L'ANTIQUARIO
FIORENTINO
O SIA
GUIDA
PER OSSERVAR CON METODO
LE COSE NOTABILI
DELLA CITTA'
DI FIRENZE
CORRETTA, E DI COPIOSE NOTIZIE ACCRESCIUTA
IN FIRENZE L'ANNO MDCCLXXVIII.
NELLA STAMPERIA GRANDUCALE.
CON LICENZA DE' SUPERIORI.
ALL'ILLUSTRISSIMO SIGNORE
CARLO ALBRECHT,
CONSIGLIERE DI LEGAZIONE
DEL SERENISSIMO DUCA
DI SAXE WEIMAR-EISENACH &c. &c. &c.
NOn era per darſi più fa-
vorevole incontro alla
pubblicazione di queſte Memo-
rie riguardanti la Città di Fi-
Infatti non po-
tevo veder meglio effettuate le
mie brame che pubblicandole
ſotto gli auſpicj di una Perſo-
na ove rimiro combinate le pre-
rogative più belle, ed adegua-
te ad un Signore benemerito,
ad un vero Letterato, e ad un
amico, ed intendente delle Bel-
le Arti. Io non ſtarò quì, come
coſtumaſi dalla maggior parte
degli Scrittori a far l'Iſtoria del-
la Famiglia, e di altri ſuperflui
racconti figli di una mercenaria
adulazione. Io ſo bene che l'
Uomo virtuoſo ſdegna di van-
tare un origine nobile, non co-
noſcendo migliore nobiltà e
Co-
me pure io ſo che piace ſolo
ordinariamente agli ignoranti,
e ai deboli di eſſer lodati. Qua-
lunque elogio io quì poteſſi fare
ſarebbe di gran lunga minore
del Voſtro merito. Dirò ſoltanto
che le Voſtre virtuoſe prerogati-
ve, la naturale ſtima, e piacere
che dimoſtrate per tutto ciò che
influiſce al vero poſſeſſo delle più
ſolide cognizioni, mi hanno tal
mente avvinto che ſono eſtre-
mamente contento che vi ſiate
compiaciuto di permettermi che
pubblichi queſto Libretto fre-
giato del voſtro nome. Con-
fido che accetterete queſto tri-
buto in atteſtato di quella vera-
gandovi di riconoſcere in me uno
che è, e ſarà ſempre col più pro-
fondo riſpetto.
Di
Firenze 12. Novembre 1777.
L'EDITQRE.
ALL'AMICO LETTORE.
cangiano in qualche parte ancora
le coſe, così in queſta terza Edizio-
ne dell'Antiquario, o ſiano Memorie
riguardanti la deſcrizione di tutto ciò
che dee intereſſare la curioſità del Fo-
reśtiero, ho procurato di dare una più
circoſcritta notizia, e di aggiungere
tutto ciò di cui era mancante l'edizio-
ne paſſata, correggere alcuni abbagli,
levare ciò che più non eſiſte, e de-
ſcrivere quelle coſe che modernamen-
te vanno contribuendo a render più
magnifica e deſiderabile queſta Città.
Foreśtiero erudito andar da per ſe ſteſ-
ſo informandoſi, e guſtare tutto il pre-
gio invidiabile di queſta noſtra Città.
Opere più voluminoſe come ſarebbe quel-
la del Richa trattandoſi ſpecialmente
delle Chieſe Fiorentine.
grado questa mia premura che ſem-
pre rinnuoverò allorchè ſarò in grado
di farne una nuova edizione.
AVVISO.
Si trovano quì vendibili le 30. Stampe
in rame delle migliori Statue della Città
al diſcreto prezzo di 3. crazie l'una.
Dell'
DELL'ORIGINE
E
DE' PROGRESSI
DI FIRENZE.
VArie ſono le opinioni dei noſtri Iſto-
rici circa l'origine, e prima popo-
lazione di queſta Città di Firenze poichè
alcuni vogliono che riconoſca il di lei prin-
cipio da ſeguaci di Silla; altri da' Trium-
viri, e altri da' Popoli Fieſolani; E ſecondo
il ſentimento del fu noſtro immortale Dottor
Giovanni Lami una delle antiche Città Etru-
ſche, e dipoi ſecondo l'autorità di Giulio
Frontino, e di altri ſolenni Autori uniti
alla comune ſicura credenza, fu dedotta
anticamente da' Triumviri Colonia de' Ro-
mani compoſta dei più ſcelti Soldati di
Ceſare; e che da Floro è annoverata
Firenze fra' più ſplendidi Municipj d'Ita-
Quindi è, che i Fiorentini nutri-
rono in ogni tempo ſpiriti nobili, e ge-
neroſi, e niuna impreſa, benchè difficile,
e grande, intentata laſciarono, per acqui-
ſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Patria
ornamento, e ſplendore. Scoſſo il duro gio-
go di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la de-
cadenza dell'Imperio Occidentale nel quin-
to ſecolo, procurarono di vivere in liber-
tà; per conſervar la quale, non meno,
che per dilatare i confini del proprio do-
minio, furono forzati ad abbattere l'au-
dacia de' loro nemici, disfacendo Caſtelli
eſpugnando Città, e riducendo ſotto il
loro comando Popoli interi. Fatti pertan-
to potenti, non temerono di ſoſtenere oſti-
natiſſime guerre contra i primi potentati
d'Italia, riportandone bene ſpeſſo ſegna-
late vittorie, le quali ſenz'alcun dubbio
non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe non
ne aveſſero il corſo impedito le diſcordie
civili. Queſte furono, che tolſero a' Grandi
il Governo, e 'l tramutarono di Ariſtocratico
in Popolare, e di Popolare lo riduſſero a Prin-
cipato: poichè la Repubblica ne' primi
tempi ſolamente dagli Ottimati ſi gover-
nò, indi dal nobile, e potente Popolo
(fuorichè nella rivoluzione de' Ciompi
minuto, per breviſſimo tempo preſe il
commando); e finalmente nel ſecolo deci-
moſeſto per divina diſpoſizione, da Princi-
pi ottimi, e clementiſſimi cominciò ad
eſſer governata. Ora ſiccome nel corag-
gio, e governo furono i Fiorentini ſomi-
gliantiſſimi a' Romani, così procurarono
in ogni altra coſa d'imitarli. Ebbero co-
me Roma il Teatro, l'Anfiteatro, il Cam-
pidoglio, il Foro, le Terme, gli Acque-
dotti, e ſecondo alcuni, anche il Tempio
di Marte. Dicono, che coſtumaſſero gli
ſteſſi Giuochi, e le ſteſſe Feſte pubbliche,
e onoraſſero pure come lor tutelare il
medeſimo Dio Marte. Così ne' tempi po-
ſteriori, quando ebbero la felice ſorte di
conoſcere, e di abbracciare la Religione
Ortodoſſa, ediſicarono nobiliſſime Chieſe,
ſontuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che
quaſi gareggiano con quei di Roma. Col-
tivarono, come i Romani, in ſommo gra-
do le Armi, e le Lettere. Nelle Armi
riuſcirono valoroſiſſimi Soldati, e condot-
tieri d'Eſerciti di gran nome. Sono innu-
merabili quelli, che ne' tempi antichi, e
moderni ebbero l'onore di eſſer creati
Cavalieri da Imperadorì, e Monarchi, per
non ſon mancate ſovranità ragguardevo-
liſſime, e Regie, e le dignità prime
del Mondo. Moltiſſimi quelli, che nelle
Regioni anche più barbare, e più lonta-
ne ſi reſero formidabili; e nel medeſimo
tempo glorioſi. Al nuovo Mondo da ſe
diſcoperto diede il ſuo nome un Fioren -
no. Ma che diremo noi degli uomini
letterati? Dopo l'invaſione de' Barbari
nell'Italia, rimaſero le Scienze, e le Arti
più nobili ſepolte in una profonda igno-
ranza: mercè però de' Fiorentini riſorſe-
ro a nuova vita, ripigliando il lor pri-
miero ſplendore. Quindi ſi vidde, quaſi
diſſi, rinata la Poeſia, e l'eloquenza La-
tina, e Greca, e prender vita la lette-
ratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Pla-
tone, e con eſſa ogni altra ſcienza più
ragguardevole. Le Mattematiche, e le Fi-
loſofie ſormontarono al ſommo grado per
mezzo del gran Galileo inventore de Te-
leſcopio, Microſcopio, ed altri inſtrumen-
ti, mercè de' quali ampliò le cognizio-
ni fino allora limitate della Filoſofia, ed
Aſtronomia anco per via delle nuove ſco-
perte da eſso fatte in Cielo; e l'Jus
Civile dall'interpetrazione del noſtro Ac-
re. Così fecero la Pittura, la Scultura,
e l'Architettura, nelle quali tant'oltre
s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giu-
ſtamente ſi dee la lode di primi maeſtri,
e di reſtauratori di sì belle Arti. E ſe nelle
Armi, e nelle Lettere grandemente fioriro-
no, quanto più ſi ſegnalarono nella pietà, e
religione! Sopra il numero di dugento ſo-
no quei, che già Cittadini di queſta Pa-
tria, ora del Cielo col titolo di beati,
o di Santi s'adorano fu gli Altari. Più
di centocinquanta Chieſe ſi contano, qua-
ranta delle quali ſon Parrocchie. Circa
a ſeſſanta Monaſteri di Monache tutti
dentro della Città; oltre i molti, che
ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi clau-
ſtrali nel recinto delle mura: molti Con-
ſervatorj di fanciulle povere, e d'uomi-
ni mendicanti: diverſi Spedali per gl'in-
fermi, e pe' pellegrini: ſopra cento Con-
fraternite di ſecolari: alcune delle qua-
li all'iſtruzione del Catechiſmo; altre al
ſovvenimento de' poveri vergognoſi; altre
all'eſercizio di varie opere di miſericor-
dia con gran fervore attendono; ed altre
alla ſcarcerazicne de' prigioni. Vi ſono
Accademie di gran nome, e fra queſte
to famoſa della Cruſca, e regina, e mo-
deratrice della lingua Italiana. Quella
degli Apatiſti, che per adunarſi ſempre
pubblicamente, e darviſi ad ognuno fa-
coltà di recitarvi in qualſivoglia Idio-
ma, è ſtimata il ſeminario de' belli in-
gegni. L'Accademia del Diſegno, che fu
fondata fin dall'anno 1350, e che è ſtata
la prima di tutte l'altre, che molti an-
ni dopo ſono ſtate erette per l'Italia,
e in altre parti dell'Europa. Vi è an-
cora la Società Bottanica eretta moder-
namente a comodo e benefizio di que-
ſta utile Profeſſione; come pure quella
de' Georgofili, tendente a migliorare ſem-
pre più l'Agricoltura. Quelle degli Inge-
gnoſi, degli Armonici, Faticanti, Coreo-
fili che ſi eſercitano in virtuoſe adunan-
ze di canto, ſuono, ed erudite compo-
ſizioni. Finalmente per rendere una Città
in ogni parte compita, hanno fatto a
gara l'Arte, e la Natura; quella con
tanti abbellimenti eſteriori, e di ſtrade
ſpazioſe, e ben laſtricate, e di ſontuoſi
Edifizi, di tante belle Pitture, e Statue
di cui è ripiena la Città noſtra; queſta
coll'amenità del ſito, ov'ella è collo-
irrigata dal Fiume Arno, in luogo d'aria
ſottile sì, ma ſalubre, e produttrice di
nobiliſſimi ingegni. Onde non è maravi-
glia s'ella meriti il giuſto encomio, che
le hanno dato gli Scrittori più nobili,
di bella, e di magnifica, di fiore delle
Città, e di maeſtra delle Scienze, e del-
le Arti, qual nuova Atene in Italia. Ora
per oſſervar brevemente, con una ſem-
plice ſcorſa per queſta Città, il bello
della medeſima, diaſi cominciamento dall'
inſigne Chieſa Metropolitana, detta
SANTA MARIA DEL FIORE. Ed avve-
gnachè queſta gran Chieſa vinca di pre-
gio tutte le Fabbriche della Città, fa
di meſtiere oſſervare in eſſa diſtintamen-
te tutto ciò, che la rende ſopra d'ogni
altra ammirabile, e ſingolare. Primiera-
mente s'eſtende la ſua lunghezza a brac-
cia dugentoſeſſanta, la larghezza delle
Tribune a centoſeſſantaſei; e quella del-
le Navate a ſettantuna; l'altezza dal
piano della terra fino alla ſommità del-
la Croce, a braccia dugentodue; poichè
fino al piano della Lanterna, ell'è alta
centocinquantaquattro braccia; il tempio
tro, e otto braccia la Croce. Finalmen-
te tutto il giro di queſto grand'edifizio
aſcende a braccia milledugentottanta. Per
di fuori è tutta incroſtata di marmi con
bell'ordine diviſati. La facciata ancora
era quaſi per metà incroſtata di marmi,
adornata di molte ſtatue, baſſirilievi, fat-
ta con diſegno di Giotto; eſſa fu demo-
lita l'anno 1586. ſenza ſaperſene il mo-
tivo, e fu dato principio ad un altra di
diſegno diverſo, la quale eſſendo ad una
certa altezza condotta, fu di nuovo di-
ſfatta l'anno 1688. ed allora con l'oc-
caſione delle Reali Nozze del Gran Prin-
cipe Ferdinando di Toſcana colla Gran
Principeſſa Violante Beatrice di Baviera,
fu dipinta a freſco, come ritrovaſi di pre-
ſente. Le ſtatue, che erano nell'antica
facciata Gottica, parte altrove, ed una
porzione dentro la Chieſa in nicchie fu-
rono collocate; e tra queſte i quattro
Evangeliſti alti più del naturale, fatti da
Donatello, i quali oggi ſi veggono nel-
le Cappelle della Tribuna di mezzo. Per
ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre
delle quali nella facciata, e quattro la-
teralmente, abbellite di vaghi lavori, ed
Madonna di marmo alta più del vivo con
due Angioli in atto riverente, di Giovan-
ni da Piſa, ſopra la Porta dirimpetto al-
la Canonica; e la Nunziata di Moſaico
di mano del Ghirlandaio ſopra la Porta
del fianco verſo la via de' Servi. Rile-
va ſopra queſto Edifizio la gran Cupola di
figura ottagona, la cui bellezza, e gran-
dezza rende l'occhio di chi la mira per
lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne
ragioni, ſi giunge mai a lodarne una
parte. Queſta è la Cupola sì famoſa,
della quale il divin Michelagnolo ebbe
a dire, poterſi appena imitare, non che
ſuperare con l'arte. Finalmente l'Ar-
chitettura di tutto queſto compoſto è
oltremodo maraviglioſa; imperciocchè in
quell'età coſtumandoſi di fabbricare alla
Gotica, fu al certo mirabil coſa, che gl'
ingegnoſi Artefici ſi diſcoſtaſſero da una
maniera sì barbara, ed all'ottima degli
antichi Romani s'avvicinaſſero. Or que-
ſto grande Edifizio ebbe cominciamento
l'anno 1294. o come altri con maggior
ragione vogliono l'anno 1296. eſſendo
prima in queſto luogo una non piccola
Chieſa molto divota, eretta in onore di
vittoria ottenutaſi l'anno 407. nel gior-
no a lei dedicato, contro Radagaſio Re
de' Goti. Il primo Architetto fu Arnol-
fo di Lapo, diſcepolo di Cimabue, ſot-
to la direzione del quale incominciataſi
queſta Fabbrica, in centocinquantaquat-
tr'anni fu da altri valenti uomini ſuoi
ſucceſſori quaſi all'ultima perfezione con-
dotta. Ma la gran Cupola fu parto dell'
ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser
Brunelleſco Architetto, che ne' ſuoi tem-
pi non ebbe uguale. La Lanterna di eſſa
di diſegno del medeſimo, tutta di mar-
mo maſſiccio, mirabilmente intagliata fu
meſſa ſu da Baccio d'Agnolo, e
tonino allora Arciveſcovo di Firenze ſalì
con tutto il Clero a porvi la prima pie-
tra nell'anno 1438. La Palla, e la Cro-
ce fu poſta da Andrea Verrocchio. Am-
mirata l'eſterior bellezza, entreremo in
Chieſa, il pavimento della quale è tutto
di marmi di varj colori, diviſati con
mirabil diſegno. Quello della Navata di
mezzo è di Franceſco da San Gallo, e
quello intorno al Coro è fatto col diſe-
gno di Michelagnolo, ed il rimanente di
Baccio d'Agnolo. Quivi prima d'ogni altra
chio alle varie Inſcrizioni, e memorie, che
vi ſi trovano. A man deſtra evvi il Ritrat-
to del menzionato Brunelleſco ſcolpito in
marmo: a cui ſegue il Ritratto di Giotto
reſtauratore della Pittura, con Epitaffi,
il primo di Carlo Aretino, il ſecondo
d'Agnolo Poliziano. Succedono altre me-
morie d'uomini illuſtri, come di Antonio
dell'Orſo Veſcovo Fiorentino in un'arca
elevata da terra, con la ſtatua di marmo
ſopra di eſſa, di Pier Farneſe Capitano
de' Fiorentini; di
te Teologo, del Cardinal Pietro Corſini,
e dopo queſto l'Eſſigie ſcolpita in mar-
mo del gran Marſilio Ficino rinnovatore
della Filoſofia di Platone. Così a mano
ſiniſtra vedeſi il Ritratto, e Inſcrizione
di Antonio Squarcialupi ſcolpito da Be-
nedetto da Majano. Dipoi altro depoſi-
to elevato da terra, eſſendo varie le opi-
nioni di chi ſi ſia; ſopra la Porta vedeſi
il Depoſito di
ce Re di Napoli, e dipoi nella parete
ſono dipinte due figure, rappreſentanti
Niccolò da Tolentino, che è di Andrea
del Caſtagno, e Giovanni Acuto, che è
opera celebratiſſima di Paolo Uccello.
Me-
Merita anche oſſervazione un quadro anti-
co dell'Orcagna, in cui è dipinto il Di-
vino Poeta Dante, quivi eſpoſto per De-
creto della Republica Fiorentina, quale è
l'unica memoria pubblica, che vi ſia di
queſto gran Maeſtro della Toſcana Poe-
ſia. E' queſta Chieſa diviſa in tre Na-
vate, alle quali corriſpondono tre Tribu-
ne di forma ottagona, e in ciaſcuna d'eſſe
ſono cinque Cappelle. Nella Tribuna di
mezzo ſi oſſervano nelle quattro Cappel-
le laterali i quattro Evangeliſti di mano
di Donatello accennati di ſopra, e nella
Cappella di mezzo il Cenacolo, di
Balducci, e gli altri due quadri laterali
di Bernardino Poccetti. Queſta Cappella
modernamente adornata di Balauſtri, e dell'
Altare di marmi di varj colori, è dedi-
cata a
di cui ſacre Ceneri ſi conſervano ſotto
l'Altare nella belliſſima Caſsa di bronzo,
che può oſservaſi da tutte le parti, mira-
bilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti.
Paſſando all'altra Tribuna detta della
Croce, ſi oſſerverà prima la Porta della Sa-
greſtia di bronzo, opera del Ghiberti, e
dentro alla medeſima Sagreſtia i Putti, che
l'adornano con varj feſtoni di mano di Do-
commeſſe, opera certamente ſingolare, e
prodigio dell'Architettura. In detta Tri-
buna può vederſi l'Immagine di
ſeppe nella Cappella ad Eſſo dedicata di
mano di Lorenzo di Credi, e i due Qua-
dri laterali, che l'adornano, dei quali il
Tranſito è di Mauro Soderini, e lo Spoſa-
lizio di Ferretti. S'inalza ſopra le
dette Tribune la gran Cupola, per di den-
tro tutta dipinta con maraviglioſa inven-
zione da Federigo Zuccheri, e da Gior-
gio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il
Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſe-
guito da Giuliano di Baccio d'Agnolo,
della medeſima forma d'ordine Jonico,
e di marmi di varj colori. Reſta queſto
coronato da un belliſſimso fregio, ſoſte-
nuto da più colonne, l'imbaſamento del-
le quali è arricchito di baſſirilievi, par-
te de' quali ſono di Baccio Bandinelli, e
parte di Giovanni dell'Opera. In teſta
del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Cro-
cifiſſo, di mano di Benedetto da Maja-
no, Scultore antico, e valente. Poſano
ſopra l'Altare tre grandi Statue di mar-
mo, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rap-
preſentanti Iddio Padre in atto di ſede-
ſtenuto da un Angiolo. Dietro a queſto
Altare vedeſi una Pietà di mano del Buo-
narroti, che ſebbene non condotta a fine
moſtra tuttavia l'eccellenza del Profeſ-
ſore. Queſto ſtimabiliſſimo gruppo ci fu
collocate per ordine di Coſimo III. in
luogo di due belliſſime Statue di marmo
rappreſentanti Adamo, ed Eva, di mano
di Baccio Bandinelli, che di quivi le fe-
ce traſportare nel Salone del Palazzo Vec-
chio, ove ſi ammirano tra tante altre
opere che vi ſono, de' più inſigni Scul-
tori. Gl'Altari della Croce, e di
tonio ſono ſtati adornati con Tabernaco-
li, e Colonne di marmo, come pure i
gradi di marmo di tutti gli altri Altari del-
le tre Tribune, i ſedili di noce del Co-
ro; e l'adornamento dell'Organo ſopra la
Sagreſtia comune è ſtato fatto il tutto a ſpe-
ſe del preſente noſtro zelantiſſimo, e vi-
gilantiſſimo Arciveſcovo Franceſco Gaeta-
no Incontri. Ne' pilaſtri delle Tribune,
come ancora nelle mura delle Navate
ſi vedono alcune Nicchie, o tabernaco-
li di marmo miſto, fatti col diſegno di
Bartolommeo Ammannati, entro de' qua-
li ſono gli Apoſtoli, ſcolpiti in marmo
copo, ſcultura di Iacopo Tatti Fioren-
tino, detto il Sanſovino, il
di Vincenzio Roſſi, il
drea Ferrucci, il
cenzio Roſſi, il
nelli, il
to da Rovezzano, il
e il San Filippo, di Giovanni dell'Ope-
ra. Ha queſta Baſilica altre opere degne
di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da
ſe medeſimo oſſervare. Una ſola coſa
parmi neceſſario avvertire, ed è che ſe
per ſorte quivi non ſi vedranno in gran
copia gli abbellimenti interiori, che a no-
ſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà non-
dimeno un bel compoſto, a cui tutte le
parti corriſpondono, ed una maeſtoſa bel-
lezza, che ſenz'altro ornamento, l'oc-
chio ſommamente diletta. Oltre però il
materiale, degna ſi è queſta Chieſa di
ſoma venerazione per le inſigni Reli-
quie di tanti Santi, che vi ſi adorano.
Sono tra eſſe le più coſpicue, una parte
della
na della Corona di Noſtro Signore, ripo-
ſte in un Reliquiario d'oro maſſiccio tutto
lavorato, ed intarſiato di perle, gioie, e
Evvi il Corpo di
Zanobi Veſcovo Fiorentino, e di molti
altri ſuoi ſucceſſori, e diſcepoli; di
Podio, di
de' Santi Martiri Abdon, e Sennen. Evvi
inoltre un Pollice di
alquante ſue Ceneri; una parte di Brac-
cio di
ra ſenza numero, deſcritte già dall'Arci-
diacono Minerbetti. Ma non minor vene-
razione le rende il Divin culto, che da
tanti ſacri Miniſtri religioſamente s'of-
ſerva. Quarantadue Canonici, e fra que-
ſti, cinque dignità, ſeſſanta e più Cap-
pellani, cento Cherici Eugeniani, e nel-
le feſte, e ſolennità accreſcono il nu-
mero circa ſeſſanta altri Cherici del Se-
minario Fiorentino, celebrando quivi con-
tinuamente gli Ufizj Divini con tal deco-
ro, e ſplendore, che quello d'ogni altra
Cattedrale d'Italia non ſoio agguaglia,
ma ſupera di gran lunga. Oltre di ciò,
che queſta Chieſa s'è reſa celebre per mol-
ti, e ſingolari avvenimenti quivi accadu-
ti ne' ſecoli trapaſsati. Fra queſti è da
rammentarſi che Carlo Ottavo vi ſtabiliſ-
ſe concordia co' Fiorentini: che due Som-
mi Ponteſici Martino V. ed Eugenio IV.
Che Pio II.
e Leone X. v'aſſiſteſſero più volte alle
ſacre funzioni; ma più di ogn'altro, che
quivi ſi celebraſſe l'anno 1439. il Con-
cilio Ecumenico Fiorentino, famoſo per
l'intervento del mentovato Eugenio IV,
dell'Imperator Paleologo, del Patriarca di
Coſtantinopoli, e di tanti Primati della
Grecia per l'unione ſtabilitavi della Chie-
ſa Greca colla Latina, come ben dall'
inſcrizione in marmo preſſo alla Sagre-
ſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre
cagioni non è maraviglia, ſe queſta Chie-
ſa gode inſigni prerogative, tra le qua-
li è molto ſingolare, che i Cherici, do-
po il ſervizio di nove anni preſtato al-
la medeſima, per Bolla d'Eugenio IV.
e per conferma di detta Bolla fatta da
San Pio V. dopo il Concilio di Tren-
to, vengono promoſſi al Sacerdozio, ben-
chè non ſiano provveduti di alcun be-
nefizio, o d'altra rendita Eccleſiaſtica.
In ultimo è da ſaperſi, che nelle due
Cappelle, che ſono dai lati della porta
principale ſi conſervano in una gran ve-
nerazione due antichiſſime Immagini, una
della Trinità alla deſtra, e l'altra
di Maria Santiſſima, che è in un ta-
e che ſi venerava nell'antica Chieſa di
ta tra le altre, nel quadro, che con-
torna il detto Tabernacolo. Il Muſaico
ſopra la detta porta è di Gaddo Gad-
di. Le ſtatue poi, che ſono ſulle ba-
ſe, ſono i modelli di eccellenti Sculto-
ri, cioè:
civeſcovo, ſono di Batiſta Lorenzi,
Zanobi, e
Andrea Corſini d'Antonio d'Anibale, e
di Giovanni Caccini è il
berto. La Naſcita di Gesù Bambino di
Gregorio Pagani e la Viſitazione di
ſabetta di Batiſta Naldini, che ſtavano
dai lati entrando in Chieſa, ſono al pre-
ſente nella Cappella di La
Nunziata di Federigo Zuccheri, e l'Ado-
razione de' Magi, furono collocate in
quella della Sopra la Porta
laterale dalla parte del Campanile vi è
il Martirio di
Paſſignano, e ſopra l'altra dalla parte
oppoſta fu rappreſentato il Concilio Fio-
rentino dal Uſcen-
do di Chieſa trovaſi appreſſo il
CAMPANILE, la cui circonferenza è cen-
tro. E' in iſola da ogni parte ſino da' fon-
damenti, ed è incroſtato tutto di mar-
mi di diverſi colori, con bel diſegno di-
ſtinti. In quattro nicchie da ogni lato
poſano quattro Statue, delle quali quel-
le che riguardano la Piazza, e l'altre
due ſopra la porta di eſſo ſono di ma-
no di Donatello e le due che pongono
in mezzo eſſe ſono di Niccolò Aretino,
le tre figure che ſon ſopra la Porta del
Campanile, tre Statue dalla parte della
Miſericordia, i ſette Pianeti, le ſette
Virtù, e le Sette Opere della Miſeri-
dia ſono di Andrea Piſano. Le 5. ſto-
riette che ſono verſo la Chieſa rappre-
ſentanti la Grammatica, la Filoſofia, la
Muſica, l'Aſtrologia, e la Geometria ſo-
no di Luca della Robbia. Fu condotta
queſta gran Torre col diſegno di Giot-
to, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua
ſtruttura, che certamente nel mondo non
ſi trova l'uguale; Vicino al medeſimo
è la Scuola de' Cherici, e la celebre,
ed eſemplariſſima Compagnia deila Miſe-
ricordia. Dirimpetto alla Chieſa del Duo-
mo, el quella di
SAN GIOVANNI antico Battiſtero, e non
ſuſſiſtenti ragioni, Tempio di Marte; poi-
chè tale da' più culti eſtimar non ſi può
per gli errori, che ravviſanſi nella ſua
interna Architettura. Eſſo è di forma
ottagona, ed in queſta guiſa ſi ſoleva-
no in antico fabbricare i Tempi per uſo
del Batteſimo. Per di fuori è iſolato, e
fu incroſtato di varj marmi nel 1293. Per
tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte
delle quali tutte di bronzo, ſono di sì
maraviglioſa bellezza, e con tal maeſtria
lavorate, che Michelagnolo Buonarroti
ſoleva dire, diſcorrendo di quelle di Lo-
renzo Ghiberti, che ſarebbero ſtate bene
alle Porte del Paradiſo, e ſono quella
che riguarda la Chieſa del Duomo, e
quella che dirimpetto all'Opera, ma la
terza più antica fu fatta da Andrea Pi-
ſano. Sono effigiate in eſſe alcune Sto-
rie del Teſtamento Vecchio, e Nuovo,
di baſſorilievo, fatte con tale eccellenza
ſpecialmente quelle della Porta maggio-
re, che reſta l'occhio attonito per lo
ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſo-
no tre Statue di marmo, che rappreſen-
tano il Batteſimo di Criſto, incomincia-
te dal Sanſovino, e perfezionate da Vin-
tue di bronzo, rappreſentanti la Decol-
lazione di
ta, che è dirimpetto al Bigallo. Ma ſo-
pra quella verſo l'Opera ſono maravi-
glioſe le tre figure di bronzo, che rap-
preſentano
con un Fariſeo, e con un Dottore del-
la Legge antica, e ſono di mano di Gio-
vanfranceſco Ruſtici. Poſſono ancora no-
tarſi le due Colonne di Porfido, poſte
avanti la Porta principale, donate già
da' Piſani alla Città di Firenze: e le ca-
tene, che pendono, con altre, che ſi
veggono ad alcune Porte delle Città, e
in altri luoghi, ſono un trofeo del và-
lor Fiorentino quando conquiſtarono il
Porto Piſano, che con queſte chiudevaſi.
Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſ-
ſe Colonne di belliſſimo granito, con
Capitelli, e Pilaſtri, ſopra de' quali ri-
corre un terrazzino, che circonda quaſi
tutta la Chieſa. Sotto l'Arco della Tri
buna, ove è ſituato l'Altar maggiore, è
ſtata modernamente alzata la Statua di
marmo del
portato alla celeſte Gloria, con più An-
gioli pur di marmo, opera tutta di Gi-
chitetto, di cui pure è lo ſpazioſo Pre-
sbiterio eretto davanti il predetto Altar
maggiore, lavorato di finiſſimi marmi, ed
arricchito di medaglioni, e di baſſirilie-
vi di marmo. La volta poi è tutta fat-
ta a moſaico, per opera d'Andrea Tafi,
diſcepolo di Cimabue, che in quei tem-
pi ebbe la ſua ſtima. Oltre i varj or-
namenti vi è un Battiſtero molto vago,
e di belliſſimi marmi adorno, nella nic-
chia del quale vedeſi un
di marmo fatto da Giuſeppe Piamontini
valente Scultore. Ed è da notarſi, che
un magnifico Battiſtero era prima nel
mezzo del Tempio, della forma ottago-
na, del quale n'è rimaſto il ſegno nel
pavimento. Dirimpetto al detto Batti-
ſtero vi è il ſepolcro, ornato di varie
Statue, di Baldaſſar Coſcia, già Papa
ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecon-
do, o come altri vogliono Vigeſimoter-
zo, morto in Firenze l'anno 1419. dopo
aver rinunziato il Pontificato avanti al
Concilio di Coſtanza. L'intaglio di queſto
Sepolcro è opera di Donatello celebre
Scultore de' ſuoi tempi, di cui parimen-
te è la
Finalmente in queſto Tempio ſono mol-
te Reliquie inſigni, e ſpecialmente il Di-
to indice di
cio di
gono in ſomma venerazione, come al-
tresì molte ſupellettili ſacre, e argenti
d'ineſtimabil valore tra i quali evvi un'
altare di argento ſodo che per le prin-
cipali ſolennità ſi pone nel mezzo di
Chieſa tutto ſtoriato con baſſi rilievi di
belliſſime figure rappreſentanti la Vita di
Uſcendo di Chieſa per la
Porta dall'opera, ſi trova una Colonna
poco diſtante, eretta in quel luogo per
ricordanza di quell'inſigne miracolo, che
ſeguì, alloraquando trasferendoſi alla Chie-
ſa di San Salvatore il Corpo di San Za-
nobi Veſcovo Fiorentino dall'inſigne Col-
legiata di
la Bara. un Olmo ſecco incontanente di-
venne freſco, e verdeggiante. Si vede
addirimpetto il
PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col
diſegno di
del Cardinale e Arciveſcovo Aleſſandro
de Medici, dipoi per ſoli 27. giorni Pa-
pa Leone XI. che ha la ſua entratura
gnifica Scala, e l'Atrio, che mette nel-
la gran Sala, dipinto eccellentemente da
Pietro Anderlini, con lo sfondo, belliſ-
ſima opera di Vincenzio Meucci, a ſpe-
ſe di
a cui dobbiamo ancora il reſtauramento di
SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una
divotiſſima Congregazione di Sacerdoti uti-
li molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è
tutta dipinta a freſco da diverſi celebri
Profeſſori moderni, avendovi colorita la
Cupola, e la Natività, che ſerve di Ta-
vola all'Altar maggiore Giovanni Fer-
retti, con i due Apoſtoli di chiaro ſcu-
ro. La depoſizione della Croce è di Mau-
ro Soderini, e la Reſurrezione oppoſta
con lo sfondo della volta è di Vincenzio
Meucci. In faccia a queſta reſta la Chie-
ſa parrocchiale di
SAN RUFFILLO, ſopra la di cui porta ve-
deſi un Padre Eterno di Luca della Robbia,
e dentro vi è all'Altare a mano deſtra di ma-
no del Pontormo una pittura a freſco eſpri-
mente Maria
cuni Santi. Poi di qui andando per Via
de' Martelli, s'incontrano le Abitazioni
de' Martelli, e degl'Arnaldi, nella prima
lo, la quale al preſente ritrovaſi nel
Palazzo del
duto il più eccellente lavoro di ſuo ſcar-
pello; e nella ſeconda vi ſono eſquiſite
Pitture. Indi trovaſi la Chieſa di
SAN GIOVANNINO, dedicata a San Gio-
vanni Evangeliſta poſſeduta già dai Ge-
ſuiti, ed ora per Real diſpoſizione dai
Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie,
i quali con eſemplar pietà, ed amorevo-
lezza tengono nell'anneſſo loro Conven-
to le Pubbliche Scuole in qualunque ſcien-
za. Era queſta Chieſa in principio aſſai
piccola; ma intorno all'anno 1580. coll'
opera, e col diſegno di Bartolommeo Am-
mannati, celebre Scultore, ed Architetto
Fiorentino, fu oltremodo accreſciuta, e
adornata. Imperciocchè quell'Artefice
molto pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e
fatica perdonò, perchè queſt'opera ſoſſe
condotta al ſuo fine ammirano gl'inten-
denti l'eſquiſitezza dell'Architettura, e
il bell'ordine di tutte le parti di que-
ſto ſacro Ediſizio. Ha la facciata tut-
ta di pietre ſerene, e dentro vi ſono
nelle Cappelle varj ornamenri di ſtuc-
chi, con belle Tavole; nella prima a man
Aleſſandro Allori, ove ha rappreſentato
dire la Cananea, ed è da notarſi che quel
Vecchio, che ſi appoggia al baſtone, fi-
gurato per
to del medeſimo inſigne benefattore e
Architetto Bartolommeo Ammannati, che
la fece fare, la ſeconda Tavola di
gi Gonzaga, e
Ottaviano Dandini; la terza di
colò di Bari, di
piglia. Quindi ſeguita la Cappella di
Franceſco Xaverio ricca di nobiliſſimi
marmi, dove il Cavalier
Curradi ha con ſtraordinaria eccellenza
rappreſentato il detto Santo nell'atto di
predicare agl'Infedeli. Ne ſegue la Cap-
pella maggiore, la di cui Tavola ove è
eſpreſſo il Crocifiſſo è di mano di
Girolamo Macchietti, dei due laterali il
San Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e
la
nobil Cappella di Sant'Ignazio tutta in-
croſtata di marmi, ove è di mano del
Puglieſchi la bella Tavola di detto San-
to. Ne ſeguone tre altre Cappelle, nel-
la prima delle quali ov'è l'Immacolata
Curradi, nella ſeconda è ſtata collocata
la belliſſima Tavola di
laſanzio Fondatore di mano di Antonio
Franchi Luccheſe; da cui fu effigiato il
medeſimo Santo davanti a Maria
al Santo Bambino, nella terza ed ulti-
ma vi è la Tavola degli Angeli dipinta
da Giacomo Ligozzi. Gli Apoſtoli delle
Nicchie ſono di Cammillo Cateni, e lo
sfondo nella ſoffitta è ultima opera di
Agoſtino Veracini. Vicino a queſta Chie-
ſa, ad al principio di Via Larga è il fa-
moſo.
PALAZZO DE' MEDICI, oggi del Marche-
ſe Riccardi per compra fattane l'anno
1659. per prezzo di ſcudi 41. mila dal
Gran Duca Ferdinando II. fatto già fab-
bricare da Coſimo Padre della Patria,
col diſegno di Michelozzo. Non può
ſpiegarſi abbaſtanza quanto ſia bello, e
magnifico, nè può comprenderlo facilmen-
te chi non lo mira. Vedonſi le due fac-
ciate tutte di pietre forti in tre ordini
diviſate. Dal piano della terra fino al-
le prime fineſtre, l'ordine è Ruſtico, o
Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra
di queſto ſegue il Dorico, a cui ſucce-
Ediſizio, vedeſi un Cornicione d'incre-
dibil vaghezza, che da per tutto lo cir-
conda. Non meno vaghe ſono le fineſtre
da baſſo, gli ornamenti delle quali, co-
me altresi il Cornicione, ſi credono fat-
ti col diſegno del Buonarroti. Entrando
per la porta principale trovaſi la prima
Loggia, nel fregio della quale ſono al-
cuni tondi entrovi figure di marmo di
Donatello, e le pareti tutte furono fat-
te adornare l'anno 1719. dal Marcheſe
Franceſco Riccardi, di baſſirilievi, di Sta-
tue, di Buſti, e d'Inſcrizioni antiche Gre-
che, e Latine, a foggia di Muſeo. A
man deſtra vi è una ſcala molto como-
da, e nobile fatta col diſegno di
Batiſta Foggini Scultore e Architetto Fio-
rentino. E' pure a man ſiniſtra una Sca-
la belliſſima fatta a chiocciola, che dal
terreno conduce fino alla ſommità del
Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze,
quanti ornamenti di pregio vi s'ammira-
no! Quante prezioſe ſuppellettili degne
di tanto Palazzo! Vedraſſi la belliſſima
Galleria dipinta nella volta a freſco da
Luca Giordano famoſo Pittore, e in eſſa
giù abbaſſo nella parete eſſigiati ſopra
ſigne opera di
tra i quali in nobiliſſimi armarii ſi con-
ſerva una bella, e copioſa raccolta di
Cammei, e d'intagli, di Medaglie, e
di altre prezioſc antichità: allato alla qua-
le è una copioſe, e ſcelta Libreria di
manoſcritti, e di libri impreſſi, parte
della quale fu meſſa inſieme dal celebre
Riccardo Riccardi, e parte fu già del Se-
natore Marcheſe Vincenzio Capponi, da
cui l'ereditarono i preſenti poſſeſſori, i
quali vanno ſempre aumentandola. Si
mireranno inoltre i nuovi accreſcimenti
di ſervizi baſſi molto comodi, e final-
mente ſi vedrà creſciuta doppiamente la
principal Facciata verſo la Via Larga,
coll'iſteſſo ordine, e Architettura dell'an-
tica. E' famoſo queſto Palazzo, non ſolo
per la ſua bellezza, ma eziandio per
eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di gran-
diſſimi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti i
Sommi Pontefici, Imperadori, e Rè, ol-
tre un numero grande di Principi (di che
ſi legge la memoria in un Cartello di mar-
mo nel primo Cortile, fatta dal celebre
Abate Antonmaria Salvini) e per molti
avvenimenti accaduti e deſcritti largamen-
tempi andati. Dirimpetto a queſto ſi ve-
de il
PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale
Bandino Panciatichi, col diſegno del Ca-
valier Carlo Fontana, e apppreſſo il
PALAZZO del Marcheſe
poni, con bella facciata di Gherardo Sil-
vani, che è ſtato internamente accre-
ſciuto, e rimodernato nel Cortile col di-
ſegno di Luigi Orlandi. In faccia a que-
ſto vedeſi un altro antico Palazzo dei Me-
dici, ora degli
UGHI, o ſieno Avocati protettori dell'
Arciveſcovado Fiorentino, ove ſecondo
alcuni, ſeguì l'ucciſione del Duca Aleſ-
ſandro de' Medici, tanto celebre nella
noſtra Storia; quaſi dirimpetto vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Prior Ruberto
Capponi, fatto col diſegno di Ferdinan-
do Ruggieri. Quindi dalla medeſima parte
ſi trova il
PALAZZO de' Marcheſi Coppoli ora del
go e bel diſegno del Silvani Architetto
Fiorentino, ultimamente accreſciuto, e
dentro e fuori quaſi della metà, dal fu
Senatore Cammillo Coppoli. E ſeguitan-
contra la
LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIA-
NA fondata a pubblico vantaggio dal fu
da Monſignor Aleſſandro Marucelli, la
quale ſta aperta la mattina, ne' giorni
di Lunedì, Mercoledì, e Venerdì;
paſſeggiando tutta queſta bella ſtrada pie-
na di nobili abitazioni, ſi giunge alla
Piazza, e Chieſa di
SAN MARCO de' Padri Domenicani dell'
Oſſervanza. Tra gli ornamenti più ſin-
golari, vi s'ammirano le belle Tavole,
tutte di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'
entrare a man deſtra, vi è una divota
Madonna di Piero Cavallini Romano, che
per venerazione ſta coperta. La ſeconda,
dov'è dipinto
di Santi di Tito. La terza ove è eſpreſ-
ſa Maria col Bambino Gesù, e di al-
tri Santi è del celebre
di
la ſola Cappella del Giovanato eſiſtono
molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare.
Nella quarta ſi vede un'antichiſſima Ma-
donna lavorata a Moſaico. La Tavola
della quinta Cappella dove è l'Imma-
no di Matteo Roſſelli. Volendo di qu-
entrare nella Sagreſtia vedeſi nell'in
greſſo una belliſſima Statua di marmo rap-
preſentante Criſto riſorto collocata in una
nicchia, opera di Antonio Novelli, e
del Conti ſono li due baſſirilievi che ſo-
no dai lati. Di quì paſſata la prima
porta vedraſſi ſopra di eſſa una delle più
belle Tavole del Beato
che ſtava anticamente all'Altar Mag-
hiore. Il ritratto di queſto Beato ſtà ap-
peſo nella Cella che quì abitava
tonino con altri quattordici ritratti di
Beati Religioſi che oltre i Venerabili
ſenza numero hanno ſantiſicato queſto
Convento, e ediſicata la noſtra Città. Tor-
nando in Chieſa ſegue dipoi la Tribu-
na ove nelle pareti da Monſieur Paro-
cel Franceſe vi fu dipinto l'adorazione
de Magi, e le Nozze di Cana, e la
Cupola è di Aleſſandro Gherardini con
un bello Altar maggiore corredato di
ricchiſſimi argenti particolarmente nelle
feſte ſolenni. Allato a queſta vi è la
Cappella de' Serragli, ancor eſſa rag-
guardevole, non meno per la ſtruttura
di ſiniſſimi marmi, de' quali fino al pa-
vimento e ricoperta, quanto per varj
nobilmente l'adornano. La Tavola dell'
Altare rappreſentante l'ultima Cena è
opera di Santi di Tito, la Storia della
Manna è del Paſſignano; di Iacopo da
Empoli è il Sagrifizio di Abramo. Il
ſaziar delle Turbe nel Deſerto, e la
Cena d'Emaus ſono del
di; e
ciullo è del Biliverti. La volta è di
Bernardino Poccetti, e ancora i Santi
dipinti a freſco tramezzo a detti qua-
dri in otto nicchie: nell'altre quattro
vi ſono gli Evangeliſti di marmo, che
due ſono di Lodovico Salvetti, e i due
dall'Altare del Pieratti. Dopo la quale
ſegue la belliſſima Cappella di
tonino Arciveſcovo di Firenze fatta fab-
bricare con ſomma magnificenza da Ave-
rardo, e da Antonio Salviati. Ella è
tutta di marmi nobilmente lavorati col
diſegno di Giovanni Bologna. Tre belle
Tavole di Pittori eccellenti ne adornano
vagamente le tre facciate; quella di
mezzo è opera d'Aleſſandro Allori; quel-
la che rappreſenta il Lebbroſo riſanato
in
pi, l'altra di Batiſta Naldini. In cia-
due belliſſime Statue di marmo, che
in tutto aſcendono al numero di ſei,
di mano del Francavilla, diſcepolo del
mentovato Giovanni Bologna; ed altret-
tanti Bafſirilievi di bronzo, di mano di
gno del medeſimo Giovanni Bologna ſuo
Maeſtro, da cui fu fatta la figura di
bronzo, che è in Sagreſtia rappreſen-
tante il Santo giacente. Nell'Urna ſot-
to l'Altare ſta ripoſto il di lui ſacro
Corpo. Finalmente corona queſta Cap-
pella una Cupoletta tutta adorna di ſtuc-
chi, e di vaghe Pitture, di mano del
famoſo Poccetti. Avanti a queſta Cap-
pella ſon dipinte due Storie dell'Eſpo-
ſizione, e Traslazione di
di mano del Paſſignano. Ella ha meri-
tato d'eſſer deſcritta e pubblicata col-
la ſtampa dal fu celebre Antiquario Dot-
tore Anton Franceſco Gori. Ne ſegue
poi la prima Cappella, tornando verſo
la Porta, una belliſſima Tavola di Lo-
dovico Cigoli, ove ha dipinto l'Impe-
ratore Eraclio, che depoſto l'Imperiale
ammanto, e conſtituito in abito di Pe-
nitenza, ſcalzo ne' piedi, porta ſopra le
noſtro Salvatore con la ſua morte com-
pì la redenzione del genere umano.
