Guida al forestiero per ossrvar con metodo le rarità e bellezze della città di Firenze 1790 Firenze it l223.xml

GUIDA AL FORESTIERO PER OSSERVARE CON METODO LE RARITÀ E BELLEZZE DELLA CITTÀ DI FIRENZE

QUINTA EDIZIONE

Corretta, ed accresciuta della Descrizione della Real Gallerìa, del Gabinetto d'Istoria naturale, e dell'Accademia delle Belle Arti ec.

FIRENZE MDCCLXXXX.

PER GAETANO CAMBIAGI STAMP GRANDUCALE

CON LICENZA DE' SUPERIORI.

Vale Paoli tre.

DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI FIRENZE

VArie ſono le opinioni dei noſtri Iſtorici circa l'origine, e prima popolazione di queſta Città di Fi- renze, poichè alcuni vogliono che riconoſca il di lei principio dai ſeguaci di Silla, altri dai Triumviri, e altri dai Popoli Fieſolani; e ſecondo il ſentimento del fu noſtro Dottor Giovanni Lami ſi vuole che foſſe una delle antiche Città Etruſche, e dipoi, ſecondo l'autorità di Giulio Frontino, e di altri accreditati Autori, fu dedotta anticamente da' Triumviri Colonia de' Romani compoſta dei più ſcelti Soldati di Ceſare. Da Floro fu annoverata Florenzia dipoi Firenze fra' più ſplendidi Municipj d'Italia. Quindi è, che i Fiorentini nutrirono in ogni tempo ſpiriti no- bili, e generoſi, e niuna impreſa, benchè dif- ficile, e grande, intentata laſciarono, per ac- quiſtare a ſe medeſimi gloria, ed alla Patria or- namento, e ſplendore. Scoſſo il duro giogo di eſſere ad altri ſoggetti, dopo la decadenza dell'Imperio Occidentale, nel quinto ſecolo, procurarono di vivere in libertà; per conſer- var la quale, non meno che per dilatare i con- fini del proprio dominio, furono forzati ad ab- battere l'audacia dei loro nemici, disfacendo Caſtelli, eſpugnando Città, e riducendo ſotto il loro comando Popoli intieri. Fatti pertanto potenti, non temerono di ſoſtenere oſtinatiſſi- me guerre contro i primi potentati d'Italia, riportandone ſegnalate vittorie, le quali ſenz' alcun dubbio non ſarebbero così toſto ceſſate, ſe non ne aveſſero il corſo impedito le diſcor- die civili. Queſte furono, che tolſero ai Grandi il Governo, e 'l tramutarono di Ariſtocratico in Popolare, e di Popolare lo riduſſero a Principato: poichè la Repubblica nei primi tempi ſolamente dagli Ottimati ſi governò, indi dal culto Popolo (fuorichè nella rivoluzione de' Ciompi nell'anno 1378. quando il popolo vile, e minuto per breviſſimo tempo preſe il comando); e finalmente nel ſecolo decimoſe- ſto da Principi ottimi, e clementiſſimi cominciò ad eſſer governata. Ora ſiccome nel coraggio, e governo furono i Fiorentini ſomigliantiſſimi a' Romani, così procurarono in ogni altra coſa d'imitarli. Ebbero come Roma il Teatro, l'Anſiteatro, il Campidoglio, il Foro, le Ter- me, gli Acquedotti, e ſecondo alcuni, anche il Tempio di Marte. Dicono, che coſtumaſ- ſero gli ſteſſi Giuochi, e le ſteſſe Feſte pub- bliche, e onoraſſero pure come lor tutelare il medeſimo Dio Marte. Così ne' tempi poſteriori, quando ebbero la ſorte di conoſcere, e di ab- bracciare la Religione Ortodoſſa, edificarono nobiliſſime Chieſe, ſontuoſi Palazzi, Giardini vaghiſſimi, che quaſi gareggiano con quei di Roma. Coltivarono, come i Romani in ſom- mo grado le Armi, e le Lettere. Nelle Armi riuſcirono valoroſiſſimi Soldati, e condottieri d'Eſerciti di gran nome. Sono innumerabili quelli, che nei tempi antichi, e moderni ebbero l'onore di eſſer creati Cavalieri da Imperadori, e Monarchi, per ricompenſa del loro valore, ed a taluni non ſon mancate ſovranità ragguar- devoliſſime, e le dignità prime del Mondo, e che nelle Regioni anche più barbare, e più lontane ſi reſero formidabili, e nel medeſimo tempo glorioſi. Eſperti, e ſagaciſſimi nelle tante, e diverſe Ambaſcerìe, ſoſtenute ſempre con gran decoro, e ſplendidezza, tralle quali una delle più memorabili, e di ſommo onore per la Nazione fu quella di ritrovarſi inſieme in Roma a congratularſi con Bonifazio VIII. dodici Ambaſciatori, ſpediti da diverſi Poten- tati tutti a dodici Fiorentini, la qual coſa fece tanta maraviglia a quel Pontefice, che in pub- blico Conciſtoro diſſe: La Città Fiorentina è la migliore Città del Mondo, e la Nazione Fiorentina nelle coſe umane è il quinto ele- mento.

Gli Ambaſciatori trovatiſi in Roma furono gli appreſſo: Vermiglio Alfani mandato dall'Im- peratore Adolfo, Muſciatto Franzeſi dal Re Fi- lippo di Francia, Ugolino da Vicchio dal Re d'In- ghilterra, un tal Rinieri dal Re di Boemia, Simone de Roſſi da Andronico Imperatore di Coſtantinopoli, Guicciardo Baſtari dal Gran Can' de Tartari, Manno Adimari dal Re Carlo di Napoli, Guido di Talanca dal Re Federigo di Sicilia, Bencivenni Folchi dal Gran Maeſtro di Rodi, Lapo Uberti dalla Repubblica di Piſa, Cino Dietiſalvi dal Signore di Camerino, e Palla Strozzi dalla Repubblica di Firenze, ac- compagnati tutti con ſolenne, e nobile comi- tiva, trai quali ſi diſtinſe il Baſtari che com- parve con cento perſone veſtite alla Tartara.

Al nuovo Mondo diſcoperto diede il ſuo nome un Fiorentino. Ma che diremo noi degli uomini letterati? Dopo l'in- vaſione de' Barbari nell'Italia, rimaſero le Scienze, e le Arti più nobili ſepolte in una profonda ignoranza: mercè però de' Fiorentini riſorſero a nuova vita, riprendendo il lor pri- miero ſplendore. Quindi ſi vidde, quaſi diſſi, rinata la Poeſia, e l'eloquenza Greca, e Latina, e prender vita la letteratura Toſcana. Rifiorì la Filoſofia di Platone, e con eſſa ogni altra ſcienza più ragguardevole. Le Mattematiche, e le Filoſofie ſormontarono al ſommo grado per mezzo del gran Galileo inventore del Te- leſcopio, Microſcopio, ed altri iſtrumenti, mercè de' quali ampliò le cognizioni fino al- lora limitate della Filoſofia, ed Aſtronomia anco per via delle nuove ſcoperte da eſſo fatte in Cielo, e ſempre più ſi accrebbero con le molte eſperienze fatte dalla tanto celebre Ac- cademia del Cimento, che diede moto a tutte le altre rinomatiſſime Accademie dell'Europa per le tante ſcoperte Fiſiche, e Filoſofiche che vi furono fatte. L'Jus Civile dall'interpe- trazione del noſtro Accurſio incominciò gran- demente a riſorgere. Così fecero la Pittura, la Scultura, e l'Architettura, nelle quali tant' oltre s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giuſtamente ſi dee la lode di primi maeſtri, e di riſtauratori di sì belle Arti. Sopra il numero di dugento ſono quei, che già Cittadini di que- ſta Patria, ora del Cielo col titolo di Beati, o di Santi s'adorano ſu gli Altari. Moltiſſi- me Chieſe ſi contano, trenta delle quali ſon Parrocchie. Circa a ottanta tra Monaſteri di Monache, Conſervatorj, Religioſi Clauſtrali ed altre Chieſe tutti dentro della Città; oltre i molti, che ſono ſuburbani: Vi ſono varj Con- ſervatorj di fanciulle povere, e d'uomini men- dicanti: diverſi Spedali per gl'infermi. Varie Scuole pubbliche nei Quartieri della Città per la gioventù, e varie Scuole di Manifatture ſo- no ſtate recentemente erette dalla munificen- za del noſtro Benefico Sovrano. Vi ſono Ac- cademie di gran nome, e fra queſte la Reale Accademia Fiorentina, adunandoſi ogni Giovedì non impedito pubblicamente nella Librerìa Ma- gliabechiana in cui oltre le dotte Diſſertazioni che vi ſi odono, è permeſſo ad ognuno di re- citarvi in qualunque idioma varie compoſizio- ni, concorrendovi un ſeminario di belli inge- gni. L'Accademia del Diſegno, che ebbe il ſuo principio nella Chieſa di S. Maria Nuova fino dall'anno 1239. e che è ſtata delle prime di tutte l'altre, che molti anni dopo ſono ſtate erette per l'Italia, e in altre parti dell'Eupo- pa

Vedi a ſuo luogo in queſto Accademia delle Belle Arti.

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Vi è ancora quella de' Georgofili, ten- dente a migliorare ſempre più l'Agricoltura.

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A 2 per

pro-

Quel-

Quelle degl'Ingegnoſi, degli Armonici, Fati- canti, Coreofili che ſi eſercitano in virtuoſe adunanze di canto, ſuono, ballo ed erudite compoſizioni. Finalmente per rendere una Città in ogni parte compita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti abbelli- menti eſteriori, e di ſtrade ſpazioſe, e ben la- ſtricate, c di ſontuoſi Edifizj, di tante belle Pitture, e Statue di cui è ripiena la Città no- ſtra; queſta coll'amenità del ſito, ov'ella è collocata, e circondata da fertiliſſimi colli ri- pieni tutti d'innumerabili Ville, e Caſamenti che veduti da qualche eminenza fanno reſtare ſorpreſi i riguardanti; irrigata dal Fiume Arno, con aria ſottile sì, ma ſalubre, e produttrice di nobiliſſimi ingegni. Onde non è maraviglia s'ella meriti il giuſto encomio, che le hanno dato gli Scrittori più nobili, di bella, e di magnifica, di fiore delle Città, e di maeſtra delle Scienze, e delle Arti, qual nuova Atene in Italia. Ora perchè tanto i Foreſtieri che i Cittadini poſſano da ſe ſteſſi oſſervar brevemente, con una ſemplice ſcorſa per queſta Città, il bello della medeſima ho diviſa queſta mia nuo- va edizione per i quattro Quartieri della Città, nei quali ella è ſpartita, e principiando da quello di S. Giovanni diaſi cominciamento dall' inſigne Chieſa Metropolitana, detta

SAN-

SANTA MARIA DEL FIORE. Queſta gran Chieſa vince di pregio tutte le Fabbriche della Città, onde fa di meſtiere oſſervare in eſſa di- ſtintamente tutto ciò, che la rende ſopra d'ogni altra ammirabile, e ſingolare. Primieramente s'eſtende la ſua lunghezza a braccia dugento- ſeſſanta, la larghezza delle Tribune a centoſeſ- ſantaſei; e quella delle Navate a ſettantuna; l'altezza dal piano della terra ſino alla ſommità della Croce è braccia dugentodue, poichè fino al piano della Lanterna, ell'è alta cento- cinquantaquattro braccia, il tempio della Lan- terna trentaſei, la Palla quattro, e otto braccia la Croce. Finalmente tutto il giro di queſto grand'edifizio aſcende a braccia milledugentot- tanta. Per di fuori è tutta incroſtata di marmi con bell'ordine diſpoſti. La facciata ancora era quaſi per metà incroſtata di marmi, adornata di molte ſtatue, e baſſirilievi, fatta con diſegno di Giotto; ma fu demolita l'anno 1586. ſenza ſaperſene il motivo, e fu dato principio ad un altra di diſegno diverſo, la quale eſſendo ad una certa altezza condotta, fu di nuovo disfatta l'anno 1688., ed allora con l'occaſione delle Reali Nozze del Gran Principe Ferdinando di To- ſcana colla Gran Principeſſa Violante Beatrice di Baviera, fu dipinta a freſco, come ritrovaſi di preſente da dieci Pittori Bologneſi, capo dei quali fu Bartolommeo Veroneſi per le fi- gure, ed Ercole Graziani per l'Architettura, avendovi eſpreſſi ſopra le porte tre Concilj ce- lebrati in diverſi tempi in Firenze che quello ſulla porta a mano dritta fu fatto da Papa Vit- torio II. nel 1055.; l'altro ſulla Porta ſiniſtra fu fatto da Papa Paſquale II. nel 1104, e quello ſulla Porta maggiore è il celebre Ecu- menico Concilio de' Greci, e Latini celebrato nel 1439. da Eugenio IV. in memoria dei quali ſi leggono ſotto a ciaſcuno le appreſſo tre Iſcrizioni

dei

Del primo

Concilium Generale Florentiae habetur Difficillimis temporibus praeſentibus Victore II. Pont. Maximo Et Henrico Imperatore Auguſto Anno Domini M. LV.

Del ſecondo

Sacer Conventus Epiſcoporum CCCXL. Florentiae De graviſſimis rebus conſulitur A Paſchale II. Rom. Pont. Anno Dom. M. CIV.

Del

Del terzo

Sacroſancta Oecumenica Decima ſeptima Synodus hac in Florentina Baſilica celebratur In qua tum Graeci tum Latini In unam eamdemque veram fidem conſenſere Coram Eugenio IV. Univerſalis Eccleſiae Pontifice Nec non Ioanne Auguſto Graecorum Imperatore Anno Domini MCD. XXXIX.

Le ſtatue, che erano nell'antica facciata Got- tica, parte altrove, ed una porzione dentro la Chieſa in nicchie furono collocate: e tra que- ſte i quattro Evangeliſti alti più del naturale, fatti da Donatello, i quali oggi ſi veggono nelle Cappelle della Tribuna di mezzo. Per ſette gran Porte vi ſi ha l'ingreſſo, tre delle quali nella facciata, e quattro lateralmente, abbellite di vaghi lavori, ed intagli, tra' quali è molto in pregio una Madonna di marmo alta più del vivo con due Angioli in atto riverente, di Gio- vanni da Piſa ſopra la Porta dirimpetto alla Canonica; e la Nunziata di Moſaico di mano del Ghirlandaio ſopra la Porta del fianco verſo la via de' Servi, ſopra la quale rimiraſi un'Aſ- ſunta di marmo di mano di Nanni di Antonio di Banco. Rileva ſopra queſto Edifizio la gran Cupola di figura ottagona, la cui bellezza, e grandezza rende l'occhio di chi la mira per lo ſtupore attonito; nè per quanto ſe ne ragioni, ſi giunge mai a lodarne una parte. Queſta è la Cu- pola sì famoſa, della quale il divin Michelagnolo ebbe a dire, poterſi appena imitare, non che ſuperare con l'arte. Finalmente l'Architettura di tutto queſto compoſto è oltremodo mara- viglioſa; imperciocchè in quell'età coſtuman- doſi di fabbricare alla Gotica, fu al certo mi- rabil coſa, che gl'ingegnoſi Artefici ſi diſco- ſtaſſero da una maniera sì barbara, ed all'ot- tima degli antichi Romani s'avvicinaſſero. Que- ſto grande Edifizio ebbe cominciamento il dì 8. Settembre 1298. come dalla ſeguente Iſcri- zione poſta per di fuori alla parete della Chieſa dentro ai Cancelli del Campanile appariſce

Cu-

Annis millenis centum bis octo nogenis Venit Legatus Roma bonitate donatus, Qui lapidem fixit fundo, ſimul & benedixit Præſule Franciſco geſtanti Pontificatum Iſtud ab Arnulpho Templum fuit ædificatum Hoc opus inſigne decorans Florentia digne Reginæ Cæli conſtruxit mente fideli Quam tu Virgo pia ſemper defende Maria

avendovi gettata la prima pietra il Cardinale Pie- tro Valeriano Legato Apoſtolico, eſſendo prima in queſto luogo una Chieſa eretta in onore di S. Reparata, per ricordanza della vittoria ottenutaſi l'anno 407. nel giorno a lei dedicato, con- tro Radagaſio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Arnolfo di Lapo, diſcepolo di Cimabue, ſotto la direzione del quale incominciataſi que- ſta Fabbrica, in centocinquantaquattr'anni fu da altri valenti uomini ſuoi ſucceſſori quaſi all' ultima perfezione condotta. Ma la gran Cupola fu parto dell'ingegno maraviglioſo di Filippo di Ser Brunelleſco Lapi Architetto, che ne' ſuoi tempi non ebbe uguale

(*) Le contrarietà, e difficoltà incontrate da queſto celebre Architetto per eſſer preſcelto a tal grandioſa fabbrica, e i caſi per queſta oc- corſili ſi leggono nella di lui vita ſcritta da Giorgio Vaſari.

La Lanterna di eſſa di diſegno del medeſimo, tutta di mar- mo maſſiccio, mirabilmente intagliata fu meſſa fu da Baccio d'Agnolo, e S. Antonino allora Arciveſcovo di Firenze ſalì con tutto il Clero a porvi la prima pietra nell'anno 1438., e quella parte di Ballatojo ſotto la Cupola dalla parte dell'Opera è diſegno di detto Baccio. La Palla, e la Croce fu poſta da Andrea Ver- rocchio. Ammirata l'eſteriore bellezza, entre- remo in Chieſa. Il pavimento è di marmi di varj colori, diviſati con mirabil diſegno. Quel- lo della Navata di mezzo è di Franceſco da San Gallo, e quello intorno al Coro è fatto col diſegno di Michelagnolo, ed il rimanente di Baccio d'Agnolo. Quivi prima d'ogni altra coſa potrà l'erudito Foreſtiero volger l'occhio alle varie Iſcrizioni, e memorie, che vi ſi trovano. A man deſtra avvi il Ritratto del menzionato Brunelleſco ſcolpito in marmo dal Buggiano ſuo ſcolare con l'appreſſo Iſcrizione compoſta da Carlo Marzuppini Aretino

in

varj

D. S. Quantum Philippus Architectus arte dae- dalea valuerit cum huius celeberrimi Templi mira teſtudo, Tum plures machinae divino ingenio ab eo adinuentæ documento eſſe poſ- ſunt. Quapropter ob eximias ſui animi dotes ſingulareſque virtutes xv. Kal. Maias anno 1444. eius B. M. corpus in hac humo ſuppoſita grata Patria ſepelliri iuſſit.

a cui ſegue il ritratto di Giotto reſtauratore della Pittura. e Architetto del gran Campanile, ſcolpito da Benedetto da Majano coi ſeguenti verſi ſteſi da Agnolo Poliziano

Illa

Ille ego ſum per quem pictura extinta revixit Cui quam recta manus tam fuit & facilis Naturae deerat noſtrae quod defuit arti Plus licuit nulli pingere, nec melius. Miraris turrem egregiam ſacro aere ſonantem Haec quoque de modulo crevit ad aſtra meo. Denique ſum Iottus quid opus fuit illa referre. Hoc nomen longi carminis inſtar erit Obiit an. MCCCXXXVI. Cives poſ. B. M. MCCCCLXXXX.

Succedono altre memorie d'uomini illuſtri, come di Antonio dell'Orſo Veſcovo Fiorentino in un'arca elevata da terra, con la ſtatua di marmo ſopra di eſſa, di Pier Farneſe Capitano de' Fiorentini, di Fr. Luigi Marſilj eminente Teologo del Cardinal Pietro Corſini, con il ſeguente Epigrafe.

Florentina Civitas ob ſingularem eloquen- tiam, & doctrinam Clariſſimi Viri Magiſtri Luiſii de Marſiliis publico ſumptu faciendum ſtatuit.

e dopo queſto vi è di mano di Lorenzo di Bicci il Depoſito del ſopraddetto Veſcovo di Firenze, poi Cardinale Pietro Corſini, con il ſeguente Epitaffio in terra alla dirittura delle colonne.

Pe-

Petro Corſinio Florentiae Epiſcopo & Card. Ampliſs. ob Familiae nobilitatem, & eximias animi ſui dotes haec urbs opt. de ſe merito ſepulcrum hoc. p. c.

Ne ſegue poi l'effigie del gran Marſilio Ficino rinnovatore della Filoſofia di Platone ſcolpita in marmo da Andrea Ferrucci di Fieſole col ſeguente Epitaffio

En Hoſpes. Hic eſt Marſilius Sophie Pater Platonieum qui dogma culpa temporum Situ obrutum illuſtrans & Atticum decus Servans Latio dedit. Fores primus ſacras Divinae aperiens mentis actus numine Vixit beatus ante Coſmi munere Laurique Medicis nunc revixit publico S. P. Q. F. An. MDXXI.

A mano ſiniſtra entrando in Chieſa, vedeſi il Ritratto, e Iſcrizione di Antonio Squarcia- lupi ſcolpito da Benedetto da Majano, con l'appreſſo Iſcrizione compoſta dal Magnifico Lorenzo de' Medici

Mul-

Multum profecto debet Muſica Antonio Squarcialupio Organiſtæ. Is enim Ita arti gratiam coniunxit. Ut quartam. Sibi viderentur charites Muſicam aſciviſſe ſororem I. Florentina Civitas grati animi officium Rata eius memoriam propagare Cuius manus ſæpe Mortales In dulcem admirationem Adduxerat Civi ſuo Monumentum poſuit

Dipoi altro depoſito elevato da terra, eſſendo varie le opinioni di chi ſia; ſopra la Porta vedeſi quello di Don Pietro di Toledo Vi- ce Re di Napoli, e dipoi nella parete ſono dipinte due figure, rappreſentanti Niccolò da Tolentino, che è di Andrea del Caſtagno, e Giovanni Acuto, che è opera celebratiſſima di Paolo Uccello. Merita anche oſſervazione un quadro antico dell'Orcagna, in cui è dipinto il Divino Poeta Dante, quivi eſpoſto per De- creto della Repubblica Fiorentina, quale è l'unica memoria pubblica, che vi ſia di que- ſto gran Maeſtro della Toſcana Poeſia, ſotto al qual Ritratto vi ſi leggono gli appreſſo verſi compoſti da Coluccio Salutati.

Qui

Qui Cælum cecinit, mediumq imumq. Tribunal Luſtravitque animo cuncta Poeta ſuo Doctus adeſt Dantes ſua quem Florentia ſaepe Senſit Conſiliis ac pietate patre Nil potuit tanto mors ſalva nocere Poetae Quem vivum virtus carmen imago facit.

E' queſta Chieſa diviſa in tre Navate, alle quali corriſpondono tre Tribune di forma ot- tagona, e in ciaſcuna d'eſſe ſono cinque Cap- pelle. Nella Tribuna di mezzo ſi oſſervano nelle quattro Cappelle laterali i quattro Evan- geliſti di mano di Donatello accennati di ſo- pra, e nella Cappella di mezzo il Cenacolo, di Gio. Balducci, e gli altri due quadri late- rali di Bernardino Poccetti che in quello a man dritta ſono i Diſcepoli di Emaus, e nell'altro a ſiniſtra Gesù Criſto che manda i ſuoi Apo- ſtoli a predicare. Queſta Cappella moderna- mente adornata di Balauſtri, e dell'Altare di marmi di varj colori, è dedicata a S. Zanobi Veſcovo Fiorentino, le di cui ſacre Ceneri ſi conſervano ſotto l'Altare nella belliſſima Caſſa di bronzo, che può oſſervarſi da tutte le parti, mirabilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti. Paſſando all'altra Tribuna detta della S. Cro- ce, ſi oſſerverà prima la Porta della Sagreſtia di bronzo, opera del Ghiberti, e dentro alla me- deſima Sagreſtia i Putti, che l'adornano con varj feſtoni di mano di Donatello, e l'arco piano fatto di Pietre commeſſe, opera certamente ſingolare, e prodigio dell'Architettura In detta Tribuna oltre l'Altare della S. Croce ove in un ric- chiſſimo Reliquiario un gran pezzo di eſſa, con altre inſigni Reliquie conſervanſi, ſi vedono alle pareti laterali due quadri che in uno di mano di Federigo Zuccheri vi è eſpreſſa la SS. Nonziata, e nel'altro l'adorazione de' Magi di Autore ignoto. Può oſſervarſi l'Im- magine di S. Giuſeppe nella Cappella ad Eſſo dedicata di mano di Lorenzo di Credi, e i due Quadri laterali, che l'adornano, dei quali il Tranſito è di Mauro Soderini, e lo Spoſalizio, di Giovanni Ferretti. Nel pavimento di queſta Tribuna ſotto a un'aſſito di legno vi è un tondo di marmo, ſul quale nel ſolſtizio di Giugno paſſando il Sole per un'anello fermato nella lanterna della Cupola. ſi conoſce il punto della maggiore altezza di queſto Pianeta, in- venzione trovata dal celebre Maeſtro Paolo del Pozzo Toſcanelli Fiorentino che morì nel 1482., ed eſſendo la Lanterna della Cupola ſtata terminata nel 1465. ſi conofee eſſervi ſtati poſti queſti ſegni contemporaneamente, o poco dopo la ſua terminazione, venendo ad eſſere così una Meridiana delle prime, e più antiche dell'Europa; che dipoi nel 1755. dal Mattematico P. Leonardo Ximenes allora Ge- ſuita fu tirata una Meridiana in un regolone di metallo che reſta ſotto al detto aſſito, per ſervire alle ſuddette oſſervazioni ſolſtiziali, che ſi ſeguitano a farſi da altre perſone erudite regolarmente ogni anno alcuni giorni prima, e dopo al ſopradetto ſolſtizio, leggendoviſi quivi nella muraglia la ſeguente memoria

B de-

anti-

Auſpiciis Franciſci Romanorum Imper atoris, ac Magni Etruriae Ducis Ad veterem Tem- pli buius Gnomonem a Paullo Tuſcanellio medio circiter ſaeculo XV. conſtitutum, ineun- te vero XVI. amplificatum. Leonardus Xi- menius Soc. I. novas obſervationes inſtituit. Probata laminae aeneae, pro centro poſitae, ac loci totius hac in re ſtabilitate, eius Gno- monis altitudo, demiſſa catena, accurate ex- plorata eſt, evaſitque pedum Pariſien- ſium........ 277. pol: 4. lin: 9, 68. Latus horizontale a verticali linea ad cen- trum Solſtitialis marmoris, Solarem ima- ginem Pridie ldus Iunii MDX. complexi, inventum fuit pedum...... 102. pol: 6. lin: 5, 10. Idem latus, ad ſpeciei ſolaris centrum, X. KAL. Iulii MDCCLV, prioris longitudinem exceſſit........ pol: 1. lin: 3, 82; Unde, annis CCXLV. elapſis, Eclipticae obliquitas minor deprebenditur minuto uno, Secundis ſexdecim proxime. Quum tamen antiquus Gnomon in Occaſum M. 56. S. 41. aberraret, Novus, eodem Cen- tro, eademque, intra Pariſienſem lineam, altitudine, in vero Meridiani Circuli plano conſtructus eſt; Meridiana linea in regula metallica inſculpta Punctum perpendiculi in aere conſignatum, Quod, reine eſſitate, in- fra Meridianae Libellam conſtitit pol: 1. lin: 10, 78 Quem Gnomonem toto terrarum Orbe Maximum. Ad exiguas Eclipticae va- riatienes in poſterum dignoſcendas, Ad an- ni menſuram, Paſchatiſque Diem fubtilius determinandum, Ad certos denique Plane- tarum. Siderumque motus peculiari ratione definiendos, Magnus Imperator, Sacrarum rerum, Bonarumque Artium ſtudioſiſſimus, Etruſcis ſuis dedit Anno a Ch. N. MDCCLVI.

B 2 Ecli-

Nella Tribuna oppoſta di S. Antonio Abate vi è un'Armadio con una inſigne Reliquia di queſto Santo con altre molte, di vari Santi. Nelle pareti di queſta Cappella vi ſono due Quadri che uno rappreſentante la Naſcita di Gesù di Gregorio Pagani, e l'altro la Viſitazione di Maria a S. Eliſabetta di Batiſta Naldini. Le pitture dei Santi che ſi vedono nelle Cappelle delle Tribune ſotto le fineſtre ſono di Loren- zo di Bicci, di cui erano pure i dodici Apo- ſtoli dipinti nelle Navate, dei quali uno ſolo ora ſe ne vede accanto al Ritratto di Giotto appiè della Chieſa. Tra le due Tribune di S. Zanobi, e di S. Antonio vi è là Sagreſtia dei Canonici, ſopra la quale ſono di Luca della Robbia, gl'adornamenti del ballatoio, dell'or- gano ſopra di eſſa, e le figure di Terra verni- ciata ſopra alle porte di ambedue le Sagreſtie eſprimenti la Reſurrezione, e Aſcenſione del Signore, alle pareti delle quali ſi leggono le appiè quattro Iſcrizioni che le due accanto a quella dei Canonici una contiene la traslazio- ne del Corpo di S. Zanobi, e l'altra la me- moria della fondazione di queſta Metropoli

pit-

Cum Divi Zenobii Corpus in S. Lauren- tii aede conditum eſſet: atque ob admiranda ipſius opera majori in dies frequentia cele- braretur, Andreas qui proxime Zenobio in Epiſcopatu ſucceſſerat, eum bonorem iſti po- tiſſimum, cui præfuerat Eccleſiæ deberiarbi- tratus, convocatis ex vicinis Urbibus Epi- ſcopis, Civitate geſtiente, & inſigne axidæ arboris in area revireſcentis, floreſque fun- dentis, miraculum obſtupeſcente, in banc lon- ge quam nunc eſt bumiliorem Baſilicam il- luſtri pompa tranſtulit. VII. Kal. Febr. CCCCIX.

den-

Anno a Chriſti ortu MCCIIC.

Florentini magnis divitii partis, & rebus Domi, foriſque commode conſtitutis, cum ur- bem mœnibus auxiſſent, pulcberrimiſque ædificiis publice decoraſſent: ut rem divi- nam quoque optime ordinarent & poſteris inſignis magniſicentiæ, & religionis ſuæ exemplum proderent; Hoc auguſtiſſimum Templum in Dei bonorem, eiuſq matris ſemper Virginis Mariæ inſtituerunt. Et Pontificio Legato Cardinale præſente pri- mumque lapidem ponente, ſumma cum om- nium lætitia, ac devotione incoarunt VI.Idus Septembris.

Le altre due accanto alla Sagreſtia comune con- tengono le memorie della conſacrazione di queſta Chieſa fatta da Eugenio IV., e quella del Concilio Ecumenico celebrato da detto Pontefice, diſteſe da Angiolo Poliziano.

Ob

Ob inſignem magnificentiam Civitatis & Templi Eugenius PP. IV. omni Solemnita- te adbibita dedicavit Die XXV. Martii MCCCCXXXVI. cujus dedicationis gratia Pons Ligneus Inſigni Magnificentia, & or- natu factus eſt ab Eccleſia S. Marie Novel- le ubi Papa inhabitabat uſque ad banc Ec- cleſiam. Per quem veniens Pontifex cum Cardinalibus & Epiſcopis ceteriſq. Proce- ribus Pontificali habitu ad dedicandum ac- ceſſit. Tanta enim multitudo ad ſpectandum convenerat ut pre nimia turba vias obſi- dente niſi per pontem commode tranſire Pon- tifex non potuiſſet.

Ad perpetuam rei memoriam

Generali Concilio Florentie celebrato poſt longas diſputationes unio Grecorum facta eſt in bac ipſa Eccleſia die VI. Iulii MCCCCXXXIX. preſidente eidem Concilio Eugenio Papa cum Latinis Epiſcopis & Prelatis, & Imperatore Coſtantinopolitano cum Epiſcopis & Prelatis & Proceribus Grecorum in copioſo numero. Sublatiſque erroribus in unam eandemque rectam fi- dem quam Romana tenet Eccleſia con- ſenſerunt.

S'

S'inalza ſopra le dette Tribune la grandioſa Cupola, per di dentro tutta dipinta con ma- raviglioſa invenzione da Federigo Zuccheri, e da Giorgio Vaſari. Corriſponde per di ſotto il Coro, diſegno di Filippo Brunelleſco, eſe- guito da Giuliano di Baccio d'Agnolo, della medeſima forma d'ordine Ionico, e di marmi di varj colori. Reſta queſto coronato da un belliſſimo fregio, ſoſtenuto da più colonne, l'imbaſamento delle quali è arricchito di baſſi- rilievi, parte de' quali ſono di Baccio Bandi- nelli, e parte di Giovanni dell'Opera. In teſta del medeſimo Coro ſi vede un Criſto Croci- fiſſo. di mano di Benedetto da Majano, Scul- tore antico, e valente. Poſano ſopra l'Altare tre grandi Statue di marmo, ſcolpite da Baccio Bandinelli, rappreſentanti Iddio Padre in atto di ſedere, ed a' ſuoi piedi il Criſto morto ſo- ſtenuto da un Angiolo. Dietro a queſto Altare vedeſi una Pietà di mano del Buonarroti, che ſebbene non condotta a fine moſtra tuttavia l'eccellenza del Profeſſore. Queſto ſtimabiliſ- ſimo gruppo ci fu collocato per ordine di Coſimo III. in luogo di due belliſſime Statue di marmo rappreſentanti Adamo, ed Eva, di mano di Baccio Bandinelli, che di quivi le fece traſportare nel Salone del Palazzo Vec- chio, ove ſi ammirano tra tante altre opere che vi ſono, de' più inſigni Scultori. Gl'Al- tari della Croce, e di S. Antonio ſono ſtati adornati con Tabernacoli, e Colonne di mar- mo, come pure i gradi di marmo di tutti gli altri Altari delle tre Tribune, i ſedili di noce del Coro; e l'adornamento dell'Organo ſo- pra la Sagreſtia comune fù fatto il tutto a ſpeſe del paſſato zelantiſſimo Arciveſcovo Franceſco Gaetano Incontri. Ne' pilaſtri delle Tribune, come ancora nelle mura delle Navate ſi ve- dono alcune Nicchie, o tabernacoli di marmo miſto, fatti col diſegno di Bartolommeo Am- mannati, entro de' quali ſono gli Apoſtoli ſcol- piti in marmo da maeſtri eccellentiſſimi, cioè: S. Iacopo, ſcultura di Iacopo Tatti Fiorenti- no, detto il Sanſovino; il S. Matteo, di Vin- cenzio Roſſi; il S. Andrea, di Andrea Fer- rucci; il S. Tommaſo, di Vincenzio Roſſi; il S. Pietro, del Bandinelli; il S. Gio. Evange- liſta, di Benedetto da Rovezzano; il S. Iaco- po Minore, e il S. Filippo, di Giovanni dell' Opera. Ha queſta Baſilica molte altre opere degne di ſtima, le quali potrà il Foreſtiero da ſe medeſimo oſſervare. Una ſola coſa parmi neceſſario avvertire, ed è che ſe per ſorte quivi non ſi vedranno in gran copia gli abbel- limenti interiori, che a' noſtri tempi ſi coſtu- mano, ſi ſcorgerà nondimeno un bel compo- ſto, a cui tutte le parti corriſpondono, ed una maeſtoſa bellezza, che ſenz'altro orna- mento l'occhio ſommamente diletta. Oltre però il materiale, degna ſi è queſta Chieſa di ſom- ma venerazione per le inſigni Reliquie di tanti Santi, che vi ſi adorano. Sono tra eſſe le più coſpicue, una parte della S. Croce, un Chio- do, ed una Spina della Corona di noſtro Si- gnore, ripoſte in un Reliquiario d'oro maſſic- cio tutto lavorato, ed intarſiato di perle, gioie, e pietre prezioſiſſime. Evvi il Corpo di S. Za- nobi Veſcovo Fiorentino, e di molti altri ſuoi ſucceſſori, e diſcepoli; di S. Podio, di S. Ste- fano IX. Pontefice, e de' Santi Martiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un Pollice di S. Gio. Batiſta, con alquante ſue Ceneri; una parte di Braccio di S. Andrea Apoſtolo, ed altre ancora ſenza numero, deſcritte già dall'Arci- diacono Coſimo Minerbetti

(1) Queſta deſcrizione fu ſtampata nel 1615., e di nuovo con aggiunte di Franceſco Cionacci nel 1685. in 4.

. Ma non minor venerazione lo rende il Divin culto, che da tanti ſacri Miniſtri religioſamente s'oſſerva. Quarantadue Canonici, e fra queſti, cinque dignità, ſeſſanta e più Cappellani, cento Che- rici Eugeniani, e nelle feſte, e ſolennità ac- creſcono il numero circa a ſeſſanta altri Che- rici del Seminario Fiorentino, celebrando qui- vi continuamente gli Ufizj Divini con tal de- coro, e ſplendore, che quello d'ogni altra Cattedrale d'Italia non ſolo agguaglia, ma ſu- pera di gran lunga. Queſta Chieſa s'è reſa ce- lebre per molti, e ſingolari avvenimenti quivi accaduti ne' ſecoli trapaſſati. Fra queſti è da ram- mentarſi che Carlo Ottavo vi ſtabiliſſe la con- cordia co' Fiorentini: che due Sommi Ponte- fici Martino V. ed Eugenio IV. ſolennemente vi celebraſſero. Che Pio II. e Leone X. v'aſſi- ſteſſero più volte alle ſacre funzioni; ma più di ogn'altro, che quivi ſi celebraſſe l'anno 1439. il Concilio Ecumenico Fiorentino, famoſo per l'intervento del mentovato Euge- nio IV. dell'Imperador Paleologo, del Pa- triarcà di Coſtantinopoli, e di tanti Primati della Grecia per l'unione ſtabilitavi della Chie- ſa Greca colla Latina, come dall'inſcrizione in marmo riportata di ſopra appariſce. Per queſte, ed altre cagioni non è maraviglia, ſe queſta Chieſa gode molte inſigni prero- gative, tra le quali è molto ſingolare, che i Cherici, dopo il ſervizio di nove anni preſtato alla medeſima, per Bolla di Eugenio IV. e per conferma di detta Bolla fatta da S. Pio V. dopo il Concilio di Trento, vengono promoſſi al Sacerdozio, benchè non ſiano provveduti di alcun beneſizio, o d'altra rendita Eccleſiaſtica, nel qual tempo da dotti Maeſtri vengono loro inſegnate le neceſſarie utili ſcienze, eſſendo eſciti da queſta Scuola in tutti i tempi ottimi, e degni Sacerdoti abiliſſimi a qualunque Chie- ſa, ed altri impieghi eccleſiaſtici. Queſta ſcuola che eſiſteva dirimpetto al Cimitero della Mi- ſericordia ſu trasferita pochi anni ſono nelle ſtanze dell'antico ſtudio Fiorentino quivi vicino leggendoviſi ſopra la porta la ſeguente inſcri- zione

che

ſto,

rici

al-

Ad veteres ſtudii Florentini Aedes Eugenianum Collegium translatum Anno Domini MDCCLXXXIV.

In ultimo è da ſaperſi, che nelle due Cappelle, che ſono dai lati della porta principale ſi con- ſervano in una gran venerazione due antichiſ- ſime Immagini, una della SS. Trinità, e l'altra di Maria Santiſſima, che è in un tabernacolo, e che ſi venerava nell'antica Chieſa di S. Re- parata: la qual Santa vi è dipinta tra le altre, nel quadro, che contorna il detto Tabernacolo di mano di Franceſco Poppi. Il Moſaico ſopra la detta porta è di Gaddo Gaddi. Le ſei ſtatue, che ſono ſulla baſe attorno la Chieſa, ſono i modelli di eccellenti Scultori, cioè S. Mi- niato, e S. Antonino Arciveſcovo, ſono di Batiſta Lorenzi, S. Zanobi, e S. Podio del Francavilla, S. Andrea Corſini d'Antonio d'Annibale, e di Giovanni Caccini è il S. Gio. Gualberto. Sopra la porta laterale dalla parte del Campanile vi è il Martirio di S. Reparata di mano del Paſſignano, e ſopra l'altra dalla parte opp ſta fu rappreſentato il Concilio Fiorentino dal Cav. Gio. Battiſta Paggi. Uſcendo di Chieſa trovaſi appreſſo il

Ba-

CAMPANILE di forma quadrata, la cui circon- ferenza è cento braccia, l'altezza centoqua- rantaquattro. E' in iſola da ogni parte ſino da' fondamenti ſtaccato dalla medeſima braccia 10. ed è increſtato tutto di marmi di diverſi colori, con bel diſegno diſtinti; eſſendo queſta una delle torri più celebri dell'Italia. In quattro nicchie da ogni lato poſano quattro Statue, delle quali quelle che riguardano la Piazza, e l'altre due ſopra la porta di eſſo ſono di mano di Donatello, e le due che pongono in mezzo le medeſime ſono di Niccolò Aretino: le tre piccole figure che ſon ſopra la Porta del Cam- panile, il diſegno di eſſa, e tre Statue dalla parte della Miſericordia rappreſentanti quattro Profeti, i ſette Pianeti, le ſette Virtù, e le ſette Opere della Miſericordia ſono di Andrea Piſano, e la quarta Statua è di Giottino. Le 7. ſtoriette che ſono verſo la Chieſa rappreſen- tanti la Grammatica, la Filoſofia, la Muſica, l'Aſtrologìa, e la Geometria ſono di Luca della Robbia, come pure le altre quattro Sta- tue dalla parte della Chieſa ſi credono di detto Luca. Fu condotta queſta gran Torre col di- ſegno di Giotto

Fu cominciato nel 1334.

ed è sì vaga, e sì mirabile la ſua ſtruttura, che certamente non ſi trova l'e- guale. In faccia al medeſimo è l'eſemplariſſima.

tanti

COMPAGNIA DELLA MISERICORDIA, la quale mattina e giorno porta agli Spedali con gran diligenza e carità gli Ammalati sì di Città che di Campagna, e accorre con ſomma celerità ad ogni caſo di diſgrazia, e morti iſtantanee che accadono per le ſtrade della Città. Dirim- petto alla Chieſa del Duomo è quella di

SAN GIOVANNI antico Battiſtero,

Di queſto tempio ſi trova ſtampata a parte un'eſatta deſcrizione ſcritta dal Canonico Bat- teziere Antonio Lumachi.

e non già come alcuni hanno creduto con inſuſſiſtenti ragioni Tempio di Marte; poichè tale dai più culti ſtimar non ſi può per gli errori, che ravviſanſi nella ſua interna Architettura. Eſſo è di forma ottagona, ed in queſta guiſa ſi ſo- levano in antico ſabbricare i Tempi per uſo del Batteſimo. Per di fuori è iſolato, e fu incro- ſtato di varj marmì nel 1293. Per tre Porte vi ſi ha l'ingreſſo, l'impoſte e adornamento delle quali tutte di bronzo, ſono di sì maraviglioſa bellezza, e con tal maeſtria lavorate, che Mi- chelagnolo Buonarroti ſoleva dire, diſcorrendo di quelle di Lorenzo Ghiberti, che ſarebbero ſtate bene alle Porte del Paradiſo, e ſono quella belliſſima che riguarda la Chieſa del Duomo, e quella che è dirimpetto alla Colonna, ma la terza più antica dalla parte del Bigallo fu fatta da Andrea Piſano col diſegno di Giotto. Sono effigiate in eſſe alcune Storie del Teſtamento Vecchio e Nuovo, di baſſorilievo, fatte con tale eccellenza ſpecialmente quelle della Porta maggiore, che reſta l'occhio attonito per lo ſtupore. Sopra la Porta principale vi ſono tre Statue di marmo, che rappreſentano il Batte- ſimo di Criſto, incominciate dal Sanſovino, e perfezionate da Vincenzio Danti, di cui ſono l'altre ſtatue di bronzo, rappreſentanti la De- collazione di S. Gio. Battiſta, ſopra la Porta, che è dirimpetto al Bigallo. Sopra quella verſo la Colonna ſono maraviglioſe le tre figure di bronzo, che rappreſentano S. Gio. Battiſta, che diſputa con un Fariſeo, e con un Dottore della Legge antica, e ſono di mano di Giovan- Franceſco Ruſtici. Poſſono ancora notarſi le due Colonne di porfido, poſte avanti la porta principale, donate già da' Piſani alla Città di Firenze fino del 1117. tornati che furono dall' acquiſto dell'Iſole di Majorica, e Minorica per eſſere ſtati i Fiorentini alla guardia della loro Città e le catene che pendono, con altre che ſi veggono alle Porte della Città, di S. Fre- diano, di S. Pietro in Gattolino, e al Palazzo di Giuſtizia, ſono un trofeo del valor Fio- rentino quando conquiſtarono nel 1362. il Porto Piſano, che con queſte chiudevaſi. Entrando in Chieſa ſi vedono ſedici groſſe Colonne di belliſſimo granito, con Capitelli, e Pilaſtri, ſopra de' quali ricorre un terrazzino, che cir- conda quaſi tutta la Chieſa, tramezzo alle quali vedonſi i 12. Apoſtoli, e allato alla Porta di mezzo la Legge di Natura, e la Legge Scritta, lavoro di Bartolommeo Ammannati, a riſerva del S. Simone che eſſendo poch'anni ſono a caſo caduto, fu rifatto dal vivente Sig. Inno- cenzio Spinazzi. Sotto l'Arco della Tribuna, ove è ſituato l'Altar Maggiore fu nel 1732. alzata la Statua di marmo del S. Precurſore, in atto d'eſſer portato alla celeſte Gloria, con più Angioli pur di marmo, opera tutta di Gi- rolamo Ticciati celebre Scultore, e Architetto, di cui pure e lo ſpazioſo Presbiterio eretto da- vanti il predetto Altar Maggiore, lavorato di finiſſimi marmi, ed arricchito di medaglioni, e di baſſirilievi di marmo. Nella Tribuna rimiraſi la figura dell'Agnello ſimboleggiato per il Sal- vatore, leggendoviſi in lettere d'oro.

ſtato

prin-

di

Hic Deus est Magnus mitis quem denot at Agnus

Attorno al quale nel cerchio ſuperiore vi è Moisè con i quattro Proſeti Maggiori, e i tre Patriarchi, Abramo, Isacco, e Giacobbe con i nomi loro. Nella lunetta dalla parte dell'Epi- ſtola vedeſi Maria Vergine ſedente col Figlio in braccio, e dall'altra parte S. Gio. Battiſta. In mezzo all'Arco ſuperiore vi è un piccol buſto di Maria, come pure nella parte infe- riore altro buſto ſimile in mezzo a dodici Pro- feti; nel ſecondo arco inferiore vi è il S. Pre- curſore in mezzo a S. Pietro, e S. Paolo ſotto ai quali i quattro Evangeliſti, e molti Angioli. Nei quattro peducci ſonovi quattro figure in atto di ſoſtenere il cerchio ſuperiore eſſendovi ſotto una cartella con i ſeguenti otto verſi.

Anno Papa tibi nonus currebat Honori Ac Federice tuo quintus Monarca decori Viginti quinque Chriſti cum mille ducentis Tempora currebant per ſecula cuncta manentis Hoc opus incepit Lux Mai tunc duodena Quod Domini noſtri conſervet gratia plena Sancti Franciſci Frater fuit hoc operatus Iacobus in tali pre cunctis arte probatus

Dai quali verſi ſi viene a ſapere che fu prin- cipiato queſto lavoro a 12. Maggio 1225. da F. Iacopo da Torrita.

C Dai

Nell'arco ſuperiore vedeſi una figura di un altezza ſmoderata rappreſentante il Salvatore a braccia aperte aſſiſo in atto di giudicare l'Uni- verſo. La detta Immagine è alta braccia 14. con molte figure attorno, e Angioli, circon- data da un gran cerchio, e i Cieli di colore azzurro; ſotto i piedi vi ſono diverſi Sepolcri con Cadaveri avente a deſtra i preſcelti per il Paradiſo, ed a ſiniſtra i condannati all'Inferno. Nei 5. ordini di quadri della cupola vi ſono eſpreſſi a Moſaico, nel primo i fatti principali delia vita di S. Gio. Battiſta; nel ſecondo i principali miſteri della vita del Redentore: nel terzo la Storia di Giuſeppe dell'antico Teſta- mento, nel quarto ſi mirano le opere ſtupende del Creatore dalla creazione del Mondo fino al Diluvio Univerſale. Nel quinto ſon rappre- ſentati gli Angioli, gli Arcangioli, i Troni, le Dominazioni, le Poteſtà, i Cherubini, i Serafi- ni ec. Nei fregi che circondano la Chieſa, ve- donſi molte teſte di Serafini alate. Nei para- petti del Loggiato ſul primo cornicione vi ſono diverſi Patriarchi, e Profeti con il loro nome, e motto. Setto ai Coretti ec. rimiranſi diverſi Santi, e Sante, i 4. Evangeliſti, come pure nell'altro ordine ſi vedono molti SS. Pa- dri, Veſcovi, e Diaconi della Chieſa Greca e Latina, con i loro nomi. Oltre i varj orna- menti vi è il Battiſtero molto vago, e di bel- liſſimi marmi adorno, nella nicchia del quale vi è un S Gio. Battiſta di marmo fatto da Giuſeppe Piamontini valente Scultore. Ed è da notarli, che un magnifico antico Battiſtero era nel mezzo del Tempio, di forma otta- gona, del quale n'è rimaſto il ſegno nel pavi- mento. Dirimpetto al detto Battiſtero vi è il ſepolcro, ornato di varie Statue, di Baldaſſar Coſcia, già Papa ſotto nome di Giovanni Vi- geſimoſecondo, o come altri vogliono Vigeſi- moterzo, morto in Firenze l'anno 1419. dopo aver rinunziato il Pontificato avanti al Concilio di Coſtanza. L'intaglio di queſto Sepolcro è opera di Donatello, a riſerva della Statua della Fede, che è di Michelozzo ſuo Scolare, ſotto al qual Depoſito leggeſi l'appreſſo Inſcrizione.

pure

Ioañes quōdam Papa XXIII. obiit Florentie Año Dñi MCCCCXVIIII. XI. Kalendas Ianuarii

Parimente di Donatello è la Statua in legno di S. Maria Maddalena Penitente, in un bell'Al- tare fatto modernamente. Due altri antichi Depoſiti di due Vescovi di Firenze ſono in queſto Battiſtero, cioè di Rinieri XVII. Ve- ſcovo, che è ſotto la ſtatua di S. Andrea, e dall'altra parte tra l'Altar Maggiore e il Fonte, vi è l'altro di Giovanni da Velletri XXXVI. Veſcovo avente ſotto di eſſi la reſpettiva inſcri- zione. Finalmente in queſto Tempio ſono molte Reliquie e ſpecialmente il Dito indice di S. Gio. Battiſta, e un braccio di S. Filippo Apoſtolo, che ſi tengono in ſomma venerazio- ne, come altresì molte ſuppellettili ſacre, e argenti d'ineſtimabil valore, tra i quali vi è un'Altare di argento ſodo che per le principali ſolennità ſi pone nel mezzo di Chieſa, quale è alto braccia 2., e un ſoldo, e largo nella fac- ciata braccia 4. due terzi, e braccia 1. circa nelle pareti laterali, peſa l'argento libbre 325. Vedonſi in queſto rappreſentati i fatti principali della Vita di S. Gio. Battiſta, lavorati con ſomma diligenza, come in tanti quadretti, nel mezzo dei quali in una piccola tribuna vi è una ſtatuetta intiera di S. Gio. Battiſta in piedi in atto di benedire, la quale è alta circa un braccio di peſo libbre 14., ed è fattura di Mi- chelozzo di Bartolommeo, eſſendovi ancora in diverſe nicchie molte ſtatuette piccole tutte di argento maſſiccio. Fu principiaco queſto Altare come in eſſo ſtà ſcritto nel 1366. e fu terminato nel 1477., onde vi impiegarono varj Manifattori (credo interrottamente) lo ſpazio di anni centundici, avendovi lavorato oltre il ſopraddetto Michelozzo, ancora Bernardo di Bartolommeo, Andrea del Verrocchio, e An- tonio del Pollajolo. Sopra di eſſo vi ſi pone una gran Croce parimente di argento, che peſa libbre 141. alta braccia 3. e due terzi, ornata di ſtatuette lavorate la metà da Betto di Franceſco, e l'altra metà da Milano di Domenico Del, e da Antonio del Pollajuolo.

C 2 tare

Al-

Uſcendo di Chieſa per la Porta di Tramonta- na, ſi trova una Colonna poco diſtante, eretta in quel luogo per ricordanza del miracolo, che ſe- guì, allora quando trasferendoſi alla Chieſa Cattedrale il Corpo di S. Zanobi Veſcovo Fiorentino dall'inſigne Collegiata di S. Loren- zo, nel toccar quivi la Bara un Olmo ſecco incontanente divenne freſco e verdeggiante. Dall'altra parte addirimpetto la Porta del fianco di S. Giovanni a Mezzogiorno vi è l'Ufizio del BIGALLO che ha cura de' Fanciulli orſani ſmar- riti, ove era l'Oratorio ſtato chiuſo nel luogo ove era la Loggia dell'antica famiglia degli Adimari. Vedeſi nella facciata due anti- che pitture, che una rappreſentante quando S. Pier Martire diede a i 2. Nobili il Gonfa- lone per difendere la S. Fede, e l'altra il detto Santo in atto di predicare. Altre antichiſſime pitture ſono alle pareti delle ſtanze interne, come pure una vetuſta Immagine in marmo di Maria Santiſſima col Bambino in collo di un lavoro particolare di mano di Alberto Arnoldi fatta nel 1359. con ſpeſa di Fiorini 150. d'oro, e di Fiorini 130. per i due angioli laterali, che eſiſte ove era l'Altare dentro l'Oratorio, ri- dotto adeſſo per uſo de l'Archivio di detto Uffi- zio. Dietro a S. Giovanni vi è il

lone

PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col di- ſegno di Gio. Antonio Doſi al tempo del Cardinale e Arciveſcovo Aleſſandro de' Medi- ci, dipoi per ſoli 27. giorni Papa Leone XI. vedendoſi ſul canto di queſto Palazzo la di lui Arme Pontificia con queſte brevi parole.

Leoni XI. P. M. ob merita in-Eccl. Flor. quam XXXIII. annos rexit & has aedes reſtitutas.

