L'antiquario fiorentino 1778 Firenze it l221.xml

L'ANTIQUARIO FIORENTINO O SIA GUIDA PER OSSERVAR CON METODO LE COSE NOTABILI DELLA CITTA' DI FIRENZE TERZA EDIZIONE CORRETTA, E DI COPIOSE NOTIZIE ACCRESCIUTA

IN FIRENZE L'ANNO MDCCLXXVIII. NELLA STAMPERIA GRANDUCALE.

CON LICENZA DE' SUPERIORI.

ALL'ILLUSTRISSIMO SIGNORE CARLO ALBRECHT, CONSIGLIERE DI LEGAZIONE DEL SERENISSIMO DUCA DI SAXE WEIMAR-EISENACH &c. &c. &c.

NOn era per darſi più fa- vorevole incontro alla pubblicazione di queſte Memo- rie riguardanti la Città di Fi- renze, che il paſſaggio di quì di VS. Illuſtriſs. . Infatti non po- tevo veder meglio effettuate le mie brame che pubblicandole ſotto gli auſpicj di una Perſo- na ove rimiro combinate le pre- rogative più belle, ed adegua- te ad un Signore benemerito, ad un vero Letterato, e ad un amico, ed intendente delle Bel- le Arti. Io non ſtarò quì, come coſtumaſi dalla maggior parte degli Scrittori a far l'Iſtoria del- la Famiglia, e di altri ſuperflui racconti figli di una mercenaria adulazione. Io ſo bene che l' Uomo virtuoſo ſdegna di van- tare un origine nobile, non co- noſcendo migliore nobiltà e grandezza della vera virtù. Co- me pure io ſo che piace ſolo ordinariamente agli ignoranti, e ai deboli di eſſer lodati. Qua- lunque elogio io quì poteſſi fare ſarebbe di gran lunga minore del Voſtro merito. Dirò ſoltanto che le Voſtre virtuoſe prerogati- ve, la naturale ſtima, e piacere che dimoſtrate per tutto ciò che influiſce al vero poſſeſſo delle più ſolide cognizioni, mi hanno tal mente avvinto che ſono eſtre- mamente contento che vi ſiate compiaciuto di permettermi che pubblichi queſto Libretto fre- giato del voſtro nome. Con- fido che accetterete queſto tri- buto in atteſtato di quella vera- ce ſtima che vi profeſſo, pre- gandovi di riconoſcere in me uno che è, e ſarà ſempre col più pro- fondo riſpetto.

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Di VS. Illuſtriſs.

Firenze 12. Novembre 1777.

Umiliſſimo vero ſervo L'EDITQRE.

ALL'AMICO LETTORE.

SIccome col cangiar degli anni ſi cangiano in qualche parte ancora le coſe, così in queſta terza Edizio- ne dell'Antiquario, o ſiano Memorie riguardanti la deſcrizione di tutto ciò che dee intereſſare la curioſità del Fo- reśtiero, ho procurato di dare una più circoſcritta notizia, e di aggiungere tutto ciò di cui era mancante l'edizio- ne paſſata, correggere alcuni abbagli, levare ciò che più non eſiſte, e de- ſcrivere quelle coſe che modernamen- te vanno contribuendo a render più magnifica e deſiderabile queſta Città. Con queśto libretto alla mano potrà il Foreśtiero erudito andar da per ſe ſteſ- ſo informandoſi, e guſtare tutto il pre- gio invidiabile di queſta noſtra Città.

Po-

Potendo in ſeguito chiunque conſultare Opere più voluminoſe come ſarebbe quel- la del Richa trattandoſi ſpecialmente delle Chieſe Fiorentine.

Mi luſingo che ſarà ricevuta in buon grado questa mia premura che ſem- pre rinnuoverò allorchè ſarò in grado di farne una nuova edizione.

AVVISO.

Si trovano quì vendibili le 30. Stampe in rame delle migliori Statue della Città al diſcreto prezzo di 3. crazie l'una.

Dell'

DELL'ORIGINE E DE' PROGRESSI DELLA CITTA' DI FIRENZE.

VArie ſono le opinioni dei noſtri Iſto- rici circa l'origine, e prima popo- lazione di queſta Città di Firenze poichè alcuni vogliono che riconoſca il di lei prin- cipio da ſeguaci di Silla; altri da' Trium- viri, e altri da' Popoli Fieſolani; E ſecondo il ſentimento del fu noſtro immortale Dottor Giovanni Lami una delle antiche Città Etru- ſche, e dipoi ſecondo l'autorità di Giulio Frontino, e di altri ſolenni Autori uniti alla comune ſicura credenza, fu dedotta anticamente da' Triumviri Colonia de' Ro- mani compoſta dei più ſcelti Soldati di Ceſare; e che da Floro è annoverata Firenze fra' più ſplendidi Municipj d'Ita- lia. Quindi è, che i Fiorentini nutri- rono in ogni tempo ſpiriti nobili, e ge- neroſi, e niuna impreſa, benchè difficile, e grande, intentata laſciarono, per acqui- ſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Patria ornamento, e ſplendore. Scoſſo il duro gio- go di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la de- cadenza dell'Imperio Occidentale nel quin- to ſecolo, procurarono di vivere in liber- tà; per conſervar la quale, non meno, che per dilatare i confini del proprio do- minio, furono forzati ad abbattere l'au- dacia de' loro nemici, disfacendo Caſtelli eſpugnando Città, e riducendo ſotto il loro comando Popoli interi. Fatti pertan- to potenti, non temerono di ſoſtenere oſti- natiſſime guerre contra i primi potentati d'Italia, riportandone bene ſpeſſo ſegna- late vittorie, le quali ſenz'alcun dubbio non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe non ne aveſſero il corſo impedito le diſcordie civili. Queſte furono, che tolſero a' Grandi il Governo, e 'l tramutarono di Ariſtocratico in Popolare, e di Popolare lo riduſſero a Prin- cipato: poichè la Repubblica ne' primi tempi ſolamente dagli Ottimati ſi gover- nò, indi dal nobile, e potente Popolo (fuorichè nella rivoluzione de' Ciompi nell'anno 1378. quando il popolo vile, e minuto, per breviſſimo tempo preſe il commando); e finalmente nel ſecolo deci- moſeſto per divina diſpoſizione, da Princi- pi ottimi, e clementiſſimi cominciò ad eſſer governata. Ora ſiccome nel corag- gio, e governo furono i Fiorentini ſomi- gliantiſſimi a' Romani, così procurarono in ogni altra coſa d'imitarli. Ebbero co- me Roma il Teatro, l'Anfiteatro, il Cam- pidoglio, il Foro, le Terme, gli Acque- dotti, e ſecondo alcuni, anche il Tempio di Marte. Dicono, che coſtumaſſero gli ſteſſi Giuochi, e le ſteſſe Feſte pubbliche, e onoraſſero pure come lor tutelare il medeſimo Dio Marte. Così ne' tempi po- ſteriori, quando ebbero la felice ſorte di conoſcere, e di abbracciare la Religione Ortodoſſa, ediſicarono nobiliſſime Chieſe, ſontuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggiano con quei di Roma. Col- tivarono, come i Romani, in ſommo gra- do le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſcirono valoroſiſſimi Soldati, e condot- tieri d'Eſerciti di gran nome. Sono innu- merabili quelli, che ne' tempi antichi, e moderni ebbero l'onore di eſſer creati Cavalieri da Imperadorì, e Monarchi, per ricompenſa del loro valore, ad a taluni non ſon mancate ſovranità ragguardevo- liſſime, e Regie, e le dignità prime del Mondo. Moltiſſimi quelli, che nelle Regioni anche più barbare, e più lonta- ne ſi reſero formidabili; e nel medeſimo tempo glorioſi. Al nuovo Mondo da ſe diſcoperto diede il ſuo nome un Fioren - no. Ma che diremo noi degli uomini letterati? Dopo l'invaſione de' Barbari nell'Italia, rimaſero le Scienze, e le Arti più nobili ſepolte in una profonda igno- ranza: mercè però de' Fiorentini riſorſe- ro a nuova vita, ripigliando il lor pri- miero ſplendore. Quindi ſi vidde, quaſi diſſi, rinata la Poeſia, e l'eloquenza La- tina, e Greca, e prender vita la lette- ratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Pla- tone, e con eſſa ogni altra ſcienza più ragguardevole. Le Mattematiche, e le Fi- loſofie ſormontarono al ſommo grado per mezzo del gran Galileo inventore de Te- leſcopio, Microſcopio, ed altri inſtrumen- ti, mercè de' quali ampliò le cognizio- ni fino allora limitate della Filoſofia, ed Aſtronomia anco per via delle nuove ſco- perte da eſso fatte in Cielo; e l'Jus Civile dall'interpetrazione del noſtro Ac- curſio incominciò grandemente a riſorge- re. Così fecero la Pittura, la Scultura, e l'Architettura, nelle quali tant'oltre s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giu- ſtamente ſi dee la lode di primi maeſtri, e di reſtauratori di sì belle Arti. E ſe nelle Armi, e nelle Lettere grandemente fioriro- no, quanto più ſi ſegnalarono nella pietà, e religione! Sopra il numero di dugento ſo- no quei, che già Cittadini di queſta Pa- tria, ora del Cielo col titolo di beati, o di Santi s'adorano fu gli Altari. Più di centocinquanta Chieſe ſi contano, qua- ranta delle quali ſon Parrocchie. Circa a ſeſſanta Monaſteri di Monache tutti dentro della Città; oltre i molti, che ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi clau- ſtrali nel recinto delle mura: molti Con- ſervatorj di fanciulle povere, e d'uomi- ni mendicanti: diverſi Spedali per gl'in- fermi, e pe' pellegrini: ſopra cento Con- fraternite di ſecolari: alcune delle qua- li all'iſtruzione del Catechiſmo; altre al ſovvenimento de' poveri vergognoſi; altre all'eſercizio di varie opere di miſericor- dia con gran fervore attendono; ed altre alla ſcarcerazicne de' prigioni. Vi ſono Accademie di gran nome, e fra queſte la Sacra Accademia Fiorentina, e la tan- to famoſa della Cruſca, e regina, e mo- deratrice della lingua Italiana. Quella degli Apatiſti, che per adunarſi ſempre pubblicamente, e darviſi ad ognuno fa- coltà di recitarvi in qualſivoglia Idio- ma, è ſtimata il ſeminario de' belli in- gegni. L'Accademia del Diſegno, che fu fondata fin dall'anno 1350, e che è ſtata la prima di tutte l'altre, che molti an- ni dopo ſono ſtate erette per l'Italia, e in altre parti dell'Europa. Vi è an- cora la Società Bottanica eretta moder- namente a comodo e benefizio di que- ſta utile Profeſſione; come pure quella de' Georgofili, tendente a migliorare ſem- pre più l'Agricoltura. Quelle degli Inge- gnoſi, degli Armonici, Faticanti, Coreo- fili che ſi eſercitano in virtuoſe adunan- ze di canto, ſuono, ed erudite compo- ſizioni. Finalmente per rendere una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti abbellimenti eſteriori, e di ſtrade ſpazioſe, e ben laſtricate, e di ſontuoſi Edifizi, di tante belle Pitture, e Statue di cui è ripiena la Città noſtra; queſta coll'amenità del ſito, ov'ella è collo- cata, e circondata da fertiliſſimi colli; irrigata dal Fiume Arno, in luogo d'aria ſottile sì, ma ſalubre, e produttrice di nobiliſſimi ingegni. Onde non è maravi- glia s'ella meriti il giuſto encomio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di fiore delle Città, e di maeſtra delle Scienze, e del- le Arti, qual nuova Atene in Italia. Ora per oſſervar brevemente, con una ſem- plice ſcorſa per queſta Città, il bello della medeſima, diaſi cominciamento dall' inſigne Chieſa Metropolitana, detta

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curſio

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cata,

SANTA MARIA DEL FIORE. Ed avve- gnachè queſta gran Chieſa vinca di pre- gio tutte le Fabbriche della Città, fa di meſtiere oſſervare in eſſa diſtintamen- te tutto ciò, che la rende ſopra d'ogni altra ammirabile, e ſingolare. Primiera- mente s'eſtende la ſua lunghezza a brac- cia dugentoſeſſanta, la larghezza delle Tribune a centoſeſſantaſei; e quella del- le Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano della terra fino alla ſommità del- la Croce, a braccia dugentodue; poichè fino al piano della Lanterna, ell'è alta centocinquantaquattro braccia; il tempio della Lanterna trentaſei, la Palla quat- tro, e otto braccia la Croce. Finalmen- te tutto il giro di queſto grand'edifizio aſcende a braccia milledugentottanta. Per di fuori è tutta incroſtata di marmi con bell'ordine diviſati. La facciata ancora era quaſi per metà incroſtata di marmi, adornata di molte ſtatue, baſſirilievi, fat- ta con diſegno di Giotto; eſſa fu demo- lita l'anno 1586. ſenza ſaperſene il mo- tivo, e fu dato principio ad un altra di diſegno diverſo, la quale eſſendo ad una certa altezza condotta, fu di nuovo di- ſfatta l'anno 1688. ed allora con l'oc- caſione delle Reali Nozze del Gran Prin- cipe Ferdinando di Toſcana colla Gran Principeſſa Violante Beatrice di Baviera, fu dipinta a freſco, come ritrovaſi di pre- ſente. Le ſtatue, che erano nell'antica facciata Gottica, parte altrove, ed una porzione dentro la Chieſa in nicchie fu- rono collocate; e tra queſte i quattro Evangeliſti alti più del naturale, fatti da Donatello, i quali oggi ſi veggono nel- le Cappelle della Tribuna di mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella facciata, e quattro la- teralmente, abbellite di vaghi lavori, ed intagli, tra' quali è molto in pregio una Madonna di marmo alta più del vivo con due Angioli in atto riverente, di Giovan- ni da Piſa, ſopra la Porta dirimpetto al- la Canonica; e la Nunziata di Moſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la Porta del fianco verſo la via de' Servi. Rile- va ſopra queſto Edifizio la gran Cupola di figura ottagona, la cui bellezza, e gran- dezza rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne ragioni, ſi giunge mai a lodarne una parte. Queſta è la Cupola sì famoſa, della quale il divin Michelagnolo ebbe a dire, poterſi appena imitare, non che ſuperare con l'arte. Finalmente l'Ar- chitettura di tutto queſto compoſto è oltremodo maraviglioſa; imperciocchè in quell'età coſtumandoſi di fabbricare alla Gotica, fu al certo mirabil coſa, che gl' ingegnoſi Artefici ſi diſcoſtaſſero da una maniera sì barbara, ed all'ottima degli antichi Romani s'avvicinaſſero. Or que- ſto grande Edifizio ebbe cominciamento l'anno 1294. o come altri con maggior ragione vogliono l'anno 1296. eſſendo prima in queſto luogo una non piccola Chieſa molto divota, eretta in onore di S. Reparata, per ricordanza dell'inſigne vittoria ottenutaſi l'anno 407. nel gior- no a lei dedicato, contro Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Arnol- fo di Lapo, diſcepolo di Cimabue, ſot- to la direzione del quale incominciataſi queſta Fabbrica, in centocinquantaquat- tr'anni fu da altri valenti uomini ſuoi ſucceſſori quaſi all'ultima perfezione con- dotta. Ma la gran Cupola fu parto dell' ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco Architetto, che ne' ſuoi tem- pi non ebbe uguale. La Lanterna di eſſa di diſegno del medeſimo, tutta di mar- mo maſſiccio, mirabilmente intagliata fu meſſa ſu da Baccio d'Agnolo, e S. An- tonino allora Arciveſcovo di Firenze ſalì con tutto il Clero a porvi la prima pie- tra nell'anno 1438. La Palla, e la Cro- ce fu poſta da Andrea Verrocchio. Am- mirata l'eſterior bellezza, entreremo in Chieſa, il pavimento della quale è tutto di marmi di varj colori, diviſati con mirabil diſegno. Quello della Navata di mezzo è di Franceſco da San Gallo, e quello intorno al Coro è fatto col diſe- gno di Michelagnolo, ed il rimanente di Baccio d'Agnolo. Quivi prima d'ogni altra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero volger l'oc- chio alle varie Inſcrizioni, e memorie, che vi ſi trovano. A man deſtra evvi il Ritrat- to del menzionato Brunelleſco ſcolpito in marmo: a cui ſegue il Ritratto di Giotto reſtauratore della Pittura, con Epitaffi, il primo di Carlo Aretino, il ſecondo d'Agnolo Poliziano. Succedono altre me- morie d'uomini illuſtri, come di Antonio dell'Orſo Veſcovo Fiorentino in un'arca elevata da terra, con la ſtatua di marmo ſopra di eſſa, di Pier Farneſe Capitano de' Fiorentini; di Fr. Luigi Marſilj eminen- te Teologo, del Cardinal Pietro Corſini, e dopo queſto l'Eſſigie ſcolpita in mar- mo del gran Marſilio Ficino rinnovatore della Filoſofia di Platone. Così a mano ſiniſtra vedeſi il Ritratto, e Inſcrizione di Antonio Squarcialupi ſcolpito da Be- nedetto da Majano. Dipoi altro depoſi- to elevato da terra, eſſendo varie le opi- nioni di chi ſi ſia; ſopra la Porta vedeſi il Depoſito di D. Pietro di Toledo Vi- ce Re di Napoli, e dipoi nella parete ſono dipinte due figure, rappreſentanti Niccolò da Tolentino, che è di Andrea del Caſtagno, e Giovanni Acuto, che è opera celebratiſſima di Paolo Uccello.

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S. Re-

coſa,

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Merita anche oſſervazione un quadro anti- co dell'Orcagna, in cui è dipinto il Di- vino Poeta Dante, quivi eſpoſto per De- creto della Republica Fiorentina, quale è l'unica memoria pubblica, che vi ſia di queſto gran Maeſtro della Toſcana Poe- ſia. E' queſta Chieſa diviſa in tre Na- vate, alle quali corriſpondono tre Tribu- ne di forma ottagona, e in ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cappelle. Nella Tribuna di mezzo ſi oſſervano nelle quattro Cappel- le laterali i quattro Evangeliſti di mano di Donatello accennati di ſopra, e nella Cappella di mezzo il Cenacolo, di Gio. Balducci, e gli altri due quadri laterali di Bernardino Poccetti. Queſta Cappella modernamente adornata di Balauſtri, e dell' Altare di marmi di varj colori, è dedi- cata a S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, le di cui ſacre Ceneri ſi conſervano ſotto l'Altare nella belliſſima Caſsa di bronzo, che può oſservaſi da tutte le parti, mira- bilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti. Paſſando all'altra Tribuna detta della S. Croce, ſi oſſerverà prima la Porta della Sa- greſtia di bronzo, opera del Ghiberti, e dentro alla medeſima Sagreſtia i Putti, che l'adornano con varj feſtoni di mano di Do- natello, e l'arco piano fatto di Pietre commeſſe, opera certamente ſingolare, e prodigio dell'Architettura. In detta Tri- buna può vederſi l'Immagine di S. Giu- ſeppe nella Cappella ad Eſſo dedicata di mano di Lorenzo di Credi, e i due Qua- dri laterali, che l'adornano, dei quali il Tranſito è di Mauro Soderini, e lo Spoſa- lizio di Gio. Ferretti. S'inalza ſopra le dette Tribune la gran Cupola, per di den- tro tutta dipinta con maraviglioſa inven- zione da Federigo Zuccheri, e da Gior- gio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſe- guito da Giuliano di Baccio d'Agnolo, della medeſima forma d'ordine Jonico, e di marmi di varj colori. Reſta queſto coronato da un belliſſimso fregio, ſoſte- nuto da più colonne, l'imbaſamento del- le quali è arricchito di baſſirilievi, par- te de' quali ſono di Baccio Bandinelli, e parte di Giovanni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Cro- cifiſſo, di mano di Benedetto da Maja- no, Scultore antico, e valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Statue di mar- mo, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rap- preſentanti Iddio Padre in atto di ſede- re, ed a' ſuoi piedi il Criſto morto ſo- ſtenuto da un Angiolo. Dietro a queſto Altare vedeſi una Pietà di mano del Buo- narroti, che ſebbene non condotta a fine moſtra tuttavia l'eccellenza del Profeſ- ſore. Queſto ſtimabiliſſimo gruppo ci fu collocate per ordine di Coſimo III. in luogo di due belliſſime Statue di marmo rappreſentanti Adamo, ed Eva, di mano di Baccio Bandinelli, che di quivi le fe- ce traſportare nel Salone del Palazzo Vec- chio, ove ſi ammirano tra tante altre opere che vi ſono, de' più inſigni Scul- tori. Gl'Altari della Croce, e di S. An- tonio ſono ſtati adornati con Tabernaco- li, e Colonne di marmo, come pure i gradi di marmo di tutti gli altri Altari del- le tre Tribune, i ſedili di noce del Co- ro; e l'adornamento dell'Organo ſopra la Sagreſtia comune è ſtato fatto il tutto a ſpe- ſe del preſente noſtro zelantiſſimo, e vi- gilantiſſimo Arciveſcovo Franceſco Gaeta- no Incontri. Ne' pilaſtri delle Tribune, come ancora nelle mura delle Navate ſi vedono alcune Nicchie, o tabernaco- li di marmo miſto, fatti col diſegno di Bartolommeo Ammannati, entro de' qua- li ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in marmo da maeſtri eccellentiſſimi, cioè: Il S. Ia- copo, ſcultura di Iacopo Tatti Fioren- tino, detto il Sanſovino, il S. Matteo, di Vincenzio Roſſi, il S. Andrea, di An- drea Ferrucci, il S. Tommaſo, di Vin- cenzio Roſſi, il S. Pietro, del Bandi- nelli, il S. Gio. Evangeliſta, di Benedet- to da Rovezzano, il S. Iacopo Minore, e il San Filippo, di Giovanni dell'Ope- ra. Ha queſta Baſilica altre opere degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſſervare. Una ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in gran copia gli abbellimenti interiori, che a no- ſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà non- dimeno un bel compoſto, a cui tutte le parti corriſpondono, ed una maeſtoſa bel- lezza, che ſenz'altro ornamento, l'oc- chio ſommamente diletta. Oltre però il materiale, degna ſi è queſta Chieſa di ſoma venerazione per le inſigni Reli- quie di tanti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra eſſe le più coſpicue, una parte della S. Croce, un Chiodo, ed una Spi- na della Corona di Noſtro Signore, ripo- ſte in un Reliquiario d'oro maſſiccio tutto lavorato, ed intarſiato di perle, gioie, e pietre prezioſiſſime. Evvi il Corpo di S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi ſucceſſori, e diſcepoli; di S. Podio, di S. Stefano IX. Pontefice, e de' Santi Martiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un Pollice di S. Gio. Batiſta, con alquante ſue Ceneri; una parte di Brac- cio di S. Andrea Apoſtolo, ed altre anco- ra ſenza numero, deſcritte già dall'Arci- diacono Minerbetti. Ma non minor vene- razione le rende il Divin culto, che da tanti ſacri Miniſtri religioſamente s'of- ſerva. Quarantadue Canonici, e fra que- ſti, cinque dignità, ſeſſanta e più Cap- pellani, cento Cherici Eugeniani, e nel- le feſte, e ſolennità accreſcono il nu- mero circa ſeſſanta altri Cherici del Se- minario Fiorentino, celebrando quivi con- tinuamente gli Ufizj Divini con tal deco- ro, e ſplendore, che quello d'ogni altra Cattedrale d'Italia non ſoio agguaglia, ma ſupera di gran lunga. Oltre di ciò, che queſta Chieſa s'è reſa celebre per mol- ti, e ſingolari avvenimenti quivi accadu- ti ne' ſecoli trapaſsati. Fra queſti è da rammentarſi che Carlo Ottavo vi ſtabiliſ- ſe concordia co' Fiorentini: che due Som- mi Ponteſici Martino V. ed Eugenio IV. ſolennemente vi celebraſsero. Che Pio II. e Leone X. v'aſſiſteſſero più volte alle ſacre funzioni; ma più di ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l'anno 1439. il Con- cilio Ecumenico Fiorentino, famoſo per l'intervento del mentovato Eugenio IV, dell'Imperator Paleologo, del Patriarca di Coſtantinopoli, e di tanti Primati della Grecia per l'unione ſtabilitavi della Chie- ſa Greca colla Latina, come ben dall' inſcrizione in marmo preſſo alla Sagre- ſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre cagioni non è maraviglia, ſe queſta Chie- ſa gode inſigni prerogative, tra le qua- li è molto ſingolare, che i Cherici, do- po il ſervizio di nove anni preſtato al- la medeſima, per Bolla d'Eugenio IV. e per conferma di detta Bolla fatta da San Pio V. dopo il Concilio di Tren- to, vengono promoſſi al Sacerdozio, ben- chè non ſiano provveduti di alcun be- nefizio, o d'altra rendita Eccleſiaſtica. In ultimo è da ſaperſi, che nelle due Cappelle, che ſono dai lati della porta principale ſi conſervano in una gran ve- nerazione due antichiſſime Immagini, una della SS. Trinità alla deſtra, e l'altra di Maria Santiſſima, che è in un ta- bernacolo al lato manco della porta, e che ſi venerava nell'antica Chieſa di S. Reparata: la qual Santa vi è dipin- ta tra le altre, nel quadro, che con- torna il detto Tabernacolo. Il Muſaico ſopra la detta porta è di Gaddo Gad- di. Le ſtatue poi, che ſono ſulle ba- ſe, ſono i modelli di eccellenti Sculto- ri, cioè: S. Miniato, e S. Antonino Ar- civeſcovo, ſono di Batiſta Lorenzi, S. Zanobi, e S. Podio del Francavilla, S. Andrea Corſini d'Antonio d'Anibale, e di Giovanni Caccini è il S. Gio. Gual- berto. La Naſcita di Gesù Bambino di Gregorio Pagani e la Viſitazione di S. Eli- ſabetta di Batiſta Naldini, che ſtavano dai lati entrando in Chieſa, ſono al pre- ſente nella Cappella di S. Antonio. La Nunziata di Federigo Zuccheri, e l'Ado- razione de' Magi, furono collocate in quella della S. Croce. Sopra la Porta laterale dalla parte del Campanile vi è il Martirio di S. Reparata di mano del Paſſignano, e ſopra l'altra dalla parte oppoſta fu rappreſentato il Concilio Fio- rentino dal Cav. Gio. Batiſta Paggi. Uſcen- do di Chieſa trovaſi appreſſo il

natel

re,

da

pie-

ſolen-

B ber-

CAMPANILE, la cui circonferenza è cen- to braccia, e l'altezza centoquarantaquat- tro. E' in iſola da ogni parte ſino da' fon- damenti, ed è incroſtato tutto di mar- mi di diverſi colori, con bel diſegno di- ſtinti. In quattro nicchie da ogni lato poſano quattro Statue, delle quali quel- le che riguardano la Piazza, e l'altre due ſopra la porta di eſſo ſono di ma- no di Donatello e le due che pongono in mezzo eſſe ſono di Niccolò Aretino, le tre figure che ſon ſopra la Porta del Campanile, tre Statue dalla parte della Miſericordia, i ſette Pianeti, le ſette Virtù, e le Sette Opere della Miſeri- dia ſono di Andrea Piſano. Le 5. ſto- riette che ſono verſo la Chieſa rappre- ſentanti la Grammatica, la Filoſofia, la Muſica, l'Aſtrologia, e la Geometria ſo- no di Luca della Robbia. Fu condotta queſta gran Torre col diſegno di Giot- to, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che certamente nel mondo non ſi trova l'uguale; Vicino al medeſimo è la Scuola de' Cherici, e la celebre, ed eſemplariſſima Compagnia deila Miſe- ricordia. Dirimpetto alla Chieſa del Duo- mo, el quella di

to

SAN GIOVANNI antico Battiſtero, e non già, come alcuni hanno creduto con in- ſuſſiſtenti ragioni, Tempio di Marte; poi- chè tale da' più culti eſtimar non ſi può per gli errori, che ravviſanſi nella ſua interna Architettura. Eſſo è di forma ottagona, ed in queſta guiſa ſi ſoleva- no in antico fabbricare i Tempi per uſo del Batteſimo. Per di fuori è iſolato, e fu incroſtato di varj marmi nel 1293. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte delle quali tutte di bronzo, ſono di sì maraviglioſa bellezza, e con tal maeſtria lavorate, che Michelagnolo Buonarroti ſoleva dire, diſcorrendo di quelle di Lo- renzo Ghiberti, che ſarebbero ſtate bene alle Porte del Paradiſo, e ſono quella che riguarda la Chieſa del Duomo, e quella che dirimpetto all'Opera, ma la terza più antica fu fatta da Andrea Pi- ſano. Sono effigiate in eſſe alcune Sto- rie del Teſtamento Vecchio, e Nuovo, di baſſorilievo, fatte con tale eccellenza ſpecialmente quelle della Porta maggio- re, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſo- no tre Statue di marmo, che rappreſen- tano il Batteſimo di Criſto, incomincia- te dal Sanſovino, e perfezionate da Vin- cenzio Danti, di cui ſono l'altre ſta- tue di bronzo, rappreſentanti la Decol- lazione di S. Gio. Batiſta, ſopra la Por- ta, che è dirimpetto al Bigallo. Ma ſo- pra quella verſo l'Opera ſono maravi- glioſe le tre figure di bronzo, che rap- preſentano S. Gio. Batiſta, che diſputa con un Fariſeo, e con un Dottore del- la Legge antica, e ſono di mano di Gio- vanfranceſco Ruſtici. Poſſono ancora no- tarſi le due Colonne di Porfido, poſte avanti la Porta principale, donate già da' Piſani alla Città di Firenze: e le ca- tene, che pendono, con altre, che ſi veggono ad alcune Porte delle Città, e in altri luoghi, ſono un trofeo del và- lor Fiorentino quando conquiſtarono il Porto Piſano, che con queſte chiudevaſi. Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſ- ſe Colonne di belliſſimo granito, con Capitelli, e Pilaſtri, ſopra de' quali ri- corre un terrazzino, che circonda quaſi tutta la Chieſa. Sotto l'Arco della Tri buna, ove è ſituato l'Altar maggiore, è ſtata modernamente alzata la Statua di marmo del S. Precurſore, in atto d'eſſer portato alla celeſte Gloria, con più An- gioli pur di marmo, opera tutta di Gi- rolamo Ticciati, celebre Scultore, e Ar- chitetto, di cui pure è lo ſpazioſo Pre- sbiterio eretto davanti il predetto Altar maggiore, lavorato di finiſſimi marmi, ed arricchito di medaglioni, e di baſſirilie- vi di marmo. La volta poi è tutta fat- ta a moſaico, per opera d'Andrea Tafi, diſcepolo di Cimabue, che in quei tem- pi ebbe la ſua ſtima. Oltre i varj or- namenti vi è un Battiſtero molto vago, e di belliſſimi marmi adorno, nella nic- chia del quale vedeſi un S. Gio. Batiſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamontini valente Scultore. Ed è da notarſi, che un magnifico Battiſtero era prima nel mezzo del Tempio, della forma ottago- na, del quale n'è rimaſto il ſegno nel pavimento. Dirimpetto al detto Batti- ſtero vi è il ſepolcro, ornato di varie Statue, di Baldaſſar Coſcia, già Papa ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecon- do, o come altri vogliono Vigeſimoter- zo, morto in Firenze l'anno 1419. dopo aver rinunziato il Pontificato avanti al Concilio di Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Donatello celebre Scultore de' ſuoi tempi, di cui parimen- te è la S. Maria Maddalena Penitente in un bell'Altare fatto modernamente. Finalmente in queſto Tempio ſono mol- te Reliquie inſigni, e ſpecialmente il Di- to indice di S. Gio. Batiſta, e un brac- cio di S. Filippo Apoſtolo, che ſi ten- gono in ſomma venerazione, come al- tresì molte ſupellettili ſacre, e argenti d'ineſtimabil valore tra i quali evvi un' altare di argento ſodo che per le prin- cipali ſolennità ſi pone nel mezzo di Chieſa tutto ſtoriato con baſſi rilievi di belliſſime figure rappreſentanti la Vita di S. Gio. Batiſta. Uſcendo di Chieſa per la Porta dall'opera, ſi trova una Colonna poco diſtante, eretta in quel luogo per ricordanza di quell'inſigne miracolo, che ſeguì, alloraquando trasferendoſi alla Chie- ſa di San Salvatore il Corpo di San Za- nobi Veſcovo Fiorentino dall'inſigne Col- legiata di S. Lorenzo, nel toccar quivi la Bara. un Olmo ſecco incontanente di- venne freſco, e verdeggiante. Si vede addirimpetto il

B 2 già,

cen-

B 3 rola-

in

PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col diſegno di Gio. Antonio Doſi, al tempo del Cardinale e Arciveſcovo Aleſſandro de Medici, dipoi per ſoli 27. giorni Pa- pa Leone XI. che ha la ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſſervabile la ma- gnifica Scala, e l'Atrio, che mette nel- la gran Sala, dipinto eccellentemente da Pietro Anderlini, con lo sfondo, belliſ- ſima opera di Vincenzio Meucci, a ſpe- ſe di Monſig. Giuſeppe Maria Martelli, a cui dobbiamo ancora il reſtauramento di

B 4 nell'

SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una divotiſſima Congregazione di Sacerdoti uti- li molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è tutta dipinta a freſco da diverſi celebri Profeſſori moderni, avendovi colorita la Cupola, e la Natività, che ſerve di Ta- vola all'Altar maggiore Giovanni Fer- retti, con i due Apoſtoli di chiaro ſcu- ro. La depoſizione della Croce è di Mau- ro Soderini, e la Reſurrezione oppoſta con lo sfondo della volta è di Vincenzio Meucci. In faccia a queſta reſta la Chie- ſa parrocchiale di

SAN RUFFILLO, ſopra la di cui porta ve- deſi un Padre Eterno di Luca della Robbia, e dentro vi è all'Altare a mano deſtra di ma- no del Pontormo una pittura a freſco eſpri- mente Maria SS. col S. Bambino, e al- cuni Santi. Poi di qui andando per Via de' Martelli, s'incontrano le Abitazioni de' Martelli, e degl'Arnaldi, nella prima delle quali eravi una Statua di Donatel- lo, la quale al preſente ritrovaſi nel Palazzo del Sig. Balì Martelli, ed è cre- duto il più eccellente lavoro di ſuo ſcar- pello; e nella ſeconda vi ſono eſquiſite Pitture. Indi trovaſi la Chieſa di

delle

SAN GIOVANNINO, dedicata a San Gio- vanni Evangeliſta poſſeduta già dai Ge- ſuiti, ed ora per Real diſpoſizione dai Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, i quali con eſemplar pietà, ed amorevo- lezza tengono nell'anneſſo loro Conven- to le Pubbliche Scuole in qualunque ſcien- za. Era queſta Chieſa in principio aſſai piccola; ma intorno all'anno 1580. coll' opera, e col diſegno di Bartolommeo Am- mannati, celebre Scultore, ed Architetto Fiorentino, fu oltremodo accreſciuta, e adornata. Imperciocchè quell'Artefice molto pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e fatica perdonò, perchè queſt'opera ſoſſe condotta al ſuo fine ammirano gl'inten- denti l'eſquiſitezza dell'Architettura, e il bell'ordine di tutte le parti di que- ſto ſacro Ediſizio. Ha la facciata tut- ta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cappelle varj ornamenri di ſtuc- chi, con belle Tavole; nella prima a man deſtra ſta collocata un inſigne Tavola di Aleſſandro Allori, ove ha rappreſentato N. S. con alcuni Apoſtoli in atto di eſau- dire la Cananea, ed è da notarſi che quel Vecchio, che ſi appoggia al baſtone, fi- gurato per S. Bartolommeo, è il Ritrat- to del medeſimo inſigne benefattore e Architetto Bartolommeo Ammannati, che la fece fare, la ſeconda Tavola di S. Lui- gi Gonzaga, e S. Staniſlao, è Opera di Ottaviano Dandini; la terza di S. Nic- colò di Bari, di Gio. Domenico Cam- piglia. Quindi ſeguita la Cappella di S. Franceſco Xaverio ricca di nobiliſſimi marmi, dove il Cavalier F. Franceſco Curradi ha con ſtraordinaria eccellenza rappreſentato il detto Santo nell'atto di predicare agl'Infedeli. Ne ſegue la Cap- pella maggiore, la di cui Tavola ove è eſpreſſo il SS. Crocifiſſo è di mano di Girolamo Macchietti, dei due laterali il San Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e la S. Elena del Bizzelli, trovaſi dipoi la nobil Cappella di Sant'Ignazio tutta in- croſtata di marmi, ove è di mano del Puglieſchi la bella Tavola di detto San- to. Ne ſeguone tre altre Cappelle, nel- la prima delle quali ov'è l'Immacolata Concezione è di mano del mentovato Curradi, nella ſeconda è ſtata collocata la belliſſima Tavola di S. Giuſeppe Ca- laſanzio Fondatore di mano di Antonio Franchi Luccheſe; da cui fu effigiato il medeſimo Santo davanti a Maria SS. , e al Santo Bambino, nella terza ed ulti- ma vi è la Tavola degli Angeli dipinta da Giacomo Ligozzi. Gli Apoſtoli delle Nicchie ſono di Cammillo Cateni, e lo sfondo nella ſoffitta è ultima opera di Agoſtino Veracini. Vicino a queſta Chie- ſa, ad al principio di Via Larga è il fa- moſo.

de-

Con-

PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Marche- ſe Riccardi per compra fattane l'anno 1659. per prezzo di ſcudi 41. mila dal Gran Duca Ferdinando II. fatto già fab- bricare da Coſimo Padre della Patria, col diſegno di Michelozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza quanto ſia bello, e magnifico, nè può comprenderlo facilmen- te chi non lo mira. Vedonſi le due fac- ciate tutte di pietre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra fino al- le prime fineſtre, l'ordine è Ruſtico, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſucce- de il Corintio; e in fronte di ſì nobile Ediſizio, vedeſi un Cornicione d'incre- dibil vaghezza, che da per tutto lo cir- conda. Non meno vaghe ſono le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, co- me altresi il Cornicione, ſi credono fat- ti col diſegno del Buonarroti. Entrando per la porta principale trovaſi la prima Loggia, nel fregio della quale ſono al- cuni tondi entrovi figure di marmo di Donatello, e le pareti tutte furono fat- te adornare l'anno 1719. dal Marcheſe Franceſco Riccardi, di baſſirilievi, di Sta- tue, di Buſti, e d'Inſcrizioni antiche Gre- che, e Latine, a foggia di Muſeo. A man deſtra vi è una ſcala molto como- da, e nobile fatta col diſegno di Gio. Batiſta Foggini Scultore e Architetto Fio- rentino. E' pure a man ſiniſtra una Sca- la belliſſima fatta a chiocciola, che dal terreno conduce fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze, quanti ornamenti di pregio vi s'ammira- no! Quante prezioſe ſuppellettili degne di tanto Palazzo! Vedraſſi la belliſſima Galleria dipinta nella volta a freſco da Luca Giordano famoſo Pittore, e in eſſa giù abbaſſo nella parete eſſigiati ſopra grandioſi Criſtalli i quattro elementi in- ſigne opera di Ant. Domenico Gabbiani, tra i quali in nobiliſſimi armarii ſi con- ſerva una bella, e copioſa raccolta di Cammei, e d'intagli, di Medaglie, e di altre prezioſc antichità: allato alla qua- le è una copioſe, e ſcelta Libreria di manoſcritti, e di libri impreſſi, parte della quale fu meſſa inſieme dal celebre Riccardo Riccardi, e parte fu già del Se- natore Marcheſe Vincenzio Capponi, da cui l'ereditarono i preſenti poſſeſſori, i quali vanno ſempre aumentandola. Si mireranno inoltre i nuovi accreſcimenti di ſervizi baſſi molto comodi, e final- mente ſi vedrà creſciuta doppiamente la principal Facciata verſo la Via Larga, coll'iſteſſo ordine, e Architettura dell'an- tica. E' famoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellezza, ma eziandio per eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di gran- diſſimi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti i Sommi Pontefici, Imperadori, e Rè, ol- tre un numero grande di Principi (di che ſi legge la memoria in un Cartello di mar- mo nel primo Cortile, fatta dal celebre Abate Antonmaria Salvini) e per molti avvenimenti accaduti e deſcritti largamen- te dal Glovio, e da varj Scrittori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto ſi ve- de il

de

gran-

te

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi, col diſegno del Ca- valier Carlo Fontana, e apppreſſo il

PALAZZO del Marcheſe Gener. Gino Cap- poni, con bella facciata di Gherardo Sil- vani, che è ſtato internamente accre- ſciuto, e rimodernato nel Cortile col di- ſegno di Luigi Orlandi. In faccia a que- ſto vedeſi un altro antico Palazzo dei Me- dici, ora degli

UGHI, o ſieno Avocati protettori dell' Arciveſcovado Fiorentino, ove ſecondo alcuni, ſeguì l'ucciſione del Duca Aleſ- ſandro de' Medici, tanto celebre nella noſtra Storia; quaſi dirimpetto vedeſi il

PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto Capponi, fatto col diſegno di Ferdinan- do Ruggieri. Quindi dalla medeſima parte ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Coppoli ora del Sig. Averardo dei Medici eretto con va- go e bel diſegno del Silvani Architetto Fiorentino, ultimamente accreſciuto, e dentro e fuori quaſi della metà, dal fu Senatore Cammillo Coppoli. E ſeguitan- do il cammino, dalla parte oppoſta s'in- contra la

do

LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIA- NA fondata a pubblico vantaggio dal fu Ab. Franceſco Marucelli, ed aumentata da Monſignor Aleſſandro Marucelli, la quale ſta aperta la mattina, ne' giorni di Lunedì, Mercoledì, e Venerdì; paſſeggiando tutta queſta bella ſtrada pie- na di nobili abitazioni, ſi giunge alla Piazza, e Chieſa di

SAN MARCO de' Padri Domenicani dell' Oſſervanza. Tra gli ornamenti più ſin- golari, vi s'ammirano le belle Tavole, tutte di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell' entrare a man deſtra, vi è una divota Madonna di Piero Cavallini Romano, che per venerazione ſta coperta. La ſeconda, dov'è dipinto S. Tommaſo d'Aquino, è di Santi di Tito. La terza ove è eſpreſ- ſa Maria col Bambino Gesù, e di al- tri Santi è del celebre Fr. Bartolommeo di S. Marco di cui nel Convento nel- la ſola Cappella del Giovanato eſiſtono molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare. Nella quarta ſi vede un'antichiſſima Ma- donna lavorata a Moſaico. La Tavola della quinta Cappella dove è l'Imma- gine di Maria, e S. Domenico è di ma- no di Matteo Roſſelli. Volendo di qu- entrare nella Sagreſtia vedeſi nell'in greſſo una belliſſima Statua di marmo rap- preſentante Criſto riſorto collocata in una nicchia, opera di Antonio Novelli, e del Conti ſono li due baſſirilievi che ſo- no dai lati. Di quì paſſata la prima porta vedraſſi ſopra di eſſa una delle più belle Tavole del Beato Gio. Angelico che ſtava anticamente all'Altar Mag- hiore. Il ritratto di queſto Beato ſtà ap- peſo nella Cella che quì abitava S. An- tonino con altri quattordici ritratti di Beati Religioſi che oltre i Venerabili ſenza numero hanno ſantiſicato queſto Convento, e ediſicata la noſtra Città. Tor- nando in Chieſa ſegue dipoi la Tribu- na ove nelle pareti da Monſieur Paro- cel Franceſe vi fu dipinto l'adorazione de Magi, e le Nozze di Cana, e la Cupola è di Aleſſandro Gherardini con un bello Altar maggiore corredato di ricchiſſimi argenti particolarmente nelle feſte ſolenni. Allato a queſta vi è la Cappella de' Serragli, ancor eſſa rag- guardevole, non meno per la ſtruttura di ſiniſſimi marmi, de' quali fino al pa- vimento e ricoperta, quanto per varj ornamenti di Statue, e di Pitture, che nobilmente l'adornano. La Tavola dell' Altare rappreſentante l'ultima Cena è opera di Santi di Tito, la Storia della Manna è del Paſſignano; di Iacopo da Empoli è il Sagrifizio di Abramo. Il ſaziar delle Turbe nel Deſerto, e la Cena d'Emaus ſono del Cav. Curra- di; e S. Paolo che riſuſcita un Fan- ciullo è del Biliverti. La volta è di Bernardino Poccetti, e ancora i Santi dipinti a freſco tramezzo a detti qua- dri in otto nicchie: nell'altre quattro vi ſono gli Evangeliſti di marmo, che due ſono di Lodovico Salvetti, e i due dall'Altare del Pieratti. Dopo la quale ſegue la belliſſima Cappella di S. An- tonino Arciveſcovo di Firenze fatta fab- bricare con ſomma magnificenza da Ave- rardo, e da Antonio Salviati. Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati col diſegno di Giovanni Bologna. Tre belle Tavole di Pittori eccellenti ne adornano vagamente le tre facciate; quella di mezzo è opera d'Aleſſandro Allori; quel- la che rappreſenta il Lebbroſo riſanato in cornu Evangelii è di Franceſco Pop- pi, l'altra di Batiſta Naldini. In cia- ſcuna di queſte facciate ſi ammirano due belliſſime Statue di marmo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, di mano del Francavilla, diſcepolo del mentovato Giovanni Bologna; ed altret- tanti Bafſirilievi di bronzo, di mano di Fr. Domenico Portigiani, fatti ſul diſe- gno del medeſimo Giovanni Bologna ſuo Maeſtro, da cui fu fatta la figura di bronzo, che è in Sagreſtia rappreſen- tante il Santo giacente. Nell'Urna ſot- to l'Altare ſta ripoſto il di lui ſacro Corpo. Finalmente corona queſta Cap- pella una Cupoletta tutta adorna di ſtuc- chi, e di vaghe Pitture, di mano del famoſo Poccetti. Avanti a queſta Cap- pella ſon dipinte due Storie dell'Eſpo- ſizione, e Traslazione di S. Antonino di mano del Paſſignano. Ella ha meri- tato d'eſſer deſcritta e pubblicata col- la ſtampa dal fu celebre Antiquario Dot- tore Anton Franceſco Gori. Ne ſegue poi la prima Cappella, tornando verſo la Porta, una belliſſima Tavola di Lo- dovico Cigoli, ove ha dipinto l'Impe- ratore Eraclio, che depoſto l'Imperiale ammanto, e conſtituito in abito di Pe- nitenza, ſcalzo ne' piedi, porta ſopra le ſue ſpalle quella ſteſſa Croce, ove il noſtro Salvatore con la ſua morte com- pì la redenzione del genere umano. Nella ſeguente Cappella, eravi una ſtu- penda Tavola di Fra Bartolemmeo, ma il Principe Ferdinando, che la volle ave- re, ne fece fare altrettanto belliſſima copia al Gabbiani, che certamente ſi ſcambia dal medeſimo originale. Nella terza di mano del Paſſignano vi è eſpreſ- ſo S. Vincenzio Ferreri predicante al Po- polo. Nella quarta vicino alla porta vi è la Tavola dipinta dal Cavalier Paggi Genoveſe, rappreſentante la Trasfigurazio- ue ſul Tabor. La ſoffitta è tutta inta- gliata, e riccamente dorata, con lo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pennello di Gio. Antonio Pucci. E' de- gno di memoria, che quì furono ſepol- ti il Conte Giovanni Pico della Miran- dola, che fu chiamato la Fenice degl' ingegni, ed Agnolo Poliziano uomo let- teratiſſimo, e ſingolare, e ai noſtri tem- pi i celebri Giuſeppe Averani, e il Pro- poſto Anton Franceſco Gori. Non me- no però della Chieſa è ragguardevole il Convento, fatto fabbricare da Coſi- mo, e Lorenzo de' Medici, al quale fu dato principio nel 1437. col diſegno di Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lunette tutte dipinte da eccellenti Mae- ſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poc- cetti, dal Roſſelli, dal Tiarini, e dal Boſchi, e alcune venerabiliſſime imma- gini del B. Gio. Angelico inſigne Pit- tore che come ſi è detto abitava in queſto Convento, dentro al quale ſi ve- dono moltiſſime opere di ſua mano, ol- tre la magnifica pianta dell'Ordine Do- menicano dipinta da Eſſo ſulla parete del Capitolo che reſta tra li due Chio- ſtri, nel quale vi ha effigiato gran nu- mero di Ritratti di Uomini illuſtri del detto Ordine, tanto in ſantità, che in dottrina. Poi nel ſecondo non meno vaſto del primo vi ha dipinto le Lu- nette di tutta una navata Aleſſandro Gherardini, altre due Coſimo Ulivel- li, e una dalla parte dell'ingreſſo ſo Aleſſandro Loni, e Sebaſtiano Galeot- ti. E' molto deſiderabile da vederſi la Cappella del Noviziato la di cui Tavo- la di ſtraordinaria bellezza è opera di Fr. Bartolommeo nella quale vi ha eſpreſſa la Preſentazione di Gesù Bambino, vi è inoltre tra l'altre buone pitture, una celebre immagine di Maria SS. di ma- no di Carlo Dolci. In queſto inſigne Convento bella e copioſa Libreria vi ſi conſerva, ove fra gli altri, ſono di pre- gio moltiſſimi Manoſcritti fatti quivi col- locare a pubblico benefizio da Coſimo de' Medici Padre della Patria, ed alcuni de' quali è fama, che foſſero già di Niccolò Niccoli, che è da annoverarſi fra quelli, da' quali le Lettere Greche riconoſcono il loro riſorgimento. Vicino all'Orto in fondo al quale è da ammi- rarſi una Cappella tutta dipinta da Ber- nardino Poccetti, è ſituata la Spezieria, celebre per la fabbricazione che vi ſi fa dell'Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed altri lavori di Fonderìa, ove ſi potrà con piacere oſſervare ancora de' belliſſi- mi quadri. Fu queſto Convento ſempre tenuto in grande ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtauratavi da Fr. Girola- mo Savonarola, ma eziandio per aver- vi dimorato moltiſſimi Religioſi di ſanta vita, in converſazione de' qualì ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſſe volte trattenerſi vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. Nel preſente Anno viene abbellita queſta Cbieſa con una vaga Facciata col diſegno di Fr. Giovacchino Pronti da Rimini Converoſo Carmelitano. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta laterale è il Palazzo detto il

gine

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C 2 da-

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C 3 Fac-

CASINO DA S. MARCO, fatto fabbrica- re dal Gran Duca Franceſco I. intorno all'anno 1570. col diſegno del Buonta- lenti. E' ſervito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del ſangue, eſ- ſendo provveduto di tutte le comodità, che a tali Perſonaggi ſi convengono. Accanto a queſto Caſino è degno d'eſ- ſer veduto il Chioſtro della

COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA. detta dello Scalzo; per le molte eccel- lenti Pitture a freſco rappreſentanti la vi- ta di S. Gio. Batiſta di mano di An- drea del Sarto, tra le quali due che ſono dipinte dal Francabigio, rappreſen- tano la partenza del detto Santo Fan- ciullo da' Genitori, e l'incontro del me- deſimo con Gesù nel ritorno d'Egitto. Queſt'opera ſi vede intagliata da Teo- doro Cruger con fronteſpizio, e ritrat- to dell'Autore. Di mano di Lorenzo di Credi all'Altare della Compagnia vi è la Tavola rappreſentante S. Gio. Batiſta in atto di battezzare il Salvatore. Cam- minando per eſſa ſtrada e voltando a man deſtra nel Maglio ſi trova il Convento e

mi-

CHIESA dello Nobili Religioſe DI SAN DOMENICO, nella quale al primo Altare a man dritta vi è una Tavola dipinta da Andrea Verrocchio celebre Scultore Maeſtro di Leonardo da Vinci, che ve lo fece lavorare da giovanetto in qual- che parte della medeſima, dopo ne vien l'Altare di S. Gio. di mano del Pu- glieſchi reſtato imperfetto alla morte del medeſimo. La Tavola dell'Altar Maggio- re è di Lazzero Baldi: ne ſegue la S. Famiglia di mano del Bonechi. In ul- timo il S. Euſtachio opera del Cav Cur- radi. Intorno alla Chieſa vi ſono tre- dici lunette dipinte parte dal Soderini, alcune del Ferretti, e parte del Meue- ci. In faccia a queſta Chieſa trovaſi il

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran- duca Coſimo primo con regia ſpeſa fu fabbricato. Belliſſimo è queſto in tutte le ſue parti, e non minore è il pre- gio di eſſo per le Piante delle più ra- re, e ſingolari, che nel mondo ſi tro- vino; avvengachè quel magnanimo Prin- cipe, acciocchè in Firenze non mancaſ- ſe a' Profeſſori di Medicina la cognizio- ne dell'Erbe, e Piante Medicinali, da ogni parte più remota le ſè venire, e quivi con ſomma diligenza conſervare. L'Anno 1718. fu trasferita in queſto Giar- dino, per benigno Reſcritto di S. A. R. l'Accademia di Bottanica nuovamente in- ſtituita, all'uſo e cuſtodia della quale con ſuo Motuproprio conceſſe fin a nuo- vo ordine queſto Giardino. Appreſſo vi è la

ne

CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di maneggio di S. A. Reale, che in gran numero, ed in un luogo aſſai comodo vi ſi mantengono. In queſto luogo an- cora ſi apprende dalla Nobiltà Fioren- tina, e foreſtiera, ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpeſato dal medeſimo Noſtro Sovrano, l'Arte di cavalcare, e di correr la lancia. A queſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinando fatto reſtaurare, ed accreſcere un bel log- giato, perchè nel tempo del crudo in- verno, o di pioggia ſi poſſa tuttavia continovare un eſercizio si nobile. Con. tiguo è lo

SPEDALE di San Matteo, altrimenti det- to di Lemmo, poichè intorno all'Anno 1390. fu fondato da Lemmo Balducci di Monte Catini, dove ſon curati molti infermi con gran diligenza, e carità. Nella di cui Chieſa oltre a quello del Fondatore vi ſon altri depoſiti riguarde- voli. Vedonſi in eſſa due Tavole degne di ſtima che una dell'Empoli rappreſen- tante l'Aſſunzione di Maria SS. e l'al- tra il Martirio di S. Barbera di mano di Lodovico Buti. Vicina è la

di

CHIESA, E MONASTERO DI S. NICCO- lò, fatto fabbricare dal detto Lemmo. Sopra la porta ſi vede un antica Lu- netta dipinta da Lorenzo di Bicci, rap- preſentante il detto Santo. Trovaſi per via del Cocomero il

PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimoder- nato magnificamente con diſegno di Ga- ſpero Paoletti. Ed il Palazzo de' Baroni Ricaſoli, fabbricato con buona Architet- tura moderna, ſiccome il

TEATRO per le Opere, appartenente all'antichiſſima Famiglia degl'Ughi, in oggi rinnovato dai fondamenti, al quale vicino ſono i

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci; il primo de' quali d'ordine compoſito è del Senatore Aleſſandro Puc- ci, diſegnato con bella, e vaga Archi- tettura del famoſo Paolo Falconieri Ca- valiere intendentiſſimo; e l'altro accan- to del Marcheſe Roberto Pucci, che ha ſeguitato l'ordine del primo. Dirimpet- to vedeſi il

ci,

PALAZZO di S. E. il Sig. Marcheſe Incontri, di maeſtoſa Architettura To- ſcana, dove nel dipinger quella Galle- ria cadde, e morì il celebre Anton Do- menico Gabbiani degno di eterna memo- ria, in faccia al quale vi è

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abita- no Monaci Celeſtini. Sono in queſta Chie- ſa da oſſervarſi alcune Tavole molto bel- le, e ſpecialmente la Natività di No- ſtro Signore dell'Empoli, accanto alla quale è una Vergine di mano d'Iaco- po da Pontormo aſſai ſtimata; ſiccome due Tavole del Poppi, e una belliſſima del Paſſignano, rappreſentante S. Gio. che predica alle Turbe. Dipoi volgen- do ſi trova il

PALAZZO di altra Famiglia dei Mar- cheſi Pucci, che ha nobili appartamen- ti, e quello della Famiglia Compagni ſtato rinnovato pochi anni ſono, e dipoi ſi giugne all'Arciſpedale di

SAN-

SANTA MARIA NUOVA, edificato da Folco Portinari intorno all'anno 1287. La Facciata di queſto nobile Edifizio, a cui fu dato principio nel ſecolo de- cimoſeſto col diſegno del Buontalenti, è oltremodo mirabile. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chieſa, nelle pareti della quale ſi vedono dipinte due ſtorie da Lorenzo Bicci, che rappreſentano la fun- zione della Sagra, che già ne fece Mar- tino V. Sommo Pontefice. Le altre Lu- nette ſono del Pomarancio, e la Pit- tura che è in fondo al Loggiato, è di Taddeo Zuccheri. Quattro belliſſime Ta- vole adornano gli Altari della detta Chie- ſa. A deſtra, la prima è di mano di Fe- lice Ficherelli, detto Felice Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra la pri- ma Tavola rappreſenta San Lodovico Re di Francia, che guariſce dalle gavine, ed è fattura del Volterrano; e la ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di Croce, è opera del Bronzino. All'Altar maggiore fabbricato di marmi Carrareſi, intarſiati di belliſſime pietre, vi è un Ciborio pa- rimente di pietre pregiabili, e di bellez- za non ordinaria. Da un lato della Chie- ſa è lo Spedale degli Uomini, e dall'al- tro quello delle Donne, fabbricati colla medeſima Architettura avente in tutti cir- ca a 400. Letti. Ed avvegnachè moltiſſi- mi infermi continovamente ci ſi riceva- no, grandiſſime, e molte ſono l'abita- zioni con bell'ordine diſpoſte, acciò faci- le rieſca agli Aſtanti il provvedere detti infermi di quanto loro abbiſogna. In que- ſto luogo convivono ancora moltiſſimi Giovani, che da varie parti concorrono, per apprendere co' veri precetti la prati- ca della Medicina e della Chirurgia, ſot- to la diſciplina degli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e preſtando nel me- deſimo tempo il loro ſervizio, ſempre lo rendono più celebre, non ſolo in Firen- ze, ma per tutta l'Italia, uſcendone Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſ- ſiſtono notte, e giorno; Molti i Medici, che giornalmente intervengono alla cura di queſti infermi; Molti gli ſpirituali e temporali aiuti, che ſi ricevono in que- ſto, premendo alla Pietà ſingolare di S. A. Reale la ſalute del corpo, ed il pro- fitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi però tralaſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguarde- vole, è ſtato nuovamente arricchito di una copioſa Libreria pubblica, ripiena ſpecialmente di Libri alla Medicina ſpet- tanti, e di ogni ſorte di erudizione, ſic- come di un bel Teatro anatomico; il tut- to fabbricato con ſomma magnificenza, e ſpeſa non ordinaria. Nell'ingreſſo che conduce al cortile chiamato ancora il Cam- poſanto, vi è da oſſervare oltre una la- pida ſepolcrale antichiſſima, fermata nel- la Parete a mano deſtra, ove è la figura di Madonna Teſſa promotora di queſto Spe- dale, un Tabernacolo dipinto a freſco, rappreſentante la Carità, opera inſigne di Giovanni da S. Giovanni; oltre ciò a man- ſiniſtra ſotto la piccola loggetta vi è rap- preſentato da Baccio della Porta il Giu- dizio finale, quale laſciato dal pittore im- perfetto, nel veſtir l'abito Domenicano, fu terminato da Mariotto Albertinelli. In fondo al detto Campoſanto vedeſi la Sa- maritana al Pozzo, opera a freſco di A- leſſandro Bronzino. In faccia allo Speda- le vi è il Convento delle Monache ſer- venti al medeſimo, e nella loro Chieſa è ſommamente ammirabile la grande, e ſtu- penda Tavola del detto Bronzino, ove è la Vergine col Bambino, S. Eliſabetta, e diverſi Santi. Dietro a queſto Convento ſi vede l'

tro

Spe-

la

ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col diſegno di Bernardino Ciurini. Ma di quì paſſando per la via detta di Sant'Egidio, verſo al canto di via della Pergola, e de- gno d'oſſervazione il

PALAZZO de' Martellini, grandemente lodato dal Bocchi. Preſſo a queſto trovaſi la detta Via della Pergola, dov'è la Chie- ſa, e Oſpizio di

SAN TOMMASO D'AQUINO, ove ſi eſer- citano tutte le opere di Miſericordia con ſingolar pietà, ed affetto non ordinario. La Chieſa è tutta incroſtata con buon gu- ſto di ſcagliola, che fa bella moſtra, e maſ- ſimamente le due colonne dell'Altar finte di verde antico. La Tavola è di mano di Santi di Tito; e la volta è tutta vagamen- te dipinta da Rinaldo Botti per l'Archi- tettura, e da Gio. Sagreſtani il S. Tom- maſo in gloria, e l'le altre figure da Ra- nieri del Pace. Allato a queſto Oſpizio è il

TEATRO per le opere, più di prima ab- bellito, in occaſione delle Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana, colla Principeſſa Violante Beatrice di Baviera, e modernamente rinnovato con diſegno del Mannaioni, co' palchetti nuovi di mu- raglia dipinti dentro dal Giarrè, e fuori dallo Stagi, le figure della volta, e ten- done dallo Zocchi, e gli Scenarj nuovi dal Bibbiena, e Stagi. E proſeguendo per Via della Pergola in quella di Cafaggio- lo, ſi vede il

e mo-

MONASTERO, E CHIESA de' Camaldo- lenſi, detta comunemente DEGLI ANGELI, ſtata di nuovo rifatta con tal diſegno, che la Chieſa comune ed eſterna è diviſa dall' interna per uſo de' Religioſi, mediante una Cancellata di ferri lavorati a diſegno con ottimo guſto. La volta dunque di queſta Chieſa interna è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſſandro Gherardini, ed ha cinque Tavole degne di ſtima, la prima delle quali a man deſtra eſprimente la Reſurrezione di Lazzaro è di Bernardi- no Poccetti, di cui è la Cupoletta, e al- cune figure a freſco; la ſeconda che reſta dentro nella Chieſa è del Cavalier Paggi, ove ha figurato la Santa Famiglia, che ri- torna d'Egitto; la terza è opera del Gam- berucci, rappreſentante la Decollazione di S. Gio. Batiſta. All'Altar maggiore vi è d'Aleſſandro Allori l'Incoronazione di Maria; e in ultimo vedeſi il Tranſito di S. Romualdo di mano di Giuſeppe Grifoni. Il Monaſtero è aſſai vago, e maeſtoſo con tre Chioſtri, e Giardino fatto col diſegno di Gherardo Silvani, ſtato dipoi reſtaura- to, e nella Libreria, ove ſi conſervano rari MSS., è uno sfondo di Antonio Pu- glieſchi, e le due Iſtorie di Pietro Dandi- ni. Nell'orto ſi vede il principio del fa- moſo Tempio della Famiglia degli Scola- ri, tanto lodato da Giorgio Vaſari, Archi- tettura del Brunelleſco. Rimpetto a que- ſto Monaſtero corriſponde il

Ma-

PALAZZO de' Marcheſi Giugni, già de' Fi- renzuoli, fatto col diſegno dell'Amman- nato, edifizio in ogni parte ragguardevo- le. Ed entrando in via Servi, evvi il

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con buon diſegno; e adorno di molte Sta- tue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo di Medaglie, e buona Libreria. E verſo la Nunziata ſi trova la Chieſa della

CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti nobilitata di fabbrica in queſti tempi. Qua- ſi addirimpetto è il

PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſi- gnorile, che eſſi dicono eſſerne ſtato l' Architetto il Buontalenti; era in avanti della Famiglia Ricci ove nacque a 23. Aprile 1522. S. Caterina de' Ricci. Que- ſto fa angolo ad una Piazza, che ha pre- ſo il nome dalla vicina Chieſa della Nun- ziata. Ella vedeſi dai lati chiuſa da due gran Logge, il diſegno delle quali è del famoſo Brunelleſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di marmo ſi erge un bel Cavallo, ſopra il quale è la Statua di Fer- dinando Primo Gran Duca di Toſcana, gettato in bronzo da Giovanni Bologna Fiammingo, celebre Scultore. Sono del medeſimo le due Fontane di bronzo, che adornano la medeſima Piazza. Sotto la ſi- niſtra di queſte Logge vi è lo

del-

SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di allevare moltiſſimi Fanciulli eſpoſti, che fenza un tale aiuto facilmente perireb- bero. Fu fondato queſto Spedale intorno all'Anno 1420. e ne diede il diſegno il poc'anzi nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai comode, e ben di- ſpoſte. Nelle due Chieſe, che una è per gli Uomini, e l'altra per le Donne, mol- te belle Pitture ſi trovano; come altresì nel loggiato di mano di Bernardino Poc- cetti ſi vedono alcune Pitture a freſco del più eccellente guſto. E' governato queſto Spedale da Perſone nobili, con la ſoprintendenza di altri Spedali ad eſſo ſu- bordinati. In faccia poi alla medeſima Piazza ſi trova la Chieſa della Santiſſima

D del

ANNUNZIATA, nella deſcrizione della quale mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto luogo, che era detto il Cafaggio. Or tal piccolo Oratorio con alcuna parte di terreno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſette nobili Fiorentini, che abbando- nata la Patria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Senario, ove menando vita eremi- tica, e ſolitaria, fondarono la Religione de' Servi di Maria, ed il motivo fu, ac- ciò quei buoni Religioſi, che da per tut- to avevano ſparſa la fama della lor ſan- tità, più da vicino ſantificaſſero col loro eſempio i loro Concittadini. Ma perchè troppo anguſto era quel luogo, in riguardo alle molte perſone, che vi erano venute ad abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chieſa; al che fare, la povertà di quei Religioſi baſtante non era. Perciò ad un opera sì buona e ſan- ta, furono dal Sommo Pontefice tutt'i Fedeli eſortati, tra' quali ſopra di ogni al- tro ſi ſegnalò il Chiariſſimo Falconieri no- biliſſimo Cittadino di queſta Patria, Pa- dre di Santa Giuliana, e Fratello del Bea- to Aleſſio, imperciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdonando, ſomminiſtrò qualun- que ſoccorſo più opportuno, perchè tal opra foſſe al ſuo fine condotta. Termina- ta la fabbrica, avvenne quel gran prodi- gio, per lo quale è celebre queſta Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei buoni Padri dato a dipingere a freſco ad un Pit- tore (di cui ancora è incerto il nome; al- tri chiamandolo Bartolommeo, altri Gio- vanni) un'Immagine di Noſtra Signora in atto di eſſere dall'Angiolo Annunziata. Il buon Pittore, che la figura dell'Angio- lo avea compita, e rimanevagli ſolo ad effigiare della gran Vergine il Volto, ſta- va fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Divino, che i Serafini innamora. In queſto men- tre fu ſopraffatto dal ſonno, da cui ſve- gliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupore colo- rito il Sembiante della gran Vergine Ma- dre, di tal bellezza e tanta divozione ſpirante, che ſole doveſſe crederſi coſa di Paradiſo. Attonito dunque, e ſorpreſo da maraviglia incredibile, ad alta voce gridò più volte: Miracolo, Miracolo. II che ſentito da' circoſtanti, e dipoi ſpar- ſoſi per la Città, cagionò ſubitamente un tal concorſo di Popolo, che ben toſto ne fu la Chieſa ripiena; e perchè niuno di queſto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio per mezzo di queſta Immagine infiniti miracoli, che tuttavia, mercè della Di- vina bontà, vanno ſeguitando in gran numero. Ora venendo alla deſcrizione della Chieſa: Vedeſi al primo ingreſſo un bel Loggiato con belle e ben proporzio- nate Colonne, fatto fabbricare dalla Fa- miglia de' Pucci con diſegno del Caccini Scultore. Sotto il Loggiato ſono tre Por- te. Quella a man deſtra conduce nella Cappella di San Sebaſtiano dell'iſteſſa Fa- miglia Pucci, eretta ancor eſſa con diſe- gno del ſopraddetto Caccini, adorna di tre belle Tavole, colorite da Maeſtri ec- cellenti, che una d'Aurelio Lomi Piſa- no, l'altra del Paggi, e ſpecialmente quella di San Sebaſtiano di mano di Anto- nio del Pollaiolo, ed altresì di alcune Sta- tue di marmo di mano del Novelli Scul- tore, e della Tribuna dipinta dal Poccet- ti. Vi ſono ancora molte memorie di uo- mini illuſtri di queſta nobil Famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Roberto, e An- tonio Pucci, tre inſigni Cardinali, che viſſero quaſi in un tempo medeſimo. Dal- la Porta laterale di queſta Cappella ſi paſ- ſa in un Cortile, o Chioſtro tutto dipinto da' più rari artefici di quei tempi, cioè: D'Andrea del Sarto è la Storia de' Magi, la Natività della Madonna, quella ove ſi porge a baciare a' circoſtanti la Reliquia di San Filippo, con tutte l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſegnalati di San Fi- lippo Benizj mirabilmente rappreſentano. D'Aleſſio Baldovinetti è la ſtoria della Natività del Signore: del Roſſelli è quan- do San Filippo ha la viſione di Maria Vergine: del Roſſo è l'Aſſunzione della Madonna: del Pontormo la Viſitazione della medeſima: e del Franciabigio lo Spo- ſalizio della Vergine con San Giuſeppe. Parimente in queſto Cortile ſi vedono in- numerabili Voti, altri dipinti in tavole, altri eſpreſſi in figure al naturale, che ampiamente denotano le innumerabili gra- zie, che vengono compartite ai Fedeli per mezzo di queſta miracoloſa Immagine. Entrando in Chieſa, vedeſi al primo a- ſpetto la ſoffitta tutta d'intagli dorati ſo- pra fondo bianco, nel mezzo della quale è un gran quadro, rappreſentante l'Aſ- ſunzione della Vergine al Cielo, di ma- no del Volterrano. Nelle pareti tra 'l fre- gio della ſoffitta, e il cornicione, ſono dodici quadri dipinti a freſco dall'Uli- velli, dove ſi rappreſentano alcuni Mira- coli più ſingolari, operati per interceſſio- ne di Maria. A man ſiniſtra nell'entrare in Chieſa ſi trova la Cappella della San- tiſſima Nunziata [nel muro della quale è dipinto il di lei Volto miracoloſo] fatta di marmi vagamente intagliati da Pagno di Lapo Partigiani ſcultore da Fieſole col diſegno di Michelozzo. Quanto ſia ric- ca, e adorna queſta Cappella non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E' l'Altare d'argen- to maſſiccio nobilmente lavorato, il gra- dino parimente d'argento, e tutto divi- ſato di gioie e pietre prezioſe. In un bel- liſſimo Tabernacolo è una teſta del Sal- vatore mirabilmente dipinta da Andrea del Sarto. Sopra due gran pilaſtri poſa un ricco architrave, o cornicione d'ar- gento, da cui pende una cortina di lavo- ro eccellente, ſotto la quale una mantel- lina parimente d'argento, che tien co- perta la Sagra Immagine. Inoltre tanti e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cap- pella, che è malagevole il poterli diſtin- tamente deſcrivere: perchè i vaſi, i dop- pieri, le lampane tutte d'argento ſo- no moltiſſime; ſenza numero ſono i Voti, che vi ſi vedono appeſi in contraſſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi diſpen- ſano giornalmente. Contiguo alla detta Cappella è un Oratorio di forma quadra- ta nobilmente arricchito; ha le pareti in- croſtate di pietre prezioſe, e ſpecialmen- te d'agate, calcedonj orientali, e diaſpri, che rappreſentano alcuni ſimboli di No- ſtra Signora. Allato a queſta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marcheſe e Senatore Franceſco Feroni, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini tutta incroſtata di marmi, e adorna di vari Statue; la Tavo- la dell'Altare è dipinta da Carlo Lotti Pittor Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le due Statue rappreſentanti il Penſiero, e la Fortuna Marittima, e di mano dell' Andreozzi ſono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Ca- teni San Franceſco, e le Medaglie di bron- zo dorato ſono di Maſſimiliano Soldani Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi vedono ſotto i due Depoſiti, ſono dettate dall' crudita penna del celebre Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, benchè con ordine aſſai diverſo, altre Cappelle ador- nate di belle Tavole, tralle quali è molto ragguardevole quella del Giudizio d'Aleſ- ſandro Allori, detto il Bronzino, quella della Crocifiſſione dello Stradano: la quarta di Pietro Perugino, o come altri vogliono, dell'Albertinelli. La quinta ſotto l'organo con l'Aſſunta, di mano di Ceſare Dandini, e voltando alla Crocia- ta, vi è la Cappella con lunette, e ſof- fitta dipinta a freſco di ſtraordinario gu- ſto, e perfezione da Baldaſſarre France- ſchini detto il Volterrano, ed all'Altare vedeſi in una antica, e bella Tavola di- pinto San Zanobi, e altri due Santi Ve- ſcovi; ſegue la Cappella del Crocifiſſo di- pinta d'architettura da Giuſeppe Cha- mant Loreneſe, col ſottoinsù di Vincen- zio Meucci; ſotto l'Altare conſervaſi il Corpo di S. Florenzio martire. E' poi aſ- ſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di San Filippo Benizj, colla Ta- vola dipinta dal Volterrano, e con altre pitture a freſco dell'Ulivelli. Nel ricet- to, che torna accanto a queſta Cappella, e per cui ſi và alla Sagreſtia ſtata tutta rimodernata, e ampliata con molta puli- zia, è collocato un Buſto di terra cotta, rappreſentante l'effigie di detto Santo in abito della Religione; e dall'inſcrizione, che vi fu poſta ſotto, intagliata in lavagna, ſi deduce, che fu egli donato a quei Re- ligioſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſu- bentrata già nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſervato ab antiquo in loro mano ſino all'Anno 1592. E da queſta effigie è ſtata forſe ri- tratta quella d'argento, la quale ſi eſpo- ne ogn'anno nel giorno di tal Feſta. En- trando nella Tribuna maggiore, vedeſi al primo Altare la Natività di M. V. fatta da Aleſſandro Allori, il di cui figlio Cri- ſtofano dipinſe il quadro laterale, che è quello di ſotto in cornu Epiſtolae, tenuto in gran pregio, gli altri poi ſono del Paſ- ſignano, e la volta è del Poccetti. Nella ſeconda è il San Michele di mano del Pi- gnoni pittor celebre. Nella terza la Ta- vola di Pietro Perugino, ove è la Vergi- ne con alcuni Santi. Nella quarta la Re- ſurrezione di Criſto d'Agnolo Bronzino.

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La

La quinta Cappella poi che ſu già a pro- prie ſpeſe fabbricata da Gio. Bologna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſe- rene, e marmi, è ſtimabilmente arricchi- ta di Statue, Baſſirilievi di Bronzo, e di tre Tavole, la prima delle quali in cornu Epiſtolae è del Paſſignano, ove dipinſe la Reſurrezione, la ſeconda del Ligozzi, ove eſpreſſe la Pietà, e la terza della Na- ſcita è opera del Paggi. Il Crocifiſſo è ammirabile, fatto col modello dell'iſteſ- ſo Gio. Bologna. Paſſando alla ſeſta Cap- pella, la Tavola de' Beati è di Niccolò Nannetti. Nella ſettima è del Paſſignano l'illuminazione del Cieco nato. Nell'ot- tava Cappella ornata di marmi vi è di ma- no di Giovanni Biliverti lo Spoſalizio di S. Caterina, e le pitture delle pareti, e della Volta ſono del Vignali. Nell'ulti- ma e nona Cappella evvi S. Anna con Maria, e Gesù Bambino, e dai lati S. Fi- lippo Benizi, e S. Giuliana Falconieri, fattura d'Antonio Donnini. La gran Tri- buna di figura rotonda con bella Cupola, e rilevata, fu fatta col diſegno di Leon Batiſta Alberti nobil Fiorentino, a ſpe- ſe di Lodovico Gonzaga ſecondo Marche- ſe di Mantova, adornata nobilmente di ſtucchi, e dipinta poi da Baldaſſar Fran- ceſchini, detto il Volterrano in età ſeni- le. Ha queſto inſigne Pittore dipinto la Vergine, quando Aſſunta in Cielo vien coronata dalla Santiſſima Trinità; Intorno intorno ha dipinto i Patriarchi, i Profeti, e Santi del Teſtamento Vecchio con alcuni altri del Nuovo, che prima della Vergi- ne erano paſſati alla Gloria. Finalmente in queſta grand'opera è laudabile non me- no l'invenzione, e il diſegno, che la va- ghezza del colorito. Corriſponde alla Cu- pola il Coro de' Frati, i quali oltre al nu- mero di cento, con ſommo decoro, e con eſquiſitezza di canto, vi celebrano gl'Ufizi Divini. L'Altar maggiore è mol- to ricco, e magnifico, ha il Ciborio gran- de d'Argento di bellezza, e di pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto pari- lmente d'argento con figure di baſſorilie- vo, che ſolamente adopraſi nelle feſte ſo- lenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i dop- pieri, le ſtatue, e gli ornamenti prezioſi che vi ſi vedono, che certamente non han- no pari. Sul piano del Presbiterio poſano due magnifici Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo Angelo Marzimedici, colla Sta- tua al naturale di mano di Franceſco da Sangallo, e l'altro del Senatore, e poi Sacerdote Donato dell'Antella inſigne Be- nefattore della Chieſa, ove la ſtatua è di Giovanbatiſta Foggini, e l'Inſcrizione del Senatore e Auditore Filippo Buonarroti. Sceſo il Presbiterio nella teſtata della Cro- ce, vien la Cappella di Santa Giuliana Falconieri, ove ſi conſerva il prezioſo ſuo corpo, è dedicata alla SS. Concezione, e al preſente nobilmente rimodernata è arricchita di finiſſimi marmi. La Tavola dell'Altare è di Vincenzio Meucci, di cui altresi è lo sfondo; le due laterali ſo- no di Giuſeppe Griſoni, del quale è anco- ra la Santa Barbera, che ſi vede nella Cap- pella a mano deſtra, appartenente alla na- zione Tedeſca, e Fiamminga, ove ſono 2. ritratti, che uno di Giovanni Stradano ce- lebre Pittore, e l'altro di Lorenzo Palmie- ri. In faccia a queſta vi è la Cappella del Bandinelli Scultore eccellentiſſimo, di cui vi è il ritratto, e la ſua ſepoltura. Tor- nando verſo la Porta vi è ſotto l'organo (il di cui tendone è del Puglieſchi) una piccola Cappella ſatta col diſegno del Sil- vani, con fini lavori di marmi, e un S. Giob, dove all'Altare ſi trova una belliſ- ſima copia cavata dall'originale del Fra- te, eſiſtente nel Palazzo de' Pitti, e late- ralmente le figure di due Profeti, che fur traſportati nella Gallerìa, pure del mede- ſimo Autore. Ne viene la Cappella dei Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivel- li, rappreſentante S. Pallegrino Lazioſi di queſto Ordine. Nella ſeguente, non vi è di oſſervabile altro che le pareti, dipinte dal medeſimo Ulivelli. La Cappella che ne ſuccede, tutta ornata di marmi bian- chi, e miſti, fu ſatta col diſegno di Mat- teo Nigetti; La tavola rappreſentante il Martirio di Santa Lucia è di Iacopo Vi- gnali, e la Cupola è pregiatiſſimo lavoro del Volterrano. Nell'altra appreſſo, vi è la Tavola di Pietro Dandini, rappreſen- tante un fatto del Beato Giovacchino Pic- colomini del medeſimo Ordine. Nell'ul- tima finalmente ſi trova una Tavola di ma- no di Iacopo da Empoli, che vi ha di- pinto Maria Santiſſima col Bambino, e a' piedi S. Niccolò, e altri Santi, e le pareti ſono di Matteo Roſſelli. Queſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſecolo fu ador- nata di ſtucchi, e pilaſtri incroſtati di no- biliſſimi marmi con diſegno di Pier Fran- ceſco Silvani, del quale pure è l'Altar maggiore, e la ſoffitta; i Medaglioni fu- ron dipinti a freſco da Pier Dandini per legato del detto Senatore dell'Antella. In ſomma ella è in tutte le ſue parti rag- guardevole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi porti a viſitarla. Il Convento poi è mol- to comodo e magnifico per il notabile ac- creſcimento fattovi, ed ivi pure ſon de- gne d'eſſer vedute, sì la Libreria nuova- mente fabbricata, perchè, oltre alla co- pia de' Libri, vi ſi aggiungono molti or- namenti, che la rendono ſingolare; come anche nel Chioſtro interiore la Cappella della famoſa Accademia del diſegno, per la Tavola dell'Altare, che è d'Agnolo Bronzino, e perdue Quadri a freſco, cioè il S. Luca Opera di Giorgio Vaſari, e l' altro di Santi di Tito con dodici Statue attorno tutte di Scultori Accademici aſ- ſai Valenti. Entrando ora dall'altra late- ral porta nel Chioſtro aſſai grande e va- go, ſi vede ſopra la porta, che va in Chie- ſa, la famoſa Madonna del Sacco, dipin- ta da Andrea del Sarto con tutta la per- fezione dell'arte. E' fama fra gl'inten- denti, che queſta ſia la miglior opera, e più perfetta, che quel famoſo Artefice conduceſſe; e in vero chiunque attenta- mente la mira, reſta fuor di modo atto- nito per lo ſtupore; ond'è, che Michel Angiolo Buonarroti, ed il celebre Tizia- no non ſi ſaziavano mai di rimirarla, e di commendarla in eſtremo. L'altre Lu- nette del medeſimo Chioſtro ſono ancor eſ- ſe dipinte da eccellentiſſimi Artefici, e ſpe- cialmente da Bernardino Poccetti, di cui ſono, non ſolo tutte quelle delle due Na- vate, che fanno angolo alla già detta di Andrea del Sarto, ma ancora nelle altre due, ove cinque ſe ne ammirano di Ventu- ra Salimbeni, tre di Matteo Roſſelli, e due di Fra Arſenio Maſcagni. Sono in que- ſte effigiati i fatti più ſingolari de' Sette Fondatori, e ne' peducci delle volte i Ri- tratti degli Uomini più inſigni dell'Ordine de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cappella in volta, eretta già dalla Famiglia Macinghi, della quale reſtano le Armi ne- gli angoli, che paſſata dipoi in quei Re- ligioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma ador- nata da eſſi modernamente, ed abbellita di Pitture a freſco per ogni parte, è ſta- ta deſtinata al culto delle Sante Immagi- ni de' Sette Beati Fondatori del loro Or- dine, dipinte in Tavole di aſſai antica, e ſemplice maniera; e perchè ſono oggi le dette Immagini aſſai ſcolorite dal tempo, a fine di meglio conſervarle, ſono ſtate unite tutte inſieme in un Quadro, che po- ſa ſull'Altare: ma ſpartite una dall'altra da un nuovo ornamento riccamente dora- to, e coperte di criſtalli. Partendoſi da queſto Santuario, e entrando allato alla Loggia in verſo Via della Colonna trovaſi ſubito la Compagnìa del Nicchio di bel diſegno e ſpazioſa al di cui Altare ſta col- locata una belliſſima Tavola di Lorenzo Lippi rappreſentante il Martirio dell'Apo- ſtolo S Iacopo. E proſeguendo per la detta Strada ſi trova la Chieſa delle Re- ligioſe di S. Domenico dette degl'

ſe

tua

ſi-

mag-

men-

dette

ANGIOLINI, nella quale entrando tro- vaſi in mezzo alla pila dell'acqua ſanta un S. Gio. Batiſta di bronzo fatto con mo- dello di Gio. Bologna, ſi vedono ſotto il Coro cinque Lunette dipinte dal Cav. Cur- radi; Vi ſono ancora due Altari, ove in quello a man deſtra ſtà collocata la bel- la Tavola di S. Domenico opera di Mat- teo Roſſelli. In faccia a queſta vi è l'Al- tare della Madonna con gli Arcangeli S. Michele, e S. Gabriele del medeſimo Cur- radi. All'Altar Maggiore vedeſi la Pre- ſentazione di Maria al Tempio, eccellen- te lavoro del Puligo. Di quì partendoſi, e voltando a ſiniſtra ſul primo canto ſi vede il Convento delle Monache della

te

CROCETTA dell'Ordine di S. Domenico. La Chieſa di queſte nobili Religioſe fu al- quanto accreſciuta e ornate nel 1757. col diſegno di Luigi Orlandi, la Tribuna è di- pinta da Vincenzio Meucci. Al deſtro Al- tare ſtà in grandiſſima Venerazione l'antica Immagine di Maria SS. avanti alla quale fa- ceva i ſuoi fiduciali ricorſi la Venerabil Suor Domenica dal Paradiſo Fondatrice, e Inſtitutrice di queſto sì Illuſtre Monaſtero, e ne riportava dalla gran Madre d'Iddio prodigioſi ſoccorſi: gli Angeli dipinti nel- la Tavola attorno al ſacro Tabernacolo ſon opera di Giovanni Balducci. In faccia a queſto Altare vi è quello della Crocifiſſio- ne di Criſto di mano di Franceſco Poppi. All'Altarmaggiore dal medeſimo Gio. Bal- ducci ſu dipinta l'Invenzione della S. Cro- ce. In queſto Convento vi è il ſacro Depo- ſito della Ven. Fondatrice mirabilmente in corrotto. In faccia a queſto Convento ve- deſi un Palazzo o Caſino di S. A. R. con un nobil Giardino; infondo al quale è una pit- tura ſtimatiſſima di Gio. da S. Giovanni, rappreſentante la fuga in Egitto. Fin dal principio del paſſato Secolo abitava in eſſo Caſino la Principeſſa M. Maddalena Figlia di Ferdinando I. col deſiderio di godere la ſanta converſazione di quelle pie Religio- ſe; perciò con un cavalcavia lo fece uni- re al Convento, quale fu anche accreſciu- to di abitazioni per la medeſima Princi- peſſa, che volle ancora conviver con Eſ- ſe, ed alla ſua morte eſſervi ſeppellita. In detto Caſino (che con un lungo corri- toio va a un coretto che rieſce nella Chie- ſa della SS. Nunziata) vl hanno a tal ef- fetto in più tempi, abitato altre Princi- peſſe della Sereniſſima Caſa. Non manca- no in queſta Chieſa più Corpi Santi e mol- te inſigni Reliquie. Di quì per la breve traverſa, che ſi preſenta, entreremo in Via del Mandorlo ove ſtà ſituato il Con- vento delle Monache della Pietà dell'Or- dine di S. Domenico. Di quì ſeguitando; troveremo verſo la fine della Strada la Ca- ſa del celebre Pittore Federigo Zuccheri, fatta con ſuo diſegno fabbricare per pro- pria abitazione, con una facciata di bozze veramente bizzarra, e pittoreſca. Voltan- do a deſtra vedeſi il

R prin-

PALAZZO del Marcheſe Aleſſandro Cap- poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col diſegno del Cavalier Carlo Fontana. E' queſto Palazzo uno de' maggiori della Cit- tà, con facciata molto nobile, e di lunga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la grande e magnifica Scala aperta, ornate di ſtatue, e ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da Matteo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi ap- partamenti con Pitture, e addobbi ricchiſ- ſimi, e di ottimo guſto. Nella Sala ſono dipinte dal medeſimo tre Storie di fatti Il- luſtri, operati da alcuni de' Capponi, che ſono molto celebri, e ſi può ſcendere da altra ſcala molto comoda e bella, che di giù conduce fino alla ſommità del Palaz- zo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo Giar- dino con un bel Salvatico e Uccelliera no- biliſſima. Quaſi in faccia vi è il

di-

PALAZZÖ del Marcheſe Guadagni aſſai vago, e di bella Architettura. Nell'in- greſſo del quale ſi ammira lo ſtupendo Sfon- do del Volterrano, rappreſentante S. Mar- tino a cavallo, che dà la metà del ſuo mantello al Povero, opera a freſco in ogni genere inſuperabile. Di quì tornando in- dietro trovaſi la

COMPAGNIA DELLA SS. ANNUNZIATA la quale oltre una Loggetta riquadrata ric- ca di pitture a freſco di Bernardino Poc- cetti ed altri eccellenti Pittori ha un bel- liſſimo Quadro all'Altare d'Aleſſandro Al- lori, e varie lunette degl'iſteſſi Autori in giro alla Chieſa. Di quì eſcendo trovaſi la cantonata di Via della Crocetta nella quale voltando vedeſi a ſiniſtra un Tabernacolo di gran ſtima opera del Francabigio, ma molto guaſto dal tempo, e del medeſimo è la Tavola della Compagnìa di S. Giob lì appreſſo. In breve diſtanza, per la detta Via, ſta la Compaginìa degl'Oreſici, ove al loro Altare è collocata una belliſſima Tavola rappreſentante S. Eligio Orefice, che moſtra al Re Clodoveo nella propria officina il ſuo lavoro, da Eſſo ordinatogli, opera ſingolariſſima di Iacopo da Empoli. Accanto alla detta Compagnìa vi è l'Ac- cademia del diſegno, ſopra la di cui porta vi è l'Arme di S. A. R. In eſſa, cioè nel- la ſtanza del nudo ſta collocato uno ſtu- pendo torſo del Buonarroti. Paſſato que- ſta ne ſegue il Convento delle Rev. Man- tellate dell'Ordine de' Servi, nella di cui piccola Chieſa vi è all'Altare il quadro di Santa Giuliana Falconieri Fondatrice del- le medeſime dipinto da Mr. Anticus Pit- tore Olandeſe, e l'Architettura della Sof- fitta è del Pintucci. Seguitando per detta Strada, prenderemo a man ſiniſtra verſo la Porta a Pinti preſſo alla quale vedeſi il bel

E 2 cetti

Stra-

PALAZZÖ E GIARDINÖ de' Conti della Gherardeſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto, ed abbellito aſſai da queſti Signori, è arric- chito di nobill ſuppellettili, e Pitture. Di contro a queſto è il

GIARDINO del Duca Salviati molto de- lizioſo; e poco lontano tornando indietro ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Ara- gona ancor eſſo di buona capacità, e con delizioſo Giardino, ora in gran parte ab- bellito, e rimodernato. Accanto a queſto è un piccolo Convento di Nobili Religio- ſe Silveſtrine, nella di cui piccola Chieſa vi è all'Altar Maggiore un quadro rappre- ſentante S. Silveſtro Papa che adora Maria SS. in gloria dipinto per mano del Ve- nerabile Sacerdote Franceſco Boſchi in tempo che vi fu Confeſſore, ed era an- co Pittore eccellente. Non molto lungi per queſta via trovaſi il celebre Monaſte- ro, e Chieſa di

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la belliſſima Cappella de' Neri, che ben può dirſi tale per le Pitture di Bernar- dino Poccetti, il quale, ſe in ogni opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpecial- mente ſuperò ſe medeſimo. Ammirano gl' intendenti, ſopra d'ogni altra coſa, la bel- la Cupoletta, ove è dipinto il Paradiſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le figure de' Santi, ma così bene, e con tal arte di- ſpoſte, che la moltitudine non genera con- fuſione, ma reca diletto, e vaghezza. All' Altare di detta Cappella è una Tavola del Paſſignano; e finalmente non vi manca or- namento, che la poſſa render più vaga. Paſſando per un Cortile ſi entra in Chieſa, la Soffitta della quale è tutta dipinta da Ia- copo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però ripartita in varie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi vedono Tavole di Pittori aſſai ragguardevoli, delle quali la prima a mano deſtra è opera vaſta e am- mirabile di Carlo Portelli da Loro, rap- preſentante S. Romolo, che vien condotto al martirio. Nella ſeconda ſtata moderna- mente reſtaurata, vi è rappreſentato l'Ar- cangiol Raffaelle, con altri due quadri la- terali, che in uno S. Antonio da Padova, e nell'altro S. Luigi Gonzaga, il tutto di mano del vivente Giuſeppe Piattoli. Nella terza è di mano di Lorenzo di Cre- di eſpreſſa Maria Santiſſima, S. Giuliano, e S. Niccolò. Nella quarta di Iacopo da Pontormo è la Vergine col Bambino Ge- sù, S. Bernardo e altri Santi. Sopra la Por- ta della Sagreſtia in una gran tela è rap- preſentato San Luigi Gonzaga in gloria da Atanaſio Bimbacci. Alla quinta evvi la Nunziata, fatta da Sandro Botticelli. All' ultimo Altare è un Crocifiſſo ſcolpito in legno, opera ſtimabile di Bernardo Bon- talenti. Quindi ne ſegue la Cappella mag- giore, ricchiſſima in vero, e degna in ogni ſua parte di tutta l'ammirazione, nella quale ſtà ripoſto il Sacro Corpo di Santa Maria Maddalena de' Pazzi Nobile Fioren- tina. Ella è tutta incroſtata di marmi mi- ſti de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali Ediſizj s'adoprino. Sono fra gli altri ornamenti molto ammirabili, dodici Co- lonne di diaſpro di Sicilia, i capitelli, e imbaſamenti delle quali ſon di bronzo do- rato. In alcuni ovati ſi vedono Baſſirilievi parimente di bronzo, eſprimenti i fatti più ſegnalati della Santa, e queſti ovati fon retti da alcuni Angioletti di marmo, del Marcellini. Nelle quattro nicchie ſono quattro Statue di marmo, che figurano le quattro Virtù più ſingolari, che riſplende- rono in queſta Vergine. La Tavola dell' Altar maggiore è di Ciro Ferri, di cui è il diſegno, e l'Architettura della Cappel- la. L'altre due Tavole laterali ſono di ma- no di Luca Giordano, e la Cupola è ope- ra di Piero Dandini, ambedue Pittori fa- moſi. In ſomma non vi è coſa, che non ſia ragguardevole, e di gran pregio, aven- do fatto a gara, per abbellire queſto Sa- crario, l'eſquiſitezza dell'opere, e la ric- chezza e nobiltà de' materiali. Tornando ora inverſo la porta, nella prima Cappel- la vi è una Tavola del Cavalier Curra- di, ove ha dipinto Santa Maria Madda- lena de' Pazzi, che riceve il velo da Ma- ria SS. , e dall'uno, e dall'altro lato, due virtù rappreſentanti la Carità, e la Ver- ginità della Santa. Il tendone dell'Or- gano, in cui vedeſi la detta Santa comu- nicata per mano di Noſtro Signore, è ope- ra di Gio. Batiſta Cipriani. Nella ſecon- da vi è la Viſitazione di S. Eliſabetta di Domenico Ghirlandajo. Nella terza una Statua di legno colorito, rappreſentante S. Sebaſtiano, e dai lati, due Santi, di Raf- aellino del Garbo. Nella quarta vi è di Santi di Tito l'Orazione nell'Orto. Nel- la quinta dal Beato Giovanni Angelico con mirabile diligenza è dipinta l'incoro- nazione di Maria. Nell'ultima, di Coſi- mo Roſſelli è la Madonna, S. Maria Mad- dalena Penitente, e S. Bernardo. Il Mo- naſtero abitato da nobili Vergini è amplo e magnifico, con un vaſto e vago giardi- no. Ripigliando il cammino, troviamo il Monaſtero di

E 3 de-

di

E 4 quat-

Santi

SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie- ſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi dorati, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini, ove merita di eſſer ſingolarmente oſſervata la Tavola dell'Altar maggiore rappreſentante l'Aſſunzione di Maria SS. mirabilmente condotta dal Celebre Anton Domenico Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti Pittori, la prima delle quali a mano de- ſtra è di Franceſco Botti. La ſeconda del Crocifiſſo d'Aleſſandro Gherardini. A ſi- niſtra la prima ov'è il Tranſito di S Giu- ſeppe è di Tommaſo Redi; la ſeconda di Franceſco Soderini. Quindi per la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampla

ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar- dino, e andando avanti s'incontra l'

ABI-

ABITAZîONE del Balì Roffia, che ha la facciata di vago diſegno, di Giovan Bati- ſta Foggini, rimpetto alla quale è l'abita- zione de' Paoli, ora de' Mormorai fatta col diſegno del Sadler. E poi per Via d mezzo ſi giunge alla Parrocchial

