno 1438. La Palla, e la Croce fu poſta fu da Andrea Verrocchio. Ammira- ta l'eſterior bellezza, entreremo in Chieſa, il pavimento della quale è tutto di marmi di varj colori, diviſati con mirabil diſegno. Quello della Navata di mezzo è di France- ſco da San Gallo, e quello intorno al Coro è fatto col diſegno di Michelagnolo, ed il rimanente credeſi di Giuliano di Baccio d'A- gnolo. Quivi prima d'ogni altra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero volger l'occhio alle va- rie Inſcrizioni, e memorie, che vi ſi trova- no. A man deſtra evvi il Ritratto del men- zionato Brunelleſco ſcolpito in marmo: a cui ſegue il Ritratto di Giotto reſtauratore del- la Pittura, con Epitaffi, il primo di Carlo Aretino, il ſecondo d'Agnolo Poliziano. Succedono altre memorie d'uomini illuſtri, come di Pier da Farneſe Capitano de' Fio- rentini, di Fr. Luigi Marſilj eminente Teo- logo, del Cardinal Pietro Corſini, e dopo queſto l'Effigie ſcolpita in marmo del gran Marſilio Ficino rinnovatore della Filoſofia di Platone. Così a mano ſiniſtra ſono dipin- te due figure, rappreſentanti Niccolò da To- lentino, che è di Andrea del Caſtagno, e Giovanni Acuto, che è opera celebratiſſima di Paolo Uccello; e dirimpetto al Farneſe è ſituato il Depoſito di Don Pietro di To- ledo Vicerè di Napoli. Merita anche oſſer- vazione un quadro antico dell'Orcagna, in cui è dipinto il Divino Poeta Dante, quivi eſpoſto per Decreto della Repubblica Fio- rentina, quale è l'unica memoria pubblica, che vi ſia di queſto gran Maeſtro della To- ſcana Poeſia. E` queſta Chieſa diviſa in tre Navate, alle quali corriſpondono tre Tribu- ne di forma ottagona, e in ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cappelle. Nella Tribuna di mezzo ſi oſſervano nelle quattro Cappelle laterali i quattro Evangeliſti di mano di Do- natello accennati di ſopra, e nella Cappel- la di mezzo il Cenacolo, di Gio. Balducci, e gli altri due quadri laterali di Bernardino Poccetti. Queſta Cappella modernamente adornata di Balauſtri, e dell'Altare di mar- mi di varj colori, è dedicata a S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, le di cui ſacre Ceneri ſi conſervano ſotto l'altare nella belliſſima Caſſa di bronzo, che può oſſervarſi da tutte le parti, mirabilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti. Paſſando all'altra Tribuna detta della S. Croce, ſi oſſerverà prima la Porta della Sagreſtia di bronzo, opera del Ghi- berti, e dentro alla medeſima Sagreſtia i Put- ti, che l'adornano con varj feſtoni di mano di Donatello, e l'arco piano fatto di Pietre commeſſe, opera certamente ſingolare, e prodigio dell'Architettura. In detta Tribu- na può vederſi l'Immagine di S. Giuſeppe nella Cappella ad Eſſo dedicata di mano di Lorenzo di Credi, e i due Quadri laterali, che l'adornano, dei quali il Tranſito è di Mauro Soderini, e lo Spoſalizio di Gio. Fer- retti. S'inalza ſopra le dette Tribune la gran Cupola, per di dentro tutta dipinta con ma- raviglioſa invenzione da Federigo Zuccheri, e da Giorgio Vaſari. Corriſponde per di ſot- to il Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſeguito da Giuliano di Baccio d'Agnolo, della medeſima forma d'ordine Jonico, e di marmi di varj colori. Reſta queſto co- ronato da un belliſſimo fregio, ſoſtenuto da più colonne, l'imbaſamento delle quali è arricchito di baſſirilievi, parte de' quali ſo- no di Baccio Bandinelli, e parte di Giovan- ni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Crocifiſſo, di mano di Be- nedetto da Maiano, Scultore antico, e va- lente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Sta- tue di marmo, ſcolpite da Baccio Bandinel- li, rappreſentanti Iddio Padre in atto di ſe- dere, ed a' ſuoi piedi il Criſto morto ſoſte- nuto da un Angiolo. Dietro a queſto Altare vedeſi una Pietà di mano del Buonarroti, che ſebbene non condotta a fine, moſtra tuttavia l'eccellenza del Profeſſore. Queſto ſtimabiliſſimo gruppo ci fu collocato per or- dine di Coſimo III. in luogo di due belliſſi- me Statue di marmo rappreſentanti Adamo, ed Eva, di mano di Baccio Bandinelli, che di quivi le fece traſportare nel Salone del Palazzo Vecchio, ove ſi ammirano tra tante altre opere che vi ſono, de' più inſigni Scul- tori. Ne' pilaſtri delle Tribune, come anco- ra nelle mura delle Navate ſi vedono alcu- ne nicchie, o tabernacoli di marmo miſto, fatti col diſegno di Bartolommeo Ammanna- ti, entro de' quali ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in marmo da maeſtri eccellentiſſimi, cioè: Il S. Iacopo, ſcultura di Iacopo Tatti Fioren- tino, detto il Sanſovino, il S. Matteo, di Vincenzio Roſſi, il S. Andrea, di Andrea Ferrucci, il S. Tommaſo, di Vincenzio Roſſi, il S. Pietro, del Bandinelli, il S. Gio. Evan- geliſta, di Benedetto da Rovezzano, il S. Ia- copo Minore, e il San Filippo, di Gio- vanni dell'Opera. Ha queſta Baſilica due Organi, che ſono di rariſſima perfezione, ed altre opere degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſſervare. Una ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è, che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in gran copia gli abbellimenti eſteriori, che a' noſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà non- dimeno un bel compoſto, a cui tutte le par- ti nobilmente corriſpondono, ed una mae- ſtoſa bellezza, che ſenz'altro ornamento, l'occhio ſommamente diletta. Oltre però il materiale, degna ſi è queſta Chieſa di ſom- ma venerazione per le inſigni Reliquie di tanti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra eſſe le più coſpicue, una parte della S. Croce, un Chiodo, ed una Spina della Corona di Noſtro Signore, ripoſte in Reliquiario d'oro maſſiccio tutto lavorato, ed intarſiato di perle, gioie, e pietre prezioſiſſime. Evvi il Corpo di S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi ſucceſſori, e diſcepoli; di S. Podio, di S. Stefano IX. Ponteſice, e de' Santi Martiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un Pollice di S. Gio. Batiſta, con al- quante ſue Ceneri; una parte di Braccio di S. Andrea Apoſtolo, ed altre ancora ſenza numero, deſcritte già dall'Arcidiacono Mi- nerbetti. Ma non minor venerazione le ren- de il Divin culto, che da tanti ſacri Mini- ſtri religioſamente s'oſſerva. Quarantadue Canonici, e fra queſti, cinque Dignità, ſeſ- ſanta e più Cappellani; cento Cherici Euge- niani, e nelle feſte, e ſolennità accreſcen- do il numero ſeſſanta altri Cherici del Se- minario Fiorentino, celebran quivi conti- nuamente gli Ufizj Divini con tal decoro, e ſplendore, che quello d'ogni altra Catte- drale d'Italia non ſolo agguaglia, ma ſupe- ra di gran lunga. Oltre di ciò, che queſta Chieſa s'è renduta celebre per molti, e ſin- golari avvenimenti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſati. Fra queſti parmi notabile, che quivi Federigo III. Imperatore, inſieme col Re d'Ungheria, e il Duca d'Auſtria, creaſ- ſe più Cavalieri a Spron d'Oro, e molti di queſta Patria: che Carlo Ottavo vi ſtabiliſ- ſe concordia co' Fiorentini: che due Sommi Pontefici Martino V. ed Eugenio IV. ſolen- nemente vi celebraſſero. Che Pio II. e Leo- ne X. v' aſſiſteſſero più volte alle ſacre fun- zioni; ma più di ogn'altro, che quivi ſi ce- lebraſſe l'anno 1439. il Concilio Ecumenico Fiorentino, famoſo per l'intervento del mentovato Eugenio IV. dell'Imperator Pa- leologo, del Patriarca di Coſtantinopoli, e di tanti Primati della Grecia; e più ancora per l'unione ſtabilitavi della Chieſa Greca colla Latina, come ben dall'Inſcrizione in marmo preſſo alla Sagreſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre cagioni non è maravi- glia, ſe queſta Chieſa gode inſigni prerogati- ve, tralle quali è molto ſingolare, che tanti Cherici, dopo il ſervizio di nove anni pre- ſtato alla medeſima, per Bolla d'Eugenio IV. e per conferma di detta Bolla fatta da San Pio V. dopo il Concilio di Trento, vengano promoſſi al Sacerdozio, benchè non ſiano provveduti di alcun benefizio, o d'altra ren- dita Eccleſiaſtica. In ultimo è da ſaperſi, che nelle due Cappelle, che ſono dai lati della porta principale ſi conſervano in gran venerazione due antichiſſime Immagini una della SS. Trinità alla deſtra, e l'altra di Ma- ria Santiſſima, che è in un tabernacolo al lato manco della porta, e che ſi venerava nell'anticha Chieſa di S. Reparata: la qual Santa vi è dipinta tra le altre, nel quadro, che contorna il detto Tabernacolo. Il Mu- ſaico ſopra la detta porta è di Gaddo Gad- di. Le ſtatue poi, che ſono ſulle baſe, ſono i modelli di eccellenti Scultori, cioè: S. Mi niato, e S. Antonino Arciveſcovo, ſono di Batiſta Lorenzi, S. Zanobi, e S. Podio del Francavilla, S. Andrea Corſini d'Antonio d' Anibale, e di Giovanni Caccini è il S. Gio. Gualberto. La Naſcita di Gesù Bambino di Gregorio Pagani, e la Nunziata di Federi- go Zuccheri, che ſtavano dai lati entrando in Chieſa, ſono al preſente nella Cappella di S. Antonio. La Viſitazione di S. Eliſa- betta di Batiſta Naldini, e l'Adorazione de' Magi, furono collocate in quella della S. Croce. Sopra la Porta laterale dalla par- te del Càmpanile vi è il Martirio di S. Re- parata di mano del Paſſignano, e ſopra l'al- tra dalla parte oppoſta fu rappreſentato il Concilio Fiorentino dal Cav. Gio. Batiſta Paggi. Uſcendo di Chieſa trovaſi appreſſo il

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CAMPANILE, la cui circonferenza è cento braccia, e l'altezza centoquarantaquattro. E` in iſola da ogni parte fino da' fondamenti, ed è incroſtato tutto di marmi di diverſi colori, con bel diſegno diſtinti. In quattro nicchie da ogni lato poſano quattro Statue, delle quali quelle che riguardano la Piaz- za, e l'altre due ſopra la porta ſono di mano di Donatello. Fu condotta queſta gran Torre col diſegno di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che certa- mente nel mondo non ſi trova l'uguale; ac- canto al medeſimo è la Scuola de' Chierici, e la celebre, ed eſemplariſſima Compagnia della Miſericordia. Dirimpetto alla Chieſa del Duomo, è quella di

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SAN GIOVANNI antico Battiſtero, e non già, come alcuni hanno creduto con inſuſſi- ſtenti ragioni, Tempio di Marte; poichè ta- le da' più culti eſtimar non ſi può per gli errori, che ravviſanſi nella ſua interna Ar- chitettura. Eſſo è di forma ottagona, ed in queſta guiſa ſi ſolevano in antico fabbrica- re i Tempi per uſo del Batteſimo. Per di fuo- ri è iſolato, ed incroſtato di vari marmi. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte delle quali tutte di bronzo, ſono di sì ma- raviglioſa bellezza, e con tal maeſtria la- vorate, che Michelagnolo Buonarroti ſoleva dire, diſcorrendo di quelle di Lorenzo Ghi- berti, che ſarebbero ſtate bene alle Porte del Paradiſo, e ſono quella che riguarda la Chieſa del Duomo, e quella dirimpetto all' Opera; ma la terza più antica fu fatta da Andrea Piſano. Sono effigiate in eſſe al- cune Storie del Teſtamento Vecchio, e Nuovo, di baſſorilievo, fatte con tale ec- cellenza, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſono tre Statue di marmo, che rappreſentano il Batteſimo di Criſto, incominciate dal San- ſovino, e perfezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono l'altre tre Statue di bronzo, rap- preſentanti la Decollazione di S. Gio. Bati- ſta, ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bi- gallo. Ma ſopra quella verſo l'Opera ſono maraviglioſe le tre figure di bronzo, che rappreſentano S. Gio. Batiſta, che diſputa con un Fariſeo, e con un Dottore della Leg- ge antica, e ſono di mano di Giovanfrance- ſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi le due Colonne di Porfido, poſte avanti la Porta principale, donate già da' Piſani alla Città di Firenze: e le catene, che pendono, con altre, che ſi veggono ad alcune Porte della Città, e in altri luoghi, ſono un trofeo del valor Fiorentino quando conquiſtarono il Porto Piſano, che con queſte chiudevaſi. Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſſe Colonne di belliſſimo granito, con Capitel- li, e Pilaſtri, ſopra de' quali ricorre un ter- razzino, che circonda quaſi tutta la Chie- ſa. Sotto l'Arco della Tribuna, ove è ſitua- to l'Altar maggiore, è ſtata modernamen- te alzata la Statua di marmo del S. Pre- curſore, in atto d'eſſer portato alla celeſte Gloria, con più Angioli pur di marmo, o- pera tutta di Girolamo Ticciati, celebre Scul- tore, e Architetto, di cui pure è lo ſpa- zioſo Presbiterio eretto davanti il predetto Altar maggiore, lavorato di finiſſimi mar- mi, ed arricchito di medaglioni, e di baſſi- rilievi di marmo. La volta poi è tutta fat- ta a moſaico, per opera d'Andrea Tafi, diſcepolo di Cimabue, che in quei tempi ebbe la ſua ſtima. Oltre i varj ornamen- ti vi è un Battiſtero molto vago, e di bel- liſſimi marmi adorno, nella nicchia del qua- le vedeſi un S. Gio. Batiſta di marmo fat- to da Giuſeppe Piamontini valente Sculto- re. Ed è da notarſi, che un magnifico Bat- tiſtero era prima nel mezzo del Tempio, della forma ottagona, del quale n'è rima- ſto il ſegno. Dirimpetto al detto Battiſte- ro vi è il ſepolcro, ornato di varie Statue, di Baldaſſar Coſſa, già Papa ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecondo, o come altri vogliono Vigeſimoterzo, morto in Firenze l'anno 1419. dopo aver rinunziato il Pon- tificato avanti al Concilio di Coſtanza. L' intaglio di queſto Sepolcro è opera di Do- natello celebre Scultore de' ſuoi tempi, di cui parimente è la S. Maria Maddalena Pe- nitente in un bell'Altare fatto moderna- mente. Finalmente in queſto Tempio ſono molte Reliquie inſigni, e ſpecialmente il Dito indice di S. Gio. Batiſta, e un brac- cio di S. Filippo Apoſtolo, che ſi tengono in ſoma venerazione, come altresì molte ſupellettili ſacre, e argenti d'ineſtimabil valore. Uſcendo di Chieſa per la Porta dall' Opera, ſi trova una Colonna poco diſtan- te, eretta in quel luogo l'anno di noſtra ſalute 408. per ricordanza di quell'inſigne miracolo, che ſeguì, alloraquando trasfe- rendoſi alla Chieſa di San Salvatore il Cor- po di San Zanobi Veſcovo Fiorentino dall' Inſigne Collegiata di S. Lorenzo, nel toc- car quivi la Bara, un Olmo ſecco inconta- nente divenne freſco, e verdeggiante. Si vede addirimpetto il

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men-

PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col di- ſegno di Gio. Antonio Doſi, che ha la ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſſervabi- le la magnifica Scala, e l'Atrio, che met- te nella gran Sala, dipinto eccellentemen- te da Pietro Anderlini, con lo sfondo, bel- liſſima opera di Vincenzio Meucci, a ſpe- ſe di Monſig. Giuſeppe Maria Martelli, a cui dobbiamo ancora il riſtoramento di

SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una divotiſſima Congregazione di Sacerdoti uti- li molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è tutta dipinta a freſco da diverſi celebri Profeſſori moderni, avendovi colorita la Cupola, e la Natività, che ſerve di Ta- vola all'Altar maggiore Giovanni Ferretti, con i due Apoſtoli di chiaro ſcuro. La de- poſizione della Croce è di Mauro Soderini, e la Reſurrezione oppoſta con lo sfondo della volta è di Vincenzio Meucci. In fac- cia a queſta reſta la Chieſa parrocchiale di S. Ruffillo, ſopra la di cui porta ve- deſi un Padre Eterno di Luca della Robbia, e dentro vi è all'Altare a mano deſtra di mano del Pontormo una pittura a freſco eſprimente Maria SS. col S. Bambino, e alcuni Santi. Poi di quì andando per Via de' Martelli, s'incontrano le Abitazioni de' Martelli, e degli Arnaldi, nella prima del- le quail eravi una Statua di Donatello, la quale al preſente ritrovaſi nel Palazzo del Sig. Balì Martelli, ed è creduto il più ec- cellente lavoro del ſuo ſcarpello; e nella ſeconda vi ſono eſquiſite Pitture. Indi tro- vaſi la Chieſa de' Geſuiti detta

SAN

SAN GIOVANNINO, dedicata a San Gio- vanni Evangeliſta. Era queſta Chieſa aſſai piccola, prima che foſſe conceduta a' detti Padri; ma intorno all'anno 1580. coll'o- pera, e col diſegno di Bartolommeo Am- mannati, celebre Scultore, ed Architetto Fiorentino, fu oltremodo accreſciuta, e a- dornata. Imperciocchè quell'Artefice mol- to pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e fatica perdonò, perchè queſt'opera foſſe condot- ta al ſuo fine. Ammirano gl'intendenti l' eſquiſitezza dell'Architettura, e il bell'or- dine di tutte le parti di queſto ſacro Edi- fizio. Ha la facciata aſſai vaga, tutta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cap- pelle varj ornamenti di ſtucchi, con belle Tavole; nella prima a man deſtra il San Franceſco Borgia è di Fabbrizio Boſchi, la ſeconda Tavola di S. Luigi Gonzaga, e S. Stanislao, è Opera di Ottaviano Dandini; la terza di S. Niccolò di Bari, di Gio Do- menico Campiglia. Quindi ſeguita la Cap- pella di S. Franeeſco Xaverio ricca di no- biliſſimi marmi, dove il Cavalier F. Fran- ceſco Curradi ha con ſtraordinaia eccellen- za rappreſentato il detto Santo nell'atto di predicare agl'Infedeli. Ne ſegue la Cap- pella maggiore, la di cui Tavola ove è eſpreſſo il SS. Crocifiſſo è di mano di Gi- rolamo Macchietti, dei due laterali il San Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e la S. Elena del Bizzelli. Dietro alla detta Cap- pella, paſſando per la Sagreſtia, vi ſono collocate tre Tavole, che una di Anton Puglieſchi, ove è il Tranſito di S. G. Fran- ceſco Regis della Compagnia di Gesù, e ſopra le due porte ſono di ſtraordinaria bel- lezza il portar della Croce, opera di Do- menico Paſſignano, e la Natività di Santi di Tito, che può dirſi delle migliori in ge- nere di colorito di sì eccellente autore. Tornando in Chieſa trovaſi la nobil Cap- pella di Sant'Ignazio tutta incroſtata di marmi, ove è di mano del Puglieſchi la bella Tavola di detto Santo Fondatore; Ne ſeguono tre altre Cappelle, nella pri- ma delle quali ov'è l'Immacolata Conce- zione è di mano del mentovato Curradi, nella ſeconda ſta collocata un inſigne Ta- vola di Aleſſandro Allori, ove ha rappreſen- tato N. S. con alcuni Apoſtoli in atto di eſaudire la Cananea, ed è da notarſi che quel Vecchio, che ſi appoggia al baſtone, figurato per S. Bartolommeo, è il Ritratto del medeſimo inſigne benefattore e Archi- tetto Bartolommeo Ammannati, che la fe- ce fare. Nella terza ed ultima vi è la Ta- vola degli Angeli dipinta da Giacomo Ligoz- zi. Gli Apoſtoli delle Nicchie ſono di Cam- millo Cateni, e lo sfondo nella ſoffitta è ultima opera di Agoſtino Veracini. Vicino a queſta Chieſa, ed al principio di Via Lar- ga è il famoſo

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PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Marcheſe Riccardi, fatto già fabbricare da Coſimo Padre della Patria, col diſegno di Miche- lozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza quan- to ſia bello, e magnifico, nè può compren- derlo facilmente chi non lo mira. Vedonſi le due facciate tutte di pietre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra fino alle prime fineſtre, l'ordine è ruſtico, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuccede il Corintio; e in fronte di sì nobile Edifi- zio, vedeſi un Cornicione d'incredibil va- ghezza, che da pertutto lo circonda. Non meno vaghe ſono le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, come altresì il Cornicione, ſi credono fatti col diſegno del Buonarroti. Entrando per la porta principale trovaſi la prima Loggia, nel fregio della quale ſono alcuni tondi entro- vi figure di marmo di Donatello, e le pare- ti tutte furono fatte adornare l'anno 1719. dal Marcheſe Franceſco Riccardi, di baſſi- rilievi, di Statue, di Buſti, e d'Inſcrizio- ni antiche Greche, e Latine, a foggia di Muſeo. A man deſtra vi è una ſcala mol- to comoda, e nobile fatta col diſegno di Gio. Batiſta Foggini Scultore e Architetto Fiorentino. E` pure a man ſiniſtra una Sca- la belliſſima fatta a chiocciola, che dal ter- reno conduce fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze, quanti orna- menti di pregio vi s'ammirano! Quante pre- zioſe ſupellettili degne di tanto Palazzo; Vedraſſi la belliſſima Galleria dipinta nella volta a freſco da Luca Giordano famoſo Pit- tore, e in eſſa giù abbaſſo nella parete ef- figiati ſopra grandioſi Criſtalli i quattro e- lementi inſigne opera di Ant. Domenico Gabbiani, tra i quali in nobiliſſimi armarii ſi conſerva una bella, e copioſa raccolta di Cammei, e d'intagli, di Medaglie, e di altre prezioſe antichità; allato alla quale è una copioſa, e ſcelta Libreria di manoſcrit- ti, e di libri impreſſi, parte della quale fu meſſa inſieme dal celebre Riccardo Riccar- di, e parte fu già del Senatore Marcheſe Vincenzio Capponi, da cui l'ereditarono i preſenti poſſeſſori, i quali vanno ſempre aumentandola. Si mireranno inoltre i nuo- vi accreſcimenti di ſervizi baſſi molto co- modi, e finalmente ſi vedrà creſciuta dop- piamente la principal Facciata verſo la Via Larga, coll'iſteſſo ordine, e Architettura dell'antica. E' famoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellezza, ma eziandio per eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di gran- diſſimi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti i Sommi Pontefici, Imperadori, e Rè, ol- tre un novero grande di Principi (di che ſi legge la memoria in un Cartello di mar- mo nel primo Cortile, fatta dal celebre Abate Antonmaria Salvini) e per molti av- venimenti accaduti, e deſcritti largamente dal Giovio, e da varj Scrittori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto ſi vede il

ti

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PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi, col diſegno del Cava- lier Carlo Fontana, e appreſſo il

PALAZZO del Marcheſe Gener. Gino Cap- poni, con bella facciata di Gherardo Sil- vani, che è ſtato internamente accreſciuto, e rimodernato nel Cortile col diſegno di Luigi Orlandi. In faccia a queſto vedeſi un altro antico Palazzo dei Medici, ora degli

UGHI, o ſieno Avocati protettori dell' Arciveſcovado Fiorentino, ove ſecondo al- cuni, ſeguì l'ucciſione del Duca Aleſſandro de' Medici, tanto celebre nella noſtra Sto- ria; quaſi dirimpetto vedeſi il

UGHI,

PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto Capponi, fatto col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Quindi dalla medeſima parte ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Coppoli eretto con vago e bel diſegno del Silvani Architetto Fiorentino, ultimamente accreſciuto, e den- tro e fuori quaſi della metà, dal fu Senator Cammillo Coppoli. E ſeguitando il cam- mino, dalla parte oppoſta s'incontra la

LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIANA fondata a pubblico vantaggio dal fu AB. Fran- ceſco Marucelli, ed aumentata da Monſi- gnor Aleſſandro Marucelli, la quale ſtà aper- ta la mattina, ne' giorni di Lunedì, Mercole- dì, e Venerdì, ne' quali non è aperta la Bi- blioteca Magliabechiana, e paſſeggiando tut- ta queſta bella ſtrada piena di nobili abita- zioni, ſi giunge alla Piazza, e Chieſa di

SAN

SAN MARCO de' Padri Domenicani dell' Oſſervanza. Tra gli ornamenti più ſingola- ri vi s'ammirano le belle Tavole, tutte di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'entrare a man deſtra, vi è una divota Madonna di Piero Cavallini Romano, che per venera- zione ſta coperta. La ſeconda, dov'è di- pinto S. Tommaſo d'Aquino, è di Santi di Tito. La terza è del celebre Fr. Bartolom- meo di S. Marco di cui nel Convento nella ſola Cappella del Giovanato eſiſtono molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare. Nella quar- ta ſi vede antichiſſima Madonna lavorata a Moſaico. Volendo di quì entrare nella Sagre- ſtia vedeſi nell'ingreſſo una belliſſima Statua di marmo rappreſentante Criſto riſorto collo- cata in una nicchia, opera di Antonio No- velli, e del Conti ſono li due baſſirilievi che ſono dai lati. Di quì paſſata la prima porta vedraſſi ſopra di eſſa una delle più belle Tavo- le del Beato Gio. Angelico che ſtava antica- mente all'Altar Maggiore. Il ritratto di que- ſto Beato ſtà appeſo nella Cella che quì abita- va S. Antonino con altri quattordici ritrat- ti di Beati Religioſi che oltre i Venerabili ſenza numero hanno ſantificato queſto Con- vento e edificata la noſtra Città. Finalmen- te tornando in Chieſa, la Tavola della quin- ta Cappella dov'è l'immagine di S. Dome- nico, è di mano di Matteo Roſſelli. Segue dipoi la Tribuna con un bello Altar mag- giore corredato di ricchiſſimi argenti, par- ticolarmente nelle feſte ſolenni. Allato a queſta vi è la Cappella de' Serragli, ancor eſſa ragguardevole, non meno per la ſtrut- tura di finiſſimi marmi, de' quali fino al pavimento è ricoperta, quanto per varj or- namenti di Statue, e di Pitture, che no- bilmente l'adornano. La Tavola dell'Alta- re rappreſentante l'ultima Cena è opera di Santi di Tito, la Storia della Manna è del Paſſignano; di Iacopo da Empoli, è il Sa- griſizio di Abramo. Il ſaziar delle Turbe nel Deſerto, e la Cena d'Emaus ſono del Cav. Curradi; e S. Paolo che riſuſcita un Fanciul- lo, è del Biliverti. La Volta è di Bernardino Poccetti, e ancora i Santi dipinti a freſco tra- mezzo a detti quadri in otto nicchie, nell' altre quattro vi ſono gli Evangeliſti di mar- mo, che due ſono di Lodovico Salvetti, e due del Pieratti. Dopo la quale ſegue la belliſſima Cappella di S. Antonino Arcive- ſcovo di Firenze; fatta fabbricare con ſom- ma magnificenza da Averardo, e Antonio Salviati. Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati col diſegno di Giovanni Bologna.

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Tre

Tre belle Tavole di Pittori eccellenti ne adornano vagamente le tre facciate; quel- la di mezzo è opera d'Aleſſandro Allori; quella che rappreſenta il Lebbroſo riſanato in cornu Evangelii, è di Franceſco Poppi, l'altra di Batiſta Naldini. In ciaſcuna di queſte facciate ſi ammirano due belliſſime Statue di marmo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, di mano del Francavilla, diſcepolo del mentovato Giovanni Bologna, ed altrettanti Baſſirilievi di bronzo, di ma- no di Fr. Domenico Portigiani, fatti ſul di- ſegno del medeſimo Giovanni Bologna ſuo Maeſtro, da cui fu fatta la figura di bron- zo, che è in Sagreſtia rappreſentante il Santo giacente. Nell'Urna ſotto l'Altare ſta ripoſte il di lui ſacro Corpo. Finalmen- te corona queſta Cappella una Cupoletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe Pittu- re, di mano del famoſo Poccetti. Avanti a queſta Cappella fon dipinte due Storie dell'Eſpoſizione, e Traslazione di S. Anto- nino di mano del Paſſignano. Ella ha me- ritato d'eſſer deſcritta e pubblicata col- la ſtampa dal fu celebre Antiquario Dotto- re Anton Franceſco Gori. Ne ſegue al- la prima Cappella, tornando verſo la Porta, una belliſſima Tavola di Lodovi- co Cigoli, ove ha dipinto l'Imperatore Era- clio, che depoſto l'Imperiale ammanto, e conſtituito in abito di Penitenza, ſcalzo ne' piedi, porta ſopra le ſue ſpalle quella ſteſſa Croce, ove il noſtro Salvatore con la ſua morte compì la redenzione del genere umano. Nella ſeguente Cappella, eravi una ſtupenda Tavola di Fra Bartolommeo, ma il Principe Ferdinando, che la volle avere, ne fece fare altrettanto belliſſima copia al Gabbiani, che certamente ſi ſcambia dal medeſimo originale. Nella terza di mano del Paſſignano vi è eſpreſſo S. Vincenzio Ferreri predicante al Popolo. Nella quarta vicino alla porta vi è la Tavola dipinta dal Cavalier Paggi Genoveſe, rappreſentante la Transfigurazione ſul Tabor. La Soffitta è tutta intagliata, e riccamente dorata, con lo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pennello di Gio. Antonio Pucci. E` degno di memoria, che quì furono ſepolti il Con- te Giovanni Pico della Mirandola, che fu chiamato la Fenice degl'ingegni, ed Agno- lo Poliziano uomo letteratiſſimo, e ſingola- re. Non meno però della Chieſa è ragguar- devole il Convento, fatto fabbricare da Co- ſimo, e Lorenzo de' Medici, col diſegno di Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lunette tutte dipinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſſelli, dal Tiarini, e dal Boſchi, e alcu- ne venerabiliſſime immagini del B. Gio. An- gelico inſigne Pittore che come ſi è detto abitava in queſto Convento, dentro al qua- le ſi vedono moltiſſime opere di ſua ma- no; oltre la magnifica pianta dell'Ordine Domenicano dipinta da Eſſo ſulla parete del Capitolo che reſta tra li due Chioſtri, nel quale vi ha effigiato gran numero di Ritratti di Uomini illuſtri del detto Ordi- ne, tanto in ſantità, che in dottrina. Poi nel ſecondo non meno vaſto del primo vi ha dipinto le Lunette di tutta una navata Aleſſandro Gherardini. Di altre due Coſimo Ulivelli, e di una dalla parte dell'ingreſſo Aleſſandro Loni, e Sebaſtiano Galeotti. E` molto deſiderabile da vederſi la Cappella del Noviziato la di cui Tavola di ſtraordinaria bellezza è opera di F. Bartolommeo nella quale vi ha eſpreſſa la Preſentazione di Ge- sù Bambino, vi è inoltre tra l'altre buone pitture, una celebre immagine di Maria SS. di mano di Carlo Dolci. In queſto inſigne Convento bella e copioſa Libreria vi ſi con- ſerva, ove fra gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Manoſcritti fatti quivi colloca- re a pubblico benefizio da Coſimo de' Me- dici Padre della Patria, ed alcuni de' quali è fama, che foſſero già di Niccolò Niccoli, che è da annoverarſi fra quelli, da' quali le Lettere Greche riconoſcono il loro riſorgi- mento. Vicino all'Orto in fondo al quale è da ammirarſi una Cappella tutta dipinta da Bernardino Poccetti, è ſituata la Spezie- ria, celebre per la fabbricazione che vi ſi fa dell'Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed altri lavori di Fonderia, ove ſi potrà con pia- cere oſſervare ancora de' belliſſimi quadri. Fu queſto Convento ſempre tenuto in grande ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtaura- tavi da Fr. Girolamo Savonarola, ma ezian- dio per avervi dimorato moltiſſimi Reli- gioſi di ſanta vita, in converſazione de' quali ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſ- ſe volte trattenerſi vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta laterale, è il Palazzo altrimenti chiamato il

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CASINO DA S. MARCO, fatto fabbricare dal Gran Duca Franceſco I. intorno all'an- no 1570. col diſegno del Buontalenti. E' ſervito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del ſangue, eſſendo provveduto di tutte le comodità, che a tali Perſonaggi ſi convengono; e preſentemente vi ſono po- ſte le Compagnie della Guardia Nobile di S. A. Reale. Accanto a queſto Caſino è degno d'eſſer veduto il Chioſtro della

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COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA, detta dello Scalzo, per le molte eccellenti Pitture a freſco rappreſentanti la vita di S. Gio. Batiſta di mano di Andrea del Sar- to, tra le quali due che ſono dipinte dal Francabigio, rappreſentano la partenza del detto Santo Fanciullo da' Genitori, e l'in- contro del medeſimo con Gesù nel ritorno d'Egitto. Queſt'opera ſi vede intagliata da Teodoro Cruger con fronteſpizio, e ri- tratto dell'Autore. Di mano di Lorenzo di Credi all'Altare della Compagnia vi è la Tavola rappreſentante S. Gio. Batiſta in atto di battezzare il Salvatore. Camminan- do per eſſa ſtrada e voltando a man deſtra nel Maglio ſi trova il Convento e

CHIESA delle Nobili Religioſe DI SAN DOMENICO, nella quale al primo Altare a man dritta vi è una Tavola dipinta da An- drea Verrocchio celebre Scultore Maeſtro di Leonardo da Vinci che ve lo fece lavo- rare da giovanetto in qualche parte della medeſima, dopo ne vien l'Altare di S. Gio. di mano del Puglieſchi reſtata imperfetta al- la morte del medeſimo. La Tavola dell'Al- tar Maggiore è di Lazzaro Baldi: ne ſegue la S. Famiglia di mano del Bonechi. In ul- timo il S. Euſtachio opera del Cav. Cur- radi. Intorno alla Chieſa vi ſono tredici lu- nette dipinte parte dal Soderini, alcune del Ferretti, e parte del Meucci. In faccia a queſta Chieſa trovaſi il

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GIARDINO de' Semplici, che dal Grandu- ca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fabbri- cato. Belliſſimo è queſto in tutte le ſue parti, e non minore è il pregio di eſſo per le Pian- te delle più rare, e ſingolari, che nel mon- do ſi trovino; avvengachè quel magnanimo Principe, acciocchè in Firenze non mancaſ- ſe a' Profeſſori di Medicina la cognizione dell'Erbe, e Piante Medicinali, da ogni par- te più remota le fè venire, e quivi con ſomma diligenza conſervare. L'Anno 1718. fu trasferita in queſto Giardino, per beni- gno Reſcritto di S. A. Reale l'Accademia di Bottanica nuovamente inſtituita all'uſo e cuſtodia della quale con ſuo Motuproprio conceſſe ſin a nuovo ordine queſto Giardi- no. Appreſſo vi è la

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CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di ma- neggio di S. A. Reale, che in gran nume- ro, ed in un luogo aſſai comodo vi ſi man- tengono. In queſto luogo ancora ſi appren- de dalla Nobiltà Fiorentina, e foreſtiera, ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpe- ſato dal medeſimo Noſtro Sovrano, l'Arte di cavalcare, e di correr la lancia. A que- ſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinan- do fatto reſtaurare, ed accreſcere un bel loggiato, perchè nel tempo del crudo in- verno, o di pioggia ſi poſſa tuttavia conti- novare un eſercizio sì nobile. Contiguo è il

SERRAGLIO de' Lioni, dove da molto tem- po in quà ſi ſon ſempre cuſtodite, e man- tenute molte Fiere indomite d'ogni ſorta, come Lioni, Orſi, Tigri, Pantere, Tori ſal- vatici, ed altri ſimili; i quali dipoi ſi eſer- citano nelle Cacce, che dentro un ampio moderno Cortile, alla preſenza di molti ſpet- tatori ſi ſogliono fare. Dirimpetto a queſto è lo

SPEDALE di San Matteo, altrimenti detto di Lemmo, poichè intorno all'Anno 1390. fu fondato da Lemmo Balducci di Monte Catini, dove ſon curati molti infermi con gran diligenza, e carità. Nella di cui Chie- ſa oltre a quello del Fondatore vi ſon al- tri depoſiti riguardevoli. Vedonſi in eſſa due Tavole degne di ſtima che una dell'Empoli rappreſentante l'Aſſunzione di Maria SS. e l'altra il Martirio di S. Barbera di mano di Lodovico Buti. Vicina è la

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CHIESA, E MONASTERO DI S. NICCOLÒ, fatto fabbricare dal detto Lemmo. Sopra la porta ſi vede un antica Lunetta dipinta da Lorenzo di Bicci, rappreſentante il detto Santo. Trovaſi per via del Cocomero il

PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di ſin- golari Pitture, accreſciuto, e rimodernato magnificamente con diſegno di Gaſpero Pao- letti. Ed il Palazzo de' Baroni Ricaſoli, fab- bricato con buona Architettura moderna; ſiccome il

TEATRO per le Opere, appartenente all' antichiſſima Famiglia degl'Ughi, in oggi rin- novato dai fondamenti, al quale vicini ſono i

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci; il primo de' quali d'ordine compo- ſito è del Senatore Aleſſandro Pucci, di- ſegnato con bella, e vaga Architettura del famoſo Paolo Falconieri Cavaliere intenden- tiſſimo; e l'altro accanto del Marcheſe Ro- berto Pucci, che ha ſeguitato l'ordine del primo. Dirimpetto vedeſi il

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PALAZZO di S. E. il Sig Marcheſe Incon- tri, di maeſtoſa Architettura Toſcana, do- ve nel dipinger quella Galleria cadde, e mo- rì il celebre Anton Domenico Gabbiani de- gno di eterna memoria, in faccia al quale vi è

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitano Monaci Celeſtini. Sono in queſta Chieſa da oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e ſpe- cialmente la Natività di Noſtro Signore dell' Empoli, accanto alla quale è una Vergine di mano d'Iacopo da Pontormo aſſai ſtima- ta; ſiccome due Tavole del Poppi, e una belliſſima del Paſſignano, rappreſentante S. Gio. che predica alle Turbe. Dipoi volgen- do ſi trova il

PALAZZO di altra Famiglia dei Marcheſi Pucci, che ha nobili appartameti, e ſi giu- gne all'Arciſpedale di

SANTA MARIA NUOVA, edificato dalla no- bil Famiglia de' Portinari intorno all'anno 1287. La Facciata di queſto nobile Edifi- zio, a cui fu dato principio nel ſecolo de- cimoſeſto col diſegno del Buontalenti, è oltremodo mirabile. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chieſa, nelle pareti della qua- le ſi vedono dipinte due ſtorie da Lorenzo di Bicci, che rappreſentano la funzione del- la Sagra, che già ne fece Martino V. Som- mo Pontefice. Le altre Lunette ſono del Pomarancio, e la Pittura che è in fondo al Loggiato, è di Taddeo Zuccheri. Quat- tro belliſſime Tavole adornano gli Altari del- la detta Chieſa. A deſtra, la prima è di mano di Felice Ficherelli, detto Felice Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra la prima Tavola rappreſenta San Lodovico Re di Francia, che guariſce dalle gavine, ed è fattura del Volterrano; e la ſeconda, ov' è dipinta la Depoſizione di Croce, è ope- ra del Bronzino. All'Altar maggiore fab- bricato di marmi Carrareſi, intarſiati di belliſſime pietre, vi è un Ciborio parimen- te di pietre pregiabili, e di bellezza non ordinaria. Da un lato della Chieſa è lo Spedale degli Uomini, e dall'altro quel- lo delle Donne, fabbricati colla medeſima Architettura. Ed avvegnachè moltiſſimi in- fermi continovamente ci ſi ricevano, gran- diſſime, e molte ſono l'abitazioni con bell' ordine diſpoſte, acciò facile rieſca agli Aſtan- ti il provvedere detti infermi di quanto lo- ro abbiſogna. In queſto luogo convivono ancora moltiſſimi Giovani, che da varie parti concorrono, per apprendere co' veri precetti la pratica della Medicina e della Chirurgia, ſotto la diſciplina degli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e preſtan- do nel medeſimo tempo il loro ſervizio, ſempre lo rendono più celebre, non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia, uſcen- done Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſſi- ſtono notte, e giorno; Molti i Medici, che giornalmente intervengono alla cura di queſti infermi; Molti gli ſpirituali e temporali aiu- ti, che ſi ricevono in queſto luogo, premen- do alla Pietà ſingolare di S. A. Reale la ſalute del corpo, ed il profitto degli Stu- denti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi però tralaſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguardevole, è ſtato nuovamen- te arricchito di una copioſa Libreria pubbli- ca, ripiena ſpecialmente di Libri alla Me- dicina ſpettanti, e di ogni ſorta di erudizio- ne, ſiccome di un bel Teatro anatomico; il tutto fabbricato con ſomma magnificenza, e ſpeſa non ordinaria. Nell'ingreſſo che conduce al cortile chiamato ancora il Cam- poſanto, vi è da oſſervare oltre una lapida ſepolcrale antichiſſima, fermata nella Pare- te a mano deſtra, ove è la figura di Ma- donna Teſſa, prima fondatrice di queſto Spe- dale, un Tabernacolo dipinto a freſco, rap- preſentante la Carità, opera inſigne di Gio- vanni da S. Giovanni; oltre ciò a man- ſiniſtra ſotto la piccola loggetta vi è rappre- ſentato da Baccio della Porta il Giudizio fi- nale, quale laſciato dal pittore imperfetto, nel veſtir l'abito Domenicano, fu termina- to da Mariotto Albertinelli. In fondo al detto Campoſanto vedeſi la Samaritana al Pozzo, opera a freſco di Aleſſandro Bronzi- no. In faccia allo Spedale vi è il Conven- to delle Monache ſerventi al medeſimo, e nella loro Chieſa è ſommamente ammirabile la grande, e ſtupenda Tavola del detto Bronzino, ove è la Vergine col Bambino, S. Eliſabetta, e diverſi Santi. Dietro a queſto Convento ſi vede l'

1287.

diſ-

il

ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col di- ſegno di Bernardino Ciurini. Ma di qui paſ- ſando per la via detta di Sant' Egidio, ver- ſo al canto di via della Pergola, è degno d'oſſervazione il

ſo

PALAZZO de' Martellini, grandemente lo- dato dal Bocchi. Preſſo a queſto trovaſi la detta Via della Pergola, dov'è la Chieſa, e Oſpizio di

SAN TOMMASO D' AQUINO, ove ſi eſerci- tano tutte le opere di Miſericordia con ſin- golar pietà, ed affetto non ordinario. La Chieſa è tutta incroſtata con buon guſto di ſcagliola, che fa bella moſtra, e maſſima- mente le due colonne dell'Altare finte di verde antico. La Tavola è di mano di San- ti di Tito; e la volta è tutta vagamente di- pinta. Allato a queſto Oſpizio è il

TEATRO per le opere, più di prima ab- bellito, in occaſione delle Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana, colla Prin- cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, e mo- dernamente rinnovato con diſegno del Man- naioni, co'palchetti nuovi di muraglia di- pinti dentro dal Giarrè, e fuori dallo Sta- gi, le figure della volta, e tendone dallo Zocchi, e gli Scenarj nuovi dal Bibbiena. E proſeguendo per Via della Pergola in quella di Cafaggiolo, ſi vede il

Mo-

MONASTERO, E CHIESA de' Camaldolenſi, detta comunemente DEGLI ANGELI, ſtata di nuovo rifatta con tal diſegno, che la Chie- ſa comune ed eſterna è diviſa dall'interna per uſo de' Religioſi, mediante una Can- cellata di ferri lavorati a diſegno con otti- mo guſto. La volta dunque di queſta Chie- ſa interna è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſſandro Gherardini, ed ha cinque Ta- vole degne di ſtima, la prima delle quali a man deſtra eſprimente la Reſurrezione di Lazzaro, è di Bernardino Poccetti, di cui è la Cupoletta, e alcune figure a freſco; la ſeconda, che reſta dentro nella Chieſa è del Cavalier Paggi, ove ha figurato la Santa Famiglia, che ritorna d'Egitto; la terza è opera del Gamberucci, rappreſen- tante la Decollazione di S. Gio. Batiſta. All' Altar maggiore vi è d'Aleſſandro Allori l' Incoronazione di Maria; e in ultimo ve- deſi il Tranſito di S. Romualdo di mano di Giuſeppe Griſoni. Anche il Monaſtero è ſtato reſtaurato, e nella Libreria, ove ſi conſervano rari MSS., è uno sfondo di An- tonio Puglieſchi, e le due Iſtorie di Pietro Dandini. Nell'orto ſi vede il principio del famoſo Tempio della Famiglia degli Scola- ri, tanto lodato da Giorgio Vaſari, Archi- tettura del Brunelleſco. Rimpetto a que- ſto Monaſtero corriſponde il

tet-

PALAZZO de' Marcheſi Giugni, già de' Fi- renzuoli, fatto col diſegno dell'Ammanna- to, edifizio in ogni parte ragguardevole. Ed entrando in via de' Servi, evvi il

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con buon diſegno; e adorno di molte Statue an- tiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo di Me- daglie, e buona Libreria. E verſo la Nunziata ſi trova la Chieſa della

CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti no- bilitata di fabbrica in queſti tempi. Quaſi addirimpetto è il

PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſi- gnorile, che eſſi dicono eſſerne ſtato l'Ar- chitetto il Buontalenti. Queſto fa angolo ad una Piazza, che ha preſo il nome dalla vi- cina Chieſa della Nunziata. Ella vedeſi dai lati chiuſa da due gran Logge, il diſegno delle quali è del famoſo Brunelleſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di marmo ſi erge un bel Cavallo, ſopra il quale è la Statua di Ferdinando Primo Gran Duca di Toſcana, gettato in bronzo da Giovanni Bo- logna Fiammingo, celebre Scultore. Sono del medeſimo le due Fontane di bronzo, che adornano la medeſima Piazza. Sotto la ſiniſtra di queſte Logge vi è lo

D To-

SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di alle- vare moltiſſimi Fanciulli eſpoſti, che ſenza un tale aiuto, facilmente perirebbero. Fu fondato queſto Spedale intorno all'Anno 1420. e ne diede il diſegno il poc'anzi no- minato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai comode, e ben diſpoſte. Nelle due Chieſe, che una è per gli Uomini, e l'al- tra per le Donne, molte belle Pitture ſi trovano; come altresì nel loggiato di ma- no di Bernardino Poccetti ſi vedono alcune Pitture a freſco del più eccellente guſto. E' governato queſto Spedale da Perſone no- bili, con la ſoprintendenza di altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In faccia poi alla mede- ſima Piazza ſi trova la Chieſa della Santiſſima