Ha la ſua entratura nell'altra ſtrada, ed è oſ- ſervabile la magnifica Scala, e l'Atrio, che mette nella gran Sala, dipinto eccellentemente da Pietro Anderlini. con lo sfondo di Vin- cenzio Meucci, a ſpeſe di Monſig. Giuſeppe Maria Martelli, a cui dobbiamo ancora il re- ſtauramento della qui anneſſa Chieſa di

SAN SALVADORE, tenuta da una devota Congregazione di Sacerdoti utili molto alla diſciplina Eccleſiaſtica, ed è tutta dipinta a freſco da diverſi celebri Profeſſori moderni, avendovi colorita la Cupola, e la Natività, che ſerve di Tavola all'Altar Maggiore Giovanni Ferretti con i due Apoſtoli di chiaro ſcuro. La depoſizione della Croce è di Mauro Soderini, e la Reſurrezione oppoſta con lo sfondo della vol- ta è di Vincenzio Meucci. Di quì paſſeremo alla

SAN

CHIESA Collegiata, e Real Baſilica di SAN LORENZO, dove giunti alla Piazza oſſerveremo in faccia al Palazzo del Marcheſe della Stufa una baſe di marmo, nel cui baſſorilievo ſi rap- preſenta, quando al valoroſo Giovanni de' Me- dici, Padre del Granduca Coſimo I., ſono con- dotti molti prigioni con varie ſpoglie. E' opera del Cavalier Bandinelli, di cui pure è la Statua, che ſulla Baſe dovevaſi collocare, la quale non ancora finita, nel Salone del Palazzo Vecchio conſervaſi. Ma venendo alla Chieſa giudico a propoſito il dar breve notizia di ciò che avvenne nella ſua fondazione, eſſendo degno di ricor- danza quanto di eſſa laſciarono ſcritto S. Pao- lino, il Baronio, ed altri Scrittori. A tempo dell'Imperator Teodoſio, Giuliana Vedova Fiorentina, non meno illuſtre per lo ſplendore del ſangue, che per la pietà, acceſa di devo- zione verſo il Martire San Lorenzo, volle colle proprie ſoſtanze fabbricar queſto Tempio, e dedicarlo al medeſimo. Terminata appena la fabbrica, giunſe in Firenze Sant'Ambrogio Ar- civeſcovo di Milano, perlochè venne in pen- ſiero a Giuliana di ricorrere al detto Prelato, e inſtantemente pregarlo, acciò voleſſe conſa- crare la nuova Chieſa, al che di buona voglia condeſceſe Celebroſſi pertanto la funzione della Sacra l'anno del Signore 392. o come altri vogliono 393. e fu con tal ſodisfazione del popolo ſolennizzata, che da quel giorno in poi, per memoria di tal fatto chiamoſſi queſta Chieſa e tuttavìa chiamaſi Baſilica Ambroſiana. Quin- di ebbe origine la ſingolare venerazione, che a queſto Tempio portarono gli antichi Veſcovi di Firenze, ed in ſpecie San Zanobi, il quale eleſſe quivi la ſua ſepoltura, ove ſtette lungo tempo ripoſto, prima che alla Cattedrale foſſe trasferito il di lui Corpo. A sì felici principj corriſpoſero con maggiori avanzamenti i ſuc- ceſſi di queſta Chieſa, perciocchè eſſendo eretta in Collegiata e di ampliſſimi privilegj arricchita, ha in ogni tempo tenuto ſopra dell'altre, dopo la Metropolitana, il primato. Sono in eſſa di- ciaſſette Canonici, quaranta Cappellani, e gran numero di Cherici, che vi celebrano gior- nalmente i Divini Uffizj con non minor decoro di quello facciaſi nella Metropolitana; ed a queſti preſiede un Priore, che in varie Feſte dell'anno gode l'uſo della Mitra, e Pontificali. Paſſando poi ad oſſervare la bellezza di queſto Tempio, per la mirabile Architettura di Fi- lippo Brunelleſchi, colla quale fu rinnovato; avendovi gettata la prima pietra li 16. Agoſto 1425. l'Arciveſcovo Amerigo Corſini a ſpeſe di Giovanni de' Medici, e proſeguito da Coſimo Pater Patrie ſuo figlio (giacchè l'antico Tem- pio, nel 1423. rimaſe quaſi affatto deſolato dal fuoco) vedendoſi queſto Edifizio diviſo in tre Navate, ſoſtenuto da groſſe colonne di maci- gno, ſopra le quali poſano gli archi vagamente intagliati, come altresì il cornicione, ed il fre- gio che per tutta la Chieſa ricorrendo, vaga, e maeſtoſa la rendono. Ella è lunga braccia 144. larga 36. oltre lo sfondo delle Cappelle, e la crociata braccia 60. Sopra la Porta del mezzo ſi vede l'Arme de' Medici, ſcolpita in pietra col diſegno del Buonarroti, di cui parimente è il diſegno del Terrazzino e Sacrario, dove ſi conſervavano moltiſſime Reliquie le quali ſono ſtate recentemente traſportate in una Cappella della crociata accanto alla Sagreſtia come ſotto ſi dirà. Nelle Cappelle ſono di pregio alcune Tavole, tra le quali a man deſtra la prima rappre- ſentante la Viſitazione di S. Eliſabetta, è di A- goſtino Veracini. La ſeconda lodatiſſima opera del Roſſo, nella quale ha eſpreſſo lo Spoſalizio di Maria Vergine. La terza che rappreſenta S. Lo- renzo, è opera di Niccolò Lapi. Nella quarta vi è l'Aſſunzione di Maria di antico, ed incognito autore. Nella quinta ſi vede dipinto da Ottaviano Dandini un Crocifiſſo con San Franceſco, San Girolamo, e la Maddalena a piè della Croce. Nella feſta San Girolamo nel Deſerto, opera del Cav. Giuſeppe Naſini. Terminata la navata, vi è nella prima Cappella della crociata una Tavola rappreſentante un Preſepio, creduto di Coſimo Roſſelli. La Cappella che rimane nella teſtata della Croce ha il Tabernacolo di marmo, ove conſervaſi il SS. Sacramento, diſegno, e Scultura diligentiſſima di Deſiderio da Setti- gnano, con figure di baſſo e alto rilievo, ſopra cui ſi vede un Gesù Bambino di marmo bianco opera del medeſimo. Queſto Tabernacolo è meſſo in mezzo da bell'adornamento di co- lonne d'ordine corintio con ſuo architrave, fregio, e fronteſpizio di marmi miſti. Più d'ogni altra coſa degna di ammirazione è la Sagreſtia nuova detta comunemente la Cappella de' Prin- cipi, fatta col diſegno, e architettura di Michela- gnolo Buonarroti. Sia contento il Foreſtiere di oſſervare il primo Sepolcro all'entrare, che è di Giuliano de' Mediei Duca di Nemurs, e fratello di Leone X., ſopra di cui vi è il Si- mulacro di mano del Buonarroti, e le due Sta- tue appreſſo, che una il giorno, l'altra la notte figurano, e nel dicontro Sepolcro fatto per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, ſopra cui pure è il Simulacro della medeſima famoſa mano, con altre due Statue rappreſentanti il Crepuſcolo, e l'Aurora. Si vede ancora di mano di Michelagnolo una Madonna col Bam- bino in braccio poſta in mezzo a due Figure dei Santi Coſimo, e Damiano, che la prima è del Montorſoli, e la ſeconda di Raffaello da Montelupo, ambedue Scultori eccellenti. Di quì uſcendo, paſſata la prima Cappella, è ammirabile nella ſeconda la Tavola dell'ado- razione de' Magi opera di Girolamo Macchietti; Oſſerveremo dipoi il ricchiſſimo Maggiore Al- tare ordinato quivi collocarſi nell'antepaſſato anno 787. da S. A. R. che eſiſteva in queſta Real Galleria, fatto già coſtruire dai Sovrani Medicei con lavori finiſſimi, e ſorprendenti di tutte pietre prezioſe, per porſi nella gran Cap- pella di queſto Tempio non terminato; aven- dovi anco fatto erigere avanti il Presbiterio un ricco balauſtro di finiſſimi marmi. Sopra il medeſimo Altare vi è ſtato poſto un Crocifiſſo di mano di Gio. Bologna, in mezzo a una Vergine di Michel Angiolo Buonarroti, ed un S. Giovanni di un ſuo Scolare, che erano nel ſotterraneo di queſta Chieſa. Oſſerveremo ancora d'avanti al Maggiore Altare i tre tondi con grata di bronzo i quali uniti a lapida di por- fido di ſerpentino, e di altri marmi con l'arme de' Medici ne' quattro lati, formano il no- bile Sepolcro a Coſimo Pater Patriae morto il primo Agoſto 1464. Paſſate le due ſeguenti Cappelle della Crociata s'entra nella vecchia Sagreſtia, fabbricata col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco; ſi oſſervino i quattro tondi ne' peducci della volta di mano di Donatello, le due piccole porte, e in alcune nicchie San Lorenzo, Santo Stefano, San Coſimo, e San Damiano del medeſimo, e nel doſſale dell' Altare un baſſorilievo in bronzo del Brunel- leſco. Quindi ſi vede un belliſſimo Sepolcro di porfido iſolato retto ſulle cantonate da quattro branche di Leone, adornato ne lati di fruttami, e fogliami di bronzo, fatti col diſegno di An- drea Verrocchio, ove ſono i Corpi di Pietro, e Giovanni figli di Coſimo Padre della Patria. Corriſponde queſto nella Cappella dedicata alle glorie di Maria Vergine Santiſſima, chiamata la Madonna di S. Zanobi, la di cui Immagine antica è circondata da una Tavola dipinta da Franceſco Conti con i Santi Lorenzo, Za- nobi, ed Ambrogio. Nello sfondo laterale di queſta Cappella fatto riccamente coſtruire, e abbellire dal noſtro benefico e pio Real Sovrano, in vari belliſſimi armadj furono quivi traſportate dal luogo antico ove eſiſte- vano nel Terrazzino ſopra la Porta tutte le Reliquie e ſuoi prezioſi Reliquiarj d'oro, d'argento, e di altre ricche materie, ed unite con altro numero grande di ſimili Reliquie, e Reliquiarj ſtate donate da S. A. R. quivi ora con ſommo decoro unitamente ſi conſervano. Contigua a queſta vi è una Cappella con la Tavola rappreſentante la Nunziata di Fra Fi- lippo Lippi. e di quì tornando verſo la Porta ammiraſi nella parete dipinto a freſco il mar- tirio di S. Lorenzo con ſommo ſtudio eſeguito da Agnolo Bronzino. Paſſata la Porta laterale trovaſi di mano dell'Empoli il martirio di S. Baſtiano; appreſſo a queſta ſi vede effigiato S. Antonio Abate. Ne ſegue altra Cappella con un Immagine di Criſto Crocifiſſo, dopo la quale vi è una antichiſſima pittura rap- preſentante Maria, con S. Leonardo ed altri Santi, dipoi ritrovaſi effigiato il martirio di S. Arcadio e Compagni, opera degna di ſom- ma ſtima di Gio. Antonio Sogliani; ammirabile è il gradino di queſt'Altare lavorato con indicibil diligenza di Franceſco Bachiacca. E finalmente trovaſi la converſione di S. Matteo dipinta da Pietro Marcheſini. Belliſſimi ancora ſono i due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciaſcuno da quattro colonnette di diverſi marmi, nelle facce de' quali ſi vedono alcuni baſſirilievi di bronzo, fatti da Donatello, rappreſentanti i più la Paſſione del noſtro Redentore, con ſin- golare artifizio, e ſommamente lodati dagl' intendenti. Ne laſceremo di dire, che la vaga ſoffitta, a ricca e nobil Cupola dipinta da Vin- cenzio Meucci il Campanile edificato da fondamenti, ed il riſtoramento della Chieſa ſotterranea, ſono opere fatte dalla pietà della Principeſſa Anna Maria Luiſa de' Medici Elet- trice Vedova Palatina del Reno. Nell'uſcir della Porta, onde ſi và nella Canonica, ſi trova la Statua di Paolo Giovio Veſcovo di Nocera, e famoſo Scrittore d'Iſtorie, Scultura di Fran- ceſco da San Gallo, indi ſalendo per una Scala, che guida al Chioſtro di ſopra, troveremo la celebre, e per tutto il Mondo tanto rinomata

zio-

di

go-

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un

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Pie-

LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il cui vaſo lungo braccia ottanta, largo diciotto e due terzi, alto quattordici e mezzo, è cosi nobile e mae- ſtoſo. e di sì rara e perſetta architettura, che molti valent' uomini, come il Brezelio, il Se- nator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giuſeppe Ignazio Roſſi l'hanno diſegnato, e pubblicato colle ſtampe. Fu alzato col diſegno di Miche- lagnolo, ſervendo ciò per un degniſſimo en- comio. Prima dunque di penetrare là dentro, trovaſi un bel ricetto in forma quadra, nel quale è ſituata la Scala poſta sù da Giorgio Vaſari e dal Tribolo, per ben diciotto volte, e non mai per un miſterioſo ſilenzio di Miche- lagnolo potuta collocarſi nella ſua proporzio- nata ſituazione. Bella oltre modo è la Porta, e belli ancora ſono gli ornamenti delle fineſtre, vaghiſſimo il cornicione, l'architrave, ed il fregio, e tutto inſieme è con sì nobil ſimetrìa diviſato, che reſta l'occhio di chi lo mira dallo ſtupore, e dal diletto ſorpreſo. Alla bellezza del materiale corriſponde il pregio, ed il va- lore de' Manoſcritti, che ſopra certi banchi di noce, quarantaquattro per parte in gran nu- mero vi ſi conſervano, oltre altri quattro nuovi ſcaffali poſti in una ſtanza in ſondo alla Libreria fattivi collocare da S. M. C. Franceſco l. ri- pieni pure di Manoſcritti. Sono queſti di lin- gue diverſe, e ſpecialmente Ebrea, Greca, Latina, Cineſe, Arabica, Caldea, Siriaca, Toſcana, Schiavona, Provenzale, e Franceſe antica, nè ſolo per la rarità, ma eziandio per l'ornamento di pitture, e miniature ſingola- riſſimi. Da queſti come da rari eſemplari, ſo- gliono i Letterati, e in ſpecie gli Oltramon- tani diligentiſſimi oſſervatori, ſar riſcontrare, e emendar quei difetti, che ſpeſſe volte ſcor- rono nelle ſtampe, o che furono da altri oſ- ſervati, con pubblicarne intereſſanti aneddoti. Or queſti Libri, parte da Coſimo Padre deila Pa- tria, Lorenzo ſuo fratello, Piero ſuo Figliuolo, e dal Cardinal Gio. de Medici, poi Leon X. da varie parti, e con grandiſſime ſpeſe procu- rati ſpecialmente dalla Grecia, e dall'Aſia, furono poſcia ripoſti in queſto luogo da Cle- mente VII., che fondò la Librerìa, nella quale, l'anno 1571. fu dal Granduca Coſimo I. or- dinato che ſi daſſe pubblico ingreſſo a comune benefizio de Cittadini. In queſti ultimi tempi è ſtata accreſciuta di molti ottimi, e rariſſimi Manoſcritti, cioè dall'Imperator Franceſco I. nell'anno 1755. de' più rari della celebre Li- breria Gaddiana. Indi per ordine del noſtro Reale Sovrano vi furono traſportati nel 1766. tutti i Codici manoſcritti che eſiſtevano nel Convento de' Padri di S. Croce; nel 1771 ci fece pure unire tutti i Codici Orientali, che eſiſtevano nel ſuo Real Palazzo, nel 1783. quelli della ſoppreſſa Badia di Fieſole, altri della Magliabechiana, e nel 1785. un numero dei più antichi, e rari della celebre Libreria Strozziana. Chi poi bramaſſe ſapere il numero, e la qualità de' Libri, potrà comodamente ap- pagare il ſuo deſiderio, mediante gl'Indici che ſono ſtati ſino ad ora pubblicati. Quello de' Codici Orientali e Palatini, fu compilato da Monſignor Evodio Aſſemanni, e ſtampato in Firenze nel 1742. Il Canonico Antonio Ma- ria Biſcioni rifece il Catalogo de' ſoli Codici Orientali della Laurenziana, che fu pubblicato dopo la ſua morte in Firenze ne'l'anno 1752. Eſſendo ſucceduto nell'impiego di Biblio- tecario il vivente Sig. Canonico Angiolo Maria Bandini, nel 1759. diede principio al Catalogo ragionato de' Codici Greci, che ſu da eſſo felice- mente condotto al ſuo termine nell'anno 1770. in tre Tomi in fol. pubblicati colle ſtampe di Fi- renze, ed ornati di tavole in rame eſprimenti i ſaggi de' caratteri de' Codici più inſigni. Con altri cinque volumi parimente in fol. ne' quali ſi racchiudono i Codici Latini, Provenzali, e Italiani in ogni genere, ha ſeguitata queſta beli' Opera. L'erudito viaggiatore informandoſi dalla perizia del Bibliotecario troverà ad ogni banco qualche raro Manoſcritto. I più ſingo- lari per l'antichità ſono il Codice Siriaco al Plut. I. Quello del Vergilio al Plut. XXXIX. Al XLII. il Decamerone del Boccaccio. Quello dell'Oroſio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la vaghezza dell'ornato il S. Am- brogio, il Lirano, il Tolomeo, il Giulio Ce- ſare, la Vita di Lorenzo de Medici, Domizio Calderino, l'Argiropilo, e molti altri, trai quali le famoſe, e celebri Pandette di Giuſti- niano, chiamate le Pandette Piſane, poi Fio- rentine, ſtimate più di ogni altro teſoro da chi riguarda la rarità ed eccellenza di un Ma- noſcritto sì prezioſo. Queſte per qualche ſecolo furono con ſomma gelosìa cuſtodite nella Real Guardaroba, ed ora da qualche anno d'ordine Sovrano traſmeſſe e unite in queſta Libreria tra gli altri molti rariſſimi manoſcritti; Da queſto luogo ritornando in Chieſa ci porteremo a viſitare la

la-

emen-

ſono

D Cal-

CAPPELLA REALE a cui l'anno ſcorſo è ſtato fatto nel Coro l'ingreſſo, ma per comodo, ſi entra per altra piccola porta nella contigua mi- nor Cappella. Queſta è la gran Cappella co- tanto celebre, che ſenza ingrandimento iper- bolico vien reputata nel Mondo unica e ſin- golare. E in vero, ſe in altri Edifizj s'ammira la ſquiſitezza dell'arte, in altri la ricchezza dei materiali, in alcuni qualche coſa di ſingolare, in queſta ſola Cappella tutte unite concorrono le prerogative più nobili; magnificenza d'ar- chitettura, pregio infinito de' materiali, bel- lezza incomparabile, e perfezione dell'arte in ſommo grado. Per darne qualche breve noti- zia, diremo, che la circoferenza di tutta queſta Cappella è braccia centoquarantaquattro, l'al- tezza della Cupola braccia centoquattro, e il diametro quarantotto. L'incroſtatura è di dia- ſpri, agate, calcedonj, lapislazzuli, ed oltre pietre prezioſe. Belliſſimi ſono i pilaſtri co' ca- pitelli di bronzo dorati, maeſtoſi ſono i Sepol- cri di granito orientale, ſopra ciaſcun de' quali poſa un guanciale di diaſpro tempeſtato di gioje, e ſopra quello una corona reale, ancor eſſa ric- ca di gemme. In alcune nicchie di paragone ſono collocate altrettante Statue di bronzo do- rate, maggiori del naturale che rappreſentano i Sovrani Deſunti. Di vaghiſſime commettiture di lapislazzuli, madreperle, diaſpri, agate, verde antico, graniti, e altre rariſſime pietre vedonſi effigiate le Armi delle Città ſottopoſte al Granducato. In ſomma tali, e tanti ſono gli ornamenti di pregio, che vi ſi trovano, che umano penſiero non è baſtevole a immaginarſi una bellezza sì rara. Fu cominciata l'anno 1601. al tempo di Ferdinando l., e per quanto da molti Maeſtri giornalmente vi ſi lavoraſſe, moltiſſimo vi reſta ancora per renderla in tutto compita. Appreſſo la Cappella per di dietro alla Chieſa è la

tezza

CASA de' Nelli, nella quale eſiſteva una prodigioſa quantità di diſegni d'architettura di mano de' più eccellenti profeſſori d'Italia, ſiccome una raccolta di Manoſcritti de' celebri Mattematici Galileo Galilei, Evangeliſta Tor- ricelli, e Vincenzio Viviani, trasferita in oggi nell'altra ſua Caſa detta de' Cartelloni, in Via dell'Amore, ove abitava il celebre Vincenzio Viviani. Di quì paſſeremo nella Via della Stipa dov'è il

D 2 Mat-

PALAZZO, e Banca del Saſſi, e proſeguendo da queſta parte trovaſi la Chieſa di

S. IACOPO in Campo Corbolini Commenda de` Cavalieri Geroſolimitani, in cui vi ſono varie Inſcrizioni e Memorie antiche; una Ta- vola di Ridolfo del Ghirlandajo rappreſentante lo Spoſalizio di Gesù Bambino con S. Cate- rina; altra dedicata alla Decollazione di S. Gio. Battiſta, dipinta da Filippo Palladini, e ſopra alla Porta per di dentro è maraviglioſo un Puttino che ſoſtiene l'Arme della Famiglia dell'Antella dipinto ſopra un'embrice da Gio- vanni da S. Giovanni. Eſcendo di quì trovaſi il Monaſtero, e la Chieſa di

S. ONOFRIO delle Religioſe Franceſcane dette di Fuligno, dove oltre una bella Tavola dell'Aſſunzione che ſi vede all'Altar maggio- re, è a man dritta quella di lacopo Ligozzi rappreſentante l'Adorazione de' Magi, vi è dirimpetto da ammirare il belliſſimo S. Fran- ceſco in atto di ricevere le Stimate dipinto con la più viva eſpreſſione da Lodovico Ci- goli, opera in vero ſtimatiſſima di sì eccellente artefice. La volta è pittura del P. Galletti Teatino. Poco diſtante da queſta Chieſa an- dando verſo la Fortezza ſi trova la Chieſa di

goli,

S. GIULIANO, fuori della quale vedeſi un Ta- bernacolo di un Crocifiſſo con altre figure, opera di Andrea del Caſtagno. In Chieſa entran- do a man deſtra vi è l'Altare del Santiſſimo Crocifiſſo opera aſſai ſtimabile di Mariotto Al- bertinelli, di cui è ancora la Tavola all'Altar maggiore, ove ha effigiata Maria col Bambino Gesù con altri Santi. Il quadro poi dell'altro Altare a ſiniſtra rappreſentante la naſcita del Santo Bambino, è di Iacopo da Empoli; di contro a queſta vi è

S. ANTONIO già Convento di Canonici Re- golari Franceſi ora ſoppreſſi, nella qual Chieſa al primo Altare a man dritta vi è la Tavola di S. Luigi Re di Francia, opera di Livio Mehus; e il S. Antonio viene da Niccolò Mignard. Poco diſtante da queſta Chieſa ſi trova il

CASTEL S. Gio Battiſta, volgarmente detto la Fortezza da Baſſo, fatto fabbricare dal Duca Aleſſandro nel 1534. col diſegno di Aleſſandro Vitelli, e Antonio da S Gallo, il quale di preſente oltre una Truppa di Soldati, ſerve per Caſa di Correzione, facendoviſi lavorare tanto gli Uomini che le Donne, che ſono in gaſtigo in diverſi meſtieri ſotto gli ordini di un Commiſſario, e altri Miniſtri. Eſciti da queſto luogo, e prendendo per la Via dell'Acqua a mano deſtra ove era la

tanto

COMPAGNIA di S. Gio. Evangeliſta, vi è ſtato trasferito lo Spedale di S. Onofrio, nel quale ſi dà ricetto ogni ſera a molte povere perſone di ambedue i ſeſſi, prive di caſa, e parenti; e vi ſi aduna l'Univerſità dei Tintori, la quale ſomminiſtra diverſe carità ai poveri di tale Arte. Poco dopo ſi trova la Chieſa delle Religioſe Carmelitane di

S. BARNABA: ſopra la porta di detta Chieſa evvi una Vergine col Santo Bambino di Luca della Robbia, il quale abitava preſſo queſta Chieſa. Entrando vedeſi all'Altar maggiore ſotto vaga tribuna ornata di ſtucchi, una ta- vola di Sandro Botticelli, ingrandita da Ago- ſtino Veracini, che imitò a perfezione l'antico, in cui vi è eſpreſſa Maria Santiſſima col Bam- bino Gesù, S. Barnaba, e quattro altri Santi. Vi ſono nel corpo della Chieſa due Altari per parte uniformi, al primo de' quali ſi venera una prodigioſa Immagine del Crocifiſſo dipinta dal Beato Giovanni Angelico. Di quì poco diſtante trovaſi la Chieſa delle Religioſe Fran- ceſcane di

S. ORSOLA nella quale fu dipinta da Matteo Roſſelli all'Altar Maggiore la Tavola della Concezione, e al deſtro Altare da Filippo Tar- chiani il Batteſimo di Gesù Criſto, e in faccia ad eſſo il martirio di S. Orſola da Bartolommeo Silveſtrini. Lo sfondo della ſoffitta è di Seba- ſtiano Galeotti, e la lunetta ſulla maggior Cappella è del Caſcetti. Li quì paſſando in Via de' Ginori ſi trova il

S. OR-

PALAZZO dei Giraldi che ha una buona Li- breria, e quello del Senatore Ginori ripieno di pitture, e molte altre pregiabili rarità. Di quì andando in Via S. Gallo oſſerveremo il

PALAZZO de' Marucelli, ora de' Brunaccini, di vaghiſſima architettura di Gherardo Silvani, ove ſono ammirabili le due Arpie ſoſtenenti il Terrazzino opera di Raffaello Curradi: Entro vi ſon cinque gran Camere dipinte da Seba- ſtiano Ricci Pittor Veneziano. Di faccia a queſto Palazzo vedeſi il

MONASTERO di S. Appollonia la qual Chieſa e Porta, della medeſima fu fatta col diſegno di Michelagnolo. Alle due Cappelle laterali la Tavola della SS. Trinità fu colorita da Pier Dandini, ed il Crocifiſſo di rilievo è di Raffaello da Montelupo. Nella Tribuna oſſervaſi la volta dipinta da Bernardino Poccetti ſotto della quale la Tavola dell'Altare rappreſentante Maria Santiſſima ed altri Santi, è di Agoſtino Vera- cini. Non è da tralaſciarſi di oſſervare ſopra le grate del Coro delle Monache la gran Tela eſprimente Criſto m niſtrato dagli Angeli nel deſerto, opera di Matteo Roſſelli. E proſe- guendo verſo la Porta ſi trova a mano deſtra la

San-

CHIESA di Gesù Pellegrino già Congrega maggiore, nella quale ſonovi tre Tavole a olio molto eccellenti di Gio. Balducci, come pur ſono del medeſimo tutte le Pareti dipinte a freſco. E' oſſervabile l'Epitaffio alla Sepoltura fattaſi fare in vita dal celebre facetiſſimo Pio- vano Arlotto, che dice così

Queſta Sepoltura il Piovano Arlotto la fece fare per ſe e per chi ci vuole entrare,,.

Proſeguendo il cammino dalla parte oppoſta ſul Canto di Via delle Ruote può oſſervarſi la piccola, ma vaga facciata della Caſa, che per propria abitazione ſi fabbricò il celebre Pittore Santi di Tito; e ſull'altro canto di Via S. Za- nobi un belliſſimo Tabernacolo di Domenico Puligo diſcepolo di Andrea del Sarto. In faccia a detta Via vi è da vedere la Fabbrica dei Ta- bacchi, e accanto la Chieſa di

S. CATERINA già degl'Abbandonati, dirimpetto alla quale è la Stanza Mortuaria, ove ogni ſera vi ſi depoſitano i cadaveri degli eſtinti di queſta Città, che dipoi ſono traſportati nel Campo Santo a Treſpiano; e ritornando in Via S. Gallo ſi preſenta il Monaſtero, ora Conſervatorio di

Santo

S. GIOVANNINO de' Cavalieri di Malta aſſai vago, e ſpazioſo, diviſo in tre navate. La pri- ma Cappella, che incontraſi a man dritta ha una Immagine del Crocifiſſo traslatato dall'an- tica loro Chieſa, e Convento che aveano dalla Porta Romana. Nella ſeconda vi è eſpreſſa da Santi di Tito la Natività di S. Gio. Battiſta, la terza è dedicata alla Preſentazione di Maria. Nella teſtata della Navata vedeſi la ſua incoro- nazione, che è antica pittura dell'Orgagni. All'Altar maggiore dipinſe Pietro Dandini la Decollazione di S. Gio. Battiſta con due ovati, che in uno S. Agoſtino, e nell'altro S. Maria Maddalena de Pazzi, di mano d'Aleſſandro Gherardini, di cui ſono ancora le pitture a freſco della tribuna, e della ſoffitta della Chieſa ornata di architettura da Rinaldo Botti. Ne ſeguita la Naſcira di Gesù Criſto del Ghirlan- dajo. Dopo ne viene una Nunziata della Scuola di Giotto. Vi è infine la Cappella della Beata Ubaldeſca Religioſa di queſt'Ordine Geroſoli- mitano. E' da ſaperſi che in queſto eſempla- riſſimo Monaſtero vi fu educata per più di ſei anni ſino dalla ſua puerizia S. Maria Madda- lena de' Pazzi noſtra Concittadina. Accanto a queſto Conſervatorio vi è il

PALAZZO de' Pandolfini fatto fabbricare col di- ſegno di Raffaello da Urbino, da Monſig. Gian- nozzo Pandolfini Veſcovo di Troia. Ne ſegue la Chieſa e Convento delle Monache di S. Lucia dello ſtretto Ordine di S. Domenico. Quivi di- rimpetto vi è il grande, e magnifico

PA-

SPEDALE di Bonifazio, o Conſervatorio di Poveri, dove ſi raccettano in gran parte per- ſone dell'uno, e dell'altro ſeſſo, che per vivere neceſſitano dell'altrui ſoccorſo; il qual luogo è chiamato dal nome dal di lui Fondatore Bo- nifazio Lupi nobiliſſimo Parmigiano, già Po- teſtà di Firenze nel Secolo XIV. Queſio vaſte luogo è ſtato moltiſsimo ampliato, e rifabbri- cato di nuovo quaſi del tutto, eſſendo reſtata terminata queſta gran Fabbrica nell'antepaſſato anno 1787. con avervi incorporati, oltre al detto Spedale altri quattro contigui Monaſte- ri, cioè quello delle fanciulle di S. Caterina che era ſotto le Logge, quelli di S. Luca, e della SS. Trinità degl'Incurabili quivi conti- gui, e quello di S. Miniato dall'altra parte verſo la Porta. Oltre al Conſervatorio dei Po- veri vi furono l'anno ſcorſo tra feriti, e rin- chiuſi in una porzione di queſto Spedale i Pazzi; in altra i malati cronici, ed in altre parti di eſſo vi ſi curano, e medicano tutti i mali cu- tanei; il medeſimo è ſtato d'ordine Regio riunito allo Spedale di S. Maria Nuova e go- vernato dall'iſteſſo Sig. Commiſſario. Si vede ſotto la Loggia ſopra una Porta il buſto di S. A. R., e nella teſtata un'Inſcrizione indi- cante quanto ſopra. La reſtaurazione della Chieſa antica fu fatta col diſegno di Gio. Bat- tiſta Pieratti. In eſſa la Madonna del Roſario è di Niccodemo Ferrucci, accanto vi è il Mar- tirio di Santa Caterina di Fabbrizio Boſchi. L'Annunziazione è opera di Niccolò Soggi Diſcepolo di Pietro Perugino. All'Altar mag- giore ſi vede una Tavola di Matteo Roſſelli nella quale ha effigiato Maria con S. Maria Maddalena de' Pazzi e altri Santi; e alle pa- reti vi ſono ſtate poſte altre Tavole di pregio. Proſeguendo verſo la Porta trovaſi la Chieſa di

riu-

S. AGATA, oggi Conſervatorio, e Scuola delle Signore delle Montalve, ove la Tribuna dell'Altar maggiore è dipinta da Aleſſandro Allori. La SS. Nonziata che vi ſi vede è di Alfonſo Boſchi, e i due quadri laterali di Gio. Bizzeli. La Tavola dalla banda dell'Epiſtola è di Girolamo Macchietti, e le lunette intorno alla Chieſa eſprimenti il Martirio di S. Agata, ſono di Suor Ortenzia Fedeli. In queſto Nobil Conſervatorio ſono tenute in educazione molte nobili Donzelle, le quali ſotto abiliſſime Mae- ſtre apprendono varj lavori. Quivi accanto vi è la Chieſa, e Monaſtero delle nobili Reli- gioſe di

è la

S. CLEMENTE ove Santi di Tito dipinſe la Tavola dell'Altar maggiore di S. Clemente con molte altre figure, e quella del S. Agoſtino a mano dritta è di Iacopo da Pontormo. Di- rimpetto a queſto Monaſtero vi è la Chieſa, e Convento di

CHIARITO, dal B. Chiarito che ne fu il Fondatore, ove vi ſon paſſate le Religioſe Mantellate che erano in via della Crocetta. E di quì oſſervata l'antica pittura di Michele di Ridolfo del Ghirlandajo ſopra la Porta San Gallo, il quale dipinſe Maria Vergine col bambino, e da una parte S. Gio. Battiſta, e dall'altra S. Coſimo, ſi può paſſare a vedere fuori di eſſa Porta l'Arco Trionfale, che fu eretto in occaſione dell'ingreſſo che fece in Firenze il di 20 Gennaio 1739. S. A. R., dipoi Auguſtiſſimo Imperatore Franceſco I., come pure il vago Parter fattovi fare dal noſtro Real Sovrano per paſſeggio delle civili perſone di ogni ſeſso e rango, che giornalmente in gran numero vi ſi portano a diporto; e tornando in Città, ſeguitando la ſtrada a mano deſtra per le mura ſi vede ſopra di effe in faccia al Maglio alzata una ſpecie di Torretta, la quale fu fatta per miſurare il livello dell'acqua del condotto Reale, ſe poteva andare, oltre alle varie Fontane della Città a quella del Palazzo Reale, ſulla terrazza al pari del primo piano, prima di fare il condotto in Città. Quivi vi- cino ſi trova la

con-

CHIESA delle Nobili Religioſe di S. Dome- nico, nella quale al primo Altare a man dritta vi è un S. Pio di mano del Puglieſchi reſtato imperfetto alla morte del medeſimo. La Ta- vola dell'Altar Maggiore è di Lazzero Baldi; ne ſegue la miracoloſa Immagine di Gesù Cro- cifiſſo, ſtatavi traſportata dalla Chieſa di Chia- rito. In ultimo il S. Euſtachio è opera del Cav. Curradi. Intorno alla Chieſa vi ſono tre- dici lunette dipinte parte dal Soderini, alcune dal Ferretti, e parte dal Meucci. In faccia a queſta Chieſa trovaſi il

GIARDINO detto de' Semplici, che dal Gran- Duca Coſimo I. nel 1543. con regia ſpeſa fu fab- bricato, ove ſi conſervavano le più rare, e belle piante, ed erbe medicinali che quel magnanimo Principe da ogni parte più remota le fe venire; di preſente queſto luogo è ſtato addetto alla Reale Accademia de' Georgofili per Orto ſpe- rimentale, ove ſi fanno diverſe eſperienze Agrarie provando nuove, ed utili ſemente per poi ſperimentarle in grande nelle varie Pro- vincie. Preſiede al medeſimo un Direttore eletto con Motuproprio di S. A. R. il quale nell' Eſtate fa diverſe Lezioni d'Agricoltura. Le numeroſe piante dei Semplici che vi erano fu- rono traſportate parte nell'Orto Bottanico del Real Gabinetto di Fiſica, e parte in quello di S. Maria Nuova. Appreſſo vi è la

cletto

CAVALLERIZZA, ove ſono i Cavalli di ſervi- zio, e di maneggio di S. A. R., che in gran numero, ed in luogo aſſai comodo vi ſi man- tengono. In queſto luogo ancora ſi apprende dalla Nobiltà Fiorentina, e foreſtiera, ſotto la direzione di un Cavallerizzo ſpeſato dal mede- ſimo noſtro Sovrano, l'Arte di cavalcate, e di correr la lancia. A queſto effetto fu dal Gran Principe Ferdinando fatto reſtaurare, ed accreſcere un bel loggiato, perchè nel tempo del crudo Inverno, o di pioggia ſi poſſa tut- tavia continovare un efercizio sì nobile. Con- tigue ſono ſtate recentemente fabbricate le Reali Scuderìe nel luogo ove era in avanti il ferraglio dei Leoni, ed altre beſtie feroci, avendovi fatti tutti i comodi neceſſarj per le Carrozze, e varie abitazioni per le perſone addette a tal ſervizio. Quivi è la Piazza, e Chieſa di

S. MARCO de' Padri Domenicani dell'Offer- vanza. Tra gl'ornamenti più ſingolari, vi s'am- mirano belle Tavole, tutte di mano d'ec- cellenti Maeſtri. Nell'entrare a man deſtra vi è una devota Immagine di Maria Annunziata di Piero Cavallini Romano, con la Tavola ornata di figure da Fabbrizio Boſchi, o come altri da Gio. Battiſta Paggi. La ſeconda dov'è dipinto un Crocifiſſo con S. Tommaſo d'Aqui- no, è di Santi di Tito. La terza ove è eſpreſſa Maria coi Bambino Gesù, e di altri Santi è del celebre F. Bartolommeo di S. Marco di cui nel Convento nella ſola Cappella del No- viziato, eſiſtono molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare. Nella quarta ſi vede un'antichiſſi- ma Madonna lavorata a Moſaico. La Tavola della quinta Cappella dove è l'Immagine di Maria, e S. Domenico è di mano di Matteo Roſſelli. Volendo di quì entrare nella Sagre- ſtia vedeſi nell'ingreſſo una belliſſima Statua di marmo rappreſentante Criſto riſorto, col- locata in una nicchia, opera di Antonio No- velli, e del Conti ſono li due baſſirilievi che ſono dai lati. Di quì paſſata la prima porta vedraſſi ſopra di eſſa una delle più belle Ta- vole del Beato Gio. Angelico che ſtava anti- camente all'Altar maggiore. Il ritratto di que- ſto Beato ſtà appeſo nella Cella che qui abi- tava S. Antonino con altri quattordici ritratti di Beati Religioſi che oltre i venerabili ſenza numero hanno ſantificato queſto Convento, e edificata la noſtra Città. Tornando in Chieſa ſegue dipoi la Tribuna ove nelle pareti da Mon- ſieur Parocel Franceſe vi fu dipinto l'adora- zione de' Magi, e le Nozze di Cana, e la Cupola è di Aleſſandro Gherardini con un bello Altar maggiore corredato di ricchiſſimi argenti particolarmente nelle feſte ſolenni. Quindi vi è interna la Cappella de' Serragli principiata nel 1600, ancor eſſa ragguardevo- le, non meno per la ſtruttura di finiſſimi mar- mi, de' quali fino al pavimento è ricoperta, quanto per varj ornamenti di ſtatue, e di pit- ture, che nobilmente l'adornano. La Tavola dell'Altare rappreſentante l'ultima Cena è opera di Santi di Tito, la Storia della Manna è del Paſſignano; di Iacopo da Empoli è il Sagrifizio di Abramo. Il ſaziar delle Turbe nel Deſerto, e la Cena d'Emaus ſono del Cav. Curradi; e S. Paolo che riſuſcita un Fanciullo è del Biliverti. La volta è di Bernardino Poc- cetti, e ancora i Santi dipinti a freſco tra- mezzo a detti quadri in otto nicchie: nell'altre quattro vi ſono gli Evangeliſti di marmo, che due ſono di Lodovico Salvetti, e i due dall' Altare, del Pieratti. Dopo la quale ſegue la belliſſima Cappella di S. Antonino Arciveſcovo di Firenze fatta fabbricare con ſomma magni- ficenza da Averardo, e da Antonio Salviati. Ella è tutta di marmi nobilmente lavorati col diſegno di Giovanni Bologna. Tre belle Ta- vole di Pittori eccellenti ne adornano vaga- mente le tre facciate; quella di mezzo è opera d'Aleſſandro Allori detto il Bronzino, che vi effigiò il ritorno di Criſto dal Limbo, quella che rappreſenta il Lebbroſo riſanato in cornu Evangelii è di Franceſco Poppi, l'altra eſpri- mente la converſione di S. Matteo è di Batiſta Naldini. In ciaſcuna di queſte facciate ſi am- mirano due Statue di marmo, che in tutto aſcendono al numero di ſei, rappreſentanti S. Gio. Battiſta, S. Filippo, S. Antonio, S. Adovardo, S. Domenico, e S. Tommaſo d'Aquino, fra le quali è oltremodo maravi- glioſo il S. Gio. Battiſta; il tutto diſegno di Gio. Bologna, eſeguite, e terminate dal Fran- cavilla ſuo diſcepolo; ed altrettanti baſſirilievi di bronzo di mano di Fr. Domenico Porti- giani, fatti ſul diſegno del medeſimo Gio. Bo- logna ſuo Maeſtro, da cui fu fatta la figura di bronzo, che è in Sagreſtia rappreſentante il Santo giacente. Nell'urna ſotto l'Altare ftà ripoſto il di lui S. Corpo. Finalmente corona queſta Cappella una Cupoletta tutta adorna di ſtucchi, e di vaghe pitture, di mano del Poccetti. Avanti a queſta Cappella ſon dipinte due Storie dell'Eſpoſizione, e Traslazione di S. Antonino di mano del Paſſignano. Ella ha meritato d'eſſer deſcritta e pubblicata colla ſtampa del fu celebre Antiquario Dottore Gori. Di fuori ſopra l'Arco di queſta vaga Cappella ſi vede un S. Antonino di marmo alto braccia 4. di mano di detto Gio. Bologna. Ne ſegue poi alla prima Cappella, tornando verſo la Porta, una belliſſima Tavola di Lodovico Cigoli, ove ha dipinto l'Imperatore Eraclio, che de- poſto l'Imperiale ammanto, e coſtituito in abito di penitenza, ſcalzo ne' piedi, porta ſopra le ſue ſpalle quella ſteſſa Croce, ove il noſtro Salvatore con la ſua morte compì la redenzio- ne del genere umano. Nella ſeguente Cap- pella, eravi una ſtupenda Tavola di Fra Bar- tolommeo, con alcuni Angioli in aria con un padiglione con Maria, e altre figure attorno, e Criſto fanciullo che ſpoſa S. Caterina; ma il Principe Ferdinando, che la volle avere, ne fece fare un'altrettanto belliſſima copia al Gabbiani, che certamente ſi ſcambia dal me- deſimo originale. Nella terza di mano del Paſſignano vi è eſpreſſo S. Vincenzio Ferreri predicante al Popolo. Nella quarta vicino alla porta vi è la Tavola dipinta dal Cavalier Gio. Batiſta Paggi Genoveſe, rappreſentante la Trasfigurazione del Redentore ſul Tabor. La ſoffitta è tutta intagliata, e riccamente dora- ta, con lo sfondo aſſai ben condotto, uſcito dal pennello di Gio. Antonio Pucci. E' degno di memoria, che quì furono ſepolti il Conte Giovanni Pico della Mirandola, che fu chia- mato la Fenice degl'ingegni, ed Agnolo Po- liziano uomo letteratiſſimo, e ſingolare, e al noſtri tempi i celebri Giuſeppe Averani, e il Propoſto Anton Franceſco Gori. Non meno però della Chieſa è ragguardevole il Conven- to, fatto fabbricare da Coſimo, e Lorenzo de'Medici, al quale fu dato principio nel 1437- col diſegno di Michelozzo. Nel primo Chio- ſtro ſono 28. lunette eſprimenti diverſi fatti, e miracoli più celebri di S. Antonino Arcive- ſcovo, tutte dipinte da eccellenti Maeſtri, e ſpecialmente da Bernardino Poccetti, dal Roſ- ſelli, dal Tiarini, e dal Boſchi, e le altre più antiche venerabiliſſime immagini che ſono negl'angoli, e ſopra le Porte ſono del B. Gio. Angelico inſigne Pittore; che come ſi è detto abitava in queſto Convento, dentro al quale ſi vedono moltiſſime opere di ſua mano, oltre la magnifica pianta dell'Ordine Domenicano dipinta da Eſſo ſulla parete del Capitolo che reſta tra li due Chioſtri, nel quale vi ha effi- giato gran numero di Ritratti di Uomini Illu- ſtri del detto Ordine, tanto in ſantità, che in dottrina. Poi nel ſecondo non meno vaſto del primo in 36. Lunette ſi vedono eſpreſſe le geſta della Vita di S. Domenico. In queſto vi ha dipinta una navata Aleſſandro Gherar- dini, altre due Coſimo Ulivelli, e una dalla parte dell'ingreſſo Aleſſandro Loni, e Seba- ſtiano Galeotti. E' molto deſiderabile da ve- derſi la Cappella del Noviziato la di cui Ta- vola di ſtraordinaria bellezza è opera di Fr. Bartolommeo nella quale vi ha eſpreſſa la Pre- ſentazione di Gesù Bambino, vi è inoltre tra l'altre buone pitture, una celebre immagine di Maria SS. di mano di Carlo Dolci. In queſto inſigne Convento bella e copioſa Li- breria vi ſi conſerva, ove fra gli altri, ſono di pregio moltiſſimi Manoſcritti fatti quivi collo- care a pubblico benefizio da Coſimo de'Me- dici Padre della Patria, ed alcuni de'quali è fama, che foſſero già di Niccolò Niccoli, che è da annoverarſi fra quelli, da'quali le Let- tere Greche riconoſcono il loro riſorgimen- to. Vicino all'Orto in fondo al quale è da ammirarſi una Cappella tutta dipinta da Ber- nardino Poccetti, è ſituata la Spezieria, ce- lebre per la fabbricazione che vi ſi fa dell' Eſſenze di ogni ſorte, acque, ed altri lavori di Fonderìa, ove ſi potrà con piacere oſſer- vare ancora de' belliſſimi quadri. Fu queſto Convento ſempre tenuto in grande ſtima, non ſolo per l'oſſervanza reſtauratavi da Fr. Gi- rolamo Savonarola, ma eziandio per avervi dimorato moltiſſimi Religioſi di ſanta vita, in converſazione de'quali ſoleva Coſimo Padre della Patria ſpeſſe volte trattenerſi vedendoviſi ancora le ſtanze, ove abitava. E` ſtata abbel- lita queſta Chieſa con una vaga facciata col diſegno di Fr. Giovacchino Pronti da Rimini Converſo Carmelitano. Dirimpetto a queſta Chieſa per la Porta laterale è il Palazzo detto il

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ſolo

CASINO DA S. MARCO, fatto fabbricare dal Gran Duca Franceſco I. intorno al 1570. col diſegno del Buontalenti. E' ſervito ne'tempi andati per abitazione de'Principi del ſangue, eſſendo provveduto di tutte le comodità, che a talì Perſonaggi ſi convengono. Accanto a queſto Caſino è degno d'eſſer veduto il Chio- ſtro della già ſoppreſſa

COMPAGNIA di San Giovan Batiſta, detta dello Scalzo, per le molte eccellenti Pitture a freſco rappreſentanti la vita di S. Gio. Ba- tiſta di mano di Andrea del Sarto, tra le quali due ſole ſono dipinte dal Francabigio. Nell'in- greſſo adunque del Cortile di mano di An- drea ſi vedono due figure rappreſentanti la Fede, e la Speranza. L'altra Porta è meſſa in mezzo da una Carità, e una Giuſtizia. La Storia a man deſtra rappreſenta quando Zac- caria incredulo per la viſta dell'Angelo di- venta muto. L'altra è la viſita di Maria a S. Eliſabetta. La ſeguente rappreſenta il Parto di S. Eliſabetta; dipoi ne viene quando Zac- caria dà la benedizione a S. Giovanni, che ancor fanciulletto vuole andare al deſerto di mano del Francabigio. La Storia che ne ſe- gue è pure del Francabigio, quando S. Gio- vanni s'incontra nel Salvatore nel ritorno di Egitto. Ne ſegue altre di Andrea quando Criſto è battezzato da S. Giovanni, dipoi quando S. Giovanni predica ai Giudei nel Deſerto, e nella ſeguente quando la gente convertita da S. Giovanni viene a ricevere il S. Batteſimo; indi quando S. Giovanni è condotto dinanzi ad Erode; e dipoi vedeſi la Cena di Erode, e il balio della figlia d'Erodiade, ed in ul- timo è dipinto Erode a menſa con Erodiade, ove dalla figlia di eſſa è portata la teſta di S. Giovanni come ella al medeſimo richieſe. Certamente queſte Iſtorie fatte di mano di An- drea, e le quattro Virtù ſopradette ſono di tanta bellezza e perfezione, che nella ſtima degl'intendenti vincono ogni giudizio, ben- chè per l'ingiurie dei tempi in qualche parte abbino ſofferto. Queſt'Opera ſi trova inta- gliata da Teodoro Cruger con fronteſpizio, e ritratto dell'Autore. Tiene ora la cuftodia di queſto ammirabile Chioſtro la Reale Accade- mia delle Belle Arti quivi vicina. Ritornando indietro vedeſi ſul Canto di Via degl'Arazzieri un piccolo vago Caſino fatto fabbricare pochi anni ſono dal regnante Real Sovrano, e dall' altra parte vi è la Chieſa, e Monaſtero di

Sto-

ri-

S. CATERINA dell'Ordine di S. Domenico, nella di cui Chieſa che ha l'ingreſſo ſulla Piazza di S. Marco, all'Altar Maggiore ve- deſi lo Spoſalizio di detta Santa, e ai due la- terali le Tavole ſon dipinte da Suor Plautilla Nelli valente Pittrice, e religioſa di queſto Mo- naſtero, nel quale Caterina de' Medici Regina di Francia nella ſua fanciullezza vi ſu tenuta in educazione. Dalla parte oppoſta di queſta Piazza, ſi ritrova la

REALE ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI (una voltu Spedale ſotto il titolo di S. Matteo) modernamente trasferitavi per ordine Sovrano dalla ſua antica ſituazione di Via della Crocetta dove eſiſteva ſino dal 1500., e dalla Sovrana Munificenza ampliata, ed arricchita di tutto ciò che è neceſſario per apprendervi compi- tamente le tre Arti Sorelle, contandoſi in eſſa nove Profeſſori cioè, per il Diſegno, per il Colorito, per il Grotteſco, per l'Inciſione in rame, per la Scultura, per l'Architettura, un Direttore agli Studenti il Nudo, un Aſſiſtente ai Giovani che ſtudiano nella Real Galleria, e uno per la Meccanica Pratica.

Di-

E principiando ad oſſervare alla Porta d'ingreſſo eſeguita con ben inteſa, ed elegante Architettura ſi vedono appoſte ſcolpite in pietra tre corone, che una di quercia, l'altra di lauro, la terza d'ulivo, le quali ſono l'emblema dell' Accademia, e ſotto le medeſime in un fregio leggeſi l'Epigrafe ſeguente

Liberalium Artium incremento Petrus Leopoldus Anno MDCCLXXXIV.

che è l'epoca della ſua inſtituzione:

Da detta Porta ſi paſſa in un veſtibulo dove da due porte laterali ſi dà ingreſſo a due delle ſuddette Scuole, cioè Diſegno, e Colorito, e principiando dalla prima a mano deſtra

In una Gallerìa ben adorna, e corredata di diſegni e geſſi per uſo de' principianti, ſi dan- no dal Maeſtro a bella poſta aſſegnato tutte le regole neceſſarie al profitto de' medeſimi. Dalla detta ſcuola ſi ha ingreſſo ad una gran ſala la quale ſerve alle pubbliche adunanze tutta ripiena di quadri Originali de'migliori Autori della Scuola Fiorentina, e da vari Car- toni Originali de'medeſimi, e alcuni ancora delle Scuole Lombarda, e Romana non man- candovi tra i primi il Grillandaio, Andrea del Sarto, gli Allori, Carlo Dolci, il Roſſelli ec. ed altri che troppo ci vorrebbe a noverarli, e fra i Cartoni Fra Bartolommeo, Pietro da Cortona, Baroccio, Cignani, Franceſchini ec. oltre a ciò ſono da oſſervarſi alcuni modelli in legno mirabilmente eſeguiti, rappreſentanti la Città, e fortificazioni di Porto Ferraio, il nuovo Lazzeretto di S. Leopoldo, la Città di Livorno ec. e ſi ritrovano ancora vari mo- delli in terra cotta, e in geſſo di Profeſſori che in queſta guiſa hanno voluto perpetuare Acca- demici la loro memoria col laſciarvi le loro Opere.

delle

Da queſta ſi paſſa alla Sala del Nudo dove in tutti i giorni ſi da il comodo di poterlo ſtu- diare per due ore: nell'Eſtate la mattina, e nell'Inverno la ſera.

Dalla detta Sala del Nudo proſeguendo avan- ti, ſi entra in una Spazioſa Galleria tutta adorna de' getti in Geſſo delle Statue le più rinomate, non ſolo della noſtra Città, quanto di quelle eſiſtenti in Roma, quali poſte con ottima ſi- metria ſopra bene adattate baſi formano un colpo d'occhio mirabile; il farne un eſatto ragguaglio ſarebbe un far torto alle medeſime, eſſendo troppo cognite appreſſo degli intenden- ti. Nella medeſima Sala, ſono da oſſervarſi un ſuperbo Tabernacolo dipinto a freſco ſul muro unitamente alla volta, e pareti da Giovanni Mannozzi detto da S. Giovanni eſprimente il ripoſo d'Egitto, già eſiſtente in fondo del Giardino del Real Caſino della Crocetta, e ad eſſo quì intieramente traſportato; ed il getto della famoſa porta del Tempio di S. Giovanni opera ſingolare dell'immortale Lorenzo Ghi- berti adattata alla gran porta della preſente Sala dalla quale ſi ha ingreſſo alla Scuola del Colorito: Contigua alla detta Sala vi è la ſtanza per le private Adunanze, e avanti la medeſima vi è un ricetto, il quale introduce mediante una piccola Scala alle due Scuole dell'Archi- tettura, e della Meccanica Pratica, ambedue corredate de'neceſſari, libri, diſegni, e mac- chine ec.

ti.

Ritornando al primo veſtibulo per una co- moda Scala ſi perviene alle altre due Scuole di Grotteſco, e dell'Inciſione in Rame ancor eſſe beniſſimo provvedute di eccellenti eſem- plari ec.

In ciaſchedun Anno ſi danno due volte dei premi a quelli Scolari che più hanno appro- fittato ne' loro reſpettivi ſtudi, e queſto ſerve per una virtuoſa emulazione di ſempre più avanzarſi ne'medeſimi, ed una volta l'anno ſi fa un concorſo di prima, ſeconda, e terza claſſe per la Pittura, Scultura, ed Architet- tura, e tutte queſte gratificazioni, quanto le menſuali preſtazioni ai Maeſtri, la Carta, ma- tita, colori ec. che giornalmente e gratuita- mente ſi diſpenſa ai poveri Scolari vien ſuppli- to dal Real Teſoro:

fa un

Al buon ordine, e ſoprintendenza dell'Ac- cademia vi ſono nominati da S. A. R. un Pre- ſidente, un vice Preſidente, ed un Segretario, il quale oltre al mantenere il carteggio colle più rinomate Accademie dell'Europa accudiſce che ſia provviſta la medeſima di ciò che con- tinuamente le può abbiſognare ec. Sortendo da queſto luogo, e ritornando per via Larga ſi trova la

LIBRERÌA O BIBLIOTECA MARUCELLIANA fon- data a pubblico vantaggio dal fu Abate Fran- ceſco Marucelli, ed aumentata da Monſignor Aleſſandro Marucelli, la quale ſta aperta la mattina, ne' giorni di Lunedì, Mercoledì, e Venerdì, nella quale oltre la copioſità dei Li- bri impreſſi in ogni ſcienza, vi ſi conſervano molti Manoſcritti del celebre Antonio Maria Salvini, ed una ſcelta numeroſa Raccolta di rare, e celebri ſtampe inciſe in rame laſciate quivi dall'ultimo ſuperſtite di detta nobil Fa- miglia Franceſco Marucelli, e ſeguitando il cammino dalla parte oppoſta ſi trova il

PA-

PALAZZO de'Marcheſi Coppoli ora del Sig. Averardo de'Medici eretto con vago e bel diſegno del Silvani Architetto Fiorentino, ultimamente accreſciuto, e dentro e fuori quaſi della metà, dal fu Senatore Cammillo Coppoli. E dipoi s'incontra il

PALAZZO del Marcheſe Capponi, fatto col diſegno di Ferdinando Ruggieri circa al 1740. e poco più giù dall'iſteſſa parte altro

PALAZZO di altra Famiglia Capponi, con bella facciata di Gherardo Silvani, che è ſtato internamente accreſciuto, e rimodernato nel Cortile col diſegno di Luigi Orlandi. Ed ap- preſſo il

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Ban- dino Panciatichi, col diſegno del Cavalier Carlo Fontana. In faccia al primo vedeſi un antico Palazzo dei Medici dipoi dell'antichiſ- ſima Caſa

UGHI, o fieno AVVOCATI protettori dell'Ar- civeſcovado Fiorentino, Famiglia di poco tempo eſtinta. Accanto al quale ne ſegue il grandioſo

PALAZZO già della Famiglia DE' MEDICI, oggi del Marcheſe Riccardi per compra fatta- ne l'anno 1659. per prezzo di ſcudi 41. mila dal Granduca Ferdinando II. fatto già fabbri- care da Coſimo Padre della Patria, col di- ſegno di Michelozzo. Non può ſpiegarſi ab- baſtanza quanto ſia bello, e magnifico, nè può comprenderlo facilmente chi non lo mira. Vedonſi le due facciate tutte di pietre forti in tre ordini diviſate. Dal piano della terra fino alle prime fineſtre, l'ordine è Ruſtico, o To- ſcano, con bozze aſſai rilevate. Sopra di queſto ſegue il Dorico, a cui ſuccede il Co- rintio, e in fronte di sì nobile edifizio, ve- deſi un cornicione d'incredibil vaghezza, che da per tutto lo circonda. Non meno vaghe ſono le fineſtre da baſſo, gli ornamenti delle quali, come altresì il cornicione, ſi credono fatti col diſegno del Buonarroti. Entrando per la porta principale trovaſi la prima Loggia, nel fregio della quale ſono alcuni tondi en- trovi figure di marmo di Donatello, e le pa- reti tutte furono fatte adornare l'anno 1719. dal Marcheſe Franceſco Riccardi di baſſiri- lievi, di Statue, di Buſti, e d'Inſcrizioni an- tiche Greche, e Latine, a foggia di Muſeo. A man deſtra vi è una ſcala molto comoda, e nobile fatta col diſegno di Gio. Batiſta Fog- gini Scultore e Architetto Fiorentino. E' pure a man ſiniſtra una ſcala belliſſima fatta a chioc- ciola, che dal terreno conduce ſino alla ſom- mità. Penetrando poi nelle ſtanze, vi s`am- mirano molti pregevoli ornamenti degni di tanto Palazzo trai quali è da vederſi la vaga e belliſſima Galleria dipinta nella volta a freſco da Luca Giordano famoſo Pittore, e in eſſa giù abbaſſo nella parete effigiati ſopra gran- dioſi Criſtalli i quattro elementi inſigne opera di Anton Domenico Gabbiani, tra i quali in nobiliſſimi armarj ſi conſerva una bella, e co- pioſa raccolta di Cammei, d'Intagli, di Me- daglie, e di altre prezioſe antichità: allato alla quale è una numeroſa, e ſcelta Librerìa di manoſcritti, e di libri impreſſi, parte della quale fu meſſa inſieme dal celebre Riccardo Riccardi, e parte fu già del Senatore Mar- cheſe Vincenzio Capponi, da cui l'ereditarono i preſenti poffeſſori, i quali vanno di continuo aumentandola, con accreſcimenti di ſtanze e libri, avendo acquiſtato tutto il carteggio Letterario del fu celebre Dottore Giovanni Lami ſtato Bibliotecario di queſta Caſa. E' ri- pieno queſto grandioſo Palazzo di mobili ric- chiſſimi, pitture celebri, inſcrizioni, buſti, e baſiirilievi antichiſſimi in gran numero. Si mi- reranno inoltre i nuovi accreſcimenti di ſer- vizi baſſi molto comodi, e finalmente ſi vedrà creſciuta quaſi doppiamente la principal fac- ciata verſo la Via Larga, coll'iſteſſo ordine, e architettura dell'antica nel qual ricreſci- mento fu incorporato il Palazzo di Lorenzino de' Medici ove ucciſe il Duca Aleſſandro, uno dei fatti aſſai celebri nella noſtra Iſtoria. E' famoſo queſto Palazzo, non ſolo per la ſua bellezza, ma eziandio per eſſere ſtato in ogni tempo ricetto di grandiſſimi perſonaggi, eſſendoviſi trattenuti Sommi Pontefici, Im- peradori, e Re, oltre un numero grande di Principi (di che ſi legge la memoria in un Cartello di marmo nel primo Cortile, fatta dal celebre Abate Antonmaria Salvini) e per molti avvenimenti accaduti e deſcritti larga- mente da varj dei noſtri Scrittori de'tempi andati, indi ſi trova la Chieſa di

ſegno

tanto

de'

SAN GIOVANNINO, dedicata a San Gio- vanni Evangeliſta poſſeduta già dai Geſuiti, ai quali fu conceſſa l'anno 1557., e dipoi per Real diſpoſizione nel 1775. data ai Cheri- ci Regolari delle Scuole Pie, i quali tengono nell'anneſſo loro Conventole Puppliche Scuole in qualunque ſcienza. Era queſta Chieſa in principio affai piccola; fondata nel 1351. per teſtamento del nobile Gio. di Lando Gori, ma nell'anno 1579. coll'opera, e col diſegno di Bartolommeo Ammannati, Scultore, ed Architetto Fiorentino, fu oltremodo accre- ſciuta, e adornata. Imperciocchè quell'Atte- ſice molto pio, e religioſo, a niuna ſpeſa e fatica perdonò, perchè queſt'opera foſſe con- dotta al ſuo fine ammirando gl`intendenti l'eſquiſitezza dell'architettura, e il bell'or- dine di tutte le parti di queſto ſacro Edifizio. Ha la facciata tutta di pietre ſerene, e den- tro vi ſono nelle Cappelle varj ornamenti di ſtucchi con belle Tavole; nella prima a man deſtra ſtà collocata un inſigne Tavola di Aleſ- ſandro Allori, ove ha rappreſentato N. S. con alcuni Apoſtoli in atto di eſaudire la Cana- nea, ed è da notarſi che quel Vecchio, che ſi appoggia al baſtone, figurato per S. Barto- lommeo è il Ritratto del medeſimo inſigne beneſattore Architetto Bartolommeo Amman- nati, che la ſece ſare; la ſeconda Tavola di S. Luigi Gonzaga, e S. Stanislao è Opera di Ottaviano Dandini; la terza di S. Niccolò di Bari di Gio. Domenico Campiglia Lucche- ſe, e dalle bande il S. Franceſco Borgia, e S. Giuliana Falconieri ſono di Agoſtino Ve- racini. Quindi ſeguita la Cappella di S. Fran- ceſco Xaverio ricca di nobiliſſimi marmi, dove il Cavalier F. Franceſco Curradi ha con ſtraor- dinaria eccellenza rappreſentato il detto Santo nell'atto di predicare agl'Infedeli; la gloria dello sfondo è di mano di Pier Dandini, e i quadri laterali ſono del Bamberini. Ne ſegue la Cappella maggiore, la di cui Tavola ove è eſpreſſo il SS. Crocifiſſo è di mano di Gi- rolamo Macchietti, nei due laterali il S. Gi- rolamo è di Giacomo Ligozzi, e la S. Elena del Bizzelli; trovaſi dipoi la nobil Cappella di Sant'Ignazio tutta incroſtata di marmi, ove è di mano del Puglieſchi la bella Tavola di detto Santo, e gli ovati ſono del ſopradetto Bamberini. Ne ſeguono tre altre Cappelle, nella prima delle quali v'è l'Immacolata Concezione di mano del mentovato Cur- radi, nella ſeconda è ſtata collocata la belliſ- ſima Tavola di S. Giuſeppe Calaſanzio Fon- datore, di mano di Antonio Franchi Lucche- ſe, da cui fu effigiato il medeſimo Santo da- vanti a Maria SS., e al Santo Bambino; nella terza ed ultima vi è la Tavola degli Angeli dipinta da Giacomo Ligozzi; ſopra al cor- nicione alcune ſtorie a freſco ſono di mano di Aleſſandro del Barbiere, cioè la Cena, la Trasfigurazione, quando S. Giovanni moſtra S. Pietro a Criſto, e gli Apoſtoli che accon- ciano le Reti ec. Gli Apoſtoli delle Nicchie ſono di Cammillo Cateni, e lo sfondo nella ſoffitta è ultima opera di Agoſtino Veracini. Eſcendo di queſta Chieſa, a man deſtra s'in- contrano le abitazioni de' Martelli, e degl'Ar- naldi, nella prima delle quali eravi una Sta- tua di Donatello, la quale al preſente ritro- vaſi nel Palazzo del Sig. Balì Martelli in Via della Forca creduto il più eccellente lavoro di ſuo ſcarpello; e nella ſeconda vi ſono eſqui- ſite Pitture: Traverſando la ſtrada dirimpetto alla detta Chieſa ſi trova Via del Cocomero ove da una parte vi è un Pubblico Teatro, ac- canto al quale il Palazzo dei Baroni Ricaſoli fabbricato con buona architettura, e dirim- petto quello de' Gondi, e dalla parte ſiniſtra, evvi il Palazzo dei Marcheſi Gerini ricco di ſingolari Pitture, accreſciuto, e rimodernato internamente dal fu Marcheſe Andrea Gerini con disegno del vivente Sig. Gaſpero Pao- letti, e tornando nella ſuddetta ſtrada ſi ve- dono i

dotta

rola-

F della

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Puc- ci, il primo de' quali d'ordine compoſito, ſul Canto di Via de' Servi fu diſegnato con bella, e vaga architettura del famoſo Paolo Fal- conieri Cavaliere intendentiſſimo; e l'altro accanto del Marcheſe Roberto Pucci, che ha ſeguitato l'ordine del primo. Dirimpetto ve- deſi il

PALAZZO del fu Marcheſe Incontri, di mae- ſtoſa Architettura Toſcana, dove nel dipinger quella Galleria cadde, e mori il celebre Anton Domenico Gabbiani degno di eterna memo- ria, in faccia al quale vi è la Parrocchia di

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitavano i Monaci Celeſtini ſtati ſoppreſſi, ora uſiziata da Preti ſecolari. Sono in queſta Chieſa da oſſervarſi alcune Tavole molto belle, e ſpe- cialmente la Natività di Noſtro Signore dell' Empoli, accanto alla quale è una Vergine di mano d'Iacopo da Pontormo aſſai ſtimata, ſiccome due Tavole del Poppi, che in una è la Reſurrezione, e nell'altra la Concezione, e una belliſſima del Paſſignano, rappreſentante S. Giovanni che predica alle Turbe. Dipoi ſe- guitando per la Via de' Servi evvi il

i Mo-

PALAZZO de' Marcheſi Niccolini, fatto con buon diſegno, e adorno di molte Statue an- tiche, oltre uno ſtudio copioſiſſimo di Me- daglie, buona Libreria, e pitture celebri. E verſo la Nunziata ſi trova dall'iſleffa parte il

PALAZZO de' Grifoni molto nobile, e ſigno- rile, che vien detto eſſerne ſtato l'Architetto il Buontalenti: era in avanti della Famiglia Ricci ove nacque a` 23. Aprile 1522. S. Ca- terina de' Ricci. Queſto fa angolo ad una Piazza, che ha preſo il nome dalla vicina Chieſa della Nunziata, che vedeſi dai lati chiuſa da due gran Logge, il diſegno delle quali è del Brunelleſco. Nel mezzo di eſſa ſopra una Baſe di marmo ſi erge un Cavallo, ſopra il quale è la Statua di Ferdinando Pri- mo Gran-Duca di Toſcana gettato in bronzo da Giovanni Bologna, di Cannoni ec. predati dalle Galere Toſcane ai Turchi, leggendoviſi ſotto la faſcia nella pancia del Cavallo

F 2 da

Dei metalli rapiti al fiero Trace

Le due Fontane di bronzo, che adornano la medeſima Piazza, ſono opera di Pietto Tacca ſtatevi poſte nel 1643.; ed entrando nel de- votiſſimo Tempio della Santiſſima

ANNUNZIATA, nel deſcrivere il quale mi ſia lecito, che per breve ſpazio di tempo io mi dilunghi fuor dell'uſato. Era queſta Chieſa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio poſto fuor di Firenze, in queſto luogo, che era detto il Cafaggio. Or tale Oratorio con alcuna parte di terreno ivi contiguo, ſu con- ceduto a quei ſette nobili Fiorentini, che ab- bandonata la Patria, ſi erano ritirati nell'aſpro Monte Senario, ove menando vita eremitica, e ſolitaria, fondarono la Religione de' Servi di Maria, ed il motivo fu, acciò quei buoni Religioſi, che da per tutto avevano ſparſa la fama della lor ſantità, più da vicino ſantifi- caſſero col loro eſempio i loro Concittadini. Ma perchè troppo anguſto era quel luogo, riguardo alle molte perſone, che vi erano ve- nute ad abitare, fu di biſogno fabbricar nuovo Convento, e nuova Chieſa; al che fare, la povertà di quei Religioſi baſtante non era.

