Guida per osservar con metodo le rarità e bellezze della città di Firenze 1804 Firenze it l226a.xml

GUIDA PER OSSERVARE CON METODO LE RARITÀ E BELLEZZE DELLA CITTÀ DI FIRENZE

EDIZIONE OTTAVA Notabilmente corretta ed accresciuta.

FIRENZE MDCCCIV.

NELLA STAMPERÌA REALE. Con Approv.

Vale Paoli tre.

A SUA ECCELLENZA IL SIG. D. GIUSEPPE ROSPIGLIOSI PRINCIPE DEL SACRO ROMANO IMPERO DUCA DI ZAGAROLO CAVALIERE DELL'INSIGNE ORDINE DEL TOSON D'ORO BALÌ DELL'ORDINE DI S. STEFANO PAPA E MART. CONSIGLIERE INTIMO ATTUALE DI STATO E GRAN CIAMBERLANO DI S. A. R. ED ELETTORALE DI SALISBURGO &c, &c.

NOn si ignorano dal culto Pubblico le vaste cognizioni dell'E. V. associate al più raffinato genio per le Belle Arti; e queste formando il pincipal soggetto di questo Libro; e fortunatamente combina- tasi la pubblicazione del medesimo col Vostro soggiorno in questa deliziosa Me- tropoli, permettetemi, stimabile Sig. Prin- cipe, che secondando sotto tutti i rapporti la voce del mio cuore, resti del Vostro Illustre Nome fregiato.

Conosco la tenuità dell'offerta a fron- te dei meriti di sì degno Mecenate: ma l'innata gentilezza dell'E. V. accettando- la, e riguardandola come figlia legittima della mia stima, e scevra d'ogni altra secondaria veduta, la rende più grande; ed elettrizzandosi nel tempo stesso il mio cuore per la più tenera, e compiacente riconoscenza, acquisto l'invidiabile, epermanente onore di poter col più dovu- to rispetto, ed attaccamento protestarmi> Dell'E. V.

Firenze 30. Maggio 1804.

Devotiss. Obbligatiss. Serv. Cambiagi.

DESCRIZIONE DELLA CITTA' DI FIRENZE

VArie sono le opinioni circa l'ori- gine e prima popolazione di que- sta Città. Alcuni vogliono che conosca il di lei principio dai Popoli Fie- solani; e secondo il sentimento del Dot- tor Giovanni Lami, e di altri fu una delle antiche Città Etrusche; e da Floro fu an- noverata uno dei principali Municipj di Italia. I Fiorentini stanchi di essere ad altri soggetti, dopo la decadenza dell'Im- pero Occidentale, nel quinto secolo pro- curarono di vivere independenti. Per con- servarsi, e per dilatare i confini del pro- prio dominio abbatterono i loro nemici, disfacendo Castelli, espugnando Città, e riducendo sotto il loro dominio non po- chi popoli, che si mostrarono gelosi della loro elevazione. Nel 1078. essendo ingran- dita la Città fu fatto il secondo cerchio delle mura; e nel 1284. fu fatto il terzo. Le discordie tolsero ai Grandi il Governo, e 'l tramutarono di Aristocratico in Po- polare, e di Popolare lo ridussero a Prin- cipato; poichè la Repubblica nei primi tempi solamente da Patrizj fu govetnata, quindi dai Cittadini (fuorichè nella re- voluzione de' Ciompi nell'anno 1378, quan- do il basso popolo per brevissimo tempo si arrogò il comando); e, finalmente nel 1532. cominciò ad esser governata dai Principi della Casa Medici, e nel 1737. dal Duca Francesco di Lorena, e nel 1765. dal Granduca Leopoldo I., e quindi per il Trattato di Luneville del 26. Febbra- jo 1801. passò il dominio nella R. Casa di Parma, sedendo oggi sul Trono S. M. il Re Carlo Lodovico.

