L'antiquario fiorentino 1781 Firenze it l222.xml

L'ANTIQUARIO FIORENTINO O SIA GUIDA PER OSSERVAR CON METODO LE COSE NOTABILI DELLA CITTA' DI FIRENZE QUARTA EDIZIONE CORRETTA, E DI COPIOSE NOTIZIE ACCRESCIUTA

IN FIRENZE L'ANNO MDCCLXXXI.

PER GAET. CAMBIAGI STAMP. GRANDUC.

CON LICENZA DE' SUPERIORI.

AVVISO.

Si trovano quì vendibili le 62. Stampe in rame delle migliori Statue della Città al diſcreto prezzo di 21. Paolo.

A SUA ECCELLENZA IL Sig. HEIDEGGER BALÌ DI MENDRISIO EC.

NEl ſoggiorno che faceſte in queſta Città avendo nell'E. V. conoſciuta una completa cono- ſcenza della più ſolida Let- teratura, ed un robuſto genio per le Belle Arti, non potea preſentarmiſi all'idea una perſona di gran me- rito, a cui offrire queſto Libro deſcri- vente ciò, di cui è ſtata abbellita la Metropoli della Toſcana dagli induſtri Artefici, e coltivatori dalle Arti Nobili.

Mi caderebbe in acconcio di far parola della Voſtra nobile origine, e delle prerogative le più invidiabilì, delle quali avete mercè lunghe vigi- lie premuroſamente arricchito il Voſtro ſpirito, che ebbe già in ſorte dalla Natura una diſpoſizione a ben fare; ma ſiccome da vero Filoſofo non co- noſcete altra grandezza che nella Virtù, onde ſempre cercate di abbel- lirvi, così tralaſciſi ogni lode agli igno- ranti, e animi deboli, che ne hanno biſogno per comparire.

delle

Son perſuaſo che mi farete il grazio- ſo piacere di accettare queſta offerta come figlia di quella vera ſtima, ed amicizia che profeſſo ad uno che come Voi coltiva le Lettere, ed ama la corri- ſpondenza di quelli che vi ſono omo- genei; mentre pregovi di riconoſcermi qual mi profeſſo

Nell'E. V.

Firenze 19. Novembre 1781.

Voſtro Vero Servo L'EDITORE.

DESCRIZIONE DELLA CITTA' DI FIRENZE.

VArie ſono le opinioni dei noſtri Iſto- rici circa l'origine, e prima popo- lazione di queſta Città di Firenze, poichè alcuni vogliono che riconoſca il di lei prin- cipio dai ſeguaci di Silla; altri dai Trium- viri, e altri dai Popoli Fieſolani; e ſecon- do il ſentimento del fu noſtro Dottor Gio- vanni Lami una delle antiche Città Etru- ſche, e dipoi, ſecondo l'autorità di Giulio Frontino, e di altri accreditati Autori, fu dedotta anticamente da' Triumviri Colonia de' Romani compoſta dei più ſcelti Solda- ti di Ceſare. Da Floro è annoverata Fi- renze fra' più ſplendidi Municipj d'Italia. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni tempo ſpiriti nobili, e generoſi, e niuna impreſa, benchè difficile, e grande, inten- tata laſciarono, per acquiſtare a ſe mede- ſimi gloria, ed alla Patria ornamento, e ſplendore. Scoſſo il duro giogo di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la decadenza dell' Imperio Occidentale nel quinto ſecolo, procurarono di vivere in libertà; per con- ſervar la quale, non meno, che per dila- tare i confini del proprio dominio, furono forzati ad abbattere l'audacia dei loro ne- mici, disfacendo Caſtelli, eſpugnando Città, e riducendo ſotto il loro comando Popoli interi. Fatti pertanto potenti, non teme- rono di ſoſtenere oſtinatiſſime guerre con- tro i primi potentati d'Italia, riportandone ſegnalate vittorie, le quali ſenz'alcun dub- bio non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe non ne aveſſero il corſo impedito le diſcordie civili. Queſte furono, che tolſero a' Gran- di il Governo, e 'l tramutarono di Ariſto- cratico in Popolare, e di Popolare lo ri- duſſero a Principato: poichè la Repubbli- ca ne' primi tempi ſolamente dagli Otti- mati ſi governò, indi dal culto Popolo (fuorichè nella rivoluzione de' Ciompi nell' anno 1378. quando il popolo vile, e mi- nuto, per breviſſimo tempo preſe il co- mando); e finalmente nel ſecolo decimo- ſeſto, da Principi ottimi, e clementiſſimi co- minciò ad eſſer governata. Ora ſiccom nel coraggio, e governo furono i Fioren- tini ſomigliantiſſimi a' Romani, così pro- curarono in ogni altra coſa d'imitarli. Eb- bero come Roma il Teatro, l'Anfiteatro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, gli Acquedotti, e ſecondo alcuni, anche il Tempio di Marte. Dicono, che coſtumaſſero gli ſteſſi Giuochi, e le ſteſſe Feſte pubbli- che, e onoraſſero pure come lor tutelare il medeſimo Dio Marte. Così ne' tempi po- ſteriori, quando ebbero la ſorte di cono- ſcere, e di abbracciare la Religione Orto- doſſa, edificarono nobiliſſime Chieſe, ſon- tuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggiano con quei di Roma. Coltivaro- no, come i Romani, in ſommo grado le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſcirono valoroſiſſimi Soldati, e condottieri d'Eſer- citi di gran nome. Sono innumerabili quel- li, che ne' tempi antichi, e moderni eb- bero l'onore di eſſer creati Cavalieri da Imperadori, e Monarchi, per ricompenſa del loro valore, ed a taluni non ſon man- cate ſovranità ragguardevoliſſime, e le di- gnità prime del Mondo, e che nelle Re- gioni anche più barbare, e più lontane ſi reſero formidabili; e nel medeſimo tempo glorioſi. Al nuovo Mondo da ſe diſcoper- to diede il ſuo nome un Fiorentino. Ma che diremo noi degli uomini letterati? Do- po l'invaſione de' Barbari nell'Italia, ri- maſero le Scienze, e le Arti più nobili ſe- polte in una profonda ignoranza: mercè pe- rò de' Fiorentini riſorſero a nuova vita, ri- prendendo il lor primiero ſplendore. Quindi ſi vidde, quaſi diſſi, rinata la Poeſia, e l' eloquenza Latina, e Greca, e prender vita la letteratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Platone, e con eſſa ogni altra ſcienza più ragguardevole. Le Mattematiche, e le Filoſofie ſormontarono al ſommo grado per mezzo del gran Galileo inventore del Te- leſcopio, Microſcopio, ed altri inſtrumen- ti, mercè de' quali ampliò le cognizioni ſino allora limitate della Filoſofia, ed Aſtro- nomia anco per via delle nuove ſcoperte da eſſo fatte in Cielo. Il Jus Civile dall'in- terpetrazione del noſtro Accurſio incomin- ciò grandemente a riſorgere. Così fecero la Pittura, la Scultura, e l'Architettura, nelle quali tant'oltre s'avanzarono i Fio- rentini, che a loro giuſtamente ſi dee la lode di primi maeſtri, e di riſtauratori di sì belle Arti. Sopra il numero di dugento ſono quei, che gia Cittadini di queſta Pa- tria, ora del Cielo col titolo di Beati, o di Santi s'adorano ſu gli Altari. Più di centocinquanta Chieſe ſi contano, quaranta delle quali ſon Parrocchie. Circa a ſeſſanta Monaſteri di Monache tutti dentro della Città; oltre i molti, che ſono ſuburbani: ventotto di Religioſi clauſtrali nel recinto delle mura; molti Conſervatorj di fanciulle povere, e d'uomini mendicanti: diverſi Spedali per gl'infermi, e pe' pellegrini: ſopra cento Confraternite di ſecolari: al- cune delle quali all'iſtruzione del Cate- chiſmo; altre al ſovvenimento de' poveri vergognoſi; altre all'eſercizio di varie ope- re di miſericordia con gran fervore atten- dono; ed altre alla ſcarcerazione de' pri- gioni. Varie Scuole pubbliche nei Quartie- ri della Città per la gioventù, e varie Scuo- le di Manifatture ſono ſtate recentemente erette dalla munificenza del noſtro Benefico Sovrano. Vi ſono Accademie di gran no- me, e fra queſte la Sacra Accademia Fio- rentina, e quella della Cruſca, regina, e moderatrice della lingua Italiana. Quella degli Apatiſti, che per adunarſi ſempre pub- blicamente, e darviſi ad ognuno facoltà di recitarvi in qualſivoglia Idioma, è ſtimata il ſeminario de' belli ingegni. L'Accade- mia del Diſegno, che fu fondata fin dall' anno 1350. e che è ſtata la prima di tutte l'altre, che molti anni dopo ſono ſtate eret- te per l'Italia, e in altre parti dell'Euro- pa. Vi è ancora la Società Bottanica eret- ta modernamente a comodo e benefizio di queſta utile Profeſſione; come pure quella de' Georgofili, tendente a migliorate ſem- pre più l'Agricoltura. Quelle degli Inge- gnoſi, degli Armonici, Faticacti, Coreo- fili che ſi eſercitano in virtuoſe adunanze di canto, ſuono, ballo ed erudite compo- ſizioni. Finalmente per rendere una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti ab- bellimenti eſteriori, e di ſtrade ſpazioſe, e ben laſtricate, e di ſontuoſi Edifizi, di tante belle Pitture, e Statue di cui è ri- piena la Città noſtra; queſta coll'amenità del ſito, ov'ella è collocata, e circondata da fertiliſſimi colli; irrigata dal Fiume Ar- no, in luogo d'aria ſottile sì, ma ſalubre, e produttrice di nobiliſſimi ingegni. Onde non è maraviglia s'ella meriti il giuſto encomio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di fiore delle Città, e di maeſtra delle Scien- ze, e delle Arti, qual nuova Atene in Ita- lia. Ora per oſſervar brevemente, con una ſemplice ſcorſa per queſta Città, il bello della medeſima, diaſi cominciamento dall' inſigne Chieſa Metropolitana, detta

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SANTA MARIA DIL FIORE. Ed avvegna- chè queſta gran Chieſa vinca di pregio tutte le Fabbriche della Città, fa di me- ſtiere oſſervare in eſſa diſtintamente tutto ciò, che la rende ſopra d'ogni altra am- mirabile, e ſingolare. Primieramente s' eſtende la ſua lunghezza a braccia dugen- toſeſſanta, la larghezza delle Tribune a certoſeſſantaſei; e quella delle Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano della terra fino alla ſommità della Croce, a braccia dugentodue, poichè fino al piano della Lan- terna, ell'è alta centocinquantaquattro braccia, il tempio della Lanterna trenta- ſe, la Palla quattro, e otto braccia la Croce. Finalmente tutto il giro di queſto grand'edifizio aſcende a braccia milledu- gertottanta. Per di fuori è tutta incroſta- ta di marmi con bell'ordine diviſati. La facciata ancora era quaſi per metà incro- ſtata di marmi, adornata di molte ſtatue, baſſirilievi, fatta con diſegno di Giotto; ma fu demolita l'anno 1586. ſenza ſaperſene il motivo, e fu dato principio ad un altra di diſegno diverſo, la quale eſſendo ad una certa altezza condotta, fu di nuovo di- sfatta l'anno 1688. ed allora con l'occa- ſione delle Reali Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana colla Gran Princi- peſſa Violante Beatrice di Baviera, fu di- pinta a freſco, come ritrovaſi di preſente. Le ſtatue, che erano nell'antica facciata Gottica, parte altrove, ed una porzione dentro la Chieſa in nicchie furono collo- cate; e tra queſte i quattro Evangeliſti alti più del naturale, fatti da Donatello i quali oggi ſi veggono nelle Cappelle della Tribuna di mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella fac- ciata, e quattro lateralmente, abbellite di vaghi lavori, ed intagli, tra' quali è molto in pregio una Madonna di marmo alta più del vivo con due Angioli in atto riverer- te, di Giovanni da Piſa ſopra la Porta di- rimpetto alla Canonica; e la Nunziata di Moſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la Porta del fianco verſo la via de' Servi. Ri- leva ſopra queſto Edifizio la gran Cupola di figura ottagona, la cui bellezza, e gran- dezza rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne ragioni, ſi giunge mai a lodarne una par- te. Queſta è la Cupola sì famoſa, della quale il divin Michelagnolo ebbe a dire, poterſi appena imitare, non che ſuperare con l'arte. Finalmente l'Architettura di tutto queſto compoſto è oltremodo mara- viglioſa; imperciocchè in quell`età coſtu- mandoſi di fabbricare alla Gotica, fu al certo mirabil coſa, che gl'ingegnoſi Arte- fici ſi diſcoſtaſſero da una maniera sì bar- bara, ed all'ottima degli antichi Romani s'avvicinaſſero. Queſto grande Edifizio eb- be cominciamento l'anno 1294. o come al- tri con maggior ragione vogliono l'anno 1296. eſſendo prima in queſto luogo una Chieſa eretta in onore di S. Reparata, per ricordanza della vittoria ottenutaſi l'an- no 407. nel giorno a lei dedicato, contro Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architet- to fu Arnolfo di Lapo, diſcepolo di Cima- bue, ſotto la direzione del quale incomin- ciataſi queſta Fabbrica, in centocinquan- taquattr'anni fu da altri valenti uomini ſuoi ſucceſſori quaſi all ultima perfezione condotta. Ma la gran Cupola fu parto dell' ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Bru- nelleſco Architetto, che ne' ſuoi tempi non ebbe uguale. La Lanterna di eſſa di diſe- gno del medeſimo, tutta di marmo maſſic- cio, mirabilmente intagliata fu meſſa ſu da Baccio d'Agnolo, e S. Antonino allora Arciveſcovo di Firenze ſalì con tutto il Clero a porvi la prima pietra nell'anno 1438. La Palla, e la Croce fu poſta da An- drea Verrocchio. Ammirata l'eſteriore bel- lezza, entreremo in Chieſa. Il pavimento è di marmi di varj colori, diviſati con mi- rabil diſegno. Quello della Navata di mez- zo è di Franceſco da San Gallo, e quello intorno al Coro è fatto col diſegno di Mi- chelagnolo, ed il rimanente di Baccio d' Agnolo. Quivi prima d'ogni altra coſa, potrà l'erudito Foreſtiero volger l'occhio alle varie Inſcrizioni, e memorie, che vi ſi trovano. A man deſtra avvi il Ritratto del menzionato Brunelleſco ſcolpito in mar- mo: a cui ſegue il Ritratto di Giotto re- ſtauratore della Pittura, con Epitaffi, il primo di Carlo Aretino, il ſecondo d'Agno- lo Poliziano. Succedono altre memorie d' uomini illuſtri, come di Antonio dell'Orſo Veſcovo Fiorentino in un'arca elevata da terra, con la ſtatua di marmo ſopra di eſſa, di Pier Farneſe Capitano de' Fiorentini; di F. Luigi Marſilj eminente Teologo del Car- dinal Pietro Corſrai, e dopo queſto l'Effi- gie ſcolpita in marmo del gran Marſilio Fi- cino rinnovatore della Filoſofia di Plato- ne. A mano ſiniſtra vedeſi il Ritratto, e Inſcrizione di Antonio Squarcialupi ſcolpi- to da Benedetto da Majano. Dipoi altro depoſito elevato da terra, eſſendo varie le opinioni di chi ſi ſia; ſopra la Porta vedeſi il Depoſito di D. Pietro di Toledo Vice Re di Napoli, e dipoi nella parete ſono dipin- te due figure, rappreſentanti Niccolò da Tolentino, che è di Andrea del Caſtagno, e Giovanni Acuto, che è opera celebra- tiſſima di Paolo Uccello. Merita anche oſ- ſervazione un quadro antico dell'Orcagna, in cui è dipinto il Divino Poeta Dante, quivi eſpoſto per Decreto della Repubblica Fiorentina, quale è l'unica memoria pub- blica, che vi ſia di queſto gran Maeſtro della Toſcana Poeſia. E' queſta Chieſa di- viſa in tre Navate, alle quali corriſpon- dono tre Tribune di forma ottagona, e in ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cappelle. Nel- la Tribuna di mezzo li oſſervano nelle quattro Capelle laterali i quattro Evange- liſti di mano di Donatello accennati di ſo- pra, e nella Cappella di mezzo il Cenacolo, di Gio. Balducci, e gli altri due quadri la- terali dl Pernardino Poccetti. Queſta Cap- pella modernamente adornata di Balauſtri, e dell'Altare di marmi di varj colori, è dedicata a S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, le di cui ſacre Ceneri ſi conſervano ſotto l'Altare nella belliſſima Caſſa di bronzo, che può oſſervarſi da tutte le parti, mi- rabilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti. Paſſando all'altra Tribuna detta della S. Croce, ſi oſſerverà prima la Porta della Sagreſtia di bronzo, opera del Ghiberti, e dentro alla medeſima Sagreſtia i Putti, che l'adornano con varj feſtoni di mano di Do- natello, e l'arco piano fatto di Pietre com- meſſe, opera certamente ſingolare, e pro- digio dell'Architettura. In detta Tribuna può vederſi l'Immagine di S. Giuſeppe nella Cappella ad Eſſo dedicata di mano di Lo- renzo di Credi, e i due Quadri laterali, che l'adornano, dei quali il Tranſito è di Mauro Soderini, e lo Spoſalizio di Gio. Ferretti. S'inalza ſopra le dette Tribune la gran Cupola, per di dentro tutta di- pinta con maraviglioſa invenzione da Fe- derigo Zuccheri, e da Giorgio Vaſari. Cor- riſponde per di ſotto il Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſeguito da Giuliano di Baccio d'Agnolo, della medeſima forma d'ordine Jonico, e di marmi di varj co- lori. Reſta queſto coronato da un belliſſi- mo fregio, ſoſtenuto da più colonne, l' imbaſamento delle quali è arricchito di baſ- ſirilievi, parte de' quali ſono di Baccio Ban- dinelli, e parte di Giovanni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Crocifiſſo, di mano di Benedetto da Maja- no, Scultore antico, e valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Statue di marmo, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rappreſen- tanti Iddio Padre in atto di ſedere, ed a' ſuoi piedi il Criſto morto ſoſtenuto da un Angiolo. Dietro a queſto Altare vedeſi una Pietà di mano del Buonarroti, che ſebbene non condotta a fine moſtra tuttavia l'ec- cellenza del Profeſſore. Queſto ſtimabiliſ- ſimo gruppo ci fu collocato per ordine di Coſimo III. in luogo di due belliſſime Statue di marmo rappreſentanti Adamo, ed Eva, di mano di Baccio Bandinelli, che di quivi le fece traſportare nel Salone del Palazzo Vecchio, ove ſi ammirano tra tante altre opere che vi ſono, de' più inſigni Sculto- ri. Gl'Altari della Croce, e di S. Antonio ſono ſtati adornati con Tabernacoli, e Co- lonne di marmo, come pure i gradi di marmo di tutti gli altri Altari delle tre Tribune, i ſedili di noce del Coro; e l'ador- namento dell'Organo ſopra la Sagreſtia co- mune è ſtato fatto il tutto a ſpeſe del pre- ſente noſtro zelantiſſimo Arciveſcovo Fran- ceſco Gaetano Incontri. Ne' pilaſtri delle Tribune, come ancora nelle mura delle Navate ſi vedono alcune Nicchie, o ta- bernacoli di marmo miſto, fatti col diſe- gno di Bartolommeo Ammannati, entro de' quali ſono gli Apoſtoli ſcolpiti in mar- mo da maeſtri eccellentiſſimi, cioè: S. Ia- copo, ſcultura di Iacopo Tatti Fiorentino, detto il Sanſovino, il S. Matteo, di Vin- cenzio Roſſi, il S. Andrea, di Andrea Fer- rucci, il S. Tommaſo, di Vincenzio Roſſi, il S. Pietro, del Bandinelli, il S. Gio. Evan- geliſta, di Benedetto da Rovezzano, il S. Iacopo Minore, e il San Filippo, di Gio- vanni dell'Opera. Ha queſta Baſilica altre opere degne di ſtima, le quali potrà il Fo- reſtiero da ſe medeſimo oſſervare. Una ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in gran copia gli abbellimenti interiori, che a' noſtri tempi ſi coſtumano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel compoſto, a cui tutte le parti corriſpondono, ed una maeſtoſa bellezza, che ſenz'altro ornamento l'oc- chio ſommamente diletta. Oltre però il materiale, degna ſi è queſta Chieſa di ſom- ma veneràzione per le inſigni Reliquie di tanti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra eſſe le più coſpicue, una parte della S. Croce, un Chiodo, ed una Spina della Corona di noſtro Signore, ripoſte in un Reliquario d'oro maſſiccio tutto lavorato, ed intarſiato di perle, gioie, e pietre pre- zioſiſſime. Evvi il Corpo di S. Zanobi Ve- ſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi ſuc- ceſſori, e diſcepoli; di S. Podio, di S. Ste- fano IX. Pontefice, e de' Santi Martiri Ab- don, e Sennen. Evvi inoltre un Pollice di S. Gio. Batiſta, con alquante ſue Ceneri; una parte di Braccio di S. Andrea Apo- ſtolo, ed altre ancora ſenza numero, de- ſcritte già dall'Arcidiacono Minerbetti. Ma non minor venerazione lo rende il Di- vin culto, che da tanti ſacri Miniſtri reli- gioſamente s'oſſerva. Quarantadue Cano- nici, e fra queſti, cinque dignità, ſeſſanta e più Cappellani, cento Chericl Eugenia- ni, e nelle feſte, e ſolennità accreſcono il numero circa a ſeſſanta altri Cherici del Seminario Fiorentino, celebrando quivi continuamente gli Ufizj Divini con tal de- coro, e ſplendore, che quello d'ogni altra Cattedrale d'Italia non ſolo agguaglia, ma ſupera di gran lunga. Queſta Chieſa s'è reſa celebre per molti, e ſingolari avveni- menti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſati. Fra queſti è da rammentarſi che Carlo Ot- tavo vi ſtabiliſſe la concordia co' Fioren- tini: che due Sommi Pontefici Martino V. ed Eugenio IV. ſolennemente vi celebraſ- ſero. Che Pio II. e Leone X. v'aſſiſteſſe- ro più volte alle ſacre funzioni; ma più di ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l'anno 1439. il Concilio Eucumenico Fiorentino, fa- moſo per l'intervento del mentovato Eu- genio IV. dell'Imperador Paleologo, del Patriarca di Coſtantinopoli, e di tanti Pri- mati della Grecia per l'unione ſtabilitavi della Chieſa Greca colla Latina, come ben dall inſcrizione in marmo preſſo alla Sagre- ſtia ſi può vedere. Per queſte, ed altre cagioni non è maraviglia, ſe queſta Chieſa gode inſigni prerogative, tra le quali è molto ſingolare, che i Cherici, dopo il ſervizio di nove anni preſtato alla mede- ſima, per Bolla di Eugenio IV. e per con- ferma di detta Bolla fatta da S. Pio V. dopo il Concilio di Trento, vengono pro- moſſi al Sacerdozio, benchè non ſiano prov- veduti di alcun benefizio, o d'altra ren- dita Eccleſiaſtica. In ultimo è da ſaperſi, che nelle due Cappelle, che ſono dai lati della porta principale ſi conſervano in una gran venerazione due antichiſſime Imma- gini, una della SS. Trinità alla deſtra, e l'altra di Maria Santiſſima, che è in un tabernacolo al lato manco della porta, e che ſi venerava nell'antica Chieſa di S. Re- parata: la quäl Santa vi è dipinta tra le altre, nel quadro, che contorna il detto Tabernacolo. Il Moſaico ſopra la detta porta è di Gaddo Gaddi. Le ſtatue, che ſono ſulle baſe, ſono i modelli di eccel- lenti Scultori, cioè S. Miniato, e S. Anto- nino Arciveſcovo, ſono di Batiſta Lorenzi, S. Zanobi, e S. Podio del Francavilla, S. Andrea Corſini d'Antonio d'Annibale, e di Giovanni Caccini è il S. Gio. Gualberto. La naſcita di Gesù Bambino di Gregorio Pagani, e la Viſitazione di S. Eliſabetta di Batiſta Naldini, che ſtavano dai lati entrando in Chieſa, ſono al preſente nella Cappella di S. Antonio. La Nunziata di Federigo Zuccheri, e l'Adorazione de' Magi, furono collocate in quella della S. Croce. Sopra la Porta laterale dalla parte del Campanile vi è il Martirio di S. Re- parata di mano del Paſſignano, e ſopra l' altra dalla parte oppoſta fu rappreſentato il Concilio Fiorentino dal Cav. Gio Batiſta Paggi. Uſcendo di Chieſa trovaſi appreſſo il

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CAMPANILE, la cui circonferenza è cen- to braccia, l'altezza centoquarantaquat- tro. E' in iſola da ogni parte fino da' fon- damenti, ed è incroſtato tutto di marmi di diverſi colori, con bel diſegno diſtinti. In quattro nicchie da ogni lato poſano quat- tro Statue, delle quali quelle che riguar- dano la Piazza, e l'altre due ſopra la porta di eſſo ſono di mano di Donatello e le due che pongono in mezzo eſſe ſono di Niccolò Aretino: le tre figure che ſon ſopra la Porta del Campanile, tre Statue dalla parte della Miſericordia, i ſette Pianeti, le ſette Virtù, e le ſette Opera della Miſericordia ſono di Andrea Piſano. Le 5. ſtoriette che ſono verſo la Chieſa rappreſentanti la Gramma- tica, la Filoſofia, la Muſica, l'Aſtrologia, e la Geometria ſono di Luca della Robbia. Fu condotta queſta gran Torre col diſegno di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che certamente nel mondo non ſi trova l'eguale. Vicino al medeſimo è la Scuola de' Cherici, e l'eſemplariſſima Compagnia della Miſericordia. Dirimpetto alla Chieſa del Duomo è quella di

SAN GIOVANNI antico Batiſtero, e non già come alcuni hanno creduto con in- ſuſſiſtenti ragioni Tempio di Marte; poi- chè tale da' più culti ſtimar non ſi può per gli errori, che ravviſanſi nella ſua interna Architettura. Eſſo è di forma ottagona, ed in queſta guiſa ſi ſolevano in antico fab- bricare i Tempi per uſo del Batteſimo. Per di fuori è iſolato, e fu incroſtato di varj marmi nel 1293. Per tre Porte vi ſi ha l' ingreſſo, l'impoſte delle quali tutte di bronzo, ſono di sì maraviglioſa bellezza, e con tal maeſtria lavorate, che Michela- gnolo Buonarroti ſoleva dire, diſcorrendo di quelle di Lorenzo Ghiberti, che ſareb- bero ſtate bene alle Porte del Paradiſo, e ſono quella che riguarda la Chieſa del Duo- mo, e quella che dirimpetto all'Opera, ma la terza più antica fu fatta da Andrea Piſano. Sono effigiate in eſſe alcune Sto- rie del Teſtamento Vecchio, e Nuovo, di baſſorilievo, fatte con tale eccellenza ſpe- cialmente quelle della Porta maggiore, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. So- pra la Porta principale vi ſono tre Statue di marmo, che rappreſentano il Batteſimo di Criſto, incominciate dal Sanſovino, e perfezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono l'altre ſtatue di bronzo, rappreſen- tanti la Decollazione di S. Gio. Batiſta, ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bigallo. Ma ſopra quella verſo l'Opera ſono ma- raviglioſe le tre figure di bronzo, che rap- preſentano S. Gio. Batiſta, che diſputa, con un Fariſeo, e con un Dottore della Legge antica, e ſono di mano di Giovan- franceſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi le due Colonne di Porfido; poſte avanti la Porta principale, donate gia da' Piſani alla Città di Firenze: e le catene che pen- dono, con altre che ſi veggono ad alcune Porte della Città, e in altri luoghi, ſono un trofeo del valor Fiorentino quando con- quiſtarono il Porto Piſano, che con queſte chiudevaſi. Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſſe Colonne di belliſſimo grani- to, con Capitelli, e Pilaſtri, ſopra de' quali ricorre un terrazzino, che circonda quaſi tutta la Chieſa. Sotto l'Arco della Tri- buna, ove è ſituato l'Altar maggiore, è ſtata modernamente alzata la Statua di marmo del S. Precurſore, in atto d'eſſer portato alla celeſte Gloria, con più An- gioli pur di marmo, opera tutta di Giro- lamo Ticciati celebre Scultore, e Archi- tetto, di cui pure è lo ſpazioſo Presbite- rio eretto davanti il predetto Altar mag- giore, lavorato di finiſſimi marmi, ed arricchito di medaglioni, e di baſſirilievi di marmo. La volta poi è tutta fatta a moſaico, per opera d'Andrea Taſi, diſce- polo di Cimabue, che in quei tempi ebbe la ſua ſtima. Oltre i varj ornamenti vi è un Batiſtero molto vago, e di belliſſimi marmi adorno, nella nicchia del quale ve- deſi un S. Gio. Batiſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamontini valente Scultore. Ed è da notarſi, che un magnifico Batiſtero era prima nel mezzo del Tempio, di forma ottagona, del quale n'è rimaſto il ſegno nel pavimento. Dirimpetto al detto Batiſtero vi è il ſepolcro, ornato di varie Statue di Baldaſſar Coſcia, già Papa ſotto nome di Giovanni Vigeſimoſecondo, o come altri vogliono Vigeſimoterzo, morto in Fi- renze l'anno 1419. dopo aver rinunziato il Pontificato avanti al Concilio di Coſtan- za. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Donatello, di cui parimente è la S. Maria Maddalena Penitente in un bell'Altare fat- to modernamente. Finalmente in queſto Tempio ſono molte Reliquie, e ſpecial- mente il Dito indice di S. Gio. Batiſta, e un braccio di S. Filippo Apoſtolo, che ſi tengono in ſomma venerazione, come al- tresì molte ſupellettili ſacre, e argenti di ineſtimabil valore tra i quali evvi un'Altare di argento ſodo che per le principali ſo- lennità ſi pone nel mezzo di Chieſa tutto ſtoriato con baſſirilievi di belliſſime figure rappreſentanti la Vita di S. Gio Batiſta. Uſcendo di Chieſa per la Porta dall'opera, ſi trova una Colonna poco diſtante, eretta in quel luogo per ricordanza di quell'in- ſigne miracolo, che ſeguì, allora quando trasferendoſi alla Chieſa di San Salvatore il Corpo di San Zanobi Veſcovo Fioren- tino dall'inſigne Collegiata di S. Lorenzo, nel toccar quivi la Bara un Olmo ſecco incontanente divenne freſco, e verdeggian- te. Si vede addirimpetto il

già

B 2 tanti

giore,

B 3 tresì

PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col diſegno di Gio. Antonio Doſi, al tempo del Cardinale e Arciveſcovo Aleſſandro de' Medici, dipoi per ſoli 27 giorni Papa Leo- ne XI. che ha la ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſſervabile la magnifica Scala, e l' Atrio, che mette nella gran Sala, dipinto eccellentemente da Pietro Anderlini, con lo sfondo, belliſſima opera di Vincenzio Meucci, a ſpeſe di Monſig. Giuſeppe Ma- ria Martelli, a cui dobbiamo ancora il re- ſtauramento di

SAN

SAN SALVADORE, Chieſa tenuta da una Congregazione di Sacerdoti utili molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è tutta dipinta a freſco da diverſi celebri Profeſſori mo- derni, avendovi colorita la Cupola, e la Natività, che ferve di Tavola all'Altar mag- giore Giovanni Ferretti con i due Apoſtoli di chiaro ſcuro. La depoſizione della Croce è di Mauro Soderini, e la Reſurrezione op- poſta con lo sfondo della volta è di Vin- cenzio Meucci. In faccia a queſta reſta la Chieſa Parrocchiale di

SAN RUFFILLO, ſopra la di cui porta ve- deſi un Padre Eterno di Luca della Robbia, e dentro vi è all'Altare a mano deſtra di mano del Pontormo una pittura a freſco eſprimente Maria SS. col S. Bambino, e alcuni Santi. Poi di quì andando per Via de' Martelli, s'incontrano le Abitazioni de' Martelli, e degl'Arnaldi, nella prima delle quali eravi una Statua di Donatello, la quale al preſente ritrovaſi nel Palazzo del Sig. Balì Martelli, ed è creduto il più ec- cellente lavoro di ſuo ſcarpello; e nella ſeconda vi ſono eſquiſite Pitture. Indi tro- vaſi la Chieſa di

SAN GIOVANNINO, dedicata a San Gio- vanni Evangeliſta poſſeduta già dai Geſui- ti, ed ora per Real diſpoſizione dai Padri della Madre di Dio delle Scuole Pie, i quali tengono nell'anneſſo loro Convento le Pub- bliche Scuole in qualunque ſcienza. Era queſta Chieſa in principio aſſai piccola; ma intorno all'anno 1580. coll'opera, e col diſegno di Bartolommeo Ammannati, Scul- tore, ed Architetto Fiorentino, fu oltremo- do accreſciuta, e adornata. Imperciocchè quell'Artefice molto pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e fatica perdonò, perchè que- ſt'opera foſſe condotta al ſuo fine ammiran- do gl'intendenti l'eſquiſitezza dell'Archi- tettura, e il bell'ordine di tutte le parti di queſto ſacro Edifizio. Ha la facciata tut- ta di pietre ſerene, e dentro vi ſono nelle Cappelle varj ornamenti di ſtucchi con belle Tavole; nella prima a man deſtra ſtà collocata un inſigne Tavola di Aleſſandro Allori, ove ha rappreſentato N. S. con alcuni Apoſtoli in atto di eſaudire la Ca- nanea, ed è da notarſi che quel Vecchio, che ſi appoggia al baſtone, figurato per S. Bartolommeo è il Ritratto del medeſimo inſigne benefattore Architetto Bartolom- meo Ammannati, che la fece fare, la ſe- conda Tavola di S. Luigi Gonzaga, e S. Stanislao è Opera di Ottaviano Dandini; la terza di S. Niccolò di Bari, di Gio. Do- menico Campiglia. Quindi ſeguita la Cap- pella di S. Franceſco Xaverio ricca di no- biliſſimi marmi, dove il Cavalier F. Fran- ceſco Curradi ha con ſtraordinaria eccel- lenza rappreſentato il detto Santo nell'atto di predicare agl'Infedeli. Ne ſegue la Cap- pella maggiore, la di cui Tavola ove è eſpreſſo il SS. Crocifiſſo è di mano di Gi- rolamo Macchietti, nei due laterali il San Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e la S. Elena del Bizzelli, trovaſi dipoi la nobil Cappella di Sant'Ignazio tutta incroſtata di marmi, ove è di mano del Puglieſchi la bella Tavola di detto Santo. Ne ſeguo- no tre altre Cappelle, nella prima delle quali ov'è l'Immacolata Concezione è di mano del mentovato Curradi, nella ſecon- da è ſtata collocata la belliſſima Tavola di S Giuſeppe Calaſanzio Fondatore di mano di Antonio Franchi Luccheſe; da cui fu effigiato il medeſimo Santo davanti a Maria SS., e al Santo Bambino, nella terza ed ultima vi è la Tavola degli Angeli dipinta da Giacomo Ligozzi. Gli Apoſtoli delle Nicchie ſono di Cammillo Cateni, e lo sfondo nella ſoffitta è ultima opera di Ago- ſtino Veracini. Vicino a queſta Chieſa, ed al principio di Via larga è il

B 4 ti,

la

PA-

PALAZZO DE'MEDICI, oggi del Marche- ſe Riccardi per compra fattane l'anno 1659. per prezzo di ſcudi 41. mila dal Granduca Ferdinando II. fatto già fabbricare da Co- ſimo Padre della Patria, col diſegno di Mi- chelozzo. Non può ſpiegarſi abbaſtanza quanto ſia bello, e magnifico, nè può com- prenderio facilmente chi non lo mira. Ve- donſi le due facciate tutte di pietre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra fino alle prime fineſtre, l'ordine è Ruſti- co, o Toſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuc- cede il Corintio, e in fronte di sì no- bile Edifizio, vedeſi un Cornicione d'in- credibil vaghezza, che da per tutto lo cir- conda. Non meno vaghe ſono le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, come altresì il Cornicione, ſi credono fatti col diſegno del Buonarroti. Entrando per la porta principale trovaſi la prima Loggia, nel fregio della quale ſono alcuni tondi entrovi figure di marmo di Donatello, e le pareti tutte furono fatte adornare l' anno 1719 dal Marcheſe Franceſco Ric- cardi, di baſſirilievi, di Statue, di Bu- ſti, e d'Inſcrrzioni antiche Greche, e Latine, a foggia di Muſeo. A man de- ſtra vi è una ſcala molto comoda, e no- bile fatta col diſegno di Gio. Batiſta Fog- gini Scultore e Architetto Fiorentino. E' pure a man ſiniſtra una Scala belliſſima fatta a chiocciola, che dal terreno conduce fino alla ſommità del Palazzo. Penetrando poi nelle ſtanze, vi s'ammirano molti pre- gevoli ornamenti degni di tanto Palazzo. Vedraſſi la belliſſima Galleria dipinta nel- la volta a freſco da Luca Giordano famo- ſo Pittore, e in eſſa giù abbaſſo nella pa- rete effigiati ſopra grandioſi Criſtalli i quat- tro elementi inſigne opera di Ant. Dome- nico Gabbiani, tra i quali in nobiliſſimi ar- marj ſi conſerva una bella, e copioſa rac- colta di Cammei, d'Intagli, di Medaglie, e di altre prezioſe antichità: allato alla qua- le è una ſcelta Libreria di manoſcritti, e di libri impreſſi, parte della quale fu meſſa inſieme dal celebre Riccardo Riccardi, e parte fu già del Senatore Marcheſe Vin- cenzio Capponi, da cui l'ereditarono i pre- ſenti poſſeſſori, i quali vanno ſempre au- mentandola. Si mireranno inoltre i nuovi accreſcimenti di ſervizi baſſi molto como- di, e finalmente ſi vedrà creſciuta doppia- mente la principal Facciata verſo la Via Larga, coll'iſteſſo ordine, e Architettura dell'antica. E` famoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellezza, ma eziandio per eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di gran- diſſimi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti i Sommi Pontefici, Imperadori, e Re, ol- tre un numero grande di Principi (di che ſi legge la memoria in un Cartello di mar- mo nel primo Cortile, fatta dal celebre Abate Antonmaria Salvini) e per molti av- venimenti accaduti e deſcritti largamente dal Giovio, e da varj Scrittori de' tempi andati. Dirimpetto a queſto ſi vede il

ſtra

dell'

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi, col diſegno del Ca- valier Carlo Fontana, e appreſſo il

PALAZZO del Marcheſe Gener. Gino Cap- poni, con bella facciata di Gherardo Sil- vani, che è ſtato internamente accreſciuto, e rimodernato nel Cortile col diſegno di Luigi Orlandi. In faccia a queſto vedeſi un altro antico Palazzo dei Medici, ora degli

UGHI, o ſieno Avvocati protettori dell' Arciveſcovado Fiorentino, ove ſecondo al- cuni, ſeguì l'ucciſione del Duca Aleſſan- dro de' Medici, tanto celebre nella noſtra Storia. Quaſi dirimpetto vedeſi il

PALAZZO del March. Prior Ruberto Cap- poni, fatto col diſegno di Ferdinando Rug- gieri. Quindi dalla medeſima parte ſi tro- va il

gie-

PALAZZO de'Marcheſi Coppoli ora del Sig. Averardo de' Medici eretto con vago e bel diſegno del Silvani Architetto Fiorentino, ultimamente accreſciuto, e dentro e fuori quaſi della metà, dal fu Senatore Cammil- lo Coppoli. E ſeguitando il cammino; dalla parte oppoſta s'incontra la

LIBRERIA O BIBLIOTECA MARUCELLIANA fondata a pubblico vantaggìo dal fu AB. Franceſco Marucelli, ed aumentata da Monſignor Aleſſandro Marucelli, la quale ſta aperta la mattina, ne' giorni di Lunedì, Mercoledì, e Venerdì; quindi ſi giunge al- la Piazza, e Chieſa di