Per-

Perciò ad un opera sì buona e ſanta, furono dal Sommo Pontefice tutt'i Fedeli eſortati, tra' quali ſopra di ogni altro ſi ſegnalò Chia- riſſimo Falconieri Cittadino di queſta Patria, Padre di Santa Giuliana, e Fratello del Beato Aleſſio, imperciocchè a niuna ſpeſa, o fatica perdonando ſomminiſtrò qualunque ſoccorſo più opportuno, perchè tal opra foſſe al ſuo fine condotta. Terminata la fabbrica, avvenne quel gran prodigio, per lo quale è celebre queſta Chieſa per tutto il Mondo. Avevano quei buoni Padri nel 1252. dato a dipingere a freſco ad un Pittore (di cui ancora è in- certo il nome; altri chiamandolo Bartolom- meo, altri Giovanni) un'Immagine di No- ſtra Signora in atto di eſſere dall'Angiolo An- nunziata. Il buon Pittore, che la figura dell' Angiolo avea compita, e rimanevagli ſolo ad effigiare della gran Vergine il Volto, ſtava fra ſe ſteſſo dubbioſo, con qual arte poteſſe eſprimere quell'Aſpetto Divino. In queſto mentre fu ſopraffatto dal ſonno, da cui ſve- gliatoſi, mirò toſto con ſuo ſtupore colorito il Sembiante della gran Vergine Madre, di tal bellezza e tanta divozione ſpirante, che ſolo doveſſe crederſi coſa di Paradiſo. Attonito dunque, e ſorpreſo da maraviglia incredibile, ad alta voce gridò più volte: Miracolo, Mi- racolo; Il che ſentito da' circoſtanti, e dipol ſparſoſi per la Città, cagionò un tal concorſo di Popolo, che ben tolto ne fu la Chieſa ri- piena; e perchè niuno di queſto fatto dubitar poceſſe, operò Iddio per mezzo di queſta Im- magine infiniti miracoli, che tuttavia, mercè della Divina bontà, vanno ſeguitando in gran numero. Ora venendo alla deſcrizione della Chieſa: Vedeſi al primo ingreſſo un Loggiato con belle e ben proporzionate Colonne, fatto fabbricare dalla Famiglia de' Pucci con diſegno del Caccini Scultore. Sotto il Loggiato ſono tre Porte. Quella a man deſtra conduce nella Cappella di San Sebaſtiano dell'iſteſſa Fami- glia Pucci, eretta ancor eſſa con diſegno del ſopraddetto Caccini, adorna di tre Tavole, colorite da Maeſtri eccellenti, che una d'Au- relio Lomi Pſſano, l'altra del Paggi, e ſpe- cialmente quella di San Sebaſtiano di Antonio del Pollaiolo, ed altresì di alcune Statue di marmo del Novelli Scultore, e della Tribuna dipinta dal Poccetti. Vi ſono ancora molte memorie di uomini illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente di Lorenzo, Roberto, e An- tonio Pucci, tutti tre inſigni Cardinali. Dalla porta laterale di queſta Cappella ſi paſſa in un Cortile, o Chioſtro tutto dipinto da' più rari artefici di quei tempi, cioè: La pittura accanto alla porta di Chieſa dietro l'Altare della Ma- donna rappreſentante la Natività del Signore, è di Aleſſio Baldovinetti. Quella che ſegue a ſiniſtra eſprimente quando S. Filippo Benizzi ebbe la viſione di Maria Vergine per la quale veſti l'Abito, è di Coſimo Roſſelli. L'altre che ne ſeguono ſono di Andrea del Sarto, cioè quella in cui ſi vede S. Filippo, che nell'an- dir alla Corte del Papa, che era in Viterbo, trovando un lebbroſo nudo, ſi trae la propria camicia, dandola ad eſſo perehè ſi ricopra. Nell'altra vedeſi quando S. Filippo nel paſſare tra Bologna, e Modena, trovando alcuni che giocavano ſotto un'arbore con beſtemmie; con fervore di ſpirito forte gli ripreſe, per cui gli fecero dell'ingiurie e ſtrapazzi, e mentre egli ſeguitando il cammino, venne un impetuoſo fulmine che ſquarciato l'albero, due ne reſta- rono morti, e gli altri ſpaventati ſi diedero alla fuga. Ne ſegue l'Iſtoria quando detto Santo libera dagli ſpiriti una Fanciulla. Nell'altra è eſpreſſo un fanciullino rivocato da morte a vita nel toccare la bara di S. Filippo già morto. L'ultima ſtoria da queſta parte eſprime un Re- ligioſo parato con la reliquia di alcuni panni di S. Filippo con alcune donne in ginoc- chioni che nè più vere nè più belle, non pare che formar ſi poſſino, con alcuni puttini che appariſcono di carne vera; Il Vecchio che ſi regge con la mazza diceſi eſſere il ritratto di Luca della Robbia. Dall'altra parte tra la porta laterale della Chieſa, e l'altra della Cap- pella di S. Baſtiano vi ſi vedono nella prima la ſtoria dei Re Magi, e nell'altra la Natività della Madonna. Tutte ſette queſte lunette ſono di ſtupendo colorito fatte dal celebre pennello di Andrea del Sarto. Le altre tre dalla parte della porta della Loggia ſono; Lo Spoſalizio della Madonna del Francabigio; La Viſitazione di Maria a S. Eliſabetta di Iacopo da Pon- tormo; e l'Aſſunzione al Cielo del Roſſo Fiorentino. E' in queſto Loggiato il ritratto in marmo di Andrea, ſcolpito da Raffaello da Montelupo, con Epigrafe ſotto di eſſo. En- trando in Chieſa, vedeſi al primo aſpetto a ſoffitta tutta d'intagli dorati ſopra fondo bian- co, diſegnata da Franceſco Silvani, nel mezzo della quale è un gran quadro, rappreſentante l'Aſſunzione della Vergine al Cielo di mano del Volterrano. Nelle pareti tra 'l fregio della ſoffitta, e il cornicione, ſono dodici quadri d- pinti a freſco dall'Ulivelli, dove ſi rappreſen- tano alcuni Miracoli più ſingolari di Maria. A man ſiniſtra nell'entrare in Chieſa ſi trova la Cappella della Santiſſima Nunziata, nel muro della quale è dipinto il di lei Volto miracoloſo, fatta di marmi intagliati da Pagno di Lapo Par- tigiani Scultore di Fieſole col diſegno di Mi- chelozzo. Quanto ſia ricca, e adorna queſta Cappella non ſi può ſpiegare abbaſtanza. E' l'Altare d'argento maſſiccio nobilmente lavo- rato, il gradino parimente d'argento è tutto diviſato di gioie, e pietre prezioſe. In un bel- liſſimo Tabernacolo è una teſta del Salvatore di Andrea del Sarto. Sopra due gran pilaſtri poſa un ricco architrave, o cornicione d'ar- gento, da cui pende una cortina di lavoro ec- cellente, ſotto la quale una mantellina pari- mente d'argento. Inoltre tanti e tanti ſono gli ornamenti di queſta Cappella, che è malage- vole il poterli diſtintamente deſcrivere: perchè i vaſi, i doppieri, le lampane tutte d'argento ſono moltiſſime, ſenza numero ſono i Voti che vi ſi vedono appeſi in contraſſegno delle grazie, che dalla Vergine ſi diſpenſano gior- nalmente. Contiguo alla detta Cappella è un piccolo Oratorio di forma quadrata nobilmente arricchito; ha le pareti incroſtate di pietre pre- zioſe, e ſpecialmente d'agate, calcedonj orien- tali, e diaſpri, che rappreſentano alcuni ſim- boli di noſtra Signora, ove vedeſi un Crocifiſſo di mano di Antonio da S. Gallo, che era ſopra l'Altar Maggiore avanti vi foſſe poſto il Ciborio d'argento. Accanto a queſta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marcheſe e Senatore Franceſco Feroni, col diſegno di Giovan Ba- tiſta Foggini tutta incroſtata di marmi, e adorna di Statue; la Tavola dell'Altare rappreſen- tante il Tranſito di S. Giuſeppe è dipinta da Carlo Lotti Veneziano con ſingolar diligenza; di mano di Giuſeppe Piamontini ſono le due Statue rappreſentanti il Penſiero, e la Fortuna marittima, e di mano dell'Andreozzi ſono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la Na- vigazione. Di Carlo Marcellini è il San Do- menico, e del Cateni il San Franceſco, e le Medaglie di bronzo dorato ſono di Maſſimiliano Soldani Benzi; le due Inſcrizioni, che ſi ve- dono ſotto i due Depoſiti, ſono dettate da Anton Maria Salvini. Seguitano appreſſo, ben- chè con ordine aſſai diverſo, altre Cappelle adornate di belle Tavole, tralle quali è rag- guardevole quella del Giudizio d'Aleſſandro Allori detto il Bronzino, quella della Cro- cifiſſione dello Stradano: la quarta di Pietro Perugino, o come altri vogliono, dell'Alber- tinelli. La quinta ſotto l'Organo con l'Aſſunta, S. Iacopo, e S. Rocco ai piedi, di Ceſare Dandini, e voltando alla crociata, vi è la Cap- pella con lunette, e ſoffitta dipinta a freſco da Baldaſſarre Franceſchini detto il volterrano, ed all'Altare vedeſi in una antica e bella Ta- vola dipinto San Zanobi, e altri due Santi Veſcovi; ſegue la Cappella del Crocifiſſo, e Madonna de' Dolori dipinta d'architettura da Giuſeppe Chamant Loreneſe, collo sfondo di Vincenzio Meucci; ſotto l'Altare conſervaſi il Corpo di S. Florenzio martire. Sono ſepolti in queſta Cappella i tre noſtri Iſtorici Fioren- tini Giovanni, Matteo, e Filippo Villani. E' poi aſſai vaga la Cappella de' Tedaldi, eretta ad onore di San Filippo Benizj, colla Tavola dipinta dal Volterrano, e con altre pitture a freſco dell'Ulivelli. Nel ricetto, che torna accanto a queſta Cappella, e per cui ſi và alla Sagreſtia ſtata tutta rimodernata, e ampliata con molta pulizìa, è collocato un Buſto di terra cotta, rappreſentante l'effigie di detto Santo in abito della Religione, donato a quei Reli- gioſi dalla Famiglia de' Guicciardini, ſuben- trata già nella Caſa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove ſi era conſervato ab antiquo in loro mano ſino all'anno 1592. Entrando nella Tri- buna maggiore, vedeſi al primo Altare a mano ſiniſtra la Natività di Maria Vergine fatta da Aleſſandro Allori, il di cui figlio Criſtofano dipinte il quadro laterale, che è quello di ſotto in cornu Epiſtolae, gli altri tre poi ſono del Paſſignano, e la volta è del Poccetti. Nella feconda è il San Michele di mano del Pignoni.

ra-

alla

ap-

fatta

quella

vola

Nella

Nella terza la Tavola di Pietro Perugino, ove è la Vergine con alcuni Santi. Nella quarta la Reſurrezione di Criſto d'Agnolo Bronzino. La quinta Cappella che fù già a proprie ſpeſe architettata, e fabbricata da Gio. Bologna, oltre l'eſſer tutta incroſtata di pietre ſerene, e mar- mi, è arricchita di ſtatue, baſſirilievi di bronzo, e di tre Tavole; la prima delle quali in cornu Epiſtolae è del Ligozzi, ove dipinſe la Reſur- rezione, la ſeconda del Paſſignano, ove eſpreſſe la Pietà, e la terza della Naſcita è opera del Paggi. Il Crocifiſſo è ammirabile, fatto col modello dell'iſteſſo Gio. Bologna, e la Cu- poletta è dipinta a freſco dal Poccetti. Paſ- ſando alla ſeſta Cappella, la Tavola de' Beati è di Niccolò Nannetti. Nella ſettima è del Paſſignano l'illuminazione del Cieco nato. Nell'ottava Cappella ornata di marmi vi è di mano di Giovanni Biliverti lo Spoſalizio di S. Caterina, e le pitture delle pareti e della volta ſono del Vignali. In queſta Cappella è ſepolto il noſtro Iſtorico Battolommeo Scala. Nell' ultima e nona Cappella evvi S. Anna con Maria, e Gesù Bambino, e dai lati di S. Filippo Be- nizj, e S. Giuliana Falconieri, fattura d'Anto- nio Donnini. La gran Tribuna di figura ro- tonda con bella Cupola, fu fatta col diſegno di Leon Batiſta Alberti nobil Fiorentino, a ſpeſe di Lodovico Gonzaga ſecondo Marcheſe di Mantova, adornata di ſtucchi, e dipinta poi da Baldaſſar Franceſchini detto il Volterrano in età ſenile. Ha queſto inſigne Pittore dipinto la Vergine, quando Aſſunta in Cielo vien co- ronata dalla Santiſſima Trinità; intorno ha di- pinto i Patriarchi, i Profeti, e Santi del Te- ſtamento Vecchio con alcuni altri del Nuovo, che prima della Vergine erano paſſati alla Glo- ria. Finalmente in queſta grand'opera è lau- dabile non meno l'invenzione, e il diſegno, che la vaghezza del colorito. Corriſponde alla cupola il Coro de' Frati, di bella ſtruttura in- croſtato di marmi, di forma ottagona diſegno di Franceſco Silvani, con piccole ſimili ſta- tuette di Santi che vagamente l'adornano. I Religioſi che ſono circa al numero di cento, con ſommo decoro, e con eſquiſitezza di can- to, vi celebrano gl'Ufizi Divini. L'Altar maggiore è molto ricco, e magnifico, ha il Ciborio grande d'argento, di bellezza, e di pregio conſiderabile; ſiccome un Paliotto e tutto il finimento parimente d'argento con figure di baſſorilievo, che adopraſi nelle feſte ſolenni, nelle quali, tanti ſono i vaſi, i dop- pieri, le ſtatue, e gli ornamenti prezioſi che vi ſi vedono, che non hanno pari. Sul piano del Presbiterio poſano due depoſiti di marmo, uno del Veſcovo Angelo Marzimedici, colla ſtatua al naturale di mano di Franceſco da S. Gallo, e l'altro del Senatore, e poi Sacerdote Do- nato dell'Antella Benefattore della Chieſa di Giovanbatiſta Foggini, e l'inſcrizione del Se- natore Filippo Buonarroti. Sceſo il Presbiterio nella teſtata della Croce, vien la Cappella di S. Giuliana Falconieri, ove ſi conſerva il pre- zioſo ſuo Corpo, è dedicata alla SS. Conce- zione, e al preſente rimodernata e arricchita di finiſſimi marmi. La Tavola dell'Altare è di Vincenzio Meucci, di cui altresì è lo sfondo; le due laterali ſono di Giuſeppe Griſoni, del quale è ancora la Santa Barbera, che ſi vede nella Cappella a mano deſtra, ove ſono due ritratti, che uno di Giovanni Stradano, e l'al- tro di Lorenzo Palmieri. In faccia a queſta vi è la Cappella del Bandinelli Scultore, che vi ſcolpì un Criſto morto ſoſtenuto da Nicode- mo, che è il ritratto di Baccio. Tornando verſo la Porta vi è ſotto l'Organo (il di cui tendone è del Puglieſchi) una piccola Cap- pella fatta col diſegno del Silvani, con fini lavori di marmi, e un S. Rocco fatto di tiglio, di mano di un certo Maeſtro Janni Franceſe condotto con grande artifizio, dove all'Altare ſi trova una copia di un Criſto riſorto del Pu- gliani, cavata dall'originale del Frate, eſiſtente nel Palazzo de' Pitti, e lateralmente le figure di due Proſeti, che furon traſportati nella Gal- lerìa, pure del medeſimo Autore. Ne viene la Cappella dei Medici, e dipoi quella dei Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivelli, rap- preſentante un Criſto in atto di riſanare una piaga a S. Pellegrino Lazioſi di queſto Ordine. Nella ſeguente, non vi è di oſſervabile altro che le pareti, dipinte dal medeſimo Ulivelli. La Cappella che ne ſuccede, tutta ornata di marmi bianchi, e miſti, fu fatta col diſegno di Matteo Nigetti. La Tavola rappreſentante il martirio di S. Lucia, è di Iacopo Vignali, la Cupola è lavoro del ſopraddetto Volter- rano, e le ſculture di marmo ſono ſcolpite da Orazio Mochi. Nell'altra appreſſo vi è la Tavola di Pietro Dandini, rappreſentante un fatto del Beato Giovacchino Piccolomini del medeſimo Ordine. Nell'ultima ſi trova una Tavola di mano di Iacopo da Empoli, che vi ha dipiato Maria Santiſſima col Bambino, e a' piedi S. Niccolò, e altri Santi, e le pareti ſono di Matteo Roſſelli. Queſta Chieſa verſo la fine del paſſato ſecolo fu adornata di ſtucchi, e pilaſtri incroſtari di marmi con diſegno di Pier Franceſco Silvani, del quale pure l'Altar maggiore, e la ſoffitta; i Medaglioni furon di- pinti a freſco da Pier Dandini per legato del detto Senatore dell'Antella. In ſomma ella è in tutte le ſue parti ragguardevole, nè vi è Foreſtiero, che non ſi porti a viſitarla. Nell' anno 1785. furono levate tutte le lapide ſe- polcrali che erano in queſta Chieſa, e poſte nel Chioſtro, e fu tutto da capo a piede rifatto il pavimento di marmi, come ſi vede, e nel Presbiterio avanti l'Altar maggiore vi fu poſta la memoria. Il Convento poi è molto comodo e magnifico per il notabile accreſcimento fat- tovi, ed ivi pure ſon degne d'eſſer vedute, sì la Librerìa ripiena di ottimi, buoni, e rari Libri, come anche nel Chioſtro interiore la Cappella della famoſa Accademia del Diſegno, per la Tavola dell'Altare, che è una Trinità d'Agnolo Bronzino, e per due Quadri a fre- ſco, cioè il S. Luca in atto di dipinger Maria Opera di Giorgio Vaſari, e l'altro rappreſen- tante Salomone quando edifica il Tempio di Santi di Tito con dodici Statue attorno tutte di Scultori Accademici aſſai valenti. Entrando ora dall'altra lateral porta nel Chioſtro aſſai grande e vago, ſi vede in faccia ſopra la porta, che và in Chieſa, la famoſa Madonna del Sacco, dipinta da Andrea del Sarto con tutta la perfezione dell'arte; è fama fra gl'inten- denti, che queſta ſia la miglior opera, e più perfetta, che quel famoſo Artefice conduceſſe; e in vero chiunque attentamente la mira, reſta fuor di modo attonito per lo ſtupore; ond'è, che Michel Angiolo Buonarroti, ed il celebre Tiziano non ſi ſaziavano mai di rimirarla, e di commendarla in eſtremo. L'altre Lunette del medeſimo Chioſtro ſono ancor eſſe dipinte da eccellentiſſimi Artefici, e ſpecialmente da Ber- nardino Poccetti, di cui primieramente ſono tutte quelle delle due Navate, che fanno an- golo alla già detta Pittura di Andrea del Sarto. Sono in queſte effigiati i fatti più ſingolari dei Sette Beati Fondatori. Nella terza fac- ciata dopo il Cancello della Cappella dei Sette Beati, le due Lunette rappreſentanti quando il Beato Manetto predicò davanti a S. Lodovico Rè di Francia, e l'altra quando Innocenzio IV. dà per Protettore all'Ordine de' Servi il Car- dinale Fieſco ſuo Nipote, ſono di mano del Roſſelli. La quinta Lunetta, ove è Maria ſo- pra un Carro tirata da un Leone, e un Agnello è di Ventura Salimbeni Pittore Seneſe. Nella quarta facciata, alla prima Lunetta è dipinto Papa Aleſſandro IV. che concede alla Religione di fabbricare Monaſteri per tutto il Mondo, di mano del ſuddetto Roſſelli, come pure del medeſimo è la ſeguente, quando il B. Buonfi- gliuolo rinunzia al B. Buonagiunta il governo della Religione. Nella terza di mano del Poc- cetti è eſpreſſa la morte del B Buonagiunta. Le altre tre ultime Lunette ſono dipinte dal ſopradetto Ventura Salimbeni; e ne' peducci delle volte di queſta Loggia i ritratti degli Uomini più inſigni dell'Ordine de' Servi ſi rimirano. In queſto Chioſtro è una gran Cap- pella in volta, eretta già dalla Famiglia Ma- cinghi, della quale reſtano le Armi negli an- goli, che paſſata dipoi in quei Religioſi, ſer- viva loro di Capitolo; ma adornata da eſſi mo- dernamente, ed abbellita di pitture a freſco per ogni parte, è ſtata deſtinata al culto delle Sante Immagini de' Sette Beati Fondatori del loro Ordine, dipinte in Tavole di affai antica, e ſemplice maniera; perchè ſono oggi le dette Immagini affai ſcolorite dal tempo, al fine di meglio conſervarle, ſono ſtate unite tutte in- ſieme in un Quadro, che poſa ſull'Altare, ma ſpartite una dall'altra da un nuovo ornamento dorato, e coperte di criſtalli; accanto a queſta Cappella è il Refettorio de' Padri, adorno in teſtata di una pittura a freſco della Cena del Fariſeo di mano di Santi di Tito. Nel Novi- ziato è oſſervabile a capo ſcala una Pietà di mano di Andrea del Sarto delle più belle del ſuo pennello, come pure nell'Orto di quefto Convento, è dell'iſteſſa ſua mano la pittura pertinente alla parabola della Vigna, veden- doſi il Padre di Famiglia che tardi chiama al- cuni Mercenarj con una figura che ſiede, e altro che ſi appoggia al baſtone ec. Partendoſi da queſto Santuario, ſi trova lo

ſpeſe

del

nel

detto

e in

G cetti

doſi

SPEDALE degl'Innocenti, aſſai celebre per l'inſigne carità, che vi ſi eſercita di allevare moltiſſimi Fanciulli eſpoſti, che ſenza un tale aiuto facilmente perirebbero. Fu fondato queſto Spedale in Via della Scala ove è ora il Con- vento delle Monache di S. Martino, e quì trasferito l'Anno 1420. e ne diede il diſegno il poc'anzi nominato Brunelleſco. Le ſue abitazioni ſono aſſai comode, e ben diſpoſte. Nelle due Chieſe, molte belle Pitture ſi tro- vano. Nella maggior Chieſa ſtata tre anni ſono rimodernata, e abbellita, ſi vede l'Altar mag- giore tutto di pietre dure, con una ſtupenda Tavola di Domenico del Ghirlandajo rappre- ſentante l'adorazione de' Magi, da una parte della quale oſſervaſi in piccolo 12 ſtrage degl' Innocenti; e nei due quadri delle pareti vi ha di- pinto il vivente Sig. Santi Pacini, da una, Ra- chele piangente, e dall'altra S. Giuſeppe con- fortato dall'Angiolo, e nella Cupoletta vi ha il medeſimo eſpreſſi diverſi Puttini con palme, e altro rappreſentanti il trionfo degl'Innocenti. Nell'Altare a man deſtra vi è una Nunziata di- pinta da Filippo Latini, e di contro vi ſono effigiati S. Martino, e S. Gallo ſtati titolari di altri due Spedali, di mano di Matteo Roſſelli. La volta e dipinta per l'architettura dal Sig. Gio- vacchino Maſſelli, e lo sfondo rappreſentante il ritrovamento di Mose nel Nilo, è del ſud- detto Sig. Pacini. Sopra la porta di fianco dalia parte del Chioſtro rimiraſi una Nunziata aſſai bella di terra verniciata bianca di Luca della Robbia; come altresì nel Loggiato di mano di Bernardino Poccetti ſi vedono alcune Pitture a freſco del più eccellente guſto. E' go- vernato queſto Spedale da Perſona nobile, con titolo di Commiſſario, ed altri Miniſtri, con la ſoprintendenza di altri Spedali dello Stato ad eſſo ſubordinati. Di quì tornando indietro paſſata la Via della Crocetta trovaſi la già ſop- preſſa Compagnia della SS. Annunziata deſti- nata ora per Parrocchia in luogo della diruta Chieſa di

G 2 effi-

S. PIER MAGGIORE la quale oltre una Log- getta riquadrata, ricca di pitture a freſco di Bernardino Poccetti ed altri Pittori; ha un Quadro all'Altare d'Aleſſandro Allori, e va- rie lunette degl'iſteſſi Autori in giro alla Chie- ſa. Di quì uſcendo ſul Canto di Via del Man- dorlo ſi oſſervi la Caſa già del celebre Pittore Federigo Zuccheri fatta con ſuo diſegno fab- bricare per propria abitazione, con una fac- ciata di bozze veramente bizzarra, e pittore- ſca. E dipoi vi è il

ciata

PALAZZO del Marcheſe Capponi, che è ſtato alzato in queſto ſecolo col diſegno del Cavalier Carlo Fontana. E' queſto Palazzo uno de' mag- giori, e più belli della Città, con facciata molto nobile, e di lunga diſteſa. Entrati den- tro ſi vede la magnifica Scala aperta, ornata di ſtatue, e ſtucchi, e colla gran volta dipinta da Matteo Bonechi: Vi ſono nobiliſſimi apparta- menti con pitture, e addobbi di ottimo guſto. Nella Sala ſono dipinte dal medeſimo tre Sto- rie di fatti illuſtri operati da alcuni de' Cap- poni, che ſono molto celebri, e ſi può ſcen- dere da altra ſcala molto comoda e bella, che di giù conduce fino alla ſommità del Palazzo, a cui è unito un vaſto, e delizioſo Giardino con un bel Salvatico e Uccelliera. Quaſi in faccia vi è il

PALAZZO già del Marcheſe Guadagni aſſai vago, e di bella architettura, nell'ingreſſo del quale ſi ammira lo sfondo del Volterrano, rappreſentante S. Martino a cavallo, che dà la metà del ſuo mantello al povero, opera a freſco in ogni genere inſuperabile. Di quì entrando in Via del Mandorlo ſtà ſituato il Convento delle Monache della Pietà dell'Or- dine di S. Domenico; e ritornando per la prima ſtrada, e volgendo in via della Crocetta ne ſegue il Convento delle Monache della S. Croce, dette della

pri-

CROCETTA dell'Ordine di S. Domenico. La Chieſa di queſte nobili Religioſe ſu accreſciuta e ornata nel 1757. col diſegno di Luigi Or- landi, la Tribuna è dipinta da Vincenzio Meucei. Al deſtro Altare ſtà in grandiſſima venerazione l'antica Immagine di Maria San- tiſſima, avanti alla quale faceva i ſuoi ricorſi la Venerabile Suor Domenica del Paradiſo Fon- datrice, e Inſtitutrice di queſto Monaſtero, gli Angeli dipinti nella Tavola attorno al Taber- nacolo ſon di Giovanni Balducci. In faccia a queſto Altare vi è quello della Crocifiſſione di Criſto di mano di Franceſco Poppi. All'Altar maggiore dal medeſimo Gio. Balducci fu dipinta l'Invenzione della S. Croce. In queſto Convento vi è il ſacro Depoſito della Venerabil Fondatrice mirabilmente incorrotto, come anco diverſi Corpi Santi, e molte inſigni Reliquie. Fin dal principio del paſſato Secolo paſsò ad abitare nel di contro Palazzo di S. A. R. la Principeſſa Maria Maddalena Figlia di Ferdi- nando I. col deſiderio di godere la converſa- zione di quelle pie Religioſe; perciò con un cavalcavia lo fece unire al Convento, quale ſu anche accreſeiuto di abitazioni per la medeſi- ma Principeſſa, che volle ancora conviver con eſſe, ed alla ſua morte eſſervi ſeppellita, che ſeguì li 28. Dicembre 1633. in età di anni 33. e mezzo, vedendoſi in eſſa Chieſa il di lei Depoſito. In detto Caſino (che con un lungo corridore và a un coretto che rieſce alla Chieſa della San- tiſſima Nunziata) vi hanno a tal'effetto in più tempi abitato altre Principeſſe della Sereniſſi- ma Caſa. Queſto Palazzo è ſtato in queſti anni aſſai accreſciuto e abbellito dal regnante noſtro Real Sovrano, ſervendoſene per abitazione più meſi dell'anno. Unito a queſto vi è un nobile, e vago Giardino in fondo al quale ove era la celebre pittura di Giovanni da S. Giovanni ſul muro, che fu traſportata intiera nell'Accade- mia delle Belle Arti, vi è ſtata fatta una gran porta per cui ſi entra in una belliſſima Sala lavorata a ſtucchi di ottimo guſto. E proſeguen- do per queſta ſtrada ſi trova la Chieſa delle Religioſe Domenicane dette degl'

ma

ANGIOLINI, nella quale entrando trovaſi in Mezzo alla pila dell'acqua ſanta un S. Gio. Batiſta di bronzo che vien detto ſia il modello che fece Gio. Bologna, avanti di far quello in S. Marco alla Cappella di S. Antonino, ſi vedono ſotto il Coro cinque Lunette dipinte dal Cav. Curradi. Vi ſono ancora due Altari, ove in quello a man deſtra ſtà collocata la Ta- vola di S. Domenico opera di Matteo Roſſelli. In faccia a queſta vi è l'Altare della Madonna con gli Arcangeli S. Michele, e S. Gabriele del medeſimo Curradi. All'Altar Maggiore vedeſi la Preſentazione di Maria al Tempio eccellente lavoro del Puligo, o come altri vogliono di Andrea del Sarto. Di quì partendoſi, e voltando a ſiniſtra per la Via di Pinti, verſo la Porta vi è il

vola

PALAZZO e Giardino de' Conti della Gherarde- ſca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fio- rentino, ma creſciuto, ed abbellito aſſai da queſti Signori, è arricchito di nobili ſuppellettili, e pitture. Di contro a queſto è il Caſino, e

GIARDINO del Duca Salviati molto delizioſo e poco lontano tornando indietro ſi trova il

PALAZZO de' Marcheſi Ximenes d'Aragona ancor eſſo di buona capacità, e con delizioſo Giardino, ora in gran parte abbellito, e ri- modernato. Accanto a queſto è un piccolo Convento di Nobili Religioſe Silveſtrine, nella di cui piccola Chieſa vi è all'Altar Maggiore un quadro rappreſentante S. Silveſtro Papa che adora Maria Santiſſima in gloria, dipinto per mano del venerabile Sacerdote Franceſco Bo- ſchi in tempo che vi fu Confeſſore, eſſendo anco Pittore eccellente. Non molto lungi per queſta Via trovaſi il Monaſtero, e Chieſa di

S. MA-

S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Nell'in- greſſo di queſta Chieſa ſi vede a man deſtra la Cappella de' Neri, fatta fare dal Dottor Neri Medico del Gran Duca Ferdinando I., dipinta da Bernardino Poccetti, il quale ſe in ogni opera ſua ſi moſtrò ſingolare, in queſta ſpe- cialmente ſuperò ſe medeſimo. Ammirano gl' intendenti, ſopra d'ogni altra coſa la bella Cupoletta, ove è dipinto il Paradiſo, perchè in eſſa ſono innumerabili le figure de' Santi, ma così bene, e con tal arte diſpoſte, che la moltitudine non genera confuſione, ma reca diletto, e vaghezza. All'Altare di detta Cap- pella è una Tavola del Paſſignano ove effigiò il martirio dei Santi Nereo ed Achilleo ai quali è dedicata; e finalmente non vi manca orna- mento, che la poſſa render più vaga. Paſſando per un Cortile (che quando vi abitavano i Mo- naci di Ceſtello era Chioſtro, diſegno di An- tonio da S. Gallo, con colonne d'ordine Jo- nico aſſai lodate dal Vaſari per il vago capitello di eſſe) ſi entra in Chieſa, la ſoffitta della quale è tutta dipinta da Iacopo Chiaviſtelli. Ha una ſola Navata, ma però repartita in varie Cappelle, in ciaſcuna delle quali ſi vedono Tavole di Pittori aſſai ragguardevoli, delle quali la prima a mano deſtra è opera di Carlo Por- telli da Loro, rappreſentante S. Romolo, che vien condotto al martirio. Nella ſeconda ſtata modernamente reſtaurata, vi è rappreſentato l'Arcangiol Raffaelle, con altri due quadri laterali, che in uno S Antonio da Padova, e nell'altro S. Luigi Gonzaga, il tutto di mano di Giuſeppe Piattoli. Nella terza è di mano di Lorenzo di Credi eſpreſſa Maria Santiſſima, S. Giuliano, e S. Niccolò. Nella quarta di lacopo da Pontormo, è la Vergine col Bam- bino Gesù, S. Bernardo e altri Santi. Alla quinta evvi la Nunziata fatta da Sandro Botti- celli. Sopra la porta della Sagreſtìa in una gran tela è rappreſentato San Luigi Gonzaga in gloria di Atanaſio Bimbacci. All'ultimo Altare è un Crocifiſſo ſcolpito in legno da Bernardo Buontalenti. Quindi ne ſegue la Cap- pella maggiore, ricchiſſima in vero, e degna in ogni ſua parte di tutta l'ammirazione, nella quale ſtà ripoſto il Sacro Corpo di S. Maria Maddalena de' Pazzi Nobile Fiorentina. Ella è tutta incroſtata di marmi miſti, de' più no- bili, e de'più vaghi, che in tali Edifizj s'ado- prino. Sono fra gli altri ornamenti molto am- mirabili dodici Colonne di diaſpro di Sicilia, i capitelli, e imbaſamenti delle quali ſon di bronzo dorato. In alcuni ovati ſi vedono baſſi- rilievi parimente di bronzo, eſprimenti i fatti più ſegnalati della Santa, e queſti ovati ſon retti da alcuni Angioletti di marmo del Mar- cellini. Nelle quattro nicchie ſono quattro ſtatue di marmo, che figurano le quattro Virtù più ſingolari, che riſplenderono in queſta Ver- gine, che due ſono del Montauti, e le altre due furono nel 1781. ſcolpite dal vivente Sig. Innocenzio Spinazzi. La Tavola dell'Altar maggiore è di Ciro Ferri, rappreſentante la Gloria dei Santi con Gesù e Maria, con la Santa genufleſſa ai piedi della SS. Vergine, di cui pure è il diſegno, e l'architettura della Cappella. L'altre due Tavole laterali ſono di mano di Luca Giordano, e la Cupola è opera di Piero Dandini. In ſomma non vi è coſa, che non ſia di gran pregio, avendo fatto a gara, per abbellire quello Sacrario, l'eſquiſitezza dell'opere, e la ricchezza e nobiltà de mate- riali. Tornando ora inverſo la porta, nella prima Cappella vi è una Tavola del Cavalier Curradi, ove ha dipinto S. Maria Maddalena de' Pazzi, che riceve il velo da Maria Santiſſi- ma, e dall'uno. e dall'altro lato, due Virtù rappreſentanti la Carità, e la Verginità della Santa. Il tendone dell'Organo eſprimente la Santa, comunicata per mano di noſtro Signore, è opero di Gio. Batiſta Cipriani. Nella ſeconda vi è la Viſitazione di S. Eliſabetta di Domenico Ghirlandajo. Nella terza una ſtatua di legno colorito, rappreſentante S. Sebaſtiano, e dai lati il S. Rocco, e S. Ignazio ſono di Raffael- lino del Garbo. Nella quarta vi è di Santi di Tito l'Orazione nell'Orto. Nella quinta dal Beato Giovanni Angelico con mirabile dili- genza è dipinta l'incoronazione di Maria. Nell' ultima, di Coſimo Roſſelli è la Madonna, S. Maria Maddalena Penitente, e S. Bernardo. Il Monaſtero abitato da nobili Vergini è amplo e magnifico, con un vaſto e vago giardino. Riprendendo il cammino, troviamo il Mona- ſtero e Chieſa di

vien

retti

colo-

S. MARIA DI CANDELI, tutta rifatta di nuovo con ſtucchi dorati nel 1703., col diſegno di Giovan Battiſta Foggini, ove merita di oſſer- varſi la Tavola dell'Altar maggiore rappreſen- tante l'Aſſunzione di Maria Santiſſima opera del celebre Anton Domenico Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti Pittori, la prima delle quali a mano deſtra rappreſentante Maria con S. Niccola è di Agoſtino Veracini. La ſeconda del Crocifiſſo d'Aleſſandro Gherardini. A ſini- ſtra la prima ov'è il Tranſito di S. Giuſeppe è di Tommaſo Redi; la ſeconda di S. Agoſtino, e S. Monaca è di Franceſeo Soderini. Quindi eſcendo a ſiniſtra per la ſtrada detta di Pinti, è oſſervabile l'ampla

ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del Ver- naccia, a cui è unito un delizioſo Giardino, e andando avanti s'incontra l'

nac-

ABITAZIONE del Balì Roffi di vago diſegno di Gio. Battiſta Foggini, rimpetto alla quale col diſegno del Sadler era l'abitazione de' Paoli, ora dei Mormorai, e ritornando per la Via di Cafaggiolo al Canto alla Catena, trovaſi una Chieſa dedicata alla SS. Annunziata detta

ORBATELLO in cui all'Altare maggiore vi è una Tavola rappreſentante detto Santo Miſtero di mano di Pietro Cavallini Romano. Queſto luogo fu fondato dal nobile Meſſer Niccolò degl'Alberti, nel quale oltre la Chieſa fece fare dentro a queſto recinto varie caſette tutte unite con 200 ſtanze, che ſervono per ricovero di donne ſenili o prive del marito, o abbando- nate dai parenti, come pure quivi ſono altre abitazioni per le fanciulle pericolate per ſal- vare non meno il loro onore che la vita alle creature di cui ſon rimaſte incinte. Sortendo da queſto luogo e voltando a man deſtra ſi trova il

MONASTERO, e Chieſa de' Camaldolenſi, detta comunemente degli Angeli, ſtata di nuovo rifatta con tal diſegno, che la Chieſa comune ed eſterna è diviſa dall'interna per uſo de' Re- ligioſi, mediante una Cancellata di ſerri lavo- rati a diſegno con ottimo guſto. La volta dun- que di queſta Chieſa interna è tutta dipinta a freſco di mano di Aleſſandro Gherardini, ed ha cinque Tavole degne di ſtima, la prima delle quali a man deſtra eſprimente la Reſur- rezione di Lazzero è di Bernardino Poccetti, di cui è la Cupoletta, e alcune figure a freſco; la ſeconda che reſta dentro nella Chieſa è del Cavalier Paggi, ove ha figurato la Santa Fa- miglia, che ritorna d'Egitto; la terza è opera del Gamberucci, rappreſentante la decollazione di S. Gio. Batiſta. All'Altar maggiore vi è d'Aleſſandro Allori l'Incoronazione di Maria; e in ultimo vedeſi il tranſito di S. Romualdo di mano di Giuſeppe Grifoni. Il Monaſtero è aſſai vago, e maeſtoſo con tre Chioſtri, e Giar- dino fatto col diſegno di Gherardo Silvani, ſtato dipoi reſtaurato; e nella Librerìa, ove ſi conſervano rari MSS., è uno sfondo di An- tonio Puglieſchi, e le due Iſtorie di Pietro Dandini. Nell'Orto ſi vede il principio del famoſo Tempio della Famiglia degli Scolari, tanto lodato da Giorgio Vaſari, architettura del Brunelleſco. Rimpetto a queſto Monaſtero corriſponde il

que

PALAZZO de' Marcheſi Giugni, già de' Fi- renzuoli fatto col diſegno dell'Ammannato, edifizio in ogni parte ragguardevole. E ritor- nando per via della Pergola ſi trova il gran

TEA-

TEATRO per le Opere in Muſica fatto fare nel 1657. a ſpeſe del Principe Cardinale Gio. Carlo de' Medici col diſegno dell'Architetto Pietro Tacca, nel luogo ove era un Tiratojo per le Lane. Fu queſto abbellito aſſai per le Nozze del Gran Principe Ferdinando con la Principeſſa Violante di Baviera; e dipoi ſu nel 1756. rinnovato col diſegno del Sig. Giulio Mannajoni; ed ora nel corrente anno 1789. rimodernato, e rifatto quaſi tutto di nuovo con l'accreſcimento di un'ordine di palchi coll' aſſiſtenza del medeſimo Architetto Sig. Man- najoni, e vagamente dipinto per l'architettura e figure dal Sig. Luigi Ademollo Milaneſe; quaſi in faccia a queſta Via vi è il Palazzo Mar- tellini grandemente lodato dal Bocchi, rimpetto al quale vi ſono quelli del Turco Roſſelli, e Gori. Dalla deſtra parte ſi ritrova il Regio, e grandioſo Arciſpedale di

S. MARIA NUOVA, edificato da Folco Por- tinari nell'anno 1287. La facciata e Loggia di queſto nobile edifizio, a cui ſu dato prin- cipio nell'anno 1611. col diſegno e direzio- ne del celebre Buontalenti, e compita da Giu- lio Parigi, è oltremodo mirabile, i Buſti dei quattro Granduchi che ſi vedono in queſta nobil facciata ſono; quello di Coſimo II. del Caccini; Ferdinando II. di Bartolommeo Cen- nini; Coſimo III. di Carlo Marcellini, e Gio. Gaſtone I di Antonio Montauti. Reſta nel mezzo del Loggiato la Chieſa, nelle pa- reti della quale ſi vedono dipinte due ſtorie da Santi di Bicci, che rappreſentano la funzione della Sagra, che già ne fece Martino V. Sommo Pontefice, negli 8 Settembre 1420. Le altre Lunette ſono del Pomarancio, l'incoronazione di Maria ſopra la Porta è dipinta da Dello, e la Pittura della SS. Annunziata in fondo al Log- giato, è di Taddeo Zuccheri. Quattro belle Tavole adornano gli Altari. A deſtra, la pri- ma che rappreſenta Maria che porge il Bam- bino a S. Antonio, con S. Franceſco, e S. Nic- colò, è di mano di Felice Ficherelli, detto Felice Ripoſo, la ſeconda è del Paggi, eſpri- mente quando Criſto dice all'Infermo della Piſcina, ſurge, tolle grabatum tuum. A man ſiniſtra la prima Tavola rappreſenta San Lodo- vico Re di Francia, che guariſce dalle gavine, è fattura del Volterrano; e la ſeconda, ov'è dipinta la Depoſizione di Croce, è opera del Bronzino. Vi ſi vedono alle pareti di queſta Chieſa altre ſei Tavole, rappreſentanti, una S. Barbera nell'atto del Martirio di mano di Lodovico Buti; altra rappreſentante S. Maria Maddalena Penitente, e più figure di bambini in ginocchioni ſuppoſti ritratti della Famiglia Portinari, di mano di Andrea del Caſtagno; altra rappreſentante la Vergine col Bambino, e più Sante Vergini, opera di Aleſſandro Al- lori; ſotto la menſa dell'Altar Maggiore ſi vede un S. Egidio dipinto da Diacinto Gimignani; altra eſprimente la Natività di noſtro Signor Gesù Criſto, di mano di Domenico Veneziano; altra rappreſentante la fuga in Egitto, S. An- tonio Abate, e più giovanetti che ſi ſuppongono della Famiglia Portinari opera di detto Dome- nico Veneziano, e finalmente altro quadro rap- preſentante l'Aſſunzione di Maria Vergine, di mano dell'Empoli. All'Altar maggiore fab- bricato di marmi Carrareſi, intarſiati di bel- liſſime pietre, vi è un Ciborio parimente di pietre pregiabili, e di bellezza non ordina- ria. Da un lato della Chieſa è lo Spedale degli Uomini, e dall'altro quello delle Don- ne, fabbricati colla medeſima architettura avente in tutti ſopra a 1034. Letti. Molte al- tre ſono le ſtanze, e le diverſe abitazioni con bell'ordine diſpoſte, acciò facile rieſca agli Aſtanti il provvedere gl'inſermi di quanto loro abbiſogna. In queſto luogo convivono ancora moltiſſimi Giovani, che da varie parti anco ſuori della Toſcana concorrono, per appren- dere co' veri precetti la pratica della Medicina e della Chirurgìa, ſotto la diſciplina degli ot- timi primarj Profeſſori, che vi ſi ſtipendiano; e preſtando nel medeſimo tempo il loro ſer- vizio, ſempre lo rendono più celebre, non ſolo in Firenze, ma per tutta l'Italia, eſcendone ed eſſendone in tutti i tempi eſciti Maeſtri ec- cellenti. Moltiſſimi ancora ſono i Serventi, che aſſiſtono notte, e giorno; molti i Medici, che giornalmente intervengono alla cura di queſti infermi; molti gli ſpirituali e temporali aiuti, che ſi ricevono in queſto, premendo alla pietà ſingolare di S A. R. la ſalute del corpo, ed il profitto degli Studenti, ma di lunga mano aſſai più quella dell'Anima. E' ſorprendente ed ammirabile altresì la pulizìa, il metodo, ed il buon ordine di queſto Regio Spedale, per gli ottimi Regolamenti ſtati introdotti da pochi anni in quà, e pubblicati con le ſtampe, mercè la diligenza, e continua attenzione del preſente Sig. Commiſſario Senatore Priore Marco Co- voni, il quale aſſiduamente e ocularmente da per ſe viſita e ordina l'occorrente, acciò nulla abbiſogni ai poveri Infermi, avendovi nella Cucina fatto coſtruire un'ammirabile Cammino di un'idea e modello particolare inventato dal Sig. Pietro Giuntini Soprintendente alla Spe- zierìa del detto R. Arciſpedale; e per verità que- ſto è uno dei più vaſti, belli, e puliti Spedali che poſſa vantar l'Italia. Non deveſi però tralaſciare, come per render queſto Spedale in tutte le ſue parti ragguardevole, vi è una Librerìa ripiena di Libri ſpettanti alla Medicina, Chirurgìa, Iſtoria Naturale ec., ſiccome un bel Teatro anatomico, e un ben diſpoſto Orto Bottanico. Nell'ingreſſo che conduce al cortile, e alle ſuperiori abitazioni, vi è da oſſervare, oltre una lapida ſepolcrale antichiſſima, fermata nella parete a mano deſtra, ove è la figura di Ma- donna Teſſa che comunemente diceſi promo- tora di queſto Spedale, un Tabernacolo dipinto a freſco, rappreſentante la Carità, opera inſi- gne di Giovanni da S. Giovanni; ed in oltre a man ſiniſtra ſotto la piccola loggetta nell'Or- ticello vi è rappreſentato da Baccio della Porta il Giudizio finale, quale laſciato dal pittore imperfetto, nel veſtir l'abito Dome- nicano, ſu terminato da Mariotto Albertinelli. In ſondo nel detto Cortile, vedeſi la Samaritana al Pozzo, opera a freſco di Aleſſandro Bron- zino. In faccia allo Spedale vi è il Convento delle Monache ſerventi al medeſimo, e nel vecchio ingreſſo dove era in antico il primo Spedale, vi ſono ſtati poſti dei Letti, sì per tutta la corsìa, che in altre ſtanze, rinnovando quivi lo Spedale di S. Matteo, per eſſere paſſata in queſto l'Accademia delle Belle Arti, come ſi è detto ſopra a carte 71. Eſcendo da queſto luogo in vicinanza ſi trova il

nini;

Por-

H timi

come

H 2 ſi è

TEATRO degl'Intrepidi detto della Pallaccor- da per eſſervi ſtata in avanti una grande ſtanza deſtinata a tal giuoco, ſtato dai fondamenti fab- bricato nel 1779. con ſomma pulizìa, e ma- gnificenza; accanto al quale è il

PALAZZO della Famiglia Compagni, ſtato rimodernato pochi anni ſono; e in faccia quello di altra Famiglia dei Marcheſi Pucci, ancor queſto accreſciuto ed abbellito. Riprendendo la ſtrada in faccia allo Spedale ſi oſſervi in Via dell'Orivolo l'

ABITAZIONE de' Bargigli fabbricata col diſe- gno di Bernardino Ciurini; e ſeguitando per Via dell'Orivolo voltando ſotto la Volta di S. Piero ſi ritrova la diruta Chieſa antichiſſima di S. Pier Maggiore,

(1) Nel dopo pranzo del dì 9. Luglio 1784. ri- facendoſi la volta della Chieſa per rimodernarſi, rovinò più della metà della Tettoja di eſſa. per lo che fa ordinato gettarſi a terra il reſtante. e profanarla, eſſendo paſſate le Monache nel Mo- naſtero delle Murate, e in altri Conventi.

e tirando per Borgo degl'Albizzi vi ſi rimirano i Palazzi di queſte Famiglie; quello degl'Aleſſandri aſſai accre- ſciuto ſull'antico diſegno; dipoi il

PA-

PALAZZO Valori, paſſato già ne' Guicciardini, ed oggi negli Altoviti; nella facciata del quale ſopra varj pilaſtri ſi vedono ſcolpiti in marmo i Ritratti di quindici Uomini illuſtri di queſta noſtra Città, a foggia de' termini degli Antichi. Gli uomini illuſtri ſono gli appreſſo: cioè, nel primo da baſſo l'Accurſio, il Torrigiano, Mar- ſilio Ficino, Donato Acciaiuoli, e Pier Vet- tori: nell'ordine di mezzo, Amerigo Veſpucci, Leon Batiſta Alberti, Franceſco Guicciardini, Marcello Adriani, e Don Vincenzio Borghini. Nel ſuperiore, Dante, Petrarca, Boccaccio, Monſig. Gio. della Caſa, e Luigi Alamanni

Di queſti Ritratti d'Uomini celebri ſi trova ſtampato nel 1604. un Trattato con le Vite di eſſi, deſcritto da Filippo Valori col titolo di Termini di mezzo rilievo, ec.

. In queſto Palazzo vi è uno ſtupendo Quadro rappreſentante il Ritratto di Raffaello da Urbino fatto di ſua mano. Quivi ſotto una fineſtra ter- rena è un'Inſcrizione, e in mezzo della Via una laſtra di marmo, poſta in memoria dell'in- ſigne Miracolo di S. Zanobi operato in queſto luogo, nell'aver riſuſcitato un Fanciullo. Ap- preſſo ſono le

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, am- bedue diſegno dell'Ammannato, e dipoi vi ſono i

PA-

PALAZZI, l'un dirimpetto all'altro, ambe- due belli della Famiglia degli Strozzi. Quello di più antica maniera ſi crede già alzato col diſegno del Brunelleſco, ora acquiſtato, e re- ſtaurato dalla Famiglia Quarateſi, e fu per l'avanti della Famiglia dei Pazzi colla loro Arme in fronte, e perciò ſi appella da remo- tiſſimo tempo il Canto de' Pazzi. Il più bello però è quello, che per anco non è terminato. Fu fabbricato col diſegno dello Scamozzi, nelle Opere del quale pubblicate colla ſtampa, ve- deſi delineato. Le fineſtre a terreno ſono del Buontalenti, e del Caccini è il Portone prin- cipale. La facciata di verſo il Borgo degli Al- bizzi è opera del Buontalenti, ed è degna di lode. Il Cortile del medeſimo Palazzo è fatto con diſegno di Lodovico Cigoli; poco diſtante ſi trova il

PALAZZO già dei Duchi Salviati, oggi del Cav. Ricciardi molto vaſto, e comodo, ſtato dal preſente Poſſeſſore aſſai rimodernato, e di ricchiſſimi mobili ripieno. In queſto Palazzo nacque Maria d'Iacopo Salviati, che fu madre del Gran Duca Coſimo I. Quindi appreſſo può vederſi la Chieſa della

MADONNA DE' RICCI ſtata tutta rimodernata nel 1772. a ſtucchi, ove preſentemente abitano i Cherici Regolari Miniſtri degl'Infermi co- munemente detti Padri del Buon morire, perchè aſſiſtono i moribondi potendoſi chiamare i Cu- rati comuni della Città, eſſendo paſſati gli Sco- lopj che quivi abitavano per Real diſpoſizione nel Collegio che era de' Geſuiti. A queſta Chieſa precede una Loggia con colonne di pietra ſerena diſegno di Gherardo Silvani, ed in eſſa non mancano alcune Pitture degne di oſſervazione. E principiando dalla prima a mano deſtra della Santa Famiglia opera di Matteo Bonechi, ne ſegue la Cappella dedicata al Santo Fondatore dipinto da Antonio Bettini. All'Al- tare maggiore evvi la miracoloſa Immagine di Maria SS. Annunziata, con vago adornamento tutto meſſo a oro. Ritornando verſo la Porta evvi la Tavola del Paralitico davanti a Criſto, dipintovi dal Cav. Curradi. Lo sfondo è di Lorenzo del Moro. In Sagreſtia vi è l'antica Tavola che era all'Altar maggiore rappreſen- tante Dio Padre dipinto da Franceſco Mati. Eſſendo ultimamente ſtata incorporata l'antica Chieſa Parrocchiale di S. Maria Alberighi, che reſtava per fianco appunto dietro a queſta, ſerve adeſſo di abbellimento, e aumento della medeſima per una comoda Sagreſtìa. Tornando indietro e voltando a ſiniſtra dal Canto de' Pazzi, ſi trova

mu-

S. MARIA in Campo, Chieſa ricca d'Indul- genze, Reſidenza del Veſcovo di Fieſole, che abita nel Palazzo contiguo; e quantunque ſia nel mezzo della Città, queſta Chieſa, e Palazzo è Dioceſi Fieſolana. Vicino è il

genze,

PALAZZO dei Guadagni, che ha nobile fac- ciata fatta nello ſcorſo ſecolo col diſegno del Silvani, con vaſti appartamenti rimodernata, e con una magnifica ſcala fatta fare dal fu Se- natore Filippo Guadagni. Dopo è

L'OPERA del Duomo, dove ſi conſervano, oltre i ricchiſſimi Arredi Sacri, molte ſtatue, e baſſirilievi di pregio, ed un Archivio di grande importanza. A queſta è ſtata di poco tempo d'ordine Sovrano unita tutta la Zienda d'en- trate, e peſi dell'Opera dell'Oratorio di S. Gio- vanni, con unire i Cappellani di queſt'Orato- rio a quelli della Metropolitana, e vi ſi con- ſervano ancora tutti i Libri, col Regiſtro dei nomi di tutti i Battezzati in Firenze; e quì daremo fine al Quartier S. Giovanni.

QUARTIERE S. CROCE.

SANTA CROCE de' Frati Minori Conventuali. In queſto Tempio aſſai grande e magnifico, lungo dugentoquaranta braccia, e largo ſet- tanta, s'entra per tre porte di faccia, e ſu quella di mezzo oſſerveremo una Statua di bronzo, opera di Donatello, che rappreſenta S. Lodovico Arciveſcovo di Toloſa; ſotto il comignolo della facciata, evvi il Nome di Gesù tutto di pietra collocato laſsù con le pro- prie mani da S. Bernardino da Siena con licen- za de' Signori nel 1437. anno di peſtilenza. Fu queſto Tempio fabbricato intorno all'an- no 1294. col diſegno di Arnolſo, che fu l'Ar- chitetto del Duomo, benchè dipoi reſtaurato e abbellito d'ordine di Coſimo I. col diſegno delle nuove Cappelle da Giorgio Vaſari. La maggior parte de' Foreſtieri concorre a queſta Chieſa, tirata dal deſiderio di rimirare quelle belliſſime Tavole, che l'adornano, nelle quali la paſſione tutta di noſtro Signore, e la ſua Morte, e Reſurrezione è ſtata mirabilmente rappreſentata da' primi Artefici di quei tempi. Ora facendoci dalla Porta di mezzo, nella prima Tavola, che ſi trova a man deſtra, allato alla ſuddetta Porta è dipinta la depoſizione di Croce di noſtro Signore, di mano di Fran- ceſco Salviati; la ſeconda dov'è la Crocifiſſione è di Santi di Tito; appreſſo alla quale è il Se- polcro di Michelagnolo Buonarroti Gentiluo- mo Fiorentino, Pittore, Scultore, ed Archi- tetto di sì gran nome, ed eccellenza. Vedonſi a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo, che rappreſentano la Scultura, l'Architettura, e la Pittura in atto compaſſionevole, e meſto: e ſopra l'Urna, la teſta, ed il buſto di marmo del Buonarroti. Fu queſt'opera fatta da tre Maeſtri, cioè Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Batiſta del Cavaliere, del primo dei quali è la Statua dell'Architettura, del ſecondo quella della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di Miche- lagnolo. Nella baſe di queſto Mauſoleo vi ſi legge la ſeguente Inſcrizione che per eſſere ſcolpita in un marmo miſchio ſcuro, ſi pone quì perchè a molti sfugge all'occhio

bron-

e la

D. O. M. Michaeli Angelo Bonarotio E vetuſta Simoniorum Familia Sculptori, Pictori, & Architecto Fama omnibus notiſſimo Leonardus Patruo Amatiſſ., & de ſe optime merito Translatis Roma ejus oſſibus, atque in hoc Templo Majorum ſuorum ſepulcro conditis Exhortante Sereniſſ. Coſmo I. Med. Magno Etr. Duce P. C. An. Sal. MDLXX. Vixit An. LXXXVIII. Dies XV.

Dicontro a queſto Sepolcro alla prima Colonna ſopra una pila dell'Acqua Santa è una Vergine di marmo di baſſorilievo, lavorata da Antonio Roſſellino, che reſta ſopra ove è ſepolto Fran- ceſco Nori ſtato ucciſo nella congiura de' Pazzi.

Segue

Segue la terza Cappella, dov'è dipinto da Giorgio Vaſari Criſto quando porta la Croce al Calvario; ſono dipoi oſſervabili le memorie del dottiſſimo Antiquario Senator Filippo Buo- narroti, e del famoſo Bottanico Pietro Micheli. La quarta Tavola rappreſenta l'Ecce Homo, ed è fattura di Iacopo di Meglio; quivi ap- preſſo ſi vede il Buſto, e Memoria del Dottore, Medico, e Antiquario Antonio Cocchi. Aleſ- ſandro del Barbiere dipinſe la quinta in cui ſi figura la flagellazione alla Colonna; la ſeſta dov'è dipinto noſtro Signore quando fa Ora- zione nell'Orto, è opera di Andrea del Minga. Dopo il corſo di anni 260. appunto della ſe- guita morte del famoſo ed aſſai celebre Segre- tario, Iſtorico, e Politico Fiorentino Niccolò Machiavelli, il quale morì il dì 22. Giugno 1527.; nell'antepaſſato anno a ſpeſe di varj Eruditi fu poſto in queſta Chieſa il ſeguente Mauſoleo di marmi, per memoria di sì grand'uomo, ſcol- pito dal Sig. Innocenzio Spinazzi, e gli ornati della pittura ſono dei Sigg. Molinelli, e Ca- ſtagnoli, con l'appiè Epigrafe

Tanto nomini nullum par Elogium Nicolaus Machiavelli Objt An. A P. V. MDXXVII.

