Guida al forestiero per osservar con metodo le rarità e bellezze della città di Firenze 1793 Firenze it l224.xml

GUIDA AL FORESTIERO PER OSSERVARE CON METODO LE RARITÀ E BELLEZZE DELLA CITTÀ DI FIRENZE

SESTA EDIZIONE

Corretta, ed accresciuta della Descrizione del Palazzo Reale, e di altre utili notizie.

FIRENZE MDCCXCIII.

PER GAETANO CAMBIAGI STAMP GRANDUCALE

CON LICENZA DE' SUPERIORI.

Vale Paoli tre.

AL NOBILISSIMO SIGNORE CONTE DI REDERN CIAMBERLANO DI S. A. S. L'ELETTOR DI SASSONIA ec. ec.

LE Vostre estese cognizioni, il traspor- to, ed il sublime genio per le Belle Arti, l'amicizia della quale vi compiacete di onorarmi, e la combinazione del Vostro soggiorno in Firenze colla pubblicazione di questa nuova Edizione, sono stati i veri impulsi che mi hanno sollecitato a farvene l'offerta.

Gra-

Gradite, gentilissimo Signor Conte, che questa nuova Descrizione del più bello, che oggi conserva la Capitale di un delizioso, e fortunato Paese, che vi è sì gradito, veda la luce patrocinata dall'autorevole Nome Vostro, essendo molto contento di avervene fatta l'offerta, poichè conoscendo il pregio delle descritte cose avrete la bontà di riguardare ancora benignamente questo Libretto. Mentre col maggior ri- spetto ed attaccamento ascrivo a sommo mio onore il potermi in ogni occorrenza dimostrare

Di VS. Illustriss.

Firenze 22, Giugno 1793.

Umiliss. Devotiss. Serv. Cambiagi.

DESCRIZIONE DELLA CITTÀ DI FIRENZE

VArie sono le opinioni circa l'origine, e prima popolazione di questa Città. Alcuni vo- gliono che riconosca il di lei principio dai seguaci di Silla, altri dai Triumviri, e altri dai Popoli Fie- solani; e secondo il sentimento del fu no- stro Dottor Giovanni Lami si vuole che fosse una delle antiche Città Etrusche; e secondo l'autorità di Giulio Frontino, e di altri Autori, fu dedotta da' Triumviri Co- lonia de' Romani composta dei più scelti Sol- dati di Cesare. Da Floro fu annoverata uno dei principali Municipj d'Italia. Scosso il giogo di essere ad altri soggetti, dopo la de- cadenza dell'Imperio Occidentale, nel quin- to secolo procurarono i Fiorentini di vivere in libertà; per conservar la quale, non meno che per dilatare i confini del proprio do- minio, furono forzati ad abbattere i loro ne- mici, disfacendo Castelli, espugnando Cit- tà, e riducendo sotto il loro comando non pochi Paesi. Nel 1078. essendo ingrandita la Città fu fatto il secondo cerchio delle mura. E nel 1284. fu fatto il terzo cerchio. Le di- scordie tolsero ai Grandi il Governo, e 'l tramutarono di Aristocratico in Popolare, e di Popolare lo ridussero a Principato: poichè la Repubblica nei primi tempi sola- mente dagli Ottimati si governò, indi dal culto Popolo (fuorichè nella rivoluzione de' Ciompi nell'anno 1378 quando il po- polo vile, e minuto per brevissimo tempo prese il comando): e finalmente nel secolo decimosesto da Principi generosi e clementi cominciò ad esser governata. Esistevano 150. Torri che sul principio del Governo Mediceo furono quasi tutte demolite. I Fio- rentini ebbero come Roma i Templi, il Tea- tro, l'Anfiteatro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, e gli Acquedotti. Dicono che costumassero gli stessi giuochi, e le stesse Feste pubbliche, e onorassero pure come lor Nume tutelare il Dio Marte. Quindi avuta la sorte di professare sotto il Ponti- ficato di S. Silvestro la Religione Ortodos- sa, edificarono nobilissime Chiese. Colti- varono in sommo grado le Armi, e le Let- tere. Sono innumerabili quelli che per i loro meriti hanno coperte ragguardevolis- sime Dignità, essendo stato sempre in cre- dito presso tutti i Principi il nome Fioren- tino. Fa un epoca gloriosa per la Na- zione d'essersi ritrovati insieme in Roma a congratularsi con Bonifazio VIII. do- dici Ambasciatori Fiorentini, spediti da diversi Potentati, la qual cosa fece tanta maraviglia a quel Pontefice, che in pub- blico Concistoro disse: La Città di Firenze è la migliore Città del Mondo, e la Nazione Fiorentina nelle cose umane è il quinto ele- mento.

Gli Ambasciatori trovatisi in Roma furono gli appresso: Vermiglio Alfani mandato dall' Imperadore Adolfo, Musciatto Franzesi dal Re Filippo di Francia, Ugolino da Vicchio dal Re d'Inghilterra, un tal Rinieri dal Re di Boemia, Simone de Rossi da Andronico Impe- peratore di Costantinopoli, Guicciardo Battari dal Gran Can' de Tartari, Manno Adimari dal Re Carlo di Napoli, Guido di Talanca dal Re Federigo di Sicilia, Bencivenni Folchi dal Gran Maestro di Rodi, Lapo Uberti dalla Repub- blica di Pisa, Cino Dietisalvi dal Signore di Camerino, e Palla Strozzi dalla Repubblica di Firenze, accompagnati tutti con solenne, e nobile comitiva, tra i quali si distinse il Bastari che comparve con cento persone ve- stite alla Tartara.

Al nuovo Mondo discoperto diede il suo nome Amerigo Vespucci Fiorentino. Ma che diremo noi degli uomini letterati? Dopo l'invasione de' Barbari nell'Italia, rimasero le Scienze, e le Arti più nobili sepolte in una profonda ignoranza: mercè però de' Fiorentini risorsero, riprendendo il lor primiero splendore. Quindi si vidde, rinata la Poesia, e l'eloquenza Greca, e Latina, e prender vita la letteratura To- scana. Rifiorì la Filosofia di Platone, e con essa ogni altra scienza. Le Mattematiche, e le Filosofie sormontarono al sommo gra- do per mezzo del gran Galileo inventore del Telescopio, Microscopio, e di altri instru- menti, mercè de' quali ampliò le cognizioni sino allora limitate della Filosofia, ed Astro- nomia per via delle nuove scoperte da esso fatte, e sempre più si accrebbero con le molte esperienze fatte dalla celebre Acca- demia del Cimento, che diede moto a tutte le altre rinomatissime Accademie dell'Eu- ropa per le tante scoperte Fisiche, e Filo- sofiche che vi furono fatte. L'Jus Civile dall'interpetrazione del nostro Accursio incominciò a risorgere. Così fecero le belle Arti, nelle quali tant'oltre s'avanzarono i Fiorentini, che a loro giustamente si dee la lode di primi maestri, e di restauratori. La Città di Firenze nel suo principio ebbe per stemma il Giglio bianco in campo ros- so: e il popolo la Croce rossa in campo bianco, e per Sigillo il Leone, ed Ercole. Ma doppo la cacciata dei Ghibellini si cam- biarono gli Stemmi, cioè il Giglio rosso in campo bianco, e la Croce bianca in campo rosso. Sopra il numero di dugento sono quelli, che già Cittadini di questa Patria, ora del Cielo col titolo di Beati, o di Santi s'adorano sugli Altari. Moltissime Chiese si contano, ventinove delle quali sono Par- rocchie. Sessanta cinque Monasteri di Mo- nache, e Conservatorj 20. di Religiosi Clau- strali dentro la Città; oltre i molti, che sono suburbani. Ci sono altri Conservatorjdi fan- ciulle povere, e d'uomini mendicanti: Tre Spedali per gl'infermi. Esistono diverse Scuole pubbliche nei Quartieri della Città per la gioventù, e varie Regie Scuole di Manifatture. Ci sono diverse Accademie; e fra queste la Reale Accademia Fiorenti- na, adunandosi ogni Giovedì non impe- dito pubblicamente nella Libreria Maglia- bechiana, ove oltre le dotte Dissertazioni che vi si odono, è permesso ad ognuno di re- citarvi in qualunque idioma Poetiche com- posizioni. L'Accademia del Disegno, che ebbe il suo principio nella Chiesa di S. Ma- ria Nuova fino dall'anno 1239. e che è stata delle prime di tutte l'altre, che molti anni dopo sono state erette per l'Italia, e in altre parti dell'Europa

Vedi a suo luogo in questo Accademia delle Belle Arti.

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Vi è anco- ra quella de' Georgofili promossa dal Padre Abate Ubaldo Montelatici Canonico Roc- cettino nel 1755,, tendente a migliorar sempre più l'Agricoltura; e le prime adu- nanze si facevano sulla Piazza di S. Marco ove era per l'addietro la Fabbrica degli Arazzi, e adesso un Casino spettante a S. A. R. fabbricata dall'Augusto suo Ge- nitore. Quelle degl'Ingegnosi, degli Armo- nici, Faticanti, Coreofili che si esercitano in virtuose adunanze di canto, suono, ballo ed erudite composizioni. Finalmente per rendere una Città in ogni parte com- pita, hanno fatto a gara l'Arte, e la Na- tura; quella con tanti abbellimenti di son- tuosi Edifizj, Statue, e di strade spaziose, e ben lastricate, essendosi dato principio a lastricarle sotto la direzione di Lapo nell'anno 1250. e di Arnolfo suo figlio; questa coll'amenità del sito, ov'ella è col- locata, e circondata da fertilissimi colli ri- pieni tutti d'innumerabili Ville, e Casa- menti, che veduti da qualche eminenza for- mano un bel colpo d'occhio. E' irrigata dal Fiume Arno, con aria molto salubre, e produttrice di nobilissimi ingegni. Onde non è maraviglia s'ella meriti il giusto encomio, che le hanno fatto non pochi Scrit- tori, di bella Città, e di maestra delle Scienze, e delle Arti, qual nuova Atene in Italia. Ora perchè tanto i Forestieri che i Cittadini possano da loro stessi osservar il più bello della Città ho divisa questa edizione nei quattro Quartieri della Città, nei quali ella è spartita

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QUARTIER SAN GIOVANNI

SANTA MARIA DEL FIORE. Questa Chiesa Metropolitana vince di pregio tutte le Fab- briche della Città, onde fa di mestieri os- servare distintamente tutto ciò, che la ren- de singolare. Si estende in lunghezza brac- cia dugentosessanta, la larghezza delle Tri- bune a centosessantasei; e quella delle Na- vate a settantuna; l'altezza dal piano della terra sino alla sommità della Croce è di braccia dugentodue, poichè fino al piano della Lanterna, ell'è alta centocinquan- taquattro braccia, il tempio della Lanter- na trentasei; la Palla quattro, e otto brac- cia la Croce. La Palla pesa libbre 5368. essendo stata messa su nel 28. Maggio 1472. da Andrea Verrocchio Maestro di Leonar- do da Vinci. Tutto il giro di questo grand' edifizio ascende a braccia milledugentot- tanta. Per di fuori è tutta incrostata di marmi con bell'ordine disposti. La facciata ancora era quasi per metà incrostata di mar- mi, e adornata di molte statue, e bassiri- lievi, fatta con disegno di Giotto; ma fu demolita l'anno 1586., e fu dato principio ad un altra di disegno diverso, la quale essendo ad una certa altezza condotta, fa di nuovo disfatta l'anno 1688., ed allora in occasione delle Nozze del Gran Principe Ferdinando di Toscana colla Principessa Violante Beatrice di Baviera, fu dipinta a fresco, come ritrovasi di presente da die- ci Pittori Bolognesi, capo dei quali fu Bar- tolommeo Veronesì per le figure. ed Er- cole Graziani per l'Architettura, aven- dovi espressi sopra le porte tre Concilj cele- brati in diversi tempi in Firenze, cioè quello sulla porta a mano dritta adunato da Papa Vittorio II. nel 1055.; l'altro sulla Porta sinistra tenuto da Papa Pasquale II. nel 1104, e quello sulla Porta maggiore è il celebre Concilio de' Greci, e Latini ce- lebrato nel 1439. da Eugenio IV. in me- moria dei qiali si leggono le respettive Inscrizioni.

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Del primo

Concilium Generale Florentiae habetur Difficillimis temporibus praesontibus Victore II. Pont. Maximo Et Enrico Imperatore Augusto Anno Domini M. LV.

Del secondo

Sacer Conventus Episcoporum CCCXL. Florentiae De gravissimis rebus consulitur A Paschale II. Rom. Pont. Anno Dom. M. CIV.

Del

Del terzo

Sacrosancta Oecumenica Decima septima Synodus hac in Florentina Basilica celebratur In qua tum Graeci tum Latini In unam eamdemque veram fidem consensere Coram Eugenio IV. Universalis Ecclesiae Pontifice Nec non Ioanne Augusto Graecorum Imperatore Anno Domini MCD. XXXIX

Le statue, che erano nell'antica facciata Gottica (che si vede dipinta nel primo Chiostro di S. Marco) furono collocate in diverse nicchie dentro la Chiesa, e tra que- ste i quattro Evangelisti alti più del na- turale, fatti da Donatello, furono collocati nelle Cappelle della Tribuna di mezzo. Per sette gran Porte vi si ha l'ingresso, tre delle quali nella facciata, e quattro late- ralmente, abbellite di vaghi lavori, ed in- tagli, tra' quali è molto in pregio una Ma- donna di marmo con due Angioli, di Gio- vanni da Pisa sopra la Porta dirimpetto alla Canonica; e l'Annuziazione di Mo- saico di mano del Ghirlandaio sopra la Porta del fianco verso la via de' Servi, so- pra la quale rimirasi un'Assunta di marmo di mano di Nanni di Antonio di Banco. Rileva sopra questo Edifizio la gran Cupola di figura ottagona. Questa Cupola è sì famosa, che Michelagnolo ebbe a dire: po- tersi appena imitare, non che superare con l'arte. L'Architettura di tutto questo com- posto è maravigliosa; imperciocchè in quell' età costumandosi di fabbricare alla Goti- ca, fu al certo mirabil cosa, che gl'inge- gnosi Artefici si discostassero da una ma- niera sì barbara, ed all'ottima degli anti- chi Romani s'avvicinassero. Questo gran- de Edifizio ebbe cominciamento il dì 8. Set- tembre 1298. come dalla seguente Inscrizio- ne posta per di fuori alla Parete della Chiesa dentro ai Cancelli del Campanile apparisce

di

Annis millenis centum bis octo nogenis Venit Legatus Roma bonitate donatus, Qui lapidem fixit fundo, simul & benedixit Praesule Francisco gestanti Pontificatum Istud ab Arnolpho Templum fuit aedificatum Hoc opus insigne decorans Florentia digne Reginae Coeli construxit mente fideli Quam tu Virgo pia semper defende Maria.

Fu gettata la prima pietra dal Cardi- nale Pietro Valeriano Legato Apostolico, essendo prima in questo luogo una Chiesa eretta in onore di S. Reparata, per ricor- danza della vittoria ottenutasi l'anno 407. nel giorno a lei dedicato, contro Radaga- sio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Ar- nolfo di Lapo, discepolo di Cimabue, sotto la direzione del quale incominciatasi que- sta Fabbrica, in centocinquantaquattr'anni fu da altri valenti uomini suoi successori all'ultima perfezione condotta. La gran Cupola fu parto dell'ingegno maraviglioso di Filippo di Ser Brunellesco Lapi Archi- tetto, che ne' suoi tempi non ebbe eguale

Le contrarietà, e difficoltà incontrate da que- sto celebre Architetto per esser prescelto a tal grandiosa fabbrica, e i casi per questa occor- sili si leggono nella di lui vita scritta da Gior- gio Vasari.

. La Lanterna di essa di disegno del mede- simo, tutta di marmo massiccio, mirabil- mente intagliata fu messa su da Baccio d'Agnolo; e S. Antonino allora Arcivesco- vo di Firenze salì col Clero a porvi la pri- ma pietra nell'anno 1448., e quella parte di Ballatojo sotto la Cupola dalla parte dell'Opera è disegno di detto Baccio. La Palla, e la Croce fu posta da Andrea Ver- rocchio. Ammirata l'esteriore bellezza, entreremo in Chiesa. Il pavimento è di marmi di varj, colori, divisati con mira- bil disegno. Quello della Navata di mezzo è di Francesco da San Gallo, e quello in- torno al Coro è fatto col disegno di Mi- chelagnolo, ed il rimanente di Baccio di Agnolo. Prima d'ogni altra cosa potrà l'eru- dito volger l'occhio alle varie Inscrizioni, e memorie, che vi si trovano. A man de- stra avvi il ritratto del Brunellesco scolpi- to in marmo dal Buggiano suo scolare con l'appresso Inscrizione composta da Carlo Marzuppini Aretino.

es-

en-

D. S. Quantum Philippus Architectus arte dae- dalea valuerit cum huius celeberrimi Templi mira testudo, Tum plures machinae divino ingenio ab eo adinuenctae documento esse pos- sunt Quapropter ob eximias sui animi dotes singularesque virtutes xv. Kal. Maias anno 1444. eius B. M. corpus in hac humo supposita grata Patria seppelliri iussit.

Ne segue il ritratto di Giotto restaura- tore della Pittura, e Architetto del gran Campanile, scolpito da Benedetto da Ma- iano coi seguenti versi di Agnolo Poliziano

Illa

Ille ego sum per quem pictura extinta revixit Cui quam recta manus tam fuit & facilis Naturae deerat nostrae quod defuit arti Plus licuit nulli pingere, nec melius.

Miraris turrem egregiam sacro aere sonantem Haec quoque de modulo crevit ad astra meo. Denique sum lottus quid opus fuit illa referre. Hoc nomen longi carminis instar erit. Obiit an. MCCCCXXXVI. Cives pos. B. M. MCCCCLXXXX.

Succedono altre memorie d'uomini illu- stri, come di Antonio dell'Orso Vescovo Fiorentino in un'arca elevata da terra, con la statua di marmo sopra di essa, di Pier Farnese Capitano de' Fiorentini, e di Fr. Lui- gi Marsilj eminente Teologo del Cardinal Pietro Corsini, con il seguente Epigrafe.

Florentina Civitas ob singularem eloquentiam, & doctrinam Clarissimi Viri Magistri Luisii de Marsiliis publico sumptu faciendum statuit.

Dopo questo vi è di mano di Lorenzo di Bicci (che fu il primo che dipingesse in questo Tempio avendo effigiati i Santi delle Cappelle) il Deposito del sopraddetto Ve- scovo di Firenze, poi Cardinale Pietro Cor- sini, con il seguente Epitaffio in terra alla dirittura delle colonne.

sco-

Petro Corsinio Florentiae Episcopo & Card. Ampliss. ob Familiae nobilitatem, & eximias animi sui dotes haec urbs opt. de se merito sepulcrum hoc. p. c.

Ne segue poi l'effigie del gran Marsilio Fi- cino rinnovatore della Filosofia di Platone scolpita in marmo da Andrea Ferrucci di Fiesole colla seguente Inscrizione

En Hospes. Hic est Marsilius Sophie Pater Platonicum qui dogma culpa temporum Situ obrutum illustrans & Atticum decus Servans Latio dedit. Fores primus sacras Divinae aperiens mentis actus numine Vixit beatus ante Cosmi munere Laurique Medicis nunc revixit publico S. P. Q. F. An. MDXXI.

A mano sinistra entrando in Chiesa vedesi il Ritratto di Antonio Squarcialupi scolpito da Benedetto da Majano, con l'appresso Iscrizione composta dal Magnifico Lorenzo de' Medici.

Mul-

Multum profecto debet Musica Antonio Squarcialupio Organistae. Is enim Ita arti gratiam coniunxit, Ut quartam Sibi viderentur charites Musicam ascivisse Sororem I. Florentina Civitas grati animi efficium Rata eius memoriam propagare Cuius manus saepe Mortales In dulcem admirationem Adduxerat Civi suo Monumentum posuit.

Dipoi altro deposito elevato da terra, essen- do varie le opinioni di chi sia. Sopra la Porta vedesi quello di Don Pietro di To- ledo Vice Re di Napoli, e dipoi nella pa- rete sono dipinte due figure rappresentanti Niccolò da Tolentino, che è di Andrea del Castagno, e Giovanni Acuto, opera di Paolo Uccello. Merita osservazione un quadro antico dell'Orcagna, in cui è dipinto il Poeta Dante, quivi esposto per Decreto della Repubblica Fiorentina, quale è l'uni- ca memoria pubblica, che ci sia di questo gran Maestro della Toscana Poesia, sotto il qual ritratto vi si leggono gli appresso versi composti da Coluccio Salutati.

Qui

Qui Coelum cecinit, mediumq imumq. Tribunal Lustravitque animo cunta Poeta suo Doctus adest Dantes sna quem Florentia saepe Sensit Consiliis ac pietate patre Nil potuit tanto mors salva nocere Poetae Quem vivum virtus carmen imago facit.

E' questa Chiesa divisa in tre Navate, alle quali corrispondono tre Tribune di forma ottagona, e in ciascuna d'esse sono cinque Cappelle. Nella Tribuna di mezzo si osserva- no nelle quattro Cappelle laterali i quattro Evangelisti di mano di Donatello accennati dì sopra, e nella Cappella di mezzo il Ce- nacolo, di Gio. Balducci, e gli altri due quadri laterali di Benardino Poccetti che in quello a man dritta sono i Discepoli di Emaus, e nell'altro a sinistra Gesù Cristo che manda i suoi Apostoli a predicare. Questa Cappella modernamente adornata di Balaustri, e dell'Altare di marmi di va- rj colori, è dedicata a S. Zanobi Vescovo Fiorentino, le di cui Ceneri si conservano sotto l'Altare nella bellissima Cassa di bronzo, che può osservarsi da tutte le par- ti, mirabilmente lavorata da Lorenzo Ghi- berti. Passando all'altra Tribuna detta della S. Croce, si osserverà prima la Porta della Sagrestia di bronzo opera di Luca della Robbia, che disgustato d'aver guada- gnato poco si diede a fare i lavori tanto accreditati di terra invetriata; e dentro la medesima Sagrestia i Putti, che l'ador- nano con varj festoni di mano di Dona- tello, e l'arco piano fatto di Pietre com- messe, opera singolare, e prodigio dell'Ar- chitettura. In detta Tribuna oltre l'Altare della S. Croce ove in un ricchissimo Reli- quiario un gran pezzo di essa, con altre insigni reliquie conservansi, si vedono alle pareti laterali due quadri che in uno di mano di Federigo Zuccheri vi è espressa l'Annunziazione, e nell'altro l'adorazione de' Magi d'Autore ignoto. Può osservarsi l'Immagine di S. Giuseppe nella Cappella ad Esso dedicata di mano di Lorenzo di Credi, e i due Quadri laterali che l'ador- nano, dei quali il Transito è di Mauro So- derini, e lo Sposalizio di Giovanni Fer- retti. Nel pavimento di questa Tribuna sotto a un'assito di legno vi è un tondo di marmo, sul quale nel solstizio di Giugno passando il sole per un'anello fermato nella lanterna della Cupola si conosce il punto della maggiore altezza dì questo Pianeta. invenzione trovata dal celehre Maestro Paolo del Pozzo Toscanelli Fiorentino che morì nel 1482, ed essendo la Lanterna della Cupola stata terminata nel 1465. si conosce esservi stati posti questì segni con- temporaneamente, o poco dopo la sua ter- minazione, venendo ad essere così una Me- ridiana delle prime, e più antiche dell'Eu- ropa; che dipoi nel 1755 dal Mattematico P. Leonardo Ximenes allora Gesuita fu ti- rata una Meridiana in un regolone di me- tallo che resta sotto al detto assito, per servire alle suddette osservazioni solstizia- lì, che si seguitano a farsi da altre perso- ne erudite regolarmente ogni anno alcuni giorni prima, e dopo il sopraddetto solsti- zio. Leggesi nella muraglia la seguente memoria

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Pao-

Auspiciis Francisci Romanorum Imperatoris, ac Magni Etruriae Ducis. Ad veterem Tem- pli huius Gnomonem a Paullo Tuscanellio medio circiter saeculo XV. constitutum, ineun- te vero XVI. amplificatum, Leonardus Xi- menius Soc. I. novas observationes instituit. Probata laminae aeneae, pro centro positae, ac loci totjus hac in re stabilitate, ejus Gno- monis altitudo, demissa catena, accurate ex- plorata est, evalitque pedum Parisiensium ........ 277. pol: 4. lin: 9., 68. La- tus herizontale a verticali linea ad centrum Solstitialts marmoris, Solarem imaginem ri- die Idus Iunit MDX. complexi, inventum fuit pedum....... 102 pol: 6 lin: 5, 10. Idem lotus, ad speciei solaris centrum, X. K AL. Iulii MDCCLV, prioris longitudinem excessit .......... pol: 1. lin: 3, 82; Unde, annis CCXLV elapsis, Eclipticae obliquitas minor deprehenditur minuto uno, Secundis sex- decim proxime Quum tamen antiqnus Gno- mon in Occasum M. 56 S. 41 aberraret, No- vus, eodem Centro, eademque, intra Pari- siensem lineam, altitudine, in vero Meridia- ni Circuli plano constructus est; Meridiana linea in regula metallica insculpta Punctum perpendiculi in aere consignatum, Quod, rei necessitate, infra Meridtanae Libellam con- stitit pol: 1. lin: 10, 78. Quem Gnomonem toto terrarum Orbe Maximam. Ad exiguas Eclipticae variationes in posterum dignoscen- das, Ad anni mensuram, Paschatisque Diem subtilius determinandum, Ad certos denique Planetarum, Siderumque motus peculiari ra- tione definiendos, Magnus Imperator, Sacra- rum rerum, Bonarumque Artium studiosis- simus, Etruscis suis dedit Anno a Ch. N. MDCCLVI.

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Nella

Nella Tribuna opposta di S: Antonio Aba- te vi è un'Armadio con una insigne Reli- quia del medesimo ed altre di vari Santi. Nelle pareti di questa Cappella vi sono due Quadri che uno rappresentante la Nascita di Gesú di Gregorio Pagani, e l'altro la Visitazione di Maria a S. Elisabetta di Ba- tista Naldini, Le pitture dei Santi che si vedono nelle Cappelle delle Tribune sotto le finestre sono di Lorenzo di Bicci, di cui erano pute i dodici Apostoli dipinti nelle Navate, dei quali uno solo ora se ne vede accanto al Ritratto di Giotto appiè della Chiesa. Tra le due Tribune di S. Zanobi, e di S. Antonio vi è la Sagrestia dei Ca- nonici, sopra la quale sono di Luca della Robbia gl'adornamenti del Ballatojo, dell' organo sopra di essa, e le figure di Terra verniciata sopra le porte di ambedue le Sa- grestie esprimenti la Resurrezione, e Ascen- sione del Signore, nelle pareti delle quali si leggono le appiè quattro Inscrizioni che le due accanto a quella dei Canonici una contiene la traslazione del Corpo di S Za- nobi, e l'altra la memoria della fondazio- ne di questa Metropoli

Cum Divi Zenobii Corpus in S. Laurentii aede conditum esset: atque ob admiranda ip- sjus opera majori in dies frequentia celebra- retur, Andreas qui proxime Zenobio in Epi- scopatu successerat, eum honorem isti potissi- mum, cui praefuerat Ecclesiae deberi arbitra- tus, convocatis ex vicinis Urbibus Episcopis, Civitate gestiente, & insigne aridae arboris in area revirescentis, floresque fundentis, mi- raculum obstupescente, in hanc longe quam nunc est humiliorem Basilicam illustri pompa tran- stulit. VII. Kal. Febr. CCCCIX.

Cum

Anno a Christi ortu MCCIIC.

Florentini magnis divitiis partis, & rebus Domi, forisque commode constitutis, sum ur- bem moenibus auxissent, pulcherrimisque ædi- ficiis publice decorassent:. ut rem divinam quoque optime ordinarent & posteris insignis magnificentiae, & religionis suae exemplum proderent; Hoc augustissimum Templum in Dei honorem, ejusq. matris semper Virginis Mariae instituerunt. Et Pontificio Legato Car- dinale praesente primumque lapidem ponente, summa cum omnium laetitia, ac devotione in- coarunt VI. Idus Septembris.

Le

Le altre due accanto alla Sagrestia comu- ne contengono le memorie della consacra- zione di questa Chiesa fatta da Eugenio IV., e quella del Concilio Fiorentino celebrato da detto Pontefice, distese da Angiolo Po- liziano.

Ob insignem magnificentiam Civitatis & Tem- pli Eugenius P P. IV. omni Solemnitate adhibita dedicavit Die XXV. Martii MCCCCXXXVI. cujus dedicationis gratia Pons Ligneus Insi- gni Magnificentia, & ornatu factus est ab Es- clesia S. Marie Novelle ubi Papa inhabitabat usque ad hanc Ecclesiam. Per quem veniens Pontifex cum Cardinalibus & Episcopis cete- risq. Proceribus Pontificali habitu ad dedisan- dum accessit. Tanta enim multitudo ad spe- ctandum convenerat at pre nimia tarba vias obsidente nisi per pontem commode transire Pontifex non potuisset.

Ad perpetuam rei memoriam

Generali Concilio Florentie celebrato post lon- gas disputationes unio Grecorum facta est in hac ipsa Ecclesia die VI. Iulii MCCCCXXXIX. presidente eidem Concilio Eugenio Papa cum Latinis Episcopis & Prelatis, & Imperatore Costantinopolitano cum Episcopis & Prelatis & Proceribus Grecorum in copioso numero. Sublati- sque erroribus in unam candemque rectam fi- dem quam Romana tenet Ecclesia consenserunt.

Co-

S'inalza sopra le Tribune la grandiosa Cu- pola, per di dentro tutta dipinta da Fede- rigo Zuccheri, e da Giorgio Vasasi. Corri- sponde per di sotto il Coro, disegno di Fi- lippo Brunellesco, ed eseguito da Giuliano di Baccio d'Agnolo, della medesima forma d'ordine lonico, e di marmi di varj colo- ri. Resta questo Coronato da un bellissimo fregio, sostenuto da più colonne, l'imba- samento delle quali è arricchito di bassi- rilievi, parte de' quali sono di Baccio Ban- dinelli, e parte di Giovanni dell'Opera. In testa del medesimo Coro si vede un Cro- cifisso di mano di Benedetto da Majano, Scultore antico, e valente. Posano sopra l'Altare tre grandi Statue di marmo, scol- pire da Baccio Bandinelli, rappresentanti Iddio Padre in atto di sedere ed a' suoi Pie- di il Cristo morto sostenuto da un Angio- lo. Dietro a questo Altare vedesi una Pietà di mano del Buonarroti, che sebbene non condotta a fine mostra l'eccellenza del Professore. Questo stimabilissimo gruppo ci fu collocato per ordine di Cosimo III. in luogo di due bellissime Statue di mar- mo rappresentanti Adamo, ed Eva, di ma- no di Baccio Bandinelli, che le fece traspor- tare nel Salone del Palazzo Vecchio, ove si ammirano tra tante altre opere che vi sono, de' più insigni Scultori. Gl'Altari della Croce, e di S. Antonio adornati con Tabernacoli, e colonne di marmo, come pure i gradi di marmo di tutti gli Altari delle Tribune, i sedili di noce del Coro; e l'adornamento dell'Organo sopra la Sagre- stia comune furono fatti a spese del passato zelantissimo Arcivescovo Francesco Gae- tano Incontri. Ne' pilastri delle Tribane, come ancora nelle mura delle Navate si ve- dono alcune Nicchie di marmo misto, fatte col disegno di Bartolommeo Ammannati, ove sono gli Apostoli scolpiti in marmo da maestri eccellenti, cioè: S. Iacopo da Ia- copo Tatti Fiorentino, detto il Sansovino; il S. Matteo da Vincenzio Rossi; il S. An- drea da Andrea Ferrucci; il S. Tommaso, da Vincenzio Rossi; il S. Pietro dal Bandi- nelli; il S. Gio. Evangelista da Benedetto da Rovezzano; il S. Iacopo Minore, e il S. Filippo da Giovanni dell'Opera. Ha que- sta Basilica molte altre opere degne di sti- ma, le quali potrà il Forestiero da se me- desimo osservare. Quivi non si vedranno in gran copia gli abbellimenti interiori, che a' nostri tempi si costumano, ma si scor- gerà nondimeno un bel composto, ed una maestosa bellezza, che senz'altro ornamen- to l'occhio sommamente diletta. Oltre il materiale, degna si è questa Chiesa disom- ma venerazione per le Reliquie di tanti Santi, che vi si adorano. Tra quelle ci sono una parte della S. Croce, un Chiodo, ed una Spina della Corona di nostro Signore, riposte in un Reliquario d'oro massiccio tuttolavorato, ed intarsiato di perle, gioie, e pietre preziosissime. Evvi il Corpo di S. Zanobi Vescovo Fiorentino, e di molti altri suoi succcessori, e discepoli; di S. Po- dio, di S. Stefano IX Pontefice, e de' Santi Martiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un Pollice di S, Gio. Batista, con porzione delle sue Ceneri; una parte di Braccio di S An- drea Apostolo, e moltissime altre descritte già dall'Arcidiacono Cosimo Minerbetti

Questa descrizione fu stampata nel 1615., e di nuovo con aggiunte di Francesco Cionasci del 1685. in 4.

. Quarantadue Canonici, e fra questi, cin- que Dignità, sessanta e più Cappellani, cento Cherici Eugeniani, e nelle feste, e solennità accrescono il numero circa ses- santa altri Cherici del Seminario Fioren- tino, celebrano gli Uſizj Divini con molto decoro, e splendore. Questa Chiesa s'è re- sa celebre per molti avvenimenti quivi accaduti ne' secoli trapassati. Fra questi è da rammentarsi che Carlo Ottavo vi sta- bilì la concordia co' Fiorentini: che due Sommi Pontefici Martino V. ed Eugenio IV. solennemente vi celebrarono. Che Pio II. e Leone X. v'assisterono più volte alle sa- cre funzioni; ma più di ogn'altro, che quivi si celebrò l'anno 1439. il Concilio Fioren- tino, coll'intervento del mentovato Euge- nio IV. dell'Imperador Paleologo, del Pa- triarca di Costantinopoli, e di tanti Pri- mati della Grecia per l'unione stabilita vi della Chiesa Greca colla Latina. Per que- ste, ed altre cagioni questa Chiesa gode molte prerogative, tra le quali i Cherici, dopo il servizio di nove anni prestato alla medesima, per Bolla di Eugenio IV. e per conferma di detta Bolla fatta da S. Pio V. dopo il Concilio di Trento, vengono pro- mossi al Sacerdozio, benchè non siano prov- veduti di alcun benefizio, nel qual tempo da dotti Maestti vengono instruiti, essen- do usciti da questa Scuola in tutti i tempi ottimi, e degni Sacerdoti. Questa scuola che esisteva dirimpetto al Cimitero della Misericordia fu trasferita nelle stanze dell' antico studio Fiorentino quivi vicino leg- gendovisi sopra la porta la seguente in- scrizione,

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Ad veteres studii Florentini Aedes Eugenianum Collegium translatum Anno Domini MDCCLXXXIV

In ultimo è da sapersi, che nelle due Cap- pelle, che sono dai lati della porta princi- pale si conservano in gran venerazione due antichissime Immagini, una della SS. Tri- nità, e l'altra di Maria Vergine, che è in un tabernacolo, e che si venerava nell'an- tica Chiesa di S. Reparata: la qual Santa vi è dipinta tra le altre, nel quadro, che contorna il detto tabernacolo di mano di Francesco Poppi, il quale dipinse S An- tonio nella Colonna presso la Pila dell'Ac- qua Santa. Il Mosaico sopra la porta è di Gaddo Gaddi. Le sei statue, che sono sulla base atiorno la Chiesa, sono i modelli di eccellenti Scultori, cioè S Miniato, e S An- tonino Arcivescovo, sono di Batista Lo- renzi, S Zanobi, e S. Podio del Francavil- la,S Andrea Corsini d'Antonio d'Anni- bale, e di Giovanni Caccini è il S. Gio. Gualberto. Sopra la porta laterale dalla parte del Campanile vi è il Martirio di S Reparata di mano del Passignano, e so- pra l'altra dalla parte opposta fu rappre- sentato l Concilio Fiorentino dal Cav. Gio. Battista Paggi. Uscendo di Chiesa trovasi appresso il

ren-

CAMPANILE di forma quadrata, la cui cir- conferenza è cento braccia, l'altezza cen- toquarantaquattro. Fu messa la prima pie- tra il 18 Luglio del 1334. e benedetta dal Ve- scovo Francesco Salvestri E' in isola da ogni parte fino da'fondamenti, staccato dalla me- desima braccia 10 ed è incrostato tutto di marmi di diversi colori, con bel disegno di- stinti; essendo questa una delle torri più cele- bri dell'Italia. In quattro nicchie da ogni lato posano quattro Statue, delle quali quelle che riguardano la Piazza, e l'altre due sopra la porta di esso sono di mano di Donatel- lo, e le due che pongono in mezzo le me- desime sono di Niccolò Aretino: le tre pic- cole figure che son sopra la Porta del Cam- panile, il disegno di essa, e tre Statue dalla parte della Misericordia rappresen- tanti quattro Profeti, i sette Pianeti, le sette Virtù, e le sette Opere della Miseri- cordia sono di Andrea Pisano, e la quarta Statua è di Giottino. Le 7. storiette che sono verso la Chiesa rappresentanti la Grammatica, la Filosofia, la Musica, l'A- strologia, e la Geometria sono di Luca della Robbia, come pure le altre quattro Statue dalla parte della Chiesa si credono di detto Luca. Fu condotta questa gran Torre col disegno di Giotto ed è sì vaga, e sì mira- bile la sua struttura, che non si trova l'eguale. In faccia e l'esemplarissima.

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COMPAGNIA DELLA MISERICORDIA i Fratelli della quale portano agli Spedali con gran diligenza e carità gli ammalati sì di Città che di Campagna; e accorrono con prema- rosa celerità ad ogni disgrazia, e morti istantanee. Dirimpetto alla Chiesa del Duo- mo è quella di

SAN GIOVANNI antico Battistero,

Di questo tempio si trova stampata una esatta descrizione del Canonico Antonio Lu- machi,

e non già come alcuni hanno creduto con insussistenti ragioni Tempio di Marte. Esso è di forma ottagona. ed in questa guisa in antico si fabbricavano i Templi per uso del Battesimo. Per di fuori è isolato, e fu incrostato di varj marmi nel 1293. Per tre Porte vi si ha l'ingresso, tutte di bronzo, fatte sul disegno di Arnolfo di Lapo, e sono di sì maravigliosa bellezza, e con tal mae- stria lavorate, che Michelangiolo Buonar- roti soleva dire, discorrendo di quelle di Lo- renzo Ghiberti, che sarebbero state bene nel Paradiso, e sono quella che riguarda la Chie- sa del Duomo, e quella che è dirimpetto alla Colonna, ma la terza più antica dalla par- te del Bigallo fu fatta da Andrea Pisano col disegno di Giotto. Sono effigiate in esse alcune Storie del Testamento Vecchio e Nuovo, di bassorilievo, fatte con la mas- sima eccellenza specialmente quelle della Porta maggiore, che resta l'occhio attonito per lo stupore. Sopra la Porta principale vi sono tre Statue di marmo, che due rap- presentano il Battesimo di Cristo, incomin- ciate dal Sansovino, e perfezionate da Vin- cenzio Danti, e una rappresenta un An- giolo scolpito dal vivente Ionocenzio Spi- nazzi messa sù nel 4. Settembre 1792, es- sendovi per l'avanti un Angiolo fatto di materiali, e che avea molto sofferto. Sono parimente del suddetto Danti l'altre sta- tue di bronzo, rappresentanti la Decol- lazione di S. Gio Battista, sopra la Por- ta, che è dirimpetto al Bigallo. Sopra quella verso la Colonna sono maraviglio- se le tre figure di bronzo, che rappresen- tano S. Gio. Battista, che disputa con un Fariseo, e con un Dottore della Legge antica, e sono di mano di Giovan France- sco Rustici. Le due Colonne di porfido po- ste avanti la porta principale furono do- nate da' Pisani fino del 1117. tornati che furono dall'acquisto dell'Isole di Majorca, e Minorica per essere stati i Fiorentini alla guardia della loro Città: e le catene che pendono, con altre che si veggono alle Porte della Città, di S. Frediano, di S Pie- tro in Gattolino, e al Palazzo di Giusti- zia, sono un trofeo del valor Fiorentino quando conquistarono nel 1362. il Porto Pisano che con queste chiudevasi. Entran- do in Chiesa si vedono sedici grosse Colon- ne di bellissimo granito, con Capitelli, e Pilastri, sopra de' quali ricorre un terraz- zino, che circonda quasi tutta la Chiesa, tramezzo alle quali vedonsi i 12. Apostoli, e allato alla Porta di mezzo la Legge di Natura, e la Legge Scritta, lavoro di Bar- tolommeo Ammannati, a riserva del S. Si- mone che essendo poch'anni sono a caso caduto, fu rifatto dal vivente Sig. Inno- cenzio Spinazzi. Sotto l'Arco della Tribu- na, ove è situato l'Altar Maggiore, fu nel 1732 alzata la Statua di marmo del S. Precursore, in atto d'esser portato alla celeste Gloria, con più Angioli di marmo, opera tutta di Girolamo Ticciati cele- bre Scultore, e Architetto, di cui pure è lo spazioso Presbiterio eretto davanti il predetto Altar Maggiore, lavorato di finis- simi marmi, ed arricchito di medaglioni, e di bassirilievi. Nella Tribuna rimirasi la figura dell'Agnello simboleggiato per il Salvatore, leggendovisi in lettere d'oro. Hic Deus est Magnus mitis quem denotat Agnus Attorno il quale nel cerchio superiore vi è Moisè con i quattro Profeti Maggiori, e i tre Patriarchi, Abramo, Isacco, e Giacob- be con i nomi loro. Nella lunetta dalla parte dell'Epistola vedesi Maria Vergine sedente col Figlio in braccio, e dall'altra parte S. Gio. Batista. In mezzo all'Arco superiore vi è un piccol busto di Maria, come pure nella parte inferiore altro busto simile in mezzo a dodici Profeti; nel se- condo arco inferiore vi è il S. Precursore in mezzo a S. Pietro, e S. Paolo sotto ai quali i quattro Evangelisti, e molti An- gioli. Nei peducci sonovi quattro figure in atto di sostenere il cerchio superiore essendovi sotto una cartella con i seguen- ti versi.

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Anno Papa tibi nonus currebat Honori Ac Federice tuo quintus Monarca decori Viginti quinque Christi cum mille ducentis Tempora currebant per secula cuncta manentis Hoc opus incepit Lux Mai tunc duodena Quod Domini nostri conservet gratia plena Sancti Francisci Frater furt hoc operatus Iacobus in tali pre cunctis arte probatus

Dai quali versi si viene a sapere che fu principiato questo lavoro a 12. Maggio 1225. da F. Iacopo da Torrita.

Nell'arco superiore vedesi il Salvatore in atto di giudicare l'Universo. La detta Immagine è alta braccia 14 con molte figure attorno, e Angioli, circondata da un gran cerchio, e i Cieli di colore azzur- ro; sotto i piedi vi sono diversi Sepolcri con Cadaveri avente a destra i prescelti per il Paradiso, ed a sinistra i condannati all' Inferno. Nei 5 ordini di quadri della cu- pola vi sono espressi a Mosaico, nel primo i fatti principali della vita di S. GioBa- tista; nel secondo i principali misteri della vita del Redentore: nel terzo la Storia di Giuseppe dell'antico Testamento; nel quar- to si mirano le opere stupende dalla crea- zione del Mondo fino al Diluvio Universale. Nel quinto gli Angioli, gli Arcangioli ec. Nei fregi che circondano la Chiesa ve- donsi molte teste di Serafini alate. Nei para- petti del Loggiato sul primo cornicione vi sono diversi Patriarchi, e Profeti, con il loro nome, e motto. Sotto i Coretti rimi- ransi diversi Santi, e Sante, i 4. Evange- listi, come pure nell'altro ordine si vedo- no molti SS. Padri, Vescovi, e Diaconi della Chiesa Greca e Latina, con i loro nomi. Oltre i varj ornamenti vi è il Bat- tistero molto vago, e di bellissimi marmi adorno, nella nicchia del quale vi è un S Gio. Batista di marmo fatto da Giusep- pe Piamontini valente Scultore. Ed è da notarsi, che un magnifico antico Battiste- ro era nel mezzo del Tempio, di forma ottagona, del quale n'è rimasto il segno nel pavimento. Dirimpetto al detto Batti- stero vi è il sepolcro, ornato di varie Sta- tue, di Baldassar Coscia, già Papa sotto nome di Giovanni Vigesimoterzo, morto in Firenze l'anno 1419. dopo aver renun- ziato il Pontificato nel Concilio di Costanza. L'intaglio di questo Sepolcro è opera di Donatello, a riserva della Statua della Fe- de, che è di Michelozzo suo scolare, sotto il qual Deposito leggesi l'appresso Inscri- zione.

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Ioañes quõdam Papa XXIII obiit Florentiae Año Dñi MCCCCXVIIII. XI. Kalendas Ianuarii

Parimente di Donatello è la Statua in le- gno di S. Maria Maddalena Penitente, in un bell'Altare fatto modernamente. Due altri antichi Depositi di due Vescovi di Firenze sono in questo Battistero, cioè di Rinieri XVII. Vescovo, che è sotto la sta- tua di S. Andrea, e dall'altra parte tra l'Altar Maggiore e il Fonte, vi è l'altro di Giovanni da Velletri XXXVI Vescovo colla respettiva inscrizione. Finalmente ci sono molte Reliquie e specialmente il Dito indice di S Gio. Batista, donato dal pre- detto Papa Giovanni, e un braccio di S. Fi- lippo Apostolo, che si tengono in somma venerazione, come altresì molte suppellet- tili sacre, e argenti di gran valore, tra i quali vi è un'Altare di argento sodo che per le principali solennità si pone nel mez- zo di Chiesa, quale è alto braccia 2., e un soido, e largo nella facciata braccia 4. e due terzi, e braccia 1. circa nelle pareti late- rali. Pesa l'argento libbre 325. Vedonsi in questo rappresentati i fatti principali della Vita di S. Gio. Batista, lavorati con somma diligenza da Maso Finiguerra, e da Antonio del Pollaiolo, da Cione Aretino, che fece ancora la Testa di S. Giovanni. Nel mezzo in una piccola tribuna vi è una statuetta intiera di S. Gio. Batista in piedi in atto di benedire, la quale è alta circa un braccio di peso libbre 14., ed è fattura di Michelozzo di Bartolommeo, es- sendovi ancora nelle nicchie diverse sta- tuette piccole di argento massiccio. Fu prin- cipiato questo Altare come in esso stà scrit- to nel 1366. e fu terminato nel 1477., onde vi impiegarono varj Manifattori (credo interrottamente) lo spazio di anni centun- dici, avendovi lavorato oltre il sopraddet- to Michelozzo, ancora Bernardo di Barto- lommeo, Andrea del Verrocchio, e Anto- nio del Pollajolo. Sopra di esso vi si pone una gran Croce Parimente di argento, che pesa libbre 141. alta braccia 3. e due ter- zi, ornata di statuette lavorate la metà da Betto di Francesco, e l'altra metà da Mi- lano di Domenico Dei, e da Antonio del Pollajuolo.

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Uscendo di Chiesa per la Porta di Tra- montana, si trova una Colonna eretta in quel luogo per ricordanza del miracolo, che seguì, allora quando trasferendosi alla Chie- sa Cattedrale il Corpo di S. Zanobi Vesco- vo Fiorentino dalla Collegiata di S. Loren- zo, nel toccar quivi il feretro un Olmo sec- co incontanente divenne verdeggiante. Dall'altra parte a Mezzogiorno vi è l'Ufi- zio del BIGALLO che ha cura degli orfani, e smarriti, ove era la Loggia dell'antica famiglia degli Adimari. Vedonsi nella fac- ciata due antiche pitture, che una quando S. Pier Martire diede a 12. Nobili il Gon- falone per difendere la S Fede, è altra il detto Santo in atto di predicare. l'Altre antichissime pitture sono alle pareti delle stanze interne, come pure una antichissi- ma immagine in marmo di Maria col Bam- bino in collo di un lavoro particolare di mano di Alberto Arnoldi fatta nel 1359. con spesa di Fiorini 150 d'oro; e di Fio- rìni 130 per i due Angioli laterali, esi- stendo ove era l'Altare dentro l'Oratorio, ridotto adesso per uso dell'Archivio di detto Uffizio. Dietro a S. Giovanni vi è il

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PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col di- segno di Gio. Antonio Dosi al tempo del Cardinale, e Arcivescovo Alessandro de' Me- dici, dipoi per soli 27. giorni Papa Leone XI. vedendosi sul canto di questo Palazzo la di lui Arme Pontificia con queste brevi parole.

Leoni XI. P. M. ob merita in Eccl. Flor. quam XXXIII annos rexit & has aedes restitutas.