SAN MARCO de' Padri Domenicani dell' Oſſervanza. Tra gl'ornamenti più ſingolari, vi s'ammirano le belle Tavole, tutte di mano d'eccellenti Maeſtri. Nell'entrare a man deſtra vi è una devota Madonna di Piero Cavallini Romano, che per venera- zione ſtà coperta. La ſeconda, dov'è di- pinto S Tommaſo d'Aquino, è di Santi di Tito. La terza ove è eſpreſſa Maria col Bambino Gesù, e di altri Santi è del ce- lebre F. Bartolommeo di S. Marco di cui nel Convento nella ſola Cappella del Gio- vanato eſiſtono molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare. Nella quarta ſi vede un'an- tichiſſima Madonna lavorata a Moſaico. La Tavola della quinta Cappella dove è l'Immagine di Maria, e S. Domenico è di mano di Matteo Roſſelli. Volendo di quì entrare nella Sagreſtia vedeſi nell'ingreſſo una belliſſima Statua di marmo rappreſen- tante Criſto riſorto collocata in una nic- chia, opera di Antonio Novelli, e del Conti ſono li due baſſirilievi che ſono dai lati. Di quì paſſata la prima porta vedraſſi ſo- pra di eſſa una delle più belle Tavole del Beato Gio. Angelico che ſtava anticamen- te all'Altar Maggiore. Il ritratto di queſto Beato ſtà appeſo nella Cella che quì abi- tava S. Antonino con altri quattordici ri- tratti di Beati Religioſi che oltre i Vene- rabili ſenza numero hanno ſantificato que- ſto Convento, e edificata la noſtra Città. Tornando in Chieſa ſegue dipoi la Tribu- na ove nelle pareti da Monſieur Parocel Franceſe vi fu dipinto l'adorazione de' Magi, e le Nozze di Cana, e la Cupola è di Aleſſandro Gherardini con un bello Altar maggiore corredato di ricchiſſimi argenti particolarmente nelle feſte ſolenni. Quindi vi è la Cappella de' Serragli, ancor eſſa ragguardevole, non meno per la ſtruttura di finiſſimi marmi, de' quali fino al pavi- mento è ricoperta, quanto per varj orna- menti di Statue, e di Pitture, che nobil- mente l'adornano. La Tavola dell'Altare rappreſentante l'ultima Cena è opera di San- ti di Tito, la Storia della Manna è del Paſſi- gnano; di Iacopo da Empoli è il Sagrifi- zio di Abramo. Il ſaziar delle Turbe nel Deſerto, e la Cena d'Emaus ſono del Cav. Curradi; e S. Paolo che riſuſcita un Fan- ciullo è del Biliverti. La volta è di Ber- nardino Poccetti, e ancora i Santi dipinti a freſco tramezzo a detti quadri in otto nicchie: nell'altre quattro vi ſono gli Evan- geliſti di marmo, che due ſono di Lodo- vico Salvetti, e i due dall'Altare del Pie- ratti. Dopo la quale ſegue la belliſſima Cappella di S. Antonino Arciveſcovo di Fi- renze fatta fabbricare con ſomma magni- ficenza da Averardo, e da Antonio Salvia- ti. Ella è tutta di marmi nobilmente la- vorati col diſegno di Giovanni Bologna. Tre belle Tavole di Pittori eccellenti ne adornano vagamente le tre facciate; quella di mezzo è opera d'Aleſſandro Allori, quella che rappreſenta il Lebbroſo riſa- nato in cornu Evangelii è di Franceſco Poppi, I' altra di Batiſta Naldini. In cia- fcuna di queſte facciate ſi ammirano due Statue di marmo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, di mano del Francavil- la, diſcepolo del mentovato Giovanni Bo- logna; ed altrettanti baſſirilievi di bron- zo, di mano di F. Domenico Portigiani, fatti ſul diſegno del medeſimo Giovanni Bologna ſuo Maeſtro, da cui fu fatta la figura di bronzo, che è in Sagreſtia rappre- ſentante il Santo giacente. Nell'Urna ſot- to l'Altare ſtà ripoſto il di lui S. Corpo. Fi- nalmente corona queſta Cappella una Cu- poletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe Pitture, di mano del Poccetti. Avanti a queſta Cappella ſon dipinte due Storie dell' Eſpoſizione, e Traslazione di S. Antonino di mano del Paſſignano. Ella ha meritato d'eſſer deſcritta e pubblicata colla ſtampa del fu celebre Antiquario Dottore Gori. Ne ſegue poi la prima Cappella, tornando verſo la Porta, una belliſſima Tavola di Lodovico Cigoli, ove ha dipinto l'Impe- ratore Eraclio, che depoſto l'Imperiale ammanto, e conſtituito in abito di Peni- tenza, ſcalzo ne' piedi, porta ſopra le ſue ſpille quella Reſſa Croce, ove il noſtro Salvatore con la ſua morte compì la re- denzione del genere umano. Nella ſeguen- te Cappella, eravi una ſtupenda Tavola di Fra Bartolommeo, ma il Principe Ferdi- nando, che la volle avere, ne fece fare altrettanto belliſſima copia al Gabbiani, che certamente ſi ſcambia dal medeſimo originale. Nella terza di mano del Paſſi- gnano vi è eſpreſſo S. Vincenzio Ferreri predicante al Popolo. Nella quarta vicino alla porta vi è la Tavola dipinta dal Ca- valier Paggi Genoveſe, rappreſentante la Trasfigurazione ſul Tabor. La ſoffitta è tut- ta intagliata, e riccamente dorata, con lo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pen- nello di Gio. Antonio Pucci. E' degno di memoria, che quì furono ſepolti il Conte Giovanni Pico della Mirandola, che fu chia- mato la Fenice degl'ingegni, ed Agnolo Poliziano uomo letteratiſſimo, e ſingolare, e ai noſtri tempi i celebri Giuſeppe Ave- rani, e il Propoſto Anton Franceſco Gori. Non meno però della Chieſa è ragguarde- vole il Convento, fatto fabbricare da Co- ſimo, e Lorenzo de' Medici, al quale fu dato principio nel 1437. col diſegno di Mi- chelozzo. Nel primo Chioſtro ſono le lu- nette tutte dipinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſſelli, dal Tiarini, e dal Boſchi, e al- cune venerabiliſſime immagini del B. Gio. Angelico inſigne Pittore che come ſi è det- to abitava in queſto Convento, dentro al quale ſi vedono moltiſſime opere di ſua mano, oltre la magnifica pianta dell'Or- dine Domenicano dipinta da Eſſo ſulla pa- rete del Capitolo che reſta tra li due Chio- ſtri, nel quale vi ha effigiato gran numero di Ritratti di Uomini Illuſtri del detto Or- dine, tanto in ſantità, che in dottrina. Poi nel ſecondo non meno vaſto del primo vi ha dipinto le Lunette di tutta una na- vata Aleſſandro Gherardini, altre due Co- ſimo Ulivelli, e una dalla parte dell'in- greſſo Aleſſandro Loni, e Sebaſtiano Ga- leotti. E' molto deſiderabile da vederſi la Cappella del Noviziato la di cui Tavola di ſtraordinaria bellezza è opera di F. Bar- tolommeo nella quale vi ha eſpreſſa la Pre- ſentazione di Gesù Bambino, vi è inoltre tra l'altre buone pitture, una celebre im- magine di Maria SS. di mano di Carlo Dolci. In queſto inſigne Convento bella e copioſa Libreria vi ſi conſerva, ove fra gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Mano- ſcritti fatti quivi collocare a pubblico be- nefizio da Coſimo de' Medici Padre della Patria, ed alcuni de' quali è fama, che foſ- ſero già di Niccolò Niccoli, che è da an- noverarſi fra quelli, da' quali le Lettere Greche riconoſcono il loro riſorgimento. Vicino all'Orto in fondo al quale è da am- mirarſi una Cappella tutta dipinta da Ber- nardino Poccetti, è ſituata la Spezieria, celebre per la fabbricazione che vi ſi fa dell'Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed altri lavori di Fonderia, ove ſi potrà con pia- cere oſſervare ancora de' belliſſimi quadri. Fu queſto Convento ſempre tenuto in gran- de ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtau- ratavi da F. Girolamo Savonarola, ma eziandio per avervi dimorato moltiſſimi Re- ligioſi di ſanta vita, in converſazione de' quali ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſſe volte trattenerſi vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. E' ſtata abbellita queſta Chieſa con una vaga Facciata col diſegno di Fr. Giovacchino Pronti da Ri- mini Converſo Carmelitano. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta laterale è il Pa- lazzo detto il

vanato

rag-

Pop-

denzio-

C Roſ-

Pa-

CASINO DA S. MARCO, fatto fabbricare dal Gran Duca Franceſco I. intorno al 1570. col diſegno del Buontalenti. E' ſer- vito ne' tempi andati per abitazione de' Principi del ſangue, eſſendo provveduto di tutte le comodità, che a tali Perſonag- gi ſi convengono. Accanto a queſto Caſi- no è degno d'eſſer veduto il Chioſtro della

C 2 Prin-

COMPAGNIA DI SAN GIOVAN BATISTA, detta dello Scalzo, per le molte eccellen- ti Pitture a freſco rappreſentanti la vi- ta di S. Gio. Batiſta di mano di Andrea del Sarto, tra le quali due che ſono dipin- te dal Francabigio, rappreſentano la par- tenza del detto Santo Fanciullo da' Geni- tori, e l'incontro del medeſimo con Gesù nel ritorno d'Egitto. Queſt'opera ſi vede intagliata da Teodoro Cruger con fronteſpi- zio, e ritratto dell'Autore. Di mano di Lorenzo di Credi all'Altar della Compa- gnia vi è la Tavola rappreſentante S. Gio. Batiſta in atto di battezzare il Salvatore. Camminando per eſſa ſtrada e voltando a man deſtra nel Maglio ſi trova il Con- vento e

CHIESA delle Nobili Religioſe DI SAN DO- MENICO, nella quale al primo Altare a man dritta vi è una Tavola dipinta da Andrea Verrocchio celebre Scultore, Maeſtro di Leonardo da Vinci, che ve lo fece lavo- rare da giovanetto in qualche parte della medeſima, dopo ne vien l'Altare di S. Gio. di mano del Puglieſchi reſtato imperfetto alla morte del medeſimo. La Tavola dell' Altar Maggiore è di Lazzero Baldi: ne ſe- gue la S. Famiglia di mano del Bonechi. In ultimo il S. Euſtachio opera del Cav. Cur- radi. Intorno alla Chieſa vi ſono tredici lunette dipinte parte dal Soderini, alcune del Ferretti, e parte del Meucci. In fac- cia a queſta Chieſa trovaſi il

di

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran- duca Coſimo Primo con regia ſpeſa fu fab- bricato, ove ſi conſervano le più rare, e belle piante, ed erbe medicinali che quel magnanimo Principe da ogni parte più re- mota le fè venire. L'Anno 1718. fu tra- ſferita in queſto Giardino, per benigno Re- ſcritto di S. A. R. l'Accademia di Botta- nica nuovamente inſtituita; all'uſo e cu- ſtodia della quale con ſuo Motuproprio conceſſe fin a nuovo ordine queſto Giar- dino. Appreſſo vi è la

CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di maneggio di S. A. Reale, che in gran nu- mero, ed in luogo aſſai comodo vi ſi man- tengono. In queſto luogo ancora ſi appren- de dalla Nobiltà Fiorentina, e foreſtiera, ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpe- ſato dal medeſimo Noſtro Sovrano, l'Arte di cavalcare, e di correr la lancia. A que- ſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinan- do fatto reſtaurare, ed accreſcere un bel loggiato, perchè nel tempo del crudo inverno, o di pioggia ſi poſſa tuttavia con- tinovare un eſercizio sì nobile. Contiguo è lo

C 3 di

SPEDALE di San Matteo, altrimenti det- to di Lemmo, poichè intorno all'Anno 1390. ſu fondato da Lemmo Balducci di Monte Catini, dove ſon curati molti infermi con gran diligenza, e carità. Nella di cui Chie- ſa oltre a quello del Fondatore vi ſono altri depoſiti riguardevoli. Vedonſi in eſſa due Tavole degne di ſtima che una dell' Empoli rappreſentante l'Aſſunzione di Ma- ria SS. e l'altra il Martirio di S. Barbera di mano di Lodovico Buti. Vicina è la

CHIESA, E MONASTERO DI S. Niccolò, fatto fabbricare dal detto Lemmo. Sopra la porta ſi vede una antica lunetta dipinta da Lorenzo di Bicci, rappreſentante il det- to Santo. Trovaſi per via del Cocomero il

PALAZZO de' Marcheſi Gerini, ricco di ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimodernate magnificamente con diſegno di Gaſpero Paoletti. Ed il Palazzo de' Baron Ricaſoli, fabbricato con buona Architettura moderna. Quindi il TEATRO detto del Cocomero, e in vicinanza ſono i

Quin-

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci; il primo de' quali d'ordine compo- ſito è del Senatore Aleſſandro Pucci, diſe- gnato con bella, e vaga Architettura del famoſo Paolo Falconieri Cavaliere inten- dentiſſimo; e l'altro accanto del Marcheſe Roberto Pucci, che ha ſeguitato l'ordine del primo. Dirimpetto vedeſi il

PALAZZO del fu Marcheſe Incontri, di maeſtoſa Architettura Toſcana, dove nel dipinger quella Galleria cadde, e morì il celebre Anton Domenico Gabbiani degno di eterna memoria, in faccia al quale vi è

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abita- no Monaci Celeſtini. Sono in queſta Chie- ſa da oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e ſpecialmente la Natività di Noſtro Si- gnore dell'Empoli, accanto alla quale è una Vergine di mano d'Iacopo da Pon- tormo aſſai ſtimata, ſiccome due Tavole del Poppi, e una belliſſima del Paſſignano, rappreſentante S. Gio. che predica alle Turbe. Dipoi volgendo ſi trova il

TEATRO degl'Intrepidi detto della Palla a Corda per eſſervi prima uno ſtanzone de- ſtinato per tal giuoco ſtato fabbricato nel 1779. con tutta magnificenza; in vicinanza ſono i

C 4 1779.

PALAZZI di altra Famiglia dei Marcheſi Pucci, e quello della famiglia Compagni ſtato rinnovato pochi anni ſono, e dipoi ſi giunge all'Arciſpedale di

SANTA MARIA NUOVA, edificato da Fol- co Portinari nell'anno 1287. La Facciata di queſto nobile Edifizio, a cui fu dato principio nel ſecolo decimoſeſto col diſe- gno del Buontalenti, è oltremodo mirabi- le. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chie- ſa, nelle pareti della quale ſi vedono di- pinte due ſtorie da Lorenzo Bicci, che rap- preſentano la funzione della Sagra, che già ne fece Martino V. Sommo Pontefice. Le altre Lunette ſono del Pomarancio, e la Pittura che è in fondo al Loggiato, è di Taddeo Zuccheri. Quattro belle Tavole adornano gli Altari. A deſtra, la prima è di mano di Felice Ficherelli, detto Felice Ripoſo, e la ſeconda del Paggi. A man ſiniſtra la prima Tavola rappreſenta San Lodovico Re di Francia, che guariſce dalle gavine, ed è fattura del Volterrano; e la ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di Croce, è opera del Bronzino. All'Altar maggiore fabbricato di marmi Carrareſi, in- tarſiati di belliſſime pietre, vi è un Cibo- rio parimente di pietre pregiabili, e di bellezza non ordinaria. Da un lato della Chieſa è lo Spedale degli Uomini, e dall' altro quello delle Donne, fabbricati colla medeſima Architettura avente in tutti cir- ca a 400. Letti. Molte ſono l'abitazioni con bell'ordine diſpoſte, acciò facile rieſca agli Aſtanti il provvedere gl'infermi di quanto loro abbiſogna. In queſto luogo convivono ancora moltiſſimi Giovani, che da varie parti concorrono, per apprendere co' veri precetti la pratica della Medicina e della Chirurgia, ſotto la diſciplina degli ottimi Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e preſtando nel medeſimo tempo il loro ſer- vizio, ſempre lo rendono più celebre, non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia, uſcendone Maeſtri eccellenti. Moltiſſimi ancora ſono i ſerventi, che aſſiſtono notte, e giorno; Molti i Medici, che giornal- mente intervengono alla cura di queſti in- fermi; Molti gli ſpirituali e temporali aiuti, che ſi ricevono in queſto, premendo alla Pietà ſingolare di S. A. Reale la ſalute del corpo, ed il profitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. Non deveſi però tralaſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguardevole, vi è una Libreria ripiena di Libri alla Medicina ſpettanti ſiccome un bel Teatro anatomico. Nell'ingreſſo che conduce al cortile chiamato ancora il Campoſanto, vi è da oſſervare oltre una lapida ſepolcrale antichiſſima, fermata nel- la parete a mano deſtra, ove è la figura di Madonna Teſſa promotora di queſto Spedale, un Tabernacolo dipinto a freſco, rappreſentante la Carità, opera inſigne di Giovanni da S. Giovanni; oltre ciò a man ſiniſtra ſotto la piccola loggetta vi è rap- preſentato da Baccio della Porta il Giu- dizio finale, quale laſciato dal pittore im- perfetto, nel veſtir l'abito Domenicano, fu terminato da Mariotto Albertinelli. In fondo al detto Campoſanto vedeſi la Sa- maritana al Pozzo, opera a freſco di Aleſ- ſandro Bronzino. In faccia allo Spedale vi è il Convento delle Monache ſerventi al medeſimo, e nella Cappella del vecchio ingreſſo è ſommamente ammirabile la gran- de, e ſtupenda Tavola del detto Bronzi- no, ove è la Vergine col Bambino, S. Eli- ſabetta, e diverſi Santi. Dietro a queſto Convento ſi vede l'

tarſia-

ren-

ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col diſegno di Bernardino Ciurini. Ma di quì paſſando per la via detta di S. Egidio, verſo al canto di via della Pergola, è de- gno d'oſſervazione il

diſe-

PALAZZO de' Martellini, grandemente lo- dato dal Bocchi. Preſſo a queſto trovaſi la Via della Pergola, dov'è la Chieſa, e Oſpizio di

SAN TOMMASO D'AQUINO. La Chieſa è tutta incroſtata con buon guſto di ſcagliola. La Tavola è di mano di Santi di Tito; e la volta è vagamente dipinta da Rinaldo Botti per l'Architettura, e da Gio. Sagreſtani il S. Tommaſo in gloria, e l'altre figure da Ranieri del Pace. Allato a queſto Oſpizio è il

TEATRO per le opere, più di prima ab- bellito, in occaſione delle Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toſcana, colla Prin- cipeſſa Violante Beatrice di Baviera, e rin- novato con diſegno del Mannaioni. Pro- ſeguendo per Via della Pergola in quella di Cafaggiolo, ſi vede il

MONASTERO, E CHIESA de' Camaldo- lenſi, detta Comunemente DEGLI ANGELI, ſtata di nuovo rifatta con tal diſegno, che la Chieſa comune ed eſterna è diviſa dall' interna per uſo de' Religioſi, mediante una Cancellata di ferri lavorati a diſegno con ottimo guſto. La volta dunque di queſta Chieſa interna è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſſandro Gherardini, ed ha cin- que Tavole degne di ſtima, la prima delle quali a man deſtra eſprimente la Reſurre- zione di Lazzero è di Bernardino Poccetti, di cui è la Cupoletta, e alcune figure a freſco; la ſeconda che reſta dentro nella Chieſa è del Cavalier Paggi, ove ha figu- rato la Santa Famiglia, che ritorna d'Egit- to; la terza è opera del Gamberucci, rap- preſentante la Decollazione di S. Gio. Ba- tiſta. All'Altar maggiore vi è d'Aleſſandro Allori l'Incoronazione di Maria; e in ul- timo vedeſi il Tranſito di S. Romualdo di mano di Giuſeppe Grifoni. Il Monaſtero è aſſai vago, e maeſtoſo con tre Chioſtri, e Giardino fatto col diſegno di Gherardo Silvani, ſtato dipoi reſtaurato, e nella Li- breria, ove ſi conſervano rari MSS., è uno sfondo di Antonio Puglieſchi, e le due Iſtorie di Pietro Dandini. Nell'orto ſi vede il principio del famoſo Tempio della Fa- miglia degli Scolari, tanto lodato da Gior- gio Vaſari, Architettura del Brunnelleſco. Rimpetto a queſto Monaſtero corriſponde il

Can-

PALAZZO de Marcheſi, Giugni, gia de' Fi- renzuoli, fatto col diſegno dell'Ammannato, edifizio in ogni parte ragguardevole. Ed entrando in Via de' Servi, evvi il

renzuo-

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con buon diſegno; e adorno di molte Sta- tue antiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo di Medaglie, e buona Libreria. E verſo la Nunziata ſi trova la Chieſa della

CONCEZIONE. Congrega di Sacerdoti no- bilitata di fabbrica in queſti tempi. Quaſi addirimpetto è il

PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſi- gnorile, che eſſi dicono eſſerne ſtato l'Ar- chitetto il Buontalenti: era in avanti del- la Famiglia ricci ove nacque a 23. Apri- le 1522. S. Caterina de' Ricci. Queſto fa angolo ad una Piazza, che ha preſo il no- me dalla vicina Chieſa della Nunziata, ella vedeſi dai lati chiuſa da due gran Logge, il diſegno delle quali è del Brunelleſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di mar- mo ſi erge un Cavallo, ſopra il quale è la Statua di Ferdinando Primo Gran-Duca di Toſcana, gettato in bronzo da Giovan- ni Bologna. Sono del medeſimo le due Fontane di bronzo, che adornano la me- deſima Piazza. Sotto la ſiniſtra di queſte Logge vi è lo

SPE-

SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di allevare moltiſſimi Fanciulli eſpoſti, che ſenza un tale aiuto facilmente perirebbe- ro. Fu fondato queſto Spedale intorno all' Anno 1420. e ne diede il diſegno il poc' anzi nominato Brunelleſco. Le ſue abita- zioni ſono aſſai comode, e ben diſpoſte. Nelle due Chieſe, che una è per gli Uo- mini, e l'altra per le Donne, molte belle Pitture ſi trovano; come altresì nel log- giato di mano di Bernardino Poccetti ſi vedono alcune Pitture a freſco del più ec- cellente guſto. E' governato queſto Spedale da Perſone nobili, con la ſoprintendenza di altri Spedali ad eſſo ſubordinati. In fac- cia poi alla medeſima Piazza ſi trova la Chieſa della Santiſſima

ANNUNZIATA, nella deſcrizione della qua- le mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto luogo, che era detto il Cafaggio. Or tale Oratorio con alcuna parte di terreno ivi contiguo, fu conceduto a quei ſette no- bili Fiorentini, che abbandonata la Pa- tria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Se- nario, ove menando vita eremitica, e ſo- litaria, fon arono la Religione de' Servi di Maria, ed il motivo fu, acciò quei buo- ni Religioſi, che da per tutto avevano ſparſa la fama della lor ſantità, più da vi- cino ſantificaſſero col loro eſempio i loro Concittadini. Ma perchè troppo anguſto era quel luogo, riguardo alle molte per- ſone, che vi erano venute ad abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chieſa; al che fare, la povertà di quei Religioſi baſtante non era. Perciò ad un opera sì buona e ſanta, furono dal Som- mo Pontefice tutt'i Fedeli eſortati, tra' qua- li ſopra di ogni altro ſi ſegnalò Chiariſſi- mo Falconieri Cittadino di queſta Patria, Padre di Santa Giuliana, e Fratello del Beato Aleſſio, imperciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdonando, ſomminiſtrò qualun- que ſoccorſo più opportuno, perchè tal opra foſſe al ſuo fine condotta. Termina- ta la fabbrica, avvenne quel gran prodi- gio, per lo quale è celebre queſta Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei buoni Padri nel 12.... dato a dipingere a freſco ad un Pittore (di cui ancora è incerto il nome; altri chiamandolo Bartolommeo, al- tri Giovanni) un'Immagine di Noſtra Si- gnora in atto di eſſere dall'Angiolo An- nunziata. Il buon Pittore, che la figura dell'Angiolo avea compita, e rimanevagli ſolo ad effigiare della gran Vergine il Vol- to, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Di- vino. In queſto mentre fu ſopraffatto dal ſonno, da cui ſvegliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupore colorito il Sembiante della gran Vergine Madre, di tal bellezza e tanta divozione ſpirante, che ſolo doveſſe cre- derſi coſa di Paradiſo. Attonito dunque, e ſorpreſo da maraviglia incredibile, ad alta voce gridò più volte: Miracolo, Miraco- lo. Il che ſentito da' circoſtanti, e dipoi ſparſoſi per la Città, cagionò un tal con- corſo di Popolo, che ben toſto ne fu la Chieſa ripiena; e perchè niuno di queſto fatto dubitar poteſſe, operò Iddio per mez- zo di queſta Immagine infiniti miracoli, che tuttavia, mercè della Divina bontà, vanno ſeguitando in gran numero. Ora ve- nendo alla deſcrizione della Chieſa: Ve- deſi al primo ingreſſo un Loggiato con belle e ben proporzionate Colonne, fatto fab- bricare dalla Famiglia de' Pucci con diſe- gno del Caccini Scultore. Sotto il Log- giato ſono tre Porte. Quella a man deſtra conduce nella Cappella di San Sebaſtiano dell'iſteſſa Famiglia Pucci, eretta ancor eſſa con diſegno del ſopraddetto Cacci- ni, adorna di tre Tavole, colorite da Mae- ſtri eccellenti, che una d'Aurelio Lomi Pi- ſano, l'altra del Paggi, e ſpecialmente quella di San Sebaſtiano di Antonio del Pollaiolo, ed altresì di alcune Statue di marmo del Novelli Scultore, e della Tri- buna dipinta dal Poccetti. Vi ſono ancora molte memorie di uomini illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Ro- berto, e Antonio Pucci, tre inſigni Car- dinali. Dalla Porta laterale di queſta Cap- pella ſi paſſa in un Cortile, o Chioſtro tutto dipinto da' più rari artefici di quei tempi, cioè: D'Andrea del Sarto è la Sto- ria de' Magi, la Natività della Madonna, quella ove ſi porge a baciare a' circoſtan- ti la Reliquia di San Filippo, con tutte l'altre a man ſiniſtra, che i fatti più ſe- gnalati di San Filippo Benizj rappreſenta- no. D'Aleſſio Baldovinetti è la ſtoria del- la Natività del Signore: del Roſſelli è quando San Filippo ha la viſione di Maria Vergine: del Roſſo è l'Aſſunzione della Madonna: del Pontormo la Viſitazione del- la medeſima: e del Franciabigio lo ſpoſa- lizio della Vergine con San Giuſeppe. Pa- rimente in queſto Cortile ſi vedono innu- merabili Voti, altri dipinti in tavole, al- tri eſpreſſi in figure al naturale, che am- piamente denotano le innumerabili grazie, che vengono compartite ai Fedeli per mez- zo di queſta miracoloſa Immagine. Entran- do in Chieſa, vedeſi al primo aſpetto la ſoffitta tutta d'intagli dorati ſopra fondo bianco, nel mezzo della quale è un gran quadro, rappreſentante l'Aſſunzione della Vergine al Cielo di mano del Volterrano. Nelle pareti tra 'l fregio della ſoffitta, e il cornicione, ſono dodici quadri dipinti a freſco dall'Ulivelli, dove ſi rappreſenta- no alcuni Miracoli più ſingolari di Maria. A man ſiniſtra nell'entrare in Chieſa ſi trova la Cappella della Santiſſima Nunziata (nel muro delle quale è dipinto il di lei Volto miracoloſo) fatta di marmi intagliati da Pagno di Lapo Partigiani Scultore di Fie- ſole col diſegno di Michelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappella non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E' l'Altare d'ar- gento maſſiccio nobilmente lavorato, il gradino parimente d'argento, e tutto di- viſato di gioie e pietre prezioſe. In un belliſſimo Tabernacolo è una teſta del Sal- vatore di Andrea del Sarto. Sopra due gran pilaſtri poſa un ricco architrave, o corni- cione d'argento, da cui pende una corti- na di lavoro eccellente, ſotto la quale una mantellina parimente d'argento, che tien coperta la Sagra Immagine. Inoltre tanti e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cap- pella, che è malagevole il poterli diſtin- tamente deſcrivere: perchè i vaſi, i dop- pieri, le lampane tutte d'argento ſono moltiſſime, ſenza numero ſono i Voti, che vi ſi vedono appeſi in contraſſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi diſpenſano giornalmente. Contiguo alla detta Cappel- la è un Oratorio di forma quadrata nobil- mente arricchito; ha le pareti incroſtate di pietre prezioſe, e ſpecialmente d'agate, calcedonj orientali, e diaſpri, che rappre- ſentano alcuni ſimboli di Noſtra Signora. Accanto a queſta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marcheſe e Senatore Fran- ceſco Ferroni, col diſegno di Giovan Bati- ſta Foggini tutta incroſtata di marmi, e adorna di Statue; la Tavola dell'Altare è dipinta da Carlo Lotti Veneziano con ſin- golar diligenza; di mano di Giuſeppe Pia- montini ſono le due Statue rappreſentanti il Penſiero, e la Fortuna marittima, e di mano dell'Andreozzi ſono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Cateni San Franceſco, e le Medaglie di bronzo dorato ſono di Maſſimiliano Sol- dani Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi ve- dono ſotto i due Depoſiti, ſono dettate da Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, benchè con ordine aſſai diverſo, altre Cap- pelle adornate di belle Tavole, tralle quali è ragguardevole quella del Giudizio d'Aleſ- ſandro Allori detto il Bronzino, quella della Crocifiſſione dello Stradano: la quarta di Pietro Perugino, o come altri voglio- no, dell'Albertinelli. La quinta ſotto l' organo con l'Aſſunta di Ceſare Dandini, e voltando alla Crociata, vi è la Cappella con lunette, e ſoffitta dipinta a freſco da Baldaſſarre Franceſchini detto il Volterra- no, ed all'Altare vedeſi in una antica, e bella Tavola dipinto San Zanobi, e altri due Santi Veſcovi; ſegue la Cappella del Crocifiſſo dipinta d'architettura da Giuſep- pe Chamant Loreneſe, collo sfondo di Vincenzio Meucci; ſotto l'Altare conſer- vaſi il Corpo di S. Florenzio martire. E' poi aſſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di San Filippo Benizj, colla Tavola dipinta dal Volterrano, e con altre pitture a freſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna accanto a queſta Cap- pella, e per cui ſi và alla Sagreſtia ſtata tutta rimodernata, e ampliata con molta pulizia, è collocato un Buſto di terra cotta, rappreſentante l'effigie di detto Santo in abito della Religione, donato a quei Re- ligioſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſu- bentrata già nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſervato ab antiquo in loro mano ſino all'Anno 1592. Entrando nella Tribuna maggiore, vedeſi al primo Altare la Natività di M. Vergine fatta da Aleſſandro Allori, il di cui figlio Criſtofano dipinſe il quadro laterale, che è quello di ſotto in cornu Epiſtolae, gli altri poi ſono del Paſſignano, e la volta è del Poccetti. Nella ſeconda è il San Michele di mano del Pignoni. Nella terza la Tavola di Pietro Perugino, ove è la Vergine con alcuni Santi. Nella quarta la Reſurrezione di Criſto d'Agnolo Bron- zino. La quinta Cappella che fu già a pro- prie ſpeſe fabbricata da Gio. Bologna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſe- rene, e marmi, è arricchita di Statue, Baſ- ſirilievi di Bronzo, e di tre Tavole, la prima delle quali in cornu Epiſtolae è del Paſſignano, ove dipinſe la Reſurrezione, la ſeconda del Ligozzi, ove eſpreſſe la Pietà, e la terza della Naſcita è opera del Paggi. Il Crocifiſſo è ammirabile, fatto col modello dell'iſteſſo Gio. Bologna. Paſſando alla ſeſta Cappella, la Tavola de' Beati è di Niccolò Nannetti. Nella ſettima è del Paſſignano l'illuminazione del Cieco nato. Nell'ottava Cappella ornata di marmi vi è di mano di Giovanni Biliverti lo Spo- ſalizio di S. Caterina, e le pitture delle pareti, e della volta ſono del Vignali. Nell'ultima e nona Cappella evvi S. Anna con Maria, e Gesù Bambino, e dai lati di S. Filippo Benizj, e S. Giuliana Fal- conieri, fattura d'Antonio Donnini. La gran Tribuna di figura rotonda con bella Cupola, fu fatta col diſegno di Leon Ba- tiſta Alberti nobil Fiorentino, a ſpeſe di Lodovico Gonzaga ſecondo Marcheſe di Mantova, adornata di ſtucchi, e dipinta poi da Baldaſſar Franceſchini detto il Vol- terrano in età ſimile. Ha queſto inſigne Pittore dipinto la Vergine, quando Aſſun- ta in Cielo vien coronata dalla Santiſſima Trinità; intorno ha dipinto i Patriarchi, i Profeti, e Santi del Teſtamento Vecchio con alcuni altri del Nuovo, che prima della Vergine erano paſſati alla Gloria. Finalmente in queſta grand'opera è lau- dabile non meno l'invenzione, e il diſegno che la vaghezza del colorito. Corriſponde alla cupola il Coro de' Frati, i quali oltre al numero di circa a cento, con ſommo decoro, e con eſquiſitezza di canto, vi ce- lebrano gl'Ufizi Divini. L'Altar maggio- re è molto ricco, e magnifico, ha il Ci- borio grande d'Argento di bellezza, e di pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto e tutto il finimento parimente d'argen- to con figure di baſſorilievo, che adopraſi nelle feſte ſolenni; nelle quali, tanti ſono i vaſi, i doppieri, le ſtatue, e gli ornamenti prezioſi che vi ſi vedono, che non hanno pari. Sul piano del Presbiterio poſano due Depoſiti di marmo, uno del Veſcovo An- gelo Marzimedici, colla Statua al natu- rale di mano di Franceſco da Sangallo, e l'altro del Senatore, e poi Sacerdote Do- nato dell'Antella Benefattore della Chieſa, ove la ſtatua è di Giovanbatiſta Foggini, e l'Inſcrizione del Senatore Filippo Bo- narroti. Sceſo il Preſbiterio nella teſtata della Croce, vien la Cappella di S. Giuliana Falconieri, ove ſi conſerva il prezioſo ſuo corpo, è dedicata alla SS. Concezione, e al preſente rimodernata e arricchita di finiſſimi marmi. La Tavola dell'Altare è di Vincenzio Meucci, di cui altresi è lo sfondo; le due laterali ſono di Giuſeppe Griſoni, del quale è ancora la Santa Bar- bera, che si vede nella Cappella a mano deſtra, appartenente alla nazione Tedeſca, e Fiamminga, ove ſono due ritratti, che uno di Giovanni Stradano, e l'altro di Lorenzo Palmieri. In faccia a questa vi è la Cappella del Bandinelli Scultore, di cui vi è il ritratto, e la ſua ſepoltura. Tor- nando verſo la Porta vi è ſotto l'organo (il di cui tendone è del Puglieſchi) una piccola Cappella fatta col diſegno del Sil- vani, con fini lavori di marmi, e un S. Giob, dove all'Altare ſi trova una copia cavata dall'originale del Frate, eſiſtente nel Palazzo de' Pitti, e lateralmente le figure di due Profeti, che fur traſportati nella Gallerìa, pure del medeſimo Autore. Ne viene la Cappella dei Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivelli, rappreſentante S. Pellegrino Lazioſi di queſto Ordine. Nella ſeguente, non vi è di oſſervabile altro che le pareti, dipinte dal medeſimo Ulivelli. La Cappella che ne ſuccede, tutta ornata di marmi bianchi, e miſti, fu fatta col diſegno di Matteo Nigetti; La tavola rappreſentante il Martirio di Santa Lucia è di Iacopo Vignali, e la Cu- pola è lavoro del Volterrano. Nell'altra appreſſo, vi è la Tavola di Pietro Dandini, rappreſentante un fatto del Beato Giovac- chino Piccolomini del medeſimo Ordine. Nell'ultima ſi trova una Tavola di mano di Iacopo da Empoli, che vi ha dipinto Maria Santiſſima col Bambino, e a' piedi S. Niccolò, e altri Santi, e le pareti ſono di Matteo Roſſelli. Queſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſecolo fu adornata di ſtucchi, e pilaſtri incroſtati di marmi con diſegno di Pier Franceſco Silvani, del quale pure l'Altar maggiore, e la ſoffitta; i Me- daglioni furon dipinti a freſco da Pier Dan- dini per legato del detto Senatore dell' Antella. In ſomma ella è in tutte le ſue parti ragguardevole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi porti a viſitarla. Il Convento poi è molto comodo e magnifico per il notabile accreſcimento fattovi, ed ivi pure ſon degne d'eſſer vedute, si la Libreria nuovamente fabbricata; come anche nel Chioſtro interiore la Cappella della famoſa Accademia del diſegno, per la Tavola dell' Altare, che è d'Agnolo Bronzino, e per due Quadri a freſco, cioè il S. Luca Opera di Giorgio Vaſari, e l'altro di Santi di Tito con dodici Statue attorno tutte di Scultori Accademici aſſai Valenti. Entran- do ora dall'altra lateral porta nel Chio- ſtro aſſai grande e vago, ſi vede ſopra la porta, che va in Chieſa, la famoſa Ma- donna del Sacco, dipinta da Andrea del Sarto con tutta la perfezione dell'arte. E' fama fra gl'intendenti, che queſta ſia la miglior opera, e più perfetta, che quel famoſo Artefice conduceſſe; e in vero chiunque attentamente la mira, reſta fuor di modo attonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel Angiolo Buonarroti, ed il ce- lebre Tiziano non ſi ſaziavano mai di ri- mirarla, e di commendarla in eſtremo. L' altre Lunette del medeſimo Chioſtro ſono ancor eſſe dipinte da eccellentiſſimi Arte- fici, e ſpecialmente da Bernardino Poc- cetti, di cui ſono, non ſolo tutte quelle delle due Navate, che fanno angolo alla già detta di Andrea del Sarto, ma ancora nelle altre due, ove cinque ſe ne ammi- rano di Ventura Salimbeni, tre di Mat- teo Roſſelli, e due di Fra Arſenio Maſca- gni. Sono in queſte effigiati i fatti più ſin- golari de' Sette Fondatori, e ne' peducci delle volte i Ritratti degli Uomini più inſigni dell'Ordine de' Servi. In queſto Chioſtro è una gran Cappella in volta, eretta già dalla Famiglia Macinghi, della quale reſtano le Armi negli angoli, che paſſata dipoi in quei Religioſi, ſerviva loro di Capitolo; ma adornata da eſſi moder- namente, ed abbellita di Pitture a freſco per ogni parte, è ſtata deſtinata al culto delle Sante Immagini de' Sette Beati Fon- datori del loro Ordine, dipinte in Tavole di aſſai antica, e ſemplice maniera; per- chè ſono oggi le dette Immagini aſſai ſco- lorite dal tempo, al fine di meglio con- ſervarle, ſono ſtate unite tutte inſieme in un Quadro, che poſa ſull'Altare, ma ſpar- tite una dall'altra da un nuovo ornamento dorato, e coperte di criſtalli.

na-

gnora

con-

D lizio

vatore

D 2 mano

colla

D 3 pri-

con

D 4 cor-

tutta

Alta-

golari

Partendoſi da queſto Santuario, e entran- do allato alla Loggia in verſo Via della Co- lonna trovaſi ſubito la Compagnia del Nic- chio di bel diſegno e ſpazioſa al di cui Al- tare ſtà collocata una Tavola di Lorenzo Lippi rappreſentante il Martirio dell'Apo- ſtolo S. Iacopo. E proſeguendo per la det- ta Strada ſi trova la Chieſa delle Religioſe di S. Domenico dette degl'

AN-

ANGIOLINI, nella quale entrando trovaſi in mezzo alla pila dell'acqua ſanta un S. Gio. Batiſta di bronzo fatto con modello di Gio. Bologna, ſi vedono ſotto il Coro cinque Lunette dipinte dal Cav. Curradi; Vi ſono ancora due Altari, ove in quello a man deſtra ſtà collocata la Tavola di S. Domenico opera di Matteo Roſſelli. In faccia a queſta vi è l'Altare della Ma- donna con gli Arcangeli S. Michele, e S. Gabriele del medeſimo Curradi. All'Altar Maggiore vedeſi la Preſentazione di Maria al Tempio, eccellente lavoro del Puglio. Di quì partendoſi, e voltando a ſiniſtra ſul primo canto ſi vede il Convento delle Mo- nache della

CROCETTA dell'Ordine di S. Domenico. La Chieſa di queſte nobili Religioſe fu ac- creſciuta e ornata nel 1757. col diſegno di Luigi Orlandi, la Tribuna è dipinta da Vin- cenzio Meucci. Al deſtro Altare ſtà in grandiſſima venerazione l'antica Immagi- ne di Maria SS. avanti alla quale faceva i ſuoi ricorſi la Venerabile Suor Dome- nica del Paradiſo Fondatrice, e Inſtitutri- ce di queſto Monaſtero, gli Angeli dipinti nella Tavola attorno al Tabernacolo ſon di Giovanni Balducci. In faccia a queſto Altare vi è quello della Crocifiſſione di Criſto di mano di Franceſco Poppi. All' Altar Maggiore dal medeſimo Gio. Balduc- ci fu dipinta l'Invenzione della S. Croce. In queſto Convento vi è il ſacro Depoſito della Ven. Fondatrice mirabilmente incor- rotto. In faccia a queſto Convento vedeſi un Palazzo o Caſino di S. A. R. con un nobil Giardino; in fondo al quále è una pit- tura ſtimatiſſima di Gio. da S. Giovanni, rappreſentante la fuga in Egitto. Fin dal principio del paſſato Secolo abitava in eſſo Caſino la Principeſſa M. Maddalena Figlia di Ferdinando I col deſiderio di godere la converſazione di quelle pie Religioſe; per- ciò con un cavalcavia lo fece unire al Convento, quale fu anche accreſciuto di abitazioni per la medeſima Principeſſa, che volle ancora conviver con eſſe, ed alla ſua morte eſſervi ſeppellita. In det- to Caſino (che con un lungo corridore và a un coretto che rieſce alla Chieſa della SS. Nunziata) vi hanno a tal'effetto in più tempi abitato altre Principeſſe della Sereniſſima Caſa. Non mancano in queſta Chieſa più Corpi Santi, e molte inſigni Reliquie. Di quì per la breve traverſa, che ſi preſenta, entreremo in Via del Man- dorlo ove ſtà ſituato il Convento delle Monache della Pietà dell'Ordine di S. Do- menico. Di quì ſeguitando, troveremo verſo la fine della Strada la Caſa del ce- lebre Pittore Federigo Zuccheri fatta con ſuo diſegno fabbricare per propria abita- zione, con una facciata di bozze vera- mente bizzarra, e pittoreſca. Voltando a deſtra vedeſi il

Alta-

dorlo

PALAZZO del Marcheſe Aleſſandro Cap- poni, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col diſegno del Cavalier Carlo Fontana. E' queſto Palazzo uno de' maggiori della Città, con facciata molto nobile, e di lunga diſteſa. Entrati dentro ſi vede la ma- gnifica Scala aperta, ornata di ſtatue, e ſtucchi, e colla gran Volta dipinta da Mat- teo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi apparta- menti con Pitture, e addobbi di ottimo guſto. Nella Sala ſono dipinte dal medeſi- mo tre Storie di fatti illuſtri operati da alcuni de' Capponi, che ſono molto cele- bri, e ſi può ſcendere da altra ſcala molto comoda e bella, che di giù conduce fino alla ſommità del Palazzo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo Giardino con un bel Salvatico e Uccelliera. Quaſi in faccia vi è il

PA-

PALAZZO già del Marcheſe Guadagni aſſai vago, e di bella Architettura. Nell'in- greſſo del quale ſi ammira lo sfondo del Volterrano, rappreſentante S. Martino a cavallo, che dà la metà del ſuo mantello al povero, opera a freſco in ogni genere inſuperabile. Di quì tornando indietro tro- vaſi la

COMPAGNIA DELLA SS. ANNUNZIATA la quale oltre una Loggetta riquadrata ricca di pitture a freſco di Bernardino Poccetti ed altri Pittori ha un Quadro all'Altare d'Aleſſandro Allori, e varie lunette degl' iſteſſi Autori in giro alla Chieſa. Di quì uſcendo trovaſi la cantonata di Via della Crocetta, nella quale voltando vedeſi a ſiniſtra un Tabernacolo di mano del Fran- cabigio, ma molto guaſto dal tempo, e del medeſimo è la tavola della Compa- gnia di S. Giob lì appreſſo. In breve di- ſtanza, per la detta Via, ſtà la Compagnia degl'Orefici, ove al loro Altare è collo- cata una Tavola rappreſentante S. Eligio Orefice, che moſtra al Re Clodoveo nella propria officina il ſuo lavoro, da Eſſo or- dinatogli, opera di Iacopo da Empoli. Ac- canto alla detta Compagnia vi è l'Acca- demia del diſegno, ſopra la di cui porta vi è l'Arme di S. A. R. In eſſa, cioè nella ſtanza del nudo ſtà collocato un torſo del Buonarroti. Paſſato queſta ne ſegue il Con- vento delle Rev. Mantellate dell'Ordine de' Servi, nella di cui piccola Chieſa vi è all'Altare il quadro di Santa Giuliana Falconieri Fondatrice delle medeſime di- pinto da Mr. Anticus Pittore Olandeſe, e l'Architettura della Soffitta è del Pintuc- ci. Seguitando per detta Strada, prende- remo a man ſiniſtra verſo la Porta a Pinti preſſo alla quale vedeſi il bel

vi

PALAZZO E GIARDINO de' Conti della Gherardeſca, chè fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino, ma creſciuto, ed abbellito aſſai da queſti Signori, è ar- ricchito di nobili ſuppellettili, e Pitture. Di contro a queſto è il

CIARDINO del Duca Salviati molto de- lizioſo; e poco lontano tornando indietro ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Arago- na ancor eſſo di buona capacità, e con de- lizioſo Giardino, ora in gran parte abbel- lito, e rimodernato. Accanto a queſto è un piccolo Convento di Nobili Religioſe Silveſtrine, nella di cui piccola Chieſa vi è all'Altare Maggiore un quadro rappre- ſentante S. Silveſtro Papa che adora Ma- ria SS. in gloria dipinto per mano del Ve- nerabile Sacerdote Franceſco Boſchi in tempo che vi fu Confeſſore, ed era anco Pittore eccellente. Non molto lungi per queſta Via trovaſi il Monaſtero, e Chieſa di

ſentan-

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'ingreſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la Cappella de' Neri, dipinta da Bernardino Poccetti, il quale ſe in ogni opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpecialmente ſuperò ſe medeſimo. Ammi- rano gl'intendenti, ſopra d'ogni altra coſa la bella Cupoletta, ove è dipinto il Pa- radiſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le figure de' Santi, ma così bene, e con tal arte diſpoſte, che la moltitudine non ge- nera confuſione, ma reca diletto, e va- ghezza. All'Altare di detta Cappella è una Tavola del Paſſignano; e finalmente non vi manca ornamento, che la poſſa ren- der più vaga. Paſſando per un Cortile ſi entra in Chieſa, la Soffitta della quale è tutta dipinta da Iacopo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però repartita in varie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi vedono Tavole di Pittori aſſai ragguarde- voli, delle quali la prima a mano deſtra è opera di Carlo Portelli da Loro, rap- preſentante S. Romolo, che vien condot- to al martirio. Nella ſeconda ſtata mo- dernamente reſtaurata, vì è rappreſentato l'Arcangiol Raffaelle, con altri due qua- dri laterali, che in uno S. Antonio da Pa- dova, e nell'altro S. Luigi Gonzaga, il tutto di mano del vivente Giuſeppe Piat- toli. Nella terza è di mano di Lorenzo di Credi eſpreſſa Maria Santiſſima, S. Giulia- no, e S. Niccolò. Nella quarta di Iacopo da Pontormo è la Vergine col Bambino Gesù, S. Bernardo e altri Santi. Sopra la Porta della Sagreſtìa in una gran tela è rappreſentato San Luigi Gonzaga in gloria di Atanaſio Bimbacci. Alla quinta evvi la Nunziata, fatta da Sandro Botticelli. All' ultimo Altare è un Crocifiſſo ſcolpito in legno da Bernardo Bontalenti. Quindi ne ſegue la Cappella maggiore, ricchiſſi- ma in vero, e degna in ogni ſua parte di tutta l'ammirazione, nella quale ſtà ri- poſto il Sacro Corpo di Santa Maria Mad- dalena de' Pazzi Nobile Fiorentina. Ella è tutta incroſtata di marmi miſti, de' più nobili, e de' più vaghi, che in tali Edifizj s'adoprino. Sono fra gli altri ornamenti molto ammirabili dodici Colonne di dia- ſpro di Sicilia, i capitelli, e imbaſamenti delle quali ſon di bronzo dorato. In alcuni ovati ſi vedono Baſſirilievi parimente di bronzo, eſprimenti i fatti più ſegnalati della Santa, e queſti ovati ſon retti da alcuni Angioletti di marmo, del Marcel- lini. Nelle quattro nicchìe ſono quattro Statue di marmo, che figurano le quattro Virtù più ſingolari, che riſplenderono in queſta Vergine. La Tavola dell'Altar maggiore è di Ciro Ferri, di cui è il di- ſegno, e l'Architettura della Cappella. L'altre due Tavole laterali ſono di mano di Luca Giordano, e la Cupola è opera di Piero Dandini. In ſomma non vi è coſa, che non ſia di gran pregio, avendo fatto a gara, per abbellire queſto Sacrario, l' eſquiſitezza dell'opere, e la ricchezza e nobiltà de' materiali. Tornando ora inverſo la porta, nella prima Cappella vi è una Tavola del Cavalier Curradi, ove ha di- pinto Santa Maria Maddalena de' Pazzi, che riceve il velo da Maria SS., e dall' uno, e dall'altro lato, due virtù rappre- ſentanti la Carità, e la Verginità della Santa comunicata per mano di Noſtro Si- gnore, è opera di Gio. Batiſta Cipriani. Nella ſeconda vi è la Viſitazione di S. Eliſabetta di Domenico Ghirlandajo. Nella terza una Statua di legno colorito, rap- preſentante S. Sebaſtiano, e dai lati due Santi di Raffaellino del Garbo. Nella quarta vi è di Santi di Tito l'Orazione nell'Orto. Nella quinta dal Beato Giovanni Angelico con mirabile diligenza è dipinta l'incoro- nazione di Maria. Nell'ultima, di Coſimo Roſſelli è la Madonna, S. Maria Madda- lena Penitente, e S. Bernardo. Il Mona- ſtero abitato da nobili Vergini è amplo e magnifico, con un vaſto e vago giardino. Riprendendo il cammino, troviamo il Mo- naſtero di