Appreſſo la quale è la Cappella dei Cavalcanti, ove ſi ammira ſcolpita in marmo la Vergine Annunziata dall'Angiolo, fatta da Donatello, e il S. Franceſco, e S. Gio. Battiſta dipinti allato alla medeſima ſono di Andrea del Ca- ſtagno. Paſſata la porta del Chioſtro vi è il Sepolcro di Leonardo Bruni Aretino, inſigne Scrittore d'Iſtorie, il tutto ſcolpito da Ber- nardo Roſſellino, diſcepolo di Donatello: La Madonna però, che ſopra ſi vede è d'An- drea Verrocchio. Fnalmente la ſettima Cap- pella ha una Tavola già cominciata dal Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui ſi rappreſenta l'en- trata di Criſto in Geruſalemme. Nella Croce della Navata trovaſi la Cappella dei Barberini, dov'è ſepolto Franceſco da Barberino, Dot- tore, e Poeta inſigne, ed in eſſa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rappreſenta quando S. Franceſco riceve le Sacre Stimate; paſſata queſta, viene la Cappella de' Caſtellani, ov'è un Sepolcro di paragone del Cavalier Vanni: la volta è dello Starnina; e la Tavola all'Al- tare rappreſentante la Naſcita di Gesù, è di Giuliano Bugiardini. Poſcia in teſta alla Cro- ciata vedeſi la Cappella de' Baronceili, ove oltre le antiche pitture delle pareti dipinte da Taddeo Gaddi; vi ſi conſerva ancora ſull'Al- tare la ſtimatiſſima Tavola di Giotto, ove ha dipinta l'incoronazione di Maria Santiſſima, col Paradiſo, molti Santi, e Angeli vagamente fatti ſotto alla quale a caratteri d'oro vi ſi legge: Opus Magiſtri locti. Di quì entrando nella Sagreſtìa piacerà il vedere negli armari della medeſima 26. Storiette del detto Giotto bel- liſſime, e ben conſervate, la metà eſprimenti diverſi fatti della Vita di Criſto e altrettanti della Vita di S. Franceſco. La Tavola all'Al- tare con Maria e 4. Santi, con tutte le pitture nelle pareti è opera di Taddeo Gaddi, nel Cancello della quale in lettere Gotiche dorate, vi ſi dice eſſer queſta Cappella ſtata dedicata alla Natività di Maria, e S. Maria Maddalena da Lapo Rinuccini. La Cappella de' Medici del Noviziato è architettura di Michelozzo, fatta fare da Coſimo de' Medici Padre della Patria, la porta della quale è aſſai lodata dal Vaſari. La Tavola dell'Altare è dipinta da Fra Filippo Lippi, in cui vedeſi Maria con Gesù, e i Santi Coſimo, e Damiano, e il grado di queſto Altare è dipinto da Franceſco detto Peſellino. Uſcendo dalla Sagreſtia vi è da oſſer- vare la ſeconda Cappella de' Calderini, ora de' Riccardi, tutta incroſtata di marmi, e ornata di belle pitture; la prima delle quali in cornu Evangelii rappreſentante S. Lorenzo, che diſtribuiſce le limoſine, è del Paſſignano. La Tavola dell'Altare rappreſentante S. Elena, è di Gio. Biliverti, e l'altro laterale con San Franceſco orante, di Matteo Roſſelli, e le pitture a freſco rappreſentanti Storie della Vita dell'Apoſtolo S. Andrea, e quelle della volta ſono di Giovanni da S. Giovanni. Alla Cap- pella di S. Franceſco, il Ritratto di detto Santo è di Cimabue. Paſſate queſte cinque Cappelle, tre delle quali vedevanſi una volta dipinte da Giotto, ſi giunge all'Altar Maggiore, fatto coſtruire nella forma che ſi vede nel 1569., in cui di preſente conſervanſi le Sacre Oſſa della Beata Umiliana de' Cerchi nobil Matrona Fiorentina, Terziaria del medeſimo Ordine de' Minori Conventuali, chiara per ſantità, e per Miracoli, viſſuta intorno agli anni 1240. Dietro al medeſimo nella parete del Coro è di mano di Agnolo Gaddi dipinta l'Iſtoria dell'Inven- zione della S. Croce; e paſſate cinque altre Cappelle di minor pregio ſtate alcune dipinte dal Gaddi, e da Giotto, ſi trova la nobiliſſima e magnifica Cappella de' Niccolini, d'ordine però diverſo dall'altre, eretta col diſegno dell' Architetto Gio. Antonio Doſio. Quanto ſia bella, e di vaghezza ripiena, non ſi può ſpie- gare abbaſtanza. E` ella tutta incroſtata di marmi Carrareſi, bianchi, e miſti, ma di sì nobile e diligente lavoro, che non può l'uomo deſide- rare di vantaggio. Di mano del Francavilla Scultor Fiammingo ſono le cinque Statue di marmo, che una figura Aron, l'altra Mosè, la terza rappreſenta la Verginità, la quarta la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte dell'Aſſunzione, e Incorona- zione di Maria, ſono di mano di Aleſſandro Allori, e le pitture a freſco della Cupola, e le 4. Sibille dei peducci ſono del Volterrano, con sì gran perfezione condotte, che queſte ſole baſterebbero per eternargli la fama. Ve- deſi all'Altare ſeguente il celebre Crocifiſſo di Donatello, che è nella Cappella in teſta della Crociata; e dipoi alla ſeguente Cappella Sal- viati quella lodatiſſima Tavola di Giacomo Li- gozzi Veroneſe, ove ha rappreſentato il martirio di S. Lorenzo. Indi ne viene di mano del Cigoli la SS. Trinità con Criſto morto, opera ſtupendiſſima, e quindi ſeguitando ſino ad uſcir di Chieſa, per le altre ſette dell'iſteſs'ordine, e architettura delle prime; trovaſi una Tavola di mano del Vaſari, dov'è dipinto la Venuta dello Spirito Santo. Allato a queſto Altare, e dirimpetto al Sepolcro di Leonardo Aretino è quello di Carlo Marzuppini parimente Aretino, Poeta, e Segretario della Repubblica, ſtupendo lavoro di Deſiderio da Settignano, che quaſi ſuperava di perfezione il ſuo Maeſtro Donatello, nella ſua verde età in cui fu tolto dal mondo. Quindi paſſata la porta laterale, che reſta ſotto l'Organo, è una Cappella irregolare detta della Concezione, dipinta da Giotto, che fu ador- nata, come ſi vede nel 1592. coi diſegno di Filippo Baglioni Architetto. Queſta Cappella era anticamente della Famiglia de' Machiavelli, avanti alla quale verſo la porta laterale fu ſe- polto il celebre Niccolò Machiavelli, ove eſiſteva la di lui arme in pietra, ſtata pochi anni addietro levata nell'abolizione delle ſe- polture. Ne ſegue l'Aſcenſione di Gesù Criſto al Cielo, opera di Gio. Stradano; e dipoi oſ- ſervaſi il Depoſito del Conſigliere Angiolo Ta- vanti il di cui ritratto è ſcolpito dal Sig. Spi- nazzi, e gl'altri lavori di marmi del Sig. Gian- nozzi. Dopo trovaſi il S. Tommaſo, che tocca la Piaga al riſorto Maeſtro, ed è ſtimatiſſi- mo lavoro del mentovato Vaſari. Indi di marmi vedeſi il Mauſoleo quivi poſto alla memoria del celebre Dottore Gio. Lami con la di lui figura maggior del naturale il tutto ſcolpito dal ſo- pradetto Sig. Spinazzi col diſegno del Sig. Sena- tore Gio. Battiſta Nelli. Degne di ſomma ſtima ſono le due Tavole ſeguenti, ambedue di Santi di Tito, ove nella prima ha rappreſentato No- ſtro Signore, che ſi paleſa a' due Diſcepoli nella Cena d'Emaus, e nell'altra con ammi- rabile invenzione, e diſegno, ha eſpreſſa la di lui glorioſa Reſurrezione; In mezzo a dette due Cappelle eſiſtono le memorie del Marcheſe Vincenzio Giugni, e del nobile Architetto Aleſſandro Galilei ſcolpito da Girolamo Tic- ciati; e dopo la ſeguente Cappella ſi trova il Sepolcro del famoſiſſimo Galileo, dove è an- cora il celebre Mattematico Vincenzio Vivia- ni, che ordinò queſto Depoſito al ſuo Maeſtro, al che fu dato eſecuzione l'anno 1737. a ſpeſe della Famiglia Nelli erede di quella del Vi- viani. II diſegno è di Giulio Foggini, la quadratura di Anton Maria Fortini; il Buſto di Gio. Battiſta Foggini; l'Aſtronomìa di Vincenzio Foggini ſuo figlio, e la Geome- trìa di Girolamo Ticciati. Finalmente l'ultima di queſta Navata è di Batiſta Naldini, ove ha effigiato con molta eſpreſſione Criſto che vien dalla Croce condotto al Sepolcro; dopo di eſſa in fine della Chieſa è il Buſto, e Inſerizione del Senatore e Poeta Vincenzio Filicaja, che era nella diruta Chieſa di S. Pier Maggiore. Quindi paſſata la prima porta vedeſi nella diſceſa al Limbo de' Santi Padri prodigioſa- mente eſpreſſa da Agnolo Bronzino, a quale altiſſima perfezione arrivaſſe con l'arte in un così ammirabil lavoro. Nè debbo tralaſciare una Pietà del medeſimo Bronzino nel ſecon- do pilaſtro a mano manca. Oltre a tante pitture di ſingolare perfezione, di già de- ſcritte, ſe ne trovano in queſta Chieſa e nel Convento alcune di Cimabue, e di Giotto, le quali, quantunque ſiano dalle moderne pitture ſuperate in bellezza, non è però, che non meritino di eſſere tenute in grande ſtima, per la venerazione, che ſi dee a quei due primi Maeſtri, e Reſtauratori della Pittura. E' altresì oſſervabile il maraviglioſo Pergamo, tutto di marmo di Seravezza, e vagamente intagliato da Benedetto da Maiano. Sono in eſſo cinque Storiette de' fatti più ſingolari di S. Franceſco, ſcolpite in baſſorilievo, e così felicemente, che non hanno prezzo. Ne' vani, che ſono in mezzo de' beccatelli, ſi vedono cinque ſta- tuette a ſedere di bellezza ſtraordinaria, che rappreſentano la Fede, la Speranza, la Ca- rità, la Fortezza, e la Giuſtizia. Più ammira- bile però fu l'artifizio uſato nell'adattar queſto Pergamo ad una colonna, nella quale rimane incaſſato, eſſendochè la medeſima colonna ſia nel mezzo forata, e per una ſcala acconciavi dentro vi ſi aſcenda. Alla grandezza della Chieſa corriſponde il Convento, di moltiſſime comode abitazioni ed aſſai di preſente abbellito, e abi- tato da più di ſeſſanta Religioſi, tra' quali in ogni tempo ſiorirono Uomini ſegnalati in let- tere, in dignità più coſpicue, e in ſantità di coſtumi. In queſta Chieſa, e nei ſuoi Cimiteri era una quantità conſiderabile di Sepolture fino al ſorprendente numero di 2021., e di memo- rie di Famiglie primarie, e d'inſigni Soggetti di Firenze, e d'altrove. E' fama, che Siſto V. nel tempo, che fu Religioſo, per molti anni quivi abitaſte, leggendo Filoſofia. La Libreria di antichiſſimi manoſcritti, che poſſedeva queſto Convento, fu nel 1766. traſportata nell'inſi- gne Biblioteca di S. Lorenzo, nel quale iſteſſo luogo ne hanno queſti Religioſi coſtruita altra di ottimi libri impreſſi. II Noviziato fu fatto edificare con gran magnificenza a proprie ſpeſe da Coſimo Padre della Patria, e nel Chioſtro appreſſo alla Chieſa vi è un Atrio, e una gran Cappella fatta erigere dalla Famiglia de'Pazzi; mole di ſingolare Architettura, e ben degna di chi ne ſece il diſegno, che fu il gran Brunel- leſco. Dalla qual Chieſa ſi fa paſſaggio alla

An-

fatti

Fran-

mar-

I' Or-

Cap-

I ſcrit-

era

PIAZZA contigua, molto ampla, e regolare, deſtinata principalmente nei paſſati tempi al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fio- rentina in tempo di Carnevale, e ad altri diverſi ſpettacoli, e pubbliche Feſte. Onde non è ma- raviglia, ſe vi concorreva la maggior parte della Città, e moltiſſimi Foreſtieri da ogni parte. Prima di uſcire da queſta Piazza ſi oſſervi la facciata della Caſa de' Cocchi, che credeſi di- ſegno di Baccio d'Agnolo. Ma ſingolarmente è ammirabile la facciata della Caſa del fu Nic- colò dell'Antella, Senatore, e Luogotenente del Granduca nell'Accademia del Diſegno; a richieſta del quale nel 1619. fu dipinta, e per- fezionata nel breviſſimo tempo di venti giorni, da i più valoroſi Artefici, che in numero ſio- rivano nella Città. Queſti furono il Paſſignano, Giovanni da S. Giovanni, Matteo Roſſelli, Ottavio Vannini, Fabbrizio Boſchi, Niccode- mo Ferrucci, Filippo Tarchiani, e altri ſimili, ſino al numero di 15. tutti Pittori eccellenti. Le antiche Pitture poi, che ſono nella facciata del Convento accanto alla Chieſa ſono di Lo- renzo di Bicci, grande imitatore della maniera di Giotto. Da queſta piazza volgendo, dietro la Chieſa trovaſi il Convento, e Chieſa di Re- ligioſe Franceſcane di S. Eliſabetta di Capitolo ove ſono due Tavole antiche della Scuola di Giotto: quindi la nuova, e vaga abitazione, e giardino del Cav. Priore Rucellai; rimpetto alla quale ſi trova la Chieſa di

I 2 è am-

S. GIUSEPPE, già Convento de' Religioſi di S. Franceſco di Paola poco fa ſoppreſſi, ora Chieſa Parrocchiale di Sacerdoti Secolari, fatta col diſegno di Baccio d'Agnolo, e moderna- mente abbellita al di fuori di facciata, e ornata al di dentro colla ſoffitta, e Tribuna, per mano di Sigiſmondo Betti, e di Pietro Anderlini.

Ve-

Vedeſi ad un Altare la Naſcita del Bambin Gesù, opera aſſai ſtimata di Santi di Tito; Vi è la Cappella di S. Franceſco di Paola tutta dipinta da Atanaſio Bimbacci. Sopra le Porte ſul Pre- sbiterio ſono due quadri di Franceſco Bianchi, eſprimenti fatti miracoloſi di S. Franceſco. Paſſata queſta Chieſa vi è il Convento delle nobili Religioſe Franceſcane dette di

MONTICELLI. L'Altar maggiore è fatto col diſegno di Pier Franceſco Silvani, nella di cui parete dipinſe a freſco Vincenzio Meucci l'An- nunziazione di Maria Vergine, come pure la ſoffitta, con l'ornato di Architettura di Mr. Chamant Loreneſe, e da una banda la San- tiſſima Concezione, e dall'altra la Natività di Criſto, eſpreſſe ambedue da Carlo Portelli da Loro, Pittore aſſai valente. Alla Parete poi vicino alla Porta vi è il Sepolcro, ornato di ricchi marmi, e Statue di Guido Magalotti, oltre varie Inſcrizioni, e Sepolcri di perſone degne di memoria. Di quì proſeguendo la ſtrada, trovaſi il Convento, e la Chieſa delle

CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722. col diſegno di Gio. Filippo Ciocchi. In queſta devota, e vaga Chieſa, oltre l'Altar maggiore, ove ſta collocata l'Immagine in grande del SS. Crocifiſſo, vi ſono due Altari, che in uno vi è eſpreſſa la S. Famiglia, dipinta da Otta- viano Dandini, e nell'altro la SS. Concezione, S. Franceſco, e S. Chiara, da Agoſtino Ve- racini. Incontro a queſta Chieſa ve n'è un altra, anch'eſſa di nobili Religioſe Franceſcane, detta di

viano

MONTE DOMINI, nella quale ſerve il vedere la Tavola, che ſta collocata ad un Altare a mano manca dov'è eſpreſſa la lapidazione di S. Stefano, per conſiderarſi dagl'intendenti per un vero eſemplare della Pittura in ogni prero- gativa dell'arte, e dove il Cav. Lodovico Ci- goli ſi è maggiormente meritato il titolo del Coreggio dei Fiorentini. In faccía a queſta evvi una Tavola d'Aleſlandro Allori, rappre- ſentante Maria SS. Annunziata dall'Angelo. Alla fine della Strada vi è il luogo detto la

ZECCA VECCHIA, nel quale di preſente è degno da vederſi un gran traffico di Seterìe, e Lavori di Stoffe all'uſo di Francia, con va- lichi, e ordinghí per trarre la ſeta di nuova in- venzione, e molti altri lavori attenenti a detta utiliſſima manipolazione, e di quì in poca di- ſtanza è il Convento delle Monache Geſuate dette le

POVERINE nella qual Chieſa non mancano da ammirarſi due pregiabiliſſime opere, una di Pittura all'Altar maggiore, che è di Pietro Pe- rugino, quale vi ha rappreſentato il SS. Cro- cifiſſo con Maria SS. addolorata, e S. Girolamo, e l'altra di Scultura di terra cotta verniciata di più colori eſprimente il S. Preſepio, nel qual belliſſimo lavoro Andrea della Robbia, al parere degli intendenti, ha ſuperato ſe ſteſſo. Di quì uſcendo, e voltando il primo canto, per una breve ſtradella ſi entra in via delle Caſine, ed ove era il Convento dei PP. Minimi di S. Franceſco di Paola, ſerve ora una porzione di eſſo per abitazione del Paroco, e Curati, e parte per il Conſervatorio dei Fanciulli del Refugio di S. Filippo Neri, e ſeguitando per detta via giunti in via Ghibel- lina trovaſi in faccia il Monaſtero delle nobili Religioſe dell'Ordine di S. Benedetto detto le

cifiſſo

MURATE. La loro Chieſa è ſenza facciata ed ha l'ingreſſo per due porte laterali. Al mag- giore Altare evvi il Miſtero dell'Annunziazio- ne di Maria Santiſſima del Piattoli, nei quattro Altari laterali, l'Orazione nell'Orto è di Matteo Roſſelli; la Flagellazione, di Lorenzo Lippi; il S. Benedetto, di Giuſeppe Romei, e il Crocifiſſo è lavoro di Baccio da Montelupo. Nella ſoffitta l'architettura è del Sig. del Moro, e le figure del Sig. Gricci, e le ſtoriette in giro alla Chieſa ſono di Simone Ferri. Vi è in queſto Convento un Teſoro di Sante Reliquie, ed ha avuto l'onore d'eſſervi ſtata educata Caterina de' Medici Regina di Francia; e vi è ſepolta Caterina Sforza Moglie in prime Nozze di Girolamo Rimio Sig. d'Imola, e Forlì, e in ſeconde di Giovanni de' Medici Nonno di Coſimo I. Paſſato il Convento vi è un piccolo Oratorio col pietrame della facciata d'archi- tettura di Michele Agnolo Buonarroti, avendo all'Altare una Tavola con i ſette Angeli dell' Apocaliſſe, e ſotto S. Benedetto, e S. France- ſco, e nel mezzo un Buſto di Maria col Bam- bino Gesù, opera di Demetrio da Settignano. Tornando indietro pochi paſſi incontro a queſto, vi è il Convento delle Nobili Religioſe di

Cate-

SAN IACOPO. In queſta Chieſa è in gran ve- nerazione un antichiſſimo e miracoloſo Croci- fiſſo; all'Altar Maggiore ſta collocata una bella tavola di Ridolfo del Ghirlandajo, che vi ha effigiata Maria SS. col S. Bambino, e S. Ia- copo, S. Franceſco, S. Lorenzo, e S. Chiara. Ad un Altare a ſiniſtra ha dipinto la Tavola il Naſini di Siena con Maria col Bambino, S. Giuſeppe, e S. Antonio. Di quì uſciti e proſeguendo il cammino, troveraſſi entrando alla ſeconda cantonata a mano ſiniſtra il Con- vento delle nobili Religioſe di

S. FRANCESCO, la qual Chieſa fu edificata dai fondamenti, e corredata di qualunque ſacro ornamento dalla munificenza del Gran Prin- cipe Ferdinando ſul principio di queſto Secolo, unicamente per ricompenſa à quelle Religioſe per aver prontamente ceduto al Real genio per la Pittura, una belliſſima Tavola di Andrea del Sarto, che eſſe nell'antica loro Chieſuola poſ- ſedevano. Il detto Quadro vedeſi collocato nelle ſtanze del Palazzo Reale, eſprimente Ma- ria SS. col Santo Bambino ſopra una Baſe, e dai lati S. Franceſco, e S. Giovanni Evan- geliſta, opera in tutto ſtupenda, di cui gliene laſciò la bella copia all'Altare a man deſtra fatta per mano di Franceſco Petrucci eccellente copiſta. In faccia a queſta vi è la Tavola di S. Carlo, che la diede a fare al celebre Seba- ſtiano Ricci Veneziano. Carlo Sacconi poi fece la Santa Concezione per l'Altar Maggio- re. II vago diſegno di queſta piccola Chieſa, tutta adorna di ſtucchi meſſi a oro, è di Gio. Batiſta Foggini. Uſcendo dalla medeſima, e ritornando indietro, giunti al ſecondo Canto a deſtra vedremo il Convento delle Nobili Religioſe Valombroſane di

cipe

S. VERDIANA, nella qual Chieſa all'Altare a man deſtra vi è la Tavola di Niccodemo Fer- rucci, che vi ha dipinto S. Carlo a piè di un Crocifiſſo, che vi è di rilievo; in faccia a queſto vedeſi un Criſto orante nell'Orto opera dell' iſteſſo Ferrucci, al maggior Altare vi è di mano di Pietro Dandini Maria SS. in gloria, e ſotto S. Michel Arcangelo, S. Gio. Batiſta, S. Re- parata, S. Benedetto, S. Gio. Gualberto, S. Umiltà, e S. Verdiana; ſotto il Coro delle Monache Tommaſo Redi dipinſe in ſei lu- nette alcuni fatti principali di S. Verdiana, la proſpettiva delle volta è di Ferdinando Melani con S. Verdiana in gloria dipinta da Vincenzio Meucci. Uſciti di queſta Chieſa e voltando per via de' Pentolini ſi giunge alla Parrocchiale

di

CHIESA DI SANT' AMBROGIO dove abitano Monache dell'Ordine di S. Benedetto. Una delle coſe da oſſervarſi in queſta è la Cappel- la del Miracolo del SS. Sacramento ſeguito in queſta Chieſa l'anno 1230. lavorata di fini marmi da Mino da Fieſole. Allato a queſto Altare ſi vede nella facciata dipinta la Proceſ- ſione del Miracolo di mano di Coſimo Roſſelli. Vi ſono in queſta Chieſa alcune Tavole degne di ſtima. Quella alla Cappella del Roſario è del Paſſignano; accanto al pulpito è di Fran- ceſco Boſchi il S. Benedetto con due Sante genufleſſe; di contro la Viſitazione è opera di Andrea Boſcoli. Il S. Sebaſtiano di rilievo è d'Andrea Comodi, che vi è ſepolto. Di Maſac- cio è la piccola Tavola a tempra, rappreſentante S. Anna con Maria, e il Bambino. In ultimo quella della SS. Nunziata è di mano di Vincen- zio Dandini. Vi è ancora ſepolto in queſta Chieſa il celebre antico Architetto detto il Cronaca, che ereſſe in queſta Città sì magni- fiche Fabbriche, ſiccome vi giace Andrea del Verrocchio egregio Scultore, e maeſtro di Leonardo da Vinci. Fu reſarcita, e rimoder- nata queſta Chieſa nel 1716. col diſegno di Gio. Battiſta Foggini, e nel 1719. Ranieri del Pace vi dipinſe la Cupola. Paſſato la medeſima in poca diſtanza verſo la Porta alla Croce tro- vaſi il Convento delle Nobili Religioſe Car- melitane Scalze di

zio

S. TERESA di ſtrettiſſima oſſervanza, la di cui Chieſa fu edificata col diſegno di Giovanni Coccapani in forma eſagona, con ſua cupoletta ben inteſa nelle proporzioni, e nei lumi. En- trando in eſſa trovaſi a man deſtra una Cap- pella con Tavola del Vignali rappreſentante S. Franceſca Romana: più oltre evvi la Cap- pella di S. Giovanni della Croce, con Tavola di Pier Dandini: a man ſiniſtra vi è la Tavola del Crocifiſſo dipinta da Iacopo Confortini. Segue la Cappella della Madonna di Savona, fatta in baſſo rilievo, che da Genova nel 1630. portaron ſeco le Fondatrici. Ne viene l'Altar maggiore ove il Cav. Curradi dipinſe S. Tereſa, che da Maria Santiſſima le vien preſentato il Santo Bambino. E' da ſaperſi, che nel ſotter- raneo di queſta Chieſa, oltre le venerabili oſſa di molte Religioſe morte in odore di ſantità, vi ſi conſerva il corpo della Sereniſs. Víolante di Baviera Gran Principeſſa di Toſcana, ſep- pellitavi, giuſta la ſua volontà, ai 30. di Mag- gio 1731. la quale dopo la morre del Gran Principe Ferdinando ſuo Conſorte, faceva più volte fra l'anno tra quelle pie Religioſe i ſuoi devoti ritiri, con grandiſſima edificazione delle medeſime. Oltre a ciò ſotto il Presbiterio evvi una Cappella a foggia delle antiche Confeſ- ſioni, ove alcuna volta fra l'anno vi ſi ufizia, reſtando fuori della Clauſura monaſtica, e vi ſi oſſervano tre illuſtri depoſiti, uno della no- bil Franceſca Guardi negli Ugolini fondatrice di detto Monaſtero, l'altra della Ducheſſa Eleonora Strozzi, il terzo del Cav. Gio. Gi- raldi. Di quì tornando indietro, e ripiglian- do per Via Pentolini, voltando in Via Ghi- bellina, a deſtra troveremo l'

raneo

ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per eſ- ſere ſtata del Divin Michelagnolo, di cui conſervano alcune opere, e per la Galleria fatta fare da Michelagnolo il giovane di lui pronipote tanto inſigne letterato, che l'arric- chì di Pitture, Sculture, e di altre coſe ra- riſſime. Ed in faccia il

PALAZZO della Famiglia del Sera ora del Marcheſe Coſimo Corſi edificato col diſegno di Piero Giovannozzi, ed ampliato aſſai dal preſente Poſſeſſore. E poco dopo dall'iſteſſa parte la

Mar-

CASA del Dottor Ottaviano Targioni Toz- zetti, il quale conſerva un abbondantiſſimo Muſeo di Iſtoria naturale, Bottanica ec. po- ſto aſſieme dal fu celebre Dottor Giovanni di lui Padre morto li 7. Gennaio 1783., e di- poi il

PALAZZO de' Baldinucci abitato di preſente dal Principe Cowper, che nel Cortile ha una fonte colla ſalubre acqua di Santa Croce. In- di ſi trova a deſtra il

PALAZZO de' Conti Strozzi, e di contro ſo- no le Prigioni dei condannati dette le

STINCHE, recinte da un'altiſſima muraglia, in una cantonata della quale vi è un tabernacolo dipinto a freſco da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovanni, ove vedeſi noſtro Signore, che benedice le mani dei pii Limo- ſinieri, che ſoccorrono i Carcerati, tra' quali è vivamente eſpreſſo il ſuo proprio ritratto, riguardante verſo la ſtrada, che non ſolo è ben conſervato, ma fa ben conoſeere agl'inten- denti il ſommo merito di tal Autore. I de- bitori civili ſon collocati adeſſo per Clemen- za Sovrana in una nuova, e decente abitazio- ne dietro il Palazzo di Giuſtizia, ove era S. A- pollinare. Queſte Carceri ſervono di preſente per Ergaſtolo, e nel meſe di Febbraio 1787. cominciarono a porvi in quelle da baſſo gli Uominí, e in quelle dí ſopra le Donne con- dannati a lavorare per più, e diverſi anni ſe- condo i loro delitti; e voltando a ſiniſtra tro- veremo la Chieſa Parrocchiale di

ne

SAN SIMONE, ſopra la Porta della quale vedeſi una lunetta dov'è molto ben colorita la Vergine co' Santi Apoſtoli Simone e Giu- da, opera di Niccodemo Ferrucci. La ſoffit- ta interna tutta d'intaglio dorato fa vaga mo- ſtra. Nella teſtata ſopra la Porta ſi vede un opera molto bella di Batiſta Naldini, ov'è eſpreſſa la depoſizione di Criſto dalla Croce. Nella prima Cappella a man dritta è il marti- rio di S. Lorenzo, dipinto da Giovanbatiſta Vanni. Nella ſeconda vi è un immagine inta- gliata in legno del SS. Crocifiſſo. La terza ha un'antica pittura rappreſentante la Vergine. Vi è poi nella quarta una belliſſima Tavola di Onorio Marinari, ove ha eſpreſſo San Giro- lamo meditante il Finale Giudizio, non meno è da lodarſi quella di Giacomo Vignali, col- locata nel quinto Altare, ove effigiò San Ber- nardo, al quale Criſto ſtaccatoſi dalla Croce, e inchinato ſa vedere una gran piaga nelle ſpalle. Le Statue di marmo laterali all'Altar Maggiore fono d'Orazio Mochi, e li due Apoſtoli dipinti accanto all'arco di Niccode- mo Ferrucci. Tornando verſo la Porta vi è di mano del medeſimo Vignali la Tavola di San Franceſco rappreſentato in deliquio. Se- gue l'Altare di S. Carlo, e dopo queſto, quello della Concezione, la di cui Tavola è dell'iſteſſo Ferrucci, dipoi quello dell'Aſſun- ta dipinta dal Cavalier Curradi. In ultimo è la Tavola di San Niccolò, opera aſſai buona di Franceſco Montelatici, detto volgarmente Cecco bravo. Di quà tornando per la via del Palagio trovaſi il

ſpalle.

PALAZZO del Duca Cardinale Salviati, che è l'antico del ſuo proprio ramo. In faccia ad eſſo ſi trova l'

ABITAZIONE de' Baroncini, condotta da Ber- nardino Ciurini molto pulitamente. Alla fine di queſta ſtrada v'è il

PALAZZO già detto del Poteſtà, ora Supremo Tribunale di Giuſtizia fabbricato nel 1250. molto vaſto in cui ſono le pubbliche Carce- ri. Dopo di eſſo in faccia alla ſtrada vi è la Chieſa, e Monaſtero di

BADIA Fiorentina dove abitano i Monaci Caſſinenſi dell'Ord ne di S. Benedetto, così chiamata per antonomaſia, per eſſere ſtata la pri- ma Badia di Monaci fondata in Firenze. La Conteſſa Willa Madre del Conte Ugo Mar- cheſe di Toſcana, moſſa da inſpirazione Di- vina, a proprie ſpeſe fecela fabbricare, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono di ricchiſſime ren- dite. Onde in ſegno di gratitudine verſo il detto Conte Ugo loro Benefattore, ogni anno il giorno di S. Tommaſo le fanno un'Anniver- ſario, e da un Giovane Nobile ſi recita l'Ora- zione in ſua lode dopo la Meſſa ſolenne nella mattina di S. Stefano Protomartire antichiſſimo contitolare di detta Badia, già fondata ſotto il principal titolo di S. Maria. Il ſuo principio ſu intorno al 990. poi nell'anno 1286. con l'aſſiſtenza e diſegno di Arnolfo di Lapo la Signoria di Firenze fece ridurre la Chieſa in forma maggiore, ma dipoi nel 1625. col di- ſegno di Matteo Segaloni rinnuovata quaſi da fondamenti, ſi è reſa vaga oltremodo, nè coſa più magnifica, nè meglio inteſa ſi può mai de- ſiderare. Alla nobiltà dell'architettura corri- ſponde l'eleganza degli ornamenti. Dalle due porti laterali ſi vedono due terrazzini con va- ghi intagli dorati. Sopra di quello a mano deſtra è ſituato l'Organo, e ſopra l'altro a ſioiſtra, una Tavola, dove è dipinta Maria Vergine Aſſunta, di mano di Giorgio Vaſari, la quale nei tempi paſſati era poſta ſull'Al- tar Maggiore. E' parimente di molto pregio la ſoffitta, tutta fatta di finiſſimo intaglio. La Tribuna ſotto la quale è il Coro de' Religioſi, è dipinta da Giovanni Ferretti, e parimente è pittura del medeſimo il Martirio di S. Stefano ſopra l'Altar maggiore. Le Tavole delle Cap- pelle ſono ancor eſſe di gran bellezza. Quella di S. Mauro a man deſtra è fatta da Onorio Marinari, il volto del qual Santo è il Ritratto al naturale del Padre Abate D. Placido Puc- cinelli Croniſta di queſto Monaſtero, ſiccome ſono oſſervabili le pitture di tutta la Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Segue l'altra di Batiſta Naldini, ove ſi rappreſenta la Venuta dello Spirito Santo. A man ſiniſtra di mano del medeſimo ſi vede dipinto un Criſto, che porta la Croce al Calvario, e nella Cappella dirimpetto a queſta evvi una Tavola di Filippo Lippi, in cui vedeſi S. Bernardo effigiato con ſingolar diligenza. Sono eziandio conſiderabili tre Sepolcri d'Uomini ſegnalati; il primo ſi è del mentovato Conte Ugo principal benefat- tore di queſta Chieſa. Furono ſcolpiti i marmi di queſto Sepolcro da Mino da Fieſole nel 1481., e riuſcì tutta l'opera di maraviglioſo artifizio: il ſecondo è del Cavaliere Bernardo Giugni: e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pandolfini Cavaliere di gran nome in tempo di Repub- blica, la cui Famiglia è padrona della Cap- pella, o Tribuna, ſituata nel Veſtibulo di queſta Chieſa, fatta col diſegno di Benedetto da Rovezzano, con la Tavola di S. Stefano di mano del Biliverti. Prima di uſcire dalla Chieſa ſi deve oſſervare in Sagreſtia il gran quadro, che prima ſtava poſto interiormente ſopra la porta, di mano di Fra Bartolommeo della Porta detto il Frate Domenicano, ove è effigiata Maria in Gloria, ed ai piedi i Santi Giovanni, Benedetto, e Bernardo. Hanno queſti Religioſi un'aſſai comodo Monaſtero, nel quale eſiſte una numeroſa, e ſcelta Librerìa. E poco di- ſtante da queſta Chieſa trovaſi la

ma

tar

K blica,

CHIESA de' Padri dell'Oratorio di S. Filippo Neri. Fu queſta principiata col dilegno di Pier Franceſco Silvani, il giorno della Feſta di detto Santo 26. Maggio 1645, vedendoſi eſpreſſa la funzione di gettarvi la prima pietra in un gran quadro vicino alla Sagreſtia, dipinto dal Mariani, è dipoi è ſtata la Chieſa arricchita di varj ornamenti di pittura, e di ſcultura di eccellenti Profeſſori. Vedeſi alla prima Cap- pella S. Franceſca Romana, comunicata da S. Pietro Apoſtolo opera del Pinzani. Nella ſeconda di mano di Aleſſandro Gherardini è il Gesù morto, con la Vergine addolorata. Ne ſegue una Cappella interna fatta col diſegno del Sig. Zanobi del Roſſo con Tavola all'Al- tare rappreſentante Criſto alla Colonna di mano di Gio. Maria Morandi, in faccia alla quale ſopra il Depoſito del Ven. P. Pietro Bini è altra bel- liſſima Tavola rappreſentante i diecimila Mar- tiri Crocifiſſi del celebre Stradano; ne ſegue in Chieſa la Sacra Famiglia, dipinta da Tommaſo Redi. All'Altar maggiore è una Tavola di An- tonio Puglieſchi rappreſentante l'Immacolata Concezione con i Santi Carlo, Franceſco di Sales, S. Filippo, S. Tereſa, e la Beata Umi- liana de' Cerchi, e la Tribuna di Antonio Ferri, e i peducci di Niccolò Lapi. Segue la Tavola del Crocifiſſo di Gio. Sagreſtani. La Tavola che ſi vede all'Altar di San Filippo è di mano di Anton Domenico Gabbiani. L'ultima è di Gio. Antonio Pucci, rappreſentante la Preſentazione di Maria al Tempio. Lo sfondo in mezzo alla ſoffitta è del detto Sagreſtani. La Tela che cuopre l'Organo è del Soderini. I baffirilievi di marmo ſono parte di Antonio Montauti, e parte di Giovacchino Fortini, di cui ſono anche le ſtatue. In Sagreſtia vi è una Tavola con San Filippo di Onorio Marinari. La prima facciata della Chieſa, che è tutta lavorata di pietra forte adornata di alcune figure di marmo ſu condotta a fine col diſegno di Ferdinando Ruggieri. Nel 1772, e ſeguenti con l'iſteſſa architettura d'ordine corintio, col diſe- gno e aſſiſtenza del ſopradetto Zanobi del Roſſo è ſtato fabbricato un magnifico, e vago edifi- zio per teſtamento di Giuliano Serragli Patri- zio Fiorentino in favore de' Padri della Con- gregazione dell'Oratorio ſuoi Eredi, nella di cui facciata vedeſi il ſuo ſtemma e inſerizione poſta in mezzo da due Fame ſcolpite da Pom- pilio Ticciati. A tal fine fu gettata a terra l'an- tichiſſima Chieſa dedicata a S. Florenzio Ve- ſcovo d'Oranges eretta fino dal nono ſecolo fuori allora di Firenze ſopra d'un antico Ci- mitero Popolare coſtituito nel luogo ſteſſo, ove ai tempi del Gentileſimo eravi ſtato un profano Tempio della Dea Iſide, e nel luogo dell'antica Chieſa vi hanno ſotto l'iſteſſo titolo rifabbricato un vago Oratorio a ſtucchi con un bel gruppo d'Angioli nel proſpetto, lavoro di Domenico Ruſca. Lo sfondo eſprimente l'Aſ- ſunzione di Maria è di Gio. Traballeſi. La Tavola in Cornu Epiſtolae di S. Filippo in atto di celebrar Meſſa è di Coſimo Ulivelli; l'altra con Maria Santiſſima, e il Teſtatore Serragli ai piedi è di Giuſeppe Fabbrini, e la Tavola della Cantoria ove è eſpreſſo S. Flo- renzio in atto di ricevere S. Filippo Neri è di Geſualdo Ferri. Vedeſi avanti la medeſima il

del

K 2 l'iſteſſa

PALAZZO de' Gondi, principiato nel 20. Lu- glio 1490. che ha la facciata di pietre a bozza molto ſignorile, di ſegno di Giuliano da S. Gallo, che nella Sala vi fece un Cammino di baſsi- rilievi di gran perfezione, che per quanto non uſino oggi in ſimili luoghi, merita di ſtarvi, o di eſſere ammirato, e lodato non poco. Di quì ritornando dietro la Badia, quivi vicina è la Chieſa Parrocchiale di

glio

S. MARGHERITA nella quale oſſervaſi a man deſtra al primo Altare il ritrovamento della Santa Croce opera di Niccodemo Ferrucci. In faccia a queſta dipinſe Coſimo Gamberucci una Tavola che ſerve di ornamento a un an- tichiſſima Immagine di S. Margherita con varie perſone inferme che ricorrono a lei. All'Al- tar maggiore vi è di mano di Gio. Batiſta Mar- mi, S. Margherita in gloria, e i due laterali ſono di Franceſco Conti. Al detto Altare ſtava anticamente una Tavola di Lorenzo di Bicci Scolare di Spinello Aretino che vedeſi collo- cata ſopra la porta. Tornando addietro trovaſi in vicinanza l'

ORATORIO di San Martino, ove ſogliono congregarſi i Buonomini. E' celebre queſt'Ora- torio non ſolo per eſſere ſtato fondato al tempo di S. Antonino Arciveſcovo di Firenze a ſua perſuaſione e conſiglio; ma eziandio per le opere inſigni di miſericordia, che di continuo vi ſi eſercitano. Ed io vero è prodigio mira- bile della Provvidenza Divina, che queſta Caſa ſenza fondi, o ferma rendita annuale, ma ſo- lamente provveduta di elemoſine, e di laſciti pii, giornalmente ſoccorra del neceſſario tante povere Famiglie onorate. Di quì prendendo per la Piazza, e Via de' Tavolini ſi giunge alla Chieſa Parrocchiale Prepoſitura di

vi ſi

ORSANMICHELE, la quale acquiſtà forma di Chieſa, o ſivvero d'Oratorio, dacchè fu deli- berato di chiuder le Logge, che erano ſotto queſta gran fabbrica, in venerazione dell'Im- magine di Maria Santiſſima, ch'è ſull'antico Altare di marmi, che vi ſi vede. Anticamente era quivi la Piazza ove ſi vendeva il grano. E vi fu a benefizio pubblico alzato il Loggiato nel 1387. col diſegno di Giotto, e proſeguito da Taddeo Gaddi. Si dice Orſanmichele, o Orto San Michele per poſpoſizione acciden- tale da San Michele in Orto: atteſochè fino dal, 100, era ivi una Chieſa Parrocchiale, intitolata San Michele in Orto, da cui pren- deva la poſpoſta denominazione di Orto San Michele tutta quella adiacente Contrada. In luogo della quale antica Chieſa, demolita per farvi la ſuddetta Torre del grano, fu intorno a 110. anni dopo rifatta dalla parte oppoſta l'altra Chieſa ſotto lo ſteſſo titolo di San Mi- chele in Orto. Queſto grande Edifizio dunque da ogni parte iſolato, e con belliſſima pro- porzione, ed ottima architettura condotto, ha per di fuori quattordici Nicchie, in varie fogge intagliate, ed in cui furono collocate diverſe ſtatue, alcune di bronzo, ed alcune di marmo, lavorate da più eccellenti Maeſtri, che fio- riſſero in queſta noſtra Città. Sono adunque di Lorenzo Ghiberti il S. Matteo Apoſtolo, il Santo Stefano preſſo la porta principale, e il S. Giovan Batiſta dalla parte oppoſta, Baccio da Montelupo fece la bella ſtatua di bronzo di S. Giovanni Evangeliſta, e Donatello ne fece tre di marmo le quali ſono opere vera- mente maraviglioſe. La prima è il S. Pietro Apoſtolo, la ſeconda il S. Marco Evangeliſta, e la terza il S. Giorgio, ſtatua, che non ha pari, e che ſecondo il parere di tutti i Profeſ- ſori, più ſi può commendare, che imitare. Perlochè non è maraviglia, ſe le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed altri Principi dell Europa più volte ne fecero iſtanza, offerendo gran ſomma di denaro, perchè foſſe loro con- ceduta. Anche Nanni, o Giovanni d'Antonio, diſcepolo di Donatello ne fece tre, cioè i quattro Santi dentro un ſol Tabernacolo: il S. Filippo Apoſtolo, ed il S. Eligio Veſcovo, chiamato comunemente Santo Lò. D' Andrea Verrocchio è il S. Tommaſo Apoſtolo, che mette il dito nel Coſtato di Criſto, opera molto ſtimabile, allato alla quale è la ſtatua di S. Luca Evangeliſta di mano di Gio. Bologna, ſcolpita in bronzo con ſingolare artifizio. In Chieſa ſi vede un Tabernacolo, o Cappella iſolata, tutta di marmi vagamente intagliati, ed abbel- lita di baſſirilievi, per opera, diſegno, e in- duſtria di Andrea Orcagna, che la finì nel 1359. e coſtò 96. mila Fiorini d'oro; e nel predetto Tabernacolò s'adora un Immagine di Maria Vergine molto antica, dipinta da Ugolino Seneſe, e tenuta ne' tempi andati in ſomma venerazione, avvegnachè fino al tempo della terribile, e ſpaventoſa peſte nel 1348. che in- fettò la maggior parte dell'Europa, incomin- ciaſſe a fiorire il di lei culto, concorrendovi grandiſſimo popolo con offerte, delle quali in breviſſimo tempo ſi poterono accumulare più di trecento mila fiorini d'oro, parte impiegati in ſovvenimento dei poveri, e parte nell'ador- nare queſta Chieſa. Dietro l'Altare vi è un baſſorilievo dell'Orcagna, Architetto del Ta- bernacolo, ove ha egli eſpreſſo a maraviglia il ſuo ritratto. Sono ancora ſopra l'Altare Mag- giore tre ſtatue di marmo, cioè Sant'Anna, la Santiſſima Vergine, ed il Bambino Gesù di mano di Franceſco da Sangallo; ſiccome ne' pilaſtri alcune belle pitture antiche, cioè di Lorenzo Credi, d'Agnolo Gaddi, e d'Iacopo del Caſentino, da cui fu dipinta la volta, alla quale nel 1770. fu dato di bianco. Vi è inoltre un Criſto Crocifiſſo di legno, avanti il quale il grande Arciveſcovo S. Antonino ſoleva da gio- vanetto giornalmente fare orazione. Nell'Al- tare dicontro vi è un Immagine di Maria col Figlio in collo ſcolpiti in marmo da Simone da Fieſole allievo del Brunelleſco. Nelle ſtanze ſopra la Chieſa fu dal Granduca Coſimo I. l'an- no 1569. eretto il pubblico e generale Archivio di Firenze, dove ſi conſervano innumerabili Scritture, e tutti gli ſtrumenti pubblici dei Notari dello Stato Fiorentino, ſtato tutto di preſente in buona forma diſpoſto, e abbellito. Paſſando dipoi nella Piazza, oſſerviſi il

chele

Ver-

pila-

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col diſegno d'Arnolfo, famoſo Architetto di varie fabbri- che di queſta Città, e della Chieſa del Duomo. E dando un occhiata alla magnificenza di que- ſta Fabbrica, alla Torre. o Campanile alto braccia cento cinquanta, ſoſtenuto da quattro colonne groſſiſſime, le quali rendono mirabile, e prodigioſo queſto Edifizio; ammireremo nell' ingreſſo, o ringhiera del Palazzo a man deſtra la ſtatua giganteſca di marmo, opera del Ban- dineili, che rappreſenta quando Ercole abbatte Cacco, e dalla ſiniſtra quella di David ſcolpita del Buonarroti, fatta negli anni ſuoi giovenili. Due figure, o termini di marmo parimente ſi vedono. uno di mano del Bandinell:, l'altro di Vincenzio Roſſi ſuo Scolare Entrando nel Cortile, vedeſi in mezzo una Fontana di por- fido, ſopta la quale ſcherza un fanciullo ſcol- pito in bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio. Era queſto Cortile anticamente ſoſtenuto da colonne di mattone, ma eſſendo quaſi del tutto guaſte, coll'acuto ingegno di Michelozzo Mi- chelozzi furono ſoſtituite queile di pietra forte che lo ſoſtengono di preſente, lavorate con belle grotteſche ſenza danno veruno della fab- brica. Tra le coſe degne di lode vi è una ſtatua d'Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Roſſi da Fieſole, non inferiore a quella del Bandinelli ſuo Maeſtro. Salendo al primo appartamento, trovaſi un magnifico Salone lungo braccia 90., e largo braccia 37. la ſoffitta del quale, come altresì le pareti, ſono dipinte da Giorgio Vaſari con ſingolar maeſtria. In 39. quadri della ſoffitta, con belliſſimi in- tagli, e ornamenti dorati, ſi rappreſentano l'azioni, e fatti più ſegnalati della noſtra Città, e della Real Caſa de' Medici, madre fecon- diſſima d'uomini illuſtri. e Eroi. Nelle pareti ſi vede dipinta a freſco la guerra, e preſa di Siena, la Battaglia di Marciano, l'aſſedio di Piſa, e altre memorabili impreſe. Anco negli angoli del predetto Salone, ſi vedono quattro gran quadri dipinti a olio, due de' quali ſono di mano del Ligozzi, e gli altri due del Cigoli, e del Paſſignano in uno di quei del Ligozzi, ſi rappreſenta quando San Pio V. incorona Co- ſimo I. creandolo Granduca di Toſcana, e ornandolo di Corona e Manto Reale; E nell' altro ſono figurati quei dodici Fiorentini, che da varj Potentati del Mondo, in un medeſimo tempo furono mandati Ambaſciatori a Bonifa- zio VIII. Sommo Pontefice, de' quali cantò il Verino.

Cacco,

Siena,

Romanae merito Antiſtes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diverſis partibus Orbis Vidiſſes Romae Regum mandata ferentes, Terrarum ſemen, tum quinta elementa vocavit.

In quello del Cigoli mirabilmente ſi rappre- ſenta quando Coſimo ancor giovanetto di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo eleſſero inchinato per loro Sovrano: e finalmente in quello del Paſſignani ſi dimoſtra la ſolenne funzione celebrata in Firenze, quando il medeſimo Coſimo preſe l'Abito della Religione di S. Stefano Papa, e Martire, della quale fu il primo Fondatore, e Gran Maeſtro. Ma che diremo delle Sculture, che vagamente adornano la gran Sala? Sono in faccia di eſſa tre grandi ſtatue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. Sommo Pontefice nella nicchia del mezzo, quella di Giovanni de' Medici Padre di Coſimo a man deſtra, e quella del Duca Aleſſandro a man ſiniſtra, ſiccome dai lati ſi vede la ſtatua di Clemente VII. e dicontro quella del Gran- duca Coſimo I., tutte di mano del Cavalier Bandinelli. Sopra tutte ammirabile è la ſtatua della Vittoria, che ha ſotto di ſe un prigione, di mano del Buonarroti; il quale deſtinata l'avea per il Sepolcro di Giulio Il. ma non avendola affatto terminata, laſciolla in Firenze. Seguono a queſta i ſei gruppi di Vincenzio Roſſi, ne' quali ſi rappreſentano le forze d'Er- cole, cioè quando ſoffoga Anteo, quando uc- cide il Centauro, quando getta Diomede a' Ca- valli che lo divorino, quando porta il Porco vivo in ſpalla, quando aiuta ad Atlante reg- gere il Cielo, e quando vince la Regina delle Amazzoni, opere tutte degne di lode, e nelle quali, come ſerive il Borghini, ſi veggono belliſſime, e fiere attitudini, e grandiſſima di- ligenza nell'arte, e tra queſte ſtatue fu collo- cato nel 1720. il gruppo di Adamo ed Eva, col Serpente, di mano di Baccio Bandinelli, rimoſſo dal Coro della Metropolitana. Da queſta all'altre ſtanze paſſando del medeſimo appartamento, vedremo molte pitture a ſreſco del Vaſari, col diſegno del quale fu queſto Palazzo in gran parte riordinato. Ma ſalendo agli appartamenti di ſopra, nella Sala chiamata dell'Orivolo, troveremo una figura di marmo, che rappreſenta un Davidde di mano di Dona- tello, ed un'altra di S. Gio. Battiſta ſopra la por- ta già dell'Udienza, di mano di Benedetto da Maiano, amendue grandemente lodate da' Pro- feſſori. Da queſta ſtanza s'entra nella ricchiſſima

Mar-

col

GUARDAROBA di S. A. R. piena di coſe pre- zioſe di vaſi d'oro, e d'argento, e di ſuppel- lettili, e ornamenti belliſſimi. Tra queſto ci è il famoſo Paliotto deſtinato da Coſimo II. per voto a S. Carlo Borromeo in Milano in caſo che ſi riſtabiliſſe in ſalute, che eſſendo morto rimaſe quà. Vi ſono in eſſo 84. libbre d'oro e libbre 7. e mezza di perle, e pietre prezio- ſe. Si traſporta, e ſi eſpone al pubblico nella Cappella Reale il Giovedì Santo. Nella Sala dell'Udienza vecchia, vedremo dipinte a fre- ſco belle Storie di mano di Franceſeo Salviati, che rappreſentano alcuni fatti più ſingolari di Furio Cammillo. La contigua ſtanza ove era la Cappella è dipinta dal Ghirlandajo. Vedute queſte, ed altre coſe nel Palazzo Vecchio, fa- remo ritorno nella medeſima Piazza, per oſ- ſervare in eſſa, la bella e grandioſa

que-

LOGGIA, ſotto la quale riceve ogn'anno gli Omaggi S. A. R. per la Feſta di S. Giovanni, fabbricata col diſegno d'Andrea Orcagna, Pitto- re, Scultorè, e Architetto Fiorentino nel 1356., e nell'età ſua valentiſſimo. Sotto gli archi eſte- riori di queſta Loggia ſi vedono tre belle Sta- tue, ciaſcheduna delle quali merita ſomma lode. La prima ſcolpita in bronzo per mano di Do- natello, rappreſenta Giuditta, appiè della quale giace Oloferne immerſo nel ſonno, ſopra cui queſta Amazzone ſi vede vibrare il colpo, per recidere il capo all inimico. Nella ſeconda Statua, ſcolpita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perſeo, che ha nella deſtra il ferro, e nella ſiniſtra la teſta di Meduſa reciſa dal buſto, tutta grondante ſangue, e ſenza ſpi- rito, giacente appiè dell'ucciſore. E' commen- data queſta figura in ogni ſua parte, e ben di- moſtra il valore di Benvenuto, il quale così felicemente conduſſe l'opera, che non un bron- zo inſenſibile, ma una figura viva, ed animata raſſembra. Degno ancora di molta lode ſi è il baſſorilievo di brorzo, che ſerve di ornamento alla baſe, nel quale ſi vedono Andromeda, e Perſeo, con altre figure, che tutta l'Iſtoria comprendano. Nella terza, ch'è più d'ogni altra ſtimabile, s'ammira un gruppo di tre figure di marmo, mirabilmente ſcolpite da Gio. Bologna, denotante il ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto a terra per l'impeto del ſuo nemico, vien figurato il Padre della fanciulta, in atto d'impedire la fuga al rapitore; nel giovane di corpo robuſto, ſi rappreſenta un Soldato Romano, che in occaſione de' giuo- chi pubblici nella nuova Città di Roma cele- brati, rapiſce al Padre una Donzella Sabina, e nella femmina tenera. e delicata ſi dimoſtra la Donzella rapita, vedendoſi nell'iſteſſo tem- po in queſto ammirabil gruppo rappreſentante le tre età, cioe la gioventù, la virilità, e la vecchiezza. E finalmente in tutte le tre figure ſi riconoſce una vivezza sì grande, che chiun- que fiſſamente le mira, non ſi ſazia di com- mendarle in eſtremo; nella baſe è un baſſori- lievo, fatto con ſomma induſtria, e diligenza, dove tutta l'iſtoria del rapimento delle Sabine ſi rappreſenta. Nell'ingreſſo di qu ſta Loggia ſono ſtati poſti due gran Leoni ſcolpiti in marmo fatti quì traſportare da Roma, ove eſiſtevano nel Giardino del Palazzo di S. A. R. alla Trinità de' Monti in uno dei quali vi ſi legge il nome dello Scultore, che fu Flammi- nio Vacca Romano. Nella facciata interna della medeſima nel meſe di Luglio 1789. fu- rono erette ſei gran Baſi, ſopra le quali nei primi giorni del ſeguente Agoſto vennero col- locate ſei belle antiche ſtatue coloſſali di Fem- mine ſcolpite in marmo rappreſentanti alcune Sabine Sacerdoteſſe di Romolo, come ſi legge nella Deſcrizione di Roma moderna del Roſſi, ſtate parimente traſportate da Roma, dove eſiſtevano nel Portico del ſopradetto Real Pa- lazzo ſtate reſtaurate dall'abiliſiimo Scultore Sig. Franceſco Carradori, che con la ſua di- rezione furono quivi collocate. In una parere della medeſima vi ſi legge la memoria della mutazione del cominciare e contar l'anno che ſi era uſata in Firenze ai 25. di Marzo fino al 1749., ed ora dal 1750. in poi ſi preſe lo ſtile comune dal primo Gennajo, come in eſſa ſi deſcrive. Sul Canto del Palazzo vedeſi la

com-

della

FONTANA fatta fare dal Granduca Coſimo I. col diſegno, e induſtria dell'Ammannato, che da Filippo Baldinucci negli eruditi ſuoi De- cennali vien deſcritta colle ſeguenti parole:

Appariſce nel mezzo di un gran vaſo pieno di limpidiſſime acque ſgorganti da molti zam- pilli, il qual vaſo è figurato pel Mare, il gran Coloſſo del Nettunno, alto dieci brac- cia, ſituato ſopra un Carro, tirato da quattro Cavalli marini, due di marmo bianco, e due di miſtio, molto belli e vivaci; il Net- tunno ha tra le gambe tre figure di Tritoni, che inſieme con eſſo poſano ſopra una gran conca marina in luogo di Carro. Il vaſo è di otto facce di marmo miſtio, quattro mi- nori, e quattro maggiori. Le quattro mi- nori ſon vagamente arricchite con figure di fanciulli, ed altre coſe di bronzo, come chiocciole marine, cornucopie, cartelle, e ſimili; s'inalzano ſul piano delle medeſime certi imbaſamenti, ſopra ciaſcheduno dei quali poſa una ſtatua di metallo maggiore del naturale, e ſono in tutte quattro, due femmine che rappreſentano Teti, e Doe, e due maſchi figurati per due Dei marini. All'una, e all'altra parte di ciaſcheduna di queſte facce minori ſono due Satiri di me- tallo in varie attitudini. Le quattro facce maggiori ſono tanto più baſſe, quanto baſti per poterſi da chiccheſſia godere la limpi- dezza dell'acqua, la quale traboccando gra- zioſamente è ricevuta da alcune belle nic- chie, e nel gran vaſo; ed in ſomma in tutto è così ben diſpoſto, e con ranta maeſtà or- dinato, che è proprio una maraviglia,,. Vi- cino alla Fontana, ſopra gran baſe di marmo, è una belliſſima

due

STATUA equeſtre di bronzo di mano di Gio- vanni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando I., in memoria di Co- ſimo ſuo Genitore. Adornano le facciate di queſta tre Baſſirilievi di bronzo dell'iſteſſo au- tore, in uno de'quali ſi rappreſenta la Coro- nazione del mentovato Granduca Coſimo, fat- tale in Roma da S. Pio V. nel 5 Marzo 1570. da eſſo meritata Ob zelum Religionis, praeci- puumque Iuſtitiae ſtudium, come ſi legge nell'Iſcrizione. Nel ſecondo la glorioſa entrata nella Città di Siena obbediente al ſuo coman- do, dopo la conſeguita vittoria. E nel terzo, quando dal Senato Fiorentino, eſſendo egli ancor giovanetto ne fu creato Duca di Firenze, laſciando luogo nella quarta facciata ad una nobile, ed altrettanto erudita Iſcrizione del ſeguente tenore.

L vanni

Coſmo Medici Magno Etruriae Duci Primo Pio Felici. Invicto Iuſto Clementi Sacrae Militiae Paciſq. In Etruria Authori Patri & Principi optimo; Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

In queſta Piazza è da oſſervarſi preſſo la Statua Equeſtre di Coſimo la facciata del Pa- lazzo degli Uguccioni, diſegno di Andrea Pal- ladio. Dopo la Piazza oſſerveremo la grandioſa

FABBRICA DEGLI UFIZI, o Magiſtrati della Città, la quale ordinata dal Granduca Coſimo I. col diſegno di Giorgio Vaſari riuſcì, come ſi vede, belliſſima, e ragguardevole in ogni parte. L'Architettura di tutto queſto edifizio è d'or- dine Dorico abbellito di cornici, e pietre la- vorate con pulitezza non ordinaria. A man de- ſtra dietro alla Loggia detta de' Lanzi ſi trova la

Città,

REALE ZECCA, ove di continuo fi battono e ſi cambiano diverſe Monete, sì per conto del Sovrano, che di altri Mercanti particolari.

Nelle nicchie di queſta grandioſa Fabbrica, che per di fuori ſi mirano, avea diviſato il Granduca Coſimo I. di collocarvi le Statue dei più illuſtri Cittadini di queſta Patria; ma non potè adempire il bel diſegno prevenuto dalla morte. Sotto il Loggiato, che ſoſtenuto da colonne, e pilaſtri, gira tutta la Fabbrica, vi ſi trovano le reſidenze di varj Tribunali uni- ti in queſto luogo per comodo univerſale. In fondo a queſta Loggia ſull'Arno vedeſi in alto la Statua di Coſimo I. ſcolpita da Gio. Bo- logna, e l'altre due giacenti che la pongono in mezzo rappreſentanti una l'Equitì, e l'altra il Rigore ſono di mano di Vincenzio Danti; e ſotto l'arco di queſta Loggia fu poſta il di 2. Aprile 1789. la Statua di Neſſo Cen- tauro ſcolpita da Gio. Bologna, ſtata levata e quivi traſportata dal Canto dei Carneſecchi, ove era ſtata collocata ſino degl'8 Aprile 1600. Quivi ſotto al Loggiato ſi ſale alla pubblica

L 2 ove

LIBRERIA MAGLIABECHIANA ſondata a bene- fizio pubblico dal celebratiſlimo Antonio Ma- gliabechi, aumentata dal Cav. Ant. Franceſco Marmi: Dipoi dall'Auguſtiſſimo Imperatore Franceſco I. accreſciuta colle Librerìe Gad- di, e Biſcioni, ed ultimamente dal Re- gnante Noſtro Real Sovrano vi è ſtata fatta unire la maſſima parte della Librerìa Mediceo- Lotaringia del ſuo Palazzo, con farvi accre- ſcere ſtanze per collocarvi molti Manoſcritti; e vi furono ultimamente unite le Librerìe del fu celebre Dottor Gio. Lami, della Badia di Fieſole, della maggior parte di quella dello Spedale di S. Maria Nuova, parte di quella degli eſtinti Geſuiti, e dei ſoppreſſi Conventi de' Teatini, dei Minimi di S. Franceſco di Paola, dei Domenicani di Montepulciano ec., e del maggior numero dei rari manoſcritti della celebre Librerìa Strozziana, contandoſi in eſſa ſopra novantamila Volumi ſtampati. e tra eſſi una numeroſa Raccolta di ſopra a 3000. Opere diverſe in varie Lingue, impreſſe nel XV. Secolo, molte delle quali di un eſtrema rarità, e ſopra ottomila Codici Manoſcritti, nella ſtanza dei quali è da oſſervarſi una belliſſima Madonna di Carlo Maratta: talmentechè ora queſta Bi- blioteca è la più copioſa di Libri d'ogni ſorte che ſia nella Città, ed una delle più celebri dell'Italia, aſſai frequentata dagli Stu- dioſi e Letterati, e che molto merita di eſ- ſere veduta, e oſſervata. Eſſendo ſtate con Mo- tuproprio di S. A. R. del dì 7. Luglio 1783. unite le tre Accademie Fiorentina, della Cru- ſca, e Apatiſti, e levate dal loro antico luogo di via dello Studio, fu ordinato che una ſola ſe ne formaſſe ſotto il primo antico nome di R. Accademia Fiorentina, e che ſi adunaſſe nelle mattine di varj Giovedì non impediti in queſta Librerìa, come ſi ſa in tali mattine alle ore 11. con gran concorſo di Letterati, e Popolo, leggendoviſi ogni volta da qualche Lettor Pub- blico, o altro Accademico, o Letterato un'eru- dita Diſſertazione, dipoi è data a chiunque li- bertà di recitarvi delle Poetiche Compoſizioni in qualunque lingua. Eſcendo da queſta verſo il Palazzo alla penultima Porta trovaſi la

blio-

REAL GALLERIA, alla quale vi ſi ſale per una ſpazioſa ſcala in quattro branche, che l'ultime due ſono ſtate fatte poch'anni addie- tro d'ordine del Regnante Sovrano; il quale ha talmente arricchito, e accreſciuto di tante, e sì rare pitture, ſculture, e altro queſto luo- go, che nulla di più ſi può deſiderate, e che qualunque ſiaſi Foreſtiere di qualſivoglia rango reſta attonito, e ſodisfattiſſimo nel rimirare, e conſiderare tali innumerabili rarità

La Deſcrizione quì fatta della Real Gallerìa è ſtata eſtratta da quella dell'eruditiſſimo Sig. Abate Luigi Lanzi, con le variazioni ſeguite dopo, communicatemi da altra perſona erudita, e ragguardevole. Per la Storia del luogo, e per l'illuſtrazione di molti pezzi più celebri, è da vederſi il Saggio Iſtorico del Sig. Direttor Pelli, che fu ſtampato in queſta Stamperia Granducale in 27 Vol. in 8. nel 1779.

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reſta

Salite le due prime ſcale avanti di montare le altre due nuove branche ſono da vederſi le ſtanze di quelli Artefici, che lavorano per S. A. R, e ſpecialmente ſanno eccellenti quadri, tavole, e altre finiſſime ſorprendenti opere in pietre dure condotte all'ultima perfezione, lavoro unico nell'Europa, che è ſtato ſempre un oggetto particolare dei Sovrani di Toſcana, e la cui direzione è appoggiata al Sig. Luigi figlio del già Coſimo Siries.

Accanto a queſte ſtanze in faccia alla nuova ſcala vi è l'Archivio Diplomatico, in cui per ordine di S. A. R. vi ſono ſtati collocati un numero immenſo di antichi Documenti ſcritti in Cartapecora che aſcendono a più di ſet- tantamila, che ſparſi ſi trovavano in diverſi Luo- ghi, e Archivj della Toſcana, nel quale vi ſi vede tra gli altri un antichiſſimo Papiro del V. Secolo, di cui ne è ſtata data alla luce nel 1781. una illuſtrazione col ſaggio del carattere di eſſo, e una Diſſertazione riguardante l'ere- zione di tale utiliſſimo Archivio.

Salendo dipoi al ſuperiore appartamento, che fu aggiunto dopo la prima fabbrica degli Ufizj dallo ſteſſo Vaſari architetto della mede- ſima, in cima alla ſcala ornata da una bella ſtatuetta antica, rappreſentante un putto, e altra ſtatua di un Bacco, trovanſi in primo luogo due vaghi Ricetti ornati di diverſe opere di Scultura antiche, e di otto buſti che ſette dei Granduchi che la fondarono e arric- chirono, col loro reſpettivo elogio ad ogni buſto, e l'altro del Cardinal Leopoldo de' Me- dici che molto fece per lei. Vi ſono altre duo belle ſtatue di Sileno con Bacco, e Marte, tutte due di bronzo: due Cani ſedenti mag- giori del naturale; due Teſte una di Cibele, e l'altra di Giove; quattro Statue, rappreſentanti un Marte in marmo grigio; una Romana velata dello ſteſſo marmo, con mani, volto ec. bian- co; un Prometeo; un Ati reſtaurato per un Re barbaro; Vi eſiſtono pure varj Sarcofagi uno con un Baccanale, e l'altro con le 9. Muſe; altro, ove è figurato un giovine Eroe con una comitiva di Cacciatori, vedendoſi in un lato il ſacriſizio fatto a Diana prima di portarſi alla Caccia, e dall'altro ſtà in atto di ferire un Cin- ghiale; altro Sarcofago eſprime la Favola di Fetonte con la Corſa Circenſe; ſono aſſai oſſervabili le due colonne quadrangolari ti- piene da ogni lato di ſimboli di vittorie terre- ſtri, e marittime con un infinito numero di apluſtri, di prore, timoni, ancore, celate, ſcudi, e altri ſegni militari.

Se-

Cac-

Entrati nel belliſſimo Corridore, o ſia quella parte della fabbrica, che propriamente diceſi Gallerìa, che è diviſa in due Corridori che quello a Levante è braccia 255. 1/2, quello a Ponente braccia 251 1/3 larghi braccia 11 2/3, che fra di loro ſi comunicano, mediante un altro Cor- ridore in faccia lungo braccia 67 2/3 vedeſi una rariſſima raccolta di pitture, e di ſculture, che può conſiderarſi come un gran Muſeo anche da ſe ſolo, e ſenza le adiacenze di altre venti ſtanze, che lo circondano. Sono primieramente da oſſer- varſi le pitture delle Volte le quali preſentano tre diverſi guſti della Scuola Fiorentina corri- ſpondenti alle tre epoche, in cui ſon fatte. Le prime a Levante lavorate nel 1581. re- gnando Franceſco I. contengono ſoggetti per lo più mitologici, ornati a grotteſchi. La tra- dizione aſcrive al Poccetti tutta l'opera, ma gl'intendenti vi ravviſano, oltre la ſua, le maniere di più maeſtri. L'altra parte è di diverſa Scuola che fioriva nel Regno di Ferdinando II verſo il 1668., ove con figu- re ſimboliche ſi rappreſentano le Scienze, e l'Arti più nobili, intorno alle quali ſono i Ritratti degli Uomini più illuſtri di Toſcana, che in ſommo grado le proſeſſarono; quivi ſi vedono i Filoſofi, e Mattematici più rino- mati; i Poeti, e gli Oratori più celebri; i Legiſti, e i Medici più ſingolari; gli Scrittori di varia erudizione; gli Uomini più accreditati nella prudenza, e nel governo; quei che ſi ſegnalarono nell'armi, negli onori, e nelle dignità più coſpicue; i Santi, i Beati, i Fon- datori di Religioni, e di ogn'altro genere di azioni glorioſe della Patria ec., l'invenzioni delle quali furono ideate, e date ai Pittori dal Conte Ferdinando del Maeſtro Cavaliere eru- ditiſſimo. L'incendio del dì 12. Agoſto 1762. che conſumò dodici ſpartiti grandi di queſte volte, ha dato luogo ai Pittori di una terza epoca di collocarvi la lor maniera. Eſſi vi han fatte rivivere le idee del Conte Ferdinando con poca alterazione nella ſoſtanza, ma con molta maggior vivacità, e leggiadria nello ſtile

Queſte volte furono inciſe in rame, e deſcritte dal fu Ignazio Orſini. con queſto titolo: Azioni glorioſe degli Uomini Illuſtri Fiorentini, eſpoſti coi loro Ritratti nelle volte della Real Galleria di Fi- renze in ſol. traverſo.

