GUIDA
AL FORESTIERO
PER OSSERVARE CON METODO
LE RARITÀ E BELLEZZE
DELLA
CITTÀ DI FIRENZE
Corretta, ed accresciuta della Descrizione
del Palazzo Reale, e di altre utili notizie.
FIRENZE MDCCXCIII.
PER GAETANO CAMBIAGI
CON LICENZA DE' SUPERIORI.
AL NOBILISSIMO SIGNORE
CONTE DI REDERN
CIAMBERLANO DI
DI SASSONIA
to, ed il sublime genio per le Belle Arti,
l'amicizia della quale vi compiacete di
onorarmi, e la combinazione del Vostro
soggiorno in Firenze colla pubblicazione
di questa nuova Edizione, sono stati i
veri impulsi che mi hanno sollecitato a
farvene l'offerta.
questa nuova Descrizione del più bello, che
oggi conserva la Capitale di un delizioso,
e fortunato Paese, che vi è sì gradito,
veda la luce patrocinata dall'autorevole
Nome Vostro, essendo molto contento di
avervene fatta l'offerta, poichè conoscendo
il pregio delle descritte cose avrete la
bontà di riguardare ancora benignamente
questo Libretto.
spetto ed attaccamento ascrivo a sommo
mio onore il potermi in ogni occorrenza
dimostrare
Firenze 22, Giugno 1793.
Cambiagi.
DESCRIZIONE
DELLA CITTÀ
DI FIRENZE
VArie sono le opinioni circa
l'origine, e prima popolazione
di questa Città. Alcuni vo-
gliono che riconosca il di lei
principio dai seguaci di Silla,
altri dai Triumviri, e altri dai Popoli Fie-
solani; e secondo il sentimento del fu no-
stro Dottor Giovanni Lami si vuole che
fosse una delle antiche Città Etrusche; e
secondo l'autorità di Giulio Frontino, e di
altri Autori, fu dedotta da' Triumviri Co-
lonia de' Romani composta dei più scelti Sol-
dati di Cesare. Da Floro fu annoverata uno
dei principali Municipj d'Italia. Scosso il
giogo di essere ad altri soggetti, dopo la de-
cadenza dell'Imperio Occidentale, nel quin-
to secolo procurarono i Fiorentini di vivere
che per dilatare i confini del proprio do-
minio, furono forzati ad abbattere i loro ne-
mici, disfacendo Castelli, espugnando Cit-
tà, e riducendo sotto il loro comando non
pochi Paesi. Nel 1078. essendo ingrandita la
Città fu fatto il secondo cerchio delle mura.
E nel 1284. fu fatto il terzo cerchio. Le di-
scordie tolsero ai Grandi il Governo, e 'l
tramutarono di Aristocratico in Popolare,
e di Popolare lo ridussero a Principato:
poichè la Repubblica nei primi tempi sola-
mente dagli Ottimati si governò, indi dal
culto Popolo (fuorichè nella rivoluzione
de' Ciompi nell'anno 1378 quando il po-
polo vile, e minuto per brevissimo tempo
prese il comando): e finalmente nel secolo
decimosesto da Principi generosi e clementi
cominciò ad esser governata. Esistevano
150. Torri che sul principio del Governo
Mediceo furono quasi tutte demolite. I Fio-
rentini ebbero come Roma i Templi, il Tea-
tro, l'Anfiteatro, il Campidoglio, il Foro,
le Terme, e gli Acquedotti. Dicono che
costumassero gli stessi giuochi, e le stesse
Feste pubbliche, e onorassero pure come
lor Nume tutelare il Dio Marte. Quindi
avuta la sorte di professare sotto il Ponti-
sa, edificarono nobilissime Chiese. Colti-
varono in sommo grado le Armi, e le Let-
tere. Sono innumerabili quelli che per i
loro meriti hanno coperte ragguardevolis-
sime Dignità, essendo stato sempre in cre-
dito presso tutti i Principi il nome Fioren-
tino. Fa un epoca gloriosa per la Na-
zione d'essersi ritrovati insieme in Roma
a congratularsi con Bonifazio VIII. do-
dici Ambasciatori Fiorentini, spediti da
diversi Potentati, la qual cosa fece tanta
maraviglia a quel Pontefice, che in pub-
blico Concistoro disse:
è la migliore Città del Mondo, e la Nazione
Fiorentina nelle cose umane è il quinto ele-
mento. Gli Ambasciatori trovatisi in Roma furono
gli appresso:
Imperadore Adolfo,
Re Filippo di Francia,
Re d'Inghilterra, un tal
Boemia,
peratore di Costantinopoli,
dal Gran Can' de Tartari,
Re Carlo di Napoli,
Federigo di Sicilia,
Maestro di Rodi,
Camerino, e
di Firenze, accompagnati tutti con solenne,
e nobile comitiva, tra i quali si distinse il
stite alla Tartara.
Ma che diremo noi degli uomini letterati?
Dopo l'invasione de' Barbari nell'Italia,
rimasero le Scienze, e le Arti più nobili
sepolte in una profonda ignoranza: mercè
però de' Fiorentini risorsero, riprendendo
il lor primiero splendore. Quindi si vidde,
rinata la Poesia, e l'eloquenza Greca, e
Latina, e prender vita la letteratura To-
scana. Rifiorì la Filosofia di Platone, e con
essa ogni altra scienza. Le Mattematiche,
e le Filosofie sormontarono al sommo gra-
do per mezzo del gran Galileo inventore del
Telescopio, Microscopio, e di altri instru-
menti, mercè de' quali ampliò le cognizioni
sino allora limitate della Filosofia, ed Astro-
nomia per via delle nuove scoperte da esso
fatte, e sempre più si accrebbero con le
molte esperienze fatte dalla celebre Acca-
demia del Cimento, che diede moto a tutte
le altre rinomatissime Accademie dell'Eu-
ropa per le tante scoperte Fisiche, e Filo-
L'Jus Civile
dall'interpetrazione del nostro Accursio
incominciò a risorgere. Così fecero le belle
Arti, nelle quali tant'oltre s'avanzarono
i Fiorentini, che a loro giustamente si dee
la lode di primi maestri, e di restauratori.
La Città di Firenze nel suo principio ebbe
per stemma il Giglio bianco in campo ros-
so: e il popolo la Croce rossa in campo
bianco, e per Sigillo il Leone, ed Ercole.
Ma doppo la cacciata dei Ghibellini si cam-
biarono gli Stemmi, cioè il Giglio rosso in
campo bianco, e la Croce bianca in campo
rosso. Sopra il numero di dugento sono
quelli, che già Cittadini di questa Patria,
ora del Cielo col titolo di Beati, o di Santi
s'adorano sugli Altari. Moltissime Chiese
si contano, ventinove delle quali sono Par-
rocchie. Sessanta cinque Monasteri di Mo-
nache, e Conservatorj 20. di Religiosi Clau-
strali dentro la Città; oltre i molti, che sono
suburbani. Ci sono altri Conservatorjdi fan-
ciulle povere, e d'uomini mendicanti: Tre
Spedali per gl'infermi. Esistono diverse
Scuole pubbliche nei Quartieri della Città
per la gioventù, e varie Regie Scuole di
Manifatture. Ci sono diverse Accademie;
e fra queste la Reale Accademia Fiorenti-
dito pubblicamente nella Libreria Maglia-
bechiana, ove oltre le dotte Dissertazioni
che vi si odono, è permesso ad ognuno di re-
citarvi in qualunque idioma Poetiche com-
posizioni. L'Accademia del Disegno, che
ebbe il suo principio nella Chiesa di
ria Nuova fino dall'anno 1239. e che è
stata delle prime di tutte l'altre, che molti
anni dopo sono state erette per l'Italia, e
in altre parti dell'Europa Vedi a suo luogo in questo
Belle Arti. Vi è anco-
ra quella de' Georgofili promossa dal Padre
Abate Ubaldo Montelatici Canonico Roc-
cettino nel 1755,, tendente a migliorar
sempre più l'Agricoltura; e le prime adu-
nanze si facevano sulla Piazza di
ove era per l'addietro la Fabbrica degli
Arazzi, e adesso un Casino spettante a
nitore. Quelle degl'Ingegnosi, degli Armo-
nici, Faticanti, Coreofili che si esercitano
in virtuose adunanze di canto, suono,
ballo ed erudite composizioni. Finalmente
per rendere una Città in ogni parte com-
pita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Na-
tura; quella con tanti abbellimenti di son-
e ben lastricate, essendosi dato principio
a lastricarle sotto la direzione di Lapo
nell'anno 1250. e di Arnolfo suo figlio;
questa coll'amenità del sito, ov'ella è col-
locata, e circondata da fertilissimi colli ri-
pieni tutti d'innumerabili Ville, e Casa-
menti, che veduti da qualche eminenza for-
mano un bel colpo d'occhio. E' irrigata
dal Fiume Arno, con aria molto salubre,
e produttrice di nobilissimi ingegni. Onde
non è maraviglia s'ella meriti il giusto
encomio, che le hanno fatto non pochi Scrit-
tori, di bella Città, e di maestra delle
Scienze, e delle Arti, qual nuova Atene
in Italia. Ora perchè tanto i Forestieri che
i Cittadini possano da loro stessi osservar
il più bello della Città ho divisa questa
edizione nei quattro Quartieri della Città,
nei quali ella è spartita
QUARTIER SAN GIOVANNI
SANTA MARIA DEL FIORE. Questa Chiesa
Metropolitana vince di pregio tutte le Fab-
briche della Città, onde fa di mestieri os-
servare distintamente tutto ciò, che la ren-
de singolare. Si estende in lunghezza brac-
bune a centosessantasei; e quella delle Na-
vate a settantuna; l'altezza dal piano della
terra sino alla sommità della Croce è di
braccia dugentodue, poichè fino al piano
della Lanterna, ell'è alta centocinquan-
taquattro braccia, il tempio della Lanter-
na trentasei; la Palla quattro, e otto brac-
cia la Croce. La Palla pesa libbre 5368.
essendo stata messa su nel 28. Maggio 1472.
da Andrea Verrocchio Maestro di Leonar-
do da Vinci. Tutto il giro di questo grand'
edifizio ascende a braccia milledugentot-
tanta. Per di fuori è tutta incrostata di
marmi con bell'ordine disposti. La facciata
ancora era quasi per metà incrostata di mar-
mi, e adornata di molte statue, e bassiri-
lievi, fatta con disegno di Giotto; ma fu
demolita l'anno 1586., e fu dato principio
ad un altra di disegno diverso, la quale
essendo ad una certa altezza condotta, fa
di nuovo disfatta l'anno 1688., ed allora
in occasione delle Nozze del Gran Principe
Ferdinando di Toscana colla Principessa
Violante Beatrice di Baviera, fu dipinta
a fresco, come ritrovasi di presente da die-
ci Pittori Bolognesi, capo dei quali fu Bar-
tolommeo Veronesì per le figure. ed Er-
dovi espressi sopra le porte tre Concilj cele-
brati in diversi tempi in Firenze, cioè quello
sulla porta a mano dritta adunato da Papa
Vittorio II. nel 1055.; l'altro sulla Porta
sinistra tenuto da Papa Pasquale II. nel
1104, e quello sulla Porta maggiore è il
celebre Concilio de' Greci, e Latini ce-
lebrato nel 1439. da Eugenio IV. in me-
moria dei qiali si leggono le respettive
Inscrizioni.
Del primo
Florentiae habetur
Difficillimis temporibus
praesontibus
Victore II. Pont. Maximo
Et Enrico Imperatore Augusto
Anno Domini M. LV.
Del secondo
Episcoporum CCCXL.
Florentiae
De gravissimis rebus consulitur
A Paschale II.
Rom. Pont.
Anno Dom. M. CIV.
Del
Del terzo
Decima septima
Synodus hac in Florentina Basilica celebratur
In qua tum Graeci tum Latini
In unam eamdemque veram fidem consensere
Coram Eugenio IV. Universalis Ecclesiae
Pontifice
Nec non Ioanne Augusto
Graecorum Imperatore
Anno Domini MCD. XXXIX
Le statue, che erano nell'antica facciata
Gottica (che si vede dipinta nel primo
Chiostro di
diverse nicchie dentro la Chiesa, e tra que-
ste i quattro Evangelisti alti più del na-
turale, fatti da Donatello, furono collocati
nelle Cappelle della Tribuna di mezzo.
Per sette gran Porte vi si ha l'ingresso, tre
delle quali nella facciata, e quattro late-
ralmente, abbellite di vaghi lavori, ed in-
tagli, tra' quali è molto in pregio una Ma-
donna di marmo con due Angioli, di Gio-
vanni da Pisa sopra la Porta dirimpetto
alla Canonica; e l'Annuziazione di Mo-
saico di mano del Ghirlandaio sopra la
Porta del fianco verso la via de' Servi, so-
pra la quale rimirasi un'Assunta di marmo
Rileva sopra questo Edifizio la gran Cupola
di figura ottagona. Questa Cupola è sì
famosa, che Michelagnolo ebbe a dire: po-
tersi appena imitare, non che superare con
l'arte. L'Architettura di tutto questo com-
posto è maravigliosa; imperciocchè in quell'
età costumandosi di fabbricare alla Goti-
ca, fu al certo mirabil cosa, che gl'inge-
gnosi Artefici si discostassero da una ma-
niera sì barbara, ed all'ottima degli anti-
chi Romani s'avvicinassero. Questo gran-
de Edifizio ebbe cominciamento il dì 8. Set-
tembre 1298. come dalla seguente Inscrizio-
ne posta per di fuori alla Parete della Chiesa
dentro ai Cancelli del Campanile apparisce
Venit Legatus Roma bonitate donatus,
Qui lapidem fixit fundo, simul & benedixit
Praesule Francisco gestanti Pontificatum
Istud ab Arnolpho Templum fuit aedificatum
Hoc opus insigne decorans Florentia digne
Reginae Coeli construxit mente fideli
Quam tu Virgo pia semper defende Maria.
Fu gettata la prima pietra dal Cardi-
nale Pietro Valeriano Legato Apostolico,
eretta in onore di
danza della vittoria ottenutasi l'anno 407.
nel giorno a lei dedicato, contro Radaga-
sio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Ar-
nolfo di Lapo, discepolo di Cimabue, sotto
la direzione del quale incominciatasi que-
sta Fabbrica, in centocinquantaquattr'anni
fu da altri valenti uomini suoi successori
all'ultima perfezione condotta. La gran
Cupola fu parto dell'ingegno maraviglioso
di Filippo di Ser Brunellesco Lapi Archi-
tetto, che ne' suoi tempi non ebbe eguale Le contrarietà, e difficoltà incontrate da que-
sto celebre Architetto per esser prescelto a tal
grandiosa fabbrica, e i casi per questa occor-
sili si leggono nella di lui vita scritta da Gior-
gio Vasari.
La Lanterna di essa di disegno del mede-
simo, tutta di marmo massiccio, mirabil-
mente intagliata fu messa su da Baccio
d'Agnolo; e
vo di Firenze salì col Clero a porvi la pri-
ma pietra nell'anno 1448., e quella parte
di Ballatojo sotto la Cupola dalla parte
dell'Opera è disegno di detto Baccio. La
Palla, e la Croce fu posta da Andrea Ver-
rocchio. Ammirata l'esteriore bellezza,
Il pavimento è di
marmi di varj, colori, divisati con mira-
bil disegno. Quello della Navata di mezzo
è di Francesco da San Gallo, e quello in-
torno al Coro è fatto col disegno di Mi-
chelagnolo, ed il rimanente di Baccio di
Agnolo. Prima d'ogni altra cosa potrà l'eru-
dito volger l'occhio alle varie Inscrizioni,
e memorie, che vi si trovano. A man de-
stra avvi il ritratto del Brunellesco scolpi-
to in marmo dal Buggiano suo scolare con
l'appresso Inscrizione composta da Carlo
Marzuppini Aretino.
Quantum Philippus Architectus arte dae-
dalea valuerit cum huius celeberrimi Templi
mira testudo, Tum plures machinae divino
ingenio ab eo adinuenctae documento esse pos-
sunt Quapropter ob eximias sui animi dotes
singularesque virtutes xv. Kal. Maias anno
1444. eius B. M. corpus in hac humo supposita
grata Patria seppelliri iussit.
Ne segue il ritratto di Giotto restaura-
tore della Pittura, e Architetto del gran
Campanile, scolpito da Benedetto da Ma-
iano coi seguenti versi di Agnolo Poliziano
Illa
Cui quam recta manus tam fuit & facilis
Naturae deerat nostrae quod defuit arti
Plus licuit nulli pingere, nec melius.
Haec quoque de modulo crevit ad astra meo.
Denique sum lottus quid opus fuit illa referre.
Hoc nomen longi carminis instar erit.
Obiit an. MCCCCXXXVI. Cives pos.
B. M. MCCCCLXXXX.
Succedono altre memorie d'uomini illu-
stri, come di Antonio dell'Orso Vescovo
Fiorentino in un'arca elevata da terra, con
la statua di marmo sopra di essa, di Pier
Farnese Capitano de' Fiorentini, e di
gi Marsilj eminente Teologo del Cardinal
Pietro Corsini, con il seguente Epigrafe.
& doctrinam Clarissimi Viri Magistri Luisii
de Marsiliis publico sumptu
faciendum statuit.
Dopo questo vi è di mano di Lorenzo di
Bicci (che fu il primo che dipingesse in
questo Tempio avendo effigiati i Santi delle
Cappelle) il Deposito del sopraddetto Ve-
sini, con il seguente Epitaffio in terra alla
dirittura delle colonne.
Ampliss. ob Familiae nobilitatem, & eximias
animi sui dotes haec urbs opt. de se merito
sepulcrum hoc. p. c.
Ne segue poi l'effigie del gran Marsilio Fi-
cino rinnovatore della Filosofia di Platone
scolpita in marmo da Andrea Ferrucci di
Fiesole colla seguente Inscrizione
Platonicum qui dogma culpa temporum
Situ obrutum illustrans & Atticum decus
Servans Latio dedit. Fores primus sacras
Divinae aperiens mentis actus numine
Vixit beatus ante Cosmi munere
Laurique Medicis nunc revixit publico
S. P. Q.
A mano sinistra entrando in Chiesa vedesi
il Ritratto di Antonio Squarcialupi scolpito
da Benedetto da Majano, con l'appresso
Iscrizione composta dal Magnifico Lorenzo
de' Medici.
Mul-
Antonio Squarcialupio Organistae. Is enim
Ita arti gratiam coniunxit, Ut quartam
Sibi viderentur charites Musicam ascivisse
Sororem I.
Florentina Civitas grati animi efficium
Rata eius memoriam propagare
Cuius manus saepe Mortales
In dulcem admirationem
Adduxerat Civi suo
Monumentum posuit.
Dipoi altro deposito elevato da terra, essen-
do varie le opinioni di chi sia. Sopra la
Porta vedesi quello di Don Pietro di To-
ledo Vice Re di Napoli, e dipoi nella pa-
rete sono dipinte due figure rappresentanti
Niccolò da Tolentino, che è di Andrea del
Castagno, e Giovanni Acuto, opera di Paolo
Uccello. Merita osservazione un quadro
antico dell'Orcagna, in cui è dipinto il
Poeta Dante, quivi esposto per Decreto
della Repubblica Fiorentina, quale è l'uni-
ca memoria pubblica, che ci sia di questo
gran Maestro della Toscana Poesia, sotto
il qual ritratto vi si leggono gli appresso
versi composti da Coluccio Salutati.
Qui
Lustravitque animo cunta Poeta suo
Doctus adest Dantes sna quem Florentia saepe
Sensit Consiliis ac pietate patre
Nil potuit tanto mors salva nocere Poetae
Quem vivum virtus carmen imago facit.
E' questa Chiesa divisa in tre Navate, alle
quali corrispondono tre Tribune di forma
ottagona, e in ciascuna d'esse sono cinque
Cappelle. Nella Tribuna di mezzo si osserva-
no nelle quattro Cappelle laterali i quattro
Evangelisti di mano di Donatello accennati
dì sopra, e nella Cappella di mezzo il Ce-
nacolo, di
quadri laterali di Benardino Poccetti che in
quello a man dritta sono i Discepoli di
Emaus, e nell'altro a sinistra Gesù Cristo
che manda i suoi Apostoli a predicare.
Questa Cappella modernamente adornata
di Balaustri, e dell'Altare di marmi di va-
rj colori, è dedicata a
Fiorentino, le di cui Ceneri si conservano
sotto l'Altare nella bellissima Cassa di
bronzo, che può osservarsi da tutte le par-
ti, mirabilmente lavorata da Lorenzo Ghi-
berti. Passando all'altra Tribuna detta
della
della Robbia, che disgustato d'aver guada-
gnato poco si diede a fare i lavori tanto
accreditati di terra invetriata; e dentro la
medesima Sagrestia i Putti, che l'ador-
nano con varj festoni di mano di Dona-
tello, e l'arco piano fatto di Pietre com-
messe, opera singolare, e prodigio dell'Ar-
chitettura. In detta Tribuna oltre l'Altare
della
quiario un gran pezzo di essa, con altre
insigni reliquie conservansi, si vedono alle
pareti laterali due quadri che in uno di
mano di Federigo Zuccheri vi è espressa
l'Annunziazione, e nell'altro l'adorazione
de' Magi d'Autore ignoto. Può osservarsi
l'Immagine di
ad Esso dedicata di mano di Lorenzo di
Credi, e i due Quadri laterali che l'ador-
nano, dei quali il Transito è di Mauro So-
derini, e lo Sposalizio di Giovanni Fer-
retti. Nel pavimento di questa Tribuna
sotto a un'assito di legno vi è un tondo di
marmo, sul quale nel solstizio di Giugno
passando il sole per un'anello fermato nella
lanterna della Cupola si conosce il punto
della maggiore altezza dì questo Pianeta.
invenzione trovata dal celehre Maestro
morì nel 1482, ed essendo la Lanterna
della Cupola stata terminata nel 1465. si
conosce esservi stati posti questì segni con-
temporaneamente, o poco dopo la sua ter-
minazione, venendo ad essere così una Me-
ridiana delle prime, e più antiche dell'Eu-
ropa; che dipoi nel 1755 dal Mattematico
rata una Meridiana in un regolone di me-
tallo che resta sotto al detto assito, per
servire alle suddette osservazioni solstizia-
lì, che si seguitano a farsi da altre perso-
ne erudite regolarmente ogni anno alcuni
giorni prima, e dopo il sopraddetto solsti-
zio. Leggesi nella muraglia la seguente
memoria
ac Magni Etruriae Ducis. Ad veterem Tem-
pli huius Gnomonem a Paullo Tuscanellio
medio circiter saeculo XV. constitutum, ineun-
te vero XVI. amplificatum, Leonardus Xi-
menius Soc. I. novas observationes instituit.
Probata laminae aeneae, pro centro positae,
ac loci totjus hac in re stabilitate, ejus Gno-
monis altitudo, demissa catena, accurate ex-
plorata est, evalitque pedum Parisiensium
........ 277. pol: 4. lin: 9., 68.
Solstitialts marmoris, Solarem imaginem ri-
die Idus Iunit MDX. complexi, inventum fuit
pedum
Iulii MDCCLV, prioris longitudinem excessit
.......... pol: 1. lin: 3, 82;
annis CCXLV elapsis, Eclipticae obliquitas
minor deprehenditur minuto uno, Secundis sex-
decim proxime Quum tamen antiqnus Gno-
mon in Occasum M.
vus, eodem Centro, eademque, intra Pari-
siensem lineam, altitudine, in vero Meridia-
ni Circuli plano constructus est; Meridiana
linea in regula metallica insculpta Punctum
perpendiculi in aere consignatum, Quod, rei
necessitate, infra Meridtanae Libellam con-
stitit
toto terrarum Orbe Maximam. Ad exiguas
Eclipticae variationes in posterum dignoscen-
das, Ad anni mensuram, Paschatisque Diem
subtilius determinandum, Ad certos denique
Planetarum, Siderumque motus peculiari ra-
tione definiendos, Magnus Imperator, Sacra-
rum rerum, Bonarumque Artium studiosis-
simus, Etruscis suis dedit Anno a Ch. N.
MDCCLVI.
Nella
Nella Tribuna opposta di
te vi è un'Armadio con una insigne Reli-
quia del medesimo ed altre di vari Santi.
Nelle pareti di questa Cappella vi sono due
Quadri che uno rappresentante la Nascita
di Gesú di Gregorio Pagani, e l'altro la
Visitazione di Maria a
tista Naldini, Le pitture dei Santi che si
vedono nelle Cappelle delle Tribune sotto
le finestre sono di Lorenzo di Bicci, di cui
erano pute i dodici Apostoli dipinti nelle
Navate, dei quali uno solo ora se ne vede
accanto al Ritratto di Giotto appiè della
Chiesa. Tra le due Tribune di
e di
nonici, sopra la quale sono di Luca della
Robbia gl'adornamenti del Ballatojo, dell'
organo sopra di essa, e le figure di Terra
verniciata sopra le porte di ambedue le Sa-
grestie esprimenti la Resurrezione, e Ascen-
sione del Signore, nelle pareti delle quali
si leggono le appiè quattro Inscrizioni che
le due accanto a quella dei Canonici una
contiene la traslazione del Corpo di
nobi, e l'altra la memoria della fondazio-
ne di questa Metropoli
aede conditum esset: atque ob admiranda ip-
sjus opera majori in dies frequentia celebra-
retur, Andreas qui proxime Zenobio in Epi-
scopatu successerat, eum honorem isti potissi-
mum, cui praefuerat Ecclesiae deberi arbitra-
tus, convocatis ex vicinis Urbibus Episcopis,
Civitate gestiente, & insigne aridae arboris
in area revirescentis, floresque fundentis, mi-
raculum obstupescente, in hanc longe quam nunc
est humiliorem Basilicam illustri pompa tran-
stulit. VII. Kal. Febr. CCCCIX.
Domi, forisque commode constitutis, sum ur-
bem moenibus auxissent, pulcherrimisque ædi-
ficiis publice decorassent:. ut rem divinam
quoque optime ordinarent & posteris insignis
magnificentiae, & religionis suae exemplum
proderent; Hoc augustissimum Templum in
Dei honorem, ejusq. matris semper Virginis
Mariae instituerunt. Et Pontificio Legato Car-
dinale praesente primumque lapidem ponente,
summa cum omnium laetitia, ac devotione in-
coarunt VI. Idus Septembris.
Le
Le altre due accanto alla Sagrestia comu-
ne contengono le memorie della consacra-
zione di questa Chiesa fatta da Eugenio IV.,
e quella del Concilio Fiorentino celebrato
da detto Pontefice, distese da Angiolo Po-
liziano.
pli Eugenius P P. IV. omni Solemnitate adhibita
dedicavit Die XXV. Martii MCCCCXXXVI.
cujus dedicationis gratia Pons Ligneus Insi-
gni Magnificentia, & ornatu factus est ab Es-
clesia S. Marie Novelle ubi Papa inhabitabat
usque ad hanc Ecclesiam. Per quem veniens
Pontifex cum Cardinalibus & Episcopis cete-
risq. Proceribus Pontificali habitu ad dedisan-
dum accessit. Tanta enim multitudo ad spe-
ctandum convenerat at pre nimia tarba vias
obsidente nisi per pontem commode transire
Pontifex non potuisset.
gas disputationes unio Grecorum facta est in hac
ipsa Ecclesia die VI. Iulii MCCCCXXXIX.
presidente eidem Concilio Eugenio Papa cum
Latinis Episcopis & Prelatis, & Imperatore
Proceribus Grecorum in copioso numero. Sublati-
sque erroribus in unam candemque rectam fi-
dem quam Romana tenet Ecclesia consenserunt.
S'inalza sopra le Tribune la grandiosa Cu-
pola, per di dentro tutta dipinta da Fede-
rigo Zuccheri, e da Giorgio Vasasi. Corri-
sponde per di sotto il Coro, disegno di Fi-
lippo Brunellesco, ed eseguito da Giuliano
di Baccio d'Agnolo, della medesima forma
d'ordine lonico, e di marmi di varj colo-
ri. Resta questo Coronato da un bellissimo
fregio, sostenuto da più colonne, l'imba-
samento delle quali è arricchito di bassi-
rilievi, parte de' quali sono di Baccio Ban-
dinelli, e parte di Giovanni dell'Opera.
In testa del medesimo Coro si vede un Cro-
cifisso di mano di Benedetto da Majano,
Scultore antico, e valente. Posano sopra
l'Altare tre grandi Statue di marmo, scol-
pire da Baccio Bandinelli, rappresentanti
Iddio Padre in atto di sedere ed a' suoi Pie-
di il Cristo morto sostenuto da un Angio-
lo. Dietro a questo Altare vedesi una Pietà
di mano del Buonarroti, che sebbene non
condotta a fine mostra l'eccellenza del
Professore. Questo stimabilissimo gruppo
in luogo di due bellissime Statue di mar-
mo rappresentanti Adamo, ed Eva, di ma-
no di Baccio Bandinelli, che le fece traspor-
tare nel Salone del Palazzo Vecchio, ove
si ammirano tra tante altre opere che vi
sono, de' più insigni Scultori. Gl'Altari
della Croce, e di
Tabernacoli, e colonne di marmo, come
pure i gradi di marmo di tutti gli Altari
delle Tribune, i sedili di noce del Coro; e
l'adornamento dell'Organo sopra la Sagre-
stia comune furono fatti a spese del passato
zelantissimo Arcivescovo Francesco Gae-
tano Incontri. Ne' pilastri delle Tribane,
come ancora nelle mura delle Navate si ve-
dono alcune Nicchie di marmo misto, fatte
col disegno di Bartolommeo Ammannati,
ove sono gli Apostoli scolpiti in marmo da
maestri eccellenti, cioè:
copo Tatti Fiorentino, detto il Sansovino;
il
drea da Andrea Ferrucci; il
da Vincenzio Rossi; il
nelli; il
da Rovezzano; il
Ha que-
sta Basilica molte altre opere degne di sti-
desimo osservare. Quivi non si vedranno
in gran copia gli abbellimenti interiori,
che a' nostri tempi si costumano, ma si scor-
gerà nondimeno un bel composto, ed una
maestosa bellezza, che senz'altro ornamen-
to l'occhio sommamente diletta. Oltre il
materiale, degna si è questa Chiesa disom-
ma venerazione per le Reliquie di tanti
Santi, che vi si adorano. Tra quelle ci sono
una parte della
una Spina della Corona di nostro Signore,
riposte in un Reliquario d'oro massiccio
tuttolavorato, ed intarsiato di perle, gioie,
e pietre preziosissime. Evvi il Corpo di
altri suoi succcessori, e discepoli; di
dio, di
Martiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un
Pollice di
sue Ceneri; una parte di Braccio di
drea Apostolo, e moltissime altre descritte
già dall'Arcidiacono Cosimo Minerbetti Questa descrizione fu stampata nel 1615., e
di nuovo con aggiunte di Francesco Cionasci
del 1685. in 4.
Quarantadue Canonici, e fra questi, cin-
que Dignità, sessanta e più Cappellani,
solennità accrescono il numero circa ses-
santa altri Cherici del Seminario Fioren-
tino, celebrano gli Uſizj Divini con molto
decoro, e splendore. Questa Chiesa s'è re-
sa celebre per molti avvenimenti quivi
accaduti ne' secoli trapassati. Fra questi è
da rammentarsi che Carlo Ottavo vi sta-
bilì la concordia co' Fiorentini: che due
Sommi Pontefici Martino V. ed Eugenio IV.
solennemente vi celebrarono. Che Pio II.
e Leone X. v'assisterono più volte alle sa-
cre funzioni; ma più di ogn'altro, che quivi
si celebrò l'anno 1439. il Concilio Fioren-
tino, coll'intervento del mentovato Euge-
nio IV. dell'Imperador Paleologo, del Pa-
triarca di Costantinopoli, e di tanti Pri-
mati della Grecia per l'unione stabilita vi
della Chiesa Greca colla Latina. Per que-
ste, ed altre cagioni questa Chiesa gode
molte prerogative, tra le quali i Cherici,
dopo il servizio di nove anni prestato alla
medesima, per Bolla di Eugenio IV. e per
conferma di detta Bolla fatta da
dopo il Concilio di Trento, vengono pro-
mossi al Sacerdozio, benchè non siano prov-
veduti di alcun benefizio, nel qual tempo
da dotti Maestti vengono instruiti, essen-
ottimi, e degni Sacerdoti. Questa scuola
che esisteva dirimpetto al Cimitero della
Misericordia fu trasferita nelle stanze dell'
antico studio Fiorentino quivi vicino leg-
gendovisi sopra la porta la seguente in-
scrizione,
Aedes Eugenianum Collegium translatum
Anno Domini MDCCLXXXIV
In ultimo è da sapersi, che nelle due Cap-
pelle, che sono dai lati della porta princi-
pale si conservano in gran venerazione due
antichissime Immagini, una della
nità, e l'altra di Maria Vergine, che è in
un tabernacolo, e che si venerava nell'an-
tica Chiesa di
vi è dipinta tra le altre, nel quadro, che
contorna il detto tabernacolo di mano di
Francesco Poppi, il quale dipinse
tonio nella Colonna presso la Pila dell'Ac-
qua Santa. Il Mosaico sopra la porta è di
Gaddo Gaddi. Le sei statue, che sono sulla
base atiorno la Chiesa, sono i modelli di
eccellenti Scultori, cioè
tonino Arcivescovo, sono di Batista Lo-
la,
bale, e di Giovanni Caccini è il
Gualberto. Sopra la porta laterale dalla
parte del Campanile vi è il Martirio di
S Reparata di mano del Passignano, e so-
pra l'altra dalla parte opposta fu rappre-
sentato l Concilio Fiorentino dal
Battista Paggi. Uscendo di Chiesa trovasi
appresso il
CAMPANILE di forma quadrata, la cui cir-
conferenza è cento braccia, l'altezza cen-
toquarantaquattro. Fu messa la prima pie-
tra il 18 Luglio del 1334. e benedetta dal Ve-
scovo Francesco Salvestri E' in isola da ogni
parte fino da'fondamenti, staccato dalla me-
desima braccia 10 ed è incrostato tutto di
marmi di diversi colori, con bel disegno di-
stinti; essendo questa una delle torri più cele-
bri dell'Italia. In quattro nicchie da ogni
lato posano quattro Statue, delle quali quelle
che riguardano la Piazza, e l'altre due sopra
la porta di esso sono di mano di Donatel-
lo, e le due che pongono in mezzo le me-
desime sono di Niccolò Aretino: le tre pic-
cole figure che son sopra la Porta del Cam-
panile, il disegno di essa, e tre Statue
dalla parte della Misericordia rappresen-
sette Virtù, e le sette Opere della Miseri-
cordia sono di Andrea Pisano, e la quarta
Statua è di Giottino. Le 7. storiette che
sono verso la Chiesa rappresentanti la
Grammatica, la Filosofia, la Musica, l'A-
strologia, e la Geometria sono di Luca della
Robbia, come pure le altre quattro Statue
dalla parte della Chiesa si credono di detto
Luca. Fu condotta questa gran Torre col
disegno di Giotto ed è sì vaga, e sì mira-
bile la sua struttura, che non si trova
l'eguale. In faccia e l'esemplarissima.
COMPAGNIA DELLA MISERICORDIA i Fratelli
della quale portano agli Spedali con gran
diligenza e carità gli ammalati sì di Città
che di Campagna; e accorrono con prema-
rosa celerità ad ogni disgrazia, e morti
istantanee. Dirimpetto alla Chiesa del Duo-
mo è quella di
SAN GIOVANNI antico Battistero, Di questo tempio si trova stampata una
esatta descrizione del Canonico Antonio Lu-
machi,
non già come alcuni hanno creduto con
insussistenti ragioni Tempio di Marte. Esso
è di forma ottagona. ed in questa guisa
in antico si fabbricavano i Templi per uso
Per di fuori è isolato, e fu
incrostato di varj marmi nel 1293. Per tre
Porte vi si ha l'ingresso, tutte di bronzo,
fatte sul disegno di Arnolfo di Lapo, e sono
di sì maravigliosa bellezza, e con tal mae-
stria lavorate, che Michelangiolo Buonar-
roti soleva dire, discorrendo di quelle di Lo-
renzo Ghiberti, che sarebbero state bene nel
Paradiso, e sono quella che riguarda la Chie-
sa del Duomo, e quella che è dirimpetto alla
Colonna, ma la terza più antica dalla par-
te del Bigallo fu fatta da Andrea Pisano
col disegno di Giotto. Sono effigiate in esse
alcune Storie del Testamento Vecchio e
Nuovo, di bassorilievo, fatte con la mas-
sima eccellenza specialmente quelle della
Porta maggiore, che resta l'occhio attonito
per lo stupore. Sopra la Porta principale
vi sono tre Statue di marmo, che due rap-
presentano il Battesimo di Cristo, incomin-
ciate dal Sansovino, e perfezionate da Vin-
cenzio Danti, e una rappresenta un An-
giolo scolpito dal vivente Ionocenzio Spi-
nazzi messa sù nel 4. Settembre 1792, es-
sendovi per l'avanti un Angiolo fatto di
materiali, e che avea molto sofferto. Sono
parimente del suddetto Danti l'altre sta-
tue di bronzo, rappresentanti la Decol-
ta, che è dirimpetto al Bigallo. Sopra
quella verso la Colonna sono maraviglio-
se le tre figure di bronzo, che rappresen-
tano
Fariseo, e con un Dottore della Legge
antica, e sono di mano di Giovan France-
sco Rustici. Le due Colonne di porfido po-
ste avanti la porta principale furono do-
nate da' Pisani fino del 1117. tornati che
furono dall'acquisto dell'Isole di Majorca,
e Minorica per essere stati i Fiorentini alla
guardia della loro Città: e le catene che
pendono, con altre che si veggono alle
Porte della Città, di
tro in Gattolino, e al Palazzo di Giusti-
zia, sono un trofeo del valor Fiorentino
quando conquistarono nel 1362. il Porto
Pisano che con queste chiudevasi. Entran-
do in Chiesa si vedono sedici grosse Colon-
ne di bellissimo granito, con Capitelli, e
Pilastri, sopra de' quali ricorre un terraz-
zino, che circonda quasi tutta la Chiesa,
tramezzo alle quali vedonsi i 12. Apostoli,
e allato alla Porta di mezzo la Legge di
Natura, e la Legge Scritta, lavoro di Bar-
tolommeo Ammannati, a riserva del
mone che essendo poch'anni sono a caso
cenzio Spinazzi. Sotto l'Arco della Tribu-
na, ove è situato l'Altar Maggiore, fu
nel 1732 alzata la Statua di marmo del
celeste Gloria, con più Angioli di marmo,
opera tutta di Girolamo Ticciati cele-
bre Scultore, e Architetto, di cui pure
è lo spazioso Presbiterio eretto davanti il
predetto Altar Maggiore, lavorato di finis-
simi marmi, ed arricchito di medaglioni,
e di bassirilievi. Nella Tribuna rimirasi
la figura dell'Agnello simboleggiato per
il Salvatore, leggendovisi in lettere d'oro.
Attorno il quale nel cerchio superiore vi
è Moisè con i quattro Profeti Maggiori, e
i tre Patriarchi, Abramo, Isacco, e Giacob-
be con i nomi loro. Nella lunetta dalla
parte dell'Epistola vedesi Maria Vergine
sedente col Figlio in braccio, e dall'altra
parte In mezzo all'Arco
superiore vi è un piccol busto di Maria,
come pure nella parte inferiore altro busto
simile in mezzo a dodici Profeti; nel se-
condo arco inferiore vi è il
in mezzo a
quali i quattro Evangelisti, e molti An-
Nei peducci sonovi quattro figure
in atto di sostenere il cerchio superiore
essendovi sotto una cartella con i seguen-
ti versi.
Ac Federice tuo quintus Monarca decori
Viginti quinque Christi cum mille ducentis
Tempora currebant per secula cuncta manentis
Hoc opus incepit Lux Mai tunc duodena
Quod Domini nostri conservet gratia plena
Sancti Francisci Frater furt hoc operatus
Iacobus in tali pre cunctis arte probatus
Dai quali versi si viene a sapere che fu
principiato questo lavoro a 12. Maggio 1225.
da
Nell'arco superiore vedesi il Salvatore
in atto di giudicare l'Universo. La detta
Immagine è alta braccia 14 con molte
figure attorno, e Angioli, circondata da
un gran cerchio, e i Cieli di colore azzur-
ro; sotto i piedi vi sono diversi Sepolcri
con Cadaveri avente a destra i prescelti per
il Paradiso, ed a sinistra i condannati all'
Inferno. Nei 5 ordini di quadri della cu-
pola vi sono espressi a Mosaico, nel primo
i fatti principali della vita di
vita del Redentore: nel terzo la Storia di
Giuseppe dell'antico Testamento; nel quar-
to si mirano le opere stupende dalla crea-
zione del Mondo fino al Diluvio Universale.
Nel quinto gli Angioli, gli Arcangioli
Nei fregi che circondano la Chiesa ve-
donsi molte teste di Serafini alate. Nei para-
petti del Loggiato sul primo cornicione vi
sono diversi Patriarchi, e Profeti, con il
loro nome, e motto. Sotto i Coretti rimi-
ransi diversi Santi, e Sante, i 4. Evange-
listi, come pure nell'altro ordine si vedo-
no molti
della Chiesa Greca e Latina, con i loro
nomi. Oltre i varj ornamenti vi è il Bat-
tistero molto vago, e di bellissimi marmi
adorno, nella nicchia del quale vi è un
pe Piamontini valente Scultore. Ed è da
notarsi, che un magnifico antico Battiste-
ro era nel mezzo del Tempio, di forma
ottagona, del quale n'è rimasto il segno
nel pavimento. Dirimpetto al detto Batti-
stero vi è il sepolcro, ornato di varie Sta-
tue, di Baldassar Coscia, già Papa sotto
nome di Giovanni Vigesimoterzo, morto
in Firenze l'anno 1419. dopo aver renun-
L'intaglio di questo Sepolcro è opera di
Donatello, a riserva della Statua della Fe-
de, che è di Michelozzo suo scolare, sotto
il qual Deposito leggesi l'appresso Inscri-
zione.
XXIII obiit Florentiae
Año Dñi MCCCCXVIIII. XI.
Kalendas Ianuarii
Parimente di Donatello è la Statua in le-
gno di
un bell'Altare fatto modernamente. Due
altri antichi Depositi di due Vescovi di
Firenze sono in questo Battistero, cioè di
Rinieri XVII. Vescovo, che è sotto la sta-
tua di
l'Altar Maggiore e il Fonte, vi è l'altro
di Giovanni da Velletri XXXVI Vescovo
colla respettiva inscrizione. Finalmente ci
sono molte Reliquie e specialmente il Dito
indice di
detto Papa Giovanni, e un braccio di
lippo Apostolo, che si tengono in somma
venerazione, come altresì molte suppellet-
tili sacre, e argenti di gran valore, tra i
per le principali solennità si pone nel mez-
zo di Chiesa, quale è alto braccia 2., e un
soido, e largo nella facciata braccia 4. e due
terzi, e braccia 1. circa nelle pareti late-
rali. Pesa l'argento libbre 325. Vedonsi
in questo rappresentati i fatti principali
della Vita di
somma diligenza da Maso Finiguerra, e da
Antonio del Pollaiolo, da Cione Aretino,
che fece ancora la Testa di
Nel mezzo in una piccola tribuna vi è
una statuetta intiera di
piedi in atto di benedire, la quale è alta
circa un braccio di peso libbre 14., ed è
fattura di Michelozzo di Bartolommeo, es-
sendovi ancora nelle nicchie diverse sta-
tuette piccole di argento massiccio. Fu prin-
cipiato questo Altare come in esso stà scrit-
to nel 1366. e fu terminato nel 1477., onde
vi impiegarono varj Manifattori (credo
interrottamente) lo spazio di anni centun-
dici, avendovi lavorato oltre il sopraddet-
to Michelozzo, ancora Bernardo di Barto-
lommeo, Andrea del Verrocchio, e Anto-
nio del Pollajolo. Sopra di esso vi si pone
una gran Croce Parimente di argento, che
pesa libbre 141. alta braccia 3. e due ter-
Betto di Francesco, e l'altra metà da Mi-
lano di Domenico Dei, e da Antonio del
Pollajuolo.
Uscendo di Chiesa per la Porta di Tra-
montana, si trova una Colonna eretta in
quel luogo per ricordanza del miracolo, che
seguì, allora quando trasferendosi alla Chie-
sa Cattedrale il Corpo di
vo Fiorentino dalla Collegiata di
zo, nel toccar quivi il feretro un Olmo sec-
co incontanente divenne verdeggiante.
Dall'altra parte a Mezzogiorno vi è l'Ufi-
zio del BIGALLO che ha cura degli orfani,
e smarriti, ove era la Loggia dell'antica
famiglia degli Adimari. Vedonsi nella fac-
ciata due antiche pitture, che una quando
falone per difendere la
il detto Santo in atto di predicare. l'Altre
antichissime pitture sono alle pareti delle
stanze interne, come pure una antichissi-
ma immagine in marmo di Maria col Bam-
bino in collo di un lavoro particolare di
mano di Alberto Arnoldi fatta nel 1359.
con spesa di Fiorini 150 d'oro; e di Fio-
rìni 130 per i due Angioli laterali, esi-
stendo ove era l'Altare dentro l'Oratorio,
Uffizio. Dietro a
PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col di-
segno di
Cardinale, e Arcivescovo Alessandro de' Me-
dici, dipoi per soli 27. giorni Papa Leone
XI. vedendosi sul canto di questo Palazzo
la di lui Arme Pontificia con queste brevi
parole.
Flor. quam XXXIII annos rexit
& has aedes restitutas.
E' osservabile la magnifica Scala, e l'Atrio,
che mette nella Sala, dipinto da Pietro
Anderlini, con lo sfondo di Vincenzio
Meucci, a spese di Monsignore Giuseppe
Maria Martelli, a cui dobbiamo ancora
il restauramento della quì annessa Chie-
sa di
SAN SALVADORE, dipinta a fresco da di-
versi celebri Professori moderni, aven-
covi colorita la Cupola, e la Natività, che
serve di Tavola all'Altar Maggiore Gio-
vanni Ferretti con i due Apostoli a chiaro
sturo. La deposizione della Croce è di Mau-
ro Soderini, e la Resurrezione opposta con
ci. Di quì passeremo alla
CHIESA Collegiata, e Real Basilica di SAN
LORENZO. Giunti alla Piazza osserveremo
in faccia al Palazzo del Marchese della
Stufa una base di marmo, nel cui bassori-
lievo si rappresenta, quando al valoroso Gio-
vanni de' Medici, Padre del Granduca Co-
simo I., furono condotti molti prigioni con
varie spoglie. E' opera del Cavalier Bandi-
nelli, di cui pure è la Statua che sulla Base
dovevasi collocare, la quale non ancora
finita, nel Salone del Palazzo Vecchio con-
servasi. Ma venendo alla Chiesa giudico il
dar breve notizia di ciò che avvenne nella
sua fondazione, come scrissero
il Baronio, ed altri. A tempo dell'Impe-
rator Teodosio, Giuliana Vedova Fioren-
tina, non meno illustre per lo splendore
del sangue, che per la pietà, accesa di de-
vozione verso il Martire San Lorenzo
volle colle proprie sostanze fabbricar que-
sto Tempio, e dedicarlo al medesimo. Ter-
minata appena la fabbrica, giunse in Fi-
renze Sant'Ambrogio Arcivescovo di Mi-
lano, onde venne in pensiero a Giuliana
di pregare il detto Prelato, acciò volesse
consacrare la nuova Chiesa, al che di buo-
o come altri vogliono 393. e da quel gior-
no in poi, chiamasi Basilica Ambrosiana.