ANNUNZIATA, nella deſcrizione della qua- le mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto luogo, che era detto il Cafaggio. Or tal piccolo Oratorio con alcuna parte di terre- no ivi contiguo, fu conceduto a quei ſet- te nobili Fiorentini, che abbandonata la Pa- tria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Se- nario, ove menando vita eremitica, e ſoli- taria, fondarono la Religione de' Servi di Maria, ed il motivo fu, acciò quei buoni Religioſi, che da per tutto avevano ſparſa la fama della lor ſantità, più da vicino ſan- tificaſſero col loro eſempio i loro Concit- tadini. Ma perchè troppo anguſto era quel luogo, in riguardo alle molte perſone, che vi erano venute ad abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chie- ſa; al che fare, la povertà di quei Reli- gioſi baſtante non era. Perciò ad un ope- ra sì buona e ſanta, furono dal Sommo Pon- tefice tutt'i Fedeli eſortati, tra' quali ſopra di ogni altro ſi ſegnalò il Chiariſſimo Fal- conieri nobiliſſimo Cittadino di queſta Pa- tria, creduto Padre di Santa Giuliana, e Fratello del Beato Aleſſio; imperciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdonando, ſommini- ſtrò qualunque ſoccorſo più opportuno, per- chè tal opra foſſe al ſuo fine condotta. Termi- nata la fabbrica, avvenne quel gran pro- digio, per lo quale è celebre queſta Chie- ſa per tutto il Mondo. Avevano quei buo- ni Padri dato a dipingere a freſco ad un Pittore (di cui ancora è incerto il nome; altri chiamandolo Bartolommeo, altri Gio- vanni) un'Immagine di Noſtra Signora in atto di eſſere dall'Angiolo Annunziata. Il buon Pittore, che la figura dell'Angiolo avea compita, e rimanevagli ſolo ad effigia- re della gran Vergine il Volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Divino, che i Se- rafini innamora. In queſto mentre fu ſo- praffatto dal ſonno, da cui ſvegliatoſi, mi- rò toſto con ſuo ſtupore colorito il Sem- biante della gran Vergine Madre, di tal bellezza e tanta divozione ſpirante, che ſo- lo doveſſe crederſi coſa di Paradiſo. Atto- nito dunque, e ſorpreſo da maraviglia in- credibile, ad alta voce gridò più volte: Miracolo, Miracolo. Il che ſentito da' cir- coſtanti, e dipoi ſparſoſi per la Città, ca- gionò ſubitamente un tal concorſo di Po- polo, che ben toſto ne fu la Chieſa ripie- na; e perchè niuno di queſto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio per mezzo di queſta Immagine infiniti miracoli, che tuttavia, mercè della Divina bontà, vanno ſeguitan- do in gran numero. Ora venendo noi alla deſcrizione della Chieſa: Vedeſi al primo ingreſſo un bel Loggiato con belle e ben proporzionate Colonne, fatto fabbricare dal- la Famiglia de' Pucci con diſegno del Cac- cini Scultore. Sotto il Loggiato ſono tre Porte. Quella a man deſtra conduce nella Cappella di San Baſtiano dell'iſteſſa Fami- glia Pucci, eretta ancor eſſa con diſegno del ſopraddetto Caccini, adorna di tre bel- le Tavole, colorite da Maeſtri eccellenti, che una d'Aurelio Lomi Piſano, l'altra del Paggi, e ſpecialmente quella di San Ba- ſtiano di mano di Antonio del Pollaiolo, ed altresì di alcune Statue di marmo di mano del Novelli Scultore, e della Tribu- na dipinta dal Poccetti. Vi ſono ancora mol- te memorie di uomini illuſtri di queſta no- bil Famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Roberto, e Antonio Pucci, tre inſigni Car- dinali, che viſſero quaſi in un tempo me- deſimo. Dalla Porta laterale di queſta Cap- pella ſi paſſa in un Cortile, o Chioſtro tut- to dipinto da' più rari artefici di quei tem- pi. Queſti ſono Andrea del Sarto [il ri- tratto del quale ſcolpito in marmo coll' iſcrizione vedeſi a mano ſiniſtra] Aleſſio Bal- dovinetti, il Roſſo, Iacopo da Pontor- mo, il Franciabigio, e Coſimo Roſſelli. D'Andrea è la Storia de' Magi, la Natività della Madonna, quella ove ſi porge a ba- ciare a' circoſtanti la Reliquia di San Filip- po, con tutte l'altre a manſiniſtra, che i fatti più ſegnalati di San Filippo Benizj mi- rabilmente rappreſentano. D'Aleſſio Baldo- vinetti è la ſtoria della Natività del Signo- re: del Roſſelli è quando San Filippo ha la viſione di Maria Vergine: del Roſſo è l'Aſſunzione della Madonna: del Pontor- mo la Viſitazione della medeſima: e del Franciabigio lo Spoſalizio della Vergine con San Giuſeppe. Parimente in queſto Corti- le ſi vedono innumerabili Voti, altri dipin- ti in tavole, altri eſpreſſi in figure al na- turale, che ampiamente denotano le innu- merabili grazie, che vengono compartite ai Fedeli per mezzo di queſta miracoloſa Immagine. Entrando in Chieſa, vedeſi al primo aſpetto la ſoffitta tutta d'intaglio do- rati ſopra fondo bianco, nel mezzo della quale è un gran quadro, rappreſentante l'Aſſunzione della Vergine al Cielo, di mano del Volterrano. Nelle pareti, tra'l fregio della ſoffitta, e il cornicione, ſo- no dodici quadri dipinti a freſco dall' Ulivelli, dove ſi rappreſentano alcuni Mi- racoli più ſingolari, operati per interceſ- ſione di Maria. A man ſiniſtra nell'entra- re in Chieſa ſi trova la Cappella della San- tiſſima Nunziata [nel muro della quale è dipinto il di lei Volto miracoloſo] fat- ta di marmi vagamente intagliati col di- ſegno di Michelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappella non ſi può ſpiega- re abbaſtanza. E' l'Altare d'argento maſ- ſiccio nobilmente lavorato, il gradino pa- rimente d'argento, e tutto diviſato di gio- ie e pietre prezioſe. In un belliſſimo Ta- bernacolo è una teſta del Salvatore mira- bilmente dipinta da Andrea del Sarto. So- pra due gran pilaſtri poſa un ricco archi- trave, o cornicione d'argento, da cui pen- de una cortina di lavoro eccellente, ſotto la quale una mantellina parimente d'argen- to, che tien coperta la Sagra Immagine. Inoltre tanti e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cappella, che è malagevole il po- terli diſtintamente deſcrivere: perchè i va- ſi, i doppieri, le lampane tutte d'argen- to ſono moltiſſime; ſenza numero ſono i Voti, che vi ſi vedono appeſi in contraſ- ſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi di- ſpenſano giornalmente. Contiguo alla det- ta Cappella è un Oratorio di forma qua- drata nobilmente arricchito; ha le pareti incroſtrate di pietre prezioſe, e ſpecial- mente d'agate, calcedonj orientali, e dia- ſpri, che rappreſentano alcuni ſimboli di Noſtra Signora. Allato a queſta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marcheſe e Senatore Franceſco Feroni, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini tutta incroſtata di marmi, e adorna di varie Statue; la Tavola dell'Altare è dipinta da Carlo Lot- ti Pittor Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le due Statue rappreſentanti il Penſiero, e la Fortuna Marittima, e di mano dell' Andreozzi ſono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Ca- teni il San Franceſco, e le Medaglie di bronzo dorato ſono di Maſſimiliano Solda- ni Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi vedo- no ſotto i due Depoſiti, ſono dettate dall' erudite penna del celebre Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, benchè con ordine aſſai diverſo, altre Cappelle ador- nate di belle Tavole, tralle quali è molto ragguardevole quella del Giudizio d'Aleſ- ſandro Allori, detto il Bronzino; quella della Crocifiſſione dello Stradano: la quar- ta di Pietro Perugino, o come altri voglio- no, dell'Albertinelli. La quinta ſotto l'or- gano con l'Aſſunta, di mano di Ceſare Dan- dini, e voltando alla Crociata, vi è la Cap- pella con lunette, e ſoffitta dipinta a freſco di ſtraordinario guſto, e perfezione da Bal- daſſarre Franceſchini detto il Volterrano, ed all'Altare vedeſi in un antica, e bella Ta- vola dipinto San Zanobi, e altri due Santi Veſcovi; ſegue la Cappella del Crocifiſſo dipinta d'architettura da Giuſeppe Cha- mant Loreneſe, col ſottoinsù di Vincenzio Meucci; ſotto l'Altare conſervaſi il Corpo di S. Florenzio martire. E' poi aſſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di San Filippo Benizj, colla Tavola dipinta dal Volterrano, e con alter pitture a fre- ſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna accanto a queſta Cappella, e per cui ſi và alla Sagreſtia, è collocato un Buſto di ter- ra cotta, rappreſentante l'effigie di detto Santo in abito della Religione; e dall'in- ſcrizione, che vi fu poſta ſotto, intagliata in lavagna, ſi deduce, che fu egli donato a quei Religioſi dalla Famiglia de' Guicciar- dini, ſubentrata già nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſer- vato ab antiquo in loro mano ſino all'An- no 1592. E da queſta effigie è ſtata forſe ritratta quella d'argento, la quale ſi eſpo- ne ogn'anno nel giorno di tal Feſta. En- trando nella Tribuna maggiore, vedeſi al primo Altare la Natività di M. V. fatta da Aleſſandro Allori, il di cui figlio Criſtofano dipinſe il quadro laterale, che è quello di ſotto in cornu Epiſtolae, tenuto in gran pregio, gli altri poi ſono del Paſſignano, e la volta è del Poccetti. Nella ſeconda è il San Michele di mano del Pignoni pittor celebre. Nella terza la Tavola di Pietro Perugino, ove è la Vergine con alcuni San- ti. Nella quarta la Reſurrezzione di Criſto d'Agnolo Bronzino. La quinta Cappella poi che fu già a proprie ſpeſe fabbricata da Gio. Bologna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſerene, e marmi, è ſtimabilmente arricchita di Statue, Baſſirilievi di Bronzo, e di tre Tavole, la prima delle quali in cor- nu Epiſtolae è del Paſſignano, ove dipinſe la Reſurrezione, la ſeconda del Ligozzi, ove eſpreſſe la Pietà, e la terza della Naſcita è opera del Paggi. Il Crocifiſſo è ammirabile, fatto col modello dell'iſteſſo Gio. Bologna. Paſſando alla feſta Cappella, la Tavola de' Beati è di Niccolò Nannetti. Nella ſettima è del Paſſignano l'illuminazione del Cieco na- to. Nell'ottava Cappella ornata di marmi vi è di mano di Giovanni Biliverti lo Spoſali- zio di S. Caterina, e le pitture delle pareti, e della Volta ſono del Vignali. Nell'ultima e nona Cappella evvi S. Anna con Maria, e Gesù Bambino, e dai lati S. Filippo Benizi, e S. Giuliana Falconieri, fattura d'Antonio Donnini. La gran Tribuna di figura rotonda con bella Cupola, e rilevata, fu fatta col di- ſegno di Leon Batiſta Alberti nobile Fioren- tino, a ſpeſe di Lodovico Gonzaga ſecondo Marcheſe di Mantova, adornata nobilmente di ſtucchi, e dipinta poi da Baldaſſar France- ſchini, detto il Volterrano in età ſenile. Ha queſto inſigne Pittore dipinto la Vergine, quando Aſſunta in Cielo vien coronata dal- la Santiſſima Trinità; Intorno intorno ha di- pinti i Patriarchi, i Profeti, e i Santi del Teſtamento Vecchio, con alcuni altri del Nuovo, che prima della Vergine erano paſſati alla Gloria. Finalmente in queſta grand'opera è laudabile non meno l'inven- zione, e il diſegno, che la vaghezza del co- lorito. Corriſponde alla Cupola il Coro de' Frati, i quali oltre al numero di cento, con ſommo decoro, e con eſquiſitezza di canto, vi celebrano gl'Uſizi Divini. L'Altar mag- giore è molto ricco e magnifico, ha il Cibo- rio grande d'argento, di bellezza, e di pre- gio conſiderabile; ſiccome un Paliotto pari- mente d'argento con figure di baſſorilievo, che ſolamente adopraſi nelle feſte ſolenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i doppieri, le ſtatue, e gli ornamenti prezioſi che vi ſi ve- dono, che certamente non hanno pari. Sul piano del Presbiterio poſano due Magnifici Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo An- gelo Marzimedici, colla Statua al natura- le di mano di Franceſco da Sangallo; e l' altro del Senatore, e poi Sacerdote Donato dell'Antella inſigne Benefattore della Chie- ſa, ove la ſtatua è di Giovanbatiſta Foggini, e l'inſcrizione del Senatore e Auditore Fi- lippo Buonarroti. Sceſo il Presbiterio nella teſtate della Croce, vien la Cappella di San- ta Giuliana Falconieri, ove ſi conſerva il prezioſo ſuo corpo, è dedicata alla SS. Con- cezione, e al preſente nobilmente rimo- dernata è arricchita di finiſſimi marmi. La Tavola dell'Altare è di Vincenzio Meuc- ci, di cui altresì è lo sfondo; le due late- rali ſono di Giuſeppe Griſoni, del quale è ancora la Santa Barbera, che ſi vede nel- la Cappella a mano deſtra, appartenente al- la nazione Tedeſca, e Fiamminga, ove ſono due ritratti, che uno di Giovanni Stradano celebre Pittore, e l'altro di Lorenzo Pal- mieri. In faccia a queſta, vi è la Cappella del Bandinelli Scultore eccellentiſſimo, di cui vi è il ritratto, e la ſua ſepoltura. Tor- nando verſo la Porta vi è ſotto l'organo (il di cui tendone è del Puglieſchi) una piccola Cappella fatta col diſegno del Silvani, dove all'Altare ſi trova una belliſſima copia ca- vata dall'originale del Frate, eſiſtente nel Palazzo de' Pitti, e lateralmente le figure di due Profeti, che fur traſportati nella Gal- lería, pure del medeſimo Autore. Ne viene la Cappella de' Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivelli, rappreſentante S. Pellegrino Lazioſi di queſto Ordine. Nella ſeguente, non vi è di oſſervabile altro che le pareti, dipinte dal medeſimo Ulivelli. La Cappella che ne ſuccede, tutta ornata di marmi bian- chi, e miſti, fu fatta col diſegno di Matteo Nigetti; La tavola rappreſentante il marti- rio di Santa Lucia, è di Iacopo Vignali, e la Cupola è pregiatiſſimo lavoro del Vol- terrano. Nell'altra appreſſo, vi è la Tavo- la di Pietro Dandini, rappreſentante un fat- to del Beato Giovacchino Piccolomini del medeſimo Ordine. Nell'ultima finalmente ſi trova una Tavola di mano di Iacopo da Empoli, che vi ha dipinto Maria Santiſſima col Bambino, e a' piedi S. Niccolò, e altri Santi, e le pareti ſono di Matteo Roſſelli. Queſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſeco- lo fu adornata di ſtucchi, e pilaſtri incroſta- ti di nobiliſſimi marmi con diſegno di Pier Franceſco Silvani, del quale pure è l'Altar maggiore, e la ſoffitta; i Medaglioni furon dipinti a freſco da Piero Dandini, per legato del detto Senatore dell'Antella. In ſom- ma ella è in tutte le ſue parti ragguar- devole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi porti a viſitarla. Il Convento poi è molto como- do e magnifico per lo notabile accreſcimen- to fattovi ultimamente; ed ivi pure ſon degne d'eſſer vedute, sì la Libreria nuova- mente fabbricata, perchè, oltre alla copia de' Libri, vi ſi aggiungono molti ornamen- ti, che la rendono ſingolare; come anche nel Chioſtro interiore la Cappella della fa- moſa Accademia del diſegno, per la Tavo- la dell'Altare, che è d'Agnolo Bronzino, e per due Quadri a freſco, cioè il S. Luca Opera di Giorgio Vaſari, e l'altro di San- ti di Tito con dodici Statue attorno tutte di Scultori Accademici aſſai valenti. Entrando ora dall'altra lateral porta nel Chioſtro aſ- ſai grande e vago, ſi vede ſopra la porta, che va in Chieſa, la famoſa Madonna del Sacco, dipinta da Andrea del Sarto con tut- ta la perfezione dell'arte. E' fama fra gl' intendenti, che queſta ſia la miglior opera, e più perfetta, che quel famoſo Artefice conduceſſe. E in vero chiunque attentamen- te la mira, reſta fuor di modo attonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel'Agnolo Buo- narroti, ed il celebre Tiziano non ſi ſazia- vano mai di rimirarla, e di commendarla in eſtremo. L'altre Lunette del medeſimo Chio- ſtro ſono ancor eſſe dipinte da eccellentiſ- ſimi Artefici, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, di cui ſono, non ſolo tutte quelle delle due Navate, che fanno angolo alla già detta di Andrea del Sarto, ma ancora nelle altre due, ove cinque ſe ne ammirano di Ventura Salimbeni, tre di Matteo Roſſel- li, e due di Fra Arſenio Maſcagni. Sono in queſte effigiati i fatti più ſingolari de' fette Fondatori, e ne' peducci delle volte i Ritratti degli Uomini più inſigni dell'Ordi- ne de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cappella in volta, eretta gia dalla Fami- glia Macinghi, della quale reſtano le Armi negli angoli, che paſſata dipoi in quei Re- ligioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma ador- nata da eſſi modernamente, ed abbellita di Pitture a freſco per ogni parte, è ſtata de- ſtinata al culto delle ſante Immagini de' ſette Beati Fondatori del loro Ordine, di- pinte in Tavole di aſſai antica, e ſemplice maniera; e perchè ſono oggi le dette Im- magini aſſai ſcolorite dal tempo, a fine di meglio conſervarle, ſono ſtate unite tutte inſieme in un Quadro, che poſa ſull'Alta- re, ma ſpartite una dall'altra da un nuo- vo ornamento riccamente dorato, e coper- te di criſtalli. Partendoſi da queſto Santua- rio e entrando allato alla Loggia in verſo Via della Colonna trovaſi ſubito la Compa- gnia del Nicchio di bel diſegno e ſpazioſa al di cui Altare ſta collocata una belliſſi- ma Tavola di Lorenzo Lippi rappreſentan- te il Martirio dell'Apoſtolo S. Iacopo. E pro- ſeguendo per la detta Strada ſi trova la Chie- ſa delle Religioſe di S. Domenico dette degl'

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ANGIOLINI, nella quale entrando trova- ſi in mezzo alla pila dell'acqua ſanta un S. Gio. Batiſta di bronzo fatto con modello di Gio. Bologna, ſi vedono ſotto il Coro cinque Lunette dipinte dal Cav. Curradi; Vi ſono ancora due Altari, ove in quello a man deſtra ſta collocata la bella Tavola di S. Domenico opera di Matteo Roſſelli. In faccia a queſto vi è l'Altare della Ma- donna con gli Arcangeli S. Michele, e S. Gabriele del medeſimo Curradi. All'Altar Maggiore vedeſi la Preſentazione di Maria al Tempio, eccellente lavoro dal Puligo. Di- quì partendoſi, e voltando a ſiniſtra ſul pri- mo canto ſi vede il Convento delle Mona- che della

don-

CROCETTA dell'Ordine di S. Domenico. La Chieſa di queſte nobili Religioſe fu al- quanto accreſciuta e ornate nel 1757. col diſegno di Luigi Orlandi, la Tribuna è dipin- ta da Vincenzio Meucci. Al deſtro Altare ſta in grandiſſima Venerazione l'antica Im- magine di Maria SS. avanti alla quale fa- ceva i ſuoi fiduciali ricorſi la Venerabile Suor Domenica dal Paradiſo Fondatrice, e Inſti- tutrice di queſto sì illuſtre Monaſtero, e ne riportava dalla gran Madre d'Iddio prodi- gioſi ſoccorſi: gli Angeli dipinti nella Ta- vola attorno al ſacro Tabernacolo fon ope- ra di Giovanni Balducci. In faccia a que- ſto Altare vi è qnello della Crocifiſſione di Criſto di mano di Franceſco Poppi. All'Al- tar Maggiore dal medeſimo Gio. Balducci fu dipinta l'invenzione della S. Croce. In queſto Convento vi è il ſacro Depoſito del- la Ven. Fondatrice mirabilmente incorrotto.

E In

In faccia a queſto Convento vedeſi il Pa- lazzo o Caſino della fu Real Caſa de' Medici con un nobil Giardino; infondo al quale è una pittura ſtimatiſſima di Giovanni da S. Giovanni, rappreſentante la fuga in Egit- to. Fin dal principio del paſſato Secolo a- bitava in eſſo Caſino la Principeſſa M. Mad- dalena Figlia di Ferdinando I. col deſide- rio di godere la ſanta converſazione di quelle pie Religioſe; perciò con un ca- valcavia lo fece unire al Convento, qua- le fu anche accreſciuto di abitazioni per la medeſima Principeſſa, che volle anco- ra conviver con Eſſe, ed alla ſua morte eſſervi ſeppellita. In detto Caſino [che con un lungo corritoio va a un coretto che rie- ſce nella Chieſa della SS. Nunziata] vi hanno a tal effetto in più tempi, abitato altre Principeſſe della Sereniſſima Caſa. Non mancano in queſta Chieſa più Corpi Santi e molte inſigni Reliquie. Di quì per la breve traverſa, che ſi preſenta, entre- remo in Via del Mandorlo ove ſta ſituato il Convento delle Monache della Pietà dell' Ordine di S. Domenico. Di quì ſeguitan- do, troveremo verſo la fine della Strada la Caſa del celebre Pittore Federigo Zuc- cheri, fatta con ſuo diſegno fabbricare per propria abitazione, con una facciata di boz- ze veramente bizzarra, e pittoreſca. Vol- tando a deſtra vedeſi il

pro-

PALAZZO del Marcheſe Franceſco Cappo- ni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col diſegno del Cavalier Carlo Fontana. E` queſto Palazzo uno de' maggiori della Cit- tà, con facciata molto nobile, e di lunga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la grande e magnifica Scala aperta, ornata di ſtatue, e ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da Matteo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi appar- tamenti con Pitture, e addobbi ricchiſſimi, e d'ottimo guſto. Nella Sala ſono dipin- te dal medeſimo tre Storie di fatti illuſtri, operati da alcuni de' Capponi, che ſono molto celebri, e ſi può ſcendere da altra ſcala molto comoda e bella, che di giù conduce fino alla ſommità del Palazzo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo Giardino con nn bel Salvatico e Uccelliera nobiliſ- ſima. Quaſi in faccia vi è il

PALAZZO de' Marcheſi Guadagni aſſai va- go, e di bella Architettura, e fornito di copioſa Libreria, e di vari buſti antichi, e rare ſculture. Nell'ingreſſo del quale ſi ammira lo ſtupendo Sfondo del Volterrano, rappreſentante S. Martino a cavallo, che dà la metà del ſuo mantello al Povero, opera a freſco in ogni genere inſuperabile. Di quì tornando indietro trovaſi la

E 2 am-

COMPAGNIA DELLA SS. ANNUNZIATA la qua- le oltre una Loggetta riquadrata ricca di pit- ture a freſco di Bernardino Poccetti ed altri eccellenti Pittori, ha un belliſſimo Quadro all'Altare d'Aleſſandro Allori, e varie lu- nette degl'iſteſſi Autori in giro alla Chie- ſa. Di quì eſcendo trovaſi la cantonata di Via della Crocetta nella quale voltando ve- deſi a ſiniſtra un Tabernacolo di gran ſti- ma opera del Francabigio, ma molto gua- ſto dal tempo, e del medeſimo è la Tavo- la della Compagnia di S. Giob li appreſſo. In breve diſtanza, per la detta Via, ſta la Compagnia degl'Orefici, ove al loro Al- tare è collocata una belliſſima Tavola rap- preſentante S. Eligio Orefice, che moſtra al Re Clodoveo nella propria officina il ſuo lavoro, da Eſſo ordinatogli, opera ſin- golariſſima di Iacopo da Empoli. Accanto alla detta Compagnia vi è l'Accademia del diſegno, ſopra la di cui porta vi è l'Ar- me di S. A. R. In eſſa, cioè nella ſtanza del nudo ſta collocato uno ſtupendo torſo del Buonarroti. Paſſato queſta ne ſegue il Convento delle Rev. Mantellate dell'Or- dine de' Servi, nella di cui piccola Chieſa vi è all'Altare il quadro di Santa Giulia- na Falconieri Fondatrice delle medeſime di- pinto da Mr. Anticus Pittore Olandeſe, e l'Architettura della Soffittà é del Pintucci. Seguitando per detta Strada, prenderemo a man ſiniſtra verſo la Porta a Pinti preſ- ſo alla quale vedeſi il bel

del

PALAZZO E GIARDINO de' Conti della Ghe- rardeſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto, ed ab- bellito aſſai da queſti Signori, è arrichito di nobili ſuppellettili e Pitture. Di contro a queſto è il

GIARDINO del Duca Salviati molto deli- zioſo; e poco lontano tornando indietro ſi trova il

COLLEGIO de' Padri Geſuiti, dove fanno il terzo anno di Noviziato i Padri della Provincia Romana, nella loro Chieſa li due Quadri laterali, cioè S. Ignazio, e S. Fran- ceſco Saverio ſono del Prete Franceſeo Bo- ſchi, ſeguita il

PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Arago- na ancor eſſo di buona capacità, e con de- lizioſo Giardino, ora in gran parte abbel- lito, e rimodernato. Accanto a queſto è un piccolo Convento di Nobili Religioſe Sil- veſtrine, nella di cui piccola Chieſa vi è all'Altar Maggiore un quadro rappreſentan- te S. Silveſtro Papa che adora Maria SS. in gloria dipinto per mano del Venerabile Sa- cerdote Prete Franceſco Boſchi in tempo che vi fu Confeſſore ed era anco Pittore eccellente. Non molto lungi per queſta Via trovaſi il celebre Monaſtero e Chieſa di

E 3 PA-

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la belliſſima Cappella de' Neri, che ben può dirſi tale per le Pitture di Bernar- dino Poccetti, il quale, ſe in ogni opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpecial- mente ſuperò ſe medeſimo. Ammirano gl' intendenti, ſopra d'ogni altra coſa, la bel- la Cupoletta, ove è dipinto il Paradiſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le figure de' Santi, ma così bene, e con tal arte di- ſpoſte, che la moltitudine non genera con- fuſione, ma reca diletto, e vaghezza. All' Altare di detta Cappella è una Tavola del Paſſignano; e finalmente non vi manca or- namento, che la poſſa render più vaga. Paſſando per un Cortile ſi entra in Chieſa, la Soffitta della quale è tutta dipinta da Ia- copo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però ripartita in varie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi vedono Tavole di Pittori aſſai ragguardevoli, delle quali la prima a mano deſtra è opera vaſta e am- mirabile di Carlo Portelli da Loro, rap- preſentante S. Romolo, che vien condotto al martirio. Nella ſeconda vi è la Viſita- zione di S. Eliſabetta di Domenico Ghir- landaio. Nella terza è di mano di Loren- zo di Credi, eſpreſſa Maria Santiſſima, S. Giuliano, e S. Niccolò. Nella quarta di Ia- copo da Pontormo è la Vergine col Bambi- no Gesù, S. Bernardo e altri Santi. Sopra la quinta Cappella in una gran tela è rap- preſentato San Luigi Gonzaga in gloria, da Atanaſio Bimbacci. All'Altare della Ma- donna evvi la Nunziata, fatta da Sandro Botticelli. All'ultimo Altare è un Crocifiſ- ſo ſcolpito in legno, opera ſtimabile di Ber- nardo Bontalenti. Quindi ne ſegue la Cap- pella maggiore, ricchiſſima in vero, e de- gna in ogni ſua parte di tutta l'ammira- zione, nella quale ſta ripoſto il Sacro Cor- po di Santa Maria Maddalena de' Pazzi No- bil Fiorentina. Ella è tutta incroſtata di marmi miſti de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali Edifizj s'adoprino. Sono fra gli altri ornamenti molto ammirabili, dodici Colonne di diaſpro di Sicilia, i capitelli, e imbaſamenti delle quali ſon di bronzo do- rato. In alcuni ovati ſi vedono Baſſirilievi parimente di bronzo, eſprimenti i fatti più ſegnalati della Santa, e queſti ovati ſon retti da alcuni Angioletti di marmo, del Marcellini. Nelle quattro nicchie ſono quat- tro Statue di marmo, che figurano le quat- tro Virtù ſingolari, che riſplenderono in queſta Vergine. La Tavola dell'Altar maggiore è di Ciro Ferri, di cui è il diſe- gno, e l'Architettura della Cappella. L'al- tre due Tavole laterali ſono di mano di Luca Giordano, e la Cupola è opera di Pie- ro Dandini, ambedue Pittori famoſi. In ſom- ma non vi è coſa, che non ſia ragguar- devole, e di gran pregio, avendo fatto a gara, per abbellire queſto Sacrario, l'e- ſquiſitezza dell'opere, e la ricchezza e no- biltà de' materiali. Tornando ora in verſo la porta, nella prima Cappella vi è una Tavola del Cavalier Curradi, ove ha di- pinto S. Maria Maddalena de' Pazzi, che riceve il velo da Maria SS. e dall'uno, e dall'altro lato, due virtù rappreſentanti la Carità, e la Verginità della Santa. Il ten- done dell'Organo, in cui vedeſi la detta Santa comunicata per mano di Noſtro Si- gnore, è opera di Gio. Batiſta Cipriani. Nella ſeconda vi è la Beata Vergine, con S. Pietro e S. Giacomo Apoſtoli. Nella ter- za una Statua di legno colorito, rappre- ſentante S. Baſtiano, e dai lati, due Santi, di Raffaellino del Garbo. Nella quarta vi è di Santi di Tito l'orazione nell'Orto. Nella quinta dal Beato Giovanni Angelico con mirabile diligenza è dipinta l'incoro- nazione di Maria. Nell'ultima, di Coſimo Roſſelli è la Madonna, S. Maria Maddale- na Penitente, e S. Bernardo. Il Monaſtero abitato da nobili Vergini è amplo e magni- fico, con un vaſto e vago Giardino. Ripi- gliando il cammino, troviamo il Monaſte- ro di

Paf-

E 4 po

ri-

SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie- ſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi dorati, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini, ove merita di eſſere ſingolarmente oſſervata la Tavola dell'Altar maggiore rappreſentante l'Aſſunzione di Maria SS. mirabilmente con- dotta dal celebre Anton Domenico Gabbia- ni; oltre le altre tutte di valenti Pittori, la prima delle quali a mano deſtra è di Fran- ceſco Botti. La ſeconda del Croeifiſſo d' Aleſſandro Gherardini. A ſiniſtra la prima ov'è il Tranſito di S. Giuſeppe è di Tom- maſo Redi; la ſeconda di Franceſco Sode- rini. Quindi per la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampia

dot-

ABITAZIONE già de' Caccini, oggi del Ver- naccia, a cui è unito un delizioſo Giardi- no, e andando avanti s'incontra l'

ABITAZIONE del Balì Roffia, che ha la facciata di vago diſegno, di Giovan Bati- ſta Foggini, rimpetto alla quale è l'abita- zione de' Paoli, ora de' Mormorai fatta col diſegno del Sadler. E poi per Via di Mezzo ſi giugne alla Parrocchial

CHIESA DI SANT' AMBROGIO, dove abita- no Monache dell'Ordine di S. Benedetto. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta, è la Cappella del Miracolo, detta così, perchè in eſſa conſervaſi parte del Sagramentato San- gue di Noſtro Signore, ritrovato in un Ca- lice, dove da un Sacerdote per inavver- tenza era ſtato laſciato del Vino conſagra- to, che in Sangue convertito, miracoloſa- mente comparve anche agli occhi dei riguar- danti, eſſendo ciò accaduto l'Anno di no- ſtra ſalute 1230. Vi ſono in queſta Chieſa alcune Tavole degne di ſtima. Quella al- la Cappella del Roſario è del Paſſignano; l'altra della Viſitazione è opera d'Andrea Boſcoli. Nella Sagreſtia è di gran pregio l'incoronazione della Madonna, degno la- voro di Fra Filippo Lippi. Accanto al pul- pito è di Franceſco Boſchi il S. Benedet- to con due Sante genufleſſe. Il S. Baſtia- no di rilievo è d'Andrea Comodi, che vi è ſepolto. Di Maſaccio è la piccola Tavo- la a tempera, rappreſentante S. Anna con Maria, e il Bambino. In ultimo quella del- la SS. Nunziata, è di mano di Vincenzio Dandini. Vi è ancora ſepolto in queſta Chie- ſa il celebre antico Architetto detto il Cro- naca, che ereſſe in queſta Città sì magni- fiche Fabbriche; ſiccome nella Sepoltura de' Cioni giace Andrea del Verrocchio egregio Scultore, e maeſtro di Leonardo da Vinci. Paſſato queſta Chieſa in poca diſtanza tro- vaſi il Convento delle Nobili Religioſe di

ten-

SANTA TERESA di ſtrettiſſima oſſervanza, la di cui Chieſa fu edificata col diſegno di Giovanni Coccapani in forma eſagona, con ſua cupoletta ben inteſa nelle propor- zioni, e nei lumi. Entrando in eſſa trovaſi a man deſtra una Cappella con Tavola del Vignali rappreſentante S. Franceſca Roma- na: più oltre evvi la Cappella di S. Gio- vanni della Croce, con Tavola di Pier Dan- dini: A man ſiniſtra vi è la Tavola del Cro- cifiſſo dipinta da Iacopo Confortini. Segue la Cappella della Madonna di Savona, fat- ta in baſſo rilievo, che da Genova nel 1630. portaron ſeco le Fondatrici. Ne viene l' Altar maggiore, ove il Cav. Curradi di- pinſe Santa Tereſa, che da Maria SS. gli vien preſentato il S. Bambino. E` da ſaperſi, che nel ſotterraneo di queſta Chieſa, oltre le venerabili oſſa di molte Religioſe mor- te in odore di ſantità, vi ſi conſerva il corpo della Sereniſs. Violante di Baviera Gran Prin- cipeſſa di Toſcana, ſeppellitavi, giuſta la ſua volontà, ai 30. di Maggio 1731. la quale dopo la morte del Gran Principe Ferdinan- do ſuo Conſorte, faceva più volte fra l' anno, tra quelle pie Religioſe, i ſuoi de- voti ritiri, con grandiſſima edificazione del- le medeſime. Di quì tornando indietro, proſeguiremo verſo Via Ghibellina, ove tro- veremo l'

la

ABI-

ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per eſſere ſtata del Divin Michelagnolo, di cui conſervano alcune opere, e per la Galleria fatta fare da Michelagnolo il giovane di lui pronipote tanto inſigne letterato, che l'ar- ricchì di Pitture, e di coſe rariſſime. Ed in faccia il

PALAZZO della Famiglia del Sera edifica- to col diſegno di Piero Giovannozzi. E po- co dopo dall'iſteſſa parte la

CASA del Dott. Giovanni Targioni Toz- zetti, il quale ha raccolto un abbondan- tiſſimo Muſeo di Iſtoria naturale, e di- poi il

PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cortile ha una fonte colla ſalubre acqua di Santa Croce. Indi ſi trova il

PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l'in- greſſo principale nella ſtrada detta il Mer- cato di

SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e Log- gia della qual Chieſa tutta di pietre ſere- ne, è molto vaga, e di belliſſima Archi- tettura, ideata da Matteo Nigetti. Sono in queſta Chieſa molte Tavole di Pittori eccellenti, e ſpecialmente nella prima Cap- pella entrando a man deſtra è una Nun- ziata aſſai bella, di mano del Francabigio. Nella ſeconda è una Tavola di Raffaellino del Garbo, eſprimente Maria SS. col Bam- bino, S. Franceſco, e S. Gio. Gualberto. Nella terza ſi vede S. Pietro, che riſana lo Storpiato alla porta del Tempio, opera di Coſimo Gamberucci. Nella quarta Tomma- ſo da S. Friano dipinſe la Viſitazione di S. Eliſabetta; nella quinta ſta collocata in gran venerazione un'immagine del Crocifiſſo, che ſecondo il Borghini è di Baccio da Mon- telupo. In teſta della Crociata alla Cap- pella Palmieri è di Sandro Botticelli la Tavola dove è dipinto il Paradiſo, con mol- titudine di Angeli. Volendo poi brevemen- te uſcir dalla vicina porta, vedraſſi un Ta- bernacolo degno di grande ſtima, dipinto a freſco da Pietro Perugino, rappreſentante il divin Padre col ſuo unigenito morto nel- le braccia ma dall'ingiurie del tempo aſ- ſai danneggiato. Rientrando in Chieſa ſi trova la nobil Cappella degli Albizzi, la di cui Tavola rappreſenta il martirio di S. Ce- cilia, opera del Volterrano. Nella volta di queſta Cappella adorna di ſtucchi meſſi a oro, è degno di ſomma ammirazione un piccolo sfondo di mano di Anton Domeni- co Gabbiani, ove ha eſpreſſa l'Aſcenſione di Criſto al Cielo, la di cui figura con sì rigoroſo ſcorto fa conoſcere agli intenden- ti il profondo ſapere dell'Autore. Nella ſe- guente è aſſai degna di ſtima la Tavola di Lodovico Cigoli, rappreſentante l'adora- zione de' Magi. Ne ſegue la Cappella mag- giore, fatta col diſegno di Gherardo Sil- vani. Il Ciborio di marmo è opera di Gre- gorio da Settignano. In Coro le Pitture ſo- pra l'Organo ſono di Niccodemo Ferrucci. Sotto il Cornicione a man dritta dipinſe Fab- brizio Boſchi i SS. Apoſtoli Pietro, e Pao- lo, quando ſeparanſi per andare al marti- rio. Dalla ſiniſtra fu rappreſentata da Mat- teo Roſſelli la conſegna delle chiavi fatta da Criſto a San Pietro. Seguitando l'ordi- ne delle Cappelle, trovaſi nella prima la Ta- vola di Valerio Marucelli Piſano, che vi ha anch'eſſo eſpreſſa l'adorazione dei Magi. Nella ſeconda per la quale s'entra in Sa- greſtia, vi è all'Altare una Tavola di Pi- ſello Piſelli, di mano del quale Autore è an- che la ſuſſeguente. Nella quarta, è una Tavola del Cav. Curradi, rappreſentante San Giuſeppe col Bambino Gesù. Nella quinta vedeſi dipinta l'Aſſunzione di Maria con San Tommaſo Apoſtolo, opera degna di molta ſtima di Franceſco Granacci. Nella ſeſta vi è un Quadro, ove Mario Balaſſi ha effigiato il buon Ladrone. Nella ſettima vi è dipinto da Franceſeo Conti S. Antonino che reſuſcita una fanciulla. Nell'ottava il Criſto con diverſi Santi è di Lorenzo di Credi. La nona ha una Tavo- la di un buon autore antico, di cui non è certo il nome. Ripoſa nella ſeguente il corpo del Beato Gio. da Veſpignano. Vedeſi nell'altra una Tavola parimente an- tica di cui è incognito l'autore. Nell'ul- tima evvi una Tavola di Aleſſandro Ghe- rardini. Nei pilaſtri delle Navate ſono di- pinti i SS. Apoſtoli, parte de Paſſignano, e parte a Orazio Eidani. E' oſſervabile il Depoſito del famoſo Senator Vincenzio da Filicaia nella ſua Cappella a man ſiniſtra con l'inſcrizione di Benedetto Averani. Poco diſtante da queſta Chieſa per il Bor- go degli Albizzi trovaſi il

tet-

que-

San

PALAZZO degl'Aleſſandri, modernamen- te accreſciuto ſull'antico diſegno, e deco- rato di nobili, e ricchi appartamenti. Po- co diſtante dalla parte oppoſta vedeſi il

co

PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e dipoi il

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guicciar- dini, ed oggi negli Altoviti; nella faccia- ta del quale ſopra varj Pilaſtri ſi vedono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quindici Uo- mini illuſtri di queſta noſtra Città, a foggia de' Termini degli Antichi. Gli uomini illu- ſtri ſono gli appreſſo, cioè; nel primo or- dine da baſſo l'Accurſio, il Torrigiano, Marſilio Ficino, Donato Acciaiuoli, e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta Alberti, Franceſco Guicciardini, Marcello Adriani, e Don Vin- cenzio Borghini: Nel ſuperiore, Dante, Pe- trarca, Boccaccio, Monſig. Giov. della Ca- ſa, e Luigi Alamanni, Quivi in mezzo della via è una laſtra di marmo, poſta in memo- ria dell'inſigne miracolo di San Zanobi operato in queſto luogo, nell'aver riſuſci- tato un Fanciullo. Appreſſo ſono le

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, ambedue diſegno dell'Ammannato, e dipoi vi ſono i

F PA-

PALAZZI, l'un dirimpetto all'altro, ambe- due di ſtraordinaria bellezza, e ambedue pu- re della Famiglia degli Strozzi. Quello di più antica maniera ſi crede gia alzato col di- ſegno del Brunelleſco, ora acquiſtato, e re- ſtaurato dalla Famiglia Quarateſi, e fu per l'avanti della Famiglia de' Pazzi, e facen- do ivi angolo, colla loro Arme in fronte, ſi appella perciò da remotiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bello però è quel- lo, che per anco non è terminato. Fu fab- bricato col diſegno dello Scamozzi; nelle Opere del quale pubblicate colla ſtampa, ve- deſi delineato. Le fineſtre a terreno ſono del Buontalenti, e del Caccini è il Porto- ne principale. La facciata di verſo il Bor- go degli Albizzi è fatto col diſegno del Buontalenti, ed è così bene inteſa, che i Profeſſori non ceſſano di lodarla. Il Corti- le del medeſimo Palazzo è fatto con diſe- gno di Lodovico Cigoli, dal qual poſto, poco diſtante ſi trova la

BADIA FIORENTINA, dove abitano Mona- ci Caſſinenſi dell'Ordine di S.Benedetto, così chiamata per antonomaſia, per eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fondata in Firenze. La Conteſſa Willa Madre, col Conte Ugo Marcheſe di Brandemburgo, e Vicario d'Ot- tone Terzo Imperadore in Toſcana, moſſa da inſpirazione divina, a proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed il Figliuolo la do- tarono di ricchiſſime rendite. Onde, in ſe- gno di gratitudine verſo il detto Conte Ugo loro Benefattore, introduſſero poi quei Mo- naci da gran tempo addietro, e continova- no tuttavia il coſtume di far celebrare ogni anno da un Giovane nobile l'Orazione in ſua lode dopo la Meſſa grande nella mattina di S. Stefano Protomartire, antichiſſimo Con- titolare di detta Badia, già fondata ſotto il principal Titolo di S. Maria. Il ſuo princi- pio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285. col diſegno d'Arnolfo, grandemente reſtau- rata, ma nel paſſato ſecolo, col diſegno di Matteo Segaloni rinnovata quaſi da' fonda- menti, ſi è renduta vaga oltremodo, quan- tunque molto vi reſti da fare, per ridurla alla total perfezione, di quella parte però, che terminata ſi vede, nè coſa più magnifi- ca, nè meglio inteſa ſi può mai deſiderare. Alla nobiltà dell'Architettura corriſponde l'eleganza degli ornamenti. Dalle due parti laterali ſi vedono due Terrazzini di pietra, con vaghi intagli dorati. Sopra di quello a man deſtra è ſituato l'Organo, e ſopra l'al- tro a ſiniſtra, una Tavola, dove è dipinta Maria Vergine Aſſunta, di mano di Giorgio Vaſari, la quale al tempo del Bocchi era poſta ſull'Altar maggiore. E` parimente di molto pregio la Soffitta, tutta fatta di fi- niſſimo intaglio. La Tribuna, ſotto la quale è il Coro de' Religioſi, è dipinta da Giovan- ni Ferretti, e parimente è pittura del me- deſimo il Martirio di S. Stefano ſopra l'Alta- re Maggiore. Le Tavole delle Cappelle ſono ancor eſſe di gran bellezza, e valuta. Quel- la di S. Mauro a man deſtra è fatta da Ono- rio Marinari Pittor ſtimatiſſimo; ſiccome ſo- no oſſervabili le pitture di tutta la Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Segue l'al- tra di Batiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta dello Spirito Santo. A man ſiniſtra di mano del medeſimo ſi vede dipinto un Criſto, che porta la Croce al Calvario, e nella Cappella dirimpetto a queſta evvi una Tavola di mano di Filippo Lippi, in cui ve- deſi S. Bernardo effigiato con ſingolar dili- genza. Sono eziandio conſiderabili tre Se- polcri d'Uomini ſegnalati; il primo ſi è del mentovato Conte Ugo principal benefatto- re di queſta Chieſa. Furono ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mino da Fieſole, e riuſci tutta l'opera di maraviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cavaliere Bernardo Giugni: e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pandolfi- ni Cavaliere di gran nome in tempo di Re- pubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella, o Tribuna, ſituata preſſo al Veſti- bolo di queſta Chieſa, prima di uſcire dalla quale ſi deve oſſervare in Sagreſtia il gran quadro, che prima ſtava poſto interiormen- te ſopra la porta, di mano di Fra Bartolom- meo Domenicano. E poco diſtante da que- ſta Chieſa trovaſi la

to-

F 2 Ma-

e il

CHIESA NUOVA DE' PADRI DELL'ORATORIO DI S. FILIPPO NERI, la quale dee ſervire per Oratorio, quando ſarà fabbricata la Chieſa grande. Fu queſta fatta col diſegno di Ghe- rardo Silvani, e modernamente è ſtata ar- ricchita di varj ornamenti di Pittura, e di Scultura di eccellenti Profeſſori. Vedeſi alla prima Cappella S. Franceſca Romana, co- municata da S. Pietro Apoſtolo, opera del Pinzani. Nella ſeconda di mano di Aleſ- ſandro Gherardini è il Gesù morto, con la Vergine addolorata. Nella terza la Sa- cra Famiglia, dipinta da Tommaſo Redi. All'Altar maggiore vi è una Tavola di An- ton Puglieſchi, e la Tribuna di Niccolò Ladi. Segue la Tavola del Crocifiſſo, di Matteo Bonechi. La Tavola poi, che oggi ſi vede all'Altar di S. Filippo, è di mano del celebre Anton Domenico Gabbiani. L'ulti- ma è di Gio. Antonio Pucci, rappreſentante la Preſentazione di Maria al Tempio. Lo Sfondo in mezzo alla bella Soffitta è del detto Bonechi. La Tela che copre l'Organo è del Soderini. I Baſſirilievi di marmo, ſono parte di Antonio Montauti, e parte di Gio- vacchino Fortini, di cui ſono anche le Sta- tue. In Sagreſtia è un Quadro molto ſtima- to di Giovan Maria Morandi. La facciata di queſto Oratorio, che è tutta lavorata di pietra forte adornata di alcune figure di marmo, è ſtata modernamente condotta a fine col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Vedeſi avanti la medeſima il

F 3 ve-

PALAZZO de' Gondi, che ha la Facciata di pietre a bozza molto nobile, e ſignorile, diſegno di Giuliano da S. Gallo, che nella bella Sala vi fece un Cammino di baſſirilie- vi di gran perfezione, che per quanto non uſino oggi in ſimili luoghi, merita di ſtarvi, e di eſſere ammirato, e lodato non poco. Di dove ſi paſſa alla

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atte- ſochè in un loggiato aſſai comodo, di Ar- chitettura Toſcana, vendeſi il grano pubbli- camente, e di quì proſeguendo, e al primo canto volgendo a man ſiniſtra, trovaſi l'an- tichiſſima

chi-

CHIESA PARROCCHIALE DI S. REMIGIO, qual'è a tre navate, con archi di ſeſto acu- to. La SS. Nunziata, che è al primo Altare a man deſtra, è di Franceſco Moroſini, al ſecondo lo Spoſalizio della Madonna di Do- menico Martinelli, al terzo vi è dal Sagre- ſtani dipinta Maria Santiſſima, e alcuni San- ti. Paſſato l'Altar maggiore trovaſi la Cap- pella della Concezione con la Tavola dell' Empoli; ne fegue l'Altare di S. Leonardo dipintovi dal detto Moroſini, del quale di- ceſi, che ſia anco il Martirio di S. Sebaſtia- no, paſſato l'Altare del SS. Crocifiſſo. Di quì partendo, prendaſi per il medeſimo vi- colo, e voltando a ſiniſtra verſo il canto a' Soldani, ſi trova la Chieſa, e Convento de' Padri Agoſtiniani di

S. IACOPO TRA' FOSSI, dove non trove- remo già le belle Tavole d'Andrea del Sar- to, che tanto eloquentemente furono cele- brate dal Bocchi, e da varj Scrittori di pri- mo grido, avvegnachè furono già le medeſi- me traſportate nel Real Palazzo, eſſendovi ſolo reſtata di eſſo quella, che da giovane dipinſe, ove rappreſentò l'apparizione di Criſto in forma di Ortolano alla Maddalena: troveremo bensì le Copie delle medeſime, una delle quali, ove ſono eſpreſſi ſei diverſi Santi, è così bella, che ſebben copia, è non- dimeno tenuta in gran pregio; il quadro della Soffitta è vagamente colorito dal Ghe- rardini. Da queſta Chieſa ſi può andare per due ſtrade alla Piazza, e Chieſa di S. Croce, che una detta Via de' Benci, dov'è l'anti- co Palazzo de' Peruzzi, poi de' Celleſi, do- ve abitò l'Imperadore Paleologo, quando intervenne al Concilio Fiorentino, e l'altra detta Borgo S. Croce, nella quale ſono buone Fabbriche, ed in ſpecie il

F 4 me

PALAZZO de' Corſini, che ha molte belle Statue antiche nel Cortile; e quello de' Di- ni ricco di Pitture, ſpecialmente di Santi di Tito, ed una ſingolariſſima d'Andrea del Sarto. Vi ſono le abitazioni de' Diacceti, ove ſono molte Pitture di Giorgio Vaſari. I Palazzi degli Spinelli, dei Conti Bardi, e de' Morelli. Giunti in fondo alle quali, vedraſſi la Chieſa di