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di-

Que-

Queſta è l'epoca del Regnante Pietro Leopol- do feliciſſima. Oſſervando le pareti di queſti cor- ridori, ſi vedono in alto circa 500. Ritratti d'Im- peratori, Pontefici, Regj, Principi, Cardinali, Miniſtri, e Letterati di ogni profeſſione, e Mili- tari di gran nome. Nel fine vedeſi la ſerie dei Prin- cipi della Caſa di Lorena in 22. quadri. Sotto a queſti Ritratti ſono ripiene le medeſime pareti di belliſſime Tavole di diverſe Scuole.

Nel Corridore a Levante preſſo il fineſtrone ſono di Ciro Ferri una Nunziata, e un Croci- fiſſo; invenzione del Sarto, e copia dell'Em- poli è una ſacra Famiglia in tavola bislunga. Del Baſſano ſono due quadri del diluvio, e di Mosè poſti fra loro in poca diſtanza: del Mar- tinelli la Cena di Baldaſſarre; del Vaſari una ſacra Famiglia, e ivi appreſſo minor di mole è il Perſeo liberatore di Andromeda, fu la qual favola ſieguono in altro ſito due tavole com- pagne, la prima è di Pier di Coſimo; le ſe- guenti tengono della ſteſſa maniera, ma non la uguagliano L'Apollo Sole vien dalla Scuola di Rubens Carlo Caliari è il pittore di quella noſtra Signora, a cui fan corona S. Frediano Veſcovo e Protettor di Lucca ed altri Santi; lo Spagnoletto del S. Pietro; di un'altra ſa- cra Famiglia il Biliverti, a cui pure apparten- gono due grandi Tavole, che s'incontrano poco appreſſo, un Giuſeppe Ebreo, e una Suſanna. Grandi ſono ſimilmente la Corona- zione di noſtra Donna del Portelli, e la Trinità con S. lacopo, ed altri Santi di Tommaſo da S. Friano. Nelle medeſime vicinanze han luogo queſti altri tutti minori; la Maddalena di Cri- ſtofano Allori; altra del Cagnacci; la Nun- ziata, e l'Angiolo del Bronzino; il S. Fran- ceſco orante del Cigoli; Gesà, e Maria fra' Santi Bartolommeo, e Biagio del Pinturicchio: il Preſepio di Matteo Roſſelli. Preſſo i due Biliverti ſopraccennati, e intorno alle due grandi battaglie del Borgognone, ſon di Gior- dano il Pilato che ſi lava le mani, e la de- poſizione di Criſto dalla Croce; l'altra depo- ſizione di antica maniera oltramontana ſi aſcrive ad Alberto Durero, e ad Andrea del Sarto l'Ercole al bivio. Dopo il Mosè al Nilo, ch'è opera di Benedetto Luti, ſuccede l'Epu- lone pur di Baſſano, il Salomone del Vicen- tino, l'Aſſuero del Paſſignano; ai quali van congiunti due quadretti l'uno del Gabbiani, ed è una ſacra Famiglia; nell'altro che è un tempio di Ercole pare accennato il nome, e vi ſi vede lo ſtile del Franciabigi. Ultimi da queſto lato, e del numero de' grandi ſono il Tancredi del Vannini, la Trasfigurazione di Giordano, S. Ivo, e varj Beati dell'Empoli, le Sabine del Caſtelli, la Samaritana creduta del Bi- liverti, il ratto di Elena di Raffael Vanni, la Ve- nere con Cupido di Giovanni da S. Giovanni.

poco

Sa-

Siegue nel Corridore di mezzo un tondo con la Epifania dipinta da Domenico Ghirlan- daio, il martirio de' SS. Pietro e Paolo in due quadri, che ſi recano a Luca di Olanda, e un altro pure, che rappreſenta una noſtra Donna lumeggiata a oro.

Nel Corridore a Ponente, tacendone ſimil- mente alquanti, vi è Criſto della Moneta del Cappuccin Genoveſe, l'Adorazione dei Magi del Botticelli, l'Adamo ed Eva del Florio, una caſcata di Tivoli di Michele Wuthij, una Vergine in trono del Perugino con quattro Santi ai lati, il Leandro del Geminiani; a cui vanno anneſſi una Medea, e un altro quadretto del Caſtiglioni, che rappreſenta animali, ſog- getto uſitatiſſimo a tal Pittore, e replicato in due ſimili tele poco lontane. Opra del Teſta è la Didone ſul rogo. La riſurrezione di Laz- zaro di Paolo Veroneſe, quantunque abbia ſofferto nel colorito non laſcia di eſſere uno de' pezzi più inſigni della raccolta; al quale inferiore è vero, ma bello in ſuo genere è il vicino ſacrifizio d'Iſacco di Livio Mehus. Ai due Baſſani che figurano l'ingreſſo degli ani- mali nell'Arca, e il chiuder dell'Arca, vuolſi aggiungere un Coſimo, e un Lorenzo de' Me- dici ritratti dal Vaſari, e un S. Filippo del Berrettini abbozzato ſoltanto. La grand'Epi- fania può dirſi una delle più celebri pitture di Filippo Lippi, e Vaſari dà gl'indizj per riconoſcerla. Un ritratto di Principeſſa è del Douven: altro ſimile del Van-Dyck, quello del P. Panigarola è di Lavinia Fontana; e due di Cacciatori ſono del Caſſana. La lieta Cena notturna di Campagnuoli è creduta di Gherardo, e di ſimil maniera due altri quadri bizzarriſſimi ſieguono con poco intervallo. II S. Luce è del Volterrano, e le nozze ſono di Giovanni da S. Giovanni. Succedon altri mi- nori de' due predetti; il ratto di Ganimede del Gabbiani, un Epifania di Rubens copiata da M. Giuſto, e della ſteſſa mano una copia della Notte celebre del Correggio; una battaglia abbozzata da Tiziano; la creazione di Eva, e tre altre Storie di eſſa e di Adamo dipinte dal Caliari giovane; un Calvario di Brughel, un Crocifiſſo di Santi di Tito, un S. Antonio Abate di Salvator Roſa, varj tondi della Scuola Fiorentina tutti di Madonne; uno de' quali, ove Maria Santiſſima, e un'Angiolo adorano il S. Bambino pare del Baldovinetti. Reſtano dalla medeſima banda un'adorazione de' Paſtori di Santi di Tito, una Carità del Salviati, un Paeſe di Thiers, una Vergine di Luca Signo- relli, un Tobbia di Andrea del Satto, un An- dromeda abbandonata del Guercino, un ri- tratto del Duca Aleſſandro dei Medici del Vaſari, e Criſto morto di Stefano Pieri Fio- rentino ec.

ag-

Paeſe

Inoltre appoggiati alle pareti poſano nel piano ſopra baſi oltre a 100. Buſti di marmo con teſte antiche tramezzate da 50. Statue intiere, oltre il Cavallo, il Gruppo del Laoconte del Bandi- nelli, quelle di bronzo di cui ſi parlerà quì a baſſo, ed il Cinghiale, con belliſſima ordinanza diſpoſte, di pregio, e di bellezza non ordinaria. Tralle Teſte che compongono la ſerie degl' Imperadori Romani, cominciando da Giulio Ceſare ſino a Giuſtiniano, e delle Donne Au- guſte non meno ſtimabili di quelle dei Ceſari, molte ve ne ſono pregevoli per il lavoro, c la rarità: tralle ſtatue è degna di oſſervazione e di ſtima il Bacco di Michelagnolo, che nulla ha da invidiare alle antiche; ſono ancora di particolare attenzione un Obeliſco Egiziano con molti ſegni geroglifici dai 4. lati, tre ſtatue di bronzo antichiſſime, e di eccellente mani- fattura, delle quali una che rappreſenta un Idolo è di maniera greca, l'altra che figura una Minerva, forſe è Etruſca come la terza che rappreſenta un Augure in atto di parlare al Popolo la quale porta de' caratteri nel lembo della veſte. Appreſſo vi è anche la Chimera pezzo raro con lettere etruſche pure nella zampa deſtra davanti.

al

Terminato il giro del Corridore a Ponente ſi entrerà da queſta parte ſulla Terrazza ſopra alla così detta Loggia de' Lanzi, trovandoviſi in un luogo coperto che forma la prima ſtanza un Muſeo di antichità Etruſche, Urne Se- polcrali, Tegoli, Olle cinerarie, e altre ſimili materie, leggendoviſi in ogni nicchia alcuni Cartelli che indicano il genere di dette anti- chità, e il luogo di dove ſono ſtate eſtratte.

Tornando poi nel Corridore contiene la ſeconda Camera una raccolta di Bronzi mo- derni ove moltiſſime ſtatuette d'invenzione vi ſi conſervano, e i modelli di molte ſtatue sì di Firenze, che d'altrove, e la copia dì varie altre ſtatue, sì antiche che moderne, che ri- trovanſi in varie parti dell'Europa, come ſono il Faunetto di Spagna, il Cincinnato, e la Diana di Verſailles, il Laoconte, l'Apollo, il Meleagro di Belvedere, l'Ercole, la Flora, il Toro Farneſiano, i due Satiri, il creduto Gladiatore, il Giovane che ſi trae la ſpina, il M. Aurelio del Campidoglio; i due gruppi della Piazza Quirinale; il Sileno con Bacco, e l'Ermafrodito di Caſa Borgheſe. Alcuni di queſti moderni ſono di nuovo acquiſto, come il Ratto delle Sabine; e ſpecialmente un Putto ſtato già in Caſa Doni, che alcuni vogliouo lavorato da Donatello, ſtatua veramente bel- liſſima non meno che il David dello ſteſſo Mae- ſtro, che è in queſta camera. Il Vaſari ha lodato queſto nella vita di tanto Artefice, e ſimilmente un ſuo baſſorilievo della Croci- fiſſione, che quì eſiſte. Vi è pure la ſtoria del Serpente di bronzo, e un altro baſſorilievo di Vincenzio Danti menzionati dallo ſteſſo Va- ſari: e di man più recente il S. Giuſeppe, il S. Franceſco Saverio, la S. Tereſa del Soldani, e la copia della Ifigenia Medicea, e del Bac- canale Borgheſiano eſpreſſi in antiche urne; per tralaſciare varj candelabri e attrezzi domeſtici lavorati ad emulazione degli antichi, e non poche altre coſe meno conſiderabili. Prege- voliſſimo è bensì il Buſto di Coſimo I. fatto dal Cellini, e il Mercurio di Gio. Bologna.

que-

La terza Camera tutta meſſa a marmi con- tiene una grandioſa raccolta di Bronzi antichi diſtribuiti in 14. Armadj, con cartelli indi- canti ciò che in ciaſcuno ſi contiene; ne' pri- mi cinque ſono gli Dei del Paganeſimo, e al- tre ſtatuette favoloſe; nel ſeſto ſono ritratti di Uomini, e Donne Illuſtri, Ceſari, Filoſofi, Togati ec.; nel ſettimo Animali di ogni ſpe- cie; nell'ottavo ſonovi are, tripodi, e fram- menti di eſſi; nel nono eſiſtono Candelabri, e Lucerne varie; nel decimo una prezioſa rac- colta di ori Coſmetici, di anelli, orecchini, armille ec.; nell'undecimo ſono oſſervabili va- rie iſcrizioni antiche inciſe in Bronzo. Un ma- noſcritto in cera, che illuſtrò il fù Dott Coc- chi. Nel duodecimo, e decimoterzo ſono varj vaſellami, tra' quali il raro Diſco d'argento, che defcriſſe, e vendè alla R. Gallerìa il Sig. Abb Domenico Auguſto Bracci. Nel deci- moquarto chiudonſi varj Strumenti di Arti, ſerrami, e chiavi diverſe. Fuori degli Armadi ſi vedono varj altri Bronzi più grandi, che illuſtrano aſſai queſto Gabinetto, e ſpecial- mente il Torſo virile, la Teſta di Tiberio, quella di Omero, e di altri illuſtri Greci ec.

cie;

La quarta Camera contiene Pitture an- tiche di Cimabue, di Giotto, di Taddeo, e Agnolo Gaddi, dell'Orgagna, del Laurenti, di Lorenzo di Bicci, di Paolo Uccello, di F. Filippo, del Caſtagno, del B. Giovanni An- gelico, del Pollajolo, del Botticelli, del Bal- dovinetti, e di altri tutti della Scuola antica Fiorentina, non ſiſtemati, e diſpoſti per angu- ſtia del luogo, con un Calendario grecimo- ſco del XV. Secolo, ed altri quadretti ſimili. E ſiccome ogni ſtanza ha per ornamento alcuni pezzi di ſcultura, così in queſta vi ſon radunati varj buſti di Donatello, di Mino da Fieſole, e di altri contemporanei a' Pittori ſo- prallodati. Spicca ſopra tutti il S. Gio. Batiſta in età adulta, ſcolpito dal detto Donatello.

M al-

Nella quinta ſono da ammirarſi le famoſe ſedici Greche Statue rappreſentanti la favola della Niobe

Di queſte Statue ne pubblicò una Diſ- ſertazione Monſig. Angiolo Fabbroni in fol. max. 1779. con le medeſime intagliate in rame.

, che eſiſtevano nella Villa Me- dici in Roma, ſtare quì traſportate per ordine del Regnante Real Sovrano. Contiene inoltre queſta bella, e nuova Sala, un Sarcofago con ſtupendo Baſſo rilievo rappreſentante la vita di un Eroe; e nelle pareti 4. gran Quadri, che due, la battaglia d'Ypres, e il trionfo d'Enrico IV. di Rubens, uno con l'omaggio a Ferdinando II. di Giuſto Subtermans, ed il quarto il ratto di Proſerpina del Griſoni.

Nella ſeſta ſtanza, che è miſta di Sculture, e Pitture, vi è la belliſſima ſtatua dell'Erma- frodito, l'Adone di Michelagnolo, un Ercole ſuperbo, Apollo, e Bacco, fatti da Roma traſportare a Firenze, la Venere ſemiveſtita, ed altra col pomo. I Quadri ſono varj, trai quali la tanto celebratiſſima Tavola di Fede- rigo Baroccio, che eſiſteva nella Pieve d'A- rezzo, rappreſentante il noſtro Signore, che alle preghiere di Maria Vergine benedice co- loro, che eſercitano gli atti di miſericordia. Un S. Sebaſtiano del Sodoma; una Madonna dello ſtile del Perugino, una Purificazione, un'Aſcenſione, ed un'Adorazione dei Magi del Montagna Grandi Tavole ſono, quella di chiaro ſcuro di F. Bartolommeo della Porta, reſtata per la ſua morte imperfetta, che rap- preſenta Maria fra varj Santi protettori di Firenze; l'Aſſunzione è del Volterrano; le Marie al Sepolcro di Pietro da Cortona, la moltiplicazione dei Pani del Buti; Carlo V. di Van Dyk; le Nozze di Cana di Aleſſandro Allori; la diſputa del Caravaggio. In altre vi ſono varj buſti, e teſte di diverſi buoni pen- nelli cioè, del Veroneſe, di Guido Reni, del Dolci, e parecchi Ritratti di Andrea, dello Zuccheri, del Velaſco, dello Spagnoletto, di Puligo, di Suttermans, di Van-Dych, e di altri.

rigo

La Tavola di pietre dure, che è in mezzo alla ſtanza è la più bella di quante altre ſe ne trovino in altre Camere, lavorata in 16. anni di tempo.

La ſettima camera, che era il Veſtibulo dell'antica ſcala di detta Galleria, è ripiena di molte iſcrizioni Greche, e Latine, con varie teſte in marmo di uomini illuſtri poſte ſopra diverſe antiche baſi, ed ermi al muro In mezzo alla medeſima vi è un Ercole che uccide il Centauro, e un maraviglioſo torſo comprato da S. A. R. che eſiſteva già nella Gallerìa Gaddi. Fra dette teſte vi è quella fa- moſa di Bruto di Michel Angelo, con Adria- no, Pompeo, M. Antonio, Platone, Ana- creonte, Cicerone, Aleſſandro, Seneca, Ovi- dio, Solone, Sapho, ec.

M 2 ſo-

L'ottava, e nona Camera ſono ripiene di Ritratti di celebri Pittori dipintiſi di loro pro- pria mano, la maggior parte dei quali col loro reſpettivo elogio ſono ſtati intagliati in rame, e dati alla luce, che formano i quattro ultimi tomi del Muſeo Fiorentino, oltre altri due a parte della raccolta acquiſtata dall'Aba- te Pazzi. Son poſti con bella ordinanza delle Scuole diverſe; nella prima vi ſi vedono i ritratti de' celebri Pittori della ſcuola Fioren- tina, e della Romana; quelli della ſcuola Ve- neta, della Bologneſe, e dell'Oltramontana. Nella ſeconda, o ſia nona ſtanza vi ſono poſti ancora i Ritratti di Pittori più moderni, ed inol- tre in ambedue le dette ſtanze ſono da oſſervarſi diverſe ſculture in marmo, tra le quali nella prima un'urna col ſacrifizio d'lfigenia cele- bratiſſima, e nella ſeconda un Amorino riden- te belliſſimo, e aſſai grazioſo.

Dopo

Dopo la camera nona vi è una ſcala, per la quale ſi viene in un lungo Corridore che con- duce al Palazzo Pitti a traverſo l'Arno ec. poi vi ſono delle camere all'uſo del Direttore Sig. Pelli, e per comodo dei Giovani copiſti dell'Archivio, della Librerìa ec..

Viene poi la decima camera, e contiene una numeroſiſſima raccolta di antiche Meda- glie, paſſando le quattordici mila, fra le quali ſono confiderabiliſſime quelle de' Ceſari in oro, che ſi crede la più completa d'Italia. Vi ſono anche in queſta camera 34. Quadri ſtoriati, alti circa tre piedi, e larghi due dei miglio- ri Scolari del Vaſari, poi molte ſtatuette la- vorate diligentemente d'Argento.

Ripaſſando poi alla parte di Levante della Gallerìa ſi trova l'undecima camera riton- data a foggia di Tribuna, con coloune di ala- baſtro orientale, e verdeantico, in cui eſiſtono ſei Armadi diſtinti con colonne d'agate, e di criſtallo di monte, ripieni di Gemme, Cammei, e intagij, eſſendo un compleſſo, che in Europa non è altro ſimile, ſorpaſſando queſti il numero di 4000.. Vi è una dovizia di teſte, di buſti, di ſtatuette, e vaſellami di pietre dure, diſtribuite con bell'ordine ſopra menſole in diverſi palchetti.

Nella duodecima, e decimaterza Camera ſonovi diverſe pitture Fiamminghe, con le volte di eſſe dipinte, ſi crede, dal Poccetti. Non tutte però le pitture ſono di Profeſſori Fiamminghi, nè di quella ſcuola, ma la deno- minazione ſi è tolta dal gran numero che ivi ſono di Fiamminghi, e dalla piccolezza e gu- ſto degli altri foreſtieri, e degl'Italiani ſteſſi quì meſcolati, che per lo più ſono di quel taglio, e finezza, che alcuni chiamano quadretti alla Fiamminga. Il numero in tutto è di 354.

ſo-

Tiene il campo la Italiana Scuola nella mag- gior camera, a cui fan quaſi un fregio collo- cate in alto varie lunette del Curradi, ciaſcu- na con una ſtoria della Maddalena. Il maggior quadro è del Solimene, e figura Calliſto con- vinta da Diana, e dalle Vergini compagne di non eſſer più degna del lor conſorzio. Ivi in- torno ſono dei Bronzini; il Giuſeppe, la Su- ſanna, S. Pietro camminante ſul mare, il Sacri- ficio d'Iſacco, la Maddalena copiata dal cele- bre original di Correggio, che ora è in Dre- ſda, un ritratto della Bianca Cappello, e un coro di Muſe, che applaude ad Ercole dopo la guerra de' Giganti. La Pittura fra' ſuoi ſim- boli di Giovanni da S. Giovanni, Venere fra' ſuoi Amorini dell'Albano, un Genio che ſuo- na attribuito al Roſſo, veggonſi in queſte vici- nanze; ſiccome pure una Madonna di Anni- bal Caracci. Un' altra con più figure della ſteſſa mano ve ne ha poco appreſſo; e ſimil- mente il Fariſeo che interroga Criſto di Ti- ziano, l'orazione di Gesù nell'orto che vien da Correggio, e la ſua cattura dipinta dal Baſ- ſan vecchio. Quivi intorno, oltre una N. S. del Peſareſe, è una teſta giovanile creduta di Raffaello ritratta dal Vinci, conſiderabil l'una, e l'altra. Può anche piacere un'Armida del Gabbiani, un Paeſe con antichi ruderi del Pa- nini, una noſtra Donna in atto di lavar panni di Lucio Maſſari, ſcolar de' Caracci.

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In altra parete è la Crocifiſſione che ha per inventore Michelagnolo, per eſecutor Bron- zion; una N. S. in gloria, bozzetto di Paol Ve- roneſe; una Natività del Chiarini, un S. Gal- gano del Salimbeni Seneſe, della qual Patria è anco l'Anſelmi autore di un maggior qua- dretto poco diſtante, viviſſimo nel colorito, e rappreſentante Gesù Bambino adorato dalla Vergine Madre. La Viſitazione di lei è opera del Morandi: la ſua Concezione è un quaſi poema del Vaſari, che vi ha intrecciati varj rapporti, e ſpecialmente il peccato dei noſtri progenitori. Belliſſima è la campagna di Sal- vator Roſa, paeſiſta, che per avventura può contrrapporre l'Italia a' migliori Fiamminghi.

In altro lato è la S. Caterina da Siena del Franceſchini, una Madonna del Maganza, una ſeconda col divin Figlio che dorme, dello Spagnoletto, una terza con S Caterina V. e M. del Parmigianino. L'apparizione di Criſto alla Maddalena, e l'altra ai diſcepoli d'Emmaus, ſon lavori, quello di Livia Fontana, e queſto del vecchio Palma.

Fran-

Finalmente nella parete, che ſiegue, è da oſſervarſi la teſta di Meduſa con ſerpenti sì al naturale, che rendon cred bile ciò che leg- giamo del Vinci; aver lui con un dipinto al- quanto ſimile a queſto cagionata in chi la vede paura, e fuga.

Finitiſſime per contrario ſono le due quaſi miniature del Porta, la Natività, e la Circon- ciſione di Gesù Criſto, una N. S. del Parmi- gianino; e il bel quadretto di Giuditta, ch'è di Criſtoforo, il più graude forſe fra' tre Bron- zini. Ricchiſſimi di figure ſono i due Zuccheri, che rappreſentano l'età dell'oro, e quella dell' argento, e il terzo che figura Giove in atto dì diſpenſare a ogni Nume un dono, col motto unicuique ſuum. Il quarto è un Adone con Venere. Del pennello ſteſſo (per accennare pochi Italiani del Gabinetto contiguo) è l'aſ- ſemblea degli Dei; e dell'Albani ſon due quadretti compagni con danze, e con giuochi di Amorini. Il Noè ubriaco, e il Sacrifizio d'Iſacco ſpettano all'Empoli; due ſtoriette di S. Lorenzo ad Aleſſandro Allori; due altre col ſogno di S. Giuſeppe, e con N. Signora che cuce, al Treviſani. Fra i buſti, o teſte grandi quanto il vero, o anche minori, viſi trovano, la Sibilla di Guido, il Salvator di Maratta, il S. Pietto, ed il S. Simone di Carlin Dolci.

d'I-

Nel duodecimo Gabinetto ſono pregevoli i fiori di Van-Huis, rari gli uccelli di Van-Aelſt; ſtimatiſſimi i due armenti di Van Berghen, pit- tore di un tocco di pennello aſſai fine, e di un diſegno più corretto che il comune della ſua nazione. Due altri pezzi di ſua mano tro- vanſi nel gabinetto ſeguente, come pure i peſci di Van Keſel, che da queſti, e da inſetti, e da fiori, e da altre picciole coſe traſſe gran nome.

Fra' paeſiſti rariſſimo tienſi l'Elzheimer, di cui vi ha un paſtore ſotto un albero. Di Sa- very pittor valente di rupi, e di paeſi non colti, vi è un lido con marinari. Due piccoli ſe ne additano della non men finita maniera di Poelemburg, pennello, che Rubens impiegò a ornar la ſua caſa: grand'elogio in poche ſillabe. Di maniera più ſtudiata ſono altri 4. di lui, un Mosè al deſerto, un Mosè al Nilo, un ballo di Satiri, un altro di Contadini, che ſtanno nel Gabinetto decimoterzo. Quaſi tutti han belliſſi- mi rottami di antiche fabbriche, ſtudi da lui fatti in Roma, e nel ſuo diſtretto. Poſſono an- che quì nominarſi i due Both fratelli, che in- ſieme pingevano, Giovanni il paeſe ſul far di Claudio, Andrea le figure ſullo ſtile di Laer; del quale ancora abbiamo quì vedute, Paeſe, giardino, fiume, uomini, quantità di volatili, e di animali, e quanto di più ſcelto creò Na- tura, o fece Arte, vedeſi ne' quattro elementi del celebre Gio Brughel, ripetuti, come cre- deſi, dalla ſua ſcuola; tanto ſi appreſſano a que' dell'Ambroſiana di Milano. Si sà ch'egli valſe egualmente nelle figure, delle quali ar- ricchì i paeſi di Steenwick: e ne' paeſi, de' quali fece il fondo alle figure di Van-Balen, e di Rubens.

fatti

Da lui ſenza controverſia è copiato il Calvario che Alberto Durero diſegnò in biacca, e verde terra. L'originale è a riſcontro della copia; ſi ſtà incerti ſe più lodare ſi debba l'invenzione del primo, o la eſecuzione del ſecondo. Altro ſoggetto ſacro di Alberto è la cattura di Criſto; di Dowen la S. Anna, di Van Balen lo Spo- ſalizio di noſtra Signora. Un' altra N. D. di antica maniera ſi aſcrive a quel Gio Van-Eyeck cognito ſotto nome di Gio. da Brugia, che ritrovato il ſegreto della vernice a olio, con- tribuì tanto a' progreſſi della pittura.

Per proſpettive, quantunque ſparſe in altri quadri, è da vedere il Carcere del Batiſta di Steenwick uomo ſtimatiſſimo da Van-Dyck, ai cui ritratti fece talvolta il fondo di architet- tura. Vi è pure di Neeſs il carcer di Seneca, e i due pezzi che rappreſentano l'interiore di una Chieſa, come ſuol dirſi, alla gottica; nel qual genere tanto valſe, e di Gio. Van der Heyden la veduta del Palazzo della Citta di Amſterdam, con le figure di Van der Veld. Di altra ſcuola, ma più belli ſono gli avanzi delle ſabbriche antiche del moderno Clairiſſeau, diviſi, come Neefs, ne' due gabinetti.

qua-

Di quelle, che ne' Franzeſi cataloghi ſi chiamano converſazioni; e ſe danno nel carico, o imitan coſe burlevoli, bambocciate, o ſe ſon fole, ſi riducono comunemente a fiere, e mercati; poſſon quì vederſi la Riſſa di Wou- wermans, il Cacciator di Metzù, due grandi Olandeſi, ma il ſecondo in ſuo genere, mi- glior del primo, e inoltre le due Oſterie del vecchio Teniers, e le tre fiere di campagna del Teniers giovane; due Fiamminghi nomi- natiſſimi, de' quali il Figlio imita nel guſto, ma nella fecondità delle idee avanza il Padre.

Ma il maggior numero è nel gabinetto ſe- guente, che in pittura oltramontana molto ſu- pera il ſuo compagno, e primeggia anzi ſra molti in ltalia, e fuori. Soggetti ſacri ſono in queſto il Giudizio di Salomone di Van-der- Werf, e la ſtupenda Natività dello ſteſſo Mae- ſtro; un'altra di Poelemburg; e una terza di Rembrant, detto da alcuni il Caravaggio degli Oltramontani. Evvi ancora la Maddalena del Miris giuniore di un panneggiato quaſi Tizia- neſco; e fra le notti dello Scalcken (alcune han ritratti) un S. Sebaſtiano poſto al ſepol- cro, e una Noſtra Signora che impara leggere da S. Anna. Le tentazioni di S. Antonio piene di bizzarriſſime fantaſie ſono di David Ryckaert il giovane. Il Figliuol prodigo, pittura delle più grandi del Gabinetto è di Lys, autore che ſi ſcompagna dalla ſchiera de' ſuoi, perchè bravo imitatore, e ſeguace de' noſtri. Aggiun- gaſi a queſte due teſte maraviglioſe di Apo- ſtoli, e una di Religioſa, quelle di Alberto Durero, queſta di Luca d'Olanda, due rifor- matori della ſcuola Tedeſca, e Olandeſe, due rari eſempj al pittore di un diſegno ſenza affet- tazione, all'uomo di un'amicizia in una ſteſſa profeſſione ſenza rivalità.

que-

Soggetti mitologici ſon le tre Grazie in chiaroſcuro, la Venere allo ſpecchio, e l'Adone di Rubens.

Ritratti della ſteſſa camera ſono il poeta Roſſeau dipinto dall'Argilier, il Lutero del Cranack, l'altro Lutero, e il Riccardo Sotuel dell'Olbenio, citati da Deſcamps e rari aſſai in Italia, e fuori, trattone Inghilterra, per cui ornamento par che Olbenio naſceſſe. Vi è inoltre una delle due mogli di Rubens, e per avventura la Elena Forman, che fu la ſeconda, di beltà rara, dice il ſuo Storico, e ſervitagli ſpeſſo di modello nelle teſte femminili. Nella claſſe de' ritratti potrian computarſi due qua- drettini del Miris un de' più gaj della ſchiera, ov'egli ha ritratto ſe ſteſſo; in una è colla ſua moglie, ed ha in mano un fiaſco di birra; in altro tengono amendue uno ſtrumento da ſuo- no, e moſtrano di avere ſervito alla muſica di una lor figliuola, che bee dopo aver cantato. Sul guſto medeſimo ſono i ritrattini ove Neſcker ſi è dipinto in compagnìa della moglie fra due lor ſigli; e quelli altri pure di Neſcker, ne' quali una medeſima Donna ſiede accordando un liuto, e in altro quadro genufleſſa ſa voti a Venere.

dell'

Così par che ſian tratti dal vivo que' tanti altri perſonaggi di ſcene piacevoli, che paion meſſi nelle quadrerìe a ſollevare lo ſpirito dagli oggetti più ſerj. Tali ſono i Bevitori di Brauwer ſoggetto familiariſſimo a queſto Fiammingo. Tali ſono i Giuocatori di Hemskerck in due quadrettini; il Ciambellajo di Helmbreker, di cui è anche il di ultimo di Carnevale eſpreſſo con ſommo ingegno in una maſcherata, ove il Tempo miſura in un criuolo a polvere il poco ſpazio che rimane; il Ciarlatano, il Con- tadino che parte il pane alla moglie, e l'A- mante vecchio, tutti di Miris; i Fanciulli che dell'acqua inſaponata fan le palle; opera di Slingeland, e quegli altri, che traendo un uc- cellino da una gabbia non ſi avveggono. che i compagni tengon pronto un gatto, e preparano non sò qual celia; invenzione curioſa di Pier Van der Werf figliuolo del grande Adriano ſoprallodato. Di Gherardo Douw è il Canti- niere che ſaggia il vino dalla botte; e la Frit- tellaja, che con atto naturaliſſimo riſcuote da una bambina il prezzo della ſua merce, e l'al- tra Donna, che ſuona, mentre un fanciullo addeſtra al ballo un canino. Quattro altri che vengono da Callot e già ſono in rame inciſi, figurano una compagnia di Zingari in marcia, e in ripoſo, i lor furti, la lor cucina, e tutto il coſtume di quella gente raminga.

il

Reſta a nominare i paeſiſti di Gio. Brughel di cui non vi è un guſto nè più ſtudiato, nè più fecondo Vi è una campagna aſſai varia, e po- polata da gran numero di gente, che guida un carriaggio. Vicino a lui ſon quattro paeſi dell'Agricola pittor felice in rappreſentare ho- minumque houmque labores, dal qual talento ebbe il nome. Quì ſi hanno di ſua mano un' Iride, una Pioggia, una Sera con campagnuoli che ſi ritirano, una Notte con fuochi villerecci, e lumi notturai. Due altri paeſi tutti coſperſi di un bel colorito di primavera, e frequentati da una moltitudine di uomini e di animali, ſono di Van-der Neer autore ricercatiſſimo, e prezioſo in Italia. Ma ſopra tutti è ſtimato an- che per la ſua grandezza il quadro di Claudio Loreneſe, detto da alcuni il Raffaele de' pae- ſiſti; Eſprime una Marina con baſtimenti, e marinerìa ſparſa pel lido: ſul quale ergeſi un ſontuoſo edifizio, copia della R. Villa Medici di Roma.

Iri-

Ornamenti di queſti due Gabinetti ſono due ricche tavole di pietre dure, la Venere Ania- domene trasferita non è molto da Roma, ed un'altra che ſi aſciuga nel ſortire dal Bagno a cui ſerve di compagno il giovane che ſi trae la ſpina dal Piede del Campidoglio, pezzo ra- riſſimo in marmo. La prima Venere ch'è nella minor Camera, fu fatta incidere fra le più belle dal Cav. Maffei, e l'altra con tutte quelle re- ſtate dopo la nuova riordinazione della R. Gal- lerìa ſtà nella grand'opera del Muſeo Fiorentino.

Nella decimaquarta camera vi eſiſte una pre- zioſa raccolta di ſtampe, e diſegni dei più ce- lebri Profeſſori legati in molti volumi aſſai ric- camente. Il vano che reſta fra gli ſcaſſali e la volta è ripiena di quadri con diſegni aſſai finiti, e molto belli, trai quali ve ne ſono di Fra Bar- tolommeo della Porta, del Baroccio, di Ti- ziano, la facciata del Palazzo Antella di Gio. da S. Gio., del Beccafumi, del Caravaggio, di Andrea del Sarto, di Salvator Roſa, e di altri. I volumi de' diſegni ſono ſopra 300., e molti quelli ancor delle ſtampe. I primi co- minciano da Cimabue, e ſeguitando ſino ai tempi preſenti, terminano con due gran lu- minari di queſti anni Battoni, e Mengs. Eſi- ſtono in queſto luogo ancora varj buſti antichi aſſai belli di putti, Satiri, Idoli Egizj ec.

volta

La decimaquinta camera in diverſi Armadi contiene varie antiche lucerne, figuline anti- che, frammenti di mani, piedi, gambe ec. dei baſſirilievi aſſai piacevoli, vaſi etruſchi ſiniſſimi di molte eleganti forme con ſuperbe pitture, e un piediſtallo di un candelabro marmoreo di ſcultura aſſai bella.

La decimaſeſta camera nominata la Tribuna è la più bella, la più nobile, e la più ricca che ſia in queſta Real Gallerìa, poichè la ſcul- tura, la pittura, e altre coſe prezioſe ſono l'oggetto di ammirazione di ognuno, e che ſorprende aſſai i viaggiatori. L'ornato della cupola è di Bernardino Poccetti. La belliſſima Venere detta de' Medici, che dà il nome a queſto gabinetto è la ſcultura più bella, e più rara che in verun luogo ſi ritrovi di femminil ſeſſo, che ognuno reſta attonito dalla ſua bellezza. Preſſo a queſta ſi rimirano le ſeguenti: un Uomo in atto di arrotare un ferro, perciò da tutti nominato l'Arrotino della Gallerìa di Firenze; il Fauno è dei mi- gliori tempi dell'antica ſcultura, reſtaurato, e ſupplito con gran diligenza da Michelagnolo Buonarroti; due Lottatori, che nel ſuo ge- nere è uno dei monumenti più belli dell'an- tichità. L'Apollino appoggiato a un tronco è ſtato quì poſto d'ordine del Real Sovrano facendolo venir da Roma.

no-

Tra i quadri che adornano queſta Tribu- na, nella prima facciata dietro la Venere de' Medici è la famoſa Pietà d'Andrea del Sar- to ch'era a Luco; la Madonna con Gesù Bam- bino di Carlo Dolci; una Madonna di Guido Reni; un'altra col Bambin Gesù del Correg- gio; una Sacra Famiglia del Parmigianino. Nella ſeconda la Venere aſſai celebre di Tiziano; una Sibilla del Guercino; Endi- mione del medeſimo; S. Caterina di Tizia- no o del Veroneſe; Abramo, e Agar di Pie- tro da Cortona. Nella terza un Convito di Gio. da Baſſano con la ſua Famiglia. Nella quarta vi ſono tre Tavole di Raf- faelle d'Urbino, che le due minori eſpri- mono Noſtra Signora col S. Bambino, e S. Giovanni, che ſcherzano fra loro; e l'al- tra il S. Precurſore ſedente nel Deſerto opera della più perfetta maniera di Raffaelle, la S. Famiglia con S. Franceſco del Correggio; la Madonna con Gesù, e due Santi di Pietro Perugino, Papa Giulio della Rovere dello ſteſſo Raffaelle. Nella quinta un Baccanale ſopra la porta di Annibal Caracci, S. Mad- dalena di Lodovico Caracci, S. Pietro di Lanfranco. Nella ſeſta Giob di F. Bar- tolommeo della Porta, il Profeta Iſaia del medeſimo con la Preſentazione al Tempio di lui, la Viſitazione di S. Eliſabetta dell'Al- bertinelli condiſcepolo del ſuddetto. Nella ſettima Ercole tra la Virtù, e il Piacere di Rubens. Nell'ottava una S Famiglia di Michelangelo Buonarroti, una S. Famiglia di Andrea del Sarto, una Madonna di Tiziano, la ſtrage degl'Innocenti del Ticciarelli detto il Volterrano Vecchio.

N faelle

La decimaſettima camera contiene molte piccole ſculture diviſe in varie liſte con nic- chie una ſopra l'altra con ſtatuette, e buſti di marmo; e nello ſpazio compreſo fra eſſe liſte vi è una rariſſima, e forſe unica raccolta di moltiſſimi quadretti con ſopra 600. Ritrat- tini parte a olio, ed i più lavorati in mi- niature aſſai belle e rare, fatte da' più ce- lebri Profeſſori, che ſono il Tintoretto, i Caracci, Raffaello, Tiziano, Giorgione, Vol- terrano, e altri. Vedeſi quivi la rariſſima co- lonna a ſpire di alabaſtro orientale alta brac- cia tre e mezzo, in cima alla quale è una ſtatuetta di un fanciullo togato creduto Ne- rone, e nel baſſo ſono con ottima ſimetria diſpoſte altre ſculture corriſpondenti al guſto di queſta ſtanza.

tini

La decimottava camera contiene quadreria grande. I maggiori quadri ſono una Pietà di Agnol Bronzino, un S. Ivo dell'Empoli belliſ- ſimo, un S. Antonio di Carlo Dolci, un ritratto di Filippo IV. di Spagna del Velaſco, una Ver- gine con varj Santi del Ghirlandaio. Del Ca- ravaggi è il Criſto interrogato dal Fariſeo; di Tiziano altra Venere giacente; il ſacrificio di Iſacco è di Aleſſandro Allori, la Madda- lena è del Furino, il S. Girolamo dello Spa- gnoletto; del Baſſano giovane l'Angelo che annunzia i Paſtori, e finalmente la tela, nella quale alla campagna ſta ragionando Ruggie- ri con Fiordiſpina, è di Guido Reni ec.

La decimanona camera è adorna di ſcultu- re mezzane, ed inſigne è il gruppo d'Amo- re e Pſiche, ed inoltre ſono aſſai belle un giovinetto togato, Vibia Figlia di M. Au- relio velata ſimboleggiata per la Dea Cere- re, una Minerva, una giovane Donna ſtolata creduta una Sacerdoteſſa, un Fanciullo ve- ſtito con corta tunica ripiegata con alquante noci dentro, ed un Ganimede reſtaurato dal Cellini con rara induſtria; varj buſti antichi tramezzano dette ſtatue, e nel diſopra è ador- na di diverſi baſſirilievi.

N 2 gio-

La vigeſima, e ultima camera, che ha la volta dipinta con varie Deità da Federigo Zuccheri, contiene una numeroſa e rara rac- colta di Monete, e Medaglie moderne. Nel- le pareti vi è colorita la Carta geografica del Granducato, e il reſto dell'ornamento è di quadri a moſaico, e quattro buſti, cioè, Ame- rigo Veſpucci, Galileo Gaiilei, Lorenzo il Magnifico, e Giovanni de' Medici detto delle Bande Nere, Padre del Granduca Coſimo I. valoroſo Capitano.

Queſto Gabinetto come quello delle Me- daglie antiche, e delle Gemme intagliate ſtà privativamente ſotto la cuſtodia del Direttore Antiquario.

Terminato il giro della R. Gallerìa depo- ſito ricchiſſimo di preſſo 600. quadri ſenza quelli che preſentano i ritratti degli Uomini Illuſtri, e dei Pittori, e di una raccolta di antichi marmi, dei quali tanta copia non ne ha fuori di Roma città alcuna, eſſendo com- poſta di oltre a 200. Buſti antichi e non mi- nori del naturale, e di oltre a 100. ſtatue ſi- mili tutte rare; ſortendo dall'iſteſſe ſcale pren- dendo ſotto la volta in mezzo agli Ufizj vi è da oſſervare vicino al Ponte Vecchio la Chieſa antichiſſima di

an-

S. STEFANO E S. CECILIA, che circa all' anno 1640. fu con grandiſſima ſpeſa reſtaurata dai Marcheſi Bartolommei. Entrati in Chieſa, a mano deſtra trovaſi la Tavola di S. Filippo che caccia il Demonio, opera di Franceſco Bianchi. Ne ſegue l'Altare di S. Lorenzo, e quindi la Cappella di S. Niccola, ove Matteo Roſſelli ha con maeſtrìa rappreſentato il detto Santo in Gloria, dipoi ne viene l'Altare di S. Cecilia che era nella ſoppreſſa ſua Chieſa in Piazza ed ora a queſta riunita, dipinta dal Cav. Curradi. Niccolò Lapi dipinſe a freſco la Santiſſima Vergine, e S. Giovanni, che ſi vedono nel proſſimo Altare del Crocifiſſo. E' nella facciata una ſtatua di legno colorito rappreſentante S. Tommaſo da Villanuova. In una Nicchia del Coro vedeſi quella di San Stefano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da Gambaſſi. E' poi da vederſi per l'Altar Mag- giore il celebre Paliotto di bronzo nel quale con moltiſſime, e ben diſpoſte figure di alto, e baſſo rilievo, Ferdinando Tacca effigio il Martirio di detto Santo, dono fatto a queſta Chieſa da Girolamo Bartolommei. Paſſato poi quello del Batteſimo di Criſto, ammireremo all'altar della Madonna della Cintola la bel- liſſima opera di Santi di Tito ove effigiò Maria Vergine, S. Agoſtino, ed altri diverſi Santi di queſt'Ordine. Trovaſi nella ſuſſeguente da Mauro Soderini eſpreſſo il Miracolo di S. Za- nobi. La caduta di S. Paolo di mano di Fran- ceſco Moroſino, e in ultimo lo Spoſalizio di S. Caterina. Queſta Chieſa è ſtata moderna- mente reſtaurata, e abbellita con tettoja, e pavimento tutto nuovo; e l'iſcrizioni, e me- morie Sepolcrali che erano in queſta ſono ſtate collocate con buon ordine nella muraglia del piccol Chioſtro di queſta Chieſa. Ripigliando la ſtrada degli Ufizj per di dietro al Palazzo Vecchio ſi trova la

con

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atteſo- chè in un Loggiato aſſai comodo di Architet- tura Toſcana fatto nel 1619. vendeſi il grano pubblicamente, oſſervandoſi ſopra l'arco di mezzo il buſto di Coſimo II fatto da Chia- riſſimo Fancelli, eſſendo coſtata tutta queſta fabbrica 5000. ſcudi; e di quì proſeguendo, e al primo canto volgendo a man ſiniſtra, tro- vaſi l'antichiſſima Chieſa Parrocchiale di

S. REM GIO, qual'è a tre navate, con archi di ſeſto acuto. La SS. Nunziata, che è al primo Altare a man deſtra è di Franceſco Moroſini, al ſecondo lo Spoſalizio della Ma- donna di Domenico Martinelli, al terzo vi è dal Sagreſtani dipinta Maria Santiſſima, e al- cuni Santi. Paſſato l'Altar maggiore trovaſi la Cappella che fu già di Dante Alighieri, e poi della Famiglia Gaddi ove è una Concezione dipinta con poetica invenzione da Iacopo da Empoli. Ne ſegue l'Altare di S. Leonardo dipinto dal detto Moroſini, del quale è anco il Martirio di S. Sebaſtiano paſſato l'Altare del SS. Crocifiſſo. In Sagreſtia vi ſono due antiche Tavole, ed è oſſervabile quella di una SS Nunziata dipinta da Andrea Orcagna. Di quì partendo, e voltando a ſiniſtra verſo il Canto a' Soldani, ſi trova la Chieſa e Convento de' Padri Agoſtiniani di

S. IACOPO tra' Foſſi dove di Andrea del Sarto, ſi vede l'apparizione di Criſto in forma d'Ortolano alla Maddalena. Vi ſi vedono an- cora le copie delle ſue Tavole che quì ſi tro- vavano, una delle quali, ove ſono eſpreſſi ſei diverſi Santi, è così bella che ſebben co- pia è nondimeno tenuta in gran pregio. II quadro della ſoffitta è vagamente colorito dal Gherardini rappreſentante il Trionfo della Fede con S. Agoſtino eſtatico. Eſcendo da queſta Chieſa ſi vede a man deſtra il

Fe-

PONTE detto alle Grazie, per una Cappella di grandiſsima devozione detta S. Maria delle Grazie, di padronato dei Sigg. Alberti, dei quali è il Palazzo oppoſto di freſco rifatto, ed ampliato ſommamente. Chiamaſi anche il Ponte a Rubaconte, dal nome di Meſſer Ru- baconte da Mandella Poteſtà di Firenze, che diè mano a farlo edificare. Nel Lungarno da queſta parte, e nelle ſtrade quivi attorno ſono le Tintorìe di Seta, e Lana, e nel Corſo dei Tintori vi è una delle Scuole per le Ragazze erette da S. A. R. detta di S. Giorgio. Dalla ſuddetta Chieſa di S. Iacopo ſi torna per due ſtrade alla Piazza, e Chieſa di S. Croce, che una detta Via de' Benci, dov'è l'antico Pa- lazzo de' Peruzzi, poi de' Celleſi, dove abitò l'Imperatore Paleologo, quando intervenne al Concilio Fiorentino, el'altra detta Borgo S. Croce, nella quale ſono buone Fabbri- che, ed in ſpecie l'antico

PALAZZO de' Corſini; le abitazioni de' Diac- ceti, ove ſono molte Pitture di Giorgio Va- ſari. I Palazzi degli Spinelli, de' Conti Bar- di, e de' Morelli, e quello de' Dini ricco di Pitture, ſpecialmente di Santi di Tito, ed una d'Andrea del Sarto, E quì ſi termina il Quar- tier S. Croce.

QUAR-

QUARTIERE S. MARIA NOVELLA.

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Domeni- cani, una delle più belle non ſolo di Fi- renze, ma quaſi diſſi d'Italia, lodata da Mi- chelagnolo Buonarroti, che come è fama fra noi, ſoleva chiamarla la ſua Spoſa. Fu queſta cominciata nel 1279. avendone poſta la prima pietra nei 18. Ottobre di detto anno il Car- dinal Latino, col diſegno di Fra Siſto, e Fra Riſtoro Converſi di quell'Ordine, e Fioren- tini intendentiſſimi di Architettura, e perfe- zionata circa l'anno 1350. governando il Con- vento Fra Iacopo Paſſavanti celebre ed elo- quente Scrittore. Promoſſe la gran Fabbrica di queſto magnifico Tempio il Beato Giovanni da Salerno diſcepolo di S. Domenico, il quale è diviſo in tre Navate ſoſtenute da pi- laſtri, e colonne, ſulle quali poſano gli archi delle volte così ben rilevate, che oltre la mae- ſtà, e vaghezza rendono molta luce alla Chie- ſa, la quale è lunga dalla Porta maggiore fino dietro all'Altar grande braccia 168., la cro- ciata braccia 106., e la larghezza della Chieſa braccia 46. Nelle pareti delle Navate ſono le Cappelle tutte di un ordine. In ciaſcuna di effe è una Tavola di Pitture eccellenti: in- cominciando dalla porta del mezzo ſopra la quale evvi un Crocifiſſo dipinto da Giotto, la prima a man deſtra è una Vergine Annun- ziata dall'Angelo dipinta da Santi di Tito. Segue il Martirio di S. Lorenzo mirabilmente effigiato da Girolamo Macchietti: e dopo queſto la Natività del Signore dipinta da Ba- tiſta Naldini, di cui ſono l'altre due ſeguen- ti; cioè quella della Purificazione di Maria Vergine, e l'altra della Depoſizione di Croce di Noſtro Signore. E' anco di Santi di Tito il Lazzero reſuſcitato, dopo della qual Cap- pella vedeſi il belliſſimo Sepolcro della B. Vil- lana de' Botti, ſcolpito da Deſiderio da Setti- gnano. Del Ligozzi poi è la Tavola di S. Rai- mondo, che reſuſcita da morte un fanciullo. Voltando nella Crociata ſi vede il Depoſito del Patriarca Giuſeppe di Coſtantinopoli, che intervenuto con l'Imperatore Gio. Paleologo al Concilio Ecumenico nel 1439. morì quì il dì 15. Giugno 1440. poco avanti che ter- minaſſe il Concilio, e fu in queſta Chieſa ſe- polto. Salita una ſcala in teſta alla Crociata ſi ammira una Tavola rappreſentante il Mar- tirio di S. Caterina opera di Giuliano Bugiar- dini con molte figure ſotto diſegnate da Mi- chel'Angelo Buonarroti. In queſta Cappella oſſervaſi un'antichiſſima immagine di Maria che è la prima opera di Cimabue data al pubblico, ſtata gran tempo all'Altar Mag- giore di queſta Chieſa, nella quale cominciò il ravvivamento della Pittura. Ne ſegue proſ- ſima a queſta la Cappella di S. Domenico ove la Tavola è di Iacopo Vignali, lo sfondo è di Piero Dandini, come ancora una delle due Lunette; e l'altra rappreſentante la Pietà è del Paſſignano: i due gran quadri laterali ſono del Bonechi. L'altra Cappella tutta di- pinta a freſco da Filippo Lippi vi è rappre- ſentato da una parte S. Gio. Evangeliſta, che reſuſcita Druſiana, e dall'altra S. Filippo Apo- ſtolo che ſcaccia dall'Idolo di Marre il De- monio; e la Madonna di marmo bianco poſta fopra il Sepolcro di paragone dietro l'Altare è opera di Benedetto da Majano. Dietro all' altar maggiore belliſſime ſono le Pitture del Coro fatte dal Grillandajo. In ſette Storie da una parte ſi rappreſenta la vita di Maria Ver- gine, ed in altre ſette dall'altra, quella di S. Gio. Batiſta, ed in ciaſcuna furono ritrat- te da quel Pittore molte perſone di quei tem- pi così bene, ed al vivo, che la natura vien ſuperata dall'arte: nella prima a man de- ſtra entrando in Coro, ove è eſpreſſo quando l'Angelo appariſce a Zaccaria mentre ſacrifi- ca, vi è Agnolo Poliziano, che alza una ma- no; Marſilio Ficino con veſte da Canonico; Demetrio Greco che ſe gli volta; Criſtoforo Landino che ha una becca nera al collo. In quella della viſitazione della Madonna è ritratta la Ginevera Benci belliſſima fanciulla. Nell'al- tra facciata ove è dipinto Giovacchino cacciato dal Tempio per non aver figli, il Grillandajo ritraſſe ſe ſteſſo, che è quello che ſi tiene una mano ſul fianco con veſte azzurra, e man- tello roſſo. Quel vecchio raſo con cappuccio roſſo è Aleſſio Baldovinetti ſuo maeſtro; quel- lo con la zazzera nera è Baſtiano da S. Gimi- gnano ſuo Diſcepolo, e cognato, e l'altro che volta le ſpalle col berrettino in capo è Davitte fratello di Domenico. E appiè della fineſtra vi è a man deſtra il Ritratto di Gio. Tornabuoni, e a ſiniſtra quello di ſua Moglie e altri delle Famiglie Popoleſchi, e Torna- quinci; vi ſono pure in queſte Pitture i ri- tratti di Piero, Giovanni, e Lorenzo de' Me- dici, Monſignor Gentile Veſcovo di Arezzo, e altre perſone di quei tempi. Le Pitture d'avanti dell'Altare framezzate con intaglj a oro rappreſentanti Maria, con i Santi Gio. Battiſta, e Domenico, ed a lato i Santi Ste- fano, e Lorenzo ſono dell'iſteſſo Grillanda- jo, e quella dalla parte del Coro della Re- ſurrezione di Criſto è di Benedetto di Davidde Fratello di Domenico. Nella prima Cappel- la, proſeguendo il giro della Chieſa, ammi- raſi il celebre Crocifiſſo di Ser Brunelleſco fatto da eſſo per la famoſa conteſa che ebbe con Donatello, e che giuſta i più intendenti Artefici queſto è uno dei più belli, e più rari Criſti poſti in Croce. Nella ſeconda fatta con diſegno di Gio Antonio Doſio tutta lavorata di ricchi marmi oſſervaſi la Tavola rappreſen- tante Criſto che reſuſcita la figlia dell'Archi- ſinagogo di Agnolo Bronzino, di cui pure è la Pittura della volta; i Sepolcri dei due Car- dinali Niccolò, e Taddeo Gaddi, e i Baſſi- rilievi di marmo, che ſono nelle pareti ſopra i depoſiti ſono di Gio. dell'Opera. Saliti per una piccola ſcala nella terza Cappella, di- pinta tutta a freſco da Andrea, e Bernardo Orcagna fratelli, ove eſpreſſero da una parte il Paradiſo, e dall'altra l'Inferno, nel quale ritraſſero un certo Guardi Meſſo del Comune con un foglio ſulla berretta per averlo una volta pegnorato, ſi vede ancora la Tavola dell' Altare di mano del detto Andrea. Ed oſſer- vando nella contigua Sagreſtia oltre i diverſi grazioſi ornamenti, le Pitture del Beato Gio. Angelico e di altri buoni autori moderni, rien- treremo nella Navata dove al primo Altare tro- vaſi la Tavola di S. Giacinto lavorata da Aleſſan- dro Bronzino, al ſecondo vi è una S. Caterina di rilievo della quale non è noto l'Autore: Di- poi ritrovaſi il Depoſito ove eſiſte il Corpo del B. Giovanni da Salerno Fondatore di que- fto Convento. Potranno quì oſſervarſi i due Tabernacoli poſti ai pilaſtri fatti con diſegno di Pier Franceſco Silvani, e le due Tavole una del Cigoli rappreſentante S Pier Martire, e l'altra dell'Empoli. Ne ſegue poi nell'or- dine delle Cappelle due Tavole del Vaſari, la prima rappreſentante Criſto riſorto, l'altra la Madonna del Roſario; appreſſo a queſta la belliſſima Tavola della Samaritana opera di Aleſſandro Bronzino: ne viene poi il Sepolcro di Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fieſole, ma la Madonna, e gli Angioli ſono di Maſo Boſcoli. In ultimo della Navata, alla Cap- pella de' Ricci, la Tavola di S. Caterina della ſteſſa Famiglia è di mano di Gaetano Roma- nelli. E finalmente tralle due porte è effigiato S. Vincenzio Ferreri dal Pittore Iacopo del Meglio. Uſcito di Chieſa il Foreſtiero, e con fiderando l'antichiſſima facciata fatta fabbricare da Giovanni di Paolo Rucellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti terminata nel 1477. vedrà l'Armilla di Tolomeo per oſſervar l'ingreſſo del Sole nel primo punto d'Ariete fattavi col- locare dal Gran-Duca Coſimo I., dall'altra parte uno Gnomone per comodo degli Stu- denti d'Aſtronomia, opera di Fra lgnazio Danti dello ſteſſo ordine, e ſopra la Porta mag- giore vedeſi eſpreſſa la Proceſſione del Corpus Domini, dipinta da Uliſſe Giocchi nell'an- no 1616. Dalla Chieſa paſſeremo nel Con- vento, fabbricato con comode abitazioni, in cui ſon molte coſe degne di eſſer vedute da ciaſcun Foreſtiero. Primieramente ſi trova un Chioſtro aſſai grande, le cui pareti lungo la Chieſa furono dipinte a verde terra di ſacre Iſtorie della Geneſi da Paolo detto degli Uc- celli, Pittore antico; e da altri alquanto a lui anteriori, tutto il rimanente del Chioſtro, trai quali Maeſtro Dello vi dipinſe Iſacco quando dà la benedizione ai Figliuoli. E' quivi ſituata la Cappella della Nazione Spagnuola, già eretta dalla Famiglia Guidalotti per Capitolo di quei Padri, con pitture neile pareti, e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi, i quali vi dipinſero da una parte la Chieſa militante, e trionfante, dall'altra la Crocifiſſione del Signore; a Occidente S. Tom- maſo ſedente in Cattedra con molti Angioli, ed attorno varj Profeti, ed Evangeliſti, con varie virtù, e ſcienze in abito di femmine; nella volta ſi vedono eſpreſſe la navigazione di S. Pie- tro, la Riſurrezione di Criſto, la di lui Aſcen- ſione al Cielo, e la venuta dello Spirito Santo. Queſta gran Cappella fu fatta reſtaurare, ed abbellire dal Padre Maeſtro Fra Salvadore di Aſcanio Spagnuolo, ſtato Miniſtro in Firenze del Re Cattolico. La Tavola di San Iacopo Apoſtolo Titolare della Cappella è di mano del Bronzino, e il Crocifiſſo di marmo è opera del Pieratti. Sono oſſervabili in queſta Cappella varj ritratti, vedendoſi a man deſtra all'entrare quello di Cimabue veſtito di bianco, e allato ad eſſo vi è quello di Simone Memmi Pittore di queſt' opera che ſi ritraſſe da ſe con due ſpecchi II Soldato coperto d'Armi è il Conte Guido Novello Sig. di Poppi, e quella donna ſedente veſtita di verde è il Ritratto di Madonna Laura. Paſſando al ſecondo Chioſtro, che è lungo cen- todieci braccia, e largo novanta, vi vedremo diviſi in cinquanta lunette i fatti più ſingolari di S. Domenico, di S. Pier Martire, di S. An- tonino Arciveſcovo di Firenze, e di S. Tom- maſo d'Aquino, lavorate da varj eccellenti, e celebri Profeſſori di quei tempi, i quali furono Santi di Tito, Bernardino Poccetti, il Cigoli, Battiſta Naldini, il Balducci, Aleſſandro Fei detto del Barbiere, Gio. Maria Butteri, Coſimo Gamberucci, Lodovico Buti, Marco Soderini, Antonio Pillori, CoſimoSciorina, Benedetto Ve- glia, Aleſſandro Allori, Coſimo Gheri, Simone da Poggibonſi, Gregorio Pagani, Agoſtino Vera- cini, il Bambocci, Gio. Battiſta Paggi, Gio. Ma- ria Caſini ec. Vi ſi rimirano ancora varj Ritratti di Uomini Illuſtri per Santità, che mentre viſſero ſantificarono coll'eſempio loro queſto Conven- to. E' quì da oſſervarſi la gran Parete verſo Ponente, con le Armi in pietra della Chieſa Romana, e della Repubblica Fiorentina, per eſſer queſto uno de' lati del grande Stanzone ſervito al General Concilio Ecumenico cele- brato in Firenze nel 1439. con la preſenza di Eugenio IV., e dell'Imperator Paleologo ec., nel quale ſeguì l'unione della Chieſa Greca con la Latina. Nel mezzo di queſto gran Chio- ſtro vi è la Statua del Beato Giovanni da Sa- lerno ſcolpita da Girolamo Ticciati. Vicino al medeſimo è ſituata la Spezierìa, celebre in molti luoghi d'Italia, avvegnachè in eſſa, al pari di ogni gran Fonderìa, ſi fabbricano me- dicamenti Chimici d'ogni forte, olj, quinteſ- ſenze, e odori di ſingolare perfezione, come è ben noto a' Profeſſori di queſt'Arte. Nel Re- fettorio vedeſi ritratta di mano di Aleſſandro Allori detto il Bronzino la pioggia della Manna con molte figure belliſſime, ove è anco un maeſtoſo Cenacolo di Agnolo Bronzino. Sa- lendo nel Dormentorio di Pitture abbellito, colla ſerie di tutti i Pontefici, e Cardinali di queſta inſigne Religione, trovaſi la Cappella detta del Papa, dipinta da Iacopo da Pontor- mo, e nella quale vi celebrarono quattro Som- mi Pontefici, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Preſlo queſta è una copioſa Librerìa, dipoi il Noviziato fatto fabbricare dal Padre Aleſſio Strozzi inſigne Benefattore di queſto Convento. Nella gran Piazza vedonſi due Piramidi rette ſopra le loro Baſi da quattro groſſe Teſtuggini di bronzo. In queſta Piazza diviſa da dette due Piramidi ben diſtanti l'una dall'al- tra, ridotta per il giorno avanti alla Feſta di S. Giovanni Protettore di Firenze, con ben or- dinati palchi per l'immenſo popolo a foggia di un Anfiteatro, vi ſi corre in giro per tre volte il Palio de' Cocchi all'uſo degli antichi Ro- mani. Sta collocato dicontro alla Chieſa il pal- co nobilmente apparato per il Sovrano, e Sua Real Famiglia con altri appreſſo per le cariche di Corte. Feſta per verità nobiliſſima, iſtitui- ta da Coſimo I. nel 1563.