E' osservabile la magnifica Scala, e l'Atrio, che mette nella Sala, dipinto da Pietro Anderlini, con lo sfondo di Vincenzio Meucci, a spese di Monsignore Giuseppe Maria Martelli, a cui dobbiamo ancora il restauramento della quì annessa Chie- sa di

SAN SALVADORE, dipinta a fresco da di- versi celebri Professori moderni, aven- covi colorita la Cupola, e la Natività, che serve di Tavola all'Altar Maggiore Gio- vanni Ferretti con i due Apostoli a chiaro sturo. La deposizione della Croce è di Mau- ro Soderini, e la Resurrezione opposta con lo sfondo della volta è di Vincenzio Meuc- ci. Di quì passeremo alla

lo

CHIESA Collegiata, e Real Basilica di SAN LORENZO. Giunti alla Piazza osserveremo in faccia al Palazzo del Marchese della Stufa una base di marmo, nel cui bassori- lievo si rappresenta, quando al valoroso Gio- vanni de' Medici, Padre del Granduca Co- simo I., furono condotti molti prigioni con varie spoglie. E' opera del Cavalier Bandi- nelli, di cui pure è la Statua che sulla Base dovevasi collocare, la quale non ancora finita, nel Salone del Palazzo Vecchio con- servasi. Ma venendo alla Chiesa giudico il dar breve notizia di ciò che avvenne nella sua fondazione, come scrissero S. Paolino, il Baronio, ed altri. A tempo dell'Impe- rator Teodosio, Giuliana Vedova Fioren- tina, non meno illustre per lo splendore del sangue, che per la pietà, accesa di de- vozione verso il Martire San Lorenzo volle colle proprie sostanze fabbricar que- sto Tempio, e dedicarlo al medesimo. Ter- minata appena la fabbrica, giunse in Fi- renze Sant'Ambrogio Arcivescovo di Mi- lano, onde venne in pensiero a Giuliana di pregare il detto Prelato, acciò volesse consacrare la nuova Chiesa, al che di buo- na voglia condescese; lo che seguì nel 392. o come altri vogliono 393. e da quel gior- no in poi, chiamasi Basilica Ambrosiana. Quindi ebbe origine la venerazione, che a questo Tempio portarono gli antichi Ve- scovi di Firenze, ed in specie San Zanobi, il quale elesse quivi la sua sepoltura, ove stette lungo tempo riposto, prima che alla Cat- tedrale fosse trasferito il di lui Corpo. Que- sta Chiesa, essendo dipoi stata eretta in Collegiata e di amplissimi privilegj arric- chita, tiene il secondo luogo doppo la Metropolitana. Sono in essa diciassette Ca- nonici, quaranta Cappellani, e gran nu- mero di Cherici, che vi celebrano giornal- mente i Divini Uffizj. A questi presiede un Priore, che in varie Feste dell'anno gode l'uso della Mitra, e Pontificali. Os- serveremo la bellezza di questo Tempio, per la mirabile Architettura di Filippo Bru- nelleschi, colla quale fu rinnovato, aven- dovi gettata la prima pietra li 16. Agosto 1425. l'Arcivescovo Amerigo Corsini a spe- se di Giovanni de' Medici, e proseguìto da Cosimo Pater Patriae suo figlio (giacchè l'antico Tempio, nel 1423. rimase quasi affatto desolato dal fuoco) vedendosi que- sto Edifizio diviso in tre Navate, sostenuto da grosse colonne di macigno, sopra le quali posano gli archi vagamente intaglia- ti, come altresì il cornicione, ed il fregio che per tutta la Chiesa ricorrendo, vaga, e maestosa la rendono Ella è lunga brac- cia 144. larga 36. oltre lo sfondo delle Cap- pelle, e la crociata braccia 60. Sopra la Porta del mezzo si vede l'Arme de' Medi- ci, scolpita in pietra col disegno del Buo- narroti, di cui parimente è il disegno del Terrazzino e Sacrario, dove si conservavano moltissime Reliquie, le quali sono state tra- sportate in una Cappella della crociata ac- canto alla Sagrestia. Nelle Cappelle sono di pregio alcune Tavole, tra le quali a man destra la prima rappresentante la Visita- zione di S. Elisabetta è di Agostino Ve- racini. La seconda del Rosso, nella quale ha espresso lo Sposalizio di Maria Vergi- ne. La terza che rappresenta S. Lorenzo, è opera di Niccolò Lapi. Nella quarta vi è l'Assunzione di Maria di antico, ed in- cognito autore. Nella quinta si vede di- pinto da Ottaviano Dandini un Crocifisso con San Francesco, San Girolamo, e la Maddalena a piè della Croce. Nella sesta San Girolamo nel Deserto, opera del Cav. Giuseppe Nasiai. Terminata la navata, vi è nella prima Cappella della crociata una Tavola rappresentante un Presepio, cre- duto di Cosimo Rosselli. La Cappella che rimane nella testata della Croce ha il Ta- bernacolo di marmo, ove conservasi il San- tissimo Sacramento, disegno, e Scultura di Desiderio da Settignano, con figure di basso e alto rilievo, sopra cui si vede un Gesù Bambino di marmo bianco opera del medesimo. Questo Tabernacolo è messo in mezzo da bell'adornamento di colonne di ordine corintio con suo architrave, fregio, e frontespizio di marmi misti. Più d'ogni altra cosa degna di ammirazione è la Sa- grestìa nuova detta comunemente la Cap- pella de' Principi, fatta col disegno, e ar- chitettura di Michelangnolo Buonarroti. Il primo Sepolcro all'entrare è di Giuliano de' Medici Duca di Nemurs, e fratello di Leone X., sopra di cui vi è il Simulacro di mano del Buonarroti, e le due Statue appresso, che una il Giorno, l'altra la Notte figurano, e nel dicontro Sepolcro fatto per Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino, sopra cui pure è il Simulacro della medesima fa- mosa mano, con altre due Statue rappre- sentanti il Crepuscolo, e l'Aurora. Nel 1791. furono levati i cadaveri dei Principi della Casa Medici, e trasportati nel sotterraneo, essendo stati levati i Cassoni di legno col- le respettive memorie. Nel detto sotter- raneo vi fu sepolto Donatello nel 1466 ed è accanto a Cosimo Pater Patriae. Si vede di mano di Michelangiolo una Madonna col Bambino in braccio posta in mezzo a due Figure dei Santi Cosimo, e Damiano, che la prima è del Montorsoli, e la seconda di Raffaello da Montelupo, ambedue Scul- tori eccellenti. Di quì uscendo, passata la prima Cappella, è ammirabile nella secon- da la Tavola dell'adorazione de' Magi opera di Girolamo Macchietti. Osserveremo di- poi il ricchissimo Maggiore Altare quivi collocato nell'anno 1787. per ordine del Gran-Duca Pietro Leopoldo che esiste- va nella Real Galleria, fatto già costruire dai Sovrani Medicei con lavori sorprendenti di tutte pietre preziose, per porsi nella gran Cappella di questo Tempio non ter- minata; avendovi anco fatto erigere avanti il Presbiterio un ricco balaustro di finissi- mi marmi. Sopra il medesimo Altare vi fu posto un Crocifisso di mano di Gio. Bolo- gna, in mezzo a una Vergine di Michel Angiolo, ed un S. Giovanni di un suo Sco- lare, che erano nel sotterraneo di questa Chiesa. Osserveremo ancora d'avanti i tre tondi con grata di bronzo i quali uniti a lapida di porfido di serpentino, e di altri marmi con l'arme de' Medici ne' quattro lati, formano il nobile Sepolcro a Cosimo Pater Patriae morto il primo Agosto 1464. Passate le due seguenti Cappelle della Cro- ciata s'entra nella vecchia Sagrestia, fab- bricata col disegno di Filippo di Ser Bru- nellesco; si osservino i quattro tondi ne' peducci della volta di mano di Donatello, le due piccole porte, e in alcune nicchie San Lorenzo, Santo Stefano, San Cosimo, e San Damiano del medesimo, e nel dor- sale dell'Altare un bassorilievo in bronzo del Brunellesco. Quindi si vede un bellissi- mo Sepolcro di porfido isolato retto sulle cantonate da quattro branche di Leone, adornato ne' lati di fruttami, e fogliami di bronzo, fatti col disegno di Andrea Ver- rocchio, ove sono i Corpi di Pietro, e Gio- vanni figli di Cosimo Padre della Patria. Corrisponde questo nella Cappella dedicata alle glorie di Maria Vergine, chiamata la Madonna di S. Zanobi, la di cui Immagi- ne antica è circondata da una Tavola di- pinta da Francesco Conti con i Santi Lo- renzo, Zanobi, ed Ambrogio. Nello sfon- do laterale di questa Cappella, in varj ar- madj furono quivi trasportate dal Terraz- zino sopra la Porta tutte le Relique e suoi preziosi Reliquarj d'oro, d'argento, e di altre ricche materie, ed unite con altro numero grande di simili Reliquie, che fu- rono donate da S. A. R. Pietro Leopoldo, e che con sommo decoro si conservano. Contigua a questa vi è una Cappella con la Tavola rappresentante l'Annunziazione di Fra Filippo Lippi, e di quì tornando verso la Porta ammirasi nella parete di- pinto a fresco il martirio di S. Lorenzo con sommo studio eseguito da Agnolo Bronzi- no. Passata la Porta laterale trovasi di mano dell'Empoli il martirio di S. Bastiano; appresso a questa si vede effigiato S An- tonio Abate. Ne segue altra Cappella con un Immagine del Crocifisso, dopo la quale vi è un antichissima pittura rappresen- tante Maria, con S. Leonardo ed altri San- ti, dipoi ritrovasi effigiato il martirio di S. Arcadio e Compagni, opera degna di Gio Antonio Sogliani; Ammirabile è il gradino di quest'Altare lavorato con in- dicibil diligenza da Francesco Bachiacca. E finalmente trovasi la conversione di San Matteo dipinta da Pietro Marchesini. Bel- lissimi ancora sono i due Pergami nella Nave di mezzo, retti ciascuno da quattro colonnette di diversi marmi, nelle facce de' quali si vedono alcuni bassirilievi di Bronzo, fatti da Donatello, rappresentanti i più la Passione del nostro Redentore, som- mamente lodati dagl'intendenti. Nè lasce- remo di dire, che la vaga soffitta, la ric- ca e nobil Cupola dipinta da Vincenzio Meucci, il Campanile edificato da fonda- menti, ed il restauramento deila Chiesa sot- terranea, sono opere fatte dalla pietà della Principessa Anna Maria Luisa de' Medici Elettrice Vedova Palatina del Reno Nell' uscir della Porta, onde si và nella Cano- nica, si trova la Statua di Paolo Giovio Vescovo di Nocera, e famoso Scrittore d'Istorie, Scultura di Francesco da San Gallo, indi salendo per una Scala, che guida al Chiostro di sopra, troveremo la celebre e tanto stimabile

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LIBRERIA MEDICEO-LAURENZIANA, il cui vaso lungo braccia ottanta, largo diciotto e due terzi, alto quattordici e mezzo, è così nobile e maestoso, e di sì rara e per- fetta architettura, che molti valent'uomi- mi, come il Brezelio, il Senator Nelli, Fer- dinando Ruggeri, e Giuseppe Ignazio Rossi l'hanno disegnato. e pubblicato colle stam- pe. Fu alzato col disegno di Michelagno- lo. Prima dunque di penetrare là dentro, trovasi un bel ricetto in forma quadra, nel quale è situata la Scala posta sù da Gior- gio Vasari e dal Tribolo, per ben diciotto volte, e non mai per un misterioso silen- zio di Michelagnolo potuta collocarsi nella sua proporzionata situazione. Bella è la Porta, e belli ancora sono gli ornamenti delle finestre, vaghissimo il cornicione, l'architrave, ed il fregio, e tutto insieme è con sì nobil simetrìa divisato, che resta l'occhio di chi lo mira dallo stupore, e dal diletto sorpreso. Alla bellezza del materia- le corrisponde il pregio de' Manoscritti, che sopra quarantaquattro banchi per parte in gran numero vi si conservano, oltre altri quattro nuovi scaffali posti in una stanza in fondo alla Libreria fattivi collocare da S. M. C. Francesco I ripieni pure di Ma- noscritti. Sono questi di lingue diverse, e specialmente Ebrea, Greca, Latina, Cine- se, Arabica, Caldea, Siriaca, Toscana, Schiavona, Provenzale, e Francese antica, nè solo per la rarità, ma eziandio per l'or- namento di pitture, e miniature singola- rissimi. Da questi comecchè rari esempla- ri, sogliono i Letterati, e in specie gli Ol- tramontani riscontrare, o emendar quei difetti, che sono occorsi nelle fatte edi- zioni, con pubblicarne interessanti aned- doti. Questi Libri, parte da Cosimo Padre della Patria, Lorenzo suo Fratello, Piero suo Figliuolo, e dal Cardinal Gio. de' Me- dici, poi Leone X. da varie parti, e con grandissime spese procurati specialmente dalla Grecia, e dall'Asia, furono posti in questo luogo da Clemente VII., che fondò la Libreria, nella quale, l'anno 1571. fu dal Granduca Cosimo I. ordinato che si das- se l'ingresso a comune benefizio de' Citta- dini. In questi ultimi tempi è stata accre- sciuta di molti ottimi, e rarissimi Mano- scritti, cioè dall'Imperator Francesco I. nell'anno 1755. de' pìù rari della celebre Libreria Gaddiana. Indi per ordine del Gran-Duca Leopoldo vi furono trasportati nel 1766. tutti i Codici che esistevano nel Convento de' Padri di S. Croce; nel 1771. Ci fece pure unire tutti i Codici Orientali, che esistevano nel suo Real Palazzo, nel 1783. e quelli della soppressa Badìa di Fiesole, ed altri della Magliabechiana, e nel 1785. i più antichi, e rari della celebre Libreria Stroz- ziana. Chi bramasse sapere il numero, e la qualità de' Libri, potrà comodamente appagare il suo desiderio, mediante gl'In- dici che sono stati fino ad ora pubblicati. Quello de' Codici Orientali e Palatini, fu compilato da Monsignor Evodio Asseman- ni, e stampato in Firenze nel 1742 Il Ca- nonico Antonio Maria Biscioni rifece il Catalogo de' soli Codici Orientali della Lau- renziana, che fu pubblicato dopo la sua morte in Firenze nell'anno 1752. Essendo succeduto nell'impiego di Bibliotecario il vivente Sig. Canonico Angiolo Maria Ban- dini, nel 1759 diede principio al Catalogo ragionato de' Codici Greci, che fu da esso felicemente condotto al suo termine nell' anno 1770. in tre Tomi in fol. pubblicati colle stampe di Firenze, ed ornati di tavole in rame esprimenti i saggi de' caratteri de' Codici più insigni. Con altri cinque vo- lumi parimente in fol. ne' quali si racchiu- dono i Codici Latini, Provenzali, e Italia- ni in ogni genere, ha seguitata questa bell' Opera ed ora con altri tre Volumi dei so- pradetti nuovi acquisti è terminato questo ben ragionato Catalogo. L'erudìto viaggia- tore troverà ad ogni banco qualche ra- ro Manoscritto. I più singolari per l'an- tichità sono il Codice Siriaco al Plut. I.

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Quello

Quello del Virgilio al Plut. XXXIX, A- XLII il Decamerone del Boccaccio. Que lo dell'Orosio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la vaghezza dell'ornato il S. Ambrogio, il Lirano, il Tolomeo, il Giulio Cesare, la Vita di Lorenzo de' Me- dici, Domizio, Calderino, l'Argiropilo, e molti altri, trai quali le famose, e celebri Pandette di Giustiniano, chiamate le Pan- dette Pisane, poi Fiorentine, stimate più di ogni altro tesoro da chi riguarda la ra- rità ed eccellenza di un Manoscritto si pre- zioso. Queste per qualche secolo furono con somma gelosìa custodite nella Real Guar- daroba, ed ora sono qui unite tra gli altri rarissimi manoscritti. Si conserva nello stesso Armadio una Cassetta contenente i Documenti più interessanti il Concilio Fio- rentino in Cartapecora. Quindi potrà ve- dersi la

CAPPELLA REALE a cui nel 1789. fu fatto nel Coro l'ingresso, ma per comodo, si en- tra per altra piccola porta. Questa è la Cappella cotanto celebre, che vien repu- tata nel Mondo unica e singolare. E in ve- ro. se in altri Edifizj s'ammira la squisi- tezza dell'arte, in altri la ricchezza dei materiali, in alcuni qualche cosa di singo- lare, in questa sola Cappella tutte unite concorrono le prerogative più nobili; ma- gnificenza d'architettura, pregio infinito de' materiali, bellezza incomparabile, e per- fezione dell'arte. Per darne notizia, dire- mo: la circonferenza di tutta questa Cappel- la è di braccia centoquarantaquattro, l'al- tezza della Cupola braccia centoquattro, e il diametro quarantotto. L'incrostatura è di diaspri, agate, calcedonj, lapislazzuli, ed altre pietre preziose. Bellissimi sono i pilastri co' capitelli di bronzo dorati, mae- stosi sono i Sepolcri di granito orientale, sopra ciascun de' quali posa un guanciale di diaspro tempestato di gioje, e sopra quel- lo una corona reale, ancor essa ricca di gemme. In alcune nicchie di paragone so- no collocate altrettante Statue di bronzo dorate, maggiori del naturale che rappre- sentano i Sovrani defunti. Di vaghissime commettiture di lapislazzuli, madreperle, diaspri, agate, verde antico, graniti, e al- tre rarissime pietre vedonsi effigiate le Ar- mi delle Città sottoposte al Granducato. In somma tali, e tanti sono gli ornamenti di pregio, che vi si trovano, che umano pensiero non è bastevole a immaginarsi una bellezza sì rara. Fu cominciata l'anno 1604. al tempo di Ferdinando I., e per quanto da molti Maestri giornalmente vi si lavo- rasse, moltissimo vi resta ancora per ren- derla in tutto compita. Appresso la Cap- pella per di dietro alla Chiesa è la

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CASA de' Nelli, nella quale esisteva una quantità di disegni d'architettura de' più eccellenti professori d'Italia, e una raccol- ta di Manoscritti de' celebri Mattematici Galileo Galilei, Evangelista Torricelli, e Vincenzio Viviani, trasferita in oggi nell' altra sua Casa detta de' Cartelloni, in Via dell'Amore, ove abitava il celebre Vin- cenzio Viviani. Di quì passeremo nella Via della Stipa ov'è il

PALAZZO del Sassi, Banchiere attuale della R Corte, e proseguendo da questa parte trovasi la Chiesa di

S. IACOPO in Campo Corbolini Commen- da de' Cavalieri Gerosolimitani, in cui vi sono varie Inscrizioni e Memorie antiche; una Tavola di Ridolfo del Ghirlandajo rap- presentante lo Sposalizio di Gesù Bambino con S. Caterina; altra dedicata alla Decol- lazione di S. Gio. Battista, dipinta da Fi- lippo Palladini, e sopra la Porta per di den- tro è maraviglioso un Puttino che sostiene l'Arme della Famiglia dell'Antella dipinto sopra un'embrice da Giovanni da S. Gio- vanni. Uscendo di quì trovasi il Mona- stero, e la Chiesa di

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S. ONOFRIO delle Religiose Francescane dette di Fuligno, dove oltre una bella Ta- vola dell'Assunta che si vede all'Altar mag- giore, è a man dritta quella di Iacopo Li- gozzi rappresentante l'Adorazione de' Ma- gi, vi è dirimpetto S. Francesco in atto di ricevere le Stimate dipinto con la più viva espressione da Lodovico Cigoli. La volta è pittura del P. Galletti Teatino. Poco di- stante verso la Fortezza si trova la Chie- sa di

S. GIULIANO, fuori della quale vedesi un Tabernacolo di un Crocifisso con altre figu- re, opera di Andrea del Castagno. In Chie- sa a man destra vi è l'Altare del Crocifisso opera assai stimabile di Mariotto Alberti- nelli, di cui è ancora la Tavola all'Altar maggiore, ove ha effigiata Maria col Bam- bino Gesù con altri Santi. Il quadro poi dell'altro Altare a sinistra rappresentante la nascita del Santo Bambino, è di Iacopo da Empoli; di contro a questa vi è

S. ANTONIO già Convento di Canonici Re- golari Francesi, ove osserveremo la Tavo- la di S. Luigi Re di Francia, opera di Li- vio Mehus; e il S. Antonio di Niccolò Mi- gnard. Poco distante si trova il

vio

CASTEL S. Gio. Battista, detto la Fortez- za da Basso, fatto fabbricare dal Duca Ales- sandro nel 1534. col disegno di Alessandro Vitelli, e Antonio da S. Gallo. Il quale di presente oltre una Guarnigione, serve per Casa di Correzione, facendovisi lavorare tanto gli Uomini che le Donne, che sono in gastigo in diversi mestieri sotto gli ordini di un Commissario e di altri Ministri. Nell' edificazione di detta Fortezza vi fu incor- porato l'antico Monastero delle Monache di Faenza, che passarono parte in S Salvi, e parte in S. Verdiana. Uscendo da que- sto luogo, e prendendo per la via dell' Acqua a mano destra ove era la

COMPAGNIA di S. Gio. Evangelista, vi è stato trasferito lo Spedale di S Onofrio, nel quale si dà ricetto ogni sera a molte povere persone di ambedue i sessi, prive di casa, e di parenti; e vi si aduna l'Uni- versità dei Tintori, la quale somministra diverse carità ai poveri di tale Arte Poco dopo si trova la Chiesa delle Religiose Car- melitane di

S. BARNABA: sopra la porta di detta Chie- sa evvi una Vergine col Santo Bambino di Luca della Robbia, il quale abitava presso questa Chiesa. Entrando vedesi all'Altar maggiore sotto vaga tribuna ornata di stuc- chi, una tavola di Sandro Botticelli, in- grandita da Agostino Veracini, che imitò a perfezione l'antico, in cui vi è espressa Maria col Bambino Gesù, S. Barnaba, e quattro altri Santi. Vi sono nel corpo della Chiesa due Altari per parte uniformi, al primo de' quali si venera una Immagine del Crocifisso dipinta dal Beato Giovanni Angelico. Di quì poco distante trovasi la Chiesa delle Religiose Francescane di

Lu-

S. ORSOLA nella quale fu dipinta da Mat- teo Rosselli all'Altar Maggiore la Tavola della Concezione, e al destro Altare da Fi- lippo Tarchiani il Battesimo di Gesù Cri- sto, e in faccia ad esso il martirio di S. Or- sola da Bartolommeo Silvestrini. Lo sfondo della soffitta è di Sebastiano Galeotti, e la lunetta sulla maggior Cappella è del Ca- scetti. Di quì passando in Via de' Ginori si trova il

PALAZZO dei Giraldi ove abitava Raffael- lo d'Urbino quando veniva in Firenze, e quello del Senatore Ginori ripieno di pit- ture, e molte altre pregiabili rarità. Di qui andando in Via S. Gallo osserveremo il

PA-

PALAZZO de' Maruccelli, ora de' Brunac- cini, di architettura di Gherardo Silvani, ove sono due Arpie sostenenti il Terraz- zino opera di Raffaello Curradi. Entro vi son cinque gran Camere dipinte da Seba- stiano Ricci Pittor Veneziano. Di faccia a questo Palazzo vedesi il

MONASTERO di S. Appollonia, la qual Chie- sa fu fatta col disegno di Michelaguolo. Alle due Cappelle laterali la Tavola della SS. Trinità fu colorita da Piero Dandini, ed il Crocifisso di rilievo è di Raffaello da Montelupo. Nella Tribuna osservasi la vol- ta dipinta da Bernardino Poccetti, sotto della quale la Tavola dell'Altare rappresentan- te Maria Santissima ed altri Santi, è di Agostino Veracini. Non è da tralasciarsi di osservare sopra le grate del Coro delle Monache la gran Tela esprimente Cristo servito dagli Angeli nel deserto, opera di Matteo Rosselli. E proseguendo verso la Porta si trova a mano destra la

CHIESA di Gesù Pellegrino già Congrega maggiore, nella quale sonovi tre Tavole a olio molto eccellenti di Gio. Balducci, co- me pur sono del medesimo tutte le Pareti dipinte a fresco. E' osservabile l'Epitaffio alla Sepoltura fattasi fare in vita dal fa- cetissimo Piovano Ariotto, che dice così

ce-

Questa Sepoltura il Piovano Ariotto la fece fare per se e per chi ci vuole entrare,,. Proseguendo il cammino dalla parte op- posta sul Canto di Via delle Ruote può os- servarsi la piccola, ma vaga facciata della Casa che per propria abitazione si fabbri- cò il celebre Pittore Santi di Tito. e sull' altro Canto di Via S. Zanobi un bellissimo Tabernacolo di Domenico Puligo disce- polo di Andrea del Sarto. In faccia a detta Via è da vedersi la Fabbrica dei Tabacchi, e accanto la Chiesa di

S. CATERINA, presso la quale è la Stanza Mortuaria, ove ogni sera vi si depositano i cadaveri di questa Città, che dipoi so- no trasportati nel pubblico Campo Santo a Trespiano distante 3. miglia dalla Città; e ritornando in Via S. Gallo si presenta il Conservatorio di

S. GIOVANNINO de' Cavalieri di Malta as- sai vago, e spazioso stato rimodernato nel 1784. La prima Cappella, che incontrasi a mano dritta ha una Immagine del Croci- fisso traslatato dall'antica loro Chiesa, e Convento che aveano presso la Porta Ro- mana. Nella seconda vi è espressa da Santi di Tito la Natività di S. Gio. Battista, la terza è dedicata alla Presentazione di Ma- ria. Nella testata della Navata vedesi la sua incoronazione, antica pittura dell'Or- cagna. All'Altar Maggiore dipinse Pietro Dandini la Decollazione di S. Gio. Batti- sta con due ovati, che in uno S. Agostino, e nell'altro S. Maria Maddalenà de' Pazzi, di mano d'Alessandro Gherardini, di cui sono ancora le pitture a fresco della tribu- na, e della soffitta della Chiesa ornata di architettura da Rinaldo Botti. Ne segue la Nascita di Gesù Cristo del Ghirlandajo. Dopo ne viene una Annunziazione della Scuola di Giotto. Vi è infine la Cappella della Beata Ubaldesca Religiosa di quest' Ordine. E' da sapersi che in questo Conserva- torio vi fu educata per più di sei anni S. Ma- ria Maddalena de' Pazzi. Accanto vi è il

ter-

PALAZZO de' Pandolfini fatto fabbricare col disegno di Raffaello da Urbino. da Mon- signor Giannozzo Pandolfini Vescovo di Troia, essendovi stato incorporato l'antico Monastero di S. Silvestro, dove ci avea- no l'ospizio i Padri di Monte Asinario. Ne segue la Chiesa e convento delle Monache di S. Lucia dello stretto Ordine di S Do- menico. Quivi dirimpetto vi è il grande, e magnifico

SPE-

SPEDALE di Bonifazio, o Conservatorio di Poveri vecchi, e stroppiati, e mali cro- nici dell'uno, e dell'altro sesso; il qual luogo è chiamato dal nome dal di lui Fon- datore Bonifazio Lupi nobile Parmigiano, già Potestà di Firenze nel Secolo XIV. Que- sto luogo fu ampliato, e in buona parte rifabbricato di nuovo nell'anno 1787. con essere stati incorporati, oltre al detto Spe- dale altri quattro Monasteri, cioè quello delle fanciulle di S Caterina che era sotto le Logge, quelli di S. Luca, e della SS. Tri- nità degl'Incurabili quivi contigui, e quello di S. Miniato dall'altra parte verso la Por- ta. Oltre il Conservatorio dei Poveri fu- rono nell'1789. trasferiti, e rinchiusi in una porzione di questo Spedale i Pazzi; in altra i malati cronici, ed in altre parti di esso vi si curano, e medicano tutti i mali cutanei. Fu la zienda del medesimo riunita allo Spedale di S. Maria Nuova. Si vede sotto la Loggia sopra una Porta il busto del Granduca Leopoldo, e nella te- stata un'Inscrizione indicante quanto so- pra. La restaurazione della Chiesa antica fu fatta col disegno di Gio. Battista Pierat- ti. In essa la Madonna del Rosario è di Niccodemo Ferrucci: accanto vi è il Mar- tirio di Santa Caterina di Fabbrizio Boschi. L'Annunziazione è opera di Niccolò Sog- gi Discepolo di Pietro Perugino. All'Altar maggiore si vede una Tavola di Matteo Rosselli nella quale effigiò Maria con S. Ma- ria Maddalena de' Pazzi e altri Santi; e alle pareti vi sono state poste altre Tavole di pregio. Proseguendo verso la Porta tro- vasi la Chiesa di

ti-

S. AGATA, oggi Corservatorio detto delle Montalve, ove la Tribuna dell'Altar mag- giore è dipinta da Alessandro Allori. La SS. Nonziata che vi si vede è di Alfonso Boschi, e i due quadri laterali di Gio. Biz- zeli. La Tavola dalla parte dell'Epistola è di Girolamo Macchietti, e le lunette in- torno alla Chiesa esprimenti il Martirio di S. Agata, sono di Suor Ortensia Fedeli. In questo Conservatorio sono tenute in edu- cazione molte nobili Donzelle. Accanto vi è la Chiesa, e Monastero delle nobili Re- ligiose di

S. CLEMENTE ove Santi di Tito dipinse la Tavola dell'Altar maggiore di S. Cle- mente con molte altre figure, e quella del S. Agostino a mano dritta è di Iacopo da Pontormo. Dirimpetto a questo Monastero vi è la Chiesa, e Conservatorio di CHIARITO, dal B. Chiarito che ne fu il Fondatore, ove nel 1787. vi passarono le Religiose Mantellate che erano in via della Crocetta, essendo stato modernamente re- staurato, ed abbellito.

CHIA-

Si osserverà l'antica pittura di Michele di Ridolfo del Ghirlandajo sopra la Porta San Gallo, il quale dipinse Maria col bam- bino, e da una parte S. Gio. Battista, e dall' altra S. Cosimo. Quindi si può passare a ve- dere l'Arco Trionfale, che sotto l'Archi- tetto Francesco Schamant di Lorena fu eret- to in occasione dell'ingresso che fece in Firenze il di 20. Gennaio 1739. l'Impera- tor Francesco I., come pure il Parter fatto fare dal Gran-Duca Leopoldo per pas- seggio delle civili persone che giornalmen- te in gran numero vi si portano a dipor- to. Tornando in Città, seguendo la stra- da a mano destra per le mura si vede so- pra di esse in faccia al Maglio alzata una specie di Torretta, la quale fu fatta per misurare il livello dell'acqua del condotto Reale, se poteva andare, oltre alle varie Fontane della Città a quella del Palazzo Reale, sulla terrazza al pari del primo pia- no, prima di fare il condotto in Città. Quivi vicino si trova la

CHIE-

CHIESA delle Nobili Religiose di S. Do- menico, nella quale al primo Altare a man dritta vi è un S. Pio di mano del Puglieschi restato imperfetto per la morte del medesi- mo. La Tavola dell'Altar Maggiore è di Lazzero Baldi, ne segue la miracolosa Imma- gine di Gesù Crocifisso, statavi trasporta- ta dalla Chiesa di Chiarito. In ultimo il S. Eustachio è opera del Cav. Curradi. In- torno la Chiesa vi sono tredici lunette di- pinte parte dal Soderini, dal Ferretti, e dal Meucci. In faccia trovasi il

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran-Du- ca Cosimo I. nel 1543. fu fabbricato, e fat- tevi porre le più rare piante, ed erbe medicinali che da ogni parte più remota fece venire. Di presente questo luogo è addetto alla Reale Accademia de' Georgo- fili per farvi diverse esperienze Agrarie. Presiede al medesimo un Direttore eletto da S. A. R. il quale nell'Estate fa diverse Lezioni d'Agricoltura. Le numerose pian- te dei Semplici che vi erano furono tra- sportate parte nell'Orto Bottanico del Real Gabinetto di Fisica, e parte in quello di S. Maria Nuova. Appresso vi è la

CAVALLERIZZA, ove sono i Cavalli per servizio, di S. A. R. In questo luogo anco- ra si apprende dalla Nobiltà Fiorentina, e Forestiera, sotto la direzione di un Ca- vallerizzo, l'Arte di cavalcare, e di correr la lancia. A questo effetto fu dal Gran Principe Ferdinando fatto restaurare, ed accrescere un bel loggiato, perchè nel tem- po d'Inverno, o di pioggia si possa conti- novare un esercizio sì nobile. Contigue sone state recentemente fabbricate le Reali Scuderie con diversi quartieri per le per- sone di servizio, nel luogo ove era in avanti il serraglio dei Leoni, e di altre bestie fe- roci. Quivi è la Piazza, e Chiesa di

ra-

S. MARCO de' Padri Domenicani dell'Os- servanza. Anticamente era la Badìa de' Val- lombrosani che la cederono ai Monaci Sil- vestrini, e nel 1446. fu da Eugenio IV. donata questa Chiesa, a S. Antonino Do- menicano. Tra gl'ornamenti più singola- ri, vi s'ammirano belle Tavole, tutte di mano d'eccellenti Maestri. Nell'entrare a man destra vi è una Immagine di Ma- ria Annunziata di Piero Cavallini Roma- no; con la Tavola ornata di figure da Fab- brizio Boschi. La seconda dov'è dipinto un Crocifisso con S. Tommaso d'Aquino, è di Santi di Tito. La terza ove è espres- sa Maria col Bambino Gesù, e di altri San- ti è del celebre Fr. Bartolommeo di S. Mar- co, di cui nel Convento nella sola Cappella del Noviziato, esistono molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare. Nella quarta si ve- de un'antichissima Madonna lavorata a Mosaico. La Tavola della quinta Cappella dove è l'Immagine di Maria con S. Dome- nico è di mano di Simone Ferri. Volendo di quì entrare nella Sagrestìa vedesi nell' ingresso una beilissima Statua di marmo rappresentante Cristo risorto, collocata in una nicchia, opera di Antonio Novelli, e del conti sono li due bassirilievi che sono dai lati. Di quì passata la prima porta ve- drassi sopra di essa una delle più belle Ta- vole del Beato Gio. Angelico che stava anti- camente all'Altar maggiore. Il. ritratto di questo Beato stà appeso nella Cella che abitava S. Antonino con altri quattordici ritratti di Beati Religiosi, che oltre i vene- rabili hanno santificato questo Convento. Tornando in Chiesa segue la Tribuna ove nelle pareti da Parocel Francese vi fu dipin- ta l'adorazione de' Magi, e le Nozze di Ca- na; e la Cupola è di Alessandro Gherardini con un bello Altar maggiore corredato di ricchissimi argenti nelle feste solenni Quin- di vi è interna la Cappella de' Serragli principiata nel 1600. ancor essa ragguar devole, non meno per i finissimi marmi, quanto per varj ornamenti di statue, e di pitture, che l'adornano. La Tavola dell' Altare rappresentante l'ultima Cena è ope- ra di Santi di Tito, la Storia della Manna è del Passignano; di Jacopo da Empoli è il Sacrifizio di Abramo Il saziar delle Tur- be nel Deserto, e la Cena d'Emaus sono del Cav. Curradi; e S Paolo che risuscita un fanciullo è del Biliverti. La volta è di Bernardino Poccetti, e ancora i Santi di- pinti a fresco tramezzo a detti quadri in otto nicchie: nell'altre quattro vi sono gli Evangelisti di marmo, che due sono di Lodovico Salvetti, e i due dall'Altare del Pieratti. Dopo la quale segue la bellissima Cappella di S. Antonino Arcivescovo di Firenze fatta fabbricare con magnificenza da Averardo, e da Antonio Salviati. Ella è tutta di marmi stati lavorati col disegno di Giovanni Bologna. Tre Tavole di Pittori eccellenti adornano vagamente le tre fac- ciate; quella di mezzo è opera d'Alessan- dro Allori detto il Bronzino, che vi effigiò il ritorno di Cristo dal Limbo, quella che rappresenta il Lebbroso risanato in cornu Evangelli è di Francesco Poppi, l'altra esprimente la conversione di S. Matteo è di Batista Naldini. In ciascuna di queste facciate sono due Statue di marmo, che in tutte ascendono al numero di sei, rappre- sentanti S. Gio. Batista, S. Filippo, S. An- tonio, S. Adovardo, S. Domenico, e S. Tom- maso d'Aquino, fra le quali è maraviglio- so il S. Gio. Batista; il tutto disegno di Gio. Bologna, eseguite, e terminate dal Francavilla suo discepolo; ed altrettanti bassirilievi di bronzo di mano di Fr. Do- menico Portigiani, fatti sul disegno del me- desimo Gio. Bologna suo Maestro, da cui fu fatta la figura di bronzo, che è in Sagre- stìa rappresentante il Santo giacente. Nell' urna sotto l'Altare stà riposto il di lui S. Cor- po. Corona questa Cappella una Cupoletta adorna di stucchi, e di vaghe pitture, di mano d'Alessandro Allori come si vede scritto, fatta nell'anno 1570. Le due Sto- rie dell'Esposizione, e Traslazione di S. An- tonino sono di mano del Passignano. Ella ha meritato d'esser descritta e pubblicata colla stampa dal fu celebre Antiquario Dot- tore Gori. Di fuori sopra l'Arco di questa vaga Cappella si vede un S. Antonino di marmo alto braccia 4. di mano di Gio. Bologna. Ne segue poi tornando verso la Porta, una bellissima Tavola di Lodovico Cigoli, ove fu dipinto l'Imperatore Era- clio, che deposto l'Imperiale ammanto, e in abito di penitenza, scalzo ne' piedi, porta sopra le sue spalle quella stessa Cro- ce, del Nostro Salvatore. Nella seguente Cappella, eravi una stupenda Tavola di Fra Bartolommeo, con alcuni Angioli in aria con un padiglione con Maria, e altre figure attorno, e Cristo Fanciullo che sposa S. Caterina; ma il Principe Ferdinando, che la volle avere, ne fece fare un'al- trettanta bellissima copia al Gabbiani, che certamente si scambia dal medesimo originale. Nella terza di mano del Passi- gnano vi è espresso S. Vincenzio Ferreri Predicante al Popolo. Nella quarta vi è la Tavola dipinta dal Cavalier Gio. Ba- tista Paggi Genovese, rappresentante la Trasfigurazione del Redentore sul Tabor. La soffitta è tutta intagliata, e riccamente dorata, con lo sfondo assai ben condotto, uscito dal pennello di Gio. Antonio Pucci. La Tenda dell'Organo fu dipinta dal Ghe- rardini. E' degno di memoria, che quì fu- rono sepolti il Conte Giovanni Pico della Mirandola, ed Angiolo Poliziano, e ai no- stri tempi i celebri Giuseppe Averani, e il- Proposto Anton Francesco Gori. Non me- no della Chiesa è ragguardevole il Con- vento, fatto fabbricare da Cosimo, e Lo- renzo de' Medici, al quale fu dato princi- pio nel 1437. col disegno di Michelozzo. Nel primo Chiostro sono 26. lunette espri- menti diversi fatti, e miracoli più celebri di S. Antonino, tutte dipinte da eccellenti Maestri, cioè da Bernardino Poccetti, dal Rosselli, dal Tiarini, e dal Boschi, e le al- tre più antiche immagini che sono negl' angoli, e sopra le Porte sono del B. Gio. Angelico insigne Pittore; che come si è detto abitava in questo Convento, dentro il quale si vedono moltissime opere di sua mano, oltre la magnifica pianta dell'Or- dine Domenicano dipinta da Esso sulla pa- rete del Capitolo che resta tra li due Chio- stri, nel quale vi effigiò gran numero di Ritratti degli Uomini Illustri, tanto in santità, che in dottrina. Poi nel secondo non meno vasto del primo in 36. Lunette si vedono le gesta di S. Domenico. In que- sto vi ha dipinta una navata Alessandro Gherardini, altre due Cosimo Ulivelli, e una dalla parte dell'ingresso Alessandro Loni, e Sebastiano Galeotti. E' da vedersi la Cappella del Noviziato la di cui Tavo- la di straordinaria bellezza è opera di Fr. Bartolommeo nella quale vi ha espressa la Presentazione di Gesù Bambino; vi è inol- tre tra l'altre buone pitture, una celebre immagine di Maria SS. di mano di Carlo Dolci. In questo Convento bella è copiosa Librerìa vi si conserva, ove sono di pre- gio moltissimi Manoscritti fatti quivi col- locare a pubblico benefizio da Cosimo de' Medici Padre della Patria, alcuni de' quali erano di Niccolò Niccoli, che è da anno- verarsi fra quelli, da' quali le Lettere Gre- che riconoscono il loro risorgimento. Vici- no all'Orto in fondo al quale è da ammi- rarsi una Cappella dipinta da Bernardino Poccetti, è situata la Spezierìa, celebre per la fabbricazione che vi si fa delle Es- senze di ogni sorte, acque, ed altri lavo- ri, e quivi si potranno osservare bellis- simi quadri. Questo Convento è stato sem- pre tenuto in grande stima, non solo per l'osservanza restauratavi da Fr. Girolamo Savonarola, ma eziandio per avervi dimo- rato moltissimi Religiosi di santa vita, in conversazione de' quali soleva Cosimo Pa- dre della Patria spesse volte trattenersi ve- dendovisi ancora le stanze ove abitava. Fu nel 1777. abbellita questa Chiesa con una vaga facciata col disegno di Fr. Gio- vacchino Pronti da Rimini Converso Car- melitano. Presso questa Chiesa è il Palaz- zo detto il

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una

CASINO DA S MARCO, fatto fabbricare dal Gran Duca Francesco I intorno al 1570. col disegno del Buontalenti. E' servito nei tempi andati per abitazione de' Principi del sangue, essendo provveduto di tutte le comodità, che a tali Personaggi si con- vengono. Ove adesso hanno il suo quartiere le Guardie Reali a cavallo. Accanto è de- gno d'esser veduto il Chiostro della già soppressa

COMPAGNIA di San Gio. Batista, detta dello Scalzo, per le eccellenti Pitture a fresco rappresentanti la vita di San Gio. Batista di Andrea del Sarto, tra le quali due sole sono dipinte dal Francabigio. Nell'ingresso adunque del Cortile di ma- no di Andrea si vedono due figure rappre- sentanti la Fede, e la Speranza. L'altra Porta è messa in mezzo da una Carità, e una Giustizia. La Storia a man destra rappresenta quando Zaccaria incredulo per la vista dell'Angelo diventa muto. L'altra è la visita di Maria a S. Elisabetta. La se- guente rappresenta il Parte di S. Elisa- betta; dipoi ne viene quando Zaccaria dà la benedizione a S. Giovanni, che ancor fanciulletto vuole andare al deserto di ma- no del Francabigio. La Storia che ne se- gue è pure del Francabigio, quando San Giovanni s'incontra nel Salvatore nel ri- torno di Egitto. Ne segue altre di Andrea quando Cristo è battezzato da S. Giovanni, dipoi quando S. Giovanni predica ai Giu- dei nel deserto, e nella seguente quando la gente convertita da S. Giovanni viene a ricevere il S. Battesimo; indi quando S. Gio- vanni è condotto dinanzi ad Erode; e di- poi vedesi la Cena di Erode, e il ballo della figlia d'Erodiade ed in ultimo è di- pinto Erode a mensa con Erodiade, ove dalla figlia di essa è portata la testa di S. Giovanni al medesimo richiesta. Queste egregie Pitture furono intagliate da Teo- doro Cruger con frontespizio, e ritratto dell'Autore. Tiene la custodia di questo Chiostro la Reale Accademia delle Belle Arti. Ritornando indietro vedesi sul Can- to di Via degl'Arazzieri un altro Casino fatto fabbricare nell'anno 1775 dall'Au- gusto Padre del nostro R. Sovrano, e dall'al- tra parte vi è la Chiesa, e Monastero di

betta;

S. CATERINA dell'Ordine di S. Domenico nella di cui Chiesa che ha l'ingresso sulla Piazza di S. Marco, all'Altar Maggiore vedesi lo Sposalizio di detta Santa, e ai due laterali le Tavole son dipinte da Suor Plautilla Nelli valente Pittrice, e Religiosa di questo Monastero, nel quale Caterina de' Medici Regina di Francia nella sua fanciullezza vi fu tenuta in educazione. Dalla parte opposta di questa Piazza, si ritrova la

nella.

REALE ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI (una volta Spedale sotto il titolo di S. Matteo stato fondato da Lelmo Balducci nel 1389.) trasferitavi nel 1784. dalla antica situa- zione di Via della Crocetta dove esisteva fino dal 1500., e dalla Sovrana Munifi- cenza ampliata, cd arricchita di tutto ciò che è necessario per apprendervi compi- tamente le Belle Arti, contandosi in essa sette Professori cioè, per il Disegno; per il Colorito, per il Grottesco, per l'Incisio- ne in rame, per la Scultura, per l'Archi- tettura, un Assistente ai Giovani che stu- diano nella Real Galleria, e uno per la Meccanica Pratica.

E principiando ad osservare alla Porta d'ingresso eseguita con ben'intesa, ed ele- gante Architettura si vedono scolpite in pietra tre corone, che una di quercia, l'al- tra di lauro, la terza d'ulivo, le quali so- no l'emblema dell'Accademia, e sotto le medesime in un fregio leggesi l'Epigrafe seguente:

pie-

Liberalium Artium incremento Petrus Leopaldus Anno MDCCLXXXIV.

che è l'epoca della sua instituzione.

Da detta Porta si passa in un vestibulo dove da due porte laterali si dà ingresso a due delle suddette Scuole, cioè Disegno, e Colorito; e principiando dalla prima a mano destra

In una Gallerìa adorna, e corredata dí disegni, e gessi per uso de' principianti, si danno dal Maestro tutte le regole ne- cessarie al profitto de' medesimi. Dalla detta scuola si ha ingresso ad una gran sala la quale serve alle pubbliche adu- nanze ripiena di quadri Originali de' mi- gliori Autori della Scuola Fiorentina, e da vari Cartoni Originali de' medesimi, e alcuni ancora delle Scuole Lombarda, e Romana, non mancandovi tra i primi il Grillandajo, Andrea del Sarto, gli Allori, Carlo Dolci, il Rosselli ec. ed altri, e fra i Cartoni Fra Bartolommeo, Pietro da Cor- tona, Baroccio, Cignani, Franceschini, Ademollo ec. inoltre sono da osservarsi al, cuoi modelli in legno, rappresentanti la Città, e fortificazioni di Porto Ferrajo, il nuovo Lazzeretto di San Leopoldo, la Cit- tà di Livorno. e un modello di un ponte di legno e molti altri bellissimi disegni del Marchese Taccoli, e si ritrovano ancora vari modelli in terra cotta, e in gesso di Professori che hanno voluto perpetuare la loro memoria col lasciarvi le loro opere.

tona,

Da questa si passa alla Sala del Nudo dove in tutti i giorni si dà il comodo di poterlo studiare per due ore: nell'Estate la mattina, e nell'Inverno la sera, alla quale scuola sono assistenti per turno di- versi Maestri.

Dalla detta Sala del Nudo proseguendo avanti, si entra in una spaziosa Gallerìa adorna de' getti in gesso delle Statue le più rinomate, non solo della nostra Città, quanto di quelle esistenti in Roma, quali poste con ottima simetria sopra bene adat- tate basi formano un colpo d'occhio. Nel- la medesima Sala sono da osservarsi un superbo Tabernacolo dipinto da Giovanni Mannozzi detto da S. Giovanni espritnente il riposo d'Egitto, già esisteate in fondo del Giardino del Real Casino della Cro- cetta, e quì intieramente trasportato; ed il getto in gesso della famosa porta del Tem- pio di S. Giovanni opera dell'immortale Lo- renzo Ghiberti adattata alla gran porta della presente Sala, dalla quale si ha in- gresso alla Scuola del Colorito. Contigua alla detta Sala vi è la stanza per le private Adunanze; e avanti la medesima vi è un ricetto, il quale introduce mediante una piccola Scala alle due Scuole dell'Archi- tettura, e della Meccanica Pratica, ambe- due corredate de' necessarj libri, disegni, e macchine ec.

del

Ritornando al primo vestibulo per una comoda Scala si perviene alle altre due Scuole di Grottesco, e dell'Incisione in Rame provvedute di eccellenti esem- plari ec.

Si danno due volte l'anno alcuni premi a quelli Scolari che più hanno approfittato ne' loro studi, servendo per una virruosa emutazione di sempre più avanzarsi, ed ogni 3. anni si fa un concorso di prima, seconda, e terza classe per la Pittura, Scul- tura, ed Architettura, e a tutte queste gra- tificazioni, quanto alle mensuali prestazio- ni ai Maestri, la Carta, matita, colori ec. che gratuitamente si dispensano ai poveri Scolari vien supplito dal Real Tesoro.

che

Al buon ordine, esoprintendenza dell'Ac- cademia sono nominati da S. A. R. un Pre- sidente, un vice Presidente, ed un Segre- tario, il quale oltre al mantenere il car- teggio colle più rinomate Accademie dell'Europa accudisce che sia provvista la medesima di ciò che le può abbisognare ec. Da questo luogo ritornando per via Larga si trova la

BIBLIOTECA MARUCELLIANA fondata a pu- blico vantaggio dall'Abate Francesco Ma- rucelli nel 1703. ed aumentata da Monsi- gnor Alessandro Marucelli. la quale si aprì per la prima volta nel 1751, tenendosi aperta la mattina, ne' giorni di Lunedì, Mercoledì, e Venerdi In essa oltre la co- piosità dei Libri impressi in ogni scienza, vi si conservano molti Manoscritti del ce- lebre Antonio Mara Salvini, ed una scel- ta numerosa Raccolta di rare, e celebri stampe incise in rame lasciate quivi dall'ul- timo superstite di detta nobil Famiglia Francesco Marucelli. Seguendo il cam- mino dalla parte opposta si trova il

PALAZZO del Sig. Cav. Averardo de' Me- dici eretto con disegno del Silvani Archi- tetto Fiorentino, ed accresciuto dal fu Senatore Cammillo Coppoli, alla di cui Famiglia apparteneva. E dipoi s'incontra il

tetto

PALAZZO del Marchese Capponi fatto col disegno di Ferdinando Ruggieri nel 1740. e poco più giù dall'istessa parte altro

PALAZZO del Senator Covoni con bella facciata di Gherardo Silvani, interna- mente accresciuto, e rimodernato nel Cor- tile col disegno di Luigi Orlandì. Ed ap- presso il

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi, col disegno del Ca- valier Carlo Fontana. In faccia al primo vedesi un antico Pallazzo dei Medici, e dipoi dell'antichissima Casa

UGHI, o sieno AVVOCATI protettori dell'Arcivescovado Fiorentino, Famiglia recentemente estinta. Accanto al quale ne segue il grandioso

PALAZZO già della Famiglia DE' MEDICI, oggi del Marchese Riccardi per compra fattane l'anno 1659 per prezzo di scudi 41. mila dal Granduca Ferdinando II. fatto già fabbricare da Cosimo Padre della Pa- tria, col disegno di Michelozzo. Non può spiegarsi quanto sia bello, e magnifico. Ve- donsi le due facciate tutte di Pietre forti in tre ordini divisate. Dal piano della ter- ra fino alle prime finestre l'ordine è Ru- stico, o Toscano, con bozze assai rilevate. Sopra di questo segue il Dorico, a cui suc- cede il Corintio, e in fronte vedesi un cor- nicione d'incredibil vaghezza, che da per tutto lo circonda. Non meno vaghe sono le finestre da basso, gli ornamenti delle quali come altresì il cornicione, si credono fatti col disegno del Buonarroti. Entrando per la porta principale trovasi la prima Loggia, nel fregio della quale sono alcuni tondi entrovi figure di marmo di Donatello, e le pareti tutte furono fatte adornare l'an- no 1719 dal Marchese Francesco Riccardi di bassirilievi, di Statue, di Busti e d'In- scrizioni antiche Greche, e Latine, a fog- gia di Museo. A man destra vi è una scala molto comoda, fatta col disegno di Gio Ba- tista Foggini Scultore e Architetto Fioren- tino. E' pure a man sinistra una scala bel- lissima fatta a chiocciola, che dal terreno conduce fino alla sommità. Penetrando poi nelle stanze, vi s'ammirano molti prege- voli ornamenti degni di tanto Palazzo, tra i quali è da vedersi la bellissima Gallerìa dipinta nella volta a fresco da Luca Gior- dano famoso Pittore, e in essa giù abbas- so nella parete effigiati sopra grandiosi Cri- stalli i quattro elementi, insigne opera di Anton Domenico Gabbiani; e dentro no- bilissimi armarj si conserva una copiosa raccolta di Cammei, d'Intagli, di Meda- glie, e di altre pseziose antichità. Accanto ci è una numerosa, e scelta Librerìa di ma- noscritti, e di libri impressi, parte della quale fu messa insieme dal celebre Riccar- do Riccardi, e parte fu già del Senatore Marchese Vincenzio Capponi, da cui l'ere- ditarono i presenti possessori, i quali van- no di continuo aumentandola, con accre- scimenti di stanze e libri, ed essendovi tra i manoscritti tutto il carteggio Letterario del fu celebre Dottor Giovanni Lami stato Bi- bliotecario. E ripieno questo grandioso Pa- lazzo di mobili ricchissimi, pitture celebri, inscrizioni, busti, a bassirilievi antichissi- mi in gran numero. Si mireranno inoltre i nuovi accrescimenti tra i quali fu cre- sciuta quasi doppiamente la principal fac- ciata verso la Via Larga, coll'istesso ordi- ne, e architettura dell'antica nel qual ri- crescimento fu incorporato il Palazzo di Lorenzino de' Medici ove uccise il Duca Alessandro. E` famoso questo Palazzo, non solo per la sua bellezza, ma eziandio per essere stato in ogni tempo ricetto di gran- dissimi personaggi, essendovisi trattenuti di- versi Pontefici, Imperadori, e Re, oltre un numero grande di Principi (di che si legge la memoria in un Cartello di marmo nel pri- mo Cortile, fatta dal celebre Abate Anton- maria Salvini) e per molti avvenimenti ac- caduti e descritti largamente da varj dei no- stri Scrittori. Indi si trova la Chiesa di

in

so

essere

SAN GIOVANNINO, dedicata a San Giovan- ni Evangelista posseduta già dai Gesuiti, ai quali fu concessa l'anno 1557, e dipoi per Real disposizione nel 1775. data ai Cherici Regolari delle Scuole Pie, i quali tengono nell'annesso loro Convento le pubbliche Scuole in qualunque Scienza. Era questa Chiesa in principio assai piccola; fondata nel 1351. per testamento del Nobile Gio. di Lando Gori, ma nell'anno 1579. coll'ope- ra, e col disegno di Bartolommeo Amman- nati, Scultore, ed Architetto Fiorentino, fu oltremodo accresciuta, e adornata. Imper- ciocchè quell'Artefice molto pio, a niuna spesa e fatica perdonò, perchè quest'opera fosse condotta al suo fine, ammirando gl'in- tendenti l'esquisitezza dell'architettura, e il bell'ordine di tutte le parti di questo sacro Edifizio. Ha la facciata tutta di pietre sere- ne, e dentro vi sono nelle Cappelle varj or- namenti di stucchi con belle Tavole; nella prima a man destra stà collocata un insigne Tavola di Alessandro Allori, ove ha rappre- sentato Nostro Signore con alcuni Apostoli in atto di esaudire la Cananea, ed è da no- tarsi che quel Vecchio, che si appoggia al bastone, figurato per S. Bartolommeo è il ri- tratto del medesimo insigne benefattore Ar- chitetto Bartolommeo Ammannati, che la fece fare; la seconda Tavola di S. Luigi Gon- zaga, e di S. Stanislao è Opera di Ottaviano Dandini; la terza di S. Niccolò di Bari di Gio. Domenico Campiglia Lucchese, e dalle bande S. Francesco Borgia, e S. Giuliana Falconieri sono di Agostino Veracini. Quin- di seguita la Cappella di S. Francesco Xave- rio ricca di nobilissimi marmi, dove il Ca- valier F. Francesco Curradi ha con straordi- naria eccellenza rappresentato il detto San- to nell'atto di predicare agl'Infedeli; la glo- ria dello sfondo è di mano di Pier Dandini, e i quadri laterali sono del Bamberini. Ne segue la Cappella maggiore, la di cui Ta- vola ove è espresso il SS. Crocifisso è di ma- no di Girolamo Macchietti, nei due laterali il S. Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e la S. Elena del Bizzelli; trovasi dipoi la Cap- pella di Sant'Ignazio tutta incrostata di mar- mi, ove è di mano del Puglieschi la Tavola di detto Santo, e gli ovati sono del sopra- detto Bamberini. Ne seguono tre altre Cap- pelle, nella prima delle quali v'è la Con- cezione di mano del mentovato Curradi, nella seconda la bellissima Tavola di S. Giu- seppe Calasanzio Fondatore degli Scolopi, di mano di Antonio Franchi Lucchese, da cui fu effigiato il Santo davanti a Maria, e al Santo Bambino; nella terza ed ulti- ma vi è la Tavola degli Angeli dipinta da Giacomo Ligozzi. Sopra il cornicione alcu- ne storie a fresco sono di mano di Alessan- dro del Barbiere, cioè la Cena, la Trasfigu- razione, quando S. Giovanni mostra S Pie- tro a Cristo, e gli Apostoli che acconciano le Reti ec. Gli Apostoli delle Nicchie sono di Cammillo Cateni, e lo sfondo nella soffit- ta fu l'ultima opera di Agostino Veracini. Uscendo di questa Chiesa, a man destra s'in- contrano le abitazioni de' Martelli, e degli Arnaldi, nella prima delle quali eravi una Statua di Donatello, la quale al presente ri- trovasi nel Palazzo del Sig. Balì Martelli in Via della Forca, creduto il più eccellente lavoro di suo scalpello; e nella seconda vi sono pregiabili Pitture. In vicinanza si trova la Via del Cocomero ov'è un Pubblico Tea- tro, accanto al quale è il Palazzo dei Baroni Ricasoli fabbricato con buona architettura, e dirimpetto quello de' Gondi, e dalla parte sinistra, avvi il Palazzo dei Marchesi Gerini ricco di singolari Pitture, accresciuto, e ri- modernato internamente dal fu Marchese Andrea Gerini con disegno del vivente Sig. Gaspero Paoletti; quindi si vedono i