SAN-

SANTA CROCE de' Frati Minori Conven- tuali. In queſto Tempio aſſai grande e magni- fico, lungo dugentoquaranta braccia, e lar- go ſettanta, s'entra per tre porte di faccia, e ſu quella di mezzo oſſerveremo una Sta- tua di bronzo, opera di Donatello, che rap- preſenta S. Lodovico Arciveſcovo di Toloſa, Fu queſto Tempio fabbricato intorno all'an- no 1294. col diſegno di Arnolfo, che fu l' Architetto del Duomo, benchè dipoi reſtau- rato col diſegno di Giorgio Vaſari. La mag- gior parte de' Foreſtieri concorre a queſta Chieſa, tirata dal deſiderio di rimirare quel- le belliſſime Tavole, che l'adornano, nelle quali la Paſſione tutta di Noſtro Signore, e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata mirabil- mente rappreſentata da' primi Artefici di quei tempi. Ora facendoci dalla Porta di mezzo, benchè l'ordine dell'iſtoria richie- deſſe cominciare d'altrove, nella prima Ta- vola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſuddetta Porta è dipinta la Depoſizione di Croce di Noſtro Signore, di mano di Fran- ceſco Salviati; la ſeconda dov'è la Crocifiſ- ſione è di Santi di Tito; appreſſo alla qua- le è il famoſo Sepolcro di Michelagnolo Buonarroti Gentiluomo Fiorentino, Sculto- re, Pittore, ed Architetto di sì gran nome, e di sì grand'eccellenza, che non vi ha lingua, che le ſue lodi poſſa baſtevolmente ſpiegare; egli fu ancora nella Poeſia di ſqui- ſitiſſimo guſto. Vedonſi a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo, che rappreſentano la Scultura, l'Architettura, e la Pittura in atto compaſſionevole, e meſto: e ſopra l'Ur- na, la teſta, ed il buſto di marmo del Buo- narroti. Fu queſt'opera fatta da tre maeſtri, cioè Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del primo de' quali è la Statua dell'Architettura, del ſecondo quella della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di Michelagnolo. Sono dipoi oſſervabili le me- morie del dottiſſimo Antiquario Senator Fi- lippo Buonarroti: e del famoſo Bottanico Pie- tro Micheli. Segue la terza Cappella, dov'è dipinto da Giorgio Vaſari, Criſto quando porta la Croce al Calvario: la quarta Ta- vola rappreſenta l'Ecce Homo, ed è fattura di Iacopo di Meglio. Aleſſandro del Barbie- re dipinſe la quinta, in cui ſi figura la Fla- gellazione alla Colonna; la ſeſta dov'è di- pinto Noſtro Signore quando fa Orazione nell'Orto, è opera di Andrea del Minga; appreſſo la quale è la Cappella de' Caval- canti, ove ſi ammira ſcolpita in macigno la Vergine Annunziata dall'Angiolo, fatta con ſingolare artifizio dal celebre Donatello; ed allato vi è il Sepolcro di Leonardo Aretino, inſigne Scrittore d'Iſtorie, il tutto egregia- mente ſcolpito da Bernardo Roſſellino, di- ſcepolo di Donatello: la Madonna però, che ſopra vi ſi vede è d'Andrea Verrocchio. Finalmente la ſettima Cappella ha una Ta- vola già cominciata dal Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui ſi rappreſenta l'entrata di Criſto in Geruſalemme. Nella Croce della Navata trovaſi la Cappella de' Barberini, dov'è ſepolto in eſſa Franceſco da Barberi- no, Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rappre- ſenta quando San Franceſco riceve le Sacre Stimate; paſſata queſta, viene la Cappella de' Caſtellani, ov'è un Sepolcro di parago- ne del Cavalier Vanni; la Volta è dello Star- nina, e la Tavola all'Altare rappreſentante la Naſcita di Gesù, è di Giuliano Bugiardi- ni. Poſcia in teſta alla Crociata vedeſi la Cappella de' Baroncelli, ove oltre le anti- che pitture delle pareti, vi ſi conſerva an- cora ſull'Altare la ſtimatiſſima Tavola di Giotto, ove ha dipinto l'Incoronazione di Maria Santiſſima, e vi ſi legge il ſuo nome, e l'anno in cui la dipinſe. Di quivi entran- do nella Sagreſtia piacerà il vedere negli armarj della medeſima 26. Storiette del det- to Giotto, belliſſime, e ben conſervate: la metà eſprimenti diverſi fatti della Vita di Criſto, e altrettanti della Vita di S. Fran- ceſco. La Tavola all'Altare con tutte le, Pitture nelle pareti è opera di Taddeo Gad- di. Eſcendo dalla Sagreſtia, e tornando in Chieſa, vi è da oſſervare la Cappella de' Calderini tutta incroſtata di marmi Carra- reſi, e ornata di belle Pitture; la prima del- le quali in cornu Evangelii rappreſentante S. Lorenzo, che diſtribuiſce le limoſine, è del Paſſignano. La Tavola dell'Altare, con l'altro laterale è di Matteo Roſſelli, e le Pitture a freſco di Gio. da S. Giovanni. Paſſate queſte cinque Cappelle, tre delle quali vedevanſi una volta dipinte da Giot- to, ſi giugne all'Altar maggiore,in cui di preſente conſervanſi le Sacre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordine de' Minori Conventuali, chiara per ſantità, e per miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240. e dietro al quale nella parete del Coro è di mano di Taddeo Gaddi dipinta l'iſtoria dell'Invenzione della S. Croce; e paſſate cinque altre Cappelle di minor pregio, ſi trova la nobiliſſima, e magnifica Cappella, o Tribuna de' Niccolini, d'ordine però di- verſo dall'altro, eretta col diſegno dell'Ar- chitetto Gio. Antonio Doſio. Quanto ſia bel- la, e di vaghezza ripiena, non ſi può ſpie- gare abbaſtanza. E` ella tutta incroſtata di marmi Carrareſi, bianchi, e miſti; ma di sì nobile e diligente lavoro, che non può l'uo- mo deſiderare di vantaggio. Di mano del Francavilla Scultor Fiammingo ſono le cin- que Statue di marmo, che una figura Aron, e l'altra Mosè, e la terza rappreſenta la Verginità, la quarta la Prudenza, e la quin- ta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte ſono di mano di Aleſſandro Allori, e le Pitture a freſco del Volterrano, con sì gran perfezio- ne condotte, che queſte ſole baſterebbero per eternargli la fama, non laſciando quella lodatiſſima Tavola di Giacomo Ligozzi Ve- roneſe, ove ha rappreſentato il martirio di S. Lorenzo. Dopo di avere oſſervato il ce- lebre Crocifiſſo di Donatello, che è nella Cappella in teſta alla Crociata, paſſeremo ove di mano del Cigoli è dipinto Criſto morto, opera ſtupendiſſima, e quindi ſegui- tando fino ad uſcir di Chieſa, per le altre ſette dell'iſteſs'ordine, e Architettura delle prime, trovaſi una Tavola di mano del Va- ſari, dov'è dipinto la Venuta dello Spirito Santo. Allato a queſto Altare, e dirimpetto al Sepolcro di Leonardo Aretino, è quello di Carlo Marzuppini Aretino, Poeta, e Segre- tario della Repubblica, ſtupendo lavoro di Deſiderio da Settignano, che quaſi ſupera- va di perfezione il ſuo Maeſtro Donatello, nella ſua verde età in cui fu tolto dal mon- do. Quindi paſſata la porta laterale, che reſta ſotto l'Organo, è una Cappella irre- golare detta della Concezione, dipinta da Giotto, d'Ius Patronato della Compagnia della Concezione eretta nel 1579. la qua- le mantiene di tutto queſta Cappella, che fu adornata, come ſi vede nel 1592. col diſe- gno di Filippo Baglioni Architetto, con ſpeſa di ſc. 613. Ne ſegue l'Aſcenſione di Gesù Criſto al Cielo, opera di Gio. Stradano. Dopo di queſta trovaſi il S. Tommaſo, che tocca la Piaga al riſorto Maeſtro, ed è ſtimatiſſi- mo lavoro del mentovato Vaſari. Degne di ſomma ſtima ſono le due Tavole ſeguenti, ambedue di Santi di Tito, ove nella prima ha rappreſentato noſtro Signore, che ſi pa- leſa a' due diſcepoli nella Cena d'Emaus, e nell'altra con ammirabile invenzione, e diſegno, ha eſpreſſa la di lui glorioſa Reſur- rezione. Finalmente l'ultima di queſta Na- vata è di Batiſta Naldini, ove ha effigiato con molta eſpreſſione Criſto, che vien dalla Croce condotto al Sepolcro. Quindi paſſata la prima porta vedeſi nella diſceſa al Limbo de' Santi Padri prodigioſamente eſpreſſa da Agnolo Bronzino, a quale altiſſima perfe- zione arrivaſſe con l'arte in un così ammi- rabile lavoro. Nè debbo tralaſciare una Pie- tà del medeſimo Bronzino nel terzo pilaſtro a mano manca, ſiccome alla colonna dirim- petto una Vergine di marmo in baſſorilievo del Roſſellino, e in ultimo i due Crocifiſſi ſopra due porte della interiore facciata, che uno è di Cimabue, e l'altro di Mar- gheritone Aretino. Rimpetto alla memoria del Senator Buonarroti ſi vede quella dell' Architetto Aleſſandro Galilei, che è opera di Girolamo Ticciati, e dipoi ſi trova il Sepolcro del famoſiſſimo Galileo, dove è ancora il celebre Mattematico Vincenzio Vi- viani, che ordinò queſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che fu dato eſecuzione l'anno 1737. a ſpeſe della Famiglia Nelli erede di quella del Viviani. Il diſegno è di Giulio Foggini; la quadratura di Anton Maria For- tini; il Buſto di Gio. Batiſta Foggini; l'Aſtro- nomia di Vincenzio Foggini ſuo figlio; e la Geometria di Girolamo Ticciati. Oltre a tante Pitture di ſingolare ſquiſitezza, e per- fezione, di già deſcritte, ſe ne trovano in queſta Chieſa, e nel Convento alcune di Ci- mabue, e di Giotto, le quali, quantunque ſiano dalle moderne pitture ſuperate in bel- lezza, non è però, che non meritino di eſ- ſer tenute in grande ſtima, per la venerazio- ne, che ſi dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtauratori della Pittura. E` ancora mara- viglioſo il Pergamo, tutto di marmo di Se- ravezza, e vagamente intagliato da Bene- detto da Maiano. Sono in eſſo cinque Sto- riette de' fatti più ſingolari di S. Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, ma così bene, e fe- licemente, che non hanno prezzo. Ne' va- ni, e che ſono in mezzo de' Beccatelli, ſi vedono cinque ſtatuette a ſedere di bellez- za ſtraordinaria, che rappreſentano la Fede, la Speranza, la Carità, la Fortezza, e la Giuſtizia. Più ammirabile però fu l'artifizio uſato nell'adattar queſto Pergamo ad una colonna, nella quale rimane incaſſato, eſ- ſendochè la medeſima colonna ſia nel mez- zo forata, e per una ſcala acconciavi den- tro vi ſi aſcenda. Alla grandezza della Chie- ſa corriſponde il Convento, di moltiſſime comode abitazioni ripieno, e continuamente abitato da più di ſeſſanta Religioſi, tra' qua- li in ogni tempo fiorirono Uomini ſegnala- ti, non ſolo in lettere, e in dignità più con- ſpicue, ma eziandio in ſantità di coſtumi. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimiterj è una quantità conſiderabile di Sepolture, e di memorie di Famiglie primarie, e d'inſigni Soggetti di Firenze, e d'altrove. E` fama, che Siſto V. Sommo Pontefice, nel tempo, che fu Religioſo, per molti anni quivi abi- taſſe, leggendo Filoſofia. Gode queſto Con- vento il Privilegio, che uno de' ſuoi Religio- ſi abbia il carico d'Inquiſitore, Dignità rag- guardevole, ſoſtenuta in Toſcana da' Minori Conventuali, e ſempre da ſoggetti di gran valore. La Libreria di antichiſſimi Manoſcrit- ti, che poſſedeva queſto Convento, è ſtata di quivi traſportata nell'Inſigne Libreria di S. Lorenzo. Il Noviziato fu fatto edificare con gran magnificenza a proprie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cappella fatta edificare dalla Famiglia de' Pazzi; mole di ſingolare Architettura, e ben degna di chi ne fece il diſegno, che fu il gran Brunelleſco. Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla

e di

Ver-

do

tro-

ſari,

va-

li

PIAZZA contigua, molto ampia, e regola- re, deſtinata principalmente al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fiorentina in tempo di Carnevale. Compariſcono ſu que- ſta piazza (quando accade, che queſto ſi fac- cia ſolennemente) cinquantaquattro Nobili Giovani riccamente veſtiti, e in due Squadre diviſi, l'una delle quali dal colore degli Abi- ti, e delle Inſegne ſi diſtingue dall'altra. Capi di queſte ſono due Alfieri, più degli al- tri nobilmente addobbati, e ſerviti da molti Paggi. Entrando in Campo, preceduti da trombe, e da tamburi, a coppia a coppia, e con belliſſima ordinanza, giran d'intorno il Teatro facendo moſtra di lor perſona; indi l'uno dall'altro diſpartendoſi, ſotto il pro- prio Padiglione ſi alloggiano. Intanto ſi dà il ſegno della Battaglia, e in un tempo medeſi- mo vedonſi dall'una, e dall'altra parte ſqua- dronati, a foggia di eſercito. Unite le Squa- dre, ſi getta in mezzo di pochi per parte di eſſi a ciò deſtinati il Pallone, ed in un ſubi- to a forza di calci, da cui prende il nome queſto Giuoco, cerca l'una di ſpingerlo verſo l'altra, e dall'altra vien riſoſpinto. Quei, che rimangon per retroguardia, ripigliando il Pallone, procurano con ogni sforzo di trar- lo fuor degli ſteccati, per la parte ad eſſi con- traria, e quando ciò rieſca loro di poſta, s'intende vinta la caccia. Ben è vero, che avviſtiſene gli avverſarj, corrono addoſſo all' inimico, e afferratolo per le braccia, impe- diſcono, che più oltre s'avanzi. Il ſimile fan- no quelli, che ſon rimaſti alla difeſa del po- ſto, i quali mentre non vengan ſorpreſi all' improvviſo, ribattono gagliardamente il Pal- lone, e riſoſpingono indietro chi tenta inol- trarſi da quella parte. Ora in queſta batta- glia, mirabil coſa è il vedere, come ciaſcu- no s'ingegni di ſuperare, e di abbattere il ſuo contrario, urtandolo per farlo cadere, lottando, e pugnando ſeco, e varj ſtratta- gemmi uſando per vincere. Ma più mirabile ſi è il vedere una ſquadra, che impadronita del campo nimico, e ſu' confini della vitto- ria, in un momento riſoſpinta fugga, e ſpeſſe volte rimanga ſuperata. In ſomma è Giuoco queſto, dove fa pompa da una parte la va- ghezza, e ricchezza di belle diviſe, colla ſplendidezza degli ornamenti, e dall'altra la robuſtezza, e agilità di chi opera. Onde non è maraviglia, ſe vi concorreva la mag- gior parte della Città, e moltiſſimi Foreſtie- ri da ogni parte, recando al pubblico alle- grezza, e diletto. Prima di uſcire da queſta Piazza ſi oſſervi la facciata della Caſa de' Cocchi, che i Padroni dicono aver coſtante tradizione, che ſia diſegno di Baccio d'Agno- lo. Ma ſingolarmente è ammirabile la fac- ciata della Caſa del fu Niccolò dell'Antella, Senatore, e Luogotenente pel Granduca nell' Accademia del Diſegno; a richieſta del qua- le nel 1619. fu dipinta, e perfezionata nel breviſſimo tempo di venti giorni, da i più valoroſi Artefici, che molti allora fiorivano nella Città. Queſti furono il Paſſignano, Giovanni da S. Giovanni, Matteo Roſſelli, Ottavio Vannini, Fabbrizio Boſchi, Nicco- demo Ferrucci, Filippo Tarchiani, e altri ſi- mili, fino al numero di 15. tutti Pittori ec- cellenti. Le antiche Pitture poi, che ſono nella facciata del Convento accanto alla Chieſa, ſono di Lorenzo di Bicci, grande i- mitatore della maniera di Giotto. Da queſta Piazza volgendo dietro la Chieſa trovaſi uni- ta alla medeſima la nobile Confraternita del Gesù, molto ſpazioſa, e vagamente dipinta d'Architettura, e figure dal celebre Loren- zo del Moro, e la Cupola, e i laterali da Vincenzio Meucci. Di qui ſeguitando il cammino ſi trova il Convento, e Chieſa di Religioſe Franceſcane di S. Eliſabetta di Ca- pitolo: quindi la nuova, e vaga abitazione, e giardino del Senator Rucellai; rimpetto alla qual ne ſegue l'eſemplariſſima Compagnia de' Neri, quali con gran carità s'impiegano a confortare, e ad accompagnare i Condan- nati alla morte. Lì appreſſo ſi trova la Chieſa della Compagnia di

G re,

s'in-

G 2 tra-

de'

S. GIUSEPPE, e Convento de' Religioſi di S. Franceſco di Paola, fatta col diſegno di Baccio d'Agnolo, e modernamente abbelli- ta al di fuori di facciata, e ornata di dentro colla Soffitta, e Tribuna, per mano di Sigiſ- mondo Betti, e di Pietro Anderlini. Vedeſi ad un Altare la Naſcita del Bambin Gesù, opera aſſai ſtimata di Santi di Tito. Vi è la Cappella di S. Franceſco tutta dipinta da Atanaſio Bimbacci. In alto alle pareti quat- tro quadri di Franceſco Bianchi, eſprimenti fatti miracoloſi del Santo. Allato a queſta Chieſa vi è il Convento delle nobili Reli- gioſe Franceſcane dette di

MONTICELLI. L'Altar maggiore è fatto col diſegno di Pier Franceſco Silvani, la Ta- vola del medeſimo è dipinta da Vincenzio Meucci, come pure la Soffitta, con l'or- nato di Architettura di Mr. Chamant Lorene- ſe, e da una banda la SS. Concezione, e dall'altra la Natività di Criſto, eſpreſſe am- bedue da Carlo Portelli da Loro, Pittore aſ- ſai valente. Alla parete poi vicino alla Por- ta vi è il Sepolcro, ornato di ricchi marmi, e Statue, di Guido Magalotti, oltre varie Inſcrizioni, e Sepolcri di perſone degne di memoria. Di quì proſeguendo la ſtrada, trovaſi il Convento, e la Chieſa delle

G 3 ſai

CAPPUCINE, il tutto fabbricato nel 1722. col diſegno di Gio. Filippo Ciocchi. In que- ſta devota, e vaga Chieſa, oltre l'Altar maggiore, ove ſta collocata l'Immagine in grande del SS. Crocifiſſo, vi ſono due Al- tari, che in uno vi è eſpreſſo la S. Famiglia, dipinta da Ottaviano Dandini, e nell'altro la SS. Concezione, S. Franceſco, e S. Chia- ra, da Agoſtino Veracini. Incontro a queſta Chieſa ve n'è un altra, anch'eſſa di Nobili Religioſe Franceſcane, detta di

MONTE DOMINI, nella quale ſerve il ve- dere la Tavola, che ſta collocata ad un Altare a mano manca, dov è eſpreſſa la Lapidazione di S. Stefano, per conſiderarſi dagl'intendenti per un vero eſemplare del- la Pittura in ogni prerogativa dell'arte, e dove il Cav. Lodovico Cigoli ſi è maggior- mente meritato il titolo del Coreggio dei Fiorentini. In faccia a queſta evvi una Ta- vola d'Aleſſandro Allori, rappreſentante Maria SS. Annunziata dall'Angelo. Alla fi- ne della Strada voltando a man deſtra ve- deſi in poca diſtanza il Convento delle Mo- nache Geſuate dette le

Ma-

POVERINE nella qual Chieſa non mancano da ammirarſi due pregiabiliſſime opere, una di Pittura all'Altar maggiore, che è di Pie- tro Perugino, quale vi ha rappreſentato il SS. Crocifiſſo con Maria SS. addolorata, e S. Gi- rolamo, e l'altra di Scultura eſprimente il S. Preſepio, nel qual belliſſimo lavoro An- drea della Robbia, al parere degli intenden- ti, ha ſuperato ſe ſteſſo. Di quì uſcendo, e voltato il primo canto, per una breve Stradella ſi entra in via delle Caſine, per la quale giunti in via Ghibellina, e voltan- do a mano ſiniſtra vedeſi quaſi in faccia il Monaſtero delle nobili Religioſe dell'Or- dine di S. Domenico detto le

MURATE, La loro Chieſa è ſenza facciata ed ha l'ingreſſo per due porte laterali. Al maggior Altare evvi una lodatiſſima Tavo- la di F. Filippo Lippi con il Miſtero dell' Annunziazione di Maria SS. La Soffitta, e le Storiette, che ſon in giro alla Chieſa, ſo- no di Simone Fervi, Della Tavola di S. Car- lo non è noto l'Autore; vien poi l'Altare del SS. Crocifiſſo, qual'è lavoro di Bac- cio da Monte Lupo, Vi è in queſto Con- vento un inſigne Teſoro di Sante Reliquie, ed ha avuto l'onore d'eſſervi ſtata educa- ta Caterina de Medici Regina di Francia. Paſſato il Convento vi è un piccolo Oratorio col pietrame della facciata d'Architettura di Michel'Agnolo Buonarroti. Tornando in dietro pochi paſſi incontro a queſto, vi è il Convento delle Nobili Religioſe di

G 4 del

SAN JACOPO Nella di cui Chieſa è in gran venerazione un Antichiſſimo e Miracoloſo Crocifiſſo; All'Altar Maggiore ſta collocata una bella Tavola di Ridolfo del Ghirlan- daio, che vi ha effigiato Maria SS. col S. Bambino, S. Iacopo, S. Franceſco, S. Lo- renzo, e S. Chiara. Ad un Altare a ſini- ſtra ha dipinto la Tavola il Naſini di Siena. Di qui uſciti e proſeguendo il Cammino, troveraſſi entrando alla ſeconda cantonata a mano ſiniſtra il Convento delle Religioſe di

S. FRANCESCO, la qual Chieſa fu edificata da fondamenti, e correlata di qualunqne Sa- cro Ornamento dalla Munificenza del Gran Principe Ferdinando ſul principio di queſto Secolo, unicamente per ricompenſa a quel- le Religioſe per aver prontamente ceduto al ſuo Real genio per la Pittura, una bel- liſſima Tavola di Andrea del Sarto, che eſ- ſe nell'antica loro Chieſuola poſſedeva- no; Che però il detto Quadro fin d'allo- ra vedeſi collocato nelle ſtanze del Pa- lazzo Reale, eſprimente Maria SS. col Santo Bambino ſopra una baſe, e da i la- ti S. Franceſco, e S. Giovanni Evangeliſta, opera in tutto ſtupenda, di cui gliene laſciò la bella Copia all'Altare a man deſtra fat- ta per mano di Franceſco Petrucci eccellen- te Copiſta. In faccia a queſta vi è la Ta- vola di S. Carlo, che la diede a fare al Celebre Sebaſtiano Ricci Veneziano, Il Sac- coni poi fece la S. Concezione per l'Al- tar Maggiore. Il vago diſegno di queſta Chieſa, tutta adorna di Stucchi meſſi a oro, è di Gio. Batiſta Foggini. Sortendo dalla medeſima, e ritornando a ſiniſtra, giun- ti al ſecondo canto vedremo il Convento delle Nobili Religioſe Benedettine di

al

S. VERDIANA, nella qual Chieſa all'Al- tare a mano deſtra vi è la Tavola di Nicco- demo Ferrucci, che vi ha dipinto S. Carlo a piè di un Crocifiſſo, che vi è di rilievo; in faccia a queſto vedeſi un Criſto Orante nell' Orto opera dell'iſteſſo Ferrucci. Al maggior Altare vi è di mano di Pietro Dandini Maria SS. in gloria, e ſotto S. Michel Arcange- lo, S. Gio. Batiſta, e cinque altri Santi, e ſotto il Coro delle Monache Tommaſo Re- di ha dipinti in cinque Lunette alcuni fatti principali di S. Verdiana. Eſciti di queſta Chieſa proſeguiremo direttamente il cam- mino fino al canto di via Pandolfini, e lì voltando a man ſiniſtra, ci troveremo alla Chieſa Parrocchiale di

SS.

SAN SIMONE, ſopra la Porta della quale ve- deſi una lunetta dov'è molto ben colorita la Vergine co' Santi Apoſtoli Simone e Giuda, opera di Niccodemo Ferrucci. La ſoffitta in- terna tutta d'Intaglio dorato fà vaga moſtra. Nella teſtata ſopra la Porta ſi vede un opera molto bella di Batiſta Naldini, ov'è dipinto la depoſizione di Criſto dalla Croce. Nella prima Cappella a man dritta è il martirio di S. Lorenzo, dipinto da Giovanbatiſta Vanni. Nella ſeconda vi è un Immagine intagliata in legno del SS.> Crocifiſſo. La terza ha una antica pittura rappreſentante la Vergine. Vi è poi nella quarta una belliſſima Tavola di Onorio Marinari, ove ha eſpreſſo S. Girola- mo meditante il finale Giudizio; non meno è da lodarſi quella di Giacomo Vignali, col- locata nel quinto Altare, ove effigiò San Bernardo, al quale Criſto ſtaccatoſi dalla Croce, e inchinato fa vedere una gran pia- ga nelle ſpalle. Le Statue di marmo laterali all'altar Maggiore ſono d'Orazio Mochi, e li due Apoſtoli ſopra l'arco di Niccode- mo Ferrucci. Tornando in verſo la Porta vi è di mano del medeſimo Vignali la Tavo- la di S. Franceſco rappreſentato in deliquio. Segue l'Altare di S. Carlo, e dopo queſto, quello della Concezione, la di cui Tavola è dell'iſteſſo Ferrucci, dipoi quello dell'Aſ- ſunta, dipinta dal Cavalier Curradi. In ul- timo è la Tavola di S. Niccolò, opera aſſai buona di Franceſco Montelatici, detto vol- garmente Cecco bravo. Preſſo a queſta Chie- ſa ſono le Prigioni delle Stinche, recinte da un altiſſima, e forte muraglia; nelle canto- nate della quale vi ſono due Tabernacoli di- pinti a freſco da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovanni uno de' quali è quaſi affatto perito per l'umidità della Mu- raglia; Ma l'altro, ove vedeſi noſtro Signo- re, che benedice le mani dei pii Limoſinie- ri, che ſoccorrono i Carcerati, tra quali è vivamente eſpreſſo ii ſuo proprio ritratto ri- guardante verſo la ſtrada, non ſolo è ben con- ſervato, ma fa ben conoſcere agl'intenden- ti il ſommo merito di tal Autore. Di qua per la via del Palagio trovaſi il

Cro-

PA-

PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua abi- tazione, che è l'antico del ſuo proprio ramo, poichè l'altro, di cui ſi farà menzione, lo ha ereditato dal Ramo finito in Roma ſul principio del corrente ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta del Palagio ſi trova l'

ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da Bernardino Ciurini molto pulitamente. Al- la fine di queſta ſtrada v'è il

PALAZZO del Poteſtà molto vaſto in cui ſono le pubbliche Carceri, e per la proſſima traverſa, che è di fianco al Palazzo del Sal- viati, trovaſi la Chieſa di

SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer- vare alcune Tavole di pregio, e ſpecialmen- te la Nunziata di mano dell'Empoli, quella dell'Altar maggiore di Gaetano Piattoli, in luogo di quella che vi fu una volta d' Andrea del Caſtagno, la quale è paſſata nel Refettorio de' Padri di Badia, ſiccome del medeſimo, quella di S. Luigi, e l'altra del Pontormo, dov'è dipinta la Vergine con Santa Barbera, e Sant'Antonio. E pro- ſeguendo lateralmente a queſta Chie- ſa, paſſata la Porta principale della Chieſa, e Monaſtero di Badia, vedeſi l'

Chie-

ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſogliono congregarſi i Buonomini. E celebre queſt' Oratorio, non ſolo per eſſere ſtato fondato al tempo di S. Antonino Arciveſcovo di Firen- ze a ſua perſuaſione, e conſiglio; ma ezian- dio per le opere inſigni di miſericordia, che di continuo vi ſi eſercitano. Ed in vero è prodigio mirabile della Provvidenza Divina, che queſta Caſa ſenza fondo, o ferma rendi- ta annuale; ma ſolamente provveduta di ele- moſine, e di laſciti pii, giornalmente ſoc- corra del neceſſario tante povere Famiglie onorate, Poco diſtante è il

COLLEGIO de' Padri delle Scuole Pie, de- ſtinato ad ammaeſtrare la gioventù nelle Let- tere, e nella Pietà; alla dicui Chieſa non mancano alcune Pitture degne di oſſerva- zione. E principiando dalla prima a mano de- ſtra dalla Santa Famiglia dipinta da Matteo Bonechi, ne ſegue la Cappella dedicata al Santo Fondatore, ove ſta collocata la bel- liſſima Tavola di Anton Franchi Luccheſe da cui fu effigiato il medeſimo S. davanti a Maria SS. e al Santo Bambino. All'antico Altar mag- giore, oltre la Miracoloſa Immagine di Ma- ria SS. Annonziata, che ſta coperta, vi era ſopra una Tavola con un Dio Padre, opera di Franceſco Mati; e ſotto la Menſa il Corpo di S. Clemente Martire. Ritornando in verſo la Porta, evvi la Cappella del Pa- ralitico davanti a Criſto dipintovi dal Cav. Curradi. Lo sfondo è di Lorenzo del Mo- ro, e di diverſi valenti Pittori ſono gli otto medaglioni eſprimenti fatti Miracoloſi del medeſimo Santo Fondatore Giuſeppe da Ca- laſanzio, e che ricorrono ſotto del Corni- cione in giro della Chieſa; in Sagreſtia vi è una Tavola di S. Rocco dell'Allori. Eſſendo ultimamente ſtata conceſſa a queſti Padri l' antica Chieſa Parrocchiale ora ſoppreſſa di S. Maria Alberighi, che reſtava appun- to dietro alla loro Chieſa l'hanno incor- porata tutta aſſieme, avendo aſſai amplia- to e abbellito la medeſima. Con la Caſa di queſto Collegio fa angolo il

ria

PALAZZO gia del Duca Salviati oggi del Cav. Ricciardi molto agiato, e comodo. Quindi prima d'avanzarſi per altra parte può vederſi in faccia a queſto Palazzo paſſato l'arco che attraverſa il vicolo, la Chieſa Par- rocchiale di

SAN-

SANTA MARGHERITA nella quale vedeſi a man deſtra al primo Altare il ritrovamento della Santa Croce opera di Niccodemo Fer- rucci. In faccia a queſta ha dipinto Coſimo Gamberucci una Tavola che ſerve di orna- mento a un antichiſſima Immagine di Santa Margherita ove ha eſpreſſe varie perſone in- ferme che ricorrono al di lei Patrocinio. All' Altar maggiore vi è di mano di Gio. Bati- ſta Marmi S. Margherita in gloria, e li due laterali ſono di Franceſco Conti. Al detto Al- tare ſtava anticamente una Tavola di Spi- nello Aretino che vedeſi collocata ſopra la Porta. Di quì ripigliando il viaggio per la ſtrada poſta in mezzo da queſte due Fabbri- che, detta Via dello ſtudio, trovaſi lo

STUDIO FIORENTINO ove di continovo leggono pubblicamente varj Profeſſori di di- verſe Scienze, come di Teologia, di Storia Sacra, e Profana, Giuriſprudenza, Matte- matica, Filoſofia, Umanità, Lingua Greca, Ebrea, e Toſcana. Quivi ancora hanno la lo- ro Reſidenza le celebri Accademie, Fioren- tina, della Cruſca, e degli Apatiſti. Di quì per corta ſtrada ſi giunge a

SANTA MARIA IN CAMPO, divotiſſima Chie- ſa ricca d'Indulgenze, Reſidenza del Veſco- vo di Fieſole, che abita nel Palazzo conti- guo; e quantunque ſia nel mezzo della Cit- tà è Dioceſi Fieſolana: vicino è il

ſa

PALAZZO del Senator Filippo, e Fratelli Guadagni, che ha nobile facciata fatta nel- lo ſcorſo ſecolo col diſegno del Silvani, con commodi, e vaſti appartamenti, accreſciuti di freſco con una nuova magnifica ſcala dal fu Senatore Filippo Guadagni, dopo è

L'OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſerva- no, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, molte Statue, e Baſſirilievi di gran pregio, ed un Archivio di grande importanza. Quivi con- tigua vedeſi l'

ABITAZIONE de' Naldini fabbricata in qne- ſti tempi; e dipoi l'

ABITAZIONE de' Gondi accreſciuta moder- namente. E ſeguitando per la piazza, vol- tando potra giungerſi alla

CHIESA Inſigne Collegiata, e Real Ba- ſilica DI SAN LORENZO, dove giunti alla Piazza oſſerveremo in faccia al Palazzo del Marcheſe della Stufa una baſe di marmo, nel cui baſſorilievo ſi rappreſenta, quando a Giovanni de' Medici valoroſiſſimo Capitano, e degno Padre del Granduca Coſimo Primo ſono condotti molti Prigioni con varie ſpo- glie. E` queſta opera del Cavalier Bandinel- li, di cui pur anco è la Statua, che ſulla Ba- ſe dovevaſi collocare, la quale in oggi non ancora finita, nel Salone del Palazzo Vec- chio conſervaſi. Ma venendo alla Chieſa, giudico a propoſito il dar breve notizia di ciò che avvenne nella ſua fondazione, eſſendo molto degno di ricordanza quanto di eſſa la- ſciarono ſcritto San Paolino, il Baronio, ed altri gravi Scrittori. Al tempo dell'Impera- tor Teodoſio, Giuliana Vedova Fiorentina, non meno illuſtre per lo ſplendore del ſan- gue, che per l'inſigne Religione, e Pietà, acceſa di devozione verſo il glorioſo Marti- re San Lorenzo, volle colle proprie ſoſtan- ze fabbricar queſto Tempio, e dedicarlo a queſto Santo. Terminata appena la Fabbri- ca, giunſe per buona ſorte a Firenze il gran- de Arciveſcovo di Milano Sant'Ambrogio, perlochè venne in penſiero a Giuliana di ri- correre al Santo Prelato, e inſtantemente pregarlo acciò voleſſe conſacrare la nuova Chieſa; e ciò ſec'ella ben toſto, e con tanto affetto, e con tali, e tante dimoſtrazioni del ſuo grande zelo, che il Santo Arciveſcovo, ammirando la di lei virtù, e grandemente commendandola, di buona voglia condeſceſe alle giuſte dimande della medeſima. Cele- broſſi pertanto la Funzione della Sagra l'an- no del Signore 392. o come altri vogliono 393. e fu con tal ſoddisfazione del Popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di tal fatto chiamoſſi queſta Chieſa Baſilica Ambroſiana. Quindi ebbe origine la ſingolar venerazione, che a queſto Tempio portarono gli antichi Veſcovi di Firenze, fra' quali San Zanobi più d'ogni altro ſi ſegnalò, eleggendo quivi la ſua ſepoltura, ove ſtette lungo tempo ripoſto prima, che alla Catte- drale foſſe trasferito il Corpo di lui. A sì fe- lici principj corriſpoſero con maggiore avan- zamenti i ſucceſſi di queſta Chieſa. Imper- ciocchè eſſendo eretta in Collegiata inſigne e di ampliſſimi privilegi, e ſingolari prero- gative arricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la Metropolitana, il primato. Sono in eſſa diciaſſette Canonici, e trentatre Cappellani, e grandiſſimo nume- ro di Cherici, che vi celebrano giornalmen- te i Divini Uſizj con non minor decoro di quello facciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a tutti queſti preſiede un Prelato, col ti- tolo di Priore, che per iſpecial Privilegio, in varie Feſte dell'Anno gode l'uſo de' Pon- tificali. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tempio, che di vero è grandiſſi- ma, per la mirabile Architettura di Filippo Brunelleſco, colla quale fu fabbricato, o piuttoſto vogliam dire rinnovato a ſpeſe del Magnifico, e Piiſſimo Coſimo de Medici Pa- dre della Patria (giacchè l'antico Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſolato dal fuoco) vedremo queſto Edifizio con un vago pavimento di marmo diviſo in tre Navate, e ſoſtenuto da groſſe Colonne di macigno, ſopra le quali poſano gli archi va- gamente intagliati, come altresì il cornicio- ne, e il fregio che per tutta la Chieſa ricor- rendo, vaga, e maeſtoſa la rendono. Ella è lunga braccia 144. Sopra la Porta del mezzo ſi vede l'Arme de Medici, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui parimente è il diſegno del Terrazzino, e Sacrario, dove ſi conſervano moltiſſime Reliquie inſigni in prezioſi Reliquiarj d'oro, d'argento, di cri- ſtallo, e di altre ricche materie, tempeſta- ti di gioie. Belliſſimi ancora ſono due Per- gami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnette di diverſi marmi, nel- le facce de' quali ſi vedono alcuni Baſſirilie- vi di bronzo, fatti da Donatello, con ſingola- re artifizio, e ſommamente lodati dagl'in- tendenti. Anco nelle Cappelle ſono di pre- gio alcune Tavole, tralle quali a mano de- ſtra la prima rappreſentante la Viſitazione di S. Eliſabetta, di mano di Agoſtino Veracini. La ſeconda lodatiſſima opera del Roſſo, nel- la quale ha eſpreſſo lo Spoſalizio di Maria Vergine. La terza che rappreſenta S. Loren- zo, è opera di Niccolò Lapi. Nella quarta vi è l'Aſſunzione di Maria di antico, ed inco- gnito autore. Nella quinta ſi vede dipinto da Ottaviano Dandini un Crocifiſſo, con San Franceſco, San Girolamo, e la Maddalena a piè della Croce. Nella ſeſta San Girola- mo nel Deſerto, opera del Cavalier Giuſep- pe Naſini. Terminata la navata, ſi offerva nella prima Cappella una Tavola rappreſen- tante un Preſepe, creduto di Coſimo Roſ- ſelli. La Cappella che rimane nella teſta- ta della Croce ha il Tabernacolo di mar- mo, ove conſervaſi il SS. Sacramento, Di- ſegno, e Scultura diligentiſſima di Deſide- rio da Settignano, con figure di baſſo, e alto rilievo, ſopra cui ſi vede un ammirabile Ge- sù Bambino di marmo bianco opera del me- deſimo. Queſto Tabernacolo è meſſo in mez- zo da bell'adornamento di colonne d'or- dine corintio con ſuo architrave, fregio, e fronteſpizio di marmi miſti, Più d'ogn'al- tra coſa però degna è di ſomma ammirazio- ne la Sagreſtia nuova, detta altrimenti la Cappella de' Principi, fatta col diſegno, e Architettura di Michelagnolo Buonarroti. Quivi l'arte ſendo giunta al colmo di ſua perfezione, chiaramente dimoſtra, quanto ſu- blime, e mirabile foſſe l'ingegno di queſto Divino Artefice, che ſe in ogni opera vin- ſe i Maeſtri più celebri, in queſta ſuperò ſe medeſimo, e di vero, chi può lodare ab- baſtanza l'eccellenza, la maeſtà, la grazia, e la vaghezza di queſta Fabbrica? Tentaro- do già molti eruditi Scrittori di deſcrivere diſtintamente le ſue bellezze, ma diedero a divedere, che nelle lodi di Michelagnolo, e di queſt'opera inſigne, era manchevole, ed inſufficiente fino l'iſteſſa eloquenza. Siaſi dunque contento il Foreſtiero, che trala- ſciando il diviſare de' ſuoi pregi, accenni ſolo, che il primo Sepolcro all'entrare è di Giuliano de' Medici Duca di Nemurs, e Fra- tello di Leone X., ſopra di cui v' è il Si- mulacro di mano del Buonarroti, e le due Statue appreſſo, che una il Giorno, l'altra la Notte figurano, e che nel ſecondo Sepol- cro fatto per Lorenzo de' Medici Duca d' Urbino, ſopra cui pure è il Simulacro della medeſima famoſa mano, e l'altre due Sta- tue rappreſentanti il Crepuſcolo, e l'Au- rora. Si vede ancora di mano di Michela- gnolo una Madonna col bambino in braccio. E perchè fuori delle ſette Statue di mano del Buonarroti, ſi vedono due Figure de' Santi Coſimo, e Damiano, ſappiaſi, che la prima è del Montorſoli, e la ſeconda di Raffaello da Montelupo, ambedue Scultori eccellen- ti. Di qui eſcendo, paſſata la prima Cappel- la, è ammirabile nella ſeconda la Tavola dell'adorazione de' Magi opera di Girolamo Macchietti, e proſeguendo oſſerveremo d' avanti al maggior Altare i tre Tondi con grata di Bronzo i quali uniti a Lapida di Porfido di Serpentino, e di altri Marmi con l'arme de' Medici ne' quattro lati, che for- mano il nobile Sepolcro a Coſimo Pater Pa- triae. Paſſate le due ſuſſeguenti Cappelle del- la Crociata s'entra nella vecchia Sagreſtia, fabbricata col diſegno pur di Filippo di Ser Brunelleſco, ſi oſſervano i quattro tondi ne' peducci della Volta di mano di Donatello, le due piccole porte, in alcune nicchie San Lo- renzo, Santo Stefano, San Coſimo, e San Damiano del medeſimo, e nel doſſale dell' Altare un Baſſorilievo in bronzo del Bru- nelleſco. Quindi ſi vede un belliſſimo Se- polcro di porfido, per Piero, e Giovanni fi- gli di Coſimo Padre della Patria, adornato ue' lati di fogliami di bronzo, fatti col di- ſegno d'Andrea Verrocchio. Corriſponde queſto in una Cappella dedicata alle glorie di Maria Vergine Santiſſima la di cui Imma- gine antica reſta coperta, e circondata da una Tavola dipinta da Franceſco Conti con i Santi Lorenzo, Zanobi, ed Ambrogio. Con- tigua a queſta vi è una Cappella con la Ta- vola rappreſentante la Nunziata di F. Filip- po Lippi, e di quì tornando verſo la Por- ta ammiraſi nella parete dipinto a freſco il martirio di S. Lorenzo con ſommo ſtudio eſe- guito da Agnolo Bronzino. Paſſata la Por- ta laterale trovaſi di mano dell'Empoli il martirio di S. Baſtiano, appreſſo a queſta ſi vede effigiato S. Antonio Abate. Ne ſegue altra Cappella con un Immagine di Criſto Crocifiſſo, dopo la quale trovaſi un'antichiſ- ſima Pittura rappreſentante S. Leonardo con altri Santi, dopo la quale trovaſi effigiato il martirio di S. Arcadio, e Compagni opera degna di ſomma ſtima di Gio. Antonio So- gliani, ammirabile è il gradino di queſt'Al- tare lavorato con indicibil diligenza da Fran- ceſco Bachiacca. E finalmente trovaſi la con- verſione di S. Matteo dipinta da Pietro Mar- cheſini. Nè laſceremo di dire, che la vaga ſoffitta, la ricca, e nobil Cupola dipinta da Vincenzio Meucci, il Campanile edificato da fondamenti, ed il riſtoramento della Chie- ſa ſotterranea, ſono opere fatte dalla pietà della Gran Principeſſa Anna Maria Luiſa de' Medici Elettrice Vedova Palatina del Re- no. Nell'uſcir della Porta, onde ſi và nella Canonica, ſi trova la Statua di Paolo Giovio Veſcovo di Nocera, e famoſo Scrittore d' Iſtorie, Scultura di Franceſco da San Gallo, indi ſalendo per una Scala, che guida al Chioſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tutto il Mondo tanto rinomata

Mar-

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LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, largo diciotto e due terzi, alto quattordici e mezzo, è così nobile e maeſtoſo, e di sì rara e per- fetta Architettura, che molti valent'uomi- ni, come il Brezelio, il Senator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giuſeppe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato, e pubblicato col- le ſtampe. Fu alzato col diſegno di Miche- lagnolo, ſervendo cio per un degniſſimo en- comio. Prima dunque di penetrare là den- tro, trovaſi un bel ricetto in forma qua- dra, nel quale è ſituate la Scala poſta ſu da Giorgio Vaſari e dal Tribolo per ben diciot- to volte, e non mai per un miſterioſo ſilen- zio di Michelagnolo potuta collocarſi nella ſua proporzionata ſituazione. Bella oltremo- do è la Porta, e belli ancora ſono gli orna- menti delle fineſtre, vaghiſſimo il cornicio- ne, l'architrave; ed il fregio, e tutto in- ſieme è con sì nobil ſimetrìa diviſato, che reſta l'occhio di chi lo mira dallo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del ma- teriale corriſponde il pregio, ed il valore de' Manoſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantaquattro per banda, in gran numero vi ſi conſervano; Oltre gli altri quattro nuovi ſcaffali poſti nel Corridore aggiunto da S. M. C. FRANCESCO I., ripie- ni pur di Manoſcritti. Sono queſti di lin- gue diverſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina, Cineſe, Arabica, Caldea, Siriaca, Toſcana, Schiavona, Provenzale, e Fran- ceſe antica, nè ſolo per la rarità, ma ezian- dio per l'ornamento di Pitture e Miniatu- re ſingolariſſimi. Da queſti, come da rari eſemplari, ſogliono i Letterati, e in ſpecie gli Oltramontani, diligentiſſimi oſſervatori, riſcontrare, o emendar quei difetti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle ſtampe, o che non furono da altri oſſervati, e pubblica- re intereſſanti anecdoti. Or queſti Libri, parte da Coſimo Padre della Patria, Loren- zo ſuo fratello, Piero ſuo figliuolo, e par- te da Lorenzo il Magnifico da varie parti, e con grandiſſime ſpeſe procurati, ſpecial- mente dalla Grecia, e dall'Aſia, furono poſcia ripoſti in queſto luogo da Clemente VII., che fondò la Libreria, nella quale, l'anno 1571. fu dal Granduca Coſimo I. or- dinato che ſi deſſe pubblico ingreſſo a co- mune benefizio de' Cittadini. In queſti ul- timi tempi è ſtata queſta Libreria accre- ſciuta di molti ottimi, e rariſſimi Mano- ſcritti, cioè dall'Imperator Franceſco I. di alcuni più rari della celebre Libreria Gad- diana, e di altri di quella del fù Canonico Biſcioni: Per ordine di S. A. R. noſtro Re- gnante Sovrano vi furono traſportati tutti i Codici manoſcritti che eſiſtevano nel Con- vento dei Padri di S. Croce, ed ultima- mente ci ha fatti unire tutti i Codici Orien- tali, che eſiſtevano nel ſuo Real Palazzo. Chi poi bramaſſe ſapere il numero, e la qualità de' Libri, potrà comodamente appa- gare il ſuo deſiderio, mediante gl'Indici ſtam- pati dal P. Montfaucon, e ciò che meglio poi dai Regj Bibliotecarj Anton Maria Biſcio- ni, e Dottor Gíulianelli è ſtato ſcritto, non tralaſciando il proſeguimento fatto dall Eru- ditiſſimo Sig. Canonico Angiolo Bandini lo- ro ſucceſſore, che ha lavorato, e tuttora ſta lavorando per dar compito un tal indi- ce. L'erudito viaggiatore informatoſi dal- la perizia del Bibliotecario Regio troverà ad ogni Pluteo qualche raro Manoſcritto. I più ſingolari per l'antichità ſono il Co- dice Siriaco al Plut. I. Quello del Vergilio alPlut. XXXIX. Al XLII. il Decamerone del Boccaccio. Quello dell'Oroſio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la va- ghezza dell'ornato il S. Ambrogio, il Li- rano, il Tolomeo, il Giulio Ceſare, la Vi- ra di Lorenzo de' Medici, Domizio Calde- rino, l'Argiropilo, e molti altri. Da que- ſto luogo ci porteremo a viſitare la

dra

non

ni,

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Coro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la Chie- ſa. Or queſta è la Cappella cotanto cele- bre, che ſenza ingrandimento iperbolico, vien riputata nel Mondo unica, e ſingola- re. E in vero, ſe in altri Edifizj s'ammi- ra la ſquiſitezza dell'arte, in altri la ric- chezza de' materiali, ed in alcuni qualche coſa di ſingolare, in queſta fola Cappella tutte unite concorrono le prerogative più nobili: magnificenza d'Architettura, pre- gio infinito de' materiali, bellezza incompa- rabile, e perfezione dell'arte in ſommo gra- do. Per darne adunque alcuna breve noti- zia, diremo, che la circonferenza di tutta queſta maeſtoſa Cappella è braccia centoqua- rantaquattro, l'altezza della Cupola braccia centoquattro, e il diametro quarantotto. L' incroſtatura è di diaſpri, agate, calcedonj, lapislazzuli, ed altre pietre prezioſe. Bel- liſſimi ſono i pilaſtri co' capitelli di bronzo dorati. Maeſtoſi ſono i Sepolcri di granito orientale, ſopra ciaſcuno de' quali poſa un guanciale di diaſpro tempeſtato di gioie, e ſopra quello una corona reale, ancor eſſa ricca di gemme. In alcune nicchie di pa- ragone ſon collocate altrettante Statue di bronzo dorate, maggiori del naturale, che rappreſentano i Sovrani Defunti. Di vaghiſ- ſime commeſſure vedonſi effigiate le Armi delle Città ſottopoſte al Dominio de' noſtri Reali Sovrani. In ſomma tali, e tanti ſono gli ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, che umano penſiero non è baſtevole a im- maginarſi una bellezza sì rara. Fu comin- ciata la Fabbrica l'anno 1604. al tempo di Ferdinando Primo; e per quanto da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavoraſſe, molto vi reſta ancora, per renderla in tutto compi- ta, e allora ſarà in eſſa collocato il pre- zioſo Ciborio, che ſi conſerva in Galleria, e del quale parleremo a ſuo luogo. Nel ſot- teraneo di queſta Cappella evvi un Croci- fiſſo di Marmo di Gio. Bologna. Appreſſo la Cappella è la

tutte

Mac-

CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una prodigioſa quantità di diſegni d'Architettu- ra di mano de' più eccellenti profeſſori d' Italia, ſiccome una raccolta di Manoſcrit- ti de' celebri Mattematici Galileo Galilei, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio Vivia- ni, trasferita inoggi nella Caſa detta dei Cartelloni, già abitazione del celebre Vin- cenzio Viviani ſopraddetto. Da queſto luo- go paſſeremo nella Via de' Ginori, dov'è il

PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripieno di nobili arredi, Pitture, ed altre rarità; e quello de' Giraldi, che ha una copioſa e ſcelta Libreria. Di qui ci porteremo nella Via di San Gallo, oſſervando in primo luogo

LA CHIESA DI S. BASILIO antico Mona- ſtero dei Monaci Baſiliani, oggi ufiziata dai Preti e rimodernata. Sono in queſta Chieſa oſſervabili a mano dritta un Crocifiſſo ſcol- pito in legno da Simone fratello di Dona- tello. Segue una Tavola rappreſentante S. Antonio, del Cav. Curradi, e la Tavola all'Altar maggiore, del Paſſignano ove ha dipinto il miracolo di S. Baſilio, che diſcio- glie il patto da un Giovane contratto col Demonio. La S. Caterina è opera del Vi- gnali, ed appreſſo evvi una Nunziata di- pinta dal Cavallini, eſcendo da queſta Chie- ſa trovaſi in poca diſtanza dal Canto alla Macine il Monaſtero e la Chieſa delle Re- ligioſe Franceſcane di

ſte-

S. ORSOLA, nella quale fu dipinta da Matteo Roſſelli all'Altar Maggiore la ta- vola della Concezione, e al deſtro Altare da Filippo Tarchiani il Batteſimo di Gesù Criſto e in faccia ad eſſo il Martirio di S. Orſola da Bartolommeo Silveſtrini. Lo sfondo nella ſoffitta è di Sebaſtiano Galeot- ti, e la lunetta ſulla maggior Cappella e del Caſcetti. Di qui ſeguitando la ſtrada in verſo la Fortezza da baſſo trovaſi la Chie- ſa e Convento delle Religioſe Carmelita- ne di

S. BAR-

S. BARNABA ſopra la porta di detta Chieſa evvi una Vergine col Santo Bam- bino di Luca della Robbia, qual Celebre Autore qui appreſſo teneva ſua abitazione. Entrando in queſta Chieſa vedeſi al mag- gior Altare ſotto vaga tribuna ornata di ſtuc- chi, una tavola di Mariotto Albertinelli, eſpreſſavi Maria Santiſſima col Bambino Gesù, S. Barnaba, e quattro altri Santi. Vi ſono nel Corpo della Chieſa due Altari per parte uniformi, al primo de' quali ſi vene- ra una prodigioſa Immagine del Crocifiſſo dipinta dal Beato Giovanni Angelico. Di qui tornando al Canto alla Macine. Poco diſtante trovaſi il

PALAZZO de' Marucelli di vaghiſſima archi- tettura di Gherardo Silvani ove ſono am- mirabili le due Arpie ſoſtenenti il Terraz- zino opera di Raffaello Curradi: Entro vi fon cinque gran Camere dipinte da Seba- ſtiano Ricci Pittor Veneziano e molti Qua- dri di celebri Profeſſori. Di faccia a que- ſto Palazzo vedeſi il

MONASTERO DI S. APPOLLONIA la qual Chieſa, e Porta della medeſima fu fatta col diſegno di Michelagnolo. Alle due Cappelle laterali la Tavola della SS. Trinità fu co- lorita da Pier Dandini, ed il Crocifiſſo di rilievo è di Raffaello da Montelupo; Nella Tribuna oſſervaſi la volta dipinta da Bernar- dino Poccetti ſotto della quale la Tavola è di Agoſtino Veracini. Non è da tralaſciarſi di oſſervare ſopra le grate del Coro delle Mo- nache la gran Tela eſprimente Criſto mi- niſtrato dagli Angeli nel deſerto opera di Matteo Roſſelli. E proſeguendo verſo la Porta ſi trova a mano deſtra lo

late-

SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detto la Congrega maggiore, nella cui Chieſa ſonovi tre Tavole a olio molto eccellenti di Gio. Balducci, come pur ſono del medeſimo tut- te le Pareti dipinte a freſco con non minor maeſtria: In queſto Spedale vi ſi ricevon ſo- lo l Pellegrini Eccleſiaſtici. Dirimpetto a queſto vi è un Monaſtero di Nobili Reli- gioſe di

S. CATERINA dell'Ordine di S. Domeni- co nella di cui Chieſa che ha l'ingreſſo ſulla Piazza di S. Marco, all'Altar Mag- giore vedeſi lo Spoſalizio di detta Santa, e a due laterali le Tavole ſon dipinte da Suor Plautilla Nelli valente pittrice e reli- gioſa di queſto Monaſtero, nel quale Ca- terina de' Medici Regina di Francia nella ſua fanciullezza vi fu tenuta in ſerbo. Se- guitando per via S. Gallo ſi trova la

gioſa

COMPAGNIA DI SAN MARCO detta il Me- lani quanto mai dir ſi poſſa, di vari orna- menti abbellita, avvegnachè moltiſſime ſia- no le Pitture, gl'intagli dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Due pic- cole Tavole agli Altari dell'atrio ſono di Pietro Dandini, di cui nell'ingreſſo vedonſi a freſco alcune lunette, e all'Altar Mag- giore fatto ultimamente di nobili marmi la preſentazione di Gesù Bambino al Tempio. Nella Sagreſtia vi ſon alcune ſtoriette del B. G. Angelico, e di Franceſco Poppi di- pinte a freſco ſotto il Coro laterali alla porta ſotto li due miracoli di S. Zanobi. Unito a queſto Oratorio è uno Spedale, fabbricato per ricevere i Pellegrini Oltra- montani, ſimile a quello di S. Tommaſo d' Aquino: ma di più comode abitazioni no- bilmente adagiato, ad un nobil refettorio con molte ſacre Immagini d'eccellenti Pit- tori moderni. Poco diſtante da queſto tro- vaſi la Chieſa delle nobili Religioſe di

I S. GIO-

S. GIOVANNINO de' Cavalieri di Malta aſ- ſai vaga, e ſpazioſa diviſa in tre navate. La prima Cappella, che Incontraſi a man dritta, ha una devota Immagine del Crocifiſſo trasla- tato dall'antica loro Chieſa, e Convento che avevano dalla Porta Romana. Nella ſeconda vi è eſpreſſa da Santi di Tito la Natività di S. Gio. Batiſta, la terza è de- dicate alla Preſentazione di Maria. Nella teſtata della Navata vedeſi la ſua incorona- zione, che è antica pittura dell'Orcagna. All'Altar Maggiore dipinſe Pietro Dandini la Decollazione di S. Gio. Batiſta con due ovati, che in uno S. Agoſtino, e nell'al- tro Santa Maria Maddalena de' Pazzi, di mano d'Aleſſandro Gherardini, di cui ſono ancora le pitture a freſco della tribuna, e della ſoffitta della Chieſa ornata da Rinal- do Botti. Ne ſeguita la Naſcita di Gesù Criſto del Ghirlandaio. Dopo ne viene una Nonziata della Scuola di Giotto. Vi è in fine la Cappella della Beata Ubaldeſca Re- ligoſa di queſt'Ordine Geroſolimitano. E da ſaperſi che in queſto eſemplariſſimo Mo- naſtero vi fu educata per più di ſei anni fino dalla ſua puerizia la Glorioſiſsima San- ta Maria Maddalena de' Pazzi noſtra Con- cittadina. Di qui eſcendo trovaſi lo

SPE-

SPEDALE DEGL'INCURABILI molto capa- ce, e adattato al biſogno, ed il

PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbricare col diſegno di Raffaello da Urbino, da Monſig. Giannozzo Pandolfini Veſcovo di Troia; Ne ſegue la Chieſa e Convento del- le Monache di S. Lucia dello ſtretto Ordi- ne di S. Domenico. Quindi la Chieſa e Con- vento. Di San Luca già ſoppreſſo, e in- corporato nello

SPEDALE DI BONIFAZIO, o Conſervato- rio de' Poveri queſtuanti, dove ſi raccetta- no in gran parte perſone dell'uno, e dell' altro ſeſſo, che per vivere neceſſitano dell' altrui ſoccorſo; il qual luogo è chiamato di Bonifazio, dal ſuo Fondatore Bonifazio Lupi nobiliſſimo Parmigiano, già Poteſtà di Firenze nel Secolo XIV. nella di cui Loggia ſopra una Porta, la lunetta rappreſentante S. Ca- terina, è di Nicodemo Ferrucci. La Ma- donna con alcuni Santi, è di Cennino Cen- nini diſcepolo di Taddeo Gaddi. La SS. Trinità, e la pittura allato alla Porta del- lo Spedale ſono di Agnolo Donnini. La re- ſtaurazione della Chieſa antica fu fatta col diſegno di Gio. Batiſta Pieratti. In eſſa la Madonna del Roſario, è di Niccodemo Fer- rucci, di faccia a queſta vi è il Martirio di S. Caterina di Fabrizio Boſchi. Il S. Mi- chele è di Mario Balaſſi. L'Annunziazione è opera di Niccolò Soggi Diſcepolo di Pie- tro Perugino. All'Altar maggiore ſi vede una Tavola di Matteo Roſſelli nella qualc ha effigiato S. Maria Maddalena dei Pazzi. Proſeguendo verſo la Porta trovaſi il Mo- naſtero di