E è ope-

ſpro

E 2 Eli-

SANTA MARIA DI CANDELI, colla Chie- ſa tutta rifatta di nuovo di ſtucchi do- rati, col diſegno di Giovan Batiſta Foggini, ove merita di eſſervarſi la Tavola dell'Al- tar maggiore rappreſentante l'Aſſunzione di Maria SS. opera del Celebre Anton Domenico Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti Pittori, la prima delle quali a mano deſtra è di Franceſeo Botti. La ſe- conda del Crocifiſſo d'Aleſſandro Gherar- dini. A ſiniſtra la prima ov'è il Tranſito di S. Giuſeppe è di Tommaſo Redi; la ſe- conda di Franceſco Soderini. Quindi per la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampla

ABITA-

ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del Vernaccia, a cui è unito un delizioſo Giar- dino, e andando avanti s'incontra l'

ABITAZIONE del Balì Roffia, che ha la facciata di vago diſegno, di Giovan Ba- tiſta Foggini, rimpetto alla quale è l'abi- tazione de' Paoli, ora de' Mormorai fatta col diſegno del Saeler. E poi per Via di mezzo ſi giunge alla Parrocchiale

CHIESA DI SANT' AMBROGIO, dove abi- tano Monache dell'Ordine di S. Benedet- to. Una delle coſe da oſſervarſi in que- ſta, è la Cappella del Miracolo lavorata di fini marmi da Mino da Fieſole, detta così, perchè in eſſa conſervaſi parte del Sagramentato Sangue di Noſtro Signore, ritrovato in un Calice, dove da un Sa- cerdote per inavvertenza era ſtato laſciato del Vino conſacrato, che in ſangue con- vertito miracoloſamente comparve anche agli occhi dei riguardanti, eſſendo ciò ac- caduto l'anno di noſtra Salute 1230. Vi ſono in queſta Chieſa alcune Tavole de- gne di ſtima. Quella alla Cappella del Ro- ſario è del Paſſignano; l'altra della Viſi- tazione è opera d'Andrea Boſcoli. Nella Sagreſtìa è l'incoronazione della Madon- na, degno lavoro di Fra Filippo Lippi. Ac- canto al pulpito è di Franceſco Boſchi il S. Benedetto con due Sante genufleſſe. Il Sebaſtiano di rilievo è d'Andrea Comodi, che vi è ſepolto. Di Maſàccio è la pic- cola Tavola a tempera, rappreſentante S. Anna con Maria, e il Bambino. In ultimo quella della SS. Nunziata è di mano di Vincenzio Dandini. Vi è ancora ſepolto in queſta Chieſa il celebre antico Archi- tetto detto il Cronaca, che ereſſe in queſta Città sì magnifiche Fabbriche; ſiccome nel- la Sepoltura de' Cioni giace Andrea del Verrocchio egregio Scultore, e maeſtro di Leonardo da Vinci. Fu reſarcita, e rimo- dernata queſta Chieſa nel 1716. col diſe- gno di Gio. Batiſta Foggini con la ſoffitta dipinta da Benedetto Fortini, e nel 1719. Ranieri del Pace vi dipinſe la Cupola. Paſſato la medeſima in poca diſtanza tro- vaſi il Convento delle Nobili Religioſe di

E 3 canto

SANTA TERESA di ſtrettiſſima oſſervanza, la di cui Chieſa fu edificata col diſegno di Giovanni Coccapani in forma eſagona, con ſua cupoletta ben inteſa nelle pro- porzioni, e nei lumi. Entrando in eſ- ſa trovaſi a man deſtra una Cappella con Tavola del Vienali rappreſentante S. Franceſca Romana: più oltre evvi la Cap- pella di S. Giovanni della Croce, con Ta- vola di Pier Dandini: A man ſiniſtra vi è la Tavola del Crocifiſſo dipinta da Iacopo Confortini. Segue la Cappella della Ma- donna di Savona, fatta in baſſo rilievo, che da Genova nel 1630. portaron ſeco le Fondatrici. Ne viene l'Altar maggiore, ove il Cav. Curradi dipinſe Santa Tereſa, che da Maria SS. le vien preſentato il S. Bambino. E' da ſaperſi, che nel ſotterra- neo di queſta Chieſa, oltre le venerabili oſſa di molte Religioſe morte in odore di Santità, vi ſi conſerva il corpo della Se- reniſs. Violante di Baviera Gran Princi- peſſa di Toſcana, ſeppellitavi, giuſta la ſua volontà, ai 30. di Maggio 1731. la quale dopo la morte del Gran Principe Ferdinando ſuo Conſorte, faceva più volte fra l'anno tra quelle pie Religioſe, i ſuoi devoti ritiri, con grandiſſima edificazione delle medeſime. Oltre a ciò ſotto il Pre- sbiterio evvi una Cappella a foggia delle antiche Confeſſioni, ove alcuna volta fra l'anno vi ſi ufizia, reſtando fuori della Clau- ſura monaſtica, e vi ſi oſſervano tre illuſtri depoſiti, uno della nobil Franceſca Guardi negli Ugolini fondatrice di detto Mona- ſtero, l'altra della Ducheſſa Eleonora Strozzi, il terzo del Cav. Gio. Giraldi. Di quì tornando indietro, proſeguiremo verſo la Via Ghibellina, ove troveremo l'

pella

E 4 Stroz-

ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per eſſere ſtata dal Divin Michelagnolo, di cui conſervano alcune opere, e per la Galleria fatta fare da Michelagnolo il giovane di lui pronipote tanto inſigne letterato, che l'arricchì di Pitture, e di coſe rariſſime. Ed in faccia il

PALAZZO della Famiglia del Sera ora del Marcheſe Corſi editicato col diſegno di Piero Giovannozzi. E poco dopo dall' iſteſſa parte la

CASA del Dottor Giovanni Targioni Toz- zetti, il quale conſerva un abbondantiſ- ſimo Muſeo di Iſtoria naturale, Botta- nica ec. e di poi il

PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cor- tile ha una fonte colla ſalubre acqua di Santa Croce. Indi ſi trovano le Carceri delle Stinche, e in faccia il

PALAZZO de' Conti Strozzi, e di quivi voltando ſi arriva all'antica Chieſa di

SAN PIER MAGGIORE, la facciata, e Loggia della qual Chieſa tutta di pietre ſerene è molto vaga, e di belliſſima Ar- chitettura, ideata da Matteo Nigetti. So- no in queſta Chieſa molte tavole di Pit- tori eccellenti, e ſpecialmente nella pri- ma Cappella entrando a man deſtra è una Nunziata di mano del Francabigio. Nella ſeconda è una Tavola di Raffaellino del Garbo, eſprimente Maria SS., S. Fran- ceſco, e S. Gio. Gualberto. Nella ter- za ſi vede S. Pietro, che riſana lo Strop- piato alla porta del Tempio, opera di Coſimo Gamberucci. Nella quarta Tom- maſo da S. Friano dipinſe la Viſitazione di S. Eliſabetta; nella quinta ſta colloca- ta in gran venerazione un'immagine del Crocifiſſo, che ſecondo il Borghini è di Baccio da Montelupo. In teſta della Cro- ciata alla Cappella Palmieri è di Sandro Botticelli la Tavola dove è dipinto il Pa- radiſo, con moltitudine di Angeli. Vo- lendo poi per breve tempo uſcir dalla vicina porta, vedraſſi un Tabernacolo dipinto a freſco da Pietro Perugino, rap- preſentante il Divin Padre col ſuo uni- genito morto nelle braccia, ma dall'in- giurie del tempo aſſai danneggiato. Rien- trando in Chieſa ſi trova la nobil Cap- pella deili Albizzi, la di cui Tavola rap- preſenta il martirio di S. Cecilia opera del Volterrano. Nella volta di queſta Cap- pella adorna di ſtucchi meſſi a oro è un piccolo sfondo di mano di Anton Dome- nico Gabbiani, ove ha eſpreſſa l'Aſcen- ſione di Criſto al Cielo. la di cui figura con sì rigoroſo ſcorto fa conoſcere agli intendenti il profondo ſapere dell'Auto- re. Nella ſeguente è la Tavola di Lodo- vico Cigoli, rappreſentante l'adorazione dei Magi. Ne ſegue la Cappella maggio- re, fatta col diſegno di Gherardo Silva- ni. Il Ciborio di marmo è opera di Gre- gorio da Settignano. In Coro le Pitture ſopra l'Organo ſono di Niccodemo Fer- rucci. Sotto il Cornicione a man dritta dipinſe Fabbrizio Boſchi i SS. Apoſtoli Pietro, e Paolo, quando ſeparanſi per an- dare al martirio. Dalla ſiniſtra fu rappre- ſentata da Matteo Roſſelli la conſegna delle chiavi fatta da Criſto a San Pietro. Seguitando l'ordine delle Cappelle, tro- vaſi nella prima la Tavola di Valerio Ma- rucelli Piſano, che vi ha anch'eſſo eſpreſ- ſa l'adorazione dei Magi. Nella ſecon- da per la quale s'entra in Sagreſtia, vi è all'Altare un'ovato con un'Immagine di Maria di Piſello Piſelli di mano del quale Autore è anco la ſuſſeguente. Nella quarta, è una Tavola del Cav. Curradi, rappreſentante San Giuſeppe col Bambino Gesù. Nella quinta vedeſi dipinta l'Aſ- ſunzione di Maria con S. Tommaſo Apo- ſtolo, opera di Franceſco Granacci. Nel- la ſeſta vi è un Quadro, ove Mario Ba- laffi ha effigiato il buon Ladrone. Nella ſettima un Crocifiſſo con San Gio. Batiſta, e S. Franceſco. Nell'ottava vi è dipin- to da Franceſco Conti S. Antonio che ri- ſuſcita una fanciulla. Nella nona il Cri- ſto con diverſi Santi è di Lorenzo di Cre- di. La decima ha una Tavola di un buon autore antico di cui non è certo il nome. Ripoſa nella ſeguente il corpo del Beato Gio. da Veſpignano. Vedeſi nell'altra una Tavola parimente antica di cui è incogni- to l'Autore. Nell'ultima evvi una Ta- vola di Aleſſandro Gherardini. Nei pi- laſtri delle Navate ſono dipinti i SS. Apo- ſtoli parte del Paſſignano, e parte da O- razio Eidami. E' oſſervabile il depoſito del famoſo Senator Vincenzio da Fili- caia nella ſua Cappella a man ſiniſtra con l'inſcrizione di Benedetto Averani. Poco diſtante da queſte Chieſa per il Borgo de- gli Albizzi trovaſi il

no

pella

rap-

PALAZZO degl'Aleſſandri, modernamen- te accreſciuto ſull'antico diſegno, e de- corato di nobili, e ricchi appartamenti. Poco diſtante dalla parte oppoſta vedeſi il

co-

PALAZZO del Marcheſe Albizzi, e di- poi il

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guic- ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella facciata del quale ſopra varj Pilaſtri ſi vedono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quindici Uomini illuſtri di queſta noſtra Città, a foggia de' Termini degli Antichi. Gli uomini illuſtri ſono gli appreſſo: cioè, nel primo da baſſo l'Accurſio, il Torrigia- no, Marſilio Ficino, Donato Accaiuoli, e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta Alberti, Franceſco Guicciardini, Marcello Adria- ni, e Don Vincenzio Borghini. Nel ſu- periore, Dante, Petrarca, Boccaccio, Monſig. Gio. della Caſa, e Luigi Alaman- ni. Quivi ſotto una Fineſtra terrena è un' Inſcrizione, e in mezzo della via è una laſtra di marmo, poſta in memoria dell' inſigne miracolo di San Zanobi operato in queſto luogo, nell'aver riſuſcitato un Fanciullo. Appreſſo ſono le

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, ambedue diſegno dell'Ammannato, e di- poi vì ſono i

PA-

PALAZZI, l'un dirimpetto all'altro, am- bedue belli della Famiglia degli Strozzi. Quello di più antica maniera ſi crede già alzato col diſegno del Brunelleſco, ora acquiſtato, e reſtaurato dalla Famiglia Quarateſi, e fu per l'avanti della Fami- glia dei Pazzi colla loro Arme in fronte, e perciò ſi appella da remotiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bello però è quello, che per anco non è terminato. Fu fabbricato col diſegno dello Scamozzi, nelle Opere del quale pubblicate colla ſtampa, vedeſi delineato. Le fineſtre a terreno ſono del Buontalenti, e del Cac- cini è il Portone principale. La facciata di verſo il borgo degli Albizzi è opera del Buontalenti, ed è degna di lode. Il Cortile del medeſimo Palazzo è fatto con diſegno di Lodovico Cigoli; poco diſtan- te ſi trova la

BADIA FIORENTINA dove abitano i Mo- naci Caſſinenſi dell'Ordine di S. Benedet- to, così chiamata per antonomaſia, per eſſere ſtata la prima Badia di Monaci fon- data in Firenze. La Conteſſa Willa Ma- dre del Conte Ugo Marcheſe di Bran- demburgo, e Vicario d'Ottone Terzo Im- peradore in Toſcana, moſſa da inſpirazio- zione divina, a proprie ſpeſe fecela fab- bricare, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono di ricchiſſime rendite. Onde in ſegno di gratitudine verſo il detto Conte Ugo lo- ro Benefattore, ogni anno da un Gio- vane nobile ſi recita l'Orazione in ſua lode dopo la Meſſa ſolenne nella matti- na di S. Stefano Protomartire antichiſſi- mo Contitolare di detta Badia, già fon- data ſotto il principal Titolo di S. Maria. Il ſuo principio fu intorno al 990. poi nell'anno 1285. col diſegno di Matteo Segaloni rinnuovata quaſi da fondamenti, ſi è reſa vaga oltremodo, nè coſa più ma- gnifica, nè meglio inteſa ſi può mai deſi- derare. Alla nobiltà dell'Architettura cor- riſponde l'eleganza degli ornamenti. Dal- le due parti laterali ſi vedono due ter- razzini con vaghi intagli dorati. Sopra di quello a mano deſtra è ſituato l'Or- gano, e ſopra l'altro a ſiniſtra, una Ta- vola, dove è dipinta Maria Vergine Aſ- ſunta, di mano di Giorgio Vaſari, la quale al tempo del Bocchi era poſta ſull' Altar Maggiore. E' parimente di molto pregio la ſoffitta, tutta fatta di finiſſimo intaglio. La Tribuna ſotto la quale è il Coro de' Religioſi, è dipinta da Gìovan- ni Ferretti, e parimente è pittura del medeſimo il Martirio di S. Stefano ſopra l'Altar Maggiore. Le Tavole delle Cap- pelle ſono ancor eſſe di gran bellezza. Quella di S. Mauro a man deſtra è fat- ta da Onorio Marinari; ſiccome ſono ſo- ſervabili le pitture di tutta la Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Segue l' altra di Batiſta Naldini, ove ſi rappreſen- ta la Venuta dello Spirito Santo. A man ſiniſtra di mano del medeſimo ſi vede di- pinto un Criſto, che porta la Croce al Calvario, e nella Cappella dirimpetto a queſta evvi una Tavola di Filippo Lippi, in cui vedeſi S. Bernardo effigiato con ſingolar diligenza. Sono eziandio conſide- rabili tre Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il primo ſi è del mentovato Conte Ugo prin- cipal benefattore di queſta Chieſa. Furo- no ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mino da Fieſole nel 1481., e riuſcì tut- ta l'opera di maraviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cavaliere Bernardo Giugni: e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pan- dolfini Cavaliere di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella, o Tribuna, ſituata preſ- ſo il Veſtibulo di queſta Chieſa, prima di uſcire dalla quale ſi deve oſſervare in Sa- greſtia il gran quadro, che prima ſtava poſto intierormente ſopra la porta di ma- no di Fra Bartolommeo Domenicano. E poco diſtante da queſta Chieſa trovaſi la

zione

ni

di

CHIESA DE' PADRI DELL'ORATORIO DI S. FILIPPO NERI. Fu queſta principiata col diſegno di Pier Franceſco Silvani, li 14. Luglio 1668. e modernamente è ſtata ar- ricchita di varj ornamenti di Pittura, e di Scultura di eccellenti profeſſori. Vedeſi alla prima Cappella S. Franceſca Roma- na, comunicata da S. Pietro Apoſtolo o- pera del Pinzani. Nella ſeconda di mano di Aleſſandro Gherardini è il Gesù morto, con la Vergine addolorata. Ne ſegue una Cappella interna fatta col diſegno di Za- nobi del Roſſo con una Tavola all'Alta- re rappreſentante Criſto alla Colonna di mano di Gio. Maria Morandi, in faccia alla quale ſopra il depoſito del Ven. P. Pietro Bini è altra belliſſima Tavola rap- preſentante ì Diecimila Martiri Crocifiſſi del celebre Stradano; ne ſegue in Chie- ſa la Sacra Famiglia, dipinta da Tomma- ſo Redi. All'Altar maggiore è una Ta- vola di Anton Puglieſchi, e la Tribuna di Niccolò Lapi. Segue la Tavola del Crocifiſſo di Gio. Sagreſtani. La Tavola poi, che oggi ſi vede all'Altar di San Filippo è di mano di Anton Domenico Gabbiani. L'ultima è di Gio. Antonio Pucci, rappreſentante la Preſentazione di Maria al Tempio. Lo Sfondo in mezzo alla Soffitta è del detto Sagreſtani. La Tela che cuopre l'Organo è del Soderini. I Baſſi rilievi di marmo ſono parte di Antonio Montauti, e parte di Giovac- chino Fortini, di cui ſono anche le Sta- tue. In Sagreſtia vi è una Tavola con San Filippo di Onorio Marinari. La pri- ma facciata della Chieſa, che è tutta la- vorata di pietra forte adornata di alcune figure di marmo fu condotta a fine col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Nel 1772. e ſeguenti con l'iſteſſa Architettura d' ordine Corintio col diſegno e aſſiſtenza del vivente Zanobi del Roſſo è ſtato fab- bricato un magnifico, e vago edifizio per teſtamento di Giuliano Serragli Patrizio Fio- rentino in favore de' Padri della Con- gregazione dell'Oratorio ſuoi Eredi, nella di cui facciata vedeſi il ſuo ſtemma e In- ſcrizione poſta in mezzo da due Fame ſcolpite da Pompilio Ticciati. A tal fine fu gettata a terra l'antichiſſima Chieſa dedicata a S. Florenzio Veſcovo d'Oran- ges eretta fino dal nono ſecolo fuori al- lora di Firenze ſopra d'un antico Cimi- tero Popolare coſtituito nel luogo ſteſso, ove ai tempi del Gentileſimo eravi ſtato un profano Tempio della Dea Iſide; e nel luogo dell'antica Chieſa vi hanno ſotto l'iſteſſo titolo rifabbricato un vago Oratorio a ſtucchi con un bel gruppo d'Angioli nel proſpetto, lavoro di Do- menico Ruſca. Lo sfondo eſprimente l' Aſſunzione di Maria è di Gio. Traballeſi. La Tavola in Cornu Epiſtolae di S. Filip- po in atto di celebrar Meſſa è di Coſimo Ulivelli; l'altra con Maria Santiſſima, e il Teſtatore Serragli ai piedi è di Giuſep- pe Fabbrini, e la Tavola della Cantoria ove è eſpreſſo S. Florenzo in atto di ri- cevere S. Filippo Neri è di Geſualdo Fer- ri. Vedeſi avanti la medeſima il

Cro-

F dedi-

PALAZZO de' Gondi, principiato nel 20. Luglio 1490. che ha la Facciata di Pietre a bozza molto ſignorile, diſegno di Giu- liano da S. Gallo, che nella Sala vi fece un Cammino di baſſirilievi di gran per- fezione, che per quanto non uſino oggi in ſimili luoghi, merita di ſtarvi, e di eſſere ammirato, e lodato non poco. Di quì ſi paſſa alla

PIAZ-

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, at- teſochè in un loggiato aſſai comodo, di Architettura Toſcana fatto nel 1619. ven- deli il grano pubblicamente oſſervandoſi ſopra l'arco di mezzo il buſto di Coſi- mo II. fatto dal Chiariſſimo Fancelli, eſ- ſendo coſtata tutta queſta fabbrica 5200. ſcudi; e di quì proſeguéndo, e al primo canto volgendo a man ſiniſtra, trovaſi l' antichiſſima

CHIESA PARROCCHIALE DI S. REMIGIO, qual'è a tre navate, con archi di ſeſto acuto. La SS. Nunziata, che è al primo Altare a man deſtra, è di Franceſco Mo- roſini, al ſecondo lo Spoſalizio della Ma- donna di Domenico Martinelli, al terzo vi è dal Sagreſtani dipinta Maria Santiſ- ſima, e alcuni Santi. Paſſato l'Altar maggiore trovaſi la Cappella della Con- cezione con la Tavola dell'Empoli; ne ſegue l'Altare di San Leonardo dipinto- vi dal detto Moroſini, del quale diceſi, che ſia anco il Martirio di S. Sebaſtiano, paſſato l'Altare del SS. Crocifiſſo. Di quì partendo, e voltando a ſiniſtra verſo il canto a' Soldanì, ſi trova la Chieſa e Convento de' Padri Agoſtiniani di

S. IACOPO TRA' FOSSI, dove non trove- remo già le belle Tavole d'Andrea del Sarto, che tanto eloquentemente furono celebrate dal Bocchi, e da varj Scrittori di primo grido, avvegnachè furon già le medeſime traſportate nel Real Palazzo, eſſendovi ſolo reſtata di eſſo quella, che da giovane dipinſe, ove rappreſentò l' apparizione di Criſto in forma d'Ortölano alla Maddalena, troveremo bensì le co- pie delle medeſime, una delle quali, ove ſono eſpreſſi ſei diverſi Santi, è così bel- la che ſebben copia è nondimeno tenuta in gran pregio; il quadro della ſoffitta è va- gamente colorito dal Gherardini. Da que- ſta Chieſa ſi può andare per due ſtrade alla Piazza, e Chieſa di S. Croce, che una detta Via de' Benci, dov'è l'antico Pa- lazzo de' Peruzzi, poi de' Celleſi, dove abitò l'Imperatore Paleologo, quando in- tervenne al Concilio Fiorentino, e l'al- tra detta Borgo S. Croce, nella quale ſono buone Fabbriche, ed in ſpecie l'antico

F 2 remo

PALAZZO de' Corſini, che ha molte bel- le Statue antiche nel Cortile. Vi ſono le abitazioni de' Diacceti, ove ſono mol- te Pitture di Giorgio Vaſari. I Palazzi, degli Spinelli, de' Conti Bardi, e de Mo- relli; e quello de' Dini ricco di Pitture, ſpecialmente di Santi di Tito, ed una d' Andrea del Sarto. Si giunge di poi alla Chieſa di

ſpe-

SANTA CROCE de' Frati Minori Conven- tuali. In queſto Tempio aſſai grande e magnifico, lungo dugentoquaranta brac- cia, e largo ſettanta, s'entra per tre porte di faccia, e ſu quella di mezzo oſ- ſerveremo una Statua di bronzo, opera di Donatello, che rappreſenta S. Lodo- vico Arciveſcovo di Toloſa; ſotto l'an- golo, o ſia comignolo della Facciata ev- vi il Nome di Gesù tutto di pietra col- locato laſsù in alto da S. Bernardino da Siena con licenza de' Signori nel 1437. anno di Peſtilenza. Fu queſto Tempio fab- bricato intorno all'anno 1294. col diſe- gno di Arnolfo, che fu l'Architetto del Duomo, benchè dipoi reſtaurato col diſe- gno di Giorgio Vaſari. La maggior par- te de' Foreſtieri concorre a queſta Chie- ſa, tirata dal deſiderio di rimirare quel- le belliſſime Tavole, che l'adornano, nelle quali la paſſione tutta di noſtro Si- gnore, e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata mirabilmente rappreſentata da' primi Artefici di quei tempi. Ora facen- doci dalla Porta dimezzo; benchè l'ordine dell'iſtoria richiedeſſe cominciare d'al- trove, nella prima Tavola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſuddetta Porta è dipinta la depoſizione di Croce di Noſtro Signore, di mano di Franceſco Salviati; la ſeconda dov'è la Crocifiſſione è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il Sepolcro di Michelagnolo Buonarroti Gentiluomo Fiorentino, Scultore, ed architetto di sì gran nome, e di sì grand'eccellenza. Vedonſi a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo, che rappreſentano la Scultu- ra, l'Architettura, e la Pittura in atto compaſſionevole, e meſto: e ſopra l'Ur- na, la teſta, ed il buſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt'opera fatta da tre Maeſtri, cioè Giovanni dell'Opera, Va- lerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del primo de' quali è la Statua dell'Architet- tura, del ſecondo quella della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di Michelagnolo. Sono dipoi oſſervabili le memorie del dottiſſimo Antiquario Senator Filippo Buo- narroti: del famoſo Bottanico Pietro Mi- cheli è del Dottore Medico, e Antiqua- rio Antonio Cocchi. Segue la terza Cap- pella, dov'è dipinto da Giorgio Vaſari Criſto quando porta la Croce al Calvario; la quarta Tavola rappreſenta l'Ecce Ho- mo, ed è fattura di Iacopo di Meglio. Aleſſandro del Barbiere dipinſe la quinta in cui ſi figura la flagellazione alla Co- lonna; la ſeſta dov'è dipinto Noſtro Si- gnore quando fa Orazione nell'Orto, è opera di Andrea del Minga; appreſſo la quale è la Cappella de' Cavalcanti, ove ſi ammira ſcolpita in marmo la Vergine Annunziata dall'Angiolo, fatta da Do- natello; ed allato vi è il Sepolcro di Leonardo Aretino, inſigne Scrittore d' Iſtorie, il tutto ſcolpito da Bernardo Roſ- ſellino, diſcepolo di Donatello: la Ma- donna però, che ſopra ſi vede è d'An- drea Verrocchio. Finalmente la ſettima Cappella ha una Tavola già cominciata dal Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui ſi rappreſenta l'entrata di Criſto in Ge- ruſalemme. Nella Croce della Navata trovaſi la Cappella dei Barberini, dov'è ſepolto in eſſa Franceſco da Barberíno, Dottore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rap- preſenta quando San Franceſco riceve le Sacre Stimate; paſſata queſta, viene la Cappella de' Caſtellani, ov'è un Sepol- cro di paragone del Cavalier Vanni; la Volta è dello Starnina; e la Tavola all' Altare rappreſentante la Naſcita di Gesù, è di Giuliano Bugiardini. Poſcia in teſta alla Crociata vedeſi la Cappella de' Ba- roncelli, ove oltre le antiche pitture del- le pareti, vi ſi conſerva ancora ſull'Al- tare la ſtimatiſſima Tavola di Giotto, ove ha dipinta l'incoronazione di Maria San- tiſſima, e vi ſi legge il ſuo nome, e l' anno in cui la dipinſe. Di quivi entran- do nella Sagreſtia piacerà il vedere negli armari della medeſima 26. Storiette del detto Giotto belliſſime, e ben conſervate, la metà eſprimenti diverſi fatti della Vi- ta di Criſto e altrettanti della Vita di San Franceſco. La Tavola all'Altare con tut- te le Pitture nelle pareti è opera di Tad- deo Gaddi. Uſcendo dalla Sagreſtia, e tornando in Chieſa, vi è da oſſervare la Cappella de' Calderini tutta incroſtata di marmi Carrareſi, e ornata di belle Pittu- re; la prima delle quali in cornu Evan- gelii rappreſentante S. Lorenzo, che di- ſtribuiſce le limoſine, è del Paſſignano. La Tavola dell'Altare, con l'altro late- rale è di Matteo Roſſelli, e le Pitture a freſco di Giovanni da S. Giovanni. Paſſate queſte cinque Cappelle, tre delle quali vedevanſi una volta dipinte da Giotto, ſi giugne all'Altar maggiore, in cui di preſente conſervanſi le Sacre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordi- ne de' Minori Conventuali, chiara per ſantità, e per miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240. Dietro al medeſimo nella pa- rete del Coro è di mano di Taddeo Gad- di dipinta l'iſtoria dell'Invenzione della S. Croce; e paſſate cinque altre Cappelle di minor pregio, ſi trova la nobiliſſima, e magnifica Cappella de' Niccolini, d' ordine però diverſo dall'altro, eretta col diſegno dell'Architetto Gio. Antonio Do- ſio. Quanto ſia bella, e di vaghezza ri- piena, non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E' ella tutta incroſtata di marmi Carra- reſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile e diligente lavoro, che non può l'uomo deſi- derare di vantaggio. Di mano del Franca- villa Scultor Fiammingo ſono le cinque Sta- tue di marmo, che una figura Aron, e l' altra Mosè, e la terza rappreſenta la Ver- ginità, la quarta la Prudenza, e la quin- ta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte ſo- no di mano di Aleſſandro Allori, e le Pitture a freſco del Volterrano, con sì gran perfezione condotte, e che queſte ſole baſterebbero per eternargli la fama, non laſciando quella lodatiſſima Tavola di Giacomo Ligozzi Veroneſe, ove ha rappreſentato il martirio di S. Lorenzo. Dopo di avere oſſervato il Celebre Cro- cifiſſo di Donatello, che è nella Cppella in teſta alla Crociata, paſſeremo ove di mano del Cigoli è dipinta la SS. Trinità con Criſto morto, opera ſtupendiſſima, e quindi ſeguitando ſino ad uſcir di Chie- ſa, per le altre ſette dell'iſteſs'ordine, e Architetura delle prime; trovaſi una Ta- vola di mano del Vaſari, dov'è dipinto la Venuta dello Spirito Santo. Allato a queſto Altare, e dirimpetto al Sepolcro di Leonardo Aretino è quello di Carlo Marzuppini Aretino, Poeta, e Segretario, della Repubblica, ſtupendo lavoro di De- ſiderio da Settignano, che quaſi ſuperava di perfezione il ſuo Maeſtro Donatello, nella ſua verde età in cni fu tolto dal mondo. Quindi paſſata la porta laterale, che reſta ſotto l'Organo, è una Cappel- la irregolare detta della Concezione, di- pinta da Giotto, d'Ius Patronato della Compagnia della Concezione eretta nel 1579. la quale mantiene di tutto queſta Cappella, che fu adornata, come ſi ve- de nel 1592. col diſegno di Filippo Ba- glioni Architetto. Ne ſegue l'Aſcenſione di Gesù Criſto al Cielo, opera di Gio. Stra- dano. Dopo di queſta trovaſi il S. Tomma- ſo, che tocca la Piaga al Riſorto Maeſtro, ed è ſtimatiſſimo lavoro del mentovato Vaſari. Degne di ſomma ſtima ſono le due Tavole ſeguenti, ambedue di Santi di Tito, ove nella prima ha rappreſentato Noſtro Signore, che ſi paleſa a' due diſcepoli nella Cena d'Emaus, e nell'altra con am- mirabile invenzione, e diſegno, ha e- ſpreſſa la di lui glorioſa Reſurrezione. Finalmente l'ultima di queſta navata è di Batiſta Naldini, ove ha effigíato con molta eſpreſſione Criſto, che vien dal- la Croce condotto al Sepolcro. Quin- di paſſata la prima porta vedeſi nella di- ſceſa al Limbo de' Santi Padri prodigioſa- mente eſpreſſa da Agnolo Bronzino, a quale altiſſima perfezione arrivaſſe con l' arte in un così ammirabil lavoro. Nè deb- bo tralaſciare una Pietà del medeſimo Bronzino nel terzo pilaſtro a mano man- ca, ſiccome alla colonna dirimpetto una Vergine di marmo in baſſorilievo di An- tonio Roſſellino, che reſta ſopra ove è ſepolto Franceſco Nori ſtato ucciſo nella congiura de Pazzi e in ultimo i due Cro- cifiſſi ſopra due porte della interiore fac- ciata, che uno è di Cimabue, e l'altro di Margheritone Aretino. Rimpetto alla memoria del Senator Buonarroti ſi vede quella dell'Architetto Aleſſandro Galilei, che è opera di Girolamo Ticciati, e di- poi ſi trova il Sepolcro del famoſiſſimo Galileo, dove è ancora il celebre Matte- matico Vincenzio Viviani, che ordinò queſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che fu dato eſecuzione l'anno 1737. a ſpeſe della Famiglia Nelli erede di quella del Viviani. Il diſegno è di Giulio Foggini; la quadratura di Anton Maria Fortini; il Buſto di Gio. Batiſta Foggini; l'Aſtro- nomia di Vincenzio Foggini ſuo figlio, e la Geometria di Girolamo Ticciati. Oſſer- vaſi ancora il depoſito fatto nel 1775. alla memoria del Dottor Gio. Lami col diſe- gno del Signor Senatore Gio. Batiſta Nel- li e ſtatua intera di eſſo maggior del na- turale ſcolpita da Innocenzio Spinazzi Romano. Oltre a tante Pitture di ſingo- lare perfezione, di già deſcritte, ſe ne trovano in queſta Chieſa e nel Conven- to alcune di Cimabue, e di Giotto, le quali, quantunque ſiano dalle moderne pitture ſuperate in bellezza, non è pe- rò, che non meritino di eſſere tenute in grande ſtima, per la venerazione, che ſi dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtau- ratori della Pittura. E' ancora maraviglio- ſo il Pergamo, tutto di marmo di Se- ravezza, e vagamente intagliato da Bene- detto da Maiano. Sono in eſſo cinque Sto- riette de' fatti più ſingolari di S. Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, e così felicemen- te, che non hanno prezzo. Ne' vani, e che ſono in mezzo de' Beccatelli, ſi ve- dono cinque ſtatuette a ſedere di bellez- za ſtraordinaria, che rappreſentano la Fe- de, la Speranza, la Carità, la Fortezza, e la Giuſtizia. Più ammirabile però fu l' artifizio uſato nell'adattar queſto Perga- mo ad una colonna, nella quale rimane incaſſato, eſſendochè la medeſima colon- na ſia nel mezzo forata, e per una ſcala acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla grandezza della Chieſa corriſponde il Con- vento, di moltiſſime comode abitazioni ripieno, e abitato da più di ſeſſanta Re- ligioſi, tra' quali in ogni tempo fiorirono Uomini ſegnalati in lettere, e in digni- tà più coſpicue, e in ſantità di coſtumi. In queſta Chieſa, e ne' ſuoi Cimiterj è una quantità conſiderabile di Sepolture, e di memorie di Famiglie primarie, e d' inſigni Soggetti di Firenze, e d'altro- ve. E' fama, che Siſto V. nel tempo, che fu Religioſo, per molti anni quivi abi- taſſe, leggendo Filoſofia. Gode queſto Convento il privilegio, che uno de' ſuoi Religioſi abbia la carica d'Inquiſitore. Dignità ragguardevole, ſoſtenuta in To- ſcana da' Minori Conventuali, e ſempre da ſoggetti di gran valore. La Libreria di antichiſſimi Manoſcritti, che poſſede- va queſto Convento, fu nel 1766. tra- ſportata nell'Inſigne Libreria di San Lo- renzo. Il Noviziato fu fatto edificare con gran magnificenza a proprie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cappella fatta edificare dalla Fami- glia de` Pazzi; mole di ſingolare Archi- tettura, e ben degna di chi ne fece il diſegno, che fu il gran Brunelleſco. Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla

dell'

Cri-

cro

queſte

Pit-

1579.

tonio

to

PIAZZA contigua, molto ampla, e re- golare, deſtinata principalmente nei paſ- ſati tempi al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fiorentina in tempo di Car- nevale e di altri diverſi ſpettacoli, e pub- bliche Feſte. Onde non è maraviglia, ſe vi concorreva la maggior parte della Cit- tà, e moltiſſimi Foreſtieri da ogni parte. Prima di uſcire da queſta Piazza ſi oſſer- vi la facciata della Caſa de' Cocchi, che credeſi di diſegno di Baccio d'Agnolo. Ma ſingolarmente è ammirabile la faccia- ta della Caſa del fu Niccolò dell'Antel- la, Senatore, e Luogotenente del Grandu- ca nell'Accademia del Diſegno; a richie- ſta del quale nel 1619 fu dipinta, e per- fezionata nel breviſſimo tempo di venti giorni, da i più valoroſi Artefici, che in numero fiorivano nella Città. Queſti fu- rono il Paſſignano, Giovanni da S. Gio- vanni, Matteo Roſſelli, Ottavio Vanni- ni, Fabbrizio Boſchi, Niccodemo Fer- rucci, Filippo Tarchiani, e altri ſimili, ſino al numero di 15. tutti Pittori eccel- lenti. Le antiche Pitture poi, che ſono nella facciata del Convento accanto alla Chieſa ſono di Lorenzo di Bicci, gran- de imitatore della maniera di Giotto. Da queſta Piazza volgendo dietro la Chie- ſa trovaſi unita alla medeſima la nobile confraternita del Gesù, molto ſpazioſa, e vagamente dipinta d'Architettura, e figure dal celebre Lorenzo del Moro, e la Cupo- la, e i laterali di Vincenzio Meucci. Di quì ſeguitando il cammino ſi trova il Con- vento, e Chieſa di Religioſe Franceſcane di S. Eliſabetta di Capitolo: quindi la nuova, e vaga abitazione, e giardino del Senator Rucellai; rimpetto alla quale ne ſegue l'eſemplariſſima Compagnia de' Ne- ri, quali con gran carità s'impiegano a confortare, e ad accompagnare i Condan- nati alla morte. Lì appreſſo ſi trova la Chieſa della Compagnia di

della

va-

S. GIUSEPPE, e Convento de' Religioſi di S. Franceſco di Paola, fatta col diſe- gno di Baccio d'Agnolo, e modernamen- te abbellita al di fuori di facciata, e or- nata al di dentro colla ſoffitta, e Tribu- na, per mano di Sigiſmondo Betti, e di Pietro Anderlini. Vedeſi ad un Altare la Naſcita del Bambin Gesù, opera aſſai ſti- mata di Santi di Tito. Vi è la Cappella di S. Franceſco tutta dipinta da Atanaſio Bim- bacci. In alto alle pareti ſono quattro qua- dri di Franceſco Bianchi, eſprimenti fatti miracoloſi del Santo. Allato a queſta Chie- ſa vi è il Convento delle nobili Religioſe Franceſcane dette di

MON-

MONTICELLI. L'Altar maggiore è fat- to col diſegno di Pier Franceſco Silvani, la Tavola del medeſimo è dipinta da Vin. cenzio Meucci, come pure la Soffitta, con l'ornato di Architettura di Mr. Cha- mant Loreneſe, e da una banda la SS. Concezione, e dall'altra la Natività di Criſto, eſpreſſe ambedue da Carlo Por- telli da Loro, Pittore aſſai valente. Al- la Parete poi vicino alla Porta vi è il Sepolcro, ornato di ricchi marmi, e Sta- tue di Guido Magalotti, oltre varie In- ſcrizioni, e Sepolcri di perſone degne di memoria. Di quì proſeguendo la ſtrada, trovaſi il Convento, e la Chieſa delle

CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722. col diſegno di Gio. Filippo Cioc- chi. In queſta devota, e vaga Chieſa, oltre l'Altar maggiore, ove ſta collo- cata l'Immagine in grande del SS.> Cro- ciſiſſo, vi ſono due Altari, che in uno vi è eſpreſſa la S. Famiglia, dipinta da Ottaviano Dandini, e nell'altro la SS. Con- cezione, S. Franceſco, e S. Chiara, da Agoſtino Veracini. Incontro a queſta Chie- ſa ve n'è un altra, anch'eſſa di Nobili Religioſe Franceſcane, detta di

MONTE DOMINI, nella quale ſerve il ve- dere la Tavola, che ſta collocata ad un altare a mano manca dov'è eſpreſſa la lapidazione di S. Stefano, per conſide- rarſi dagl'intendenti per un vero eſem- plare della Pittura in ogni prerogativa dell'arte, e dove il Cav. Lodovico Cigo- li ſi è maggiormente meritato il titolo del Coreggio dei Fiorentini. In faccia a queſta evvi una Tavola d'Aleſſandro Al- lori, rappreſentante Maria SS. Annunzia- ta dall'Angelo. Alla fine della Strada voltando a man deſtra vedeſi in poca di- ſtanza il Convento delle Monache Ge- ſuate dette le

G dere

POVERINE nella qual Chieſa non man- cano da ammirarſi due pregiabiliſſime o- pere, una di Pittura all'Altar maggiore, che è di Pietro Perugino, quale vi ha rap- preſentato il SS. Crocifiſſo con Maria SS. addolorata, e S. Girolamo, e l'altra di Scultura eſprimente il S. Preſepio, nel qual belliſſimo lavoro Andrea della Rob- bia, al parere degli intendenti, ha ſu- perato ſe ſteſſo. Di quì uſcendo, e vol- tando il primo canto, per una breve ſtra- della ſi entra in via delle Caſine, per la quale giunti in via Ghibellina, e voltan- do a mano ſiniſtra vedeſi quaſi in faccia il Monaſtero delle nobili Religioſe dell' Ordine di S. Domenico detto le

il

MURATE. La loro Chieſa è ſenza fac- ciata ed ha l'ingreſso per due porte la- terali. Al maggiore Altare evvi una lo- datiſſima Tavola di F. Filippo Lippi con il Miſtero dell'Annunziazione di Maria SS. La Soffitta, e le Storiette, che ſon in giro alla Chieſa, ſono di Simone Fer- vi. Della Tavola di S. Carlo non è noto l'Autore; vien poi l'Altare del SS. Cro- cifiſſo, qual'è lavoro di Baccio da Mon- te Lupo. Vi è in queſto Convento un Teſoro di Sante Reliquie, ed ha avuto l'onore d'eſſervi ſtata educata Caterina de Medici Regina di Francia. Paſſato il Convento vi è un piccolo Oratorio col pietrame della facciata d'Architettura di Michele Agnolo Buonarroti. Tornando in dietro pochi paſſi incontro a queſto, vi è il Convento delle Nobili Religioſe di

SAN IACOPO. In queſta Chieſa è in gran venerazione un antichiſſimo e mi- racoloſo Crocifiſſo; All'Altar Maggiore ſta collocata una bella Tavola di Ridol- fo del Ghirlandajo, che vi ha effigiata Maria SS. col S. Bambino, e S. Iacopo, S. Franceſco, S. Lorenzo, e S. Chiara.