1

Esistevano 150. Torri, ma sul prin- cipio del Governo Mediceo furono in gran parte tutte demolite, e diverse ridotte ad abitazioni. I Fiorentini ebbero come Ro- ma i Templi, i Teatri, l'Anfiteatro, il Campidoglio, il Foro, le Terme, e gli Acquedotti; e costumarono li stessi giuo- chi, e le stesse Feste pubbliche, e onora- rono come loro Nume tutelare il Dio Mar- te. Quindi professata sotto il Pontificato di S. Silvestro la Religione Ortodossa, edi- ficarono molte Chiese. Coltivarono con virtuosa emulazione le Lettere e le Armi. Sono innumerabili quelli che per i loro meriti hanno coperte in esteri Paesi rag- guardevoli Dignità, essendo stata sempre in credito presso tutti i Principi la Nazio- ne Fiorentina. Fa un epoca gloriosa d'es- sersi ritrovati insieme in Roma a congra- tularsi con Bonifazio VIII. dodici Amba- sciatori Fiorentini, spediti da diverse Cor- ti, la qual cosa fece tanta maraviglia a quel Pontefice, che in pubblico Concistoro disse: La Città di Firenze è la migliore Cit- tà del Mondo, e la Nazione Fiorentina nelle cose amane è il quinto elemento

Gli Ambasciatori furono gli appresso: Ver- migli Alfani mandato dall'Imperatore Adol- to, Musciatto Franzesi dal Re Filippo di Francia, Ugolino da Vicchio dal Re d'In- ghilterra, un tal Rinieri dal Re di Boemia, Simon de Rossi da Andronico Imperatore di di Costantinopoli, Guicciardo Bastari del Gran Can'de Tartari, Manno Alima i dal Re Carlo di Napoli, Guido Talanca dal Re Federigo di Sicilia, Bencivenni Folchi dal Gran Mae- stro di Rodi, Lapo Uberti dalla Repubblica di Pisa, Cino Diotisalvi del Signore di Ca- merino, e Palla Strozzi dalla Repubblica di Firenze, accompagnati tutti con nobile co- mitiva, tra i quali si distinse il Bastari che comparve con cento persone vestite alla Tar- tara.

. Al nuo- vo Mondo discoperto diede il suo nome Amerigo Vespucci Fiorentino.

Dopo l'in vasione de' Barbari nell'Italia rimasero le Scienze, e le Arti più nobili sepolte in una profonda ignoranza: mercè però de' Fiorentini risorsero. Quindi si vid- dero rifiorire la Poesia, e la lingua Tosca- na, e la letteratura univetsale. Infatti un Dante, un Petrarca, un Boccaccio, e tanti altri aurei Poeti e Scrittori di quell'età sono rammentati con venerazione. Cosimo de' Medici detto il Padre della Patria a- vendo offerto un generoso asilo a diversi Letterati Greci, che dopo la caduta dell' Impero Orientale sottrattisi da Costanti- nopoli se ne vennero quì portando diversi preziosi Codici, che furono generosamente comprati dal detto Cosimo, fu la cagione che la lingua greca divenne la lingua di moda, e furono reputati di scarso ingegno quelli che non vi si applicarono. Il prelo- dato Cosimo fu il promotore, e Mecenate della celebre Accademia Platonica, e le adunanze si facevano nella Villa di Careg- gi situata distante da Firenze 2. miglia, (oggi spettante all'Orsi.) Il Magnifico Lo- renzo de' Medici proseguì sì lodevole co- stumanza, venendovi invitati i sapienti di quell'età. Bernardo Rucellai ripristinò le dette letterarie Adunanze nel suo Giardi- no, e le continuarono i di lui figli, te- nendo settimanalmente i circoli assai bril- lanti, nei quali godevasi la più scelta ed amena letteratura interveuendo il fiore dei Letterati di quell'età.

2

I Toscani furono i restauratori delle Scienze le più sublimi: l'Illustre Taddeo fu l'Ippocrate della Toscana: l'Accursio fu il Padre del Diritto Civile: Guido Bru- netti, e Paolo Geometra portarono al più sublime splendore l'Astronomia: Leonar- do da Pisa diede all'Europa i numeri, che si dicono Arabi, e insegnò le prime insti- tuzioni d'Algebra. Le Matematiche, e le Scienze Filosofiche giunsero ad un eminen- te grado per mezzo d'un Galileo, d'un Vi- viani, d'un Torricelli, e di tanti altri, essendo stato il primo l'inventore del Te- lescopio, Microscopio, e di tanti altri In- strumenti, e che mercè dei quali, e delle di lui indefesse, e coraggiose operazioni giunse a far le più celebri, ed importanti scoperte. Amerigo Vespucci fu lo scuo- pritore della quarta parte la più estesa, e la più ricca dell'Universo. Più si accreb- bero le Scienze con le molte esperienze fatte dalla celebre Accademia del Cimento, che diede moto a tutte le altre rinomatis- sime Accademie dell'Europa per le tante scoperte Fisiche, e Filosofiche che vi fu- rono fatte.