Quindi ebbe origine la venerazione, che
a questo Tempio portarono gli antichi Ve-
scovi di Firenze, ed in specie San Zanobi, il
quale elesse quivi la sua sepoltura, ove stette
lungo tempo riposto, prima che alla Cat-
tedrale fosse trasferito il di lui Corpo. Que-
sta Chiesa, essendo dipoi stata eretta in
Collegiata e di amplissimi privilegj arric-
chita, tiene il secondo luogo doppo la
Metropolitana. Sono in essa diciassette Ca-
nonici, quaranta Cappellani, e gran nu-
mero di Cherici, che vi celebrano giornal-
mente i Divini Uffizj. A questi presiede
un Priore, che in varie Feste dell'anno
gode l'uso della Mitra, e Pontificali. Os-
serveremo la bellezza di questo Tempio,
per la mirabile Architettura di Filippo Bru-
nelleschi, colla quale fu rinnovato, aven-
dovi gettata la prima pietra li 16. Agosto
1425. l'Arcivescovo Amerigo Corsini a spe-
se di Giovanni de' Medici, e proseguìto da
Cosimo
l'antico Tempio, nel 1423. rimase quasi
affatto desolato dal fuoco) vedendosi que-
sto Edifizio diviso in tre Navate, sostenuto
quali posano gli archi vagamente intaglia-
ti, come altresì il cornicione, ed il fregio
che per tutta la Chiesa ricorrendo, vaga,
e maestosa la rendono Ella è lunga brac-
cia 144. larga 36. oltre lo sfondo delle Cap-
pelle, e la crociata braccia 60. Sopra la
Porta del mezzo si vede l'Arme de' Medi-
ci, scolpita in pietra col disegno del Buo-
narroti, di cui parimente è il disegno del
Terrazzino e Sacrario, dove si conservavano
moltissime Reliquie, le quali sono state tra-
sportate in una Cappella della crociata ac-
canto alla Sagrestia. Nelle Cappelle sono
di pregio alcune Tavole, tra le quali a man
destra la prima rappresentante la Visita-
zione di
racini. La seconda del Rosso, nella quale
ha espresso lo Sposalizio di Maria Vergi-
ne. La terza che rappresenta
è opera di Niccolò Lapi. Nella quarta vi
è l'Assunzione di Maria di antico, ed in-
cognito autore. Nella quinta si vede di-
pinto da Ottaviano Dandini un Crocifisso
con San Francesco, San Girolamo, e la
Maddalena a piè della Croce. Nella sesta
San Girolamo nel Deserto, opera del
Giuseppe Nasiai. Terminata la navata, vi
Tavola rappresentante un Presepio, cre-
duto di Cosimo Rosselli. La Cappella che
rimane nella testata della Croce ha il Ta-
bernacolo di marmo, ove conservasi il San-
tissimo Sacramento, disegno, e Scultura
di Desiderio da Settignano, con figure di
basso e alto rilievo, sopra cui si vede un
Gesù Bambino di marmo bianco opera del
medesimo. Questo Tabernacolo è messo in
mezzo da bell'adornamento di colonne di
ordine corintio con suo architrave, fregio,
e frontespizio di marmi misti. Più d'ogni
altra cosa degna di ammirazione è la Sa-
grestìa nuova detta comunemente la Cap-
pella de' Principi, fatta col disegno, e ar-
chitettura di Michelangnolo Buonarroti.
Il primo Sepolcro all'entrare è di Giuliano
de' Medici Duca di Nemurs, e fratello di
Leone X., sopra di cui vi è il Simulacro
di mano del Buonarroti, e le due Statue
appresso, che una il Giorno, l'altra la Notte
figurano, e nel dicontro Sepolcro fatto per
Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, sopra
cui pure è il Simulacro della medesima fa-
mosa mano, con altre due Statue rappre-
sentanti il Crepuscolo, e l'Aurora. Nel 1791.
furono levati i cadaveri dei Principi della
essendo stati levati i Cassoni di legno col-
le respettive memorie. Nel detto sotter-
raneo vi fu sepolto Donatello nel 1466 ed
è accanto a Cosimo Si vede di
mano di Michelangiolo una Madonna col
Bambino in braccio posta in mezzo a due
Figure dei Santi Cosimo, e Damiano, che
la prima è del Montorsoli, e la seconda
di Raffaello da Montelupo, ambedue Scul-
tori eccellenti. Di quì uscendo, passata la
prima Cappella, è ammirabile nella secon-
da la Tavola dell'adorazione de' Magi opera
di Girolamo Macchietti. Osserveremo di-
poi il ricchissimo Maggiore Altare quivi
collocato nell'anno 1787. per ordine del
Gran-Duca Pietro Leopoldo che esiste-
va nella Real Galleria, fatto già costruire
dai Sovrani Medicei con lavori sorprendenti
di tutte pietre preziose, per porsi nella
gran Cappella di questo Tempio non ter-
minata; avendovi anco fatto erigere avanti
il Presbiterio un ricco balaustro di finissi-
mi marmi. Sopra il medesimo Altare vi fu
posto un Crocifisso di mano di
gna, in mezzo a una Vergine di Michel
Angiolo, ed un
lare, che erano nel sotterraneo di questa
Osserveremo ancora d'avanti i tre
tondi con grata di bronzo i quali uniti a
lapida di porfido di serpentino, e di altri
marmi con l'arme de' Medici ne' quattro
lati, formano il nobile Sepolcro a Cosimo
Passate le due seguenti Cappelle della Cro-
ciata s'entra nella vecchia Sagrestia, fab-
bricata col disegno di Filippo di Ser Bru-
nellesco; si osservino i quattro tondi ne'
peducci della volta di mano di Donatello,
le due piccole porte, e in alcune nicchie
San Lorenzo, Santo Stefano, San Cosimo,
e San Damiano del medesimo, e nel dor-
sale dell'Altare un bassorilievo in bronzo
del Brunellesco. Quindi si vede un bellissi-
mo Sepolcro di porfido isolato retto sulle
cantonate da quattro branche di Leone,
adornato ne' lati di fruttami, e fogliami
di bronzo, fatti col disegno di Andrea Ver-
rocchio, ove sono i Corpi di Pietro, e Gio-
vanni figli di Cosimo Padre della Patria.
Corrisponde questo nella Cappella dedicata
alle glorie di Maria Vergine, chiamata la
Madonna di
ne antica è circondata da una Tavola di-
pinta da Francesco Conti con i Santi Lo-
renzo, Zanobi, ed Ambrogio. Nello sfon-
madj furono quivi trasportate dal Terraz-
zino sopra la Porta tutte le Relique e suoi
preziosi Reliquarj d'oro, d'argento, e di
altre ricche materie, ed unite con altro
numero grande di simili Reliquie, che fu-
rono donate da
e che con sommo decoro si conservano.
Contigua a questa vi è una Cappella con
la Tavola rappresentante l'Annunziazione
di Fra Filippo Lippi, e di quì tornando
verso la Porta ammirasi nella parete di-
pinto a fresco il martirio di
sommo studio eseguito da Agnolo Bronzi-
no. Passata la Porta laterale trovasi di mano
dell'Empoli il martirio di
appresso a questa si vede effigiato
tonio Abate. Ne segue altra Cappella con
un Immagine del Crocifisso, dopo la quale
vi è un antichissima pittura rappresen-
tante Maria, con
ti, dipoi ritrovasi effigiato il martirio di
gradino di quest'Altare lavorato con in-
dicibil diligenza da Francesco Bachiacca.
E finalmente trovasi la conversione di San
Matteo dipinta da Pietro Marchesini. Bel-
Nave di mezzo, retti ciascuno da quattro
colonnette di diversi marmi, nelle facce
de' quali si vedono alcuni bassirilievi di
Bronzo, fatti da Donatello, rappresentanti
i più la Passione del nostro Redentore, som-
mamente lodati dagl'intendenti. Nè lasce-
remo di dire, che la vaga soffitta, la ric-
ca e nobil Cupola dipinta da Vincenzio
Meucci, il Campanile edificato da fonda-
menti, ed il restauramento deila Chiesa sot-
terranea, sono opere fatte dalla pietà della
Principessa Anna Maria Luisa de' Medici
Elettrice Vedova Palatina del Reno Nell'
uscir della Porta, onde si và nella Cano-
nica, si trova la Statua di Paolo Giovio
Vescovo di Nocera, e famoso Scrittore
d'Istorie, Scultura di Francesco da San
Gallo, indi salendo per una Scala, che
guida al Chiostro di sopra, troveremo la
celebre e tanto stimabile
LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il cui
vaso lungo braccia ottanta, largo diciotto
e due terzi, alto quattordici e mezzo, è
così nobile e maestoso, e di sì rara e per-
fetta architettura, che molti valent'uomi-
mi, come il Brezelio, il Senator Nelli, Fer-
dinando Ruggeri, e Giuseppe Ignazio Rossi
pe. Fu alzato col disegno di Michelagno-
lo. Prima dunque di penetrare là dentro,
trovasi un bel ricetto in forma quadra,
nel quale è situata la Scala posta sù da Gior-
gio Vasari e dal Tribolo, per ben diciotto
volte, e non mai per un misterioso silen-
zio di Michelagnolo potuta collocarsi nella
sua proporzionata situazione. Bella è la
Porta, e belli ancora sono gli ornamenti
delle finestre, vaghissimo il cornicione,
l'architrave, ed il fregio, e tutto insieme
è con sì nobil simetrìa divisato, che resta
l'occhio di chi lo mira dallo stupore, e dal
diletto sorpreso. Alla bellezza del materia-
le corrisponde il pregio de' Manoscritti, che
sopra quarantaquattro banchi per parte in
gran numero vi si conservano, oltre altri
quattro nuovi scaffali posti in una stanza
in fondo alla Libreria fattivi collocare da
noscritti. Sono questi di lingue diverse, e
specialmente Ebrea, Greca, Latina, Cine-
se, Arabica, Caldea, Siriaca, Toscana,
Schiavona, Provenzale, e Francese antica,
nè solo per la rarità, ma eziandio per l'or-
namento di pitture, e miniature singola-
rissimi. Da questi comecchè rari esempla-
tramontani riscontrare, o emendar quei
difetti, che sono occorsi nelle fatte edi-
zioni, con pubblicarne interessanti aned-
doti. Questi Libri, parte da Cosimo Padre
della Patria, Lorenzo suo Fratello, Piero
suo Figliuolo, e dal Cardinal
dici, poi Leone X. da varie parti, e con
grandissime spese procurati specialmente
dalla Grecia, e dall'Asia, furono posti in
questo luogo da Clemente VII., che fondò
la Libreria, nella quale, l'anno 1571. fu
dal Granduca Cosimo I. ordinato che si das-
se l'ingresso a comune benefizio de' Citta-
dini. In questi ultimi tempi è stata accre-
sciuta di molti ottimi, e rarissimi Mano-
scritti, cioè dall'Imperator Francesco I.
nell'anno 1755. de' pìù rari della celebre
Libreria Gaddiana. Indi per ordine del
Gran-Duca Leopoldo vi furono trasportati
nel 1766. tutti i Codici che esistevano nel
Convento de' Padri di
fece pure unire tutti i Codici Orientali, che
esistevano nel suo Real Palazzo, nel 1783.
e quelli della soppressa Badìa di Fiesole, ed
altri della Magliabechiana, e nel 1785. i più
antichi, e rari della celebre Libreria Stroz-
ziana. Chi bramasse sapere il numero, e
appagare il suo desiderio, mediante gl'In-
dici che sono stati fino ad ora pubblicati.
Quello de' Codici Orientali e Palatini, fu
compilato da Monsignor Evodio Asseman-
ni, e stampato in Firenze nel 1742 Il Ca-
nonico Antonio Maria Biscioni rifece il
Catalogo de' soli Codici Orientali della Lau-
renziana, che fu pubblicato dopo la sua
morte in Firenze nell'anno 1752. Essendo
succeduto nell'impiego di Bibliotecario il
vivente
dini, nel 1759 diede principio al Catalogo
ragionato de' Codici Greci, che fu da esso
felicemente condotto al suo termine nell'
anno 1770. in tre Tomi in
colle stampe di Firenze, ed ornati di tavole
in rame esprimenti i saggi de' caratteri
de' Codici più insigni. Con altri cinque vo-
lumi parimente in
dono i Codici Latini, Provenzali, e Italia-
ni in ogni genere, ha seguitata questa bell'
Opera ed ora con altri tre Volumi dei so-
pradetti nuovi acquisti è terminato questo
ben ragionato Catalogo. L'erudìto viaggia-
tore troverà ad ogni banco qualche ra-
ro Manoscritto. I più singolari per l'an-
tichità sono il Codice Siriaco al
Quello
Quello del Virgilio al
XLII il Decamerone del Boccaccio. Que
lo dell'Orosio al LXV. Quello del Tacito
al LXVIII. Per la vaghezza dell'ornato il
Giulio Cesare, la Vita di Lorenzo de' Me-
dici, Domizio, Calderino, l'Argiropilo, e
molti altri, trai quali le famose, e celebri
Pandette di Giustiniano, chiamate le Pan-
dette Pisane, poi Fiorentine, stimate più
di ogni altro tesoro da chi riguarda la ra-
rità ed eccellenza di un Manoscritto si pre-
zioso. Queste per qualche secolo furono con
somma gelosìa custodite nella Real Guar-
daroba, ed ora sono qui unite tra gli altri
rarissimi manoscritti. Si conserva nello
stesso Armadio una Cassetta contenente i
Documenti più interessanti il Concilio Fio-
rentino in Cartapecora. Quindi potrà ve-
dersi la
CAPPELLA REALE a cui nel 1789. fu fatto
nel Coro l'ingresso, ma per comodo, si en-
tra per altra piccola porta. Questa è la
Cappella cotanto celebre, che vien repu-
tata nel Mondo unica e singolare. E in ve-
ro. se in altri Edifizj s'ammira la squisi-
tezza dell'arte, in altri la ricchezza dei
materiali, in alcuni qualche cosa di singo-
concorrono le prerogative più nobili; ma-
gnificenza d'architettura, pregio infinito
de' materiali, bellezza incomparabile, e per-
fezione dell'arte. Per darne notizia, dire-
mo: la circonferenza di tutta questa Cappel-
la è di braccia centoquarantaquattro, l'al-
tezza della Cupola braccia centoquattro, e
il diametro quarantotto. L'incrostatura è
di diaspri, agate, calcedonj, lapislazzuli,
ed altre pietre preziose. Bellissimi sono i
pilastri co' capitelli di bronzo dorati, mae-
stosi sono i Sepolcri di granito orientale,
sopra ciascun de' quali posa un guanciale
di diaspro tempestato di gioje, e sopra quel-
lo una corona reale, ancor essa ricca di
gemme. In alcune nicchie di paragone so-
no collocate altrettante Statue di bronzo
dorate, maggiori del naturale che rappre-
sentano i Sovrani defunti. Di vaghissime
commettiture di lapislazzuli, madreperle,
diaspri, agate, verde antico, graniti, e al-
tre rarissime pietre vedonsi effigiate le Ar-
mi delle Città sottoposte al Granducato.
In somma tali, e tanti sono gli ornamenti
di pregio, che vi si trovano, che umano
pensiero non è bastevole a immaginarsi una
bellezza sì rara. Fu cominciata l'anno 1604.
da molti Maestri giornalmente vi si lavo-
rasse, moltissimo vi resta ancora per ren-
derla in tutto compita. Appresso la Cap-
pella per di dietro alla Chiesa è la
CASA de' Nelli, nella quale esisteva una
quantità di disegni d'architettura de' più
eccellenti professori d'Italia, e una raccol-
ta di Manoscritti de' celebri Mattematici
Galileo Galilei, Evangelista Torricelli, e
Vincenzio Viviani, trasferita in oggi nell'
altra sua Casa detta de' Cartelloni, in Via
dell'Amore, ove abitava il celebre Vin-
cenzio Viviani. Di quì passeremo nella Via
della Stipa ov'è il
PALAZZO del Sassi, Banchiere attuale della
trovasi la Chiesa di
da de' Cavalieri Gerosolimitani, in cui vi
sono varie Inscrizioni e Memorie antiche;
una Tavola di Ridolfo del Ghirlandajo rap-
presentante lo Sposalizio di Gesù Bambino
con
lazione di
lippo Palladini, e sopra la Porta per di den-
tro è maraviglioso un Puttino che sostiene
l'Arme della Famiglia dell'Antella dipinto
vanni. Uscendo di quì trovasi il Mona-
stero, e la Chiesa di
dette di Fuligno, dove oltre una bella Ta-
vola dell'Assunta che si vede all'Altar mag-
giore, è a man dritta quella di Iacopo Li-
gozzi rappresentante l'Adorazione de' Ma-
gi, vi è dirimpetto
ricevere le Stimate dipinto con la più viva
espressione da Lodovico Cigoli. La volta
è pittura del Poco di-
stante verso la Fortezza si trova la Chie-
sa di
Tabernacolo di un Crocifisso con altre figu-
re, opera di Andrea del Castagno. In Chie-
sa a man destra vi è l'Altare del Crocifisso
opera assai stimabile di Mariotto Alberti-
nelli, di cui è ancora la Tavola all'Altar
maggiore, ove ha effigiata Maria col Bam-
bino Gesù con altri Santi. Il quadro poi
dell'altro Altare a sinistra rappresentante
la nascita del Santo Bambino, è di Iacopo
da Empoli; di contro a questa vi è
golari Francesi, ove osserveremo la Tavo-
la di
gnard. Poco distante si trova il
CASTEL Battista, detto la Fortez-
za da Basso, fatto fabbricare dal Duca Ales-
sandro nel 1534. col disegno di Alessandro
Vitelli, e Antonio da Il quale di
presente oltre una Guarnigione, serve per
Casa di Correzione, facendovisi lavorare
tanto gli Uomini che le Donne, che sono in
gastigo in diversi mestieri sotto gli ordini
di un Commissario e di altri Ministri. Nell'
edificazione di detta Fortezza vi fu incor-
porato l'antico Monastero delle Monache
di Faenza, che passarono parte in
e parte in Uscendo da que-
sto luogo, e prendendo per la via dell'
Acqua a mano destra ove era la
COMPAGNIA di
stato trasferito lo Spedale di
nel quale si dà ricetto ogni sera a molte
povere persone di ambedue i sessi, prive
di casa, e di parenti; e vi si aduna l'Uni-
versità dei Tintori, la quale somministra
diverse carità ai poveri di tale Arte Poco
dopo si trova la Chiesa delle Religiose Car-
melitane di
sa evvi una Vergine col Santo Bambino di
questa Chiesa. Entrando vedesi all'Altar
maggiore sotto vaga tribuna ornata di stuc-
chi, una tavola di Sandro Botticelli, in-
grandita da Agostino Veracini, che imitò
a perfezione l'antico, in cui vi è espressa
Maria col Bambino Gesù,
quattro altri Santi. Vi sono nel corpo della
Chiesa due Altari per parte uniformi, al
primo de' quali si venera una Immagine
del Crocifisso dipinta dal Beato Giovanni
Angelico. Di quì poco distante trovasi la
Chiesa delle Religiose Francescane di
teo Rosselli all'Altar Maggiore la Tavola
della Concezione, e al destro Altare da Fi-
lippo Tarchiani il Battesimo di Gesù Cri-
sto, e in faccia ad esso il martirio di
sola da Bartolommeo Silvestrini. Lo sfondo
della soffitta è di Sebastiano Galeotti, e la
lunetta sulla maggior Cappella è del Ca-
scetti. Di quì passando in Via de' Ginori
si trova il
PALAZZO dei Giraldi ove abitava Raffael-
lo d'Urbino quando veniva in Firenze, e
quello del Senatore Ginori ripieno di pit-
ture, e molte altre pregiabili rarità. Di
qui andando in Via
PA-
PALAZZO de' Maruccelli, ora de' Brunac-
cini, di architettura di Gherardo Silvani,
ove sono due Arpie sostenenti il Terraz-
zino opera di Raffaello Curradi. Entro vi
son cinque gran Camere dipinte da Seba-
stiano Ricci Pittor Veneziano. Di faccia a
questo Palazzo vedesi il
MONASTERO di
sa fu fatta col disegno di Michelaguolo.
Alle due Cappelle laterali la Tavola della
ed il Crocifisso di rilievo è di Raffaello da
Montelupo. Nella Tribuna osservasi la vol-
ta dipinta da Bernardino Poccetti, sotto della
quale la Tavola dell'Altare rappresentan-
te Maria Santissima ed altri Santi, è di
Agostino Veracini. Non è da tralasciarsi
di osservare sopra le grate del Coro delle
Monache la gran Tela esprimente Cristo
servito dagli Angeli nel deserto, opera di
Matteo Rosselli. E proseguendo verso la
Porta si trova a mano destra la
CHIESA di Gesù Pellegrino già Congrega
maggiore, nella quale sonovi tre Tavole a
olio molto eccellenti di
me pur sono del medesimo tutte le Pareti
dipinte a fresco. E' osservabile l'Epitaffio
alla Sepoltura fattasi fare in vita dal fa-
fece fare per se e per chi ci vuole entrare,,.
Proseguendo il cammino dalla parte op-
posta sul Canto di Via delle Ruote può os-
servarsi la piccola, ma vaga facciata della
Casa che per propria abitazione si fabbri-
cò il celebre Pittore Santi di Tito. e sull'
altro Canto di Via
Tabernacolo di Domenico Puligo disce-
polo di Andrea del Sarto. In faccia a detta
Via è da vedersi la Fabbrica dei Tabacchi,
e accanto la Chiesa di
Mortuaria, ove ogni sera vi si depositano
i cadaveri di questa Città, che dipoi so-
no trasportati nel pubblico Campo Santo a
Trespiano distante 3. miglia dalla Città; e
ritornando in Via
Conservatorio di
sai vago, e spazioso stato rimodernato nel
1784. La prima Cappella, che incontrasi
a mano dritta ha una Immagine del Croci-
fisso traslatato dall'antica loro Chiesa, e
Convento che aveano presso la Porta Ro-
mana. Nella seconda vi è espressa da Santi
di Tito la Natività di
ria. Nella testata della Navata vedesi la
sua incoronazione, antica pittura dell'Or-
cagna. All'Altar Maggiore dipinse Pietro
Dandini la Decollazione di
sta con due ovati, che in uno
e nell'altro
di mano d'Alessandro Gherardini, di cui
sono ancora le pitture a fresco della tribu-
na, e della soffitta della Chiesa ornata di
architettura da Rinaldo Botti. Ne segue
la Nascita di Gesù Cristo del Ghirlandajo.
Dopo ne viene una Annunziazione della
Scuola di Giotto. Vi è infine la Cappella
della Beata Ubaldesca Religiosa di quest'
Ordine. E' da sapersi che in questo Conserva-
torio vi fu educata per più di sei anni
ria Maddalena de' Pazzi. Accanto vi è il
PALAZZO de' Pandolfini fatto fabbricare
col disegno di Raffaello da Urbino. da Mon-
signor Giannozzo Pandolfini Vescovo di
Troia, essendovi stato incorporato l'antico
Monastero di
no l'ospizio i Padri di Monte Asinario. Ne
segue la Chiesa e convento delle Monache
di
menico. Quivi dirimpetto vi è il grande,
e magnifico
SPE-
SPEDALE di Bonifazio, o Conservatorio
di Poveri vecchi, e stroppiati, e mali cro-
nici dell'uno, e dell'altro sesso; il qual
luogo è chiamato dal nome dal di lui Fon-
datore Bonifazio Lupi nobile Parmigiano,
già Potestà di Firenze nel Secolo XIV. Que-
sto luogo fu ampliato, e in buona parte
rifabbricato di nuovo nell'anno 1787. con
essere stati incorporati, oltre al detto Spe-
dale altri quattro Monasteri, cioè quello
delle fanciulle di
le Logge, quelli di
nità degl'Incurabili quivi contigui, e quello
di
ta. Oltre il Conservatorio dei Poveri fu-
rono nell'1789. trasferiti, e rinchiusi in
una porzione di questo Spedale i Pazzi;
in altra i malati cronici, ed in altre parti
di esso vi si curano, e medicano tutti i
mali cutanei. Fu la zienda del medesimo
riunita allo Spedale di
Si vede sotto la Loggia sopra una Porta il
busto del Granduca Leopoldo, e nella te-
stata un'Inscrizione indicante quanto so-
pra. La restaurazione della Chiesa antica
fu fatta col disegno di
ti. In essa la Madonna del Rosario è di
Niccodemo Ferrucci: accanto vi è il Mar-
L'Annunziazione è opera di Niccolò Sog-
gi Discepolo di Pietro Perugino. All'Altar
maggiore si vede una Tavola di Matteo
Rosselli nella quale effigiò Maria con
ria Maddalena de' Pazzi e altri Santi; e
alle pareti vi sono state poste altre Tavole
di pregio. Proseguendo verso la Porta tro-
vasi la Chiesa di
Montalve, ove la Tribuna dell'Altar mag-
giore è dipinta da Alessandro Allori. La
Boschi, e i due quadri laterali di
zeli. La Tavola dalla parte dell'Epistola
è di Girolamo Macchietti, e le lunette in-
torno alla Chiesa esprimenti il Martirio di
In questo Conservatorio sono tenute in edu-
cazione molte nobili Donzelle. Accanto vi
è la Chiesa, e Monastero delle nobili Re-
ligiose di
la Tavola dell'Altar maggiore di
mente con molte altre figure, e quella del
Pontormo. Dirimpetto a questo Monastero
vi è la Chiesa, e Conservatorio di
Fondatore, ove nel 1787. vi passarono le
Religiose Mantellate che erano in via della
Crocetta, essendo stato modernamente re-
staurato, ed abbellito.
Si osserverà l'antica pittura di Michele
di Ridolfo del Ghirlandajo sopra la Porta
San Gallo, il quale dipinse Maria col bam-
bino, e da una parte
altra Quindi si può passare a ve-
dere l'Arco Trionfale, che sotto l'Archi-
tetto Francesco Schamant di Lorena fu eret-
to in occasione dell'ingresso che fece in
Firenze il di 20. Gennaio 1739. l'Impera-
tor Francesco I., come pure il
fare dal Gran-Duca Leopoldo per pas-
seggio delle civili persone che giornalmen-
te in gran numero vi si portano a dipor-
to. Tornando in Città, seguendo la stra-
da a mano destra per le mura si vede so-
pra di esse in faccia al Maglio alzata una
specie di Torretta, la quale fu fatta per
misurare il livello dell'acqua del condotto
Reale, se poteva andare, oltre alle varie
Fontane della Città a quella del Palazzo
Reale, sulla terrazza al pari del primo pia-
no, prima di fare il condotto in Città. Quivi
vicino si trova la
CHIE-
CHIESA delle Nobili Religiose di
menico, nella quale al primo Altare a man
dritta vi è un
restato imperfetto per la morte del medesi-
mo. La Tavola dell'Altar Maggiore è di
Lazzero Baldi, ne segue la miracolosa Imma-
gine di Gesù Crocifisso, statavi trasporta-
ta dalla Chiesa di Chiarito. In ultimo il
In-
torno la Chiesa vi sono tredici lunette di-
pinte parte dal Soderini, dal Ferretti, e
dal Meucci. In faccia trovasi il
GIARDINO de' Semplici, che dal Gran-Du-
ca Cosimo I. nel 1543. fu fabbricato, e fat-
tevi porre le più rare piante, ed erbe
medicinali che da ogni parte più remota
fece venire. Di presente questo luogo è
addetto alla Reale Accademia de' Georgo-
fili per farvi diverse esperienze Agrarie.
Presiede al medesimo un Direttore eletto
da
Lezioni d'Agricoltura. Le numerose pian-
te dei Semplici che vi erano furono tra-
sportate parte nell'Orto Bottanico del Real
Gabinetto di Fisica, e parte in quello di
Appresso vi è la
CAVALLERIZZA, ove sono i Cavalli per
servizio, di
e Forestiera, sotto la direzione di un Ca-
vallerizzo, l'Arte di cavalcare, e di correr
la lancia. A questo effetto fu dal Gran
Principe Ferdinando fatto restaurare, ed
accrescere un bel loggiato, perchè nel tem-
po d'Inverno, o di pioggia si possa conti-
novare un esercizio sì nobile. Contigue
sone state recentemente fabbricate le Reali
Scuderie con diversi quartieri per le per-
sone di servizio, nel luogo ove era in avanti
il serraglio dei Leoni, e di altre bestie fe-
roci. Quivi è la Piazza, e Chiesa di
servanza. Anticamente era la Badìa de' Val-
lombrosani che la cederono ai Monaci Sil-
vestrini, e nel 1446. fu da Eugenio IV.
donata questa Chiesa, a
menicano. Tra gl'ornamenti più singola-
ri, vi s'ammirano belle Tavole, tutte di
mano d'eccellenti Maestri. Nell'entrare
a man destra vi è una Immagine di Ma-
ria Annunziata di Piero Cavallini Roma-
no; con la Tavola ornata di figure da Fab-
brizio Boschi. La seconda dov'è dipinto
un Crocifisso con
è di Santi di Tito. La terza ove è espres-
sa Maria col Bambino Gesù, e di altri San-
co, di cui nel Convento nella sola Cappella
del Noviziato, esistono molti pezzi oltre
la Tavola dell'Altare. Nella quarta si ve-
de un'antichissima Madonna lavorata a
Mosaico. La Tavola della quinta Cappella
dove è l'Immagine di Maria con
nico è di mano di Simone Ferri. Volendo
di quì entrare nella Sagrestìa vedesi nell'
ingresso una beilissima Statua di marmo
rappresentante Cristo risorto, collocata in
una nicchia, opera di Antonio Novelli, e
del conti sono li due bassirilievi che sono
dai lati. Di quì passata la prima porta ve-
drassi sopra di essa una delle più belle Ta-
vole del Beato
camente all'Altar maggiore. Il. ritratto
di questo Beato stà appeso nella Cella che
abitava
ritratti di Beati Religiosi, che oltre i vene-
rabili hanno santificato questo Convento.
Tornando in Chiesa segue la Tribuna ove
nelle pareti da Parocel Francese vi fu dipin-
ta l'adorazione de' Magi, e le Nozze di Ca-
na; e la Cupola è di Alessandro Gherardini
con un bello Altar maggiore corredato di
ricchissimi argenti nelle feste solenni Quin-
di vi è interna la Cappella de' Serragli
devole, non meno per i finissimi marmi,
quanto per varj ornamenti di statue, e di
pitture, che l'adornano. La Tavola dell'
Altare rappresentante l'ultima Cena è ope-
ra di Santi di Tito, la Storia della Manna
è del Passignano; di Jacopo da Empoli è il
Sacrifizio di Abramo Il saziar delle Tur-
be nel Deserto, e la Cena d'Emaus sono
del
un fanciullo è del Biliverti. La volta è di
Bernardino Poccetti, e ancora i Santi di-
pinti a fresco tramezzo a detti quadri
in otto nicchie: nell'altre quattro vi sono
gli Evangelisti di marmo, che due sono di
Lodovico Salvetti, e i due dall'Altare del
Pieratti. Dopo la quale segue la bellissima
Cappella di
Firenze fatta fabbricare con magnificenza
da Averardo, e da Antonio Salviati. Ella
è tutta di marmi stati lavorati col disegno
di Giovanni Bologna. Tre Tavole di Pittori
eccellenti adornano vagamente le tre fac-
ciate; quella di mezzo è opera d'Alessan-
dro Allori detto il Bronzino, che vi effigiò
il ritorno di Cristo dal Limbo, quella che
rappresenta il Lebbroso risanato in
Evangelli
di Batista Naldini. In ciascuna di queste
facciate sono due Statue di marmo, che in
tutte ascendono al numero di sei, rappre-
sentanti
tonio,
maso d'Aquino, fra le quali è maraviglio-
so il
Francavilla suo discepolo; ed altrettanti
bassirilievi di bronzo di mano di
menico Portigiani, fatti sul disegno del me-
desimo
fatta la figura di bronzo, che è in Sagre-
stìa rappresentante il Santo giacente. Nell'
urna sotto l'Altare stà riposto il di lui
po. Corona questa Cappella una Cupoletta
adorna di stucchi, e di vaghe pitture, di
mano d'Alessandro Allori come si vede
scritto, fatta nell'anno 1570. Le due Sto-
rie dell'Esposizione, e Traslazione di
tonino sono di mano del Passignano. Ella
ha meritato d'esser descritta e pubblicata
colla stampa dal fu celebre Antiquario Dot-
tore Gori. Di fuori sopra l'Arco di questa
vaga Cappella si vede un
marmo alto braccia 4. di mano di
Bologna. Ne segue poi tornando verso la
Cigoli, ove fu dipinto l'Imperatore Era-
clio, che deposto l'Imperiale ammanto, e
in abito di penitenza, scalzo ne' piedi,
porta sopra le sue spalle quella stessa Cro-
ce, del Nostro Salvatore. Nella seguente
Cappella, eravi una stupenda Tavola di
Fra Bartolommeo, con alcuni Angioli in
aria con un padiglione con Maria, e altre
figure attorno, e Cristo Fanciullo che sposa
che la volle avere, ne fece fare un'al-
trettanta bellissima copia al Gabbiani,
che certamente si scambia dal medesimo
originale. Nella terza di mano del Passi-
gnano vi è espresso
Predicante al Popolo. Nella quarta vi è
la Tavola dipinta dal Cavalier
tista Paggi Genovese, rappresentante la
Trasfigurazione del Redentore sul Tabor.
La soffitta è tutta intagliata, e riccamente
dorata, con lo sfondo assai ben condotto,
uscito dal pennello di
La Tenda dell'Organo fu dipinta dal Ghe-
rardini. E' degno di memoria, che quì fu-
rono sepolti il Conte Giovanni Pico della
Mirandola, ed Angiolo Poliziano, e ai no-
stri tempi i celebri Giuseppe Averani, e il-
Non me-
no della Chiesa è ragguardevole il Con-
vento, fatto fabbricare da Cosimo, e Lo-
renzo de' Medici, al quale fu dato princi-
pio nel 1437. col disegno di Michelozzo.
Nel primo Chiostro sono 26. lunette espri-
menti diversi fatti, e miracoli più celebri
di
Maestri, cioè da Bernardino Poccetti, dal
Rosselli, dal Tiarini, e dal Boschi, e le al-
tre più antiche immagini che sono negl'
angoli, e sopra le Porte sono del
Angelico insigne Pittore; che come si è
detto abitava in questo Convento, dentro
il quale si vedono moltissime opere di sua
mano, oltre la magnifica pianta dell'Or-
dine Domenicano dipinta da Esso sulla pa-
rete del Capitolo che resta tra li due Chio-
stri, nel quale vi effigiò gran numero
di Ritratti degli Uomini Illustri, tanto in
santità, che in dottrina. Poi nel secondo
non meno vasto del primo in 36. Lunette
si vedono le gesta di In que-
sto vi ha dipinta una navata Alessandro
Gherardini, altre due Cosimo Ulivelli, e
una dalla parte dell'ingresso Alessandro
Loni, e Sebastiano Galeotti. E' da vedersi
la Cappella del Noviziato la di cui Tavo-
Bartolommeo nella quale vi ha espressa la
Presentazione di Gesù Bambino; vi è inol-
tre tra l'altre buone pitture, una celebre
immagine di Maria
Dolci. In questo Convento bella è copiosa
Librerìa vi si conserva, ove sono di pre-
gio moltissimi Manoscritti fatti quivi col-
locare a pubblico benefizio da Cosimo de'
Medici Padre della Patria, alcuni de' quali
erano di Niccolò Niccoli, che è da anno-
verarsi fra quelli, da' quali le Lettere Gre-
che riconoscono il loro risorgimento. Vici-
no all'Orto in fondo al quale è da ammi-
rarsi una Cappella dipinta da Bernardino
Poccetti, è situata la Spezierìa, celebre
per la fabbricazione che vi si fa delle Es-
senze di ogni sorte, acque, ed altri lavo-
ri, e quivi si potranno osservare bellis-
simi quadri. Questo Convento è stato sem-
pre tenuto in grande stima, non solo per
l'osservanza restauratavi da
Savonarola, ma eziandio per avervi dimo-
rato moltissimi Religiosi di santa vita, in
conversazione de' quali soleva Cosimo Pa-
dre della Patria spesse volte trattenersi ve-
dendovisi ancora le stanze ove abitava.
Fu nel 1777. abbellita questa Chiesa con
vacchino Pronti da Rimini Converso Car-
melitano. Presso questa Chiesa è il Palaz-
zo detto il
CASINO DA
dal Gran Duca Francesco I intorno al 1570.
col disegno del Buontalenti. E' servito nei
tempi andati per abitazione de' Principi
del sangue, essendo provveduto di tutte
le comodità, che a tali Personaggi si con-
vengono. Ove adesso hanno il suo quartiere
le Guardie Reali a cavallo. Accanto è de-
gno d'esser veduto il Chiostro della già
soppressa
COMPAGNIA di San
dello Scalzo, per le eccellenti Pitture a
fresco rappresentanti la vita di San
Batista di Andrea del Sarto, tra le quali
due sole sono dipinte dal Francabigio.
Nell'ingresso adunque del Cortile di ma-
no di Andrea si vedono due figure rappre-
sentanti la Fede, e la Speranza. L'altra
Porta è messa in mezzo da una Carità, e
una Giustizia. La Storia a man destra
rappresenta quando Zaccaria incredulo per
la vista dell'Angelo diventa muto. L'altra
è la visita di Maria a La se-
guente rappresenta il Parte di
la benedizione a
fanciulletto vuole andare al deserto di ma-
no del Francabigio. La Storia che ne se-
gue è pure del Francabigio, quando San
Giovanni s'incontra nel Salvatore nel ri-
torno di Egitto. Ne segue altre di Andrea
quando Cristo è battezzato da
dipoi quando
dei nel deserto, e nella seguente quando
la gente convertita da
ricevere il
vanni è condotto dinanzi ad Erode; e di-
poi vedesi la Cena di Erode, e il ballo
della figlia d'Erodiade ed in ultimo è di-
pinto Erode a mensa con Erodiade, ove
dalla figlia di essa è portata la testa di
Giovanni al medesimo richiesta. Queste
egregie Pitture furono intagliate da Teo-
doro Cruger con frontespizio, e ritratto
dell'Autore. Tiene la custodia di questo
Chiostro la Reale Accademia delle Belle
Arti. Ritornando indietro vedesi sul Can-
to di Via degl'Arazzieri un altro Casino
fatto fabbricare nell'anno 1775 dall'Au-
gusto Padre del nostro
tra parte vi è la Chiesa, e Monastero di
Piazza di
vedesi lo Sposalizio di detta Santa, e ai
due laterali le Tavole son dipinte da Suor
Plautilla Nelli valente Pittrice, e Religiosa
di questo Monastero, nel quale Caterina
de' Medici Regina di Francia nella sua
fanciullezza vi fu tenuta in educazione.
Dalla parte opposta di questa Piazza, si
ritrova la
REALE ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI (una
volta Spedale sotto il titolo di
stato fondato da Lelmo Balducci nel 1389.)
trasferitavi nel 1784. dalla antica situa-
zione di Via della Crocetta dove esisteva
fino dal 1500., e dalla Sovrana Munifi-
cenza ampliata, cd arricchita di tutto ciò
che è necessario per apprendervi compi-
tamente le Belle Arti, contandosi in essa
sette Professori cioè, per il Disegno; per
il Colorito, per il Grottesco, per l'Incisio-
ne in rame, per la Scultura, per l'Archi-
tettura, un Assistente ai Giovani che stu-
diano nella Real Galleria, e uno per la
Meccanica Pratica.
E principiando ad osservare alla Porta
d'ingresso eseguita con ben'intesa, ed ele-
gante Architettura si vedono scolpite in
tra di lauro, la terza d'ulivo, le quali so-
no l'emblema dell'Accademia, e sotto le
medesime in un fregio leggesi l'Epigrafe
seguente:
Petrus Leopaldus
Anno MDCCLXXXIV.
che è l'epoca della sua instituzione.
Da detta Porta si passa in un vestibulo
dove da due porte laterali si dà ingresso
a due delle suddette Scuole, cioè Disegno,
e Colorito; e principiando dalla prima a
mano destra
In una Gallerìa adorna, e corredata dí
disegni, e gessi per uso de' principianti,
si danno dal Maestro tutte le regole ne-
cessarie al profitto de' medesimi. Dalla
detta scuola si ha ingresso ad una gran
sala la quale serve alle pubbliche adu-
nanze ripiena di quadri Originali de' mi-
gliori Autori della Scuola Fiorentina, e
da vari Cartoni Originali de' medesimi, e
alcuni ancora delle Scuole Lombarda, e
Romana, non mancandovi tra i primi il
Grillandajo, Andrea del Sarto, gli Allori,
Carlo Dolci, il Rosselli
i Cartoni Fra Bartolommeo, Pietro da Cor-
Ademollo
cuoi modelli in legno, rappresentanti la
Città, e fortificazioni di Porto Ferrajo, il
nuovo Lazzeretto di San Leopoldo, la Cit-
tà di Livorno. e un modello di un ponte
di legno e molti altri bellissimi disegni del
Marchese Taccoli, e si ritrovano ancora
vari modelli in terra cotta, e in gesso di
Professori che hanno voluto perpetuare la
loro memoria col lasciarvi le loro opere.
Da questa si passa alla Sala del Nudo
dove in tutti i giorni si dà il comodo di
poterlo studiare per due ore: nell'Estate
la mattina, e nell'Inverno la sera, alla
quale scuola sono assistenti per turno di-
versi Maestri.
Dalla detta Sala del Nudo proseguendo
avanti, si entra in una spaziosa Gallerìa
adorna de' getti in gesso delle Statue le
più rinomate, non solo della nostra Città,
quanto di quelle esistenti in Roma, quali
poste con ottima simetria sopra bene adat-
tate basi formano un colpo d'occhio. Nel-
la medesima Sala sono da osservarsi un
superbo Tabernacolo dipinto da Giovanni
Mannozzi detto da
il riposo d'Egitto, già esisteate in fondo
cetta, e quì intieramente trasportato; ed il
getto in gesso della famosa porta del Tem-
pio di
renzo Ghiberti adattata alla gran porta
della presente Sala, dalla quale si ha in-
gresso alla Scuola del Colorito. Contigua
alla detta Sala vi è la stanza per le private
Adunanze; e avanti la medesima vi è un
ricetto, il quale introduce mediante una
piccola Scala alle due Scuole dell'Archi-
tettura, e della Meccanica Pratica, ambe-
due corredate de' necessarj libri, disegni,
e macchine
Ritornando al primo vestibulo per una
comoda Scala si perviene alle altre due
Scuole di Grottesco, e dell'Incisione
in Rame provvedute di eccellenti esem-
plari
Si danno due volte l'anno alcuni premi
a quelli Scolari che più hanno approfittato
ne' loro studi, servendo per una virruosa
emutazione di sempre più avanzarsi, ed
ogni 3. anni si fa un concorso di prima,
seconda, e terza classe per la Pittura, Scul-
tura, ed Architettura, e a tutte queste gra-
tificazioni, quanto alle mensuali prestazio-
ni ai Maestri, la Carta, matita, colori
Scolari vien supplito dal Real Tesoro.
Al buon ordine, esoprintendenza dell'Ac-
cademia sono nominati da
sidente, un vice Presidente, ed un Segre-
tario, il quale oltre al mantenere il car-
teggio colle più rinomate Accademie
dell'Europa accudisce che sia provvista la
medesima di ciò che le può abbisognare
Da questo luogo ritornando per via Larga
si trova la
BIBLIOTECA MARUCELLIANA fondata a pu-
blico vantaggio dall'Abate Francesco Ma-
rucelli nel 1703. ed aumentata da Monsi-
gnor Alessandro Marucelli. la quale si aprì
per la prima volta nel 1751, tenendosi
aperta la mattina, ne' giorni di Lunedì,
Mercoledì, e Venerdi In essa oltre la co-
piosità dei Libri impressi in ogni scienza,
vi si conservano molti Manoscritti del ce-
lebre Antonio Mara Salvini, ed una scel-
ta numerosa Raccolta di rare, e celebri
stampe incise in rame lasciate quivi dall'ul-
timo superstite di detta nobil Famiglia
Francesco Marucelli. Seguendo il cam-
mino dalla parte opposta si trova il
PALAZZO del
dici eretto con disegno del Silvani Archi-
Senatore Cammillo Coppoli, alla di cui
Famiglia apparteneva. E dipoi s'incontra il
PALAZZO del Marchese Capponi fatto col
disegno di Ferdinando Ruggieri nel 1740.
e poco più giù dall'istessa parte altro
PALAZZO del Senator Covoni con bella
facciata di Gherardo Silvani, interna-
mente accresciuto, e rimodernato nel Cor-
tile col disegno di Luigi Orlandì. Ed ap-
presso il
PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale
Bandino Panciatichi, col disegno del Ca-
valier Carlo Fontana. In faccia al primo
vedesi un antico Pallazzo dei Medici, e
dipoi dell'antichissima Casa
UGHI, o sieno AVVOCATI protettori
dell'Arcivescovado Fiorentino, Famiglia
recentemente estinta. Accanto al quale
ne segue il grandioso
PALAZZO già della Famiglia DE' MEDICI,
oggi del Marchese Riccardi per compra
fattane l'anno 1659 per prezzo di scudi
41. mila dal Granduca Ferdinando II. fatto
già fabbricare da Cosimo Padre della Pa-
tria, col disegno di Michelozzo. Non può
spiegarsi quanto sia bello, e magnifico. Ve-
donsi le due facciate tutte di Pietre forti
Dal piano della ter-
ra fino alle prime finestre l'ordine è Ru-
stico, o Toscano, con bozze assai rilevate.
Sopra di questo segue il Dorico, a cui suc-
cede il Corintio, e in fronte vedesi un cor-
nicione d'incredibil vaghezza, che da per
tutto lo circonda. Non meno vaghe sono
le finestre da basso, gli ornamenti delle
quali come altresì il cornicione, si credono
fatti col disegno del Buonarroti. Entrando
per la porta principale trovasi la prima
Loggia, nel fregio della quale sono alcuni
tondi entrovi figure di marmo di Donatello,
e le pareti tutte furono fatte adornare l'an-
no 1719 dal Marchese Francesco Riccardi
di bassirilievi, di Statue, di Busti e d'In-
scrizioni antiche Greche, e Latine, a fog-
gia di Museo. A man destra vi è una scala
molto comoda, fatta col disegno di
tista Foggini Scultore e Architetto Fioren-
tino. E' pure a man sinistra una scala bel-
lissima fatta a chiocciola, che dal terreno
conduce fino alla sommità. Penetrando poi
nelle stanze, vi s'ammirano molti prege-
voli ornamenti degni di tanto Palazzo, tra
i quali è da vedersi la bellissima Gallerìa
dipinta nella volta a fresco da Luca Gior-
dano famoso Pittore, e in essa giù abbas-
stalli i quattro elementi, insigne opera di
Anton Domenico Gabbiani; e dentro no-
bilissimi armarj si conserva una copiosa
raccolta di Cammei, d'Intagli, di Meda-
glie, e di altre pseziose antichità. Accanto
ci è una numerosa, e scelta Librerìa di ma-
noscritti, e di libri impressi, parte della
quale fu messa insieme dal celebre Riccar-
do Riccardi, e parte fu già del Senatore
Marchese Vincenzio Capponi, da cui l'ere-
ditarono i presenti possessori, i quali van-
no di continuo aumentandola, con accre-
scimenti di stanze e libri, ed essendovi tra i
manoscritti tutto il carteggio Letterario del
fu celebre Dottor Giovanni Lami stato Bi-
bliotecario. E ripieno questo grandioso Pa-
lazzo di mobili ricchissimi, pitture celebri,
inscrizioni, busti, a bassirilievi antichissi-
mi in gran numero. Si mireranno inoltre
i nuovi accrescimenti tra i quali fu cre-
sciuta quasi doppiamente la principal fac-
ciata verso la Via Larga, coll'istesso ordi-
ne, e architettura dell'antica nel qual ri-
crescimento fu incorporato il Palazzo di
Lorenzino de' Medici ove uccise il Duca
Alessandro. E` famoso questo Palazzo, non
solo per la sua bellezza, ma eziandio per
dissimi personaggi, essendovisi trattenuti di-
versi Pontefici, Imperadori, e Re, oltre un
numero grande di Principi (di che si legge
la memoria in un Cartello di marmo nel pri-
mo Cortile, fatta dal celebre Abate Anton-
maria Salvini) e per molti avvenimenti ac-
caduti e descritti largamente da varj dei no-
stri Scrittori. Indi si trova la Chiesa di
SAN GIOVANNINO, dedicata a San Giovan-
ni Evangelista posseduta già dai Gesuiti, ai
quali fu concessa l'anno 1557, e dipoi per
Real disposizione nel 1775. data ai Cherici
Regolari delle Scuole Pie, i quali tengono
nell'annesso loro Convento le pubbliche
Scuole in qualunque Scienza. Era questa
Chiesa in principio assai piccola; fondata
nel 1351. per testamento del Nobile
Lando Gori, ma nell'anno 1579. coll'ope-
ra, e col disegno di Bartolommeo Amman-
nati, Scultore, ed Architetto Fiorentino, fu
oltremodo accresciuta, e adornata. Imper-
ciocchè quell'Artefice molto pio, a niuna
spesa e fatica perdonò, perchè quest'opera
fosse condotta al suo fine, ammirando gl'in-
tendenti l'esquisitezza dell'architettura, e il
bell'ordine di tutte le parti di questo sacro
Edifizio. Ha la facciata tutta di pietre sere-
namenti di stucchi con belle Tavole; nella
prima a man destra stà collocata un insigne
Tavola di Alessandro Allori, ove ha rappre-
sentato Nostro Signore con alcuni Apostoli
in atto di esaudire la Cananea, ed è da no-
tarsi che quel Vecchio, che si appoggia al
bastone, figurato per
tratto del medesimo insigne benefattore Ar-
chitetto Bartolommeo Ammannati, che la
fece fare; la seconda Tavola di
zaga, e di
Dandini; la terza di
bande
Falconieri sono di Agostino Veracini. Quin-
di seguita la Cappella di
rio ricca di nobilissimi marmi, dove il Ca-
valier
naria eccellenza rappresentato il detto San-
to nell'atto di predicare agl'Infedeli; la glo-
ria dello sfondo è di mano di Pier Dandini,
e i quadri laterali sono del Bamberini. Ne
segue la Cappella maggiore, la di cui Ta-
vola ove è espresso il
no di Girolamo Macchietti, nei due laterali
il
mi, ove è di mano del Puglieschi la Tavola
di detto Santo, e gli ovati sono del sopra-
detto Bamberini. Ne seguono tre altre Cap-
pelle, nella prima delle quali v'è la Con-
cezione di mano del mentovato Curradi,
nella seconda la bellissima Tavola di
seppe Calasanzio Fondatore degli Scolopi,
di mano di Antonio Franchi Lucchese, da
cui fu effigiato il Santo davanti a Maria,
e al Santo Bambino; nella terza ed ulti-
ma vi è la Tavola degli Angeli dipinta da
Giacomo Ligozzi. Sopra il cornicione alcu-
ne storie a fresco sono di mano di Alessan-
dro del Barbiere, cioè la Cena, la Trasfigu-
razione, quando
tro a Cristo, e gli Apostoli che acconciano
le Reti Gli Apostoli delle Nicchie sono
di Cammillo Cateni, e lo sfondo nella soffit-
ta fu l'ultima opera di Agostino Veracini.