F ne,

pella

F 2 la

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci, il primo de' quali d'ordine composi- to, sul Canto di Via de' Servi fu disegnato con bella, e vaga architettura dal famoso Cavaliere Paolo Falconieri; e l'altro accan- to del Marchese Roberto Pucci, che ha se- guitato l'ordine del primo. Dirimpetto vedesi il

PALAZZO del fu Marchese Incontri, di mae- stosa Architettura Toscana, dove nel dipin- ger quella Gallerìa cadde, e morì il celebre Anton Domenico Gabbiani; in faccia al qua- le vi è la Chiesa di

SAN MICHELE VISDOMINI, dove abitavano i Monaci Celestini stati soppressi, ora ufizia- ta da Preti secolari. Osserveremo la Nativi- tà di Nostro Signore dell'Empoli, accanto alla quale è una Vergine di mano d'Jacopo da Pontormo assai stimata, e due Tavole del Poppi, che in una è la Resurrezione, e nell' altra la Concezione, e una bellissima del Passignano, rappresentante S. Giovanni che predica alle Turbe. Dipoi seguitando per la Via de' Servi si trova il

Pop-

PALAZZO de' Marchesi Niccolini, fatto con buon disegno, e adorno di Statue antiche, oltre un Gabinetto copiosissimo di Medaglie, buona Librerìa, e pitture celebri. E presso la Piazza si trova dall'istessa parte il

PALAZZO de' Grifoni il di cui Architetto fu il Buontalenti. Era in avanti della Famiglia Ricci, ove nacque a' 23. Aprile 1522. S. Ca- terina de' Ricci. II Terrazzino di Pietra fu la prima scultura di Gio Bologna. Questo fa angolo alla Piazza, che ha preso il no- me dalla vicina Chiesa della Nunziata, che vedesi dai lati chiusa da due gran Logge, il disegno delle quali fu del Brunellesco. Nel mezzo di essa sopra una Base di marmo si erge un Cavallo, sopra il quale è la Statua di Ferdinando Primo Gran-Duca di Tosca- na gettato in bronzo da Giovanni Bologna, di Cannoni predati dalle Galere Toscane ai Turchi, leggendovisi sotto la fascia nella pancia del Cavallo

Dei metalli rapiti al fiero Trace

Le due Fontane di bronzo, che adornano la medesima Piazza, sono opera di Pietro Tac- ca statevi poste nel 1643. Passeremo ad os- servare il Tempio della Santissima

me-

ANNUNZIATA divenuta Parrocchia nel 1792. Era questa Chiesa ne' tempi antichi un piccolo Oratorio posto fuor di Firenze, in questo luogo, che era detto il Cafaggio. Detto Oratorio con parte di terreno ivi con- tiguo, fu conceduto nel 1250. a quei sette Nobili Fiorentini, che abbandonata la Pa- tria, si erano ritirati nell'aspro Monte Asi- najo, ove conducendo vita eremitica, fon- darono la Religione de' Servi di Maria, ed il motivo fu, acciò quei buoni Religiosi, che da per tutto avevano sparsa la fama del- la lor santità, più da vicino santificassero col loro esempio i loro Concittadini. Ma per- chè troppo angusto era quel luogo, riguar- do alle molte persone, che erano andate ad abitare, fu di bisogno fabbricar nuovo Con- vento, e nuova Chiesa; al che fare, la po- vertà di quei Religiosi non essendo bastan- te, furono dal Sommo Pontefice tutti i Fe- deli esortati, tra i quali sopra di ogni altro si segnalò Chiarissimo Falconieri Fiorentino, Padre di Santa Giuliana, e Fratello del Bea- to Alessio, perchè tal'opra fosse al suo fine condotta. Terminata la fabbrica, avvenne il noto gran prodigio. Avevano quei Padri nel 252 dato a dipingere a fresco ad un Pittore chiamato Bartolommeo, e da alcuni altri Giovanni un'Immagine di Nostra Si- gnora in atto di essere dall'Angelo Annun- ziata. II buon Pittore, che la figura dell'An- gelo avea compita, e rimanevagli ad effi- giare della Vergine il Volto, stava fra se stesso dubbioso, con qual arte potesse espri- mere quell'Aspetto Divino In questo men- tre fu sopraffatto dal sonno, da cui sveglia- tosi, mirò tosto colorito il Sembiante della gran Vergine, di tal bellezza, e di tanta di- vozione spirante, che solo dovesse credersi cosa di Paradiso. Attonito dunque, e sorpreso ad alta voce gridò più volte: Miracolo, Mi- racolo; Il che sentito da' circostanti, e dipoi sparsosi per la Città, cagionò un tal concor- so di Popolo, che ben tosto ne fu la Chiesa ripiena. E perchè niuno di questo fatto du- bitar potesse, operò Iddio per mezzo di que- sta Immagine infiniti miracoli, che tuttavia, mercè della Divina bontà, vanno seguitan- do. Ora venendo alla descrizione della Chie- sa: Vedesi al primo ingresso un Loggiato, fatto fabbricare dalla Famiglia de' Pucci con disegno del Caccini Scultore. Sotto il Log- giato sono tre Porte. Quella a man destra conduce nella Cappella di San Sebastiano dell'istessa Famiglia Pucci, eretta con dise- gno del sopraddetto Caccini, adorna di tre Tavole, colorite da Maestri eccellenti, che una d'Aurelio Lomi Pisano, l'altra del Pag- gi, e specialmente quella di San Sebastiano di Antonio del Pollajolo, ed altresì di alcu- ne Statue di marmo del Novelli Scultore, e della Tribuna dipinta dal Poccetti. Vi sono molte memorie di uomini illustri di questa Famiglia, e specialmente di Lorenzo, Ro- berto, e Antonio Pucci, tutti tre insigni Car- dinali. Dalla porta laterale di questa Cap- pella si passa in un Cortile, o Chiostro tut- to dipinto da' più rari artefici di quei tem- pi, cioè: La pittura accanto alla porta di Chiesa dietro l'Altare della Madonna rap- presentante la Natività del Signore, è di Alessio Baldovinetti. Quella che segue a si- nistra esprimente quando S. Filippo Benizzi ebbe la visione di Maria per la quale vestì l'Abito, è di Cosimo Rosselli. L'altre che ne seguono sono di Andrea del Sarto, cioè quella in cui si vede S. Filippo, che nell'an- dare alla Corte del Papa, che era in Viter- bo, trovando un lebbroso nudo, si trae la propria camicia, dandola ad esso perchè si ricopra. Quivi è il Busto rappresentante An- drea del Sarto, scolpito da Gio. Caccini, e non già da Raffaello da Montelupo, come per abbaglio asserisce il Cinelli e il Padre Richa. Nell'altra vedesi quando S. Filippo nel passare tra Bologna, e Modena, trovan- do alcuni che giocavano sotto un'albero be- stemmiando, egli con fervore di spirito gli riprese, per cui gli dissero alcune ingiurie ed egli seguitando il cammino, venne un' instantaneo fulmine, che squarciato l'albero, due ne restarono morti, e gli altri spaven- tati si diedero alla fuga. Ne segue il fatto quando detto Santo libera dagli spiriti una Fanciulla. Nell'altra è espresso un fanciul- lino tornato da morte a vita nel toccare la bara di S. Filippo già morto. L'ultima sto- ria da questa parte esprime un Religioso pa- rato con la reliquia di alcuni panni di S. Fi- lippo con alcune donne in ginocchioni che nè più vere nè più belle, non pare che for- mar si possino, con alcuni puttini che appa- riscono di carne vera; Il Vecchio che si reg- ge con la mazza dicesi essere il ritratto di Andrea della Robbia Scultore fratello del celebre Luca inventore delle figure di ter- ra invetriata. Dall'altra parte tra la por- ta laterale delia Chiesa, e la Cappella di S. Bastiano vi si vedono nella prima la sto- ria dei Re Magi, e nell'altra la Natività del- la Madonna. Tutte sette queste lunette so- no di stupendo colorito fatte dal celebre pennello di Andrea del Sarto. Le altre tre dalla parte della porta della Loggia sono; Lo Sposalizio della Madonna del Francabi- gio; La Visitazione di Maria a S. Elisabetta di Jacopo da Pontormo; e l'Assunzione al Cielo del Rosso Fiorentino. Questa è circon- data da una moltitudine di bellissimi An- gioletti ignudi, che le scherzano intorno, mentre gli Apostoli, che sono al basso la contemplano con stupore, in uno dei quali Apostoli, cioè, in S. Jacopo vestito da Pel- legrino, ritrasse il Pittore Francesco Berni ce ebre Poeta in volto ridente, alludendo con tale attitudine al faceto stile praticato nei suoi versi. Questa come le altre di que- sto Chiostro sono state rinfrescate con dili- genza, e perizia dal Sig. Santi Pacini Di queste Pitture, siccome di tutte le altre, che adornano questo Santuario, può vedersi la descrizione fatta dal Sig. Ab. Domenico Mo- reni diligentissimo indagatore delle antichi- tà Patrie, pubblicate nel 1791. Entrando in Chiesa, vedesi al primo aspetto la soffitta tut- ta d'intagli dorati sopra fondo bianco, dise- gnata da Francesco Silvani, nel mezzo della quale è un gran quadro, rappresentante l'As- sunzione della Vergine di mano del Volter- rano. Nelle pareti tra il fregio della soffitta, e il cornicione, sono dodici quadri dipinti a fresco dall'Ulivelli, dove si rappresentano alcuni Miracoli di Maria. A man sinistra nell' entrare in Chiesa si trova la Cappella della Santissima Nunziata, nel muro della quale è dipinto il di lei Volto miracoloso, fatta di marmi intagliati da Pagno di Lapo Partigia- ni Scultore di Fiesole col disegno di Miche- lozzo. Quanto sia ricca, e adorna questa Cappella non si può spiegare abbastanza. E` l'Altare d'argento massiccio nobilmente lavorato, il gradino parimente d'argento è tutto divisato di gioje, e pietre preziose. In un Tabernacolo è una testa del Salvatore di Andrea del Sarto. Sopra due gran pilastri posa un ricco architrave, o cornicione d'ar- gento, da cui pende una cortina di lavoro eccellente. Questa Cappella è ornata di lam- pane tutte d'argento rifatte nel 1790. Con- tiguo alla detta Cappella è un piccolo Ora- torio di forma quadrata nobilmente arricchi- to; ha le pareti incrostate di pietre prezio- se, e specialmente d'agate, calcedonj orien- tali, e diaspri, che rappresentano alcuni sim- boli di nostra Signora, ove vedesi un Croci- fisso di mano di Antonio da S. Gallo, che era sopra l'Altar Maggiore avanti vi fosse posto il Ciborio d'argento. Accanto a que- sta Cappella vi è quella fatta fabbricare dal Marchese e Senatore Francesco Feroni, col disegno di Giovan Batista Foggini tutta in- crostata di marmi, e adorna di Statue; la Tavola dell'Altare rappresentante il Tran- sito di S. Giuseppe è dipinta da Carlo Lotti Veneziano; di mano di Giuseppe Piamonti- ni sono le due Statue rappresentanti il Pen- siero, e la Fortuna marittima, e di mano dell'Andreozzi sono l'altre due, che figura- no la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il San Domenico, e del Cateni il San Francesco, e le Medaglie di bronzo dorato sono di Massimiliano Soldani Benzi; le due Inscrizioni, che si vedono sotto i due Depositi, sono dettate da Anton Maria Salvi- ni. Seguitano appresso, benchè con ordine assai diverso, altre Cappelle adornate di bel- le Tavole, tralle quali è ragguardevole quel- la del Giudizio d'Alessandro Allori, quella della Crocifissione dello Stradano: la quarta di Pietro Perugino, o come altri vogliono, dell'Albertinelli. La quinta sotto l'Organo con l'Assunta, S. Jacopo, e S. Rocco ai pie- di, di Cesare Dandini, e voltando alla cro- ciata, vi è la Cappella con lunette, e soffit- ta dipinta a fresco da Baldassarre France- schini detto il Volterrano, ed all'Altare ve- desi in una antica e bella Tavola dipinto San Zanobi, e altri due Santi Vescovi; se- gue la Cappella del Crocifisso, e Madonna de' Dolori dipinta d'architettura da Giusep- pe Chamant Lorenese, collo sfondo di Vin- cenzio Meucci, sotto l'Altare conservasi il Corpo di S. Florenzio Martire. Sono sepolti in questa Cappella i tre nostri Istorici Fio- rentini Giovanni, Matteo, e Filippo Villa- ni. E` poi assai vaga la Cappella de' Tedal- di, eretta ad onore di San Filippo Benizj, colla Tavola dipinta dal Volterrano, e con altre pitture a fresco de l'Ulivelli. Nel ri- cetto, che torna accanto a questa Cappella, e per cui si và alla Sagrestìa stata tutta ri- modernata, e ampliata con molta pulizia, è collocato un Busto di terra cotta, rappre- sentante l'effigie di detto Santo in abito del- la Religione, donato a quei Religiosi dalla Famiglia de' Guicciardini, subentrata già nella Casa de' Benizj, de' quali era il Santo, ove si era conservato ab antiquo in loro ma- no sino all'anno 1592. Entrando nella Tri- buna maggiore della quale fu l'Architetto Leon Battista Alberti, vedesi al primo Alta- re a mano sinistra la Natività di Maria fat- ta da Alessandro Allori, il di cui figlio Cri- stofano dipinse il quadro laterale, che è quello in cornu Epistolae, gli altri tre poi sono del Passignano, e la volta è del Poc- cetti. Nella seconda è il San Michele di ma- no del Pignoni. Nella terza la Tavola di Pietro Perugino, ove è la Vergine con alcu- ni Santi. Nella quarta la Resurrezione di Cristo d'Agnolo Bronzino. La quinta Cap- pella che fu già a proprie spese architettata, e fabbricata da Gio. Bologna, oltre l'esser tutta incrostata di pietre serene, e marmi, è arricchita di statue, bassirilievi di bronzo, e di tre Tavole; la prima delle quali in cor- nu Epistolae è del Ligozzi, ove dipinse la Resurrezione, la seconda del Passignano, ove espresse la Pietà, e la terza della Nasci- ta è opera del Paggi. Il Crocifisso è ammi- rabile, fatto col modello dell'istesso Gio. Bologna, e la Cupoletta è dipinta a fresco dal Poccetti. Passando alla sesta Cappella, la Tavola de' Beati è di Niccolò Nannetti. Nella settima è del Passignano l'illumina- zione del Cieco. Nell'ottava Cappella orna- ta di marmi vi è di mano di Giovanni Bili- verti lo Sposalizio di S. Caterina, e le pit- ture delle pareti della volta sono del Vigna- li. In questa Cappella è sepolto il nostro Istorico Bartolommeo Scala. Nell'ultima e nona Cappella evvi S. Anna con Maria, e Gesù Bambino, e dai lati di S. Filippo Be- nizj, e S. Giuliana Falconieri, d'Antonio Donnini. La gran Tribuna di figura roton- da con bella Cupola, fu fatta col disegno di Leon Batista Alberti Nobil Fiorentino, a spese di Lodovico Gonzaga secondo Marche- se di Mantova, adornata di stucchi, e dipin- ta poi da Baldassar Franceschini detto il Vol- terrano in età senile. Ha questo insigne Pit- tore dipinto la Vergine, quando Assunta in Cielo vien coronata dalla Santissima Trini- tà; intorno ha dipinto i Patriarchi, i Profe- ti, e Santi del Testamento Vecchio con al- cuni altri del Nuovo. In questa grand'ope- ra è laudabile non meno l'invenzione, e il disegno, che la vaghezza del colorito. Cor- risponde alla cupola il Coro de' Frati, di bel- la strattara incrostato di marmi, di forma ottagona, disegno di Francesco Silvani, con piccole statuette di Santi che vagamente l'adornano. L'Altar maggiore è molto ric- co, e magnifico, ha il Ciborio grande d'ar- gento, di bellezza, e di pregio considerabi- le, opera di Antonio Merlini Bolognese, sic- come un Paliotto e tutto il finimento d'ar- gento con figure di bassorilievo, che ado- prasi nelle feste solenni, nelle quali, sono molti i vasi, i doppieri, le statue, e gli or- namenti preziosi che vi si vedono. Sul pia- no del Presbiterio posano due depositi di marmo, uno del Vescovo Angelo Marzime- dici, colla statua al naturale di mano di Francesco da S. Gallo, e l'altro del Senato- re, e poi Sacerdote Donato dell'Antella Be- nefattore della Chiesa, di Giovanbatista Fog- gini, e l'inscrizione del Senatore Filippo Buonarroti. Sceso il Presbiterio nella testa- ta della Croce, vien la Cappella di S. Giu- liana Falconieri, ove si conserva il suo Cor- po, è dedicata alla SS. Concezione, stata ri- modernata e arricchita di finissimi marmi. La Tavola dell'Altare è di Vincenzio Meuc- ci, di cui altresì è lo sfondo; le due laterali sono di Giuseppe Grisoni, del quale è anco- ra la Santa Barbera, che si vede nella Cap- pella a mano destra, ove sono due ritratti, che uno di Giovanni Stradano, e l'altro di Lorenzo Palmieri. In faccia a questa vi è la Cappella del Bandinelli Scultore, che vi scolpì un Cristo morto sostenuto da Nicode- mo, che è il ritratto di Baccio. Tornando verso la Porta vi è sotto l'Organo (il di cui tendone è del Puglieschi) una piccola Cap- pella fatta col disegno del Silvani, con fini lavori di marmi, e un S. Rocco fatto di ti- glio, di mano di un certo Maestro Jeanni Francese condotto con grande artifizio, do- ve all'Altare si trova una copia di un Cri- sto rísorto del Pugliani, cavata dall'origina- le del Frate, esistente nel Palazzo de' Pitti; e lateralmente le figure di due Profeti, che furon trasportati nella Gallerìa, pure del medesimo Autore. Il Tendone dell'Organo appresso rappresentante la Canonizzazione di S. Giuliana, è di Giuseppe Romei. Ne vie- ne la Cappella dei Medici, e dipoi quella dei Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivelli, rappresentante Cristo in atto di risanare una piaga a S. Pellegrino Laziosi di quest'Ordi- ne. Nella seguente, non vi è di osservabile altro che le pareti, dipinte dal medesimo Ulivelli. La Cappella che ne succede, tutta ornata di marmi bianchi, e misti, fu fatta col disegno di Matteo Nigetti. La Tavola rappresentante il martirio di S. Lucia, è di Jacopo Vignali, la Cupola è lavoro del so- praddetto Volterrano, e le sculture di mar- mo sono scolpite da Orazio Mochi. Nell'al- tra vi è la Tavola di Pietro Dandini, rap- presentante un fatto del Beato Giovacchino Piccolomini. Nell'ultima si trova una Ta- vola di Jacopo da Empoli, ove dipinse Ma- ria col Bambino, e a' piedi S. Niccolò, e al- tri Santi; e le pareti sono di Matteo Rossel- li. Questa Chiesa verso la fine del passato secolo fu adornata di stucchi, e pilastri in- crostati di marmi con disegno di Pier Fran- cesco Silvani, del quale pure l'Altar mag- giore, e la soffitta; i Medaglioni furon di- pinti a fresco da Pier Dandini per legato del detto Senatore dell'Antella. Nell'anno 1785. furono levate tutte le lapide sepolcrali che erano in questa Chiesa, e poste nel Chiostro, e fu rifatto il pavimento di marmi, come si vede, e nel Presbiterio avanti l'Altar mag- giore vi fu posta la memoria. Il Convento è magnifico per il notabile accrescimento fattovi, ed ivi pure son degne d'esser vedu- te, la Librerìa ripiena di ottimi, buoni, e rari Libri, e nel Chiostro interiore la Cap- pella dell'Accademia del Disegno, per la Tavola dell'Altare, che è una Trinità d'Agnolo Bronzino, e per due Quadri a fre- sco, cioè il S. Luca in atto di dipinger Ma- ria Opera di Giorgio Vasari, e l'altro rap- presentante Salomone quando edifica il Tem- pio, di Santi di Tito con dodici Statue at- torno tutte di Scultori Accademici assai va- lenti. Entrando ora dall'altra lateral porta nel Chiostro, si vede in faccia sopra la por- ta, che và in Chiesa, la famosa Madonna detta del Sacco, dipinta da Andrea del Sar- to con tutta la perfezione dell'arte, e Mi- chel Angiolo, ed il celebre Tiziano non si saziavano mai di rimirarla, e di commendar- la. L'altre Lunette sono ancor esse dipinte da eccellentissimi Artefici, e specialmente da Bernardino Poccetti, di cui sono tutte quelle delle due Navate, che fanno angolo alla suddetta Pittura di Andrea del Sarto. Sono in queste effigiati i fatti più singolari dei Sette Beati Fondatori. Nella terza fac- ciata dopo il Cancello della Cappella dei Sette Beati, le due Lunette rappresentanti quando il Beato Manetto predicò davanti a S. Lodovico Rè di Francia, e l'altra quan- do Innocenzio IV. dà per Protettote all'Or- dine de' Servi il Cardinale Fiesco suo Nipo- re, sono di mano del Rosselli. La quinta Lunetta, ove è Maria sopra un Carro tirata da un Leone, e un Agnello è di Ventura Salimbeni Pittore Senese. Nella quarta fac- ciata, alla prima Lunetta è dipinto Papa Alessandro IV. che concede alla Religione di fabbricare Monasteri per tutto il Mondo, di mano del suddetto Rosselli, come pure del medesimo è la seguente, quando il B. Buonfi- gliuolo rinunzia al B. Buonagiunta il governo della Religione. Nella terza di mano del Poc- cetti è espressa la morte del B. Buonagiunta. Le tre ultime Lunette sono dipinte dal so- praddetto Ventura Salimbeni; e ne' peducci delle volte di questa loggia i ritrattti degli Uomini più insigni dell'Ordine de' Servi si rimirano. In questo Chiostro è una gran Cap- pella in volta, eretta dalla Famiglia Macin- ghi, della quale restano le Armi negli ango- li, che passata dipoi in quei Religiosi, ser- viva loro di Capitolo; ma adornata da essi modernamente, ed abbellita di pitture a fre- sco per ogni parte, è stata destinata al cul- to delle Sante Immagini de' Sette Beati Fon- datori del loro Ordine, dipinte in Tavole di assai antica, e semplice maniera; perchè sono oggi le dette Immagini assai scolorite dal tempo, al fine di meglio conservarle, sono state unite tutte insieme in un Quadro che posa sull'Altare, ma spartite una dall' altra da un nuovo ornamente dorato, e co- perte di cristalli. Accanto a questa Cap- pella è il Refettorio de' Padri, adorno in testata di una pittura a fresco della Cena del Fariseo di mano di Santi di Tito. Nel Novi- ziato è osservabile a capo scala una Pietà di mano di Andrea del Sarto delle più belle del suo pennello, come pure nell'Orto di questo Convento, è dell'istessa sua mano la pittura esprimente la parabola della Vigna, veden- dosi il Padre di Famiglia che tardi chiama alcuni Mercenarj con una figura che siede, e altro che si appoggia al bastone ec. Parten- dosi da questo Santuario, si trova lo

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SPEDALE degl'Innocenti, assai celebre per la carità, che vi si esercita di allevare i Fan- ciulli esposti, che senza un tale ajuto facil- mente perirebbero. Fu fondato questo Spe- dale in via della Scala ove è ora il Con- vento delle Monache di S. Martino, e quì trasferito l'Anno 1420. e ne diede il disegno il Brunellesco. Le abitazioni sono assai co- mode, e ben disposte. Nelle due Chiese mol- te belle Pitture si trovano. Nella maggior Chiesa stata rimodernata, e abbellita, si ve- de l'Altar maggiore, che era prima nella rovinata Chiesa di S. Pier Maggiore tutto di pietre dure, con una stupenda Tavola di Domenico del Ghirlandajo rappresentante l'Adorazione de' Magi, da una parte della quale osservasi in piccolo la strage degl'In- nocenti; e nei due quadri delle pareti vi ha dipinto il vivente Santi Pacini, da una, Ra- chele piangente, e dall'altra S. Giuseppe con- fortato dall'Angelo; e nella Cupoletta vi ha il medesimo espressi diversi Puttini con pal- me, ed altro rappresentanti il trionfo degl' Innocenti. Nell'Altare a man destra vi è una Annunziazione dipinta da Filippo Lati- ni, e di contro vi sono effigiati S. Martino, e S. Gallo stati titolari di altri due Spedali, di mano di Matteo Rosselli. La volta è di- pinta per l'architettura da Giovacchino Mas- selli, e lo sfondo rappresentante il ritrova- mento di Mosè nel Nilo è del suddetto Pa- cini. Sopra la porta di fianco dalla parte del Chiostro avvi un'Annunziazione assai bella di terra verniciata bianca di Luca della Rob- bia; come altresì nel Loggiato di mano di Bernardino Poccetti si vedono alcune Pittu- re a fresco del più eccellente gusto. E` go- vernato questo Spedale da Persona nobile, con titolo di Commissario, e da altri Mini- stri, con la soprintendenza di altri Spedali dello Stato ad esso subordinati. Di quì pas- sata la Via della Crocetta trovasi la Com- pagnìa della SS. Annunziata stata per qualche anno Parrocchia in luogo della diruta Chie- sa di S. Piero Maggiore. Nella Loggetta si am- mirano diverse pitture a fresco di Bernardino Poccetti ed altri Pittori; ed un Quadro all' Altare d'Alessandro Allori, e varie lunette degl'istessi Autori in giro alla Chiesa.

il

Di

Di quì uscendo sul Canto di Via del Man- dorlo si osservi la Casa già del celebre Pit- tore Federigo Zuccheri fatta con suo disegno fabbricare per propria abitazione, con una facciata di bozze veramente bizzarra, e pit- toresca. E dipoi vi è il

PALAZZO del Marchese Capponi, alzato in questo secolo col disegno del Cavalier Carlo Fontana. E` questo uno de' maggiori Palazzi, e più belli della Città. Entrati dentro si ve- de la magnifica Scala aperta, ornata di sta- tue, e stucchi, e colla gran volta dipinta la Matteo Bonechi. Vi sono nobilissimi ap- partamenti con pitture, e addobbi di ottimo gusto. Nella Sala sono dipinte dal medesi- mo tre Storie di fatti illustri operati da al- cuni de' Capponi, che sono molto celebri. Ci è un vasto, e delizioso Giardino. Quasi in faccia vi è il

PALAZZO già del Marchese Guadagni ades- so del Duca San Clemente, assai vago, e di bella architettura, nell'ingresso del quale si ammira lo sfondo del Volterrano, rappre- sentante S. Martino a cavallo, che dà la me- tà del suo mantello al povero. Di quì en- trando in Via del Mandorlo stà situato il Conservatorio della Pietà dell'Ordine di S. Domenico; e ritornando per la prima stra- da, e volgendo in via della Crocetta ne se- gue il Convento delle Monache della S. Cro- ce, dette della

da,

CROCETTA dell'Ordine di S. Domenico. La Chiesa fu accresciuta e ornata nel 1757. col disegno di Luigi Orlandi, e la Tribuna fu di- pinta da Vincenzio Meucci. Al destro Alta- re stà l'antica Immagine di Maria Santissi- ma, avanti la quale faceva i suoi ricorsi la Venerabile Suor Domenica del Paradiso Fon- datrice di questo Monastero, e gli Angeli dipinti nella Tavola attorno al Tabernacolo son di Giovanni Balducci. In faccia a que- sto Altare vi è quello della Crocifissione di mano di Francesco Poppi. All'Altar mag- giore dal medesimo Balducci fu dipinta l'In- venzione della S. Croce. Ci è il Deposito della suddetta Fondatrice incorrotto, con di- versi Corpi Santi, e Reliquie. Fin dal prin- cipio del passato secolo passò ad abitare nel di contro Palazzo di S. A. R. la Principessa Maria Maddalena Figlia di Ferdinando I. col desiderio di godere la conversazione di quelle pie Religiose; perciò con un cavalca- via lo fece unire al Convento, quale fu ac- cresciuto di abitazioni per la medesima Prin- cipessa, che volle conviver con esse, ed alla sua morte esservi seppellita, lo che segu li 28. Dicembre 1633 in età di anni 33. e mezzo, vedendosi in essa Chiesa il di lei De- posito. In detto Casino (che con un lungo corridore và a un coretto che riesce nella Chiesa della Santissima Nunziata) vi hanno a tal'effetto in più tempi abitato altre Prin- cipesse; ed è stato in questi anni assai ac- cresciuto e abbellito dall'Augusto Padre del Real Sovrano, che vi passava colla Real Fa- miglia alcuni mesi dell'anno, e ove abitò nella dimora che fece in Firenze nei mesi di Aprile, e Maggio del 1791. co'suoi R. Figli Carlo, e Leopoldo. Unito a questo vi è un nobile, e vago Giardino, in fondo al qua- le era la celebre pittura di Giovanni da S. Giovanni sul muro, che fu trasportata in- tiera nell'Accademia delle Belle Arti, ove è stata fatta una gran porta per cui si entra in una beilissima Sala lavorata a stucchi di ottimo gusto. E proseguendo per questa stra- da si trova la Chiesa e Conservatorio delle- Religiose Domenicane dette degli

li

ANGIOLINI, nella quale entrando trovasi nel mezzo della pila dell'acqua Santa un S. Gio. Batista di bronzo che fece Gio. Bolo- gna per modello, avanti di far quello in S. Marco alla Cappella di S. Antonino. Si vedono sotto il Coro cinque Lunette dipinte dal Cav. Curradi. Vi sono ancora due Alta- ri, ove in quello a man destra stà collocata la Tavola di S. Domenico opera di Matteo Rosselli. In faccia a questa vi è l'Altare della Madonna con gli Arcangeli S. Miche- le, e S. Gabriele del medesimo Curradi. All'Altar maggiore vedesi la Presentazione di Maria al Tempio, eccellente lavoro del Puligo, o come altri vogliono di Andrea del Sarto. Di quì partendosi, e voltando a si- nistra per la Via di Pinti, verso la Por- ta vi è il

dal

PALAZZO e Giardino de' Conti della Ghe- rardesca, che fu già di Bartolommeo Scala storico Fiorentino, e del Cardinale Arciv. Alessandro de' Medici, quindi Leone XI., che è stato accresciuto, ed abbellito dai detti Signori. Di contro a questo è il Ca- sino, e

GIARDINO dei Duchi Salviati. Poco lonta- no tornando indietro si trova il

PALAZZO de' Marchesi Ximenes architetta- to da Giuliano di S. Gallo, e modernamen- te abbellito, e rimodernato con un bel giardino. Accanto a questo è un piccolo Convento di Nobili Religiose Silvestrine, nella di cui Chiesa vi è all'Altar maggiore un quadro rappresentante S. Silvestro Papa che adora Maria, dipinto per mano del ve- nerabile Francesco Boschi in tempo che vi fu Confessore, essendo anco Pittore eccel- lente. Non molto lungi trovasi il Monaste- ro, e Chiesa di

che

S. MARIA MADDALENA DE' PAZZI. Entrando in Chiesa si osservetà sulla Porta una S. Mad- dalena Penitente, (che è il titolo antico della Chiesa) dipinta da Bernardino Poccet- ti; quindi a man destra la Cappella de' Ne- ri, fatta fare dal Dottor Neri Medico del Gran-Duca Ferdinando I., dipinta da Ber- nardino Poccetti. Ammirano gl'intendenti, sopra d'ogni altra cosa la Cupoletta, ove è dipinto il Paradiso, perchè in essa sono in- numerabili le figure de' Santi, ma con tal arte disposte, che la moltitudine non gene- ra confusione, ma reca diletto, e vaghez- za. All'Altare di detta Cappella è una Ta- vola del Passignano ove effigiò il martirio dei Santi Nereo ed Achilleo ai quali è de- dicata, e finalmente non vi manca ornamen- to, che la possa render più vaga. Passando per un Cortile (che quando vi abitavano i Monaci di Cestello era Chiostro, disegno di Antonio da S. Gallo, con colonne d'ordine Jonico assai lodate dal Vasari per il vago ca- pitello di esse) si entra in Chiesa, la soffit- ta della quale è dipinta da Jacopo Chiavi- stelli. Ha una sola Navata, ma però repar- tita in varie Cappelle, in ciascuna delle quali si vedono Tavole di Pittori ragguar- devoli, delle quali la prima a mano destra è opera di Carlo Portelli da Loro, rappre- sentante S. Romolo, che vien condotto al martirio. Nella seconda stata modernamen- te restaurara, vi è rappresentato l'Arcan- giol Raffaelle, con altri due quadri laterali, che in uno S. Antonio da Padova, e nell'al- tro S. Luigi Gonzaga, il tutto di mano di Giuseppe Piattoli. Nella terza è di mano di Lorenzo di Credi espressa Maria Santissima, S. Giuliano, e S. Niccolò. Nella quarta del Puligo è la Vergine col Bambino Gesù, S. Bernardo e altri Santi. Alla quinta evvi l'Annunziazione fatta da Sandro Botticelli. Sopra la porta della Sagrestìa in una gran tela è rappresentato S. Luigi Gonzaga in glo- ria di Atanasio Bimbacci. All'ultimo Alta- re è un Crocifisso scolpito in legno da Ber- nardo Buontalenti. Quindi ne segue la Cap- pella maggiore, degna in ogni sua parte di ammirazione, nella quale stà riposto il Cor- po di S. Maria Maddalena de' Pazzi. Ella è tutta incrostata di marmi misti, de' più no- bili, e de' più vaghi, che in tali edifizj s'ado- prino. Sono molto ammirabili dodici Colon- ne di diaspro di Sicilia, i capitelli, e imba- samenti delle quali son di bronzo dorato. In alcuni ovati si vedono bassirilievi di bronzo, esprimenti i fatti più segnalati del- la Santa, e questi ovati son retti da alcuni Angioletti di marmo del Marcellini. Nelle nicchie sono quattro statue di marmo, che figurano le quattro Virtù più singolari, che risplenderono in questa Vergine, che due sono del Montauti, e le altre due furono nel 1781. scolpite dal vivente Sig Innocen- zio Spinazzi. La Tavola dell'Altar maggio- re è di Ciro Ferri, rappresentante la Gloria dei Santi con Gesù e Maria, con la Santa genuflessa ai piedi della SS. Vergine, di cui pure è il disegno, e l'architettura della Cap- pella. L'altre due Tavole laterali sono di mano di Luca Giordano, e la Cupola è ope- ra di Piero Dandini. Non ci è cosa, che non sia di gran pregio, avendo fatto a gara, per abbellire questo Sacrario, l'esquisitezza dell' opere, e la ricchezza de' materiali. Tornan- do verso la porta, nella prima Cappella vi è una Tavola del Cavalier Curradi, ove di- pinse S. Maria Maddalena, che riceve il ve- lo da Maria, e dall'uno, e dall'altro lato, due Virtù rappresentanti la Carità, e la Verginità della Santa. Il tendone dell'Or- gano esprimente la Santa, comunicata per mano di Nostro Signore è opera di Gio. Ba- tista Cipriani, opera unica in Firenze del medesimo essendo morto in Londra nel 1789. Nella seconda vi è la Visitazione di S. Elisabetta di Domenico Ghirlandajo. Nel- la terza una statua di legno colorito, rap- presentante S. Sebastiano, e dai lati il S. Rocco, e S. Ignazio sono di Raffaellino del Garbo. Nella quarta vi è di Santi di Ti- to l'Orazione nell'Orto. Nella quinta dal Beato Giovanni Angelico con mirabile dili- genza fu dipinta l'incoronazione di Maria. Nell'ultima, di Cosimo Rosselli è la Madon- na, S. Maria Maddalena Penitente, e S. Ber- nardo. Il Monastero è amplo, e con un vasto e vago giardino. Pietro Perugino dipinse nel Capitolo alcuni Santi, e nel Refettorio Raffaellino del Garbo, ed altri eccellen- ti Pittori. Quindi si trova il Monastero e Chiesa di

ta

prino.

Ver-

S. MARIA DI CANDELI, rifatta di nuovo con stucchi dorati nel 1703., col disegno di Giovan Batista Foggini. Merita di osservarsi la Tavola dell'Altar maggiore rappresentan- te l'Assunzione di Maria opera del celebre Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti Pit- tori, la prima delle quali a mano destra rap- presentante Maria con S. Niccola è di Ago- stino Veracini. La seconda del Crocifisso d'Alessandro Gherardini. A sinistra la pri- ma ov'è il Transito di S. Giuseppe è di Tommaso Redi; la seconda di S. Agostino, e S. Monaca è di Francesco Soderini. Quin- di uscendo a sinistra per la strada detta di Pinti, è osservabile l'ampia

tori,

ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del Ver- naccia, a cui è unito un delizioso Giardi- no, e andando avanti s'incontra l'

ABITAZIONE del Cav. Antonio Morelli di vago disegno di Gio. Batista Foggini, rim- petto alla quale col disegno del Sadler era l'abitazione de' Paoli, ora dei Mormorai, e ritornando per la Via di Cafaggiolo al Can- to alla Catena, trovasi una Chiesa intitolata la SS. Annunziata, detta

ORBATELLO in cui all'Altare maggiore vi è una Tavola rappresentante detto Santo Mistero di mano di Pietro Cavallini Roma- no. Questo luogo fu fondato dal Nobile Nic- colò degli Alberti nel quale oltre la Chiesa fece fare dentro a questo recinto varie ca- sette tutte unite con 200, stanze, che ser- vono per ricovero di donne senili o prive del marito, o abbandonate dai parenti, co- me pure quivi sono altre abitazioni per le fanciulle pericolate, che vanno quì se- gretamente a sgravarsi. Uscendo da que- sto luogo e voltando a man destra si trova il

me

MONASTERO, e Chiesa Parrocchiale de' Ca- maldolensi detta degli Angeli, stata di nuo- vo nel 1792. riaccomodata sull'ingresso, e ridotta come è, sotto la direzione dell'Archi- tetto Giuseppe Rossi, essendo per l'avanti distinto il ricetto per le Donne. La volta di questa Chiesa fu dipinta a fresco da Alessan- dro Gherardini. Ci sono cinque Tavole de- gne di stima, la prima delle quali a man de- stra esprimente la Resurrezione di Lazzaro è del Poccetti, di cui è la Cupoletta, e alcu- ne figure a fresco; la seconda è del Cavalier Paggi, ove figurò la Santa Famiglia, che ri- torna d'Egitto; la terza è opera del Gambe- rucci, rappresentante la decollazione di San Gio. Batista. All'Altar maggiore vi è d'Ales- sandro Allori l'Incoronazione di Maria; e in ultimo vedesi il transito di S. Romualdo di mano di Giuseppe Grifoni; sotto il di cui Altare sono tre sacri Corpi dei Beati Silve- stro, e Jacopo, e della B. Paola dell'Ordine Camaldolense. Quindi si entra nel nuovo Cappellone del Santissimo, sotto il quale ci sono altri quattro Corpi de' SS. Martiri Pro- to, Giacinto Nemesio, ed Eugenia. Late- ralmente ci sono due Altari, in quello a mano destra avvi la superba Tavola di S. Mi- chele Arcangelo, che apparteneva alla sop- pressa Compagnìa dei Tessitori dipinta da Jacopo d'Empoli per ordine del Granduca Francesco I. Protettore di detta Confraterni- ta. L'altra Tavola rappresentante la Nativi- tà è opera di Francesco Rosselli; essendo state dette due Tavole comprate da' Monaci per abbellire il suddetto Cappellone. Nell' ingresso della Sagrestìa ci è una Tavola che si suppone del B. Angelico, che esisteva nell'antica Cappella di S. Michele. Il Mona- stero è assai vago, e maestoso con tre Chio- stri, e Giardino fatto col disegno di Gherar- do Silvani, stato dipoi restaurato; e nella Librerìa, ove si conservano rari MSS., è uno sfondo di Antonio Puglieschi, e le due Isto- rie di Pietro Dandini. Sulla cantonata tra via degli Alfani, e il Castellaccio si vede il principio del Tempio della Famiglia degli Scolari tanto lodato da Giorgio Vasari, ar- chitettura del Brunellesco. Di contro a que- sto Monastero corrisponde il

sono

PALAZZO de' Marchesi Giugni, già de' Fi- renzuoli fatto col disegno dell'Ammannato.

H E ri-

E ritornando per via della Pergola si tro- va il gran

TEATRO per le Opere in Musica fatto fare nel 1657. a spese del Principe Cardinale Gio. Carlo de' Medici col disegno dell'Architetto Pietro Tacca, nel luogo ove era un Tiratojo per le Lane. Fu questo abbellito per le Noz- ze del Gran Principe Ferdinando con la Principessa Violante di Baviera; e dipoi fu nel 1756 rinnovato col disegno del Sig. Giu- lio Mannajoni; e nell'anno 1789. rifatto quasi tutto di nuovo con l'accrescimento di un ordine di palchi coll'assistenza del me- desimo Architetto Sig. Mannajoni, e vaga- mente dipinto per l'architettura e figure da Luigi Ademollo Milanese. Quasi in faccia a questa Via vi è il Palazzo Martellini gran- demente lodato dal Bocchi, rimpetto al quale vi sono quelli del Turco Rosselli, e Gori. Dalla destra parte si trova l'Arcispedale di

S. MARIA NUOVA, edificato da Folco Por- tinari nell'anno 1287. La facciata e Loggia di questo edifizio, a cui fu dato principio nell'anno 1611. col disegno e direzione del celebre Buontalenti, e compita da Giulio Parigi, è oltremodo mirabile. I Busti dei quattro Granduchi che si vedono in questa facciata sono; quello di Cosimo II. del Cac- cini; Ferdinando II. di Bartolommeo Cenni- ni; Cosimo III. di Carlo Marcellini, e Gio. Gastone I. di Antonio Montauti. Resta nel mezzo del Loggiato la Chiesa, nelle pareti della quale furono dipinte due storie da Santi di Bicci, che rappresentano la funzione della Sagra, che fece Martino V. nel dì 8. Settem- bre 1420. Le altre lunette sono del Pomaran- cio, l'incoronazione di Maria sopra la Porta è dipinta da Dello, e la Pittura della SS. An- nunziata in fondo al Loggiato, è di Taddeo Zuccheri. Quattro belle Tavole adornano gli Altari. A destra, la prima che rappre- senta Maria che porge il Bambino a S. An- tonio, con S. Francesco, e S. Niccolò, è di mano di Felice Ficherelli, detto Felice Ri- poso, la seconda è del Paggi, quando Cristo dice all'Infermo della Piscina, surge, tolle grabatum tuum. A man sinistra la prima Tavola rappresenta S. Lodovico Re di Fran- cia, che guarisce dalle gavine, è fattura del Volterrano; e la seconda, ov'è dipinta la Deposizione di Croce, è opera del Bronzino. Vi si vedono alle pareti altre sei Tavole, rappresentanti, una S. Barbera nell'atto del Martirio di mano di Lodovico Buti; S. Ma- ria Maddalena Penitente, e più figure di bambini in ginocchioni supposti ritratti del- la Famiglia Portinari, di mano di Andrea del Castagno; altra rappresentante la Ver- gine col Bambino, e diverse Sante, opera di Alessandro Allori; sotto la mensa dell' Altar maggiore si vede un S. Egidio dipin- to da Diacinto Gimignani; altra esprimente la Natività del Signore di Domenico Vene- ziano; altra la fuga in Egitto, S. Antonio Abate, e più giovanetti opera di detto Do- menico Veneziano, e finalmente altro qua- dro rappresentante l'Assunzione, di mano dell'Empoli. All'Altar maggiore fabbricato di marmi Carraresi, intarsiati di bellissime pietre, vi è un Ciborio di pietre pregiabili. Da un lato della Chiesa è lo Spedale degli Uomini, e dall'altro quello delle Donne, ove ci sono 1034. Letti. Molte altre sono le stanze, e le abitazioni con bell'ordine di- sposte, acciò facile riesca agli Astanti il provvedere gl'infermi di quanto loro abbi- sogna. In questo convivono moltissimi Gio- vani, che da varie parti anco fuori della Toscana concorrono, per apprendere la pra- tica della Medicina e della Chirurgìa sotto la disciplina dei primarj Professori che vi si stipendiano; e prestando nel medesimo tempo il loro servizio, sempre lo rendono più celebre, essendone in tutti i tempi usci- ti Maestri eccellenti. Molti ancora sono i Serventi, che assistono notte, e giorno; e molti i Medici, che intervengono alla cura di questi infermi. E` sorprendente altresì la pulizia, il metodo, ed il buon ordine di questo Spedale, per gli ottimi Regolamenti stati introdotti da pochi anni in quà, e pub- blicati con le stampe. Nella Cncina fu fatto costruire un Cammino di un modello parti- colare inventato dal Sig. Pietro Giuntini So- printendente alla Spezierìa. Per verità que- sto è uno dei più vasti, belli, e puliti Spe- dali che possa vantar l'Europa. Ci è pure una Librerìa di buoni Libri spettanti alla Medicina, Chirurgìa, Istoria Naturale ec., ed un Teatro anatomico, e un Orto Botta- nico. Nell'ingresso che conduce al cortile, e alle superiori abitazioni, vi è da osserva- re, oltre una lapida sepolcrale antichissima, fermata nella parete a mano destra, ove è la figura di Madonna Tessa promotrice di questo Spedale, un Tabernacolo dipinto a fresco, rappresentante la Carità, opera in- signe di Giovanni da S. Giovanni, ed a man sinistra sotto la loggetta nell'Orticello vi è rappresentato da Baccio della Porta il Giu- dizio finale, quale lasciato dal pittore im- perfetto, nel vestir l'abito Domenicano, fu terminato da Mariotto Albertinelli. In fon- do nel detto Cortile, vedesi la Samaritana al Pozzo, opera a fresco di Alessandro Bron- zino. In faccia allo Spedale vi è il Conven- to delle Monache serventi al medesimo. Uscendo si trova in vicinanza il

cini;

H a la

ti

ter-

TEATRO degl'Intrepidi detto della Pallac- corda per esservi stata in avanti una grande stanza destinata a tal giuoco, stato fabbri- cato nel 1779. Nella vicina strada di Borgo degli Albizzi si trova il

PALAZZO Valori, passato già ne' Guicciar- dini, ed oggi negli Altoviti; nella facciata del quale sopra varj pilastri si vedono scol- piti in marmo i Ritratti di quindici Uomini illustri di questa nostra Città, a foggia de' termini degli Antichi. Gli uomini illustri sono gli appresso: cioè, nel primo da basso l'Accursio, il Torrigiano, Marsilio Ficino, Donato Acciajuoli, e Pier Vettori: nell'or- dine di mezzo, Amerigo Vespucci, Leon Ba- tista Alberti, Francesco Guicciardini, Mar- cello Adriani, e Don Vincenzio Borghini. Nel superiore, Dante, Petrarca, Boccaccio, Monsig. Gio. della Casa, e Luigi Alamanni

Di questi Ritratti d'Uomini celebri si tro- va stampato nel 1604 un Trattato con le Vite di essi, descritto da Filippo Valori col titolo di Termini di mezzo rilievo ec.

. In questo Palazzo vi è uno stupendo Qua- dro rappresentante il Ritratto di Raffaello da Urbino fatto di sua mano. Quivi sotto una finestra terrena è un'Inscrizione, e in mezzo della Via una lastra di marmo, po- sta in memoria del Miracolo di S. Zanobi operato in questo luogo, nell'aver risusci- tato un Fanciullo. Appresso sono le

In

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, ambedue disegno dell'Ammannato, e due stemmi di mano del Donatello, e dipoi vi sono i

PALAZZI Strozzi, e quello del Quaratesi, che era anticamente della Famiglia dei Paz- zi colla loro Arme, e perciò si appella il Canto de' Pazzi, e precedentemente dicevasi Canto del Papa. Il Palazzo Strozzi, che non è terminato fu fabbricato col disegno dello Scamozzi. Le finestre a terreno sono del Buontalenti, e del Caccini è il Portone prin- cipale. La facciata di verso il Borgo degli Albizzi è opera del Buontalenti, ed è degna di lode. Il Cortile del medesimo Palazzo fu fatto con disegno di Lodovico Cigoli; poco distante si trova il

PALAZZO già dei Duchi Salviati, oggi del Cav. Ricciardi. Quivi nacque Maria d'Jaco- po Salviati, che fu madre del Gran-Duca Cosimo I. Quindi appresso può vedersi la Chiesa della

Co-

MADONNA DE' RICCI stata rimodernata nel 1772. a stucchi, ove abitano i Cherici Re- golari Ministri degl'Infermi, comunemente detti Padri del Buon morire, perchè assisto- no i moribondi, essendo passati gli Scolopj che quivi abitavano nel Collegio che era de' Gesuiti. A questa Chiesa precede una Log- gia con colonne di pietra serena disegno di Gherardo Silvani. Ci sono alcune Pitture degne di osservazione. La prima Cappella a mano destra della Santa Famiglia è opera di Matteo Bonechi, ne segue la Cappella dedi- cata ai Santo Fondatore dipinto da Antonio Bettini. All'Altare maggiore evvi un'Im- magine di Maria, con vago adornamento tutto messo a oro. Ritornando verso la Por- ta evvi la Tavola del Paralitico davanti a Cristo, del Cav. Curradi. Lo sfondo è di Lo- renzo del Moro. In Sagrestìa vi è l'antica Tavola che era all'Altar maggiore rappre- sentante il Padre Eterno dipinto da France- sco Mati. Essendo stata incorporata la con- tigua antica Chiesa Parrocchiale di S. Maria Alberighi, serve adesso per una comoda Sa- grestìa. Tornando indietro e voltando a si- nistra dal Canto de' Pazzi, si trova S. MARIA in Campo, e nel Palazzo conti- guo abita il Vescovo di Fiesole; e quantun- que sia nel mezzo della Città, questa Chie- sa col Palazzo è Diocesi Fiesolana. Vi- cino è il

S. MA-

PALAZZO dei Guadagni fabbricato nello scorso secolo col disegno del Silvani. Dopo è

L'OPERA del Duomo, dove si conserva- no, oltre i ricchissimi Arredi Sacri, molte statue, e bassirilievi di pregio, ed un Ar- chivio di grande importanza. A questa fu unita la Zienda dell'Opera di S. Giovanni, con unire i Cappellani di quest'Oratorio a quelli della Metropolitana; e soprintende agli edifizj pubblici dell'Arte della Lana essendovi stato incorporato il di lei Patri- monio. Quivi si conservano tutti i Libri, col Registro dei nomi di tutti i Battezzati in Firenze. E quì daremo fine al Quartier S. Giovanni.

QUARTIERE S. CROCE.

SANTA CROCE de' Minori Conventuali. In questo Tempio magnifico, lungo dugen- toquaranta braccia, e largo settanta, s'en- tra per tre porte di faccia. Sopra quella di mezzo osserveremo una Statua di bronzo, opera di Donatello, che rappresenta S. Lo- dovico Arcivescovo di Tolosa. Sotto il co- mignolo della facciata avvi il Nome di Gesù collocatovi da S Bernardino da Siena nel 1437. anno di pestilenza. Fu dato prin- cipio alla fabbrica di questo Tempio nell' anno 1294. col disegno di Arnolfo, che fu l'Architetto del Duomo; e fu dipoi restau- rato e abbellito d'ordine di Cosimo I. col di- segno delle nuove Cappelle da Giorgio Va- sari. I Forestieri concorrono a questa Chie- sa, per rimirare le bellissime Tavole, nelle quali la Passione, la Morte, e Resurrezione del Signore, sono state mirabilmente rap- presentate da' primi Artefici di quei tempi. Nella prima Tavola, che si trova a man de- stra, accanto alla Porta è dipinta la deposi- zione dalla Croce, di mano di Francesco Salviati; la seconda dov'è la Crocifissione ò di Santi di Tito; presso la quale è il sepol- cro di Michelagnolo Buonarroti Gentiluomo Fiorentino, Pittore, Scultore, ed Architet- to di sì gran nome, ed eccellenza. Vedonsi a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo, che rappresentano la Scultura, l'Architettu- ra, e la Pittura in atto compassionevole: e sopra l'Urna, la testa, ed il busto di mar- mo del Buonarroti. Fu quest'opera fatta da tre Maestri, cioè Giovanni dell'Opera, Va- lerio Cioli, e Batista del Cavaliere, del pri- mo del quali è la Statua dell'Architettura, del secondo quella della Scultura, e del ter- zo quella della Pittura; e di lui è pure il Ritratto di Michelagnolo. Nella base di questo Mausoleo vi si legge la seguente In- scrizione:

ope-

tre

D. O. M. Michaeli Angelo Bonarotio E vetusta Simoniorum Familia Sculptori, Pictori, & Architecto Fama omnibus notissimo Leonardus Patruo Amatiss., & de se optime merito Translatis Roma ejus ossibus, at que in hoc Templo Majorum suorum sepulcro conditis Exortante Sereniss. Cosmo I. Med. Magne Etr. Duce P. C. An. Sal. MDLXX.Vixit An. LXXXVIII. Dies XV.

