L'ANTIQUARIO
FIORENTINO
O
GUIDA
PER OSSERVAR CON METODO
LE COSE NOTABILI
DELLA CITTA'
DI FIRENZE
CORRETTA, E DI COPIOSE NOTIZIE ACCRESCIUTA
IN FIRENZE L'ANNO MDCCLXXXI.
PER
AVVISO.
in rame delle migliori Statue della Città
al diſcreto prezzo di 21. Paolo.
IL
BALÌ DI MENDRISIO EC.
N
queſta Città avendo nell'
conoſciuta una completa cono-
ſcenza della più ſolida Let-
teratura, ed un robuſto genio per le
Belle Arti, non potea preſentarmiſi
all'idea una perſona di gran me-
rito, a cui offrire queſto Libro deſcri-
vente ciò, di cui è ſtata abbellita la
Metropoli della Toſcana dagli induſtri
Artefici, e coltivatori dalle Arti Nobili.
parola della Voſtra nobile origine, e
delle quali avete mercè lunghe vigi-
lie premuroſamente arricchito il Voſtro
ſpirito, che ebbe già in ſorte dalla
Natura una diſpoſizione a ben fare;
ma ſiccome da vero Filoſofo non co-
noſcete altra grandezza che nella
Virtù, onde ſempre cercate di abbel-
lirvi, così tralaſciſi ogni lode agli igno-
ranti, e animi deboli, che ne hanno
biſogno per comparire.
ſo piacere di accettare queſta offerta
come figlia di quella vera ſtima, ed
amicizia che profeſſo ad uno che come
Voi coltiva le Lettere, ed ama la corri-
ſpondenza di quelli che vi ſono omo-
genei; mentre pregovi di riconoſcermi
qual mi profeſſo
Voſtro Vero Servo
L'EDITORE.
DESCRIZIONE
DI FIRENZE.
VArie ſono le opinioni dei noſtri Iſto-
rici circa l'origine, e prima popo-
lazione di queſta Città di Firenze, poichè
alcuni vogliono che riconoſca il di lei prin-
cipio dai ſeguaci di Silla; altri dai Trium-
viri, e altri dai Popoli Fieſolani; e ſecon-
do il ſentimento del fu noſtro Dottor Gio-
vanni Lami una delle antiche Città Etru-
ſche, e dipoi, ſecondo l'autorità di Giulio
Frontino, e di altri accreditati Autori, fu
dedotta anticamente da' Triumviri Colonia
de' Romani compoſta dei più ſcelti Solda-
ti di Ceſare. Da Floro è annoverata Fi-
renze fra' più ſplendidi Municipj d'Italia.
Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni
tempo ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna
impreſa, benchè difficile, e grande, inten-
ſimi gloria, ed alla Patria ornamento, e
ſplendore. Scoſſo il duro giogo di eſſere
ad altri ſoggetti, dopo la decadenza dell'
Imperio Occidentale nel quinto ſecolo,
procurarono di vivere in libertà; per con-
ſervar la quale, non meno, che per dila-
tare i confini del proprio dominio, furono
forzati ad abbattere l'audacia dei loro ne-
mici, disfacendo Caſtelli, eſpugnando Città,
e riducendo ſotto il loro comando Popoli
interi. Fatti pertanto potenti, non teme-
rono di ſoſtenere oſtinatiſſime guerre con-
tro i primi potentati d'Italia, riportandone
ſegnalate vittorie, le quali ſenz'alcun dub-
bio non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe non
ne aveſſero il corſo impedito le diſcordie
civili. Queſte furono, che tolſero a' Gran-
di il Governo, e 'l tramutarono di Ariſto-
cratico in Popolare, e di Popolare lo ri-
duſſero a Principato: poichè la Repubbli-
ca ne' primi tempi ſolamente dagli Otti-
mati ſi governò, indi dal culto Popolo
(fuorichè nella rivoluzione de' Ciompi nell'
anno 1378. quando il popolo vile, e mi-
nuto, per breviſſimo tempo preſe il co-
mando); e finalmente nel ſecolo decimo-
ſeſto, da Principi ottimi, e clementiſſimi co-
Ora ſiccom
nel coraggio, e governo furono i Fioren-
tini ſomigliantiſſimi a' Romani, così pro-
curarono in ogni altra coſa d'imitarli. Eb-
bero come Roma il Teatro, l'Anfiteatro,
il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli
Acquedotti, e ſecondo alcuni, anche il
Tempio di Marte. Dicono, che coſtumaſſero
gli ſteſſi Giuochi, e le ſteſſe Feſte pubbli-
che, e onoraſſero pure come lor tutelare
il medeſimo Dio Marte. Così ne' tempi po-
ſteriori, quando ebbero la ſorte di cono-
ſcere, e di abbracciare la Religione Orto-
doſſa, edificarono nobiliſſime Chieſe, ſon-
tuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi
gareggiano con quei di Roma. Coltivaro-
no, come i Romani, in ſommo grado le
Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſcirono
valoroſiſſimi Soldati, e condottieri d'Eſer-
citi di gran nome. Sono innumerabili quel-
li, che ne' tempi antichi, e moderni eb-
bero l'onore di eſſer creati Cavalieri da
Imperadori, e Monarchi, per ricompenſa
del loro valore, ed a taluni non ſon man-
cate ſovranità ragguardevoliſſime, e le di-
gnità prime del Mondo, e che nelle Re-
gioni anche più barbare, e più lontane ſi
reſero formidabili; e nel medeſimo tempo
Al nuovo Mondo da ſe diſcoper-
to diede il ſuo nome un Fiorentino. Ma
che diremo noi degli uomini letterati? Do-
po l'invaſione de' Barbari nell'Italia, ri-
maſero le Scienze, e le Arti più nobili ſe-
polte in una profonda ignoranza: mercè pe-
rò de' Fiorentini riſorſero a nuova vita, ri-
prendendo il lor primiero ſplendore. Quindi
ſi vidde, quaſi diſſi, rinata la Poeſia, e l'
eloquenza Latina, e Greca, e prender vita
la letteratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia
di Platone, e con eſſa ogni altra ſcienza
più ragguardevole. Le Mattematiche, e le
Filoſofie ſormontarono al ſommo grado per
mezzo del gran Galileo inventore del Te-
leſcopio, Microſcopio, ed altri inſtrumen-
ti, mercè de' quali ampliò le cognizioni
ſino allora limitate della Filoſofia, ed Aſtro-
nomia anco per via delle nuove ſcoperte da
eſſo fatte in Cielo. Il Jus Civile dall'in-
terpetrazione del noſtro Accurſio incomin-
ciò grandemente a riſorgere. Così fecero
la Pittura, la Scultura, e l'Architettura,
nelle quali tant'oltre s'avanzarono i Fio-
rentini, che a loro giuſtamente ſi dee la
lode di primi maeſtri, e di riſtauratori di
sì belle Arti. Sopra il numero di dugento
ſono quei, che gia Cittadini di queſta Pa-
di Santi s'adorano ſu gli Altari. Più di
centocinquanta Chieſe ſi contano, quaranta
delle quali ſon Parrocchie. Circa a ſeſſanta
Monaſteri di Monache tutti dentro della
Città; oltre i molti, che ſono ſuburbani:
ventotto di Religioſi clauſtrali nel recinto
delle mura; molti Conſervatorj di fanciulle
povere, e d'uomini mendicanti: diverſi
Spedali per gl'infermi, e pe' pellegrini:
ſopra cento Confraternite di ſecolari: al-
cune delle quali all'iſtruzione del Cate-
chiſmo; altre al ſovvenimento de' poveri
vergognoſi; altre all'eſercizio di varie ope-
re di miſericordia con gran fervore atten-
dono; ed altre alla ſcarcerazione de' pri-
gioni. Varie Scuole pubbliche nei Quartie-
ri della Città per la gioventù, e varie Scuo-
le di Manifatture ſono ſtate recentemente
erette dalla munificenza del noſtro Benefico
Sovrano. Vi ſono Accademie di gran no-
me, e fra queſte la Sacra Accademia Fio-
rentina, e quella della Cruſca, regina, e
moderatrice della lingua Italiana. Quella
degli Apatiſti, che per adunarſi ſempre pub-
blicamente, e darviſi ad ognuno facoltà di
recitarvi in qualſivoglia Idioma, è ſtimata
il ſeminario de' belli ingegni. L'Accade-
anno 1350. e che è ſtata la prima di tutte
l'altre, che molti anni dopo ſono ſtate eret-
te per l'Italia, e in altre parti dell'Euro-
pa. Vi è ancora la Società Bottanica eret-
ta modernamente a comodo e benefizio di
queſta utile Profeſſione; come pure quella
de' Georgofili, tendente a migliorate ſem-
pre più l'Agricoltura. Quelle degli Inge-
gnoſi, degli Armonici, Faticacti, Coreo-
fili che ſi eſercitano in virtuoſe adunanze
di canto, ſuono, ballo ed erudite compo-
ſizioni. Finalmente per rendere una Città
in ogni parte compita, hanno fatto a gara
l'Arte, e la Natura; quella con tanti ab-
bellimenti eſteriori, e di ſtrade ſpazioſe,
e ben laſtricate, e di ſontuoſi Edifizi, di
tante belle Pitture, e Statue di cui è ri-
piena la Città noſtra; queſta coll'amenità
del ſito, ov'ella è collocata, e circondata
da fertiliſſimi colli; irrigata dal Fiume Ar-
no, in luogo d'aria ſottile sì, ma ſalubre,
e produttrice di nobiliſſimi ingegni. Onde
non è maraviglia s'ella meriti il giuſto
encomio, che le hanno dato gli Scrittori
più nobili, di bella, e di magnifica, di
fiore delle Città, e di maeſtra delle Scien-
ze, e delle Arti, qual nuova Atene in Ita-
Ora per oſſervar brevemente, con una
ſemplice ſcorſa per queſta Città, il bello
della medeſima, diaſi cominciamento dall'
inſigne Chieſa Metropolitana, detta
SANTA MARIA DIL FIORE. Ed avvegna-
chè queſta gran Chieſa vinca di pregio
tutte le Fabbriche della Città, fa di me-
ſtiere oſſervare in eſſa diſtintamente tutto
ciò, che la rende ſopra d'ogni altra am-
mirabile, e ſingolare. Primieramente s'
eſtende la ſua lunghezza a braccia dugen-
toſeſſanta, la larghezza delle Tribune a
certoſeſſantaſei; e quella delle Navate a
ſettantuna; l'altezza dal piano della terra
fino alla ſommità della Croce, a braccia
dugentodue, poichè fino al piano della Lan-
terna, ell'è alta centocinquantaquattro
braccia, il tempio della Lanterna trenta-
ſe, la Palla quattro, e otto braccia la
Croce. Finalmente tutto il giro di queſto
grand'edifizio aſcende a braccia milledu-
gertottanta. Per di fuori è tutta incroſta-
ta di marmi con bell'ordine diviſati. La
facciata ancora era quaſi per metà incro-
ſtata di marmi, adornata di molte ſtatue,
baſſirilievi, fatta con diſegno di Giotto; ma
fu demolita l'anno 1586. ſenza ſaperſene
di diſegno diverſo, la quale eſſendo ad una
certa altezza condotta, fu di nuovo di-
sfatta l'anno 1688. ed allora con l'occa-
ſione delle Reali Nozze del Gran Principe
Ferdinando di Toſcana colla Gran Princi-
peſſa Violante Beatrice di Baviera, fu di-
pinta a freſco, come ritrovaſi di preſente.
Le ſtatue, che erano nell'antica facciata
Gottica, parte altrove, ed una porzione
dentro la Chieſa in nicchie furono collo-
cate; e tra queſte i quattro Evangeliſti alti
più del naturale, fatti da Donatello i
quali oggi ſi veggono nelle Cappelle della
Tribuna di mezzo. Per ſette gran Porte vi
ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella fac-
ciata, e quattro lateralmente, abbellite di
vaghi lavori, ed intagli, tra' quali è molto
in pregio una Madonna di marmo alta più
del vivo con due Angioli in atto riverer-
te, di Giovanni da Piſa ſopra la Porta di-
rimpetto alla Canonica; e la Nunziata di
Moſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la
Porta del fianco verſo la via de' Servi. Ri-
leva ſopra queſto Edifizio la gran Cupola
di figura ottagona, la cui bellezza, e gran-
dezza rende l'occhio di chi la mira per
lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne
te. Queſta è la Cupola sì famoſa, della
quale il divin Michelagnolo ebbe a dire,
poterſi appena imitare, non che ſuperare
con l'arte. Finalmente l'Architettura di
tutto queſto compoſto è oltremodo mara-
viglioſa; imperciocchè in quell`età coſtu-
mandoſi di fabbricare alla Gotica, fu al
certo mirabil coſa, che gl'ingegnoſi Arte-
fici ſi diſcoſtaſſero da una maniera sì bar-
bara, ed all'ottima degli antichi Romani
s'avvicinaſſero. Queſto grande Edifizio eb-
be cominciamento l'anno 1294. o come al-
tri con maggior ragione vogliono l'anno
1296. eſſendo prima in queſto luogo una
Chieſa eretta in onore di
ricordanza della vittoria ottenutaſi l'an-
no 407. nel giorno a lei dedicato, contro
Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architet-
to fu Arnolfo di Lapo, diſcepolo di Cima-
bue, ſotto la direzione del quale incomin-
ciataſi queſta Fabbrica, in centocinquan-
taquattr'anni fu da altri valenti uomini
ſuoi ſucceſſori quaſi all ultima perfezione
condotta. Ma la gran Cupola fu parto dell'
ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Bru-
nelleſco Architetto, che ne' ſuoi tempi non
ebbe uguale. La Lanterna di eſſa di diſe-
cio, mirabilmente intagliata fu meſſa ſu
da Baccio d'Agnolo, e
Arciveſcovo di Firenze ſalì con tutto il
Clero a porvi la prima pietra nell'anno
1438. La Palla, e la Croce fu poſta da An-
drea Verrocchio. Ammirata l'eſteriore bel-
lezza, entreremo in Chieſa. Il pavimento
è di marmi di varj colori, diviſati con mi-
rabil diſegno. Quello della Navata di mez-
zo è di Franceſco da San Gallo, e quello
intorno al Coro è fatto col diſegno di Mi-
chelagnolo, ed il rimanente di Baccio d'
Agnolo. Quivi prima d'ogni altra coſa,
potrà l'erudito Foreſtiero volger l'occhio
alle varie Inſcrizioni, e memorie, che vi
ſi trovano. A man deſtra avvi il Ritratto
del menzionato Brunelleſco ſcolpito in mar-
mo: a cui ſegue il Ritratto di Giotto re-
ſtauratore della Pittura, con Epitaffi, il
primo di Carlo Aretino, il ſecondo d'Agno-
lo Poliziano. Succedono altre memorie d'
uomini illuſtri, come di Antonio dell'Orſo
Veſcovo Fiorentino in un'arca elevata da
terra, con la ſtatua di marmo ſopra di eſſa,
di Pier Farneſe Capitano de' Fiorentini; di
dinal Pietro Corſrai, e dopo queſto l'Effi-
cino rinnovatore della Filoſofia di Plato-
ne. A mano ſiniſtra vedeſi il Ritratto, e
Inſcrizione di Antonio Squarcialupi ſcolpi-
to da Benedetto da Majano. Dipoi altro
depoſito elevato da terra, eſſendo varie le
opinioni di chi ſi ſia; ſopra la Porta vedeſi
il Depoſito di
di Napoli, e dipoi nella parete ſono dipin-
te due figure, rappreſentanti Niccolò da
Tolentino, che è di Andrea del Caſtagno,
e Giovanni Acuto, che è opera celebra-
tiſſima di Paolo Uccello. Merita anche oſ-
ſervazione un quadro antico dell'Orcagna,
in cui è dipinto il Divino Poeta Dante,
quivi eſpoſto per Decreto della Repubblica
Fiorentina, quale è l'unica memoria pub-
blica, che vi ſia di queſto gran Maeſtro
della Toſcana Poeſia. E' queſta Chieſa di-
viſa in tre Navate, alle quali corriſpon-
dono tre Tribune di forma ottagona, e in
ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cappelle. Nel-
la Tribuna di mezzo li oſſervano nelle
quattro Capelle laterali i quattro Evange-
liſti di mano di Donatello accennati di ſo-
pra, e nella Cappella di mezzo il Cenacolo,
di
terali dl Pernardino Poccetti. Queſta Cap-
e dell'Altare di marmi di varj colori, è
dedicata a
le di cui ſacre Ceneri ſi conſervano ſotto
l'Altare nella belliſſima Caſſa di bronzo,
che può oſſervarſi da tutte le parti, mi-
rabilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti.
Paſſando all'altra Tribuna detta della
Croce, ſi oſſerverà prima la Porta della
Sagreſtia di bronzo, opera del Ghiberti, e
dentro alla medeſima Sagreſtia i Putti, che
l'adornano con varj feſtoni di mano di Do-
natello, e l'arco piano fatto di Pietre com-
meſſe, opera certamente ſingolare, e pro-
digio dell'Architettura. In detta Tribuna
può vederſi l'Immagine di
Cappella ad Eſſo dedicata di mano di Lo-
renzo di Credi, e i due Quadri laterali,
che l'adornano, dei quali il Tranſito è di
Mauro Soderini, e lo Spoſalizio di
Ferretti. S'inalza ſopra le dette Tribune
la gran Cupola, per di dentro tutta di-
pinta con maraviglioſa invenzione da Fe-
derigo Zuccheri, e da Giorgio Vaſari. Cor-
riſponde per di ſotto il Coro, diſegno di
Filippo Brunelleſco, eſeguito da Giuliano
di Baccio d'Agnolo, della medeſima forma
d'ordine Jonico, e di marmi di varj co-
Reſta queſto coronato da un belliſſi-
mo fregio, ſoſtenuto da più colonne, l'
imbaſamento delle quali è arricchito di baſ-
ſirilievi, parte de' quali ſono di Baccio Ban-
dinelli, e parte di Giovanni dell'Opera. In
teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto
Crocifiſſo, di mano di Benedetto da Maja-
no, Scultore antico, e valente. Poſano
ſopra l'Altare tre grandi Statue di marmo,
ſcolpite da Baccio Bandinelli, rappreſen-
tanti Iddio Padre in atto di ſedere, ed a'
ſuoi piedi il Criſto morto ſoſtenuto da un
Angiolo. Dietro a queſto Altare vedeſi una
Pietà di mano del Buonarroti, che ſebbene
non condotta a fine moſtra tuttavia l'ec-
cellenza del Profeſſore. Queſto ſtimabiliſ-
ſimo gruppo ci fu collocato per ordine di
Coſimo III. in luogo di due belliſſime Statue
di marmo rappreſentanti Adamo, ed Eva,
di mano di Baccio Bandinelli, che di quivi
le fece traſportare nel Salone del Palazzo
Vecchio, ove ſi ammirano tra tante altre
opere che vi ſono, de' più inſigni Sculto-
ri. Gl'Altari della Croce, e di
ſono ſtati adornati con Tabernacoli, e Co-
lonne di marmo, come pure i gradi di
marmo di tutti gli altri Altari delle tre
Tribune, i ſedili di noce del Coro; e l'ador-
mune è ſtato fatto il tutto a ſpeſe del pre-
ſente noſtro zelantiſſimo Arciveſcovo Fran-
ceſco Gaetano Incontri. Ne' pilaſtri delle
Tribune, come ancora nelle mura delle
Navate ſi vedono alcune Nicchie, o ta-
bernacoli di marmo miſto, fatti col diſe-
gno di Bartolommeo Ammannati, entro
de' quali ſono gli Apoſtoli ſcolpiti in mar-
mo da maeſtri eccellentiſſimi, cioè:
copo, ſcultura di Iacopo Tatti Fiorentino,
detto il Sanſovino, il
cenzio Roſſi, il
rucci, il
il
geliſta, di Benedetto da Rovezzano, il
Iacopo Minore, e il San Filippo, di Gio-
vanni dell'Opera. Ha queſta Baſilica altre
opere degne di ſtima, le quali potrà il Fo-
reſtiero da ſe medeſimo oſſervare. Una
ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è
che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in
gran copia gli abbellimenti interiori, che
a' noſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà
nondimeno un bel compoſto, a cui tutte
le parti corriſpondono, ed una maeſtoſa
bellezza, che ſenz'altro ornamento l'oc-
chio ſommamente diletta. Oltre però il
ma veneràzione per le inſigni Reliquie di
tanti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra
eſſe le più coſpicue, una parte della
Croce, un Chiodo, ed una Spina della
Corona di noſtro Signore, ripoſte in un
Reliquario d'oro maſſiccio tutto lavorato,
ed intarſiato di perle, gioie, e pietre pre-
zioſiſſime. Evvi il Corpo di
ſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi ſuc-
ceſſori, e diſcepoli; di
fano IX. Pontefice, e de' Santi Martiri Ab-
don, e Sennen. Evvi inoltre un Pollice di
una parte di Braccio di
ſtolo, ed altre ancora ſenza numero, de-
ſcritte già dall'Arcidiacono Minerbetti.
Ma non minor venerazione lo rende il Di-
vin culto, che da tanti ſacri Miniſtri reli-
gioſamente s'oſſerva. Quarantadue Cano-
nici, e fra queſti, cinque dignità, ſeſſanta
e più Cappellani, cento Chericl Eugenia-
ni, e nelle feſte, e ſolennità accreſcono il
numero circa a ſeſſanta altri Cherici del
Seminario Fiorentino, celebrando quivi
continuamente gli Ufizj Divini con tal de-
coro, e ſplendore, che quello d'ogni altra
Cattedrale d'Italia non ſolo agguaglia, ma
Queſta Chieſa s'è
reſa celebre per molti, e ſingolari avveni-
menti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſati.
Fra queſti è da rammentarſi che Carlo Ot-
tavo vi ſtabiliſſe la concordia co' Fioren-
tini: che due Sommi Pontefici Martino V.
ed Eugenio IV. ſolennemente vi celebraſ-
ſero. Che Pio II. e Leone X. v'aſſiſteſſe-
ro più volte alle ſacre funzioni; ma più di
ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l'anno
1439. il Concilio Eucumenico Fiorentino, fa-
moſo per l'intervento del mentovato Eu-
genio IV. dell'Imperador Paleologo, del
Patriarca di Coſtantinopoli, e di tanti Pri-
mati della Grecia per l'unione ſtabilitavi
della Chieſa Greca colla Latina, come ben
dall inſcrizione in marmo preſſo alla Sagre-
ſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre
cagioni non è maraviglia, ſe queſta Chieſa
gode inſigni prerogative, tra le quali è
molto ſingolare, che i Cherici, dopo il
ſervizio di nove anni preſtato alla mede-
ſima, per Bolla di Eugenio IV. e per con-
ferma di detta Bolla fatta da
dopo il Concilio di Trento, vengono pro-
moſſi al Sacerdozio, benchè non ſiano prov-
veduti di alcun benefizio, o d'altra ren-
dita Eccleſiaſtica. In ultimo è da ſaperſi,
della porta principale ſi conſervano in una
gran venerazione due antichiſſime Imma-
gini, una della
l'altra di Maria Santiſſima, che è in un
tabernacolo al lato manco della porta, e
che ſi venerava nell'antica Chieſa di
parata: la quäl Santa vi è dipinta tra le
altre, nel quadro, che contorna il detto
Tabernacolo. Il Moſaico ſopra la detta
porta è di Gaddo Gaddi. Le ſtatue, che
ſono ſulle baſe, ſono i modelli di eccel-
lenti Scultori, cioè
nino Arciveſcovo, ſono di Batiſta Lorenzi,
Andrea Corſini d'Antonio d'Annibale, e di
Giovanni Caccini è il
La naſcita di Gesù Bambino di Gregorio
Pagani, e la Viſitazione di
di Batiſta Naldini, che ſtavano dai lati
entrando in Chieſa, ſono al preſente nella
Cappella di La Nunziata di
Federigo Zuccheri, e l'Adorazione de'
Magi, furono collocate in quella della
Croce. Sopra la Porta laterale dalla parte
del Campanile vi è il Martirio di
parata di mano del Paſſignano, e ſopra l'
altra dalla parte oppoſta fu rappreſentato
Paggi. Uſcendo di Chieſa trovaſi appreſſo il
CAMPANILE, la cui circonferenza è cen-
to braccia, l'altezza centoquarantaquat-
tro. E' in iſola da ogni parte fino da' fon-
damenti, ed è incroſtato tutto di marmi di
diverſi colori, con bel diſegno diſtinti. In
quattro nicchie da ogni lato poſano quat-
tro Statue, delle quali quelle che riguar-
dano la Piazza, e l'altre due ſopra la porta
di eſſo ſono di mano di Donatello e le due
che pongono in mezzo eſſe ſono di Niccolò
Aretino: le tre figure che ſon ſopra la Porta
del Campanile, tre Statue dalla parte della
Miſericordia, i ſette Pianeti, le ſette Virtù,
e le ſette Opera della Miſericordia ſono
di Andrea Piſano. Le 5. ſtoriette che ſono
verſo la Chieſa rappreſentanti la Gramma-
tica, la Filoſofia, la Muſica, l'Aſtrologia,
e la Geometria ſono di Luca della Robbia.
Fu condotta queſta gran Torre col diſegno
di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la
ſua ſtruttura, che certamente nel mondo
non ſi trova l'eguale. Vicino al medeſimo
è la Scuola de' Cherici, e l'eſemplariſſima
Compagnia della Miſericordia. Dirimpetto
alla Chieſa del Duomo è quella di
SAN GIOVANNI antico Batiſtero, e non
ſuſſiſtenti ragioni Tempio di Marte; poi-
chè tale da' più culti ſtimar non ſi può per
gli errori, che ravviſanſi nella ſua interna
Architettura. Eſſo è di forma ottagona, ed
in queſta guiſa ſi ſolevano in antico fab-
bricare i Tempi per uſo del Batteſimo. Per
di fuori è iſolato, e fu incroſtato di varj
marmi nel 1293. Per tre Porte vi ſi ha l'
ingreſſo, l'impoſte delle quali tutte di
bronzo, ſono di sì maraviglioſa bellezza,
e con tal maeſtria lavorate, che Michela-
gnolo Buonarroti ſoleva dire, diſcorrendo
di quelle di Lorenzo Ghiberti, che ſareb-
bero ſtate bene alle Porte del Paradiſo, e
ſono quella che riguarda la Chieſa del Duo-
mo, e quella che dirimpetto all'Opera,
ma la terza più antica fu fatta da Andrea
Piſano. Sono effigiate in eſſe alcune Sto-
rie del Teſtamento Vecchio, e Nuovo, di
baſſorilievo, fatte con tale eccellenza ſpe-
cialmente quelle della Porta maggiore, che
reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. So-
pra la Porta principale vi ſono tre Statue
di marmo, che rappreſentano il Batteſimo
di Criſto, incominciate dal Sanſovino, e
perfezionate da Vincenzio Danti, di cui
ſono l'altre ſtatue di bronzo, rappreſen-
ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bigallo.
Ma ſopra quella verſo l'Opera ſono ma-
raviglioſe le tre figure di bronzo, che rap-
preſentano
con un Fariſeo, e con un Dottore della
Legge antica, e ſono di mano di Giovan-
franceſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi
le due Colonne di Porfido; poſte avanti la
Porta principale, donate gia da' Piſani alla
Città di Firenze: e le catene che pen-
dono, con altre che ſi veggono ad alcune
Porte della Città, e in altri luoghi, ſono
un trofeo del valor Fiorentino quando con-
quiſtarono il Porto Piſano, che con queſte
chiudevaſi. Entrando in Chieſa ſi vedono
ſedici groſſe Colonne di belliſſimo grani-
to, con Capitelli, e Pilaſtri, ſopra de' quali
ricorre un terrazzino, che circonda quaſi
tutta la Chieſa. Sotto l'Arco della Tri-
buna, ove è ſituato l'Altar maggiore, è
ſtata modernamente alzata la Statua di
marmo del
portato alla celeſte Gloria, con più An-
gioli pur di marmo, opera tutta di Giro-
lamo Ticciati celebre Scultore, e Archi-
tetto, di cui pure è lo ſpazioſo Presbite-
rio eretto davanti il predetto Altar mag-
arricchito di medaglioni, e di baſſirilievi
di marmo. La volta poi è tutta fatta a
moſaico, per opera d'Andrea Taſi, diſce-
polo di Cimabue, che in quei tempi ebbe
la ſua ſtima. Oltre i varj ornamenti vi è
un Batiſtero molto vago, e di belliſſimi
marmi adorno, nella nicchia del quale ve-
deſi un
Giuſeppe Piamontini valente Scultore. Ed
è da notarſi, che un magnifico Batiſtero
era prima nel mezzo del Tempio, di
forma ottagona, del quale n'è rimaſto il
ſegno nel pavimento. Dirimpetto al detto
Batiſtero vi è il ſepolcro, ornato di varie
Statue di Baldaſſar Coſcia, già Papa ſotto
nome di Giovanni Vigeſimoſecondo, o come
altri vogliono Vigeſimoterzo, morto in Fi-
renze l'anno 1419. dopo aver rinunziato
il Pontificato avanti al Concilio di Coſtan-
za. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera
di Donatello, di cui parimente è la
Maddalena Penitente in un bell'Altare fat-
to modernamente. Finalmente in queſto
Tempio ſono molte Reliquie, e ſpecial-
mente il Dito indice di
un braccio di
tengono in ſomma venerazione, come al-
ineſtimabil valore tra i quali evvi un'Altare
di argento ſodo che per le principali ſo-
lennità ſi pone nel mezzo di Chieſa tutto
ſtoriato con baſſirilievi di belliſſime figure
rappreſentanti la Vita di
Uſcendo di Chieſa per la Porta dall'opera,
ſi trova una Colonna poco diſtante, eretta
in quel luogo per ricordanza di quell'in-
ſigne miracolo, che ſeguì, allora quando
trasferendoſi alla Chieſa di San Salvatore
il Corpo di San Zanobi Veſcovo Fioren-
tino dall'inſigne Collegiata di
nel toccar quivi la Bara un Olmo ſecco
incontanente divenne freſco, e verdeggian-
te. Si vede addirimpetto il
PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col
diſegno di
del Cardinale e Arciveſcovo Aleſſandro de'
Medici, dipoi per ſoli 27 giorni Papa Leo-
ne XI. che ha la ſua entratura nell'altra
ſtrada, ed è oſſervabile la magnifica Scala, e l'
Atrio, che mette nella gran Sala, dipinto
eccellentemente da Pietro Anderlini, con
lo sfondo, belliſſima opera di Vincenzio
Meucci, a ſpeſe di
ria Martelli, a cui dobbiamo ancora il re-
ſtauramento di
SAN
SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una
Congregazione di Sacerdoti utili molto alla
diſciplina Eccleſiaſtica, ed è tutta dipinta
a freſco da diverſi celebri Profeſſori mo-
derni, avendovi colorita la Cupola, e la
Natività, che ferve di Tavola all'Altar mag-
giore Giovanni Ferretti con i due Apoſtoli
di chiaro ſcuro. La depoſizione della Croce
è di Mauro Soderini, e la Reſurrezione op-
poſta con lo sfondo della volta è di Vin-
cenzio Meucci. In faccia a queſta reſta
la Chieſa Parrocchiale di
SAN RUFFILLO, ſopra la di cui porta ve-
deſi un Padre Eterno di Luca della Robbia,
e dentro vi è all'Altare a mano deſtra di
mano del Pontormo una pittura a freſco
eſprimente Maria
alcuni Santi. Poi di quì andando per Via
de' Martelli, s'incontrano le Abitazioni de'
Martelli, e degl'Arnaldi, nella prima delle
quali eravi una Statua di Donatello, la
quale al preſente ritrovaſi nel Palazzo del
cellente lavoro di ſuo ſcarpello; e nella
ſeconda vi ſono eſquiſite Pitture. Indi tro-
vaſi la Chieſa di
SAN GIOVANNINO, dedicata a San Gio-
vanni Evangeliſta poſſeduta già dai Geſui-
della Madre di Dio delle Scuole Pie, i quali
tengono nell'anneſſo loro Convento le Pub-
bliche Scuole in qualunque ſcienza. Era
queſta Chieſa in principio aſſai piccola; ma
intorno all'anno 1580. coll'opera, e col
diſegno di Bartolommeo Ammannati, Scul-
tore, ed Architetto Fiorentino, fu oltremo-
do accreſciuta, e adornata. Imperciocchè
quell'Artefice molto pio, e religioſo, a
niuna ſpeſa e fatica perdonò, perchè que-
ſt'opera foſſe condotta al ſuo fine ammiran-
do gl'intendenti l'eſquiſitezza dell'Archi-
tettura, e il bell'ordine di tutte le parti
di queſto ſacro Edifizio. Ha la facciata tut-
ta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle
Cappelle varj ornamenti di ſtucchi con
belle Tavole; nella prima a man deſtra ſtà
collocata un inſigne Tavola di Aleſſandro
Allori, ove ha rappreſentato
alcuni Apoſtoli in atto di eſaudire la Ca-
nanea, ed è da notarſi che quel Vecchio,
che ſi appoggia al baſtone, figurato per
Bartolommeo è il Ritratto del medeſimo
inſigne benefattore Architetto Bartolom-
meo Ammannati, che la fece fare, la ſe-
conda Tavola di
Stanislao è Opera di Ottaviano Dandini;
menico Campiglia. Quindi ſeguita la Cap-
pella di
biliſſimi marmi, dove il Cavalier
ceſco Curradi ha con ſtraordinaria eccel-
lenza rappreſentato il detto Santo nell'atto
di predicare agl'Infedeli. Ne ſegue la Cap-
pella maggiore, la di cui Tavola ove è
eſpreſſo il
rolamo Macchietti, nei due laterali il San
Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e la
Elena del Bizzelli, trovaſi dipoi la nobil
Cappella di Sant'Ignazio tutta incroſtata
di marmi, ove è di mano del Puglieſchi
la bella Tavola di detto Santo. Ne ſeguo-
no tre altre Cappelle, nella prima delle
quali ov'è l'Immacolata Concezione è di
mano del mentovato Curradi, nella ſecon-
da è ſtata collocata la belliſſima Tavola di
di Antonio Franchi Luccheſe; da cui fu
effigiato il medeſimo Santo davanti a Maria
ultima vi è la Tavola degli Angeli dipinta
da Giacomo Ligozzi. Gli Apoſtoli delle
Nicchie ſono di Cammillo Cateni, e lo
sfondo nella ſoffitta è ultima opera di Ago-
ſtino Veracini. Vicino a queſta Chieſa, ed al
principio di Via larga è il
PA-
PALAZZO DE'MEDICI, oggi del Marche-
ſe Riccardi per compra fattane l'anno 1659.
per prezzo di ſcudi 41. mila dal Granduca
Ferdinando II. fatto già fabbricare da Co-
ſimo Padre della Patria, col diſegno di Mi-
chelozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza
quanto ſia bello, e magnifico, nè può com-
prenderio facilmente chi non lo mira. Ve-
donſi le due facciate tutte di pietre forti
in tre ordini diviſate. Dal piano della terra
fino alle prime fineſtre, l'ordine è Ruſti-
co, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate.
Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuc-
cede il Corintio, e in fronte di sì no-
bile Edifizio, vedeſi un Cornicione d'in-
credibil vaghezza, che da per tutto lo cir-
conda. Non meno vaghe ſono le fineſtre
da baſſo, gli ornamenti delle quali, come
altresì il Cornicione, ſi credono fatti col
diſegno del Buonarroti. Entrando per la
porta principale trovaſi la prima Loggia,
nel fregio della quale ſono alcuni tondi
entrovi figure di marmo di Donatello, e
le pareti tutte furono fatte adornare l'
anno 1719 dal Marcheſe Franceſco Ric-
cardi, di baſſirilievi, di Statue, di Bu-
ſti, e d'Inſcrrzioni antiche Greche, e
Latine, a foggia di Muſeo. A man de-
bile fatta col diſegno di
gini Scultore e Architetto Fiorentino. E'
pure a man ſiniſtra una Scala belliſſima fatta
a chiocciola, che dal terreno conduce fino
alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi
nelle ſtanze, vi s'ammirano molti pre-
gevoli ornamenti degni di tanto Palazzo.
Vedraſſi la belliſſima Galleria dipinta nel-
la volta a freſco da Luca Giordano famo-
ſo Pittore, e in eſſa giù abbaſſo nella pa-
rete effigiati ſopra grandioſi Criſtalli i quat-
tro elementi inſigne opera di
nico Gabbiani, tra i quali in nobiliſſimi ar-
marj ſi conſerva una bella, e copioſa rac-
colta di Cammei, d'Intagli, di Medaglie, e
di altre prezioſe antichità: allato alla qua-
le è una ſcelta Libreria di manoſcritti, e
di libri impreſſi, parte della quale fu meſſa
inſieme dal celebre Riccardo Riccardi, e
parte fu già del Senatore Marcheſe Vin-
cenzio Capponi, da cui l'ereditarono i pre-
ſenti poſſeſſori, i quali vanno ſempre au-
mentandola. Si mireranno inoltre i nuovi
accreſcimenti di ſervizi baſſi molto como-
di, e finalmente ſi vedrà creſciuta doppia-
mente la principal Facciata verſo la Via
Larga, coll'iſteſſo ordine, e Architettura
E` famoſo queſto Palazzo, non
ſolo per la ſua bellezza, ma eziandio per
eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di gran-
diſſimi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti i
Sommi Pontefici, Imperadori, e Re, ol-
tre un numero grande di Principi (di che
ſi legge la memoria in un Cartello di mar-
mo nel primo Cortile, fatta dal celebre
Abate Antonmaria Salvini) e per molti av-
venimenti accaduti e deſcritti largamente
dal Giovio, e da varj Scrittori de' tempi
andati. Dirimpetto a queſto ſi vede il
PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale
Bandino Panciatichi, col diſegno del Ca-
valier Carlo Fontana, e appreſſo il
PALAZZO del Marcheſe
poni, con bella facciata di Gherardo Sil-
vani, che è ſtato internamente accreſciuto,
e rimodernato nel Cortile col diſegno di
Luigi Orlandi. In faccia a queſto vedeſi un
altro antico Palazzo dei Medici, ora degli
UGHI, o ſieno Avvocati protettori dell'
Arciveſcovado Fiorentino, ove ſecondo al-
cuni, ſeguì l'ucciſione del Duca Aleſſan-
dro de' Medici, tanto celebre nella noſtra
Storia. Quaſi dirimpetto vedeſi il
PALAZZO del
poni, fatto col diſegno di Ferdinando Rug-
Quindi dalla medeſima parte ſi tro-
va il
PALAZZO de'Marcheſi Coppoli ora del
Averardo de' Medici eretto con vago e bel
diſegno del Silvani Architetto Fiorentino,
ultimamente accreſciuto, e dentro e fuori
quaſi della metà, dal fu Senatore Cammil-
lo Coppoli. E ſeguitando il cammino; dalla
parte oppoſta s'incontra la
LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIANA
fondata a pubblico vantaggìo dal fu
Franceſco Marucelli, ed aumentata da
Monſignor Aleſſandro Marucelli, la quale
ſta aperta la mattina, ne' giorni di Lunedì,
Mercoledì, e Venerdì; quindi ſi giunge al-
la Piazza, e Chieſa di
SAN MARCO de' Padri Domenicani dell'
Oſſervanza. Tra gl'ornamenti più ſingolari,
vi s'ammirano le belle Tavole, tutte di
mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'entrare a
man deſtra vi è una devota Madonna di
Piero Cavallini Romano, che per venera-
zione ſtà coperta. La ſeconda, dov'è di-
pinto
di Tito. La terza ove è eſpreſſa Maria col
Bambino Gesù, e di altri Santi è del ce-
lebre
nel Convento nella ſola Cappella del Gio-
dell'Altare. Nella quarta ſi vede un'an-
tichiſſima Madonna lavorata a Moſaico.
La Tavola della quinta Cappella dove è
l'Immagine di Maria, e
mano di Matteo Roſſelli. Volendo di quì
entrare nella Sagreſtia vedeſi nell'ingreſſo
una belliſſima Statua di marmo rappreſen-
tante Criſto riſorto collocata in una nic-
chia, opera di Antonio Novelli, e del Conti
ſono li due baſſirilievi che ſono dai lati.
Di quì paſſata la prima porta vedraſſi ſo-
pra di eſſa una delle più belle Tavole del
Beato
te all'Altar Maggiore. Il ritratto di queſto
Beato ſtà appeſo nella Cella che quì abi-
tava
tratti di Beati Religioſi che oltre i Vene-
rabili ſenza numero hanno ſantificato que-
ſto Convento, e edificata la noſtra Città.
Tornando in Chieſa ſegue dipoi la Tribu-
na ove nelle pareti da Monſieur Parocel
Franceſe vi fu dipinto l'adorazione de' Magi,
e le Nozze di Cana, e la Cupola è di
Aleſſandro Gherardini con un bello Altar
maggiore corredato di ricchiſſimi argenti
particolarmente nelle feſte ſolenni. Quindi
vi è la Cappella de' Serragli, ancor eſſa
di finiſſimi marmi, de' quali fino al pavi-
mento è ricoperta, quanto per varj orna-
menti di Statue, e di Pitture, che nobil-
mente l'adornano. La Tavola dell'Altare
rappreſentante l'ultima Cena è opera di San-
ti di Tito, la Storia della Manna è del Paſſi-
gnano; di Iacopo da Empoli è il Sagrifi-
zio di Abramo. Il ſaziar delle Turbe nel
Deſerto, e la Cena d'Emaus ſono del
Curradi; e
ciullo è del Biliverti. La volta è di Ber-
nardino Poccetti, e ancora i Santi dipinti
a freſco tramezzo a detti quadri in otto
nicchie: nell'altre quattro vi ſono gli Evan-
geliſti di marmo, che due ſono di Lodo-
vico Salvetti, e i due dall'Altare del Pie-
ratti. Dopo la quale ſegue la belliſſima
Cappella di
renze fatta fabbricare con ſomma magni-
ficenza da Averardo, e da Antonio Salvia-
ti. Ella è tutta di marmi nobilmente la-
vorati col diſegno di Giovanni Bologna.