CHIESA DI SANt'AMBROGIO, dove abitai no Monache dell'Ordine di S. Benedetto. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta, è la Cappella del Miracolo lavorata di fini mar- mi da Mino da Fieſole, detta così, perchè in eſſa conſervaſi parte del Sagramentato Sangue di Noſtro Signore, ritrovato in un Calice, dove da un Sacerdote per inav- vertenza era ſtato laſciato del Vino con- ſagrato, che in Sangue convertito, mira- coloſamente comparve anche agli occhi dei riguardanti, eſſendo ciò accaduto l'anno di noſtra ſalute 1230. Vi ſono in queſta Chieſa alcune Tavole degne di ſtima. Quel- la alla Cappella del Roſario è del Paſſi- gnano; l'altra della Viſitazione è opera d'Andrea Boſcoli. Nella Sagreſtìa è di gran pregio l'incoronazione della Madon- na, degno lavoro di Fra Filippo Lippi. Ac- canto al pulpito è di Franceſco Boſchi il S. Benedetto con due Sante genufleſſe. Il S. Sebaſtiano di rilievo è d'Andrea Como- di, che vi è ſepolto. Di Maſaccio è la pic- cola Tavola a tempera, rappreſentante S. Anna con Maria, e il Bambino. In ulti- mo quella della SS. Nunziata è di ma- no di Vincenzio Dandini. Vi è ancora ſe- polto in queſta Chieſa il celebre antico Ar- chitetto detto il Cronaca, che ereſſe in queſta Città sì magnifiche Fabbriche; ſic- come nella Sepoltura de' Cioni giace An- drea del Verrocchio egregio Scultore, e maeſtro di Leonardo da Vinci. Fu riſarci- ta, e rimodernata queſta Chieſa nel 1716. col diſegno di Gio. Batiſta Foggini con la ſoffitta dipinta da Benedetto Fortini, e nel 1719. Ranieri del Pace vi dipinſe la Cupola. Paſſato la medeſima in poca di- ſtanza trovaſi il Convento delle Nobili Re- ligioſe di

di,

SANTA TERESA di ſtrettiſſima oſſervan- za, la di cui Chieſa fu edificata col di- ſegno di Giovanni Coccapani in forma eſagona, con ſua cupoletta ben inteſa nelle proporzioni, e nei lumi. Entrando in eſſa trovaſi a man deſtra una Cappella con Tavola del Vignali rappreſentante S. Franceſca Romana: più oltre evvi la Cap- pella di S. Giovanni della Croce, con Tavola di Pier Dandini: A man ſiniſtra vi è la Tavola del Crocifiſſo dipinta da Iacopo Confortini. Segue la Cappella del- la Madonna di Savona, fatta in baſſo ri- lievo, che da Genova nel 1630. porta- ron ſeco le Fondatrici. Ne viene l'Altar maggiore, ove il Cav. Curradi dipinſe Santa Tereſa, che da Maria SS. le vien preſentato il S. Bambino. E' da ſaperſi, che nel ſotterraneo di queſta Chieſa, oltre le venerabili oſſa di molte Religioſe morte in odore di Santità, vi ſi conſerva il cor- po della Sereniſs. Violante di Baviera Gran Principeſſa di Toſcana, ſeppellitavi, giuſta la ſua volontà, ai 30. di Maggio 1731. la quale dopo la morte del Gran Principe Ferdinando ſuo Conſorte, faceva più volte fra l'anno, tra quelle pie Re- ligioſe, i ſuoi devoti ritiri, con grandiſſi- ma edificazione delle medeſime. Oltre a ciò ſotto il Presbiterio evvi una Cappel- la a foggia delle antiche Confeſſioni, ove alcuna volta fra l'anno vi ſi ufizia, re- ſtando ſuori della Clauſura monaſtica, e vi ſi oſſervano tre illuſtri depoſiti; uno della nobile Franceſca Guardi negli Ugo- lini ſondatrice di detto Monaſtero, l'al- tro della Ducheſſa Eleonora Strozzi, il terzo del Cav. Gio. Giraldi. Di quì tor- nando indietro, proſeguiremo verſo Via Ghibellina, ove troveremo l'

vi

nan-

ABITAZIONB de' Buonarroti, celebre per eſſere ſtata del Divin Michelagnolo, di cui conſervano alcune opere, e per la Galleria fatta fare da Michelagnolo il gio- vane di lui pronipote tanto inſigne lette- rato, che l'arricchì di Pitture, e di coſe rariſſime. Ed in faccia il

PALAZZO della Famiglia del Sera edifica- to col diſegno di Piero Giovannozzi. E poco dopo dall'iſteſſa parte la

CASA del Dott. Giovanni Targioni Toz- zetti, il quale ha raccolto un abbondan- tiſſimo Muſeo di Iſtoria naturale, e di- poi il

PALAZZO de' Baldinucci, che nel Corti- le ha una fonte colla ſalubre acqua di Santa Croce. Indi ſi trovano le Carceri delle Stinche, e in faccia il

PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l'in- greſſo principale nella ſtrada detta il Mer- cato di

SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e Loggia della qual Chieſa tutta di pietre ſerene è molto vaga, e di belliſſima Ar- chitettura, ideata da Matteo Nigetti. So- no in queſta Chieſa molte Tavole di Pit- tori eccellenti, e ſpecialmente nella pri- ma Cappella entrando a man deſtra è una Nunziata aſſai bella, di mano del Fran- cabigio. Nella ſeconda è una Tavola di Raffaellino del Garbo, eſprimente Maria SS., S. Franceſco, e S. Gio. Gualberto. Nella terza ſi vede S. Pietro, che riſana lo Storpiato alla porta del Tempio, opera di Coſimo Gamberucci. Nella quarta Tom- maſo da S. Friano dipinſe la Viſitazione di S. Eliſabetta; nella quinta ſta colloca- ta in gran venerazione un'immagine del Crocifiſſo, che ſecondo il Borghini è di Baccio da Montelupo. In teſta della Cro- ciata alla Cappella Palmieri è di San dro Botticelli la Tavola dove è dipinto il Paradiſo, con moltitudine di Angeli. Vo- lendo poi brevemente uſcir dalla vicina porta, vedraſſi un Tabernacolo degno di grande ſtima, dipinto a freſco da Pietro Perugino, rappreſentante il Divin Padre col ſuo unigenito morto nelle braccia, ma dall'ingiurie del tempo aſſai danneg- giato. Rientrando in Chieſa ſi trova la nobil Cappella degli Albizzi, la di cui Ta- vola rappreſenta il martirio di S. Cecilia, opera del Volterrano. Nella volta di que- ſta Cappella adorna di ſtucchi meſſi a oro, è degno di ſomma ammirazione un pic- colo sfondo di mano di Anton Domeni- co Gabbiani, ove ha eſpreſſa l'Aſcenſio- ne di Criſto al Cielo, la di cui figura con sì rigoroſo ſcorto fa conoſcere agli intendenti il profondo ſapere dell'Autore. Nella ſegueute è aſſai degna di ſtima la Tavola di Lodovico Cigoli, rappreſentan- te l'adorazione de' Magi. Ne ſegue la Cappella maggiore, fatta col diſegno di Gherardo Silvani. Il Ciborio di marmo è opera di Gregorio da Settignano. In Co- ro le Pitture ſopra l'Organo ſono di Nic- codemo Ferrucci. Sotto il Cornicione a man dritta dipinſe Fabbrizio Boſchi i SS. Apoſtoli Pietro, e Paolo, quando ſepa- ranſi per andare al martirio. Dalla ſini- ſtra fu rappreſentata da Matteo Roſſelli la conſegna delle chavi fatta da Criſto a ſan Pietro. Seguitando l'ordine delle Cappelle, trovaſi nella prima la Tavola di Valerio Marucelli Piſano, che vi ha anch' eſſo eſpreſſa l'adorazione dei Magi. Nella ſeconda per la quale s'entra in Sagreſtia, vi è all'Altare un'ovato con un'Immagine di Maria di Piſello Piſelli di mano del quale Autore è anche la ſuſſeguente. Nella quarta, è una Tavola del Cav. Curradi, rappreſentante San Giu- ſeppe col Bambino Gesù. Nella quinta vedeſi dipinta l'Aſſunzione di Maria con San Tommaſo Apoſtolo, opera degna di molta ſtima di Franceſco Granacci. Nel- la ſeſta vi è un Quadro, ove Mario Ba- laſſi ha effigiato il buon Ladrone. Nella ſettima un Crocifiſſo con S. Gio. Bati- ſta, e S. Franceſco. Nell'ottava vi è di- pinto da Franceſco Conti S. Antonino che riſuſcita una fanciulla. Nella nona il Criſto con diverſi Santi è di Lorenzo di Credi. La decima ha una Tavola di un buon autore antico, di cui non è cer- to il nome. Ripoſa nella ſeguente il cor- po del Beato Gio. da Veſpignano. Ve- deſi nell'altra una Tavola parimente an- tica di cui è incognito l'autore. Nell' ultima evvi una Tavola di Aleſſandro Gherardini. Nei pilaſtri delle Navate ſo- no dipinti i SS. Apoſtoli parte del Paſſi- gnano, e parte da Orazio Eidani. E' oſ- ſervabile il Depoſito del famoſo Senator Vincenzio da Filicaia nella ſua Cappella a man ſiniſtra con l'inſcrizione di Be- nedetto Averani. Poco diſtante da queſta Chieſa per il Borgo degli Albizzi tro- vaſi il

tori

è de-

del

PA-

PALAZZO degl'Aleſſandri, modernamen te accreſciuto ſull'antico diſegno, e de- corato di nobili, e ricchi appartamenti. Poco diſtante dalla parte oppoſta vedeſi il

PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e di- poi il

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic- ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella facciata del quale ſopra varj Pilaſtri ſi ve- dono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quin- dici Uomini illuſtri di queſta noſtra Cit- tà, a foggia de' Termini degli Antichi. Gli uomini illuſtri ſono gli appreſſo: cioè; nel primo ordine da baſſo l'Accurſio, il Torrigiano, Marſilio Ficino, Donato Acciaiuoli, e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta Alberti, Franceſco Guicciardini, Marcel- lo Adriani, e Don Vincenzio Borghini. Nel ſuperiore, Dante, Petrarca, Boccac- cio, Monſig. Gio. della Caſa, e Luigi Alamanni. Quivi in mezzo della via è una laſtra di marmo, poſta in memoria dell' inſigne miracolo di San Zanobi operato in queſto luogo, nell'aver riſuſcitato un Fan- ciullo. Appreſſo ſono le

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, ambedue diſegno dell'Ammannato, e di- poi vi ſono i

F am-

PALAZZI, l'un dirimpetto all'altro, am- bedue belli, e ambedue pure della Fa- miglia degli Strozzi. Quello di più anti- ca maniera ſi crede già alzato col di- ſegno del Brunelleſco, ora acquiſtato, e reſtaurato dalla Famiglia Quarateſi, e fu per l'avanti della Famiglia de' Pazzi, e facendo ivi angolo, colla loro Arme in fronte, ſi appella perciò da remotiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bel- lo però è quello, che per anco non è terminato. Fu fabbricato col diſegno del- lo Scamozzi, nelle Opere del quale pub- blicate colla ſtampa, vedeſi delineato. Le fineſtre a terreno ſono del Buontalen- ti, e del Caccini è il Portone principa- le. La facciata di verſo il Borgo degli Albizzi è fatta col diſegno del Buonta- lenti, ed è degno di lode. Il Corrile del medeſimo Palazzo è fatto con diſegno di Lodovico Cigoli, dal qual poſto, poco di- ſtante ſi trova la

BADIA FIORENTINA dove abitano i Mo- naci Caſſinenſi dell'Ordine di S. Benedet- to, così chiamata per antonomaſia, per eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fon- data in Firenze. La Conteſſa Willa Ma- dre, col Conte Ugo Marcheſe di Brandem- burgo, e Vicario d'Ottone Terzo Impe- radore in Toſcana, moſſa da inſpirazione divina, a proprie ſpeſe fecela fabbrica- re, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono di ricchiſſime rendite. Onde, in ſegno di gratitudine verſo il detto Conte Ugo loro Benefattore, ogni anno da un Gio- vane nobile ſi recita l'Orazione in ſua lode dopo la Meſſa ſolenne nella mat- tina di S. Stefano Protomartire, antichiſ- ſimo Contitolare di detta Badìa, già fon- data ſotto il principal Titolo di S. Ma- ria. Il ſuo principio fu intorno al 990. fu poi nell'anno 1285. col diſegno d'Ar- nolfo, grandemente reſtaurata, ma nel paſſato ſecolo, col diſegno di Matteo Se- galoni rinnovata quaſi da fondamenti, ſi è reſa vaga oltremodo, quantunque molto vi reſti da fare per ridurla alla total perfezione, di quella parte però, che ter- minata ſi vede, nè coſa più magnifica, nè meglio inteſa ſi può mai deſiderare. Alla nobiltà dell'Architettura corriſpon- de l'eleganza degli ornamenti. Dalle due parti laterali ſi vedono due Terrazzini di pietra, con vaghi intagli dorati. So- pra di quello a man deſtra è ſituato l'Or- gano, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Ta- vola, dove è dipinta Maria Vergine Aſ- ſunta, di mano di Giorgio Vaſari, la quale al tempo del Bocchi era poſta ſull' Altar maggiore. E' parimente di molto pregio la ſoffitta, tutta fatta di finiſſimo intaglio. La Tribuna, ſotto la quale è il Coro de' Religioſi, è dipinta da Giovan- ni Ferretti, e parimente è pittura del medeſimo il Martirio di S. Stefano ſopra l'Altare Maggiore. Le Tavole delle Cap- pelle ſono ancor eſſe di gran bellezza, e valuta. Quella di S. Mauro a man de- ſtra è fatta da Onorio Marinari Pittor ſti- matiſſimo; ſiccome ſono oſſervabili le pit- ture di tutta la Cappella colorite da Vin- cenzio Meucci. Segue l'altra di Batiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta del- lo Spirito Santo. A man ſiniſtra di mano del medeſimo ſi vede dipinto un Criſto, che porta la Croce al Calvario, e nel- la Cappella dirimpetto a queſta evvi una Tavola di mano di Filippo Lippi, in cui vedeſi S. Bernardo effigiato con ſingolar diligenza. Sono eziandio conſiderabili tre Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il primo ſi è del mentovato Conte Ugo principal bene- fattore di queſta Chieſa. Furono ſcolpi- ti i marmi di queſto Sepolcro da Mi- no da Fieſole nel 1481., e riuſcì tut- ta l'opera di maraviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cavallere Bernardo Giu- gni: e il terzo di Giannozzo di Agno- lo Pandolfini Cavaliere di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Fami- glia è padrona della Cappella, o Tri- buna, ſituata preſſo al Veſtibolo di que- ſta Chieſa, prima di uſcire dalla quale ſi deve oſſervare in Sagreſtia il gran qua- dro, che prima ſtava poſto interiormen- te ſopra la porta di mano di Fra Barto- lommeo Domenicano. E poco diſtante da queſta Chieſa trovaſi la

da-

F 2 pra

ſatto-

CHIESA DE' PADRI DELL'ORATORIO DI S. FILIPPO NERI. Fu queſta principiata col di- ſegno di Pier Franceſco Silvani, il 14. Luglio 1668. e modernamente è ſtata arricchita di varj ornamenti di Pittura, e di Scultura di eccellenti Profeſſori. Vedeſi alla prima Cap- pella S. Franceſca Romana, comunicata da S. Pietro Apoſtolo opera del Pinzani. Nel- la ſeconda di mano di Aleſſandro Gherar- dini è il Gesù morto, con la Vergine ad- dolorata. Ne ſegue una Cappella inter- na fatta col diſegno di Zanobi del Roſ- ſo con una Tavola all'Altare rappreſen tante Criſto alla Colonna di mano di Gio' Maria Morandi, in faccia alla quale ſopra il depoſito del Ven. P. Pietro Bini è altra belliſſima Tavola rappreſentante i Dieci- mila Martiri Crocifiſſi del celebre Stra- dano; ne ſegue in Chieſa la Sacra Famiglia, dipinta da Tommaſo Redi. All'Altar mag- giore è una Tavola di Anton Puglieſchi, e la Tribuna di Niccolò Lapi. Segue la Tavola del Crocifiſſo di Gio. Sagreſta- ni. La Tavola poi, che oggi ſi vede all'Altar di S. Filippo è di mano del celebre Anton Domenico Gabbiani. L'ul- tima è di Gio Antonio Pucci, rappreſen- tante la Preſentazione di Maria al Tem- pio. Lo Sfondo in mezzo alla bella Sof- fitta è del detto Sagreſtani. La Tela che copre l'Organo è del Soderini. I Baſſi- rilievi di marmo, ſono parte di Antonio Montauti, e parte di Giovacchino For- tini, di cui ſono anche le Statue. In Sagreſtia vi è una Tavola con San Filippo di Onorio Marinari. La prima faccia- ta della Chieſa, che è tutta lavorata di pietra forte adornata di alcune figure di marmo fu condotta a fine col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Nel 1772. e ſeguen- ti con l'iſteſſa Architettura d'ordine Corin- tio col diſegno e aſſiſtenza del vivente Zanobi del Roſſo è ſtato fabbricato un Magnifico, e vago edifizio per teſtamen- to di Giuliano Serragli Patrizio Fiorenti- no in favore de' Padri della Congrega- zione dell'Oratorio ſuoi Eredi nella di cui facciata vedeſi la ſua Arme e Inſcri- zione poſta in mezzo da due Fame ſcol- pite da Pompilio Ticciati. A tal fine fu gettata a terra l'antichiſſima Chieſa de- dicata a S. Florenzio Veſcovo d'Oranges eretta fino dal nono ſecolo fuori allora di Firenze ſopra d'un antico Cimitero Po- polare coſtituito nel luogo ſteſſo, ove ai tempi del Gentileſimo eravi ſtato un pro- fano Tempio della Dea Iſide; e nel luo- go dell'antica Chieſa vi hanno ſotto l'iſteſ- ſo titolo rifabbricato un vago Oratorio a ſtucchi con un bel gruppo d'Angioli nel proſpetto, lavoro di Domenico Ru- ſca. Lo sfondo eſprimente l'Aſſunzione di Maria è di Gio. Traballeſi. La Tavola in Cornu Epiſtolae di S. Filippo in atto di celebrare Meſſa è di Coſimo Uli- velli; i' altra con Maria Santiſſima, e il Teſtatore Serragli ai piedi è di Giuſeppe Fabbrini, e la Tavola della Cantoria ove è eſpreſſo S. Florenzio in atto di riceve- re S. Filippo Neri è di Geſualdo Ferri. Vedeſi avanti la medeſima il

F 3 ſo

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PALAZZO de' Gondi, principiato nel 20. Luglio 1490 che ha la Facciata di pie- tre a bozza molto ſignorile, diſegno di Giuliano da S. Gallo, che nella Sala vi fece un Cammino di baſſirilievi di gran perfezione, che per quanto non uſino oggi in ſimili luoghi, merita di ſtarvi, e di eſſere ammirato, e lodato non po- co. Di dove ſi paſſa alla

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, at- teſochè in un loggiato aſſai comodo, di Architettura Toſcana fatto nel 1619. ven- deſi il grano pubblicamente oſſervandoſi ſopra l'arco di mezzo il buſto di Coſi- mo II. fatto da Chiariſſimo Fancelli, eſ- ſendo coſtato tutta queſta fabbrica 5200. ſcudi e di quì proſeguendo, e al primo canto volgendo a man finiſtra, trovaſi l'antichiſſima.

CHIESA PARROCCHIALE DI S. REMIGIO, qual'è a tre navate, con archi di ſeſto acuto. La SS. Nunziata, che è al primo Altare a man deſtra, è di Franceſco Mo- roſini, al ſecondo lo Spoſalizio della Ma- donna di Domenico Martinelli, al ter- zo vi è dal Sagreſtani dipinta Maria San- tiſſima, e alcuni Santi. Paſſato l'Altar maggiore trovaſi la Cappella della Con- cenzione con la Tavola dell'Empoli; ne ſegue l'Altare di S. Leonardo dipintovi dal detto Moroſini, del quale diceſi, che ſia anco il Martirio di S. Sebaſtiano, paſ- ſato l'Altare del SS. Crociſiſſo. Di quì partendo, e voltando a ſiniſtra verſo il canto a' Soldani, ſi trova la Chieſa e Convento de' Padri Agoſtiniani di

zo

S. IACOPO TRA' FOSSI, dove non trove- remo già le belle Tavole d'Andrea del Sarto, che tanto eloquentemente furono celebrate dal Bocchi, e da varj Scrittorì di primo grido, avvegnachè furon già le medeſime traſportate nel Real Palazzo, eſſendovi ſolo reſtata di eſſo quella, che da giovane dipinſe, ove rappreſentò l'ap- parizione di Criſto in forma d'Ortolano alla Maddalena, troveremo bensì le co- pie delle medeſime, una della quali, ove ſono eſpreſſi ſei diverſi Santi, è così bella, che ſebben copia, è nondi- meno tenuta in gran pregio; il quadro della ſoffitta è vagamente colorito dal Ghe- rardini. Da queſta Chieſa ſi può anda- re per due ſtrade alla Piazza, e Chieſa di S. Croce, che una detta Via de' Ben- ci, dov'è l'antico Palazzo de' Peruzzi, poi de' Celleſi, dove abitò l'Imperadore Paleologo, quando intervenne al Conci- lio Fiorentino, e l'altra detta Borgo S. Croce, nella quale ſono buone Fabbriche, ed in ſpecie l'antico

di

PALAZZO de' Corſini, che ha molte bel- le Statue antiche nel Cortile; e quello de' Dini ricco di Pitture, ſpecialmente di Santi di Tito, ed una ſingolariſſima d'Andrea del Sarto. Vi ſono le abita- zioni de' Diacceti, ove ſono molte Pit- ture di Giorgio Vaſari. I Palazzi degli Spinelli, dei Conti Bardi, e de' Morelli. Giunti in fondo alle quali, vedraſſi la Chieſa di

SANTA CROCE de' Frati Minori Conven- tuali. In queſto Tempio aſſai grande e magnifico, lungo dugentoquaranta brac- cia, e largo ſettanta, s'entra per tre porte di faccia, e ſu quella di mezzo oſſerveremo una Statua di bronzo, ope- ra di Donatello, che rappreſenta S. Lo- dovico Arciveſcovo di Toloſa; ſotto l'ango- lo, o ſia comignolo della Facciata evvi il No- me di Gesù tutto di pietra collocato laſ- sù in alto da S. Bernardino da Siena con licenza de' Signori nel 1437. anno di Pe- ſtilenza. Fu queſto Tempio fabbricato in- torno all'anno 1294. col diſegno di Ar- nolfo, che fu l'Architetto del Duomo, benchè dipoi reſtaurato col diſegno di Giorgio Vaſari. La maggior parte de' Fo- reſtieri concorre a queſta Chieſa, tirata dal deſiderio di rimirare quelle belliſſi- me Tavole, che l'adornano, nelle qua- li la Paſſione tutta di Noſtro Signore, e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata mirabilmente rappreſentata da' primi Ar- tefici di quei tempi. Ora facendoci dal- la Porta di mezzo, benchè l'ordine dell' iſtoria richiedeſſe cominciare d'altrove, nella prima Tavola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſuddetta Porta è dipin- ta la depoſizione di Croce di Noſtro Si- gnore, di mano di Franceſco Salviati; la ſeconda dov'è la Crocifiſſione è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il fa- moſo Sepolcro di Michelagnolo Buonar- roti Gentiluomo Fiorentino, Scultore, ed Architetto di sì gran nome, e di sì grand'eccellenza, che non vi ha lingua, che le ſue lodi poſſa baſtevolmente ſpie- gare. Egli fu ancora nella Poeſia di ſqui- ſitiſſimo guſto. Vedonſi a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo, che rappre ſentano la Scultura, l'Architettura, e la Pittura in atto compaſſionevole, e me- ſto: e ſopra l'Urna, la teſta, ed il bu- ſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt' opera fatta da tre maeſtri, cioè Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del primo de' quali è la Sta- tua dell'Architetrura, del ſecondo quel- la della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritrat- to di Michelagnolo. Sono dipoi oſſerva- bili le memorie del dottiſſimo Antiqua- rio Senator Filippo Buonarroti: del famo- ſo Bottanico Pietro Micheli è del Dot- tore Medico, e Antiquario Antonio Coc- chi. Segue la terza Cappella, dov'è di- pinto da Giorgio Vaſari Criflo quando porta la Croce al Calvario la quarta Tavola rappreſenta l'Ecce Homo, ed è fattura di Iacopo di Meglio. Aleſſandro del Barbiere dipinſe la quinta, in cui ſi figura la Flagellazione alla Colonna; la ſeſta dov'è dipinto Noſtro Signore quan- do fa Orazione nell'Orto, è opera di Andrea del Minga; appreſſo la quale è la Cappella de' Cavalcanti, ove ſi am- mira ſcolpita in marmo la Vergine Annun- ziata dall'Angiolo, fatta con ſingolare artifizio dal celebre Donatello; ed allato vi è il Sepolcro di Leonardo Aretino, inſigne Scrittore d'Iſtorie, il tutto egre- giamente ſcolpito da Bernardo Roſſelli- no, diſcepolo di Donatello: la Madon- na però, che ſopra ſi vede è d'Andrea Verrocchio. Finalmente la ſettima Cap- pella ha una Tavola già cominciata dal Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui ſi rappreſenta l'entrata di Criſto ìn Geru- ſalemme. Nella Croce della Navata tro- vaſi la Cappella de' Barberini, dov'è ſe- polto in eſſa Franceſco da Barberino, Dot- tore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è una Ta- vola dipinta dal Naldini, che rappreſen- ta quando San Franceſco riceve le Sacre Stimate; paſſata queſta, viene la Cap- pella de' Caſtellani, ov'è un Sepolcro di paragone del Cavalier Vanni; la Volta è dello Starnina; e la Tavola all'Alta- re rappreſentante la Naſcita di Gesù, è di Giuliano Bugiardini. Poſcia in teſta alla Crociata vedeſi la Cappella de' Ba- roncelli, ove oltre le antiche pitture del- le pareti, vi ſi conſerva ancora ſull'Al- tare la ſtimatiſſima Tavola di Giotto, ove ha dipinta l'Incoronazione di Maria San- tiſſima, e vi ſi legge il ſuo nome, e l'anno in cui la dipinſe. Di quivi en- trando nella Sagreſtia piacerà il vedere negli armari della medeſima 26. Storiet- te del detto Giotto belliſſime, e ben con- ſervate: la metà eſprimenti diverſi fatti della Vita di Criſto e altrettanti del- la Vita di San Franceſco. La Tavola all'Altare con tutte le Pitture nelle pa- reti è opera di Taddeo Gaddi. Eſcendo dalla Sagreſtia, e tornando in Chieſa, vi è da oſſervare la Cappella de' Calde- rini tutta incroſtata di marmi Carrareſi, e ornata di belle Pitture; la prima del- le quali in cornu Evangelii rappreſentan- te S. Lorenzo, che diſtribuiſce le limo- ſine, è del Paſſignano. La Tavola dell' Altare, con l'altro laterale è di Mat- teo Roſſelli, e le Pitture a freſco di Gio. da S. Giovanni. Paſſate queſte cinque Cappelle, tre delle quali vedevanſi una volta dipinte da Giotto, ſi giugne all'Al- tar maggiore, in cui di preſente conſer- vanſi le Sacre Oſſa della Beata Umilia- na de' Cerchi nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordine de' Mi- nori Conventuali, chiara per ſantità, e per miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240. e dietro al quale nella parete del Coro è di mano di Taddeo Gaddi dipin- ta l'iſtoria dell'Invenzione della S. Cro- ce; e paſſate cinque altre Cappelle di minor pregio, ſi trova la nobiliſſima, e magniſica Cappella, o Tribuna de' Nicco- lini, d'ordine però diverſo dall'altro, eretta col diſegno dell'Architetto Gio. Antonio Doſio, Quanto ſia bella, e di vaghezza ripiena, non ſi può ſpiegare ab- baſtanza. E' ella tutta incroſtata di mar- mi Carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile e diligente lavoro, che non può l'uomo deſiderare di vantaggio. Di ma- no del Francavilla Scultor Fiammingo ſo- no le cinque Statue di marmo, che una figura Aron, e l'altra Mosè, e la ter- za rappreſenta la Verginità, la quarta la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte ſono di mano di Aleſ- ſandro Allori, e le Pitture a freſco del Volterrano, con sì gran perfezione con- dotte, che queſte ſole baſterebbero per eternargli la fama, non laſciando quella lodatiſſima Tavola di Giacomo Ligozzi Veroneſe, ove ha rappreſentato il mar- tirio di S. Lorenzo. Dopo di avere oſſer- vato il celebre Crocifiſſo di Donatello, che è nella Cappella in teſta alla Cro- ciata, paſſeremo ove di mano del Cigoli è dipinta la SS. Trinità con Criſto mor- to, opera ſtupendiſſima, e quindi ſegui- tando fino ad uſcir di Chieſa, per le altre ſette dell'iſteſs'ordine, e Architet- tura delle prime; trovaſi una Tavola di mano del Vaſari, dov'è dipinto la Ve- nuta dello Spirito Santo. Allato a que- ſto Altare, e dirimpetto al Sepolcro di Leonardo Aretino, è quello di Carlo Mar- zuppini Aretino, Poeta e Segretario del- la Repubblica, ſtupendo lavoro di Deſi- derio da Settignano, che quaſi ſuperava di perfezione il ſuo Maeſtro Donatello, nella ſua verde età in cui fu tolto dal mondo. Quindi paſſata la porta laterale, che reſta ſotto l'Organo, è una Cappella irregolare detta della Concezione, dipinta da Giotto, d'Ius Patronato della Compagnia della Concezione eretta nel 1579. la quale mantiene di tutto queſta Cappella, che fu adornata, come ſi vede nel 1592. col diſegno di Filippo Baglioni Architetto. Ne ſegue l'Aſcenſione di Gesù Criſto al Cielo, opera di Gio. Stradano. Dopo di queſta trovaſi il S. Tommaſo, che tocca la Piaga al riſorto Maeſtro, ed è ſtimatiſ- ſimo lavoro del mentovato Vaſari. Degne di ſomma ſtima ſono le due Tavole ſe- guenti, ambedue di Santi di Tito, ove nella prima ha rappreſentato Noſtro Si- gnore, che ſi paleſa a' due diſcepoli nella Cena d'Emaus, e nell'altra con ammira- bile invenzione, e diſegno, ha eſpreſſa la di lui glorioſa Reſurrezione. Finalmente l'ultima di queſta Navata è di Batiſta Nal- dini, ove ha effigiato con molta eſpreſ- ſione Criſto, che vien dalla Croce con- dotto al Sepolcro. Quindi paſſata la pri- ma porta vedeſi nella diſceſa al Limbo de' Santi Padri prodigioſamente eſpreſſa da A- gnolo Bronzino, a quale altiſſima perfe- zione arrivaſſe con l'arte in un così am- mirabil lavoro. Nè debbo tralaſciare una Pieta del medeſimo Bronzino nel terzo pilaſtro a mano manca, ſiccome alla co- lonna dirimpetto una Vergine di marmo in baſſorilievo di Antonio Roſſellino, che reſta ſopra ove è ſepolto Franceſco Nori ſtato ucciſo nella congiura de Pazzi e in ultimo i due Crocifiſſi ſopra due por- te della interiore facciata, che uno è di Cimabue; e l'altro di Margheritone Are- tino. Rimpetto alla memoria del Sena- tor Buonarroti ſi vede quella dell'Archi- tetto Aleſſandro Galilei, che è opera di Girolamo Ticciati, e dipoi ſi trova il Se- polcro del famoſiſſimo Galileo, dove è ancora il celebre Mattematico Vincenzio Viviani, che ordinò queſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che fu dato eſecuzio- ne l'anno 1737. a ſpeſe della Famiglia Nelli erede di quella del Viviani. Il di- ſegno è di Giulio Foggini; la quadratu- ra di Anton Maria Fortini; il Buſto di Gio. Batiſta Foggini, l'Aſtronomia di Vin- cenzio Foggini ſuo ſiglio; e la Geome- tria di Girolamo Ticciati. Oſſervaſi anco- ra il Depoſito fatto nel 1775. alla memo- ria del celebre Dott. Gio. Lami col di- ſegno del Sig. Senatore Gio. Batiſta Nel- li e ſtatua intera di eſſo maggior del na- turale ſcolpita da Innocenzio Spinazzi Ro- mano. Oltre a tante Pitture di ſingolare perfezioné, di già deſcritte, ſe ne tro- vano in queſta Chieſa, e nel Convento alcune di Cimabue, e di Giotto, le qua- li, quantunque ſiano dalle moderne pit- ture ſuperate in bellezza, non è però, che non meritino di eſſere tenute in gran- de ſtima, per la venerazione, che ſi dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtaurato- della Pittura. E' ancora maraviglioſo il Pergamo, tutto di marmo di Seravezza, e vagamente intagliato da Benedetto da Maiano. Sono in eſſo einque Storiette de' fatti più ſingolari di S. Franceſco, ſcol- pite in baſſorilievo, ma cosi bene, e fe- licemente, che non hanno prezzo. Ne' va- ni, e che ſono in mezzo de' Beccatelli, ſi vedono cinque ſtatuette a ſedere di bel- lezza ſtraordinaria, che rappreſentano la Fede, la Speranza, la Carità, la Fortez- za, e la Giuſtizia. Più ammirabile però fu l'artifizio uſato nell'adattar queſto Per- gamo ad una colonna, nella quale rima- ne incaſſato, eſſendochè la medeſima co- lonna ſia nel mezzo forata, e per una ſcala acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Al- la grandezza della Chieſa corriſponde il Convento, di moltiſſime comode abita- zioni ripieno, e abitato da più di ſeſſan- ta Religioſi, tra' quali in ogni tempo fio- rirono Uomini ſegnalati, in lettere, e in dignità più conſpicue, e in ſantità di co- ſtumi. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Ci- miterj è una quantità conſiderabile di Se- polture, e di memorie di Famiglie pri- marie, e d'inſigni Soggetti di Firenze, e d'altrove. E' fama, che Siſto V. Som- mo Pontefice, nel tempo, che fu Re- ligioſo, per molti anni quivi abitaſſe, leg- gendo Filoſofia. Gode queſto Convento il Privilegio, che uno de' ſuoi Religioſi ab- bia la carica d'Inquiſitore. Dignità rag- guardevole, ſoſtenuta in Toſcana da' Mi- nori Conventuali, e ſempre da ſoggetti di gran valore. La Libreria di antichiſſimi Manoſcritti, che poſſedeva queſto Con- vento, è ſtata di quivi traſportata nell' Inſigne Libreria di S. Lorenzo. Il Novi- ziato ſu fatto edificare con gran magni- ficenza a proprie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e nel Chioſtro appreſſo al- la Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cap- pella fatta edificare dalla Famiglia de' Paz- zi; mole di ſingolare Architettura, e ben dégna di chi ne fece il diſegno, che fu il gran Brunelleſco. Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla

licèn-

tre

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1240.

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G 2 ligio-

PIAZZA contigua, molto ampia, e rego- lare, deſtinata principalmente nei paſſati tempi al Gioco del Calcio, proprio del- la Nobiltà Fiorentina in tempo di Car- nevale e di altri diverſi ſpettacoli, e pub- bliche Feſte. Onde non è maraviglia, ſe vi concorreva la maggior parte della Cit- tà, e moltiſſimi Foreſtieri da ogni parte, recando al pubblico allegrezza, e dilet- to. Prima di uſcire da queſta Piazza ſi oſſervi la facciata della Caſa de' Coc- chi, che credeſi di diſegno di Baccio d' Agnolo. Ma ſingolarmente è ammirabile la facciata della Caſa del fu Niccolò dell' Antella, Senatore, e Luogotenente pel Granduca nell'Accademia del Diſegno; a richieſta del quale nel 1619. fu dipin- ta, e perfezionata nel breviſſimo tempo di venti giorni, da i più valoroſi Artefi- ci, che molti allora fiorivano nella Città. Queſti furono il Paſſignano, Giovanni da S. Giovanni, Matteo Roſſelli, Ottavio Vannini, Fabbrizio Boſchi, Niccodemo Ferrucci, Filippo Tarchiani, e altri ſimi- li, ſino al numero di 15. tutti Pittori eccellenti. Le antiche Pitture poi, che ſono nella facciata del Convento accan- to alla Chieſa, ſono di Lorenzo di Bic- ci, grande imitatore della maniera di Giot- to. Da queſta Piazza volgendo dietro la Chieſa trovaſi unita alla medeſima la no- bile Confraternita del Gesù, molto ſpa- zioſa, e vagamente dipinta d'Architet- tura, e figure dal celebre Lorenzo del Moro, e la Cupola, e i laterali da Vin- cenzio Meucci. Di quì ſeguitando il cam- mino ſi trova il Convento, e Chieſa di Religioſe Franceſcane di S. Eliſabetta di Ca- pitolo: quindi la nuova, e vaga abitazio- ne, e giardino del Senator Rucellai; rim- petto alla quale ne ſegue l'eſemplariſſi- ma Compagnia de' Neri, quali con gran carità s'impiegano a confortare, e ad accompagnare i Condannati alla morte. appreſſo ſi trova la Chieſa della Compa- gnia di

to

G 3 Re-

S. GIUSEPPE, e Convento de' Religioſi di S. Franceſco di Paola, fatta col diſe- gno di Baccio d'Agnolo, e modernamen- abbellita al di fuori di facciata, e orna- ta di dentro colla Soffitta, e Tribuna, per mano di Sigiſmondo Betti, e di Pietro Anderlini. Vedeſi ad un Altare la Naſci- ta del Bambin Gesù, opera aſſai ſtimata di Santi di Tito. Vi è la Cappella di S. Franceſco tutta dipinta da Atanaſio Bim- bacci. In alto alle pareti quattro quadri di Franceſco Bianchi, eſprimenti fatti mi- racoloſi del Santo. Allato a queſta Chie- ſa vi è il Convento delle nobili Religioſe Franceſcane dette di

MONTICELLI. L'Altar maggiore è fatto col diſegno di Pier Franceſco Silvani, la Tavola del medeſimo è dipinta da Vin- cenzio Meucci, come pure la Soffitta, con l'ornato di Architettura di Mr. Cha- mant Loreneſe, e da una banda la SS. Concezione, e dall'altra la Natività di Criſto, eſpreſſe ambedue da Carlo Por- telli da Loro, Pittore aſſai valente. Al- la parete poi vicino alla Porta vi è il Sepolcro, ornato di ricchi marmi, e Sta- tue di Guido Magalotti, oltre varie In- ſcrizioni, e Sepolcri di perſone degne di memoria. Di quì proſeguendo la ſtrada, trovaſi il Convento, e la Chieſa delle

con

CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722. col diſegno di Gio. Filippo Ciocchi. In queſta devota, e vaga Chieſa, oltre l'Al- tar maggiore; ove ſta collocata l'Imma- gine in grande del SS. Crocifiſſo, vi ſono due Altari, che in uno vi è eſpreſſo la S. Famiglia, dipinta da Ottaviano Dan- dini, e nell'altro la SS: Concezione, S. Franceſco, e S. Chiara, da Agoſtino Veracini. Incontro a queſta Chieſa ve n'è un altra, anch'eſſa di Nobili Religioſe Franceſcane, detta di

MONTE DOMINI, nella quale ſerve il ve- dere la Tavola, che ſta collocata ad un altare a mano manca dov'è eſpreſſa la Lapidazione di S. Stefano, per conſide- rarſi dagl'intendenti per un vero eſem- plare della Pittura in ogni prerogativa dell'arte, e dove il Cav. Lodovico Cigo- li ſi è maggiormente meritato il titolo del Coreggio dei Fiorentini. In faccia a que- ſta evvi una Tavola d'Aleſſandro Allori, rappreſentante Maria SS. Annunziata dall' Angelo. Alla fine della Strada voltando a man deſtra vedeſi in poca diſtanza il Con- vento delle Monache Geſuate dette le

G 4

POVERINE nella qual Chieſa non manca- no da ammirarſi due pregiabiliſſime opere, una di Pittura all'Altar maggiore, che è di Pietro Perugino, quale vi ha rappre- fentato il SS. Crocifiſſo con Maria SS. addolorata, e S. Girolamo, e l'altra di Scultura eſprimente il S. Preſepio, nel qual belliſſimo lavoro Andrea della Robbia, al parere degli intendenti, ha ſuperato ſe ſteſ- ſo. Di qui uſcendo, e voltato il primo canto, per una breve ſtradella ſi entra in via delle Caſine, per la quale giunti in via Ghibellina, e voltando a mano ſiniſtra vedeſi quaſi in faccia il Monaſtero delle nobili Religioſe dell'Ordine di S. Do- menico detto le

MURATE. La loro Chieſa è ſenza ſac- ciata ed ha l'ingreſſo per due porte la- terali. Al maggiore Altare evvi una lo- datiſſima Tavola di F. Filippo Lippi con il Miſtero dell'Annunziazione di Maria SS. La Soffitta, e le Storiette, che ſon in giro alla Chieſa, ſono di Simone Fervi. Della Tavola di S. Carlo non è noto l'Au- tore; vien poi l'Altare del SS. Crocifiſ- ſo, qual'è lavoro di Baccio da Monte Lupo. Vi è in queſto Convento un inſi- gne Teſoro di Sante Reliquie, ed ha avu- to l'onore d'eſſervi ſtata educata Cate- rina de Medici Regina di Francia. Paſ- ſato il Convento vi è un piccolo Orato- rio col pietrame della facciata d'Archi- tettura di Michle Agnolo Buonarroti. Tor- nando in dietro pochi paſſi incontro a que- ſto, vi è il Convento delle Nobili Reli- gioſe di

da-

SAN JACOPO. Nella di cui Chieſa è in gran venerazione un Antichiſſimo e Mi- racoloſo Crocifiſſo; All'Altar Maggiore ſta collocata una bella Tavola di Ridol- fo del Ghirlandajo, che vi ha effigiata Maria SS. col S. Bambino, S. Iacopo, S. Franceſco, S. Lorenzo, e S. Chiara. Ad un Altare a ſiniſtra ha dipinto la Tavola il Naſini di Siena. Di quì uſci ſi e proſeguendo il cammino, troveraſſi entrando alla ſeconda cantonata a mano ſiniſtra il oCnvento delle Religioſe di

en-

S. FRANCESCO, la qual Chieſa fu edi- ficata da fondamenti, e corredata di qua- lunque Sacro Ornamento dalla Muniſicen- za del Gran Principe Ferdinando ſul prin- cipio di queſto Secolo, unicamente per ricompenſa a quelle Religioſe per aver pron- tamente ceduta al Real genio per la Pit- tura, una belliſſima Tavola di Andrea del Sarto, che eſſe nell'antica loro Chieſuo- la poſſedevano; Che però il detto Qua- dro fin d'allora vedeſi collocato nelle ſtan- ze del Palazzo Reale, eſprimente Maria SS. col Santo Bambino ſopra una baſe, e dai lati S. Franceſco, e S. Giovanni Evan- geliſta, opera in tutto ſtupenda, di cui glie- ne laſciò la bella Copia all'Altare a man deſtra fatta per mano di Franceſco Petruc- ci eccellente Copiſta. In faccia a queſta vi è la Tavola di S. Carlo, che la diede a fare al Celebre Sebaſtiano Ricci Vene- ziano. Il Sacconi poi fece la S. Concezio- ne per l'Altar Maggiore. Il vago diſegno di queſta Chieſa, tutta adorna di Stucchi meſſi a oro; è di Gio. Batiſta Foggini. Sortendo dalla medeſima, e ritornando a ſiniſtra, giunti al ſecondo Canto vedremo il Convento delle Nobili Religioſe Beno- dettine di

il

S. VERDIANA, nella qual Chieſa all'Al- tare a man deſtra vi è la Tavola di Nic- codemo Ferrucci, che vi ha dipinto S. Car- lo a piè di un Crocifiſſo; che vi è di ri- lievo; in faccia a queſto vedeſi un Cri- fto Orante nell'Orto opera dell'iſteſſo Ferrucci. Al maggior Altare vi è di ma- no di Pietro Dandini Maria SS. in glo- ria, e ſotto S. Michel Arcangelo, S. Gio. Batiſta, e cinque altri Santi, è ſotto il Coro delle Monache Tommaſo Redi ha dipinti in cinque Lunette alcuni fatti prin- cipali di S. Verdiana. Eſciti di queſta Chie- ſa proſeguiremo direttamente il cammino fino al canto di via Pandolfini, e li vol- tando a man ſiniſtra, ci troveremo alla Chieſa Parrocchiale di

SAN SIMONE, ſopra la Porta della qua- le vedeſi una lunetta dov'è molto ben colorita la Vergine co' Santi Apoſtoli Si- mone e Giuda, opera di Niccodemo Fer- rucci. La ſoffitta interna tutta d'Intaglio dorato fa vaga moſtra. Nella teſtata ſo- pra la Porta ſi vede un opera molto bel- la di Batiſta Naldini, ov'è dipinto la de- poſizione di Criſto dalla Croce. Nella pri- ma Cappella a man dritta è il martirio di S. Lorenzo, dipinto da Giovanbatiſta Vanni. Nella ſeconda vi è un immagine intagliata in legno del SS. Crocifiſſo. La terza ha una antica pittura rappreſentan- te la Vergine. Vi è poi nella quarta una belliſſima Tavola di Onorio Marinari, ove ha eſpreſſo S. Girolamo mediante il fi- nale Giudizio, non meno è da lodarſi quella di Giacomo Vignali, collocata nel quinto Altare, ove effigiò San Bernardo, al quale Criſto ſtaccatoſi dalla Croce, e inchinato fa vedere una gran piaga nel- le ſpalle. Le Statue di marmo laterali all'altar Maggiore ſono d'Orazio Mochi, e li due Apoſtoli ſopra l'arco di Nicco- demo Ferrucci. Tornando in verſo la Por- ta vi è di mano del medeſimo Vignali la Tavola di S. Franceſco rappreſentato in deliquio. Segue l'Altare di S. Carlo, e dopo queſto, quello della Concezio- ne, la di cui Tavola è dell'iſteſſo Fer- rucci, dipoi quello dell'Aſſunta, di- pinta dal Cavalier Curradi. In ultimo è la Tavola di San Niccolò, opera aſſai buona di Franceſco Montelatici, detto volgarmente Cecco bravo. Preſſo a que- ſta Chieſa ſono le Prigioni delle Stinche, recinte da un altiſſima, e forte muraglia, nelle cantonate della quale vi ſono due Tabernacoli dipinti a freſco da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovan- ni uno de' quali è quaſi affatto perito per l'umidità della Muraglia; Ma l'altro, ove vedeſi noſtro Signore, che benedice le ma- ni dei pii Limoſinieri, che ſoccorrono i Carcerati, tra quali è vivamente eſpreſſo il ſuo proprio ritratto riguardante verſo la ſtrada, non ſolo è ben conſervato, ma fa ben conoſcere agl'intendenti il ſom- mo merito di tal Autore. Di qua per la via del Palagio trovaſi il

ma

re-

PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua abitazione, che è l'antico del ſuo pro- prio ramo, poichè l'altro, di cui ſi fa- rà menzione, lo ha ereditato dal Ramo ſinito in Roma ſul principio del corrente ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta del Palagio ſi trova l'

ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da Bernardino Ciurini molto pulitamente. Alla fine di queſta ſtrada v'è il

PALAZZO del Poteſtà ſabbricato 1250. mol- to vaſto in cui ſono le pubbliche Carce- ri, e per la proſſima traverſa, che è di anco al Palazzo del Salviati, trovaſi la- Chieſa di

fian-

SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer- fervare alcune Tavole di pregio, e ſpe- cialmente la Nunziata di mano dell'Em- poli, quella dell'Altar maggiore di Gae- tano Piattoli, in luogo di quella che vi fu una volta d'Andrea del Caſtagno, la quale è paſſata nel Refettorio de' Padri di Badia, ſiccome del medeſimo, quella di S. Luigi, e l'altra del Pontormo, dov'è dipinta la Vergine con Santa Bar- bera, e Sant'Antonio. E proſeguendo la- teralmente a queſta Chieſa, paſſata la Porta principale della Chieſa, e Monaſte- ro di Badia, vedeſi l'

ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſoglio- no congregarſi i Buonomini, E' celebre queſt'Oratorio, non ſolo per eſſere ſtato ſondato al tempo di S. Antonino Arcive- ſcovo di Firenze a ſua perſuaſione, e con- ſiglio; ma eziandio per le opere inſigni di miſericordia, che di continuo vi ſi eſercitano. Ed in vero è prodigio mira- bile dalla Provvidenza Divina, che que- ſta Caſa ſenza fondo, o ſerma rendita annuale; ma ſolamente provveduta di ele- moſine, e di laſciti pii, giornalmente ſoc- corra del neceſſario tante povere Fami- glie onorate. Poco diſtance è la

corra

CHIESA della Madonna de Ricci ſtata tutta rimodernata nel 1772. a ſtucchi, ove preſentemente abitano i Cherici Regola- ri Miniſtri degl'Infermi comunemente det- ti Padri del Buon morire, perchè aſſiſto- no i moribondi, potendoſi chiamare i Cu- rati comuni della Città, eſſendo paſſati gli Scolopi che quivi abitavano per Real Diſpoſizione nel Collegio che era de' Ge- ſuiti. A queſta Chieſa precede una Log- gia con colonne di pietra ſerena diſegno di Gherardo Silvani ed in eſſa non man- cano alcune Pitture degne di oſſervazio- ne. E principiando dalla prima a mano deſtra della Santa Famiglia dipinta da Matteo Bonechi, ne ſegue la Cappella dedicata al Santo Fondatore dipinto da Antonio Bettini. All'Altare maggiore ev- vi la Miracoloſa Immagine di Maria SS. Annunziata, che ſta coperta, con vago adornamento tutto meſſo a oro. Ritornan- do in verſo la Porta evvi la Tavola del Paralitico davanti a Criſto dipintovi dal Cav. Curradi. Lo sfondo è di Lorenzo del Moro. In Sagreſtia vi è l'antica Ta- vola che era all'Altar maggiore rappre- ſentante Dio Padre dipinto da Franceſco Mati. Eſſendo ultimamente ſtata incorpo- rata l'antica Chieſa Parrocchiale di S. Ma- ria Alberighi, che reſtava appunto dietro a queſta, ſerve adeſſo di abbellimento, ed aumento della medeſima per una co- moda Sagreſtia. Quivi appreſſo è il

ſen-

PALAZZO già del Duca Salviati oggi del Cav. Ricciardi molto comodo. Quindi prima d'avanzarſi per altra parte può ve- derſi la Chieſa Parrocchiale di

SANTA MARGHERITA nella quale vedeſi a man deſtra al primo Altare il ritrova- mento della Santa Croce opera di Nic- codemo Ferrucci. In faccia a queſta ha dipinto Coſimo Gamberucci una Tavola che ſerve di ornamento a un antichiſſi- ma Immagine di Santa Margherita ove ha eſpreſſe varie perſone inferme che ri- corrono a lei. All'Altar maggiore vi è di mano di Gio. Batiſta Marmi San- ta Margherita in gloria, e li due la- terali ſono di Franceſco Conti. Al det- to Altare ſtava anticamente una Tavola di Spinello Aretino che vedeſi collocata ſopra la Porta. Yornando addietro trovaſi in vicinanza lo

STU-

STUDIO FIORENTINO ove ſpeſſo vi leg- gono pubblicamente varj Proſeſſori di diverſe Scienze, come di Teologia, d- Storia Sacra, e Profana, Giuriſpruden- za, Mattematica, Filoſoſia, Umanita, Lingua Greca, Ebraica, e Toſcana. Quivi ancora hanno la loro Reſidenza le cele- bri Accademie, Fiorentina, della Cruſca, e degli Apatiſti. Di quì per corta ſtra- da ſi giunge a

SANTA MARIA IN CAMPO, divotiſſima Chieſa ricca d'Indulgenze, Reſidenza del Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palaz- zo contiguo; e quantunque ſia nel mez- zo della Città é Dioceſi Fieſolana. Vici- no è il

PALAZZO dei Guadagni, che ha nobile facciata fatta nello ſcorſo ſecolo col di- ſegno del Silvani, con vaſti appartamen- ti, ed una magnifica ſcala dal fu Senatore Filippo Guadagni; dopo è

L'OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſer- vano, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, mol- te Statue, e Baſſirilievi di gran pregio, ed un Archivio di grande importanza. Quivi contigua vedeſi l'

ABITAZIONE de' Naldini fabbricata in queſti tempi; e dipoi l'

H ABI-

ABITAZIONE de' Gondi. Di quì potrà di- rigerſi alla

CHIESA Inſigne Collegiata, e Real Ba- ſilica DI SAN LORENZO, dove giunti alla Piazza oſſerveremo in faccia al Palazzo del Marcheſe della Stufa una baſe di mar- mo, nel cui baſſorilievo ſi rappreſenta, quando al valoroſo Giovanni de' Medici e Padre del Granduca Coſimo Primo ſo- no condotti molti Prigioni con varie ſpo- glie. E' queſta opera del Cavalier Ban- dinelli, di cui per anco è la Statua, che ſulla Baſe dovevaſi collocare, la quale in oggi non ancora finita, nel Salone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venen- do alla Chieſa, giudico a propoſito il dar breve notizia di ciò che avvenne nella ſua fondazione, eſſendo degno di ri- cordanza quanto di eſſa laſciarono ſcrit- to San Paolino, il Baronio, ed altri Scrit- tori. A tempo dell'Imperator Teodoſio, Giuliana Vedova Fiorentina, non meno illuſtre per lo ſplendore del Sangue, che per la Pietà, acceſa di devozione verſo il Martire San Lorenzo, volle colle pro- prie ſoſtanze fabbricar queſto Tempio, e dedicarlo al medeſimo. Terminata appe- na la Fabbrica, giunſe a Firenze Sant' Ambrogio Arciveſcovo di Milano, perlo- chè venne in penſiero a Giuliana di ri- correre al detto Prelato, e inſtantemen- te pregarlo acciò voleſſe conſacrare la nuova Chieſa, al che di buona voglia condeſceſe. Celebroſſi pertanto la Funzio- ne della Sagra l'anno del Signore 392. o come altri vogliono 393. e fu con tal ſoddisfazione del Popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi; per memoria di tal fatto chiamoſſi queſta Chieſa Baſilica Ambroſiana. Quindi ebbe origine la ſin- golar venerazione, che a queſto Tempio portarono gli antichi Veſcovi di Firenze, ed in ſpecie San Zanobi il quale eleſſe quivi la ſua ſpoltura, e ove ſtette lungo tempo ripoſto prima, che alla Cattedra- le foſſe trasferito il di lui Corpo. A sì felici principi corriſpoſero con maggiore avanzamenti i ſucceſſi di queſta Chieſa, perciocchè eſſendo eretta in Collegiata inſigne e di ampliſſimi privilegi, e ſingo- lari prerogative arricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la Metropolitana, il primato. Sono in eſſa diciaſſette Canonici, e trentatre Cappel- lani, e grandiſſimo numero di Cherici, che vi celebrano giornalmente i Divini Ufizj con non minor decoro di qnello fac- ciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a tutti qneſti preſiede un Prelato, col tito- lo di Priore, che in varie Feſte dell'Anno gode l'uſo de' Pontificali. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tem- pio, che di vero è grandiſſima, per la mirabile Architettura di Filippo Brunelle- ſco, colla quale fu fabbricato, o piutto- ſto vogliam dire rinnovato a ſpeſe del Magnifico Coſimo de Medici Padre della Patria (giacchè l'antico Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſolato dal fuoco) vedremo queſto Ediſizio con un vago pavimento di marmo diviſo in tre Navate, e ſoſtenuto da groſſe Colonne di macigno, ſopra le quali poſano gli ar- chi vagameute intagliati, come altresi il cornicione, e il fregio che per tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e maeſtoſa la rendono. Ella è lunga braccia 144. Sopra la Porta del mezzo ſi vede l'Arme de Medici, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui parimente è il di- ſegno del Terrazzino, e Sacrario, dove ſi conſervano moltiſſime Reliquie inſigni in prezioſi Reliquiari d'oro, d'argento, di criſtallo, e di altre ricche materie, tempeſtati di gloie. Belliſſimi ancora ſo- no due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnette di diverſi marmi, nelle face de' quali ſi ve- dono alcuni Baſſirilievi di bronzo, fatti da Donatello, con ſingolare artifizio, e ſommamente lodati dagl'intendenti. An- co nelle Cappelle ſono di pregio alcune Tavole, tralle quali a man deſtra la pri- ma rappreſentante la Viſitazione di S. E- liſabetta, di mano di Agoſtino Veracini. La ſeconda lodatiſſima opera del Roſſo, nella quale ha eſpreſso lo Spoſalizio di Maria Vergine. La terza che rappreſenta S. Lorenzo, è opera di Niccolò Lapi. Nella quarta vi è l'Aſſunzione di Maria di antico, ed incognito autore. Nella quin- ta ſi vede dipinto da Ottaviano Dandi- ni un Crocifiſſo, con San Franceſco, San Girolamo, e la Maddalena a piè della Croce. Nella ſeſta San Girolamo nel De- ſerto, opera del Cavalier Giuſeppe Na- ſini. Terminata la navata, ſi oſſerva nel- la prima Cappella una Tavola rappreſen- tante un Preſe, creduto di Coſimo Roſ- ſelli. La Cappella che rimane nella te- ſtata della Croce ha il Tabernacolo di marmo, ove conſervaſi il SS. Sacramen- to, Diſegno, e Scultura diligentiſſima di Deſiderio da Settignano, con figure di baſ- ſo, e alto rilievo, ſopra cui ſi vede un ammirabile Gesù Bambino di marmo bianco opera del medeſimo. Queſto Ta- bernacolo è meſſo in mezzo da bell'ador- namento di colonne d'ordine corintio con ſuo architrave, fregio, e fronteſpizio di marmi miſti. Più d'ogn'altra coſa però degna, e di ſomma ammirazione e la Sagre- ſtia nuova, detta altrimenti la Cappel- la de' Principi, fatta col diſegno, e Ar- chitettura di Michelagnolo Buonarroti. Sia contento il Foreſtiero di oſſervare il pri- mo Sepolcro all'entrare che è di Giu- liano de' Medici Duca di Nemurs, e Fra- tello di Leone X. ſopra di cui vi è il Si- mulacro di mano del Buonartoti, e le due Statue appreſſo, che una il Giorno, l'al- tra la Notte figurano, e che nel ſecon- do Sepolcro fatto per Lorenzo de' Medi- ci Duca d'Urbino, ſopra cui pure è il Simulacro della medeſima famoſa mano, e l'altre due Statue rappreſentanti il Cre- puſcolo, e l'Aurora. Si vede ancora di mano di Michelagnolo una Madonna col Bambino in braccio. E perchè fuori del- le ſette Statue di mano del Buonarroti, ſi vedono due Figure de' Santi Coſimo, e Damiano, ſappiſi, che la prima è del Montorſoli, e la ſeconda di Raſſaello da Montelupo, ambedue Scultori eccel- lenti. Di quì eſcendo, paſſata la prima Cappella, è ammirabile nella ſeconda la Tavola dell'adorazione de' Magi opera di Girolamo Macchietti, e proſeguendo oſ- ſerveremo d'avanti al maggiore Altare i tre Tondi con grata di Bronzo i quali uniti a Lapida di Porfido di Serpentino, e di altri Marmi con l'arme de' Medici ne' quattro lati, che formano il nobile Sepolcro a Coſimo Pater Patriae. Paſſate le due ſuſſeguenti Cappelle della Crocia- ta s'entra nella vecchia Sagreſtia, fab- bricata col diſegno di Filippo di Ser Bru- nelleſco, ſi oſſervano i quattro tondi ne' peducci della Volta di mano di Donatel- lo, le due piccole porte, in alcune nic- chie San Lorenzo, Santo Stefano, San Coſimo, e San Damiano del medeſimo, e nel doſſale dell'Altare un Baſſorilievo in bronzo del Brunelleſco. Quindi ſi ve- de un belliſſimo Sepolcro di Coſimo Pa- dre della Patria, adornato ne' lati di fo- gliami di bronzo, fatti col diſegno d'An- drea Verrocchio. Corriſponde queſto in una Cappella dedicàta alle glorie di Maria Vergine Santiſſima, la di cui Immagine antica reſta coperta, e circondata da una Tavola dipinta da Franceſco Conti con i Santi Lorenzo, Zanobi, ed Ambrogio. Contigua a queſta vi è una Cappella con la Tavola rappreſentante la Nunziara di F. Filippo Lippi, e di quì tornando ver- ſo la Porta ammiraſi nella parete dipin- to a freſco il martirio di S. Lorenzo con ſommo ſtudio eſeguito da Agnolo Bronzi- no. Paſſata la Porta laterale trovaſi di mano dell'Empoli il martirio di S. Ba- ſtiano, appreſſo a queſta ſi vede effigiato S. Antonio Abate. Ne ſegue altra Cap- pella con un Immagine di Ctiſto Cro- cifiſſo, dopo la quale trovaſi un'antichiſ- ſima Pittura rappreſentate S. Leonardo con altri Santi, dopo la quale trovaſi ef- figiato il martirio di S. Arcadio, e Com- pagni opera degna di ſomma ſtima di Gio. Antonio Sogliani, ammirabile è il gradino di queſt'Altare lavorato con indicibil di- ligenza da Franceſco Bachiacca. E final- mente trovaſi la converſione di S. Matteo dipinta da Pietro Marcheſini. Nè laſce- remo di dire, che la vaga ſoffitta, la ric- ca, e nobil Cupola dipinta da Vincen- zio Meucci, il Campanile edificato da fondamenti, ed il riſtoramento della Chie- ſa ſotterranea, ſono opere fatte dalla pietà della Principeſſa Anna Maria Lui- ſa de' Medici Elettrice Vedova Palatina del Reno. Nell'uſcir della Porta, onde ſi va nella Canonica, ſi trova la Sta- tua di Paolo Giovio Veſcovo di Noce- ra, e famoſo Scrittore d'Iſtorie, Scultu- ra di Franceſco da San Gallo, indi ſa- lendo per una Scala, che guida al Chio- ſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tutto il Mondo tanto rinomata

Am-

H 2 Ufi-

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H 4 Cap-

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LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, largo di- ciotto e due terzi, alto quattordici e mezzo, è così nobile e maeſtoſo, e di sì rara e perfetta Architettura, che molti valent'uomini, come il Brezelio, il Se- nator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giu- ſeppe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato; e pubblicato colle ſtampe. Fu alzato col di- ſegno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un degniſſimo encomio. Prima dunque di penetrare là dentro, trovaſi un bel ricet- to in ſorma quadra, nel quale è ſituata la Scala poſta sù da Giorgio Vaſari e dal Tribolo per ben diciotto volte, e non mai per un miſterioſo ſilenzio di Mi- chelagnolo potuta collocarſi nella ſua pro- porzionata ſituazione. Bella oltremodo è la Porta, e belli ancora ſono gli orna- menti delle fineſtre, vaghiſſimo il corni- cione, l'architrave; ed il fregio, e tut- to inſieme è con si nobil ſimetria diviſa- to, che reſta l'occhio di chi lo mira dal- lo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del materiale corriſponde il pre- gio, ed il valore de' Manoſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantaquat- tro per banda, in gran numero vi ſi con- ſervano ed, oltre altri quattro nuovi ſcaf- fali poſti nel Coridore aggiunto da S. M. C. FRANCESCO I., ripieni pur di Manoſcrit- ti. Sono queſti di lingue diverſe, e ſpe- cialmente Ebrea, Greca, Latina, Cine- ſe, Arabica, Caldea, Siriaca, Toſcana, Schiavona, Provenzale e Franceſe antica, nè ſolo per la rarità, ma eziandio per l'ornamento di Pitture, e Miniature ſin- golariſſimi. Da queſti, come da rari e- ſemplari, ſogliono Letterati, e in ſpe- cie gli Oltramontani, diligentiſſimi oſſer- vatori, riſcontrare, o emendar quei di- fetti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle ſtam- pe, o che non furono da altri oſſerva- ti, e pubblicare intereſſanti anecdoti. Or queſti Libri, parte da Coſimo Padre del- la Patria, Lorenzo ſuo fratello, Piero ſuo figliuolo, e dal Card. Gio. de Me- dici, poi Leon X. da varie parti, e con grandiſſime ſpeſe procurati, ſpecialmente dalla Grecia, e dall'Aſia, furono poſcia ripoſti in queſto luogo da Clemente VII., che fondò la Libreria, nella quale, l'an- no 1571. ſu dal Granduca Coſimo I. or- dinato che ſi daſſe pubblico ingreſſo a comune benefizio de' Cittadini. In queſti ultimi tempi è ſtata accreſcìuta di molti ottimi, e rariſſimi Manoſcritti, cioè dall'Im- perator Franceſco I. nell'anno 1755. di circa a ſeicento de' più rari della cele- bre Libreria Gaddiana. Indi per ordine di S. A. R. noſtro Regnante Sovrano vi furono traſportati nel 1766. tutti i Codi- ci manoſcritti che eſiſtevano nel Conven- to dei Padri di S. Croce e nel 1771. ci fece pure unire tutti i Codici Orientali, che eſiſtevano nel ſuo Real Palazzo. Chi poi bramaſſe ſapere il numero, e la qua- lità de' Libri, potrà comodamente appa- gare il ſuo deſiderio, mediante gl'Indici che ſono ſtati ſino ad ora pubblicati. Quel- lo de' Codici Orientali e Palatini fu com- pilato da Monſignor Evodio Alemanni e ſtampato in Firenze nel 1742. fol. Il Ca- nonico Antonio Maria Biſcioni rifece il Catalogo de' ſoli Codici Orientali della Laurenziana, che fu pubblicato dopo la lui morte in Firenze nell'anno 1752. fol. Eſſendo ſucceduto nell'impiego di Regio Bibliotecario il noſtro Sig. Canonico An- giolo Maria Bandini, nel 1759. diede prin- cipio al Catalogo ragionato de' Codici Greci, che fu da eſſi felicemente condotto al ſuo termine nell'anno 1770. in tre Tomi in ſol. pubblicati colle ſtampe di Firenze, ed ornati di tavole in rame de- notanti i ſaggi de' caratteri de' Codici più inſigni.Con altri cinque volumi parimen- te in fol. ne' quali ſi racchiudono i Co- dici Latini Provenzali, e Italiani in ogni genere, a dato il compimento a queſta grand'opera, tentata da molti, ne mai eſe- guita da alcuno. L'erudito viaggiatore infor- matoſi dalla perizia del Bibliotecario trove- rà ad ogni Pluteo qualche raro Mano- ſcritto. I più fingolari per l'antichità ſono il Codice Siriaco al Plut. I. Quel- lo del Vergilio al Plut. XXXIX. Al XLII il Decamerone del Boccaccio. Quello dell' Oroſio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la vaghezza dell'ornato il S. Ambrogio, il Lirano, il Tolomeo, il Giulio Cefate, la Vita di Lorenzo de' Me- dici, Domizio Calderino, l'Argiropilo, e molti altri, Da queſto luogo ci portere- mo a viſitare la

non

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LXVIII.

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Co- ro, ma di preſente ha l'ingteſſo dietro la Chieſa. Or queſta è la Cappella co- tanto celebre, che ſenza ingrandimento iperbolico, vien reputata nel Mondo uni- ca, e ſingolare. E in vero, ſe in altri Edifizj s'ammira la ſquiſitezza dell'arte, in altri la ricchezza de' materiali, ed in alcuni qualche coſa di ſingolare, in que- ſta ſola Cappella tutte unite concorrono le prerogative più nobili: magnificenza d'Architettura, pregio infinito de' mate- riali, bellezza incomparabile, e petfezio- ne dell'arte in ſommo grado. Per darne qualche breve notizia, diremo, che la circonferenza di tutta queſta Cappella è braccia centoquarantaquattro, l'altezza della Cupola braccia centoquaquattro, e il diametro quarantotto. L'incroſtatura è di diaſpri, agate, calcodoni, lapislaz- zuli, ed altre pietre prezioſe. Belliſſimi ſono i pilaſtri co' capitelli di bronzo do- rati. Maeſtoſi ſono i Sepolcri di granito orientale, ſopra ciaſcuno de' quali poſa un guanciale di diaſpro tempeſtato di gioje, e ſopra quello una corona reale, ancor eſſa ricca di gemme. In alcune nicchie di paragone ſon collocate altrettante Sta- tue di bronzo dorate, maggiori del na- turale, che rappreſentano i Sovrani De- funti. Di vaghiſſime commettiture vedonſi effigiate le Armi delle Città ſottopoſte al Granducato. In ſomma tali, e tanti ſono gli ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, che umano penſiero non è ba- ſtevole a immaginarſi una bellezza sì ra- ra. Fu cominciata l'anno 1604. al tem- po di Ferdinando Primo; e per quanto da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavo- raſſe, molto vi reſta ancora, per render- la in tutto compita. Allora ſarà in eſſa collocato il prezioſo Ciborio, che ſi con- ſerva in Galleria, e del quale parleremo a ſuo luogo. Nel ſotteraneo di queſta Cappella avvi un Crocifiſſo di Marmo di Gio. Bologna. Appreſſo la Cappella è la

rati.

CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una prodigioſa quantità di diſegni d'Architet- tura di mano de' più eccellenti proſeſſori d'ltalia, ſiccome una raccolta di Mano- ſcritti de' celebri Mattematici Galileo Ga- lilei, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio Viviani, trasferita inoggi nella Caſa det- ta dei Cartelloni, ove abitava il celebre Vincenzio Viviani. Di quì paſſeremo nel- la Via de' Ginori, dov'è il

ſcrit-

PALAZZO del Marchefe Ginori, ripieno di Pitture, ed altre rarità, e quello de' Giraldi, che ha una copioſa e ſcelta Libreria. Di quì ci porteremo nella Via di San Gallo, oſſervando in primo luogo

LA CHIESA DI S. BASILIö antico Mona- ſtero dei Monaci Baſiliani, oggi ufiziata dai Preti e rimodernata. Sono in queſta Chieſa oſſervabili a mano dritta un Cro- cifiſſo ſcolpito in legno da Simone ſra- tello di Donatello. Segue una Tavola rappreſentante S. Antonio, del Cav. Cur- radi, e la Tavola all'Altar maggiore, del Paſſignano ove ha dipinto il miracolo di S. Baſilio, che diſcioglie il patto da un Giovane contratto col Demonio. La S. Caterina è opera del Vignali, ed ap- preſſo evvi una Nunziata dipinta dal Ca- vallini. Uſcendo da queſta Chieſa trovaſi in poca diſtanza dal Canto alla Macine la Chieſa delle Religioſe Franceſcane di

S. ORSOLA, nella quale fu dipinra da Matteo Roſſelli all'Altar Maggiore la ta- vola della Concezione, e al deſtro Al- tare da Filippo Tarchiani il Batteſimo di Gesù Criſto, e in faccia ad eſſo il Mar- tirio di S. Orſola da Bartolommeo Sil- veſtrini. Lo sfondo della ſoffitta è di Se- baſtiano Galeotti, e la lunetta ſulla mag- gior Cappella e del Caſcetti. Di quì ſe- guitando la ſtrada in verſo la Fortezza da baſſo trovaſi la Caſa delle Religioſe Car- melitane di

Mat-

S. BARNABA: ſopra la porta di detta Chieſa evvi una Vergine col Santo Bam- bino di Luca della Robbia, il quale abi- tava preſſo queſta Chieſa. Entrando ve- deſi all'Altar Maggiore ſotto vaga tribu- na ornata di ſtucchi, una tavola di Ma- riotto Albertinelli, eſpreſſavi Maria San- tiſſima col Bambino Gesù, S. Barnaba, e quattro altri Santi. Vi ſono nel Corpo della Chieſa due Altari per parte unifor- mi, al primo de' quali ſi venera una pro- digioſa Immagine del Crocifiſſo dipinta dal Beato Giovanni Angelico. Di quì tornando al Canto alla Macine, poco di ſtante trovaſi il

PALAZZO de' Marucelli di vaghiſſima ar- chitettura di Gherardo Silvani ove ſono ammirabili le due Arpie ſoſtenenti il Ter- razzino opera di Raffaello Curradi: En- tro vi ſon cinque gran Camere dipinte da Sebaſtiano Ricci Pittor Veneziano e molti Quadri di celebri Profeſſori. Di fac- cia a queſto Palazzo vedeſi il

am-

MONASTBRO DI S. APPOLLONIA la qual Chieſa, e Porta della medeſima fu fatta col diſegno di Michelagnolo. Alle due Cap- pelle laterali la Tavola della SS. Trini- tà fu colorita da Pier Dandini, ed il Cro- cifiſſo di rilievo è di Raffaello da Mon- telupo. Nella Tribuna oſſervaſi la volta dipinta da Bernardino Poccetti ſotto del- la quale la Tavola è di Agoſtino Vera- cini. Non è da tralaſciarſi di oſſervare ſopra le grate del Coro delle Monache la gran Tela eſprimente Criſto miniſtrato dagli Angeli nel deſerto opera di Mat- teo Roſſelli. E preſeguendo verſo la Por- ta ſi trova a mano deſtra lo

SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detto la Congrega maggiore, nella cui Chieſa ſo- novi tre Tavole a olio molto eccellenti di Gio. Balducci, come pur ſono del me- deſimo tutte le Pareti dipinte a freſco con non minor maeſtria: In queſto Spe- dale vi ſi ricevon ſolo i Pellegrini, e po- veri Eccleſiaſtici. Dirimpetto a queſto vi è un Monaſtero di

I ve-

S. CATERINA dell'Ordine di S. Dome- nico nella di cui Chieſa che ha l'ingreſſo ſulla Piazza di S. Marco, all'Altar Mag- giore vedeſi lo Spoſalizio di detta Santa, e a due laterali le Tavole ſon dipinte da Suor Plautilla Nelli valente pittrice e reli- gioſa di queſto Monaſtero, nel quale Ca- terina de' Medici Regina di Francia nella ſua fanciullezza vi fu tenuta in educazione. Seguitando per via S. Gallo ſi trova la

COMPAGNIA DI SAN MARCO detta il Me- lani quanto mai dir ſi poſſa, di vari orna- menti abbellita, avvegnachè moltiſſime ſia- no le Pitture, gl'intagli dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Due pic- cole Tavole agli Altari dell'atrio ſono di Pietro Dandini, di cui nell'ingreſſo ve- donſi a freſco alcune lunette, e all'Al- tar Maggiore fatto ultimamente di nobi- li marmi la preſentazione di Gesù Bam- bino al Tempio. Nella Sagreſtia vi ſon al- cune ſtoriette del B. Gio. Angelico, e di Franceſco Poppi dipinte a freſco ſotto il Coro laterali alla porta ſotto li due mi- racoli di S. Zanobi. Poco diſtante da que- ſto trovaſi la Chieſa delle nobili Religio- ſe di

ſto

S. GIOVANNINO de' Cavalieri di Malta aſſai vaga, e ſpazioſa diviſa in tre nava- te. La prima Cappella, che incontraſi a man dritta ha una devota Immagine del Crocifiſſo traslatato dall'antica loro Chie- ſa, e Convento che avevano dalla Porta Romana. Nella ſeconda vi è eſpreſſa da Santi di Tito la Natività di S. Gio. Bati- ſta, la terza è dedicata alla Preſentazio- ne di Maria. Nella teſtata della Navata vedeſi la ſua incoronazione, che è antica pittura dell'Orcagna. All'Altar Maggiore dipinſe Pietro Dandini la Decollazione di S. Gio. Batiſta con due ovati, che in uno S. Agoſtino, e nell'altro Santa Maria Mad- dalena de' Pazzi, di mano d'Aleſſandro Ghe- rardini, di cui ſono ancora le pitture a fre- ſco della tribuna, e della ſoffitta della Chieſa ornata da Rinaldo Botti. Ne ſe- guita la Naſcita di Gesù Criſto del Ghir- landajo. Dopo ne viene una Nunziata del- la Scuola di Giotto. Vi è in fine la Cap- pella della Beata Ubaldeſca Religioſa di queſt'Ordine Geroſolimitano. E' da ſaperſi che in queſto eſemplariſſimo Monaſtero vi fu educata per più di ſei anni ſino dalla ſua puerizia la Glorioſiſſima Santa Maria Maddalena de' Pazzi noſtra Concittadina. Di quì eſcendo trovaſi lo

I 2 ſua

SPEDALE DEGL'INCURABILI molto capace, e adattato al biſogno, ed il

PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbricare col diſegno di Raffaello da Urbino, da Monſig. Giannozzo Pandolfini Veſcovo di Troja; Ne ſegue la Chieſa e Convento delle Monache di S. Lucia dello ſtretto Ordine di S. Domenico. Quindi la Chie- ſa di San Luca già Convento ſoppreſſo, e incorporato nello

SPEDALE DI BONIFAZIO,o Conſervatorio de' Poveri queſtuanti, dove ſi raccettano in gran parte perſone dell'uno, e dell' altro ſeſſo, che per vivere neceſſitano dell'altrui ſoccorſo; il qual luogo è chia- mato di Bonifazio Lupi nobiliſſimo Par- migiano, già Poteſtà di Firenze nel Seco- lo XIV. nella di cui Loggia ſopra una Por- ta, la lunetta rappreſentante S. Caterina, è di Niccodemo Ferrucci. La Madonna con alcuni Santi è di Cennino Cennini diſcepolo di Taddeo Gaddi. La SS. Trini- tà, e la pittura allato alla Porta dello Spedale ſono di Agnolo Donnini. La re- ſtaurazione della Chieſa antica fu fatta col diſegno di Gio. Batiſta Pieratti. In eſſa la Madonna del Roſario è di Niccodemo Fer- rucci, di faccia a queſta vi è il Martirio di S. Caterina di Fabbrizio Boſchi. Il S. Mi- chele è di Mario Balaſſi. L'Annunziazione è opera di Niccolò Soggi Diſcepolo di Pie- tro Perugino. All'Altar maggiore ſi vede una Tavola di Matteo Roſſelli nella quale ha effigiato S. Maria Maddalena dei Paz- zi. Proſeguendo verſo la Porta trovaſi

ſtau-

S. MINIATO detto del Ceppo già Mo- naſtero di Monache anco eſſo incorpora- to al ſopradetto Spedale nella cui Chieſa vaghiſſima vedeſi al maggiore Altare l'Aſ- ſunzione di Maria opera di Pier Dandini. A man dritta vi è il Martirio di S. Mi- niato di Franceſco Bianchi. E ſotto il Coro dipinſe Bernardino Poccetti. E rivolgendo per via delle Ruote, dove può oſſervarſi ſul Canto la piccola, ma vaga facciata della Caſa, che per propria abitazione ſi fabbricò il celebre Pittore Santi di Tito; e ſull'altro canto di Via S. Zanobi un bel- liſſimo Tabernacolo di Domenico Puligo di- ſcepolo di Andrea del Sarto, e dipoi ritor- nando per la Via S. Gallo trovaſi la Chieſa delle Religioſe di

I 3 S. AGA-

S. AAGATA nella quale è ammirabile la belliſſima Tavola di Aleſſandro Allori eſpri- mente le Nozze di Cana Galilea come an- cora tutta la Tribuna di detto Altar mag- re. I due laterali ſono di Gio. Bizzelli. La Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di Gi- rolamo Macchietti, e le lunette intorno alla Chieſa eſprimenti il Martirio di S. Agata ſono di Suor Ortenzia Fedeli. Po- co diſtante trovaſi il Monaftero e Chieſa delle Nobili Religioſe dette di

CHIARITO, dal B. Chiarito che ne ſu il fondatore. Si venera in queſta Chieſa una miracoloſiſſima Immagine del Crocifiſſo la- ſciatovi nel 1399. dalla Compagnia de' Bian- chi; e ne' due Altari uno, in faccia all'al- tro vi ſono due belle Tavole di Giovanni Stradano rappreſentante una S. Tommaſo Apoſtolo che riceve la Cintola da Maria Santiſſima, e l'altra l'orazione nell'Or- to. Di quì paſſeremo alla

CHIESA delle Nobili Religioſe di S. CLE- MENTE ove Santi di Tito dipinſe la Tavo- la dell'Altar maggiore, e quella del S. Ago- ſtino a mano dritta è di Iacopo da Pontor- mo. E di qui oſſervata l'antica Pittura di Michele di Ridolfo del Ghirlandajo ſopra la Porta S. Gallo, e ſeguitando la ſtra- da a mano ſiniſtra per le mura ſi trova il

da

CASTEL S. Gio. Batiſta volgarmente det- to la Fortezza da Baſſo fatto fabbricare dal Duca Aleſſandro nel 153... in cui con- ſervaſi una belliſſima e copioſa armeria, oltre alle coſe ſingolari che vi ſi ammira- no, che da noi con gran ragione ſi taccio- no, con far ſolo menzione della nuova fon- ditura di Cannoni e Campane che vi ſi eſercita, e che tanto ſacilita la manifat- tura, e ne aſſicura. Di qui paſſeremo al

CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual- fonda, pieno di Statue antiche e moder- ne, e di pitture eccellenti, tra le quali nella Cappella è la Volta a freſco del Vol- terrano, con un Giardino molto vaſto, e delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di Papa Bonifazio VIII., che prima era alla fac- ciata del Duomo, eretta da' Fiorentini per la benevolenza che queſto Pontefice avea dimoſtrata alla loro Nazione. Eſcendo del Caſino del Marcheſe Riccardi e voltando in Via Nuova, ſi vede alla metà di eſſa un Tabernacolo con pittura di Giovanni da S. Giovanni: proſeguendo poi in fac- cia alla medeſima ſtrada ſi trova la Chie- ſa e Convento delle Monache di

S. GIULIANO, fuori di ella vedeſi un Ta- bernacolo la di cui pittura che ſta coper- ta di vetro, è opera di Andrea del Ca- ſtagno. In Chieſa poi entrando a man de- ſtra vedeſi l'Altare del Santiſſimo Croci- fiſſo opera aſſai ſtimabile di Mariotto Al- bertinelli, di cui è ancora la Tavola all' Altar maggiore. Il quadro poi dell'altro Altare a ſiniſtra rappreſentante la Naſcita del Santo Bambino è di Iacopo da Empo- li, e ſeguitando la ſtrada trovaſi la Chie- ſa di

I 4 ber-

S. ONOFRIO delle Religioſe Franceſcane dette di Fuligno, dove oltre una bella Ta- vola dell'Aſſunzione che ſi vede all'Altar maggiore, e a man dritta quella di Iacopo Ligozzi rappreſentante l'Adorazione de' Magi e vi è dirimpetto da ammirare il belliſ- ſimo S. Franceſco in atto di ricevere le Stimate dipinto con la più viva eſpreſſione da Lodovico Cigoli, opera in vero ſtima- tiſſima di sì eccellente artefice. La Volta è pittura del P. Galletti Teatino. Poco di- ſtante da queſta Chieſa andando verſo la Fortezza ſi trova la Chieſa di

S. ANTONIO, già Convento di Canonici Regolari Franceſi ſtati poco tempo fa ſop- preſſi nella quale Chieſa al primo Altare a man dritta vi è la Tavola di S. Luigi Re di Francia opera di Livio Mehus. Il quadro di S. Antonio viene da Niccolò Mignard, e ritornando indietro per la medeſima ſtrada, ſi giunge alla Chieſa di

Fran-

S. IACOPO in Campo Corbolini, Com- menda de' Cavalieri di Malta, ove oltre a vari Depoſiti di Perſonaggi inſigni in valo- re e pietà di detto ſacro ordine, vedeſi in una Cappella la Tavola eſprimente la De- collazione di S. Gio. Batiſta, opera di Fi- lippo Palladini, e ſopra la Porta princi- pale un belliſſimo putto a freſco di Gio. da S. Giovanni, che ſoſtiene l'arme della Famiglia dell'Antella. Di qui eſcendo, e voltando a man deſtra in Via dell'Amore, trovaſi la Chieſa delle

MONTALVE: la Nunziata che vi è all' Altar maggiore è dipinta da Alfonſo Bo- ſchi, e i quadri de' due Altari a mezzo la Chieſa ſono del Prete Michele Lepri. Quì appreſſo oſſerveremo la Caſa fatta fabbri- care con gli onorifici donativi di Luigi il grande Re di Francia da Vincenzio Vi- viani primo Mattematico del Granduca Co- ſimo III. ultimo Scolare del Galileo. Nel- la facciata di queſta Caſa, eretta con di- ſegno del Senator Gio. Batiſta Nelli, alla qual Famiglia di preſente appartiene, con raro eſempio, ed in ſegno evidente d'Uo- mo grato al Maeſtro, ed a generoſi Be- nefattori, vedremo ſopra la porta mag- giore, eſpoſta al pubblico la viva Effigie di bronzo in rilievo, gettata da Gio. Ba- tiſta Foggini, di queſt'immortale Eroe Fio- rentino, e dall'eſpreſſo ne' Cartelloni late- rali, come da un Compendio di Vita, ci verrà indicato parte delle notizie de' di lui ammirandi ritrovati. Soddisfattici d'aver veduto una memoria sì bella, entrando ſulla Piazza Vecchia di Santa Maria No- vella oſſerveremo a man deſtra il

raro

PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fab- bricata una Galleria di antiche Statue, e dipinta vagamente da Vincenzio Meuc- ci, ed è anche ricca di inſigni pitture de' più eccellenti maeſtri poſſeduta in og- gi dalla Marcheſa Caſſandra Capponi ſuper- ſtite di tal Famiglia, e dipoi per corta ſtra- da paſſeremo al Giardino, e Palazzo de' Gaddi, ricchiſſimo di Statue ſingolari, di pitture, e di medaglie; ed oſſervando il Palazzo detto del Mandragone, ed in ap- preſſo quello de' Venturi, diſegno del Bon- talenti ove è una ſala nobilmente dipin- ta da Bernardino Poccetti, giugneremo al- la Chieſa di

SAN-

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Dome- nicani, una delle più belle non ſolo di Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da Michelagnolo Buonarroti, che come è fama fra noi, ſolea chiamarla la ſua Spoſa. Fu queſta cominciata nel 1279. avendone po- ſta la prima pietra ne' 18. Ottobre di det- to anno il Cardinale Latino, col diſegno di Fra Siſto, e Fra Riſtoro, Converſi di quell'ordine, e Fiorentini, intendentiſſimi d'Architettura, e perfezionata circa l'an- no 1350.; governando il Convento Fra Ia- copo Paſſavanti celebre ed eloquente Scrit- tore. Promoſſe la gran Fabbrica di queſto Tempio il Beato Giovanni da Salerno di- ſcepolo di San Domenico, di cui è oſſer- vabile la bella Statua fatta da Girolamo Ticciati, e collocata nel mezzo del mag- gior Chioſtro. Or queſto Tempio magnifi- co è diviſo in tre Navate, ſoſtenute da pilaſtri, e colonne, ſulle quali poſano gli archi delle volte, così ben rilevate, che oltre la maeſtà, e vaghezza, rendono mol- ta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle Navate ſono le Cappelle tutte di un or- dine. In ciaſcuna di eſſe è una Tavola di Pitture eccellenti. Incominciando dalla por- ta del mezzo, la prima a man deſtra, do- ve la Vergine Annunziata dall'Angiolo, è dipinta da Santi di Tito. Segue il Mar- tirio di San Lorenzo mirabilmente effi- giato da Girolamo Macchieti: e dopo que- ſto la Natività del Signore dipinta da Ba- tiſta Naldini, di cui ſono l'altre due ſe- guenti, cioè quella della Purificazione di Maria Vergine, e l'altra della Depoſizio- ne di Croce di Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il Lazzero riſuſcitato, dopo della qual Cappella vedeſi il belliſſimo Se- polcro della B. Villana de' Botti, ſcolpito di mano di Deſiderio da Settignano. Del Ligozzi poi è la Tavola di San Raimon- do, che riſuſcita da morte un fanciullo. Salita una ſcala in teſta alla Crociata ſi ammira una ſtupenda Tavola rappreſentan- te il Martirio di S. Caterina opera di Giu- liano Bugiardini. In queſta Cappella oſſer- vaſi un antichiſſima immagine di Maria Ver- gine la prima opera di Cimabue data al pubblico ſtata gran tempo all'Altar mag- giore di queſta Chieſa; nella quale comin- ciò il ravvivamento della Pittura. Ne ſe- gue proſſima a queſta la Cappella di S. Do- menico ove la Tavola è di lacopo Vigna- li, lo sfondo è di Piero Dandini, come an- cora una delle due Lunette; l'altra rap- preſentante la Pietà è del Paſſignano, i due gran quadri laterali ſono del Bonechi. L'altra Cappella tutta dipinta a freſco è di Filippo Lippi; e la Madonna di marmo bianco poſta ſopra il Sepolcro di paragone dietro l'Altare, è opera di Benedetto da Majano. Dietro all'altar maggiore belliſ- ſime ſono le pitture del Coro fatte dal Grillandajo. In ſette Storie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Vergine, ed in altre ſette dall'altra, quella di S. Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ri- tratte da quel Pittore molte perſone di quei tempi, cosi bene, ed al vivo, che la na- tura vien ſuperata dall'arte. Le pitture, tanto d'avanti, che di dietro di queſt'Al- tare ſono di mano del predetto Grillandajo. Nella prima Cappella, proſeguendo il giro della Chieſa, ammiraſi il celebre Crocifiſ- ſo di Filippo di Ser Brunelleſco. Nelle ſe- conda fatta con diſegno di Gio. Antonio Doſio tutta lavorata di ricchi marmi oſſer- vaſi la Tavola di Agnolo Bronzino, di cui pure è la Pittura della volta; i Baſſirilievi di marmo, che ſono nelle pareti ſopra i depoſiti ſono di Gio. dell'Opera. Saliti per una pic- cola ſcala alla terza Cappella, dipinta tut- ta a freſco da Andrea, e Bernardo Orca- gna fratelli, ſi vede ancora la Tavola dell' Altare di mano del detto Andrea. Ed oſ- ſervando nella contigua Sagreſtia oltre i diverſi grazioſi ornamenti, le Pitture del Beato Gio. Angelico e di altri buoni auto- ri moderni, rientreremo nella Navata dove al primo Altare trovaſi la Tavola di S. Gia- cinto lavorata da Aleſſandro Bronzino, al ſecondo vi è una S. Caterina di rilievo del- la quale non è noto l'Autore. Potranno quì oſſervarſi i due Tabernacoli poſti ai Pilaſtri fatti con diſegno di Pier Franceſco Silva- ni, e le due Tavole una del Cigoli rappre- ſentante S. Pier Martire, e l'altra dell'Em- poli. Ne ſegue poi nell'ordine delle Cap- pelle, due Tavole del Vaſari, la prima rap- preſentante Criſto riſorto, l'altra la Madon- na del Roſario, appreſſo a queſta la belliſ- ſima Tavola della Sammaritana opera d'A- leſſandro Bronzino, ne vien poi il Sepolcro d'Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fie- ſole, ma la Madonna, e gli Angioli ſono di Maſo Boſcoli. In ultimo della Navata, alla Cappella de Ricci, la Tavola di S. Ca- terina della ſteſſa Famiglia è di mano di Gaetano Romanelli. E finalmente tralle due porte è effigiato S. Vincenzio Ferreri dal Pittore Iacopo di Meglio. Uſcito di Chie- ſa il Foreſtiero e conſiderando l'antichiſ- ſima facciata fatta fabbricare da Orazio Ru- cellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti terminata nel 1477.; vedrà l'Armilla di Tolomeo per oſſervar l'ingreſſo del Sole nel primo punto d'Ariete fattavi colloca- re dal Gran-Duca Coſimo I., dall'altra par- te uno Gnomone per comodo degli Studen- ti d'Aſtronomia, opera di F. Ignazio Danti dello ſteſſo ordine. Dalla Chieſa paſſere- mo nel Convento, adagiato di comode abi- tazioni, in cui ſon molte coſe degne d'eſ- ſer vedute da ciaſchedun Foreſtiero. Pri- mieramente ſi trova un Chioſtro aſſai gran- de, le cui Pareti lungo la Chieſa furono dipinte a verde terra di ſacre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccelli, Pittore anti- co, e da altri alquanto a lui anteriori, tut- to il rimanente del Chioſtro. E quivi ſitua- ta la Cappella della Nazione Spagnola, già eretta dalla Famiglia Guidalotti per Ca- pitolo di quei Padri, con pitture nelle pa- reti, e nella volta di mano di Taddeo Gad- di, e di Simone Memmi, fatta reſtaura- re, ed abbellire dal Padre Maeſtro Fra Sal- vadore d'Aſcanio Spagnolo, ſtato Miniſtro del Re Cattolico. La Tavola di San Ia- copo Apoſtolo, Tutelare della Cappella, è di mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di marmo, collocato oggi ſull'Altare, è ope- ra del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chio- ſtro, che è lungo centodieci braccia, e largo novanta, lo vedremo diviſo in cinquanta lunette, lavorate da Maeſtri eccellenti, e ſpecialmente da Santi di Tito, dal Poccet- ti, dal Cigoli, dal Vaſari, da Batiſta Nal- dini, dal Balducci, e da varj altri cele- bri Profeſſori di quel tempo. Ivi ſono e- ſpreſſi i fatti più ſingolari di San Domeni- co, e di Sant'Antonino Arciveſcovo di Fi- renze, con alcuni Ritratti d'Uomini illuſtri per Santità; che mentre viſſero, ſantifica- rono coll'eſempio loro queſto Convento. E' quì da oſſervarſi la gran Parete verſo Po- nente, con le Armi in pietra della Chieſa Romana, e della Repubblica Fiorentina, per eſſer queſto uno de' Lati del grande Stanzone ſervito al General Concilio cele- brato in Firenze con la preſenza di Euge- nio IV., e dell'Imperator Paleologo ec., nel quale ſeguì l'unione della Chieſa Gre- ca con la Latina. Vicino al Chioſtro è ſi- tuata la Spezieria, celebre in molti luoghi d'Italia, avvegnachè in eſſa, al pari d'ogni gran Fonderia, ſi fabbrichino medicamenti chimici d'ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e odori di ſingolar perfezione, come è ben noto a' Profeſſori di queſt'Arte. Salendo nel Dormentorio nuovamente di pitture ab- bellito, colla ſerie di tutt'i Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Religione, tro- vaſi la Cappella detta del Papa, dipinta da Iacopo da Pontormo, e nella quale cele- brarono quattro Sommi Pontefici, cioè Mar- tino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo queſta è una copioſa Libreria, di- poi il Noviziato fatto fabbricare dal Pa- dre Aleſſio Strozzi inſigne Benefattore di queſto Convento. Dal quale uſcendo s'en- tra in una gran Piazza con due Piramidi rette ſopra le loro Baſi da quattro groſſe Teſtuggini di bronzo. In queſta Piazza di- viſa da dette due Piramidi ben diſtanti l' una dall'altra, e ridotta per il giorno avan- ti alla Feſta di S. Giovanni Protettor di Firenze, con ben ordinati palchi per l'im- menſo popolo a foggia di un vaſtiſſimo Teatro, vi ſi corre in giro per tre vol- te il Palio dei Cocchi all'uſo degli anti- chi Romani. In teſta alla quale ſta collo- cato di contro alla Chieſa il palco nobil- mente apparato per il Sovrano e Sua Real Famiglia con altro appreſſo per le cariche di Corte. Feſta per verità nobiliſſima, iſti- tuita da Coſimo I. nel 1563.

ve

pre-

gna

ſa

di

odori

K di

Accanto alla Porteria del Convento vi è la Compagnia detta della Scala, nella qua- le ſono varie buone pitture, nel di cui atrio ſingolarmente vi ſi ammira a mano deſtra la Tavola del Crocifiſſo, belliſſimo lavoro di Lorenzo Lippi, e a ſiniſtra quel- la di Orazio Fodani, rappreſentante il Gio- vane Tobia quando guariſce dalla cecità il ſuo Genitore. Sulla detta Piazza in faccia alla Chieſa è ſituato lo Spedale di

SAN PAOLO de' Convaleſcenti detto così per la Carità che vi ſi eſercita di ricettare per tre giorni i poveri freſchi di male. Il diſegno della Loggia diceſi fatto dal Bru- nelleſco, i Tondi nei peducci, e la Lunet- ta ſopra la porta della Chieſa, ſon d'An- drea della Robbia Nipote di Luca. Il bu- ſto del Gran-Duca Ferdinando I. di mar- mo collocato nel mezzo, è di Gio. dell' Opera. Paſſato queſto Spedale trovaſi la Chieſa delle Religioſe dette le Stabilite, e voltando a man ſiniſtra ſi trova quella de' Padri Carmelitani Scalzi di

S. PAOLO detto S. PAOLINO, d'antichiſ- ſima, che ella era fu ridotta alla moder- na da' predetti Padri, ai quali fu conceſſa fino dal 1618. con architettura aſſai va- ga nell'anno 1669. con diſegno del Bala- tri. Ella ha una ſola Navata, con tre Cap- pelle per banda sfondate, e due gran Cap- pelle in faccia l'una all'altra che fanno Crociata, e pongono in mezzo un ampia Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola. Sulla porta al di dentro ſtà appeſa una Ta- vola, ove è effigiata S. Tereſa di mano di Piero Dandini: nella prima Cappella a man dritta vi è un Ecce Uomo, nella ſecon- da un antica Immagine della Santiſſima Annunziata. Segue il magnifico Altare del Tranſito di S. Giuſeppe di Gio. Ferretti; dai lati il Medaglione, ov'è lo Spoſali- zio della Madonna fu opera di Vincenzio Meucci, e l'altro ov'è il ripoſo della S. Famiglia che va in Egitto, fu lavorato da Ignazio Enrico Hugford. All'Altar mag- giore evvi un bel Crocifiſſo di rilievo, e nella teſtata del Coro il rapimento di S. Paolo, opera del Cavalier Curradi. Dai lati, la converſione, e decollazione del Santo è di F. Iacopo Carmelitano Scalzo. Seguita la Cappella di S. Tereſa il di cui quadro all'altare è dello ſteſſo Curradi, nei Medaglioni dai lati il Marcheſini in uno effigiò la Santa, nell'altro il detto Ignazio Hugford eſpreſſe S. Giovanni del- la Croce. Alla proſſima Cappella di S. Gio- vacchino, la Tavola del detto Santo è del medeſimo Marcheſini. E nell'ultima, fu fatta da Tommaſo Gherardini l'Orazione nell'Orto. Di quì proſeguendo per la ſtra- da di Palazzuolo trovaſi la

fino

K 2 Igna-

CONGREGAZIONE di S. Franceſco della Dottrina Criſtiana detta de' Bacchettoni fon- data dal Venerabile Ipolito Galantini Fio- rentino. Queſto Oratorio è degno di ve- derſi anco per l'eccellenti pitture che ador- nano la vaſta ſoffitta, ove han gareggia- to cinque illuſtri Pittori nei diverſi ſpar- timenti, che la compongano. E primie- ramente Gio. da S. Gio., Baldaſſar Vol- terrano, Fabbrizio Boſchi, Cecco Bravo e Pietro Liberi da Padova, a cui toccò a far la Fama Volante, con l'arme Grandu- cale de' Medici, la cui generoſa Pietà nel- la creazione di queſto Santo Luogo ha da- to tutta la mano. Modernamente poi fu- rono ornate le pareti di queſta Chieſa con l'architettura di Rinaldo Botti, e le figu- re di Niccolò Manetti. L'atrio della me- deſima fu fatto di pianta dalla Granducheſ- ſa Maria Maddalena d'Auſtria; le Tavo- le che vi ſono a due Altari furon dipin- te da Pietro Dandini; Nell'eſcire di que- ſta Chieſa, e prendendo la più vicina ſtra- della che ſi preſenta, entreremo in Via della Scala, ove trovaſi il nobil Convento e Chieſa della Concezione detta del

te

MONASTERO NUOVO; nella quale fu in corporato il celebre Salone del Concilio Fiorentino. All'Altar maggiore la Tavo- la de' Magi è di Franceſco Conti, e la gran lunette che vi è ſopra è opera aſſai lode- vole d'Antonio Franchi; Aurelio Lomi all' Altare a man deſtra dipinſe la Pietà, e le figure che adornano a ſiniſtra il Tabernaco- lo della Madonna ſono del Paſſignano. Tro- vaſi poco diſtante il

PALAZZO, E GIARDINO del Marcheſe Ri- dolfi, ora dello Stiozzi; queſto è ripieno di belliſſimi Quadri, con un nobile, e va- ſto Giardino, ov'è di Antonio Novelli una Statua Coloſſale, oltre i vaſti, e como- di appartamenti. Da queſto eſcendo per queſta ampliſſima ſtrada troveremo a ſini- ſtra il nobile Monaſtero di Religioſe Ca- maldolenſi detto di

S. MARTINO la di cui piccola, ma va- ghiſſima Chieſa ornata di ſtucchi ha due Cappelle laterali che in una della Nunzia- ta e l'altra del Batteſimo di S. Agoſtino le di cui Tavole ſon dipinte da Batiſta Gidoni, e quella dell'Altar maggiore è ope- ra del Ferretti con l'adorazione de' Ma- gi. Di qui proſeguendo il cammino ſi tro- va altro nobile Monaſtero e Chieſa di

K 3 le

S. IACOPO di Ripoli di Religioſe dell' Ordine di S. Domenico; ove ſulla porta della Chieſa vedeſi un bel lavoro di Luca della Robbia, e dentro parimente ven'ha altri due ſopra le due laterali Cappelle, in cui ſtan collocate belliſſime Tavole di Domenico del Ghirlandajo. Poco più ol- tre ſi giugne alle mura della Città, da dove con breve tratto ſi arriva alla Porta al Pra- to; e in quel luogo vaſtiſſimo fan vaga vi- ſta, da una parte, tutte le Caſe d'un ordi- ne ſteſſo, e dall'altra il

CASINO E PALAZZO de' Principi Corſini, nell'atrio del quale, che conduce al Giar- dino è ſtata poſta una bella raccolta di an- tiche inſcrizioni. Il detto Caſino è ſituato in mezzo a due Chieſe di Religioſe, che la prima, venendo dalla porta, è Santa Maria, e l'altra S. Anna. Nella prima è oſſervabile all'Altar maggiore la Tavola de' Magj, che è di Girolamo Macchietti, e oltre a quella vi è una Pietà di Santi di Tito; e il Batteſimo di S. Agoſtino belliſſi- mo lavoro del Cav. Curradi, nella ſecon- da aſſai abbellita modernamente da che vi fu introdotta la devozione di Maria San- tiſſima del Buon Conſiglio, la di cui Im- magine veneraſi al deſtro Altare. Vedeſi alla maggior Cappella una Tavola degna di ſtima di mano del Pontormo, la ſoffit- ta è dipinta da Vincenzio Meucci, e l'ar- chitettura da Giuſeppe del Moro. Di qui entrando in Borgo Ogniſſanti vedremo a ſiniſtra una piccola traverſa, che mette alla Chieſa Parrocchiale di S. Lucia, ove all'Altar maggiore è una Tavola del Ghir- landajo. Due altre a tempera del Puglie- ſchi, e una antica Santiſſima Immagine del- la Nunziata in gran devozione. Di qui rimettendoſi in ſtrada pel detto Borgo, giu- gneremo alla Chieſa di

mo

OGNISSANTI, dove abitano i Frati Mino- ri dell'Oſſervanza di San Franceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di pietre forti; con buon diſegno intagliate, per opera del Nigetti Architetto. Il baſſo rilievo di ter- ra cotta, ſituato ſopra la porta di mezzo, è di Luca della Robbia. La prima Tavo- la, che ſi trova entrando per la Porta prin- cipale è di Vincenzio Dandini Fiorentino, valente diſcepolo di Pietro da Cortona.