Dicontro a questo Sepolcro alla prima Co- lonna sopra una pila dell'Acqua Santa è una Vergine di marmo in bassorilievo, la- vorata da Antonio Rossellino, che resta so- pra ove fu sepolto Francesco Nori stato uc- ciso nella congiura de' Pazzi. Segue la terza Cappella, dov'è dipinto da Giorgio Vasari Cristo quando porta la Croce al Calvario. Sono dipoi osservabili le memorie del dot- tissimo Antiquario Senator Filippo Buonar- roti, e del famoso Bottanico Pietro Micheli. La quarta Tavola rappresenta l'Ecce Homo, d'Jacopo di Meglio. Quivi appresso si vede il Busto, e Memoria del Medico, e Anti- quario Antonio Cocchi. Alessandro del Bar- biere dipinse la quinta in cui si figura la flagellazione alla Colonna. Dopo il corso di anni 266. della morte del famoso Segreta- rio, Istorico, e Politico Fiorentino Niccolò Machiavelli, il quale morì il dì 22. Giu- gno 1527; neli' anno 1787. a spese di varj Eruditi fu posto in questa Chiesa un Mauso- leo di marmi, scolpito dal vivente Inno- cenzio Spinnazzi, e gli ornati della pittura sono dei Sigg. Molinelli, e Castagnoli, con l'appiè Epigrafe:

roti,

Tanto nomini nullum par Elogium Nicolaus Machiavelli Objt An. A. P. V. MDXXVII.

Quindi vedesi la Tavola nella quale Andrea del Minga dipinse il Signore orante nell'Or- to. Appresso è la Cappella dei Cavalcanti, ove si ammira scolpita in marmo da Dona- tello la Vergine Annunziata dall'Angelo, e il S. Francesco, e S. Gio. Batista dipinti pres- so la medesima sono di Andrea del Casta- gno. Passata la porta del Chiostro vi è il Sepolcro di Leonardo Bruni Aretino, Scrit- tore d'Istorie, il tutto scolpito da Bernardo Rossellino, discepolo di Donatello. La Ma- donna, che sopra si vede è d'Andrea Ver- rocchio. La settima Cappella ha una Tavola cominciata dal Cigoli, e finita dal Biliver- ti, in cui si rappresenta l'entrata di Cristo in Gerusalemme. Nella Croce della Navata trovasi la Cappella dei Barberini, dov'è se- polto Francesco da Barberino, Dottore, e Poeta, ed in essa è una Tavola dipinta dal Naldini, che rappresenta quando S. France- sco riceve le Stimate. Passata questa, viene la Cappella de' Castellani, ov'è un Sepolcro di paragone del Cavalier Vanni: la volta è dello Starnina; e la Tavola all'Altare rap- presentante la Nascita di Gesù è di Giulia- no Bugiardini. Poscia in testa alla Crociata vedesi la Cappella de' Baroncelli, ove oltre le antiche pitture delle pareti dipinte da Taddeo Gaddi; vi si conserva ancora sull' Altare la stimatissima Tavola di Giotto, ove dipinse l'incoronazione di Maria, col Para- diso, molti Santi, e Angeli vagamente fatti sotto alla quale a caratteri d'oro vi si leg- ge: Opus Magistri Jocti. Di quì entrando nella Sagrestìa piacerà il vedere negli ar- mari della medesima 26. Storiette del detto Giotto bellissime, e ben conservate, la me- tà esprimenti diversi fatti della Vita di Cri- sto, e altrettanti di S. Francesco. La Tavola all'Altare con Maria e 4. Santi, con tutte le pitture nelle pareti è opera di Taddeo Gaddi, nel Cancello della quale in lettere Gotiche dorate, vi si dice esser questa Cap- pella stata dedicata alla Natività di Maria, e S. Maria Maddalena da Lapo Rinuccini. La Cappella de' Medici del Noviziato è ar- chitettura di Michelozzo, fatta fare da Co- simo de' Medici Padre della Patria, la por- ta della quale è assai lodata dal Vasari. La Tavola dell'Altare è dipinta da Fra Filippo Lippi, in cui vedesi Maria con Gesù, e i Santi Cosimo, e Damiano, e il grado di que- sto Altare è dipinto da Francesco detto Pe- sellino. Uscendo dalla Sagrestìa vi è da os- servare la seconda Cappella de' Riccardi, tutta incrostata di marmi, e ornata di belle pitture; la prima delle quali in cornu Evan- gelii rappresentante S. Lorenzo, che distri- buisce le limosine, è del Passignano. La Ta- vola dell'Altare rappresentante S. Elena, è di Gio. Biliverti, e l'altro laterale con S. Fran- cesco orante, di Matteo Rosselli, e le pitture a fresco della Vita dell'Apostolo S. Andrea, e quelle della volta sono di Giovanni da San Giovanni. Alla Cappella di S. Francesco, il Ritratto di detto Santo è di Cimabue. Pas- sate queste cinque Cappelle, tre delle quali vedevansi una volta dipinte da Giotto, si giunge all'Altar maggiore, fatto costruire nella forma che si vede nel 1569, in cui di presente conservansi le Ossa della Beata Umi- liana de' Cerchi Terziaria del detto Ordi- ne, vissuta nel secolo XIII. Dietro al me- desimo nella parete del Coro è di mano di Agnolo Gaddi dipinta l'Istoria dell'Inven- zione della S. Croce; e passate cinque altre Cappelle state alcune dipinte dal Gaddi, e da Giotto, si trova la magnifica Cappella de' Niccolini, eretta col disegno dell'Archi- tetto Gio. Antonio Dosio. E tutta incrosta- ta di marmi Carraresi, bianchi, e misti, ma di sì nobile e diligente lavoro, che non può l'uomo desiderare di vantaggio. Di mano del Francavilla sono le cinque Statue di marmo, che una figura Aron, l'altra Mosè, la terza rappresenta la Verginità, la quarta la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole dipinte dell'Assunzione, e Incoro- nazione di Maria, sono di mano di Alessan- dro Allori, e le pitture a fresco della Cu- pola, e le 4. Sibille dei peducci sono del Volterrano, con sì gran perfezione condot- te, che queste sole basterebbero per eter- nargli la fama. Vedesi all'Altare seguente il celebre Crocifisso di Donatello, che è nel- la Cappella in testa della Crociata; e dipoi alla seguente Cappella Salviati quella loda- tissima Tavola di Giacomo Ligozzi Verone- se, ove ha rappresentato il martirio di S. Lo- renzo. Indi ne viene di mano del Cigoli la SS. Trinità con Cristo morto, opera stupen- dissima; e quindi il deposito della Marche- sa Maria Settimia Venturi Salviati; e segui- tando fino ad uscir di Chiesa, per le altre sette dell'istesso ordine, e architettura delle prime; trovasi una Tavola di mano del Va- sari, dov'è dipinta la Venuta dello Spirito Santo. Allato a questo Altare, e dirimpetto al Sepolcro il Leonardo Aretino è quello di Carlo Marzuppini parimente Aretino, Poe- ta, e Segretario della Repubblica, stupendo lavoro di Desiderio da Settignano. Quin- di passata la porta laterale, che resta sot- to l'Organo, avvi una Cappella detta della Concezione, dipinta da Giotto, che fu ador- nata, come si vede nel 1592. col disegno di Filippo Baglioni Architetto. Questa Cappel- la era anticamente della Famiglia de' Ma- chiavelli, avanti la quale verso la porta la- terale fu sepolto il celebre Niccolò Machia- velli, ove esisteva la di lui arme in pietra, stata pochi anni addietro levata nell'aboli- zione delle sepolture. Ne segue l'Ascensio- ne di Cristo, opera di Gio. Stradano; e di- poi osservasi il Deposito del Consigliere An- giolo Tavanti, il di cui ritratto è scolpito dallo Spinazzi, e gli altri lavori di marmi del Giannozzi. Dopo trovasi il S. Tomma- so, che tocca la Piaga al risorto Maestro di mano del Vasari. Indi vedesi il Mausoleo del celebre Dottore Gio. Lami con la di lui figura maggior del naturale, il tutto scolpi- to dal sopradetto Spinazzi col disegno del Senatore Gio. Batista Nelli. Degne di som- ma stima sono le due Tavole seguenti, am- bedue di Santi di Tito, ove nella prima rappresentò Nostro Signore, che si palesa a' due Discepoli nella Cena d'Emaus, e nell' altra con ammirabile invenzione, e dise- gno, ha espressa la di lui gloriosa Resurre- zione; In mezzo a dette due Cappelle esi- stono le memorie del Marchese Vincenzio Giugni, e dell'Architetto Alessandro Gali- lei di mano di Girolamo Ticciati; e dopo la seguente Cappella si trova il Sepolcro del fa- mosissimo Galileo, dove è ancora il celebre Mattematico Vincenzio Viviani, e che ordi- nò questo Deposito al suo Maestro, al che fu data esecuzione l'anno 1737. a spese del- la Famiglia Nelli erede di quella del Vivia- ni. Il disegno è di Giulio Foggini, la qua- dratura di Anton Maria Fortini; il Busto di Gio. Battista Foggini; l'Astronomìa di Vin- cenzio Foggini suo figlio, e la Geometrìa di Girolamo Ticciati. Finalmente l'ultima di questa Navata è di Batista Naldini, ove effi- giò Cristo che dalla Croce è condotto al Se- polcro; dopo di essa in fine della Chiesa è il Busto, e Inscrizione del Senatore e Poeta Vincenzio Filicaja, che era nella Chiesa di S. Pier Maggiore rovinata nel dì 4. di Lu- glio dell'anno 1784. Quindi passata la prima porta vedesi nella discesa al Limbo de' Santi Padri prodigiosamente espressa da Agnolo Bronzino, a quale perfezione arrivasse con l'arte in così ammirabil lavoro. Nè debbo tralasciare una Pietà del medesimo Bronzi- no nel secondo pilastro a mano manca. Ol- tre a tante singolari pitture descritte, se ne trovano nel Convento alcune di Cimabue, e di Giotto, le quali meritano di essere tenu- te in grande stima, per la venerazione, che si dee a quei due primi Maestri, e Restau- ratori della Pittura. E` altresì osservabile il Pergamo di marmo di Seravezza, e vaga- mente intagliato da Benedetto da Majano. Sono in esso cinque Storiette de' fatti più singolari di S Francesco, scolpite in basso- rilievo, e così felicemente, che non hanno prezzo. Ne' vani, che sono in mezzo de' bec- catelli, si vedono cinque statuette a sedere di bellezza straordinaria, che rappresentano la Fede, la Speranza, la Carità, la Fortez- za, e la Giustizia. Più ammirabile però fu l'artifizio usato nell'adattar questo Perga- mo ad una colonna, nella quale rimane in- cassato, e per una scala acconciavi dentro vi si ascende. Alla grandezza della Chiesa corrisponde il Convento, con moltissime co- mode abitazioni. In questa Chiesa, e nei suoi Cimiteri era una quantità considerabile di Sepolture fino al sorprendente numero di 2021, e di memorie di Famiglie primarie, e d'insigni Soggetti di Firenze, e d'altrove. Sisto V. nel tempo, che fu Religioso, per molti anni quivi abitò, leggendo Filosofia. La Libreria di antichissimi manoscritti, che possedeva questo Convento, fu nel 1766. trasportata nella Biblioteca di S. Lorenzo, essendoci rimasto per uso dei Religiosi un numero non indifferente di ottimi libri im- pressi. Il Noviziato fu fatto edificare con gran magnificenza a proprie spese da Cosi- mo Padre della Patria, e nel Chiostro ap- presso la Chiesa vi è la celebre Cappella fat- ta erigere dalla Famiglia de' Pazzi col dise- gno del gran Brunellesco, l'uso della quale dalla munificenza del vivente Sig. Commen- datore nel 1792. fu concesso all'Università degli Stampatori, e Librai, per le di lei Sa- cre Funzioni.

tore

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La Piazza di S. Croce era destinata nei passati tempi al Giuoco del Calcio, proprio della Nobiltà Fiorentina in tempo di Car- nevale, e ad altri diversi spettacoli. Nella Casa ove è dipinto il Pallone nacque Urba- no VIII. ed appartiene alla Casa Barberini. Prima di uscire da questa Piazza si osservi la facciata della Casa de' Cocchi, che credesi disegno di Baccio d'Agnolo. Ma singolar- mente è ammirabile la facciata della Casa del fu Niccolò dell'Antella, Luogotenente nell'Accademia del Disegno, a richiesta del quale nel 1619. fu dipinta, e perfezionata nel brevissimo tempo di venti giorni, dai più valorosi Artefici, che in numero fiori- vano nella Città. Questi furono il Passigna- no, Giovanni da S. Giovanni, Matteo Ros- selli, Ottavio Vannini, Fabrizio Boschi, Nic- codemo Ferrucci, Filippo Tarchiani, e al- tri simili, sino al numero di 15. tutti Pitto- ri eccellenti. Le antiche Pitture poi, che sono nella facciata del Convento accanto al- la Chiesa sono di Lorenzo di Bicci, imita- tore della maniera di Giotto. Da questa piazza volgendo, dietro la Chiesa trovasi il Convento, e Chiesa di Religiose Francesca- ne di S. Elisabetta di Capitolo ove sono due Tavole della Scuola di Giotto: quindi la va- ga abitazione, e giardino del Cav. Priore Rucellai; rimpetto alla quale si trova la Chiesa di

la

S. GIUSEPPE, già Convento de' Religiosi di S. Francesco di Paola, ora Chiesa Parroc- chiale, fatta col disegno di Baccio d'Agno- lo, e ornata al di dentro colla soffitta, e Tribuna, per mano di Sigismondo Betti, e di Pietro Anderlini. Vedesi ad un Altare la Nascita del Bambin Gesù, opera di Santi di Tito. Vi è la Cappella di S. Francesco di Paola tutta dipinta da Atanasio Bimbacci. Sopra le Porte sul Presbiterio sono due qua- dri di Francesco Bianchi, esprimenti fatti miracolosi di S. Francesco. Nel Convento ci furono trasportati i Ragazzi del Conservato- rio, o sia Refugio di S. Filippo Neri istitui- to nel 1650. da Filippo Franci per ricever- vi, ed educarvi i fanciulli privi dei genito- ri, e parenti che fossero tenuti a mantener- li. Come pure si ricevono i Ragazzi che han- no d'uopo di correzione. Dal Soprintenden- te si fa loro apprendere utili mestieri. La vecchia Casa detta la Quarconia, ove abita- vano detti Ragazzi, fu venduta, e dal com- pratore Dottor Cambiagi ci sono stati fab- bricati 14 Bagni che porzione per uso delle Signore, e porzione per uso degli Uomini essendo la nostra Città per l'addietro priva d'un tal pubblico comodo. Passata questa Chiesa è il Convento delle nobili Religiose Francescane dette di

te

MONTICELLI. L'Altar maggiore è fatto col disegno di Pier Francesco Silvani, nella di cui parete dipinse a fresco Vincenzio Meuc- ci l'Annunziazione, come pure la soffitta, con l'ornato di Architettura di Mr. Chamant Lorenese, e da una parte la Concezione, e dall'altra la Natività di Cristo, espresse am- bedue da Carlo Portelli da Loro. Vicino alla Porta vi è il Sepolcro, ornato di ricchi mar- mi, e Statue di Guido Magalotti, oltre va- rie Inscrizioni, e Sepolcri di persone degne di memoria. Di quì proseguendo, trovansi il Convento, e la Chiesa delle

CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722. col disegno di Gio. Filippo Ciocchi. All'Al- tar maggiore sta collocata l'Immagine in grande del SS. Crocifisso; vi sono altri due Altari, che in uno vi è espressa la S. Fami- glia, dipinta da Ottaviano Dandini, e nell' altro la SS. Concezione, S. Francesco, e S. Chiara, da Agostino Veracini. Incontro a questa Chiesa ve n'è un altra di nobili Re- ligiose Francescane, detta di

glia,

MONTE DOMINI, nella quale è da ammi- rarsi la Tavola, dov'è espressa la lapidazio- ne di S. Stefano, che può considerarsi dagl' intendenti per un vero esemplare della Pit- tura, dove il Cav. Lodovico Cigoli si è mag- giormente meritato il titolo del Coreggio dei Fiorentini. In faccia a questa evvi una Ta- vola d'Alessandro Allori, rappresentante Maria SS. Annunziata dall'Angelo. Alla fine della Strada vi è il luogo detto la

ZECCA VECCHIA, ove esisteva un gran traf- fico di Seterìe, e Lavori di Stoffe all'uso di Francia, con valichi, e ordinghi per trarre la seta che fu interrotto nel 1790. In poca di- stanza si trova il Convento delle Monache Gesuate dette le

POVERINE nella qual Chiesa non mancano da ammirarsi due opere, una di Pittura all' Altar maggiore, che è di Pietro Perugino, quale vi ha rappresentato il SS. Crocifisso con Maria SS addolorata, e S. Girolamo, e l'altra di Scultura di terra cotta verniciata di più colori esprimente il S. Presepio, nel qual bellissimo lavoro Andrea della Robbia, superò se stesso. Di quì uscendo, e voltan- do il primo canto, per una breve stradella si entra in via delle Casine; e quindi in via Ghibellina trovasi in faccia il Monastero delle nobili Religiose dell'Ordine di S. Be- nedetto detto le

qual

MURATE. La loro Chiesa è senza facciata ed ha l'ingresso per due porte laterali. Al maggiore Altare evvi il Mistero dell'Annun- ziazione dipinto dal Piattoli, nei quattro Altari laterali, l'Orazione nell'Orto è di Matteo Rosselli; la Flagellazione di Loren- zo Lippi; il S. Benedetto di Giuseppe Ro- mei, e il Crocifisso è lavoro di Baccio da Montelupo. Nella soffitta l'architettura è del del Moro, e le figure del Gricci, e le storiette in giro alla Chiesa sono di Simone Ferri. Vi è in questo Convento un Tesoro di Sante Reliquie. Quivi fu educata Cate- rina de' Medici Regina di Francia; e vi è se- polta Caterina Sforza moglie in prime Noz- ze di Girolamo Rimio Signor d'Imola, e Forlì, e in seconde di Giovanni de' Medici nonno di Cosimo I. Passato il Convento vi è un piccolo Oratorio col pietrame della fac- ciata d'architettura di Michele Agnolo Buo- narroti, avendo all'Altare una Tavola con i sette Angeli dell'Apocalisse, e sotto S. Be- nedetto, e S. Francesco, e nel mezzo un Busto di Maria col Bambino Gesù, opera di Demetrio da Settignano. Tornando indietro si trova il Convento delle Religiose di

i set-

S. JACOPO. All'Altar maggiore sta collo- cata una bella Tavola di Ridolfo del Ghir- landajo, che vi ha effigiata Maria SS. col Santo Bambino, e S. Jacopo, S. Francesco, S. Lorenzo, e S. Chiara. Ad un Altare a si- nistra ha dipinto la Tavola il Nasini di Sie- na con Maria col Bambino, S. Giuseppe, e S. Antonio. Di quì usciti e proseguendo il cammino, troverassi entrando alla seconda cantonata a mano sinistra il Convento delle nobili Religiose di

S. FRANCESCO, la qual Chiesa fu riedifica- ta dalla munificenza del Gran Principe Fer- dinando sul principio di questo Secolo, in ricompensa a quelle Religiose per avergli ceduta una bellissima Tavola di Andrea del Sarto, che nell'antica loro piccola Chiesa la possedevano. Il detto Quadro esiste nel Palazzo Reale, esprimente Maria SS. col Santo Bambino sopra una Base, e dai lati S. Francesco, e S. Giovanni Evangelista, opera stupenda, di cui gliene lasciò la bella copia all'Altare a man destra fatta per ma- no di Francesco Petrucci. In faccia a que- sta vi è la Tavola di S. Carlo del celebre Sebastiano Ricci Veneziano. Carlo Sacconi fece la Santa Concezione per l'Altar mag- giore. Il vago disegno di questa Chiesa, adorna di stucchi messi a oro, è di Gio. Batista Foggini. Poco distante si trova il Convento delle Nobili Religiose Valombro- sane di

no

S. VERDIANA, nella qual Chiesa all'Altare a man destra vi è la Tavola di Niccodemo Ferrucci, che vi dipinse S. Carlo a piè di un Crocifisso, che vi è di rilievo; in faccia a questo vedesi un Cristo nell'Orto opera dell'istesso Ferrucci; al maggior Altare vi è di mano di Pietro Dandini Maria SS. in glo- ria, e sotto S. Michel Arcangelo, S. Gio. Ba- tista, S. Reparata, S. Benedetto, S. Gio. Gualberto, S. Umiltà, e S. Verdiana; sotto il Coro delle Monache Tommaso Redi di- pinse in sei lunette alcuni fatti principali di S. Verdiana, la prospettiva della volta è di Ferdinando Melani con S. Verdiana in glo- ria dipinta da Vincenzio Meucci. Usciti di questa Chiesa e voltando per via de' Pento- lini si giunge alla Parrocchiale

CHIESA DI SANT' AMBROGIO, dove abitano Monache dell'Ordine di S. Benedetto. Una delle cose da osservarsi in questa è la Cap- pella del Miracolo del SS. Sacramento segui- to in questa Chiesa l'anno 1230. lavorata di fini marmi da Mino da Fiesole. Accanto a questo Altare si vede nella facciata dipinta la Processione del Miracolo di mano di Co- simo Rosselli. La Cupola dell'Altar maggio- re fu dipinta da Ranieri del Pace, essendo stata fatta col disegno di Gio. Batista Fog- gini. Vi sono in questa Chiesa alcune Ta- vole degne di stima. Quella della Cappella del Rosario è del Passignano; accanto al pul- pito è di Francesco Boschi il S. Benedetto con due Sante genuflesse; di contro la Visi- tazione è opera di Andrea Boscoli. Il S. Se- bastiano di rilievo è d'Andrea Comodi, che vi è sepolto. Di Masaccio è la piccola Ta- vola a tempra, rappresentante S. Anna con Maria, e il Bambino. In ultimo quella dell' Annunziazione è di mano di Vincenzio Dan- dini. Vi furono sepolti in questa Chiesa il celebre antico Architetto detto il Cronaca, che eresse in questa Città magnifiche Fab- briche, ed Andrea del Verrocchio egregio Scultore, e maestro di Leonardo da Vinci. Fu rimodernata questa Chiesa nel 1716. col disegno di Gio. Batista Foggini, e nel 1719. Ranieri del Pace vi dipinse la Cupola. In vicinanza si trova il Convento delle Reli- giose Carmelitane Scalze di

delle

vici-

S. TERESA. Questa Chiesa fu edificata col disegno di Giovanni Coccapani in forma esa- gona, con sua cupoletta ben intesa nelle proporzioni, e nei lumi. Trovasi a man de- stra una Cappella con Tavola del Vignali rappresentante S. Francesca Romana: più ol- tre evvi la Cappella di S. Giovanni della Croce, con Tavola di Pier Dandini: a man sinistra vi è la Tavola del Crocifisso dipin- ta da Jacopo Confortini. Segue la Cappella della Madonna di Savona, fatta in basso- rilievo, che da Genova nel 1620. portaron seco le Fondatrici. Ne viene l'Altar mag- giore ove il Cav. Curradi dipinse S. Teresa, che da Maria le vien presentato il Santo Bambino. E` da sapersi, che nel sotterraneo di questa Chiesa fu sepolta la Sereniss. Vio- lante di Baviera Gran Principessa di Tosca- na, giusta la sua volontà, ai 30. di Mag- gio 1731. la quale dopo la morte del Gran Principe Ferdinando suo Consorte faceva più volte fra l'anno tra quelle Religiose i suoi devoti ritiri. Sotto il Presbiterio evvi una Cappella a foggia delle antiche Confes- sioni, ove in alcuni giorni vi si ufizia, re- stando fuori della Clausura monastica, e vi si osservano tre illustri depositi, uno della nobil Francesca Guardi negli Ugolini fon- datrice di detto Monastero, l'altra della Duchessa Eleonora Strozzi, il terzo del Ca- valiere Gio. Giraldi. Di quì tornando in- dietro, e prendendo per Via Pentolini, voltando in Via Ghibellina, a destra tro- veremo l'

si

ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per es- sere stata del celebre Michelagnolo, di cui conservano alcune opere, e per la Gallerìa fatta fare da Michelagnolo di lui pronipote insigne letterato, che l'arricchì di Pitture, Sculture, e di altre cose rarissime. In fac- cia vi è il

PALAZZO del Marchese Corsi edificato col disegno di Piero Giovannozzi, ed ampliato dal defunto Marchese Cosimo. E poco dopo dall'istessa parte la

CASA del Dottor Ottaviano Targioni Toz- zetti, il quale conserva un buon Museo d'Istoria Naturale, Bottanica ec. posto as- sieme dal fù celebre Dottor Giovanni di lui padre morto li 7. Gennajo 1733, ed am- pliato dal suddetto; e dipoi il

PALAZZO de' Baldinucci, che nel Cortile ha una fonte colla salubre acqua di Santa Croce. Indi si trova a destra il

PA-

PALAZZO de' Conti Strozzi, e di contro so- no le Prigioni dei condannati dette le

STINCHE, cinte da un'altissima muraglia, così dette per essere ivi stati rinchiusi nel 1304. i prigionieri stati fatti dalla Repub- blica nella presa del Castello di Stinche nel- la Valle di Greve, spettante all'antica Fa- miglia Cavalcanti. In una cantonata della quale vi è un tabernacolo dipinto a fresco da Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da S. Giovanni, ove vedesi Nostro Signore, che benedice i Limosinieri, che soccorrono i Carcerati, tra' quali è espresso il suo proprio ritratto, riguardante verso la strada, che è ben conservato. I debitori civili son collo- cati in una decente abitazione dietro il Pa- lazzo di Giustizia, ove era la Chiesa di S. Apollinare. Queste Carceri servono di pre- sente per Ergastolo, e nel mese di Febbrajo 1787. cominciarono a porvi in quelle da basso gli Uomini, e in quelle di sopra le Donne condannate per diversi anni secondo i loro delitti; e voltando a sinistra trovere- mo la Chiesa Parrocchiale di

S. SIMONE; sopra la Porta vedesi una lu- netta dov'è la Vergine co' Santi Apostoli Simone e Giuda, opera di Nicodemo Fer- rucci. La soffitta interna tutta d'intaglio do- rato fa vaga mostra. Nella testata sopra la Porta si vede un opera molto bella di Bati- sta Naldini, ov'è espressa la deposizione di Cristo. Nella prima Cappella a man dritta è il martirio di S. Lorenzo, dipinto da Gio- vanbatista Vanni. Nella secon la vi è un'im- magine intagliata in legno del SS. Crocifis- so. La terza ha un'antica pittura rappre- sentante la Vergine. Vi è poi nella quarta una Tavola di Onorio Marinari, ove ha espresso S. Girolamo meditante il Finale Giudizio; non meno è da lodarsi quella di Giacomo Vignali, collocata nel quinto Al- tare, ove effigiò S. Bernardo, al quale Cri- sto staccatosi dalla Croce, e inchinato fa ve- dere una gran piaga nelle spalle Le Statue di marmo laterali all'Altar maggiore sono d'Orazio Mochi, e li due Apostoli dipinti accanto all'arco di Nicodemo Ferrucci. Tornando verso la Porta vi è di mano del Vignali la Tavola di S. Francesco in deli- quio. Segue l'Altare di S. Carlo, e dopo questo, quello della Concezione, la di cui Tavola è dell'istesso Ferrucci, dipoi quello dell'Assunta dipinta dal Cavalier Corradi. In ultimo è la Tavola di S Niccolò, opera assai buona di Francesco Montelatici, det- to Cecco bravo. Di quà tornando per la via del Palagio trovasi il

PALAZZO del Duca Cardinale Salviati, che è l'antico del suo proprio ramo; e quindi il

rato

PALAZZO già detto del Potestà, e per l'avan- ti Palazzo della Signorìa di Firenze, ora Su- premo Tribunale di Giustizia, fabbricato col disegno dell'Architetto Lapo nel 1250. mol- to vasto, in cui sono le pubbliche Carceri. Nella parte del Campanile vi fu dipinto da Giottino la Cacciata da Firenze del Duca d'Atene Francese, lo che accadde nel 26. Luglio 1343. Dopo di esso in faccia alla stra- da vi è la Chiesa col Monastero della

BADIA Fiorentina ove abitano i Monaci Cassinensi dell'Ordine di S. Benedetto, così chiamata, per essere stata la prima Badia di Monaci fondata in Firenze. La Contessa Willa Madre del Conte Ugo Marchese di Toscana, fecela fabbricare, ed ella, ed il Figliuolo la dotarono di ricchissime rendite. Onde in segno di gratitudine ogni anno nel giorno di S. Tommaso le vien fatto un'An- niversario; E da un giovane Nobile si reci- ta l'Orazione in lode del suddetto Conte do- po la Messa solenne nella mattina di S. Ste- fano contitolare di detta Badia, già fondata sotto il principal titolo di S. Maria. Il suo principio fu intorno al 990. poi nell'anno 1286. con l'assistenza e disegno di Arnolfo di Lapo la Signorìa di Firenze fece ridurre la Chiesa in forma maggiore, ma dipoi nel 1625. col disegno di Matteo Segaloni rin- nuovata quasi da fondamenti, si è resa va- ga oltremodo, e magnifica. Dalle due parti laterali si vedono due terrazzini con vaghi intagli dorati. Sopra di quello a mano de- stra è situato l'Organo, la di cui tenda fu colorita da Piero Dandini, e sopra l'altro a sinistra, una Tavola, dove è dipinta la Ver- gine Assunta, di mano di Giorgio Vasari, la quale nei tempi passati era posta sull'Al- tar maggiore E` parimente di molto pregio la soffitta di finissimo intaglio. La Tribu- na sotto la quale è il Coro de' Religiosi, è dipinta da Giovanni Ferretti, che dipinse ancora il Martirio di S. Stefano sopra l'Al- tar maggiore. Le Tavole delle Cappelle so- no ancor esse di gran bellezza. Quella di S. Mauro a man destra è fatta da Onorio Ma- rinari, il volto del qual Santo è il Ritratto al naturale del Padre Abate D. Placido Puc- cinelli Cronista di questo Monastero; come pure sono osservabili le pitture di tutta la Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Se- gue l'altra di Batista Naldini, ove si rappre- senta la Venuta dello Spirito Santo. A man sinistra di mano del Vasari fu dipinto un Cristo, che porta la Croce al Calvario, co- me vedesi nel disegno esistente nella R. Gal- lerìa, e che è stato inciso in rame; e nella Cappella dirimpetto a questa evvi una Ta- vola di Filippo Lippi, in cui vedesi S Ber- nardo effigiato con singolar diligenza. Sono considerabili tre Sepolcri; il primo è del men- tovato Conte Ugo fatto da Mino da Fie- sole nel 1481, e riuscì tutta l'opera di ma- raviglioso artifizio: il secondo è del Cav. Bernardo Giugni. e il terzo di Giannozzo di Agnolo Pandolfini Cavaliere di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella, situata nel Vesti- bulo di questa Chiesa, fatta col disegno di Benedetto da Rovezzano, con la Tavola di S. Stefano di mano del Biliverti. E` da osser- varsi in Sagrestìa il quadro, che prima sta- va posto interiormente sopra la porta, di mano di Fra Bartolommeo della Porta, ove è effigiata Maria in Gloria, ed ai piedi i Santi Giovanni, Benedetto, e Bernardo. Hanno questi Religiosi un'assai comodo Monastero, nel quale esiste una scelta Li- brerìa. Nel piccolo Chiostro superiore vi so- no varie lunette, tra le quali il Bronzino dipinse S. Benedetto nudo sulle spine. Nel Refettorio vi è un Crocifisso a fresco del So- gliani. Poco distante trovasi la

CHIESA di S. Filippo Neri. Fu principiata col disegno di Pier Francesco Silvani nel 26. Maggio 1645, giorno della Festa di detto Santo vedendosi espressa la funzione in un gran quadro vicino alla Sagrestìa, dipinto dal Mariani, e dipoi è stata arricchita di varj ornamenti, di pittura, e di scultura di eccellenti Professori. Vedesi alla prima Cap- pella S. Francesca Romana, comunicata da S. Pietro Apostolo opera del Pinzani. Nella seconda di mano di Alessandro Gherardini è il Gesù morto, con la Vergine addolorata. Ne segue una Cappella interna fatta col di- segno di Zanobi del Rosso con Tavola rap- presentante Cristo alla Colonna di mano di Gio. Maria Morandi, in faccia alla quale so- pra il Deposito del Ven. P. Pietro Bini è altra bellissima Tavola rappresentante dieci- mila Martiri Crocifissi del celebre Stradano. Ne segue in Chiesa la Sacra Famiglia, dipin- ta da Tommaso Redi. All'Altar maggiore è una Tavola di Antonio Puglieschi rappresen- tante la Concezione con i Santi Carlo, Fran- cesco di Sales, S. Filippo, S. Teresa, e la Beata Umiliana de' Cerchi, e la Tribuna di Antonio Ferri, e i peducci di Niccolò La- pi. Segue la Tavola del Crocifisso di Gio. Sa- grestani. La Tavola all'Altar di San Filip- po è di mano di Anton Domenico Gabbiani. L'ultima è di Gio. Antonio Pucci, rappre- sentante la Presentazione di Maria al Tem- pio. Lo sfondo in mezzo alla soffitta è del detto Sagrestani. La Tela che cuopre l'Or- gano è del Soderini. I bassirilievi di marmo sono parte di Antonio Montauti, e parte di Giovacchino Fortini, di cui sono anche le statue. In Sagrestìa vi è una Tavola con San Filippo di Onorio Marinari. La prima fac- ciata della Chiesa, che è tutta lavorata di pie- tra forte adornata di alcune figure di mar- mo fu condotta a fine col disegno di Fer- dinando Ruggieri. Nel 1772. e seguenti con l'istessa architettura d'ordine corintio, col disegno e assistenza del sopraddetto Zanobi del Rosso fu fabbricato il presente vago edi- fizio in ordine al testamento di Giuliano Ser- ragli Patrizio Fiorentino in favore de' Padri dell'Oratorio suddetto nella di cui facciata vedesi il suo stemma e inscrizione posta in mezzo da due Fame scolpite da Pompilio Ticciati. A tal fine fu gettata a terra l'an- tichissima Chiesa dedicata a S. Florenzio Ve- scovo d'Oranges eretta nel nono secolo fuo- ri allora di Firenze sopra d'un antico Ci- mitero Popolare costituito nel luogo stesso, ove ai tempi del Gentilesimo eravi stato un profano Tempio della Dea Iside; e nel luogo dell'antica Chiesa vi fu sotto l'istesso titolo rifabbricato un vago Oratorio a stucchi con un bel gruppo d'Angeli nel prospetto lavoro di Domenico Rusca. Lo sfondo esprimente l'Assunzione è di Gio. Traballesi. La Tavo- la in cornu Epistolae di S. Filippo in atto di celebrar Messa è di Cosimo Ulivelli; l'altra con Maria, e il Testatore Serragli ai piedi è di Giuseppe Fabbrini, e la Tavola della Cantorìa, ove è espresso S. Florenzio in atto di ricevere S. Filippo Neri, è di Gesualdo Ferri. Vedesi avanti la medesima il

di

K Cri-

K 2 po

pro-

PALAZZO de' Gondi, principiato nel 20. Luglio 1490. che ha la facciata di pietre a bozza disegno di Giuliano da S. Gallo. Di quì ritornando dietro la Badìa, quivi vicina è la Chiesa Parroochiale di

S. MARGHERITA nella quale osservasi a man destra al primo Altare il ritrovamento della Santa Croce opera di Nicodemo Ferrucci. In faccia a questa dipinse Cosimo Gamberucci una Tavola che serve di ornamento a un an- tichissima Immagine di S. Margherita con varie persone inferme che ricorrono a lei. All'Altar maggiore vi è di mano di Gio. Batista Marmi, S. Margherita in gloria, e i due laterali sono di Francesco Conti. Al detto Altare stava una Tavola di Lorenzo di Bicci Scolare di Spinello Aretino, che vedesi ades- so sopra la porta. Trovasi in vicinanza l'

Alta-

ORATORIO di San Martino, ove sogliono congregarsi i Buonomini. E` celebre quest' Oratorio non solo per essere stato fondato al tempo di S. Antonino Arcivescovo di Fi- renze a sua persuasione; ma eziandio per le opere di misericordia, che di continuo vi si esercitano. Ed in vero è prodigio che questa Casa senza rendite annuali, ma solamente provveduta di elemosine, e di lasciti pii, giornalmente soccorra tante povere Fami- glie di civile estrazione. Di quì si giunge alla Propositura di

ORSANMICHELE, la quale acquistò forma di Chiesa, dacchè fu deliberato di chiuder le Logge, in venerazione dell'Immagine di Maria dipinta da Ugolino da Siena ch'è sull' antico Altare di marmi, che vi si vede. An- ticamente era quivi la Piazza ove si ven- deva il grano. E` vi fu a benefizio pubblico alzato il Loggiato nel 1337. col disegno di Giotto, e proseguito da Taddeo Gaddi. Si dice Orsanmichele, o Orto S. Michele per posposizione accidentale da San Michele in Orto; attesochè fino dal 1100. era ivi una Chiesa Parrocchiale, intitolata San Michele in Orto, da cui prendeva la denominazione l'adiacente Contrada. In luogo della quale antica Chiesa, demolita per farvi la suddet- ta Loggia del grano, fu intorno a 110. anni dopo rifatta dalla parte opposta l'altra Chie- sa sotto lo stesso titolo di S. Michele in Or- to. Questo edifizio da ogni parte isolato, e con bellissima proporzione, ed architettu- ra condotto, ha per di fuori quattordici Nic- chie, ove furono collocate diverse statue, alcune di bronzo, ed alcune di marmo, la- vorate da più eccellenti Maestri, che fioris- sero in questa nostra Città. Sono adunque di Lorenzo Ghiberti il S. Matteo Apostolo, e il Santo Stefano presso la porta principale, e il S. Gio. Batista dalla parte opposta. Bac- cio da Montelupo fece la bella statua di bronzo di S. Giovanni Evangelista, e Dona- tello ne fece tre di marmo le quali sono ope- re veramente maravigliose. La prima è il S. Pictro Apostolo, la seconda il S. Marco Evangelista, e la terza il S. Giorgio, statua, che non ha pari, e che secondo il parere di tutti i Professori, più si può commendare, che imitare. Perlochè non è maraviglia, se le Repubbliche di Venezia, e di Genova, ed altri Principi dell'Europa più volte ne fece- ro istanza, offerendo gran somma di dena- ro, perchè fosse loro conceduta. Anche Nan- ni d'Antonio, discepolo di Donatello ne fe- ce tre, cioè i quattro Santi dentro un sol Tabernacolo: il S. Filippo Apostolo, ed il S. Eligio Vescovo. D'Andrea Verrocchio è il S. Tommaso Apostolo, che mette il dito nel Costato di Cristo, opera molto stimabile, allato alla quale è la statua di S. Luca Evan- gelista di mano di Gio. Bologna, scolpita in bronzo con singolare artifizio. Altro S. Lu- ca di Mino da Fiesole, che stava prima nell' Ufizio del Proconsolo, e fa posto nella nic- chia vuota nel 1789. In Chiesa si vede un Tabernacolo, o Cappella isolata, tutta di marmi vagamente intagliati, ed abbelliti di bassirilievi, per opera, disegno, e industria di Andrea Orcagna, che la finì nel 1359. e costò 90. mila Fiorini d'oro; e nel predetto Tabernacolo s'adora un Immagine di Maria come ho detto sopra, dipinta da Ugolino Senese, e tenuta in somma venerazione, av- vegnachè fino al tempo della peste nel 1348. che infettò la maggior parte dell'Europa, incominciasse a fiorire il di lei culto, con- correndovi grandissimo popolo con offerte, delle quali in brevissimo tempo si potero- no accumulare più di trecento mila fiorini d'oro, parte impiegati in sovvenimento dei poveri, e parte nell'adornare questa Chie- sa. Dietro l'Altare vi è un bassorilievo dell' Orcagna, Architetto del Tabernacolo, ove ha egli espresso a maraviglia il suo ritratto. Sono ancora sopra l'Altare maggiore tre statue di marmo, cioè Sant'Anna, la San- tissima Vergine, ed il Bambino Gesù di ma- no di Francesco da Sangallo; siccome ne' pilastri alcune belle pitture antiche, cioè di Lorenzo Credi, d'Agnolo Gaddi, e d'Jaco- po del Casentino, da cui fu dipinta la vol- ta, alla quale nel 1770. fu dato di bianco. Vi è inoltre un Cristo Crocifisso di legno, avanti il quale S. Antonino soleva da gio- vanetto giornalmente fare orazione. Nell' Altare dicontro vi è un Immagine di Maria col Figlio in collo scolpiti in marmo da Si- mone da Fiesole allievo del Brunellesco. Nelle stanze sopra la Chiesa fu dal Gran- duca Cosimo I. l'anno 1569. eretto il pub- blico e generale Archivio di Firenze, dove si conservano Scritture di somma importan- za, e tutti gli strumenti pubblici dei Notari dello Stato Fiorentino stato recentemente in buona forma disposto, e abbellito. Passan- do dipoi nelia Piazza, osservisi il

in

ro,

pove-

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col disegno d'Arnolfo, famoso Architetto di varie fab- briche di questa Città, e della Chiesa del Duomo. Questo Palazzo è stato nel 1792. restaurato dalla munificenza del nostro Real Sovrano, ed in tale occasione sono stati di- pinti nuovamente diversi stemmi della Re- pubblica Fiorentina. Si commcierà dal da- re un'occhiata alla magnificenza di que- sta Fabbrica, e alla Torre stata fabbrica- ta sopra l'antichissima Torre de' Tirabo- schi della Vacca ribelli della Patria. La gran Campana pesa 17000. libbre e si suona da un uomo solo, alta braccia 150, sostenuto da quattro colonne grossissime, le quali ren- dono prodigioso questo Edifizio; ammirere- mo nell'ingresso, o ringhiera del Palazzo a man destra la statua gigantesca di marmo, opera del Bandinelli, che rappresenta quan- do Ercole abbatte Cacco, e dalla sinistra quella di David scolpita dal Buonarroti, fat- ta negli anni suoi giovenili. Due figure, o termini di marmo parimente si vedono, uno di mano del Bandinelli, l'altro di Vincen- zio Rossi suo Scolare. Entrando nel Cortile, vedesi una Fontana di porfido, sopra la qua- le scherza un fanciullo scolpito in bronzo, di mano d'Andrea Verrocchio. Anticamen- te vi erano le colonne di mattone, ma es- sendo guaste, coll'acuto ingegno di Miche- lozzo Michelozzi furono sostituite senza dan- no della fabbrica quelle di pietra forte che la sostengono di presente, lavorate con bel- le grottesche. Tra le cose degne di lode vi è una statua d'Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Rossi da Fiesole, non inferiore a quella del Bandinelli suo Mae- stro. Salendo al primo appartamento, tro- vasi un magnifico Salone lungo braccia 90, e largo braccia 37. la soffitta del quale, co- me altresì le pareri, sono dipinte da Gior- gio Vasari con singolar maestria. In 39. qua- dri della soffitta, con bellissimi intagli, e ornamenti dorati, si rappresentano l'azioni, e fatti più segnalati della nostra Città, e della Real Casa de' Medici. Nelle pareti si vede dipinta a fresco la guerra, e presa di Siena, la Battaglia di Marciano, l'assedio di Pisa, e altre memorabili imprese. Anco ne- gli angoli, si vedono quattro gran quadri dipinti a olio, due de' quali sono del Ligoz- zi, e gli altri due del Cigoli e del Passigna- no; in uno di quei del Ligozzi, si rappre- senta quando San Pio V. incorona Cosimo I. creandolo Granduca di Toscana, e ornan- dolo di Corona e Manto Reale; E nell'altro sono figurati quei dodici Fiorentini, che da varj Potentati del Mondo, in un medesimo tempo furono mandati Ambasciatori a Bo- nifazio VIII., de' quali cantò il Verino.

briche

lozzo

tem-

Romanae merito Antistes Bonifacius Urbis, Cum Florentinos diversis partibus Orbis Vidisset Romae Regum mandata ferentes, Terrarum semen, tum quinta elementa vocavit.

In quello del Cigoli mirabilmente si rappre- senta quando Cosimo di 18. anni, fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senatori, che lo elessero, inchinato per loro Sovrano: e finalmente in quello del Passignani si dimo- stra la solenne funzione celebrata in Firen- ze, quando il medesimo Cosimo prese l'Abi- to della Religione di S. Stefano Papa, e Mar- tire, della quale fu il primo Fondatore, e Gran Maestro. Sono in faccia del detto Salo- ne tre grandi statue di marmo maggiori del naturale, cioè quella di Leon X. nella nic- chia del mezzo, quella di Giovanni de' Me- dici padre di Cosimo a man destra, e quel- la del Duca Alessandro a man sinistra, sic- come dai lati si vede la statua di Clemen- te VII. e dicontro quella del Granduca Co- simo I., tutte di mano del Cav. Bandinelli. Sopra tutte ammirabile è la statua della Vit- toria, che ha sotto di se un prigione, di ma- no del Buonarroti; il quale destinata l'avea per il Sepolcro di Giulio II. ma non aven- dola affatto terminata, lasciolla in Firenze. Seguono a questa i sei gruppi di Vincenzio Rossi, ne' quali si rappresentano le forze d'Ercole, cioè quando soffoga Anteo, quan- do uccide il Centauro, quando getta Dio- mede a' Cavalli che lo divorino, quando por- ta il Porco vivo in spalla, quando ajuta ad Atlante reggere il Cielo, e quando vince la Regina delle Amazzoni, opere tutte degne di lode, e nelle quali, si veggono bellissi- me, e fiere attitudini, e grandissima dili- genza nell'arte, e tra queste statue fu col- locato nel 1720. il gruppo di Adamo ed Eva, col Serpente, di mano di Baccio Ban- dinelli, remosso dal Coro della Metropoli- tana. Da questa all'altre stanze passando del medesimo appartamento, vedremo mol- te pitture a fresco del Vasari, col disegno del quale fu questo Palazzo in gran parte riordinato. Ma salendo agli appartamenti di sopra, nella Sala chiamata dell'Orivolo, troveremo una figura di marmo, che rap- presenta un Davidde di mano di Donatello, ed un'altra di S. Gio. Batista sopra la porta già dell'Udienza, di mano di Benedetto da Majano, amendue grandemente lodate da' Professori. Da questa stanza s'entra nella

per

GUAR-

GUARDAROBA di S. A. R. piena di cose pre- ziose di vasi d'oro, e d'argento, e di sup- pellettili, e ornamenti bellissimi. Nella Sa- la annessa, vedremo dipinte a fresco belle Storie di mano di Francesco Salviati, che rappresentano alcuni fatti più singolari di Furio Cammillo. La contigua stanza ove era la Cappella è dipinta dal Ghirlandajo. Fa- remo ritorno nella Piazza, per osservare in essa la bella e grandiosa

LOGGIA, sotto la quale riceve ogn'anno gli Omaggi S. A. R. per la Festa di S, Gio- vanni, fabbricata col disegno d'Andrea Or- cagna, Pittore, Scultore, e Architetto Fio- rentino nel 1356. Sotto gli archi esteriori di questa Loggia si vedono tre belle Statue. La prima scolpita in bronzo per mano di Donatello, rappresenta Giuditta, appiè del- la quale giace Oloferne immerso nel son- no, sopra cui questa Amazzone si vede vi- brare il colpo, per recidere il capo all'ini- mico. Nella seconda Statua, scolpita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perseo, che ha nella destra il ferro, e nella sinistra la testa di Medusa recisa dal busto, tutta grondante sangue, e senza spi- rito, giacente appiè dell'uccisore, che non un bronzo, ma una figura viva rassembra.

De-

Degno di molta lode si è il bassorilievo di bronzo, che serve di ornamento alla base, nel quale si vedono Andromeda, e Perseo, con altre figure, che tutta l'Istoria com- prendano. Nella terza, ch'è più d'ogni al- tra stimabile, s'ammira un gruppo di tre figure di marmo, mirabilmente scolpite da Gio. Bologna, denotante il ratto d'una Sa- bina. Nel vecchio caduto a terra per l'im- peto del suo nemico, vien figurato il Padre della fanciulla, in atto d'impedire la fuga al rapitore; nel giovane di corpo robusto, si rappresenta un Soldato Romano, che in occasione de' giuochi pubblici nella nuova Città di Roma celebrati, la rapisce, e nella femmina tenera, e delicata si dimostra la Sabina rapita; vedendosi nell'istesso tempo in questo ammirabil gruppo rappresentante le tre età, cioè la gioventù, la virilità, e la vecchiezza. E si riconosce una vivezza sì grande, che chiunque fissamente le mira, non si sazia di commendarle in estremo. Nella base è un bassorilievo, fatto con som- ma industria, dove tutta l'istoria del rapi- mento delle Sabine si rappresenta. Nell'in- gresso di questa Loggia nel 1788. furono po- sti due gran Leoni in marmo fatti quà tra- sportare da Roma, ove esistevano nel Giar- dino del Palazzo di S. A. R. alla Trinità de' Monti in uno dei quali vi si legge il nome dello Scultore, che fu Flamminio Vacca Ro- mano. Nella facciata interna della medesi- ma nel mese di Luglio 1789. furono erette sei gran Basi, sopra le quali nel seguente Agosto vennero collocate sei belle antiche statue colossali di Femmine rappresentanti alcune Sabine Sacerdotesse di Romolo, co- me si legge nella Descrizione di Roma mo- derna del Rossi, state parimente trasportate da Roma, dove esistevano nel Portico del sopradetto Real Palazzo, essendo state re- staurate dall'abilissimo Scultore Francesco Carradori, che con la sua direzione furono quivi collocate. In una parete della medesi- ma vi si legge la memoria della mutazione del cominciare e contar l'anno nel 25. di Marzo che si era usata in Firenze fino al 1749, ed ora dal 1750. in poi si prese lo stile comune dal primo Gennajo, come in essa si descrive. Sul Canto del Palazzo vedesi la

dino

FONTANA fatta fare dal Granduca Cosi- mo I. col disegno dell'Ammannato, che da Filippo Baldinucci negli eruditi suoi Decen- nali vien descritta colle seguenti parole:

Apparisce nel mezzo di un gran vaso pieno di limpidissime acque sgorganti da molti zampilli, il qual vaso è figurato pel Mare, il gran Colosso del Nettunno, alto dieci braccia, situato sopra un Carro, ti- rato da quattro Cavalli marini, due di marmo bianco, e due di misto, molto belli e vivaci; il Nettunno ha tra le gam- be tre figure di Tritoni, che insieme con esso posano sopra una gran conca marina in luogo di Carro. Il vaso è di otto facce di marmo mistio, quattro minori, e quat- tro maggiori. Le quattro minori son va- gamente arricchite con figure di fanciul- li, ed altre cose di bronzo, come chioc- ciole marine, cornucopie, cartelle, e si- mili; s'inalzano sul piano delle medesi- me certi imbasamenti, sopra ciascheduno dei quali posa una Statua di metallo mag- giore del naturale, e sono in tutte quat- tro, due femmine che rappresentano Te- ti, e Doe, e due maschi figurati per due Dei marini. All'una, e all'altra parte di ciascheduna di queste facce minori sono due Satiri di metallo in varie attitudini. Le quattro facce maggiori sono tanto più basse, quanto basti per potersi da chic- chessia godere la limpidezza dell'acqua, la quale traboccando graziosamente è ri- cevuta da alcune belle nicchie, e nel gran vaso; ed in somma in tutto è così ben di- sposto, e con tanta maestà ordinato, che è proprio una maraviglia,,. Vicino alla Fontana, sopra gran base di marmo, è una bellissima

molti

L vaso;

STATUA equestre di bronzo di mano di Giovanni Bologna fatta erigere l'anno 1594. dal Granduca Ferdinando I., in memoria di Cosimo suo Genitore. Adornano le facciate di questa tre bassirilievi di bronzo dell'istes- so autore, in una delle quali si rappresenta la Coronazione del mentovato Granduca Cosi- mo, fattale in Roma da S. Pio V. ne' 5. Mar- zo 1570. da esso meritata Ob zelum Religio- nis, praecipnumque Iustitiae studium, come si legge nell'Iscrizione. Nella seconda la glo- riosa entrata nella Città di Siena obbediente al suo comando, dopo la conseguita vitto- ria. E nella terza, quando dal Senato Fioren- tino, essendo egli ancor giovine fu creato Duca di Firenze, lasciando luogo nella quar- ta facciata ad una erudita Iscrizione del se- guente tenore:

Cosmo Medici Magno Etruriae Duci Primo Pio Felici. Invicto Iusto Clementi Sacrae Militiae Pacisq. In Etruria Authori Patri & Principio optimo; Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit. A. M. D. L. XXXXIIII.

E` da osservarsi presso la suddetta Statua la facciata del Palazzo degli Uguccioni, di- segno di Andrea Palladio. Quindi osserve- remo la grandiosa

FABBRICA DEGLI UFIZI, o Magistrati della Città, la quale ordinata dal Granduca Co- simo I. col disegno di Giorgio Vasari riuscì, come si vede, bellissima, e ragguardevole in ogni parte. L'Architettura di questo edifizio è d'ordine Dorico abbellito di cornici, e pie- tre ben lavorate. A man destra si trova la

REALE ZECCA, ove di continuo si battono diverse Monete, sì per conto del Sovrano, che di altri particolari. Nel 1252. si comin- ciò a coniare il Gigliato.