Tre belle Tavole di Pittori eccellenti ne
adornano vagamente le tre facciate; quella
di mezzo è opera d'Aleſſandro Allori,
quella che rappreſenta il Lebbroſo riſa-
nato in
In cia-
fcuna di queſte facciate ſi ammirano due
Statue di marmo, che in tutto aſcendono
al numero di ſei, di mano del Francavil-
la, diſcepolo del mentovato Giovanni Bo-
logna; ed altrettanti baſſirilievi di bron-
zo, di mano di
fatti ſul diſegno del medeſimo Giovanni
Bologna ſuo Maeſtro, da cui fu fatta la
figura di bronzo, che è in Sagreſtia rappre-
ſentante il Santo giacente. Nell'Urna ſot-
to l'Altare ſtà ripoſto il di lui Fi-
nalmente corona queſta Cappella una Cu-
poletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe
Pitture, di mano del Poccetti. Avanti a
queſta Cappella ſon dipinte due Storie dell'
Eſpoſizione, e Traslazione di
di mano del Paſſignano. Ella ha meritato
d'eſſer deſcritta e pubblicata colla ſtampa
del fu celebre Antiquario Dottore Gori.
Ne ſegue poi la prima Cappella, tornando
verſo la Porta, una belliſſima Tavola di
Lodovico Cigoli, ove ha dipinto l'Impe-
ratore Eraclio, che depoſto l'Imperiale
ammanto, e conſtituito in abito di Peni-
tenza, ſcalzo ne' piedi, porta ſopra le ſue
ſpille quella Reſſa Croce, ove il noſtro
Salvatore con la ſua morte compì la re-
Nella ſeguen-
te Cappella, eravi una ſtupenda Tavola di
Fra Bartolommeo, ma il Principe Ferdi-
nando, che la volle avere, ne fece fare
altrettanto belliſſima copia al Gabbiani,
che certamente ſi ſcambia dal medeſimo
originale. Nella terza di mano del Paſſi-
gnano vi è eſpreſſo
predicante al Popolo. Nella quarta vicino
alla porta vi è la Tavola dipinta dal Ca-
valier Paggi Genoveſe, rappreſentante la
Trasfigurazione ſul Tabor. La ſoffitta è tut-
ta intagliata, e riccamente dorata, con lo
sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pen-
nello di E' degno di
memoria, che quì furono ſepolti il Conte
Giovanni Pico della Mirandola, che fu chia-
mato la Fenice degl'ingegni, ed Agnolo
Poliziano uomo letteratiſſimo, e ſingolare,
e ai noſtri tempi i celebri Giuſeppe Ave-
rani, e il Propoſto Anton Franceſco Gori.
Non meno però della Chieſa è ragguarde-
vole il Convento, fatto fabbricare da Co-
ſimo, e Lorenzo de' Medici, al quale fu
dato principio nel 1437. col diſegno di Mi-
chelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lu-
nette tutte dipinte da eccellenti Maeſtri,
e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal
cune venerabiliſſime immagini del
Angelico inſigne Pittore che come ſi è det-
to abitava in queſto Convento, dentro al
quale ſi vedono moltiſſime opere di ſua
mano, oltre la magnifica pianta dell'Or-
dine Domenicano dipinta da Eſſo ſulla pa-
rete del Capitolo che reſta tra li due Chio-
ſtri, nel quale vi ha effigiato gran numero
di Ritratti di Uomini Illuſtri del detto Or-
dine, tanto in ſantità, che in dottrina.
Poi nel ſecondo non meno vaſto del primo
vi ha dipinto le Lunette di tutta una na-
vata Aleſſandro Gherardini, altre due Co-
ſimo Ulivelli, e una dalla parte dell'in-
greſſo Aleſſandro Loni, e Sebaſtiano Ga-
leotti. E' molto deſiderabile da vederſi la
Cappella del Noviziato la di cui Tavola
di ſtraordinaria bellezza è opera di
tolommeo nella quale vi ha eſpreſſa la Pre-
ſentazione di Gesù Bambino, vi è inoltre
tra l'altre buone pitture, una celebre im-
magine di Maria
Dolci. In queſto inſigne Convento bella
e copioſa Libreria vi ſi conſerva, ove fra
gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Mano-
ſcritti fatti quivi collocare a pubblico be-
nefizio da Coſimo de' Medici Padre della
ſero già di Niccolò Niccoli, che è da an-
noverarſi fra quelli, da' quali le Lettere
Greche riconoſcono il loro riſorgimento.
Vicino all'Orto in fondo al quale è da am-
mirarſi una Cappella tutta dipinta da Ber-
nardino Poccetti, è ſituata la Spezieria,
celebre per la fabbricazione che vi ſi fa
dell'Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed altri
lavori di Fonderia, ove ſi potrà con pia-
cere oſſervare ancora de' belliſſimi quadri.
Fu queſto Convento ſempre tenuto in gran-
de ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtau-
ratavi da
eziandio per avervi dimorato moltiſſimi Re-
ligioſi di ſanta vita, in converſazione de'
quali ſoleva Coſimo Padre della Patria
ſpeſſe volte trattenerſi vedendoviſi ancora
le ſtanze, ove abitava. E' ſtata abbellita
queſta Chieſa con una vaga Facciata col
diſegno di
mini Converſo Carmelitano. Dirimpetto a
queſta Chieſa per la Porta laterale è il Pa-
lazzo detto il
CASINO DA
dal Gran Duca Franceſco I. intorno al
1570. col diſegno del Buontalenti. E' ſer-
vito ne' tempi andati per abitazione de'
di tutte le comodità, che a tali Perſonag-
gi ſi convengono. Accanto a queſto Caſi-
no è degno d'eſſer veduto il Chioſtro della
COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA,
detta dello Scalzo, per le molte eccellen-
ti Pitture a freſco rappreſentanti la vi-
ta di
del Sarto, tra le quali due che ſono dipin-
te dal Francabigio, rappreſentano la par-
tenza del detto Santo Fanciullo da' Geni-
tori, e l'incontro del medeſimo con Gesù
nel ritorno d'Egitto. Queſt'opera ſi vede
intagliata da Teodoro Cruger con fronteſpi-
zio, e ritratto dell'Autore. Di mano di
Lorenzo di Credi all'Altar della Compa-
gnia vi è la Tavola rappreſentante
Batiſta in atto di battezzare il Salvatore.
Camminando per eſſa ſtrada e voltando a
man deſtra nel Maglio ſi trova il Con-
vento e
CHIESA delle Nobili Religioſe DI SAN DO-
MENICO, nella quale al primo Altare a man
dritta vi è una Tavola dipinta da Andrea
Verrocchio celebre Scultore, Maeſtro di
Leonardo da Vinci, che ve lo fece lavo-
rare da giovanetto in qualche parte della
medeſima, dopo ne vien l'Altare di
alla morte del medeſimo. La Tavola dell'
Altar Maggiore è di Lazzero Baldi: ne ſe-
gue la In
ultimo il
radi. Intorno alla Chieſa vi ſono tredici
lunette dipinte parte dal Soderini, alcune
del Ferretti, e parte del Meucci. In fac-
cia a queſta Chieſa trovaſi il
GIARDINO de' Semplici, che dal Gran-
duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fab-
bricato, ove ſi conſervano le più rare, e
belle piante, ed erbe medicinali che quel
magnanimo Principe da ogni parte più re-
mota le fè venire. L'Anno 1718. fu tra-
ſferita in queſto Giardino, per benigno Re-
ſcritto di
nica nuovamente inſtituita; all'uſo e cu-
ſtodia della quale con ſuo
conceſſe fin a nuovo ordine queſto Giar-
dino. Appreſſo vi è la
CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di
maneggio di
mero, ed in luogo aſſai comodo vi ſi man-
tengono. In queſto luogo ancora ſi appren-
de dalla Nobiltà Fiorentina, e foreſtiera,
ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpe-
ſato dal medeſimo Noſtro Sovrano, l'Arte
A que-
ſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinan-
do fatto reſtaurare, ed accreſcere un bel
loggiato, perchè nel tempo del crudo
inverno, o di pioggia ſi poſſa tuttavia con-
tinovare un eſercizio sì nobile. Contiguo
è lo
SPEDALE di San Matteo, altrimenti det-
to di Lemmo, poichè intorno all'Anno 1390.
ſu fondato da Lemmo Balducci di Monte
Catini, dove ſon curati molti infermi con
gran diligenza, e carità. Nella di cui Chie-
ſa oltre a quello del Fondatore vi ſono
altri depoſiti riguardevoli. Vedonſi in eſſa
due Tavole degne di ſtima che una dell'
Empoli rappreſentante l'Aſſunzione di Ma-
ria
di mano di Lodovico Buti. Vicina è la
CHIESA, E MONASTERO DI
fatto fabbricare dal detto Lemmo. Sopra
la porta ſi vede una antica lunetta dipinta
da Lorenzo di Bicci, rappreſentante il det-
to Santo. Trovaſi per via del Cocomero il
PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di
ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimodernate
magnificamente con diſegno di Gaſpero
Paoletti. Ed il Palazzo de' Baron Ricaſoli,
fabbricato con buona Architettura moderna.
in vicinanza ſono i
PALAZZI di due rami della Famiglia de'
Pucci; il primo de' quali d'ordine compo-
ſito è del Senatore Aleſſandro Pucci, diſe-
gnato con bella, e vaga Architettura del
famoſo Paolo Falconieri Cavaliere inten-
dentiſſimo; e l'altro accanto del Marcheſe
Roberto Pucci, che ha ſeguitato l'ordine
del primo. Dirimpetto vedeſi il
PALAZZO del fu Marcheſe Incontri, di
maeſtoſa Architettura Toſcana, dove nel
dipinger quella Galleria cadde, e morì il
celebre Anton Domenico Gabbiani degno
di eterna memoria, in faccia al quale vi è
SAN MICHELE VISDOMINI, dove abita-
no Monaci Celeſtini. Sono in queſta Chie-
ſa da oſſervarſi alcune Tavole molto belle,
e ſpecialmente la Natività di Noſtro Si-
gnore dell'Empoli, accanto alla quale è
una Vergine di mano d'Iacopo da Pon-
tormo aſſai ſtimata, ſiccome due Tavole
del Poppi, e una belliſſima del Paſſignano,
rappreſentante
Turbe. Dipoi volgendo ſi trova il
TEATRO degl'Intrepidi detto della Palla
a Corda per eſſervi prima uno ſtanzone de-
ſtinato per tal giuoco ſtato fabbricato nel
ſono i
PALAZZI di altra Famiglia dei Marcheſi
Pucci, e quello della famiglia Compagni
ſtato rinnovato pochi anni ſono, e dipoi
ſi giunge all'Arciſpedale di
SANTA MARIA NUOVA, edificato da Fol-
co Portinari nell'anno 1287. La Facciata
di queſto nobile Edifizio, a cui fu dato
principio nel ſecolo decimoſeſto col diſe-
gno del Buontalenti, è oltremodo mirabi-
le. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chie-
ſa, nelle pareti della quale ſi vedono di-
pinte due ſtorie da Lorenzo Bicci, che rap-
preſentano la funzione della Sagra, che già
ne fece Martino V. Sommo Pontefice. Le
altre Lunette ſono del Pomarancio, e la
Pittura che è in fondo al Loggiato, è di
Taddeo Zuccheri. Quattro belle Tavole
adornano gli Altari. A deſtra, la prima è
di mano di Felice Ficherelli, detto Felice
Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man
ſiniſtra la prima Tavola rappreſenta San
Lodovico Re di Francia, che guariſce dalle
gavine, ed è fattura del Volterrano; e la
ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di
Croce, è opera del Bronzino. All'Altar
maggiore fabbricato di marmi Carrareſi, in-
rio parimente di pietre pregiabili, e di
bellezza non ordinaria. Da un lato della
Chieſa è lo Spedale degli Uomini, e dall'
altro quello delle Donne, fabbricati colla
medeſima Architettura avente in tutti cir-
ca a 400. Letti. Molte ſono l'abitazioni
con bell'ordine diſpoſte, acciò facile rieſca
agli Aſtanti il provvedere gl'infermi di
quanto loro abbiſogna. In queſto luogo
convivono ancora moltiſſimi Giovani, che
da varie parti concorrono, per apprendere
co' veri precetti la pratica della Medicina
e della Chirurgia, ſotto la diſciplina degli
ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e
preſtando nel medeſimo tempo il loro ſer-
vizio, ſempre lo rendono più celebre, non
ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia,
uſcendone Maeſtri eccellenti. Moltiſſimi
ancora ſono i ſerventi, che aſſiſtono notte,
e giorno; Molti i Medici, che giornal-
mente intervengono alla cura di queſti in-
fermi; Molti gli ſpirituali e temporali aiuti,
che ſi ricevono in queſto, premendo alla
Pietà ſingolare di
corpo, ed il profitto degli Studenti, ma
di lunga mano aſſai più quella dell'Anima.
Non deveſi però tralaſciare, come per
ragguardevole, vi è una Libreria ripiena
di Libri alla Medicina ſpettanti ſiccome
un bel Teatro anatomico. Nell'ingreſſo
che conduce al cortile chiamato ancora il
Campoſanto, vi è da oſſervare oltre una
lapida ſepolcrale antichiſſima, fermata nel-
la parete a mano deſtra, ove è la figura
di Madonna Teſſa promotora di queſto
Spedale, un Tabernacolo dipinto a freſco,
rappreſentante la Carità, opera inſigne di
Giovanni da
ſiniſtra ſotto la piccola loggetta vi è rap-
preſentato da Baccio della Porta il Giu-
dizio finale, quale laſciato dal pittore im-
perfetto, nel veſtir l'abito Domenicano,
fu terminato da Mariotto Albertinelli. In
fondo al detto Campoſanto vedeſi la Sa-
maritana al Pozzo, opera a freſco di Aleſ-
ſandro Bronzino. In faccia allo Spedale vi
è il Convento delle Monache ſerventi al
medeſimo, e nella Cappella del vecchio
ingreſſo è ſommamente ammirabile la gran-
de, e ſtupenda Tavola del detto Bronzi-
no, ove è la Vergine col Bambino,
ſabetta, e diverſi Santi. Dietro a queſto
Convento ſi vede l'
ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col
Ma di quì
paſſando per la via detta di
verſo al canto di via della Pergola, è de-
gno d'oſſervazione il
PALAZZO de' Martellini, grandemente lo-
dato dal Bocchi. Preſſo a queſto trovaſi la
Via della Pergola, dov'è la Chieſa, e
Oſpizio di
SAN TOMMASO D'AQUINO. La Chieſa è
tutta incroſtata con buon guſto di ſcagliola.
La Tavola è di mano di Santi di Tito; e la
volta è vagamente dipinta da Rinaldo Botti
per l'Architettura, e da
Ranieri del Pace. Allato a queſto Oſpizio
è il
TEATRO per le opere, più di prima ab-
bellito, in occaſione delle Nozze del Gran
Principe Ferdinando di Toſcana, colla Prin-
cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, e rin-
novato con diſegno del Mannaioni. Pro-
ſeguendo per Via della Pergola in quella di
Cafaggiolo, ſi vede il
MONASTERO, E CHIESA de' Camaldo-
lenſi, detta Comunemente DEGLI ANGELI,
ſtata di nuovo rifatta con tal diſegno, che
la Chieſa comune ed eſterna è diviſa dall'
interna per uſo de' Religioſi, mediante una
ottimo guſto. La volta dunque di queſta
Chieſa interna è tutta dipinta a freſco di
mano di Aleſſandro Gherardini, ed ha cin-
que Tavole degne di ſtima, la prima delle
quali a man deſtra eſprimente la Reſurre-
zione di Lazzero è di Bernardino Poccetti,
di cui è la Cupoletta, e alcune figure a
freſco; la ſeconda che reſta dentro nella
Chieſa è del Cavalier Paggi, ove ha figu-
rato la Santa Famiglia, che ritorna d'Egit-
to; la terza è opera del Gamberucci, rap-
preſentante la Decollazione di
tiſta. All'Altar maggiore vi è d'Aleſſandro
Allori l'Incoronazione di Maria; e in ul-
timo vedeſi il Tranſito di
mano di Giuſeppe Grifoni. Il Monaſtero
è aſſai vago, e maeſtoſo con tre Chioſtri, e
Giardino fatto col diſegno di Gherardo
Silvani, ſtato dipoi reſtaurato, e nella Li-
breria, ove ſi conſervano rari
sfondo di Antonio Puglieſchi, e le due
Iſtorie di Pietro Dandini. Nell'orto ſi vede
il principio del famoſo Tempio della Fa-
miglia degli Scolari, tanto lodato da Gior-
gio Vaſari, Architettura del Brunnelleſco.
Rimpetto a queſto Monaſtero corriſponde il
PALAZZO de Marcheſi, Giugni, gia de' Fi-
edifizio in ogni parte ragguardevole. Ed
entrando in Via de' Servi, evvi il
PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto
con buon diſegno; e adorno di molte Sta-
tue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo
di Medaglie, e buona Libreria. E verſo
la Nunziata ſi trova la Chieſa della
CONCEZIONE. Congrega di Sacerdoti no-
bilitata di fabbrica in queſti tempi. Quaſi
addirimpetto è il
PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſi-
gnorile, che eſſi dicono eſſerne ſtato l'Ar-
chitetto il Buontalenti: era in avanti del-
la Famiglia ricci ove nacque a 23. Apri-
le 1522. Queſto fa
angolo ad una Piazza, che ha preſo il no-
me dalla vicina Chieſa della Nunziata, ella
vedeſi dai lati chiuſa da due gran Logge,
il diſegno delle quali è del Brunelleſco.
Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di mar-
mo ſi erge un Cavallo, ſopra il quale è
la Statua di Ferdinando Primo Gran-Duca
di Toſcana, gettato in bronzo da Giovan-
ni Bologna. Sono del medeſimo le due
Fontane di bronzo, che adornano la me-
deſima Piazza. Sotto la ſiniſtra di queſte
Logge vi è lo
SPE-
SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre
per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di
allevare moltiſſimi Fanciulli eſpoſti, che
ſenza un tale aiuto facilmente perirebbe-
ro. Fu fondato queſto Spedale intorno all'
Anno 1420. e ne diede il diſegno il poc'
anzi nominato Brunelleſco. Le ſue abita-
zioni ſono aſſai comode, e ben diſpoſte.
Nelle due Chieſe, che una è per gli Uo-
mini, e l'altra per le Donne, molte belle
Pitture ſi trovano; come altresì nel log-
giato di mano di Bernardino Poccetti ſi
vedono alcune Pitture a freſco del più ec-
cellente guſto. E' governato queſto Spedale
da Perſone nobili, con la ſoprintendenza
di altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In fac-
cia poi alla medeſima Piazza ſi trova la
Chieſa della Santiſſima
ANNUNZIATA, nella deſcrizione della qua-
le mi ſia lecito, che per breve ſpazio di
tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era
queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo
Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto
luogo, che era detto il Cafaggio. Or tale
Oratorio con alcuna parte di terreno ivi
contiguo, fu conceduto a quei ſette no-
bili Fiorentini, che abbandonata la Pa-
tria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Se-
litaria, fon arono la Religione de' Servi
di Maria, ed il motivo fu, acciò quei buo-
ni Religioſi, che da per tutto avevano
ſparſa la fama della lor ſantità, più da vi-
cino ſantificaſſero col loro eſempio i loro
Concittadini. Ma perchè troppo anguſto
era quel luogo, riguardo alle molte per-
ſone, che vi erano venute ad abitare, fu
di biſogno fabbricar nuovo Convento, e
nuova Chieſa; al che fare, la povertà di
quei Religioſi baſtante non era. Perciò ad
un opera sì buona e ſanta, furono dal Som-
mo Pontefice tutt'i Fedeli eſortati, tra' qua-
li ſopra di ogni altro ſi ſegnalò Chiariſſi-
mo Falconieri Cittadino di queſta Patria,
Padre di Santa Giuliana, e Fratello del
Beato Aleſſio, imperciocchè a niuna ſpeſa,
o fatica perdonando, ſomminiſtrò qualun-
que ſoccorſo più opportuno, perchè tal
opra foſſe al ſuo fine condotta. Termina-
ta la fabbrica, avvenne quel gran prodi-
gio, per lo quale è celebre queſta Chieſa
per tutto il Mondo. Avevano quei buoni
Padri nel 12.... dato a dipingere a freſco
ad un Pittore (di cui ancora è incerto il
nome; altri chiamandolo Bartolommeo, al-
tri Giovanni) un'Immagine di Noſtra Si-
nunziata. Il buon Pittore, che la figura
dell'Angiolo avea compita, e rimanevagli
ſolo ad effigiare della gran Vergine il Vol-
to, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual
arte poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Di-
vino. In queſto mentre fu ſopraffatto dal
ſonno, da cui ſvegliatoſi, mirò toſto con
ſuo ſtupore colorito il Sembiante della gran
Vergine Madre, di tal bellezza e tanta
divozione ſpirante, che ſolo doveſſe cre-
derſi coſa di Paradiſo. Attonito dunque, e
ſorpreſo da maraviglia incredibile, ad alta
voce gridò più volte:
lo. Il che ſentito da' circoſtanti, e dipoi
ſparſoſi per la Città, cagionò un tal con-
corſo di Popolo, che ben toſto ne fu la
Chieſa ripiena; e perchè niuno di queſto
fatto dubitar poteſſe, operò Iddio per mez-
zo di queſta Immagine infiniti miracoli,
che tuttavia, mercè della Divina bontà,
vanno ſeguitando in gran numero. Ora ve-
nendo alla deſcrizione della Chieſa: Ve-
deſi al primo ingreſſo un Loggiato con belle
e ben proporzionate Colonne, fatto fab-
bricare dalla Famiglia de' Pucci con diſe-
gno del Caccini Scultore. Sotto il Log-
giato ſono tre Porte. Quella a man deſtra
dell'iſteſſa Famiglia Pucci, eretta ancor
eſſa con diſegno del ſopraddetto Cacci-
ni, adorna di tre Tavole, colorite da Mae-
ſtri eccellenti, che una d'Aurelio Lomi Pi-
ſano, l'altra del Paggi, e ſpecialmente
quella di San Sebaſtiano di Antonio del
Pollaiolo, ed altresì di alcune Statue di
marmo del Novelli Scultore, e della Tri-
buna dipinta dal Poccetti. Vi ſono ancora
molte memorie di uomini illuſtri di queſta
Famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Ro-
berto, e Antonio Pucci, tre inſigni Car-
dinali. Dalla Porta laterale di queſta Cap-
pella ſi paſſa in un Cortile, o Chioſtro
tutto dipinto da' più rari artefici di quei
tempi, cioè: D'Andrea del Sarto è la Sto-
ria de' Magi, la Natività della Madonna,
quella ove ſi porge a baciare a' circoſtan-
ti la Reliquia di San Filippo, con tutte
l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſe-
gnalati di San Filippo Benizj rappreſenta-
no. D'Aleſſio Baldovinetti è la ſtoria del-
la Natività del Signore: del Roſſelli è
quando San Filippo ha la viſione di Maria
Vergine: del Roſſo è l'Aſſunzione della
Madonna: del Pontormo la Viſitazione del-
la medeſima: e del Franciabigio lo ſpoſa-
Pa-
rimente in queſto Cortile ſi vedono innu-
merabili Voti, altri dipinti in tavole, al-
tri eſpreſſi in figure al naturale, che am-
piamente denotano le innumerabili grazie,
che vengono compartite ai Fedeli per mez-
zo di queſta miracoloſa Immagine. Entran-
do in Chieſa, vedeſi al primo aſpetto la
ſoffitta tutta d'intagli dorati ſopra fondo
bianco, nel mezzo della quale è un gran
quadro, rappreſentante l'Aſſunzione della
Vergine al Cielo di mano del Volterrano.
Nelle pareti tra 'l fregio della ſoffitta, e il
cornicione, ſono dodici quadri dipinti a
freſco dall'Ulivelli, dove ſi rappreſenta-
no alcuni Miracoli più ſingolari di Maria. A
man ſiniſtra nell'entrare in Chieſa ſi trova
la Cappella della Santiſſima Nunziata (nel
muro delle quale è dipinto il di lei Volto
miracoloſo) fatta di marmi intagliati da
Pagno di Lapo Partigiani Scultore di Fie-
ſole col diſegno di Michelozzo. Quanto
ſia ricca, e adorna queſta Cappella non ſi
può ſpiegare abbaſtanza. E' l'Altare d'ar-
gento maſſiccio nobilmente lavorato, il
gradino parimente d'argento, e tutto di-
viſato di gioie e pietre prezioſe. In un
belliſſimo Tabernacolo è una teſta del Sal-
Sopra due gran
pilaſtri poſa un ricco architrave, o corni-
cione d'argento, da cui pende una corti-
na di lavoro eccellente, ſotto la quale una
mantellina parimente d'argento, che tien
coperta la Sagra Immagine. Inoltre tanti
e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cap-
pella, che è malagevole il poterli diſtin-
tamente deſcrivere: perchè i vaſi, i dop-
pieri, le lampane tutte d'argento ſono
moltiſſime, ſenza numero ſono i Voti, che
vi ſi vedono appeſi in contraſſegno delle
grazie, che dalla Vergine ſi diſpenſano
giornalmente. Contiguo alla detta Cappel-
la è un Oratorio di forma quadrata nobil-
mente arricchito; ha le pareti incroſtate
di pietre prezioſe, e ſpecialmente d'agate,
calcedonj orientali, e diaſpri, che rappre-
ſentano alcuni ſimboli di Noſtra Signora.
Accanto a queſta Cappella vi è quella fatta
fabbricare dal Marcheſe e Senatore Fran-
ceſco Ferroni, col diſegno di Giovan Bati-
ſta Foggini tutta incroſtata di marmi, e
adorna di Statue; la Tavola dell'Altare è
dipinta da Carlo Lotti Veneziano con ſin-
golar diligenza; di mano di Giuſeppe Pia-
montini ſono le due Statue rappreſentanti
il Penſiero, e la Fortuna marittima, e di
figurano la Fedeltà, e la Navigazione.
Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e
del Cateni San Franceſco, e le Medaglie
di bronzo dorato ſono di Maſſimiliano Sol-
dani Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi ve-
dono ſotto i due Depoſiti, ſono dettate da
Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo,
benchè con ordine aſſai diverſo, altre Cap-
pelle adornate di belle Tavole, tralle quali
è ragguardevole quella del Giudizio d'Aleſ-
ſandro Allori detto il Bronzino, quella
della Crocifiſſione dello Stradano: la quarta
di Pietro Perugino, o come altri voglio-
no, dell'Albertinelli. La quinta ſotto l'
organo con l'Aſſunta di Ceſare Dandini,
e voltando alla Crociata, vi è la Cappella
con lunette, e ſoffitta dipinta a freſco da
Baldaſſarre Franceſchini detto il Volterra-
no, ed all'Altare vedeſi in una antica, e
bella Tavola dipinto San Zanobi, e altri
due Santi Veſcovi; ſegue la Cappella del
Crocifiſſo dipinta d'architettura da Giuſep-
pe Chamant Loreneſe, collo sfondo di
Vincenzio Meucci; ſotto l'Altare conſer-
vaſi il Corpo di E'
poi aſſai vaga la Cappella de' Tedaldi,
eretta ad onore di San Filippo Benizj,
altre pitture a freſco dell'Ulivelli. Nel
ricetto, che torna accanto a queſta Cap-
pella, e per cui ſi và alla Sagreſtia ſtata
tutta rimodernata, e ampliata con molta
pulizia, è collocato un Buſto di terra cotta,
rappreſentante l'effigie di detto Santo in
abito della Religione, donato a quei Re-
ligioſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſu-
bentrata già nella Caſa de' Benizj, de'
quali era il Santo, ove ſi era conſervato
Entrando nella Tribuna maggiore, vedeſi
al primo Altare la Natività di
fatta da Aleſſandro Allori, il di cui figlio
Criſtofano dipinſe il quadro laterale, che
è quello di ſotto in
altri poi ſono del Paſſignano, e la volta
è del Poccetti. Nella ſeconda è il San
Michele di mano del Pignoni. Nella terza
la Tavola di Pietro Perugino, ove è la
Vergine con alcuni Santi. Nella quarta
la Reſurrezione di Criſto d'Agnolo Bron-
zino. La quinta Cappella che fu già a pro-
prie ſpeſe fabbricata da
oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſe-
rene, e marmi, è arricchita di Statue, Baſ-
ſirilievi di Bronzo, e di tre Tavole, la
Paſſignano, ove dipinſe la Reſurrezione,
la ſeconda del Ligozzi, ove eſpreſſe la
Pietà, e la terza della Naſcita è opera del
Paggi. Il Crocifiſſo è ammirabile, fatto col
modello dell'iſteſſo Paſſando
alla ſeſta Cappella, la Tavola de' Beati è
di Niccolò Nannetti. Nella ſettima è del
Paſſignano l'illuminazione del Cieco nato.
Nell'ottava Cappella ornata di marmi vi
è di mano di Giovanni Biliverti lo Spo-
ſalizio di
pareti, e della volta ſono del Vignali.
Nell'ultima e nona Cappella evvi
con Maria, e Gesù Bambino, e dai lati
di
conieri, fattura d'Antonio Donnini. La
gran Tribuna di figura rotonda con bella
Cupola, fu fatta col diſegno di Leon Ba-
tiſta Alberti nobil Fiorentino, a ſpeſe
di Lodovico Gonzaga ſecondo Marcheſe
di Mantova, adornata di ſtucchi, e dipinta
poi da Baldaſſar Franceſchini detto il Vol-
terrano in età ſimile. Ha queſto inſigne
Pittore dipinto la Vergine, quando Aſſun-
ta in Cielo vien coronata dalla Santiſſima
Trinità; intorno ha dipinto i Patriarchi,
i Profeti, e Santi del Teſtamento Vecchio
della Vergine erano paſſati alla Gloria.
Finalmente in queſta grand'opera è lau-
dabile non meno l'invenzione, e il diſegno
che la vaghezza del colorito. Corriſponde
alla cupola il Coro de' Frati, i quali oltre
al numero di circa a cento, con ſommo
decoro, e con eſquiſitezza di canto, vi ce-
lebrano gl'Ufizi Divini. L'Altar maggio-
re è molto ricco, e magnifico, ha il Ci-
borio grande d'Argento di bellezza, e di
pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto
e tutto il finimento parimente d'argen-
to con figure di baſſorilievo, che adopraſi
nelle feſte ſolenni; nelle quali, tanti ſono
i vaſi, i doppieri, le ſtatue, e gli ornamenti
prezioſi che vi ſi vedono, che non hanno
pari. Sul piano del Presbiterio poſano due
Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo An-
gelo Marzimedici, colla Statua al natu-
rale di mano di Franceſco da Sangallo, e
l'altro del Senatore, e poi Sacerdote Do-
nato dell'Antella Benefattore della Chieſa,
ove la ſtatua è di Giovanbatiſta Foggini,
e l'Inſcrizione del Senatore Filippo Bo-
narroti. Sceſo il Preſbiterio nella teſtata
della Croce, vien la Cappella di
Falconieri, ove ſi conſerva il prezioſo ſuo
e al preſente rimodernata e arricchita di
finiſſimi marmi. La Tavola dell'Altare è
di Vincenzio Meucci, di cui altresi è lo
sfondo; le due laterali ſono di Giuſeppe
Griſoni, del quale è ancora la Santa Bar-
bera, che si vede nella Cappella a mano
deſtra, appartenente alla nazione Tedeſca,
e Fiamminga, ove ſono due ritratti, che
uno di Giovanni Stradano, e l'altro di
Lorenzo Palmieri. In faccia a questa vi è
la Cappella del Bandinelli Scultore, di cui
vi è il ritratto, e la ſua ſepoltura. Tor-
nando verſo la Porta vi è ſotto l'organo
(il di cui tendone è del Puglieſchi) una
piccola Cappella fatta col diſegno del Sil-
vani, con fini lavori di marmi, e un
Giob, dove all'Altare ſi trova una copia
cavata dall'originale del Frate, eſiſtente
nel Palazzo de' Pitti, e lateralmente le
figure di due Profeti, che fur traſportati
nella Gallerìa, pure del medeſimo Autore.
Ne viene la Cappella dei Peruzzi, la di
cui Tavola è dell'Ulivelli, rappreſentante
Nella ſeguente, non vi è di oſſervabile
altro che le pareti, dipinte dal medeſimo
Ulivelli. La Cappella che ne ſuccede,
fu fatta col diſegno di Matteo Nigetti;
La tavola rappreſentante il Martirio di
Santa Lucia è di Iacopo Vignali, e la Cu-
pola è lavoro del Volterrano. Nell'altra
appreſſo, vi è la Tavola di Pietro Dandini,
rappreſentante un fatto del Beato Giovac-
chino Piccolomini del medeſimo Ordine.
Nell'ultima ſi trova una Tavola di mano
di Iacopo da Empoli, che vi ha dipinto
Maria Santiſſima col Bambino, e a' piedi
di Matteo Roſſelli. Queſta Chieſa verſo
la fine del paſſato ſecolo fu adornata di
ſtucchi, e pilaſtri incroſtati di marmi con
diſegno di Pier Franceſco Silvani, del quale
pure l'Altar maggiore, e la ſoffitta; i Me-
daglioni furon dipinti a freſco da Pier Dan-
dini per legato del detto Senatore dell'
Antella. In ſomma ella è in tutte le ſue
parti ragguardevole, nè vi è Foreſtiero,
che non ſi porti a viſitarla. Il Convento
poi è molto comodo e magnifico per il
notabile accreſcimento fattovi, ed ivi pure
ſon degne d'eſſer vedute, si la Libreria
nuovamente fabbricata; come anche nel
Chioſtro interiore la Cappella della famoſa
Accademia del diſegno, per la Tavola dell'
due Quadri a freſco, cioè il
di Giorgio Vaſari, e l'altro di Santi di
Tito con dodici Statue attorno tutte di
Scultori Accademici aſſai Valenti. Entran-
do ora dall'altra lateral porta nel Chio-
ſtro aſſai grande e vago, ſi vede ſopra la
porta, che va in Chieſa, la famoſa Ma-
donna del Sacco, dipinta da Andrea del
Sarto con tutta la perfezione dell'arte.
E' fama fra gl'intendenti, che queſta ſia la
miglior opera, e più perfetta, che quel
famoſo Artefice conduceſſe; e in vero
chiunque attentamente la mira, reſta fuor
di modo attonito per lo ſtupore; ond'è,
che Michel Angiolo Buonarroti, ed il ce-
lebre Tiziano non ſi ſaziavano mai di ri-
mirarla, e di commendarla in eſtremo. L'
altre Lunette del medeſimo Chioſtro ſono
ancor eſſe dipinte da eccellentiſſimi Arte-
fici, e ſpecialmente da Bernardino Poc-
cetti, di cui ſono, non ſolo tutte quelle
delle due Navate, che fanno angolo alla
già detta di Andrea del Sarto, ma ancora
nelle altre due, ove cinque ſe ne ammi-
rano di Ventura Salimbeni, tre di Mat-
teo Roſſelli, e due di Fra Arſenio Maſca-
gni. Sono in queſte effigiati i fatti più ſin-
delle volte i Ritratti degli Uomini più
inſigni dell'Ordine de' Servi. In queſto
Chioſtro è una gran Cappella in volta,
eretta già dalla Famiglia Macinghi, della
quale reſtano le Armi negli angoli, che
paſſata dipoi in quei Religioſi, ſerviva loro
di Capitolo; ma adornata da eſſi moder-
namente, ed abbellita di Pitture a freſco
per ogni parte, è ſtata deſtinata al culto
delle Sante Immagini de' Sette Beati Fon-
datori del loro Ordine, dipinte in Tavole
di aſſai antica, e ſemplice maniera; per-
chè ſono oggi le dette Immagini aſſai ſco-
lorite dal tempo, al fine di meglio con-
ſervarle, ſono ſtate unite tutte inſieme in
un Quadro, che poſa ſull'Altare, ma ſpar-
tite una dall'altra da un nuovo ornamento
dorato, e coperte di criſtalli.
Partendoſi da queſto Santuario, e entran-
do allato alla Loggia in verſo Via della Co-
lonna trovaſi ſubito la Compagnia del Nic-
chio di bel diſegno e ſpazioſa al di cui Al-
tare ſtà collocata una Tavola di Lorenzo
Lippi rappreſentante il Martirio dell'Apo-
ſtolo E proſeguendo per la det-
ta Strada ſi trova la Chieſa delle Religioſe
di
AN-
ANGIOLINI, nella quale entrando trovaſi
in mezzo alla pila dell'acqua ſanta un
di
cinque Lunette dipinte dal
Vi ſono ancora due Altari, ove in quello
a man deſtra ſtà collocata la Tavola di
Domenico opera di Matteo Roſſelli. In
faccia a queſta vi è l'Altare della Ma-
donna con gli Arcangeli
Gabriele del medeſimo Curradi. All'Altar
Maggiore vedeſi la Preſentazione di Maria
al Tempio, eccellente lavoro del Puglio.
Di quì partendoſi, e voltando a ſiniſtra ſul
primo canto ſi vede il Convento delle Mo-
nache della
CROCETTA dell'Ordine di
La Chieſa di queſte nobili Religioſe fu ac-
creſciuta e ornata nel 1757. col diſegno di
Luigi Orlandi, la Tribuna è dipinta da Vin-
cenzio Meucci. Al deſtro Altare ſtà in
grandiſſima venerazione l'antica Immagi-
ne di Maria
i ſuoi ricorſi la Venerabile Suor Dome-
nica del Paradiſo Fondatrice, e Inſtitutri-
ce di queſto Monaſtero, gli Angeli dipinti
nella Tavola attorno al Tabernacolo ſon
di Giovanni Balducci. In faccia a queſto
Criſto di mano di Franceſco Poppi. All'
Altar Maggiore dal medeſimo
ci fu dipinta l'Invenzione della
In queſto Convento vi è il ſacro Depoſito
della
rotto. In faccia a queſto Convento vedeſi
un Palazzo o Caſino di
nobil Giardino; in fondo al quále è una pit-
tura ſtimatiſſima di
rappreſentante la fuga in Egitto. Fin dal
principio del paſſato Secolo abitava in eſſo
Caſino la Principeſſa
di Ferdinando I col deſiderio di godere la
converſazione di quelle pie Religioſe; per-
ciò con un cavalcavia lo fece unire al
Convento, quale fu anche accreſciuto di
abitazioni per la medeſima Principeſſa,
che volle ancora conviver con eſſe, ed
alla ſua morte eſſervi ſeppellita. In det-
to Caſino (che con un lungo corridore và
a un coretto che rieſce alla Chieſa della
più tempi abitato altre Principeſſe della
Sereniſſima Caſa. Non mancano in queſta
Chieſa più Corpi Santi, e molte inſigni
Reliquie. Di quì per la breve traverſa,
che ſi preſenta, entreremo in Via del Man-
Monache della Pietà dell'Ordine di
menico. Di quì ſeguitando, troveremo
verſo la fine della Strada la Caſa del ce-
lebre Pittore Federigo Zuccheri fatta con
ſuo diſegno fabbricare per propria abita-
zione, con una facciata di bozze vera-
mente bizzarra, e pittoreſca. Voltando a
deſtra vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Aleſſandro Cap-
poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo
col diſegno del Cavalier Carlo Fontana.
E' queſto Palazzo uno de' maggiori della
Città, con facciata molto nobile, e di
lunga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la ma-
gnifica Scala aperta, ornata di ſtatue, e
ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da Mat-
teo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi apparta-
menti con Pitture, e addobbi di ottimo
guſto. Nella Sala ſono dipinte dal medeſi-
mo tre Storie di fatti illuſtri operati da
alcuni de' Capponi, che ſono molto cele-
bri, e ſi può ſcendere da altra ſcala molto
comoda e bella, che di giù conduce fino
alla ſommità del Palazzo, a cui è unito
un vaſto, e delizioſo Giardino con un bel
Salvatico e Uccelliera. Quaſi in faccia
vi è il
PA-
PALAZZO già del Marcheſe Guadagni aſſai
vago, e di bella Architettura. Nell'in-
greſſo del quale ſi ammira lo sfondo del
Volterrano, rappreſentante
cavallo, che dà la metà del ſuo mantello
al povero, opera a freſco in ogni genere
inſuperabile. Di quì tornando indietro tro-
vaſi la
COMPAGNIA DELLA
quale oltre una Loggetta riquadrata ricca
di pitture a freſco di Bernardino Poccetti
ed altri Pittori ha un Quadro all'Altare
d'Aleſſandro Allori, e varie lunette degl'
iſteſſi Autori in giro alla Chieſa. Di quì
uſcendo trovaſi la cantonata di Via della
Crocetta, nella quale voltando vedeſi a
ſiniſtra un Tabernacolo di mano del Fran-
cabigio, ma molto guaſto dal tempo, e
del medeſimo è la tavola della Compa-
gnia di In breve di-
ſtanza, per la detta Via, ſtà la Compagnia
degl'Orefici, ove al loro Altare è collo-
cata una Tavola rappreſentante
Orefice, che moſtra al Re Clodoveo nella
propria officina il ſuo lavoro, da Eſſo or-
dinatogli, opera di Iacopo da Empoli. Ac-
canto alla detta Compagnia vi è l'Acca-
demia del diſegno, ſopra la di cui porta
ſtanza del nudo ſtà collocato un torſo del
Buonarroti. Paſſato queſta ne ſegue il Con-
vento delle
de' Servi, nella di cui piccola Chieſa vi
è all'Altare il quadro di Santa Giuliana
Falconieri Fondatrice delle medeſime di-
pinto da Mr. Anticus Pittore Olandeſe, e
l'Architettura della Soffitta è del Pintuc-
ci. Seguitando per detta Strada, prende-
remo a man ſiniſtra verſo la Porta a Pinti
preſſo alla quale vedeſi il bel
PALAZZO E GIARDINO de' Conti della
Gherardeſca, chè fu già di Bartolommeo
Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto,
ed abbellito aſſai da queſti Signori, è ar-
ricchito di nobili ſuppellettili, e Pitture.