Parimente in Firenze rinacquero, e crebbero le Belle Arri.

Erano queste nel loro deperimento quando in Toscana nel 1232. nacque Ar- nolfo figlio di Lapo da Colle, e l'Architet- tura ebbe nuova vita. Le Fabbriche della nostra Metropolitana, della Chiesa, e Con- vento di S. Croce, ed altre mostrano la sua maschile abilità. Un Giotto, un Bru- nellesco, un Baccio d'Agnolo, un Barto- lommeo Ammannati, e tanti altri uomini grandi si resero illustri in quest'Arte.

Un Orcagna, un Ghiberti, un Brunelle- sco, un Buonarroti, un Baccio da Monte- lupo, un Desiderio da Settignano, un Mi- no di Fiesole, un Sansovino, un Tribolo, e moltissimi altri lasciarono ai Posteri mo- numenti grandi della bravura dei loro Scal- pelli. E nella pittura un Cimabue, un Lip- po, un B. Angelico, un Masaccio, un Leo- nardo da Vinci, F. Bartolommeo della Por- ta, Andrea del Sarto, Giacomo da Pontor- no, Giorgio Vasari, Angiolo Bronzino, Fran- cesco del Rosso chiamato il Salviati, e tanti altri Toscani si resero celebri potendosi chiamare ì Maestri, e i restauratori delle Belle Arti.

La Città di Firenze nel suo principio ebbe per stemma il Giglio bianco iu cam- po rosso: e il popolo la Croce rossa in cam- po bianco, e per Sigillo il Leone, ed Er- cole. Ma dopo la cacciata dei Ghibellini si cambiarono li Stemmi, cioè il Giglio ros- so in campo bianco, e la Croce bianca in campo rosso.

Sopra il numero di dugento sono quel- li, che col titolo di Venerabili, e di Beati, e di Santi si adorano sugli Altari. Moltis- sime Chiese si contano, ventinove delle quali sono Parrocchie. Sessantacinque Mo- nasteri di Monache, e Conservatorj. Venti di Religiosi Claustrali dentro la Città, ol- tre i molti, che sono suburbani. Ci sono altri Conservatorj di Fanciulle povere, e di uomini mendicanti. Due gran Spedali per gl'Infermi, cioè quello di S. M Nuova, e l'altro di Bonifazio, ove sono ancora i Dementi. Esistono diverse Scuole pubbli- che nei Quartieri della Città per la gioven- tù, e varie pubbliche Scuole di Manifat- ture. Ci sono diverse Accademie, e fra queste l'Accademia Fiorentina, adunandosi ogni Giovedì non impedito, pubblicamente nella Libreria Magliabechiana, ove oltre le dotte Dissertazioni che vi si odono, è permesso ad ognuno di recitarvi in qua- lunque idioma Poetiche Composizioni. L' Accademia del Disegno, che ebbe il suo principio nella Chiesa di S. M. Nuova fino dall'anno 1239. e che è stata delle prime di tutte l'altre, che progressivamente so- no state erette per l'Italia, e in altre parti dell'Europa

Come dirò parlando dell'Accademia delle Belle Arti.