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Sulla detta Piazza in faccia alla Chieſa era ſituato il ſoppreſſo Spedale di

SAN PAOLO de' Convaleſcenti detto così per la Carità che vi ſi eſercitava di ricettare per tre giorni i poveri uſciti dallo Spedale, che è ſtato recentemente aggregato all'Arciſpedale di S. Maria Nuova, e in queſto luogo d'ordine di S. A. R. vi ſono ſtate erette diverſe Scuole di ragazze, per apprendervi diverſe arti, e virtù adattate al loro feſſo; Il diſegno della Loggia diceſi fatto dal Brunelleſco:

Le colonne che reggevano queſta Loggia eſſendo ſottili. e mal conce, che potevaſi du- bitare di rovina, furono nel meſe di Agoſto, e ſeguenti 1789. ad una alla volta levare, e rifatte tutte di nuovo coll'aſſiſtenza dell'abiliſſimo Ar- chitetto Sig. Giuſeppe Salvetti, ſenza detri- mento veruno della Fabbrica.

i Tondi nei pe- ducci, e la Lunetta ſopra la porta della Chieſa, ſon d'Andrea della Robbia Nipote di Luca. Il buſto del Gran-Duca Ferdinando I. di mar- mo collocato nel mezzo è di Gio. dell'Opera. Paſſato queſto luogo trovaſi la Chieſa delle Re- ligioſe dette le Stabilite; e voltando a man ſini- ſtra ſi trova per di dietro quella de' Padri Carme- litani Scalzi di

di

S. PAOLO detto S. PAOLINO, ai quali fu con- ceſſa fino del 1618., che di antichiſſima, che ella era fu ridotta alla moderna dai predetti Padri, con Architettura aſſai vaga nell'anno 1669. col diſegno del Balatri. Ella ha una ſola Navata con due Cappelle per banda sfondate, e due gran Cappelle in faccia l'una all'altra, che fanno Crociata, e pongono in mezzo un ampia Tribuna, e Coro con l'Altare in iſola. Nella prima Cappella a man dritta vi è ſtata traſpor- tata tutta la nobil Cappella di marmi con gl' iſteſſi Depoſiti, e Tavola che era nella diruta Chieſa di S. Pier maggiore della Famiglia Al- bizzi a ſpeſe del fu Senatore Lorenzo degli Al- bizzi morto nel Settembre 1786. ultimo di un ramo di tal Famiglia, la di cui Tavola rappre- ſenta il Martirio di S. Cecilia di mano del Vol- terrano, la qual Cappella riceve sì bene il lume da una Cupoletta, che meglio non ſi può de- ſiderare; nella feconda è un antica Immagine della Santiſſima Annunziata. Segue il magnifico Al- tare del Tranſito di S. Giuſeppe di Gio. Fer- retti, e dai lati il Medaglione, ov'è lo Spoſali- zio della Madonna è opera di Vincenzio Meuc- ci, e l'altro ov'è il ripoſo della S. Famiglia che va in Egitto, fu lavorato da Ignazio En- rico Hugford. All'Altar maggiore evvi un bel Crocifiſſo di rilievo, e nella teſtata del Coro il rapimento di S. Paolo, opera del Cavalier Curradi; Dai lati la converſione, e decollazione del Santo è di F. Iacopo Carmelitano Scalzo. Seguita la Cappella di S. Tereſa il di cui qua- dro all'altare è dello ſteſſo Curradi, nei Me- daglioni dai lati il Marcheſini in uno effigiò la Santa, e nell'altro il detto Ignazio Hugford eſpreſſe S. Giovanni della Croce. Alla proſſima Cappella di S. Giovacchino, la Tavola del detto Santo è del medeſimo Marcheſini. E nell' ultima fu fatta da Tommaſo Gherardini l'Ora- zione nell'Orto. Hanno queſti Religioſi una bella, e ſcelta Librerìa. Di quì proſeguendo per la ſtrada di Palazzuolo trovaſi la

O 2 Tri-

Cap-

CONGREGAZIONE di S. Franceſco detta del Bacchettoni fondata dal Venerabile Ipolito Ga- lantini Fiorentino. Queſto Oratorio è degno di vederſi anco per l'eccellenti pitture che ador- nano la vaſta ſoffitta, ove han gareggiato cin- que illuſtri Pittori nei diverſi ſpartimenti, che la compongono. E primieramente Gio. da San Giovanni, fece l'Aſſunzione con S. Franceſco d'Aſſiſi, e il Ven. Ippolito fanciullo che pre- dica fopra un Albero, e la di lui morte. Bal- daſſar Volterrano dipinſe i SS. Gio. Battiſta, Gio. Evangeliſta, e Filippo Neri con varj Angioli in belle attitudini; Fabbrizio Boſchi, e Cecco bravo, fecero S. Antonino, S. Carlo, e altri Santi; e a Pietro Liberi da Padova, toccò a far la Fama Volante, con l'arme Granducale de' Medici; la di cui generoſa Pietà nella creazione di queſto Santo Luogo diede tutta la mano. Modernamente poi furono or- nate le pareti di queſta Chieſa con l'architet- tura di Rinaldo Botti, e le figure di Niccolò Nannetti. L'atrio della medeſima fu fatto di pianta dalla Granducheſſa Maria Maddalena d'Auſtria; le Tavole che vi ſono ai due Altari ſuron dipinte da Piero Dandini. Nell'uſcire di queſta Chieſa, e prendendo la più vicina ſtra- della che ſi preſenta, rientreremo in via della Scala, ove trovaſi il nobil Convento e Chieſa della Concezione detta del

pian-

MONASTERO NUOVO, nel quale fu incor- porato il celebre Salone del Concilio Fioren- tino, e il vaſto Quartiere ove abitarono i Pon- tefici Martino V., Eugenio IV., e Leone X., che il tutto era porzione del Convento di S. Maria Novella, ſtantechè la Ducheſſa Eleo- nora moglie di Coſimo I., ad imitazione del Marito che creò la Religione de' Cavalieri di S. Stefano, volle ancora eſſa formare in queſto Monaſtero di Nobili Dame le Cavaliereſſe ſotto l'iſteſſo titolo ec. All'Altar maggiore la Tavola de' Magi è di Franceſco Conti, e la gran lunetta che vi è ſopra è opera aſſai lodevole d'Antonio Franchi; Aurelio Lomi all'Altare a man de- ſtra dipinſe la Pietà, e le figure che adornano a ſiniſtra il Tabernacolo della Madonna ſono del Paſſignano. Trovaſi poco diſtante un Ri- tiro che volgarmente chiamaſi delle

MALMARITATE ove ſtanno rinchiuſe fecondo le diverſe cauſe Donne di ogni rango, le quali ò ſi eleggono queſto luogo da loro iſteſſe per giuſti motivi avuti con i propri Mariti, o al contrario fattevi porre dai Mariti fleſſi o parenti per le medeſime cauſe, ma ſempre però con l'ap- provazione del Real Sovrano.

giuſti

Dalla parte oppoſta vi è il nobile Monaſtero di Religioſe Camaldolenſi detto di

S. MARTINO la di cui piccola ma vaghiſſima Chieſa ornata di ſtucchi ha due Cappelle late- rali che una della Nunziata, e l'altra del Batteſimo di S. Agoſtino, le di cui Tavole ſon dipinte da Batiſta Gidoni, e quella dell'Altar Maggiore è opera del Ferretti con l'adorazione de' Magi. Dipoi ſi trova il

PALAZZO, E GIARDINO fatto fabbricare, e abbellire dal Cardinale Gio. Carlo de' Medici, dipoi fu dei Marcheſi Ridolfi, ora delli Stiozzi; queſto è ripieno di belliſſimi Quadri, con un nobile, e vaſto Giardino, ov'è di Antonio No- velli una Statua Coloſſale, oltre i vaſti, e co- modi appartamenti. Da queſto eſcendo per que- ſta comoda ſtrada ſi trova dirimpetto il Mo- naſtero, ora Conſervatorio di

S. IACOPO di Ripoli di Religioſe dell'Ordine di S. Domenico; ove ſulla Porta della Chieſa vedeſi un bel lavoro di Luca della Robbia, e dentro parimente ven'ha altri due che ſon degni di ammirazione ſopra le due laterali Cappelle, in cui ſtan collocate belliſſime Ta- vole di Domenico del Ghirlandajo, che in una rappreſentò l'Incoronazione di Maria, e nell' altra lo Spoſalizio di S. Caterina, e molti San- ti, tavola tanto bella, che pare miniata; e all'Altar maggiore vi è di mano di Uliſſe Gioc- chi S. Iacopo con molti Spettatori che reſtano attoniti per un prodigio del Santo. A queſto Monaſtero negl'Anni paſſati è ſtata fatta di ordine del Real Sovrano una grandioſa, e ma- gnifica Fabbrica per un nobile Conſervatorio col diſegno, e aſſiſtenza dell'Architetto Sig. Giuſeppe Salvetti, leggendoſi ſopra la Porta del medeſimo la ſeguente Iſcrizione

vole

Quod priſca Florentinorum pietas ad Sacras Dominicanae Familiae Virgines colligendas Extruxerat, Providentia Petri Leopoldi Opt. Etr. Principis ad nobilium Puellarum Inſti- tutionem munifice ampliavit Perfecitque An. Sal. MDCCLXXXVII.

Poco più oltre ſi giugne alie mura della Città, di dove con breve tratto ſi arriva alla Pora al Prato.

Uſciti appena dalla medeſima s'incontra ſulla ſiniſtra uno ſpazioſo Stradone arborato, che fecondando le mura delia Città guida alle così dette Caſcine dell'Iſola.

E'

E' queſta una delizioſiſſima pianura, fian- cheggiara dall'Arno e da un Canale arteſatto, elegantemente variata di Boſchereccio di pra- terìe e di coltivazioni, diviſa da lunghi viali di vario carattere, e di diverſa diſpoſizione, che offre il più ameno ſpaſſeggio ai proſſimi Cittadini, ed abbondante divertimento di Cac- cia riservata, ſpecialmente di Fagiani.

Alla diſtanza di circa un miglio in faccia ad uno ſpazioſo Parterre arricchito di diverſi ornati, e tramezzato da viali e pratelli in parte Arborati ed a giuſte diſtanze ripieno di co- modi ſedili, con regia magnificenza è ſtata recentemente inalzata dai fondamenti una gran- dioſa Fabbrica della più ſquiſita Architettura diviſa in tre diſtinte porzioni, eſeguita ſul di- ſegno dell'Architetto Sig. Giuſeppe Manetti; mentre le due laterali di più ſemplice ca- rattere contengono vaſti Stalloni e Fienili per le Mungane che vi ſi alimentano: non può deſiderarſi nè maggiore eleganza, nè più nobile ſemplicità in quella che trionfa in mezzo di effe. Le logge che la cingono tanto eſternamente, ar- ricchite d'analoghi baſſirilievi, che ſull'interno Cortile, ſomminiſtrano il più gradito ripoſo, e la più amena vedura della Campagna e del concorſo che nei gioini ſereni, e ſpecialmente fellivi delle più dolci ſtagioni è ſolito eſſervi al maggior ſegno numeroſo. I tanti uſi diverſi ai quali è deſtinata la Fabbrica, per la ſua eccellente diſpoſizione, non cagiona la minima confuſione. Oltre il ſomminiſtrar tutti i comodi neceſſarj ad una copioſa Caſeina ed all'azienda rurale, comprende un elegante Caſino per il ripoſo delle Perſone Reali, con quanto abbi- ſogna al più grandioſo trattamento. L'indu- ſtria degli Artefici Fiorentini nella mobilia, negl'Intaglj, nelle dorature ha fatto conoſcere di non aver nulla da invidiare alle più colte Nazioni, corriſpondendo con mirabile effetto alle grazioſe Pitture campeſtri eſpreſſe dai pro- feſſori Sigg. Gaetano Gucci, Giuſeppe Sorbo- lini, Giuſeppe Caſtagnoli, e Luigi Mulinelli, sì nelle diverſe ſtanze, come nella ſpazioſa Gal- lerìa in cui fanno un mirabile effetto le Statue modellate dallo Scultor Bologneſe Sig. Luigi Acquiſti, facendo così l'inſieme trionfare la ma- gnificenza dell'Auguſto Poſſeſſore, ed il genio dell'attuale Amminiſtrator Generale dei Regj Patrimonj da cui è ſtata animata, diretta, e con- dotta a perfezione queſta magnifica fabbrica.

al

Sopra tutto però è meritevole d'eterna me- moria il filoſofico penſiero, e la generoſità del Sovrano, che ha eſpreſſamente voluto poſpor- re il ſuo maggior comodo privato al piacere e ſollievo d'ogni ceto di perſone, dedican- do porzione dello ſteſſo ſuo Quartiere per il ripoſo della Nobiltà, e molte ſtanze a terreno per qualunque che brami di riſtorarviſi con Pranzi, Cene, ed ogni altra ſpecie di refe- zione, per mezzo d'un Vivandiere, a cui gra- tuitamente è ſtato conceſſo l'uſo del fabbricato e della mobilia, onde metterlo in grado di ben ſervire, e ben trattare i concorrenti, che a diſcretiſſimi, e determinati prezzi con rego- lamento reſo pubblico, vi trovano come ſoddi- sfarſi a loro voglia, e ſenz'alcun timore d'eſ- ſere aggravati e circonvenuti. Ritornando in Città, preſſo a queſta Porta ſi trova il

do

CASINO E PALAZZO de' Principi Corſini, nell'atrio del quale, che conduce al Giar- dino è ſtata poſta una bella raccolta di anti- che iſcrizioni. Il detto Caſino è ſituato in mezzo a due Chieſe di Religioſe, che la pri- ma, venendo dalla Porta, è Santa Maria, e l'altra S. Anna. Nella prima è oſſervabile all' Altar maggiore la Tavola de' Magj, che è di Girolamo Macchietti, e i due Ovati ſono di mano d'Ignazio Hugſort, e oltre a quella vi è una Pietà di Santi di Tito, e il Batteſimo di S. Agoſtino belliſſimo lavoro del Cav. Curra- di; Nella ſeconda aſſai abbellita moderna- mente da che vi fu introdotta la devozione di Maria Santiſſima del buon Conſiglio, la di cui Immagine veneraſi al deſtro Altare; Ve- deſi alla maggior Cappella, una Tavola degna di ſtima di mano del Pontormo rappreſentante Maria Santiſſima, S. Anna, e S. Benedetto; la ſoffitta è dipinta da Vincenzio Meucci, e l'architettura da Giuſeppe del Moro ove in una eſpreſſe l'Areangiolo Raffaello, e nell'al- tra S. Vincenzio.

cui

Alla fine del Prato accanto al Terrazzino dei Principi, e in altre ſtanze dirimpetto merita di vederſi lo Studio dei Sigg. Fratelli Piſani dove in eſſo ſi lavora ogni ſorte di marmi in Sta- tue, Vaſi, Cammini, e tutt'altro che appar- tiene all'Arte della Scultura, e ſpecialmente per quello che riguarda il lavorio degli Ala- baſtri che ſi può propriamente dire che ſia il primo eretto in queſta Città, ſapendoſi da ognuno che la perfezione degl'Alabaſtri, e la ſua mi- glior qualità è quella che ſi rittova in Toſcana, come ne fanno ſede la quantità dei Monumenti antichi che ſi vedono ancora in oggi fatti di tal genere dagl'antichi Etrufchi, eſſendo falſo ciò che molti credono che detto Alabaſtro ſia di poca durata; la quantità delle Figure che ſi fanno di tal genere da detti Piſani, la bella coſtruzione di Vaſi ricavati dalle migliori forme antiche hanno tirato una non indifferente quan- tità di commiſſioni da tutte le parti, reſtando i ſuddetti garanti di tutto quello che ſi poteſſe rompere nel tratto del viaggio. Di quì entrando in Borgo Ogniſſanti vedremo a ſiniſtra una piccola traverſa, che mette alla Chieſa Par- rocchiale di

i ſud-

S. LUCIA, ove all'Altar maggiore è una Tavola del Ghirlandajo rappreſentante la na- ſcita di Gesù Criſto. Due altre a tempera del Puglieſchi, e una antica Immagine della Nunziata che vien creduta di Pietro Cavallini. Di quì rimettendoſi in ſirada pel detto Borgo, giugneremo alla Chieſa di

OGNISSANTI, dove abitano i Frati Minori dell'Oſſervanza di S. Franceſco. Ha queſta Chieſa la facciata di pietre forti, con buon diſegno intagliate per opera del Nigetti Ar- chitetto. Il baſſo rilievo di terra cotta, ſituato ſopra la porta di mezzo, è di Luca della Robbia. La prima Tavola che ſi trova en- trando per la Porta principale rappreſentante S. Giovacchino, S. Anna, e Maria Santiſſima è di Vincenzio Dandini Fiorentino valente diſcepolo di Pietro da Cortona. Nella ſeguen- te lungo la navata vi è da Lodovico Butteri eſpreſſa con molto ſtudio e bellezza l'Aſcen- ſione di Criſto; dopo a queſta vi è da Mat- teo Roſſelli effigiata Santa Eliſabetta Regina di Portogallo; ne ſegue la Madonna col Bam- bino Gesù, e altri Santi di mano di Santi di Tito. Tra queſta, e la ſeguente Cappella vi è dipinto a freſco da Domenico del Ghirlan- dajo S. Agoſtino; E' da ſaperſi, che queſta pittura nel 1566. con l'altra di S. Girolamo che ſtà dall'altra parte, furono ſegate dal muro del tramezzo, che vi era in queſta Chieſa all'uſo antico, e inſerite con gran di- ligenza nelle pareti ove al preſente ſi vedono; ma l'altra di San Girolamo è di Sandro Bot- ticelli. Ne viene dopo la Tavolo di S. Fran- ceſco che è di mano di Niccodemo Ferrucci; Dipoi quella della SS. Concezione, lavoro di Vincenzio Dandini; accanto a queſta il Pugliani eſpreſſe il Beato Salvatore da Orta, che riſana infermi. Voltando verſo la cro- ciata, S. Diego è di Iacopo Ligozzi. All'al- tro Altare vi è S. Pietro d'Alcantara, e S. Te- reſa di mano di Lazzaro Baldi, i quadri la- terali del Meucci, e la tribuna di Matteo Bo- nechi. In teſta alla Crociata, la Tavola di San Bernardino e S. Giovanni da Capiſtrano è di Vincenzio Dandini; i laterali ſi credono d'Andrea del Caſtagno, la tribuna con i due ovati di Giovanni Ferretti, e l'Architettura di Lorenzo del Moro. Nella prima Cappella che ſegue vi è la Tavola di S. Eliſabetta di- pinta da Giuſeppe Pinzani con la Cupolina di Ranieri del Pace, e dell'iſteſſo Pinzani è la S. Roſa, che ſi vede nella ſeguente; l'altre Pitture furono eſeguite da Giovanni Cinqui. La Tavola poi che ſta appeſa ſopra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra la Tavola di S. Paſquale è dipinta da Pietro Dandini, e i la- terali dal Ciceri. E' poi da ammirarſi la mag- gior Cappella molto arricchita di nobiliſſimi marmi, e la Cupola e i peducci di Giovanni da S. Giovanni; a queſto Altare iſolato ve- deſi un paliotto di pietre dure iſtoriato con alcuni fatti di S. Franceſco, ſopra di eſſo vi è eretto un Crocifiſſo di Bronzo, opera di Bar- tolommeo Cennini diſcepolo del Tacca, gli Angeli di marmo ſopra le porte del Coro, ſono di Andrea Ferroni di Fieſole, i quattro Santi della Religione nelle Nicchie, ſono di Franceſco Gargiolli da Settignano. I due qua- dri laterali, che in uno Santa Chiara, è opera di Coſimo Gamberucci, e nell'altro di S. Bo- naventura comunicato dagl'Angioli è di Fab- brizio Boſchi. La facciata del Coro dipinta a freſco è lavoro del Pinzani, che vi ha eſpreſſo Criſto che caccia i Profani dal Tempio. Paſ- ſata la Cappella maggiore trovaſi da Pier Dan- dini effigiato S. Giovanni da Capiſtrano, del quale ſon pure i due laterali. In faccia alla porta della Sagreſtia è la Cappella di S. Mar- gherita da Cortona, ov'è la detta Santa di- pinta da Pietro Marcheſini. Ritornando nella Navata trovaſi la prima Tavola di S. Bernar- dino da Siena, opera di Fabbrizio Boſchi: nella ſeconda Cappella vi è un Crocifiſſo di legno, del quale non è noto l'artefice. La ſtatua, che ne ſuccede di S. Antonio da Pa- dova è di Baldaſſar Fiammingo. Nella quarta Cappella è l'Affunta di Tommaſo da S. Fria- no e il coro di Angeli di ſopra è di Santi di Tito. Segue il Martirio di S. Andrea opera di mano di Matteo Roſſelli. La tavola della Nunziata è lavoro di Bartolommeo Traballe- ſi, e l'altra Nonziata antica accanto alla Porta ſi crede di Pietro Cavallini. La ſoffitta è ſtata fatta recentemente, il di cui ſfondo ſu di- pinto da Giuſeppe Romei, e l'ornato d'ar- chitettura da Giuſeppe Renucci. Conſervanſi ancora in queſta Chieſa molte Reliquie, e fra queſte la Tonaca di S. Franceſco, tenuta in ſomma venerazione. Dopo la Chieſa ne viene il Convento, in cui vi è un belliſſimo Chio- ſtro con tutte le lunette dipinte a freſco, cin- que delle quali ſono di Giovanni da S. Gio- vanni; cioè quella ove S. Franceſco mette in pace gli Aretini, quella in cui riſufcita una bambina caduta in caldaja, quella in cui ſana una cieca, e l'altra ove predica ſopra un al- bero. Ne ſegue una di Giovanni Garzia ſuo ſcolare, e figliuolo. Ma cominciando a ſiniſtra dalla parte del Convento per due intere na- vate ſono tutte diligentiſſimo ed ammirabil lavoro di Iacopo Ligozzi della bellezza delle quali lunette per il colorito, finitezza ed eſ- preſſione, níuno può averne idea ſenza ve- derle, e fino all'angolo che mette alla Sagre- ſtìa ſono di ſua mano fino al numero di 17. Nella navata poi lungo la Chieſa ſono ſtate tutte eſeguite da Fabbrizio Boſchi anch'eſſo eccellente Pittore il di cui Nipote Franceſco ha con ſomma eccellenza effigiati ne' peducci delle Volte gli Uomini illuſtri dell'ordine Se- rafico. Vi ſono in queſta contrada molte belle abitazioni tralle quali quelle de' Buini, de' Po- poleſchi, de' Martellini, de' Grifoni, del Be- nino, de'Cambi, e la

bino

Ra-

ghe-

bero.

CHIESA di S. Giovanni di Dio fatta col di- ſegno di Carlo Andrea Marcellini, a cui è an- neſſo lo Spedale, tenuto da quei Religioſi con molta pulitezza, e carità. In queſto luogo vi era la Caſa di Amerigo Veſpucci ritrovatore del nuovo Mondo, come ſi legge in un'Iſcri- zione ſopra la Porta. Seguitando la via del Corſo ſi vede in faccia il

PALAZZO de' Ricaſoli fatto col diſegno di Michelozzo, il quale gode mediante un paſſo ſotterraneo un vago Giardinetto dalla parte oppoſta ſull'Arno, e quivi è il

P ſot-

PONTE ALLA CARRAIA, ſtato fabbricato nel 1218. Dipoi per la Vigna è da oſſervarſi il

PALAZZO, e LOGGIA de' Rucellai, fatti am- bedue col diſegno di Leon Batiſta Alberti. Uſcendo alquanto di ſtrada a man ſiniſtra ſi trova la Chieſa di

S. PANCRAZIO de' Monaci Valombroſani, nella quale entrando a man dritta ſi vede una magnifica Cappella della Famiglia Riccardi fatta col diſegno di Giuſeppe Broccetti, ov'è un Immagine dell'Annunziata dipinta a freſco da Pietro Cavallini. Nella moderna reſtaura- zione di queſta Chieſa la detta Cappella rimane nell'atrio, paſſata la quale ſi vede il Depoſito del Duca di Nottumbria celebre per la di lui vaſta Opera marittima, intitolata l'Arcano del Mare; dopo la prima Cappella dov'è un Cro- cifiſſo, ſi trova alla feconda la bella Tavola del Paſſignano rappreſentante S. Gio. Gualberto, che perdona all'inimico; ne ſegue la terza Cappella nella quale ſi vede lavorata da Be- nedetto Baglioni allievo del Verrocchio una Pietà di terra cotta vetriata con S. Giovanni, e le Marie, e nelle pareti laterali in due Nic- chie S. Gio. Gualberto, e S. Verdiana; e ſo- pra la medeſima vi è la Vergine Annunziata dall'Angelo di terra ſimile dell'iſteſſo Artefice. Saliti nella Crociata ſi vede dipinto a freſco Gesù moſtrato al Popolo fatto ultimamente da Giuliano Traballeſi. All'Altare in teſta della Crociata s'ammira la belliſſima Tavola di Santi di Tito rappreſentante S. Gio. Battiſta che predica alle Turbe. Dipoi nella Cappella de' Minerbetti il Sepolcro di Meſſer Pier Miner- betti è di mano di Simone Fiorentino allievo del Verrocchio. Ne ſegue l'Altar maggiore poſto in iſola; dietro al quale è il Coro dei Religioſi. La Tribuna è dipinta da Sigiſmondo Betti. Paſſata la Cappella del Santiſſimo in teſta all'altra parte della Crociata vi è una Tavola di Andrea del Minga rappreſentante Maria Vergine Aſſunta, con S. Girolamo, e S. Ca- terina Vergine e Martire. Nella parete laterale vi è dipinta a freſco modernamente da Tom- maſo Gherardini una Madonna addolorata. Seguitando poi trovaſi la Porta di fianco nel di cui ricetto oſſervaſi il Sepolcro del Veſcovo di Fieſole Benozzo Federighi con ſua ſtatua giacente di marmo, con attorno un vago fe- ſtone di fiori e frutte, lavorato da Luca della Robbia, e dipoi al primo altare paſſata detta Porta vedeſi la Tavola di San Sebaſtiano di- pinta da Aleſſandro del Barbiere. Al ſecondo di mano di Franceſco del Brina una Tavola dov'è dipinto S. Bernardo degl'Uberti, S. Gio. Gualberto, S. Atto, e S. Benedetto; al terzo altare è di mano di Santi Pacini S. Atto Ve- ſcovo di Piſtoia, che riceve in abito Pontifi- cale da due Pellegrini la Reliquia di S. Iacopo Apoſtolo Protettore di quella Città. Le ſtatue che ſono lateralmente all'arco, ſono ſcolpite da Domenico Poggini, e rientrando nell'atrio ſi trova la Cappella Rucellai, nella quale ſi vede il S. Sepolcro fatto fare da Giovanni Ru- cellai col diſegno di Leon Batiſta Alberti, eſattamente eſeguito, con le miſure preſe in Geruſalemme dal Sepolcro di Noſtro Signore. Eravi in antico al maggiore Altare una gran Tavola di Taddeo Gaddi con molti ſparti- menti di Santi, e ſtoriette diverſe, quali di- viſe in tanti quadretti ſtanno modernamente diſtribuiti nell'appartamento del P. Abate di quel Monaſtero. Reſta ora da ammirare per ultimo tra le due porte la belliſſima Tavola di Michele di Ridolfo del Ghirlandajo, ove con ottimo guſto, e fatica ha eſpreſſo i diecimila Martiri ai quali è dedicato queſto Altare; e ritornando al Ponte alla Carraja per lungo l'Arno ſi trova il

dall'

P 2 dov'è

PALAZZO de' Principi Corſini, in ſua viſta magnifico da qualunque faccia ſi oſſervi d'Ar- chitettura Toſcana, fatto per la maggior parte con diſegno di Pier Franceſco Silvani. Egli è ſtato accreſciuto di appartamenti doppj, ſcale, gallerie, ed altre comode abitazioni, eſſendo una delle fabbriche più coſpicue di queſta Città. La Sala maggiore è lunga braccia quaranta, e larga venticinque, ed è ornata di varj colonnati, di ſtatue antiche, e di buſti di marmo di mano d'eccellenti Scultori. La ſoffitta è opera di Anton Domenico Gabbiani, e tutto il com- poſto non può eſſere nè più vago, nè più ma- gnifico. Conduce a queſta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una Scala fatta col bel di- ſegno di Antonio Ferri, perchè cominciando con due grandi branche, che ſi uniſcono in un bel ricetto, ov'è la Statua ſedente del Papa Clemente XII. Corſini, và a terminare in una, che è arricchita di nobile architettura, di pie- tre e ſtatue belliſſime. Nel mentovato piano nobile vi ſono otto appartamenti liberi, di- pinti da più valenti profeſſori, e ſingolarmente dal medeſimo Gabbiani, e dal Gherardini, Dandini, e Puglieſchi. Sono ancora arricchiti di ſcale ſegrete, gallerie, gabinetti, ed altri ſervizj; e per comodità de' medeſimi evvi una Cappella dipinta tutta dal Gherardini, colla Tavola dell'Altare di Carlo Maratta. Il piano terreno è altreſi dipinto da' migliori Maeſtri d'Architettura. Oltre i prezioſi mobili, molti ſono i quadri antichi, e moderni de' più illuſtri maeſtri. Di quì ſeguitando il Lung'Arno tro- vaſi il Palazzo Gianfigliazzi, e dipoi il

con

ſono

CASINO DE' NOBILI, e quivi il

PONTE S. TRINITA, fatto rifabbricare dal Granduca Coſimo I., col diſegno di Bartolom- meo Ammannati, Scultore, ed Architetto Fio- rentino, dopo l'inondazione, che ſeguì l'anno 1557. con danno univerſale della Città, e con rovina totale di queſto Ponte. E' adorno di quattro figure di marmo, che rappreſentano le quattro ſtagioni dell'Anno. Il Verno, nella perſona di un vecchio nudo, e tremante, è opera di Taddeo Landini. L'Autunno, e la Eſtate ſono di mano di Giovanni Caccini, e quella della Primavera fu lavorata dal Franca- villa Fiammingo. Accanto ad eſſo vi è la Volta, e l'antico

PALAZZO DEGLI SPINI ora del Marcheſe Fe- roni. Quivi preſſo vi ſono le Caſe dei Buon- delmonti, dei Torrigiani, degli Altoviti, e degl'Alamanni, e de' Minerbetti, nelle quali tutte vi ſono ottime pitture, ed altre rarità di aſſai pregio. Nel mezzo della Via ſi vede una

COLONNA di granito d'ordine dorico quivi eretta l'anno 1564. da Coſimo I. con avervi fatta collocare ſopra una ſtatua di porfido rap- preſentante la Giuſtizia di mano di Romolo del Tadda di caſa Ferrucci in memoria, come ſi crede da molti, dell'avere il mentovato Granduca ricevuta in queſto luogo la nuova della preſa di Siena. Diceſi, che foſſe l'ultima Colonna levata dalle Terme Antoniane, e do- nata al Granduca Coſimo I. da Pio IV. Dirim- petto alla Colonna appariſce di vaga viſta il

Tadda

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col diſe- gno di Baccio d'Agnolo; dopo del quale dall' altra parte vi è la Chieſa de' Monaci Valom- broſani, chiamata

SANTA TRINITA, diſegno di Gio. Piſano, fabbricata circa al 1250., e la facciata ſatta da Bernardo Buontalenti nel 1595. Nel mezzo ſulla porta maggiore evvi un baſſo rilievo rap- preſentante la Santiſſima Trinità, ed allato alla porta laterale a mano ſiniſtra S. Aleſſio in una nicchia, opere di Giovanni Caccini. Entrando per la porta maggiore trovaſi a mano deſtra effigiato da Tommaſo da San Friano S. Dioniſio Areopagita, che medita la Riſurrezione di Criſto, con adornamenti di marmi lavorati con ſomma maeſtrìa da Benedetto da Rovezzano. Nella prima Cappella della navata evvi un Cro- cifiſſo antico, creduto dei Bianchi. Nella ſccon- da ſi vede effigiato S. Gio. Batiſta predicante alle turbe, opera di F. Francefco Curradi. Nella terza è del Paſſignano il Criſto morto retto dall'Eterno Padre, ed a baſſo ſono S. Luca, S. Gio. Battiſta, ed altri Santi. Nell'altre due ſeguenti Cappelle in una vi è una Tavola an- tica di D. Lorenzo Monaco Camaldolenſe, con una SS. Annunziata, e nell'ultima vedeſi una Madonna con i SS. Benedetto, e Bernardo della Scuola di Andrea del Sarto. Segue la Sagreſtìa, dentro la quale vi ſono varj quadri antichi degni di molta ſtima, trai quali all'Al- tare la Naſcita di Gesù Bambino, che è tra le più ſingolari opere del Ghirlandajo; e ſopra a queſta nella parete rimiraſi l'adorazione dei Magi di mano di Gentile da Fabriano, come ſtà ivi ſcritto; e dalla parte oppoſta all'ingreſſo della Sagreſtia una Madonna dipinta da Cima- bue. Altra Tavola con Gesù, Maria, e i SS. Girolamo, e Zanobi, opera di Mariotto Albertinelli; una Pietà del Beato Gio. Ange- lico; una Trinità con S. Benedetto, e S. Gio. Gualberto di Aleſſio Baldovinetti; ed alcuni altri Santi Vallombroſani dipinti da Piero Dan- dini; preſſo la porta di eſſa in Chieſa ſtà appeſa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella quale dipinſe una Pietà. Ne ſegue poi la Cappella dei Saſſetti dipinta a freſco dal predetto Ghir- landajo, con diverſi fatti della Vita di S. Fran- ceſco d'Aſſiſi; e la Pietà di marmo ſull'Altare è lavoro moderno di Vittorio Barbieri. Ap- preſſo è la Cappella di S. Gio. Gualberto alle pareti della quale ſono due Tavole, ove è in una S. Pietro Igneo che paſſa per il fuoco, opera di Taddeo Mazza, nell'altra Domenico Peſtrini da Piſtoja colorì la moltiplicazione del Pane, e Vino fatta da S. Gio. Gualberto; la Concezione in un quadretto ſopra l'Altare è d'Ignazio Hugford, ſupplendo per Tavola un bel Tabernacolo in cui ſi conſerva una Maſcella del Santo. Contigua a queſta Cappella è l'Altar maggiore ſopra il quale ſi venera l'Immagine del Crocifiſſo, che chinò la teſta a S. Gio. Gualberto, collocata maeſtoſamente col diſegno dell'Altare di Ferdinando Tacca, il Preſbiterio fu diſegnato dal Buontalenti aſſai vago, e con gran giudizio, con due ſcalette in due nicchie, che l'occhio da sì ingegnoſo lavoro reſta am- mirato. Paſſando all'altra parte trovaſi la Cap- pella degli Uſimbardi tutta incroſtata di marmi carrareſi, e pregiatiſſime pietre di diverſi colori, con due ſepolcri di diaſpro nero, ſopra del quali ſon ritratti al naturale due Veſcovi di quella Famiglia lavorati da Felice Palma, cioè Pietto Veſcovo d'Arezzo, e Uſimbardo Ve- ſcovo di Colle. Nell'Altare in una nicchia di diaſpro nero vedeſi un Crocifiſſo di bronzo del ſopraddetto Palma. Sono di grande ſtima le due Tavole nelle pareti, il S. Pietro naufra- gante è eccellentiſſimo lavoro di Criſtoſano Allori; l'altra quando riceve le Chiavi da Criſto, fu colorita da Jacopo da Empoli. Le Lunette a freſco ſopra di eſſe ſono di Giovanni da S. Gio- vanni, e la tribuna è di Fabbrizio Boſchi. Il Paliotto dell'Altare ove è eſpreſſo in alto ti- lievo di bronzo il Martirio di S. Lorenzo è opera di Tiziano Aſpetti Padovano. Al proſſi- mo Altare è una Pietà di Giuſeppe Perini, di cui lateralmente è il quadro di S. Geltrude, di faccia al quale S. Ildefonſo, che riceve una Pianeta dalle mani di Maria Vergine, lavoro di Ignazio Hugford. Segue la Cappellina dipinta a freſco da Bernardino Poccetti, con varj fatti di S. Gio. Gualberto. Rientrando nella navata la prima Tavola di S. Umiltà è del Perini, la ſeconda di Lorenzo Bicci. La terza ove è effi- giato lo Spoſalizio di S. Caterina, è una copia di D. Aleſſandro Davanzati, da Paolo Vero- neſe, ed in queſta Cappella è da notarſi il Se- polcro di Giuliano Davanzati. Nella quarta, da una banda il portar della Croce è del Vi- gnali, dall'altra l'orazione all'Orto è del Roſ- ſelli. Alla ſeguente Cappella ornata di marmi e colonne è la Nunziata dell'Empoli, le due ſtatue rappreſentanti la Pace, e la Manſuetu- dine, ſono di Giovanni Caccini, la morte di Sant'Aleſſio è di Coſimo Gamberucci, ed il Martirio di Santa Lucia è di Pompeo Caccini; la Cupola di Bernardino Poccetti è così bella che più non ſi può deſiderare. Fra le due Porte la ſtatua di S. Maddalena, fu principiata da Deſiderio da Settignano, e terminata da Benedetto da Maiano. Di quì ſortendo ſi potrà vedere la vicina

dall'

preſſo

gan-

Mar-

CHIESA DE' SANTI APOSTOLI, una delle più antiche di Firenze, nella quale entrando ſi trova a mano deſtra nella prima Cappella la Tavola di mano del Gamberucci, rappreſen- tante S. Martino, che diſpenſa limoſine. Nella ſeconda il Cav. Roncalli dalle Pomarance vi ha dipinto S. Pietro, che alla porta del Tempio riſana lo ſtorpiato. Alla terza vi è la celebre Tavola della Concezione, opera di Giorgio Vaſari. Nella ſeguente vi è un antico quadro rappreſentante la Santiſſima Nunziata. Paſſata la quinta Cappella di S. Antonio Abate trovaſi il depoſito di Oddo degli Altoviti, ammirabile per la finezza de' ſogliami, feſtoni, e rilievi in marmo, opera di Benedetto da Rovezzano, e quindi la Sagreſtia, e l'altare appreſſo ov'è una antichiſſima Immagine di Maria; ne viene la Cappella maggiore rinnovata col diſegno di Gio. Antonio Doſio. I due buſti laterali in marmo, che uno rappreſenta Carlo Magno, e l'altro l'Arciveſcovo Antonio Altoviti, ſono di Giovanni Caccini. Seguita dopo queſta la Cappella degli Acciaioli dove ſono lavori aſſai belli di Luca della Robbia. Dopo a queſta, e un altro altare appreſſo, trovaſi cinque Cappelle sfondate, nella prima vi è dipinto da Tommaſo da S. Friano la Natività di Criſto, nella ſeconda vi è di Stefano Marucelli S. Michel Arcangelo quando abbatte Lucifero. Ne ſuccede la Cap- pella di S. Franceſco di Sales, ove ſi ammira il Santo Veſcovo da belliſſime figure d'Angeli inalzato alla Gloria, opera del celebre Anton Domenico Gabbiani. Appreſſo alla quale ve- deſi un Crocifiſſo che eſiſteva nella ſoppreſſa Chieſa di S. Biagio, e nell'ultima è un San Bartolommeo. Accanto a queſta Chieſa ſi trova il

di

PALAZZO già della Famiglia Borgherini, ora del Turco Roſſelli, che è diſegno di Baccio d'Agnolo, e nella Sala vi è un Cammino di pietra ſerena di gran mole, lavorato a baſſi- rilievi d'eſquiſito lavoro da Benedetto da Ro- vezzano. Dipoi paſſato il Palazzo degli Ac- ciaioli, che corriſponde con buona facciata ſull'Arno, voltando a mano ſiniſtra ſi giunge alla

LOGGIA di Mercato nuovo fatta fabbricare dal Granduca Coſimo I. l'anno 1548. per co- modo di trattare i negozj della Seta, con di- ſegno di Bernardo Taſſo, in uno dei lati della quale ſopra la ſcalinata, ſi vede lavorato in bronzo un Cinghiale, che verſa acqua per comodo pubblico, opera di Pietro Tacca, tratta dall'antico sì celebre della Gallerìa. So- pra queſta Loggia in alcuni Stanzoni vi ſi con- ſervano tutti gl'inſtrumenti originali che reſtano duplicati nei Protocolli de' Notari eſiſtenti nell' Archivio Pubblico. All'intorno, e vicinanza di eſſa Loggia vi ſono le Botteghe, che ſervono alle manifatture e traffico delle Sete; e quì vi- cino eſiſte il Monte Comune, e il Magiſtrato della Comunità di Firenze. Seguitando il cam- mino per la Via detta Calimala ſi arriva al

quale

MERCATO VECCHIO, che per iſcherzo chia- maſi il Giardino di Firenze, atteſe le molte de- lizie, che in abbondanza vi ſi trovano, e delle quali la Città noſtra al pari d'ogni altra è co- pioſa. Quivi ſi vedeva ſopra una Colonna di granito una ſtatua di pietra di mano di Donatello, rappreſentante la Dovizia; ma eſſendo dive- nuta aſſai lacera dal rempo vi è ſtata collocata altra ſtatua ſimile, ſcolpita da Gio. Batiſta Fog- gini; quì oltre è una Loggia deſtinata alla vendita del peſce, fatta quivi fabbricare dal Granduca Coſimo I., e dipoi modernamente accreſciuta. Beſtano quivi appreſſo le abita- zioni degli Ebrei dette il

GHETTO, ove per avanti era un infame po- ſtribolo, di cui fanno menzione gli Scrittori citati dal Baldinucci nella Vita del Buontalenti. Queſto Ghetto è ſtato ampliato con abitazioni aſſai comode. E ripigliando il cammino a Po- nente per il Corſo de' Barberi è da oſſervarſi un Satiretto di bronzo di Gio. Bologna al Canto de' Diavoli, e dipoi ſi giunge al

ſtri-

PALAZZO del Duca Strozzi fatto fabbricare da Filippo Strozzi nel 1489., con ſomma ma- gnificenza. Il primo diſegno di queſta fabbrica fu dato da Benedetto da Majano, ſebbene poi proſeguito dal Cronaca, il quale nella parte interiore mutò ordine di architettura, avve- gnachè per di ſuori Toſcano, con bozze di pietra forte, di grandezza non ordinaria, per di dentro ſia dorico e corintio, come ſi vede nel Cortile. Rimane queſto Palazzo da ogni parte iſolato, ed ha nella ſommità un corni- cione di raro artifizio. Dalla parte oppoſta a ſiniſtra è oſſervabile alla metà della ſtrada la facciata di altro Palazzetto del medeſimo Duca Strozzi, diſegno di Gherardo Silvani. E ſopra la Porta della Caſa Uguccioni, ivi accanto vi è un Buſto del Granduca Franceſco I. de' Me- dici ſcolpito da Gio. Bologna. Quivi ap- preſſo è il

CANTO DE' TORNAQUINCI dov'è la Loggia di eſſa antica Famiglia, diſegno del Cigoli, anneſſa al Palazzo fatto fabbricare da Gio. Tor- nabuoni col diſegno di Michelozzo Miche- lozzi, ora dei Marcheſi Corſi dai quali fu eſſa Loggia reſtaurata, nel qual Palazzo vi è un'am- pia Gallerìa, che gli aggiunge comodo e bel- lezza con eccellenti Quadri; in faccia al quale ſi trova quello de' Viviani, dopo quello dei Giacomini, la cui architettura è opera di Gio. Antonio Doſi aſſai ſingolare; quello del Mar- cheſe Albergotti dipinto in gran parte da Dia- cinto Fabbroni, quello degli Antinori, quello de' Paſquali con più altri dai quali è circondata la Chieſa di

an-

S. MICHELE BERTELDI, detta degli Antinori, dove già abitavano i ſoppreſſi Padri Teatini, Chieſa Parrocchiale ufiziata ora da' Preti Se- colari, chiamata comunemente S. Gaetano, fatta da' ſondamenti reſtaurare dal Cardinal Decano Gio. Carlo de' Medici, col diſegno di Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo e Pier Franceſco Silvani. Queſta ſi può anno- verare tra le più vaghe, e più adorne della noſtra Città. Ed in vero ha la facciata di pietre forti, e così nobile, e leggiadro è il ſuo di- ſegno e lavoro, che non può vederſi coſa nè meglio inteſa, nè più finita di quella. Sonovi quattro belliſſime ſtatue di marmo, una delle quali ſopra la porta, è di Baldaſſar Bermoſel Fiammingo, del quale è ancora il San Gaetano nella deſtra nicchia, nell'altra il S. Andrea Avellino è opera dell'Andreozzi. Maggiori però, e di vaga apparenza ſono gl'interiori ornamenti, imperciocchè diviſati con architet- tura d'ordine compoſito, ed arricchiti di pietre ſerene, lavorate con ſingolar pulitezza: Oſſer- veremo primieramente. le Cappelle tutte in- croſtare di marmi, e adorne di belle pitture a freſco, e di Tavole molto ſtimate. Nella prima all'entrare a man deſtra, vedremo la Tavola del martirio dell'Apoſtolo S. Andrea, di mano di Antonio Ruggieri. La ſeconda, dov'è di- pinto l'Arcangiolo S. Michele, e i due quadri delle pareti ſono del Vignali, e la volta è di- pinta con molto artifizio dal Colonna; e nella terza Matteo Roſſelli dipinſe S. Gaetano, ed un Beato ſuo Compagno. Accanto a queſta Cappella è il Sepolcro, coll'Iſcrizione, e ritratto dell'Avvocato Agoſtino Coltellini Fon- datore della celebre Accademia degli Apatiſti. In faccia poi della Croce, di mano d'Ottavio Vannini è dipinta l'adorazione de' Magi, e alla Cappella che ſegue, viè del detto Roſſelli una Tavola della Natività di Noſtro Signore. L'Altar maggiore, poſto nella Tribuna di mezzo, tralle altre coſe di pregio, ha un ric- chiſſimo Ciborio d'argento, opera di Benedetto Petrucci. Bello ancora, e grandemente ſtimato è il Criſto di bronzo, di mano di Franceſco Suſini, e vaga viſta rende la Cupola della Tri- buna, dipinta dal Padre Galletti Teatino che ha pur dipinta tutta la volta della detta Chieſa. Seguitando dall'altra mano, nella Cappella vi- cina all'Altar maggiore, vi è una Tavola di S. Elena dipinta dal mentovato Roſſelli, e in faccia alla Croce, un altra ſimile del Biliverti di gran bellezza. Nell'altra Cappella di S. An- drea Avellino colorì la Tavola rappreſentante il detto Santo in atto di eſſer colpito dall'ac- cidente apopletico, Ignazio Hugford. Nella Cappella di mezzo, Pietro da Cortona dipinſe la Tavola del Martirio di S. Lorenzo. Nell' ultima vi è una Concezione con varj Santi genufleſſi di mano di Diacinto Fabbroni. Ador- nano ancor queſta Chieſa quattordici Statue di marmo, che dodici rappreſentano gli Apoſtoli, con altrettanti baſſirilievi a piè di quelle, eſpri- menti il loro martirio. Le ſtatue di S. Pietro, e Paolo ſono di Gio. Battiſta Foggini, ſei ſono del Novelli, e le altre del Caccini, Piamon- tini, Fortini, Pettiroſſi, Cateni, e Baratta. Camminando poi verſo il Canto de' Carneſec- chi, ſi ritrovano a man ſiniſtra i Palazzi del Cav. Venturi diſegno del Buontalenti, ove è una ſala nobilmente dipinta da Bernardino Poc- cetti; e quello detto del Mandragone celebre per il primo abboccamento quivi ſeguito del Gran Duca Franceſco I. con la Bianca Cap- pello che poi divenne ſua moglie; e a deſtra troveremo la Chieſa di

Fiam-

Pe-

Q cetti;

SANTA MARIA MAGGIORE dei Carmelitani della Congregazione di Mantova, dove in primo luogo a mano deſtra è da ſtimarſi la Tavola di mano del Cigoli, nella quale è dipinto Sant'Alberto Carmelitano in atto di liberare dal naufragio uno, che già pericolava nell'acqua; ed anco quella del Pugliani, che rappreſenta la Maddalena Penitente in atto di ricevere nella ſua grotta da S. Maſſimino la Comunione. Segue il martirio di San Biagio d'Ottavio Vannini, ed i laterali ſono d'An- tonio Giuſti. Degna di lode è la Cappella de' Carneſecchi, la volta della quale fu di- pinta da Bernardino Poccetti, e le due ſtatue di marmo di S. Bartolommeo, e S. Zanobi furono lavorate dal Caccini; La Tavola di S. Franceſco in atto di ricever le Stimate è delle bell'opere di Piero Dandini. Nella quinta Cappella adoraſi un Crocifiſſo di rilievo con alcuni Santi. La pittura a freſco nella Volta è di Giuſeppe Romei. Paſſato l'Altar maggiore, la più proſſima è la Cappella che è deſtinata per il Santiſſimo Sagramento, al- lato alla quale è la Cappella degli Orlandini, nella volta della quale il Volterrano maravi- glioſamente rappreſentò il Ratto di Elia, con belliſſime figure, tramezzate da ſtucchi dorati; La Tavola dell'Altare della Madonna è del Biliverti. Ragguardevoli ancora ſono le due Tavole, che appreſſo ſeguono, quella di Santa Maria Maddalena de' Pazzi di mano d'Onorio Marinari, e l'altra di San Franceſco e Sacra Famiglia dipinta da Matteo Roſſelli, ſopra le quali Vincenzio Meucci dipinſe li due sfondi che vi ſi veggono. Degna di grande ſtima è la Tavola del Paſſignano, ove ha rappreſen- tata la venuta dello Spirito Santo. Una ſin- golar memoria era già in queſta Chieſa, oggi perita, cioè il Monumento ſtato fatto a Sal- vino di Armato degli Armati nel 1317, collo ſpecitico titolo d'inventore degli Occhiali. Nel Chioſtro del Convento ſi vede in un can- to, una delle quattro Colonne che reggevano il Sepolcro di Ser Brunetto Latini maeſtro di Dante, la quale ha l'Iſcrizione che lo di- moſtra chiaramente. Preſſo queſta Chieſa vi è il

lato

PALAZZO, già de' Gondi, paſſato dipoi ne' Corſini Orlandini, ed oggi nella Famiglia del Beccuto Orlandini, ſtato modernamente ac- creſciuto, e ridotto alla forma, che di pre- ſente ſi vede. Per di dentro è così nobilmente adornato, e di comode abitazioni arricchito, che può con ragione uguagliarſi ai più ſplen- didi Palazzi di queſta Città. La Sala nella vol- ta, e nelle pareti è dipinta per mano di Pie- tro Dandini, Gherardini, e Gabbiani, ed altri Profeſſori più accreditati hanno dipinto l'altre ſtanze contigue, che adornate di ſtucchi, e di prezioſi arredi, rieſcono vaghe oltremodo. Sulla Piazza di eſſa Chieſa di Santa Maria Maggiore è ſituato il

Q 2 ador-

PALAZZO Strozzi, oggi de' Martini. Sul Canto della Fabbrica ove era il Seminario vi è una Teſta di un Salvatore di mano del Caccini. Non lontano da queſto è il Palazzo de' Marcheſi Malaſpina, modernamente abbellito con buon diſegno, quelli del Balì Martelli, del Cav. Ambra, e dipoi a Piazza Madonna quello degli Aldobrandini tutti ripieni di ottimi lavori di Pitture. e ſculture. Quivi vicino rimiraſi il Giardino, e Palazzo de' Gaddi ricchiſſimo di ſtatue ſingolari, di pitture, medaglie, e altre antichità; Dipoi prendendo la ſtrada a man deſtra in Via dell'Amore oſſerveremo la Caſa fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi il Grande Re di Francia da Vincenzio Viviani primo Mattematico del Granduca Co- ſimo III ultimo Scolare del Galileo. Nella facciata di queſta Caſa, eretta col diſegno del Senator Gio. Batiſta Nelli il vecchio, alla qual Famiglia appartiene, con raro eſempio, ed in ſegno evidente d'Uomo grato al Maeſtro, ed a generoſi Benefattori, vedremo ſopra la porta maggiore eſpoſta al pubblico la viva effigie di bronzo in rilievo, gettata da Gio. Ba- tiſta Foggini di queſt'immortale Eroe Fio- rentino, e dall'eſpreſſo ne' Cartelloni laterali, nei quali ci viene indicato parte delle notizie de' di lui ammirandi ritrovati

In queſta Caſa vi abita il vivente Sig. Senatore Cav. Gio. Batiſta Nelli Figlio del ſopradetto, il quale poſſiede tutti gli Scritti del Galileo, e una ſcelta Librerìa di materie Architettoniche, d'Iſtoria, e Belle Lettere.

. Soddisfattici d'aver veduto una memoria sì bella, entrando ſulla Piazza Vecchia di Santa Maria Novella oſſerveremo a man deſtra il

Se-

PALAZZO de' Cerretani, dove è ſtata fabbri- cata una Galleria di antiche Statue; e dipinta vagamente da Vincenzio Meucci, ed è anche ricca di inſigni pitture de'più eccellenti mae- ſtri poſſeduta in oggi dalla Marcheſa Caſſan- dra Capponi ſuperſtite di tal Famiglia. E vol- gendo dipoi per la via di Gualfonda, è quivi da vederſi la Getterìa delle Campane, e altri lavori di bronzo del Sig. Moreni; come pure lo Studio di Pittura del Sig. Vincenzio Gotti, quivi vicino ripieno di belle, e rare pitture, de le quali ne fu ſtampato un Catalogo, e di- poi quaſi in fine a detta Via è da oſſervatſi il

CASINO dei Marcheſi Riccardi in Valfon- da, pieno di Statue antiche e moderne, e di pitture eccellenti, tra le quali nella Cappella è la volta a freſco del Volterrano, con un Giardino molto vaſto, e delizioſo, in cui ſi vede la ſtatua di Papa Bonifazio VIII., che prima era nella facciata del Duomo, eretta da' Fiorentini per la benevolenza che queſto Pontefice avea dimoſtrata alla loro Nazione. Uſcendo dal Caſino del Marcheſe Riccardi, e voltando in Via Nuova, ſi vede alla metà di eſſa un Tabernacolo con pittura di Giovanni da S. Giovanni. E quì reſta terminato a ve- derſi il Quartiere S. Maria Novella.

lo

QUARTIERE S. SPIRITO.

SANTO SPIRITO, fabbricato col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco; l'architettura di queſto gran Tempio d'ordine corintio è con ſomma perfezione condotta. La ſua lunghezza a cento ſeſſanta braccia ſi ſtende e la larghezza a cinquantaquattro, e la crociata a braccia 98. Vien diviſo in tre navate, ripartite da belliſſime colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo, ſo- pra le quali l'architrave, il fregio e il corni- cione dappertutto nobilmente ricorrono. Con buona ordinanza diſpoſte 38. Cappelle ſi veg- gono, e adornate di belliſſime Tavole. A man deſtra vi è una antica Tavola rappreſentante l'Aſſunzione di Maria, con Adamo ſteſo in terra ſopra la vanga allato a un Fico, che credeſi di un bravo allievo del Francabigio; dopo a queſta evvi un ammirabile copia in marmo del Gesù morto in grembo alla Madre, di Michelagnolo, che ſtà in S. Pietro di Roma, e che fece Nanni di Baccio Bigio ſuo Diſce- polo, in modo che tanto è il veder queſta che l'originale. Ne viene l'Altare di S. Nic- cola la di cui figura in legno ſi dice del Sanſovino, e ne' lati della Cappella vi ſon due Angioli di mano del Francabigio Appreſſo ne viene la Tavola dello Stradano, ove ha dipinto Criſto, che ſcaccia i Profanatori dal Tempio. La Ta- vola di S. Agoſtino e S. Monaca ſua Madre, che ne ſuccede è di Aleſſandro Gherardini. Quindi trovaſi di Domenico Paſſignani la lapi- dazione di S. Stefano. Nell'ultima Cappella di queſta navata vedeſi egregiamente ſcolpito in marmo l'Arcangelo Raffaello, e Tobia con bel finimento di paeſe, che è tutto lavoro del cele- bre Giovanni Baratta. Voltando nella traverſa a man deſtra, la ſeconda Tavola che ſi trova. è di Fra Filippo Lippi. Quindi paſſando il ricco Altare della Madonna della Cintola, e quello appreſſo, ove ſi conſerva il Crocifiſſo de' Bian- chi, trovaſi in altra Tavola di Fra Filippo, dipintavi la Vergine col Bambino, e S Cate- rina. Ne ſeguita l'apparizione della Vergine a S. Bernardo, che vi fu lavorata da Pietro Pe- rugino, ma trasferito l'originale in Caſa Cap- poni da S. Fridiano, vi ſi vede una perfettiſſima copia, che ingannerebbe chiunque, fatta per mano di Felice Ripoſo, da cui pur ſon fatti dai lati S. Franceſco, e S. Antonio da Padova. Inoltre vengono due Cappelle, che in una dipinſe il Sagreſtani lo Spoſalizio della Ma- donna, e l'altra Gaetano Gabbiani il S. Nic- colò, che reſuſcita i tre fanciulli ucciſi da un Oſte. Voltando poi dietro al Coro vi ſono altre otto Cappelle, nella prima è di Aurelio Lomi Piſano la viſita de' Magi con belle ſto- riette nel grado dell'Altare: E appreſſo vi è la Vergine con alcuni Santi di mano di Giotto, ove è ſepolto il celebre Letterato Piero Vettori; contigua a queſta viene una Tavola di una Ver- gine di Sandro Botticelli; appreſſo vedeſi la Tavola de' Martiri fatta con grande ſtudio da Aleſſandro Allori, di cui pure al ſeguente Altare è ammirabile quella dell'Adultera pre- ſentata a Criſto. Vien poi di mano del Vignali la Beata Chiara da Montefalco nell'atto di ri- cever la Comunione per mano di Noſtro Si- gnore; ne ſeguono altre due Cappelle, con piccole Tavole antiche credute di Sandro Bot- ticelli; e voltando all'altra Tribuna e paſſate le altre tre ſuſſeguenti Cappelle, è da oſſervarſi all'altar del Sacramento l'architettura, le pic- cole ſtatue, i baſſirilievj, tutto lavorato in marmo dal celebre Andrea Contucci da Monte San Savino; quindi dopo altre tre Cappelle trovaſi di mano di Benedetto del Ghirlandajo il portar della Croce, e la Trasfigurazione del Signore di Piero di Coſimo. E rientrando nella navata, alla prima Cappella ornata di prezioſimarmi, vedeſi la bella Tavola d'Agnolo Bronzino, ove ha figurata l'apparizione di Criſto alla Maddalena; e più oltre nella ſeconda trovavaſi di mano del Roſſo la Vergine, il San Baſtiano, ed altri Santi, l'originale di cui trasferito nel Palazzo Reale, fu quì poſta la bella copia, che ſi vede di mano del Petrucci. E paſſato l'Organo, di Ridolfo del Ghirlandajo è la Tavola di S. Anna, con la Vergine, e varj Santi; dopo la quale da Rutilio Manetti ſi trova effigiato S. Tommaſo da Villanuova, che diſpenſa limoſine ai Poveri: ne ſegue la Tavola del Beato Giovanni da S. Facondo del Cav. Naſini. Nella penultima Cappella è un eſattiſſima copia di Taddeo Landini del Criſto abbracciato alla Croce ſcolpito in marmo, il di cui originale, di mano di Michelagnolo Buonarroti ſta in Roma nella Chieſa della Mi- nerva; all'ultimo altare vi è la Reſurrezione di Criſto, che credeſi della Scuola del Francabi- gio, o di Piero di Coſimo. Che diremo poi della Cappella maggiore, quanto bella per l'architettura altrettanto per la materia ma- gnifica, e ricca? Reſta ella in mezzo della Tribuna, da ogni parte iſolata, ed ha la ſorma d'un piccolo Tempio, ergendoſi ſopra varie belliſſime colonne una cupoletta, ſotto la quale è ſituato l'Altare Iavorato di pietre dure, e prezioſe, commeſſe con ſingolare artifizio, come altresì il Ciborio dell'iſteſſo lavoro da Gio. Battiſta Cennini. Reſta dietro all'Altare il Coro di figura ottagona tutto di marmi car- rareſi e ornato di varie ſtatue di marmo ſeolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta queſt'opera, nella quale dalla Famiglia Michelozzi, che ne fu la fondatrice, grandiſſi- me ſomme furono impiegate. Dalla parte ſini- ſtra rimane la Sagreſtia con un bel ricetto avanti, fabbricata col diſegno del Cronaca, ed il ri- cetto è diſegno di Andrea Contucci di Monte- fanſovino, nella cui Sagreſtìa tra gli altri orna- menti vedremo una bella Tavola di Fra Filippo Lippi, dove dipinſe la Vergine col Figliuolo in collo, e con Angioli e Santi d'attorno. Un altra ſe ne trova di un S. Friacrio Fran- ceſe in atto di ſanare infermi di mano di Aleſ- ſandro Allori, con altra pittura a freſco dell' apparizione che ebbe S. Agoſtino ſulla riva del Mare, dell'Angiolo in forma di bambino, di Bernardino Poccetti. Ammiraſi il belliſſimo Campanile della Chieſa, condotto col modello di Baccio d'Agnolo: ſiccome i Chioſtri, ed il Convento, nel quale ſi trovano alcune pit- ture di pregio. Sortendo da queſto nobiliſſimo Tempio vedeſi ſul Canto di queſta Piazza il Pa- lazzo dei Marcheſi Guadagni, e volgendo a mano deſtra ſi arriva alla Chieſetta di

co-

man

ſen-

Cav.

menti

S CARLO già dei Padri Bernabiti, tutta va- gamente dipinta d'architettura dallo Stagi, lo sfondo della ſoffitta da Sigiſmondo Betti, e da Giuſeppe Zocchi la tribuna della Cappella maggiore, al di cui altare la Tavola rappre- ſentante S Carlo titolare di queſta Chieſa viene da Andrea Comodi. Quella a mano deſtra, en- trando, ove è effigiato S Giovanni Nepomu- ceno, è opera d'Ignazio Hugsſort, di cui pure sono li due medaglioni rappreſentanti il mar- tirio, e la morte di detto Santo, come ancor l'Angelo Cuſtode in un piccolo ovato ſul grado dell'Altare: in faccia a queſto Pietro Marche- sini ha dipinto il Beato Aleſſandro Sauli, e i due medaglioni ſono del predetto Giuſeppe Zocchi. Di quì paſſando avanti nella via più vicina, a man deſtra vi ſono i Palazzi degli An- tinori, del Roſſo, Baldovinetti, e quello dei Caſtelli, ora del Marcheſe Feroni ſtato aſſaiſ- ſimo accreſciuto di Fabbrica, e Giardino per avere in eſſo incorporato il ſoppreſſo Convento di S. Fridiano, e proſeguendo direttamente ſi trova la Chieſa delle Nobili Religioſe di

dell'

S. MONACA dell'Ordine di S. Agoſtino, al di cui Altare maggiore evvi una belliſ- ſima Tavola di Aleſſandro Gherardini rap- preſentante Maria Santiſſima che porge il Bam- bino Gesù alla detta Santa. Lo sfondo della volta è di mano dell'Ulivelli. Di quì proſe- guendo ſi trova la Chieſa dei Padri Carmelitani detta il

CARMINE. Queſto vaſtiſſimo Tempio che fu cominciato fino dei 30 Giugno 1268. era il più ricco di eccellenti Pitture che foſſe in queſta Città, sì a freſco ſulle pareti, che a olio nelle Tavole di ognuna delle Cappelle il quale per vie più abbellirlo e ricoprirne i cavalletti della Tettoja ſi riſolverono i Religioſi di farvi una ſuperba ſoffitta d'intaglio in legno con tre sfondi di Pittura, col Diſegno, e opera di Pietro Pertici Intagliatore, al qual lavoro vi fu poſto mano nel 1765. Er già quaſi il tutto terminato, e collocate le Pitture negli sfondi la- vorati da tre valenti Pittori, Ferretti, Ferri, e Burci, quando nella notte antecedente al dì 29. Gennajo 1771. fu con doloroſa perdita nello ſpazio di poche ore tutto diſtrutto dal fuoco

Chi deſideraſſe però la deſcrizione delle Tavole ec., che rendevano sì adorna queſta Chieſa, la troverà nel Borghini, nel Brocchi. nel P. Richa, e nella prima edizione di queſto Libro.