Uscendo di questa Chiesa, a man destra s'in-
contrano le abitazioni de' Martelli, e degli
Arnaldi, nella prima delle quali eravi una
Statua di Donatello, la quale al presente ri-
trovasi nel Palazzo del
Via della Forca, creduto il più eccellente
lavoro di suo scalpello; e nella seconda vi
sono pregiabili Pitture. In vicinanza si trova
tro, accanto al quale è il Palazzo dei Baroni
Ricasoli fabbricato con buona architettura,
e dirimpetto quello de' Gondi, e dalla parte
sinistra, avvi il Palazzo dei Marchesi Gerini
ricco di singolari Pitture, accresciuto, e ri-
modernato internamente dal fu Marchese
Andrea Gerini con disegno del vivente
Gaspero Paoletti; quindi si vedono i
PALAZZI di due rami della Famiglia de'
Pucci, il primo de' quali d'ordine composi-
to, sul Canto di Via de' Servi fu disegnato
con bella, e vaga architettura dal famoso
Cavaliere Paolo Falconieri; e l'altro accan-
to del Marchese Roberto Pucci, che ha se-
guitato l'ordine del primo. Dirimpetto
vedesi il
PALAZZO del fu Marchese Incontri, di mae-
stosa Architettura Toscana, dove nel dipin-
ger quella Gallerìa cadde, e morì il celebre
Anton Domenico Gabbiani; in faccia al qua-
le vi è la Chiesa di
SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitavano
i Monaci Celestini stati soppressi, ora ufizia-
ta da Preti secolari. Osserveremo la Nativi-
tà di Nostro Signore dell'Empoli, accanto
alla quale è una Vergine di mano d'Jacopo
da Pontormo assai stimata, e due Tavole del
altra la Concezione, e una bellissima del
Passignano, rappresentante
predica alle Turbe. Dipoi seguitando per la
Via de' Servi si trova il
PALAZZO de' Marchesi Niccolini, fatto con
buon disegno, e adorno di Statue antiche,
oltre un Gabinetto copiosissimo di Medaglie,
buona Librerìa, e pitture celebri. E presso la
Piazza si trova dall'istessa parte il
PALAZZO de' Grifoni il di cui Architetto fu
il Buontalenti. Era in avanti della Famiglia
Ricci, ove nacque a' 23. Aprile 1522.
terina de' Ricci. II Terrazzino di Pietra fu
la prima scultura di Questo
fa angolo alla Piazza, che ha preso il no-
me dalla vicina Chiesa della Nunziata, che
vedesi dai lati chiusa da due gran Logge, il
disegno delle quali fu del Brunellesco. Nel
mezzo di essa sopra una Base di marmo si
erge un Cavallo, sopra il quale è la Statua
di Ferdinando Primo Gran-Duca di Tosca-
na gettato in bronzo da Giovanni Bologna,
di Cannoni predati dalle Galere Toscane ai
Turchi, leggendovisi sotto la fascia nella
pancia del Cavallo
Le due Fontane di bronzo, che adornano la
ca statevi poste nel 1643. Passeremo ad os-
servare il Tempio della Santissima
ANNUNZIATA divenuta Parrocchia nel
1792. Era questa Chiesa ne' tempi antichi un
piccolo Oratorio posto fuor di Firenze, in
questo luogo, che era detto il Cafaggio.
Detto Oratorio con parte di terreno ivi con-
tiguo, fu conceduto nel 1250. a quei sette
Nobili Fiorentini, che abbandonata la Pa-
tria, si erano ritirati nell'aspro Monte Asi-
najo, ove conducendo vita eremitica, fon-
darono la Religione de' Servi di Maria, ed
il motivo fu, acciò quei buoni Religiosi,
che da per tutto avevano sparsa la fama del-
la lor santità, più da vicino santificassero
col loro esempio i loro Concittadini. Ma per-
chè troppo angusto era quel luogo, riguar-
do alle molte persone, che erano andate ad
abitare, fu di bisogno fabbricar nuovo Con-
vento, e nuova Chiesa; al che fare, la po-
vertà di quei Religiosi non essendo bastan-
te, furono dal Sommo Pontefice tutti i Fe-
deli esortati, tra i quali sopra di ogni altro
si segnalò Chiarissimo Falconieri Fiorentino,
Padre di Santa Giuliana, e Fratello del Bea-
to Alessio, perchè tal'opra fosse al suo fine
condotta. Terminata la fabbrica, avvenne
Avevano quei Padri
nel 252 dato a dipingere a fresco ad un
Pittore chiamato Bartolommeo, e da alcuni
altri Giovanni un'Immagine di Nostra Si-
gnora in atto di essere dall'Angelo Annun-
ziata. II buon Pittore, che la figura dell'An-
gelo avea compita, e rimanevagli ad effi-
giare della Vergine il Volto, stava fra se
stesso dubbioso, con qual arte potesse espri-
mere quell'Aspetto Divino In questo men-
tre fu sopraffatto dal sonno, da cui sveglia-
tosi, mirò tosto colorito il Sembiante della
gran Vergine, di tal bellezza, e di tanta di-
vozione spirante, che solo dovesse credersi
cosa di Paradiso. Attonito dunque, e sorpreso
ad alta voce gridò più volte:
racolo Il che sentito da' circostanti, e dipoi
sparsosi per la Città, cagionò un tal concor-
so di Popolo, che ben tosto ne fu la Chiesa
ripiena. E perchè niuno di questo fatto du-
bitar potesse, operò Iddio per mezzo di que-
sta Immagine infiniti miracoli, che tuttavia,
mercè della Divina bontà, vanno seguitan-
do. Ora venendo alla descrizione della Chie-
sa: Vedesi al primo ingresso un Loggiato,
fatto fabbricare dalla Famiglia de' Pucci con
disegno del Caccini Scultore. Sotto il Log-
giato sono tre Porte. Quella a man destra
dell'istessa Famiglia Pucci, eretta con dise-
gno del sopraddetto Caccini, adorna di tre
Tavole, colorite da Maestri eccellenti, che
una d'Aurelio Lomi Pisano, l'altra del Pag-
gi, e specialmente quella di San Sebastiano
di Antonio del Pollajolo, ed altresì di alcu-
ne Statue di marmo del Novelli Scultore, e
della Tribuna dipinta dal Poccetti. Vi sono
molte memorie di uomini illustri di questa
Famiglia, e specialmente di Lorenzo, Ro-
berto, e Antonio Pucci, tutti tre insigni Car-
dinali. Dalla porta laterale di questa Cap-
pella si passa in un Cortile, o Chiostro tut-
to dipinto da' più rari artefici di quei tem-
pi, cioè: La pittura accanto alla porta di
Chiesa dietro l'Altare della Madonna rap-
presentante la Natività del Signore, è di
Alessio Baldovinetti. Quella che segue a si-
nistra esprimente quando
ebbe la visione di Maria per la quale vestì
l'Abito, è di Cosimo Rosselli. L'altre che
ne seguono sono di Andrea del Sarto, cioè
quella in cui si vede
dare alla Corte del Papa, che era in Viter-
bo, trovando un lebbroso nudo, si trae la
propria camicia, dandola ad esso perchè si
ricopra. Quivi è il Busto rappresentante An-
non già da Raffaello da Montelupo, come
per abbaglio asserisce il Cinelli e il Padre
Richa. Nell'altra vedesi quando
nel passare tra Bologna, e Modena, trovan-
do alcuni che giocavano sotto un'albero be-
stemmiando, egli con fervore di spirito gli
riprese, per cui gli dissero alcune ingiurie
ed egli seguitando il cammino, venne un'
instantaneo fulmine, che squarciato l'albero,
due ne restarono morti, e gli altri spaven-
tati si diedero alla fuga. Ne segue il fatto
quando detto Santo libera dagli spiriti una
Fanciulla. Nell'altra è espresso un fanciul-
lino tornato da morte a vita nel toccare la
bara di L'ultima sto-
ria da questa parte esprime un Religioso pa-
rato con la reliquia di alcuni panni di
lippo con alcune donne in ginocchioni che
nè più vere nè più belle, non pare che for-
mar si possino, con alcuni puttini che appa-
riscono di carne vera; Il Vecchio che si reg-
ge con la mazza dicesi essere il ritratto di
Andrea della Robbia Scultore fratello del
celebre Luca inventore delle figure di ter-
ra invetriata. Dall'altra parte tra la por-
ta laterale delia Chiesa, e la Cappella di
la Madonna. Tutte sette queste lunette so-
no di stupendo colorito fatte dal celebre
pennello di Andrea del Sarto. Le altre tre
dalla parte della porta della Loggia sono;
Lo Sposalizio della Madonna del Francabi-
gio; La Visitazione di Maria a
di Jacopo da Pontormo; e l'Assunzione al
Cielo del Rosso Fiorentino. Questa è circon-
data da una moltitudine di bellissimi An-
gioletti ignudi, che le scherzano intorno,
mentre gli Apostoli, che sono al basso la
contemplano con stupore, in uno dei quali
Apostoli, cioè, in
legrino, ritrasse il Pittore Francesco Berni
ce ebre Poeta in volto ridente, alludendo
con tale attitudine al faceto stile praticato
nei suoi versi. Questa come le altre di que-
sto Chiostro sono state rinfrescate con dili-
genza, e perizia dal Di
queste Pitture, siccome di tutte le altre, che
adornano questo Santuario, può vedersi la
descrizione fatta dal
reni diligentissimo indagatore delle antichi-
tà Patrie, pubblicate nel 1791. Entrando in
Chiesa, vedesi al primo aspetto la soffitta tut-
ta d'intagli dorati sopra fondo bianco, dise-
gnata da Francesco Silvani, nel mezzo della
sunzione della Vergine di mano del Volter-
rano. Nelle pareti tra il fregio della soffitta,
e il cornicione, sono dodici quadri dipinti a
fresco dall'Ulivelli, dove si rappresentano
alcuni Miracoli di Maria. A man sinistra nell'
entrare in Chiesa si trova la Cappella della
Santissima Nunziata, nel muro della quale
è dipinto il di lei Volto miracoloso, fatta di
marmi intagliati da Pagno di Lapo Partigia-
ni Scultore di Fiesole col disegno di Miche-
lozzo. Quanto sia ricca, e adorna questa
Cappella non si può spiegare abbastanza.
E` l'Altare d'argento massiccio nobilmente
lavorato, il gradino parimente d'argento è
tutto divisato di gioje, e pietre preziose. In
un Tabernacolo è una testa del Salvatore di
Andrea del Sarto. Sopra due gran pilastri
posa un ricco architrave, o cornicione d'ar-
gento, da cui pende una cortina di lavoro
eccellente. Questa Cappella è ornata di lam-
pane tutte d'argento rifatte nel 1790. Con-
tiguo alla detta Cappella è un piccolo Ora-
torio di forma quadrata nobilmente arricchi-
to; ha le pareti incrostate di pietre prezio-
se, e specialmente d'agate, calcedonj orien-
tali, e diaspri, che rappresentano alcuni sim-
boli di nostra Signora, ove vedesi un Croci-
era sopra l'Altar Maggiore avanti vi fosse
posto il Ciborio d'argento. Accanto a que-
sta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal
Marchese e Senatore Francesco Feroni, col
disegno di Giovan Batista Foggini tutta in-
crostata di marmi, e adorna di Statue; la
Tavola dell'Altare rappresentante il Tran-
sito di
Veneziano; di mano di Giuseppe Piamonti-
ni sono le due Statue rappresentanti il Pen-
siero, e la Fortuna marittima, e di mano
dell'Andreozzi sono l'altre due, che figura-
no la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo
Marcellini è il San Domenico, e del Cateni
il San Francesco, e le Medaglie di bronzo
dorato sono di Massimiliano Soldani Benzi;
le due Inscrizioni, che si vedono sotto i due
Depositi, sono dettate da Anton Maria Salvi-
ni. Seguitano appresso, benchè con ordine
assai diverso, altre Cappelle adornate di bel-
le Tavole, tralle quali è ragguardevole quel-
la del Giudizio d'Alessandro Allori, quella
della Crocifissione dello Stradano: la quarta
di Pietro Perugino, o come altri vogliono,
dell'Albertinelli. La quinta sotto l'Organo
con l'Assunta,
di, di Cesare Dandini, e voltando alla cro-
ta dipinta a fresco da Baldassarre France-
schini detto il Volterrano, ed all'Altare ve-
desi in una antica e bella Tavola dipinto
San Zanobi, e altri due Santi Vescovi; se-
gue la Cappella del Crocifisso, e Madonna
de' Dolori dipinta d'architettura da Giusep-
pe Chamant Lorenese, collo sfondo di Vin-
cenzio Meucci, sotto l'Altare conservasi il
Corpo di Sono sepolti
in questa Cappella i tre nostri Istorici Fio-
rentini Giovanni, Matteo, e Filippo Villa-
ni. E` poi assai vaga la Cappella de' Tedal-
di, eretta ad onore di San Filippo Benizj,
colla Tavola dipinta dal Volterrano, e con
altre pitture a fresco de l'Ulivelli. Nel ri-
cetto, che torna accanto a questa Cappella,
e per cui si và alla Sagrestìa stata tutta ri-
modernata, e ampliata con molta pulizia,
è collocato un Busto di terra cotta, rappre-
sentante l'effigie di detto Santo in abito del-
la Religione, donato a quei Religiosi dalla
Famiglia de' Guicciardini, subentrata già
nella Casa de' Benizj, de' quali era il Santo,
ove si era conservato
no sino all'anno 1592. Entrando nella Tri-
buna maggiore della quale fu l'Architetto
Leon Battista Alberti, vedesi al primo Alta-
ta da Alessandro Allori, il di cui figlio Cri-
stofano dipinse il quadro laterale, che è
quello in
sono del Passignano, e la volta è del Poc-
cetti. Nella seconda è il San Michele di ma-
no del Pignoni. Nella terza la Tavola di
Pietro Perugino, ove è la Vergine con alcu-
ni Santi. Nella quarta la Resurrezione di
Cristo d'Agnolo Bronzino. La quinta Cap-
pella che fu già a proprie spese architettata,
e fabbricata da
tutta incrostata di pietre serene, e marmi,
è arricchita di statue, bassirilievi di bronzo,
e di tre Tavole; la prima delle quali in
nu Epistolae
Resurrezione, la seconda del Passignano,
ove espresse la Pietà, e la terza della Nasci-
ta è opera del Paggi. Il Crocifisso è ammi-
rabile, fatto col modello dell'istesso
Bologna, e la Cupoletta è dipinta a fresco
dal Poccetti. Passando alla sesta Cappella,
la Tavola de' Beati è di Niccolò Nannetti.
Nella settima è del Passignano l'illumina-
zione del Cieco. Nell'ottava Cappella orna-
ta di marmi vi è di mano di Giovanni Bili-
verti lo Sposalizio di
ture delle pareti della volta sono del Vigna-
In questa Cappella è sepolto il nostro
Istorico Bartolommeo Scala. Nell'ultima e
nona Cappella evvi
Gesù Bambino, e dai lati di
nizj, e
Donnini. La gran Tribuna di figura roton-
da con bella Cupola, fu fatta col disegno
di Leon Batista Alberti Nobil Fiorentino, a
spese di Lodovico Gonzaga secondo Marche-
se di Mantova, adornata di stucchi, e dipin-
ta poi da Baldassar Franceschini detto il Vol-
terrano in età senile. Ha questo insigne Pit-
tore dipinto la Vergine, quando Assunta in
Cielo vien coronata dalla Santissima Trini-
tà; intorno ha dipinto i Patriarchi, i Profe-
ti, e Santi del Testamento Vecchio con al-
cuni altri del Nuovo. In questa grand'ope-
ra è laudabile non meno l'invenzione, e il
disegno, che la vaghezza del colorito. Cor-
risponde alla cupola il Coro de' Frati, di bel-
la strattara incrostato di marmi, di forma
ottagona, disegno di Francesco Silvani, con
piccole statuette di Santi che vagamente
l'adornano. L'Altar maggiore è molto ric-
co, e magnifico, ha il Ciborio grande d'ar-
gento, di bellezza, e di pregio considerabi-
le, opera di Antonio Merlini Bolognese, sic-
come un Paliotto e tutto il finimento d'ar-
prasi nelle feste solenni, nelle quali, sono
molti i vasi, i doppieri, le statue, e gli or-
namenti preziosi che vi si vedono. Sul pia-
no del Presbiterio posano due depositi di
marmo, uno del Vescovo Angelo Marzime-
dici, colla statua al naturale di mano di
Francesco da
re, e poi Sacerdote Donato dell'Antella Be-
nefattore della Chiesa, di Giovanbatista Fog-
gini, e l'inscrizione del Senatore Filippo
Buonarroti. Sceso il Presbiterio nella testa-
ta della Croce, vien la Cappella di
liana Falconieri, ove si conserva il suo Cor-
po, è dedicata alla
modernata e arricchita di finissimi marmi.
La Tavola dell'Altare è di Vincenzio Meuc-
ci, di cui altresì è lo sfondo; le due laterali
sono di Giuseppe Grisoni, del quale è anco-
ra la Santa Barbera, che si vede nella Cap-
pella a mano destra, ove sono due ritratti,
che uno di Giovanni Stradano, e l'altro di
Lorenzo Palmieri. In faccia a questa vi è la
Cappella del Bandinelli Scultore, che vi
scolpì un Cristo morto sostenuto da Nicode-
mo, che è il ritratto di Baccio. Tornando
verso la Porta vi è sotto l'Organo (il di cui
tendone è del Puglieschi) una piccola Cap-
lavori di marmi, e un
glio, di mano di un certo Maestro Jeanni
Francese condotto con grande artifizio, do-
ve all'Altare si trova una copia di un Cri-
sto rísorto del Pugliani, cavata dall'origina-
le del Frate, esistente nel Palazzo de' Pitti;
e lateralmente le figure di due Profeti, che
furon trasportati nella Gallerìa, pure del
medesimo Autore. Il Tendone dell'Organo
appresso rappresentante la Canonizzazione
di Ne vie-
ne la Cappella dei Medici, e dipoi quella dei
Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivelli,
rappresentante Cristo in atto di risanare una
piaga a
ne. Nella seguente, non vi è di osservabile
altro che le pareti, dipinte dal medesimo
Ulivelli. La Cappella che ne succede, tutta
ornata di marmi bianchi, e misti, fu fatta
col disegno di Matteo Nigetti. La Tavola
rappresentante il martirio di
Jacopo Vignali, la Cupola è lavoro del so-
praddetto Volterrano, e le sculture di mar-
mo sono scolpite da Orazio Mochi. Nell'al-
tra vi è la Tavola di Pietro Dandini, rap-
presentante un fatto del Beato Giovacchino
Piccolomini. Nell'ultima si trova una Ta-
ria col Bambino, e a' piedi
tri Santi; e le pareti sono di Matteo Rossel-
li. Questa Chiesa verso la fine del passato
secolo fu adornata di stucchi, e pilastri in-
crostati di marmi con disegno di Pier Fran-
cesco Silvani, del quale pure l'Altar mag-
giore, e la soffitta; i Medaglioni furon di-
pinti a fresco da Pier Dandini per legato del
detto Senatore dell'Antella. Nell'anno 1785.
furono levate tutte le lapide sepolcrali che
erano in questa Chiesa, e poste nel Chiostro,
e fu rifatto il pavimento di marmi, come si
vede, e nel Presbiterio avanti l'Altar mag-
giore vi fu posta la memoria. Il Convento
è magnifico per il notabile accrescimento
fattovi, ed ivi pure son degne d'esser vedu-
te, la Librerìa ripiena di ottimi, buoni, e
rari Libri, e nel Chiostro interiore la Cap-
pella dell'Accademia del Disegno, per la
Tavola dell'Altare, che è una Trinità
d'Agnolo Bronzino, e per due Quadri a fre-
sco, cioè il
ria Opera di Giorgio Vasari, e l'altro rap-
presentante Salomone quando edifica il Tem-
pio, di Santi di Tito con dodici Statue at-
torno tutte di Scultori Accademici assai va-
lenti. Entrando ora dall'altra lateral porta
ta, che và in Chiesa, la famosa Madonna
detta del Sacco, dipinta da Andrea del Sar-
to con tutta la perfezione dell'arte, e Mi-
chel Angiolo, ed il celebre Tiziano non si
saziavano mai di rimirarla, e di commendar-
la. L'altre Lunette sono ancor esse dipinte
da eccellentissimi Artefici, e specialmente
da Bernardino Poccetti, di cui sono tutte
quelle delle due Navate, che fanno angolo
alla suddetta Pittura di Andrea del Sarto.
Sono in queste effigiati i fatti più singolari
dei Sette Beati Fondatori. Nella terza fac-
ciata dopo il Cancello della Cappella dei
Sette Beati, le due Lunette rappresentanti
quando il Beato Manetto predicò davanti
a
do Innocenzio IV. dà per Protettote all'Or-
dine de' Servi il Cardinale Fiesco suo Nipo-
re, sono di mano del Rosselli. La quinta
Lunetta, ove è Maria sopra un Carro tirata
da un Leone, e un Agnello è di Ventura
Salimbeni Pittore Senese. Nella quarta fac-
ciata, alla prima Lunetta è dipinto Papa
Alessandro IV. che concede alla Religione di
fabbricare Monasteri per tutto il Mondo, di
mano del suddetto Rosselli, come pure del
medesimo è la seguente, quando il
della Religione. Nella terza di mano del Poc-
cetti è espressa la morte del
Le tre ultime Lunette sono dipinte dal so-
praddetto Ventura Salimbeni; e ne' peducci
delle volte di questa loggia i ritrattti degli
Uomini più insigni dell'Ordine de' Servi si
rimirano. In questo Chiostro è una gran Cap-
pella in volta, eretta dalla Famiglia Macin-
ghi, della quale restano le Armi negli ango-
li, che passata dipoi in quei Religiosi, ser-
viva loro di Capitolo; ma adornata da essi
modernamente, ed abbellita di pitture a fre-
sco per ogni parte, è stata destinata al cul-
to delle Sante Immagini de' Sette Beati Fon-
datori del loro Ordine, dipinte in Tavole
di assai antica, e semplice maniera; perchè
sono oggi le dette Immagini assai scolorite
dal tempo, al fine di meglio conservarle,
sono state unite tutte insieme in un Quadro
che posa sull'Altare, ma spartite una dall'
altra da un nuovo ornamente dorato, e co-
perte di cristalli. Accanto a questa Cap-
pella è il Refettorio de' Padri, adorno in
testata di una pittura a fresco della Cena del
Fariseo di mano di Santi di Tito. Nel Novi-
ziato è osservabile a capo scala una Pietà di
mano di Andrea del Sarto delle più belle del
Convento, è dell'istessa sua mano la pittura
esprimente la parabola della Vigna, veden-
dosi il Padre di Famiglia che tardi chiama
alcuni Mercenarj con una figura che siede,
e altro che si appoggia al bastone Parten-
dosi da questo Santuario, si trova lo
SPEDALE degl'Innocenti, assai celebre per
la carità, che vi si esercita di allevare i Fan-
ciulli esposti, che senza un tale ajuto facil-
mente perirebbero. Fu fondato questo Spe-
dale in via della Scala ove è ora il Con-
vento delle Monache di
trasferito l'Anno 1420. e ne diede il disegno
il Brunellesco. Le abitazioni sono assai co-
mode, e ben disposte. Nelle due Chiese mol-
te belle Pitture si trovano. Nella maggior
Chiesa stata rimodernata, e abbellita, si ve-
de l'Altar maggiore, che era prima nella
rovinata Chiesa di
di pietre dure, con una stupenda Tavola
di Domenico del Ghirlandajo rappresentante
l'Adorazione de' Magi, da una parte della
quale osservasi in piccolo la strage degl'In-
nocenti; e nei due quadri delle pareti vi ha
dipinto il vivente Santi Pacini, da una, Ra-
chele piangente, e dall'altra
fortato dall'Angelo; e nella Cupoletta vi ha
me, ed altro rappresentanti il trionfo degl'
Innocenti. Nell'Altare a man destra vi è
una Annunziazione dipinta da Filippo Lati-
ni, e di contro vi sono effigiati
e
di mano di Matteo Rosselli. La volta è di-
pinta per l'architettura da Giovacchino Mas-
selli, e lo sfondo rappresentante il ritrova-
mento di Mosè nel Nilo è del suddetto Pa-
cini. Sopra la porta di fianco dalla parte del
Chiostro avvi un'Annunziazione assai bella
di terra verniciata bianca di Luca della Rob-
bia; come altresì nel Loggiato di mano di
Bernardino Poccetti si vedono alcune Pittu-
re a fresco del più eccellente gusto. E` go-
vernato questo Spedale da Persona nobile,
con titolo di Commissario, e da altri Mini-
stri, con la soprintendenza di altri Spedali
dello Stato ad esso subordinati. Di quì pas-
sata la Via della Crocetta trovasi la Com-
pagnìa della
anno Parrocchia in luogo della diruta Chie-
sa di Nella Loggetta si am-
mirano diverse pitture a fresco di Bernardino
Poccetti ed altri Pittori; ed un Quadro all'
Altare d'Alessandro Allori, e varie lunette
degl'istessi Autori in giro alla Chiesa.
Di
Di quì uscendo sul Canto di Via del Man-
dorlo si osservi la Casa già del celebre Pit-
tore Federigo Zuccheri fatta con suo disegno
fabbricare per propria abitazione, con una
facciata di bozze veramente bizzarra, e pit-
toresca. E dipoi vi è il
PALAZZO del Marchese Capponi, alzato in
questo secolo col disegno del Cavalier Carlo
Fontana. E` questo uno de' maggiori Palazzi,
e più belli della Città. Entrati dentro si ve-
de la magnifica Scala aperta, ornata di sta-
tue, e stucchi, e colla gran volta dipinta
la Matteo Bonechi. Vi sono nobilissimi ap-
partamenti con pitture, e addobbi di ottimo
gusto. Nella Sala sono dipinte dal medesi-
mo tre Storie di fatti illustri operati da al-
cuni de' Capponi, che sono molto celebri.
Ci è un vasto, e delizioso Giardino. Quasi
in faccia vi è il
PALAZZO già del Marchese Guadagni ades-
so del Duca San Clemente, assai vago, e di
bella architettura, nell'ingresso del quale si
ammira lo sfondo del Volterrano, rappre-
sentante
tà del suo mantello al povero. Di quì en-
trando in Via del Mandorlo stà situato il
Conservatorio della Pietà dell'Ordine di
gue il Convento delle Monache della
ce, dette della
CROCETTA dell'Ordine di La
Chiesa fu accresciuta e ornata nel 1757. col
disegno di Luigi Orlandi, e la Tribuna fu di-
pinta da Vincenzio Meucci. Al destro Alta-
re stà l'antica Immagine di Maria Santissi-
ma, avanti la quale faceva i suoi ricorsi la
Venerabile Suor Domenica del Paradiso Fon-
datrice di questo Monastero, e gli Angeli
dipinti nella Tavola attorno al Tabernacolo
son di Giovanni Balducci. In faccia a que-
sto Altare vi è quello della Crocifissione di
mano di Francesco Poppi. All'Altar mag-
giore dal medesimo Balducci fu dipinta l'In-
venzione della Ci è il Deposito
della suddetta Fondatrice incorrotto, con di-
versi Corpi Santi, e Reliquie. Fin dal prin-
cipio del passato secolo passò ad abitare nel
di contro Palazzo di
Maria Maddalena Figlia di Ferdinando I.
col desiderio di godere la conversazione di
quelle pie Religiose; perciò con un cavalca-
via lo fece unire al Convento, quale fu ac-
cresciuto di abitazioni per la medesima Prin-
cipessa, che volle conviver con esse, ed alla
sua morte esservi seppellita, lo che segu
mezzo, vedendosi in essa Chiesa il di lei De-
posito. In detto Casino (che con un lungo
corridore và a un coretto che riesce nella
Chiesa della Santissima Nunziata) vi hanno
a tal'effetto in più tempi abitato altre Prin-
cipesse; ed è stato in questi anni assai ac-
cresciuto e abbellito dall'Augusto Padre del
Real Sovrano, che vi passava colla Real Fa-
miglia alcuni mesi dell'anno, e ove abitò
nella dimora che fece in Firenze nei mesi di
Aprile, e Maggio del 1791. co'suoi
Carlo, e Leopoldo. Unito a questo vi è un
nobile, e vago Giardino, in fondo al qua-
le era la celebre pittura di Giovanni da
tiera nell'Accademia delle Belle Arti, ove è
stata fatta una gran porta per cui si entra
in una beilissima Sala lavorata a stucchi di
ottimo gusto. E proseguendo per questa stra-
da si trova la Chiesa e Conservatorio delle-
Religiose Domenicane dette degli
ANGIOLINI, nella quale entrando trovasi
nel mezzo della pila dell'acqua Santa un
gna per modello, avanti di far quello in
Si
vedono sotto il Coro cinque Lunette dipinte
Vi sono ancora due Alta-
ri, ove in quello a man destra stà collocata
la Tavola di
Rosselli. In faccia a questa vi è l'Altare
della Madonna con gli Arcangeli
le, e
All'Altar maggiore vedesi la Presentazione
di Maria al Tempio, eccellente lavoro del
Puligo, o come altri vogliono di Andrea del
Sarto. Di quì partendosi, e voltando a si-
nistra per la Via di Pinti, verso la Por-
ta vi è il
PALAZZO e Giardino de' Conti della Ghe-
rardesca, che fu già di Bartolommeo Scala
storico Fiorentino, e del Cardinale
Alessandro de' Medici, quindi Leone XI.,
che è stato accresciuto, ed abbellito dai
detti Signori. Di contro a questo è il Ca-
sino, e
GIARDINO dei Duchi Salviati. Poco lonta-
no tornando indietro si trova il
PALAZZO de' Marchesi Ximenes architetta-
to da Giuliano di
te abbellito, e rimodernato con un bel
giardino. Accanto a questo è un piccolo
Convento di Nobili Religiose Silvestrine,
nella di cui Chiesa vi è all'Altar maggiore
un quadro rappresentante
nerabile Francesco Boschi in tempo che vi
fu Confessore, essendo anco Pittore eccel-
lente. Non molto lungi trovasi il Monaste-
ro, e Chiesa di
Entrando
in Chiesa si osservetà sulla Porta una
dalena Penitente, (che è il titolo antico
della Chiesa) dipinta da Bernardino Poccet-
ti; quindi a man destra la Cappella de' Ne-
ri, fatta fare dal Dottor Neri Medico del
Gran-Duca Ferdinando I., dipinta da Ber-
nardino Poccetti. Ammirano gl'intendenti,
sopra d'ogni altra cosa la Cupoletta, ove è
dipinto il Paradiso, perchè in essa sono in-
numerabili le figure de' Santi, ma con tal
arte disposte, che la moltitudine non gene-
ra confusione, ma reca diletto, e vaghez-
za. All'Altare di detta Cappella è una Ta-
vola del Passignano ove effigiò il martirio
dei Santi Nereo ed Achilleo ai quali è de-
dicata, e finalmente non vi manca ornamen-
to, che la possa render più vaga. Passando
per un Cortile (che quando vi abitavano i
Monaci di Cestello era Chiostro, disegno di
Antonio da
Jonico assai lodate dal Vasari per il vago ca-
pitello di esse) si entra in Chiesa, la soffit-
stelli. Ha una sola Navata, ma però repar-
tita in varie Cappelle, in ciascuna delle
quali si vedono Tavole di Pittori ragguar-
devoli, delle quali la prima a mano destra
è opera di Carlo Portelli da Loro, rappre-
sentante
martirio. Nella seconda stata modernamen-
te restaurara, vi è rappresentato l'Arcan-
giol Raffaelle, con altri due quadri laterali,
che in uno
tro
Giuseppe Piattoli. Nella terza è di mano di
Lorenzo di Credi espressa Maria Santissima,
Nella quarta del
Puligo è la Vergine col Bambino Gesù,
Alla quinta evvi
l'Annunziazione fatta da Sandro Botticelli.
Sopra la porta della Sagrestìa in una gran
tela è rappresentato
ria di Atanasio Bimbacci. All'ultimo Alta-
re è un Crocifisso scolpito in legno da Ber-
nardo Buontalenti. Quindi ne segue la Cap-
pella maggiore, degna in ogni sua parte di
ammirazione, nella quale stà riposto il Cor-
po di Ella è
tutta incrostata di marmi misti, de' più no-
bili, e de' più vaghi, che in tali edifizj s'ado-
Sono molto ammirabili dodici Colon-
ne di diaspro di Sicilia, i capitelli, e imba-
samenti delle quali son di bronzo dorato.
In alcuni ovati si vedono bassirilievi di
bronzo, esprimenti i fatti più segnalati del-
la Santa, e questi ovati son retti da alcuni
Angioletti di marmo del Marcellini. Nelle
nicchie sono quattro statue di marmo, che
figurano le quattro Virtù più singolari, che
risplenderono in questa Vergine, che due
sono del Montauti, e le altre due furono
nel 1781. scolpite dal vivente
zio Spinazzi. La Tavola dell'Altar maggio-
re è di Ciro Ferri, rappresentante la Gloria
dei Santi con Gesù e Maria, con la Santa
genuflessa ai piedi della
pure è il disegno, e l'architettura della Cap-
pella. L'altre due Tavole laterali sono di
mano di Luca Giordano, e la Cupola è ope-
ra di Piero Dandini. Non ci è cosa, che non
sia di gran pregio, avendo fatto a gara, per
abbellire questo Sacrario, l'esquisitezza dell'
opere, e la ricchezza de' materiali. Tornan-
do verso la porta, nella prima Cappella vi
è una Tavola del Cavalier Curradi, ove di-
pinse
lo da Maria, e dall'uno, e dall'altro lato,
due Virtù rappresentanti la Carità, e la
Il tendone dell'Or-
gano esprimente la Santa, comunicata per
mano di Nostro Signore è opera di
tista Cipriani, opera unica in Firenze del
medesimo essendo morto in Londra nel
1789. Nella seconda vi è la Visitazione di
Nel-
la terza una statua di legno colorito, rap-
presentante
del Garbo. Nella quarta vi è di Santi di Ti-
to l'Orazione nell'Orto. Nella quinta dal
Beato Giovanni Angelico con mirabile dili-
genza fu dipinta l'incoronazione di Maria.
Nell'ultima, di Cosimo Rosselli è la Madon-
na,
nardo. Il Monastero è amplo, e con un vasto
e vago giardino. Pietro Perugino dipinse
nel Capitolo alcuni Santi, e nel Refettorio
Raffaellino del Garbo, ed altri eccellen-
ti Pittori. Quindi si trova il Monastero e
Chiesa di
con stucchi dorati nel 1703., col disegno di
Giovan Batista Foggini. Merita di osservarsi
la Tavola dell'Altar maggiore rappresentan-
te l'Assunzione di Maria opera del celebre
Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti Pit-
presentante Maria con
stino Veracini. La seconda del Crocifisso
d'Alessandro Gherardini. A sinistra la pri-
ma ov'è il Transito di
Tommaso Redi; la seconda di
e Quin-
di uscendo a sinistra per la strada detta di
Pinti, è osservabile l'ampia
ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del Ver-
naccia, a cui è unito un delizioso Giardi-
no, e andando avanti s'incontra l'
ABITAZIONE del
vago disegno di
petto alla quale col disegno del Sadler era
l'abitazione de' Paoli, ora dei Mormorai, e
ritornando per la Via di Cafaggiolo al Can-
to alla Catena, trovasi una Chiesa intitolata
la
ORBATELLO in cui all'Altare maggiore vi
è una Tavola rappresentante detto Santo
Mistero di mano di Pietro Cavallini Roma-
no. Questo luogo fu fondato dal Nobile Nic-
colò degli Alberti nel quale oltre la Chiesa
fece fare dentro a questo recinto varie ca-
sette tutte unite con 200, stanze, che ser-
vono per ricovero di donne senili o prive
del marito, o abbandonate dai parenti, co-
le fanciulle pericolate, che vanno quì se-
gretamente a sgravarsi. Uscendo da que-
sto luogo e voltando a man destra si
trova il
MONASTERO, e Chiesa Parrocchiale de' Ca-
maldolensi detta degli Angeli, stata di nuo-
vo nel 1792. riaccomodata sull'ingresso, e
ridotta come è, sotto la direzione dell'Archi-
tetto Giuseppe Rossi, essendo per l'avanti
distinto il ricetto per le Donne. La volta di
questa Chiesa fu dipinta a fresco da Alessan-
dro Gherardini. Ci sono cinque Tavole de-
gne di stima, la prima delle quali a man de-
stra esprimente la Resurrezione di Lazzaro
è del Poccetti, di cui è la Cupoletta, e alcu-
ne figure a fresco; la seconda è del Cavalier
Paggi, ove figurò la Santa Famiglia, che ri-
torna d'Egitto; la terza è opera del Gambe-
rucci, rappresentante la decollazione di San
All'Altar maggiore vi è d'Ales-
sandro Allori l'Incoronazione di Maria; e in
ultimo vedesi il transito di
mano di Giuseppe Grifoni; sotto il di cui
Altare sono tre sacri Corpi dei Beati Silve-
stro, e Jacopo, e della
Camaldolense. Quindi si entra nel nuovo
Cappellone del Santissimo, sotto il quale ci
to, Giacinto Nemesio, ed Eugenia. Late-
ralmente ci sono due Altari, in quello a
mano destra avvi la superba Tavola di
chele Arcangelo, che apparteneva alla sop-
pressa Compagnìa dei Tessitori dipinta da
Jacopo d'Empoli per ordine del Granduca
Francesco I. Protettore di detta Confraterni-
ta. L'altra Tavola rappresentante la Nativi-
tà è opera di Francesco Rosselli; essendo
state dette due Tavole comprate da' Monaci
per abbellire il suddetto Cappellone. Nell'
ingresso della Sagrestìa ci è una Tavola che
si suppone del
nell'antica Cappella di Il Mona-
stero è assai vago, e maestoso con tre Chio-
stri, e Giardino fatto col disegno di Gherar-
do Silvani, stato dipoi restaurato; e nella
Librerìa, ove si conservano rari
sfondo di Antonio Puglieschi, e le due Isto-
rie di Pietro Dandini. Sulla cantonata tra
via degli Alfani, e il Castellaccio si vede il
principio del Tempio della Famiglia degli
Scolari tanto lodato da Giorgio Vasari, ar-
chitettura del Brunellesco. Di contro a que-
sto Monastero corrisponde il
PALAZZO de' Marchesi Giugni, già de' Fi-
renzuoli fatto col disegno dell'Ammannato.
H E ri-
E ritornando per via della Pergola si tro-
va il gran
TEATRO per le Opere in Musica fatto fare
nel 1657. a spese del Principe Cardinale
Carlo de' Medici col disegno dell'Architetto
Pietro Tacca, nel luogo ove era un Tiratojo
per le Lane. Fu questo abbellito per le Noz-
ze del Gran Principe Ferdinando con la
Principessa Violante di Baviera; e dipoi fu
nel 1756 rinnovato col disegno del
lio Mannajoni; e nell'anno 1789. rifatto
quasi tutto di nuovo con l'accrescimento di
un ordine di palchi coll'assistenza del me-
desimo Architetto
mente dipinto per l'architettura e figure da
Luigi Ademollo Milanese. Quasi in faccia a
questa Via vi è il Palazzo Martellini gran-
demente lodato dal Bocchi, rimpetto al quale
vi sono quelli del Turco Rosselli, e Gori.
Dalla destra parte si trova l'Arcispedale di
tinari nell'anno 1287. La facciata e Loggia
di questo edifizio, a cui fu dato principio
nell'anno 1611. col disegno e direzione del
celebre Buontalenti, e compita da Giulio
Parigi, è oltremodo mirabile. I Busti dei
quattro Granduchi che si vedono in questa
facciata sono; quello di Cosimo II. del Cac-
ni; Cosimo III. di Carlo Marcellini, e
Gastone I. di Antonio Montauti. Resta nel
mezzo del Loggiato la Chiesa, nelle pareti
della quale furono dipinte due storie da Santi
di Bicci, che rappresentano la funzione della
Sagra, che fece Martino V. nel dì 8. Settem-
bre 1420. Le altre lunette sono del Pomaran-
cio, l'incoronazione di Maria sopra la Porta
è dipinta da Dello, e la Pittura della
nunziata in fondo al Loggiato, è di Taddeo
Zuccheri. Quattro belle Tavole adornano
gli Altari. A destra, la prima che rappre-
senta Maria che porge il Bambino a
tonio, con
mano di Felice Ficherelli, detto Felice Ri-
poso, la seconda è del Paggi, quando Cristo
dice all'Infermo della Piscina,
grabatum tuum.A man sinistra la prima
Tavola rappresenta
cia, che guarisce dalle gavine, è fattura del
Volterrano; e la seconda, ov'è dipinta la
Deposizione di Croce, è opera del Bronzino.
Vi si vedono alle pareti altre sei Tavole,
rappresentanti, una
Martirio di mano di Lodovico Buti;
ria Maddalena Penitente, e più figure di
bambini in ginocchioni supposti ritratti del-
del Castagno; altra rappresentante la Ver-
gine col Bambino, e diverse Sante, opera
di Alessandro Allori; sotto la mensa dell'
Altar maggiore si vede un
to da Diacinto Gimignani; altra esprimente
la Natività del Signore di Domenico Vene-
ziano; altra la fuga in Egitto,
Abate, e più giovanetti opera di detto Do-
menico Veneziano, e finalmente altro qua-
dro rappresentante l'Assunzione, di mano
dell'Empoli. All'Altar maggiore fabbricato
di marmi Carraresi, intarsiati di bellissime
pietre, vi è un Ciborio di pietre pregiabili.
Da un lato della Chiesa è lo Spedale degli
Uomini, e dall'altro quello delle Donne,
ove ci sono 1034. Letti. Molte altre sono le
stanze, e le abitazioni con bell'ordine di-
sposte, acciò facile riesca agli Astanti il
provvedere gl'infermi di quanto loro abbi-
sogna. In questo convivono moltissimi Gio-
vani, che da varie parti anco fuori della
Toscana concorrono, per apprendere la pra-
tica della Medicina e della Chirurgìa sotto
la disciplina dei primarj Professori che vi
si stipendiano; e prestando nel medesimo
tempo il loro servizio, sempre lo rendono
più celebre, essendone in tutti i tempi usci-
Molti ancora sono i
Serventi, che assistono notte, e giorno; e
molti i Medici, che intervengono alla cura
di questi infermi. E` sorprendente altresì la
pulizia, il metodo, ed il buon ordine di
questo Spedale, per gli ottimi Regolamenti
stati introdotti da pochi anni in quà, e pub-
blicati con le stampe. Nella Cncina fu fatto
costruire un Cammino di un modello parti-
colare inventato dal
printendente alla Spezierìa. Per verità que-
sto è uno dei più vasti, belli, e puliti Spe-
dali che possa vantar l'Europa. Ci è pure
una Librerìa di buoni Libri spettanti alla
Medicina, Chirurgìa, Istoria Naturale
ed un Teatro anatomico, e un Orto Botta-
nico. Nell'ingresso che conduce al cortile,
e alle superiori abitazioni, vi è da osserva-
re, oltre una lapida sepolcrale antichissima,
fermata nella parete a mano destra, ove è
la figura di Madonna Tessa promotrice di
questo Spedale, un Tabernacolo dipinto a
fresco, rappresentante la Carità, opera in-
signe di Giovanni da
sinistra sotto la loggetta nell'Orticello vi è
rappresentato da Baccio della Porta il Giu-
dizio finale, quale lasciato dal pittore im-
perfetto, nel vestir l'abito Domenicano, fu
In fon-
do nel detto Cortile, vedesi la Samaritana
al Pozzo, opera a fresco di Alessandro Bron-
zino. In faccia allo Spedale vi è il Conven-
to delle Monache serventi al medesimo.
Uscendo si trova in vicinanza il
TEATRO degl'Intrepidi detto della Pallac-
corda per esservi stata in avanti una grande
stanza destinata a tal giuoco, stato fabbri-
cato nel 1779. Nella vicina strada di Borgo
degli Albizzi si trova il
PALAZZO Valori, passato già ne' Guicciar-
dini, ed oggi negli Altoviti; nella facciata
del quale sopra varj pilastri si vedono scol-
piti in marmo i Ritratti di quindici Uomini
illustri di questa nostra Città, a foggia de'
termini degli Antichi. Gli uomini illustri
sono gli appresso: cioè, nel primo da basso
l'Accursio, il Torrigiano, Marsilio Ficino,
Donato Acciajuoli, e Pier Vettori: nell'or-
dine di mezzo, Amerigo Vespucci, Leon Ba-
tista Alberti, Francesco Guicciardini, Mar-
cello Adriani, e Don Vincenzio Borghini.