Di contro a queſto è il
CIARDINO del Duca Salviati molto de-
lizioſo; e poco lontano tornando indietro
ſi trova il
PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Arago-
na ancor eſſo di buona capacità, e con de-
lizioſo Giardino, ora in gran parte abbel-
lito, e rimodernato. Accanto a queſto è
un piccolo Convento di Nobili Religioſe
Silveſtrine, nella di cui piccola Chieſa vi
è all'Altare Maggiore un quadro rappre-
ria
nerabile Sacerdote Franceſco Boſchi in
tempo che vi fu Confeſſore, ed era anco
Pittore eccellente. Non molto lungi per
queſta Via trovaſi il Monaſtero, e Chieſa di
SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI.
Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a
man deſtra la Cappella de' Neri, dipinta
da Bernardino Poccetti, il quale ſe in ogni
opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta
ſpecialmente ſuperò ſe medeſimo. Ammi-
rano gl'intendenti, ſopra d'ogni altra coſa
la bella Cupoletta, ove è dipinto il Pa-
radiſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le
figure de' Santi, ma così bene, e con tal
arte diſpoſte, che la moltitudine non ge-
nera confuſione, ma reca diletto, e va-
ghezza. All'Altare di detta Cappella è
una Tavola del Paſſignano; e finalmente
non vi manca ornamento, che la poſſa ren-
der più vaga. Paſſando per un Cortile ſi
entra in Chieſa, la Soffitta della quale è
tutta dipinta da Iacopo Chiaviſtelli. Ha
una ſola Navata, ma però repartita in
varie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi
vedono Tavole di Pittori aſſai ragguarde-
voli, delle quali la prima a mano deſtra
preſentante
to al martirio. Nella ſeconda ſtata mo-
dernamente reſtaurata, vì è rappreſentato
l'Arcangiol Raffaelle, con altri due qua-
dri laterali, che in uno
dova, e nell'altro
tutto di mano del vivente Giuſeppe Piat-
toli. Nella terza è di mano di Lorenzo di
Credi eſpreſſa Maria Santiſſima,
no, e Nella quarta di Iacopo
da Pontormo è la Vergine col Bambino
Gesù, Sopra la
Porta della Sagreſtìa in una gran tela è
rappreſentato San Luigi Gonzaga in gloria
di Atanaſio Bimbacci. Alla quinta evvi la
Nunziata, fatta da Sandro Botticelli. All'
ultimo Altare è un Crocifiſſo ſcolpito in
legno da Bernardo Bontalenti. Quindi
ne ſegue la Cappella maggiore, ricchiſſi-
ma in vero, e degna in ogni ſua parte di
tutta l'ammirazione, nella quale ſtà ri-
poſto il Sacro Corpo di Santa Maria Mad-
dalena de' Pazzi Nobile Fiorentina. Ella
è tutta incroſtata di marmi miſti, de' più
nobili, e de' più vaghi, che in tali Edifizj
s'adoprino. Sono fra gli altri ornamenti
molto ammirabili dodici Colonne di dia-
delle quali ſon di bronzo dorato. In alcuni
ovati ſi vedono Baſſirilievi parimente di
bronzo, eſprimenti i fatti più ſegnalati
della Santa, e queſti ovati ſon retti da
alcuni Angioletti di marmo, del Marcel-
lini. Nelle quattro nicchìe ſono quattro
Statue di marmo, che figurano le quattro
Virtù più ſingolari, che riſplenderono in
queſta Vergine. La Tavola dell'Altar
maggiore è di Ciro Ferri, di cui è il di-
ſegno, e l'Architettura della Cappella.
L'altre due Tavole laterali ſono di mano
di Luca Giordano, e la Cupola è opera
di Piero Dandini. In ſomma non vi è coſa,
che non ſia di gran pregio, avendo fatto
a gara, per abbellire queſto Sacrario, l'
eſquiſitezza dell'opere, e la ricchezza e
nobiltà de' materiali. Tornando ora inverſo
la porta, nella prima Cappella vi è una
Tavola del Cavalier Curradi, ove ha di-
pinto Santa Maria Maddalena de' Pazzi,
che riceve il velo da Maria
uno, e dall'altro lato, due virtù rappre-
ſentanti la Carità, e la Verginità della
Santa comunicata per mano di Noſtro Si-
gnore, è opera di
Nella ſeconda vi è la Viſitazione di
Nella
terza una Statua di legno colorito, rap-
preſentante
Santi di Raffaellino del Garbo. Nella quarta
vi è di Santi di Tito l'Orazione nell'Orto.
Nella quinta dal Beato Giovanni Angelico
con mirabile diligenza è dipinta l'incoro-
nazione di Maria. Nell'ultima, di Coſimo
Roſſelli è la Madonna,
lena Penitente, e Il Mona-
ſtero abitato da nobili Vergini è amplo e
magnifico, con un vaſto e vago giardino.
Riprendendo il cammino, troviamo il Mo-
naſtero di
SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie-
ſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi do-
rati, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini,
ove merita di eſſervarſi la Tavola dell'Al-
tar maggiore rappreſentante l'Aſſunzione
di Maria
Domenico Gabbiani, oltre le altre tutte
di valenti Pittori, la prima delle quali a
mano deſtra è di Franceſeo Botti. La ſe-
conda del Crocifiſſo d'Aleſſandro Gherar-
dini. A ſiniſtra la prima ov'è il Tranſito
di
conda di Franceſco Soderini. Quindi per
la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampla
ABITA-
ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del
Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar-
dino, e andando avanti s'incontra l'
ABITAZIONE del Balì Roffia, che ha la
facciata di vago diſegno, di Giovan Ba-
tiſta Foggini, rimpetto alla quale è l'abi-
tazione de' Paoli, ora de' Mormorai fatta
col diſegno del Saeler. E poi per Via di
mezzo ſi giunge alla Parrocchiale
CHIESA DI SANT' AMBROGIO, dove abi-
tano Monache dell'Ordine di
to. Una delle coſe da oſſervarſi in que-
ſta, è la Cappella del Miracolo lavorata
di fini marmi da Mino da Fieſole, detta
così, perchè in eſſa conſervaſi parte del
Sagramentato Sangue di Noſtro Signore,
ritrovato in un Calice, dove da un Sa-
cerdote per inavvertenza era ſtato laſciato
del Vino conſacrato, che in ſangue con-
vertito miracoloſamente comparve anche
agli occhi dei riguardanti, eſſendo ciò ac-
caduto l'anno di noſtra Salute 1230. Vi
ſono in queſta Chieſa alcune Tavole de-
gne di ſtima. Quella alla Cappella del Ro-
ſario è del Paſſignano; l'altra della Viſi-
tazione è opera d'Andrea Boſcoli. Nella
Sagreſtìa è l'incoronazione della Madon-
na, degno lavoro di Fra Filippo Lippi. Ac-
Il
Sebaſtiano di rilievo è d'Andrea Comodi,
che vi è ſepolto. Di Maſàccio è la pic-
cola Tavola a tempera, rappreſentante
Anna con Maria, e il Bambino. In ultimo
quella della
Vincenzio Dandini. Vi è ancora ſepolto
in queſta Chieſa il celebre antico Archi-
tetto detto il Cronaca, che ereſſe in queſta
Città sì magnifiche Fabbriche; ſiccome nel-
la Sepoltura de' Cioni giace Andrea del
Verrocchio egregio Scultore, e maeſtro di
Leonardo da Vinci. Fu reſarcita, e rimo-
dernata queſta Chieſa nel 1716. col diſe-
gno di
dipinta da Benedetto Fortini, e nel 1719.
Ranieri del Pace vi dipinſe la Cupola.
Paſſato la medeſima in poca diſtanza tro-
vaſi il Convento delle Nobili Religioſe di
SANTA TERESA di ſtrettiſſima oſſervanza,
la di cui Chieſa fu edificata col diſegno
di Giovanni Coccapani in forma eſagona,
con ſua cupoletta ben inteſa nelle pro-
porzioni, e nei lumi. Entrando in eſ-
ſa trovaſi a man deſtra una Cappella
con Tavola del Vienali rappreſentante
Franceſca Romana: più oltre evvi la Cap-
vola di Pier Dandini: A man ſiniſtra vi è
la Tavola del Crocifiſſo dipinta da Iacopo
Confortini. Segue la Cappella della Ma-
donna di Savona, fatta in baſſo rilievo,
che da Genova nel 1630. portaron ſeco le
Fondatrici. Ne viene l'Altar maggiore,
ove il
che da Maria
Bambino. E' da ſaperſi, che nel ſotterra-
neo di queſta Chieſa, oltre le venerabili
oſſa di molte Religioſe morte in odore di
Santità, vi ſi conſerva il corpo della
reniſs.
peſſa di Toſcana, ſeppellitavi, giuſta la
ſua volontà, ai 30. di Maggio 1731. la
quale dopo la morte del Gran Principe
Ferdinando ſuo Conſorte, faceva più volte
fra l'anno tra quelle pie Religioſe, i ſuoi
devoti ritiri, con grandiſſima edificazione
delle medeſime. Oltre a ciò ſotto il Pre-
sbiterio evvi una Cappella a foggia delle
antiche Confeſſioni, ove alcuna volta fra
l'anno vi ſi ufizia, reſtando fuori della Clau-
ſura monaſtica, e vi ſi oſſervano tre illuſtri
depoſiti, uno della nobil Franceſca Guardi
negli Ugolini fondatrice di detto Mona-
ſtero, l'altra della Ducheſſa Eleonora
Di quì tornando indietro, proſeguiremo
verſo la Via Ghibellina, ove troveremo l'
ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per
eſſere ſtata dal Divin Michelagnolo, di
cui conſervano alcune opere, e per la
Galleria fatta fare da Michelagnolo il
giovane di lui pronipote tanto inſigne
letterato, che l'arricchì di Pitture, e di
coſe rariſſime. Ed in faccia il
PALAZZO della Famiglia del Sera ora
del Marcheſe Corſi editicato col diſegno
di Piero Giovannozzi. E poco dopo dall'
iſteſſa parte la
CASA del Dottor Giovanni Targioni Toz-
zetti, il quale conſerva un abbondantiſ-
ſimo Muſeo di Iſtoria naturale, Botta-
nica
PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cor-
tile ha una fonte colla ſalubre acqua di
Santa Croce. Indi ſi trovano le Carceri
delle Stinche, e in faccia il
PALAZZO de' Conti Strozzi, e di quivi
voltando ſi arriva all'antica Chieſa di
SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e
Loggia della qual Chieſa tutta di pietre
ſerene è molto vaga, e di belliſſima Ar-
chitettura, ideata da Matteo Nigetti. So-
tori eccellenti, e ſpecialmente nella pri-
ma Cappella entrando a man deſtra è una
Nunziata di mano del Francabigio. Nella
ſeconda è una Tavola di Raffaellino del
Garbo, eſprimente Maria
ceſco, e Nella ter-
za ſi vede
piato alla porta del Tempio, opera di
Coſimo Gamberucci. Nella quarta Tom-
maſo da
di
ta in gran venerazione un'immagine del
Crocifiſſo, che ſecondo il Borghini è di
Baccio da Montelupo. In teſta della Cro-
ciata alla Cappella Palmieri è di Sandro
Botticelli la Tavola dove è dipinto il Pa-
radiſo, con moltitudine di Angeli. Vo-
lendo poi per breve tempo uſcir dalla
vicina porta, vedraſſi un Tabernacolo
dipinto a freſco da Pietro Perugino, rap-
preſentante il Divin Padre col ſuo uni-
genito morto nelle braccia, ma dall'in-
giurie del tempo aſſai danneggiato. Rien-
trando in Chieſa ſi trova la nobil Cap-
pella deili Albizzi, la di cui Tavola rap-
preſenta il martirio di
del Volterrano. Nella volta di queſta Cap-
piccolo sfondo di mano di Anton Dome-
nico Gabbiani, ove ha eſpreſſa l'Aſcen-
ſione di Criſto al Cielo. la di cui figura
con sì rigoroſo ſcorto fa conoſcere agli
intendenti il profondo ſapere dell'Auto-
re. Nella ſeguente è la Tavola di Lodo-
vico Cigoli, rappreſentante l'adorazione
dei Magi. Ne ſegue la Cappella maggio-
re, fatta col diſegno di Gherardo Silva-
ni. Il Ciborio di marmo è opera di Gre-
gorio da Settignano. In Coro le Pitture
ſopra l'Organo ſono di Niccodemo Fer-
rucci. Sotto il Cornicione a man dritta
dipinſe Fabbrizio Boſchi i
Pietro, e Paolo, quando ſeparanſi per an-
dare al martirio. Dalla ſiniſtra fu rappre-
ſentata da Matteo Roſſelli la conſegna
delle chiavi fatta da Criſto a San Pietro.
Seguitando l'ordine delle Cappelle, tro-
vaſi nella prima la Tavola di Valerio Ma-
rucelli Piſano, che vi ha anch'eſſo eſpreſ-
ſa l'adorazione dei Magi. Nella ſecon-
da per la quale s'entra in Sagreſtia, vi
è all'Altare un'ovato con un'Immagine
di Maria di Piſello Piſelli di mano del
quale Autore è anco la ſuſſeguente. Nella
quarta, è una Tavola del
Gesù. Nella quinta vedeſi dipinta l'Aſ-
ſunzione di Maria con
ſtolo, opera di Franceſco Granacci. Nel-
la ſeſta vi è un Quadro, ove Mario Ba-
laffi ha effigiato il buon Ladrone. Nella
ſettima un Crocifiſſo con San
e Nell'ottava vi è dipin-
to da Franceſco Conti
ſuſcita una fanciulla. Nella nona il Cri-
ſto con diverſi Santi è di Lorenzo di Cre-
di. La decima ha una Tavola di un buon
autore antico di cui non è certo il nome.
Ripoſa nella ſeguente il corpo del Beato
Vedeſi nell'altra una
Tavola parimente antica di cui è incogni-
to l'Autore. Nell'ultima evvi una Ta-
vola di Aleſſandro Gherardini. Nei pi-
laſtri delle Navate ſono dipinti i
ſtoli parte del Paſſignano, e parte da O-
razio Eidami. E' oſſervabile il depoſito
del famoſo Senator Vincenzio da Fili-
caia nella ſua Cappella a man ſiniſtra con
l'inſcrizione di Benedetto Averani. Poco
diſtante da queſte Chieſa per il Borgo de-
gli Albizzi trovaſi il
PALAZZO degl'Aleſſandri, modernamen-
te accreſciuto ſull'antico diſegno, e de-
Poco diſtante dalla parte oppoſta vedeſi il
PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e di-
poi il
PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic-
ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella
facciata del quale ſopra varj Pilaſtri ſi
vedono ſcolpiti in marmo i Ritratti di
quindici Uomini illuſtri di queſta noſtra
Città, a foggia de' Termini degli Antichi.
Gli uomini illuſtri ſono gli appreſſo: cioè,
nel primo da baſſo l'Accurſio, il Torrigia-
no, Marſilio Ficino, Donato Accaiuoli,
e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo,
Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta Alberti,
Franceſco Guicciardini, Marcello Adria-
ni, e Don Vincenzio Borghini. Nel ſu-
periore, Dante, Petrarca, Boccaccio,
ni. Quivi ſotto una Fineſtra terrena è un'
Inſcrizione, e in mezzo della via è una
laſtra di marmo, poſta in memoria dell'
inſigne miracolo di San Zanobi operato
in queſto luogo, nell'aver riſuſcitato un
Fanciullo. Appreſſo ſono le
ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi,
ambedue diſegno dell'Ammannato, e di-
poi vì ſono i
PA-
PALAZZI, l'un dirimpetto all'altro, am-
bedue belli della Famiglia degli Strozzi.
Quello di più antica maniera ſi crede già
alzato col diſegno del Brunelleſco, ora
acquiſtato, e reſtaurato dalla Famiglia
Quarateſi, e fu per l'avanti della Fami-
glia dei Pazzi colla loro Arme in fronte,
e perciò ſi appella da remotiſſimo tempo
il Canto de' Pazzi. Il più bello però è
quello, che per anco non è terminato.
Fu fabbricato col diſegno dello Scamozzi,
nelle Opere del quale pubblicate colla
ſtampa, vedeſi delineato. Le fineſtre a
terreno ſono del Buontalenti, e del Cac-
cini è il Portone principale. La facciata
di verſo il borgo degli Albizzi è opera
del Buontalenti, ed è degna di lode. Il
Cortile del medeſimo Palazzo è fatto con
diſegno di Lodovico Cigoli; poco diſtan-
te ſi trova la
BADIA FIORENTINA dove abitano i Mo-
naci Caſſinenſi dell'Ordine di
to, così chiamata per antonomaſia, per
eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fon-
data in Firenze. La Conteſſa Willa Ma-
dre del Conte Ugo Marcheſe di Bran-
demburgo, e Vicario d'Ottone Terzo Im-
peradore in Toſcana, moſſa da inſpirazio-
bricare, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono
di ricchiſſime rendite. Onde in ſegno di
gratitudine verſo il detto Conte Ugo lo-
ro Benefattore, ogni anno da un Gio-
vane nobile ſi recita l'Orazione in ſua
lode dopo la Meſſa ſolenne nella matti-
na di
mo Contitolare di detta Badia, già fon-
data ſotto il principal Titolo di
Il ſuo principio fu intorno al 990. poi
nell'anno 1285. col diſegno di Matteo
Segaloni rinnuovata quaſi da fondamenti,
ſi è reſa vaga oltremodo, nè coſa più ma-
gnifica, nè meglio inteſa ſi può mai deſi-
derare. Alla nobiltà dell'Architettura cor-
riſponde l'eleganza degli ornamenti. Dal-
le due parti laterali ſi vedono due ter-
razzini con vaghi intagli dorati. Sopra
di quello a mano deſtra è ſituato l'Or-
gano, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Ta-
vola, dove è dipinta Maria Vergine Aſ-
ſunta, di mano di Giorgio Vaſari, la
quale al tempo del Bocchi era poſta ſull'
Altar Maggiore. E' parimente di molto
pregio la ſoffitta, tutta fatta di finiſſimo
intaglio. La Tribuna ſotto la quale è il
Coro de' Religioſi, è dipinta da Gìovan-
medeſimo il Martirio di
l'Altar Maggiore. Le Tavole delle Cap-
pelle ſono ancor eſſe di gran bellezza.
Quella di
ta da Onorio Marinari; ſiccome ſono ſo-
ſervabili le pitture di tutta la Cappella
colorite da Vincenzio Meucci. Segue l'
altra di Batiſta Naldini, ove ſi rappreſen-
ta la Venuta dello Spirito Santo. A man
ſiniſtra di mano del medeſimo ſi vede di-
pinto un Criſto, che porta la Croce al
Calvario, e nella Cappella dirimpetto a
queſta evvi una Tavola di Filippo Lippi,
in cui vedeſi
ſingolar diligenza. Sono eziandio conſide-
rabili tre Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il
primo ſi è del mentovato Conte Ugo prin-
cipal benefattore di queſta Chieſa. Furo-
no ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da
Mino da Fieſole nel 1481., e riuſcì tut-
ta l'opera di maraviglioſo artifizio: il
ſecondo è del Cavaliere Bernardo Giugni:
e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pan-
dolfini Cavaliere di gran nome in tempo
di Repubblica, la cui Famiglia è padrona
della Cappella, o Tribuna, ſituata preſ-
ſo il Veſtibulo di queſta Chieſa, prima
greſtia il gran quadro, che prima ſtava
poſto intierormente ſopra la porta di ma-
no di Fra Bartolommeo Domenicano. E
poco diſtante da queſta Chieſa trovaſi la
CHIESA DE' PADRI DELL'ORATORIO DI
Fu queſta principiata col
diſegno di Pier Franceſco Silvani, li 14.
Luglio 1668. e modernamente è ſtata ar-
ricchita di varj ornamenti di Pittura, e di
Scultura di eccellenti profeſſori. Vedeſi
alla prima Cappella
na, comunicata da
pera del Pinzani. Nella ſeconda di mano
di Aleſſandro Gherardini è il Gesù morto,
con la Vergine addolorata. Ne ſegue una
Cappella interna fatta col diſegno di Za-
nobi del Roſſo con una Tavola all'Alta-
re rappreſentante Criſto alla Colonna di
mano di
alla quale ſopra il depoſito del
Pietro Bini è altra belliſſima Tavola rap-
preſentante ì Diecimila Martiri Crocifiſſi
del celebre Stradano; ne ſegue in Chie-
ſa la Sacra Famiglia, dipinta da Tomma-
ſo Redi. All'Altar maggiore è una Ta-
vola di Anton Puglieſchi, e la Tribuna
di Niccolò Lapi. Segue la Tavola del
La Tavola
poi, che oggi ſi vede all'Altar di San
Filippo è di mano di Anton Domenico
Gabbiani. L'ultima è di
Pucci, rappreſentante la Preſentazione di
Maria al Tempio. Lo Sfondo in mezzo
alla Soffitta è del detto Sagreſtani. La
Tela che cuopre l'Organo è del Soderini.
I Baſſi rilievi di marmo ſono parte di
Antonio Montauti, e parte di Giovac-
chino Fortini, di cui ſono anche le Sta-
tue. In Sagreſtia vi è una Tavola con
San Filippo di Onorio Marinari. La pri-
ma facciata della Chieſa, che è tutta la-
vorata di pietra forte adornata di alcune
figure di marmo fu condotta a fine col
diſegno di Ferdinando Ruggieri. Nel 1772.
e ſeguenti con l'iſteſſa Architettura d'
ordine Corintio col diſegno e aſſiſtenza
del vivente Zanobi del Roſſo è ſtato fab-
bricato un magnifico, e vago edifizio per
teſtamento di Giuliano Serragli Patrizio Fio-
rentino in favore de' Padri della Con-
gregazione dell'Oratorio ſuoi Eredi, nella
di cui facciata vedeſi il ſuo ſtemma e In-
ſcrizione poſta in mezzo da due Fame
ſcolpite da Pompilio Ticciati. A tal fine
fu gettata a terra l'antichiſſima Chieſa
ges eretta fino dal nono ſecolo fuori al-
lora di Firenze ſopra d'un antico Cimi-
tero Popolare coſtituito nel luogo ſteſso,
ove ai tempi del Gentileſimo eravi ſtato
un profano Tempio della Dea Iſide; e
nel luogo dell'antica Chieſa vi hanno
ſotto l'iſteſſo titolo rifabbricato un vago
Oratorio a ſtucchi con un bel gruppo
d'Angioli nel proſpetto, lavoro di Do-
menico Ruſca. Lo sfondo eſprimente l'
Aſſunzione di Maria è di
La Tavola in
po in atto di celebrar Meſſa è di Coſimo
Ulivelli; l'altra con Maria Santiſſima, e
il Teſtatore Serragli ai piedi è di Giuſep-
pe Fabbrini, e la Tavola della Cantoria
ove è eſpreſſo
cevere
ri. Vedeſi avanti la medeſima il
PALAZZO de' Gondi, principiato nel 20.
Luglio 1490. che ha la Facciata di Pietre
a bozza molto ſignorile, diſegno di Giu-
liano da
un Cammino di baſſirilievi di gran per-
fezione, che per quanto non uſino oggi
in ſimili luoghi, merita di ſtarvi, e di
eſſere ammirato, e lodato non poco. Di
quì ſi paſſa alla
PIAZ-
PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, at-
teſochè in un loggiato aſſai comodo, di
Architettura Toſcana fatto nel 1619. ven-
deli il grano pubblicamente oſſervandoſi
ſopra l'arco di mezzo il buſto di Coſi-
mo II. fatto dal Chiariſſimo Fancelli, eſ-
ſendo coſtata tutta queſta fabbrica 5200.
ſcudi; e di quì proſeguéndo, e al primo
canto volgendo a man ſiniſtra, trovaſi l'
antichiſſima
CHIESA PARROCCHIALE DI
qual'è a tre navate, con archi di ſeſto
acuto. La
Altare a man deſtra, è di Franceſco Mo-
roſini, al ſecondo lo Spoſalizio della Ma-
donna di Domenico Martinelli, al terzo
vi è dal Sagreſtani dipinta Maria Santiſ-
ſima, e alcuni Santi. Paſſato l'Altar
maggiore trovaſi la Cappella della Con-
cezione con la Tavola dell'Empoli; ne
ſegue l'Altare di San Leonardo dipinto-
vi dal detto Moroſini, del quale diceſi,
che ſia anco il Martirio di
paſſato l'Altare del Crocifiſſo. Di quì
partendo, e voltando a ſiniſtra verſo il
canto a' Soldanì, ſi trova la Chieſa e
Convento de' Padri Agoſtiniani di
Sarto, che tanto eloquentemente furono
celebrate dal Bocchi, e da varj Scrittori
di primo grido, avvegnachè furon già le
medeſime traſportate nel Real Palazzo,
eſſendovi ſolo reſtata di eſſo quella, che
da giovane dipinſe, ove rappreſentò l'
apparizione di Criſto in forma d'Ortölano
alla Maddalena, troveremo bensì le co-
pie delle medeſime, una delle quali, ove
ſono eſpreſſi ſei diverſi Santi, è così bel-
la che ſebben copia è nondimeno tenuta in
gran pregio; il quadro della ſoffitta è va-
gamente colorito dal Gherardini. Da que-
ſta Chieſa ſi può andare per due ſtrade
alla Piazza, e Chieſa di
detta Via de' Benci, dov'è l'antico Pa-
lazzo de' Peruzzi, poi de' Celleſi, dove
abitò l'Imperatore Paleologo, quando in-
tervenne al Concilio Fiorentino, e l'al-
tra detta Borgo
ſono buone Fabbriche, ed in ſpecie l'antico
PALAZZO de' Corſini, che ha molte bel-
le Statue antiche nel Cortile. Vi ſono
le abitazioni de' Diacceti, ove ſono mol-
te Pitture di Giorgio Vaſari. I Palazzi,
degli Spinelli, de' Conti Bardi, e de Mo-
relli; e quello de' Dini ricco di Pitture,
Andrea del Sarto. Si giunge di poi alla
Chieſa di
SANTA CROCE de' Frati Minori Conven-
tuali. In queſto Tempio aſſai grande e
magnifico, lungo dugentoquaranta brac-
cia, e largo ſettanta, s'entra per tre
porte di faccia, e ſu quella di mezzo oſ-
ſerveremo una Statua di bronzo, opera
di Donatello, che rappreſenta
vico Arciveſcovo di Toloſa; ſotto l'an-
golo, o ſia comignolo della Facciata ev-
vi il Nome di Gesù tutto di pietra col-
locato laſsù in alto da
Siena con licenza de' Signori nel 1437.
anno di Peſtilenza. Fu queſto Tempio fab-
bricato intorno all'anno 1294. col diſe-
gno di Arnolfo, che fu l'Architetto del
Duomo, benchè dipoi reſtaurato col diſe-
gno di Giorgio Vaſari. La maggior par-
te de' Foreſtieri concorre a queſta Chie-
ſa, tirata dal deſiderio di rimirare quel-
le belliſſime Tavole, che l'adornano,
nelle quali la paſſione tutta di noſtro Si-
gnore, e la ſua Morte, e Reſurrezione
è ſtata mirabilmente rappreſentata da'
primi Artefici di quei tempi. Ora facen-
doci dalla Porta dimezzo; benchè l'ordine
trove, nella prima Tavola, che ſi trova
a man deſtra, allato alla ſuddetta Porta è
dipinta la depoſizione di Croce di Noſtro
Signore, di mano di Franceſco Salviati;
la ſeconda dov'è la Crocifiſſione è di Santi
di Tito; appreſſo alla quale è il Sepolcro
di Michelagnolo Buonarroti Gentiluomo
Fiorentino, Scultore, ed architetto di
sì gran nome, e di sì grand'eccellenza.
Vedonſi a piè dell'Urna tre belle Statue
di marmo, che rappreſentano la Scultu-
ra, l'Architettura, e la Pittura in atto
compaſſionevole, e meſto: e ſopra l'Ur-
na, la teſta, ed il buſto di marmo del
Buonarroti. Fu queſt'opera fatta da tre
Maeſtri, cioè Giovanni dell'Opera, Va-
lerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del
primo de' quali è la Statua dell'Architet-
tura, del ſecondo quella della Scultura,
e del terzo quella della Pittura; e di
lui è pure il Ritratto di Michelagnolo.
Sono dipoi oſſervabili le memorie del
dottiſſimo Antiquario Senator Filippo Buo-
narroti: del famoſo Bottanico Pietro Mi-
cheli è del Dottore Medico, e Antiqua-
rio Antonio Cocchi. Segue la terza Cap-
pella, dov'è dipinto da Giorgio Vaſari
la quarta Tavola rappreſenta l'
mo
Aleſſandro del Barbiere dipinſe la quinta
in cui ſi figura la flagellazione alla Co-
lonna; la ſeſta dov'è dipinto Noſtro Si-
gnore quando fa Orazione nell'Orto, è
opera di Andrea del Minga; appreſſo la
quale è la Cappella de' Cavalcanti, ove
ſi ammira ſcolpita in marmo la Vergine
Annunziata dall'Angiolo, fatta da Do-
natello; ed allato vi è il Sepolcro di
Leonardo Aretino, inſigne Scrittore d'
Iſtorie, il tutto ſcolpito da Bernardo Roſ-
ſellino, diſcepolo di Donatello: la Ma-
donna però, che ſopra ſi vede è d'An-
drea Verrocchio. Finalmente la ſettima
Cappella ha una Tavola già cominciata
dal Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui
ſi rappreſenta l'entrata di Criſto in Ge-
ruſalemme. Nella Croce della Navata
trovaſi la Cappella dei Barberini, dov'è
ſepolto in eſſa Franceſco da Barberíno,
Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è
una Tavola dipinta dal Naldini, che rap-
preſenta quando San Franceſco riceve le
Sacre Stimate; paſſata queſta, viene la
Cappella de' Caſtellani, ov'è un Sepol-
Volta è dello Starnina; e la Tavola all'
Altare rappreſentante la Naſcita di Gesù,
è di Giuliano Bugiardini. Poſcia in teſta
alla Crociata vedeſi la Cappella de' Ba-
roncelli, ove oltre le antiche pitture del-
le pareti, vi ſi conſerva ancora ſull'Al-
tare la ſtimatiſſima Tavola di Giotto, ove
ha dipinta l'incoronazione di Maria San-
tiſſima, e vi ſi legge il ſuo nome, e l'
anno in cui la dipinſe. Di quivi entran-
do nella Sagreſtia piacerà il vedere negli
armari della medeſima 26. Storiette del
detto Giotto belliſſime, e ben conſervate,
la metà eſprimenti diverſi fatti della Vi-
ta di Criſto e altrettanti della Vita di San
Franceſco. La Tavola all'Altare con tut-
te le Pitture nelle pareti è opera di Tad-
deo Gaddi. Uſcendo dalla Sagreſtia, e
tornando in Chieſa, vi è da oſſervare la
Cappella de' Calderini tutta incroſtata di
marmi Carrareſi, e ornata di belle Pittu-
re; la prima delle quali in
gelii
ſtribuiſce le limoſine, è del Paſſignano.
La Tavola dell'Altare, con l'altro late-
rale è di Matteo Roſſelli, e le Pitture a
freſco di Giovanni da Paſſate
vedevanſi una volta dipinte da Giotto,
ſi giugne all'Altar maggiore, in cui di
preſente conſervanſi le Sacre Oſſa della
Beata Umiliana de' Cerchi nobil Matrona
Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordi-
ne de' Minori Conventuali, chiara per
ſantità, e per miracoli, viſſuta intorno
agli anni 1240. Dietro al medeſimo nella pa-
rete del Coro è di mano di Taddeo Gad-
di dipinta l'iſtoria dell'Invenzione della
di minor pregio, ſi trova la nobiliſſima,
e magnifica Cappella de' Niccolini, d'
ordine però diverſo dall'altro, eretta col
diſegno dell'Architetto
ſio. Quanto ſia bella, e di vaghezza ri-
piena, non ſi può ſpiegare abbaſtanza.
E' ella tutta incroſtata di marmi Carra-
reſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile e
diligente lavoro, che non può l'uomo deſi-
derare di vantaggio. Di mano del Franca-
villa Scultor Fiammingo ſono le cinque Sta-
tue di marmo, che una figura Aron, e l'
altra Mosè, e la terza rappreſenta la Ver-
ginità, la quarta la Prudenza, e la quin-
ta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte ſo-
no di mano di Aleſſandro Allori, e le
gran perfezione condotte, e che queſte
ſole baſterebbero per eternargli la fama,
non laſciando quella lodatiſſima Tavola
di Giacomo Ligozzi Veroneſe, ove ha
rappreſentato il martirio di
Dopo di avere oſſervato il Celebre Cro-
cifiſſo di Donatello, che è nella Cppella
in teſta alla Crociata, paſſeremo ove di
mano del Cigoli è dipinta la
con Criſto morto, opera ſtupendiſſima, e
quindi ſeguitando ſino ad uſcir di Chie-
ſa, per le altre ſette dell'iſteſs'ordine, e
Architetura delle prime; trovaſi una Ta-
vola di mano del Vaſari, dov'è dipinto
la Venuta dello Spirito Santo. Allato a
queſto Altare, e dirimpetto al Sepolcro
di Leonardo Aretino è quello di Carlo
Marzuppini Aretino, Poeta, e Segretario,
della Repubblica, ſtupendo lavoro di De-
ſiderio da Settignano, che quaſi ſuperava
di perfezione il ſuo Maeſtro Donatello,
nella ſua verde età in cni fu tolto dal
mondo. Quindi paſſata la porta laterale,
che reſta ſotto l'Organo, è una Cappel-
la irregolare detta della Concezione, di-
pinta da Giotto, d'Ius Patronato della
Compagnia della Concezione eretta nel
Cappella, che fu adornata, come ſi ve-
de nel 1592. col diſegno di Filippo Ba-
glioni Architetto. Ne ſegue l'Aſcenſione di
Gesù Criſto al Cielo, opera di
dano. Dopo di queſta trovaſi il
ſo, che tocca la Piaga al Riſorto Maeſtro,
ed è ſtimatiſſimo lavoro del mentovato
Vaſari. Degne di ſomma ſtima ſono le due
Tavole ſeguenti, ambedue di Santi di Tito,
ove nella prima ha rappreſentato Noſtro
Signore, che ſi paleſa a' due diſcepoli
nella Cena d'Emaus, e nell'altra con am-
mirabile invenzione, e diſegno, ha e-
ſpreſſa la di lui glorioſa Reſurrezione.
Finalmente l'ultima di queſta navata è
di Batiſta Naldini, ove ha effigíato con
molta eſpreſſione Criſto, che vien dal-
la Croce condotto al Sepolcro. Quin-
di paſſata la prima porta vedeſi nella di-
ſceſa al Limbo de' Santi Padri prodigioſa-
mente eſpreſſa da Agnolo Bronzino, a
quale altiſſima perfezione arrivaſſe con l'
arte in un così ammirabil lavoro. Nè deb-
bo tralaſciare una Pietà del medeſimo
Bronzino nel terzo pilaſtro a mano man-
ca, ſiccome alla colonna dirimpetto una
Vergine di marmo in baſſorilievo di An-
ſepolto Franceſco Nori ſtato ucciſo nella
congiura de Pazzi e in ultimo i due Cro-
cifiſſi ſopra due porte della interiore fac-
ciata, che uno è di Cimabue, e l'altro
di Margheritone Aretino. Rimpetto alla
memoria del Senator Buonarroti ſi vede
quella dell'Architetto Aleſſandro Galilei,
che è opera di Girolamo Ticciati, e di-
poi ſi trova il Sepolcro del famoſiſſimo
Galileo, dove è ancora il celebre Matte-
matico Vincenzio Viviani, che ordinò
queſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che
fu dato eſecuzione l'anno 1737. a ſpeſe
della Famiglia Nelli erede di quella del
Viviani. Il diſegno è di Giulio Foggini;
la quadratura di Anton Maria Fortini;
il Buſto di
nomia di Vincenzio Foggini ſuo figlio, e
la Geometria di Girolamo Ticciati. Oſſer-
vaſi ancora il depoſito fatto nel 1775. alla
memoria del Dottor
gno del Signor Senatore
li e ſtatua intera di eſſo maggior del na-
turale ſcolpita da Innocenzio Spinazzi
Romano. Oltre a tante Pitture di ſingo-
lare perfezione, di già deſcritte, ſe ne
trovano in queſta Chieſa e nel Conven-
quali, quantunque ſiano dalle moderne
pitture ſuperate in bellezza, non è pe-
rò, che non meritino di eſſere tenute in
grande ſtima, per la venerazione, che ſi
dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtau-
ratori della Pittura. E' ancora maraviglio-
ſo il Pergamo, tutto di marmo di Se-
ravezza, e vagamente intagliato da Bene-
detto da Maiano. Sono in eſſo cinque Sto-
riette de' fatti più ſingolari di
ſcolpite in baſſorilievo, e così felicemen-
te, che non hanno prezzo. Ne' vani, e
che ſono in mezzo de' Beccatelli, ſi ve-
dono cinque ſtatuette a ſedere di bellez-
za ſtraordinaria, che rappreſentano la Fe-
de, la Speranza, la Carità, la Fortezza,
e la Giuſtizia. Più ammirabile però fu l'
artifizio uſato nell'adattar queſto Perga-
mo ad una colonna, nella quale rimane
incaſſato, eſſendochè la medeſima colon-
na ſia nel mezzo forata, e per una ſcala
acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla
grandezza della Chieſa corriſponde il Con-
vento, di moltiſſime comode abitazioni
ripieno, e abitato da più di ſeſſanta Re-
ligioſi, tra' quali in ogni tempo fiorirono
Uomini ſegnalati in lettere, e in digni-
In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimiterj è
una quantità conſiderabile di Sepolture,
e di memorie di Famiglie primarie, e d'
inſigni Soggetti di Firenze, e d'altro-
ve. E' fama, che Siſto V. nel tempo, che
fu Religioſo, per molti anni quivi abi-
taſſe, leggendo Filoſofia. Gode queſto
Convento il privilegio, che uno de' ſuoi
Religioſi abbia la carica d'Inquiſitore.
Dignità ragguardevole, ſoſtenuta in To-
ſcana da' Minori Conventuali, e ſempre
da ſoggetti di gran valore. La Libreria
di antichiſſimi Manoſcritti, che poſſede-
va queſto Convento, fu nel 1766. tra-
ſportata nell'Inſigne Libreria di San Lo-
renzo. Il Noviziato fu fatto edificare
con gran magnificenza a proprie ſpeſe da
Coſimo Padre della Patria, e nel Chioſtro
appreſſo alla Chieſa vi è un Atrio, e una
gran Cappella fatta edificare dalla Fami-
glia de` Pazzi; mole di ſingolare Archi-
tettura, e ben degna di chi ne fece il
diſegno, che fu il gran Brunelleſco.
Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla
PIAZZA contigua, molto ampla, e re-
golare, deſtinata principalmente nei paſ-
ſati tempi al Giuoco del Calcio, proprio
nevale e di altri diverſi ſpettacoli, e pub-
bliche Feſte. Onde non è maraviglia, ſe
vi concorreva la maggior parte della Cit-
tà, e moltiſſimi Foreſtieri da ogni parte.
Prima di uſcire da queſta Piazza ſi oſſer-
vi la facciata della Caſa de' Cocchi, che
credeſi di diſegno di Baccio d'Agnolo.
Ma ſingolarmente è ammirabile la faccia-
ta della Caſa del fu Niccolò dell'Antel-
la, Senatore, e Luogotenente del Grandu-
ca nell'Accademia del Diſegno; a richie-
ſta del quale nel 1619 fu dipinta, e per-
fezionata nel breviſſimo tempo di venti
giorni, da i più valoroſi Artefici, che in
numero fiorivano nella Città. Queſti fu-
rono il Paſſignano, Giovanni da
vanni, Matteo Roſſelli, Ottavio Vanni-
ni, Fabbrizio Boſchi, Niccodemo Fer-
rucci, Filippo Tarchiani, e altri ſimili,
ſino al numero di 15. tutti Pittori eccel-
lenti. Le antiche Pitture poi, che ſono
nella facciata del Convento accanto alla
Chieſa ſono di Lorenzo di Bicci, gran-
de imitatore della maniera di Giotto.