Nelle nicchie di questa grandiosa Fabbri- ca, avea divisato il Granduca Cosimo I. di collocarvi le Statue dei più illustri Cittadini di questa Patria; ma non potè adempire il bel disegno prevenuto dalla morte. Sotto il Loggiato, vi si trovano le residenze di varj Tribunali per comodo universale. In fondo a questa Loggia sull'Arno vedesi in alto la Statua di Cosimo I. scolpita da Gio. Bologna, e l'altre due giacenti che la pongono in mezzo rappresentanti una l'Equità, e l'al- tra il Rigore sono di mano di Vincenzio Danti. In poca distanza si trova la

L 2 LI-

LIBRERÌA MAGLIABECHIANA fondata a bene- fizio pubblico dal celebratissimo Antonio Ma- gliabechi, ed aumentata dal Cav. Ant. Fran- cesco Marmi: Dipoi dall'Augustissimo Im- peratore Francesco I. accresciuta colle Li- brerìe Gaddi, e Biscioni, ed ultimamente dal Gran Genitore del Nostro Real Sovrano vi fu aggiunta la massima parte della Li- brerìa Mediceo-Lotaringia del suo Palazzo, con avere accresciute altre stanze per collo- carvi molti Manoscritti. Vi furono pure uni- te le Librerìe del fu celebre Dottor Gio. La- mi, della Badìa di Fiesole, della maggior parte di quella dello Spedale di S. Maria Nuova, parte di quella degli estinti Gesui- ti, e dei soppressi Conventi de' Teatini, dei Minimi di S. Francesco di Paola, dei Dome- nicani di Montepulciano ec., e del maggior numero dei rari manoscritti della celebre Librerìa Strozziana; contandosi in essa so- pra novantamila Volumi stampati, e tra essi una numerosa Raccolta di sopra a 3000. Opere diverse in varie lingue, impresse nel XV. Secolo, molte delle quali di un estrema rarità, e sopra ottomila Codici Ma- noscritti, nella stanza dei quali è da osser- varsi una bellissima Madonna di Carlo Ma- ratta. Laonde questa Biblioteca è una delle più celebri dell'Europa. Essendo state con Motuproprio di S. A. R. del dì 7. Luglio 1783. unite le tre Accademie Fiorentina, della Crusca, e Apatisti, e levate dal loro antico luogo di via dello Studio, fu ordinato che una sola se ne formasse sotto il primo anti- co nome di R. Accademia Fiorentina, e che si adunasse nelle mattine di varj Giovedì non impediti in questa Librerìa, come si fa in tali mattine alle ore 11. con gran con- corso di Letterati, e Popolo, leggendovisi ogni volta da qualche Lettor Pubblico, o al- tro Accademico, o Letterato un'erudita Dis- sertazione, e dipoi è data a chiunque liber- tà di recitarvi Poetiche Composizioni in qua- lunque lingua. Uscendo da queste verso il Palazzo alla penultima Porta trovasi la

più

REALE GALLERIA.

QUesta ha formato, e formerà sempre un grande oggetto d'interesse non solo ai Toscani, e Forestieri più culti, ma ancora a qualunque Persona che si porti ad osser- varla, ancorchè poco intendente delle Bel- le Arti.

Una tale pregevolissima, e copiosissima collezione ripete il suo principio dalla Ea- miglia de' Medici avanti che fosse ricono- sciuta Sovrana della Toscana. Da Cosimo I. conobbe il suo presente maestoso colloca- mento. Tra le principali cure del Regno avendo quel magnanimo Principe risoluto di riunire le Magistrature della Capitale fe- ce por mano nel 1564. alla grandiosa fab- brica degli Ufizj, affidandone la direzione all'abile Architetto, e Pittore Giorgio Va- sari; e così venne a formare nei vasti supe- riori corridoj la Gallerìa, ove fece dispor- re le raccolte preziose cose.

miglia

Tutti i successori Sovrani della Toscana hanno procurato di arricchire, ed ingran- dire col massimo impegno, gusto, ed intel- ligenza questo magnifico Emporio de' monu- menti più rari, e pregevoli della Pittura, e della Scultura, come si può più diffusamen- te leggere nella Descrizione della Gallerìa da me a parte stampata. Soltanto quì bre- vemente darò una notizia compatibile alla piccola mole del presente Libro, in cui ho descritto il più bello della nostra Firenze.

Entrati nella porta che conduce alla Gal- lerìa, e salite tre scale si trovano in mar- mo un Bacco, e di contro un Puttino. Quin- di ascesa la quarta scala si trovano 8. Busti de' sette Granduchi della Casa Medici, cioè Cosimo I., Francesco I., Ferdinando I., Cosi- mo II., Ferdinando II., Cosimo III., e Giovan Gastone, e quello del Cardinal Leopoldo. Sopra il cornicione sono due Ecati trifor- mi, 4. Busti, e nelle pareti 4. Bassi rilievi esprimenti una Festa solenne. Potranno am- mirarsi un Marte, ed un Sileno col piccolo Bacco, ambedue di Bronzo, e due Sarcofagi esprimenti un Baccanale, e le Muse. Nel vestibolo ci sono le seguenti Statue: Un Marte, una Matrona, un Promoteo, e un Uomo con berretta frigia. Esistono due co- lonne con Trofei militari, sopra uno de' quali stà un Giove, e sopra l'altro una Ci- bele: un basso rilievo rappresentante un Sa- crifizio: il Busto del Gran Duca Leopoldo: due Cani, e due Sarcofagi esprimenti la Ca- dura di Frana, e la Corsa del Circo, e l'al- tro Ippolito, e Fedra.

Cosi-

Non sarà inopportuno l'avvertire che è assai probabile che possa esser cangiata l'at- tuale distribuzione specialmente dei Quadri, essendo stato eletto per nuovo Direttore il Nobile Sig. Abate Puccini.

Io mi limiterò a descrivere laconicamen- te le cose più importanti, potendo ciascu- no che ama di essere precisamente a porta- ta delle ricchezze di questo nostro Emporio di Pittura, e Scultura leggere la Descrizio- ne separatamente da me stampata.

di

Tre spaziosi corridoj, e 20. stanze, ed un loggiato racchiudono questa copiosissima collezione. Entrando nel primo corridojo lungo braccia 251 1/2. e largo braccia 11 2/3. po- tranno osservarsi in linea, camminando so- pra il finestrone che guarda Palazzo Vec- chio e percorrendo dalla parte sìnistra, e destra di tutti tre i corridoj num. 530. Ri- tratti di diversi Sovrani, e di Uomini Illu- stri in Santità, nelle Scienze, e nelle Armi. Nel suddetto corridojo attualmente esisto- no 64. Quadri, tra i quali Noè di Jacopo da Bassano, la Cena di Baldassarre del Marti- nelli, le Nozze di Perseo del Pontormo, Apollo che ha ucciso il Serpente Pitone del Sandrart, una Maddalena dell'Allori, l'An- nunziazione del Bronzino, S. Lorenzo del Cigoli: il Salvadore avanti Pilato, la Depo- sizione dalla Croce, e la Trasfigurazione sul Tabor di Luca Giordano: il casto Giusep- pe, e la casta Susanna del Biliverti, due Battaglie del Borgognone, Ercole al Bivio di Andrea del Sarto, Moisè tratto dal Nilo di Benedetto Luti, il ricco Epulone del Bassa- no, il Convito di Salomone d'Andrea Vi- centino, il Tempio d'Ercole del Francabi- gio, Erminia e Tancredi di Ottavio Vanni- ni, il ratto delle Sabine del Bassanino, il ratto d'Elena di Raffaello Vanni, e Venere che pettina Cupido di Giovanni da S. Gio- vanni.

gio,

Nel secondo corridojo a Mezzogiorno lun- go braccia 67 2/3, e largo brac. 11 2/3 si os- servano presentemente l'Adorazione de' Ma- gi del Ghirlandajo, altra di Sandro Botticel- li, i Santi Pietro, e Paolo condotti al mar- tirio, e la Decollazione di S. Paolo, ambe- due di Scuola oltramontana.

Nel terzo corridojo a Ponente eguale al primo tra i 66. Quadri esistenti ci sono: Cri- sto col Fariseo dello Strozzi detto il Cappuc- cino Genovese, la caduta dell'acque del Te- verone di Wuthy, Leandro annegato, ed Ero del Geminiani, Noè entro l'Arca, e il Diluvio universale del Bassano, Didone sul Rogo di Pietro Testa, il Lazzaro resuscita- to di Paolo Veronese, il Sacrificio d'Abra- mo del Mehus, S. Pietro dello Spagnoletto, Cosimo I. del Pontormo, l'Adorazione dei Magi di Filippo Lippi, S. Filippo di Pietro da Cortona, una Cena di Hundorst, la S. Fa- miglia del Ghirlandajo, S. Luca del Volter- rano, il Ganimede del Gabbiani, Cristo in Emaus dell'Albani, una Spora ritrosa di Gio da S. Giovanni, una Cena di Napoletani di Gherardo della Notte, Faraone che s'incon- tra col Padre, e fattura di Giuseppe del Pon- tormo, Adorazione de' Magi, e una copia della Natività del Correggio di Subterman, S. Pietro liberato del Guercino, una Zinga- ra del Caravaggio: la Creazione d'Eva, quan- do dà il Pomo a Adamo, la cacciata dei medesimi dal Paradiso, e Adamo che lavo- ra la terra, tutti quattro di Benedetto Ca- glieri: S. Antonio che fuga i Demonj di Sal- vator Rosa, la Vergine col Figlio, e S. Gio: Battista di Andrea del Sarto, una Natività di Santi di Tito, veduta di Gerusalemme, e del Calvario di Brughel, Venere con Amo- re di Guido Reni, Cristo morto del Pieri, e un Vecchio a fresco sul gusto, o sia della Scuola di Masaccio.

da

Questi corridoj sono parimeate ornati da num. 55. Statue, tra le quali il gruppo del Lacoonte, e 6. altri, e num. 110. Busti, e nel corridojo di mezzo esistono un Oratore, un Idolo, e una Chimera di bronzo, come pure esistono ne' detti corridoj diversi Sa- crifizi, Cippi ec., essendo il tutto esatta- mente notato nella suddetta descrizione a parte della Real Galleria. Sono pare da os- servarsi un Cavallo, un Cinghiale, un Ca- nopo, un'Ara Egizia di granito, un'Aricola con varie Inscrizioni, e sono pure da os- servarsi le volte ec.

nopo,

Dopo d'avere osservate tutte queste belle cose esistenti nei corridoj passerò a sommi- nistrare all'Osservatore una succinta notizia delle stanze annesse, adottando l'ordine che è praticato comunemente cominciando dal- la stanza più prossima all'ingresso.

Nella prima stanza detta della Scultura si osserveranno 9. Statue, 11. Busti, e 9. Bassi- rilievi: tra le prime avvi un Ganimede di greco scalpello, restaurato dal Cellini, co- me pure una Minerva da alcuni creduta Greca, e da altri Etrusca.

Si entra nella seconda stanza dell'Amo- re, così denominata da Amore che dorme, opera Greca esistente a mano destra sopra una Tavola d'alabastro orientale. Tra i di- versi ottimi quadri che adornano le pareti osserveremo S. Ivone protettore delle Vedo- ve, e dei Pupilli di Jacopo d'Empoli, Ada- mo, e l'altro d'Eva col pomo di Luca Cra- nach, S. Maria Maddalena del Dolci, Ma- ria col Figlio di Santi di Tito, la medesi- ma col Figlio in braccio del Ghirlandajo, Maria in una grotta di Francesco Salviati, La Deposizione del Bronzino, il Fariseo che mostra la moneta a Cristo del Caravaggio, la Presentazione al Tempio di Fra Barto- lommeo, Cristo morto di Andrea del Sarto, la Maddalena Penitente del Furino, Rug- giero presso la Fontana di Guido Reni, Giu- seppe condotto in carcere del Pontormo, e una Venere di Tiziano.

mo-

Nella terza stanza esistono in certe nic- chie 21. Statuette, e 23. piccoli Busti e sul pavimento tra le statue osserveremo Ercole che uccide i Serpi, un Bacco, un Ermafro- dito, due Morini, e due Bambini, e da una parte nel mezzo avvi un Morfeo di marmo ossidiano. Num. 60. Quadri che comprendo- no molti ritratti in miniature adornano le pareti, e perciò dicesi la stanza delle mi- niature.

Quindi si entra nella celebre stanza della TRIBUNA. Questa conserva i più bei pezzi di Scultura, e di Pittura. La Venere detta dei Medici è la Statua che primeggia le al- tre quattro, cioè: l'Apollino, i Lottato- ri, l'Arrotino, ed il Fauno. Quindi si os- serveranno quattro Quadri di Raffaello, che uno rappresentante Giulio II. e ne- gli altri tre si avrà una chiara idea delle di lui tre maniere di dipingere: la Tavo- la di Maria con un Libro in mano, e il Figlio sulle ginocchia divertendosi con un Uccellino datogli da S. Gio: Battista è del- la sua prima maniera: l'altra rappresen- tante Maria che siede col Figlio, e pres- so la medesima stà il Precursore è della se- conda maniera: S. Gio: Battista in atto di predicare nel Deserto in tela è della terza ottima maniera. Maria in Trono col Figlio avente da una parte S. Gio: Battista, e dall' altra S. Sebastiano è Tavola di Pietro Peru- gino. Il riposo in Egitto colla Vergine, e il Figlio è di Gio: Lanfranchi. La Venere che volta le spalle a tre Satiri è di Annibale Ca- racci. S. Maria Maddalena di Lodovico Ca- racci. Le Tavole d'Isaia, ed il Giobbe so- no di Fra Bartolommeo. La Visitazione di S. Elisabetta è Tavola di Mariotto Alberti- nelli. Ercole tra Minerva, e Venere di Pie- tro Rubens. La S. Famiglia di Michel'Ange- lo Buonarroti. La Tavola della Strage degl' Innocenti è di Ranieri Ricciarelli, detto il Vecchio Volterrano. La Vergine col Figlio, e S. Giovanni che lo vezzeggia è di Tizia- no, come pure del medesimo è la Venere nuda. Maria con veste rossa tenendo le ma- ni al petto è di Guido Reni. La Tavola esprimente la Vergine col Figlio nudo in braccio, e S. Giovanni con pelliccia che l'abbraccia, e dietro S. Maria Maddalena, e avanti Isaia con un Libro è del Parmigia- nino. La suberba Tavola della Pietà ove si vede Maria col Figlio morto sulle ginoc- chia, e S. Giovanni, e S. Maria Maddalena, S. Caterina, e i SS. Pietro, e Paolo è di An- drea del Sarto. La Capanna ove giacciono sulla paglia la Madre, e il Salvatore è del Correggio. La Sibilla Samia, e Endimio- ne che dorme sono di Guercino da Cento. S. Caterina delle Ruote di Paolo Verone- se. Maria che allatta il Figlio sedendo in una nicchia è Tavola di Leonardo da Vin- ci. Bassano colla sua Famiglia dello stes- so Bassano.

Figlio

l'ab-

Si passa nella stanza dei lavori di terra cotta, ove esistono diversi lavori, e Vasi Etruschi.

Quindi si entra nella stanza ove esisto una superba e numerosa collezione di Dise- gni, e Stampe oltrepassando 300. volumi de' primi, e 100. delle seconde situati in di- versi banchi, e scaffali oltre l'essere le pa- reti coperte di ottimi originali, gli autori dei quali si leggono nella Descrizione a par- te di questa Real Gallerìa.

Le due stanze appresso conosciute sotto il nome di stanze Fiamminghe contengono una quantità di bellissime pitture buone, parte delle quali sono della Scuola Fiammin- ga. Sopra una Tavola di scagliola esistente nella prima stanza sono due Busti di Vitel- lio, e di Adriano, e le Statue di Venere che esce dal Bagno. Nella seconda vi sono quattro Tavole, due delle quali superbamen- te lavorate di pietre dure, e due Statue cioè, Venere che esce da un Bagno, e lo Spinario.

una

La nona stanza comprende una ricchis- sima, e numerosa raccolta di Cammei dispo- sta in sei grandi Armadj, e non vi è un pez- zo che o per il travaglio, o per la materia non esiga ammirazione.

Succedono le tre stanze delle Medaglie antiche, delle Pitture della fine del seco- lo XVI. e delle Monete, e Medaglie moder- ne, ma la X. e la XII. non si mostrano sen- za permissione. Onde passeremo alla

Decimaterza, e decimaquarta stanza ove si osserverà l'unica pregievole collezione dei Ritratti dei più eccellenti Pittori dipinti da loro medesimi, e nella seconda avvi la Statua del Cardinal Leopoldo de' Medici che ideò tal cosa, come pure un Urna detta de' Medici, e due vasi di Bucchero.

La decimaquinta stanza contiene diverse Inscrizioni Greche, e Latine, Cippi sepol- crali, e Bassirilievi, e Teste, e Busti di diversi Filosofi, ed Uomini insigni. Questo era l'antico ricetto per cui si entrava nella Gallerìa avanti che dal Granduca Leopoldo fossero fatte fare le due ultime branche del- la scala per la quale adesso si ascende alla medesima.

Inscri-

La stanza dell'Ermafrodito è quella che succede, dandole il nome la Statua Greca dell'Ermafrodito gracente sopra una pelle di Leone. In questa ci sono diverse Statue di sommo merito, cioè una Venere Celeste, e Venere vincitrice, un Ercole, Meloagro ferito col Cinghiale aì piedi del nostro Mi- chel'Angelo, un Apollo, un Bacco, e nel mezzo un'Arianna in atto di riposo. Qua- rantaquattro Quadri ornano le pareti, tra i quali S. Pietro in lacrime di Guido Reni, l'Apparizione dell'Angelo al Sepolcro di Pietro da Cortona, la Vergine sedente di Andrea del Sarto, la moltiplicazione dei pa- ni nel Deserto di Luigi Buti, la Tavola a chiaro scuro di Fra Bartolommeo rappresen- tante S. Anna con Maria e il Figlio, e in- ginocchioni S. Gio: Battista ed altri Santi: la Tavola delle Nozze di Cana di Alessandro Allori, Cristo che disputa co' Dottori del Ca- ravaggio. La Tavola detta di Maria, che prega il Figlio Gesù a benedir le persone caritatevoli che in occasione della peste si occuparono al sollievo dei miseri, di Fede- rigo Baroccio. S. Maria Maddalena con un Libro sulle ginocchia di Lodovico Cigoli. L'Assunzione Tavola del Montagna.

ravag-

La decimasettima vasta stanza ci rappre- senta la Reggia di Niobe, nella quale si am- mirano le celebri 16. Statue Greche rappre- sentanti la favola di Niobe, che esistevano in Roma nella Villa Medici, fatte quì tra- sportare dal Gran-Duca Leopoldo. Ornano le pareti 4. gran Quadri che tre di Rubens rap- presentanti il trionfo di Giovanni d'Austria dirigendosi a Anversa, la battaglia d'Ipres, e l'ingresso in Parigi di Enrico IV. Ferdi- nando II. che riceve l'omaggio è di Subter- man. Un Sarcofago in basso rilievo espri- mente la vita d'un Eroe è a mano sinistra nel mezzo di questo Salone.

Nella decimottava stanza detta dei Qua- dri antichi esistono diverse Sculture, e Pit- ture. Tra le prime si vedono un David colla testa di Golìa ai piedi; e S. Gio: Battista del Donatello; altro S. Gio: Battista di Mino da Fiesole, un Bassorilievo di un Busto del sud- detto Santo di Donatello, e 6. altri Busti fatti dagli Scolari dei predetti due Scultori. Tra le Pitture antiche vedonsi il trionfo della Morte, il trionfo d'Amore, e quello della Fama, e Cristo in Croce tra le brac- cia dell'Eterno Padre: il Calendario Greco messo in due Tavole: il Redentore con un libro nella sinistra in Mosaico: diversi pic- coli quadri con varie Immagini di pennelli Greci; un Tabernacolo di Fra Angelico Do- menicano; Maria e il Figlio e diversi An- geli, e negli sportelli vi sono S. Gio: Batti- sta, e S. Marco, e al di fuori i Santi Pie- tro, e Matteo; come pure del medesimo Fra Angelico il Transito di Maria: la Deposi- zione dalla Croce del Buffalmacco: I 6. qua- dri esprimenti la Fede, Speranza, Pruden- za, Carità, Giustizia, e Temperanza, sono di Antonio, e Piero del Pollajolo: alcuni fatti di S. Benedetto del Castagno; il Pro- feta Zaccaria di Giovanni Angelico, una Battaglia di Paolo Uccello: la Tavola nel tondo di Maria col Figlio in braccio, e ot- to Angeli di Sandro Botticelli: e la Tebaide d'Egitto di Gherardo Starnina Fiorentino.

M fatti

La stanza decimanona conserva una quan- tità di originali di Bronzi moderni; e molti bellissimi getti fatti sopra le forme ricavate dalle statue esistenti nella Tribuna.

Nella

Nella stanza ventesima ci sono 14. ar- madj nei quali esistono molti bronzi antichi con cartelli indicanti ciò che in ciascuno si contiene. Nei primi 5. sono diversi Idoli, e Statuette favolose: nel 6. diversi Cesari, Filosofi, e Uomini antichi illustri: nel 7. di- versi Animali: nell'8. Are, Tripodi, e Fram- menti sacri: nel 9. diverse Lucerne, e Can- delabri: nel 10. una raccolta di Anelli, Ar- mille ec., nell'11. si osservano varie anti- che Inscrizioni incise in bronzo, e un ma- noscritto in cera che illustrò il Dottor Coc- chi: nel 12. e 13. vi sono diversi Vasellami, e un raro Disco d'argento illustrato dall' Abate Bracci. Nell'ultimo ci sono racchiusi varj istrumenti di Arti, e Serrami. Fuori degli armadj sono osservabili varj altri bron- zi tra i quali un torso virile, la testa di Ti- berio, e d'Omero, e d'altri Greci illustri.

Può inoltre nella Terrazza sopra la loggia dei Lanzi vedersi un piccolo Museo di an- tichità Etrusche, di Urne sepolcrali, Tego- li, Vasi cinerarj, e simili cose più diffusa- mente notate nella Descrizione separata di questa Real Gallerìa. Terminerò con dire che non ci è stanza che non sia arricchita da qualche pezzo singolare di Scultura, tan- to è la quantità che quivi conservasi.

M 2 Par-

Partendo potrà osservarsi non molto di- stante la Chiesa di

S. STEFANO e S. CECILIA, che nel 1640. fu restaurata dai Marchesi Bartolommei, e nel 1787. dal Patrimonio Ecclesiastico. A mano destra trovasi la Tavola di S. Filippo che caccia il Demonio, opera di Francesco Bian- chi. Ne segue l'Altare di S. Lorenzo, e quin- di la Cappella di S. Niccola, ove Matteo Rosselli con maestria rappresentò il detto Santo in Gloria; dipoi ne viene l'Altare di S. Cecilia che era nella soppressa sua Chiesa in Piazza, dipinta dal Cav. Curradi. Niccolò Lapi dipinse a fresco la Vergine, e S. Gio- vanni, che si vedono nel prossimo Altare del Crocifisso. E` nella facciata una statua di le- gno colorito rappresentante S. Tommaso da Villanuova In una nicchia del Coro vedesi quella di S. Stefano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da Gambassi. E` da vedersi per l'Al- tar maggiore il celebre Paliotto di bronzo nel quale con moltissime, e ben disposte figure di alto, e bassorilievo, Ferdinando Tacca effigiò il Martirio di detto Santo, do- no fatto a questa Chiesa da Girolamo Bar- tolommei. Passato l'Altar del Battesimo di Cristo, ammireremo all'Altar della Madonna della Cintola la bellissima opera di Santi di Tito, ove effigiò Maria Vergine, S. Agosti- no, ed altri diversi Santi di quest'Ordine. Trovasi nella susseguente da Mauro Soderi- ni espresso il Miracolo di S. Zanobi. Quindi la caduta di S. Paolo di mano di Francesco Morosino, e in ultimo lo Sposalizio di S. Ca- terina. Questa Chiesa fu modernamente re- staurata, e rifatto il pavimento tutto nuovo; e l'inscrizioni, e memorie Sepolcrali che erano in questa sono state collocate con buon ordine nella muraglia del Chiostro. Riprendendo la strada degli Ufizj per di die- tro al Palazzo Vecchio si trova la

Tito,

PIAZZA DEL GRANO, così chiamata, atte- sochè in un Loggiato fatto nel 1619. vendesi il grano, osservandosi sopra l'arco di mez- zo il busto di Cosimo II. fatto da Chiarissi- mo Fancelli, essendo costata tutta questa fabbrica 5200. scudi; e di quì proseguen- do, e al primo canto volgendo a man sini- stra, trovasi l'antichissima Chiesa Parroc- chiale di

S. REMIGIO, quale ha tre navate, con ar- chi di sesto acuto. Fra Sisto, e Fra Ristoro presero da questa Chiesa l'idea per far la Chiesa di S. Maria Novella. L'Annunziazio- ne, che è al primo Altare a man destra è di Francesco Morosini, al secondo lo Sposali- zio della Madonna di Domenico Martinelli, al terzo vi è dal Sagrestani dipinta Maria Santissima, e alcuni Santi. Passato l'Altar maggiore trovasi la Cappella che fu già di Dante Alighieri, e poi della Famiglia Gaddi ove è una Concezione dipinta con poetica invenzione da Jacopo da Empoli. Ne segue l' Altare di S. Leonardo dipinto dal detto Morosini, del quale è ancora il Martirio di S. Sebastiano passato l'Altare del SS. Croci- fisso. In Sagrestìa vi sono due antiche Ta- vole, ed è osservabile quella di una Annun- ziazione dipinta da Andrea Orcagna. Di quì partendo, e voltando a sinistra verso il Can- to a' Soldani, si trova la Chiesa e Convento de' Padri Agostiniani di

zio

S. JACOPO tra' Fossi. Anticamente ci abita- vano i Monaci Valombrosani. Di Andrea del Sarto si vede l'apparizione di Cristo in for- ma d'Ortolano alla Maddalena. Vi si vedo- no ancora le belle copie delle sue Tavole, che quì si trovavano, fatte da Ottavio Van- nini. II quadro della soffitta è del Gherar- dini rappresentante il Trionfo della Fede con S. Agostino estatico. Uscendo da que- sta Chiesa si vede a man destra il

PONTE detto alle Grazie, per una Cappel- ia di grandissima devozione detta S. Maria delle Grazie, di padronato dei Sigg. Alber- ti, dei quali è il Palazzo opposto. Chiamasi anche il Ponte a Rubaconte, dal nome di Messer Rubaconte da Mandella Potestà di Firenze, che diè mano a farlo edificare, e fu architettato da Lapo. Nel Lungarno da questa parte, e nelle strade quivi attorno sono le Tintorìe di Seta, e Lana, e nel Cor- so dei Tintori vi è una delle Scuole pubbli- che di diversi lavori per le Ragazze detta di S. Giorgio. Dalla suddetta Chiesa di S. Ja- copo si torna per due strade alla Piazza, e Chiesa di S. Croce, che una detta Via de' Benci, dov'è l'antico Palazzo de' Peruzzi, poi de' Cellesi, dove abitò l'Imperatore Pa- leologo, quando intervenne al Concilio Fio- rentino, e l'altra detta Borgo S. Croce, nel- la quale sono buone Fabbriche, ed in spe- cie l'antico

delle

PALAZZO de' Corsini, le abitazioni degli Spinelli, de' Conti Bardi, e de' Morelli, e de' Dini ricca di Pitture, specialmente di Santi di Tito, ed una d'Andrea del Sarto.

QUAR-

QUARTIERE S. MARIA NOVELLA.

SANTA MARIA NOVELLA de' Padri Domeni- cani. Doppo essere stati per poco tempo in S. Pancrazio i primi Religiosi, ottenne S. Domenico, essendo in Firenze, l'antica Chiesa di S. Paolo. Ma posteriormente al B. Giovanni da Salerno essendo stata data l'antica Chiesa, cì tornò co' suddetti Reli- giosi nel 31. Ottobre 1221. Questa Chiesa per la sua bellezza Michelagnolo Buonarroti soleva chiamare la sua Sposa. Fu comin- ciata nel 1279. avendo posta la prima pie- tra nei 18 Ottobre il Cardinal Latino, col disegno di Fra Sisto, e Fra Ristoro Conversi di quell'Ordine, e Fiorentini, intendentis- simi di Architettura, e perfezionata circa l'anno 1350 governando il Convento Fra Jacopo Passavanti eloquente Scrittore. Pro- mosse la Fabbrica come ho detto il B. Gio- vanni da Salerno discepolo di S. Domenico. Questo Tempio è diviso in tre Navate so- stenute da pilastri, e colonne, sulle quali posano gli archi delle volte così ben rileva- te, che oltre la maestà, e vaghezza rendo- no molta luce alla Chiesa; la quale è lunga braccia 168, la crociata braccia 106, e la larghezza braccia 46. Nelle pareti delle Na- vate sono le Cappelle tutte d'un ordine. In ciascuna di esse è una Tavola di Pitture eccellenti: incominciando dalla porta del mezzo sopra la quale evvi un Crocifisso di- pinto da Giotto, la prima a man destra è una Annunziazione dipinta da Santi di Ti- to. Segue il Martirio di S. Lorenzo effigia- to da Girolamo Macchietti: e dopo que- sto la Natività del Signore dipinta da Bati- sta Naldini, di cui sono l'altre due seguen- ti; cioè quella della Purificazione di Maria, e l'altra della Deposizione di Croce di No- stro Signore. E` ancor di Santi di Tito il Lazzero resuscitato, dopo la qual Cappella vedesi il bellissimo Sepolcro della B. Villa- na de' Botti, scolpito da Desiderio da Setti- gnano. Del Ligozzi è la Tavola di S. Rai- mondo, che resuscita da morte un fanciul- lo. Voltando nella Crociata si vede il Depo- sito del Patriarca Giuseppe di Costantino- poli, che intervenuto con l'Imperatore Gio. Paleologo al Concilio Ecumenico nel 1439. morì qui il dì 15. Giugno 1440. poco avanti che terminasse il Concilio, e fu in questa Chiesa sepolto. Salita una scala in testa alla Crociata si ammira una Tavola rappresen- tante il Martirio di S. Caterina opera di Giu- liano Bugiardini con molte figure disegnate da Michel'Angelo Buonarroti. In questa Cappella osservasi un'antichissima immagi- ne di Maria che fu la prima opera di Cima- bue data al pubblico, stata gran tempo all'Al- tar maggiore. Il medesimo apprese la pittura da alcuni Pittori Greci che operavano in que- sta Chiesa; si vuole il primo che l'insegnas- se agli altri Italiani. Ne segue la Cappella di S. Domenico ove la Tavola è di Jacopo Vignali, lo sfondo è di Piero Dandini, co- me ancora una delle due lunette; e l'altra rappresentante la Pietà è di Benedetto Ve- lio: i due gran quadri laterali sono di Gio. Sagrestani ajutato da Giovanni Bonechi. Nell'altra Cappella dipinta a fresco da Fi- lippo Lippi vi è rappresentato da una parte S. Gio. Evangelista, che resuscita Drusiana, e dall'altra S. Filippo Apostolo che scaccia dall'Idolo di Marte il Demonio; e la Ma- donna di marmo bianco posta sopra il Se- polcro di paragone dietro l'Altare è opera di Benedetto da Majano. Dietro l'Altar mag- giore bellissime sono le Pitture del Coro fatte dal Ghirlandajo. In sette Storie da una parte si rappresenta la vita di Maria Vergine, ed in altre sette dall'altra, quella di S. Gio: Batista, ed in ciascuna furono ri- tratte da quel Pittore molte persone di quei tempi così bene, ed al vivo, che la natura vien superata dall'arte: nella prima a man destra entrando in Coro, ove è espresso quando l'Angelo apparisce a Zaccaria men- tre sacrifica, vi è Agnolo Poliziano, che alza una mano; Marsilio Ficino con veste da Canonico; Demetrio Greco che lo riguarda- va, e Cristoforo Landino che ha una becca nera al collo. In quella della Visitazione della Madonna è ritratta la Ginevera Benci bellissima fanciulla. Nell'altra facciata, ove è dipinto Giovacchino cacciato dal Tempio per non aver figli, il Ghirlandajo ritrasse se stesso, che è quello che si tiene una mano sul fianco con veste azzurra, e mantello rosso. Quel vecchio raso con cappuccio ros- so è Alessio Baldovinetti suo maestro; quel- lo con la zazzera nera è Bastiano da S. Gi- mignano suo discepolo, e cognato, e l'al- tro che volta le spalle col berrettino in ca- po è Davitte fratello di Domenico. E ap- piè della finestra vi è a man destra il Ri- tratto di Gio. Tornabuoni, e a sinistra quel- lo di sua Moglie e altri delle Famiglie Po- poleschi, e Tornaquinci; vi sono pure in queste Pitture i Ritratti di Piero, Giovanni, e Lorenzo de' Medici, Monsignor Gentile Vescovo di Arezzo, e altre persone di quei tempi. Le Pitture d'avanti dell'Altare fra- mezzate con intagli a oro rappresentanti Ma- ria, con i Santi Gio: Battista, e Domenico, ed accanto i Santi Stefano, e Lorenzo sono dell'istesso Ghirlandajo, e quella dalla par- te del Coro della Resurrezione di Cristo è di Benedetto di Davidde Fratello di Dome- nico. Nella prima Cappella, proseguendo il giro della Chiesa, ammirasi il celebre Cro- cifisso (detto dell'Uova) del Brunellesco fat- to per la famosa contesa che ebbe con Do- natello. Nella seconda fatta con disegno di Gio Antonio Dosio tutta lavorata di ricchi marmi osservasi la Tavola rappresentante Cristo che resuscita la figlia dell'Archisina- gogo di Agnolo Bronzino, di cui pure è la Pittura della volta. I Sepolcri dei due Car- dinali Niccolò, e Taddeo Gaddi, e i Bassi- rilievi di marmo, che sono nelle pareti so- pra i depositi sono di Giovanni dell'Opera. Salendo per una piccola scala nella terza Cappella, dipinta tutta a fresco da Andrea, e Bernardo Orcagna fratelli, ove espressero da una parte il Paradiso, e dall'altra l'In- ferno, nel quale ritrassero un certo Guardi Messo del Comune con un foglio sulla ber- retta per averlo una volta pegnorato, si ve- de ancora la Tavola dell'Altare di mano del detto Andrea. Le Pitture, che sono so- pra la Porta del Campanile sono di Buffal- macco. Entrando nella Sagrestìa oltre i di- versi graziosi ornamenti osserveremo i quat- tro Quadri, il primo dei quali a mano de- stra esprime la Conversione di S. Paolo, ope- ra di Sebastiano da Verona scolare di Paolo Veronese; quindi il Battesimo di Gesù Cri- sto dello Stradano, il quale quadro stava anticamente in Chiesa all'Altare di S. Cate- rina da Siena: Quello della Crocifissione è del Vasari, e il S. Vincenzo in atto di far ri- sorgere un morto è di Pietro Dandini. I due Quadri semitondi sono del Vignoli, ed il Crocifisso è di Masaccio. Ci è pure un anti- co Dittico d'avorio con i fatti della Passio- ne. Quindi rientrando nella Navata al pri- mo Altare trovasi la Tavola di S. Giacinto lavorata da Alessandro Bronzino. La Pila in cantonata di granito è del Buonarroti: Di- poi trovasi il Deposito ove esiste il Corpo del B. Giovanni da Salerno Fondatore di questo Convento, e quindi nel secondo una S. Caterina di rilievo opera dell'Attaccanti, e i quadretti, sono di Bernardino Poccetti. Potranno quì osservarsi i due Tabernacoli posti ai pilastri fatti con disegno di Pier Francesco Silvani, e le due Tavole una del Cigoli rappresentante S. Pier Martire, e l'al- tra dell'Empoli. Ne segue nell'ordine delle Cappelle due Tavole del Vasari, la prima rappresentante Cristo risorto, l'altra la Ma- donna del Rosario; appresso a questa la bel- lissima Tavola della Samaritana di Alessan- dro Bronzino; ne viene poi il Sepolcro di Antonio Strozzi fatto da Andrea da Fiesole, ma la Madonna, e gli Angeli sono di Ma- so Boscoli. In ultimo della Navata, alla Cappella de' Ricci, la Tavola di S. Caterina della stessa Famiglia è di mano di Gaetano Romanelli. E finalmente tra le due porte è effigiato S. Vincenzio Ferreri dal Pittore Ja- copo del Meglio. Uscendo di Chiesa, e con- siderata l'antichissima facciata fatta fabbri- care da Giovanni di Paolo Ruccellai col disegno di Leon Batista Alberti terminata nel 1477. si vedrà l'Armilla di Tolomeo per osservar l'ingresso del Sole nel primo punto d'Ariete fattavi collocare dal Gran- Duca Cosimo I., dall'altra parte uno Gno- mone per comodo degli Studenti d'Astrono- mia, opera di Fra Ignazio Danti dello stesso Ordine, e sopra la Porta maggiore vedesi espressa la Processione del Corpus Domini, dipinta da Ulisse Giocchi nell'anno 1616.

lar-

liano

tratte

Vesco-

de

Fran-

Dalla

Dalla Chiesa passeremo nel Convento fab- bricato con comode abitazioni. Primiera- mente si trova un Chiostro assai grande, le cui pareti lungo la Chiesa furono dipinte a verde terra di sacre Istorie della Genesi da Paolo detto degli Uccelli, Pittore antico, e da altri Pittori più vecchi, tutto il rima- nente del Chiostro, tra i quali Maestro Dello vi dipinse Isacco quando dà la bene- dizione ai Figliuoli. E` quivi situata la Cap- pella della Nazione Spagnuola, gia eretta dalla Famiglia Guidalotti, con pitture nelle pareti, e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi, i quali vi di- pinsero da una parte la Chiesa militante, e trionfante, dall'altra la Crocifissione del Si- gnore; a Occidente S. Tommaso in Cattedra con Angeli, ed attorno diversi Profeti, ed Evangelisti, con varie virtù, e scienze in abi- to di femmine. Nella volta si vedono espres- se la navigazione di S. Pietro, la Resurrezio- ne di Cristo, la di lui Ascensione al Cielo, e la venuta dello Spirito Santo. Questa gran Cappella fu fatta restaurare, ed abbellire dal Padre Maestro Salvadore di Ascanio Spa- gnuolo, stato Ministro in Firenze del Re Cattolico La Tavola di S. Jacopo Apostolo Titolare della Cappella è di mano del Bron- zino, e il Crocifisso di marmo è opera del Pieratti. Sono osservabili in questa Cappella varj ritratti, vedendosi a man destra all' entrare quello di Cimabue vestito di bian- co, e allato ad esso vi è quello di Simone Memmi Pittore di quest'opera che si ritras- se da se con due specchi. Il Soldato coper- to d'Armi è il Conte Guido Novello Sig. di Poppi, e quella donna sedente vestita di verde è il ritratto di Madonna Laura. Pas- sando al secondo Chiostro, che è lungo 110. braccia, e largo 90, vi vedremo divisi in cinquanta lunette i fatti più singolari di S. Domenico, di S. Pier Martire, di S. An- tonino Arcivescovo di Firenze, e di S. Tom- maso d'Aquino, lavorate da varj eccellenti Professori, i quali furono Santi di Tito, Bernardino Poccetti, il Cigoli, il Balducci, Alessandro Fei detto del Barbiere, Gio. Ma- ria Butteri, Cosimo Gamberucci, Lodovico Buti, Marco Soderini, Antonio Pillori, Co- simo Sciorina, Benedetto Veglia, Alessan- dro Allori, Cosimo Gheri, Simone da Pog- gibonsi, Gregorio Pagani, Agostino Veraci- ni, il Bambocci, Gio Battista Paggi, Gio. Maria Casini ec. Vi si rimirano ancora varj Ritratti d'Uomini Illustri in Santità di que- sto Convento. E` quì da osservarsi la Pare- te verso Ponente, con le Armi in pietra della Chiesa Romana, e della Repubblica Fiorentina, per esser questo uno de' lati del gran Salone servito al General Concilio Ecumenico celebrato in Firenze nel 1439. con la presenza di Eugenio IV., e dell' Imperator Paleologo ec., nel quale seguì l'unione della Chiesa Greca con la Latina. Nel mezzo di questo Chiostro vi è la Statua del Beato Giovanni da Salerno scolpita da Girolamo Ticciati. Vicino è situata la ce- lebre Spezierìa, ove si fabbricano medica- menti Chimici d'ogni sorte, olj, essenze, e odori di perfezione, venendo ricercate da più remoti paesi. Nel Refettorio vedesi ri- tratta di mano di Alessandro Allori detto il Bronzino la pioggia della Manna con molte figure bellissime, e vi è ancora un Cenacolo di Agnolo Bronzino. Salendo nel Dormentorio di Pitture abbellito colla serie di tutti i Pontefici, e Cardinali di questa Re- ligione, trovasi la Cappella detta del Papa, dipinta da Jacopo da Pontormo, e nella quale vi hanno celebrato quattro Pontefi- ci, cioè Martino V. Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Presso questa è una copiosa Libre- rìa, e dipoi il Noviziato fatto fabbricare dal Padre Alessio Strozzi Benefattore di questo Convento. Nella Piazza vedonsi due Piramidi e rette sopra le loro Basi da quattro grosse Testuggini di bronzo, che sono state riattate nel 1792. con esservi stati aggiunti due im- basamenti. In questa Piazza divisa da dette due Piramidi ben distanti l'una dall'altra, nel giorno avanti la Festa di S. Giovanni Protettore di Firenze, con ben ordinati pal- chi per l'immenso popolo a foggia di un An- fiteatro, si corrono quattro Cocchi all'uso degli antichi Romani. La qual Festa fu isti- tuita da Cosimo I. nel 1563.

zino,

te

N Con-

Sulla detta Piazza in faccia alla Chiesa avvi il soppresso Spedale di

S. PAOLO de' Convalescenti detto così per la Carità che vi si esercitava di dar ricetto per tre giorni ai poveri usciti dallo Spedale. Quando S. Francesco nel 1221. venne in Fi- renze esortò i più facultosi Cittadini a fon- dar questo Spedale, che in oggi è aggregato all'Arcispedale di S. Maria Nuova; e in que- sto luogo d'ordine di S. A. R. vi furono erette le nuove Scuole di Ragazze, per ap- prendervi diverse arti, e virtù; Il disegno della Loggia dicesi fatto dal Brunellesco: i Tondi nei peducci, e la Lunetta sopra la porta della Chiesa, son d'Andrea della Rob- bia nipote di Luca. Il busto del Gran-Duca Ferdinando I. di marmo collocato nel mez- zo è di Giovanni dell'Opera. In poca di- stanza si trova per di dietro la Chiesa de' Padri Carmelitani Scalzi di

Fer-

S. PAOLO detto S. PAOLINO, ai quali fu concessa nel 1618 e quindi rimodernata con Architettura assai vaga nell'anno 1669. col disegno del Balatri, mentre la Chiesa anti- ca fu fabbricata nel 335. a tempo di S. Teo- doro Vescovo di Firenze. Ella ha una sola Navata con due Cappelle per parte, e due gran Cappelle in faccia l'una all'altra, che fanno Crociata, e pongono in mezzo un am- pia Tribuna, e Coro con l'Altare in isola. Nella prima Cappella a man dritta vi fu trasportata tutta la Cappella di marmi con gl'istessi Depositi, e Tavola che era nella già rovinata Chiesa di S. Pier Maggiore del- la Famiglia Albizzi a spese del Senatore Lo- renzo degli Albizzi morto nel Settembre 1786. ultimo di un ramo di tal Famiglia, la di cui Tavola rappresenta il Martirio di S. Cecilia di mano del Volterrano, la qual Cappella riceve sì bene il lume da una Cu- poletta, che meglio non si può desiderare; nella seconda è un antica Immagine dell' Annunziazione di Raffaello del Garbo. Se- gue il magnifico Altare del Transito di S Giuseppe di Gio. Ferretti, e dai lati il Medaglione, ov'è lo Sposalizio della Ma- donna, è opera di Vincenzio Meucci, e l'al- tro ov'è il riposo della S. Famiglia che và in Egitto, fu lavorato da Ignazio Hugford. All'Altar maggiore evvi un bel Crocifisso di rilievo, e nella testata del Coro il rapimen- to di S. Paolo, opera del Cav. Curradi; Dai lati la conversione, e decollazione del San- to è di Fra Jacopo Carmelitano Scalzo. Ne segue la Cappella di S. Teresa, il di cui qua- dro all'Altare è dello stesso Curradi, nei Medaglioni dai lati il Marchesini in uno effigiò la Santa, e nell'altro il detto Ignazio Hugford espresse S. Giovanni della Croce. Alla prossima Cappella di S. Giovacchino, la Tavola del detto Santo è del medesimo Marchesini. E nell'ultima fu fatta da Tom- maso Gherardini l'Orazione nell'Orto. Han- no questi Religiosi una scelta Librerìa. Di quì proseguendo per la strada di Palazzuolo trovasi la

N 2 S. Giu-

CONGREGAZIONE di S. Francesco detta dei Bacchettoni fondata da Ipolito Galantini Fio- rentino. Questo Oratorio è da vedersi per l'eccellenti pitture che adornano la vasta soffitta, ove han gareggiato cinque illustri Pittori nei diversi spartimenti, che la com- pongono. E primieramente Gio: da S. Gio- vanni, dipinse l'Assunzione con S. Francesco d'Assisi, e il Ven. Ippolito fanciullo che predica sopra un Albero; e la di lui morte. Baldassar Volterrano dipinse i SS. Gio: Bat- tista, Gio: Evangelista, e Filippo Neri con varj Angeli in belle attitudini; Fabbrizio Boschi, e Cecco bravo, fecero S. Antonino, S. Carlo, e altri Santi; e a Pietro Liberi da Padova toccò a far la Fama Volante, con l'arme Granducale de' Medici; la di cui ge- nerosa Pietà nella creazione di questo Luo- go diede tutta la mano. Modernamente fu- rono ornate le pareti di questa Chiesa con l'architettura di Rinaldo Botti, e le figure di Niccolò Nannetti. L'atrio della medesi- ma fu fatto dalla Granduchessa Maria Mad- dalena d'Austria; le Tavole che vi sono ai due Altari furon dipinte da Piero Dandini. Ci sono pure due Busti di Donatello. Nell' uscire di questa Chiesa, e prendendo la vi- cina opposta stradella rientreremo in via della Scala, ove trovasi il nobil Convento e Chiesa della Concezione detta del

pon-

MONASTERO NUOVO, nel quale furono in- corporati il Salone del Concilio Fiorentino, e il vasto Quartiere ove abitarono i Pontefici Martino V., Eugenio IV., e Leone X., il tut- to essendo porzione del Convento di S. Ma- ria Novella, stantechè la Duchessa Eleono- ra moglie di Cosimo I., ad imitazione del Marito che creò la Religione de' Cavalieri di S. Stefano, volle ancora essa formare in questo Monastero di Nobili Dame le Cava- lieresse sotto l'istesso titolo ec. All'Altar maggiore la Tavola de' Magi è di Francesco Conti, e la gran lunetta che vi è sopra è d'Antonio Franchi; Aurelio Lomi all'Alta- re a man destra dipinse la Pietà, e le figu- re che adornano a sinistra il Taberna- colo della Madonna sono del Passignano. Trovasi poco distante un Ritiro che chia- masi delle

to

MALMARITATE ove stanno rinchiuse Don- ne di ogni rango, le quali o si eleggono questo luogo da loro istesse per giusti mo- tivi, o al contrario fattevi porre dai Mariti o parenti per diverse cause, ma sempre pe- rò con l'approvazione Sovrana. Fu eret- to questo Conservatorio nel 1579. dal Pa- dre Zoccolante Bonaventura Predicatore del Duomo.

Dalla parte opposta è il Monastero di Re- ligiose Camaldolensi detto di

S. MARTINO, la di cui Chiesa ornata di stucchi ha due Cappelle laterali che una dell'Annunziazione, e l'altra del Battesimo di S. Agostino, le di cui Tavole furono di- pinte da Batista Gidoni, e quella dell'Al- tar maggiore è opera del Ferretti con l'ado- razione de' Magi. Questo fu il primo Spe- dale degl'Innocenti fondato da Lapo Po- lini Cioni nel 17. Giugno 1313. Dipoi si tro- va il Palazzo, e Giardino fatto fabbricare, e abbellito dal Cardinale Gio: Carlo de' Medi- ci, dipoi fu dei Marchesi Ridolfi, ora delli Stiozzi; ripieno di bellissimi Quadri, e nel Giardino è di Antonio Novelli una Statua Colossale il Polifemo. Quasi di contro si trova il Conservatorio di

dell'

S. JACOPO di Ripoli di Religiose dell'Or- dine di S. Domenico. Sulla Porta della Chie- sa vedesi un bel lavoro di Luca della Rob- bia, e dentro parimente sono altri due de- gni di ammirazione sopra le due laterali Cappelle, ove stan collocate bellissime Ta- vole di Domenico del Ghirlandajo, che in una rappresentò l'Incoronazione di Marià, e nell'altra lo Sposalizio di S. Caterina, e molti Santi, Tavola tanto bella, che pare miniata; e all'Altar maggiore vi è di mano di Ulisse Giocchi S. Jacopo con molti che restano attoniti per un prodigio del Santo. Per ordine del Real Granduca Leopoldo nel 1787. fu notabilmente ingrandito questo Conservatorio col disegno dell'Architetto Giuseppe Salvetti, leggendosi sopra la Por- ta del medesimo:

nel

Quod prisca Florentinorum pietas ad Sacras Dominicanae Familiae Virgines colligendas extruxerat, Providentia Petri Leopoldi Opt. Etr. Principis ad nobilium Puellarum Insti- tutionem munifice ampliavit, perfecitque An. Sal. MDCCLXXXVII.

Poco più oltre si giugne alle mura della Cit- tà, di dove si arriva alla Porta al Prato.

Usciti dalla medesima s'incontra sulla si- nistra uno spazioso stradone, che secondan- do le mura della Città guida alle Cascine dell'Isola.

E` questa una deliziosissima pianura, fian- cheggiata dall'Arno e da un Canale artefat- to, elegantemente variata di boschereccio, di praterìe, e di coltivazioni, divisa da lun- ghi viali di vario carattere, e di diversa di- sposizione, che offre il più ameno passeggio, ed abbondante divertimento di Caccia riser- vata a S. A. R. e specialmente di Fagiani.