G 2 Ad

Ad un Altare a ſiniſtra ha dipinto la Ta- vola il Naſini di Siena. Di quì uſciti e proſeguendo il cammino, troveraſſi en- trando alla ſeconda cantonata a mano ſi- niſtra il Convento delle Religioſe di

S. FRANCESCO, la qual Chieſa fu edi- ficata da fondamenti, e corredata di qua- lunque Sacro Ornamento dalla Munificen- za del Gran Principe Ferdinando ſul prin- cipio di queſto Secolo, unicamente per ricompenſa a quelle Religioſe per aver prontamente ceduto al Real genio per la Pittura, una belliſſima Tavola di Andrea del Sarto, che eſſe nell'antica loro Chie- ſuola poſſedevano. Il detto Quadro ve- deſi collocato nelle ſtanze del Palazzo Reale, eſprimente Maria SS. col Santo Bambino ſopra una Baſe, e dai lati S. Franceſco, e S. Giovanni Evangeliſta, opera in tutto ſtupenda, di cui gliene la- ſciò la bella Copia all'Altare a man de- ſtra fatta per mano di Franceſco Petruc- ci eccellente Copiſta. In faccia a queſta vi è la Tavola di S. Carlo, che la diede a fare al celebre Sebaſtiano Ricci Vene- ziano. Il Sacconi poi fece la Santa Con- cezione per l'Altar Maggiore. Il vago diſegno di queſta Chieſa, tutta adorna di Stucchi meſſi a oro, e di Gio. Batiſta Fog- gini. Vſcendo dalla medeſima, e ritor- nando a ſiniſtra, giunti al ſecondo Canto vedremo il Convento delle Nobili Reli- gioſe Benedettine di

Stuc-

S. VERDIANA, nella qual Chieſa all' Altare a man deſtra vi è la Tavola di Niccodemo Ferrucci, che vi ha dipinto S. Carlo a piè di un Crocifiſſo, che vi è di rilievo; in faccia a queſto vedeſi un Criſto orante nell'Orto opera dell'iſteſſo Ferrucci. Al maggior Altare vi è di mano di Pietro Dandini Maria SS. in gloria, e ſotto S. Michel Arcangelo, S. Gio. Ba- tiſta, e cinque altri Santi, e ſotto il Co- ro delle Monache Tommaſo Re di dipinſe in cinque Lunette alcuni fatti principali di S. Verdiana. Uſciti di queſta Chieſa proſeguiremo direttamente il cammino ſi- no al canto di via Pandolfini, e lì vol- tando a man ſiniſtra, ci troveremo alla Chieſa parrocchiale di

SAN SIMONE, ſopra la Porta della qua- le vedeſi una lunetta dov'è molto ben colorita la Vergine co` Santi Apoſtoli Si- mone e Giuda, opera di Niccodemo Fer- rucci. La ſoffitta interna tutta d'intaglio dorato fa vaga moſtra. Nella teſtata ſo- pra la Porta ſi vede un opera molto bel- la di Batiſta Naldini, ov'è dipinta la depoſizione di Criſto dalla Croce. Nella prima Cappella a man dritta è il marti- rio di S. Lorenzo, dipinto da Giovanba- tiſta Vanni. Nella ſeconda vi è un im- magine intagliata in legno del SS. Cro- cifiſſo. La terza ha una antica pittura rappreſentante la Vergine. Vi è poi nella quarta una belliſſima Tavola di Onorio Marinari, ove ha eſpreſſo San Girolamo mediante il Finale Giudizio, non meno è da lodarſi quella di Giacomo Vignali, collocata nel quinto Altare, ove effigiò San Bernardo, al quale Criſto ſtaccatoſi dalla Croce, e inchinato fa vedere una gran piaga nelle ſpalle. Le Statue di marmo laterali all'altar Maggiore ſono d'Orazio Mochi, e li due Apoſtoli ſopra l'arco di Niccodemo Ferrucci. Tornando verſo la Porta vi è di mano del mede- ſimo Vignali la Tavola di San Franceſco rappreſentato in deliquio. Segue l'Altare di S. Carlo, e dopo queſto, quello della Concezione, la di cui Tavola è dell'iſteſ- ſo Ferrucci, dipoi quello dell'Aſſunta dipinta dal Cavalier Curradi. In ultimo è la Tavola di San Niccolò, opera aſſai buona di Franceſco Montelatici, detto volgarmente Cecco bravo. Preſſo queſta Chieſa ſono le Prigioni dei condannati dette le Stinche, recinte da una al- tiſſima, e forte muraglia, nelle can- tonate della quale vi ſono due taber- nacoli dipinti a freſco da Giovanni Man- nozzi, detto Giovanni da San Giovanni uno de' quali è quaſi affatto perito per l' umidità della Muraglia; Ma l'altro, ove vedeſi noſtro Signore, che benedice le mani dei pii Limoſinieri, che ſoccorrono i Carcerati, tra quali è vivamente eſ- preſſo il ſuo proprio ritratto, riguardan- te verſo la ſtrada, che non ſolo è ben conſervato, ma fa ben conoſcere agl'in- tendenti il ſommo merito di tal Autore. I debitori civili ſon collocati adeſſo per Clemenza Sovrana in una nuova, e de- cente abitazione dietro il Palazzo di Giu- ſtizia, detto S. Apolinare. Di quà per la via del Palagio trovaſi il

pra

buo-

PALAZZO del Duca Salviati, e di ſua abitazione, che è l'antico del ſuo pro- prio ramo, poichè l'altro, di cui ſi farà menzione, lo ha ereditato dal Ramo fi- nito in Roma ſul principio del corrente ſecolo. In faccia ad eſſo per la Via detta del Palagio ſi trova l'

ABI-

ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da Bernardino Ciurini molto pulitamente. Alla fine di queſta ſtrada v'è il

PALAZZO del Poteſtà fabbricato nel 1250. molto vaſto in cui ſono le pubbliche Car- ceri, e per la proſſima traverſa, che è di fianco al Palazzo del Salviati, trovaſi la Chieſa di

SAN PROCOLO, dove ſi potrebbero oſſer- vare alcune Tavole di pregio, e ſpecial- mente la Nunziata di mano dell'Empoli, quella dell'Altar maggiore di Gaetano Piattoli, in luogo di quella che vi fu una volta d'Andrea del Caſtagno, la qua- le è paſſata nel Refettorio de' Padri di Badìa, ſiccome del medeſimo, quella di S. Luigi, e l'altra del Pontormo, dov'è dipinta la Vergine con Santa Barbera, e Sant'Antonio. Proſeguendo lateralmen- te a queſta Chieſa, paſſata la Porta prin- cipale della Chieſa, e Monaſtero di Ba- dia, vedeſi l'

ORATORIO DI SAN MARTINO, ove ſo- gliono congregarſi i Buonomini. E' cele- bre queſt'Oratorio non ſolo per eſſere ſta- to fondato al tempo di S. Antonino Ar- civeſcovo di Firenze a ſua perſuaſione, e conſiglio; ma eziandio per le opere in- ſigni di miſericordia, che di continuo vi ſi eſercitano. Ed in vero è prodigio mi- rabile della Provvidenza divina, che que- ſta Caſa ſenza fondo, o ferma rendita annuale, ma ſolamente provveduta di elemoſine, e di laſciti pii, giornalmen- te ſoccorra del neceſſario tante povere Famiglie onorate. Poco diſtante è la

ſigni

CHIESA della Madonna de Ricci ſtata tutta rimodernata nel 1772. a ſtucchi, ove preſentemente abitano i Cherici Rego- lari Miniſtri degl'Infermi comunemente detti Padri del Buon morire, perchè aſſi- ſtono i moribondi, potendoſi chiamare i Curati comuni della Città, eſſendo paſſa- ti gli Scolopj che quivi abitavano per Real diſpoſizione nel Collegio che era de' Geſuiti. A queſta Chieſa precede una Log- gia con colonne di pietra ſerena diſegno di Gherardo Silvani, ed in eſſa non man- cano alcune Pitture degne di oſſervazio- ne. E principiando dalla prima a mano deſtra della Santa Famiglia dipinta da Matteo Bonechi, ne ſegue la Cappella dedicata al Santo Fondatore dipinto da Antonio Bettini. All'Altare maggiore ev- vì la Miracoloſa Immagine di Maria SS. Annunziata, che ſta coperta, con vago adornamento tutto meſſo a oro. Ritor- nando verſo la Porta evvi la Tavola del Paralitico davanti a Criſto dipintovi dal Cav. Curradi. Lo sfondo è di Loren- zo del Moro. In Sagreſtia vi è l'antica Tavola che era all'Altar maggiore rap- preſentante Dio Padre dipinto da Fran- ceſco Mati. Eſſendo ultimamente ſtata incorporata l'antica Chieſa Parrocchiale di S. Maria Alberighi, che reſtava appun- to dietro a queſta, ſerve adeſſo di abbel- limento, e aumento della medeſima per una comoda Sagreſtia. Quivi appreſſo è il

ador-

PALAZZO già del Duca Salviati oggi del Cav. Ricciardi molto comodo. Quindi pri- ma d'avanzarſi per altra parte può ve- derſi la Chieſa Parrocchiale di

SANTA MARGHERITA nella quale vedeſi a man deſtra al primo Altare il ritrova- mento della Santa Croce opera di Nic- codemo Ferrucci. In faccia a queſta di- pinſe Coſimo Gamberucci una Tavola che ſerve di ornamento a un antichiſſima Im- magine di S. Margherita con varie perſo- ne inferme che ricorrono a lei. All'Al- tar maggiore vi è di mano di Gio. Batiſta Marmi Santa Margherita in gloria, e i due laterali ſono di Franceſco Conti. Al detto Altare ſtava anticamente una Ta- vola di Spinello Aretino che vedeſi col- locata ſopra la Porta. Tornando addietro trovaſi in vicinanza lo

det-

STUDIO FIORENTINO ove ſpeſſo vi leggo- no pubblicamente varj Profeſſori di di- verſe Scienze, come di Teologia, di Sto- ria Sacra, e profana, Giuriſprudenza, Mattematica, Filoſofia, Umanità, Lingua greca, Ebraica, e Toſcana. Quivi an- cora hanno la loro Reſidenza le celebri Accademie, Fiorentina, della Cruſca, e degli Apatiſti. Di quì per corta ſtrada ſi giunge a

SANTA MARIA IN CAMPO, Chieſa ricca d'Indulgenze, Reſidenza del Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palazzo contiguo; e quantunque ſia nel mezzo della Città è Dioceſi Fieſolana. Vicino è il

PALAZZO dei Guadagni, che ha nobile facciata fatta nello ſcorſo ſecolo col di- ſegno del Silvani, con vaſti appartamen- ti, ed una magnifica ſcala dal fu Sena- tore Filippo Guadagni. Dopo è

L'OPERA DEL DUOMO, dove ſi conſer- vano, oltre i ricchiſſiml Arredi Sacri, molte Statue, e Baſſirilievi di pregio, ed un Archivio di grande importanza. Qui- vi contigua vedeſi l'

ABI-

ABITAZiONE de' Naldini fabbricata in queſti tempi, e dipoi l'

ABITAZIONE de' Gondi. Di quì potrà di- rigerſi alla

CHIESA Collegiata, e Real Baſilica Di SAN LORENZO, dove giunti alla Piazza oſſerveremo in faccia al Palazzo del Mar- cheſe della Stufa una baſe di marmo, nel cui baſſorilievo ſi rappreſenta, quan- do al valoroſo Giovanni de' Medici e Padre del Granduca Coſimo Primo ſono condotti molti prigioni con varie ſpo- glie. E' opera del Cavalier Bandinelli, di cui per anco è la Statua, che ſulla Baſe dovevaſi collocare, la quale in og- gi non è ancora finita, nel Salone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venendo alla Chieſa giudico a propoſito il dar breve notizia di ciò che avvenne nella ſua fonda- zione, eſſendo degno di ricordanza quanto di eſsa laſciarono ſcritto S. Paolino, il Baro- nio, ed altri ſcrittori. A tempo dell'Im- perator Teodoſio, Giuliana Vedova Fio- rentina, non meno illuſtre per lo ſplen- dore del Sangue, che per la Pietà, acce- ſa di devozione verſo il Martire San Lo- renzo, volle colle proprie ſoſtanze fab- bricar queſto Tempio, e dedicarlo al medeſimo. Terminata appena la Fabbri- ca, giunſe in Firenze Sant'Ambrogio Arci- veſcovo di Milano, perlochè venne in penſiero a Giuliana di ricorrere al detto Prelato, e inſtantemente pregarlo acciò voleſſe conſacrare la nuova Chieſa, al che di buona voglia condeſceſe. Cele- broſſi pertanto la Funzione della Sagra l' anno del Signore 392. o come altri vo- gliono 393. e fu con tal ſodiſfazione del Popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di. tal fatto chia- moſſi queſta Chieſa Baſilica Ambroſiana. Quindi ebbe origine la ſingolare venera- zione, che a queſto Tempio portarono gli antichi Veſcovi di Firenze, ed in ſpecie San Zanobi il quale eleſſe quivi la ſua ſepoltura, e ove ſtette lungo tempo ri- poſto prima, che alla Cattedrale foſſe trasferito il di lui Corpo. A sì felici prin- cipj corriſpoſero con maggiore avanza- menti i ſucceſſi di queſta Chieſa, percioc- chè eſſendo eretta in Collegiata e di am- pliſſimi privilegi arricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la Metropolitana, il primato. Sono in eſſa diciaſſette Canonici, e trentatre Cappel- lani, e gran numero di Cherici, che vi celebrano giornalmente i Divini Ufizj con non minor decoro di quello facciaſi nel- la Chieſa Metropolitana; ed a queſti pre- ſiede un Prelato, col titolo di Priore, che in varie Feſte dell'Anno gode l'uſo de' Pontificali. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tempio, per la mi- rabile Architettura di Filippo Brunelle- ſco, colla quale fu fabbricato, o piutto- ſto vogliam dire rinnovato a ſpeſe del Magnifico Coſimo de Medici Padre della Patria (giacchè l'antico Tempio, intorno all'anno 1420. rimaſe quaſi affatto deſo- lato dal fuoco) vedremo queſto Edifizio con un vago pavimento di marmo divi- ſo in tre Navate, ſoſtenuto da groſſe Colonne di macigno, ſopra le quali po- ſano gli archi vagamente intagliati, come altresì il cornicione, e il fregio che per tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e mae- ſtoſa la rendono. Ella è lunga braccia 144. Sopra la Porta del mezzo ſi vede l'Arme de Medici, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui pari- mente è il diſegno del Terrazzino, e Sa- crario, dove ſi conſervano moltiſſime Re- liquie in prezioſi Reliquiarj d'oro, d'ar- gento, di criſtallo, e di altre ricche ma- terie, tèmpeſtati di gioie. Belliſſimi an- cora ſono due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colon- nette di diverſi marmi, nelle faccie de' quali ſi vedono alcuni Baſſirilievi di Bron- zo, fatti da Donatello, con ſingolare ar- tifizio, e ſommamente lodati dagl'inten- denti. Anco nelle Cappelle ſono di pre- gio alcune Tavole, tra le quali a man de- ſtra la prima rappreſentante la viſitazio- ne di S. Eliſabetta, di Agoſtino Veracini. La ſeconda lodatiſſima opera del Roſſo, nella quale ha eſpreſſo lo Spoſalizio di Maria Vergine. La terza che rappreſenta S. Lorenzo, è opera di Niccolò Lapi. Nella quarta vi è l'Aſſunzione di Maria di antico, ed incognito autore. Nella quinta ſi vede dipinto da Ottaviano Dan- dini un Crocifiſſo, con San Franceſco, San Girolamo, e la Maddalena a piè della Croce. Nella ſeſta San Girolamo nel Deſerto, opera del Cavalier Giuſeppe Na- ſini. Terminata la navata, ſi oſſerva nel- la prima Cappella una Tavola rappreſen- tante un Preſepio, creduto di Coſimo Roſ- ſelli. La Cappella che rimane nella te- ſtata della Croce ha il Tabernacolo di marmo, ove conſervaſi il SS. Sacramen- to, diſegno, e Scultura diligentiſſima di Deſiderio da Settignano, con figure di baſſo, e alto rilievo, ſopra cui ſi vede un Gesù Bambino di marmo bianco ope- ra del medeſimo. Queſto Tabernacolo è meſſo in mezzo da bell'adornamento di colonne d'ordine corintio con ſuo archi- trave, fregio, e fronteſpizio di marmi miſti. Più d'ogn'altra coſa degna di am- mirazione è la Sagreſtia nuova detta al- trimenti la Cappella de' Principi, fatta col diſegno, e Architettura di Michela- gnolo Buonarroti. Sia contento il Fore- ſtiero di oſſervare il primo Sepolcro all' entrare, che è di Giuliano de' Medici Du- ca di Nemurs, e Fratello di Leone X., ſopra di cui vi è il Simulacro di mano del Buonarroti, e le due Statue appreſſo, che una il Giorno, l'altra la Notte ſi- gurano, che nel ſecondo Sepolcro fatto per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, ſopra cui pure è il Simulacro della mede- ſima famoſa mano, e l'altre due Statue rappreſentanti il Crepuſcolo, e l'Aurora. Si vede ancora di mano di Michelagnolo una Madonna col Bambino in braccio. E perchè fuori delle ſette Statue di mano del Buonarroti, ſi vedono due Figure de' Santi Coſimo, e Damiano, ſappiaſi, che la prima è del Montorſoli, e la ſecon- da di Raffaello da Montelupo, ambedue Scultori eccellenti. Di quì uſcendo, paſſata la prima Cappella, è ammirabile nella ſeconda la Tavola dell'adorazione de' Magi opera di Girolamo Macchietti; e proſeguendo oſſerveremo d'avanti al maggiore Altare i tre Tondi con grata di Bronzo i quali uniti a Lapida di porfido di Serpentino, e di altri Marmi con l' arme de Medici ne' quattro lati, che for- mano il nobile Sepolcro a Coſimo Pater Patriae. Paſſate le due ſeguenti Cappel- le della Crociata s'entra nella vecchia Sagreſtia, fabbricata col diſegno di Filip- po di Ser Brunelleſco, ſi oſſervano i quat- tro tondi ne' peducci della volta di ma- no di Donatello, le due piccole porte, in alcune nicchie San Lorenzo, Santo Stefano, San Coſimo, e San Damiano del medeſimo, e nel doſſale dell'Altare un Baſſorilievo in bronzo del Brunelle- ſco. Quindi ſi vede un belliſſimo Sepolcro di Coſimo Padre della Patria, adornato ne' lati di fogliami di bronzo, fatti col diſegno di Andrea Verrocchio. Corriſpon- de queſto in una Cappella dedicata alle glorie di Maria Vergine Santiſſima, la di cui Immagine antica reſta coperta, e circondata da una Tavola dipinta da Fran- ceſco Conti con i Santi Lorenzo, Zanobi, ed Ambrogio. Contigua a queſta vi è una Cappella con la Tavola rappreſentante la Nunziata di Fra Filippo Lippì, e di quì tornando verſo la Porta ammiraſi nella parete dipinto a freſco il martirio di S. Lorenzo con ſommo ſtudio eſeguito da Agnolo Bronzino. Paſſata la Porta la- terale trovaſi di mano dell'Empoli il martirio di S. Baſtiano, appreſſo a queſta ſi vede effigiato S. Antonio Abate. Ne ſegue altra Cappella con un Immagine di Criſto Crocifiſſo, dopo la quale trovaſi un'antichiſſima Pittura rappreſentante S. Leonardo con altri Santi, dopo la quale trovaſi effigiato il martirio di S. Arcadio, e Compagni, opera degna di ſomma ſtima di Gio. Antonio Sogliani, ammirabile è il gradino di queſt'Altare lavorato con indicibil diligenza da Franceſco Bachiac- ca. E finalmente trovaſi la converſione di S. Matteo dipinta da Pietro Marcheſi- ni. Nè laſceremo di dire, che la vaga ſoffitta, la ricca, e nobil Cupola dipinta da Vincenzio Meucci, il Campanile edi- ficato da fondamenti, ed il riſtoramento della Chieſa ſotterranea, ſono opere fat- te dalla pietà della Principeſſa Anna Ma- ria Luiſa de' Medici Elettrice Vedova Pa- latina del Reno. Nell'uſcir della Porta, onde ſi và nella Canonica, ſi trova la Sta- tua di Paolo Giovio Veſcovo di Nocera, e famoſo Scrittore d'Iſtorie, Scultura di Franceſco da San Gallo, indi ſalendo per una Scala, che guida al Chioſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tut- to il Mondo tanto rinomata

me-

cele-

terie

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Santi

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ficato

LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, largo di- ciotto e due terzi, alto quattordici e mezzo, e così nobile e maeſtoſo, e di sì rara e perfetta Architettura, che molti valent'uomini, come il Brezelio, il Se- nator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giu- ſeppe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato, e pubblicato colle ſtampe. Fu alzato col diſegno di Michelagnolo, ſervendo ciò per un degniſſimo encomio. Prima dun- que di penetrare la dentro trovaſi un bel ricetto in forma quadra, nel quale è ſitua- ta la Scala poſta sù da Giorgio Vaſari e dal Tribolo, per ben diciotto volte, e non mai per un miſterioſo ſilenzio di Miche- lagnolo potuta collocarſi nella ſua propor- zionata ſituazione. Bella oltre modo è la Porta, e belli ancora ſono gli ornamen- ti delle fineſtre, vaghiſſimo il cornicione, l'architrave, ed il fregio, e tutto inſie- me è con sì nobil ſimetria diviſato, che reſta l'occhio di chi lo mira dallo ſtupo- re, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del materiale corriſponde il pregio, ed il valore de' Manoſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantaquattro per par- te in gran numero vi ſi conſervano, ol- tre altri quattro nuovi ſcaffali poſti nel Corridore aggiunto da S. M. C. Franceſco I. ripieni pure di Manoſcritti. Sono queſti di lingue diverſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina, Cineſe, Arabica, Caldea, Siriaca, Toſcana, Schiavona, Provenza- le, e Franceſe antica, nè ſolo per la ra- rità, ma eziandio per l'ornamento di Pitture, e Miniature, ſingolariſſimi. Da queſti come da rari eſemplari, ſogliono i Letterati, e in ſpecie gli Oltramontani diligentiſſimi oſſervatori, riſcontrare, o emendar quei difetti, che ſpeſſe volte ſcorrono nelle ſtampe, o che furono da altri oſſervati, e pubblicare intereſſanti anecdoti. Or queſti Libri, parte da Coſi- mo Padre della Patria, Lorenzo ſuo fra- tello, Piero ſuo Figliuolo, e dal Cardinal Gio. de Medici, poi Leon X. da varie parti, e con grandiſſime ſpeſe procurati ſpecialmente dalla Grecia, e dall'Aſia, furono poſcia ripoſti in queſto luogo da Clemente VII., e che fondò la Libreria, nella quale, l'anno 1571. fu dal Gran- duca Coſimo I. ordinato che ſi daſſe pub- blico ingreſſo a comune benefizio de' Cit- tadini. In queſti ultimi tempi è ſtata accreſciuta di molti ottimi, e rariſſimi Manoſcritti, cioè dall'Imperator Fran- ceſco I. nell'anno 1755. di circa a ſe- cento de' più rari della celebre Libre- ria Gaddiana. Indi per ordine del no- ſtro Reale Sovrano vi furono traſportati nel 1766. tutti i Codici manoſcritti che eſiſtevano nel Convento de' Padri di S. Croce; e nel 1771. ci fece pure unire tutti i Codici Orientali, che eſiſtevano nel ſuo Real Palazzo. Chi poi bramaſſe ſapere il numero, e la qualità de' Libri, potrà comodamente appagare il ſuo deſi- derio, mediante gl'Indici che ſono ſtati fino ad ora pubblicati. Quello de' Co- dici Orientali, e Palatini fu compilato da Monſignor Evodio Alamanni e ſtam- pato in Firenze nel 1742. fol. Il Cano- nico Antonio Maria Biſcioni rifece il Catalogo de' ſoli Codici Orientali della Laurenziana, che fu pubblicato dopo la ſua morte in Firenze nell'anno 1752. fol. Eſſendo ſucceduto nell'impiego di Bi- bliotecario il Canonico Angiolo Maria Bandini, nel 1759. diede principio al Ca- talogo ragionato de' Codici, che fu da eſſo felicemente condotto al ſuo termine nell'anno 1770. in tre Tomi in fol. pub- blicati colle ſtampe di Firenze, ed ornati di tavole in rame denominati i ſaggi de' caratteri de' Codici più inſigni. Con al- tri cinque volumi parimente in fol. ne' quali ſi racchiudono i Codici Latini Pro- venzali, e Italiani in ogni genere, ha da- to il compimento a queſta grand'opera. L'erudito viaggiatore informandoſi dalla perizia del Bibliotecario troverà ad ogni Banco qualche raro Manoſcritto. I più ſingolari per l'antichità ſono il Codice Siriaco al Plut. I. Quello del Vergilio al Plut. XXXIX. Al XLII. il Decamerone del Boccaccio. Quello dell'Oroſio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la vaghezza dell'ornato il S. Ambrogio, il Lirano, il Tolomeo, il Giulio Ceſare, la Vita di Lorenzo de' Medici, Domizio Calderino, l'Argiropilo, e molti altri. Da queſto luogo ci porteremo a viſitare la

H 2 lagno-

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pato

la

CAPPELLA, che deve riuſcire nel Co- ro, ma di preſente ha l'ingreſſo dietro la Chieſa. Or queſta è la Cappella co- tanto celebre, che ſenza ingrandimento iperbolico vien reputata nel Mondo uni- ca e ſingolare. E in vero, ſe in altri Edifizj s'ammira la ſquiſitezza dell'arte, in altri la ricchezza dei materiali, in alcuni qualche coſa di ſingolare, in que- ſta ſola Cappella tutte unite concorrono le prerogative più nobili; magnificenza d'Architettura, pregio infinito de' ma- teriali, bellezza incomparabile, e perfe- zione dell'arte in ſommo grado. Per dar- ne qualche breve notizia, diremo, che la circonferenza di tutta queſta Cappella è braccia centoquarantaquattro, l'al- tezza della Cupola braccia centoquattro, e il diametro quarantotto. L'incroſtatu- ra è di diaſpri, agate, calcedonj, lapis- lazzuli, ed altre pietre prezioſe. Belliſſi- mi ſono i pilaſtri co' capitelli di bronzo dorati, maeſtoſi ſono i Sepolcri di grani- to orientale, ſopra ciaſcuno de' quali poſa un guanciale di diaſpro tempeſtato di gioje, e ſopra quello una corona rea- le, ancor eſſa ricca di gemme. In alcune nicchie di paragone ſono collocate altret- tante Statue di bronzo dorate, maggiori del naturale che rappreſentano i Sovrani Defunti. Di vaghiſſime commettiture ve- donſi effigiate le Armi delle Città ſotto- poſte al Granducato. In ſomma tali, e tanti ſono gli ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, che umano penſiero non è baſtevole a immaginarſi una bellezza sì rara. Fu cominciata l'anno 1604. al tempo di Ferdinando Primo, e per quan- to da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavoraſſe, molto vi reſta ancora per ren- derla in tutto compita. Allora ſarà in eſſa collocato il prezioſo Ciborio, che ſi conſerva in Galleria, e del quale par- leremo a ſuo luogo. Nel ſotterraneo di queſta Cappella avvi un Crocifiſſo di mar- mo di Gio Bologna. Appreſſo la Cap- pella è la

di

CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una prodigioſa quantità di diſegni d'Architet- tura di mano de' più eccellenti profeſſori d'Italia, ſiccome una raccolta di Mano- ſcritti de' celebri Mattematici Galileo Ga- lilel, Evangeliſta Torricelli, e Vincenzio Viviani, trasferita in oggi nella Caſa det- ta dei Cartelloni, ove abitava il celebre Vincenzio Viviani. Di quì paſſeremo nella Via de' Ginori, dov'è il

Vi-

PALAZZO del Marcheſe Ginori, ripieno di Pitture, ed altre rarità, e quello de' Giraldi, che ha una copioſa e ſcelta Li- breria. Di quì ci porteremo nella Via di S. Gallo, oſſervando in primo luogo

LA CHIESA DI S. BASİLİO antico Mona- ſtero dei Monaci Baſiliani, oggi ufiziata dai Preti e rimodernata. Sono in queſta Chieſa oſſervabili a mane dritta un Cro- cifiſſo ſcolpito in legno da Simone Fra- tello di Donatello. Segue una Tavola rappreſentante S. Antonio, del Cavalier Curradi, e la Tavola all'Altar maggiore del Paſſignano, ove ha dipinto il miraco- lo di S. Baſilio, che diſcioglie il patto di un giovine contratto col Demonio. La S. Caterina è opera del Vignali, ed ap- preſſo evvi una Nunziata dipinta dal Ca- vallini. Uſcendo da queſta Chieſa trovaſi in poca diſtanza dal Canto alla Macine la Chieſa delle Religioſe Franceſcane di

S. ORSOLA, nella quale fu dipinta da Matteo Roſſelli all'Altar Maggiore la Tavola della Concezione, e al deſtro Al- tare da Filippo Tarchiani il Batteſimo di Gesù Criſto, e in faccia ad eſſo il Mar- tirio di S. Orſola da Bartolommeo Silve- ſtrini. Lo sfondo della ſoffitta è di Se- baſtiano Galeotti, e la lunetta ſulla Mag- gior Cappella è del Caſcetti. Di quì ſe- guitando la ſtrada in verſo la Fortezza da baſſo, trovaſi la Caſa delle Religioſe Carmelitane di

tare

S. BARNABA: ſopra la porta di detta Chieſa evvi una Vergine col Santo Bam- bino di Luca della Robbia, il quale abi- tava preſſo queſta Chieſa. Entrando ve- deſi all'Altar maggiore ſotto vaga tribu- na ornata di ſtucchi, una tavola di Ma- riotto Albertinelli, eſpreſſavi Maria San- tiſſima col Bambino Gesù. S. Barnaba, e quattro altri Santi. Vi ſono nel Corpo della Chieſa due Altari per parte unifor- mi, al primo de' quali ſi venera una pro- digioſa Immagine del Crocifiſſo dipinta dal Beato Giovanni Angelico. Di quì tornando al Canto alla Macine, poco di- ſtante trovaſi il

PALAZZO de' Marucelli di vaghiſſima ar- chitettura di Gherardo Silvani, ove ſono ammirabili le due Arpie ſoſtenenti il Ter- razzino opera di Raffaello Curradi: En- tro vi ſon cinque gran Camere dipinte da Sebaſtiano Ricci Pittor Veneziano e molti Quadri di celebri Profeſſori. Di fac- cia a queſto Palazzo vedeſi il

tro

MONASTERO DI S. APPOLLONIA la qual Chieſa, e porta della medeſima fu fatta col diſegno di Michelagnolo. Alle due Cappelle laterali la Tavola della SS. Tri- nità fu colorita da Pier Dandini, ed il Crocifiſſo di rilievo è di Raffaello da Montelupo. Nella Tribuna oſſervaſi la volta dipinta da Bernardino Poccetti ſot- to della quale la Tavola è di Agoſtino Veracini. Non è da tralaſciarſi di oſſer- vare ſopra le grate del Coro delle Mo- nache la gran Tela eſprimente Criſto mi- niſtrato dagli Angeli nel deſerto, opera di Matteo Roſſelli. E proſeguendo verſo la Porta ſi trova a mano deſtra lo

SPEDALE DI GESU' PELLEGRINO detto la Congrega maggiore, nella cui Chieſa ſo- novi tre Tavole a olio molto eccellenti di Gio.Balducci, come pur ſono del me- deſimo tutte le Pareti dipinte a freſco. In queſto Spedale vi ſi ricevon ſolo i Pel- legrini, e Poveri Eccleſiaſtici. Dirimpet- to a queſto vi è un monaſtero di

S. CATERINA dell'Ordine di S. Dome- nico, nella di cui Chieſa che' ha l'ingreſ- ſo ſulla Piazza di S. Marco, all'Altar Maggiore vedeſi lo Spoſalizio di detta Santa, e a due laterali le Tavole ſon dipinte da Suor Plautilla Nelli valente Pittrice e religioſa di queſto Monaſtero, nel quale Caterina de' Medici Regina di Francia nella ſua fanciullezza vi fu te- nuta in educazione. Seguitando per via S. Gallo ſi trova la

ni-

COMPAGNIA DI S. MARCO detta il Me- lani. Molte ſono le Pitture, gl'intagli dorati, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi vedono. Due piccole Tavole agli Al- tari dell'atrio ſono di Pietro Dandini, di cui nell'ingreſſo vedonſi a freſco alcune lunette, e all'Altar Maggiore fatto ul- timamente di nobili marmi la Preſenta- zione di Gesù Bambino al Tempio. Nella Sagreſtia vi ſon alcune ſtoriette del Beato Gio. Angelico, e di Franceſco Poppi di- pinte a freſco ſotto il Coro laterali alla porta ſotto li due miracoli di S. Zanobi. Poco diſtante da queſto trovaſi la Chieſa delle nobili Religioſe di

S. GIOVANNINO de' Cavalieri di Malta aſſai vaga, e ſpazioſa diviſa in tre nava- te. La prima Cappella, che incontraſi a man dritta ha una Immagine del Croci- fiſso traslatato dall'antica loro Chieſa, e Convento che avevano dalla Porta Romana. Nella ſeconda vi è eſpreſſa da Santi di Tito la Natività di S. Gio Bati- ſta, la terza è dedicata alla Preſentazio- ne di Maria. Nella teſtata della Navata vedeſi la ſua incoronazione, che è antica pittura dell'Orgagni. All'Altar maggio- re dipinſe Pietro Dandini la Decollazio- ne di S. Gio. Batiſta con due ovati, che in uno S. Agoſtino, e nell'altro Santa Maria Maddalena de' Pazzi, di mano d'A- leſſandro Gherardini, di cui ſono ancora le pitture a freſco della tribuna, e della ſoffitta della Chieſa Ornata da Rinaldo Botti. Ne ſeguita la Naſcita di Gesù Cri- ſto del Ghirlandajo. Dopo ne viene una Nunziata della Scuola di Giotto. Vi è in fine la Cappella della Beata Ubaldeſca Religioſa di queſt'Ordine Geroſolimitano. E' da ſaperſi che in queſto eſemplariſſimo Monaſtero vi fu educata per più di ſei anni ſino dalla ſua puerizia S. Maria Mad- dalene de' Pazzi noſtra Concittadina. Di quì eſcendo trovaſi lo.

man

SPEDALE DEGL'INCURABILI la di cui Fab- brica è aggregata al contiguo Spedale di Bonifazio, e di faccia è il

PA-

PALAZZO de' Pandolfini fatto fabbricare col diſegno di Raffaello da Urbino, da Monſig. Giannozzo Pandolfini Veſcovo di Troja. Ne ſegue la Chieſa e Convento delle Monache di S. Lucia dello ſtretto Ordine di S. Domenico. Quivi la Chie- ſa di S. Luca già Convento ſoppreſſo, e incorporato nello

SPEDALE DI BONIFAZIO, o Conſervato- rio de' Poveri queſtuanti, dove ſi raccet- tano in gran parte perſone dell'uno, e dell'altro ſeſſo, che per vivere neceſſi- tano dell'altrui ſoccorſo; il qual luogo è chiamato di Bonifazio Lupi nobiliſſimo Parmigiano, già Poteſtà di Firenze nel Se- colo XIV. nella di cui Loggia ſopra una Porta, la lunetta rappreſentante S. Ca- terina è di Niccodemo Ferrucci. La Ma- donna con alcuni Santi è di Cennio Cen- nini diſcepolo di Taddeo Gaddi. La SS. Trinità, e la Pittura preſſo la Porta del- lo Spedale ſono di Angiolo Donnini. La reſtaurazione della Chieſa antica fu fat- ta col diſegno di Gio. Batiſta Pieratti. In eſſa la Madonna del Roſario è di Niccodemo Ferrucci, di faccia a queſta vi è il Martirio di Santa Caterina di Fabbrizio Boſchi. Il S. Michele è di Ma- rio Balaſſi. L'Annunziazione è opera di Niccolò Soggi Diſcepolo di Pietro Peru- gino. All'Altar maggiore ſi vede una Tavola di Matteo Roſſelli nella quale ha effigiato S. Maria Maddalena dei Paz- zi. Proſeguendo verſo la Porta trovaſi.

rio

S. MINIATO detto del Ceppo già Mo- naſtero di Monache anco eſſo incorpora- to al ſopradetto Spedale, nella cui Chie- ſa vaghiſſima vedeſi al maggiore Altare l'Aſſunzione di Maria opera di Piero Dan- dini. A man dritta vi è il Martirio di S. Miniato di Franceſco Bianchi. E ſot- to il Coro dipinſe Bernardino Poccetti. E rivolgendo per via delle Ruote, dove può oſſervarſi ſul canto la piccola, ma vaga facciata della Caſa che per pro- pria abitazione ſi fabbricò il celebre Pit- tore Santi di Tito; e ſull'altro canro di Via S Zanobi un belliſſimo Tabernacolo di Domenico Puglio diſcepolo di Andrea del Sarto, e dipoi ritornando per la Via S. Gallo trovavaſi il Monaſtero di S. Agata l'anno ſcorſo ſoppreſſo, e dopo d'eſser reſtaurato ci paſsarono le Signore delle

MONTALVE nella di cui Chieſa è la bella Tavola di Aleſſandro Allori eſprimente le Nozze di Cana Galilea come ancora tutta la Tribuna di detto Altar maggiore.

I due

I due laterali ſono di Gio. Bizzelli. La Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di Ci- rolamo Macchietti, e le lunette intorno alla Chieſa eſprimenti il Martirio di S. Agata, ſono di Suor Ortenzia Fedeli. Po- co diſtante trovaſi il Monaſtero e Chieſa delle nobili Religioſe dette di

CHIARITO, e dal B. Chiarito che ne fu il fondatore. Si venera in queſta Chie- ſa una miracoloſiſſima Immagine del Cro- cifiſſo laſciatovi nel 1399. dalla Compa- gnia de' Bianchi; e ne' due Altari uno in faccia all'altro vi ſono due belle Ta- vole di Giovanni Stradano rappreſentan- te una S. Tommaſo Apoſtolo, che rice- ve la Cintola da Maria Santiſſima, e l' altra l'orazione nell'Orto. Di quì paſ- ſeremo alla

CHIESA delle Nobili Religioſe di S. Cle- mente ove Santi di Tito dipinſe la Ta- vola dell'Altar maggiore, e quella del S. Agoſtino a mano dritta è di Iacopo da Pontormo. E di quì oſſervata l'antica Pittura di Michele di Ridolfo del Ghir- landajo ſopra la Porta S. Gallo, e ſegui- tando la ſtrada a mano ſiniſtra per le mura ſi trova il

CA-

CASTEL S. Gio. Batiſta volgarmente detto la Fortezza da Baſſo fatto fabbri- care dal Duca Aleſſandro nel 1534. in cui conſervaſi una belliſſima e copioſa armeria, oltre alle coſe ſingolari che vi ſi ammirano, che da noi con gran ra- gione ſi tacciono, con far ſolo menzione della nuova fonditura di Cannoni e Cam- pane, che vi ſi eſercita, e che tanto fa- cilita la manifattura, e ne aſſicura. Di quì paſſeremo al

CASINO del Marcheſe Riccardi in Val- fonda, pieno di Statue antiche e moder- ne, e di pitture eccellenti, tra le quali nella Cappella è la volta a freſco del Volterrano, con un giardino molto vaſto, e delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di Papa Bonifazio VIII., che prima era alla facciata del Duomo, eretta da' Fiorenti- ni per la benevolenza che queſto Prin- cipe avea dimoſtrata alla loro Nazione. Uſcendo dal Caſino del Marcheſe Riccar- di, e voltando in Via Nuova, ſi vede alla metà di eſſa un Tabernacolo con pittura di Giovanni da S. Giovanni: proſeguendo poi in faccia alla medeſima ſtrada ſi trova la Chieſa e Convento delle Monache di

S. GIULIANO; fuori di eſſa vedeſi un Tabernacolo la di cui pittura che ſtà co- perta di vetro, è opera di Andrea del Ca- ſtagno. In Chieſa poi entrando a man de- ſtra vedeſi l'Altare del Santiſſimo Croci- fiſſo opera aſſai ſtimabile di Mariotto Al- bertinelli, di cui è ancora la Tavola all' Altar maggiore. Il quadro poi dell'altro Altare a ſiniſtra rappreſentante la Naſci- ta del Santo Bambino è di Iacopo da Em- poli, e ſeguitando la ſtrada trovaſi la Chieſa di

I Ta-

S. ONOFRIO delle Religioſe Franceſca- ne dette di Fuligno, dove oltre una bel- la Tavola dell'Aſſunzione che ſi vede all' Altar maggiore, e a man dritta quella di Iacopo Ligozzi rappreſentante, l'Adora- zione de' Magi, vi è dirimpetto da am- mirare il belliſſimo S. Franceſco in atto di ricevere le Stimate dipinto con la più viva eſpreſſione da Lodovico Cigoli, ope- ra in vero ſtimatiſſima di sì eccellente artefice. La volta è pittura del P. Gal- letti Teatino. Poco diſtante da queſta Chie- ſa andando verſo la Fortezza ſi trova la Chieſa di

S. ANTONIO, già Convento di Canonici Regolari Franceſi ſtati poco tempo fa ſop- preſſi, nella quale Chieſa al primo Altare a man dritta vi è la Tavola di S. Luigi Re di Francia opera di Livio Mehus. Il quadro di S. Antonio viene da Niccolò Mignard, e ritornando indietro per la medeſima ſtrada ſi giunge alla Chieſa dl

a

S. IACOPO in Campo Corbolini, Com- menda de' Cavalieri di Malta ove oltre a vari Depoſiti di perſonaggi inſigni in valore e pietà di detto ſacro ordine, ve- deſi in una Cappella la Tavola eſprimen- te la Decollazione di S. Gio. Batiſta, o- pera di Filippo Palladini, e ſopra la Por- ta principale un belliſſimo putto a freſco di Gio. da S. Giovanni, che ſoſtiene l' arme della Famiglia dell'Antella. Di quì uſcendo, e voltando a man deſtra in Via dell'Amore, trovavaſi la Chieſa, e Con- ſervatorio delle Signore delle Montalve, nell'anno paſſato traslatate nel ſoppreſſo Monaſtero di S. Agata in via San Gallo. Quì appreſſo oſſerveremo la Caſa fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi il grande Re di Francia da Vincen- zio Viviani primo Mattematico del Gran- duca Coſimo III. ultimo Scolare del Ga- lileo. Nella facciata di queſta Caſa, e- retta col diſegno del Senator Gio. Batiſta Nelli, alla qual Famiglia di preſente ap- partiene con raro eſempio, ed in ſegno evidente d'Uomo grato al Maeſtro, ed a generoſi Benefattori, vedremo ſopra la porta maggiore, eſpoſta al pubblico la vi- va effigie di bronzo in rilievo, gettata da Gio. Batiſta Foggini, di queſt'immortale Eroe Fiorentino, e dall'eſpreſſo ne' Car- tellini laterali, come da un Compendio di Vita, ci verrà indicato parte delle no- tizie de' di lui ammirandi ritrovati. Sod- disfattici d'aver veduto una memoria sì bella, entrando ſulla Piazza Vecchia di Santa Maria Novella oſſerveremo a man deſtra il

I 2 par-

PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fab- bricata una Galleria di antiche Statue; e dipinta vagamente da Vincenzio Meucci, ed è anche ricca di inſigni pitture de più eccellenti maeſtri poſſeduta in oggi dalla Marcheſa Caſſandra Capponi ſuper- ſtite di tal Famiglia; e dipoi per corta ſtrada paſſeremo al Giardino, e palazzo de' Gaddi, ricchiſſimo di Statue ſingolari, di pitture, e di medaglie; ed oſſervando il Palazzo detto del Mandragone, ed in ap- preſſo quello de' Venturi, diſegno del Bon- talenti ove è una ſala nobilmente dipin- ta da Bernardino Poccetti, giugneremo al- la Chieſa di