I 2 Ma-

S. MINIATO detto del Ceppo anco eſſo incorporato allo Spedale nella cui Chieſa va- ghiſſima vedeſi al maggiore Altare l'Aſſun- zione di Maria opera di Pier Dandini. A man dritta vi è il Martirio di S. Miniato di Franceſco Bianchi. E ſotto il Coro delle Monache ha dipinto Bernardino Poccetti. E rivolgendo per via delle Ruote, dove può oſſervarſi ful Canto la piccola, ma va- ga facciata della Caſa, che per propria abitazione ſi fabbricò il celebre Pittore Santi di Tito; e full'altro canto di Via S. Za- noni un belliſſimo Tabernacolo di Domeni- co Puligo diſcepolo di Andrea del Sarto: vedremo in teſta di queſta ſtrada il

CONSERVATORIO de' Fanciulli Orfani, e Abbandonati, e ritornando per la Via S. Gallo trovaſi la Chieſa delle Religioſe di

Abban-

S. AGATA nella quale è ammirabile la bel- liſſima Tavola di Aleſſandro Allori eſpri- mente le Nozze di Cana Galilea come an- cora tutta la Tribuna di detto Altar mag- giore. I due laterali ſono di Gio. Bizzelli. La Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di Girolamo Macchietti, e le lunette intorno alla Chieſa eſprimenti il Martirio di S. Aga- ta ſono di Suor Ortenzia Fedeli. Poco di- ſtante trovaſi il Monaſtero e Chieſa delle Nobili Religioſe dette di

CHIARITO, dal B. Chiarito che ne fu il fondatore. Si venera in queſta Chieſa una miracoloſiſſima Immagine del Crocifiſſo la- ſciatovi nel 1399. dalla Compagnia de' Bian- chi, e ne' due Altari uno in faccia all'al- tro vl ſono due belle Tavole di Giovanni Stradano rappreſentante una S. Tommaſo Apo- poſtolo che riceve la Cintola da Maria Santiſſima, e l'altra l'orazione nell'Orto? Di qui paſſeremo alla

CHIESA DELLE NOBILI RELIGIOSE DI S. CLEMENTE ove Santi di Tito dipinſe la Ta- vola dell'Altar maggiore, quella del S. Agoſtino a mano dritta è di Iacopo da Pon- tormo. E di qui oſſervata l'antica Pittura di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio ſopra la Porta a S. Gallo, e ſeguitando il cam- mino per la ſtrada a mano ſiniſtra entro al- le mura ſi trova il

I 3 vola

CASTEL S. Gio. Batiſta volgarmente det- to la Fortezza da Baſſo; nella quale con- ſervaſi una belliſſima e copioſa armerìa, ol- tre alle coſe ſingolari che vi ſi ammirano, che da noi con gran ragione ſi tacciono, con far ſolo menzione della nuova fon- ditura di Cannoni e Campane che vi ſi eſercita, e che tanto facilita la manifattu- ra, e ne aſſicura. Di qui paſſeremo al

CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual- fonda, pieno di Statue antiche e moderne, e di pitture eccellenti, tra le quali nel- la Cappella è la Volta a freſco del Vol- terrano, con un Giardino molto vaſto, e delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di Papa Bonifazio VIII., che prima era alla fac- ciata del Duomo, eretta da' Fiorentini per la benevolenza che queſto Pontefice avea dimoſtrata alla loro Nazione. Eſcendo del Caſino del Marcheſe Riccardi e voltando in Via Nuova, ſi vede alla metà di eſſa un Tabernacolo con pittura di Giovanni da S. Giovanni: proſeguendo poi in faccia alla medeſima ſtrada ſi trova la Chieſa e Convento delle Monache di

Caſi-

S. GIULIANO; fuori di eſſa vedeſi un Ta- bernacolo la di cui pittura che ſta co- perta di vetro, è opera di Andrea del Caſtagno. In Chieſa poi entrando a man deſtra vedeſi l'Altare del Santiſſimo Croci- fiſſo opera aſſai ſtimabile di Mariotto Al- bertinelli, di cui è ancora la Tavola all' Altar maggiore. Il quadro poi dell'altro Altare a ſiniſtra rappreſentante la Naſcita del Santo Bambino è di Iacopo da Em- poli, e ſeguitando la ſtrada trovaſi la Chieſa di

S. ONOFRIO delle Religioſe Franceſcane dette di Fuligno, dove oltre una bella Tavola dell'Aſſunzione che ſi vede all'Altar mag- gior a man dritta quella di Iacopo Ligozzi rappreſentante l'Adorazione de' Magj vi è dirimpetto da ammirare il belliſſimo S. Franceſco in atto di ricevere le Stimate dipinto con la più viva eſpreſſione da Lo- dovico Cigoli, opera in vero ſtimatiſſima di sì eccellente artefice. La Volta è pit- tura del P. Galletti Teatino. Poco diſtante da queſta Chieſa andando verſo la Fortez- za ſi trova il Convento de' Canonici Re- glari di

I 4 dovi-

S. ANTONIO, e nella loro Chieſa al primo Altare a man dritta vi è la Ta- vola di S. Luigi Re di Francia opera di Livio Mehus. Il quadro di S. Antonio viene da Niccolò Mignard, e ritornando indie- tro per la medeſima ſtrada, ſi giugne alla Chieſa di

S. IACOPO in Campo Corbolini, Com- menda de' Cavalieri di Malta, ove ol- tre a vari Depoſiti di inſigni meliti in valore e pietà di detto ſacro ordine, ve- deſi in una Cappella la Tavola eſprimente la Decollazione di S. Gio. Batiſta, opera di Filippo Palladini, e ſopra la Porta principale un belliſſimo putto a freſco di Gio. Da S. Gio- vanni, che ſoſtiene l'arme della Famiglia dell'Antella. Di qui eſcendo, e voltando a man deſtra in Via dell'Amore, trovaſi la Chieſa delle

MONTALVE: la Nunziata che vi è all' Altar maggiore è dipinta da Alfonſo Boſchi, e i quadri de' due Altari a mezzo la Chie- ſa ſono del Prete Michele Lepri. Qui ap- preſſo oſſerveremo la Caſa fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi il gran- de Re di Francia da Vincenzio Viviani primo Mattematico del Granduca Coſimo III. ultimo Scolare del Galileo. Nella fac- ciata di queſta Caſa, eretta con diſegno del Senator Gio. Batiſta Nelli, alla qual Famiglia di preſente appartiene, con raro eſempio, ed in ſegno evidente d'Uomo grato al Maeſtro, ed a' generoſi Bene- fattori, vedremo ſopra la porta maggiore, eſpoſta al pubblico la viva Effigie di bron- zo in rilievo, gettata da Gio. Batiſta Fog- gini, di queſt'immortale Eroe Fiorentino, e dall'eſpreſſo ne' Cartelloni laterali, come da un Compendio di Vita, ci verrà indi- cato parte delle notizie de' di lui ammi- randi ritrovati. Soddisfattici d'aver quì veduto una memoria sì bella, entrando ſulla Piazza Vecchia di Santa Maria Novella oſ- ſerveremo a man deſtra il

Altar

PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fab- bricata una Galleria di antiche Statue, e dipinta vagamente da Vincenzio Meucci, ed è anche ricca di inſigni pitture de' più ec- cellenti maeſtri poſſeduta in oggi dalla Mar- cheſa Caſſandra Capponi ſuperſtite di tal Famiglia; e dipoi per corta ſtrada paſſere- mo al Giardino, e Palazzo de' Gaddi, ric- chiſſimo di Statue ſingolari, di pitture, e di medaglie; ed oſſervando il Palazzo det- to del Mandragone, ed in appreſſo quello de' Venturi, diſegno del Bontalenti ove è una ſala nobilmente dipinta da Bernardino Pocetti, giugneremo alla Chieſa di

ed

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Dome- nicani, una delle più belle non ſolo di Fi- renze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da Michelagnolo Bonarroti, che come è fama fra noi, ſolea chiamarla la Spoſa. Fu que- ſta fabbricata preſſo l'anno del Signore 1279. col diſegno di Fra Siſto, e Fra Riſtoro, Converſi di quell'ordine, e Fiorentini, in- tendentiſſimi d'Architettura, e perfeziona- ta circa l'anno 1350., governando il Con- vento Fra Iacopo Paſſavanti celebre ed elo- quente Scrittore. Promoſſe la gran Fabbri- ca di queſto Tempio il Beato Giovanni da Salerno diſcepolo di San Domenico, di cui è oſſervabile la bella Statua fatta da Gi- rolamo Ticciati, e collocata nel mezzo del maggior Chioſtro. Or queſto Tempio magnifico è diviſo in tre Navate, ſoſte- nute da pilaſtri, e colonne, ſulle quali poſano gli archi delle volte, così ben rilevate, che oltre la maeſtà, e vaghez- za, rendono molta luce alla Chieſa. Nel- le pareti delle Navate ſono le Cappel- le tutte di un ordine. In ciaſcuna di eſſe è una Tavola di Pitture eccellenti. Inco- minciando dalla porta del mezzo, la pri- ma a man deſtra, dove la Vergine Annun- ziata dall'Angiolo, è dipinta da Santi di Tito. Segue il Martirio di San Lorenzo mi- rabilmente effigiato da Girolamo Macchiet- ti: e dopo queſto, la Natività del Signore dipinta da Batiſta Naldini, di cui ſono l' altre due ſeguenti, cioè quella della Puri- ſicazione di Maria Vergine, e l'altra del- la Depoſizione di Croce di Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il Lazzaro riſuſci- tato, dopo della qual Cappella vedeſi il belliſſimo Sepolcro della B. Villana de' Bot- ti. ſcolpito di mano di Deſiderio da Setti- gnano. Del Ligozzi poi è la Tavola di San Raimondo, che riſuſcita da morte un fan- ciullo. Salita una ſcala in teſta alla Cro- ciata ſi ammira una ſtupenda Tavola rap- preſentante il Martirio di S. Caterina ope- ra di Giuliano Bugiardini. In queſta Cap- pella oſſervaſi un antichiſſima Immagine di Maria Vergine la prima opera di Cimabue data al pubblico ſtata gran tempo all'Al- tar maggiore di queſta Chieſa; nella quale cominciò il ravvivamento della Pittura. Ne ſegue proſſima a queſta la Cappella di S. Domenico ove la Tavola è di Iacopo Vi- gnali, lo sfondo è di Piero Dandini, come ancora una delle due Lunette; l'altra rap- preſentante la Pietà, è del Paſſignano, i due gran quadri laterali ſono del Bonechi. L'altra Cappella tutta dipinta a freſco è di Filippo Lippi; e la Madonna di marmo bianco poſta ſopra il Sepolcro di paragone dietro l'Altare, è opera di Benedetto da Maiano. Dietro all'altar maggiore belliſſi- me ſono le pitture del Coro fatte dal Gril- landaio. In ſette Storie da una parte ſi rap- preſenta la vita di Maria Vergine, ed in altre ſette dall'altra, quella di S. Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ritratte da quel Pittore molte perſone di quei tempi, così bene, ed al vivo, che la natura vien ſuperata dall'arte. Le pitture, tanto d'avan- ti, che di dietro di queſt'Altare ſono di mano del predetto Grillandaio. Nella pri- ma Cappella, proſeguendo il giro della Chieſa, ammiraſi il celebre Crocifiſſo di Filippo di Ser Brunelleſco. Nella ſeconda fatta con diſegno di Gio. Antonio Doſio tutta lavorata di ricchi marmi oſſervaſi la Tavola di Agnolo Bronzino, di cui pure è la Pittura della volta; i Baſſirilievi di mar- mo, che ſono nelle pareti ſopra i depoſiti ſono di Gio. dell'Opera. Saliti per una pic- cola ſcala alla terza Cappella, tutta dipin- ta a freſco da Andrea, e Bernardo Orca- gna fratelli, ſi vede ancora la Tavola del- l'Altare di mano del detto Andrea. Ed oſ- ſervando nella contigua Sagreſtia oltre i diverſi grazioſi ornamenti, le Pitture del Beato Gio Angelico e di altri buoni auto- ri moderni, rientreremo nella Navata dove al primo Altare trovaſi la Tavola di S. Gia- cinto lavorata da Aleſſandro Bronzino, al ſecondo vi è una S. Caterina di rilievo del- la quale non è noto l'Autore. Potranno quì oſſervarſi i due Tabernacoli poſti ai Pilaſtri fattì con diſegno di Pier Franceſeo Silva- ni, e le due Tavole una del Cigoli rappre- ſentante S. Pier Martire, e l'altra dell'Em- poli. Ne ſegue poi nell'ordine delle Cappel- le due Tavole del Vaſari, la prima rappre- ſentante Criſto riſorto, l'altra la Madon- na del Roſario, appreſſo a queſta la belliſ- ſima Tavola della Sammaritana opera d'Aleſ- ſandro Bronzino, ne vien poi il Sepolcro d'Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fie- ſole, ma la Madonna, e gli Angioli ſono di Maſo Boſcoli. In ultimo della Navata, alla Cappella de Ricci, la Tavola di S. Ca- terina della ſteſſa Famiglia è di mano di Gaetano Romanelli. E finalmente tralle due porte è effigiato S. Vincenzio Ferreri, dal Pittore Iacopo di Meglio. Uſcito di Chie- ſa il Foreſtiero e conſierando l'antichiſſima facciata fatta fabbricare da Orazio Rucel- lai; vedrà l'Armilla di Tolomeo per oſſer- var l'ingreſſo del Sole nel primo punto d' Ariete fattavi collocare dal Gran-Duca Co- ſimo I., dall'altra parte uno Gnomone per comodo degli Studenti d'Aſtronomia, ope- ra di F. Ignazio Danti dello ſteſſo ordine. Dalla Chieſa paſſeremo nel Convento, ada- giato di comode abitazioni, in cui ſon molte coſe degne d'eſſer vedute da ciaſche- dun Foreſtiero. Primieramente ſi trova un Chioſtro aſſai grande, le cui Pareti lungo la Chieſa furono dipinte a verde terra di ſacre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccelli, Pittore antico, e da altri alquanto a lui anteriori, tutto il rimanente del Chioſtro. E quivi ſitata la Cappella della Nazione Spagnola, già eretta dalla Famiglia Guida- lotti per Capitolo di quei Padri, con pit- ture nelle pareti, e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi, fatta reſtaurare, ed abbellire dal Padre Maeſtro Fra Salvadore d'Aſcanio Spagnolo, ſtato Mi- niſtro del Re Cattolico. La Tavola di San Iacopo Apoſtolo, Tutelare della Cappella, è di mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di marmo, collocato oggi ſull'Altare, è ope- ra del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chio- ſtro, che è lungo centodieci braccia, e lar- go novanta, lo vedremo diviſo in cinquan- ta lunette, lavorate da Maeſtri eccellenti, e ſpecialmente da Santi di Tito, dal Poc- cetti, dal Cigoli, dal Vaſari, da Batiſta Nal- dini, dal Balducci; e da varj altri celebri Profeſſori di quel tempo. Ivi ſono eſpreſſi i fatti più ſingolari di San Domenico, e di Sant'Antonino Arciveſcovo di Firenze, con alcuni Ritratti d'Uomini illuſtri per Santi- tà, che mentre viſſero, ſantificarono coll' eſempio loro queſto Convento, E` qui da oſſervarſi la gran Parete verſo Ponente, con le Armi in pietra della Chieſa Romana, e della Repubblica Fiorentina, per eſſer que- ſto uno de' Lati del grande Stanzone ſer- vito al General Concilio celebrato in Fi- renze con la preſenza di Eugenio IV.. e dell'Imperator Paleologo ec., nel quale ſe- guì l'unione della Chieſa Greca con la La- tina. Vicino al Chioſtro è ſituata la Spe- zieria, celebre in molti luoghi d'Italia, av- vegnachè in eſſa, al pari d'ogni gran Fon- derìa, ſi fabbrichino medicamenti chimici d' ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e odori di ſin- golar perfezione, come è ben noto a' Pro- feſſori di queſt'Arte. Salendo nel Dormen- torio nuovamente di pitture abbellito, col- la ſerie di tutt'i Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Religione, trovaſi la Cap- pella detta del Papa, dipinta da Iacopo da Pontormo, e nella quale celebrarono quat- tro Sommi Pontefici, cioè Martino V. Eu- genio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo a que- ſta è una copioſa Libreria, dipoi il Novi- ziato fatto fabbricare dal Padre Aleſſio Stroz- zi inſigne Benefattore di queſto Convento. Dal quale uſcendo s'entra in una gran Piaz- za con due Piramidi rette ſopra le loro Baſi da quattro groſſe Teſtuggini di bronzo In queſta Piazza diviſa da dette due Piramidi, ben diſtanti l'una dall'altra, e ridotta per il giorno avanti alla Feſta di S. Giovanni Protettor di Firenze, con ben ordinate pal- chi per l'immenſo popolo a foggia di un vaſtiſſimo Teatro, vi ſi corre in giro per ben tre volte il Palio dei Cocchi all'uſo degli antichi Romani. In teſta alla quale ſta collocato di contro alla Chieſa il palco nobilmente apparato per il Sovrano e Sua Real Famiglia con altro appreſſo per le ca- riche di Corte, Feſta per vrità nobiliſſima, iſtituita da Coſimo I. nel 1563.

del

ra

Chie-

ſima

Spa-

renze

vaſtiſ-

Accanto alla Porteria del Convento vi è la Compagnia detta della Scala, nella qua- le ſono varie buone pitture, nel di cui atrio ſingolarmente vi ſi ammira a mano deſtra la Tavola del Crocifiſſo, belliſſimo lavoro di Lorenzo Lippi; e a ſiniſtra quel- la di Orazio Fodani, rappreſentante il Gio- vane Tobbia quando guariſce dalla cecità il ſuo Genitore. Sulla detta Piazza in fac- cia alla Chieſa è ſituato lo Spedale di

SAN PAOLO de' Convaleſcenti così detto per la Carità che vi ſi eſercita di ricettare per tre paſti i poveri freſchi di male. Il diſegno della Loggia diceſi fatto dal Bru- nelleſco, i Tondi nei peducci, e la Lunet- ta ſopra la porta della Chieſa, ſon d'An- drea della Robbia Nipote di Luca. Il bu- ſto del Gran-Duca Ferdinando I. di mar- mo collocate nel mezzo, e di Gio. dell' Opera. Paſſato queſto Spedale trovaſi la Chieſa delle Religioſe dette le Stabilite, e voltando a man ſiniſtra ſi trova quella de' Padri Carmelitani Scalzi di

K Ope-

S. PAOLINO, d'antichiſſima, che ella era fu ridotta alla moderna; con architettura aſſai vaga nell'anno 1669. con diſegno del Balatri. Ella ha una ſola Navata, con tre Cappelle per banda sfondate, e due gran Cappelle in faccia l'una all'altra che fanno Crociata, e pongono in mezzo un ampia Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola. Sulla porta al di dentro ſtà appeſa una Ta- vola, ove è effigiata S. Tereſa di mano di Piero Dandini: nella prima Cappella a man dritta vi è S. Gio. Batiſta, copia da Raf- faello d'Urbino, nella ſeconda un antica Immagìne della Santiſſima Annunziata. Se- gue il magnifico Altare del Tranſito di S. Giuſeppe di Gio. Ferretti; dai lati, il Me- daglione, ove è lo Spoſalizio della Madon- na fu opera di Vincenzio Meucci, e l'al- tro ov'è il ripoſo della S. Famiglia che va in Egitto, fu lavorato da Ignazio Enrico Hugford. All'Altar maggiore evvi un bel Crocifiſſo di rilievo, e nella teſtate del Co- ro il rapimento di S. Paolo, opera del Ca- valier Curradi. Dai lati, la converſione, e decollazione del Santo è di F. Iacopo Carmelitano. Seguita la nobil Cappella di S. Tereſa il di cui quadro all'altare è del- lo ſteſſo Curradi, nei Medaglioni dai lati, il Marcheſini in uno effigiò la Santa, nell' altro il detto Ignazio Hugford eſpreſſe S. Giovanni della Croce. Alla proſſima Cap- pella di S. Giovacchino, la Tavola del det- to Santo è del medeſimo Marcheſini. È neil' ultima, è modernamente fatta da Tommaſo Gherardini l'Orazione nell'Orto. Di qui proſeguendo per la ſtrada di Palazzuolo trovaſi la

valier

CONGREGAZIONE di S. Franceſco della Dottrina Criſtiana detta de' Bacchettoni fon- data dal Venerabile Ipolito Galantini Fioren- tino con tanto ſpirituale vantaggio di queſta Città. Queſto magnifico Oratorio e degno di vederſi anco per l'eccellenti pitture che ne adornano quella vaſta ſoffitta, ove han gareggiato cinque illuſtri Pittori nei diverſi ſpartimenti, che la compongano. E primie- ramente G. da S. Giovanni Baldaſſar Vol- terraneo, Fabbrizio Boſchi Cecco Bravo; e Pietro Liberi da Padova, a cui toccò a far la Fama Volante, con l'arme Grandu- cale de' Medici, la cui generoſa Pietà nel- la creazione di queſto Santo Luogo ha da- to tutta la mano. Modernamente poi fu- rono ornate le pareti di queſta Chieſa con l'architettura di Rinaldo Botti. e le figu- re di Niccolò Manetti. L'atrio dalla mede- ſima fu fatto di pianta dalla Granducheſſa Maria Maddalena d'Auſtria, la di cui ar- me vedeſi nella ſoffitta di detto Atrio, le Tavole che vi ſono a due Altari furon di- pinte da Pietro Dandini. Nell'eſcire di queſta Chieſa, e prendendo la più vicina ſtradella che ſi preſenta, entreremo in Via della Scala, ove trovaſi il nobil Convento e Chieſa della Concezione detta del

K 2 cale

MONASTER NUOVO; nel quale fu incor- porato il celebre Salone del Concilio Fio- rentino. All'Altar maggiore la Tavola de' Magi è di Franceſco Conti, e la gran lu- netta che vi è ſopra e opera aſſai lode- vole d'Antonio Franchi. Aurelio Lomi all' Altare a man deſtra dipinſe la Pietà, e le figure che adornano a ſiniſtra il Tabernaco- lo della Madonna ſono del Paſſignano, Tro- vaſi poco diſtante il

PALAZZO, E GIARDINO del Marcheſe Ri- dolfi, nel quale ſuccederono per eredità i Canonici nobili Ferrareſi, de' quali, eſtin- ta la famiglia; ſono ſtati ſucceſſori, gli Stiozzi, che lo godono con il carico del Cognome; queſto è ripieno di belliſſimi Quadri, con un nobile, e vaſto Giardino, ov'è di Antonio Novelli una Statua Coloſ- ſale, oltre i vaſti. e comodi appartamen- ti. Da queſto ſeguitando per queſta ampliſ- ſima ſtrada troveremo a ſiniſtra il nobile Monaſtero di Religioſe Camaldolenſi det- ta di

dolfi,

S. MARTINO la di cui piccola, ma va- ghiſſima Chieſa ornata nobilmente di ſtuc- chi ha due Cappelle laterali che in una della Nunziata e l'altra del Batteſimo di S. Agoſtino le di cui Tavole ſon dipinte da Batiſta Gidoni, e quella dell'Altar mag- giore a opera del Ferretti con l'adorazio- ne de' Magj. Di quì proſeguendo il cam- mino ſi trova altro nobile Monaſtero e Chie- ſa di

S. IACOPO di Ripoli di Religioſe dell' Ordine di S. Domenico; ove ſulla porta della Chieſa vedeſi un bel lavoro di Luca della Robbia, e dentro parimente ven ha altri due ſopra le due laterali Cappelle, in cui ſtan collocate belliſſime Tavole di Do- menico del Ghirlandaio. Poco più oltre ſi giugne alle mura della Città, da dove con breve tratto ſi giugne alla Porta al Prato; e in quel luogo vaſtiſſimo fan vaga viſta, da una parte, tutte le Caſe d'un ordi- ne ſteſſo, e dall'altra il

K 3 al-

CASINO E PALAZZO de' Principi Corſini, nell'atrio del quale, che conduce ad uno ſpazioſo Giardino è ſtata poſta uua bella rac- colta di antiche inſcrizioni. Il detto Caſino è ſituato in mezzo a due Chieſe di Reli- gioſe, che la prima, venendo dalla porta, è Santa Maria, e l'altra, S. Anna. Nella prima è oſſervabile e degna di ſtima all' Altar maggiore la Tavola de' Magi, che è di Girolamo Macchietti; e oltre a quella vi è una Pietà di Santi di Tito; e il Bat- teſimo di S. Agoſtino belliſſimo lavoro del Cav. Curradi. Nella ſeconda aſſai abbelli- ta modernamente da che vi ſu introdotta la devozione di Maria Santiſſima del Buon Conſiglio, la di cui Immagine veneraſi al deſtro Altare. Vedeſi alla maggior Cappel- la una Tavola degna di ſtima di mano del Pontormo, la ſoffitta è dipinta da Vincen- zio Meucci, e l'architettura da Giuſeppe del Moro. Di quì entrando in Borgo Ogniſ- ſanti vedremo a ſiniſtra una piccola traver- ſa, che mette alla Chieſa Parrocchiale di S. Lucia; ove all'Altar maggiore è una Tavola del Ghirlandaio. Due altre a tem- pera del Puglieſchi, e una antica Santiſſi- ma Immagine della Nunziata in gran de- vozione. Di qui rimettendoſi in ſtrada pel detto Borgo, giugneremo alla Chieſa di

zio

OGNISSANTI, dove abitano in gran nu- mero Frati Minori dell'Oſſervanza di San Franceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di pietre ſorti, con buon diſegno intagliate, per opera del Nigetti Architetto. Il baſſo rilievo di terracotta, ſituato ſopra la por- ta di mezzo, è di Luca della Robbia, La prima Tavola, che ſi trova entrando pei la Porta principale è di Vincenzio Dandina Fiorentino, valente diſcepolo di Pietro da Cortona. Nella ſeguente, lungo la Navata vi e da Lodovico Butteri eſpreſſo con mol- to ſtudio e bellezza l'Aſcenſione di Criſto. Dopo a queſta vi è da Matteo Roſſelli effi- giata Santa Liſabetta Regina di Portogallo. Ne ſegue la Madonna col Bambin Gesù, e altri Santi di mano di Santi di Tito. Tra queſta, e la ſeguente Cappella, vi è dipinto a freſco da Sandro Botticelli S. Agoſtino. E` da ſaperſi, che queſta pittura, nel 1566. con l'altra di S. Girolamo che ſta dall'al- tra parte, furono ſegate dal muro del tra- mezzo, che vi era in queſta Chieſa all'u- ſo antico, e inſerite con gran diligenza nel- le pareti ove al preſente ſi vedono; ma l' altra di S. Girolamo è di Domenico del Ghirlandaio, degne ambedue di grande ſti- ma. Ne vien dopo, la Tavola di S. Fran- ceſco, che è di mano di Niccodemo Fer- rucci. Dipoi quella della SS. Concezione, lavoro di Vincenzio Dandini. Accanto a queſta il Pugliani eſpreſſe il Beato Salva- tore de Orta, che riſana infermi. Vol- tando verſo la crociata, il S. Diego è di Iacopo Ligozzi. All'altro Altare vi è S. Pietro d'Alcantara, e S. Tereſa di mano di Lazzaro Baldi, i quadri laterali, del Meucci, e la tribuna di Matteo Bonechi. In teſta alla Crociata, la Tavola di S. Ber- nardino e S. Giovanni da Capiſtrano è lo- devoliſſima opera di Vincenzio Dandini. I laterali credono d'Andrea del Caſtagno, la Tribuna con i due ovati, di Giovanni Ferretti, e l'architettura di Lorenzo del Moro. Nella prima Cappella che ſegue vi è la Tavola di S. Liſaberta dipinta da Giu- ſeppe Pinzani con la Cupolina di Ranieri del Pace, e dell'iſteſſo Pinzani è la S. Roſa, che ſi vede nella ſeguente; l'altre pitture furono eſeguite da Giovanni Cinqui. La Tavola poi che ſta appeſa ſopra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra, la Tavola di S. Paſquale, è dipinta da Pietro Dan- dini, e i laterali dal Ciceri. E` poi da am- mirarſi la maggior Cappella molto arric- chita di nobiliſſimi marmi, e la Cupola e i peducci del celebre pennello di Giovan- ni da S. Giovanni; a queſto Altare iſolato vedeſi un paliotto di pietre dure iſtoriato con alcuni fatti di S. Franceſco, ſopra di eſſo vi è eretto un Crocifiſſo di bronzo, opera di Bartolommeo Cennini diſcepolo del Tacca; gli Angeli di marmo ſopra le porte del Coro, ſono di Andrea Ferroni di Fieſole, i quattro Santi della Religione nelle Nicchie, ſono di Franceſco Gargiolli da Settignano. I due quadri laterali, che in uno S. Chiara, è opera di Coſimo Gam- berucci, e nell'altro S. Bonaventura, e di Fabbrizio Boſchi. La facciata del Coro di- pinta a freſco, è lavoro del Pinzani, che vi ha eſpreſſo Criſto che caccia i Profana- tori dal Tempio. Paſſata la Cappella mag- giore, trovaſi da Pier Dandini effigiato S. Giovanni da Capiſtrano, del quale ſon pure i due laterali. In faccia alla porta della Sagreſtia, è la Cappella di S. Margherita da Cortona, ov'è la detta Santa dipinta da Pietro Marcheſini. Ritornando nella Na- vata trovaſi la prima Tavola di S. Bernar- dino da Siena, opera di Fabbrizio Boſchi: nella ſeconda Cappella vi è un Crocifiſſo di legno, del quale non è noto l'artefice. La ſtatua, che ne ſuccede di S. Antonio da Padova, e di Baldaſſarre Fiammingo. Nella quarta Cappella è l'Affunta, di Tom- maſo da S. Friano. Segue il Martirio di S. Andrea opera degna di ſomma lode di ma- no di Matteo Roſſelli. La Tavola della Nunziata è lavoro di Bartolommeo Trabal- leſi. La ſoffitta è ſtata fatta ultimamente, il dì cui sfondo fu dipinto dal Sig. Giu- ſeppe Romai, e l'ornato d'Architettura del Sig. Giuſeppe Renucci. Conſervanſi an- cora in queſta Chieſa molte Reliquie, e fra queſte la Tonaca di San Franceſco, tenu- ta in ſomma venerazione. Dopo la Chieſa ne viene il Convento, in cui v'è un bel- liſſimo Chioſtro con tutte le lunette dipin- te a freſco, cinque delle quali ſono di Giovanni da San Giovanni; cioè quella ove San Franceſco mette in pace gli Are- tini, quella in cui riſuſcita una bambina caduta in una caldaia, quella in cui ſana una cieca, e l'altra ove predica ſopra un albero. Ne ſegue una di Giovanni Garzia ſuo ſcolare, e figliolo. Ma cominciando a ſiniſtra dalla porta del Convento per due intere navate ſono tutte diligentiſſimo ed am- mirabil lavoro di Iacopo Ligozzi della bel- lezza delle quali lunette per il colorito ſi- nitezza ed eſpreſſione, niuno può averne idea ſenza vederle, e fino all'angolo che mette alla Sagreſtia fanno di ſua mano fino al numero di 17 Nella Navata poi lungo la Chieſa ſon ſtate tutte eſeguite da Fab- brizio Boſchi anch'eſſo eccellente Pittore il di cui Nipote Franceſco ha con ſomma ec- cellenza effigiati ne' peducci delle Volte gli Uomini illuſtri dell'ordine Serafico. Vi fono in queſta contrada molte belle abita- aioni, e la

K 4 que-

è la

gio-

ove

CHIESA, E SPEDALE di San Giovanni di Dio, tenuto de quei Religioſi con ſingolar pulitezza; e Carità. In queſto ſtato vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore del nuovo Mondo. Seguitando la via del Corſo a giunge al

PA-

PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di Michelozzo. Dipoi ſi arriva al

PALAZZO, E LOGGIA de' Rucellai, fatti ambedue col diſegno di Leon Batiſta Al- berti. Ma uſcendo alquanto di ſtrada a man finiſtra ſi trova la Chieſa di

S. PANCRAZIO de' Monaci Valombroſani, nella quale entrando a man dritta ſi vede una magnifica Cappella della famiglia Ric- cardi fatta col diſegno del Broccetti, ov'è a divotiſſima Immagine di Maria Vergine Annunziata dipinta a freſco dal Pio Pitto- re Pietro Cavallini. Nella moderna reſtau- razione di queſta Chieſa la detta Cappella rimane nell'atrio, paſſato il quale, dopo la prima Cappella dov'è un devoto Croci- fiſſo, ſi trova la bella Tavola del Paſſignano rappreſentante S. Gio. Gualberto, che perdo- na all'inimico; ne ſegue la terza Cappella nella quale ſi vede lavorata da Benedetto Bu- glioni allievo del Verrocchio, una Pietà con S. Giovanni, e le Marie, e nelle pareti late- rali in due Nicchie S. Gio. Gualberto, e S. Verdiana, Saliti nella Crociata ſi vede dipin- to a freſco Geſù moſtrato al Popolo dipinto ultimamente da Giuliano Traballeſi. All'Al- tare in teſta della Crociata s'ammira la bel- liſſima Tavola di Santi di Tito rappreſentante S. Gio. Batiſta che predica alle Turbe. Paſſata l'altra Cappella dei Minerbetti trovaſi l'Al- tar maggiore poſto in iſola, dietro al quale è il Coro dei Religioſi. La Tribuna è dipinta da Sigiſmondo Betti. Paſſata la Cappella del Santiſſimo in teſta all'altra parte della Cro- ciata vi è una Tavola di Andrea del Minga rappreſentante Maria Vergine Aſſunta, con S. Girolamo, e S. Caterina Vergine, e Mar- tire. Nella parete laterale vi è dipint'a fre- ſco modernamente da Tommaſo Gherardini una Madonna a piè della Croce. Seguitan- do poi verſo la porta al primo Altare paſ- ſata la porta di fianco, trovaſi la Tavo- la di S. Sebaſtiano dipinta da Aleſſan- dro del Barbiere. Al ſecondo ſi vede di ma- no di Franceſco del Brina una Tavola dov' è dipinto S. Bernardo degli Uberti, S. Gio. Gualberto, ed altri Santi; al terzo altare è di mano di Santi Pacini S. Atto Veſcovo di Piſtoja, che riceve in abito Pontificale da due pellegrini la Reliquia di S. Iacopo Apo- ſtolo protettore di quella Città. Le ſtatue, che ſono lateralmente all'arco, ſono ſcolpite da Domenico Poggini, rientrando ora nell' atrio, ſi trova la Cappella Rucellai, nella quale ſi vede il S. Sepolcro fatto fare da Gio- vanni Rucellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti, eſattamente eſeguito, con le miſu- re preſe in Geruſalemme dal Sepolcro di No- ſtro Signore. Eravi in antico al maggior Al- tare una Gran Tavola di Taddeo Gaddi con molti ſpartimenti di Santi e ſtoriette diverſe quali diviſe in tanti quadretti ſtanno moder- namente diſtribuiti nell'appartamento del P. Abate di quel Monaſtero. Reſta ora da am- mirare per ultimo tra le due porte la belliſ- ſima Tavola di Michele di Ridolfo del Gril- landaio, ove con ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo i diecimila Martiri ai quali è dedi- cato queſto Altare. Da queſta Chieſa ritor- nando verſo il corſo incontraſi il

tare

quale

CANTO DE' TORNAQUINICI, dove è la bel- la Loggia di queſta Famiglia fatta col diſe- gno del Cigoli, oggi anneſſa al Palazzo dei Marcheſi Corſi dai quali fu reſtaurata, e qui- vi s'incontra il tanto lodato

PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricare da Filippo Strozzi, con ſomma magnificenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica fu dato da Benedetto da Majano, ſebbene poi proſegui- to dal Cronaca, il quale nella parte interio- re mutò ordine di Architettura, avvegnachè per di fuori Toſcano, con bozze di pietra for- te, di grandezza non ordinaria, per di dentro ſia Dorico, e Corintio, come ſi vede nel Cor- tile. Rimane queſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha nella ſommità un cornicione di raro artifizio. Le lumiere, o lanternoni di ferro poſti ſu' canti, furono lavorati dal Ca- parra, e da chiunque li vede ſon grandemente lodati. Dietro a queſto Palazzo, ſulla Piaz- za detta delle Cipolle, vi è l'antichiſſima Chie- ſa Parrocchiale di

re

S. MARIA UGHI, ſulla principal Porta del quale, Domenico del Ghirlandaio vi effigiò Maria SS. col Santo Bambino e due Ange- li, e a un Altare a mano deſtra il piiſſimo Pie- tro Cavallini Romano vi dipinſe ſul muro la SS. Nunziata. Poco diſtante da queſta Chieſa vi è la Prioria di

S. MINIATO FRA LE TORRI, anch'eſſa delle più antiche della Città: ſulla porta vedeſi una bella Vergine di Luca della Rob- bia, e accanto nella facciata vi fu dipinto da Antonio del Pollaiolo un S. Criſtofano a chiaro ſcuro di 10. braccia d'altezza, in oggi tutto trasfigurato dagl'Imbiancatori; ma nella ſua origine era un diſegno ſi per- fetto, e così bene inteſo nel ſuo penſare, che leggeſi eſſer ſtato ſin ricopiato dal gran Michelagnolo nella ſua gioventù. All'Al- tar Maggiore vi è S. Miniato, e compa- gni, opera aſſai ſtimata di Andrea del Ca- ſtagno. Intorno alla Chieſa ricorre un fregio con diverſe iſtorie a chiaro ſcuro del Marti- rio di detto Santo, di mano di Vincenzio Sgrilli. Di quì ritornando per la medeſima ſtrada, e andando per porta roſſa; vedremo ſulla Piazza di S. Trinita, una belliſſima.

fetto,

COLONNA di granito d'ordine Dorco, qui- vi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con avervi fatto collocare ſopra, una Statua di porfido rappreſentante la Giuſtizia, di mano di Ro- molo del Tadda di caſa Ferrucci in memoria (come ſi crede da molti) dell'avere il men- tovato Granduca ricevuta in queſto luogo la nuova della preſa di Siena. Diceſi, che foſ- ſe l'ultima Colonna levata dalle Terme An- toniane, e donata al Granduca Coſimo I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna appariſce di vaga viſta il

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col di- ſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del quale dall'iſteſſa parte ſi vede il gran PALAZZO degli Spini, poi diviſo in più ca- ſe, ed una parte abitato già da Bagnani, ed ora fino dal 1. di Gennaio 1770. con appro- vazione e protezione di S. A. R. vi fu trasfe- rita l'Accademia degl'Studii, e Arti Ca- vallereſche per la nobile gioventù, che ſtava collocata qui in faccia ſopra al Caſino de No- bili. Vedeſi incontro ad eſſo la Chieſa de' Monaci Vallombroſani, chiamata

PA-

SANTA TRINITA la facciata della quale fu fatta con diſegno di Bernardo Buontalenti nel 1593. Nel mezzo ſulla porta maggiore avvi un baſſo rilievo rappreſentante la San- tiſſima Trinità, ed allato alla porta laterale a mano manca S. Aleſſio in una nicchia, bel- liſſime opere di Giovanni Caccini. Entrando per la porta maggiore trovaſi a mano deſtra effigiato da Tommaſo da S. Friano S. Dioni- ſio Areopagita, che medita la Reſurrezione di Criſto. Nella prima Cappella della Nava- ta evvi un Crocifiſſo antico, creduto dei Bianchi. Nella ſeconda ſi vede effigiato S. Gio. Batiſta predicante alle turbe, opera di F. Franceſco Curradi. Nella terza è del Paſſignano il Criſto morto retto dall'Eter- no Padre, ed a baſſo ſon S. Luca, S, Gio. Batiſta, ed altri Santi. Nell'altre due ſeguenti Cappelle ſonovi due Tavole antiche di D. Lorenzo Monaco Camaldolenſe. Segue la Sagreſtia dentro alla quale oltre varj qua- dri antichi degni di molta ſtima, vi è all'Al- tare la Naſcita di Gesù Bambino, che è tra le più ſingolari opere di Domenico Ghirlandaio. Preſſo alla porta di eſſa ſta appeſa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella quale dipinſe una Pietà. Ne ſegue poi la famoſa Cappella dei Saſſetti tutta dipinta a freſco dal predetto Domenico Ghirlandajo; ove ſtava a queſt'Al- tare la predetta Tavola della Natività che è in Sagreſtia, e che ne moderni tempi fu ri- meſſa per collocarvi un tal quale gruppo di marmo di queſta Pietà di Vettorio Bar- bieri, per donativo del detto Autore fatta a quella Cappella; appreſſo è la Cappella di S. Gio. Gualberto alle pareti della quale ſono due Tavole, ove è in una S. Pietro Igneo che paſſa per il fuoco, opera di Taddeo Maz- za, nell'altra Domenico Peſtrini da Piſtoja co- lorì la moltiplicazione di Pane, e Vino fatta da S. Gio. Gualberto, la Concezione ſopra l'Altare è di Ignazio Hugford. Supplendo per Tavola un bel Tabernacolo in cui ſi con- ſerva una Maſcella del Santo. Contiguo a queſta Cappella è l'Altar maggiore ſopra del quale ſi venera l'Immagine del Crociſiſ- ſo, che s'inchinò a S. Gio. Gualberto, collo- cata maeſtoſamente col diſegno di Ferdinan- do Tacca, il Presbiterio fu diſegnato con ma- raviglioſo artifizio del Buontalenti. Paſſan- do all'altra parte trovaſi la Cappella degli Uſimbardi tutta ncroſtata di marmi carrareſi, e pregiatiſſime Pietre di diverſi colori, con due ſepolcri di diaſpro nero, ſopra dei quali ſon ritratti al naturale due Veſcovidi quella famiglia lavorati da Felice Palma. Nell'Al- tare in una Nicchia di Diaſpro nero vedeſi un Crocifiſſo di Bronzo del ſopraddetto Palma. Sono di grande ſtima le due Tavole nelle pa- reti, il S. Pietro Naufragante è eccellentiſ- ſimo lavoro di Criſtofano Allori; l'altra quan- do riceve le chiavi da Criſto, fu colorita da Iacopo d'Empoli. Le Lunette a freſco ſo- pra di effe ſono di Giovanni da S. Giovanni, e la Tribuna è di Fabbrizio Boſchi. Il Paliot- to, o d'avanti dell'Altrare ove è eſpreſſo in alto rilievo di bronzo il Martirio di S. Lo- renzo è opera di ſomma ſtima di Tiziano A- ſpetti Padovano. Al proſſimo Altare è una Pietà di Giuſeppe Perini, di cui lateralmente è il quadro di S. Geltrude; di faccia al quale è S. Ildefonſo, che riceve una Pianeta dalle mani di Maria Vergine, lavoro di Ignazio Hugford. Segue la Cappellina dipinta a fre- ſco da Bernardino Poccetti. Rientrando nel- la Navata la prima Tavola è del Perini, la ſeconda di Lorenzo Bicci. La terza è una copia di D. Aleſſandro Davanzati, da Paolo Veroneſe, ed in queſta Cappella è da no- tarſi il Sepolcro di Giuliano Davanzati. Nel- la quarta, da una banda il portar della Croce è del Vignali, dall'altra l'orazione all'orto è del Roſſelli. Alla ſeguente Cappella orna- ta di marmi e colonne è la Nunziata dell' Empoli, le due ſtatue ſono di Giovanni Cac- cini, la morte di S. Aleſſio è di Coſimo Gam- berucci, ed il Martirio di S. Lucia è di Pom- peo Caccini. La Cupola di Bernardino Poc- cetti. Fra le due Porte la Statua di S. Mad- dalena, fu principiata da Deſiderio da Setti- gnano, e terminata da Benedetto da Maiano. Di quì proſeguendo verſo il Fiume trovaſi a mano dritta il

L ſe-

ſo,

L 2 ſco

CASINO DEI NOBILI, ove ſotto gli auſpicj del già Auguſtiſſimo Noſtro Sovrano FRAN- CESCO I. Imperatore furono rinnovati, e ri- ſtabiliti i regolamenti di quell'inſtituto, e erette le Scuole, e ſcelti Maeſtri i più ac- creditati per inſtruire la Nobil Gloventù nelle arti Cavallereſche, ma ora, come po- co addietro dicemmo, fu queſta nobile Acca- demia translatata quì dicontro nel Palazzo Bagnani. Da queſta parte lung'Arno trovaſi il

de-

PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua viſta magnifico da qualunque faccia ſi oſſervi, d' Architettura Toſcana, fatto per la maggior parte con diſegno di Pier Franceſco Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di appartamenti dop- pi, ſcale, gallerie, ed altre comode abita- zioni; onde chi lo vede ha occaſione di am- mirare una delle maggiori Fabbriche, e più conſpicue di queſta Città. La Sala maggio- re è lunga braccia quaranta, e larga venti- cinque, ed è ornata di varj colonnati, di ſtatue antiche, e di buſti di marmo, di ma- no d'eccellenti Scultori. La ſoffitta è ope- ra degna di ſomma ſtima di Anton Dome- nico Gabbiani, e tutto il compoſto non può eſſere nè più vago, nè più magnifico. Con- duce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una Scala fatta con bel diſegno da Anton Ferri, perchè cominciando con due grandi branche, che ſi uniſcano in un bel ricetto, ov'è la Statua ſedente del Papa Cle- mente XII. Corſini, va a terminare in una, che è arricchita di nobile Architettura, di pietre e ſtatue belliſſime. Nel mentovato pia- no nobile vi ſono otto appartamenti liberi, compoſti di camere, anticamere, e retroca- mere, dipinte da più valenti Profeſſori, e ſingolarmeute dal medeſimo Gabbiani, e dal Gherardini, Dandini, e Puglieſchi. Sono an- cora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie, ga- binetti, ed altri ſervizj; e per comodità de' medeſimi, evvi una Cappella dipinta tutta dal Gherardini, colla Tavola dell'Altare, di mano di Carlo Maratta. Il piano terreno è altresì dipinto da' migliori Maeſtri d'Ar- chitettura. Oltre i prezioſi mobili, molti, ed ammirabili ſono i quadri antichi, e mo- derni de' più illuſtri maeſtri, che per orna- mento di queſta nobiliſſima abitazione ſi conſervano, tanto che non è poſſibile di lodarne uno ſenza far torto ad infiniti altri. Di quì tornando indietro, troveremo la

L 3 com-

CHIESA DEI SANTI APOSTOLI una delle più antiche di Firenze nella quale entran o ſi tro- va a mano deſtra nella prima Cappella una Tavola di mano del Gamberucci, rappreſen- tante S. Martino, che diſpenſa limoſine. Nella ſeconda il Cavalier Roncalli dalle Po- marance vi ha dipinto S. Pietro, che alla por- ta del Tempio riſana lo ſtorpiato. Alla terza vi è la celebre Tavola della Conce- zione, opera elegantiſſima, e degna di ſom- ma ſtima di Giorgio Vaſari. Nella ſeguente vi è un antico quadro rappreſentante la San- tiſſima Nunziata. Paſſata la quinta Cappella di S. Antonio Abate, trovaſi il depoſito di Oddo degli Altoviti, ammirabile per la fi- nezza de' fogliami, feſtoni, e rilievi in mar- mo, opera di Benedetto da Rovezzano, e quindi la Sagreſtia, e l'altare appreſſo ov'è una antichiſſima immagine di Maria, ne vie- ne la Cappella maggiore rinnovata col di- ſegno di Antonio Doſio. Li due buſti laterali in marmo, ſono di Giovanni Caccini. Segui- ta dopo queſta la Cappella degli Acciaioli do- ve ſono lavori aſſai belli di Luca della Rob- bia. Dopo a queſta, e un altro altare ap- preſſo, trovanſi cinque cappelle sfondate, e nella prima vi è dipìnto da Tommaſo da S. Friano la Natività di Criſto, nella ſeconda vi è di Stefano Marucelli S. Michel Arcan- gelo quando abbatte Lucifero. Ne ſuccede la Cappella della Centuria di S. Franceſco di Sales, ove ſi ammira il Santo Veſcovo da bel- liſſime figure d'Angeli innalzato alla Gloria, opera del celebre Anton Domenico Gabbia- ni. Appreſſo alla quale vedeſi di mano d' Andrea Boſcoli la Crocifiſſione di Criſto. Nell'ultima è un antica immagine di Maria; di Fra Filippo Lippi. E proſeguendo il cam- mino ſi vede il

ma

L 4 di

PALAZZO già della Famiglia Borgherini, ora dei Turco Roſſelli, che è diſegno di Bac- cio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cammi- no di pietra ſerena di gran mole, lavorato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Benedet- to da Rovezzano. Dipoi paſſato il Palazzo degli Acciaiuoli; ſi giunge alla

CHIESA DI S. STEFANO, che circa all'anno 1640. fu con grandiſſima ſpeſa reſtaurata dai Marcheſi Bartolommei, che ne godono il Pa- dronato. Vedonſi nella Facciata le veſtigie della prima opera a freſco di Giovanni da S. Giovanni. Entrati in Chieſa, a mano deſtra paſſato l'Altare di S. Andrea, trovaſi la Ta- vola con S. Bartolommeo, opera di Franceſco Bianchi. Ne ſegue l'Altare di S. Leonardo, e quindi la Cappella di S. Niccola, ove Mat- teo Roſſelli ha con maeſtria rappreſentato il detto Santo in Gloria. Niccolò Lapi dipinſe a freſco la Santiſſima Vergine, e S. Giovan- ni, che ſi vedono nel proſſimo Altare. Paſſa- ta poi la piccola Tavola di S. Franceſco, è nella facciata una ſtatua di legno colorito rappreſentante S. Tommaſo da Villanuova.

In

In una Nicchia del Coro vedeſi la Statua di S. Stefano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi. E' poi da notarſi all'Altare mag- giore il celebre Paliotto di Bronzo nel quale con moltiſſime, e ben diſpoſte Figure di alto, e baſſo rilievo, Ferdinando Tacca effigiò il Martirio di detto Santo; Dono fatto a que- ſta Chieſa di Girolamo Bartolommei. Paſſa- te poi le due Tavole del Batteſimo di Cri- ſto, e della Vergine Annunziata, ammirere- mo all'Altare della Madonna della Cintola la belliſſima opera di Santi di Tito ove effi- giò Maria Vergine, S. Agoſtino, ed altri di- verſi Santi di queſt'Ordine. Trovaſi nella ſuſ- ſeguente da Mauro Soderini eſpreſſo il Mira- colo di S. Zanobi: E paſſato l'Altare del San- tiſſimo vedeſi la caduta di S. Paolo di mano di Franceſco Moroſino, dopo di che la Tavo- la di S. Caterina, e di S. Giovanni da S. Fa- condo. Poco diſtante da queſto luogo oſſer- veremo la

FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtrati della Città, la quale ordinata dal Granduca Co- ſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari, Pit- tore, e Architetto Aretino, riuſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguardevole in ogni parte. L'Architettura di tutto queſt' Edifi- zio è d'ordine Dorico abbellito di cornici, e pietre, lavorate con pulitezza non ordi- naria. Nelle nicchie, che per di fuori ſi mi- rano, avea diviſato il Granduca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadini di queſta Patria; ma non potè adempire il bel diſegno prevenuto dalla morte. Sotto il Loggiato, che ſoſtenuto da colonne, e pila- ſtri, gira tutta la fabbrica vi è al primo in- greſſo un antichiſſima Chieſa intitolata S. Pie- tro Scheraggio, nella quale la Tavola della Preſentazione di Criſto è di mano del Pop- pi, quella della Vergine col Santo Bambino, è di Toto del Nunziata, e un altra è di D. Lorenzo. Vi ſono in ſeguito ſotto queſta no- biliſſima Loggia le reſidenze di vari Magiſtra- ti, uniti in queſto luogo per comodo univer- ſale, e di quivi ancora con nobile ſcala fat- ta modernamente ſi ſale alla pubblica

e pie-

LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a be- nefizio pubblico dal celebratiſſimo Antonio Magliabechi, aumentata dal Cav. Ant. Fran- ceſco Marmi; Dipoi dall'Auguſtiſſimo Impe- ratore Franceſco I. accreſciuta colle Libre- rie Gaddi, e Biſcioni, ed ultimamente dal Regnante Noſtro Real Sovrano vi è ſtata fatta unire la Libreria Mediceo-Lotarin- gica del ſuo Palazzo, con farvi accreſcere ſtanze per collocarvii Manoſcritti, e Libri del Secolo XV., talmentechè ora è divenu- ta la più copioſa di Libri d'ogni ſorta che ſia nella Città, ed una delle più celebri dell' Italia, e che molto merita di eſſer veduta, ed oſſervata.