Alla distanza di circa un miglio in faccia ad uno spazioso Parterre arricchito di diver- ai ornati, e tramezzato da viali e pratelli in parte arborati, ed a giuste distanze ripie- no di comodi sedili, fu nel 1787. inalzata dai fondamenti una grandiosa Fabbrica di- visa in tre distinte porzioni, eseguita sul disegno dell'Architetto Giuseppe Manetti; mentre le due laterali di più semplice ca- rattere contengono vasti stalloni e fienili per le Mungane che vi si alimentano. Le logge che la cingono, arricchite d'analoghi bassirilievi, somministrano il più gradito ri- poso, e la più amena veduta della Campa- gna e del concorso che nei giorni sereni, e specialmente festivi è solito esservi nume- roso. I tanti usi diversi ai quali è destinata la Fabbrica, per la sua disposizione, non cagiona la minima confusione. Oltra il som- ministrar tutti i comodi necessarj ad una copiosa Cascina ed all'azienda rurale, com- prende un elegante Reale Casino, con quan- to abbisogna al più grandioso trattamento. L'industria degli Artefici Fiorentini nella mobilia, negl'intaglj, nelle dorature non ha da invidiare altre Nazioni, corrisponden- do alle graziose Pitture campestri espresse dai professori Gaetano Gucci, Giuseppe Sor- bolini, Giuseppe Castagnoli, e Luigi Muli- nelli, si nelle diverse stanze, come nella Gallerìa, in cui fanno un mirabile effetto le statue modellate dallo Scultor Bolognese Luigi Acquisti, facendo così insieme trion- fare la magnificenza, ed il gusto. Dalla Mu- nificenza Reale fu accordata porzione di questa fabbrica per chi volesse sollevarsi portandosi quì a pranzo, e a far colazione per mezzo di un Vivandiere a cui gratis fu- rono dati per consegna diversi mobili, ed utensili per il suddetto uso pubblico. Ri- tornando in Città, presso questa Porta si trova il

in

statue

CASINO de' Principi Corsini, che era degli Acciajoli, nell'atrio del quale esiste una bella raccolta di antiche inscrizioni. Il det- to Casino è situato in mezzo a due Chiese di Religiose, che la prima, venendo dalla Porta, è Santa Maria, e l'altra S. Anna. Nella prima è osservabile all'Altar maggio- re la Tavola de' Magj, che è di Girolamo Macchietti, e i due Ovati sono di mano d'Ignazio Hugfort, e oltre a quella vi è una Pietà di Santi di Tito, e il Battesimo di S. Agostino del Cav. Curradi. Nella se- conda vedesi alla maggior Cappella una Tavola di mano del Pontormo rappresentan- te Maria, S. Anna. e S. Benedetto; la soffit- ta è dipinta da Vincenzio Meucci, e l'ar- chitettura da Giuseppe del Moro ove in una espresse l'Arcangiolo Raffaelle, e nell'altra S. Vincenzio.

espres-

Accanto al Terrazzino dei Principi, e in altre stanze contigue merita di vedersi lo Studio dei Fratelli Scultori Pisani dove si lavorano Statue, Vasi, Cammini, e tutt'al- tro che appartiene all'Arte della Scultura, e specialmente per quello che riguarda il lavorìo degli Alabastri dai medesimi intro- dotto in questa Città, sapendosi che la per- fezione degli Alabastri, e la miglior qualità è quella che si ritrova in Toscana, e parti- colarmente in Volterra, come ne fanno fede la quantità dei Monumenti antichi che si vedono fatti di tal genere dagli antichi Etru- schi, essendo falso ciò che molti credono che l'Alabastro sia di poca durata. I sud- detti Scultori restano garanti di tutto quel- lo che si potesse rompere nel tratto del viag- gio, adempiendo le date loro commissioni. In vicinanza si trova la Chiesa di

S. LUCIA, ove all'Altar maggiore è una Tavola del Ghirlandajo rappresentante la nascita di Gesù Cristo. Due altre a tempera sono del Puglieschi, e un antica Immagi- ne dell'Annunziazione di Pietro Cavallini. Di quì entrando in Borgo, si arriva alla Chiesa di

OGNIS-

OGNISSANTI, ove abitano i Frati Minori dell'Osservanza di S. Francesco. La faccia- ta è di pietre forti con disegno del Nigetti Architetto. Il basso rilievo di terra cotta, situato sopra la porta di mezzo, è di Luca della Robbia. La prima Tavola che si trova entrando per la Porta principale rappresen- tante S. Giovacchino, S. Anna, e Maria è di Vincenzio Dandini Fiorentino discepolo di Pietro da Cortona. Nella seguente lungo la navata vi è da Lodovico Butteri espressa l'Ascensione di Cristo; dopo questa vi è da Matteo Rosselli effigiata Santa Elisabetta Re- gina di Portogallo; ne segue la Madonna col Bambino Gesù, e altri Santi di mano di Santi di Tito. Tra questa, e la seguente Cappella vi è dipinto a fresco da Domenico del Ghirlandajo S. Agostino. La Gloria di- pinta a fresco nella Cappella della Capan- nuccia è d'Agostino Veracini. Questa pit- tura nel 1566. e l'altra di S. Girolamo che stà dall'altra parte, furono segate dal mu- ro del tramezzo, che vi era in questa Chie- sa all'uso antico, e inserite con gran dili- genza nelle pareti ove al presente si vedo- no; ma l'altra di S. Girolamo è di Sandro Botticelli. Ne viene la Tavola di S. Fran- cesco che è di mano di Niccodemo Ferruc- ci; Dipoi quella della Concezione di Vin- cenzio Dandini; accanto il Pugliani espres- se il Beato Salvatore da Orta, che risana in- fermi. Voltando verso la crociata, S. Diego è di Jacopo Ligozzi. All'altro Altare vi è S. Pietro d'Alcantara, e S. Teresa di Laz- zaro Baldi, i quadri laterali del Meucci, e la tribuna di Matteo Bonechi. In testa alla Crociata, la Tavola di S. Bernardino e S. Giovanni da Capistrano è di Vincenzio Dandini; i laterali d'Andrea del Castagno, la tribuna con i due ovati di Giovanni Fer- retti, e l'Architettura di Lorenzo del Moro. Nella prima Cappella che segue vi è S Eli- sabetta dipinta da Giuseppe Pinzani con la Cupolina di Ranieri del Pace, e dell'istesso Pinzani è la S. Rosa, che si vede nella se- guente; l'altre Pitture furono eseguite da Giovanni Cinqui. La Tavola che stà appesa sopra l'arco è di Benedetto Veli. Nell'altra la Tavola di S. Pasquale è di Pietro Dandi- ni, e i laterali del Ciceri. E` da ammirarsi la maggior Cappella arricchita di marmi, e la Cupola e i peducci di Giovanni da S. Gio- vanni; a questo Altare isolato vedesi un pa- liotto di pietre dure istoriato con alcuni fatti di S. Francesco, sopra di esso vi è un Crocifisso di bronzo, opera di Bartolommeo Cennini discepolo del Tacca; gli Angeli di marmo sopra le porte del Coro, sono di An- drea Ferroni di Fiesole; i quattro Santi del- la Religione nelle nicchie, di Francesco Gar- giolli da Settignano. I due quadri laterali, che in uno Santa Chiara è opera di Cosimo Gamberucci, e nell'altro S. Bonaventura comunicato dagli Angioli è di Fabbrizio Bo- schi. La facciata del Coro dipinta a fresco è del Pinzani, che vi ha espresso Cristo che caccia i Profani dal Tempio. Passata la Cap- pella maggiore trovasi da Pier Dandini effi- giato S. Giovanni da Capistrano, del quale son pure i due laterali. In faccia alla porta della Sagrestìa è la Cappella di S. Marghe- rita da Cortona, ov'è la detta Santa dipinta da Pietro Marchesini. Ritornando nella na- vata trovasi la prima Tavola di S. Bernar- dino da Siena, opera di Fabbrizio Boschi: nella seconda vi è un Crocifisso di legno, del quale non è noto l'artefice. La statua, che ne succede di S. Antonio da Padova è di Baldassar Bermoser Fiammingo; ed alcu- ni vogliono che sia del nostro celebre Ma- gni intagliatore in legno. Nella quarta è l'Assunta di Tommaso da S Friano e il co- ro di Angeli di sopra è di Santi di Tito. Segue il Martirio di S. Andrea opera di ma- no di Matteo Rosselli. La Tavola della Nunziata è lavoro di Bartolommeo Trabal- lesi, e l'altra Nonziata antica accanto alla Porta di Pietro Cavallini. La soffitta è stata fatta recentemente, il di cui sfondo fu di- pinto da Giuseppe Romei, e l'ornato d'ar- chitettura da Giuseppe Renucci. Conser- vansi ancora in questa Chiesa molte Reli- quie, e fra queste la Tonaca di S. France- sco. Dopo la Chiesa ne viene il Convento, in cui vi è un Chiostro con le lunette di- pinte a fresco, cinque delle quali sono di Giovanni da S. Giovanni; cioè quella ove S. Francesco mette in pace gli Aretini, quella in cui resuscita una bambina caduta in caldaja, quella in cui sana una cieca, e l'altra ove predica sopra un albero. Ne se- gue una di Giovanni Garzia suo scolare, e figliuolo. A sinistra dalla parte del Conven- to per due intere navate sono 17. lunette dipinte a sommo studio da Jacopo Ligozzi. Nella navata lungo la Chiesa sono Pitture eseguite da Nicodemo Ferrucci; e gli Uomi- ni illustri dell'Ordine Serafico effigiati nei peducci delle volte, sono di Fabbrizio, di Francesco, e di Alessandro Boschi, prescin- dendo da quella che è sopra la Porta, che è del Meucci.

ci;

Cen-

no

Nell'

Nell'ingresso della Porta laterale vi è il Deposito del Dottor Agostino Veracini fat- to erigere da Vincenzio Gotti suo Scolare, e di cui è il ritratto. Le Pitture della Cap- pella del Chiostro sono di Carlo Portelli di Loro. Vi sono in questa contrada le abita- zioni de' Buini, del Filicaja, de' Martellini, de' Grifoni, del Benino, de' Cambi, e la

CHIESA di S. Giovanni di Dio fatta col di- segno di Carlo Andrea Marcellini, a cui è annesso lo Spedale, tenuto da quei Reli- giosi con molta pulitezza, e carità concesso nel 1588 da Francesco I. In questo luogo vi era la Casa di Amerigo Vespucci ritro- vatore del nuovo Mondo, come si legge in un'Inscrizione sopra la Porta. Seguitando la via del Corso si vede in faccia il

PALAZZO de' Ricasoli fatto col disegno di Michelozzo, il quale gode mediante un pas- so sotterraneo un vago Giardinetto dalla parte opposta sull'Arno, e quivi è il

PONTE ALLA CARRAJA, stato fabbricato nel 1218. architettato da Lapo. Dipoi per la Vigna è da osservarsi il

PALAZZO, e LOGGIA de' Rucellai, col dise- gno di Leon Batista Alberti. In poca distan- za si trova la Chiesa di

S. PANCRAZIO de' Monaci Vallombrosani, nella quale entrando a man destra si vede una magnifica Cappella della Famiglia Ric- cardi fatta col disegno di Giuseppe Broccet- ti, ov'è un'Immagine dell'Annunziata di- pinta a fresco da Pietro Cavallini. Nella re- staurazione di questa Chiesa nel 1752. la detta Cappella rimase nell'atrio, passata la quale si vede il Deposito del Duca di Nor- tumbria celebre per la di lui vasta Opera marittima, intitolata l'Arcano del Mare; dopo la prima Cappella, ov'è un Crocifisso, si trova la bella Tavola del Passignano rap- resentante S. Gio: Gualberto, che perdona all'inimico; ne segue la terza nella quale si vede lavorata da Benedetto Baglioni al- lievo del Verrocchio una Pietà di terra cot- ta vetriata con S. Giovanni, e le Marie, e nelle pareti laterali in due nicchie S. Gio: Gualberto, e S. Verdiana; e sopra la me- desima vi è la Vergine Annunziata dall'An- gelo di terra simile dell'istesso artefice. Sa- liti nella Crociata si vede dipinto a fresco Gesù mostrato al Popolo di Giuliano Tra- ballesi. All'Altare in testa della Crociata s'ammira la Tavola di Santi di Tito rap- presentante S. Gio: Battista che predica alle Turbe. Dipoi nella Cappella de' Minerbetti il sepolcro di Piero Minerbetti è di mano di Simone Fiorentino allievo del Verroc- chio. Ne segue l'Altar maggiore posto in isola; dietro al quale è il Coro dei Reli- giosi. La Tribuna fu dipinta da Sigismondo Betti. Passata la Cappella del Santissimo in testa all'altra parte della Crociata vi è una Tavola di Andrea del Minga rappresentan- te Maria Vergine Assunta, con S. Girola- mo, e S. Caterina. Nella parete laterale vi è dipinta a fresco da Tommaso Gherardini una Madonna addolorata. Quindi trovasi la Porta di fianco nel di cui ricetto osservasi il Sepolcro del Vescovo di Fiesole Benozzo Federighi con sua statua giacente di mar- mo, con attorno un vago festone di fiori e frutte, lavorato da Luca della Robbia, e dipoi al primo Altare passata detta Porta vedesi la Tavola di S. Sebastiano dipinta da Alessandro del Barbiere. Al secondo di ma- no di Francesco del Brina una Tavola dov' è dipinto S. Bernardo degli Uberti, S. Gio: Gualberto, S. Atto, e S. Benedetto; al ter- zo Altare è di mano di Santi Pacini S. Atto Vescovo di Pistoja, che riceve in abito Pon- tificale da due Pellegrini la Reliquia di S. Jacopo Apostolo Protettore di quella Cit- tà. Le statue che sono lateralmente all'ar- co, sono di Domenico Poggini; e rientran- do nell'atrio si trova la Cappella Rucellai, nella quale si vede il S Sepolcro fatto fare da Giovanni Rucellai col disegno di Leon Batista Alberti, esattamente eseguito, con le misure prese in Gerusalemme dal Sepol- cro di Nostro Signore. Eravi in antico al maggiore Altare una gran Tavola di Tad- deo Gaddi con molti spartimenti di Santi, e storiette diverse, quali divise in tanti qua- dretti stanno adesso nell'appartamento del P. Abate di quel Monastero. Resta da am- mirare tra le due porte la Tavola di Miche- le di Ridolfo del Ghirlandajo, ove con ot- timo gusto, e fatica espresse i diecimila Martiri ai quali è dedicato questo Altare; e ritornando al Ponte alla Carraja per lungo l'Arno si trova il magnifico

nella

O di

do

PALAZZO de' Principi Corsini, d'Architet- tura Toscana, fatto per la maggior parte disegno di Pier Francesco Silvani e poste- riormente accresciuto di appartamenti dop- pj, scale, gallerìe, ed altre comode abita- zioni, essendo una delle fabbriche più co- spicue di questa Città. La Sala maggiore è lunga braccia 40, e larga 25, ed è ornata di varj colonnati, di statue antiche, e di busti di marmo di mano d'eccellenti Scul- tori. La soffitta è di Anton Domenico Gab- biani, e tutto il composto non può essere nè più vago, nè più magnifico. Conduce a que- sta Sala, ed al piano nobile del Palazzo una scala fatta col disegno di Antonio Ferri, perchè cominciando con due grandi bran- che, che si uniscono in un bel ricetto, ov'è la Statua sedente del Papa Clemente XII. Corsini, và a terminare in una, che è ar- ricchita di nobile architettura, di pietre e statue bellissime. Nel mentovato piano vi sono otto appartamenti liberi, dipinti da più valenti professori, e singolarmente dal me- desimo Gabbiani, e dal Gherardini, Dan- dini, e Puglieschi. Sono ancora arricchiti di scale segrete, gallerìe, gabinetti, el altri servizj; e per comodità de' medesimi evvi una Cappella dipinta tutta dal Gherardini, colla Tavola dell'Altare di Carlo Maratta. Il piano terreno è altresì dipinto da' miglio- ri Maestri d'Architettura. Oltre i preziosi mobili, molti sono i quadri antichi, e mo- derni de' più illustri maestri. Di quì segui- tando il Lung'Arno trovasi il Palazzo Gian- figliazzi, e dipoi il

O 2 biani,

CASINO DE'NOBILI, e quivi il

PONTE S. TRINITA, fatto rifabbricare dal Granduca Cosimo I., col disegno di Barto- lommeo Ammannati, dopo l'inondazione, che seguì nell'anno 1557 con danno univer- sale della Città, e con rovina totale del Pon- te, che vedesi però dipinto in Chiesa nella Cappella Sassetti. E` adorno di quattro figu- re di marmo, che rappresentano le quattro stagioni dell'Anno. Il Verno, nella perso- na di un Vecchio nudo, e tremante, è ope- ra di Taddeo Landini. L'Autunno, e l'Esta- te sono di mano di Giovanni Caccini, e quella della Primavera fu lavorata dal Fran- cavilla Fiammingo. Accanto ad esso vi è la Volta, e l'antico

che

PALAZZO DEGLI SPINI ora del Marchese Fe- roni, che fu architettato da Arnolfo di La- po. Quivi presso vi sono le Case dei Buon- delmonti, dei Torrigiani, degli Altoviti, e degl'Alamanni, e de' Minerbetti, nelle quali tutte vi sono ottime pitture, ed altre rarità. Nel mezzo della Via si vede una

COLONNA di granito d'ordine dorico qui- vi eretta nell'anno 1564 da Cosimo I. con avervi fatta collocare sopra una statua di porfido rappresentante la Giustizia di mano di Romolo del Tadda di casa Ferrucci in memoria d'avere ricevuta in questo luogo la nuova della presa di Siena. Dicesi, che fosse l'ultima Colonna levata dalle Terme Antoniane, e donata al Granduca Cosimo I. da Pio IV. Dirimpetto alla Colonna appa- risce di vaga vista il

da

PALAZZO de' Bartolini, fabbricato col dise- gno di Baccio d'Agnolo; dall'altra parte vi è la Chiesa de' Monaci Valombrosani, chia- mata

S. TRINITA, disegno di Gio: Pisano fab- bricata circa al 1250. e la facciata fatta da Bernardo Buontalenti nel 1595. Nel mezzo sulla porta maggiore evvi un basso rilievo rappresentante la Santissima Trinità, e pres- so a mano sinistra S. Alessio in una nicchia, opere di Giovanni Caccini. Entrando trovasi a mano destra effigiato da Tommaso da San Friano S. Dionisio Areopagita, che medita la Resurrezione di Cristo, con adornamenti di marmi lavorati con somma maestrìa da Benedetto da Rovezzano. Nella prima Cap- pella della navata evvi un Crocifisso an- tico, creduto dei Bianchi. Nella seconda si vede effigiato S. Gio: Battista predicante alle turbe, opera di F. Francesco Curradi. Nella terza è del Passignano il Cristo mor- to retto dall'Eterno Padre, ed a basso so- no S. Luca, S. Gio: Battista, ed altri Santi. Nell'altre due Cappelle in una vi è una Tavola antica di D Lorenzo Monaco Ca- maldolense, con una Annunziazione, e nell' ultima vedesi una Madonna con i SS. Be- nedetto, e Bernardo della Scuola di An- drea del Sarto. Segue la Sagrestìa, dentro la quale vi sono varj quadri antichi, tra i quali all'Altare la Nascita di Gesù Bam- bino, che è una delle singolari opere del Ghirlandajo; e sopra questa nella parete ri- mirasi l'adorazione dei Magi di mano di Gentile da Fabriano; e dalla parte opposta all'ingresso della Sagrestìa una Madonna di- pinta da Cimabue. Altra Tavola con Gesù, Maria, e i SS. Girolamo, e Zanobi, opera di Mariotto Albertinelli; una Pietà del Bea- to Gio: Angelico; una Trinità con S. Bene- detto, e S. Gio: Gualberto di Alessio Baldo- vinetti; ed alcuni altri Santi Vallombrosani dipinti da Piero Dandini. Presso la porta di essa in Chiesa stà appesa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella quale dipinse una Pietà. Ne segue la Cappella dei Sassetti di- pinta a fresco dal predetto Ghirlandajo, con diversi fatti della Vita di S. Francesco d'As- sisi; e la Pietà di marmo sull'Altare è la- voro moderno di Vittorio Barbieri. Appres- so è la Cappella di S. Gio: Gualberto, alle pareti della quale sono due Tavole, ove è in una S. Pietro Igneo che passa per il fuo- co, opera di Taddeo Mazza, nell'altra Do- menico Pestrini da Pistoja colorì la molti- plicazione del Pane, e Vino fatta da S. Gio: Gualberto; la Concezione in un quadretto sopra l'Altare è d'Ignazio Hugford, sup- plendo per Tavola un bel Tabernacolo in cui si conserva una Mascella del Santo. Contiguo a questa Cappella è l'Altar mag- giore sopra il quale si venera l'Immagine del Crocifisso, che chinò la testa a S. Gio: Gualberto; il Presbiterio fu disegnato dal Buontalenti con due scalette in due nicchie, che è degno d'ammirazione. Quindi trovasi la Cappella degli Usimbardi incrostata di marmi Carraresi, e pietre di diversi colori; con due sepolcri di diaspro nero, sopra dei quali son ritratti al naturale due Vescovi di quella Famiglia lavorati da Felice Pal- ma, cioè Pietro Vescovo d'Arezzo, e Usim- bardo Vescovo di Colle. Nell'Altare in una nicchia di diaspro nero vedesi un Crocifisso di bronzo del sopraddetto Palma. Sono di grande stima le due Tavole nelle pareti, il S. Pietro naufragante è eccellentissimo lavo- ro di Cristofano Allori; l'altra quando ri- ceve le Chiavi da Cristo, fu colorita da Ja- copo da Empoli. Le lunette a fresco sopra di esse sono di Gio: da S. Giovanni, e la Tribuna è di Fabbrizio Boschi, Il Paliotto dell'Altare, ove è espresso in alto rilievo di bronzo il Martirio di S. Lorenzo, è opera di Tiziano Aspetti Padovano nipote del cele- bre Pittor Tiziano. Al prossimo Altare è una Pietà di Giuseppe Perini, di cui late- ralmente è il quadro di S. Geltrude, di fac- cia al quale S. Ildefonso, che riceve una Pianeta dalle mani di Maria, lavoro d'Igna- zio Hugford. Segue la Cappellina dipinta a fresco da Bernardino Poccetti, con varj fat- ti di S. Gio: Gualberto. Rientrando nella navata la prima Tavola di S. Umiltà è del Perini, la seconda di Lorenzo Bicci. La ter- za ove è effigiato lo Sposalizio di S. Cateri- na, è una copia di D. Alessandro Davan- zati, da Paolo Veronese, ed in questa Cap- pella è da notarsi il Sepolcro di Giuliano Davanzati. Nella quarta, da una parte il portar della Croce è del Vignali, dall'altra l'orazione all'Orto è del Rosselli. Alla se- guente Cappella ornata di marmi e colonne è l'Annunziazione dell'Empoli, le due sta- tue rappresentanti la Pace, e la Mansuetu- dine, sono di Giovanni Caccini; la morte di S. Alessio è di Cosimo Gamberucci, ed il Martirio di S. Lucia è di Pompeo Caccini; la Cupola di Bernardino Poccetti è così bel- la che più non si può desiderare. Fra le due Porte la statua di S. Maddalena, fu princi- piata da Desiderio da Settignano, e termi- nata da Benedetto da Majano. Di quì uscen- do si potrà vedere la vicina

ulti-

menico

dell'

Porte

CHIESA DE' SANTI APOSTOLI, una delle più antiche di Firenze, dalla quale il Brunelle- sco prese l'idea per le fabbriche di S. Lo- renzo, e di S. Spirito. Entrando si trova a mano destra la Tavola di mano del Gam- berucci, rappresentante S. Martino, che di- spensa elemosine. Nella seconda il Cav. Roncalli dalle Pomarance vi ha dipinto S. Pietro, che alla porta del Tempio risana lo storpiato. Alla terza vi è la celebre Ta- vola della Concezione, opera di Giorgio Va- sari. Nella seguente vi è un antico quadro dell'Annunziazione. Passata la quinta Cap- pella di S. Antonio Abate trovasi il deposi- to di Oddo degli Altoviti, ammirabile per la finezza de' fogliami, festoni, e rilievi in marmo, opera di Benedetto da Rovezzano, e quindi la Sagrestìa, e l'Altare appresso ov'è un'antichissima Immagine di Maria; ne viene la Cappella maggiore rinnovata col disegno di Gio: Antonio Dosio. I due busti laterali in marmo, che uno rappresen- ta Carlo Magno, che fece edificar questa Chiesa, e che fu consacrata dall'Arcivesco- vo Turpino; e l'altro l'Arcivescovo Anto- nio Altoviti, sono di Giovanni Caccini. Se- guita la Cappella degli Acciajoli dove sono lavori assai belli di Luca della Robbia. Do- po questa, e un altro Altare appresso, tro- vansi cinque Cappelle, nella prima vi è di- pinto da Tommaso da S. Friano la Natività di Cristo, nella seconda vi è di Stefano Ma- rucelli S. Michel'Arcangelo quando abbatte Lucifero. Ne succede la Cappella di S. Fran- cesco di Sales, ove si ammira il Santo Ve- scovo inalzato alla Gloria, opera del cele- bre Anton Domenico Gabbiani. La volta poi a fresco è del Bonechi. Appresso la qua- le vedesi un Crocifisso che esisteva nella soppressa Chiesa di S. Biagio, e nell'ultima è un S. Bartolommeo. Accanto si trova il

vo

PALAZZO già della Famiglia Borgherini, ora del Turco Rosselli, che è disegno di Baccio d'Agnolo, e nella sala vi è un Cam- mino di pietra serena di gran mole, lavo- rato a bassirilievi da Benedetto da Rovezza- no. Dipoi passato il Palazzo degli Acciajo- li, che corrisponde con buona facciata sull'Arno, voltando a mano sinistra si giunge alla

LOGGIA di Mercato nuovo fatta fabbricare dal Granduca Cosimo I. nell'anno 1548. per comodo di trattare i negozj della Seta, con disegno di Bernardo Tasso. Sotto questa Loggia esiste nel pavimento una rota bian- ca, e turchina come erano appunto le rote dell'antico carro detto il Caroccio sopra cui si poneva in tempo di guerra lo Stendardo Repubblicano bianco, e rosso. Si vede la- vorato in bronzo un Cinghiale, che versa acqua per comodo pubblico, opera di Pietro Tacca, tratta dall'antico della Gallerìa. Sopra questa Loggia in alcuni stanzoni vi si conservano tutti i Contratti originali che restano duplicati nei Protocolli de' Notari esistenti nell'Archivio Pubblico. All'intor- no, e vicinanza di essa Loggia vi sono le Botteghe, che servono alle manifatture e traffico delle Sete; e quì vicino esistono il Monte Comune, e il Magistrato della Co- munità di Firenze. Seguitando il cammino per la via di Calimala si arriva al

como-

MERCATO VECCHIO, che per ischerzo chia- masi il Giardino di Firenze, attese le molte delizie, che in abbondanza vi si trovano. Quivi si vedeva sopra una Colonna di gra- nito una statua di pietra di mano di Dona- tello, rappresentante la Dovizia; ma essen- do stata guastata dal tempo vi fu collocata altra statua simile, scolpita da Gio: Battista Foggini. Restano quivi appresso le abitazio- ni degli Ebrei dette il

Fog-

GHETTO, ove per avanti era un postribo- lo, di cui fanno menzione diversi Scrittori citati dal Baldinucci nella Vita del Buonta- lenti. Questo Ghetto è stato ampliato con abitazioni assai comode. Riprendendo il cammino a Ponente per il Corso de' Barberi è da osservarsi un Satiretto di bronzo di Gio: Bologna al Canto de' Diavoli, e dipoi si giunge al

PALAZZO del Duca Strozzi fatto fabbrica- re da Filippo Strozzi nel 1489. II primo di- segno di questa fabbrica fu dato da Bene- detto da Majano, sebbene poi proseguito dal Cronaca, il quale nella parte interiore murò ordine di architettura, essendo per di fuori Toscano, con bozze di pietra forte, di grandezza non ordinaria, e per di den- tro è dorico e corintio, come si vede nel Cortile. Rimane questo Palazzo da ogni par- te isolato, ed ha nella sommità un bel cor- nicione. Dalla parte opposta è osservabile alla metà della strada la facciata di altro Palazzetto del medesimo Duca Strozzi, di- segno di Gherardo Silvani. E sopra la Por- ta della Casa Uguccioni, vi è un busto del Granduca Francesco I. de' Medici scolpito da Gio: Bologna. Appresso è il

CANTO DE' TORNAQUINCI dov'è la Loggia di essa antica Famiglia, disegno del Cigoli, annessa al Palazzo fatto fabbricare da Gio: Tornabuoni col disegno di Michelozzo Mi- chelozzi, ove nacque Leone XI. spettante ai Marchesi Corsi, dai quali fu essa Loggia restaurata, nel qual Palazzo vi è un'ampia Gallerìa con eccellenti Quadri; in faccia al quale si trova quello de' Viviani, dopo quello dei Giacomini, la cui architettura è opera di Gio: Antonio Dosi assai singolare; quello dello Scalandroni dipinto in gran parte da Diacinto Fabbroni, quello degli Antinori, quello de' Pasquali, con più altri dai quali è circondata la Chiesa di

S. MICHELE BEBTELDI, detta dagli Antino- ri, dove già abitavano i soppressi Padri Tea- tini, ora Chiesa Parrocchiale ufiziata da' Pre- ti Seco ari, chiamata comunemente S. Gae- tano, fatta da' fondamenti restaurare dal Cardinal Decano Gio: Carlo de' Medici, col disegno di Matteo Nigetti Architetto, e di Gherardo e Pier Francesco Silvani. Questa si può annoverare tra le più vaghe, e più adorne della nostra Città. Sonovi quattro bellissime statue di marmo. una delle quali sopra la porta, è di Baldassar Bermosel Fiammingo, del quale è ancora il S. Gae- tano nella destra nicchia, nell'altra il S. An- drea Avellino è opera dell'Andreozzi. Mag- giori però, e di vaga apparenza sono gl'in- teriori ornamenti, imperciocchè divisati con architettura d'ordine composito, ed arric- chiti di pietre serene, son lavorate con sin- golar pulitezza. Osserveremo le Cappelle in- crostate di marmi, e adorne di belle pitture a fresco, e di Tavole molto stimate. Nella prima all'entrare a man destra vedremo la Tavola del martirio dell'Apostolo S. An- drea, di mano di Antonio Ruggieri. La se- conda, dov'è dipinto l'Arcangiolo S. Mi- chele, e i due quadri delle pareti sono del Vignali, e la volta è dipinta con molto ar- tifizio dal Colonna; e nella terza Matteo Rosselli dipinse S. Gaetano, ed un Beato suo Compagno. Accanto a questa Cappella è il Sepolcro coll'Inscrizione, e ritratto dell'Av- vocato Agostino Coltellini Fondatore della celebre Accademia degli Apatisti. In faccia poi della Croce, di mano d'Ottavio Vannini è dipinta l'adorazione de' Magi, e alla Cap- pella che segue, vi è del detto Rosselli una Tavola della Natività di Nostro Signore. L'Altar maggiore, posto nella Tribuna di mezzo tralle altre cose di pregio, ha un ric- chissimo Ciborio d'argento, opera di Bene- detto Petrucci. Bello è il Cristo di bronzo, di mano di Francesco Susini, e vaga la Cu- pola della Tribuna, dipinta dal Padre Gal- letti Teatino, che dipinse la volta della det- ta Chiesa. Seguitando dall'altra parte, nella Cappella vicina all'Altar maggiore, è una Tavola di S. Elena dipinta dal Rosselli, e in faccia alla Croce, un'altra simile del Bili- verti di gran bellezza. Nella Cappella di S. Andrea Avellino, Ignazio Hugford colorì la Tavola del detto Santo in atto di esser colpito dall'accidente apopletico. Nella Cappella di mezzo Pietro da Cortona dipin- se la Tavola del Martirio di S. Lorenzo. Nell'ultima vi è una Concezione con varj Santi di mano di Diacinto Fabbroni. Ador- nano ancor questa Chiesa 14 Statue di mar- mo, che dodici rappresentano gli Apostoli, con bassirilievi a piè di quelle, esprimenti il loro martirio. Le statue di S. Pietro, e Paolo sono di Gio: Battista Foggini, sei so- no del Novelli, e le altre del Caccini, Pia- montini, Fortini, Pettirossi, Cateni, e Ba- ratta. Camminando poi verso il Canto de' Carnesecchi, si ritrovano a man sinistra i Palazzi del Cav. Venturi disegno del Buon- talenti, ove è una sala dipinta da Bernardi- no Poccetti; e quello detto del Mandrago- ne celebre per il primo abboccamento ivi seguito del Granduca Francesco I. con la Bianca Cappello che poi divenne sua mo- glie; e a destra troveremo la Chiesa di

tano

detto

ne

S. MARIA MAGGIORE dei Carmelitani ri- fabbricata con disegno di Arnolfo di Lapo, essendovi altra antica Chiesa, che era stata consacrata dal Pontefice S. Pelagio nel 556. Entrando a mano destra è la Tavola di ma- no del Cigoli, nella quale è dipinto S. Al- berto Carmelitano in atto di liberare uno, che pericolava nell'acqua; ed anco quella del Pugliani, che rappresenta la Maddalena Penitente in atto di ricevere nella sua grot- ta da S. Massimino la Comunione. Segue il martirio di S. Biagio d'Ottavio Vannini, ed i laterali sono d'Antonio Giusti. Degna di lode è la Cappella de' Carnesecchi, la volta della quale fu dipinta da Bernardino Poc- cetti, e le due statue di marmo di S Barto- lommeo, e S. Zanobi furono lavorate dal Caccini; La Tavola di S. Francesco in atto di ricever le Stimate è delle bell'opere di Piero Dandini. Nella quinta Cappella ado- rasi un Crocifisso di rilievo con alcuni San- ti. La pittura nella Volta è di Giuseppe Ro- mei. Passato l'Altar maggiore è la Cappel- la del Sagramento, e quindi quella degli Orlandini, nella volta della quale il Vol- terrano rappresentò il Ratto d'Elìa, con bel- lissime figure, tramezzate da stucchi dora- ti; La Tavola dell'Altare della Madonna è del Biliverti. Ragguardevoli sono le due Tavole, che seguono, quella di S. Maria Maddalena de' Pazzi di mano d'Onorio Ma- rinari, e l'altra di S. Francesco e Sacra Fa- miglia dipinta da Matteo Rosselli, sopra le quali Vincenzio Meucci dipinse li due sfon- di che vi si veggono. Degna di grande sti- ma è la Tavola del Passignano rappresen- tante la venuta dello Spirito Santo. Una sin- golar memoria era già in questa Chiesa, og- gi perita, cioè il Monumento stato fatto a Salvino di Armato degli Armati nel 1317. inventore degli Occhiali. Nel Chiostro del Convento si vede in un canto una delle quattro Colonne che reggevano il Sepolcro di Ser Brunetto Latini maestro di Dante, la quale ha l'Inscrizione che lo dimostra. Ivi pure si vedono alcune Pitture a fresco fatte dal Poccetti, e da Nicodemo Ferrucci. Pres- so questa Chiesa vi è il

P Orlan-

PALAZZO del Beccuto Orlandini, moder- namente accresciuto. Sulla Piazza vi è il

PALAZZO Martini. Sul Canto ove era il Seminario ed oggi la Locanda di Pio Lom- bardi vi è una Testa del Salvatore di mano del Caccini. Non lontano da questo vi sono: il Palazzo de' Marchesi Malaspina, del Balì Martelli, del Cav. Ambra, e dipoi nella Piazza Madonna quello degli Aldobrandini ripieni di ottimi lavori di Pitture, e Scul- ture. Quivi vicino rimirasi il Giardino, e Palazzo de' Gaddi con statue, pitture, me- daglie, e altre antichità; Dipoi prendendo la strada a man destra in Via dell'Amore osserveremo la Casa fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi XIV. Re di Fran- cia da Vincenzio Viviani primo Mattemati- co del Granduca Cosimo III. Scolare del Ga- lileo. Nella facciata di questa Casa, eretta col disegno del Senator Gio: Battista Nelli il vecchio, alla qual Famiglia appartiene, vedremo sopra la Porta maggiore l'effigie di bronzo in rilievo, gettata da Gio: Battista Foggini, e dall'espresso ne' Cartelloni late- rali, nei quali vengono indicate notizie in- teressanti le sue scoperte

(1) In questa Casa vi abita il vivente Sig. Senatore Cav. Gio: Battista Nelli Figlio del so- pradetto, il quale possiede tutti gli Scritti del Galileo, e una scelta Librerìa di materie Ar- chitettoniche, d'Istoria, e Belle Lettere.

. Entrando sulla Piazza vecchia di S. Maria Novella osserve- remo a man destra il

bardi

P 2 Piaz-

PALAZZO de' Cerretani, dove è una Galle- rìa con antiche Statue, dipinta da Vincen- zio Meucci, e di pitture eccellenti possedu- ta in oggi dalla Marchesa Cassandra Cap- poni. E volgendo dipoi per la via di Val- fonda è da vedersi la Getterìa delle Cam- pane, e altri lavori di bronzo del Moreni; e dipoi è da osservarsi il

CASINO dei Marchesi Riccardi in Valfon- da, già dei Marchesi Bartolini, pieno di Sta- tue antiche e moderne, e di pitture eccel- lenti, tra le quali nella Cappella è la volta a fresco del Volterrano, con un Giardino vasto, e delizioso, in cui si vede la statua di Papa Bonifazio VIII., che prima era nella facciata del Duomo. Uscendo dal Casino suddetto, e voltando in Via nuova, si vede alla metà di essa un Tabernacolo con pit- tura di Giovanni da S. Giovanni.

QUARTIERE S. SPIRITO.

LA CHIESA DI S. SPIRITO fu fabbricata col disegno di Filippo di Ser Brunellesco; l'architettura di questo gran Tempio d'or- dine corintio è con somma perfezione con- dotta. La sua lunghezza a 160. braccia si estende, e di larghezza 54, e la crociata ha braccia 98. Vien diviso in tre navate repar- tite da bellissime colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo, sopra le quali l'architra- ve, il fregio, e il cornicione ricorrono. So- no 38. le Cappelle adornate di bellissime Tavole. A man destra vi è un'antica Ta- vola rappresentante l'Assunzione di Maria, con Adamo steso in terra sopra la vanga al- lato a un Fico, che credesi di un bravo al- lievo del Francabigio; dopo evvi un ammi- rabile copia in marmo del Gesù morto in grembo alla Madre, di Michelagnolo, che stà in S. Pietro di Roma, e che fece Nanni di Baccio Bigio suo Discepolo, in modo che tanto è il veder questa che l'originale. Ne viene l'Altare di S. Niccola la di cui figura in legno si dice del Sansovino, e ne' lati della Cappella vi sono due Angeli di mano del Francabigio, e quindi la Tavola dello Stradano, ove dipinse Cristo, che scaccia i Profanatori dal Tempio. La Tavola di S. Agostino e S. Monaca sua Madre è di Alessandro Gherardini. Quindi trovasi di Do- menico Passignani la lapidazione di S. Ste- fano. Nell'ultima Cappella vedesi egregia- mente scolpito in marmo l'Arcangelo Raf- faello, e Tobia dal celebre Giovanni Barat- ta. Voltando nella traversa a man destra, la seconda Tavola che si trova, è di Fra Fi- lippo Lippi. Quindi l'Altare della Madonna della Cintola, e quello appresso, ove si con- serva il Crocifisso de' Bianchi, trovasi in al- tra Tavola di Fra Filippo, ove dipinse la Vergine col Bambino, e S. Caterina. Ne se- guita l'apparizione della Vergine a S. Ber- nardo, che fu lavorata da Pietro Perugino, ma trasferito l'originale in Casa Capponi da S. Fridiano, vi si vede una perfettissima co- pia, fatta per mano di Felice Riposo, da cui pur son fatti dai lati S. Francesco, e S. Antonio da Padova. Seguono due Cap- pelle, che in una dipinse il Sagrestani lo Sposalizio della Madonna, e l'altra Gaetano Gabbiani il S. Niccolò, che resuscita i tre fanciulli uccisi da un Oste. Voltando dietro al Coro vi sono altre otto Cappelle, nella prima è di Aurelio Lomi Pisano la visita de' Magi con belle storiette nel grado dell' Altare: E appresso vi è la Vergine con al- cuni Santi di mano di Giotto, ove è sepolto il celebre Letterato Piero Vettori; contigua a questa viene una Tavola di Maria di San- dro Botticelli; appresso vedesi la Tavola dei Martiri di Alessandro Allori, di cui pure nel seguente Altare è ammirabile quella dell' adultera presentata a Cristo. Vien poi di mano del Vignali la Beata Chiara da Mon- tefalco nell'atto di ricever la Comunione per mano di Nostro Signore; ne seguono al- tre due Cappelle, con piccole Tavole anti- che credute di Sandro Botticelli; e voltan- do all'altra Tribuna, e passate le altre tre Cappelle, è da osservarsi all'Altar del Sa- cramento l'architettura, le piccole statue, i bassirilievi, il tutto lavorato in marmo dal celebre Andrea Contucci da Monte San Savino; quindi dopo altre tre Cappelle tro- vasi di mano di Benedetto del Ghirlandajo il portar della Croce, e la Trasfigurazione del Signore di Piero di Cosimo. E rientran- do nella navata, alla prima Cappella ornata di preziosi marmi, vedesi la bella Tavola di Agnolo Bronzino, ove figurò l'apparizio- ne di Cristo alla Maddalena; e nella secon- da trovavasi di mano del Rosso la Vergine, il S. Bastiano, ed altri Santi, la quale Ta- vola essendo stata trasferita nel Palazzo Reale, fu quì posta la bella copia, che si vede di mano del Petrucci. Passato l'Orga- no, di Ridolfo del Ghirlandajo è la Tavola di S. Anna, con la Vergine, e varj Santi; dopo la quale da Rutilio Manetti si trova effigiato S. Tommaso da Villanuova, che di- spensa limosine ai Poveri: ne segue la Ta- vola del Beato Giovanni da S. Facondo del Cav. Nasini. Nella penultima Cappella è un esattissima copia di Taddeo Landini del Cri- sto abbracciato alla Croce scolpito in mar- mo, il di cui originale di Michelagnolo Buo- narroti stà in Roma nella Chiesa della Mi- nerva; nell'ultima è la Resurrezione di Cri- sto, della Scuola del Francabigio. La Cap- pella maggiore, quanto bella per l'architet- tura, altrettanto per la materia magnifica, e ricca resta in mezzo della Tribuna, da ogni parte isolata, ed ha la forma d'un pic- colo Tempio, ergendosi sopra varie colon- ne una cupoletta, sotto la quale è situato l'Altare lavorato di pietre dure, e preziose, come altresì il Ciborio dell'istesso lavoro da Gio: Battista Cennini. Resta dietro all'Al- tare il Coro di figura ottagona, tutto di marmi Carraresi e ornato di statue di mar- mo scolpite da Giovanni Caccini, che diè il modello di tutta quest'opera, nella quale dalla Famiglia Michelozzi, che ne fu la fon- datrice, grandissime somme furono impie- gate. Dalla parte sinistra rimane la Sagre- stìa con un bel ricetto avanti, fabbricata col disegno del Cronaca, ed il ricetto è di- segno di Andrea Contucci di Montesansovi- no, nella cui Sagrestìa vedremo una bella Tavola di Fra Filippo Lippi, dove dipinse la Vergine col Figlio, e con Angeli e Santi d'attorno. Un'altra se ne trova di un S. Friacrio Francese in atto di sanare infer- mi di mano di Alessandro Allori, con al- tra pittura a fresco dell'apparizione che eb- be S. Agostino sulla riva del mare dell' Angelo in forma di bambino, di Bernardi- no Poccetti. Ammirasi il Campanile della Chiesa, condotto col modello di Baccio d'Agnolo. Le pitture del Chiostro sono di Atanasio Bimbacci, e nel Convento si tro- vano altre pitture di pregio. Uscendo da questo Tempio vedesi sul Canto di questa Piazza il Palazzo dei Marchesi Guadagni, e volgendo a mano destra si arriva alla Chiesa di

dotta.

faello,

seguen-

effi-

segno

S. CARLO già dei Padri Bernabiti ora d'at- tenenza dell'Auditor Gio: Benedetto Bri- chieri Colombi, che permise nel 1792. che facesse tutte le Sacre funzioni la Confrater- nita di S. Frediano, dipinta d'architettura dallo Stagi, lo sfondo della soffitta da Si- gismondo Betti, e da Giuseppe Zocchi la tribuna della Cappella maggiore, al di cui Altare la Tavola rappresentante S. Carlo è di Andrea Comodi. Quella a destra, entran- do, ove è effigiato S. Giovanni Nepomuce- no, è d'Ignazio Hugsfort, di cui pure sono li due medaglioni rappresentanti il marti- rio, e la morte di detto Santo, come ancor l'Angelo Custode in un piccolo ovato sul grado dell'Altare: in faccia a questo Pietro Marchesini lo dipinse il Beato Alessandro Sauli, e i due medaglioni sono del predetto Giuseppe Zocchi. Di quì passando avanti nella via più vicina, a man destra vi sono i Palazzi degli Antinori, del Rosso, Baldo- vinetti, e quello dei Castelli, ora del Mar- chese Feroni stato assaissimo accresciuto di fabbrica, e giardino per avere in esso incor- porato il soppresso Monastero di S. Frediano, e proseguendo si trova la Chiesa delle Reli- giose Agostiniane di

di

S. MONACA, al di cui Altare maggiore evvi una Tavola di Alessandro Gherardini rappresentante Maria che porge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo sfondo della vol- ta è dell'Ulivelli. Poco distante si trova la Chiesa dei Padri Carmelitani detta il

CARMINE. Questo vasto Tempio che fu cominciato fino dei 30. Giugno 1268. era il più ricco di eccellenti Pitture che fosse in questa Città, sì a fresco sulle pareti, che a olio nelle Tavole delle Cappelle. Per vie più abbellirlo e ricoprirne i cavalletti della Tet- toja si risolverono i Religiosi di farvi una soffitta d'intaglio in legno con tre sfondi di Pittura, col Disegno, e opera di Pietro Per- tici Intagliatore, al qual lavoro vi fu posto mano nel 1765. Era già quasi il tutto ter- minato, e collocate le Pitture negli sfondi lavorati da tre valenti Pittori, Ferretti, Fer- ri, e Burci, quando nella notte anteceden- te al dì 29. Gennajo 1771, fu nello spazio di poche ore tutto distrutto dal fuoco

Chi desiderasse però la descrizione delle abbruciate Tavole ec., che rendevano sì ador- na questa Chiesa, la troverà nel Borghini, nel Brocchi, nel P. Richa, e nella prima edizione di guesto Libro.

. Per tale deplorabil caso non poco si sbigot- tirono quei Padri, con tutto ciò animati da vero zelo si risolverono di dar di nuovo ma- no a questa grandiosa fabbrica, di cui non erano restate se non le mura danneggiate ancora esse dal fuoco, per la qual cosa col disegno dell'Architetto Giuseppe Ruggieri, datasi quasi subito mano all'opera, ne fu benedetta la prima pietra dall'Arcivesco- vo Incontri ne' 12. Luglio dell'istesso an- no 1771. essendone commesso l'incarico per la costruzione materiale della Fabbrica a F. Giovacchino Pronti Laico Carmelitano di Rimini, il quale con somma sollecitudine la condusse al suo compimento. Terminata questa fabbrica furono prescelti a dipingere la volta, e gli sfondi della Crociata i due rinomati Pittori Domenico Stagi per l'Ar- chitettura, e Giuseppe Romei per le figure, il quale parimente dipinse la Cupola effi- giandovi i personaggi più gloriosi del vec- chio, e nuovo Testamento, e nei tre sfondi laterali si vedono in quello del Coro il Pro- feta Elìa rapito sul carro di fuoco, in quel- lo dalla parte di S. Andrea, Maria che vela il capo a S. Maria Maddalena de' Pazzi, e nell'altro il Beato Angelo Mazzinghi in glo- ria; e nello sfondo della gran navata della Chiesa l'Ascensione al Cielo del Nostro Si- gnor Gesù Cristo. Terminato il lavoro, que- sta Chiesa fu consacrata dal vivente Ar- civescovo Antonio Martini nella mattina de' 15. Settembre 1782. E facendomi a de- scrivere le Cappelle a destra dalla Porta maggiore osserveremo al primo Altare una Tavola rappresentante Tobia in atto di gua- rire il cieco suo Padre dipinta dal Ganbac- ciani, al secondo vedonsi di mano di Bernar- dino Monaldi i Funerali di S. Alberto Car- melitano; nel terzo il Cristo in Croce con Maria, e la Maddalena ai piedi è opera di Giorgio Vasari; Ne segue al quarto la Vi- sitazione della Vergine a S. Elisabetta di mano di Aurelio Lomi; nel quinto osservasi una Pietà dipinta da Antonio Guidetti. Sa- lendo nella crociata accanto alla Sagrestìa vedesi la Cappella della SS. Vergine del Carmine, in cui si godono le bellissime pit- ture rappresentanti la Vita di S. Pietro Apo- stolo, di Masolino da Panicale, e di Masac- cio suo Discepolo, che vinse di gran lunga il Maestro, e fu il primo che aprisse la stra- da alla buona maniera, e alla perfezione dell'Arte, ed essendo morto Masaccio in età giovanile fu terminata da Filippo Lippi figlio di Fra Filippo; dalle quali pitture hanno appresa la perfezione dell'Arte i più sublimi Maestri i quali studiarono in que- sta Cappella, cioè Leonardo da Vinci, Fra Bartolommeo di S. Marco, Michelagnolo Buonarroti, Andrea del Sarto, Raffaello da Urbino, e tanti altri rinomati Professori, come leggesi nel Vasari ec. Nella Sagrestìa fu collocata sopra la Porta una Tavola rap- presentante il Martirio dell'Apostolo S. Ja- copo, di mano di Lorenzo Lippi, che per l'avanti esisteva nella Compagnìa di S. Ja- copo del Nicchio. Usciti si trova la Cappel- la lavorata a Stucchi dal Portogalli colla Tavola in cui è figurato il B. Buonagiunta Manetti: il S. Gio: Battista in gloria nella cupolina, e i peducci sono opera di Cipriano Lensi, come pure sono dell'istesso i due quadri laterali a fresco, nei quali vedesi la Predicazione, e Decollazione del Santo Pre- cursore. Passando al magnifico Altar mag- giore circondato da un balaustro, e tribu- na, fu fatto senza risparmio di spesa costrui- re di finissimi marmi dal Marchese Lorenzo Niccolini con un gran Ciborio di marmi, pietre rare, e bronzi dorati con sportello, ove vedesi espresso il Salvatore lavorato in argento. Nel Coro è un bellissimo Deposito di marmo lavorato con finissimi intagli, e animali da Benedetto da Rovezzano che era destinato per Piero Soderini Gonfaloniere perpetuo della Repubblica Fiorentina. Il di- segno dell'incassatura del nuovo Organo è dell'Architetto Giulio Mannajoni, eseguito coll'intaglio di Pietro Pertici; la gran tela del medesimo rappresentante Maria in atto di dare il sacro Abito a S. Simone Stock alta braccia 14. fu dipinta dal sopralodato Romei; l'Organo poi è dei migliori che sie- no in questa Città, lavorato dal nobile, ed abilissimo Sig. Alamanno Contucci di Mon- tepulciano. Accanto all'Altar maggiore ne segue dall'altra parte la Cappella del SS. Cro- cifisso della Provvidenza, ove si conserva la miracolosa Immagine; La cupoletta con i peducci, e due ovati laterali fu dipinta da Agostino Bosi rappresentante S. Alberto in gloria; I due quadri laterali dipinti a olio, quello dell'Esaltazione della Croce in Cornu Evangelii è di Gesualdo Ferri, e l'altro è di Gennaro Landi in cui copiò la famosa Tavola di Gregorio Pagani, rappresentante l'Invenzione della Croce, che restò vittima dell'incendio. Ne segue ora la magnifica Cappella della Casa Corsini, ove è il Corpo incorrotto di S. Andrea già Priore di questo Convento, poi Vescovo di Fiesole, e Ante- nato di sì illustre Prosapia, quale restò il- leso dall'incendio. La qual Cappella, non ostante le fiamme, che vi furono, per il molto legname, oltre a due delle migliori Tavole di Chiesa che vi eran riposte, non restò tanto danneggiata da non potersi ri- mettere nella sua primiera bellezza, come dalla detta Famiglia Corsini fu riaccomoda- ta, ed abbellita. Questa fu edificata col di- segno di Pier Francesco Silvani, incrostata di marmi bianchi di Carrara, e di misti di Seravezza, con pilastri, fregj, e cornicione d'architettura composita. In faccia sopra l'Altare, è una Tavola di marmo bianco lavorata con grande eccellenza di alto ri- lievo da Gio: Battista Foggini, ove è figu- rato il Santo fra le nuvole in atto d'es- ser rapito al Cielo da varj Angioletti. So- pra questa si vede Iddio Padre, scolpito in marmo da Carlo Marcellini, ed in mezzo all'Urna ove stà riposto il sacro Corpo, un bassorilievo d'argento d'eccellente lavoro. Anche nelle due bande laterali sono due Ta- vole dello stesso Foggini, in una è figurato il Santo disceso dal Cielo per assistere all' esercito Fiorentino, quando nella battaglia d'Anghiari messe in fuga, e superò quello di Filippo Visconti Daca di Milano con lot- to da Niccolò Piccinino suo Generale: e nell'altra si rappresenta quando nel cele- brare la Messa gli comparve la Santissima Vergine con uno stuolo di Angeli, profe- rendo verso il Santo quelle parole:Servus meus es tu, quia elegi te, & in te glori bar. La Cupola fu dipinta da Luca Giordano. Non passeremo sotto silenzio le memorie. che quivi si trovano degli Uomini illustri di questa Famiglia, e specialmente di Piero Corsini Vescovo di Volterra, e poi di Firen- ze, e di Neri Corsini Vescovo d'Arezzo, Zio di Clemente XII. Uscendo da questa Cap- pella a mano destra trovasi quella della Comunione (ove già esistevano le Pitture dello Starnina esprimenti la Vita di S. Gi- rolamo). La Tavola che ora vi si vede rap- presentante la Deposizione dalla Croce di Nostro Signore è di mano di Gio: Domenico Ferretti; la cupolina ove è espresso il Re Melchisedech in atto di offerire a Dio il Pa- ne, e il Vino per la Vittoria di Abramo, fu dipinta dal sopradetto Romei. Descendendo nella navata si trova la prima Cappella con la Tavola rappresentante S. Maria Maddale- na de' Pazzi in atto di ricevere il velo da Maria di mano di Giuseppe Antonio Fab- brini. Nella seconda vi è una Tavola di Gio: Maria Butteri, rappresentante il Centurione che chiede al Redentore la salute per il suo servo. Nella terza vi è la Natività di No- stro Signore dipinta da Francesco Gambac- ciani. Nella quarta si vede un'Annunzia- zione di Maria di mano di Bernardino Poc- cetti. E nell'ultima il Dottor Gio: France- sco Viligiardi a cui apparteneva, ci fece porre una Tavola rappresentante l'Adora- zione dei Magi di mano del celebre Grego- rio Pagani. Alla bellezza, e grandezza di questa Chiesa corrisponde il Convento capa- cissimo di gran numero di Religiosi. Ha due Chiostri spaziosi, in uno de' quali è dipinta dal Bettini, e dall'Ulivelli la vita del gran Profeta Elìa, e di varj Santi Carmelitani; e nel secondo vi è una lunetta bellissima del Poccetti, che rappresenta il miracoloso fuo- co sceso dal Cielo per il Sacrifizio offerto da Elìa al vero Dio. Uscendo da questo Chiostro si trovano accanto alla Chiesa le Scuole pubbliche di S. Leopoldo, dirette da varj Sacerdoti. Trapassando la Piazza quasi in faccia di essa a destra vi è il Palazzo Cap- poni che oltre a varie belle pitture ha un Museo d'Istoria Naturale, e quivi appresso l'abitazione dei Soderini; e a sinistra per il Borgo S. Frediano si trova la Chiesa Par- rocchiale di

olio

la

meli-

copo

abi-

Sera-

ze,

Q que-

CESTELLO, E S. FREDIANO, ove già abita- vano sino dal 1628. i soppressi Monaci Ci- stercensi; Questa fu fabbricata col disegno del Colonnello Cerruti di Roma. Tutte le Cappelle furono decorate di stucchi dal Mar- cellini. Entrando dalla Porta a mano destra si trova la S Maria Maddalena de' Pazzi opera di Giovanni Sagrestani, e la cupolet- ta e l'altre figure che l'adornano sono di Matteo Bonechi. La seconda è di mano di Antonio Puglieschi, essendo stato quivi po- sto il SS. Crocifisso dell'Abito; la terza ove è nella Tavola espressa la Natività di Ma- ria, è d'Alessandro Gherardini. Il quadro in testa alla crociata col martirio di S. Pietro viene da Guido Reni. L'altro in faccia di S. Bernardo d'avanti a Maria è di Fabbrizio Boschi. La Tavola che è situata nel Coro con Maria, ed altri Santi è del Cav. Cur- radi. La Cupola è del Gabbiani, e i peduc- ci furono più anni dopo dipinti da Matteo Bonechi. Restano le altre tre Cappelle tor- nando verso la porta, e principiando da quella della Comunione, quale è di S. Ber- nardo, che è nella Tavola celebrante all' Altare per la liberazione dell'Anime del Purgatorio con tutto il restante fu esegui- ta da Pietro Dandini. Vaghissima poi è la seguente opera d'Antonio Franchi, ove espresse il Battesimo di Cristo al Giordano: l'ultima Cappella è dipinta da Giovanni Cia- bili, nella quale rappresentò il martirio di S. Anastasio. Nel primo Chiostro di questo Monastero vi è eretta la statua di S, Maria Maddalena de' Pazzi lavoro di Antonio Mon- tauti, e di Giuseppe Piamontini è quella di S. Bernardo nel secondo Chiostro. In questo Convento abitavano già le Monache degli Angeli, che in oggi sono nel Monastero di Pinti, ed in questo prese l'Abito, visse e morì S. Maria Maddalena de' Pazzi, la cui Cella tuttavìa si tiene in gran venerazione. Questo Monastero serve di presente per uso del Seminario Fiorentino, provvisto di otti- mi Precettori, che la Filosofia, il Gius Ca- nonico, Teologia, e altre sacre Scienze in- segnano, non tanto ai Collegiali, quanto ad ogni Ecclesiastico, che v'interviene. Sulla Piazza di questa Chiesa fu dal Granduca Cosimo III. fatto fabbricare col disegno di Giovanbattista Foggini un