SAN-

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Dome- nicani, una delle più belle non ſolo di Firenze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da Michelagnolo Buonarroti, che come è fama fra noi, ſoleva chiamarla la ſua Spo- ſa. Fu queſta cominciata nel 1279. aven- done poſta la prima pietra nei 18. Ottobre di detto anno il Cardinal Latino, col diſe- gno di Fra Siſto, e Fra Riſtoro, Converſi di quell'ordine, e Fiorentini, intenden- tiſſimi d'Architettura, e perfezionata cir- ca l'anno 1350.; governando il Conven- to Fra Iacopo Paſſavanti celebre ed elo- quente Scrittore. Promoſſe la gran Fab- brica di queſto Tempio il Beato Giovan- ni da Salerno diſcepolo di S. Domenico, di cui è oſſervabile la bella Statua fatta da Girolamo Ticciati, e collocata nel mezzo del maggior Chioſtro. Ora queſto Tempio magnifico è diviſo in tre Navate, ſoſte- nute da pilaſtri, e Colonne, ſulle quali poſano gli archi delle volte, così ben ri- levate, che oltre la maeſtà, e vaghezza, rendono molta luce alla Chieſa. Nelle pareti delle Navate ſono le Cappelle tutte di un ordine. In ciaſcuna di eſſe è una Tavola di Pitture eccellenti. Incomin- ciando dalla porta del mezzo, la prima a man deſtra, dove la Vergine Annunzia- ta dall'Angiolo, è dipinta da Santi di Tito. Segue il Martirio di S. Lorenzo mi- rabilmente effigiato da Girolamo Macchie- ti: e dopo queſto la Natività del Signore dipinta da Batiſta Naldini, di cui ſono l' altre due ſeguenti, cioè quella della Pu- rificazione di Maria Vergine, e l'altra della Depoſizione di Croce di Noſtro Si- gnore. E' anco di Santi di Tito il Lazze- ro reſuſcitato, dopo della qual Cappella vedeſi il belliſſimo Sepolcro della B. Vil- lana de' Botti, ſcolpito di mano di Deſi- derio da Settignano. Del Ligozzi poi è la Tavola di S. Raimondo, che reſuſcita da morte un fanciullo. Salita una ſcala in teſta alla Crociata ſi ammira una Ta- vola rappreſentante il Martirio di S. Ca- terina opera di Giuliano Bugiardini. In queſta Cappella oſſervaſi un antichiſſima immagine di Maria Vergine la prima ope- ra di Cimabue data al pubblico, ſtata gran tempo all'Altar Maggiore di queſta Chie- ſa; nella quale cominciò il ravvivamento della Pittura. Ne ſegue proſſima a queſta la Cappella di S. Domenico ove la Tavo- la è di Iacopo Vignali, lo sfondo è di Piero Dandini, come ancora una delle due Lunette; e l'altra rappreſentante la Pietà è del Paſſignano, i due gran quadri laterali ſono del Bonechi. L'altra Cap- pella tutta dipinta a freſco è di Filippo Lippi; e la Madonna di Marmo bian- co poſta ſopra il Sepolcro di paragone dietro l'Altare è opera di Benedetto da Majano. Dietro all'altar maggiore belliſ- ſime ſono le pitture del Coro fatte dal Grillandajo. In ſette Storie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Vergine, ed in altre ſette dall'altra, quella di S. Giovan Batiſta, ed in ciaſcuna furono ri- tratte da quel Pittore molte perſone di quei tempi, cosi bene, ed al vivo, che la natura vien ſuperata dall'arte. Le pit- ture, tanto davanti, che di dietro di queſt' Altare ſono di mano del predetto Grillan- dajo. Nella prima Cappella, proſeguen- do il giro della Chieſa, ammiraſi il cele- bre Crocifiſſo di Ser Brunelleſco. Nella ſeconda fatta con diſegno di Gio. Antonio Doſio tutta lavorata di ricchi marmi oſ- ſervaſi la Tavola di Agnolo Bronzino, di cui pure è la Pittura della volta; i Baſſi- rilievi di marmo, che ſono nelle pareti ſopra i depoſiti ſono di Gio. dell'Opera. Saliti per una piccola ſcala nella terza Cappella, dipinta tutta a freſco da An- drea, e Bernardo Orcagna fratelli, ſi vede ancora la Tavola dell'Altare di mano del detto Andrea. Ed oſſervando nella contigua Sagreſtia oltre i diverſi grazioſi ornamenti le Pitture del Beato Gio. Angelico e di altri buoni autori moderni, rientreremo nella Navata dove al primo Altare tro- vaſi la Tavola di S. Giacinto lavorata da Aleſſandro Bronzino, al ſecondo vi è una S. Caterina di rilievo della quale non è noto l'Autore. Potranno quì oſſervarſi i due Tabernacoli poſti ai Pilaſtri fatti con diſegno di Pier Franceſco Silvani, e le due Tavole una del Cigoli rappreſentante S. Pier Martire, e l'altra dell'Empoli. Ne ſegue poi nell'ordine delle Cappelle due Tavole del Vaſari, la prima rappre- ſentante Criſto riſorto, l'altra la Madon- na del Roſario, appreſſo a queſta la bei- liſſima Tavola della Sammaritana opera di Aleſſandro Bronzino, ne viene poi il Se- polcro d'Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fieſole, ma la Madonna, e gli Angio- li ſono di Maſo Boſcoli. In ultimo della Navata, alla Cappella de Ricci, la Tavo- la di S. Caterina della ſteſſa Famiglia è di mano di Gaetano Romanelli. E finalmen- te tralle due porte è effigiato S. Vincen- zio Ferreri dal Pittore Iacopo del Meglio. Uſcito di Chieſa il Foreſtiero, e conſide- rando l'antichiſſima facciata fatta fabbri- care da Orazio Rucellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti terminata nel 1477. vedrà l'Armilla di Tolomeo per oſſervar l'ingreſſo del Sole nel primo punto d'Arie- te fattavi collocare dal Gran-Duca Coſi- mo I., dall'altra parte uno Gnomone per comodo degli Studenti d'Aſtronomia, o- pera di F. Ignazio Danti dello ſteſſo or- dine. Dalla Chieſa paſseremo nel Con- vento, fabbricato con comode abitazioni, in cui ſon molte coſe degne d'eſſer ve- dute da ciaſcun Foreſtiero. Primieramen- te ſi trova un Chioſtro aſſai grande, le cui Pareti lungo la Chieſa furono dipinte a verde terra di ſacre Iſtorie da Paolo, detto degli Uccelli, Pittore antico, e da altri alquanto a lui anteriori, tutto il rimanente del Chioſtro. E quivi ſituata la Cappella della Nazione Spagnola, già eretta dalla Famiglia Guidalotti per Ca- pitolo di quei Padri, con pitture nelle pa- reti, e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi, fatta reſtau- rare, ed abbellire dal Padre Maeſtro Fra Salvadore d'Aſcanio Spagnolo, ſtato Mi- niſtro del Re Cattolico. La Tavola di San Iacopo Apoſtolo, Tutelare della Cappella, è di mano del Bronzino; e il Crocifiſſo di marmo, collocato oggi ſull'Altare, è ope- ra del Pierotti. Paſſando al ſecondo Chio- ſtro, che è lungo centodieci braccia, e largo novanta, lo vedremo diviſo in cin- quanta lunette, lavorate da Maeſtri ec- cellenti, e ſpecialmente da Santi di Tito, dal Poccetti, dal Cigoli, dal Vaſari, da Batiſta Naldini, dal Balducci, e da varj altri celebri Profeſſori di quel tempo. Ivi ſono eſpreſſi i fatti più ſingolari di San Domenico, e di Sant'Antonino Arcive- ſcovo di Firenze, con alcuni Ritratti d' Uomini illuſtri per Santità; che mentre viſſero ſantificarono coll'eſempio loro queſto Convento. E' quì da oſſervarſi la gran Parete verſo Ponente, con le Armi in pietra della Chieſa Romana, e della Repubblica Fiorentina, per eſſer queſto uno de' Lati del grande Stanzone ſervito al General Concilio celebrato in Firenze con la preſenza di Eugenio IV., e dell' Imperator Paleologo ec., nel quale ſeguì l'unione della Chieſa Greca con la La- tina. Vicino al Chioſtro è ſituata la Spe- zieria, celebre in molti luoghi d'Italia, avvegnachè in eſſa, al pari d'ogni gran Fonderìa, ſi fabbrichino medicamenti chi- mici d'ogni ſorte, olj, quinteſſenze, e o- dori di ſingolare perfezione; come è ben noto a' Profeſſori di queſt' Arte. Salendo nel Dormentorio di pitture abbellito, colla ſerie di tutt'i Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Religione, trovaſi la Cap- pella detta del Papa, dipinta da Iacopo da Pontormo, e nella quale celebrarono quattro Sommi Pontefici, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſſo queſta è una copioſa Libreria, dipoi il Noviziato fatto fabbricare dal Padre Aleſ- ſio Strozzi infigne Benefattore di queſto Convento. Uſcendo s'entra in una gran Piazza con due Piramidi rette ſopra le loro Baſi da quattro groſſe Teſtuggini di bronzo. In queſta Piazza diviſa da dette due Piramidi ben diſtanti l'una dall'aitra, e ridotta per il giorno avanti alla Feſta di S. Giovanni Protettore di Firenze, con ben ordinati palchi per l'immenſo popo- io a foggia di un Antiteatro, vi ſi corre in giro per tre volte il Palio de' Cocchi all'uſo degli antichi Romani. Sta collo- cato dicontro alla Chieſa il palco nobil- mente apparato per il Sovrano, e Sua Real Famiglia con altro appreſſo per le cariche di Corte. Feſta per verità nobiliſſima, iſtituita da Coſimo l. nel 1563.

a man

due

Cap-

te

Sal-

zieria,

mente

Accanto alla Porteria del Convento vi è la Compagnia detta della Scala, nella quale ſono varie buone pitture, nel di cui atrio vi ſi ammira a mano deſtra la Tavola del Crocifiſſo, lavoro di Lorenzo Lippi, e a ſiniſtra quella di Orazio Foda- ni, rappreſentante il Giovane Tobbia quan- do guariſce dalla cecità il ſuo Genitore. Sulla detta Piazza in faccia alla Chieſa era ſituato il ſoppreſso Spedale di

SAN PAOLO de Convaleſcenti detto così per la Carità che vi ſi eſercitava di ri- cettare per tre giorni i poveri uſciti del male. E' ſtato recentemente aggregato all'Arciſpedale di S. Maria Nuova. Il di- ſegno della Loggia diceſi fatto dal Bru- nelleſco, i Tondi nei peducci, e la Lu- netta ſopra la porta della Chieſa, ſon d' Andrea della Robbia Nipote di Luca. Il buſto del Gran-Duca Ferdinando I. di mar- mo collocato nel mezzo è di Gio. dell' Opera. Paſsato queſto Spedale trovaſi la Chieſa delle Religioſe dette le Stabilite; e voltando a man ſiniſtra ſi trova quella de' Padri Carmelitani Scalzi di

e vol-

S. PAOLO detto S. PAOLINO di antichiſ- ſima, che ella era fu ridotta alla moder- na da' predetti Padri, ai quali fu conceſsa fino dal 1618. con architettura aſſai va- ga nell'anno 1669. con diſegno del Bala- tri. Ella ha una ſola Navata con tre Cap- pelle per banda sfondate, e due gran Cap- pelle in faccia l'una all'altra, che fanno Crociata, e pongono in mezzo un ampia Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola. Sulla porta al di dentro ſtà appeſa una Ta- vola, ove è effigiata S. Tereſa di mano di Piero Dandini: nella prima Cappella a man dritta vi è un Ecce Uomo, nella ſe- conda un antica Immagine della Santiſſi- ma Annunziata. Segue il magnifico Alta- re del Tranſito di San Giuſeppe di Gio. Ferretti; dai lati il Medaglione, ov'è lo Spoſalizio della Madonna è opera di Vin- cenzio Meucci, e l'altro ov'è il ripoſo della S. Famiglia che va in Egitto, fu lavora- to da Ignazio Enrico Hugford. All'Altar maggiore evvi un bel Crocifiſſo di rilievo e nella teſtata del Coro il rapimento di S. Paolo, opera del Cavalier Curradi. Dai lati la converſione, e decollazione del Santo è di F. Iacopo Carmelitano Scalzo. Seguita la Cappella di S. Tereſa il di cui quadro all'altare è dello ſteſſo Curradi, nei Medaglioni dai lati il Marcheſini in uno effigiò la Santa, e nell'altro il detto Ignazio Hugford eſpreſſe S. Giovanni della Croce. Alla proſſima Cappella di S. Gio- vacchino, la Tavola del detto Santo è del medeſimo Marcheſini. E nell'ultima fu fatta da Tommaſo Gherardini l'Orazione nell'Orto. Di quì proſeguendo per la ſtrada di Palazzuolo trovaſi la

Santo

CONGREGAZIONE di S. Franceſco detta de' Bacchettoni fondata dal Venerabile Ipo- lito Galantini Fiorentino. Queſto Orato- rio è degno di vederſi anco per l'eccel- lenti pitture che adornano la vaſta ſoffit- ta, ove han gareggiato cinque illuſtri Pit- tori nei diverſi ſpartimenti, che la com- pongono. E primieramente Gio. da San Giovanni, Baldaſſar Volterrano, Fabbrizio Boſchi, Cecco Bravo, e Pietro Liberi da Padova, a cui toccò a far la Fama Vo- lante, con l'arme Granducale de' Medici la cui generoſa Pietà nella creazione di queſto Santo Luogo ha dato tutta la ma- no. Modernamente poi furono ornate le pareti di queſta Chieſa con l'architettu- ra di Rinaldo Botti, e le figure di Nic- colò Manetti. L'atrio della medeſima fu fatto di pianta dalla Granducheſſa Maria Maddalena d'Auſtria, le Tavole che vi ſono a due Altari furon dipinte da Piero Dandini. Nell'uſcire di queſta Chieſa, e prendendo la più vicina ſtradella che ſi preſenta, entreremo in via della Scala, ove trovaſi il nobil Convento e Chieſa della Concezione detta del

ra

MONASTERO NUOVO, nella quale fu in- corporato il celebre Salone del Concilio Fiorentino. All'Altar maggiore la Tavo- la de' Magi è di Franceſco Conti, e la gran lunetta che vi è ſopra è opera aſſai lo- devole d'Antonio Franchi, Aurelio Lomi all'Altare a man deſtra dipinſe la Pietà, e le figure che adornano a ſiniſtra il Ta- bernacolo della Madonna ſono del Paſſi- gnano. Trovaſi poco diſtante il

PALAZZO, E GIARDINO del Marcheſe Ri- dolſi, ora dello Stiozzi; queſto è ripieno di belliſſimi Quadri, con un nobile, e va- ſto Giardino, ov'è di Antonio Novelli una Statua Coloſſale, oltre i vaſti, e co- modi appartamenti. Da queſto eſcendo per queſta comoda ſtrada troveremo a ſiniſtra il nobile Monaſtero di Religioſe Camaldolenſi detto di

ſini-

S. MARTINO la di cui piccola, ma va- ghiſſima Chieſa ornata di ſtucchi ha due Cappelle laterali che in una della Nun- ziata e l'altra del Batteſimo di S. Ago- ſtino, le di cui Tavole ſon dipinte da Ba- tiſta Gidoni, e quella dell'Altar maggio- re è opera del Ferretti con l'adorazione de' Magi. Di quì proſeguendo il cammi- no ſi trova altro nobile Monaſtero e Chie- ſa di

S. IACOPO di Ripoli di Religioſe dell' Ordine di S. Domenico; ove ſulla porta della Chieſa vedeſi un bel lavoro di Luca della Robbia, e dentro parimente ven'ha altri due ſopra le due laterali Cappelle, in cui ſtan collocate belliſſime Tavole di Domenico del Ghirlandajo. Poco più ol- tre ſi giugne alle mura della Città, di dove con breve tratto ſi arriva alla Por- ta al Prato, preſſo la quale ſi trova il

CASİNO E PALAZZO de' Principi Corſini, nell'atrio del quale, che conduce al Giar- dino è ſtata poſta una bella raccolta di antiche inſcrizioni. Il detto Caſino è ſi- tuato in mezzo a due Chieſe di Religio- ſe, che la prima, venendo dalla porta, è Santa Maria, e l'altra S. Anna. Nella prima è oſſervabile all'Altar maggiore la Tavola de' Magj, che è di Girolamo Mac- chietti, e oltre a quella vi è una Pietà di Santi di Tito, e il Batteſimo di S. Ago- ſtino belliſſimo lavoro del Cav. Currado, nella ſeconda aſſai abbellita modernamen- te da che vi ſu introdotta la devozione di Maria Santiſſima del buon Conſiglio, la di cui Immagine veneraſi al deſtro Altare. Vedeſi alla maggior Cappella una Tavola degna di ſtima di mano del Pontormo, la ſoffitta è dipinta da Vincenzio Meucci, e l'architettura da Giuſeppe del Moro. Di quì entrando in Borgo Ogniſſanti vedre- mo a ſiniſtra una piccola traverſa, che mette alla Chieſa parrocchiale di S. Lu- cia, ove all'Altar maggiore e una Tavola del Ghirlandajo. Due altre a tempera del Puglieſchi, e una antica Immagine della Nunziata. Di quì rimettendoſi in ſtrada pel detto Borgo, giugneremo alla Chieſa di

ſe

OGNİSSANTİ, dove abitano i Frati Mi- nori dell'Oſſervanza di S. Franceſco. Ha queſta Chieſa la ſacciata di pietre forti, con buon diſegno intagliate per opera del Nigetti Architetto. Il baſſo rilievo di ter- ra cotta, ſituato ſopra la porta di mez- zo, è di Luca della Robbia. La prima Tavola, che ſi trova entrando per la Porta principale è di Vincenzio Dandini Fioren- tino, valente diſcepolo di Pietro da Cor- tona. Nella ſeguente, lungo la Navata vi è da Lodovico Butteri eſpreſſa con mol- to ſtudio e bellezza l'Aſcenſione di Criſto. Dopo a queſta vi è da Matteo Roſſelli effigiata Santa Eliſabetta Regina di Por- togallo. Ne ſegue la Madonna col Bam- bino Gesù, e altri Santi di mano di Santi di Tito. Tra queſta, e la ſeguente Cap- pella vi è dipinto a freſco da Sandro Botticelli S. Agoſtino. E' da ſaperſi, che queſta pittura nel 1566. con l'altra di S. Girolamo che ſtà dall'altra parte, furono ſegate dal muro del tramezzo, che vi era in queſta Chieſa all'uſo antico, e in- ſerite con gran diligenza nelle pareti ove al preſente ſi vedono; ma l'altra di San Girolamo è di Domenico del Ghirlandajo. Ne viene dopo la Tavola di S. Franceſco che è di mano di Niccodemo Ferrucci. Dipoi quella della SS. Concezione, la- voro di Vincenzio Dandini. Accanto a queſta il Pugliani eſpreſſe il Beato Salva- tore da Orta, che riſana infermi. Vol- tando verſo la crociata, il S. Diego è di Iacopo Ligozzi. All'altro Altare vi è S. Pietro d'Alcantara, e S. Tereſa di mano di Lazzaro Baldi, i quadri laterali del Meucci, e la tribuna di Matteo Bonechi. In teſta alla Crociata, la Tavola di San Bernardino e S. Giovanni da Capiſtrano è di Vincenzio Dandini. I laterali ſi cre- dono d'Andrea del Caſtagno, la tribuna con i due ovati di Giovanni Ferretti, e l'architettura di Lorenzo del Moro. Nella prima Cappella che ſegue vi è la Tavola di S. Eliſabetta dipinta da Giuſeppe Pin- zani con la Cupolina di Ranieri del Pace, e dell'iſteſſo Pinzani è la S. Roſa, che ſi vede nella ſeguente; l'altre Pitture furono eſeguite da Giovanni Cinqui. La Tavola poi che ſta appeſa ſopra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra la Tavola di S. Paſquale è dipinta da Pietro Dandi- ni, e i laterali dal Ciceri. E' poi da am- mirarſi la maggior Cappella molto arric- chita di nobiliſſimi marmi, e la Cupola e i peducci di Giovanni da S. Giovanni; a queſto Altare iſolato vedeſi un paliotto di pietre dure iſtoriato con alcuni fatti di S. Franceſco, ſopra di eſſo vi è eretto un Crocifiſſo di Bronzo, opera di Bartolom- meo Cennini diſcepolo del Tacca, gli An- geli di marmo ſopra le porte del Coro, ſono di Andrea Ferroni di Fieſole, i quat- tro Santi della Religione nelle Nicchie, ſono di Franceſco Gargiolli da Settignano. I due quadri laterali, che in uno Santa Chiara, è opera di Coſimo Gamberucci, e nell'altro di S. Bonaventura è di Fab- brizio Boſchi. La facciata del Coro di- pinta a freſco è lavoro del Pinzani, che vi ha eſpreſſo Criſto che caccia i Profani dal Tempio. Paſſata la Cappella maggio- re trovaſi da Pier Dandini effigiato S. Gio- vanni da Capiſtrano, del quale ſon pure i due laterali. In faccia alla porta della Sa- greſtia è la Cappella di S. Margherita da Cortona, ov'è la detta Santa dipinta da Pietro Marcheſini. Ritornando nella Na- vata trovaſi la prima Tavola di S. Ber- nardino da Siena, opera di Fabbrizio Bo- ſchi: nella ſeconda Cappella vi è un Cro- cifiſſo di legno, del quale non è noto l' artefice. La ſtatua, che ne ſuccede di S. Antonio da Padova è di Baldaſſar Fiam- mingo. Nella quarta Cappella è l'Aſſun- ta di Tommaſo da S. Friano. Segue il Mar- tirio di S. Andrea opera di mano di Mat- teo Roſſelli. La tavola della Nunziata è lavoro di Bartolommeo Traballeſi. La ſoffit- ta è ſtata ultimamente, il di cui sfondo fu dipinto da Giuſeppe Romei, e l'ornato d' architettura di Giuſeppe Renucci, Conſer- vandoſi ancora in queſta Chieſa molte Reli- quie, e fra queſte la Tonaca di S. Franceſco, tenuta in ſomma venerazione. Dopo la Chieſa ne viene il Convento, in cui vi è un belliſſimo Chioſtro con tutte le lu- nette dipinte a freſco, cinque delle quali ſono di Giovanni da S. Giovanni; cioè quelia ove S. Franceſco mette in pace gli Aretini, quella in cui riſuſcita una bambina caduta in caldaja, quella in cui ſana una cieca, e l'altra ove predica ſopra un albero. Ne ſegue una di Giovanni Garzia ſuo ſco- lare, e ſigliuolo. Ma cominciando a ſi- niſtra dalla parte del Convento per due intere navate ſono tutte diligentiſſimo ed ammirabil lavoro di Iacopo Ligozzi della bellezza delle quali lunette per il colorito, finitezza ed eſpreſſione, niuno può averne idea ſenza vederle, e fino all' angolo che mette alla Sagreſtia ſono di ſua mano fino al numero di 17. Nella na- vata poi lungo la Chieſa ſono ſtate tutte eſeguite da Fabbrizio Boſchi anch'eſſo eccellente Pittore il di cui Nipote Fran- ceſco ha con ſomma eccellenza effigiati ne' peducci delle Volte gli uomini illuſtri dell' ordine Serafico. Vi ſono in queſta con- trada molte belle abitazioni, e la

K ra

tan-

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ceſco

CHIESA, E SPEDALE di San Giovanni di Dio, tenuto da quei Religioſi con mol- ta pulitezza, e Carità. In queſto luogo vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritro- vatore del nuovo Mondo. Seguitando la via del Corſo ſi giunge al

PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di Michelozzo. Di poi ſi arriva al

PALAZZO, E LOGGIA de' Rucellai, fatti ambedue col diſegno di Leon Batiſta Al- berti. Uſcendo alquanto di ſtrada a man ſiniſtra ſi trova la Chieſa di

S. PANCRAZIO de' Monaci Valombroſani, nella quale entrando a man dritta ſi ve- de una magnifica Cappella della famiglia Riccardi fatta col diſegno di Giuſeppe Broccetti, ov'è un Immagine dell'Annun- ziata dipinta a freſco da Pietro Cavalli- ni. Nella moderna reſtaurazione di queſta Chieſa la detta Cappella rimane nell'a- trio, paſſato il quale, dopo la prima Cap- pella dov'è un Crocifiſſo, ſi trova la bella Tavola del Paſſignano rappreſentan- te S. Gio. Gualberto, che perdona all' inimico; ne ſegue la terza Cappella nella quale ſi vede lavorata da Benedetto Bu- glioni allievo del Verrocchio una Pietà con S. Giovanni, e le Marie, e nelle Pa- reti laterali in due Nicchie S. Gio. Gual- berto, e S. Verdiana. Saliti nella Crocia- ta ſi vede dipinto a freſco Gesù moſtrato al Popolo dipinto ultimamente da Giulia- no Traballeſi. All'Altare in teſta della Crociata s'ammira la belliſſima Tavola di Santi di Tito rappreſentante San Gio. Ba- tiſta che predica alle Turbe. Dipoi nella Cappella de Minorbetti il ſepolcro di Meſ- ſer Pier Minerbetti è di mano di Simone Fiorentino allievo del Verrocchio. Ne ſe- gue l'Altar maggiore poſto in iſola; die- tro al quale è il Coro dei Religioſi. La Tribuna è dipinta da Sigiſmondo Betti. Paſſata la Cappella del Santiſſimo in teſta all'altra parte della Crociata vi è una Tavola di Andrea del Minga rappreſen- tante Maria Vergine Aſsunta, con S. Gi- rolamo, e S. Caterina Vergine e Martire. Nella parete laterale vi è dipinta a fre- ſco modernamente da Tommaſo Gherardi- ni una Madonna a piè della Croce. Segui- tando poi trovaſi la Porta di fianco cui ricet- to ofservaſi il ſepolcro del Veſcovo di Fie- ſole Benozzo Federighi con ſua ſtatua gia- cente di marmo, con attorno un vago fe- ſtone di fiori e frutte, lavorato da Luca della Robbia, e dipoi al primo altare paſ- ſata detta Porta vedeſi la Tavola di San Sebaſtiano dipinta da Aleſsandro del Bar- biere. Al ſecondo ſi vede di mano di Franceſco del Brina una Tavola dov'è di- pinto S. Bernardo degli Uberti, S. Gio. Gualberto, ed altri Santi; al terzo altare è di mano di Santi Pacini S. Atto Veſco- vo di Piſtoia, che riceve in abito Ponti- ficale da due pellegrini la Reliquia di S. Iacopo Apoſtolo protettore di quella Cit- tà. Le ſtatue, che ſono lateralmente all' arco, ſono ſcolpite da Domenico Pog- gini, e rientrando nell'atrio ſi trova la Cappella Rucellai, nella quale ſi ve- de il S. Sepolcro fatto fare da Giovanni Rucellai col diſegno di Leon Batiſta Al- berti, eſattamente eſeguito, çon le mi- ſure preſe in Geruſalemme dal Sepolcro di Noftro Signore. Eravi in antico al mag- giore Altare una Gran Tavola di Taddeo Gaddi con molti ſpartimenti di Santi e ſtoriette diverſe, quali diviſe in tanti qua- dretti ſtanno modernamente diſtribuiti nell'appartamento del P. Abate di quel Monaſtero. Reſta ora da ammirare per ultimo tra le due porte la belliſſima Ta- vola di Michele di Ridolfo del Grillandajo, ove con ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo i diecimila Martiri ai quali è dedicato que- ſto Altare. Da queſta Chieſa ritornando verſo il corſo incontraſi il

ini-

ſole

Mo-

CANTO DE' TORNAQUINCI, dove è la Loggia di eſſa Famiglia, diſegno del Ci- goli, oggi anneſſa al Palazzo dei Marcheſi Corſi dai quali fu reſtaurata, e quivi s'in- contra il

PALAZZO degli Strozzi fatto fabbricare da Filippo Strozzi nel 1489., con ſom- ma magnificenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica fu dato da Benedetto da Majano, ſebbene poi proſeguito dal Cro- naca, il quale nella parte interiore mutò ordine di Architettura, avvegnachè per di fuori Toſcano, con bozze di pietra forte, di grandezza non ordinaria, per di dentro ſia Dorico e Corintio, come ſi ve- de nel Cortile. Rimane queſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha nella ſom- mità un cornicione di raro artifizio. Die- tro a queſto Palazzo, ſulla Piazza detta delle Cipolle, vi è l'antichiſſima Chieſa Parrocchiale di

S. MA-

S. Maria UGHI, ſulla principal Porta della quale Domenico del Ghirlandajo vi effigiò Maria SS. col Santo Bambino, e due Angeli, e a un altare a mano deſtra Pietro Cavallini Romano vi dipinſe ſul muro la SS. Nunziata. Poco diſtante da queſta Chieſa vi è la Prioria di

S. MINIATO fra le Torri, anch'eſſa del- le più antiche della Città: ſulla porta ve- deſi una bella Vergine di Luca della Rob- bia, e accanto nella facciata vi fu dipin- to da Antonio del Pollajolo un San Cri- ſtofano a chiaro ſcuro di 10. braccia d' altezza, in oggi tutto traſfigurato dagl' imbiancatori; ma nella ſua origine era un diſegno sì perfetto, e così ben inteſo nel ſuo penſare, che leggeſi eſſere ſtato ſin ricopiato dal gran Michelagnolo nel- la ſua gioventù. All'Altar Maggiore vi è S. Miniato, e compagni, opera aſſai ſtimata di Andrea del Caſtagno. Intorno alla Chieſa ricorre un Fregio con diverſe iftorie a chiaro ſcuro del Martirio di det- to Santo, e di mano di Vincenzio Sgrilli. Di quì ritornando per la medeſima ſtrada, e andando per Porta roſſa vedremo ſulla piazza di S. Trinita una belliſſima

COLONNA di granito d'ordine Dorico, quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con avervi fatta collocare ſopra una Sta- tua di porfido rappreſentante la Giuſtizia di mano di Romolo del Tadda di caſa Ferrucci in memoria (come ſi crede da molti) dell'avere il mentovato Grandu- ca ricevuta in queſto luogo la nuova della preſa di Siena. Diceſi, che foſſe l'ultima Colonna levata dalle Terme Antoniane, e donata al Granduca Coſimo I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna appariſce di vaga viſta il

quivi

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col diſegno di Baccio d'Agnolo; dopo del qua- le dall'iſteſſa parte ſi vede il gran

PALAZZO degli Spini, poi diviſo in più Caſe, ed una parte abitato già da Ba- gnani. Quivi preſſo vi ſono le Caſe dei Gianfigliazzi, dei Buondelmonti, dei Ri- caſoli, dei Torrigiani, degli Altoviti, e degl'Alamanni, e de' Minerbetti, nei qua- li tutti vi ſono ottime pitture, ed altre rarità di aſſai preGio. Vedeſi incontro ad eſſo la Chieſa de' Monaci Valombroſani, chiamata

SANTA TRINITA, diſegno di Gio. Piſano, e la facciata fatta da Bernardo Buonta- lenti nel 1593. Nel mezzo ſulla porta mag- giore avvi un baſſo rilievo rappreſentante la Santiſſima Trinità, ed allato alla porta laterale a mano ſiniſtra S. Aleſſio in una nicchia, opere di Giovanni Caccini. En- trando per la porta maggiore trovaſi a mano deſtra effigiato da Tommaſo da San Friano S. Dioniſio Areopagita, che medita la Reſurrezione di Criſto. Nella prima Cappella della Navata evvi un Crocifiſſo antico, creduto dei Bianchi. Nella ſe- conda ſi vede effigiato S. Gio. Batiſta pre- dicante alle turbe, opera di F. Franceſco Curradi. Nella terza è del Paſſignaco il Criſto morto retto dall'Eterno Padre, ed a baſſo ſono S. Luca, S. Gio. Batiſta, ed altri Santi. Nell'altre due ſeguenti Cap- pelle ſonovi due Tavole antiche di D. Lo- renzo Monaco Camaldolenſe. Segue la Sagreſtia, dentro la quale oltre vari qua- dri antichi degni di molta ſtima, vi è all' Altare la Naſcita di Gesù Bambino, che è tra le più ſingolari opere del Ghirlandajo. Preſſo la porta di eſsa ſta appeſa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella quale dipinſe una Pietà. Ne ſegue poi la Cappella dei Saſsetti dipinta a freſco dal predetto Ghirlandaio; appreſso è la Cappella di S. Gio. Gual- berto alle pareti della quale ſono due Ta- vole, ove è in una S. Pietro Igneo che paſsa per il fuoco, opera di Taddeo Maz- za, nell'altra Domenico Peſtrini da Piſtoia colorì la moltiplicazione del Pane, e Vi- no fatta da S. Gio. Gualberto; la Conce- zione, ſopra l'Altare è d'Ignazio Hugford, ſupplendo per Tavola un bel Tabernacolo in cui ſi conſerva una Maſcella del San- to. Contiguo a queſta Cappella è l'Altar maggiore ſopra il quale ſi venera l'Im- magine del Crocifiſso, che chinò la teſta a S. Gio. Gualberto, collocata maeſtoſa- mente col diſegno di Ferdinando Tacca, il Presbiterio fu diſegnato dal Buontalen- ti. Paſſando all'altra parte trovaſi la Cap- pella degli Uſimbardi tutta incroſtata di marmi carrareſi, e pregiatiſſime Pietre di diverſi colori, con due ſepolcri di diaſpro nero, ſopra dei quali ſon ritratti al na- turale due Veſcovi di quella famiglia la- vorati da Felice Palma. Nell'Altare in una Nicchia di Diaſpro nero vedeſi un Crocifiſſo di Bronzo del ſopraddetto Pal- ma. Sono di grande ſtima le due Tavole nelle pareti, il S. Pietro Naufragante è eccellentiſſimo lavoro di Criſtofano Al- lori; l'altra quando riceve le Chiavi da Criſto, fu colorita da Iacopo d'Empoli.

gio-

vole,

Le

Le Lunette a ſreſco ſopra di eſſe ſono di Giovanni da S. Giovanni, e la tribuna è di Fabbrizio Boſchi. Il Paliotto dell'Alta- re ove è eſpreſſo in alto rilievo di bron- zo il Martirio di S. Lorenzo è opera di Tiziano Aſpetti Padovano. Al proſſimo Al- tare è una Pietà di Giuſeppe Perini, di cui lateralmente è il quadro di S. Gel- trude, di faccia al quale S. Ildefonſo, che riceve una Pianeta dalle mani di Ma- ria Vergine, lavoro di Ignazio Hugford. Segue la Cappellina dipinta a freſco da Bernardino Poccetti. Rientrando nella Navata la prima Tavola è del Perini, la ſeconda di Lorenzo Bicci. La terza è una copia di D. Aleſſandro Davanzati, da Pao- lo Veroneſe, ed in queſta Cappella è da notarſi il Sepolcro di Giuliano Davanza- ti. Nella quarta, da una banda il portar della Croce è del Vignali, dall'altra l' orazione all'orto è del Roſselli. Alla ſe- guente Cappella ornata di marmi e co- lonne è la Nunziata dell'Empoli, le due ſtatue ſono di Giovanni Caccini, la mor- te di Sant'Aleſſio è di Coſimo Gamberuc- ci, ed il Martirio di Santa Lucia è di Pompeo Caccini. La Cupola di Bernar- dino Poccetti. Fra le due Porte la Sta- tua di S. Maddalena, fu principiata da Deſiderio da Settignano, e terminata da Benedetto da Maiano. Di quì proſeguen- do verſo il Fiume trovaſi a mano dritta il

tua

CASINO DE' NOBILI, e dicontro il Palaz- zo già de' Bagnani, or del March. Ferroni. Voltando da mano dritta lungh'Arno trovaſi il

PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua viſta magnifico da qualunque faccia ſi oſ- ſervi, d'Architettura Toſcana, fatto per la maggior parte con diſegno di Pier Fran- ceſco Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di appartamenti doppj, ſcale, gallerie, ed altre comode abitazioni, eſſendo una delle Fabbriche più coſpicue di queſta Città. La Sala maggiore è lunga braccia qua- ranta, e larga venticinque, ed è ornata di varj colonnati, di Statue antiche, e di buſti di marmo, di mano d'eccellenti Scultori. La ſoffitta è opera di Anton Do- menico Gabbiani, e tutto il compoſto non può eſſere nè più vago, nè più ma- gnifico. Conduce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una Scala fatta col bel diſegno di Anton Ferri, perchè co- minciando con due grandi Branche, che ſi uniſcano in un bel ricetto, ov'è la Statua ſedente del Papa Clemente XII. Corſini, va a terminare in una, che è arricchita di nobile Architettura, di pie- tre e ſtatue belliſſime. Nel mentovato piano nobile vi ſono otto appartamenti li beri, dipinte da più valenti profeſfori, e ſingolarmente dal medeſimo Gabbiani, e dal Gherardini, Dandini, e Puglieſchi. Sono ancora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie, gabinetti, ed altri ſervizj; e per comodità de' medeſimi evvi una Cappel- la dipinta tutta dal Gherardini, colla ta- vola dell'Altare di Carlo Maratta. Il piano terreno è altresì dipinto da' miglio- ri Maeſtri d'Architettura. Oltre i prezio- ſi mobili, molti ſono i quadri antichi, e moderni de' più illuſtri maeſtri. Di quì tornando indietro troveremo la

Sta-

CHIESA DEI SANTI APOSTOLI, una delle più antiche di Firenze nella quale entrando ſi trova a mano deſtra nella pri- ma Cappella la Tavola di mano del Gam- berucci, rappreſentante S. Martino, che diſpenſa limoſine. Nella ſeconda il Cav. Roncalli dalle Pomarance vi ha dipinto S. Pietro, che alla porta del Tempio ri- ſana lo ſtorpiato. Alla terza vi è la ce- lebre Tavola della Concezione, opera di Giorgio Vaſari. Nella ſeguente vi è un antico quadro rappreſentante la Santiſſi- ma Nunziata. Paſſata la quinta Cappella di S. Antonio Abate trovaſi il depoſito di Oddo degli Altoviti, ammirabile per la finezza de' fogliami, feſtoni, e rilievi in marmo, opera di Benedetto da Rovez- zano, e quindi la Sagreſtia, e l'altare appreſſo ov'è una antichiſſima immagine di Maria, ne viene la Cappella maggiore rinnovata col diſegno di Antonio Doſio. I due buſti laterali in marmo, ſono di Giovanni Caccini. Seguita dopo queſta la Cappella degli Acciaioli dove ſono lavori aſſai belli di Luca della Robbia. Dopo a queſta, e un altro altare appreſſo, trovaſi cinque cappelle sfondate, nella prima vi è dipinto da Tommaſo da S. Friano la Natività di Criſto, nella ſeconda vi è di Stefano Marucelli S. Michel Arcangelo quando abbatte Lucifero. Ne ſuccede la Cappella della Centuria di S. Franceſco di Sales, ove ſi ammira il Santo Veſcovo da belliſſime figure d'Angeli inalzato alla Gloria, opera del celebre Anton Dome- nico Gabbiani. Appreſſo alla quale ve- deſi di mano d'Andrea Boſchi la Croci- fiſſione di Criſto. Nell'ultima è un anti- ca Immagine di Maria di Fra Filippo Lip- pi, proſeguendo il cammino ſi vede il

Gior-

L ca

PALAZZO già della Famiglia Borgherini, ora del Turco Roſſelli, che è diſegno di Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cammino di pietra ſerena di gran mole, lavorato a baſſirilievi d'eſquiſito lavoro da Benedetto da Rovezzano. Di poi paſ- ſato il Palazzo degli Acciaioli, ſi giunge alla

CHIESA DI S. STEFANO, che circa all' anno 1640. fu con grandiſſima ſpeſa re- ſtaurata dai Marcheſi Bartolommei, che ne godono il Padronato. Vedendoſi nella Facciata le veſtigie della prima opera a freſco di Giovanni da S. Giovanni. En- trati in Chieſa, a mano deſtra paſſato l' Altare di S. Andrea, trovaſi la Tavola con S. Bartolommeo; opera di Franceſco Bianchi. Ne ſegue l'Altare di S. Leonar- do, e quindi la Cappella di S. Niccola, ove Matteo Roſſelli ha con maeſtria rap- preſentato il detto Santo in Gloria. Nic- colò Lapi dipinſe a freſco la Santiſſima Vergine, e S. Giovanni, che ſi vedono nel proſſimo altare. Paſſata poi la picco- la Tavola di S. Franceſco, è nella faccia- ta una ſtatua di legno colorito rappreſen- tante S. Tommaſo da Villanova. In una Nìcchia del Coro vedeſi la ſtatua di San Stefano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi. E' poi da notarſi all'Altar maggiore il celebre Paliotto di Bronzo nel quale con moltiſſime, e ben diſpoſte Figure di alto, e baſſo rilievo, Ferdinan- do Tacca effigiò il Martirio di detto San- to; Dono fatto a queſta Chieſa da Giro- lamo Bartolommei. Paſſate poi le due Tavole del Batteſimo di Criſto, e della Vergine Annunziata, ammireremo all'al- tar della Madonna della Cintola la bel- liſſima opera di Santi di Tito ove effigiò Maria Vergine, S. Agoſtino, ed altri di- verſi Santi di queſt'Ordine. Trovaſi nella ſuſſeguente da Mauro Soderini eſpreſſo il Miracolo di S. Zanobi: E vedeſi la cadu- ta di S. Paolo di mano di Franceſco Mo- roſino, dopo di che la Tavola di S. Cate- rina, e di S. Giovanni da S. Facondo. Poco diſtante da queſto luogo oſſerveremo la

Nìc-

FABBRICA DEGL'UFIZI, o Magiſtrati della Città, la quale ordinata dal Granduca Co- ſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari riu- ſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguar- devole in ogni parte. L'Architettura di tutto queſt'Edifizio è d'ordine Dorico abbellito di cornici, e pietre lavorate con pulitezza non ordinaria. Nelle nic- chie, che per di fuori ſi mirano, avea di- viſato il Granduca Coſimo di collocare le Statue de' più illuſtri Cittadini di queſta Patria; ma non potè adempire il bel di- ſegno prevenuto dalla morte. Sotto il Loggiato, che ſoſtenuto da colonne, e pilaſtri, gira tutta la Fabbrica vi è al primo ingreſſo un antichiſſima Chieſa intitolata S. Pietro Scheraggio, ed in ſeguito ſi tro- va il nuovo ingreſſo per cui ſi ſale alla Galleria, e quindi ſi trovano le reſidenze di vari Magiſtrati, uniti in queſto luogo per comodo univerſale, e ſotto queſto Log- giato ſi ſale anco alla pubblica

L 2 con

LIBRERIA MAGLIABECHIANA fondata a be- nefizio pubblico dal celebratiſſimo Anto- nio Magliabechi, aumentata dal Cav. Ant. Franceſco Marmi. Dipoi dall'Auguſtiſſi- mo Imperarore Franceſco I. accreſciuta colle Librerie Gaddi, e Biſcioni, ed ul- timamente dal Regnante Noſtro Real So- vrano vi è ſtata fatta unire la Libreria Mediceo-Lotaringia del ſuo Palazzo, con farvi accreſcere ſtanze per collocarvi i Manoſcritti, e Libri del Secolo XV. e vi furono ultimamente unite le Librerie del fu celebre Dott. Gio.Lami della Badia ui Fieſole, della maggior parte di quella della Spedale di S. Maria Nuova; talmentechè ora è divenuta la più copioſa di Libri d'ogni ſorte che ſia nella Città, ed una delle più celebri dell'Europa, e che molto me- rita di eſſer veduta, ed oſſervata.