. Per tale deplorabile caſo non poco ſi sbigottirono quei Padri di queſta per loro non piccola diſgrazia, ſentita con ſomma ſenſibilità anco da tutta la Città, ma con tutto ciò ani- mati di vero zelo ſi riſolverono di dar di nuovo mano a queſta grandioſa fabbrica, di cui non erano reſtate ſe non le ſempliciſſime mura dan- neggiate ancora eſſe non poco dal fuoco, per la qual coſa di tre diſegni fatti per queſto ri- facimento fu preſcelto quello dell'Architetto Giuſeppe Ruggieri, onde dataſi quaſi ſubito mano all'opera, ne fu benedetta la prima pie- tra da Monſignor Arciveſcovo Incontri ne' 12. Luglio dell'iſteſs'anno 1771. avendone com- meſſo l'incarico per la coſtruzione materiale della Fabbrica a F. Giovacchino Pronti Laico Carmelitano di Rimini, il quale con ſomma ſollecitudine la conduſſe al ſuo compimento. Terminata che ſu queſta grandioſa Fabbrica furono preſcelti a dipingere la volta, e gli sfon- di della Crociata i due rinomati Pittori Dome- nico Stagi per l'Architettura, e Giuſeppe Ro- mei per le figure, il quale parimente dipinſe la Cupola effigiandovi i perſonaggi più glorioſi del vecchio, e nuovo Teſtamento, e nei tre sfondi laterali ſi vedono in quello del Coro il Profeta Elia rapito ſul carro di fuoco, in quello dalla parte di S Andrea, Maria che vela il capo a S. Maria Maddalena de' Pazzi, e nell' altro il Beato Angiolo Mazzinghi in gloria; e nello sfondo della gran navata della Chieſa l'Aſcenſione al Cielo del noſtro Sig. Gesù Criſto; Terminati tutti queſti lavori, e ripu- lita tutta la Chieſa in grado da poterſi ufiziare, fu ſolennemente conſacrata dal vivente Mon- ſignor Arciveſcovo Antonio Martini nella mat- tina de 15. Settembre 1782, e con ſommo contento di tutto il popolo ſu riaperta al pub- blico. E facendomi quindi a deſcrivere le Cap- pelle di eſſe che 10. ſe ne rimirano nella navata cinque per parte, principiando a deſtra dalla Porta maggiore oſſerveremo al primo Altar e un Crocifiſſo in luogo dell'altro miracoloſo, che perì nell'incendio, al ſecondo che è della Famiglia Martellini vedeſi di mano di Bernar- dino Monaldi i Funerali di S. Alberto Carme- litano; nel terzo appartenente a S A. R il Criſto in Croce con Maria, e la Maddalena ai piedi è opera di Giorgio Vaſari; Ne ſegue al quarto della Famiglia Fenzi la Viſitazione della Vergine a S Eliſabetta di mano di Au- relio Lomi; nel quinto della Famiglia Saſſi oſſervaſi una Pietà dipinta da Antonio Guidetti. Salendo nella crociata accanto alla Sagreſtia vedeſi la Cappella della SS. Vergine del Car- mine, appartenente già all'antica Famiglia Brancacci ora dei Marcheſi Riccardi, in cui ſi godono le belliſſime pitture rappreſentanti la Vita di S. Pietro Apoſtolo, di Maſolino da Panicale, di Maſaccio ſuo Diſcepolo, che vinſe di gran lunga il Maeſtro, e fu il primo che apriſſe la ſtrada alla buona maniera, e alla perfezione dell'Arte, ed eſſendo morto Maſaccio in età giovanile fu terminata da Fi- lippo Lippi figlio di Fra Filippo; dalle quali pitture hanno appreſa la perfezione dell'Arte i più ſublimi Maeſtri i quali ſtudiarono in que la Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra Bar- tolommeo di S. Marco, Michelagnolo Buonar- roti, Andrea del Sarto Raffaello da Urbino, e tanti altri rinomati Profeſſori, come leggeſi nel Vaſari ec. Nella Sagreſtìa che è corredata aſſai bene di Arredi Sacri vi è ſtata collocata ſopra la Porta per di dentro una Tavola rap- preſentante il Martirio dell'Apoſtolo S. Iacopo, di mano di Lorenzo Lippi, che per l'avanti eſiſteva nella Compagnìa di S. Iacopo del Nic- chio. Eſciti di eſſa ſi trova la Cappella della Famiglia Manetti lavorata a Stucchi dal Por- togalli, vedendoviſi la Tavola in cui è figurato il B. Buonagiunta Manetti; il S Gio. Battiſta in gloria nella cupolina, e i peducci è opera di Cipriano Lenſi, come pure ſono dell'iſteſſo i due quadri laterali a freſco, nei quali vedeſi la Predicazione, e Decollazione del Santo Pre- curſore. Paſlando al magnifico Altar maggiore circondato da un balauſtro, e tribuna, fu fatto ſenza riſparmio di ſpeſa coſtruire di finiſſimi marmi dal vivente Sig. Marcheſe Lorenzo Nic- colini con un gran Ciborio di marmi, pietre rare, e bronzi dorati con ſportello ove vedeſi eſpreſſo il Salvatore lavorato in Argento. Nel Coro è da oſſervarſi un belliſſimo Depoſito di marmo lavorato eccellentemente con finiſſimi intagli, e animali da Benedetto da Rovezzano che era deſtinato per Piero Soderini Gonfalo- niere perpetuo della Repubblica Fiorentina. Il diſegno dell'incaſſatura del nuovo Organo è dell'Architetto Giulio Mannajoni, eſeguito coll'intaglio di Pietro Pertici; la gran tela del medeſimo rappreſentante Maria Santiſſima in atto di dare il ſacro Abito a San Simone Stock alta braccia 14 fu dipinta dal ſopralodato Romei; l'Organo poi è dei migliori che ſieno in queſta Città, lavorato dal nobile. ed abi- liſſimo Sig. Alamanno Contucci di Montepul- ciano. Accanto all'Altar maggiore ne ſegue dall'altra parte la Cappella del SS. Crocifiſſo della Provvidenza già della Compagnìa di S. Alberto bianco, ora dei Sigg. Marcheſi Rinuccini, ove ſi conſerva la miracoloſa Ima- gine di detto SS. Crocifiſſo; La cupoletta con i peducci, e due ovati laterali fu dipinta da Agoſtino Roſſi rappreſentante S. Alberto in gloria; I due quadri laterali dipinti a olio, quello dell'Eſaltazione della Croce in Cornu Evangelii è di Geſualdo Ferri, e l'altro è di Gennaro Landi in cui copiò la famoſa Tavola di Gregorio Pagani, rappreſentante l'Inven- zione della Croce, che reſtò vittima dell'in- cendio. Ne ſegue ora la nobile, e magnifica Cappella della Caſa Corſini, ove era attual- mente il Corpo incorrotto di S. Andrea già Priore di queſto Convento, poi Veſcovo di Fieſole, e Antenato di sì illuſtre Proſapia, quale reſtò illeſo dall'incendio, tanto che la mattina durante il fuoco, pure ebbero campo i Religioſi di traslatarlo nel loro Convento; la qual Cappella, nonoſtante le altiſſime fiam- me, che vi furono, per il molto legname, oltre a due delle migliori Tavole di Chieſa che vi eran ripoſte, non reſtò tanto danneg- giata da non poterſi rimettere nella ſua pri- miera bellezza, come di preſente dalla detta Famiglia Corſini è ſtata riaccomodata, ed ab- bellita. Queſta fu condotta col diſegno di Pier Franceſco Silvani, tutta incroſtata di marmi bianchi di Carrara, e di miſti di Sera- vezza, con pilaſtri, fregi, e cornicione d'ar- chitettura compoſita. In faccia ſopra all'Alta- re, il quale rimane alquanto iſolato, è una Tavola di marmo bianco lavorata con grande eccellenza di alto rilievo da Gio Batiſta Fog- gini, ove è figurato il Santo fra le nuvole in atto d'eſſer rapito al Cielo da varj Angioletti. Sopra a queſta ſi vede Iddio Padre, parimente ſcolpito in marmo da Carlo Marcellini Scul- tore ingegnoſo, ed in mezzo all'Urna ove ſtà ripoſto il facro Corpo, un baſſorilievo d'ar- gento d'eccellente lavoro. Anche nelle due bande laterali ſono due Tavole di mano dello ſteſſo Foggini, in una è figurato il Santo di- ſceſo dal Cielo per aſſiſtere all'Eſercito Fio- rentino, quando nella battaglia d'Anghiari meſſe in fuga, e ſuperò quello di Filippo Vi- ſconti Duca di Milano, condotto da Niccolò Piccinino ſuo Generale: e nell'altra ſi rappre- ſenta quando nel celebrare la Meſſa gli com- parve la Santiſſima Vergine con grandiſſimo ſtuolo di Angioli, proferendo verſo il Santo quelle parole: Serous meus es tu, quia elegi te, & in te gloriabor La Cupola è tutta dipinta da Luca Giordano. Non paſſeremo ſotto ſilenzio le memorie, che quivi ſi tro- vano degli Uomini illuſtri di queſta Famiglia, e ſpecialmente de' due Principali, il primo Piero Corſini Veſcovo di Volterra, e poi di Firenze, e l'altro Neri Corſini Veſcovo d'Arezzo, Zio del Sommo Pontefice Cle- mente XII. Eſcendo da queſta Cappella a mano deſtra trovaſi quella della Comunione, di pro- prietà della Famiglia Buonaccorſi Perini (ove già eſiſtevano le Pitture dello Starnina eſprimenti la Vita di S. Girolamo). La Tavola che ora vi ſi vede rappreſentante la Depoſizione dalla Croce di Noſtro Signore è di mano di Gio. Domenico Ferretti; la cupolina ove è eſpreſſo il Re Melchiſedech in atto di offerire a Dio il Pane, e il Vino per la vittoria di Abramo, ſu dipinta dal ſopradetto Romei. Diſcendendo nella navata ſi trova la Cappella d'Iuspadro- nato de' Sigg. Scarlatti con la Tavola rappre- ſentante S. Maria Maddalena de' Pazzi in atto di ricevere il velo da Maria Santiſſima di mano di Giuſeppe Antonio Fabbrini. Nella ſeconda appartenente ai Sigg. Conti Gabellotti Gam- bereſchi di Faenza, e Baldovinetti di Firenze, vi è una Tavola di Gio. Maria Butteri, rap- preſentante il Centurione che chiede al Re- dentore la ſalute per il ſuo ſervo. Nella terza che è dei Sigg Marcheſi Arnaldi vi è eſpreſſa la Natività di Noſtro Signore dipinta da Fran- ceſco Gambacciani. Nella quarta che era della Compagnìa di S. Agneſe vi ſi vede un An- nunziazione di Maria di mano di Bernardino Poccetti. E nell'ultima il fu Dottor Gio. Franceſco Viligiardi a cui apparteneva, ci fece porre una Tavola rappreſentante l'Adora- zione dei Magi di mano del celebre Gre- gorio Pagani. Alla bellezza, e grandezza di queſta Chieſa corriſponde il Convento ca- paciſſimo di gran numero di Religioſi. Ha due Chioſtri molto ſpazioſi, in uno de' quali è di- pinta dal Bettini, e dall'Ulivelli la vita del gran Profeta Elìa, e di varj Santi Carmelitani; e nel ſecondo vi è una lunetta belliſſima del Poccetti, che rappreſenta il miracoloſo fuoco ſceſo dal Cielo per avvampare il Sacrifizio offerto da Elìa al vero Dio. Uſcendo da queſto Chioſtro ſi trovano accanto alla Chieſa le Scuole di S. Leopoldo, fatte fabbricare e mantenute dal noſtro Real Sovrano, dirette da varj Maeſtri Sacerdoti Secolari, i quali inſegnano nelle diverſe Scuole quivi eſiſtenti la Lingua Latina, Arimmetica ec., a gran numero di Giovinetti, che vi intervengono ſenza veruna ſpeſa. Trapaſſando la Piazza quaſi in faccia di eſſa a deſtra vi è il Palazzo Cap- poni che oltre a varie belle pitture ha un Mu- ſeo d'Iſtoria Naturale, e quivi appreſſo l'abi- tazione dei Soderini; e a ſiniſtra per il Borgo S. Frediano ſi trova ſubito la Chieſa di

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CESTELLO, E S. FREDIANO, ora Parrocchia ufiziata da' Preti Secolari (ſurrogata all'antica Chieſa di S. Frediano ſoppreſſa) ove già abita- vano i Monaci Ciſtercienſi; Queſta fu fabbri- cata col diſegno del Colonnello Cerruti di Roma. Tutte le Cappelle ſono decorate di ſtucchi dal Marcellini. Ed entrando dalla Porta principale, cominciando dalla prima a mano deſtra la S. Maria Maddalena de' Pazzi è opera di Giovanni Sagreſtani, e la cupoletta e l'altre figure che l'adornano ſono di Matteo Bonechi. La ſeconda è tutta di mano di An- tonio Puglieſchi, eſſendo ſtata quivi poſta la miracoloſa Imagine del SS. Crocifiſſo, detto dell'Abito, che eſiſteva nella ſoppreſſa Com- pagnia di tal nome vicina al Convento della Nonziatina: la terza ove è nella Tavola eſ- preſſa la Natività di Maria, con tutto il ri- manente, è vago e ben inteſo lavoro d'Aleſ- ſandro Gherardini. Il quadro in teſta alla crociata col martirio di San Pietro viene da Guido Reni. L'altro in faccia di S. Bernardo d'avanti a Maria Santiſſima è di mano di Fab- brizio Boſchi. La Tavola poi che è ſituata nel Coro con Maria, ed altri Santi è del Cav. Curradi. La Cupola è del Gubbiani, e i pe- ducci furono più anni dopo dipinti da Matteo Bonechi. Reſtano le altre tre Cappelle tor- nando verſo la porta, e principiando da quella della Comunione, quale è di S. Bernardo, che è nella Tavola celebrante all'Altare per la liberazione dell'Anime del Purgatorio con tutto il reſtante fu eſeguita da Pietro Dan- dini. Vaghiſſima poi è la ſeguente, tutta opera d'Antonio Franchi, ove ha eſpreſſo il Batte- ſimo di Criſto al Giordano: l'ultima Cappella è dipinta da Giovanni Ciabilli, nella quale rappreſentò all'altare il martirio di S. Ana- ſtaſio. Nel primo Chioſtro di queſto Mona- ſtero vi è eretta la ſtatua di S. Maria Mad- dalena de' Pazzi lavoro di Antonio Montauti, e di Giuſeppe Piamontini è quella di San Bernardo nel ſecondo Chioſtro. In queſto Convento abitavano già le Monache degli An- gioli, che in oggi ſono nel Monaſtero di Pinti, ed in queſto preſe l'Abito, viſſe e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cella tut- tavìa conſervata ſi tiene in gran venerazione. Queſto Monaſtero ſerve di preſente per uſo del Seminario Fiorentino, provviſto di ottimi Pre- cettori, e dotti Proſeſſori che la Filoſofia, il Giuſ Canonico, Teologìa, e altre ſacre Scienze inſegnano, non tanto ai Collegiali, quanto ad ogn'altro Eccleſiaſtico, che v'interviene. Sulla Piazza di queſta Chieſa fu dal Granduca Coſimo III. fatto fabbricare col diſegno di Giovambatiſta Foggini un

preſſa

ed

GRANAIO pubblico, edifizio in vero magni- fico, e comodo per un tal uſo; e quivi vicino vi ſono le Fornaci ove ſi lavorano diverſe manifatture di vetri; ripigliando per il Borgo ſi arriva alla Porta S. Frediano, fuori della quale ſull'Arno eſiſtono un numero grande di Barche, e Navicelli che traſportano per il Fiume ogni ſorte di Mercanzìe, Robe, e Per- ſone per Piſa, e Livorno. Prendendo dipoi o l'ultima ſtrada a mano ſiniſtra, o per le mura dentro la Città ſi trova il Monaſtero delle Religioſe di

S. FRANCESCO DI SALES chiamato il Con- ventino, nella di cui Chieſa aſſai moderna fatta con diſegno di Anton Maria Ferri, ſi vede all' Altar maggiore la Tavola del detto Santo di- pinta da Ignazio Hugford, e le due laterali ſono di mano di Giuſeppe Grifoni, in una rimiraſi un Crocifiſſo con S. Andrea Corſini, e S. Fran- ceſco di Sales, e nell'altra la Viſitazione di Maria Queſte Religioſe tengono con ſommo zelo in educazione molte Ragazze civili, e fanno ad altre diverſe Scuole di Ricamo, Cu- cito, ed altri lavori adattati alle reſpettive età, e capacità. Eſcendo da queſto luogo, e vol- gendo per la prima ſtrada a deſtra ſi trova la Chieſa di

pinta

S. SALVADORE detta di Camaldoli e volgar- mente dei Mendicanti, ſtato in antico queſto luogo Monaſtero dei Monaci Camaldoleſi i quali eſſendo Padroni di quaſi tutte le Caſe di quelle contrade, preſero il nome di Camaldoli. Dopo molte, e varie vicende di eſſo luogo, ſerve di preſente per diverſe Scuole di Ragazze per apprendervi l'Arte di teſſere Lana, Lino, ed altro; E ſeguitando in faccia per la diritta ſtrada laſciando la piccola Chieſa, e Convento delle Religioſe Carmelitane della Nunziatina, vol- gendo a deſtra ſi trova la Chieſa delle

CONVERTITE dove vi è di mano del Poccetti la Natività del Signore; la depoſizione della Croce, e un S. Michele Arcangiolo in Sagre- ſtìa; e il Crocifiſſo all'Altar maggiore è lavoro di Baldaſſar Vermoſſer Fiammingo. Dirimpetto a queſta Chieſa ſi trova quella delle Religioſe Franceſcane di

a que-

SANTA CHARA, dove fra l'altre vi ſono due Tavole di molta ſtima; Il Criſto morto è di Pietro Perugino opera delle più belle da eſſo fatte; e di Lorenzo di Credi è la Natività del Signore. Vago aſſai è l'Altar maggiore con due ſtatue di S. Franceſco, e S. Chiara di mano di Lionardo del Taſſo, e oltre ai marmi oſſervaſi ancora alcuni lavori in tutti tre gli Altari di terra della Robbia; lo ſfondo della volta è dipinto dal Ferretti. Proſeguendo la via verſo la Porta Romana ivi vicina è la Chieſa detta

LA CALZA Chieſa antichiſſima ſtata abitata prima da Religioſe Geroſolimitane, ed in ultimo tenuta dai Geſuati, quali ſoppreſſi, ſu ridotta Prebenda Abbaziale. In queſta Chieſa oltre la bella Tavola del Ghirlandajo di Maria circondata dagl'Angioli con S. Zanobi, e S. Giuſto, ſono un Criſto, ed una Pietà, con i Santi Gio. Battiſta, Girolamo, Gio. Colom- bini, e la Maddalena, opere eccellenti di Pietro Perugino, ſiccome un Orazione all'Orto dello ſteſſo, che dalla Chieſa è ſtata traſferita nel Coro dove è l'Ecce Homo di Santi Pacini, e una Vergine addolorata d'Ignazio Hugford, del quale ancora è la Tavolina di Gesù buon Paſtore, che ſtà all'Altare di una Cappella de' Preti, che ſanno gli Eſercizj Spirituali. Eſſendo l'antico Convento di preſente Caſa di Eſercizj dei Rev. Sacerdoti della Congregazione di Gesù Salvatore, è ſtato da eſſi con la detta Chieſa rimodernato, e rifatto quaſi dai ſonda- menti. Vedeſi nel Refettorio dipinto dal Ghe- rardini, Zocchi, Gricci, e Mannajoni, un Cenacolo a freſco di mano del Francabigio, molto ſtimato dagl'Intendenti. E prima di andare avanti per la ſtrada di Borgo, è da oſſervarſi in faccia alla Porta una ſingolariſſima opera di Giovanni da S. Giovanni, ove ha in una Femmina veſtita di Regio ammanto effigiata Firenze, con attorno altre femmine che ſim- boleggiano le Città Provinciali in atto di ren- der tributo alla loro Regina; pittura di pre- ſente con ſommo diſpiacere degl'Intendenti aſſai danneggiata, e guaſta. E proſeguendo il viaggio trovaſi la Chieſa Parrocchiale di

Pa-

S. PIERO IN GATTOLINO detta volgarmente Serumido, in cui di più pregiabile è un quadro affiſſo alla muraglia a mano deſtra della Tri- buna di una Crocifiſſione di mano del Paſſi- gnano; e ivi accanto la già Compagnìa ora Cappella del Santiſſimo ſu nel 1776. tutta dipinta a freſco per l'architettura da Domenico Stagi, e le ſigure da Pietro della Nave, nello sfondo ſi vede Maria Santiſſima, e S. Fran- ceſco d'Aſſiſi, e nelle pareti la Vigilanza, e le ſette Virtù. La Tavola di Maria di queſto Altare è di Aleſſandro Fei detto del Barbiere. Quivi vicino paſſato il Portone detto di An- nalena, trovaſi ſotto tal nome il

sfon-

NOBILE MONASTERO di Religioſe dell'Or- dine di S. Domenico, nella cui Chieſa, che fu reſtaurata col diſegno di Antonio Ferri nel 1701., vedeſi la ſoffitta arricchita di uno sfondo di mano di Anton Domenico Gab- biani, adorno d'architettura da Romualdo Botti, ed il piccolo sfondo, ſotto il Coro delle Monache, d'Antonio Puglieſchi, e la tribuna della Cappella maggiore di Pietro Dandini. Sono di pregio le Tavole degli Al- tari, fra le quali quella fatta da Fra Filippo Lippi della Natività di Criſto, con S. Ilarione che è il ritratto al naturale di Fra Ruberto Malateſti, fratello di Annalena. Di quì uſcendo, vicino a queſta Chieſa è un Oratorio antichiſ- ſimo detto dei Bini, e dicontro l'antica abita- zione già di queſta Nobile Famiglia nel quale di preſente ſi ammira una delle più vaſte raccol- te, uno dei più magnifici ſtabilimenti che deb- bono intieramente la fondazione ed il progreſſo alla Regia Munificenza del noſtro Real Sovrano, che merita ſpeciale oſſervazione quale è il

Mu-

MUSEO DI FISICA, E STORIA NATURALE. E' queſto un'ampio Palazzo, che in ſe rac- chiude quanto può deſiderare il Filoſofo con- templatore della natura: ivi egli trova il co- modo per eſaminare lo ſpettacolo intiero dell' Univerſo dal regolato corſo degli Aſtri più inſigni, fino alla organizzazione oſcura del più minuto inſetto. Una ſcelta Biblioteca ſegna, e conſerva i progreſſi dello ſpirito umano in queſto genere. Una vaſta collezione di ſtro- menti fiſici apre il campo a miſurare i feno- meni, e a diſcoprire le leggi della natura. Una ſerie immenſa di minerali, e di Eſſeri organici moſtra quali rapporti eſiſtano fra di loro; ed in fine un Laboratorio Chimico offre i neceſſarj comodi per tentarne l'analiſi, e conoſcerne gli elementi.

Tre ampie Sale appena comprendono i mol- tiplici ſtromenti relativi alla dimoſtrazione delle ſtatiche leggi: una Sala conſecutiva racchiude le macchine idroſtatiche; nella contigua ſono quelle, che appartengono alla Pneumatica; due ampliſſime Sale conſervano ogni varietà di elettrico apparecchio; in un altra ſono le coſe magnetiche; in un altra ſi vedono gli ottici ſtru- menti; una contien macchine, e modelli relativi alla Nautica; ed in un altra in fine, ſi vedono dei reſti di macchinette, e modelli antichi.

L'Of-

L'Oſſervatorio Aſtronomico è compoſto di varie ſtanze; la prima e quella ove tra gli Stru- menti fiſſi ſi diſtinguono un bel Settore di Aberra- zione, un grande Strumento per i paſſaggi al Me- ridiano, che è il maggiore che ſia ſtato fatto fino- ra, ed il modello di un Cerchio di dodici piedi di diametro, che ſi ſtà coſtruendo per tener luogo di Quadrante murale. Nella ſtanza degli ſtru- menti mobili, ove ſono Canocchiali, Tele- ſcopj, Macchine parallattiche ec., merita ſpe- cial menzione un ottimo Teleſcopio di Hershel, un Quarto di cerchio di 18. pollici di raggio, ed un Cerchio di quattro piedi e mezzo di dia- metro mobili per ogni verſo, e regolati per mez- zo di livelli. Sono come anneſſi all'Oſſervatorio una lunga ſtanza al primo piano del medeſimo parata di panno nero, e deſtinata alle delicate eſperienze relative alla luce; ed un'altra all' ultimo piano che vien deſtinata per ogni genere di Metereologica oſſervazione: E ſiccome lo ſtudio delle Meteore non può rieſcire intie- ramente fruttuoſo ſe non ſeguendone il cammino di momento in momento, così le macchine deſtinate a tal'uopo Igrometro, Barometro, Termometro, Anemometro, Hiometro ec, ſono tali che tutti da loro ſteſſi ed inceſſante- mente ſcriveranno gli andamenti dei ſenomeni dell'Atmosſera.

Tra

Tra gli ſtrumenti più utili compreſi nella ſurriferita collezione, meritano ſpeciale conſi- derazione alcune delicatiſſime Bilance di par- ticolar coſtruzione, le quali eſſendo caricate di ben cinquanta libbre per parte, ſono capaci d'indicar l'ecceſſo o il difetto di una millio- neſima parte di tal peſo; meritano pure di eſſer diſtinte tre grandi Macchine coſtruite per graduare anco in minutiſſime parti e colla mag- giore eſattezza il cerchio non meno che la linea retta, tanto sù i metalli, quanto ſul vetro iſteſſo, per mezzo di acutiſſime punte di dia- mante: tali Macchine, tali Bilance ſono in- ventato, e perfezionate dal celebre Direttore di tal Muſeo, il nobile Sig. Felice Fontana, alla cui cura fu affidata la formazione e dire- zione di sì grandioſo ſtabilimento.

Apre l'ingreſſo alla Storia Naturale una vaſtiſſima collezione di Anatomia dell'uomo eſeguita in cera dappreſſo alla natura, ed alle deſcrizioni dei migliori Autori, e che è com- preſa in ſedici Stanze, e due Gallerìe. In eſſa è una copioſa ſerie di tuttociò che con- cerne l'Oſtetricia, compreſovi le operazioni più difficili, come per eſempio la ſezione della ſinfiſi, e il parto ceſareo. Seguendo l'inco- minciato regno animale ſi entra in altra Gal- lerìa, che da un lato offre una ſerie i uccelli, dall'altra una di peſci preparati ciaſcuno ad imitazione del vivente, e corredati non ſolo del reſpettivo nome Linneano, ma di quello ancora, che offre la noſtra lingua. I quadru- pedi, unitamente ai groſſi peſci, e grandi vo- latili, ſono cuſtoditi in due più ampli ſtan- zoni (al primo piano): ſi entra in ſeguito in una ſtanza deſtinata ai Rettili; indi in altra, che comprende gl'Inſetti: ſi paſſa poi ad una nella quale ſono i Vermi gelatinoſi; poi in altra in cui ſono i Teſtacei; e finalmente in un'altra, che comprende una ſerie di Vermi Litofiti, con la qual termina il regno animale, e che dà adito ai due ſeguenti regni vegeta- bile, e minerale.

dall'

Una ſtanza in cui ſono raccolti i ſemi, fiori, foglie, radici, legni, gomme, reſine ec., apre l'ingreſſo al regno vegetabile compreſo in queſta, ed in altre due conſecutive, nelle quali ſi conſervano frutte perfettamente ſimili al vero, funghi, e piante graſſe, imitate con cera, perchè non poſſono prepararſi aſciugan- dole come ſogliono far delle altre piante i Bo- tanici: evvi inoltre un copioſo erbario di effet- tive piante aſciugate, e compreſſe tra fogli, decorate col reſpettivo nome Linneano, come ogni altra coſa coſtituente il Muſeo, e coll' anatomia eſattiſſima del proprio fiore.

Si

Si ſcende in ſeguito nel regno minerale a cui dà principio una grande ſtanza nella quale ſono ricchiſſime collezioni di Oro, Argento, Platina, e Rame: la conſecutiva comprende il Ferro, e le Piriti; lo Stagno, Piombo, e Mercurio ſono in quella che viene appreſſo; eſſendo poi in un altra diſpoſte le Piriti, e le ſoſtanze ſaline ed infiammabili, il tutto eti- chettato, e claſſato ſecondo il metodo di Cronſtedt.

Dai Minerali ſi paſſa ai Foſſili propriamente detti così, e ſi incomincia con le varie com- binazioni della Terra calcaria, poſte nella precedente ſtanza, a cui ne ſeguono due altre le quali comprendono le altre terre Barite, Magneſia, Argilla, Silicea, nei diverſi lor ſtati dal friabile e polveroſo a quello di du- riſſime pietre. L'altra contigua ſtanza racchiu- de le pietre prezioſe, e le gemme, ed anco le pietre compoſte, come Porfidi, Graniti ec.

Una ſtanza è aggiunta in appendice a tuttociò per racchiudere i Bezoarri, e le petrificazioni di piante, e di animali. Finalmente un'altra ſtanza in cui ſono effigiate alcune ſingolari moſtruoſità di vegetabili, chiude, per dir così, queſta vaſtiſſima collezione, più vaſta aſſai della eſteſa fabbrica, che la racchiude (trattandoſi di ſituarla in bella moſtra); quindi per neceſſità reſtano molti foſſili e minerali non ancor poſti in viſta, capaci di riempire parecchie ſtanze, e reſtano pure non poche preparazioni anato- miche, che attualmente ſi eſeguiſcono per render completo quell'utile ramo di cogni- zioni umane. Ma avvi inoltre aperto agli occhi degli Studioſi un Giardino, in cui ve- getano ben tremila piante, ed un ſalone nel quale ſono raccolti quaſi tutti i minerali To- ſcani; ed in altro luogo ſono chiuſe le pro- duzioni induſtrioſe degl'Iſolani del Mar Pa- cifico.

re-

L'acceſſo in queſto vaſto Repoſitorio è aperto indiſtintamente a tutti ogni mattina tolte le Feſte. Ivi il Filoſoſo ſpecola, e contempla; il Curioſo ritrova inaſpettate cognizioni dalla ſemplice oſſervazione, e l'Artefice vi ravviſa le ſpecie, le varietà dei corpi che poſſono eſſer'utili all'arte ſua, da lui non conoſciuti per l'avanti; e finalmente tutti in generale vi acquiſtano delle nuove idee, imparano a co- noſcere la natura, ed a viepiù ammirare il Creatore nella varietà immenſa delle produ- zioni. Uſcendo da queſto luogo, quivi vicino vi è la Chieſa delle Monache di

S. PIER MARTIRE detto S. Felice in Piazza, oſſervando prima la Colonna di marmo miſto di Seravezza, fatta erigere in queſto luogo dal Granduca Coſimo I., per ricordanza della Vit- toria ottenuta nella battaglia di Marciano. Que- ſta Chieſa è lunga braccia 90, e larga 25.; En- trati a man deſtra al ſecondo Altare vi è un San Rocco con S. Antonio, e S. Caterina di mano di Piero di Coſimo; dopo la Porta del fianco è da oſſervarſi la Tavola di S. Antonio Abate, che riſana alcuni inſermi, opera di Ottavio Vannini; e nel ſeguente vi è Maria con S. Domenico, S Pier Martire, e S Tommaſo d'Aquino di mano del Vignali. Quindi laſciate le tre Cap- pelle di fronte, in una delle quali è il depoſito del celebre Medico della Real Corte Giuſeppe del Papa, e ivi accanto è da ammirarſi la rariſ- ſima pittura a freſco di Giovanni da S. Giovan- ni, fatta a Giulio Parigi celebre Architetto; In queſta è dipinto S. Felice Prete in atto di ſoccorrere S. Maſſimo Veſcovo di Nola mo- ribondo per il freddo, e per la fame; con premergli in bocca un grappolo d'uva, mira- coloſamente trovato ſopra la neve. Accanto al detto Altare di mano del Ghirlandajo vedonſi effigiati varj Santi; e dipoi alla Cappella delle Monache vi è eſpreſſa Maria, S. Giacinto, e S. Pier martire di mano di Iacopo da Empoli. Seguitando verſo la porta, ſotto il Coro è degna di ſtima la Tavola di Salvator Roſa, nella quale ha figurato in tempo notturno Criſto ſull'onde del mare, che porge la mano a S. Pietro naufragante. In ultimo trovaſi il Martirio di S. Cecilia, la cui Tavola fu dipinta al proprio Altare da Iacopo Chiaviſtelli ec- cellente ancora nell'architettura, e che è quì ſepolto. Contiguo a queſta Cappella è di mano del Ticciati il Depoſito del celebre Pittore Antonio Domenico Gabbiani, ſiccome dalla parte oppoſta ſi vede ancora quello di Giu- ſeppe Piamontini Scultore di gran merito. E' ſe- polto in queſta Chieſa il rinomatiſſimo Pittore Giovanni da S. Giovanni, la di cui lapida ſi legge dalla parte oppoſta alla di lui opera; come pure Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro Pittori eccellenti. Proſeguendo il cam- mino è oſſervabile la bella ſtrada nominata via Maggio, ove ſono le abitazioni de' Guidi, Suarez, Ridolfi, D' Elci, Michelozzi, Firi- dolfi ec., e per l'altra Via a man deſtra ſi paſſa a vedere il grandioſo

S Gran-

Cri-

PALAZZO DI S. A. R., che è uno de' più fa- moſi edifizj, che ſi veggano in tutta l'Italia. Queſto maeſtoſo Edifizio venne incominciato col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco a ſpeſe di Luca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però è ſtato detto ſino al dì d'oggi de' Pitti, quantunque fino dal tempo del Granduca Co- ſimo I., e di Leonora di Toledo ſua moglie, che lo comprò, diveniſſe abitazione de' Gran- duchi Regnanti, ſtato dipoi aſſai accreſciuto dal Granduca Coſimo Il. nel 1619. Di queſto Edifizio adunque dovendo ragionare, difficil- mente ſi potrebbe in un breve riſtretto tutte le ſue parti deſcrivere, e ſpecialmente le Statue, e le Pitture inſigni, che l'adornano, e l'altre coſe di pregio, che vi ſi trovano. Primiera- mente la facciata di queſto Palazzo lunga brac- cia 250 in circa, ed alta a proporzione, è tutta incroſtata di bozze di pietre forti d'or- dine ruſtico, ma così ben diviſato, che vi ri- ſplende una maeſtoſa bellezza. Più vaga però rieſce in viſta la Loggia, ed il Cortile, fatto con diſegno dell'Ammannato, perchè mutato ordine della prima architettura, con tale avve- dutezza però, che non diſconveniſſe all'opera già cominciata, ſi vede il primo Appartamento di forma dorica, il ſecondo d'ordine jonico, ed il terzo di corintio, tutti e tre adornati di varie colonne, di belliſſimi ſregj, e di un ric- chiſſimo cornicione. In ſaccia poi del Cortile, vi è una grotta, dentro la quale ſi trova una Peſchiera di forma ovata con vari zampilli d'acque, le quali pare che ſcaturiſcano dalla terra al cenno di Mosè ivi rappreſentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la facciata due altre pile con ſue fontane vaga- mente intagliate; come altresì due grandi Statue di marmo, che una rappreſenta Paſqui- no, che ſoſtiene Aleſſandro; l'altra Ercole, che ha ſuperato Anteo, amendue di maniera Greca molto ſtimate. Vedeſi una Fonte ſopra la grotta al pari del primo piano di queſto Regio Palazzo, ed un gran Vivaio, nel quale ſcherzano alcuni Putti di marmo ſopra Cigni, e nel mezzo di eſſo una gran tazza, nella quale verſano in copia le acque da varie bande. Sono le Stanze dell'Appartamento Grandu- cale, e molte altre tutte adorne di ſtucchi dorati, e gran parte ſono dipinte di mano dei più rari, ed eccellenti Maeſtri, fra i quali principalmente s'annovera Pietro da Cortona, Ciro Ferri, Giovanni da S. Giovanni, il Vol- terrano, Bernardino Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed altri. Bene è vero però che ſe io voleſſi ad una ad una deſcrivere tutte le ſtanze, e l'infinite coſe di pregio, che vi ſi trovano e ſpecialmente per i vaghi e moltiſſi- mi adornamenti, e aggiunte ſtatevi fatte, e che attualmente ſi fanno dal Regnante noſtro Real Sovrano, non un breve racconto, ma un intiero volume ſi richiederebbe. Baſterà ſolo accennare, che i più ricchi prezioſi ad- dobbi, le più ſtimabili Pitture, che in qua- lunque gran Regia ſi poſſono deſiderare, quì ſi trovano in grandiſſima copia, come potrà meglio ocularmente conoſcerſi da chiunque per la ſcelta, e copioſa quantità di quadri dei più ſingolari, e più rinomati Autori. Dal Palazzo faremo paſſaggio al contiguo

S 2 che

men-

ſi tro-

GIARDINO DI BOBOLI, il più amplo, il più vago, e delizioſo di quanti ſiano in queſta no- ſtra Città, avvegnachè la magnificenza coll' amenità, e l'abbondanza coll'induſtria, nobil- mente in queſto luogo gareggiano. La ſua circonferenza ſino alle mura della Città per lungo tratto ſi ſtende, nella quale il colle, e il piano, il domeſtico, e il ſalvatico ſcherzano gentilmente. Egli è diviſato, come ſi vede, in boſchetti, in prati, in lunghi viali, e ſontane. Lo adornano moltiſſime Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori d ogni ſorte, e d'infinito piante d'agrumi, eſſendo ſtato abbellito, e che di continuo d'ordine del noſtro Sovrano và rendendoſi ſempre più dilettevole con nuo- ve fabbriche, viali, e ſtatue, con molte altre delizie che all'amenità del luogo richiedonſi. Vedeſi dunque in faccia alla gran porta che mette in eſſo dalla Piazza, in primo luogo una Grotta, fuori della quale le due ſtatue che ſi rimirano, che una un Apollo, e l'altra una Cerere ſono di mano di Baccio Bandi- nelli; nei quattro angoli di eſſa, col diſegno, ed invenzione del Buontalenti furono collo- cate quattro Statue di marmo di mano di Michelagnolo Buonarroti; ma però ſolamente abbozzate, le quali doveano ſervire per il ſe- polcro di Papa Giulio II e che dal Nipote di Michelagnolo furono donate al Granduca Franceſco. Vi ſono inoltre alcune ſtatue d'altri famoſi Maeſtri, che rendon più vaga la Grotta, che adornata di ſpugne lavorate in varie for- me, nella rozzezza di quei materiali dimoſtra una bellezza non ordinaria. Ha la volta tutta dipinta di mano di Bernardino Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre invenzioni, che in un medeſimo tempo reca terrore e diletto, avvegnachè quell'ingegnoſo Pittore, aiutato in parte da una naturale apertura, che reſta nella volta, finſe che la medeſima volta ſem- braſſe di rovinare, e che da quelle feſſure uſciſſero varj animali, i quali non dipinti, ma veri, e naturali raſſembrano. In faccia all'en- tratura di queſta Grotta vedonſi due belle ſtatue di un Paride che ha rapito Elena con una Troja ſotto ai piedi, opera di Vincenzio Roſſi, e in ſondo vi è una Femmina di mano di Gio. Bologna. Eſciti da queſta Grotta ſi ſale con breve cammino ad un vago Anfitea- tro, che riſponde di faccia al Palazzo cir- condato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale per i paſſati tempi, feſte magnifiche ſono ſtate rappreſentate. In faccia a queſto per un ampio ſtradone ſi ſale ad un altro belliſſimo Teatro avente un gran Vivaio nel mezzo tutto rimodernato ed abbellito al quale ſopra varj moſtri marini di marmo fatti da Stoldo Lorenzi, vedeſi un Nettuno di bronzo opera molto lodata dagl'Intendenti; E' da oſſervarſi alla metà del ſuddetto Stradone nel Viale che conduce alla Fortezza di Belvedere un Caſſeaus in forma di piccola Torretta, da cui con ſorprendente colpo d'occhio oſſer- vanſi le adiacenti vicine, e lontane Colline, e le Città di Prato, e Piſtoia: a ſiniſtra di eſſo Teatro ſalendo una ſcala vi è un Palazzetto con vago Giardino di Fiori ec., e dall'altra parte oppoſta ſi giunge in un vaſto Prato, e di quì per due lunghi viali tutti coperti di piante, e per un largo e ſpazioſo ſtradone ornatodi belle Statue, ſi giunge ad una Fontana iſo- lata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol coſa ſi può vedere. Sopra una Tazza di gra- nito larga dodici braccia per ogni verſo ca- vata da un ſolo pezzo, ſi vede una Statua di marmo Giganteſca figurata per l'Oceano, a piè della quale tre altre Statue a ſedere, ſignificanti i tre Fiumi, Gange, Nilo, ed Eufrate, che verſano gran copia d'acqua nella Tazza; da cui per ſotterranei condotti paſſa ad altre fonti, ed in varj ſcherzi per il Giardino ſi ſparge. Or queſta belliſſima opera fu dal celebre Giovanni Bologna condotta con tale eccellenza, che reſta in dubbio chi la vede ſe più debba lodarſi, o la rara inven- zione, o la maeſtrìa del lavoro, tanto l'una, che l'altra in perfetto grado s'ammirano. Dipoi ſi arriva in altro vaſto Prato abbellito di varie ſtatue, e due colonne di Granito Orientale, in fondo al quale vi è altra uſcita che reſta accanto alla Porta Romana. Sorten- do per qualunque porta del Giardino, tor- nati alla Piazza de' Pitti ſi trova la Via, e il

ed

nel

nella

PALAZZO de' Guicciardini, che include l'an- tica Abitazione, dove nacque San Filippo Benizj, del che è la memoria nella ſacciata, ed in appreſſo ſi giunge al

PALAZZO de Franceſchi, ora dei Dragomanni, fatto con diſegno di Anton Ferri, ornato di belle pitture; indi ſi arriva alla Chieſa di

S. FELICITA, ſulla di cui Piazza eſiſte una Colonna di granito, ſopra la quale vi è la ſtatua di S. Pier Martire, eretta quivi ad onor ſuo dall'antica Famiglia de' Roſſi nel Secolo XIII. per aver eſſo in Firenze colla ſua predicazione, ed eſempio fatto gran frutto, ed anco in ſegno delle vittorie avuteſi da' Cat- tolici contro gli Eretici Manichei. La detta ſtatua del S. Martire poſta in luogo dell'antica che vi era, quaſi disfatta dal tempo, è di mano di Antonio Montauti. Entrando nella Chieſa, rifatta modernamente col diſegno di Ferdinando Ruggieri nel 1736, troveremo a mano deſtra la Tavola della Cappella de' Cap- poni, di mano di Iacopo da Pontormo, che molto vi dipinſe, ed evvi un Ritratto ſomi- gliantiſſimo di San Carlo Borromeo d'eccel- lente pennello, collocato in un ornamento di pietre di gran pregio, fatto col diſegno del famoſo Vignola. Dopo di detta Cappella ſi vede l'antica Tavola di S. Felicita con li ſette Figliuoli martiri. Ne ſegue la Cappella di S. Gregorio Papa, dipinta da Ferdinando Vellani da Modena. Contiguo a queſta è l'Altare del Crocifiſſo ſcultura ſtimabile d'An- drea da Fieſole. La Cappella maggiore è l'iſteſſa già fatta col diſegno del Cigoli, che fu unita con la nuova fabbrica, ed è adorna con tre Tavole degne di ſtima, e ſpecial- mente quella della Naſcita di Criſto, che è opera di Gherardo Vanhonthourt Fiammingo, la Crocifiſſione è di Lorenzo Carletti, e la Reſurrezione di Antonio Tempeſti. Le pit- ture della volta, e pareti ſono di Michela- gnolo Cinganelli. Dopo queſto alla prima Cappella della crociata, è di mano di Pietro Dandini lo Spoſalizio della Madonna, e alla ſeconda Carlo Portelli dipinſe la Trinità con alcuni Santi, Tavola che ſtava a un piccolo Altare dell'antica Chieſa, poi da Ignazio Hugſord notabilmente da ogni parte ingran- dita. Appreſſo ſegue l'Altare della Comu- nione, nobilmente arricchito di marmi, e più dalla ſtimatiſſima Tavola del Volterrano, ove ha dipinto l'Aſſunzione di Maria, e genufleſſe S. Margherita da Cortona, e S. Maria Mad- dalena de' Pazzi, e in un pilaſtro vi è di Mo- ſaico un bel ritratto di Aleſſandro Barbadori, opera di Marcello Provenzale; dipoi nel Pre- sbiterio ſotto l'Organo ſi trova la Cappella di S. Berta de' Bardi con una Tavola di Vin- cenzio Dandini, che tenne il Gabbiani, al naturale per il volto della detta Santa mentre era allora ſuo Scolare e giovanetto. Belliſſi- ma poi è la Tavola di S. Luigi Rè di Fran- cia che ne ſuccede, opera di Simone. Pi- gnoni. Dopo la quale è di mano di Ignazio Hugſord quella dell'Arcangelo Raſſaello in atto di far render la viſta al buon Vecchio Tobia per mezzo del ſuo ſigliuolo. Vi è poi il Martirio di S Baſtiano di Fabbrizio Bo- ſchi. Si trova in ultimo la Cappella de' Ca- nigiani con Tavola, e pareti di mano di Ber- nardino Poccetti, la qual Cappella con l'al- tra dalla parte oppoſta reſtano ſotto al Co- retto di S. A. R., che dal Real Palazzo viene in alcuni tempi in Chieſa ad aſſiſtere alle Sa- cre Funzioni per via del corridore che reſta ſopra la Loggia di fuori, nella parete della quale a ſiniſtra vedeſi collocata la memoria di Arcangela Palladina celebre Pittrice, e Mu- ſica col di lei ritratto in marmo, Scultura di Agoſtino Bugiardini. E quella a mano deſtra del Cardinale de' Roſſi Nipote di Leone X., col di lui ritratto ed epigrafe ec. dopo aver oſſervate molte antichiſſime Iſcrizioni affiſſe nella parete entro il Cortile del Convento ritrovate ſottoterra nel rifacimento della Chieſa, proſeguendo per la Coſta, accanto al Palazzo del Marcheſe Tempi, trovaſi la

to-

Cap-

nar-

CASA del Cav. Menabuoni già Menabuoi, che fu nei Secoli addietro Monaſtero delle Monache di S. Felicita, ſotto il titolo di S. Maria Maddalena. Ivi ſi potrebbe vedere il di lui Muſeo. Quaſi tutta la ſerie delle coſe, che poſſiede fu raccolta da eſſo in Parigi, men- tre colà dimorava. Sulla porta ſi vede la teſta d'uno di quei Leoni, che erano ſopra il Portone di Palazzo Vecchio, e che ſecondo Matteo Villani, e Scipione Ammirato furono fatti l'anno 1353. Nel primo ingreſſo è collocata una numeroſa raccolta d'Iſcrizioni Gentileſche tanto Greche, che Latine, fra le quali una delle Tavole votive dedicate alla Dea Iſide. il Tempio della qual Divinità fu ritrovato dal Collettore di queſto Muſeo nello ſcavare i fondamenti per il nuovo Oratorio di S. Firenze.

col-

Vi ſono i due Leoni in marmo antichiſſimi, che ſoſtenevano l'architrave della porta dell'an- tica Chieſa di S. Firenze; e quelli della Chieſa di Santo Leo, che ſecondo il P. Richa, era con- ſuetudine ogni anno d'incoronargli di ghirlande d'oro nel giorno della feſta di S. Leone, quali ſoſtengono un ſacro geroglifico, cioè: due Colombe in atto di bere ad un Calice eſprimente la comunanza de' Criſtiani cibati ſpiritualmente ad una iſteſſa Menſa.

Vi ſi vedono ancora molti Buſti, e Teſte antiche, con due belliſſime colonne, che una di granito. e l'altra di lumachella Orientale, ſopra la quale vi è un antichiſſimo Buſto gi- ganteſco di Giano Bicipite. Vedeſi ancora la belliſſima Pila dell'Acqua Santa, che eſi- ſteva nella ſoppreſſa Chieſa di S Biagio, negli angoli della quale vi ſono quattro armi, cioè: il Giglio della Città, la Croce del Popolo, il Drago coll'Aquila della Parte Guelſa, ed i Gigli col Raſtrello del Re Carlo, venendo ſoſtenuto il Vaſo da due Leoni, ciaſcun dei quali tiene fra le Ugne un Agnellino.

ſo-

Salendo nel Muſeo è da ammirarſi fra i Quadri la famoſa opera di Domenico Feti, intagliata nella raccolta di M. Crozat ſotto il titolo della Malinconia; una Carità di Pietro Perugino; un quadro iſtorico, e allegorico del Tiziano; una Santa Famiglia di Raffaello; due quadri di Iacopo Baſſano, de' quali uno rappreſenta il Diluvio univerſale, e l'altro l'annunzio a' Paſtori; un'altra Carità di Gior- gio Vaſari, un Ritratto d'un Guerriero dipinto dal Cav. Antonio Moro l'anno 1561., la tentazione di S. Antonio d'Annibal Ca- racci, un Fanciullo che dorme di Guido Reni; e il Ritratto di M. Jouvenet dipinto da ſe ſteſſo. In altra ſtanza contigua, detta la Gallerìa, ripiena di ſculture in Marmo, Argento, Bronzo, ed Avorio, ſra le quali vi ſi vede un ampia ſerie di Buſti di bronzo; tra gli antichi Giulio Ceſare. Nerva, e Didio Giuliano, e fra i moderni Enrico II, En- rico IV, Maria de' Medici, Cromuelo, e Carlo V. Imperatore. Fra i Gruppi un Lao- conte antico, un Trionfo di Bacco, e una Lotta di Femmine, oltre un belliſſimo Mor- feo, e un numero grande d'Idoletti antichi, e Lucerne di perfetta conſervazione, e di patina ſorprendente. La raccolta de' Bronzi Cinefi, e Giapponeſi, che non ſi vede in neſſuna parte d'Italia, è aſſai numeroſa, oltre una quantità di Vernici antiche, e Carte de' medeſimi Paeſi.

pa-

Si oſſervino due gran Medaglioni, che uno di marmo che rappreſenta Luigi XIV fatto da Franceſco Girardone, l'altro di bronzo, che rappreſenta il medeſimo Eroe nell'eſerga del quale ſi legge: A. Benoist fecit ad vi- vum 1705., tutti due di grandezza naturale; il primo d'età virile, l'altro d'età ſenile.

Nel mezzo di detta ſtanza trionfa ſopra una colonnetta di granito Orientale la ſtatua del famoſo Duca d'Alba ſcolpita in finiſſimo Ar- gento, d'un braccio d'altezza, e creduta da alcuni del celebre Benvenuto Cellini.

In detto Muſeo trovaſi pure una raccolta di MSS. antichi con miniature; un numero aſſai grande di Diſegni, fra quali 496. Ri- tratti d'Uomini illuſtri, e quantità di Stampe, e Medaglie tanto antiche che moderne, fra le quali una ſerie di bronzo, che rappreſenta il Secolo del ſuddetto Luigi XIV. in 350. pezzi.

In altro appartamento di queſta Caſa con- ſervaſi una dovizioſa raccolta d'Iſtoria Natu- rale meſſa inſieme dal Dottor Giovanni di lui Figlio, con un Laboratorio di Chimica ben corredato. Quindi eſcendo da queſto luogo, ſi trova vicino il Monaſtero, e Chieſa di

Fi-

S. GIROLAMO ove ſono oſſervabili due Ta- vole del Ghirlandajo, in una S. Girolamo in penitenza, e ſopra in un tondo una S. Maria Maddalena che ſi comunica, e nell'altra una Nunziata, e ſopra in altro tondo la Natività di Criſto. Alla Cappella maggiore vi è una Con- cezione con alcuni Santi Franceſcani fatta di- pingere in Roma dal Cardinal Bardi dal Cav. Mazzanti d'Orvieto. Quivi accanto vi è il Con- vento delle Nobili Religioſe Valombroſane di

S. GIORGIO detto lo Spirito Santo La Chieſa fu tutta rinnovata, e abbellita nel 1705 Al primo Altare a mano deſtra vedeſi eſſigiata Maria, e S Domenico, di Iacopo Vignali; Il Criſto depoſto dalla Croce è di Aleſſandro Gherardini, eſſendo anco del medeſimo Ar- tefice lo sſondo della volta. All'altar mag- giore la venuta dello Spirito Santo è di An- ton Domenico Gabbiani; La Tavola di S. Gio. Gualberto in atto di perdonare al nemico è del Cav. Paſſignano, vedeſi all'ultimo vicino alla Porta S. Benedetto che riſuſcita un Fan- ciullo di Tommaſo Redi; Eſcendo da queſta Chieſa ſalendo la Coſta è da vederſi la Villa Manadori, e la

FOR-

FORTEZZA DI BELVEDERE la quale fu fatta fabbricare dal Granduca Ferdinando I nel 1590, e riſedendo queſta nella più alta parte della Città, ſi gode una ſorprendente veduta di tutte le adiacenti Campagne, e Villaggi, eſſendovi in eſſa una buona Armerìa, e varj ottimi quartieri per la Truppa. Tornando a ſcendere la Coſta, dirimpetto alla ſopraddetta Chieſa dello Spirito Santo per una breve via ſi arriva alla Chieſa di

S. AGOSTINO e S Criſtina ove abitavano già i Padri Agoſtiniani Scalzi, e ora Agoſti- niani calzati, molto linda, ſatta ſabbricare dalla gl. mem. di Madama Criſtina di Lorena, mo- glie del Granduca Ferdinando I, Principeſſa di gran prudenza, bontà, e vita eſemplare. Nella ſeconda Cappella a mano dritta il San Niccolò da Tolentino è opera di Gio. Batiſta Vanni. All'Altar maggiore di nobili marmi arricchito vedeſi la Tavola di S. Agoſtino di mano di Franceſco Petrucci, e di Iacopo Vi- gnali il S. Franceſco di Paola nella ſeconda Cappella a man ſiniſtra. Nel mezzo di queſta Chieſa vi ſono ſepolti i due rinomati Fratelli Caſaregi, cioè l'Auditor Giuſeppe Lorenzo dottiſſimo Giureconſulto, e il Conte Abate Gio. Bartolommeo inſigne Letterato e Poeta, ſiccome vi è ſeppellito il Dottor Gio. Tar- gioni Tozzetti Medico aſſai rinomato per i ſuoi Viaggj, e per altre di lui Opere medi- che, e d'Iſtoria naturale. Di quì dato uno ſguardo alla delizioſa veduta della ſottopoſta Città, e dell'adiacenti colline, ſcendendo ſi trova l'

T gio-

ABITAZIONE della Famiglia de' Mozzi, la quale eſſendo ſtata alzata nell'antico a ſoggia di Palazzo, o ſia di Torre con merli, moſtra quella magnificenza, che fu capace di dar ri- cetto nel 1273. al Ponteſice Gregorio X., e dipoi nel 1279. al Cardinale Latino Orſini, Legato del Papa, a fermar la Pace tra i Guelfi, e Ghibellini, ſtata in queſti paſſati anni tutta rimodernata, ed abbellita. Quindi proſe- guendo il cammino per il Fondaccio di S. Nic- olò, che ſi vede ripieno anch'eſſo di Caſe aſſai comode, e ſignorili; tralle quali ſono i Palazzi dei Gianni, Alamanni, Rimbotti, e Marzimedici; poco doppo ſi trova la Chieſa Parrocchiale di

S. NICCOLÒ, detto di Oltrarno, nella cui facciata è collocata una cartella di pietra, con iſcrizione inciſa, degna di oſſervazione, con- tenendo la memoria della deplorabile inonda- zione, che fece l'acqua d'Arno nella Città, nell'anno 1557. nei ſeguenti verſi Latini

Flu-

Fluctibus undivagis, Pelago, ſimiliſque procellis, Hunc tumidis praeceps irruit Arnus aquis, Proſtravitque ſuae, ſpumanti gurgite, Florae Oppida, agros, fontes, moenia, Templa, viros.

e vi ſono altre memorie di diverſe inondazio- ni poſteriori. Entrando in queſta Chieſa tro- veremo a mano deſtra di Aleſſandro Allori, l'Abramo in atto di ſacrificare il Figlio. Nella ſeconda Cappella, di Batiſta Naldini la Pre- ſentazione al Tempio. E' da oſſervarſi l'Altare della Famiglia Cavalloni, dedicato al Santiſſimo Crocifiſſo, che per la ſua ſtruttura fa cono- ſcere eſſere lavorato da buona mano. Accanto al Pulpito, da Iacopo di Meglio è dipinta la Venuta dello Spirito Santo. Dal Poppi è ſtato ben colorito lo Spoſalizio di Maria Vergine alla Cappella dei Banchi. All'Altar maggiore ve- deſi la Tavola dipinta da Gentile da Fabria- no con Maria, e quattro Santi con ſomma diligenza fatta. Nella contigua Cappella dei Gianni, il S. Gio. Predicante è dell'Empo- li. La Nunziata che è alla Cappella de' Guar- dini è opera di Aleſſandro Fei detto del Bar- biere. Alla Cappella poi de' Naſi trovaſi altra Tavola del Poppi nella quale è effigiato il Fi- glio della Vedova di Naim reſuſcitato da Cri- ſto. Ne ſegue all'Altar de' Parenti il Martirio di S. Caterina di Aleſſandro Allori. Accanto a queſta è la Cappella de' Paolini, ai quali di- pinſe l'Empoli Iddio Padre con diverſi Santi. E finalmente alla Cappella oggi dei Marzime- dici è del Curradi il S. Niccolò che reſuſcita un Bambino arſo dal fuoco. Vi è una ben'in- teſa Sagreſtìa con diverſi lavori di pietra, e di Tarſia, ed una Vergine che porge la Cin- tola a S. Tommaſo nel muro di mano di Domenico Ghirlandajo. In queſta Chieſa fu ſepolto il tanto celebre Architetto Bernardo Buontalenti. E dietro ad eſſa è il

T 2 glio

PALAZZO dei Serriſtori molto magnifico. Di faccia a queſto vedeſi il Palazzo dei Baroni del Nero, alzato col diſegno di Tommaſo del Nero; e quello degli Scarlatti con vaga fac- ciata fatta col diſegno di Alſonſo Parigi. Quindi riprendendo per la Via de' Bardi ſi trova la Chieſa di

S. LUCIA DE' MAGNOLI, in cui vi ſono al- cune antiche Tavole, che una di Andrea del Caſtagno allato alla Sagreſtìa eſprimente Maria con S. Gio. Battiſta, e altri Santi, e dirim- petto ad eſſa ſe ne vede una d'Iacone Pitto- re; ne ſegue d'Iacopo da Empoli un'Immagine di Maria, e altri Santi; e la Tavola di S. Lu- cia che ha dai lati l'Arcangelo Gabbriello, e la Vergine Annunziata è di Lorenzo di Bicci. All'ingreſſo di queſta Chieſa a deſtra vi è la Cappella della Madonna di Loreto ſimile in miſura a quella della Città di Loreto, col cam- mino, armadj e altro, notando però che quì tutto è rappreſentato in pittura. Accanto a que- ſta Chieſa vi ſono le abitazioni de' Canigiani, e dirimpetto vedeſi un Campo, ove per tre volte rovinarono tutte le abitazioni, che quivi eſi- ſtevano, per la qual coſa Coſimo I ordinò che non vi ſi fabbricaſſe più, come ſi legge dalla quivi poſta Inſcrizione in marmo

cia

Huius Montis Aedes Soli. vitio. ter. collapſas Ne. quis. denuo. reſtitueret Coſmus Florent. & Senar. Dux II. Vetuit. X. Octobris MDLXV.

Seguitando il cammino a deſtra vi è il

PALAZZO del Senator Conte Capponi, fatto edificare dal famoſo Niccolò da Uzzano col diſegno di Lorenzo di Bicci, entro del quale ſi vede il buſto di eſſo Niccolò, opera inſigne di Donatello, con iſcrizione adeguata a così potente Concittadino, ſiccome appiè della Scala un Leone di porfido, che è creduto opera ſingolare degli antichi Etruſchi; e dipoi ſi trova a ſiniſtra il

PALAZZO del Marcheſe Tempi nobilmente adornato, ed ampliato dentro con ottimo gu- ſto, che è poſto appunto in ſaccia alla Chieſa di S. Maria ſopr'Arno, nella quale è un'am- mirabile Tavola dell'Empoli, rappreſentante un miracolo di Maria Vergine, ed all'Altar maggiore una Nunziata antica, e di gran bel- lezza. Avanzando più oltre il paſſo ſi giunge al

PA-

PONTE VECCHIO, fabbricato nel 1345. co- me nel Cartello affiſſo alla Loggia in mezzo di eſſo a Ponente, nel muro che guarda Mezzo- giorno ſi legge,

Nel trentatrè dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acque, Poi dodici anni come al Comun piacque Rifatto fu con queſto adornamento.

Appiè di eſſo Ponte oſſerveremo una

STATUA di marmo greca, aſſai bella, chia- mata Aleſſandro Magno, ſebbene alcuni lo credano Ajace. Dipoi per il Borgo di S. Ia- copo ſi Paſſa a vedere la Chieſa di

S. IACOPO ſopr'Arno dove abitano i Padri della Miſſione, che ſebbene antica è di buona Architettura, ed è ſtata rimodernata di ſtuc- chi, e di Tavole. La prima di queſte a man deſtra è di Sebaſtiano Galeotti, ove è S. Gen- naro Veſcovo, la ſeconda rappreſentante il SS. Crocifiſſo è di mano di Agnolo Bronzi- no, donata non ha molto da Aleſſandro Bo- naccorſi; la terza di San Vincenzio de' Paoli è opera di Antonio Puglieſchi; la quarta della Trinità è del medeſimo Conti, e in ultimo di faccia alla Navata, è di mano del Gandi l'Aſ- ſunzione di Maria. Nella Tavola dell'Altar maggiore, Pier Dandini ha figurato Criſto, che elegge S. Iacopo all'Apoſtolato: la Tri- buna con due Tondi laterali è lavoro di Matteo Bonechi. Vi è poi l'altra Cappella in faccia all'altra Navata, nella quale il Cioc- chi ha eſpreſſo la tentazione di S. Antonio. Quindi ſi trova la Sagreſtia adorna di Tavole antiche: dopo la quale ne viene la Cappella di S. Franceſco, il di cui quadro è d'Ago- ſtino Veracini. Dopo di queſta è degna di ſti- ma quella di S. Liborio Veſcovo di mano di Iacopo Vignali. Ne ſegue la Cappella della Santiſſima Nunziata la cui Tavola è lavoro di Ignazio Hugford. In ultimo trovaſi il Marti- rio di S. Cecilia dipinto da Giovanni Caſini. Alla ſalita del Ponte S. Trinita vi è l'ingreſſo di queſto Convento con nobil facciata. in cui vedonſi in marmo quattro Buſti dei Granduchi Franceſco I. Coſimo II., Ferdinando II. e Coſimo III.: i primi tre ſcolpiti da An- tonio Novelli, e l'ultimo da Carlo Marcelli- ni. Delizioſo è il paſſeggio di queſta porzione di Fiume, tanto dalla deſtra che dalla ſiniſtra riva, in fine della quale da queſta parte, e preſſo al già diviſato Ponte alla Carraia, oltre le altre belle fabbriche vedeſi il Palazzo dei

no,

di

MEDICI, rifatto ed accreſciuto. E nel Fon- daccio di S. Spirito vi ſono le Abitazioni dei Vettori, de' Conti Bardi, Freſcobaldi, Rinuc- cini, e Pecori, ripiene ognuna di Pitture, e altre rarità.