Anto-

Q 2 An-

GRANAJO pubblico, edifizio magnifico, e comodo per un tal uso; e quivi vicino vi sono le Fornaci del vetro; e riprendendo per il Borgo si arriva alla Porta S. Frediano, fuori della quale sull'Arno esiste un nu- mero grande di Barche, e Navicelli che tra- sportano per il Fiume ogni sorte di mercan- zìe, robe, e persone a Pisa, e Livorno. Prendendo dipoi a mano sinistra si trova il Conservatorio delle Religiose di

S. FRANCESCO DI SALES chiamato il Conven- tino, nella di cui Chiesa fatta con disegno di Anton Maria Ferri, si vede all'Altar mag- giore la Tavola del detto Santo dipinta da Ignazio Hugford, e le due laterali sono di mano di Giuseppe Grifoni, in una rimirasi un Crocifisso con S. Andrea Corsini, e S. Francesco di Chantal, e nell'altra la Vi- sitazione di Maria. Queste Religiose tengo- no con sommo zelo ed esemplarità in edu- cazione molte Ragazze civili, e insegnano loro oltre gli esercizj di pietà, il ricamo, cucito, ed altri lavori adattati alle respetti- ve età, e capacità; come pure danno lezio- ne di cimbalo, canto, e di qualche lin- gua estera. Uscendo da questo luogo, e volgendo per la prima strada a destra si tro- va la Chiesa di

mano

S. SALVADORE detta di Camaldoli e volgar- mente dei Mendicanti. In antico era que- sto luogo Monastero dei Monaci Camaldo- lesi i quali essendo Padroni di quasi tutte le Case di quelle contrade, presero il nome di Camaldoli. Dopo varie vicende, serve adesso per Scuole di Ragazze per l'Arte di tessere lana, lino, ed altro. E seguitando in faccia per la diritta strada lasciando la piccola Chiesa, e Convento delle Religiose Carme- litane della Nunziatina, e volgendo a destra si trova la Chiesa delle

CONVERTITE dove vi è di mano del Poc- cetti la Natività del Signore, la deposizione della Croce, e un S. Michele Arcangelo in Sagrestìa; e il Crocifisso all'Altar maggiore è lavoro di Baldassar Vermosser Fiammin- go. Dirimpetto a questa Chiesa si trova quella delle Religiose Francescane di

Sagre-

S. CHIARA, dove fra l'altre vi sono due Tavole di molta stima; Il Cristo morto è di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Credi è la Natività del Signore. Vago assai è l'Al- tar maggiore con due statue di S. France- sco, e S. Chiara di mano di Leonardo del Tasso, e oltre ai marmi osservansi ancora alcuni lavori in tutti tre gli Altari di terra della Robbia; lo sfondo della volta è dipin- to dal Ferretti. Questo Monastero fu fon- dato dal Cardinale Ottaviano Ubaldini, che fu il primo, che portasse il Cappello rosso, lo che seguì sotto Innocenzo IV. nel 1247. Proseguendo verso la Porta Romana ivi vi- cina è la Chiesa detta

LA CALZA Chiesa antichissima stata abita- ta prima da Religiose Gerosolimitane, e quindi dai Gesuati, quali soppressi, fu ri- dotta Prebenda Abbaziale. In questa Chiesa oltre la bella Tavola del Ghirlandajo di Ma- ria circondata dagli Angeli con S. Zanobi, e S. Giusto, sono un Cristo, ed una Pietà, con i Santi Gio: Battista, Girolamo, Gio: Colombini, e la Maddalena del Vannino co- piata dall'originale di Pietro Perugino che è nella Villa del Poggio; siccome un'Ora- zione all'Orto dello stesso, che dalla Chie- sa è stata trasferita nel Coro dove è l'Ecce Homo di Santi Pacini, e una Vergine addo- lorata d'Ignazio Hugford, del quale ancora è la Tavolina di Gesù buon Pastore, che stà all'Altare di una Cappella de' Preti, che fan- no gli Esercizj Spirituali. Essendo l'antico Convento di presente Casa di Esercizj dei Sacerdoti della Congregazione di Gesù Sal- vatore, è stato da essi con la detta Chiesa rifatto quasi dai fondamenti. Vedesi nel Re- fettorio dipinto dal Gherardini, Zocchi, Gricci, e Mannajoni, un Cenacolo a fresco di mano del Francabigio, molto stimato. E prima di andare avanti per la strada di Borgo è da osservarsi in faccia alla Porta una singolarissima opera di Gio: da S. Gio- vanni, ove ha in una femmina vestita di Regio ammanto effigiata Firenze, con attor- no altre femmine che simboleggiano le Cit- tà Provinciali in atto di render tributo alla loro Regina; pittura di presente con sommo dispiacere degl'Intendenti assai danneggia- ta, e guasta. E proseguendo per il detto Borgo trovasi la Chiesa Parrocchiale di

piata

S. PIERO IN GATTOLINO detta volgarmente Serumido, in cui è un quadro affisso alla muraglia a mano destra della Tribuna di una Crocifissione di mano del Passignano; e ivi accanto la Compagnìa del Sacramento, che fu nel 1776. tutta dipinta a fresco da Domenico Stagi, e le figure da Pietro della Nave; nello sfondo si vede Maria, e S. Fran- cesco d'Assisi, e nelle pareti la Vigilanza, e le sette Virtù. La Tavola di Maria di questo Altare è di Alessandro Fei detto del Barbiere. Quivi fu sepolto il Pittore Gio: da S. Giovanni. Quindi vicino trovasi il

Seru-

NOBILE MONASTERO di Religiose dell'Or- dine di S. Domenico, nella cui Chiesa, che fu restaurata col disegno di Antonio Ferri nel 1701, vedesi la soffitta arricchita di uno sfondo di mano di Anton Domenico Gabbia- ni, adorno d'architettura da Romualdo Bot- ti, ed il piccolo sfondo, sotto il Coro delle Monache, d'Antonio Puglieschi, e la tribu- na della Cappella maggiore di Pietro Dan- dini. Sono di pregio le Tavole degli Alta- ri, fra le quali quella fatta da Fra Filippo Lippi della Natività di Cristo, con S. Ilario- ne che è il ritratto al naturale di Fra Ru- berto Malatesti, fratello di Annalena. Di quì uscendo, vicino a questa Chiesa è un Oratorio antichissimo detto dei Bini, e di- contro l'antica abitazione già di questa No- bile Famiglia, acquistata dipoi dal Marche- se Torrigiani, nella quale di presente si am- mira il magnifico

contro

MUSEO D'ISTORIA NATURALE.

È Questo un ampio Palazzo, che il Gran- duca Leopoldo comprò dalla suddetta Casa Torrigiani, che in se racchiude quan- to può desiderare il Filosofo contemplato- re della natura.

Apre l'ingresso alla Storia Naturale una vastissima collezione di Anatomìa dell'uomo eseguita in cera secondo lo stato naturale, e le descrizioni dei migliori Autori, e che è compresa in 16. Stanze, e due Gallerìe. In essa è una copiosa serie di tuttociò che con- cerne l'Ostetricia, compresevi le operazioni più difficili, come per esempio la sezione della sinfisi, e il parto cesareo. Seguendo l'incominciato regno animale si entra in altra Gallerìa, che da un lato offre una se- rie di uccelli, dall'altra una di pesci pre- parati ciascuno ad imitazione del vivente, e corredati non solo del respettivo nome Linneano, ma di quello ancora, che offre la nostra lingua. (I quadrupedi unitamente ai grossi pesci, e grandi volatili, sono custo- diti in due più ampli stanzoni al primo pia- no): si entra in seguito in una stanza de- stinata ai Rettili; indi in altra, che com- prende gl'Insetti: si passa poi ad una nella quale sono i Vermi gelatinosi; poi in altra in cui sono i Testacei; e finalmente in un' altra, che comprende una serie di Vermi Litofiti, con la qual termina il regno ani- male, e che dà adito ai due seguenti regni vegetabile, e minerale.

grossi

Una stanza in cui sono raccolti i semi, fiori, foglie, radici, legni, gomme, resi- ne ec., apre l'ingresso al regno vegetabile compreso in questa, ed in altre due conse- cutive, nelle quali si conservano frutte per- fettamente simili al vero, funghi, e piante grasse, imitate con cera, perchè non pos- sono prepararsi asciugandole come sogliono far delle altre piante i Botanici: evvi inol- tre un copioso erbario di effettive piante asciugate, e compresse tra fogli, decorate col respettivo nome Linneano, come ogni altra cose costituente il Museo, e coll'Ana- tomia esattissima del proprio fiore

Si scende in seguito nel regno minerale a cui dà principio una grande stanza nella quale sono ricchissime collezioni d'Oro, Ar- gento, Platina, e Rame: la consecutiva com- prende il Ferro, e le Piriti; lo Stagno, Piombo, e Mercurio sono in quella che vie- ne appresso; essendo nella quarta disposte le Piriti, e le sostanze saline ed infiamma- bili, il tutto etichettato, e classato secondo il metodo di Cronstedt.

gento,

Dai Minerali si passa ai Fossili propria- mente detti così, e s'incomincia con le va- rie combinazioni della terra calcaria, poste nella precedente stanza, a cui ne seguono due altre le quali comprendono le altre ter- re Barite, Magnesia, Argilla, Silicea, nei diversi loro stati dal friabile e polveroso a quello di durissime pietre. L'altra contigua stanza racchiude le pietre preziose, e le gemme, ed anco le pietre composte, come Porfidi, Graniti ec.

Una stanza è aggiunta in appendice a tut- tociò per racchiudere i Bezoarri, e le petri- ficazioni di piante, e di animali. Finalmen- te un'altra stanza, ove sono effigiate alcu- ne singolari mostruosità di vegetabili, chiu- de questa vastissima collezione. Restano molti fossili e minerali non ancor posti in vista, capaci di riempire parecchie stanze, e vanno ancora facendosi altre per render sempre più completo quell'utile ramo di co- gnizioni umane. Avvi inoltre aperto agli occhi degli Studiosi un Giardino, in cui ve- getano circa tremila piante, ed un salone nel quale sono raccolti quasi tutti i minerali Toscani; ed in altro luogo sono chiuse le produzioni industriose degl'Isolani del Mar Pacifico.

gni-

L'accesso è aperto indistintamente a tut- ti ogni mattina, eccettuate le Feste. Ivi il Filosofo specola, e contempla; il Curioso ritrova inaspettate cognizioni dalla sempli- ce osservazione, e l'Artefice vi ravvisa le specie, e le varietà dei corpi che possono es- ser utili all'arte sua; e finalmente tutti in generale vi acquistano nuove idee, impa- rano a conoscere la natura, ed a viepiù am- mirare il Creatore nella varietà immensa delle produzioni. Uscendo da questo luogo, si trova la Chiesa delle Monache di

S. PIER MARTIRE, stato Convento di Mo- naci Camaldolensi. Osservisi la Colonna di marmo misto di Seravezza, fatta erigere da Cosimo I., per la vittoria di Marciano. Que- sta Chiesa è lunga braccia 90, e larga 25; Entrati a man destra al secondo Altare vi è un S. Rocco con S. Antonio, e S. Caterina di mano di Piero di Cosimo; dopo la Porta del fianco è da osservarsi la Tavola di S. An- tonio Abate, che risana alcuni infermi, ope- ra di Ottavio Vannini; e nel seguente vi è Maria con S. Domenico, S. Pier Martire, e S. Tommaso d'Aquino di mano del Vigna- li. Quindi lasciate le tre Cappelle di fron- te, in una delle quali è il deposito del ce- lebre Medico Giuseppe del Papa, e ivi ac- canto è la rarissima pittura a fresco di Gio: da S. Giovanni, fatta a Giulio Parigi celebre Architetto; In questa è dipinto S. Felice Prete in atto di soccorrere S. Massimo Ve- scovo di Nola moribondo per il freddo, e per la fame; con premergli in bocca un grappolo d'uva miracolosamente trovato sopra la neve. Accanto di mano del Ghir- landajo vedonsi effigiati varj Santi; e dipoi nella Cappella delle Monache vi è espressa Maria con S. Giacinto, e S. Pier Martire di mano di Jacopo da Empoli. Seguitando ver- so la porta, sotto il Coro è degna di stima la Tavola di Salvator Rosa, nella quale figurò in tempo notturno Cristo sull'onde del mare, che porge la mano a S. Pietro naufragante. In ultimo trovasi il Martirio di S. Cecilia, la cui Tavola fu dipinta da Jacopo Chiavistelli eccellente ancora nell' architettura, e che è quì sepolto. Contiguo a questa è di mano del Ticciati il Deposito del celebre Pittore Antonio Domenico Gab- biani, come pure dalla parte opposta si ve- de quello di Giuseppe Piamontini Scultore di gran merito. E` sepolto in questa Chiesa il rinomatissimo Gio: da S. Giovanni, la di cui lapida si legge dalla parte opposta alla di lui opera; come pure Antonio Franchi, e Lorenzo del Moro Pittori eccellenti, Pro- seguendo il cammino è osservabile la bella strada nominata via Maggio, ove sono le abitazioni de' Guidi, Suarez, Ridolfi, d'El- ci, Michelozzi, Firidolfi ec., e per l'al- tra via a man destra si passa a vedere il grandioso

tonio

del

PALAZZO DI S. A. R., che è uno de' più fa- mosi edifizj, che si veggano in tutta l'Ita- lia. Questo venne incominciato col disegno di Filippo di Ser Brunellesco a spese di Lu- ca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però co- munemente dicesi ancora Palazzo de' Pitti, quantunque fino dal tempo del Granduca Cosimo I, e di Leonora di Toledo sua mo- glie, che lo comprò, divenisse abitazione de' Granduchi Regnanti. Fu molto accre- sciuto dal Granduca Cosimo II. nel 1619, e dal Granduca Leopoldo. Di questo edifizio dovendo far parola brevemente descriverò le Statue, e le Pitture insigni, e l'altre co- se di maggior pregio, che vi si trovano. Primieramente la facciata di questo Palaz- zo lunga braccia 250. in circa, ed alta a proporzione, è tutta incrostata di bozze di pietre forti d'ordine rustico, ma così ben divisato, che vi risplende una maestosa bel- lezza. Più vaga però riesce la vista della Loggia, e del Cortile, fatto con disegno dell' Ammannato, il quale cambiò l'ordine della prima architettura, con tale avvedutezza però, che non disconvenisse all'opera già cominciata, onde si vede il primo Apparta- mento di forma dorica, il secondo d'ordine jonico, ed il terzo di corintio, tutti e tre adornati di varie colonne, di bellissimi fre- gi, e di un ricchissimo cornicione. In faccia del Cortile è una grotta, dentro la quale si trova una Peschiera di forma ovata con varj zampilli d'acque, che scaturiscono dalla ter- ra al cenno di Mosè ivi rappresentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la facciata due altre pile con sue fonta- ne vagamente intagliate; come altresì due grandi Statue di marmo, che una rappre- senta Pasquino, che sostiene Alessandro; l'altra Ercole, che ha superato Anteo, amen- due di maniera Greca. Vedesi una Fonte so- pra la grotta al pari del primo piano di que- sto Regio Palazzo, con un gran Vivajo, nel quale scherzano alcuni Putti di marmo so- pra Cigni, e nel mezzo di esso una gran tazza di porfido scolpita da Francesco Fer- rucci

Il segreto per lavoratla fu al medesimo dato da Cosimo I. che lo perpetuò nei Sovrani suoi descendenti.

, nella quale versano in copia le acque da varie bande. Sono le Stanze dell' Appartamento Granducale, e molte altre tutte adorne di stucchi dorati, e gran parte sono dipinte di mano dei più rari, ed eccel- lenti Maestri, fra i quali principalmente s'annoverano Pietro da Cortona, Ciro Ferri, Gio: da S. Giovanni, il Volterrano, Bernardi- no Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed al- tri. Non essendo stata fatta finora nelle precedenti edizioni di questo Libro veruna descrizione di questo Palazzo, spero sarà co- sa gradevole per compimento del medesimo di descrivere le Reali stanze che sono espo- ste all'osservazione dei Forestieri, e degl' Intendenti. Avanti di salir le scale avvi in qualche distanza a mano sinistra la Cappel- la Reale modernamente rifatta, le di cui pareti sono state dipinte dal Pittore Ade- mollo Milanese.

se

sto

Ascese le prime 4. branche della scala principale si entra in un ricetto, e quindi in una Sala. Quivi si osserveranno 10. Statue di marmo, alcune delle quali sono di qual- che merito. Ci sono due quadri grandi espri- menti due Marine di Salvator Rosa; e sopra la Porta d'ingresso, e sopra quella di con- tro esistono due quadri, che uno della Scuo- la del Caravaggio; come pure i Busti del Granduca Leopoldo, e del Regnante Ferdi- nando III. il primo fatto dallo Spinazzi, e questo dal Belli.

Si passa nel Salone che divide i due Quar- tieri principali, dipinto dal vivente Pittor Terreni. Esistono in 6 nicchie per ornamen- to 6. Statue, e lungo le pareti 12. Busti di marmo.

A mano destra si entra nella

Prima Camera detta di Venere.

Dipinta da Pietro Berrettini da Cortona. Nella volta si vede Pallade che toglie la gio- ventù da Venere, che resta nuda sul letto, e le fanno corteggio varie lascive femmine. Presso la medesima è pure Cupido. Mercu- rio accompagna Pallade mentre essa condu- ce la Gioventù ad Ercole, simbolo della Fa- tica, e della Virtù.

R Gli

Gli stucchi dei 2. Pontefici, e de' 6. pri- mi Granduchi Medici furono fatti dal Sal- vestrini.

Sotto la volta ci sono 8. Lunette, nelle quali sono espressi diversi Eroi dell'antichi- tà, che seppero preservarsi dalle passioni il- lecite.

Seleuco che langue in letto disposto a mo- rire piuttosto che a palesare la sua passio- ne verso Stratonica sua matrigna.

Alessandro per vincer la passione della li- bidine non volge gli sguardi verso la Sposa di Dario accompagnata da altre Concubine divenute sue prigioniere.

Antioco che sprezzando i vezzi di bella giovine scioglie le vele ai venti in tempo di fiera burrasca.

Crispo di Costantino che per non conta- minar l'onor del Padre fugge aprezzando le lusinghe della matrigna.

Augusto che chiude gli occhi all'ingan- natrice Sirena del Nilo, e prudentemente se ne libera.

Ciro che non si lascia vincere dalle lu- singhe di Pantea sua prigioniera, allonta- nandosene.

Scipione che rifiuta la conversazione di bellissime donne sue prigioniere.

L'Is-

L'Istoria di Massinissa, e Sofonisbe.

Sei gran Quadri ornano le pareti di que- sta Camera

Il metodo che ho creduto di adottare è di voltar sempre a mano destra entrando nelle Camere.

.

La Regina Saba che offre le sue ricchezze a Salomone del Pittor Tintoretto.

Giuseppe Ebreo del Cav. Vanni Senese.

Il sacrificio d'Abramo di Stefano Pieri.

Moisè, e Aronne del Cav. Perugino.

La morte di Abel, copia dell'originale del Tiarini esistente nella seguente Camera.

La strage degl'Innocenti del Cav. Nasini Senese.

Quattro Tavole di giallo di Siena con so- pra diversi gruppi, e vasi fanno ornamento a questa Camera.

Seconda Camera detta d'Apollo.

Nella volta si vede Apollo, a cui vien pre- sentata la Gioventù da Pallade, e Mercurio, ed Egli le addita Ercole simboleggiato per la virtù, e l'invita nel tempo stesso a con- templar la sfera colle stelle, ove distinguon- si i moti celesti, invitandola ad acquistar la virtù.

R 2 L'Apol-

L'Apollo, e l'Ercole sono di Pietro da Cortona, e il restante di Ciro Ferri suo scola- re eseguito a norma del Cartone del detto Maestro.

Nelle quattro Pareti sono effigiati i se- guenti fatti Istorici.

Cesare per non perder il tesoro del tempo, stando in piedi ascolta la lettura dei libri.

Augusto doppo d'aver chiuso il Tempio di Giano attende alle Muse, essendovi Vir- gilio che gli legge un squarcio dell'Eneide.

Alessandro essendo per porsi in viaggio si fa dare da un Paggio l'Iliade d'Omero, che stima al pari dei suoi Trionfi.

L'Imperator Giustiniano con i suoi Con- siglieri forma il Codice delle Leggi.

Quadri.

Diogene di Carlo Dolci.

Livio Mehus dipinto da se stesso.

Giuseppe venduto dai Fratelli, di Andrea del Sarto.

Sotto esistono 3. Ritratti, che uno d'un Vecchio di Olbens: un Principino della Casa Medici di Paolo Veronese, e un Ritratto di Femmina del suddetto Olbens.

Gran Quadro espritnente Marte furibondo che va alla guerra, abbandonando Venere,, di Paolo Rubens.

Un

Un paese dello stesso.

Bacco di Guido Reni.

Tre teste di Paris Bordone.

Faraone che dichiara Giuseppe Ebreo Vi- cerè di Egitto di Andrea del Sarto.

Sotto esistono tre quadretti, che uno di una S. Conversazione del Bassano: Principi- no della Casa Medici di Paolo Veronese: Ritratto d'una femmina del Parmigianino.

Filippo II. Re di Spagna di Tiziano.

S. Agnese di Pietro da Cortona.

Quadro grande esprimente Caino che uc- cide Abel del Tiarini.

Tre quadretti sotto, che in uno il Baroc- cio dipinse nostro Signor che predica alla Maddalena. Ritratto di Leonardo da Vinci, che dicesi fatto dal medesimo; nel 3. Il Ba- roccio dipinse San Giovanni Evangelista.

Quadro grande rappresentante S. Marco Evangelista di figura gigantesca, di Fra Bar- tolommeo della Porta.

Altra Tavola grande di Maria Santissima con Gesù in braccio e due Angeli, che la so- stengono, con i santi Giovanni, e Francesco di Andrea del Sarto.

Sotto esistono S. Maria Maddalena di Leo- nardo da Vinci, e un ritratto di una Giovine Veneziana del Morone.

S. Fa-

S. Famiglia del Salimbeni.

Paolo III. di Tiziano.

L'incantesimo di Circe del Castiglione.

Paese del Rubens con veduta di Città.

S. Famiglia copia di Raffaello del Coreggio.

Ritratto di Wanderkelt del Wandich.

Ritratto del Cardinale Ippolito di Tiziano

Maria col S. Bambino e Angelo del Guercino

Quattro Ritratti diversi di Monsieur Giusto

Buffone del Caravaggio.

Un Vecchio, ed altri tre ritratti del sud- detto Monsieur Giusto.

Quadro grande rappresentante la Vergine con S. Sebastiano, ed altri Santi del Rosso Scolare d'Andrea.

Ritratto del Tintoretto.

Ritratto di Monsieur Giusto.

S. Iacopo del Guercino.

Altro Ritratto di Monsieur Giusto.

Ritratto di un Vescovo del Giorgione.

Ritratto fatto da Tiziano della sua Favorita

Ritratto di un Povero di Guido Reni.

Esistono due Tavole grandi di Diaspro To- scano con 4. Urne di Pietra del Paragone di Fiandra con due Gruppi di Bronzo di Giro- lamo Ticciati fatti nel 1724. che uno rap- presentante la Samaritana al Pozzo, e l'al- tro il figlio prodigo.

Tra

Tra le due finestre avvi altra Tavola di Pietre dure con contorno di legno petrificato, e di contro altra Tavola di Scagliola con Apollo, e le nove Muse fatte da Stoppioni. Avvi ancor altro mezzo tondo, e intarsiato di Scagliola con disegno alla Raffaella fat- to dal Bartoli Livornese che abita in Lon- dra.

Terza Camera detta di Marte.

Dipinta da Pietro da Cortona. Nel mez- zo della volta si osservano diversi combat- menti militari, e vi è figurato Marte in at- to di ricevere Ercole in età virile presenta- togli dalla Dea della Sapienza.

Quadri.

Leone X. con due Cardinali, di Raffaello.

La Madonna detta della seggiola della ter- za maniera del medesimo.

Il Pittor Rubens coi Filosofi Giusto Lipsio, Grozio, e il fratello di Rubens, del sud- detto Rubens.

La S. Famiglia, di Andrea del Sarto.

Quadro grande rappresentante la Deposizio- ne di nostro Signore, del Cigoli.

Altro Quadro grande del Salvatore coll'Apo- stolo S. Pietro, del suddetto Cigoli.

S. An-

S. Andrea, di Simone Contarini.

Giulio II. di Raffaello.

Cristo col Fariseo che mostra la moneta, di Tiziano.

La Trasfigurazione sul Tabor, di Annibale Caracci.

La S. Famiglia, di Rubens.

Cardinal Bentivoglio, di Wandick.

Un Segretario della Casa Medici, di Paolo Veronese.

Ritratto in grande, di Tiziano.

S. Sebastiano, di Andrea Sacchi.

Quadro grande, la Cena d`Emaus, del Guer- cino.

Due ritratti del Pordonone.

Quadro grande di S. Filippo Neri con Maria, di Carlo Maratta.

Un Ritratto di Niccolò Cassano.

Un Ritratto di Tiziano con barba.

Un vecchio, e giovine del Volterrano.

Esistono in questa Camera due Tavole di porfido intarsiate di pietre dare esprimenti diverse nicchie di mare.

Quarta Camera detta di Giove.

Dipinta da Pietro da Cortona. Nella vol- ta si vede Giove che corona Ercole in età senile simboleggiato per la Virtù con altre figure esprimenti la fatica.

senile

Nelle 4. Lunette si vedono: Endimione, Pallade, Diana che dorme, Adone, Vulca- no, il Cavallo Pegaseo, il Carro del So- le, e Mercurio con l'Astrolabio inventor dell'ore.

Quadri.

Santa Famiglia di Rubens.

Altra del Palma il vecchio.

S. Francesco di Rubens.

La Fornarina di Raffaello.

Ritratto del Cardinal Fedra Inghirami del suddetto.

Federigo Duca d'Urbino in fascie del Baroccio.

Ritratto di Masaccio.

Quadro grande dell'Assunzione di Andrea del Sarto.

S. Francesco del Ribera d. lo Spagnoletto.

Ritratto del Cardinal Bibbiena di Raffaello.

Il Salvadore di Tiziano.

Piccolo quadretto della S. Famiglia dell' Albano.

Un Assunzione di Andrea.

Ecce Homo del Cigoli.

S. Famiglia di Tiziano.

Altra della seconda maniera di Raffaello.

Al-

Altra di Tiziano; ed altra di Paolo Ve- ronese.

La Vergine di Carlo Dolci con cornice in- tarsiata di pietre dure

Nostro Signore nell'orto del sud. Dolci.

L'Assunzione di Dionisio Calvert.

Il Salvadore del Baroccio.

Amorino che dorme a fresco del Vol- terrano.

Ritratto di un Principino di Danimarca del Wandick.

Quadro grande, la Vergine e diversi San- ti di Fra Bartolommeo.

Ritratto di un Vecchio del Cremonese.

Altro di Rubens.

Venere con Cupido, a fresco del Vol- terrano.

Ecce Homo di Alberto Duro.

Ritratto di Pietro Aretino di Tiziano.

Ritratto di Andrea del Sarto fatto da se medesimo.

Una Maddalena di Tiziano.

Ornano pure le pareti 4. quadri con bassi rilievi con cristallo fatti da Massimiliano Soldani.

Esiste una gran Tavola di Diaspro di To- scana con sopra un bell'Orologio, e due Gruppi di due figure scolpiti dal vivente Ca- radori, che uno esprimente Bacco, e Arian- na, e l'altro Caun, e Bibil.

rado-

Altra Tavola, tra le due finestre, di pie- tre dure con il contorno di legno petrifica- to, e sopravi un gruppo di corallo nero.

Due piccole Tavole di pietre dure, che una con fondo di Lapislazzuli, e intarsiata con imitar le nicchie di mare, e l'altra d'ala- bastro Orientale con farfalle. Come pure esi- stono due altre Tavole di scagliola, in una delle quali vedesi il Campo Vaccino, e nell' altra il Porto di Livorno.

Quinta Stanza detta di Ercole.

Nella volta dipinta da Ciro Ferri si ve- dono la Prudenza, e Marte che proteggono il povero, e lo sollevano al Cielo mediante la Virtù.

Quadri

Ritratto di Giorgio Vasari del Tiziano.

Calvino, Lutero, e Caterina, di Giorgione da Castel Franco.

Quadretto di Gianbellino.

Maria col piccolo Gesù, e S. Gio. Batista di Raffaello.

Tavola grande esprimente l'Apparizione del Signore di Fra Bartolommeo.

Due

Due quadretti che in uno la Vergine del Ba- roccio, e dicontro l'Angelo, copia del Cor- reggio dal Volterrano, esistendo l'originale in Napoli a Capo di Monte.

Giuditta colla testa d'Oloferne di Mon- sieur Giusto.

S. Giovannino del Correggio.

Un ritratto di Tiziano, e una Sibilla del medesimo.

La Maddalena, di Mr. Giusto.

Ritratto del Cremonese.

Due Fiamminghi, del Fedi.

S. Caterina delle Ruote, e S. Giuseppe di Scuola Lombarda.

La Carità, quadro grande del Parmigianino.

Ritratto di Raffaello.

Altro del Barroccio.

Deposizione della Croce, di Lodovico Ca- racci.

Una Pietà, di Andrea del Sarto.

S. Giuliano che conduce allo Spedale un malato, di Cristofano Allori detto il Bronzino.

Miracolo di Maria, di Benvenuto Garo- folo.

Le Parche, di Michelangelo.

L'Adultera, di Ercole da Ferrara.

La Carità, di Guido Reni.

Ritratto di Rembrant.

Mosè

Moisè, di Paolo Veronese.

Il Padre Eterno, della terza maniera di Raffaello.

Maria con 4. Santi, e due Putti che for- mano il più bello di questa gran Tavola del- la prima maniera di Raffaelle imitando il Maestro Pietro Perugino.

Quadretto ovale della S. Famiglia con Gesù che dorme, di Carlo Dolci.

Ballo delle Muse con Apollo, di Giulio Romano.

Altra S. Famiglia in quadretto ovale dell'Al- bano.

Cleopatra, di Guido Reni.

Balia della Casa Medici, di Paris Bordone.

S. Famiglia, di Annibale Caracci dipinta sul rame.

Altra di Raffaello; ed altra sulla porta, del Pordonone.

Ritratto di un Vescovo, di Tiziano.

S. Sebastiano, di Carlo Lotti.

Adamo ed Eva, del Bassano.

Quadro grande di Caino che uccide Abel, dello Schiavone.

Quadretto di Scuola Fiamminga.

Disputa del SS. Sacramento con S. Dome- nico, e altri Santi in grande di Andrea del Sarto.

Tem-

Tempio Fiammingo, di Peter Neef.

Ritratto di Monsieur Giusto.

S. Maria Egiziaca di Pietro da Cortona.

La Visitazione di S. Elisabetta, di Tiziano.

Miracolo di S. Pietro che resuscita la ve- dova Tabita, del Guercino.

Fanno pure ornamento di questa Stanza due Tavole intarsiate nel porfido esprimenti diversi vasi Etruschi, con contbrno alla Greca di giallo di Siena.

Sesta Stanza detta dei Novissimi.

Nelle quattro Pareti di questa Camera fu- rono dipinte dal Cavalier Nasini di Siena i quattro Novissimi; il Paradiso, la Morte, il Giudizio, e l'Inferno.

Ornano questa Camera tre scarabattoli grandi, dentro i quali esistono diversi lavori di avorio, e di ambra, e ornati con statuette d'argento, e in cima di quello di mezzo avvi un grosso Smeraldo non terminato.

Altro stipo di Ebano intarsiato di pietre dure di rilievo con lo Stemma Mediceo Pa- latino con figura intera dell'Elettor Palati- no sedente sopra trionfi militari con testa, braccia, e gambe di Calcedonio con scettro di Lapislazzuli, e ginocchi di amatista.

Al-

Altro stipo di Ebano con colonne di ala- bastro orientale, con cassette ornate di la- vori d'avorio, e sopra statuette simili.

Altro stipo con piccole colonne di diver- si marmi con Orologio, e diverse statuette di bronzo dorato, e inargentato.

Parimente otto busti stanno lungo le pa- reti di questa stanza.

Settima Stanza detta della Stufa.

La volta di questa Stanza fu dipinta da Matteo Rosselli, e nelle Pareti furono rap- presentate le quattro età dai maravigliosi pennelli di Pietro da Cortona.

Per servire alla propostami brevità di que- sto Libro mi sono per ora limitato alla de- scrizione delle suddette stanze, riservando- mi di pubblicar quanto prima una Descri- zione più dettagliata di tutte le cose pre- gievoli che si racchiudono in questo mae- stoso Reale Palazzo.

Passerò adesso a far parola dell'annesso Reale

GIARDINO DI BOBOLI, il più amplo, vago, e delizioso di questa nostra Città. La sua circonferenza fino alle mura della Città per lungo tratto si stende, nella quale il colle, e il piano, il domestico, e il salvatico scher- zano gentilmente. E` divisato in boschetti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo ador- nano moltissime Statue, ed è ripieno di al- beri, di fiori d'ogni sorte, e d'agrumi, es- sendo stato abbellito, e che di continuo d'ordine Sovrano và rendendosi sempre più dilettevole con nuove delizie che all'ameni- tà del luogo richiedonsi. Vedesi dunque in faccia alla porta che mette in esso dalla Piazza, in primo luogo una Grotta, fuori della quale le due statue cioè un Apollo, e una Cerere sono di mano di Baccio Bandi- nelli; nei quattro angoli di essa, col dise- gno del Buontalenti furono collocate quat- tro Statue di marmo di Michelagnolo Buo- narroti; ma però solamente abbozzate, le quali doveano servire per il sepolcro di Pa- pa Giulio II. e che dal Nipote di Michela- gnolo furono donate al Granduca France- sco. Vi sono alcune statue d'altri famosi Maestri, che rendon più vaga la Grotta, che adornata di spugne lavorate in varie forme, nella rozzezza di quei materiali di- mostra una bellezza non ordinaria. La vol- ta fu dipinta da Bernardino Poccetti, con sì leggiadre, e bizzarre invenzioni, che in un medesimo tempo reca terrore e diletto, av- vegnachè quell'ingegnoso Pittore, ajutato in parte da una naturale apertura, che resta nella volta, finse che la medesima volta sem- brasse di rovinare, e che da quelle fessure uscissero varj animali, i quali non dipinti, ma veri, e naturali rassembrano. Cosimo Lotti suo scolare dipinse diversi scherzi di Fontane. In faccia all'entratura di questa Grotta vedonsi due belle statue di un Paride che ha rapito Elena con una Troja sotto ai piedi, opera di Vincenzio Rossi, e in fondo vi è una Femmina di mano di Gio: Bologna. Usciti da questa Grotta si sale con breve cammino ad un vago Anfiteatro, che rispon- de di faccia al Palazzo circondato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale per i passati tempi, feste magnifiche sono state rappresentate. In faccia a questo per un am- pio Stradone si sale ad un altro bellissimo Teatro avente un gran Vivajo nel mezzo tutto rimodernato ed abbellito, al quale so- pra varj mostri marini di marmo fatti da Stoldo Lorenzi, vedesi un bel Nettuno di bronzo. E` da osservarsi alla metà del sud- detto Stradone nel Viale che conduce alla Fortezza di Belvedere un Caffeaus in forma di piccola Torretta, da cui con sorprenden- te colpo d'occhio osservansi le adjacenti Col- line, e le Città di Prato, e Pistoja: a sini- stra di esso Teatro salendo una scala vi è un Palazzetto con vago Giardino, e dalla parte opposta si giunge in un vasto Prato; e di quì per due lunghi viali tutti coperti di piante, e per un largo e spazioso Strado- ne ornato di belle Statue, si scende ad una Fontana isolata, di cui nè più vaga, nè più dilettevol cosa si può vedere. Sopra una Tazza di granito larga dodici braccia per ogni verso cavata da un solo pezzo, si vede una Statua di marmo gigantesca figurata per l'Oceano, a piè della quale tre altre Statue a sedere, significanti i tre Fiumi, Gange, Nilo, ed Eufrate, che versano gran copia d'acqua nella Tazza; da cui per sotterranei condotti passa ad altre fonti, ed in varj scherzi per il Giardino si sparge. Questa bel- lissima opera fu dal celebre Giovanni Bolo- gna condotta con molta eccellenza. Dipoi si arriva in altro vasto Prato abbellito di va- rie statue, e due colonne di granito Orien- tale, in fondo al quale vi è altra uscita che resta accanto alla Porta Romana. Tornati alla Piazza de' Pitti si trova la Via, e il

e il

vegna-

S line,

PALAZZO de' Guicciardini, che include l'antica Abitazione, dove nacque S. Filippo Benizj, del che è la memoria nella facciata, ed in appresso si giunge al Palazzo dei Dra- gomanni, e quindi alla Chiesa di

ed

S. FELICITA, sulla di cui Piazza esiste una Colonna di granito, sopra la quale vi è la statua di S. Pier Martire, eretta quivi ad onor suo dall'antica Famiglia de' Rossi nel 1244. per aver esso in Firenze colla sua pre- dicazione, ed esempio fatto gran frutto; ed in segno delle vittorie avutesi da' Cattolici contro gli Eretici Manichei. La detta sta- tua del S. Martire posta in luogo dell'anti- ca stata disfatta dal tempo, è di mano di Antonio Montauti. Entrando nella Chiesa, rifatta col disegno di Ferdinando Ruggieri nel 1736, troveremo a mano destra la Ta- vola della Cappella de` Capponi, di mano di Jacopo da Pontormo, che molto vi dipinse, ed evvi un Ritratto somigliantissimo di San Carlo Borromeo d'eccellente pennello, col- locato in un ornamento di pietre di gran pregio, fatto col disegno del famoso Vigno- la. Dopo di detta Cappella si vede l'antica Tavola di S Felicita con li sette Figliuoli martiri. Ne segue la Cappella di S. Grego- rio Papa, dipinta da Ferdinando Vellani da Modena. Contiguo è l'Altare del Crocifisso scultura stimabile d'Andrea da Fiesole. La Cappella maggiore è l'istessa già fatta col disegno del Cigoli, che fu unita con la nuo- va fabbrica, ed adorna con tre Tavole degne di stima, e specialmente quella della Nasci- ta di Cristo, che è di Gherardo Vanhonthourt Fiammingo, la Crocifissione è di Lorenzo Carletti, e la Resurrezione di Antonio Tem- pesti. Le pitture della volta, e pareti sono di Michelagnolo Cinganelli. Dopo questo alla prima Cappella della crociata, è di ma- no di Pietro Dandini lo Sposalizio della Ma- donna, e alla seconda Carlo Portelli dipinse la Trinità con alcuni Santi, Tavola che sta- va a un piccolo Altare dell'antica Chiesa, poi da Ignazio Hugford notabilmente da ogni parte ingrandita. Appresso segue l'Al- tare della Comunione, arricchito di marmi, e dalla stimatissima Tavola del Volterrano, ove dipinse l'Assunzione, e genuflesse S. Mar- gherita da Cortona, e S. Maria Maddalena de` Pazzi, e in un pilastro vi è di Mosaico un bel ritratto di Alessandro Barbadori zio materno di Urbano VIII., opera di Marcel- lo Provenzale; dipoi nel Presbiterio sotto l'Organo si trova la Cappella di S. Berta de' Bardi con una Tavola di Vincenzio Dandi- ni, che tenne il Gabbiani al naturale per il volto della detta Santa mentre era allora suo scolare e giovanetto. Bellissima poi è la Ta- vola di S. Luigi Rè di Francia che ne suc- cede, opera di Simone Pignoni. Dopo la quale è di mano d'Ignazio Hugford quella dell'Arcangelo Raffaello in atto di far ren- dere la vista al buon Vecchio Tobia per mezzo del suo figliuolo. Vi è poi il Marti- rio di S. Bastiano di Fabbrizio Boschi. Si trova in ultimo la Cappella de' Canigiani con Tavola e pareti di mano di Bernardino Poccetti, la qual Cappella con l'altra dalla parte opposta restano sotto al Coretto delle LL. AA. RR., che dal Palazzo vengono in alcuni tempi ad assistere alle Sacre Funzioni per il corridore che resta sopra la Loggia di fuori, nella parete della quale a sinistra ve- desi collocata la memoria di Arcangela Pal- ladina celebre Pittrice, e Musica col di lei ritratto in marmo, Scultura di Agostino Bu- giardini. E quella a mano destra del Cardi- nale de' Rossi nipote di Leone X., col di lui ritratto ed epigrafe ec. Dopo aver osservate molte antichissime Inscrizioni affisse nella parete entro il Cortile del Convento ritro- vate sottoterra nel rifacimento della Chiesa, proseguendo per la Costa, accanto al Palaz- zo del Marchese Tempi, trovasi la

S 2 dise-

vola

CASA del Cav. Menabuoni già Menabuoi, che fu nei secoli addietro Monastero delle Monache di S. Felicita, sotto il titolo di S. Maria Maddalena. Il di lui Museo è de- gno di vedersi. La maggior parte delle co- se, che possiede fu raccolta da esso in Pa- rigi, mentre colà dimorava. Sulla porta sì vede la testa d'uno di quei Leoni, che era- no sopra il Portone di Palazzo Vecchio, e che secondo Matteo Villani, e Scipione Am- mirato furono fatti l'anno 1353.

Mona-

In altro appartamento di questa Casa con- servasi una doviziosa raccolta d'Istoria Na- turale messa insieme dal Dottor Giovanni di lui Figlio, con un Laboratorio di Chimica ben corredato. Quindi uscendo da questo luo- go, si trova vicino il Monastero, e Chiesa di

S. GIROLAMO ove sono osservabili due Ta- vole del Ghirlandajo, in una S. Girolamo in penitenza, e sopra in un tondo una S. Maria Maddalena che si comunica, e nell'altra una Annunziazione, e sopra in altro tondo la Nativirà di Cristo. Alla Cappella maggiore vi è una Concezione con alcuni Santi Fran- cescani fatta dipingere in Roma dal Cardi- nal Bardi al Cav. Mazzanti d'Orvieto. Quivi accanto vi è il Convento delle Nobili Reli- giose Valombrosane di

S. GIORGIO detto lo Spirito Santo. La Chie- sa fu rinnovata, e abbellita nel 1705. Al pri- mo Altare a mano destra vedesi effigiata Ma- ria, e S. Domenico, di Jacopo Vignali; Il Cristo deposto dalla Croce è di Alessandro Gherardini, essendo del medesimo Artefice lo sfondo della volta. All'Altar maggiore la venuta dello Spirito Santo è di Anton Do- menico Gabbiani; La Tavola di S. Gio: Gual- berto in atto di perdonare al nemico è del Cav. Passignano, vedesi all'ultimo vicino alla Porta S. Benedetto che resuscita un Fan- ciullo di Tommaso Redi; Uscendo da questa Chiesa salendo la Costa avvi la Villa Mana- dori, oggi Cambiagi, non essendovi il più bel luogo per veder la nostra Città, e le di lei adiacenze. Quindi si trova la

mo

FORTEZZA DI BELVEDERE fatta fabbricare dal Granduca Ferdinando I. nel 1590 sotto la direzione dell'Architetto Bernardo Buon- talenti, e risedendo nella più alta parte della Città, vi si gode una sorprendente ve- duta. Esistono in essa una buona Armeria, e varj quartieri per la Truppa. Tornando a scendere la Costa, dirimpetto alla soprad- detto Chiesa dello Spirito Santo avvi la Chiesa di

S. AGOSTINO e S. Cristina ove abitano gli Agostiniani, fatta fabbricare da Madama Cristina di Lorena, moglie del Granduca Ferdinando I., Principessa di gran pruden- za, bontà, e vita esemplare. Nella scconda Cappella a mano dritta il S. Niccolò da To- lentino è opera di Gio: Battista Vanni. All' Altar maggiore di marmi arricchito vedesi la Tavola di S. Agostino di Francesco Pe- trucci; è di Jacopo Vignali il S Francesco di Paola nella seconda Cappella a man sini- stra. Nel mezzo di questa Chiesa vi sono se- polti i due rinomati Fratelli Casaregi, cioè l'Auditor Giuseppe Lorenzo dottissimo Giu- reconsulto, e il Conte Abate Gio: Bartolom- meo insigne Letterato e Poeta; come pure vi è seppellito il Dottor Gio: Targioni Toz- zetti Medico assai rinomato per i suoi Viag- gi, e per altre di lui Opere mediche, e d'Istoria naturale. Di qui scendendo si trova l'

Fer-

ABITAZIONE della Famiglia de' Mozzi, la quale essendo stata alzata nell'antico a fog- gia di Palazzo, o sia di Torre con merli, mostra quella magnificenza, che fu capace di dar ricetto nel 1273. al Pontefice Grego- rio X., e dipoi nel 1279. al Cardinale Lati- no Orsini, Legato del Papa per stabilir la Pace trai Guelfi, e Ghibellini. Quindi prose- guendo il cammino per il Fondaccio si giunge alla Chiesa Parrocchiale e Collegiata di S. NICCOLÒ, nella cui facciata è colloca- ta una cartella di pietra, con inscrizione incisa, contenente la memoria della deplo- rabile inondazione, che fece l'acqua d'Ar- no nell'anno 1557. nei seguenti versi Latini:

S. NIC-

Fluctibus undivagis, Pelago, similisque pro- cellis, Hunc tumidis praeceps irruit Arnus aquis, Prostravitque suae, spumanti gurgite, Florae Oppida, agros, fontes, moenia, Templa, viros.

e vi sono altre memorie di diverse inonda- zioni posteriori. Entrando in Chiesa trovere- mo a mano destra di Alessandro Allori l'Abra- mo in atto di sacrificare il Figlio. Nella seconda Cappella, di Battista Naldini la Pre- sentazione al Tempio E` da osservarsi l'Al- tare della Famiglia Cavalloni, dedicato al Santissimo Crocifisso, che per la sua struttura fa conoscere esser molto antico, e lavorato da buona mano. Accanto al Pulpito, da Ja- copo di Meglio è dipinta la Venuta dello Spirito Santo. Dal Poppi fu ben colorito lo Sposalizio di Maria Vergine alla Cappella dei Banchi. All'Altar maggiore vedesi una Tavola dipinta da Gentile da Fabriano con Maria, e quattro Santi. Nella contigua Cap- pella dei Gianni il S. Gio: Predicante è dell' Empoli. L'Annunziazione alla Cappella dei Guardini è opera di Alessandro Fei detto del Barbiere. Alla Cappella de' Nasi trovasi altra Tavola del Poppi nella quale è effigia- to il Figlio della Vedeva di Naim resusci- tato da Cristo. Ne segue il Martirio di S. Ca- terina di Alessandro Allori. Accanto a que- sta dipinse l'Empoli Iddio Padre con diversi Santi. E finalmente è del Curradi il S. Nic- colò che resuscita un Bambino arso dal fuo- co. Vi è una ben'intesa Sagrestia ove esiste una Vergine che porge la Cintola a S. Tom- maso nei muro di mano di Domenico Ghir- landajo. Presso la medesima è il

Empo-

PALAZZO dei Serristori molto magnifico. Di faccia a questo vedesi il Palazzo dei Ba- roni del Nero, alzato col disegno di Tom- maso del Nero; e quello degli Scarlatti con vaga facciata fatta col disegno di Alfonso Parigi. Quindi riprendendo per la Via de' Bardi si trova la Chiesa di

S. LUCIA DE' MAGNOLI, ove sono alcune antiche Tavole, che una di Andrea del Ca- stagno presso la Sagrestia esprimente Maria con S. Gio: Battista, e altri Santi, e dirim- petto ad essa se ne vede una d'Jacone Pit- tore; ne segue d'Jacopo da Empoli un'Im- magine di Maria, e altri Santi; e la Tavola di S. Lucia che ha dai lati l'Arcangelo Gab- briello, e la Vergine Annunziata è di Lo- renzo di Bicci. All'ingresso di questa Chie- sa a destra vi è la Cappella della Madonna di Loreto simile in misura a quella della Città di Loreto, col cammino, armadj e al- tro, notando però che quì tutto è rappre- sentato in pittura. Accanto vi sono le abi- tazioni de' Canigiani, e dirimpetto vedesi un Campo, ove per tre volte rovinarono tut- te le abitazioni, che quivi esistevano, per la qual cosa Cosimo I. ordinò che non vi si fabbricasse più, come si legge dalla quivi posta Inscrizione in marmo

di

Huius. Montis. Aedes Soli. vitio. ter. collapsas Ne. quis. denuo. restitueret Cosmus Florent & Senar. Dux. II. Vetuit. X. Octobris MDLXV.

A gran fatica fu liberato dalle rovine il ce- lebre Architetto Bernardo Buontalenti al- lorchè aveva cinque anni, e dimorava la sua Famiglia in una di dette Case. Seguitan- do il cammino a destra vi è il

PALAZZO del Senator Conte Capponi, fatto edificare dal famoso Niccolò da Uzzano col disegno di Lorenzo di Bicci, entro il qua- le si vede il busto di esso Niccolò, opera di Donatello, con inscrizione adeguata a così potente Concittadino, siccome appiè della Scala un Leone di porfido, che è cre- duto opera singolare degli antichi Etruschi; e dipoi si trova a sinistra il

di

PALAZZO del Marchese Tempi nobilmen- te adornato, in faccia alla Chiesa di S. Ma- ria sopr'Arno, nella quale è un'ammirabile Tavola dell'Empoli, rappresentante un mi- racolo di Maria, ed all'Altar maggiore un' Annunziazione antica, e di gran bellezza. Avanzando si giunge al

PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345. col- la direzione dell'Architetto Taddeo Gaddi, come nel Carrello affisso alla Loggia in mez- zo di esso a Ponente, nel muro che guarda Mezzogiorno si legge:

Nel trentatrè dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acque, Poi dodici anni come al Comun piacque Rifatto fu con questo adornamento.