Nel superiore, Dante, Petrarca, Boccaccio,
Di questi Ritratti d'Uomini celebri si tro-
va stampato nel 1604 un Trattato con le Vite
di essi, descritto da Filippo Valori col titolo di
dro rappresentante il Ritratto di Raffaello
da Urbino fatto di sua mano. Quivi sotto
una finestra terrena è un'Inscrizione, e in
mezzo della Via una lastra di marmo, po-
sta in memoria del Miracolo di
operato in questo luogo, nell'aver risusci-
tato un Fanciullo. Appresso sono le
ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi,
ambedue disegno dell'Ammannato, e due
stemmi di mano del Donatello, e dipoi
vi sono i
PALAZZI Strozzi, e quello del Quaratesi,
che era anticamente della Famiglia dei Paz-
zi colla loro Arme, e perciò si appella il
Canto de' Pazzi, e precedentemente dicevasi
Canto del Papa. Il Palazzo Strozzi, che non
è terminato fu fabbricato col disegno dello
Scamozzi. Le finestre a terreno sono del
Buontalenti, e del Caccini è il Portone prin-
cipale. La facciata di verso il Borgo degli
Albizzi è opera del Buontalenti, ed è degna
di lode. Il Cortile del medesimo Palazzo fu
fatto con disegno di Lodovico Cigoli; poco
distante si trova il
PALAZZO già dei Duchi Salviati, oggi del
Quivi nacque Maria d'Jaco-
po Salviati, che fu madre del Gran-Duca
Quindi appresso può vedersi la
Chiesa della
MADONNA DE' RICCI stata rimodernata nel
1772. a stucchi, ove abitano i Cherici Re-
golari Ministri degl'Infermi, comunemente
detti Padri del Buon morire, perchè assisto-
no i moribondi, essendo passati gli Scolopj
che quivi abitavano nel Collegio che era de'
Gesuiti. A questa Chiesa precede una Log-
gia con colonne di pietra serena disegno di
Gherardo Silvani. Ci sono alcune Pitture
degne di osservazione. La prima Cappella a
mano destra della Santa Famiglia è opera di
Matteo Bonechi, ne segue la Cappella dedi-
cata ai Santo Fondatore dipinto da Antonio
Bettini. All'Altare maggiore evvi un'Im-
magine di Maria, con vago adornamento
tutto messo a oro. Ritornando verso la Por-
ta evvi la Tavola del Paralitico davanti a
Cristo, del Lo sfondo è di Lo-
renzo del Moro. In Sagrestìa vi è l'antica
Tavola che era all'Altar maggiore rappre-
sentante il Padre Eterno dipinto da France-
sco Mati. Essendo stata incorporata la con-
tigua antica Chiesa Parrocchiale di
Alberighi, serve adesso per una comoda Sa-
grestìa. Tornando indietro e voltando a si-
nistra dal Canto de' Pazzi, si trova
guo abita il Vescovo di Fiesole; e quantun-
que sia nel mezzo della Città, questa Chie-
sa col Palazzo è Diocesi Fiesolana. Vi-
cino è il
PALAZZO dei Guadagni fabbricato nello
scorso secolo col disegno del Silvani. Dopo è
L'OPERA del Duomo, dove si conserva-
no, oltre i ricchissimi Arredi Sacri, molte
statue, e bassirilievi di pregio, ed un Ar-
chivio di grande importanza. A questa fu
unita la Zienda dell'Opera di
con unire i Cappellani di quest'Oratorio a
quelli della Metropolitana; e soprintende
agli edifizj pubblici dell'Arte della Lana
essendovi stato incorporato il di lei Patri-
monio. Quivi si conservano tutti i Libri,
col Registro dei nomi di tutti i Battezzati
in Firenze. E quì daremo fine al Quartier
QUARTIERE
SANTA CROCE de' Minori Conventuali. In
questo Tempio magnifico, lungo dugen-
toquaranta braccia, e largo settanta, s'en-
tra per tre porte di faccia. Sopra quella di
mezzo osserveremo una Statua di bronzo,
dovico Arcivescovo di Tolosa. Sotto il co-
mignolo della facciata avvi il Nome di
Gesù collocatovi da
nel 1437. anno di pestilenza. Fu dato prin-
cipio alla fabbrica di questo Tempio nell'
anno 1294. col disegno di Arnolfo, che fu
l'Architetto del Duomo; e fu dipoi restau-
rato e abbellito d'ordine di Cosimo I. col di-
segno delle nuove Cappelle da Giorgio Va-
sari. I Forestieri concorrono a questa Chie-
sa, per rimirare le bellissime Tavole, nelle
quali la Passione, la Morte, e Resurrezione
del Signore, sono state mirabilmente rap-
presentate da' primi Artefici di quei tempi.
Nella prima Tavola, che si trova a man de-
stra, accanto alla Porta è dipinta la deposi-
zione dalla Croce, di mano di Francesco
Salviati; la seconda dov'è la Crocifissione ò
di Santi di Tito; presso la quale è il sepol-
cro di Michelagnolo Buonarroti Gentiluomo
Fiorentino, Pittore, Scultore, ed Architet-
to di sì gran nome, ed eccellenza. Vedonsi
a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo,
che rappresentano la Scultura, l'Architettu-
ra, e la Pittura in atto compassionevole: e
sopra l'Urna, la testa, ed il busto di mar-
mo del Buonarroti. Fu quest'opera fatta da
lerio Cioli, e Batista del Cavaliere, del pri-
mo del quali è la Statua dell'Architettura,
del secondo quella della Scultura, e del ter-
zo quella della Pittura; e di lui è pure il
Ritratto di Michelagnolo. Nella base di
questo Mausoleo vi si legge la seguente In-
scrizione:
Michaeli Angelo Bonarotio
E vetusta Simoniorum Familia
Sculptori, Pictori, & Architecto
Fama omnibus notissimo
Leonardus Patruo Amatiss., & de se optime merito
Translatis Roma ejus ossibus, at que in hoc Templo
Majorum suorum sepulcro conditis
Exortante Sereniss. Cosmo I. Med. Magne Etr. Duce
P. C.
An. Sal. MDLXX.Vixit An. LXXXVIII. Dies XV.
Dicontro a questo Sepolcro alla prima Co-
lonna sopra una pila dell'Acqua Santa è
una Vergine di marmo in bassorilievo, la-
vorata da Antonio Rossellino, che resta so-
pra ove fu sepolto Francesco Nori stato uc-
ciso nella congiura de' Pazzi. Segue la terza
Cappella, dov'è dipinto da Giorgio Vasari
Cristo quando porta la Croce al Calvario.
Sono dipoi osservabili le memorie del dot-
tissimo Antiquario Senator Filippo Buonar-
La quarta Tavola rappresenta l'
d'Jacopo di Meglio. Quivi appresso si vede
il Busto, e Memoria del Medico, e Anti-
quario Antonio Cocchi. Alessandro del Bar-
biere dipinse la quinta in cui si figura la
flagellazione alla Colonna. Dopo il corso di
anni 266. della morte del famoso Segreta-
rio, Istorico, e Politico Fiorentino Niccolò
Machiavelli, il quale morì il dì 22. Giu-
gno 1527; neli' anno 1787. a spese di varj
Eruditi fu posto in questa Chiesa un Mauso-
leo di marmi, scolpito dal vivente Inno-
cenzio Spinnazzi, e gli ornati della pittura
sono dei
l'appiè Epigrafe:
Nicolaus Machiavelli
Objt An. A. P. V. MDXXVII.
Quindi vedesi la Tavola nella quale Andrea
del Minga dipinse il Signore orante nell'Or-
to. Appresso è la Cappella dei Cavalcanti,
ove si ammira scolpita in marmo da Dona-
tello la Vergine Annunziata dall'Angelo, e
il
so la medesima sono di Andrea del Casta-
gno. Passata la porta del Chiostro vi è il
Sepolcro di Leonardo Bruni Aretino, Scrit-
Rossellino, discepolo di Donatello. La Ma-
donna, che sopra si vede è d'Andrea Ver-
rocchio. La settima Cappella ha una Tavola
cominciata dal Cigoli, e finita dal Biliver-
ti, in cui si rappresenta l'entrata di Cristo
in Gerusalemme. Nella Croce della Navata
trovasi la Cappella dei Barberini, dov'è se-
polto Francesco da Barberino, Dottore, e
Poeta, ed in essa è una Tavola dipinta dal
Naldini, che rappresenta quando
sco riceve le Stimate. Passata questa, viene
la Cappella de' Castellani, ov'è un Sepolcro
di paragone del Cavalier Vanni: la volta è
dello Starnina; e la Tavola all'Altare rap-
presentante la Nascita di Gesù è di Giulia-
no Bugiardini. Poscia in testa alla Crociata
vedesi la Cappella de' Baroncelli, ove oltre
le antiche pitture delle pareti dipinte da
Taddeo Gaddi; vi si conserva ancora sull'
Altare la stimatissima Tavola di Giotto, ove
dipinse l'incoronazione di Maria, col Para-
diso, molti Santi, e Angeli vagamente fatti
sotto alla quale a caratteri d'oro vi si leg-
ge: Di quì entrando
nella Sagrestìa piacerà il vedere negli ar-
mari della medesima 26. Storiette del detto
Giotto bellissime, e ben conservate, la me-
sto, e altrettanti di La Tavola
all'Altare con Maria e 4. Santi, con tutte
le pitture nelle pareti è opera di Taddeo
Gaddi, nel Cancello della quale in lettere
Gotiche dorate, vi si dice esser questa Cap-
pella stata dedicata alla Natività di Maria,
e
La Cappella de' Medici del Noviziato è ar-
chitettura di Michelozzo, fatta fare da Co-
simo de' Medici Padre della Patria, la por-
ta della quale è assai lodata dal Vasari. La
Tavola dell'Altare è dipinta da Fra Filippo
Lippi, in cui vedesi Maria con Gesù, e i
Santi Cosimo, e Damiano, e il grado di que-
sto Altare è dipinto da Francesco detto Pe-
sellino. Uscendo dalla Sagrestìa vi è da os-
servare la seconda Cappella de' Riccardi,
tutta incrostata di marmi, e ornata di belle
pitture; la prima delle quali in
gelii
buisce le limosine, è del Passignano. La Ta-
vola dell'Altare rappresentante
cesco orante, di Matteo Rosselli, e le pitture
a fresco della Vita dell'Apostolo
e quelle della volta sono di Giovanni da San
Giovanni. Alla Cappella di
Pas-
sate queste cinque Cappelle, tre delle quali
vedevansi una volta dipinte da Giotto, si
giunge all'Altar maggiore, fatto costruire
nella forma che si vede nel 1569, in cui di
presente conservansi le Ossa della Beata Umi-
liana de' Cerchi Terziaria del detto Ordi-
ne, vissuta nel secolo XIII. Dietro al me-
desimo nella parete del Coro è di mano di
Agnolo Gaddi dipinta l'Istoria dell'Inven-
zione della
Cappelle state alcune dipinte dal Gaddi, e
da Giotto, si trova la magnifica Cappella
de' Niccolini, eretta col disegno dell'Archi-
tetto E tutta incrosta-
ta di marmi Carraresi, bianchi, e misti, ma
di sì nobile e diligente lavoro, che non può
l'uomo desiderare di vantaggio. Di mano
del Francavilla sono le cinque Statue di
marmo, che una figura Aron, l'altra Mosè,
la terza rappresenta la Verginità, la quarta
la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due
Tavole dipinte dell'Assunzione, e Incoro-
nazione di Maria, sono di mano di Alessan-
dro Allori, e le pitture a fresco della Cu-
pola, e le 4. Sibille dei peducci sono del
Volterrano, con sì gran perfezione condot-
te, che queste sole basterebbero per eter-
Vedesi all'Altare seguente
il celebre Crocifisso di Donatello, che è nel-
la Cappella in testa della Crociata; e dipoi
alla seguente Cappella Salviati quella loda-
tissima Tavola di Giacomo Ligozzi Verone-
se, ove ha rappresentato il martirio di
renzo. Indi ne viene di mano del Cigoli la
dissima; e quindi il deposito della Marche-
sa Maria Settimia Venturi Salviati; e segui-
tando fino ad uscir di Chiesa, per le altre
sette dell'istesso ordine, e architettura delle
prime; trovasi una Tavola di mano del Va-
sari, dov'è dipinta la Venuta dello Spirito
Santo. Allato a questo Altare, e dirimpetto
al Sepolcro il Leonardo Aretino è quello di
Carlo Marzuppini parimente Aretino, Poe-
ta, e Segretario della Repubblica, stupendo
lavoro di Desiderio da Settignano. Quin-
di passata la porta laterale, che resta sot-
to l'Organo, avvi una Cappella detta della
Concezione, dipinta da Giotto, che fu ador-
nata, come si vede nel 1592. col disegno di
Filippo Baglioni Architetto. Questa Cappel-
la era anticamente della Famiglia de' Ma-
chiavelli, avanti la quale verso la porta la-
terale fu sepolto il celebre Niccolò Machia-
velli, ove esisteva la di lui arme in pietra,
zione delle sepolture. Ne segue l'Ascensio-
ne di Cristo, opera di
poi osservasi il Deposito del Consigliere An-
giolo Tavanti, il di cui ritratto è scolpito
dallo Spinazzi, e gli altri lavori di marmi
del Giannozzi. Dopo trovasi il
so, che tocca la Piaga al risorto Maestro di
mano del Vasari. Indi vedesi il Mausoleo
del celebre Dottore
figura maggior del naturale, il tutto scolpi-
to dal sopradetto Spinazzi col disegno del
Senatore Degne di som-
ma stima sono le due Tavole seguenti, am-
bedue di Santi di Tito, ove nella prima
rappresentò Nostro Signore, che si palesa
a' due Discepoli nella Cena d'
altra con ammirabile invenzione, e dise-
gno, ha espressa la di lui gloriosa Resurre-
zione; In mezzo a dette due Cappelle esi-
stono le memorie del Marchese Vincenzio
Giugni, e dell'Architetto Alessandro Gali-
lei di mano di Girolamo Ticciati; e dopo la
seguente Cappella si trova il Sepolcro del fa-
mosissimo Galileo, dove è ancora il celebre
Mattematico Vincenzio Viviani, e che ordi-
nò questo Deposito al suo Maestro, al che
fu data esecuzione l'anno 1737. a spese del-
ni. Il disegno è di Giulio Foggini, la qua-
dratura di Anton Maria Fortini; il Busto di
cenzio Foggini suo figlio, e la Geometrìa di
Girolamo Ticciati. Finalmente l'ultima di
questa Navata è di Batista Naldini, ove effi-
giò Cristo che dalla Croce è condotto al Se-
polcro; dopo di essa in fine della Chiesa è
il Busto, e Inscrizione del Senatore e Poeta
Vincenzio Filicaja, che era nella Chiesa di
glio dell'anno 1784. Quindi passata la prima
porta vedesi nella discesa al Limbo de' Santi
Padri prodigiosamente espressa da Agnolo
Bronzino, a quale perfezione arrivasse con
l'arte in così ammirabil lavoro. Nè debbo
tralasciare una Pietà del medesimo Bronzi-
no nel secondo pilastro a mano manca. Ol-
tre a tante singolari pitture descritte, se ne
trovano nel Convento alcune di Cimabue, e
di Giotto, le quali meritano di essere tenu-
te in grande stima, per la venerazione, che
si dee a quei due primi Maestri, e Restau-
ratori della Pittura. E` altresì osservabile il
Pergamo di marmo di Seravezza, e vaga-
mente intagliato da Benedetto da Majano.
Sono in esso cinque Storiette de' fatti più
rilievo, e così felicemente, che non hanno
prezzo. Ne' vani, che sono in mezzo de' bec-
catelli, si vedono cinque statuette a sedere
di bellezza straordinaria, che rappresentano
la Fede, la Speranza, la Carità, la Fortez-
za, e la Giustizia. Più ammirabile però fu
l'artifizio usato nell'adattar questo Perga-
mo ad una colonna, nella quale rimane in-
cassato, e per una scala acconciavi dentro
vi si ascende. Alla grandezza della Chiesa
corrisponde il Convento, con moltissime co-
mode abitazioni. In questa Chiesa, e nei suoi
Cimiteri era una quantità considerabile di
Sepolture fino al sorprendente numero di
2021, e di memorie di Famiglie primarie,
e d'insigni Soggetti di Firenze, e d'altrove.
Sisto V. nel tempo, che fu Religioso, per
molti anni quivi abitò, leggendo Filosofia.
La Libreria di antichissimi manoscritti, che
possedeva questo Convento, fu nel 1766.
trasportata nella Biblioteca di
essendoci rimasto per uso dei Religiosi un
numero non indifferente di ottimi libri im-
pressi. Il Noviziato fu fatto edificare con
gran magnificenza a proprie spese da Cosi-
mo Padre della Patria, e nel Chiostro ap-
presso la Chiesa vi è la celebre Cappella fat-
gno del gran Brunellesco, l'uso della quale
dalla munificenza del vivente
datore nel 1792. fu concesso all'Università
degli Stampatori, e Librai, per le di lei Sa-
cre Funzioni.
La Piazza di
passati tempi al Giuoco del Calcio, proprio
della Nobiltà Fiorentina in tempo di Car-
nevale, e ad altri diversi spettacoli. Nella
Casa ove è dipinto il Pallone nacque Urba-
no VIII. ed appartiene alla Casa Barberini.
Prima di uscire da questa Piazza si osservi
la facciata della Casa de' Cocchi, che credesi
disegno di Baccio d'Agnolo. Ma singolar-
mente è ammirabile la facciata della Casa
del fu Niccolò dell'Antella, Luogotenente
nell'Accademia del Disegno, a richiesta del
quale nel 1619. fu dipinta, e perfezionata
nel brevissimo tempo di venti giorni, dai
più valorosi Artefici, che in numero fiori-
vano nella Città. Questi furono il Passigna-
no, Giovanni da
selli, Ottavio Vannini, Fabrizio Boschi, Nic-
codemo Ferrucci, Filippo Tarchiani, e al-
tri simili, sino al numero di 15. tutti Pitto-
ri eccellenti. Le antiche Pitture poi, che
sono nella facciata del Convento accanto al-
tore della maniera di Giotto. Da questa
piazza volgendo, dietro la Chiesa trovasi il
Convento, e Chiesa di Religiose Francesca-
ne di
Tavole della Scuola di Giotto: quindi la va-
ga abitazione, e giardino del
Rucellai; rimpetto alla quale si trova la
Chiesa di
chiale, fatta col disegno di Baccio d'Agno-
lo, e ornata al di dentro colla soffitta, e
Tribuna, per mano di Sigismondo Betti, e
di Pietro Anderlini. Vedesi ad un Altare la
Nascita del Bambin Gesù, opera di Santi di
Tito. Vi è la Cappella di
Paola tutta dipinta da Atanasio Bimbacci.
Sopra le Porte sul Presbiterio sono due qua-
dri di Francesco Bianchi, esprimenti fatti
miracolosi di Nel Convento ci
furono trasportati i Ragazzi del Conservato-
rio, o sia Refugio di
to nel 1650. da Filippo Franci per ricever-
vi, ed educarvi i fanciulli privi dei genito-
ri, e parenti che fossero tenuti a mantener-
li. Come pure si ricevono i Ragazzi che han-
no d'uopo di correzione. Dal Soprintenden-
La
vecchia Casa detta la Quarconia, ove abita-
vano detti Ragazzi, fu venduta, e dal com-
pratore Dottor Cambiagi ci sono stati fab-
bricati 14 Bagni che porzione per uso delle
Signore, e porzione per uso degli Uomini
essendo la nostra Città per l'addietro priva
d'un tal pubblico comodo. Passata questa
Chiesa è il Convento delle nobili Religiose
Francescane dette di
MONTICELLI. L'Altar maggiore è fatto col
disegno di Pier Francesco Silvani, nella di
cui parete dipinse a fresco Vincenzio Meuc-
ci l'Annunziazione, come pure la soffitta,
con l'ornato di Architettura di Mr. Chamant
Lorenese, e da una parte la Concezione, e
dall'altra la Natività di Cristo, espresse am-
bedue da Carlo Portelli da Loro. Vicino alla
Porta vi è il Sepolcro, ornato di ricchi mar-
mi, e Statue di Guido Magalotti, oltre va-
rie Inscrizioni, e Sepolcri di persone degne
di memoria. Di quì proseguendo, trovansi
il Convento, e la Chiesa delle
CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722.
col disegno di All'Al-
tar maggiore sta collocata l'Immagine in
grande del
Altari, che in uno vi è espressa la
altro la
Incontro a
questa Chiesa ve n'è un altra di nobili Re-
ligiose Francescane, detta di
MONTE DOMINI, nella quale è da ammi-
rarsi la Tavola, dov'è espressa la lapidazio-
ne di
intendenti per un vero esemplare della Pit-
tura, dove il
giormente meritato il titolo del Coreggio dei
Fiorentini. In faccia a questa evvi una Ta-
vola d'Alessandro Allori, rappresentante
Maria Alla fine
della Strada vi è il luogo detto la
ZECCA VECCHIA, ove esisteva un gran traf-
fico di Seterìe, e Lavori di Stoffe all'uso di
Francia, con valichi, e ordinghi per trarre
la seta che fu interrotto nel 1790. In poca di-
stanza si trova il Convento delle Monache
Gesuate dette le
POVERINE nella qual Chiesa non mancano
da ammirarsi due opere, una di Pittura all'
Altar maggiore, che è di Pietro Perugino,
quale vi ha rappresentato il
con Maria
l'altra di Scultura di terra cotta verniciata
di più colori esprimente il
superò se stesso. Di quì uscendo, e voltan-
do il primo canto, per una breve stradella
si entra in via delle Casine; e quindi in via
Ghibellina trovasi in faccia il Monastero
delle nobili Religiose dell'Ordine di
nedetto detto le
MURATE. La loro Chiesa è senza facciata
ed ha l'ingresso per due porte laterali. Al
maggiore Altare evvi il Mistero dell'Annun-
ziazione dipinto dal Piattoli, nei quattro
Altari laterali, l'Orazione nell'Orto è di
Matteo Rosselli; la Flagellazione di Loren-
zo Lippi; il
mei, e il Crocifisso è lavoro di Baccio da
Montelupo. Nella soffitta l'architettura è
del del Moro, e le figure del Gricci, e le
storiette in giro alla Chiesa sono di Simone
Ferri. Vi è in questo Convento un Tesoro
di Sante Reliquie. Quivi fu educata Cate-
rina de' Medici Regina di Francia; e vi è se-
polta Caterina Sforza moglie in prime Noz-
ze di Girolamo Rimio Signor d'Imola, e
Forlì, e in seconde di Giovanni de' Medici
nonno di Cosimo I. Passato il Convento vi è
un piccolo Oratorio col pietrame della fac-
ciata d'architettura di Michele Agnolo Buo-
narroti, avendo all'Altare una Tavola con
nedetto, e
Busto di Maria col Bambino Gesù, opera di
Demetrio da Settignano. Tornando indietro
si trova il Convento delle Religiose di
All'Altar maggiore sta collo-
cata una bella Tavola di Ridolfo del Ghir-
landajo, che vi ha effigiata Maria
Santo Bambino, e
Ad un Altare a si-
nistra ha dipinto la Tavola il Nasini di Sie-
na con Maria col Bambino,
Di quì usciti e proseguendo il
cammino, troverassi entrando alla seconda
cantonata a mano sinistra il Convento delle
nobili Religiose di
ta dalla munificenza del Gran Principe Fer-
dinando sul principio di questo Secolo, in
ricompensa a quelle Religiose per avergli
ceduta una bellissima Tavola di Andrea del
Sarto, che nell'antica loro piccola Chiesa
la possedevano. Il detto Quadro esiste nel
Palazzo Reale, esprimente Maria
Santo Bambino sopra una Base, e dai lati
opera stupenda, di cui gliene lasciò la bella
copia all'Altare a man destra fatta per ma-
In faccia a que-
sta vi è la Tavola di
Sebastiano Ricci Veneziano. Carlo Sacconi
fece la Santa Concezione per l'Altar mag-
giore. Il vago disegno di questa Chiesa,
adorna di stucchi messi a oro, è di
Batista Foggini. Poco distante si trova il
Convento delle Nobili Religiose Valombro-
sane di
a man destra vi è la Tavola di Niccodemo
Ferrucci, che vi dipinse
un Crocifisso, che vi è di rilievo; in faccia
a questo vedesi un Cristo nell'Orto opera
dell'istesso Ferrucci; al maggior Altare vi è
di mano di Pietro Dandini Maria
ria, e sotto
tista,
Gualberto,
il Coro delle Monache Tommaso Redi di-
pinse in sei lunette alcuni fatti principali di
Ferdinando Melani con
ria dipinta da Vincenzio Meucci. Usciti di
questa Chiesa e voltando per via de' Pento-
lini si giunge alla Parrocchiale
CHIESA DI SANT' AMBROGIO, dove abitano
Monache dell'Ordine di Una
pella del Miracolo del Sacramento segui-
to in questa Chiesa l'anno 1230. lavorata di
fini marmi da Mino da Fiesole. Accanto a
questo Altare si vede nella facciata dipinta
la Processione del Miracolo di mano di Co-
simo Rosselli. La Cupola dell'Altar maggio-
re fu dipinta da Ranieri del Pace, essendo
stata fatta col disegno di
gini. Vi sono in questa Chiesa alcune Ta-
vole degne di stima. Quella della Cappella
del Rosario è del Passignano; accanto al pul-
pito è di Francesco Boschi il
con due Sante genuflesse; di contro la Visi-
tazione è opera di Andrea Boscoli. Il
bastiano di rilievo è d'Andrea Comodi, che
vi è sepolto. Di Masaccio è la piccola Ta-
vola a tempra, rappresentante
Maria, e il Bambino. In ultimo quella dell'
Annunziazione è di mano di Vincenzio Dan-
dini. Vi furono sepolti in questa Chiesa il
celebre antico Architetto detto il Cronaca,
che eresse in questa Città magnifiche Fab-
briche, ed Andrea del Verrocchio egregio
Scultore, e maestro di Leonardo da Vinci.
Fu rimodernata questa Chiesa nel 1716. col
disegno di
Ranieri del Pace vi dipinse la Cupola. In
giose Carmelitane Scalze di
Questa Chiesa fu edificata col
disegno di Giovanni Coccapani in forma esa-
gona, con sua cupoletta ben intesa nelle
proporzioni, e nei lumi. Trovasi a man de-
stra una Cappella con Tavola del Vignali
rappresentante
tre evvi la Cappella di
Croce, con Tavola di Pier Dandini: a man
sinistra vi è la Tavola del Crocifisso dipin-
ta da Jacopo Confortini. Segue la Cappella
della Madonna di Savona, fatta in basso-
rilievo, che da Genova nel 1620. portaron
seco le Fondatrici. Ne viene l'Altar mag-
giore ove il
che da Maria le vien presentato il Santo
Bambino. E` da sapersi, che nel sotterraneo
di questa Chiesa fu sepolta la
lante di Baviera Gran Principessa di Tosca-
na, giusta la sua volontà, ai 30. di Mag-
gio 1731. la quale dopo la morte del Gran
Principe Ferdinando suo Consorte faceva
più volte fra l'anno tra quelle Religiose i
suoi devoti ritiri. Sotto il Presbiterio evvi
una Cappella a foggia delle antiche Confes-
sioni, ove in alcuni giorni vi si ufizia, re-
stando fuori della Clausura monastica, e vi
nobil Francesca Guardi negli Ugolini fon-
datrice di detto Monastero, l'altra della
Duchessa Eleonora Strozzi, il terzo del Ca-
valiere Di quì tornando in-
dietro, e prendendo per Via Pentolini,
voltando in Via Ghibellina, a destra tro-
veremo l'
ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per es-
sere stata del celebre Michelagnolo, di cui
conservano alcune opere, e per la Gallerìa
fatta fare da Michelagnolo di lui pronipote
insigne letterato, che l'arricchì di Pitture,
Sculture, e di altre cose rarissime. In fac-
cia vi è il
PALAZZO del Marchese Corsi edificato col
disegno di Piero Giovannozzi, ed ampliato
dal defunto Marchese Cosimo. E poco dopo
dall'istessa parte la
CASA del Dottor Ottaviano Targioni Toz-
zetti, il quale conserva un buon Museo
d'Istoria Naturale, Bottanica
sieme dal fù celebre Dottor Giovanni di lui
padre morto li 7. Gennajo 1733, ed am-
pliato dal suddetto; e dipoi il
PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cortile
ha una fonte colla salubre acqua di Santa
Croce. Indi si trova a destra il
PA-
PALAZZO de' Conti Strozzi, e di contro so-
no le Prigioni dei condannati dette le
STINCHE, cinte da un'altissima muraglia,
così dette per essere ivi stati rinchiusi nel
1304. i prigionieri stati fatti dalla Repub-
blica nella presa del Castello di Stinche nel-
la Valle di Greve, spettante all'antica Fa-
miglia Cavalcanti. In una cantonata della
quale vi è un tabernacolo dipinto a fresco
da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da
benedice i Limosinieri, che soccorrono i
Carcerati, tra' quali è espresso il suo proprio
ritratto, riguardante verso la strada, che è
ben conservato. I debitori civili son collo-
cati in una decente abitazione dietro il Pa-
lazzo di Giustizia, ove era la Chiesa di
Queste Carceri servono di pre-
sente per Ergastolo, e nel mese di Febbrajo
1787. cominciarono a porvi in quelle da
basso gli Uomini, e in quelle di sopra le
Donne condannate per diversi anni secondo
i loro delitti; e voltando a sinistra trovere-
mo la Chiesa Parrocchiale di
netta dov'è la Vergine co' Santi Apostoli
Simone e Giuda, opera di Nicodemo Fer-
rucci. La soffitta interna tutta d'intaglio do-
Nella testata sopra la
Porta si vede un opera molto bella di Bati-
sta Naldini, ov'è espressa la deposizione di
Cristo. Nella prima Cappella a man dritta è
il martirio di
vanbatista Vanni. Nella secon la vi è un'im-
magine intagliata in legno del
so. La terza ha un'antica pittura rappre-
sentante la Vergine. Vi è poi nella quarta
una Tavola di Onorio Marinari, ove ha
espresso
Giudizio; non meno è da lodarsi quella di
Giacomo Vignali, collocata nel quinto Al-
tare, ove effigiò
sto staccatosi dalla Croce, e inchinato fa ve-
dere una gran piaga nelle spalle Le Statue
di marmo laterali all'Altar maggiore sono
d'Orazio Mochi, e li due Apostoli dipinti
accanto all'arco di Nicodemo Ferrucci.
Tornando verso la Porta vi è di mano del
Vignali la Tavola di
quio. Segue l'Altare di
questo, quello della Concezione, la di cui
Tavola è dell'istesso Ferrucci, dipoi quello
dell'Assunta dipinta dal Cavalier Corradi.
In ultimo è la Tavola di
assai buona di Francesco Montelatici, det-
to Cecco bravo. Di quà tornando per la via
del Palagio trovasi il
PALAZZO del Duca Cardinale Salviati, che
è l'antico del suo proprio ramo; e quindi il
PALAZZO già detto del Potestà, e per l'avan-
ti Palazzo della Signorìa di Firenze, ora Su-
premo Tribunale di Giustizia, fabbricato col
disegno dell'Architetto Lapo nel 1250. mol-
to vasto, in cui sono le pubbliche Carceri.
Nella parte del Campanile vi fu dipinto da
Giottino la Cacciata da Firenze del Duca
d'Atene Francese, lo che accadde nel 26.
Luglio 1343. Dopo di esso in faccia alla stra-
da vi è la Chiesa col Monastero della
BADIA Fiorentina ove abitano i Monaci
Cassinensi dell'Ordine di
chiamata, per essere stata la prima Badia di
Monaci fondata in Firenze. La Contessa
Willa Madre del Conte Ugo Marchese di
Toscana, fecela fabbricare, ed ella, ed il
Figliuolo la dotarono di ricchissime rendite.
Onde in segno di gratitudine ogni anno nel
giorno di
niversario; E da un giovane Nobile si reci-
ta l'Orazione in lode del suddetto Conte do-
po la Messa solenne nella mattina di
fano contitolare di detta Badia, già fondata
sotto il principal titolo di Il suo
principio fu intorno al 990. poi nell'anno
1286. con l'assistenza e disegno di Arnolfo
la Chiesa in forma maggiore, ma dipoi nel
1625. col disegno di Matteo Segaloni rin-
nuovata quasi da fondamenti, si è resa va-
ga oltremodo, e magnifica. Dalle due parti
laterali si vedono due terrazzini con vaghi
intagli dorati. Sopra di quello a mano de-
stra è situato l'Organo, la di cui tenda fu
colorita da Piero Dandini, e sopra l'altro a
sinistra, una Tavola, dove è dipinta la Ver-
gine Assunta, di mano di Giorgio Vasari,
la quale nei tempi passati era posta sull'Al-
tar maggiore E` parimente di molto pregio
la soffitta di finissimo intaglio. La Tribu-
na sotto la quale è il Coro de' Religiosi, è
dipinta da Giovanni Ferretti, che dipinse
ancora il Martirio di
tar maggiore. Le Tavole delle Cappelle so-
no ancor esse di gran bellezza. Quella di
rinari, il volto del qual Santo è il Ritratto
al naturale del Padre Abate
cinelli Cronista di questo Monastero; come
pure sono osservabili le pitture di tutta la
Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Se-
gue l'altra di Batista Naldini, ove si rappre-
senta la Venuta dello Spirito Santo. A man
sinistra di mano del Vasari fu dipinto un
me vedesi nel disegno esistente nella
lerìa, e che è stato inciso in rame; e nella
Cappella dirimpetto a questa evvi una Ta-
vola di Filippo Lippi, in cui vedesi
nardo effigiato con singolar diligenza. Sono
considerabili tre Sepolcri; il primo è del men-
tovato Conte Ugo fatto da Mino da Fie-
sole nel 1481, e riuscì tutta l'opera di ma-
raviglioso artifizio: il secondo è del
Bernardo Giugni. e il terzo di Giannozzo di
Agnolo Pandolfini Cavaliere di gran nome
in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è
padrona della Cappella, situata nel Vesti-
bulo di questa Chiesa, fatta col disegno di
Benedetto da Rovezzano, con la Tavola di
E` da osser-
varsi in Sagrestìa il quadro, che prima sta-
va posto interiormente sopra la porta, di
mano di Fra Bartolommeo della Porta, ove
è effigiata Maria in Gloria, ed ai piedi i
Santi Giovanni, Benedetto, e Bernardo.
Hanno questi Religiosi un'assai comodo
Monastero, nel quale esiste una scelta Li-
brerìa. Nel piccolo Chiostro superiore vi so-
no varie lunette, tra le quali il Bronzino
dipinse Nel
Refettorio vi è un Crocifisso a fresco del So-
gliani. Poco distante trovasi la
CHIESA di Fu principiata
col disegno di Pier Francesco Silvani nel 26.
Maggio 1645, giorno della Festa di detto
Santo vedendosi espressa la funzione in un
gran quadro vicino alla Sagrestìa, dipinto
dal Mariani, e dipoi è stata arricchita di
varj ornamenti, di pittura, e di scultura di
eccellenti Professori. Vedesi alla prima Cap-
pella
Nella
seconda di mano di Alessandro Gherardini è
il Gesù morto, con la Vergine addolorata.
Ne segue una Cappella interna fatta col di-
segno di Zanobi del Rosso con Tavola rap-
presentante Cristo alla Colonna di mano di
pra il Deposito del
altra bellissima Tavola rappresentante dieci-
mila Martiri Crocifissi del celebre Stradano.
Ne segue in Chiesa la Sacra Famiglia, dipin-
ta da Tommaso Redi. All'Altar maggiore è
una Tavola di Antonio Puglieschi rappresen-
tante la Concezione con i Santi Carlo, Fran-
cesco di Sales,
Beata Umiliana de' Cerchi, e la Tribuna di
Antonio Ferri, e i peducci di Niccolò La-
pi. Segue la Tavola del Crocifisso di
grestani. La Tavola all'Altar di San Filip-
L'ultima è di
sentante la Presentazione di Maria al Tem-
pio. Lo sfondo in mezzo alla soffitta è del
detto Sagrestani. La Tela che cuopre l'Or-
gano è del Soderini. I bassirilievi di marmo
sono parte di Antonio Montauti, e parte di
Giovacchino Fortini, di cui sono anche le
statue. In Sagrestìa vi è una Tavola con San
Filippo di Onorio Marinari. La prima fac-
ciata della Chiesa, che è tutta lavorata di pie-
tra forte adornata di alcune figure di mar-
mo fu condotta a fine col disegno di Fer-
dinando Ruggieri. Nel 1772. e seguenti con
l'istessa architettura d'ordine corintio, col
disegno e assistenza del sopraddetto Zanobi
del Rosso fu fabbricato il presente vago edi-
fizio in ordine al testamento di Giuliano Ser-
ragli Patrizio Fiorentino in favore de' Padri
dell'Oratorio suddetto nella di cui facciata
vedesi il suo stemma e inscrizione posta in
mezzo da due Fame scolpite da Pompilio
Ticciati. A tal fine fu gettata a terra l'an-
tichissima Chiesa dedicata a
scovo d'Oranges eretta nel nono secolo fuo-
ri allora di Firenze sopra d'un antico Ci-
mitero Popolare costituito nel luogo stesso,
ove ai tempi del Gentilesimo eravi stato un
dell'antica Chiesa vi fu sotto l'istesso titolo
rifabbricato un vago Oratorio a stucchi con
un bel gruppo d'Angeli nel prospetto lavoro
di Domenico Rusca. Lo sfondo esprimente
l'Assunzione è di La Tavo-
la in
celebrar Messa è di Cosimo Ulivelli; l'altra
con Maria, e il Testatore Serragli ai piedi
è di Giuseppe Fabbrini, e la Tavola della
Cantorìa, ove è espresso
di ricevere
Ferri. Vedesi avanti la medesima il
PALAZZO de' Gondi, principiato nel 20.
Luglio 1490. che ha la facciata di pietre a
bozza disegno di Giuliano da Di
quì ritornando dietro la Badìa, quivi vicina
è la Chiesa Parroochiale di
destra al primo Altare il ritrovamento della
Santa Croce opera di Nicodemo Ferrucci. In
faccia a questa dipinse Cosimo Gamberucci
una Tavola che serve di ornamento a un an-
tichissima Immagine di
varie persone inferme che ricorrono a lei.
All'Altar maggiore vi è di mano di
Batista Marmi,
due laterali sono di Francesco Conti. Al detto
Scolare di Spinello Aretino, che vedesi ades-
so sopra la porta. Trovasi in vicinanza l'
ORATORIO di San Martino, ove sogliono
congregarsi i Buonomini. E` celebre quest'
Oratorio non solo per essere stato fondato
al tempo di
renze a sua persuasione; ma eziandio per le
opere di misericordia, che di continuo vi si
esercitano. Ed in vero è prodigio che questa
Casa senza rendite annuali, ma solamente
provveduta di elemosine, e di lasciti pii,
giornalmente soccorra tante povere Fami-
glie di civile estrazione. Di quì si giunge
alla Propositura di
ORSANMICHELE, la quale acquistò forma di
Chiesa, dacchè fu deliberato di chiuder le
Logge, in venerazione dell'Immagine di
Maria dipinta da Ugolino da Siena ch'è sull'
antico Altare di marmi, che vi si vede. An-
ticamente era quivi la Piazza ove si ven-
deva il grano. E` vi fu a benefizio pubblico
alzato il Loggiato nel 1337. col disegno di
Giotto, e proseguito da Taddeo Gaddi. Si
dice Orsanmichele, o Orto
posposizione accidentale da San Michele in
Orto; attesochè fino dal 1100. era ivi una
Chiesa Parrocchiale, intitolata San Michele
l'adiacente Contrada. In luogo della quale
antica Chiesa, demolita per farvi la suddet-
ta Loggia del grano, fu intorno a 110. anni
dopo rifatta dalla parte opposta l'altra Chie-
sa sotto lo stesso titolo di
to. Questo edifizio da ogni parte isolato, e
con bellissima proporzione, ed architettu-
ra condotto, ha per di fuori quattordici Nic-
chie, ove furono collocate diverse statue,
alcune di bronzo, ed alcune di marmo, la-
vorate da più eccellenti Maestri, che fioris-
sero in questa nostra Città. Sono adunque
di Lorenzo Ghiberti il
e il Santo Stefano presso la porta principale,
e il Bac-
cio da Montelupo fece la bella statua di
bronzo di
tello ne fece tre di marmo le quali sono ope-
re veramente maravigliose. La prima è il
Evangelista, e la terza il
che non ha pari, e che secondo il parere di
tutti i Professori, più si può commendare,
che imitare. Perlochè non è maraviglia, se
le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed
altri Principi dell'Europa più volte ne fece-
ro istanza, offerendo gran somma di dena-
Anche Nan-
ni d'Antonio, discepolo di Donatello ne fe-
ce tre, cioè i quattro Santi dentro un sol
Tabernacolo: il
D'Andrea Verrocchio è il
Costato di Cristo, opera molto stimabile,
allato alla quale è la statua di
gelista di mano di
bronzo con singolare artifizio. Altro
ca di Mino da Fiesole, che stava prima nell'
Ufizio del Proconsolo, e fa posto nella nic-
chia vuota nel 1789. In Chiesa si vede un
Tabernacolo, o Cappella isolata, tutta di
marmi vagamente intagliati, ed abbelliti di
bassirilievi, per opera, disegno, e industria
di Andrea Orcagna, che la finì nel 1359. e
costò 90. mila Fiorini d'oro; e nel predetto
Tabernacolo s'adora un Immagine di Maria
come ho detto sopra, dipinta da Ugolino
Senese, e tenuta in somma venerazione, av-
vegnachè fino al tempo della peste nel 1348.
che infettò la maggior parte dell'Europa,
incominciasse a fiorire il di lei culto, con-
correndovi grandissimo popolo con offerte,
delle quali in brevissimo tempo si potero-
no accumulare più di trecento mila fiorini
d'oro, parte impiegati in sovvenimento dei
sa. Dietro l'Altare vi è un bassorilievo dell'
Orcagna, Architetto del Tabernacolo, ove
ha egli espresso a maraviglia il suo ritratto.
Sono ancora sopra l'Altare maggiore tre
statue di marmo, cioè Sant'Anna, la San-
tissima Vergine, ed il Bambino Gesù di ma-
no di Francesco da Sangallo; siccome ne'
pilastri alcune belle pitture antiche, cioè di
Lorenzo Credi, d'Agnolo Gaddi, e d'Jaco-
po del Casentino, da cui fu dipinta la vol-
ta, alla quale nel 1770. fu dato di bianco.
Vi è inoltre un Cristo Crocifisso di legno,
avanti il quale
vanetto giornalmente fare orazione. Nell'
Altare dicontro vi è un Immagine di Maria
col Figlio in collo scolpiti in marmo da Si-
mone da Fiesole allievo del Brunellesco.
Nelle stanze sopra la Chiesa fu dal Gran-
duca Cosimo I. l'anno 1569. eretto il pub-
blico e generale Archivio di Firenze, dove
si conservano Scritture di somma importan-
za, e tutti gli strumenti pubblici dei Notari
dello Stato Fiorentino stato recentemente in
buona forma disposto, e abbellito. Passan-
do dipoi nelia Piazza, osservisi il
PALAZZO VECCHIO, fabbricato col disegno
d'Arnolfo, famoso Architetto di varie fab-
Duomo. Questo Palazzo è stato nel 1792.
restaurato dalla munificenza del nostro Real
Sovrano, ed in tale occasione sono stati di-
pinti nuovamente diversi stemmi della Re-
pubblica Fiorentina. Si commcierà dal da-
re un'occhiata alla magnificenza di que-
sta Fabbrica, e alla Torre stata fabbrica-
ta sopra l'antichissima Torre de' Tirabo-
schi della Vacca ribelli della Patria. La gran
Campana pesa 17000. libbre e si suona da
un uomo solo, alta braccia 150, sostenuto
da quattro colonne grossissime, le quali ren-
dono prodigioso questo Edifizio; ammirere-
mo nell'ingresso, o ringhiera del Palazzo a
man destra la statua gigantesca di marmo,
opera del Bandinelli, che rappresenta quan-
do Ercole abbatte Cacco, e dalla sinistra
quella di David scolpita dal Buonarroti, fat-
ta negli anni suoi giovenili. Due figure, o
termini di marmo parimente si vedono, uno
di mano del Bandinelli, l'altro di Vincen-
zio Rossi suo Scolare. Entrando nel Cortile,
vedesi una Fontana di porfido, sopra la qua-
le scherza un fanciullo scolpito in bronzo,
di mano d'Andrea Verrocchio. Anticamen-
te vi erano le colonne di mattone, ma es-
sendo guaste, coll'acuto ingegno di Miche-
no della fabbrica quelle di pietra forte che
la sostengono di presente, lavorate con bel-
le grottesche. Tra le cose degne di lode vi
è una statua d'Ercole, che uccide Cacco,
di mano di Vincenzio Rossi da Fiesole, non
inferiore a quella del Bandinelli suo Mae-
stro. Salendo al primo appartamento, tro-
vasi un magnifico Salone lungo braccia 90,
e largo braccia 37. la soffitta del quale, co-
me altresì le pareri, sono dipinte da Gior-
gio Vasari con singolar maestria. In 39. qua-
dri della soffitta, con bellissimi intagli, e
ornamenti dorati, si rappresentano l'azioni,
e fatti più segnalati della nostra Città, e
della Real Casa de' Medici. Nelle pareti si
vede dipinta a fresco la guerra, e presa di
Siena, la Battaglia di Marciano, l'assedio di
Pisa, e altre memorabili imprese. Anco ne-
gli angoli, si vedono quattro gran quadri
dipinti a olio, due de' quali sono del Ligoz-
zi, e gli altri due del Cigoli e del Passigna-
no; in uno di quei del Ligozzi, si rappre-
senta quando San Pio V. incorona Cosimo I.
creandolo Granduca di Toscana, e ornan-
dolo di Corona e Manto Reale; E nell'altro
sono figurati quei dodici Fiorentini, che da
varj Potentati del Mondo, in un medesimo
nifazio VIII., de' quali cantò il Verino.
Cum Florentinos diversis partibus Orbis
Vidisset Romae Regum mandata ferentes,
Terrarum semen, tum quinta elementa vocavit.
In quello del Cigoli mirabilmente si rappre-
senta quando Cosimo di 18. anni, fu eletto
Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che
lo elessero, inchinato per loro Sovrano: e
finalmente in quello del Passignani si dimo-
stra la solenne funzione celebrata in Firen-
ze, quando il medesimo Cosimo prese l'Abi-
to della Religione di
tire, della quale fu il primo Fondatore, e
Gran Maestro. Sono in faccia del detto Salo-
ne tre grandi statue di marmo maggiori del
naturale, cioè quella di Leon X. nella nic-
chia del mezzo, quella di Giovanni de' Me-
dici padre di Cosimo a man destra, e quel-
la del Duca Alessandro a man sinistra, sic-
come dai lati si vede la statua di Clemen-
te VII. e dicontro quella del Granduca Co-
simo I., tutte di mano del
Sopra tutte ammirabile è la statua della Vit-
toria, che ha sotto di se un prigione, di ma-
no del Buonarroti; il quale destinata l'avea
dola affatto terminata, lasciolla in Firenze.
Seguono a questa i sei gruppi di Vincenzio
Rossi, ne' quali si rappresentano le forze
d'Ercole, cioè quando soffoga Anteo, quan-
do uccide il Centauro, quando getta Dio-
mede a' Cavalli che lo divorino, quando por-
ta il Porco vivo in spalla, quando ajuta ad
Atlante reggere il Cielo, e quando vince la
Regina delle Amazzoni, opere tutte degne
di lode, e nelle quali, si veggono bellissi-
me, e fiere attitudini, e grandissima dili-
genza nell'arte, e tra queste statue fu col-
locato nel 1720. il gruppo di Adamo ed
Eva, col Serpente, di mano di Baccio Ban-
dinelli, remosso dal Coro della Metropoli-
tana. Da questa all'altre stanze passando
del medesimo appartamento, vedremo mol-
te pitture a fresco del Vasari, col disegno
del quale fu questo Palazzo in gran parte
riordinato. Ma salendo agli appartamenti di
sopra, nella Sala chiamata dell'Orivolo,
troveremo una figura di marmo, che rap-
presenta un Davidde di mano di Donatello,
ed un'altra di
già dell'Udienza, di mano di Benedetto da
Majano, amendue grandemente lodate da'
Professori. Da questa stanza s'entra nella
GUAR-
GUARDAROBA di
ziose di vasi d'oro, e d'argento, e di sup-
pellettili, e ornamenti bellissimi. Nella Sa-
la annessa, vedremo dipinte a fresco belle
Storie di mano di Francesco Salviati, che
rappresentano alcuni fatti più singolari di
Furio Cammillo. La contigua stanza ove era
la Cappella è dipinta dal Ghirlandajo. Fa-
remo ritorno nella Piazza, per osservare in
essa la bella e grandiosa
LOGGIA, sotto la quale riceve ogn'anno
gli Omaggi
vanni, fabbricata col disegno d'Andrea Or-
cagna, Pittore, Scultore, e Architetto Fio-
rentino nel 1356. Sotto gli archi esteriori di
questa Loggia si vedono tre belle Statue.
La prima scolpita in bronzo per mano di
Donatello, rappresenta Giuditta, appiè del-
la quale giace Oloferne immerso nel son-
no, sopra cui questa Amazzone si vede vi-
brare il colpo, per recidere il capo all'ini-
mico. Nella seconda Statua, scolpita in
bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato
un Perseo, che ha nella destra il ferro, e
nella sinistra la testa di Medusa recisa dal
busto, tutta grondante sangue, e senza spi-
rito, giacente appiè dell'uccisore, che non
un bronzo, ma una figura viva rassembra.