Fie-

Salite le due prime Scale che conduco- no alla Galleria ſi trovano le Officine, e Botteghe di quelli artefici, che lavorano per l'uſo della Galleria, e Guardaroba di S. A. R., e ſpecialmente fanno eccellenti quadri, e altri lavori in pietre dure con- dotti all'ultima perfezione Sono i lavo- ranti di numero ſeſſanta in circa, e ven- gono diretti dal Sig. Coſimo Siries, Figlio del già Luigi inſigne Orafo, e intagliato- re in pietre dure, accanto a queſte ſtanze in faccia alla terza ſcala della Galleria vi è l'Archivio Diplomatico, in cui per ordine di S. A. R. vi ſono ſtati collocati un numero immenſo di antichi Documen- ti ſcritti in Cartapecora che ſparſi ſi tro- vavano in diverſi Luoghi, e Archivi della Toſcana, tralle quali vi ſi vede un'anti- chiſſimo Papiro di cui ne è ſtata data alla luce una Illuſtrazione col ſaggio del Ca- ratere di eſſo, e una Diſſertazione riguar- dante l'erezione di tale utiliſſimo Archi- vio. Il ſuperiore appartamento, che fu ag- giunto qualche tempo dopo, col diſegno di Bernardo Buontalenti, ſerve per la ce- lebre Real

vio

GALLERIA, La quale è diviſa in due cor- ridori, lungo ciaſcuno 210. paſſi, che fra di loro ſi comunicano, mediante un altro corridore in faccia alla fabbrica lungo 70. paſſi. Si veggono i Fineſtroni tutti di criſtalli, ſeparati l'un dall'altro da varie colonne, e pilaſtri. La ſtoja di queſti tre corridori è diviſa in tanti ſpazj quanti ſo- no i fineſtrati, e detti ſpazj ſon dipinti a freſco da diverſi Pittori. Nel corridore deſtro, facendoci dalla Facciata, ſono di- pinte grotteſche di varie invenzioni, e nel ſiniſtro, con figure ſimboliche ſi rap- preſentano le Scienze, e l'Arti più no- bili, intorno alle quali ſono i ritratti d' uomini illuſtri nelle Scienze, e nelle armi. Lungo le pareti poſano nel piano ſopra baſi moltiſſimi buſti di marmo, con teſte antiche tramezzate da Statue intere, con belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle teſte è molto conſiderabile la ſerie degli Impe- radori Romani, cominciando da Giulio Ceſare fino a Pupieno compreſi M. Agrip- pa, l'Antinoo, e l'Albino; tralle Statue è degna d'oſſervazione, e di ſtima quella del Bacco di Michelagnolo. Molte anco- ra ſono le Teſte delle Donne Auguſte, non meno ſtimabili di quelle de' Ceſari, ed inoltre le Teſte di Cicerone, di Sene- ca, e quella d'Aleſſandro Magno ſcolpi- te con ſingolar maeſtria. Sono ancora de- gne di particolare attenzione due Statue di bronzo antichiſſime, e di eccellente manifattura, delle quali una, che rappre- ſenta un Idolo, è di maniera Greca, e l' altra, che figura un Dittatore, o altro perſonaggio in atto di parlare al Popolo, dimoſtra a caratteri etruſchi, che nel lem- bo della veſte ſi ſcorgono, eſſere ſtata fat- ta dagli antichi Etruſchi. Oſſervate que- ſte coſe paſſeremo alle ſtanze. La prima contiene varie Statue, e Buſti. La ſecon- da contiene varj Quadri. Nella terza vi è l'Ermafrodito e una Galleria di mi- niature, e altre Statuette nelle nicchie diſpoſte nelle pareti.

pa

Indi ſi trova la Tribuna, ove ſono, la celebre Venere de' Medici, l'Apollo, il Fauno, i Lottatori, e l'Arrotino. Inol- tre vi è la celebre Venere di Tiziano, e alcuni Quadri eccellenti, e le tre manie- re di Raffaello. Dopo ne viene le ſtanze dei Vaſi Etruſchi, e quelle dei Diſegni. Dipoi ci ſono 2. Stanze ripiene di Qua- dri Fiamminghi. In queſte 4. Stanze eravi anticamente l'Armeria.

re

Paſſando dall'altra parte ſi oſſerveran- no le due ſtanze de' Ritratti de' Pittori più celebri dipinti da loro ſteſſi, lo che rende unica, e degna queſta Collezione. Quìndi ſi paſſerà alle ſtanze che ſervivan d'antico ingreſſo, e ſi oſſerveranno varie inſcrizioni, e teſte antiche, e Buſti. Di quì uſcendo ſi paſſerà alla vicina ſtanza dell'Adone, ove vi ſono molti Quadri degni di ammirazione. In ſeguito ſi oſſer- verà la bella Sala della Niobe, e nume- roſa Famiglia; Dette 14. Statue eſprimo- mo tutte le attitudini dello Spavento. Fi- nalmente ſi oſſerveranno le due ſtanze de' Bronzi, e monumenti antichi. Si ſtanno fabbricando altre ſtanze per mettervi le Gemme, e altri monumenti per render ſempre più celebre, ed unica queſta Gal- leria.

La decima ſtanza nuovamente edificata contiene di Teſoro, o ſia la rariſſima riu- nione di Bronzi antichi Egiziani, Etruſchi, Greci, e Romani, formando una coſa ve- ramente degna dell'ammirazione degli In- tendenti, e che difficilmente potrebbe farſi un'eguale.

ra

IL CORRIDORE coperto fu fatto fabbri- care dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari. Queſto Corridore che comincia dal Palazzo Reale, e conduce ſino alla Gallerìa, ed al Palazzo Vecchio è lungo ſeicento paſſi. Venendo verſo Piaz- za oſſervaſi il

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col di- ſegno d'Arnolfo, famoſo Architetto di varie fabbriche di queſta Città, e della Chieſa del Duomo. E dando un occhiata ella magnificenza di queſta Fabbrica alla Torre, o Campanile alto braccia cento cinquanta, ſoſtenuto da quattro colonne groſſiſſime, le quali rendono mirabile, e prodigioſo queſto Edifizio; ammireremo nell'ingreſſo, o ringhiera del Palazzo a man deſtra la Statua giganteſca di mar- mo, opera del Bandinelli, che rappreſenta quando Ercole abbatte Cacco, e dalla ſi- niſtra quella di David ſcolpita dal Buo. narroti, fatta negli anni ſuoi giovenili. Due figure, o termini di marmo pari- mente ſi vedono, uno di mano del Ban- dinelli, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo ſco- lare. Entrando nel Cortile, vedeſi in mezzo una Fontana di Porfido, ſopra la quale ſcherza un Fanciullo ſcolpito in bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio. Era queſto Cortile anticamente ſoſtenuto da Colonne di mattone, ma eſſendo quaſi del tutto guaſte, coll'acuto ingegno di Michelozzo Michelozzi furono ſoſtituite quelle di pietra forte che lo ſoſtengono di preſente, lavorate con belle grotteſche ſenza danno veruno della fabbrica. Tra le coſe degne di lode vi è una Statua d' Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inferio- re a quella del Bandinelli ſuo Maeſtro. Salendo al primo appartamento, trovaſi un magnifico Salone lungo braccia 90., e largo braccia 37., la ſoffitta del quale, come altresì le parti, ſono dipinte da Giorgio Va- ſari. con ſingolar maeſtria. In 39. quadri della Soffitta, con belliſſimi intagli, e ornamenti dorati, ſi rappreſentano l'azio- ni, e fatti più ſegnalati della noſtra Cit- tà, e della Real Caſa de' Medici, madre fecondiſſima d'uomini illuſtri, e Eroi. Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia di Marciano, l'aſſedio di Piſa, e altre me- morabili impreſe. Anco negli angoli del predetto Salone, ſi vedono quattro gran quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Ligozzi, e gli altri due del Cigoli, e del Paſſignano in uno di quei del Ligozzi, ſi rappreſenta quando San Pio V. incorona Coſimo I. creandolo Gran- Duoa di Toſcana, e ornandolo di Corona e Manto Reale; E nell altro ſono figu- rati quei dodici Fiorentini, che da varj Potentati del Mondo, in un medeſimo tem- po furono mandati Ambaſciatori a Bonifa- zio VIII. Sommo Pontefice, de' quali can- tò il Verino.

lare

mo-

Romanae merito Antiſtes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidißet Romae Regum mandata ferentes, Terrarum ſemen, tum quinta elementa vocavit.

In quello del Cigoli mirabilmente ſi rap- preſenta quando Coſimo ancor giovanetto di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo eleſſero in- chinato per loro Sovrano: e finalmente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſo- lenne funzione celebrata in Firenze, quan- do il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Religione di Santo Stefano Papa, e Mar- tire, della quale fu il primo Fondatore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle Statue, che vagamente adornano la gran Sala? Sono in faccia di eſſa tre grandi Statue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Gio- vanni de' Medici Padre di Coſimo a man deſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſiccome dai lati ſi vede la Statua di Clemente VII. e dicontro quel- la del Granduca Coſimo I., tutte di ma- no del Cavalier Bandinelli. Sopra tutte ammirabile è la Statua della Vittoria, che ha ſotto di ſe un prigione, di mano del Buonarroti; il quale deſtinata l'avea per il Sepolcro di Giulio II. ma non aven- dola affatto terminata, laſciolla in Firen- ze. Seguono a queſta i ſei gruppi di Vin- cenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le forze d'Ercole, cioè quando ſoffoga An- teo, quando uccide il Centauro, quando getta Diomede a' Cavalli che lo divorino, quando porta il Porco vivo in ſpalla, quan- do aiuta ad Altante reggere il Cielo, e quando vince la Regina delle Amazzoni, Opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſcrive il Borghini, ſi veggono bel- liſſime, e fiere attitudini, e grandiſſima diligenza nell'arte; e tra queſte Statue fu collocato nel 1720. il gruppo di Ada- mo ed Eva, col Serpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo dal Coro della Metropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſſando del medeſimo appartamento, ve- dremo molte pitture a freſco del Vaſari, col diſegno del quale fu queſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma ſalendo agli appartamenti di ſopra, nella Sala chiamata dell'Orivolo, troveremo una Fi- gura di marmo, che rappreſenta un Da- vidde di mano di Donatello, ed un'al- tra di S. Gio. Batiſta ſopra la porta dell' Udienza, di mano di Benedetto da Maia- no, amendue grandemente lodate da' Pro- feſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ricchiſſima

Re-

come

GUARDAROBA di S. A. R. piena di coſe prezioſe di vaſi d'oro, e d'argento, e di ſuppellettili, e ornamenti belliſſimi. Tra queſto ci è il famoſo Paliotto deſtinato da Coſimo Secondo per voto a S. Carlo Bor- romeo in Milano in caſo che ſi riſtabiliſ- ſe in ſalute, che eſſendo morto rimaſe quà. Vi ſono 84. libbre d'oro e libbre 7. e mezz. di perle, e pietre prezioſe. Si tra- ſporta, e ſi eſpone al pubblico nella Cap- pella Reale il Giovedì Santo. Trovaſi in queſto luogo le famoſe Pandette di Giu- ſtiniano, chiamate in oggi le Pandette Fio- rentine, e ſtimate più d'un teſoro da chi riguarda la rarità, ed eccellenza d'un manoſcritto sì celebre; ſiccome l'origi- nale della Concordia della Chieſa Latina colla Greca ſeguita in Firenze nel Con- cilio Ecumenico l'Anno 1439. ſottoſcrit- ta dal Pontefice Eugenio IV. e dall'Im- peratore Giovanni Paleologo, e da tanti illuſtri, e dotti Prelati. Nella Sala dell' Udienza vecchia, vedremo dipinte a fre- ſco belle Storie di mano di Franceſco Sal- viati, che rappreſentano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cammillo. E di poi oſ- ſerveremo la Cappella dipinta dal Gril- landaio, e nella quale conſervaſi molte Reliquie inſigni. Vedute queſte, ed altre coſe nel Palazzo Vecchio, faremo ritorno nella medeſima Piazza, per oſſervare in eſſa la bella

mezz.

LOGGIA grandioſa, ſotto la quale riceve ogn' anno gl'Omaggi S. A. R. per la Fe- ſta di S. Giovanni, fabbricata col diſegno d'Andrea Orcagna, Pittore, Scultore, e Architetto Fiorentino nel 1285., e nell' età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi dì queſta Loggia ſi vedono tre belle Sratue, ciaſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per ma- no di Donatello, rappreſenta Giuditta, appiè della quale giace Oloferne immer- ſo nel ſonno, ſopra cui queſta Amazzone ſi vede vibrare il colpo, per recidere il capo all'inimico. Nella ſeconda Sta- tua, ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cel- lini, vien figurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la teſta di Meduſa reciſa dal Buſto, tutta grondante di ſangue, e ſenza ſpirito, giacente appiè dell'ucciſore. E' commendata queſta figura in ogni ſua parte, e ben dimoſtra il valore di Benvenuto, il quale così felicemente conduſſe l'opera, che non un bronzo in- ſenſibile, ma una figura viva, ed anima- ta raſſembra. Degno ancora di molta lo- de ſi è il baſſorilievo di bronzo, che ſer- ve di ornamento alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda, e Perſeo, con altre figure, che tutta l'Iſtoria comprendano. Nella terza, che è più d'ogni altra ſti- mabile, s'ammira un gruppo di tre figu- re di marmo, mirabilmente ſcolpite da Giovanni Bologna, denotante il Ratto d' una Sabina. Nel vecchio caduto a terra per l'impeto del fuo nemico, vien figu- rato il Padre della fanciulla, in atto d' impedire la fuga al rapitore. Nel giova- ne di corpo robuſto, ſi rappreſenta un Soldato Romano, che in occaſione de' giuo- chi pubblici nella nuova Città di Roma celebrati, rapiſce al Padre una Donzella Sabina, e nella femmina tenera, e deli- cata ſi dimoſtra la Donzella rapita; ve- dendoſi nell'iſteſſo tempo in queſto am- mirabil gruppo rappreſentate le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la vec- chiezza. E finalmente in tutte tre le fi- gure ſi riconoſce una vivezza sì grande, che chiunque fiſſamente le mira, non ſi ſazia di commendarle in eſtremo; nella baſe è un Baſſorilievo, fatto con ſomma induſtria, e diligenza, dove tutta l'iſto- ria del rapimento delle Sabine ſi rappre- ſenta, dietro a queſta Loggia vi è la fab- brica delle nuove Scuderie di S. A. R. nel luogo ove erano ſituati i quartieri de' Lanzi. Sul canto del Palazzo, e quaſi in mezzo la Piazza ſi trova la

Ar-

Gio-

FONTANA fatta fare dal Granduca Co- ſimo I. col diſegno, e induſtria dell'Am- mannato, che da Filippo Baldinucci negli eruditi ſuoi Decennali vien deſcritta colle ſeguenti parole:

man-

Appariſce nel mezzo di un gran va- ſo pieno di limpidiſſime acque ſgorganti da molti zampilli, il qual vaſo è fi- gurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettunno, alto dieci braccia; ſituato ſopra un Carro, tirato da quattro Ca- valli marini, due di marmo bianco, e due di miſtio, molto belli e vivaci; il Nettunno ha tra le gambe tre figu- re di Tritoni, che inſieme con eſſo po- ſano ſopra una gran conca marina in luogo di Carro. Il vaſo è di otto facce di marmo miſtio, quattro minori, e quattro maggiori. Le quattro minori ſon vagamente arricchite con figure di fanciulli, ed altre coſe di bronzo, co- me chiocciole marine, cornucopie, cartelle, e ſimili; s'inalzano ſul piano delle medeſime certi imbaſamenti, ſo- pra ciaſcheduno de' quali poſa una Sta- tua di metallo maggiore del naturale, e ſono in tutte quattro; due femmine che rappreſentano Teti, e Doe, e due maſchi figurati per due Dei, e marini. All'una, e all'altra parte di ciaſche- duna di queſte facce minori ſono due Satiri di metallo in varie attitudini. Le quattro facce maggiori ſono tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi da chicchesſia godere la limpidezza dell' acqua, la quale traboccando grazioſa- mente è ricevuta da alcune belle nic- chie, e nel gran vaſo; ed in ſomma in tutto è così ben diſpoſto, e con tanta maeſtà ordinato, che è proprio una ma- raviglia,,. Vicino alla Fontana, ſopra gran baſe di marmo, è una belliſſima.

M duna

STATUA equeſtre di bronzo di mano di Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando I., in memoria di Coſimo ſuo Genitore. Ador- nano le facciate di queſta tre Baſſirilievi di bronzo dell'iſteſſo autore, in uno de' quali ſi rappreſenta la Coronazione del mentovato Granduca Coſimo, da eſſo me- ritata Ob zelum Religionis, praecipuumque Iuſtitiae ſtudium, come ſi legge nell'Iſcri- zione. Nel ſecondo la glorioſa entrata nella Città di Siena obbediente al ſuo comando, dopo la conſeguita vittoria. E nel terzo, quando dal Senato Fiorenti- na, eſſendo egli ancor giovanetto ne fu creato Duca di Firenze, laſciando luogo nella quarta facciata ad una nobile, ed altrettanto erudita Inſcrizione del ſeguen- te tenore.

nella

Coſmo Medici Magno Etruriae Duci Primo Pio Felici Invicto Iuſto Clementi Sacrae Militiae Paciſq. In Etruria Authori Patri & Principi optimo; Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del Palazzo degli Uguccioni, diſegno di Andrea Palladio. Appreſſo ſi trova la Chie- ſa di S. Romolo, vedeſi all'altar maggio- re l'antica Tavola fatta da Neri di Bic- ci, e in fondo a ſiniſtra entrando vi è in gran devozione una Vergine col S. Bam- bino dipinta ſul muro da Angiolo Gaddi, che diede il diſegno alla Chieſa, e vi è paſſata la porta laterale una bella Tavola del Pignoni rappreſentante la Madonna del Roſario. Dirimpetto al Palazzo Vec- chio ſi trova pure un'altra Chieſa dedl- cata a S. Cecilia, nella quale alla Cap- pella dell'Altar maggiore (la di cui Tavo- la è del Cav. Curradi) vi ſi ſcorge eſpreſ- ſo il ritrovamento di eſſa Santa ſiccome ne' due Quadri laterali, opera del Mar- tinelli. La Tavola a man deſtra è di Bo- naventura Gandi, quella a ſiniſtra è di mano del Roſſo, ſopra la porta vi å un antichiſſima Tavola di Cimabue. Da que- ſta Piazza faremo paſſaggio alla vicina Chieſa di

M 2 ne'

ORSANMICHELE, la quale acquiſtò for- ma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dac- chè fu deliberato di chiuder le Logge, che erano ſotto queſta gran fabbrica, in venerazione dell'Immagine di Maria San- tiſſima, che è ſull'antico Altare di mar- mi, che vi ſi vede, lavorato colla dire- zione di Andrea Orcagna. Anticamente era quivi la Piazza ove ſi vendeva il gra- no. E vi fu a benefizio pubblico alzato il loggiato nel 1337. col diſegno di Giot- to, e proſeguito da Taddeo Gaddi. Si di- ce Orſanmichele, ò Orto San Michele per poſpoſizione accidentale da San Michele in Orto; atteſochè fino dal 1100. era ivi una Chieſa Parrocchiale, intirolata San Michele in Orto, da cui prendeva la po- ſpoſta denominazione di Orto San Mi- chele tutta quella adiacente Contrada. In luogo della quale antica Chieſa, de- molita per farvi la ſuddetta Torre del grano, fu intorno a 110. anni dopo rifat- ta dalla parte oppoſta l'altra Chieſa ſot- to lo ſteſſo titolo di San Michele in Orto oggi detta di San Carlo. In detta Con- fraternita ſi vede interiormente ſopra la Porta una Tavola di Buon Amico Buf- falmacco celebre nelle Novelle del Boc- caccio, che altri con più ragione voglio- no che ſia di Taddeo Gaddi, ed all'Altar maggiore la Tavola, che rappreſenta il detto Santo Cardinale, di Matteo Roſ- ſelli. Queſto grande Edifizio dunque da ogni parte iſolato, e con belliſſima pro- porzione, ed ottima Architettura con- dotto, ha per di fuori quattordici Nic- chie, in varie fogge intagliate, ed in cui furono collocate diverſe ſtatue, alcu- ne di bronzo, ed alcune di marmo, la- vorate dai più eccellenti Maeſtri, che fio- riſſero in queſta noſtra Città. Sono adun- que di Lorenzo Ghiberti il San Matteo Apoſtolo, e il Santo Stefano preſſo la porta principale, e il San Giovan Batiſta dalla parte oppoſta, Baccio da Montelupo fece la bella Statua di bronzo di S. Gio- vanni Evangeliſta, e Donatello ne fece tre di marmo le quali ſono opere vera- mente maraviglioſe. La prima è il San Pietro Apoſtolo, la ſeconda il San Mar- co Evangeliſta, e la terza il San Giorgio, Statua, che non ha pari, e che ſecondo il parere di tutti i Profeſſori, più ſi può commendare, che imitare. Perlochè non è maraviglia, ſe le Repubbliche di Vene- zia, e di Genova, ed altri Principi dell' Europa più volte ne fecero iſtanza; offeren- do gran ſomma di denaro, perchè foſſe lo- ro conceduta. Anche Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Donatello ne fece tre, cioè i quattro Santi dentro un ſol Tabernacolo: il San Filippo Apoſtolo, ed il Santo Eligio Veſcovo, chiamato co- munemente Santo Lò. D' Andrea Verroc- chio è il San Tommaſo Apoſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, ope- ra molto ſtimabile, allato alla quale è la Statua di S. Luca Evangeliſta di mano di Giovanni Bologna, ſcolpita in bronzo con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi vede un Tabernacolo, o Cappella iſolata; tut- ta di marmi vagamente intagliati, ed ab- bellita di baſſi rilievi, per opera, diſe- gno, e induſtria di Andrea Orcagna, che al finì nel 1359., e coſtò 96. mila fiorini d'oro; e nel predetto Tabernacolo s'ado- ra un'immagine di Maria Vergine molto antica, dipinta da Ugolino Seneſe, e te- nuta ne' tempi andati in ſomma venera- zione, avvegnachè fino al tempo della ter- ribile, e ſpaventoſa peſte nel 1348. che infettò la maggior parte del Mondo, in- cominciaſſe a fiorire il di lei culto, con- correndovi grandiſſimo popolo con offerte, delle quali in breviſſimo tempo ſi potero- no accumulare più di trecento mila fio- rini d'oro, parte impiegati in ſovveni- mento dei poveri, e parte nell'adornare queſta Chieſa. Dietro l'Altare vi è un baſſorilievo dell'Orcagna, Architetto del Tabernacolo, ove ha egli eſpreſſo a ma- raviglia il ſuo ritratto. Sono ancora ſo- pra l'Altare maggiore tre ſtatue di mar- mo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Ver- gine, ed il Bambino Gesù di mano di Fran- ceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri al- cune belle pitture antiche, cioè di Loren- zo Credi, d'Agnolo Gaddi, e di Iaco- po del Caſentino, da cui fu dipinta la volta, alla quale nel 1770. in occaſio- ne di rimodernare queſta Chieſa, ora di- venuta Parrocchia, con ſommo diſpiaci- mento dei Dilettanti delle Belle Arti, fu dato di bianco. Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo di legno; avanti il quale il gran- de Arciveſcovo Santo Antonino ſoleva da giovanetto giornalmente fare orazione. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Gran- duca Coſimo I. l'anno 1569. eretto il pub- blico e generale Archivio di Firenze, do- ve fi conſervano innumerabili Scritture, e tutti gli ſtrumenti pubblici. E comecchè mediante il regolamento di queſto Archi- vio, tutti gli iſtrumenti ſono duplicati, le copie autentiche ſi traslatano ne' vaſti ſaloni ſopra la fabbrica iſolata, detta la Loggia di Mercato Nuovo, poco diſtante, fatta fabbricare dal Granduca Coſimo I. l'anno 1548. per comodo di trattare i ne- gozj della Seta, con diſegno di Bernar- do Taſſo, in uno dei lati della quale ſo- pra la ſcalinata, ſi vede lavorato in bron- zo un Cinghiale, che verſa acqua per co- modo pubblico, opera di Pietro Tacca, tratta dall'antico sì celebre della Galle- ria. Queſta loggia all'intorno ha Botte- ghe, che ſervano al traffico di Seta, e il Magiſtrato di detta Arte, ed evvi appreſ- ſo la Chieſa Parrocchiale di S. Biagio, che reſta unita al Monte Comune e alla Ca- mera del Commercio. Di quì paſſando per la via detta Portaroſſa, e tornando alla Log- gia dei Tornaquinci troveremo il

gra-

Pie-

anti-

de

PA-

PALAZZO de' Marcheſi Corſi, ove é un' ampia Galleria, che gli aggiunge comodo e bellezza; in faccia al quale ſi trova quel- lo de' Viviani, dopo quello dei Giacomi- ni, la cui Architettura, opera di Gio. Antonio Doſi, è fingolare; quello del Mar- cheſe Albergotti dipinto in gran parte da Diacinto Fabbroni, quello degli Antino- ri, quello de' Paſquali con più altri dai quali è circondata la Chieſa di

SAN MICHELE BERTELDI, detta dagli Antinori, dove abitano i Padri Teatini, fatta da' fondamenti reſtaurare dal Cardi- nal Decano G. Carlo de Medici, col di- ſegno di Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo e Pier Franceſco Silvani. Que- ſta ſi può annoverare tra le più vaghe, e più adorne della noſtra Città. Ed in vero ha la Facciata di pietre forti, e così nobile, e leggiadro è il ſuo diſegno e la- voro, che non può vederſi coſa nè me- glio inteſa, nè più finita di quella. So- novi quattro belliſsime Statue di marmo, due delle quali ſopra la porta, ſono di Baldaſſar Bermoſer Fiammingo, del quale è ancora il San Gaetano nella deſtra nic- chia, nell'altra il S. Andrea Avellino è o- pera dell'Andreozzi. Maggiori però, e di più vaga apparenza ſono gl'interiori ornamenti, imperciocchè diviſati con Ar- chitettura d'ordine compoſito, ed arric- chiti di pietre ſerene, lavorate con ſingo- lar puiitezza. Oſſerveremo primieramen- te le Cappelle tutte incroſtate di marmi, e adorne di belle pitture a freſco, e di Tavole molto Stimate. Nella prima all' entrare a man deſtra, vedremo la Tavola del martirio dell'Apoſtolo S. Andrea, di mano del Ruggieri. La ſeconda, dov'è dipinto l'Arcangiolo S. Michele, è del Vignali. E nella terza Matteo Roſſelli dipinſe San Gaetano, ed un Beato ſuo Compagno. Accanto a queſta Cappella è il Sepolcro, coll'Inſcrizione, e Ritratto deli' Avvocato Agoſtino Coltellini Fonda- tore della celebre Accademia degli Apa- tiſti. In faccia poi della Croce, di mano d'Ottavio Vannini è dipinta l'adorazio- ne de' Magi, e alla Cappella che ſegue, vi è del detto Roſſelli una Tavola della Natività di Noſtro Signore. L'Altar mag- giore, poſto nella Tribuna di mezzo, tralle altre coſe di pregio, ha un ricchiſſimo Ciborio d'argento, opera di Benedetto Pe- trucci. Bello ancora, e grandemente ſti- mato è il Criſto di Bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende la Cupola della Tribuna, dipinta dal Padre Galletti Religioſo dello ſteſſo Collegio, che ha pur dipinta tutta la volta della detta Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella Cappella vicina ali' Altar maggiore, vi è una Tavola di S. Elena dipinta dal mentovato Roſſelli, e in faccia alla Cro- ce, un altra ſimile pel Bilivelti di gran bellezza. Nell'altra Cappella di S. An- drea Avellino colorì la Tavola rappre- ſentante il detto Santo in atto di eſſer colpito dall'accidente apopletico, Igna- zio Hugford. Nella Cappella di mezzo; Pietro da Cortona dipinſe la Tavola del Martirio di San Lorenzo. Nell'ultima, il Padre Galletti Teatino effigiò Maria Ver- gine col Bambino Gesù, e due venerabili Veſcovi. Adornano ancor queſta Chieſa quattordici Statue di marmo, che dodici rappreſentano gli Apoſtoli, con altrettanti Baſſirilievi a piè di quelle. Finalmente la Libreria, che è nel Collegio, per la copia de` Libri, e la rarità de' medeſimi, e la Sagreſtia molto ornata, e pulita, merita- no di eſſer vedute. Camminando verſo il canto de' Carneſecchi, ſopra di una gran baſe ſi vede la Statua chiamata comune- mente il

di

Fran-

CEN-

CENTAURO, ſcolpita in marmo da Gio. Bologna, che rappreſenta Ercole in atto di uccidere Neſſo Centauro. Queſta Sta- tua, cavata da un ſol pezzo, a chi con- templa la forza, che fanno amendue que- ſte figure, Ercole per abbattere, e ſu- perare il Centauro, e quello per fuggirli di ſotto, e le difficultà ſuperate dall'Ar- tefice, nel condurre un lavoro sì grande con quella perfezione, che vi ſi vede, ingenuamente confeſſa, eſſer queſta non ſolo una delle opere migliori di queſto raro Maeſtro; ma eziandio di quanti do- po di lui ſon viſſuti ne' noſtri tempi. Da queſto luogo paſſeremo a

SANTA MARIA MAGGIORE dei Carme- litani della Congregazione di Mantova, dove in primo luogo è da ſtimarſi la Ta- vola di mano del Cigoli, nella quale è dipinto Sant'Alberto Carmelitano in at- to di liberare dal naufragio uno, che già pericolava nell'acqua; ed anco quella del Pugliani, che rappreſenta la Maddalena Penitente in atto di comunicarſi. Segue il martirio di San Biagio d'Ottavio Van- nino, ed i laterali ſono d'Antonio Giuſti. Degna di lode è la Cappella de' Carne- ſecchi, la volta della quale fu dipinta da Bernardino Poccetti, e le due ſtatue di marmo furono lavorate dal Caccini. La Tavola di S. Franceſco in atto di ri- cever le Stimate è delle belle opere di Piero Dandini. Nella quinta Cappella a- doraſi un Crocifiſſo di rilievo con alcuni Santi. La pittura a freſco nella Volta è di Giuſeppe Romei. Paſſato l'Altar maggio- re, la più proſſima è la Cappella che è deſtinata per il Santiſſimo Sagramento, allato alla quale è la Cappella degli Or- landini, nella volta della quale il Volter- rano maraviglioſamente rappreſentò il Rat- to di Elia, con belliſſime figure, tramez- zate da ſtucchi dorati; La Tavola è opera del Biliverti. Ragguardevoli ancora ſono le due Tavole, che appreſſo ſeguono, quella di Santa Maria Maddalena de' Paz- zi di mano d'Onorio Marinari, e l'altra di San Franceſco dipinta da Matteo Roſ- ſelli ſopra le quali Vincenzio Meucci di- pinſe li due sfondi che vi ſi veggono. Degna di grande ſtima è la Tavola del Paſſignano, ove ha rappreſentata la ve- nuta dello Spirito Santo. Una ſingolar memoria era già in queſta Chieſa, oggi perita, cioè il Monumento, ſtato fatto a Salvino di Armato degli Armati nel 1317. collo ſpecifico titolo d'inventore degli Occhiali. Nel Chioſtro del Convento ſi vede in un canto, una delle quattro Co- lonne che reggevano il Sepolcro di Ser Brunetto Latini maeſtro di Dante, la quale ha l'Inſcrizione che lo dimoſtra chiara- mente. Preſſo queſta Chieſa vi è il

da

collo

PALAZZO, già de' Gondi, paſſato dipoi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia di Beccuto Orlandini, ſtato modernamen- te accreſciuto, e ridotto alla forma, che di preſente ſi vede. Per di dentro è così nobilmente adornato, e di comode abi- tazioni arricchito, che può con ragione uguagliarſi ai più ſplendidi Palazzi di que- ſta Città. La Sala nella volta, e nelle pareti è dipinta per mano di Pietro Dan- dini. Gherardini, il Gabbiani, ed altri Profeſſori più accreditati hanno dipinto l' altre ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono va- ghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chie- ſa di Santa Maria Maggiore è ſituato il

PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini. Non lontano da queſto è il palazzo de' Marcheſi Malaſpina, modernamente abbellito con buon diſegno. Proſſima e la fabbrica del

SEMINARIO FIORENTINO, promoſſa, ed incamminata con buon guſto di Architet- tura dalla pia memoria del fu Monſignore Tommaſo Bonaventura de' Conti della Ghe- rardeſca, Arciveſcovo di Firenze, e con- dotta a buon ſegno, dopo la ſua morte, con aggiunta di comodi appartamenti per i Precettori, e per gli Studenti Cherici, che vi ſi allevano. All'ingreſſo della ſe- conda porta è degno d'eſſer veduto un belliſſimo Crocifiſſo di Bronzo di Gio. Bo- logna, laſciato al Seminario in legato dal fu Agoſtino cerretani, Canonico della Me- tropolitana, in memoria del Canto e delle Caſe de Cerretani, che furono quivi, e rimaſero ſerrate nella nuova Fabbrica di queſto Seminario. Tornano vicine le abi- tazioni degli Ebrei dette il

in-

GHETTO, ove per avanti era un in- fame poſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrittori citati dal Baldinucci nella Vita del Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato ampliato con abitazioni aſſai como- de. Appreſſo è il

MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo chiamaſi il Giardino di Firenze, atteſe le molte delizie, che in abbondanza vi ſi trovano, e delle quali la Città noſtra al pari d'ogni altra è copioſa. Quivi ſi ve- deva ſopra una Colonna di granito una Statua di pietra di man di Donatello, rap- preſentante la Dovizia; ma eſſendo dive- nuta aſſai lacera dal tempo vi è ſtata col- locata altra Statua ſimile, ſcolpita da Gio. Batiſta Foggini; più oltre è una Loggia deſtinata alla vendita del peſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Coſimo I., e di- poi modernamente accreſciuta.

deva

E ſiccome la Città di Firenze, ebbe co- sì piccol recinto d'abitazioni, che il pri- mo cerchio, fu ſolamente riſtretto ad al- quante contrade preſſo a Mercato vecchio, e creſcendo gli abitatori in gran numero, nè potendo capire in un luogo cotanto anguſto, fu coſtretta a dilatar i confini, anche in quella parte che riman di là d' Arno verſo Mezzogiorno, alla quale per- chè foſſe comodo il paſſaggio furono in varj tempi fabbricati quattro Ponti, i quali dipoi caduti nella rovinoſa inonda- zione, che ſeguì l'anno 1333. furono fatti reſtaurare coll'induſtria, e modello di Tad- deo Gaddi, e in altri tempi rinnovati, come diremo a ſuo luogo; così di queſta parte, che rimane di là d'Arno, ragione- remo, con quella ſteſſa brevità, colla qua- le abbiamo finora proceduto. Pertanto in- viandoſi verſo il

PON-

PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345. come nel Cartello affiſſo alla Loggia di eſſo a Ponente, nel muro che guarda Mez- zogiorno ſi legge,

Nel trentatre dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acque, Poi dodici anni come al Comun piacque Rifatto fu con queſto adornamento.

Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una

STATUA di marmo, Greca, aſſai bella, chiamata Aleſſandro Magno, ſebbene al- cuni lo credino Ajace. A man ſiniſtra ſi trova la Via de' Bardi in cui tra gli altri è il

PALAZZO del Marcheſe Tempi nobilmen- te adornato, ed ampliato dentro con ot- timo guſto, che è poſto appunto in faccia alla Chieſa di S. Maria ſopr'Arno, nella quale è una bella Tavola dell'Empoli, rappreſentante un miracolo di Maria Ver- gine, ed all'altar maggiore una Nunziata antica, e di gran bellezza. Avanzando più oltre il paſſo ſi giunge al

PALAZZO del fu Senator Conte Ferran- te Capponi, fatto edificare dal famoſo Niccolò da Uzzano, col diſegno di Lo- renzo di Bicci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo Niccolò, opera inſigne di Donatello, con iſcrizione adeguata a così Potente Concittadino, ſiccome appiè della Sala un Leone di porfido, che è creduto opera ſingolare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi trova l'abitazione de' Canigiani, e quindi a mano deſtra quella de' Mozzi, la quale eſſendo ſtata alzata nell'antico a foggia di Palazzo, o ſia di Torre con merli, moſtra quella magnificenza, che fu capace di dar ricetto nel 1273. al Pon- tefice Gregorio X. e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Orſini, Legato del Papa, a fermar la Pace tra i Guelfi, e Ghibel- lini. Quindi proſeguendo il cammino per il fondaccio di San Niccolò, che ſi vede ripieno anch'eſſo di Caſe aſſai comode, e ſignorili; tralle quali è il

N po-

PALAZZO dei Gianni, e poco doppo la Chieſa Parrocchiale di S. NICCOLÒ, det- to di Oltrarno, nella cui facciata è col- locata una Cartella di pietra, con inſcri- zione inciſa, degna di oſſervazione, con- tenendo la memoria della deplorabile inon- dazione, che fece l'acqua d'Arno nella Città nell'anno 1557. nei ſeguenti verſi latini

Fluctibus undivagis, Pelago, ſimiliſque procellis, Hunc tumidis praeceps irruit Arnus aquis, Proſtravitque ſuae, ſpumanti gurgite, Florae Oppida, agros, fontes, moenia, Templa, viros.

Pro-

Entrando in queſta Chieſa troveremo a mano deſtra di Aleſſandro Allori, l'Abra- mo in atto di ſacrificare il Figlio. Nella ſeconda Cappella, di Batiſta Naldini la preſentazione al Tempio. Accanto al Pul- pito, da Iacopo di Meglio dipinta la Ve- nuta dello Spirito Santo, e dal Poppi co- lorito lo Spoſalizio di Maria Vergine alla Cappella de' Banchi. All'Altar maggiore vedeſi la Tavola dipinta da Gentile da Fa- briano. Nella contigua Cappella di San Giovanni Predicante, e dell'Empoli. La Nunziata che è alla Cappella de' Guardi- ni è opera di Aleſſandro Fei detto del Barbiere. Alla Cappella poi de' Nati tro- vaſi altra Tavola del Poppi nella quale è effigiato il Figlio della Vedova di Naim reſuſcitato da Criſto. Ne ſegue all'altar de' Parenti, il Martirio di S. Caterina, di Aleſſandro Allori. Accanto a queſta è la Cappella de' Paolini ai quali dipinſe l'Em- poli Iddio Padre con diverſi Santi. E fi- nalmente alla Cappella oggi dei Marzi- medici, è del Curradi il San Niccolò che reſuſcita un Bambino. In queſta Chieſa fu ſepolto il tanto celebre Bernardo Buon- talenti. E preſſo ad eſſa è il

N 2 fu

PALAZZO dei Serriſtori molto magnifico, di faccia a queſto vedeſi il Palazzo dei Ba- roni del Nero, alzato col diſegno di Tom- maſo del Nero; proſſimo è il

PONTE detto ALLE GRAZIE, per una Cappella di grandiſſima devozione detta San- ta Maria delle Grazie, di padronato dei Signori Alberti, dei quali è il Palazzo op- poſto, di freſco rifatto, ed ampliato ſom- mamente. Chiamaſi anche il Ponte a Ru- baconte, dal nome di Meſſer Rubaconte da Mandella Poteſtà di Firenze, che diè mano a farlo edificare. Tornando noi ver- ſo il Ponte Vecchio, e ſalendo trovere- mo a man ſiniſtra la Chieſa di

S. AGOSTINO de' Padri Scalzi molto lin- da, fatta fabbricare dalla gl. mem. di Ma- dama Criſtina di Lorena, moglie del Gran- duca Ferdinando I., Principeſſa di gran prudenza, bontà, e vita eſemplare. Nella ſeconda Cappella a mano dritta il San Niccolò da Tolentino è opera di Gio. Batiſta Vanni. All'Altar maggiore, di nobili marmi arricchito, vedeſi la Tavola di S. Agoſtino di mano di Franceſco Pe- trucci, e di Iacopo Vignali il S. Franceſco di Paola nella ſeconda Cappella a man ſi- niſtra. Di quì dato uno ſguardo alla de- lizioſa veduta della ſottopoſta Città, e dell'adiacenti Colline, ſi trovano i due conventi di Religioſe, uno dello Spirito Santo, l'altro di San Girolamo. Di quì ſcendendo, ſi trova la Chieſa di

di

SANTA FELICITA, ſulla di cui Piazza eſi- ſte una Colonna di granito, ſopra la qua- le vi è la Statua di San Pietro Martire, eretta quivi ad onor ſuo dall'antica fami- glia de' Roſſi, nel Secolo XIII. per aver eſſo in Firenze, colla ſua predicazione, ed eſempio fatto gran frutto, ed anco in ſegno delle vittorie avuteſi da' Catto- lici contro gli Eretici Manichei, propria- mente Padri degli Albigenſi. La detta Sta- tua del Santo Martire poſta in luogo dell' antica, che vi era, quaſi disfatta dal tem- po, è di mano di Antonio Montauti. En- trando nella Chieſa, rifatta modernamen- te col diſegno di Ferdinando Ruggieri, troveremo a mano deſtra la Tavola della Cappella de' Capponi, di mano di lacopo da Pontormo, che molto vi dipinſe, ed evvi un Ritratto ſomigliantiſſimo di San Carlo Borromeo d'eccellente pennello, collocato in un ornamento di pietre di gran pregio, fatto col diſegno del famo- ſo Vignola. Dopo di detta Cappella ſi vede l'antica Tavola di S. Felicita con li ſette figliuoli martiri. Ne ſegue la Cap- pella di S. Gregorio Papa, dipinta da Fer- dinando Vellani da Modena. Contiguo a queſta, è l'Altare del Crocifiſſo ſcultura ſtimabile d'Andrea da Fieſole. La Cap- pella maggiore era già fatta col diſegno del Cigoli, che fu unita con la nuova fabbrica, è adorna con tre tavole degne di ſtima, e ſpecialmente quella della na- ſcita di Criſto, che è opera di Gherardo Vanhonthourt Fiammingo, la Crocifiſſio- ne è di Lorenzo Carletti, e la Reſurre- zione, di Antonio Tempeſti. Le pitture della volta, e pareti ſono di Michclagno- lo Cinganelli. Dopo queſta alla prima Cap- pella della Crociata, è di mano di Pietro Dandini lo Spoſalizio della Madonna, e alla ſeconda Carlo Portelli dipinſe la Tri- nità con alcuni Santi, Tavola, che ſtava a un piccolo altare dell'antica Chieſa, poi da Ignazio Hugford notabilmente da ogni parte ingrandita. Appreſſo ſegue l' Altare della Comunione, nobilmente ar- ricchito di marmi, e più dalla ſtimatiſſi- ma Tavola del Volterrano, ove ha di- pinto l'Aſſunzione di Maria, e genu fleſſe Santa Margherita da Cortona, e S. Maria Maddalena de' Pazzi, e in un pi- laſtro vi è di Moſaico un bel ritratto di Aleſſandro Barbadori, opera di Marcello Provenzale. Sceſo il Presbiterio ſotto l'organo ſi trova la Cappella di Santa Ber- ta de Bardi con una Tavola di Vincenzio Dandini, che tenne il Gabbiani al na- turale per il volto della detta Santa men- tre era allora ſuo Scolare e Giovanetto. Belliſſima poi è la Tavola di S. Luigi Re di Francia che ne ſuccede, opera di Si- mone Pignoni. Dopo la quale è di mano di Ignazio Hugford quella dell'Arcangelo Raffaello in atto di far render la viſta al buon Vecchio Tobbia per mezzo del ſuo figliuolo. Vi è poi il Martirio di S. Ba- ſtiano di Fabbrizio Boſchi. Si trova in ultimo la Cappella de Canigiani con ta- vola, e pareti di mano di Bernardino Poc- cetti. La qual Cappella con l'altra dalla parte oppoſta reſtano ſotto al Coretto di S. A. R. che dal Real Palazzo viene in alcuni tempi ad aſſiſtere alle Sacre Fun- zioni per via del corridore che reſta ſopra la loggia, nella parete della quale a ſi- niſtra vedeſi collocata la memoria di Ar- cangela Palladina celebre Pittrice, e Muſica col di lei ritratto in marmo. Scultura di Agoſtino Bugiardini. E quella a mano deſtra del Cardinale de' Roſſi Ni- pote di Leone X. col di lui ritratto ad epigrafe ec. dopo aver oſſervate molte an- tichiſſime Iſcrizioni affiſſe nella parete en- tro il Cortile del Convento ritrovate ſot- toterra nel rifacimento della Chieſa, quì proſeguendo verſo la via Guicciardini trovaſi il

gran

pinto

can-

PALAZZO già de Franceſchi, al preſente dei Dragomanni, fatto con diſegno di An- ton Ferri, interamente ornato di Pitture, quindi il Palazzo de' Guicciardini, che include l'antica Abitazione, dove nacque San Filippo Benizj, del che è la memoria nella facciata, ed in appreſſo ſi giunge al