K 4 Nel-

Nella ſeguente, lungo la Navata vi è da Lodovico Butteri eſpreſſa con molto ſtu- dio e bellezza l'Aſcenſione di Criſto. Do- po a queſta vi è da Matteo Roſſelli effi- giata Santa Liſabetta Regina di Portogal- lo. Ne ſegue la Madonna col Bambino Gesù, e altri Santi di mano di Santi di Tito. Tra queſta, e la ſeguente Cappella, vi è dipinto a freſco da Sandro Botticelli S. Agoſtino. E' da ſaperſi, che queſta pit- tura nel 1566. con l'altra di S. Girolamo che ſtà dall'altra parte, furono ſegate dal muro del tramezzo, che vi era in queſta Chieſa all'uſo antico; e inſerite con gran diligenza nelle pareti ove al preſente ſi vendono; ma l'altra di S. Girolamo è di Do- menico del Ghirlandajo. Ne viene dopo la Tavola di S. Franceſco, che è di mano di Niccodemo Ferrucci. Dipoi quella della SS. Concezione, lavoro di Vincenzio Dan- dini. Accanto a queſta il Pugliani eſpreſſe il Beato Salvatore da Orta, che riſana in- fermi. Voltando verſo la crociata, il S. Diego è di Iacopo Ligozzi. All'altro Al- tare vi è S. Pietro d'Alcantara, e S. Te- reſa di mano di Lazzaro Baldi, i quadri laterali del Meucci, e la tribuna di Mat- teo Bonechi. In teſta alla Crociata, la Tavola di S. Bernardino e S. Giovanni da Capiſtrano è di Vincenzio Dandini. I la- terali ſi credono d'Andrea del Caſtagno, la Tribuna con i due ovati, di Giovanni Ferretti, e l'architettura di Lorenzo del Moro. Nella prima Cappella che ſegue vi è la Tavola di S. Eliſabetta dipinta da Giu- ſeppe Pinzani con la Cupolina di Ranieri del Pace, e dell'iſteſſo Pinzani è la S. Ro- ſa, che ſi vede nella ſeguente; l'altre pit- ture furono eſeguite da Giovanni Cinqui. La Tavola poi che ſta appeſa ſopra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra, la Tavo- la di S. Paſquale è dipinta da Pietro Dan- dini, e i laterali dal Ciceri. E' poi da am- mirarſi la maggior Cappella molto arric- chita di nobiliſſimi marmi, e la Cupola e i peducci di Giovanni da S. Giovanni; a queſto Altare iſolato vedeſi un paliotto di pietre dure iſtoriato con alcuni fatti di S. Franceſco, ſopra di eſſo vi è eretto un Cro- cifiſſo di bronzo, opera di Bartolommeo Cennini diſcepolo del Tacca; gli Angeli di marmo ſopra le porte del Coro, ſono di Andrea Ferroni di Fieſole, i quattro San- ti della Religione nelle Nicchie, ſono di Franceſco Gargiolli da Settignano. I due quadri laterali, che in uno S. Chiara, è opera di Coſimo Gamberucci, e nell'altro il S. Bonaventura è di Fabbrizio Boſchi. La facciata del Coro dipinta a freſco è la- voro del Pinzani, che vi ha eſpreſſo Cri- ſto che caccia i Profani dal Tempio. Paſ- ſata la Cappella maggiore trovaſi da Pier Dandini effigiato S. Giovanni da Capiſtra- no, del quale ſon pure i due laterali. In faccia alla porta della Sagreſtia, è la Cap- pella di S. Margherita da Cortona, ov'è la detta Santa dipinta da Pietro Marcheſi- ni. Ritornando nella Navata trovaſi la pri- ma Tavola di S. Bernardino da Siena, ope- ra di Fabbrizio Boſchi: nella ſeconda Cap- pella vi è un Crocifiſſo di legno, del qua- le non è noto l'artefice. La ſtatua, che ne ſuccede di S. Antonio da Padova è di Baldaſſar Fiammingo. Nella quarta Cappel- la è l'Aſſunta di Tommaſo da S. Friano. Segue il Martirio di S. Andrea opera de- gna di ſomma lode di mano di Matteo Roſſelli. La Tavola della Nunziata è la- voro di Bartolommeo Traballeſi. La ſoffit- ta è ſtata fatta ultimamente, il di cui sſon- do fu dipinto da Giuſeppe Romei, e l'or- nato d'Architettura di Giuſeppe Renucci. Conſervanſi ancora in queſta Chieſa mol- te Reliquie, e fra queſte la Tonaca di San Franceſco, tenuta in ſomma venerazione. Dopo la Chieſa ne viene il Convento, in cui v'è un belliſſimo Chioſtro con tutte le lunette dipinte a freſco, cinque delle qua- li ſono di Giovanni da S. Giovanni; cioè quella ove San Franceſco mette in pace gli Aretini, quella in cui riſuſcita una bam- bina caduta in caldaja, quella in cui ſana una cieca, e l'altra ove predica ſopra un albero. Ne ſegue una di Giovanni Gar- zia ſuo ſcolare, e figliuolo. Ma comin- ciando a ſiniſtra dalla porta del Convento per due intere navate ſono tutte diligentiſ- ſimo ed ammirabil lavoro di Iacopo Ligoz- zi della bellezza delle quali lunette per il colorito, finitezza ed eſpreſſione, niuno può averne idea ſenza vederle, e ſino all' angolo che mette alla Sagreſtia ſono di ſua mano fino al numero di 17. Nella Navata poi lungo la Chieſa ſono ſtate tutte eſegui- te da Fabbrizio Boſchi anch'eſſo eccellen- te Pittore il di cui Nipote Franceſco ha con ſomma eccellenza effigiati ne' peduc- ci delle Volte gli Uomini illuſtri dell'or- dine Serafico. Vi ſono in queſta contrada molte belle abitazioni, e la

Ta-

opera

Fran-

CHIESA, E SPEDALE di San Giovanni di Dio, tenuto da quei Religioſi con ſingolar pulitezza, e Carità. In queſto luogo vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore del nuovo Mondo. Seguitando la via del Corſo ſi giunge al

pu-

PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di Michelozzo. Dipoi ſi arriva al

PALAZZO, E LOGGIA de' Rucellai, fatti ambedue col diſegno di Leon Batiſta Al- berti. Uſcendo alquanto di ſtrada a man ſiniſtra ſi trova la Chieſa di

S. PANCRAZIO de' Monaci Valombroſani, nella quale entrando a man dritta ſi vede una magnifica Cappella della famiglia Ric- cardi fatta col diſegno di Giuſeppe Broc- cetti, ov'è un Immagine dell'Annunziata dipinta a freſco da Pietro Cavallini. Nel- la moderna reſtaurazione di queſta Chieſa la detta Cappella rimane nell'atrio, paſſa- to il quale, dopo la prima Cappella dov'è un Crocifiſſo, ſi trova la bella Tavola del Paſſignano rappreſentante S. Gio. Gualber- to, che perdona all'inimico; ne ſegue la terza Cappella nella quale ſi vede lavora- ta da Benedetto Buglioni allievo del Ver- rocchio una Pietà con S. Giovanni, e le Marie, e nelle pareti laterali in due Nic- chie S. Gio. Gualberto, e S. Verdiana. Sa- liti nella Crociata ſi vede dipinto a freſco Gesù moſtrato al Popolo dipinto ultima- mente da Giuliano Traballeſi. All'Altare in teſta della Crociata s'ammira la belliſſi- ma Tavola di Santi di Tito rappreſentan- te San Giovan Batiſta che predica alle Turbe. Dipoi nella Cappella de Minorbet- ti il ſepolcro di Meſſer Pier Minerbetti è di mano di Simone Fiorentino allievo del Verrocchio. Ne ſegue l'Altar maggiore po- ſto in iſola; dietro al quale è il Coro dei Religioſi. La Tribuna è dipinta da Sigiſmon- do Betti. Paſſata la Cappella del Santiſſi- mo in teſta all'altra parte della Crociata vi è una Tavola di Andrea del Minga rap- preſentante Maria Vergine Aſſunta, con S. Girolamo, e S. Caterina Vergine e Mar- tire. Nella parete laterale vi è dipinta a freſco modernamente da Tommaſo Gherar- dini una Madonna a piè della Croce. Se- guitando poi trovaſi la Porta di fianco nel cui ricetto oſſervaſi il ſepolcro del Veſcovo di Fieſole Benozzo Federighi con ſua ſtatua giacente di marmo, con attorno un vago feſtone di fiori e frutte, lavorato da Luca della Robbia, e dipoi al primo Altare paſ- ſata detta Porta vedeſi la Tavola di S. Se- baſtiano dipinta da Aleſſandro del Barbie- re. Al ſecondo ſi vede di mano di Fran- ceſco del Brina una Tavola dov'è dipin- to S. Bernardo degli Uberti, S. Gio. Gual- berto, ed altri Santi; al terzo altare è di mano di Santi Pacini S. Atto Veſcovo di Piſtoja, che riceve in abito Pontificale da due pellegrini la Reliquia di S. Iacopo Apo- ſtolo protettore di quella Città. Le ſtatue, che ſono lateralmente all'arco, ſono ſcol- pite da Domenico Poggini, rientrando ora nell'atrio, ſi trova la Cappella Rucellai, nella quale ſi vede il S. Sepolcro fatto fa- re da Giovanni Rucellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti, eſattamente eſeguito, con le miſure preſe in Geruſalemme dal Sepol- cro di Noſtro Signore. Eravi in antico al maggior Altare una Gran Tavola di Taddeo Gaddi con molti ſpartimenti di Santi e ſtoriette diverſe quali diviſe in tanti qua- dretti ſtanno modernamente diſtribuiti nell' appartamento del P. Abate di quel Mona- ſtero. Reſta ora da ammirare per ultimo tra le due porte la belliſſima Tavola di Mi- chele di Ridolfo del Grillandajo, ove con ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo i dieci- mila Martiri ai quali è dedicato queſto Al- tare. Da queſta Chieſa ritornando verſo il corſo incontraſi il

Ge-

ce-

CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la Log- gia di eſſa Famiglia, diſegno del Cigoli, og- gi anneſſa al Palazzo dei Marcheſi Corſi dai quali fu reſtaurata, e quivi s'incontra il

gia

PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricare da Filippo Strozzi nel 1489., con ſom- ma magnificenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica fu dato da Benedetto da Majano, ſebbene poi proſeguito dal Cro- naca, il quale nella parte interiore mutò ordine di Architettura, avvegnachè per di fuori Toſcano, con bozze di pietra forte, di grandezza non ordinaria, per di dentro ſia Dorico e Corintio, come ſi vede nel Cortile. Rimane queſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha nella ſommità un cor- nicione di raro artifizio. Dietro a queſto Palazzo, ſulla Piazza detta delle Cipolle, vi è l'antichiſſima Chieſa Parrocchiale di

S. MARIA UGHI, ſulla principal Porta della quale, Domenico del Ghirlandajo vi effigiò Maria SS. col Santo Bambino e due Ange- li, e a un Altare a mano deſtra Pietro Ca- vallini Romano vi dipinſe ſul muro la SS. Nunziata. Poco diſtante da queſta Chieſa vi è la Prioria di

S. MINIATö FRA LE TORRI, anch'eſſa del- le più antiche della Città: ſulla porta ve- deſi una bella Vergine di Luca della Rob- bia, e accanto nella facciata vi fu dipin- to da Antonio del Pollajolo un S. Criſtofano a chiaro ſcuro di 10. braccia d'altezza, in oggi tutto trasfigurato dagl'Imbiancato- ri; ma nella ſua origine era un diſegno sì perfetto, e così bene inteſo nel ſuo penſa- re, che leggeſi eſſere ſtato fin ricopiato dal gran Michelagnolo nella ſua gioventù. All' Altar Maggiore vi è S. Miniato, e compa- gni, opera aſſai ſtimata di Andrea del Ca- ſtagno. Intorno alla Chieſa ricorre un fre- gio con diverſe iſtorie a chiaro ſcuro del Martirio di detto Santo, di mano di Vin- cenzio Sgrilli. Di quì ritornando per la me- deſima ſtrada, e andando per Porta roſſa; ve- dremo ſullaPiazza di S. Trinita una belliſſima

bia,

COLONNA di granito d'ordine Dorico, qui- vi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con aver- vi fatto collocare ſopra, una Statua di porfi- do rappreſentante la Giuſtizia, di mano di Romolo del Tadda di caſa Ferrucci in memo- ria (come ſi crede da molti) dell'avere il mentovato Granduca ricevuta in queſto luo- go la nuova della preſa di Siena. Diceſi, che foſſe l'ultima Colonna levata dalle Ter- me Antoniane, e donata al Granduca Coſi- mo I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna appariſce di vaga viſta il

PA-

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col di- ſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del quale dall'iſteſſa parte ſi vede il gran

PALAZZO degli Spini, poi diviſo in più caſe, ed una parte abitato già da Bagna- ni. Quivi preſſo vi ſono le abitazioni dei Gianfiliázzi, dei Buondelmonti, dei Ricaſo- li, dei Torrigiani,degl'Altoviti, degl'Ala- manni, e dei Minerbetti, nei quali tutti vi ſono ottime pitture, ed altre moltiſſime rarità di aſſai pregio. Vedeſi incontro ad eſſo la Chieſa de' Monaci Valombroſani,chiamata

SANTA TRINITA diſegno di Gio. Piſano la facciata della quale fu fatta da Bernar- do Buontalenti nel 1593. Nel mezzo ſulla porta maggiore avvi un baſſo rilievo rap- preſentante la Santiſſima Trinità, ed alla- to alla porta laterale a mano ſiniſtra S. A- leſſio in una nicchia, belliſſime opere di Giovanni Caccini. Entrando per la porta maggiore trovaſi a mano deſtra effigiato da Tommaſo da S. Friano S. Dioniſio Areopa- gita, che medita la Reſurrezione di Cri- ſto. Nella prima Cappella della Navata evvi un Crocifiſſo antico, creduto dei Bian- chi. Nella ſeconda ſi vede effigiato S. Gio. Batiſta predicante alle turbe, opera di F. Franceſco Curradi. Nella terza è del Paſ- ſignano il Criſto morto retto dall'Eterno Padre, ed a baſſo ſon S. Luca, S. Gio. Ba- tiſta, ed altri Santi. Nell'altre due ſeguen- ti Cappelle ſonovi due Tavole antiche di D. Lorenzo Monaco Camaldolenſe. Segue la Sagreſtia dentro la quale oltre vari qua- dri antichi degni di molta ſtima, vi è all' Altare la Naſcita di Gesu Bambino, che è tra le più ſingolari opere di Domenico Ghir- landaio. Preſſo la porta di eſſa ſta appeſa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella qua- le dipinſe una Pietà. Ne ſegue poi la Cap- pella del Saſſetti tutta dipinta a freſco dal predetto Domenico Ghirlandajo; appreſſo è la Cappella di S. Gio. Gualberto alle pareti della quale ſono due Tavole, ove è in una S. Pietro Igneo che paſſa per il fuoco, ope- ra di Taddeo Mazza, nell'altra Domenico Peſtrini da Piſtoja colorì la moltiplicazio- ne di Pane, e Vino fatta da S. Gio. Gual- berto, la Concezione ſopra l'Altare è di Ignazio Hugford, ſupplendo per Tavola un bel Tabernacolo in cui ſi conſerva una Ma- ſcella del Santo. Contiguo a queſta Cap- pella è l'Altar maggiore ſopra il quale ſi venera l'Immagine del Crocifiſſo, che s'in- chinò a S. Gio. Gualberto, collocata mae- ſtoſamente col diſegno di Ferdinando Tac- ca, il Presbiterio fu diſegnato dal Buonta- lenti. Paſſando all'altra parte trovaſi la Cappella degli Uſimbardi tutta incroſtata di marmi carrareſi, e pregiatiſſime Pietre di diverſi colori, con due ſepolcri di dia- ſpro nero, ſopra dei quali ſon ritratti al naturale due Veſcovi di quella famiglia la- vorati da Felice Palma. Nell'Altare in una Nicchia di Diaſpro nero vedeſi un Croci- fiſſo di Bronzo del ſopraddetto Palma. So- no di grande ſtima le due Tavole nelle pa- reti, il S. Pietro Naufragante è eccellentiſ- ſimo lavoro di Criſtofano Allori; l'altra quando riceve le Chiavi da Criſto, fu co- lorita da Iacopo d'Empoli. Le Lunette a freſco ſopra di eſſe ſono di Giovanni da S. Giovanni, e la Tribuna è di Fabbrizio Bo- ſchi. Il Paliotto, o d'avanti dell'Altare ove è eſpreſſo in alto rilievo di bronzo il Martirio di S. Lorenzo è opera di Tiziano Aſpetti Padovano. Al proſſimo Altare è una Pietà di Giuſeppe Perini, di cui lateral- mente è il quadro di S. Geltrude, di fac- cia al quale è S. Idelfonſo, che riceve una Pianeta dalle mani di Maria Vergine, la- voro di Ignazio Hugford. Segue la Cap- pellina dipinta a freſco da Bernardino Poc- cetti. Rientrando nella Navata la prima Tavola è del Perini, la ſeconda di Loren- zo Bicci. La terza è una copia di D. Aleſ- ſandro Davanzati, da Paolo Veroneſe, ed in queſta Cappella è da notarſi il Sepolcro di Giuliano Davanzati. Nella quarta, da una banda il portar della Croce è del Vi- gnali, dall'altra l'orazione all'orto è del Roſſelli. Alla ſeguente Cappella ornata di marmi e colonne è la Nunziata dell'Em- poli, le due ſtatue ſono di Giovanni Cac- cini, la morte di S. Aleſſio è di Coſimo Gamberucci, ed il Martirio di S. Lucia è di Pompeo Caccini. La Cupola di Bernar- dino Poccetti. Fra le due Porte la Statua di S. Maddalena, fu principiata da Deſi- derio da Settignano, e terminata da Be- nedetto da Maiano. Di quì proſeguendo verſo il Fiume trovaſi a mano dritta il

L ſi-

ca,

L 2 Ta-

CASINO DE' NOBILI, e dicontro il Palaz- zo già de' Bagnani, or del March. Ferroni. Voltando da mano dritta lungh'Arno tro- vaſi il

PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua viſta magnifico da qualunque faccia ſi oſſervi, d'Architettura Toſcana, fatto per la mag- gior parte con diſegno di Pier Franceſco Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di appar- tamenti doppi, ſcale, gallerie, ed altre co- mode abitazioni, eſſendo una delle Fabbri- che più coſpicue di queſta Città. La Sala maggiore è lunga braccia quaranta, e larga venticinque, ed è ornata di varj colonna- ti, di ſtatue antiche, e di buſti di marmo, di mano d'eccellenti Scultori. La ſoffitta è opera di Anton Domenico Gabbiani, e tut- to il compoſto non può eſſere nè più vago, nè più magnifico. Conduce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una Scala fatta con bel diſegno da Anton Ferri, per- chè cominciando con due grandi branche, che ſi uniſcano in un bel ricetto, ov'è la Statua ſedente del Papa Clemente XII. Cor- ſini, va a terminare in una, che è arric- chita di nobile Architettura, di pietre e ſtatue belliſſime. Nel mentovato piano no- bile vi ſono otto appartamenti liberi, com- poſti di camere, anticamere, e retrocame- re, dipinte da più valenti Profeſſori, e ſin- golarmente dal medeſimo Gabbiani, e dal Gherardini, Dandini, e Puglieſchi. Sono ancora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie, gabinetti, ed altri ſervizj; e per comodità de' medeſimi, evvi una Cappella dipinta tut- ta dal Gherardini, colla Tavola dell'Alta- re, di mano di Carlo Maratta. Il piano terreno è altresì dipinto da' migliori Mae- ſtri d'Architettura. Oltre i prezioſi mobi- li, molti, ed ammirabili ſono i quadri anti- chi, e moderni de' più illuſtri maeſtri, che ſi conſervano per ornamento di queſto Pa- lazzo. Di quì tornando indietro, trovere- mo la

mode

L 3 ſtri

CHIESA DEL SANTI APOSTOLI una delle più antiche di Firenze nella quale entrando ſi trova a mano deſtra nella prima Cappella una Tavola di mano del Gamberucci, rap- preſentante S. Martino, che diſpenſa limo- ſine. Nella ſeconda il Cavalier Roncalli dalle Pomarance vi ha dipinoto S. Pietro, che alla porta del Tempio riſana lo ſtor- piato. Alla terza vi è la celebre Tavola del- la Concezione, opera di Giorgio Vaſari. Nella ſeguente vi è un antico quadro rap- preſentante la Santiſſima Nunziata. Paſſata la quinta Cappella di S. Antonio Abate, trovaſi il depoſito di Oddo degli Altoviti, ammirabile per la finezza de' fogliami, fe- ſtoni, e rilievi in marmo, opera di Bene- detto da Rovezzano, e quindi la Sagre- ſtia, e l'altare appreſſo ov'è una antichiſ- ſima immagine di Maria, ne viene la Cap- pella maggiore rinnovata col diſegno di Antonio Doſio. I due buſti laterali in mar- mo, ſono di Giovanni Caccini, Seguita do- po queſta la Cappella degli Acciaioli do- ve ſono lavori aſſai belli di Luca della Rob- bia. Dopo a queſta, e un altro altare ap- preſſo, trovaſi cinque cappelle sfondate, e nella prima vi è dipinto da Tommaſo da S. Friano la Nativita di Criſto, nella ſecon- da vi è di Stefano Marucelli S. Michel Ar- cangelo quando abbatte Lucifero. Ne ſuc- cede la Cappella della Centuria di S. Fran- ceſco di Sales, ove ſi ammira il Santo Ve- ſcovo da belliſſime figure d'Angeli inalza- to alla Gloria, opera del celebre Anton Domenico Gabbiani: Appreſſo alla quale vedeſi di mano d'Andrea Boſcoli la Cro- cifiſſione di Criſto. Nell'ultima è un an- tica Immagine di Maria, di Fra Filippo Lip- pi. E proſeguendo il cammino ſi vede il

po

PALAZZO già della Famiglia Borgherini, ora del Turco Roſſelli, che è diſegno di Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cam- mino di pietra ſerena di gran mole, lavo- rato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Be- nedetto da Rovezzano. Dipoi paſſato il Pa- lazzo degli Acciaiuoli, ſi giunge alla

CHIESA DI S. STEFANO, che circa all'anno 1640. fu con grandiſſima ſpeſa reſtaurata dai Marcheſi Bartolommei, che ne godono il Pa- dronato. Vedonſi nella Facciata le veſtigie della prima opera a ſreſco dl Giovanni da S. Giovanni. Entrati in Chieſa, a mano de- ſtra paſſato l'Altare di S. Andrea, trovaſi la Tavola con S. Bartolommeo; opera di Franceſco Bianchi. Ne ſegue l'Altare di S. Leonardo, e quindi la Cappella di S. Nic- cola, ove Matteo Roſſelli ha con maeſtria rappreſentato il detto Santo in Gloria. Nic- colò Lapi dipinſe a freſco la Santiſſima Ver- gine, e S. Giovanni, che ſi vedono nel proſ- ſimo Altare. Paſſata poi la piccola Tavola di S. Franceſco, è nella facciata una ſtatua di legno colorito rappreſentante S. Tomma- ſo da Villanuova. In una Nicchia del Co- ro vedeſi la Statua di S. Stefano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi. E' poi da notarſi all'Altare maggiore il celebre Pa- liotto di Bronzo nel quale con moltiſſime, e ben diſpoſte Figure di alto, e baſſo rilie- vo, Ferdinando Tacca effigiò il Martirio di detto Santo; Dono fatto a queſta Chieſa di Girolamo Bartolommei. Paſſate poi le due Tavole del Batteſimo di Criſto, e del- la Vergine Annunziata, ammireremo all' Altare della Madonna della Cintola la bel- liſſima opera di Santi di Tito ove effigiò Ma- ria Vergine, S. Agoſtino, ed altri diverſi Santi di queſt'Ordine. Trovaſi nella ſuſſe- guente da Mauro Soderini eſpreſſo il Mira- colo di S. Zanobi: E vedeſi la caduta di S. Paolo di mano di Franceſco Moroſino, dopo di che la Tavola di S. Caterina, e di S. Giovanni da S. Facondo. Poco diſtante da queſto luogo oſſerveremo la

del-

guen-

FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtrati della Città, la quale ordinata dal Granduca Co- ſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari riu- ſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguar- devole in ogni parte. L'Architettura di tutto queſt'Ediſizio è d'ordine Dorico ab- bellito di cornici, e pietre, lavorate con pulitezza non ordinaria. Nelle nicchie, che per di fuori ſi mirano, avea diviſato il Granduca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadini di queſta Patria, ma non potè adempire il bel diſegno pre- venuto dalla morte. Sotto il Loggiato, che ſoſtenuto da colonne, e pilaſtri, gira tutta la fabbrica vi è al primo ingreſſo un an- tichiſſima Chieſa intitolata S. Pietro Sche- raggio, ed inſeguito ſi trovano le reſiden- ze di vari Magiſtrati, uniti in queſto luo- go per comodo univerſale, e ſotto queſto Loggiato ſi ſale alla pubblica

LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a be- nefizio pubblico dal celebratiſſimo Antonio Magliabechi, aumentata dal Cav. Ant. Fran- ceſco Marmi. Dipoi dall'Auguſtiſſimo Impe- ratore Franceſco I. accreſciuta colle Libre- rie Gaddi, e Biſcioni, ed ultimamente dal Regnante Noſtro Real Sovrano vi è ſtata fatta unire la Libreria Mediceo-Lotaringi- ca del ſuo Palazzo, con farvi accreſcere ſtanze per collocarvi i Manoſcritti, e Li- bri del Secolo XV. e nello ſcorſo anno vi fu parimente unita d'ordine Sovrano la Libreria del fu celebre Dott. Gio. La- mi; talmentechè ora è divenuta la più co- pioſa di Libri d'ogni ſorte che ſia nella Città, ed una delle più celebri dell'Euro- pa, e che molto merita di eſſer veduta, ed oſſervata.

ne-

Parimente per altra ſcala ſotto la loggia lunga ſi ſale al primo appartamento ſopra il Loggiato, che ſerve per Officine, e Bot- teghe di quelli artefici, che lavorano per l'uſo della Galleria, e Guardaroba di S. A. R., e ſpecialmente fanno eccellenti quadri, e altri lavori in pietre dure condotti all'ul- tima perfezione. Sono i lavoranti di nu- mero ſeſſanta in circa, e vengono diretti dal Sig. Coſimo Siries, Figlio del già Lui- gi inſigne Orafo, e intagliatore in pie- tre dure. Il ſecondo appartamento, che fu aggiunto qualche tempo dopo, col di- ſegno di Bernardo Buontalenti, ſerve per la celebre Real

tre

GALLERIA, la quale è diviſa in due cor- ridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra di loro ſi comunicano, mediante un altro corridore in faccia alla fabbrica lungo 70. paſſi. Si veggono i Fineſtroni tutti di cri- ſtalli, ſeparati l'un dall'altro da varie co- lonne, e pilaſtri. La ſtoja di queſti tre cor- ridori è diviſa in tanti ſpazj quanti ſono i fineſtrati, e detti ſpazj ſono dipinti a fre- ſco da diverſi Pittori. Nel corridore deſtro, facendoci dalla Facciata, ſono dipinte grot- teſche di varie invenzioni, e nel ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rappreſentano le Scien- ze, e l'Arti più nobili, intorno alle qua- li ſono i Ritratti d'nomini illuſtri di que- ſta Città, che in ſommo grado le proſeſſa- rono, quivi ſi vedono i Filoſofi, e Matte- matici più rinomati, i Poeti, e gli Orato- ri più celebri, i Legiſti, e i Medici più ſingolari: gli Scrittori di varia erudizio- ne: gli Uomini più accreditati nella prudenza, e nel governo: quei, che ſi ſe- gnalarono nell'armi, negli onori, e nelle dignità più coſpicue, i Santi, i Beati, i Fondatori di Religioni: e così ſeguitando in ogni genere, potrà appagarſi la curioſi- tà. Inoltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun corridore ſi vedono moltiſſimi quadri, in cui ſono i Ritratti d'uomini in armi, o in lettere ſingolari, e ſpecialmente de' Prin- cipi della Real Caſa de' Medici. Appog- giati alle pareti poſano nel piano ſopra baſi, moltiſſimi buſti di marmo, con teſte antiche tramezzate da Statue intere, con belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è molto conſiderabile la ſerie degli Impera- dori Romani, cominciando da Giulio Ce- ſare ſino a Pupieno compreſi M. Agrip pa, l'Antinoo, e l'Albino; tralle Statue è degna d'oſſervazione, e di ſtima quella del Bacco di Michelagnolo. Molte ancora ſono le Teſte delle Donne Auguſte, non meno ſtimabili di quelle de' Ceſari; ed inoltre le Teſte di Cicerone, di Sene- ca, e quella d'Aleſſandro Magno ſcolpi- te con ſingolar maeſtria. Sono ancora de- gne di particolare attenzione due Statue di bronzo antichiſſime, e d'eccellente ma- nifattura, delle quali una, che rappreſen- ta un Idolo, è di maniera Greca, e l'al- tra, che figura un Dittatore, o altro per- ſonaggio in atto di parlare al Popolo, di- moſtra a' caratteri etruſchi, che nel lembo della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata fatta dagli antichi Etruſchi Oſſervate queſte co- ſe, che ſono eſpoſte alla viſta d'ognuno, paſſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'in- greſſo ſenza ſpecial commiſſione di chi vi ſoprintende. Nella ſtanza, che per como- do de' Foreſtieri chiameremo prima ſi con- ſervano 215. Ritratti de' principali Maeſtri di Pittura di propria mano dipintiſi, e con ſpeſa grandiſſima, e diligenza da tutte le parti procurati. In queſta ſtanza vi è la ſtatua di marmo del Cardinal Leopoldo de' Medici Promotore di queſta raccolta, la qual ſtatua è opera di Gio. Batiſta Foggi- ni. Nel mezzo avvi una Venerina di ma- niera Greca. Lo sfondo è di Pier Dandini. Nella ſeconda ſtanza ci ſono ſino al gior- no preſente altri 128. Ritratti di Pittori più moderni da loro ſteſſi dipinti e ſerve di corona a detta ſerie quello della virtuo- ſiſſima Maria Antonia Elettrice di Saſſonia nata Principeſſa Imperiale di Baviera, nel mezzo ci è una Tavola di pietre dure. Nel- la terza ſtanza ci è una Raccolta di Qua- dri grandi, e piccoli di varie ſcuole. Vi è una colonna d'Alabaſtro Orientale alta 4. braccia tutta d'un pezzo, e maeſtralmen- te lavorata. Avvi una lumiera d'Ambra, come pure un ſtipo ottagono intarſiato di pietre dure. Queſta era quella ſtanza che prima dicevaſi degli Idoli.

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mo-

te

Si paſſi adeſſo alle celebre Tribuna, che ſervendomi del ſolito metodo chiamerò quarta ſtanza. Quivi a dir vero riſiedono come in lor vero Trono i pregi della Na- tura, e dell'Arte, e ciò che di più perfet- to in materia di Pittura, o Scultura può trovarſi nel Mondo. Si ammirano 6. Sta- tue, la Venere detta de' Medici, l'Apol- lino, Arrotino, i Lottatori, il Fauno, e la Venere celeſte. Nel mezzo avvi una ſu- perba Tavola di pietre dure, e gioie com- meſſe perfettamente lavorata. Le Pareti ſo- no arricchite di Quadri de' più eccellenti Profeſſori, Raffaello, Tiziano, Andrea del Sarto, Paolo Veroneſe, di Michel'Ange- lo, de' Caracci, del Vandick, del Rubens, d'Olbino, del Tintoretto, e dell'Olande- ſe Gherardo, e finalmente è ſtata recente- mente collocata la Sibilla Samica del Guer- cino, acquiſtata dal noſtro munificentiſſimo R. Sovrano. Vi è la celebre Venere di Tiziano, e ſovra altra Femmina dipinta dal medeſimo, e che diceſi ſua moglie. Fanno finimento a queſto Auguſto ricetto molti piccoli Buſti e Figurine di Gemme, e Pie tre dure poſte ſuperbamente attorno, co- me pure due Armadi pieni di Vaſi di La- pislazzulo, Agate, Criſtalli di Monte, e di altre differenti gemme. Paſſeremo adeſ- ſo alla quinta ſtanza detta preſentemente de' Diſegni, Scagliole, e baſli rilievi. Ci è una Galleria portatile di varj Ritratti, Mi- niature ec.; Ci è la maſchera di Cromuel.

pic-

Nella ſeſta ſtanza ci ſono due ſtipi di la- vori d'avorio, due di cera uno eſprimen- te la putrefazione del corpo umano, l'al- tro la Peſte, un'altro ſtipo di lavori d'am- bra, uno di Tarſia ornato d'avorio, e ala- baſtro orientale, due Tavole di Pietre dure una rappreſentante Livorno, e l'altra un paeſino; e finalmente ornano le Pareti va- rj Quadri.

Nella ſeguente ſtanza, o ſia ſettima ci è una ſuperba preparazione Anatomica della Teſta, e Cervello in cera, ci è un ſtipo con un organo, un altro ornato di lavori di pietre dure, due Tavole, ed un vaſo d'Alabaſtro. Le pareti ſono arricchite di buoni pezzi di Quadri Fiamminghi.

Nelle Pareti dell'ottava ſtanza ci è di- pinta la Toſcana, e ſon ſituate ſopra va- rj comodi che adornano la medeſima ſta- tuette, e Buſti di marmo ec. E ſon ſtati qui- vi traſportati l'Ermafrodito; ed il Priapo.

tuet-

Nella nona ſtanza ci è il Ciborio, o ſia l'Altare deſtinato per la celebre Cappella di S. Lorenzo.

La decima ſtanza nuovamente edificata contiene il Teſoro, o ſia la rariſſima riu- nione di Bronzi antichi Egiziani, Etruſchi, Greci, e Romani, formando una coſa ve- ramente degna dell'ammirazione degli In- tendenti, e che difficilmente potrebbe farſi un'eguale.

Il CORRIDORE coperto fu fatto fabbricare dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Gior- gio Vaſari. Queſto Corridore che comin- cia dal Palazzo Reale, e conduce ſino al- la Galleria, ed al Palazzo Vecchio è lun- go ſeicento paſſi. Venendo verſo Piazza oſſervaſi il

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſe- gno d'Arnolfo, famoſo Architetto di va- rie ſabbriche di queſta Città, e della Chieſa del Duomo. E dando un occhia- ta alla magnificenza di queſta Fabbrica alla Torre, o Campanile alto braccia cento cinquanta, ſoſtenuto da quattro co- lonne groſſiſſime, le quali rendono mira- bile, e prodigioſo queſto Edifizio; ammi- reremo nell'ingreſſo, o ringhiera del Pa- lazzo a man deſtra la Statua giganteſca di marmo, opera del Bandinelli, che rap- preſenta quando Ercole abate Cacco, e dalla finiſtra quella di David ſcolpita dal Buonarroti, fatta negli anni ſuoi gioveni- li. Due Figure, o termini di marmo pa- rimente ſi vedono, uno di mano del Ban- dinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo ſco- lare, fatti con grandiſſima diligenza. En- trando nel Cortile, vedeſi in mezzo una Fontana di Porfido, ſopra la quale ſcher- za un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di ma- no d'Andrea Verrocchio. Era queſto Cor- tile anticamente ſoſtenuto da Colonne di mattone, ma eſſendo quaſi del tutto gua- ſte, coll'acuto ingegno di Michelozzo Mi- chelozzi furono ſoſtituite quelle di pietra forte che lo ſoſtengono di preſente, lavo- rate con belle grotteſche, ſenza danno ve- runo della fabbrica. Tra le coſe degne di lode vi e una Statua d'Ercole, che ucci- de Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inferiore a quella del Ban- dinelli ſuo Maeſtro. Salendo al primo ap- partamento, trovaſi un magnifico Salone lungo braccia 90., e largo braccia 37., la Soffitta del quale, come altresì le pa- reti, ſono dipinte da Giorgio Vaſari con ſingolar maeſtria. In 39. quadri della Sof- fitta, con belliſſimi intagli, e ornamenti dorati, ſi rappreſentano l'azioni, e fatti più ſegnalati della noſtra Città, e della Real Caſa de' Medici, madre fecondiſſima d'uomini illuſtri, e di celebratiſſimi Eroi. Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la guer- ra, e preſa di Siena, la Battaglia fieriſſi- ma di Marciano, l'aſſedio di Piſa, ed al- tre memorabili impreſe. Anco negli angoli del predetto Salone, ſi vedono quattro grandiſſimi quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Ligozzi, e gli al- tri due del Cigoli, e del Paſſignano in uno di quei del Ligozzi, ſi rappreſenta quando San Pio V. incorona Coſimo I. creandolo Granduca di Toſcana, e ornandolo di Corona e Manto Reale; E nell'altro ſono figurati quei dodici Fiorentini, che da varj Poten- tati del Mondo, in un medeſimo tempo fu- rono mandati Ambaſciadori a Bonifazio VIII. Sommo Pontefice, de' quali cantò il Verino:

re-

M re-

Romanae merito Antiſtes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidiſſet Romae Regum mandata ferentes, Terrarum ſemen, tum quinta elementa voca- vit.