Da queſta Piazza volgendo dietro la Chie-
ſa trovaſi unita alla medeſima la nobile
confraternita del Gesù, molto ſpazioſa, e
dal celebre Lorenzo del Moro, e la Cupo-
la, e i laterali di Vincenzio Meucci. Di
quì ſeguitando il cammino ſi trova il Con-
vento, e Chieſa di Religioſe Franceſcane
di
nuova, e vaga abitazione, e giardino del
Senator Rucellai; rimpetto alla quale ne
ſegue l'eſemplariſſima Compagnia de' Ne-
ri, quali con gran carità s'impiegano a
confortare, e ad accompagnare i Condan-
nati alla morte. Lì appreſſo ſi trova la
Chieſa della Compagnia di
di
gno di Baccio d'Agnolo, e modernamen-
te abbellita al di fuori di facciata, e or-
nata al di dentro colla ſoffitta, e Tribu-
na, per mano di Sigiſmondo Betti, e di
Pietro Anderlini. Vedeſi ad un Altare la
Naſcita del Bambin Gesù, opera aſſai ſti-
mata di Santi di Tito. Vi è la Cappella di
bacci. In alto alle pareti ſono quattro qua-
dri di Franceſco Bianchi, eſprimenti fatti
miracoloſi del Santo. Allato a queſta Chie-
ſa vi è il Convento delle nobili Religioſe
Franceſcane dette di
MON-
MONTICELLI. L'Altar maggiore è fat-
to col diſegno di Pier Franceſco Silvani,
la Tavola del medeſimo è dipinta da Vin.
cenzio Meucci, come pure la Soffitta,
con l'ornato di Architettura di Mr. Cha-
mant Loreneſe, e da una banda la
Concezione, e dall'altra la Natività di
Criſto, eſpreſſe ambedue da Carlo Por-
telli da Loro, Pittore aſſai valente. Al-
la Parete poi vicino alla Porta vi è il
Sepolcro, ornato di ricchi marmi, e Sta-
tue di Guido Magalotti, oltre varie In-
ſcrizioni, e Sepolcri di perſone degne di
memoria. Di quì proſeguendo la ſtrada,
trovaſi il Convento, e la Chieſa delle
CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel
1722. col diſegno di
chi. In queſta devota, e vaga Chieſa,
oltre l'Altar maggiore, ove ſta collo-
cata l'Immagine in grande del
ciſiſſo, vi ſono due Altari, che in uno
vi è eſpreſſa la
Ottaviano Dandini, e nell'altro la
cezione,
Agoſtino Veracini. Incontro a queſta Chie-
ſa ve n'è un altra, anch'eſſa di Nobili
Religioſe Franceſcane, detta di
MONTE DOMINI, nella quale ſerve il ve-
altare a mano manca dov'è eſpreſſa la
lapidazione di
rarſi dagl'intendenti per un vero eſem-
plare della Pittura in ogni prerogativa
dell'arte, e dove il
li ſi è maggiormente meritato il titolo
del Coreggio dei Fiorentini. In faccia a
queſta evvi una Tavola d'Aleſſandro Al-
lori, rappreſentante Maria
ta dall'Angelo. Alla fine della Strada
voltando a man deſtra vedeſi in poca di-
ſtanza il Convento delle Monache Ge-
ſuate dette le
POVERINE nella qual Chieſa non man-
cano da ammirarſi due pregiabiliſſime o-
pere, una di Pittura all'Altar maggiore,
che è di Pietro Perugino, quale vi ha rap-
preſentato il
addolorata, e
Scultura eſprimente il
qual belliſſimo lavoro Andrea della Rob-
bia, al parere degli intendenti, ha ſu-
perato ſe ſteſſo. Di quì uſcendo, e vol-
tando il primo canto, per una breve ſtra-
della ſi entra in via delle Caſine, per la
quale giunti in via Ghibellina, e voltan-
do a mano ſiniſtra vedeſi quaſi in faccia
Ordine di
MURATE. La loro Chieſa è ſenza fac-
ciata ed ha l'ingreſso per due porte la-
terali. Al maggiore Altare evvi una lo-
datiſſima Tavola di
il Miſtero dell'Annunziazione di Maria
La Soffitta, e le Storiette, che ſon
in giro alla Chieſa, ſono di Simone Fer-
vi. Della Tavola di
l'Autore; vien poi l'Altare del
cifiſſo, qual'è lavoro di Baccio da Mon-
te Lupo. Vi è in queſto Convento un
Teſoro di Sante Reliquie, ed ha avuto
l'onore d'eſſervi ſtata educata Caterina
de Medici Regina di Francia. Paſſato il
Convento vi è un piccolo Oratorio col
pietrame della facciata d'Architettura di
Michele Agnolo Buonarroti. Tornando in
dietro pochi paſſi incontro a queſto, vi è
il Convento delle Nobili Religioſe di
SAN IACOPO. In queſta Chieſa è in
gran venerazione un antichiſſimo e mi-
racoloſo Crocifiſſo; All'Altar Maggiore
ſta collocata una bella Tavola di Ridol-
fo del Ghirlandajo, che vi ha effigiata
Maria
G 2 Ad
Ad un Altare a ſiniſtra ha dipinto la Ta-
vola il Naſini di Siena. Di quì uſciti e
proſeguendo il cammino, troveraſſi en-
trando alla ſeconda cantonata a mano ſi-
niſtra il Convento delle Religioſe di
ficata da fondamenti, e corredata di qua-
lunque Sacro Ornamento dalla Munificen-
za del Gran Principe Ferdinando ſul prin-
cipio di queſto Secolo, unicamente per
ricompenſa a quelle Religioſe per aver
prontamente ceduto al Real genio per la
Pittura, una belliſſima Tavola di Andrea
del Sarto, che eſſe nell'antica loro Chie-
ſuola poſſedevano. Il detto Quadro ve-
deſi collocato nelle ſtanze del Palazzo
Reale, eſprimente Maria
Bambino ſopra una Baſe, e dai lati
Franceſco, e
opera in tutto ſtupenda, di cui gliene la-
ſciò la bella Copia all'Altare a man de-
ſtra fatta per mano di Franceſco Petruc-
ci eccellente Copiſta. In faccia a queſta
vi è la Tavola di
a fare al celebre Sebaſtiano Ricci Vene-
ziano. Il Sacconi poi fece la Santa Con-
cezione per l'Altar Maggiore. Il vago
diſegno di queſta Chieſa, tutta adorna di
gini. Vſcendo dalla medeſima, e ritor-
nando a ſiniſtra, giunti al ſecondo Canto
vedremo il Convento delle Nobili Reli-
gioſe Benedettine di
Altare a man deſtra vi è la Tavola di
Niccodemo Ferrucci, che vi ha dipinto
di rilievo; in faccia a queſto vedeſi un
Criſto orante nell'Orto opera dell'iſteſſo
Ferrucci. Al maggior Altare vi è di mano
di Pietro Dandini Maria
ſotto
tiſta, e cinque altri Santi, e ſotto il Co-
ro delle Monache Tommaſo Re di dipinſe
in cinque Lunette alcuni fatti principali
di Uſciti di queſta Chieſa
proſeguiremo direttamente il cammino ſi-
no al canto di via Pandolfini, e lì vol-
tando a man ſiniſtra, ci troveremo alla
Chieſa parrocchiale di
SAN SIMONE, ſopra la Porta della qua-
le vedeſi una lunetta dov'è molto ben
colorita la Vergine co` Santi Apoſtoli Si-
mone e Giuda, opera di Niccodemo Fer-
rucci. La ſoffitta interna tutta d'intaglio
dorato fa vaga moſtra. Nella teſtata ſo-
la di Batiſta Naldini, ov'è dipinta la
depoſizione di Criſto dalla Croce. Nella
prima Cappella a man dritta è il marti-
rio di
tiſta Vanni. Nella ſeconda vi è un im-
magine intagliata in legno del
cifiſſo. La terza ha una antica pittura
rappreſentante la Vergine. Vi è poi nella
quarta una belliſſima Tavola di Onorio
Marinari, ove ha eſpreſſo San Girolamo
mediante il Finale Giudizio, non meno
è da lodarſi quella di Giacomo Vignali,
collocata nel quinto Altare, ove effigiò
San Bernardo, al quale Criſto ſtaccatoſi
dalla Croce, e inchinato fa vedere una
gran piaga nelle ſpalle. Le Statue di
marmo laterali all'altar Maggiore ſono
d'Orazio Mochi, e li due Apoſtoli ſopra
l'arco di Niccodemo Ferrucci. Tornando
verſo la Porta vi è di mano del mede-
ſimo Vignali la Tavola di San Franceſco
rappreſentato in deliquio. Segue l'Altare
di
Concezione, la di cui Tavola è dell'iſteſ-
ſo Ferrucci, dipoi quello dell'Aſſunta
dipinta dal Cavalier Curradi. In ultimo
è la Tavola di San Niccolò, opera aſſai
volgarmente Cecco bravo. Preſſo queſta
Chieſa ſono le Prigioni dei condannati
dette le Stinche, recinte da una al-
tiſſima, e forte muraglia, nelle can-
tonate della quale vi ſono due taber-
nacoli dipinti a freſco da Giovanni Man-
nozzi, detto Giovanni da San Giovanni
uno de' quali è quaſi affatto perito per l'
umidità della Muraglia; Ma l'altro, ove
vedeſi noſtro Signore, che benedice le
mani dei pii Limoſinieri, che ſoccorrono
i Carcerati, tra quali è vivamente eſ-
preſſo il ſuo proprio ritratto, riguardan-
te verſo la ſtrada, che non ſolo è ben
conſervato, ma fa ben conoſcere agl'in-
tendenti il ſommo merito di tal Autore.
I debitori civili ſon collocati adeſſo per
Clemenza Sovrana in una nuova, e de-
cente abitazione dietro il Palazzo di Giu-
ſtizia, detto Di quà per la
via del Palagio trovaſi il
PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua
abitazione, che è l'antico del ſuo pro-
prio ramo, poichè l'altro, di cui ſi farà
menzione, lo ha ereditato dal Ramo fi-
nito in Roma ſul principio del corrente
ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta
del Palagio ſi trova l'
ABI-
ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da
Bernardino Ciurini molto pulitamente.
Alla fine di queſta ſtrada v'è il
PALAZZO del Poteſtà fabbricato nel 1250.
molto vaſto in cui ſono le pubbliche Car-
ceri, e per la proſſima traverſa, che è di
fianco al Palazzo del Salviati, trovaſi la
Chieſa di
SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer-
vare alcune Tavole di pregio, e ſpecial-
mente la Nunziata di mano dell'Empoli,
quella dell'Altar maggiore di Gaetano
Piattoli, in luogo di quella che vi fu
una volta d'Andrea del Caſtagno, la qua-
le è paſſata nel Refettorio de' Padri di
Badìa, ſiccome del medeſimo, quella di
dipinta la Vergine con Santa Barbera, e
Sant'Antonio. Proſeguendo lateralmen-
te a queſta Chieſa, paſſata la Porta prin-
cipale della Chieſa, e Monaſtero di Ba-
dia, vedeſi l'
ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſo-
gliono congregarſi i Buonomini. E' cele-
bre queſt'Oratorio non ſolo per eſſere ſta-
to fondato al tempo di
civeſcovo di Firenze a ſua perſuaſione,
e conſiglio; ma eziandio per le opere in-
ſi eſercitano. Ed in vero è prodigio mi-
rabile della Provvidenza divina, che que-
ſta Caſa ſenza fondo, o ferma rendita
annuale, ma ſolamente provveduta di
elemoſine, e di laſciti pii, giornalmen-
te ſoccorra del neceſſario tante povere
Famiglie onorate. Poco diſtante è la
CHIESA della Madonna de Ricci ſtata
tutta rimodernata nel 1772. a ſtucchi, ove
preſentemente abitano i Cherici Rego-
lari Miniſtri degl'Infermi comunemente
detti Padri del Buon morire, perchè aſſi-
ſtono i moribondi, potendoſi chiamare i
Curati comuni della Città, eſſendo paſſa-
ti gli Scolopj che quivi abitavano per
Real diſpoſizione nel Collegio che era de'
Geſuiti. A queſta Chieſa precede una Log-
gia con colonne di pietra ſerena diſegno
di Gherardo Silvani, ed in eſſa non man-
cano alcune Pitture degne di oſſervazio-
ne. E principiando dalla prima a mano
deſtra della Santa Famiglia dipinta da
Matteo Bonechi, ne ſegue la Cappella
dedicata al Santo Fondatore dipinto da
Antonio Bettini. All'Altare maggiore ev-
vì la Miracoloſa Immagine di Maria
Annunziata, che ſta coperta, con vago
Ritor-
nando verſo la Porta evvi la Tavola
del Paralitico davanti a Criſto dipintovi
dal Lo sfondo è di Loren-
zo del Moro. In Sagreſtia vi è l'antica
Tavola che era all'Altar maggiore rap-
preſentante Dio Padre dipinto da Fran-
ceſco Mati. Eſſendo ultimamente ſtata
incorporata l'antica Chieſa Parrocchiale
di
to dietro a queſta, ſerve adeſſo di abbel-
limento, e aumento della medeſima per
una comoda Sagreſtia. Quivi appreſſo è il
PALAZZO già del Duca Salviati oggi del
Quindi pri-
ma d'avanzarſi per altra parte può ve-
derſi la Chieſa Parrocchiale di
SANTA MARGHERITA nella quale vedeſi
a man deſtra al primo Altare il ritrova-
mento della Santa Croce opera di Nic-
codemo Ferrucci. In faccia a queſta di-
pinſe Coſimo Gamberucci una Tavola che
ſerve di ornamento a un antichiſſima Im-
magine di
ne inferme che ricorrono a lei. All'Al-
tar maggiore vi è di mano di
Marmi Santa Margherita in gloria, e i
due laterali ſono di Franceſco Conti. Al
vola di Spinello Aretino che vedeſi col-
locata ſopra la Porta. Tornando addietro
trovaſi in vicinanza lo
STUDIO FIORENTINO ove ſpeſſo vi leggo-
no pubblicamente varj Profeſſori di di-
verſe Scienze, come di Teologia, di Sto-
ria Sacra, e profana, Giuriſprudenza,
Mattematica, Filoſofia, Umanità, Lingua
greca, Ebraica, e Toſcana. Quivi an-
cora hanno la loro Reſidenza le celebri
Accademie, Fiorentina, della Cruſca, e
degli Apatiſti. Di quì per corta ſtrada ſi
giunge a
SANTA MARIA IN CAMPO, Chieſa ricca
d'Indulgenze, Reſidenza del Veſcovo di
Fieſole, che abita nel Palazzo contiguo;
e quantunque ſia nel mezzo della Città
è Dioceſi Fieſolana. Vicino è il
PALAZZO dei Guadagni, che ha nobile
facciata fatta nello ſcorſo ſecolo col di-
ſegno del Silvani, con vaſti appartamen-
ti, ed una magnifica ſcala dal fu Sena-
tore Filippo Guadagni. Dopo è
L'OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſer-
vano, oltre i ricchiſſiml Arredi Sacri,
molte Statue, e Baſſirilievi di pregio, ed
un Archivio di grande importanza. Qui-
vi contigua vedeſi l'
ABI-
ABITAZiONE de' Naldini fabbricata in
queſti tempi, e dipoi l'
ABITAZIONE de' Gondi. Di quì potrà di-
rigerſi alla
CHIESA Collegiata, e Real Baſilica Di
SAN LORENZO, dove giunti alla Piazza
oſſerveremo in faccia al Palazzo del Mar-
cheſe della Stufa una baſe di marmo,
nel cui baſſorilievo ſi rappreſenta, quan-
do al valoroſo Giovanni de' Medici e
Padre del Granduca Coſimo Primo ſono
condotti molti prigioni con varie ſpo-
glie. E' opera del Cavalier Bandinelli,
di cui per anco è la Statua, che ſulla
Baſe dovevaſi collocare, la quale in og-
gi non è ancora finita, nel Salone del
Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venendo
alla Chieſa giudico a propoſito il dar breve
notizia di ciò che avvenne nella ſua fonda-
zione, eſſendo degno di ricordanza quanto
di eſsa laſciarono ſcritto
nio, ed altri ſcrittori. A tempo dell'Im-
perator Teodoſio, Giuliana Vedova Fio-
rentina, non meno illuſtre per lo ſplen-
dore del Sangue, che per la Pietà, acce-
ſa di devozione verſo il Martire San Lo-
renzo, volle colle proprie ſoſtanze fab-
bricar queſto Tempio, e dedicarlo al
Terminata appena la Fabbri-
ca, giunſe in Firenze Sant'Ambrogio Arci-
veſcovo di Milano, perlochè venne in
penſiero a Giuliana di ricorrere al detto
Prelato, e inſtantemente pregarlo acciò
voleſſe conſacrare la nuova Chieſa, al
che di buona voglia condeſceſe. Cele-
broſſi pertanto la Funzione della Sagra l'
anno del Signore 392. o come altri vo-
gliono 393. e fu con tal ſodiſfazione del
Popolo ſolennizzata, che da quel giorno
in poi, per memoria di. tal fatto chia-
moſſi queſta Chieſa Baſilica Ambroſiana.
Quindi ebbe origine la ſingolare venera-
zione, che a queſto Tempio portarono gli
antichi Veſcovi di Firenze, ed in ſpecie
San Zanobi il quale eleſſe quivi la ſua
ſepoltura, e ove ſtette lungo tempo ri-
poſto prima, che alla Cattedrale foſſe
trasferito il di lui Corpo. A sì felici prin-
cipj corriſpoſero con maggiore avanza-
menti i ſucceſſi di queſta Chieſa, percioc-
chè eſſendo eretta in Collegiata e di am-
pliſſimi privilegi arricchita, ha in ogni
tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la
Metropolitana, il primato. Sono in eſſa
diciaſſette Canonici, e trentatre Cappel-
lani, e gran numero di Cherici, che vi
non minor decoro di quello facciaſi nel-
la Chieſa Metropolitana; ed a queſti pre-
ſiede un Prelato, col titolo di Priore,
che in varie Feſte dell'Anno gode l'uſo
de' Pontificali. Paſſando poi ad oſſervare
la bellezza di queſto Tempio, per la mi-
rabile Architettura di Filippo Brunelle-
ſco, colla quale fu fabbricato, o piutto-
ſto vogliam dire rinnovato a ſpeſe del
Magnifico Coſimo de Medici Padre della
Patria (giacchè l'antico Tempio, intorno
all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſo-
lato dal fuoco) vedremo queſto Edifizio
con un vago pavimento di marmo divi-
ſo in tre Navate, ſoſtenuto da groſſe
Colonne di macigno, ſopra le quali po-
ſano gli archi vagamente intagliati, come
altresì il cornicione, e il fregio che per
tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e mae-
ſtoſa la rendono. Ella è lunga braccia
144. Sopra la Porta del mezzo ſi vede
l'Arme de Medici, ſcolpita in pietra
col diſegno del Buonarroti, di cui pari-
mente è il diſegno del Terrazzino, e Sa-
crario, dove ſi conſervano moltiſſime Re-
liquie in prezioſi Reliquiarj d'oro, d'ar-
gento, di criſtallo, e di altre ricche ma-
Belliſſimi an-
cora ſono due Pergami nella Nave di
mezzo, retti ciaſcuno da quattro colon-
nette di diverſi marmi, nelle faccie de'
quali ſi vedono alcuni Baſſirilievi di Bron-
zo, fatti da Donatello, con ſingolare ar-
tifizio, e ſommamente lodati dagl'inten-
denti. Anco nelle Cappelle ſono di pre-
gio alcune Tavole, tra le quali a man de-
ſtra la prima rappreſentante la viſitazio-
ne di
La ſeconda lodatiſſima opera del Roſſo,
nella quale ha eſpreſſo lo Spoſalizio di
Maria Vergine. La terza che rappreſenta
Nella quarta vi è l'Aſſunzione di Maria
di antico, ed incognito autore. Nella
quinta ſi vede dipinto da Ottaviano Dan-
dini un Crocifiſſo, con San Franceſco,
San Girolamo, e la Maddalena a piè
della Croce. Nella ſeſta San Girolamo nel
Deſerto, opera del Cavalier Giuſeppe Na-
ſini. Terminata la navata, ſi oſſerva nel-
la prima Cappella una Tavola rappreſen-
tante un Preſepio, creduto di Coſimo Roſ-
ſelli. La Cappella che rimane nella te-
ſtata della Croce ha il Tabernacolo di
marmo, ove conſervaſi il Sacramen-
Deſiderio da Settignano, con figure di
baſſo, e alto rilievo, ſopra cui ſi vede
un Gesù Bambino di marmo bianco ope-
ra del medeſimo. Queſto Tabernacolo è
meſſo in mezzo da bell'adornamento di
colonne d'ordine corintio con ſuo archi-
trave, fregio, e fronteſpizio di marmi
miſti. Più d'ogn'altra coſa degna di am-
mirazione è la Sagreſtia nuova detta al-
trimenti la Cappella de' Principi, fatta
col diſegno, e Architettura di Michela-
gnolo Buonarroti. Sia contento il Fore-
ſtiero di oſſervare il primo Sepolcro all'
entrare, che è di Giuliano de' Medici Du-
ca di Nemurs, e Fratello di Leone X.,
ſopra di cui vi è il Simulacro di mano
del Buonarroti, e le due Statue appreſſo,
che una il Giorno, l'altra la Notte ſi-
gurano, che nel ſecondo Sepolcro fatto
per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino,
ſopra cui pure è il Simulacro della mede-
ſima famoſa mano, e l'altre due Statue
rappreſentanti il Crepuſcolo, e l'Aurora.
Si vede ancora di mano di Michelagnolo
una Madonna col Bambino in braccio. E
perchè fuori delle ſette Statue di mano
del Buonarroti, ſi vedono due Figure de'
la prima è del Montorſoli, e la ſecon-
da di Raffaello da Montelupo, ambedue
Scultori eccellenti. Di quì uſcendo,
paſſata la prima Cappella, è ammirabile
nella ſeconda la Tavola dell'adorazione
de' Magi opera di Girolamo Macchietti;
e proſeguendo oſſerveremo d'avanti al
maggiore Altare i tre Tondi con grata di
Bronzo i quali uniti a Lapida di porfido
di Serpentino, e di altri Marmi con l'
arme de Medici ne' quattro lati, che for-
mano il nobile Sepolcro a Coſimo
Patriae
le della Crociata s'entra nella vecchia
Sagreſtia, fabbricata col diſegno di Filip-
po di Ser Brunelleſco, ſi oſſervano i quat-
tro tondi ne' peducci della volta di ma-
no di Donatello, le due piccole porte,
in alcune nicchie San Lorenzo, Santo
Stefano, San Coſimo, e San Damiano
del medeſimo, e nel doſſale dell'Altare
un Baſſorilievo in bronzo del Brunelle-
ſco. Quindi ſi vede un belliſſimo Sepolcro
di Coſimo Padre della Patria, adornato
ne' lati di fogliami di bronzo, fatti col
diſegno di Andrea Verrocchio. Corriſpon-
de queſto in una Cappella dedicata alle
di cui Immagine antica reſta coperta, e
circondata da una Tavola dipinta da Fran-
ceſco Conti con i Santi Lorenzo, Zanobi,
ed Ambrogio. Contigua a queſta vi è una
Cappella con la Tavola rappreſentante
la Nunziata di Fra Filippo Lippì, e di
quì tornando verſo la Porta ammiraſi
nella parete dipinto a freſco il martirio
di
da Agnolo Bronzino. Paſſata la Porta la-
terale trovaſi di mano dell'Empoli il
martirio di
ſi vede effigiato Ne
ſegue altra Cappella con un Immagine
di Criſto Crocifiſſo, dopo la quale trovaſi
un'antichiſſima Pittura rappreſentante
Leonardo con altri Santi, dopo la quale
trovaſi effigiato il martirio di
e Compagni, opera degna di ſomma ſtima
di
il gradino di queſt'Altare lavorato con
indicibil diligenza da Franceſco Bachiac-
ca. E finalmente trovaſi la converſione
di
ni. Nè laſceremo di dire, che la vaga
ſoffitta, la ricca, e nobil Cupola dipinta
da Vincenzio Meucci, il Campanile edi-
della Chieſa ſotterranea, ſono opere fat-
te dalla pietà della Principeſſa Anna Ma-
ria Luiſa de' Medici Elettrice Vedova Pa-
latina del Reno. Nell'uſcir della Porta,
onde ſi và nella Canonica, ſi trova la Sta-
tua di Paolo Giovio Veſcovo di Nocera,
e famoſo Scrittore d'Iſtorie, Scultura di
Franceſco da San Gallo, indi ſalendo
per una Scala, che guida al Chioſtro di
ſopra, troveremo la celebre, e per tut-
to il Mondo tanto rinomata
LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il
cui vaſo lungo braccia ottanta, largo di-
ciotto e due terzi, alto quattordici e
mezzo, e così nobile e maeſtoſo, e di sì
rara e perfetta Architettura, che molti
valent'uomini, come il Brezelio, il Se-
nator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giu-
ſeppe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato, e
pubblicato colle ſtampe. Fu alzato col
diſegno di Michelagnolo, ſervendo ciò
per un degniſſimo encomio. Prima dun-
que di penetrare la dentro trovaſi un bel
ricetto in forma quadra, nel quale è ſitua-
ta la Scala poſta sù da Giorgio Vaſari e
dal Tribolo, per ben diciotto volte, e non
mai per un miſterioſo ſilenzio di Miche-
zionata ſituazione. Bella oltre modo è la
Porta, e belli ancora ſono gli ornamen-
ti delle fineſtre, vaghiſſimo il cornicione,
l'architrave, ed il fregio, e tutto inſie-
me è con sì nobil ſimetria diviſato, che
reſta l'occhio di chi lo mira dallo ſtupo-
re, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza
del materiale corriſponde il pregio, ed il
valore de' Manoſcritti, che ſopra certi
banchi di noce, quarantaquattro per par-
te in gran numero vi ſi conſervano, ol-
tre altri quattro nuovi ſcaffali poſti nel
Corridore aggiunto da
ripieni pure di Manoſcritti. Sono queſti
di lingue diverſe, e ſpecialmente Ebrea,
Greca, Latina, Cineſe, Arabica, Caldea,
Siriaca, Toſcana, Schiavona, Provenza-
le, e Franceſe antica, nè ſolo per la ra-
rità, ma eziandio per l'ornamento di
Pitture, e Miniature, ſingolariſſimi. Da
queſti come da rari eſemplari, ſogliono
i Letterati, e in ſpecie gli Oltramontani
diligentiſſimi oſſervatori, riſcontrare, o
emendar quei difetti, che ſpeſſe volte
ſcorrono nelle ſtampe, o che furono da
altri oſſervati, e pubblicare intereſſanti
anecdoti. Or queſti Libri, parte da Coſi-
tello, Piero ſuo Figliuolo, e dal Cardinal
parti, e con grandiſſime ſpeſe procurati
ſpecialmente dalla Grecia, e dall'Aſia,
furono poſcia ripoſti in queſto luogo da
Clemente VII., e che fondò la Libreria,
nella quale, l'anno 1571. fu dal Gran-
duca Coſimo I. ordinato che ſi daſſe pub-
blico ingreſſo a comune benefizio de' Cit-
tadini. In queſti ultimi tempi è ſtata
accreſciuta di molti ottimi, e rariſſimi
Manoſcritti, cioè dall'Imperator Fran-
ceſco I. nell'anno 1755. di circa a ſe-
cento de' più rari della celebre Libre-
ria Gaddiana. Indi per ordine del no-
ſtro Reale Sovrano vi furono traſportati
nel 1766. tutti i Codici manoſcritti che
eſiſtevano nel Convento de' Padri di
Croce; e nel 1771. ci fece pure unire
tutti i Codici Orientali, che eſiſtevano
nel ſuo Real Palazzo. Chi poi bramaſſe
ſapere il numero, e la qualità de' Libri,
potrà comodamente appagare il ſuo deſi-
derio, mediante gl'Indici che ſono ſtati
fino ad ora pubblicati. Quello de' Co-
dici Orientali, e Palatini fu compilato
da Monſignor Evodio Alamanni e ſtam-
Il Cano-
nico Antonio Maria Biſcioni rifece il
Catalogo de' ſoli Codici Orientali della
Laurenziana, che fu pubblicato dopo la
ſua morte in Firenze nell'anno 1752. fol.
Eſſendo ſucceduto nell'impiego di Bi-
bliotecario il Canonico Angiolo Maria
Bandini, nel 1759. diede principio al Ca-
talogo ragionato de' Codici, che fu da
eſſo felicemente condotto al ſuo termine
nell'anno 1770. in tre Tomi in fol. pub-
blicati colle ſtampe di Firenze, ed ornati
di tavole in rame denominati i ſaggi de'
caratteri de' Codici più inſigni. Con al-
tri cinque volumi parimente in
quali ſi racchiudono i Codici Latini Pro-
venzali, e Italiani in ogni genere, ha da-
to il compimento a queſta grand'opera.
L'erudito viaggiatore informandoſi dalla
perizia del Bibliotecario troverà ad ogni
Banco qualche raro Manoſcritto. I più
ſingolari per l'antichità ſono il Codice
Siriaco al Quello del Vergilio al
Al XLII. il Decamerone
del Boccaccio. Quello dell'Oroſio al
LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per
la vaghezza dell'ornato il
il Lirano, il Tolomeo, il Giulio Ceſare,
Calderino, l'Argiropilo, e molti altri.
Da queſto luogo ci porteremo a viſitare la
CAPPELLA, che deve riuſcire nel Co-
ro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro
la Chieſa. Or queſta è la Cappella co-
tanto celebre, che ſenza ingrandimento
iperbolico vien reputata nel Mondo uni-
ca e ſingolare. E in vero, ſe in altri
Edifizj s'ammira la ſquiſitezza dell'arte,
in altri la ricchezza dei materiali, in
alcuni qualche coſa di ſingolare, in que-
ſta ſola Cappella tutte unite concorrono
le prerogative più nobili; magnificenza
d'Architettura, pregio infinito de' ma-
teriali, bellezza incomparabile, e perfe-
zione dell'arte in ſommo grado. Per dar-
ne qualche breve notizia, diremo, che
la circonferenza di tutta queſta Cappella
è braccia centoquarantaquattro, l'al-
tezza della Cupola braccia centoquattro,
e il diametro quarantotto. L'incroſtatu-
ra è di diaſpri, agate, calcedonj, lapis-
lazzuli, ed altre pietre prezioſe. Belliſſi-
mi ſono i pilaſtri co' capitelli di bronzo
dorati, maeſtoſi ſono i Sepolcri di grani-
to orientale, ſopra ciaſcuno de' quali
poſa un guanciale di diaſpro tempeſtato
le, ancor eſſa ricca di gemme. In alcune
nicchie di paragone ſono collocate altret-
tante Statue di bronzo dorate, maggiori
del naturale che rappreſentano i Sovrani
Defunti. Di vaghiſſime commettiture ve-
donſi effigiate le Armi delle Città ſotto-
poſte al Granducato. In ſomma tali, e
tanti ſono gli ornamenti di pregio, che
vi ſi trovano, che umano penſiero non è
baſtevole a immaginarſi una bellezza sì
rara. Fu cominciata l'anno 1604. al
tempo di Ferdinando Primo, e per quan-
to da molti Maeſtri giornalmente vi ſi
lavoraſſe, molto vi reſta ancora per ren-
derla in tutto compita. Allora ſarà in
eſſa collocato il prezioſo Ciborio, che
ſi conſerva in Galleria, e del quale par-
leremo a ſuo luogo. Nel ſotterraneo di
queſta Cappella avvi un Crocifiſſo di mar-
mo di Appreſſo la Cap-
pella è la
CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una
prodigioſa quantità di diſegni d'Architet-
tura di mano de' più eccellenti profeſſori
d'Italia, ſiccome una raccolta di Mano-
ſcritti de' celebri Mattematici Galileo Ga-
lilel, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio
ta dei Cartelloni, ove abitava il celebre
Vincenzio Viviani. Di quì paſſeremo nella
Via de' Ginori, dov'è il
PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripieno
di Pitture, ed altre rarità, e quello de'
Giraldi, che ha una copioſa e ſcelta Li-
breria. Di quì ci porteremo nella Via
di
LA CHIESA DI
ſtero dei Monaci Baſiliani, oggi ufiziata
dai Preti e rimodernata. Sono in queſta
Chieſa oſſervabili a mane dritta un Cro-
cifiſſo ſcolpito in legno da Simone Fra-
tello di Donatello. Segue una Tavola
rappreſentante
Curradi, e la Tavola all'Altar maggiore
del Paſſignano, ove ha dipinto il miraco-
lo di
un giovine contratto col Demonio. La
preſſo evvi una Nunziata dipinta dal Ca-
vallini. Uſcendo da queſta Chieſa trovaſi
in poca diſtanza dal Canto alla Macine
la Chieſa delle Religioſe Franceſcane di
Matteo Roſſelli all'Altar Maggiore la
Tavola della Concezione, e al deſtro Al-
Gesù Criſto, e in faccia ad eſſo il Mar-
tirio di
ſtrini. Lo sfondo della ſoffitta è di Se-
baſtiano Galeotti, e la lunetta ſulla Mag-
gior Cappella è del Caſcetti. Di quì ſe-
guitando la ſtrada in verſo la Fortezza
da baſſo, trovaſi la Caſa delle Religioſe
Carmelitane di
Chieſa evvi una Vergine col Santo Bam-
bino di Luca della Robbia, il quale abi-
tava preſſo queſta Chieſa. Entrando ve-
deſi all'Altar maggiore ſotto vaga tribu-
na ornata di ſtucchi, una tavola di Ma-
riotto Albertinelli, eſpreſſavi Maria San-
tiſſima col Bambino Gesù.
e quattro altri Santi. Vi ſono nel Corpo
della Chieſa due Altari per parte unifor-
mi, al primo de' quali ſi venera una pro-
digioſa Immagine del Crocifiſſo dipinta
dal Beato Giovanni Angelico. Di quì
tornando al Canto alla Macine, poco di-
ſtante trovaſi il
PALAZZO de' Marucelli di vaghiſſima ar-
chitettura di Gherardo Silvani, ove ſono
ammirabili le due Arpie ſoſtenenti il Ter-
razzino opera di Raffaello Curradi: En-
da Sebaſtiano Ricci Pittor Veneziano e
molti Quadri di celebri Profeſſori. Di fac-
cia a queſto Palazzo vedeſi il
MONASTERO DI
Chieſa, e porta della medeſima fu fatta
col diſegno di Michelagnolo. Alle due
Cappelle laterali la Tavola della
nità fu colorita da Pier Dandini, ed il
Crocifiſſo di rilievo è di Raffaello da
Montelupo. Nella Tribuna oſſervaſi la
volta dipinta da Bernardino Poccetti ſot-
to della quale la Tavola è di Agoſtino
Veracini. Non è da tralaſciarſi di oſſer-
vare ſopra le grate del Coro delle Mo-
nache la gran Tela eſprimente Criſto mi-
niſtrato dagli Angeli nel deſerto, opera
di Matteo Roſſelli. E proſeguendo verſo
la Porta ſi trova a mano deſtra lo
SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detto la
Congrega maggiore, nella cui Chieſa ſo-
novi tre Tavole a olio molto eccellenti
di
deſimo tutte le Pareti dipinte a freſco.
In queſto Spedale vi ſi ricevon ſolo i Pel-
legrini, e Poveri Eccleſiaſtici. Dirimpet-
to a queſto vi è un monaſtero di
ſo ſulla Piazza di
Maggiore vedeſi lo Spoſalizio di detta
Santa, e a due laterali le Tavole ſon
dipinte da Suor Plautilla Nelli valente
Pittrice e religioſa di queſto Monaſtero,
nel quale Caterina de' Medici Regina di
Francia nella ſua fanciullezza vi fu te-
nuta in educazione. Seguitando per via
COMPAGNIA DI
lani. Molte ſono le Pitture, gl'intagli
dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi
ſi vedono. Due piccole Tavole agli Al-
tari dell'atrio ſono di Pietro Dandini, di
cui nell'ingreſſo vedonſi a freſco alcune
lunette, e all'Altar Maggiore fatto ul-
timamente di nobili marmi la Preſenta-
zione di Gesù Bambino al Tempio. Nella
Sagreſtia vi ſon alcune ſtoriette del Beato
pinte a freſco ſotto il Coro laterali alla
porta ſotto li due miracoli di
Poco diſtante da queſto trovaſi la Chieſa
delle nobili Religioſe di
aſſai vaga, e ſpazioſa diviſa in tre nava-
te. La prima Cappella, che incontraſi a
fiſso traslatato dall'antica loro Chieſa,
e Convento che avevano dalla Porta
Romana. Nella ſeconda vi è eſpreſſa da
Santi di Tito la Natività di
ſta, la terza è dedicata alla Preſentazio-
ne di Maria. Nella teſtata della Navata
vedeſi la ſua incoronazione, che è antica
pittura dell'Orgagni. All'Altar maggio-
re dipinſe Pietro Dandini la Decollazio-
ne di
in uno
Maria Maddalena de' Pazzi, di mano d'A-
leſſandro Gherardini, di cui ſono ancora
le pitture a freſco della tribuna, e della
ſoffitta della Chieſa Ornata da Rinaldo
Botti. Ne ſeguita la Naſcita di Gesù Cri-
ſto del Ghirlandajo. Dopo ne viene una
Nunziata della Scuola di Giotto. Vi è
in fine la Cappella della Beata Ubaldeſca
Religioſa di queſt'Ordine Geroſolimitano.
E' da ſaperſi che in queſto eſemplariſſimo
Monaſtero vi fu educata per più di ſei
anni ſino dalla ſua puerizia
dalene de' Pazzi noſtra Concittadina. Di
quì eſcendo trovaſi lo.
SPEDALE DEGL'INCURABILI la di cui Fab-
brica è aggregata al contiguo Spedale di
Bonifazio, e di faccia è il
PA-
PALAZZO de' Pandolfini fatto fabbricare
col diſegno di Raffaello da Urbino, da
Troja. Ne ſegue la Chieſa e Convento
delle Monache di
Ordine di Quivi la Chie-
ſa di
incorporato nello
SPEDALE DI BONIFAZIO, o Conſervato-
rio de' Poveri queſtuanti, dove ſi raccet-
tano in gran parte perſone dell'uno, e
dell'altro ſeſſo, che per vivere neceſſi-
tano dell'altrui ſoccorſo; il qual luogo
è chiamato di Bonifazio Lupi nobiliſſimo
Parmigiano, già Poteſtà di Firenze nel Se-
colo XIV. nella di cui Loggia ſopra una
Porta, la lunetta rappreſentante
terina è di Niccodemo Ferrucci. La Ma-
donna con alcuni Santi è di Cennio Cen-
nini diſcepolo di Taddeo Gaddi. La
Trinità, e la Pittura preſſo la Porta del-
lo Spedale ſono di Angiolo Donnini. La
reſtaurazione della Chieſa antica fu fat-
ta col diſegno di
In eſſa la Madonna del Roſario è di
Niccodemo Ferrucci, di faccia a queſta
vi è il Martirio di Santa Caterina di
Fabbrizio Boſchi. Il
L'Annunziazione è opera di
Niccolò Soggi Diſcepolo di Pietro Peru-
gino. All'Altar maggiore ſi vede una
Tavola di Matteo Roſſelli nella quale
ha effigiato
zi. Proſeguendo verſo la Porta trovaſi.
naſtero di Monache anco eſſo incorpora-
to al ſopradetto Spedale, nella cui Chie-
ſa vaghiſſima vedeſi al maggiore Altare
l'Aſſunzione di Maria opera di Piero Dan-
dini. A man dritta vi è il Martirio di
E ſot-
to il Coro dipinſe Bernardino Poccetti.
E rivolgendo per via delle Ruote, dove
può oſſervarſi ſul canto la piccola, ma
vaga facciata della Caſa che per pro-
pria abitazione ſi fabbricò il celebre Pit-
tore Santi di Tito; e ſull'altro canro di
Via
di Domenico Puglio diſcepolo di Andrea
del Sarto, e dipoi ritornando per la Via
l'anno ſcorſo ſoppreſſo, e dopo d'eſser
reſtaurato ci paſsarono le Signore delle
MONTALVE nella di cui Chieſa è la bella
Tavola di Aleſſandro Allori eſprimente
le Nozze di Cana Galilea come ancora
tutta la Tribuna di detto Altar maggiore.
I due
I due laterali ſono di La
Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di Ci-
rolamo Macchietti, e le lunette intorno
alla Chieſa eſprimenti il Martirio di
Agata, ſono di Suor Ortenzia Fedeli. Po-
co diſtante trovaſi il Monaſtero e Chieſa
delle nobili Religioſe dette di
CHIARITO, e dal
fu il fondatore. Si venera in queſta Chie-
ſa una miracoloſiſſima Immagine del Cro-
cifiſſo laſciatovi nel 1399. dalla Compa-
gnia de' Bianchi; e ne' due Altari uno
in faccia all'altro vi ſono due belle Ta-
vole di Giovanni Stradano rappreſentan-
te una
ve la Cintola da Maria Santiſſima, e l'
altra l'orazione nell'Orto. Di quì paſ-
ſeremo alla
CHIESA delle Nobili Religioſe di
mente ove Santi di Tito dipinſe la Ta-
vola dell'Altar maggiore, e quella del
Pontormo. E di quì oſſervata l'antica
Pittura di Michele di Ridolfo del Ghir-
landajo ſopra la Porta
tando la ſtrada a mano ſiniſtra per le
mura ſi trova il
CA-
CASTEL
detto la Fortezza da Baſſo fatto fabbri-
care dal Duca Aleſſandro nel 1534. in
cui conſervaſi una belliſſima e copioſa
armeria, oltre alle coſe ſingolari che vi
ſi ammirano, che da noi con gran ra-
gione ſi tacciono, con far ſolo menzione
della nuova fonditura di Cannoni e Cam-
pane, che vi ſi eſercita, e che tanto fa-
cilita la manifattura, e ne aſſicura. Di
quì paſſeremo al
CASINO del Marcheſe Riccardi in Val-
fonda, pieno di Statue antiche e moder-
ne, e di pitture eccellenti, tra le quali
nella Cappella è la volta a freſco del
Volterrano, con un giardino molto vaſto,
e delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di
Papa Bonifazio VIII., che prima era alla
facciata del Duomo, eretta da' Fiorenti-
ni per la benevolenza che queſto Prin-
cipe avea dimoſtrata alla loro Nazione.