PALAZZO di S. A. R., che è un de' più famoſi Edifizj, che ſi veggano in tutta l'Italia. Queſto maeſtoſo edifizio venne incominciato col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco a ſpeſe di Luca Pitti Genti- luomo Fiorentino, e però è ſtato detto ſino al dì d'oggi de' Pitti, quantunque ſino dal tempo del Granduca Coſimo I., e di Leonora di Toledo ſua moglie, che lo comprò diveniſſe abitazione de' Gran- duchi Regnanti. Di queſto Edifizio adun- que dovendo noi ragionare, difficilmente potremo in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue, e le Pitture inſigni, che l'adornano, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi trovano. Primieramente la facciata di queſto Palaz- zo lunga braccia 250. in circa, ed alta a proporzione, è tutta incroſtata di boz- ze di Pietre forti, d'ordine ruſtico, ma così ben diviſato, che vi riſplende una mae- ſtoſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto con diſe- gno dell'Ammannato, perchè mutato or- dine della prima Architettura, con tale avvedutezza però, che non diſconveniſſe all'opera già cominciata, ſi vede il primo Appartamento di forma Dorica, il ſecon- do d'ordine Ioico, ed il terzo di Corin- tio, tutti e tre adornati di varie Colon- ne, di belliſſimi Fregi, e di un ricchiſſi- mo Cornicione. In faccia poi del Corti- le, vi è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera di forma ovata, con vari zampilli d'acque, le quali pare che ſcaturiſchino dalla terra al cenno di Mosè ivi rappreſentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la Facciata due altre Pile con ſue Fontane vagamente in- tagliate; come altresì due grandi Statue di marmo; che una rappreſenta Paſqui- no, che ſoſtiene Aleſſandro, l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di ma- niera Greca molto ſtimate. Vedeſi una Fonte ſopra la grotta al pari del primo piano di queſto Regio Palazzo, ed un gran Vivaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti di marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo una gran tazza, nella quale verſano in co- pia le acque da varie bande. Sono le Stanze dell'Appartamento Granducale, e molte al- tre, tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran parte ſono dipinte di mano dei più rari, ed eccellenti Maeſtri, fra i quali principal- mente s'annovera Pietro da Cortona, Ci- ro Ferri, Giovanni da S. Giovanni, il Vol- terrano, Bernardino Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed altri. Bene è vero però che ſe io voleſſi ad una ad una deſcrive- re tutte le ſtanze, e l'infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano e ſpecialmente per i vaghi e moltiſſimi adornamenti, e aggiunte ſtatevi fatte, e che attualmente ſi fanno dal Regnante noſtro Real Sovra- no, non un breve racconto, ma un in- tiero volume ſi richiederebbe. Baſterà ſo- lo accennare, che i più ricchi prezioſi ad- dobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qualunque gran Regia ſi poſſono deſide- rare, quì fi trovano in grandiſſima copia, come potrà meglio ocularmente conoſcerſi dalla ſcelta, e copioſa quantità di quadri dei più ſingolari, e più rinomati Autori. Dal Palazzo faremo paſſaggio al contiguo

duchi

altre

lo

GIARDINO DI BOBOLI, il più vago, e delizioſo di quanti ſiano in queſta noſtra Città, avvegnachè la magnificenza coll' amenità, e l'abbondanza coll'induſtria, nobilmente in queſto luogo gareggiano. La ſua circonferenza fino alle mura della Città per lungo tratto ſi ſtende, nella qua- le il colle, e il piano, il domeſtico, e il ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo a- dornano moltiſſime Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori d'ogni ſorte, e d'in- finite piante d'agrumi, eſſendo ſtato ab- bellito, e che di continuo d'ordine del noſtro Sovrano va rendendoſi ſempre più dilettevole con nuove fabbriche, viali, e ſtatue, con molte altre delizie che all' amenità del luogo richiedonſi. Vedeſi dun- que in faccia alla gran porta che mette in eſſo in primo luogo una grotta, ne` quattro angoli nella quale, col diſegno, ed invenzione del Buontalenti furono col- locate quattro Statue di marmo di mano di Michelagnolo Buonarroti; ma però ſolamente abbozzate, le quali doveano ſer- vire per ſepolcro di Papa Giulio II. e che dal Nipote di Michelagnolo furono donate al Granduca Franceſco. Vi ſono inoltre alcune Statue d'altri famoſi Mae- ſtri, che rendon più vaga la Grotta, che adornata di ſpugne lavorate in varie for- me, nella rozzezza di quei materiali di- moſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta di mano di Bernardino Poccetti. con sì leggiadre, e bizzarre in- venzioni, che in un medeſimo tempo re- ca terrore e diletto avvegnachè quell'in- gegnoſo Pittore, aiutato in parte da una naturale apertura, che reſta nella volta, finſe, che la medeſima volta ſembraſſe di rovinare, e che da quelle feſſure uſciſſero varj animali, i quali non dipinti, ma veri, e naturali raſſembrano. Quindi ſi ſale ad un Teatro, che riſponde di faccia al Pa- lazzo circondato da mura in forma di mez- zo ovato, nel quale per i paſſati tempi, feſte magnifiche ſono ſtate rappreſentate.

in

In

In faccia a queſto per un ampio ſtradone ſi ſale ad un altro belliſſimo Teatro avente un gran Vivaio, nel mezzo tutto rimoder- nato, ed abbellito al quale ſopra varj moſtri marini di marmo fatti da Stoldo Lorenzi, vedeſi un Nettuno di Bronzo opera mol- to lodata dagli intendenti, dopo di queſto per lunghi viali tutti coperti di piante, e per un largo e ſpazioſo ſtradone or- nato di belle Statue, ſi giunge ad una Fontana iſolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Sopra una Tazza di Granito larga dodici brac- cia per ogni verſo cavata da un ſolo pez- zo, ſi vede una Statua di marmo Gigan- teſca figurata per l'Oceano, a piè della quale tre altre Statue a ſedere, ſignifi- canti i tre Fiumi Gange, Nilo, ed Eufra- te, che verſano gran copia d'acqua nella Tazza; da cui per ſotterranei condotti paſſa ad altre fonti, ed in vari ſcherzi per il Giardino ſi ſparge. Or queſta bel- liſſima opera fu dal celebre Giovanni Bo- logna condotta con tale eccellenza, che reſta in dubbio chi la vede ſe più debba lodarſi, o la rara invenzione, ò la mae- ſtria del lavoro, tanto l'una, che l'altra in perfetto grado s'ammirano. Del reſto chi deſideraſſe avere una deſcrizione di tutte le Statue, che ſono ſenza numero ſparſe per il Giardino, molte delle qua- li furono lavorate da maeſtri eccellen- ti, e l'altre coſe più ragguardevoli, che lo adornano, potrà leggere le notizie di queſto, raccolte da Gaetano Cambiagi in un libretto ſtampato a parte. Ma dopo ave- re ammirato il Regio Palazzo, e Giardi- no di S. A. R.

chi

Uſcendo poi dalla Porta detta di ANNA- LENA, trovaſi ſotto tal nome il

NOBILE MONASTERO di Religìoſe dell' Ord. di S. Domenico, nella cui Chieſa, che fu reſtaurata col diſegno di Antonio Ferri, vedeſi la ſoffitta arricchita di uno sfondo di mano di Anton Domenico Gab- biani, adorno d'Architettura da Romual- do Botti, ed il piccolo sfondo, ſotto il coro delle Monache, d'Antonio Puglie- ſchi, e la tribuna della Cappella Maggiore di Pietro Dandini. Sono di pregio le Ta- vole degli Altari. Di quì uſcendo ſi tro- va la Chieſa Parrocchiale di S. Piero in Gattolino detta volgarmente Serumido e ivi accanto la Compagnia è ſtata nel 1776. tutta dipinta a freſco per l'architettura di Domenico Stagi, e le figure di Pietro della Nave; nello sfondo ſi vede Maria Santiſs. e S. Franceſco d'Aſſiſi, e nelle pareti, la Vigilanza, e le ſette Virtù. Proſeguendo verſo la Porta Romana, e in viſta della medeſima trovaſi proſſimo alla Porta ſud- detta l'antico Oratorio di S. Giuſto, poi di S. Gio. Batiſta, detto la

Na-

CALZA, Chieſa antichiſſima ſtata abita- ta prima da Religioſe Geroſolimitane, ed in ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſop- preſſi, è ridotta prebenda abbaziale. In queſta Chieſa oltre la bella tavola del Ghirlandajo, ſono un Criſto in Croce, ed una Pietà, opere eccellenti di Pietro Pe- rugino, ſiccome un Orazione all'Orto dello ſteſſo, che dalla Chieſa è ſtata trasferita nel Coro dove è l'Ecce Homo di Santi Pacini, e una Vergine addolorata d'Igna- zio Hugford, del quale ancora è la ta- volina di Gesù buon Paſtore, che ſta all' Altare di una Cappella de' Preti che fan- no gli Eſercizj Spirituali. Eſſendo l'anti- co convento di preſente Caſa di Eſercizj dei Rev. Sacerdoti della Congregazione dì Gesù Salvatore, è ſtato da eſſi con la detta Chieſa rimodernato, e queſto rifatto quaſi dai fondamenti. Vedeſi nel Refet- torio dipinto dal Gherardini, Zocchi, Gric- ci, e Mannaioni, un Cenacolo a freſco di mano del Francabigio, molto ſtimato dagli Intendenti. E prima di tornare in dietro per la ſtrada di Boffi, è da oſſer- varſi in faccia alla Porta una ſingolariſ- ſima opera di Giovanni da S. Giovanni, ove ha in una Femmina veſtita di regio ammanto effigiata Firenze, con attorno altre femmine che ſimboleggiano le Città provinciali in atto di render tributo alla loro Regina; e proſeguendo il detto viag- gio trovaſi

ci,

SANTA CHIARA, dove ſono fra l'altre due Tavole di molta ſtima. Il Criſto mor- to è di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Credi la Natività del Signore. Dirimpet- to alla detta Chieſa è quella delle Con- vertite, dov'è di mano del Poccetti la Natività del Signore, e la depoſizione della Croce ſiccome il San Michel Arcange- lo nella Sagreſtia; il Crocifiſſo all'Altar maggiore è lavoro di Baldaſſar Vermoſ- ſer Fiammingo; in uſcir della Chieſa la- ſceremo a man ſiniſtra per brevità la Chie- ſa delle Religioſe della Nunziata, e Con- ſervatorio già delle Mendicanti. E ſegui- tando il viaggio troveremo i

PA-

PADRi BERNABİTİ, che vi tengono pub- bliche Scuole. La loro Chieſa è tutta va- gamente dipinta d'architettura dallo Sta- gi, lo sfondo della ſoffitta da Sigiſmondo Betti, e da Giuſeppe Zocchi la tribuna della Cappella maggiore, al di cui altare la Tavola rappreſentanre S. Carlo titolare di queſta Chieſa viene da Andrea Como- di. Quella a mano deſtra, entrando, ove è effigiato S. Giovanni Nepomuceno, è opera d'lgnazio Hugfort, di cui pure ſo- no li due medaglioni rappreſentanti il martirio, e la morte di detto Santo, co- me ancor l'Angelo Cuſtode in un picco- lo ovato ſul grado dell'Altare: in faccia a queſto Pietro Marcheſini ha dipinto il Beato Aleſſandro Sauli, e i due medaglio- ni ſono del predetto Giuſeppe Zocchi. Di quì paſſando direttamente il detto can- to, ſi trova la Chieſa delle nobili

RELIGIOSE di S. Monaca dell'Ordine di S. Agoſtino, al di cui Altare maggiore evvi una belliſſima tavola d'Aleſſandro Gherardini rappreſentante Maria Santiſ- ſima che porge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo sfondo della volta è di mano dell'Ughelli. Di quì proſeguendo ſi trova la Chieſa dei Padri Carmelitani detta il

O CAR-

CARMINE, queſto vaſtiſſimo Tempio il più ricco d'eccellenti Pitture, che foſſe in queſta noſtra Città, sì a freſco ſulle pa- reti, che a olio nelle tavole di ognuna delle Cappelle, e fu con doloroſa perdita diſtrutto dal fuoco nella notte del dì 28. Gennaio 1771. Chi poi voleſſe la deſcri- zione delle Tavole, che rendevano sì a- dorna queſta Chieſa, la troverà nel Bor- ghini, nel Brocchi, nel Padre; Richa, e nella prima edizione di queſto noſtro An- tiquario. Un piccol numero di dette Ta- vole reſtaron ſalve dal fuoco poichè tro- vavanſi ripoſte nella Sagreſtia, e non co- me tutte l'altre, che ſtavano ammaſſate in alcune Cappelle della Crociata. Quì ſoltanto potremo aggiungere la deſcrizio- ne di quel che in tale incendio reſtò go- dibile. E in primo luogo della nobile e magnifica Cappella della Caſa Corſini, ove era attualmenre il Corpo incorrotto di S. Andrea già Priore di quel Convento, poi Veſcovo di Fieſole, e Antenato di sì il- luſtre Proſapia, quale reſtò illeſo dall' Incendio, tanto che la mattina durante il fuoco pure ebbero campo i Religioſi di traslatarlo nel loro Convento. La qual Cappella, non oſtante le altiſſime ſiamme, che vi furono, per il molto legname, ol- tre a due delle migliori tavole di Chieſa che vi eran ripoſte, non reſtò tanto dan- neggiata da non poterſi rimettere nella ſua primiera bellezza, come di preſente a ſpeſe della detta Famiglia Corſini è ſtata riaccomodata, ed abbellita. Que- ſta fu condotta con diſegno di Pier Fran- ceſco Silvani, tutta incroſtata di mar- mi bianchi di Carrara, e di miſti di Se- ravezza, con Pilaſtri, Fregi, e Cornicio- ne d'Architettura compoſita. In faccia, e quaſi ſopra all'Altare, il quale rimane alquanto iſolato, è una Tavola di marmo bianco, lavorata con grande eccellenza, di alto rilievo da Gio. Batiſta Foggini, ove è figurato il Santo fra le nuvole, in atto d'eſſer rapito al Cielo da varj An- gioletti. Sopra a queſta ſi vede Iddio Pa- dre, parimente ſcolpito in marmo da Car- lo Marcellini Scultore ingegnoſo, ed in mezzo all'Urna ove ſtà ripoſto il Sacro Corpo, un Baſſorilievo d'argento d'ec- cellente lavoro. Anche nelle due bande laterali ſono due Tavole di mano dello ſteſſo Foggini, in una è figurato il Santo diſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſerci- to Fiorentino, quando nella battaglia d' Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò l'eſer- cito di Filippo Viſconti Duca di Milano, condotto da Niccolò Piccino ſuo Gene- rale: e nell'altra ſi rappreſenta quando nel celebrare la prima Meſſa gli compar- ve la Santiſſima Vergine con grandiſſimo ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il San- to quelle parole: Servus meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor. La Cupola è tutta dipinta da Luca Giordano. Non paſ- ſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che quivi ſi trovano degli Uomini Illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Principati, il Primo Piero Corſini Veſco- vo di Volterra, e poi di Firenze, e l'altro Neri Corſini Veſcovo d'Arezzo, Zio del Sommo Pontefice Clemente XII. Eſcendo da queſta Cappella a mano deſtra trovaſi quella della Comunione, dove Gherardo Starnina antico, ed eccellente Pittore ha eſpreſſi varj fatti della Vita di S. Giro- lamo ſufficientemente conſervata: ſi go- dono ancora quelle di Maſolino da Pani- cale nella Cappella Brancacci, e di Ma- ſaccio ſuo Diſcepolo, che vinſe di gran lunga il Maeſtro, e fu il primo che a- priſſe la ſtrada alla buona maniera, e alla perfezione dell'arte da cui l'hanno ap- preſa i più ſublimi Maeſtri, i quali tutta ſtudiarono dall'opera di Lui nella detta Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra Bartolommeo di S. Marco, Michelagnolo, Andrea del Sarto, Raffaello d'Urbino, e tanti altri, come leggeſi nel Vaſari ec. La preſente nuova Chieſa è ſtata eſeguita col diſegno del fu Giuſeppe Ruggieri tut- ta in volta reale, la quale è ſtata di- pinta dai bravi pennelli del Signor Giu- ſeppe Romei per le Figure, e del Sig. Domenico Stagi per la vaga Architettura, come pure la gran Tela dell'organo rap- preſentante la Beatiſſima Vergine del Car- mine in atto di dare il ſacro abito a San Simone Stock alto braccia 14. è di mano di detto Romei. Il diſegno dell'incaſ- ſatura del nuovo Organo è del vivente Giulio Mannaioni Architetto eſeguito coll' intaglio di Pietro Pertici. L'Organo poi è qualche coſa di ſorprendente, e dei mi- gliori di queſta Città lavorato dal nobi- le ed abiliſſimo Alamanno Contucci di Monte Pulciano. Alla bellezza, e gran- dezza di queſta Chieſa corriſponde il Con- vento capaciſſimo di gran numero di Re- ligioſi, che di continuo vi dimorano. Ha due Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è dipinta dal Bettini, e dall'Uli- velli la vita del gran Profeta Elia, e di vari Santi Carmelitani; e nel ſecondo v' è una lunetta belliſſima del Poccetti, che rappreſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo per avvampare il Sacrifizio offerto da Elia al vero Dio. Uſcendo da queſto Chioſtro, in fondo alla ſtrada che ſi vede a mano ſiniſtra, ſi trova il Monaſtero delle Religioſe di S. Franceſco di Sales, nella di cui Chieſa aſſai moderna ſi vede all' Altar maggiore la tavola del detto Santo dipinta da Ignazio Hugfort, e le due la- terali che ſono di Giuſeppe Grifoni. Alla Chieſa del Carmine è vicina quella di

che

O 2 An-

pre-

quali

SAN FREDIANO antica, e Collegiata di Canonici, nella qual ſi trova alcune Ta- vole di mano di ragguardevoli Maeſtri. Segue del Ghirlandajo una Pietà con San Girolamo e San Frediano, con un bel fre- gio di Cherubini di Luca della Robbia. Belliſſima è poi dall'altra parte la Tavo- la di Lorenzo Lippi, dove con ottimo gu- ſto ha dipinto il martirio di S. Andrea. Ne ſegue l'altra del Crocifiſſo, opera di Lorenzo di Credi, ove vi ſono eſpreſſi al- tri Santi, e San Lorenzo ſulla graticola. Poco diſtante è la Chieſa di Ceſtello dei

Mo-

MONACI CISTERCENSI, fabbricata col di- ſegno del Colonnello Cerruti di Roma. Tutte le Cappelle ſono decorate di ſtucchi dal Marcellini. Ed entrando dalla Porta principale, cominciando dalla prima a ma- no deſtra a S. Maria Maddalena de'Pazzi, è opera di Giovanni Sagreſtani. La ſeconda del Crocifiſſo è tutta di mano d'Ant. Puglieſchi, la terza ove è nella Tavola eſpreſſa la Na- tività di Maria, con tutto il rimanente, è vago e ben inteſo lavoro d'Aleſſandro Gherardini. Il quadro in teſta alla crocia- ta col martirio di San Pietro viene da Guido Reni. L'altro in faccia di S. Ber- nardo d'avanti a Maria Santiſſima è di mano di Fabbrizio Boſchì. La Tavola poi che è ſituata nel Coro è del Cav. Curra- di. La Cupola è del Gabbiani, e i pe- ducci furono più anni dopo dipinti da Mat- teo Bonechi. Reſtano le altre tre Cappel- le tornando verſo la porta, e principian- do da quella della Comunione, quale è di S. Bernardo, che è nella Tavola vedeſi ce- lebrante all'Altare per la liberazione dell' Anime del Purgatorio con tutto il re- ſtante che fu eſeguita da Pietro Dandini. Vaghiſſima poi è la ſeguente, tutta opera d'Antonio Franchi, ove ha eſpreſſo il Bat- teſimo di Criſto al Giordano: l'ultima Cappella è dipinta da Giovanni Ciabilli, nella quale rappreſentò all'Altare il mar- tirio di S. Anaſtaſio. Nel primo Chioſtro di queſto Monaſtero vi è eretta la Statua di S. Maria Maddalena de' Pazzi lavoro di Antonio Montauti, e di Giuſeppe Pia- montini, è quella di San Bernardo nel ſecondo Chioſtro di queſto Convento abi- tavano già le Monache degli Angioli, che in oggi ſono nel Monaſtero di Pinti, ed in queſto preſe l'Abito, viſſe e morì San- ta Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cel- la tuttavia conſervata ſi tiene in gran venerazione. Sulla Piazza di queſta Chie- ſa fu dal Granduca Coſimo III. fatto fab- bricare col diſegno di Giovambatiſta Fog- gini un

te-

GRANAIO pubblico, edifizio in vero ma- gnifico, e comodo per un tal uſo. Di queſto luogo faremo paſſaggio al Palazzo dei Capponi dove è anche oſservabile, un Muſeo copioſo di coſe naturali. Quin- di al

PONTE ALLA CARRAIA ſtato fabbricato nel 1218., e camminando verſo il Fondaccio di S. Spirito, s'incontra in primo luogo il Palazzo del Conte Pecori di vaga ſtrut- tura, al quale è contiguo il Palazzo de' Marcheſi Rinuccini, la di cui facciata è è diſegno di Lodovico Cardi Cigoli, in eſſo una ricea Quadreria, nella quale ne eſi- ſtono di Andrea del Sarto, di Guido Re- ni, uno di Raffaello citato dal Vaſari, e molti altri celebri Profeſſori. Vi è una ſcelta Libreria di ottimi libri rari, e molti manoſcritti, con lo sfondo dipinto da Giuſeppe Zocchi, nel di cui veſtibolo oſ- ſervanſi alcune antiche Inſcrizioni, Cippi, Urne, e Buſti: Evvi una raccolta di Me- daglie d'Oro, Argento, e Bronzo; gli anneſſi e altri ornati di queſto Palazzo ſo- no di egual merito, e grandezza. Poſſie- dono queſti Signori tralle molte rarità due belliſſimi zaffiri che uno di 53. Carati, e l'altro di 48., e altre molte ricche ſup- pellettili. E ritornando per via de' Ser- ragli, trovaſi il Palazzo del Marcheſe Fe- roni, e quello dell'Antinori, e in poca diſtanza trovaſi la Piazza, e Chieſa di

tura,

SANTO SPIRITO, fabbricata col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, l'Architet- tura di queſto gran Tempio d'ordine Co- rintio, con ſomma perfezione condotta. La ſua lunghezza a cento ſeſſanta braccia ſi ſtende, e la larghezza a cinquantaquat- tro. Vien diviſo in tre Navate, ripartite da belliſſime Colonne di pietra bigia tut- te d'un pezzo, ſopra le quali l'Archi- trave, il Fregio, e il Cornicione da per- tutto nobilmente ricorrono. Con buona ordinanza diſpoſte 38. Cappelle ſi veggo- no, e adornate di belliſſime Tavole. A man deſtra vi è una antica Tavola, che credeſi di un bravo allievo del Francabi- gio; dopo a queſta evvi un ammirabile copia in marmo del Gesù morto in grem- bio alla Madre, di Michelagnolo, che ſtà in San Pietro di Roma, e che fece Nan- ni di Baccio Bigio ſuo Diſcepolo, in mo- do, che tanto è il veder queſta che l'ori- ginale. Ne viene l'Altare di S. Niccola, la di cui figura in legno che ſta coperta, ſi dice del Sanſovino, e ne' lati della Cap- pella vi ſon due Angioli di mano del Fran- cabigio. Appreſſo ne viene la tavola dello Stradano, ove ha dipinto Criſto, che ſcaccia i profanatori dal Tempio. La ta- vola di S. Agoſtino, che ne ſuccede è d' Aleſſandro Gherardini. Quindi trovaſi di Domenico Paſſignano la lapidazione di S. Stefano. Nell'ultima Cappella di queſta navata vedeſi egregiamente ſcolpito in marmo l'Arcangelo Raffaello, e Tobbia con bel finimento di paeſe, che è tutto lavoro del celebre Giovanni Baratta. Vol- tando nella traverſa a man deſtra, le due Tavole, che ſi trovano, ſono di Fra Fi- lippo Lippi. Quindi paſſando il ricco Al- tare della Madonna della Cintola, e quello appreſſo, ove ſi conſerva il Crocifiſſo de' Bianchi, trovaſi in altra Tavola di Fra Filippo, dipintavi la Vergine col Bambino, e S. Caterina. Ne ſeguita l'apparizione della Vergine a S. Bernardo, che vi fu lavorata da Pietro Perugino, ma trasferito l'originale in Caſa Capponi da S. Friano, vi ſi vede una perfettiſſima copia, che ingannerebbe chiunque, fatta per mano di Felice Ripoſo, da cui pur ſon fatti dai lati S. Franceſco, e S. Antonio da Pado. va. Inoltre vengono due Cappelle, che in una dipinſe il Sagreſtani lo Spoſalizio della Madonna, e l'altra Gaetano Gab- biani il San Niccolò, che reſuſcita i tre fanciulli ucciſi da un oſte. Voltando poi dietro al Coro vi ſono altre otto Cappelle, nella prima è di Aurelio Lomi Piſano la Viſita de' Magi con belle ſtoriette nel grado dell'Altare: E appreſſo vi è la Ver- gine con alcuni Santi, di mano di Giotto; contigua a queſta viene una Tavola di Sandro Botticelli; appreſſo vedeſi la Ta- vola de' Martiri fatta con grande ſtudio da Aleſſandro Allori, di cui pure al ſe- guente Altare è ammirabile quella dell' Adultera preſentata a Criſto. Vien poi di mano del Vignali la Beata Chiara da Montefalco nell'atto di ricever la Comu- nione per mano di Noſtro Signore; ne ſeguono altre due Cappelle, con piccole Tavole antiche; e voltando all'altra Tri- buna, e paſſate le altre tre ſuſſeguenti Cappelle, è da oſſervarſi all'Altar del Sa- cramento l'architettura; le piccole Statue, i Baſſirilievi; tutto lavorato in marmo dal celebre Andrea Contucci da Monte San Savino; quindi dopo altre tre Cappelle trovaſi di mano di Benedetto del Gril- landajo il portar della Croce. E rientran- do nella Navata, alla prima Cappella or- nata di prezioſi marmi, vedeſi la bella Ta- vola di Agnolo Bronzino, ove ha figurata l'apparizione di Criſto alla Maddalena; e più oltre nella ſeconda trovaſi di mano del Roſſo, la Vergine, il San Baſtiano, ed altri Santi, l'originale di cui traſferi- to nel Palazzo Reale, fu quì poſta la bella copia, che ſi vede di mano del Petrucci. E paſſato l'Organo, di Ridolfo del Gril- landajo è la Tavola di S. Anna, con la Vergine, e varj Santi; dopo la quale da Rutilio Manetti ſi trova effigiato S. Tom- maſo da Villanuova, che diſpenſa limoſi- ne ai Poveri: ne ſegue la tavola del Bea- to Giovanni da S. Facondo del Cav. Na- ſini. Nella penultima Cappella è un eſat- tiſſima copia di Taddeo Landini del Criſto abbracciato alla Croce, il di cui origina- le, di mano di Michelagnolo Buonarroti ſta in Roma nella Chieſa della Minerva; all'ultimo altare vi è la Reſurrezione di Criſto, che credeſi della ſcuola del Fran- cabigio. Che diremo poi della Cappella maggiore, quanto bella per l'Architettura altrettanto per la materia magnifica, e ricca? Reſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la forma d' un piccolo Tempio, ergendoſi ſopra varie belliſſime Colonne una Cupoletta, ſotto la quale è ſituato l'Altare lavorato di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare artifizio, come altresì il ciborio dell'iſteſſo lavoro. Reſta dietro all'Altare il Coro di figura ottagona, tutto di mar- mi carrareſi e ornato di varie Statue di mar- mo ſcolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta queſt'opera, nella quale dalla Famiglia Michelozzi, che ne fu la fondatrice, grandiſſime ſomme furono impiegate. Dalla parte ſiniſtra rimane la Sagreſtia con un bel ricetto avanti, fab- bricata col diſegno del Cronaca, in cui tra gli altri ornamenti vedremo una bel- la Tavola di Fra Filippo Lippi, dove di- pinſe la Vergine col Figliuolo in collo, e con Angioli, e Santi d'attorno. Un' altra ſe ne trova di mano di Aleſſandro Allori, con altre Pitture a freſco di Ber- nardino Poccetti. Ammiraſi il Campanile della Chieſa, condotto col modello di Baccio d'Agnolo: Siccome i Chioſtri, ed il Convento, nel quale ſi trovano alcune Pitture di pregio. Ritornando per la piaz- za cammineremo verſo la Chieſa di

tro.

con

San-

lan-

dalla

SAN FELICE IN PIAZZA, oſſervando pri- ma la Colonna di marmo miſto di Sera- vezza, eretta in queſto luogo dal Gran- duca Coſimo I., per ricordanza della Vit- toria ottenuta nella battaglia di Marciano. In queſta Chieſa a man deſtra verſo l'Al- tar maggiore è da oſſervarſi la Tavola di S. Antonio Abate, che riſana alcuni in- fermi, opera di Ottavio Vannini. Come pure all'Altar maggiore la Pittura di ma- no del Beato Gio. Angelico Domenicano.

Quindi

Quindi laſciate le due Cappelle laterali, potrà fermarſi ad ammirar la rariſſima pit- tura a freſco di Giovanni da S. Giovanni, fatta a Giulio Parigi celebre Architetto. In queſta è dipinto S. Felice Prete in atto di ſoccorrere S. Maſſimo Veſcovo di Nola, moribondo per il freddo, e per la fame; con premergli in bocca un grappolo d' uva, miracoloſamente trovato ſopra la neve. Seguitando verſo la porta, dopo tre Altari è degna di ſtima la Tavola di Salvator Roſa, nella quale ha figurato in tempo notturno Criſto ſull'onde del ma- re, che porge la mano a S. Pietro na- vigante. In ultimo trovaſi il Martirio di S. Cecilia, la cui Tavola fu dipinta al proprio Altare da Iacopo Chiaviſtelli, ce- lebre ancora nell'Architettura, e che è quì ſcolpito. Contiguo a queſta Cappella è di mano del Ticciati il Depoſito del celebre Pittore Antonio Domenico Gabbiani, ſic- come dalla parte oppoſta ſi vede ancora quello di Giuſeppe Piamontini Scultore di gran merito. E ſepolto in queſta Chieſa Giovanni da S. Giovanni, la di cui lapida ſi legge vicina alla di lui opera; come Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro Pittori eccellenti. Proſeguendo il cam- mino per via Maggio ſi paſſa a vedere la Chieſa di

mino

S. IACOPO ſopr'Arno dove abitano i Padri della Miſſione, ſebbene antica è di buona Architettura, ed è ſtata rimodernata di ſtucchi, e di Tavole. La prima delle quali a man deſtra è di Sebaſtiano Galeot- ti, ove è S. Gennaro Veſcovo, la ſeconda rappreſentante il SS. Crocifiſſo è di mano di Agnolo Bronzino, donata non ha mol- to da Aleſſandro Bonaccorſi, la terza di San Vincenzio de Paoli è opera di An- tonio Puglieſchi; la quarta della Trinità è del medeſimo Conti, e in ultimo di faccia alla Navata, è di mano del Gran- di l'Aſſunzione di Maria. Nella Tavola dell'Altar maggiore, Pier Dandini ha fi- gurato Criſto, che elegge S. Iapoco all' Apoſtolato: la Tribuna con due Tondi laterali ſono lavoro di Matteo Bonechi. Vi è poi l'altra Cappella in faccia all'al- tra Navata, nella quale il Ciocchi ha eſpreſſo la tentazione di S. Antonio. Quin- di ſi trova la Sagreſtia adorna di Tavole antiche: dopo la quale ne viene la Cap- pella di S. Franceſco, il di cui quadro è d'Agoſtino Veracini. Dopo di queſta è degna di ſtima quella di S. Niccolò Ve- ſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne ſe- guita, la Cappella della Santiſſima Nun- ziata la cui Tavola è lavoro di Ignazio Hugford. In ultimo trovaſi il Martirio di S. Cecilia dipinto da Giovanni Caſini. Proſſimo trovaſi il

gue

PONTE di SANTA TRINiTA, fatto fabbri- care dal Granduca Coſimo I., col diſegno di Bartolommeo Ammannati, ſcultore, ed Architetto Fiorentino, dopo l'inondazio- ne, che ſeguì l'Anno 1557. con danno univerſale della Città, e con rovina tota- le di queſto Ponte. E' adorno di quattro Figure di marmo, che rappreſentano le quattro Stagioni dell'Anno. Il Verno, nella perſona di un vecchio ignudo, e tre- mante, è opera di Taddeo Landini. L' Autunno, e la Eſtate ſono di mano di Giovanni Caccini, e quella della prima- vera fu lavorata dal Francavilla Fiammin- go. Delizioſo è il paſſeggio di queſta por- zione di Fiume, tanto dalla deſtra che dalla ſiniſtra riva, in fine della quale, e preſſo al già diviſato Ponte alla Carraia, oltre le altre belle fabbriche vedeſi il Pa- lazzo dei

MEDICI, rifatto ed accreſciuto.

Luſingandomi di aver con la pro- meſſa brevità ſoddiſfatto a quauto ſi era da me in principio promeſſo, quì pon- go fine perciò che riguarda l'interno dclla Città.

P era

VIDI FUOR DI FIRENZE UN ALTRA ROMA

Cominciando dalla PORTA ROMANA, det- ta volgarmentc a San Pier Gattolini, vol- tando a mano ſiniſtra, alla fine d'uno ſtra- done coperto di Olmi ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Ar- chitettura; già antico Oratorio delle Mo- nache di Santa Felicita, le quali, a con- templazione della Granducheſſa Criſtina, lo cederono a' Monaci di S. Bernardo della Nazione Franceſe Riformati, detti Fulia- cenſi, da Lei introdotti in queſto Stato, fabbricando loro il comodo Convento, che vi è, facendovi Loggiati attorno alla Chieſa, con eſſervi mantenuti i Religioſi di tutto il biſognevole dalla Caſa Reale. La Cupoletta dell'Altar maggiore è di- pinta da Livio Mehus Fiammingo, e il quadro della Soffitta, ove è la Madonna con Angioli, e San Bernardo in atto di adorazione, con altre figure, fra le quali una rappreſentante la Pace è di mano di Luca Giordano, che unitamente alla Cu- pola molto ſoffrì per il fuoco, che ab- bruciò tutto il Coro. Tcrnando alla Por- ta della Città, ſi vede quaſi incontro la

pola

VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo dì un lungo viale vi erano due Vivaj diviſi da un Ponte, qnali furono rinterrati, e ridotti a prato e ſopra due piediſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle medeſime l'Arme della Caſa Reale de Medici con quella della Gran- ducheſſa Maria Maddalena, e in altre due baſi, in quella a mano deſtra un Leone, il quale che con una zampa tiene un globo, e rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella ſiniſtra la Lupa, che allatta, figura lo Sta- to Seneſe, ſcolpite da Simone Cioli. In diſtanza vi erano due altri Vivai che fu- rono non ha molto ancor eſſi rinterrati. Quivi ſi vedono ſopra quattro piediſtalli le Statue di Omero, di Virgilio, di Dan- te, e del Petrarca. Qneſto Ornato dà in- greſſo al Viale ſopraddetto, che dolce- mente ſalendo per poco men di un mi- glio, ombrato da Lecci, e Cipreſſi poſti in bella ordinaoza, conduce ad un gran- diſſimo Prato di figura ſemitonda, chiuſo da balauſtrate di Pietra con Statue ove nell'apertura di mezzo ne ſono due di mar- mo, che una rappreſenta un Allante col Globo ſugli omeri, e l'altra un Giove con fulmine alla mano degne di ſtima. In teſta a detto Prato ſi erge l'Imperial Villa di delizie delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata, o ornata dalla predetta Arci- ducheſſa Maria Maddalena, poi dalla Gran- ducheſſa Vittoria accreſciuta da Mezzo- giorno di Appartamenti; e preſentemente da S. A. R. Arcid. Leopoldo è ſtata ma- gnificamente ampliata dalla parte del Giar- dino, e del Prato ſtato formato due ſu- perbi Appartamenti che il primo al piano del Giardino tutto pitturato dai più cele- bri pittori del noſtro tempo rappreſentan- doviſi la Storia degl'Imperatori Romani dalla fondazione di Roma, e l'altro ſu- periore è ſtato ornato di vaghiſſimi ſtuc- chi, lavorati con la maggior ſottigliezza dell'Arte. Queſta Villa ha due Saloni, ed è ripiena d'ogni ſorte di ricca ſupel- lettile, di Quadri, e di altre galanterie di porcellane, buccheri, e Idoletti, e ſi- miglianti rarità antiche, che in diverſi Gabinetti, e Mezzanini con ben'inteſo ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono anneſ- ſi due Giardini con belli ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno e l'altro di piante d'Aranci domeſtici; vi ſono molte antiche, e moderne Statue tra le quali un Adone ferito di Michela- gnolo di ſtraordinaria bellezza. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca diſtanza ſi vede un antico Monaſtero di Religioſe dell'Ordine di San Franceſco, detto di

P 2 mo,

e l'

S. MATTEO IN ARCETRI; il qual Terri- torio produce ottimi, e delicati vini, detti Verdee, e vi ſono delizioſe Ville. Tornando per la Strada Romana ſi vedrà in primo luogo a man ſiniſtra altro Con- vento di nobili Religioſe dell'Ordine di Sant'Agoſtino, detto volgarmente di

SAN GAGGIO, ma in proprio ſignificato San Caio, fondato dalla Famiglia de' Cor- ſini, ove ſi conſervano più inſigni Reli- quie, e la Tavola dell'Altar maggiore è di mano di Lodovico Cigoli; ed in vi- cinanza l'altro detto del Portico di Re- ligioſe dell'Ordine Agoſtiniano. In una diſcreta lontananza trovaſi voltanto ver- ſo la parte di mezzogiorno la

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orca- gna o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi diſcepoli. Nella Chieſa vedeſi oltre più eccellenti pitture un nobile pa- vimento di marmi, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in un altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà introduzione a molte Celle, e colle ſue attenenze, ſecondo l'iſtituto di queſti Eremiti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a freſco da Iacopo da Pontormo vi è un quadro a olio con Criſto a tavola, con Gleofas, e Luca, grandi al naturale, eſ- ſendovi fra quei che ſervono, ſtati ritrat- ti alcuni Converſi; e ſopra la porta, che va nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà con due Angioli, e dalla parte didentro S. Lorenzo, di mano del Bronzino. Nella ſtanza del Capitolo vi è il Crocifiſſo col- la Madonna, e la Maddalena appiè della Croce, e Angioli in aria, di Mariotto Albertinelli pittore ne' ſuoi tempi di cre- dito, come ancora molto vi dipinſe Ber- nardino Poccetti, e Rutilio Manetti Se- neſe. Vi ſi conſervano ſopra centoventi Reliquie. Ve ne ſono molte inſigni, una gran parte delle quali furono donate dal celebre Niccola Acciaioli Gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Geruſalemme. Fu queſto Niccola il Fondatore della Certoſa intorno all'Anno 1364. ed accrebbe quella di Napoli; in una ſtanza ſotterranea ſo- no le Sepolture di Caſa Acciaioli, la quale lontana di quivi nove miglia in Valdipeſa poſſiede, una gran Tenuta; e un magnifico Palazzo detto Monte Gu- foni con un bel Giardino con Fontane, e ſcherzi d'acque.

vi-

no

Rendono delizioſa queſta parte le varie Ville, e ſpecialmente quella dei Dini, del Michelozzi (detta Belloſguardo per- chè di quì godeſi tutta la Città, e dove il Guicciardini ſcriſſe la ſua celebre Iſto- ria d'Italia (I)), de' Borgherini, degli Strozzi, e de' Franceſchi. In Vicinanza avvi un Convento detto

SAN FRANCESCO DI PAOLA, ove abita- no Frati del ſuo Ordine, Chieſa di gran devozione, e bene adorna di nuove pit- ture sù la di cui Piazza è eretta la Sta- tua di detto Santo di marmo, lavorata dal Piamontini.

Fuori della PORTA A SAN FREDIANO, il Monaſtero che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una Collina è intitolato S. Barto- lommeo, e vi ſtanno i Monaci di

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar maggiore, in cui è figurato l'ingreſſo di Noſtro Signore in Geruſalemme, e di ma- no di Santi di Tito; quella ove è il Bea- to Bernardo Tolomei è di mano del Pi- gnoni, ed una ve n'è del Paſſignano. Delle due Statue di marmo la Vergine Veſtale, che tiene in mano un vaglio per l'acqua Santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla Siniſtra che rappreſenta Clau- dia è di Scultore Fammingo. Nella Cap- pella dei Capponi, che ſta ſotto la Chie- ſa, vi è una Tavola della Reſurrezione di Raffaellino del Garbo, ben mantenuta. In vicinanza di detto Monaſtero verſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del Duca Strozzi, con un Salvatico, che ſcen- de ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte di Ponente vi è un Monaſtero detto

ſo-

(I) La più completa Edizione è quella fatta recentemente colla data di Friburgo in 4. groſſi Tomi in quarto con varie addizioni, e che trovaſi vendibile a queſta Stamperia Granducale per 3. zecchini.