In

In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo, ancor giovanet- to di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo eleſſero in- chinato per loro Sovrano: e finalmente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolen- ne funzione celebrata in Firenze, quando il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Re- ligione di Santo Stefano Papa, e Martire, della quale fu il primo Fondatore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle Statue, che vagamente adornano la gran Sala? Sono in faccia di eſſa tre grandi Statue di mar- mo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Giovanni de' Medici Padre di Coſimo a man deſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſicco- me da' lati ſi vede la Statua di Clemente VII e dicontro quella del Granduca Coſi- mo I., tutte di mano del Cavalier Bandi- nelli. Sopra tutte ammirabile è la Statua della Vittoria, che ha ſotto di ſe un pri- gione, di mano del Buonarroti; il quale deſtinata l'avea per lo Sepolcro di Papa Giulio II. ma non avendola affatto termi- nata, laſciolla in Firenze. Seguono a que- ſta i ſei gruppi di Vincenzio Roſſi, ne' qua- li ſi rappreſentano le forze d'Ercole, cioè quando ſoffoga Anteo, quando uccide il Centauro, quando getta Diomede a' Ca- valli che lo divorino, quando porta il Por- co vivo in ſpalla, quando aiuta ad Atlante reggere il Cielo, e quando vince la Regi- na delle Amazzoni: Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Bor- ghini, ſi veggono belliſſime, e fiere at- titudini, e grandiſſima diligenza nell'arte; e tra queſte Statue fu collocato circa l'an- no 1720. il gruppo di Adamo ed Eva, col Serpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo, come addietro ſi diſſe, dal Coro della Metropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſſando del medeſimo appartamen- to, vedremo molte belle pitture a freſco del mentovato Vaſari, col diſegno del quale fu queſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma ſalendo agli appartamenti di ſopra, nella Sala chiamata dell'Orivolo, troveremo una Figura di marmo, che rappreſenta un Da- vidde di mano di Donatello, ed un altra di San Gio. Batiſta ſopra la porta dell'U- dienza, di mano di Benedetto da Maia- no, amendue grandemente lodate da' Pro- feſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ric- chiſſima

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GUAR-

GUARDAROBA di S. A. R. piena di coſe prezioſe di vaſi d'oro, e d'argento, e di ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi, nella deſcrizione de' quali un intero volume ri- chiederebbeſi per deſcrivere l'innumerabili coſe, che vi ſi trovano. Tra queſto ci è il famoſo Paliotto deſtinato da Coſimo Se- condo per voto a S. Carlo Borromeo in Milano in caſo che ſi riſtabiliſſe in ſalute, eſſendo morto rimaſe quà. Vi ſono 84. lib- bre d'oro e molte libbre di perle, e pietre prezioſe. Si traſporta, e ſi eſpone al pub- blico nella Cappella Reale il Giovedì San- to. Diremo ſolo, come di coſa rara, tro- varſi in queſto luogo le famoſe Pandette di Giuſtiniano, chiamate in oggi le Pan- dette Fiorentine, e ſtimate più d'un teſo- ro da chi riguarda la rarità, ed eccellen- za d'un manoſcritto sì celebre; ſiccome l'originale della Concordia della Chieſa Latina colla Greca ſeguita in Firenze nel Concilio Ecumenico l'Anno 1439. ſotto- ſcritta dal Pontefice Eugenio IV. e dall' Imperatore Giovanni Paleologo, e da tan- ti illuſtri, e dotti Prelati. Nella Sala dell' Udienza vecchia, vedremo dipinte a fre- ſco belliſſime Storie di mano di Franceſco Salviati, che rappreſentano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cammillo, valoroſo Cam- pione, che in tante glorioſe impreſe a favor della Patria ſi ſegnalò. E di poi oſſervere- mo la Cappella tutta dipinta dal Grillan- daio, e nella quale conſervanſi molte Re- liquie inſigni. Vedute queſte, ed altre co- ſe nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno nel- la medeſima Piazza, per oſſervare in eſſa la bella

M 3 ſin-

LOGGIA veramente grandioſa, ſotto la qua- le riceve ogn'anno gl'Omaggi S. A. R. per la Feſta di S. Giovanni, fabbricata col diſe- gno d'Andrea Orcagna, Pittore, Scultore, e Architetto Fiorentino nel 1285., e nell' età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi di que- ſta Loggia ſi vedono tre belle Statue, cia- ſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per mano di Dònatello, rappreſenta Giuditta, appiè del- la quale giace Oloferne immerſo nel ſonno, ſopra cui queſta Amazzone divina ſi vede vibrare il colpo, per recidere il capo all'ini- mico. Nella ſeconda Statua, ancor eſſa ſcol- pita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien fi- gurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la teſta di Meduſa reciſa dal Buſto, tutta grondante di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente appiè dell'ucciſore. E' commendata queſta figura in ogni ſua par- te, e ben dimoſtra il valore di Benvenu- to, il quale così felicemente conduſſe l'o- pera, che non un bronzo inſenſibile, ma una figura viva, ed animata raſſembra. De- gno ancora di molta lode ſi è il Baſſorilievo pure di bronzo, che ſerve di ornamento alla baſe, nel quale ſi vedono Androme- da, e Perſeo, con altre figure, che tut- ta l'Iſtoria compitamente dimoſtrano. Nel- la terza, che è più d'ogni altra ſtimabile, e di maggior perfezione, s'ammira un grup- po di tre figure di marmo, mirabilmente ſcolpite da Giovanni Bologna, denotante il Ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien figurato il Padre della fanciulla, in atto d'impedire la fuga al rapitore. Nel giova- ne di corpo robuſto, ſi rappreſenta un Sol- dato Romano, che in occaſione de' giuo- chi pubblici nella nuova Città di Roma celebrati, rapiſce al Padre una Donzella Sabina, e nella femmina tenera, e delica- ta ſi dimoſtra la Donzella rapita; veden- doſi nell'iſteſſo tempo in queſto ammirabil gruppo rappreſentante le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la vecchiezza. E finalmente in tutte le tre figure ſi ricono ſce una vivezza sì grande, che chiunque fiſſamente le mira, non ſi ſazia di com- mendarle in eſtremo; nella baſe è un Baſ- ſorilievo, fatto con ſomma induſtria, e di- ligenza, dove tutta l'iſtoria del rapimento delle Sabine ſi rappreſenta, dietro a queſta Loggia vi è la fabbrica delle nuove Scude- rie di S. A. R. nel luogo ove erano ſitua- ti i quartieri de' Lanzi. Sul canto del Pa- lazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

com-

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FONTANA fatta fare dal Granduca Coſi- mo I. col diſegno, e indnſtria dell'Amman- nati, che da Filippo Baldinucci negli eru- diti ſuoi Decennali, vien deſcritta colle ſe- guenti parole:

Appariſce nel mezzo d'un gran vaſo pieno di limpidiſſime acque ſgorganti da molti zampilli, il qual vaſo è figurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettunno, al- to dieci braccia; ſituato ſopra un Car- ro, tirato da quattro Cavalli marini, due di marmo bianco, e due di miſtio, mol- to belli e vivaci; il Nettunno ha tra le gambe tre figure di Tritoni, che inſieme con eſſo poſano ſopra una gran conca ma- rina in luogo di Carro. Il vaſo è di ot- to face di marmo miſtio, quattro mi- nori, e quattro maggiori. Le quattro minori ſon vagamente arricchite con fi- gure di fanciulli, ed altre coſe di bron- zo, come chiocciole marine, cornuco- pie, cartelle, e ſimili; s'inalzano ſul piano delle medeſime certi imba- ſamenti, ſopra ciaſcheduno de' quali po- ſa una Statua di metallo maggiore del naturale, e ſono in tutte quattro: due femmine, che rappreſentano Teti, e Do- e due maſchi figurati per due Dei marini. All'una, e all'altra parte di ciaſcheduna di queſte face minori ſono due Satiri di me- tallo in varie attitudini. Le 4. facce mag- giori ſon tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi da chiccheſſia godere la limpidezza dell'acqua,la quale traboccando grazioſa- mente è ricevuta da alcune belle nic- chie, e nel gran vaſo; ed in ſomma in tutto è così ben diſpoſto, e con tanta maeſtà ordinato, che è proprio una ma- raviglia,,. Vicino alla Fontana, ſopra una gran baſe di marmo, è una belliſſima.

mi-

STATUA equeſtre di bronzo di mano di Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando I., in memoria di Coſimo ſuo Genitore. Adornano le fac- ciate di queſta Baſe tre Baſſirilievi di bron- zo dell'iſteſſo autore, in uno de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del mentovato Granduca Coſimo, da eſſo meritata Ob zelum Religionis, praecipuumque Inſtitiae ſtu- dium, come ſi legge nell'Inſcrizione. Nel ſecondo la glorioſa entrata nella Città di Siena, ubbidiente al ſuo comando, dopo la conſeguita Vittoria. E nel terzo, quando dal Senato Fiorentino, eſſendo egli ancor giovanetto ne fu creato Duca di Firenze, laſciando luogo nella quarta facciata ad una nobile, ed altrettanto erudita Inſcrizione del ſeguente tenore:

rap-

Coſmo Medici Magno Etruriae Duci Primo Pio Felici Invicto Iuſto Clementi Sacrae Militiae Paciſq. In Etruria Authori Patri & Principi optimo; Ferdinandus F. Maguus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del Palazzo degli Uguccioni, diſegno di An- drea Palladio. Appreſſo ſi trova la Chieſa di S. Romolo, vedeſi all'Altar maggiore l' antica Tavola fatta da Neri di Bicci, e in fondo a ſiniſtra entrando vi è in gran de- vozione una Vergine col S. Bambino dipin- ta ſul muro da Angiolo Gaddi, che diede il diſegno alla Chieſa, e vi è paſſata la por- ta laterale una bella Tavola del Pignoni rap- preſentante la Madonna del Roſario. Di- rimpetto al Palazzo Vecchio ſi trova pure un'altra Chieſa dedicata a S. Cecilia, nella quale alla Cappella dell'Altar maggiore (la di cui Tavola è del Cav. Curradi) vi ſi ſcorge eſpreſſo il ritrovamento di eſſa San- ta ſiccome ne' due Quadri laterali; opera del Martinelli. La Tavola a man deſtra è di Bonaventura Gandi, quella a ſiniſtra è di mano del Roſſo, ſopra la porta vi è un antichiſſima Tavola di Cimabue. Da queſta Piazza faremo paſſaggio alla vicina Chieſa di

ta

ORSANMICHELE, la quale acquiſtò forma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dacchè fu deliberato di chiuder le Logge, che erano ſotto queſta gran fabbrica, in venerazione dell'Immagine di Maria Santiſſima, che è ſull'antico Altare di marmi, che vi ſi ve- de, lavorato colla direzione di Andrea Or- cagna. Anticamente era quivi la Piazza ove ſi vendeva il grano. E vi fu a bene- fizio pubblico alzato il loggiato nel 1337. col diſegno di Giotto, e proſeguito da Tad- deo Gaddi. Si dice Orſanmichele, ò Orto San Michele, per poſpoſizione accidentale da San Michele in Orto. Atteſochè ſino dal 1100, era ivi una Chieſa Parrocchiale, in- titolata San Michele in Orto, da cui pren- deva la poſpoſta denominazione di Orto San Michele tutta quella adiacente Contrada! In luogo della quale antica Chieſa, demo- lita per farvi la ſuddetta Torre del grano, fu intorno a 110. anni dopo rifatta dalla Parte oppoſta l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo titolo di San Michele in Orto, oggi detta di San Carlo, comecchè vi ſi aduna la Con- ſraternita della Nazione Lombarda, la qua- le milita ſotto la protezione di San Cario Cardinale Borromei. In detta Confrater- nita ſi vede interiormente ſopra la Porta una Tavola di Buon-Amico Buffalmacco ce- lebre nelle Novelle del Boccaccio, che al- tri con più ragione vogliono che ſia di Tad- deo Gaddi, ed all'Altar maggiore la Ta- vola, che rappreſenta il detto Santo Car- dinale, di Matteo Roſſelli. Queſto grande Edifizio dunque da ogni parte iſolato, e con belliſſima proporzione, ed ottima Ar- chitettura condotto, ha per di fuori quat- tordici Nicchie, in varie fogge intagliate, ed in cui furono collocate diverſe Statue, alcune di bronzo, ed alcune di marmo, la- vorate dai più eccellenti Maeſtri, che fio- riſſero in queſta noſtra Città. Sono adun- que di Lorenzo Ghiberti il San Matteo Apo- ſtolo, il Santo Stefano preſſo la porta prin- cipale, e il San Gio. Batiſta dalla parte op- poſta, Baccio da Montelupo fece la bella Statua di bronzo di S. Giovanni Evangeli- ſta, e Donatello ne fece tre di marmo le quali ſon opere veramente maraviglioſe. La prima è il San Pietro Apoſtolo, la ſecon- da il San Marco Evangeliſta, e la terza il San Giorgio, Statua, che non ha pari, e che, ſecondo il parere di tutti i Profeſſo- ri, più ſi può commendare, che imitare. Perlochè non è maraviglia, ſe le Repubbli- che di Venezia, e di Genova, ed altri Prin- cipi dell'Europa più volte ne fecero iſtan- za, offerendo gran ſomma di denaro, per- chè foſſe loro conceduta. Anche Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Donatel- lo ne fece tre, cioè i quattro Santi dentro un ſol Tabernacolo, il San Filippo Apoſto- lo, ed il Santo Eligio Veſcovo, chiamato comunemente Santo Lò. D' Andrea Ver- rocchio è il San Tommaſo Apoſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera molto ſtimabile, allato alla quale è la Sta- tua di S. Luca Evangeliſta di mano di Gio- vanni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſin- golare artifizio. In Chieſa ſi vede un Ta- bernacolo, o Cappella iſolata; tutta di marmi vagamente intagliati, ed abbellita di Baſſi rilievi, per opera, diſegno, e in- duſtria di Andrea Orcagna, che la ſinì nel 1359., e coſtò 96. mila fiorini d'oro; e nel predetto Tabernacolo s'adora un'immagi- ne di Maria Vergine molto antica, dipin- ta da Ugolino Saneſe, e tenuta ne' tempi andati in ſomma venerazione, avvegnachè fino al tempo della terribile, e ſpaventoſa peſte nel 1348. che infettò la maggior par- te del Mondo, incominciaſſe a fiorire il di lei culto, concorrendovi grandiſſimo popo- lo con offerte, delle quali in breviſſimo tempo ſi poterono accumulare più di tre- cento mila fiorini d'oro, parte impiegati in ſovvenimento de' poveri, e parte nell' adornare queſta Chieſa. Dietro l'Altare vi è un baſſorilievo dell'Orcagna, Archi- tetto del Tabernacolo, ove ha egli eſpreſ- ſo a maraviglia il ſuo ritratto. Sono anco- ra ſopra l'Altar maggiore tre Statue di mar- mo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Vergi- ne, ed il Bambino Gesù di mano di Fran- ceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri al- cune belle pitture antiche, cioè di Loren- zo Credi, d'Agnolo Gaddi, e di Iacopo del Caſentino, da cui fu dipinta la volta, alla quale nel 1770. in occaſione di rimoder- nare queſta Chieſa, ora divenuta Parroc- chia, con ſommo diſpiacimento dei Dilet- tanti delle Belle Arti, fu dato di bianco. Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo di legno, avanti il quale il grande Arciveſcovo San- to Antonino ſoleva da giovanetto giornal- mente fare orazione. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo I. l'anno 1569. eretto il pubblico e generale Archi- vio di Firenze, dove ſi conſervano innume- rabili Scritture, e tutti gli iſtrumenti pub- blici. E comecchè, mediante il regolamen- to di queſto Archivio, tutti gli iſtrumenti ſono duplicati, le copie autentiche ſi tra- slatano ne' vaſti ſaloni ſopra la fabbrica iſo- lata, detta la Loggia di Mercato Nuovo, poco diſtante, fatta fabbricare dal Grandu- ca Coſimo I. l'anno 1548. per comodo di trattare i negozzi della Seta, con diſegno di Bernardo Taſſo, in uno dei lati della quale ſopra la ſcalinata, ſi vede lavorato in bronzo un Cinghiale, che verſa acqua per comodo pubblico, opera di Pietro Tac- ca, tratta dall'antico si celebre della Gal- leria. Queſta loggia all'intorno ha Botte- ghe, che ſervono al traffico di Seta, e il Magiſtrato di detta Arte, ed evvi appreſ- ſo la Chieſa Parrocchiale di S. Biagio, che reſta unita al Monte Comune e alla Ca- mera del Commercio. Di qui paſſando per la via detta Porta Roſſa, e tornando alla Loggia de' Tornaquinci, troveremo il

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PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tor- nabuoni, degno di eſſere oſſervato, princi- palmente per l'ampia Galleria, che gli ag- giunge comodo, e bellezza, in faccia al quale ſi trova quello de' Viviani, dopo quel- lo de' Giacomini, la cui Architettura, ope- ra di Gio. Antonio Doſi, è ſingolare; quel- lo del Marcheſe Albergotti dipinto in gran parte da Diacinto Fabbroni, quello degli Antinori; quello de' Paſquali con più altri, dai quali è circondata la Chieſa di

SAN MICHELE BERTELDI, detta dagli An- tinori, dove abitano i Padri Teatini, fatta da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal De- cano G. Carlo de' Medici, col diſegno di Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo e Pier Franceſco Silvani. Queſta, ſi può an- noverare tra le più vaghe, e più adorne della noſtra Città. Ed in vero ha la Facciata di pietre forti, e così nobile, e leggiadro è il ſuo diſegno e lavoro, che non può vederſi coſa nè meglio inteſa, nè più finita di quel- la. Sonovi quattro belliſſime Statue di mar- mo, due delle quali ſopra la porta, ſono di Baldaſſar Bermoſer Fiammingo, del qua- le è ancor il San Gaetano nella deſtra nic- chia, nell'altra S. Andrea Avellino è opera dell'Andreozzi; i maggiori però, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori ornamen- ti, imperciocchè diviſati con Architettura d'ordine compoſito, ed arricchiti di pietre ſerene, lavorate con ſingolar pulitezza. Oſ- ſerveremo primieramente le Cappelle tutte incroſtate di marmi, e adorne di belle pit- ture a freſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella prima all'entrare a man deſtra, ve- dremo la Tavola del Martirio dell'Apoſtolo S. Andrea, di mano del Ruggieri del quale ſono ancora la volta dipinta a freſco e i la- terali, e i due baſſirilievi di Gio. Batiſta Fog- gini. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcan- giolo San Michele, è del Vignali, come altresì i laterali e la volta di Michel Co- lonna, e di Agoſtino Metelli. E nella terza, Matteo Roſſelli dipinſe S. Gaetano, ed un Beato ſuo Compagno. Nell'arco la SS. Tri- nità è del Coccapani; dai lati ſopra le por- te ſonovi collocati due ritratti in ovato, che uno del Cardinal Franceſco, e l'altro dell'Arciveſcovo Gieſeppe Maria Martelli, lavorati in Roma mirabilmente a moſaico, e retti con molta grazia da due putti di marmo fatti dal celebre Franceſco Ianſens Scultore Fiammingo. Accanto a queſta Cap- pella è il Sepolcro, coll'Inſcrizione, e Ri- tratto dell'Avvocato Agoſtino Coltellini Fondatore dell'Accademia degli Apatiſti. In faccia poi della Croce, di mano d'Ot- tavio Vannini è dipinta l'adorazione de' Magi, e ſotto un nobil Sepolcro di marmo miſtio della Caſa Bonſi, e alla Cappella che ſegue, vi è del detto Roſſelli una Tavola della Natività di Noſtro Signore, e nei late- tali la Nunziata, e la Viſitazione ſono di Fab- brizio Boſchi. L'Altar maggiore, ha un ric- chiſſimo Ciborio d'argento,opera di Benedet- to Petrucci. Bello ancora è il Criſto di Bron- zo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende la Cupola della Tribuna dipinta dal Padre Galletti Religioſo dello ſteſſo Colle- gio, che ha pur dipinta tutta la volta del- la Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella Cappella vicina all'Altar maggiore, vi è una Tavola di S. Elena dipinta dal mentovato Roſ- ſelli, e da' lati il quadro dalla parte del Van- gelo è del Biliverti, e l'altro del Vignali di cui pure ſono le tre lunette in alto, e in faccia alla Croce è un'altra ſimile del Biliverti di gran bellezza. Qui non di ſpiac- cia all'erudito l'oſſervare alcune dotte In- ſcrizioni ſopra la Famiglia de' Bonſi, che eſſendo da Firenze paſſata in Francia, non ſolo vi acquiſtò Titoli, e Dominj ragguar- devoli, ma in breve tempo diede alla Chie- ſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Vaticano due Porporati. Nell'altra Cappella di S. An- drea Avellino, colori la Tavola rappreſen- tante il detto Santo in atto di eſſere col- pito dall'accidente apopletico Ignazio Hug- ford, i laterali ſono di Franceſco, e di Al- fonſo Boſchi, e la volta di Lorenzo Lippi. Nella Cappella di mezzo, Pietro da Corto- na dipinſe la bella Tavola del Martirio di S. Lorenzo, la volta è dipinta dal Metel- li, e Colonna; e dai lati, Iacopo da Em- poli fece il S. Franceſco col Santo Bambi- no, e Matteo Roſſelli S. Lorenzo che di- ſpenſa limoſine ai poveri. Nell'ultima Dia- cinto Fabbroni effigiò la SS. Concezione, con ſotto S. Antonio Abate, S. Paolo Bu- rali Cardinale, S. Romualdo, S. Orſola Be- nincaſa, S. Ambrogio, ed altri Santi. Ador- nano ancor queſta Chieſa quattordici Statue di marmo, che dodici rappreſentano gli Apo- ſtoli, con altrettanti Baſſirilievi a piè di quelle, e tutte ſono d'Eccellenti Sculto- ri, due del Caccini, ſei ſono d'Antonio Novelli, il S. Pietro e S. Paolo di Gio. Ba- tiſta Foggini; per l'altre quattro vi fu- rono impiegati il Piamontini, il Pettiroſſi, il Fortini, e il Cateni. Finalmente la Li- breria, che è nel Collegio, per la copia de' Libri, e la rarità de' medeſimi, e la Sa- greſtia, molto ornata, e pulita, meritano di eſſer vedute. Camminando verſo il canto de' Carneſecchi, ſopra d'una baſe ſi vede la Statua del

di

N mar-

ſcri-

N 2 tiſta

CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio- vanni Bologna, che rappeſenta Ercole in atto d'uccidere Neſſo Centauro. Queſta Sta- tua, cavata da un ſol pezzo, a chi contem- pla la forza, che fanno amendue queſte fi- gure, Ercole per abbattere, e ſuperare il Centauro, e quello per fuggirli di ſotto, e le difficoltà ſuperate dall'Artefice, nel con- durre un lavoro sì grande, con quella per- fezione, che vi ſi vede, ingenuamente con- feſſa, eſſer queſta una delle Opere miglio- ri di queſto raro Maeſtro. Da queſto luo- go paſſeremo a

SANTA MARIA MAGGIORE, dei Carmelita- ni della Congregazione di Mantova, dove in primo luogo è da ſtimarſi grandemente la Tavola di mano del Cigoli, nella quale è dipinto Sant'Alberto Carmelitano in atto di liberare dal naufragio uno, che già pe- ricolava nell'acqua; ed anco quella del Pu- gliani, che rappreſenta la Maddalena Peni- tente in atto di comunicarſi. Segue il Mar- tirio di San Biagio d'Ottavio Vannino, ed i laterali ſono d'Antonio Giuſti, e lo sfon- do è di Giuſeppe Romei. Degna di lo- de è la Cappella de' Carneſecchi, la vol- ta della quale fu dipinta da Bernardino Poc- cetti, e le due Statue di marmo furono lavorate dal Caccini. La Tavola di S. Fran- ceſco in atto di ricevere le Stimate, è del- le belle opere di Piero Dandini. Nella quin- ta Cappella adoraſi un Crocifiſſo di rilievo, con S. Andrea Corſini genufleſſo e due put- tini di marmo. La pittura a freſco nella volta è di Giuſeppe Romei. Paſſato l'Al- tar maggiore, la proſſima è la Cappella che è deſtinata per il Sacramento con la Tavo- la del Profeta Elia in atto di dormire, e lo sfondo di Vincenzio Meucci, allato alla quale è la Cappella della Madonna degli Orlandini, nella di cui volta il Volterra- no rappreſentò il Ratto di Elia, con bel- liſſime figure, tramezzate da Stucchi dora- ti, opera degna di tutte le ſtime degli In- tendenti. La Tavola è bel lavoro del Bi- liverti. Ragguardevoli ancora ſono le due Tavole, che appreſſo ſeguono; quella di S. Maria Maddalena de' Pazzi di mano d'Ono- rio Marinari, e l'altra di San Franceſco di- pinta da Matteo Roſſelli, ſopra le quali Vincenzio Meucci dipinſe li due sfondi che vi ſi veggono. Degna è la Tavola del Paſ- ſignano, ove ha rappreſentata la venuta del- lo Spirito Santo. Una ſingolar memoria era già in queſta Chieſa, oggi perita, cioè il Monumento, ſtato fatto a Salvino di Arma- to degli Armati nel 1317. collo ſpecifico titolo d'Inventore degli Occhiali. Nel Chio- ſtro del Convento ſi vede in un canto, una delle quattro Colonne che reggevano il Se- polcro di Ser Brunetto Latini Maeſtro di Dante, la quale ha l'Inſcrizione, che lo dimoſtra chiaramente. Non molto diſtante da queſta è la Chieſa di S. Donato de Vec- chietti, ove l'Altar maggiore fu rimoder- nato con diſegno di Gio. Bologna, e San- ti di Tito vi dipinſe la Venuta de' Re Ma- gi. La ſoffitta col Santo Titolare in gloria è di Niccolò Nannetti, e l'ornato di Rinaldo Botti. Di qui retrocedendo pochi paſſi tro- vaſi il

rico-

N 3 Maria

PALAZZO, già de' Gondi, paſſato di poi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia del Beccuto Orlandini, ſtato modernamen- te accreſciuto, e ridotto alla forma, che di preſente ſi vede annoverandoſi tra i più comodi Palazzi di queſta Città. La Sala nella volta, e nelle pareti è dipinta per mano di Pietro Dandini. Il Gabbiani arric- chì un nobil Salotto con un elegantiſſimo sfondo. Il Gherardini, ed altri Profeſſori i più accreditati hanno dipinto l'altre ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi, e di pre- zioſi arredi, rieſcono vaghe oltremodo. Sul- la Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Mag- giore è ſituato il

di

PALAZZO STROZZI, oggi de' Martini. Non lontano da queſto è il Palazzo de' Marcheſi Malaſpina, modernamente abbellito con buon diſegno, e quello del Cav Ambra ove ſono oſſervabili due volte, che in una è il Convito degli Dei, e nell'altra il ritorno da una Caccia opere molto lodate di ma- no di Tommaſo Gherardini. Proſſima è la fabbrica del

SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa dalla pia memoria del fu Monſignore Tommaſo Bonaventura de' Conti della Gherardeſca, Arciveſcovo di Firenze, con comodi appar- tamenti per i Precettori, e per gli Studenti Cherici, che vi ſi allevano. All'ingreſſo della ſeconda porta è degno d'eſſer veduto un Crocifiſſo di bronzo di Gio. Bologna, laſciato al Seminario in legato dal fu Ago- ſtino Cerretani, Canonico della Metropo- litana, in memoria del Canto e delle Ca- ſe de' Cerretani, che furono quivi, e rima- ſero ſerrate nella nuova Fabbrica di queſto Seminario. Tornano vicine le abitazioni de- gli Ebrei dette il

N 4 la-

GHETTO, ove per avanti era un'infame poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrit- tori citati dal Baldinucci nella Vita del Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato amplia- to con abitazioni aſſai comode. Appreſſo è il

MERCATO VECCHIO, ſono nel recinto di queſta Piazza, oltre un gran Tabernacolo con un'antica Immagine di Maria Santiſſi- ma dipinta da Iacopo da Caſentino, tre an- tichiſſime Chieſe, tra le quali la Prioria di S. Tommaſo, che è Parrocchiale. La Ta- vola del maggior Altare è di mano dell'Em- poli, ai due laterali vi è, in uno il Croci- fiſſo e nell'altro un Quadro di maniera gre- ca de' più antichi, che ſiano nella Città. L'al- ltra che le reſta in faccia è Santa Maria in Campidoglio Parrocchia ſoppreſſa, ed ora da- ta ai Fratelli della Compagnia di S. Maria Maddalena de' Pazzi, e dall'altra parte lun- go il corſo è S. Pietro Buonconſiglio.

Quivi ſi vede ſopra una Colonna di gra- nito una Statua, rappreſentante la Dovizia ſcolpita da Gio. Batiſta Foggini; più oltre è una Loggia deſtinata alla vendita del pe- ſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Co- ſimo I. e dipoi modernamente accreſciuta. In piccola diſtanza dal Mercato, vi ſono due altre antichiſſime Chieſe, che da una parte, una dedicata a S. Leone Papa, e dall'altra S. Andrea, che è Parrocchiale oggi rimodernata. Come ancora altre tre ſimili in Via dei Calzaioli, cioè S. Criſtofa- no, San Bartolommeo, e S. Donnino.

nito

Eſſendoſi aumentata la Popolazione in Fi- renze furono incominciate a fabbricarſi del- le Caſe nella parte che rimane di là dal Fiume, e furono edificati in varj tempi quattro Ponti, i quali dipoi caduti nella rovinoſa inondazione, che ſeguì l'anno 1333. furono fatti reſtaurare coll'induſtria, e mo- dello di Taddeo Gaddi, e in altri tempi rinnovati, come diremo a ſuo luogo; così di queſta parte, che rimane di là d'Arno, ragioneremo, con quella ſteſſa brevità, col- la quale abbiamo ſinora proceduto. Pertan- to inviandoci verſo il

PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345. col diſegno, e aſſiſtenza di Taddeo Gaddi come nel Cartello affiſſo alla Loggia di eſſo a Ponente, nel Muro che guarda Mezzo- giorno ſi legge:

a Po-

Nel trentatre dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acque Poi dodici anni come al Comun piacque Rifatto fu con queſto adornamento.

Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una

STATUA di marmo, Greca, aſſai bella chiamata Aleſſandro Magno; ma non è che Aiace. A man ſiniſtra ſi trova la Via de' Bardi, in cui ſono le Caſe dei Mannelli, de Girolami, de Maſetti, de Federighi, e del March Tempi, e dirimpetto la Chieſa di

SANTA MARIA SOPR' ARNO, nella quale è una bella Tavola dell'Empoli, rappre- ſentante un miracolo di Maria Vergine, ed all'Altar maggiore una Nunziata antica, e di gran bellezza. Avanzando ſi giunge al

PALAZZO del fu Senator Conte Ferrante Capponi, fatto edificare dal famoſo Niccolò da Uzzano, col diſegno di Lorenzo di Bic- ci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo Niccolò, opera di Donatello, con iſcrizio- ne adeguata a così potente Concittadino; ſiccome appiè della ſcala un Leone di por- fido, che è creduto opera degli antichi E- truſchi, e dipoi ſi trova l'abitazione de' Ca- nigiani, indi la Chieſa di S. Lucia de Ma- gnoli, e quindi a mano deſtra la Caſa de Mozzi, ſtata ora rimodernata ed abbellita dal vivente Cavalier Giulio, la quale eſ- ſendo ſtata alzata nell'antico a foggia di Palazzo, o ſia di Torre con merli, moſtra quella magnificenza, che fu capace di dar ricetto nel 1273. al Pontefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Ma- labranca, Legato del Papa, ſpedito dal Pon- tefice Niccola III. Orſini ſuo Zio per fer- mar la Pace tra Guelfi, e i Ghibellini. Quin- di proſeguendo il cammino per il Fondac- cio di San Niccolò, ſi trova il Palazzo de' Gianni, e quindi la

gno-

CHIESA PRIORALE DI SAN NICCOLÒ, det- ta d'Oltrarno, nella cui facciata è collo- cata l'iſcrizione contenente la memoria del- la deplorabile inondazione, che fece l'acqua d'Arno nella Città nell'Anno 1557. nei ſe- guenti verſi latini:

Fluctibus undivagis, Pelago, ſimiliſque procellis, Huc tumidis præceps irruit Arnus aquis, Proſtravitque ſuæ, ſpumanti gurgite, Floræ Oppida, agros, fontes, moenia Tem- pla, viros.

Entrando in queſta Chieſa troveremo a mano deſtra di Aleſsandro Allori l'Abramo in at- to di ſacriſicare il Figlio. Nella ſeconda Cappella, di Batiſta Naldini la Preſentazio- ne al Tempio. Accanto al Pulpito, da Ia- copo di Meglio dipinta la Venuta dello Spi- rito Santo, e dal Poppi colorito lo Spoſa- lizio di Maria Vergine alla Cappella de Bianchi. All'Altar maggiore vedeſi la Ta- vola dipinta da Gentile da Fabriano. Nella contigua Cappella il S. Giovanni Predican- te è dell'Empoli. La Nunziata che è alla Cappella de' Guardini è opera di Aleſſan- dro Fei detto del Barbiere. Alla Capella poi de' Naſi trovaſi altra Tavola del Poppi nella quale è effigiato il Figlio della Vedo- va di Naim reſuſcitato da Criſto. Ne ſegue poi all'Altar de' Parenti il Martirio di S. Caterina, di Aleſſandro Allori. Accanto a queſta è la Cappella de' Paolini ai quali dipinſe l'Empoli Iddio Padre con diverſi Santi. E finalmente alla Cappella oggi dei Marzimedici è del Curradi il San Niccolò che reſuſcita un Bambino. In queſta Chieſa fu ſepolto il tanto celebre Bernardo Buon- talenti. E preſſo ad eſſa è il

to

PALAZZO de' Serriſtori molto magnifico. Di faccia a queſto vedeſi il Palazzo de' Baroni del Nero, alzato col diſegno di Baccio d' Agnolo, e dalla parte di dietro con quel- lo di Tommaſo del Nero, proſſimo è il

Agno-

PONTE A RUBACONTE DETTO ALLE GRA- ZIE per una Cappella di grandiſſima devo- zione detta S. Maria delle Grazie, di pa- dronato dei Signori Alberti, dei quali è il Palazzo oppoſto, di freſco rifatto, ed am- pliato; Dirimpetto al Palazzo del Nero era- vi la Caſa de' Padri Miniſtri degli Infermi che preſentemente abitano la Caſa degli Scolopj, comecchè in luogo più comodo. In faccia a queſta Chieſa, ora Confraterni- ta di uomini Secolari detti i Lanternini vi è l'

ABITAZIONE de' Rondinelli già Scarlatti, Archìtettura di Alfonſo Parigi. Dalla det- ta Piazza de' Mozzi dirigendoſi verſo il Pon- tevecchio a mano ſiniſtra ſalendo ſi trova la Chieſa di

S. AGOSTINO de' Padri Scalzi molto lin- da, fatta fabbricare dalla gl. mem. di Ma- dama Criſtina di Lorena moglie del Gran- duca Ferdinando I.; Principeſſa di gran pru- denza, bontà, e vita eſemplare. Nella ſe- conda Cappella a man dritta, il S. Niccola da Tolentino è opera di Gio. Batiſta Vanni- ni. All'Altar Maggiore, di nobili marmi arricchito vedeſi la Tavola di S. Agoſtino di mano di Franceſco Petrucci; è di Iaco- po Vignali il S. Franceſco di Paola nella ſe- conda Cappella a man ſiniſtra. Di quì dato uno ſguardo alla delizioſa veduta della ſot- topoſta Città, e dell'adiacenti Colline, paſ- ſeremo allo

di

SPIRITO SANTO Chieſa molto adorna di ſtucchi dorati, lavorata con diſegno di Gio. Batiſta Foggini. A mano deſtra trovaſi di Tommaſo Redi una Tavola rappreſentante S. Benedetto, che reſuſcita un fanciullo. Segue la Tavola di S. Gio. Gualberto in atto di perdonare al nemico, opera del Paſſi- gnano. La Tavola della depoſizione di Cro- ce, e lo sfondo è di Aleſſandro Gherardi- ni. La Madonna con S. Domenico è di Ia- copo Vignali; corona la vaghezza, e pre- zioſità di queſta Chieſa all'Altar maggiore la Venuta dello Spirito Santo opera di An- ton Domenico Gabbiani; di quì paſſando alla Chieſa di

S. GIROLAMö, ſi trovano due antiche Ta- vole, in una delle quali Ridolfo del Ghirlan- daio dipinſe S. Girolamo in penitenza, e nell' altra che è a dirimpetto, il medeſimo eſpreſ- ſe il miſtero dell'Annunziazione. I tondi che ſtanno ſopra di ambedue ſono dello ſteſ- ſo pennello. Al maggiore Altare vedeſi la Concezione con alcuni Santi dell'Ordine Franceſcano, opera del Cavalier Mazzanti di Orvieto. Di quì ſcendendo, ſi trova la Caſa del Cav. Menabuoni in cui ritrovaſi un copioſo Muſeo di Quadri originali, Scul- ture, Medaglie, ed altre antiche rarità, e dipoi proſeguendo ſi arriva alla Chieſa di

Con-

SANTA FELICITA, ſulla di cui Piazza eſi- ſte una Colonna di granito, ſopra la quale vi è la Statua di San Pietro Martire, eret- ta quivi ad onor ſuo dall'antica famiglia de' Roſſi nel Secolo XIII. per aver eſſo in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſem- pio, fatto gran frutto, ed anco in ſegno delle vittorie avuteſi da' Cattolici contro gli Eretici Manichei. La detta Statua del Santo Martire poſta in luogo dell'antica, che vi era, quaſi disſatta dal tempo è di mano d'Antonio Montauti. Entrando nella Chie- ſa, rifatta col diſegno di Ferdinando Rug- gieri, troveremo a man deſtra la Tavola della Cappella de' Capponi, di mano di Ia- copo da Pontormo, come altresì i tondi de' quattro Evangeliſti che ſono nella tribu- na, e l'Annunziazione di Maria che è nel- la parete; ed evvi un Ritratto di San Car- lo Borromeo d'eccellente pennello, collo- cato in un ornamento di pietre di gran pre- gio, fatto col diſegno del famoſo Vignola. Dopo di eſſa viene la Cappella de Nerli, ove ſi vede l'antica Tavola di S. Felici- ta con i ſette figliuoli martiri, dipinta da Neri di Bicci l'anno 1468.. Ne ſegue la Cappella di S. Gregorio Papa, dipinta da Ferdinando Vellani da Modena. Contiguo a queſta è l'Altare del Crocifiſſo ſcultura ſtimabile, d'Andrea da Fieſole. La Cappel- la maggiore era già fatta col diſegno del Ci- goli, che fu unita con la nuova fabbrica, adorna con tre Tavole degne di ſtima, e ſpecialmente quella della naſcita di Criſto che è opera di Gherardo Vanhonthourt Fiam- mingo, la Crociſiſſione è di Lorenzo Carlet- ti, e la Reſurrezione di Antonio Tempe- ſti. Le pitture della volta e pareti ſono di Michelagnolo Cinganelli. Dopo queſta alla prima Cappella della Crociata, è di mano di Pietro Dandini lo Spoſalizio della Madon- na, e alla ſeconda Carlo Portelli dipinſe la Trinità con alcuni Santi, Tavola, che ſtava a un piccolo Altare dell'antica Chieſa, poi da Ignazio Hugford notabilmente da ogni parte ingrandita. Appreſſo ſegue l'Altare della Comunione, arricchito di marmi, e della ſtimatiſſima Tavola del Volterrano, ove ha dipinto l'Aſſunzione di Maria, e genufleſſe S. Margherita da Cortona, e S. Maria Maddalena de' Pazzi, e in un pila- ſtro vi è di Moſaico un belliſſimo ritratto di Aleſſandro Barbadori; opera di Marcel- lo Provenzale. Sceſo il Presbiterio ſotto l'organo ſi trova la Cappella di Santa Ber- ta de Bardi con una bella Tavola di Vin- cenzio Dandini, che tenne il celebre Gab- biani al naturale per il volto della detta Santa mentre era allora ſuo Scolare e Gio- vanetto. Belliſſima poi è la Tavola di S. Luigi Re di Francia che ne ſuccede, ope- ra di Simone Pignoni. Dopo la quale è di mano di Ignazio Hugford quella dell'Ar- cangelo Raffaelle in atto di far render la viſta al buon Vecchio Tobbia per mezzo del ſuo figliuolo. Vi è poi il Martirio di S. Baſtiano di Fabbrizio Boſchi. Si trova in ultimo la Cappella de Canigiani con tavo- la pareti di mano di Bernardino Poccet- ti. La qual Cappella con l'altra dalla par- te oppoſta reſtano ſotto al Coretto di S. A. R. che dal Real Palazzo viene in al- cuni tempi ad aſſiſtere alle Sacre Funzioni per via del corritoio che reſta ſopra la log- gia, nella parete della quale a ſiniſtra ve- deſi collocata la memoria d'Arcangela Pal- ladina celebre Pittrice, e Muſica col di lei ritratto in marmo, Scultura di Agoſtino Bu- giardini. E quella a mano deſtra del Car- dinale de' Roſſi Nipote di Leone X. col di lui ritratto ed epigrafe ec. dopo aver oſſerva- te molte antichiſſime Iſcrizioni affiſſe nella parete entro il Cortile del Convento ritro- vate ſottoterra nel rifacimento della Chie- ſa, di quì proſeguendo verſo la via Guic- ciardini trovaſi il

gio,

ge-

O ri-

PALAZZO già de' Franceſchi, al preſente dei Dragomanni, fatto con diſegno di Anton Ferri, internamente molto ornato di Pitture, quindi il Palazzo de' GUICCIARDINI, che include l'antica Abitazione, dove nacque San Filippo Benizj, del che è la memoria nella facciata, ed in appreſſo ſi giunge al

PALAZZO di S. A. R., che è uno de' più fa- moſi Edifizj, che ſi veggano in tutta l'Ita- lia, e fuori, come affermano molti eruditi Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldinuc- ci nella deſcrizione del nuovo modello, e diſegno, che già fece di queſto Palazzo il virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Queſto ſì mae- ſtoſo edifizio venne incominciato col diſe- gno di Filippo di Ser Brunelleſco a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però è ſtato detto fino al dì d'oggi de' Pit- ti; quantunque fino dal tempo del Granduca Coſimo I., e di Leonora di Toledo ſua mo- glie, che lo comprò, diveniſſe abitazione de' Granduchi Regnanti. Di queſto Edifizio adunque dovendo noi ragionare, difficilmen- te potremo in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue, e le Pitture inſigni, che nobilmente l'ador- nano, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi trovano, e lo rendono mirabile, e ſingola- re. Primieramente la Facciata di queſto Pa- lazzo lunga braccia 250. in circa, ed alta a proporzione, è tutta incroſtata di bozze di pietre forti, d'ordine ruſtico, ma così ben diviſato, che vi riſplende una maeſto- ſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto con diſegno dell'Ammannato, perchè mutato l'ordine della prima Architettura, con tale avvedu- tezza però, che non diſconveniſſe all'Ope- ra già cominciata, ſi vede il primo Appar- tamento di forma Dorica, il ſecondo d'or- dine Ionico, ed il terzo di Corintio, tutti e tre adornati di varie Colonne, di belliſſimi Fregi, e d'un ricchiſſimo Cornicione. In fac- cia poi del Cortile, v'è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera di forma ovata, con vari zampilli d'acque, le quali pare che ſcaturiſcano dalla terra al cenno di Mosè ivi rappreſentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la Fac- ciata due altre Pile con ſue Fontane va- gamente intagliate; come altresì due gran- di Statue di marmo, che una rappreſenta Paſquino, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di maniera Greca molto ſtimate. Vedeſi una Fonte ſopra la grotta al pari del primo pia- no di queſto Regio Palazzo, ed un gran Vi- vaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti di marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo una gran tazza, nella quale verſano in copia le acque da varie bande, perlochè non poco è il diletto, che di ſubito arreca queſta Fon- tana a chi entra nel mentovato Cortile. Paſ- ſando poſcia ne' Reali Appartamenti, vedre- mo coſe di maraviglia. Sono le Stanze dell' Appartamento Granducale, e molte altre, tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran par- te ſono dipinte di mano dei più rari, ed ec- cellenti Maeſtri, fra i quali principalmente s'annovera Pietro da Cortona, Ciro Ferri, Giovanni da S. Giovanni, il Volterrano, Ber- nardino Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed altri. Bene è vero però, che s'io voleſſi ad una ad una deſcrivere tutte le ſtanze, e l'infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano e ſpecialmente per i vaghi e moltiſſimi ador- namenti, e aggiunte ſtatevi fatte, e che attualmente ſi fanno dal Regnante noſtro Real Sovrano, non un breve racconto, ma un intero volume ſi richiederebbe. Baſterà ſolo accennare, che i più ricchi prezioſi ad- dobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qua- lunque gran Regia ſi poſſono deſiderare, quì ſi trovano in grandiſſima copia, come potra meglio ocularmente conoſcerſi dalla ſceltiſ- ſima, e copioſa quantità di quadri dei più ſingolari, e più rinomati Autori del Mondo. Dal Palazzo faremo paſſaggio al contiguo

Co-

O 2 di

e

GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e de- lizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Cit- tà, avvegnachè la magnificenza coll'ame- nità, l'abbondanza coll'induſtria, nobil- mente in queſto luogo gareggiano. La ſua circonferenza fino alle mura della Città per lunghiſſimo tratto ſi ſtende, nella quale il colle, e il piano, il domeſtico, e il ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, co- me ſi vede, in boſchetti, in prati, in lun- ghi viali, e fontane. Lo adornano moltiſſi- me Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori d'ogni ſorta, e d'infinite piante d'agrumi, eſſendo ſtato infinitamente abbellito, e che di continuo d'ordine del noſtro munificen- tiſſimo Sovrano va rendendoſi ſempre più va- go, e dilettevole con nuove fabbriche, viali, e ſtatue, con molte altre delizie che all' amenità del luogo richiedonſi. Vedeſi dun- que in faccia alla gran porta che mette in eſſo in primo luogo una grotta, ne' quattro angoli nella quale, col diſegno, ed inven- zione del Buontalenti furono collocate quat- tro Statue di marmo di mano di Michela- gnolo Buonarroti; ma però ſolamente ab- bozzate, le quali doveano ſervire pel ſe- polcro di Papa Giulio II. e che dal Nipote di Michelagnolo furono donate al Granduca Franceſco. Vi ſono in oltre alcune Statue d' altri famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la Grotta, che adornata di ſpugne lavorate in varie forme, nella rozzezza di quei materia- li dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta di mano di Bernardino Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre inven- zioni, che in un medeſimo tempo reca terro- re, e diletto avvegnachè quell'ingegnoſo Pittore, aiutato in parte da una naturale a- pertura, che reſta nella volta, finſe, che la medeſima volta ſembraſſe di rovinare, e che da quelle feſſure uſciſſero varj animali, i qua- li non dipinti, ma veri, e naturali raſſembra- no. Quindi ſi ſale ad un Teatro, che riſponde di faccia al Palazzo, circondato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale, per i paſſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e feſte magnifiche ſono ſtate rappreſentate con gran- de applauſo. In faccia a queſto per un ampio ſtradone ſi ſale ad un altro belliſſimo Tea- tro avente un gran Vivaio, nel mezzo tutto rimodernato, ed abbellito al quale ſopra va- rj moſtri Marini di marmo fatti da Stoldo Lo- renzi, vedefi un Nettuno di Bronzo opera molto lodata dagli intendenti, dopo di que- ſto per lunghi viali tutti coperti di piante, e per un largo, e ſpazioſo ſtradone ornato di belle Statue, ſi giunge ad una Fontana iſola- ta, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Sopra una Tazza di Granito, larga dodici braccia per ogni verſo cavata da un ſolo pezzo, ſi vede una Statua di mar- mo Giganteſca figurata per l'Oceano, a piè della quale tre altre Statue a ſedere, ſignifi- canti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufrate, che verſano gran copia d'acqua nella Taz- za, da cui per ſotterranei condotti paſſa ad altre fonti, ed in vari ſcherzi per il Giardi- no ſi ſparge.Or queſta belliſſima opera, fu dal celebre Giovanni Bologna condotta con tale eccellenza, che reſta in dubbio chi la vede, ſe più debba lodarſi, o la rara inven- zione, o la maeſtria del lavoro, tanto l'una, che l'altra in perfetto grado s'ammirano. Del reſto chi deſideraſſe avere una deſcrizio- ne di tutte le Statue, che ſono ſenza nume- ro ſparſe per il Giardino, molte delle quali furono lavorate da maeſtri eccellenti, e l'al- tre coſe più ragguardevoli, che lo adornano, potrà leggere le notizie di queſto, raccolte da Gaetano Cambiagi in un libretto ſtampa- to a parte. Ma dopo avere ammirato il Re- gio Palazzo, e Giardino di S. A. R.