Nella ſeguente Cappella, eravi una ſtu-
penda Tavola di Fra Bartolemmeo, ma
il Principe Ferdinando, che la volle ave-
re, ne fece fare altrettanto belliſſima
copia al Gabbiani, che certamente ſi
ſcambia dal medeſimo originale. Nella
terza di mano del Paſſignano vi è eſpreſ-
ſo
polo. Nella quarta vicino alla porta vi è
la Tavola dipinta dal Cavalier Paggi
Genoveſe, rappreſentante la Trasfigurazio-
ue ſul Tabor. La ſoffitta è tutta inta-
gliata, e riccamente dorata, con lo
sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal
pennello di E' de-
gno di memoria, che quì furono ſepol-
ti il Conte Giovanni Pico della Miran-
dola, che fu chiamato la Fenice degl'
ingegni, ed Agnolo Poliziano uomo let-
teratiſſimo, e ſingolare, e ai noſtri tem-
pi i celebri Giuſeppe Averani, e il Pro-
poſto Anton Franceſco Gori. Non me-
no però della Chieſa è ragguardevole
il Convento, fatto fabbricare da Coſi-
mo, e Lorenzo de' Medici, al quale fu
Michelozzo. Nel primo Chioſtro ſono
le lunette tutte dipinte da eccellenti Mae-
ſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poc-
cetti, dal Roſſelli, dal Tiarini, e dal
Boſchi, e alcune venerabiliſſime imma-
gini del
tore che come ſi è detto abitava in
queſto Convento, dentro al quale ſi ve-
dono moltiſſime opere di ſua mano, ol-
tre la magnifica pianta dell'Ordine Do-
menicano dipinta da Eſſo ſulla parete
del Capitolo che reſta tra li due Chio-
ſtri, nel quale vi ha effigiato gran nu-
mero di Ritratti di Uomini illuſtri del
detto Ordine, tanto in ſantità, che in
dottrina. Poi nel ſecondo non meno
vaſto del primo vi ha dipinto le Lu-
nette di tutta una navata Aleſſandro
Gherardini, altre due Coſimo Ulivel-
li, e una dalla parte dell'ingreſſo
ſo Aleſſandro Loni, e Sebaſtiano Galeot-
ti. E' molto deſiderabile da vederſi la
Cappella del Noviziato la di cui Tavo-
la di ſtraordinaria bellezza è opera di
Bartolommeo nella quale vi ha eſpreſſa
la Preſentazione di Gesù Bambino, vi
è inoltre tra l'altre buone pitture, una
no di Carlo Dolci. In queſto inſigne
Convento bella e copioſa Libreria vi ſi
conſerva, ove fra gli altri, ſono di pre-
gio moltiſſimi Manoſcritti fatti quivi col-
locare a pubblico benefizio da Coſimo
de' Medici Padre della Patria, ed alcuni
de' quali è fama, che foſſero già di
Niccolò Niccoli, che è da annoverarſi
fra quelli, da' quali le Lettere Greche
riconoſcono il loro riſorgimento. Vicino
all'Orto in fondo al quale è da ammi-
rarſi una Cappella tutta dipinta da Ber-
nardino Poccetti, è ſituata la Spezieria,
celebre per la fabbricazione che vi ſi
fa dell'Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed
altri lavori di Fonderìa, ove ſi potrà
con piacere oſſervare ancora de' belliſſi-
mi quadri. Fu queſto Convento ſempre
tenuto in grande ſtima, non ſolo per
l'oſſervanza reſtauratavi da
mo Savonarola, ma eziandio per aver-
vi dimorato moltiſſimi Religioſi di ſanta
vita, in converſazione de' qualì ſoleva
Coſimo Padre della Patria ſpeſſe volte
trattenerſi vedendoviſi ancora le ſtanze,
ove abitava. Nel preſente Anno viene
abbellita queſta Cbieſa con una vaga
Pronti da Rimini Converoſo Carmelitano.
Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta
laterale è il Palazzo detto il
CASINO DA
re dal Gran Duca Franceſco I. intorno
all'anno 1570. col diſegno del Buonta-
lenti. E' ſervito ne' tempi andati per
abitazione de' Principi del ſangue, eſ-
ſendo provveduto di tutte le comodità,
che a tali Perſonaggi ſi convengono.
Accanto a queſto Caſino è degno d'eſ-
ſer veduto il Chioſtro della
COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA.
detta dello Scalzo; per le molte eccel-
lenti Pitture a freſco rappreſentanti la vi-
ta di
drea del Sarto, tra le quali due che
ſono dipinte dal Francabigio, rappreſen-
tano la partenza del detto Santo Fan-
ciullo da' Genitori, e l'incontro del me-
deſimo con Gesù nel ritorno d'Egitto.
Queſt'opera ſi vede intagliata da Teo-
doro Cruger con fronteſpizio, e ritrat-
to dell'Autore. Di mano di Lorenzo
di Credi all'Altare della Compagnia vi è
la Tavola rappreſentante
in atto di battezzare il Salvatore. Cam-
deſtra nel Maglio ſi trova il Convento e
CHIESA dello Nobili Religioſe DI SAN
DOMENICO, nella quale al primo Altare
a man dritta vi è una Tavola dipinta
da Andrea Verrocchio celebre Scultore
Maeſtro di Leonardo da Vinci, che ve
lo fece lavorare da giovanetto in qual-
che parte della medeſima, dopo ne vien
l'Altare di
glieſchi reſtato imperfetto alla morte del
medeſimo. La Tavola dell'Altar Maggio-
re è di Lazzero Baldi: ne ſegue la
Famiglia di mano del Bonechi. In ul-
timo il
radi. Intorno alla Chieſa vi ſono tre-
dici lunette dipinte parte dal Soderini,
alcune del Ferretti, e parte del Meue-
ci. In faccia a queſta Chieſa trovaſi il
GIARDINO de' Semplici, che dal Gran-
duca Coſimo primo con regia ſpeſa fu
fabbricato. Belliſſimo è queſto in tutte
le ſue parti, e non minore è il pre-
gio di eſſo per le Piante delle più ra-
re, e ſingolari, che nel mondo ſi tro-
vino; avvengachè quel magnanimo Prin-
cipe, acciocchè in Firenze non mancaſ-
ſe a' Profeſſori di Medicina la cognizio-
ogni parte più remota le ſè venire, e
quivi con ſomma diligenza conſervare.
L'Anno 1718. fu trasferita in queſto Giar-
dino, per benigno Reſcritto di
l'Accademia di Bottanica nuovamente in-
ſtituita, all'uſo e cuſtodia della quale
con ſuo Motuproprio conceſſe fin a nuo-
vo ordine queſto Giardino. Appreſſo vi è
la
CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di
maneggio di
numero, ed in un luogo aſſai comodo
vi ſi mantengono. In queſto luogo an-
cora ſi apprende dalla Nobiltà Fioren-
tina, e foreſtiera, ſotto la direzione di
un Cavallerizzo ſpeſato dal medeſimo
Noſtro Sovrano, l'Arte di cavalcare,
e di correr la lancia. A queſto effetto
fu dal Gran Principe Ferdinando fatto
reſtaurare, ed accreſcere un bel log-
giato, perchè nel tempo del crudo in-
verno, o di pioggia ſi poſſa tuttavia
continovare un eſercizio si nobile. Con.
tiguo è lo
SPEDALE di San Matteo, altrimenti det-
to di Lemmo, poichè intorno all'Anno
1390. fu fondato da Lemmo Balducci
infermi con gran diligenza, e carità.
Nella di cui Chieſa oltre a quello del
Fondatore vi ſon altri depoſiti riguarde-
voli. Vedonſi in eſſa due Tavole degne
di ſtima che una dell'Empoli rappreſen-
tante l'Aſſunzione di Maria
tra il Martirio di
Lodovico Buti. Vicina è la
CHIESA, E MONASTERO DI
lò, fatto fabbricare dal detto Lemmo.
Sopra la porta ſi vede un antica Lu-
netta dipinta da Lorenzo di Bicci, rap-
preſentante il detto Santo. Trovaſi per
via del Cocomero il
PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di
ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimoder-
nato magnificamente con diſegno di Ga-
ſpero Paoletti. Ed il Palazzo de' Baroni
Ricaſoli, fabbricato con buona Architet-
tura moderna, ſiccome il
TEATRO per le Opere, appartenente
all'antichiſſima Famiglia degl'Ughi, in
oggi rinnovato dai fondamenti, al quale
vicino ſono i
PALAZZI di due rami della Famiglia
de' Pucci; il primo de' quali d'ordine
compoſito è del Senatore Aleſſandro Puc-
tettura del famoſo Paolo Falconieri Ca-
valiere intendentiſſimo; e l'altro accan-
to del Marcheſe Roberto Pucci, che ha
ſeguitato l'ordine del primo. Dirimpet-
to vedeſi il
PALAZZO di
Incontri, di maeſtoſa Architettura To-
ſcana, dove nel dipinger quella Galle-
ria cadde, e morì il celebre Anton Do-
menico Gabbiani degno di eterna memo-
ria, in faccia al quale vi è
SAN MICHELE VISDOMINI, dove abita-
no Monaci Celeſtini. Sono in queſta Chie-
ſa da oſſervarſi alcune Tavole molto bel-
le, e ſpecialmente la Natività di No-
ſtro Signore dell'Empoli, accanto alla
quale è una Vergine di mano d'Iaco-
po da Pontormo aſſai ſtimata; ſiccome
due Tavole del Poppi, e una belliſſima
del Paſſignano, rappreſentante
che predica alle Turbe. Dipoi volgen-
do ſi trova il
PALAZZO di altra Famiglia dei Mar-
cheſi Pucci, che ha nobili appartamen-
ti, e quello della Famiglia Compagni
ſtato rinnovato pochi anni ſono, e dipoi ſi
giugne all'Arciſpedale di
SAN-
SANTA MARIA NUOVA, edificato da
Folco Portinari intorno all'anno 1287.
La Facciata di queſto nobile Edifizio,
a cui fu dato principio nel ſecolo de-
cimoſeſto col diſegno del Buontalenti, è
oltremodo mirabile. Reſta nel mezzo del
Loggiato la Chieſa, nelle pareti della
quale ſi vedono dipinte due ſtorie da
Lorenzo Bicci, che rappreſentano la fun-
zione della Sagra, che già ne fece Mar-
tino V. Sommo Pontefice. Le altre Lu-
nette ſono del Pomarancio, e la Pit-
tura che è in fondo al Loggiato, è di
Taddeo Zuccheri. Quattro belliſſime Ta-
vole adornano gli Altari della detta Chie-
ſa. A deſtra, la prima è di mano di Fe-
lice Ficherelli, detto Felice Ripoſo, e la
ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra la pri-
ma Tavola rappreſenta San Lodovico Re
di Francia, che guariſce dalle gavine, ed
è fattura del Volterrano; e la ſeconda,
ov'è dipinta la Depoſizione di Croce, è
opera del Bronzino. All'Altar maggiore
fabbricato di marmi Carrareſi, intarſiati
di belliſſime pietre, vi è un Ciborio pa-
rimente di pietre pregiabili, e di bellez-
za non ordinaria. Da un lato della Chie-
ſa è lo Spedale degli Uomini, e dall'al-
medeſima Architettura avente in tutti cir-
ca a 400. Letti. Ed avvegnachè moltiſſi-
mi infermi continovamente ci ſi riceva-
no, grandiſſime, e molte ſono l'abita-
zioni con bell'ordine diſpoſte, acciò faci-
le rieſca agli Aſtanti il provvedere detti
infermi di quanto loro abbiſogna. In que-
ſto luogo convivono ancora moltiſſimi
Giovani, che da varie parti concorrono,
per apprendere co' veri precetti la prati-
ca della Medicina e della Chirurgia, ſot-
to la diſciplina degli ottimi Profeſſori,
che vi ſi ſtipendiano; e preſtando nel me-
deſimo tempo il loro ſervizio, ſempre lo
rendono più celebre, non ſolo in Firen-
ze, ma per tutta l'Italia, uſcendone
Maeſtri eccellentiſſimi nell'Arte loro.
Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſ-
ſiſtono notte, e giorno; Molti i Medici,
che giornalmente intervengono alla cura
di queſti infermi; Molti gli ſpirituali e
temporali aiuti, che ſi ricevono in que-
ſto, premendo alla Pietà ſingolare di
A.
fitto degli Studenti, ma di lunga mano
aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi
però tralaſciare, come per render queſto
vole, è ſtato nuovamente arricchito di
una copioſa Libreria pubblica, ripiena
ſpecialmente di Libri alla Medicina ſpet-
tanti, e di ogni ſorte di erudizione, ſic-
come di un bel Teatro anatomico; il tut-
to fabbricato con ſomma magnificenza, e
ſpeſa non ordinaria. Nell'ingreſſo che
conduce al cortile chiamato ancora il Cam-
poſanto, vi è da oſſervare oltre una la-
pida ſepolcrale antichiſſima, fermata nel-
la Parete a mano deſtra, ove è la figura
di Madonna Teſſa promotora di queſto Spe-
dale, un Tabernacolo dipinto a freſco,
rappreſentante la Carità, opera inſigne di
Giovanni da
ſiniſtra ſotto la piccola loggetta vi è rap-
preſentato da Baccio della Porta il Giu-
dizio finale, quale laſciato dal pittore im-
perfetto, nel veſtir l'abito Domenicano,
fu terminato da Mariotto Albertinelli. In
fondo al detto Campoſanto vedeſi la Sa-
maritana al Pozzo, opera a freſco di A-
leſſandro Bronzino. In faccia allo Speda-
le vi è il Convento delle Monache ſer-
venti al medeſimo, e nella loro Chieſa è
ſommamente ammirabile la grande, e ſtu-
penda Tavola del detto Bronzino, ove è
diverſi Santi. Dietro a queſto Convento ſi
vede l'
ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col
diſegno di Bernardino Ciurini. Ma di quì
paſſando per la via detta di Sant'Egidio,
verſo al canto di via della Pergola, e de-
gno d'oſſervazione il
PALAZZO de' Martellini, grandemente
lodato dal Bocchi. Preſſo a queſto trovaſi
la detta Via della Pergola, dov'è la Chie-
ſa, e Oſpizio di
SAN TOMMASO D'AQUINO, ove ſi eſer-
citano tutte le opere di Miſericordia con
ſingolar pietà, ed affetto non ordinario.
La Chieſa è tutta incroſtata con buon gu-
ſto di ſcagliola, che fa bella moſtra, e maſ-
ſimamente le due colonne dell'Altar finte
di verde antico. La Tavola è di mano di
Santi di Tito; e la volta è tutta vagamen-
te dipinta da Rinaldo Botti per l'Archi-
tettura, e da
maſo in gloria, e l'le altre figure da Ra-
nieri del Pace. Allato a queſto Oſpizio è il
TEATRO per le opere, più di prima ab-
bellito, in occaſione delle Nozze del Gran
Principe Ferdinando di Toſcana, colla
Principeſſa Violante Beatrice di Baviera,
del Mannaioni, co' palchetti nuovi di mu-
raglia dipinti dentro dal Giarrè, e fuori
dallo Stagi, le figure della volta, e ten-
done dallo Zocchi, e gli Scenarj nuovi
dal Bibbiena, e Stagi. E proſeguendo per
Via della Pergola in quella di Cafaggio-
lo, ſi vede il
MONASTERO, E CHIESA de' Camaldo-
lenſi, detta comunemente DEGLI ANGELI,
ſtata di nuovo rifatta con tal diſegno, che
la Chieſa comune ed eſterna è diviſa dall'
interna per uſo de' Religioſi, mediante
una Cancellata di ferri lavorati a diſegno
con ottimo guſto. La volta dunque di
queſta Chieſa interna è tutta dipinta a
freſco di mano di Aleſſandro Gherardini,
ed ha cinque Tavole degne di ſtima, la
prima delle quali a man deſtra eſprimente
la Reſurrezione di Lazzaro è di Bernardi-
no Poccetti, di cui è la Cupoletta, e al-
cune figure a freſco; la ſeconda che reſta
dentro nella Chieſa è del Cavalier Paggi,
ove ha figurato la Santa Famiglia, che ri-
torna d'Egitto; la terza è opera del Gam-
berucci, rappreſentante la Decollazione
di All'Altar maggiore vi
è d'Aleſſandro Allori l'Incoronazione di
Romualdo di mano di Giuſeppe Grifoni.
Il Monaſtero è aſſai vago, e maeſtoſo con
tre Chioſtri, e Giardino fatto col diſegno
di Gherardo Silvani, ſtato dipoi reſtaura-
to, e nella Libreria, ove ſi conſervano
rari
glieſchi, e le due Iſtorie di Pietro Dandi-
ni. Nell'orto ſi vede il principio del fa-
moſo Tempio della Famiglia degli Scola-
ri, tanto lodato da Giorgio Vaſari, Archi-
tettura del Brunelleſco. Rimpetto a que-
ſto Monaſtero corriſponde il
PALAZZO de' Marcheſi Giugni, già de' Fi-
renzuoli, fatto col diſegno dell'Amman-
nato, edifizio in ogni parte ragguardevo-
le. Ed entrando in via Servi, evvi il
PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto
con buon diſegno; e adorno di molte Sta-
tue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo
di Medaglie, e buona Libreria. E verſo la
Nunziata ſi trova la Chieſa della
CONCEZIONE, Congrega di Sacerdoti
nobilitata di fabbrica in queſti tempi. Qua-
ſi addirimpetto è il
PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſi-
gnorile, che eſſi dicono eſſerne ſtato l'
Architetto il Buontalenti; era in avanti
Aprile 1522. Que-
ſto fa angolo ad una Piazza, che ha pre-
ſo il nome dalla vicina Chieſa della Nun-
ziata. Ella vedeſi dai lati chiuſa da due
gran Logge, il diſegno delle quali è del
famoſo Brunelleſco. Nel mezzo di eſſa
ſopra una Baſe di marmo ſi erge un bel
Cavallo, ſopra il quale è la Statua di Fer-
dinando Primo Gran Duca di Toſcana,
gettato in bronzo da Giovanni Bologna
Fiammingo, celebre Scultore. Sono del
medeſimo le due Fontane di bronzo, che
adornano la medeſima Piazza. Sotto la ſi-
niſtra di queſte Logge vi è lo
SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre
per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di
allevare moltiſſimi Fanciulli eſpoſti, che
fenza un tale aiuto facilmente perireb-
bero. Fu fondato queſto Spedale intorno
all'Anno 1420. e ne diede il diſegno il
poc'anzi nominato Brunelleſco. Le ſue
abitazioni ſono aſſai comode, e ben di-
ſpoſte. Nelle due Chieſe, che una è per
gli Uomini, e l'altra per le Donne, mol-
te belle Pitture ſi trovano; come altresì
nel loggiato di mano di Bernardino Poc-
cetti ſi vedono alcune Pitture a freſco
E' governato
queſto Spedale da Perſone nobili, con la
ſoprintendenza di altri Spedali ad eſſo ſu-
bordinati. In faccia poi alla medeſima
Piazza ſi trova la Chieſa della Santiſſima
ANNUNZIATA, nella deſcrizione della
quale mi ſia lecito, che per breve ſpazio
di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato.
Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un
piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in
queſto luogo, che era detto il Cafaggio.
Or tal piccolo Oratorio con alcuna parte
di terreno ivi contiguo, fu conceduto a
quei ſette nobili Fiorentini, che abbando-
nata la Patria, ſi erano ritirati nell'aſpro
Monte Senario, ove menando vita eremi-
tica, e ſolitaria, fondarono la Religione
de' Servi di Maria, ed il motivo fu, ac-
ciò quei buoni Religioſi, che da per tut-
to avevano ſparſa la fama della lor ſan-
tità, più da vicino ſantificaſſero col loro
eſempio i loro Concittadini. Ma perchè
troppo anguſto era quel luogo, in riguardo
alle molte perſone, che vi erano venute ad
abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo
Convento, e nuova Chieſa; al che fare,
la povertà di quei Religioſi baſtante non
era. Perciò ad un opera sì buona e ſan-
Fedeli eſortati, tra' quali ſopra di ogni al-
tro ſi ſegnalò il Chiariſſimo Falconieri no-
biliſſimo Cittadino di queſta Patria, Pa-
dre di Santa Giuliana, e Fratello del Bea-
to Aleſſio, imperciocchè a niuna ſpeſa, o
fatica perdonando, ſomminiſtrò qualun-
que ſoccorſo più opportuno, perchè tal
opra foſſe al ſuo fine condotta. Termina-
ta la fabbrica, avvenne quel gran prodi-
gio, per lo quale è celebre queſta Chieſa
per tutto il Mondo. Avevano quei buoni
Padri dato a dipingere a freſco ad un Pit-
tore (di cui ancora è incerto il nome; al-
tri chiamandolo Bartolommeo, altri Gio-
vanni) un'Immagine di Noſtra Signora in
atto di eſſere dall'Angiolo Annunziata.
Il buon Pittore, che la figura dell'Angio-
lo avea compita, e rimanevagli ſolo ad
effigiare della gran Vergine il Volto, ſta-
va fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte
poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Divino,
che i Serafini innamora. In queſto men-
tre fu ſopraffatto dal ſonno, da cui ſve-
gliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupore colo-
rito il Sembiante della gran Vergine Ma-
dre, di tal bellezza e tanta divozione
ſpirante, che ſole doveſſe crederſi coſa
Attonito dunque, e ſorpreſo
da maraviglia incredibile, ad alta voce
gridò più volte: II
che ſentito da' circoſtanti, e dipoi ſpar-
ſoſi per la Città, cagionò ſubitamente un
tal concorſo di Popolo, che ben toſto ne
fu la Chieſa ripiena; e perchè niuno di
queſto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio
per mezzo di queſta Immagine infiniti
miracoli, che tuttavia, mercè della Di-
vina bontà, vanno ſeguitando in gran
numero. Ora venendo alla deſcrizione
della Chieſa: Vedeſi al primo ingreſſo un
bel Loggiato con belle e ben proporzio-
nate Colonne, fatto fabbricare dalla Fa-
miglia de' Pucci con diſegno del Caccini
Scultore. Sotto il Loggiato ſono tre Por-
te. Quella a man deſtra conduce nella
Cappella di San Sebaſtiano dell'iſteſſa Fa-
miglia Pucci, eretta ancor eſſa con diſe-
gno del ſopraddetto Caccini, adorna di
tre belle Tavole, colorite da Maeſtri ec-
cellenti, che una d'Aurelio Lomi Piſa-
no, l'altra del Paggi, e ſpecialmente
quella di San Sebaſtiano di mano di Anto-
nio del Pollaiolo, ed altresì di alcune Sta-
tue di marmo di mano del Novelli Scul-
tore, e della Tribuna dipinta dal Poccet-
Vi ſono ancora molte memorie di uo-
mini illuſtri di queſta nobil Famiglia, e
ſpecialmente di Lorenzo, Roberto, e An-
tonio Pucci, tre inſigni Cardinali, che
viſſero quaſi in un tempo medeſimo. Dal-
la Porta laterale di queſta Cappella ſi paſ-
ſa in un Cortile, o Chioſtro tutto dipinto
da' più rari artefici di quei tempi, cioè:
D'Andrea del Sarto è la Storia de' Magi,
la Natività della Madonna, quella ove ſi
porge a baciare a' circoſtanti la Reliquia
di San Filippo, con tutte l'altre a man
ſiniſtra, che i fatti più ſegnalati di San Fi-
lippo Benizj mirabilmente rappreſentano.
D'Aleſſio Baldovinetti è la ſtoria della
Natività del Signore: del Roſſelli è quan-
do San Filippo ha la viſione di Maria
Vergine: del Roſſo è l'Aſſunzione della
Madonna: del Pontormo la Viſitazione
della medeſima: e del Franciabigio lo Spo-
ſalizio della Vergine con San Giuſeppe.
Parimente in queſto Cortile ſi vedono in-
numerabili Voti, altri dipinti in tavole,
altri eſpreſſi in figure al naturale, che
ampiamente denotano le innumerabili gra-
zie, che vengono compartite ai Fedeli per
mezzo di queſta miracoloſa Immagine.
Entrando in Chieſa, vedeſi al primo a-
pra fondo bianco, nel mezzo della quale
è un gran quadro, rappreſentante l'Aſ-
ſunzione della Vergine al Cielo, di ma-
no del Volterrano. Nelle pareti tra 'l fre-
gio della ſoffitta, e il cornicione, ſono
dodici quadri dipinti a freſco dall'Uli-
velli, dove ſi rappreſentano alcuni Mira-
coli più ſingolari, operati per interceſſio-
ne di Maria. A man ſiniſtra nell'entrare
in Chieſa ſi trova la Cappella della San-
tiſſima Nunziata [nel muro della quale è
dipinto il di lei Volto miracoloſo] fatta
di marmi vagamente intagliati da Pagno
di Lapo Partigiani ſcultore da Fieſole col
diſegno di Michelozzo. Quanto ſia ric-
ca, e adorna queſta Cappella non ſi può
ſpiegare abbaſtanza. E' l'Altare d'argen-
to maſſiccio nobilmente lavorato, il gra-
dino parimente d'argento, e tutto divi-
ſato di gioie e pietre prezioſe. In un bel-
liſſimo Tabernacolo è una teſta del Sal-
vatore mirabilmente dipinta da Andrea
del Sarto. Sopra due gran pilaſtri poſa
un ricco architrave, o cornicione d'ar-
gento, da cui pende una cortina di lavo-
ro eccellente, ſotto la quale una mantel-
lina parimente d'argento, che tien co-
Inoltre tanti
e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cap-
pella, che è malagevole il poterli diſtin-
tamente deſcrivere: perchè i vaſi, i dop-
pieri, le lampane tutte d'argento ſo-
no moltiſſime; ſenza numero ſono i Voti,
che vi ſi vedono appeſi in contraſſegno
delle grazie, che dalla Vergine ſi diſpen-
ſano giornalmente. Contiguo alla detta
Cappella è un Oratorio di forma quadra-
ta nobilmente arricchito; ha le pareti in-
croſtate di pietre prezioſe, e ſpecialmen-
te d'agate, calcedonj orientali, e diaſpri,
che rappreſentano alcuni ſimboli di No-
ſtra Signora. Allato a queſta Cappella vi
è quella fatta fabbricare dal Marcheſe e
Senatore Franceſco Feroni, col diſegno di
Giovan Batiſta Foggini tutta incroſtata di
marmi, e adorna di vari Statue; la Tavo-
la dell'Altare è dipinta da Carlo Lotti
Pittor Veneziano con ſingolar diligenza;
di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le
due Statue rappreſentanti il Penſiero, e
la Fortuna Marittima, e di mano dell'
Andreozzi ſono l'altre due, che figurano
la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo
Marcellini è il San Domenico, e del Ca-
teni San Franceſco, e le Medaglie di bron-
Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi vedono
ſotto i due Depoſiti, ſono dettate dall'
crudita penna del celebre Anton Maria
Salvini. Seguitano appreſſo, benchè con
ordine aſſai diverſo, altre Cappelle ador-
nate di belle Tavole, tralle quali è molto
ragguardevole quella del Giudizio d'Aleſ-
ſandro Allori, detto il Bronzino, quella
della Crocifiſſione dello Stradano: la
quarta di Pietro Perugino, o come altri
vogliono, dell'Albertinelli. La quinta
ſotto l'organo con l'Aſſunta, di mano di
Ceſare Dandini, e voltando alla Crocia-
ta, vi è la Cappella con lunette, e ſof-
fitta dipinta a freſco di ſtraordinario gu-
ſto, e perfezione da Baldaſſarre France-
ſchini detto il Volterrano, ed all'Altare
vedeſi in una antica, e bella Tavola di-
pinto San Zanobi, e altri due Santi Ve-
ſcovi; ſegue la Cappella del Crocifiſſo di-
pinta d'architettura da Giuſeppe Cha-
mant Loreneſe, col ſottoinsù di Vincen-
zio Meucci; ſotto l'Altare conſervaſi il
Corpo di E' poi aſ-
ſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta
ad onore di San Filippo Benizj, colla Ta-
vola dipinta dal Volterrano, e con altre
Nel ricet-
to, che torna accanto a queſta Cappella,
e per cui ſi và alla Sagreſtia ſtata tutta
rimodernata, e ampliata con molta puli-
zia, è collocato un Buſto di terra cotta,
rappreſentante l'effigie di detto Santo in
abito della Religione; e dall'inſcrizione,
che vi fu poſta ſotto, intagliata in lavagna,
ſi deduce, che fu egli donato a quei Re-
ligioſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſu-
bentrata già nella Caſa de' Benizj, de'
quali era il Santo, ove ſi era conſervato
1592. E da queſta effigie è ſtata forſe ri-
tratta quella d'argento, la quale ſi eſpo-
ne ogn'anno nel giorno di tal Feſta. En-
trando nella Tribuna maggiore, vedeſi al
primo Altare la Natività di
da Aleſſandro Allori, il di cui figlio Cri-
ſtofano dipinſe il quadro laterale, che è
quello di ſotto in
in gran pregio, gli altri poi ſono del Paſ-
ſignano, e la volta è del Poccetti. Nella
ſeconda è il San Michele di mano del Pi-
gnoni pittor celebre. Nella terza la Ta-
vola di Pietro Perugino, ove è la Vergi-
ne con alcuni Santi. Nella quarta la Re-
ſurrezione di Criſto d'Agnolo Bronzino.
La
La quinta Cappella poi che ſu già a pro-
prie ſpeſe fabbricata da
oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſe-
rene, e marmi, è ſtimabilmente arricchi-
ta di Statue, Baſſirilievi di Bronzo, e di
tre Tavole, la prima delle quali in
Epiſtolae
Reſurrezione, la ſeconda del Ligozzi,
ove eſpreſſe la Pietà, e la terza della Na-
ſcita è opera del Paggi. Il Crocifiſſo è
ammirabile, fatto col modello dell'iſteſ-
ſo Paſſando alla ſeſta Cap-
pella, la Tavola de' Beati è di Niccolò
Nannetti. Nella ſettima è del Paſſignano
l'illuminazione del Cieco nato. Nell'ot-
tava Cappella ornata di marmi vi è di ma-
no di Giovanni Biliverti lo Spoſalizio di
della Volta ſono del Vignali. Nell'ulti-
ma e nona Cappella evvi
Maria, e Gesù Bambino, e dai lati
lippo Benizi, e
fattura d'Antonio Donnini. La gran Tri-
buna di figura rotonda con bella Cupola,
e rilevata, fu fatta col diſegno di Leon
Batiſta Alberti nobil Fiorentino, a ſpe-
ſe di Lodovico Gonzaga ſecondo Marche-
ſtucchi, e dipinta poi da Baldaſſar Fran-
ceſchini, detto il Volterrano in età ſeni-
le. Ha queſto inſigne Pittore dipinto la
Vergine, quando Aſſunta in Cielo vien
coronata dalla Santiſſima Trinità; Intorno
intorno ha dipinto i Patriarchi, i Profeti, e
Santi del Teſtamento Vecchio con alcuni
altri del Nuovo, che prima della Vergi-
ne erano paſſati alla Gloria. Finalmente
in queſta grand'opera è laudabile non me-
no l'invenzione, e il diſegno, che la va-
ghezza del colorito. Corriſponde alla Cu-
pola il Coro de' Frati, i quali oltre al nu-
mero di cento, con ſommo decoro, e
con eſquiſitezza di canto, vi celebrano
gl'Ufizi Divini. L'Altar maggiore è mol-
to ricco, e magnifico, ha il Ciborio gran-
de d'Argento di bellezza, e di pregio
conſiderabile; ſiccome un Paliotto pari-
lmente d'argento con figure di baſſorilie-
vo, che ſolamente adopraſi nelle feſte ſo-
lenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i dop-
pieri, le ſtatue, e gli ornamenti prezioſi
che vi ſi vedono, che certamente non han-
no pari. Sul piano del Presbiterio poſano
due magnifici Depoſiti di marmo, uno del
Veſcovo Angelo Marzimedici, colla Sta-
Sangallo, e l'altro del Senatore, e poi
Sacerdote Donato dell'Antella inſigne Be-
nefattore della Chieſa, ove la ſtatua è di
Giovanbatiſta Foggini, e l'Inſcrizione del
Senatore e Auditore Filippo Buonarroti.
Sceſo il Presbiterio nella teſtata della Cro-
ce, vien la Cappella di Santa Giuliana
Falconieri, ove ſi conſerva il prezioſo ſuo
corpo, è dedicata alla
e al preſente nobilmente rimodernata è
arricchita di finiſſimi marmi. La Tavola
dell'Altare è di Vincenzio Meucci, di
cui altresi è lo sfondo; le due laterali ſo-
no di Giuſeppe Griſoni, del quale è anco-
ra la Santa Barbera, che ſi vede nella Cap-
pella a mano deſtra, appartenente alla na-
zione Tedeſca, e Fiamminga, ove ſono 2.
ritratti, che uno di Giovanni Stradano ce-
lebre Pittore, e l'altro di Lorenzo Palmie-
ri. In faccia a queſta vi è la Cappella del
Bandinelli Scultore eccellentiſſimo, di cui
vi è il ritratto, e la ſua ſepoltura. Tor-
nando verſo la Porta vi è ſotto l'organo
(il di cui tendone è del Puglieſchi) una
piccola Cappella ſatta col diſegno del Sil-
vani, con fini lavori di marmi, e un
Giob, dove all'Altare ſi trova una belliſ-
te, eſiſtente nel Palazzo de' Pitti, e late-
ralmente le figure di due Profeti, che fur
traſportati nella Gallerìa, pure del mede-
ſimo Autore. Ne viene la Cappella dei
Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivel-
li, rappreſentante
queſto Ordine. Nella ſeguente, non vi è
di oſſervabile altro che le pareti, dipinte
dal medeſimo Ulivelli. La Cappella che
ne ſuccede, tutta ornata di marmi bian-
chi, e miſti, fu ſatta col diſegno di Mat-
teo Nigetti; La tavola rappreſentante il
Martirio di Santa Lucia è di Iacopo Vi-
gnali, e la Cupola è pregiatiſſimo lavoro
del Volterrano. Nell'altra appreſſo, vi è
la Tavola di Pietro Dandini, rappreſen-
tante un fatto del Beato Giovacchino Pic-
colomini del medeſimo Ordine. Nell'ul-
tima finalmente ſi trova una Tavola di ma-
no di Iacopo da Empoli, che vi ha di-
pinto Maria Santiſſima col Bambino, e a'
piedi
ſono di Matteo Roſſelli. Queſta Chieſa
verſo la fine del paſſato ſecolo fu ador-
nata di ſtucchi, e pilaſtri incroſtati di no-
biliſſimi marmi con diſegno di Pier Fran-
ceſco Silvani, del quale pure è l'Altar
ron dipinti a freſco da Pier Dandini per
legato del detto Senatore dell'Antella.
In ſomma ella è in tutte le ſue parti rag-
guardevole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi
porti a viſitarla. Il Convento poi è mol-
to comodo e magnifico per il notabile ac-
creſcimento fattovi, ed ivi pure ſon de-
gne d'eſſer vedute, sì la Libreria nuova-
mente fabbricata, perchè, oltre alla co-
pia de' Libri, vi ſi aggiungono molti or-
namenti, che la rendono ſingolare; come
anche nel Chioſtro interiore la Cappella
della famoſa Accademia del diſegno, per
la Tavola dell'Altare, che è d'Agnolo
Bronzino, e perdue Quadri a freſco, cioè
il
altro di Santi di Tito con dodici Statue
attorno tutte di Scultori Accademici aſ-
ſai Valenti. Entrando ora dall'altra late-
ral porta nel Chioſtro aſſai grande e va-
go, ſi vede ſopra la porta, che va in Chie-
ſa, la famoſa Madonna del Sacco, dipin-
ta da Andrea del Sarto con tutta la per-
fezione dell'arte. E' fama fra gl'inten-
denti, che queſta ſia la miglior opera, e
più perfetta, che quel famoſo Artefice
conduceſſe; e in vero chiunque attenta-
nito per lo ſtupore; ond'è, che Michel
Angiolo Buonarroti, ed il celebre Tizia-
no non ſi ſaziavano mai di rimirarla, e
di commendarla in eſtremo. L'altre Lu-
nette del medeſimo Chioſtro ſono ancor eſ-
ſe dipinte da eccellentiſſimi Artefici, e ſpe-
cialmente da Bernardino Poccetti, di cui
ſono, non ſolo tutte quelle delle due Na-
vate, che fanno angolo alla già detta di
Andrea del Sarto, ma ancora nelle altre
due, ove cinque ſe ne ammirano di Ventu-
ra Salimbeni, tre di Matteo Roſſelli, e
due di Fra Arſenio Maſcagni. Sono in que-
ſte effigiati i fatti più ſingolari de' Sette
Fondatori, e ne' peducci delle volte i Ri-
tratti degli Uomini più inſigni dell'Ordine
de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran
Cappella in volta, eretta già dalla Famiglia
Macinghi, della quale reſtano le Armi ne-
gli angoli, che paſſata dipoi in quei Re-
ligioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma ador-
nata da eſſi modernamente, ed abbellita
di Pitture a freſco per ogni parte, è ſta-
ta deſtinata al culto delle Sante Immagi-
ni de' Sette Beati Fondatori del loro Or-
dine, dipinte in Tavole di aſſai antica, e
ſemplice maniera; e perchè ſono oggi le
a fine di meglio conſervarle, ſono ſtate
unite tutte inſieme in un Quadro, che po-
ſa ſull'Altare: ma ſpartite una dall'altra
da un nuovo ornamento riccamente dora-
to, e coperte di criſtalli. Partendoſi da
queſto Santuario, e entrando allato alla
Loggia in verſo Via della Colonna trovaſi
ſubito la Compagnìa del Nicchio di bel
diſegno e ſpazioſa al di cui Altare ſta col-
locata una belliſſima Tavola di Lorenzo
Lippi rappreſentante il Martirio dell'Apo-
ſtolo E proſeguendo per la
detta Strada ſi trova la Chieſa delle Re-
ligioſe di
ANGIOLINI, nella quale entrando tro-
vaſi in mezzo alla pila dell'acqua ſanta
un
dello di
Coro cinque Lunette dipinte dal
radi; Vi ſono ancora due Altari, ove in
quello a man deſtra ſtà collocata la bel-
la Tavola di
teo Roſſelli. In faccia a queſta vi è l'Al-
tare della Madonna con gli Arcangeli
Michele, e
radi. All'Altar Maggiore vedeſi la Pre-
ſentazione di Maria al Tempio, eccellen-
Di quì partendoſi,
e voltando a ſiniſtra ſul primo canto ſi
vede il Convento delle Monache della
CROCETTA dell'Ordine di
La Chieſa di queſte nobili Religioſe fu al-
quanto accreſciuta e ornate nel 1757. col
diſegno di Luigi Orlandi, la Tribuna è di-
pinta da Vincenzio Meucci. Al deſtro Al-
tare ſtà in grandiſſima Venerazione l'antica
Immagine di Maria
ceva i ſuoi fiduciali ricorſi la Venerabil
Suor Domenica dal Paradiſo Fondatrice, e
Inſtitutrice di queſto sì Illuſtre Monaſtero,
e ne riportava dalla gran Madre d'Iddio
prodigioſi ſoccorſi: gli Angeli dipinti nel-
la Tavola attorno al ſacro Tabernacolo ſon
opera di Giovanni Balducci. In faccia a
queſto Altare vi è quello della Crocifiſſio-
ne di Criſto di mano di Franceſco Poppi.
All'Altarmaggiore dal medeſimo
ducci ſu dipinta l'Invenzione della
ce. In queſto Convento vi è il ſacro Depo-
ſito della
corrotto. In faccia a queſto Convento ve-
deſi un Palazzo o Caſino di
nobil Giardino; infondo al quale è una pit-
tura ſtimatiſſima di
rappreſentante la fuga in Egitto. Fin dal
Caſino la Principeſſa
di Ferdinando I. col deſiderio di godere la
ſanta converſazione di quelle pie Religio-
ſe; perciò con un cavalcavia lo fece uni-
re al Convento, quale fu anche accreſciu-
to di abitazioni per la medeſima Princi-
peſſa, che volle ancora conviver con Eſ-
ſe, ed alla ſua morte eſſervi ſeppellita.
In detto Caſino (che con un lungo corri-
toio va a un coretto che rieſce nella Chie-
ſa della
fetto in più tempi, abitato altre Princi-
peſſe della Sereniſſima Caſa. Non manca-
no in queſta Chieſa più Corpi Santi e mol-
te inſigni Reliquie. Di quì per la breve
traverſa, che ſi preſenta, entreremo in
Via del Mandorlo ove ſtà ſituato il Con-
vento delle Monache della Pietà dell'Or-
dine di Di quì ſeguitando;
troveremo verſo la fine della Strada la Ca-
ſa del celebre Pittore Federigo Zuccheri,
fatta con ſuo diſegno fabbricare per pro-
pria abitazione, con una facciata di bozze
veramente bizzarra, e pittoreſca. Voltan-
do a deſtra vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Aleſſandro Cap-
poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col
E'
queſto Palazzo uno de' maggiori della Cit-
tà, con facciata molto nobile, e di lunga
diſteſa. Entrati dentro ſi vede la grande
e magnifica Scala aperta, ornate di ſtatue,
e ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da
Matteo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi ap-
partamenti con Pitture, e addobbi ricchiſ-
ſimi, e di ottimo guſto. Nella Sala ſono
dipinte dal medeſimo tre Storie di fatti Il-
luſtri, operati da alcuni de' Capponi, che
ſono molto celebri, e ſi può ſcendere da
altra ſcala molto comoda e bella, che di
giù conduce fino alla ſommità del Palaz-
zo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo Giar-
dino con un bel Salvatico e Uccelliera no-
biliſſima. Quaſi in faccia vi è il
PALAZZÖ del Marcheſe Guadagni aſſai
vago, e di bella Architettura. Nell'in-
greſſo del quale ſi ammira lo ſtupendo Sfon-
do del Volterrano, rappreſentante
tino a cavallo, che dà la metà del ſuo
mantello al Povero, opera a freſco in ogni
genere inſuperabile. Di quì tornando in-
dietro trovaſi la
COMPAGNIA DELLA
quale oltre una Loggetta riquadrata ric-
ca di pitture a freſco di Bernardino Poc-
liſſimo Quadro all'Altare d'Aleſſandro Al-
lori, e varie lunette degl'iſteſſi Autori in
giro alla Chieſa. Di quì eſcendo trovaſi la
cantonata di Via della Crocetta nella quale
voltando vedeſi a ſiniſtra un Tabernacolo
di gran ſtima opera del Francabigio, ma
molto guaſto dal tempo, e del medeſimo
è la Tavola della Compagnìa di
appreſſo. In breve diſtanza, per la detta
Via, ſta la Compaginìa degl'Oreſici, ove
al loro Altare è collocata una belliſſima
Tavola rappreſentante
che moſtra al Re Clodoveo nella propria
officina il ſuo lavoro, da Eſſo ordinatogli,
opera ſingolariſſima di Iacopo da Empoli.
Accanto alla detta Compagnìa vi è l'Ac-
cademia del diſegno, ſopra la di cui porta
vi è l'Arme di In eſſa, cioè nel-
la ſtanza del nudo ſta collocato uno ſtu-
pendo torſo del Buonarroti. Paſſato que-
ſta ne ſegue il Convento delle
tellate dell'Ordine de' Servi, nella di cui
piccola Chieſa vi è all'Altare il quadro
di Santa Giuliana Falconieri Fondatrice del-
le medeſime dipinto da Mr. Anticus Pit-
tore Olandeſe, e l'Architettura della Sof-
fitta è del Pintucci. Seguitando per detta
la Porta a Pinti preſſo alla quale vedeſi
il bel
PALAZZÖ E GIARDINÖ de' Conti della
Gherardeſca, che fu già di Bartolommeo
Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto, ed
abbellito aſſai da queſti Signori, è arric-
chito di nobill ſuppellettili, e Pitture. Di
contro a queſto è il
GIARDINO del Duca Salviati molto de-
lizioſo; e poco lontano tornando indietro
ſi trova il
PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Ara-
gona ancor eſſo di buona capacità, e con
delizioſo Giardino, ora in gran parte ab-
bellito, e rimodernato. Accanto a queſto
è un piccolo Convento di Nobili Religio-
ſe Silveſtrine, nella di cui piccola Chieſa
vi è all'Altar Maggiore un quadro rappre-
ſentante
nerabile Sacerdote Franceſco Boſchi in
tempo che vi fu Confeſſore, ed era an-
co Pittore eccellente. Non molto lungi
per queſta via trovaſi il celebre Monaſte-
ro, e Chieſa di
SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI.
Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man
ben può dirſi tale per le Pitture di Bernar-
dino Poccetti, il quale, ſe in ogni opera
ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpecial-
mente ſuperò ſe medeſimo. Ammirano gl'
intendenti, ſopra d'ogni altra coſa, la bel-
la Cupoletta, ove è dipinto il Paradiſo,
perchè in eſſa ſono innumerabili le figure
de' Santi, ma così bene, e con tal arte di-
ſpoſte, che la moltitudine non genera con-
fuſione, ma reca diletto, e vaghezza. All'
Altare di detta Cappella è una Tavola del
Paſſignano; e finalmente non vi manca or-
namento, che la poſſa render più vaga.