Luſingandomi di aver con brevità ſod- disfatto a quanto ſi era da me in principio promeſſo, quì pongo fine per ciò che riguarda l'interno della Città.

VIDI FUOR DI FIRENZE UN' ALTRA ROMA

Cominciando dalla PORTA ROMANA, detta volgarmente a San Pier Gattolini, voltando a mano ſiniſtra, alla fine d'uno ſtradone co- perto di Olmi ſi trova la Chieſa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Archi- tettura; già antico Oratorio delle Monache di Santa Felicita, ove abitavano i Monaci di S. Bernardo della Nazione Franceſe Riforma- ti, detti Fuliacenſi di poco tempo ſoppreſſi. In queſta è da oſſervarſi la Cupoletta dell' Altar maggiore dipinta da Livio Mehus Fiam- mingo. V'era nella ſoffitta un belliſſimo sfondo con la Madonna, S. Bernardo, e alcuni An- gioli dell'eccellente Pittore Luca Giordano, ſtato levato, e traſportato nella R. Accademia delle Belle Arti ſulla Piazza di S. Marco. Tornando alla Porta della Città, ſi vede quaſi incontro la

gioli

VILLA IMPERIALE. Al primo ingreſſo di un lungo viale vi erano quattro Vivaj diviſi da un Ponte, quali furono rinterrati, e ridotti a prato, e ſopra due piediſtalli vi ſtanno erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle medeſi- me l'Arme della Caſa Reale de' Medici con quella della Granducheſſa Maria Maddalena, e in altre due baſi, in quella a mano deſtra un Leone, il quale con una zampa tiene un globo, rappreſenta lo Stato Fiorentino, e nella ſini- ſtra la Lupa che allatta, figura lo Stato Seneſe, ſcolpite da Simone Cioli. In diſtanza vi erano due altri Vivaj che furono non ha molto ancor eſſi rinterrati. Quivi ſi vedono ſopra quattro piediſtalli le Statue di Omero, di Virgilio, di Dante, e del Petrarca. Queſto ornato dà in- greſſo al Viale ſopraddetto, che dolcemente ſa- lendo per poco men di un miglio, ombrato da Lecci, e Cipreſſi poſti in bella ordinanza, con- duce ad un grandiſſimo Prato di figura ſemiton- da, chiuſo da balauſtrate di pietra con ſtatue ove nell'apertura di mezzo ne ſono due di mar- mo, una delle quali rappreſenta un Atlante col Globo ſugli omeri, e l'altra un Giove con fulmine alla mano degne di ſtima. In teſta a detto Prato ſi erge l'Imperial Villa di delizie delle Granducheſſe di Toſcana, ampliata o ornata dalla predetta Arciducheſſa Maria Mad- dalena, poi dalla Granducheſſa Vittoria accre- ſciuta da Mezzogiorno di appartamenti; e preſentemente dal regnante Real Sovrano è ſtata magnificamente ampliata dalla parte del Giardino, e del Prato, con avervi formati due ſuperbi appartamenti, il primo dei qualì al piano del Giardino tutto pitturato dai più celebri Pittori del noſtro tempo rappreſentandoviſi la Storia degl'Imperatori Romani dalla fonda- zione di Roma, e l'altro ſuperiore è ſtato ornato di vaghiſſimi ſtucchi, lavorati con la maggior ſottigliezza dell'Arte. Queſta Villa ha due Saloni, ed è ripiena d'ogni ſorte di ricca ſuppellettile, di Quadri, e di altre galan- terie di porcellane, buccheri, e Idoletti, e ſimiglianti rarita antiche, che in diverſi Ga- binetti, e Mezzanini con ben'inteſo ordine poſte s'ammirano. Ivi ſono anneſſi due Giar- dini con belli ſpartimenti di fiori, e fontane d'acqua, diviſato l'uno e l'altro di piante d'Aranci domeſtici; vi ſono molte antiche, e moderne ſtatue tra le quali un Adone ferito di Michelagnolo di ſtraordinaria bellezza. So- pra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca diſtanza ſi vede un antico Monaſtero di Religioſe dell'Ordine di S. Franceſco, detto di

Glo-

pra

S. MATTEO IN ARCETRI, il qual Territorio produce ottimi, e delicati vini, detti Verdee, e vi ſono delizioſe Ville. Tornando per la Strada Romana ſi vedrà in primo luogo a man ſiniſtra altro Convento di nobili Religioſe dell' Ordine di Sant'Agoſtino, detto volgarmente di

S. GAGGIO, ma in proprio ſignificato San Caio, fondato dalla Famiglia de' Corſini, ove ſi conſervano più inſigni Reliquie, e la Tavola dell'Altar maggiore è di mano di Lodovico Cigoli. Vedeſi in vicinanza l'altro Convento detto del Portico di Religioſe dell'Ordine Agoſtiniano. In una diſcreta lontananza di circa due miglia trovaſi voltando verſo la parte di Mezzogiorno la

CERTOSA, fatta col diſegno dell'Orcagna, o come vuole il Vaſari, di alcuno de' ſuoi di- ſcepoli. Nella Chieſa vedeſi oltre più eccel- lenti pitture un nobile pavimento di marmi, e ſoffitta, e bello Altare, e a man ſiniſtra ſi entra in un altro grandiſſimo Chioſtro, il quale dà introduzione a molte Celle, e colle ſue atte- nenze, ſecondo l'iſtituto di queſti Eremiti. Nel Chioſtro vi ſono dipinte a freſco da Ia- copo da Pontormo molte figure della Paſſione.

Nella

Nella ſtanza del Refettorio di mano del me- deſimo vi è un quadro a olio con Criſto a ta vola, con Cleofas, e Luca, grandi al natu- rale, eſſendovi fra quei che ſervono, ſtati ri- tratti alcuní Converſi; e ſopra la porta, che và nel Chioſtro di fuori, vi è una Pietà con due Angioli, e dalla parte di dentro S. Lo- renzo, di mano del Bronzino. Nella ſtanza del Capitolo vi è il Crocifiſſo colla Madonna, e la Maddalena appiè della Croce, e Angioli in aria di Mariotto Albertinelli pittore ne' ſuoi tempi di credito, come ancora vi dipinſe Ber- nardino Poccetti, e Rutilio Manetti Seneſe. Vi ſi conſervano ſopra centoventi Reliquie. Ve ne ſono molte inſigni, una gran parte delle quali furono donate dal celebre Niccola Ac- ciaioli gran Siniſcalco de' Regni di Sicilia, e Geruſalemme. Fu queſto Niccola il Fondatore della Certoſa intorno l'anno 1364. ed accrebbe quella di Napoli. In una ſtanza ſotterranea ſono le Sepolture di Caſa Acciaioli, la quale lontana di quivi nove miglia in Valdipeſa poſ- ſiede una gran Tenuta, e un magnifico Pa- lazzo detto Monte Gufoni con un bel Giardino con Fontane, e ſcherzi d'acque.

Rendono delizioſa queſta parte le varie Ville, e ſpecialmente quella dei Dini, del Mi- chelozzi detta Belloſguardo perchè di quì go- deſi tutta la Città, (e dove il Guicciardini ſcriſſe la ſua celebre Iſtoria d'Italia

La più completa Edizione è quella fatta recentemente in Firenze colla data di Friburgo in 4. groſſi Tomi in quarto con varie addizioni, che trovaſi vendibile a queſta Stamperia Gran- ducale per 3. Zecchini.

), de' Borgherini, degli Strozzi, e de' Franceſchi. In vicinanza havvi la Chieſa di

deſi

S. FRANCESCO DI PAOLA, ove abitavano Frati del ſuo Ordine ora ſoppreſſi; Chieſa di gran devozione, e bene adorna di nuove pit- ture, sù la di cui Piazza è eretta la ſtatua di detto Santo di marmo, lavorata dal Piamontini.

Fuori della PORTA A S. FREDIANO, il Mo- naſtero che a man ſiniſtra ſi vede poſto ſopra una Collina è intitolato S. Bartolommeo, e vi ſtanno i Monaci di

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar maggiore, in cui è figurato l'ingreſſo di Noſtro Signore in Geruſalemme, è di mano di Santi di Tito; quella ove è il B. Bernardo Tolomei è di mano del Pignoni, ed una Aſſunta dirim- petto è del Paſſignano. Agli altri due Altari in uno vi è eſpreſſo l'Apoſtolo titolare San Bartolommeo, e nell'altro S. Franceſca Ro- mana. Delle due ſtatue di marmo la Vergine Veſtale, che tiene in mano un vaglio per l'Acqua ſanta, è di mano del Caccini, e l'altra alla ſiniſtra che rappreſenta Claudia è di Scultore Fiammingo. Nella Cappella dei Capponi, che ſtà ſotto la Chieſa, vi è una Tavola della Reſurrezione di Raffaellino del Garbo, ben mantenuta. In vicinanza di detto Monaſtero verſo Ponente, ſi vede un delizioſo Caſino del Duca Strozzi, con un ſalvatico, che ſcende ſino alla ſtrada maeſtra, e dalla parte di Ponente vi è un Monaſtero detto

S. PIERO A MONTICELLI, di Religioſe della Regola di San Benedetto, in cui ſono ſtate unite nel 1786. anco le Monache del ſop- preſſo Monaſtero di S. Frediano di Firenze.

Fuori della PORTA AL PRATO, veggaſi uſcendo prima dalla Porticciuola delle Mulina, a man ſiniſtra, poſta alla fine del Borgo di Ogniſſanti un Giardino detto la Vagaloggia.

Parimente ſi rende una delizioſa paſſeggiata quella dei Viali delle Caſcine, ove eſiſtono ſuperbi, ed ameni prati, e boſchetti.

Può paſſarſi a vedere in qualche diſtanza un antico Monaſtero di Monache Ciſtercienſi detto S. Donato in Polveroſa, Fuori di queſta Porta è ſituata diſtante circa 10. miglia la Villa del

POGGIO A CAIANO di S. A. R. ampliata modernamente di nuovi Quartieri, e comodi, che fu principiata dal Magnifico Lorenzo de' Medici Padre di Leone X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e ſpecialmente l'ornato, e le pitture del Salone grande in parte, che poi il Granduca Franceſco fece condurre a fine, e ridurre alla perfezione, che ella è, ſeguitando il primo modello di Giuliano da S. Gallo. Evvi un Salone con volta a mezza botte, tutta riccamente ſtuccata, o per meglio dire, dal ſuddetto da San Gallo gettata di ma- terie, invenzione da lui imparata a Roma. Il detto Salone è dipinto da Andrea del Sarto, dal Francabigio, e da Iacopo da Pontormo. L'Iſto- ria è quando Ceſare è preſentato di varj do- nativi in Egitto da molte Nazioni, alludendo queſto fatto al Magnifico Lorenzo de' Medici, che fu di rari animali, e tra gli altri di una Giraffa preſentato da Gaitbeto Soldano d'Egit- to nel 1487. e detta Giraffa è deſcritta dal Poliziano nelle ſue meſcolanze erudite; fu laſciata imperfetta da Andrea del Sarto, e terminolla Aleſſandro Allori. Il Francabigio vi dipinſe in altra facciata, quando Cicerone depo l'eſilio fu in Campidoglio chiamato Pa- dre della Patria: alludendo queſta Storia al ritorno in Firenze di Coſimo Medici il vec- chio. Nell'altra facciata il Francabigio me- deſimo vi dipinſe, quando Tito Quinzio Fla- minio Conſole Romano, orando nel Conſiglio degli Achei contro l'Oratore degli Etoli, e del Re Antioco, diſſuaſe la lega, che diſe- gnavano concludere gli Oratori con gli Achei medeſimi. Queſto fatto pure allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo de' Medici diſturbò i diſegni de' Veneziani, bra- moſi di condurſi al poſſeſſo dell'Italia tutta. Ed Aleſſandro Allori fece la pittura, che rappreſenta la Cena di Siface Re de' Numidj, fatta a Scipione, dopo che egli ebbe rotto Aſdrubale in Spagna: e queſto pure allude al glorioſo viaggio del Magnifico Lorenzo al Rè di Napoli, da cui fu generoſamente convitato. Le due teſtate dove ſono gli occhi che danno lume, furono dipinte da Iacopo da Pontormo, e vi è un Vertunno co' ſuoi Agricoltori, con un pennato in mano bello e naturale, e l'Iſto- ria di Pomona, e Diana con altre Dee, che per eſſer pitture fatte a concorrenza de' ſo- prannominati Pittori, ſono delle più belle che uſciſſero dal ſuo pennello. Da queſte ſuddette teſtate del Salone ſi ha l'ingreſſo in due Gal- lerìe, ordinate dal Gran Principe Ferdinando, per formare per mezzo di queſte riccamente ornate, la comunicazione alli quattro Appar- tamenti, de' quali vien compoſta queſta Real Villa. Dal detto Salone facendoſi paſſaggio in un altro di minor proporzione ornato a ſtucchi, ſi trova dipinta nella ſua volta da Anton Domenico Gabbiani la Toſcana, che conduce davanti a Giove Coſimo Padre della Patria, moſtrando d'aver eſſo quietate le di- ſcordie, fugati i vizj, e introdotta la pace; opera in vero degna di ſomma ſtima. Altre varie eccellenti pitture ornano le ſtanze di queſto Palazzo, in una delle quali vi è una prezioſa raccolta di piccoli quadri fattavi dal Gran Principe Ferdinando, conſiſtente in un ſol pezzo per autore, de' primi pittori del Mondo, sì antichi che moderni. La Tavola della Cappella, che è ſul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vaſari. In poca diſtanza dal Palazzo vi ſono belliſſime ſtalle, lunghe ciaſcuna più di centoventi paſſi, e ſopra queſte le Camere per alloggio del ſervizio baſſo, come pure una Fabbrica per uſo del Fattore, e del copioſo Beſtiame, per la Caſcina nel ſuo genere bella, e tutta circondata da un largo foſſo di acqua corrente. Quivi ſi fanno copioſe raccolte di ſquiſiti Riſi, e vi ſono Edifizj per pulirli. Proſeguendo verſo Tramontana, ſi giunge ad un lungo ameno, detto le Pavoniere, e ſerve per far correre i Daini, i quali in un Barco murato con bo- ſcaglia, e foſſi d'acqua conſervanſi; e rimet- tendoſi ſu la ſtrada maeſtra, a mano dritta trovaſi altra Villa già di S. A. R. ora del Mar- cheſe Bartolommei detta

Ve-

mo-

de-

Villa,

V ſca-

ARTIMINO, O VILLA FERDINANDA, da Fer- dinando I. di queſto nome, e Terzo Gran- duca di Toſcana, che dai fondamenti la fece fabbricare col diſegno di Bernardo Buonta- lenti l'Anno 1594. la quale è beniſſimo in- teſa, sì nello ſcompartimento de' Quartieri no- bili, come pure di quelli della Famiglia. Vi ſono due bei Saloni. E' ſituata nell'ottima eminenza di un Colle volto a Levante; ed il di- vertimento maggiore, che ſi ritrae in detta villeggiatura, ſi è la Caccia, eſſendovi a tal fine un circuito di muraglia di ſopra trentadue miglia, detto il Barco Reale, diſtendendoſi dalle falde del Poggio di Artimino ſino a' Poggi di Vinci nella Valdinievole. Due altre Ville pure di S.A R. poco diſtanti l'una dall'altra, ſono fuori di queſta Porta, una detta la

PETRAIA, di gratiſſimo ſoggiorno ſpecialmen- te nel tempo della Primavera. Il ſuo ingreſſo principale è a Tramontana, per un Prato chiuſo da folti cipreſſi in difeſa dei venti: ha nel mezzo un Cortile tutto dipinto di fatti Mili- tari; vi ſono nelle due fiancate due Logge, che introducono negli appartamenti nobili; queſte ſono dipinte con ottimo colorito, e diſegno, da Baldaſſarre Franceſchini detto il Volterrano, e rappreſentano alcune azioni di Coſimo I. e di Ferdinando Il. Gran Duchi, opere certamente degne di sì valoroſo Arte- fice. Sono poi da vederſi gli appartamenti di queſto Palazzo arricchiti di buoniſſimi Quadri tra' quali più d'ogni altro è da ammirarſi nella Cappella la Tavola d'Andrea del Sarto. A Mezzogiorno, Levante, e Ponente vi ſono tre altre Porte particolari, che introducono in uno ſpazioſo ripiano di Giardino, di dove godeſi come in Teatro con tutta quella bel- liſſima Campagna la Città noſtra. L'altra detta

que-

CASTELLO, Villa antica della Famiglia dei Medici, accreſciuta dal Granduca Coſimo I. dalla parte di Levante, col diſegno di Nic- colò detto il Tribolo. E' ſtata ampliata di quartieri dal noſtro Real Sovrano, eſſendo una delle ſue Ville favorite. Nella volta della Loggia a man ſiniſtra dentro il Cortile, alcu- ne Iſtorie degli Dei antichi, e l'Arti libe- rali lavorate a olio ſulla calcina ſecca, ſono di mano di Iacopo da Pontormo, ma aſſai guaſte dal tempo. Per gli Appartamenti vi ſono diſtribuite belle ſuppellettili, e molte prezioſe pitture, e vi è a freſco di Baldaſſarre Franceſchini nella volta del ricetto, ſalite le prime ſcale, uno sfondo di ottimo colorito. Da Tramontana, uſcendo di detto Palazzo, ſi entra in un vaſto e delizioſo Giardino. La prima gran Fontana, ove è l'Ercole di mar- mo, che ſcoppia Anteo, dalla cui bocca eſce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolom- meo Ammannati, eſſendo il reſtante della Fonte diſegno, e fattura del Tribolo, come di lui ancora è l'altra Fontana in mezzo al Boſchetto de' lauri, piena di finiſſimi intaglj, e baſſirilievi, nella cima della quale vi è una Statuetta di femmina nuda di bronzo rappre- ſentante una Venere, dalla cui chioma, che ſi tien raccolta entro le mani, cade acqua. In- torno alla detta Fonte vi ſono occulte fiſto- lette, dalle quali vengono zampilli gentiliſſi- mi a' acqua. Queſta Fontana è cinta d'ogni intorno da un bel ſalvatico, che fa proſpet- tiva dall'altra Fontana dell'Ercole, e per di ſopra ad una Porta, ove pure ſono varj zam- pilli d'acqua. Intorno alla detta Porta vi è una Grotta grande, e ricchiſſima di ſpugne, condotta anch'eſſa dal Tribolo. Vi ſono tre grandiſſime Pile ſcavate, e intagliate d'un pezzo ſolo, una nella teſtata, e l'altre due per fianco all'entrare, ſopra le quali vi ſono ſcolpiti al naturale diverſi Animali quadrupedi con buona diſpoſizione, e da alcuni de' me- deſimi cade acqua nelle ſuddette pile, ove ſono intaglj di Peſci, e nicchi marini. La detta Grotta è chiuſa da cancellate di ferro, le quali aperte, quando ſi voglia dar l'acqua agli zampilli, che tra le ſpugne di ſopra, nel pavimento, e da' lati vi ſono, ſerranſi con violenza anch'eſſe per forza d'acqua. Queſta Grotta è in mezzo a due Fontane nel medeſi- mo muro collocate, che ribattono all'altre due del Giardino, ove è il boſchetto a La- berinto. Dal ſuddetto Giardino ſi ſale ad un gran Vivaio, in mezzo al quale vi è in un Vecchio di bronzo figurato il Monte Appen- nino, fatto dall'Ammannato, dalle cui chiome cade acqua: diſegno, e lavoro del Tribolo, del quale è a Levante una Quercia molto artifi- cioſa, e tutta giuochi d'acqua, che è ben de- gna di vederſi. Ma prima di rimetterſi ſulla ſtrada per tornare in Firenze non rechi noja il ſalire, voltando a mano deſtra della detta Real Villa per una breviſſima ſtrada che con- duce alla

V 2 pri-

deſi-

VILLA DE' GRAZINI, ora dell'unica ſuperſtite di detta Nobil Famiglia Sig. Tereſa Grazini, moglie del Sig. Senatore Cavaliere Luigi Bar- tolini Baldelli, ove con grandiſſimo piacere potrà oſſervarſi il Cortile della medeſima tutto dipinto a freſco da Giovanni da S. Giovanni; in queſto vago lavoro ſi ammirerà la vivacità, ed il guſto di queſto sì illuſtre Maeſtro; e quin- di ripigliando il cammino potrà tener la ſtrada che paſſa ſotto la Villa della Petraia, ove vedrà di paſſaggio due

in

CONVENTI, uno di Religioſe Camaldolenſi, detto di Boldrone: e pochi paſſi inoltrandoſi, un altro delle Signore delle Quiete, ove ſono Fanciulle Nobili, che vi s'introducono ſopra i ſette anni per educazione, alle quali è per- meſſo, non ſoddisfatte di quell'Iſtituto di vita, uſcire ſenza però potervi aver regreſſo, non facendo mai Voti, come le altre Religioſe. Queſto luogo era per addietro una Villa detta la Quiete della Granducheſſa Criſtina. Per- venne in Donna Eleonora Ramirez di Mon- talvo, che fu la Fondatrice, e Iſtitutrice di quel vivere Religioſo; la Granducheſſa Vitto- ria fecevi la Chieſa, che vi è, la Foreſteria, Rimeſſe, e Stalle per renderlo comodo alle occaſioni di trattenerviſi, il di cui eſempio ſeguendo la Principeſſa Anna Maria Luiſa Elettrice Palatina, l'ampliò di nobile Appar- tamento, e arricchì di delizioſo Giardino. E di preſente ſono ſtate ampliate dalla noſtra Real Sovrana molte altre comode abitazioni. In queſte parti è degna di vederſi la Villa, e luogo della

Doc-

DOCCIA, la quale ha delizioſi anneſſi, ove dal fu Marcheſe Senator Carlo Ginori fu introdotta in poca diſtanza da detta Villa la fabbricazione non ſolo di ogni qualità di Piat- terie, Vaſi, ed altre Terraglie per uſo comune, ma di finiſſime Porcellane di ogni ſorte con ſingolare induſtria, ed ottima riuſcita, delle quali ſe ne vede una gran raccolta in una ſtanza, diſpoſta a forma di Galleria, accre- ſciuta notabilmente dal vivente Senator Mar- cheſe Lorenzo Figlio, e ridotta in tutte le ſue parti ad un'ottima perfezione e bellezza, impiegandoſi in queſta manifattura circa cento perſone. In oltre a Seſto evvi quella del Mar- cheſe Corſi; a Colonnata quella del Conte del Benino, fabbricata dal Senatore Ferrante Cap- poni, ove ſi veggono in una vaga Gallerìa i cartoni eccellentemente coloriti d'una ſtanza d'arazzi di quella di Verſaglies del Re Cri- ſtianiſſimo.

Fuori della PORTA A S. GALLO, oltre l'Arco Trionfale, e Parter, come è detto in queſto a c. 60., prendendo a ſiniſtra paſſato il Mugnone è da oſſervarſi un Tabernacolo ſulla ſtrada, dipinto da Gio Battiſta Vanni, preſſo al

CONVENTO de'Cappuccini a Montughi, i quali hanno all'uſo del lor rigido Inſtituto una bella Chieſa, e un comodo Convento, ed Orto. Quindi paſſando da diverſe belle Ville, inoltrandoſi a deſtra ſi trova la Vil- la di

ed

CAREGGI, cioè Campo Regio che apparte- neva a S. A. R, e adeſſo è di proprietà del Sig. Vincenzio Orſi. Queſta fu fatta fabbri- care col diſegno di Michelozzo, da Coſimo Padre della Patria. Quivi il Magnifico Lo- renzo de' Medici, e Giovanni e Pietro ſuoi figli facevano le virtuoſe Accademie con Mar- ſilio Ficino, detto il novello Platone, ed An- gelo Poliziano, Pico della Mirandola, l'Ar- giropolo; Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. Tornando ſulla ſtrada maeſtra trovaſi cinque miglia di- ſtante dalla Città

PRATOLINO, Villa di ſomma amenità nel tempo di Eſtate appartenente a S. A. R. Que- ſta gran Fabbrica col diſegno di Bernardo Buontalenti, e di Franceſco ſuo Figliuolo fu da' fondamenti per il Granduca Franceſco I. fatta, e condotta quaſi al finimento, che ha in oggi, ſiccome lo teſtifica una bella Inſerizione, che ſi legge nel mezzo della volta della gran Sala, del ſeguente tenore:

Fon-

Fontibus, Vivariis Xyſtis has Aedes Franc. Med. Magn. Dux Etruriae II. Exornavit bilaritatique Et ſui amicorumque ſuorum Remiſſioni animi dicavit Anno Dom. M. D. LXXV.

Per ſcale ſcoperte raddoppiate ſi ſale al primo, e nobile piano dalla parte di Tramontana, che per un Terrazzino, o ripiano pure ſco- perto, introducono in un amplo Salone in volta a mezza botte, ed ornato in parte di ſtucchi, e di pitture; ed in un Salotto tutto dipinto a freſco, dai quali ſi ha l'ingreſſo per ogni parte in più appartamenti dipinti a fre- ſco d'architettura. Vi è in una di queſte Ca- mere un Organo Idraulico, che ſenza opera di mantici ha l'ufizio del vento per mezzo dell' acqua. Innumerabili poì ſono i lavori di Spu- gne marine, le Fontane, le Grotte, le Statue, fra le quali molte Coloſſali, e che in mille ſcherzoſe maniere verſano acqua, molte altre sì fatte delizioſe per l'ampio, e ben diſpoſto Salvatico, e per i Giardini ſono ſparſe, e ſotto il Palazzo medeſimo, che troppo lungo ſarebbe il minutamente deſcrivere per darne una giuſta, e adeguata idea a chi perſo- nalmente non ſi porta ad ammirarle. Per il che meglio ſarà che ocularmente ſi oſſervino da chi deſidera averne la perſetta cognizione. Circa tre miglia diſtante da queſta Villa ſi trova l'Eremo di

nal-

MONTE SENARIO, ove ebbe miracoloſa- mente principio da' ſette Beati Romiti Nobili Fiorentini la Religione de' Servi di Maria Vergine l'anno 1233. e dove San Filippo Benizj noſtro Cittadino lungo tempo ſtette a far penitenza ſull'alto giogo dell'iſteſſo Monte, veſtito di una folta ſelva di Abeti. In mezzo di eſſa ſtà il Convento de' Religioſi dell'Or- dine de' Servi di Maria; e vedonſi nel recinto le ſette Grotte de' Beati Fondatori, e quella del Santo Propagatore, ove fecero lunga di- mora; coſe, che muovono lo ſtupore inſieme, e la divozione. In queſto Santuario non mancano da vederſi varie buone pitture, ma ſopra di ogn'altra vi ſi ammira nella volta della Chieſa il belliſſimo sfondo, nel quale il Gabbiani rap- preſentò Maria Santiffima in Gloria con molti Angeli, che porge l'abito ai ſette Beati Fon- datori. Il ſecondo a piè del Monte Senario era l'antico, e celebre

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rin- novato dalla Real Muniſicenza di Coſimo Ill. ove abitavano i Monaci della ſtretta oſſervanza detti della Trappa che ſono ſtati ſoppreſſi. Nel ritorno a Firenze, quaſi due miglia diſcoſto dalla Città, ſulla mano ſiniſtra fuori della via maeſtra ſi vede la bella, e delizioſa Villa del Duca Cardinale Salviati ſopra il Ponte alla Badia, con bel Giardino e ſcherzi d'acque. Quindi paſſato il Ponte di Mugnone ſi và alla ſop- preſſa

detti

BADIA di S. Bartolommeo, che ſervì lungo tempo per Cattedrale di Fieſole, e fu poi ufiziata dai Monaci di S. Benedetto: ma eſſendo quaſi dal tempo, e dalle guerre in poſitura di mi- nacciar rovina, Coſimo de' Medici Padre della Patria, ſopra quaſi le rovine di quel Santua- rio, a proprie ſpeſe, col diſegno di Filippo di Ser Brunelleſco, fabbricò una bella Chieſa, e Monaſtero a' Canonici Lateranenſi, che vi erano a contemplazione di un tal Padre Don Timoteo da Verona eccellente Predicatore di quell'Ordine, e per meglio godere la ſua converſazione, vi fece un appartamento per proprio uſo. Dopo la ſoppreſſione dei ſo- praddetti Canonici Lateranenſi, è ſtato tutto queſto luogo conceſſo dal Real Sovrano all' Arciveſcovo di Firenze. Volgendo a Tramon- tana, vi è una

CHIESETTA, ove ſi conſerva una miraco- loſiſſima Immagine di un Crocifiſſo, luogo detto Fonte Lucente, nominato dal Poliziano nella Lamia; e da Levante vi è

detto

S. DOMENICO, Chieſa dell'Ordine ſuo più ſtretto, ove è Noviziato, e vivono con gran- diſſima eſemplarità molti Religioſi, i quali hanno un comodo Convento fondato intorno l'anno 1406 dal Beato Fra Giovanni Do- menici a ſpeſe della nobiliſſima Famiglia degli Agli, e quivi S. Antonino fu il primo, che veſtiſſe l'Abito di S. Domenico. Sono in queſta Chieſa alcune pitture buone: tra le antiche, ſi vede quella alla Cappella de' Gaddi della Coronazione della Madonna del Beato Giovanni Angelico, quella della Natività di Pietro Perugino; e un'altra del Sogliani; fra le moderne, quella della Nunziata di Iacopo da Empoli, e tutta la volta della Chieſa di- pinta da Lorenzo del Moro. Poco ſopra fa- lendo il Monte, ſi vede una bella Villa fab- bricata già da Giovanni di Cofimo Medici col diſegno di Michelozzo, la quale appartiene ora al Senator Cav. Giulio Mozzi; avendo l'iſteſſo Giovanni fatto col diſegno del mede- ſimo Michelozzo fabbricare, poco ſopra alla ſua Villa, una

CHIESA e Convento a' Frati di S. Girolamo, i quali ebbero principio in Firenze circa l'anno 1407. da Carlo Conte di Montegranelli che ha culto di Beato. Quelli furono ſoppreſſi da Clemente IX, e queſto luogo è poſſeduto di preſente dal Sig. Conte Carlo de' Bardi. Fi- nalmente ſi giunge ſopra la cima di Fieſole, ove è la

che

CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palazzo del Veſcovo di Fieſole. Non molto vi ſi vede di antico, fuori che alcuni frammenti della Rocca, e delle Mura, avendo l'anno 1010. i Fiorentini dato il ſacco, come è noto per le Storie, e demolito tutto. La Chieſa fu fabbricata l'anno 1028. dal Veſcovo Iacopo Bavaro, di diſegno Gotico. Nella Tribuna, o Altar Maggiore, vi ſi conſervano le Reli- quie di Santo Romolo in una caſſa di marmo miſtio, la Teſta del qual Santo con un brac- cio ſi eſpone il dì feſtivo del medeſimo. Vi ſono le Reliquie ancora di quattro ſuoi com- pagni martiri: buona parte della Teſta di San Donato di Scozia Veſcovo di Fieſole, e la Cattedra di S. Andrea Corſini altro Veſcovo di queſto luogo, la quale è ſpecie di Reli- quia, come ſtata già occupata dal Santo nelle ſacre Funzioni Veſcovili, che è traſportata nella parete ſiniſtra in un ornato di pietra ſe- rena. La Tavola rappreſentante il martirio di San Tommaſo Apoſtolo alla Cappella della Famiglia Guadagni è di mano del Volterrano, e tutto il baſſorilievo di marmo alla Cap- pella di Monſignor Salutati col di lui De- poſito e Ritratto, è opera di Mino da Fie- ſole, e il lavoro di marmi all'Altare di mezzo tra le due ſcale è di mano di Andrea Ferrucci pure da Fieſole Di faccia al Duomo vi è il

e tut-

PALAZZO del Veſcovo, che ha vaſta Diogeſi, accanto al quale paſſata la Via vi è un molto comodo, vaſto, e ben regolato Seminario per i Cherici. Sopra ſi trova la Chieſa di

SANT'ALESSANDRO, che in antico chiama- vaſi di San Pietro in Geruſalemme, ove era il Corpo di detto Santo, che fu Veſcovo di que- ſta Città, e martirizzato nel Bologneſe intorno all'anno 502. Il detto Corpo fu nel 1785. tra- siatato nella Cattedrale per aver deſtinata queſta Chieſa, che è ſtata ſcoperta di tettoja, a uſo di Campoſanto. Nel più alto di Fieſole è poſto il

CONVENTO dei Riformati di S. Franceſco aſſai grande, fondato dalla Famiglia del Pala- gio, ove anticamente era la Rocca de' Fie- ſolani. La Tavola della Santiſſima Conce- zione in detta Chieſa è di mano di Piero di Coſimo, e ve ne ſono altre buone. Nella Librerìa di queſto Convento ſi conſer- vano beniſſimo cuſtodite varie Bolle di Euge- nio IV., tralle quali una firmata di propria mano dall'Imperatore Gio. Paleologo di Co- ſtantinopoli, riguardante l'unione della Chie- ſa Greca, e Latina. Scendendo, in faccia alla Piazza vedeſi la Chieſa antichiſſima di

ſtan-

S. MARIA PRIMERANA, ove eſiſte un'an- tichiſſima Immagine di Maria, che è tradizio- ne ſia una delle prime Immagini della Toſca- na, e che perciò ſi chiami Primerana, la qual Chieſa, ſecondo l'Ammirato, veniva ad eſſere quaſi nel mezzo della Città di Fieſole. Ivi ſono molte Indulgenze. Verſo Levante, qual- che tratto diſcoſto dalla Cattedrale, vi è un altro

CONVENTO di Zoccolanti detto la Doccia, fondato da Giuliano Davanzati noſtro Citta- dino; e tanto in queſto luogo che per l'adia- centi Colline non più diſcoſto da Firenze di due miglia, vi ſono ſparſe Ville molto co mode e grandioſe. Tutti queſti Monti Fieſo- lani e di Settignano ſono abbondanti di Cave di pietra, e macigni per uſo di qualunque ſiaſi fabbrica, e in ciò conſiſte il maggior traffico, e ſoſtegno di quegli Abitanti. Diſcendendo il Monte, e voltando a deſtra avanti S. Dome- nico, paſſata la Badia, e il Ponte, prendendo a ſiniſtra ſi giunge ad altro Convento di Mo- nache detto

S. MARIA DEL FIORE DI LAPO, le quali ſono ſotto la Regola di S. Agoſtino, ed in antico circa l'anno 1334. avevano il loro Convento, dov'è oggi quello de' Riformati a Fieſole. Nella loro Chieſa vi è una Tavola di mano di Aleſſandro Allori, ove è la Ma- donna con alcuni Santi, e il Padre Eterno. E di quì ritornando verſo Firenze ſi trova la Chieſa di S. Marco Vecchio, ove è ſtata col- locata la miracoloſa Immagine di Maria San- tiſſima della Toſſa, che era nella ſoppreſſa Chieſetta fuori la Porta S. Gallo. Paſſando alla

an-

PORTA A PINTI, fuori di eſſa vi è un Taber- nacolo di mano di Andrea del Sarto, che per l'ingiurie dei tempi è quaſi andato a male. Quivi diſtante un miglio nella Chieſa di S. Ger- vaſio ſtata tutta rinnovata, vi è una bella Ta- vola di Santi di Tito; e fuori della

PORTA alla CROCE, ſi trova un Convento di Monache detto

SAN SALVI, da cui prende la denomina- zione l'adiaceute pianura. Queſto fu già uno de' primi Monaſterj de' Vallombroſani, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. nel demolirſi un loro antico Convento, per piantarvi la Fortezza di San Gio. Battiſta, volgarmente detta da Baſſo. Nel Refettorio di eſſo Monaſtero di San Salvi dall'immortal pen- nello di Andrea del Sarto ſi vede dipinto in un arco San Benedetto, San Giovanni Gualberto, S. Salvi Veſcovo, e S, Bernardo degli Uberti Monaco e Cardinale, e nel mezzo in un tondo è rappreſentata la Trinità. In faccia del medeſimo vi è un Cenacolo di noſtro Signore, che ſi reputa delle migliori pitture di Andrea, di cui ſe ne vede la ſtampa inciſa da Teo- doro Cruger; ſul che è degno di memoria, che convenendo demolire per il detto aſſe- dio con molti ſuburbani Conventi, e Ca- ſamenti, anche la Chieſa di S. Salvi con ſue abitazioni, a contemplazione di così belle Pitture fu il Refettorio laſciato in piedi; ma per l'introdotta Clauſura di Monache non ſi poſſono vedere ſenza ſpeciale licenza. Nella Chieſa vi è una Tavola con Criſto in Croce, e alcuni Santi di mano di Franceſco Moran- dini da Poppi, e quella di S Umiltà del Paſſi- gnano, ove ripoſa il di lei ſacro corpo Meno d'un miglio diſcoſto da San Salvi ſi trova a piè di quelli ameni Poggi un altro Convento di Monache detto

S. Sal-

SAN BALDASSARRE, le quali vivono ſotto la Regola di S. Agoſtino; e ſalendo ſulla ſini- ſtra, fe ne trova un altro dell'Ordine di S. Be- nedetto, intitolato

S. MARTINO a Maiano, ove è la Tavola dell'Altar maggiore dipinta dal Grillandajo.

Fuori di queſta Porta, e in lontananza l'uno dall'altro ſono da vederſi tre celebri, e gran- dioſi Santuarj, cioè la Vallombroſa, il Sacro Eremo di Camaldoli, e il ſacro Monte dell' Alvernia, nel primo dei quali S. Gio. Gual- berto, e nel fecondo S. Romualdo fondarono i loro Conventi, e lunga penitenza fecero; e nel terzo S. Franceſeo ricevè le ſacre Sti- mate. In ciaſcuno di queſti ſono oſſervabili molte belle pitture, ed altre grandioſe magni- ficenze, e paſſando in queſti luoghi vi ſono anco da oſſervare molte Terre, e Caſtelli della ricca, e bella Provincia del Caſentino.

X dall'

Fuori della PORTA a S. NICCOLÒ, paſſato il Fiume, è una pianura abbondante di ottimi frutti, nominata Pian di Ripoli, e tale fi chia- ma una

BADIA di S. Bartolommeo de' Monaci Val- lombroſani, che quaſi nel centro di queſto piano è poſta con un comodo Monaſtero, ove fa fua reſidenza il Generale di quell'Ordine, e fu già Monaſtero di Donne. Un altro Con- vento ſi trova più ſopra detto

S. MARIA del Bigallo, poco fuori della ſtra- da maeſtra d'Arezzo per Levante, che fino al 1503 ſi mantenne a ufo di Spedale, di padronato de' Capitani allora del Bigallo, che da eſſo preſero un tal nome, e poi ceduto fu alle Monache dette di Caſignano della Regola di S. Benedetto, minacciando rovina l'antico loro Convento in quel luogo. Poco più di cinque miglia da Firenze diſcoſto ſi arriva all'

di

APPEGGI, Villa di S. A. R. Poco diſtante è la celebre Villa de' Vecchietti detta il Ripoſo. Sopra di uno ſpogliato Poggio tra Mezzo- giorno, e Levante, ſi vede la

CHIESA di S. Maria dell'Impruneta, aſſai frequentata dai Popoli sì di Firenze, come di tutto il Contado, per la gran devozione che portano a quella ſacra Immagine. Miraco- loſiſſimo ſi è il ritrovamento di tale Imma- gine ſecondochè riferiſce Franceſco Rondi- nelli nella Relazione dell'ultimo Contagio di Firenze. Vi ſono grandi Indulgenze, e Privi- legj conceduti da molti Pontefici, e nel giorno di S. Luca vi è un gran concorſo di Popolo, e vi ſi fa una groſſa Fiera. E'ufiziata la detta Chieſa da dieci Cappellani con un Pievano, che hanno l'obbligo di dirvi quotidianamente il Divino Ufizio. Fu fondata dall'antica eſtinta Famiglia de' Buondelmonti, che fino al pre- ſente ha goduta la libera collazione di quelle Cappellanie, e l'elezione del Pievano. La Chieſa è in oggi mutata, e riccamente ador- nata, con ſoffitta tutta dorata con tre sfondi dipinti da tre eccellenti Pittori di Firenze, tra i quali quello di mezzo è conſiderato eſſere il più inſigne lavoro di Antonio Puglieſchi. Il primo degli altri due è opera di Tommaſo Redi, e l'ultimo di Gio. Cammillo Sagreſtani. Sopra tutte le buone Tavole, che vi ſi vedono, è oſſervabile la Vocazione di S. Pietro, bel- liſſimo lavoro di Jacopo da Empoli. E' degna di eſſer veduta la Sagreſtia per la ricchezza de' ſacri arredi, che ivi ſi conſervano: e chi voleſſe più minuta informazione di tutto ciò che appartiene a queſta Chieſa potrà vederne le memorie Iſtoriche del Pievano Caſotti, ſtam- pate da Giuſeppe Manni in Firenze l'anno 1713.

X 2 il

Fuori della Porta S. Miniato, che è ſerrata, ſi trovano due Chieſe, la prima è detta

S. FRANCESCO al Monte, già de Frati Minori Oſſervanti, ora de' Padri Riformati di Toſcana. Queſta con ottimo diſegno di Simone del Pol- laiolo detto il Cronaca, fu fatta fabbricare in- torno all'anno 1350. da Caſtello Quarateſi, come ne fa fede un'Iſcrizione poſta davanti l'Altar maggiore nel pavimento. Non ha che una ſola navata con ſei Cappelle per parte, ed una di fianco all'Altar maggiore in dentro, con ſuoi archi per di ſuora di pietra ruſtica, e ſuo cornicione, che ricorre intorno la Chieſa, e per l'arco maggiore della Tribuna. La Ta- vola della Nunziata è di mano del Beato Fra Gio. Angelico Domenicano, e quella della Natività di Noſtro Signore è di Gio. Antonio Sogliani, oltre diverſe Tavole di buoni Au- tori moderni che vi ſono. Sopra la Porta della Sagreſtia la Pietà di terra cotta è di mano di Luca della Robbia: accanto alla Porta mag- giore ſi oſſervi il Buſto di marmo bianco di Marcello Virgilio Segretario della Repubblica Fiorentino, e gran Letterato, con un bello Epitaffio. Queſta Chieſa è poſta in tale emi- nenza, e vicinanza inſieme alla Città, che di quivi con pittoreſca proſpettiva ſi gode una gran parte de' Villaggi, ed in vero ſu fatta da queſto luogo una belliſſima veduta di Firenze, che ſi trova inciſa in rame. Uſcendo per la Porta del fianco di detta Chieſa, e camminan- do pochi paſſi a man dritta per una Porta della Fortezza, che intorno all'anno 1526. con diſegno di Michelagnolo Buonarroti fu fatta, benchè tirata a fine dal Tribolo, di cui è lavoro la belliſſima ſtatua di macigno non finita rappreſentante una Vittoria che ſtà appoggiata accanto alla detta porta, ſi arriva all'altra antichiſſima

Na-

CHIESA di S. Miniato, poſta ſopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni parte tutta ſi gode. Ma prima di deſcrivere com'ella ſtà al preſente, sì eſteriormente, che interior- mente, mi piace di non paſſare ſotto ſilenzio alcuna notizia di ſua grande antichità, e ori- gine. Nella perſecuzione de' Criſtiani ſotto Decio, trovandoſi San Miniato con alcuni Compagni a far penitenza nel Poggio, ove è oggi la ſua Chieſa, e in quei tempi altro non v'era, che un piccolo Oratorio dedicato all' Apoſtolo S. Pietro, e all'intorno boſcaglia, il Tiranno con doni ed offerte d'ingrandi- mento condottolo in Firenze, lo tentò a ri- moverſi dalla Religione Criſtiana, ma nulla valendo a frangere la Fede del Santo, dopo diverſi martirj, da' quali per alcun tempo Iddio lo preſervò, gli fece tagliare la teſta in un luogo detto fino a' noſtri giorni S. Candida, detta dal Candidato dei Martiri, ma il Santo preſala nelle mani paſsò l'Arno, e ſalito in queſto Poggio, reſe nel ſuddetto Oratorio l'Anima a Dio: quivi fu ſeppellito il ſuo Cor- po, e da' Fiorentini Criſtiani fu fabbricata una Chieſa al ſuo Nome. Ma queſta sì nobile, e grande, che ſi vede al preſente, ſu alzata nell'anno 1013 a' 26. d'Aprile con conſiglio di Ildebrando Veſcovo Fiorentino, e coll'aſ- ſenſo, e perſuaſione di Sant'Arrigo primo Im- peratore, e ſecondo Re di Germania, e di Santa Cunegonda ſua moglie, che la dota- rono di molte tenute, e con ſolenne pompa vi fecero traslatare il Corpo di S. Miniato nell' Altare, che è ſotto le Volte della medeſima Chieſa, la quale da'Fiorentini fu data allora in cura a' Conſoli dell'Arte dei Mercatanti. E' ſpartita queſta in tre navate. e vi ſono due ſcale di marmo quaſi al mezzo della Chieſa di 16. ſcalini l'una, per dove ſi ſale al Preſbi- terio, e Coro, fatto full'antica coſtumanza della primitiva Chieſa. Queſto è tutto di marmi e porfidi intagliati, e intramezzati; dietro all'Altare vi ſono cinque fineſtroni ſer- rati di traſparentiſſimo marmo, e nella lunetta ſemirotonda di Moſaico col Padre Eterno ſi vede a deſtra effigiata Maria Santiſſima, e a ſiniſtra l'effigie di S. Miniato, e nel mez- zo i ſimboli de' quattro Evangeliſti. Davanti le volte, e ove elle terminano, pure iſolata vi è una Cappella di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici, ove nella volta è un parti- mento d'ottangoli beniſſimo lavorato da Luca della Robbia, con un quadro di pittura antica diviſo in 13. ſpartimenti, nel quale Altare era collocato il Santiſſimo Crocifiſſo che fu traslatato in S. Trinita. A man ſiniſtra la Cappella che ſi vede dedicata a S. Iacopo, degna per ogni ſua parte fu fatta alla memoria del Cardinale Iacopo di Portogallo, con par- timento tutto di marmi e porfidi, come ſono la Cattedra Epiſcopale, e il Sepolcro di lui con tutta la figura, e ſopra Maria Santiſſima col S. Bambino e Angeli lavorati da Antonio Roſſellini Scultore di quei tempi rinomatiſſi- mo, e vi è queſto Epitaffio:

X 3 al-

Al-

X 4 con

Regia Stirps, Iacobus nomen, Luſitana propago, Inſignis forma, ſumma pudicitia; Cardineus titulus, morum nitor, optima vita, Iſta fuere mibi: mors iuvenem rapuit. Vix. An XXV. M. XI D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è ſenza ſpigoli, l'iſteſſo Luca della Robbia fece in quattro tondi ne' Cantoni i quattro Evangeliſti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di mano di Antonio del Pol- laiolo è la Tavola a olio, entrovi S. Iacopo, S. Euſtachio, e S. Vincenzio; di Pietro ſuo fratello sono alcuni Profeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella di preſente in aſſai cattivo ſtato, ſiccome in un mezzo tondo la Nunzia- ta; nella Sagreſtia alcune azioni di S. Bene- detto dipinte a freſco ſono di mano di Spinello Spinelli, e accanto alla medeſima vedeſi un quadro con S Miniato, con otto ſpartimenti, e preſſo alla Porta a deſtra ſonovi pure varie antiche Pitture. Queſta Chieſa di cui ſi è fatto ragionamento, e che ha ſervito di Sepoltura a più Martiri, fu negli antichi tempi ufiziata da'Mo- naci di S. Baſilio, poi da quelli di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Cluniacenſi, e fra eſſi ſtette alcun tempo S Gio. Gualberto Fio- rentino de'Signori di Petroio dopo d'avere magnanimamente perdonato all'inimico, uc- ciſore di Ugo ſuo Fratello, quale riſcontrò poco ſotto a S. Miniato, ove è una memoria del generoſo fatto già noto in un Tabernacolo con Iſcrizione. Il Crocifiſſo che chinò la teſta, il quale era in quei tempi nella ſuddetta Chieſa nella mentovata Cappella di mezzo fu traſpor- tato con ſolenne pompa nel dì 25. Novem- bre 1671. in quella di Santa Trinita de' Monaci del ſuo Ordine dentro la Città. L'anno 1373. a' 27. del Meſe di Agoſto ſotto Gregorio XI. uſciti molto prima i Monaci Cluniacenſi di detta Chieſa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte Uliveto, i quali vi ſtettero fino al 1542. allorchè partirono al tempo del Granduca Coſimo I., e in detta occaſione le- varono le oſſa di S. Miniato.

Mar-

Sono tanti poi i Subborghi e le grandioſe Ville, e Caſe ſparſe per la Campagna Fio- rentina, che oſſervandole dalle altezze della Città, e da altri Colli vicini, ſorprendono ma- raviglioſamente l'occhio di chi le rimira, e per eſſere la maggior parte in poca diſtanza l'une dall'altre, appariſcono tutte inſieme una vaſtiſſima Città: onde il celebre Lodovico Arioſto Ferrareſe, che aſſai tempo dimorò in Firenze, nell'ultimo Capitolo delle ſue Rime, parlando di queſta Città, così ſcriſſe:

X 5 l'une

A veder pien di tante Ville i Colli, Par che'l terren ve le germogli, come Vermene germogliar ſuol'e rampolli.

Se dentro un mur, ſotto un medeſmo nome Foſſer raccolti i tuoi Palazzi ſparſi, Non ti ſarian da pareggiar due Rome ec.

E coſa mai direbbe ai tempi noſtri, che tanto accreſciute eſſe ſono ed abbellite?

INDICE DELLE COSE PIU' NOTABILI Deſcritte nel preſente Libro.

A

ACcademia delle Belle Arti 71.

-- Fiorentina 165.

-- de' Georgofili 61.

S. Agata 59.

S. Agoſtino, Chieſa, e Con- vento 289.

S. Aleſſandro di Fieſo- le 318.

Aleſſandro Magno Sta- tua 294.

S. Ambrogio Chieſa, e Monaſtero 138

Angeli Chieſa 109.

Angiolini Chieſa, e Mo- naſtero 103.

S. Anna Monaſtero 219.

Annalena Monaſtero, e Chieſa 267.

SS. Annunziata 84.

S. Antonio Chieſa 53.

SS. Apoſtoli Chieſa 235.

Appeggi Villa di S. A. R. 323.

S. Appollonia Monaſtero, e Chieſa 55.

Archivio Fiorentino 153.

-- Diplomatico 166.

Arco trionfale fuori la Porta S. Gallo 160.

Armilla di Tolomeo 206.

Artimino Villa 306.

B

Dei Bacchettoni Compa- gnia 142.

Badia di Fieſole 315.

-- di Firenze 143.

-- di Ripoli 322.

S. Baldaſſarre Monaſtero, e Chieſa 321.

S. Barnaba Monaſtero 54.

Bigallo Ufizio 37.

-- Monaſtero, e Chie- ſa 322.

Boldrone, Monaſtero, e Chieſa 310.

Buon-

Buonſollazzo già Badia 314.

C

Calza, Chieſa 265.

Camaldolenſi, Chieſa 109.

Campanile del Duomo 29.

-- di Palazzo Vecchio 153.

-- di S. Spirito 251.

Cappella dei Principi in S. Lorenzo 50.

Cappuccine 133.

Cappuccini di Montu- ghi 311.

Carceri 141, 143.

Careggi Villa 312.

S. Carlo già de' Berna- biti 251.

Carmine, Chieſa, e Con- vento 252.

Caſa del Viviani Matte- matico 244.

Caſa di Federigo Zac- cheri 100.

-- del Dott. Targioni 141.

-- di Santi di Tito 56.

Caſcine di S. A R. 216.

Caſino dei Principi Cor- ſini 219.

-- di S. Marco 69.

-- del Marcheſe Riccar- di 246.

-- dei Nobili 230.

-- di Via della Crocet- ta 103.

Caſtello. Villa di S. A. R. 307.

S. Caterina Monaſtero 71.

S. Caterina in via delle Ruote 56.

Cavallerizza 62.

Cavallo della SS. Annun- ziata 83.

-- di Piazza 161.

Centauro Statua 163.

Certoſa, Chieſa, e Con- vento 299.

Ceſtello, Chieſa 261.

S. Chiara, Chieſa, e Mo- naſtero 265.

Chiarito Monaſtero 60.

Cinghiale di Mercato nuo- va 237.

S. Clemente, Chieſa, e Monaſtero 60.

Colonna di S. Felice in Piazza 273.

-- di S. Felicita 281.

-- di S. Giovanni 37.

-- di Mercato Vecchio 237.

-- di S. Trinita 230.

Compagnia della Miſeri- cordia 30.

-- già dello Scalzo 69.

-- de' Bacchettoni 213.

Concilio Fior. 209.

Con-

Conſervatorio dei Pove- ri 58.

Convertite, Chieſa, e Mo- naſtero 264.

S. Croce, Convento, e Chieſa 120.

Crocetta Monaſtero 102.

Cupola del Duomo 11.

D

Doccia, Chieſa, e Con- vento 319.

Doccia Villa Ginori, e Fabbrica di Porcella- ne 311.

S. Domenico nel Maglio 61.

S. Domenico di Fieſole, Chieſa, e Convento 316.

S. Donato in Polveroſa, Chieſa, e Monaſtero 302

Duomo di Firenze 8.

-- di Fieſole 317.

E

S. Eliſabetta di Capito- lo 132.

F

S. Felice in Piazza, Chie- ſa, e Monaſtero 273.

S. Felicita, Chieſa, e Mo- naſtero 281.

Fieſole Città 317.

S. Filippo Neri, Chieſa, Oratorio, e Convento 146.

Fontana di Piazza del Gran-Duca 160.

Fonte Lucente Chieſa 315.

Fortezza da Baſſo 53.

-- di Belvedere 289.

S. Franceſco Monaſtero 136.

S. Franceſco di Saleſ del Conventino 163.

S. Franceſco di Fieſole, Chieſa, e Convento 318.

S. Franceſco al Monte, Chieſa, e Conv. 324.

S. Franceſco di Paola, Chieſa 301.

G

S. Gaetano 239.

S. Gaggio, Chieſa, e Mo- naſtero 299.

Gallerìa di S. A. R. 165.

S. Gervaſio 320.

Gesù Pellegrino in via S. Gallo 56.

Ghetto degli Ebrei 237.

Giardino di Boboli 278.

-- del

-- del Salviati 104.

-- de' Semplici 61.

S. Gio. Bat. Chieſa 30.

S. Gio. Evangeliſta, de' PP. delle Scuole Pie 79

S. Gio. di Dio 225.

S. Giovannino de' Cava- lieri 57

S. Girolamo Chieſa 288.

S. Girolamo di Fieſole 316.

S. Giuliano Monaſtero 53.

Giuoco del Calcio 131.

S. Giuſeppe. Chieſa 132.

Gotti Vincenzio, ſuo Stu- dio di Pittura 246.

Granaio pubblico 263.

Grazini Villa 309.

Guardaroba di S. A. R. 157.

I

S. Iacopo ſopr'Arno Chie- ſa, e Convento 294

S. Iacopo tra' Foſſi Chieſa e Convento 199.

S. Iacopo Monaſt 136.

S. Iacopo in Campo Cor- bolini 52.

S. Iacopo di Ripoli 215.

Imperiale Villa di Sua Altezza Reale 297.

Impruneta Chieſa 323.

L

Lapo Chieſa, e Monaſte- ro 319.

Libreria di S. Lorenzo 46.

-- del Magliabechi 164.

-- del Marucelli 75.

Loggia dei Lanzi 158.

-- di Mercato Nuovo 236.

-- de' Tornaquinci 238.

S. Lorenzo Collegiata R. Baſilica 39.

S. Lucia ſul Prato 221.

S. Lucia, Chieſa, e Mo- naſtero 58.

S. Lucia de' Magnoli 292.

Luoghi Pii quanti in Fi- renze 6.

M

Madonna della Pace, Chieſa 296.

-- de' Ricci Chieſa, e Convento 118.

-- del Sacca 96.

Maiano Monaſtero, e Chieſa 321.

Malmaritate 214.

S. Marco Convento, e Chieſa 62.

S. Marco Vecchio 320.

S. Margherita Chieſa 149.

S. Ma-

S. Maria ſul Prato 219.

S. Maria in Campo, Chie- ſa 119

S. Maria di Candeli, Mo- naſtero e Chieſa 108.

S. Maria del Fiore 8.

S. Maria Maddalena, Monaſtero e Chieſa 105.

S. Maria Maggiore, Con- vento e Chieſa 242.

S. Maria Novella, Con- vento, e Chieſa 201.

S. Maria Primerana, Chieſa 119.

S. Maria ſopr'Arno Chie- ſa 294.

S. Martino Monaſt. 215.

S. Martino Orat. 149.

S. Matteo in Arcetri, Monaſtero e Chieſa 299.

Menabuai Cav. ſuo Mu- ſeo 284.

Mendicanti Conſervato- rio 264.

Mercato vecchio 237.

S. Michel Berteldi Chie- ſa 239.

S. Michel Viſdomini Chie- ſa 83.

S. Miniato al Monte Chie- ſa 325.

S. Monaca Monaſt, 252.

Monaſter Nuovo 214.

Monaſteri di Clauſtrali e Monache quanti 6.

Monte Domini Mona- ſtero 134.

Monte Senario Eremo, e Chieſa 314.

Monte Uliveto Monaſte- ro 301.

Monticelli Monaſt. 133.

Murate Monaſtero 135.

Muſeo di Fiſica ec. 268.

N

S. Niccolò Oltr'Arno Chieſa 290.

Nunziatina Monaſt. 264.

O

Ogniſſanti Convento, e Chieſa 221.

S. Onofrio di Fuligno Mo- naſtero 52.

S. Onofrio Spedale 54.

Opera del Duomo 120.

Orbatello 109.

Origine di Firenze 1.

Orſanmichele Chieſa 150.

S. Orſola Monaſt. 55.

P

Palazzo di S. A R. 275.

-- Albergotti 239.

-- degli Alberti 200.

-- degli Aleſſandri 116.

-- Al-

-- Albizzi ivi

-- Altoviti 117.

-- Antella 132.

-- Antinori 239.

-- Arciveſcovo 38.

-- Arnaldi 81.

-- Baldinucci 141.

-- Bardi 200. 296.

-- Bargigli 116.

-- Baroncini 143.

-- Bartolini 231.

-- Beccuto Orland. 243.

-- Borgherini 236.

-- Buouarroti 140.

-- Canigiani 293.

-- Capponi 76. 101. 293.

-- Caſtelli ora de Fero- ni 293.

-- Cerretani 245.

-- Cocchi 131.

-- Compagni 116.

-- Coppoli 76.

-- Corſi 140. 239.

-- de' Corſini 200. 219 228.

-- Dragomanni 281.

-- Feroni 230. 252.

-- Franceſchi 281.

-- Gerini 82.

-- Gherardeſca 104.

-- Giacomini 239.

-- Gianni 290.

-- Ginori 55.

-- Giraldi 55.

-- Giugni 110.

-- Gondi 82. 148.

-- Grifoni 83.

--Guadagni 101. 120. 251.

-- Guicciardini 281.

-- Incontri 82.

-- Malaſpina 144.

-- Mandragone 242.

-- Martelli 81. 244.

-- Martellini 111.

-- Martini 244.

-- Marucelli 55.

-- Medici 76. 296.

-- de' Montalvi 117.

-- Mozzi 290.

-- Nelli 51. 244.

-- del Nero 292.

-- Niccolini 83.

-- Panciatichi 76.

-- Pandolfini 58.

-- Paſquali 239.

-- Pazzi 117.

-- de' Pecori 296.

-- del Poteſtà, detto il Bargello 143.

-- Pucci 82. 116.

-- Ricaſoli 82. 225.

-- Riccardi 76.

-- Ricciardi 118.

-- Rinuccini 296.

-- Roffia 109.

-- Rucellai 226.

-- Salviati 143.

-- Saſſi 5--

-- Scarlatti 292.

-- Ser-

-- Serriſtori ivi

-- Spini 230.

-- Stiozzi 215.

-- Strozzi 113. 141. 238. 241.

-- Tempi 294.

-- Turco Roſſelli 162.

-- Valori 117.

-- Vecchio 153.

-- Vernaccia 108.

-- Veſcovo di Fieſole 318.

-- Ughi 76.

-- Uguccioni 162.

-- Viviani 244.

-- Ximenes 104.

S. Pancrazio Monaſtero, e Chieſa 226.

Pandette Fiorentine 50.

S. Paolino, Convento, c Chieſa 211.

S. Paolo 210.

Petroia Villa di S. A. R. 306.

Piazza di S. Croce 131.

-- del Granduca 153.

-- del Grano 193.

-- di S. M. Novella 210.

-- della SS. Nunziata 84.

S Pier Maggiore 100.

S Piero in Gattolini 266.

S. Piero a Monticelli, Mo- naſtero e Chieſa 302.

della Pieta Monaſtero 101.

Piſani Fratelli, loro la- vori di Sculture, e Alabaſtri 220.

Poggio a Caiano Villa di S. A R. 302.

Ponte alla Carraja 226.

-- alle Grazie 200.

-- a S. Trinita 230.

-- Vecchio 294.

Portico Monaſtero, e Chieſa 299.

Poverine Monaſtero 134.

Pratolino Villa di S.A R. 312.

Q

Quiete, Conſervatorio e Chieſa 310.

R

S. Remigio 199.

S

S. Salvadore Chieſa 39.

S. Salvadore di Camal- doli 264.

S. Salvi Monaſtero, e Chieſa 320.

S. Silveſtro Monaſt. 104.

Stabilite Monaſtero 211.

Seminario Fiorent. 263.

-- Fieſolano 318.

S. Si-

S. Simone Chieſa 142.

Spedale di S. Giovanni di Dio 225.

-- di Bonifazio 38.

-- degl'Innocenti 99.

-- di S. M. Nuova 111.

S. Spirito Convento, e Chieſa 246

Spirito Santo Monaſtero e Chieſa 288.

S. Stefano Chieſa 197.

Stinche Carceri 141.

T

Targioni Tozzetti Mu- ſeo 141.

Teatro di Via del Coco- mero 82.

-- di Via della Pergo- la 111.

-- della Palla Corda 116.

S. Tereſa Monaſt. 139.

S. Trinita Chieſa 231.

V

S. Verdiana Monaſt. 137.

Ufizi Fabbrica 162.

Z

Zecca 163.

Zecca vecchia 134.

FINE.