Uſcendo dal Caſino del Marcheſe Riccar-
di, e voltando in Via Nuova, ſi vede alla
metà di eſſa un Tabernacolo con pittura
di Giovanni da
poi in faccia alla medeſima ſtrada ſi trova
la Chieſa e Convento delle Monache di
perta di vetro, è opera di Andrea del Ca-
ſtagno. In Chieſa poi entrando a man de-
ſtra vedeſi l'Altare del Santiſſimo Croci-
fiſſo opera aſſai ſtimabile di Mariotto Al-
bertinelli, di cui è ancora la Tavola all'
Altar maggiore. Il quadro poi dell'altro
Altare a ſiniſtra rappreſentante la Naſci-
ta del Santo Bambino è di Iacopo da Em-
poli, e ſeguitando la ſtrada trovaſi la
Chieſa di
ne dette di Fuligno, dove oltre una bel-
la Tavola dell'Aſſunzione che ſi vede all'
Altar maggiore, e a man dritta quella di
Iacopo Ligozzi rappreſentante, l'Adora-
zione de' Magi, vi è dirimpetto da am-
mirare il belliſſimo
di ricevere le Stimate dipinto con la più
viva eſpreſſione da Lodovico Cigoli, ope-
ra in vero ſtimatiſſima di sì eccellente
artefice. La volta è pittura del
letti Teatino. Poco diſtante da queſta Chie-
ſa andando verſo la Fortezza ſi trova la
Chieſa di
Regolari Franceſi ſtati poco tempo fa ſop-
preſſi, nella quale Chieſa al primo Altare
Re di Francia opera di Livio Mehus. Il
quadro di
Mignard, e ritornando indietro per la
medeſima ſtrada ſi giunge alla Chieſa dl
menda de' Cavalieri di Malta ove oltre
a vari Depoſiti di perſonaggi inſigni in
valore e pietà di detto ſacro ordine, ve-
deſi in una Cappella la Tavola eſprimen-
te la Decollazione di
pera di Filippo Palladini, e ſopra la Por-
ta principale un belliſſimo putto a freſco
di
arme della Famiglia dell'Antella. Di quì
uſcendo, e voltando a man deſtra in Via
dell'Amore, trovavaſi la Chieſa, e Con-
ſervatorio delle Signore delle Montalve,
nell'anno paſſato traslatate nel ſoppreſſo
Monaſtero di
Quì appreſſo oſſerveremo la Caſa fatta
fabbricare con gli onorifici donativi di
Luigi il grande Re di Francia da Vincen-
zio Viviani primo Mattematico del Gran-
duca Coſimo III. ultimo Scolare del Ga-
lileo. Nella facciata di queſta Caſa, e-
retta col diſegno del Senator Batiſta
Nelli, alla qual Famiglia di preſente ap-
evidente d'Uomo grato al Maeſtro, ed
a generoſi Benefattori, vedremo ſopra la
porta maggiore, eſpoſta al pubblico la vi-
va effigie di bronzo in rilievo, gettata da
Batiſta Foggini, di queſt'immortale
Eroe Fiorentino, e dall'eſpreſſo ne' Car-
tellini laterali, come da un Compendio
di Vita, ci verrà indicato parte delle no-
tizie de' di lui ammirandi ritrovati. Sod-
disfattici d'aver veduto una memoria sì
bella, entrando ſulla Piazza Vecchia di
Santa Maria Novella oſſerveremo a man
deſtra il
PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fab-
bricata una Galleria di antiche Statue; e
dipinta vagamente da Vincenzio Meucci,
ed è anche ricca di inſigni pitture de
più eccellenti maeſtri poſſeduta in oggi
dalla Marcheſa Caſſandra Capponi ſuper-
ſtite di tal Famiglia; e dipoi per corta
ſtrada paſſeremo al Giardino, e palazzo de'
Gaddi, ricchiſſimo di Statue ſingolari, di
pitture, e di medaglie; ed oſſervando il
Palazzo detto del Mandragone, ed in ap-
preſſo quello de' Venturi, diſegno del Bon-
talenti ove è una ſala nobilmente dipin-
ta da Bernardino Poccetti, giugneremo al-
la Chieſa di
SAN-
SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Dome-
nicani, una delle più belle non ſolo di
Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata
da Michelagnolo Buonarroti, che come è
fama fra noi, ſoleva chiamarla la ſua Spo-
ſa. Fu queſta cominciata nel 1279. aven-
done poſta la prima pietra nei 18. Ottobre
di detto anno il Cardinal Latino, col diſe-
gno di Fra Siſto, e Fra Riſtoro, Converſi
di quell'ordine, e Fiorentini, intenden-
tiſſimi d'Architettura, e perfezionata cir-
ca l'anno 1350.; governando il Conven-
to Fra Iacopo Paſſavanti celebre ed elo-
quente Scrittore. Promoſſe la gran Fab-
brica di queſto Tempio il Beato Giovan-
ni da Salerno diſcepolo di
di cui è oſſervabile la bella Statua fatta da
Girolamo Ticciati, e collocata nel mezzo
del maggior Chioſtro. Ora queſto Tempio
magnifico è diviſo in tre Navate, ſoſte-
nute da pilaſtri, e Colonne, ſulle quali
poſano gli archi delle volte, così ben ri-
levate, che oltre la maeſtà, e vaghezza,
rendono molta luce alla Chieſa. Nelle
pareti delle Navate ſono le Cappelle tutte
di un ordine. In ciaſcuna di eſſe è una
Tavola di Pitture eccellenti. Incomin-
ciando dalla porta del mezzo, la prima
ta dall'Angiolo, è dipinta da Santi di
Tito. Segue il Martirio di
rabilmente effigiato da Girolamo Macchie-
ti: e dopo queſto la Natività del Signore
dipinta da Batiſta Naldini, di cui ſono l'
altre due ſeguenti, cioè quella della Pu-
rificazione di Maria Vergine, e l'altra
della Depoſizione di Croce di Noſtro Si-
gnore. E' anco di Santi di Tito il Lazze-
ro reſuſcitato, dopo della qual Cappella
vedeſi il belliſſimo Sepolcro della
lana de' Botti, ſcolpito di mano di Deſi-
derio da Settignano. Del Ligozzi poi è
la Tavola di
da morte un fanciullo. Salita una ſcala
in teſta alla Crociata ſi ammira una Ta-
vola rappreſentante il Martirio di
terina opera di Giuliano Bugiardini. In
queſta Cappella oſſervaſi un antichiſſima
immagine di Maria Vergine la prima ope-
ra di Cimabue data al pubblico, ſtata gran
tempo all'Altar Maggiore di queſta Chie-
ſa; nella quale cominciò il ravvivamento
della Pittura. Ne ſegue proſſima a queſta
la Cappella di
la è di Iacopo Vignali, lo sfondo è di
Piero Dandini, come ancora una delle
Pietà è del Paſſignano, i due gran quadri
laterali ſono del Bonechi. L'altra Cap-
pella tutta dipinta a freſco è di Filippo
Lippi; e la Madonna di Marmo bian-
co poſta ſopra il Sepolcro di paragone
dietro l'Altare è opera di Benedetto da
Majano. Dietro all'altar maggiore belliſ-
ſime ſono le pitture del Coro fatte dal
Grillandajo. In ſette Storie da una parte
ſi rappreſenta la vita di Maria Vergine,
ed in altre ſette dall'altra, quella di
Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ri-
tratte da quel Pittore molte perſone di
quei tempi, cosi bene, ed al vivo, che
la natura vien ſuperata dall'arte. Le pit-
ture, tanto davanti, che di dietro di queſt'
Altare ſono di mano del predetto Grillan-
dajo. Nella prima Cappella, proſeguen-
do il giro della Chieſa, ammiraſi il cele-
bre Crocifiſſo di Ser Brunelleſco. Nella
ſeconda fatta con diſegno di
Doſio tutta lavorata di ricchi marmi oſ-
ſervaſi la Tavola di Agnolo Bronzino, di
cui pure è la Pittura della volta; i Baſſi-
rilievi di marmo, che ſono nelle pareti
ſopra i depoſiti ſono di
Saliti per una piccola ſcala nella terza
drea, e Bernardo Orcagna fratelli, ſi vede
ancora la Tavola dell'Altare di mano del
detto Andrea. Ed oſſervando nella contigua
Sagreſtia oltre i diverſi grazioſi ornamenti
le Pitture del Beato
altri buoni autori moderni, rientreremo
nella Navata dove al primo Altare tro-
vaſi la Tavola di
Aleſſandro Bronzino, al ſecondo vi è una
noto l'Autore. Potranno quì oſſervarſi i
due Tabernacoli poſti ai Pilaſtri fatti con
diſegno di Pier Franceſco Silvani, e le
due Tavole una del Cigoli rappreſentante
Ne ſegue poi nell'ordine delle Cappelle
due Tavole del Vaſari, la prima rappre-
ſentante Criſto riſorto, l'altra la Madon-
na del Roſario, appreſſo a queſta la bei-
liſſima Tavola della Sammaritana opera di
Aleſſandro Bronzino, ne viene poi il Se-
polcro d'Antonio Strozzi fatto da Andrea
da Fieſole, ma la Madonna, e gli Angio-
li ſono di Maſo Boſcoli. In ultimo della
Navata, alla Cappella de Ricci, la Tavo-
la di
mano di Gaetano Romanelli. E finalmen-
zio Ferreri dal Pittore Iacopo del Meglio.
Uſcito di Chieſa il Foreſtiero, e conſide-
rando l'antichiſſima facciata fatta fabbri-
care da Orazio Rucellai col diſegno di
Leon Batiſta Alberti terminata nel 1477.
vedrà l'Armilla di Tolomeo per oſſervar
l'ingreſſo del Sole nel primo punto d'Arie-
te fattavi collocare dal Gran-Duca Coſi-
mo I., dall'altra parte uno Gnomone per
comodo degli Studenti d'Aſtronomia, o-
pera di
dine. Dalla Chieſa paſseremo nel Con-
vento, fabbricato con comode abitazioni,
in cui ſon molte coſe degne d'eſſer ve-
dute da ciaſcun Foreſtiero. Primieramen-
te ſi trova un Chioſtro aſſai grande, le
cui Pareti lungo la Chieſa furono dipinte
a verde terra di ſacre Iſtorie da Paolo,
detto degli Uccelli, Pittore antico, e da
altri alquanto a lui anteriori, tutto il
rimanente del Chioſtro. E quivi ſituata
la Cappella della Nazione Spagnola, già
eretta dalla Famiglia Guidalotti per Ca-
pitolo di quei Padri, con pitture nelle pa-
reti, e nella volta di mano di Taddeo
Gaddi, e di Simone Memmi, fatta reſtau-
rare, ed abbellire dal Padre Maeſtro Fra
niſtro del Re Cattolico. La Tavola di San
Iacopo Apoſtolo, Tutelare della Cappella,
è di mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di
marmo, collocato oggi ſull'Altare, è ope-
ra del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chio-
ſtro, che è lungo centodieci braccia, e
largo novanta, lo vedremo diviſo in cin-
quanta lunette, lavorate da Maeſtri ec-
cellenti, e ſpecialmente da Santi di Tito,
dal Poccetti, dal Cigoli, dal Vaſari, da
Batiſta Naldini, dal Balducci, e da varj
altri celebri Profeſſori di quel tempo. Ivi
ſono eſpreſſi i fatti più ſingolari di San
Domenico, e di Sant'Antonino Arcive-
ſcovo di Firenze, con alcuni Ritratti d'
Uomini illuſtri per Santità; che mentre
viſſero ſantificarono coll'eſempio loro
queſto Convento. E' quì da oſſervarſi la
gran Parete verſo Ponente, con le Armi
in pietra della Chieſa Romana, e della
Repubblica Fiorentina, per eſſer queſto
uno de' Lati del grande Stanzone ſervito
al General Concilio celebrato in Firenze
con la preſenza di Eugenio IV., e dell'
Imperator Paleologo ec., nel quale ſeguì
l'unione della Chieſa Greca con la La-
tina. Vicino al Chioſtro è ſituata la Spe-
avvegnachè in eſſa, al pari d'ogni gran
Fonderìa, ſi fabbrichino medicamenti chi-
mici d'ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e o-
dori di ſingolare perfezione; come è ben
noto a' Profeſſori di queſt' Arte. Salendo
nel Dormentorio di pitture abbellito, colla
ſerie di tutt'i Pontefici, e Cardinali di
queſta inſigne Religione, trovaſi la Cap-
pella detta del Papa, dipinta da Iacopo
da Pontormo, e nella quale celebrarono
quattro Sommi Pontefici, cioè Martino V.
Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo
queſta è una copioſa Libreria, dipoi il
Noviziato fatto fabbricare dal Padre Aleſ-
ſio Strozzi infigne Benefattore di queſto
Convento. Uſcendo s'entra in una gran
Piazza con due Piramidi rette ſopra le
loro Baſi da quattro groſſe Teſtuggini di
bronzo. In queſta Piazza diviſa da dette
due Piramidi ben diſtanti l'una dall'aitra,
e ridotta per il giorno avanti alla Feſta
di
ben ordinati palchi per l'immenſo popo-
io a foggia di un Antiteatro, vi ſi corre
in giro per tre volte il Palio de' Cocchi
all'uſo degli antichi Romani. Sta collo-
cato dicontro alla Chieſa il palco nobil-
Famiglia con altro appreſſo per le cariche
di Corte. Feſta per verità nobiliſſima,
iſtituita da Coſimo l. nel 1563.
Accanto alla Porteria del Convento vi
è la Compagnia detta della Scala, nella
quale ſono varie buone pitture, nel di
cui atrio vi ſi ammira a mano deſtra la
Tavola del Crocifiſſo, lavoro di Lorenzo
Lippi, e a ſiniſtra quella di Orazio Foda-
ni, rappreſentante il Giovane Tobbia quan-
do guariſce dalla cecità il ſuo Genitore.
Sulla detta Piazza in faccia alla Chieſa
era ſituato il ſoppreſso Spedale di
SAN PAOLO de Convaleſcenti detto così
per la Carità che vi ſi eſercitava di ri-
cettare per tre giorni i poveri uſciti del
male. E' ſtato recentemente aggregato
all'Arciſpedale di Il di-
ſegno della Loggia diceſi fatto dal Bru-
nelleſco, i Tondi nei peducci, e la Lu-
netta ſopra la porta della Chieſa, ſon d'
Andrea della Robbia Nipote di Luca. Il
buſto del Gran-Duca Ferdinando I. di mar-
mo collocato nel mezzo è di
Opera. Paſsato queſto Spedale trovaſi la
Chieſa delle Religioſe dette le Stabilite;
de' Padri Carmelitani Scalzi di
ſima, che ella era fu ridotta alla moder-
na da' predetti Padri, ai quali fu conceſsa
fino dal 1618. con architettura aſſai va-
ga nell'anno 1669. con diſegno del Bala-
tri. Ella ha una ſola Navata con tre Cap-
pelle per banda sfondate, e due gran Cap-
pelle in faccia l'una all'altra, che fanno
Crociata, e pongono in mezzo un ampia
Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola.
Sulla porta al di dentro ſtà appeſa una Ta-
vola, ove è effigiata
Piero Dandini: nella prima Cappella a
man dritta vi è un
conda un antica Immagine della Santiſſi-
ma Annunziata. Segue il magnifico Alta-
re del Tranſito di San Giuſeppe di
Ferretti; dai lati il Medaglione, ov'è lo
Spoſalizio della Madonna è opera di Vin-
cenzio Meucci, e l'altro ov'è il ripoſo della
to da Ignazio Enrico Hugford. All'Altar
maggiore evvi un bel Crocifiſſo di rilievo
e nella teſtata del Coro il rapimento di
Dai
lati la converſione, e decollazione del
Seguita la Cappella di
quadro all'altare è dello ſteſſo Curradi,
nei Medaglioni dai lati il Marcheſini in
uno effigiò la Santa, e nell'altro il detto
Ignazio Hugford eſpreſſe
Croce. Alla proſſima Cappella di
vacchino, la Tavola del detto Santo è del
medeſimo Marcheſini. E nell'ultima fu
fatta da Tommaſo Gherardini l'Orazione
nell'Orto. Di quì proſeguendo per la
ſtrada di Palazzuolo trovaſi la
CONGREGAZIONE di
de' Bacchettoni fondata dal Venerabile Ipo-
lito Galantini Fiorentino. Queſto Orato-
rio è degno di vederſi anco per l'eccel-
lenti pitture che adornano la vaſta ſoffit-
ta, ove han gareggiato cinque illuſtri Pit-
tori nei diverſi ſpartimenti, che la com-
pongono. E primieramente
Giovanni, Baldaſſar Volterrano, Fabbrizio
Boſchi, Cecco Bravo, e Pietro Liberi da
Padova, a cui toccò a far la Fama Vo-
lante, con l'arme Granducale de' Medici
la cui generoſa Pietà nella creazione di
queſto Santo Luogo ha dato tutta la ma-
no. Modernamente poi furono ornate le
pareti di queſta Chieſa con l'architettu-
colò Manetti. L'atrio della medeſima fu
fatto di pianta dalla Granducheſſa Maria
Maddalena d'Auſtria, le Tavole che vi
ſono a due Altari furon dipinte da Piero
Dandini. Nell'uſcire di queſta Chieſa, e
prendendo la più vicina ſtradella che ſi
preſenta, entreremo in via della Scala,
ove trovaſi il nobil Convento e Chieſa
della Concezione detta del
MONASTERO NUOVO, nella quale fu in-
corporato il celebre Salone del Concilio
Fiorentino. All'Altar maggiore la Tavo-
la de' Magi è di Franceſco Conti, e la
gran lunetta che vi è ſopra è opera aſſai lo-
devole d'Antonio Franchi, Aurelio Lomi
all'Altare a man deſtra dipinſe la Pietà,
e le figure che adornano a ſiniſtra il Ta-
bernacolo della Madonna ſono del Paſſi-
gnano. Trovaſi poco diſtante il
PALAZZO, E GIARDINO del Marcheſe Ri-
dolſi, ora dello Stiozzi; queſto è ripieno
di belliſſimi Quadri, con un nobile, e va-
ſto Giardino, ov'è di Antonio Novelli
una Statua Coloſſale, oltre i vaſti, e co-
modi appartamenti. Da queſto eſcendo
per queſta comoda ſtrada troveremo a
Camaldolenſi detto di
ghiſſima Chieſa ornata di ſtucchi ha due
Cappelle laterali che in una della Nun-
ziata e l'altra del Batteſimo di
ſtino, le di cui Tavole ſon dipinte da Ba-
tiſta Gidoni, e quella dell'Altar maggio-
re è opera del Ferretti con l'adorazione
de' Magi. Di quì proſeguendo il cammi-
no ſi trova altro nobile Monaſtero e Chie-
ſa di
Ordine di
della Chieſa vedeſi un bel lavoro di Luca
della Robbia, e dentro parimente ven'ha
altri due ſopra le due laterali Cappelle,
in cui ſtan collocate belliſſime Tavole di
Domenico del Ghirlandajo. Poco più ol-
tre ſi giugne alle mura della Città, di
dove con breve tratto ſi arriva alla Por-
ta al Prato, preſſo la quale ſi trova il
CASİNO E PALAZZO de' Principi Corſini,
nell'atrio del quale, che conduce al Giar-
dino è ſtata poſta una bella raccolta di
antiche inſcrizioni. Il detto Caſino è ſi-
tuato in mezzo a due Chieſe di Religio-
è Santa Maria, e l'altra Nella
prima è oſſervabile all'Altar maggiore la
Tavola de' Magj, che è di Girolamo Mac-
chietti, e oltre a quella vi è una Pietà di
Santi di Tito, e il Batteſimo di
ſtino belliſſimo lavoro del
nella ſeconda aſſai abbellita modernamen-
te da che vi ſu introdotta la devozione
di Maria Santiſſima del buon Conſiglio, la
di cui Immagine veneraſi al deſtro Altare.
Vedeſi alla maggior Cappella una Tavola
degna di ſtima di mano del Pontormo, la
ſoffitta è dipinta da Vincenzio Meucci, e
l'architettura da Giuſeppe del Moro. Di
quì entrando in Borgo Ogniſſanti vedre-
mo a ſiniſtra una piccola traverſa, che
mette alla Chieſa parrocchiale di
cia, ove all'Altar maggiore e una Tavola
del Ghirlandajo. Due altre a tempera del
Puglieſchi, e una antica Immagine della
Nunziata. Di quì rimettendoſi in ſtrada pel
detto Borgo, giugneremo alla Chieſa di
OGNİSSANTİ, dove abitano i Frati Mi-
nori dell'Oſſervanza di Ha
queſta Chieſa la ſacciata di pietre forti,
con buon diſegno intagliate per opera del
Nigetti Architetto. Il baſſo rilievo di ter-
zo, è di Luca della Robbia. La prima
Tavola, che ſi trova entrando per la Porta
principale è di Vincenzio Dandini Fioren-
tino, valente diſcepolo di Pietro da Cor-
tona. Nella ſeguente, lungo la Navata
vi è da Lodovico Butteri eſpreſſa con mol-
to ſtudio e bellezza l'Aſcenſione di Criſto.
Dopo a queſta vi è da Matteo Roſſelli
effigiata Santa Eliſabetta Regina di Por-
togallo. Ne ſegue la Madonna col Bam-
bino Gesù, e altri Santi di mano di Santi
di Tito. Tra queſta, e la ſeguente Cap-
pella vi è dipinto a freſco da Sandro
Botticelli E' da ſaperſi, che
queſta pittura nel 1566. con l'altra di
Girolamo che ſtà dall'altra parte, furono
ſegate dal muro del tramezzo, che vi
era in queſta Chieſa all'uſo antico, e in-
ſerite con gran diligenza nelle pareti ove
al preſente ſi vedono; ma l'altra di San
Girolamo è di Domenico del Ghirlandajo.
Ne viene dopo la Tavola di
che è di mano di Niccodemo Ferrucci.
Dipoi quella della
voro di Vincenzio Dandini. Accanto a
queſta il Pugliani eſpreſſe il Beato Salva-
tore da Orta, che riſana infermi. Vol-
Iacopo Ligozzi. All'altro Altare vi è
Pietro d'Alcantara, e
di Lazzaro Baldi, i quadri laterali del
Meucci, e la tribuna di Matteo Bonechi.
In teſta alla Crociata, la Tavola di San
Bernardino e
è di Vincenzio Dandini. I laterali ſi cre-
dono d'Andrea del Caſtagno, la tribuna
con i due ovati di Giovanni Ferretti, e
l'architettura di Lorenzo del Moro. Nella
prima Cappella che ſegue vi è la Tavola
di
zani con la Cupolina di Ranieri del Pace,
e dell'iſteſſo Pinzani è la
ſi vede nella ſeguente; l'altre Pitture
furono eſeguite da Giovanni Cinqui. La
Tavola poi che ſta appeſa ſopra l'arco è
di Benedetto Veli. Nell'altra la Tavola
di
ni, e i laterali dal Ciceri. E' poi da am-
mirarſi la maggior Cappella molto arric-
chita di nobiliſſimi marmi, e la Cupola e
i peducci di Giovanni da
queſto Altare iſolato vedeſi un paliotto di
pietre dure iſtoriato con alcuni fatti di
Crocifiſſo di Bronzo, opera di Bartolom-
geli di marmo ſopra le porte del Coro,
ſono di Andrea Ferroni di Fieſole, i quat-
tro Santi della Religione nelle Nicchie,
ſono di Franceſco Gargiolli da Settignano.
I due quadri laterali, che in uno Santa
Chiara, è opera di Coſimo Gamberucci,
e nell'altro di
brizio Boſchi. La facciata del Coro di-
pinta a freſco è lavoro del Pinzani, che
vi ha eſpreſſo Criſto che caccia i Profani
dal Tempio. Paſſata la Cappella maggio-
re trovaſi da Pier Dandini effigiato
vanni da Capiſtrano, del quale ſon pure
i due laterali. In faccia alla porta della Sa-
greſtia è la Cappella di
Cortona, ov'è la detta Santa dipinta da
Pietro Marcheſini. Ritornando nella Na-
vata trovaſi la prima Tavola di
nardino da Siena, opera di Fabbrizio Bo-
ſchi: nella ſeconda Cappella vi è un Cro-
cifiſſo di legno, del quale non è noto l'
artefice. La ſtatua, che ne ſuccede di
Antonio da Padova è di Baldaſſar Fiam-
mingo. Nella quarta Cappella è l'Aſſun-
ta di Tommaſo da Segue il Mar-
tirio di
teo Roſſelli. La tavola della Nunziata è
La ſoffit-
ta è ſtata ultimamente, il di cui sfondo fu
dipinto da Giuſeppe Romei, e l'ornato d'
architettura di Giuſeppe Renucci, Conſer-
vandoſi ancora in queſta Chieſa molte Reli-
quie, e fra queſte la Tonaca di
tenuta in ſomma venerazione. Dopo la
Chieſa ne viene il Convento, in cui vi
è un belliſſimo Chioſtro con tutte le lu-
nette dipinte a freſco, cinque delle quali
ſono di Giovanni da
quelia ove
Aretini, quella in cui riſuſcita una bambina
caduta in caldaja, quella in cui ſana una
cieca, e l'altra ove predica ſopra un albero.
Ne ſegue una di Giovanni Garzia ſuo ſco-
lare, e ſigliuolo. Ma cominciando a ſi-
niſtra dalla parte del Convento per due
intere navate ſono tutte diligentiſſimo
ed ammirabil lavoro di Iacopo Ligozzi
della bellezza delle quali lunette per il
colorito, finitezza ed eſpreſſione, niuno
può averne idea ſenza vederle, e fino all'
angolo che mette alla Sagreſtia ſono di
ſua mano fino al numero di 17. Nella na-
vata poi lungo la Chieſa ſono ſtate tutte
eſeguite da Fabbrizio Boſchi anch'eſſo
eccellente Pittore il di cui Nipote Fran-
peducci delle Volte gli uomini illuſtri dell'
ordine Serafico. Vi ſono in queſta con-
trada molte belle abitazioni, e la
CHIESA, E SPEDALE di San Giovanni di
Dio, tenuto da quei Religioſi con mol-
ta pulitezza, e Carità. In queſto luogo
vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritro-
vatore del nuovo Mondo. Seguitando la
via del Corſo ſi giunge al
PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno
di Michelozzo. Di poi ſi arriva al
PALAZZO, E LOGGIA de' Rucellai, fatti
ambedue col diſegno di Leon Batiſta Al-
berti. Uſcendo alquanto di ſtrada a man
ſiniſtra ſi trova la Chieſa di
nella quale entrando a man dritta ſi ve-
de una magnifica Cappella della famiglia
Riccardi fatta col diſegno di Giuſeppe
Broccetti, ov'è un Immagine dell'Annun-
ziata dipinta a freſco da Pietro Cavalli-
ni. Nella moderna reſtaurazione di queſta
Chieſa la detta Cappella rimane nell'a-
trio, paſſato il quale, dopo la prima Cap-
pella dov'è un Crocifiſſo, ſi trova la
bella Tavola del Paſſignano rappreſentan-
te
quale ſi vede lavorata da Benedetto Bu-
glioni allievo del Verrocchio una Pietà
con
reti laterali in due Nicchie
berto, e Saliti nella Crocia-
ta ſi vede dipinto a freſco Gesù moſtrato
al Popolo dipinto ultimamente da Giulia-
no Traballeſi. All'Altare in teſta della
Crociata s'ammira la belliſſima Tavola di
Santi di Tito rappreſentante San
tiſta che predica alle Turbe. Dipoi nella
Cappella de Minorbetti il ſepolcro di Meſ-
ſer Pier Minerbetti è di mano di Simone
Fiorentino allievo del Verrocchio. Ne ſe-
gue l'Altar maggiore poſto in iſola; die-
tro al quale è il Coro dei Religioſi. La
Tribuna è dipinta da Sigiſmondo Betti.
Paſſata la Cappella del Santiſſimo in teſta
all'altra parte della Crociata vi è una
Tavola di Andrea del Minga rappreſen-
tante Maria Vergine Aſsunta, con
rolamo, e
Nella parete laterale vi è dipinta a fre-
ſco modernamente da Tommaſo Gherardi-
ni una Madonna a piè della Croce. Segui-
tando poi trovaſi la Porta di fianco cui ricet-
to ofservaſi il ſepolcro del Veſcovo di Fie-
cente di marmo, con attorno un vago fe-
ſtone di fiori e frutte, lavorato da Luca
della Robbia, e dipoi al primo altare paſ-
ſata detta Porta vedeſi la Tavola di San
Sebaſtiano dipinta da Aleſsandro del Bar-
biere. Al ſecondo ſi vede di mano di
Franceſco del Brina una Tavola dov'è di-
pinto
Gualberto, ed altri Santi; al terzo altare
è di mano di Santi Pacini
vo di Piſtoia, che riceve in abito Ponti-
ficale da due pellegrini la Reliquia di
Iacopo Apoſtolo protettore di quella Cit-
tà. Le ſtatue, che ſono lateralmente all'
arco, ſono ſcolpite da Domenico Pog-
gini, e rientrando nell'atrio ſi trova
la Cappella Rucellai, nella quale ſi ve-
de il
Rucellai col diſegno di Leon Batiſta Al-
berti, eſattamente eſeguito, çon le mi-
ſure preſe in Geruſalemme dal Sepolcro
di Noftro Signore. Eravi in antico al mag-
giore Altare una Gran Tavola di Taddeo
Gaddi con molti ſpartimenti di Santi e
ſtoriette diverſe, quali diviſe in tanti qua-
dretti ſtanno modernamente diſtribuiti
nell'appartamento del
Reſta ora da ammirare per
ultimo tra le due porte la belliſſima Ta-
vola di Michele di Ridolfo del Grillandajo,
ove con ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo
i diecimila Martiri ai quali è dedicato que-
ſto Altare. Da queſta Chieſa ritornando
verſo il corſo incontraſi il
CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la
Loggia di eſſa Famiglia, diſegno del Ci-
goli, oggi anneſſa al Palazzo dei Marcheſi
Corſi dai quali fu reſtaurata, e quivi s'in-
contra il
PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricare
da Filippo Strozzi nel 1489., con ſom-
ma magnificenza. Il primo diſegno di
queſta fabbrica fu dato da Benedetto da
Majano, ſebbene poi proſeguito dal Cro-
naca, il quale nella parte interiore mutò
ordine di Architettura, avvegnachè per
di fuori Toſcano, con bozze di pietra
forte, di grandezza non ordinaria, per di
dentro ſia Dorico e Corintio, come ſi ve-
de nel Cortile. Rimane queſto Palazzo
da ogni parte iſolato, ed ha nella ſom-
mità un cornicione di raro artifizio. Die-
tro a queſto Palazzo, ſulla Piazza detta
delle Cipolle, vi è l'antichiſſima Chieſa
Parrocchiale di
della quale Domenico del Ghirlandajo
vi effigiò Maria
due Angeli, e a un altare a mano deſtra
Pietro Cavallini Romano vi dipinſe ſul
muro la Poco diſtante da
queſta Chieſa vi è la Prioria di
le più antiche della Città: ſulla porta ve-
deſi una bella Vergine di Luca della Rob-
bia, e accanto nella facciata vi fu dipin-
to da Antonio del Pollajolo un San Cri-
ſtofano a chiaro ſcuro di 10. braccia d'
altezza, in oggi tutto traſfigurato dagl'
imbiancatori; ma nella ſua origine era
un diſegno sì perfetto, e così ben inteſo
nel ſuo penſare, che leggeſi eſſere ſtato
ſin ricopiato dal gran Michelagnolo nel-
la ſua gioventù. All'Altar Maggiore vi
è
ſtimata di Andrea del Caſtagno. Intorno
alla Chieſa ricorre un Fregio con diverſe
iftorie a chiaro ſcuro del Martirio di det-
to Santo, e di mano di Vincenzio Sgrilli.
Di quì ritornando per la medeſima ſtrada,
e andando per Porta roſſa vedremo ſulla
piazza di
COLONNA di granito d'ordine Dorico,
con avervi fatta collocare ſopra una Sta-
tua di porfido rappreſentante la Giuſtizia
di mano di Romolo del Tadda di caſa
Ferrucci in memoria (come ſi crede da
molti) dell'avere il mentovato Grandu-
ca ricevuta in queſto luogo la nuova della
preſa di Siena. Diceſi, che foſſe l'ultima
Colonna levata dalle Terme Antoniane,
e donata al Granduca Coſimo I. da Pio
IV. Dirimpetto alla Colonna appariſce di
vaga viſta il
PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col
diſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del qua-
le dall'iſteſſa parte ſi vede il gran
PALAZZO degli Spini, poi diviſo in più
Caſe, ed una parte abitato già da Ba-
gnani. Quivi preſſo vi ſono le Caſe dei
Gianfigliazzi, dei Buondelmonti, dei Ri-
caſoli, dei Torrigiani, degli Altoviti, e
degl'Alamanni, e de' Minerbetti, nei qua-
li tutti vi ſono ottime pitture, ed altre
rarità di aſſai pre Vedeſi incontro ad
eſſo la Chieſa de' Monaci Valombroſani,
chiamata
SANTA TRINITA, diſegno di
e la facciata fatta da Bernardo Buonta-
lenti nel 1593. Nel mezzo ſulla porta mag-
la Santiſſima Trinità, ed allato alla porta
laterale a mano ſiniſtra
nicchia, opere di Giovanni Caccini. En-
trando per la porta maggiore trovaſi a
mano deſtra effigiato da Tommaſo da San
Friano
la Reſurrezione di Criſto. Nella prima
Cappella della Navata evvi un Crocifiſſo
antico, creduto dei Bianchi. Nella ſe-
conda ſi vede effigiato
dicante alle turbe, opera di
Curradi. Nella terza è del Paſſignaco il
Criſto morto retto dall'Eterno Padre, ed
a baſſo ſono
altri Santi. Nell'altre due ſeguenti Cap-
pelle ſonovi due Tavole antiche di
renzo Monaco Camaldolenſe. Segue la
Sagreſtia, dentro la quale oltre vari qua-
dri antichi degni di molta ſtima, vi è all'
Altare la Naſcita di Gesù Bambino, che è
tra le più ſingolari opere del Ghirlandajo.
Preſſo la porta di eſsa ſta appeſa una Tavola
di Agnolo Bronzino, nella quale dipinſe una
Pietà. Ne ſegue poi la Cappella dei Saſsetti
dipinta a freſco dal predetto Ghirlandaio;
appreſso è la Cappella di
berto alle pareti della quale ſono due Ta-
paſsa per il fuoco, opera di Taddeo Maz-
za, nell'altra Domenico Peſtrini da Piſtoia
colorì la moltiplicazione del Pane, e Vi-
no fatta da
zione, ſopra l'Altare è d'Ignazio Hugford,
ſupplendo per Tavola un bel Tabernacolo
in cui ſi conſerva una Maſcella del San-
to. Contiguo a queſta Cappella è l'Altar
maggiore ſopra il quale ſi venera l'Im-
magine del Crocifiſso, che chinò la teſta
a
mente col diſegno di Ferdinando Tacca,
il Presbiterio fu diſegnato dal Buontalen-
ti. Paſſando all'altra parte trovaſi la Cap-
pella degli Uſimbardi tutta incroſtata di
marmi carrareſi, e pregiatiſſime Pietre di
diverſi colori, con due ſepolcri di diaſpro
nero, ſopra dei quali ſon ritratti al na-
turale due Veſcovi di quella famiglia la-
vorati da Felice Palma. Nell'Altare in
una Nicchia di Diaſpro nero vedeſi un
Crocifiſſo di Bronzo del ſopraddetto Pal-
ma. Sono di grande ſtima le due Tavole
nelle pareti, il
eccellentiſſimo lavoro di Criſtofano Al-
lori; l'altra quando riceve le Chiavi da
Criſto, fu colorita da Iacopo d'Empoli.
Le
Le Lunette a ſreſco ſopra di eſſe ſono di
Giovanni da
di Fabbrizio Boſchi. Il Paliotto dell'Alta-
re ove è eſpreſſo in alto rilievo di bron-
zo il Martirio di
Tiziano Aſpetti Padovano. Al proſſimo Al-
tare è una Pietà di Giuſeppe Perini, di
cui lateralmente è il quadro di
trude, di faccia al quale
che riceve una Pianeta dalle mani di Ma-
ria Vergine, lavoro di Ignazio Hugford.
Segue la Cappellina dipinta a freſco da
Bernardino Poccetti. Rientrando nella
Navata la prima Tavola è del Perini, la
ſeconda di Lorenzo Bicci. La terza è una
copia di
lo Veroneſe, ed in queſta Cappella è da
notarſi il Sepolcro di Giuliano Davanza-
ti. Nella quarta, da una banda il portar
della Croce è del Vignali, dall'altra l'
orazione all'orto è del Roſselli. Alla ſe-
guente Cappella ornata di marmi e co-
lonne è la Nunziata dell'Empoli, le due
ſtatue ſono di Giovanni Caccini, la mor-
te di Sant'Aleſſio è di Coſimo Gamberuc-
ci, ed il Martirio di Santa Lucia è di
Pompeo Caccini. La Cupola di Bernar-
dino Poccetti. Fra le due Porte la Sta-
Deſiderio da Settignano, e terminata da
Benedetto da Maiano. Di quì proſeguen-
do verſo il Fiume trovaſi a mano dritta il
CASINO DE' NOBILI, e dicontro il Palaz-
zo già de' Bagnani, or del
Voltando da mano dritta lungh'Arno
trovaſi il
PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua
viſta magnifico da qualunque faccia ſi oſ-
ſervi, d'Architettura Toſcana, fatto per
la maggior parte con diſegno di Pier Fran-
ceſco Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di
appartamenti doppj, ſcale, gallerie, ed
altre comode abitazioni, eſſendo una delle
Fabbriche più coſpicue di queſta Città.
La Sala maggiore è lunga braccia qua-
ranta, e larga venticinque, ed è ornata
di varj colonnati, di Statue antiche, e
di buſti di marmo, di mano d'eccellenti
Scultori. La ſoffitta è opera di Anton Do-
menico Gabbiani, e tutto il compoſto
non può eſſere nè più vago, nè più ma-
gnifico. Conduce a queſta Sala, ed al
piano nobile del Palazzo una Scala fatta
col bel diſegno di Anton Ferri, perchè co-
minciando con due grandi Branche, che
ſi uniſcano in un bel ricetto, ov'è la
Corſini, va a terminare in una, che è
arricchita di nobile Architettura, di pie-
tre e ſtatue belliſſime. Nel mentovato
piano nobile vi ſono otto appartamenti li
beri, dipinte da più valenti profeſfori, e
ſingolarmente dal medeſimo Gabbiani, e
dal Gherardini, Dandini, e Puglieſchi.
Sono ancora arricchiti di ſcale ſegrete,
gallerie, gabinetti, ed altri ſervizj; e per
comodità de' medeſimi evvi una Cappel-
la dipinta tutta dal Gherardini, colla ta-
vola dell'Altare di Carlo Maratta. Il
piano terreno è altresì dipinto da' miglio-
ri Maeſtri d'Architettura. Oltre i prezio-
ſi mobili, molti ſono i quadri antichi,
e moderni de' più illuſtri maeſtri. Di quì
tornando indietro troveremo la
CHIESA DEI SANTI APOSTOLI, una
delle più antiche di Firenze nella quale
entrando ſi trova a mano deſtra nella pri-
ma Cappella la Tavola di mano del Gam-
berucci, rappreſentante
diſpenſa limoſine. Nella ſeconda il
Roncalli dalle Pomarance vi ha dipinto
ſana lo ſtorpiato. Alla terza vi è la ce-
lebre Tavola della Concezione, opera di
Nella ſeguente vi è un
antico quadro rappreſentante la Santiſſi-
ma Nunziata. Paſſata la quinta Cappella
di
di Oddo degli Altoviti, ammirabile per
la finezza de' fogliami, feſtoni, e rilievi
in marmo, opera di Benedetto da Rovez-
zano, e quindi la Sagreſtia, e l'altare
appreſſo ov'è una antichiſſima immagine
di Maria, ne viene la Cappella maggiore
rinnovata col diſegno di Antonio Doſio.
I due buſti laterali in marmo, ſono di
Giovanni Caccini. Seguita dopo queſta la
Cappella degli Acciaioli dove ſono lavori
aſſai belli di Luca della Robbia. Dopo a
queſta, e un altro altare appreſſo, trovaſi
cinque cappelle sfondate, nella prima
vi è dipinto da Tommaſo da
Natività di Criſto, nella ſeconda vi è di
Stefano Marucelli
quando abbatte Lucifero. Ne ſuccede la
Cappella della Centuria di
Sales, ove ſi ammira il Santo Veſcovo da
belliſſime figure d'Angeli inalzato alla
Gloria, opera del celebre Anton Dome-
nico Gabbiani. Appreſſo alla quale ve-
deſi di mano d'Andrea Boſchi la Croci-
fiſſione di Criſto. Nell'ultima è un anti-
pi, proſeguendo il cammino ſi vede il
PALAZZO già della Famiglia Borgherini,
ora del Turco Roſſelli, che è diſegno di
Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un
Cammino di pietra ſerena di gran mole,
lavorato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro
da Benedetto da Rovezzano. Di poi paſ-
ſato il Palazzo degli Acciaioli, ſi giunge alla
CHIESA DI
anno 1640. fu con grandiſſima ſpeſa re-
ſtaurata dai Marcheſi Bartolommei, che
ne godono il Padronato. Vedendoſi nella
Facciata le veſtigie della prima opera a
freſco di Giovanni da En-
trati in Chieſa, a mano deſtra paſſato l'
Altare di
con
Bianchi. Ne ſegue l'Altare di
do, e quindi la Cappella di
ove Matteo Roſſelli ha con maeſtria rap-
preſentato il detto Santo in Gloria. Nic-
colò Lapi dipinſe a freſco la Santiſſima
Vergine, e
nel proſſimo altare. Paſſata poi la picco-
la Tavola di
ta una ſtatua di legno colorito rappreſen-
tante In una
Stefano fatta dal Gonnelli detto il Cieco
da Gambaſſi. E' poi da notarſi all'Altar
maggiore il celebre Paliotto di Bronzo
nel quale con moltiſſime, e ben diſpoſte
Figure di alto, e baſſo rilievo, Ferdinan-
do Tacca effigiò il Martirio di detto San-
to; Dono fatto a queſta Chieſa da Giro-
lamo Bartolommei. Paſſate poi le due
Tavole del Batteſimo di Criſto, e della
Vergine Annunziata, ammireremo all'al-
tar della Madonna della Cintola la bel-
liſſima opera di Santi di Tito ove effigiò
Maria Vergine,
verſi Santi di queſt'Ordine. Trovaſi nella
ſuſſeguente da Mauro Soderini eſpreſſo il
Miracolo di
ta di
roſino, dopo di che la Tavola di
rina, e di
Poco diſtante da queſto luogo oſſerveremo la
FABBRICA DEGL'UFIZI, o Magiſtrati della
Città, la quale ordinata dal Granduca Co-
ſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari riu-
ſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguar-
devole in ogni parte. L'Architettura di
tutto queſt'Edifizio è d'ordine Dorico
abbellito di cornici, e pietre lavorate
Nelle nic-
chie, che per di fuori ſi mirano, avea di-
viſato il Granduca Coſimo di collocare le
Statue de' più illuſtri Cittadini di queſta
Patria; ma non potè adempire il bel di-
ſegno prevenuto dalla morte. Sotto il
Loggiato, che ſoſtenuto da colonne, e
pilaſtri, gira tutta la Fabbrica vi è al primo
ingreſſo un antichiſſima Chieſa intitolata
va il nuovo ingreſſo per cui ſi ſale alla
Galleria, e quindi ſi trovano le reſidenze
di vari Magiſtrati, uniti in queſto luogo
per comodo univerſale, e ſotto queſto Log-
giato ſi ſale anco alla pubblica
LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a be-
nefizio pubblico dal celebratiſſimo Anto-
nio Magliabechi, aumentata dal
Franceſco Marmi. Dipoi dall'Auguſtiſſi-
mo Imperarore Franceſco I. accreſciuta
colle Librerie Gaddi, e Biſcioni, ed ul-
timamente dal Regnante Noſtro Real So-
vrano vi è ſtata fatta unire la Libreria
Mediceo-Lotaringia del ſuo Palazzo, con
farvi accreſcere ſtanze per collocarvi i
Manoſcritti, e Libri del Secolo XV. e vi
furono ultimamente unite le Librerie del
fu celebre
Spedale di
è divenuta la più copioſa di Libri d'ogni
ſorte che ſia nella Città, ed una delle
più celebri dell'Europa, e che molto me-
rita di eſſer veduta, ed oſſervata.