Paſſando per un Cortile ſi entra in Chieſa,
la Soffitta della quale è tutta dipinta da Ia-
copo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata,
ma però ripartita in varie Cappelle, in
ciaſcuna delle quali ſi vedono Tavole di
Pittori aſſai ragguardevoli, delle quali la
prima a mano deſtra è opera vaſta e am-
mirabile di Carlo Portelli da Loro, rap-
preſentante
al martirio. Nella ſeconda ſtata moderna-
mente reſtaurata, vi è rappreſentato l'Ar-
cangiol Raffaelle, con altri due quadri la-
terali, che in uno
e nell'altro
Nella terza è di mano di Lorenzo di Cre-
di eſpreſſa Maria Santiſſima,
e Nella quarta di Iacopo da
Pontormo è la Vergine col Bambino Ge-
sù, Sopra la Por-
ta della Sagreſtia in una gran tela è rap-
preſentato San Luigi Gonzaga in gloria
da Atanaſio Bimbacci. Alla quinta evvi la
Nunziata, fatta da Sandro Botticelli. All'
ultimo Altare è un Crocifiſſo ſcolpito in
legno, opera ſtimabile di Bernardo Bon-
talenti. Quindi ne ſegue la Cappella mag-
giore, ricchiſſima in vero, e degna in ogni
ſua parte di tutta l'ammirazione, nella
quale ſtà ripoſto il Sacro Corpo di Santa
Maria Maddalena de' Pazzi Nobile Fioren-
tina. Ella è tutta incroſtata di marmi mi-
ſti de' più nobili, e de' più vaghi, che in
tali Ediſizj s'adoprino. Sono fra gli altri
ornamenti molto ammirabili, dodici Co-
lonne di diaſpro di Sicilia, i capitelli, e
imbaſamenti delle quali ſon di bronzo do-
rato. In alcuni ovati ſi vedono Baſſirilievi
parimente di bronzo, eſprimenti i fatti più
ſegnalati della Santa, e queſti ovati fon
retti da alcuni Angioletti di marmo, del
Marcellini. Nelle quattro nicchie ſono
quattro Virtù più ſingolari, che riſplende-
rono in queſta Vergine. La Tavola dell'
Altar maggiore è di Ciro Ferri, di cui è
il diſegno, e l'Architettura della Cappel-
la. L'altre due Tavole laterali ſono di ma-
no di Luca Giordano, e la Cupola è ope-
ra di Piero Dandini, ambedue Pittori fa-
moſi. In ſomma non vi è coſa, che non
ſia ragguardevole, e di gran pregio, aven-
do fatto a gara, per abbellire queſto Sa-
crario, l'eſquiſitezza dell'opere, e la ric-
chezza e nobiltà de' materiali. Tornando
ora inverſo la porta, nella prima Cappel-
la vi è una Tavola del Cavalier Curra-
di, ove ha dipinto Santa Maria Madda-
lena de' Pazzi, che riceve il velo da Ma-
ria
virtù rappreſentanti la Carità, e la Ver-
ginità della Santa. Il tendone dell'Or-
gano, in cui vedeſi la detta Santa comu-
nicata per mano di Noſtro Signore, è ope-
ra di Nella ſecon-
da vi è la Viſitazione di
Domenico Ghirlandajo. Nella terza una
Statua di legno colorito, rappreſentante
aellino del Garbo. Nella quarta vi è di
Nel-
la quinta dal Beato Giovanni Angelico
con mirabile diligenza è dipinta l'incoro-
nazione di Maria. Nell'ultima, di Coſi-
mo Roſſelli è la Madonna,
dalena Penitente, e Il Mo-
naſtero abitato da nobili Vergini è amplo
e magnifico, con un vaſto e vago giardi-
no. Ripigliando il cammino, troviamo il
Monaſtero di
SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie-
ſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi dorati,
col diſegno di Giovan Batiſta Foggini, ove
merita di eſſer ſingolarmente oſſervata la
Tavola dell'Altar maggiore rappreſentante
l'Aſſunzione di Maria
condotta dal Celebre Anton Domenico
Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti
Pittori, la prima delle quali a mano de-
ſtra è di Franceſco Botti. La ſeconda del
Crocifiſſo d'Aleſſandro Gherardini. A ſi-
niſtra la prima ov'è il Tranſito di
ſeppe è di Tommaſo Redi; la ſeconda di
Franceſco Soderini. Quindi per la ſtrada
detta di Pinti, è oſſervabile l'ampla
ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del
Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar-
dino, e andando avanti s'incontra l'
ABI-
ABITAZîONE del Balì Roffia, che ha la
facciata di vago diſegno, di Giovan Bati-
ſta Foggini, rimpetto alla quale è l'abita-
zione de' Paoli, ora de' Mormorai fatta
col diſegno del Sadler. E poi per Via d
mezzo ſi giunge alla Parrocchial
CHIESA DI SANt'AMBROGIO, dove abitai
no Monache dell'Ordine di
Una delle coſe da oſſervarſi in queſta, è la
Cappella del Miracolo lavorata di fini mar-
mi da Mino da Fieſole, detta così, perchè
in eſſa conſervaſi parte del Sagramentato
Sangue di Noſtro Signore, ritrovato in un
Calice, dove da un Sacerdote per inav-
vertenza era ſtato laſciato del Vino con-
ſagrato, che in Sangue convertito, mira-
coloſamente comparve anche agli occhi dei
riguardanti, eſſendo ciò accaduto l'anno
di noſtra ſalute 1230. Vi ſono in queſta
Chieſa alcune Tavole degne di ſtima. Quel-
la alla Cappella del Roſario è del Paſſi-
gnano; l'altra della Viſitazione è opera
d'Andrea Boſcoli. Nella Sagreſtìa è di
gran pregio l'incoronazione della Madon-
na, degno lavoro di Fra Filippo Lippi. Ac-
canto al pulpito è di Franceſco Boſchi il
Il
Di Maſaccio è la pic-
cola Tavola a tempera, rappreſentante
Anna con Maria, e il Bambino. In ulti-
mo quella della
no di Vincenzio Dandini. Vi è ancora ſe-
polto in queſta Chieſa il celebre antico Ar-
chitetto detto il Cronaca, che ereſſe in
queſta Città sì magnifiche Fabbriche; ſic-
come nella Sepoltura de' Cioni giace An-
drea del Verrocchio egregio Scultore, e
maeſtro di Leonardo da Vinci. Fu riſarci-
ta, e rimodernata queſta Chieſa nel 1716.
col diſegno di
ſoffitta dipinta da Benedetto Fortini, e
nel 1719. Ranieri del Pace vi dipinſe la
Cupola. Paſſato la medeſima in poca di-
ſtanza trovaſi il Convento delle Nobili Re-
ligioſe di
SANTA TERESA di ſtrettiſſima oſſervan-
za, la di cui Chieſa fu edificata col di-
ſegno di Giovanni Coccapani in forma
eſagona, con ſua cupoletta ben inteſa
nelle proporzioni, e nei lumi. Entrando
in eſſa trovaſi a man deſtra una Cappella
con Tavola del Vignali rappreſentante
Franceſca Romana: più oltre evvi la Cap-
pella di
Tavola di Pier Dandini: A man ſiniſtra
Iacopo Confortini. Segue la Cappella del-
la Madonna di Savona, fatta in baſſo ri-
lievo, che da Genova nel 1630. porta-
ron ſeco le Fondatrici. Ne viene l'Altar
maggiore, ove il
Santa Tereſa, che da Maria
preſentato il E' da ſaperſi, che
nel ſotterraneo di queſta Chieſa, oltre le
venerabili oſſa di molte Religioſe morte
in odore di Santità, vi ſi conſerva il cor-
po della
Gran Principeſſa di Toſcana, ſeppellitavi,
giuſta la ſua volontà, ai 30. di Maggio
1731. la quale dopo la morte del Gran
Principe Ferdinando ſuo Conſorte, faceva
più volte fra l'anno, tra quelle pie Re-
ligioſe, i ſuoi devoti ritiri, con grandiſſi-
ma edificazione delle medeſime. Oltre a
ciò ſotto il Presbiterio evvi una Cappel-
la a foggia delle antiche Confeſſioni, ove
alcuna volta fra l'anno vi ſi ufizia, re-
ſtando ſuori della Clauſura monaſtica, e
vi ſi oſſervano tre illuſtri depoſiti; uno
della nobile Franceſca Guardi negli Ugo-
lini ſondatrice di detto Monaſtero, l'al-
tro della Ducheſſa Eleonora Strozzi, il
terzo del Di quì tor-
Ghibellina, ove troveremo l'
ABITAZIONB de' Buonarroti, celebre per
eſſere ſtata del Divin Michelagnolo, di
cui conſervano alcune opere, e per la
Galleria fatta fare da Michelagnolo il gio-
vane di lui pronipote tanto inſigne lette-
rato, che l'arricchì di Pitture, e di coſe
rariſſime. Ed in faccia il
PALAZZO della Famiglia del Sera edifica-
to col diſegno di Piero Giovannozzi. E
poco dopo dall'iſteſſa parte la
CASA del
zetti, il quale ha raccolto un abbondan-
tiſſimo Muſeo di Iſtoria naturale, e di-
poi il
PALAZZO de' Baldinucci, che nel Corti-
le ha una fonte colla ſalubre acqua di
Santa Croce. Indi ſi trovano le Carceri
delle Stinche, e in faccia il
PALAZZO de' Conti Strozzi, che ha l'in-
greſſo principale nella ſtrada detta il Mer-
cato di
SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e
Loggia della qual Chieſa tutta di pietre
ſerene è molto vaga, e di belliſſima Ar-
chitettura, ideata da Matteo Nigetti. So-
no in queſta Chieſa molte Tavole di Pit-
ma Cappella entrando a man deſtra è una
Nunziata aſſai bella, di mano del Fran-
cabigio. Nella ſeconda è una Tavola di
Raffaellino del Garbo, eſprimente Maria
Nella terza ſi vede
lo Storpiato alla porta del Tempio, opera
di Coſimo Gamberucci. Nella quarta Tom-
maſo da
di
ta in gran venerazione un'immagine del
Crocifiſſo, che ſecondo il Borghini è di
Baccio da Montelupo. In teſta della Cro-
ciata alla Cappella Palmieri è di San
dro Botticelli la Tavola dove è dipinto il
Paradiſo, con moltitudine di Angeli. Vo-
lendo poi brevemente uſcir dalla vicina
porta, vedraſſi un Tabernacolo degno di
grande ſtima, dipinto a freſco da Pietro
Perugino, rappreſentante il Divin Padre
col ſuo unigenito morto nelle braccia,
ma dall'ingiurie del tempo aſſai danneg-
giato. Rientrando in Chieſa ſi trova la
nobil Cappella degli Albizzi, la di cui Ta-
vola rappreſenta il martirio di
opera del Volterrano. Nella volta di que-
ſta Cappella adorna di ſtucchi meſſi a oro,
colo sfondo di mano di Anton Domeni-
co Gabbiani, ove ha eſpreſſa l'Aſcenſio-
ne di Criſto al Cielo, la di cui figura
con sì rigoroſo ſcorto fa conoſcere agli
intendenti il profondo ſapere dell'Autore.
Nella ſegueute è aſſai degna di ſtima la
Tavola di Lodovico Cigoli, rappreſentan-
te l'adorazione de' Magi. Ne ſegue la
Cappella maggiore, fatta col diſegno di
Gherardo Silvani. Il Ciborio di marmo è
opera di Gregorio da Settignano. In Co-
ro le Pitture ſopra l'Organo ſono di Nic-
codemo Ferrucci. Sotto il Cornicione a
man dritta dipinſe Fabbrizio Boſchi i
Apoſtoli Pietro, e Paolo, quando ſepa-
ranſi per andare al martirio. Dalla ſini-
ſtra fu rappreſentata da Matteo Roſſelli
la conſegna delle chavi fatta da Criſto
a ſan Pietro. Seguitando l'ordine delle
Cappelle, trovaſi nella prima la Tavola
di Valerio Marucelli Piſano, che vi ha
anch' eſſo eſpreſſa l'adorazione dei Magi.
Nella ſeconda per la quale s'entra in
Sagreſtia, vi è all'Altare un'ovato con
un'Immagine di Maria di Piſello Piſelli
di mano del quale Autore è anche la
ſuſſeguente. Nella quarta, è una Tavola
ſeppe col Bambino Gesù. Nella quinta
vedeſi dipinta l'Aſſunzione di Maria con
San Tommaſo Apoſtolo, opera degna di
molta ſtima di Franceſco Granacci. Nel-
la ſeſta vi è un Quadro, ove Mario Ba-
laſſi ha effigiato il buon Ladrone. Nella
ſettima un Crocifiſſo con
ſta, e Nell'ottava vi è di-
pinto da Franceſco Conti
che riſuſcita una fanciulla. Nella nona
il Criſto con diverſi Santi è di Lorenzo
di Credi. La decima ha una Tavola di
un buon autore antico, di cui non è cer-
to il nome. Ripoſa nella ſeguente il cor-
po del Beato Ve-
deſi nell'altra una Tavola parimente an-
tica di cui è incognito l'autore. Nell'
ultima evvi una Tavola di Aleſſandro
Gherardini. Nei pilaſtri delle Navate ſo-
no dipinti i
gnano, e parte da Orazio Eidani. E' oſ-
ſervabile il Depoſito del famoſo Senator
Vincenzio da Filicaia nella ſua Cappella
a man ſiniſtra con l'inſcrizione di Be-
nedetto Averani. Poco diſtante da queſta
Chieſa per il Borgo degli Albizzi tro-
vaſi il
PA-
PALAZZO degl'Aleſſandri, modernamen
te accreſciuto ſull'antico diſegno, e de-
corato di nobili, e ricchi appartamenti.
Poco diſtante dalla parte oppoſta vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e di-
poi il
PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic-
ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella
facciata del quale ſopra varj Pilaſtri ſi ve-
dono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quin-
dici Uomini illuſtri di queſta noſtra Cit-
tà, a foggia de' Termini degli Antichi.
Gli uomini illuſtri ſono gli appreſſo: cioè;
nel primo ordine da baſſo l'Accurſio,
il Torrigiano, Marſilio Ficino, Donato
Acciaiuoli, e Pier Vettori: nell'ordine di
mezzo, Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta
Alberti, Franceſco Guicciardini, Marcel-
lo Adriani, e Don Vincenzio Borghini.
Nel ſuperiore, Dante, Petrarca, Boccac-
cio,
Alamanni. Quivi in mezzo della via è una
laſtra di marmo, poſta in memoria dell'
inſigne miracolo di San Zanobi operato in
queſto luogo, nell'aver riſuſcitato un Fan-
ciullo. Appreſſo ſono le
ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi,
poi vi ſono i
PALAZZI, l'un dirimpetto all'altro, am-
bedue belli, e ambedue pure della Fa-
miglia degli Strozzi. Quello di più anti-
ca maniera ſi crede già alzato col di-
ſegno del Brunelleſco, ora acquiſtato, e
reſtaurato dalla Famiglia Quarateſi, e fu
per l'avanti della Famiglia de' Pazzi, e
facendo ivi angolo, colla loro Arme in
fronte, ſi appella perciò da remotiſſimo
tempo il Canto de' Pazzi. Il più bel-
lo però è quello, che per anco non è
terminato. Fu fabbricato col diſegno del-
lo Scamozzi, nelle Opere del quale pub-
blicate colla ſtampa, vedeſi delineato.
Le fineſtre a terreno ſono del Buontalen-
ti, e del Caccini è il Portone principa-
le. La facciata di verſo il Borgo degli
Albizzi è fatta col diſegno del Buonta-
lenti, ed è degno di lode. Il Corrile del
medeſimo Palazzo è fatto con diſegno di
Lodovico Cigoli, dal qual poſto, poco di-
ſtante ſi trova la
BADIA FIORENTINA dove abitano i Mo-
naci Caſſinenſi dell'Ordine di
to, così chiamata per antonomaſia, per
eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fon-
La Conteſſa Willa Ma-
dre, col Conte Ugo Marcheſe di Brandem-
burgo, e Vicario d'Ottone Terzo Impe-
radore in Toſcana, moſſa da inſpirazione
divina, a proprie ſpeſe fecela fabbrica-
re, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono
di ricchiſſime rendite. Onde, in ſegno di
gratitudine verſo il detto Conte Ugo
loro Benefattore, ogni anno da un Gio-
vane nobile ſi recita l'Orazione in ſua
lode dopo la Meſſa ſolenne nella mat-
tina di
ſimo Contitolare di detta Badìa, già fon-
data ſotto il principal Titolo di
ria. Il ſuo principio fu intorno al 990.
fu poi nell'anno 1285. col diſegno d'Ar-
nolfo, grandemente reſtaurata, ma nel
paſſato ſecolo, col diſegno di Matteo Se-
galoni rinnovata quaſi da fondamenti, ſi è
reſa vaga oltremodo, quantunque molto
vi reſti da fare per ridurla alla total
perfezione, di quella parte però, che ter-
minata ſi vede, nè coſa più magnifica,
nè meglio inteſa ſi può mai deſiderare.
Alla nobiltà dell'Architettura corriſpon-
de l'eleganza degli ornamenti. Dalle due
parti laterali ſi vedono due Terrazzini
di pietra, con vaghi intagli dorati. So-
gano, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Ta-
vola, dove è dipinta Maria Vergine Aſ-
ſunta, di mano di Giorgio Vaſari, la
quale al tempo del Bocchi era poſta ſull'
Altar maggiore. E' parimente di molto
pregio la ſoffitta, tutta fatta di finiſſimo
intaglio. La Tribuna, ſotto la quale è il
Coro de' Religioſi, è dipinta da Giovan-
ni Ferretti, e parimente è pittura del
medeſimo il Martirio di
l'Altare Maggiore. Le Tavole delle Cap-
pelle ſono ancor eſſe di gran bellezza, e
valuta. Quella di
ſtra è fatta da Onorio Marinari Pittor ſti-
matiſſimo; ſiccome ſono oſſervabili le pit-
ture di tutta la Cappella colorite da Vin-
cenzio Meucci. Segue l'altra di Batiſta
Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta del-
lo Spirito Santo. A man ſiniſtra di mano
del medeſimo ſi vede dipinto un Criſto,
che porta la Croce al Calvario, e nel-
la Cappella dirimpetto a queſta evvi una
Tavola di mano di Filippo Lippi, in cui
vedeſi
diligenza. Sono eziandio conſiderabili tre
Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il primo ſi è
del mentovato Conte Ugo principal bene-
Furono ſcolpi-
ti i marmi di queſto Sepolcro da Mi-
no da Fieſole nel 1481., e riuſcì tut-
ta l'opera di maraviglioſo artifizio: il
ſecondo è del Cavallere Bernardo Giu-
gni: e il terzo di Giannozzo di Agno-
lo Pandolfini Cavaliere di gran nome
in tempo di Repubblica, la cui Fami-
glia è padrona della Cappella, o Tri-
buna, ſituata preſſo al Veſtibolo di que-
ſta Chieſa, prima di uſcire dalla quale
ſi deve oſſervare in Sagreſtia il gran qua-
dro, che prima ſtava poſto interiormen-
te ſopra la porta di mano di Fra Barto-
lommeo Domenicano. E poco diſtante da
queſta Chieſa trovaſi la
CHIESA DE' PADRI DELL'ORATORIO DI
FILIPPO NERI. Fu queſta principiata col di-
ſegno di Pier Franceſco Silvani, il 14. Luglio
1668. e modernamente è ſtata arricchita di
varj ornamenti di Pittura, e di Scultura di
eccellenti Profeſſori. Vedeſi alla prima Cap-
pella
Nel-
la ſeconda di mano di Aleſſandro Gherar-
dini è il Gesù morto, con la Vergine ad-
dolorata. Ne ſegue una Cappella inter-
na fatta col diſegno di Zanobi del Roſ-
tante Criſto alla Colonna di mano di
Maria Morandi, in faccia alla quale ſopra
il depoſito del
belliſſima Tavola rappreſentante i Dieci-
mila Martiri Crocifiſſi del celebre Stra-
dano; ne ſegue in Chieſa la Sacra Famiglia,
dipinta da Tommaſo Redi. All'Altar mag-
giore è una Tavola di Anton Puglieſchi,
e la Tribuna di Niccolò Lapi. Segue la
Tavola del Crocifiſſo di
ni. La Tavola poi, che oggi ſi vede
all'Altar di
celebre Anton Domenico Gabbiani. L'ul-
tima è di
tante la Preſentazione di Maria al Tem-
pio. Lo Sfondo in mezzo alla bella Sof-
fitta è del detto Sagreſtani. La Tela che
copre l'Organo è del Soderini. I Baſſi-
rilievi di marmo, ſono parte di Antonio
Montauti, e parte di Giovacchino For-
tini, di cui ſono anche le Statue. In
Sagreſtia vi è una Tavola con San Filippo
di Onorio Marinari. La prima faccia-
ta della Chieſa, che è tutta lavorata di
pietra forte adornata di alcune figure di
marmo fu condotta a fine col diſegno
di Ferdinando Ruggieri. Nel 1772. e ſeguen-
tio col diſegno e aſſiſtenza del vivente
Zanobi del Roſſo è ſtato fabbricato un
Magnifico, e vago edifizio per teſtamen-
to di Giuliano Serragli Patrizio Fiorenti-
no in favore de' Padri della Congrega-
zione dell'Oratorio ſuoi Eredi nella di
cui facciata vedeſi la ſua Arme e Inſcri-
zione poſta in mezzo da due Fame ſcol-
pite da Pompilio Ticciati. A tal fine fu
gettata a terra l'antichiſſima Chieſa de-
dicata a
eretta fino dal nono ſecolo fuori allora di
Firenze ſopra d'un antico Cimitero Po-
polare coſtituito nel luogo ſteſſo, ove ai
tempi del Gentileſimo eravi ſtato un pro-
fano Tempio della Dea Iſide; e nel luo-
go dell'antica Chieſa vi hanno ſotto l'iſteſ-
ſo titolo rifabbricato un vago Oratorio
a ſtucchi con un bel gruppo d'Angioli
nel proſpetto, lavoro di Domenico Ru-
ſca. Lo sfondo eſprimente l'Aſſunzione
di Maria è di La Tavola
in
di celebrare Meſſa è di Coſimo Uli-
velli; i' altra con Maria Santiſſima, e il
Teſtatore Serragli ai piedi è di Giuſeppe
Fabbrini, e la Tavola della Cantoria ove
re
Vedeſi avanti la medeſima il
PALAZZO de' Gondi, principiato nel 20.
Luglio 1490 che ha la Facciata di pie-
tre a bozza molto ſignorile, diſegno di
Giuliano da
fece un Cammino di baſſirilievi di gran
perfezione, che per quanto non uſino
oggi in ſimili luoghi, merita di ſtarvi,
e di eſſere ammirato, e lodato non po-
co. Di dove ſi paſſa alla
PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, at-
teſochè in un loggiato aſſai comodo, di
Architettura Toſcana fatto nel 1619. ven-
deſi il grano pubblicamente oſſervandoſi
ſopra l'arco di mezzo il buſto di Coſi-
mo II. fatto da Chiariſſimo Fancelli, eſ-
ſendo coſtato tutta queſta fabbrica 5200.
ſcudi e di quì proſeguendo, e al primo
canto volgendo a man finiſtra, trovaſi
l'antichiſſima.
CHIESA PARROCCHIALE DI
qual'è a tre navate, con archi di ſeſto
acuto. La
Altare a man deſtra, è di Franceſco Mo-
roſini, al ſecondo lo Spoſalizio della Ma-
donna di Domenico Martinelli, al ter-
tiſſima, e alcuni Santi. Paſſato l'Altar
maggiore trovaſi la Cappella della Con-
cenzione con la Tavola dell'Empoli; ne
ſegue l'Altare di
dal detto Moroſini, del quale diceſi, che
ſia anco il Martirio di
ſato l'Altare del Di quì
partendo, e voltando a ſiniſtra verſo il
canto a' Soldani, ſi trova la Chieſa e
Convento de' Padri Agoſtiniani di
remo già le belle Tavole d'Andrea del
Sarto, che tanto eloquentemente furono
celebrate dal Bocchi, e da varj Scrittorì
di primo grido, avvegnachè furon già le
medeſime traſportate nel Real Palazzo,
eſſendovi ſolo reſtata di eſſo quella, che
da giovane dipinſe, ove rappreſentò l'ap-
parizione di Criſto in forma d'Ortolano
alla Maddalena, troveremo bensì le co-
pie delle medeſime, una della quali,
ove ſono eſpreſſi ſei diverſi Santi, è
così bella, che ſebben copia, è nondi-
meno tenuta in gran pregio; il quadro
della ſoffitta è vagamente colorito dal Ghe-
rardini. Da queſta Chieſa ſi può anda-
re per due ſtrade alla Piazza, e Chieſa
ci, dov'è l'antico Palazzo de' Peruzzi,
poi de' Celleſi, dove abitò l'Imperadore
Paleologo, quando intervenne al Conci-
lio Fiorentino, e l'altra detta Borgo
Croce, nella quale ſono buone Fabbriche,
ed in ſpecie l'antico
PALAZZO de' Corſini, che ha molte bel-
le Statue antiche nel Cortile; e quello
de' Dini ricco di Pitture, ſpecialmente
di Santi di Tito, ed una ſingolariſſima
d'Andrea del Sarto. Vi ſono le abita-
zioni de' Diacceti, ove ſono molte Pit-
ture di Giorgio Vaſari. I Palazzi degli
Spinelli, dei Conti Bardi, e de' Morelli.
Giunti in fondo alle quali, vedraſſi la
Chieſa di
SANTA CROCE de' Frati Minori Conven-
tuali. In queſto Tempio aſſai grande e
magnifico, lungo dugentoquaranta brac-
cia, e largo ſettanta, s'entra per tre
porte di faccia, e ſu quella di mezzo
oſſerveremo una Statua di bronzo, ope-
ra di Donatello, che rappreſenta
dovico Arciveſcovo di Toloſa; ſotto l'ango-
lo, o ſia comignolo della Facciata evvi il No-
me di Gesù tutto di pietra collocato laſ-
sù in alto da
ſtilenza. Fu queſto Tempio fabbricato in-
torno all'anno 1294. col diſegno di Ar-
nolfo, che fu l'Architetto del Duomo,
benchè dipoi reſtaurato col diſegno di
Giorgio Vaſari. La maggior parte de' Fo-
reſtieri concorre a queſta Chieſa, tirata
dal deſiderio di rimirare quelle belliſſi-
me Tavole, che l'adornano, nelle qua-
li la Paſſione tutta di Noſtro Signore,
e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata
mirabilmente rappreſentata da' primi Ar-
tefici di quei tempi. Ora facendoci dal-
la Porta di mezzo, benchè l'ordine dell'
iſtoria richiedeſſe cominciare d'altrove,
nella prima Tavola, che ſi trova a man
deſtra, allato alla ſuddetta Porta è dipin-
ta la depoſizione di Croce di Noſtro Si-
gnore, di mano di Franceſco Salviati;
la ſeconda dov'è la Crocifiſſione è di
Santi di Tito; appreſſo alla quale è il fa-
moſo Sepolcro di Michelagnolo Buonar-
roti Gentiluomo Fiorentino, Scultore,
ed Architetto di sì gran nome, e di sì
grand'eccellenza, che non vi ha lingua,
che le ſue lodi poſſa baſtevolmente ſpie-
gare. Egli fu ancora nella Poeſia di ſqui-
ſitiſſimo guſto. Vedonſi a piè dell'Urna
ſentano la Scultura, l'Architettura, e la
Pittura in atto compaſſionevole, e me-
ſto: e ſopra l'Urna, la teſta, ed il bu-
ſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt'
opera fatta da tre maeſtri, cioè Giovanni
dell'Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del
Cavaliere, del primo de' quali è la Sta-
tua dell'Architetrura, del ſecondo quel-
la della Scultura, e del terzo quella
della Pittura; e di lui è pure il Ritrat-
to di Michelagnolo. Sono dipoi oſſerva-
bili le memorie del dottiſſimo Antiqua-
rio Senator Filippo Buonarroti: del famo-
ſo Bottanico Pietro Micheli è del Dot-
tore Medico, e Antiquario Antonio Coc-
chi. Segue la terza Cappella, dov'è di-
pinto da Giorgio Vaſari Criflo quando
porta la Croce al Calvario la quarta
Tavola rappreſenta l'
fattura di Iacopo di Meglio. Aleſſandro
del Barbiere dipinſe la quinta, in cui ſi
figura la Flagellazione alla Colonna; la
ſeſta dov'è dipinto Noſtro Signore quan-
do fa Orazione nell'Orto, è opera di
Andrea del Minga; appreſſo la quale è
la Cappella de' Cavalcanti, ove ſi am-
mira ſcolpita in marmo la Vergine Annun-
artifizio dal celebre Donatello; ed allato
vi è il Sepolcro di Leonardo Aretino,
inſigne Scrittore d'Iſtorie, il tutto egre-
giamente ſcolpito da Bernardo Roſſelli-
no, diſcepolo di Donatello: la Madon-
na però, che ſopra ſi vede è d'Andrea
Verrocchio. Finalmente la ſettima Cap-
pella ha una Tavola già cominciata dal
Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui ſi
rappreſenta l'entrata di Criſto ìn Geru-
ſalemme. Nella Croce della Navata tro-
vaſi la Cappella de' Barberini, dov'è ſe-
polto in eſſa Franceſco da Barberino, Dot-
tore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è una Ta-
vola dipinta dal Naldini, che rappreſen-
ta quando San Franceſco riceve le Sacre
Stimate; paſſata queſta, viene la Cap-
pella de' Caſtellani, ov'è un Sepolcro di
paragone del Cavalier Vanni; la Volta
è dello Starnina; e la Tavola all'Alta-
re rappreſentante la Naſcita di Gesù, è
di Giuliano Bugiardini. Poſcia in teſta
alla Crociata vedeſi la Cappella de' Ba-
roncelli, ove oltre le antiche pitture del-
le pareti, vi ſi conſerva ancora ſull'Al-
tare la ſtimatiſſima Tavola di Giotto, ove
ha dipinta l'Incoronazione di Maria San-
l'anno in cui la dipinſe. Di quivi en-
trando nella Sagreſtia piacerà il vedere
negli armari della medeſima 26. Storiet-
te del detto Giotto belliſſime, e ben con-
ſervate: la metà eſprimenti diverſi fatti
della Vita di Criſto e altrettanti del-
la Vita di San Franceſco. La Tavola
all'Altare con tutte le Pitture nelle pa-
reti è opera di Taddeo Gaddi. Eſcendo
dalla Sagreſtia, e tornando in Chieſa,
vi è da oſſervare la Cappella de' Calde-
rini tutta incroſtata di marmi Carrareſi,
e ornata di belle Pitture; la prima del-
le quali in
te
ſine, è del Paſſignano. La Tavola dell'
Altare, con l'altro laterale è di Mat-
teo Roſſelli, e le Pitture a freſco di
da Paſſate queſte cinque
Cappelle, tre delle quali vedevanſi una
volta dipinte da Giotto, ſi giugne all'Al-
tar maggiore, in cui di preſente conſer-
vanſi le Sacre Oſſa della Beata Umilia-
na de' Cerchi nobil Matrona Fiorentina,
Terziaria del medeſimo Ordine de' Mi-
nori Conventuali, chiara per ſantità, e
per miracoli, viſſuta intorno agli anni
Coro è di mano di Taddeo Gaddi dipin-
ta l'iſtoria dell'Invenzione della
ce; e paſſate cinque altre Cappelle di
minor pregio, ſi trova la nobiliſſima, e
magniſica Cappella, o Tribuna de' Nicco-
lini, d'ordine però diverſo dall'altro,
eretta col diſegno dell'Architetto
Antonio Doſio, Quanto ſia bella, e di
vaghezza ripiena, non ſi può ſpiegare ab-
baſtanza. E' ella tutta incroſtata di mar-
mi Carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì
nobile e diligente lavoro, che non può
l'uomo deſiderare di vantaggio. Di ma-
no del Francavilla Scultor Fiammingo ſo-
no le cinque Statue di marmo, che una
figura Aron, e l'altra Mosè, e la ter-
za rappreſenta la Verginità, la quarta
la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le
due Tavole dipinte ſono di mano di Aleſ-
ſandro Allori, e le Pitture a freſco del
Volterrano, con sì gran perfezione con-
dotte, che queſte ſole baſterebbero per
eternargli la fama, non laſciando quella
lodatiſſima Tavola di Giacomo Ligozzi
Veroneſe, ove ha rappreſentato il mar-
tirio di Dopo di avere oſſer-
vato il celebre Crocifiſſo di Donatello,
ciata, paſſeremo ove di mano del Cigoli
è dipinta la
to, opera ſtupendiſſima, e quindi ſegui-
tando fino ad uſcir di Chieſa, per le
altre ſette dell'iſteſs'ordine, e Architet-
tura delle prime; trovaſi una Tavola di
mano del Vaſari, dov'è dipinto la Ve-
nuta dello Spirito Santo. Allato a que-
ſto Altare, e dirimpetto al Sepolcro di
Leonardo Aretino, è quello di Carlo Mar-
zuppini Aretino, Poeta e Segretario del-
la Repubblica, ſtupendo lavoro di Deſi-
derio da Settignano, che quaſi ſuperava
di perfezione il ſuo Maeſtro Donatello,
nella ſua verde età in cui fu tolto dal
mondo. Quindi paſſata la porta laterale,
che reſta ſotto l'Organo, è una Cappella
irregolare detta della Concezione, dipinta
da Giotto, d'Ius Patronato della Compagnia
della Concezione eretta nel 1579. la quale
mantiene di tutto queſta Cappella, che
fu adornata, come ſi vede nel 1592. col
diſegno di Filippo Baglioni Architetto.
Ne ſegue l'Aſcenſione di Gesù Criſto al
Cielo, opera di Dopo di
queſta trovaſi il
la Piaga al riſorto Maeſtro, ed è ſtimatiſ-
Degne
di ſomma ſtima ſono le due Tavole ſe-
guenti, ambedue di Santi di Tito, ove
nella prima ha rappreſentato Noſtro Si-
gnore, che ſi paleſa a' due diſcepoli nella
Cena d'Emaus, e nell'altra con ammira-
bile invenzione, e diſegno, ha eſpreſſa la
di lui glorioſa Reſurrezione. Finalmente
l'ultima di queſta Navata è di Batiſta Nal-
dini, ove ha effigiato con molta eſpreſ-
ſione Criſto, che vien dalla Croce con-
dotto al Sepolcro. Quindi paſſata la pri-
ma porta vedeſi nella diſceſa al Limbo de'
Santi Padri prodigioſamente eſpreſſa da A-
gnolo Bronzino, a quale altiſſima perfe-
zione arrivaſſe con l'arte in un così am-
mirabil lavoro. Nè debbo tralaſciare una
Pieta del medeſimo Bronzino nel terzo
pilaſtro a mano manca, ſiccome alla co-
lonna dirimpetto una Vergine di marmo
in baſſorilievo di Antonio Roſſellino, che
reſta ſopra ove è ſepolto Franceſco Nori
ſtato ucciſo nella congiura de Pazzi e
in ultimo i due Crocifiſſi ſopra due por-
te della interiore facciata, che uno è di
Cimabue; e l'altro di Margheritone Are-
tino. Rimpetto alla memoria del Sena-
tor Buonarroti ſi vede quella dell'Archi-
Girolamo Ticciati, e dipoi ſi trova il Se-
polcro del famoſiſſimo Galileo, dove è
ancora il celebre Mattematico Vincenzio
Viviani, che ordinò queſto Depoſito al
ſuo Maeſtro, al che fu dato eſecuzio-
ne l'anno 1737. a ſpeſe della Famiglia
Nelli erede di quella del Viviani. Il di-
ſegno è di Giulio Foggini; la quadratu-
ra di Anton Maria Fortini; il Buſto di
cenzio Foggini ſuo ſiglio; e la Geome-
tria di Girolamo Ticciati. Oſſervaſi anco-
ra il Depoſito fatto nel 1775. alla memo-
ria del celebre
ſegno del
li e ſtatua intera di eſſo maggior del na-
turale ſcolpita da Innocenzio Spinazzi Ro-
mano. Oltre a tante Pitture di ſingolare
perfezioné, di già deſcritte, ſe ne tro-
vano in queſta Chieſa, e nel Convento
alcune di Cimabue, e di Giotto, le qua-
li, quantunque ſiano dalle moderne pit-
ture ſuperate in bellezza, non è però,
che non meritino di eſſere tenute in gran-
de ſtima, per la venerazione, che ſi dee
a quei due primi Maeſtri, e Reſtaurato-
della Pittura. E' ancora maraviglioſo il
e vagamente intagliato da Benedetto da
Maiano. Sono in eſſo einque Storiette de'
fatti più ſingolari di
pite in baſſorilievo, ma cosi bene, e fe-
licemente, che non hanno prezzo. Ne' va-
ni, e che ſono in mezzo de' Beccatelli,
ſi vedono cinque ſtatuette a ſedere di bel-
lezza ſtraordinaria, che rappreſentano la
Fede, la Speranza, la Carità, la Fortez-
za, e la Giuſtizia. Più ammirabile però
fu l'artifizio uſato nell'adattar queſto Per-
gamo ad una colonna, nella quale rima-
ne incaſſato, eſſendochè la medeſima co-
lonna ſia nel mezzo forata, e per una
ſcala acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Al-
la grandezza della Chieſa corriſponde il
Convento, di moltiſſime comode abita-
zioni ripieno, e abitato da più di ſeſſan-
ta Religioſi, tra' quali in ogni tempo fio-
rirono Uomini ſegnalati, in lettere, e in
dignità più conſpicue, e in ſantità di co-
ſtumi. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Ci-
miterj è una quantità conſiderabile di Se-
polture, e di memorie di Famiglie pri-
marie, e d'inſigni Soggetti di Firenze,
e d'altrove. E' fama, che Siſto V. Som-
mo Pontefice, nel tempo, che fu Re-
gendo Filoſofia. Gode queſto Convento il
Privilegio, che uno de' ſuoi Religioſi ab-
bia la carica d'Inquiſitore. Dignità rag-
guardevole, ſoſtenuta in Toſcana da' Mi-
nori Conventuali, e ſempre da ſoggetti
di gran valore. La Libreria di antichiſſimi
Manoſcritti, che poſſedeva queſto Con-
vento, è ſtata di quivi traſportata nell'
Inſigne Libreria di Il Novi-
ziato ſu fatto edificare con gran magni-
ficenza a proprie ſpeſe da Coſimo Padre
della Patria, e nel Chioſtro appreſſo al-
la Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cap-
pella fatta edificare dalla Famiglia de' Paz-
zi; mole di ſingolare Architettura, e ben
dégna di chi ne fece il diſegno, che fu
il gran Brunelleſco. Dalla qual Chieſa ſi
fa paſſaggio alla
PIAZZA contigua, molto ampia, e rego-
lare, deſtinata principalmente nei paſſati
tempi al Gioco del Calcio, proprio del-
la Nobiltà Fiorentina in tempo di Car-
nevale e di altri diverſi ſpettacoli, e pub-
bliche Feſte. Onde non è maraviglia, ſe
vi concorreva la maggior parte della Cit-
tà, e moltiſſimi Foreſtieri da ogni parte,
recando al pubblico allegrezza, e dilet-
Prima di uſcire da queſta Piazza ſi
oſſervi la facciata della Caſa de' Coc-
chi, che credeſi di diſegno di Baccio d'
Agnolo. Ma ſingolarmente è ammirabile
la facciata della Caſa del fu Niccolò dell'
Antella, Senatore, e Luogotenente pel
Granduca nell'Accademia del Diſegno;
a richieſta del quale nel 1619. fu dipin-
ta, e perfezionata nel breviſſimo tempo
di venti giorni, da i più valoroſi Artefi-
ci, che molti allora fiorivano nella Città.
Queſti furono il Paſſignano, Giovanni da
Vannini, Fabbrizio Boſchi, Niccodemo
Ferrucci, Filippo Tarchiani, e altri ſimi-
li, ſino al numero di 15. tutti Pittori
eccellenti. Le antiche Pitture poi, che
ſono nella facciata del Convento accan-
to alla Chieſa, ſono di Lorenzo di Bic-
ci, grande imitatore della maniera di Giot-
to. Da queſta Piazza volgendo dietro la
Chieſa trovaſi unita alla medeſima la no-
bile Confraternita del Gesù, molto ſpa-
zioſa, e vagamente dipinta d'Architet-
tura, e figure dal celebre Lorenzo del
Moro, e la Cupola, e i laterali da Vin-
cenzio Meucci. Di quì ſeguitando il cam-
mino ſi trova il Convento, e Chieſa di
pitolo: quindi la nuova, e vaga abitazio-
ne, e giardino del Senator Rucellai; rim-
petto alla quale ne ſegue l'eſemplariſſi-
ma Compagnia de' Neri, quali con gran
carità s'impiegano a confortare, e ad
accompagnare i Condannati alla morte. Lì
appreſſo ſi trova la Chieſa della Compa-
gnia di
di
gno di Baccio d'Agnolo, e modernamen-
abbellita al di fuori di facciata, e orna-
ta di dentro colla Soffitta, e Tribuna, per
mano di Sigiſmondo Betti, e di Pietro
Anderlini. Vedeſi ad un Altare la Naſci-
ta del Bambin Gesù, opera aſſai ſtimata
di Santi di Tito. Vi è la Cappella di
bacci. In alto alle pareti quattro quadri
di Franceſco Bianchi, eſprimenti fatti mi-
racoloſi del Santo. Allato a queſta Chie-
ſa vi è il Convento delle nobili Religioſe
Franceſcane dette di
MONTICELLI. L'Altar maggiore è fatto
col diſegno di Pier Franceſco Silvani, la
Tavola del medeſimo è dipinta da Vin-
cenzio Meucci, come pure la Soffitta,
mant Loreneſe, e da una banda la
Concezione, e dall'altra la Natività di
Criſto, eſpreſſe ambedue da Carlo Por-
telli da Loro, Pittore aſſai valente. Al-
la parete poi vicino alla Porta vi è il
Sepolcro, ornato di ricchi marmi, e Sta-
tue di Guido Magalotti, oltre varie In-
ſcrizioni, e Sepolcri di perſone degne di
memoria. Di quì proſeguendo la ſtrada,
trovaſi il Convento, e la Chieſa delle
CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722.
col diſegno di Filippo Ciocchi. In
queſta devota, e vaga Chieſa, oltre l'Al-
tar maggiore; ove ſta collocata l'Imma-
gine in grande del
due Altari, che in uno vi è eſpreſſo la
dini, e nell'altro la
Veracini. Incontro a queſta Chieſa ve n'è
un altra, anch'eſſa di Nobili Religioſe
Franceſcane, detta di
MONTE DOMINI, nella quale ſerve il ve-
dere la Tavola, che ſta collocata ad un
altare a mano manca dov'è eſpreſſa la
Lapidazione di
rarſi dagl'intendenti per un vero eſem-
dell'arte, e dove il
li ſi è maggiormente meritato il titolo del
Coreggio dei Fiorentini. In faccia a que-
ſta evvi una Tavola d'Aleſſandro Allori,
rappreſentante Maria
Angelo. Alla fine della Strada voltando a
man deſtra vedeſi in poca diſtanza il Con-
vento delle Monache Geſuate dette le
POVERINE nella qual Chieſa non manca-
no da ammirarſi due pregiabiliſſime opere,
una di Pittura all'Altar maggiore, che è
di Pietro Perugino, quale vi ha rappre-
fentato il
addolorata, e
Scultura eſprimente il
belliſſimo lavoro Andrea della Robbia, al
parere degli intendenti, ha ſuperato ſe ſteſ-
ſo. Di qui uſcendo, e voltato il primo
canto, per una breve ſtradella ſi entra
in via delle Caſine, per la quale giunti
in via Ghibellina, e voltando a mano
ſiniſtra vedeſi quaſi in faccia il Monaſtero
delle nobili Religioſe dell'Ordine di
menico detto le
MURATE. La loro Chieſa è ſenza ſac-
ciata ed ha l'ingreſſo per due porte la-
terali. Al maggiore Altare evvi una lo-
il Miſtero dell'Annunziazione di Maria
La Soffitta, e le Storiette, che ſon in
giro alla Chieſa, ſono di Simone Fervi.