può servir di modello a qualunque altro simile stabilimento. Vi è ancora quella dei Georgoſili promossa dal Padre. Abate Ubaldo Montelatici Canonico Roccettino nel 1755., rendente a miglio- rar sempre più l'Agricoltura; e le prime Adunanze si fecero sulla Piazza di S. Mar- co, ove era per l'addietro la Fabbtica de- gli Arazzi, e adesso un Casino Reale fatto fabbricare dal Granduca Leopoldo. Quelle degl'Ingegnosi, degli Armonici, Fatican- ti, Coreofili che si esercitano in virtuose adunanze di canto, suono, ballo e poeti- che Composizioni. Finalmente per rende- re una Città in ogni parte compita hanno fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella con tanti abbellimenti di sontuosi Edifizj, Statue, e di Strade spaziose, e ben lastri- cate, essendosi dato principio a lastricarle sotto la direzione di Lapo nell'anno 1250. e di Arnolfo suo figlio: Questa coll'ameni- tà del sito, ov'ella è collocata e circonda- ta da fertilissime colline ripiene tutte di Ville, e Casamenti, che veduti da qualche eminenza formano un bel colpo d'occhio. Il Fiume Arno l'attraversa. Non è mara- viglia s'ella meriti l'encomio, che le han- no fatto non pochi Scrittori di bella Città e di maestra delle Scienze, e delle Arti, qual nuova Atene in Italia. Firenze era negli antichi tempi divisa in 6. parti, che si dicevano in sestieri; quindi in 4. parti, che si dissero quartieri, e adesso in due parti, che una dicesi Quartiere di Levan- te, e l'altra Quartiere di Ponente. Ma perchè tanto i Fiorentini che i Cittadini possano da loto stessi osservar il più bel- lo, seguirò il metodo di descrivere i 4. già noti Quartieri della Città.

QUARTIER SAN GIOVANNI

SANTA MARIA DEL FIORE. Questa Chiesa Metropolitana vince di pregio tutte le Fab- briche della Città, onde fa di mestiere os- servare tutto ciò, che la rende singolare. Si estende in lunghezza braccia 260., la larghezza delle Tribune è di 156.; e quel- la delle Navate è di 71.; l'altezza dal piano della terra sino alla sommità della Croce è di braccia 202., poichè fino al piano della Lanterna è alta 154. braccia, il tempio della Lanterna 36.; la Palla 4, e 8. braccia la Croce. La circonferenza è di braccia 1280. Per di fuori è tutta incrostata di marmi, con bell'ordine di- sposti. La facciata era quasi per metà incrostrata di marmi, e adornata di mol- te statue, e bassirilievi, fatta con dise- gno di Giotto; ma fu demolita nell'an- no 1586., e fu dato principio ad un al- tra di disegno diverso, ma ancora que- sta essendo ad una certa altezza fu di nuovo disfatta l'nnno 1688,, in occasio- ne delle Nozze del Principe Ferdinando di Toscana colla Principessa Violante di Baviera, e fu dipinta a fresco, come ri- trovasi di presente da dieci Pittori Bolo- gnesi, capo dei quali fu Bartolommeo Ve- ronesi per le Figure, ed Ercole Graziani per l'Architettura, avendovi espressi so- pra le porte i tre Concilj celebrati in di- versi tempi in Firenze, cioè quello sulla porta a mano destra adunato da Papa Vittorio II. nel 1055.; l'altro sulla porta sinistra tenuto da Papa Pasquale II. nel 1104., e sulla porta maggiore il celebre Concilio de' Greci, e Latini celebrato nel 1439. da Eugenio IV. in memoria dei quali si leggono le respettive Inscrizioni. Del primo

Concilium Generale Florentiae habetur Difficillimis temporibus praesentibus Victore II. Pont. Maximo Et Enrico Imperatore Augusto Anno Domini M. LV.

Del secondo

Sacer Conventus Episcoporum CCCXL. Florentiae De gravissimis rebus consulitur. A Paschale II. Rom. Pont. Anno Dom. M. CIV.

Del terzo

Sacrosancta Oecumenica Decima septima Synodus hoc in Florentina Basilica celebratur In qua tum Graeci tum Latini In unam eomdemque veram fidem consensere Coram Eugenio IV. Universalis Ecclesiae Pontifice Nec non Ioanne Augusto Graecorum Imperatore Anno Domini MCD. XXXIX.