Salite le due prime Scale che conduco-
no alla Galleria ſi trovano le Officine, e
Botteghe di quelli artefici, che lavorano
per l'uſo della Galleria, e Guardaroba di
quadri, e altri lavori in pietre dure con-
dotti all'ultima perfezione Sono i lavo-
ranti di numero ſeſſanta in circa, e ven-
gono diretti dal
del già Luigi inſigne Orafo, e intagliato-
re in pietre dure, accanto a queſte ſtanze
in faccia alla terza ſcala della Galleria
vi è l'Archivio Diplomatico, in cui per
ordine di
un numero immenſo di antichi Documen-
ti ſcritti in Cartapecora che ſparſi ſi tro-
vavano in diverſi Luoghi, e Archivi della
Toſcana, tralle quali vi ſi vede un'anti-
chiſſimo Papiro di cui ne è ſtata data alla
luce una Illuſtrazione col ſaggio del Ca-
ratere di eſſo, e una Diſſertazione riguar-
dante l'erezione di tale utiliſſimo Archi-
Il ſuperiore appartamento, che fu ag-
giunto qualche tempo dopo, col diſegno
di Bernardo Buontalenti, ſerve per la ce-
lebre Real
GALLERIA, La quale è diviſa in due cor-
ridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra
di loro ſi comunicano, mediante un altro
corridore in faccia alla fabbrica lungo 70.
paſſi. Si veggono i Fineſtroni tutti di
criſtalli, ſeparati l'un dall'altro da varie
colonne, e pilaſtri. La ſtoja di queſti tre
corridori è diviſa in tanti ſpazj quanti ſo-
no i fineſtrati, e detti ſpazj ſon dipinti a
freſco da diverſi Pittori. Nel corridore
deſtro, facendoci dalla Facciata, ſono di-
pinte grotteſche di varie invenzioni, e
nel ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rap-
preſentano le Scienze, e l'Arti più no-
bili, intorno alle quali ſono i ritratti d'
uomini illuſtri nelle Scienze, e nelle armi.
Lungo le pareti poſano nel piano ſopra
baſi moltiſſimi buſti di marmo, con teſte
antiche tramezzate da Statue intere, con
belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio,
e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte
è molto conſiderabile la ſerie degli Impe-
radori Romani, cominciando da Giulio
Ceſare fino a Pupieno compreſi
è degna d'oſſervazione, e di ſtima quella
del Bacco di Michelagnolo. Molte anco-
ra ſono le Teſte delle Donne Auguſte,
non meno ſtimabili di quelle de' Ceſari,
ed inoltre le Teſte di Cicerone, di Sene-
ca, e quella d'Aleſſandro Magno ſcolpi-
te con ſingolar maeſtria. Sono ancora de-
gne di particolare attenzione due Statue
di bronzo antichiſſime, e di eccellente
manifattura, delle quali una, che rappre-
ſenta un Idolo, è di maniera Greca, e l'
altra, che figura un Dittatore, o altro
perſonaggio in atto di parlare al Popolo,
dimoſtra a caratteri etruſchi, che nel lem-
bo della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata fat-
ta dagli antichi Etruſchi. Oſſervate que-
ſte coſe paſſeremo alle ſtanze. La prima
contiene varie Statue, e Buſti. La ſecon-
da contiene varj Quadri. Nella terza vi
è l'Ermafrodito e una Galleria di mi-
niature, e altre Statuette nelle nicchie
diſpoſte nelle pareti.
Indi ſi trova la Tribuna, ove ſono, la
celebre Venere de' Medici, l'Apollo, il
Fauno, i Lottatori, e l'Arrotino. Inol-
tre vi è la celebre Venere di Tiziano, e
alcuni Quadri eccellenti, e le tre manie-
Dopo ne viene le ſtanze
dei Vaſi Etruſchi, e quelle dei Diſegni.
Dipoi ci ſono 2. Stanze ripiene di Qua-
dri Fiamminghi. In queſte 4. Stanze eravi
anticamente l'Armeria.
Paſſando dall'altra parte ſi oſſerveran-
no le due ſtanze de' Ritratti de' Pittori
più celebri dipinti da loro ſteſſi, lo che
rende unica, e degna queſta Collezione.
Quìndi ſi paſſerà alle ſtanze che ſervivan
d'antico ingreſſo, e ſi oſſerveranno varie
inſcrizioni, e teſte antiche, e Buſti. Di
quì uſcendo ſi paſſerà alla vicina ſtanza
dell'Adone, ove vi ſono molti Quadri
degni di ammirazione. In ſeguito ſi oſſer-
verà la bella Sala della Niobe, e nume-
roſa Famiglia; Dette 14. Statue eſprimo-
mo tutte le attitudini dello Spavento. Fi-
nalmente ſi oſſerveranno le due ſtanze de'
Bronzi, e monumenti antichi. Si ſtanno
fabbricando altre ſtanze per mettervi le
Gemme, e altri monumenti per render
ſempre più celebre, ed unica queſta Gal-
leria.
La decima ſtanza nuovamente edificata
contiene di Teſoro, o ſia la rariſſima riu-
nione di Bronzi antichi Egiziani, Etruſchi,
Greci, e Romani, formando una coſa ve-
tendenti, e che difficilmente potrebbe farſi
un'eguale.
IL CORRIDORE coperto fu fatto fabbri-
care dal Granduca Coſimo I. col diſegno
di Giorgio Vaſari. Queſto Corridore che
comincia dal Palazzo Reale, e conduce
ſino alla Gallerìa, ed al Palazzo Vecchio
è lungo ſeicento paſſi. Venendo verſo Piaz-
za oſſervaſi il
PALAZZO VECCHIO, fabbricato col di-
ſegno d'Arnolfo, famoſo Architetto di
varie fabbriche di queſta Città, e della
Chieſa del Duomo. E dando un occhiata
ella magnificenza di queſta Fabbrica alla
Torre, o Campanile alto braccia cento
cinquanta, ſoſtenuto da quattro colonne
groſſiſſime, le quali rendono mirabile, e
prodigioſo queſto Edifizio; ammireremo
nell'ingreſſo, o ringhiera del Palazzo a
man deſtra la Statua giganteſca di mar-
mo, opera del Bandinelli, che rappreſenta
quando Ercole abbatte Cacco, e dalla ſi-
niſtra quella di David ſcolpita dal Buo.
narroti, fatta negli anni ſuoi giovenili.
Due figure, o termini di marmo pari-
mente ſi vedono, uno di mano del Ban-
dinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo ſco-
Entrando nel Cortile, vedeſi in
mezzo una Fontana di Porfido, ſopra la
quale ſcherza un Fanciullo ſcolpito in
bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio.
Era queſto Cortile anticamente ſoſtenuto
da Colonne di mattone, ma eſſendo quaſi
del tutto guaſte, coll'acuto ingegno di
Michelozzo Michelozzi furono ſoſtituite
quelle di pietra forte che lo ſoſtengono
di preſente, lavorate con belle grotteſche
ſenza danno veruno della fabbrica. Tra
le coſe degne di lode vi è una Statua d'
Ercole, che uccide Cacco, di mano di
Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inferio-
re a quella del Bandinelli ſuo Maeſtro.
Salendo al primo appartamento, trovaſi
un magnifico Salone lungo braccia 90., e
largo braccia 37., la ſoffitta del quale, come
altresì le parti, ſono dipinte da Giorgio Va-
ſari. con ſingolar maeſtria. In 39. quadri
della Soffitta, con belliſſimi intagli, e
ornamenti dorati, ſi rappreſentano l'azio-
ni, e fatti più ſegnalati della noſtra Cit-
tà, e della Real Caſa de' Medici, madre
fecondiſſima d'uomini illuſtri, e Eroi.
Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la
guerra, e preſa di Siena, la Battaglia di
Marciano, l'aſſedio di Piſa, e altre me-
Anco negli angoli del
predetto Salone, ſi vedono quattro gran
quadri dipinti a olio, due de' quali ſono
di mano del Ligozzi, e gli altri due del
Cigoli, e del Paſſignano in uno di quei
del Ligozzi, ſi rappreſenta quando San
Pio V. incorona Coſimo I. creandolo Gran-
Duoa di Toſcana, e ornandolo di Corona
e Manto Reale; E nell altro ſono figu-
rati quei dodici Fiorentini, che da varj
Potentati del Mondo, in un medeſimo tem-
po furono mandati Ambaſciatori a Bonifa-
zio VIII. Sommo Pontefice, de' quali can-
tò il Verino.
Cum Florentinos diverſis partibus Orbis
Vidißet Romae Regum mandata ferentes,
Terrarum ſemen, tum quinta elementa vocavit.
In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap-
preſenta quando Coſimo ancor giovanetto
di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze,
e da tutti i Senatori, che lo eleſſero in-
chinato per loro Sovrano: e finalmente
in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſo-
lenne funzione celebrata in Firenze, quan-
do il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della
tire, della quale fu il primo Fondatore,
e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle
Statue, che vagamente adornano la gran
Sala? Sono in faccia di eſſa tre grandi
Statue di marmo maggiori del naturale,
cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice
nella nicchia del mezzo, quella di Gio-
vanni de' Medici Padre di Coſimo a man
deſtra, e quella del Duca Aleſſandro a
man ſiniſtra, ſiccome dai lati ſi vede la
Statua di Clemente VII. e dicontro quel-
la del Granduca Coſimo I., tutte di ma-
no del Cavalier Bandinelli. Sopra tutte
ammirabile è la Statua della Vittoria, che
ha ſotto di ſe un prigione, di mano del
Buonarroti; il quale deſtinata l'avea per
il Sepolcro di Giulio II. ma non aven-
dola affatto terminata, laſciolla in Firen-
ze. Seguono a queſta i ſei gruppi di Vin-
cenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le
forze d'Ercole, cioè quando ſoffoga An-
teo, quando uccide il Centauro, quando
getta Diomede a' Cavalli che lo divorino,
quando porta il Porco vivo in ſpalla, quan-
do aiuta ad Altante reggere il Cielo, e
quando vince la Regina delle Amazzoni,
Opere tutte degne di lode, e nelle quali,
liſſime, e fiere attitudini, e grandiſſima
diligenza nell'arte; e tra queſte Statue
fu collocato nel 1720. il gruppo di Ada-
mo ed Eva, col Serpente, di mano di
Baccio Bandinelli, rimoſſo dal Coro della
Metropolitana. Da queſta all'altre ſtanze
paſſando del medeſimo appartamento, ve-
dremo molte pitture a freſco del Vaſari,
col diſegno del quale fu queſto Palazzo
in gran parte riordinato. Ma ſalendo
agli appartamenti di ſopra, nella Sala
chiamata dell'Orivolo, troveremo una Fi-
gura di marmo, che rappreſenta un Da-
vidde di mano di Donatello, ed un'al-
tra di
Udienza, di mano di Benedetto da Maia-
no, amendue grandemente lodate da' Pro-
feſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella
ricchiſſima
GUARDAROBA di
prezioſe di vaſi d'oro, e d'argento, e di
ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi. Tra
queſto ci è il famoſo Paliotto deſtinato da
Coſimo Secondo per voto a
romeo in Milano in caſo che ſi riſtabiliſ-
ſe in ſalute, che eſſendo morto rimaſe quà.
Vi ſono 84. libbre d'oro e libbre 7. e
Si tra-
ſporta, e ſi eſpone al pubblico nella Cap-
pella Reale il Giovedì Santo. Trovaſi in
queſto luogo le famoſe Pandette di Giu-
ſtiniano, chiamate in oggi le Pandette Fio-
rentine, e ſtimate più d'un teſoro da chi
riguarda la rarità, ed eccellenza d'un
manoſcritto sì celebre; ſiccome l'origi-
nale della Concordia della Chieſa Latina
colla Greca ſeguita in Firenze nel Con-
cilio Ecumenico l'Anno 1439. ſottoſcrit-
ta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'Im-
peratore Giovanni Paleologo, e da tanti
illuſtri, e dotti Prelati. Nella Sala dell'
Udienza vecchia, vedremo dipinte a fre-
ſco belle Storie di mano di Franceſco Sal-
viati, che rappreſentano alcuni fatti più
ſingolari di Furio Cammillo. E di poi oſ-
ſerveremo la Cappella dipinta dal Gril-
landaio, e nella quale conſervaſi molte
Reliquie inſigni. Vedute queſte, ed altre
coſe nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno
nella medeſima Piazza, per oſſervare in
eſſa la bella
LOGGIA grandioſa, ſotto la quale riceve
ogn' anno gl'Omaggi
ſta di
d'Andrea Orcagna, Pittore, Scultore, e
età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi dì
queſta Loggia ſi vedono tre belle Sratue,
ciaſcheduna delle quali merita ſomma
lode. La prima ſcolpita in bronzo per ma-
no di Donatello, rappreſenta Giuditta,
appiè della quale giace Oloferne immer-
ſo nel ſonno, ſopra cui queſta Amazzone
ſi vede vibrare il colpo, per recidere
il capo all'inimico. Nella ſeconda Sta-
tua, ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cel-
lini, vien figurato un Perſeo, che ha nella
deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la teſta di
Meduſa reciſa dal Buſto, tutta grondante
di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente appiè
dell'ucciſore. E' commendata queſta figura
in ogni ſua parte, e ben dimoſtra il valore
di Benvenuto, il quale così felicemente
conduſſe l'opera, che non un bronzo in-
ſenſibile, ma una figura viva, ed anima-
ta raſſembra. Degno ancora di molta lo-
de ſi è il baſſorilievo di bronzo, che ſer-
ve di ornamento alla baſe, nel quale ſi
vedono Andromeda, e Perſeo, con altre
figure, che tutta l'Iſtoria comprendano.
Nella terza, che è più d'ogni altra ſti-
mabile, s'ammira un gruppo di tre figu-
re di marmo, mirabilmente ſcolpite da
una Sabina. Nel vecchio caduto a terra
per l'impeto del fuo nemico, vien figu-
rato il Padre della fanciulla, in atto d'
impedire la fuga al rapitore. Nel giova-
ne di corpo robuſto, ſi rappreſenta un
Soldato Romano, che in occaſione de' giuo-
chi pubblici nella nuova Città di Roma
celebrati, rapiſce al Padre una Donzella
Sabina, e nella femmina tenera, e deli-
cata ſi dimoſtra la Donzella rapita; ve-
dendoſi nell'iſteſſo tempo in queſto am-
mirabil gruppo rappreſentate le tre età,
cioè la gioventù, la virilità, e la vec-
chiezza. E finalmente in tutte tre le fi-
gure ſi riconoſce una vivezza sì grande,
che chiunque fiſſamente le mira, non ſi
ſazia di commendarle in eſtremo; nella
baſe è un Baſſorilievo, fatto con ſomma
induſtria, e diligenza, dove tutta l'iſto-
ria del rapimento delle Sabine ſi rappre-
ſenta, dietro a queſta Loggia vi è la fab-
brica delle nuove Scuderie di
nel luogo ove erano ſituati i quartieri de'
Lanzi. Sul canto del Palazzo, e quaſi in
mezzo la Piazza ſi trova la
FONTANA fatta fare dal Granduca Co-
ſimo I. col diſegno, e induſtria dell'Am-
eruditi ſuoi Decennali vien deſcritta colle
ſeguenti parole:
Appariſce nel mezzo di un gran va-
ſo pieno di limpidiſſime acque ſgorganti
da molti zampilli, il qual vaſo è fi-
gurato pel Mare, il gran Coloſſo del
Nettunno, alto dieci braccia; ſituato
ſopra un Carro, tirato da quattro Ca-
valli marini, due di marmo bianco, e
due di miſtio, molto belli e vivaci;
il Nettunno ha tra le gambe tre figu-
re di Tritoni, che inſieme con eſſo po-
ſano ſopra una gran conca marina in
luogo di Carro. Il vaſo è di otto facce
di marmo miſtio, quattro minori, e
quattro maggiori. Le quattro minori
ſon vagamente arricchite con figure di
fanciulli, ed altre coſe di bronzo, co-
me chiocciole marine, cornucopie,
cartelle, e ſimili; s'inalzano ſul piano
delle medeſime certi imbaſamenti, ſo-
pra ciaſcheduno de' quali poſa una Sta-
tua di metallo maggiore del naturale,
e ſono in tutte quattro; due femmine
che rappreſentano Teti, e Doe, e due
maſchi figurati per due Dei, e marini.
All'una, e all'altra parte di ciaſche-
Satiri di metallo in varie attitudini.
Le quattro facce maggiori ſono tanto
più baſſe, quanto baſti per poterſi da
chicchesſia godere la limpidezza dell'
acqua, la quale traboccando grazioſa-
mente è ricevuta da alcune belle nic-
chie, e nel gran vaſo; ed in ſomma in
tutto è così ben diſpoſto, e con tanta
maeſtà ordinato, che è proprio una ma-
raviglia,,. Vicino alla Fontana, ſopra
gran baſe di marmo, è una belliſſima.
STATUA equeſtre di bronzo di mano di
Giovanni Bologna fatta erigere l'anno
1594. dal Granduca Ferdinando I., in
memoria di Coſimo ſuo Genitore. Ador-
nano le facciate di queſta tre Baſſirilievi
di bronzo dell'iſteſſo autore, in uno de'
quali ſi rappreſenta la Coronazione del
mentovato Granduca Coſimo, da eſſo me-
ritata
Iuſtitiae ſtudium
zione. Nel ſecondo la glorioſa entrata
nella Città di Siena obbediente al ſuo
comando, dopo la conſeguita vittoria.
E nel terzo, quando dal Senato Fiorenti-
na, eſſendo egli ancor giovanetto ne fu
creato Duca di Firenze, laſciando luogo
altrettanto erudita Inſcrizione del ſeguen-
te tenore.
Pio Felici
Invicto Iuſto Clementi Sacrae Militiae Paciſq.
In Etruria Authori Patri & Principi optimo;
Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit
A. M. D. L. XXXXIIII.
In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo
la Statua Equeſtre di Coſimo la facciata
del Palazzo degli Uguccioni, diſegno di
Andrea Palladio. Appreſſo ſi trova la Chie-
ſa di
re l'antica Tavola fatta da Neri di Bic-
ci, e in fondo a ſiniſtra entrando vi è in
gran devozione una Vergine col
bino dipinta ſul muro da Angiolo Gaddi,
che diede il diſegno alla Chieſa, e vi è
paſſata la porta laterale una bella Tavola
del Pignoni rappreſentante la Madonna
del Roſario. Dirimpetto al Palazzo Vec-
chio ſi trova pure un'altra Chieſa dedl-
cata a
pella dell'Altar maggiore (la di cui Tavo-
la è del
ſo il ritrovamento di eſſa Santa ſiccome
tinelli. La Tavola a man deſtra è di Bo-
naventura Gandi, quella a ſiniſtra è di
mano del Roſſo, ſopra la porta vi å un
antichiſſima Tavola di Cimabue. Da que-
ſta Piazza faremo paſſaggio alla vicina
Chieſa di
ORSANMICHELE, la quale acquiſtò for-
ma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dac-
chè fu deliberato di chiuder le Logge,
che erano ſotto queſta gran fabbrica, in
venerazione dell'Immagine di Maria San-
tiſſima, che è ſull'antico Altare di mar-
mi, che vi ſi vede, lavorato colla dire-
zione di Andrea Orcagna. Anticamente
era quivi la Piazza ove ſi vendeva il gra-
no. E vi fu a benefizio pubblico alzato
il loggiato nel 1337. col diſegno di Giot-
to, e proſeguito da Taddeo Gaddi. Si di-
ce Orſanmichele, ò Orto San Michele per
poſpoſizione accidentale da San Michele
in Orto; atteſochè fino dal 1100. era ivi
una Chieſa Parrocchiale, intirolata San
Michele in Orto, da cui prendeva la po-
ſpoſta denominazione di Orto San Mi-
chele tutta quella adiacente Contrada.
In luogo della quale antica Chieſa, de-
molita per farvi la ſuddetta Torre del
ta dalla parte oppoſta l'altra Chieſa ſot-
to lo ſteſſo titolo di San Michele in Orto
oggi detta di San Carlo. In detta Con-
fraternita ſi vede interiormente ſopra la
Porta una Tavola di Buon Amico Buf-
falmacco celebre nelle Novelle del Boc-
caccio, che altri con più ragione voglio-
no che ſia di Taddeo Gaddi, ed all'Altar
maggiore la Tavola, che rappreſenta il
detto Santo Cardinale, di Matteo Roſ-
ſelli. Queſto grande Edifizio dunque da
ogni parte iſolato, e con belliſſima pro-
porzione, ed ottima Architettura con-
dotto, ha per di fuori quattordici Nic-
chie, in varie fogge intagliate, ed in
cui furono collocate diverſe ſtatue, alcu-
ne di bronzo, ed alcune di marmo, la-
vorate dai più eccellenti Maeſtri, che fio-
riſſero in queſta noſtra Città. Sono adun-
que di Lorenzo Ghiberti il San Matteo
Apoſtolo, e il Santo Stefano preſſo la
porta principale, e il San Giovan Batiſta
dalla parte oppoſta, Baccio da Montelupo
fece la bella Statua di bronzo di
vanni Evangeliſta, e Donatello ne fece
tre di marmo le quali ſono opere vera-
mente maraviglioſe. La prima è il San
co Evangeliſta, e la terza il San Giorgio,
Statua, che non ha pari, e che ſecondo
il parere di tutti i Profeſſori, più ſi può
commendare, che imitare. Perlochè non
è maraviglia, ſe le Repubbliche di Vene-
zia, e di Genova, ed altri Principi dell'
Europa più volte ne fecero iſtanza; offeren-
do gran ſomma di denaro, perchè foſſe lo-
ro conceduta. Anche Nanni, o Giovanni
d'Antonio, diſcepolo di Donatello ne
fece tre, cioè i quattro Santi dentro un
ſol Tabernacolo: il San Filippo Apoſtolo,
ed il Santo Eligio Veſcovo, chiamato co-
munemente Santo Lò. D' Andrea Verroc-
chio è il San Tommaſo Apoſtolo, che
mette il dito nel Coſtato di Criſto, ope-
ra molto ſtimabile, allato alla quale è la
Statua di
di Giovanni Bologna, ſcolpita in bronzo
con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi vede
un Tabernacolo, o Cappella iſolata; tut-
ta di marmi vagamente intagliati, ed ab-
bellita di baſſi rilievi, per opera, diſe-
gno, e induſtria di Andrea Orcagna, che
al finì nel 1359., e coſtò 96. mila fiorini
d'oro; e nel predetto Tabernacolo s'ado-
ra un'immagine di Maria Vergine molto
nuta ne' tempi andati in ſomma venera-
zione, avvegnachè fino al tempo della ter-
ribile, e ſpaventoſa peſte nel 1348. che
infettò la maggior parte del Mondo, in-
cominciaſſe a fiorire il di lei culto, con-
correndovi grandiſſimo popolo con offerte,
delle quali in breviſſimo tempo ſi potero-
no accumulare più di trecento mila fio-
rini d'oro, parte impiegati in ſovveni-
mento dei poveri, e parte nell'adornare
queſta Chieſa. Dietro l'Altare vi è un
baſſorilievo dell'Orcagna, Architetto del
Tabernacolo, ove ha egli eſpreſſo a ma-
raviglia il ſuo ritratto. Sono ancora ſo-
pra l'Altare maggiore tre ſtatue di mar-
mo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Ver-
gine, ed il Bambino Gesù di mano di Fran-
ceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri al-
cune belle pitture antiche, cioè di Loren-
zo Credi, d'Agnolo Gaddi, e di Iaco-
po del Caſentino, da cui fu dipinta la
volta, alla quale nel 1770. in occaſio-
ne di rimodernare queſta Chieſa, ora di-
venuta Parrocchia, con ſommo diſpiaci-
mento dei Dilettanti delle Belle Arti, fu
dato di bianco. Vi è inoltre un Criſto
Crocifiſſo di legno; avanti il quale il gran-
giovanetto giornalmente fare orazione.
Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Gran-
duca Coſimo I. l'anno 1569. eretto il pub-
blico e generale Archivio di Firenze, do-
ve fi conſervano innumerabili Scritture,
e tutti gli ſtrumenti pubblici. E comecchè
mediante il regolamento di queſto Archi-
vio, tutti gli iſtrumenti ſono duplicati,
le copie autentiche ſi traslatano ne' vaſti
ſaloni ſopra la fabbrica iſolata, detta la
Loggia di Mercato Nuovo, poco diſtante,
fatta fabbricare dal Granduca Coſimo I.
l'anno 1548. per comodo di trattare i ne-
gozj della Seta, con diſegno di Bernar-
do Taſſo, in uno dei lati della quale ſo-
pra la ſcalinata, ſi vede lavorato in bron-
zo un Cinghiale, che verſa acqua per co-
modo pubblico, opera di Pietro Tacca,
tratta dall'antico sì celebre della Galle-
ria. Queſta loggia all'intorno ha Botte-
ghe, che ſervano al traffico di Seta, e il
Magiſtrato di detta Arte, ed evvi appreſ-
ſo la Chieſa Parrocchiale di
reſta unita al Monte Comune e alla Ca-
mera del Commercio. Di quì paſſando per
la via detta Portaroſſa, e tornando alla Log-
gia dei Tornaquinci troveremo il
PA-
PALAZZO de' Marcheſi Corſi, ove é un'
ampia Galleria, che gli aggiunge comodo
e bellezza; in faccia al quale ſi trova quel-
lo de' Viviani, dopo quello dei Giacomi-
ni, la cui Architettura, opera di
Antonio Doſi, è fingolare; quello del Mar-
cheſe Albergotti dipinto in gran parte da
Diacinto Fabbroni, quello degli Antino-
ri, quello de' Paſquali con più altri dai
quali è circondata la Chieſa di
SAN MICHELE BERTELDI, detta dagli
Antinori, dove abitano i Padri Teatini,
fatta da' fondamenti reſtaurare dal Cardi-
nal Decano
ſegno di Matteo Nigetti Architetto, e di
Gherardo e Pier Franceſco Silvani. Que-
ſta ſi può annoverare tra le più vaghe,
e più adorne della noſtra Città. Ed in
vero ha la Facciata di pietre forti, e così
nobile, e leggiadro è il ſuo diſegno e la-
voro, che non può vederſi coſa nè me-
glio inteſa, nè più finita di quella. So-
novi quattro belliſsime Statue di marmo,
due delle quali ſopra la porta, ſono di
Baldaſſar Bermoſer Fiammingo, del quale
è ancora il San Gaetano nella deſtra nic-
chia, nell'altra il
pera dell'Andreozzi. Maggiori però, e
ornamenti, imperciocchè diviſati con Ar-
chitettura d'ordine compoſito, ed arric-
chiti di pietre ſerene, lavorate con ſingo-
lar puiitezza. Oſſerveremo primieramen-
te le Cappelle tutte incroſtate di marmi,
e adorne di belle pitture a freſco, e di
Tavole molto Stimate. Nella prima all'
entrare a man deſtra, vedremo la Tavola
del martirio dell'Apoſtolo
mano del Ruggieri. La ſeconda, dov'è
dipinto l'Arcangiolo
Vignali. E nella terza Matteo Roſſelli
dipinſe San Gaetano, ed un Beato ſuo
Compagno. Accanto a queſta Cappella è
il Sepolcro, coll'Inſcrizione, e Ritratto
deli' Avvocato Agoſtino Coltellini Fonda-
tore della celebre Accademia degli Apa-
tiſti. In faccia poi della Croce, di mano
d'Ottavio Vannini è dipinta l'adorazio-
ne de' Magi, e alla Cappella che ſegue,
vi è del detto Roſſelli una Tavola della
Natività di Noſtro Signore. L'Altar mag-
giore, poſto nella Tribuna di mezzo, tralle
altre coſe di pregio, ha un ricchiſſimo
Ciborio d'argento, opera di Benedetto Pe-
trucci. Bello ancora, e grandemente ſti-
mato è il Criſto di Bronzo, di mano di
Cupola della Tribuna, dipinta dal Padre
Galletti Religioſo dello ſteſſo Collegio,
che ha pur dipinta tutta la volta della
detta Chieſa. Seguitando dall'altra mano,
nella Cappella vicina ali' Altar maggiore,
vi è una Tavola di
mentovato Roſſelli, e in faccia alla Cro-
ce, un altra ſimile pel Bilivelti di gran
bellezza. Nell'altra Cappella di
drea Avellino colorì la Tavola rappre-
ſentante il detto Santo in atto di eſſer
colpito dall'accidente apopletico, Igna-
zio Hugford. Nella Cappella di mezzo;
Pietro da Cortona dipinſe la Tavola del
Martirio di San Lorenzo. Nell'ultima, il
Padre Galletti Teatino effigiò Maria Ver-
gine col Bambino Gesù, e due venerabili
Veſcovi. Adornano ancor queſta Chieſa
quattordici Statue di marmo, che dodici
rappreſentano gli Apoſtoli, con altrettanti
Baſſirilievi a piè di quelle. Finalmente la
Libreria, che è nel Collegio, per la copia
de` Libri, e la rarità de' medeſimi, e la
Sagreſtia molto ornata, e pulita, merita-
no di eſſer vedute. Camminando verſo il
canto de' Carneſecchi, ſopra di una gran
baſe ſi vede la Statua chiamata comune-
mente il
CEN-
CENTAURO, ſcolpita in marmo da
Bologna, che rappreſenta Ercole in atto
di uccidere Neſſo Centauro. Queſta Sta-
tua, cavata da un ſol pezzo, a chi con-
templa la forza, che fanno amendue que-
ſte figure, Ercole per abbattere, e ſu-
perare il Centauro, e quello per fuggirli
di ſotto, e le difficultà ſuperate dall'Ar-
tefice, nel condurre un lavoro sì grande
con quella perfezione, che vi ſi vede,
ingenuamente confeſſa, eſſer queſta non
ſolo una delle opere migliori di queſto
raro Maeſtro; ma eziandio di quanti do-
po di lui ſon viſſuti ne' noſtri tempi. Da
queſto luogo paſſeremo a
SANTA MARIA MAGGIORE dei Carme-
litani della Congregazione di Mantova,
dove in primo luogo è da ſtimarſi la Ta-
vola di mano del Cigoli, nella quale è
dipinto Sant'Alberto Carmelitano in at-
to di liberare dal naufragio uno, che già
pericolava nell'acqua; ed anco quella del
Pugliani, che rappreſenta la Maddalena
Penitente in atto di comunicarſi. Segue
il martirio di San Biagio d'Ottavio Van-
nino, ed i laterali ſono d'Antonio Giuſti.
Degna di lode è la Cappella de' Carne-
ſecchi, la volta della quale fu dipinta
di marmo furono lavorate dal Caccini.
La Tavola di
cever le Stimate è delle belle opere di
Piero Dandini. Nella quinta Cappella a-
doraſi un Crocifiſſo di rilievo con alcuni
Santi. La pittura a freſco nella Volta è di
Giuſeppe Romei. Paſſato l'Altar maggio-
re, la più proſſima è la Cappella che è
deſtinata per il Santiſſimo Sagramento,
allato alla quale è la Cappella degli Or-
landini, nella volta della quale il Volter-
rano maraviglioſamente rappreſentò il Rat-
to di Elia, con belliſſime figure, tramez-
zate da ſtucchi dorati; La Tavola è opera
del Biliverti. Ragguardevoli ancora ſono
le due Tavole, che appreſſo ſeguono,
quella di Santa Maria Maddalena de' Paz-
zi di mano d'Onorio Marinari, e l'altra
di San Franceſco dipinta da Matteo Roſ-
ſelli ſopra le quali Vincenzio Meucci di-
pinſe li due sfondi che vi ſi veggono.
Degna di grande ſtima è la Tavola del
Paſſignano, ove ha rappreſentata la ve-
nuta dello Spirito Santo. Una ſingolar
memoria era già in queſta Chieſa, oggi
perita, cioè il Monumento, ſtato fatto a
Salvino di Armato degli Armati nel 1317.
Occhiali. Nel Chioſtro del Convento ſi
vede in un canto, una delle quattro Co-
lonne che reggevano il Sepolcro di Ser
Brunetto Latini maeſtro di Dante, la quale
ha l'Inſcrizione che lo dimoſtra chiara-
mente. Preſſo queſta Chieſa vi è il
PALAZZO, già de' Gondi, paſſato dipoi ne'
Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia
di Beccuto Orlandini, ſtato modernamen-
te accreſciuto, e ridotto alla forma, che
di preſente ſi vede. Per di dentro è così
nobilmente adornato, e di comode abi-
tazioni arricchito, che può con ragione
uguagliarſi ai più ſplendidi Palazzi di que-
ſta Città. La Sala nella volta, e nelle
pareti è dipinta per mano di Pietro Dan-
dini. Gherardini, il Gabbiani, ed altri
Profeſſori più accreditati hanno dipinto l'
altre ſtanze contigue, che adornate di
ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono va-
ghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chie-
ſa di Santa Maria Maggiore è ſituato il
PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini. Non
lontano da queſto è il palazzo de' Marcheſi
Malaſpina, modernamente abbellito con
buon diſegno. Proſſima e la fabbrica del
SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed
tura dalla pia memoria del fu Monſignore
Tommaſo Bonaventura de' Conti della Ghe-
rardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e con-
dotta a buon ſegno, dopo la ſua morte,
con aggiunta di comodi appartamenti per
i Precettori, e per gli Studenti Cherici,
che vi ſi allevano. All'ingreſſo della ſe-
conda porta è degno d'eſſer veduto un
belliſſimo Crocifiſſo di Bronzo di
logna, laſciato al Seminario in legato dal
fu Agoſtino cerretani, Canonico della Me-
tropolitana, in memoria del Canto e delle
Caſe de Cerretani, che furono quivi, e
rimaſero ſerrate nella nuova Fabbrica di
queſto Seminario. Tornano vicine le abi-
tazioni degli Ebrei dette il
GHETTO, ove per avanti era un in-
fame poſtribolo, di cui fanno menzione
gli Scrittori citati dal Baldinucci nella
Vita del Buontalenti. Queſto Ghetto è
ſtato ampliato con abitazioni aſſai como-
de. Appreſſo è il
MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo
chiamaſi il Giardino di Firenze, atteſe le
molte delizie, che in abbondanza vi ſi
trovano, e delle quali la Città noſtra al
pari d'ogni altra è copioſa. Quivi ſi ve-
Statua di pietra di man di Donatello, rap-
preſentante la Dovizia; ma eſſendo dive-
nuta aſſai lacera dal tempo vi è ſtata col-
locata altra Statua ſimile, ſcolpita da
Batiſta Foggini; più oltre è una Loggia
deſtinata alla vendita del peſce, fatta quivi
fabbricare dal Granduca Coſimo I., e di-
poi modernamente accreſciuta.
E ſiccome la Città di Firenze, ebbe co-
sì piccol recinto d'abitazioni, che il pri-
mo cerchio, fu ſolamente riſtretto ad al-
quante contrade preſſo a Mercato vecchio,
e creſcendo gli abitatori in gran numero,
nè potendo capire in un luogo cotanto
anguſto, fu coſtretta a dilatar i confini,
anche in quella parte che riman di là d'
Arno verſo Mezzogiorno, alla quale per-
chè foſſe comodo il paſſaggio furono in
varj tempi fabbricati quattro Ponti, i
quali dipoi caduti nella rovinoſa inonda-
zione, che ſeguì l'anno 1333. furono fatti
reſtaurare coll'induſtria, e modello di Tad-
deo Gaddi, e in altri tempi rinnovati,
come diremo a ſuo luogo; così di queſta
parte, che rimane di là d'Arno, ragione-
remo, con quella ſteſſa brevità, colla qua-
le abbiamo finora proceduto. Pertanto in-
viandoſi verſo il
PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345.
come nel Cartello affiſſo alla Loggia di
eſſo a Ponente, nel muro che guarda Mez-
zogiorno ſi legge,
Il Ponte cadde per diluvio d'acque,
Poi dodici anni come al Comun piacque
Rifatto fu con queſto adornamento.
Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una
STATUA di marmo, Greca, aſſai bella,
chiamata Aleſſandro Magno, ſebbene al-
cuni lo credino Ajace. A man ſiniſtra ſi
trova la Via de' Bardi in cui tra gli altri è il
PALAZZO del Marcheſe Tempi nobilmen-
te adornato, ed ampliato dentro con ot-
timo guſto, che è poſto appunto in faccia
alla Chieſa di
quale è una bella Tavola dell'Empoli,
rappreſentante un miracolo di Maria Ver-
gine, ed all'altar maggiore una Nunziata
antica, e di gran bellezza. Avanzando
più oltre il paſſo ſi giunge al
PALAZZO del fu Senator Conte Ferran-
te Capponi, fatto edificare dal famoſo
Niccolò da Uzzano, col diſegno di Lo-
renzo di Bicci, entro del quale ſi vede
il buſto di eſſo Niccolò, opera inſigne di
Donatello, con iſcrizione adeguata a così
Sala un Leone di porfido, che è creduto
opera ſingolare degli antichi Etruſchi; e
dipoi ſi trova l'abitazione de' Canigiani,
e quindi a mano deſtra quella de' Mozzi,
la quale eſſendo ſtata alzata nell'antico
a foggia di Palazzo, o ſia di Torre con
merli, moſtra quella magnificenza, che
fu capace di dar ricetto nel 1273. al Pon-
tefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al
Cardinale Latino Orſini, Legato del Papa,
a fermar la Pace tra i Guelfi, e Ghibel-
lini. Quindi proſeguendo il cammino per
il fondaccio di San Niccolò, che ſi vede
ripieno anch'eſſo di Caſe aſſai comode,
e ſignorili; tralle quali è il
PALAZZO dei Gianni, e poco doppo la
Chieſa Parrocchiale di
to di Oltrarno, nella cui facciata è col-
locata una Cartella di pietra, con inſcri-
zione inciſa, degna di oſſervazione, con-
tenendo la memoria della deplorabile inon-
dazione, che fece l'acqua d'Arno nella
Città nell'anno 1557. nei ſeguenti verſi
latini
procellis,
Hunc tumidis praeceps irruit Arnus aquis,
Oppida, agros, fontes, moenia, Templa,
viros.