Della Tavola di
tore; vien poi l'Altare del
ſo, qual'è lavoro di Baccio da Monte
Lupo. Vi è in queſto Convento un inſi-
gne Teſoro di Sante Reliquie, ed ha avu-
to l'onore d'eſſervi ſtata educata Cate-
rina de Medici Regina di Francia. Paſ-
ſato il Convento vi è un piccolo Orato-
rio col pietrame della facciata d'Archi-
tettura di Michle Agnolo Buonarroti. Tor-
nando in dietro pochi paſſi incontro a que-
ſto, vi è il Convento delle Nobili Reli-
gioſe di
SAN JACOPO. Nella di cui Chieſa è in
gran venerazione un Antichiſſimo e Mi-
racoloſo Crocifiſſo; All'Altar Maggiore
ſta collocata una bella Tavola di Ridol-
fo del Ghirlandajo, che vi ha effigiata
Maria
Ad un Altare a ſiniſtra ha dipinto la
Tavola il Naſini di Siena. Di quì uſci
ſi e proſeguendo il cammino, troveraſſi
ſiniſtra il oCnvento delle Religioſe di
ficata da fondamenti, e corredata di qua-
lunque Sacro Ornamento dalla Muniſicen-
za del Gran Principe Ferdinando ſul prin-
cipio di queſto Secolo, unicamente per
ricompenſa a quelle Religioſe per aver pron-
tamente ceduta al Real genio per la Pit-
tura, una belliſſima Tavola di Andrea del
Sarto, che eſſe nell'antica loro Chieſuo-
la poſſedevano; Che però il detto Qua-
dro fin d'allora vedeſi collocato nelle ſtan-
ze del Palazzo Reale, eſprimente Maria
col Santo Bambino ſopra una baſe, e dai
lati
geliſta, opera in tutto ſtupenda, di cui glie-
ne laſciò la bella Copia all'Altare a man
deſtra fatta per mano di Franceſco Petruc-
ci eccellente Copiſta. In faccia a queſta
vi è la Tavola di
a fare al Celebre Sebaſtiano Ricci Vene-
ziano. Il Sacconi poi fece la
ne per l'Altar Maggiore. Il vago diſegno
di queſta Chieſa, tutta adorna di Stucchi
meſſi a oro; è di
Sortendo dalla medeſima, e ritornando a
ſiniſtra, giunti al ſecondo Canto vedremo
dettine di
tare a man deſtra vi è la Tavola di Nic-
codemo Ferrucci, che vi ha dipinto
lo a piè di un Crocifiſſo; che vi è di ri-
lievo; in faccia a queſto vedeſi un Cri-
fto Orante nell'Orto opera dell'iſteſſo
Ferrucci. Al maggior Altare vi è di ma-
no di Pietro Dandini Maria
ria, e ſotto
Batiſta, e cinque altri Santi, è ſotto il
Coro delle Monache Tommaſo Redi ha
dipinti in cinque Lunette alcuni fatti prin-
cipali di Eſciti di queſta Chie-
ſa proſeguiremo direttamente il cammino
fino al canto di via Pandolfini, e li vol-
tando a man ſiniſtra, ci troveremo alla
Chieſa Parrocchiale di
SAN SIMONE, ſopra la Porta della qua-
le vedeſi una lunetta dov'è molto ben
colorita la Vergine co' Santi Apoſtoli Si-
mone e Giuda, opera di Niccodemo Fer-
rucci. La ſoffitta interna tutta d'Intaglio
dorato fa vaga moſtra. Nella teſtata ſo-
pra la Porta ſi vede un opera molto bel-
la di Batiſta Naldini, ov'è dipinto la de-
poſizione di Criſto dalla Croce. Nella pri-
di
Vanni. Nella ſeconda vi è un immagine
intagliata in legno del Crocifiſſo. La
terza ha una antica pittura rappreſentan-
te la Vergine. Vi è poi nella quarta una
belliſſima Tavola di Onorio Marinari, ove
ha eſpreſſo
nale Giudizio, non meno è da lodarſi
quella di Giacomo Vignali, collocata nel
quinto Altare, ove effigiò San Bernardo,
al quale Criſto ſtaccatoſi dalla Croce, e
inchinato fa vedere una gran piaga nel-
le ſpalle. Le Statue di marmo laterali
all'altar Maggiore ſono d'Orazio Mochi,
e li due Apoſtoli ſopra l'arco di Nicco-
demo Ferrucci. Tornando in verſo la Por-
ta vi è di mano del medeſimo Vignali
la Tavola di
in deliquio. Segue l'Altare di
e dopo queſto, quello della Concezio-
ne, la di cui Tavola è dell'iſteſſo Fer-
rucci, dipoi quello dell'Aſſunta, di-
pinta dal Cavalier Curradi. In ultimo è
la Tavola di San Niccolò, opera aſſai
buona di Franceſco Montelatici, detto
volgarmente Cecco bravo. Preſſo a que-
ſta Chieſa ſono le Prigioni delle Stinche,
nelle cantonate della quale vi ſono due
Tabernacoli dipinti a freſco da Giovanni
Mannozzi, detto Giovanni da San Giovan-
ni uno de' quali è quaſi affatto perito per
l'umidità della Muraglia; Ma l'altro, ove
vedeſi noſtro Signore, che benedice le ma-
ni dei pii Limoſinieri, che ſoccorrono i
Carcerati, tra quali è vivamente eſpreſſo
il ſuo proprio ritratto riguardante verſo
la ſtrada, non ſolo è ben conſervato,
ma fa ben conoſcere agl'intendenti il ſom-
mo merito di tal Autore. Di qua per la
via del Palagio trovaſi il
PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua
abitazione, che è l'antico del ſuo pro-
prio ramo, poichè l'altro, di cui ſi fa-
rà menzione, lo ha ereditato dal Ramo
ſinito in Roma ſul principio del corrente
ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta
del Palagio ſi trova l'
ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da
Bernardino Ciurini molto pulitamente. Alla
fine di queſta ſtrada v'è il
PALAZZO del Poteſtà ſabbricato 1250. mol-
to vaſto in cui ſono le pubbliche Carce-
ri, e per la proſſima traverſa, che è di
Chieſa di
SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer-
fervare alcune Tavole di pregio, e ſpe-
cialmente la Nunziata di mano dell'Em-
poli, quella dell'Altar maggiore di Gae-
tano Piattoli, in luogo di quella che vi
fu una volta d'Andrea del Caſtagno, la
quale è paſſata nel Refettorio de' Padri
di Badia, ſiccome del medeſimo, quella
di
dov'è dipinta la Vergine con Santa Bar-
bera, e Sant'Antonio. E proſeguendo la-
teralmente a queſta Chieſa, paſſata la
Porta principale della Chieſa, e Monaſte-
ro di Badia, vedeſi l'
ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſoglio-
no congregarſi i Buonomini, E' celebre
queſt'Oratorio, non ſolo per eſſere ſtato
ſondato al tempo di
ſcovo di Firenze a ſua perſuaſione, e con-
ſiglio; ma eziandio per le opere inſigni
di miſericordia, che di continuo vi ſi
eſercitano. Ed in vero è prodigio mira-
bile dalla Provvidenza Divina, che que-
ſta Caſa ſenza fondo, o ſerma rendita
annuale; ma ſolamente provveduta di ele-
moſine, e di laſciti pii, giornalmente ſoc-
glie onorate. Poco diſtance è la
CHIESA della Madonna de Ricci ſtata
tutta rimodernata nel 1772. a ſtucchi, ove
preſentemente abitano i Cherici Regola-
ri Miniſtri degl'Infermi comunemente det-
ti Padri del Buon morire, perchè aſſiſto-
no i moribondi, potendoſi chiamare i Cu-
rati comuni della Città, eſſendo paſſati
gli Scolopi che quivi abitavano per Real
Diſpoſizione nel Collegio che era de' Ge-
ſuiti. A queſta Chieſa precede una Log-
gia con colonne di pietra ſerena diſegno
di Gherardo Silvani ed in eſſa non man-
cano alcune Pitture degne di oſſervazio-
ne. E principiando dalla prima a mano
deſtra della Santa Famiglia dipinta da
Matteo Bonechi, ne ſegue la Cappella
dedicata al Santo Fondatore dipinto da
Antonio Bettini. All'Altare maggiore ev-
vi la Miracoloſa Immagine di Maria
Annunziata, che ſta coperta, con vago
adornamento tutto meſſo a oro. Ritornan-
do in verſo la Porta evvi la Tavola del
Paralitico davanti a Criſto dipintovi dal
Lo sfondo è di Lorenzo
del Moro. In Sagreſtia vi è l'antica Ta-
vola che era all'Altar maggiore rappre-
Mati. Eſſendo ultimamente ſtata incorpo-
rata l'antica Chieſa Parrocchiale di
ria Alberighi, che reſtava appunto dietro
a queſta, ſerve adeſſo di abbellimento,
ed aumento della medeſima per una co-
moda Sagreſtia. Quivi appreſſo è il
PALAZZO già del Duca Salviati oggi del
Quindi
prima d'avanzarſi per altra parte può ve-
derſi la Chieſa Parrocchiale di
SANTA MARGHERITA nella quale vedeſi
a man deſtra al primo Altare il ritrova-
mento della Santa Croce opera di Nic-
codemo Ferrucci. In faccia a queſta ha
dipinto Coſimo Gamberucci una Tavola
che ſerve di ornamento a un antichiſſi-
ma Immagine di Santa Margherita ove
ha eſpreſſe varie perſone inferme che ri-
corrono a lei. All'Altar maggiore vi
è di mano di
ta Margherita in gloria, e li due la-
terali ſono di Franceſco Conti. Al det-
to Altare ſtava anticamente una Tavola
di Spinello Aretino che vedeſi collocata
ſopra la Porta. Yornando addietro trovaſi
in vicinanza lo
STU-
STUDIO FIORENTINO ove ſpeſſo vi leg-
gono pubblicamente varj Proſeſſori di
diverſe Scienze, come di Teologia, d-
Storia Sacra, e Profana, Giuriſpruden-
za, Mattematica, Filoſoſia, Umanita,
Lingua Greca, Ebraica, e Toſcana. Quivi
ancora hanno la loro Reſidenza le cele-
bri Accademie, Fiorentina, della Cruſca,
e degli Apatiſti. Di quì per corta ſtra-
da ſi giunge a
SANTA MARIA IN CAMPO, divotiſſima
Chieſa ricca d'Indulgenze, Reſidenza del
Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palaz-
zo contiguo; e quantunque ſia nel mez-
zo della Città é Dioceſi Fieſolana. Vici-
no è il
PALAZZO dei Guadagni, che ha nobile
facciata fatta nello ſcorſo ſecolo col di-
ſegno del Silvani, con vaſti appartamen-
ti, ed una magnifica ſcala dal fu Senatore
Filippo Guadagni; dopo è
L'OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſer-
vano, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, mol-
te Statue, e Baſſirilievi di gran pregio,
ed un Archivio di grande importanza.
Quivi contigua vedeſi l'
ABITAZIONE de' Naldini fabbricata in
queſti tempi; e dipoi l'
H ABI-
ABITAZIONE de' Gondi. Di quì potrà di-
rigerſi alla
CHIESA Inſigne Collegiata, e Real Ba-
ſilica DI SAN LORENZO, dove giunti alla
Piazza oſſerveremo in faccia al Palazzo del
Marcheſe della Stufa una baſe di mar-
mo, nel cui baſſorilievo ſi rappreſenta,
quando al valoroſo Giovanni de' Medici
e Padre del Granduca Coſimo Primo ſo-
no condotti molti Prigioni con varie ſpo-
glie. E' queſta opera del Cavalier Ban-
dinelli, di cui per anco è la Statua, che
ſulla Baſe dovevaſi collocare, la quale in
oggi non ancora finita, nel Salone del
Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venen-
do alla Chieſa, giudico a propoſito il
dar breve notizia di ciò che avvenne
nella ſua fondazione, eſſendo degno di ri-
cordanza quanto di eſſa laſciarono ſcrit-
to San Paolino, il Baronio, ed altri Scrit-
tori. A tempo dell'Imperator Teodoſio,
Giuliana Vedova Fiorentina, non meno
illuſtre per lo ſplendore del Sangue, che
per la Pietà, acceſa di devozione verſo
il Martire San Lorenzo, volle colle pro-
prie ſoſtanze fabbricar queſto Tempio, e
dedicarlo al medeſimo. Terminata appe-
na la Fabbrica, giunſe a Firenze Sant'
chè venne in penſiero a Giuliana di ri-
correre al detto Prelato, e inſtantemen-
te pregarlo acciò voleſſe conſacrare la
nuova Chieſa, al che di buona voglia
condeſceſe. Celebroſſi pertanto la Funzio-
ne della Sagra l'anno del Signore 392.
o come altri vogliono 393. e fu con tal
ſoddisfazione del Popolo ſolennizzata, che
da quel giorno in poi; per memoria di
tal fatto chiamoſſi queſta Chieſa Baſilica
Ambroſiana. Quindi ebbe origine la ſin-
golar venerazione, che a queſto Tempio
portarono gli antichi Veſcovi di Firenze,
ed in ſpecie San Zanobi il quale eleſſe
quivi la ſua ſpoltura, e ove ſtette lungo
tempo ripoſto prima, che alla Cattedra-
le foſſe trasferito il di lui Corpo. A sì
felici principi corriſpoſero con maggiore
avanzamenti i ſucceſſi di queſta Chieſa,
perciocchè eſſendo eretta in Collegiata
inſigne e di ampliſſimi privilegi, e ſingo-
lari prerogative arricchita, ha in ogni
tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la
Metropolitana, il primato. Sono in eſſa
diciaſſette Canonici, e trentatre Cappel-
lani, e grandiſſimo numero di Cherici,
che vi celebrano giornalmente i Divini
ciaſi nella Chieſa Metropolitana; ed a
tutti qneſti preſiede un Prelato, col tito-
lo di Priore, che in varie Feſte dell'Anno
gode l'uſo de' Pontificali. Paſſando poi
ad oſſervare la bellezza di queſto Tem-
pio, che di vero è grandiſſima, per la
mirabile Architettura di Filippo Brunelle-
ſco, colla quale fu fabbricato, o piutto-
ſto vogliam dire rinnovato a ſpeſe del
Magnifico Coſimo de Medici Padre della
Patria (giacchè l'antico Tempio, intorno
all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſolato
dal fuoco) vedremo queſto Ediſizio con un
vago pavimento di marmo diviſo in tre
Navate, e ſoſtenuto da groſſe Colonne
di macigno, ſopra le quali poſano gli ar-
chi vagameute intagliati, come altresi il
cornicione, e il fregio che per tutta la
Chieſa ricorrendo, vaga, e maeſtoſa la
rendono. Ella è lunga braccia 144. Sopra
la Porta del mezzo ſi vede l'Arme de
Medici, ſcolpita in pietra col diſegno del
Buonarroti, di cui parimente è il di-
ſegno del Terrazzino, e Sacrario, dove
ſi conſervano moltiſſime Reliquie inſigni
in prezioſi Reliquiari d'oro, d'argento,
di criſtallo, e di altre ricche materie,
Belliſſimi ancora ſo-
no due Pergami nella Nave di mezzo,
retti ciaſcuno da quattro colonnette di
diverſi marmi, nelle face de' quali ſi ve-
dono alcuni Baſſirilievi di bronzo, fatti
da Donatello, con ſingolare artifizio, e
ſommamente lodati dagl'intendenti. An-
co nelle Cappelle ſono di pregio alcune
Tavole, tralle quali a man deſtra la pri-
ma rappreſentante la Viſitazione di
liſabetta, di mano di Agoſtino Veracini.
La ſeconda lodatiſſima opera del Roſſo,
nella quale ha eſpreſso lo Spoſalizio di
Maria Vergine. La terza che rappreſenta
Nella quarta vi è l'Aſſunzione di Maria
di antico, ed incognito autore. Nella quin-
ta ſi vede dipinto da Ottaviano Dandi-
ni un Crocifiſſo, con San Franceſco, San
Girolamo, e la Maddalena a piè della
Croce. Nella ſeſta San Girolamo nel De-
ſerto, opera del Cavalier Giuſeppe Na-
ſini. Terminata la navata, ſi oſſerva nel-
la prima Cappella una Tavola rappreſen-
tante un Preſe, creduto di Coſimo Roſ-
ſelli. La Cappella che rimane nella te-
ſtata della Croce ha il Tabernacolo di
marmo, ove conſervaſi il
Deſiderio da Settignano, con figure di baſ-
ſo, e alto rilievo, ſopra cui ſi vede
un ammirabile Gesù Bambino di marmo
bianco opera del medeſimo. Queſto Ta-
bernacolo è meſſo in mezzo da bell'ador-
namento di colonne d'ordine corintio con
ſuo architrave, fregio, e fronteſpizio di
marmi miſti. Più d'ogn'altra coſa però
degna, e di ſomma ammirazione e la Sagre-
ſtia nuova, detta altrimenti la Cappel-
la de' Principi, fatta col diſegno, e Ar-
chitettura di Michelagnolo Buonarroti. Sia
contento il Foreſtiero di oſſervare il pri-
mo Sepolcro all'entrare che è di Giu-
liano de' Medici Duca di Nemurs, e Fra-
tello di Leone X. ſopra di cui vi è il Si-
mulacro di mano del Buonartoti, e le due
Statue appreſſo, che una il Giorno, l'al-
tra la Notte figurano, e che nel ſecon-
do Sepolcro fatto per Lorenzo de' Medi-
ci Duca d'Urbino, ſopra cui pure è il
Simulacro della medeſima famoſa mano, e
l'altre due Statue rappreſentanti il Cre-
puſcolo, e l'Aurora. Si vede ancora di
mano di Michelagnolo una Madonna col
Bambino in braccio. E perchè fuori del-
le ſette Statue di mano del Buonarroti,
e Damiano, ſappiſi, che la prima è del
Montorſoli, e la ſeconda di Raſſaello
da Montelupo, ambedue Scultori eccel-
lenti. Di quì eſcendo, paſſata la prima
Cappella, è ammirabile nella ſeconda la
Tavola dell'adorazione de' Magi opera di
Girolamo Macchietti, e proſeguendo oſ-
ſerveremo d'avanti al maggiore Altare i
tre Tondi con grata di Bronzo i quali
uniti a Lapida di Porfido di Serpentino,
e di altri Marmi con l'arme de' Medici
ne' quattro lati, che formano il nobile
Sepolcro a Coſimo Paſſate
le due ſuſſeguenti Cappelle della Crocia-
ta s'entra nella vecchia Sagreſtia, fab-
bricata col diſegno di Filippo di Ser Bru-
nelleſco, ſi oſſervano i quattro tondi ne'
peducci della Volta di mano di Donatel-
lo, le due piccole porte, in alcune nic-
chie San Lorenzo, Santo Stefano, San
Coſimo, e San Damiano del medeſimo,
e nel doſſale dell'Altare un Baſſorilievo
in bronzo del Brunelleſco. Quindi ſi ve-
de un belliſſimo Sepolcro di Coſimo Pa-
dre della Patria, adornato ne' lati di fo-
gliami di bronzo, fatti col diſegno d'An-
drea Verrocchio. Corriſponde queſto in una
Vergine Santiſſima, la di cui Immagine
antica reſta coperta, e circondata da una
Tavola dipinta da Franceſco Conti con i
Santi Lorenzo, Zanobi, ed Ambrogio.
Contigua a queſta vi è una Cappella con
la Tavola rappreſentante la Nunziara di
ſo la Porta ammiraſi nella parete dipin-
to a freſco il martirio di
ſommo ſtudio eſeguito da Agnolo Bronzi-
no. Paſſata la Porta laterale trovaſi di
mano dell'Empoli il martirio di
ſtiano, appreſſo a queſta ſi vede effigiato
Ne ſegue altra Cap-
pella con un Immagine di Ctiſto Cro-
cifiſſo, dopo la quale trovaſi un'antichiſ-
ſima Pittura rappreſentate
con altri Santi, dopo la quale trovaſi ef-
figiato il martirio di
pagni opera degna di ſomma ſtima di
Antonio Sogliani, ammirabile è il gradino
di queſt'Altare lavorato con indicibil di-
ligenza da Franceſco Bachiacca. E final-
mente trovaſi la converſione di
dipinta da Pietro Marcheſini. Nè laſce-
remo di dire, che la vaga ſoffitta, la ric-
ca, e nobil Cupola dipinta da Vincen-
fondamenti, ed il riſtoramento della Chie-
ſa ſotterranea, ſono opere fatte dalla
pietà della Principeſſa Anna Maria Lui-
ſa de' Medici Elettrice Vedova Palatina
del Reno. Nell'uſcir della Porta, onde
ſi va nella Canonica, ſi trova la Sta-
tua di Paolo Giovio Veſcovo di Noce-
ra, e famoſo Scrittore d'Iſtorie, Scultu-
ra di Franceſco da San Gallo, indi ſa-
lendo per una Scala, che guida al Chio-
ſtro di ſopra, troveremo la celebre, e
per tutto il Mondo tanto rinomata
LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il
cui vaſo lungo braccia ottanta, largo di-
ciotto e due terzi, alto quattordici e
mezzo, è così nobile e maeſtoſo, e di
sì rara e perfetta Architettura, che molti
valent'uomini, come il Brezelio, il Se-
nator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giu-
ſeppe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato; e
pubblicato colle ſtampe. Fu alzato col di-
ſegno di Michelagnolo, ſervendo ciò per
un degniſſimo encomio. Prima dunque di
penetrare là dentro, trovaſi un bel ricet-
to in ſorma quadra, nel quale è ſituata
la Scala poſta sù da Giorgio Vaſari e
dal Tribolo per ben diciotto volte, e
chelagnolo potuta collocarſi nella ſua pro-
porzionata ſituazione. Bella oltremodo è
la Porta, e belli ancora ſono gli orna-
menti delle fineſtre, vaghiſſimo il corni-
cione, l'architrave; ed il fregio, e tut-
to inſieme è con si nobil ſimetria diviſa-
to, che reſta l'occhio di chi lo mira dal-
lo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla
bellezza del materiale corriſponde il pre-
gio, ed il valore de' Manoſcritti, che
ſopra certi banchi di noce, quarantaquat-
tro per banda, in gran numero vi ſi con-
ſervano ed, oltre altri quattro nuovi ſcaf-
fali poſti nel Coridore aggiunto da
FRANCESCO I., ripieni pur di Manoſcrit-
ti. Sono queſti di lingue diverſe, e ſpe-
cialmente Ebrea, Greca, Latina, Cine-
ſe, Arabica, Caldea, Siriaca, Toſcana,
Schiavona, Provenzale e Franceſe antica,
nè ſolo per la rarità, ma eziandio per
l'ornamento di Pitture, e Miniature ſin-
golariſſimi. Da queſti, come da rari e-
ſemplari, ſogliono Letterati, e in ſpe-
cie gli Oltramontani, diligentiſſimi oſſer-
vatori, riſcontrare, o emendar quei di-
fetti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle ſtam-
pe, o che non furono da altri oſſerva-
Or
queſti Libri, parte da Coſimo Padre del-
la Patria, Lorenzo ſuo fratello, Piero
ſuo figliuolo, e dal
dici, poi Leon X. da varie parti, e con
grandiſſime ſpeſe procurati, ſpecialmente
dalla Grecia, e dall'Aſia, furono poſcia
ripoſti in queſto luogo da Clemente VII.,
che fondò la Libreria, nella quale, l'an-
no 1571. ſu dal Granduca Coſimo I. or-
dinato che ſi daſſe pubblico ingreſſo a
comune benefizio de' Cittadini. In queſti
ultimi tempi è ſtata accreſcìuta di molti
ottimi, e rariſſimi Manoſcritti, cioè dall'Im-
perator Franceſco I. nell'anno 1755. di
circa a ſeicento de' più rari della cele-
bre Libreria Gaddiana. Indi per ordine
di
furono traſportati nel 1766. tutti i Codi-
ci manoſcritti che eſiſtevano nel Conven-
to dei Padri di
fece pure unire tutti i Codici Orientali,
che eſiſtevano nel ſuo Real Palazzo. Chi
poi bramaſſe ſapere il numero, e la qua-
lità de' Libri, potrà comodamente appa-
gare il ſuo deſiderio, mediante gl'Indici
che ſono ſtati ſino ad ora pubblicati. Quel-
lo de' Codici Orientali e Palatini fu com-
ſtampato in Firenze nel 1742. fol. Il Ca-
nonico Antonio Maria Biſcioni rifece il
Catalogo de' ſoli Codici Orientali della
Laurenziana, che fu pubblicato dopo la
lui morte in Firenze nell'anno 1752. fol.
Eſſendo ſucceduto nell'impiego di Regio
Bibliotecario il noſtro
giolo Maria Bandini, nel 1759. diede prin-
cipio al Catalogo ragionato de' Codici
Greci, che fu da eſſi felicemente condotto
al ſuo termine nell'anno 1770. in tre
Tomi in ſol. pubblicati colle ſtampe di
Firenze, ed ornati di tavole in rame de-
notanti i ſaggi de' caratteri de' Codici più
inſigni.Con altri cinque volumi parimen-
te in fol. ne' quali ſi racchiudono i Co-
dici Latini Provenzali, e Italiani in ogni
genere, a dato il compimento a queſta
grand'opera, tentata da molti, ne mai eſe-
guita da alcuno. L'erudito viaggiatore infor-
matoſi dalla perizia del Bibliotecario trove-
rà ad ogni Pluteo qualche raro Mano-
ſcritto. I più fingolari per l'antichità
ſono il Codice Siriaco al
lo del Vergilio al Al XLII
il Decamerone del Boccaccio. Quello dell'
Oroſio al LXV. Quello del Tacito al
Per la vaghezza dell'ornato il
Giulio Cefate, la Vita di Lorenzo de' Me-
dici, Domizio Calderino, l'Argiropilo, e
molti altri, Da queſto luogo ci portere-
mo a viſitare la
CAPPELLA, che deve riuſcire nel Co-
ro, ma di preſente ha l'ingteſſo dietro
la Chieſa. Or queſta è la Cappella co-
tanto celebre, che ſenza ingrandimento
iperbolico, vien reputata nel Mondo uni-
ca, e ſingolare. E in vero, ſe in altri
Edifizj s'ammira la ſquiſitezza dell'arte,
in altri la ricchezza de' materiali, ed in
alcuni qualche coſa di ſingolare, in que-
ſta ſola Cappella tutte unite concorrono
le prerogative più nobili: magnificenza
d'Architettura, pregio infinito de' mate-
riali, bellezza incomparabile, e petfezio-
ne dell'arte in ſommo grado. Per darne
qualche breve notizia, diremo, che la
circonferenza di tutta queſta Cappella è
braccia centoquarantaquattro, l'altezza
della Cupola braccia centoquaquattro, e
il diametro quarantotto. L'incroſtatura
è di diaſpri, agate, calcodoni, lapislaz-
zuli, ed altre pietre prezioſe. Belliſſimi
ſono i pilaſtri co' capitelli di bronzo do-
Maeſtoſi ſono i Sepolcri di granito
orientale, ſopra ciaſcuno de' quali poſa
un guanciale di diaſpro tempeſtato di gioje,
e ſopra quello una corona reale, ancor
eſſa ricca di gemme. In alcune nicchie
di paragone ſon collocate altrettante Sta-
tue di bronzo dorate, maggiori del na-
turale, che rappreſentano i Sovrani De-
funti. Di vaghiſſime commettiture vedonſi
effigiate le Armi delle Città ſottopoſte
al Granducato. In ſomma tali, e tanti
ſono gli ornamenti di pregio, che vi ſi
trovano, che umano penſiero non è ba-
ſtevole a immaginarſi una bellezza sì ra-
ra. Fu cominciata l'anno 1604. al tem-
po di Ferdinando Primo; e per quanto
da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavo-
raſſe, molto vi reſta ancora, per render-
la in tutto compita. Allora ſarà in eſſa
collocato il prezioſo Ciborio, che ſi con-
ſerva in Galleria, e del quale parleremo
a ſuo luogo. Nel ſotteraneo di queſta
Cappella avvi un Crocifiſſo di Marmo di
Appreſſo la Cappella è la
CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una
prodigioſa quantità di diſegni d'Architet-
tura di mano de' più eccellenti proſeſſori
d'ltalia, ſiccome una raccolta di Mano-
lilei, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio
Viviani, trasferita inoggi nella Caſa det-
ta dei Cartelloni, ove abitava il celebre
Vincenzio Viviani. Di quì paſſeremo nel-
la Via de' Ginori, dov'è il
PALAZZO del Marchefe Ginori, ripieno
di Pitture, ed altre rarità, e quello de'
Giraldi, che ha una copioſa e ſcelta
Libreria. Di quì ci porteremo nella Via
di San Gallo, oſſervando in primo luogo
LA CHIESA DI
ſtero dei Monaci Baſiliani, oggi ufiziata
dai Preti e rimodernata. Sono in queſta
Chieſa oſſervabili a mano dritta un Cro-
cifiſſo ſcolpito in legno da Simone ſra-
tello di Donatello. Segue una Tavola
rappreſentante
radi, e la Tavola all'Altar maggiore,
del Paſſignano ove ha dipinto il miracolo
di
un Giovane contratto col Demonio. La
preſſo evvi una Nunziata dipinta dal Ca-
vallini. Uſcendo da queſta Chieſa trovaſi
in poca diſtanza dal Canto alla Macine
la Chieſa delle Religioſe Franceſcane di
vola della Concezione, e al deſtro Al-
tare da Filippo Tarchiani il Batteſimo di
Gesù Criſto, e in faccia ad eſſo il Mar-
tirio di
veſtrini. Lo sfondo della ſoffitta è di Se-
baſtiano Galeotti, e la lunetta ſulla mag-
gior Cappella e del Caſcetti. Di quì ſe-
guitando la ſtrada in verſo la Fortezza da
baſſo trovaſi la Caſa delle Religioſe Car-
melitane di
Chieſa evvi una Vergine col Santo Bam-
bino di Luca della Robbia, il quale abi-
tava preſſo queſta Chieſa. Entrando ve-
deſi all'Altar Maggiore ſotto vaga tribu-
na ornata di ſtucchi, una tavola di Ma-
riotto Albertinelli, eſpreſſavi Maria San-
tiſſima col Bambino Gesù,
e quattro altri Santi. Vi ſono nel Corpo
della Chieſa due Altari per parte unifor-
mi, al primo de' quali ſi venera una pro-
digioſa Immagine del Crocifiſſo dipinta
dal Beato Giovanni Angelico. Di quì
tornando al Canto alla Macine, poco di
ſtante trovaſi il
PALAZZO de' Marucelli di vaghiſſima ar-
chitettura di Gherardo Silvani ove ſono
razzino opera di Raffaello Curradi: En-
tro vi ſon cinque gran Camere dipinte
da Sebaſtiano Ricci Pittor Veneziano e
molti Quadri di celebri Profeſſori. Di fac-
cia a queſto Palazzo vedeſi il
MONASTBRO DI
Chieſa, e Porta della medeſima fu fatta
col diſegno di Michelagnolo. Alle due Cap-
pelle laterali la Tavola della
tà fu colorita da Pier Dandini, ed il Cro-
cifiſſo di rilievo è di Raffaello da Mon-
telupo. Nella Tribuna oſſervaſi la volta
dipinta da Bernardino Poccetti ſotto del-
la quale la Tavola è di Agoſtino Vera-
cini. Non è da tralaſciarſi di oſſervare
ſopra le grate del Coro delle Monache
la gran Tela eſprimente Criſto miniſtrato
dagli Angeli nel deſerto opera di Mat-
teo Roſſelli. E preſeguendo verſo la Por-
ta ſi trova a mano deſtra lo
SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detto la
Congrega maggiore, nella cui Chieſa ſo-
novi tre Tavole a olio molto eccellenti
di
deſimo tutte le Pareti dipinte a freſco
con non minor maeſtria: In queſto Spe-
dale vi ſi ricevon ſolo i Pellegrini, e po-
Dirimpetto a queſto vi
è un Monaſtero di
nico nella di cui Chieſa che ha l'ingreſſo
ſulla Piazza di
giore vedeſi lo Spoſalizio di detta Santa,
e a due laterali le Tavole ſon dipinte da
Suor Plautilla Nelli valente pittrice e reli-
gioſa di queſto Monaſtero, nel quale Ca-
terina de' Medici Regina di Francia nella
ſua fanciullezza vi fu tenuta in educazione.
Seguitando per via
COMPAGNIA DI SAN MARCO detta il Me-
lani quanto mai dir ſi poſſa, di vari orna-
menti abbellita, avvegnachè moltiſſime ſia-
no le Pitture, gl'intagli dorati, e l'altre
coſe di pregio, che vi ſi vedono. Due pic-
cole Tavole agli Altari dell'atrio ſono di
Pietro Dandini, di cui nell'ingreſſo ve-
donſi a freſco alcune lunette, e all'Al-
tar Maggiore fatto ultimamente di nobi-
li marmi la preſentazione di Gesù Bam-
bino al Tempio. Nella Sagreſtia vi ſon al-
cune ſtoriette del
Franceſco Poppi dipinte a freſco ſotto il
Coro laterali alla porta ſotto li due mi-
racoli di Poco diſtante da que-
ſe di
aſſai vaga, e ſpazioſa diviſa in tre nava-
te. La prima Cappella, che incontraſi a
man dritta ha una devota Immagine del
Crocifiſſo traslatato dall'antica loro Chie-
ſa, e Convento che avevano dalla Porta
Romana. Nella ſeconda vi è eſpreſſa da
Santi di Tito la Natività di
ſta, la terza è dedicata alla Preſentazio-
ne di Maria. Nella teſtata della Navata
vedeſi la ſua incoronazione, che è antica
pittura dell'Orcagna. All'Altar Maggiore
dipinſe Pietro Dandini la Decollazione di
dalena de' Pazzi, di mano d'Aleſſandro Ghe-
rardini, di cui ſono ancora le pitture a fre-
ſco della tribuna, e della ſoffitta della
Chieſa ornata da Rinaldo Botti. Ne ſe-
guita la Naſcita di Gesù Criſto del Ghir-
landajo. Dopo ne viene una Nunziata del-
la Scuola di Giotto. Vi è in fine la Cap-
pella della Beata Ubaldeſca Religioſa di
queſt'Ordine Geroſolimitano. E' da ſaperſi
che in queſto eſemplariſſimo Monaſtero vi
fu educata per più di ſei anni ſino dalla
Maddalena de' Pazzi noſtra Concittadina.
Di quì eſcendo trovaſi lo
SPEDALE DEGL'INCURABILI molto capace,
e adattato al biſogno, ed il
PALAZZO de' Pandolfini, fatto fabbricare
col diſegno di Raffaello da Urbino, da
Troja; Ne ſegue la Chieſa e Convento
delle Monache di
Ordine di Quindi la Chie-
ſa di San Luca già Convento ſoppreſſo, e
incorporato nello
SPEDALE DI BONIFAZIO,o Conſervatorio
de' Poveri queſtuanti, dove ſi raccettano
in gran parte perſone dell'uno, e dell'
altro ſeſſo, che per vivere neceſſitano
dell'altrui ſoccorſo; il qual luogo è chia-
mato di Bonifazio Lupi nobiliſſimo Par-
migiano, già Poteſtà di Firenze nel Seco-
lo XIV. nella di cui Loggia ſopra una Por-
ta, la lunetta rappreſentante
è di Niccodemo Ferrucci. La Madonna
con alcuni Santi è di Cennino Cennini
diſcepolo di Taddeo Gaddi. La
tà, e la pittura allato alla Porta dello
Spedale ſono di Agnolo Donnini. La re-
diſegno di In eſſa la
Madonna del Roſario è di Niccodemo Fer-
rucci, di faccia a queſta vi è il Martirio
di Il
chele è di Mario Balaſſi. L'Annunziazione è
opera di Niccolò Soggi Diſcepolo di Pie-
tro Perugino. All'Altar maggiore ſi vede
una Tavola di Matteo Roſſelli nella quale
ha effigiato
zi. Proſeguendo verſo la Porta trovaſi
naſtero di Monache anco eſſo incorpora-
to al ſopradetto Spedale nella cui Chieſa
vaghiſſima vedeſi al maggiore Altare l'Aſ-
ſunzione di Maria opera di Pier Dandini.
A man dritta vi è il Martirio di
niato di Franceſco Bianchi. E ſotto il Coro
dipinſe Bernardino Poccetti. E rivolgendo
per via delle Ruote, dove può oſſervarſi
ſul Canto la piccola, ma vaga facciata
della Caſa, che per propria abitazione ſi
fabbricò il celebre Pittore Santi di Tito;
e ſull'altro canto di Via
liſſimo Tabernacolo di Domenico Puligo di-
ſcepolo di Andrea del Sarto, e dipoi ritor-
nando per la Via
delle Religioſe di
I 3
belliſſima Tavola di Aleſſandro Allori eſpri-
mente le Nozze di Cana Galilea come an-
cora tutta la Tribuna di detto Altar mag-
re. I due laterali ſono di La
Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di Gi-
rolamo Macchietti, e le lunette intorno
alla Chieſa eſprimenti il Martirio di
Agata ſono di Suor Ortenzia Fedeli. Po-
co diſtante trovaſi il Monaftero e Chieſa
delle Nobili Religioſe dette di
CHIARITO, dal
fondatore. Si venera in queſta Chieſa una
miracoloſiſſima Immagine del Crocifiſſo la-
ſciatovi nel 1399. dalla Compagnia de' Bian-
chi; e ne' due Altari uno, in faccia all'al-
tro vi ſono due belle Tavole di Giovanni
Stradano rappreſentante una
Apoſtolo che riceve la Cintola da Maria
Santiſſima, e l'altra l'orazione nell'Or-
to. Di quì paſſeremo alla
CHIESA delle Nobili Religioſe di
MENTE ove Santi di Tito dipinſe la Tavo-
la dell'Altar maggiore, e quella del
ſtino a mano dritta è di Iacopo da Pontor-
mo. E di qui oſſervata l'antica Pittura di
Michele di Ridolfo del Ghirlandajo ſopra
la Porta
CASTEL
to la Fortezza da Baſſo fatto fabbricare dal
Duca Aleſſandro nel 153... in cui con-
ſervaſi una belliſſima e copioſa armeria,
oltre alle coſe ſingolari che vi ſi ammira-
no, che da noi con gran ragione ſi taccio-
no, con far ſolo menzione della nuova fon-
ditura di Cannoni e Campane che vi ſi
eſercita, e che tanto ſacilita la manifat-
tura, e ne aſſicura. Di qui paſſeremo al
CASINO del Marcheſe Riccardi in Gual-
fonda, pieno di Statue antiche e moder-
ne, e di pitture eccellenti, tra le quali
nella Cappella è la Volta a freſco del Vol-
terrano, con un Giardino molto vaſto, e
delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di Papa
Bonifazio VIII., che prima era alla fac-
ciata del Duomo, eretta da' Fiorentini per
la benevolenza che queſto Pontefice avea
dimoſtrata alla loro Nazione. Eſcendo del
Caſino del Marcheſe Riccardi e voltando
in Via Nuova, ſi vede alla metà di eſſa
un Tabernacolo con pittura di Giovanni
da
cia alla medeſima ſtrada ſi trova la Chie-
ſa e Convento delle Monache di
ta di vetro, è opera di Andrea del Ca-
ſtagno. In Chieſa poi entrando a man de-
ſtra vedeſi l'Altare del Santiſſimo Croci-
fiſſo opera aſſai ſtimabile di Mariotto Al-
bertinelli, di cui è ancora la Tavola all'
Altar maggiore. Il quadro poi dell'altro
Altare a ſiniſtra rappreſentante la Naſcita
del Santo Bambino è di Iacopo da Empo-
li, e ſeguitando la ſtrada trovaſi la Chie-
ſa di
dette di Fuligno, dove oltre una bella Ta-
vola dell'Aſſunzione che ſi vede all'Altar
maggiore, e a man dritta quella di Iacopo
Ligozzi rappreſentante l'Adorazione de'
Magi e vi è dirimpetto da ammirare il belliſ-
ſimo
Stimate dipinto con la più viva eſpreſſione
da Lodovico Cigoli, opera in vero ſtima-
tiſſima di sì eccellente artefice. La Volta
è pittura del Poco di-
ſtante da queſta Chieſa andando verſo la
Fortezza ſi trova la Chieſa di
Regolari Franceſi ſtati poco tempo fa ſop-
preſſi nella quale Chieſa al primo Altare a
man dritta vi è la Tavola di
Il quadro di
ritornando indietro per la medeſima ſtrada,
ſi giunge alla Chieſa di
menda de' Cavalieri di Malta, ove oltre
a vari Depoſiti di Perſonaggi inſigni in valo-
re e pietà di detto ſacro ordine, vedeſi in
una Cappella la Tavola eſprimente la De-
collazione di
lippo Palladini, e ſopra la Porta princi-
pale un belliſſimo putto a freſco di
da
Famiglia dell'Antella. Di qui eſcendo, e
voltando a man deſtra in Via dell'Amore,
trovaſi la Chieſa delle
MONTALVE: la Nunziata che vi è all'
Altar maggiore è dipinta da Alfonſo Bo-
ſchi, e i quadri de' due Altari a mezzo la
Chieſa ſono del Prete Michele Lepri. Quì
appreſſo oſſerveremo la Caſa fatta fabbri-
care con gli onorifici donativi di Luigi il
grande Re di Francia da Vincenzio Vi-
viani primo Mattematico del Granduca Co-
ſimo III. ultimo Scolare del Galileo. Nel-
la facciata di queſta Caſa, eretta con di-
ſegno del Senator
qual Famiglia di preſente appartiene, con
mo grato al Maeſtro, ed a generoſi Be-
nefattori, vedremo ſopra la porta mag-
giore, eſpoſta al pubblico la viva Effigie
di bronzo in rilievo, gettata da
tiſta Foggini, di queſt'immortale Eroe Fio-
rentino, e dall'eſpreſſo ne' Cartelloni late-
rali, come da un Compendio di Vita, ci
verrà indicato parte delle notizie de' di lui
ammirandi ritrovati. Soddisfattici d'aver
veduto una memoria sì bella, entrando
ſulla Piazza Vecchia di Santa Maria No-
vella oſſerveremo a man deſtra il
PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fab-
bricata una Galleria di antiche Statue,
e dipinta vagamente da Vincenzio Meuc-
ci, ed è anche ricca di inſigni pitture
de' più eccellenti maeſtri poſſeduta in og-
gi dalla Marcheſa Caſſandra Capponi ſuper-
ſtite di tal Famiglia, e dipoi per corta ſtra-
da paſſeremo al Giardino, e Palazzo de'
Gaddi, ricchiſſimo di Statue ſingolari, di
pitture, e di medaglie; ed oſſervando il
Palazzo detto del Mandragone, ed in ap-
preſſo quello de' Venturi, diſegno del Bon-
talenti ove è una ſala nobilmente dipin-
ta da Bernardino Poccetti, giugneremo al-
la Chieſa di
SAN-
SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Dome-
nicani, una delle più belle non ſolo di
Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da
Michelagnolo Buonarroti, che come è fama
fra noi, ſolea chiamarla la ſua Spoſa. Fu
queſta cominciata nel 1279. avendone po-
ſta la prima pietra ne' 18. Ottobre di det-
to anno il Cardinale Latino, col diſegno
di Fra Siſto, e Fra Riſtoro, Converſi di
quell'ordine, e Fiorentini, intendentiſſimi
d'Architettura, e perfezionata circa l'an-
no 1350.; governando il Convento Fra Ia-
copo Paſſavanti celebre ed eloquente Scrit-
tore. Promoſſe la gran Fabbrica di queſto
Tempio il Beato Giovanni da Salerno di-
ſcepolo di San Domenico, di cui è oſſer-
vabile la bella Statua fatta da Girolamo
Ticciati, e collocata nel mezzo del mag-
gior Chioſtro. Or queſto Tempio magnifi-
co è diviſo in tre Navate, ſoſtenute da
pilaſtri, e colonne, ſulle quali poſano gli
archi delle volte, così ben rilevate, che
oltre la maeſtà, e vaghezza, rendono mol-
ta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle
Navate ſono le Cappelle tutte di un or-
dine. In ciaſcuna di eſſe è una Tavola di
Pitture eccellenti. Incominciando dalla por-
ta del mezzo, la prima a man deſtra, do-
è dipinta da Santi di Tito. Segue il Mar-
tirio di San Lorenzo mirabilmente effi-
giato da Girolamo Macchieti: e dopo que-
ſto la Natività del Signore dipinta da Ba-
tiſta Naldini, di cui ſono l'altre due ſe-
guenti, cioè quella della Purificazione di
Maria Vergine, e l'altra della Depoſizio-
ne di Croce di Noſtro Signore. E' anco di
Santi di Tito il Lazzero riſuſcitato, dopo
della qual Cappella vedeſi il belliſſimo Se-
polcro della
di mano di Deſiderio da Settignano. Del
Ligozzi poi è la Tavola di San Raimon-
do, che riſuſcita da morte un fanciullo.
Salita una ſcala in teſta alla Crociata ſi
ammira una ſtupenda Tavola rappreſentan-
te il Martirio di
liano Bugiardini. In queſta Cappella oſſer-
vaſi un antichiſſima immagine di Maria Ver-
gine la prima opera di Cimabue data al
pubblico ſtata gran tempo all'Altar mag-
giore di queſta Chieſa; nella quale comin-
ciò il ravvivamento della Pittura. Ne ſe-
gue proſſima a queſta la Cappella di
menico ove la Tavola è di lacopo Vigna-
li, lo sfondo è di Piero Dandini, come an-
cora una delle due Lunette; l'altra rap-
due gran quadri laterali ſono del Bonechi.
L'altra Cappella tutta dipinta a freſco è
di Filippo Lippi; e la Madonna di marmo
bianco poſta ſopra il Sepolcro di paragone
dietro l'Altare, è opera di Benedetto da
Majano. Dietro all'altar maggiore belliſ-
ſime ſono le pitture del Coro fatte dal
Grillandajo. In ſette Storie da una parte
ſi rappreſenta la vita di Maria Vergine,
ed in altre ſette dall'altra, quella di
Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ri-
tratte da quel Pittore molte perſone di quei
tempi, cosi bene, ed al vivo, che la na-
tura vien ſuperata dall'arte. Le pitture,
tanto d'avanti, che di dietro di queſt'Al-
tare ſono di mano del predetto Grillandajo.
Nella prima Cappella, proſeguendo il giro
della Chieſa, ammiraſi il celebre Crocifiſ-
ſo di Filippo di Ser Brunelleſco. Nelle ſe-
conda fatta con diſegno di Antonio
Doſio tutta lavorata di ricchi marmi oſſer-
vaſi la Tavola di Agnolo Bronzino, di cui
pure è la Pittura della volta; i Baſſirilievi di
marmo, che ſono nelle pareti ſopra i depoſiti
ſono di Saliti per una pic-
cola ſcala alla terza Cappella, dipinta tut-
ta a freſco da Andrea, e Bernardo Orca-
Altare di mano del detto Andrea. Ed oſ-
ſervando nella contigua Sagreſtia oltre i
diverſi grazioſi ornamenti, le Pitture del
Beato
ri moderni, rientreremo nella Navata dove
al primo Altare trovaſi la Tavola di
cinto lavorata da Aleſſandro Bronzino, al
ſecondo vi è una
la quale non è noto l'Autore. Potranno quì
oſſervarſi i due Tabernacoli poſti ai Pilaſtri
fatti con diſegno di Pier Franceſco Silva-
ni, e le due Tavole una del Cigoli rappre-
ſentante
poli. Ne ſegue poi nell'ordine delle Cap-
pelle, due Tavole del Vaſari, la prima rap-
preſentante Criſto riſorto, l'altra la Madon-
na del Roſario, appreſſo a queſta la belliſ-
ſima Tavola della Sammaritana opera d'A-
leſſandro Bronzino, ne vien poi il Sepolcro
d'Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fie-
ſole, ma la Madonna, e gli Angioli ſono
di Maſo Boſcoli. In ultimo della Navata,
alla Cappella de Ricci, la Tavola di
terina della ſteſſa Famiglia è di mano di
Gaetano Romanelli. E finalmente tralle due
porte è effigiato
Pittore Iacopo di Meglio. Uſcito di Chie-
ſima facciata fatta fabbricare da Orazio Ru-
cellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti
terminata nel 1477.; vedrà l'Armilla di
Tolomeo per oſſervar l'ingreſſo del Sole
nel primo punto d'Ariete fattavi colloca-
re dal Gran-Duca Coſimo I., dall'altra par-
te uno Gnomone per comodo degli Studen-
ti d'Aſtronomia, opera di
dello ſteſſo ordine. Dalla Chieſa paſſere-
mo nel Convento, adagiato di comode abi-
tazioni, in cui ſon molte coſe degne d'eſ-
ſer vedute da ciaſchedun Foreſtiero. Pri-
mieramente ſi trova un Chioſtro aſſai gran-
de, le cui Pareti lungo la Chieſa furono
dipinte a verde terra di ſacre Iſtorie da
Paolo, detto degli Uccelli, Pittore anti-
co, e da altri alquanto a lui anteriori, tut-
to il rimanente del Chioſtro. E quivi ſitua-
ta la Cappella della Nazione Spagnola, già
eretta dalla Famiglia Guidalotti per Ca-
pitolo di quei Padri, con pitture nelle pa-
reti, e nella volta di mano di Taddeo Gad-
di, e di Simone Memmi, fatta reſtaura-
re, ed abbellire dal Padre Maeſtro Fra Sal-
vadore d'Aſcanio Spagnolo, ſtato Miniſtro
del Re Cattolico. La Tavola di San Ia-
copo Apoſtolo, Tutelare della Cappella, è
marmo, collocato oggi ſull'Altare, è ope-
ra del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chio-
ſtro, che è lungo centodieci braccia, e largo
novanta, lo vedremo diviſo in cinquanta
lunette, lavorate da Maeſtri eccellenti, e
ſpecialmente da Santi di Tito, dal Poccet-
ti, dal Cigoli, dal Vaſari, da Batiſta Nal-
dini, dal Balducci, e da varj altri cele-
bri Profeſſori di quel tempo. Ivi ſono e-
ſpreſſi i fatti più ſingolari di San Domeni-
co, e di Sant'Antonino Arciveſcovo di Fi-
renze, con alcuni Ritratti d'Uomini illuſtri
per Santità; che mentre viſſero, ſantifica-
rono coll'eſempio loro queſto Convento.