Le statue, che erano nell'antica facciata Gotica (che si vede dipinta nel primo Chiostro di S. Marco) furono collocate in diverse nicchie dentro la Chiesa, e tra queste i quattro Evangelisti alti più del naturale fatti da Donatello, furono collo- cati nelle Cappelle della Tribuna di mez- zo. Per sette gran Porte vi si ha l'in- gresso, 3. delle quali nella facciata, e 4. lateralmente, abbellite di vaghi lavori, ed intagli, tra' quali è molto in pregio una Madonna di marmo con due Angio- li, di Giovanni da Pisa sopra la Porta di- rimpetto la Canonica; e l'Annunziazione in Mosaico di mano del Ghirlandajo so- pra la porta laterale verso la via de' Ser- vi, sopra la quale rimirasi un Assunzio- ne in marmo fatta da Nanni di Antonio di Banco. Ergesi sopra questo Edifizio la gran Cupola di figura ottagona. Questa Cupola è sì famosa, che Michelagnolo di- ceva potersi appena imitare, non supera- re con l'Arte. L'Architettura di tutto quesso composto è maravigliosa; poichè in quell'età costumandosi di fabbricare alla Gotica, fu ottima cosa, che gl'inge- gnosi Artefici si discostassero da una ma- niera sì barbara, ed all'ottima degli an- tichi Romani s'avvicinassero. Questo gran- de Edifizio ebbe cominciamento nel dì 8. Settembre 1298. come dalla seguente In- scrizione posta per di fuori alla parete della Chiesa dentro i Cancelli del Cam- panile apparisce

Annis millenis centum bis octo nogenis Venit Legatus Roma bonitate donatus, Qui lapidem fixit fundo, simul & benedixit Praesule Francisco gestanti Pontificatum Istud ab Arnolpho Templum ſuit acdificatum: Hoc opus insigne decorans Florentia dignae Reginae Coeli construxit mente fideli Quam tu Virgo pio semper defende Maria.

Fu gettata la prima pietra dal Cardinale Pietro Valeriano Legato Apostolico, essen- do prima in questo luogo una Chiesa eret- ta in onore di S. Reparata, per ricordan- za della vittoria ottenutasi l'anno 407. nel giorno a lei dedicato, contro Radagasio Re de' Goti. Il primo Architetto fu Ar- nolfo di Lapo; discepolo di Cimabue, sot- to la direzione del quale incominciatasi questa Fabbrioa, in 150. anni fu da altri valenti uomini suoi successori terminata. La gran Cupola fu parto dell'ingegno di Filippo di Ser Brunellesco Lapi Architet- to. La Lanterna di disegno del medesi- mo, tutta di marmo massiccio, mirabil- mente intagliata fu messa su da Baccio d'Agnolo; e S. Antonino allora Arcivesco- vo di Firenze salì col Clero a porvi la prima pietra nell'anno 1448.; e quella parte dell'Opera è disegno di detto Bac- cio. La Palla che pesa libbre 5368., e la Croce furono collocate nel 28. Maggio 1472. da Andrea Verrocchio maestro di Leo- nardo da Vinci. Ammirata l'esteriore bel- lezza entreremo in Chiesa. Il pavimento è di marmi di varj colori divisati con mirabil disegno. Quello della Navata di mezzo è di Francesco da S. Gallo, e quel- lo intorno al Coro fu fatto col disegno di Michelagnolo, ed il rimanente di Baccio di Agnolo. Prima d'ogni altra cosa po- trà l'erudito volger l'occhio alle varie Inscrizioni, e memorie, che vi si trova- no. A mano destra avvi il ritratto del Brunellesco scolpito in marmo dal Bug- giano suo scolare con l'appresso Inscri- zione composta da Carlo Marzuppini A- retino.

D. S. Quantum Philippus Architectus arte Dae- dalea valuerit cum huius celeberrimi Templi mira testudo. Tum plures machinae divino ingenio ab eo adinuenctae documento esse pos- sunt. Quapropter ob eximias sui animi do- tes singalaresque virtutes xv. Kal. Maias anno 1444. eius B. M. corpus in hac humo supposita grata Patria seppelliri iussit.

Ne segue il ritratto di Giotto restaurato- re della Pittura, e Architetto del gran Campanile, scolpito da Benedetto da Maja- no coi seguenti versi di Angelo Poliziano

Ille ego sum per quem pictura extincta revixit Cui quam recta manus tam fuit & facilis Naturae deerat nostrae quod defuit arti Plus licuit nulli pingere, nec melius.

Miraris turrem egregiam sacro aere sonantem Haec quoque de modulo crevit ad astra meo. Denique sum Jottus quid opus fuit illa referre. Hoc nomen longi carminis instar erit. Obiit an. MCCCCXXXVI. Cives pos. B. M. MCCCCLXXXX.