ſtanze

Per altra ſcala ſotto la loggia lunga ſi ſale al primo appartamento ſopra il Log- giato, che ſerve per lo più per Officine, e Botteghe di quelli artefici, che giornalmen- te lavorano per l'uſo della Galleria, e Guar- daroba di S. A. R., e ſpezialmente fanno ec- cellenti quadri, e altri lavori in pietre dure condotti all'ultima perfezione. Sono i la- voranti di numero ſeſſanta in circa, e ven- gon diretti dal Sig. Coſimo Siries, Figlio del già Luigi inſigne Orafo, e intagliatore in pietre dure. Il ſecondo appartamento, che fu aggiunto qualche tempo dopo, col diſe- gno di Bernardo Buontalenti, ſerve per la celebre Real

GALLERIA, la quale è diviſa in due corri- dori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra di lo- ro ſi comunicano, mediante un altro corri- dore in faccia alla fabbrica lungo 70. paſſi, Si veggono i Fineſtroni tutti di criſtalli, ſe- parati l'un dall'altro da varie colonne, e pi- laſtri. La ſtoia di queſti tre corridori è divi- ſa in tanti ſpazj quanti ſono i ſineſtrati, e det- ti ſpazj ſono dipinti a freſco da diverſi Pitto- ri. Nel corridore deſtro, facendoci dalla Fac- ciata, ſono dipinte grotteſche di varie inven- zioni, e nel ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rappreſentano le Scienze, e l'Arti più nobi- li, intorno alle quali ſono i Ritratti d'uomi- ni illuſtri di queſta Città, che in ſommo gra- do le profeſſarono, quivi ſi vedono i Filo- ſofi, e Mattematici più rinomati, i Poeti, e gli Oratori più celebri, i Legiſti, e i Medici più ſingolari: gli Scrittori di varia erudizio- ne: gli Uomini più accreditati nella pruden- za, e nel governo: quei, che ſi ſegnalarono nell'armi, negli onori, e nelle dignità più coſpicue, i Santi, i Beati, i Fondatori di Reli- gioni: e cosi ſeguitando in ogni genere, potrà appagarſi la curioſità. Inoltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun corridore ſi vedono moltiſſimi quadri, in cui ſono i Ritratti d'uomini in ar- mi, o in lettere ſingolari, e ſpecialmente de' Principi della Real Caſa de' Medici. Appog- giati alle pareti poſano nel piano ſopra baſi, moltiſſimi buſti di marmo, con teſte antiche tramezzate da Statue intere, con belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio; e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è molto conſide- rabile la ſerie degli Imperadori Romani, co- minciando da Giulio Ceſare ſino a Pupieno compreſo M. Agrippa, l'Antinoo, e l'Al- bino; tralle Statue è degna d'oſſervazione, e di ſtima quella del Bacco di Michelagno- lo, che non ha da invidiare all'antiche. Mol- te ancora ſono le Teſte delle Donne Auguſte, non meno ſtimabili di quelle de' Ceſari; ed inoltre le Teſte di Cicerone, di Seneca, e quella d'Aleſſandro Magno ſcolpite con ſin- golar maeſtria. Sono ancora degne di parti- calore attenzione due Statue di bronzo an- tichiſſime, e d'eccellente manifattura, del- le quali una, che rappreſenta un Idolo, è di maniera Greca, e l'altra, che figura un Dit- tatore, o altro perſonaggio in atto di parla- re al Popolo, dimoſtra a' caratteri etruſchi, che nel lembo della veſte ſi ſcorgono, eſſe- re ſtata fatta dagli antichi Etruſchi. Oſſer- vate queſte coſe, che ſono eſpoſte alla vi- ſta d'ognuno, paſſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'ingreſſo ſenza ſpecial commiſ- ſione di chi vi ſoprintende, ed in una di eſſe, che a riguardo della ſituazione, ſuol eſſere la prima, troveremo gran numero di piccoli quadri di varj eccellenti Pittori, Ido- letti, e Lucerne di bronzo antiche, e diverſe bizzarrie prodotte dalla natura; alcuni lavo- ri di pietre dure, e prezioſe; una colonna d' alabaſtro orientale, alta quattro braccia, tutta d'un pezzo, e maeſtrevolmente lavo- rata, è queſta la maggiore delle molte, che ſi vedono in varj luoghi d'Italia, e nel- la medeſima Galleria; e finalmente un Can- delabro, o come da noi ſi chiama, una Lumiera d'Ambra, in cui ſono diſpoſte va- rie piccole figurette, e ritratti d'Am- bra bianca. Da queſta paſſeremo alla ſtan- za, che ſeguitando l'ordine preſo, di- remo ſeconda, ove ammireremo infini- ti quadri de' più famoſi Maeſtri nell'ar- te. Ve ne ſono tra queſti in gran numero di Pittori Fiamminghi, fatti con ſomma di- ligenza, propria di tutti gli Artefici di que- ſta Nazione; vi ſono ancora dei lavori di pietre dure; un Gabinetto ed una Tavola di ſomma perfezione. Nella terza ſi trovano di- verſi ſtrumenti mattematici, lavorati eccel- lentemente, e due Globi l'uno celeſte, e l'altro terreſtre di ſmiſurata grandezza. Ev- vi ancora un pezzo di calamita orientale di tal forza, che oltre al tenere attaccate a ſe una dopo l'altra più chiavi, ſoſtiene 40. lib- bre di ferro. E' parimente degno di mara- viglia uno ſpecchio uſtorio della maggior grandezza, che ſinora ſi ſia veduta in altro ſimile ſtrumento. Nella quarta ſi vedono molti quadri non inferiori di pregio, e di bellezza a quelli, veduti ſinora, ed in gran parte della Scuola Fiorentina; ſiccome al- cuni vaſi d'avorio lavorati al tornio, picco- lo ſaggio di centinaia di pezzi che ne poſ- ſeggono queſti Reali Principi. Vi ſono an- cora alcuni Stipi, o Scrigni prezioſi per la materia, ma più ammirabili per lo lavoro, in uno di queſti ſi oſſerva la Vita di Noſtro Signore effigiata in piccole figure dipinte ſo- pra pietre prezioſe; ciò che rende maggio- re ammirazione è il veder dentro al mede- ſimo una macchina mobile di più facce, in una delle quali, è un lavoro di pietre com- meſſe; nella ſeconda la Depoſizione dalla Croce lavorata in baſſorilievo di cera, trat- to dal modello del Buonarroti; nella terza il Cenacolo mirabilmente eſpreſſo in figurine piccole d'ambra; nella quarta la Crocifiſ- ſione parimente ſcolpita in ambra; nella ſom- mità di queſto Stipo, è un Organo, e un Orivolo, che maggiormente lo rendono ma- raviglioſo. Vorrebbe adeſſo l'ordine, e la ſi- tuazione delle ſtanze, che ſi parlaſſe della Tribuna; ma ſoſpendendo per qualche po- co di favellarne, ſi paſſi ad un'altra ſtan- za, che diremo la quinta. In queſta vedre- mo una grandiſſima quantità di finiſſimi va- ſi di Porcellana, di Babbagauro, terra Egi- zia molto rara, e due grandiſſime Urne di Bucchero del Cile, tutte terre, che molto ſi ſtimano in queſti paeſi. Nella ſeſta s'am- mirano, oltre a 200. Ritratti di Pittori ec- cellenti, compreſi i principali Maeſtri, che ſiano ſtati al Mondo in queſti tre ultimi Se- coli, procurati da varie parti d'Europa, con ſpeſa veramente incredibile, e diligenza non ordinaria, tutti di propria mano di quegli ſteſſi Maeſtri, di cui rappreſentano al vivo il ſembiante, coſa in vero rariſſima, e ſin- golare, la Statua del Cardinale Leopoldo de' Medici in marmo, fatta da Gio. Batiſta Fog- gini, quivi collocata, per aver egli procu- rata così bella, e numeroſa raccolta di Qua- dri; e lo sfondo dipinto da Pier Dandini. Nel- la ſettima ſtanza, vi ſono dieci Scrigni di Gra- natiglia, ove ſi conſervano Cammei, e Me- daglie antiche, e moderne, ed alle pareti di- verſi Quadri di eccellenti Pittori, la mag- gior parte di conſiderabile grandezza, col- la volta dipinta da Giovanni Ferretti. Quì però non finiſcono le maraviglie, anzi paſ- ſando nella ottava ſtanza che volgarmente chiamaſi la Tribuna, maggiormente s'accre- ſcono, avvengachè ſi trovino compendiati in- eſſa i maggiori pregj della natura, e dell'arte, i prodigj della Pittura, della Scultura, e tutto ciò, che di bello, di ricco, e di prezioſo può trovarſi nel Mondo. Vedremo quì ſei Sta- tue di marmo, le più perfette, e le più bel- le, di quante mai ſi ſiano vedute ne' noſtri tempi, come ne fanno fede l'infinite copie di eſſe, che ſi vedono ſparſe nel Mondo, ſer- vendo a' Profeſſori, quantunque di primo no- me, di perfetto modello, ed eſemplare alle loro opere inſigni. Più dell'altre però ſi tie- ne in pregio la belliſſima Statua di Venere detta volgarmente la Venere de' Medici, che ne' paſſati ſecoli fu ſenza dubbio la maravi- glia di Roma, ed ora ſi può dire uno de' pro- digj di queſta Città: che ſe della Venere di Praſitele, celebre Scultore, ſi legge, che da varie parti del Mondo concorrevano genti al- la Città di Gnido, per ammirare quella bel- lezza, che in piccol Tempio collocata, recava agli ſpettatori venerazione, e di- letto; anco della noſtra Venere, in un luo- go più ſplendido, e più magnifico ſituata, ſi può dir giuſtamente, eſſer quaſi innumera- bili le perſone, che da ogni parte concorro- no ad ammirare i ſuoi pregj; mentre, qual è quel Foreſtiero, che della ſua bellezza in- formato non procuri con ogni ſtudio di ve- derla, e vedendola non rimanga da mara- viglia ſorpreſo? Dopo aver contemplata que- ſta famoſa Statua, e con eſſa due altre Ve- neri, anch'eſſe belliſſime, e inoltre il grup- po de' Lottatori, l'Arrotino, ed il Fauno, ci porteremo ad oſſervare una Tavola di pie- tre, e gioie commeſſe, di così bello, e co- si ricco lavoro, che l'occhio umano non sà diſtinguere, ſe l'eccellenza, e perfezione dell'opera vinca il valor delle gemme, e delle pietre prezioſe, che nobilmente l'ador- nano, o dal valore di eſſe ſia vinta l'eccel- lenza, e perfezione dell'opera; Parimente di gioje, e pietre dure è compoſto un Ga- binetto, o Studiolo; queſte ſon lavorate di rilievo, moſtrando la lor grandezza, ed eccel- lenza; E`ſoftenuto il Gabinetto da quattor- dici colonne di lapislazzulo, con baſi, e ca- pitelli d'oro maſſiccio, intarſiato di perle, e turchine. Tra una colonna, e l'altra vi ſono baſſirilievi pur d'oro, e nella parte ſu- periore belliſſime laſtre de' più perfetti dia- ſpri, ornati intorno di topazzi, ſmeraldi, ba- laſci, acque di mare, zaffiri, criſoliti, che a ſomiglianza di chiodi, moſtrano di tener lo Studiolo unito, ma nella parte più eccelſa, e più nobile di eſſo ſiede, qual Regina di tutte l'altre gioie, una perla di ſmiſurata grandezza. Tutto queſto però non ſa il mag- gior pregio dello ſcrigno, conſervandoſi nel- le parti interiori di eſſo, quaſi tremila fra Cammei, ed intagli, la maggior parte anti- chi, ed in pietre prezioſe, tutti legati in oro; Queſti, come coſa tanto rara, ed altrettan- to ſottopoſta a perderſi, non ſi fanno vedere ſenza ſpecial permiſſione di S. A. R. All'in- torno poi di queſta famoſiſſima Tribuna ri- corre un piccolo palchetto, ſopra di cui po- ſano figurette di marmo di bronzo, e di por- fido, tutte antiche, e della più eccellente maeſtria; e molti buſti, e teſte di criſtallo di rocca, di calcidonio, e d'agata, prezioſe per la materia, e per lo lavoro; ma ſopra tutte è mirabile una ſcolpita in turchina del- la vecchia rocca, rappreſentante l'effigie di Tiberio Imperadore. Ammirato, che avre- mo tuttociò, che è ſtato da noi in abboz- zo deſcritto, proſeguiremo a contemplare at- tentamente i quadri, che alle pareti ſi ve- dono appeſi. Sono queſti de' più famoſi Mae- ſtri nell'arte: Raffaello, Tiziano, Andrea del Sarto, e Paolo Veroneſe ve n'anno il maggior numero; ve ne ſono belliſſimi pezzi di Michelagnolo, de' Caracci, del Vandick, del Rubens, del famoſo Olbino di Baſilea, del Tintoretto, e tre pezzi del Gherardoun Olandeſe; che per la loro bellezza han- no meritato di ſtare a fronte coll'opere de' più rinomati Maeſtri. In alcuni Armadj ſe- greti ſi conſervano molti vaſi di criſtallo di rocca terſiſſimi, e di notabil grandezza; Ur- ne di lapislazzuli, ed altri gran pezzi di aga- te, e diaſpri tutti maeſtrevolmente lavorati, e adornati d'oro e di gioie. Nella nona, ed ultima ſtanza, chiamata l'Armerìa ſegreta, conſervanſi belliſſime armature d'acciaio, e varj ſtrumenti militari di ſingolare artifizio. Vi è ancora una ſtanza ſeparata dall'altre, dove ſi vede il gran Ciborio, che deve ſer- vire per la Cappella di San Lorenzo quando ſarà terminata. Egli è tutto di pietre, e gioie commeſſe, delle più rare, e prezioſe, che ſi poſſano in un tal lavoro conſiderare. Singo- lare è la maeſtrìa, colla quale fu condotta queſt'opera a quella maraviglioſa bellezza. Di ſimil lavoro è la parte anteriore dell'Al- tare, o vogliam dire il Paliotto, che quivi pur ſi conſerva. Queſte per ora ſono le no- ve ſtanze di queſta celebre Gallerìa, in al- tre poi ſono diſpoſti i bronzi, conſiſtenti in Statue, e Teſte in gran numero d'Idoletti, e di varj ſtrumenti uſati ne' Sacriſizj de' Gen- tili, ed in altri frammenti dell'antichità eru- dita, raccolti da varie parti del Mondo con grandiſſima ſpeſa, e diligenza non ordinaria; e circa 130. gran Volumi dove ſono diſpoſti innumerabili diſegni, e moltiſſimi penſieri, e capricci, de' più rari Artefici, il tutto rac- colto per opera del Cardinal Leopoldo. E quì non ſarà diſcaro il ſapere, che pro- moſſaſi l'Opera del Muſeo Fiorentino, che contiene inciſe in rame, Statue, Meda- glie, Cammei, e Gemme le più ſingolari, di queſta R. Gallerìa intagliate, deſcritte dal già eruditiſſimo Dottore Antonio France- ſco Gori, e continovata, per quello riguarda le notizie de Profeſſori contenuti nella ſtanza de' Pittori dipinti di lor propria mano, dal fu Franceſco Moiicke, eſſendo la maggior parte inciſi dal noſtro celebre Carlo Gregori. Preſſo alla Gallerìa ſi può oſſervare un

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CORRIDORE coperto, fatto fabbricare dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari. Queſto Corridore che comincia dal Palazzo Reale, e conduce fino alla Gal- leria, ed al Palazzo Vecchio è lungo ſeicen- to paſſi. Di quì dando un' occhiata al

PALAZZO iſolato per la Ruota Fiorentina, ed altri Giudici delle cauſe civili, che ha per tutti appartamento ſeparato con gran comodo della Giudicatura, e proſeguendo il cammino verſo la PIAZZA DEL GRANDU- CA, oſſerveremo in primo luogo il

M 3 il

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſe- gno d'Arnolfo, quel famoſo Architetto di varie fabbriche di queſta noſtra Città, e ſpecialmente della Chieſa del Duomo. E dando un occhiata alla magnificenza di queſta Fabbrica, alla belliſſima Torre, o Campani- le alto braccia cento cinquanta, ſoſtenuto da quattro colonne groſſiſſime, le quali tan- to più rendono mirabile, e prodigioſo que- ſto Edifizio; ammireremo nell'ingreſſo, o ringhiera del Palazzo a man deſtra la Sta- ruta giganteſca di marmo, opera del Bandi- nelli, che rappreſenta quando Ercole ab- batte Cacco; Ma ſe bella, e di non poca ſtima è la Statua dell'Ercole, belliſſima, e di maggior perfezione è quella di Davidde ſcolpita dal Buonarroti, la quale benchè ſia fatta negli anni ſuoi giovenili, è dagl' intendenti per opera ſingolare celebrata. Due Figure, o Termini di marmo parimen- te ſi vedono, uno di mano del Bandinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo ſcolare, fat- ti con grandiſſima diligenza. Entrando nel Cortile, vedeſi in mezzo una Fontana di Porfido, ſopra la quale ſcherza un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di mano d'Andrea Ver- rocchio. Era queſto Cortile anticamente ſoſtenuto da Colonne di mattone, ma eſ- ſendo quaſi del tutto guaſte, coll'acuto ingegno di Michelozzo Michelozzi furono ſoſtituite quelle di pietra forte che lo ſo- ſtengono dì preſente, lavorate con belle grotteſche, ſenza danno veruno della fab- brica. Tra le coſe degne di lode vi è una Statua di Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inferiore a quella del Bandinello ſuo Mae- ſtro. Salendo al primo appartamento, tro- vaſi un magnifico Salone di ſtraordinaria grandezza, lungo braccia xc., e largo brac- cia trentaſette, la ſoffitta del quale, come altresì le pareti, ſono dipinte da Giorgio Vaſari con ſingolar maeſtrìa. In XXXIX. qua- dri della Soffitta, con belliſſimi intaglii, e ornamenti dorati, ſi rappreſentano l'azio- ni, e fatti più ſegnalati della noſtra Città, e della Real Caſa de' Medici, madre fecon- diſſima d'uomini illuſtri, e di celebratiſſimi Eroi. Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia fieriſſima di Marciano, l'aſſedio di Piſa, ed altre memorabili impreſe. Anco negli an- goli del predetto Salone, ſi vedono quat- tro grandiſſimi quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Ligozzi, e gli altri due del Cigoli, e del Paſſignano in uno di quei del Ligozzi, ſi rappreſenta quando San Pio V. incorona Coſimo I. creandolo Granduca di Toſcana, e ornan- dolo di Corona e Manto Reale; E nell' altro ſono figurati quei dodici Fiorenti- ni, che da varj Potentati del Mondo, in un medeſimo tempo furono mandati Am- baſciadori a Bonifazio VIII. Sommo Ponte- fice, de' quali cantò il Verino:

ſcol-

M 4 tro

Romanæ merito Antiſtes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidißet Romæ, Regum mandata ferentes, Terrarum ſemen, tum quinta elementa vo- cavit.

In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo ancor giovanetto di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo eleſſero inchina- to per loro Principe, e Sovrano: e final- mente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolenne funzione celebrata in Firenze, quan- do il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Religione di Santo Stefano Papa, e Marti- re, della quale fu il primo Fondatore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle Sta- tue, che vagamente adornano la gran Sala? Sono in faccia di eſſa tre grandi Statue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Giovanni de' Medici Padre di Coſimo a man deſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſiccome da' lati ſi vede la Statua di Clemente VII. e dicontro quella del Granduca Coſimo I., tutte di mano del Cavalier Bandinelli. Bel- liſſima ancora, anzi ſopra tutte ammirabile è la Statua della Vittoria, che ha ſotto di ſe un prigione, di mano del Buonarroti, il quale deſtinata l'avea per lo Sepolcro di Papa Giulio II. ma non avendola affatto terminata, laſciolla in Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le forze d'Ercole, cioè quando ſoffoga Anteo, quando uccide il Centauro, quando getta Diomede a' Ca- valli che lo divorino, quando porta il Por- co vivo in ſpalla, quando aiuta ad Atlan- te reggere il Cielo, e quando vince la Re- gina delle Amazzoni: Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Borghi- ni, ſi veggono belliſſime, e fiere attitudi- ni, e grandiſſima diligenza nell'arte; e tra queſte Statue fu collocato circa l'anno 1720. il gruppo di Adamo ed Eva, col Serpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo, co- me addietro ſi diſſe, dal Coro della Me- tropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſ- ſando del medeſimo appartamento, vedre- mo molte belle pitture a freſco del mento- vato Vaſari, col diſegno del quale fu que- ſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma ſalendo agli appartamenti di ſopra, nella Sala chiamata dell'Orivolo, troveremo una Figura di marmo, che rappreſenta un Da- vidde di mano di Donatello, ed un'altra di San Gio- Batiſta ſopra la porta dell' Udienza, di mano di Benedetto da Maia- no, amendue grandemente lodate da Pro- feſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ric- chiſſima

Gran

que-

GUARDAROBA di S. A. R. piena di coſe prezioſe, di vaſi d'oro, e d'argento, e di ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi, nella deſcrizione de' quali un intero volume ri- chiederebbeſi per deſcrivere l'innumerabili coſe, che vi ſi trovano. Diremo ſolo, co- me di coſa rara, trovarſi in queſto luogo le famoſe Pandette di Giuſtiniano, chiama- te in oggi le Pandette Fiorentine, e ſtima- te più d'un teſoro da chi riguarda la ra- rità, ed eccellenza d'un manoſcritto sì celebre; ſiccome l'originale della Concor- dia della Chieſa Latina colla Greca ſegui- ta in Firenze nel Concilio Ecumenico l' Anno 1439. ſottoſcritta dal Pontefice Eu- genio IV. e dall'Imperatore Giovanni Pa- leologo, e da tanti illuſtri, e dotti Prela- ti. Nella Sala dell'Udienza vecchia, ve- dremo dipinte a freſco belliſſime Storie di mano di Franceſco Salviati, che rappreſen- tano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cam- millo, valoroſo Campione, che in tante glorioſe impreſe a favor della Patria ſi ſe- gnalò. E di poi oſſerveremo la Capella tut- ta dipinta dal Grillandaio, e nella quale conſervanſi molte Reliquie inſigni. Vedute queſte, ed altre coſe nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno nella medeſima Piazza, per oſſervare in eſſa la bella

te

LOGGIA veramente grandioſa, ſotto la qua- le riceve ogn'anno gl'Omaggi S. A. R. per la Feſta di S. Giovanni, fabbricata col diſegno d'Andrea Orcagna, Pittore, Scultore, e Ar- chitetto Fiorentino nell'età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi di queſta Loggia ſi vedono tre belle Statue, ciaſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per mano di Donatello, rappreſenta Giu- ditta, appiè della quale giace Oloferne im- merſo nel ſonno, ſopra cui queſta Amaz- zone divina ſi vede vibrare il colpo, per recidere il capo all'inimico. Nella ſecon- da da Statua, ancor eſſa ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la teſta di Meduſa reciſa dal Buſto, tutta grondante di ſangue, e ſenza ſpirito, gia- cente appiè dell'ucciſore. E' commendata queſta figura in ogni ſua parte, e ben di- moſtra il valore di Benvenuto, il quale, così felicemente conduſſe l'opera, che non un bronzo inſenſibile, ma una figura viva, ed animata raſſembra. Degno ancora di molta lode ſi è il Baſſorilievo pure di bron- zo, che ſerve di ornamento alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda, e Perſeo, con altre figure, che tutta l'Iſtoria compitamen- te dimoſtrano. Nella terza, che è più d' ogni altra ſtimabile, e di maggior perfezio- ne, s'ammira un gruppo di tre figure di marmo, mirabilmente ſcolpite da Giovanni Bologna, denotante il Ratto d'una Sabi- na. Nel vecchio caduto a terra per l'im- peto del ſuo nemico, vien figurato il Pa- dre della fanciulla, in atto d'impedire la fuga al rapitore. Nel giovane di corpo ro- buſto, ſi rappreſenta un Soldato Romano, che in occaſione de' giuochi pubblici nella nuova Città di Roma celebrati, rapiſce al Padre una Donzella Sabina, e nella fem- mina tenera, e delicata, ſi dimoſtra la Don- zella rapita; vedendoſi nell'iſteſſo tempo in queſto ammirabil gruppo rappreſentante le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la vecchiezza. E finalmente in tutte le tre figure ſi riconoſce una vivezza si grande, che chiunque fiſſamente le mira, non ſi ſazia di commendarle in eſtremo; nella baſe è un Baſſorilievo, fatto con ſomma indu- ſtria, e diligenza, dove tutta l'Iſtoria del rapimento delle Sabine ſi rappreſenta; die- tro a queſta Loggia vi è la fabbrica delle nuove Scuderìe di S. A. R. nel luogo ove erano ſituati i quartieri de Lanzi. Sul canto del Palazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

ſom-

dre

FONTANA fatta fare dal Granduca Coſi- mo I. col diſegno, e induſtria dell'Amman- nati, che da Filippo Baldinucci negli eruditi ſuoi Decennali, vien deſcritta colle ſe- guenti parole.

Ap-

Appariſce nel mezzo d'un gran vaſo pie- no di limpidiſſime acque ſgorganti da mol- ti zampilli, il qual vaſo è figurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettunno, al- to dieci braccia, ſituato ſopra un Car- ro, tirato da quattro Cavalli marini, due di marmo bianco, e due di miſtio, mol- to belli e vivaci; il Nettunno ha tra le gambe tre figure di Tritoni, che inſieme con eſſo poſano ſopra una gran conca ma- rina in luogo di Carro. Il vaſo è di ot- to facce di marmo miſtio, quattro mi- nori, e quattro maggiori. Le quattro mi- nori ſon vagamente arricchite con figu- re di fanciulli, ed altre coſe di bronzo, come chiocciole marine, cornucopie, car- telle, e ſimili; s'inalzano ſul piano delle medeſime certi imbaſamenti, ſopra ciaſche- duno de' quali poſa una Statua di metallo maggiore del naturale, e ſono in tutte quattro: due femmine, che rappreſenta- no Teti, e Dori, e due maſchi figurati per due Dei marini. All'una, e all'altra parte di ciaſcheduna di queſte facce mi- nori, ſono due Satiri di metallo in varie, e belliſſime attitudini. Le quattro facce maggiori ſon tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi da chiccheſſia godere la lim- pidezza dell'acqua, la quale traboccan- do grazioſamente, è ricevuta da alcune belle nicchie, e nel gran vaſo; ed in ſom- ma in tutto è così ben diſpoſto, e con tanta maeſtà ordinato, che è proprio una maraviglia,,. Vicino alla Fontana, ſopra una gran baſe di marmo, è una belliſſima

pidez-

STATUA equeſtre di bronzo, di mano di Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando I., alla glorioſa memoria di Coſimo ſuo Genitore: adornando le facciate di queſta Baſe tre Baſſirilievi di bronzo dell'iſteſſo autore, in uno de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del mentova- to Granduca Coſimo, da eſſo meritata Ob zelum Religionis, præcipuumque Iuſtitiæ ſtu- dium, come ſi legge nell'Inſcrizione. Nel ſecondo la glorioſa entrata nella Città di Siena, ubbidiente al ſuo comando, dopo la conſeguita Vittoria. E nel terzo, quan- do dal Senato Fiorentino, eſſendo egli an- cor giovanetto, ne fu creato Duca di Fi- renze, laſciando luogo nella quarta faccia- ta ad una nobile, ed altrettanto erudita Inſcrizione del ſeguente tenore.

Coſmo

Coſmo Medici Magno Etruriæ Duci Primo Pio Felici Invicto Iuſto Clementi Sacræ Militiae Paciſq. In Etruria Authori Patri & Principi optimo, Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del Palazzo degli Uguccioni che ſerve oggi per i Miniſtri dell'Amminiſtraz. Gen., diſe- gno maraviglioſo per quanto credeſi di Mi- chelagnolo, oppure di Andrea Palladio per eſſere ſimile alla maniera dell'ultimo. Ap- preſſo ſi trova la Chieſa di S. Romolo, la cui porta fu fatta col diſegno del Taſſo. Vedeſi all'Altar maggiore l'antica Tavola fatta da Neri di Bicci, e in fondo a ſini- ſtra entrando vi è in gran devozione una Vergine col S. Bambino dipinta ſul muro opera di Angiolo Gaddi, che diede il diſe- gno alla Chieſa, e vi è paſſata la porta laterale una bella Tavola del Pignoni rap- preſentante la Madonna del Roſario. Di- rimpetto al Palazzo Vecchio ſi trova pure un'altra Chieſa dedicata a S. Cecilia, nella quale alla Cappella dell'Altar maggiore (la di cui Tavola è del Cav.Curradi) vi ſi ſcorge eſpreſſo il ritrovamento di eſſa Santa ſiccome ne' due Quadri laterali; ope- ra del Martinelli. La Tavola a man deſtra è di Bonaventura Gandi, ſtimatiſſima poi è quella a ſiniſtra rappreſentante il portar della Croce, che è di mano del Roſſo, ſo- pra la porta vi è un antichiſſima Tavola di Cimabue. Da queſta Piazza faremo paſſag- gio alla vicina Chieſa di

ſi ſcor-

ORSANMICHELE, la quale acquiſtò forma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dacchè fu deliberato di chiuder le Logge, che erano ſotto queſta gran fabbrica, in ve- nerazione maggiore di quella Immagine di Maria Santiſſima, che collocata è ſull'an- tico Altare di marmi, che vi ſi vede, la- vorato colla direzione di Andrea Orcagna. E perchè è certiſſimo, che queſto luogo fu per avanti adoperato per Piazza, e per Mercato del grano, e delle biade, che ſi traſportavano ſotto le dette Logge (lo che dette poi motivo di alzare queſta gran Tor- re per comodo di pubblico Granaio intorno al 1337. col diſegno di Giotto, e proſegui- to da Taddeo Gaddi) ſono andati imma- ginandoſi alcuni, che il nome di Orſanmi- chele, ſia un volgare traportato da Horreum Sancti Michaelis; voce, che non ſi vede uſata in veruna antica ſcrittura, che faccia di queſto luogo menzione; ma ſibbene Orto San Michele, per poſpoſizione accidentale da San Michele in Orto. Atteſochè fino dal 1100. era ivi una Chieſa Parrocchiale, intitolata San Michele in Orto, da cui prendeva la poſpoſta denominazione di Or- to San Michele tutta quella adiacente Contrada. In luogo della quale antica Chieſa, demolita per farvi la ſuddetta Tor- re del grano, fu intorno a 110. anni dopo rifatta dalla Parte oppoſta l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo titolo di San Michele in Or- to, oggi detta di San Carlo, comecchè vi ſi aduna la Confraternita della Nazione Lombarda, la quale milita ſotto la prote- zione di San Carlo Cardinale Borromei. In detta Confraternita ſi vede interiormente ſopra la Porta una Tavola di Buon-Amico Buffalmacco celebre nelle Novelle del Boc- caccio, che altri con più ragione vogliono che ſia di Taddeo Gaddi, ed all'Altar Mag- giore la Tavola, che rappreſenta il detto Santo Cardinale, di Matteo Roſſelli. Que- ſto grande Ediſizio dunque da ogni parte iſolato, e con belliſſima proporzione, ed ottima Architettura condotto, ha per di fuori quattordici Nicchie, o Tabernacoli, in varie foggie intagliati, ed in cui furono collocate diverſe Statue, alcune di bronzo, ed alcune di Marmo, lavorate dai più rari, ed eccellenti Maeſtri, che fioriſſero in que- ſta noſtra Città. Sono adunque di Lorenzo Ghiberti il San Matteo Apoſtolo, il San- to Stefano preſſo la porta principale, e il San Gio. Batiſta dalla parte oppoſta. Bac- cio da Montelupo fece la bella Statua di bronzo di S. Giovanni Evangeliſta, e Do- natello ne fece tre di marmo le quali ſon tenute in gran pregio, come opere vera- mente maraviglioſe. La prima è il San Pie- tro Apoſtolo, la ſeconda il San Marco Evan- geliſta, e la terza il San Giorgio, Statua, che non ha pari, e che, ſecondo il parere di tutti i Profeſſori, più ſi può commenda- re, che imitare. Perlochè non è maraviglia, ſe le Repubbliche di Venezia, e di Geno- va, ed altri Principi dell'Europa più vol- te ne fecero iſtanza, offerendo gran ſomma di Denaro, perche foſſe loro conceduta. Anche Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſce- polo di Donatello ne fece tre, cioè i quat- tro Santi dentro un ſol Tabernacolo, il San Filippo Apoſtolo, ed il Santo Eligio Veſco- vo, chiamato comunemente Santo Lò. D' Andrea Verrocchio è il San Tommaſo Apo- ſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Cri- ſto, opera molto ſtimabile, allato alla quale è la Statua di S. Luca Evangeliſta di mano di Giovanni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi vede un Tabernacolo, o Cappella iſolata, tutta di marmi vagamente intagliati, ed abbel- lita di Baſſirilievi, per opera, diſegno, e induſtria di Andrea Orcagna; e nel predet- to Tabernacolo s'adora un'immagine di Ma- ria Vergine molto antica, dipinta da Ugo- lino Saneſe, e tenuta ne' tempi andati in ſomma venerazione, avvegnachè fino al tempo della terribile, e ſpaventoſa peſte del 1348. che infettò la maggior parte del Mon- do, incominciaſſe grandemente a fiorire il di lei culto, concorrendoyi grandiſſimo po- polo con larghe offerte, delle quali in bre- viſſimo tempo ſi potettero accumulare più di trecento mila fiorini d'oro, parte impie- gati in ſovvenimento de poveri, e parte nell'adornare queſta Chieſa. Dietro l'Al- tare vi è un baſſoriſievo dell'Orcagna, Ar- chitetto del Tabernacolo, ove ha egli eſpreſ- ſo a maraviglia il ſuo ritratto. Sono ancora ſopra l'Altar maggiore tre Statue di marmo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Vergine, ed il Bambino Gesù di mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri alcune belle pitture antiche, cioè di Lorenzo Credi, d' Agnolo Gaddi, e di Iacopo del Caſentino, da cui fu dipinta la volta, alla quale nel 1770. in occaſione di rimodernare queſta Chie- ſa, ora divenuta Parrocchia, con ſommo diſpiacimento dei Dilettanti delle Belle Arti, fu dato di bianco; Vi è in oltre un Criſto Crocifiſſo di legno, avanti al quale il grande Arciveſcovo Santo Antonino ſo- leva da giovanetto giornalmenre fare ora- zione. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo I. l'anno 1569 eretto il pubblico e generale Archivio di Firenze, dove ſi conſervano innumerabili Scritture, ed iſtrumenti pubblici, con grandiſſima fe- deltà, e diligenza non ordinaria. E comec- chè, mediante l'eſecuzione dei belliſſimi regolamenti di queſto Archivio, tutti gli iſtrumenti ſono duplicati, le copie autenti- che ſi traslatano ne' vaſti ſaloni ſopra la fabbrica iſolate, detta la Loggia di Mer- cato Nuovo, poco diſtante, fatta fabbricare dal Granduca Coſimo I. l'anno 1548. per comodo di trattare i negozzi della Seta, con diſegno di Bernardo Taſſo, in uno dei lati della quale ſopra la ſcalinata, ſi vede lavorato in bronzo un Cinghiale, che verſa di continuo acqua per comodo pubblico, opera di Pietro Tacca, tratta dall'antico sì celebre della Real Galleria. Queſta log- gia all'intorno ha le Botteghe, che ſervo- no al traffico di Seta, e il Magiſtrato di detta Arte, ed evvi appreſſo la Chieſa Par- rocchiale di S. Biagio, che reſta unita al Monte Comune e alla Camera del Com- mercio. Di quì paſſando per la via detta Porta Roſſa, e tornando alla Loggia de' Tornaquinci, troveremo il

N

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N 2 An-

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N 3 la-

PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tor- nabuoni, modernamente accreſciuto, degno per certo di eſſere oſſervato, principalmente per l'ampia Galleria, che gli aggiunge co- modo, e bellezza, in faccia al quale ſi trova quello de' Viviani, dopo quello de' Giacomi- ni, la cui Architettura, opera di Gio. An- tonio Doſi, è ſingolare; quello del Marche- ſe Albergotti abbellito di ottimo guſto, e dipinto in gran parte da Diacinto Fab- broni, quello degli Antinori; quello de' Paſquali con più altri, dai quali è circon- data la Chieſa di

SAN MICHELE BERTELDI, oggi detta agli Antinori, dove abitano Padri Teatini, fatta da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal Deca- no G. Carlo de' Medici, col diſegno di Mat- teo Nigetti Architetto, e di Gherardo e Pier Franceſco Silvani. Queſta, ſi può annoverare tra le più vaghe, e più adorne della noſtra Città. Ed in vero ha la Facciata di pietre forti, e così nobile, e leggiadro è il ſuo diſe- gno e lavoro, che certamente non può ve- derſi coſa nè meglio inteſa, nè più finita di quella. Sonovi quattro belliſſime Statue di marmo, due delle quali ſopra la porta, ſono di Baldaſſar Bermoſer Fiammingo, del qua- le è ancor il San Gaetano nella deſtra nic- chia, nell'altra il S. Andrea Avellino è opera dell'Andreozzi; i maggiori però, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori orna- menti, imperciocchè diviſati con Architettu- ra d'ordine compoſito, ed arricchiti di pie- tre ſerene, lavorate con ſingolar pulitezza. Oſſerveremo primieramente le Cappelle tut- te incroſtate di marmi, e adorne di belle pit- ture a freſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella prima all'entrare a man deſtra, vedre- mo la Tavola del Martirio dell'Apoſtolo S. Andrea, di mano del Ruggieri del quale ſono ancora la volta dipinta a freſco e i laterali, e i due baſſirilievi di G. Batiſta Foggini. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcangiolo San Mi- chele, è del Vignali come altresì i laterali e la volta di Michel Colonna, e di Agoſti- no Metelli. E nella terza, Matteo Roſ- ſelli dipinſe S. Gaetano, ed un Beato ſuo Compagno. Nell'arco la SS. Trinità è del Coccapani; dai lati ſopra le porte ſonovi col- locate due ritratti in ovato, che uno del Cardinal Franceſco, e l'altro dell'Ariveſco- vo Giuſeppe Maria Martelli, lavorati in Roma mirabilmente a moſaico, e retti con molta grazia da due putti di marmo fatti dal celebre Franceſco Ianſens Scultore Fiam- mingo aſſai valente. Accanto a queſta Cap- pella è il Sepolcro, coll'Inſcrizione, e Ri- tratto dell'Avvocato Agoſtino Coltellini Fon- datore della celebre Accademia degli Apa- tiſti. In faccia poi della Croce, di mano d'Ottavio Vannini è dipinta l'adorazione de' Magi; e ſotto un nobil Sepolcro di mar- mo miſtio della Caſa Bonſi, e alla Cappel- la che ſegue, vi è del detto Roſſelli una belliſſima Tavola della Natività di Noſtro Signore, e nei laterali la Nunziata, e la Viſitazione ſono di Fabrizio Boſchi. L'Al- tar maggiore, poſto nella Tribuna di mez- zo, trall'altre coſe di pregio, ha un ricchiſ- ſimo Ciborio d'argento, opera di Benedet- to Petrucci. Bello ancora, e grandemente ſtimato è il Criſto di Bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende la Cu- pola della Tribuna dipinta dal Padre Gal- letti Religioſo dello ſteſſo Collegio, che ha pur dipinta tutta la volta della Chieſa. Se- guitando dall'altra mano, nella Cappella vicina all'Altar maggiore, vi è una Tavo- la di S. Elena dipinta dal mentovato Roſ- ſelli, e da' lati il quadro dalla parte del Vangelo è del Biliverti, e l'altro del Vi- gnali di cui pure ſono le tre lunette in alto, e in faccia alla Croce è un'altra ſimile del Bilivelti di gran bellezza. Quì non diſpiaccia all'erudito l'oſſervare alcune dotte Inſcri- zioni ſopra la nobiliſſima Famiglia de' Bonſi, che eſſendo da Firenze paſſata in Francia, non ſolo vi acquiſtò Titoli, e Dominj rag- guardevoli, ma in breve tempo diede alla Chieſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Vatica- no due Porporati. Nell'altra Cappella di S. Andrea Avellino, colorì la Tavola rappre- ſentante il detto Santo in atto di eſſer col- pito dall'accidente apopletico Ignazio Hug- ford. I laterali ſono di Franceſco, e di Al- fonſo Boſchi, e la volta di Lorenzo Lippi. Nella Cappella di mezzo, Pietro da Cor- tona dipinſe la bella Tavola del Martirio di S. Lorenzo, la volta è dipinta dal Me- telli, e Colonna; e dai lati, Iacopo da Em- poli fece il S. Franceſco col Santo Bambi- no, e Matteo Roſſelli S. Lorenzo che diſpen- ſa limoſine ai poveri. Nell'ultima il Padre Galletti Teatino effigiò Maria Vergine col Bambino Gesù, e due venerabili Veſcovi, e i laterali ſono, uno del Cav. Curradi, e l'altro di Gio. Batiſta Vanni. Adornano an- cor queſta Chieſa quattordici Statue di mar- mo, che dodici rappreſentano gli Apo- ſtoli, con altrettanti Baſſirilievi a piè di quelle, e tutte ſono d'Eccellenti Scultori, due del Caccini, ſei ſono d'Antonio No- velli, il S. Pietro e S. Paolo di Gio. Batiſta Foggini; per l'alter quattro vi furono im- piegati il Piamontini, il Pettiroſſi, il For- tini, e il Cateni. Finalmente la Libreria, che è nel Collegio, per la copia de' Libri, e la rarità de' medeſimi, e la Sagreſtia mol- to ornata, e pulita, meritano di eſſer ve- dute. Camminando verſo il canto de' Car- neſecchi, ſopra d'una gran baſe ſi vede la Statua, chiamata comunemente il

da'

N 4 chele

ſtima-

tel-

CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio- vanni Bologna, che rappreſenta Ercole in atto d'uccidere Neſſo Centauro. Queſta Sta- tua, cavata da un ſol pezzo, a chi contem- pla la forza, che fanno amendue queſte fi- gure, Ercole per abbattere, e ſuperare il Centauro, e quello per fuggirli di ſotto, e le difficoltà ſuperate dall'Artefice, nel con- durre un lavoro sì grande, con quella per- fezione, che vi ſi vede, ingenuamente con- feſſa, eſſer queſta non ſolo una delle Opere migliori di queſto raro Maeſtro; ma ezian- dio di quanti dopo di lui ſon viſſuti ne' no- ſtri tempi. Da queſto luogo paſſeremo a

pla

SANTA MARTA MAGGIORE, dei Carmelitani della Congregazione di Mantova, dove in primo luogo è da ſtimarſi grandemente la Tavola di mano del Cigoli, nella quale è dipinto Sant'Alberto Carmelitano in atto di liberare dal naufragio uno, che già pe- ricolava nell'acqua; ed anco quella del Pu- gliani, che rappreſenta la Maddalena Peni- tente in atto di comunicarſi. Segue il Martirio di San Biagio d'Ottavio Vannino, ed i laterali ſono d'Antonio Giuſti. Degna di lode è la Cappella de' Carneſecchi, la volta della quale fu dipinta da Bernardino Poccetti, e le due Statue di marmo furono lavorate dal Caccini. La Tavola di S. Fran- ceſco in atto di ricever le Stimate, è del- le belle opere di Piero Dandini. Nella quin- ta Cappella adoraſi un Crocifiſſo di rilievo, con alcuni Santi. La pittura a freſco nella volta è di Giuſeppe Romei. Paſſato l'Al- tar maggiore, la proſſima è la Cappella che è deſtinata per il Santiſſimo Sagramento, allato alla quale è la Cappella degli Orlan- dini, nella di cui volta il Volterrano ma- raviglioſamente rappreſentò il Ratto di Elía, con belliſſime figure, tramezzate da Stuc- chi dorati, opera ſtupenda, e degna di tut- te le ſtime degli Intendenti. La Tavola è bel lavoro del Biliverti. Ragguardevoli an- cora ſono le due Tavole, che appreſſo ſe- guono; quella di S. Maria Maddalena de' Pazzi di mano d'Onorio Marinari, e l'al- tra di San Franceſco dipinta da Matteo Roſ- ſelli, ſopra le quali Vincenzio Meucci di- pinſe li due sfondi che vi ſi veggono. De- gna di grande ſtima è la Tavola del Paſſi- gnano, ove ha rappreſentata la venuta del- lo Spirito Santo. Una ſingolar memoria era già in queſta Chieſa, oggi perita, cioè il Monumento, ſtato fatto a Salvino di Arma- to degli Armati nel 1317. collo ſpecifico titolo d'Inventore degli Occhiali. Nel Chio- ſtro del Convento ſi vede in un canto, una delle quattro Colonne che reggevano il Se- polcro di Ser Brunetto Latini Maeſtro di Dante, la quale ha l'Inſcrizione, che lo dimoſtra chiaramente. Non molto diſtante da queſta è la Chieſa di S. Donato de Vec- chietti, ove l'Altar maggiore fu rimoder- nato con diſegno di Gio. Bologna, e San- ti di Tito vi dipinſe la Venuta de Re Magi. La ſoffitta col Santo Titolare in gloria è di Niccolò, e l'ornato di Rinaldo Botti. Di quì retrocedendo pochi paſſi trovaſi il

ta

Dan-

PALAZZO, già de' Gondi, paſſato di poi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Famigia del Beccuto Orlandini, ſtato modernamen- te accreſciuto, e ridotto alla forma, che di preſente ſi vede. Per di dentro è così nobilmente adornato, e di comode abita- zioni arricchito, che può con ragione an- noverarſi tra i più ſplendidi Palazzi di que- ſta Città. La Sala nella volta, e nelle pa- reti è dipinta per mano di Pietro Dandini. Il Gabbiani ſingolarmente arricchì un nobil Salotto con un elegantiſſimo sfondo. Il Gherardini, ed altri Profeſſori i più accre- ditati hanno dipinto l'altre ſtanze conti- gue, che adornate di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Mag- giore è ſituato il

PA-

PALAZZO STROZZI, oggi de' Martini. Non lontano da queſto è il Palazzo de' Marcheſi Malaſpina, modernamente abbellito con buon diſegno. Proſſima è la fabbrica del

SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed incamminata con buon guſto d'Architettu- ra dalla pia memoria del fu Monſignore Tommaſo Bonaventura de' Conti della Ghe- rardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e con- dotta a buon ſegno, dopo la ſua morte, con aggiunta di comodi appartamenti per i Pre- cettori, e per gli Studenti Cherici, che vi ſi allevano. All'ingreſſo della ſeconda por- ta è degno d'eſſer veduto un belliſſimo Cro- cifiſſo di bronzo di Gio. Bologna, laſciato al Seminario in legato dal fu Agoſtino Cer- retani Canonico della Metropolitana, in memoria del Canto e delle Caſe de' Cer- retani, che furono quivi, e rimaſero ſer- rate nella nuova Fabbrica di queſto Semi- nario. Tornano vicine le abitazioni degli Ebrei dette il

GHETTO, ove per avanti era un'infame poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrit- tori citati dal Baldinucci nella Vita del Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato amplia- to con abitazioni aſſai comode. Appreſſo è il

to

MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo chiamaſi il Giardino di Firenze, atteſe le molte delizie, che in abbondanza vi ſi tro- vano, e delle quali la Città noſtra al pari d'ogni altra è copioſa. Sono nel recinto di queſta Piazza, oltre un gran Tabernacolo con un'antica Immagine di Maria Santiſſi- ma dipinta da Iacopo da Caſentino, tre an- tichiſſime Chieſe, tra le quali la Prioria di S. Tommaſo, che è la Parrocchiale, con loggetta d'avanti, e cancello, ha la Tavola del maggior Altare di mano dell'Empoli, ai due laterali vi è, in un il Crocifiſſo, e nell'altro un Quadro di maniera greca de' più antichi, che ſiano nella Città. L' altra che le reſta in faccia è Santa Maria in Campidoglio Parrocchia ſoppreſſa, ed ora data ai Fratelli della Compagnia di S. Maria Maddalena de' Pazzi, e dall'altra Parte lungo il corſo è S. Pietro Buoncon- ſiglio.

Quivi ſi vedeva ſopra una Colonna di gra- nito una Statua di pietra di mano di Dona- tello, rappreſentante la Dovizia; ma eſſendo divenuta aſſai lacera dal tempo vi è ſtata col- locata altra Statua ſimile, ſcolpita da Gio. Batiſta Foggini; più oltre è una Loggia de- ſtinata alla vendita del peſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Coſimo I. e dipoi modernamente accreſciuta. In piccola di- ſtanza dal Mercato, vi è due altre anti- chiſsime Chieſe, che da una parte, una dedicata a S. Leone Papa, e dall'altra S. Andrea, che è Parrocchiale oggi rimoderna- ta. Come ancora altre tre ſimili in Via dei Calzaioli; cioè S. Criſtofano, San Barto- lommeo, e S. Donnino.

Bati-

E ſiccome la Città di Firenze, ebbe co- sì piccol recinto d'abitazioni, che il primo cerchio, fu ſolamente riſtretto ad alquante contrade preſſo a Mercato Vecchio ſon tutte piccole Chieſe,che però creſcendo gli abitato- ri in gran numero, nè potendo capire in un luogo cotanto anguſto, fu coſtretta a dilatar i conſini, anche in quella parte, che riman di là d'Arno verſo Mezzogiorno, alla quale perchè foſſe comodo il paſſaggio furono in varj tempi fabbricati quattro Ponti, i quali dipoi caduti nella rovinoſa inondazione, che ſeguì l'anno 1333. furono fatti reſtaurare coll'induſtria, e modello di Taddeo Gaddi, e in altri tempi rinnovati, come diremo a ſuo luogo; così di queſta parte, che rimane di là d'Arno, ragioneremo, con quella ſteſ- ſa brevità, colla quale abbiamo ſinora pro- ceduto. Pertanto inviandoci verſo il

di

PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345. come nel Cartello affiſſo alla Loggia di eſſo a Ponente, nel Muro che guarda Mezzo- giorno ſi legge.

Nel trentatre dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acqae Poi dodici anni come al Comun piacque Rifatto fu con queßo adornamento.

Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una

STATUA di marmo, Greca, aſſai bella chiamata Aleſſandro Magno; ſebbene alcun' lo credino Ajace. A man ſiniſtra ſi trova la Via de' Bardi, in cui ſono le Caſe dei Mannelli, de Girolami, de Maſetti, de Fe- derighi, e dipoi il

PALAZZO del Marcheſe Tempi nobilmente adornato, ed ampliato dentro, con ottimo guſto, che è poſto appunto in faccia alla Chieſa di

SANTA MARIA SOPR'ARNO, nella qua- le è una bella Tavola dell'Empoli, rap- preſentante un miracolo di Maria Vergine, ed all'Altar maggiore una Nunziata anti- ca, e di gran bellezza. Avanzando più ol- tre il paſſo ſi giunge al

O pre-

PALAZZO del fu Senator Conte Ferrante Capponi, fatto edificare dal famoſo Niccolò da Uzzano, col diſegno di Lorenzo di Bic- ci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo Niccolò, opera inſigne di Donatello, con inſcrizione adeguata a così potente Con- cittadino; ſiccome appiè della ſcala un Leone di porfido, che è creduto opera ſingolare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi trova l' abitazione de' Canigiani, e dipoi la Chieſa di S. Lucia de Magnoli, e quindi a mano de- ſtra la Caſa de' Mozzi, la quale eſſendo ſtata alzata nell'antico a foggia di Palazzo, o ſia di Torre con merli, moſtra quella ma- gniſicenza, che fu capace di dar ricetto nel 1273. al Pontefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Malabranca, Legato del Papa, ſpedito dal Pontefice Nic- cola III. Orſini ſuo Zio per fermar la Pa- ce tra Guelſi, e i Ghibellini. Quindi proſeguendo il cammino per lo Fondaccio di San Niccolò, che ſi vede ripieno anch' eſſo di Caſe aſſai comode, e ſignorili, tral- le quali è il

PA-

PALAZZO de' Gianni, fabbricato all'anti- ca, ma per entro rimodernato aſſai bene, internandoſi con un delizioſo Giardino, e con bella grotta ſulla collina detta Monte- cucco. Si paſſa dal Palazzo de' Marcheſi Vitelli, e dei Marzimedici alla

CHIESA PRIORALE DI SAN NICCOLÒ, det- ta d'Oltrarno, nella cui facciata è collo- cata una Cartella di pietra, con inſcrizio- ne inciſa, degna di oſſervazione, contenen- do la memoria della deplorabile inondazio- ne, che fece l'acqua d'Arno nella Città nell'Anno 1557. nei ſeguenti verſi latini

Fluctibus undivagis, Pelago, ſimiliſque procellis, Huc tumidis præceps irruit Arnus aquis, Proſtravitque ſuæ, ſpumanti gurgite, Floræ Oppida, agros, fontes, moenia Tem- pla, viros,

Entrando in queſta Chieſa troveremo a mano deſtra di Aleſſandro Allori l'Abramo in atto di ſacrificare il Figlio. Nella ſeconda Cappella, di Batiſta Naldini la Preſentazio- ne al Tempio. Accanto al Pulpito, da Ia- copo di Meglio dipinta la Venuta dello Spi- rito Santo, e dal Poppi colorito lo Spoſa- lizio di Maria Vergine alla Cappella de Bianchi. All'Altar maggiore vedeſi la Ta- vola dipinta da Gentile da Fabriano. Nella contigua Cappella il S. Giovanni Predican- te è dell'Empoli. La Nunziata che è alla Cappella de' Guardini è opera di Aleſſan- dro Fei detto del Barbiere. Alla Cappella poi de' Naſi trovaſi altra Tavola del Poppi nella quale è effigiato il Figlio della Vedo- va di Naim reſuſcitato da Criſto. Ne ſegue poi all'Altar de' Parenti il Martirio di S. Caterina, di Aleſſandro Allori. Accanto a queſta è la Cappella de' Paolini ai quali dipinſe l'Empoli Iddio Padre con diverſi San- ti. E finalmente alla Cappella oggi dei Mar- zimedici è del Curradi il San Niccolò che reſuſcita un Bambino. In queſta Chieſa fu ſepolto il tanto celebre Bernardo Buonta- lenti. E preſſo ad eſſa è il

O 2 Bian-

PALAZZO de' Serriſtori molto magnifico. Di faccia a queſto vedeſi il Palazzo de' Baroni del Nero, alzato col diſegno di Baccio d' Agnolo, e dalla parte di dietro con quel- lo di Tommaſo del Nero, proſſimo è il

PONTE DETTO ALLE GRAZIE per una Cap- pella di grandiſſima devozione detta S. Ma- ria delle Grazie, di padronato dei Signori Alberti, dei quali è il Palazzo oppoſto, di freſco rifatto, ed ampliato ſommamente. Chiamaſi anche il Ponte a Rubaconte dal nome di Meſſer Rubaconte da Mandella Po- teſtà di Firenze, che diè mano a farlo edi- ficare. Si può anche oſſervare ſulla Piazza dei Mozzi la

Al-

CASA, E CHIESA de' Padri Miniſtri degli Infermi detti di San Gregorio, ove all'Al- tar maggiore è la Tavola rappreſentante San Gregorio Papa del Cavalier Curradi. E lateralmente il Santo Fondatore è opera di Antonio Bettini. In faccia ad eſſa Caſa vi è ancora l'

ABITAZIONE de Rondinelli già Scarlatti, Architettura di Alfonſo Parigi. Tornando poi verſo il Ponte Vecchio, e ſalendo, tro- veremo a man ſiniſtra la Chieſa di

S. AGOSTINO de' Padri Scalzi molto lin- da, fatta fabbricare dalla gl. mem. di Ma- dama Criſtina di Lorena moglie del Gran- duca Ferdinando I., Principeſſa di gran pru- denza, bontà, e vita eſemplare. Nella ſe- conda Cappella a man dritta, il S. Niccola da Tolentino, è opera di Gio. Batiſta Vanni- ni. All'Altar Maggiore, di nobili marmi arricchito vedeſi la Tavola di S. Agoſtino di mano di Franceſco Petrucci; è di Iaco- po Vignali il S. Franceſco di Paola nella ſe- conda Cappella a man ſiniſtra. Di quì dato uno ſguardo alla delizioſa veduta della ſot- topoſta Città, e dell'adiacenti Colline, paſ- ſeremo allo

O 3 ni.

SPIRITO SANTO Chieſa molto adorna di ſtucchi dorati, lavorata con diſegno di Gio. Batiſta Foggini, a mano deſtra tro- vaſi di Tommaſo Redi una Tavola rappre- ſentante S. Benedetto, che reſuſcita un fan- ciullo. Segue la Tavola di S. Gio. Gualberto in atto di perdonare al nemico, opera del Paſſignano. La Tavola della depoſizione di Croce, e lo sfondo è di Aleſſandro Ghe- rardini. La Madonna con S. Domenico è di Iacopo Vignali; corona la vaghezza, e prezioſità di queſta Chieſa all'Altar mag- giore la Venuta dello Spirito Santo, ce- lebratiſſima opera di mano di Anton Do- menico Gabbiani; di quì paſſando alla Chie- ſa di

S. GIROLAMO, ſi trovano due antiche Ta- vole, in una delle quali Ridolfo del Ghirlan- daio dipinſe S. Girolamo in penitenza, e nell' altra che è a dirimpetto, il medeſimo eſpreſ- ſe il miſtero dell'Annunziazione. I tondi che ſtanno ſopra di ambedue ſono dello ſteſ- ſo pennello. Al maggiore Altare vedeſi l' Immaculata Concezione con alcuni Santi del- l'Ordine Franceſcano, opera del Cavalier Mazzanti di Orvieto. Di quì ſcendendo, ſi trova la Chieſa di

daio

SANTA FELICITA, ſulla dì cui Piazza eſi- ſte una Colonna di granito, ſopra la quale vi è la Statua di San Pietro Martire, eret- ta quivi ad onor ſuo dall'antica famiglia de' Roſſi nel Secolo XIII. per aver eſſo in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſem- pio, fatto gran frutto, ed anco in ſegno delle vittorie avuteſi da' Cattolici contro gli Eretici Manichei, propriamente Padri degli Albigenſi. La detta Statua del Santo Mar- tire poſta in luogo dell'antica, che vi era, quaſi disfatta dal tempo è di mano di An- tonio Montauti. Entrando nella Chieſa, ri- fatta modernamente col diſegno di Ferdi- nando Ruggieri, troveremo a man deſtra la Tavola della Cappella de' Capponi, di mano di Iacopo da Pontormo, come altresì i tondi de' quattro Evangeliſti che ſono nel- la tribuna, e l'Annunziazione di Maria che è nella parete, ed evvi un Ritratto ſomi- gliantiſſimo dí San Carlo Borromeo d'eccel- lente pennello, collocato in un ornamento di pietre di gran pregio, fatto col diſegno del famoſo Vignola. Dopo di eſſa viene la Cappella de Nerli, ove ſi vede l'antica Tavola di S. Felicita con li ſette figliuo- li martiri, dipinta da Neri di Bicci l' anno 1468., Ne ſegue la Cappella di S. Gregorio Papa, dipinta da Ferdinando Vellani da Modena. Contiguo a que- ſta, è l'Altare del Crocifiſſo ſcultura ſti- mabile d'Andrea da Fieſole. La Cappel- la maggiore era già fatta col diſegno del Ci- goli, che fu unita con la nuova fabbrica, adorna con tre Tavole degne di ſtima, e ſpecialmente quella della naſcita di Criſto che è opera di Gherardo Vanhonthourt Fiam- mingo, la Crocifiſſione è di Lorenzo Carlet- ti, e la Reſurrezione di Antonio Tempe- ſti. Le pitture della volta, e pareti ſono di Michelagnolo Cinganelli. Dopo queſta alla prima Cappella della Crociata, è di mano di Pietro Dandini lo Spoſalizio della Madon na, e alla ſeconda Carlo Portelli dipinſe la Trinità con alcuni Santi, Tavola, che ſtava a un piccolo Altare dell'antica Chieſa, poi da Ignazio Hugford notabilmente da ogni parte ingrandita. Appreſſo ſegue l'Altare della Comunione, nobilmente arricchito di marmi, e più della ſtimatiſſima Tavola del Volterrano, ove ha dipinto l'Aſſunzione di Maria, e genufleſſe S. Margherita da Cortona, e S. Maria Maddalena de' Pazzi, e in un pilaſtro vi è di Moſaico un belliſ- ſimo ritratto di Aleſſandro Barbadori, ope- ra di Marcello Provenzale. Sceſo il Presbi- terio, ſotto l'organo, ſi trova la Cappella di Santa Berta de Bardi con una bella Ta- vola di Vincenzio Dandini, che tenne il ce- lebre Gabbiani al naturale per il volto del- la detta Santa mentre era allora ſuo Scola- re e Giovanetto. Belliſſima poi è la Ta- vola di S. Luigi Re di Francia che ne ſuc- cede, opera di Simone Pignoni. Dopo la quale è di mano di Ignazio Hugford quella dell'Arcangelo Raffaelle in atto di far ren- der la viſta al buon Vecchio Tobbia per mezzo del ſuo figliuolo. Vi è poi il Marti- rio di S. Baſtiano degno lavoro di Fabbrizio Boſchi. Si trova in ultimo la Cappella de Canigiani con tavola e pareti di mano di Bernardino Poccetti. La qual Cappella con l'altra dalla parte oppoſta che reſtano ſot- to al Coretto di S. A. R. che dal Real Pa- lazzo viene in alcuni tempi ad aſſiſtere al- le Sacre Funzioni per via del corritoio che reſta ſopra la loggia, nella parete della qua- le a ſiniſtra vedeſi collocata la memoria d' Arcangela Palladina celebre Pittrice, e Mu- ſica col di lei ritratto in marmo, Scultura di Agoſtino Bugiardini. E quella a mano de- ſtra del Card. de' Roſſi Nipote di Leone X. col di lui ritratto ed epigrafe ec. dopo aver oſſervate molte antichiſſime Iſcrizioni affiſ- ſe nella parete entro il Cortile del Con- vento ritrovate ſottoterra nel rifacimento della Chieſa, di quì proſeguendo verſo la via Guicciardini trovaſi il

O 4 la

da

laz-

PALAZZO già de' Franceſchi, al preſente del Conte Lorenzi, fatto con diſegno di Anton Ferri, internamente molto ornato di Pitture, quindi il Palazzo de' GUICCIARDINI, che include l'antica Abitazione, dove nacque San Filippo Benizj, del che è la memoria nella facciata; ed in appreſſo ſi giunge al

PALAZZO di S. A. R., che è uno de' più fa- moſi Edifizj, che ſi veggano in tutta l'Ita- lia, e fuori, come affermano molti eruditi Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldinuc- ci nella deſcrizione del nuovo modello, e diſegno, che già fece di queſto Palazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Queſto sì mae- ſtoſo edifizio venne incominciato col diſe- gno di Filippo di Ser Brunelleſco a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però è ſtato detto fino al dì d'oggi de' Pit- ti; quantunque fino dal tempo del Granduca Coſimo I., e di Leonora di Toledo ſua mo- glie, che lo comprò, diveniſſe abitazione de' Granduchi Regnanti. Di queſto Edifizio adunque dovendo noi ragionare, difficilmen- te potremo in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue, e le Pitture inſigni, che nobilmente l' adornano, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi trovano, e lo rendono mirabile, e ſingo- lare. Primieramente la Facciata di queſto Palazzo lunga braccia 250. in circa, ed alta a proporzione, è tutta incroſtata di grandi bozze di pietre forti, d'ordine ruſtico, ma così ben diviſato, che vi riſplende una mae- ſtoſa bellezza.Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto col diſegno dell'Ammannato, perchè mutato l'ordine della prima Architettura, con tale avvedu- tezza però, che non diſconveniſſe all'Ope- ra già cominciata, ſi vede il primo Appar- tamento di forma Dorica, il ſecondo d'or- dine Ionico, ed il terzo di Corintio, tutti e tre adornati di varie Colonne, di belliſſimi Fregi, e d'un ricchiſſimo Cornicione. In fac- cia poi del Cortile, v'è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera di forma ovata, con vari zampilli d'acque, le quali pare che ſcaturiſcano dalla terra al cen- no di Mosè ivi rappreſentato in una gran- de Statua di porfido. Adornano ancora la Facciata due altre Pile con ſue Fontane va- gamente intagliate; come altresì due gran- di Statue di marmo, che una rappreſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di maniera Greca molto ſtimate. Vedeſi una Fonte ſopra la grotta, al pari del primo pia- no di queſto Regio Palazzo, ed un gran Vi- vaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti di marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo una gran tazza, nella quale verſano in copia le acque da varie bande, perlochè non poco è il diletto, che di ſubito arreca queſta Fon- tana a chi entra nel mentovato Cortile. Paſ- ſando poſcia ne' Reali Appartamenti, vedre- mo coſe di maraviglia. Sono le Stanze dell' Appartamento Granducale, e molte altre, tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran par- te ſono dipinte di mano dei più rari, ed ec- cellenti Maeſtri, fra i quali principalmente s'annovera Pietro da Cortona, Ciro Ferri, Giovanni da S. Giovanni, il Volterrano, Ber- nardino Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed altri. Bene è vero però, che s'io voleſſi ad una ad una deſcrivere tutte le ſtanze, e l' infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano, non un breve racconto, ma un intero vo- lume ſi richiederebbe. Baſterà ſolo accen- nare, che i più ricchi prezioſi addobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qualunque gran Regia ſi poſſono deſiderare, quì ſi trovano in grandiſſima copia, come potrà meglio ocularmente conoſcerſi dalla ſceltiſſima, e copioſa quantità di quadri dei più ſingola- ri, e più rinomati Autori del Mondo. Dal Palazzo faremo paſſaggio al contiguo

di-

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GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e de- lizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Cit- tà, avvegnachè la magnificenza coll'ame- nita, l'abbondanza coll'induſtria, nobil- mente in queſto luogo gareggiano. La ſua circonferenza fino alle mura della Città per lunghiſſimo tratto ſi ſtende, nella quale il colle, e il piano, il domeſtico, e il ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, co- me ſi vede, in boſchetti, in prati, in lun- ghi viali, e fontane. Lo adornano moltiſſi- me Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori d'ogni ſorta, e d'infinite piante d'agrumi. Vedeſi dunque in faccia alla gran porta che mette in eſſo in primo luogo una grotta, ne' quattro angoli della quale, col diſegno, ed invenzione del Buontalenti, furono col- locate quattro Satue di marmo, di mano di Michelagnolo Buonarroti, ma però ſo- lamente abbozzate, le quali doveano ſer- vire pel ſepolcro di Papa Giulio II. e che dal Nipote di Michelagnolo furono donate al Granduca Franceſco. Vi ſono in oltre al- cune Statue d'altri famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la Grotta, che adornata di ſpugne lavorate in varie forme, nella roz- zezza di quei materiali dimoſtra una bellez- za non ordinaria. Ha la volta tutta dipin- ta di mano di Bernardino Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre invenzioni, che in un medeſimo tempo reca terrore, e diletto avvegnachè quell'ingegnoſo Pittore, aiu- tato in parte da una naturale apertura, che reſta nella volta, finſe, che la medeſima volta ſembraſſe di rovinare, e che da quel- le feſſure uſciſſero varj animali, i quali non dipinti, ma veri, e naturali raſſembrano. Quindi ſi ſale ad un Teatro, che riſponde di faccia al Palazzo, circondato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale, per i paſſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e feſte magnifiche ſono ſtate rappreſentate con gran- de applauſo. In faccia a queſto per un ampio ſtradone ſi ſale ad un altro belliſſimo Tea- tro Boſchereccio avente un gran Vivaio, nel mezzo al quale ſopra varj moſtri Ma- rini di marmo fatti da Stoldo Lorenzi, ve- deſi un Nettuno di Bronzo opera molto lo- data dagli intendenti, dopo di queſto per lunghi viali tutti coperti di piante, e per un largo, e ſpazioſo ſtradone ornato di bel- le Statue, ſi giunge ad una Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Sopra una Tazza di Grani- to, larga dodici braccia per ogni verſo ca- vata da un ſolo pezzo, ſi vede una Statua di marmo Giganteſca figurata per l'Ocea- no, a piè della quale tre altre Statue a ſe- dere, ſignificanti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufrate, che verſano gran copia d'ac- qua nella Tazza, da cui per ſotterranei con- dotti paſſa ad altre fonti, ed in vari ſcher- zi per lo Giardino ſi ſparge. Or queſta bel- liſſima opera, fu dal celebre Giovanni Bo- logna condotta con tale eccellenza, che re- ſta in dubbio chi la vede, ſe più debba lo- dare, o la rara invenzione, o la maeſtria del lavoro, tanto l'una, che l'altra in per- fetto grado s'ammirano. Del reſto chi de- ſideraſſe avere una deſcrizione di tutte le Statue, che ſono ſenza numero ſparſe per lo Giardino, molte delle quali furono la- vorate da maeſtri eccellenti e l'altre coſe più ragguardevoli, che lo adornano, potrà leggere le notizie di queſto, raccolte da Gaetano Cambiagi in un libretto ſtampato a parte. Ma dopo avere ammirato il Regio Palazzo, e Giardino di S. A. R.

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Prima di uſcire da queſto ſi potrebbe ve- dere il Muſeo del Cav. Menabuoni già Menabuoj, il quale ivi hà la ſua abitazio- ne, poco diſtante dalla Grotta deſcritta. Tutta la ſerie delle coſe, che vi ſi vedono, fu raccolta da Eſſo in Parigi, mentre colà dimorava.

Nell'ingreſſo vedeſi una numeroſa raccol- ta d'Animali dipinti da M. Oudry.

Si entra dipoi nella ſtanza dell'Alcova ove è da ammirarſi il famoſo Quadro di Domenico Feti nominato nella raccolta di M. Crozat, ove vedeſi inciſo, ſotto il ti- tolo della Malinconia.

Da queſta ſi paſſa in quella di mezzo ove ſono molti Quadri originali, fra' quali una Carità di Pietro Perugino, un Quadro iſtorico, e allegorico del Tiziano, una S. Famiglia di Raffaello, due Quadri di Iaco- po Baſſano, de' quali uno rappreſenta il Di- luvio univerſale, e l'altro l'annunzio a' Paſtori, un altra Carità di Giorgio Vaſari, un Ritratto d'un Guerriero dipinto dal Cav. Ant. Moro l'anno 1561. la Tentazione di S. Antonio d'Annibal Caracci; un Fanciul- lo, che dorme di Guido Reni, il Ritratto di M. Iouvenet dipinto da ſe ſteſſo, e un gran Medaglione di marmo, che rappreſen- ta al naturale Luigi XIV. nell'età ſua virile.

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Da queſta ſtanza ſi entra per l'arco in quella della Lanterna, detta volgarmente la Gallerìa, dovizioſamente ripiena di Scul- ture in marmo, argento, bronzo, ed avo- rio, fra le quali vi ſi vede una ſerie di bu- ſti; tra gli antichi Giulio Ceſare, Nerva, e Didio Giuliano, e tra i moderni Enri- co II. Enrico IV. Maria de' Medici, Cro- muelo, e Carlo V. Imperatore. Fra i Grup- pi un Laoconte antico, un Trionfo di Bac- co, e una Lotta di Femmine, oltre un bel- liſſimo Morfeo, e un numero grande d'Ido- letti antichi, e Lucerne di perfetta conſer- vazione, e di una patina ſorprendente.

La raccolta di Bronzi Cineſi, e Giappo- neſi, che non ſi vede in neſſuna parte d' Italia, è aſſai numeroſa, oltre una quanti- tà di Vernici antiche, e Carte de' medeſi- mi Paeſi.

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Si oſſervi ancora un' altro gran Medaglio- ne di bronzo, che rappreſenta il ſuddetto Luigi il Grande nell'eſerga del quale ſi leg- ge, A. Benoiſt fecit ad vivum 1705.

Nel mezzo di detta ſtanza trionfa ſopra una Colonnetta di granito orientale la Sta- tua del famoſo Duca d'Alba ſcolpita in fi- niſſimo argento, d'un braccio d'altezza, e creduta da alcuni del celebre Benvenuto Cellini.

Fra le ſerie di marmi antichi ſi oſſervi un Buſto giganteſco di Giano Bicipite, va- rj baſſi rilievi, tavole votive, e lapide ſe- polcrali, e fra moderni due teſte di Fan- ciulli, che una è creduta del Buonarroti, e l'altra di Saraſin.

In detto Muſeo trovaſi pure una raccol- ta di MSS. antichi con miniature, un nu- mero aſſai grande di diſegni, fra' quali 496. Ritratti d'Uomini illuſtri, e quantità di Stampe, e Medaglie tanto antiche che mo- derne, fra le quali una ſerie di bronzo, che rappreſenta il Secolo di Luigi XIV. in 350. pezzi.

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Uſcendo poi dalla Porta detta di ANNA- LENA, trovaſi ſotto tal nome il

NOBILE MONASTERO di Religioſe dell' Ord. di S. Domenico, nella cui Chieſa, che fu modernamente reſtaurata col diſegno d' Antonio Ferri, vedeſi la ſoffitta arricchita di un nobiliſſimo sfondo di mano di Anton Domenico Gabbiani, adorno d'architettura da Romualdo Botti, ed il piccolo sfondo entrando, ſotto il coro delle Monache, opera d'Antonio Puglieſchi, e la tribuna della Cappella Maggiore dipinta da Pietro Dandini. Vi ſono due Cappelle per parte, di ordine compoſito con colonne di pietra ſerena, in una delle quali vi è un antica Immagine di rilievo del Crocifiſſo in mol- ta venerazione, e nelle altre tre, ſi vedo- no pregiatiſſime tavole antiche una delle quali, che è di Fra Filippo Lippi, rappre- ſenta la naſcita del Bambino Gesù; In fac- cia a queſta il S. Girolamo orante nel de- ſerto, è di mano del Bronzino, e nell'al- tra, della ſcuola del detto Lippi, vi è eſ- preſſa l'Annunziazione di Maria. Di quì eſcendo, e paſſata la Chieſa Parrocchiale di S. Piero in Gattolino detta volgarmen- te Serumido proſeguendo verſo la Porta Ro- mana, e in viſta della medeſima trovaſi proſ- ſimo alla Porta ſuddetta l'antico Oratorio di S. Giuſto, poi di S. Gio. Batiſta, detto la

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CALZA, Chieſa antichiſſima ſtata abitata prima da Religioſe Geroſolimitane, ed in ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſoppreſſi, è ridotta prebenda abbaziale. In queſta Chieſa, oltre la bella tavola, del Ghirlan- daio, ſono un Criſto in Croce, ed una Pie- tà, opere eccellenti di Pietro Perugino, ſiccome un Orazione all'Orto dello ſteſſo, che dalla Chieſa è ſtata trasferita nel Coro dove è l'Ecce Homo di Santi Pacini, e una Vergine addolorata d'Ignazio Hugford, del quale ancora è la tavolina di Gesù Buon Paſtore, che ſta all'Altare di una Cappella de' Preti che fanno gli Eſercizj Spirituali. Eſſendo d'antico Convento, di preſente Caſa di Eſercizj dei Rev. Sacerdoti della Con- gregazione di Gesù Salvatore, è ſtato da eſſi con la detta Chieſa rimodernato, e que- ſto rifatto quaſi dai fondamenti. Vedeſi nel Refettorio ora tutto dipinto dal Gherardini, Zocchi, Gricci, e Mannaioni, un Cenacolo a freſco di mano del Francabigio, molto ſtimato dagli Intendenti. E prima di torna- re in dietro per la ſtrada di Boſſi, è da oſ- ſervarſi in faccia alla Porta, una ſingolariſ- ſima opera di Giovanni da San Giovanni, ove ha in una Femmina veſtita di regio am- manto effigiata Firenze, con attorno altre femmine che ſimboleggiano le Città provin- ciali in atto di render tributo alla loro Re- gina; e proſeguendo il detto viaggio trovaſi

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SANTA CHIARA, dove ſono, fra l'altre, due Tavole di molta ſtima. Il Criſto mor- to di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Cre- di la Natività del Signore. Dirimpetto al- la detta Chieſa è quella delle CONVERTITE, dov'è di mano del Poccetti la Natività del Signore, e la depoſizione dalla Croce ſic- come il S. Michel Arcangelo nella Sagre- ſtia; il Crocifiſſo all'Altar maggiore, è la- voro di Baldaſſar Vermoſſer Fiammingo; in eſcir dalla Chieſa laſceremo a man ſiniſtra per brevità la Chieſa delle Religioſe della Nunziatina, e del Conſervatorio delle Men- dicanti. E ſeguitando il viaggio incomin- ciato, troveremo l'

ABITAZIONE del Balì del Roſſo, ricca di pitture ſingolariſſime, con un delizioſo Giar- dino, di quì proſeguiremo verſo il canto alla Cuculia ove è ſituato il Collegio de'

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PADRI BERNABITI,che vi tengono pub- bliche Scuole. La loro Chieſa è tutta va- gamente dipinta d'architettura dallo Sta- gi, lo sfondo nella ſoffitta, da Sigiſmondo Betti, e da Giuſeppe Zocchi la tribuna del- la Cappella maggiore, al di cui Altare la Tavola rappreſentante S. Carlo titolare di queſta Chieſa, viene da Andrea Comodi. Quella a mano deſtra, entrando, ove è ef- figiato San Giovanni Nepomuceno, è ope- ra d'Ignazio Hugford, di cui pure ſono li due medaglioni rappreſentanti il martirio, e la morte del detto Santo, come ancor l'Angelo Cuſtode in un piccolo ovato ſul grado dell'Altare; in faccia a queſto, Pie- tro Marcheſini ha dipinto il Beato Aleſſan- dro Sauli, li due medaglioni ſono del pre- detto Giuſeppe Zocchi. Di quì paſſando di- rettamente il detto canto, trovaſi la Chie- ſa delle nobili

RELIGIOSE di S. Monaca dell'Ordine di S. Agoſtino, al di cui Altar maggiore evvi una belliſſima tavola d'Aleſſandro Gherar- dini, rappreſentante Maria Santiſſima che porge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo sfondo nella volta è di mano dell'Ulivelli.

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Di quì proſeguendo ſi trova la Chieſa dei Padri Carmelitani detta il

CARMINE, queſto vaſtiſſimo nobiliſſimo Tempio il più ricco d'eccellenti Pitture, che foſſe in queſta noſtra Città, ſi a freſco ſulle pareti, che a olio nelle tavole di cgniuna delle numeroſe Cappelle, fu con doloroſa perdita diſtrutto dal fuoco nella notte del dì 28. Gennaio di queſto Anno 1771. quando appunto era ſtata compita nel corſo di cinque Anni una vaſta ſoffitta ric- ca d'intaglio di legname, contenente tre sfondi aſſai grandioſi dipinti dai Signori G. Ferretti, Gieſualdo Ferri, e Filippo Burci. Chi poi voleſſe la deſcrizione delle pregia- tiſſime Tavole, che rendevano sì adorna queſta nobiliſſima Chieſa, la troverà nel Borghini, nel Bocchi, nel Padre Richa, e nella prima edizione di queſto noſtro Anti- quario: altre a vari Srittori, che ne trat- tano.

Un piccol numero di dette Tavole non principali reſtaron ſalve dal fuoco poichè trovavanſi ripoſte nella Sagreſtia, e non come tutte l'altre, che ſtavano ammaſſate in alcune Cappelle della Crociata. Quì ſol- tanto potremo aggiungnere la deſcrizione di quel che in tale Incendio reſtò ſufficien- temente godibile. E in primo luogo della nobile e magnifica Cappella dall'eccellentiſ- ſima Caſa Corſini, ove era attualmnnte il Corpo incorrotto di S. Andrea già Priore di quel Convento, poi Veſcovo di Fieſole, e Antenato di sì illuſtre Proſapia, quale reſtò illeſo tra l'Incendio, tanto che la mattina durante il fuoco pure ebbero campo i Re- ligioſi di traslatarlo nel loro Convento. La qual Cappella, non oſtante le altiſſime fiam- me, che vi furono, per il molto legname, oltre a due delle migliori tavole di Chie- ſa che vi eran ripoſte, non reſtò tanto dan- neggiata da non poterſi rimettere nella ſua primiera bellezza, queſta Cappella adun- que fu condotta con diſegno di Pier Fran- ceſco Silvani, tutta incroſtata di marmi bian- chi di Carrara, e di miſti di Seravezza, con Pilaſtri, Fregj, e Cornicione d'Architettu- ra compoſita. In faccia, e quaſi ſopra all' Altare, il quale rimane alquanto iſolato, è una Tavola di marmo bianco, lavorata con grande eccellenza, di alto rilievo da Gio. Batiſta Foggini, ove è figurato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſer rapito al Cielo da varj Angioletti. Sopra a queſta ſi vede Iddio Padre, parimente ſcolpito in marmo da Carlo Marcellini Scultore ingegnoſo, ed in mezzo all'Urna ove ſtà ripoſto il Sacro Corpo, un Baſſorilievo d'argento d'eccel- lente lavoro. Anche nelle due bande late- rali ſono due Tavole di marmo di mano del- lo ſteſſo Foggini, in una è figurato il San- to diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſer- cito Fiorentino, quando nella famoſa bat- taglia d'Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò l'Eſercito di Filippo Maria Viſconti Duca di Milano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo Generale: e nell'altra ſi rappreſenta, quando nel celebrare la prima Meſſa gli comparve la Santiſſima Vergine con gran- diſſimo ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il Santo quelle parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. La Cupola è tutta dipinta da Luca Giordano. Belliſſi- ma è l'invenzione, vago il colorito, e nel- le tante figure, che vi ſi vedono, ſi co- noſce l'eccellenza del veloce pennello di queſto Autore. Non paſſeremo ſotto ſilen- zio le memorie, che quivi ſi trovano degli Uomini Illuſtri di queſta Famiglia, e ſpe- cialmente de' due Porporati, il primo Piero Corſini, Veſcovo di Volterra, e poi di Fi- renze, e l'altro Neri Corſini, Veſcovo d' Arezzo, Zio del Sommo Pontefice Clemen- te XII. Eſcendo da queſta Cappella a ma- no deſtra, trovaſi quella della Comunione, dove Gherardo Starnina antico, ed eccel- lente Pittore ha eſpreſſi varj fatti della Vi- ta di S. Giovanni ſufficientemente conſer- vata, come ancora le pitture di Angiolo Gaddi che ſono ſulle pareti del Coro, ben- chè affummicate pur ſi ravviſano; come lo erano quelle di Giotto nella Cappella dei Signori Manetti, ma per la nuova fabbri- ca ſon atterrate, ſi godano ancora quelle di Maſolino da Panicale nella Capella Bran- cacci, e di Maſaccio ſuo Diſcepolo, che vinſe di gran lunga il Maeſtro, e fu il pri- mo che apriſſe la ſtrada alla buona manie- ra, e alla perfezione dell'arte da cui l'han- no appreſa i più ſublimi Maeſtri, i quali tutti ſtudiarono dall'opere di Lui nella det- ta Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra Bartolommeo di S. Marco, Michelagnolo, Andrea del Sarto, Raffaello d'Urbino e tan- ti altri: come leggeſi nel Vaſari ec. Alla bellezza, e grandezza di queſta Chieſa cor- riſponde il Convento capaciſſimo di gran numero di Religioſi, che di continovo vi di- morano. Ha due Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è dipinta dal Bettini e dall' Ulivelli la vita del gran Profeta Elía, e di varj Santi Carmelitani; e nel ſecondo v'è una lunetta belliſſima del Poccetti, che rap- preſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo per avvampare il Sacrifizio offerto da Elía al vero Dio. Eſcendo da queſto Clauſtro, in fondo alla ſtrada, che ſi vede a mano ſiniſtra, ſi trova il Monaſtero delle Religio- ſe di S. Franceſco di Sales, nella di cui Chieſa aſſai moderna ſi vede all'Altar mag- giore la Tavola del detto Santo dipinta da Ignazio Hugford, e le due laterali che ſo- no di Giuſeppe Griſoni. Alla Chieſa del Carmine è vicina quella di

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SAN FREDIANO ancor eſſa antica, e Col- legiata di Canonici, nella quale ſi trovano alcune Tavole di mano di ragguardevoli Mae- ſtri,, tra le quali, la prima a mano dritta pregiabile, è quella, nella quale Pier di Co- ſimo ha rappreſentato Maria Santiſſima col Bambino Gesù, che ſpoſa S. Caterina, dopo di Domenico Paſſignano, quella di Criſto, che riſana il Paralitico. Segue del Ghirlan- daio una Pietà con San Girolamo e San Fre- diano, con un bel fregio di Cherubini di Luca della Robbia. Belliſſima è poi dall'al- tra parte la Tavola di Lorenzo Lippi, dove con ottimo guſto ha dipinto il martirio di S. Andrea; Ne ſeguita l'altra del Crocifiſ- ſo, opera di Lorenzo di Credi, ove vi ſono eſpreſſi altri Santi, e San Lorenzo ſulla gra- ticola. Poco diſtante è il Monaſtero di Ce- ſtello dei

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MONACI CISTERCIENSI, i quali hanno fab- bricato un bel Tempio alla maniera mo- derna col diſegno del Colonnello Cerruti di Roma, giacchè l'antico era molto an- guſto, e ſenza alcun ornamento. Tutte le Cappelle ſono decorare di ſtucchi dal Mar- cellini. Ed entrando dalla porta principa- le, cominciado dalla prima a mano deſtra, dedicata S. M. Maddalena de' Pazzi, è o- pera di Giovanni Sagreſtani. La ſeconda del Crocifiſſo è tutta di mano d'Antonio Pu- glieſchi. La terza ove è nella Tavola eſ- preſſa la Natività di Maria, con tutto il rimanente, è vago e ben inteſo lavoro d' Aleſſandro Gherardini. Il quadro in teſta alla crociata col martirio di San Pietro, viene da Guido Reni. L'altro in faccia di San Bernardo d'avanti a Maria Santiſſima è di mano di Fabbrizio Boſchi. La Tavola poi che è ſituata nel Coro è del Cavalier Curradi. La Cupola è ſtupendo lavoro d' Anton Domenico Gabbiani, dal di cui ſin- golar pennello non eſſendo ſtati eſeguiti i peducci della medeſima, furono più anni dopo la ſua morte dipinti da Matteo Bo- nechi. Reſtano le altre tre Cappelle tor- nando verſo la porta, e principiando da quella della Comunione, quale è di San Bernardo, che nella Tavola vedeſi celebran- te all'Altare per la liberazione dell'Anime del Purgatorio, con tutto il reſtante che fu lo- devolmente eſeguito da Pietro Dandini. Va- ghiſſima poi è la ſeguente, tutta opera d' Antonio Franchi, nella cui Tavola con ſom- a diligenza, e decoro ha eſpreſſo il Bat- teſimo di Criſto al Giordano: l'ultima Cap- pella è dipinta da Giovanni Ciabilli, nella quale rappreſentò all'Altare il martirio di S. Anaſtaſio. Nel primo Chioſtro di queſto Monaſtero vi è eretta la Statua di S. Maria Maddalena de' Pazzi lavoro di Antonio Mon- tauti, e di Giuſeppe Piamontini è quella di San Bernardo nel ſecondo Chioſtro. In queſto Convento abitavano già le Monache degli Angioli, che in oggi ſono nel Mo- naſtero di Pinti, ed in queſto preſe l'Abito, viſſe, e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cella tuttavia conſervata, ſi tiene in gran venerazione. Sulla Piazza di queſta Chieſa fù dal Granduca Coſimo III. fatto fabbricare col diſegno di Giovam- batiſta Foggini un

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III.

GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma- gnifico, e comodo per un tal uſo. Da que- ſto luogo faremo paſſaggio al Palazzo del Cavaliere Vincenzio, e Fratelli Capponi do- ve è anche oſſervabile un Muſeo copioſo di coſe naturali. Quindi al

PONTE ALLA CARRAIA, e camminando verſo il Fondaccio di S. Spirito, s'incontra in primo luogo il Palazzo del Conte Pecori di vaga ſtruttura; al quale è contiguo il Palazzo de' Marcheſi Rinuccini adornato principalmente di lavori di Girolamo Tic- ciati, e abbondante di ricchiſſimi arredi, con una copioſa Libreria, ripieno di mol- te, ed eccellenti pitture. E ritornando per via de' Serragli, trovaſi il Palazzo de' Ca- ſtelli aſſai comodo, e ſignorile; acquiſtato ora dal Marcheſe Feroni che lo va facendo ſempre più abbellire e l'

ABITAZIONE degli Antinori, nella quale vi ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etru- ſche, Romane, e Greche, con altri ſtima- bili monumenti di antichità in marmi, e bronzi. Dietro alla quale in poca diſtanza trovaſi la Piazza, e Chieſa di

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SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, quell'inſigne Architetto, col modello del quale s'ammi- rano fatte tante belliſſime Fabbriche in Fi- renze, ed altrove. E' l'Architettura di que- ſto gran Tempio d'ordine Corintio, con ſomma perfezione condotta, e perciò va- ga, e maeſtoſa appariſce al pari d'ogni altro Edifizio di queſta noſtra Città. La ſua lunghezza a cento ſeſſanta braccia ſi ſtende, e la larghezza a cinquanta- quattro. Vien diviſo in tre Navate, ri- partite da belliſſime Colonne di pietra bi- gia tutte d'un pezzo, ſopra le quali l'Ar- chitrave, il Fregio, e il Cornicione da per- tutto nobilmente ricorrono. Con buona or- dinanza diſpoſte XXXVIII. Cappelle ſi veg- gono, e adornate di belliſſime Tavole. A man deſtra vi è una antica Tavola, che credeſi di un bravo allievo del Franciabigio, dopo a queſta evvi un ammirabile copia in marmo del Gesù morto in grembo alla Madre di Michelangiolo, che ſtà in San Pietro di Roma, e che fece Nanni di Bac- cio Bigio ſuo Diſcepolo, in modo, che tan- to è il veder queſta che l'originale. Ne vie- ne l'Altare di San Niccola, la di cui figura in legno che ſtà coperta, ſi dice del Sanſo- vino, e ne' lati della Cappella vi ſon due Angioli di mano del Franciabigio. Appreſ- ſo ne viene la belliſſima Tavola dello Stra- dano, ove ha dipinto Criſto, che ſcaccia i profanatori dal Tempio. La Tavola di S. Agoſtino, che ne ſuccede, è degno lavoro d'Aleſſandro Gherardini. Quindi trovaſi di Domenico Paſſignano la lapidazione di S. Stefano. Nell'ultima Cappella di queſta na- vata vedeſi egregiamente ſcolpito in marmo l'Arcangelo Raffaello, e Tobbia con bel finimento di paeſe, tutto lavoro del cele- bre Giovanni Baratta. Voltando nella tra- verſa a man deſtra, le due Tavole, che ſi trovano, ſono di Fra Filippo Lippi. Quindi paſſato il ricco Altare della Madonna del- la Cintola, e quello appreſſo, ove ſi con- ſerva il Crocifiſſo de' Bianchi, trovaſi in al- tra Tavola di Fra Filippo, dipintavi la Ver- gine col Bambino, e S. Caterina. Ne ſe- guita l'apparizione della Vergine a San Ber- nardo, che vi fu lavorata da Pietro Peru- gino ma trasferito l'originale in Caſa Cap- poni da S. Friano, vi ſi vede una perfettiſ- ſima copia, che ingannerebbe chiunque, fat- ta per mano di Felice Ripoſo; da cui pur fon fatti dai lati S. Franceſco, e S. Anto- nio da Padova. Inoltre vengono due Cap- pelle rimodernate, che in una dipinſe il Sa- greſtani lo Spoſalizio della Madonna, e nell' altra Gaetano Gabbiani il San Niccolò, che reſuſcita i tre fanciulli ucciſi da un oſte. Voltando poi dietro al Coro vi ſono altre otto Cappelle, nella prima è di Aurelio Lomi Piſano la Viſita de' Magi con belle ſtoriette nel grado dell'Altare: E appreſſo vi è la Vergine con alcuni Santi, di mano di Giotto; contigua a queſta viene una Ta- vola di Sandro Botticelli; appreſſo alla qua- le vedeſi la belliſſima Tavola de' Martiri fatta con grande ſtudio da Aleſſandro Al- lori, di cui pure al ſeguente Altare è ſopra di ogni altra ammirabile quella dell'Adul- tera preſentata a Criſto, che per verità non può lodarſi a baſtanza. Vien poi di mano del Vignali la Beata Chiara da Montefalco nell'atto di ricever la Comunione per mano di Noſtro Signore, ne ſeguono altre due Cappelle, con piccole Tavole antiche, dopo le quali voltando all'altra Tribuna, e paſ- ſate le altre tre ſuſſeguenti Cappelle, è da oſſervarſi all'Altar del Sacramento l'archi- tettura, le piccole Statue, i Baſſirilievi, tutto di eſquiſito diſegno, lavorato in mar- mo dal celebre Andrea Tatti detto il San- ſovino, quindi dopo altre tre Cappelle tro- vaſi di mano di Benedetto del Grillandaio il portar della Croce. E rientrando nella Navata, alla prima Cappella ornata di pre- zioſi marmi, vedeſi la bella Tavola di Agno- lo Bronzino, ove ha figurata l'apparizione di Criſto alla Maddalena, e più oltre nella ſeconda trovaſi proveniente dal Roſſo, la Vergine, il San Baſtiano, ed altri Santi, l'originale di cui trasferito nel Palazzo Reale, fu quì poſta la belliſſima copia, che ſi vede di mano del Petrucci; E paſſato l' organo, di Ridolfo del Grillandaio è la bella Tavola di S. Anna, con la Vergine, e varj Santi, dopo la quale da Rutilio Ma- netti ſi trova effigiato S. Tommaſo da Vil- lanuova, che diſpenſa limoſine ai Poveri: ne ſegue la Tavola del Beato Giovanni da S. Facondo del Cavalier Naſini. Nella pe- nultima Cappella è ammirabile un eſattiſ- ſima copia di Taddeo Landini del Criſto ab- bracciato alla Croce, il di cui originale, di mano di Michelangiolo Buonarroti, ſtà in Roma nella Chieſa della Minerva; all'ulti- mo Altare ſinalmeute vi è la Reſurrezione di Criſto, che credeſi della ſcuola del Fran- ciabigio. Che diremo poi della Cappella maggiore, quanto bella per l'Architettura, altrettanto per la materia magnifica, e ric- ca? Reſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la forma d'un piccolo Tempio, imperciocchè ſopra varie belliſſime Colonne s'erge una Cupoletta, ſotto la quale è ſituato l'Altare lavorato di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare artifizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di figura ottagona, tutto di marmi carrareſi, e ornato di varie Statue di marmo ſcolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta queſt'opera, nella quale dalla nobil Famiglia de' Michelozzi, che ne fu la Fondatrice, grandiſſime ſomme di denaro furono impiegate. Dalla banda ſini- ſtra rimane la Sagreſtia con un belliſſimo ricetto avanti, fabbricata col diſegno del Cronaca, in cui tra gli altri ornamenti, ve- dremo una bella Tavola di Fr. Filippo Lip- pi, dove con vago colorito dipinſe la Ver- gine col Figliuolo in collo, e con Angioli, e Santi d'attorno. Un' altra ſe ne trova di mano di Aleſſandro Allori, con alcune Pit- ture a freſco di Bernardino Poccetti. Am- miraſi il Campanile della Chieſa, condotto col modello di Baccio di Agnolo: Siccome i Chioſtri, ed il Convento, nel quale ſi trovano alcune Pitture di pregio. Ritornan- do per la piazza, cammineremo verſo la Chieſa di

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SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri- ma la Colonna di marmo miſtio di Seravez- za, eretta in queſto luogo dal Granduca Co- ſimo I., per ricordanza della Vittoria otte- nuta nell'inſigne battaglia di Marciano. Tro- veremo in Chieſa a man deſtra la ſeconda Ta- vola degna d'oſſervazione, fatta da Pier di Coſimo, che rappreſenta S. Rocco, e S. Caterina, dopo la quale ne ſuccede l'Altar di S. Domenico, e altri Santi dipinti da Iacopo Vignali. Molto bella è quella che ne ſegue, paſſata la porta del fianco, ove Ottavio Vannino vi ha eſpreſſo S. Antonio Abate, che miracoloſamente riſana alcuni Infermi, vi è una Tavola con varj Santi, che diceſi di Mario Balaſſi, dopo la quale oſſervata all'Altar maggiore la Venerabil Pittura di mano del Beato Gio. Angelico Domenicano, e laſciate le due Cappelle laterali, potrà fermarſi ad ammirar la ra- riſſima pittura a freſco di Giovanni da S. Giovanni, fatta a Giulio Parigi celebre Ar- chitetto. In queſta a maraviglia è dipinto S. Felice Prete in atto di ſoccorrere S. Maſ- ſimo Veſcovo di Nola, moribondo per il freddo, e per la fame; con premergli in bocca un grappolo d'uva, ivi miracoloſa- mente trovato ſopra la neve. Seguitando verſo la porta vedeſi una Tavola, con alcuni Santi d'avanti alla Vergine, di Ridolfo del Ghirlandaio, dopo la quale ne viene una belliſſima di Iacopo da Empoli, che vi ha dipinta Maria Santiſſima del Roſario, e ge- nufleſſi S. Pier Martire, e S. Diacinto. Ne ſegue la Vocazione di S. Matteo Apoſtolo, opera del Roſſelli, dopo la quale, è degna di ſtima la Tavola di Salvator Roſa, nella quale ha figurato in tempo notturno Criſto ſull'onde del mare, che porge la mano a S. Pietro naufragante. In ultimo trovaſi il Martirio di S. Cecilia, la cui Tavola fu dipinta al proprio Altare da Iacopo Chia- viſtelli, celebre ſpecialmente nell'Architet- tura, e che è quì ſepolto. Contiguo a que- ſta Cappella è di mano del Ticciati il De- poſito del Celebre Pittore Antonio Dome- nico Gabbiani, ſiccome dalla parte oppoſta ſi vede ancora quello di Giuſeppe Piamon- tini Scultore di gran merito. E pur ſepolto in queſta Chieſa Giovanni da S. Giovanni, la di cui lapida ſi legge vicina alla di lui opera; come pure Antonio Franchi, e Lo- renzo del Moro Pittori eccellenti. E pro- ſeguendo il cammino per Via Maggio, oltre le molte decoroſe Fabbriche trovaſi il

chi-

Q 3 la

PALAZZO degli Zanchini, abitato da' Sigg. Feroni, dove fra l'altre coſe di pregio eſiſte una Statua del Francavilla, che rappreſen- ta Giaſone col Vello d'oro. Volgendo, è da vedere la Chieſa chiamata di

SAN IACOPO ſopr' Arno, dove abitano ora i Padri della Miſſione, che ſebbene antica, è nondimeno di buona Architettura, poi rimodernata di ſtucchi, e di Tavole. La pri- ma delle quali a man deſtra è di Sebaſtiano Galeotti, ove è S. Gennaro Veſcovo, la ſe- conda rappreſentante il SS. Crocifiſſo è di mano di Agnolo Bronzino, la quale è ſta- ta ultimamente donata dalla pietà del Sig. Aleſſandro Buonaccorſi, la terza di S. Vincenzio de Paoli, è opera di An- tonio Puglieſchi, la quarta della Tri- nità è del medeſimo Conti, e in ultimo di faccia alla Navata, è di mano del Grandi l'Aſſunzione di Maria. Nella Tavola dell' Altar maggiore, Pier Dandini ha figurato Criſto, che elegge S. Iacopo all'Apoſtolato: la Tribuna con gli due Tondi laterali, ſono lavoro di Matteo Bonechi. Vi è poi l'altra Cappella in faccia all'altra Navata, nella quale il Ciocchi ha eſpreſſo la tentazione di S. Antonio. Quindi ſi trova la Sagreſtia adorna di alcune pregiatiſſime Tavole an- tiche: dopo la quale ne viene la Cappella di S. Franceſco, il di cui quadro è dei mi- gliori parti del pennello d'Agoſtino Vera- cini. Dopo di queſta è degna di ſtima quella di S. Niccolò Veſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne ſeguita la Cappella della San- tiſſima Nunziata, la cui Tavola è lavoro di Ignazio Hugford: In ultimo trovaſi il Mar- tirio di S. Cecilia dipinto da Giovanni Caſini. Poco diſcoſto da queſta Chieſa evvi la ce- lebratiſſima Libreria Strozziana, copioſa di rariſſimi Manoſcritti, ſpezialmente riguar- danti la Città noſtra, ove è altresì quantità di Cartapecore aſſai antiche, uno ſcelto numero di libri ſtampati, principalmente d' Iſtorie. Queſta è poſta nella ſingolare abi- tazione degli Strozzi, che in ogni tempo hanno fatte delle notabili aggiunte alla ſin- golar collezione de' loro illuſtri antenati. Proſſimo trovaſi il

Criſto

Q 4 PONTE

PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbri- care dal Granduca Coſimo I., col diſegno di Bartolommeo Ammannati, ſcultore, ed Architetto Fiorentino, dopo l'inondazione precipitoſa, che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale della Città, e con rovina totale di queſto Ponte. Or tale induſtria adoprò l'ingegnoſo Architetto in queſta gran Fabbrica, che pel parere degl'intendenti, è riuſcito il più bello, e più leggiadro Pon- te, che dar ſi poſſa. Gli fece gli Ar- chi di figura ovata, acciò ne' fianchi del Ponte riuſciſſe l'apertura più capace, e più vota, ed armò le pile di ſaldiſſimi ſcogli con angoli acuti, perchè fendendoſi l'ac- que nel taglio degli angoli, poteſſero con maggior velocità, e ſenza punto di reſiſten- za paſſare. E' adorno queſto Ponte di quat- tro Figure di marmo, che rappreſenrano le quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno, nella perſona di un vecchio ignudo, e tremante, è opera di Taddeo Landini. L'Autunno, e la State ſono di mano di Giovanni Cacci- ni, e quella della Primavera fu lavorata dal Francavilla Fiammingo. Belliſſimo, e deli- zioſo poi è il paſſeggio di queſta porzione di Fiume, tanto dalla deſtra che dalla ſini- ſtra riva, in fine della quale, e preſſo al già diviſato Ponte alla Carraia, oltre le altre belle fabbriche vedeſi il Palazzo dei

già

MEDICI, modernamente rifatto ed ac- creſciuto, benchè ancora non del tut- to perfezionato. E luſingandomi di aver con la promeſſa brevità ſoddisfatto a quan- to ſi era da me in principio promeſſo, quì dongo fine perciò che riguarda l'interno del- la Città.

VIDI FUOR DI FIRENZE UN ALTRA ROMA

Alla vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e Fabbriche, che finora brevemente ſi ſono oſſervate dentro di Firenze, corriſponde la circonvicina Campagna, e il Diſtretto, che piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Cit- tà ſi potrebbe con ragione chiamare, per le molte, e così ſpeſſe abitazioni, che da ogni parte, o ſia nella pianura, o nelle ameniſ- ſime colline, che con diſcreta diſtanza da Tramontana, Levante, e Mezzogiorno la circondano, meſcolate con tanti belli, e maeſtoſi Palazzi, da' noſtri Cittadini, ove le loro Tenute poſſeggono, edificati; onde il leggiadriſſimo Arioſto tutto ſtupore, e ſenza veruna iperbole, oſſervandole, cantò:

A

A veder pien di tante Ville i Colli, Par, che' l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuole e rampolli.

Se dentro a un mur ſotto un medeſmo nome, Fußer raccolti i tuoi Palagi ſparſi, Non ti ſarien da pareggiar due Rome.