Entrando in queſta Chieſa troveremo a
mano deſtra di Aleſſandro Allori, l'Abra-
mo in atto di ſacrificare il Figlio. Nella
ſeconda Cappella, di Batiſta Naldini la
preſentazione al Tempio. Accanto al Pul-
pito, da Iacopo di Meglio dipinta la Ve-
nuta dello Spirito Santo, e dal Poppi co-
lorito lo Spoſalizio di Maria Vergine alla
Cappella de' Banchi. All'Altar maggiore
vedeſi la Tavola dipinta da Gentile da Fa-
briano. Nella contigua Cappella di San
Giovanni Predicante, e dell'Empoli. La
Nunziata che è alla Cappella de' Guardi-
ni è opera di Aleſſandro Fei detto del
Barbiere. Alla Cappella poi de' Nati tro-
vaſi altra Tavola del Poppi nella quale è
effigiato il Figlio della Vedova di Naim
reſuſcitato da Criſto. Ne ſegue all'altar
de' Parenti, il Martirio di
Aleſſandro Allori. Accanto a queſta è la
Cappella de' Paolini ai quali dipinſe l'Em-
poli Iddio Padre con diverſi Santi. E fi-
nalmente alla Cappella oggi dei Marzi-
medici, è del Curradi il San Niccolò che
reſuſcita un Bambino. In queſta Chieſa
talenti. E preſſo ad eſſa è il
PALAZZO dei Serriſtori molto magnifico,
di faccia a queſto vedeſi il Palazzo dei Ba-
roni del Nero, alzato col diſegno di Tom-
maſo del Nero; proſſimo è il
PONTE detto ALLE GRAZIE, per una
Cappella di grandiſſima devozione detta San-
ta Maria delle Grazie, di padronato dei
Signori Alberti, dei quali è il Palazzo op-
poſto, di freſco rifatto, ed ampliato ſom-
mamente. Chiamaſi anche il Ponte a Ru-
baconte, dal nome di Meſſer Rubaconte
da Mandella Poteſtà di Firenze, che diè
mano a farlo edificare. Tornando noi ver-
ſo il Ponte Vecchio, e ſalendo trovere-
mo a man ſiniſtra la Chieſa di
da, fatta fabbricare dalla
dama Criſtina di Lorena, moglie del Gran-
duca Ferdinando I., Principeſſa di gran
prudenza, bontà, e vita eſemplare. Nella
ſeconda Cappella a mano dritta il San
Niccolò da Tolentino è opera di
Batiſta Vanni. All'Altar maggiore, di
nobili marmi arricchito, vedeſi la Tavola
di
trucci, e di Iacopo Vignali il
niſtra. Di quì dato uno ſguardo alla de-
lizioſa veduta della ſottopoſta Città, e
dell'adiacenti Colline, ſi trovano i due
conventi di Religioſe, uno dello Spirito
Santo, l'altro di San Girolamo. Di quì
ſcendendo, ſi trova la Chieſa di
SANTA FELICITA, ſulla di cui Piazza eſi-
ſte una Colonna di granito, ſopra la qua-
le vi è la Statua di San Pietro Martire,
eretta quivi ad onor ſuo dall'antica fami-
glia de' Roſſi, nel Secolo XIII. per aver
eſſo in Firenze, colla ſua predicazione,
ed eſempio fatto gran frutto, ed anco
in ſegno delle vittorie avuteſi da' Catto-
lici contro gli Eretici Manichei, propria-
mente Padri degli Albigenſi. La detta Sta-
tua del Santo Martire poſta in luogo dell'
antica, che vi era, quaſi disfatta dal tem-
po, è di mano di Antonio Montauti. En-
trando nella Chieſa, rifatta modernamen-
te col diſegno di Ferdinando Ruggieri,
troveremo a mano deſtra la Tavola della
Cappella de' Capponi, di mano di lacopo
da Pontormo, che molto vi dipinſe, ed
evvi un Ritratto ſomigliantiſſimo di San
Carlo Borromeo d'eccellente pennello,
collocato in un ornamento di pietre di
ſo Vignola. Dopo di detta Cappella ſi
vede l'antica Tavola di
ſette figliuoli martiri. Ne ſegue la Cap-
pella di
dinando Vellani da Modena. Contiguo a
queſta, è l'Altare del Crocifiſſo ſcultura
ſtimabile d'Andrea da Fieſole. La Cap-
pella maggiore era già fatta col diſegno
del Cigoli, che fu unita con la nuova
fabbrica, è adorna con tre tavole degne
di ſtima, e ſpecialmente quella della na-
ſcita di Criſto, che è opera di Gherardo
Vanhonthourt Fiammingo, la Crocifiſſio-
ne è di Lorenzo Carletti, e la Reſurre-
zione, di Antonio Tempeſti. Le pitture
della volta, e pareti ſono di Michclagno-
lo Cinganelli. Dopo queſta alla prima Cap-
pella della Crociata, è di mano di Pietro
Dandini lo Spoſalizio della Madonna, e
alla ſeconda Carlo Portelli dipinſe la Tri-
nità con alcuni Santi, Tavola, che ſtava
a un piccolo altare dell'antica Chieſa,
poi da Ignazio Hugford notabilmente da
ogni parte ingrandita. Appreſſo ſegue l'
Altare della Comunione, nobilmente ar-
ricchito di marmi, e più dalla ſtimatiſſi-
ma Tavola del Volterrano, ove ha di-
fleſſe Santa Margherita da Cortona, e
Maria Maddalena de' Pazzi, e in un pi-
laſtro vi è di Moſaico un bel ritratto di
Aleſſandro Barbadori, opera di Marcello
Provenzale. Sceſo il Presbiterio ſotto
l'organo ſi trova la Cappella di Santa Ber-
ta de Bardi con una Tavola di Vincenzio
Dandini, che tenne il Gabbiani al na-
turale per il volto della detta Santa men-
tre era allora ſuo Scolare e Giovanetto.
Belliſſima poi è la Tavola di
di Francia che ne ſuccede, opera di Si-
mone Pignoni. Dopo la quale è di mano
di Ignazio Hugford quella dell'Arcangelo
Raffaello in atto di far render la viſta al
buon Vecchio Tobbia per mezzo del ſuo
figliuolo. Vi è poi il Martirio di
ſtiano di Fabbrizio Boſchi. Si trova in
ultimo la Cappella de Canigiani con ta-
vola, e pareti di mano di Bernardino Poc-
cetti. La qual Cappella con l'altra dalla
parte oppoſta reſtano ſotto al Coretto di
alcuni tempi ad aſſiſtere alle Sacre Fun-
zioni per via del corridore che reſta ſopra
la loggia, nella parete della quale a ſi-
niſtra vedeſi collocata la memoria di Ar-
Muſica col di lei ritratto in marmo.
Scultura di Agoſtino Bugiardini. E quella
a mano deſtra del Cardinale de' Roſſi Ni-
pote di Leone X. col di lui ritratto ad
epigrafe ec. dopo aver oſſervate molte an-
tichiſſime Iſcrizioni affiſſe nella parete en-
tro il Cortile del Convento ritrovate ſot-
toterra nel rifacimento della Chieſa, quì
proſeguendo verſo la via Guicciardini
trovaſi il
PALAZZO già de Franceſchi, al preſente
dei Dragomanni, fatto con diſegno di An-
ton Ferri, interamente ornato di Pitture,
quindi il Palazzo de' Guicciardini, che
include l'antica Abitazione, dove nacque
San Filippo Benizj, del che è la memoria
nella facciata, ed in appreſſo ſi giunge al
PALAZZO di
famoſi Edifizj, che ſi veggano in tutta
l'Italia. Queſto maeſtoſo edifizio venne
incominciato col diſegno di Filippo di Ser
Brunelleſco a ſpeſe di Luca Pitti Genti-
luomo Fiorentino, e però è ſtato detto
ſino al dì d'oggi de' Pitti, quantunque
ſino dal tempo del Granduca Coſimo I.,
e di Leonora di Toledo ſua moglie, che
lo comprò diveniſſe abitazione de' Gran-
Di queſto Edifizio adun-
que dovendo noi ragionare, difficilmente
potremo in un breve riſtretto tutte le ſue
parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue,
e le Pitture inſigni, che l'adornano, e
l'altre coſe di pregio, che vi ſi trovano.
Primieramente la facciata di queſto Palaz-
zo lunga braccia 250. in circa, ed alta
a proporzione, è tutta incroſtata di boz-
ze di Pietre forti, d'ordine ruſtico, ma
così ben diviſato, che vi riſplende una mae-
ſtoſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta
la Loggia, ed il Cortile, fatto con diſe-
gno dell'Ammannato, perchè mutato or-
dine della prima Architettura, con tale
avvedutezza però, che non diſconveniſſe
all'opera già cominciata, ſi vede il primo
Appartamento di forma Dorica, il ſecon-
do d'ordine Ioico, ed il terzo di Corin-
tio, tutti e tre adornati di varie Colon-
ne, di belliſſimi Fregi, e di un ricchiſſi-
mo Cornicione. In faccia poi del Corti-
le, vi è una grotta, dentro la quale ſi
trova una Peſchiera di forma ovata, con
vari zampilli d'acque, le quali pare che
ſcaturiſchino dalla terra al cenno di Mosè
ivi rappreſentato in una grande Statua di
porfido. Adornano ancora la Facciata due
tagliate; come altresì due grandi Statue
di marmo; che una rappreſenta Paſqui-
no, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra Ercole,
che ha ſuperato Anteo, amendue di ma-
niera Greca molto ſtimate. Vedeſi una
Fonte ſopra la grotta al pari del primo
piano di queſto Regio Palazzo, ed un gran
Vivaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti
di marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo
una gran tazza, nella quale verſano in co-
pia le acque da varie bande. Sono le Stanze
dell'Appartamento Granducale, e molte al-
tre, tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran
parte ſono dipinte di mano dei più rari,
ed eccellenti Maeſtri, fra i quali principal-
mente s'annovera Pietro da Cortona, Ci-
ro Ferri, Giovanni da
terrano, Bernardino Poccetti, Giordano,
il Gabbiani, ed altri. Bene è vero però
che ſe io voleſſi ad una ad una deſcrive-
re tutte le ſtanze, e l'infinite coſe di
pregio, che vi ſi trovano e ſpecialmente
per i vaghi e moltiſſimi adornamenti, e
aggiunte ſtatevi fatte, e che attualmente
ſi fanno dal Regnante noſtro Real Sovra-
no, non un breve racconto, ma un in-
tiero volume ſi richiederebbe. Baſterà ſo-
dobbi, le più ſtimabili Pitture, che in
qualunque gran Regia ſi poſſono deſide-
rare, quì fi trovano in grandiſſima copia,
come potrà meglio ocularmente conoſcerſi
dalla ſcelta, e copioſa quantità di quadri
dei più ſingolari, e più rinomati Autori.
Dal Palazzo faremo paſſaggio al contiguo
GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e
delizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra
Città, avvegnachè la magnificenza coll'
amenità, e l'abbondanza coll'induſtria,
nobilmente in queſto luogo gareggiano.
La ſua circonferenza fino alle mura della
Città per lungo tratto ſi ſtende, nella qua-
le il colle, e il piano, il domeſtico, e il
ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è
diviſato, come ſi vede, in boſchetti, in
prati, in lunghi viali, e fontane. Lo a-
dornano moltiſſime Statue, ed è ripieno
di alberi, di fiori d'ogni ſorte, e d'in-
finite piante d'agrumi, eſſendo ſtato ab-
bellito, e che di continuo d'ordine del
noſtro Sovrano va rendendoſi ſempre più
dilettevole con nuove fabbriche, viali, e
ſtatue, con molte altre delizie che all'
amenità del luogo richiedonſi. Vedeſi dun-
que in faccia alla gran porta che mette
quattro angoli nella quale, col diſegno,
ed invenzione del Buontalenti furono col-
locate quattro Statue di marmo di mano
di Michelagnolo Buonarroti; ma però
ſolamente abbozzate, le quali doveano ſer-
vire per ſepolcro di Papa Giulio II. e
che dal Nipote di Michelagnolo furono
donate al Granduca Franceſco. Vi ſono
inoltre alcune Statue d'altri famoſi Mae-
ſtri, che rendon più vaga la Grotta, che
adornata di ſpugne lavorate in varie for-
me, nella rozzezza di quei materiali di-
moſtra una bellezza non ordinaria. Ha la
volta tutta dipinta di mano di Bernardino
Poccetti. con sì leggiadre, e bizzarre in-
venzioni, che in un medeſimo tempo re-
ca terrore e diletto avvegnachè quell'in-
gegnoſo Pittore, aiutato in parte da una
naturale apertura, che reſta nella volta,
finſe, che la medeſima volta ſembraſſe di
rovinare, e che da quelle feſſure uſciſſero
varj animali, i quali non dipinti, ma veri,
e naturali raſſembrano. Quindi ſi ſale ad
un Teatro, che riſponde di faccia al Pa-
lazzo circondato da mura in forma di mez-
zo ovato, nel quale per i paſſati tempi,
feſte magnifiche ſono ſtate rappreſentate.
In
In faccia a queſto per un ampio ſtradone
ſi ſale ad un altro belliſſimo Teatro avente
un gran Vivaio, nel mezzo tutto rimoder-
nato, ed abbellito al quale ſopra varj moſtri
marini di marmo fatti da Stoldo Lorenzi,
vedeſi un Nettuno di Bronzo opera mol-
to lodata dagli intendenti, dopo di queſto
per lunghi viali tutti coperti di piante,
e per un largo e ſpazioſo ſtradone or-
nato di belle Statue, ſi giunge ad una
Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè
più dilettevol coſa ſi può vedere. Sopra
una Tazza di Granito larga dodici brac-
cia per ogni verſo cavata da un ſolo pez-
zo, ſi vede una Statua di marmo Gigan-
teſca figurata per l'Oceano, a piè della
quale tre altre Statue a ſedere, ſignifi-
canti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufra-
te, che verſano gran copia d'acqua nella
Tazza; da cui per ſotterranei condotti
paſſa ad altre fonti, ed in vari ſcherzi
per il Giardino ſi ſparge. Or queſta bel-
liſſima opera fu dal celebre Giovanni Bo-
logna condotta con tale eccellenza, che
reſta in dubbio chi la vede ſe più debba
lodarſi, o la rara invenzione, ò la mae-
ſtria del lavoro, tanto l'una, che l'altra
in perfetto grado s'ammirano. Del reſto
tutte le Statue, che ſono ſenza numero
ſparſe per il Giardino, molte delle qua-
li furono lavorate da maeſtri eccellen-
ti, e l'altre coſe più ragguardevoli, che
lo adornano, potrà leggere le notizie di
queſto, raccolte da Gaetano Cambiagi in
un libretto ſtampato a parte. Ma dopo ave-
re ammirato il Regio Palazzo, e Giardi-
no di
Uſcendo poi dalla Porta detta di ANNA-
LENA, trovaſi ſotto tal nome il
NOBILE MONASTERO di Religìoſe dell'
che fu reſtaurata col diſegno di Antonio
Ferri, vedeſi la ſoffitta arricchita di uno
sfondo di mano di Anton Domenico Gab-
biani, adorno d'Architettura da Romual-
do Botti, ed il piccolo sfondo, ſotto il
coro delle Monache, d'Antonio Puglie-
ſchi, e la tribuna della Cappella Maggiore
di Pietro Dandini. Sono di pregio le Ta-
vole degli Altari. Di quì uſcendo ſi tro-
va la Chieſa Parrocchiale di
Gattolino detta volgarmente Serumido e
ivi accanto la Compagnia è ſtata nel 1776.
tutta dipinta a freſco per l'architettura di
Domenico Stagi, e le figure di Pietro della
e
Vigilanza, e le ſette Virtù. Proſeguendo
verſo la Porta Romana, e in viſta della
medeſima trovaſi proſſimo alla Porta ſud-
detta l'antico Oratorio di
di
CALZA, Chieſa antichiſſima ſtata abita-
ta prima da Religioſe Geroſolimitane, ed
in ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſop-
preſſi, è ridotta prebenda abbaziale. In
queſta Chieſa oltre la bella tavola del
Ghirlandajo, ſono un Criſto in Croce, ed
una Pietà, opere eccellenti di Pietro Pe-
rugino, ſiccome un Orazione all'Orto dello
ſteſſo, che dalla Chieſa è ſtata trasferita
nel Coro dove è l'
Pacini, e una Vergine addolorata d'Igna-
zio Hugford, del quale ancora è la ta-
volina di Gesù buon Paſtore, che ſta all'
Altare di una Cappella de' Preti che fan-
no gli Eſercizj Spirituali. Eſſendo l'anti-
co convento di preſente Caſa di Eſercizj
dei
dì Gesù Salvatore, è ſtato da eſſi con la
detta Chieſa rimodernato, e queſto rifatto
quaſi dai fondamenti. Vedeſi nel Refet-
torio dipinto dal Gherardini, Zocchi, Gric-
di mano del Francabigio, molto ſtimato
dagli Intendenti. E prima di tornare in
dietro per la ſtrada di Boffi, è da oſſer-
varſi in faccia alla Porta una ſingolariſ-
ſima opera di Giovanni da
ove ha in una Femmina veſtita di regio
ammanto effigiata Firenze, con attorno
altre femmine che ſimboleggiano le Città
provinciali in atto di render tributo alla
loro Regina; e proſeguendo il detto viag-
gio trovaſi
SANTA CHIARA, dove ſono fra l'altre
due Tavole di molta ſtima. Il Criſto mor-
to è di Pietro Perugino; e di Lorenzo di
Credi la Natività del Signore. Dirimpet-
to alla detta Chieſa è quella delle Con-
vertite, dov'è di mano del Poccetti la
Natività del Signore, e la depoſizione della
Croce ſiccome il San Michel Arcange-
lo nella Sagreſtia; il Crocifiſſo all'Altar
maggiore è lavoro di Baldaſſar Vermoſ-
ſer Fiammingo; in uſcir della Chieſa la-
ſceremo a man ſiniſtra per brevità la Chie-
ſa delle Religioſe della Nunziata, e Con-
ſervatorio già delle Mendicanti. E ſegui-
tando il viaggio troveremo i
PA-
PADRi BERNABİTİ, che vi tengono pub-
bliche Scuole. La loro Chieſa è tutta va-
gamente dipinta d'architettura dallo Sta-
gi, lo sfondo della ſoffitta da Sigiſmondo
Betti, e da Giuſeppe Zocchi la tribuna
della Cappella maggiore, al di cui altare
la Tavola rappreſentanre
di queſta Chieſa viene da Andrea Como-
di. Quella a mano deſtra, entrando, ove
è effigiato
opera d'lgnazio Hugfort, di cui pure ſo-
no li due medaglioni rappreſentanti il
martirio, e la morte di detto Santo, co-
me ancor l'Angelo Cuſtode in un picco-
lo ovato ſul grado dell'Altare: in faccia
a queſto Pietro Marcheſini ha dipinto il
Beato Aleſſandro Sauli, e i due medaglio-
ni ſono del predetto Giuſeppe Zocchi.
Di quì paſſando direttamente il detto can-
to, ſi trova la Chieſa delle nobili
RELIGIOSE di
evvi una belliſſima tavola d'Aleſſandro
Gherardini rappreſentante Maria Santiſ-
ſima che porge il Bambino Gesù alla detta
Santa. Lo sfondo della volta è di mano
dell'Ughelli. Di quì proſeguendo ſi trova
la Chieſa dei Padri Carmelitani detta il
O CAR-
CARMINE, queſto vaſtiſſimo Tempio il
più ricco d'eccellenti Pitture, che foſſe in
queſta noſtra Città, sì a freſco ſulle pa-
reti, che a olio nelle tavole di ognuna
delle Cappelle, e fu con doloroſa perdita
diſtrutto dal fuoco nella notte del dì 28.
Gennaio 1771. Chi poi voleſſe la deſcri-
zione delle Tavole, che rendevano sì a-
dorna queſta Chieſa, la troverà nel Bor-
ghini, nel Brocchi, nel Padre; Richa, e
nella prima edizione di queſto noſtro An-
tiquario. Un piccol numero di dette Ta-
vole reſtaron ſalve dal fuoco poichè tro-
vavanſi ripoſte nella Sagreſtia, e non co-
me tutte l'altre, che ſtavano ammaſſate
in alcune Cappelle della Crociata. Quì
ſoltanto potremo aggiungere la deſcrizio-
ne di quel che in tale incendio reſtò go-
dibile. E in primo luogo della nobile e
magnifica Cappella della Caſa Corſini, ove
era attualmenre il Corpo incorrotto di
Andrea già Priore di quel Convento, poi
Veſcovo di Fieſole, e Antenato di sì il-
luſtre Proſapia, quale reſtò illeſo dall'
Incendio, tanto che la mattina durante
il fuoco pure ebbero campo i Religioſi di
traslatarlo nel loro Convento. La qual
Cappella, non oſtante le altiſſime ſiamme,
tre a due delle migliori tavole di Chieſa
che vi eran ripoſte, non reſtò tanto dan-
neggiata da non poterſi rimettere nella
ſua primiera bellezza, come di preſente
a ſpeſe della detta Famiglia Corſini è
ſtata riaccomodata, ed abbellita. Que-
ſta fu condotta con diſegno di Pier Fran-
ceſco Silvani, tutta incroſtata di mar-
mi bianchi di Carrara, e di miſti di Se-
ravezza, con Pilaſtri, Fregi, e Cornicio-
ne d'Architettura compoſita. In faccia,
e quaſi ſopra all'Altare, il quale rimane
alquanto iſolato, è una Tavola di marmo
bianco, lavorata con grande eccellenza,
di alto rilievo da
ove è figurato il Santo fra le nuvole, in
atto d'eſſer rapito al Cielo da varj An-
gioletti. Sopra a queſta ſi vede Iddio Pa-
dre, parimente ſcolpito in marmo da Car-
lo Marcellini Scultore ingegnoſo, ed in
mezzo all'Urna ove ſtà ripoſto il Sacro
Corpo, un Baſſorilievo d'argento d'ec-
cellente lavoro. Anche nelle due bande
laterali ſono due Tavole di mano dello
ſteſſo Foggini, in una è figurato il Santo
diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſerci-
to Fiorentino, quando nella battaglia d'
cito di Filippo Viſconti Duca di Milano,
condotto da Niccolò Piccino ſuo Gene-
rale: e nell'altra ſi rappreſenta quando
nel celebrare la prima Meſſa gli compar-
ve la Santiſſima Vergine con grandiſſimo
ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il San-
to quelle parole:
elegi te, & in te gloriabor. La Cupola è
tutta dipinta da Luca Giordano. Non paſ-
ſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che
quivi ſi trovano degli Uomini Illuſtri di
queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due
Principati, il Primo Piero Corſini Veſco-
vo di Volterra, e poi di Firenze, e l'altro
Neri Corſini Veſcovo d'Arezzo, Zio del
Sommo Pontefice Clemente XII. Eſcendo
da queſta Cappella a mano deſtra trovaſi
quella della Comunione, dove Gherardo
Starnina antico, ed eccellente Pittore ha
eſpreſſi varj fatti della Vita di
lamo ſufficientemente conſervata: ſi go-
dono ancora quelle di Maſolino da Pani-
cale nella Cappella Brancacci, e di Ma-
ſaccio ſuo Diſcepolo, che vinſe di gran
lunga il Maeſtro, e fu il primo che a-
priſſe la ſtrada alla buona maniera, e alla
perfezione dell'arte da cui l'hanno ap-
ſtudiarono dall'opera di Lui nella detta
Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra
Bartolommeo di
Andrea del Sarto, Raffaello d'Urbino,
e tanti altri, come leggeſi nel Vaſari
La preſente nuova Chieſa è ſtata eſeguita
col diſegno del fu Giuſeppe Ruggieri tut-
ta in volta reale, la quale è ſtata di-
pinta dai bravi pennelli del Signor Giu-
ſeppe Romei per le Figure, e del
Domenico Stagi per la vaga Architettura,
come pure la gran Tela dell'organo rap-
preſentante la Beatiſſima Vergine del Car-
mine in atto di dare il ſacro abito a San
Simone Stock alto braccia 14. è di mano
di detto Romei. Il diſegno dell'incaſ-
ſatura del nuovo Organo è del vivente
Giulio Mannaioni Architetto eſeguito coll'
intaglio di Pietro Pertici. L'Organo poi
è qualche coſa di ſorprendente, e dei mi-
gliori di queſta Città lavorato dal nobi-
le ed abiliſſimo Alamanno Contucci di
Monte Pulciano. Alla bellezza, e gran-
dezza di queſta Chieſa corriſponde il Con-
vento capaciſſimo di gran numero di Re-
ligioſi, che di continuo vi dimorano. Ha
due Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de'
velli la vita del gran Profeta Elia, e di
vari Santi Carmelitani; e nel ſecondo v'
è una lunetta belliſſima del Poccetti, che
rappreſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal
Cielo per avvampare il Sacrifizio offerto
da Elia al vero Dio. Uſcendo da queſto
Chioſtro, in fondo alla ſtrada che ſi vede
a mano ſiniſtra, ſi trova il Monaſtero delle
Religioſe di
di cui Chieſa aſſai moderna ſi vede all'
Altar maggiore la tavola del detto Santo
dipinta da Ignazio Hugfort, e le due la-
terali che ſono di Giuſeppe Grifoni. Alla
Chieſa del Carmine è vicina quella di
SAN FREDIANO antica, e Collegiata di
Canonici, nella qual ſi trova alcune Ta-
vole di mano di ragguardevoli Maeſtri.
Segue del Ghirlandajo una Pietà con San
Girolamo e San Frediano, con un bel fre-
gio di Cherubini di Luca della Robbia.
Belliſſima è poi dall'altra parte la Tavo-
la di Lorenzo Lippi, dove con ottimo gu-
ſto ha dipinto il martirio di
Ne ſegue l'altra del Crocifiſſo, opera di
Lorenzo di Credi, ove vi ſono eſpreſſi al-
tri Santi, e San Lorenzo ſulla graticola.
Poco diſtante è la Chieſa di Ceſtello dei
Mo-
MONACI CISTERCENSI, fabbricata col di-
ſegno del Colonnello Cerruti di Roma.
Tutte le Cappelle ſono decorate di ſtucchi
dal Marcellini. Ed entrando dalla Porta
principale, cominciando dalla prima a ma-
no deſtra a
opera di Giovanni Sagreſtani. La ſeconda del
Crocifiſſo è tutta di mano d'
la terza ove è nella Tavola eſpreſſa la Na-
tività di Maria, con tutto il rimanente,
è vago e ben inteſo lavoro d'Aleſſandro
Gherardini. Il quadro in teſta alla crocia-
ta col martirio di San Pietro viene da
Guido Reni. L'altro in faccia di
nardo d'avanti a Maria Santiſſima è di
mano di Fabbrizio Boſchì. La Tavola poi
che è ſituata nel Coro è del
di. La Cupola è del Gabbiani, e i pe-
ducci furono più anni dopo dipinti da Mat-
teo Bonechi. Reſtano le altre tre Cappel-
le tornando verſo la porta, e principian-
do da quella della Comunione, quale è di
lebrante all'Altare per la liberazione dell'
Anime del Purgatorio con tutto il re-
ſtante che fu eſeguita da Pietro Dandini.
Vaghiſſima poi è la ſeguente, tutta opera
d'Antonio Franchi, ove ha eſpreſſo il Bat-
Cappella è dipinta da Giovanni Ciabilli,
nella quale rappreſentò all'Altare il mar-
tirio di Nel primo Chioſtro
di queſto Monaſtero vi è eretta la Statua
di
di Antonio Montauti, e di Giuſeppe Pia-
montini, è quella di San Bernardo nel
ſecondo Chioſtro di queſto Convento abi-
tavano già le Monache degli Angioli, che
in oggi ſono nel Monaſtero di Pinti, ed
in queſto preſe l'Abito, viſſe e morì San-
ta Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cel-
la tuttavia conſervata ſi tiene in gran
venerazione. Sulla Piazza di queſta Chie-
ſa fu dal Granduca Coſimo III. fatto fab-
bricare col diſegno di Giovambatiſta Fog-
gini un
GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma-
gnifico, e comodo per un tal uſo. Di
queſto luogo faremo paſſaggio al Palazzo
dei Capponi dove è anche oſservabile,
un Muſeo copioſo di coſe naturali. Quin-
di al
PONTE ALLA CARRAIA ſtato fabbricato nel
1218., e camminando verſo il Fondaccio
di
il Palazzo del Conte Pecori di vaga ſtrut-
Marcheſi Rinuccini, la di cui facciata è
è diſegno di Lodovico Cardi Cigoli, in eſſo
una ricea Quadreria, nella quale ne eſi-
ſtono di Andrea del Sarto, di Guido Re-
ni, uno di Raffaello citato dal Vaſari, e
molti altri celebri Profeſſori. Vi è una
ſcelta Libreria di ottimi libri rari, e molti
manoſcritti, con lo sfondo dipinto da
Giuſeppe Zocchi, nel di cui veſtibolo oſ-
ſervanſi alcune antiche Inſcrizioni, Cippi,
Urne, e Buſti: Evvi una raccolta di Me-
daglie d'Oro, Argento, e Bronzo; gli
anneſſi e altri ornati di queſto Palazzo ſo-
no di egual merito, e grandezza. Poſſie-
dono queſti Signori tralle molte rarità due
belliſſimi zaffiri che uno di 53. Carati, e
l'altro di 48., e altre molte ricche ſup-
pellettili. E ritornando per via de' Ser-
ragli, trovaſi il Palazzo del Marcheſe Fe-
roni, e quello dell'Antinori, e in poca
diſtanza trovaſi la Piazza, e Chieſa di
SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno
di Filippo di Ser Brunelleſco, l'Architet-
tura di queſto gran Tempio d'ordine Co-
rintio, con ſomma perfezione condotta.
La ſua lunghezza a cento ſeſſanta braccia
ſi ſtende, e la larghezza a cinquantaquat-
Vien diviſo in tre Navate, ripartite
da belliſſime Colonne di pietra bigia tut-
te d'un pezzo, ſopra le quali l'Archi-
trave, il Fregio, e il Cornicione da per-
tutto nobilmente ricorrono. Con buona
ordinanza diſpoſte 38. Cappelle ſi veggo-
no, e adornate di belliſſime Tavole. A
man deſtra vi è una antica Tavola, che
credeſi di un bravo allievo del Francabi-
gio; dopo a queſta evvi un ammirabile
copia in marmo del Gesù morto in grem-
bio alla Madre, di Michelagnolo, che ſtà
in San Pietro di Roma, e che fece Nan-
ni di Baccio Bigio ſuo Diſcepolo, in mo-
do, che tanto è il veder queſta che l'ori-
ginale. Ne viene l'Altare di
la di cui figura in legno che ſta coperta,
ſi dice del Sanſovino, e ne' lati della Cap-
pella vi ſon due Angioli di mano del Fran-
cabigio. Appreſſo ne viene la tavola dello
Stradano, ove ha dipinto Criſto, che
ſcaccia i profanatori dal Tempio. La ta-
vola di
Aleſſandro Gherardini. Quindi trovaſi di
Domenico Paſſignano la lapidazione di
Stefano. Nell'ultima Cappella di queſta
navata vedeſi egregiamente ſcolpito in
marmo l'Arcangelo Raffaello, e Tobbia
lavoro del celebre Giovanni Baratta. Vol-
tando nella traverſa a man deſtra, le due
Tavole, che ſi trovano, ſono di Fra Fi-
lippo Lippi. Quindi paſſando il ricco Al-
tare della Madonna della Cintola, e quello
appreſſo, ove ſi conſerva il Crocifiſſo de'
Bianchi, trovaſi in altra Tavola di Fra
Filippo, dipintavi la Vergine col Bambino,
e Ne ſeguita l'apparizione
della Vergine a
lavorata da Pietro Perugino, ma trasferito
l'originale in Caſa Capponi da
vi ſi vede una perfettiſſima copia, che
ingannerebbe chiunque, fatta per mano
di Felice Ripoſo, da cui pur ſon fatti dai
lati
va. Inoltre vengono due Cappelle, che
in una dipinſe il Sagreſtani lo Spoſalizio
della Madonna, e l'altra Gaetano Gab-
biani il San Niccolò, che reſuſcita i tre
fanciulli ucciſi da un oſte. Voltando poi
dietro al Coro vi ſono altre otto Cappelle,
nella prima è di Aurelio Lomi Piſano la
Viſita de' Magi con belle ſtoriette nel
grado dell'Altare: E appreſſo vi è la Ver-
gine con alcuni Santi, di mano di Giotto;
contigua a queſta viene una Tavola di
vola de' Martiri fatta con grande ſtudio
da Aleſſandro Allori, di cui pure al ſe-
guente Altare è ammirabile quella dell'
Adultera preſentata a Criſto. Vien poi
di mano del Vignali la Beata Chiara da
Montefalco nell'atto di ricever la Comu-
nione per mano di Noſtro Signore; ne
ſeguono altre due Cappelle, con piccole
Tavole antiche; e voltando all'altra Tri-
buna, e paſſate le altre tre ſuſſeguenti
Cappelle, è da oſſervarſi all'Altar del Sa-
cramento l'architettura; le piccole Statue,
i Baſſirilievi; tutto lavorato in marmo dal
celebre Andrea Contucci da Monte San
Savino; quindi dopo altre tre Cappelle
trovaſi di mano di Benedetto del Gril-
landajo il portar della Croce. E rientran-
do nella Navata, alla prima Cappella or-
nata di prezioſi marmi, vedeſi la bella Ta-
vola di Agnolo Bronzino, ove ha figurata
l'apparizione di Criſto alla Maddalena;
e più oltre nella ſeconda trovaſi di mano
del Roſſo, la Vergine, il San Baſtiano,
ed altri Santi, l'originale di cui traſferi-
to nel Palazzo Reale, fu quì poſta la bella
copia, che ſi vede di mano del Petrucci.
E paſſato l'Organo, di Ridolfo del Gril-
Vergine, e varj Santi; dopo la quale da
Rutilio Manetti ſi trova effigiato
maſo da Villanuova, che diſpenſa limoſi-
ne ai Poveri: ne ſegue la tavola del Bea-
to Giovanni da
ſini. Nella penultima Cappella è un eſat-
tiſſima copia di Taddeo Landini del Criſto
abbracciato alla Croce, il di cui origina-
le, di mano di Michelagnolo Buonarroti
ſta in Roma nella Chieſa della Minerva;
all'ultimo altare vi è la Reſurrezione di
Criſto, che credeſi della ſcuola del Fran-
cabigio. Che diremo poi della Cappella
maggiore, quanto bella per l'Architettura
altrettanto per la materia magnifica, e
ricca? Reſta ella in mezzo della Tribuna,
da ogni parte iſolata, ed ha la forma d'
un piccolo Tempio, ergendoſi ſopra varie
belliſſime Colonne una Cupoletta, ſotto
la quale è ſituato l'Altare lavorato di
pietre dure, e prezioſe, commeſſe con
ſingolare artifizio, come altresì il ciborio
dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Altare
il Coro di figura ottagona, tutto di mar-
mi carrareſi e ornato di varie Statue di mar-
mo ſcolpite da Giovanni Caccini, che diè
il modello di tutta queſt'opera, nella quale
fondatrice, grandiſſime ſomme furono
impiegate. Dalla parte ſiniſtra rimane la
Sagreſtia con un bel ricetto avanti, fab-
bricata col diſegno del Cronaca, in cui
tra gli altri ornamenti vedremo una bel-
la Tavola di Fra Filippo Lippi, dove di-
pinſe la Vergine col Figliuolo in collo,
e con Angioli, e Santi d'attorno. Un'
altra ſe ne trova di mano di Aleſſandro
Allori, con altre Pitture a freſco di Ber-
nardino Poccetti. Ammiraſi il Campanile
della Chieſa, condotto col modello di
Baccio d'Agnolo: Siccome i Chioſtri, ed
il Convento, nel quale ſi trovano alcune
Pitture di pregio. Ritornando per la piaz-
za cammineremo verſo la Chieſa di
SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri-
ma la Colonna di marmo miſto di Sera-
vezza, eretta in queſto luogo dal Gran-
duca Coſimo I., per ricordanza della Vit-
toria ottenuta nella battaglia di Marciano.
In queſta Chieſa a man deſtra verſo l'Al-
tar maggiore è da oſſervarſi la Tavola di
fermi, opera di Ottavio Vannini. Come
pure all'Altar maggiore la Pittura di ma-
no del Beato
Quindi
Quindi laſciate le due Cappelle laterali,
potrà fermarſi ad ammirar la rariſſima pit-
tura a freſco di Giovanni da
fatta a Giulio Parigi celebre Architetto.
In queſta è dipinto
di ſoccorrere
moribondo per il freddo, e per la fame;
con premergli in bocca un grappolo d'
uva, miracoloſamente trovato ſopra la
neve. Seguitando verſo la porta, dopo
tre Altari è degna di ſtima la Tavola di
Salvator Roſa, nella quale ha figurato in
tempo notturno Criſto ſull'onde del ma-
re, che porge la mano a
vigante. In ultimo trovaſi il Martirio di
proprio Altare da Iacopo Chiaviſtelli, ce-
lebre ancora nell'Architettura, e che è quì
ſcolpito. Contiguo a queſta Cappella è
di mano del Ticciati il Depoſito del celebre
Pittore Antonio Domenico Gabbiani, ſic-
come dalla parte oppoſta ſi vede ancora
quello di Giuſeppe Piamontini Scultore di
gran merito. E ſepolto in queſta Chieſa
Giovanni da
ſi legge vicina alla di lui opera; come
Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro
Pittori eccellenti. Proſeguendo il cam-
Chieſa di
Padri della Miſſione, ſebbene antica è di
buona Architettura, ed è ſtata rimodernata
di ſtucchi, e di Tavole. La prima delle
quali a man deſtra è di Sebaſtiano Galeot-
ti, ove è
rappreſentante il
di Agnolo Bronzino, donata non ha mol-
to da Aleſſandro Bonaccorſi, la terza di
San Vincenzio de Paoli è opera di An-
tonio Puglieſchi; la quarta della Trinità
è del medeſimo Conti, e in ultimo di
faccia alla Navata, è di mano del Gran-
di l'Aſſunzione di Maria. Nella Tavola
dell'Altar maggiore, Pier Dandini ha fi-
gurato Criſto, che elegge
Apoſtolato: la Tribuna con due Tondi
laterali ſono lavoro di Matteo Bonechi.
Vi è poi l'altra Cappella in faccia all'al-
tra Navata, nella quale il Ciocchi ha
eſpreſſo la tentazione di Quin-
di ſi trova la Sagreſtia adorna di Tavole
antiche: dopo la quale ne viene la Cap-
pella di
d'Agoſtino Veracini. Dopo di queſta
è degna di ſtima quella di
ſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne ſe-
ziata la cui Tavola è lavoro di Ignazio
Hugford. In ultimo trovaſi il Martirio di
Proſſimo trovaſi il
PONTE di SANTA TRINiTA, fatto fabbri-
care dal Granduca Coſimo I., col diſegno
di Bartolommeo Ammannati, ſcultore, ed
Architetto Fiorentino, dopo l'inondazio-
ne, che ſeguì l'Anno 1557. con danno
univerſale della Città, e con rovina tota-
le di queſto Ponte. E' adorno di quattro
Figure di marmo, che rappreſentano le
quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno,
nella perſona di un vecchio ignudo, e tre-
mante, è opera di Taddeo Landini. L'
Autunno, e la Eſtate ſono di mano di
Giovanni Caccini, e quella della prima-
vera fu lavorata dal Francavilla Fiammin-
go. Delizioſo è il paſſeggio di queſta por-
zione di Fiume, tanto dalla deſtra che
dalla ſiniſtra riva, in fine della quale, e
preſſo al già diviſato Ponte alla Carraia,
oltre le altre belle fabbriche vedeſi il Pa-
lazzo dei
MEDICI, rifatto ed accreſciuto.
Luſingandomi di aver con la pro-
meſſa brevità ſoddiſfatto a quauto ſi
go fine perciò che riguarda l'interno
dclla Città.
VIDI FUOR DI FIRENZE UN ALTRA ROMA
Cominciando dalla PORTA ROMANA, det-
ta volgarmentc a San Pier Gattolini, vol-
tando a mano ſiniſtra, alla fine d'uno ſtra-
done coperto di Olmi ſi trova la Chieſa
della
MADONNA DELLA PACE, di buona Ar-
chitettura; già antico Oratorio delle Mo-
nache di Santa Felicita, le quali, a con-
templazione della Granducheſſa Criſtina,
lo cederono a' Monaci di
Nazione Franceſe Riformati, detti Fulia-
cenſi, da Lei introdotti in queſto Stato,
fabbricando loro il comodo Convento,
che vi è, facendovi Loggiati attorno alla
Chieſa, con eſſervi mantenuti i Religioſi
di tutto il biſognevole dalla Caſa Reale.
La Cupoletta dell'Altar maggiore è di-
pinta da Livio Mehus Fiammingo, e il
quadro della Soffitta, ove è la Madonna
con Angioli, e San Bernardo in atto di
adorazione, con altre figure, fra le quali
una rappreſentante la Pace è di mano di
Luca Giordano, che unitamente alla Cu-
bruciò tutto il Coro. Tcrnando alla Por-
ta della Città, ſi vede quaſi incontro la
VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo dì
un lungo viale vi erano due Vivaj diviſi
da un Ponte, qnali furono rinterrati, e
ridotti a prato e ſopra due piediſtalli vi
ſtanno erette l'Aquile Imperiali, e nel
corpo delle medeſime l'Arme della Caſa
Reale de Medici con quella della Gran-
ducheſſa Maria Maddalena, e in altre due
baſi, in quella a mano deſtra un Leone,
il quale che con una zampa tiene un globo,
e rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella
ſiniſtra la Lupa, che allatta, figura lo Sta-
to Seneſe, ſcolpite da Simone Cioli. In
diſtanza vi erano due altri Vivai che fu-
rono non ha molto ancor eſſi rinterrati.
Quivi ſi vedono ſopra quattro piediſtalli
le Statue di Omero, di Virgilio, di Dan-
te, e del Petrarca. Qneſto Ornato dà in-
greſſo al Viale ſopraddetto, che dolce-
mente ſalendo per poco men di un mi-
glio, ombrato da Lecci, e Cipreſſi poſti
in bella ordinaoza, conduce ad un gran-
diſſimo Prato di figura ſemitonda, chiuſo
da balauſtrate di Pietra con Statue ove
nell'apertura di mezzo ne ſono due di mar-
Globo ſugli omeri, e l'altra un Giove
con fulmine alla mano degne di ſtima. In
teſta a detto Prato ſi erge l'Imperial Villa
di delizie delle Granducheſſe di Toſcana,
ampliata, o ornata dalla predetta Arci-
ducheſſa Maria Maddalena, poi dalla Gran-
ducheſſa Vittoria accreſciuta da Mezzo-
giorno di Appartamenti; e preſentemente
da
gnificamente ampliata dalla parte del Giar-
dino, e del Prato ſtato formato due ſu-
perbi Appartamenti che il primo al piano
del Giardino tutto pitturato dai più cele-
bri pittori del noſtro tempo rappreſentan-
doviſi la Storia degl'Imperatori Romani
dalla fondazione di Roma, e l'altro ſu-
periore è ſtato ornato di vaghiſſimi ſtuc-
chi, lavorati con la maggior ſottigliezza
dell'Arte. Queſta Villa ha due Saloni,
ed è ripiena d'ogni ſorte di ricca ſupel-
lettile, di Quadri, e di altre galanterie
di porcellane, buccheri, e Idoletti, e ſi-
miglianti rarità antiche, che in diverſi
Gabinetti, e Mezzanini con ben'inteſo
ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono anneſ-
ſi due Giardini con belli ſpartimenti di
fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno
vi ſono molte antiche, e moderne Statue
tra le quali un Adone ferito di Michela-
gnolo di ſtraordinaria bellezza. Sopra il
detto Palazzo in un Colle più rilevato in
poca diſtanza ſi vede un antico Monaſtero
di Religioſe dell'Ordine di San Franceſco,
detto di
torio produce ottimi, e delicati vini,
detti Verdee, e vi ſono delizioſe Ville.