E' quì da oſſervarſi la gran Parete verſo Po-
nente, con le Armi in pietra della Chieſa
Romana, e della Repubblica Fiorentina,
per eſſer queſto uno de' Lati del grande
Stanzone ſervito al General Concilio cele-
brato in Firenze con la preſenza di Euge-
nio IV., e dell'Imperator Paleologo ec.,
nel quale ſeguì l'unione della Chieſa Gre-
ca con la Latina. Vicino al Chioſtro è ſi-
tuata la Spezieria, celebre in molti luoghi
d'Italia, avvegnachè in eſſa, al pari d'ogni
gran Fonderia, ſi fabbrichino medicamenti
chimici d'ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e
noto a' Profeſſori di queſt'Arte. Salendo
nel Dormentorio nuovamente di pitture ab-
bellito, colla ſerie di tutt'i Pontefici, e
Cardinali di queſta inſigne Religione, tro-
vaſi la Cappella detta del Papa, dipinta da
Iacopo da Pontormo, e nella quale cele-
brarono quattro Sommi Pontefici, cioè Mar-
tino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X.
Preſſo queſta è una copioſa Libreria, di-
poi il Noviziato fatto fabbricare dal Pa-
dre Aleſſio Strozzi inſigne Benefattore di
queſto Convento. Dal quale uſcendo s'en-
tra in una gran Piazza con due Piramidi
rette ſopra le loro Baſi da quattro groſſe
Teſtuggini di bronzo. In queſta Piazza di-
viſa da dette due Piramidi ben diſtanti l'
una dall'altra, e ridotta per il giorno avan-
ti alla Feſta di
Firenze, con ben ordinati palchi per l'im-
menſo popolo a foggia di un vaſtiſſimo
Teatro, vi ſi corre in giro per tre vol-
te il Palio dei Cocchi all'uſo degli anti-
chi Romani. In teſta alla quale ſta collo-
cato di contro alla Chieſa il palco nobil-
mente apparato per il Sovrano e Sua Real
Famiglia con altro appreſſo per le cariche
Feſta per verità nobiliſſima, iſti-
tuita da Coſimo I. nel 1563.
Accanto alla Porteria del Convento vi è
la Compagnia detta della Scala, nella qua-
le ſono varie buone pitture, nel di cui
atrio ſingolarmente vi ſi ammira a mano
deſtra la Tavola del Crocifiſſo, belliſſimo
lavoro di Lorenzo Lippi, e a ſiniſtra quel-
la di Orazio Fodani, rappreſentante il Gio-
vane Tobia quando guariſce dalla cecità il
ſuo Genitore. Sulla detta Piazza in faccia
alla Chieſa è ſituato lo Spedale di
SAN PAOLO de' Convaleſcenti detto così
per la Carità che vi ſi eſercita di ricettare
per tre giorni i poveri freſchi di male. Il
diſegno della Loggia diceſi fatto dal Bru-
nelleſco, i Tondi nei peducci, e la Lunet-
ta ſopra la porta della Chieſa, ſon d'An-
drea della Robbia Nipote di Luca. Il bu-
ſto del Gran-Duca Ferdinando I. di mar-
mo collocato nel mezzo, è di
Opera. Paſſato queſto Spedale trovaſi la
Chieſa delle Religioſe dette le Stabilite,
e voltando a man ſiniſtra ſi trova quella
de' Padri Carmelitani Scalzi di
ſima, che ella era fu ridotta alla moder-
na da' predetti Padri, ai quali fu conceſſa
ga nell'anno 1669. con diſegno del Bala-
tri. Ella ha una ſola Navata, con tre Cap-
pelle per banda sfondate, e due gran Cap-
pelle in faccia l'una all'altra che fanno
Crociata, e pongono in mezzo un ampia
Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola.
Sulla porta al di dentro ſtà appeſa una Ta-
vola, ove è effigiata
Piero Dandini: nella prima Cappella a man
dritta vi è un
da un antica Immagine della Santiſſima
Annunziata. Segue il magnifico Altare del
Tranſito di
dai lati il Medaglione, ov'è lo Spoſali-
zio della Madonna fu opera di Vincenzio
Meucci, e l'altro ov'è il ripoſo della
Famiglia che va in Egitto, fu lavorato da
Ignazio Enrico Hugford. All'Altar mag-
giore evvi un bel Crocifiſſo di rilievo, e
nella teſtata del Coro il rapimento di
Paolo, opera del Cavalier Curradi. Dai
lati, la converſione, e decollazione del
Santo è di
Seguita la Cappella di
quadro all'altare è dello ſteſſo Curradi,
nei Medaglioni dai lati il Marcheſini in
uno effigiò la Santa, nell'altro il detto
la Croce. Alla proſſima Cappella di
vacchino, la Tavola del detto Santo è del
medeſimo Marcheſini. E nell'ultima, fu
fatta da Tommaſo Gherardini l'Orazione
nell'Orto. Di quì proſeguendo per la ſtra-
da di Palazzuolo trovaſi la
CONGREGAZIONE di
Dottrina Criſtiana detta de' Bacchettoni fon-
data dal Venerabile Ipolito Galantini Fio-
rentino. Queſto Oratorio è degno di ve-
derſi anco per l'eccellenti pitture che ador-
nano la vaſta ſoffitta, ove han gareggia-
to cinque illuſtri Pittori nei diverſi ſpar-
timenti, che la compongano. E primie-
ramente
terrano, Fabbrizio Boſchi, Cecco Bravo
e Pietro Liberi da Padova, a cui toccò a
far la Fama Volante, con l'arme Grandu-
cale de' Medici, la cui generoſa Pietà nel-
la creazione di queſto Santo Luogo ha da-
to tutta la mano. Modernamente poi fu-
rono ornate le pareti di queſta Chieſa con
l'architettura di Rinaldo Botti, e le figu-
re di Niccolò Manetti. L'atrio della me-
deſima fu fatto di pianta dalla Granducheſ-
ſa Maria Maddalena d'Auſtria; le Tavo-
le che vi ſono a due Altari furon dipin-
ſta Chieſa, e prendendo la più vicina ſtra-
della che ſi preſenta, entreremo in Via
della Scala, ove trovaſi il nobil Convento
e Chieſa della Concezione detta del
MONASTERO NUOVO; nella quale fu in
corporato il celebre Salone del Concilio
Fiorentino. All'Altar maggiore la Tavo-
la de' Magi è di Franceſco Conti, e la gran
lunette che vi è ſopra è opera aſſai lode-
vole d'Antonio Franchi; Aurelio Lomi all'
Altare a man deſtra dipinſe la Pietà, e le
figure che adornano a ſiniſtra il Tabernaco-
lo della Madonna ſono del Paſſignano. Tro-
vaſi poco diſtante il
PALAZZO, E GIARDINO del Marcheſe Ri-
dolfi, ora dello Stiozzi; queſto è ripieno
di belliſſimi Quadri, con un nobile, e va-
ſto Giardino, ov'è di Antonio Novelli una
Statua Coloſſale, oltre i vaſti, e como-
di appartamenti. Da queſto eſcendo per
queſta ampliſſima ſtrada troveremo a ſini-
ſtra il nobile Monaſtero di Religioſe Ca-
maldolenſi detto di
ghiſſima Chieſa ornata di ſtucchi ha due
Cappelle laterali che in una della Nunzia-
ta e l'altra del Batteſimo di
Gidoni, e quella dell'Altar maggiore è ope-
ra del Ferretti con l'adorazione de' Ma-
gi. Di qui proſeguendo il cammino ſi tro-
va altro nobile Monaſtero e Chieſa di
Ordine di
della Chieſa vedeſi un bel lavoro di Luca
della Robbia, e dentro parimente ven'ha
altri due ſopra le due laterali Cappelle,
in cui ſtan collocate belliſſime Tavole di
Domenico del Ghirlandajo. Poco più ol-
tre ſi giugne alle mura della Città, da dove
con breve tratto ſi arriva alla Porta al Pra-
to; e in quel luogo vaſtiſſimo fan vaga vi-
ſta, da una parte, tutte le Caſe d'un ordi-
ne ſteſſo, e dall'altra il
CASINO E PALAZZO de' Principi Corſini,
nell'atrio del quale, che conduce al Giar-
dino è ſtata poſta una bella raccolta di an-
tiche inſcrizioni. Il detto Caſino è ſituato
in mezzo a due Chieſe di Religioſe, che
la prima, venendo dalla porta, è Santa
Maria, e l'altra Nella prima è
oſſervabile all'Altar maggiore la Tavola
de' Magj, che è di Girolamo Macchietti,
e oltre a quella vi è una Pietà di Santi di
Tito; e il Batteſimo di
da aſſai abbellita modernamente da che vi
fu introdotta la devozione di Maria San-
tiſſima del Buon Conſiglio, la di cui Im-
magine veneraſi al deſtro Altare. Vedeſi
alla maggior Cappella una Tavola degna
di ſtima di mano del Pontormo, la ſoffit-
ta è dipinta da Vincenzio Meucci, e l'ar-
chitettura da Giuſeppe del Moro. Di qui
entrando in Borgo Ogniſſanti vedremo a
ſiniſtra una piccola traverſa, che mette
alla Chieſa Parrocchiale di
all'Altar maggiore è una Tavola del Ghir-
landajo. Due altre a tempera del Puglie-
ſchi, e una antica Santiſſima Immagine del-
la Nunziata in gran devozione. Di qui
rimettendoſi in ſtrada pel detto Borgo, giu-
gneremo alla Chieſa di
OGNISSANTI, dove abitano i Frati Mino-
ri dell'Oſſervanza di San Franceſco. Ha
queſta Chieſa la facciata di pietre forti;
con buon diſegno intagliate, per opera del
Nigetti Architetto. Il baſſo rilievo di ter-
ra cotta, ſituato ſopra la porta di mezzo,
è di Luca della Robbia. La prima Tavo-
la, che ſi trova entrando per la Porta prin-
cipale è di Vincenzio Dandini Fiorentino,
valente diſcepolo di Pietro da Cortona.
K 4 Nel-
Nella ſeguente, lungo la Navata vi è da
Lodovico Butteri eſpreſſa con molto ſtu-
dio e bellezza l'Aſcenſione di Criſto. Do-
po a queſta vi è da Matteo Roſſelli effi-
giata Santa Liſabetta Regina di Portogal-
lo. Ne ſegue la Madonna col Bambino
Gesù, e altri Santi di mano di Santi di
Tito. Tra queſta, e la ſeguente Cappella,
vi è dipinto a freſco da Sandro Botticelli
E' da ſaperſi, che queſta pit-
tura nel 1566. con l'altra di
che ſtà dall'altra parte, furono ſegate dal
muro del tramezzo, che vi era in queſta
Chieſa all'uſo antico; e inſerite con gran
diligenza nelle pareti ove al preſente ſi
vendono; ma l'altra di
menico del Ghirlandajo. Ne viene dopo
la Tavola di
di Niccodemo Ferrucci. Dipoi quella della
dini. Accanto a queſta il Pugliani eſpreſſe
il Beato Salvatore da Orta, che riſana in-
fermi. Voltando verſo la crociata, il
Diego è di Iacopo Ligozzi. All'altro Al-
tare vi è
reſa di mano di Lazzaro Baldi, i quadri
laterali del Meucci, e la tribuna di Mat-
teo Bonechi. In teſta alla Crociata, la
Capiſtrano è di Vincenzio Dandini. I la-
terali ſi credono d'Andrea del Caſtagno,
la Tribuna con i due ovati, di Giovanni
Ferretti, e l'architettura di Lorenzo del
Moro. Nella prima Cappella che ſegue vi
è la Tavola di
ſeppe Pinzani con la Cupolina di Ranieri
del Pace, e dell'iſteſſo Pinzani è la
ſa, che ſi vede nella ſeguente; l'altre pit-
ture furono eſeguite da Giovanni Cinqui.
La Tavola poi che ſta appeſa ſopra l'arco
è di Benedetto Veli. Nell'altra, la Tavo-
la di
dini, e i laterali dal Ciceri. E' poi da am-
mirarſi la maggior Cappella molto arric-
chita di nobiliſſimi marmi, e la Cupola e
i peducci di Giovanni da
queſto Altare iſolato vedeſi un paliotto di
pietre dure iſtoriato con alcuni fatti di
Franceſco, ſopra di eſſo vi è eretto un Cro-
cifiſſo di bronzo, opera di Bartolommeo
Cennini diſcepolo del Tacca; gli Angeli
di marmo ſopra le porte del Coro, ſono
di Andrea Ferroni di Fieſole, i quattro San-
ti della Religione nelle Nicchie, ſono di
Franceſco Gargiolli da Settignano. I due
quadri laterali, che in uno
il La
facciata del Coro dipinta a freſco è la-
voro del Pinzani, che vi ha eſpreſſo Cri-
ſto che caccia i Profani dal Tempio. Paſ-
ſata la Cappella maggiore trovaſi da Pier
Dandini effigiato
no, del quale ſon pure i due laterali. In
faccia alla porta della Sagreſtia, è la Cap-
pella di
la detta Santa dipinta da Pietro Marcheſi-
ni. Ritornando nella Navata trovaſi la pri-
ma Tavola di
ra di Fabbrizio Boſchi: nella ſeconda Cap-
pella vi è un Crocifiſſo di legno, del qua-
le non è noto l'artefice. La ſtatua, che
ne ſuccede di
Baldaſſar Fiammingo. Nella quarta Cappel-
la è l'Aſſunta di Tommaſo da
Segue il Martirio di
gna di ſomma lode di mano di Matteo
Roſſelli. La Tavola della Nunziata è la-
voro di Bartolommeo Traballeſi. La ſoffit-
ta è ſtata fatta ultimamente, il di cui sſon-
do fu dipinto da Giuſeppe Romei, e l'or-
nato d'Architettura di Giuſeppe Renucci.
Conſervanſi ancora in queſta Chieſa mol-
te Reliquie, e fra queſte la Tonaca di San
Dopo la Chieſa ne viene il Convento, in
cui v'è un belliſſimo Chioſtro con tutte le
lunette dipinte a freſco, cinque delle qua-
li ſono di Giovanni da
quella ove San Franceſco mette in pace
gli Aretini, quella in cui riſuſcita una bam-
bina caduta in caldaja, quella in cui ſana
una cieca, e l'altra ove predica ſopra un
albero. Ne ſegue una di Giovanni Gar-
zia ſuo ſcolare, e figliuolo. Ma comin-
ciando a ſiniſtra dalla porta del Convento
per due intere navate ſono tutte diligentiſ-
ſimo ed ammirabil lavoro di Iacopo Ligoz-
zi della bellezza delle quali lunette per
il colorito, finitezza ed eſpreſſione, niuno
può averne idea ſenza vederle, e ſino all'
angolo che mette alla Sagreſtia ſono di ſua
mano fino al numero di 17. Nella Navata
poi lungo la Chieſa ſono ſtate tutte eſegui-
te da Fabbrizio Boſchi anch'eſſo eccellen-
te Pittore il di cui Nipote Franceſco ha
con ſomma eccellenza effigiati ne' peduc-
ci delle Volte gli Uomini illuſtri dell'or-
dine Serafico. Vi ſono in queſta contrada
molte belle abitazioni, e la
CHIESA, E SPEDALE di San Giovanni di
Dio, tenuto da quei Religioſi con ſingolar
In queſto luogo vi era
la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore
del nuovo Mondo. Seguitando la via del
Corſo ſi giunge al
PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di
Michelozzo. Dipoi ſi arriva al
PALAZZO, E LOGGIA de' Rucellai, fatti
ambedue col diſegno di Leon Batiſta Al-
berti. Uſcendo alquanto di ſtrada a man
ſiniſtra ſi trova la Chieſa di
nella quale entrando a man dritta ſi vede
una magnifica Cappella della famiglia Ric-
cardi fatta col diſegno di Giuſeppe Broc-
cetti, ov'è un Immagine dell'Annunziata
dipinta a freſco da Pietro Cavallini. Nel-
la moderna reſtaurazione di queſta Chieſa
la detta Cappella rimane nell'atrio, paſſa-
to il quale, dopo la prima Cappella dov'è
un Crocifiſſo, ſi trova la bella Tavola del
Paſſignano rappreſentante
to, che perdona all'inimico; ne ſegue la
terza Cappella nella quale ſi vede lavora-
ta da Benedetto Buglioni allievo del Ver-
rocchio una Pietà con
Marie, e nelle pareti laterali in due Nic-
chie Sa-
liti nella Crociata ſi vede dipinto a freſco
mente da Giuliano Traballeſi. All'Altare
in teſta della Crociata s'ammira la belliſſi-
ma Tavola di Santi di Tito rappreſentan-
te San Giovan Batiſta che predica alle
Turbe. Dipoi nella Cappella de Minorbet-
ti il ſepolcro di Meſſer Pier Minerbetti è
di mano di Simone Fiorentino allievo del
Verrocchio. Ne ſegue l'Altar maggiore po-
ſto in iſola; dietro al quale è il Coro dei
Religioſi. La Tribuna è dipinta da Sigiſmon-
do Betti. Paſſata la Cappella del Santiſſi-
mo in teſta all'altra parte della Crociata
vi è una Tavola di Andrea del Minga rap-
preſentante Maria Vergine Aſſunta, con
tire. Nella parete laterale vi è dipinta a
freſco modernamente da Tommaſo Gherar-
dini una Madonna a piè della Croce. Se-
guitando poi trovaſi la Porta di fianco nel
cui ricetto oſſervaſi il ſepolcro del Veſcovo
di Fieſole Benozzo Federighi con ſua ſtatua
giacente di marmo, con attorno un vago
feſtone di fiori e frutte, lavorato da Luca
della Robbia, e dipoi al primo Altare paſ-
ſata detta Porta vedeſi la Tavola di
baſtiano dipinta da Aleſſandro del Barbie-
re. Al ſecondo ſi vede di mano di Fran-
to
berto, ed altri Santi; al terzo altare è di
mano di Santi Pacini
Piſtoja, che riceve in abito Pontificale da
due pellegrini la Reliquia di
ſtolo protettore di quella Città. Le ſtatue,
che ſono lateralmente all'arco, ſono ſcol-
pite da Domenico Poggini, rientrando ora
nell'atrio, ſi trova la Cappella Rucellai,
nella quale ſi vede il
re da Giovanni Rucellai col diſegno di Leon
Batiſta Alberti, eſattamente eſeguito, con
le miſure preſe in Geruſalemme dal Sepol-
cro di Noſtro Signore. Eravi in antico al
maggior Altare una Gran Tavola di Taddeo
Gaddi con molti ſpartimenti di Santi e
ſtoriette diverſe quali diviſe in tanti qua-
dretti ſtanno modernamente diſtribuiti nell'
appartamento del
ſtero. Reſta ora da ammirare per ultimo
tra le due porte la belliſſima Tavola di Mi-
chele di Ridolfo del Grillandajo, ove con
ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo i dieci-
mila Martiri ai quali è dedicato queſto Al-
tare. Da queſta Chieſa ritornando verſo il
corſo incontraſi il
CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la Log-
gi anneſſa al Palazzo dei Marcheſi Corſi dai
quali fu reſtaurata, e quivi s'incontra il
PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricare
da Filippo Strozzi nel 1489., con ſom-
ma magnificenza. Il primo diſegno di
queſta fabbrica fu dato da Benedetto da
Majano, ſebbene poi proſeguito dal Cro-
naca, il quale nella parte interiore mutò
ordine di Architettura, avvegnachè per di
fuori Toſcano, con bozze di pietra forte,
di grandezza non ordinaria, per di dentro
ſia Dorico e Corintio, come ſi vede nel
Cortile. Rimane queſto Palazzo da ogni
parte iſolato, ed ha nella ſommità un cor-
nicione di raro artifizio. Dietro a queſto
Palazzo, ſulla Piazza detta delle Cipolle,
vi è l'antichiſſima Chieſa Parrocchiale di
quale, Domenico del Ghirlandajo vi effigiò
Maria
li, e a un Altare a mano deſtra Pietro Ca-
vallini Romano vi dipinſe ſul muro la
Nunziata. Poco diſtante da queſta Chieſa
vi è la Prioria di
le più antiche della Città: ſulla porta ve-
deſi una bella Vergine di Luca della Rob-
to da Antonio del Pollajolo un
a chiaro ſcuro di 10. braccia d'altezza,
in oggi tutto trasfigurato dagl'Imbiancato-
ri; ma nella ſua origine era un diſegno sì
perfetto, e così bene inteſo nel ſuo penſa-
re, che leggeſi eſſere ſtato fin ricopiato dal
gran Michelagnolo nella ſua gioventù. All'
Altar Maggiore vi è
gni, opera aſſai ſtimata di Andrea del Ca-
ſtagno. Intorno alla Chieſa ricorre un fre-
gio con diverſe iſtorie a chiaro ſcuro del
Martirio di detto Santo, di mano di Vin-
cenzio Sgrilli. Di quì ritornando per la me-
deſima ſtrada, e andando per Porta roſſa; ve-
dremo ſullaPiazza di
COLONNA di granito d'ordine Dorico, qui-
vi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con aver-
vi fatto collocare ſopra, una Statua di porfi-
do rappreſentante la Giuſtizia, di mano di
Romolo del Tadda di caſa Ferrucci in memo-
ria (come ſi crede da molti) dell'avere il
mentovato Granduca ricevuta in queſto luo-
go la nuova della preſa di Siena. Diceſi,
che foſſe l'ultima Colonna levata dalle Ter-
me Antoniane, e donata al Granduca Coſi-
mo I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna
appariſce di vaga viſta il
PA-
PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col di-
ſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del quale
dall'iſteſſa parte ſi vede il gran
PALAZZO degli Spini, poi diviſo in più
caſe, ed una parte abitato già da Bagna-
ni. Quivi preſſo vi ſono le abitazioni dei
Gianfiliázzi, dei Buondelmonti, dei Ricaſo-
li, dei Torrigiani,degl'Altoviti, degl'Ala-
manni, e dei Minerbetti, nei quali tutti
vi ſono ottime pitture, ed altre moltiſſime
rarità di aſſai pregio. Vedeſi incontro ad eſſo
la Chieſa de' Monaci Valombroſani,chiamata
SANTA TRINITA diſegno di
la facciata della quale fu fatta da Bernar-
do Buontalenti nel 1593. Nel mezzo ſulla
porta maggiore avvi un baſſo rilievo rap-
preſentante la Santiſſima Trinità, ed alla-
to alla porta laterale a mano ſiniſtra
leſſio in una nicchia, belliſſime opere di
Giovanni Caccini. Entrando per la porta
maggiore trovaſi a mano deſtra effigiato da
Tommaſo da
gita, che medita la Reſurrezione di Cri-
ſto. Nella prima Cappella della Navata
evvi un Crocifiſſo antico, creduto dei Bian-
chi. Nella ſeconda ſi vede effigiato
Batiſta predicante alle turbe, opera di
Franceſco Curradi. Nella terza è del Paſ-
Padre, ed a baſſo ſon
tiſta, ed altri Santi. Nell'altre due ſeguen-
ti Cappelle ſonovi due Tavole antiche di
Segue
la Sagreſtia dentro la quale oltre vari qua-
dri antichi degni di molta ſtima, vi è all'
Altare la Naſcita di Gesu Bambino, che è
tra le più ſingolari opere di Domenico Ghir-
landaio. Preſſo la porta di eſſa ſta appeſa
una Tavola di Agnolo Bronzino, nella qua-
le dipinſe una Pietà. Ne ſegue poi la Cap-
pella del Saſſetti tutta dipinta a freſco dal
predetto Domenico Ghirlandajo; appreſſo è
la Cappella di
della quale ſono due Tavole, ove è in una
ra di Taddeo Mazza, nell'altra Domenico
Peſtrini da Piſtoja colorì la moltiplicazio-
ne di Pane, e Vino fatta da
berto, la Concezione ſopra l'Altare è di
Ignazio Hugford, ſupplendo per Tavola un
bel Tabernacolo in cui ſi conſerva una Ma-
ſcella del Santo. Contiguo a queſta Cap-
pella è l'Altar maggiore ſopra il quale ſi
venera l'Immagine del Crocifiſſo, che s'in-
chinò a
ſtoſamente col diſegno di Ferdinando Tac-
lenti. Paſſando all'altra parte trovaſi la
Cappella degli Uſimbardi tutta incroſtata
di marmi carrareſi, e pregiatiſſime Pietre
di diverſi colori, con due ſepolcri di dia-
ſpro nero, ſopra dei quali ſon ritratti al
naturale due Veſcovi di quella famiglia la-
vorati da Felice Palma. Nell'Altare in una
Nicchia di Diaſpro nero vedeſi un Croci-
fiſſo di Bronzo del ſopraddetto Palma. So-
no di grande ſtima le due Tavole nelle pa-
reti, il
ſimo lavoro di Criſtofano Allori; l'altra
quando riceve le Chiavi da Criſto, fu co-
lorita da Iacopo d'Empoli. Le Lunette a
freſco ſopra di eſſe ſono di Giovanni da
Giovanni, e la Tribuna è di Fabbrizio Bo-
ſchi. Il Paliotto, o d'avanti dell'Altare
ove è eſpreſſo in alto rilievo di bronzo il
Martirio di
Aſpetti Padovano. Al proſſimo Altare è una
Pietà di Giuſeppe Perini, di cui lateral-
mente è il quadro di
cia al quale è
Pianeta dalle mani di Maria Vergine, la-
voro di Ignazio Hugford. Segue la Cap-
pellina dipinta a freſco da Bernardino Poc-
cetti. Rientrando nella Navata la prima
zo Bicci. La terza è una copia di
ſandro Davanzati, da Paolo Veroneſe, ed
in queſta Cappella è da notarſi il Sepolcro
di Giuliano Davanzati. Nella quarta, da
una banda il portar della Croce è del Vi-
gnali, dall'altra l'orazione all'orto è del
Roſſelli. Alla ſeguente Cappella ornata di
marmi e colonne è la Nunziata dell'Em-
poli, le due ſtatue ſono di Giovanni Cac-
cini, la morte di
Gamberucci, ed il Martirio di
di Pompeo Caccini. La Cupola di Bernar-
dino Poccetti. Fra le due Porte la Statua
di
derio da Settignano, e terminata da Be-
nedetto da Maiano. Di quì proſeguendo
verſo il Fiume trovaſi a mano dritta il
CASINO DE' NOBILI, e dicontro il Palaz-
zo già de' Bagnani, or del
Voltando da mano dritta lungh'Arno tro-
vaſi il
PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua viſta
magnifico da qualunque faccia ſi oſſervi,
d'Architettura Toſcana, fatto per la mag-
gior parte con diſegno di Pier Franceſco
Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di appar-
tamenti doppi, ſcale, gallerie, ed altre co-
che più coſpicue di queſta Città. La Sala
maggiore è lunga braccia quaranta, e larga
venticinque, ed è ornata di varj colonna-
ti, di ſtatue antiche, e di buſti di marmo,
di mano d'eccellenti Scultori. La ſoffitta è
opera di Anton Domenico Gabbiani, e tut-
to il compoſto non può eſſere nè più vago,
nè più magnifico. Conduce a queſta Sala,
ed al piano nobile del Palazzo una Scala
fatta con bel diſegno da Anton Ferri, per-
chè cominciando con due grandi branche,
che ſi uniſcano in un bel ricetto, ov'è la
Statua ſedente del Papa Clemente XII. Cor-
ſini, va a terminare in una, che è arric-
chita di nobile Architettura, di pietre e
ſtatue belliſſime. Nel mentovato piano no-
bile vi ſono otto appartamenti liberi, com-
poſti di camere, anticamere, e retrocame-
re, dipinte da più valenti Profeſſori, e ſin-
golarmente dal medeſimo Gabbiani, e dal
Gherardini, Dandini, e Puglieſchi. Sono
ancora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie,
gabinetti, ed altri ſervizj; e per comodità
de' medeſimi, evvi una Cappella dipinta tut-
ta dal Gherardini, colla Tavola dell'Alta-
re, di mano di Carlo Maratta. Il piano
terreno è altresì dipinto da' migliori Mae-
Oltre i prezioſi mobi-
li, molti, ed ammirabili ſono i quadri anti-
chi, e moderni de' più illuſtri maeſtri, che
ſi conſervano per ornamento di queſto Pa-
lazzo. Di quì tornando indietro, trovere-
mo la
CHIESA DEL SANTI APOSTOLI una delle
più antiche di Firenze nella quale entrando
ſi trova a mano deſtra nella prima Cappella
una Tavola di mano del Gamberucci, rap-
preſentante
ſine. Nella ſeconda il Cavalier Roncalli
dalle Pomarance vi ha dipinoto
che alla porta del Tempio riſana lo ſtor-
piato. Alla terza vi è la celebre Tavola del-
la Concezione, opera di Giorgio Vaſari.
Nella ſeguente vi è un antico quadro rap-
preſentante la Santiſſima Nunziata. Paſſata
la quinta Cappella di
trovaſi il depoſito di Oddo degli Altoviti,
ammirabile per la finezza de' fogliami, fe-
ſtoni, e rilievi in marmo, opera di Bene-
detto da Rovezzano, e quindi la Sagre-
ſtia, e l'altare appreſſo ov'è una antichiſ-
ſima immagine di Maria, ne viene la Cap-
pella maggiore rinnovata col diſegno di
Antonio Doſio. I due buſti laterali in mar-
mo, ſono di Giovanni Caccini, Seguita do-
ve ſono lavori aſſai belli di Luca della Rob-
bia. Dopo a queſta, e un altro altare ap-
preſſo, trovaſi cinque cappelle sfondate, e
nella prima vi è dipinto da Tommaſo da
da vi è di Stefano Marucelli
cangelo quando abbatte Lucifero. Ne ſuc-
cede la Cappella della Centuria di
ceſco di Sales, ove ſi ammira il Santo Ve-
ſcovo da belliſſime figure d'Angeli inalza-
to alla Gloria, opera del celebre Anton
Domenico Gabbiani: Appreſſo alla quale
vedeſi di mano d'Andrea Boſcoli la Cro-
cifiſſione di Criſto. Nell'ultima è un an-
tica Immagine di Maria, di Fra Filippo Lip-
pi. E proſeguendo il cammino ſi vede il
PALAZZO già della Famiglia Borgherini,
ora del Turco Roſſelli, che è diſegno di
Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cam-
mino di pietra ſerena di gran mole, lavo-
rato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Be-
nedetto da Rovezzano. Dipoi paſſato il Pa-
lazzo degli Acciaiuoli, ſi giunge alla
CHIESA DI
1640. fu con grandiſſima ſpeſa reſtaurata dai
Marcheſi Bartolommei, che ne godono il Pa-
dronato. Vedonſi nella Facciata le veſtigie
Entrati in Chieſa, a mano de-
ſtra paſſato l'Altare di
la Tavola con
Franceſco Bianchi. Ne ſegue l'Altare di
Leonardo, e quindi la Cappella di
cola, ove Matteo Roſſelli ha con maeſtria
rappreſentato il detto Santo in Gloria. Nic-
colò Lapi dipinſe a freſco la Santiſſima Ver-
gine, e
ſimo Altare. Paſſata poi la piccola Tavola
di
di legno colorito rappreſentante
ſo da Villanuova. In una Nicchia del Co-
ro vedeſi la Statua di
Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi. E' poi
da notarſi all'Altare maggiore il celebre Pa-
liotto di Bronzo nel quale con moltiſſime,
e ben diſpoſte Figure di alto, e baſſo rilie-
vo, Ferdinando Tacca effigiò il Martirio
di detto Santo; Dono fatto a queſta Chieſa
di Girolamo Bartolommei. Paſſate poi le
due Tavole del Batteſimo di Criſto, e del-
la Vergine Annunziata, ammireremo all'
Altare della Madonna della Cintola la bel-
liſſima opera di Santi di Tito ove effigiò Ma-
ria Vergine,
Santi di queſt'Ordine. Trovaſi nella ſuſſe-
colo di
dopo di che la Tavola di
Poco diſtante
da queſto luogo oſſerveremo la
FABBRICA DEGLI UFIZJ, o Magiſtrati della
Città, la quale ordinata dal Granduca Co-
ſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari riu-
ſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguar-
devole in ogni parte. L'Architettura di
tutto queſt'Ediſizio è d'ordine Dorico ab-
bellito di cornici, e pietre, lavorate con
pulitezza non ordinaria. Nelle nicchie, che
per di fuori ſi mirano, avea diviſato il
Granduca Coſimo di collocare le Statue
de' più illuſtri Cittadini di queſta Patria,
ma non potè adempire il bel diſegno pre-
venuto dalla morte. Sotto il Loggiato, che
ſoſtenuto da colonne, e pilaſtri, gira tutta
la fabbrica vi è al primo ingreſſo un an-
tichiſſima Chieſa intitolata
raggio, ed inſeguito ſi trovano le reſiden-
ze di vari Magiſtrati, uniti in queſto luo-
go per comodo univerſale, e ſotto queſto
Loggiato ſi ſale alla pubblica
LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a be-
Magliabechi, aumentata dal
ceſco Marmi. Dipoi dall'Auguſtiſſimo Impe-
ratore Franceſco I. accreſciuta colle Libre-
rie Gaddi, e Biſcioni, ed ultimamente dal
Regnante Noſtro Real Sovrano vi è ſtata
fatta unire la Libreria Mediceo-Lotaringi-
ca del ſuo Palazzo, con farvi accreſcere
ſtanze per collocarvi i Manoſcritti, e Li-
bri del Secolo XV. e nello ſcorſo anno
vi fu parimente unita d'ordine Sovrano
la Libreria del fu celebre
mi; talmentechè ora è divenuta la più co-
pioſa di Libri d'ogni ſorte che ſia nella
Città, ed una delle più celebri dell'Euro-
pa, e che molto merita di eſſer veduta,
ed oſſervata.
Parimente per altra ſcala ſotto la loggia
lunga ſi ſale al primo appartamento ſopra
il Loggiato, che ſerve per Officine, e Bot-
teghe di quelli artefici, che lavorano per
l'uſo della Galleria, e Guardaroba di
e ſpecialmente fanno eccellenti quadri, e
altri lavori in pietre dure condotti all'ul-
tima perfezione. Sono i lavoranti di nu-
mero ſeſſanta in circa, e vengono diretti
dal
gi inſigne Orafo, e intagliatore in pie-
Il ſecondo appartamento, che
fu aggiunto qualche tempo dopo, col di-
ſegno di Bernardo Buontalenti, ſerve per
la celebre Real
GALLERIA, la quale è diviſa in due cor-
ridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra
di loro ſi comunicano, mediante un altro
corridore in faccia alla fabbrica lungo 70.
paſſi. Si veggono i Fineſtroni tutti di cri-
ſtalli, ſeparati l'un dall'altro da varie co-
lonne, e pilaſtri. La ſtoja di queſti tre cor-
ridori è diviſa in tanti ſpazj quanti ſono
i fineſtrati, e detti ſpazj ſono dipinti a fre-
ſco da diverſi Pittori. Nel corridore deſtro,
facendoci dalla Facciata, ſono dipinte grot-
teſche di varie invenzioni, e nel ſiniſtro, con
figure ſimboliche ſi rappreſentano le Scien-
ze, e l'Arti più nobili, intorno alle qua-
li ſono i Ritratti d'nomini illuſtri di que-
ſta Città, che in ſommo grado le proſeſſa-
rono, quivi ſi vedono i Filoſofi, e Matte-
matici più rinomati, i Poeti, e gli Orato-
ri più celebri, i Legiſti, e i Medici più
ſingolari: gli Scrittori di varia erudizio-
ne: gli Uomini più accreditati nella
prudenza, e nel governo: quei, che ſi ſe-
gnalarono nell'armi, negli onori, e nelle
dignità più coſpicue, i Santi, i Beati, i
Fondatori di Religioni: e così ſeguitando
tà. Inoltre affiſſi alle pareti di ciaſchedun
corridore ſi vedono moltiſſimi quadri, in
cui ſono i Ritratti d'uomini in armi, o in
lettere ſingolari, e ſpecialmente de' Prin-
cipi della Real Caſa de' Medici. Appog-
giati alle pareti poſano nel piano ſopra
baſi, moltiſſimi buſti di marmo, con teſte
antiche tramezzate da Statue intere, con
belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio, e
di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è
molto conſiderabile la ſerie degli Impera-
dori Romani, cominciando da Giulio Ce-
ſare ſino a Pupieno compreſi
pa, l'Antinoo, e l'Albino; tralle Statue
è degna d'oſſervazione, e di ſtima quella
del Bacco di Michelagnolo. Molte ancora
ſono le Teſte delle Donne Auguſte, non
meno ſtimabili di quelle de' Ceſari; ed
inoltre le Teſte di Cicerone, di Sene-
ca, e quella d'Aleſſandro Magno ſcolpi-
te con ſingolar maeſtria. Sono ancora de-
gne di particolare attenzione due Statue
di bronzo antichiſſime, e d'eccellente ma-
nifattura, delle quali una, che rappreſen-
ta un Idolo, è di maniera Greca, e l'al-
tra, che figura un Dittatore, o altro per-
ſonaggio in atto di parlare al Popolo, di-
della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata fatta
dagli antichi Etruſchi Oſſervate queſte co-
ſe, che ſono eſpoſte alla viſta d'ognuno,
paſſeremo alle ſtanze, dove non ſi ha l'in-
greſſo ſenza ſpecial commiſſione di chi vi
ſoprintende. Nella ſtanza, che per como-
do de' Foreſtieri chiameremo prima ſi con-
ſervano 215. Ritratti de' principali Maeſtri
di Pittura di propria mano dipintiſi, e con
ſpeſa grandiſſima, e diligenza da tutte le
parti procurati. In queſta ſtanza vi è la
ſtatua di marmo del Cardinal Leopoldo de'
Medici Promotore di queſta raccolta, la
qual ſtatua è opera di
ni. Nel mezzo avvi una Venerina di ma-
niera Greca. Lo sfondo è di Pier Dandini.
Nella ſeconda ſtanza ci ſono ſino al gior-
no preſente altri 128. Ritratti di Pittori
più moderni da loro ſteſſi dipinti e ſerve
di corona a detta ſerie quello della virtuo-
ſiſſima Maria Antonia Elettrice di Saſſonia
nata Principeſſa Imperiale di Baviera, nel
mezzo ci è una Tavola di pietre dure. Nel-
la terza ſtanza ci è una Raccolta di Qua-
dri grandi, e piccoli di varie ſcuole. Vi è
una colonna d'Alabaſtro Orientale alta 4.
braccia tutta d'un pezzo, e maeſtralmen-
Avvi una lumiera d'Ambra,
come pure un ſtipo ottagono intarſiato di
pietre dure. Queſta era quella ſtanza che
prima dicevaſi degli Idoli.
Si paſſi adeſſo alle celebre Tribuna, che
ſervendomi del ſolito metodo chiamerò
quarta ſtanza. Quivi a dir vero riſiedono
come in lor vero Trono i pregi della Na-
tura, e dell'Arte, e ciò che di più perfet-
to in materia di Pittura, o Scultura può
trovarſi nel Mondo. Si ammirano 6. Sta-
tue, la Venere detta de' Medici, l'Apol-
lino, Arrotino, i Lottatori, il Fauno, e
la Venere celeſte. Nel mezzo avvi una ſu-
perba Tavola di pietre dure, e gioie com-
meſſe perfettamente lavorata. Le Pareti ſo-
no arricchite di Quadri de' più eccellenti
Profeſſori, Raffaello, Tiziano, Andrea del
Sarto, Paolo Veroneſe, di Michel'Ange-
lo, de' Caracci, del Vandick, del Rubens,
d'Olbino, del Tintoretto, e dell'Olande-
ſe Gherardo, e finalmente è ſtata recente-
mente collocata la Sibilla Samica del Guer-
cino, acquiſtata dal noſtro munificentiſſimo
Vi è la celebre Venere di
Tiziano, e ſovra altra Femmina dipinta dal
medeſimo, e che diceſi ſua moglie. Fanno
finimento a queſto Auguſto ricetto molti
tre dure poſte ſuperbamente attorno, co-
me pure due Armadi pieni di Vaſi di La-
pislazzulo, Agate, Criſtalli di Monte, e
di altre differenti gemme. Paſſeremo adeſ-
ſo alla quinta ſtanza detta preſentemente
de' Diſegni, Scagliole, e baſli rilievi. Ci è
una Galleria portatile di varj Ritratti, Mi-
niature
Nella ſeſta ſtanza ci ſono due ſtipi di la-
vori d'avorio, due di cera uno eſprimen-
te la putrefazione del corpo umano, l'al-
tro la Peſte, un'altro ſtipo di lavori d'am-
bra, uno di Tarſia ornato d'avorio, e ala-
baſtro orientale, due Tavole di Pietre dure
una rappreſentante Livorno, e l'altra un
paeſino; e finalmente ornano le Pareti va-
rj Quadri.
Nella ſeguente ſtanza, o ſia ſettima ci è
una ſuperba preparazione Anatomica della
Teſta, e Cervello in cera, ci è un ſtipo
con un organo, un altro ornato di lavori
di pietre dure, due Tavole, ed un vaſo
d'Alabaſtro. Le pareti ſono arricchite di
buoni pezzi di Quadri Fiamminghi.
Nelle Pareti dell'ottava ſtanza ci è di-
pinta la Toſcana, e ſon ſituate ſopra va-
rj comodi che adornano la medeſima ſta-
E ſon ſtati qui-
vi traſportati l'Ermafrodito; ed il Priapo.
Nella nona ſtanza ci è il Ciborio, o ſia
l'Altare deſtinato per la celebre Cappella
di
La decima ſtanza nuovamente edificata
contiene il Teſoro, o ſia la rariſſima riu-
nione di Bronzi antichi Egiziani, Etruſchi,
Greci, e Romani, formando una coſa ve-
ramente degna dell'ammirazione degli In-
tendenti, e che difficilmente potrebbe farſi
un'eguale.
Il CORRIDORE coperto fu fatto fabbricare
dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Gior-
gio Vaſari. Queſto Corridore che comin-
cia dal Palazzo Reale, e conduce ſino al-
la Galleria, ed al Palazzo Vecchio è lun-
go ſeicento paſſi. Venendo verſo Piazza
oſſervaſi il
PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſe-
gno d'Arnolfo, famoſo Architetto di va-
rie ſabbriche di queſta Città, e della
Chieſa del Duomo. E dando un occhia-
ta alla magnificenza di queſta Fabbrica
alla Torre, o Campanile alto braccia
cento cinquanta, ſoſtenuto da quattro co-
lonne groſſiſſime, le quali rendono mira-
bile, e prodigioſo queſto Edifizio; ammi-
lazzo a man deſtra la Statua giganteſca
di marmo, opera del Bandinelli, che rap-
preſenta quando Ercole abate Cacco, e
dalla finiſtra quella di David ſcolpita dal
Buonarroti, fatta negli anni ſuoi gioveni-
li. Due Figure, o termini di marmo pa-
rimente ſi vedono, uno di mano del Ban-
dinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo ſco-
lare, fatti con grandiſſima diligenza. En-
trando nel Cortile, vedeſi in mezzo una
Fontana di Porfido, ſopra la quale ſcher-
za un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di ma-
no d'Andrea Verrocchio. Era queſto Cor-
tile anticamente ſoſtenuto da Colonne di
mattone, ma eſſendo quaſi del tutto gua-
ſte, coll'acuto ingegno di Michelozzo Mi-
chelozzi furono ſoſtituite quelle di pietra
forte che lo ſoſtengono di preſente, lavo-
rate con belle grotteſche, ſenza danno ve-
runo della fabbrica. Tra le coſe degne di
lode vi e una Statua d'Ercole, che ucci-
de Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da
Fieſole, non inferiore a quella del Ban-
dinelli ſuo Maeſtro. Salendo al primo ap-
partamento, trovaſi un magnifico Salone
lungo braccia 90., e largo braccia 37.,
la Soffitta del quale, come altresì le pa-
ſingolar maeſtria. In 39. quadri della Sof-
fitta, con belliſſimi intagli, e ornamenti
dorati, ſi rappreſentano l'azioni, e fatti
più ſegnalati della noſtra Città, e della
Real Caſa de' Medici, madre fecondiſſima
d'uomini illuſtri, e di celebratiſſimi Eroi.
Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la guer-
ra, e preſa di Siena, la Battaglia fieriſſi-
ma di Marciano, l'aſſedio di Piſa, ed al-
tre memorabili impreſe. Anco negli angoli
del predetto Salone, ſi vedono quattro
grandiſſimi quadri dipinti a olio, due de'
quali ſono di mano del Ligozzi, e gli al-
tri due del Cigoli, e del Paſſignano in uno
di quei del Ligozzi, ſi rappreſenta quando
San Pio V. incorona Coſimo I. creandolo
Granduca di Toſcana, e ornandolo di Corona
e Manto Reale; E nell'altro ſono figurati
quei dodici Fiorentini, che da varj Poten-
tati del Mondo, in un medeſimo tempo fu-
rono mandati Ambaſciadori a Bonifazio
VIII. Sommo Pontefice, de' quali cantò il
Verino:
Cum Florentinos diverſis partibus Orbis
Vidiſſet Romae Regum mandata ferentes,
Terrarum ſemen, tum quinta elementa voca-
vit.
In
In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap-
preſenta quando Coſimo, ancor giovanet-
to di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze,
e da tutti i Senatori, che lo eleſſero in-
chinato per loro Sovrano: e finalmente in
quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolen-
ne funzione celebrata in Firenze, quando
il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Re-
ligione di Santo Stefano Papa, e Martire,
della quale fu il primo Fondatore, e Gran
Maeſtro. Ma che diremo delle Statue, che
vagamente adornano la gran Sala? Sono
in faccia di eſſa tre grandi Statue di mar-
mo maggiori del naturale, cioè quella di
Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia
del mezzo, quella di Giovanni de' Medici
Padre di Coſimo a man deſtra, e quella
del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſicco-
me da' lati ſi vede la Statua di Clemente
VII e dicontro quella del Granduca Coſi-
mo I., tutte di mano del Cavalier Bandi-
nelli. Sopra tutte ammirabile è la Statua
della Vittoria, che ha ſotto di ſe un pri-
gione, di mano del Buonarroti; il quale
deſtinata l'avea per lo Sepolcro di Papa
Giulio II. ma non avendola affatto termi-
nata, laſciolla in Firenze. Seguono a que-
ſta i ſei gruppi di Vincenzio Roſſi, ne' qua-
quando ſoffoga Anteo, quando uccide il
Centauro, quando getta Diomede a' Ca-
valli che lo divorino, quando porta il Por-
co vivo in ſpalla, quando aiuta ad Atlante
reggere il Cielo, e quando vince la Regi-
na delle Amazzoni: Opere tutte degne di
lode, e nelle quali, come ſcrive il Bor-
ghini, ſi veggono belliſſime, e fiere at-
titudini, e grandiſſima diligenza nell'arte;
e tra queſte Statue fu collocato circa l'an-
no 1720. il gruppo di Adamo ed Eva, col
Serpente, di mano di Baccio Bandinelli,
rimoſſo, come addietro ſi diſſe, dal Coro
della Metropolitana. Da queſta all'altre
ſtanze paſſando del medeſimo appartamen-
to, vedremo molte belle pitture a freſco del
mentovato Vaſari, col diſegno del quale fu
queſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma
ſalendo agli appartamenti di ſopra, nella
Sala chiamata dell'Orivolo, troveremo una
Figura di marmo, che rappreſenta un Da-
vidde di mano di Donatello, ed un altra
di San
dienza, di mano di Benedetto da Maia-
no, amendue grandemente lodate da' Pro-
feſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ric-
chiſſima
GUAR-
GUARDAROBA di
prezioſe di vaſi d'oro, e d'argento, e di
ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi, nella
deſcrizione de' quali un intero volume ri-
chiederebbeſi per deſcrivere l'innumerabili
coſe, che vi ſi trovano. Tra queſto ci è
il famoſo Paliotto deſtinato da Coſimo Se-
condo per voto a
Milano in caſo che ſi riſtabiliſſe in ſalute,
eſſendo morto rimaſe quà. Vi ſono 84. lib-
bre d'oro e molte libbre di perle, e pietre
prezioſe. Si traſporta, e ſi eſpone al pub-
blico nella Cappella Reale il Giovedì San-
to. Diremo ſolo, come di coſa rara, tro-
varſi in queſto luogo le famoſe Pandette
di Giuſtiniano, chiamate in oggi le Pan-
dette Fiorentine, e ſtimate più d'un teſo-
ro da chi riguarda la rarità, ed eccellen-
za d'un manoſcritto sì celebre; ſiccome
l'originale della Concordia della Chieſa
Latina colla Greca ſeguita in Firenze nel
Concilio Ecumenico l'Anno 1439. ſotto-
ſcritta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'
Imperatore Giovanni Paleologo, e da tan-
ti illuſtri, e dotti Prelati. Nella Sala dell'
Udienza vecchia, vedremo dipinte a fre-
ſco belliſſime Storie di mano di Franceſco
Salviati, che rappreſentano alcuni fatti più
pione, che in tante glorioſe impreſe a favor
della Patria ſi ſegnalò. E di poi oſſervere-
mo la Cappella tutta dipinta dal Grillan-
daio, e nella quale conſervanſi molte Re-
liquie inſigni. Vedute queſte, ed altre co-
ſe nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno nel-
la medeſima Piazza, per oſſervare in eſſa
la bella
LOGGIA veramente grandioſa, ſotto la qua-
le riceve ogn'anno gl'Omaggi
la Feſta di
gno d'Andrea Orcagna, Pittore, Scultore,
e Architetto Fiorentino nel 1285., e nell'
età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi di que-
ſta Loggia ſi vedono tre belle Statue, cia-
ſcheduna delle quali merita ſomma lode.
La prima ſcolpita in bronzo per mano di
Dònatello, rappreſenta Giuditta, appiè del-
la quale giace Oloferne immerſo nel ſonno,
ſopra cui queſta Amazzone divina ſi vede
vibrare il colpo, per recidere il capo all'ini-
mico. Nella ſeconda Statua, ancor eſſa ſcol-
pita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien fi-
gurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ferro,
e nella ſiniſtra la teſta di Meduſa reciſa dal
Buſto, tutta grondante di ſangue, e ſenza
ſpirito, giacente appiè dell'ucciſore. E'
te, e ben dimoſtra il valore di Benvenu-
to, il quale così felicemente conduſſe l'o-
pera, che non un bronzo inſenſibile, ma
una figura viva, ed animata raſſembra. De-
gno ancora di molta lode ſi è il Baſſorilievo
pure di bronzo, che ſerve di ornamento
alla baſe, nel quale ſi vedono Androme-
da, e Perſeo, con altre figure, che tut-
ta l'Iſtoria compitamente dimoſtrano. Nel-
la terza, che è più d'ogni altra ſtimabile,
e di maggior perfezione, s'ammira un grup-
po di tre figure di marmo, mirabilmente
ſcolpite da Giovanni Bologna, denotante il
Ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto
a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien
figurato il Padre della fanciulla, in atto
d'impedire la fuga al rapitore. Nel giova-
ne di corpo robuſto, ſi rappreſenta un Sol-
dato Romano, che in occaſione de' giuo-
chi pubblici nella nuova Città di Roma
celebrati, rapiſce al Padre una Donzella
Sabina, e nella femmina tenera, e delica-
ta ſi dimoſtra la Donzella rapita; veden-
doſi nell'iſteſſo tempo in queſto ammirabil
gruppo rappreſentante le tre età, cioè la
gioventù, la virilità, e la vecchiezza. E
finalmente in tutte le tre figure ſi ricono
fiſſamente le mira, non ſi ſazia di com-
mendarle in eſtremo; nella baſe è un Baſ-
ſorilievo, fatto con ſomma induſtria, e di-
ligenza, dove tutta l'iſtoria del rapimento
delle Sabine ſi rappreſenta, dietro a queſta
Loggia vi è la fabbrica delle nuove Scude-
rie di
ti i quartieri de' Lanzi. Sul canto del Pa-
lazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la
FONTANA fatta fare dal Granduca Coſi-
mo I. col diſegno, e indnſtria dell'Amman-
nati, che da Filippo Baldinucci negli eru-
diti ſuoi Decennali, vien deſcritta colle ſe-
guenti parole:
pieno di limpidiſſime acque ſgorganti da
molti zampilli, il qual vaſo è figurato pel
Mare, il gran Coloſſo del Nettunno, al-
to dieci braccia; ſituato ſopra un Car-
ro, tirato da quattro Cavalli marini, due
di marmo bianco, e due di miſtio, mol-
to belli e vivaci; il Nettunno ha tra le
gambe tre figure di Tritoni, che inſieme
con eſſo poſano ſopra una gran conca ma-
rina in luogo di Carro.
to face di marmo miſtio, quattro mi-
nori, e quattro maggiori.
gure di fanciulli, ed altre coſe di bron-
zo, come chiocciole marine, cornuco-
pie, cartelle, e ſimili; s'inalzano
ſul piano delle medeſime certi imba-
ſamenti, ſopra ciaſcheduno de' quali po-
ſa una Statua di metallo maggiore del
naturale, e ſono in tutte quattro: due
femmine, che rappreſentano Teti, e Do-
e due maſchi figurati per due Dei marini.
queſte face minori ſono due Satiri di me-
tallo in varie attitudini.
giori ſon tanto più baſſe, quanto baſti per
poterſi da chiccheſſia godere la limpidezza
dell'acqua,la quale traboccando grazioſa-
mente è ricevuta da alcune belle nic-
chie, e nel gran vaſo; ed in ſomma in
tutto è così ben diſpoſto, e con tanta
maeſtà ordinato, che è proprio una ma-
raviglia,,. Vicino alla Fontana, ſopra
una gran baſe di marmo, è una belliſſima.
STATUA equeſtre di bronzo di mano di
Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594.
dal Granduca Ferdinando I., in memoria
di Coſimo ſuo Genitore. Adornano le fac-
ciate di queſta Baſe tre Baſſirilievi di bron-
zo dell'iſteſſo autore, in uno de' quali ſi
Granduca Coſimo, da eſſo meritata
zelum Religionis, praecipuumque Inſtitiae ſtu-
dium, Nel
ſecondo la glorioſa entrata nella Città di
Siena, ubbidiente al ſuo comando, dopo la
conſeguita Vittoria. E nel terzo, quando
dal Senato Fiorentino, eſſendo egli ancor
giovanetto ne fu creato Duca di Firenze,
laſciando luogo nella quarta facciata ad una
nobile, ed altrettanto erudita Inſcrizione
del ſeguente tenore:
Pio Felici
Invicto Iuſto Clementi Sacrae Militiae Paciſq.
In Etruria Authori Patri & Principi optimo;
Ferdinandus F. Maguus Dux III. erexit
A. M. D. L. XXXXIIII.
In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la
Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del
Palazzo degli Uguccioni, diſegno di An-
drea Palladio. Appreſſo ſi trova la Chieſa
di
antica Tavola fatta da Neri di Bicci, e in
fondo a ſiniſtra entrando vi è in gran de-
vozione una Vergine col
ta ſul muro da Angiolo Gaddi, che diede
il diſegno alla Chieſa, e vi è paſſata la por-
preſentante la Madonna del Roſario. Di-
rimpetto al Palazzo Vecchio ſi trova pure
un'altra Chieſa dedicata a
quale alla Cappella dell'Altar maggiore
(la di cui Tavola è del
ſi ſcorge eſpreſſo il ritrovamento di eſſa San-
ta ſiccome ne' due Quadri laterali; opera
del Martinelli. La Tavola a man deſtra è
di Bonaventura Gandi, quella a ſiniſtra è
di mano del Roſſo, ſopra la porta vi è un
antichiſſima Tavola di Cimabue. Da queſta
Piazza faremo paſſaggio alla vicina Chieſa di
ORSANMICHELE, la quale acquiſtò forma
di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dacchè fu
deliberato di chiuder le Logge, che erano
ſotto queſta gran fabbrica, in venerazione
dell'Immagine di Maria Santiſſima, che è
ſull'antico Altare di marmi, che vi ſi ve-
de, lavorato colla direzione di Andrea Or-
cagna. Anticamente era quivi la Piazza
ove ſi vendeva il grano. E vi fu a bene-
fizio pubblico alzato il loggiato nel 1337.
col diſegno di Giotto, e proſeguito da Tad-
deo Gaddi. Si dice Orſanmichele, ò Orto
San Michele, per poſpoſizione accidentale
da San Michele in Orto. Atteſochè ſino dal
1100, era ivi una Chieſa Parrocchiale, in-
deva la poſpoſta denominazione di Orto San
Michele tutta quella adiacente Contrada!
In luogo della quale antica Chieſa, demo-
lita per farvi la ſuddetta Torre del grano,
fu intorno a 110. anni dopo rifatta dalla
Parte oppoſta l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo
titolo di San Michele in Orto, oggi detta
di San Carlo, comecchè vi ſi aduna la Con-
ſraternita della Nazione Lombarda, la qua-
le milita ſotto la protezione di San Cario
Cardinale Borromei. In detta Confrater-
nita ſi vede interiormente ſopra la Porta
una Tavola di Buon-Amico Buffalmacco ce-
lebre nelle Novelle del Boccaccio, che al-
tri con più ragione vogliono che ſia di Tad-
deo Gaddi, ed all'Altar maggiore la Ta-
vola, che rappreſenta il detto Santo Car-
dinale, di Matteo Roſſelli. Queſto grande
Edifizio dunque da ogni parte iſolato, e
con belliſſima proporzione, ed ottima Ar-
chitettura condotto, ha per di fuori quat-
tordici Nicchie, in varie fogge intagliate,
ed in cui furono collocate diverſe Statue,
alcune di bronzo, ed alcune di marmo, la-
vorate dai più eccellenti Maeſtri, che fio-
riſſero in queſta noſtra Città. Sono adun-
que di Lorenzo Ghiberti il San Matteo Apo-
cipale, e il San
poſta, Baccio da Montelupo fece la bella
Statua di bronzo di
ſta, e Donatello ne fece tre di marmo le
quali ſon opere veramente maraviglioſe. La
prima è il San Pietro Apoſtolo, la ſecon-
da il San Marco Evangeliſta, e la terza il
San Giorgio, Statua, che non ha pari, e
che, ſecondo il parere di tutti i Profeſſo-
ri, più ſi può commendare, che imitare.
Perlochè non è maraviglia, ſe le Repubbli-
che di Venezia, e di Genova, ed altri Prin-
cipi dell'Europa più volte ne fecero iſtan-
za, offerendo gran ſomma di denaro, per-
chè foſſe loro conceduta. Anche Nanni, o
Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Donatel-
lo ne fece tre, cioè i quattro Santi dentro
un ſol Tabernacolo, il San Filippo Apoſto-
lo, ed il Santo Eligio Veſcovo, chiamato
comunemente Santo Lò. D' Andrea Ver-
rocchio è il San Tommaſo Apoſtolo, che
mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera
molto ſtimabile, allato alla quale è la Sta-
tua di
vanni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſin-
golare artifizio. In Chieſa ſi vede un Ta-
bernacolo, o Cappella iſolata; tutta di
di Baſſi rilievi, per opera, diſegno, e in-
duſtria di Andrea Orcagna, che la ſinì nel
1359., e coſtò 96. mila fiorini d'oro; e nel
predetto Tabernacolo s'adora un'immagi-
ne di Maria Vergine molto antica, dipin-
ta da Ugolino Saneſe, e tenuta ne' tempi
andati in ſomma venerazione, avvegnachè
fino al tempo della terribile, e ſpaventoſa
peſte nel 1348. che infettò la maggior par-
te del Mondo, incominciaſſe a fiorire il di
lei culto, concorrendovi grandiſſimo popo-
lo con offerte, delle quali in breviſſimo
tempo ſi poterono accumulare più di tre-
cento mila fiorini d'oro, parte impiegati
in ſovvenimento de' poveri, e parte nell'
adornare queſta Chieſa. Dietro l'Altare
vi è un baſſorilievo dell'Orcagna, Archi-
tetto del Tabernacolo, ove ha egli eſpreſ-
ſo a maraviglia il ſuo ritratto. Sono anco-
ra ſopra l'Altar maggiore tre Statue di mar-
mo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Vergi-
ne, ed il Bambino Gesù di mano di Fran-
ceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri al-
cune belle pitture antiche, cioè di Loren-
zo Credi, d'Agnolo Gaddi, e di Iacopo
del Caſentino, da cui fu dipinta la volta,
alla quale nel 1770. in occaſione di rimoder-
chia, con ſommo diſpiacimento dei Dilet-
tanti delle Belle Arti, fu dato di bianco.
Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo di legno,
avanti il quale il grande Arciveſcovo San-
to Antonino ſoleva da giovanetto giornal-
mente fare orazione. Nelle ſtanze ſopra la
Chieſa fu dal Granduca Coſimo I. l'anno
1569. eretto il pubblico e generale Archi-
vio di Firenze, dove ſi conſervano innume-
rabili Scritture, e tutti gli iſtrumenti pub-
blici. E comecchè, mediante il regolamen-
to di queſto Archivio, tutti gli iſtrumenti
ſono duplicati, le copie autentiche ſi tra-
slatano ne' vaſti ſaloni ſopra la fabbrica iſo-
lata, detta la Loggia di Mercato Nuovo,
poco diſtante, fatta fabbricare dal Grandu-
ca Coſimo I. l'anno 1548. per comodo di
trattare i negozzi della Seta, con diſegno
di Bernardo Taſſo, in uno dei lati della
quale ſopra la ſcalinata, ſi vede lavorato
in bronzo un Cinghiale, che verſa acqua
per comodo pubblico, opera di Pietro Tac-
ca, tratta dall'antico si celebre della Gal-
leria. Queſta loggia all'intorno ha Botte-
ghe, che ſervono al traffico di Seta, e il
Magiſtrato di detta Arte, ed evvi appreſ-
ſo la Chieſa Parrocchiale di
mera del Commercio. Di qui paſſando per
la via detta Porta Roſſa, e tornando alla
Loggia de' Tornaquinci, troveremo il
PALAZZO de' Marcheſi Corſi, già de' Tor-
nabuoni, degno di eſſere oſſervato, princi-
palmente per l'ampia Galleria, che gli ag-
giunge comodo, e bellezza, in faccia al
quale ſi trova quello de' Viviani, dopo quel-
lo de' Giacomini, la cui Architettura, ope-
ra di
lo del Marcheſe Albergotti dipinto in gran
parte da Diacinto Fabbroni, quello degli
Antinori; quello de' Paſquali con più altri,
dai quali è circondata la Chieſa di
SAN MICHELE BERTELDI, detta dagli An-
tinori, dove abitano i Padri Teatini, fatta
da' fondamenti reſtaurare dal Cardinal De-
cano
Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo
e Pier Franceſco Silvani. Queſta, ſi può an-
noverare tra le più vaghe, e più adorne della
noſtra Città. Ed in vero ha la Facciata di
pietre forti, e così nobile, e leggiadro è il
ſuo diſegno e lavoro, che non può vederſi
coſa nè meglio inteſa, nè più finita di quel-
la. Sonovi quattro belliſſime Statue di mar-
mo, due delle quali ſopra la porta, ſono
le è ancor il San Gaetano nella deſtra nic-
chia, nell'altra
dell'Andreozzi; i maggiori però, e di più
vaga apparenza ſono gl'interiori ornamen-
ti, imperciocchè diviſati con Architettura
d'ordine compoſito, ed arricchiti di pietre
ſerene, lavorate con ſingolar pulitezza. Oſ-
ſerveremo primieramente le Cappelle tutte
incroſtate di marmi, e adorne di belle pit-
ture a freſco, e di Tavole molto ſtimate.
Nella prima all'entrare a man deſtra, ve-
dremo la Tavola del Martirio dell'Apoſtolo
ſono ancora la volta dipinta a freſco e i la-
terali, e i due baſſirilievi di
gini. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcan-
giolo San Michele, è del Vignali, come
altresì i laterali e la volta di Michel Co-
lonna, e di Agoſtino Metelli. E nella terza,
Matteo Roſſelli dipinſe
Beato ſuo Compagno. Nell'arco la
nità è del Coccapani; dai lati ſopra le por-
te ſonovi collocati due ritratti in ovato,
che uno del Cardinal Franceſco, e l'altro
dell'Arciveſcovo Gieſeppe Maria Martelli,
lavorati in Roma mirabilmente a moſaico,
e retti con molta grazia da due putti di
Scultore Fiammingo. Accanto a queſta Cap-
pella è il Sepolcro, coll'Inſcrizione, e Ri-
tratto dell'Avvocato Agoſtino Coltellini
Fondatore dell'Accademia degli Apatiſti.
In faccia poi della Croce, di mano d'Ot-
tavio Vannini è dipinta l'adorazione de'
Magi, e ſotto un nobil Sepolcro di marmo
miſtio della Caſa Bonſi, e alla Cappella che
ſegue, vi è del detto Roſſelli una Tavola
della Natività di Noſtro Signore, e nei late-
tali la Nunziata, e la Viſitazione ſono di Fab-
brizio Boſchi. L'Altar maggiore, ha un ric-
chiſſimo Ciborio d'argento,opera di Benedet-
to Petrucci. Bello ancora è il Criſto di Bron-
zo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta
rende la Cupola della Tribuna dipinta dal
Padre Galletti Religioſo dello ſteſſo Colle-
gio, che ha pur dipinta tutta la volta del-
la Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella
Cappella vicina all'Altar maggiore, vi è una
Tavola di
ſelli, e da' lati il quadro dalla parte del Van-
gelo è del Biliverti, e l'altro del Vignali
di cui pure ſono le tre lunette in alto, e
in faccia alla Croce è un'altra ſimile del
Biliverti di gran bellezza. Qui non di ſpiac-
cia all'erudito l'oſſervare alcune dotte In-
eſſendo da Firenze paſſata in Francia, non
ſolo vi acquiſtò Titoli, e Dominj ragguar-
devoli, ma in breve tempo diede alla Chie-
ſa di Biſiers ſei Veſcovi, e al Vaticano due
Porporati. Nell'altra Cappella di
drea Avellino, colori la Tavola rappreſen-
tante il detto Santo in atto di eſſere col-
pito dall'accidente apopletico Ignazio Hug-
ford, i laterali ſono di Franceſco, e di Al-
fonſo Boſchi, e la volta di Lorenzo Lippi.
Nella Cappella di mezzo, Pietro da Corto-
na dipinſe la bella Tavola del Martirio di
li, e Colonna; e dai lati, Iacopo da Em-
poli fece il
no, e Matteo Roſſelli
ſpenſa limoſine ai poveri. Nell'ultima Dia-
cinto Fabbroni effigiò la
con ſotto
rali Cardinale,
nincaſa, Ador-
nano ancor queſta Chieſa quattordici Statue
di marmo, che dodici rappreſentano gli Apo-
ſtoli, con altrettanti Baſſirilievi a piè di
quelle, e tutte ſono d'Eccellenti Sculto-
ri, due del Caccini, ſei ſono d'Antonio
Novelli, il
rono impiegati il Piamontini, il Pettiroſſi,
il Fortini, e il Cateni. Finalmente la Li-
breria, che è nel Collegio, per la copia
de' Libri, e la rarità de' medeſimi, e la Sa-
greſtia, molto ornata, e pulita, meritano
di eſſer vedute. Camminando verſo il canto
de' Carneſecchi, ſopra d'una baſe ſi vede
la Statua del
CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio-
vanni Bologna, che rappeſenta Ercole in
atto d'uccidere Neſſo Centauro. Queſta Sta-
tua, cavata da un ſol pezzo, a chi contem-
pla la forza, che fanno amendue queſte fi-
gure, Ercole per abbattere, e ſuperare il
Centauro, e quello per fuggirli di ſotto, e
le difficoltà ſuperate dall'Artefice, nel con-
durre un lavoro sì grande, con quella per-
fezione, che vi ſi vede, ingenuamente con-
feſſa, eſſer queſta una delle Opere miglio-
ri di queſto raro Maeſtro. Da queſto luo-
go paſſeremo a
SANTA MARIA MAGGIORE, dei Carmelita-
ni della Congregazione di Mantova, dove
in primo luogo è da ſtimarſi grandemente
la Tavola di mano del Cigoli, nella quale
è dipinto Sant'Alberto Carmelitano in atto
di liberare dal naufragio uno, che già pe-
gliani, che rappreſenta la Maddalena Peni-
tente in atto di comunicarſi. Segue il Mar-
tirio di San Biagio d'Ottavio Vannino, ed
i laterali ſono d'Antonio Giuſti, e lo sfon-
do è di Giuſeppe Romei. Degna di lo-
de è la Cappella de' Carneſecchi, la vol-
ta della quale fu dipinta da Bernardino Poc-
cetti, e le due Statue di marmo furono
lavorate dal Caccini. La Tavola di
ceſco in atto di ricevere le Stimate, è del-
le belle opere di Piero Dandini. Nella quin-
ta Cappella adoraſi un Crocifiſſo di rilievo,
con
tini di marmo. La pittura a freſco nella
volta è di Giuſeppe Romei. Paſſato l'Al-
tar maggiore, la proſſima è la Cappella che
è deſtinata per il Sacramento con la Tavo-
la del Profeta Elia in atto di dormire, e
lo sfondo di Vincenzio Meucci, allato alla
quale è la Cappella della Madonna degli
Orlandini, nella di cui volta il Volterra-
no rappreſentò il Ratto di Elia, con bel-
liſſime figure, tramezzate da Stucchi dora-
ti, opera degna di tutte le ſtime degli In-
tendenti. La Tavola è bel lavoro del Bi-
liverti. Ragguardevoli ancora ſono le due
Tavole, che appreſſo ſeguono; quella di
rio Marinari, e l'altra di San Franceſco di-
pinta da Matteo Roſſelli, ſopra le quali
Vincenzio Meucci dipinſe li due sfondi che
vi ſi veggono. Degna è la Tavola del Paſ-
ſignano, ove ha rappreſentata la venuta del-
lo Spirito Santo. Una ſingolar memoria era
già in queſta Chieſa, oggi perita, cioè il
Monumento, ſtato fatto a Salvino di Arma-
to degli Armati nel 1317. collo ſpecifico
titolo d'Inventore degli Occhiali. Nel Chio-
ſtro del Convento ſi vede in un canto, una
delle quattro Colonne che reggevano il Se-
polcro di Ser Brunetto Latini Maeſtro di
Dante, la quale ha l'Inſcrizione, che lo
dimoſtra chiaramente. Non molto diſtante
da queſta è la Chieſa di
chietti, ove l'Altar maggiore fu rimoder-
nato con diſegno di
ti di Tito vi dipinſe la Venuta de' Re Ma-
gi. La ſoffitta col Santo Titolare in gloria è
di Niccolò Nannetti, e l'ornato di Rinaldo
Botti. Di qui retrocedendo pochi paſſi tro-
vaſi il
PALAZZO, già de' Gondi, paſſato di poi
ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia
del Beccuto Orlandini, ſtato modernamen-
te accreſciuto, e ridotto alla forma, che
comodi Palazzi di queſta Città. La Sala
nella volta, e nelle pareti è dipinta per
mano di Pietro Dandini. Il Gabbiani arric-
chì un nobil Salotto con un elegantiſſimo
sfondo. Il Gherardini, ed altri Profeſſori i
più accreditati hanno dipinto l'altre ſtanze
contigue, che adornate di ſtucchi, e di pre-
zioſi arredi, rieſcono vaghe oltremodo. Sul-
la Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Mag-
giore è ſituato il
PALAZZO STROZZI, oggi de' Martini. Non
lontano da queſto è il Palazzo de' Marcheſi
Malaſpina, modernamente abbellito con
buon diſegno, e quello del
ſono oſſervabili due volte, che in una è
il Convito degli Dei, e nell'altra il ritorno
da una Caccia opere molto lodate di ma-
no di Tommaſo Gherardini. Proſſima è la
fabbrica del
SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa dalla
pia memoria del fu Monſignore Tommaſo
Bonaventura de' Conti della Gherardeſca,
Arciveſcovo di Firenze, con comodi appar-
tamenti per i Precettori, e per gli Studenti
Cherici, che vi ſi allevano. All'ingreſſo
della ſeconda porta è degno d'eſſer veduto
un Crocifiſſo di bronzo di
ſtino Cerretani, Canonico della Metropo-
litana, in memoria del Canto e delle Ca-
ſe de' Cerretani, che furono quivi, e rima-
ſero ſerrate nella nuova Fabbrica di queſto
Seminario. Tornano vicine le abitazioni de-
gli Ebrei dette il
GHETTO, ove per avanti era un'infame
poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrit-
tori citati dal Baldinucci nella Vita del
Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato amplia-
to con abitazioni aſſai comode. Appreſſo è il
MERCATO VECCHIO, ſono nel recinto di
queſta Piazza, oltre un gran Tabernacolo
con un'antica Immagine di Maria Santiſſi-
ma dipinta da Iacopo da Caſentino, tre an-
tichiſſime Chieſe, tra le quali la Prioria
di La Ta-
vola del maggior Altare è di mano dell'Em-
poli, ai due laterali vi è, in uno il Croci-
fiſſo e nell'altro un Quadro di maniera gre-
ca de' più antichi, che ſiano nella Città. L'al-
ltra che le reſta in faccia è Santa Maria in
Campidoglio Parrocchia ſoppreſſa, ed ora da-
ta ai Fratelli della Compagnia di
Maddalena de' Pazzi, e dall'altra parte lun-
go il corſo è
Quivi ſi vede ſopra una Colonna di gra-
ſcolpita da
è una Loggia deſtinata alla vendita del pe-
ſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Co-
ſimo I. e dipoi modernamente accreſciuta.
In piccola diſtanza dal Mercato, vi ſono
due altre antichiſſime Chieſe, che da una
parte, una dedicata a
dall'altra
oggi rimodernata. Come ancora altre tre
ſimili in Via dei Calzaioli, cioè
no, San Bartolommeo, e
Eſſendoſi aumentata la Popolazione in Fi-
renze furono incominciate a fabbricarſi del-
le Caſe nella parte che rimane di là dal
Fiume, e furono edificati in varj tempi
quattro Ponti, i quali dipoi caduti nella
rovinoſa inondazione, che ſeguì l'anno 1333.
furono fatti reſtaurare coll'induſtria, e mo-
dello di Taddeo Gaddi, e in altri tempi
rinnovati, come diremo a ſuo luogo; così
di queſta parte, che rimane di là d'Arno,
ragioneremo, con quella ſteſſa brevità, col-
la quale abbiamo ſinora proceduto. Pertan-
to inviandoci verſo il
PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345.
col diſegno, e aſſiſtenza di Taddeo Gaddi
come nel Cartello affiſſo alla Loggia di eſſo
giorno ſi legge:
Il Ponte cadde per diluvio d'acque
Poi dodici anni come al Comun piacque
Rifatto fu con queſto adornamento.
Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una
STATUA di marmo, Greca, aſſai bella
chiamata Aleſſandro Magno; ma non è che
Aiace. A man ſiniſtra ſi trova la Via de'
Bardi, in cui ſono le Caſe dei Mannelli,
de Girolami, de Maſetti, de Federighi, e
del
SANTA MARIA SOPR' ARNO, nella quale
è una bella Tavola dell'Empoli, rappre-
ſentante un miracolo di Maria Vergine, ed
all'Altar maggiore una Nunziata antica, e
di gran bellezza. Avanzando ſi giunge al
PALAZZO del fu Senator Conte Ferrante
Capponi, fatto edificare dal famoſo Niccolò
da Uzzano, col diſegno di Lorenzo di Bic-
ci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo
Niccolò, opera di Donatello, con iſcrizio-
ne adeguata a così potente Concittadino;
ſiccome appiè della ſcala un Leone di por-
fido, che è creduto opera degli antichi E-
truſchi, e dipoi ſi trova l'abitazione de' Ca-
nigiani, indi la Chieſa di
Mozzi, ſtata ora rimodernata ed abbellita
dal vivente Cavalier Giulio, la quale eſ-
ſendo ſtata alzata nell'antico a foggia di
Palazzo, o ſia di Torre con merli, moſtra
quella magnificenza, che fu capace di dar
ricetto nel 1273. al Pontefice Gregorio X.
e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Ma-
labranca, Legato del Papa, ſpedito dal Pon-
tefice Niccola III. Orſini ſuo Zio per fer-
mar la Pace tra Guelfi, e i Ghibellini. Quin-
di proſeguendo il cammino per il Fondac-
cio di San Niccolò, ſi trova il Palazzo de'
Gianni, e quindi la
CHIESA PRIORALE DI SAN NICCOLÒ, det-
ta d'Oltrarno, nella cui facciata è collo-
cata l'iſcrizione contenente la memoria del-
la deplorabile inondazione, che fece l'acqua
d'Arno nella Città nell'Anno 1557. nei ſe-
guenti verſi latini:
procellis,
Huc tumidis præceps irruit Arnus aquis,
Proſtravitque ſuæ, ſpumanti gurgite, Floræ
Oppida, agros, fontes, moenia Tem-
pla, viros.
Entrando in queſta Chieſa troveremo a mano
deſtra di Aleſsandro Allori l'Abramo in at-
Nella ſeconda
Cappella, di Batiſta Naldini la Preſentazio-
ne al Tempio. Accanto al Pulpito, da Ia-
copo di Meglio dipinta la Venuta dello Spi-
rito Santo, e dal Poppi colorito lo Spoſa-
lizio di Maria Vergine alla Cappella de
Bianchi. All'Altar maggiore vedeſi la Ta-
vola dipinta da Gentile da Fabriano. Nella
contigua Cappella il
te è dell'Empoli. La Nunziata che è alla
Cappella de' Guardini è opera di Aleſſan-
dro Fei detto del Barbiere. Alla Capella
poi de' Naſi trovaſi altra Tavola del Poppi
nella quale è effigiato il Figlio della Vedo-
va di Naim reſuſcitato da Criſto. Ne ſegue
poi all'Altar de' Parenti il Martirio di
Caterina, di Aleſſandro Allori. Accanto
a queſta è la Cappella de' Paolini ai quali
dipinſe l'Empoli Iddio Padre con diverſi
Santi. E finalmente alla Cappella oggi dei
Marzimedici è del Curradi il San Niccolò
che reſuſcita un Bambino. In queſta Chieſa
fu ſepolto il tanto celebre Bernardo Buon-
talenti. E preſſo ad eſſa è il
PALAZZO de' Serriſtori molto magnifico. Di
faccia a queſto vedeſi il Palazzo de' Baroni
del Nero, alzato col diſegno di Baccio d'
lo di Tommaſo del Nero, proſſimo è il
PONTE A RUBACONTE DETTO ALLE GRA-
ZIE per una Cappella di grandiſſima devo-
zione detta
dronato dei Signori Alberti, dei quali è il
Palazzo oppoſto, di freſco rifatto, ed am-
pliato; Dirimpetto al Palazzo del Nero era-
vi la Caſa de' Padri Miniſtri degli Infermi
che preſentemente abitano la Caſa degli
Scolopj, comecchè in luogo più comodo.
In faccia a queſta Chieſa, ora Confraterni-
ta di uomini Secolari detti i Lanternini vi
è l'
ABITAZIONE de' Rondinelli già Scarlatti,
Archìtettura di Alfonſo Parigi. Dalla det-
ta Piazza de' Mozzi dirigendoſi verſo il Pon-
tevecchio a mano ſiniſtra ſalendo ſi trova
la Chieſa di
da, fatta fabbricare dalla
dama Criſtina di Lorena moglie del Gran-
duca Ferdinando I.; Principeſſa di gran pru-
denza, bontà, e vita eſemplare. Nella ſe-
conda Cappella a man dritta, il
da Tolentino è opera di
ni. All'Altar Maggiore, di nobili marmi
arricchito vedeſi la Tavola di
po Vignali il
conda Cappella a man ſiniſtra. Di quì dato
uno ſguardo alla delizioſa veduta della ſot-
topoſta Città, e dell'adiacenti Colline, paſ-
ſeremo allo
SPIRITO SANTO Chieſa molto adorna di
ſtucchi dorati, lavorata con diſegno di
Batiſta Foggini. A mano deſtra trovaſi di
Tommaſo Redi una Tavola rappreſentante
Segue la Tavola di
di perdonare al nemico, opera del Paſſi-
gnano. La Tavola della depoſizione di Cro-
ce, e lo sfondo è di Aleſſandro Gherardi-
ni. La Madonna con
copo Vignali; corona la vaghezza, e pre-
zioſità di queſta Chieſa all'Altar maggiore
la Venuta dello Spirito Santo opera di An-
ton Domenico Gabbiani; di quì paſſando
alla Chieſa di
vole, in una delle quali Ridolfo del Ghirlan-
daio dipinſe
altra che è a dirimpetto, il medeſimo eſpreſ-
ſe il miſtero dell'Annunziazione. I tondi
che ſtanno ſopra di ambedue ſono dello ſteſ-
ſo pennello. Al maggiore Altare vedeſi la
Franceſcano, opera del Cavalier Mazzanti
di Orvieto. Di quì ſcendendo, ſi trova la
Caſa del
un copioſo Muſeo di Quadri originali, Scul-
ture, Medaglie, ed altre antiche rarità, e
dipoi proſeguendo ſi arriva alla Chieſa di
SANTA FELICITA, ſulla di cui Piazza eſi-
ſte una Colonna di granito, ſopra la quale
vi è la Statua di San Pietro Martire, eret-
ta quivi ad onor ſuo dall'antica famiglia
de' Roſſi nel Secolo XIII. per aver eſſo in
Firenze, colla ſua predicazione, ed eſem-
pio, fatto gran frutto, ed anco in ſegno
delle vittorie avuteſi da' Cattolici contro gli
Eretici Manichei. La detta Statua del Santo
Martire poſta in luogo dell'antica, che vi
era, quaſi disſatta dal tempo è di mano
d'Antonio Montauti. Entrando nella Chie-
ſa, rifatta col diſegno di Ferdinando Rug-
gieri, troveremo a man deſtra la Tavola
della Cappella de' Capponi, di mano di Ia-
copo da Pontormo, come altresì i tondi de'
quattro Evangeliſti che ſono nella tribu-
na, e l'Annunziazione di Maria che è nel-
la parete; ed evvi un Ritratto di San Car-
lo Borromeo d'eccellente pennello, collo-
cato in un ornamento di pietre di gran pre-
Dopo di eſſa viene la Cappella de Nerli,
ove ſi vede l'antica Tavola di
ta con i ſette figliuoli martiri, dipinta da
Neri di Bicci l'anno 1468.. Ne ſegue la
Cappella di
Ferdinando Vellani da Modena. Contiguo
a queſta è l'Altare del Crocifiſſo ſcultura
ſtimabile, d'Andrea da Fieſole. La Cappel-
la maggiore era già fatta col diſegno del Ci-
goli, che fu unita con la nuova fabbrica,
adorna con tre Tavole degne di ſtima, e
ſpecialmente quella della naſcita di Criſto
che è opera di Gherardo Vanhonthourt Fiam-
mingo, la Crociſiſſione è di Lorenzo Carlet-
ti, e la Reſurrezione di Antonio Tempe-
ſti. Le pitture della volta e pareti ſono di
Michelagnolo Cinganelli. Dopo queſta alla
prima Cappella della Crociata, è di mano
di Pietro Dandini lo Spoſalizio della Madon-
na, e alla ſeconda Carlo Portelli dipinſe la
Trinità con alcuni Santi, Tavola, che ſtava
a un piccolo Altare dell'antica Chieſa, poi
da Ignazio Hugford notabilmente da ogni
parte ingrandita. Appreſſo ſegue l'Altare
della Comunione, arricchito di marmi, e
della ſtimatiſſima Tavola del Volterrano,
ove ha dipinto l'Aſſunzione di Maria, e
Maria Maddalena de' Pazzi, e in un pila-
ſtro vi è di Moſaico un belliſſimo ritratto
di Aleſſandro Barbadori; opera di Marcel-
lo Provenzale. Sceſo il Presbiterio ſotto
l'organo ſi trova la Cappella di Santa Ber-
ta de Bardi con una bella Tavola di Vin-
cenzio Dandini, che tenne il celebre Gab-
biani al naturale per il volto della detta
Santa mentre era allora ſuo Scolare e Gio-
vanetto. Belliſſima poi è la Tavola di
Luigi Re di Francia che ne ſuccede, ope-
ra di Simone Pignoni. Dopo la quale è di
mano di Ignazio Hugford quella dell'Ar-
cangelo Raffaelle in atto di far render la
viſta al buon Vecchio Tobbia per mezzo
del ſuo figliuolo. Vi è poi il Martirio di
Si trova in
ultimo la Cappella de Canigiani con tavo-
la pareti di mano di Bernardino Poccet-
ti. La qual Cappella con l'altra dalla par-
te oppoſta reſtano ſotto al Coretto di
cuni tempi ad aſſiſtere alle Sacre Funzioni
per via del corritoio che reſta ſopra la log-
gia, nella parete della quale a ſiniſtra ve-
deſi collocata la memoria d'Arcangela Pal-
ladina celebre Pittrice, e Muſica col di lei
giardini. E quella a mano deſtra del Car-
dinale de' Roſſi Nipote di Leone X. col di lui
ritratto ed epigrafe ec. dopo aver oſſerva-
te molte antichiſſime Iſcrizioni affiſſe nella
parete entro il Cortile del Convento ritro-
vate ſottoterra nel rifacimento della Chie-
ſa, di quì proſeguendo verſo la via Guic-
ciardini trovaſi il
PALAZZO già de' Franceſchi, al preſente dei
Dragomanni, fatto con diſegno di Anton
Ferri, internamente molto ornato di Pitture,
quindi il Palazzo de' GUICCIARDINI, che
include l'antica Abitazione, dove nacque
San Filippo Benizj, del che è la memoria
nella facciata, ed in appreſſo ſi giunge al
PALAZZO di
moſi Edifizj, che ſi veggano in tutta l'Ita-
lia, e fuori, come affermano molti eruditi
Scrittori, e maſſimamente Filippo Baldinuc-
ci nella deſcrizione del nuovo modello, e
diſegno, che già fece di queſto Palazzo il
virtuoſiſſimo Paolo Falconieri. Queſto ſì mae-
ſtoſo edifizio venne incominciato col diſe-
gno di Filippo di Ser Brunelleſco a ſpeſe
di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e
però è ſtato detto fino al dì d'oggi de' Pit-
ti; quantunque fino dal tempo del Granduca
glie, che lo comprò, diveniſſe abitazione
de' Granduchi Regnanti. Di queſto Edifizio
adunque dovendo noi ragionare, difficilmen-
te potremo in un breve riſtretto tutte le ſue
parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue,
e le Pitture inſigni, che nobilmente l'ador-
nano, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi
trovano, e lo rendono mirabile, e ſingola-
re. Primieramente la Facciata di queſto Pa-
lazzo lunga braccia 250. in circa, ed alta
a proporzione, è tutta incroſtata di bozze
di pietre forti, d'ordine ruſtico, ma così
ben diviſato, che vi riſplende una maeſto-
ſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta
la Loggia, ed il Cortile, fatto con diſegno
dell'Ammannato, perchè mutato l'ordine
della prima Architettura, con tale avvedu-
tezza però, che non diſconveniſſe all'Ope-
ra già cominciata, ſi vede il primo Appar-
tamento di forma Dorica, il ſecondo d'or-
dine Ionico, ed il terzo di Corintio, tutti
e tre adornati di varie Colonne, di belliſſimi
Fregi, e d'un ricchiſſimo Cornicione. In fac-
cia poi del Cortile, v'è una grotta, dentro
la quale ſi trova una Peſchiera di forma
ovata, con vari zampilli d'acque, le quali
pare che ſcaturiſcano dalla terra al cenno
Statua di porfido. Adornano ancora la Fac-
ciata due altre Pile con ſue Fontane va-
gamente intagliate; come altresì due gran-
di Statue di marmo, che una rappreſenta
Paſquino, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra
Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di
maniera Greca molto ſtimate. Vedeſi una
Fonte ſopra la grotta al pari del primo pia-
no di queſto Regio Palazzo, ed un gran Vi-
vaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti di
marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo una
gran tazza, nella quale verſano in copia le
acque da varie bande, perlochè non poco
è il diletto, che di ſubito arreca queſta Fon-
tana a chi entra nel mentovato Cortile. Paſ-
ſando poſcia ne' Reali Appartamenti, vedre-
mo coſe di maraviglia. Sono le Stanze dell'
Appartamento Granducale, e molte altre,
tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran par-
te ſono dipinte di mano dei più rari, ed ec-
cellenti Maeſtri, fra i quali principalmente
s'annovera Pietro da Cortona, Ciro Ferri,
Giovanni da
nardino Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed
altri. Bene è vero però, che s'io voleſſi
ad una ad una deſcrivere tutte le ſtanze, e
l'infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano
namenti, e aggiunte ſtatevi fatte, e che
attualmente ſi fanno dal Regnante noſtro
Real Sovrano, non un breve racconto, ma
un intero volume ſi richiederebbe. Baſterà
ſolo accennare, che i più ricchi prezioſi ad-
dobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qua-
lunque gran Regia ſi poſſono deſiderare, quì
ſi trovano in grandiſſima copia, come potra
meglio ocularmente conoſcerſi dalla ſceltiſ-
ſima, e copioſa quantità di quadri dei più
ſingolari, e più rinomati Autori del Mondo.