S. PIERO A MONTICELLI, di Religioſe della Regola di San Benedetto.

Fuori della PORTA AL PRATO, veggaſi uſcendo prima dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſſanti un bel Giardino detto la Vagaloggia di proprietà di S.A.R.

detto

Parimente ſi rende una delizioſa paſ- ſeggiata quella dei viali delle Caſcine, ove eſiſtono ſuperbi, ed ameni prati, e boſchetti. Può paſſarſi a vedere in molta diſtanza un antico Monaſtero di Monache Ciſtercenſi detto S. Donato in Polveroſa. Fuori di quaſta Porta è ſituata diſtante circa 10. miglia la Villa del Poggio a Cajano di S. A. R. ampliata moderna- mente di nuovi Quartieri, e comodi, che fu principiata dal Magnifico Lorenzo de' Medici, Padre di Leon X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpe- cialmente l'ornato, e le Pitture del Sa- lone grande in parte, che poi il Gran- duca Franceſco fece condurre a fine, e ridurre tutta queſta gran Fabbrica alla perfezione, che ella è, ſeguitando il pri- mo modello di Giulio da San Gallo. Evvi un Salone con volta a mezza botte, tutta riccamente ſtuccata, o per meglio dire, da Giuliano da San Gallo, gettata di materie, che veniſſero, in- tagliate, invenzione da lui imparata a Roma. Il detto Salone è dipinto da An- drea del Sarto, dal Francabigio, e da Iacopo da Pontormo. L'Iſtoria è quando Ceſare è preſentato di varj donativi in Egitto da molte Nazioni, alludendo que- ſto fatto al Magnifico Lorenzo de' Medi- ci, che fu di rari animali, e tra gli altri di una Giraffa preſentato da Gaitbeio Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Gi- raffa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue meſcolanze erudite: fu laſciata imper- fetta da Andrea del Sarto, e terminolla Aleſſandro Allori. Il Francabigio vi di- pinſe in altra Facciata, quando Cicerone, dopo l'eſilio fu in Campidoglio chiamato Padre della Patria: alludendo queſta Sto- ria al ritorno in Firenze di Coſimo Medi- ci il vecchio. Nell'altra Facciata il Fran- ciabigio medeſimo vi dipinſe, quando Ti- to Quinzio Flaminio Conſole Romano, orando nel Conſiglio degli Achei contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſegnavano conclu- dere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſſo fatto pure allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Venezia- ni, bramoſi di condurſi al poſſeſſo dell' Italia tutta. Ed Aleſſandro Allori fece la Pittura, che rappreſenta la Cena di Siface Re de' Numidj, fatta a Scipione, dopo che egli ebbe rotto Aſdrubale in Spagna: e queſto pure allude al glorioſo viaggio del Magnifico Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu generoſamenre convi- tato. Le due teſtate, dove ſono gli oc- chi, che danno lume, furono dipinte da Iacopo da Pontormo, e vi è un Vertunno co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in mano bello e naturale, e l'Iſtoria di Po- mona, e Diana con altre Dee, che per eſſer pitture fatte a concorrenza de' ſo- prannominati Pittori, ſono delle più belle che uſciſſero dal ſuo pennello. Da que- ſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'in- greſſo in due Gallerie, ordinate dal Gran Principe Ferdinando, per formare per mez- zo di queſte riccamente ornate, la co- municazione alli quattro Appartamenti, de' quali vien compoſta queſta Real Vil- la. Dal detto Salone facendoſi paſſaggio in un altro di minor proporzione ornato a ſtucchi, ſi trova dipinta nella ſua vol- ta da Anton Domenico Gabbiani la To- ſcana, che conduce davanti a Giove Co- ſimo Padre dalla Patria, moſtrando d'aver eſſo quietate le diſcordie, fugati i vizi, e introdotta la pace, opera in vero de- gna di ſomma ſtima. Oltre varie eccel- lenti pitture che ornano le ſtanze di queſto Palazzo in una delle quali vi è una prezioſa raccolta di piccoli quadri fattavi dal Gran Principe Ferdinando, conſiſtente in un ſol pezzo per autore, de' primi pittori del Mondo, sì antichi che moderni. La Tavola della Cappella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Pa- lazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe ciaſcuna più di centoventi paſſi, e ſo- pra queſte le Camere per alloggio del ſervizio baſſo, come pure una Fabbrica per uſo del Fattore, e del copioſo Be- ſtiame, per la Caſcina nel ſuo genere bella, e tutta circondata da un largo foſ- ſo di acqua corrente. Quivi ſi fanno co- pioſe raccolte di ſquiſiti Riſi, e dove vi ſono Edifizj per pulirli. Proſeguendo verſo Tramontana, ſi giunge ad un luo- go ameno, detto le Pavoniere, e ſerve per far correre i Daini, i quali in un Barco murato con boſcaglia, e foſſi d' acqua conſervanſi; e rimettendoſi ſu la ſtrada maeſtra, a mano dritta trovaſi al- tra Villa di S. A. R. detta

Ce-

dopo

lenti

ARTIMINO, o VILLA FERDINANDA, da Ferdinando I. di queſto nome, e Terzo Granduca di Toſcana, che dai fondamen- ti la fece fabbricare col diſegno di Ber- nardo Buontalenti l'Anno 1394, la quale è beniſſimo inteſa, sì nello ſcompartimen- to de' Quartieri nobili, come pure quelli della Famiglia. Vi ſono due bei Saloni. E' ſituata nell'ottima eminenza di un Colle volto a Levante; il divertimento mag- giore, che ſi ritrae in detta villeggiatura, ſi è la Caccia eſſendovi a tal fine un cir- cuito di muraglia di ſopra trentadue mi- glia, detto il Barco Reale diſtendendoſi dalle falde del Poggio di Artimino, fino a' Poggi di Vinci nella Valdinievole. Due altre Ville pure di S. A. R. poco diſtanti l'una dall'altro, ſono fuori di queſta Porta; una detta la

Gran

PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpe- cialmente nel tempo della Primavera: il ſuo ingreſſo principale è a Tramontana, per un Prato chiuſo da folti cipreſſi in di- feſa dei venti: ha nel mezzo un Cortile tutto dipinto di fatti Militari; vi ſono nelle due fiancate due Logge, che intro- ducono negli appartamenti nobili; queſte ſono dipinte con ottimo colorito,e diſegno, da Baldaſſarre Franceſchini detto il Volter- rano, e rappreſentano alcune azioni di Coſi- mo I. e di Ferdinando II. Gran Duchi, opere certamente degne di sì ſublime Artefice. Sono poi da vederſi gli appartamenti di queſto Palazzo arricchiti di buoniſſimi Quadri tra' quali più d'ogni altro è da ammirarſi nella Cappella la Tavola d'An- drea del Sarto. A Mezzogiorno, Levan- te, Ponente vi ſono tre altre Porte par- ticolari, che introducono in uno ſpazioſo ripiano di Giardino, di dove godeſi come in Teatro con tutta quella belliſſima Cam- pagna la Città noſtra. L'altra detta

mo

CASTELLO, Villa antica della Famiglia de' Medici, accreſciuta dal Granduca Co- ſimo I. dalla parte di Levante, col diſe- gno di Niccolò detto il Tribolo. E' ſtata ampliata di quartieri dal Noſtro Real So- vrano, eſſendo una delle ſue Ville fa- vorite. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cortile, alcune Iſtorie degli Dei antichi, e l'Arti liberali, la- vorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono di mano di Iacopo da Pontormo, ma aſſai guaſte dal tempo. Per gli Appar- tamenti vi ſono diſtribuite belle ſuppel- lettili, e molte prezioſe pitture, e vi è a freſco di Baldaſſarre Franceſchini nella volta del ricetto, ſalite le prime ſcale uno sfondo di ottimo colorito. Da Tra- montana, uſcendo di detto Palazzo ſi en- tra in un vaſto e delizioſo Giardino. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di marmo, che ſcoppia Anteo, dalla bocca eſce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo Ammannati, eſſendo il re- ſtante della Fonte diſegno, e fattura del Tribolo, come di lui ancora, e l'altra Fontana in mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſſimi intagli, e baſſirilievi, nella cima della quale vi è una Statuetta di Femmina nuda di bronzo rappreſen- tante una Venere, dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro le mani, cade ac- qua. Intorno alla detta Fonte vi ſono oc- culte fiſtolette, dalle quali vengono zam- pilli gentiliſſimi d'acqua. Queſta Fontana è cinta d'ogni intorno da un bel ſalva- tico, che fa proſpettiva dall'altra Fon- tana dell'Ercole, e per di ſopta ad una Porta, ove pure ſono varj zampilli d' acqua. Intorno alla detta Porta vi è una Grotta grande, e ricchiſſima di ſpugne, condotta anch'eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſſime Pile ſcavate, e intagliate d'un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per fianco all'entrare, ſopra le quali vi ſono ſcolpiti al naturale di- verſi Animali quadrupedi con buona di- ſpoſizione, e da alcuni de' medeſimi cade acqua nelle ſuddette pile, ove ſono in- tagli di Peſci, e nicchi marini. La det- ta Grotta è chiuſa da cancellate di ferro, le quali aperte, quando ſi voglia dar l' acqua agli zampigli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavimento, e da' lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſe per forza d'acqua. Queſta Grotta è in mez- zo a due Fontane nel medeſimo muro collocate, che ribattono all'altre due del Giardino, ove è il boſchetto a Laberinto. Dal ſuddetto Giardino ſi ſale ad un gran Vivaio, in mezzo al quale vi è in un Vecchio di bronzo figurato il Monte A- pennino, fatto dall'Ammannato, dalle cui chiome cade acqua: diſegno e lavo- ro del Tribolo, del quale è a Levante una Quercia molto artificioſa, e tutta giuochi d'acqua, che è ben degna di vederſi. Ma prima di rimetterſi ſulla ſtrada per tornare in Firenze non rechi noja il ſa- lire, voltando a man deſtra della detta Real Villa per una breviſſima ſtrada che conduce alla Villa de GRAZINI, ove con grandiſſimo piacere potrà oſſervarſi il Cor- tile della medeſima tutto dipinto a fre- ſco da Giovanni da S. Giovanni, in que- ſto vago lavoro ſi ammirerà la vivacità, ed il guſto di queſto sì illuſtre Maeſtro, e quindi ripigliando il cammino potrà tener la ſtrada che paſſa ſotto la Villa della Petraia ove vedrà di paſſaggio duc

uno

le

tile

CONVENTİ, uno di Religioſe Camaldo- lenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inoltrandoſi, un altro delle Signore delle Quiete, ove ſono fanciulle Nobili, che vi s'introducono ſopra i ſette anni per educazione, alle quali è permeſſo, non ſoddisfatte di quell'Iſtituto di vita, uſci- re ſenza però potervi aver regreſſo, non facendo mai Voti, come le altre Reli- gioſe. Queſto luogo era per addietro una Villa detta la Quiete, della Granducheſ- ſa Criſtina. Pervenne in Donna Eleono- ra Ramirez di Montalvo, che fu la Fon- datrice, e Iſtitutrice di quel vivere Re- ligioſo, la Granducheſſa Vittoria. fecevi la Chieſa, che vi è, la Foreſteria, Ri- meſſe, e Stalle, per renderlo comodo alle occaſioni di tratrenerviſi, il di cui eſem- pio ſeguendo la Principeſſa Anna Maria Luiſa Elettrice Palatina, l'ampliò di no- bile Appartamento, e arricchì di deli- zioſo Giardino. E di preſente ſi vanno am- pliando altre comode abitazioni per or- dine Sovrano. Quindi ſi paſſa alla Villa di

Q zioſo

DOCGIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove dal fu Marcheſe Senator Carlo Ginori fu introdotta in poca diſtanza da det- ta Villa, la fabbricazione non ſolo di ogni qualità di Piatterie, Vaſi ed altre Terraglie per uſo comnne, ma di finiſ- ſime Porcellane di ogni ſorte con ſingo- lare induſtria, ed ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede una gran raccolta in una ſtanza, diſpoſta a forma di Galleria, accreſciuta notabilmente dal Senator Mar- cheſe Lorenzo Figlio, e ridotta in tutte le ſue parti ad un ottima perfezione e bellezza, impiegandoſi in queſta manifat- tura circa cento perſone. In oltre a Seſto evvi quella del Marcheſe Corſi; a Co- lonnata quella del Conte del Benino, fabbricata dal Senatore Ferrantc Cappo- ni, ove ſi veggono in una vaga Galleria i cartoni eccellentemente coloriti d'unà ſtanza d'arazzi di quella di Verſaglies del Re Criſtianiſſimo.

Fuori della PORTA A SAN GALLO. ſi vede un maeſtoſo Arco Trionfale di bel- la, e vaga architettura eretto in onore del già Noſtro Imperial Sovrano France- ſco I. in occaſione del ſuo ſolenne In- greſſo in queſta Dominante ſeguito la ſera del di 20. Gennaio 1739. col diſegno di Monſieur Giadot. Le Statue laterali ſono di diverſi, la Statua equeſtre è di Vincenzio Foggini, i Bcſſirilievi ſono di Franceſco Janſens Fiammingo. E camminando fuori di eſſa Porta, ſi oſſervi il Tabernacolo ſulla ſtrada, dipinto da Gio. Batiſta Van- ni, preſſo al

del

CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i quali hanno all'uſo del lor rigido In- ſtituto, una bella Chieſa; e un comodo Convento, ed Orto. Quindi paſſando da diverſe belle Ville, e inoltrandoſi fuori della ſtrada Bologneſe ſi trova la Villa di

CAREGGI, cioè Campo Regio che ap- parteneva a S. A. R. e adeſſo è di pro- prietà di Vincenzio Orſi. Queſta fu fatta col diſegno di Michelozzo, fatta fabbri- care da Coſimo Padre della Patria. Qui- vi il magnifico Lorenzo de Medici, e Giovanni e Pietro ſuoi figli facevano le virtuoſe Accademie con Marſilio Ficino, detto il uovello Platone, ed Angelo Po- liziano, Pico della Mirandola, l'Argiro- polo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. Tornan- do ſulla ſtrada maeſtra trovaſi.

Q 2 altri

PRATOLINO, Villa di ſomma amenita nel tempo di eſtate appartenente a Sua Altezza Reale. Queſta gran Fabbrica col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Franceſco ſuo Figliuolo fu da fondamenti per il Granduca Franceſco I. fatta, e condotta quaſi a finimento, che ha in oggi, ſiccome lo teſtifica una bella In- ſcrizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſegnente tenore:

Fontibus, Vivariis Xyſtis has Aedes Franc. Med. Magn. Dux Etruriae II. Exornavit Hilaritatique Et ſui amicorumque ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. M. D. LXXV.

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al primo, e nobile piano dalla parte di Tra- montana, che per un Terrazzino, o ripia- no pure ſcoperto, introducono in un am- plo Salone in volta a mezza botte, ed ornato in parte di ſtucchi, e di pitture; ed in un Salotto tutto dipinto a freſco dai quali ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più Appartamenti; alcuni dipinti a freſco d'Architettura, altri abbigliati dì buoni quadri; e di ſupellettili. Vi è in una di queſte Camere un Organo Hydrau- lico, che ſenza opera di mantici ha l'u- fizio del Vento per mezzo dell'Acqua. Nel ſecondo Piano vi è un buon Teatro. Innumerabili poi ſono i lavori di Spugne marine, le Fontane, le Grotte, le Sta- tue, fra le quali molte Coloſſali, e che in mille ſcherzoſe maniere verſano acqua, molte altre sì fatte delizioſe per l'ampio, e ben diſpoſto Salvatico, e per i Giar- dini ſono ſparſe, e ſotto il Palazzo me- deſimo, che troppo lungo ſarebbe il vo- lerle minutamente deſcrivere per darne una giuſta, e adequata idea, a chi per- ſonalmente non ſi porta ad ammirarle. Per il che meglio ſarà che ocularmente ſi oſſervino da chi deſidera averne la per- fetta cognizione, Due Conventi di gran devozione ſi trovano in queſte parti, il primo è l'Eremo di

in

MONE SENARIO, ove ebbe miracoloſa- mente principio da' ſette Beati Romiti Nobili Fiorentini la Religione de' Servi di Maria Vergine l'anno 1233. e quivi San Filippo Benizj noſtro Cittadino, lun- go tempo ſtette a far penitenza ſull'alto giogo di quel Monte, veſtito di una fol- ta ſelva di Abeti. In mezzo di eſſa ſtà il Convento degli Eremiti dell'Ordine de' Servi di Maria; e vedonſi nel recinto le ſetto Grotte de' Beati Fondatori, e quella del Santo Propagatore, ove fece- ro lunga dimora; coſe, che muovono lo ſtupore inſieme, e la divozione. In queſto Santuario non mancano da vederſi varie buone pitture, ma ſopra di ogn'altra vi ſi ammira nella volta della Chieſa il bel- liſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani rap- preſentò Maria Santiſſima in Gloria con molti Angeli, che porge l'abito ai fette Beati Fondatori, Il ſecondo a piè del Monte Senario è l'antico, e celebre

go

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rinnovato dalla Real Munificenza di Co- ſimo III. ove abitavano i Monaci della ſtretta oſſervanza detti dalla Trappa, abi- tato in oggi dai Monaci Ciſtercienſi. Nel ritorno a Firenze, quaſi tre miglia diſco- ſto da Pratolino, ſulla mano dritta fuori della maeſtra ſtrada vi è un altro

CONVENTO di Cappuccini, detto la Concezione. Dalla mano ſiniſtra, più i- noltrandoſi verſo Firenze ſi vede la bella Villa del Duca Salviati ſopra il Ponte alla Badia, perchè di quì paſſato il Ponte di mugnone ſi và alla ſoppreſſa

Villa

BADIA DI SAN BARTOLOMMEO, ſervita lungo rempo per Cattedrale di Fieſole, poi ufiziata dai Monaci di San Benedet- to: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in poſitura di minacciar rovina: Coſimo de Medici Padre della Patria, ſo- pra quaſi le rovina di quel Santuario, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbricò una bella Chie- ſa, e Monaſtero a' Canonici Lateranenſi, che vi erano a contemplazione di un tal Padre Don Timoteo da Verona eccellen- te Predicatore di quell'Ordine, e per meglio godere la ſua converſazione, vi fece un appartamento per proprio uſo. Vi era una prezioſa Libreria con Mancſcrit- li e Libri da Canto fermo molto ſingo- tari, che furono mandati alla Libreria Magliabechiana allorchè partirono i detti Canonici. Volgendo a Tramontana, vi è una

CHIESETTA, ove ſi conſerva una mira- coloſiſſima Immagine d'un Crocifiſſo, luo- go detto Fonte Lucente, nominato dal Poliziano nella Lamia, e da Levante vi è

S. DOMENICO, Chieſa dell'Ordine ſuo più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con gran- diſſima eſemplarità molti Religioſi, i quali hanno un comodo Convento fondato in- torno l'Anno 1406. dal Beato Fra Gio- vanni Domenici a ſpeſe della nobiliſſima Famiglia degli Agli, e quivi S. Antoni- no fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di S. Domenico. Sono in qneſta Chieſa al- cune Pitture buone: tra le antiche, ſi vede quella alla Cappella de' Gaddi, della Coronazione della Madanna, di Fra Gio- vanni Angelico, quella della Natività, di Pietro Perugino; e un'altra del Sogliani; fra le moderne, quella della Nunziata di Iacopo da Empoli, e tutta la volta della Chieſa dipinta da Lorenzo del Mo- ro. Poco ſopra ſalendo il Monte, ſi vede una bella Villa fabbricata già da Giovan- ni di Coſimo Medici col diſegno di Mi- chelozzo, la quale appartiene al Mozzi; avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col diſe- gno del medeſimo Michelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Villa, una

ſtret-

CHIESA, e Convento a' Frati di San GIROLAMO, i quali ebbero principio in Firenze da Carlo Conte di Montegranelli circa l'anno 1407. che ha culto di Beato; e che da Clemente IX. furono ſoppreſſi, poſſeduto dal Conte Carlo Bardi. Final- mente ſi giunge ſopra la cima di Fieſo- le, ove è la

poſ-

CATTEDRALE, la Canonica, ed il Pa- lazzo del Veſcovo di Fieſole. Non molto vi ſi vede di antico, fuori che alcunì fram- menti della Rocca, e delle Mura, aven- do l'anno 1010. i Fiorentini dato il ſac- co, come è noto per le Storie, e demo- lito tutto. La Chieſa fu fabbricata l'an- no 1028. dal Veſcovo Iacopo Bavaro, di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar maggiore, vi ſi conſervano le Reliquie di Santo Romolo in una caſſa di marmo miſtio, la Teſta del qual Santo con un braccio, ſi eſpone il dì feſtivo del mede- ſimo. Vi ſono le Reliquie ancora di quat- tro ſuoi compagni martiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Ve- ſcovo di Fieſole, e la Cattedra di S. An- drea Corſini altro Veſcovo di queſto luo- go, la quale è ſpecie di Reliquia, come ſtata già occupata dal Santo nelle ſacre funzioni Veſcovili, che è traſportata nella parete ſiniſtra in un ornato di Pietra ſe- rena. La Tavola rappreſentante il marti- rio di San Tommaſo Apoſtolo alla Cap- pella della Famiglia Guadagni è di ma- no del Volterrano, e l'intero, e baſſori- lievo di marmo alla Cappella di Monſi- gnor Salutati è opera di Mino da Fieſole, e quelle all'Altare di mezzo tra le due ſcale ſono di mano di Andrea Ferrucci pure da Fieſole. Nella Chieſa di

no

SANT'ALESANDRO, che in antico chia- mavaſi di San Pietro in Geruſalemme, vi è il Corpo di detto Santo, che fu Veſcovo di queſta Città, e martirizzato nel Bo- logneſe intorno all'anno 502. Incontro alla Cattedrale vi è il

PALAZZO del Veſcovo, che ha vaſta Dio- geſi, e vi è un molto ben regolato Semi- nario per i Cherici. Sopra il più alto di Fieſole evvi un

CONVENTO di Riformati di San Fran- ſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Roc- ca de' Fieſolani. La Tavola della Conce- aione in detta Chieſa è di mano di Piero di Coſimo, e ve ne ſono altre buone. Scendendo, ſi trova la Chieſa di

SANTA MARIA PRIMERIANA, ove eſiſte un'antichiſſima Immagine di Maria, che è tradizione ſia una delle prime Imma- gini-della Toſcana, e che perciò ſi chiami Primeriana, la qual Chieſa, ſecondo l' Ammirato, veniva ad eſſere quaſi nel mezzo della Città di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze. Verſo Levante, qual- che tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi è un altro

Am-

CONVENTO di Zoccolanti detto la Doccia, fondato da Giuliano Davanzati noſtro Cittadino; e tanto in queſto luogo che per l'adiacenti Colline non più di- ſcoſte da Firenze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville molto comode, e grandioſe. Prendendo la ſtrada, che conduce alla ſopraddetta Badia deì Canonici Lateranen- ſi, ſi giunge ad altro Convento di Mo- nache detto

SANTA MARIA DEL FIORE DI LAPO, le quali ſono ſotto la Regola di Sant'Ago- ſtino, ed in antico circa l'anno 1334. ave- vano il loro Convento, dov'è oggi quello de' Riformati a Fieſole. Nella loro Chieſa vi è una Tavola di mano di Aleſſandro Al- lori, ove è la madonna con alcuni Santi, e il Padre Eterno. E di quivi ritornando verſo Firenze ſi troverà fuori della

PORTA A PINTI, nella Chieſa di San Gervaſio una bella Tavola di Santi di Ti- to; e fuori della

POR-

PORTA alla CROCE, ſi trova un Conven- to di Monache detto

SAN SALVI, da cui prende la denomi- nazione l'adiacente pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſteri de' Vallom- broſani, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. nel demo- lirſi un loro antico Convento, per pian- tarvi la Fortezza di San Giovambatiſta, volgarmente detta da Baſſo, che vi è al preſente. Nel Refettorio di eſſo Monaſte- ro di San Salvi dall'immortal pennello di Andrea del Sarto ſi vede dipinto in un arco San Benedetto, San Giovanni Gualberto, S. Salvi Veſcovo, e San Ber- nardo degli Uberti Monaco, e Cardinale, e nel mezzo in un tondo è rappreſenta- ta la Trinità. In faccia del medeſimo v' è un Cenacolo di noſtro Signore, che ſi reputa delle migliori pitture di Andrea, di cui ſe ne vede la ſtampa inciſa da Teodoro Cruger. Tanto che convenendo rovinare per il detto aſſedio con molti ſubur- bani Conventi, e Caſamenti, anche la Chieſa di San Salvi, con ſue abitazioni, a contemplazione di così belle Pitture, fu il Refettorio laſciato in piedi; ma per l'introdotta Clauſura di Monache non ſi poſſono vedere ſenza ſpeciale licenza. Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano di Fran- ceſco Morandini da Poppi, e quella di S. Umiltà del Paſſignano. Meno d'un miglio diſcoſto da San Salvi ſi trova a piè di quelli ameni Poggi un altro Con- vento di Monache detto

ſi

SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſot- to la Regola di S. Agoſtino; e ſalendo ſulla ciniſtra, ſe ne trova un altro dell' Ordine di San Benedetto, intitolato

SAN MARTINO a Maiano, ove è la Ta- vola dell'Altar maggiore dipinta dal Gril- landajo.

Fuori della PORTA A SAN NICCOLÒ, paſ- ſato il Fiume, è una Pianura, abbondan- te di ottimi frutti, nominata Pian di Ri- poli, e tale ſi chiama una

Badia di S. BARTOLOMMEO de' Monaci Valombroſani, che quaſi nel centro di queſto piano è poſta con un comodo Mo- naſtero, ove fa ſua reſidenza il Generale di quell'Ordine, e fu gia Monaſtero di Donne

SANTA MARIA del BIGALLO, ſulla ſtra- da maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503. ſi mantenne a uſo di Spe- dale, di padronato de' Capitani del Bi- gallo, che da eſſo preſero eglino un tal nome, e poi ceduto fu alle Monache dette di Caſignano della Regola di S. Benedetto, per la minacciante rovina dell'antico lo- ro Convento in quel luogo. Poco più di cinque miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva all'

dale,

LAPPEGGI, Villa di S. A. R., degna di vederſi per i belli Appartamentì, e qua- dri, e mobili, dei quali è fornita. Poco diſtante è la celebre Villa de' Vecchietti detta il Ripoſo. Sopra di uno ſpogliato Poggio tra Mezzogiorno, e Levante, ſi vede la

CHIESA di SANTA MARIA dell'IMPRU- NETA. Miracoloſiſſimo ſi è il ritrovamento dell'Immagine di Maria come ce lo ri- ferìſce Franceſco Rondinelli nella Rela- zione dell'ultimo Contagio di Firenze. Volevano quei Popoli fare una Chieſa in onore della Vergine, e poſta mano all' opera, rovinata la notte quello, che la- voravano il giorno. Perlochè accortiſi non eſſer volontà di Dio, che ſi edificaſſe in quel luogo la Chieſa, fatte orazioni, fu- rono inſpirati a prender due Giovenchi non domi; e appiccato loro al giogo al- cune pietre, riſolverono, che dove ſi fermaſſero, quivi per avventura ſarebbe ſtato il luogo eletto da Dio per edificarla. I Giovenchi ſtraſcinando le pietre ſi fer- marono in quel piano, ove è la Chieſa al preſente: i circoſtanti allora datiſi a ſcavare i fondamenti, mentre che uno di quei manovali lavorava di forza, udirono una voce lamentevole, onde tutti atto- niti corſero quivi, e trovarono queſta Im- magine di MARIA Vergine col Figliuolo in braccio. Queſta tradizione vien con- fermata da un marmo di baſſorilievo an- tichiſſimo, il quale è ſotto il Tabernacolo della Madonna. Vi ſono grandi Indul- genze, e Privilegi conceduti da molti Pontefici, e nel giorno di S. Luca vi è un gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una groſ- ſa Fiera. E' ufiziata la detta Cappella da dieci Cappellani con un Pievano, che han- no l'obbligazione di dirvi quotidianamen- te il Divino Ufizio. Fu fondata dall' antica famiglia de' Buondelmonti, che fino al pre- ſente gode la libera collazione di quelle Cappellanie, e l'elezione del Pievano. La Chieſa è in oggi mutata, e riccamente a- dornata, con Soffitta tutta dorata con tre sfondi dipinti da tre eccellenti Pittori di Fi renze, tra i quali quello di mezzo è conſi- derato eſſere il più inſigne lavoro di Anto- nio Puglieſchi. Il primo degli altri due è opera di Tommaſo Redi, e l'ultimo di Gio. Cammillo Sagreſtani. Sopra tutte le buo- ne Tavole, che vi ſi vedono è oſſervabile la Vocàzione di S. Pietro, belliſſimo la- voro di Iacopo da Empoli. E' degna di eſſer vedula la Sagreſtia per la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi ſi conſervano: e chi voleſſe più minuta informazione di tutto ciò che appartiene a queſta Chieſa potrà vederne le memorie Iſtoriche del Pievano Caſotti, ſtampate da Giuſeppe Manni in Firenze l'anno 1713. Fuori della Porta S. Miniato, che è ſerrata ſi trovano due Chieſe, la prima è detta

cune

ren-

S. FRANCESCO al MONTE, già de' Fratì Minori Oſſervanti, ora de' Padri del Ri- tiro della Provincia Riformata di Toſca- na, i quali, levati tutti gli ornamenti, l'hanno ridotta ad uno ſtato di povera ſemplicità, propria del loro Inſtituto. Queſta con ottimo diſegno di Simone del Pollaiolo fu fatta fabbricare intorno all' anno 1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa fede un'Iſcrizione poſta davanti l'Altar maggiore nel pavimento. Non ha che una ſola Navata con ſei Cappelle per parte, ed una di Fianco all'Altar mag- giore in dentro, con fuoi archi per difuo- ra di Pietra ruſtica, e ſuo Cornicione, che ricorre intorno la Chieſa, e per l' arco maggiore della Tribuna. La Tavola della Nunziata è di mano del Beato Fra Gio. Angelico Domenicano, e quella della Natività di Noſtro Signore è di Giovanni Antonio Sogliani, oltre diverſe Tavole di buoni Autori moderni che vi ſono. So- pra la Porta della Sagreſtia la pietà di terra cotta è di mano di Luca della Rob- bia: accanto alla Porta maggiore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco di Marcello Vir- gilio Segretario della Repubblica Fioren- tina, e gran Letterato, con un bello epi- taffio. Queſta Chieſa è poſta in tale emi- nenza, e vicinanza inſieme alla Città, che di quivi con pittoreſca proſpettiva ſi gode una gran parte de' Villaggi. Uſcen- do per la Porta del fianco di detta Chie- ſa, e camminando pochi paſſi a man dritta per una Porta della Fortezza, che intor- no all'anno 1526. con diſegno di Miche- lagnolo Buonarroti fu fatta, benchè tira- ta a fine dal Tribolo, di cui è lavo- ro la belliſſima ſtatua di macigno non fi- nita rappreſentante una Vittoria che ſtà appoggiata accanto alla detta porta. Di quì ſi arriva all'altra antichiſſima

una

R nita

CHIESA DI SAN MINIATO, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di deſcrivere com'ella ſta al preſente, sì eſteriormente, che interiormente, ci piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna no- tizia di ſua grande antichità, e origine. Nella perſecuzione de' Criſtiani ſotto De- cio, trovandoſi San Miniato con alcuni compagni a far penitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chieſa, e in quei tempi altro non v'era, che un piccolo orato- rio dedicato all'Apoſtolo S. Pietro, e all' intorno boſcaglia, il Tiranno con doni ed offerte d'ingrandimento condottolo in Firenze, lo tentò a rimoverſi dalla Reli- gione Criſtiana, ma nulla valendo a fran- gere la Fede del Santo, dopo diverſi martiri, da' quali per alcun tempo Iddio lo preſervò, gli fece tagliare la teſta in un luogo detto fino a' noſtri giorni Santa Candida, detta dal Candidato dei Mar- tiri, ma il Santo preſala nelle mani paſ- sò l'Arno, e ſalito in queſto Poggio, reſe nel ſuddetto Oratorio l'Anima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo corpo, e da' Fiorentini Criſtiani fu fabbricata una Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì no- bile, e grande, che ſi vede al preſente, fu alzata nell'anno 1013. a' 26. d'Apri- le con conſiglio d'Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſſenſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo primo Imperatore, e ſe- condo Re di Germania, e di Santa Cu- negonda ſua moglie, che la dotarono di molte tenute, e con ſolenne pompa vi fecero traslatare il Corpo di San Miniato nell'Altare, che è ſotto le volte della medeſima Chieſa, la quale da' Fiorentini fu data in cura a' Conſoli dell'Arte de' Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre na- vate, e vi ſono due ſcale di marmo quaſi al mezzo della Chieſa, per dove ſi ſale al Presbiterio, e Coro, fatto ſull'antica coſtumanza della primitiva Chieſa. Que- ſto è tutto di marmi e porfidi intagliati, e intramezzati; dietro all'Altare vi ſono cinque fineſtroni ſerrati di traſparentiſſi- mo marmo, e nella lunetta ſemirotonda di Moſaico col Padre Eterno, ſi vede a mano ſiniſtra l'Effigie di San Miniato, davanti le volte, e ove elle terminano, pure iſo- lata vi è una Cappella di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici, ove è un par- timento d'ottangoli beniſſimo lavorato da Luca della Robbia. A man ſiniſtra la Cappella che ſi vede dedicata a S. Ia- copo, degna per ogni ſua parte fu fatta alla memoria del Cardinale Iacopo di Por- togallo, con partimento tutto di marmi e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſco- pale, e il Sepoloro di lui con tutta la figura, e ſopra Maria SS. col S. Bambino e Angeli lavorati da Antonio Roſſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſimo; o vi è queſto Epitaffio:

quivi

R 2 fare

Regia Stirps Iacobus nomen Luſitana propago Inſignis forma ſumma pudicitia Cardineus titulus morum nitor optima vita Iſta fuere mihi mors iuvenem rapuit Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo Luca della Robbia fece in quattro tondi ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di mano d'Antonio del Pollaiolo è la Ta- vola o olio, entrovi S. Iacopo, S. Euſta- chio, e San Vincenzio; di Pietro ſuo fra- tello alcuni profeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella, ſiccome in un mezzo tondo la Nunziata; nella Sagre- ſtia alcune azioni di S. Benedetto dipinte a freſco ſono di mano di Spinello Spinelli. Queſta Chieſa di cui ſi è fatto lungo ragio- namento, ſervita di Sepoltura a più Marti- ri, fu negli antichi tempi ufiziata da' Mo- naci di San Baſilio, poi da quelli di San Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Clu- niacenſi, e fra eſſi ſtette alcun tempo S. Gio. Gualberto Fiorentino de' Signori di Petroio dopo d'avere magnanimamente perdonato all'inimico, ucciſore di Ugo ſuo Fratello, quale riſcontrò poco ſotto a San Miniato, ove è una memoria del generoſo fatto già noto in un Taberna- colo con Iſcrizione. Il Crocifiſſo che chi- nò la teſta, il quale era in quei tempi nella ſuddetta Chieſa nella mentovata Cappella di mezzo, è ora in quella di Santa Trinita de' Monaci del ſuo Ordine dentro la Città, come è ſtato detto a ſuo luogo. L'anno 1373. a' 27. del meſe di Agoſto ſotto Gregorio XI. uſciti molto prima i Monaci Cluniacenſi di detta Chie- ſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bian- chi di Monte Uliveto, i quali vi ſtettero fino al 1542, che di quivi ſi partirono al tempo del Granduca Coſimo I. e in detta occaſione levarono le oſſa di S. Miniato. In maggior diſtanza da Firenze ſon pure i tre famoſi Santuarj, cioè la Vallombro- ſa, il Sacro Eremo di Camaldoli, e il Sacro Monte dell'Alvernia, ove nel pri- mo S. Gio. Gualberto, nel ſecondo San Romualdo lunga penitenza fecero, e fon- darono i loro Ordini, e nel terzo San Franceſco ricevè le Sacre Stimate.

muro

tem.

IN-

INDICE

Delle coſe più notabili, deſcritte nel preſente Libretto.

A

ACcademia degli A- patiſti 107.

di Bottanica 37.

della Cruſca 107.

del Diſegno 63.

Fiorentina 107.

S. Agoſtino, Chieſa, e Convento 196.

Aleſſandro magno Sta- tua 193.

S. Ambrogio Chieſa, e Monaſtero 69.

Angeli Chieſa 43.

Angiolini Chieſa, e Mo- naſtero 60.

S. Anna Monaſtero 145.

Annalena Monaſtero, e Chieſa 206.

SS. Annunziata 46.

S. Antonio Chieſa 130.

SS. Apoſtoli Chieſa 160.

S. Appollonia Monaſte- ro, e Chieſa 123.

Archivio Fiorent. 184.

Armilla di Tolomea 137.

Artimino Villa di S. A. R. 237.

B

Dei Bacchettoni Com- pagnia 142

Badia di Buonſollaz- zo 246.

di Fieſole 247.

di Firenze 77.

di Ripoli 253.

S. Baldaſſar, Monaſte- ro, e Chieſa 253.

S. Barnaba Monaſtero 122.

S. Baſilio 121.

Bernabiti 209.

S. Biagio Chieſa 184.

Bigallo Monaſtero, e Chieſa 253

Baldrone, Monaſtero, e Chieſa 241.

Cal-

C

Calza, Chieſa 207.

Camaldolenſi, Chieſa 43.

Campanile del Duomo 18

di Palazzo Vecchio 196.

di S. Spirito 222.

Cappella de' Principi in S. Lorenzo 119.

Cappuccine 97.

Cappuccini di Montu- ghi 243.

della Concezione detti di ſopra 246.

Carceri 109.

Careggi Villa 243.

Carmine, Chieſa, e Con- vento 210.

Caſa del Viviani Mat- tematico 121.

Caſa di Federigo Zac- cheri 62.

del Dott. Targioni 72.

di Santi di Tito 127.

Caſcine di S. A. R. 233.

Caſino dei Principi Cor- ſini 144.

di S. Marco 35.

del Marcheſe Riccar- di 129.

de' Nobili 159.

di Via della Crocet- ta 61.

Caſtello, Villa di S. A. R. 238.

S. Caterina Monaſtero 123.

Cavallerizza 37.

Cavallo della SS. An- nunziata 45.

di Piazza 178.

S. Cecilia Chieſa 179.

Centauro ſtatua 187.

Certoſa, Chieſa, e Con- vento 229.

Ceſtello, Chieſa, e Con- vento 215.

S. Chiara, Chieſa, e Monaſtero 208.

Chiarito Monaſtero 128.

S. Clemente, Chieſa, e Monaſtero 128.

Cinghiale di Mercato nuovo 184.

Colonna di S. Felice in Piazza 222.

di S. Felicita 197.

di S. Giovanni 22.

di Mercalo Vecchio 192.

di S. Trinita 154.

Concilio Fior. 138.

Conſervatorio dei Pove- ri 126.

Convertite, Chieſa, e Monaſtero 208.

Corridore de' Pitti 169. 174.

S. Cro-

S. Croce, Convento, e Chieſa 85.

Crocetta Monaſtero 60.

Cupola del Duomo 8.

D

Deccia, Chieſa, e Con- vento 251.

Doccia Villa Ginori 242.

S. Domenico nel Ma- glio 36.

S. Domenico di Fieſole Chieſa, e Conven- to 247.

S. Donato in Polvero- ſa, Chieſa, e Mo- naſtero 233.

Duomo di Firenze 7.

di Fieſole 249.

F

S. Felice in Piazza, Chieſa, e Monaſte- ro 222.

S. Felicita Chieſa, e Monaſtero 197.

Fieſole Città 249.

S. Filippo Neri, Chie- ſa, Oratorio, e Con- vento 80.

Fontana di Piazza del Gran Duca 175.

Fonte Lucente Chieſa 247.

Fortezza da Baſſo 129.

S. Franceſco Monaſte- ro 100.

S. Franceſco di Sales del Conventino 214

S. Franceſco di Fieſole, Chieſa, e Conv. 250.

S. Franceſco al Monte, Chieſa, e Conv. 256.

S. Franceſco di Paola, Chieſa, e Conv. 231.

S. Frediano, Chieſa, e Monaſtero 214.

G

S. Gaggio, Chieſa, e Monaſtero 229.

Galleria di S. A. R. 166.

S Gervaſio 251.

Ghetto degli Ebrei 191.

Giardino di Boboli 203.

de' Semplici 37.

della Vaga Loggia 232

S. Gio. Bat Chieſa 18.

S. Gio. Evangeliſta, de' PP. delle Scuole Pie 23.

S. Giovannino de Cava- lieri 124.

S. Girolamo Chieſa 29.

S. Gi.

S. Girolamo di Fieſole 248.

S. Giuliano Monaſtero 129.

Giuoco, del Calcio 94.

S. Giuſeppe, Chieſa, e Convento 96.

Granaio pubblico 216.

Guardaroba di S. A. R. 173.

I

S. Iacopo ſopr'Arno Chieſa, e Conv. 224.

S. Iacopo tra' Foſſi Chie- ſa e Convento 83.

S. Iacopo Monaſt. 199.

S. Iacopo in Campo Corbolini 131.

S. Iacopo di Ripoli 144.

Imperiale Villa di Sua Altezza Reale 227.

Impruneta Chieſa 254.

L

Lapo Chieſa, e Mona- ſtero 251.

Lappeggi, Villa di S. A. R. 254.

Libreria di S. Lorenzo 115.

del Magliabechi 164.

del Marucelli 29.

Loggia detta de' Lanzi 174.

de' Tornaquinci 184.

S. Lorenzo Collegiata R. Baſilica 108.

S. Luca 126.

S. Lucia ſul Prato 145.

S. Lucia, Chieſa, e Mo- naſtero 126.

Luoghi Pii quanti in Firenze 5.

M

Madonna della Pace, Chieſa e Conv. 226.

de' Ricci Chieſa. e Convento 105.

del Sacco 58.

Magiſtrati di Firenze 163.

Majano Monaſtero, e Chieſa 255.

Mantellate Conv 64.

S. Marco Convento, e Chieſa 29

S. Margherita Chieſa 106.

S. Maria ſul Prato 145.

S. Maria in Campo, Chieſa 107.

S. Ma-

S. Maria di Candeli, Monaſ. e Chieſa 68.

S. Maria del Fiore 7.

S. Maria Maddalena, Monaſ. e Chieſa 65.

S. Maria Maggiore, Conv. e Chieſa 188.

S. Maria Novella, Con- vento, e Chieſa 133.

S. Maria Primeriana Chieſa 250.

S. Maria ſopr'Arno Chieſa 193.

S. Maria Ughi 154.

S. Martino Monaſtero 144.

S. Martino Orat. 104.

S. Matteo in Arcetri, Monaſtero e Chieſa 229.

Mendicanti Conſerva- torio 208.

Mercato nuovo 184.

Mercato vecchio 191.

S. Michel Berteldi Chie- ſa 185.

S. Michel Viſdomini, ove abitavano i Monaci Celleſtini, ora Soppreſſi, Chie- ſa 39.

S. Miniato al Monte Chieſa 258.

S. Miniato del Ceppo Chieſa 127.

S. Miniato fra le Tor- ri 154.

S. Monaca Monaſ. 209.

Monaci Camaldol. 43.

Monaci Ciſtercenſi 215.

Monaſteri di Clauſtrali e Monache quanti 5.

Monte Domini Monaſte- ro 97.

Monaſter nuovo 143.

Monte Senario Eremo, e Chieſa 245.

Monte Uliveto Monaſte- ro 232.

Monticelli Monaſ. 97.

Murate Monaſtero 99.

N

S. Niccolò oltr'Arno Chieſa 194.

S. Niccolò, Monaſtero, e Chieſa 38.

Nunziatina Monaſ. 208.

O

Ogniſſanti Convento, e Chieſa 145.

S. Onofrio di Fuligno Monaſtero 130.

Origine di Firenze 1.

Orſanmichele Chieſa 180.

S. Or-

S. Orſola Monaſ. 121.

Opera del Duomo 107.

P

PP delle Scuole Pie 23.

Palazzo di S. A R. 200.

Albergotti 185.

degli Alberti 196.

degli Aleſſandri 75.

Albizzi 76.

Altoviti 76.

Antell, 95.

Antinor 217.

Arciveſcivo 22.

Arnaldio 23.

Bagnani 155.

Baldinucci 72.

Bargigli 42.

Baroncini 104.

Bartolini 156.

Beccuto Orland. 190.

Borgherini 162.

Buonarroti 72.

Canigiani 194.

Capponi 28. 62. 193.

Caſtelli ora de' Fero- ni 217.

Cerretani 132.

Cocchi 95.

Coppoli 29.

Corſi 185.

de' Corſi 21. 84. 159.

Dragomanni 200.

Feroni 217.

Gerini 38.

Gherardeſca 64.

Giacomini 185.

Gianni 194.

Ginori 121.

Giraldi 121.

Giugni 44.

Gondi 82. 108.

Grifoni 45.

Guadagni 63. 107.

Guicciardini 200.

Incontri 39.

Malaſpina 190.

Martelli 23.

Martellini 43.

Martini 190.

Marucelli 122.

Medici 125.

Mandragone 132.

de' Montalvi 76.

Mozzi 194.

Naldini 108. 121.

Nelli 120. 131.

del Nero 196.

Niccolini 145.

Panciatichi 28.

Pandolfini 126.

Paſquali 185.

Pazzi 76.

de'

de' Pecori 216.

Poteſtà, detto il Bar- gello 104.

Pucci 39 40.

Ricaſoli 150. 155.

Riccardi 26.

Ricciardi 106.

Rinuccini 117.

Roffia 69.

Rucellai 150.

Salviati 103.

del Sera 72.

Serriſtori 196.

Spini 156.

Stiozzi 143.

Strozzi 72. 77. 153.

Tempi 193.

Turco Roſſelli 162.

Valori 76.

Vecchio 169.

Vernaccia 69.

Ughi 28.

Uguccioni 179.

Veſcovo di Fieſole 250.

Viviani 185.

Ximenes 64.

S. Pancrazio Monaſte- ro, e Chieſa 150.

Pandette Fiorent 174.

S. Paolino, Convento, e Chieſa 141.

Pavoniere 236.

Petraia Villa di S. A. R 237.

Piazza di S. Croce 94.

del Granduca 169.

del Grano 83.

di S. Maria Novella 139.

della SS. Nunziata 46.

S. Pier Maggiore, Mo- naſt., e Chieſa 72.

S. Pier a Monticelli, Monaſtero e Chieſa 232.

Poggio a Caiano Villa di S A. R 233.

Ponte alla Carraja 216.

alle Grazie 196.

a S. Trinita 225.

Vecchio 193.

Portico Monaſtero, e Chieſa 229.

Poverine Monaſt. 98.

Pratolino Villa di S. A. R. 244.

S. Procolo 204.

Q

Quiete, Conſervatorio, e Chieſa 241.

S. Re-

R

S. Remigio 83.

S. Romolo 179.

S. Ruffillo 23.

S

Sala d'Udienza 174.

S. Salvadore Chieſa 23.

S. Silveſtro Monaſt. 64.

Stabilite Monaſt. 140.

Statua equeſtre 193.

S. Salvi Monaſtero, e Chieſa 252.

Seminario Fiorent. 190

Fieſolano 250.

S. Simone Chieſa 101.

Spedale di S. Giovanni di Dio 150.

di Bonifazio 126.

degl'Innocenti 46.

di S. Mar. Nuova 40.

di S. Matteo 38.

de' Preti 123.

S. Spirito Convento, e Chieſa 217.

Spirito Santo, Monaſt. e Chieſa 197.

S. Stefano Monaſtero e Chieſa 162.

Studio Fiorent. 107.

T

Targioni Tozzetti Mu- ſeo 72.

Teatro di Via del Coco- mero 39.

Via della Pergola 43.

della Palla a Corda 39.

S. Tereſa Monaſt. 70.

S. Trinita Chieſa 155.

V

S. Verdiana Monaſt. 101.

Ufizj Fabbrica 163.

IL FINE.