Tornando per la Strada Romana ſi vedrà
in primo luogo a man ſiniſtra altro Con-
vento di nobili Religioſe dell'Ordine di
Sant'Agoſtino, detto volgarmente di
SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato
San Caio, fondato dalla Famiglia de' Cor-
ſini, ove ſi conſervano più inſigni Reli-
quie, e la Tavola dell'Altar maggiore è
di mano di Lodovico Cigoli; ed in vi-
cinanza l'altro detto del Portico di Re-
ligioſe dell'Ordine Agoſtiniano. In una
diſcreta lontananza trovaſi voltanto ver-
ſo la parte di mezzogiorno la
CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orca-
gna o come vuole il Vaſari, di alcuno
de' ſuoi diſcepoli. Nella Chieſa vedeſi
oltre più eccellenti pitture un nobile pa-
Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in un
altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà
introduzione a molte Celle, e colle ſue
attenenze, ſecondo l'iſtituto di queſti
Eremiti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a
freſco da Iacopo da Pontormo vi è un
quadro a olio con Criſto a tavola, con
Gleofas, e Luca, grandi al naturale, eſ-
ſendovi fra quei che ſervono, ſtati ritrat-
ti alcuni Converſi; e ſopra la porta, che
va nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà
con due Angioli, e dalla parte didentro
Nella
ſtanza del Capitolo vi è il Crocifiſſo col-
la Madonna, e la Maddalena appiè della
Croce, e Angioli in aria, di Mariotto
Albertinelli pittore ne' ſuoi tempi di cre-
dito, come ancora molto vi dipinſe Ber-
nardino Poccetti, e Rutilio Manetti Se-
neſe. Vi ſi conſervano ſopra centoventi
Reliquie. Ve ne ſono molte inſigni, una
gran parte delle quali furono donate dal
celebre Niccola Acciaioli Gran Siniſcalco
de' Regni di Sicilia, e Geruſalemme. Fu
queſto Niccola il Fondatore della Certoſa
intorno all'Anno 1364. ed accrebbe quella
di Napoli; in una ſtanza ſotterranea ſo-
quale lontana di quivi nove miglia in
Valdipeſa poſſiede, una gran Tenuta; e
un magnifico Palazzo detto Monte Gu-
foni con un bel Giardino con Fontane,
e ſcherzi d'acque.
Rendono delizioſa queſta parte le varie
Ville, e ſpecialmente quella dei Dini,
del Michelozzi (detta Belloſguardo per-
chè di quì godeſi tutta la Città, e dove
il Guicciardini ſcriſſe la ſua celebre Iſto-
ria d'Italia (I)), de' Borgherini, degli
Strozzi, e de' Franceſchi. In Vicinanza
avvi un Convento detto
SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abita-
no Frati del ſuo Ordine, Chieſa di gran
devozione, e bene adorna di nuove pit-
ture sù la di cui Piazza è eretta la Sta-
tua di detto Santo di marmo, lavorata
dal Piamontini.
Fuori della PORTA A SAN FREDIANO, il
Monaſtero che a man ſiniſtra ſi vede poſto
lommeo, e vi ſtanno i Monaci di
MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar
maggiore, in cui è figurato l'ingreſſo di
Noſtro Signore in Geruſalemme, e di ma-
no di Santi di Tito; quella ove è il Bea-
to Bernardo Tolomei è di mano del Pi-
gnoni, ed una ve n'è del Paſſignano.
Delle due Statue di marmo la Vergine
Veſtale, che tiene in mano un vaglio per
l'acqua Santa, è di mano del Caccini,
e l'altra alla Siniſtra che rappreſenta Clau-
dia è di Scultore Fammingo. Nella Cap-
pella dei Capponi, che ſta ſotto la Chie-
ſa, vi è una Tavola della Reſurrezione
di Raffaellino del Garbo, ben mantenuta.
In vicinanza di detto Monaſtero verſo
Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del
Duca Strozzi, con un Salvatico, che ſcen-
de ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte
di Ponente vi è un Monaſtero detto
recentemente colla data di Friburgo in 4. groſſi
Tomi in quarto con varie addizioni, e che
trovaſi vendibile a queſta Stamperia Granducale
per 3. zecchini.
della Regola di San Benedetto.
Fuori della PORTA AL PRATO, veggaſi
uſcendo prima dalla Porticciuola delle
Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine
del Borgo di Ogniſſanti un bel Giardino
Parimente ſi rende una delizioſa paſ-
ſeggiata quella dei viali delle Caſcine,
ove eſiſtono ſuperbi, ed ameni prati, e
boſchetti. Può paſſarſi a vedere in molta
diſtanza un antico Monaſtero di Monache
Ciſtercenſi detto
Fuori di quaſta Porta è ſituata diſtante
circa 10. miglia la Villa del Poggio a
Cajano di
mente di nuovi Quartieri, e comodi, che
fu principiata dal Magnifico Lorenzo de'
Medici, Padre di Leon X. il quale la non
terminata Fabbrica volle finire, e ſpe-
cialmente l'ornato, e le Pitture del Sa-
lone grande in parte, che poi il Gran-
duca Franceſco fece condurre a fine, e
ridurre tutta queſta gran Fabbrica alla
perfezione, che ella è, ſeguitando il pri-
mo modello di Giulio da San Gallo.
Evvi un Salone con volta a mezza
botte, tutta riccamente ſtuccata, o per
meglio dire, da Giuliano da San Gallo,
gettata di materie, che veniſſero, in-
tagliate, invenzione da lui imparata a
Roma. Il detto Salone è dipinto da An-
drea del Sarto, dal Francabigio, e da
Iacopo da Pontormo. L'Iſtoria è quando
Egitto da molte Nazioni, alludendo que-
ſto fatto al Magnifico Lorenzo de' Medi-
ci, che fu di rari animali, e tra gli altri
di una Giraffa preſentato da Gaitbeio
Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Gi-
raffa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue
meſcolanze erudite: fu laſciata imper-
fetta da Andrea del Sarto, e terminolla
Aleſſandro Allori. Il Francabigio vi di-
pinſe in altra Facciata, quando Cicerone,
dopo l'eſilio fu in Campidoglio chiamato
Padre della Patria: alludendo queſta Sto-
ria al ritorno in Firenze di Coſimo Medi-
ci il vecchio. Nell'altra Facciata il Fran-
ciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Ti-
to Quinzio Flaminio Conſole Romano,
orando nel Conſiglio degli Achei contro
l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco,
diſſuaſe la lega, che diſegnavano conclu-
dere gli Oratori con gli Achei medeſimi.
Queſſo fatto pure allude alla Dieta di
Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo
de' Medici diſturbò i diſegni de' Venezia-
ni, bramoſi di condurſi al poſſeſſo dell'
Italia tutta. Ed Aleſſandro Allori fece
la Pittura, che rappreſenta la Cena di
Siface Re de' Numidj, fatta a Scipione,
Spagna: e queſto pure allude al glorioſo
viaggio del Magnifico Lorenzo al Re di
Napoli, da cui fu generoſamenre convi-
tato. Le due teſtate, dove ſono gli oc-
chi, che danno lume, furono dipinte da
Iacopo da Pontormo, e vi è un Vertunno
co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in
mano bello e naturale, e l'Iſtoria di Po-
mona, e Diana con altre Dee, che per
eſſer pitture fatte a concorrenza de' ſo-
prannominati Pittori, ſono delle più belle
che uſciſſero dal ſuo pennello. Da que-
ſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'in-
greſſo in due Gallerie, ordinate dal Gran
Principe Ferdinando, per formare per mez-
zo di queſte riccamente ornate, la co-
municazione alli quattro Appartamenti,
de' quali vien compoſta queſta Real Vil-
la. Dal detto Salone facendoſi paſſaggio
in un altro di minor proporzione ornato
a ſtucchi, ſi trova dipinta nella ſua vol-
ta da Anton Domenico Gabbiani la To-
ſcana, che conduce davanti a Giove Co-
ſimo Padre dalla Patria, moſtrando d'aver
eſſo quietate le diſcordie, fugati i vizi,
e introdotta la pace, opera in vero de-
gna di ſomma ſtima. Oltre varie eccel-
queſto Palazzo in una delle quali vi è
una prezioſa raccolta di piccoli quadri
fattavi dal Gran Principe Ferdinando,
conſiſtente in un ſol pezzo per autore,
de' primi pittori del Mondo, sì antichi
che moderni. La Tavola della Cappella,
che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di
Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Pa-
lazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe
ciaſcuna più di centoventi paſſi, e ſo-
pra queſte le Camere per alloggio del
ſervizio baſſo, come pure una Fabbrica
per uſo del Fattore, e del copioſo Be-
ſtiame, per la Caſcina nel ſuo genere
bella, e tutta circondata da un largo foſ-
ſo di acqua corrente. Quivi ſi fanno co-
pioſe raccolte di ſquiſiti Riſi, e dove vi
ſono Edifizj per pulirli. Proſeguendo
verſo Tramontana, ſi giunge ad un luo-
go ameno, detto le Pavoniere, e ſerve
per far correre i Daini, i quali in un
Barco murato con boſcaglia, e foſſi d'
acqua conſervanſi; e rimettendoſi ſu la
ſtrada maeſtra, a mano dritta trovaſi al-
tra Villa di
ARTIMINO, o VILLA FERDINANDA, da
Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo
ti la fece fabbricare col diſegno di Ber-
nardo Buontalenti l'Anno 1394, la quale
è beniſſimo inteſa, sì nello ſcompartimen-
to de' Quartieri nobili, come pure quelli
della Famiglia. Vi ſono due bei Saloni. E'
ſituata nell'ottima eminenza di un Colle
volto a Levante; il divertimento mag-
giore, che ſi ritrae in detta villeggiatura,
ſi è la Caccia eſſendovi a tal fine un cir-
cuito di muraglia di ſopra trentadue mi-
glia, detto il Barco Reale diſtendendoſi
dalle falde del Poggio di Artimino, fino
a' Poggi di Vinci nella Valdinievole. Due
altre Ville pure di
l'una dall'altro, ſono fuori di queſta
Porta; una detta la
PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpe-
cialmente nel tempo della Primavera: il
ſuo ingreſſo principale è a Tramontana,
per un Prato chiuſo da folti cipreſſi in di-
feſa dei venti: ha nel mezzo un Cortile
tutto dipinto di fatti Militari; vi ſono
nelle due fiancate due Logge, che intro-
ducono negli appartamenti nobili; queſte
ſono dipinte con ottimo colorito,e diſegno,
da Baldaſſarre Franceſchini detto il Volter-
rano, e rappreſentano alcune azioni di Coſi-
certamente degne di sì ſublime Artefice.
Sono poi da vederſi gli appartamenti di
queſto Palazzo arricchiti di buoniſſimi
Quadri tra' quali più d'ogni altro è da
ammirarſi nella Cappella la Tavola d'An-
drea del Sarto. A Mezzogiorno, Levan-
te, Ponente vi ſono tre altre Porte par-
ticolari, che introducono in uno ſpazioſo
ripiano di Giardino, di dove godeſi come
in Teatro con tutta quella belliſſima Cam-
pagna la Città noſtra. L'altra detta
CASTELLO, Villa antica della Famiglia
de' Medici, accreſciuta dal Granduca Co-
ſimo I. dalla parte di Levante, col diſe-
gno di Niccolò detto il Tribolo. E' ſtata
ampliata di quartieri dal Noſtro Real So-
vrano, eſſendo una delle ſue Ville fa-
vorite. Nella volta della Loggia a man
ſiniſtra dentro il Cortile, alcune Iſtorie
degli Dei antichi, e l'Arti liberali, la-
vorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono
di mano di Iacopo da Pontormo, ma
aſſai guaſte dal tempo. Per gli Appar-
tamenti vi ſono diſtribuite belle ſuppel-
lettili, e molte prezioſe pitture, e vi è
a freſco di Baldaſſarre Franceſchini nella
volta del ricetto, ſalite le prime ſcale
Da Tra-
montana, uſcendo di detto Palazzo ſi en-
tra in un vaſto e delizioſo Giardino. La
prima gran Fontana, ove è l'Ercole di
marmo, che ſcoppia Anteo, dalla bocca
eſce in gran copia l'acqua, è di mano di
Bartolommeo Ammannati, eſſendo il re-
ſtante della Fonte diſegno, e fattura del
Tribolo, come di lui ancora, e l'altra
Fontana in mezzo al Boſchetto de' lauri,
piena di finiſſimi intagli, e baſſirilievi,
nella cima della quale vi è una Statuetta
di Femmina nuda di bronzo rappreſen-
tante una Venere, dalla cui chioma, che
ſi tien raccolta entro le mani, cade ac-
qua. Intorno alla detta Fonte vi ſono oc-
culte fiſtolette, dalle quali vengono zam-
pilli gentiliſſimi d'acqua. Queſta Fontana
è cinta d'ogni intorno da un bel ſalva-
tico, che fa proſpettiva dall'altra Fon-
tana dell'Ercole, e per di ſopta ad una
Porta, ove pure ſono varj zampilli d'
acqua. Intorno alla detta Porta vi è una
Grotta grande, e ricchiſſima di ſpugne,
condotta anch'eſſa dal Tribolo. Vi ſono
tre grandiſſime Pile ſcavate, e intagliate
d'un pezzo ſolo, una nella teſtata, e
l'altre due per fianco all'entrare, ſopra
verſi Animali quadrupedi con buona di-
ſpoſizione, e da alcuni de' medeſimi cade
acqua nelle ſuddette pile, ove ſono in-
tagli di Peſci, e nicchi marini. La det-
ta Grotta è chiuſa da cancellate di ferro,
le quali aperte, quando ſi voglia dar l'
acqua agli zampigli, che tra le ſpugne
di ſopra, nel pavimento, e da' lati vi
ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſe per
forza d'acqua. Queſta Grotta è in mez-
zo a due Fontane nel medeſimo muro
collocate, che ribattono all'altre due del
Giardino, ove è il boſchetto a Laberinto.
Dal ſuddetto Giardino ſi ſale ad un gran
Vivaio, in mezzo al quale vi è in un
Vecchio di bronzo figurato il Monte A-
pennino, fatto dall'Ammannato, dalle
cui chiome cade acqua: diſegno e lavo-
ro del Tribolo, del quale è a Levante una
Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi
d'acqua, che è ben degna di vederſi.
Ma prima di rimetterſi ſulla ſtrada per
tornare in Firenze non rechi noja il ſa-
lire, voltando a man deſtra della detta
Real Villa per una breviſſima ſtrada che
conduce alla Villa de GRAZINI, ove con
grandiſſimo piacere potrà oſſervarſi il Cor-
ſco da Giovanni da
ſto vago lavoro ſi ammirerà la vivacità,
ed il guſto di queſto sì illuſtre Maeſtro,
e quindi ripigliando il cammino potrà
tener la ſtrada che paſſa ſotto la Villa
della Petraia ove vedrà di paſſaggio duc
CONVENTİ, uno di Religioſe Camaldo-
lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi
inoltrandoſi, un altro delle Signore delle
Quiete, ove ſono fanciulle Nobili, che
vi s'introducono ſopra i ſette anni per
educazione, alle quali è permeſſo, non
ſoddisfatte di quell'Iſtituto di vita, uſci-
re ſenza però potervi aver regreſſo, non
facendo mai Voti, come le altre Reli-
gioſe. Queſto luogo era per addietro una
Villa detta la Quiete, della Granducheſ-
ſa Criſtina. Pervenne in Donna Eleono-
ra Ramirez di Montalvo, che fu la Fon-
datrice, e Iſtitutrice di quel vivere Re-
ligioſo, la Granducheſſa Vittoria. fecevi
la Chieſa, che vi è, la Foreſteria, Ri-
meſſe, e Stalle, per renderlo comodo alle
occaſioni di tratrenerviſi, il di cui eſem-
pio ſeguendo la Principeſſa Anna Maria
Luiſa Elettrice Palatina, l'ampliò di no-
bile Appartamento, e arricchì di deli-
E di preſente ſi vanno am-
pliando altre comode abitazioni per or-
dine Sovrano. Quindi ſi paſſa alla Villa di
DOCGIA, la quale ha delizioſi anneſſi,
ove dal fu Marcheſe Senator Carlo Ginori
fu introdotta in poca diſtanza da det-
ta Villa, la fabbricazione non ſolo di
ogni qualità di Piatterie, Vaſi ed altre
Terraglie per uſo comnne, ma di finiſ-
ſime Porcellane di ogni ſorte con ſingo-
lare induſtria, ed ottima riuſcita, delle
quali ſe ne vede una gran raccolta in
una ſtanza, diſpoſta a forma di Galleria,
accreſciuta notabilmente dal Senator Mar-
cheſe Lorenzo Figlio, e ridotta in tutte
le ſue parti ad un ottima perfezione e
bellezza, impiegandoſi in queſta manifat-
tura circa cento perſone. In oltre a Seſto
evvi quella del Marcheſe Corſi; a Co-
lonnata quella del Conte del Benino,
fabbricata dal Senatore Ferrantc Cappo-
ni, ove ſi veggono in una vaga Galleria
i cartoni eccellentemente coloriti d'unà
ſtanza d'arazzi di quella di Verſaglies
del Re Criſtianiſſimo.
Fuori della PORTA A SAN GALLO. ſi
vede un maeſtoſo Arco Trionfale di bel-
la, e vaga architettura eretto in onore
ſco I. in occaſione del ſuo ſolenne In-
greſſo in queſta Dominante ſeguito la ſera
del di 20. Gennaio 1739. col diſegno di
Monſieur Giadot. Le Statue laterali ſono
di diverſi, la Statua equeſtre è di Vincenzio
Foggini, i Bcſſirilievi ſono di Franceſco
Janſens Fiammingo. E camminando fuori
di eſſa Porta, ſi oſſervi il Tabernacolo
ſulla ſtrada, dipinto da
ni, preſſo al
CONVENTO de' Cappuccini a Montughi,
i quali hanno all'uſo del lor rigido In-
ſtituto, una bella Chieſa; e un comodo
Convento, ed Orto. Quindi paſſando da
diverſe belle Ville, e inoltrandoſi fuori
della ſtrada Bologneſe ſi trova la Villa di
CAREGGI, cioè Campo Regio che ap-
parteneva a
prietà di Vincenzio Orſi. Queſta fu fatta
col diſegno di Michelozzo, fatta fabbri-
care da Coſimo Padre della Patria. Qui-
vi il magnifico Lorenzo de Medici, e
Giovanni e Pietro ſuoi figli facevano le
virtuoſe Accademie con Marſilio Ficino,
detto il uovello Platone, ed Angelo Po-
liziano, Pico della Mirandola, l'Argiro-
polo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed
Tornan-
do ſulla ſtrada maeſtra trovaſi.
PRATOLINO, Villa di ſomma amenita
nel tempo di eſtate appartenente a Sua
Altezza Reale. Queſta gran Fabbrica col
diſegno di Bernardo Buontalenti, e di
Franceſco ſuo Figliuolo fu da fondamenti
per il Granduca Franceſco I. fatta, e
condotta quaſi a finimento, che ha in
oggi, ſiccome lo teſtifica una bella In-
ſcrizione, che ſi legge nel mezzo della
volta della gran Sala, del ſegnente tenore:
Xyſtis has Aedes
Franc. Med. Magn. Dux Etruriae II.
Exornavit Hilaritatique
Et ſui amicorumque ſuorum
Remiſſioni animi dicavit
Anno Dom. M.
Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al
primo, e nobile piano dalla parte di Tra-
montana, che per un Terrazzino, o ripia-
no pure ſcoperto, introducono in un am-
plo Salone in volta a mezza botte, ed
ornato in parte di ſtucchi, e di pitture;
ed in un Salotto tutto dipinto a freſco
dai quali ſi ha l'ingreſſo per ogni parte
freſco d'Architettura, altri abbigliati dì
buoni quadri; e di ſupellettili. Vi è in
una di queſte Camere un Organo Hydrau-
lico, che ſenza opera di mantici ha l'u-
fizio del Vento per mezzo dell'Acqua.
Nel ſecondo Piano vi è un buon Teatro.
Innumerabili poi ſono i lavori di Spugne
marine, le Fontane, le Grotte, le Sta-
tue, fra le quali molte Coloſſali, e che
in mille ſcherzoſe maniere verſano acqua,
molte altre sì fatte delizioſe per l'ampio,
e ben diſpoſto Salvatico, e per i Giar-
dini ſono ſparſe, e ſotto il Palazzo me-
deſimo, che troppo lungo ſarebbe il vo-
lerle minutamente deſcrivere per darne
una giuſta, e adequata idea, a chi per-
ſonalmente non ſi porta ad ammirarle.
Per il che meglio ſarà che ocularmente
ſi oſſervino da chi deſidera averne la per-
fetta cognizione, Due Conventi di gran
devozione ſi trovano in queſte parti, il
primo è l'Eremo di
MONE SENARIO, ove ebbe miracoloſa-
mente principio da' ſette Beati Romiti
Nobili Fiorentini la Religione de' Servi
di Maria Vergine l'anno 1233. e quivi
San Filippo Benizj noſtro Cittadino, lun-
giogo di quel Monte, veſtito di una fol-
ta ſelva di Abeti. In mezzo di eſſa ſtà il
Convento degli Eremiti dell'Ordine de'
Servi di Maria; e vedonſi nel recinto
le ſetto Grotte de' Beati Fondatori, e
quella del Santo Propagatore, ove fece-
ro lunga dimora; coſe, che muovono lo
ſtupore inſieme, e la divozione. In queſto
Santuario non mancano da vederſi varie
buone pitture, ma ſopra di ogn'altra vi
ſi ammira nella volta della Chieſa il bel-
liſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani rap-
preſentò Maria Santiſſima in Gloria con
molti Angeli, che porge l'abito ai fette
Beati Fondatori, Il ſecondo a piè del
Monte Senario è l'antico, e celebre
MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto
rinnovato dalla Real Munificenza di Co-
ſimo III. ove abitavano i Monaci della
ſtretta oſſervanza detti dalla Trappa, abi-
tato in oggi dai Monaci Ciſtercienſi. Nel
ritorno a Firenze, quaſi tre miglia diſco-
ſto da Pratolino, ſulla mano dritta fuori
della maeſtra ſtrada vi è un altro
CONVENTO di Cappuccini, detto la
Concezione. Dalla mano ſiniſtra, più i-
noltrandoſi verſo Firenze ſi vede la bella
alla Badia, perchè di quì paſſato il Ponte
di mugnone ſi và alla ſoppreſſa
BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita
lungo rempo per Cattedrale di Fieſole,
poi ufiziata dai Monaci di San Benedet-
to: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle
guerre in poſitura di minacciar rovina:
Coſimo de Medici Padre della Patria, ſo-
pra quaſi le rovina di quel Santuario, a
proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di
Ser Brunelleſco, fabbricò una bella Chie-
ſa, e Monaſtero a' Canonici Lateranenſi,
che vi erano a contemplazione di un tal
Padre Don Timoteo da Verona eccellen-
te Predicatore di quell'Ordine, e per
meglio godere la ſua converſazione, vi
fece un appartamento per proprio uſo. Vi
era una prezioſa Libreria con Mancſcrit-
li e Libri da Canto fermo molto ſingo-
tari, che furono mandati alla Libreria
Magliabechiana allorchè partirono i detti
Canonici. Volgendo a Tramontana, vi è una
CHIESETTA, ove ſi conſerva una mira-
coloſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo, luo-
go detto Fonte Lucente, nominato dal
Poliziano nella Lamia, e da Levante vi è
diſſima eſemplarità molti Religioſi, i quali
hanno un comodo Convento fondato in-
torno l'Anno 1406. dal Beato Fra Gio-
vanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima
Famiglia degli Agli, e quivi
no fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di
Sono in qneſta Chieſa al-
cune Pitture buone: tra le antiche, ſi
vede quella alla Cappella de' Gaddi, della
Coronazione della Madanna, di Fra Gio-
vanni Angelico, quella della Natività, di
Pietro Perugino; e un'altra del Sogliani;
fra le moderne, quella della Nunziata
di Iacopo da Empoli, e tutta la volta
della Chieſa dipinta da Lorenzo del Mo-
ro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi vede
una bella Villa fabbricata già da Giovan-
ni di Coſimo Medici col diſegno di Mi-
chelozzo, la quale appartiene al Mozzi;
avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col diſe-
gno del medeſimo Michelozzo fabbricare,
poco ſopra alla ſua Villa, una
CHIESA, e Convento a' Frati di San
GIROLAMO, i quali ebbero principio in
Firenze da Carlo Conte di Montegranelli
circa l'anno 1407. che ha culto di Beato;
e che da Clemente IX. furono ſoppreſſi,
Final-
mente ſi giunge ſopra la cima di Fieſo-
le, ove è la
CATTEDRALE, la Canonica, ed il Pa-
lazzo del Veſcovo di Fieſole. Non molto vi
ſi vede di antico, fuori che alcunì fram-
menti della Rocca, e delle Mura, aven-
do l'anno 1010. i Fiorentini dato il ſac-
co, come è noto per le Storie, e demo-
lito tutto. La Chieſa fu fabbricata l'an-
no 1028. dal Veſcovo Iacopo Bavaro, di
diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar
maggiore, vi ſi conſervano le Reliquie
di Santo Romolo in una caſſa di marmo
miſtio, la Teſta del qual Santo con un
braccio, ſi eſpone il dì feſtivo del mede-
ſimo. Vi ſono le Reliquie ancora di quat-
tro ſuoi compagni martiri: buona parte
della Teſta di San Donato di Scozia Ve-
ſcovo di Fieſole, e la Cattedra di
drea Corſini altro Veſcovo di queſto luo-
go, la quale è ſpecie di Reliquia, come
ſtata già occupata dal Santo nelle ſacre
funzioni Veſcovili, che è traſportata nella
parete ſiniſtra in un ornato di Pietra ſe-
rena. La Tavola rappreſentante il marti-
rio di San Tommaſo Apoſtolo alla Cap-
pella della Famiglia Guadagni è di ma-
lievo di marmo alla Cappella di Monſi-
gnor Salutati è opera di Mino da Fieſole,
e quelle all'Altare di mezzo tra le due
ſcale ſono di mano di Andrea Ferrucci
pure da Fieſole. Nella Chieſa di
SANT'ALESANDRO, che in antico chia-
mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi
è il Corpo di detto Santo, che fu Veſcovo
di queſta Città, e martirizzato nel Bo-
logneſe intorno all'anno 502. Incontro
alla Cattedrale vi è il
PALAZZO del Veſcovo, che ha vaſta Dio-
geſi, e vi è un molto ben regolato Semi-
nario per i Cherici. Sopra il più alto di
Fieſole evvi un
CONVENTO di Riformati di San Fran-
ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia
del Palagio, ove anticamente era la Roc-
ca de' Fieſolani. La Tavola della Conce-
aione in detta Chieſa è di mano di Piero
di Coſimo, e ve ne ſono altre buone.
Scendendo, ſi trova la Chieſa di
SANTA MARIA PRIMERIANA, ove eſiſte
un'antichiſſima Immagine di Maria, che
è tradizione ſia una delle prime Imma-
gini-della Toſcana, e che perciò ſi chiami
Primeriana, la qual Chieſa, ſecondo l'
mezzo della Città di Fieſole. Ivi ſono
molte Indulgenze. Verſo Levante, qual-
che tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi
è un altro
CONVENTO di Zoccolanti detto la
Doccia, fondato da Giuliano Davanzati
noſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo
che per l'adiacenti Colline non più di-
ſcoſte da Firenze di due miglia, vi ſono
ſparſe Ville molto comode, e grandioſe.
Prendendo la ſtrada, che conduce alla
ſopraddetta Badia deì Canonici Lateranen-
ſi, ſi giunge ad altro Convento di Mo-
nache detto
SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le
quali ſono ſotto la Regola di Sant'Ago-
ſtino, ed in antico circa l'anno 1334. ave-
vano il loro Convento, dov'è oggi quello
de' Riformati a Fieſole. Nella loro Chieſa
vi è una Tavola di mano di Aleſſandro Al-
lori, ove è la madonna con alcuni Santi,
e il Padre Eterno. E di quivi ritornando
verſo Firenze ſi troverà fuori della
PORTA A PINTI, nella Chieſa di San
Gervaſio una bella Tavola di Santi di Ti-
to; e fuori della
POR-
PORTA alla CROCE, ſi trova un Conven-
to di Monache detto
SAN SALVI, da cui prende la denomi-
nazione l'adiacente pianura. Queſto fu
già uno de' primi Monaſteri de' Vallom-
broſani, che lo cederono alle Monache
dette di Faenza l'anno 1529. nel demo-
lirſi un loro antico Convento, per pian-
tarvi la Fortezza di San Giovambatiſta,
volgarmente detta da Baſſo, che vi è al
preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſte-
ro di San Salvi dall'immortal pennello
di Andrea del Sarto ſi vede dipinto in
un arco San Benedetto, San Giovanni
Gualberto,
nardo degli Uberti Monaco, e Cardinale,
e nel mezzo in un tondo è rappreſenta-
ta la Trinità. In faccia del medeſimo v'
è un Cenacolo di noſtro Signore, che ſi
reputa delle migliori pitture di Andrea, di
cui ſe ne vede la ſtampa inciſa da Teodoro
Cruger. Tanto che convenendo rovinare
per il detto aſſedio con molti ſubur-
bani Conventi, e Caſamenti, anche la
Chieſa di San Salvi, con ſue abitazioni,
a contemplazione di così belle Pitture,
fu il Refettorio laſciato in piedi; ma per
l'introdotta Clauſura di Monache non
Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto
in Croce, e alcuni Santi di mano di Fran-
ceſco Morandini da Poppi, e quella di
Meno d'un
miglio diſcoſto da San Salvi ſi trova a
piè di quelli ameni Poggi un altro Con-
vento di Monache detto
SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſot-
to la Regola di
ſulla ciniſtra, ſe ne trova un altro dell'
Ordine di San Benedetto, intitolato
SAN MARTINO a Maiano, ove è la Ta-
vola dell'Altar maggiore dipinta dal Gril-
landajo.
Fuori della PORTA A SAN NICCOLÒ, paſ-
ſato il Fiume, è una Pianura, abbondan-
te di ottimi frutti, nominata Pian di Ri-
poli, e tale ſi chiama una
Badia di
Valombroſani, che quaſi nel centro di
queſto piano è poſta con un comodo Mo-
naſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale
di quell'Ordine, e fu gia Monaſtero di
Donne
SANTA MARIA del BIGALLO, ſulla ſtra-
da maeſtra d'Arezzo per Levante, che
fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spe-
gallo, che da eſſo preſero eglino un tal
nome, e poi ceduto fu alle Monache dette
di Caſignano della Regola di
per la minacciante rovina dell'antico lo-
ro Convento in quel luogo. Poco più
di cinque miglia da Firenze diſcoſto ſi
arriva all'
LAPPEGGI, Villa di
vederſi per i belli Appartamentì, e qua-
dri, e mobili, dei quali è fornita. Poco
diſtante è la celebre Villa de' Vecchietti
detta il Ripoſo. Sopra di uno ſpogliato
Poggio tra Mezzogiorno, e Levante, ſi
vede la
CHIESA di SANTA MARIA dell'IMPRU-
NETA. Miracoloſiſſimo ſi è il ritrovamento
dell'Immagine di Maria come ce lo ri-
ferìſce Franceſco Rondinelli nella Rela-
zione dell'ultimo Contagio di Firenze.
Volevano quei Popoli fare una Chieſa in
onore della Vergine, e poſta mano all'
opera, rovinata la notte quello, che la-
voravano il giorno. Perlochè accortiſi non
eſſer volontà di Dio, che ſi edificaſſe in
quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, fu-
rono inſpirati a prender due Giovenchi
non domi; e appiccato loro al giogo al-
fermaſſero, quivi per avventura ſarebbe
ſtato il luogo eletto da Dio per edificarla.
I Giovenchi ſtraſcinando le pietre ſi fer-
marono in quel piano, ove è la Chieſa
al preſente: i circoſtanti allora datiſi a
ſcavare i fondamenti, mentre che uno di
quei manovali lavorava di forza, udirono
una voce lamentevole, onde tutti atto-
niti corſero quivi, e trovarono queſta Im-
magine di MARIA Vergine col Figliuolo
in braccio. Queſta tradizione vien con-
fermata da un marmo di baſſorilievo an-
tichiſſimo, il quale è ſotto il Tabernacolo
della Madonna. Vi ſono grandi Indul-
genze, e Privilegi conceduti da molti
Pontefici, e nel giorno di
gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una groſ-
ſa Fiera. E' ufiziata la detta Cappella da
dieci Cappellani con un Pievano, che han-
no l'obbligazione di dirvi quotidianamen-
te il Divino Ufizio. Fu fondata dall' antica
famiglia de' Buondelmonti, che fino al pre-
ſente gode la libera collazione di quelle
Cappellanie, e l'elezione del Pievano. La
Chieſa è in oggi mutata, e riccamente a-
dornata, con Soffitta tutta dorata con tre
sfondi dipinti da tre eccellenti Pittori di Fi
derato eſſere il più inſigne lavoro di Anto-
nio Puglieſchi. Il primo degli altri due è
opera di Tommaſo Redi, e l'ultimo di
Cammillo Sagreſtani. Sopra tutte le buo-
ne Tavole, che vi ſi vedono è oſſervabile
la Vocàzione di
voro di Iacopo da Empoli. E' degna di
eſſer vedula la Sagreſtia per la ricchezza
de' ſacri arredi, che ivi ſi conſervano: e
chi voleſſe più minuta informazione di
tutto ciò che appartiene a queſta Chieſa
potrà vederne le memorie Iſtoriche del
Pievano Caſotti, ſtampate da Giuſeppe
Manni in Firenze l'anno 1713. Fuori della
Porta
due Chieſe, la prima è detta
Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ri-
tiro della Provincia Riformata di Toſca-
na, i quali, levati tutti gli ornamenti,
l'hanno ridotta ad uno ſtato di povera
ſemplicità, propria del loro Inſtituto.
Queſta con ottimo diſegno di Simone del
Pollaiolo fu fatta fabbricare intorno all'
anno 1350. da Caſtello Quarateſi, come ne
fa fede un'Iſcrizione poſta davanti l'Altar
maggiore nel pavimento. Non ha che
parte, ed una di Fianco all'Altar mag-
giore in dentro, con fuoi archi per difuo-
ra di Pietra ruſtica, e ſuo Cornicione,
che ricorre intorno la Chieſa, e per l'
arco maggiore della Tribuna. La Tavola
della Nunziata è di mano del Beato Fra
Natività di Noſtro Signore è di Giovanni
Antonio Sogliani, oltre diverſe Tavole di
buoni Autori moderni che vi ſono. So-
pra la Porta della Sagreſtia la pietà di
terra cotta è di mano di Luca della Rob-
bia: accanto alla Porta maggiore ſi oſſervi
il Buſto di marmo bianco di Marcello Vir-
gilio Segretario della Repubblica Fioren-
tina, e gran Letterato, con un bello epi-
taffio. Queſta Chieſa è poſta in tale emi-
nenza, e vicinanza inſieme alla Città,
che di quivi con pittoreſca proſpettiva ſi
gode una gran parte de' Villaggi. Uſcen-
do per la Porta del fianco di detta Chie-
ſa, e camminando pochi paſſi a man dritta
per una Porta della Fortezza, che intor-
no all'anno 1526. con diſegno di Miche-
lagnolo Buonarroti fu fatta, benchè tira-
ta a fine dal Tribolo, di cui è lavo-
ro la belliſſima ſtatua di macigno non fi-
appoggiata accanto alla detta porta. Di
quì ſi arriva all'altra antichiſſima
CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra,
e nel mezzo di detta Fortezza, che per
ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di
deſcrivere com'ella ſta al preſente, sì
eſteriormente, che interiormente, ci piace
di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna no-
tizia di ſua grande antichità, e origine.
Nella perſecuzione de' Criſtiani ſotto De-
cio, trovandoſi San Miniato con alcuni
compagni a far penitenza nel Poggio, ove
è oggi la ſua Chieſa, e in quei tempi
altro non v'era, che un piccolo orato-
rio dedicato all'Apoſtolo
intorno boſcaglia, il Tiranno con doni
ed offerte d'ingrandimento condottolo in
Firenze, lo tentò a rimoverſi dalla Reli-
gione Criſtiana, ma nulla valendo a fran-
gere la Fede del Santo, dopo diverſi
martiri, da' quali per alcun tempo Iddio
lo preſervò, gli fece tagliare la teſta in
un luogo detto fino a' noſtri giorni Santa
Candida, detta dal Candidato dei Mar-
tiri, ma il Santo preſala nelle mani paſ-
sò l'Arno, e ſalito in queſto Poggio,
reſe nel ſuddetto Oratorio l'Anima a Dio:
Fiorentini Criſtiani fu fabbricata una
Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì no-
bile, e grande, che ſi vede al preſente,
fu alzata nell'anno 1013. a' 26. d'Apri-
le con conſiglio d'Ildebrando Veſcovo
Fiorentino, e coll'aſſenſo, e perſuaſione
di Sant'Arrigo primo Imperatore, e ſe-
condo Re di Germania, e di Santa Cu-
negonda ſua moglie, che la dotarono di
molte tenute, e con ſolenne pompa vi
fecero traslatare il Corpo di San Miniato
nell'Altare, che è ſotto le volte della
medeſima Chieſa, la quale da' Fiorentini
fu data in cura a' Conſoli dell'Arte de'
Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre na-
vate, e vi ſono due ſcale di marmo quaſi
al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale
al Presbiterio, e Coro, fatto ſull'antica
coſtumanza della primitiva Chieſa. Que-
ſto è tutto di marmi e porfidi intagliati,
e intramezzati; dietro all'Altare vi ſono
cinque fineſtroni ſerrati di traſparentiſſi-
mo marmo, e nella lunetta ſemirotonda di
Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a mano
ſiniſtra l'Effigie di San Miniato, davanti
le volte, e ove elle terminano, pure iſo-
lata vi è una Cappella di marmo, fatta
timento d'ottangoli beniſſimo lavorato
da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la
Cappella che ſi vede dedicata a
copo, degna per ogni ſua parte fu fatta
alla memoria del Cardinale Iacopo di Por-
togallo, con partimento tutto di marmi
e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſco-
pale, e il Sepoloro di lui con tutta la
figura, e ſopra Maria
e Angeli lavorati da Antonio Roſſellini
Scultore di quei tempi rinomatiſſimo; o
vi è queſto Epitaffio:
Inſignis forma ſumma pudicitia
Cardineus titulus morum nitor optima vita
Iſta fuere mihi mors iuvenem rapuit
Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno
Salutis M. CCCC. LIX.
Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo
Luca della Robbia fece in quattro tondi
ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in
quello di mezzo lo Spirito Santo. Di
mano d'Antonio del Pollaiolo è la Ta-
vola o olio, entrovi
chio, e San Vincenzio; di Pietro ſuo fra-
tello alcuni profeti dipinti a olio nel
mezzo tondo la Nunziata; nella Sagre-
ſtia alcune azioni di
freſco ſono di mano di Spinello Spinelli.
Queſta Chieſa di cui ſi è fatto lungo ragio-
namento, ſervita di Sepoltura a più Marti-
ri, fu negli antichi tempi ufiziata da' Mo-
naci di San Baſilio, poi da quelli di San
Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Clu-
niacenſi, e fra eſſi ſtette alcun tempo
Petroio dopo d'avere magnanimamente
perdonato all'inimico, ucciſore di Ugo
ſuo Fratello, quale riſcontrò poco ſotto
a San Miniato, ove è una memoria del
generoſo fatto già noto in un Taberna-
colo con Iſcrizione. Il Crocifiſſo che chi-
nò la teſta, il quale era in quei tempi
nella ſuddetta Chieſa nella mentovata
Cappella di mezzo, è ora in quella di
Santa Trinita de' Monaci del ſuo Ordine
dentro la Città, come è ſtato detto a ſuo
luogo. L'anno 1373. a' 27. del meſe di
Agoſto ſotto Gregorio XI. uſciti molto
prima i Monaci Cluniacenſi di detta Chie-
ſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bian-
chi di Monte Uliveto, i quali vi ſtettero
fino al 1542, che di quivi ſi partirono al
occaſione levarono le oſſa di
In maggior diſtanza da Firenze ſon pure
i tre famoſi Santuarj, cioè la Vallombro-
ſa, il Sacro Eremo di Camaldoli, e il
Sacro Monte dell'Alvernia, ove nel pri-
mo
Romualdo lunga penitenza fecero, e fon-
darono i loro Ordini, e nel terzo San
Franceſco ricevè le Sacre Stimate.
IN-
INDICE
Delle coſe più notabili, deſcritte nel
preſente Libretto.
A
patiſti
Convento
tua
Monaſtero
naſtero
Chieſa
ro, e Chieſa
A. R.
B
pagnia
zo
ro, e Chieſa
122.
Chieſa
Chieſa
C
196.
ghi
di ſopra
vento
tematico
cheri
ſini
di
ta
238.
123.
nunziata
vento
vento
Monaſtero
Monaſtero
nuovo
Piazza
192.
ri
Monaſtero
174.
Chieſa
D
vento
242.
glio
Chieſa, e Conven-
to
ſa, Chieſa, e Mo-
naſtero
F
Chieſa, e Monaſte-
ro
Monaſtero
ſa, Oratorio, e Con-
vento
Gran Duca
247.
ro
del Conventino
Chieſa, e
Chieſa, e
Chieſa, e
Monaſtero
G
Monaſtero
23.
lieri
248.
129.
Convento
173.
I
Chieſa, e
ſa e Convento
Corbolini
Altezza Reale
L
ſtero
A. R.
115.
174.
R. Baſilica
naſtero
Firenze
M
Chieſa e
Convento
163.
Chieſa
Chieſa
106.
Chieſa
vento, e Chieſa
Chieſa
Chieſa
144.
Monaſtero e Chieſa
229.
torio
ſa
ove abitavano i
Monaci Celleſtini,
ora Soppreſſi, Chie-
ſa
Chieſa
Chieſa
ri
e Monache quanti
ro
e Chieſa
ro
N
Chieſa
e Chieſa
O
Chieſa
Monaſtero
ni
gello
ro, e Chieſa
e Chieſa
R
139.
46.
naſt.
Monaſtero e Chieſa
232.
di
Chieſa
A. R.
Q
e Chieſa
R
S
Chieſa
di Dio
Chieſa
e Chieſa
e Chieſa
T
ſeo
mero
V
IL FINE.