De-
Degno di molta lode si è il bassorilievo di
bronzo, che serve di ornamento alla base,
nel quale si vedono Andromeda, e Perseo,
con altre figure, che tutta l'Istoria com-
prendano. Nella terza, ch'è più d'ogni al-
tra stimabile, s'ammira un gruppo di tre
figure di marmo, mirabilmente scolpite da
bina. Nel vecchio caduto a terra per l'im-
peto del suo nemico, vien figurato il Padre
della fanciulla, in atto d'impedire la fuga
al rapitore; nel giovane di corpo robusto,
si rappresenta un Soldato Romano, che in
occasione de' giuochi pubblici nella nuova
Città di Roma celebrati, la rapisce, e nella
femmina tenera, e delicata si dimostra la
Sabina rapita; vedendosi nell'istesso tempo
in questo ammirabil gruppo rappresentante
le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la
vecchiezza. E si riconosce una vivezza sì
grande, che chiunque fissamente le mira,
non si sazia di commendarle in estremo.
Nella base è un bassorilievo, fatto con som-
ma industria, dove tutta l'istoria del rapi-
mento delle Sabine si rappresenta. Nell'in-
gresso di questa Loggia nel 1788. furono po-
sti due gran Leoni in marmo fatti quà tra-
sportare da Roma, ove esistevano nel Giar-
Monti in uno dei quali vi si legge il nome
dello Scultore, che fu Flamminio Vacca Ro-
mano. Nella facciata interna della medesi-
ma nel mese di Luglio 1789. furono erette
sei gran Basi, sopra le quali nel seguente
Agosto vennero collocate sei belle antiche
statue colossali di Femmine rappresentanti
alcune Sabine Sacerdotesse di Romolo, co-
me si legge nella Descrizione di Roma mo-
derna del Rossi, state parimente trasportate
da Roma, dove esistevano nel Portico del
sopradetto Real Palazzo, essendo state re-
staurate dall'abilissimo Scultore Francesco
Carradori, che con la sua direzione furono
quivi collocate. In una parete della medesi-
ma vi si legge la memoria della mutazione
del cominciare e contar l'anno nel 25. di
Marzo che si era usata in Firenze fino al
1749, ed ora dal 1750. in poi si prese lo stile
comune dal primo Gennajo, come in essa si
descrive. Sul Canto del Palazzo vedesi la
FONTANA fatta fare dal Granduca Cosi-
mo I. col disegno dell'Ammannato, che da
Filippo Baldinucci negli eruditi suoi Decen-
nali vien descritta colle seguenti parole:
pieno di limpidissime acque sgorganti da
Mare, il gran Colosso del Nettunno, alto
dieci braccia, situato sopra un Carro, ti-
rato da quattro Cavalli marini, due di
marmo bianco, e due di misto, molto
belli e vivaci; il Nettunno ha tra le gam-
be tre figure di Tritoni, che insieme con
esso posano sopra una gran conca marina
in luogo di Carro.
di marmo mistio, quattro minori, e quat-
tro maggiori.
gamente arricchite con figure di fanciul-
li, ed altre cose di bronzo, come chioc-
ciole marine, cornucopie, cartelle, e si-
mili; s'inalzano sul piano delle medesi-
me certi imbasamenti, sopra ciascheduno
dei quali posa una Statua di metallo mag-
giore del naturale, e sono in tutte quat-
tro, due femmine che rappresentano Te-
ti, e Doe, e due maschi figurati per due
Dei marini.
ciascheduna di queste facce minori sono
due Satiri di metallo in varie attitudini.
basse, quanto basti per potersi da chic-
chessia godere la limpidezza dell'acqua,
la quale traboccando graziosamente è ri-
cevuta da alcune belle nicchie, e nel gran
sposto, e con tanta maestà ordinato, che
è proprio una maraviglia,,. Vicino alla
Fontana, sopra gran base di marmo, è una
bellissima
STATUA equestre di bronzo di mano di
Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594.
dal Granduca Ferdinando I., in memoria di
Cosimo suo Genitore. Adornano le facciate
di questa tre bassirilievi di bronzo dell'istes-
so autore, in una delle quali si rappresenta la
Coronazione del mentovato Granduca Cosi-
mo, fattale in Roma da
zo 1570. da esso meritata
nis, praecipnumque Iustitiae studium
si legge nell'Iscrizione. Nella seconda la glo-
riosa entrata nella Città di Siena obbediente
al suo comando, dopo la conseguita vitto-
ria. E nella terza, quando dal Senato Fioren-
tino, essendo egli ancor giovine fu creato
Duca di Firenze, lasciando luogo nella quar-
ta facciata ad una erudita Iscrizione del se-
guente tenore:
Pio Felici.
Invicto Iusto Clementi Sacrae Militiae Pacisq.
In Etruria Authori Patri & Principio optimo;
Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit.
A. M. D. L. XXXXIIII.
E` da osservarsi presso la suddetta Statua
la facciata del Palazzo degli Uguccioni, di-
segno di Andrea Palladio. Quindi osserve-
remo la grandiosa
FABBRICA DEGLI UFIZI, o Magistrati della
Città, la quale ordinata dal Granduca Co-
simo I. col disegno di Giorgio Vasari riuscì,
come si vede, bellissima, e ragguardevole in
ogni parte. L'Architettura di questo edifizio
è d'ordine Dorico abbellito di cornici, e pie-
tre ben lavorate. A man destra si trova la
REALE ZECCA, ove di continuo si battono
diverse Monete, sì per conto del Sovrano,
che di altri particolari. Nel 1252. si comin-
ciò a coniare il Gigliato.
Nelle nicchie di questa grandiosa Fabbri-
ca, avea divisato il Granduca Cosimo I. di
collocarvi le Statue dei più illustri Cittadini
di questa Patria; ma non potè adempire il
bel disegno prevenuto dalla morte. Sotto il
Loggiato, vi si trovano le residenze di varj
Tribunali per comodo universale. In fondo
a questa Loggia sull'Arno vedesi in alto la
Statua di Cosimo I. scolpita da
e l'altre due giacenti che la pongono in
mezzo rappresentanti una l'Equità, e l'al-
tra il Rigore sono di mano di Vincenzio
Danti. In poca distanza si trova la
L 2 LI-
LIBRERÌA MAGLIABECHIANA fondata a bene-
fizio pubblico dal celebratissimo Antonio Ma-
gliabechi, ed aumentata dal
cesco Marmi: Dipoi dall'Augustissimo Im-
peratore Francesco I. accresciuta colle Li-
brerìe Gaddi, e Biscioni, ed ultimamente
dal Gran Genitore del Nostro Real Sovrano
vi fu aggiunta la massima parte della Li-
brerìa Mediceo-Lotaringia del suo Palazzo,
con avere accresciute altre stanze per collo-
carvi molti Manoscritti. Vi furono pure uni-
te le Librerìe del fu celebre Dottor
mi, della Badìa di Fiesole, della maggior
parte di quella dello Spedale di
Nuova, parte di quella degli estinti Gesui-
ti, e dei soppressi Conventi de' Teatini, dei
Minimi di
nicani di Montepulciano
numero dei rari manoscritti della celebre
Librerìa Strozziana; contandosi in essa so-
pra novantamila Volumi stampati, e tra essi
una numerosa Raccolta di sopra a 3000.
Opere diverse in varie lingue, impresse
nel XV. Secolo, molte delle quali di un
estrema rarità, e sopra ottomila Codici Ma-
noscritti, nella stanza dei quali è da osser-
varsi una bellissima Madonna di Carlo Ma-
ratta. Laonde questa Biblioteca è una delle
Essendo state con
unite le tre Accademie Fiorentina, della
Crusca, e Apatisti, e levate dal loro antico
luogo di via dello Studio, fu ordinato che
una sola se ne formasse sotto il primo anti-
co nome di
si adunasse nelle mattine di varj Giovedì
non impediti in questa Librerìa, come si fa
in tali mattine alle ore 11. con gran con-
corso di Letterati, e Popolo, leggendovisi
ogni volta da qualche Lettor Pubblico, o al-
tro Accademico, o Letterato un'erudita Dis-
sertazione, e dipoi è data a chiunque liber-
tà di recitarvi Poetiche Composizioni in qua-
lunque lingua. Uscendo da queste verso il
Palazzo alla penultima Porta trovasi la
REALE GALLERIA.
QUesta ha formato, e formerà sempre un
grande oggetto d'interesse non solo ai
Toscani, e Forestieri più culti, ma ancora
a qualunque Persona che si porti ad osser-
varla, ancorchè poco intendente delle Bel-
le Arti.
Una tale pregevolissima, e copiosissima
collezione ripete il suo principio dalla Ea-
sciuta Sovrana della Toscana. Da Cosimo I.
conobbe il suo presente maestoso colloca-
mento. Tra le principali cure del Regno
avendo quel magnanimo Principe risoluto
di riunire le Magistrature della Capitale fe-
ce por mano nel 1564. alla grandiosa fab-
brica degli Ufizj, affidandone la direzione
all'abile Architetto, e Pittore Giorgio Va-
sari; e così venne a formare nei vasti supe-
riori corridoj la Gallerìa, ove fece dispor-
re le raccolte preziose cose.
Tutti i successori Sovrani della Toscana
hanno procurato di arricchire, ed ingran-
dire col massimo impegno, gusto, ed intel-
ligenza questo magnifico Emporio de' monu-
menti più rari, e pregevoli della Pittura, e
della Scultura, come si può più diffusamen-
te leggere nella Descrizione della Gallerìa
da me a parte stampata. Soltanto quì bre-
vemente darò una notizia compatibile alla
piccola mole del presente Libro, in cui ho
descritto il più bello della nostra Firenze.
Entrati nella porta che conduce alla Gal-
lerìa, e salite tre scale si trovano in mar-
mo un Bacco, e di contro un Puttino. Quin-
di ascesa la quarta scala si trovano 8. Busti
de' sette Granduchi della Casa Medici, cioè
mo II., Ferdinando II., Cosimo III., e Giovan
Gastone, e quello del Cardinal Leopoldo.
Sopra il cornicione sono due Ecati trifor-
mi, 4. Busti, e nelle pareti 4. Bassi rilievi
esprimenti una Festa solenne. Potranno am-
mirarsi un Marte, ed un Sileno col piccolo
Bacco, ambedue di Bronzo, e due Sarcofagi
esprimenti un Baccanale, e le Muse. Nel
vestibolo ci sono le seguenti Statue: Un
Marte, una Matrona, un Promoteo, e un
Uomo con berretta frigia. Esistono due co-
lonne con Trofei militari, sopra uno de'
quali stà un Giove, e sopra l'altro una Ci-
bele: un basso rilievo rappresentante un Sa-
crifizio: il Busto del Gran Duca Leopoldo:
due Cani, e due Sarcofagi esprimenti la Ca-
dura di Frana, e la Corsa del Circo, e l'al-
tro Ippolito, e Fedra.
Non sarà inopportuno l'avvertire che è
assai probabile che possa esser cangiata l'at-
tuale distribuzione specialmente dei Quadri,
essendo stato eletto per nuovo Direttore il
Nobile
Io mi limiterò a descrivere laconicamen-
te le cose più importanti, potendo ciascu-
no che ama di essere precisamente a porta-
ta delle ricchezze di questo nostro Emporio
ne separatamente da me stampata.
Tre spaziosi corridoj, e 20. stanze, ed
un loggiato racchiudono questa copiosissima
collezione. Entrando nel primo corridojo
lungo braccia 251 1/2. e largo braccia 11 2/3. po-
tranno osservarsi in linea, camminando so-
pra il finestrone che guarda Palazzo Vec-
chio e percorrendo dalla parte sìnistra, e
destra di tutti tre i corridoj
tratti di diversi Sovrani, e di Uomini Illu-
stri in Santità, nelle Scienze, e nelle Armi.
Nel suddetto corridojo attualmente esisto-
no 64. Quadri, tra i quali Noè di Jacopo da
Bassano, la Cena di Baldassarre del Marti-
nelli, le Nozze di Perseo del Pontormo,
Apollo che ha ucciso il Serpente Pitone del
Sandrart, una Maddalena dell'Allori, l'An-
nunziazione del Bronzino,
Cigoli: il Salvadore avanti Pilato, la Depo-
sizione dalla Croce, e la Trasfigurazione sul
Tabor di Luca Giordano: il casto Giusep-
pe, e la casta Susanna del Biliverti, due
Battaglie del Borgognone, Ercole al Bivio di
Andrea del Sarto, Moisè tratto dal Nilo di
Benedetto Luti, il ricco Epulone del Bassa-
no, il Convito di Salomone d'Andrea Vi-
centino, il Tempio d'Ercole del Francabi-
ni, il ratto delle Sabine del Bassanino, il
ratto d'Elena di Raffaello Vanni, e Venere
che pettina Cupido di Giovanni da
vanni.
Nel secondo corridojo a Mezzogiorno lun-
go braccia 67 2/3, e largo
servano presentemente l'Adorazione de' Ma-
gi del Ghirlandajo, altra di Sandro Botticel-
li, i Santi Pietro, e Paolo condotti al mar-
tirio, e la Decollazione di
due di Scuola oltramontana.
Nel terzo corridojo a Ponente eguale al
primo tra i 66. Quadri esistenti ci sono: Cri-
sto col Fariseo dello Strozzi detto il Cappuc-
cino Genovese, la caduta dell'acque del Te-
verone di Wuthy, Leandro annegato, ed
Ero del Geminiani, Noè entro l'Arca, e il
Diluvio universale del Bassano, Didone sul
Rogo di Pietro Testa, il Lazzaro resuscita-
to di Paolo Veronese, il Sacrificio d'Abra-
mo del Mehus,
Cosimo I. del Pontormo, l'Adorazione dei
Magi di Filippo Lippi,
da Cortona, una Cena di Hundorst, la
miglia del Ghirlandajo,
rano, il Ganimede del Gabbiani, Cristo in
Emaus dell'Albani, una Spora ritrosa di
Gherardo della Notte, Faraone che s'incon-
tra col Padre, e fattura di Giuseppe del Pon-
tormo, Adorazione de' Magi, e una copia
della Natività del Correggio di Subterman,
ra del Caravaggio: la Creazione d'Eva, quan-
do dà il Pomo a Adamo, la cacciata dei
medesimi dal Paradiso, e Adamo che lavo-
ra la terra, tutti quattro di Benedetto Ca-
glieri:
vator Rosa, la Vergine col Figlio, e
Battista di Andrea del Sarto, una Natività di
Santi di Tito, veduta di Gerusalemme, e
del Calvario di Brughel, Venere con Amo-
re di Guido Reni, Cristo morto del Pieri, e
un Vecchio a fresco sul gusto, o sia della
Scuola di Masaccio.
Questi corridoj sono parimeate ornati da
num. 55. Statue, tra le quali il gruppo del
Lacoonte, e 6. altri, e
nel corridojo di mezzo esistono un Oratore,
un Idolo, e una Chimera di bronzo, come
pure esistono ne' detti corridoj diversi Sa-
crifizi, Cippi
mente notato nella suddetta descrizione a
parte della Real Galleria. Sono pare da os-
servarsi un Cavallo, un Cinghiale, un Ca-
con varie Inscrizioni, e sono pure da os-
servarsi le volte
Dopo d'avere osservate tutte queste belle
cose esistenti nei corridoj passerò a sommi-
nistrare all'Osservatore una succinta notizia
delle stanze annesse, adottando l'ordine che
è praticato comunemente cominciando dal-
la stanza più prossima all'ingresso.
Nella prima stanza detta della Scultura si
osserveranno 9. Statue, 11. Busti, e 9. Bassi-
rilievi: tra le prime avvi un Ganimede di
greco scalpello, restaurato dal Cellini, co-
me pure una Minerva da alcuni creduta
Greca, e da altri Etrusca.
Si entra nella seconda stanza dell'Amo-
re, così denominata da Amore che dorme,
opera Greca esistente a mano destra sopra
una Tavola d'alabastro orientale. Tra i di-
versi ottimi quadri che adornano le pareti
osserveremo
ve, e dei Pupilli di Jacopo d'Empoli, Ada-
mo, e l'altro d'Eva col pomo di Luca Cra-
nach,
ria col Figlio di Santi di Tito, la medesi-
ma col Figlio in braccio del Ghirlandajo,
Maria in una grotta di Francesco Salviati,
La Deposizione del Bronzino, il Fariseo che
la Presentazione al Tempio di Fra Barto-
lommeo, Cristo morto di Andrea del Sarto,
la Maddalena Penitente del Furino, Rug-
giero presso la Fontana di Guido Reni, Giu-
seppe condotto in carcere del Pontormo, e
una Venere di Tiziano.
Nella terza stanza esistono in certe nic-
chie 21. Statuette, e 23. piccoli Busti e sul
pavimento tra le statue osserveremo Ercole
che uccide i Serpi, un Bacco, un Ermafro-
dito, due Morini, e due Bambini, e da una
parte nel mezzo avvi un Morfeo di marmo
ossidiano.
no molti ritratti in miniature adornano le
pareti, e perciò dicesi la stanza delle mi-
niature.
Quindi si entra nella celebre stanza della
TRIBUNA. Questa conserva i più bei pezzi
di Scultura, e di Pittura. La Venere detta
dei Medici è la Statua che primeggia le al-
tre quattro, cioè: l'Apollino, i Lottato-
ri, l'Arrotino, ed il Fauno. Quindi si os-
serveranno quattro Quadri di Raffaello,
che uno rappresentante Giulio II. e ne-
gli altri tre si avrà una chiara idea delle
di lui tre maniere di dipingere: la Tavo-
la di Maria con un Libro in mano, e il
Uccellino datogli da
la sua prima maniera: l'altra rappresen-
tante Maria che siede col Figlio, e pres-
so la medesima stà il Precursore è della se-
conda maniera:
predicare nel Deserto in tela è della terza
ottima maniera. Maria in Trono col Figlio
avente da una parte
altra
gino. Il riposo in Egitto colla Vergine, e il
Figlio è di La Venere che
volta le spalle a tre Satiri è di Annibale Ca-
racci.
racci. Le Tavole d'Isaia, ed il Giobbe so-
no di Fra Bartolommeo. La Visitazione di
nelli. Ercole tra Minerva, e Venere di Pie-
tro Rubens. La
lo Buonarroti. La Tavola della Strage degl'
Innocenti è di Ranieri Ricciarelli, detto il
Vecchio Volterrano. La Vergine col Figlio,
e
no, come pure del medesimo è la Venere
nuda. Maria con veste rossa tenendo le ma-
ni al petto è di Guido Reni. La Tavola
esprimente la Vergine col Figlio nudo in
braccio, e
e avanti Isaia con un Libro è del Parmigia-
nino. La suberba Tavola della Pietà ove si
vede Maria col Figlio morto sulle ginoc-
chia, e
drea del Sarto. La Capanna ove giacciono
sulla paglia la Madre, e il Salvatore è del
Correggio. La Sibilla Samia, e Endimio-
ne che dorme sono di Guercino da Cento.
se. Maria che allatta il Figlio sedendo in
una nicchia è Tavola di Leonardo da Vin-
ci. Bassano colla sua Famiglia dello stes-
so Bassano.
Si passa nella stanza dei lavori di terra
cotta, ove esistono diversi lavori, e Vasi
Etruschi.
Quindi si entra nella stanza ove esisto
una superba e numerosa collezione di Dise-
gni, e Stampe oltrepassando 300. volumi
de' primi, e 100. delle seconde situati in di-
versi banchi, e scaffali oltre l'essere le pa-
reti coperte di ottimi originali, gli autori
dei quali si leggono nella Descrizione a par-
te di questa Real Gallerìa.
Le due stanze appresso conosciute sotto
il nome di stanze Fiamminghe contengono
parte delle quali sono della Scuola Fiammin-
ga. Sopra una Tavola di scagliola esistente
nella prima stanza sono due Busti di Vitel-
lio, e di Adriano, e le Statue di Venere
che esce dal Bagno. Nella seconda vi sono
quattro Tavole, due delle quali superbamen-
te lavorate di pietre dure, e due Statue
cioè, Venere che esce da un Bagno, e lo
Spinario.
La nona stanza comprende una ricchis-
sima, e numerosa raccolta di Cammei dispo-
sta in sei grandi Armadj, e non vi è un pez-
zo che o per il travaglio, o per la materia
non esiga ammirazione.
Succedono le tre stanze delle Medaglie
antiche, delle Pitture della fine del seco-
lo XVI. e delle Monete, e Medaglie moder-
ne, ma la X. e la XII. non si mostrano sen-
za permissione. Onde passeremo alla
Decimaterza, e decimaquarta stanza ove
si osserverà l'unica pregievole collezione
dei Ritratti dei più eccellenti Pittori dipinti
da loro medesimi, e nella seconda avvi la
Statua del Cardinal Leopoldo de' Medici che
ideò tal cosa, come pure un Urna detta de'
Medici, e due vasi di Bucchero.
La decimaquinta stanza contiene diverse
crali, e Bassirilievi, e Teste, e Busti di
diversi Filosofi, ed Uomini insigni. Questo
era l'antico ricetto per cui si entrava nella
Gallerìa avanti che dal Granduca Leopoldo
fossero fatte fare le due ultime branche del-
la scala per la quale adesso si ascende alla
medesima.
La stanza dell'Ermafrodito è quella che
succede, dandole il nome la Statua Greca
dell'Ermafrodito gracente sopra una pelle
di Leone. In questa ci sono diverse Statue
di sommo merito, cioè una Venere Celeste,
e Venere vincitrice, un Ercole, Meloagro
ferito col Cinghiale aì piedi del nostro Mi-
chel'Angelo, un Apollo, un Bacco, e nel
mezzo un'Arianna in atto di riposo. Qua-
rantaquattro Quadri ornano le pareti, tra i
quali
l'Apparizione dell'Angelo al Sepolcro di
Pietro da Cortona, la Vergine sedente di
Andrea del Sarto, la moltiplicazione dei pa-
ni nel Deserto di Luigi Buti, la Tavola a
chiaro scuro di Fra Bartolommeo rappresen-
tante
ginocchioni
la Tavola delle Nozze di Cana di Alessandro
Allori, Cristo che disputa co' Dottori del Ca-
La Tavola detta di Maria, che
prega il Figlio Gesù a benedir le persone
caritatevoli che in occasione della peste si
occuparono al sollievo dei miseri, di Fede-
rigo Baroccio.
Libro sulle ginocchia di Lodovico Cigoli.
L'Assunzione Tavola del Montagna.
La decimasettima vasta stanza ci rappre-
senta la Reggia di Niobe, nella quale si am-
mirano le celebri 16. Statue Greche rappre-
sentanti la favola di Niobe, che esistevano
in Roma nella Villa Medici, fatte quì tra-
sportare dal Gran-Duca Leopoldo. Ornano le
pareti 4. gran Quadri che tre di Rubens rap-
presentanti il trionfo di Giovanni d'Austria
dirigendosi a Anversa, la battaglia d'Ipres,
e l'ingresso in Parigi di Enrico IV. Ferdi-
nando II. che riceve l'omaggio è di Subter-
man. Un Sarcofago in basso rilievo espri-
mente la vita d'un Eroe è a mano sinistra
nel mezzo di questo Salone.
Nella decimottava stanza detta dei Qua-
dri antichi esistono diverse Sculture, e Pit-
ture. Tra le prime si vedono un David colla
testa di Golìa ai piedi; e
Donatello; altro
Fiesole, un Bassorilievo di un Busto del sud-
detto Santo di Donatello, e 6. altri Busti
Tra le Pitture antiche vedonsi il trionfo
della Morte, il trionfo d'Amore, e quello
della Fama, e Cristo in Croce tra le brac-
cia dell'Eterno Padre: il Calendario Greco
messo in due Tavole: il Redentore con un
libro nella sinistra in Mosaico: diversi pic-
coli quadri con varie Immagini di pennelli
Greci; un Tabernacolo di Fra Angelico Do-
menicano; Maria e il Figlio e diversi An-
geli, e negli sportelli vi sono
sta, e
tro, e Matteo; come pure del medesimo Fra
Angelico il Transito di Maria: la Deposi-
zione dalla Croce del Buffalmacco: I 6. qua-
dri esprimenti la Fede, Speranza, Pruden-
za, Carità, Giustizia, e Temperanza, sono
di Antonio, e Piero del Pollajolo: alcuni
fatti di
feta Zaccaria di Giovanni Angelico, una
Battaglia di Paolo Uccello: la Tavola nel
tondo di Maria col Figlio in braccio, e ot-
to Angeli di Sandro Botticelli: e la Tebaide
d'Egitto di Gherardo Starnina Fiorentino.
La stanza decimanona conserva una quan-
tità di originali di Bronzi moderni; e molti
bellissimi getti fatti sopra le forme ricavate
dalle statue esistenti nella Tribuna.
Nella
Nella stanza ventesima ci sono 14. ar-
madj nei quali esistono molti bronzi antichi
con cartelli indicanti ciò che in ciascuno si
contiene. Nei primi 5. sono diversi Idoli, e
Statuette favolose: nel 6. diversi Cesari,
Filosofi, e Uomini antichi illustri: nel 7. di-
versi Animali: nell'8. Are, Tripodi, e Fram-
menti sacri: nel 9. diverse Lucerne, e Can-
delabri: nel 10. una raccolta di Anelli, Ar-
mille
che Inscrizioni incise in bronzo, e un ma-
noscritto in cera che illustrò il Dottor Coc-
chi: nel 12. e 13. vi sono diversi Vasellami,
e un raro Disco d'argento illustrato dall'
Abate Bracci. Nell'ultimo ci sono racchiusi
varj istrumenti di Arti, e Serrami. Fuori
degli armadj sono osservabili varj altri bron-
zi tra i quali un torso virile, la testa di Ti-
berio, e d'Omero, e d'altri Greci illustri.
Può inoltre nella Terrazza sopra la loggia
dei Lanzi vedersi un piccolo Museo di an-
tichità Etrusche, di Urne sepolcrali, Tego-
li, Vasi cinerarj, e simili cose più diffusa-
mente notate nella Descrizione separata di
questa Real Gallerìa. Terminerò con dire
che non ci è stanza che non sia arricchita
da qualche pezzo singolare di Scultura, tan-
to è la quantità che quivi conservasi.
M 2 Par-
Partendo potrà osservarsi non molto di-
stante la Chiesa di
restaurata dai Marchesi Bartolommei, e nel
1787. dal Patrimonio Ecclesiastico. A mano
destra trovasi la Tavola di
caccia il Demonio, opera di Francesco Bian-
chi. Ne segue l'Altare di
di la Cappella di
Rosselli con maestria rappresentò il detto
Santo in Gloria; dipoi ne viene l'Altare di
in Piazza, dipinta dal Niccolò
Lapi dipinse a fresco la Vergine, e
vanni, che si vedono nel prossimo Altare del
Crocifisso. E` nella facciata una statua di le-
gno colorito rappresentante
Villanuova In una nicchia del Coro vedesi
quella di
il Cieco da Gambassi. E` da vedersi per l'Al-
tar maggiore il celebre Paliotto di bronzo
nel quale con moltissime, e ben disposte
figure di alto, e bassorilievo, Ferdinando
Tacca effigiò il Martirio di detto Santo, do-
no fatto a questa Chiesa da Girolamo Bar-
tolommei. Passato l'Altar del Battesimo di
Cristo, ammireremo all'Altar della Madonna
della Cintola la bellissima opera di Santi di
no, ed altri diversi Santi di quest'Ordine.
Trovasi nella susseguente da Mauro Soderi-
ni espresso il Miracolo di Quindi
la caduta di
Morosino, e in ultimo lo Sposalizio di
terina. Questa Chiesa fu modernamente re-
staurata, e rifatto il pavimento tutto nuovo;
e l'inscrizioni, e memorie Sepolcrali che
erano in questa sono state collocate con
buon ordine nella muraglia del Chiostro.
Riprendendo la strada degli Ufizj per di die-
tro al Palazzo Vecchio si trova la
PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atte-
sochè in un Loggiato fatto nel 1619. vendesi
il grano, osservandosi sopra l'arco di mez-
zo il busto di Cosimo II. fatto da Chiarissi-
mo Fancelli, essendo costata tutta questa
fabbrica 5200. scudi; e di quì proseguen-
do, e al primo canto volgendo a man sini-
stra, trovasi l'antichissima Chiesa Parroc-
chiale di
chi di sesto acuto. Fra Sisto, e Fra Ristoro
presero da questa Chiesa l'idea per far la
Chiesa di L'Annunziazio-
ne, che è al primo Altare a man destra è di
Francesco Morosini, al secondo lo Sposali-
al terzo vi è dal Sagrestani dipinta Maria
Santissima, e alcuni Santi. Passato l'Altar
maggiore trovasi la Cappella che fu già di
Dante Alighieri, e poi della Famiglia Gaddi
ove è una Concezione dipinta con poetica
invenzione da Jacopo da Empoli. Ne segue
l' Altare di
Morosini, del quale è ancora il Martirio di
fisso. In Sagrestìa vi sono due antiche Ta-
vole, ed è osservabile quella di una Annun-
ziazione dipinta da Andrea Orcagna. Di quì
partendo, e voltando a sinistra verso il Can-
to a' Soldani, si trova la Chiesa e Convento
de' Padri Agostiniani di
Anticamente ci abita-
vano i Monaci Valombrosani. Di Andrea del
Sarto si vede l'apparizione di Cristo in for-
ma d'Ortolano alla Maddalena. Vi si vedo-
no ancora le belle copie delle sue Tavole,
che quì si trovavano, fatte da Ottavio Van-
nini. II quadro della soffitta è del Gherar-
dini rappresentante il Trionfo della Fede
con Uscendo da que-
sta Chiesa si vede a man destra il
PONTE detto alle Grazie, per una Cappel-
ia di grandissima devozione detta
ti, dei quali è il Palazzo opposto. Chiamasi
anche il Ponte a Rubaconte, dal nome di
Messer Rubaconte da Mandella Potestà di
Firenze, che diè mano a farlo edificare, e
fu architettato da Lapo. Nel Lungarno da
questa parte, e nelle strade quivi attorno
sono le Tintorìe di Seta, e Lana, e nel Cor-
so dei Tintori vi è una delle Scuole pubbli-
che di diversi lavori per le Ragazze detta di
Dalla suddetta Chiesa di
copo si torna per due strade alla Piazza, e
Chiesa di
Benci, dov'è l'antico Palazzo de' Peruzzi,
poi de' Cellesi, dove abitò l'Imperatore Pa-
leologo, quando intervenne al Concilio Fio-
rentino, e l'altra detta Borgo
la quale sono buone Fabbriche, ed in spe-
cie l'antico
PALAZZO de' Corsini, le abitazioni degli
Spinelli, de' Conti Bardi, e de' Morelli, e
de' Dini ricca di Pitture, specialmente di
Santi di Tito, ed una d'Andrea del Sarto.
QUAR-
QUARTIERE
SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Domeni-
cani. Doppo essere stati per poco tempo
in
Chiesa di Ma posteriormente al
l'antica Chiesa, cì tornò co' suddetti Reli-
giosi nel 31. Ottobre 1221. Questa Chiesa
per la sua bellezza Michelagnolo Buonarroti
soleva chiamare la sua Sposa. Fu comin-
ciata nel 1279. avendo posta la prima pie-
tra nei 18 Ottobre il Cardinal Latino, col
disegno di Fra Sisto, e Fra Ristoro Conversi
di quell'Ordine, e Fiorentini, intendentis-
simi di Architettura, e perfezionata circa
l'anno 1350 governando il Convento Fra
Jacopo Passavanti eloquente Scrittore. Pro-
mosse la Fabbrica come ho detto il
vanni da Salerno discepolo di
Questo Tempio è diviso in tre Navate so-
stenute da pilastri, e colonne, sulle quali
posano gli archi delle volte così ben rileva-
te, che oltre la maestà, e vaghezza rendo-
no molta luce alla Chiesa; la quale è lunga
braccia 168, la crociata braccia 106, e la
Nelle pareti delle Na-
vate sono le Cappelle tutte d'un ordine. In
ciascuna di esse è una Tavola di Pitture
eccellenti: incominciando dalla porta del
mezzo sopra la quale evvi un Crocifisso di-
pinto da Giotto, la prima a man destra è
una Annunziazione dipinta da Santi di Ti-
to. Segue il Martirio di
to da Girolamo Macchietti: e dopo que-
sto la Natività del Signore dipinta da Bati-
sta Naldini, di cui sono l'altre due seguen-
ti; cioè quella della Purificazione di Maria,
e l'altra della Deposizione di Croce di No-
stro Signore. E` ancor di Santi di Tito il
Lazzero resuscitato, dopo la qual Cappella
vedesi il bellissimo Sepolcro della
na de' Botti, scolpito da Desiderio da Setti-
gnano. Del Ligozzi è la Tavola di
mondo, che resuscita da morte un fanciul-
lo. Voltando nella Crociata si vede il Depo-
sito del Patriarca Giuseppe di Costantino-
poli, che intervenuto con l'Imperatore
Paleologo al Concilio Ecumenico nel 1439.
morì qui il dì 15. Giugno 1440. poco avanti
che terminasse il Concilio, e fu in questa
Chiesa sepolto. Salita una scala in testa alla
Crociata si ammira una Tavola rappresen-
tante il Martirio di
da Michel'Angelo Buonarroti. In questa
Cappella osservasi un'antichissima immagi-
ne di Maria che fu la prima opera di Cima-
bue data al pubblico, stata gran tempo all'Al-
tar maggiore. Il medesimo apprese la pittura
da alcuni Pittori Greci che operavano in que-
sta Chiesa; si vuole il primo che l'insegnas-
se agli altri Italiani. Ne segue la Cappella
di
Vignali, lo sfondo è di Piero Dandini, co-
me ancora una delle due lunette; e l'altra
rappresentante la Pietà è di Benedetto Ve-
lio: i due gran quadri laterali sono di
Sagrestani ajutato da Giovanni Bonechi.
Nell'altra Cappella dipinta a fresco da Fi-
lippo Lippi vi è rappresentato da una parte
e dall'altra
dall'Idolo di Marte il Demonio; e la Ma-
donna di marmo bianco posta sopra il Se-
polcro di paragone dietro l'Altare è opera di
Benedetto da Majano. Dietro l'Altar mag-
giore bellissime sono le Pitture del Coro
fatte dal Ghirlandajo. In sette Storie da
una parte si rappresenta la vita di Maria
Vergine, ed in altre sette dall'altra, quella
di
tempi così bene, ed al vivo, che la natura
vien superata dall'arte: nella prima a man
destra entrando in Coro, ove è espresso
quando l'Angelo apparisce a Zaccaria men-
tre sacrifica, vi è Agnolo Poliziano, che
alza una mano; Marsilio Ficino con veste da
Canonico; Demetrio Greco che lo riguarda-
va, e Cristoforo Landino che ha una becca
nera al collo. In quella della Visitazione
della Madonna è ritratta la Ginevera Benci
bellissima fanciulla. Nell'altra facciata, ove
è dipinto Giovacchino cacciato dal Tempio
per non aver figli, il Ghirlandajo ritrasse se
stesso, che è quello che si tiene una mano
sul fianco con veste azzurra, e mantello
rosso. Quel vecchio raso con cappuccio ros-
so è Alessio Baldovinetti suo maestro; quel-
lo con la zazzera nera è Bastiano da
mignano suo discepolo, e cognato, e l'al-
tro che volta le spalle col berrettino in ca-
po è Davitte fratello di Domenico. E ap-
piè della finestra vi è a man destra il Ri-
tratto di
lo di sua Moglie e altri delle Famiglie Po-
poleschi, e Tornaquinci; vi sono pure in
queste Pitture i Ritratti di Piero, Giovanni,
e Lorenzo de' Medici, Monsignor Gentile
tempi. Le Pitture d'avanti dell'Altare fra-
mezzate con intagli a oro rappresentanti Ma-
ria, con i Santi
ed accanto i Santi Stefano, e Lorenzo sono
dell'istesso Ghirlandajo, e quella dalla par-
te del Coro della Resurrezione di Cristo è
di Benedetto di Davidde Fratello di Dome-
nico. Nella prima Cappella, proseguendo il
giro della Chiesa, ammirasi il celebre Cro-
cifisso (detto dell'Uova) del Brunellesco fat-
to per la famosa contesa che ebbe con Do-
natello. Nella seconda fatta con disegno di
marmi osservasi la Tavola rappresentante
Cristo che resuscita la figlia dell'Archisina-
gogo di Agnolo Bronzino, di cui pure è la
Pittura della volta. I Sepolcri dei due Car-
dinali Niccolò, e Taddeo Gaddi, e i Bassi-
rilievi di marmo, che sono nelle pareti so-
pra i depositi sono di Giovanni dell'Opera.
Salendo per una piccola scala nella terza
Cappella, dipinta tutta a fresco da Andrea,
e Bernardo Orcagna fratelli, ove espressero
da una parte il Paradiso, e dall'altra l'In-
ferno, nel quale ritrassero un certo Guardi
Messo del Comune con un foglio sulla ber-
retta per averlo una volta pegnorato, si ve-
del detto Andrea. Le Pitture, che sono so-
pra la Porta del Campanile sono di Buffal-
macco. Entrando nella Sagrestìa oltre i di-
versi graziosi ornamenti osserveremo i quat-
tro Quadri, il primo dei quali a mano de-
stra esprime la Conversione di
ra di Sebastiano da Verona scolare di Paolo
Veronese; quindi il Battesimo di Gesù Cri-
sto dello Stradano, il quale quadro stava
anticamente in Chiesa all'Altare di
rina da Siena: Quello della Crocifissione è
del Vasari, e il
sorgere un morto è di Pietro Dandini. I due
Quadri semitondi sono del Vignoli, ed il
Crocifisso è di Masaccio. Ci è pure un anti-
co Dittico d'avorio con i fatti della Passio-
ne. Quindi rientrando nella Navata al pri-
mo Altare trovasi la Tavola di
lavorata da Alessandro Bronzino. La Pila in
cantonata di granito è del Buonarroti: Di-
poi trovasi il Deposito ove esiste il Corpo
del
questo Convento, e quindi nel secondo una
e i quadretti, sono di Bernardino Poccetti.
Potranno quì osservarsi i due Tabernacoli
posti ai pilastri fatti con disegno di Pier
Cigoli rappresentante
tra dell'Empoli. Ne segue nell'ordine delle
Cappelle due Tavole del Vasari, la prima
rappresentante Cristo risorto, l'altra la Ma-
donna del Rosario; appresso a questa la bel-
lissima Tavola della Samaritana di Alessan-
dro Bronzino; ne viene poi il Sepolcro di
Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fiesole,
ma la Madonna, e gli Angeli sono di Ma-
so Boscoli. In ultimo della Navata, alla
Cappella de' Ricci, la Tavola di
della stessa Famiglia è di mano di Gaetano
Romanelli. E finalmente tra le due porte è
effigiato
copo del Meglio. Uscendo di Chiesa, e con-
siderata l'antichissima facciata fatta fabbri-
care da Giovanni di Paolo Ruccellai col
disegno di Leon Batista Alberti terminata
nel 1477. si vedrà l'Armilla di Tolomeo
per osservar l'ingresso del Sole nel primo
punto d'Ariete fattavi collocare dal Gran-
Duca Cosimo I., dall'altra parte uno Gno-
mone per comodo degli Studenti d'Astrono-
mia, opera di Fra Ignazio Danti dello stesso
Ordine, e sopra la Porta maggiore vedesi
espressa la Processione del
dipinta da Ulisse Giocchi nell'anno 1616.
Dalla
Dalla Chiesa passeremo nel Convento fab-
bricato con comode abitazioni. Primiera-
mente si trova un Chiostro assai grande, le
cui pareti lungo la Chiesa furono dipinte a
verde terra di sacre Istorie della Genesi da
Paolo detto degli Uccelli, Pittore antico, e
da altri Pittori più vecchi, tutto il rima-
nente del Chiostro, tra i quali Maestro
Dello vi dipinse Isacco quando dà la bene-
dizione ai Figliuoli. E` quivi situata la Cap-
pella della Nazione Spagnuola, gia eretta
dalla Famiglia Guidalotti, con pitture nelle
pareti, e nella volta di mano di Taddeo
Gaddi, e di Simone Memmi, i quali vi di-
pinsero da una parte la Chiesa militante, e
trionfante, dall'altra la Crocifissione del Si-
gnore; a Occidente
con Angeli, ed attorno diversi Profeti, ed
Evangelisti, con varie virtù, e scienze in abi-
to di femmine. Nella volta si vedono espres-
se la navigazione di
ne di Cristo, la di lui Ascensione al Cielo, e
la venuta dello Spirito Santo. Questa gran
Cappella fu fatta restaurare, ed abbellire
dal Padre Maestro Salvadore di Ascanio Spa-
gnuolo, stato Ministro in Firenze del Re
Cattolico La Tavola di
Titolare della Cappella è di mano del Bron-
Pieratti. Sono osservabili in questa Cappella
varj ritratti, vedendosi a man destra all'
entrare quello di Cimabue vestito di bian-
co, e allato ad esso vi è quello di Simone
Memmi Pittore di quest'opera che si ritras-
se da se con due specchi. Il Soldato coper-
to d'Armi è il Conte Guido Novello
Poppi, e quella donna sedente vestita di
verde è il ritratto di Madonna Laura. Pas-
sando al secondo Chiostro, che è lungo 110.
braccia, e largo 90, vi vedremo divisi in
cinquanta lunette i fatti più singolari di
tonino Arcivescovo di Firenze, e di
maso d'Aquino, lavorate da varj eccellenti
Professori, i quali furono Santi di Tito,
Bernardino Poccetti, il Cigoli, il Balducci,
Alessandro Fei detto del Barbiere,
ria Butteri, Cosimo Gamberucci, Lodovico
Buti, Marco Soderini, Antonio Pillori, Co-
simo Sciorina, Benedetto Veglia, Alessan-
dro Allori, Cosimo Gheri, Simone da Pog-
gibonsi, Gregorio Pagani, Agostino Veraci-
ni, il Bambocci,
Maria Casini Vi si rimirano ancora varj
Ritratti d'Uomini Illustri in Santità di que-
sto Convento. E` quì da osservarsi la Pare-
della Chiesa Romana, e della Repubblica
Fiorentina, per esser questo uno de' lati del
gran Salone servito al General Concilio
Ecumenico celebrato in Firenze nel 1439.
con la presenza di Eugenio IV., e dell'
Imperator Paleologo
l'unione della Chiesa Greca con la Latina.
Nel mezzo di questo Chiostro vi è la Statua
del Beato Giovanni da Salerno scolpita da
Girolamo Ticciati. Vicino è situata la ce-
lebre Spezierìa, ove si fabbricano medica-
menti Chimici d'ogni sorte, olj, essenze, e
odori di perfezione, venendo ricercate da
più remoti paesi. Nel Refettorio vedesi ri-
tratta di mano di Alessandro Allori detto
il Bronzino la pioggia della Manna con
molte figure bellissime, e vi è ancora un
Cenacolo di Agnolo Bronzino. Salendo nel
Dormentorio di Pitture abbellito colla serie
di tutti i Pontefici, e Cardinali di questa Re-
ligione, trovasi la Cappella detta del Papa,
dipinta da Jacopo da Pontormo, e nella
quale vi hanno celebrato quattro Pontefi-
ci, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II. e
Leone X. Presso questa è una copiosa Libre-
rìa, e dipoi il Noviziato fatto fabbricare dal
Padre Alessio Strozzi Benefattore di questo
Nella Piazza vedonsi due Piramidi
e rette sopra le loro Basi da quattro grosse
Testuggini di bronzo, che sono state riattate
nel 1792. con esservi stati aggiunti due im-
basamenti. In questa Piazza divisa da dette
due Piramidi ben distanti l'una dall'altra,
nel giorno avanti la Festa di
Protettore di Firenze, con ben ordinati pal-
chi per l'immenso popolo a foggia di un An-
fiteatro, si corrono quattro Cocchi all'uso
degli antichi Romani. La qual Festa fu isti-
tuita da Cosimo I. nel 1563.
Sulla detta Piazza in faccia alla Chiesa
avvi il soppresso Spedale di
la Carità che vi si esercitava di dar ricetto
per tre giorni ai poveri usciti dallo Spedale.
Quando
renze esortò i più facultosi Cittadini a fon-
dar questo Spedale, che in oggi è aggregato
all'Arcispedale di
sto luogo d'ordine di
erette le nuove Scuole di Ragazze, per ap-
prendervi diverse arti, e virtù; Il disegno
della Loggia dicesi fatto dal Brunellesco: i
Tondi nei peducci, e la Lunetta sopra la
porta della Chiesa, son d'Andrea della Rob-
bia nipote di Luca. Il busto del Gran-Duca
zo è di Giovanni dell'Opera. In poca di-
stanza si trova per di dietro la Chiesa de'
Padri Carmelitani Scalzi di
concessa nel 1618 e quindi rimodernata con
Architettura assai vaga nell'anno 1669. col
disegno del Balatri, mentre la Chiesa anti-
ca fu fabbricata nel 335. a tempo di
doro Vescovo di Firenze. Ella ha una sola
Navata con due Cappelle per parte, e due
gran Cappelle in faccia l'una all'altra, che
fanno Crociata, e pongono in mezzo un am-
pia Tribuna, e Coro con l'Altare in isola.
Nella prima Cappella a man dritta vi fu
trasportata tutta la Cappella di marmi con
gl'istessi Depositi, e Tavola che era nella
già rovinata Chiesa di
la Famiglia Albizzi a spese del Senatore Lo-
renzo degli Albizzi morto nel Settembre
1786. ultimo di un ramo di tal Famiglia,
la di cui Tavola rappresenta il Martirio di
Cappella riceve sì bene il lume da una Cu-
poletta, che meglio non si può desiderare;
nella seconda è un antica Immagine dell'
Annunziazione di Raffaello del Garbo. Se-
gue il magnifico Altare del Transito di
Medaglione, ov'è lo Sposalizio della Ma-
donna, è opera di Vincenzio Meucci, e l'al-
tro ov'è il riposo della
in Egitto, fu lavorato da Ignazio Hugford.
All'Altar maggiore evvi un bel Crocifisso di
rilievo, e nella testata del Coro il rapimen-
to di
lati la conversione, e decollazione del San-
to è di Fra Jacopo Carmelitano Scalzo. Ne
segue la Cappella di
dro all'Altare è dello stesso Curradi, nei
Medaglioni dai lati il Marchesini in uno
effigiò la Santa, e nell'altro il detto Ignazio
Hugford espresse
Alla prossima Cappella di
la Tavola del detto Santo è del medesimo
Marchesini. E nell'ultima fu fatta da Tom-
maso Gherardini l'Orazione nell'Orto. Han-
no questi Religiosi una scelta Librerìa. Di
quì proseguendo per la strada di Palazzuolo
trovasi la
CONGREGAZIONE di
Bacchettoni fondata da Ipolito Galantini Fio-
rentino. Questo Oratorio è da vedersi per
l'eccellenti pitture che adornano la vasta
soffitta, ove han gareggiato cinque illustri
Pittori nei diversi spartimenti, che la com-
E primieramente
vanni, dipinse l'Assunzione con
d'Assisi, e il
predica sopra un Albero; e la di lui morte.
Baldassar Volterrano dipinse i
tista,
varj Angeli in belle attitudini; Fabbrizio
Boschi, e Cecco bravo, fecero
Padova toccò a far la Fama Volante, con
l'arme Granducale de' Medici; la di cui ge-
nerosa Pietà nella creazione di questo Luo-
go diede tutta la mano. Modernamente fu-
rono ornate le pareti di questa Chiesa con
l'architettura di Rinaldo Botti, e le figure
di Niccolò Nannetti. L'atrio della medesi-
ma fu fatto dalla Granduchessa Maria Mad-
dalena d'Austria; le Tavole che vi sono ai
due Altari furon dipinte da Piero Dandini.
Ci sono pure due Busti di Donatello. Nell'
uscire di questa Chiesa, e prendendo la vi-
cina opposta stradella rientreremo in via
della Scala, ove trovasi il nobil Convento
e Chiesa della Concezione detta del
MONASTERO NUOVO, nel quale furono in-
corporati il Salone del Concilio Fiorentino,
e il vasto Quartiere ove abitarono i Pontefici
Martino V., Eugenio IV., e Leone X., il tut-
ria Novella, stantechè la Duchessa Eleono-
ra moglie di Cosimo I., ad imitazione del
Marito che creò la Religione de' Cavalieri
di
questo Monastero di Nobili Dame le Cava-
lieresse sotto l'istesso titolo All'Altar
maggiore la Tavola de' Magi è di Francesco
Conti, e la gran lunetta che vi è sopra è
d'Antonio Franchi; Aurelio Lomi all'Alta-
re a man destra dipinse la Pietà, e le figu-
re che adornano a sinistra il Taberna-
colo della Madonna sono del Passignano.