Dal Palazzo faremo paſſaggio al contiguo
GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e de-
lizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Cit-
tà, avvegnachè la magnificenza coll'ame-
nità, l'abbondanza coll'induſtria, nobil-
mente in queſto luogo gareggiano. La ſua
circonferenza fino alle mura della Città per
lunghiſſimo tratto ſi ſtende, nella quale il
colle, e il piano, il domeſtico, e il ſalvatico
ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, co-
me ſi vede, in boſchetti, in prati, in lun-
ghi viali, e fontane. Lo adornano moltiſſi-
me Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori
d'ogni ſorta, e d'infinite piante d'agrumi,
eſſendo ſtato infinitamente abbellito, e che
di continuo d'ordine del noſtro munificen-
go, e dilettevole con nuove fabbriche, viali,
e ſtatue, con molte altre delizie che all'
amenità del luogo richiedonſi. Vedeſi dun-
que in faccia alla gran porta che mette in
eſſo in primo luogo una grotta, ne' quattro
angoli nella quale, col diſegno, ed inven-
zione del Buontalenti furono collocate quat-
tro Statue di marmo di mano di Michela-
gnolo Buonarroti; ma però ſolamente ab-
bozzate, le quali doveano ſervire pel ſe-
polcro di Papa Giulio II. e che dal Nipote
di Michelagnolo furono donate al Granduca
Franceſco. Vi ſono in oltre alcune Statue d'
altri famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la
Grotta, che adornata di ſpugne lavorate in
varie forme, nella rozzezza di quei materia-
li dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha
la volta tutta dipinta di mano di Bernardino
Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre inven-
zioni, che in un medeſimo tempo reca terro-
re, e diletto avvegnachè quell'ingegnoſo
Pittore, aiutato in parte da una naturale a-
pertura, che reſta nella volta, finſe, che la
medeſima volta ſembraſſe di rovinare, e che
da quelle feſſure uſciſſero varj animali, i qua-
li non dipinti, ma veri, e naturali raſſembra-
no. Quindi ſi ſale ad un Teatro, che riſponde
in forma di mezzo ovato, nel quale, per i
paſſati tempi, belliſſimi ſpettacoli, e feſte
magnifiche ſono ſtate rappreſentate con gran-
de applauſo. In faccia a queſto per un ampio
ſtradone ſi ſale ad un altro belliſſimo Tea-
tro avente un gran Vivaio, nel mezzo tutto
rimodernato, ed abbellito al quale ſopra va-
rj moſtri Marini di marmo fatti da Stoldo Lo-
renzi, vedefi un Nettuno di Bronzo opera
molto lodata dagli intendenti, dopo di que-
ſto per lunghi viali tutti coperti di piante, e
per un largo, e ſpazioſo ſtradone ornato di
belle Statue, ſi giunge ad una Fontana iſola-
ta, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa
ſi può vedere. Sopra una Tazza di Granito,
larga dodici braccia per ogni verſo cavata
da un ſolo pezzo, ſi vede una Statua di mar-
mo Giganteſca figurata per l'Oceano, a piè
della quale tre altre Statue a ſedere, ſignifi-
canti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufrate,
che verſano gran copia d'acqua nella Taz-
za, da cui per ſotterranei condotti paſſa ad
altre fonti, ed in vari ſcherzi per il Giardi-
no ſi ſparge.Or queſta belliſſima opera, fu
dal celebre Giovanni Bologna condotta con
tale eccellenza, che reſta in dubbio chi la
vede, ſe più debba lodarſi, o la rara inven-
che l'altra in perfetto grado s'ammirano.
Del reſto chi deſideraſſe avere una deſcrizio-
ne di tutte le Statue, che ſono ſenza nume-
ro ſparſe per il Giardino, molte delle quali
furono lavorate da maeſtri eccellenti, e l'al-
tre coſe più ragguardevoli, che lo adornano,
potrà leggere le notizie di queſto, raccolte
da Gaetano Cambiagi in un libretto ſtampa-
to a parte. Ma dopo avere ammirato il Re-
gio Palazzo, e Giardino di
Uſcendo poi dalla Porta detta di ANNA-
LENA, trovaſi ſotto tal nome il
NOBILE MONASTERO di Religioſe dell'
fu reſtaurata col diſegno di Antonio Ferri,
vedeſi la ſoffitta arricchita di uno sfondo di
mano di Anton Domenico Gabbiani, adorno
d'architettura da Romualdo Botti, ed il pic-
colo sfondo entrando, ſotto il coro delle Mo-
nache, opera d'Antonio Puglieſchi, e la tri-
buna della Cappella Maggiore dipinta da
Pietro Dandini. Vi ſono due Cappelle per par-
te di ordine compoſito con colonne di pie-
tra ſerena, in una delle quali vi è un anti-
ca Immagine di rilievo del Crocifiſſo in mol-
ta venerazione, e nelle alter tre, ſi vedono
pregiatiſſime tavole antiche una delle qua-
la naſcita del Bambino Gesù; In faccia a
queſta il
di mano del Bronzino, e nell'altra della
ſcuola del detto Lippi vi è eſpreſſa l'An-
nunziazione di Maria. Di quì eſcendo, ſi tro-
va la Chieſa Parrocchiale di
tolino detta volgarmente Serumido e ivi ac-
canto la Compagnia è ſtata nel 1776. tutta
dipinta a freſco per l'architettura di Do-
menico Stagi, e le figure di Pietro della Na-
ve; nello sfondo ſi vede Maria
gilanza, e le ſette Virtù, e proſeguendo
verſo la Porta Romana, e in viſta della me-
deſima trovaſi proſſimo alla Porta ſuddetta
l'antico Oratorio di
Batiſta, detto la
CALZA, Chieſa antichiſſima ſtata abitata
prima da Religioſe Geroſolimitane, ed in
ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſoppreſſi,
è ridotta prebenda abbaziale. In queſta Chie-
ſa oltre la bella tavola del Ghirlandajo,
ſono un Criſto in Croce, ed una Pietà,
opere eccellenti di Pietro Perugino, ſicco-
me un Orazione all'Orto dello ſteſſo, che
dalla Chieſa è ſtata trasferita nel Coro do-
ve è l'
quale ancora è la tavolina di Gesù buon Pa-
ſtore, che ſtà all'Atare di una Cappella de'
Preti che fanno gli Eſercizj Spirituali. Eſ-
ſendo d'antico Convento di preſente Caſa
di Eſercizj dei
gazione di Gesù Salvatore, è ſtato da eſſi
con la detta Chieſa rimodernato, e queſto
rifatto quaſi dai fondamenti. Vedeſi nel Re-
fettorio ora tutto dipinto dal Gherardini,
Zocchi, Gricci, e Mannaioni, un Cenacolo
a freſco di mano del Francabigio, molto
ſtimato dagli Intendenti. E prima di torna-
re in dietro per la ſtrada di Boſſi, è da oſ-
ſervarſi in faccia alla Porta, una ſingolariſ-
ſima opera di Giovanni da San Giovanni, ove
ha in una Femmina veſtita di regio amman-
to effigiata Firenze, con attorno altre fem-
mine che ſimboleggiano le Città provinciali
in atto di render tributo alla loro Regina;
e proſeguendo il detto viaggio trovaſi
SANTA CHIARA, dove ſono, fra l'altre
due Tavole di molta ſtima. Il Criſto mor-
to di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Cre-
di la Natività del Signore. Dirimpetto al-
la detta Chieſa è quella delle CONVERTITE,
dov'è di mano del Poccetti la Natività del
Signore, e la depoſizione della Croce ſic-
ſtia; il Crocifiſſo all'Altar maggiore, è la-
voro di Baldaſſar Vermoſſer Fiammingo; in
eſcir dalla Chieſa laſceremo a man ſiniſtra
per brevità la Chieſa delle Religioſe della
Nunziatina, e Conſervatorio già delle Men-
dicanti. E ſeguitando il viaggio incomin-
ciato, troveremo l'Abitazione del Balì del
Roſſo, e di quì proſeguiremo verſo il can-
to alla Cuculia ove è ſituato il Collegio de'
PADRI BERNABITI, che vi tengono pub-
bliche Scuole.La loro Chieſa è tutta va-
gamente dipinta d'architettura dallo Sta-
gi, lo sfondo nella ſoffitta da Sigiſmondo
Betti, e da Giuſeppe Zocchi la tribuna del-
la Cappella maggiore, al di cui Altare la
Tavola rappreſentante
queſta Chieſa, viene da Andrea Comodi.
Quella a mano deſtra, entrando, ove è ef-
figiato San Giovanni Nepomuceno, è ope-
ra d'Ignazio Hugford, di cui pure ſono li
due medaglioni rappreſentanti il martirio,
e la morte del detto Santo, come ancor
l'Angelo Cuſtode in un piccolo ovato ſul
grado dell'Altare: in faccia a queſto Pie-
tro Marcheſini ha dipinto il Beato Aleſſan-
dro Sauli; li due medaglioni ſono del pre-
detto Giuſeppe Zocchi. Di quì paſſando di-
ſa delle nobili
RELIGIOSE di
una belliſſima tavola d'Aleſſandro Gherar-
dini, rappreſentante Maria Santiſſima che
porge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo
sfondo nella volta è di mano dell'Ulivelli.
Di quì proſeguendo ſi trova la Chieſa dei
Padri Carmelitani detta il
CARMINE, queſto vaſtiſſimo Tempio il più
ricco d'eccellenti Pitture, che foſſe in que-
ſta noſtra Città, sì a freſco ſulle pareti, che
a olio nelle tavole di ogniuna delle Cap-
pelle, fu con doloroſa perdita diſtrutto dal
fuoco nella notte del dì 28. Gennaio 1771.
Chi poi voleſſe la deſcrizione delle Tavo-
le, che rendevano sì adorna queſta Chie-
ſa, la troverà nel Borghini, nel Bocchi, nel
Padre Richa, e nella prima edizione di que-
ſto noſtro Antiquario. Un piccol numero di
dette Tavole reſtaron ſalve dal fuoco poi-
chè trovavanſi ripoſte nella Sagreſtia, e non
come tutte l'altre, che ſtavano ammaſſa-
te in alcune Cappelle della Crociata. Quì
ſoltanto potremo aggiungere la deſcrizione
di quel che in tale Incendio reſtò godibi-
le. E in primo luogo della nobile e magni-
attualmente il Corpo incorrotto di
drea già Priore di quel Convento, poi Ve-
ſcovo di Fieſole, e Antenato di sì illuſtre
Proſapia, quale reſtò illeſo tra l'Incendio,
tanto che la mattina durante il fuoco pu-
re ebbero campo i Religioſi di traslatarlo
nel loro Convento. La qual Cappella, non
oſtante le altiſſime fiamme, che vi furono,
per il molto legname, oltre a due delle mi-
gliori tavole di Chieſa che vi eran ripoſte,
non reſtò tanto danneggiata da non poterſi
rimettere nella ſua primiera bellezza, co-
me di preſente a ſpeſe dell'eccellentiſſima
Caſa Corſini ſi ſtà facendo riaccomodare, ed
abbellire. Queſta fu condotta con diſegno
di Pier Franceſco Silvani, tutta incroſtata
di marmi bianchi di Carrara, e di miſti di
Seravezza, con Pilaſtri, Fregi, e Cornicione
d'Architettura compoſita. In faccia, e quaſi
ſopra all'Altare, il quale rimane alquanto
iſolato, è una Tavola di marmo bianco, la-
vorata con grande eccellenza, di alto rilie-
vo da
il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſer ra-
pito al Cielo da varj Angioletti. Sopra a
queſta ſi vede Iddio Padre, parimente ſcol-
pito in marmo da Carlo Marcellini Sculto-
ſtà ripoſto il Sacro Corpo, un Baſſorilievo
d'argento d'eccellente lavoro. Anche nel-
le due bande laterali ſono due Tavole di
marmo di mano dello ſteſſo Foggini, in una
è figurato il Santo diſceſo dal Cielo per aſ-
ſiſtere all'Eſercito Fiorentino, quando nella
battaglia d'Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò
l'eſercito di Filippo Viſconti Duca di Mi-
lano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo
Generale: e nell'altra ſi rappreſenta, quan-
do nel celebrare la prima Meſſa gli com-
parve la Santiſſima Vergine con grandiſſi-
mo ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il
Santo quelle parole:
elegi te, & in te gloriabor. La Cupola è
tutta dipinta da Luca Giordano. Non paſ-
ſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che qui-
vi ſi trovano degli Uomini Illuſtri di que-
ſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Porpo-
rati, il primo Piero Corſini Veſcovo di Vol-
terra, e poi di Firenze, e l'altro Neri Cor-
ſini Veſcovo d'Arezzo, Zio del Sommo
Pontefice Clemente XII. Eſcendo da queſta
Cappella a mano deſtra, trovaſi quella del-
la Comunione,dove Gherardo Starnina an-
tico, ed eccellente Pittore ha eſpreſſi varj
fatti della Vita di
di Maſolino da Panicale nella Cappella Bran-
cacci, e di Maſaccio ſuo Diſcepolo, che
vinſe di gran lunga il Maeſtro, e fu il pri-
mo che apriſſe la ſtrada alla buona manie-
ra, e alla perfezione dell'arte da cui l'han-
no appreſa i più ſublimi Maeſtri, i quali
tutti ſtudiarono dall'opera di Lui nella det-
ta Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra
Bartolommeo di
Andrea del Sarto, Raffaello d'Urbino e tan-
ti altri, come leggeſi nel Vaſari La pre-
ſente nuova Chieſa è ſtata eſeguita col di-
ſegno del fu Giuſeppe Ruggieri tutta in
volta reale, la quale ſtà di preſente dipin-
gendoſi dai bravi pennelli del
pe Romei per le figure, e del
nico Stagi per la vaga Architettura, come
pure la gran Tela dell'organo rappreſentan-
te la Beatiſſima Vergine del Carmine in at-
to di dare il ſacro abito a
alta braccia 14. è di mano di detto
mei. Il diſegno dell'incaſſatura del nuovo
Organo è del
tetto eſeguito coll'intaglio da Pietro Per-
tici. L'Organo poi è qualche coſa di ſor-
prendente, e de' migliori di queſta Città la-
vorato dal nobile ed abiliſſimo
Alla bel-
lezza, e grandezza di queſta Chieſa corrl-
ſponde il Convento capaciſſimo di gran nu-
mero di Religioſi, che di continovo vi di-
morano. Ha due Chioſtri molto ſpazioſi,
in uno de' quali è dipinta dal Bettini, e dall'
Ulivelli la vita del gran Profeta Elia, e di
varj Santi Carmelitani; e nel ſecondo v'è
una lunetta belliſſima del Poccetti, che rap-
preſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo
per avvampare il Sacrifizio offerto da Elia
al vero Dio. Uſcendo da queſto Chioſtro,
in fondo alla ſtrada, che ſi vede a mano ſi-
niſtra, ſi trova il Monaſtero delle Religio-
ſe di
Chieſa aſſai moderna ſi vede all'Altar mag-
giore la Tavola del detto Santo dipinta da
Ignazio Hugford, e le due laterali che ſo-
no di Giuſeppe Grifoni. Alla Chieſa del Car-
mine è vicina quella di
SAN FREDIANO antica, e Collegiata di
Canonici, nella quale ſi trovano alcune Ta-
vole di mano di ragguardevoli Maeſtri, tra
le quali, la prima a mano dritta, nella qua-
le Pier di Coſimo ha rappreſentata Maria
Santiſſima col Bambino Gesù, che ſpoſa
Caterina, dipoi di Domenico Paſſignano,
quella di Criſto, che riſana il Paralitico.
Se-
Segue del Ghirlandajo una Pietà con San
Girolamo e San Frediano, con un bel fre-
gio di Cherubini di Luca della Robbia. Bel-
liſſima è poi dall'altra parte la Tavola di
Lorenzo Lippi, dove con ottimo guſto ha di-
pinto il martirio di
l'altra del Crocifiſſo, opera di Loren-
zo di Credi, ove vi ſono eſpreſſi altri San-
ti, e San Lorenzo ſulla graticola. Poco di-
ſtante è la Chieſa di Ceſtello dei
MONACI CISTERCIENSI, fabbricata col di-
ſegno del Colonnello Cerruti di Roma,
giacchè l'antica era molto anguſta, e ſenza
alcun ornamento. Tutte le Cappelle ſono
decorate di ſtucchi dal Marcellini. Ed en-
trando dalla porta principale, cominciando
dalla prima a mano deſtra, dedicata a
Maddalena de' Pazzi, è opera di Giovanni
Sagreſtani. La ſeconda del Crocifiſſo è tut-
ta di mano d'Antonio Puglieſchi. La terza
ove è nella Tavola eſpreſſa la Natività di
Maria, con tutto il rimanente, è vago e
ben inteſo lavoro d'Aleſſandro Gherardi-
ni. Il quadro in teſta alla crociata col mar-
tirio di San Pietro, viene da Guido Reni.
L'altro in faccia di San Bernardo d'avanti
a Maria Santiſſima è di mano di Fabbrizio
Boſchi. La Tavola poi che è ſituata nel Co-
La Cupola è ſtu-
pendo lavoro d'Anton Domenico Gabbia-
ni, dal di cui ſingolar pennello non eſſendo
ſtati eſeguiti i peducci della medeſima, furo-
no più anni dopo la ſua morte dipinti da
Matteo Bonechi. Reſtano le altre tre Cap-
pelle tornando verſo la porta, e principian-
do da quella della Comunione, quale è di
San Bernardo, che nella Tavola vedeſi ce-
lebrante all'Altare per la liberazione dell'
Anime del Purgatorio, con tutto il reſtante
che fu lodevolmente eſeguito da Pietro Dan-
dini. Vaghiſſima poi è la ſeguente, tutta
opera d'Antonio Franchi, ove ha eſpreſſo
il Batteſimo di Criſto al Giordano: l'ulti-
ma Cappella è dipinta da Giovanni Ciabilli,
nella quale rappreſentò all'Altare il marti-
rio di Nel primo Chioſtro di
queſto Monaſtero vi è eretta la Statua di
tonio Montauti, e di Giuſeppe Piamontini
è quella di San Bernardo nel ſecondo Chio-
ſtro. In queſto Convento abitavano già le
Monache degli Angioli, che in oggi ſono
nel Monaſtero di Pinti, ed in queſto preſe
l'Abito, viſſe, e morì Santa Maria Mad-
dalena de' Pazzi, la cui Cella tuttavia con-
ſervata, ſi tiene in gran venerazione. Sul-
ca Coſimo III. fatto fabbricare col diſegno
di Giovambatiſta Foggini un
GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma-
gnifico, e comodo per un tal uſo. Da que-
ſto luogo faremo paſſaggio al Palazzo dei
Capponi dove è anche oſſervabile un Mu-
ſeo copioſo di coſe naturali. Quindi al
PONTE ALLA CARRAIA ſtato fabbricato nel
1218., e camminando verſo il Fondaccio di
lazzo del Conte Pecori di vaga ſtruttura;
al quale è contiguo il Palazzo de' Marcheſi
Rinuccini, la di cui facciata è diſegno di
Lodovico Cardi Cigoli, in eſſo è una ric-
ca Quadreria, nella quale ne eſiſtono di An-
drea del Sarto, di Guido Reni, uno di Raf-
faello citato dal Vaſari, e molti altri di ce-
lebri Profeſſori. Vi è una ſcelta Libreria di
ottimi libri rari, e molti manoſcritti, con
lò sfondo dipinto da Giuſeppe Zocchi, nel
di cui veſtibolo oſſervaſi alcune antiche In-
ſcrizioni, Cippi, Urne, e Buſti: Evvi una
raccolta di Medaglie d'Oro, Argento, e
Bronzo; Gli anneſſi e altri ornati di que-
ſto Palazzo ſono di egual merito, e gran-
dezza. Poſſiedono queſti Signori tralle mol-
te rarità due belliſſimi zeffiri che uno di 53
che ſuppellettili. E ritornando per via de'
Serragli, trovaſi il Palazzo de' Caſtelli aſſai
comodo, acquiſtato ora dal Marcheſe Fe-
roni che lo va facendo ſempre più abbellire
e l'
ABITAZIONE degli Antinori, nella quale
vi ſono ben diſpoſte molte Inſcrizioni Etru-
ſche, Romane, e Greche, con altri ſtima-
bili monumenti di antichità in marmi, e
bronzi. Dietro alla quale in poca diſtanza
trovaſi la Piazza, e Chieſa di
SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno
di Filippo di Ser Brunelleſco, quell'inſigne
Architetto, col modello del quale s'am-
mirano fatte tante Fabbriche in Firenze,
ed altrove. E l'Architettura di queſto gran
Tempio d'ordine Corintio, con ſomma per-
fezione condotta, e perciò vaga, e maeſto-
ſa appariſce al pari d'ogni altro Ediſizio di
queſta noſtra Città. La ſua lunghezza a cen-
to ſeſſanta braccia ſi ſtende, e la larghez-
za a cinquantaquattro. Vien diviſo in tre
Navate, ripartite da belliſſime Colonne di
pietra bigia tutte d'un pezzo, ſopra le quali
l'Architrave, il Fregio, e il Cornicione da
pertutto nobilmente ricorrono. Con buona
ordinanza diſpoſte 38. Cappelle ſi veggono,
A man de-
ſtra vi è una antica Tavola, che credeſi
di un bravo allievo del Franciabigio, dopo
a queſta evvi un ammirabile copia in mar-
mo del Gesù morto in grembo alla Madre
di Michelagnolo, che ſtà in San Pietro di
Roma, e che fece Nanni di Baccio Bigio
ſuo Diſcepolo, in modo, che tanto è il ve-
der queſta che l'originale. Ne viene l'Al-
tare di San Niccola, la di cui figura in
legno che ſtà coperta, ſi dice del Sanſovi-
no, e ne' lati della Cappella vi ſon due
Angioli di mano del Franciabigio. Appreſ-
ſo ne viene la belliſſima Tavola dello Stra-
dano, ove ha dipinto Criſto, che ſcaccia
i profanatori dal Tempio. La Tavola di
Agoſtino, che ne ſuccede è d'Aleſſandro
Gherardini. Quindi trovaſi di Domenico Paſ-
ſignano la lapidazione di Nell'
ultima Cappella di queſta navata vedeſi e-
gregiamente ſcolpito in marmo l'Arcange-
lo Raffaello, e Tobbia con bel finimento
di paeſe, tutto lavoro del celebre Giovan-
ni Baratta. Voltando nella traverla a man
deſtra, le due Tavole, che ſi trovano, ſo-
no di Fra Filippo Lippi. Quindi paſſato il
ricco Altare della Madonna della Cintola,
e quello appreſſo, ove ſi conſerva il Cro-
di Fra Filippo, dipintavi la Vergine col Bam-
bino, e Ne ſeguita l'appari-
zione della Vergine a San Bernardo, che vi
fu lavorata da Pietro Perugino ma trasfe-
rito l'originale in Caſa Capponi da
no, vi ſi vede una perfettiſſima copia, che
ingannerebbe chiunque, fatta per mano di
Felice Ripoſo; da cui pur ſon fatti dai lati
Inol-
tre vengono due Cappelle, che in una di-
pinſe il Sagreſtani lo Spoſalizio della Ma-
donna, e nell'altra Gaetano Gabbiani il
San Niccolò, che reſuſcita i tre fanciulli
ucciſi da un oſte. Voltando poi dietro al
Coro vi ſono altre otto Cappelle, nella pri-
ma è di Aurelio Lomi Piſano la Viſita de'
Magi con belle ſtoriette nel grado dell'Al-
tare: E appreſſo vi è la Vergine con alcu-
ni Santi, di mano di Giotto; contigua a
queſta viene una Tavola di Sandro Botti-
celli; appreſſo vedeſi la belliſſima Tavola
de' Martiri fatta con grande ſtudio da Aleſ-
ſandro Allori, di cui pure al ſeguente Al-
tare è ammirabile quella dell'Adultera pre-
ſentata a Criſto. Vien poi di mano del Vi-
gnali la Beata Chiara da Montefalco nell'
atto di ricever la Comunione per mano di
pelle, con piccole Tavole antiche; e vol-
tando all'altra Tribuna, e paſſate le al-
tre tre ſuſſeguenti Cappelle, è da oſſervarſi
all'Altar del Sacramento l'architettura, le
piccole Statue, i Baſſirilievi, tutto lavo-
rato in marmo dal celebre Andrea Contuc-
ci da Monte
tre Cappelle trovaſi di mano di Benedetto
del Grillandajo il portar della Croce. E
rientrando nella Navata, alla prima Cap-
pella ornata di prezioſi marmi, vedeſi la
bella Tavola di Agnolo Bronzino, ove ha
figurata l'apparizione di Criſto alla Mad-
dalena, e più oltre nella ſeconda trovaſi
di mano del Roſſo, la Vergine, il San Ba-
ſtiano, ed altri Santi, l'originale di cui
trasferito nel Palazzo Reale, fu quì poſta
la belliſſima copia, che ſi vede di mano
del Petrucci; E paſſato l'Organo, di Ri-
dolfo del Grillandajo è la Tavola di
na, con la Vergine, e varj Santi, dopo la
quale da Rutilio Manetti ſi trova effigiato
limoſine ai Poveri: ne ſegue la Tavola del
Beato Giovanni da
Naſini. Nella penultima Cappella è un eſat-
tiſſima copia di Taddeo Landini del Criſto
di mano di Michelagnolo Buonarroti ſtà
in Roma nella Chieſa della Minerva; all'
ultimo Altare vi è la Reſurrezione di Cri-
ſto, che credeſi della ſcuola del Franciabi-
gio. Che diremo poi della Cappella mag-
giore, quanto bella per l'Architettura, al-
trettanto per la materia magnifica, e ric-
ca? Reſta ella in mezzo della Tribuna, da
ogni parte iſolata, ed ha la forma d'un
piccolo Tempio, ergendoſi ſopra varie bel-
liſſime Colonne una Cupoletta, ſotto la
quale è ſituato l'Altare lavorato di pietre
dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare
artifizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſſo
lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di
figura ottagona, tutto di marmi carrareſi,
e ornato di varie Statue di marmo ſcolpi-
te da Giovanni Caccini, che diè il model-
lo di tutta queſt'opera, nella quale dalla
Famiglia Michelozzi, che ne fu la Fonda-
trice, grandiſſime ſomme furono impiega-
te. Dalla banda ſiniſtra rimane la Sagreſtia
con un bel ricetto avanti fabbricata col
diſegno del Cronaca, in cui tra gli altri or-
namenti, vedremo una bella Tavola di
Filippo Lippi, dove dipinſe la Vergine col
Figliuolo in collo, e con Angioli, e San-
Un'altra ſe ne trova di ma-
no di Aleſſandro Allori, con alcune Pittu-
re a freſco di Bernardino Poccetti. Ammi-
raſi il Campanile della Chieſa, condotto
col modello di Baccio d'Agnolo: Siccome
i Chioſtri, ed il Convento, nel quale ſi
trovano alcune Pitture di pregio. Ritornan-
do per la piazza, cammineremo verſo la
Chieſa di
SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri-
ma la Colonna di marmo miſtio di Seravez-
za, eretta in queſto luogo dal Granduca Co-
ſimo I., per ricordanza della Vittoria otte-
nuta nella battaglia di Marciano. Trovere-
mo in Chieſa a man deſtra la ſeconda Ta-
vola fatta da Pier di Coſimo, che rappre-
ſenta
le ne ſuccede l'Altar di
altri Santi dipinti da Iacopo Vignali. Mol-
to bella è quella che ne ſegue, ove Otta-
vio Vannino vi ha eſpreſſo
te, che riſana alcuni Infermi, vi è una Ta-
vola con varj Santi, che diceſi di Mario
Balaſſi, dopo la quale oſſervata all'Altar
maggiore la Pittura di mano del Beato
Angelico Domenicano, e laſciate le due
Cappelle laterali, potrà fermarſi ad ammi-
rar la rariſſima pittura a freſco di Giovan-
celebre Architetto. In queſta è dipinto
Felice Prete in atto di ſoccorrere
ſimo Veſcovo di Nola, moribondo per il
freddo, e per la fame; con premergli in
bocca un grappolò d'uva, miracoloſamente
trovato ſopra la neve. Seguitando verſo la
porta vedeſi una Tavola con alcuni Santi
d'avanti la Vergine, di Ridolfo del Ghir-
landajo, dopo la quale ne viene una di Ia-
copo da Empoli, che vi ha dipinta Maria
Santiſſima del Roſario, e genufleſſi
Martire, e Ne ſegue la Vo-
cazione di
Roſſelli, dopo la quale è degna di ſtima
la Tavola di Salvator Roſa, nella quale ha
figurato in tempo notturno Criſto ſull'onde
del mare, che porge la mano a
naufragante. In ultimo trovaſi il Martirio
di
proprio Altare da Iacopo Chiaviſtelli, ce-
lebre ancora nell'Architettura, e che è quì
ſepolto. Contiguo a queſta Cappella è di
mano del Ticciati il Depoſito del celebre
Pittore Antonio Domenico Gabbiani, ſic-
come dalla parte oppoſta ſi vede ancora
quello di Giuſeppe Piamontini Scultore di
gran merito. E' ſepolto in queſta Chieſa Gio-
legge vicina alla di lui opera; come pure
Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro Pit-
tori eccellenti. E proſeguendo il cammi-
no per Via Maggio, oltre le molte deco-
roſe Fabbriche trovaſi il
PALAZZO degli Zanchini, abitato da'
Feroni, dove fra l'altre coſe di pregio eſi-
ſte una Statua del Francavilla, che rappre-
ſenta Giaſone col Vello d'oro. Volgendo,
è da vedere la Chieſa chiamata di
SAN IACOPO ſopr'Arno, dove abitano i
Padri della Miſſione, ſebbene antica, è di
buona Architettura, ed è ſtata rimoderna-
ta di ſtucchi, e di Tavole. La prima delle
quali a man deſtra è di Sebaſtiano Galeot-
ti, ove è
rappreſentante il
di Agnolo Bronzino, donata non ha molto
da Aleſſandro Buonaccorſi, la terza di
Vincenzio de' Paoli, è opera di Antonio Pu-
glieſchi, la quarta della Trinità è del me-
deſimo Conti, e in ultimo di faccia alla
Navata, è di mano del Grandi l'Aſſunzione
di Maria. Nella Tavola dell'Altar maggio-
re, Pier Dandini ha figurato Criſto, che
elegge
na con gli due Tondi laterali ſono lavoro
Vi è poi l'altra Cap-
pella in faccia all'altra Navata, nella qua-
le il Ciocchi ha eſpreſſo la tentazione di
Quindi ſi trova la Sagreſtia a-
dorna di Tavole antiche: dopo la quale ne
viene la Cappella di
quadro è d'Agoſtino Veracini. Dopo di que-
ſta è degna di ſtima quella di
Veſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne ſe-
guita la Cappella della Santiſſima Nunzia-
ta, la cui Tavola è lavoro di Ignazio Hug-
ford; In ultimo trovaſi il Martirio di
cilia dipinto da Giovanni Caſini. Poco di-
ſcoſto da queſta Chieſa evvi la ce'ebratiſſi-
ma Libreria Strozziana, copioſa di rariſſimi
Manoſcritti, ſpecialmente riguardanti la Cit-
tà noſtra, ove è altresì quantità di Carta-
pecore aſſai antiche, uno ſcelto numero di
libri ſtampati principalmente d'Iſtorie. Que-
ſta è poſta nell'abitazione degli Strozzi, che
in ogni tempo hanno fatte della notabili ag-
giunte alla ſingolar collezione de' loro il-
luſtri antenati. Proſſimo trovaſi il
PONTE A SANTA TRINITA, fatto fabbri-
care dal Granduca Coſimo I., col diſegno di
Bartolommeo Ammannati, ſcultore, ed Ar-
chitetto Fiorentino, dopo l'inondazione,
che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale
Ponte. Or tale induſtria adoprò l'ingegnoſo
Architetto in queſta gran Fabbrica, che pel
parere degl'intendenti, è riuſcito il più bel-
lo, e più leggiadro Ponte, che dar ſi poſſa.
Gli fece gli Archi di figura ovata, acciò ne'
fianchi del Ponte riuſciſſe l'apertura più ca-
pace, e più vota, ed armò le pile di ſaldiſſi-
mi ſcogli con angoli acuti, perchè fenden-
doſi l'acque nel taglio degli angoli, poteſſe-
ro con maggior velocità, e ſenza punto di
reſiſtenza paſſare. E' adorno queſto Ponte di
quattro Figure di marmo, che rappreſenta-
nole quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno,
nella perſona di un vecchio ignudo, e tre-
mante, è opera di Taddeo Landini. L'Au-
tunno, e la Eſtate ſono di mano di Giovanni
Caccini, e quella della Primavera fu lavora-
ta dal Francavilla Fiammingo. Delizioſo è il
paſſeggio di queſta porzione di Fiume, tanto
dalla deſtra che dalla ſiniſtra riva, in fine del-
la quale, e preſſo al già diviſato Ponte alla
Carraia, oltre le altre belle fabbriche vedeſi
il Palazzo dei
MEDICI, modernamente rifatto ed accre-
ſciuto. E luſingandomi di aver con la pro-
meſſa brevità ſoddisfatto a quanto ſi era da
ciò che riguarda l'interno della Città.
VIDI FUOR DI FIRENZE UN ALTRA ROMA
Alla vaghezza, e nobiltà delle Contrade, e
Fabbriche, che finora brevemente ſi ſono oſ-
ſervate dentro di Firenze, corriſponde la cir-
convicina Campagna, e il Diſtretto, che
piuttoſto una continovazione dell'iſteſſa Cit-
tà ſi potrebbe con ragione chiamare, per le
molte, e cosi ſpeſſe abitazioni, che da ogni
parte, o ſia nella pianura, o nelle ameniſſime
colline, che con diſcreta diſtanza da Tra-
montana, Levante, e Mezzogiorno la cir-
condano, meſcolate con tanti belli, e mae-
ſtoſi Palazzi edificati; onde il leggiadriſſimo
Arioſto tutto ſtupore, e ſenza veruna iper-
bole, oſſervandole, cantò:
Par, che 'l terren ve le germogli, come
Vermene germogliar ſuole e rampolli.
Fußer raccolti i tuoi Palagi ſparſi,
Non ti ſarien da pareggiar due Rome.
Che dir ſi potrebbe in oggi, che dal tempo
dell'Arioſto al preſente ſono tanto creſciu-
te di numero, ed abbellite le fabbriche? La
coltivazione poi de' terreni è sì regolata, e
a tal che gli Oltramontani non hanno dubita-
to di credere i noſtri Poderi altrettanti Giar-
dini, così ben coltivati ſi vedono, e con tan-
to ordine fatte in eſſi le piantate di Viti, Uli-
vi, Gelſi, e d'ogni altra qualunque ſorte d'
Alberi, e Frutti, eſſendo ſempre mai ſtata
non minor cura de' Cittadini in tener ben cu-
ſtodite le loro Tenute, di quel che ella ſia in
tutte le più ſerie loro applicazioni; anzi mol-
ti della più fiorita Cittadinanza, ſi ſon glo-
riati di laſciare precetti, e regole, che mol-
to utili ſino a' noſtri tempi ſi provano. Un
Luigi Alamanni fece in verſi la ſua Coltiva-
zione Toſcana, e dedicolla al Re Franceſco
I. e Giovanni Vettorio Soderini, con Bernar-
do Davanzati, ci diedero profittevoli am-
maeſtramenti ſopra la poſta delle Viti. E il
dotto Pier Vettori ſopra quella degli Ulivi,
come primo Inventore dell'Uovolaie. E l'
Agricoltura di Pier Creſcenzi fu tradotta
nella Fiorentina favella, e il Tedaldi, e l'A-
driani, ed altri fecero parimente opere di A-
gricoltura. Ma ritornando al noſtro propoſi-
to, in queſta Seconda Parte, tratteremo bre-
vemente del più ragguardevole, o ſia delle
Chieſe, o delle Ville, che nel Diſtretto di
Firenze ſi trovano, e che per la facilità, o
marſi; onde uſcendo fuori della
PORTA ROMANA, detta volgarmente a San
Pier Gattolini, voltando a mano ſiniſtra, al-
la fine d'uno ſtradone coperto di Olmi ſi tro-
va la Chieſa della
MADONNA DELLA PACE, di buona Architet-
tura, già antico Oratorio delle Monache di
Santa Felicita, le quali, a contemplazione
della Granducheſſa Criſtina, lo cederono a'
Monaci di San Bernardo della Nazione Fran-
ceſe Riformati, detti Fuliacenſi, da Lei in-
trodotti in queſto Stato, fabbricando loro il
comodo Convento, che vi è, facendovi Log-
giati attorno alla Chieſa, con eſſervi mante-
nuti i Religioſi di tutto il biſognevole dalla
Caſa Reale. La Cupoletta dell'Altar mag-
giore è dipinta da Livio Mehus Fiammingo,
e il quadro della Soffitta, ove è la Madonna
con Angioli, e San Bernardo in atto di ado-
razione, con altre Figure, fra le quali una
rappreſentante la Pace, è di mano di Luca
Giordano, che unitamente alla Cupola mol-
to ſoffrì per il fuoco, che abbruciò tutto il
Coro. Tornando alla Porta della Città, ſi ve-
de quaſi incontro, la
VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo di un
lungo viale vi erano due Vivaj diviſi da un
prato e ſopra due piediſtalli vi ſtanno erette
l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle mede-
ſime l'Arme della Caſa Reale de' Medici
con quella della Granducheſſa Maria Mad-
dalena, e in altre due baſi, in quella a mano
deſtra un Leone, che con una zampa tiene un
globo, e rappreſenta lo Stato Fiorentino, e
nella ſiniſtra la Lupa, che allatta, figura lo
Stato Seneſe ſcolpite da Simone Cioli. In
diſtanza vi erano due altri Vivai che furono
non ha molto ancor eſſi rinterrati. Quivi ſi
vedono ſopra a quattro piediſtalli, le Statue
di Omero, di Virgilio, di Dante, e del Pe-
trarca. Queſto ornato dà ingreſſo al Viale ſo-
praddetto, che dolcemente ſalendo per po-
co men di un miglio, ombrato da Lecci, e
Cipreſſi poſti in bella ordinanza, conduce ad
un grandiſſimo Prato di figura ſemitonda,
chiuſo da balauſtrate di pietra con Statue
ove nell'apertura di mezzo ne ſono due di
marmo, che una rappreſenta un Atlante col
Globo ſugli omeri, e l'altra un Giove con
fulmine alla mano degne di ſtima. In teſta a
detto Prato ſi erge l'Imperial Villa di delizie
delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata, o
ornata dalla predetta Arciducheſſa Maria
Maddalena, poi dalla Granducheſſa Vittoria
ti, e preſentemente da
poldo è ſtata magnificamente ampliata dalla
parte del Giardino e del Prato, ſtato formato
due ſuperbi Appartamenti che il primo al
piano del Giardino tutto pitturato dai più ce-
lebri Pittori del noſtro tempo rappreſentan-
doviſi la Storia degl'Imperatori Romani dal-
la fondazione di Roma, e l'altro ſuperiore è
ſtato ornato di vaghiſſimi ſtucchi, lavorati
con la maggior ſottigliezza dell'Arte, come
ancora ſono ſtati fabbricati altri Quartieri, e
le cucine Reali, e tuttavia vanno fabbrican-
doſi. Queſta Villa ha due Saloni, ed è ri-
piena d'ogni ſorte di rícca ſupellettile, di
Quadri, e di altre galanterie di porcellane,
buccheri, Idoletti, e ſimiglianti rarità anti-
che, che in diverſi Gabinetti, e Mezzanini
con bell'ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono
anneſſi due Giardini con belli ſpartimenti di
fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno, e
l'altro di piante d'Aranci domeſtici; vi ſono
molte antiche, e moderne Statue, tralle qua-
li un Adone ferito di Michelangiolo di ſtraor-
dinaria bellezza. Sopra il detto Palazzo in
un Colle più rilevato in poca diſtanza ſi ve-
de un antico Monaſtero di Religioſe dell'Or-
dine di San Franceſco, detto di
SAN MATTEO IN ARCETRI; il qual Territo-
rio produce ottimi, e delicati vini, detti
Verdee, e vi hanno le loro delizioſe Ville i
Mannelli, i Cattani, i Guicciardini, i Cap-
poni, i Rinuccini, i Naldini, ed altri molti,
ſiccome i Delci, i Ricci a Pozzolatico, i Tem-
pi al Poggio alla Scaglia; la Villa de' Covoni
di magnifica Architettura, de' Nerli preſſo
ſe ſono le Ville degli Antinori, de'Conti Bar-
di, de' Grifoni, e d'altri. Tornando per la
Strada Romana ſi vedrà in primo luogo a
man ſiniſtra altro Convento di nobili Reli-
gioſe dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto
volgarmente di
SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato San
Caio, fondato dalla Famiglia de'Corſini, ove
ſi conſervano più inſigni Reliquie, e la Tavo-
la dell'Altar maggiore è di mano di Lodovico
Cigoli; ed in vicinanza l'altro detto del Por-
tico di Religioſe dell'Ordine Agoſtiniano.
In una diſcreta lontananza trovaſi voltando
verſo la parte di mezzogiorno la
CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orcagna
o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi
Diſcepoli. Nella Chieſa vedeſi oltre più ec-
cellenti pitture un nobile pavimento di mar-
mi, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra
quale dà introduzione a molte Celle, colle
ſue attenenze, ſecondo l'inſtituto di queſti
Eremiti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a fre-
ſco da Iacopo da Pontormo molte Figure del-
la Paſſione. Nella ſtanza del Refettorio, di
mano del medeſimo vi è un Quadro a olio
con Criſto a tavola, con Cleofas, e Luca,
grandi al naturale, eſſendovi fra quei che
ſervono, ſtati ritratti alcuni Converſi; e ſo-
pra la Porta, che va nel Chioſtro di fuori, vi
è una Pietà con due Angioli, e dalla parte di
dentro San Lorenzo, di mano del Bronzino.
Nella ſtanza del Capitolo vi è il Crocifiſſo
colla Madonna, e la Maddalena appiè della
Croce, e Angioli in aria, di Mariotto Alber-
tinelli pittore ne' ſuoi tempi di credito, co-
me ancora molto vi dipinſe Bernardino Poc-
cetti, e Rutilio Manetti Seneſe. Vi ſi con-
ſervano ſopra centoventi Reliquie. Ve ne
ſono molte inſigni, una gran parte delle quali
furono donate dal celebre Niccola Acciaioli
Gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Ge-
ruſalemme. Fu queſto Niccola il Fondatore
della Certoſa intorno all'Anno 1364., ed
accrebbe quella di Napoli; in una ſtanza ſot-
rerranea ſono le Sepolture di Caſa Acciaioli,
la quale lontana di quivi nove miglia in Val-
gnifico Palazzo detto Monte Gufoni con un
bel Giardino con Fontane, e ſcherzi d'acque.
Rendono delizioſa queſta parte le varie
Ville e ſpecialmente quella de' Dini, del Mi-
chelozzi (detta Belloſguardo perchè di quì
godeſi tutta la Città, e dove il Guicciardini
ſcriſſe la ſua celebre Iſtoria d'Italia (1)) de'
Borgherini, degli Strozzi, de' Franceſchi. In
vicinanza avvi un Convento detto
SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abitano
Frati del ſuo Ordine; Chieſa di gran devozio-
ne, e bene adorna di nuove pitture sù la di
cui Piazza è eretta la Statua di detto Santo di
marmo, lavorata dal Piamontini. Fuor della
PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſtero che
a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una Collina
è intitolato
Monaci di
MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar
maggiore, in cui è figurato l'entrare di No-
ſtro Signore in Geruſalemme, è di mano di
Santi di Tito; quella ove è il Beato Bernardo
Tolomei è di mano del Pignoni, ed una ve
Delle due Statue di mar-
mo la Vergine Veſtale, che tiene in mano
un vaglio per l'acqua Santa, è di mano del
Caccini, e l'altra alla ſiniſtra, che rappre-
ſenta Claudia è di Scultore Fiammingo. Nel-
la Cappella de' Capponi, che ſta ſotto la
Chieſa, vi è una Tavola della Reſurrezione
di mano di Raffaellino del Garbo, ben man-
tenuta. In vicinanza di detto Monaſtero ver-
ſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del
Duca Strozzi, con un Salvatico, che ſcende
ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte di Po-
nente vi è un Monaſtero detto
SAN PIERO A MONTICELLI, di Religioſe
della Regola di San Benedetto. Dilungandoſi
per detta ſtrada, vedonſi in qualche lonta-
nanza a man ſiniſtra molte belle Ville, fra
le quali in ſpecie ſono degne d'eſſere oſſer-
vate quella de' Torrigiani a San Martino alla
Palma, quella de' Capponi, e l'altra, che
diſcoſto cinque miglia in circa da Firenze ſul-
la ſiniſtra mano ſta ſituata in un rilevato poſto
del Marcheſe Riccardi, detta Caſtel Pulci, che
per l'accreſcimento della nuova magnifica
Fabbrica fatta dal fu Marcheſe Coſimo Riccar-
di, è delle più belle e delle maggiori di Toſca-
na, alla quale vi ſi va per un lungo viale di
Cipreſſi, che principia dalla ſtrada maeſtra.
(1) La più completa Edizione è quella fatta recen-
temente colla data di Friburgo in 4. groſſi Tomi in
quarto con varie addizioni, e che trevaſi vendibile a
queſta Stamperia Granducale.
Due
Due miglia ſcoſtandoſi, quaſi ſull'Arno ſi ve-
de l'antica
BADIA DI SAN SALVADORE DI SETTIMO,
fabbricata, come vuole il Vaſari, col diſegno
di Niccola Piſano. Chi la fondaſſe è incerto
e i noſtri Storici in ciò ſono diſcordanti. Al-
cuni le danno per Fondatore il Conte Ugo di
Magdeburgo, ed altri un Conte Lotario, da
cui ſi vuole che diſcendano i Conti Alberti,
che poi donarono la Badia dello Stale nell'
Alpi a queſto Monaſtero. In antico è ſtata ufi-
ziata da' Monaci neri di
godevano grandiſſimi Privilegi, ed eſenzioni.