Or che dir ſi potrebbe in oggi, che dal tem- po dell'Arioſto al preſente ſono tanto cre- ſciute di numero, ed abbellite le fabbriche? La coltivazione poi de' terreni è sì regola- ta, e linda, che non cede a veruna dell' Europa, a tal che gli Oltramontani non han- no dubitato di credere i noſtri Poderi al- trettanti Giardini, così ben coltivati ſi ve- dono, e con tant'ordine fatte in eſſi le piantate di Viti, Ulivi, Gelſi, e d'ogni al- tra qualunque ſorte d'Alberi, e Frutti, eſ- ſendo ſempre mai ſtata non minor cura de' Cittadini in tenere bene cuſtodite le loro Tenute, di quel che ella ſia in tutte le più ſerie loro applicazioni; anzi molti della più fiorita Cittadinanza, ſi fon gloriati di laſcia- re precetti, e regole, che molto utili ſino a' noſtri tempi ſi provano. Un Luigi Ala- manni fece in verſi la ſua Coltivazione To- ſcana, e dedicolla al Re Franceſco I. e Giovanni Vettorio Soderini, con Bernardo Davanzati, ci diedero profittevoli ammae- ſtramenti ſopra la poſta delle Viti. E il dotto Pier Vettori ſopra quella degli Ulivi, come primo Inventore dell'Uovolaie. E l' Agricoltura di Pier Creſcenzi fu tradotta nella Fiorentina favella, e il Tedaldi, e l' Adriani, ed altri fecero parimente opere di Agricoltura. Ma ritornando al noſtro pro- poſito, in queſta Seconda Parte, trattere- mo, quanto ſi può brevemente, del più ragguardevole, o ſia delle Chieſe, o delle Ville, che nel Diſtretto di Firenze ſi tro- vano, e che per la facilità, o brevità della ſtrada, ſuburbane poſſono chiamarſi; onde uſcendo fuori della

ſtra-

PORTA ROMANA, detta volgarmente a San Pier Gattolini; voltando a mano ſini- ſtra, alla fine d'uno ſtradone coperto di Olmi, ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Archi- tettura, già antico Oratorio delle Monache di Santa Felicita, le quali, a contemplazio- ne della Granducheſſa Criſtina, lo cedero- no a' Monaci di San Bernardo della Nazio- ne Franceſe Riſormati, detti Fuliacenſi, ov- vero Foglianti, da Lei introdotti in queſto Stato, fabbricando loro il comodo Conven- to, che vi è, facendovi Loggiati attorno alla Chieſa, con eſſervi mantenuti i Reli- gioſi di tutto il biſognevole dalla Caſa Rea- le. In oggi la Chieſa è ſtata del tutto mu- tata, e ſerrate le due Loggie laterali. La Cupoletta dell'Altar maggiore è dipinta da Livio Mehus Fiammingo, e il quadro della Soffitta, ove è la Madonna con Angioli, e San Bernardo in atto di adorazione, con altre Figure, fra le quali una rappreſentan- te la Pace, è di mano di Luca Giordano, Opera molto ſtimata, benchè preſentemen- te alquanto denigrata, ma più la Cupola, per fuoco, che abbruciò tutto il Coro; tor- nando alla Porta della Città, ſi vede quaſi incontro, la

to,

VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo di un lungo viale vi erano due Vivaj diviſi da un Ponte, quali furono rinterrati, e ridot- ti a prato e ſopra a due piediſtalli vi ftan- no erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle medeſime l'Arme della Caſa Reale de' Medici. con quella della Granducheſſa Maria Maddalena, e in altre due baſi, in quella a mano deſtra un Leone, che con una zampa tiene un globo, e rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella ſiniſtra la Lu- pa, che allatta, figura lo Stato Seneſe. In poca diſtanza vi ſono due altri Vivaj più grandi, di ſemirotonda figura, diviſi pari- mente da un altro Ponte, nella parte ſu- periore de' quali ſi vedono di ſpugne, e a grotteſca due figure proſteſe di Proporzione giganteſca, rappreſentanti i Fiumi dell' Arno, e dell'Arbia, i quali da un vaſo, verſano acqua nel Vivaio. Vi ſono tra gli uni e gli altri Vivaj, ſopra a quatrro pie- diſtalli, le State di Omero, di Virgilio, di Dante, e del Petrarca. Queſto ornato dà ingreſſo al Viale ſopraddetto, che dolce- mente ſalendo per poco men di un miglio, ombrato da Lecci, e Cipreſſi poſti in bella ordinanza, conduce ad un grandiſſimo Pra- to di figura ſemitonda, chiuſo da balauſtra- te di pietra, con Statue ove nell'apertura di mezzo, ne ſono due di marmo di gran proporzione, che una rappreſenta un Atlan- te col Globo ſugli omeri, e l'altra un Giove con fulmine alla mano degne di ſtima. In teſta a detto Prato ſi erge l'Imperial Villa di delizie delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata, o ornata dalla predetta Arcidu- cheſſa Maria Maddalena, poi dalla Gran- ducheſſa Vittoria accreſciuta da Mezzogior- no di Appartamenti, e preſentemente da S. A. R. Arcid. Leopoldo e ſtata magnifi- camente ampliata dalla parte del Giardino e del Prato, ſtato formato due ſuperbi Ap- partamenti che il primo al piano del Giar- dino tutto pitturato da i più celebri Pitto- ri del noſtro tempo rappreſentando le me- deſime, la Storia degl'Imperatori Romani principiando dalla fondazione di Roma, e l'altro ſuperiore è ſtato ornato di vaghiſ- ſimi ſtucchi, lavorati con la maggior bra- vura e ſottigliezza dell'Arte, come ancora è ſtato fabbricato contiguo a detta Villa la Cucina Reale, la quale per la ſua magni- ficenza, e per tutti i comodi che ſono ſtati ricavati nella medeſima non è ſtata fabbricata fino ad ora l'eguale. Queſta Villa ha due Sa- loni, ed è ripiena d'ogni ſorta di ricca ſupel- lettile, di Quadri, e d'altre galanteríe di porcellane, buccheri, Idoletti, e ſimiglianti rarità antiche, che in diverſi Gabinetti, e Mezzanini con bell'ordine poſte s'ammira- no. Ivi ſono anneſſi due Giardini con belli ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, di- viſato l'uno, e l'altro di piante d'Aranci domeſtici; vi ſono molte antiche, e mo- derne Statue, tralle quali un Adone ferito di Michelangelo di ſtraordinaria bellezza. Sopra il detto Palazzo in un Colle più ri- levato in poca diſtanza, ſi vede un antico Monaſtero di Religioſe dell'Ordine di San Franceſeo, detto di

pa,

S. A. R.

le-

SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Ter- ritorio produce ottimi, e delicati vini, detti Verdee, e vi hanno le loro delizioſe Ville i Mannelli, i Cattani, i Guicciardini, i Cap- poni, i Naldini, ed altri molti, ſiccome i Delci, i Ricci a Pozzolatico, i Tempi al Poggio alla Scaglia; la Villa de' Covoni di magnifica Architettura, de' Nerli preſſo S. Margherita a Montici; nel Colle delle Roſe ſono le Ville degli Antinori, de' Conti Bardi, de' Grifoni, e d'altri. Tornando per la Strada Romana ſi vedrà in primo luogo a man ſiniſtra altro Convento di nobili Religioſe dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto volgar- mente di

SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato San Caio, fondato dalla Famiglia de' Corſini, ove ſi conſervano più inſigni Reliquie. La Tavola dell'Altar maggiore rappreſentante Santa Caterina, titolare di queſto Mona- ſtero in atto di diſputare con i Dottori, è di mano di Lodovico Cigoli. Avanzandoſi per la detta ſtrada a man deſtra, vedeſi al- tro Convento di Monache dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto il PORTICO, ove è una Chieſa ben ornata; da queſta in una diſcreta lontananza trovaſi la

tro

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orca- gna, o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi Diſcepoli. A queſta ſi ſale dalla parte di Mezzogiorno per una lunga ſtrada, o ſcala fatta a baſtoni, in teſta alla quale vi è un Portone, che introduce in un pri- mo Chioſtro, e di quivi in Chieſa, ove ve- deſi oltre più eccellenti pitture un nobile pavimento di marmi, e ſoffitta, e bello Al- tare, e a man ſiniſtra ſi entra in un altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà introdu- zione a molte Celle, colle ſue attenenze, ſecondo l'inſtituto di queſti Eremiti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a freſco da Iacopo da Pontormo molte Figure della Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio, di mano del medeſimo vi è un Quadro a olio con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca, grandi al naturale, eſſendovi fra quei che ſervono, ſtati ritratti alcuni Converſi; e ſopra la Porta, che va nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà con due Angioli, e dalla parte di dentro San Lorenzo, di mano del Bron- zino. Nella ſtanza del Capitolo vi è il Cro- cifiſſo colla Madonna, e la Maddalena ap- piè della Croce, e Angioli in aria, di Ma- riotto Albertinelli pittore ne' ſuoi tempi di credito, come ancora molto vi dipinſe Ber- nardino Poccetti, e Rutilio Manetti Seneſe. Vi ſi conſervano ſopra centoventi Reliquie. Ve ne ſono molte inſigni, una gran parte delle quali furono donate dal celebre Nic- cola Acciaioli Gran Siniſcalco de Regni di Sicilia, e Geruſalemme, avutele egli pu- re in dono dal Re d'Aragona, e parte fat- tele venire di Grecia, come la Teſta dl San Silveſtro Papa, e quelle di San Giovan-Gri- ſoſtomo, e parte del Cranio di San Dioniſio Areopagita. Fu queſto Niccola il Fondatore della Certoſa, intorno all'Anno 1364., ed accrebbe quella di Napoli; in una ſtanza ſotterranea ſono le Sepolture di Caſa Ac- ciaioli, la quale lontana di quivi ſette mi- glia in Valdipeſa poſſiede, una gran Tenu- ta, e un magnifico Palazzo detto

zi-

MONTE GUFONI riccamente addobbato, e di lunghi Viali, e di un Giardino con Fon- tane e ſcherzi d'acqua ornato, e reſo de- lizioſo. Nel ritornar per l'iſteſſa ſtrada a Firenze, dalla parte di tramontana quaſi in- contro alla Certoſa, oſſerviſi la magnifica Villa, detta Collazzi, de' Dini, con nobile Architettura di Santi di Tito, che dipinſe la Tavola della Cappella; ſiccome a man ſiniſtra prima di entrare in Città, un bel Palazzo de' Michelozzi, ma molto più il poſto, ove è fabbricato, che è ſenza com- parazione il migliore, che ſia all'intorno di Firenze, godendoſi di quivi quaſi tutta la Città, e nella più pittoreſca veduta, onde è detto Belloſguardo: quivi il Guicciardini ſcriſſe le noſtre Storie. Poco lontana è una Villa de' Borgherini, e degli Strozzi un'al- tra a San Vito, dietro alla qual Chieſa in poca diſtanza godeſi dalla Villa de'Franceſchi la più bella e ſorprendente veduta della noſtra Città anco aſſai ſuperiore alla già detta; Nel colle poi vicino detto di Mari- gnolle ſono le ville de' Corſi, de' Capponi, de' Gianſigliazzi, e di altri; ſiccome preſſo alle Campora quelle del Principe di Forano, e de' Serſelli, e ſcendendo da queſti colli per Bello ſguardo, vi è

R con-

SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abitano Frati del ſuo Ordine; Chieſa di gran devo- zione, e bene adorna di nuove pitture sù la di cui Piazza è eretta la Statua di det- to Santo di marmo, lavorata dal Piamon- tini. Fuor della

to

PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſtero che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una Collina, è intitolato S. Bartolommeo, e vi ſtanno i Monaci di

MONTE ULIVETO: La Tavola dell'Altar maggiore, in cui è figurato l'entrare di Noſtro Signore in Geruſalemme, è di mano di Santi di Tito, ed è una delle belle ope- re, che egli abbia fatto; quella ove è il Beato Bernardo Tolomei, è di mano del Pignoni, ed una ve n'è del Paſſignano. Delle due Statue di marmo, la Vergine Veſtale, che tiene in mano un vaglio per l'acqua Santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla ſiniſtra, che rappreſenta Claudia, è di Scul- tore Fiammingo. Nella Cappella de' Cap- poni, che ſta ſotto la Chieſa, vi è una Tavola della Reſurrezione, di mano di Raf- faellino del Garbo, ben mantenuta. In vi- cinanza di detto Monaſtero verſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del Duca Stroz- zi, con un Salvatico, che ſcende ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla Parte di Ponente vi è un Monaſtero detto

R 2 SAN

SAN PIERO A MONTICELLI, di Religioſe della Regola di San Benedetto. Dilungan- doſi per detta ſtrada, vedonſi in qualche lon- tananza a man ſiniſtra, molte belle Ville, fra le quali in ſpecie ſono degne d'eſſere oſſervate quella de' Torrigiani a San Mar- tino alla Palma, quella de Capponi, e l' altra, che diſcoſto cinque miglia in circa da Firenze ſulla ſiniſtra mano ſta ſituata in un rilevato poſto, del Marcheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, che per l'accreſcimento della nuova magnifica Fabbrica fatta dal fu Marcheſe Coſimo Riccardi, è delle più belle e delle maggiori di Toſcana, alla quale vi ſi và per un lungo viale di Cipreſſi, che principia dalla ſtrada maeſtra. Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi ſull'Arno ſi vede l'antica

BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO, fabbricata, come vuole il Vaſari, col diſe- gno di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe è incerto, e i noſtri Storici in ciò ſono di- ſcordanti. Alcuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un Con- te Lotario, da cui ſi vuole che diſcendano i Contalberti, che poi donarono la Badia dello Stale nell'Alpi a queſto Monaſtero. In antico è ſtata ufiziata da' Monaci neri di S. Benedetto, che godevano grandiſſimi Pri- vilegj, ed eſenzioni conceſſe loro dagli Im- peradori Ottone Terzo, e dal Secondo, e Terzo Arrigo; ſimiglianti n'ebbero da' Pon- teſici Paſquale Secondo. Leone Nono, Ur- bano, e Calliſto Secondo, Gregorio Setti- mo, Clemente, e Aleſſandro Terzo. Gre- gorio Nono confermati loro i medeſimi Pri- vilegj, l'anno 1236. la dette a' Monaci Ci- ſtercienſi, che vi ſono, come da un'Iſcri- zione poſta ſopra la porta maggiore di que- ſto Monaſtero, e da un'altra più diſtinta che ſi vede in marmo avanti la ſtanza del Capitolo, ſi riconoſce. L'Altar maggiore è tutto di pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a tempera di Domenico Grillandaio, e nel Chioſtro alcune Viſioni del Conte Ugo ſurono dipinte dal Puligo. E' mirabile queſta Badia per lo miracoloſo ſucceſſo di San Pietro Igneo Nobil Fiorentino di Caſa Aldobrandini Monaco di Vallombroſa, così detto dal fuoco, che ben due volte a pie- di ſcalzi nel mezzo a due gran Cataſte ac- ceſe, ſenza nocumento alcuno paſſeggiò, per difender la Romana Chieſa, contro Pie- tro Veſcovo Fiorentino, e la Setta Simo- niaca, e ſeguì nel tempo che vi furon chia- mati i Monaci Valombroſani col Santo lor Fondatore a farvi una riforma: e di sì illu- ſtre miracolo ſe ne vede la memoria in un antico marmo; ſiccome fuori della porta principale della Chieſa ſe ne vede altra in un Sepolcro pure di marmo, che vien cre- duto d'Huilla, e Gasdia, queſta Madre di Ugo, e quella Moglie; ma Niccolò Baccet- ti Abate Ciſtercienſe nella ſua Storia di queſta Badia è di parere, che l'una foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di Ugo To- ſcano, e l'altra Moglie del medeſimo Ugo Pronipote di Lotario. In queſta Chieſa vi è in Cornu Evangelii la Cappella del San- tiſſimo dipinta tutta a freſco da Giovanni da S. Giovanni, e dall'iſteſſa parte alla Cappella, che ne ſuccede, v'è una belliſ- ſima Tavola di mano di Fra Bartolommeo di S. Marco. In detta Chieſa ſi conſerva con gran venerazione, fra l'altre Reliquie, il Corpo di San Quintino martirizzato ſotto l'Imperatore Maſſimiano, in non molta di- ſtanza dal Monaſtero di Settimo, che cosi ſi chiama, quaſi Septimo ab Urbe lapide. Ver- ſo Ponente ſi vedono ne' due Poggi di Signa molte e belle Ville: quella de' Cavalcanti nel Poggio verſo Tramontana, è la più ma- gnifica, onde ebbe il nome di Caſtello; nel Colle di quà dal Fiume quella de' Pandol- fini, che nell'Anno 1494. dettero ricetto a Carlo VIII. e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Salviati alle Selve, e de' Pucci, detta Belloſguardo. In detto Poggio vi ſo- no due Conventi di Religioſi uno di

vi-

R 3 ſftre

a Car-

SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmeli- tani Riformati, detti della Congregazione di Mantova. L'altro detto SANTA LUCIA, è Chieſa de' Padri della Riforma di S. Fran- ceſco reſtaurata e abbellita; tornando per l'iſteſſa Strada a Firenze, ſi troverà la Vil- la del Marcheſe della Stufa, e vicino alla Porta un' altra comoda Villa de' Tempi det- ta Verzaia. E fuori della

PORTA AL PRATO, Veggaſi, uſcendo pri- ma dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſ- ſanti, il

GIARDINO, detto la Vaga Loggia, di S. A. R. che ſebbene non è terminato, vi è molta delizia nelle piante d'Agrumi, sì a boſchet- to, quanto in gran vaſi collocate con buon ordine ſopra i pilaſtri di un lungo foſſo, ove ſcorre l'acqua dell'Arno contiguo, quivi voltata, e incanalata. Fuor di que- ſto Giardino, proſeguendo per la ſtrada lun- go la riva dell'Arno, s'entra in un dirit- to viale di Pini, che porta alle CASCINE, Poſſeſſione della Real Caſa di Toſcana, non più diſcoſta da Firenze di un miglio, ove ſono ſpazioſe Praterie, e ameniſſimi Boſchetti con più viali. Vedutoſi queſto luogo, può oſſervarſi anche un antico Mo- naſtero di Monache Ciſtercienſi, detto di SAN DONATO IN POLVEROSA, o a Torri, poſto in poca diſtanza dalle Caſcine per la parte di Tramontana; fuori di queſta porta è anche la Villa del

R 4 go

POGGIO A CAIANO, di S. A. R. ſituata a man deſtra ſopra una piccola eminenza di terreno, che la ſolleva, e rende godibile la pianura, che per le parti di Levante, Ponente, e Tramontana la circonda, e da quella di Mezzogiorno è con buona diſtan- za ſtaccata da' Poggi di Carmignano, rino- mati per la bontà de' vini. Queſta Villa fu principiata per lo Magnifico Lorenzo de' Medici, Padre di Leon X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpecial- ente l'ornato, e le Pitture del Salone gran- de in parte, che poi il Granduca France- ſco fece condurre a fine, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica alla perfezione, che ella è, ſeguitando il primo modello di Giu- liano da San Gallo. Queſta Villa ha in tut- te le ſue parti del magnifico. Evvi un Sa- lone con volta a mezza botte, tutta ric- camente ſtuccata, o per meglio dire, da Giuliano da San Gallo gettata di materie, che veniſſero intagliate, invenzione da lui unicamente imparata a Roma. Tutto il det- to Salone è dipinto da Andrea del Sarto, dal Franciabigio, e da Iacopo da Pontor- mo. L'. Iſtoria, quando Ceſare è preſentato di varj donativi in Egitto da molte Nazio- ni, alludendo queſto fatto al Magnifico Lo- renzo de' Medici, che fu di rari animali, e tra gli altri di una Giraffa preſentato da Gaitbeio Soldano d'Egitto nel 1487. e det- ta Giraffa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue meſcolanze erudite, fu laſciata imperfetta da Andrea del Sarto, e terminolla Aleſſan- dro Allori. Il Franciabigio vi dipinſe in al- tra Facciata, quando Cicerone, dopo l'e- ſilio, fu in Campidoglio chiamato Padre della Patria: alludendo queſta Storia al ri- torno in Firenze di Coſimo Medici il Vec- chio. Nell'altra Facciata il Franciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Tito Quinzio Flaminio Conſolo Romano, orando nel Con- ſiglio degli Achei, contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegnavano concludere gli Oratori con gii Achei medeſimi. Queſto fatto pure al- lude alla Dieta di Cremona, in cui il Ma- gnifico Lorenzo de' Medici diſturbò i diſe- gni de' Veneziani, bramoſi di condurſi al poſſeſſo dell'Italia tutta. Ed Aleſſandro Al- lori fece la Pittura, che rappreſenta la Ce- na di Siface Re de' Numidj, fatta a Sci- pione, dopo che egli ebbe rotto Aſdruba- le in Iſpagna: e queſto pure allude al glo- rioſo viaggio del Magnifico Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu generoſamente con- vitato. Le due teſtate, dove ſono gli oc- chi, che danno lume, furono dipinte da Ia- copo da Pontormo, e vi è un Vertunno, co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in ma- no bello e naturale, e l'Iſtoria di Pomona, e Diana con alter Dee, che per eſſer pit- ture fatte a concorrenza de' ſoprannominati Pittori, ſono delle più belle, che uſciſſero dal ſuo pennello. Da queſte ſuddette teſta- te del Salone ſi ha l'ingreſſo in due Galle- rie, ordinate dal Gran Principe Ferdinan- do, per formare per mezzo di queſte ricca- mente ornate, la comunicazione alli quat- tro Appartamenti, de' quali vien compoſta queſta Real Villa. Dal detto Salone facen- doſi paſſaggio in un altro di minor propor- zione ornato a ſtucchi, ſi trova dipinta nel- la ſua volta da Anton Domenico Gabbiani, la Toſcana, che conduce davanti a Giove Coſimo Padre della Patria, moſtrando d'a- ver eſſo quietate le diſcordie, fugati i vi- zi, e introdotta la pace, opera in vero de- gna di ſomma ſtima. Oltre varie eccellen- ti pitture che ornano le ſtanze di queſto Palazzo in una delle quali vi è una pre- zioſa raccolta di piccoli quadri fattavi dal Gran Principe Ferdinando, conſiſtente in un ſol pezzo per autore, de' primi pittori del Mondo, sì antichi che moderni, La Ta- vola della Cappella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtal- le, lunghe ciaſcheduna più di centoventi paſſi, e ſopra queſte le Camere per allog- gio del ſervizio baſſo. Poco diſtante vedeſi una Fabbrica per uſo del Fattore, e del co- pioſo Beſtiame, per la Caſcina nel ſuo ge- nere bella, e tutta circondata da un largo foſſo di acqua corrente. Quivi ſi fanno co- pioſe ricolte di ſquiſiti Riſi, ove ſono Edi- fizj per pulirgli. Proſeguendo verſo Tramon- tana, ſi giunge ad un luogo ameno, detto le Pavoniere, e ſerve in oggi per far cor- rere i Daini, i quali in un Barco murato con boſcaglia, e foſſi d'acque conſervanſi, e rimettendoſi sù la ſtrada maeſtra, a ma- no dritta trovaſi altra Villa di S. A. R. detta

el-

Eto-

doſi

re-

ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo Gran- duca di Toſcana, che da' fondamenti la fe- ce fabbricare col diſegno di Bernardo Buon- talenti l'Anno 1594. la quale è beniſſimo inteſa, sì nello ſcompartimento de' Quar- tieri nobili, come per quelli della Fami- glia. Non vi è Cortile, ma due bei Salo- ni poſti in mezzo da un ricetto, illumina- ti per alti fineſtroni. E' ſituata nell'otti- ma eminenza di un Colle volto a Levan- te; il divertimento maggiore, che ſi ritrae in detta villeggiatura, ſi è la Caccia ſpe- cialmente de' Daini. Quelli di pelame bian- co in un piccolo Barco detto la Pineta, di due miglia di giro vi ſi conſervano. Ve n' è un altro di circuito di ſopra trentadue mi- glia, detto il Barco Reale diſtendendoſi dal- le falde del Poggio di Artimino, fino a' Poggi di Vinci nella Valdinievole. Due al- tre Ville pure di S. A. R. poco diſtanti l' una dall'altra, ſono fuori di queſta Porta; una detta la

PA-

PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpecial- mente nel tempo della Primavera: il ſuo in- greſſo principale è a Tramontana, per un Prato chiuſo da folti Cipreſſi in difeſa de' venti: ha nel mezzo un Cortile tutto di- pinto di fatti Militari; vi ſono nelle due fiancate due Logge, che introducono negli apparramenti nobili; queſte ſono dipinte con ottimo colorito, e diſegno da Baldaſſarre Franceſchini detto il Volterrano, e rappre- ſentano alcune azioni di Coſimo I. e di Fer- dinando II. Gran Duchi, opere certamen- te degne di sì ſublime Artefice: ſono poi da vederſi gli appartamenti di queſto Pa- lazzo arricchiti di buoniſſimi Quadri tra' quali più d'ogni altro è da ammirarſi nel- la Cappella, la ſtimatiſſima Tavola d'An- drea del Sarto. A Mezzogiorno, Levante, e Ponente vi ſono tre altre Porte partico- lari, che introducono in uno ſpazioſo ripia- no di Giardino, di dove godeſi come in Tea- tro, con tutta quella belliſſima Campagna, la Città noſtra. Da queſta, in poca diſtan- za ſul Poggio verſo Ponente, è un Con- vento di Carmelitani della Congregazione di Mantova, detto

SANTA LUCIA ALLA CASTELLINA, con No- viziato, ove è un Quadro di Maria Vergi- ne nel Coro, del medeſimo Volterrano. Vedutaſi la Petraia, potrà viſitarſi

vi-

CASTELLO, altra Villa, come ſi è detto, antica della Famiglia de' Medici, accreſciu- ta dal Granduca Coſimo I. dalla parte di Levante, col diſegno di Niccolò, detto il Tribolo. Queſta è poſta alle radici di Mon- te Morello; ha davanti uno ſpazioſo Prato, con due gran Vivai ſpartiti da un Ponte, che introduce ad un viale piantato di Ci- preſſi, il quale mette ſulla ſtrada maeſtra di Prato. Nella volta della Loggia a man ſi- niſtra dentro il Cortile, alcune Iſtorie degli Dei antichi, e Arti liberali, lavorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono di mano di Iaco- po da Pontormo, ma aſſai guaſte dal tem- po. Per gli Appartamenti vi ſono diſtribui- te belle ſupellettili, e molte prezioſe pit- ture, e vi è a freſco di Baldaſſarre Fran- ceſchini nella volta del ricetto, ſalite le prime ſcale uno sfondo di ottimo colorito, e di ſomma perfezione in ogni prerogativa dell'arte. Da Tramontana, uſcendo di det- to Palazzo, ſi entra in un vaſto e delizioſo Giardino. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dal- la cui bocca eſce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo Ammannati, eſ- ſendo il reſtante della Fonte diſegno, e fat- tura del Tribolo, come di lui ancora è l' altra Fontana in mezzo al Boſchetto de' lau- ri, piena di finiſſimi intagli, e baſſirilievi, nella cima della quale vi è una Statuetta di Femmina nuda di bronzo, rappreſentan- te una Venere, dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro le mani, cade acqua. Intorno alla detta Fonte vi ſono occulte fi- ſtolette, dalle quali vengono zampilli gen- tiliſſimi d'acqua. Queſta belliſſima Fonta- na è cinta d'ogn'intorno da un bel ſalva- tico, che fa proſpettiva all'altra Fontana dell'Ercole, e per di ſopra, ad una Porta, ove pure ſono varii zampilli d'acqua. In- torno alla detta Porta vi è una Grotta gran- de, e ricchiſſima di ſpugne, condotta anch' eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſſime Pi- le ſcavate, e intagliate d'un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per fian- co all'entrare, ſopra le quali vi ſono ſcol- piti al naturale diverſi Animali quadrupedi con buona diſpoſizione, e da alcuni de' me- deſimi cade acqua nelle ſuddette pile, ove ſono intaglj di Peſci, e nicchi marini. La detta Grotta è chiuſa da cancellate di fer- ro, le quali aperte, quando ſi voglia dar l'acqua agli zampilli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavimento, e da' lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſe per forza d' acqua. Queſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medeſimo muro collocate, che ribattono all'alter due del Giardino, ove è il Boſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giardino ſi ſale ad un gran Vivaio, in mez- zo al quale vi è in un Vecchio di bronzo figurato il Monte Apennino, fatto dall'Am- mannato, dalle cui chiome cade acqua: diſegno e lavoro del Tribolo, del quale è a Levante una Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi d'acqua, che è ben degna di vederſi. Ma prima di rimetterſi ſulla ſtra- da per tornare in Firenze non rechi noia il ſalire, voltando a man deſtra della det- ta Real Villa, per una breviſſima ſtrada che conduce alla Villa de GRAZINI, ove con grandiſſimo piacere potrà oſſervarſi il Cor- tile della medeſima tutto dipinto a freſco da Giovanni da S. Giovanni, in queſto va- go lavoro ſi ammirerà la vivacità, ed il gu- ſto di queſto sì illuſtre Maeſtro, e quindi ripigliando il cammino potrà tener la ſtra- da che paſſa ſotto la Villa della Petraia, ove vedrà di paſſaggio due

la

ro,

CON-

CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo- lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inol- trandoſi, un altro detto delle Signore del- la Quiete, ove ſono Fanciulle Nobili, che vi s'introducono ſopra i ſette anni per edu- cazione, alle quali è permeſſo, non ſoddis- fatte di quell'Inſtituto di vita, uſcire ſen- za però potervi aver regreſſo, non facendo mai Voti, come le altre Religioſe. Queſto luogo era per l'addietro una Villa detta la Quiete, della Granducheſſa Criſtina. Per- venne in Donna Eleonora Ramirez di Mon- talvo, che fu la Fondatrice, e Inſtitutrice di quel vivere Religioſo, la Granducheſſa Vittoria, fecevi la Chieſa, che vi è, con la Foreſteria, Rimeſſe, e Stalle, per ren- derlo comodo alle occaſioni di trattenervi- ſi, lo cui eſempio ſeguendo la Principeſſa Anna Maria Luiſa Elettrice Palatina, lo ha ultimamente ampliate di nobile Apparta- mento, e arricchito di delizioſo Giardino; molte altre belle Ville ſono in queſti con- torni, come de' Paſquali a Quarto, a Ri- nieri luogo tra Caſtello e la Petraia, quel- la de' Lanfredini, in oggi del Principe Cor- ſini; a Quinto quelle de Torrigiani, Drago- manni, Bartolini, e Guardini, detta la Mu- la; e del Marcheſe Ginori, nominata;

DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove dal fu Marcheſe Senator Carlo Ginori è ſta- ta introdotta, in poca diſtanza da detta Vil- la, la fabbricazione non ſolo di ogni qua- lità di Piatterie, Vaſi, ed altre Terraglie per uſo comune, ma di finiſſime Porcella- ne d'ogni ſorta con ſingolare induſtria, ed ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede una gran raccolta in una ſtanza, diſpoſta a for- ma di Galleria, accreſciuta notabilmente dal Senator Marcheſe Lorenzo Figlio. Inol- tre a Seſto evvi quella del Marcheſe Corſi; a Colonnata quella del Conte del Benino, fabbricata dal Senatore Ferrante Capponi, ove ſi veggono in una vaga Galleria i car- toni eccellentemente coloriti d'una ſtanza d'arazzi di quella di Verſaglies del Re Cri- ſtianiſſimo: a Querceto, del Balì del Roſ- ſo, e nella Valle di Marina quella de' Con- ti Zefferini detta Travalle, ora poſſeduta dalla Signora Marcheſa Incontri ultima di quella Caſa, che per il vaſto Giardino, per i molti ſalvatici, e per la ricchezza dell' acque è degna di eſſer veduta; e in appreſ- ſo quella del Duca Salviati. Verſo il Pon- te a Rifredi, ſi veggono le Ville de' Gon- di, de' Giorgi, de' Panciatichi, e d'altri, e ritornando alla Città per la

S Doc-

POR-

PORTA A SAN GALLO, fuori della quale fu alzato un maeſtoſo Arco Trionfale di bel- la, e vaga architettura in onore del già No- ſtro Imperial Sovrano FRANCESCO I. ed in occaſione del ſuo ſolenne Ingreſſo in queſta Dominante ſeguito la ſera del dì 20. Gen- naio 1739. col diſegno di Monſieur Giadot. Le Statue laterali ſono di diverſi, la Statua equeſtre è di Vincenzio Foggini, i Baſſiri- lievi ſono di Franceſco Janſens Fiammingo. E camminando fuori di eſſa Porta, ſi oſſer- vi il Tabernacolo ſulla ſtrada, dipinto da Gio. Batiſta Vanni, preſſo al

CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſtitu- to, una bella Chieſa, e un comodo Con- vento, ed Orto. Quivi pure ſono belle, e nobili Ville, come quella del Marcheſe Ge- rini, Riccardi, Capponi, e de' Corſi, e quel- la degli Strozzi, celebre per le tante In- ſcrizioni antiche, Greche, e Latine, che vi ſono. Vi è anco un Convento di Reli- gioſe, detto

SANTA MARTA, che vivono ſotto la Re- gola del Beato Giovanni da Como, o da Medda, Fondatore de' Frati Umiliati, nella di cui Chieſa all'Altar maggiore, vi è una belliſſima Tavola di Batiſta Naldini, ove ha eſpreſſa la Reſurrezione di Lazaro, e nel- la volta vi è dipinta a freſco da Benedet- to Luti in ſua gioventù la Santa Famiglia in Egitto. Siccome mettendoſi ſulla ſtrada maeſtra di Bologna, ſi vede altro

S 2 di

CONVENTO de' Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, ove hanno il Noviziato. La Chieſa è vagamente ornata, l'abitazio- ne molto comoda. All'Altar maggiore di detta Chieſa, vi è di mano di Giambatiſta Cipriani una bella tavola, ove ha eſpreſſo un miracolo di San Giuſeppe Calaſanzio lo- ro Fondatore. Quindi paſſando da diverſe belle Ville, e inoltrandoſi fuori della ſtra- da Bologneſe, ſi trova

CAREGGI, cioè Campo Regio, di S. A. R. col diſegno di Michelozzo, fatta fabbrica- re da Coſimo Padre della Patria. Quivi il magnifico Lorenzo de' Medici, e Giovanni e Piero ſuoi figli facevano le virtuoſe Ac- cademie con Marſilio Ficino, detto il no- vello Platone, ed Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, l'Argiropolo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. E tornando ſulla ſtrada mae- ſtra trovaſi

dell'

PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel tempo di State. Queſta gran Fabbrica, col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Fran- ceſco ſuo Figliuolo, fu da' fondamenti per lo Granduca Franceſco I. fatta, e condot- ta quaſi al finimento, che ha in oggi; ſic- come lo teſtifica una bella Inſcrizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſeguente tenore:

Fontibus, Vivariis Xyſtis has Ædes Franc. Med. Magn. Dux Etruriae II. Exornavit Hilaritatique Et ſui amicorumque ſuorum Remiſsioni animi dicavit Anno Dom. M. D. LXXV.

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al pri- mo, e nobil piano dalla parte di Tramon- tana, che per un Terrazzino, o ripiano pu- re ſcoperto, introducono in un amplo Sa- lone in volta a mezza botte, ed ornato in parte di ſtucchi, e di pitture, ed in un Sa- lotto tutto dipinto a freſco dai quali ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più Apparta- menti, alcuni dipinti a freſco d'Architettu- ra, altri abbigliati riccamente di buoni qua- dri, e ſtudioli, e d'ogni nobile qualità di ſupellettili. Vi è in una di queſte Camere un Organo HYDRAULICO, che ſenza opera di mantici ha l'ufizio del Vento per mez- zo dell'Acqua. Nel ſecondo Piano vi è il Teatro per l'opere molto ſignorile. Innu- merabili poi ſono i lavori di Spugne mari- ne, le Fontane, le Grotte, le Statue, fra le quali molte Coloſſali, e che in mille ſcherzoſe maniere verſano acqua, molte al- tre sì fatte delizie per l'ampio, e ben di- ſpoſto Salvatico, e per i Giardini ſono ſpar- ſe, e ſotto il Palazzo medeſimo, che trop- po lungo ſarebbe il volerle minutamente deſcrivere per darne una giuſta, e adequa- ta idea a chi perſonalmente non ſi porta ad ammirarle. Per il che meglio ſarà che ocu- larmente ſi oſſervino da chi deſidera aver- ne la perfetta cognizione, come agevol- mente potrà farſi principalmente nei tem- pi eſtivi, e di Primavera. Due Eremi di gran devozione ſi trovano in queſte parti, il primo detto

S 3 ra,

MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſa- mente principio da' ſette Beati Romiti No- bili Fiorentini la Religione de' Servi di Ma- ria Vergine, l'anno 1233. e quivi S. Filippo Benizj noſtro Cittadino, lungo tempo ſtet- te a far penitenza ſull'alto giogo di quel Monte, veſtito di una folta ſelva di Abeti. In mezzo di eſſa ſta il Convento degli E- remiti dell'Ordine da eſſo ampliato de' Ser- vi di Maria Vergine; e vedonſi nel recinto le ſette Grotte de' Beati Fondatori, e quel- la del Santo Propagatore, ove fecero lunga dimora; coſe, che muovono lo ſtupore in- ſieme, e la divozione. In queſto Santuario non mancano da vederſi varie buone pittu- re, ma ſopra di ogn'altra vi ſi ammira nel- la volta della Chieſa il belliſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani rappreſentò Maria San- tiſſima in Gloria con molti Angeli, che porge l'abito ai ſette Beati Fondatori. Il ſeconde a piè del Monte Senario e l'anti- co, e celebre

ria

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rin- novato dalla Real Munificenza di Coſimo III. ove abitano in oggi Monaci Ciſtercienſi del- la ſtretta Oſſervanza, quivi riſtabilita da' Monaci fatti venire dal medeſimo, dalla famoſa Badia della Trappa. Nel ritorno a Firenze, quaſi tre miglia diſcoſto da Prato- lino, ſulla mano diritta fuori della maeſtra ſtrada vi è un

S 4 CON-

CONVENTO di Cappuccini, detto la Con- cezione di Maria Vergine, o i Cappucci- ni di ſopra, a diſtinzione di quelli di Mon- tughi, che ſi chiamano i Cappuccini di ſot- to. Dalla mano ſiniſtra, più inoltrandoſi verſo Firenze ſi vede la bella Villa del Du- ca Salviati di nuove delizie, ed ornamenti magnifici arricchita, al Ponte alla Badia, così detto, perchè quaſi in faccia, paſſato il Ponte di Mugnone, ſi ſale per una dirit- ta ſtrada alla

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lun- go tempo per Cattedrale di Fieſole, poi ufiziata da' Monaci di San Benedetto: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in poſitura di minacciar rovina, Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbricò una bella Chieſa, e Monaſtero a' Canonici Lateranenſi, che già vi erano, a contemplazione di un tal Padre Don Timo- teo da Verona eccellente Predicatore di quell'Ordine, e per meglio godere la ſua eonverſazione, vi fece un appartamento per proprio uſo. Vi é una prezioſa Libreria con Manoſcritti, e Libri da Canto fermo mol- to ſingolari. Unita alla Chieſa vi è una Cappella, ove fu martirizzato il Santo Ve- ſcovo di Fieſole Romolo, e ſi moſtrano al- cune gocciole di ſangue ſparſo nel ſuo Mar- tirio; vi è altresì un pozzo, che è una par- te di un antico Cimitero di Santi Martiri. In detta Cappella vi ſi conſerva un mira- coloſo Crocifiſſo, il quale ſi dice per anti- ca tradizione, che fu dato al Santo Veſco- vo Romolo dall'Apoſtolo San Pietro, e che parlò a San Filippo Benizj con dirgli: Va- dæ ad Fratres Matris meæ in Monte Senario. Nel Refettorio di queſti Padri è una pittu- ra a freſco fatta da Giovanni da San Gio- vanni, in cui vien rappreſentato Noſtro Si- gnore a Tavola ſervito da Angioli, molto curioſa per la ſemplicità quivi uſata dal Pit- tore, per altro eccellentiſſimo. Non lungi da queſta inſigne Badia, ſono le magnifiche Ville de' Palmieri, e de' Marcheſi Guada- gni. Volgendo a Tramontana, vi è una

to

CHIESETTA, ove ſi conſerva una miraco- loſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo, luogo detto Fonte Lucente, nominato dal Polizia- no nella Lamia; ed a Levante vi è

SAN DOMENICO, Chieſa dell'ordine ſuo più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con grandiſſima eſemplarità molti Religioſi, i quali hanno un comodo Convento fondato intorno all'Anno 1406. dal Beato Fra Gio- vanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima Famiglia degli Agli, e quivi S. Antonino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di S. Do- menico. Sono in queſta Chieſa alcune Pit- ture buone: tra le antiche, ſi vede quella alla Cappella de' Gaddi, della Coronazione della Madonna, di Fr. Giovanni Angelico; quella della Natività, di Pietro Perugino; e un' altra del Sogliani; fra le moderne, quella della Nunziata di Iacopo da Empo- li, e tutta la volta della Chieſa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata già da Giovanni di Coſimo de' Medici col diſegno di Michelozzo, la quale è in oggi de' Borgherini; avendo l'iſteſſo Giovanni fat- to col diſegno del medeſimo Michelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Villa, una

più

CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN GIROLAMO; i quali ebbero principio in Fi- renze da Carlo Conte di Montegranelli cir- ca l'anno 1407. che ha culto di Beato; e poi da Clemente IX. furono ſoppreſſi; è poſſeduto in oggi detto luogo da' Bardi. In detta Chieſa è degno di oſſervazione un Se- polcro in porfido di Franceſco Ferrucci Fie- ſolano, eccellente, e ſingolare Scultore, nel quale ſi vede il ſuo Ritratto da lui pu- re ſcolpito in Porfido. Finalmente ſi giun- ge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

poſ-

CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palaz- zo del Veſcovo di Fieſole; non molto vi ſi vede di antico, fuori che alcuni frammenti della Rocca, e delle Mura, avendo l'an- no 1010. i Fiorentini dato il ſacco, come è noto per le Storie, e demolito tutto. La Chieſa fu fabbricata l'anno 1028. dal Ve- ſcovo Iacopo Bavaro, di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar maggiore, vi ſi con- ſervano le Reliquie di Santo Romolo in una caſſa di marmo miſtio, la Teſta del qual San- to con un braccio, ſi eſpone il dì feſtivo del medeſimo. Vi ſono le Reliquie ancora di quattro ſuoi compagni martiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Veſcovo di Fieſole, e la Cattedra di S. An- drea Corſini altro Veſcovo di queſto luo- go, la quale è ſpecie di Reliquia, come ſtata già occupata dal Santo nelle ſacre funzioni Veſcovili, che è traſportata nella parete ſiniſtra in un ornato di Pietra ſere- na. La Tavola rappreſentante il martirio di San Tommaſo Apoſtolo alla Cappella della Famiglia Guadagni, è di mano del Vol- terrano; e l'intero, e baſſorilievo di mar- mo alla Cappella di Monſignor Salutati, è opera di Mino da Fieſole, Scultore be- ne accreditato de' ſuoi tempi; e quelle all'Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di mano di Andrea Ferrucci pure da Fie- ſole. Nella Chieſa di

pa-

SANT'ALESSANDRO, che in antico chia- mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi è il Corpo di detto Santo, che fu Veſcovo di queſta Città, e martirizzato nel Bolo- gneſe intorno all'anno 502. Incontro alla Cattedrale vi è il

PALAZZO del Veſcovo, che è Conte di Turicchi, ed ha vaſta Diogeſi, e vi è un molto ben regolato Seminario per i Cheri- ci. Sopra il più alto di Fieſole evvi un

CONVENTO di Riformati di San France- ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Rocca de' Fieſolani. La Tavola della Concezione in detta Chieſa è di mano di Piero di Coſimo, e ve ne ſono altre buone. Scendendo, è la Chieſa di

det-

SANTA MARIA PRIMERANA, ove eſiſte un' antichiſſima Immagine di Maria, che è tra- dizione ſia una delle prime Immagini del- la Toſcana, e che perciò ſi chiami Prime- rana la qual Chieſa, ſecondo l'Ammirato, veniva ad eſſere quaſi nel mezzo della Cit- tà di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze. Verſo Levante, qualche tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi è un altro

CONVENTO di Zoccolanti, detto alla Doc- cia, fondato da Giuliano Davanzati noſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo, che per l'adiacenti Colline non più diſcoſte da Fi- renze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville molto comode, e grandioſe. Pigliando la ſtrada, che conduce alla ſopraddetta Badia dei Canonici Lateranenſi, ſi giunge ad altro Convento di Monache, detto

SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le quali ſono ſotto la Regola di Sant'Agoſti- no, ed in antico circa l'anno 1334. aveva- no il loro Convento, dov'è oggi quello de' Riformati a Fieſole. Nella loro Chieſa vi è di conſiderabile, la Tavola di mano di Aleſſandro Allori, ove è la Madonna con alcuni Santi, e il Padre Eterno. E di quivi ritornando verſo Firenze, ſi troverà fuori della

de'

PORTA A PINTI, nella Chieſa di S. Ger- vaſio una bella Tavola di Santi di Tito, e fuori della

PORTA ALLA CROCE. La prima Villa ſul- la ſiniſtra mano è del Marcheſe del Monte, poco più in sù per queſta ſtrada del Caſen- tino voltando a ſiniſtra, ſi trova un Con- vento di Monache detto

SAN SALVI, da cui piglia la denomina- zione l'adiacente pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſteri de' Vallombroſani, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. Nel demolirſi un lo- ro antico Convento, per piantarvi la For- tezza di San Giovambatiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi, dall'immortal pennello di Andrea del Sar- to, ſi vede dipinto in un arco San Bene- detto, San Giovan Gualberto, San Salvi Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti Mo- naco, e Cardinale; e nel mezzo in un ton- do è rappreſentata la Trinità. In faccia del medeſimo v'è un Cenacolo di no- ſtro Signore, che ſi reputa delle migliori pitture di Andrea di cui ſe ne vede la ſtam- pa inciſa da Teodoro Cruger. Tanto che convenendo rovinare per lo detto aſſedio con molti altri ſuburbani Conventi, e Ca- ſamenti, anche la Chieſa di San Salvi, con ſue abitazioni, a contemplazione di così belle Pitture, fu il Refettorio laſciato in piedi; ma per l'introdotta Clauſura di Mo- nache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licenza. Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano di Franceſco Morandini da Poppi, e quel- la di S. Umiltà del Paſſignano. Meno d'un miglio diſcoſto da San Salvi, ſi trova a piè di quegli ameni Poggi un altro Convento di Monache detto

Ve-

SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſot- to la Regola di Sant'Agoſtino; e fàlendo ſulla ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Or- dine di San Benedetto, intitolato

SAN MARTINO A MAIANO, ove è la Ta- vola dell'Altar Maggiore dipinta dal Gril- landaio, beniſſimo conſervata. Per tutto que- ſto tratto di Pianura, e di Colline ſi ve- dono, come negl'alrri luoghi già deſcritti, belli Caſamenti, e Ville, che vi poſſeggo- no i Vitelli, Gaddi, Albizzi, Salviati, Bon- ſi, Cerretani, Franceſchi, ed i Fiaſchj, e ſopra tutte Gamberaia de' Capponi, che ha belliſſimi dintorni, e quelle degli Strozzi, de' Pucci, degl'Incontri, e d'altri. Un al- tra molto bella, ma non terminata, vedeſi a Rovezzano de' Bartolini; fuori della

vo-

PORTA A SAN NICCOLò, paſſato il Fiu- me, è una Pianura, abbondante di ottimi frutti, nominata Pian di Ripoli, e tale ſi chiama una

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci Vallombroſani, che quaſi nel centro di queſto piano è poſta con un comodo Mo- naſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale di quell'Ordine, e fu già Monaſtero di Don- ne. Alla deſtra mano, voltando da una bel- la Villa de' Marcheſi Niccolini, già de' Ban- dini, in non molta diſtanza ſi vede il Mo- naſtero detto il

PA-

PARADISO, venerabiliſſimo Convento di Religioſe dell'Ordine di Santa Brigida. Vi è nella Chieſa una Madonna, che ſta in mez- zo di Santa Brigida, e di Sant'Antonio, di mano di Tommaſo da S. Fridiano, Pittore molto accreditato de' ſuoi tempi. Un al- tro Convento detto

SANTA MARIA DEL BIGALLO, è diſcoſto da queſto più di due miglia, ſulla ſtrada maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spedale, di Pa- dronato de' Capitani del Bigallo, che da eſ- ſo preſero eglino un tal nome, e poi ce- duto fu alle Monache dette di Caſignano, per la minacciante rovina dell'antico loro Convento in quel luogo: militano eſſe ſot- to la Regola di San Benedetto con grande oſſervanza. Per tutto queſto delizioſo Pia- no, e adiacenti Colline vi ſono Caſamenti, e Ville molto belle, in ſpecie quelle de' Pitti, Uſimbardi, Palmieri, Marcheſi da Ca- ſtiglione, Ganucci, Marcheſi Capponi da San Frediano, ed altri. Tirando ſulla ma- no diritta per la ſtrada maeſtra del Chian- ti, ſi vedono le Ville de' Niccolini a Mon- tauto, degli Ugolini a San Martino, che è bella oltremodo, e per l'altra parte le Ville di Lonchio, e di Belmonte, che fu- rono del celebre Conte Lorenzo Magalot- ti, ora de' Venturi. Poco più di cinque mi- glia da Firenze diſcoſto ſi arriva a

T Vil-

LAPPEGGI, Villa già del Cardinale Fran- ceſco Maria de' Medici, e dipoi della Gran Principeſſa Violante Beatrice di Baviera, degna di vederſi per i belli Appartamenti, prezioſi quadri, e ricchi mobili, de' quali è abbondantemente fornita. In una di quelle ſtanze ſi ammira un copioſiſſimo numero di vaſellamenti di fina Porcellana, diſpoſta fra altre galanterie di gran pregio. Dalla par- te di Tramontana in poca diſtanza da Lap- peggi, ſopra una bella eminenza vi è Li- gliano, Caſamento per l'Agente, o Fatto- re di quella Tenuta, che ha Giardini mol- to vaghi; Poco diſtante è la celebre Villa de' Vecchietti detta il Ripoſo. Sopra di uno ſpogliato Poggio tra Mezzogiorno, e Le- vante, ſi vede la

CHIESA DI SANTA MARIA DELL'IMPRU- NETA, rinomatiſſima per la miracoloſa Im- magine di MARIA Vergine, che vi è; e che portata a proceſſione in tutte le paſſate ca- lamità nella Città noſtra, ſempre ſi ſono ottenute le domandate grazie. Miracoloſiſ- ſimo ſi è il ritrovamento di detta Immagi- ne; e qui ci piace di dirlo, quaſi come ce lo riferiſce Franceſco Rondinelli nella Re- lazione dell'ultimo Contagio di Firenze. Volevano quei Popoli fare una Chieſa in onore della Vergine, e poſta mano all'ope- ra, rovinava la notte quello, che lavora- vano il giorno. Perlochè accortiſi, non eſ- ſer volontà di Dio, che ſi edificaſſe in quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, furono in- ſpirati a pigliar due Giovenchi non domi, e appiccato loro al giogo alcune pietre, ri- ſolverono, che dove ſi fermaſſero, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luogo eletto da Dio per edificarla. I Giovenchi ſtraſci- nando le pietre, ſi fermarono in quel pia- no, ove è la Chieſa al preſente: i circo- ſtanti allora datiſi a cavare i fondamenti, mentre che uno di quei manovali lavorava di forza, udirono una voce lamentevole, onde tutti attoniti corſero quivi, e trova- rono queſta Immagine di MARIA Vergine col Figliuolo in braccio. Queſta tradizio- ne vien confermata da un marmo di baſſo rilievo antichiſſimo, il quale è ſotto il Ta- bernacolo della Madonna: dove è ſcolpito il ritrovamento di eſſa nella maniera rac- contata. Vi ſono grandi Indulgenze, e Pri- vilegi conceduti da molti Pontefici, e nel giorno di Santo Luca vi è un gran concor- ſo di Popolo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' ufiziata la detta Chieſa da dieci Cappel- lani con un Pievano, che hanno l'obbliga- zione di dirvi quotidianamente il Divino Uſizio: fu ſondata dall'antica Famiglia de' Buondelmonti, che fino al preſente gode la libera collazione di quelle Cappellanie, e l'elezione del Pievano. La Chieſa è in og- gi tutta mutata, e riccamente adornata, con Soffitta tutta dorata, con tre sfondi di- pinti da tre eccellenti Pittori di Firenze, tra i quali quello di mezzo è conſiderato eſ- ſere il più inſigne lavoro di Antonio Pu- glieſchi. Il primo degli altri due è opera di Tommaſo Redi, e l'ultimo di G. Cam- millo Sagreſtani. Sopra tutte le buone Ta- vole, che vi ſi vedono è oſſervabile la Vo- cazione di S. Pietro, belliſſimo lavoro di Iacopo da Empoli. E' degna di eſſer vedu- ta la Sagreſtia, per la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi ſi conſervano: e chi voleſ- ſe più minuta informazione di tutto ciò, che appartiene a queſta Chieſa potrà veder- ne le Memorie Iſtoriche del Pievano Ca- ſotti, ſtampate da Giuſeppe Manni in Fi- renze l'anno 1713. Fuori della

ot-

T 2 con-

POR-

PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono Ville molto belle; fra le quali a Mezzo- monte quella de' Conti Alberti, e quella de' Principi Corſini, nella quale ſono due sfondi degni di grande ſtima, uno è rariſſi- ma opera dell'Albano, e l'altro di Gio- vanni da San Giovanni. Sono in queſte Col- line Poſſeſſioni ben fornite d'Uliveti, e Frut- ti d'ogni ſorte, e vi producono quei terre- ni ſquiſiti vini: fuori della

PORTICCIUOLA A SAN MINIATO, che è po- co diſtante dalla predetta di San Giorgio, un erta ſalita, conduce a due Chieſe ve- nerabiliſſime, e ad alcune Ville circonvici- ne. La prima Chieſa in teſta alla ſalita è detta

SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Fra- ti Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ri- tiro della Provincia Riformata di Toſcana, i quali, levatine tutti gli ornamenti, l'han- no ridotta ad uno ſtato di povera ſemplici- tà, propria del loro Inſtituto. Queſta con ottimo diſegno di Simone del Pollaiolo fu fatta fabbricare intorno all'anno 1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa ſede un' Iſcrizione poſta davanti l'Altar maggiore nel pavimento. Non ha, che una ſola Na- vata con ſei Cappelle per parte, ed una di fianco all'Altar maggiore in dentro, con ſuoi archi per diſuora di Pietra ruſtica, e ſuo Cornicione, che ricorre intorno la Chie- ſa, e per l'arco maggiore della Tribuna. La Tavola della Nunziata è di mano del B. Fr. Gio. Angelico Domenicano, e quel- la della Nativita di Noſtro Signore è di Gio- vanni Antonio Sogliani. Oltre diverſe Ta- vole di buoni Autori moderni che vi ſono. Sopra la Porta della Sagreſtia la Pietà di terra cotta è di mano di Luca della Rob- bia: accanto alla Porta maggiore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco di Marcello Vir- gilio Segretario della Repubblica Fiorenti- na, e gran Letterato, con un bello epitaf- fio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminen- za, e vicinanza inſieme alla Città, che di quivi con pittoreſca proſpettiva ſi gode una gran parte de' Villaggi da noi ſin quì deſcritti. Dal ſuo Fondatore fu raccoman- data all'Arte de Mercatanti, e laſciato en- trate pel ſuo mantenimento. Uſcendo per la Porta del fianco di detta Chieſa, e cam- minando pochi paſſi a man dritta per una Porta della Fortezza, che intorno all'an- no 1526. con diſegno di Michelagnolo Buo- narroti fu fatta, benchè tirata a fine dal Tribolo, di cui è lavoro la belliſſima ſtatua di macigno non finita rappreſentante una Vittoria che ſta appoggiata accanto alla detta Porta. Queſta per la gran maniera, e intelligenza profonda che vi ſi vede è ſta- ta creduta da molti eſſer opera di Miche- lagnolo ma è del Tribolo, come afferma il Vaſari nella vita del medeſimo. Di quì ſi arrvia all'altra antichiſſima, e venera- biliſſima

T 3 nel

nar-

CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di de- ſcrivere com'ella ſta al preſente, sì eſterior- mente, che interiormente, ci piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua grande antichità, e origine. Nella perſecu- zione de' Criſtiani ſotto Decio, trovandoſi San Miniato con alcuni compagni a far pe- nitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chie- ſa, che in quei tempi altro non v'era, che un piccolo Oratorio dedicato all'Apoſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia, il Ti- ranno con doni, ed offerte d'ingrandimen- to condottolo in Firenze, lo tentò a ri- muoverſi dalla Religione Criſtiana, ma nul- la valendo a frangere la coſtante Fede del Santo, dopo diverſi martirj, da' quali pei alcun tempo Iddio lo preſervò, gli fece ta- gliar la teſta in un luogo detto fino a' no- ſtri giorni Santa Candida, detta dal Candi- dato de' Martiri; ma il Santo preſala nelle mani paſsò l'Arno, e ſalito in queſto Pog- gio, rendè nel ſuddetto Oratorio l'Anima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo corpo, e da' Fiorentini, poichè paleſemente divenne- ro Criſtiani, fabbricata una Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì nobile, e grande, che ſi vede al preſente, fu alzata nell'anno 1013. a' 26. d'Aprile con conſiglio d'Ilde- brando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſſenſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo primo Impe- ratore, e ſecondo Re di Germania, e di Santa Cunegonda ſua moglie, che la dota- rono di molte tenute, e con ſolenne pom- pa vi fecero traslatare il Corpo di San Mi- niato nell'Altare, che è ſotto le volte del- la medeſima Chieſa; la quale da' Fiorenti- ni fu data in cura a' Conſoli dell'Arte de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre nava- te, e vi ſono due ſcale di marmo quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſull'antica co- ſtumanza della primitiva Chieſa. Queſto è tutto di marmi, e porfidi intagliati, e ín- tramezzati; dietro all'Altare vi ſono cin- que fineſtroni ſerrati di traſparentiſſimo mar- mo, nella lunetta ſemirotonda di Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a mano ſiniſtra l'Effigie di S. Miniato. Davanti le volte, e ove elle terminano, pure iſolate, vi è una Cappella di marmo, fatta fare da Pie- tro de' Medici, ove è un partimento d'ot- tangoli belliſſimo, lavorato da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la belliſſima Cap- pella, che ſi vede dedicata a S. Iacopo, degna per ogni ſua parte d'ammirazione, fu fatta alla memoria del Cardinale Iaco- po di Portogallo, con partimento tutto di marmi, e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro di lui con tutta la figura giacente, e ſopra Maria SS. col S. Bambino e Angeli, lavorati da Antonio Roſſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſi- mo, e vi è queſto Epitaſſio:

T 4 la

tut-

Regia Stirps Iacobus nomen Luſitana propago Inſignis forma ſumma pudicitia Cardineus titulus morum nitor optima vita Iſta fuere mihi mors iuvenem rapuit Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anne Salutis M. CCCC. LIX.