Trovasi poco distante un Ritiro che chia-
masi delle
MALMARITATE ove stanno rinchiuse Don-
ne di ogni rango, le quali o si eleggono
questo luogo da loro istesse per giusti mo-
tivi, o al contrario fattevi porre dai Mariti
o parenti per diverse cause, ma sempre pe-
rò con l'approvazione Sovrana. Fu eret-
to questo Conservatorio nel 1579. dal Pa-
dre Zoccolante Bonaventura Predicatore del
Duomo.
Dalla parte opposta è il Monastero di Re-
ligiose Camaldolensi detto di
stucchi ha due Cappelle laterali che una
di
pinte da Batista Gidoni, e quella dell'Al-
tar maggiore è opera del Ferretti con l'ado-
razione de' Magi. Questo fu il primo Spe-
dale degl'Innocenti fondato da Lapo Po-
lini Cioni nel 17. Giugno 1313. Dipoi si tro-
va il Palazzo, e Giardino fatto fabbricare, e
abbellito dal Cardinale
ci, dipoi fu dei Marchesi Ridolfi, ora delli
Stiozzi; ripieno di bellissimi Quadri, e nel
Giardino è di Antonio Novelli una Statua
Colossale il Polifemo. Quasi di contro si
trova il Conservatorio di
dine di Sulla Porta della Chie-
sa vedesi un bel lavoro di Luca della Rob-
bia, e dentro parimente sono altri due de-
gni di ammirazione sopra le due laterali
Cappelle, ove stan collocate bellissime Ta-
vole di Domenico del Ghirlandajo, che in
una rappresentò l'Incoronazione di Marià,
e nell'altra lo Sposalizio di
molti Santi, Tavola tanto bella, che pare
miniata; e all'Altar maggiore vi è di mano
di Ulisse Giocchi
restano attoniti per un prodigio del Santo.
Per ordine del Real Granduca Leopoldo
Conservatorio col disegno dell'Architetto
Giuseppe Salvetti, leggendosi sopra la Por-
ta del medesimo:
Dominicanae Familiae Virgines colligendas
extruxerat, Providentia Petri Leopoldi Opt.
Etr. Principis ad nobilium Puellarum Insti-
tutionem munifice ampliavit, perfecitque An.
Sal. MDCCLXXXVII.
Poco più oltre si giugne alle mura della Cit-
tà, di dove si arriva alla Porta al Prato.
Usciti dalla medesima s'incontra sulla si-
nistra uno spazioso stradone, che secondan-
do le mura della Città guida alle Cascine
dell'Isola.
E` questa una deliziosissima pianura, fian-
cheggiata dall'Arno e da un Canale artefat-
to, elegantemente variata di boschereccio,
di praterìe, e di coltivazioni, divisa da lun-
ghi viali di vario carattere, e di diversa di-
sposizione, che offre il più ameno passeggio,
ed abbondante divertimento di Caccia riser-
vata a
Alla distanza di circa un miglio in faccia
ad uno spazioso Parterre arricchito di diver-
ai ornati, e tramezzato da viali e pratelli
no di comodi sedili, fu nel 1787. inalzata
dai fondamenti una grandiosa Fabbrica di-
visa in tre distinte porzioni, eseguita sul
disegno dell'Architetto Giuseppe Manetti;
mentre le due laterali di più semplice ca-
rattere contengono vasti stalloni e fienili
per le Mungane che vi si alimentano. Le
logge che la cingono, arricchite d'analoghi
bassirilievi, somministrano il più gradito ri-
poso, e la più amena veduta della Campa-
gna e del concorso che nei giorni sereni, e
specialmente festivi è solito esservi nume-
roso. I tanti usi diversi ai quali è destinata
la Fabbrica, per la sua disposizione, non
cagiona la minima confusione. Oltra il som-
ministrar tutti i comodi necessarj ad una
copiosa Cascina ed all'azienda rurale, com-
prende un elegante Reale Casino, con quan-
to abbisogna al più grandioso trattamento.
L'industria degli Artefici Fiorentini nella
mobilia, negl'intaglj, nelle dorature non
ha da invidiare altre Nazioni, corrisponden-
do alle graziose Pitture campestri espresse
dai professori Gaetano Gucci, Giuseppe Sor-
bolini, Giuseppe Castagnoli, e Luigi Muli-
nelli, si nelle diverse stanze, come nella
Gallerìa, in cui fanno un mirabile effetto le
Luigi Acquisti, facendo così insieme trion-
fare la magnificenza, ed il gusto. Dalla Mu-
nificenza Reale fu accordata porzione di
questa fabbrica per chi volesse sollevarsi
portandosi quì a pranzo, e a far colazione
per mezzo di un Vivandiere a cui
rono dati per consegna diversi mobili, ed
utensili per il suddetto uso pubblico. Ri-
tornando in Città, presso questa Porta si
trova il
CASINO de' Principi Corsini, che era degli
Acciajoli, nell'atrio del quale esiste una
bella raccolta di antiche inscrizioni. Il det-
to Casino è situato in mezzo a due Chiese
di Religiose, che la prima, venendo dalla
Porta, è Santa Maria, e l'altra
Nella prima è osservabile all'Altar maggio-
re la Tavola de' Magj, che è di Girolamo
Macchietti, e i due Ovati sono di mano
d'Ignazio Hugfort, e oltre a quella vi è
una Pietà di Santi di Tito, e il Battesimo
di Nella se-
conda vedesi alla maggior Cappella una
Tavola di mano del Pontormo rappresentan-
te Maria,
ta è dipinta da Vincenzio Meucci, e l'ar-
chitettura da Giuseppe del Moro ove in una
Accanto al Terrazzino dei Principi, e in
altre stanze contigue merita di vedersi lo
Studio dei Fratelli Scultori Pisani dove si
lavorano Statue, Vasi, Cammini, e tutt'al-
tro che appartiene all'Arte della Scultura,
e specialmente per quello che riguarda il
lavorìo degli Alabastri dai medesimi intro-
dotto in questa Città, sapendosi che la per-
fezione degli Alabastri, e la miglior qualità
è quella che si ritrova in Toscana, e parti-
colarmente in Volterra, come ne fanno fede
la quantità dei Monumenti antichi che si
vedono fatti di tal genere dagli antichi Etru-
schi, essendo falso ciò che molti credono
che l'Alabastro sia di poca durata. I sud-
detti Scultori restano garanti di tutto quel-
lo che si potesse rompere nel tratto del viag-
gio, adempiendo le date loro commissioni.
In vicinanza si trova la Chiesa di
Tavola del Ghirlandajo rappresentante la
nascita di Gesù Cristo. Due altre a tempera
sono del Puglieschi, e un antica Immagi-
ne dell'Annunziazione di Pietro Cavallini.
Di quì entrando in Borgo, si arriva alla
Chiesa di
OGNIS-
OGNISSANTI, ove abitano i Frati Minori
dell'Osservanza di La faccia-
ta è di pietre forti con disegno del Nigetti
Architetto. Il basso rilievo di terra cotta,
situato sopra la porta di mezzo, è di Luca
della Robbia. La prima Tavola che si trova
entrando per la Porta principale rappresen-
tante
di Vincenzio Dandini Fiorentino discepolo
di Pietro da Cortona. Nella seguente lungo
la navata vi è da Lodovico Butteri espressa
l'Ascensione di Cristo; dopo questa vi è da
Matteo Rosselli effigiata Santa Elisabetta Re-
gina di Portogallo; ne segue la Madonna
col Bambino Gesù, e altri Santi di mano di
Santi di Tito. Tra questa, e la seguente
Cappella vi è dipinto a fresco da Domenico
del Ghirlandajo La Gloria di-
pinta a fresco nella Cappella della Capan-
nuccia è d'Agostino Veracini. Questa pit-
tura nel 1566. e l'altra di
stà dall'altra parte, furono segate dal mu-
ro del tramezzo, che vi era in questa Chie-
sa all'uso antico, e inserite con gran dili-
genza nelle pareti ove al presente si vedo-
no; ma l'altra di
Botticelli. Ne viene la Tavola di
cesco che è di mano di Niccodemo Ferruc-
cenzio Dandini; accanto il Pugliani espres-
se il Beato Salvatore da Orta, che risana in-
fermi. Voltando verso la crociata,
è di Jacopo Ligozzi. All'altro Altare vi è
zaro Baldi, i quadri laterali del Meucci, e
la tribuna di Matteo Bonechi. In testa alla
Crociata, la Tavola di
Dandini; i laterali d'Andrea del Castagno,
la tribuna con i due ovati di Giovanni Fer-
retti, e l'Architettura di Lorenzo del Moro.
Nella prima Cappella che segue vi è
sabetta dipinta da Giuseppe Pinzani con la
Cupolina di Ranieri del Pace, e dell'istesso
Pinzani è la
guente; l'altre Pitture furono eseguite da
Giovanni Cinqui. La Tavola che stà appesa
sopra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra
la Tavola di
ni, e i laterali del Ciceri. E` da ammirarsi
la maggior Cappella arricchita di marmi, e
la Cupola e i peducci di Giovanni da
vanni; a questo Altare isolato vedesi un pa-
liotto di pietre dure istoriato con alcuni
fatti di
Crocifisso di bronzo, opera di Bartolommeo
marmo sopra le porte del Coro, sono di An-
drea Ferroni di Fiesole; i quattro Santi del-
la Religione nelle nicchie, di Francesco Gar-
giolli da Settignano. I due quadri laterali,
che in uno Santa Chiara è opera di Cosimo
Gamberucci, e nell'altro
comunicato dagli Angioli è di Fabbrizio Bo-
schi. La facciata del Coro dipinta a fresco
è del Pinzani, che vi ha espresso Cristo che
caccia i Profani dal Tempio. Passata la Cap-
pella maggiore trovasi da Pier Dandini effi-
giato
son pure i due laterali. In faccia alla porta
della Sagrestìa è la Cappella di
rita da Cortona, ov'è la detta Santa dipinta
da Pietro Marchesini. Ritornando nella na-
vata trovasi la prima Tavola di
dino da Siena, opera di Fabbrizio Boschi:
nella seconda vi è un Crocifisso di legno,
del quale non è noto l'artefice. La statua,
che ne succede di
di Baldassar Bermoser Fiammingo; ed alcu-
ni vogliono che sia del nostro celebre Ma-
gni intagliatore in legno. Nella quarta è
l'Assunta di Tommaso da
ro di Angeli di sopra è di Santi di Tito.
Segue il Martirio di
La Tavola della
Nunziata è lavoro di Bartolommeo Trabal-
lesi, e l'altra Nonziata antica accanto alla
Porta di Pietro Cavallini. La soffitta è stata
fatta recentemente, il di cui sfondo fu di-
pinto da Giuseppe Romei, e l'ornato d'ar-
chitettura da Giuseppe Renucci. Conser-
vansi ancora in questa Chiesa molte Reli-
quie, e fra queste la Tonaca di
sco. Dopo la Chiesa ne viene il Convento,
in cui vi è un Chiostro con le lunette di-
pinte a fresco, cinque delle quali sono di
Giovanni da
quella in cui resuscita una bambina caduta
in caldaja, quella in cui sana una cieca, e
l'altra ove predica sopra un albero. Ne se-
gue una di Giovanni Garzia suo scolare, e
figliuolo. A sinistra dalla parte del Conven-
to per due intere navate sono 17. lunette
dipinte a sommo studio da Jacopo Ligozzi.
Nella navata lungo la Chiesa sono Pitture
eseguite da Nicodemo Ferrucci; e gli Uomi-
ni illustri dell'Ordine Serafico effigiati nei
peducci delle volte, sono di Fabbrizio, di
Francesco, e di Alessandro Boschi, prescin-
dendo da quella che è sopra la Porta, che
è del Meucci.
Nell'
Nell'ingresso della Porta laterale vi è il
Deposito del Dottor Agostino Veracini fat-
to erigere da Vincenzio Gotti suo Scolare,
e di cui è il ritratto. Le Pitture della Cap-
pella del Chiostro sono di Carlo Portelli di
Loro. Vi sono in questa contrada le abita-
zioni de' Buini, del Filicaja, de' Martellini,
de' Grifoni, del Benino, de' Cambi, e la
CHIESA di
segno di Carlo Andrea Marcellini, a cui è
annesso lo Spedale, tenuto da quei Reli-
giosi con molta pulitezza, e carità concesso
nel 1588 da Francesco I. In questo luogo
vi era la Casa di Amerigo Vespucci ritro-
vatore del nuovo Mondo, come si legge in
un'Inscrizione sopra la Porta. Seguitando la
via del Corso si vede in faccia il
PALAZZO de' Ricasoli fatto col disegno di
Michelozzo, il quale gode mediante un pas-
so sotterraneo un vago Giardinetto dalla
parte opposta sull'Arno, e quivi è il
PONTE ALLA CARRAJA, stato fabbricato nel
1218. architettato da Lapo. Dipoi per la
Vigna è da osservarsi il
PALAZZO, e LOGGIA de' Rucellai, col dise-
gno di Leon Batista Alberti. In poca distan-
za si trova la Chiesa di
una magnifica Cappella della Famiglia Ric-
cardi fatta col disegno di Giuseppe Broccet-
ti, ov'è un'Immagine dell'Annunziata di-
pinta a fresco da Pietro Cavallini. Nella re-
staurazione di questa Chiesa nel 1752. la
detta Cappella rimase nell'atrio, passata la
quale si vede il Deposito del Duca di Nor-
tumbria celebre per la di lui vasta Opera
marittima, intitolata l'Arcano del Mare;
dopo la prima Cappella, ov'è un Crocifisso,
si trova la bella Tavola del Passignano rap-
resentante
all'inimico; ne segue la terza nella quale
si vede lavorata da Benedetto Baglioni al-
lievo del Verrocchio una Pietà di terra cot-
ta vetriata con
nelle pareti laterali in due nicchie
Gualberto, e
desima vi è la Vergine Annunziata dall'An-
gelo di terra simile dell'istesso artefice. Sa-
liti nella Crociata si vede dipinto a fresco
Gesù mostrato al Popolo di Giuliano Tra-
ballesi. All'Altare in testa della Crociata
s'ammira la Tavola di Santi di Tito rap-
presentante
Turbe. Dipoi nella Cappella de' Minerbetti
il sepolcro di Piero Minerbetti è di mano
chio. Ne segue l'Altar maggiore posto in
isola; dietro al quale è il Coro dei Reli-
giosi. La Tribuna fu dipinta da Sigismondo
Betti. Passata la Cappella del Santissimo in
testa all'altra parte della Crociata vi è una
Tavola di Andrea del Minga rappresentan-
te Maria Vergine Assunta, con
mo, e Nella parete laterale vi
è dipinta a fresco da Tommaso Gherardini
una Madonna addolorata. Quindi trovasi la
Porta di fianco nel di cui ricetto osservasi
il Sepolcro del Vescovo di Fiesole Benozzo
Federighi con sua statua giacente di mar-
mo, con attorno un vago festone di fiori e
frutte, lavorato da Luca della Robbia, e
dipoi al primo Altare passata detta Porta
vedesi la Tavola di
Alessandro del Barbiere. Al secondo di ma-
no di Francesco del Brina una Tavola dov'
è dipinto
Gualberto,
zo Altare è di mano di Santi Pacini
Vescovo di Pistoja, che riceve in abito Pon-
tificale da due Pellegrini la Reliquia di
tà. Le statue che sono lateralmente all'ar-
co, sono di Domenico Poggini; e rientran-
nella quale si vede il
da Giovanni Rucellai col disegno di Leon
Batista Alberti, esattamente eseguito, con
le misure prese in Gerusalemme dal Sepol-
cro di Nostro Signore. Eravi in antico al
maggiore Altare una gran Tavola di Tad-
deo Gaddi con molti spartimenti di Santi,
e storiette diverse, quali divise in tanti qua-
dretti stanno adesso nell'appartamento del
Resta da am-
mirare tra le due porte la Tavola di Miche-
le di Ridolfo del Ghirlandajo, ove con ot-
timo gusto, e fatica espresse i diecimila
Martiri ai quali è dedicato questo Altare; e
ritornando al Ponte alla Carraja per lungo
l'Arno si trova il magnifico
PALAZZO de' Principi Corsini, d'Architet-
tura Toscana, fatto per la maggior parte
disegno di Pier Francesco Silvani e poste-
riormente accresciuto di appartamenti dop-
pj, scale, gallerìe, ed altre comode abita-
zioni, essendo una delle fabbriche più co-
spicue di questa Città. La Sala maggiore è
lunga braccia 40, e larga 25, ed è ornata
di varj colonnati, di statue antiche, e di
busti di marmo di mano d'eccellenti Scul-
tori. La soffitta è di Anton Domenico Gab-
più vago, nè più magnifico. Conduce a que-
sta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una
scala fatta col disegno di Antonio Ferri,
perchè cominciando con due grandi bran-
che, che si uniscono in un bel ricetto, ov'è
la Statua sedente del Papa Clemente XII.
Corsini, và a terminare in una, che è ar-
ricchita di nobile architettura, di pietre e
statue bellissime. Nel mentovato piano vi
sono otto appartamenti liberi, dipinti da più
valenti professori, e singolarmente dal me-
desimo Gabbiani, e dal Gherardini, Dan-
dini, e Puglieschi. Sono ancora arricchiti di
scale segrete, gallerìe, gabinetti, el altri
servizj; e per comodità de' medesimi evvi
una Cappella dipinta tutta dal Gherardini,
colla Tavola dell'Altare di Carlo Maratta.
Il piano terreno è altresì dipinto da' miglio-
ri Maestri d'Architettura. Oltre i preziosi
mobili, molti sono i quadri antichi, e mo-
derni de' più illustri maestri. Di quì segui-
tando il Lung'Arno trovasi il Palazzo Gian-
figliazzi, e dipoi il
CASINO DE'NOBILI, e quivi il
PONTE
Granduca Cosimo I., col disegno di Barto-
lommeo Ammannati, dopo l'inondazione,
sale della Città, e con rovina totale del Pon-
te, che vedesi però dipinto in Chiesa nella
Cappella Sassetti. E` adorno di quattro figu-
re di marmo, che rappresentano le quattro
stagioni dell'Anno. Il Verno, nella perso-
na di un Vecchio nudo, e tremante, è ope-
ra di Taddeo Landini. L'Autunno, e l'Esta-
te sono di mano di Giovanni Caccini, e
quella della Primavera fu lavorata dal Fran-
cavilla Fiammingo. Accanto ad esso vi è la
Volta, e l'antico
PALAZZO DEGLI SPINI ora del Marchese Fe-
roni, che fu architettato da Arnolfo di La-
po. Quivi presso vi sono le Case dei Buon-
delmonti, dei Torrigiani, degli Altoviti, e
degl'Alamanni, e de' Minerbetti, nelle quali
tutte vi sono ottime pitture, ed altre rarità.
Nel mezzo della Via si vede una
COLONNA di granito d'ordine dorico qui-
vi eretta nell'anno 1564 da Cosimo I. con
avervi fatta collocare sopra una statua di
porfido rappresentante la Giustizia di mano
di Romolo del Tadda di casa Ferrucci in
memoria d'avere ricevuta in questo luogo
la nuova della presa di Siena. Dicesi, che
fosse l'ultima Colonna levata dalle Terme
Antoniane, e donata al Granduca Cosimo I.
Dirimpetto alla Colonna appa-
risce di vaga vista il
PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col dise-
gno di Baccio d'Agnolo; dall'altra parte vi
è la Chiesa de' Monaci Valombrosani, chia-
mata
bricata circa al 1250. e la facciata fatta da
Bernardo Buontalenti nel 1595. Nel mezzo
sulla porta maggiore evvi un basso rilievo
rappresentante la Santissima Trinità, e pres-
so a mano sinistra
opere di Giovanni Caccini. Entrando trovasi
a mano destra effigiato da Tommaso da San
Friano
la Resurrezione di Cristo, con adornamenti
di marmi lavorati con somma maestrìa da
Benedetto da Rovezzano. Nella prima Cap-
pella della navata evvi un Crocifisso an-
tico, creduto dei Bianchi. Nella seconda
si vede effigiato
alle turbe, opera di
Nella terza è del Passignano il Cristo mor-
to retto dall'Eterno Padre, ed a basso so-
no
Nell'altre due Cappelle in una vi è una
Tavola antica di
maldolense, con una Annunziazione, e nell'
nedetto, e Bernardo della Scuola di An-
drea del Sarto. Segue la Sagrestìa, dentro
la quale vi sono varj quadri antichi, tra
i quali all'Altare la Nascita di Gesù Bam-
bino, che è una delle singolari opere del
Ghirlandajo; e sopra questa nella parete ri-
mirasi l'adorazione dei Magi di mano di
Gentile da Fabriano; e dalla parte opposta
all'ingresso della Sagrestìa una Madonna di-
pinta da Cimabue. Altra Tavola con Gesù,
Maria, e i
di Mariotto Albertinelli; una Pietà del Bea-
to
detto, e
vinetti; ed alcuni altri Santi Vallombrosani
dipinti da Piero Dandini. Presso la porta di
essa in Chiesa stà appesa una Tavola di
Agnolo Bronzino, nella quale dipinse una
Pietà. Ne segue la Cappella dei Sassetti di-
pinta a fresco dal predetto Ghirlandajo, con
diversi fatti della Vita di
sisi; e la Pietà di marmo sull'Altare è la-
voro moderno di Vittorio Barbieri. Appres-
so è la Cappella di
pareti della quale sono due Tavole, ove è
in una
co, opera di Taddeo Mazza, nell'altra Do-
plicazione del Pane, e Vino fatta da
Gualberto; la Concezione in un quadretto
sopra l'Altare è d'Ignazio Hugford, sup-
plendo per Tavola un bel Tabernacolo in
cui si conserva una Mascella del Santo.
Contiguo a questa Cappella è l'Altar mag-
giore sopra il quale si venera l'Immagine
del Crocifisso, che chinò la testa a
Gualberto; il Presbiterio fu disegnato dal
Buontalenti con due scalette in due nicchie,
che è degno d'ammirazione. Quindi trovasi
la Cappella degli Usimbardi incrostata di
marmi Carraresi, e pietre di diversi colori;
con due sepolcri di diaspro nero, sopra dei
quali son ritratti al naturale due Vescovi
di quella Famiglia lavorati da Felice Pal-
ma, cioè Pietro Vescovo d'Arezzo, e Usim-
bardo Vescovo di Colle. Nell'Altare in una
nicchia di diaspro nero vedesi un Crocifisso
di bronzo del sopraddetto Palma. Sono di
grande stima le due Tavole nelle pareti, il
ro di Cristofano Allori; l'altra quando ri-
ceve le Chiavi da Cristo, fu colorita da Ja-
copo da Empoli. Le lunette a fresco sopra
di esse sono di
Tribuna è di Fabbrizio Boschi, Il Paliotto
bronzo il Martirio di
Tiziano Aspetti Padovano nipote del cele-
bre Pittor Tiziano. Al prossimo Altare è
una Pietà di Giuseppe Perini, di cui late-
ralmente è il quadro di
cia al quale
Pianeta dalle mani di Maria, lavoro d'Igna-
zio Hugford. Segue la Cappellina dipinta a
fresco da Bernardino Poccetti, con varj fat-
ti di Rientrando nella
navata la prima Tavola di
Perini, la seconda di Lorenzo Bicci. La ter-
za ove è effigiato lo Sposalizio di
na, è una copia di
zati, da Paolo Veronese, ed in questa Cap-
pella è da notarsi il Sepolcro di Giuliano
Davanzati. Nella quarta, da una parte il
portar della Croce è del Vignali, dall'altra
l'orazione all'Orto è del Rosselli. Alla se-
guente Cappella ornata di marmi e colonne
è l'Annunziazione dell'Empoli, le due sta-
tue rappresentanti la Pace, e la Mansuetu-
dine, sono di Giovanni Caccini; la morte
di
Martirio di
la Cupola di Bernardino Poccetti è così bel-
la che più non si può desiderare. Fra le due
piata da Desiderio da Settignano, e termi-
nata da Benedetto da Majano. Di quì uscen-
do si potrà vedere la vicina
CHIESA DE' SANTI APOSTOLI, una delle più
antiche di Firenze, dalla quale il Brunelle-
sco prese l'idea per le fabbriche di
renzo, e di Entrando si trova a
mano destra la Tavola di mano del Gam-
berucci, rappresentante
spensa elemosine. Nella seconda il
Roncalli dalle Pomarance vi ha dipinto
lo storpiato. Alla terza vi è la celebre Ta-
vola della Concezione, opera di Giorgio Va-
sari. Nella seguente vi è un antico quadro
dell'Annunziazione. Passata la quinta Cap-
pella di
to di Oddo degli Altoviti, ammirabile per
la finezza de' fogliami, festoni, e rilievi in
marmo, opera di Benedetto da Rovezzano,
e quindi la Sagrestìa, e l'Altare appresso
ov'è un'antichissima Immagine di Maria;
ne viene la Cappella maggiore rinnovata
col disegno di I due
busti laterali in marmo, che uno rappresen-
ta Carlo Magno, che fece edificar questa
Chiesa, e che fu consacrata dall'Arcivesco-
nio Altoviti, sono di Giovanni Caccini. Se-
guita la Cappella degli Acciajoli dove sono
lavori assai belli di Luca della Robbia. Do-
po questa, e un altro Altare appresso, tro-
vansi cinque Cappelle, nella prima vi è di-
pinto da Tommaso da
di Cristo, nella seconda vi è di Stefano Ma-
rucelli
Lucifero. Ne succede la Cappella di
cesco di Sales, ove si ammira il Santo Ve-
scovo inalzato alla Gloria, opera del cele-
bre Anton Domenico Gabbiani. La volta
poi a fresco è del Bonechi. Appresso la qua-
le vedesi un Crocifisso che esisteva nella
soppressa Chiesa di
è un Accanto si trova il
PALAZZO già della Famiglia Borgherini,
ora del Turco Rosselli, che è disegno di
Baccio d'Agnolo, e nella sala vi è un Cam-
mino di pietra serena di gran mole, lavo-
rato a bassirilievi da Benedetto da Rovezza-
no. Dipoi passato il Palazzo degli Acciajo-
li, che corrisponde con buona facciata
sull'Arno, voltando a mano sinistra si
giunge alla
LOGGIA di Mercato nuovo fatta fabbricare
dal Granduca Cosimo I. nell'anno 1548. per
disegno di Bernardo Tasso. Sotto questa
Loggia esiste nel pavimento una rota bian-
ca, e turchina come erano appunto le rote
dell'antico carro detto il Caroccio sopra cui
si poneva in tempo di guerra lo Stendardo
Repubblicano bianco, e rosso. Si vede la-
vorato in bronzo un Cinghiale, che versa
acqua per comodo pubblico, opera di Pietro
Tacca, tratta dall'antico della Gallerìa.
Sopra questa Loggia in alcuni stanzoni vi
si conservano tutti i Contratti originali che
restano duplicati nei Protocolli de' Notari
esistenti nell'Archivio Pubblico. All'intor-
no, e vicinanza di essa Loggia vi sono le
Botteghe, che servono alle manifatture e
traffico delle Sete; e quì vicino esistono il
Monte Comune, e il Magistrato della Co-
munità di Firenze. Seguitando il cammino
per la via di Calimala si arriva al
MERCATO VECCHIO, che per ischerzo chia-
masi il Giardino di Firenze, attese le molte
delizie, che in abbondanza vi si trovano.
Quivi si vedeva sopra una Colonna di gra-
nito una statua di pietra di mano di Dona-
tello, rappresentante la Dovizia; ma essen-
do stata guastata dal tempo vi fu collocata
altra statua simile, scolpita da
Restano quivi appresso le abitazio-
ni degli Ebrei dette il
GHETTO, ove per avanti era un postribo-
lo, di cui fanno menzione diversi Scrittori
citati dal Baldinucci nella Vita del Buonta-
lenti. Questo Ghetto è stato ampliato con
abitazioni assai comode. Riprendendo il
cammino a Ponente per il Corso de' Barberi
è da osservarsi un Satiretto di bronzo di
si giunge al
PALAZZO del Duca Strozzi fatto fabbrica-
re da Filippo Strozzi nel 1489. II primo di-
segno di questa fabbrica fu dato da Bene-
detto da Majano, sebbene poi proseguito
dal Cronaca, il quale nella parte interiore
murò ordine di architettura, essendo per di
fuori Toscano, con bozze di pietra forte,
di grandezza non ordinaria, e per di den-
tro è dorico e corintio, come si vede nel
Cortile. Rimane questo Palazzo da ogni par-
te isolato, ed ha nella sommità un bel cor-
nicione. Dalla parte opposta è osservabile
alla metà della strada la facciata di altro
Palazzetto del medesimo Duca Strozzi, di-
segno di Gherardo Silvani. E sopra la Por-
ta della Casa Uguccioni, vi è un busto del
Granduca Francesco I. de' Medici scolpito
da Appresso è il
CANTO DE' TORNAQUINCI dov'è la Loggia
di essa antica Famiglia, disegno del Cigoli,
annessa al Palazzo fatto fabbricare da
Tornabuoni col disegno di Michelozzo Mi-
chelozzi, ove nacque Leone XI. spettante
ai Marchesi Corsi, dai quali fu essa Loggia
restaurata, nel qual Palazzo vi è un'ampia
Gallerìa con eccellenti Quadri; in faccia
al quale si trova quello de' Viviani, dopo
quello dei Giacomini, la cui architettura è
opera di
quello dello Scalandroni dipinto in gran
parte da Diacinto Fabbroni, quello degli
Antinori, quello de' Pasquali, con più altri
dai quali è circondata la Chiesa di
ri, dove già abitavano i soppressi Padri Tea-
tini, ora Chiesa Parrocchiale ufiziata da' Pre-
ti Seco ari, chiamata comunemente
tano, fatta da' fondamenti restaurare dal
Cardinal Decano
disegno di Matteo Nigetti Architetto, e di
Gherardo e Pier Francesco Silvani. Questa
si può annoverare tra le più vaghe, e più
adorne della nostra Città. Sonovi quattro
bellissime statue di marmo. una delle quali
sopra la porta, è di Baldassar Bermosel
Fiammingo, del quale è ancora il
drea Avellino è opera dell'Andreozzi. Mag-
giori però, e di vaga apparenza sono gl'in-
teriori ornamenti, imperciocchè divisati con
architettura d'ordine composito, ed arric-
chiti di pietre serene, son lavorate con sin-
golar pulitezza. Osserveremo le Cappelle in-
crostate di marmi, e adorne di belle pitture
a fresco, e di Tavole molto stimate. Nella
prima all'entrare a man destra vedremo la
Tavola del martirio dell'Apostolo
drea, di mano di Antonio Ruggieri. La se-
conda, dov'è dipinto l'Arcangiolo
chele, e i due quadri delle pareti sono del
Vignali, e la volta è dipinta con molto ar-
tifizio dal Colonna; e nella terza Matteo
Rosselli dipinse
Compagno. Accanto a questa Cappella è il
Sepolcro coll'Inscrizione, e ritratto dell'Av-
vocato Agostino Coltellini Fondatore della
celebre Accademia degli Apatisti. In faccia
poi della Croce, di mano d'Ottavio Vannini
è dipinta l'adorazione de' Magi, e alla Cap-
pella che segue, vi è del detto Rosselli una
Tavola della Natività di Nostro Signore.
L'Altar maggiore, posto nella Tribuna di
mezzo tralle altre cose di pregio, ha un ric-
chissimo Ciborio d'argento, opera di Bene-
Bello è il Cristo di bronzo,
di mano di Francesco Susini, e vaga la Cu-
pola della Tribuna, dipinta dal Padre Gal-
letti Teatino, che dipinse la volta della det-
ta Chiesa. Seguitando dall'altra parte, nella
Cappella vicina all'Altar maggiore, è una
Tavola di
faccia alla Croce, un'altra simile del Bili-
verti di gran bellezza. Nella Cappella di
la Tavola del detto Santo in atto di esser
colpito dall'accidente apopletico. Nella
Cappella di mezzo Pietro da Cortona dipin-
se la Tavola del Martirio di
Nell'ultima vi è una Concezione con varj
Santi di mano di Diacinto Fabbroni. Ador-
nano ancor questa Chiesa 14 Statue di mar-
mo, che dodici rappresentano gli Apostoli,
con bassirilievi a piè di quelle, esprimenti
il loro martirio. Le statue di
Paolo sono di
no del Novelli, e le altre del Caccini, Pia-
montini, Fortini, Pettirossi, Cateni, e Ba-
ratta. Camminando poi verso il Canto de'
Carnesecchi, si ritrovano a man sinistra i
Palazzi del
talenti, ove è una sala dipinta da Bernardi-
no Poccetti; e quello detto del Mandrago-
seguito del Granduca Francesco I. con la
Bianca Cappello che poi divenne sua mo-
glie; e a destra troveremo la Chiesa di
fabbricata con disegno di Arnolfo di Lapo,
essendovi altra antica Chiesa, che era stata
consacrata dal Pontefice
Entrando a mano destra è la Tavola di ma-
no del Cigoli, nella quale è dipinto
berto Carmelitano in atto di liberare uno,
che pericolava nell'acqua; ed anco quella
del Pugliani, che rappresenta la Maddalena
Penitente in atto di ricevere nella sua grot-
ta da Segue il
martirio di
i laterali sono d'Antonio Giusti. Degna di
lode è la Cappella de' Carnesecchi, la volta
della quale fu dipinta da Bernardino Poc-
cetti, e le due statue di marmo di
lommeo, e
Caccini; La Tavola di
di ricever le Stimate è delle bell'opere di
Piero Dandini. Nella quinta Cappella ado-
rasi un Crocifisso di rilievo con alcuni San-
ti. La pittura nella Volta è di Giuseppe Ro-
mei. Passato l'Altar maggiore è la Cappel-
la del Sagramento, e quindi quella degli
terrano rappresentò il Ratto d'Elìa, con bel-
lissime figure, tramezzate da stucchi dora-
ti; La Tavola dell'Altare della Madonna è
del Biliverti. Ragguardevoli sono le due
Tavole, che seguono, quella di
Maddalena de' Pazzi di mano d'Onorio Ma-
rinari, e l'altra di
miglia dipinta da Matteo Rosselli, sopra le
quali Vincenzio Meucci dipinse li due sfon-
di che vi si veggono. Degna di grande sti-
ma è la Tavola del Passignano rappresen-
tante la venuta dello Spirito Santo. Una sin-
golar memoria era già in questa Chiesa, og-
gi perita, cioè il Monumento stato fatto a
Salvino di Armato degli Armati nel 1317.
inventore degli Occhiali. Nel Chiostro del
Convento si vede in un canto una delle
quattro Colonne che reggevano il Sepolcro
di Ser Brunetto Latini maestro di Dante, la
quale ha l'Inscrizione che lo dimostra. Ivi
pure si vedono alcune Pitture a fresco fatte
dal Poccetti, e da Nicodemo Ferrucci. Pres-
so questa Chiesa vi è il
PALAZZO del Beccuto Orlandini, moder-
namente accresciuto. Sulla Piazza vi è il
PALAZZO Martini. Sul Canto ove era il
Seminario ed oggi la Locanda di Pio Lom-
del Caccini. Non lontano da questo vi sono:
il Palazzo de' Marchesi Malaspina, del Balì
Martelli, del
Piazza Madonna quello degli Aldobrandini
ripieni di ottimi lavori di Pitture, e Scul-
ture. Quivi vicino rimirasi il Giardino, e
Palazzo de' Gaddi con statue, pitture, me-
daglie, e altre antichità; Dipoi prendendo
la strada a man destra in Via dell'Amore
osserveremo la Casa fatta fabbricare con gli
onorifici donativi di Luigi XIV. Re di Fran-
cia da Vincenzio Viviani primo Mattemati-
co del Granduca Cosimo III. Scolare del Ga-
lileo. Nella facciata di questa Casa, eretta
col disegno del Senator
il vecchio, alla qual Famiglia appartiene,
vedremo sopra la Porta maggiore l'effigie di
bronzo in rilievo, gettata da
Foggini, e dall'espresso ne' Cartelloni late-
rali, nei quali vengono indicate notizie in-
teressanti le sue scoperte (1) In questa Casa vi abita il vivente
Senatore
pradetto, il quale possiede tutti gli Scritti del
Galileo, e una scelta Librerìa di materie Ar-
chitettoniche, d'Istoria, e Belle Lettere. Entrando sulla
remo a man destra il
PALAZZO de' Cerretani, dove è una Galle-
rìa con antiche Statue, dipinta da Vincen-
zio Meucci, e di pitture eccellenti possedu-
ta in oggi dalla Marchesa Cassandra Cap-
poni. E volgendo dipoi per la via di Val-
fonda è da vedersi la Getterìa delle Cam-
pane, e altri lavori di bronzo del Moreni;
e dipoi è da osservarsi il
CASINO dei Marchesi Riccardi in Valfon-
da, già dei Marchesi Bartolini, pieno di Sta-
tue antiche e moderne, e di pitture eccel-
lenti, tra le quali nella Cappella è la volta
a fresco del Volterrano, con un Giardino
vasto, e delizioso, in cui si vede la statua
di Papa Bonifazio VIII., che prima era nella
facciata del Duomo. Uscendo dal Casino
suddetto, e voltando in Via nuova, si vede
alla metà di essa un Tabernacolo con pit-
tura di Giovanni da
QUARTIERE
LA CHIESA DI
disegno di Filippo di Ser Brunellesco;
l'architettura di questo gran Tempio d'or-
dine corintio è con somma perfezione con-
La sua lunghezza a 160. braccia si
estende, e di larghezza 54, e la crociata ha
braccia 98. Vien diviso in tre navate repar-
tite da bellissime colonne di pietra bigia
tutte d'un pezzo, sopra le quali l'architra-
ve, il fregio, e il cornicione ricorrono. So-
no 38. le Cappelle adornate di bellissime
Tavole. A man destra vi è un'antica Ta-
vola rappresentante l'Assunzione di Maria,
con Adamo steso in terra sopra la vanga al-
lato a un Fico, che credesi di un bravo al-
lievo del Francabigio; dopo evvi un ammi-
rabile copia in marmo del Gesù morto in
grembo alla Madre, di Michelagnolo, che
stà in
di Baccio Bigio suo Discepolo, in modo che
tanto è il veder questa che l'originale. Ne
viene l'Altare di
in legno si dice del Sansovino, e ne' lati
della Cappella vi sono due Angeli di mano
del Francabigio, e quindi la Tavola dello
Stradano, ove dipinse Cristo, che scaccia
i Profanatori dal Tempio. La Tavola di
Alessandro Gherardini. Quindi trovasi di Do-
menico Passignani la lapidazione di
fano. Nell'ultima Cappella vedesi egregia-
mente scolpito in marmo l'Arcangelo Raf-
ta. Voltando nella traversa a man destra,
la seconda Tavola che si trova, è di Fra Fi-
lippo Lippi. Quindi l'Altare della Madonna
della Cintola, e quello appresso, ove si con-
serva il Crocifisso de' Bianchi, trovasi in al-
tra Tavola di Fra Filippo, ove dipinse la
Vergine col Bambino, e Ne se-
guita l'apparizione della Vergine a
nardo, che fu lavorata da Pietro Perugino,
ma trasferito l'originale in Casa Capponi da
pia, fatta per mano di Felice Riposo, da
cui pur son fatti dai lati
Seguono due Cap-
pelle, che in una dipinse il Sagrestani lo
Sposalizio della Madonna, e l'altra Gaetano
Gabbiani il
fanciulli uccisi da un Oste. Voltando dietro
al Coro vi sono altre otto Cappelle, nella
prima è di Aurelio Lomi Pisano la visita
de' Magi con belle storiette nel grado dell'
Altare: E appresso vi è la Vergine con al-
cuni Santi di mano di Giotto, ove è sepolto
il celebre Letterato Piero Vettori; contigua
a questa viene una Tavola di Maria di San-
dro Botticelli; appresso vedesi la Tavola dei
Martiri di Alessandro Allori, di cui pure nel
adultera presentata a Cristo. Vien poi di
mano del Vignali la Beata Chiara da Mon-
tefalco nell'atto di ricever la Comunione
per mano di Nostro Signore; ne seguono al-
tre due Cappelle, con piccole Tavole anti-
che credute di Sandro Botticelli; e voltan-
do all'altra Tribuna, e passate le altre tre
Cappelle, è da osservarsi all'Altar del Sa-
cramento l'architettura, le piccole statue,
i bassirilievi, il tutto lavorato in marmo
dal celebre Andrea Contucci da Monte San
Savino; quindi dopo altre tre Cappelle tro-
vasi di mano di Benedetto del Ghirlandajo
il portar della Croce, e la Trasfigurazione
del Signore di Piero di Cosimo. E rientran-
do nella navata, alla prima Cappella ornata
di preziosi marmi, vedesi la bella Tavola
di Agnolo Bronzino, ove figurò l'apparizio-
ne di Cristo alla Maddalena; e nella secon-
da trovavasi di mano del Rosso la Vergine,
il
vola essendo stata trasferita nel Palazzo
Reale, fu quì posta la bella copia, che si
vede di mano del Petrucci. Passato l'Orga-
no, di Ridolfo del Ghirlandajo è la Tavola
di
dopo la quale da Rutilio Manetti si trova
spensa limosine ai Poveri: ne segue la Ta-
vola del Beato Giovanni da
Nella penultima Cappella è un
esattissima copia di Taddeo Landini del Cri-
sto abbracciato alla Croce scolpito in mar-
mo, il di cui originale di Michelagnolo Buo-
narroti stà in Roma nella Chiesa della Mi-
nerva; nell'ultima è la Resurrezione di Cri-
sto, della Scuola del Francabigio. La Cap-
pella maggiore, quanto bella per l'architet-
tura, altrettanto per la materia magnifica,
e ricca resta in mezzo della Tribuna, da
ogni parte isolata, ed ha la forma d'un pic-
colo Tempio, ergendosi sopra varie colon-
ne una cupoletta, sotto la quale è situato
l'Altare lavorato di pietre dure, e preziose,
come altresì il Ciborio dell'istesso lavoro da
Resta dietro all'Al-
tare il Coro di figura ottagona, tutto di
marmi Carraresi e ornato di statue di mar-
mo scolpite da Giovanni Caccini, che diè il
modello di tutta quest'opera, nella quale
dalla Famiglia Michelozzi, che ne fu la fon-
datrice, grandissime somme furono impie-
gate. Dalla parte sinistra rimane la Sagre-
stìa con un bel ricetto avanti, fabbricata
col disegno del Cronaca, ed il ricetto è di-
no, nella cui Sagrestìa vedremo una bella
Tavola di Fra Filippo Lippi, dove dipinse
la Vergine col Figlio, e con Angeli e Santi
d'attorno. Un'altra se ne trova di un
mi di mano di Alessandro Allori, con al-
tra pittura a fresco dell'apparizione che eb-
be
Angelo in forma di bambino, di Bernardi-
no Poccetti. Ammirasi il Campanile della
Chiesa, condotto col modello di Baccio
d'Agnolo. Le pitture del Chiostro sono di
Atanasio Bimbacci, e nel Convento si tro-
vano altre pitture di pregio. Uscendo da
questo Tempio vedesi sul Canto di questa
Piazza il Palazzo dei Marchesi Guadagni,
e volgendo a mano destra si arriva alla
Chiesa di
tenenza dell'Auditor
chieri Colombi, che permise nel 1792. che
facesse tutte le Sacre funzioni la Confrater-
nita di
dallo Stagi, lo sfondo della soffitta da Si-
gismondo Betti, e da Giuseppe Zocchi la
tribuna della Cappella maggiore, al di cui
Altare la Tavola rappresentante
Quella a destra, entran-
do, ove è effigiato
no, è d'Ignazio Hugsfort, di cui pure sono
li due medaglioni rappresentanti il marti-
rio, e la morte di detto Santo, come ancor
l'Angelo Custode in un piccolo ovato sul
grado dell'Altare: in faccia a questo Pietro
Marchesini lo dipinse il Beato Alessandro
Sauli, e i due medaglioni sono del predetto
Giuseppe Zocchi. Di quì passando avanti
nella via più vicina, a man destra vi sono
i Palazzi degli Antinori, del Rosso, Baldo-
vinetti, e quello dei Castelli, ora del Mar-
chese Feroni stato assaissimo accresciuto di
fabbrica, e giardino per avere in esso incor-
porato il soppresso Monastero di
e proseguendo si trova la Chiesa delle Reli-
giose Agostiniane di
evvi una Tavola di Alessandro Gherardini
rappresentante Maria che porge il Bambino
Gesù alla detta Santa. Lo sfondo della vol-
ta è dell'Ulivelli. Poco distante si trova la
Chiesa dei Padri Carmelitani detta il
CARMINE. Questo vasto Tempio che fu
cominciato fino dei 30. Giugno 1268. era il
più ricco di eccellenti Pitture che fosse in
questa Città, sì a fresco sulle pareti, che a
Per vie più
abbellirlo e ricoprirne i cavalletti della Tet-
toja si risolverono i Religiosi di farvi una
soffitta d'intaglio in legno con tre sfondi di
Pittura, col Disegno, e opera di Pietro Per-
tici Intagliatore, al qual lavoro vi fu posto
mano nel 1765. Era già quasi il tutto ter-
minato, e collocate le Pitture negli sfondi
lavorati da tre valenti Pittori, Ferretti, Fer-
ri, e Burci, quando nella notte anteceden-
te al dì 29. Gennajo 1771, fu nello spazio
di poche ore tutto distrutto dal fuoco Chi desiderasse però la descrizione delle
abbruciate Tavole
na questa Chiesa, la troverà nel Borghini, nel
Brocchi, nel
di guesto Libro.