Gregorio IX. nel 1236. la diede ai Monaci
Ciſtercenſi che vi ſono, come da un'Iſcrizio-
ne poſta ſopra la porta maggiore di queſto
Monaſtero, e da un'altra più diſtinta che ſi
vede in marmo avanti la ſtanza del Capitolo
ſi riconoſce. L'Altar maggiore è tutto di
pietre commeſſe, e vi ſono due Tavole a tem-
pera di Domenico Grillandaio, e nel Chio-
ſtro alcune Viſioni del Conte Ugo furono di-
pinte dal Puligo. E' mirabile queſta Badia
per il ſucceſſo di San Pietro Igneo Nobil Fio-
rentino di Caſa Aldobrandini Monaco di Va-
lombroſa, così detto dal fuoco, che ben due
volte a piedi ſcalzi nel mezzo a due gran Ca-
taſte acceſe, ſenza nocumento alcuno paſſeg-
Pietro Veſcovo Fiorentino, e la Setta Simo-
niaca, e ſeguì nel tempo che vi furon chia-
mati i Monaci Valombroſani col Santo lor
Fondatore a farvi una riforma: e di sì illuſtre
miracolo ſe ne vede la memoria in un antico
marmo ſiccome fuori della porta principale
della Chieſa ſe ne vede altra in un Sepolcro pu-
re di marmo, che vien creduto d'Huilla, e Ga-
sdia, queſta madre di Ugo, e quella Moglie,
ma Niccolò Baccetti Abate Ciſtercenſe nella
ſua Storia di queſta Badia è di parere, che l'
una foſſe Moglie di Bulgario, e Madre di U-
go Toſcano, e l'altra Moglie del medeſimo
Ugo Pronipote di Lotario. In queſta Chieſa
vi è in
tiſſimo dipinta tutta a freſco da Giovanni da
la, che ne ſuccede, vi è una belliſſima Ta-
vola di mano di Fra Bartolommeo di San
Marco. In detta Chieſa ſi conſerva il Corpo
di San Quintino martire. Verſo Ponente ſi
vedono ne' due Poggi di Signa molte e belle
Ville: quella de' Cavalcanti nel Poggio ver-
ſo Tramontana è la più magnifica, onde eb-
be il nome di Caſtello; nel Colle di quà dal
Fiume quella de' Pandolfini, che nell'Anno
1494. diedero ricetto a Carlo VIII. e ad altri
ve, e de' Pucci, detta Belloſguardo. In det-
to Poggio vi ſono due Conventi di Religioſi
uno di
SANTA MARIA DELLE SELVE de' Carmeli-
tani Riformati, detti della Congregazione di
Mantova. L'altro detto SANTA LUCIA è
Chieſa de' Padri della Riforma di
ſco reſtaurata e abbellita. Tornando per l'
iſteſſa Strada a Firenze ſi troverà la Villa del
Marcheſe della Stufa, e vicino alla Porta
un'altra comoda Villa de' Tempi detta Ver-
zaia. E fuori della
PORTA AL PRATO, veggaſi, uſcendo prima
dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſini-
ſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſſanti
un bel Giardino detto la Vagaloggia di pro-
prietà di
Parimente ſi rende una delizioſa paſſeg-
giata quella dei viali delle Caſcine, ove eſi-
ſtono ſuperbi, ed ameni prati, e boſchet-
ti. Può paſſarſi a vedere in molta diſtanza
un antico Monaſtero di Monache Ciſtercenſi
detto Fuori di
queſta Porta è ſituata diſtante circa 10. mi-
glia la Villa del Poggio a Cajano di
ampliata modernamente di nuovi Quartie-
ri, e comodi, che fu principiata dal Ma-
il quale la non terminata Fabbrica volle
finire, e ſpecialmente l'ornato, e le Pit-
ture del Salone grande in parte, che poi
il Granduca Franceſco fece condurre a fi-
ne, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica al-
la perfezione, che ella è, ſeguitando il pri-
mo modello di Giuliano da San Gallo. Ev-
vi un Salone con volta a mezza botte,
tutta riccamente ſtuccata, o per meglio di-
re, da Giuliano da San Gallo gettata di ma-
terie, che veniſſero intagliate, invenzione
da lui imparata a Roma. Il detto Salone
è dipinto da Andrea del Sarto, dal Fran-
ciabigio, e da Iacopo da Pontormo. L'Iſto-
ria è, quando Ceſare è preſentato di varj do-
nativi in Egitto da molte Nazioni, alluden-
do queſto fatto al Magnifico Lorenzo de'
Medici, che fu di rari animali, e tra gli
altri di una Giraffa preſentato da Gaitbeio
Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Giraf-
fa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue me-
ſcolanze erudite: fu laſciata imperfetta da
Andrea del Sarto, e terminolla Aleſſandro
Allori. Il Franciabigio vi dipinſe in altra
Facciata, quando Cicerone, dopo l'eſilio,
ſu in Campidoglio chiamato Padre della Pa-
tria: alludendo queſta Storia al ritorno in
Nell'
altra Facciata il Franciabigio medeſimo vi
dipinſe, quando Tito Quinzio Flaminio Con-
ſole Romano, orando nel Conſiglio degli
Achei contro l'Oratore degli Etoli, e del
Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegna-
vano concludere gli Oratori con gli Achei
medeſimi. Queſto fatto pure allude alla Die-
ta di Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo
de' Medici diſturbò i diſegni de' Veneziani,
bramoſi di condurſi al poſſeſto dell'Italia
tutta. Ed Aleſſandro Allori fece la Pittu-
ra, che rappreſenta la Cena di Siface Re
de' Numidj, fatta a Scipione, dopo che
egli ebbe rotto Aſdrubale in Iſpagna: e
queſto pure allude al glorioſo viaggio del
Magnifico Lorenzo al Re di Napoli, da cui
fu generoſamente convitato. Le due teſta-
te, dove ſono gli occhi, che danno lume,
furono dipinte da Iacopo da Pontormo, e
vi è un Vertunno co' ſuoi Agricoltori, con
un pennato in mano bello e naturale, e l'
Iſtoria di Pomona, e Diana con altre Dee,
che per eſſer pitture fatte a concorrenza
de' ſoprannominati Pittori, ſono delle più
belle, che uſciſſero dal ſuo pennello. Da
queſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'
ingreſſo in due Gallerie, ordinate dal Gran
zo di queſte riccamente ornate, la comu-
nicazione alli quattro Appartamenti, de'
quali vien compoſta queſta Real Villa. Dal
detto Salone facendoſi paſſaggio in un al-
tro di minor proporzione ornato a ſtucchi,
ſi trova dipinta nella ſua volta da Anton
Domenico Gabbiani la Toſcana, che con-
duce davanti a Giove Coſimo Padre della
Patria, moſtrando d'aver eſſo quietate le
diſcordie, fugati i vizi, e introdotta la pa-
ce, opera in vero degna di ſomma ſti-
ma. Oltre varie eccellenti pitture che or-
nano le ſtanze di queſto Palazzo in una
delle quali vi è una prezioſa raccolta di
piccoli quadri fattavi dal Gran Principe Fer-
dinando, conſiſtente in un ſol pezzo per
autore, de' primi pittori del Mondo, sì an-
tichi che moderni. La Tavola della Cap-
pella, che è ſul Prato, ove è una Pietà,
è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal
Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe cia-
ſcheduna più di centoventi paſſi, e ſopra
queſte le Camere per alloggio del ſervizio
baſſo, come pure una Fabbrica per uſo del
Fattore, e del copioſo Beſtiame, per la Ca-
ſcina nel ſuo genere bella, e tutta circon-
data da un largo foſſo di acqua corrente.
Qui-
Quivi ſi fanno copioſe ricolte di ſquiſiti
Riſi, e dove vi ſono Edifizj per pulirgli. Pro-
ſeguendo verſo Tramontana, ſi giunge ad
un luogo ameno, detto le Pavoniere, e
ſerve per far correre i Daini, i quali in un
Barco murato con boſcaglia, e foſſi d'acque
conſervanſi; e rimettendoſi ſu la ſtrada mae-
ſtra, a mano dritta trovaſi altra Villa di
ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da
Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo Gran-
duca di Toſcana, che da' fondamenti la fe-
ce fabbricare col diſegno di Bernardo Buou-
talenti l'Anno 1394. la quale è beniſſimo
inteſa, sì nello ſcompartimento de' Quar-
tieri nobili, come per quelli della Fami-
glia. Vi ſono due bei Saloni. E' ſituata nell'
ottima eminenza di un Colle volto a Le-
vante; il divertimento maggiore, che ſi ri-
trae in detta villeggiatura, ſi è la Caccia
eſſendovi a tal fine un circuito di muraglia
di ſopra trentadue miglia, detto il Barco
Reale diſtendendoſi dalle falde del Poggio
di Artimino, fino a' Poggi di Vinci nella
Valdinievole. Due altre Ville pure di
poco diſtanti l'una dall'altra, ſono fuori di
queſta Porta; una detta la
PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpecial-
greſſo principale è a Tramontana, per un
Prato chiuſo da folti Cipreſſi in difeſa de'
venti: ha nel mezzo un Cortile tutto di-
pinto di fatti Militari; vi ſono nelle due
fiancate due Logge, che introducono negli
appartamenti nobili; queſte ſono dipinte con
ottimo colorito, e diſegno da Baldaſſarre
Franceſchini detto il Volterrano, e rappre-
ſentano alcune azioni di Coſimo I. e di Fer-
dinando II. Gran Duchi, opera certamen-
te degne di si ſublime Artefice: ſono poi
da vederſi gli appartamenti di queſto Pa-
lazzo arricchiti di buoniſſimi Quadri tra'
quali più d'ogni altro è da ammirarſi nel-
la Cappella la Tavola d'Andrea del Sar-
to. A Mezzogiorno, Levante, e Ponente
vi ſono tre altre Porte particolari, che in-
troducono in uno ſpazioſo ripiano di Giar-
dino, di dove godeſi come in Teatro con
tutta quella belliſſima Campagna la Città
noſtra. L'altra detta
CASTELLO, Villa antica della Famiglia
de' Medici, accreſciuta dal Granduca Coſi-
mo I. dalla parte di Levante, col diſegno
di Niccolò, detto il Tribolo. Nella volta
della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cor-
tile, alcune Iſtorie degli Dei antichi, e l'
ſecca, ſono di mano di Iacopo da Pontor-
mo, ma aſſai guaſte dal tempo. Per gli Ap-
partamenti vi ſono diſtribuite belle ſupel-
lettili, e molte prezioſe pitture, e vi è a
freſco di Baldaſſarre Franceſchini nella vol-
ta del ricetto, ſalite le prime ſcale uno
sfondo di ottimo colorito. Da Tramontana,
uſcendo di detto Palazzo ſi entra in un
vaſto e delizioſo Giardino. La prima gran
Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che
ſcoppia Anteo, dalla bocca eſce in gran
copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo
Ammannati, eſſendo il reſtante della Fon-
te diſegno, e fattura del Tribolo, come di
lui ancora è l'altra Fontana in mezzo al
Boſchetto de' lauri, piena di finiſſimi inta-
gli, e baſſirilievi, nella cima della quale
vi è una Statuetta di Femmina nuda di bron-
zo, rappreſentante una Venere, dalla cui
chioma, che ſi tien raccolta entro le ma-
ni, cade acqua. Interno alla detta Fonte
vi ſono occulte fiſtolette, dalle quali ven-
gono zampilli gentiliſſimi d'acqua. Queſta
Fontana è cinta d'ogn'intorno da un bel
ſalvatico, che fa proſpettiva all'altra Fon-
tana dell'Ercole, e per di ſopra, ad una
Porta, ove pure ſono vari zampilli d'acqna.
In-
Intorno alla detta Porta vi è una Grotta gran-
de, e ricchiſſima di ſpugne, condotta anch'
eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſſime Pi-
le ſcavate, e intagliate d'un pezzo ſolo;
una nella teſtata, e l'alter due per fianco
all'entrare, ſopra le quali vi ſono ſcolpiti
al naturale diverſi Animali quadrupedi con
buona diſpoſizione, e da alcuni de' medeſi-
mi cade acqua nelle ſuddette pile, ove ſo-
no intagli di Peſci, e nicchi marini. La det-
ta Grotta è chiuſa da cancellate di ferro,
le quali aperte, quando ſi voglia dar l'acqua
agli zampilli, che tra le ſpugne di ſopra,
nel pavimento, e da' lati vi ſono, ſerranſi
con violenza anch'eſſe per forza d'acqua.
Queſta Grotta è in mezzo a due Fontane
nel medeſimo muro collocate, che ribat-
tono all'altre due del Giardino, ove è il
Boſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giar-
dino ſi ſale ad un gran Vivaio, in mezzo
al quale vi è in un Vecchio di bronzo fi-
gurato il Monte Apennino, fatto dall'Am-
mannato, dalle cui chiome cade acqua:
diſegno e lavoro del Tribolo, del quale è a
Levante una Quercia molto artificioſa, e
tutta giuochi d'acqua, che è ben degna
di vederſi. Ma prima di rimetterſi ſulla ſtra-
da per tornare in Firenze non rechi noja
ta Real Villa per una breviſſima ſtrada che
conduce alla Villa de GRAZINI, ove con
grandiſſimo piacere potrà oſſervarſi il Cor-
tile della medeſima tutto dipinto a freſco
da Giovanni da
go lavoro ſi ammirerà la vivacità, ed il gu-
ſto di queſto sì illuſtre Maeſtro, e quindi
ripigliando il cammino potrà tener la ſtra-
da che paſſa ſotto la Villa della Petraia,
ove vedrà di paſſagio due
CONVENTI, uno di Religioſe Camaldo-
lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inol-
trandoſi, un altro detto delle Signore del-
le Quiete, ove ſono Fanciulle Nobili, che
vi s'introducono ſopra i ſette anni per edu-
cazione, alle quali è permeſſo, non ſoddi-
sfatte di quell'Inſtituto di vita, uſeire ſen-
za però potervi aver regreſſo, non facendo
mai Voti, come le altre Religioſe. Queſto
luogo era per l'addietro una Villa detta la
Quiete, della Granducheſſa Criſtina. Per-
venne in Donna Eleonora Ramirez di Mon-
talvo, che fu la Fondatrice, e Inſtitutrice
di quel vivere Religioſo, la Granducheſſa
Vittoria, fecevi la Chieſa, che vi è, con
la Foreſteria, Rimeſſe, e Stalle, per ren-
derlo comodo alle occaſioni di trattenerviſi,
na Maria Luiſa Elettrice Palatina; l'ampliò
di nobile Appartamento, e arricchì di de-
lizioſo Giardino; molte altre belle Ville
ſono in queſti contorni, come de' Paſquali
a Quarto, a Rinieri luogo tra Caſtello e
la Petraia quella de' Lanfredini, in oggi
del Principe Corſini; a Quinto quelle de'
Torrigiani, Dragomanni, Bartolini, e Guar-
dini, detta la
ri, nominata
DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove
dal fu Marcheſe Senator Carlo Ginori è ſta-
ta introdotta, in poca diſtanza da detta Vil-
la, la fabbricazione non ſolo di ogni qua-
lità di Piatterie, Vaſi, ed altre Terraglie
per uſo comune, ma di finiſſime Porcella-
ne d'ogni ſorta con ſingolare induſtria, ed
ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede una
gran raccolta in una ſtanza, diſpoſta a for-
ma di Galleria, accreſciuta notabilmente
dal Senator Marcheſe Lorenzo Figlio, e ri-
dotta in tutte le ſue parti ad un ottima per-
fezione e bellezza, impiegandoſi in queſta
manifattura circa cento Perſone. Inoltre
a Seſto evvi quella del Marcheſe Corſi; a
Colonnata quella del Conte del Benino,
fabbricata dal Senatore Ferrante Capponi,
eccellentemente coloriti d'una ſtanza
d'arazzi di quella di Verſaglies del Re Cri-
ſtianiſſimo: a Querceto, del Balì del Roſ-
ſo, e nella Valle di Marina quella de' Con-
ti Zefferini detta Travalle, ora poſſeduta
dalla Marcheſa Incontri ultima di quella
Caſa, che per il vaſto Giardino, per i mol-
ti ſalvatici, e per la ricchezza dell'acque
è degna di eſſer veduta; e in appreſſo quel-
la del Duca Salviati. Verſo il Ponte a Ri-
fredi, ſi veggono le Ville de' Gondi, de'
Giorgi, de' Panciatichi, e d'altri, e ritor-
nando alla Città per la
PORTA A SAN GALLO, fuori della quale
fu alzato un maeſtoſo Arco Trionfale di bel-
la, e vaga architettura in onore del già No-
ſtro Imperial Sovrano FRANCESCO I. in oc-
caſione del ſuo ſolenne Ingreſſo in queſta Do-
minante ſeguito la ſera del dì 20. Gennaio
1739. col diſegno di Monſieur Giadot. Le
Statue laterali ſono di diverſi, la Statua
equeſtre è di Vincenzio Foggini, i Baſſiri-
lievi ſono di Franceſco Janſens Fiammin-
go. E camminando fuori di eſſa Porta, ſi
oſſervi il Tabernacolo ſulla ſtrada, dipinto
da
CONVENTO de' Cappuccini a Montughi,
to, una bella Chieſa; e un comodo Con-
vento, ed Orto. Quivi pure ſono belle, e
nobili Ville, come quella del Marcheſe Ge-
rini, Riccardi, Capponi, e de' Corſi, e quel-
la degli Strozzi, celebre per le tante In-
ſcrizioni antiche, Greche, e Latine, che
vi ſono. Vi è anco un Convento di Reli-
gioſe, detto
SANTA MARTA, che vivono ſotto la Re-
gola del Beato Giovanni da Como, Fonda-
tore de' Frati Umiliati, nella di cui Chie-
ſa all'Altar maggiore, vi è una Tavola di
Batiſta Naldini, ove ha eſpreſſa la Reſur-
rezione di Lazzaro, e nella volta vi è di-
pinta a freſco da Benedetto Luti in ſua
gioventù la Santa Famiglia in Egitto. Met-
tendoſi ſulla ſtrada màeſtra di Bologna, ſi
vede altro
CONVENTO de' Padri della Madre di Dio
delle Scuole Pie, ove hanno il Noviziato.
La Chieſa è vagamente ornata, l'abitazio-
ne molto comoda. All'Altar maggiore di
detta Chieſa, vi è di mano di Giambatiſta
Cipriani una bella tavola, ove ha eſpreſſo
un miracolo di San Giuſeppe Calaſanzio lo-
ro Fondatore. Quindi paſſando da diverſe
da Bologneſe, ſi trova
CAREGGI, cioè Campo Regio, di
col diſegno di Michelozzo, fatta fabbrica-
re da Coſimo Padre della Patria. Quivi il
magnifico Lorenzo de' Medici, e Giovanni
e Pietro ſuoi figli facevano le virtuoſe Ac-
cademie con Marſilio Ficino, detto il no-
vello Platone, ed Angelo Poliziano, Pico della
Mirandola, l'Argiropolo, Ermolao Barbaro,
lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età lo-
ro. Tornando ſulla ſtrada maeſtro trovaſi
PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel
tempo di State. Queſta gran Fabbrica col
diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Fran-
ceſco ſuo Figliuolo fu da' fondamenti per
il Granduca Franceſco I. fatta, e condotta
quaſi al finimento, che ha in oggi, ſicco-
me lo teſtifica una bella Inſcrizione, che
ſi legge nel mezzo della volta della gran
Sala, del ſeguente tenore:
Xyſtis has Ædes
Franc. Med. Magn. Dux Etruriæ II,
Exornavit Hilaritatique
Et ſui amicorumque ſuorum
Remiſſioni animi dicavit
Anno Dom. M. D. LXXV.
R 2 Per
Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al prI-
mo, e nobil piano dalla parte di Tramon-
tana, che per un Terrazzino, o ripiano pu-
re ſcoperto, introducono in un amplo Sa-
lone in volta a mezza botte, ed ornato in
parte di ſtucchi, e di pitture, ed in un Sa-
lotto tutto dipinto a freſco dai quali ſi ha
l'ingreſſo per ogni parte in più Apparta-
menti, alcuni dipinti a freſco d'Architettu-
ra, altri abbigliati di buoni quadri, e di
ſupellettili. Vi è in una di queſte Camere
un Organo HYDRAULICO, che ſenza opera
di mantici ha l'ufizio del Vento per mezzo
dell'Acqua. Nel ſecondo Piano vi è un buon
Teatro. Innumerabili poi ſono i lavori di
Spugne marine, le Fontane, le Grotte, le
Statue, fra le quali molte Coloſſali, e che
in mille ſcherzoſe maniere verſano acqua,
molte alte sì fatte delizioſe per l'amplo,
e ben diſpoſto Salvatico, e per i Giardini
ſono ſparſe, e ſotto il Palazzo medeſimo,
che troppo lungo ſarebbe il volerle minu-
tamente deſcrivere per darne una giuſta, e
adequata idea a chi perſonalmente non ſi
porta ad ammirarle. Per il che meglio ſa-
rà che ocularmente ſi oſſervino da chi de-
ſidera averne la perfetta cognizione. Due
queſte parti, il primo è l'Eremo di
MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſa-
mente principio da' ſette Beati Romiti No-
bili Fiorentini la Religione de' Servi di Ma-
ria Vergine, l'anno 1233. e quivi
Benizj noſtro Cittadino, lungo tempo ſtet-
te a far penitenza ſull'alto giogo di quel
Monte, veſtito di una folta ſelva di Abeti.
In mezzo di eſſa ſta il Convento degli E-
remiti dell'Ordine de' Servi di Maria; e
vedonſi nel recinto le ſette Grotte de' Bea-
ti Fondatori, e quella del Santo Propaga-
tore, ove fecero lunga dimora; coſe, che
muovono lo ſtupore inſieme, e la divozio-
ne. In queſto Santuario non mancano da ve-
derſi varie buone pitture, ma ſopra di ogn'
altra vi ſi ammira nella volta della Chieſa
il belliſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani
rappreſentò Maria Santiſſima in Gloria con
molti Angeli, che porge l'abito ai ſette
Beati Fondatori. Il ſecondo a piè del Mon-
te Senario è l'antico, e celebre
MONASTERO DI BUONSOLAZZO, tutto rin-
novato dalla Real Munificenza di Coſimo III,
ove abitavano i Monaci della ſtretta oſſervan-
za detti della Trappa, abitato in oggi dai
Monaci Ciſtercienſi. Nel ritorno a Firen-
ſulla mano diritta fuori della maeſtra ſtra-
da vi è un altro
CONVENTO di Cappuccini, detto la Con-
cezione. Dalla mano ſiniſtra, più inoltran-
doſi verſo Firenze ſi vede la bella Villa del
Duca Salviati ſopra il Ponte alla Badia,
perchè di quì paſſato il Ponte di mugnone
ſi và alla
BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lun-
go tempo per Cattedrale di Fieſole, poi
uſiziata da' Monaci di San Benedetto: ma
eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in
poſitura di minacciar rovina: Coſimo de'
Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le
rovine di quel Santuario, a proprie ſpeſe,
col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco,
fabbicò una bella Chieſa, e Monaſtero a'
Canonici Lateranenſi, che già vi erano, a
contemplazione di un tal Padre Don Timo-
teo da Verona eccellente Predicatore di
quell'Ordine, e per meglio godere la ſua
converſazione, vi fece un appartamento per
proprio uſo. Vi è una prezioſa Libreria con
Manoſcritti, e Libri da Canto fermo molto
ſingolari. Unita alla Chieſa vi è una Cap-
pella, ove fu martorizzato il Santo Veſco-
vo di Fieſole Romolo, e ſi moſtrano alcu-
tirio; vi è altresì un pozzo, che è una par-
te di un antico Cimitero di Santi Martiri.
In detta Cappella vi ſi conſerva un mira-
coloſo Crocifiſſo, il quale ſi dice per anti-
ca tradizione, che fu dato al Santo Veſco-
vo Romolo dall'Apoſtolo San Pietro, e che
parlò a San Filippo Benizj con dirgli:
de ad Fratres Matris meæ in Monte Senario.
Nel Refettorio di queſti Padri è una pittu-
ra a freſco fatta da Giovanni da San Gio-
vanni, in cui vien rappreſentato Noſtro Si-
gnore a Tavola ſervito da Angioli, molto
curioſa per la ſemplicità quivi uſata dal Pit-
tore, per altro eccellentiſſimo. Non lungi
da queſta inſigne Badia, ſono le magnifiche
Ville de' Palmieri, e de' Marcheſi Guada-
gni. Volgendo a Tramontana, vi è una
CHIESETTA, ove ſi conſerva una miraco-
loſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo, luogo
detto Fonte Lucente, nominato dal Polizia-
no nella Lamia, ed a Levante vi è
SAN DOMENICO, Chieſa dell'ordine ſuo
più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con
grandiſſima eſemplarità molti Religioſi, i
quali hanno un comodo Convento fondato
intorno l'Anno 1406. dal Beato Fra Gio-
vanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima
fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di
menico. Sono in queſta Chieſa alcune Pit-
ture buone: tra le antiche, ſi vede quella
alla Cappella de' Gaddi, della Coronazione
della Madonna, di
quella della Natività, di Pietro Perugino;
e un'altra del Sogliani; fra le moderne,
quella della Nunziata di Iacopo da Empo-
li, e tutta la volta della Chieſa dipinta da
Lorenzo del Moro. Poco ſopra ſalendo il
Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata
già da Giovanni di Coſimo de' Medici col
diſegno di Michelozzo, la quale é in oggi
di Myledi Walpole che l'ha molto abbel-
lita; avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col
diſegno del medeſimo Michelozzo fabbrica-
re, poco ſopra alla ſua Villa, una
CHIESA, E CONVENTO A' FRATI DI SAN
GIROLAMO; i quali ebbero principio in Fi-
renze da Carlo Conte di Montegranelli cir-
ca l'anno 1407. che ha culto di Beato; e
che da Clemente IX. furono ſoppreſſi; poſ-
ſeduto dal Conte Carlo Bardi. Finalmente
ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la
CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palaz-
zo del Veſcovo di Fieſole, non molto vi ſi
vede di antico, fuori che alcuni frammenti
no 1010. i Fiorentini dato il ſacco, come
è noto per le Storie, e demolito tutto. La
Chieſa fu fabbricata l'anno 1028. dal Ve-
ſcovo Iacopo Bavaro, di diſegno Gotico.
Nella Tribuna, o Altar maggiore, vi ſi con-
ſervano le Reliquie di Santo Romolo in una
caſſa di marmo miſtio, la Teſta del qual San-
to con un braccio, ſi eſpone il di feſtivo
del medeſimo. Vi ſono le Reliquie anco-
ra di quattro ſuoi compagni martiri: buona
parte della Teſta di San Donato di Scozia
Veſcovo di Fieſole, e la Cattedra di
drea Corſini altro Veſcovo di queſto luo-
go, la quale è ſpecie di Reliquia, come
ſtata già occupata dal Santo nelle ſacre
funzioni Veſcovili, che è traſportata nella
parete ſiniſtra in un ornato di Pietra ſere-
na. La Tavola rappreſentante il martirio
di San Tommaſo Apoſtolo alla Cappella
della Famiglia Guadagni, è di mano del
Volterrano, e l'intero, e baſſorilievo di
marmo alla Cappella di Monſignor Salutati,
è opera di Mino da Fieſole, e quelle all'
Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di
mano di Andrea Ferrucci pure da Fieſole.
Nella Chieſa di
SANT'ALESSANDRO, che in antico chia-
il Corpo di detto Santo, che fu Veſcovo
di queſta Città, e martirizzato nel Bolo-
gneſe intorno all'anno 502. Incontro alla
Cattedrale vi è il
PALAZZO del Veſcovo, che ha vaſta Dio-
geſi, e vi è un molto ben regolato Semi-
nario per i Cherici. Sopra il più alto di
Fieſole evvi un
CONVENTO di Riformati di San France-
ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del
Palagio, ove anticamente era la Rocca de'
Fieſolani. La Tavola della Concezione in
detta Chieſa è di mano di Piero di Coſimo,
e ve ne ſono altre buone. Scendendo, è la
Chieſa di
SANTA MARIA PRIMIERANA, ove eſiſte un'
antichiſſima Immagine di Maria, che è tra-
dizione ſia una delle prime Immagini del-
la Toſcana, e che perciò ſi chiami Primie-
rana, la qual Chieſa, ſecondo l'Ammirato,
veniva ad eſſere quaſi nel mezzo della Cit-
tà di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze.
Verſo Levante, qualche tratto diſcoſto dal-
la Cattedrale, vi è un altro
CONVENTO di Zoccolanti detto alla Doc-
cia, ſondato da Giuliano Davanzati noſtro
Cittadino; e tanto in queſto luogo, che per
renze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville
molto comode, e grandioſe. Prendendo la
ſtrada, che conduce alla ſopraddetta Badia
dei Canonici Lateranenſi, ſi giunge ad altro
Convento di Monache, detto
SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le
quali ſono ſotto la Regolá di Sant'Agoſti-
no, ed in antico circa l'anno 1334. aveva-
no il loro Convento, dov'è oggi quello
de' Riformati a Fieſole. Nella loro Chieſa
vi è una Tavola di mano di Aleſſandro Al-
lori, ove è la Madonna con alcuni Santi,
e il Padre Eterno. E di quivi ritornando
verſo Firenze, ſi troverà fuori della
PORTA A PINTI, nella Chieſa di
vaſio una bella Tavola di Santi di Tito, e
fuori della
PORTA alla Croce, la prima Villa ſulla
ſiniſtra mano è del Marcheſe del Monte,
pocó più in ſu per queſta ſtrada del Caſen-
tino voltando a finiſtra, ſi trova un Con-
vento di Monache detto
SAN SALVI, da cui prende la denomina-
zione l'adiacente pianura. Queſto fu già
uno de' primi Monaſteri de' Vallombroſani,
che lo cederono alle Monache dette di
Faenza l'anno 1529. nel demolirſi un lo-
tezza di San Giovambatiſta, volgarmente
detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel
Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi,
dall'immortal pennello di Andrea del Sar-
to, ſi vede dipinto in un arco San Bene-
detto, San Giovan Gualberto, San Salvi
Veſcovo, e San Bernardo degli Uberti Mo-
naco, e Cardinale, e nel mezzo in un ton-
do è rappreſentata la Trinità. In faccia del
medeſimo v'è un Cenacolo di noſtro Signo-
re, che ſi reputa delle migliori pitture di
Andrea di cui ſe ne vede la ſtampa inciſa
da Teodoro Cruger. Tanto che convenen-
do rovinare per lo detto aſſedio con molti
altri ſuburbani Conventi, e Caſamenti, an-
che la Chieſa di San Salvi, con ſue abi-
tazioni, a contemplazione di cosi belle Pit-
ture, fu il Refettorio laſciato in piedi; ma
per l'introdotta Clauſura di Monache, non
ſi poſſono vedere ſenza ſpecial licenza. Nel-
la Chieſa vi è una Tavola con Criſto in
Croce, e alcuni Santi di mano di Franceſco
Morandini da Poppi, e quella di
tà del Paſſignano. Meno d'un miglio di-
ſcoſto da San Salvi, ſi trova a piè di que-
gli ameni Poggi un altro Convento di Mo-
nache detto
SAN
SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſot-
to la Regola di Sant'Agoſtino; e ſalendo
ſulla ſiniſtra, ſe ne trova un altro dell'Or-
dine di San Benedetto, intitolato
SAN MARTINO a Maiano, ove è la Ta-
vola dell'Altar Maggiore dipinta dal Gril-
landaio. Per tutto queſto tratto di Pianu-
ra, e di Colline ſi vedono, come negl'al-
tri luoghi già deſcritti, belle Ville, che vi
poſſeggono i Vitelli, Gaddi, Albizzi, Sal-
viati, Bonſi, Cerretani, Franceſchi, ed i
Fiaſchi, e ſopra tutte Gamberaia de' Cap-
poni, che ha belliſſimi dintorni, e quelle
degli Strozzi, de' Pucci, degl'Incontri, e
d'altri. Fuori della
PORTA A SAN NICCOLÒ, paſſato il Fiu-
me, è una Pianura, abbondante di ottimi
frutti, nominata Pian di Ripoli, e tale ſi
chiama una
BADIA DI SAN BARTOLOMMEO de' Monaci
Vallombroſani, che quaſi nel centro di
queſto piano è poſta con un comodo Mo-
naſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale
di quell'Ordine, e fu già Monaſtero di Don-
ne. Alla deſtra mano, voltando da una bel-
la Villa de' Marcheſi Niccolini, non mol-
to diſtante vi è la Chieſa del Paradiſo, e
diſtante circa due miglia ſi trova
SAN
SANTA MARIA DEL BIGALLO, ſulla ſtrada
maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al
1503. ſi mantenne a uſo di Spedale, di Pa-
dronato de' Capitani del Bigallo, che da eſſo
preſero eglino un tal nome, e poi ceduto fu
alle Monache dette di Caſignano della Rego-
la di
na dell'antico loro Convento in quel luogo.
Per tutto queſto delizioſo Piano, e adiacenti
Colline vi ſono Ville molto belle, in ſpecie
quelle de' Pitti, Uſimbardi, Palmieri Mar-
cheſi da Caſtiglione, Ganucci, Marcheſi Cap-
poni da San Frediano, ed altri; ſulla mano di-
ritta per la ſtrada maeſtra del Chianti, ſi ve-
dono le Ville de' Niccolini a Montauto, degli
Ugolini a
e per l'altra parte le Ville di Lonchio, e di
Belmonte, che furono del celebre Conte Lo-
renzo Magalotti, ora de' Venturi. Poco più
di cinque miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva a
LAPPEGGI, Villa di
derſi per i belli Appartamenti, prezioſi qua-
dric, e ricchi mobili, de' quali è fornita. Dal-
la parte di Tramontana in poca diſtanza da
Lappeggi, ſopra una bella eminenza vi è Li-
gliano, Caſamento per l'Agente, o Fattore
di quella Tenuta, che ha Giardini molto va-
ghi. Poco diſtante è la celebre Villa de' Vec-
Sopra di uno ſpoglia-
to Poggio tra Mezzogiorno, e Levante, ſi
vede la
CHIESA DI SANTA MARTA DELL'IMPRUNE-
TA, rinomatiſſima per la miracoloſa Imma-
gine di MARIA Vergine, che vi è, e che por-
tata a proceſſione in tutte le paſſate calamità
nella Città noſtra, ſempre ſi ſono ottenute le
domandate grazie. Miracoloſiſſimo ſi è il ri-
trovamento di detta Immagine; come ce lo
riferiſce Franceſco Rondinelli nella Rela-
zione dell'ultimo Contagio di Firenze. Vo-
levano quei Popoli fare una Chieſa in onore
della Vergine, e poſta mano all'opera, ro-
vinava la notte quello, che lavoravano il
giorno. Perlochè accortiſi, non eſſer volon-
tà di Dio, che ſi edificaſſe in quel luogo la
Chieſa, fatte orazioni, furono in ſpirati a
prender due Giovenchi non domi; e appicca-
to loro al giogo alcune pietre, riſolverono,
che dove ſi fermaſſero, quivi per avventura
ſarebbe ſtato il luogo eletto da Dio per edi-
ficarla. I Giovenchi ſtraſcinando le pietre,
ſi fermarono in quel piano, ove è la Chieſa al
preſente: i circoſtanti allora datiſi a cavare i
fondamenti, mentre che uno di quei mano-
vali lavorava di forza, udirono una voce la-
mentevole, onde tutti attoniti corſero qui-
Vergine col Figliuolo in braccio. Queſta tra-
dizione vien confermata da un marmo di baſ-
ſo rilievo antichiſſimo, il quale è ſotto il Ta-
bernacolo della Madonna: dove è ſcolpito
il ritrovamento di eſſa nella maniera raccon-
tata. Vi ſono grandi Indulgenze, e Privilegi
conceduti da molti Pontefici, e nel giorno
di
e vi ſi fa una groſſa Fiera. E' ufiziata la det-
ta Chieſa da dieci Cappellani con un Pieva-
no. che hanno l'obbligazione di dirvi quoti-
dianamente il Divino Ufizio. Fu fondata dall'
antica Famiglia de' Buondelmonti, che ſino
al preſente gode la libera collazione di quel-
le Cappellanie, e l'elezione del Pievano.
La Chieſa è in oggi mutata, e riccamente
adornata, con Soffitta tutta dorata, con tre
sfondi dipinti da tre eccellenti Pittori di Fi-
renze, tra i quali quello di mezzo è conſide-
rato eſſere il più inſigne lavoro di Antonio Pu-
glieſchi. Il primo degli altri due è opera di
Tommaſo Redi, e l'ultimo di
Sagreſtani. Sopra tutte le buone Tavole, che
vi ſi vedono è oſſervabile la Vocazione di
Pietro, belliſſimo lavoro di lacopo da Empo-
li. E' degna di eſſer veduta la Sagreſtia, per
la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi ſi con-
zione di tutto ciò, che appartiene a queſta
Chieſa potrà vederne le Memorie Iſtoriche
del Pievano Caſotti, ſtampate da Giuſeppe
Manni in Firenze l'anno 1713. Fuori della
PORTICELLA DI SAN GIORGIO, vi ſono
Ville molto belle; fra le quali a Mezzo-
monte quella de' Conti Alberti, e quella
de' Principi Corſini, nella quale ſono due
sfondi degni di grande ſtima, uno è rariſſi-
ma opera dell'Albano, e l'altro di Giovan-
ni da San Giovanni. Sono in queſte Col-
line Poſſeſſioni ben fornite d'Uliveti, e Frut-
ti d'ogni ſorte, e vi producono quei terre-
ni ſquiſiti vini: fuori della Porta
to, che è ſerrata ſi trova due Chieſe, la
prima è detta
SAN FRANCESCO AL MONTE, già de' Fra-
ti Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ri-
tiro della Provincia Riformata di Toſcana,
i quali, levatine tutti gli ornamenti, l'han-
no ridotta ad uno ſtato di povera ſempli-
cità, propria del loro Inſtituto. Queſta con
ottimo diſegno di Simone del Pollaiolo fu
fatta fabbricare intorno all'anno 1350. da
Caſtello Quarateſi, come ne fa fede un'
Iſcrizione poſta davanti l'Altar maggiore
Non ha, che una ſola Na-
vata con ſei Cappelle per parte, ed una
di fianco all'Altar maggiore in dentro, con
ſuoi archi per difuora di Pietra ruſtica, e
ſuo Cornicione, che ricorre intorno la Chie-
ſa, e per l'arco maggiore della Tribuna-
La Tavola della Nunziata è di mano del
la della Natività di Noſtro Signore è di Gio-
vanni Antonio Sogliani. Oltre diverſe Ta-
vole di buoni Autori moderni che vi ſono.
Sopra la Porta della Sagreſtia la Pietà di
terra cotta è di mano di Luca della Rob-
bia; accanto alla Porta maggiore ſi oſſervi
il Buſto di marmo bianco di Marcello Vir-
gilio Segretario della Repubblica Fiorenti-
na, e gran Letterato, con un bello epitaf-
fio. Queſta Chieſa è poſta in tale eminen-
za, e vicinanza inſieme alla Città, che di
quivi con pittoreſca proſpettiva ſi gode
una gran parte de' Villaggi da noi fin quì
deſcritti. Dal ſuo Fondatore fu raccoman-
data all'Arte de' Mercatanti, e laſciate l'en-
trate pel ſuo mantenimento. Uſcendo per
la Porta del fianco di detta Chieſa, e cam-
minando pochi paſſi a man dritta per una
Porta della Fortezza, che intorno all'an-
no 1526. con diſegno di Michelagnolo Buo-
Tribolo, di cui è lavoro la belliſſima ſtatua
di macigno non finita rappreſentante una
Vittoria che ſta appoggiata accanto alla
detta Porta. Di quì ſi arriva all'altra an-
tichiſſima, e venerabiliſſima
CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra,
e nel mezzo di detta Fortezza, che per
ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di de-
ſcrivere com'ella ſta al preſente, sì eſterior-
mente, che interiormente, ci piace di non
paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua
grande antichità, e origine. Nella perſecu-
zione de' Criſtiani ſotto Decio, trovandoſi
San Miniato con alcuni compagni a far pe-
nitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chie-
ſa, che in quei tempi altro non v'era, che
un piccolo Oratorio dedicato all'Apoſtolo
San Pietro, e all'intorno boſcaglia, il Ti-
ranno con doni, ed offerte d'ingrandimen-
to condottolo in Firenze, lo tentò a ri-
muoverſi dalla Religione Criſtiana, ma nul-
la valendo a frangere la Fede del Santo,
dopo diverſi martiri, da' quali per alcun
tempo Iddio lo preſervò, gli fece tagliar
la teſta in un luogo detto fino a' noſtri gior-
ni Santa Candida, detta dal Candidato de'
Martiri, ma il Santo preſala nelle mani
reſe nel ſuddetto Oratorio l'Anima a Dio:
quivi fu ſeppellito il ſuo corpo, e da' Fio-
rentini Criſtiani fu ſabbricata una Chieſa
al ſuo Nome. Ma queſta sì nobile, e gran-
de, che ſi vede al preſente, fu alzata nell'
anno 1013. a' 26. d'Aprile con conſiglio d'
Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſ-
ſenſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo primo
Imperadore, e ſecondo Re di Germania,
e di Santa Cunegonda ſua moglie, che la
dotarono di molte tenute, e con ſolenne
pompa vi fecero traslatare il Corpo di San
Miniato nell'Altare. che è ſotto le volte
della medeſima Chieſa; la quale da' Fioren-
tini fu data in cura a' Conſoli dell'Arte de'
Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre nava-
te, e vi ſono due ſcale di marmo quaſi al
mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al
Presbiterio, e Coro, fatto ſull'antica co-
ſtumanza della primitive Chieſa. Queſto è
tutto di marmi, e porfidi intagliati, e in-
tramezzati; dietro all'Altare vi ſono cin-
que fineſtroni ſerrati di traſparentiſſimo mar-
mo, nella lunetta ſemirotonda di Moſaico
col Padre Eterno, ſi vede a mano ſiniſtra
l'Effigie di Davanti le volte,
e ove elle terminano, pure iſolata, vi è
tro de' Medici, ove è un partimento d'or-
tangoli belliſſimo, lavorato da Luca della
Robbia. A man ſiniſtra la Cappella, che ſi
vede dedicata a
ſua parte fu fatta alla memoria del Cardi-
nale Iacopo di Portogallo, con partimento
tutto di marmi, e porfidi, come ſono la
Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro di lui
con tutta la figura giacente, e ſopra Ma-
ria
da Antonio Roſſellini Scultore di quei tem-
pi rinomatiſſimo, e vi è queſto Epitaffio:
Inſignis forma ſumma pudicitia
Cardineus titulus morum nitor optima vita
Iſta fuere mihi mors iuvenem rapuit
Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno
Salutis M. CCCC. LIX.
Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo
Luca della Robbia fece in quattro tondi
ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quel-
lo di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d'
Antonio del Pollaiolo è la Tavola a olio,
entrovi
cenzio; di Pietro ſuo fratello, alcuni Pro-
feti dipinti a olio nel muro di detta Cap-
pella, ſiccome in un mezzo tondo la Nun.
Benedetto dipinte a freſco, ſono di mano
di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa di cui
ſi è fatto lungo ragionamento, ſervita di
Sepoltura a più Martiri, fu negli antichi
tempi ufiziata da' Monaci di
da quelli di
Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette al-
cun tempo
Signori di Petroio dopo d'avere magnani-
mamente perdonato all'inimico, ucciſore
di Ugo ſuo Fratello, quale riſcontrò poco
ſotto a San Miniato, ove è una memoria
del generoſo fatto già noto, in un Taber-
nacolo con Iſcrizione. Il Crocifiſſo, che chi-
nò la teſta, il quale era in quei tempi nel-
la ſuddetta Chieſa, nella mentovata Cap-
pella di mezzo, è ora in quella di Santa
Trinita de' Mnnaci del ſuo Ordine dentro
la Città, come è ſtato detto a ſuo luogo.
L'anno 1373. a' 27. del Meſe d'Agoſto ſot-
to Gregorio XI. uſciti molto prima i Mo-
naci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero
ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte U-
liveto, i quali vi ſtettero fino al 1542. che
di quivi ſi partirono al tempo del Grandu-
ca Coſimo I. e in detta occaſione levaro-
no le oſſa di Quì ſono ſtate
mode ſtanze per uſo degli Eſercizi ſpiritua-
li che ſi fanno in varj tempi dell'Anno.
In maggior diſtanza da Firenze ſon pure i
tre famoſi Santuarj, cioè la Vallombroſa,
il Sacro Eremo di Camadoli, e il Santo
Monte dell'Alvernia, ove nel primo San
do lunga penitenza fecero, e fondarono i
loro Ordini; e nel terzo San Franceſco ri-
cevè da Geſù Criſto le Sacre Stimate, luo-
ghi in vero di ſingolariſſima devozione.
S 5 IN-
INDICE
Delle coſe più notabili, deſcritte nel
preſente Libretto.
A
patiſti
naſtero
Convento
Chieſa
tua
Monaſtero
naſtero
Chieſa
ro, e Chieſa
A. R.
B
pagnia
263.
ro, e Chieſa
128.
Chieſa
Chieſa
C
47.
18.
176.
182.
ghi
ti di ſopra
261.
vento
tematico
cberi
gioni
ſini
di
ta
254.
130.
nunziata
vento
vento
Monaſtero
Monaſtero
nuovo
Piazza
200.
101.
lo Scalzo
19.
ta
ri
Monaſtero
Chieſa
D
vento
258.
39.
le, Chieſa, e Con-
to
ſa, Chieſa e Mona-
ſtero
ti Chieſa
E
tolo
F
Chieſa, e Monaſte-
ro
Monaſtero
ſa, Oratorio, e Ca-
ſa
Gran-Duca
265.
ro
del Conventino
le, Chieſa, e Con-
vento
Chieſa, e
Chieſa, e
Monaſtero
G
Monaſtero
ſi
249.
25.
lieri
266.
135.
Convento
181.
I
Chieſa e
ſa e Convento
bolini
Altezza Reale
L
ſtero
A. R.
Fieſole
la
45.
ta
182.
Real Baſilica
naſtero
Firenze
M
Chieſa e
Convento
Chieſa
Chieſa
glio
Chieſa
Monaſtero,e Chie-
ſa
vento, e Chieſa
Chieſa
Chieſa, e
Chieſa
Chieſa
149.
Monaſtero e Chieſa
243.
Muſeo
rio
ſa
Chieſa
Chieſa
ri
47.
li, e Monache,
quanti
e Chieſa
ſtero, e Chieſa
ſtero
N
Chieſa
e Chieſa
219.
O
Chieſa
Monaſtero
P
Pellegrino
198.
02. 227.
ni
164.
81.
gello
268.
ro, e Chieſa
e Chieſa
ſcenti Spedale
R.
145.
49.
naſtero, e Chieſa
200.
Monaſtero e Chieſa
246.
di
Piero in Gattolino
240.
gio
Chieſa
A. R.
Q
e Chieſa
R
S
Chieſa
ti
Chieſa
ſtero, e Chieſa
e Chieſa
T
ſeo
comero
gola
in Via della Per-
gola
V
IL FINE