Nel-

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo Luca della Robbia fece in quattro tondi ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quel- lo di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d' Antonio del Pollaiuolo è la Tavola a olio, entrovi S. Iacopo, S. Euſtachio, e San Vin- cenzio; di Pietro ſuo fratello, alcuni Pro- feti dipinti a olio nel muro di detta Cap- pella, ſiccome in un mezzo tondo la Nun- ziata; nella Sagreſtia alcune azioni di San Benedetto dipinte a freſco, ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa di cui ſi è fatto lungo ragionamento, ſervita di Sepoltura a più Martiri, fu negli antichi tempi ufiziata da' Monaci di S. Baſilio, poi da quelli di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette al- cun tempo S. Gio. Gualberto Fiorentino de' Signori di Petroio dopo d'avere magnani- mamente perdonato all'inimico, ucciſore di Ugo ſuo Fratello, quale riſcontrò poco ſotto a San Miniato, ove è una memoria del generoſo fatto già noto, in un Taber- nacolo con Iſcrizione; Il Crocifiſſo, che chi- nò la teſta, il quale era in quei tempi nel- la ſuddetta Chieſa, nella mentovata Cap- pella di mezzo, è ora in quella di Santa Trinita de' Monaci del ſuo Ordine dentro la Città, come è ſtato detto in quel luogo. L'anno 1373. a' 27. del Meſe d'Agoſto ſot- to Gregorio XI. uſciti molto prima i Mo- naci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte U- liveto, i quali vi ſtettero fino al 1542. che di quivi ſi partirono al tempo del Grandu- ca Coſimo I. e in detta occaſione levaro- no le oſſa di San Miniato. Qui ſono ſtate modernamente fabbricate ſemplici, ma co- mode ſtanze per uſo degli Eſercizi ſpiritua- li di S. Ignazio, che ſi fanno, ſotto la di- rezione de' Padri Geſuiti, in varj tempi dell' Anno. In maggior diſtanza da Firenze ſon pure i tre famoſi Santuarj, cioè la Vallom- broſa, il Sacro Eremo di Camaldoli, e il Santo Monte dell'Alvernia, ove nel primo San Gio. Gualberto, nel ſecondo San Ro- mualdo lunga penitenza fecero, e fondaro- uo i loro Ordini; e nel terzo San France- ſco ricevè da Gesù Criſto le Sacre Stimate; luoghi in vero di ſingolariſſima devozione.

la

In ultimo ſi fa noto, che tanto la Chie- ſa delle Murate deſcritta in queſto libretto a c. 103. che quella di S. Baſilio a c. 129. ſono ſtate ultimamente rimodernate, e no- tabilmente abbellite di ſtucchi, e pitture. Come ancora, che in occaſione, che i RR. PP. di S. Filippo Neri han dato mano alla fab- brica dell'Oratorio nel luogo appunto dove era l'antica Chieſa di S. Firenze, con variar la prima idea, quale avevamo accennata a c. 85. eſſendoſi dovuti fare varj ſcavi della profondità di circa braccia dieci, ſi ſon trovate varie Medaglie, e Frammenti di bronzo, e molti di marmo; ma quel che è più importante e intereſſantiſſimo per l' antica Iſtoria di Firenze, (e che corrobo- ra il parere del quale era avanti il Cav. Menabuoni già Menabuoj, che nei contor- ni dell'Anfiteatro Fiorentino ſia ſtato un Tempio dedicato alla Dea Iſide,) ſono ſta- te diſotterrate varie Tavole Votive, alcu- ne delle quali portano chiaramente il no- me di quella falſa Deità, leggendoſi ſingo- larmente in fronte ISIDI REGINAE, fra le quali ve n'è una, ove è fatta menzio- ne degli Imperatori Severo, e Antonino, e queſta è delle meno antiche.

Co-

Fanno ancora teſtimonianza di queſto pre- teſo Tempio i varj frammenti di Statue, Co- lonne, Baſi, Capitelli, Architravi, Muraglie, e gran quantità di rottami, che gli uni poſſono avere riveſtito, e altri ſervito di pavimento al detto Tempio gran parte de' quali con due Leoni antichi di marmo, che ſervivano di menſole alla porta della di- ſtrutta Chieſa di S. Firenze Vecchio ſi poſſa- no inoggi vedere nel deſcritto Muſeo del det- to Cav. Menabuoni, da' quali ſiccome ſono tutti delle iſteſſe qualità di marmi, e dell' iſteſſa Architettura non ſarà impoſſibile de- durne la grandezza, e la ſtruttura del Tempio d'Iſide, che ha eſiſtito in quei contorni, al quale aſſolutamente appartengono le ſurrife- rite Tavole Votive, giacchè ſono ſtate trova- te in un meſcolate co' medeſimi frammenti di marmo in varie foſſe, ſorſe così gettate alla rinfuſa dallo zelo de' primi Criſtiani, la qual Fabbrica compita, che ſia, ed ampliatane la Piazza, non può ammeno di aggiunger vaghezza alla noſtra Città. Oltre alla nuo- va Chieſa del Carmine, che và avanzandoſi a gran paſſi. In queſto Anno ſono ſtati pu- re collocati di nuovo i due Leoni di Pietra ſopra la Porta di Palazzo Vecchio, opera di Giovanni Nobili Scultore abiliſſimo, giacchè quelli Antichi, che vi erano, e che al dire di Matteo Villani, e di Scipione Ammirato furono fatti l'Anno 1353. ugual- mente di Pietra, e dorati, eſſendo quaſi del tutto laceri furono buttati giù a pezzi, e ſolamente mediante la diligenza uſata dal Cav. Menabuoni ſi è ſalvata la teſta di uno di eſſi, che per non perderne la memoria ha fatta collocare ſopra la porta d'una di lui Caſa ſulla Coſta di ſopra col ſeguente Diſtico fatta dal celebre Poeta l'Abate Gio- vacchino Salvioni.

qua-

Cav.

Hic LEO qui VETEREM CUSTOS adſtabat ad AULAM.

Hinc memores ROBUR FLORA SUPERBA TUUM.

Nel Palazzo del Cav. D'Ambra ſono oſ- ſervabili due volte, che una rappreſenta il ritorno da una caccia, e l'altra il convito degli Dei opera molto lodata di mano di Tommaſo Gherardini.

Ci reſta a chieder ſcuſa al benigno Let- tore di alcuni errori, che per varij impe- dimenti avuti nel corſo di queſta ſtampa ci ſono accaduti; onde potrà alla meglio cor- reggerli dall'Indice, che in ſine ne aggiun- ghiamo.

IN-

INDICE

Delle coſe più notabili, deſcritte nel preſente Libretto.

A

ABlandonati Caſa, e Conſervat. 132.

Accademia degli Apa- tiſti 111.

di Bottanica 40.

della Cruſca 111.

del Diſegno 62. 63.

Fiorentina 111.

S. Agata Chieſa, e Mo- naſtero 133.

S. Agoſtino Chieſa, e Convento 213.

S. Aleſſandro di Fieſo- le Chieſa 284.

Aleſſandro Magno Sta- tua 209.

S. Ambrogio Chieſa, e Monaſtero 74.

S. Andrea Chieſa 208.

Angeli Chieſa 48.

Angiolini Chieſa, e Mo- naſtero 64.

S. Anna Monaſtero 150.

Annalena Monaſtero, e Chieſa 227.

SS. Annunziata 50.

S. Antonio Chieſa 136.

SS. Apoſtoli Chieſa 166.

S. Appollonia Monaſte- ro, e Chieſa 127.

Archivio Fiorent. 197.

Armilla di Tolomeo 142

Artimino, Villa di S. A. R. 268.

B

Dei Bacchettoni Com- pagnia 147.

Badia di Bonſollazzo 279.

di Fieſole 280.

di Firenze 82.

di Ripoli 288.

di Settimo 260.

S. Baldaſſar, Monaſte- ro, e Chieſa 287.

Barco Reale 268.

S. Barnaba Monaſtero 127.

S. Bartolom. Chieſa 208.

Ba-

Baſe di S. Lorenzo 113.

S. Baſilio 125.

Bernabiti 230.

S. Biagio Chieſa 198.

Bigallo, Monaſtero e Chieſa 289.

Boldrone, Monaſtero, e Chieſa 273.

C

Calza, Chieſa 228.

Camaldolenſi, Chieſa 48.

Campanile del Duomo 21.

di Palazzo Vecchio 182.

Cappella de' Principi in S. Lorenzo 123.

di Palazzo Vecchio 187.

degli Spagnoli 142.

Cappuccine 102.

Cappuccini di Montu- ghi 275.

della Concezione, detti di ſop. 280.

Carceri 108.

Careggi Villa di S. A. R. 276.

Carmine, Chieſa, e Con- vento 231. 301.

Caſa del Viviani Mat- tematico 137.

Caſa di Federigo Zuc cheri 66.

del Dott. Gio. Tar- gioni 77.

Caſcine di S. A. R. 264.

Caſino dei Principi Cor- ſini 150.

di S. Marco 38.

del Marcheſe Ric- cardi 134.

de' Nobili 161. 164.

di Via della Cro- cetta 66.

Caſtellina, Convento, e Chieſa 269.

Caſtello, Villa di S. A. R. 270.

S. Caterina Monaſt.128.

Cavallerizza 41.

Cavallo della SS. An- nunziata 49.

di Piazza 191.

S. Cecilia Chieſa 192.

Centauro ſtatua 202.

del Ceppo Chieſa 132.

Certoſa, Chieſa, e Con- vento 256.

Ceſtello, Chieſa, e Con- vento 236.

S. Chiara, Chieſa, e Monaſtero 229.

Chiarito Monaſtero 133

S. Clemente, Chieſa, e Monaſtero 133.

Cin-

Cinghiale di Mercato nuovo 198.

Colonna di S. Felice in Piazza 244.

di S. Felicita 215.

di S. Giovanni 25.

di Mercato Vecchio 207.

di S. Trinita 160.

Compagnia del Gesù 100.

di S. Gio. Batiſta d. lo Scalzo 39.

di S. Marco 129.

della Miſericordia 22.

del Nicchio 64.

della SS. Annun- ziata 68.

di S. Giob 68.

Concezione Congrega 49.

Concilio Fior 143. 187.

Conſervatorio degl'Ab- bandonati 132.

dei Poveri 131.

Convertite Chieſa, e Monaſtero 229.

Corridore de' Pitti 181.

S. Criſtofano Chieſa 208

S. Croce, Convento, e Chieſa 89.

Crocetta Monaſtero 65.

Cupola del Duomo 12.

D

Doccia, Chieſa, e Con- vento 285.

Doccia Villa Ginori 274.

S. Domenico del Maglio 39.

S. Domenico di Fieſo- le, Chieſa, e Conven- to 281.

S. Donato in Polvero- ſa, Chieſa e Mona- ſtero 264.

S. Donato de' Vecchiet- ti Chieſa 205.

S. Donnino 208.

Duomo di Firenze 11.

di Fieſole 283.

E

S. Eliſabetta di Capi- tolo 100.

F

Fabbrica degli Ufizj 169

S. Felice in Piazza, Chieſa, e Monaſt 244.

S. Felicita Chieſa, e Monaſtero 215.

Fieſole Città 283.

S. Filippo Neri, Ora- torio, e Caſa 85.

V Fon-

Fontana di Piazza del Gran-Duca 189.

Fonte Lucente Chieſa 281.

Fortezza da Baſſo 134.

S. Franceſco Monaſte- ro 104

S. Franceſco di Sales del Conventino 235.

S. Franceſco di Fieſo- le, Chieſa, e Conven- to 284.

S. Franceſco al Monte, Chieſa, e Conv. 293.

S. Franceſco di Paola, Chieſa, e Conv. 258.

S. Frediano, Chieſa, e Monaſtero 235.

G

S. Gaggio, Chieſa, e Monaſtero 255.

Galleria di S. A. R. 171

Ghetto degli Fbrei 206.

Giardino di Boboli 221.

de' Capponi 67.

di Caſtello 270.

de' Corſini 150.

de' Gaddi 138.

de' Gherardeſca 69

de' Gianni 211.

dell'Imperiale 252.

delle Quiete 273.

de' Riccardi 134.

Giardino del Roſſo 229.

de' Salviati 69.

de' Semplici 40.

degli Stiozzi Ri- dolſi 148.

della Vaga Loggia 263.

del Vernaccia 74.

de' Ximenes 70.

S. Gio. Bat Chieſa 22.

S. Gio. Evangeliſta, de' Geſuiti 26

S. Girolamo Chieſa 214.

S. Giuliano Monaſtero 135.

Giuoco del Calcio 98.

S. Giuſeppe Chieſa 101.

Granajo pubblico 238.

S. Gregorio, Chieſa, e Caſa 213.

Guardaroba di S. A. R. 186.

I

S. Iacopo ſopr'Arno Chieſa 246

S. Iacopo tra' Foſſi Chie- ſa 87.

S. Iacopo Monaſt. 104.

S. Iacopo in Campo Cor- bolini 136.

S Iacopo di Ripoli 149.

Imperiale Villa di SUA ALTEZZA REALE 252.

Im-

Impruneta Chieſa 290.

L

Lapo Chieſa, e Mona- ſtero 285.

Lappeggi, Villa di S. A. R. 290.

S. Leone Chieſa 208.

Libreria dell. Badia di Fieſole 280.

de' Camaldolenſi 48.

di S. Croce 97.

de' Giraldi 125.

de' Guadagni 67.

di S Lorenzo 120.

del Magliabechi 171.

di S Marco 37.

del Marucelli 32.

di S. Maria No- vella 144.

di S. Maria Nuo- va 45.

della SS. Annun- ziata 62.

de' Riccardi 30.

de' Rinuccini 238.

de' Padri Teatini 202.

degli Strozzi 247.

Loggia detta de' Lanzi 187.

de' Tornaquinci 158

S. Lorenzo Collegiata Real Baſilica 112.

S. Luca Monaſtero 131.

S. Lucia ſul Prato 151.

S. Lucia, Chieſa, e Monaſtero 131. 269.

Luoghi Pii quanti in Firenze 9.

M

Madonna della Pace Chieſa 251.

de' Ricci 109.

del Sacco 63.

Magiſtrati di Fir 169.

Majano, Monaſtero, e Chieſa 287

Mantellate Convent. 69

S. Marco Convento, e Chieſa 33.

S. Margherita Chieſa 111.

S. Maria in Campido- glio 207.

S. Maria ſul Prato 150.

S. Maria in Campo Chie- ſa 111.

S. Maria di Candeli, Monaſt. e Chieſa 73.

S. Maria del Fiore 11.

S. Maria Maddalena, Monaſt. e Chieſa 70.

S. Maria Maggiore. Conv. e Chieſa 203.

S. Maria Novella, Con- vento, e Chieſa 138.

V 2 ven-

S. Maria Primerana, Chieſa 285.

S. Maria delle Selve, Chieſa, e Conv 263.

S. Maria ſopr'Arno Chieſa 209.

S. Maria Ughi 159.

S. Marta Monaſtero, e Chieſa 275.

S. Martino Monaſtero 149.

S. Martino Orat. 109.

S. Matteo in Arcetri, Monaſt. e Chieſa 255.

Mendicanti Conſerva- torio 229.

Mercato nuovo 197.

Mercato vecchio 207.

S.Michele Berteldi Chie- ſa 198.

S. Michele Viſdomini, Monaſt. e Chieſa 43.

S. Miniato al Monte Chieſa 295.

S. Miniato del Ceppo Chieſa 132

S. Miniato fra le Tor- ri 159.

S. Monaca Monaſt. 230.

Monaci Camaldolenſi 48

Monaci Ciſtercenſi 236.

Monaſteri di Clauſtra- li, e Monache, quan- ti 9.

Monaſter nuovo 148.

Montalve Monaſt. 136.

Monte Cucco 211.

Monte Gufoni Villa 257

Monte Senario Eremo, e Chieſa 278.

Monte Uliveto, Mona- ſtero, e Chieſa 259.

Monte Domini Mona- ſtero 102.

Monticelli Monaſt. 101.

Murate Monaſtero 103.

Muſeo Fiorentino 181.

N.

S. Niccolò oltr'Arno Chieſa 211.

S. Niccolò, Monaſtero e Chieſa 42.

Nunziatina Monaſtero 229.

O

Ogniſſanti Convento, e Chieſa 151.

S. Onofrio di Fuligno Monaſtero 135.

Origine di Firenze 5.

Orſanmichele Oratorio 193.

S. Orſola Monaſt. 126.

Opera del Duomo 112.

PP.

P

PP. delle Scuole Pie 109

Loro Noviziato al Pellegrino 276.

Palazzo di S A. R. 218

degli Alberti 198. 213.

degl'Aleſſandri 80.

Albizzi 81.

Altoviti 81.

D'Ambra 302.

Antella 26.

Antinori 198. 238.

Arciveſcovo 25.

Arnaldi 26.

Bagnani 161.

Baldinucci 17.

Bargilli 46.

Baroncini 108.

Bartolini 160.

Beccuto Orlandini 205.

Borgherini 168.

Buonarroti 77.

Canigiani 210.

Capponi 31. 32. 67. 210. 238.

Caſtelli ora de' Fe- roni 238.

Cerretani 137.

Cocchi 99.

Coppoli 32.

Corſi 198.

Palazzo de' Corſini 3 150. 165.

Franceſchi 218.

Feroni 246.

Gerini 42.

Gherardeſca 69.

Giacomini 198.

Gianni 211.

Ginori 125.

Giraldi 125.

Giugni 49.

Gondi 86. 112.

Grifoni 49.

Guadagni 67. 112.

Gnicciardini 218.

Incontri 42.

Lorenzi 218.

Malaſpina 206.

Martelli 26.

Martellini 47.

Martini 206.

Marucelli 127.

Medici 249.

Mandragone 138.

Montalvi 31.

Mozzi 210.

Naldini 112.

Nelli 125. 137.

del Nero 212.

Niccolini 49

Panciatichi 31.

Pandolfini 131.

Paſquali 198.

Pazzi 81.

V 3 Pa-

Palazzo de' Pecori 238

Poteſtà, detto il Bargello 108.

Pucci 42. 45.

Ricaſoli 42. 156.

Riccardi 29.

Ricciardi 110.

Ridolſi 148.

Rinuccini 238.

Roffia 74.

Roſſo 229.

Rucellai 100. 156.

Salviati 108.

Scarlatti 213.

del Sera 77.

Serriſtori 212.

Spini 161.

Strozzi 77. 82. 158.

Tempi 209.

Turco Roſſelli 168.

Valori 81.

Vecchio 182.

Vernaccia 74.

Ugbi 32.

Uguccioni 192.

Veſcovo di Fieſole 284.

Vitelli 211.

Viviani 198.

Ximenes 70.

Zanchini 246.

S. Pancrazio Monaſte- ro, e Chieſa 156.

Pandette Fiorent. 186.

S. Paolino, Convento, e Chieſa 146.

S. Paolo de' Convale- ſcenti Spedale 145.

Paradiſo Monaſtero, e Chieſa 289.

Pavoniere 267.

Petraia, Villa di S. A. R. 269.

Piazza di S. Croce 97.

del Granduca 182.

del Grano 86.

di S. Maria No- vella 145.

della SS. Nanzia- ta 49.

S. Pier Maggiore, Mo- naſtero, e Chieſa 77.

S. Pier Buonconſiglio 207.

S. Piero a Monticelli. Monaſt e Chieſa 260.

Poggio a Caiano Villa di S A R. 264.

Ponte alla Carraja 238.

alle Grazie 212.

a S. Trinita 248.

Vecchio 209.

Porta alla Croce 286.

a S Frediano 259.

a S. Gallo 275.

a S. Niccolò 288.

al Prato 263.

Romana o ſia S.

Pie-

Piero in Gatto- lino 251.

Porticciola a S. Gior- gio 293.

a S. Miniato 293.

alle Mulina 263.

a Pinti 286.

Portico Monaſtero, e Chieſa 256.

Poverine Monaſter 103.

Pratolino, Villa di S. A. R. 277.

S. Procolo Chieſa 108.

Q

Quiete, Conſervato- rio, e Chieſa 273.

R

S. Remigio 87.

S. Ruffillo 26.

Ruota Fiorentina 181.

S

Sala di Udienza 187

S. Salvadore Chieſa 26.

S. Silveſtro Monaſt 70.

Stabilite Monaſt. 146.

Statua equeſtre 191.

S. Salvi, Monaſtero, e Chieſa 682.

Serraglio dei Leoni 41.

Seminario Fiorent 206.

Fieſolano 284.

S. Simone Chieſa 106.

Spedale de Convaleſcen- ti 145

di S Gio. di Dio 155.

di Bonifazio 131

degli Incurahili 131.

degl'Innocenti 50.

di S. Marco per i Pellegrini 129.

di S. Maria Nuo va 43.

di S. Matteo 41.

de' Preti 128.

di S. Tommaſo d' Aquino 47.

S. Spirito Convento, e Chieſa 239.

Spirito-Santo, Mona- ſtero, e Chieſa 214.

S. Stefano Monaſtero, e Chieſa 168.

Scuderìe di S. A. R. 189

Studio Fiorentino 111.

T

Targioni Tozzetti Mu- ſeo 77.

Teatro di Via del Co- comero 42.

V 4 Tea-

Teatro di Via della Pergola 47.

S Tereſa Monaſtero 75.

S. Tommaſo Chieſa 207.

S. Trinita Chieſa 161.

V

S. Verdiana Monaſtero 105.

IN-

INDICE ALFABETICO

Degli Autori contenuti nel preſente Libretto.

Le marche appoſte ſignificano come appreſſo:

A. Architetto.

P. Pittore.

S. Scultore.

* Vivente.

A

ALbano P. 293.

Alberti Leon Ba- tiſta A. 59. 155. 158.

Albertinelli Mariotto. P. 46. 57. 127. 135. 257.

Allori Agnolo. P. 58. 62. 95. 119. 141. 162. 242. 246.

Allori Aleſſand. detto il Bronzino P. 28. 35. 44. 46. 48. 56. 58. 68. 75. 93. 102. 133. 141. 142. 143. 211. 212. 227. 241. 243 256. 265. 266. 286.

Allori Criſtofano. P. 58. 163.

Ammannato Bartolom- meo S. A. 17. 27. 28. 49. 81. 189. 219. 248. 271. 272

Anderlini Pietro. P. 25. 101.

Andrea Piſano S. 22.

Andreozzi. S. 56. 199.

D'Annibale Antonio. S. 21.

Anticus. P. 69.

Arnolfo di Lapo. A. 13. 83. 89. 182.

Aſpetti Tiziano. S. 163.

V 5 Ave-

Averani Benedetto 80.

B

Baccio d'Agnolo. A. 14. 100. 101. 160. 168. 212. 244.

Baccio da Montelupo. S. 78 104. 195.

Bachiacca Franceſco. P. 120.

Baglioni Filippo. A. 94.

Balaſſi Mario. P. 80. 132. 244.

Balatri. A. 146.

Baldovinetti Aleſſio. P. 53.

Baldi Lazzaro. P. 40. 152.

Balducci Gio. P. 15. 65. 128. 143.

Bandinelli Baccio. S. 16. 17. 61. 113. 182. 185. 186.

Baratta Gio. S. 240.

Barbieri Vettorio S. 162.

del Barbiere Aleſſandro Fei. P. 90. 157. 212.

Bardi Donato di Bet- to detto Donatello. S. 12. 15. 16. 21. 24. 26. 39 89. 91. 93. 116. 118. 186. 188. 195. 210.

Bardi Simone. S. 126.

Barocci Iacopo, detto Vignola. A 216.

Fr. Bartolommeo di S. Marco 33. 37. 85. 262.

Baſſano Iac. P. 225.

Benoiſt. S. 226.

Bermoſer Baldaſs. Fiammingo. S. 154. 199. 215.

Berrettini Pietro da Cortona. P. 201. 221.

Betti Sigiſmondo 101. 157. 230.

Bettini Antonio. P. 213. 234.

Bianchi Franceſco. P. 101. 132. 168.

Bibbiena v. Galli.

di Bicci Lorenzo. P. 42. 44. 100. 164. 210.

di Bicci Neri. P. 192 216.

Biliverti Giovanni. P. 34. 59. 91. 201. 204.

Bimbacci Atanaſio. P. 71. 101.

Bizzelli Gio. P. 28. 133.

Bologna Gio. v. Gio.

Boſchi Alfonſo. P. 137. 201.

Boſchi Franceſco. P. 69. 70. 75. 101.

Bo-

Boſchi Fabbrizio, P. 27. 37. 39. 100. 132. 147. 153. 155. 153. 163. 155. 200. 217. 236.

Boſcoli Andrea. P. 75. 167.

Boſcoli Maſo. S. 142.

del Brina Franceſco. P. 157.

Botti Franceſco. P. 74.

Botti Rinaldo 130. 148. 205.

Botti Romualdo. P. 213. 227.

Botticelli Sandro. P. 71 78. 152. 241.

Bronzino v. Allori

Broccett. S. 156.

Brunelleſco Filippo. S. A. 13. 16. 49. 50. 51. 82. 97. 115. 118. 119. 141. 145. 219. 239.

Brunelleſco Filippo. S. A. 13 16. 49. 50. 51. 82. 97. 115. 118. 119. 141. 145. 219. 239. 280.

Buffalmacco Buonami- co, P. 194.

Bugiardini Agoſtino. P. 218.

Bugiardini Giuliano. P. 91. 140.

Buglioni Benedetto. S. 156.

Buonarruoti Filippo Se- natore, e Auditore 60. 90.

Buonarruoti Michela- gnolo. P. S. A. 14. 17. 29. 69. 88. 104. 115. 117 120. 127. 179. 182. 185. 192. 212. 254. 295.

Buontalenti Bernardo S. P. A. 38. 44. 49. 71. 82. 138. 161. 163. 171. 222. 268. 277.

Burci Filippo. P. 231.

Buti Lodovico 42.

Butteri Lodovico. P. 151.

C

Caccini Pompeo. P. 164.

Caccini Gio. S. A. 21. 53. 82. 161. 164. 167. 202. 203. 243. 248. 259.

Caliari v. Paolo Vero- neſe.

* Cambiagi Gaetano 224.

Campiglia Gio. Dome- nico. P. 27.

Caparra 159.

Caracci. P. 179. 225.

V 6 Car-

Carlotti Lorenzo. P. 216.

Carlo Aretino 14.

del Caſentino Iacopo P. 197. 207.

Caſcetti. P 126.

Caſini Gio. P. 247.

del Caſtagno Andrea. P. 15. 108. 135. 152. 160.

del Cavaliere Batiſta. S. 90

Cavallini Pietro. P. 33. 126. 156. 159.

Cateni Gio. Cammillo. S. 29. 56. 202.

Cecco Bravo Montela- tici. P. 107 147.

Cellini Benvenuto. S. 188. 226.

Cennini Cennino. P. 131.

Cennini Bartolommeo. S. 153.

Cerruti Colonnello. A. 236

Chamant Giuſeppe. P. 57. 101.

Chiaviſtelli Iacopo. P. A. 71. 245.

Ciabilli Gio. P. 237.

Ciceri P. 153.

Cigoli Lodovico. P. 36. 79. 82. 91 93. 102. 136. 141. 143. 158. 184. 203. 216. 255.

Cimabue Gio. P. 95. 96. 140. 193.

Cinganelli Michelagno- lo. P. 216.

Cinqui Gio. P. 153.

Ciocchi. P. 247.

Ciocchi Gio. Fil. A. 102.

Cioli Valerio. S. 90.

*Cipriani Gio. Batiſta P. 73. 276.

Ciurini Bernardino. A. 46. 108.

Coccapani Gio. A. 76.

Coccapani. P. 200.

Colonna Michele P. 200. 202.

Coltellini Avvoc. 188.

Comodi Andrea. S. 75. 230.

Confortini Iacopo 76.

Conti Franceſco. P. 80. 111. 148. 119. 246.

di Credi Lorenzo. P. 16. 39. 71. 80. 197. 219. 236.

Cronaca A. 75. 158. 243.

Curradi Cav Franceſco P. 27. 28. 34. 40. 64. 65. 72. 76. 79. 107. 110. 147. 150. 161.

192.

192. 202. 212. 213. 236.

Curradi Raffaello. S 127.

D

del Dadda Romolo. v. Ferrucci.

Dandini Piero. P. 48. 61. 62 72. 76. 105. 128. 129. 130. 132. 140. 146. 148. 153. 154. 176. 203. 205. 216. 227. 237 246.

Dandini Vincenzio. P. 75. 151. 152. 217.

Dandini Ottaviano. P. 27. 116.

Dandini Ceſare. P. 57.

Danti Vincenzio S. 23.

Danti Ignazio 142.

Davanzati D. Aleſsan- dro. P. 164.

Davanzati Giuliano 164. 285.

Dolci Carlo 37.

Donatello v. Bardi.

Donnini Antonio P. 59.

Donnini Agnolo P. 131.

Doſi Gio. Antonio. A. 25. 93. 141. 167. 198.

E

da Empoli Iacopo. P. 34. 42. 61. 68. 87. 108. 119. 135. 141. 163. 164. 202. 207. 209. 212. 245. 282. 292.

F

Fabbroni Diacinto. P 198.

da Fabriano Gentile P. 212.

Falconieri Cav. Paolo A. 43. 219.

Fedeli Ortenzia P. 133.

Fei Aleſsandro v. del Barbiere.

* Ferretti Gio. P. 16. 26. 40. 84. 146. 149. 152. 176. 231.

Ferri Antonio A. 165. 218. 227.

Ferri Ciro. P. 72. 221.

Ferri Geſualdo. P. 231.

Ferri Simone. P. 103.

Ferroni Andrea S. 153.

Ferrucci Romolo 160.

Ferrucci Andrea. S. 17. 284.

Ferrucci Niccodemo. P.

79.

79. 100. 105. 106. 107. 111 131. 132. 152.

Ferrucci Franceſco. S. 283.

Feti Domenico. P. 224.

Ficherelli detto Felice ripoſo P. 44. 241.

Fidani Orazio. P. 80. 145.

da Fieſole Andrea Fer- roni. S. 142. 153. 216.

Filarete Simone S. 118.

Foggini Gio. Batiſta S. A. 30. 56. 60. 73. 74. 95. 105. 137. 199. 202. 208. 214. 232. 233. 238.

Foggini Giulio. A. 95.

Foggini Vincenzio. S. 195. 275.

Fontana Cav. Carlo A 31. 67.

Fortini Anton Maria S. 95. 202.

Fortini Giovacchino. S. 86.

Francabigio P. 39. 54. 68. 78. 228. 239. 240. 242. 265.

Francavilla Pietro. S. 21. 35. 93. 246. 248.

Franceſchini Baldaſſar- re detto il Volterra- no. P. 44. 54. 57. 59 61. 68. 78. 93. 134. 147. 204. 217. 221. 269. 270. 284.

Franchi Antonio P.109. 148. 237.

G

Gabbiani Anton Dome- nico. P. 30. 36. 43. 74. 79. 86. 165. 166. 167. 205. 214. 221. 227. 236. 267. 279.

Gabbiani Gaetano. P. 241.

Gaddi Agnolo. P. 192. 197. 234.

Gaddi Gaddo 20. 208.

Gaddi Taddeo P 92. 143. 158. 193 194

Galeotti Sebaſtiano P. 37. 126. 246.

Galilei Galileo. 8.

Galletti Padre Filippo. Maria Teatino P. 136 201. 202.

Galli Bibbiena Anto- nio. P. A. 47.

Gamherucci Coſimo. P. 48. 78. 111. 153. 164. 166.

Gandi Bonaventura. P. 193. 246.

del

del Garbo Raffaellino P. 73. 78. 259.

Gargiolli Franceſco da Settignano. S. 153.

Garzia Gio. P. 155.

Gherardini Aleſsandro P. 37. 48. 74. 80. 85. 88. 130. 166. 205. 214. 230. 236. 240.

* Gherardini Tommaſo. P. 147. 157. 228.

Gherardoun Olandeſe. P. 179.

Ghiberti Lorenzo. S. 16 22. 195.

Ghirlandaio Ridolfo. P. 104. 130. 134. 140. 162. 187. 214. 228. 235. 242. 245.

Ghirlandaio Michele. P. 158.

Ghirlandaio Domenico. P. 12. 71. 150. 151. 152. 159. 261. 288.

Ghirlandaio Benedetto P. 242.

Giadot A. 275.

Gianre Domenico P. 47.

Gidoni Batiſta. P. 149.

Giordano Luca P. 30. 72. 221. 233. 252.

Giotto P. A. 12. 15. 21. 91. 92. 94. 96. 193. 241.

Fra Gio. Domenicano,o B. Gio. Angelico. P. 33. 37. 73. 129 127. 141. 244. 282. 294.

Gio. d'Antonio detto Nanni S. 195.

Gio. Bologna S. 34. 50 58. 125. 188. 191. 196. 202. 205. 206. 223.

Gio. da Piſa. S. 12.

Giovannozzi Piero. A. 77.

Gio. da S. Gio. v. Man- nozzi.

Giuliano di Baccio d' Agnolo. P. 14.16.

Giuſti Antonio. P. 203.

Gonnelli detto il Cieco da Gambaſsi. S. 169

Gori D. Anton France- ſco 35. 181.

Granacci Franceſco. P. 80.

Grazia Gio. P. 155.

Gregori Carlo Inciſore 151.

* Gricci Giuſ. P. 228.

* Grifoni Giuſeppe. P. 48. 60. 235.

H

* Hugford Ignazio En- rico. P. 146. 162.

163.

163. 201. 217. 228. 230. 235. 247.

I

Fra Iacopo Carmelita- no. P. 147.

* Ianſens Franc. Fiam- mingo. S. 200. 275.

Iouvenet. P. 225.

L

Landini Taddeo S. 242 248.

Lapi Niccolò Franceſco P. 85. 116. 168.

Lepri Michele. P. 137.

Liberi Pietro. P. 147.

Ligozzi Giacomo P. 28. 29. 58. 93. 135. 139. 152. 155. 184.

Lippi Fra Filippo. P. 75. 84. 103. 119. 140. 168. 227. 240. 243.

Lippi Lorenzo. P. 64. 145. 201. 235.

Lomi Aurelio Piſano. P. 53 148. 241.

Loni Aleſsandro 37.

Lorenzi Batiſta 21.

Lorenzi Stoldo S. 223.

Lotti Carlo. P. 56.

Don Lorenzo Camal- dolenſe. P. 162. 170.

Luti Benedetto. P. 276.

M

Macchietti Girolamo. P. 28. 118. 133. 139.. 150.

da Maiano Benedetto. S. 17. 96. 140. 158. 164. 186.

Manetti Niccolò P.148.

Manetti Rutilio P. 242 257

* Mannaioni Giulio A. P 47. 228.

Mannozzi Gio. da S. Gio. P. 46. 66. 92. 100. 107. 135. 136. 147. 153. 154. 163. 168. 221 229. 244. 262. 272. 281. 293.

Maratta Carlo. P. 166.

Marcello Provenzale. 217.

Marcellini Carlo S. 56 72. 233. 236.

Marcheſini Pietro. P. 120. 147. 154. 230.

Margheritone Aretino. P. 95.

Marmi Gio. Bat. P.111.

Marinari Onorio P. 84. 106. 204.

Mar-

Martinelli Domenico P. 87.

Martinelli P. 193.

Marucelli Stefano. P. 167.

Marucelli Valerio P.79.

Maſolino P. 234.

Maſaccio P. 75. 234.

Maſcagni Arſenio P. 13

Mati Franc. P.110.

Mazza Taddeo P. 162.

Mazzanti Cav. P. 215.

di Meglio Iacopo P. 90. 142. 211.

Memmi Simone P. 143.

Menabuoni Cav. 224.

Metelli Agoſtino P. 200. 201.

Meucci Vincenzio. P. 25. 26. 40. 57. 60. 65. 84. 100. 101. 120. 137. 146. 153. 152, 204.

Mehus Livio P. 136. 252.

Michelozzi Michelozzo A. 29. 36. 55. 156. 183. 276. 282.

Mignard Niccolò P. 136.

del Minga Andrea. P. 90. 157.

Mino da Fieſole. S. 84. 285.

Mochi Orazio. S. 107.

Montauti Antonio. S. 86. 215. 237.

Montelatici Franceſco P. 107.

Montorſoli. S. 118.

Morandi Gio. Maria. P. 86.

Morandini Franceſco d. il Poppi. P. 35. 43. 65. 129. 170. 211. 212. 287

del Moro Lorenzo. P. 100. 110. 151. 152. 282.

Moro Cav. Ant. P.225.

Moroſino Franceſco 87. 169.

Moücke Franceſco. 181.

N

Naldini Batiſta. P. 22. 35. 84. 91. 95. 106. 139. 143. 211. 276.

Nannetti Niccolò P. 58.

Nanni di Baccio Bigio S 239.

Naſini Cav. Giuſeppe. P. 104. 116 242.

Nelli Senator Gio. Ba- tiſta. A 137.

Nelli Suor Plautilla. P. 128.

del Nero Tommaſo P. 212.

Niccola Piſano. A 161.

Ni-

Nigetti Matteo A. 61. 78. 151. 199.

del Nonziata Toto, P. 170.

Novelli Antonio. S. 33. 53. 149. 202.

O

Olbino di Baſilea. P. 179.

dell'Opera Gio. S. 16. 18. 90. 141. 145.

Orcagna Andrea. P. S. A. 15. 130. 141. 187. 193. 196. 256.

Orlandi Luigi. A. 51. 65.

Oudry M. P. 224.

P

del Pace Ranieri. P. 152.

Pacini Santi. P 157. 228.

Pagani Gregorio P. 21.

Paggi Gio. Bat. Lom- bardo. P. 21. 44. 48. 53. 58.

Paggi Cav. Genoveſe 36.

Palladini Filip. P. 136.

Palladio Andrea. A. 192.

Palma Felice S. 163.

Paoletti Gaſpero. A. 42.

Paolo Veroneſe P. 179.

Parigi Alfonſo. A 213.

Paſſign.ini Domenico P. 21. 28. 34. 35. 36. 43. 58. 71. 75 80. 92. 100. 126. 140. 148. 156. 161. 184. 204. 214. 235. 240. 259. 287.

Perini Giuſeppe. P.163. 164.

Perugino Pietro P. 57. 58. 78. 103. 225. 228. 229. 240. 282.

Peſtrini Domenico. P. 162.

Pettiroſſi S. 202.

Petrucci Benedetto. S. 100. 242.

Petrucci Franceſco. P. 105. 114.

Piamontini Giuſeppe S. 24. 56. 202. 237. 259.

* Piattoli Gaetano. P. 108.

Piero di Coſimo P. 235. 244. 285.

Pieratti Gio. Batiſta. A 34. 131.

Pierotti S. 143.

Pignoni Simone P. 58. 192. 217. 259.

Pin-

Pintucci P. 69.

Pinzani Giuſeppe. P. 85. 153.

da Piſa Gio. S. 12.

Piſelli Piſello P. 79.

Poccetti Bernardino P. 15. 34. 35. 37. 38. 48. 50. 53. 58. 63. 68. 70. 128. 132. 138. 143.164. 203. 217. 221. 222. 229. 235. 243. 257.

Poggini Domenico. S 157.

Poliziano Agnolo 14. 36.

del Pollaiolo Antonio. P. 53. 159. 298.

del Pollaiolo Simone. A. 293.

del Pollaiolo Pietro P. 298.

Pomarancio P. 44.

da Pontormo Iacopo 26. 43. 53. 71. 108. 134. 144. 150. 215. 256. 265. 266 270.

Poppi v. Morandini Franceſco.

della Porta v. Fra Bar- tolommeo di S. Marco

della Porta Baccio. P. 46.

Portelli Carlo. P. 71. 101. 216.

Portigini Fra Dome- nico S. 35.

Pucci Gio. Antonio. P. 36. 86.

Pugliani P. 152. 203.

Puglieſchi Antonio. P. 28. 40. 48. 61. 85. 151. 166. 227. 236. 246. 292.

Puligo Domenico. P. 132. 261.

R

Raffaello da Urbino.P. 131 179. 225.

Raffaello da Montelu- po. S. 118. 1 8

Redi Tommaſo P 74. 85. 106. 214. 292.

Reni Guido. P. 225. 236

Renucci Giuſeppe. P. 154.

Ricci Baſtiano. P. 105. 127.

Fra Riſtoro A. 138.

della Robbia Luca. S. 26. 127. 149. 151 159. 167. 235. 294. 297. 298.

della Robbia Andrea S. 103. 145.

Romanelli Gaetano P. 142.

Ro

Romei Giuſeppe. P. 154. 204.

Roncagli Cavaliere. P, 166.

Roſa Salvatore. P. 245.

Roſſelli Coſimo. P. 54. 73. 116.

Roſſelli Matteo. P. 34. 37. 62. 63. 64 79. 92. 100. 126. 128. 132. 151. 154. 164. 168. 200. 201. 202. 204. 245.

Roſſellini Antonio. S. 297.

Roſſellino Bernardo. S. 91. 95.

Roſſi Vincenzio. S. 17 182 183 185.

Roſſo P. 53- 116. 193.

da Rovezzano Benedet- to. S. 17 167. 168.

Rubens Pietro Paolo P. 179.

Ruggieri Ferdinando A. 32. 86. 215.

Ruggieri. P. 199.

Ruſtici Gio. Franco. S. 23.

S

Sacconi P. 105.

Sadler A. 74.

Sagreſtani Gio. P. 87. 213. 241. 292.

Salimbeni Ventura. P. 63.

Salvetti Lodovico S. 34.

Salviati Franceſco. P. 89. 187.

Salvini A B. Ant Maria 31. 56.

da San Gallo Franceſco 14. 60. 120. 197.

Giuliano A, 86. 265.

Sanſovino 8. 17. 23. 240. 242.

Santi di Tito. P. 28. 33 34 47. 62. 73. 88. 89. 94 101. 130. 132. 133. 139 143. 150. 151. 157. 169. 205. 258. 259. 288.

del Sarto Andrea Van- nucchi. P 39. 53. 55. 63. 87 88. 105. 179. 265 269 286.

Scamozzi. A. 812.

Segaloni Matteo A.83.

da Settignano Deſiderio S. 94. 116. 139. 164.

da Settignano Gregorio S. 79

Sgrilli Vincenzio P.160.

Silvani Gherardo A. 31. 32. 61. 79. 85. 101. 112. 127. 199.

Silva-

Silvani Pier Franceſco A. 62. 141. 199. 165. 232.

Silveſtrini Bartolom- meo. P. 126.

* Siries Coſimo 171.

Fra Siſto A. 138.

Soderini Franceſco 74. 86.

Soderini Mauro. P. 16. 26. 40. 169.

Sogliani Giov. Antonio P. 119. 282. 294.

Soggi Niccolò P. 132.

Soldani Benzi Maſſimi- liano. S 56.

Spinello Spinelli. P. 298.

Spinello Aretino P. 111

* Stagi Domenico P.147. 230.

Starnina Gherardo. P. 91. 234.

Stradano Gio. P. 56. 60. 94. 233. 240.

Suſini Franceſco. S. 201

T

Tacca Ferdinando. A. 163. 169.

Tacca Pietro. S. 198.

Tarchiani Filippo. P. 100. 126.

Taſi Andrea. S. 24.

Taſſo Bernardo. A.192. 197.

Tatti Iacopo V. Sanſo- vino.

Tempeſti Antonio. P. 216.

Tiarini. P 37

Ticciati Girolamo. S. 24. 95 138. 238. 245.

Tintoretto. P. 179.

Tiziano. P. 179. 225.

Tommaſo da S. Friano P. 78. 154. 161. 167. 289.

Traballeſi Bartolom- meo. P. 154.

* Traballeſi Giuliano P. 156.

Tribolo Niccolò S. 121. 270. 271. 272. 295.

V

Vandik P. 179.

Vanni Gio. Batiſta. P. 91. 106. 202. 275.

Vannini Gio. Bat. P. 213.

Vannini Ottavio P. 100 200. 203. 244.

Vannucchi Andrea v. del Sarto

Vanhouthour Gherardo Fiammingo P. 216.

Fiam-

Vaſari Giorgio. P. A. 16. 62. 88. 89 90. 93. 94. 121. 141. 143 167. 169. 181. 183. 186. 225. 267.

Uccelli Paolo P. 15. 142.

Veli Benedetto P. 153.

Vellani Ferdinando P. 216.

Veracini Agoſtino. P. 29. 102. 116 128. 247.

Vermoſſer Baldaſſar S. 229.

Verrocchio Andrea A. 14. 39. 75. 91. 119. 183, 196.

Veſpucci Amerigo 155.

Ugolino Saneſe P. 196.

Vignali Iacopo. P. 59. 61. 76. 106 107. 126. 140. 164. 200 201. 214. 241. 244. 247.

Vignoli v. Barocci Ia- copo.

da Vinci Leonardo 39. 75.

Ulivelli Coſimo. P. 37. 54. 57 61. 230 234.

Viviani Vincenzio Mat- tematico 137.

Volterrano v. France- ſchini.

Z

Zocchi Giuſeppe P. 47. 228. 230.

Zuccheri Federigo. P. 16. 21. 66.

Zuccheri Taddeo. P. 44

IL FINE,

Erro-

Errori. Correzioni.

Pag.

35 v. 20 Poccetti Alleſſandro Allori

78. v. 27. S. Cecilia S. Lucia

129. v. 18 ſotto ſono

136. v. 15. Meliti Militi

147. v. 25. Volterraneo Volterrano

148. v. 6. Manetti Nannetti

151. v. 19. Dandina Dandini

151. v. 22. Butteri Buti

154. v. 20. Romai Romei

155. v. 24. Stato Luogo

156. v. 11. a divotiſſima la divotiſſima

159. v. 13. del della

160. v. 1. penſare poſare

160. v. 12. doreo dorico

162. v. 14. rimeſſa rimoſſa

162. v. 15. di queſta d'una

205. v. 8. di Niccolò di Niccolò Nannetti

231. v. 20. altre oltre

231. v. 20. Svittovi Scrittori

242. v. 2. Tatti Taddi

245. v. 19. S. Cecilia S. Lucia

246. v. 23. del medeſimo di Franceſco

246. v. 24. Grandi Gandi

249. v. 8. dongo pongo