Per tale deplorabil caso non poco si sbigot-
tirono quei Padri, con tutto ciò animati da
vero zelo si risolverono di dar di nuovo ma-
no a questa grandiosa fabbrica, di cui non
erano restate se non le mura danneggiate
ancora esse dal fuoco, per la qual cosa col
disegno dell'Architetto Giuseppe Ruggieri,
datasi quasi subito mano all'opera, ne fu
benedetta la prima pietra dall'Arcivesco-
vo Incontri ne' 12. Luglio dell'istesso an-
no 1771. essendone commesso l'incarico per
Rimini, il quale con somma sollecitudine
la condusse al suo compimento. Terminata
questa fabbrica furono prescelti a dipingere
la volta, e gli sfondi della Crociata i due
rinomati Pittori Domenico Stagi per l'Ar-
chitettura, e Giuseppe Romei per le figure,
il quale parimente dipinse la Cupola effi-
giandovi i personaggi più gloriosi del vec-
chio, e nuovo Testamento, e nei tre sfondi
laterali si vedono in quello del Coro il Pro-
feta Elìa rapito sul carro di fuoco, in quel-
lo dalla parte di
il capo a
nell'altro il Beato Angelo Mazzinghi in glo-
ria; e nello sfondo della gran navata della
Chiesa l'Ascensione al Cielo del Nostro Si-
gnor Gesù Cristo. Terminato il lavoro, que-
sta Chiesa fu consacrata dal vivente Ar-
civescovo Antonio Martini nella mattina
de' 15. Settembre 1782. E facendomi a de-
scrivere le Cappelle a destra dalla Porta
maggiore osserveremo al primo Altare una
Tavola rappresentante Tobia in atto di gua-
rire il cieco suo Padre dipinta dal Ganbac-
ciani, al secondo vedonsi di mano di Bernar-
dino Monaldi i Funerali di
Maria, e la Maddalena ai piedi è opera di
Giorgio Vasari; Ne segue al quarto la Vi-
sitazione della Vergine a
mano di Aurelio Lomi; nel quinto osservasi
una Pietà dipinta da Antonio Guidetti. Sa-
lendo nella crociata accanto alla Sagrestìa
vedesi la Cappella della
Carmine, in cui si godono le bellissime pit-
ture rappresentanti la Vita di
stolo, di Masolino da Panicale, e di Masac-
cio suo Discepolo, che vinse di gran lunga
il Maestro, e fu il primo che aprisse la stra-
da alla buona maniera, e alla perfezione
dell'Arte, ed essendo morto Masaccio in
età giovanile fu terminata da Filippo Lippi
figlio di Fra Filippo; dalle quali pitture
hanno appresa la perfezione dell'Arte i più
sublimi Maestri i quali studiarono in que-
sta Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra
Bartolommeo di
Buonarroti, Andrea del Sarto, Raffaello da
Urbino, e tanti altri rinomati Professori,
come leggesi nel Vasari Nella Sagrestìa
fu collocata sopra la Porta una Tavola rap-
presentante il Martirio dell'Apostolo
copo, di mano di Lorenzo Lippi, che per
l'avanti esisteva nella Compagnìa di
Usciti si trova la Cappel-
la lavorata a Stucchi dal Portogalli colla
Tavola in cui è figurato il
Manetti: il
cupolina, e i peducci sono opera di Cipriano
Lensi, come pure sono dell'istesso i due
quadri laterali a fresco, nei quali vedesi la
Predicazione, e Decollazione del Santo Pre-
cursore. Passando al magnifico Altar mag-
giore circondato da un balaustro, e tribu-
na, fu fatto senza risparmio di spesa costrui-
re di finissimi marmi dal Marchese Lorenzo
Niccolini con un gran Ciborio di marmi,
pietre rare, e bronzi dorati con sportello,
ove vedesi espresso il Salvatore lavorato in
argento. Nel Coro è un bellissimo Deposito
di marmo lavorato con finissimi intagli, e
animali da Benedetto da Rovezzano che era
destinato per Piero Soderini Gonfaloniere
perpetuo della Repubblica Fiorentina. Il di-
segno dell'incassatura del nuovo Organo è
dell'Architetto Giulio Mannajoni, eseguito
coll'intaglio di Pietro Pertici; la gran tela
del medesimo rappresentante Maria in atto
di dare il sacro Abito a
alta braccia 14. fu dipinta dal sopralodato
Romei; l'Organo poi è dei migliori che sie-
no in questa Città, lavorato dal nobile, ed
tepulciano. Accanto all'Altar maggiore ne
segue dall'altra parte la Cappella del
cifisso della Provvidenza, ove si conserva la
miracolosa Immagine; La cupoletta con i
peducci, e due ovati laterali fu dipinta da
Agostino Bosi rappresentante
gloria; I due quadri laterali dipinti a olio,
quello dell'Esaltazione della Croce in
Evangelii
di Gennaro Landi in cui copiò la famosa
Tavola di Gregorio Pagani, rappresentante
l'Invenzione della Croce, che restò vittima
dell'incendio. Ne segue ora la magnifica
Cappella della Casa Corsini, ove è il Corpo
incorrotto di
Convento, poi Vescovo di Fiesole, e Ante-
nato di sì illustre Prosapia, quale restò il-
leso dall'incendio. La qual Cappella, non
ostante le fiamme, che vi furono, per il
molto legname, oltre a due delle migliori
Tavole di Chiesa che vi eran riposte, non
restò tanto danneggiata da non potersi ri-
mettere nella sua primiera bellezza, come
dalla detta Famiglia Corsini fu riaccomoda-
ta, ed abbellita. Questa fu edificata col di-
segno di Pier Francesco Silvani, incrostata
di marmi bianchi di Carrara, e di misti di
d'architettura composita. In faccia sopra
l'Altare, è una Tavola di marmo bianco
lavorata con grande eccellenza di alto ri-
lievo da
rato il Santo fra le nuvole in atto d'es-
ser rapito al Cielo da varj Angioletti. So-
pra questa si vede Iddio Padre, scolpito in
marmo da Carlo Marcellini, ed in mezzo
all'Urna ove stà riposto il sacro Corpo, un
bassorilievo d'argento d'eccellente lavoro.
Anche nelle due bande laterali sono due Ta-
vole dello stesso Foggini, in una è figurato
il Santo disceso dal Cielo per assistere all'
esercito Fiorentino, quando nella battaglia
d'Anghiari messe in fuga, e superò quello
di Filippo Visconti Daca di Milano con lot-
to da Niccolò Piccinino suo Generale: e
nell'altra si rappresenta quando nel cele-
brare la Messa gli comparve la Santissima
Vergine con uno stuolo di Angeli, profe-
rendo verso il Santo quelle parole:
meus es tu, quia elegi te, & in te glori bar.
La Cupola fu dipinta da Luca Giordano.
Non passeremo sotto silenzio le memorie.
che quivi si trovano degli Uomini illustri
di questa Famiglia, e specialmente di Piero
Corsini Vescovo di Volterra, e poi di Firen-
di Clemente XII. Uscendo da questa Cap-
pella a mano destra trovasi quella della
Comunione (ove già esistevano le Pitture
dello Starnina esprimenti la Vita di
rolamo). La Tavola che ora vi si vede rap-
presentante la Deposizione dalla Croce di
Nostro Signore è di mano di
Ferretti; la cupolina ove è espresso il Re
Melchisedech in atto di offerire a Dio il Pa-
ne, e il Vino per la Vittoria di Abramo, fu
dipinta dal sopradetto Romei. Descendendo
nella navata si trova la prima Cappella con
la Tavola rappresentante
na de' Pazzi in atto di ricevere il velo da
Maria di mano di Giuseppe Antonio Fab-
brini. Nella seconda vi è una Tavola di
Maria Butteri, rappresentante il Centurione
che chiede al Redentore la salute per il suo
servo. Nella terza vi è la Natività di No-
stro Signore dipinta da Francesco Gambac-
ciani. Nella quarta si vede un'Annunzia-
zione di Maria di mano di Bernardino Poc-
cetti. E nell'ultima il Dottor
sco Viligiardi a cui apparteneva, ci fece
porre una Tavola rappresentante l'Adora-
zione dei Magi di mano del celebre Grego-
rio Pagani. Alla bellezza, e grandezza di
cissimo di gran numero di Religiosi. Ha due
Chiostri spaziosi, in uno de' quali è dipinta
dal Bettini, e dall'Ulivelli la vita del gran
Profeta Elìa, e di varj Santi Carmelitani; e
nel secondo vi è una lunetta bellissima del
Poccetti, che rappresenta il miracoloso fuo-
co sceso dal Cielo per il Sacrifizio offerto
da Elìa al vero Dio. Uscendo da questo
Chiostro si trovano accanto alla Chiesa le
Scuole pubbliche di
varj Sacerdoti. Trapassando la Piazza quasi
in faccia di essa a destra vi è il Palazzo Cap-
poni che oltre a varie belle pitture ha un
Museo d'Istoria Naturale, e quivi appresso
l'abitazione dei Soderini; e a sinistra per
il Borgo
rocchiale di
CESTELLO, E
vano sino dal 1628. i soppressi Monaci Ci-
stercensi; Questa fu fabbricata col disegno
del Colonnello Cerruti di Roma. Tutte le
Cappelle furono decorate di stucchi dal Mar-
cellini. Entrando dalla Porta a mano destra
si trova la
opera di Giovanni Sagrestani, e la cupolet-
ta e l'altre figure che l'adornano sono di
Matteo Bonechi. La seconda è di mano di
sto il
è nella Tavola espressa la Natività di Ma-
ria, è d'Alessandro Gherardini. Il quadro in
testa alla crociata col martirio di
viene da Guido Reni. L'altro in faccia di
Boschi. La Tavola che è situata nel Coro
con Maria, ed altri Santi è del
radi. La Cupola è del Gabbiani, e i peduc-
ci furono più anni dopo dipinti da Matteo
Bonechi. Restano le altre tre Cappelle tor-
nando verso la porta, e principiando da
quella della Comunione, quale è di
nardo, che è nella Tavola celebrante all'
Altare per la liberazione dell'Anime del
Purgatorio con tutto il restante fu esegui-
ta da Pietro Dandini. Vaghissima poi è la
seguente opera d'Antonio Franchi, ove
espresse il Battesimo di Cristo al Giordano:
l'ultima Cappella è dipinta da Giovanni Cia-
bili, nella quale rappresentò il martirio di
Nel primo Chiostro di questo
Monastero vi è eretta la statua di
Maddalena de' Pazzi lavoro di Antonio Mon-
tauti, e di Giuseppe Piamontini è quella di
In questo
Convento abitavano già le Monache degli
Pinti, ed in questo prese l'Abito, visse e
morì
Cella tuttavìa si tiene in gran venerazione.
Questo Monastero serve di presente per uso
del Seminario Fiorentino, provvisto di otti-
mi Precettori, che la Filosofia, il Gius Ca-
nonico, Teologia, e altre sacre Scienze in-
segnano, non tanto ai Collegiali, quanto ad
ogni Ecclesiastico, che v'interviene. Sulla
Piazza di questa Chiesa fu dal Granduca
Cosimo III. fatto fabbricare col disegno di
Giovanbattista Foggini un
GRANAJO pubblico, edifizio magnifico, e
comodo per un tal uso; e quivi vicino vi
sono le Fornaci del vetro; e riprendendo per
il Borgo si arriva alla Porta
fuori della quale sull'Arno esiste un nu-
mero grande di Barche, e Navicelli che tra-
sportano per il Fiume ogni sorte di mercan-
zìe, robe, e persone a Pisa, e Livorno.
Prendendo dipoi a mano sinistra si trova il
Conservatorio delle Religiose di
tino, nella di cui Chiesa fatta con disegno
di Anton Maria Ferri, si vede all'Altar mag-
giore la Tavola del detto Santo dipinta da
Ignazio Hugford, e le due laterali sono di
un Crocifisso con
sitazione di Maria. Queste Religiose tengo-
no con sommo zelo ed esemplarità in edu-
cazione molte Ragazze civili, e insegnano
loro oltre gli esercizj di pietà, il ricamo,
cucito, ed altri lavori adattati alle respetti-
ve età, e capacità; come pure danno lezio-
ne di cimbalo, canto, e di qualche lin-
gua estera. Uscendo da questo luogo, e
volgendo per la prima strada a destra si tro-
va la Chiesa di
mente dei Mendicanti. In antico era que-
sto luogo Monastero dei Monaci Camaldo-
lesi i quali essendo Padroni di quasi tutte le
Case di quelle contrade, presero il nome di
Camaldoli. Dopo varie vicende, serve adesso
per Scuole di Ragazze per l'Arte di tessere
lana, lino, ed altro. E seguitando in faccia
per la diritta strada lasciando la piccola
Chiesa, e Convento delle Religiose Carme-
litane della Nunziatina, e volgendo a destra
si trova la Chiesa delle
CONVERTITE dove vi è di mano del Poc-
cetti la Natività del Signore, la deposizione
della Croce, e un
è lavoro di Baldassar Vermosser Fiammin-
go. Dirimpetto a questa Chiesa si trova
quella delle Religiose Francescane di
Tavole di molta stima; Il Cristo morto è
di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Credi è
la Natività del Signore. Vago assai è l'Al-
tar maggiore con due statue di
sco, e
Tasso, e oltre ai marmi osservansi ancora
alcuni lavori in tutti tre gli Altari di terra
della Robbia; lo sfondo della volta è dipin-
to dal Ferretti. Questo Monastero fu fon-
dato dal Cardinale Ottaviano Ubaldini, che
fu il primo, che portasse il Cappello rosso,
lo che seguì sotto Innocenzo IV. nel 1247.
Proseguendo verso la Porta Romana ivi vi-
cina è la Chiesa detta
LA CALZA Chiesa antichissima stata abita-
ta prima da Religiose Gerosolimitane, e
quindi dai Gesuati, quali soppressi, fu ri-
dotta Prebenda Abbaziale. In questa Chiesa
oltre la bella Tavola del Ghirlandajo di Ma-
ria circondata dagli Angeli con
con i Santi
Colombini, e la Maddalena del Vannino co-
è nella Villa del Poggio; siccome un'Ora-
zione all'Orto dello stesso, che dalla Chie-
sa è stata trasferita nel Coro dove è l'
Homo
lorata d'Ignazio Hugford, del quale ancora
è la Tavolina di Gesù buon Pastore, che stà
all'Altare di una Cappella de' Preti, che fan-
no gli Esercizj Spirituali. Essendo l'antico
Convento di presente Casa di Esercizj dei
Sacerdoti della Congregazione di Gesù Sal-
vatore, è stato da essi con la detta Chiesa
rifatto quasi dai fondamenti. Vedesi nel Re-
fettorio dipinto dal Gherardini, Zocchi,
Gricci, e Mannajoni, un Cenacolo a fresco
di mano del Francabigio, molto stimato.
E prima di andare avanti per la strada di
Borgo è da osservarsi in faccia alla Porta
una singolarissima opera di
vanni, ove ha in una femmina vestita di
Regio ammanto effigiata Firenze, con attor-
no altre femmine che simboleggiano le Cit-
tà Provinciali in atto di render tributo alla
loro Regina; pittura di presente con sommo
dispiacere degl'Intendenti assai danneggia-
ta, e guasta. E proseguendo per il detto
Borgo trovasi la Chiesa Parrocchiale di
muraglia a mano destra della Tribuna di
una Crocifissione di mano del Passignano; e
ivi accanto la Compagnìa del Sacramento,
che fu nel 1776. tutta dipinta a fresco da
Domenico Stagi, e le figure da Pietro della
Nave; nello sfondo si vede Maria, e
cesco d'Assisi, e nelle pareti la Vigilanza,
e le sette Virtù. La Tavola di Maria di
questo Altare è di Alessandro Fei detto del
Barbiere. Quivi fu sepolto il Pittore
Quindi vicino trovasi il
NOBILE MONASTERO di Religiose dell'Or-
dine di
fu restaurata col disegno di Antonio Ferri
nel 1701, vedesi la soffitta arricchita di uno
sfondo di mano di Anton Domenico Gabbia-
ni, adorno d'architettura da Romualdo Bot-
ti, ed il piccolo sfondo, sotto il Coro delle
Monache, d'Antonio Puglieschi, e la tribu-
na della Cappella maggiore di Pietro Dan-
dini. Sono di pregio le Tavole degli Alta-
ri, fra le quali quella fatta da Fra Filippo
Lippi della Natività di Cristo, con
ne che è il ritratto al naturale di Fra Ru-
berto Malatesti, fratello di Annalena. Di
quì uscendo, vicino a questa Chiesa è un
Oratorio antichissimo detto dei Bini, e di-
bile Famiglia, acquistata dipoi dal Marche-
se Torrigiani, nella quale di presente si am-
mira il magnifico
MUSEO D'ISTORIA NATURALE.
È Questo un ampio Palazzo, che il Gran-
duca Leopoldo comprò dalla suddetta
Casa Torrigiani, che in se racchiude quan-
to può desiderare il Filosofo contemplato-
re della natura.
Apre l'ingresso alla Storia Naturale una
vastissima collezione di Anatomìa dell'uomo
eseguita in cera secondo lo stato naturale,
e le descrizioni dei migliori Autori, e che
è compresa in 16. Stanze, e due Gallerìe. In
essa è una copiosa serie di tuttociò che con-
cerne l'Ostetricia, compresevi le operazioni
più difficili, come per esempio la sezione
della sinfisi, e il parto cesareo. Seguendo
l'incominciato regno animale si entra in
altra Gallerìa, che da un lato offre una se-
rie di uccelli, dall'altra una di pesci pre-
parati ciascuno ad imitazione del vivente,
e corredati non solo del respettivo nome
nostra lingua. (I quadrupedi unitamente ai
diti in due più ampli stanzoni al primo pia-
no): si entra in seguito in una stanza de-
stinata ai Rettili; indi in altra, che com-
prende gl'Insetti: si passa poi ad una nella
quale sono i Vermi gelatinosi; poi in altra
in cui sono i Testacei; e finalmente in un'
altra, che comprende una serie di Vermi
Litofiti, con la qual termina il regno ani-
male, e che dà adito ai due seguenti regni
vegetabile, e minerale.
Una stanza in cui sono raccolti i semi,
fiori, foglie, radici, legni, gomme, resi-
ne
compreso in questa, ed in altre due conse-
cutive, nelle quali si conservano frutte per-
fettamente simili al vero, funghi, e piante
grasse, imitate con cera, perchè non pos-
sono prepararsi asciugandole come sogliono
far delle altre piante i Botanici: evvi inol-
tre un copioso erbario di effettive piante
asciugate, e compresse tra fogli, decorate
col respettivo nome
altra cose costituente il Museo, e coll'Ana-
tomia esattissima del proprio fiore
Si scende in seguito nel regno minerale a
cui dà principio una grande stanza nella
quale sono ricchissime collezioni d'Oro, Ar-
prende il Ferro, e le Piriti; lo Stagno,
Piombo, e Mercurio sono in quella che vie-
ne appresso; essendo nella quarta disposte
le Piriti, e le sostanze saline ed infiamma-
bili, il tutto etichettato, e classato secondo
il metodo di Cronstedt.
Dai Minerali si passa ai Fossili propria-
mente detti così, e s'incomincia con le va-
rie combinazioni della terra calcaria, poste
nella precedente stanza, a cui ne seguono
due altre le quali comprendono le altre ter-
re Barite, Magnesia, Argilla, Silicea, nei
diversi loro stati dal friabile e polveroso a
quello di durissime pietre. L'altra contigua
stanza racchiude le pietre preziose, e le
gemme, ed anco le pietre composte, come
Porfidi, Graniti
Una stanza è aggiunta in appendice a tut-
tociò per racchiudere i Bezoarri, e le petri-
ficazioni di piante, e di animali. Finalmen-
te un'altra stanza, ove sono effigiate alcu-
ne singolari mostruosità di vegetabili, chiu-
de questa vastissima collezione. Restano
molti fossili e minerali non ancor posti in
vista, capaci di riempire parecchie stanze,
e vanno ancora facendosi altre per render
sempre più completo quell'utile ramo di co-
Avvi inoltre aperto agli
occhi degli Studiosi un Giardino, in cui ve-
getano circa tremila piante, ed un salone nel
quale sono raccolti quasi tutti i minerali
Toscani; ed in altro luogo sono chiuse le
produzioni industriose degl'Isolani del Mar
Pacifico.
L'accesso è aperto indistintamente a tut-
ti ogni mattina, eccettuate le Feste. Ivi il
Filosofo specola, e contempla; il Curioso
ritrova inaspettate cognizioni dalla sempli-
ce osservazione, e l'Artefice vi ravvisa le
specie, e le varietà dei corpi che possono es-
ser utili all'arte sua; e finalmente tutti in
generale vi acquistano nuove idee, impa-
rano a conoscere la natura, ed a viepiù am-
mirare il Creatore nella varietà immensa
delle produzioni. Uscendo da questo luogo,
si trova la Chiesa delle Monache di
naci Camaldolensi. Osservisi la Colonna di
marmo misto di Seravezza, fatta erigere da
Cosimo I., per la vittoria di Marciano. Que-
sta Chiesa è lunga braccia 90, e larga 25;
Entrati a man destra al secondo Altare vi è
un
di mano di Piero di Cosimo; dopo la Porta
del fianco è da osservarsi la Tavola di
ra di Ottavio Vannini; e nel seguente vi è
Maria con
li. Quindi lasciate le tre Cappelle di fron-
te, in una delle quali è il deposito del ce-
lebre Medico Giuseppe del Papa, e ivi ac-
canto è la rarissima pittura a fresco di
da
Architetto; In questa è dipinto
Prete in atto di soccorrere
scovo di Nola moribondo per il freddo, e
per la fame; con premergli in bocca un
grappolo d'uva miracolosamente trovato
sopra la neve. Accanto di mano del Ghir-
landajo vedonsi effigiati varj Santi; e dipoi
nella Cappella delle Monache vi è espressa
Maria con
mano di Jacopo da Empoli. Seguitando ver-
so la porta, sotto il Coro è degna di stima
la Tavola di Salvator Rosa, nella quale
figurò in tempo notturno Cristo sull'onde
del mare, che porge la mano a
naufragante. In ultimo trovasi il Martirio
di
Jacopo Chiavistelli eccellente ancora nell'
architettura, e che è quì sepolto. Contiguo
a questa è di mano del Ticciati il Deposito
biani, come pure dalla parte opposta si ve-
de quello di Giuseppe Piamontini Scultore
di gran merito. E` sepolto in questa Chiesa
il rinomatissimo
cui lapida si legge dalla parte opposta alla
di lui opera; come pure Antonio Franchi,
e Lorenzo del Moro Pittori eccellenti, Pro-
seguendo il cammino è osservabile la bella
strada nominata via Maggio, ove sono le
abitazioni de' Guidi, Suarez, Ridolfi, d'El-
ci, Michelozzi, Firidolfi
tra via a man destra si passa a vedere il
grandioso
PALAZZO DI
mosi edifizj, che si veggano in tutta l'Ita-
lia. Questo venne incominciato col disegno
di Filippo di Ser Brunellesco a spese di Lu-
ca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però co-
munemente dicesi ancora Palazzo de' Pitti,
quantunque fino dal tempo del Granduca
Cosimo I, e di Leonora di Toledo sua mo-
glie, che lo comprò, divenisse abitazione
de' Granduchi Regnanti. Fu molto accre-
sciuto dal Granduca Cosimo II. nel 1619, e
dal Granduca Leopoldo. Di questo edifizio
dovendo far parola brevemente descriverò
le Statue, e le Pitture insigni, e l'altre co-
Primieramente la facciata di questo Palaz-
zo lunga braccia 250. in circa, ed alta a
proporzione, è tutta incrostata di bozze di
pietre forti d'ordine rustico, ma così ben
divisato, che vi risplende una maestosa bel-
lezza. Più vaga però riesce la vista della
Loggia, e del Cortile, fatto con disegno dell'
Ammannato, il quale cambiò l'ordine della
prima architettura, con tale avvedutezza
però, che non disconvenisse all'opera già
cominciata, onde si vede il primo Apparta-
mento di forma dorica, il secondo d'ordine
jonico, ed il terzo di corintio, tutti e tre
adornati di varie colonne, di bellissimi fre-
gi, e di un ricchissimo cornicione. In faccia
del Cortile è una grotta, dentro la quale si
trova una Peschiera di forma ovata con varj
zampilli d'acque, che scaturiscono dalla ter-
ra al cenno di Mosè ivi rappresentato in una
grande Statua di porfido. Adornano ancora
la facciata due altre pile con sue fonta-
ne vagamente intagliate; come altresì due
grandi Statue di marmo, che una rappre-
senta Pasquino, che sostiene Alessandro;
l'altra Ercole, che ha superato Anteo, amen-
due di maniera Greca. Vedesi una Fonte so-
pra la grotta al pari del primo piano di que-
quale scherzano alcuni Putti di marmo so-
pra Cigni, e nel mezzo di esso una gran
tazza di porfido scolpita da Francesco Fer-
rucci Il segreto per lavoratla fu al medesimo
dato da Cosimo I. che lo perpetuò nei Sovrani
suoi descendenti.
acque da varie bande. Sono le Stanze dell'
Appartamento Granducale, e molte altre
tutte adorne di stucchi dorati, e gran parte
sono dipinte di mano dei più rari, ed eccel-
lenti Maestri, fra i quali principalmente
s'annoverano Pietro da Cortona, Ciro Ferri,
no Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed al-
tri. Non essendo stata fatta finora nelle
precedenti edizioni di questo Libro veruna
descrizione di questo Palazzo, spero sarà co-
sa gradevole per compimento del medesimo
di descrivere le Reali stanze che sono espo-
ste all'osservazione dei Forestieri, e degl'
Intendenti. Avanti di salir le scale avvi in
qualche distanza a mano sinistra la Cappel-
la Reale modernamente rifatta, le di cui
pareti sono state dipinte dal Pittore Ade-
mollo Milanese.
Ascese le prime 4. branche della scala
principale si entra in un ricetto, e quindi in
una Sala. Quivi si osserveranno 10. Statue
di marmo, alcune delle quali sono di qual-
che merito. Ci sono due quadri grandi espri-
menti due Marine di Salvator Rosa; e sopra
la Porta d'ingresso, e sopra quella di con-
tro esistono due quadri, che uno della Scuo-
la del Caravaggio; come pure i Busti del
Granduca Leopoldo, e del Regnante Ferdi-
nando III. il primo fatto dallo Spinazzi, e
questo dal Belli.
Si passa nel Salone che divide i due Quar-
tieri principali, dipinto dal vivente Pittor
Terreni. Esistono in 6 nicchie per ornamen-
to 6. Statue, e lungo le pareti 12. Busti di
marmo.
A mano destra si entra nella
Dipinta da Pietro Berrettini da Cortona.
Nella volta si vede Pallade che toglie la gio-
ventù da Venere, che resta nuda sul letto,
e le fanno corteggio varie lascive femmine.
Presso la medesima è pure Cupido. Mercu-
rio accompagna Pallade mentre essa condu-
ce la Gioventù ad Ercole, simbolo della Fa-
tica, e della Virtù.
R Gli
Gli stucchi dei 2. Pontefici, e de' 6. pri-
mi Granduchi Medici furono fatti dal Sal-
vestrini.
Sotto la volta ci sono 8. Lunette, nelle
quali sono espressi diversi Eroi dell'antichi-
tà, che seppero preservarsi dalle passioni il-
lecite.
Seleuco che langue in letto disposto a mo-
rire piuttosto che a palesare la sua passio-
ne verso Stratonica sua matrigna.
Alessandro per vincer la passione della li-
bidine non volge gli sguardi verso la Sposa
di Dario accompagnata da altre Concubine
divenute sue prigioniere.
Antioco che sprezzando i vezzi di bella
giovine scioglie le vele ai venti in tempo di
fiera burrasca.
Crispo di Costantino che per non conta-
minar l'onor del Padre fugge aprezzando le
lusinghe della matrigna.
Augusto che chiude gli occhi all'ingan-
natrice Sirena del Nilo, e prudentemente
se ne libera.
Ciro che non si lascia vincere dalle lu-
singhe di Pantea sua prigioniera, allonta-
nandosene.
Scipione che rifiuta la conversazione di
bellissime donne sue prigioniere.
L'Is-
L'Istoria di Massinissa, e Sofonisbe.
Sei gran Quadri ornano le pareti di que-
sta Camera Il metodo che ho creduto di adottare è
di voltar sempre a mano destra entrando nelle
Camere.
La Regina Saba che offre le sue ricchezze
a Salomone del Pittor Tintoretto.
Giuseppe Ebreo del
Il sacrificio d'Abramo di Stefano Pieri.
Moisè, e Aronne del
La morte di Abel, copia dell'originale del
Tiarini esistente nella seguente Camera.
La strage degl'Innocenti del
Senese.
Quattro Tavole di giallo di Siena con so-
pra diversi gruppi, e vasi fanno ornamento
a questa Camera.
Nella volta si vede Apollo, a cui vien pre-
sentata la Gioventù da Pallade, e Mercurio,
ed Egli le addita Ercole simboleggiato per
la virtù, e l'invita nel tempo stesso a con-
templar la sfera colle stelle, ove distinguon-
si i moti celesti, invitandola ad acquistar la
virtù.
R 2 L'Apol-
L'Apollo, e l'Ercole sono di Pietro da
Cortona, e il restante di Ciro Ferri suo scola-
re eseguito a norma del Cartone del detto
Maestro.
Nelle quattro Pareti sono effigiati i se-
guenti fatti Istorici.
Cesare per non perder il tesoro del tempo,
stando in piedi ascolta la lettura dei libri.
Augusto doppo d'aver chiuso il Tempio
di Giano attende alle Muse, essendovi Vir-
gilio che gli legge un squarcio dell'Eneide.
Alessandro essendo per porsi in viaggio si
fa dare da un Paggio l'Iliade d'Omero, che
stima al pari dei suoi Trionfi.
L'Imperator Giustiniano con i suoi Con-
siglieri forma il Codice delle Leggi.
Diogene di Carlo Dolci.
Livio Mehus dipinto da se stesso.
Giuseppe venduto dai Fratelli, di Andrea
del Sarto.
Sotto esistono 3. Ritratti, che uno d'un
Vecchio
Medici di Paolo Veronese, e un Ritratto di
Femmina del suddetto Olbens.
Gran Quadro espritnente Marte furibondo
che va alla guerra, abbandonando Venere,,
di Paolo Rubens.
Un
Un paese dello stesso.
Bacco di Guido Reni.
Tre teste di Paris Bordone.
Faraone che dichiara Giuseppe Ebreo Vi-
cerè di Egitto di Andrea del Sarto.
Sotto esistono tre quadretti, che uno di
una
no della Casa Medici di Paolo Veronese:
Ritratto d'una femmina del Parmigianino.
Filippo II. Re di Spagna di Tiziano.
Quadro grande esprimente Caino che uc-
cide Abel del Tiarini.
Tre quadretti sotto, che in uno il Baroc-
cio dipinse nostro Signor che predica alla
Maddalena. Ritratto di Leonardo da Vinci,
che dicesi fatto dal medesimo; nel 3. Il Ba-
roccio dipinse San Giovanni Evangelista.
Quadro grande rappresentante
Evangelista di figura gigantesca, di Fra Bar-
tolommeo della Porta.
Altra Tavola grande di Maria Santissima
con Gesù in braccio e due Angeli, che la so-
stengono, con i santi Giovanni, e Francesco
di Andrea del Sarto.
Sotto esistono
nardo da Vinci, e un ritratto di una Giovine
Veneziana del Morone.
Paolo III. di Tiziano.
L'incantesimo di Circe del Castiglione.
Paese del Rubens con veduta di Città.
Ritratto di Wanderkelt del Wandich.
Ritratto del Cardinale Ippolito di Tiziano
Maria col
Quattro Ritratti diversi di Monsieur Giusto
Buffone del Caravaggio.
Un Vecchio, ed altri tre ritratti del sud-
detto Monsieur Giusto.
Quadro grande rappresentante la Vergine
con
Scolare d'Andrea.
Ritratto del Tintoretto.
Ritratto di Monsieur Giusto.
Altro Ritratto di Monsieur Giusto.
Ritratto di un Vescovo del Giorgione.
Ritratto fatto da Tiziano della sua Favorita
Ritratto di un Povero di Guido Reni.
Esistono due Tavole grandi di Diaspro To-
scano con 4. Urne di Pietra del Paragone di
Fiandra con due Gruppi di Bronzo di Giro-
lamo Ticciati fatti nel 1724. che uno rap-
presentante la Samaritana al Pozzo, e l'al-
tro il figlio prodigo.
Tra
Tra le due finestre avvi altra Tavola di
Pietre dure con contorno di legno petrificato,
e di contro altra Tavola di Scagliola con
Apollo, e le nove Muse fatte da Stoppioni.
Avvi ancor altro mezzo tondo, e intarsiato
di Scagliola con disegno alla Raffaella fat-
to dal Bartoli Livornese che abita in Lon-
dra.
Dipinta da Pietro da Cortona. Nel mez-
zo della volta si osservano diversi combat-
menti militari, e vi è figurato Marte in at-
to di ricevere Ercole in età virile presenta-
togli dalla Dea della Sapienza.
Leone X. con due Cardinali, di Raffaello.
La Madonna detta della seggiola della ter-
za maniera del medesimo.
Il Pittor Rubens coi Filosofi Giusto Lipsio,
Grozio, e il fratello di Rubens, del sud-
detto
La
Quadro grande rappresentante la Deposizio-
ne di nostro Signore, del Cigoli.
Altro Quadro grande del Salvatore coll'Apo-
stolo
Giulio II. di Raffaello.
Cristo col Fariseo che mostra la moneta, di
Tiziano.
La Trasfigurazione sul Tabor, di Annibale
Caracci.
La
Cardinal Bentivoglio, di Wandick.
Un Segretario della Casa Medici, di Paolo
Veronese.
Ritratto in grande, di Tiziano.
Quadro grande, la Cena d`Emaus, del Guer-
cino.
Due ritratti del Pordonone.
Quadro grande di
di Carlo Maratta.
Un Ritratto di Niccolò Cassano.
Un Ritratto di Tiziano con barba.
Un vecchio, e giovine del Volterrano.
Esistono in questa Camera due Tavole di
porfido intarsiate di pietre dare esprimenti
diverse nicchie di mare.
Dipinta da Pietro da Cortona. Nella vol-
ta si vede Giove che corona Ercole in età
figure esprimenti la fatica.
Nelle 4. Lunette si vedono: Endimione,
Pallade, Diana che dorme, Adone, Vulca-
no, il Cavallo Pegaseo, il Carro del So-
le, e Mercurio con l'Astrolabio inventor
dell'ore.
Santa Famiglia di Rubens.
Altra del Palma il vecchio.
La Fornarina di Raffaello.
Ritratto del Cardinal Fedra Inghirami del
suddetto.
Federigo Duca d'Urbino in fascie del
Baroccio.
Ritratto di Masaccio.
Quadro grande dell'Assunzione di Andrea
del Sarto.
Ritratto del Cardinal Bibbiena di Raffaello.
Il Salvadore di Tiziano.
Piccolo quadretto della
Albano.
Un Assunzione di Andrea.
Altra della seconda maniera di Raffaello.
Al-
Altra di Tiziano; ed altra di Paolo Ve-
ronese.
La Vergine di Carlo Dolci con cornice in-
tarsiata di pietre dure
Nostro Signore nell'orto del sud. Dolci.
L'Assunzione di Dionisio Calvert.
Il Salvadore del Baroccio.
Amorino che dorme a fresco del Vol-
terrano.
Ritratto di un Principino di Danimarca
del Wandick.
Quadro grande, la Vergine e diversi San-
ti di Fra Bartolommeo.
Ritratto di un Vecchio del Cremonese.
Altro di Rubens.
Venere con Cupido, a fresco del Vol-
terrano.
Ritratto di Pietro Aretino di Tiziano.
Ritratto di Andrea del Sarto fatto da se
medesimo.
Una Maddalena di Tiziano.
Ornano pure le pareti 4. quadri con bassi
rilievi con cristallo fatti da Massimiliano
Soldani.
Esiste una gran Tavola di Diaspro di To-
scana con sopra un bell'Orologio, e due
Gruppi di due figure scolpiti dal vivente Ca-
na, e l'altro Caun, e Bibil.
Altra Tavola, tra le due finestre, di pie-
tre dure con il contorno di legno petrifica-
to, e sopravi un gruppo di corallo nero.
Due piccole Tavole di pietre dure, che
una con fondo di Lapislazzuli, e intarsiata
con imitar le nicchie di mare, e l'altra d'ala-
bastro Orientale con farfalle. Come pure esi-
stono due altre Tavole di scagliola, in una
delle quali vedesi il Campo Vaccino, e nell'
altra il Porto di Livorno.
Nella volta dipinta da Ciro Ferri si ve-
dono la Prudenza, e Marte che proteggono
il povero, e lo sollevano al Cielo mediante
la Virtù.
Ritratto di Giorgio Vasari del Tiziano.
Calvino, Lutero, e Caterina, di Giorgione
da Castel Franco.
Quadretto di Gianbellino.
Maria col piccolo Gesù, e
di Raffaello.
Tavola grande esprimente l'Apparizione
del Signore di Fra Bartolommeo.
Due
Due quadretti che in uno la Vergine del Ba-
roccio, e dicontro l'Angelo, copia del Cor-
reggio dal Volterrano, esistendo l'originale
in Napoli a Capo di Monte.
Giuditta colla testa d'Oloferne di Mon-
sieur Giusto.
Un ritratto di Tiziano, e una Sibilla del
medesimo.
La Maddalena, di
Ritratto del Cremonese.
Due Fiamminghi, del Fedi.
Scuola Lombarda.
La Carità, quadro grande del Parmigianino.
Ritratto di Raffaello.
Altro del Barroccio.
Deposizione della Croce, di Lodovico Ca-
racci.
Una Pietà, di Andrea del Sarto.
malato, di Cristofano Allori detto il Bronzino.
Miracolo di Maria, di Benvenuto Garo-
folo.
Le Parche, di Michelangelo.
L'Adultera, di Ercole da Ferrara.
La Carità, di Guido Reni.
Ritratto di Rembrant.
Mosè
Moisè, di Paolo Veronese.
Il Padre Eterno, della terza maniera di
Raffaello.
Maria con 4. Santi, e due Putti che for-
mano il più bello di questa gran Tavola del-
la prima maniera di Raffaelle imitando il
Maestro Pietro Perugino.
Quadretto ovale della
Gesù che dorme, di Carlo Dolci.
Ballo delle Muse con Apollo, di Giulio
Romano.
Altra
bano.
Cleopatra, di Guido Reni.
Balia della Casa Medici, di Paris Bordone.
sul rame.
Altra di Raffaello; ed altra sulla porta,
del Pordonone.
Ritratto di un Vescovo, di Tiziano.
Adamo ed Eva, del Bassano.
Quadro grande di Caino che uccide Abel,
dello Schiavone.
Quadretto di Scuola Fiamminga.
Disputa del
nico, e altri Santi in grande di Andrea del
Sarto.
Tem-
Tempio Fiammingo, di Peter Neef.
Ritratto di Monsieur Giusto.
La Visitazione di
Miracolo di
dova Tabita, del Guercino.
Fanno pure ornamento di questa Stanza
due Tavole intarsiate nel porfido esprimenti
diversi vasi Etruschi, con contbrno alla Greca
di giallo di Siena.
Nelle quattro Pareti di questa Camera fu-
rono dipinte dal Cavalier Nasini di Siena i
quattro Novissimi; il Paradiso, la Morte, il
Giudizio, e l'Inferno.
Ornano questa Camera tre scarabattoli
grandi, dentro i quali esistono diversi lavori
di avorio, e di ambra, e ornati con statuette
d'argento, e in cima di quello di mezzo
avvi un grosso Smeraldo non terminato.
Altro stipo di Ebano intarsiato di pietre
dure di rilievo con lo Stemma Mediceo Pa-
latino con figura intera dell'Elettor Palati-
no sedente sopra trionfi militari con testa,
braccia, e gambe di Calcedonio con scettro
di Lapislazzuli, e ginocchi di amatista.
Al-
Altro stipo di Ebano con colonne di ala-
bastro orientale, con cassette ornate di la-
vori d'avorio, e sopra statuette simili.
Altro stipo con piccole colonne di diver-
si marmi con Orologio, e diverse statuette
di bronzo dorato, e inargentato.
Parimente otto busti stanno lungo le pa-
reti di questa stanza.
La volta di questa Stanza fu dipinta da
Matteo Rosselli, e nelle Pareti furono rap-
presentate le quattro età dai maravigliosi
pennelli di Pietro da Cortona.
Per servire alla propostami brevità di que-
sto Libro mi sono per ora limitato alla de-
scrizione delle suddette stanze, riservando-
mi di pubblicar quanto prima una Descri-
zione più dettagliata di tutte le cose pre-
gievoli che si racchiudono in questo mae-
stoso Reale Palazzo.
Passerò adesso a far parola dell'annesso
Reale
GIARDINO DI BOBOLI, il più amplo, vago,
e delizioso di questa nostra Città. La sua
circonferenza fino alle mura della Città per
lungo tratto si stende, nella quale il colle,
zano gentilmente. E` divisato in boschetti,
in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo ador-
nano moltissime Statue, ed è ripieno di al-
beri, di fiori d'ogni sorte, e d'agrumi, es-
sendo stato abbellito, e che di continuo
d'ordine Sovrano và rendendosi sempre più
dilettevole con nuove delizie che all'ameni-
tà del luogo richiedonsi. Vedesi dunque in
faccia alla porta che mette in esso dalla
Piazza, in primo luogo una Grotta, fuori
della quale le due statue cioè un Apollo, e
una Cerere sono di mano di Baccio Bandi-
nelli; nei quattro angoli di essa, col dise-
gno del Buontalenti furono collocate quat-
tro Statue di marmo di Michelagnolo Buo-
narroti; ma però solamente abbozzate, le
quali doveano servire per il sepolcro di Pa-
pa Giulio II. e che dal Nipote di Michela-
gnolo furono donate al Granduca France-
sco. Vi sono alcune statue d'altri famosi
Maestri, che rendon più vaga la Grotta,
che adornata di spugne lavorate in varie
forme, nella rozzezza di quei materiali di-
mostra una bellezza non ordinaria. La vol-
ta fu dipinta da Bernardino Poccetti, con sì
leggiadre, e bizzarre invenzioni, che in un
medesimo tempo reca terrore e diletto, av-
parte da una naturale apertura, che resta
nella volta, finse che la medesima volta sem-
brasse di rovinare, e che da quelle fessure
uscissero varj animali, i quali non dipinti,
ma veri, e naturali rassembrano. Cosimo
Lotti suo scolare dipinse diversi scherzi di
Fontane. In faccia all'entratura di questa
Grotta vedonsi due belle statue di un Paride
che ha rapito Elena con una Troja sotto ai
piedi, opera di Vincenzio Rossi, e in fondo
vi è una Femmina di mano di
Usciti da questa Grotta si sale con breve
cammino ad un vago Anfiteatro, che rispon-
de di faccia al Palazzo circondato da mura
in forma di mezzo ovato, nel quale per i
passati tempi, feste magnifiche sono state
rappresentate. In faccia a questo per un am-
pio Stradone si sale ad un altro bellissimo
Teatro avente un gran Vivajo nel mezzo
tutto rimodernato ed abbellito, al quale so-
pra varj mostri marini di marmo fatti da
Stoldo Lorenzi, vedesi un bel Nettuno di
bronzo. E` da osservarsi alla metà del sud-
detto Stradone nel Viale che conduce alla
Fortezza di Belvedere un Caffeaus in forma
di piccola Torretta, da cui con sorprenden-
te colpo d'occhio osservansi le adjacenti Col-
stra di esso Teatro salendo una scala vi è
un Palazzetto con vago Giardino, e dalla
parte opposta si giunge in un vasto Prato;
e di quì per due lunghi viali tutti coperti
di piante, e per un largo e spazioso Strado-
ne ornato di belle Statue, si scende ad una
Fontana isolata, di cui nè più vaga, nè
più dilettevol cosa si può vedere. Sopra una
Tazza di granito larga dodici braccia per
ogni verso cavata da un solo pezzo, si vede
una Statua di marmo gigantesca figurata per
l'Oceano, a piè della quale tre altre Statue
a sedere, significanti i tre Fiumi, Gange,
Nilo, ed Eufrate, che versano gran copia
d'acqua nella Tazza; da cui per sotterranei
condotti passa ad altre fonti, ed in varj
scherzi per il Giardino si sparge. Questa bel-
lissima opera fu dal celebre Giovanni Bolo-
gna condotta con molta eccellenza. Dipoi
si arriva in altro vasto Prato abbellito di va-
rie statue, e due colonne di granito Orien-
tale, in fondo al quale vi è altra uscita che
resta accanto alla Porta Romana. Tornati
alla Piazza de' Pitti si trova la Via, e il
PALAZZO de' Guicciardini, che include
l'antica Abitazione, dove nacque
Benizj, del che è la memoria nella facciata,
gomanni, e quindi alla Chiesa di
Colonna di granito, sopra la quale vi è la
statua di
onor suo dall'antica Famiglia de' Rossi nel
1244. per aver esso in Firenze colla sua pre-
dicazione, ed esempio fatto gran frutto; ed
in segno delle vittorie avutesi da' Cattolici
contro gli Eretici Manichei. La detta sta-
tua del
ca stata disfatta dal tempo, è di mano di
Antonio Montauti. Entrando nella Chiesa,
rifatta col disegno di Ferdinando Ruggieri
nel 1736, troveremo a mano destra la Ta-
vola della Cappella de` Capponi, di mano di
Jacopo da Pontormo, che molto vi dipinse,
ed evvi un Ritratto somigliantissimo di San
Carlo Borromeo d'eccellente pennello, col-
locato in un ornamento di pietre di gran
pregio, fatto col disegno del famoso Vigno-
la. Dopo di detta Cappella si vede l'antica
Tavola di
martiri. Ne segue la Cappella di
rio Papa, dipinta da Ferdinando Vellani da
Modena. Contiguo è l'Altare del Crocifisso
scultura stimabile d'Andrea da Fiesole. La
Cappella maggiore è l'istessa già fatta col
va fabbrica, ed adorna con tre Tavole degne
di stima, e specialmente quella della Nasci-
ta di Cristo, che è di Gherardo Vanhonthourt
Fiammingo, la Crocifissione è di Lorenzo
Carletti, e la Resurrezione di Antonio Tem-
pesti. Le pitture della volta, e pareti sono
di Michelagnolo Cinganelli. Dopo questo
alla prima Cappella della crociata, è di ma-
no di Pietro Dandini lo Sposalizio della Ma-
donna, e alla seconda Carlo Portelli dipinse
la Trinità con alcuni Santi, Tavola che sta-
va a un piccolo Altare dell'antica Chiesa,
poi da Ignazio Hugford notabilmente da
ogni parte ingrandita. Appresso segue l'Al-
tare della Comunione, arricchito di marmi,
e dalla stimatissima Tavola del Volterrano,
ove dipinse l'Assunzione, e genuflesse
gherita da Cortona, e
de` Pazzi, e in un pilastro vi è di Mosaico
un bel ritratto di Alessandro Barbadori zio
materno di Urbano VIII., opera di Marcel-
lo Provenzale; dipoi nel Presbiterio sotto
l'Organo si trova la Cappella di
Bardi con una Tavola di Vincenzio Dandi-
ni, che tenne il Gabbiani al naturale per il
volto della detta Santa mentre era allora suo
scolare e giovanetto. Bellissima poi è la Ta-
cede, opera di Simone Pignoni. Dopo la
quale è di mano d'Ignazio Hugford quella
dell'Arcangelo Raffaello in atto di far ren-
dere la vista al buon Vecchio Tobia per
mezzo del suo figliuolo. Vi è poi il Marti-
rio di Si
trova in ultimo la Cappella de' Canigiani
con Tavola e pareti di mano di Bernardino
Poccetti, la qual Cappella con l'altra dalla
parte opposta restano sotto al Coretto delle
LL. AA. RR., che dal Palazzo vengono in
alcuni tempi ad assistere alle Sacre Funzioni
per il corridore che resta sopra la Loggia di
fuori, nella parete della quale a sinistra ve-
desi collocata la memoria di Arcangela Pal-
ladina celebre Pittrice, e Musica col di lei
ritratto in marmo, Scultura di Agostino Bu-
giardini. E quella a mano destra del Cardi-
nale de' Rossi nipote di Leone X., col di lui
ritratto ed epigrafe Dopo aver osservate
molte antichissime Inscrizioni affisse nella
parete entro il Cortile del Convento ritro-
vate sottoterra nel rifacimento della Chiesa,
proseguendo per la Costa, accanto al Palaz-
zo del Marchese Tempi, trovasi la
CASA del
che fu nei secoli addietro Monastero delle
Il di lui Museo è de-
gno di vedersi. La maggior parte delle co-
se, che possiede fu raccolta da esso in Pa-
rigi, mentre colà dimorava. Sulla porta sì
vede la testa d'uno di quei Leoni, che era-
no sopra il Portone di Palazzo Vecchio, e
che secondo Matteo Villani, e Scipione Am-
mirato furono fatti l'anno 1353.