Appiè di esso Ponte osserveremo una

STATUA di marmo greca, assai bella, chiamata abusivamente Alessandro Magno, uon essendo però che Ajace sostenuto da un Soldato. Dipoi si passi a vedere la Chiesa di

S. JACOPO ove abitavano anticamente i Roc- cettini, e adesso i Padri della Missione, di an- tica buona Architettura, ed è stata rimoder- nata di stucchi, e di Tavole. La prima a man destra è di Sebastiano Galeotti, ove è S. Gen- naro Vescovo; la seguente del Crocifisso è di mano di Agnolo Bronzino, che fu donata da Alessandro Bonaccorsi; la terza di S. Vin- cenzio de' Paoli è di Antonio Puglieschi; la quarta della Trinità è del medesimo Conti, e in ultimo di faccia alla Navata è del Gandi l'Assunzione di Maria. All'Altar maggiore Pier Dandini figurò Cristo, che de- stina S. Jacopo all'Apostolato: La Tribuna con due Tondi laterali è di Matteo Bone- chi. In faccia all'altra Navata il Ciocchi ha espressa la tentazione di S. Antonio. Quindi si trova la Sagrestia adorna di Tavole an- tiche: dopo la quale ne viene la Cappella di S. Francesco, il di cui quadro è d'Ago- stino Veracini. Quindi è degna di stima quella di S. Liborio Vescovo di mano di Ja- copo Vignali. Ne segue la Cappella dell'An- nunziazione, lavoro d'Ignazio Hugford. In ultimo trovasi il Martirio di S. Cecilia di- pinto da Giovanni Casini. Presso il Ponte S. Trinita è l'ingresso di questo Convento con nobil facciata, ove velonsi in marmo quattro Busti dei Granduchi Francesco I. Cosimo II., Ferdinando II. e Cosimo III.: ì primi tre scolpiti da Antonio Novelli, e l'ultimo da Carlo Marcellini. Delizioso è il passeggio di questa porzione di Fiume, tan- to dalla destra che dalla sinistra riva, in fine della quale da questa parte, e presso al già divisato Ponte alla Carraja, oltre le altre belle fabbriche vedesi il Palazzo dei

cet-

Cosi-

MEDICI, rifatto ed accresciuto. E nel Fon- daccio di S. Spirito vi sono le Abitazioni dei Vettori, de' Conti Bardi, Frescobaldi, Rinuccini, e Pecori, ripiene ognuna di Pit- ture, e di altre rarità.

Lusingandomi di aver con brevità sod- disfatto a quanto si era da me in principio promesso, quì pongo fine per ciò che riguar- da l'interno della Città.

VIDI FUOR DI FIRENZE UN' ALTRA ROMA.

COminciando dalla PORTA ROMANA, detta volgarmente di San Pier Gattolini, vol- tando a mano sinistra, alla fine d'uno stra- done coperto di Olmi si trova la Chiesa della

MADONNA DELLA PACE, di buona Archi- tettura; già antico Oratorio delle Monache di S. Felicita, e quindi abitarono i soppressi Monaci di S. Bernardo della Nazione Fran- cese Riformati, detti Fuliacensi. In questa è da osservarsi la Cupoletta dell'Altar mag- giore dipinta da Livio Mehus Fiammingo. Vi era nella soffitta un bellissimo sfondo con la Madonna, S. Bernardo, e alcuni An- geli di Luca Giordano, che fu trasportato nella Reale Accademia delle Belle Arti. Tornando alla Porta della Città, si vede quasi incontro la

Mona-

VILLA IMPERIALE. Al primo ingresso del lungo viale vi erano quattro Vivaj divisi da un Ponte, quali furono rinterrati, e ri- dotti a prato, e sopra due piedistalli vi stan- no erette l'Aquile Imperiali, e nel corpo delle medesime l'Arme della Casa Reale de' Medici con quella della Granduchessa Ma- ria Maddalena, e in altre due basi, in quel- la a mano destra un Leone, il quale con una zampa tiene un globo, rappresenta lo Stato Fiorentino, e nella sinistra la Lupa, che allatta, figura lo Stato Senese, scolpite da Simone Cioli. In distanza vi erano due altri Vivaj che furono ancor essi rinterrati. Quivi si vedono sopra quattro piedistalli le Statue di Omero, di Virgilio, di Dante, e del Petrarca. Questo ornato dà ingresso al Viale sopraddetto, che dolcemente salendo per poco men di un miglio, ombrato da Lecci, e Cipressi, conduce ad un grandis- simo Prato di figura semitonda, chiuso da balaustrate di pietra con statue, ove nell' apertura di mezzo ne sono due di marmo, una delle quali rappresenta un Atlante col Globo sugli omeri, e l'altra un Giove con fulmine alla mano degne di stima. In testa a detto Prato si erge l'Imperial Villa, am- pliata o ornata dalla predetta Arciduchessa Maria Maddalena, poi dalla Granduchessa Vittoria accresciuta da Mezzogiorno di ap- partamenti; e posteriormente dal Granduca Leopoldo con molta magnificenza ampliata, con avervi formati due superbi appartamen- ti, il primo dei quali al piano del Giardino tutto pitturato dai più celebri Pittori del nostro tempo rappresentandovisi i più cele- bri fatti dell'Istoria Romana. E l'altro su- periore fu ornato di vaghissimi stucchi, la- vorati con la maggior sottigliezza dell'Ar- te. Questa Villa ha due Saloni, ed è ripie- na d'ogni sorte di ricca suppellettile, di quadri, e di altre galanterìe di porcellane, buccheri, e Idoletti, e simiglianti rarità an- tiche, che in diversi Gabinetti, e Mezzanini con ben inteso ordine poste s'ammirano. Ivi sono annessi due Giardini con belli spar- timenti di fiori, agrumi, e fontane d'acqua; vi sono molte antiche, e moderne statue, tra le quali un Adone ferito, opera di Michelan- gelo di straordinaria bellezza. Sopra il detto Palazzo in un Colle più rilevato in poca di- stanza si vede un antico Monastero di Reli- giose dell'Ordine di S. Francesco, detto di

per

timen-

S. MATTEO IN ARCETRI, il qual Territorio produce delicati vini, e particolarmente certo vino detto Verdea, e vi sono delizio- se Ville, tra le quali è stimabile quella ove stiede relegato per 10. anni per ordine dell' Inquisizione il celebre Galileo, che adesso appartiene al Dottor Antonio Bonajuti. Tor- nando per la strada Romana si vedrà in pri- mo luogo a man sinistra altro Convento di Religiose dell'Ordine di S. Agostino, detto di

S. GAGGIO, ma in proprio significato San Cajo, fondato dalla Famiglia de' Corsini, ove si conservano insigni Reliquie, e la Ta- vola dell'Altar maggiore è di mano di Lo- dovico Cigoli. Vedesi in vicinanza l'altro Convento detto del Portico di Religiose dell' Ordine Agostiniano. In una discreta lonta- nanza di circa due miglia trovasi voltando verso la parte di Mezzogiorno la

CERTOSA, fatta col disegno dell'Orcagna, o come vuole il Vasari, di alcuno de' suoi discepoli. Nella Chiesa vedesi oltre più ec- cellenti pitture un nobile pavimento di mar- mi, e soffitta, e bello Altare, e a man sini- stra si entra in un altro grandissimo Chio- stro, il quale dà introduzione a molte Cel- le, e colle sue attenenze, secondo l'istituto di questi Eremiti. Nel Chiostro lo Strada- no aveva fatte diverse Pitture, ma essendo perite potranno vedersi i di lui bozzetti a olio esistenti in una Cappella, ove sono tre Tavole dipinte dal vivente Giuseppe Sacco- ni. Sopra la porta, che và nel Chiostro di fuori, vi è una Pietà con due Angeli, e dalla parte di dentro S. Lorenzo, di mano del Bronzino. Nella stanza del Capitolo vi è sulla parete con data del 1506. il Crocifisso colla Madonna, e la Maddalena appiè della Croce, e diversi Angeli di Mariotto Alberti- nelli, come ancora vi dipinse Bernardino Poccetti un Tobìa, e Lodovico Caracci un S. Gio: Battista. Vi si conservano sopra 120. Reliquie, una gran parte delle quali furono donate da Niccola Acciajoli Fiorentino gran Siniscalco de' Regni di Sicilia, e Gerusalem- me. Fu questo Niccola il Fondatore della Certosa intorno l'anno 1364. ed accrebbe quella di Napoli. In una stanza sotterranea sono le Sepolture di Casa Acciajoli, la qua- le Famiglia alla distanza di quivi nove mi- glia in Valdipesa possiede una gran Tenu- ta, e un magnifico Palazzo detto Monte Gu- foni con un bel Giardino con Fontane, e scherzi d'acque.

T disce-

le

Rendono deliziosa questa Collina le varie Ville, e specialmente quella del Michelozzi detta di Bellosguardo, perchè di quì godesi tutta la Città, (e dove il Guicciardini scrisse la sua celebre Istoria d'Italia

La più completa Edizione è quella fatta in Firenze colla data di Friburgo in quattro grossi Tomi in 4. con varie addizioni, che tro- vasi vendibile alla Stamperìa Granducale.

) de' Bor- gherini, degli Strozzi, e de' Franceschi. In vicinanza avvi la Chiesa di

S. FRANCESCO DI PAOLA, ove abitavano Frati del suo Ordine soppressi; sù la di cui Piazza è la statua in marmo di detto San- to del Piemontini.

Fuori della PORTA DI S. FREDIANO a man sinistra trovasi il Monastero dei Monaci di

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar maggiore, in cui è figurato l'ingresso di Nostro Signore in Gerusalemme, è di Santi di Tito; quella ove è il B. Bernardo Tolo- mei è del Pignoni, ed un'Assunzione dirim- petto è del Passignano. Agli altri due Al- tari in uno vi è espresso l'Apostolo titolare S. Bartolommeo, e nell'altro S. Francesca Romana. Delle due statue di marmo la Ver- gine Vestale, che tiene in mano un vaglio per l'Acqua santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla sinistra che rappresenta Clau- dia è di Scultore Fiammingo. Nella Cap- pella, che stà sotto la Chiesa, vi è una Ta- vola della Resurrezione di Raffaellino del Garbo, ben mantenuta. In vicinanza, si ve- de un delizioso Casino del Duca Strozzi, con un salvatico, che scende sino alla stra- da maestra, e dalla parte di Ponente vi è il Conservatorio di

T 2 tari

S. PIERO A MONTICELLI, di Religiose della Regola di S. Benedetto, in cui furono riu- nite nel 1786. le Monache del soppresso Monastero di S. Frediano di Firenze.

Fuori della PORTA AL PRATO, veggasi uscendo prima dalla Porticciuola delle Mu- lina, a man sinistra, posta alla fine del Bor- go di Ognissanti un Giardino detto la Va- galoggia

E` una deliziosa passeggiata quella dei Viali delle Cascine, ove esistono superbi, ed ameni prati, e boschetti avendone fatta parola a pag. 200.

Può passarsi a vedere in qualche distanza un antico Monastero di Monache Cister- censi detto S. Donato in Polverosa. Fuori di questa Porta è situata distante 10. miglia la Villa del

un

POGGIO A CAJANO di S. A. R. ampliata di nuovi Quartieri, e comodi. Fu principia- ta dal Magnifico Lorenzo de' Medici Pa- dre di Leone X. il quale la non terminata Fabbrica volle finire, e specialmente l'or- nato, e le pitture del Salone grande in par- te, che poi il Granduca Francesco fece con- durre a fine, seguitando il primo modello di Giuliano da S. Gallo. Evvi un Salone con volta a mezza botte riccamente stucca- ta, o per meglio dire, dal suddetto da S. Gallo gettata di materie, invenzione da lui imparata a Roma. Il detto Salone è di- pinto da Andrea del Sarto, dal Francabi- gio, e da Jacopo da Pontormo. L'Istoria è quando a Cesare furono presentati varj do- nativi in Egitto da molte Nazioni, alluden- do questo fatto al Magnifico Lorenzo de' Medici, che fu di rari animali, e tra gli altri di una Giraffa regalato da Gaitbeto Soldano d'Egitto nel 1487. e detta Giraffa è descritta dal Poliziano nelle sue mescolanze erudite: fu lasciata imperfetta da Andrea del Sarto, e terminolla Alessandro Allori.

Il

Il Francabigio dipinse in altra facciata, quando Cicerone dopo l'esilio fu in Campi- doglio chiamato Padre della Patria: allu- dendo questa Storia al ritorno in Firenze di Cosimo Medici il vecchio. Nell'altra fac- ciata il Francabigio medesimo dipinse, quan- do Tito Quinzio Flaminio Console Roma- no, orando nel Consiglio degli Achei con- tro l'Oratore degli Etoli, e del Re An- tioco, dissuase la lega, che disegnavano concludere gli Oratori con gli Achei mede- simi. Questo fatto pure allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo de' Medici disturbò i disegni de' Veneziani, bramosi di condursi al possesso dell'Italia tutta. Ed Alessandro Allori fece la pittura, che rappresenta la Cena di Siface Re de' Nu- midj, fatta a Scipione, dopo che egli ebbe rotto Asdrubale in Spagna: e questo pure allude al glorioso viaggio del Magnifico Lo- renzo al Re di Napoli, da cui fu generosa- mente convitato. Le due testate dove sono gli occhi che danno lume, furono dipinte da Jacopo da Pontormo, e vi è un Vertun- no co' suoi Agricoltori, con un pennato in mano bello e naturale, e l'Istoria di Po- mona, e Diana con altre Dee, che per esser pitture fatte a concorrenza de' soprannomi- nati Pittori, sono delle più belle che uscis- sero dal suo pennello. Quindi si entra in due Gallerìe, ordinate dal Gran Principe Ferdinando, per formare per mezzo di que- ste riccamente ornate, la comunicazione ai quattro Appartamenti, de' quali vien com- posta questa Real Villa. Dal detto Salone facendosi passaggio in un altro ornato a stucchi, si trova dipinta nella volta da An- ton Domenico Gabbiani la Toscana, che conduce davanti a Giove Cosimo Padre del- la Patria, mostrando d'aver esso quietate le discordie, fugati i vizj, e introdotta la pa- ce; opera degna di somma stima. Altre ec- cellenti pitture ornano le stanze di questo Palazzo, in una delle quali vi è una rac- colta di piccoli quadri fattavi dal Gran Prin- cipe Ferdinando, consistente in un sol pez- zo per autore, de' primi pittori del Mondo, sì antichi che moderni. La Tavola della Cappella, che è sul Prato, ove è una Pietà, è di Giorgio Vasari. Quivi si fanno copiose raccolte di squisiti Risi, e vi sono Edifizj per pulirli. Proseguendo verso Tramonta- na si giunge ad un luogo ameno, detto le Pavoniere, e serve per far correre i Daini, i quali in un Barco murato con boscaglia, e fossi d'acqua conservansi. Rimettendosi sulla strada maestra, a mano dritta trovasi altra Villa già di S. A. R. ora del Marchese Bartolommei detta di

nati

sulla

ARTIMINO, stata da Ferdinando I. dai fon- damenti fabbricata col disegno di Bernardo Buontalenti l'anno 1594. Vi sono due bei Saloni. E` situata nell'ottima eminenza di un Colle a Levante; ed il divertimento mag- giore, che si ritrae in detta villeggiatura, è la Caccia, essendovi a tal fine un cir- cuito di muraglia di sopra 32. miglia, det- to il Barco Reale, distendendosi dalle falde del Poggio di Artimino sino a' Poggi di Vin- ci nella Valdinievole. Due altre Ville pure di S. A. R. poco distanti l'una dall'altra, sono fuori di questa Porta, una detta la

PETRAJA, di gratissimo soggiorno special- mente nel tempo della Primavera. Il suo ingresso principale è a Tramontana per un Prato chiuso da folti cipressi in difesa dei venti: ha nel mezzo un Cortile tutto dipin- to di fatti Militari; vi sono nelle due fian- cate due Logge, che introducono negli ap- partamenti nobili; queste furono dipinte da Baldassarre Franceschini detto il Volterra- no, e rappresentano alcune azioni di Cosi- mo I. e di Ferdinando II. Granduchi, opere certamente degne di sì valoroso Artefice.

Sono

Sono poi da vedersi gli appartamenti di que- sto Palazzo arricchiti di buonissimi Quadri tra i quali più d'ogni altro è da ammirarsi nella Cappella la Tavola d'Andrea del Sar- to. L'altra detta

CASTELLO, Villa antica della Famiglia dei Medici, accresciuta dal Granduca Cosimo I. dalla parte di Levante, col disegno di Nic- colò detto il Tribolo, ed ampliata di quar- tieri dal Granduca Leopoldo, essendo sua Villa favorita. Nella volta della Loggia a man sinistra dentro il Cortile, alcune Isto- rie degli Dei antichi, e l'Arti liberali la- vorate a olio sulla calcina secca, sono di mano di Jacopo da Pontormo, ma assai gua- ste dal tempo. Per gli appartamenti vi sono distribuite belle suppellettili, e pitture, e vi è a fresco di Baldassarre Franceschini nel- la volta del ricetto, salite le prime scale, uno sfondo di ottimo colorito. Da Tramon- tana si entra in un vasto e delizioso Giar- dino. La prima gran Fontana, ove è l'Er- cole di marmo, che soffoga Anteo, dalla cui bocca esce in gran copia l'acqua, è di mano di Bartolommeo Ammannati, essendo il restante della Fonte disegno, e fattura del Tribolo, come di lui ancora è l'altra Fontana in mezzo al Boschetto de' lauri, piena di finissimi intaglj e bassirilievi, nel- la cima della quale vi è una Statuetta di bronzo rappresentante una Venere, dalla cui chioma, che si tien raccolta entro le mani, cade acqua. Intorno alla detta Fonte vi sono occulte fistulette, dalle quali ven- gono zampilli gentilissimi d'acqua. Questa Fontana è cinta d'ogni intorno da un bel salvatico, che fa prospettiva all'altra Fon- tana dell'Ercole, e per di sopra ad una Por- ta, ove pure sono varj zampilli d'acqua. Intorno alla Porta vi è una Grotta grande, e ricchissima di spugne, condotta anch'essa dal Tribolo. Vi sono tre grandissime Pile scavate, e intagliate d'un pezzo solo, una nella testata, e l'altre due per fianco all' entrare, sopra le quali vi sono scolpiti al naturale diversi Quadrupedi con buona di- sposizione, e da alcuni de' medesimi cade acqua nelle suddette pile, ove sono intaglj di Pesci, e nicchi marini. La detta Grotta è chiusa da cancellate di ferro, le quali aperte, quando si vuol dar l'acqua agli zam- pilli, che tra le spugne di sopra, nel pavi- mento, e da' lati vi sono, serransi con vio- lenza anch'esse per forza d'acqua. Questa Grotta è in mezzo a due Fontane nel mede- simo muro collocate, che ribattono all'altre due del Giardino, ove è il boschetto a La- berinto. Dal suddetto Giardino si sale ad un gran Vivajo, in mezzo del quale vi è in un Vecchio di bronzo figurato il Monte Ap- pennino, fatto dall'Ammannato, dalle cui chiome cade acqua: disegno, e lavoro del Tribolo, del quale è a Levante una Quer- cia molto artificiosa, e tutta giuochi d'ac- qua, che è ben degna di vedersi. Ma pri- ma di rimettersi sulla strada per tornare in Firenze non rechi noja il salire, voltando a mano destra della detta Real Villa per una brevissima strada che conduce alla

piena

due

VILLA della Sig. Teresa Grazini, moglie del Sig. Senatore Cav. Luigi Battolini Bal- delli, ove potrà osservarsi il Cortile della medesima tutto dipinto a fresco da Gio: da S. Giovanni. In questo vago lavoro si am- mirerà la vivacità, ed il gusto di questo sì illustre Maestro. Quindi riprendendo il cam- mino potrà tenersi la strada che passa sot- to la Villa della Petraja, e si vedranno di passaggio due

CONVENTI, uno di Religiose Camaldolen- si, detto di Boldrone: e pochi passi inoltran- dosi, il Conservatorio delle Signore della Quiete, ove si tengono per educarsi Fan- ciulle Nobili. Questo luogo era per addietro una Villa detta la Quiete della Granduches- sa Cristina. Pervenne in Donna Eleonora Ramirez di Montalvo, che fu la Fondatrice, e Institutrice. La Granduchessa Vittoria fe- cevi la Chiesa, che vi è, la Foresterìa, Ri- messe, e Stalle per renderlo comodo alle oc- casioni di trattenervisi, il di cui esempio seguendo la Principessa Anna Maria Luisa Elettrice Palatina, l'ampliò di un nobile Ap- partamento, e di un delizioso Giardino, e dalla Granduchessa Maria Luisa (poi Impe- ratrice) fu ampliata di altre comode abita- zioni. Trovandosi in queste parti è degna di vedersi la Villa, e luogo della

una

DOCCIA, ove dal Marchese Senator Car- lo Ginori fu introdotta in poca distanza da detta Villa la fabbricazione non solo di ogni qualità di Piatterìe, Vasi, e di altre Terra- glie, ma di finissime Porcellane di ogni sor- te con singolare industria, ed ottima riusci- ta, delle quali se ne vede una gran raccolta in una stanza disposta a forma di Gallerìa, stata accresciuta notabilmente dal Senator Marchese Lorenzo, e ridotta ad un'ottima perfezione e bellezza, impiegandosi in que- sta manifattura circa 100. persone. In vici- nanza avvi un considerabile edifizio riguar- dante la manifattura e conduzione della Se- ta di questi Negozianti Luigi Burgagni, e Comp. Inoltre a Sesto evvi la Villa del Mar- chese Corsi; a Colonnata quella del Conte del Benino fabbricata dal Senatore Ferran- te Capponi, ove si veggono in una vaga Gal- lerìa i cartoni eccellentemente coloriti d'una stanza d'arazzi di quella di Versaglies.

ta

Fuori della PORTA A S. GALLO, oltre l'Ar- co Trionfale, e Parter, come ho detto in que- sto a car. 62, prendendo a sinistra passato il Mugnone è da osservarsi un Tabernaco- lo sulla strada, dipinto da Gio: Battista Vanni, presso al

CONVENTO de' Cappuccini a Montughi, i quali hanno una bella Chiesa, e un comodo Convento, ed Orto. Vicino avvi sul canto della Villa Capponi un Tabernacolo dipin- to da Gio: Francesco Penni scolare di Raf- faello soprannominato il Fattore. Quindi passando da diverse belle Ville, inoltran- dosi a destra si trova la Villa di

CAREGGI, cioè Campo Regio che apparte- neva a S. A. R., e adesso al Sig. Vincenzio Orsi. Questa fu fatta fabbricare col disegno di Michelozzo, da Cosimo Padre della Pa- tria. Quivi il Magnifico Lorenzo de' Medi- ci, e Giovanni e Pietro suoi figli facevano le virtuose Accademie con Marsilio Ficino, detto il novello Platone, ed Angelo Polizia- no, Pico della Mirandola, l'Argiropolo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini dell'età loro. Tornando sulla stra- da maestra trovasi cinque miglia distante dalla Città

detto

PRATOLINO, Villa di somma amenità nel tempo di Estate appartenente a S. A. R. Questa gran Fabbrica col disegno di Bernar- do Buontalenti, e di Francesco suo figlio fu da' fondamenti dal Granduca Francesco I. condotta quasi al finimento, come lo testi- fica una bella Inscrizione, che si legge nel mezzo della volta della gran Sala, del se- guente tenore:

Fontibus, Vivariis Xystis has Aedes Franc. Med Magn. Dux Etruriae II. Exornavit hilaritatique Et sui amicorumque suorum Remissioni animi dicavit Anno Dom. M. D. LXXV.

Eravi un'antica Villa che Francesco I. com- prò da Benedetto Uguccioni. Per scale sco- perte si sale al primo, e nobile piano dalla parte di Tramontana, che per un Terraz- zino, o ripiano pure scoperto, si entra in un amplo Salone in volta a mezza botte, ed ornato in parte di stucchi, e di pitture; ed in un Salotto dipinto a fresco, dai quali si ha l'ingresso in più appartamenti dipinti a fresco d'architettura. Vi è un Organo Idraulico, che senza opera di mantici ha l'ufizio del vento per mezzo dell'acqua. In molta copia sono i lavori di Spugne marine, le Fontane, le Grotte, le Statue, fra le quali molte Colossali, e che in mille scherzose maniere versano acqua, molte al- tre sì fatte deliziose per l'ampio, e ben di- sposto Salvatico, e per i Giardini sono spar- se, e sotto il Palazzo medesimo. Circa tre miglia distante da questa Villa si trova l'Eremo di

ed

MONTE SENARIO, ove ebbe principio dai sette Beati Romiti Nobili Fiorentini la Re- ligione de' Servi di Maria Verg. l'anno 1233. e dove S. Filippo Benizj lungo tempo stette a far penitenza sull'alto giogo dell'istesso Monte. In mezzo di essa stà il Convento dei Religiosi dell'Ordine de' Servi di Maria; e vedonsi nel recinto le sette Grotte de' Beati Fondatori, e quella del Santo Propagatore, ove fecero lunga dimora. In questo Santua- rio non mancano da vedersi varie buone pitture, ma sopra di ogn'altra vi si ammira nella volta della Chiesa il bellissimo sfon- do, nel quale il Gabbiani rappresentò Ma- ria in Gloria con molti Angeli, che porge l'abito ai sette Beati Fondatori. Il secon- do a piè del Monte Senario era l'antico, e celebre

do,

MONASTERO DI BUONSOLLAZZO, tutto rin- novato dalla Real Munificenza di Cosimo III. ove abitavano i Monaci della stessa osser- vanza detti della Trappa che sono stati sop- pressi, e che appartiene oggi ai Marchesi della Stufa. Nel ritorno a Firenze, quasi due miglia discosto dalla Città, sulla mano sinistra fuori della via maestra si vede presso la de- liziosa Villa del Duca Card. Salviati presso il Ponte alla Badìa, con bel Giardino, e scher- zi d'acque. Quindi passato il Ponte di Mu- gnone si và alla soppressa

BADÌA di S. Bartolommeo, che servì lun- go tempo per Cattedrale di Fiesole, e fu poi ufiziata dai Monaci di S. Benedetto: ma es- sendo quasi dal tempo, e dalle guerre in po- situra di minacciar rovina, Cosimo de' Me- dici Padre della Patria, a proprie spese, col disegno di Filippo di Ser Brunellesco, vi fab- bricò una bella Chiesa e Monastero per i Canonici Lateranensi, a contemplazione di un tal Padre Don Timoteo da Verona ec- cellente Predicatore di quell'Ordine; e per meglio godere la sua conversazione, vi fece un appartamento per proprio uso. Dopo la soppressione dei sopraddetti Canonici Late- ranensi fu questo luogo dal Granduca Leo- poldo dato per uso dell'Arcivescovo di Firen- ze. Non dispiacerà che io ricordi come Salva- tor Rosa, e Lorenzo Lippi essendo amicissimi erano accostumati di far le loro passeggiate a questo luogo, e lungo il prossimo Torrente di Mugnogne comunicandosi le respettive idee, che il primo per le sue satire, l'altro per il suo Malmantile. Volgendo a Tramon- tana vi è una

me-

CHIESETTA, ove si conserva una miraco- losissima Immagine del Crocifisso, qual luo- go è detto Fonte Lucente, nominato dal Po- liziano nella Lamia; e da Levante vi è

S. DOMENICO, Chiesa dell'Ordine suo più stretto, ove è Noviziato, e vivono con gran- dissima esemplarità quei Religiosi, i quali hanno un comodo Convento fondato nell'an- no 1406. dal Beato Fra Giovanni Domenici a spese della nobilissima Famiglia degli Agli. Quivi S. Antonino fu il primo, che vestisse l'Abito Domenicano. Sono in questa Chiesa alcune pitture buone: tra le antiche, si ve- de la Coronazione della Madonna del Beato Giovanni Angelico, quella della Natività di Pietro Perugino, e un'altra del Sogliani; fra le moderne, quella dell'Annunziazione di Jacopo da Empoli, e tutta la volta della Chie- sa dipinta da Lorenzo del Moro. Poco sopra salendo il Monte si vede una bella Villa fab- bricata già da Giovanni di Cosimo Medici col disegno di Michelozzo, la quale appartiene ora al Senator Cav. Giulio Mozzi; avendo l'istesso Giovanni fatto col disegno del me- desimo Michelozzo fabbricare poco sopra la detta sua Villa una

V Pie-

CHIESA e Convento a' Frati di S. Girolamo, i quali ebbero principio in Firenze nell'an- no 1407. da Carlo Conte di Montegranelli che ha culto di Beato. Quelli furono soppressi da Clemente IX., e questo luogo è posseduto adesso dal Conte Carlo de' Bardi. Finalmen- te si giunge a Fiesole, ove sono la

CATTEDRALE, la Canonica, ed il Palazzo del Vescovo, e si vedono alcuni frammenti della Rocca, e delle Mura antiche, avendo l'anno 1010. i Fiorentini dato il sacco, come è noto per le Storie, e demolito il tutto. La Chiesa fu fabbricata l'anno 1028. dal Vesco- vo Jacopo Bavaro, di disegno Gotico. Nella Tribuna o Altar Maggiore vi si conservano le Reliquie di Santo Romolo in una cassa di marmo misto, e la Testa del qual Santo con un braccio si espone nel giorno consacrato al medesimo. Vi si conserva parte della Te- sta di San Donato di Scozia Vescovo di Fie- sole, e la Cattedra del Vescovo S. Andrea Corsini, che fu trasportata nella parete sini- stra in un ornato di pietra serena. La Tavo- la rappresentante il martirio di S. Tommaso Apostolo nella Cappella della Famiglia Gua- dagni è di mano del Volterrano, e tutto il bassorilievo di marmo della Cappella di Mon- signor Salutati col di lui Deposito, e ritrat- to, è opera di Mino da Fiesole, e il lavoro di marmi all'Altare di mezzo tra le due scale è di mano di Andrea Ferrucci pure da Fie- sole. Di faccia al Duomo vi è il

un

PALAZZO del Vescovo, che ha vasta Dio- gesi, presso il quale vi è un comodo, e ben regolato Seminario per i Cherìci. Sopra si trova la Chiesa di

SANT'ALESSANDRO, che in antico chiama- vasi di San Pietro in Gerusalemme, ove era il corpo di detto Santo, che fu Vescovo di questa Città, e martirizzato nel Territorio Bolognese intorno l'auno 502. Il detto Cor- po fu nel 1785. translatato nella Cattedrale per essere stata destinata questa Chiesa, stata scoperta di tettoja, a uso di Camposanto. Nel più alto di Fiesole è posto il

V 2 CON-

CONVENTO dei Riformati di S. Francesco, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove an- ticamente era la Rocca de' Fiesolani. La Ta- vola della Concezione è di mano di Pietro di Cosimo, e ve ne sono altre buone. Nella Librerìa di questo Convento si conservano varie Bolle di Eugenio IV., tra le quali una firmata di propria mano dall'Imperatore Gio. Paleologo di Costantinopoli, riguardante l'unione della Chiesa Greca, e Latina. Scen- dendo, in faccia alla Piazza vedesi la Chie- sa antichissima di

S. MARIA PRIMERANA, ove esiste un'Im- magine di Maria, che è una delle prime Im- magini della Toscana, e che perciò si chia- mi Primerana, la qual Chiesa, secondo l'Am- mirato, veniva ad essere quasi nel mezzo del- la Città di Fiesole. Verso Levante, qualche tratto discosto dalla Cattedrale, vi è un altro

CONVENTO di Zoccolanti detto la Doccia, fondato da Giuliano Davanzati nostro Citta- dino; e tanto in questo luogo che per l'adìa- centi Colline non più di due miglìa discoste da Firenze, vi sono sparse Ville molto como- de e grandiose. Tutti questi Monti Fiesolani e di Settignano sono abbondanti di Cave di Pietra, e macigni per uso di qualunque siasi fabbrica, ein ciò consiste il maggior traffico, e sostegno di quegli Abitanti. Discenden- do il monte, e voltando a destra avanti S. Do- menico, passata la Badìa, e il Ponte, pren- dendo a sinistra si giunge ad altro Convento di Monache detto

e so-

S. MARIA DEL FIORE DI LAPO, le quali so- no sotto la regola di S. Agostino, ed in an- tico nel 1334. avevano il loro Convento, dov' è oggi quello de' Riformati a Fiesole. Ci è una Tavola di mano d'Alessandro Allori, ove è la Madonna con alcuni Santi, e il Pa- dre Eterno. E di quì ritornando verso Fi- renze si trova la Chiesa di S. Marco Vecchio, ove fu traslatata l'Immagine di maria detta della Tossa, che era nella soppressa Chiesetta fuori la Porta S. Gallo. Passando alla

PORTA A PINTI, fuori di essa vi è un Ta- bernacolo di mano di Andrea del Sarto, che per l'ingiurie dei tempi è ridotto in catti- vo stato. Distante un miglio, nella Chiesa di S. Gervasio vi è una bella Tavola di Santi di Tito; e fuori della

PORTA alla CROCE si trova un Convento di Monache detto

SAN SALVI, da cui prende la denomina- zione l'adiacente pianura. Questo fu già uno dei primi Monasterj de' Vallombrosani, che lo cederono alle Monache dette di Faenza l'anno 1529. nel demolirsi un loro antico Convento, per piantarvi la fortezza di San Gio. Battista, volgarmente detta da Basso. Nel Refettorio di esso Monastero di San Salvi, di Andrea del Sarto si vedon dipinti in un arco San Benedetto, San Giovanni Gualberto, S. Salvi Vescovo, e S. Bernardo degli Uberti Monaco, e Cardinale, e nel mezzo in un ton- do è rappresentata la Trinità. In faccia vi è un Cenacolo che si reputa delle migliori pitture di Andrea, di cui se ne vede la stampa incisa da Teodoro Cruger; sul che è degno di memoria, che convenendo demolire per il detto assedio con molti suburbani Conven- ti, e Casamenti, anche la Chiesa di San Salvi con sue abitazioni, a contemplazione di così belle Pitture fu il Refettorio lasciato in piedi; ma per l'introdotta clausura di Monache non si possono vedere senza speciale licenza. Nella Chiesa vi è una Tavola con Cristo in Croce, e alcuni santi di mano di Francesco Morandini da Poppi, e quella di S. Umiltà del Passignano, ove riposa il di lei corpo. Circa un miglio discosto si trova un altro Convento di Monache detto

V 3 l'an-

S. BALDASSARRE, le quali vivono sotto la Regola di S. Agostino; e salendo sulla sini- stra, se ne trova un altro dell'Ordine di S. Benedetto, intitolato S. MARTINO a Maiano, ove è la Tavola dell'Altar maggiore dipinta dal Grillandajo.

Fuori di questa Porta, e in lontananza l'uno dall'altro sono da vedersi tre celebri, e grandiosi Santuarj, cioè la Vallombrosa, il Sacro Eremo di Camaldoli, e il sacro Mon- te dell'Alvernia, nel primo dei quali S. Gio: Gualberto, e nel secondo S. Romualdo fon- darono i loro Conventi; e nel terzo S. Fran- cesco ricevè le sacre Stimate. In ciascuno di questi sono osservabili molte belle pittu- re, e passando in questi luoghi vi sono an- cora da osservare molte Terre, e Castelli del- la ricca, e bella Provincia del Casentino.

Fuori della PORTA di S. NICCOLÒ, esiste una pianura abbondantissima di ottimi frut- ti, nominata Pian di Ripoli, e tale si chiama la

BADÌA di S. Bartolommeo de' Monaci Val- lombrosani, che quasi nel centro di questo piano è posta con un comodo Monastero, ove fa la sua residenza il Generale di quell' Ordine. Anticamente fu Monastero di Don- ne Un altro Convento si trova più sopra detto

S. MARIA del Bigallo, poco fuori della stra- da maestra d'Arezzo per levante, che sino al 1503. si mantenne a uso di Spedale, di padronato de' Capitani allora del Bigallo, che da esso presero un tal nome, e poi ceduto fu alle Monache dette di Casignano della Rego- la di S. Benedetto, minacciando rovina l'an- tico loro Convento in quel luogo. Poco più di cinque miglia da Firenze discosto si arriva all'

V 4 da

APPEGGI Villa di S. A. R. e poco distante è la celebre Villa de' Vecchietti detta il Ripo- so. Distante 3. miglia e 1/2. sopra un Poggio tra mezzogiorno, e Levante è situata la

CHIESA di S. Maria dell'Impruneta, assai frequentata per la gran devozione che si ha a quella sacra Immagine. Miracolosis- simo si è il ritrovamento della medesima secondochè riferisce Francesco Rondinelli nella Relazione dell'ultimo Contagio di Fi- renze. Vi sono grandi Indulgenze, e Privi- legj conceduti da molti Pontefici, e nel gior- no di S. Luca vi è un gran concorso di Po- polo, facendosi una grossa Fiera. E` ufiziata la detta Chiesa da dieci Cappellani con un Pievano, che hanno l'obbligo di dirvi quo- tidianamente il Divino Ufizio. Fu fondata dall'estinta Famiglia de' Buondelmonti, che fino al presente ha goduta la libera collazio- ne di quelle Cappellanie, e l'elezione del Pievano. La Chiesa è riccamente adornata, con soffitta tutta dorata con tre sfondi di- pinti da tre eccellenti Pittori di Firenze, tra i quali quello di mezzo è considerato essere il più insigne lavoro di Antonio Puglie- schi. Il primo degli altri due è opera di Tom- maso Redi, e l'ultimo di Gio: Cammillo Sa- grestani Tra le Tavole è osservabile la Vo- cazione di S. Pietro, di Jacopo da Empoli. E' degna di esser veduta la Sagrestia per la ricchezza de' sacri Arredi, che ivi si conser- vano, chi volesse più minuta informazione potrà vedere le memorie del Pievano Ca- sotti stampate da Giuseppe Manni in Firen- ze l'anno 1713.

i qua-

Fuori della Porta S. Miniato, che è ser- rata, si trovano due Chiese, la prima è detta

S. FRANCESCO al Monte, già de' Frati Mi- nori Osservanti, ora de' Padri Riformati di Toscana. Questa con disegno di Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, fu fatta fabbrica- re intorno l'anno 1350. da Castello Qua- ratesi, come ne fa fede un'Inscrizione posta davanti l'Altar Maggiore nel pavimento. Non ha che una sola navata con sei Cappel- le per parte, ed una di fianco all'Altar mag- giore in dentro, con suoi archi per di ſuora di pietra rustica, e suo cornicione, che ri- corre intorno la Chiesa, e per l'arco mag- giore della Tribuna. La Tavola dell'Annun- ziazione è del Beato Fra Gio. Angelico Do- menicano, e quella della Natività di Nostro Signore è di Gio: Antonio Sogliani, oltre di- verse Tavole di buoni Autori moderni che vi sono. Sopra la Porta della Sagrestìa la Pietà di terra cotta è di mano di Luca della Rob- bia: accanto alla Porta maggiore si osservi il Busto di marmo bianco di Marcello Virgi- lio Segretario della Repubblica Fiorentina, e gran Letterato, con un bello Epitaffio. Questa Chiesa è posta in tale eminenza, e vi- cinanza insieme alla Città, che di quivi con pittoresca prospettiva si gode Firenze con una gran parte de' Villaggi. Uscendo per la Porta del fianco di detta Chiesa, e cammi- nando pochi passi a man dritta per una Por- ta della Fortezza, che intorno all'anno 1526. con disegno di Michelangnolo Buonarroti fu fatta, benchè tirata a fine dal Tribolo, di cui è lavoro la bellissima statua di macigno non finita rappresentante una Vittoria che stà appoggiata accanto alla detta porta, si arri- va all'altra antichissima

V 5 meni-

CHIESA di S. Miniato, posta sopra, e nel mezzo di detta Fortezza, che per ogni par- te tutta si gode. Ma prima di descrivere co- me ella sta al psesente, mi piace di non pas- sare sotto silenzio qualche notizia di sua gran- de antichità, e origine. Nella persecuzione de' Cristiani sotto Decio, trovandosi San Mi- niato con alcuni Compagni a far penitenza nel Poggio, ove è oggi la sua Chiesa, e in quei tempi altro non v'era, che un picco- lo Oratorio dedicato all'Apostolo S. Pietro, e all'intorno boscaglia, il Tiranno con do- ni ed offerte d'ingrandimento condottolo in Firenze, lo tentò a rimuoversi dalla Reli- gione Cristiana, ma nulla valendo a frange- gere la fede del Santo, dopo diversi marti- rj, da' quali per alcun tempo Iddio lo pre- servò, gli fece tagliare la testa in un luo- go detto fino a' nostri giorni S. Candida, detta dal Candidato dei Martiri, ma il Santo pre- sala nelle mani passò l'Arno, e salito in questo poggio, rese nel suddetto Oratorio l'Anima a Dio: quivi fu seppellito il suo Corpo, e da' Fiorentini Cristiani fu fabbrica- ta una Chiesa al suo Nome. Ma questa sì no- bile, e grande, che si vede al presente, fu alzata nell'anno 1013. a 26. d'Aprile con consiglio di Ildebrando Vescovo Fiorentino, e coll'assenso di Sant'Arrigo primo Impe- ratore, e secondo Re di Germania, e di Santa Cunegonda sua moglie, che la dotarono di molte tenute, e con solenne pompa vi fecero traslatare il Corpo di S. Miniato nell'Altare, che è sotto le Volte della medesima Chiesa, la quale da' Fiorentini fu data allora in cu- ra a Consoli dell'Arte dei Mercatanti. E` spartita questa in tre navate, e vi sono due scale di marmo quasi al mezzo della Chie- sa di 16. scalini l'una, per dove si sale al Presbiterio, e Coro, fatto sull'antica co- stumanza della primitiva Chiesa. Questo è tutto di marmi e porfidi intagliati, e intra- mezzati; dietro all'Altare vi sono cinque finestroni serrati di trasparentissimo mar- mo, e nella lunetta semirotonda di Mosaico col Padre Eterno si vede a destra effigiata Maria Santissima, e a sinistra l'effigie di S. Miniato, e nel mezzo i simboli de' quat- tro Evangelisti. Davanti le volte, e ove el- le terminano, pure isolata viè una Cappella di marmo, fatta fare da Pietro de' Medici, ove nella volta è un partimento d'ottangoli benissimo lavorato da Luca della Robbia, con un quadro di pittura antica diviso in 18. spartimenti, nel quale Altare era collo- cato il Crocifisso che fu traslatato in S. Tri- nita. A man sinistra la Cappella che si ve- de dedicata a S. Jacopo, degna per ogni sua parte fu fatta in memoria del Cardinale Jacopo di Portogallo, con partimento tutto di marmi e porfidi, come sono la Cattedra Episcopale, e il Sepolcro di lui con tutta la figura, e sopra Maria col S. Bambino e Angeli lavorati da Antonio Rossellini Scultor di quei tempi rinomatissimo, e vi è questo Epitafio:

de'

che

figura

Regia Stirps, Jacobus nomen, Lusitana propago, Insignis forma, summa pudicitia; Cardineus titulus, morum nitor, optima vita, Ista fuere mihi: mors juvenem rapuit. Vix. An. XXV. M. XI. D. X. Obiit Anno Salutis M. CCCC. LIX.

Nella volta, che è senza spigoli, l'istesso Luca della Robbia fece in quattro tondi ne' Cantoni i quattro Evangelisti, e in quello di mezzo lo Spirito Santo. Di mano di Antonio del Pollajolo è la Tavola a olio, rappresen- tante S. Jacopo, S. Eustachio, e S. Vincenzio; di Pietro suo fratello sono alcuni Profeti di- pinti a olio nel muro di detta Cappella di presente in assai cattivo stato, siccome in un mezzo tondo l'Annunziazione; nella Sa- grestìa alcune azioni di S. Benedetto dipinte a fresco sono di mano di Spinello Spinelli, e accanto alla medesima vedesi un quadro con S. Miniato, con otto spartimenti, e presso la Porta a destra sonovi pure varie antiche Pitture. Questa Chiesa, di cui si è fatto ra- gionamento, e che ha servito di Sepoltura a più Martiri, fu negli antichi tempi ufiziata da' Monaci di S. Basilio, poi da quelli di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, o Clu- niacensi, e fra essi visse alcun tempo S. Gio: Gualberto Fiorentino de' Signori di Petrojo, dopo d'avere magnanimemente perdonato all'inimico, uccisore di Ugo suo fratello, quale incontrò poco sotto a S. Miniato, ove è una memoria del generoso fatto già noto in un Tabernacolo con Inscrizione. Il Cro- cifisso che chinò la testa, il quale era in quei tempi nella suddetta Chiesa nella men- tovata Cappella di mezzo, fu trasportato con solenne pompa nel dì 25. Novembre 1671. in quella di Santa Trinita de' Monaci del suo Ordine dentro la Città. L'anno 1373. a' 27. del mese di Agosto sotto Gregorio XI. usciti molto prima i Monaci Cluniacensi di detta Chiesa, vennero ad ufiziarla i Monaci bianchi di Monte Uliveto, i quali vi stette- ro fino al 1542. e partirono al tempo del- Granduca Cosimo I., e in detta occasione le- varono le ossa di S. Miniato.

da'

Ma chi desiderasse d'essere instruito più diffusamente delle Chiese, e Ville adjacenti, potrà pienamente appagarsi leggendo le Let- tere del benemerito nostro Sig. Abate Dome- nico Moreni scritte con molta accuratezza; avendone pubblicati fin quì quattro Tomi.

IN-

INDICE DELLE COSE PIU' NOTABILI Descritte nel presente Libro.

A

ACcademia delle Belle Arti 73.

S. Agata 61.

S. Agostino, Chiesa, e Convento 279.

S. Alessandro di Fieso- le 307.

S. Ambrogio Chiesa, e Monastero 138.

Angeli Chiesa 112.

Angiolini Chiesa, e Mo- nastero 105.

S. Anna Monastero 202.

Annalena Monastero, e Chiesa 248.

SS. Annunziata 86.

S. Antonio Chiesa 54.

SS. Apostoli Chiesa 213.

Appeggi Villa di S. A. R. 312.

S. Apollonia Monastero, e Chiesa 57.

Archivio Fiorentino 153.

Artimino Villa 296.

B

Dei Bacchettoni Compa- gnia 196.

Badìa di Fiesole 304.

---- di Firenze 144.

---- di Ripoli 311.

S. Baldassarre Monaste- ro, e Chiesa 310.

S. Barnaba Monasteto 55.

Boldrone Monastero, e Chiesa 299.

C

Calza, Chiesa 246.

Camaldolensi, Chiesa 112.

Campanile del Duomo 29.

---- di Palazzo Vecchio 154.

---- di S. Spirito 233.

Cappella dei Principi in S. Lorenzo 51.

Cap-

Cappuccine 134.

Cappuccini di Montu- ghi 301.

Careggi Villa 301.

S. Carlo già de' Bernabi- ti 233.

Carmine, Chiesa, e Con- vento 234.

Casa del Viviani Matte- matico 53.

Casa di Federigo Zac- cheri 103.

-- del Dott. Targioni 141.

Cascine di S. A. R. 292.

Casino dei Principi Cor- sini 202.

---- di S. Marco 71.

-- de' Marchesi Riccar- di 228.

-- Dei Nobili 212.

Castello, Villa di S. A. R. 297.

S. Caterina Monast. 72.

S. Caterina in via delle Ruote 58.

Cavallo della SS. Annun- ziata 85.

-- di Piazza 162.

Certosa, Chiesa, e Con- vento 289.

Cestello, Chiesa 249.

S. Chiara, Chiesa, e Mo- nastero 246.

Chiarito Monastero 62.

Cinghiale di Mercato nuo- vo 220.

S. Clemente, Chiesa, e Monastero 61.

Colonna di S. Felice in Piazza 252.

-- di S. Felicita 275.

-- di S. Giovanni 38.

-- di Mercato Vecchio 220.

-- di S. Trinita 213.

Compagnia della Miseri- cordia. 30.

-- de' Bacchettoni 213.

Conservatorio dei Pove- ri 55.

Convertite, Chiesa, e Mo- nastero. 245.

S. Croce, Convento, e Chiesa 121.

Crocetta Monastero 104.

Cupola del Duomo 24.

D

Doccia, Chiesa, e Con- vento 308.

Doccia Villa Ginori, e Fabbrica di Porcella- ne 300.

S. Domenico nel Maglio 63.

S. Domenico di Fiesole, Chiesa, e Convento 305.

S. Do-

S. Donato in Polverosa, Chiesa, e Monastero 293.

Duomo di Firenze 7.

E

S. Elisabetta di Capito- lo 133.

F

S. Felice in Piazza Chie- sa, e Monastero 252.

S. Felicita, Chiesa, e Monastero 275.

Fiesole Città 306.

S. Filippo Neri, Chiesa, Oratorio, e Convento 147.

Fontana di Piazza del Gran-Duca 160.

Fonte Lucente Chiesa 305.

Fortezza da Basso 55.

-- di Belvedere 279.

S.Francesco Monast. 137.

S. Francesco di Sales del Conventino 244.

S.Francesco di Fiesole 308.

S. Francesco al Monte 313.

G

S. Gaetano 213.

S. Gaggio, Chiesa, e Mo- nastero 289.

Galleria di S. A. R. 165.

S. Gervasio 309.

Ghetto degli Ebrei 221.

Giardino di Boboli 271.

-- de' Semplici 63.

S. Gio. Bat. Chiesa 30.

S. Gio. Evangelista dei PP. delle Scuole Pie 81.

S.Gio. di Dio 208.

S. Giovannino de' Cava- lieri 58.

S. Girolamo Chiesa 278.

S. Girolamo di Fiesole 306.

S Giuliano Monastero 54.

Giuoco del Calcio 132.

S. Giuseppe, Chiesa 133.

Granaio pubblico 144.

Guardaroba di S. A. R. 158.

I

S. Iacopo sopr'Arno Chie- sa, e Convento 284.

S. Iacopo tra' Fossi Chie- sa, e Convento 182.

S. Iacopo Monast. 137.

S. Iacopo in Campo Cor- bolini 53.

S. Iacopo di Ripoli 199.

Imperiale Villa di Sua Altezza Reale 287.

Impruneta Chiesa 312.

Ls-

L

Lapo Chiesa, e Monaste- ro 309.

Libreria di S. Lorenzo 47.

-- del Magliabechi 164.

-- del Marucelli 77.

Loggia dei Lanzi 158.

-- di Mercato nuovo 219.

S. Lorenzo Collegiata R. Basilica 40.

S. Lucia sul Prato 203.

S. Lucia, Chiesa, e Mo- nastero 202.

S. Lucia d'Magnoli 282.

M

Madonna della Pace Chiesa 286.

-- de' Ricci Chiesa, e Convento 120.

-- del Sacco 99.

Maiano Monastero, e Chiesa 311.

Malmaritate 198.

S. Marco Convento, e Chiesa 64.

S. Marco Vecchio 309.

S. Margherita Chiesa 149.

S. Maria sul Prato 202.

S. Maria in Campo 121.

S. Maria di Candeli 110.

S. Maria del Fiore 7.

S. M. Maddalena 107.

S. Maria Maggiore 225.

S. Maria Novella 184.

S. M. Primerana 308.

S. M. sopr'Arno Chie- sa 284.

S. Martino Monast. 198.

S. Martino Orat. 150.

S.Matteo in Arcetri 289.

Menabuoi Cav. suo Mu- seo 277.

S. Michel Berteldi Chie- sa 222.

S. Michel Visdomini Chiesa 84

S. Miniato al Monte, Chiesa 314.

S. Monaca Monast. 234.

Monaster nuovo 197.

Monasteri di Claustrali e Monache quanti 5.

Monte Domini Mona- stero 135.

Monte Senario Eremo, e Chiesa 303.

Monte Uliveto Monaste- ro 291.

Monticelli Monast. 134.

Murate Manastero 136.

Museo d'Istoria Natu- rale 249

S. Nic-

N

S Niccolò Oltr'Arno Chiesa 281.

Nunziatina Monas. 245.

O

Ognissanti 204.

S. Onofrio di Fuligno Monastero 54.

Opera del Duomo 121.

Orbatello 111.

Orsanmichel Chiesa 150.

S. Orsola Monast. 56.

P

Palazzo d S. A. R. 254.

-- Arcivesovile 39.

-- Buonarroti 141.

-- Capponi 103.

-- de' Corsini 211.

-- Martellini 208.

-- del Potestà detto il Bargello 144.

-- Riccardi 78.

-- Strozzi 221.

-- Vecchio 153.

S. Pancrazio Monastero e Chiesa 108.

S. Paolino, Convento, e Chiesa 195.

S. Paolo 194.

Petraia Villa di S. A. R. 196.

Piazza di S. Croce 132.

-- del Granduca 153.

-- del Grano 181.

-- di S. Maria Novella 194.

-- della SS. Annunziata 85.

S. Piero in Gattolino 247.

S. Piero e Monticelli Mo- nastero e Chiesa 292.

della Pietà Monastero 103.

Poggio a Caiano Villa di S. A. R. 93.

Ponte alla Carraia 208.

-- alle Grazie 182.

-- a S. Trinita 212.

-- Vecchio 284.

Portico Monast. e Chie- sa 289.

Poverine Monastero 135.

Pratolino Villa di S. A. R. 302.

Q

Quiete, Conservatorio e Chiesa 299.

R

S. Remigio 181.

S

S. Salvadore Chiesa 39.

S. Sal-

S. Salvadore di Camal- doli 245.

S. Salvi Monastero, e Chiesa 309.

S. Silvestro Monast. 106.

Seminario Fiorent. 244.

-- Fiesolano 307.

S. Simone Chiesa 142.

Spedale di S. Giovanni di Dio 208.

-- di Bonifazio 60.

-- degl'Innocenti 101.

-- di S. M. Nuova 114.

S. Spirito 228.

Spirito Santo 278.

S. Stefano Chiesa 180.

Stinche Carceri 142.

T

Targioni Tozzetti Mu- seo 141.

Teatro di Via del Coco- mero 84.

-- di Via della Pergo- la 114.

-- della Palla a Corda 118.

S. Teresa Monast. 140.

S. Trinita Chiesa 214.

V

S.Verdiana Monast. 138.

Ufizj Fabbrica 163.

Z

Zecca 163.

Zecca vecchio 135.

FINE.