O 3 tiſ-

di

O 3 zio-

Uſcendo poi dalla Porta detta di ANNA- LENA, trovaſi ſotto tal nome il

NOBILE MONASTERO di Religioſe dell' Ord. di S. Domenico, nella cui Chieſa, che fu reſtaurata col diſegno di Antonio Ferri, vedeſi la ſoffitta arricchita di uno sfondo di mano di Anton Domenico Gabbiani, adorno d'architettura da Romualdo Botti, ed il pic- colo sfondo entrando, ſotto il coro delle Mo- nache, opera d'Antonio Puglieſchi, e la tri- buna della Cappella Maggiore dipinta da Pietro Dandini. Vi ſono due Cappelle per par- te di ordine compoſito con colonne di pie- tra ſerena, in una delle quali vi è un anti- ca Immagine di rilievo del Crocifiſſo in mol- ta venerazione, e nelle alter tre, ſi vedono pregiatiſſime tavole antiche una delle qua- li, che è di Fra Filippo Lippi, rappreſenta la naſcita del Bambino Gesù; In faccia a queſta il S. Girolamo orante nel deſerto è di mano del Bronzino, e nell'altra della ſcuola del detto Lippi vi è eſpreſſa l'An- nunziazione di Maria. Di quì eſcendo, ſi tro- va la Chieſa Parrocchiale di S. Piero in Gat- tolino detta volgarmente Serumido e ivi ac- canto la Compagnia è ſtata nel 1776. tutta dipinta a freſco per l'architettura di Do- menico Stagi, e le figure di Pietro della Na- ve; nello sfondo ſi vede Maria Santiſs., e S. Franceſco d'Aſſiſi, e nelle pareti la Vi- gilanza, e le ſette Virtù, e proſeguendo verſo la Porta Romana, e in viſta della me- deſima trovaſi proſſimo alla Porta ſuddetta l'antico Oratorio di S. Giuſto, poi di S. Gio. Batiſta, detto la

li,

CALZA, Chieſa antichiſſima ſtata abitata prima da Religioſe Geroſolimitane, ed in ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſoppreſſi, è ridotta prebenda abbaziale. In queſta Chie- ſa oltre la bella tavola del Ghirlandajo, ſono un Criſto in Croce, ed una Pietà, opere eccellenti di Pietro Perugino, ſicco- me un Orazione all'Orto dello ſteſſo, che dalla Chieſa è ſtata trasferita nel Coro do- ve è l'Ecce Homo di Santi Pacini, e una Vergine addolorata d'Ignazio Hugford, del quale ancora è la tavolina di Gesù buon Pa- ſtore, che ſtà all'Atare di una Cappella de' Preti che fanno gli Eſercizj Spirituali. Eſ- ſendo d'antico Convento di preſente Caſa di Eſercizj dei Rev. Sacerdoti della Congre- gazione di Gesù Salvatore, è ſtato da eſſi con la detta Chieſa rimodernato, e queſto rifatto quaſi dai fondamenti. Vedeſi nel Re- fettorio ora tutto dipinto dal Gherardini, Zocchi, Gricci, e Mannaioni, un Cenacolo a freſco di mano del Francabigio, molto ſtimato dagli Intendenti. E prima di torna- re in dietro per la ſtrada di Boſſi, è da oſ- ſervarſi in faccia alla Porta, una ſingolariſ- ſima opera di Giovanni da San Giovanni, ove ha in una Femmina veſtita di regio amman- to effigiata Firenze, con attorno altre fem- mine che ſimboleggiano le Città provinciali in atto di render tributo alla loro Regina; e proſeguendo il detto viaggio trovaſi

Ver-

SANTA CHIARA, dove ſono, fra l'altre due Tavole di molta ſtima. Il Criſto mor- to di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Cre- di la Natività del Signore. Dirimpetto al- la detta Chieſa è quella delle CONVERTITE, dov'è di mano del Poccetti la Natività del Signore, e la depoſizione della Croce ſic- come il S. Michel Arcangelo nella Sagre- ſtia; il Crocifiſſo all'Altar maggiore, è la- voro di Baldaſſar Vermoſſer Fiammingo; in eſcir dalla Chieſa laſceremo a man ſiniſtra per brevità la Chieſa delle Religioſe della Nunziatina, e Conſervatorio già delle Men- dicanti. E ſeguitando il viaggio incomin- ciato, troveremo l'Abitazione del Balì del Roſſo, e di quì proſeguiremo verſo il can- to alla Cuculia ove è ſituato il Collegio de'

come

PADRI BERNABITI, che vi tengono pub- bliche Scuole.La loro Chieſa è tutta va- gamente dipinta d'architettura dallo Sta- gi, lo sfondo nella ſoffitta da Sigiſmondo Betti, e da Giuſeppe Zocchi la tribuna del- la Cappella maggiore, al di cui Altare la Tavola rappreſentante S. Carlo titolare di queſta Chieſa, viene da Andrea Comodi. Quella a mano deſtra, entrando, ove è ef- figiato San Giovanni Nepomuceno, è ope- ra d'Ignazio Hugford, di cui pure ſono li due medaglioni rappreſentanti il martirio, e la morte del detto Santo, come ancor l'Angelo Cuſtode in un piccolo ovato ſul grado dell'Altare: in faccia a queſto Pie- tro Marcheſini ha dipinto il Beato Aleſſan- dro Sauli; li due medaglioni ſono del pre- detto Giuſeppe Zocchi. Di quì paſſando di- rettamente il detto canto, ſi trova la Chie- ſa delle nobili

ret-

RELIGIOSE di S. Monaca dell'Ordine di S. Agoſtino, al di cui Altar maggiore evvi una belliſſima tavola d'Aleſſandro Gherar- dini, rappreſentante Maria Santiſſima che porge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo sfondo nella volta è di mano dell'Ulivelli. Di quì proſeguendo ſi trova la Chieſa dei Padri Carmelitani detta il

CARMINE, queſto vaſtiſſimo Tempio il più ricco d'eccellenti Pitture, che foſſe in que- ſta noſtra Città, sì a freſco ſulle pareti, che a olio nelle tavole di ogniuna delle Cap- pelle, fu con doloroſa perdita diſtrutto dal fuoco nella notte del dì 28. Gennaio 1771. Chi poi voleſſe la deſcrizione delle Tavo- le, che rendevano sì adorna queſta Chie- ſa, la troverà nel Borghini, nel Bocchi, nel Padre Richa, e nella prima edizione di que- ſto noſtro Antiquario. Un piccol numero di dette Tavole reſtaron ſalve dal fuoco poi- chè trovavanſi ripoſte nella Sagreſtia, e non come tutte l'altre, che ſtavano ammaſſa- te in alcune Cappelle della Crociata. Quì ſoltanto potremo aggiungere la deſcrizione di quel che in tale Incendio reſtò godibi- le. E in primo luogo della nobile e magni- fica Cappella dalla Caſa Corſini, ove era attualmente il Corpo incorrotto di S. An- drea già Priore di quel Convento, poi Ve- ſcovo di Fieſole, e Antenato di sì illuſtre Proſapia, quale reſtò illeſo tra l'Incendio, tanto che la mattina durante il fuoco pu- re ebbero campo i Religioſi di traslatarlo nel loro Convento. La qual Cappella, non oſtante le altiſſime fiamme, che vi furono, per il molto legname, oltre a due delle mi- gliori tavole di Chieſa che vi eran ripoſte, non reſtò tanto danneggiata da non poterſi rimettere nella ſua primiera bellezza, co- me di preſente a ſpeſe dell'eccellentiſſima Caſa Corſini ſi ſtà facendo riaccomodare, ed abbellire. Queſta fu condotta con diſegno di Pier Franceſco Silvani, tutta incroſtata di marmi bianchi di Carrara, e di miſti di Seravezza, con Pilaſtri, Fregi, e Cornicione d'Architettura compoſita. In faccia, e quaſi ſopra all'Altare, il quale rimane alquanto iſolato, è una Tavola di marmo bianco, la- vorata con grande eccellenza, di alto rilie- vo da Gio. Batiſta Foggini, ove è figurato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſer ra- pito al Cielo da varj Angioletti. Sopra a queſta ſi vede Iddio Padre, parimente ſcol- pito in marmo da Carlo Marcellini Sculto- re ingegnoſo, ed in mezzo all'Urna ove ſtà ripoſto il Sacro Corpo, un Baſſorilievo d'argento d'eccellente lavoro. Anche nel- le due bande laterali ſono due Tavole di marmo di mano dello ſteſſo Foggini, in una è figurato il Santo diſceſo dal Cielo per aſ- ſiſtere all'Eſercito Fiorentino, quando nella battaglia d'Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò l'eſercito di Filippo Viſconti Duca di Mi- lano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo Generale: e nell'altra ſi rappreſenta, quan- do nel celebrare la prima Meſſa gli com- parve la Santiſſima Vergine con grandiſſi- mo ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il Santo quelle parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. La Cupola è tutta dipinta da Luca Giordano. Non paſ- ſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che qui- vi ſi trovano degli Uomini Illuſtri di que- ſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Porpo- rati, il primo Piero Corſini Veſcovo di Vol- terra, e poi di Firenze, e l'altro Neri Cor- ſini Veſcovo d'Arezzo, Zio del Sommo Pontefice Clemente XII. Eſcendo da queſta Cappella a mano deſtra, trovaſi quella del- la Comunione,dove Gherardo Starnina an- tico, ed eccellente Pittore ha eſpreſſi varj fatti della Vita di S. Girolamo ſufficiente- mente conſervata: ſi godono ancora quelle di Maſolino da Panicale nella Cappella Bran- cacci, e di Maſaccio ſuo Diſcepolo, che vinſe di gran lunga il Maeſtro, e fu il pri- mo che apriſſe la ſtrada alla buona manie- ra, e alla perfezione dell'arte da cui l'han- no appreſa i più ſublimi Maeſtri, i quali tutti ſtudiarono dall'opera di Lui nella det- ta Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra Bartolommeo di S. Marco, Michelagnolo, Andrea del Sarto, Raffaello d'Urbino e tan- ti altri, come leggeſi nel Vaſari ec. La pre- ſente nuova Chieſa è ſtata eſeguita col di- ſegno del fu Giuſeppe Ruggieri tutta in volta reale, la quale ſtà di preſente dipin- gendoſi dai bravi pennelli del Sig. Giuſep- pe Romei per le figure, e del Sig. Dome- nico Stagi per la vaga Architettura, come pure la gran Tela dell'organo rappreſentan- te la Beatiſſima Vergine del Carmine in at- to di dare il ſacro abito a S. Simone Stock alta braccia 14. è di mano di detto Sig. Ro- mei. Il diſegno dell'incaſſatura del nuovo Organo è del Sig. Giulio Mannajoni Archi- tetto eſeguito coll'intaglio da Pietro Per- tici. L'Organo poi è qualche coſa di ſor- prendente, e de' migliori di queſta Città la- vorato dal nobile ed abiliſſimo Sig. Alaman- no Contucci di Monte Pulciano. Alla bel- lezza, e grandezza di queſta Chieſa corrl- ſponde il Convento capaciſſimo di gran nu- mero di Religioſi, che di continovo vi di- morano. Ha due Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è dipinta dal Bettini, e dall' Ulivelli la vita del gran Profeta Elia, e di varj Santi Carmelitani; e nel ſecondo v'è una lunetta belliſſima del Poccetti, che rap- preſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo per avvampare il Sacrifizio offerto da Elia al vero Dio. Uſcendo da queſto Chioſtro, in fondo alla ſtrada, che ſi vede a mano ſi- niſtra, ſi trova il Monaſtero delle Religio- ſe di S. Franceſco di Sales, nella di cui Chieſa aſſai moderna ſi vede all'Altar mag- giore la Tavola del detto Santo dipinta da Ignazio Hugford, e le due laterali che ſo- no di Giuſeppe Grifoni. Alla Chieſa del Car- mine è vicina quella di

fica

re

mente

no

SAN FREDIANO antica, e Collegiata di Canonici, nella quale ſi trovano alcune Ta- vole di mano di ragguardevoli Maeſtri, tra le quali, la prima a mano dritta, nella qua- le Pier di Coſimo ha rappreſentata Maria Santiſſima col Bambino Gesù, che ſpoſa S. Caterina, dipoi di Domenico Paſſignano, quella di Criſto, che riſana il Paralitico.

Se-

Segue del Ghirlandajo una Pietà con San Girolamo e San Frediano, con un bel fre- gio di Cherubini di Luca della Robbia. Bel- liſſima è poi dall'altra parte la Tavola di Lorenzo Lippi, dove con ottimo guſto ha di- pinto il martirio di S. Andrea; Ne ſegue l'altra del Crocifiſſo, opera di Loren- zo di Credi, ove vi ſono eſpreſſi altri San- ti, e San Lorenzo ſulla graticola. Poco di- ſtante è la Chieſa di Ceſtello dei

MONACI CISTERCIENSI, fabbricata col di- ſegno del Colonnello Cerruti di Roma, giacchè l'antica era molto anguſta, e ſenza alcun ornamento. Tutte le Cappelle ſono decorate di ſtucchi dal Marcellini. Ed en- trando dalla porta principale, cominciando dalla prima a mano deſtra, dedicata a S. M. Maddalena de' Pazzi, è opera di Giovanni Sagreſtani. La ſeconda del Crocifiſſo è tut- ta di mano d'Antonio Puglieſchi. La terza ove è nella Tavola eſpreſſa la Natività di Maria, con tutto il rimanente, è vago e ben inteſo lavoro d'Aleſſandro Gherardi- ni. Il quadro in teſta alla crociata col mar- tirio di San Pietro, viene da Guido Reni. L'altro in faccia di San Bernardo d'avanti a Maria Santiſſima è di mano di Fabbrizio Boſchi. La Tavola poi che è ſituata nel Co- ro è del Cavalier Curradi. La Cupola è ſtu- pendo lavoro d'Anton Domenico Gabbia- ni, dal di cui ſingolar pennello non eſſendo ſtati eſeguiti i peducci della medeſima, furo- no più anni dopo la ſua morte dipinti da Matteo Bonechi. Reſtano le altre tre Cap- pelle tornando verſo la porta, e principian- do da quella della Comunione, quale è di San Bernardo, che nella Tavola vedeſi ce- lebrante all'Altare per la liberazione dell' Anime del Purgatorio, con tutto il reſtante che fu lodevolmente eſeguito da Pietro Dan- dini. Vaghiſſima poi è la ſeguente, tutta opera d'Antonio Franchi, ove ha eſpreſſo il Batteſimo di Criſto al Giordano: l'ulti- ma Cappella è dipinta da Giovanni Ciabilli, nella quale rappreſentò all'Altare il marti- rio di S. Anaſtaſio. Nel primo Chioſtro di queſto Monaſtero vi è eretta la Statua di S. Maria Maddalena de' Pazzi lavoro di An- tonio Montauti, e di Giuſeppe Piamontini è quella di San Bernardo nel ſecondo Chio- ſtro. In queſto Convento abitavano già le Monache degli Angioli, che in oggi ſono nel Monaſtero di Pinti, ed in queſto preſe l'Abito, viſſe, e morì Santa Maria Mad- dalena de' Pazzi, la cui Cella tuttavia con- ſervata, ſi tiene in gran venerazione. Sul- la Piazza di queſta Chieſa fu dal Grandu- ca Coſimo III. fatto fabbricare col diſegno di Giovambatiſta Foggini un

P ro

la

GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma- gnifico, e comodo per un tal uſo. Da que- ſto luogo faremo paſſaggio al Palazzo dei Capponi dove è anche oſſervabile un Mu- ſeo copioſo di coſe naturali. Quindi al

PONTE ALLA CARRAIA ſtato fabbricato nel 1218., e camminando verſo il Fondaccio di S. Spirito, s'incontra in primo luogo il Pa- lazzo del Conte Pecori di vaga ſtruttura; al quale è contiguo il Palazzo de' Marcheſi Rinuccini, la di cui facciata è diſegno di Lodovico Cardi Cigoli, in eſſo è una ric- ca Quadreria, nella quale ne eſiſtono di An- drea del Sarto, di Guido Reni, uno di Raf- faello citato dal Vaſari, e molti altri di ce- lebri Profeſſori. Vi è una ſcelta Libreria di ottimi libri rari, e molti manoſcritti, con lò sfondo dipinto da Giuſeppe Zocchi, nel di cui veſtibolo oſſervaſi alcune antiche In- ſcrizioni, Cippi, Urne, e Buſti: Evvi una raccolta di Medaglie d'Oro, Argento, e Bronzo; Gli anneſſi e altri ornati di que- ſto Palazzo ſono di egual merito, e gran- dezza. Poſſiedono queſti Signori tralle mol- te rarità due belliſſimi zeffiri che uno di 53 Carati, e l'altro di 48., e altre molte ric- che ſuppellettili. E ritornando per via de' Serragli, trovaſi il Palazzo de' Caſtelli aſſai comodo, acquiſtato ora dal Marcheſe Fe- roni che lo va facendo ſempre più abbellire e l'

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ABITAZIONE degli Antinori, nella quale vi ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etru- ſche, Romane, e Greche, con altri ſtima- bili monumenti di antichità in marmi, e bronzi. Dietro alla quale in poca diſtanza trovaſi la Piazza, e Chieſa di

SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, quell'inſigne Architetto, col modello del quale s'am- mirano fatte tante Fabbriche in Firenze, ed altrove. E l'Architettura di queſto gran Tempio d'ordine Corintio, con ſomma per- fezione condotta, e perciò vaga, e maeſto- ſa appariſce al pari d'ogni altro Ediſizio di queſta noſtra Città. La ſua lunghezza a cen- to ſeſſanta braccia ſi ſtende, e la larghez- za a cinquantaquattro. Vien diviſo in tre Navate, ripartite da belliſſime Colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo, ſopra le quali l'Architrave, il Fregio, e il Cornicione da pertutto nobilmente ricorrono. Con buona ordinanza diſpoſte 38. Cappelle ſi veggono, e adornate di belliſſime Tavole. A man de- ſtra vi è una antica Tavola, che credeſi di un bravo allievo del Franciabigio, dopo a queſta evvi un ammirabile copia in mar- mo del Gesù morto in grembo alla Madre di Michelagnolo, che ſtà in San Pietro di Roma, e che fece Nanni di Baccio Bigio ſuo Diſcepolo, in modo, che tanto è il ve- der queſta che l'originale. Ne viene l'Al- tare di San Niccola, la di cui figura in legno che ſtà coperta, ſi dice del Sanſovi- no, e ne' lati della Cappella vi ſon due Angioli di mano del Franciabigio. Appreſ- ſo ne viene la belliſſima Tavola dello Stra- dano, ove ha dipinto Criſto, che ſcaccia i profanatori dal Tempio. La Tavola di S. Agoſtino, che ne ſuccede è d'Aleſſandro Gherardini. Quindi trovaſi di Domenico Paſ- ſignano la lapidazione di S. Stefano. Nell' ultima Cappella di queſta navata vedeſi e- gregiamente ſcolpito in marmo l'Arcange- lo Raffaello, e Tobbia con bel finimento di paeſe, tutto lavoro del celebre Giovan- ni Baratta. Voltando nella traverla a man deſtra, le due Tavole, che ſi trovano, ſo- no di Fra Filippo Lippi. Quindi paſſato il ricco Altare della Madonna della Cintola, e quello appreſſo, ove ſi conſerva il Cro- cifiſſo de' Bianchi, trovaſi in altra Tavola di Fra Filippo, dipintavi la Vergine col Bam- bino, e S. Caterina. Ne ſeguita l'appari- zione della Vergine a San Bernardo, che vi fu lavorata da Pietro Perugino ma trasfe- rito l'originale in Caſa Capponi da S. Fria- no, vi ſi vede una perfettiſſima copia, che ingannerebbe chiunque, fatta per mano di Felice Ripoſo; da cui pur ſon fatti dai lati S. Franceſco, e S. Antonio da Padova. Inol- tre vengono due Cappelle, che in una di- pinſe il Sagreſtani lo Spoſalizio della Ma- donna, e nell'altra Gaetano Gabbiani il San Niccolò, che reſuſcita i tre fanciulli ucciſi da un oſte. Voltando poi dietro al Coro vi ſono altre otto Cappelle, nella pri- ma è di Aurelio Lomi Piſano la Viſita de' Magi con belle ſtoriette nel grado dell'Al- tare: E appreſſo vi è la Vergine con alcu- ni Santi, di mano di Giotto; contigua a queſta viene una Tavola di Sandro Botti- celli; appreſſo vedeſi la belliſſima Tavola de' Martiri fatta con grande ſtudio da Aleſ- ſandro Allori, di cui pure al ſeguente Al- tare è ammirabile quella dell'Adultera pre- ſentata a Criſto. Vien poi di mano del Vi- gnali la Beata Chiara da Montefalco nell' atto di ricever la Comunione per mano di Noſtro Signore; ne ſeguono altre due Cap- pelle, con piccole Tavole antiche; e vol- tando all'altra Tribuna, e paſſate le al- tre tre ſuſſeguenti Cappelle, è da oſſervarſi all'Altar del Sacramento l'architettura, le piccole Statue, i Baſſirilievi, tutto lavo- rato in marmo dal celebre Andrea Contuc- ci da Monte S. Savino, quindi dopo altre tre Cappelle trovaſi di mano di Benedetto del Grillandajo il portar della Croce. E rientrando nella Navata, alla prima Cap- pella ornata di prezioſi marmi, vedeſi la bella Tavola di Agnolo Bronzino, ove ha figurata l'apparizione di Criſto alla Mad- dalena, e più oltre nella ſeconda trovaſi di mano del Roſſo, la Vergine, il San Ba- ſtiano, ed altri Santi, l'originale di cui trasferito nel Palazzo Reale, fu quì poſta la belliſſima copia, che ſi vede di mano del Petrucci; E paſſato l'Organo, di Ri- dolfo del Grillandajo è la Tavola di S. An- na, con la Vergine, e varj Santi, dopo la quale da Rutilio Manetti ſi trova effigiato S. Tommaſo da Villanuova, che diſpenſa limoſine ai Poveri: ne ſegue la Tavola del Beato Giovanni da S. Facondo del Cavalier Naſini. Nella penultima Cappella è un eſat- tiſſima copia di Taddeo Landini del Criſto abbracciato alla Croce, il di cui originale, di mano di Michelagnolo Buonarroti ſtà in Roma nella Chieſa della Minerva; all' ultimo Altare vi è la Reſurrezione di Cri- ſto, che credeſi della ſcuola del Franciabi- gio. Che diremo poi della Cappella mag- giore, quanto bella per l'Architettura, al- trettanto per la materia magnifica, e ric- ca? Reſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la forma d'un piccolo Tempio, ergendoſi ſopra varie bel- liſſime Colonne una Cupoletta, ſotto la quale è ſituato l'Altare lavorato di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare artifizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di figura ottagona, tutto di marmi carrareſi, e ornato di varie Statue di marmo ſcolpi- te da Giovanni Caccini, che diè il model- lo di tutta queſt'opera, nella quale dalla Famiglia Michelozzi, che ne fu la Fonda- trice, grandiſſime ſomme furono impiega- te. Dalla banda ſiniſtra rimane la Sagreſtia con un bel ricetto avanti fabbricata col diſegno del Cronaca, in cui tra gli altri or- namenti, vedremo una bella Tavola di Fr. Filippo Lippi, dove dipinſe la Vergine col Figliuolo in collo, e con Angioli, e San- ti d'attorno. Un'altra ſe ne trova di ma- no di Aleſſandro Allori, con alcune Pittu- re a freſco di Bernardino Poccetti. Ammi- raſi il Campanile della Chieſa, condotto col modello di Baccio d'Agnolo: Siccome i Chioſtri, ed il Convento, nel quale ſi trovano alcune Pitture di pregio. Ritornan- do per la piazza, cammineremo verſo la Chieſa di

e

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SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri- ma la Colonna di marmo miſtio di Seravez- za, eretta in queſto luogo dal Granduca Co- ſimo I., per ricordanza della Vittoria otte- nuta nella battaglia di Marciano. Trovere- mo in Chieſa a man deſtra la ſeconda Ta- vola fatta da Pier di Coſimo, che rappre- ſenta S. Rocco, e S. Caterina, dopo la qua- le ne ſuccede l'Altar di S. Domenico, e altri Santi dipinti da Iacopo Vignali. Mol- to bella è quella che ne ſegue, ove Otta- vio Vannino vi ha eſpreſſo S. Antonio Aba- te, che riſana alcuni Infermi, vi è una Ta- vola con varj Santi, che diceſi di Mario Balaſſi, dopo la quale oſſervata all'Altar maggiore la Pittura di mano del Beato Gio. Angelico Domenicano, e laſciate le due Cappelle laterali, potrà fermarſi ad ammi- rar la rariſſima pittura a freſco di Giovan- ni da S. Giovanni, fatta a Giulio Parigi celebre Architetto. In queſta è dipinto S. Felice Prete in atto di ſoccorrere S. Maſ- ſimo Veſcovo di Nola, moribondo per il freddo, e per la fame; con premergli in bocca un grappolò d'uva, miracoloſamente trovato ſopra la neve. Seguitando verſo la porta vedeſi una Tavola con alcuni Santi d'avanti la Vergine, di Ridolfo del Ghir- landajo, dopo la quale ne viene una di Ia- copo da Empoli, che vi ha dipinta Maria Santiſſima del Roſario, e genufleſſi S. Pier Martire, e S. Diacinto. Ne ſegue la Vo- cazione di S. Matteo Apoſtolo, opera del Roſſelli, dopo la quale è degna di ſtima la Tavola di Salvator Roſa, nella quale ha figurato in tempo notturno Criſto ſull'onde del mare, che porge la mano a S. Pietro naufragante. In ultimo trovaſi il Martirio di S. Cecilia, la cui Tavola fu dipinta al proprio Altare da Iacopo Chiaviſtelli, ce- lebre ancora nell'Architettura, e che è quì ſepolto. Contiguo a queſta Cappella è di mano del Ticciati il Depoſito del celebre Pittore Antonio Domenico Gabbiani, ſic- come dalla parte oppoſta ſi vede ancora quello di Giuſeppe Piamontini Scultore di gran merito. E' ſepolto in queſta Chieſa Gio- vanni da S. Giovanni, la di cui lapida ſi legge vicina alla di lui opera; come pure Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro Pit- tori eccellenti. E proſeguendo il cammi- no per Via Maggio, oltre le molte deco- roſe Fabbriche trovaſi il

ni

van-

PALAZZO degli Zanchini, abitato da' Sigg. Feroni, dove fra l'altre coſe di pregio eſi- ſte una Statua del Francavilla, che rappre- ſenta Giaſone col Vello d'oro. Volgendo, è da vedere la Chieſa chiamata di

SAN IACOPO ſopr'Arno, dove abitano i Padri della Miſſione, ſebbene antica, è di buona Architettura, ed è ſtata rimoderna- ta di ſtucchi, e di Tavole. La prima delle quali a man deſtra è di Sebaſtiano Galeot- ti, ove è S. Gennaro Veſcovo, la ſeconda rappreſentante il SS. Crocifiſſo è di mano di Agnolo Bronzino, donata non ha molto da Aleſſandro Buonaccorſi, la terza di S. Vincenzio de' Paoli, è opera di Antonio Pu- glieſchi, la quarta della Trinità è del me- deſimo Conti, e in ultimo di faccia alla Navata, è di mano del Grandi l'Aſſunzione di Maria. Nella Tavola dell'Altar maggio- re, Pier Dandini ha figurato Criſto, che elegge S. Iacopo all'Apoſtolato: la Tribu- na con gli due Tondi laterali ſono lavoro di Matteo Bonechi. Vi è poi l'altra Cap- pella in faccia all'altra Navata, nella qua- le il Ciocchi ha eſpreſſo la tentazione di S. Antonio. Quindi ſi trova la Sagreſtia a- dorna di Tavole antiche: dopo la quale ne viene la Cappella di S. Franceſco, il di cui quadro è d'Agoſtino Veracini. Dopo di que- ſta è degna di ſtima quella di S. Niccolò Veſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne ſe- guita la Cappella della Santiſſima Nunzia- ta, la cui Tavola è lavoro di Ignazio Hug- ford; In ultimo trovaſi il Martirio di S. Ce- cilia dipinto da Giovanni Caſini. Poco di- ſcoſto da queſta Chieſa evvi la ce'ebratiſſi- ma Libreria Strozziana, copioſa di rariſſimi Manoſcritti, ſpecialmente riguardanti la Cit- tà noſtra, ove è altresì quantità di Carta- pecore aſſai antiche, uno ſcelto numero di libri ſtampati principalmente d'Iſtorie. Que- ſta è poſta nell'abitazione degli Strozzi, che in ogni tempo hanno fatte della notabili ag- giunte alla ſingolar collezione de' loro il- luſtri antenati. Proſſimo trovaſi il

di

PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbri- care dal Granduca Coſimo I., col diſegno di Bartolommeo Ammannati, ſcultore, ed Ar- chitetto Fiorentino, dopo l'inondazione, che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale della Città, e con rovina totale di queſto Ponte. Or tale induſtria adoprò l'ingegnoſo Architetto in queſta gran Fabbrica, che pel parere degl'intendenti, è riuſcito il più bel- lo, e più leggiadro Ponte, che dar ſi poſſa. Gli fece gli Archi di figura ovata, acciò ne' fianchi del Ponte riuſciſſe l'apertura più ca- pace, e più vota, ed armò le pile di ſaldiſſi- mi ſcogli con angoli acuti, perchè fenden- doſi l'acque nel taglio degli angoli, poteſſe- ro con maggior velocità, e ſenza punto di reſiſtenza paſſare. E' adorno queſto Ponte di quattro Figure di marmo, che rappreſenta- nole quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno, nella perſona di un vecchio ignudo, e tre- mante, è opera di Taddeo Landini. L'Au- tunno, e la Eſtate ſono di mano di Giovanni Caccini, e quella della Primavera fu lavora- ta dal Francavilla Fiammingo. Delizioſo è il paſſeggio di queſta porzione di Fiume, tanto dalla deſtra che dalla ſiniſtra riva, in fine del- la quale, e preſſo al già diviſato Ponte alla Carraia, oltre le altre belle fabbriche vedeſi il Palazzo dei

della

MEDICI, modernamente rifatto ed accre- ſciuto. E luſingandomi di aver con la pro- meſſa brevità ſoddisfatto a quanto ſi era da me in principio promeſſo, quì pongo fine per- ciò che riguarda l'interno della Città.

me

VIDI FUOR DI FIRENZE UN ALTRA ROMA

Alla vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e Fabbriche, che finora brevemente ſi ſono oſ- ſervate dentro di Firenze, corriſponde la cir- convicina Campagna, e il Diſtretto, che piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Cit- tà ſi potrebbe con ragione chiamare, per le molte, e cosi ſpeſſe abitazioni, che da ogni parte, o ſia nella pianura, o nelle ameniſſime colline, che con diſcreta diſtanza da Tra- montana, Levante, e Mezzogiorno la cir- condano, meſcolate con tanti belli, e mae- ſtoſi Palazzi edificati; onde il leggiadriſſimo Arioſto tutto ſtupore, e ſenza veruna iper- bole, oſſervandole, cantò:

A veder pien di tante Ville i Colli, Par, che 'l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuole e rampolli.

Se dentro a un mur ſotto un medeſmo nome, Fußer raccolti i tuoi Palagi ſparſi, Non ti ſarien da pareggiar due Rome.

Che dir ſi potrebbe in oggi, che dal tempo dell'Arioſto al preſente ſono tanto creſciu- te di numero, ed abbellite le fabbriche? La coltivazione poi de' terreni è sì regolata, e linda, che non cede a veruna dell'Europa, a tal che gli Oltramontani non hanno dubita- to di credere i noſtri Poderi altrettanti Giar- dini, così ben coltivati ſi vedono, e con tan- to ordine fatte in eſſi le piantate di Viti, Uli- vi, Gelſi, e d'ogni altra qualunque ſorte d' Alberi, e Frutti, eſſendo ſempre mai ſtata non minor cura de' Cittadini in tener ben cu- ſtodite le loro Tenute, di quel che ella ſia in tutte le più ſerie loro applicazioni; anzi mol- ti della più fiorita Cittadinanza, ſi ſon glo- riati di laſciare precetti, e regole, che mol- to utili ſino a' noſtri tempi ſi provano. Un Luigi Alamanni fece in verſi la ſua Coltiva- zione Toſcana, e dedicolla al Re Franceſco I. e Giovanni Vettorio Soderini, con Bernar- do Davanzati, ci diedero profittevoli am- maeſtramenti ſopra la poſta delle Viti. E il dotto Pier Vettori ſopra quella degli Ulivi, come primo Inventore dell'Uovolaie. E l' Agricoltura di Pier Creſcenzi fu tradotta nella Fiorentina favella, e il Tedaldi, e l'A- driani, ed altri fecero parimente opere di A- gricoltura. Ma ritornando al noſtro propoſi- to, in queſta Seconda Parte, tratteremo bre- vemente del più ragguardevole, o ſia delle Chieſe, o delle Ville, che nel Diſtretto di Firenze ſi trovano, e che per la facilità, o brevità della ſtrada, ſuburbane poſſono chia- marſi; onde uſcendo fuori della

linda,

bre-

PORTA ROMANA, detta volgarmente a San Pier Gattolini, voltando a mano ſiniſtra, al- la fine d'uno ſtradone coperto di Olmi ſi tro- va la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Architet- tura, già antico Oratorio delle Monache di Santa Felicita, le quali, a contemplazione della Granducheſſa Criſtina, lo cederono a' Monaci di San Bernardo della Nazione Fran- ceſe Riformati, detti Fuliacenſi, da Lei in- trodotti in queſto Stato, fabbricando loro il comodo Convento, che vi è, facendovi Log- giati attorno alla Chieſa, con eſſervi mante- nuti i Religioſi di tutto il biſognevole dalla Caſa Reale. La Cupoletta dell'Altar mag- giore è dipinta da Livio Mehus Fiammingo, e il quadro della Soffitta, ove è la Madonna con Angioli, e San Bernardo in atto di ado- razione, con altre Figure, fra le quali una rappreſentante la Pace, è di mano di Luca Giordano, che unitamente alla Cupola mol- to ſoffrì per il fuoco, che abbruciò tutto il Coro. Tornando alla Porta della Città, ſi ve- de quaſi incontro, la

VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo di un lungo viale vi erano due Vivaj diviſi da un Ponte, quali furono rinterrati, e ridotti a prato e ſopra due piediſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle mede- ſime l'Arme della Caſa Reale de' Medici con quella della Granducheſſa Maria Mad- dalena, e in altre due baſi, in quella a mano deſtra un Leone, che con una zampa tiene un globo, e rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella ſiniſtra la Lupa, che allatta, figura lo Stato Seneſe ſcolpite da Simone Cioli. In diſtanza vi erano due altri Vivai che furono non ha molto ancor eſſi rinterrati. Quivi ſi vedono ſopra a quattro piediſtalli, le Statue di Omero, di Virgilio, di Dante, e del Pe- trarca. Queſto ornato dà ingreſſo al Viale ſo- praddetto, che dolcemente ſalendo per po- co men di un miglio, ombrato da Lecci, e Cipreſſi poſti in bella ordinanza, conduce ad un grandiſſimo Prato di figura ſemitonda, chiuſo da balauſtrate di pietra con Statue ove nell'apertura di mezzo ne ſono due di marmo, che una rappreſenta un Atlante col Globo ſugli omeri, e l'altra un Giove con fulmine alla mano degne di ſtima. In teſta a detto Prato ſi erge l'Imperial Villa di delizie delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata, o ornata dalla predetta Arciducheſſa Maria Maddalena, poi dalla Granducheſſa Vittoria accreſciuta da Mezzogiorno di Appartamen- ti, e preſentemente da S. A. R. Arcid. Leo- poldo è ſtata magnificamente ampliata dalla parte del Giardino e del Prato, ſtato formato due ſuperbi Appartamenti che il primo al piano del Giardino tutto pitturato dai più ce- lebri Pittori del noſtro tempo rappreſentan- doviſi la Storia degl'Imperatori Romani dal- la fondazione di Roma, e l'altro ſuperiore è ſtato ornato di vaghiſſimi ſtucchi, lavorati con la maggior ſottigliezza dell'Arte, come ancora ſono ſtati fabbricati altri Quartieri, e le cucine Reali, e tuttavia vanno fabbrican- doſi. Queſta Villa ha due Saloni, ed è ri- piena d'ogni ſorte di rícca ſupellettile, di Quadri, e di altre galanterie di porcellane, buccheri, Idoletti, e ſimiglianti rarità anti- che, che in diverſi Gabinetti, e Mezzanini con bell'ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono anneſſi due Giardini con belli ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno, e l'altro di piante d'Aranci domeſtici; vi ſono molte antiche, e moderne Statue, tralle qua- li un Adone ferito di Michelangiolo di ſtraor- dinaria bellezza. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca diſtanza ſi ve- de un antico Monaſtero di Religioſe dell'Or- dine di San Franceſco, detto di

SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Territo- rio produce ottimi, e delicati vini, detti Verdee, e vi hanno le loro delizioſe Ville i Mannelli, i Cattani, i Guicciardini, i Cap- poni, i Rinuccini, i Naldini, ed altri molti, ſiccome i Delci, i Ricci a Pozzolatico, i Tem- pi al Poggio alla Scaglia; la Villa de' Covoni di magnifica Architettura, de' Nerli preſſo S. Margherita a Montici; nel Colle delle Ro- ſe ſono le Ville degli Antinori, de'Conti Bar- di, de' Grifoni, e d'altri. Tornando per la Strada Romana ſi vedrà in primo luogo a man ſiniſtra altro Convento di nobili Reli- gioſe dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto volgarmente di

Pon-

Q ac-

SAN

SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato San Caio, fondato dalla Famiglia de'Corſini, ove ſi conſervano più inſigni Reliquie, e la Tavo- la dell'Altar maggiore è di mano di Lodovico Cigoli; ed in vicinanza l'altro detto del Por- tico di Religioſe dell'Ordine Agoſtiniano. In una diſcreta lontananza trovaſi voltando verſo la parte di mezzogiorno la

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orcagna o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi Diſcepoli. Nella Chieſa vedeſi oltre più ec- cellenti pitture un nobile pavimento di mar- mi, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in un altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà introduzione a molte Celle, colle ſue attenenze, ſecondo l'inſtituto di queſti Eremiti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a fre- ſco da Iacopo da Pontormo molte Figure del- la Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio, di mano del medeſimo vi è un Quadro a olio con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca, grandi al naturale, eſſendovi fra quei che ſervono, ſtati ritratti alcuni Converſi; e ſo- pra la Porta, che va nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà con due Angioli, e dalla parte di dentro San Lorenzo, di mano del Bronzino. Nella ſtanza del Capitolo vi è il Crocifiſſo colla Madonna, e la Maddalena appiè della Croce, e Angioli in aria, di Mariotto Alber- tinelli pittore ne' ſuoi tempi di credito, co- me ancora molto vi dipinſe Bernardino Poc- cetti, e Rutilio Manetti Seneſe. Vi ſi con- ſervano ſopra centoventi Reliquie. Ve ne ſono molte inſigni, una gran parte delle quali furono donate dal celebre Niccola Acciaioli Gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Ge- ruſalemme. Fu queſto Niccola il Fondatore della Certoſa intorno all'Anno 1364., ed accrebbe quella di Napoli; in una ſtanza ſot- rerranea ſono le Sepolture di Caſa Acciaioli, la quale lontana di quivi nove miglia in Val- dipeſa poſſiede, una gran Tenuta, e un ma- gnifico Palazzo detto Monte Gufoni con un bel Giardino con Fontane, e ſcherzi d'acque.

Q 2 ſi

di-

Rendono delizioſa queſta parte le varie Ville e ſpecialmente quella de' Dini, del Mi- chelozzi (detta Belloſguardo perchè di quì godeſi tutta la Città, e dove il Guicciardini ſcriſſe la ſua celebre Iſtoria d'Italia (1)) de' Borgherini, degli Strozzi, de' Franceſchi. In vicinanza avvi un Convento detto

SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abitano Frati del ſuo Ordine; Chieſa di gran devozio- ne, e bene adorna di nuove pitture sù la di cui Piazza è eretta la Statua di detto Santo di marmo, lavorata dal Piamontini. Fuor della

PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſtero che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una Collina è intitolato S. Bartolommeo, e vi ſtanno i Monaci di

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar maggiore, in cui è figurato l'entrare di No- ſtro Signore in Geruſalemme, è di mano di Santi di Tito; quella ove è il Beato Bernardo Tolomei è di mano del Pignoni, ed una ve n' è del Paſſignano. Delle due Statue di mar- mo la Vergine Veſtale, che tiene in mano un vaglio per l'acqua Santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla ſiniſtra, che rappre- ſenta Claudia è di Scultore Fiammingo. Nel- la Cappella de' Capponi, che ſta ſotto la Chieſa, vi è una Tavola della Reſurrezione di mano di Raffaellino del Garbo, ben man- tenuta. In vicinanza di detto Monaſtero ver- ſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del Duca Strozzi, con un Salvatico, che ſcende ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte di Po- nente vi è un Monaſtero detto

SAN PIERO A MONTICELLI, di Religioſe della Regola di San Benedetto. Dilungandoſi per detta ſtrada, vedonſi in qualche lonta- nanza a man ſiniſtra molte belle Ville, fra le quali in ſpecie ſono degne d'eſſere oſſer- vate quella de' Torrigiani a San Martino alla Palma, quella de' Capponi, e l'altra, che diſcoſto cinque miglia in circa da Firenze ſul- la ſiniſtra mano ſta ſituata in un rilevato poſto del Marcheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, che per l'accreſcimento della nuova magnifica Fabbrica fatta dal fu Marcheſe Coſimo Riccar- di, è delle più belle e delle maggiori di Toſca- na, alla quale vi ſi va per un lungo viale di Cipreſſi, che principia dalla ſtrada maeſtra.

Q 3 n' è

(1) La più completa Edizione è quella fatta recen- temente colla data di Friburgo in 4. groſſi Tomi in quarto con varie addizioni, e che trevaſi vendibile a queſta Stamperia Granducale.

Due

Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi ſull'Arno ſi ve- de l'antica

BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO, fabbricata, come vuole il Vaſari, col diſegno di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe è incerto e i noſtri Storici in ciò ſono diſcordanti. Al- cuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di Magdeburgo, ed altri un Conte Lotario, da cui ſi vuole che diſcendano i Conti Alberti, che poi donarono la Badia dello Stale nell' Alpi a queſto Monaſtero. In antico è ſtata ufi- ziata da' Monaci neri di S. Benedetto, che godevano grandiſſimi Privilegi, ed eſenzioni. Gregorio IX. nel 1236. la diede ai Monaci Ciſtercenſi che vi ſono, come da un'Iſcrizio- ne poſta ſopra la porta maggiore di queſto Monaſtero, e da un'altra più diſtinta che ſi vede in marmo avanti la ſtanza del Capitolo ſi riconoſce. L'Altar maggiore è tutto di pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a tem- pera di Domenico Grillandaio, e nel Chio- ſtro alcune Viſioni del Conte Ugo furono di- pinte dal Puligo. E' mirabile queſta Badia per il ſucceſſo di San Pietro Igneo Nobil Fio- rentino di Caſa Aldobrandini Monaco di Va- lombroſa, così detto dal fuoco, che ben due volte a piedi ſcalzi nel mezzo a due gran Ca- taſte acceſe, ſenza nocumento alcuno paſſeg- giò, per difender la Romana Chieſa, contro Pietro Veſcovo Fiorentino, e la Setta Simo- niaca, e ſeguì nel tempo che vi furon chia- mati i Monaci Valombroſani col Santo lor Fondatore a farvi una riforma: e di sì illuſtre miracolo ſe ne vede la memoria in un antico marmo ſiccome fuori della porta principale della Chieſa ſe ne vede altra in un Sepolcro pu- re di marmo, che vien creduto d'Huilla, e Ga- sdia, queſta madre di Ugo, e quella Moglie, ma Niccolò Baccetti Abate Ciſtercenſe nella ſua Storia di queſta Badia è di parere, che l' una foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di U- go Toſcano, e l'altra Moglie del medeſimo Ugo Pronipote di Lotario. In queſta Chieſa vi è in Cornu Evangelii la Cappella del San- tiſſimo dipinta tutta a freſco da Giovanni da S. Giovanni, e dall'iſteſſa parte alla Cappel- la, che ne ſuccede, vi è una belliſſima Ta- vola di mano di Fra Bartolommeo di San Marco. In detta Chieſa ſi conſerva il Corpo di San Quintino martire. Verſo Ponente ſi vedono ne' due Poggi di Signa molte e belle Ville: quella de' Cavalcanti nel Poggio ver- ſo Tramontana è la più magnifica, onde eb- be il nome di Caſtello; nel Colle di quà dal Fiume quella de' Pandolfini, che nell'Anno 1494. diedero ricetto a Carlo VIII. e ad altri gran Perſonaggi; quella de' Salviati alle Sel- ve, e de' Pucci, detta Belloſguardo. In det- to Poggio vi ſono due Conventi di Religioſi uno di

Q 4 giò,

gran

SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmeli- tani Riformati, detti della Congregazione di Mantova. L'altro detto SANTA LUCIA è Chieſa de' Padri della Riforma di S. France- ſco reſtaurata e abbellita. Tornando per l' iſteſſa Strada a Firenze ſi troverà la Villa del Marcheſe della Stufa, e vicino alla Porta un'altra comoda Villa de' Tempi detta Ver- zaia. E fuori della

PORTA AL PRATO, veggaſi, uſcendo prima dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſini- ſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſſanti un bel Giardino detto la Vagaloggia di pro- prietà di S. A. R.

Parimente ſi rende una delizioſa paſſeg- giata quella dei viali delle Caſcine, ove eſi- ſtono ſuperbi, ed ameni prati, e boſchet- ti. Può paſſarſi a vedere in molta diſtanza un antico Monaſtero di Monache Ciſtercenſi detto S. Donato in Polveroſa. Fuori di queſta Porta è ſituata diſtante circa 10. mi- glia la Villa del Poggio a Cajano di S. A. R. ampliata modernamente di nuovi Quartie- ri, e comodi, che fu principiata dal Ma- gnifico Lorenzo de' Medici, Padre di Leon X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpecialmente l'ornato, e le Pit- ture del Salone grande in parte, che poi il Granduca Franceſco fece condurre a fi- ne, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica al- la perfezione, che ella è, ſeguitando il pri- mo modello di Giuliano da San Gallo. Ev- vi un Salone con volta a mezza botte, tutta riccamente ſtuccata, o per meglio di- re, da Giuliano da San Gallo gettata di ma- terie, che veniſſero intagliate, invenzione da lui imparata a Roma. Il detto Salone è dipinto da Andrea del Sarto, dal Fran- ciabigio, e da Iacopo da Pontormo. L'Iſto- ria è, quando Ceſare è preſentato di varj do- nativi in Egitto da molte Nazioni, alluden- do queſto fatto al Magnifico Lorenzo de' Medici, che fu di rari animali, e tra gli altri di una Giraffa preſentato da Gaitbeio Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Giraf- fa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue me- ſcolanze erudite: fu laſciata imperfetta da Andrea del Sarto, e terminolla Aleſſandro Allori. Il Franciabigio vi dipinſe in altra Facciata, quando Cicerone, dopo l'eſilio, ſu in Campidoglio chiamato Padre della Pa- tria: alludendo queſta Storia al ritorno in Firenze di Coſimo Medici il Vecchio. Nell' altra Facciata il Franciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Tito Quinzio Flaminio Con- ſole Romano, orando nel Conſiglio degli Achei contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegna- vano concludere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſto fatto pure allude alla Die- ta di Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Veneziani, bramoſi di condurſi al poſſeſto dell'Italia tutta. Ed Aleſſandro Allori fece la Pittu- ra, che rappreſenta la Cena di Siface Re de' Numidj, fatta a Scipione, dopo che egli ebbe rotto Aſdrubale in Iſpagna: e queſto pure allude al glorioſo viaggio del Magnifico Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu generoſamente convitato. Le due teſta- te, dove ſono gli occhi, che danno lume, furono dipinte da Iacopo da Pontormo, e vi è un Vertunno co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in mano bello e naturale, e l' Iſtoria di Pomona, e Diana con altre Dee, che per eſſer pitture fatte a concorrenza de' ſoprannominati Pittori, ſono delle più belle, che uſciſſero dal ſuo pennello. Da queſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l' ingreſſo in due Gallerie, ordinate dal Gran Principe Ferdinando, per formare per mez- zo di queſte riccamente ornate, la comu- nicazione alli quattro Appartamenti, de' quali vien compoſta queſta Real Villa. Dal detto Salone facendoſi paſſaggio in un al- tro di minor proporzione ornato a ſtucchi, ſi trova dipinta nella ſua volta da Anton Domenico Gabbiani la Toſcana, che con- duce davanti a Giove Coſimo Padre della Patria, moſtrando d'aver eſſo quietate le diſcordie, fugati i vizi, e introdotta la pa- ce, opera in vero degna di ſomma ſti- ma. Oltre varie eccellenti pitture che or- nano le ſtanze di queſto Palazzo in una delle quali vi è una prezioſa raccolta di piccoli quadri fattavi dal Gran Principe Fer- dinando, conſiſtente in un ſol pezzo per autore, de' primi pittori del Mondo, sì an- tichi che moderni. La Tavola della Cap- pella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe cia- ſcheduna più di centoventi paſſi, e ſopra queſte le Camere per alloggio del ſervizio baſſo, come pure una Fabbrica per uſo del Fattore, e del copioſo Beſtiame, per la Ca- ſcina nel ſuo genere bella, e tutta circon- data da un largo foſſo di acqua corrente.

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Quivi ſi fanno copioſe ricolte di ſquiſiti Riſi, e dove vi ſono Edifizj per pulirgli. Pro- ſeguendo verſo Tramontana, ſi giunge ad un luogo ameno, detto le Pavoniere, e ſerve per far correre i Daini, i quali in un Barco murato con boſcaglia, e foſſi d'acque conſervanſi; e rimettendoſi ſu la ſtrada mae- ſtra, a mano dritta trovaſi altra Villa di S. A. R. detta

ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo Gran- duca di Toſcana, che da' fondamenti la fe- ce fabbricare col diſegno di Bernardo Buou- talenti l'Anno 1394. la quale è beniſſimo inteſa, sì nello ſcompartimento de' Quar- tieri nobili, come per quelli della Fami- glia. Vi ſono due bei Saloni. E' ſituata nell' ottima eminenza di un Colle volto a Le- vante; il divertimento maggiore, che ſi ri- trae in detta villeggiatura, ſi è la Caccia eſſendovi a tal fine un circuito di muraglia di ſopra trentadue miglia, detto il Barco Reale diſtendendoſi dalle falde del Poggio di Artimino, fino a' Poggi di Vinci nella Valdinievole. Due altre Ville pure di S. A. R. poco diſtanti l'una dall'altra, ſono fuori di queſta Porta; una detta la

PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpecial- mente nel tempo della Primavera: il ſuo in- greſſo principale è a Tramontana, per un Prato chiuſo da folti Cipreſſi in difeſa de' venti: ha nel mezzo un Cortile tutto di- pinto di fatti Militari; vi ſono nelle due fiancate due Logge, che introducono negli appartamenti nobili; queſte ſono dipinte con ottimo colorito, e diſegno da Baldaſſarre Franceſchini detto il Volterrano, e rappre- ſentano alcune azioni di Coſimo I. e di Fer- dinando II. Gran Duchi, opera certamen- te degne di si ſublime Artefice: ſono poi da vederſi gli appartamenti di queſto Pa- lazzo arricchiti di buoniſſimi Quadri tra' quali più d'ogni altro è da ammirarſi nel- la Cappella la Tavola d'Andrea del Sar- to. A Mezzogiorno, Levante, e Ponente vi ſono tre altre Porte particolari, che in- troducono in uno ſpazioſo ripiano di Giar- dino, di dove godeſi come in Teatro con tutta quella belliſſima Campagna la Città noſtra. L'altra detta

men-

CASTELLO, Villa antica della Famiglia de' Medici, accreſciuta dal Granduca Coſi- mo I. dalla parte di Levante, col diſegno di Niccolò, detto il Tribolo. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cor- tile, alcune Iſtorie degli Dei antichi, e l' Arti liberali, lavorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono di mano di Iacopo da Pontor- mo, ma aſſai guaſte dal tempo. Per gli Ap- partamenti vi ſono diſtribuite belle ſupel- lettili, e molte prezioſe pitture, e vi è a freſco di Baldaſſarre Franceſchini nella vol- ta del ricetto, ſalite le prime ſcale uno sfondo di ottimo colorito. Da Tramontana, uſcendo di detto Palazzo ſi entra in un vaſto e delizioſo Giardino. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dalla bocca eſce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo Ammannati, eſſendo il reſtante della Fon- te diſegno, e fattura del Tribolo, come di lui ancora è l'altra Fontana in mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſſimi inta- gli, e baſſirilievi, nella cima della quale vi è una Statuetta di Femmina nuda di bron- zo, rappreſentante una Venere, dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro le ma- ni, cade acqua. Interno alla detta Fonte vi ſono occulte fiſtolette, dalle quali ven- gono zampilli gentiliſſimi d'acqua. Queſta Fontana è cinta d'ogn'intorno da un bel ſalvatico, che fa proſpettiva all'altra Fon- tana dell'Ercole, e per di ſopra, ad una Porta, ove pure ſono vari zampilli d'acqna.