In altro appartamento di questa Casa con-
servasi una doviziosa raccolta d'Istoria Na-
turale messa insieme dal Dottor Giovanni di
lui Figlio, con un Laboratorio di Chimica
ben corredato. Quindi uscendo da questo luo-
go, si trova vicino il Monastero, e Chiesa di
vole del Ghirlandajo, in una
penitenza, e sopra in un tondo una
Maddalena che si comunica, e nell'altra una
Annunziazione, e sopra in altro tondo la
Nativirà di Cristo. Alla Cappella maggiore
vi è una Concezione con alcuni Santi Fran-
cescani fatta dipingere in Roma dal Cardi-
nal Bardi al Quivi
accanto vi è il Convento delle Nobili Reli-
giose Valombrosane di
La Chie-
sa fu rinnovata, e abbellita nel 1705. Al pri-
ria, e
Cristo deposto dalla Croce è di Alessandro
Gherardini, essendo del medesimo Artefice
lo sfondo della volta. All'Altar maggiore
la venuta dello Spirito Santo è di Anton Do-
menico Gabbiani; La Tavola di
berto in atto di perdonare al nemico è del
alla Porta
ciullo di Tommaso Redi; Uscendo da questa
Chiesa salendo la Costa avvi la Villa Mana-
dori, oggi Cambiagi, non essendovi il più
bel luogo per veder la nostra Città, e le di
lei adiacenze. Quindi si trova la
FORTEZZA DI BELVEDERE fatta fabbricare
dal Granduca Ferdinando I. nel 1590 sotto
la direzione dell'Architetto Bernardo Buon-
talenti, e risedendo nella più alta parte
della Città, vi si gode una sorprendente ve-
duta. Esistono in essa una buona Armeria,
e varj quartieri per la Truppa. Tornando
a scendere la Costa, dirimpetto alla soprad-
detto Chiesa dello Spirito Santo avvi la
Chiesa di
Agostiniani, fatta fabbricare da Madama
Cristina di Lorena, moglie del Granduca
za, bontà, e vita esemplare. Nella scconda
Cappella a mano dritta il
lentino è opera di All'
Altar maggiore di marmi arricchito vedesi
la Tavola di
trucci; è di Jacopo Vignali il
di Paola nella seconda Cappella a man sini-
stra. Nel mezzo di questa Chiesa vi sono se-
polti i due rinomati Fratelli Casaregi, cioè
l'Auditor Giuseppe Lorenzo dottissimo Giu-
reconsulto, e il Conte Abate
meo insigne Letterato e Poeta; come pure
vi è seppellito il Dottor
zetti Medico assai rinomato per i suoi Viag-
gi, e per altre di lui Opere mediche, e
d'Istoria naturale. Di qui scendendo si
trova l'
ABITAZIONE della Famiglia de' Mozzi, la
quale essendo stata alzata nell'antico a fog-
gia di Palazzo, o sia di Torre con merli,
mostra quella magnificenza, che fu capace
di dar ricetto nel 1273. al Pontefice Grego-
rio X., e dipoi nel 1279. al Cardinale Lati-
no Orsini, Legato del Papa per stabilir la
Pace trai Guelfi, e Ghibellini. Quindi prose-
guendo il cammino per il Fondaccio si giunge
alla Chiesa Parrocchiale e Collegiata di
ta una cartella di pietra, con inscrizione
incisa, contenente la memoria della deplo-
rabile inondazione, che fece l'acqua d'Ar-
no nell'anno 1557. nei seguenti versi Latini:
cellis,
Hunc tumidis praeceps irruit Arnus aquis,
Prostravitque suae, spumanti gurgite, Florae
Oppida, agros, fontes, moenia, Templa, viros.
e vi sono altre memorie di diverse inonda-
zioni posteriori. Entrando in Chiesa trovere-
mo a mano destra di Alessandro Allori l'Abra-
mo in atto di sacrificare il Figlio. Nella
seconda Cappella, di Battista Naldini la Pre-
sentazione al Tempio E` da osservarsi l'Al-
tare della Famiglia Cavalloni, dedicato al
Santissimo Crocifisso, che per la sua struttura
fa conoscere esser molto antico, e lavorato
da buona mano. Accanto al Pulpito, da Ja-
copo di Meglio è dipinta la Venuta dello
Spirito Santo. Dal Poppi fu ben colorito lo
Sposalizio di Maria Vergine alla Cappella
dei Banchi. All'Altar maggiore vedesi una
Tavola dipinta da Gentile da Fabriano con
Maria, e quattro Santi. Nella contigua Cap-
pella dei Gianni il
L'Annunziazione alla Cappella dei
Guardini è opera di Alessandro Fei detto
del Barbiere. Alla Cappella de' Nasi trovasi
altra Tavola del Poppi nella quale è effigia-
to il Figlio della Vedeva di Naim resusci-
tato da Cristo. Ne segue il Martirio di
terina di Alessandro Allori. Accanto a que-
sta dipinse l'Empoli Iddio Padre con diversi
Santi. E finalmente è del Curradi il
colò che resuscita un Bambino arso dal fuo-
co. Vi è una ben'intesa Sagrestia ove esiste
una Vergine che porge la Cintola a
maso nei muro di mano di Domenico Ghir-
landajo. Presso la medesima è il
PALAZZO dei Serristori molto magnifico.
Di faccia a questo vedesi il Palazzo dei Ba-
roni del Nero, alzato col disegno di Tom-
maso del Nero; e quello degli Scarlatti con
vaga facciata fatta col disegno di Alfonso
Parigi. Quindi riprendendo per la Via de'
Bardi si trova la Chiesa di
antiche Tavole, che una di Andrea del Ca-
stagno presso la Sagrestia esprimente Maria
con
petto ad essa se ne vede una d'Jacone Pit-
tore; ne segue d'Jacopo da Empoli un'Im-
magine di Maria, e altri Santi; e la Tavola
briello, e la Vergine Annunziata è di Lo-
renzo di Bicci. All'ingresso di questa Chie-
sa a destra vi è la Cappella della Madonna
di Loreto simile in misura a quella della
Città di Loreto, col cammino, armadj e al-
tro, notando però che quì tutto è rappre-
sentato in pittura. Accanto vi sono le abi-
tazioni de' Canigiani, e dirimpetto vedesi
un Campo, ove per tre volte rovinarono tut-
te le abitazioni, che quivi esistevano, per
la qual cosa Cosimo I. ordinò che non vi si
fabbricasse più, come si legge dalla quivi
posta Inscrizione in marmo
Soli. vitio. ter. collapsas
Ne. quis. denuo. restitueret
Cosmus Florent & Senar. Dux. II.
Vetuit. X. Octobris MDLXV.
A gran fatica fu liberato dalle rovine il ce-
lebre Architetto Bernardo Buontalenti al-
lorchè aveva cinque anni, e dimorava la
sua Famiglia in una di dette Case. Seguitan-
do il cammino a destra vi è il
PALAZZO del Senator Conte Capponi, fatto
edificare dal famoso Niccolò da Uzzano col
disegno di Lorenzo di Bicci, entro il qua-
le si vede il busto di esso Niccolò, opera
così potente Concittadino, siccome appiè
della Scala un Leone di porfido, che è cre-
duto opera singolare degli antichi Etruschi;
e dipoi si trova a sinistra il
PALAZZO del Marchese Tempi nobilmen-
te adornato, in faccia alla Chiesa di
ria sopr'Arno, nella quale è un'ammirabile
Tavola dell'Empoli, rappresentante un mi-
racolo di Maria, ed all'Altar maggiore un'
Annunziazione antica, e di gran bellezza.
Avanzando si giunge al
PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345. col-
la direzione dell'Architetto Taddeo Gaddi,
come nel Carrello affisso alla Loggia in mez-
zo di esso a Ponente, nel muro che guarda
Mezzogiorno si legge:
Il Ponte cadde per diluvio d'acque,
Poi dodici anni come al Comun piacque
Rifatto fu con questo adornamento.
Appiè di esso Ponte osserveremo una
STATUA di marmo greca, assai bella,
chiamata abusivamente Alessandro Magno,
uon essendo però che Ajace sostenuto da
un Soldato. Dipoi si passi a vedere la
Chiesa di
tica buona Architettura, ed è stata rimoder-
nata di stucchi, e di Tavole. La prima a man
destra è di Sebastiano Galeotti, ove è
naro Vescovo; la seguente del Crocifisso è
di mano di Agnolo Bronzino, che fu donata
da Alessandro Bonaccorsi; la terza di
cenzio de' Paoli è di Antonio Puglieschi; la
quarta della Trinità è del medesimo Conti,
e in ultimo di faccia alla Navata è del
Gandi l'Assunzione di Maria. All'Altar
maggiore Pier Dandini figurò Cristo, che de-
stina
con due Tondi laterali è di Matteo Bone-
chi. In faccia all'altra Navata il Ciocchi ha
espressa la tentazione di Quindi
si trova la Sagrestia adorna di Tavole an-
tiche: dopo la quale ne viene la Cappella
di
stino Veracini. Quindi è degna di stima
quella di
copo Vignali. Ne segue la Cappella dell'An-
nunziazione, lavoro d'Ignazio Hugford. In
ultimo trovasi il Martirio di
pinto da Giovanni Casini. Presso il Ponte
con nobil facciata, ove velonsi in marmo
quattro Busti dei Granduchi Francesco I.
primi tre scolpiti da Antonio Novelli, e
l'ultimo da Carlo Marcellini. Delizioso è il
passeggio di questa porzione di Fiume, tan-
to dalla destra che dalla sinistra riva, in
fine della quale da questa parte, e presso
al già divisato Ponte alla Carraja, oltre le
altre belle fabbriche vedesi il Palazzo dei
MEDICI, rifatto ed accresciuto. E nel Fon-
daccio di
dei Vettori, de' Conti Bardi, Frescobaldi,
Rinuccini, e Pecori, ripiene ognuna di Pit-
ture, e di altre rarità.
Lusingandomi di aver con brevità sod-
disfatto a quanto si era da me in principio
promesso, quì pongo fine per ciò che riguar-
da l'interno della Città.
VIDI FUOR DI FIRENZE UN' ALTRA ROMA.
COminciando dalla PORTA ROMANA, detta
volgarmente di San Pier Gattolini, vol-
tando a mano sinistra, alla fine d'uno stra-
done coperto di Olmi si trova la Chiesa della
MADONNA DELLA PACE, di buona Archi-
tettura; già antico Oratorio delle Monache
di
cese Riformati, detti Fuliacensi. In questa
è da osservarsi la Cupoletta dell'Altar mag-
giore dipinta da Livio Mehus Fiammingo.
Vi era nella soffitta un bellissimo sfondo
con la Madonna,
geli di Luca Giordano, che fu trasportato
nella Reale Accademia delle Belle Arti.
Tornando alla Porta della Città, si vede
quasi incontro la
VILLA IMPERIALE. Al primo ingresso del
lungo viale vi erano quattro Vivaj divisi
da un Ponte, quali furono rinterrati, e ri-
dotti a prato, e sopra due piedistalli vi stan-
no erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo
delle medesime l'Arme della Casa Reale de'
Medici con quella della Granduchessa Ma-
ria Maddalena, e in altre due basi, in quel-
la a mano destra un Leone, il quale con
una zampa tiene un globo, rappresenta lo
Stato Fiorentino, e nella sinistra la Lupa,
che allatta, figura lo Stato Senese, scolpite
da Simone Cioli. In distanza vi erano due
altri Vivaj che furono ancor essi rinterrati.
Quivi si vedono sopra quattro piedistalli le
Statue di Omero, di Virgilio, di Dante, e
del Petrarca. Questo ornato dà ingresso al
Viale sopraddetto, che dolcemente salendo
Lecci, e Cipressi, conduce ad un grandis-
simo Prato di figura semitonda, chiuso da
balaustrate di pietra con statue, ove nell'
apertura di mezzo ne sono due di marmo,
una delle quali rappresenta un Atlante col
Globo sugli omeri, e l'altra un Giove con
fulmine alla mano degne di stima. In testa
a detto Prato si erge l'Imperial Villa, am-
pliata o ornata dalla predetta Arciduchessa
Maria Maddalena, poi dalla Granduchessa
Vittoria accresciuta da Mezzogiorno di ap-
partamenti; e posteriormente dal Granduca
Leopoldo con molta magnificenza ampliata,
con avervi formati due superbi appartamen-
ti, il primo dei quali al piano del Giardino
tutto pitturato dai più celebri Pittori del
nostro tempo rappresentandovisi i più cele-
bri fatti dell'Istoria Romana. E l'altro su-
periore fu ornato di vaghissimi stucchi, la-
vorati con la maggior sottigliezza dell'Ar-
te. Questa Villa ha due Saloni, ed è ripie-
na d'ogni sorte di ricca suppellettile, di
quadri, e di altre galanterìe di porcellane,
buccheri, e Idoletti, e simiglianti rarità an-
tiche, che in diversi Gabinetti, e Mezzanini
con ben inteso ordine poste s'ammirano.
Ivi sono annessi due Giardini con belli spar-
vi sono molte antiche, e moderne statue, tra
le quali un Adone ferito, opera di Michelan-
gelo di straordinaria bellezza. Sopra il detto
Palazzo in un Colle più rilevato in poca di-
stanza si vede un antico Monastero di Reli-
giose dell'Ordine di
produce delicati vini, e particolarmente
certo vino detto Verdea, e vi sono delizio-
se Ville, tra le quali è stimabile quella ove
stiede relegato per 10. anni per ordine dell'
Inquisizione il celebre Galileo, che adesso
appartiene al Dottor Antonio Bonajuti. Tor-
nando per la strada Romana si vedrà in pri-
mo luogo a man sinistra altro Convento di
Religiose dell'Ordine di
Cajo, fondato dalla Famiglia de' Corsini,
ove si conservano insigni Reliquie, e la Ta-
vola dell'Altar maggiore è di mano di Lo-
dovico Cigoli. Vedesi in vicinanza l'altro
Convento detto del Portico di Religiose dell'
Ordine Agostiniano. In una discreta lonta-
nanza di circa due miglia trovasi voltando
verso la parte di Mezzogiorno la
CERTOSA, fatta col disegno dell'Orcagna,
o come vuole il Vasari, di alcuno de' suoi
Nella Chiesa vedesi oltre più ec-
cellenti pitture un nobile pavimento di mar-
mi, e soffitta, e bello Altare, e a man sini-
stra si entra in un altro grandissimo Chio-
stro, il quale dà introduzione a molte Cel-
le, e colle sue attenenze, secondo l'istituto
di questi Eremiti. Nel Chiostro lo Strada-
no aveva fatte diverse Pitture, ma essendo
perite potranno vedersi i di lui bozzetti a
olio esistenti in una Cappella, ove sono tre
Tavole dipinte dal vivente Giuseppe Sacco-
ni. Sopra la porta, che và nel Chiostro di
fuori, vi è una Pietà con due Angeli, e
dalla parte di dentro
del Bronzino. Nella stanza del Capitolo vi
è sulla parete con data del 1506. il Crocifisso
colla Madonna, e la Maddalena appiè della
Croce, e diversi Angeli di Mariotto Alberti-
nelli, come ancora vi dipinse Bernardino
Poccetti un Tobìa, e Lodovico Caracci un
Vi si conservano sopra 120.
Reliquie, una gran parte delle quali furono
donate da Niccola Acciajoli Fiorentino gran
Siniscalco de' Regni di Sicilia, e Gerusalem-
me. Fu questo Niccola il Fondatore della
Certosa intorno l'anno 1364. ed accrebbe
quella di Napoli. In una stanza sotterranea
sono le Sepolture di Casa Acciajoli, la qua-
glia in Valdipesa possiede una gran Tenu-
ta, e un magnifico Palazzo detto Monte Gu-
foni con un bel Giardino con Fontane, e
scherzi d'acque.
Rendono deliziosa questa Collina le varie
Ville, e specialmente quella del Michelozzi
detta di Bellosguardo, perchè di quì godesi
tutta la Città, (e dove il Guicciardini scrisse
la sua celebre Istoria d'Italia La più completa Edizione è quella fatta
in Firenze colla data di Friburgo in quattro
grossi Tomi in 4. con varie addizioni, che tro-
vasi vendibile alla Stamperìa Granducale.
gherini, degli Strozzi, e de' Franceschi. In
vicinanza avvi la Chiesa di
Frati del suo Ordine soppressi; sù la di cui
Piazza è la statua in marmo di detto San-
to del Piemontini.
Fuori della PORTA DI
sinistra trovasi il Monastero dei Monaci di
MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar
maggiore, in cui è figurato l'ingresso di
Nostro Signore in Gerusalemme, è di Santi
di Tito; quella ove è il
mei è del Pignoni, ed un'Assunzione dirim-
petto è del Passignano. Agli altri due Al-
Romana. Delle due statue di marmo la Ver-
gine Vestale, che tiene in mano un vaglio
per l'Acqua santa, è di mano del Caccini,
e l'altra alla sinistra che rappresenta Clau-
dia è di Scultore Fiammingo. Nella Cap-
pella, che stà sotto la Chiesa, vi è una Ta-
vola della Resurrezione di Raffaellino del
Garbo, ben mantenuta. In vicinanza, si ve-
de un delizioso Casino del Duca Strozzi,
con un salvatico, che scende sino alla stra-
da maestra, e dalla parte di Ponente vi è
il Conservatorio di
Regola di
nite nel 1786. le Monache del soppresso
Monastero di
Fuori della PORTA AL PRATO, veggasi
uscendo prima dalla Porticciuola delle Mu-
lina, a man sinistra, posta alla fine del Bor-
go di Ognissanti un Giardino detto la Va-
galoggia
E` una deliziosa passeggiata quella dei
Viali delle Cascine, ove esistono superbi,
ed ameni prati, e boschetti avendone fatta
parola a pag. 200.
Può passarsi a vedere in qualche distanza
censi detto Fuori
di questa Porta è situata distante 10. miglia
la Villa del
POGGIO A CAJANO di
nuovi Quartieri, e comodi. Fu principia-
ta dal Magnifico Lorenzo de' Medici Pa-
dre di Leone X. il quale la non terminata
Fabbrica volle finire, e specialmente l'or-
nato, e le pitture del Salone grande in par-
te, che poi il Granduca Francesco fece con-
durre a fine, seguitando il primo modello
di Giuliano da Evvi un Salone
con volta a mezza botte riccamente stucca-
ta, o per meglio dire, dal suddetto da
lui imparata a Roma. Il detto Salone è di-
pinto da Andrea del Sarto, dal Francabi-
gio, e da Jacopo da Pontormo. L'Istoria è
quando a Cesare furono presentati varj do-
nativi in Egitto da molte Nazioni, alluden-
do questo fatto al Magnifico Lorenzo de'
Medici, che fu di rari animali, e tra gli
altri di una Giraffa regalato da Gaitbeto
Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Giraffa è
descritta dal Poliziano nelle sue mescolanze
erudite: fu lasciata imperfetta da Andrea
del Sarto, e terminolla Alessandro Allori.
Il
Il Francabigio dipinse in altra facciata,
quando Cicerone dopo l'esilio fu in Campi-
doglio chiamato Padre della Patria: allu-
dendo questa Storia al ritorno in Firenze di
Cosimo Medici il vecchio. Nell'altra fac-
ciata il Francabigio medesimo dipinse, quan-
do Tito Quinzio Flaminio Console Roma-
no, orando nel Consiglio degli Achei con-
tro l'Oratore degli Etoli, e del Re An-
tioco, dissuase la lega, che disegnavano
concludere gli Oratori con gli Achei mede-
simi. Questo fatto pure allude alla Dieta di
Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo de'
Medici disturbò i disegni de' Veneziani,
bramosi di condursi al possesso dell'Italia
tutta. Ed Alessandro Allori fece la pittura,
che rappresenta la Cena di Siface Re de' Nu-
midj, fatta a Scipione, dopo che egli ebbe
rotto Asdrubale in Spagna: e questo pure
allude al glorioso viaggio del Magnifico Lo-
renzo al Re di Napoli, da cui fu generosa-
mente convitato. Le due testate dove sono
gli occhi che danno lume, furono dipinte
da Jacopo da Pontormo, e vi è un Vertun-
no co' suoi Agricoltori, con un pennato in
mano bello e naturale, e l'Istoria di Po-
mona, e Diana con altre Dee, che per esser
pitture fatte a concorrenza de' soprannomi-
sero dal suo pennello. Quindi si entra in
due Gallerìe, ordinate dal Gran Principe
Ferdinando, per formare per mezzo di que-
ste riccamente ornate, la comunicazione ai
quattro Appartamenti, de' quali vien com-
posta questa Real Villa. Dal detto Salone
facendosi passaggio in un altro ornato a
stucchi, si trova dipinta nella volta da An-
ton Domenico Gabbiani la Toscana, che
conduce davanti a Giove Cosimo Padre del-
la Patria, mostrando d'aver esso quietate le
discordie, fugati i vizj, e introdotta la pa-
ce; opera degna di somma stima. Altre ec-
cellenti pitture ornano le stanze di questo
Palazzo, in una delle quali vi è una rac-
colta di piccoli quadri fattavi dal Gran Prin-
cipe Ferdinando, consistente in un sol pez-
zo per autore, de' primi pittori del Mondo,
sì antichi che moderni. La Tavola della
Cappella, che è sul Prato, ove è una Pietà,
è di Giorgio Vasari. Quivi si fanno copiose
raccolte di squisiti Risi, e vi sono Edifizj
per pulirli. Proseguendo verso Tramonta-
na si giunge ad un luogo ameno, detto le
Pavoniere, e serve per far correre i Daini,
i quali in un Barco murato con boscaglia,
e fossi d'acqua conservansi. Rimettendosi
altra Villa già di
Bartolommei detta di
ARTIMINO, stata da Ferdinando I. dai fon-
damenti fabbricata col disegno di Bernardo
Buontalenti l'anno 1594. Vi sono due bei
Saloni. E` situata nell'ottima eminenza di
un Colle a Levante; ed il divertimento mag-
giore, che si ritrae in detta villeggiatura,
è la Caccia, essendovi a tal fine un cir-
cuito di muraglia di sopra 32. miglia, det-
to il Barco Reale, distendendosi dalle falde
del Poggio di Artimino sino a' Poggi di Vin-
ci nella Valdinievole. Due altre Ville pure
di
sono fuori di questa Porta, una detta la
PETRAJA, di gratissimo soggiorno special-
mente nel tempo della Primavera. Il suo
ingresso principale è a Tramontana per un
Prato chiuso da folti cipressi in difesa dei
venti: ha nel mezzo un Cortile tutto dipin-
to di fatti Militari; vi sono nelle due fian-
cate due Logge, che introducono negli ap-
partamenti nobili; queste furono dipinte da
Baldassarre Franceschini detto il Volterra-
no, e rappresentano alcune azioni di Cosi-
mo I. e di Ferdinando II. Granduchi, opere
certamente degne di sì valoroso Artefice.
Sono
Sono poi da vedersi gli appartamenti di que-
sto Palazzo arricchiti di buonissimi Quadri
tra i quali più d'ogni altro è da ammirarsi
nella Cappella la Tavola d'Andrea del Sar-
to. L'altra detta
CASTELLO, Villa antica della Famiglia dei
Medici, accresciuta dal Granduca Cosimo I.
dalla parte di Levante, col disegno di Nic-
colò detto il Tribolo, ed ampliata di quar-
tieri dal Granduca Leopoldo, essendo sua
Villa favorita. Nella volta della Loggia a
man sinistra dentro il Cortile, alcune Isto-
rie degli Dei antichi, e l'Arti liberali la-
vorate a olio sulla calcina secca, sono di
mano di Jacopo da Pontormo, ma assai gua-
ste dal tempo. Per gli appartamenti vi sono
distribuite belle suppellettili, e pitture, e
vi è a fresco di Baldassarre Franceschini nel-
la volta del ricetto, salite le prime scale,
uno sfondo di ottimo colorito. Da Tramon-
tana si entra in un vasto e delizioso Giar-
dino. La prima gran Fontana, ove è l'Er-
cole di marmo, che soffoga Anteo, dalla
cui bocca esce in gran copia l'acqua, è di
mano di Bartolommeo Ammannati, essendo
il restante della Fonte disegno, e fattura
del Tribolo, come di lui ancora è l'altra
Fontana in mezzo al Boschetto de' lauri,
la cima della quale vi è una Statuetta di
bronzo rappresentante una Venere, dalla
cui chioma, che si tien raccolta entro le
mani, cade acqua. Intorno alla detta Fonte
vi sono occulte fistulette, dalle quali ven-
gono zampilli gentilissimi d'acqua. Questa
Fontana è cinta d'ogni intorno da un bel
salvatico, che fa prospettiva all'altra Fon-
tana dell'Ercole, e per di sopra ad una Por-
ta, ove pure sono varj zampilli d'acqua.
Intorno alla Porta vi è una Grotta grande,
e ricchissima di spugne, condotta anch'essa
dal Tribolo. Vi sono tre grandissime Pile
scavate, e intagliate d'un pezzo solo, una
nella testata, e l'altre due per fianco all'
entrare, sopra le quali vi sono scolpiti al
naturale diversi Quadrupedi con buona di-
sposizione, e da alcuni de' medesimi cade
acqua nelle suddette pile, ove sono intaglj
di Pesci, e nicchi marini. La detta Grotta
è chiusa da cancellate di ferro, le quali
aperte, quando si vuol dar l'acqua agli zam-
pilli, che tra le spugne di sopra, nel pavi-
mento, e da' lati vi sono, serransi con vio-
lenza anch'esse per forza d'acqua. Questa
Grotta è in mezzo a due Fontane nel mede-
simo muro collocate, che ribattono all'altre
berinto. Dal suddetto Giardino si sale ad
un gran Vivajo, in mezzo del quale vi è in
un Vecchio di bronzo figurato il Monte Ap-
pennino, fatto dall'Ammannato, dalle cui
chiome cade acqua: disegno, e lavoro del
Tribolo, del quale è a Levante una Quer-
cia molto artificiosa, e tutta giuochi d'ac-
qua, che è ben degna di vedersi. Ma pri-
ma di rimettersi sulla strada per tornare in
Firenze non rechi noja il salire, voltando
a mano destra della detta Real Villa per
una brevissima strada che conduce alla
VILLA della
del
delli, ove potrà osservarsi il Cortile della
medesima tutto dipinto a fresco da
In questo vago lavoro si am-
mirerà la vivacità, ed il gusto di questo sì
illustre Maestro. Quindi riprendendo il cam-
mino potrà tenersi la strada che passa sot-
to la Villa della Petraja, e si vedranno di
passaggio due
CONVENTI, uno di Religiose Camaldolen-
si, detto di Boldrone: e pochi passi inoltran-
dosi, il Conservatorio delle Signore della
Quiete, ove si tengono per educarsi Fan-
ciulle Nobili. Questo luogo era per addietro
sa Cristina. Pervenne in Donna Eleonora
Ramirez di Montalvo, che fu la Fondatrice,
e Institutrice. La Granduchessa Vittoria fe-
cevi la Chiesa, che vi è, la Foresterìa, Ri-
messe, e Stalle per renderlo comodo alle oc-
casioni di trattenervisi, il di cui esempio
seguendo la Principessa Anna Maria Luisa
Elettrice Palatina, l'ampliò di un nobile Ap-
partamento, e di un delizioso Giardino, e
dalla Granduchessa Maria Luisa (poi Impe-
ratrice) fu ampliata di altre comode abita-
zioni. Trovandosi in queste parti è degna
di vedersi la Villa, e luogo della
DOCCIA, ove dal Marchese Senator Car-
lo Ginori fu introdotta in poca distanza da
detta Villa la fabbricazione non solo di ogni
qualità di Piatterìe, Vasi, e di altre Terra-
glie, ma di finissime Porcellane di ogni sor-
te con singolare industria, ed ottima riusci-
ta, delle quali se ne vede una gran raccolta
in una stanza disposta a forma di Gallerìa,
stata accresciuta notabilmente dal Senator
Marchese Lorenzo, e ridotta ad un'ottima
perfezione e bellezza, impiegandosi in que-
sta manifattura circa 100. persone. In vici-
nanza avvi un considerabile edifizio riguar-
dante la manifattura e conduzione della Se-
Comp. Inoltre a Sesto evvi la Villa del Mar-
chese Corsi; a Colonnata quella del Conte
del Benino fabbricata dal Senatore Ferran-
te Capponi, ove si veggono in una vaga Gal-
lerìa i cartoni eccellentemente coloriti d'una
stanza d'arazzi di quella di Versaglies.
Fuori della PORTA A
co Trionfale, e Parter, come ho detto in que-
sto a
il Mugnone è da osservarsi un Tabernaco-
lo sulla strada, dipinto da
Vanni, presso al
CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i
quali hanno una bella Chiesa, e un comodo
Convento, ed Orto. Vicino avvi sul canto
della Villa Capponi un Tabernacolo dipin-
to da
faello soprannominato il Fattore. Quindi
passando da diverse belle Ville, inoltran-
dosi a destra si trova la Villa di
CAREGGI, cioè Campo Regio che apparte-
neva a
Orsi. Questa fu fatta fabbricare col disegno
di Michelozzo, da Cosimo Padre della Pa-
tria. Quivi il Magnifico Lorenzo de' Medi-
ci, e Giovanni e Pietro suoi figli facevano
le virtuose Accademie con Marsilio Ficino,
no, Pico della Mirandola, l'Argiropolo,
Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti
Uomini dell'età loro. Tornando sulla stra-
da maestra trovasi cinque miglia distante
dalla Città
PRATOLINO, Villa di somma amenità nel
tempo di Estate appartenente a
Questa gran Fabbrica col disegno di Bernar-
do Buontalenti, e di Francesco suo figlio fu
da' fondamenti dal Granduca Francesco I.
condotta quasi al finimento, come lo testi-
fica una bella Inscrizione, che si legge nel
mezzo della volta della gran Sala, del se-
guente tenore:
Xystis has Aedes
Franc. Med Magn. Dux Etruriae II.
Exornavit hilaritatique
Et sui amicorumque suorum
Remissioni animi dicavit
Anno Dom. M. D. LXXV.
Eravi un'antica Villa che Francesco I. com-
prò da Benedetto Uguccioni. Per scale sco-
perte si sale al primo, e nobile piano dalla
parte di Tramontana, che per un Terraz-
zino, o ripiano pure scoperto, si entra in
un amplo Salone in volta a mezza botte,
ed in un Salotto dipinto a fresco, dai quali
si ha l'ingresso in più appartamenti dipinti
a fresco d'architettura. Vi è un Organo
Idraulico, che senza opera di mantici ha
l'ufizio del vento per mezzo dell'acqua.
In molta copia sono i lavori di Spugne
marine, le Fontane, le Grotte, le Statue,
fra le quali molte Colossali, e che in mille
scherzose maniere versano acqua, molte al-
tre sì fatte deliziose per l'ampio, e ben di-
sposto Salvatico, e per i Giardini sono spar-
se, e sotto il Palazzo medesimo. Circa tre
miglia distante da questa Villa si trova
l'Eremo di
MONTE SENARIO, ove ebbe principio dai
sette Beati Romiti Nobili Fiorentini la Re-
ligione de' Servi di Maria
e dove
a far penitenza sull'alto giogo dell'istesso
Monte. In mezzo di essa stà il Convento dei
Religiosi dell'Ordine de' Servi di Maria; e
vedonsi nel recinto le sette Grotte de' Beati
Fondatori, e quella del Santo Propagatore,
ove fecero lunga dimora. In questo Santua-
rio non mancano da vedersi varie buone
pitture, ma sopra di ogn'altra vi si ammira
nella volta della Chiesa il bellissimo sfon-
ria in Gloria con molti Angeli, che porge
l'abito ai sette Beati Fondatori. Il secon-
do a piè del Monte Senario era l'antico,
e celebre
MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rin-
novato dalla Real Munificenza di Cosimo III.
ove abitavano i Monaci della stessa osser-
vanza detti della Trappa che sono stati sop-
pressi, e che appartiene oggi ai Marchesi
della Stufa. Nel ritorno a Firenze, quasi due
miglia discosto dalla Città, sulla mano sinistra
fuori della via maestra si vede presso la de-
liziosa Villa del Duca
Ponte alla Badìa, con bel Giardino, e scher-
zi d'acque. Quindi passato il Ponte di Mu-
gnone si và alla soppressa
BADÌA di
go tempo per Cattedrale di Fiesole, e fu poi
ufiziata dai Monaci di
sendo quasi dal tempo, e dalle guerre in po-
situra di minacciar rovina, Cosimo de' Me-
dici Padre della Patria, a proprie spese, col
disegno di Filippo di Ser Brunellesco, vi fab-
bricò una bella Chiesa e Monastero per i
Canonici Lateranensi, a contemplazione di
un tal Padre Don Timoteo da Verona ec-
cellente Predicatore di quell'Ordine; e per
un appartamento per proprio uso. Dopo la
soppressione dei sopraddetti Canonici Late-
ranensi fu questo luogo dal Granduca Leo-
poldo dato per uso dell'Arcivescovo di Firen-
ze. Non dispiacerà che io ricordi come Salva-
tor Rosa, e Lorenzo Lippi essendo amicissimi
erano accostumati di far le loro passeggiate
a questo luogo, e lungo il prossimo Torrente
di Mugnogne comunicandosi le respettive
idee, che il primo per le sue satire, l'altro
per il suo Malmantile. Volgendo a Tramon-
tana vi è una
CHIESETTA, ove si conserva una miraco-
losissima Immagine del Crocifisso, qual luo-
go è detto Fonte Lucente, nominato dal Po-
liziano nella Lamia; e da Levante vi è
stretto, ove è Noviziato, e vivono con gran-
dissima esemplarità quei Religiosi, i quali
hanno un comodo Convento fondato nell'an-
no 1406. dal Beato Fra Giovanni Domenici
a spese della nobilissima Famiglia degli Agli.
Quivi
l'Abito Domenicano. Sono in questa Chiesa
alcune pitture buone: tra le antiche, si ve-
de la Coronazione della Madonna del Beato
Giovanni Angelico, quella della Natività di
le moderne, quella dell'Annunziazione di
Jacopo da Empoli, e tutta la volta della Chie-
sa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco sopra
salendo il Monte si vede una bella Villa fab-
bricata già da Giovanni di Cosimo Medici col
disegno di Michelozzo, la quale appartiene
ora al Senator
l'istesso Giovanni fatto col disegno del me-
desimo Michelozzo fabbricare poco sopra
la detta sua Villa una
CHIESA e Convento a' Frati di
i quali ebbero principio in Firenze nell'an-
no 1407. da Carlo Conte di Montegranelli
che ha culto di Beato. Quelli furono soppressi
da Clemente IX., e questo luogo è posseduto
adesso dal Conte Carlo de' Bardi. Finalmen-
te si giunge a Fiesole, ove sono la
CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palazzo
del Vescovo, e si vedono alcuni frammenti
della Rocca, e delle Mura antiche, avendo
l'anno 1010. i Fiorentini dato il sacco, come
è noto per le Storie, e demolito il tutto. La
Chiesa fu fabbricata l'anno 1028. dal Vesco-
vo Jacopo Bavaro, di disegno Gotico. Nella
Tribuna o Altar Maggiore vi si conservano
le Reliquie di Santo Romolo in una cassa di
marmo misto, e la Testa del qual Santo con
al medesimo. Vi si conserva parte della Te-
sta di San Donato di Scozia Vescovo di Fie-
sole, e la Cattedra del Vescovo
Corsini, che fu trasportata nella parete sini-
stra in un ornato di pietra serena. La Tavo-
la rappresentante il martirio di
Apostolo nella Cappella della Famiglia Gua-
dagni è di mano del Volterrano, e tutto il
bassorilievo di marmo della Cappella di Mon-
signor Salutati col di lui Deposito, e ritrat-
to, è opera di Mino da Fiesole, e il lavoro
di marmi all'Altare di mezzo tra le due scale
è di mano di Andrea Ferrucci pure da Fie-
sole. Di faccia al Duomo vi è il
PALAZZO del Vescovo, che ha vasta Dio-
gesi, presso il quale vi è un comodo, e ben
regolato Seminario per i Cherìci. Sopra si
trova la Chiesa di
SANT'ALESSANDRO, che in antico chiama-
vasi di San Pietro in Gerusalemme, ove era
il corpo di detto Santo, che fu Vescovo di
questa Città, e martirizzato nel Territorio
Bolognese intorno l'auno 502. Il detto Cor-
po fu nel 1785. translatato nella Cattedrale
per essere stata destinata questa Chiesa, stata
scoperta di tettoja, a uso di Camposanto. Nel
più alto di Fiesole è posto il
V 2 CON-
CONVENTO dei Riformati di
fondato dalla Famiglia del Palagio, ove an-
ticamente era la Rocca de' Fiesolani. La Ta-
vola della Concezione è di mano di Pietro
di Cosimo, e ve ne sono altre buone. Nella
Librerìa di questo Convento si conservano
varie Bolle di Eugenio IV., tra le quali una
firmata di propria mano dall'Imperatore
l'unione della Chiesa Greca, e Latina. Scen-
dendo, in faccia alla Piazza vedesi la Chie-
sa antichissima di
magine di Maria, che è una delle prime Im-
magini della Toscana, e che perciò si chia-
mi Primerana, la qual Chiesa, secondo l'Am-
mirato, veniva ad essere quasi nel mezzo del-
la Città di Fiesole. Verso Levante, qualche
tratto discosto dalla Cattedrale, vi è un altro
CONVENTO di Zoccolanti detto la Doccia,
fondato da Giuliano Davanzati nostro Citta-
dino; e tanto in questo luogo che per l'adìa-
centi Colline non più di due miglìa discoste
da Firenze, vi sono sparse Ville molto como-
de e grandiose. Tutti questi Monti Fiesolani
e di Settignano sono abbondanti di Cave di
Pietra, e macigni per uso di qualunque siasi
fabbrica, ein ciò consiste il maggior traffico,
Discenden-
do il monte, e voltando a destra avanti
menico, passata la Badìa, e il Ponte, pren-
dendo a sinistra si giunge ad altro Convento
di Monache detto
no sotto la regola di
tico nel 1334. avevano il loro Convento, dov'
è oggi quello de' Riformati a Fiesole. Ci è
una Tavola di mano d'Alessandro Allori,
ove è la Madonna con alcuni Santi, e il Pa-
dre Eterno. E di quì ritornando verso Fi-
renze si trova la Chiesa di
ove fu traslatata l'Immagine di maria detta
della Tossa, che era nella soppressa Chiesetta
fuori la Porta Passando alla
PORTA A PINTI, fuori di essa vi è un Ta-
bernacolo di mano di Andrea del Sarto, che
per l'ingiurie dei tempi è ridotto in catti-
vo stato. Distante un miglio, nella Chiesa
di
di Tito; e fuori della
PORTA alla CROCE si trova un Convento
di Monache detto
SAN SALVI, da cui prende la denomina-
zione l'adiacente pianura. Questo fu già uno
dei primi Monasterj de' Vallombrosani, che
lo cederono alle Monache dette di Faenza
Convento, per piantarvi la fortezza di San
Nel
Refettorio di esso Monastero di San Salvi, di
Andrea del Sarto si vedon dipinti in un arco
San Benedetto, San Giovanni Gualberto,
Monaco, e Cardinale, e nel mezzo in un ton-
do è rappresentata la Trinità. In faccia vi
è un Cenacolo che si reputa delle migliori
pitture di Andrea, di cui se ne vede la stampa
incisa da Teodoro Cruger; sul che è degno
di memoria, che convenendo demolire per
il detto assedio con molti suburbani Conven-
ti, e Casamenti, anche la Chiesa di San Salvi
con sue abitazioni, a contemplazione di così
belle Pitture fu il Refettorio lasciato in piedi;
ma per l'introdotta clausura di Monache non
si possono vedere senza speciale licenza.
Nella Chiesa vi è una Tavola con Cristo in
Croce, e alcuni santi di mano di Francesco
Morandini da Poppi, e quella di
del Passignano, ove riposa il di lei corpo.
Circa un miglio discosto si trova un altro
Convento di Monache detto
Regola di
stra, se ne trova un altro dell'Ordine di
Benedetto, intitolato
dell'Altar maggiore dipinta dal Grillandajo.
Fuori di questa Porta, e in lontananza
l'uno dall'altro sono da vedersi tre celebri,
e grandiosi Santuarj, cioè la Vallombrosa,
il Sacro Eremo di Camaldoli, e il sacro Mon-
te dell'Alvernia, nel primo dei quali
Gualberto, e nel secondo
darono i loro Conventi; e nel terzo
cesco ricevè le sacre Stimate. In ciascuno
di questi sono osservabili molte belle pittu-
re, e passando in questi luoghi vi sono an-
cora da osservare molte Terre, e Castelli del-
la ricca, e bella Provincia del Casentino.
Fuori della PORTA di
una pianura abbondantissima di ottimi frut-
ti, nominata Pian di Ripoli, e tale si
chiama la
BADÌA di
lombrosani, che quasi nel centro di questo
piano è posta con un comodo Monastero,
ove fa la sua residenza il Generale di quell'
Ordine. Anticamente fu Monastero di Don-
ne Un altro Convento si trova più sopra detto
da maestra d'Arezzo per levante, che sino
al 1503. si mantenne a uso di Spedale, di
padronato de' Capitani allora del Bigallo, che
alle Monache dette di Casignano della Rego-
la di
tico loro Convento in quel luogo. Poco più di
cinque miglia da Firenze discosto si arriva all'
APPEGGI Villa di
la celebre Villa de' Vecchietti detta il Ripo-
so. Distante 3. miglia e 1/2. sopra un Poggio
tra mezzogiorno, e Levante è situata la
CHIESA di
frequentata per la gran devozione che si
ha a quella sacra Immagine. Miracolosis-
simo si è il ritrovamento della medesima
secondochè riferisce Francesco Rondinelli
nella Relazione dell'ultimo Contagio di Fi-
renze. Vi sono grandi Indulgenze, e Privi-
legj conceduti da molti Pontefici, e nel gior-
no di
polo, facendosi una grossa Fiera. E` ufiziata
la detta Chiesa da dieci Cappellani con un
Pievano, che hanno l'obbligo di dirvi quo-
tidianamente il Divino Ufizio. Fu fondata
dall'estinta Famiglia de' Buondelmonti, che
fino al presente ha goduta la libera collazio-
ne di quelle Cappellanie, e l'elezione del
Pievano. La Chiesa è riccamente adornata,
con soffitta tutta dorata con tre sfondi di-
pinti da tre eccellenti Pittori di Firenze, tra
il più insigne lavoro di Antonio Puglie-
schi. Il primo degli altri due è opera di Tom-
maso Redi, e l'ultimo di
grestani Tra le Tavole è osservabile la Vo-
cazione di
E' degna di esser veduta la Sagrestia per la
ricchezza de' sacri Arredi, che ivi si conser-
vano, chi volesse più minuta informazione
potrà vedere le memorie del Pievano Ca-
sotti stampate da Giuseppe Manni in Firen-
ze l'anno 1713.
Fuori della Porta
rata, si trovano due Chiese, la prima è detta
nori Osservanti, ora de' Padri Riformati di
Toscana. Questa con disegno di Simone del
Pollaiolo detto il Cronaca, fu fatta fabbrica-
re intorno l'anno 1350. da Castello Qua-
ratesi, come ne fa fede un'Inscrizione posta
davanti l'Altar Maggiore nel pavimento.
Non ha che una sola navata con sei Cappel-
le per parte, ed una di fianco all'Altar mag-
giore in dentro, con suoi archi per di ſuora
di pietra rustica, e suo cornicione, che ri-
corre intorno la Chiesa, e per l'arco mag-
giore della Tribuna. La Tavola dell'Annun-
ziazione è del Beato Fra Angelico Do-
Signore è di
verse Tavole di buoni Autori moderni che vi
sono. Sopra la Porta della Sagrestìa la Pietà
di terra cotta è di mano di Luca della Rob-
bia: accanto alla Porta maggiore si osservi
il Busto di marmo bianco di Marcello Virgi-
lio Segretario della Repubblica Fiorentina,
e gran Letterato, con un bello Epitaffio.
Questa Chiesa è posta in tale eminenza, e vi-
cinanza insieme alla Città, che di quivi con
pittoresca prospettiva si gode Firenze con
una gran parte de' Villaggi. Uscendo per la
Porta del fianco di detta Chiesa, e cammi-
nando pochi passi a man dritta per una Por-
ta della Fortezza, che intorno all'anno 1526.
con disegno di Michelangnolo Buonarroti fu
fatta, benchè tirata a fine dal Tribolo, di cui
è lavoro la bellissima statua di macigno non
finita rappresentante una Vittoria che stà
appoggiata accanto alla detta porta, si arri-
va all'altra antichissima
CHIESA di
mezzo di detta Fortezza, che per ogni par-
te tutta si gode. Ma prima di descrivere co-
me ella sta al psesente, mi piace di non pas-
sare sotto silenzio qualche notizia di sua gran-
de antichità, e origine. Nella persecuzione
niato con alcuni Compagni a far penitenza
nel Poggio, ove è oggi la sua Chiesa, e in
quei tempi altro non v'era, che un picco-
lo Oratorio dedicato all'Apostolo
e all'intorno boscaglia, il Tiranno con do-
ni ed offerte d'ingrandimento condottolo in
Firenze, lo tentò a rimuoversi dalla Reli-
gione Cristiana, ma nulla valendo a frange-
gere la fede del Santo, dopo diversi marti-
rj, da' quali per alcun tempo Iddio lo pre-
servò, gli fece tagliare la testa in un luo-
go detto fino a' nostri giorni
dal Candidato dei Martiri, ma il Santo pre-
sala nelle mani passò l'Arno, e salito in
questo poggio, rese nel suddetto Oratorio
l'Anima a Dio: quivi fu seppellito il suo
Corpo, e da' Fiorentini Cristiani fu fabbrica-
ta una Chiesa al suo Nome. Ma questa sì no-
bile, e grande, che si vede al presente, fu
alzata nell'anno 1013. a 26. d'Aprile con
consiglio di Ildebrando Vescovo Fiorentino,
e coll'assenso di Sant'Arrigo primo Impe-
ratore, e secondo Re di Germania, e di Santa
Cunegonda sua moglie, che la dotarono di
molte tenute, e con solenne pompa vi fecero
traslatare il Corpo di
che è sotto le Volte della medesima Chiesa,
ra a Consoli dell'Arte dei Mercatanti. E`
spartita questa in tre navate, e vi sono due
scale di marmo quasi al mezzo della Chie-
sa di 16. scalini l'una, per dove si sale
al Presbiterio, e Coro, fatto sull'antica co-
stumanza della primitiva Chiesa. Questo è
tutto di marmi e porfidi intagliati, e intra-
mezzati; dietro all'Altare vi sono cinque
finestroni serrati di trasparentissimo mar-
mo, e nella lunetta semirotonda di Mosaico
col Padre Eterno si vede a destra effigiata
Maria Santissima, e a sinistra l'effigie di
tro Evangelisti. Davanti le volte, e ove el-
le terminano, pure isolata viè una Cappella
di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici,
ove nella volta è un partimento d'ottangoli
benissimo lavorato da Luca della Robbia,
con un quadro di pittura antica diviso in
18. spartimenti, nel quale Altare era collo-
cato il Crocifisso che fu traslatato in
nita. A man sinistra la Cappella che si ve-
de dedicata a
parte fu fatta in memoria del Cardinale
Jacopo di Portogallo, con partimento tutto
di marmi e porfidi, come sono la Cattedra
Episcopale, e il Sepolcro di lui con tutta la
lavorati da Antonio Rossellini Scultor di quei
tempi rinomatissimo, e vi è questo Epitafio:
Lusitana propago,
Insignis forma, summa pudicitia;
Cardineus titulus, morum nitor, optima vita,
Ista fuere mihi: mors juvenem rapuit.
Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno
Salutis M. CCCC. LIX.
Nella volta, che è senza spigoli, l'istesso
Luca della Robbia fece in quattro tondi ne'
Cantoni i quattro Evangelisti, e in quello di
mezzo lo Spirito Santo. Di mano di Antonio
del Pollajolo è la Tavola a olio, rappresen-
tante
di Pietro suo fratello sono alcuni Profeti di-
pinti a olio nel muro di detta Cappella di
presente in assai cattivo stato, siccome in
un mezzo tondo l'Annunziazione; nella Sa-
grestìa alcune azioni di
a fresco sono di mano di Spinello Spinelli, e
accanto alla medesima vedesi un quadro con
la Porta a destra sonovi pure varie antiche
Pitture. Questa Chiesa, di cui si è fatto ra-
gionamento, e che ha servito di Sepoltura a
più Martiri, fu negli antichi tempi ufiziata
niacensi, e fra essi visse alcun tempo
Gualberto Fiorentino de' Signori di Petrojo,
dopo d'avere magnanimemente perdonato
all'inimico, uccisore di Ugo suo fratello,
quale incontrò poco sotto a
è una memoria del generoso fatto già noto
in un Tabernacolo con Inscrizione. Il Cro-
cifisso che chinò la testa, il quale era in
quei tempi nella suddetta Chiesa nella men-
tovata Cappella di mezzo, fu trasportato con
solenne pompa nel dì 25. Novembre 1671.
in quella di Santa Trinita de' Monaci del
suo Ordine dentro la Città. L'anno 1373.
a' 27. del mese di Agosto sotto Gregorio XI.
usciti molto prima i Monaci Cluniacensi di
detta Chiesa, vennero ad ufiziarla i Monaci
bianchi di Monte Uliveto, i quali vi stette-
ro fino al 1542. e partirono al tempo del-
Granduca Cosimo I., e in detta occasione le-
varono le ossa di
Ma chi desiderasse d'essere instruito più
diffusamente delle Chiese, e Ville adjacenti,
potrà pienamente appagarsi leggendo le Let-
tere del benemerito nostro
nico Moreni scritte con molta accuratezza;
avendone pubblicati fin quì quattro Tomi.
IN-
INDICE
DELLE COSE PIU' NOTABILI
Descritte nel presente Libro.
A
A
Arti
Convento
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Monastero
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Chiesa
312.
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B
gnia
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ro, e Chiesa
Chiesa
C
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154.
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297.
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Monastero
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220.
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cordia.
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nastero.
Chiesa
D
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Fabbrica di Porcella-
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63.
Chiesa, e Convento
Chiesa, e Monastero
E
lo
F
sa, e Monastero
Monastero
Oratorio, e Convento
147.
Gran-Duca
--
Conventino
313.
G
nastero
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lieri
158.
I
sa, e Convento
sa, e Convento
bolini
Altezza Reale
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Chiesa
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149.
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Monastero
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Bargello
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Chiesa
196.
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194.
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85.
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103.
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302.
Q
Chiesa
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Chiesa
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118.
V
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FINE.