Ar-

In-

Intorno alla detta Porta vi è una Grotta gran- de, e ricchiſſima di ſpugne, condotta anch' eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſſime Pi- le ſcavate, e intagliate d'un pezzo ſolo; una nella teſtata, e l'alter due per fianco all'entrare, ſopra le quali vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi Animali quadrupedi con buona diſpoſizione, e da alcuni de' medeſi- mi cade acqua nelle ſuddette pile, ove ſo- no intagli di Peſci, e nicchi marini. La det- ta Grotta è chiuſa da cancellate di ferro, le quali aperte, quando ſi voglia dar l'acqua agli zampilli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavimento, e da' lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſe per forza d'acqua. Queſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medeſimo muro collocate, che ribat- tono all'altre due del Giardino, ove è il Boſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giar- dino ſi ſale ad un gran Vivaio, in mezzo al quale vi è in un Vecchio di bronzo fi- gurato il Monte Apennino, fatto dall'Am- mannato, dalle cui chiome cade acqua: diſegno e lavoro del Tribolo, del quale è a Levante una Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi d'acqua, che è ben degna di vederſi. Ma prima di rimetterſi ſulla ſtra- da per tornare in Firenze non rechi noja il ſalire, voltando a man deſtra della det- ta Real Villa per una breviſſima ſtrada che conduce alla Villa de GRAZINI, ove con grandiſſimo piacere potrà oſſervarſi il Cor- tile della medeſima tutto dipinto a freſco da Giovanni da S. Giovanni, in queſto va- go lavoro ſi ammirerà la vivacità, ed il gu- ſto di queſto sì illuſtre Maeſtro, e quindi ripigliando il cammino potrà tener la ſtra- da che paſſa ſotto la Villa della Petraia, ove vedrà di paſſagio due

il

CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo- lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inol- trandoſi, un altro detto delle Signore del- le Quiete, ove ſono Fanciulle Nobili, che vi s'introducono ſopra i ſette anni per edu- cazione, alle quali è permeſſo, non ſoddi- sfatte di quell'Inſtituto di vita, uſeire ſen- za però potervi aver regreſſo, non facendo mai Voti, come le altre Religioſe. Queſto luogo era per l'addietro una Villa detta la Quiete, della Granducheſſa Criſtina. Per- venne in Donna Eleonora Ramirez di Mon- talvo, che fu la Fondatrice, e Inſtitutrice di quel vivere Religioſo, la Granducheſſa Vittoria, fecevi la Chieſa, che vi è, con la Foreſteria, Rimeſſe, e Stalle, per ren- derlo comodo alle occaſioni di trattenerviſi, il di cui eſempio ſeguendo la Principeſſa An- na Maria Luiſa Elettrice Palatina; l'ampliò di nobile Appartamento, e arricchì di de- lizioſo Giardino; molte altre belle Ville ſono in queſti contorni, come de' Paſquali a Quarto, a Rinieri luogo tra Caſtello e la Petraia quella de' Lanfredini, in oggi del Principe Corſini; a Quinto quelle de' Torrigiani, Dragomanni, Bartolini, e Guar- dini, detta la Mula, e del Marcheſe Gino- ri, nominata

R il

DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove dal fu Marcheſe Senator Carlo Ginori è ſta- ta introdotta, in poca diſtanza da detta Vil- la, la fabbricazione non ſolo di ogni qua- lità di Piatterie, Vaſi, ed altre Terraglie per uſo comune, ma di finiſſime Porcella- ne d'ogni ſorta con ſingolare induſtria, ed ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede una gran raccolta in una ſtanza, diſpoſta a for- ma di Galleria, accreſciuta notabilmente dal Senator Marcheſe Lorenzo Figlio, e ri- dotta in tutte le ſue parti ad un ottima per- fezione e bellezza, impiegandoſi in queſta manifattura circa cento Perſone. Inoltre a Seſto evvi quella del Marcheſe Corſi; a Colonnata quella del Conte del Benino, fabbricata dal Senatore Ferrante Capponi, ove ſi veggono in una vaga Galleria i cartoni eccellentemente coloriti d'una ſtanza d'arazzi di quella di Verſaglies del Re Cri- ſtianiſſimo: a Querceto, del Balì del Roſ- ſo, e nella Valle di Marina quella de' Con- ti Zefferini detta Travalle, ora poſſeduta dalla Marcheſa Incontri ultima di quella Caſa, che per il vaſto Giardino, per i mol- ti ſalvatici, e per la ricchezza dell'acque è degna di eſſer veduta; e in appreſſo quel- la del Duca Salviati. Verſo il Ponte a Ri- fredi, ſi veggono le Ville de' Gondi, de' Giorgi, de' Panciatichi, e d'altri, e ritor- nando alla Città per la

ove

PORTA A SAN GALLO, fuori della quale fu alzato un maeſtoſo Arco Trionfale di bel- la, e vaga architettura in onore del già No- ſtro Imperial Sovrano FRANCESCO I. in oc- caſione del ſuo ſolenne Ingreſſo in queſta Do- minante ſeguito la ſera del dì 20. Gennaio 1739. col diſegno di Monſieur Giadot. Le Statue laterali ſono di diverſi, la Statua equeſtre è di Vincenzio Foggini, i Baſſiri- lievi ſono di Franceſco Janſens Fiammin- go. E camminando fuori di eſſa Porta, ſi oſſervi il Tabernacolo ſulla ſtrada, dipinto da Gio. Batiſta Vanni, preſſo al

CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſtitu- to, una bella Chieſa; e un comodo Con- vento, ed Orto. Quivi pure ſono belle, e nobili Ville, come quella del Marcheſe Ge- rini, Riccardi, Capponi, e de' Corſi, e quel- la degli Strozzi, celebre per le tante In- ſcrizioni antiche, Greche, e Latine, che vi ſono. Vi è anco un Convento di Reli- gioſe, detto

R 2 i qua-

SANTA MARTA, che vivono ſotto la Re- gola del Beato Giovanni da Como, Fonda- tore de' Frati Umiliati, nella di cui Chie- ſa all'Altar maggiore, vi è una Tavola di Batiſta Naldini, ove ha eſpreſſa la Reſur- rezione di Lazzaro, e nella volta vi è di- pinta a freſco da Benedetto Luti in ſua gioventù la Santa Famiglia in Egitto. Met- tendoſi ſulla ſtrada màeſtra di Bologna, ſi vede altro

CONVENTO de' Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, ove hanno il Noviziato. La Chieſa è vagamente ornata, l'abitazio- ne molto comoda. All'Altar maggiore di detta Chieſa, vi è di mano di Giambatiſta Cipriani una bella tavola, ove ha eſpreſſo un miracolo di San Giuſeppe Calaſanzio lo- ro Fondatore. Quindi paſſando da diverſe belle Ville, e inoltrandoſi fuori della ſtra- da Bologneſe, ſi trova

bel-

CAREGGI, cioè Campo Regio, di S. A. R. col diſegno di Michelozzo, fatta fabbrica- re da Coſimo Padre della Patria. Quivi il magnifico Lorenzo de' Medici, e Giovanni e Pietro ſuoi figli facevano le virtuoſe Ac- cademie con Marſilio Ficino, detto il no- vello Platone, ed Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, l'Argiropolo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età lo- ro. Tornando ſulla ſtrada maeſtro trovaſi

PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel tempo di State. Queſta gran Fabbrica col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Fran- ceſco ſuo Figliuolo fu da' fondamenti per il Granduca Franceſco I. fatta, e condotta quaſi al finimento, che ha in oggi, ſicco- me lo teſtifica una bella Inſcrizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſeguente tenore:

Fontibus, Vivariis Xyſtis has Ædes Franc. Med. Magn. Dux Etruriæ II, Exornavit Hilaritatique Et ſui amicorumque ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. M. D. LXXV.

R 2 Per

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al prI- mo, e nobil piano dalla parte di Tramon- tana, che per un Terrazzino, o ripiano pu- re ſcoperto, introducono in un amplo Sa- lone in volta a mezza botte, ed ornato in parte di ſtucchi, e di pitture, ed in un Sa- lotto tutto dipinto a freſco dai quali ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più Apparta- menti, alcuni dipinti a freſco d'Architettu- ra, altri abbigliati di buoni quadri, e di ſupellettili. Vi è in una di queſte Camere un Organo HYDRAULICO, che ſenza opera di mantici ha l'ufizio del Vento per mezzo dell'Acqua. Nel ſecondo Piano vi è un buon Teatro. Innumerabili poi ſono i lavori di Spugne marine, le Fontane, le Grotte, le Statue, fra le quali molte Coloſſali, e che in mille ſcherzoſe maniere verſano acqua, molte alte sì fatte delizioſe per l'amplo, e ben diſpoſto Salvatico, e per i Giardini ſono ſparſe, e ſotto il Palazzo medeſimo, che troppo lungo ſarebbe il volerle minu- tamente deſcrivere per darne una giuſta, e adequata idea a chi perſonalmente non ſi porta ad ammirarle. Per il che meglio ſa- rà che ocularmente ſi oſſervino da chi de- ſidera averne la perfetta cognizione. Due Conventi di gran devozione ſi trovano in queſte parti, il primo è l'Eremo di

Con-

MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſa- mente principio da' ſette Beati Romiti No- bili Fiorentini la Religione de' Servi di Ma- ria Vergine, l'anno 1233. e quivi S. Filippo Benizj noſtro Cittadino, lungo tempo ſtet- te a far penitenza ſull'alto giogo di quel Monte, veſtito di una folta ſelva di Abeti. In mezzo di eſſa ſta il Convento degli E- remiti dell'Ordine de' Servi di Maria; e vedonſi nel recinto le ſette Grotte de' Bea- ti Fondatori, e quella del Santo Propaga- tore, ove fecero lunga dimora; coſe, che muovono lo ſtupore inſieme, e la divozio- ne. In queſto Santuario non mancano da ve- derſi varie buone pitture, ma ſopra di ogn' altra vi ſi ammira nella volta della Chieſa il belliſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani rappreſentò Maria Santiſſima in Gloria con molti Angeli, che porge l'abito ai ſette Beati Fondatori. Il ſecondo a piè del Mon- te Senario è l'antico, e celebre

MONASTERO DI BUONSOLAZZO, tutto rin- novato dalla Real Munificenza di Coſimo III, ove abitavano i Monaci della ſtretta oſſervan- za detti della Trappa, abitato in oggi dai Monaci Ciſtercienſi. Nel ritorno a Firen- ze, quaſi tre miglia diſcoſto da Pratolino, ſulla mano diritta fuori della maeſtra ſtra- da vi è un altro

R 4 ze,

CONVENTO di Cappuccini, detto la Con- cezione. Dalla mano ſiniſtra, più inoltran- doſi verſo Firenze ſi vede la bella Villa del Duca Salviati ſopra il Ponte alla Badia, perchè di quì paſſato il Ponte di mugnone ſi và alla

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lun- go tempo per Cattedrale di Fieſole, poi uſiziata da' Monaci di San Benedetto: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in poſitura di minacciar rovina: Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbicò una bella Chieſa, e Monaſtero a' Canonici Lateranenſi, che già vi erano, a contemplazione di un tal Padre Don Timo- teo da Verona eccellente Predicatore di quell'Ordine, e per meglio godere la ſua converſazione, vi fece un appartamento per proprio uſo. Vi è una prezioſa Libreria con Manoſcritti, e Libri da Canto fermo molto ſingolari. Unita alla Chieſa vi è una Cap- pella, ove fu martorizzato il Santo Veſco- vo di Fieſole Romolo, e ſi moſtrano alcu- ne gocciole di ſangue ſparſo nel ſuo Mar- tirio; vi è altresì un pozzo, che è una par- te di un antico Cimitero di Santi Martiri. In detta Cappella vi ſi conſerva un mira- coloſo Crocifiſſo, il quale ſi dice per anti- ca tradizione, che fu dato al Santo Veſco- vo Romolo dall'Apoſtolo San Pietro, e che parlò a San Filippo Benizj con dirgli: Va- de ad Fratres Matris meæ in Monte Senario. Nel Refettorio di queſti Padri è una pittu- ra a freſco fatta da Giovanni da San Gio- vanni, in cui vien rappreſentato Noſtro Si- gnore a Tavola ſervito da Angioli, molto curioſa per la ſemplicità quivi uſata dal Pit- tore, per altro eccellentiſſimo. Non lungi da queſta inſigne Badia, ſono le magnifiche Ville de' Palmieri, e de' Marcheſi Guada- gni. Volgendo a Tramontana, vi è una

ne

CHIESETTA, ove ſi conſerva una miraco- loſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo, luogo detto Fonte Lucente, nominato dal Polizia- no nella Lamia, ed a Levante vi è

SAN DOMENICO, Chieſa dell'ordine ſuo più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con grandiſſima eſemplarità molti Religioſi, i quali hanno un comodo Convento fondato intorno l'Anno 1406. dal Beato Fra Gio- vanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima Famiglia degli Agli, e quivi S. Antonino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di S. Do- menico. Sono in queſta Chieſa alcune Pit- ture buone: tra le antiche, ſi vede quella alla Cappella de' Gaddi, della Coronazione della Madonna, di Fr. Giovanni Angelico; quella della Natività, di Pietro Perugino; e un'altra del Sogliani; fra le moderne, quella della Nunziata di Iacopo da Empo- li, e tutta la volta della Chieſa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata già da Giovanni di Coſimo de' Medici col diſegno di Michelozzo, la quale é in oggi di Myledi Walpole che l'ha molto abbel- lita; avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col diſegno del medeſimo Michelozzo fabbrica- re, poco ſopra alla ſua Villa, una

Fa-

CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN GIROLAMO; i quali ebbero principio in Fi- renze da Carlo Conte di Montegranelli cir- ca l'anno 1407. che ha culto di Beato; e che da Clemente IX. furono ſoppreſſi; poſ- ſeduto dal Conte Carlo Bardi. Finalmente ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palaz- zo del Veſcovo di Fieſole, non molto vi ſi vede di antico, fuori che alcuni frammenti della Rocca, e delle Mura, avendo l'an- no 1010. i Fiorentini dato il ſacco, come è noto per le Storie, e demolito tutto. La Chieſa fu fabbricata l'anno 1028. dal Ve- ſcovo Iacopo Bavaro, di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar maggiore, vi ſi con- ſervano le Reliquie di Santo Romolo in una caſſa di marmo miſtio, la Teſta del qual San- to con un braccio, ſi eſpone il di feſtivo del medeſimo. Vi ſono le Reliquie anco- ra di quattro ſuoi compagni martiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Veſcovo di Fieſole, e la Cattedra di S. An- drea Corſini altro Veſcovo di queſto luo- go, la quale è ſpecie di Reliquia, come ſtata già occupata dal Santo nelle ſacre funzioni Veſcovili, che è traſportata nella parete ſiniſtra in un ornato di Pietra ſere- na. La Tavola rappreſentante il martirio di San Tommaſo Apoſtolo alla Cappella della Famiglia Guadagni, è di mano del Volterrano, e l'intero, e baſſorilievo di marmo alla Cappella di Monſignor Salutati, è opera di Mino da Fieſole, e quelle all' Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di mano di Andrea Ferrucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di

della

SANT'ALESSANDRO, che in antico chia- mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi è il Corpo di detto Santo, che fu Veſcovo di queſta Città, e martirizzato nel Bolo- gneſe intorno all'anno 502. Incontro alla Cattedrale vi è il

ma-

PALAZZO del Veſcovo, che ha vaſta Dio- geſi, e vi è un molto ben regolato Semi- nario per i Cherici. Sopra il più alto di Fieſole evvi un

CONVENTO di Riformati di San France- ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Rocca de' Fieſolani. La Tavola della Concezione in detta Chieſa è di mano di Piero di Coſimo, e ve ne ſono altre buone. Scendendo, è la Chieſa di

SANTA MARIA PRIMIERANA, ove eſiſte un' antichiſſima Immagine di Maria, che è tra- dizione ſia una delle prime Immagini del- la Toſcana, e che perciò ſi chiami Primie- rana, la qual Chieſa, ſecondo l'Ammirato, veniva ad eſſere quaſi nel mezzo della Cit- tà di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze. Verſo Levante, qualche tratto diſcoſto dal- la Cattedrale, vi è un altro

CONVENTO di Zoccolanti detto alla Doc- cia, ſondato da Giuliano Davanzati noſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo, che per l'adiacenti Colline non più diſcoſte da Fi- renze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville molto comode, e grandioſe. Prendendo la ſtrada, che conduce alla ſopraddetta Badia dei Canonici Lateranenſi, ſi giunge ad altro Convento di Monache, detto

l'

SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le quali ſono ſotto la Regolá di Sant'Agoſti- no, ed in antico circa l'anno 1334. aveva- no il loro Convento, dov'è oggi quello de' Riformati a Fieſole. Nella loro Chieſa vi è una Tavola di mano di Aleſſandro Al- lori, ove è la Madonna con alcuni Santi, e il Padre Eterno. E di quivi ritornando verſo Firenze, ſi troverà fuori della

PORTA A PINTI, nella Chieſa di S. Ger- vaſio una bella Tavola di Santi di Tito, e fuori della

PORTA alla Croce, la prima Villa ſulla ſiniſtra mano è del Marcheſe del Monte, pocó più in ſu per queſta ſtrada del Caſen- tino voltando a finiſtra, ſi trova un Con- vento di Monache detto

SAN SALVI, da cui prende la denomina- zione l'adiacente pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſteri de' Vallombroſani, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. nel demolirſi un lo- ro antico Convento, per piantarvi la For- tezza di San Giovambatiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi, dall'immortal pennello di Andrea del Sar- to, ſi vede dipinto in un arco San Bene- detto, San Giovan Gualberto, San Salvi Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti Mo- naco, e Cardinale, e nel mezzo in un ton- do è rappreſentata la Trinità. In faccia del medeſimo v'è un Cenacolo di noſtro Signo- re, che ſi reputa delle migliori pitture di Andrea di cui ſe ne vede la ſtampa inciſa da Teodoro Cruger. Tanto che convenen- do rovinare per lo detto aſſedio con molti altri ſuburbani Conventi, e Caſamenti, an- che la Chieſa di San Salvi, con ſue abi- tazioni, a contemplazione di cosi belle Pit- ture, fu il Refettorio laſciato in piedi; ma per l'introdotta Clauſura di Monache, non ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licenza. Nel- la Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano di Franceſco Morandini da Poppi, e quella di S. Umil- tà del Paſſignano. Meno d'un miglio di- ſcoſto da San Salvi, ſi trova a piè di que- gli ameni Poggi un altro Convento di Mo- nache detto

ro

SAN

SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſot- to la Regola di Sant'Agoſtino; e ſalendo ſulla ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Or- dine di San Benedetto, intitolato

SAN MARTINO a Maiano, ove è la Ta- vola dell'Altar Maggiore dipinta dal Gril- landaio. Per tutto queſto tratto di Pianu- ra, e di Colline ſi vedono, come negl'al- tri luoghi già deſcritti, belle Ville, che vi poſſeggono i Vitelli, Gaddi, Albizzi, Sal- viati, Bonſi, Cerretani, Franceſchi, ed i Fiaſchi, e ſopra tutte Gamberaia de' Cap- poni, che ha belliſſimi dintorni, e quelle degli Strozzi, de' Pucci, degl'Incontri, e d'altri. Fuori della

PORTA A SAN NICCOLÒ, paſſato il Fiu- me, è una Pianura, abbondante di ottimi frutti, nominata Pian di Ripoli, e tale ſi chiama una

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci Vallombroſani, che quaſi nel centro di queſto piano è poſta con un comodo Mo- naſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale di quell'Ordine, e fu già Monaſtero di Don- ne. Alla deſtra mano, voltando da una bel- la Villa de' Marcheſi Niccolini, non mol- to diſtante vi è la Chieſa del Paradiſo, e diſtante circa due miglia ſi trova

SAN

SANTA MARIA DEL BIGALLO, ſulla ſtrada maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spedale, di Pa- dronato de' Capitani del Bigallo, che da eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ceduto fu alle Monache dette di Caſignano della Rego- la di S. Benedetto, per la minacciante rovi- na dell'antico loro Convento in quel luogo. Per tutto queſto delizioſo Piano, e adiacenti Colline vi ſono Ville molto belle, in ſpecie quelle de' Pitti, Uſimbardi, Palmieri Mar- cheſi da Caſtiglione, Ganucci, Marcheſi Cap- poni da San Frediano, ed altri; ſulla mano di- ritta per la ſtrada maeſtra del Chianti, ſi ve- dono le Ville de' Niccolini a Montauto, degli Ugolini a S. Martino, che è bella oltremodo, e per l'altra parte le Ville di Lonchio, e di Belmonte, che furono del celebre Conte Lo- renzo Magalotti, ora de' Venturi. Poco più di cinque miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva a

LAPPEGGI, Villa di S. A. R., degna di ve- derſi per i belli Appartamenti, prezioſi qua- dric, e ricchi mobili, de' quali è fornita. Dal- la parte di Tramontana in poca diſtanza da Lappeggi, ſopra una bella eminenza vi è Li- gliano, Caſamento per l'Agente, o Fattore di quella Tenuta, che ha Giardini molto va- ghi. Poco diſtante è la celebre Villa de' Vec- chietti detta il Ripoſo. Sopra di uno ſpoglia- to Poggio tra Mezzogiorno, e Levante, ſi vede la

chiet-

CHIESA DI SANTA MARTA DELL'IMPRUNE- TA, rinomatiſſima per la miracoloſa Imma- gine di MARIA Vergine, che vi è, e che por- tata a proceſſione in tutte le paſſate calamità nella Città noſtra, ſempre ſi ſono ottenute le domandate grazie. Miracoloſiſſimo ſi è il ri- trovamento di detta Immagine; come ce lo riferiſce Franceſco Rondinelli nella Rela- zione dell'ultimo Contagio di Firenze. Vo- levano quei Popoli fare una Chieſa in onore della Vergine, e poſta mano all'opera, ro- vinava la notte quello, che lavoravano il giorno. Perlochè accortiſi, non eſſer volon- tà di Dio, che ſi edificaſſe in quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, furono in ſpirati a prender due Giovenchi non domi; e appicca- to loro al giogo alcune pietre, riſolverono, che dove ſi fermaſſero, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luogo eletto da Dio per edi- ficarla. I Giovenchi ſtraſcinando le pietre, ſi fermarono in quel piano, ove è la Chieſa al preſente: i circoſtanti allora datiſi a cavare i fondamenti, mentre che uno di quei mano- vali lavorava di forza, udirono una voce la- mentevole, onde tutti attoniti corſero qui- vi, e trovarono queſta Immagine di MARIA Vergine col Figliuolo in braccio. Queſta tra- dizione vien confermata da un marmo di baſ- ſo rilievo antichiſſimo, il quale è ſotto il Ta- bernacolo della Madonna: dove è ſcolpito il ritrovamento di eſſa nella maniera raccon- tata. Vi ſono grandi Indulgenze, e Privilegi conceduti da molti Pontefici, e nel giorno di S. Luca vi è un gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' ufiziata la det- ta Chieſa da dieci Cappellani con un Pieva- no. che hanno l'obbligazione di dirvi quoti- dianamente il Divino Ufizio. Fu fondata dall' antica Famiglia de' Buondelmonti, che ſino al preſente gode la libera collazione di quel- le Cappellanie, e l'elezione del Pievano. La Chieſa è in oggi mutata, e riccamente adornata, con Soffitta tutta dorata, con tre sfondi dipinti da tre eccellenti Pittori di Fi- renze, tra i quali quello di mezzo è conſide- rato eſſere il più inſigne lavoro di Antonio Pu- glieſchi. Il primo degli altri due è opera di Tommaſo Redi, e l'ultimo di G. Cammillo Sagreſtani. Sopra tutte le buone Tavole, che vi ſi vedono è oſſervabile la Vocazione di S. Pietro, belliſſimo lavoro di lacopo da Empo- li. E' degna di eſſer veduta la Sagreſtia, per la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi ſi con- ſervano: e chi voleſſe più minuta informa- zione di tutto ciò, che appartiene a queſta Chieſa potrà vederne le Memorie Iſtoriche del Pievano Caſotti, ſtampate da Giuſeppe Manni in Firenze l'anno 1713. Fuori della

S vi,

ſer-

PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono Ville molto belle; fra le quali a Mezzo- monte quella de' Conti Alberti, e quella de' Principi Corſini, nella quale ſono due sfondi degni di grande ſtima, uno è rariſſi- ma opera dell'Albano, e l'altro di Giovan- ni da San Giovanni. Sono in queſte Col- line Poſſeſſioni ben fornite d'Uliveti, e Frut- ti d'ogni ſorte, e vi producono quei terre- ni ſquiſiti vini: fuori della Porta S. Minia- to, che è ſerrata ſi trova due Chieſe, la prima è detta

SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Fra- ti Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ri- tiro della Provincia Riformata di Toſcana, i quali, levatine tutti gli ornamenti, l'han- no ridotta ad uno ſtato di povera ſempli- cità, propria del loro Inſtituto. Queſta con ottimo diſegno di Simone del Pollaiolo fu fatta fabbricare intorno all'anno 1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa fede un' Iſcrizione poſta davanti l'Altar maggiore nel pavimento. Non ha, che una ſola Na- vata con ſei Cappelle per parte, ed una di fianco all'Altar maggiore in dentro, con ſuoi archi per difuora di Pietra ruſtica, e ſuo Cornicione, che ricorre intorno la Chie- ſa, e per l'arco maggiore della Tribuna- La Tavola della Nunziata è di mano del B. Fr. Gio. Angelico Domenicano, e quel- la della Natività di Noſtro Signore è di Gio- vanni Antonio Sogliani. Oltre diverſe Ta- vole di buoni Autori moderni che vi ſono. Sopra la Porta della Sagreſtia la Pietà di terra cotta è di mano di Luca della Rob- bia; accanto alla Porta maggiore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco di Marcello Vir- gilio Segretario della Repubblica Fiorenti- na, e gran Letterato, con un bello epitaf- fio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminen- za, e vicinanza inſieme alla Città, che di quivi con pittoreſca proſpettiva ſi gode una gran parte de' Villaggi da noi fin quì deſcritti. Dal ſuo Fondatore fu raccoman- data all'Arte de' Mercatanti, e laſciate l'en- trate pel ſuo mantenimento. Uſcendo per la Porta del fianco di detta Chieſa, e cam- minando pochi paſſi a man dritta per una Porta della Fortezza, che intorno all'an- no 1526. con diſegno di Michelagnolo Buo- narroti fu fatta, benchè tirata a fine dal Tribolo, di cui è lavoro la belliſſima ſtatua di macigno non finita rappreſentante una Vittoria che ſta appoggiata accanto alla detta Porta. Di quì ſi arriva all'altra an- tichiſſima, e venerabiliſſima

S 2 nel

nar-

CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di de- ſcrivere com'ella ſta al preſente, sì eſterior- mente, che interiormente, ci piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua grande antichità, e origine. Nella perſecu- zione de' Criſtiani ſotto Decio, trovandoſi San Miniato con alcuni compagni a far pe- nitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chie- ſa, che in quei tempi altro non v'era, che un piccolo Oratorio dedicato all'Apoſtolo San Pietro, e all'intorno boſcaglia, il Ti- ranno con doni, ed offerte d'ingrandimen- to condottolo in Firenze, lo tentò a ri- muoverſi dalla Religione Criſtiana, ma nul- la valendo a frangere la Fede del Santo, dopo diverſi martiri, da' quali per alcun tempo Iddio lo preſervò, gli fece tagliar la teſta in un luogo detto fino a' noſtri gior- ni Santa Candida, detta dal Candidato de' Martiri, ma il Santo preſala nelle mani paſsò l'Arno, e ſalito in queſto Poggio, reſe nel ſuddetto Oratorio l'Anima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo corpo, e da' Fio- rentini Criſtiani fu ſabbricata una Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì nobile, e gran- de, che ſi vede al preſente, fu alzata nell' anno 1013. a' 26. d'Aprile con conſiglio d' Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſ- ſenſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo primo Imperadore, e ſecondo Re di Germania, e di Santa Cunegonda ſua moglie, che la dotarono di molte tenute, e con ſolenne pompa vi fecero traslatare il Corpo di San Miniato nell'Altare. che è ſotto le volte della medeſima Chieſa; la quale da' Fioren- tini fu data in cura a' Conſoli dell'Arte de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre nava- te, e vi ſono due ſcale di marmo quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſull'antica co- ſtumanza della primitive Chieſa. Queſto è tutto di marmi, e porfidi intagliati, e in- tramezzati; dietro all'Altare vi ſono cin- que fineſtroni ſerrati di traſparentiſſimo mar- mo, nella lunetta ſemirotonda di Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a mano ſiniſtra l'Effigie di S. Miniato. Davanti le volte, e ove elle terminano, pure iſolata, vi è una Cappella di marmo, fatta fare da Pie- tro de' Medici, ove è un partimento d'or- tangoli belliſſimo, lavorato da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la Cappella, che ſi vede dedicata a S. Iacopo, degna per ogni ſua parte fu fatta alla memoria del Cardi- nale Iacopo di Portogallo, con partimento tutto di marmi, e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro di lui con tutta la figura giacente, e ſopra Ma- ria SS. col S. Bambino e Angeli, lavorati da Antonio Roſſellini Scultore di quei tem- pi rinomatiſſimo, e vi è queſto Epitaffio:

S 4 paſ-

una

Regia Stirps Iacobus nomen Luſitana propago Inſignis forma ſumma pudicitia Cardineus titulus morum nitor optima vita Iſta fuere mihi mors iuvenem rapuit Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo Luca della Robbia fece in quattro tondi ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quel- lo di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d' Antonio del Pollaiolo è la Tavola a olio, entrovi S. Iacopo, S. Euſtachio, e San Vin- cenzio; di Pietro ſuo fratello, alcuni Pro- feti dipinti a olio nel muro di detta Cap- pella, ſiccome in un mezzo tondo la Nun. ziata; nella Sagreſtia alcune azioni di San Benedetto dipinte a freſco, ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa di cui ſi è fatto lungo ragionamento, ſervita di Sepoltura a più Martiri, fu negli antichi tempi ufiziata da' Monaci di S. Baſilio, poi da quelli di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette al- cun tempo S. Gio. Gualberto Fiorentino de' Signori di Petroio dopo d'avere magnani- mamente perdonato all'inimico, ucciſore di Ugo ſuo Fratello, quale riſcontrò poco ſotto a San Miniato, ove è una memoria del generoſo fatto già noto, in un Taber- nacolo con Iſcrizione. Il Crocifiſſo, che chi- nò la teſta, il quale era in quei tempi nel- la ſuddetta Chieſa, nella mentovata Cap- pella di mezzo, è ora in quella di Santa Trinita de' Mnnaci del ſuo Ordine dentro la Città, come è ſtato detto a ſuo luogo. L'anno 1373. a' 27. del Meſe d'Agoſto ſot- to Gregorio XI. uſciti molto prima i Mo- naci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte U- liveto, i quali vi ſtettero fino al 1542. che di quivi ſi partirono al tempo del Grandu- ca Coſimo I. e in detta occaſione levaro- no le oſſa di S. Miniato. Quì ſono ſtate modernamente fabbricate ſemplici, ma co- mode ſtanze per uſo degli Eſercizi ſpiritua- li che ſi fanno in varj tempi dell'Anno. In maggior diſtanza da Firenze ſon pure i tre famoſi Santuarj, cioè la Vallombroſa, il Sacro Eremo di Camadoli, e il Santo Monte dell'Alvernia, ove nel primo San Gio. Gualberto, nel ſecondo San Romual- do lunga penitenza fecero, e fondarono i loro Ordini; e nel terzo San Franceſco ri- cevè da Geſù Criſto le Sacre Stimate, luo- ghi in vero di ſingolariſſima devozione.

S 4 zia-

mo-

S 5 IN-

INDICE

Delle coſe più notabili, deſcritte nel preſente Libretto.

A

ACcademia degli A- patiſti 113.

di Bottanica 40.

della Cruſca 113.

del Diſegno 62.

Fiorentina 113.

S. Agata Chieſa, e Mo- naſtero 134.

S. Agoſtino, Chieſa, e Convento 205.

S. Aleſſandro di Fieſole Chieſa 267.

Aleſſandro Magno Sta- tua 202.

S. Ambrogio Chieſa, e Monaſtero 74.

S. Andrea Chieſa 201.

Angeli Chieſa 47.

Angiolini Chieſa, e Mo- naſtero 64.

S Anna Monaſtero 150.

Annalena Monaſtero, e Chieſa 216.

SS. Annunziata 50.

S. Antonio Chieſa 136.

SS. Apoſtoli Chieſa 166.

S. Appollonia Monaſte- ro, e Chieſa 129.

Archivio Fiorent. 191.

Armilla di Tolomeo 143.

Artimino, Villa di S. A. R. 257.

B

Dei Baccbettoni Com- pagnia 148.

Badia di Bonſollazzo 263.

di Fieſole 264.

di Firenze 82.

di Ripoli 271.

di Settimo 247.

S. Baldaſſar, Monaſte- ro, e Chieſa 271.

Barco Reale 253.

S. Barnaba Monaſtero 128.

S. Bartolom. Chieſa 201.

Baſe di S. Lorenzo 114.

S. Ba-

S. Baſilio 127.

Bernabiti 219.

S. Biagio Chieſa 191.

Bigalio, Monaſtero, e Chieſa 272.

Boldrone, Monoſtero, e Chieſa 257.

C

Calza, Chieſa 217.

Camaldolenſi, Chieſa 47.

Campanile del Duomo 18.

di Palazzo Vecchio 176.

di S. Spirito 233.

Cappella de' Principi in S Lorenzo 125.

di Palazzo Vecchio 182.

degli Spagnoli 143.

Cappuccine 103.

Cappuccini di Montu- ghi 259.

della Concezione, det- ti di ſopra 264.

Carceri 109.

Careggi Villa di S. A R. 261.

Carmine, Chieſa, e Con- vento 220.

Caſa del Viviani Mat- tematico 137.

Caſa di Federigo Zuc- cberi 66.

del Dott. Gio. Tar- gioni 77.

di Santi di Tito 133.

Caſcine di S. A. R 249.

Caſino dei Principi Cor- ſini 150.

di S. Marco 38.

del Marcheſe Riccar- di 135.

de' Nobili 164.

di Via della Crocet- ta 65.

Caſtello, Villa di S. A. R. 254.

S. Caterina Monaſtero 130.

Cavallerizza 40.

Cavallo della SS. An- nunziata 49.

di Piazza 185.

S. Cecilia Chieſa 187.

Centauro ſtatua 196.

del Ceppo Chieſa 133.

Certoſa, Chieſa, e Con- vento 243.

Ceſtello, Chieſa, e Con- vento 225.

S. Chiara, Chieſa, e Monaſtero 218.

Chiarito Monaſtero 134.

S. Clemente, Chieſa, e Monaſtero 134.

Cin-

Cinghiale di Mercato nuovo 191.

Colonna di S Felice in Piazza 233.

di S. Felicita 207.

di S. Giovanni 23.

di Mercato Vecchio 200.

di S. Trinita 160.

Compagnia del Gesù 101.

di S. Gio. Batiſta d. lo Scalzo 38.

di S. Marco 130.

della Miſericordia 19.

del Nicchio 64.

della SS. Annunzia- ta 67.

di S. Giob. 68.

degl'Orefici 68.

della Scala 146.

Concezione Congrega 48.

Concilio Fior. 144. 181.

Conſervatorio dei Pove- ri 132.

Convertite, Chieſa, e Monaſtero 218.

Corridore de' Pitti 176.

S. Criſtofano Chieſa 201.

S. Croce, Convento, e Chieſa 90.

Crocetta Monaſtero 65.

Cupola del Duomo 9.

D

Doccia, Chieſa, e Con- vento 268.

Doccia Villa Ginori 258.

S. Domenico del Maglio 39.

S. Domenico di Fieſo- le, Chieſa, e Con- to 265.

S. Donato in Polvero- ſa, Chieſa e Mona- ſtero 249.

S. Donato de' Vecchiet- ti Chieſa 198.

S. Donnino 201.

Duomo di Firenze 7.

di Fieſole 266.

E

S. Eliſabetta di Capi- tolo 102.

F

S. Felice in Piazza, Chieſa, e Monaſte- ro 233.

S. Felicita Chieſa, e Monaſtero 207.

Fieſole Città 266.

S. Fi-

S. Filippo Neri, Chie- ſa, Oratorio, e Ca- ſa 85.

Fontana di Piazza del Gran-Duca 184.

Fonte Lucente Chieſa 265.

Foriezza da Boſſo 135.

S. Franceſco Monaſte- ro 106.

S. Franceſco di Sales del Conventino 224.

S. Franceſco di Fieſo- le, Chieſa, e Con- vento 268.

S. Franceſco al Monte, Chieſa, e Conv. 275.

S. Franceſco di Paola, Chieſa, e Conv. 245.

S. Frediano, Chieſa, e Monaſtero 224.

G

S. Gaggio, Chieſa, e Monaſtero 243.

Galleria di S. A. R. 171.

S. Gervaſio 269.

Ghetto degli Ebrei 200.

Giardino di Boboli 213.

de' Capponi 67.

di Caſtello 255.

de' Corſini 150.

de' Gaddi 138.

de' Gherardeſca 69.

dell'Imperiale 242.

delle Quiete 258.

de' Riccardi 135.

de' Salviati 69.

de' Semplici 39.

degli Stiozzi Ridol- ſi 149.

della Vaga Loggia 249.

del Vernaccia 73.

de' Ximenes 69

S. Gio. Bat. Chieſa 19.

S. Gio. Evangeliſta, de' PP. delle Scuole Pie 25.

S. Giovannino de Cava- lieri 131.

S. Girolamo Chieſa 206.

S. Girolamo di Fieſole 266.

S. Giuliano Monaſtero 135.

Giuoco del Calcio 100.

S. Giuſeppe, Chieſa, e Convento 102.

Granaio pubblico 227.

S. Gregorio 205.

Guardaroba di S. A. R. 181.

I

S. Iacopo ſopr'Arno Chieſa e Conv. 235.

S Ia-

S. Iacopo tra' Foſſi Chie- ſa e Convento 89.

S. Iacopo Monaſt. 105.

S. Iacopo in Campo Cor- bolini 137.

S. Iacopo di Ripoli 150.

Imperiale Villa di Sua Altezza Reale 240.

Impruneta Chieſa 273.

L

Lapo Chieſa, e Mona- ſtero 269.

Lappeggi, Villa di S. A. R. 272.

S. Leone Chieſa 201.

Libreria della Badia di Fieſole 264.

de' Camaldolenſi 48.

di S. Croce 100.

de' Giraldi 127.

di S. Lorenzo 121.

del Magliabechi 169.

di S. Marco 37.

del Marucelli 31.

di S. Maria Novel- la 145.

di S. Maria Nuova 45.

della SS. Annuuzia- ta 62.

de' Riccardi 29.

de' Rinuccini 227.

de' Padri Teatini 196.

degli Strozzi 236.

Loggia detta de' Lanzi 182.

de' Tornaquinci 192.

S. Lorenzo Collegiata Real Baſilica 114.

S. Luca 132.

S. Lucia ſul Prato 151.

S. Lucia. Chieſa, e Mo- naſtero 132

S. Lucia de Magnoli 202.

Luoghi Pii. quanti in Firenze 5.

M

Madonna della Pace; Chieſa e Conv. 240:

de' Ricci Chieſa, e Convento 111.

del Sacco 62.

Magiſtrati di Fir. 169.

Majano, Monaſtero, e Chieſa 271.

Mantellate Convent. 68.

S. Marco Convento, e Chieſa 31.

S. Margherita Chieſa112

S. Maria in Campido- glio 200.

S. Maria ſul Prato 150.

S. Maria in Campo; Chieſa 113.

S. Ma-

S. Maria di Candeli, Monaſtero,e Chie- ſa 73.

S. Maria del Fiore 7.

S. Maria Maddalena, Monaſt e Chieſa69.

S. Maria Maggiore, Conv. e Chieſa 196.

S. Maria Novella, Con- vento, e Chieſa 139.

S. Maria Primerana, Chieſa 268

S. Maria delle Selve, Chieſa, e Conv. 249.

S. Maria ſopr'Arno Chieſa 202.

S. Maria Ughi 159.

S. Marta Monaſtero,e Chieſa 260.

S. Martino Monaſtero 149.

S. Martino Orat. 110.

S. Matteo in Arcetri, Monaſtero e Chieſa 243.

Menabuoni Cavalier ſuo Muſeo 207.

Mendicanti Conſervato- rio 219.

Mercato nuovo 191.

Mercato vecchio 200.

S. Michel Berteldi Chie- ſa 192.

S. Michel Viſdomini, Monaſt e Chieſa42

S. Miniato al Monte Chieſa 277.

S. Miniato del Ceppo Chieſa 133.

S. Miniato fra le Tor- ri 159.

S. Monaca Monaſt. 220.

Monaci Camalaolenſi 47.

Monaci Ciſtercienſi 225.

Manaſteri di Clauſtra- li, e Monache, quanti 5.

Monaſter nuovo 149.

Montalve Monaſt. 137.

Monte Gufoni Villa 245.

Monte Senario Eremo, e Chieſa 263.

Monte Uliveto, Mona- ſtero, e Chieſa 245.

Monte Domini Mona- ſtero 103.

Monticelli Monaſt. 102.

Murate Monaſtero 104.

N

S. Niccolò oltr'Arno Chieſa 203.

S. Niccolò. Monaſtero, e Chieſa 41.

Nunziatina Monaſtero 219.

Ogniſ-

O

Ogniſſanti Convento, e Chieſa 151.

S. Onofrio di Fuligno Monaſtero 136.

Origine di Firenze 1.

Orſanmichele Chieſa 187

S. Orſola Monaſt. 127.

Opera del Duomo 113

P

PP. delle Scuole Pie 25.

Loro Noviziato al Pellegrino 260.

Palazzo di S. A. R. 210.

Albergotti 192

degli Alberti 205.

degl'Aleſſandri 81.

Albizzi 81.

Altoviti 81.

D' Ambra 199.

Antella 101.

Antinori 192. 228.

Arciveſcovo 23.

Arnaldi 24.

Bagnani 161,

Baldinucci 77.

Bargigli 46.

Bartolini 161.

Baroncini 109.

Beccuto Orlandini 198.

Borgherini 167.

Buonarroti 77.

Canigiani 202.

Capponi 30. 30. 66. 02. 227.

Caſtelli ora de' Fero- ni 228.

Cerretani 138.

Cacchi 101.

Coppoli 30.

Corſi 192.

de' Corſini 90. 150. 164.

Dragomanni 210.

Feroni 228.

Gerini 41.

Gherardeſca 69.

Giacomini 192.

Gianni 203.

Ginori 127.

Giraldi 127.

Giugni 48.

Gondi 88. 114.

Grifoni 48.

Guadagni 67. 113.

Guicciardini 210.

Incontri 42.

Malaſpina 199.

Martelli 24.

Martellini 46.

Martini 199.

Marucelli 128.

Medici 30. 237.

Mondragone 138.

Pa-

Palazzo de' Montalvi 81.

Mozzi 203.

Naldini 113.

Nelli 126. 137.

del Nero 204.

Niccolini 48.

Panciatichi 30.

Pandolſini 132.

Paſquali 192.

Pazzi 81.

de' Pecori 227.

Poteſtà, detto il Bar- gello 109.

Pucci 41. 42.

Ricaſoli 41. 156.

Riccardi 27.

Ricciardi 112.

Rinuccini 227.

Roſſia 74.

Roſſo 219.

Rucellai 102. 156.

Salviati 109.

Scarlatti 205.

del Sera 77.

Serriſtori 204.

Spini 161.

Stiozzi 149.

Strozzi 77 82. 159.

Tempi 202.

Turco Roſſelli 167.

Valori 81.

Vecchio 176.

Vernaccia 73.

Ughi 30.

Uguccioni 186.

Veſcovo di Fieſole 268.

Viviani 192.

Ximenes 69.

Zanchini 235.

S. Pancrazio Monaſte- ro, e Chieſa 156.

Pandette Fiorent. 181.

S. Paolino, Convento, e Chieſa 146.

S. Paolo do' Convale- ſcenti Spedale 146.

Paradiſo Chieſa 271.

Pavaniere 253.

Petraia, Villa di S. A. R. 253

Piazza di S. Croce 100.

del Granduca 176.

del Grano 88.

di S Maria Novella 145.

della SS Nunziata 49.

S. Pier Maggiore Mo- naſtero, e Chieſa 77.

S. Pier Buonconſiglio 200.

S. Pier a Monticelli, Monaſtero e Chieſa 246.

Poggio a Caiano Villa di S. A. R. 249.

Pon-

Ponte alla Carraja 227.

alle Grazie 205.

a S Trinita 236.

Vecchio 201.

Porta alla Croce 269.

a S. Frediano 245.

a S. Gallo 259.

a S. Niccolò 271.

al Prato 249.

Romana o ſia San Piero in Gattolino 240.

Particciola a S. Gior- gio 275.

a S Miniato 275.

alle Mulina 249.

a Pinti 269.

Portico Monaſtero, e Chieſa 243.

Poverine Monaſtero 104.

Pratolino, Villa di S. A. R. 261.

S. Procolo Chieſa 110.

Q

Quiete, Conſervatorio, e Chieſa 257.

R

S. Remigio 88.

S. Romolo 186.

S. Ruffillo 24.

S

Sala di Udienza 181.

S. Salvadore Chieſa 24.

S. Silveſtro Monaſt. 69.

Stabilite Monaſt. 146.

Statua equeſtre 49 185.

S. Salvi, Monaſtero, e Chieſa 269.

Seminario Fiorent. 199.

Fieſolano 268.

S. Simone Chieſa 107.

Spedale de Convaleſcen- ti 146.

di S. Gio. di Dio 155.

di Bonifazio 132.

degli Incurabili 132.

degl'Innocenti 49.

di S. Maria Nuova 43.

di S. Matteo 40.

de' Preti 129.

S. Spirito Convento, e Chieſa 228

Spirito Santo, Mona- ſtero, e Chieſa 206.

S. Stefano Monaſtero, e Chieſa 167.

Scuderie di S. A. R. 184.

Studio Fiorentino 113.

T

Targioni Tozzetti Mu- ſeo 77.

Tea-

Teatro di Via del Co- comero 41.

Teatro di Via della Per- gola 46.

S. Tereſa Monaſtero 75.

S. Tommaſo Chieſa 200.

S. Tommaſo d'Aquino in Via della Per- gola 46.

S. Trinita Chieſa 161.

V

S. Verdiana Monaſt. 107.

Uſizj Fabbrica 169.

IL FINE