Succedono altre memorie d'uomini illu- stri come di Antonio dell'Orso Vescovo Fiorentino in un'arca elevata da terra, con la statua di marmo sopra di essa: di Pier Farnese Capitano de'Fiorentini; e di Fr. Luigi Marsilj Teologo del Cardinal Pietro Corsini, con il seguente Epigrafe.

Florentina Civitas ob singularem eloquen- tiam & doctrinam Clarissimi Viri Magistri Luisii de Marsilis publico sumptu faciendum statuit.

Dopo vi è di mano di Lorenzo di Bicci (che fu il primo che dipingesse in questo Tem- pio avendo effigiati i Santi delle Cappelle) il Deposito del suddetto Vescovo poi Car- dinal Pietro Corsini, con la seguente In- scrizione in terra alla dirittura delle co- lonne.

Petro Corsinio Florentiae Episcopo & Card. Ampliss. ob Familiae nobilitatem & eximias Animi sui dotes haec urbs opt. de se merito sepulcrum hoc. p. c.

Ne segue l'effigie di Marsilio Ficino rinnuo- vatore della Filosofia di Platone scolpita in marmo da Andrea Ferrucci di Fiesole.

En Hospes. Hic est Marsilius Sophie Pater Platonicum qui dogma culpa temporum Situ obrutum illustrans et Atticum decus Servans Latio dedit. Fores primus sacras Divinae aperiens mentis actus numiue Vixit beatus ante Cosmi munere Laurique Medicis nunc revixit publico S. P. Q. F. An. MDXXI.

A sinistra entrando in Chiesa vedesi il Ritratto di Antonio Squarcialupi scolpito da Benedetto da Majano, con l'Inscrizio- ne composta dal Magnifico Lorenzo de' Me- dici.

2

Multum profecto debet Musica Antonio Squarcialupio Organistae. Is enim Ita arti gratiam coniunxit, ut quartam Sibi viderentur Charites Musicam ascivisse Sororem I. Fiorentina Civitas grati animi officium Rata ejus memoriam propagare Cuius manus saepe Mortales In dulcem admirationem Adduxerat Civi suo Monumentum posuit.

Sopra la Porta vedesi il Deposito di Pietro da Toledo Vice Re di Napoli, e Padre di Eleonora moglie di Cosimo I. Dipoi nelle pareti sono dipinte due figure rappresen- tanti Niccolò da Tolentino, che è di An- drea del Castagno, e Giovanni Acuto ope- ra di Paolo Uccello. Merita osservazione un quadro dell'Orcagna, in cui è dipinto il Poeta Dante, quivi esposto per Decreto della Repubblica Fiorentina, essendo l' unica memoria pubblica, che ci sia di que- sto gran Maestro della Toscana Poesia, sotto il qual ritratto vi si leggono gli appresso versi composti da Coluccio Salutati.

Qui Coelum cecinit, mediumq; imumq. Tribunal Lustravitque animo cuncta Poeta suo Doctus adest Dantes sua quem Florentia saepe Sensit Consiliis ac pietate patre. Nil potuit tanto mors salva nocere Poetae Quem vivum virtus, carmen imago facit.

Qesta Chiesa è divisa in tre Navate, alle quali corrispondono tre Tribune di forma ottagona, e in ciascuna sono cinque Cap- pelle. Nella Tribuna di mezzo si osservano nelle quattro Cappelle laterali li Evangeli- sti di mano di Donatello, e nella Cappella di mezzo il Cenacolo, di Gio. Balducci, e gli altri due Quadri laterali di Bernardi- no Poccetti, che in quello a mano dritta sono i Discepoli di Emaus, e nell'altro a sinistra Gesù Cristo che manda li Apostoli a predicare. Questa Cappella adornata di Balaustri, e dell'Altare di marmi di varj colori, è dedicata a S. Zanobi Vescovo Fio- rentino, le di cui Ceneri si conservano sotto l'Altare in una bellissima Cassa di bronzo, che può osservarsi da tutte le parti, mirabilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti. Passando alla Tribuna detta della S. Croce osserveremo la Porta di bronzo della Sagre- stia, opera di Luca della Robbia, lavori tan- to accreditati di terra invetriata; e dentro la medesima Sagrestia i Putti, che l'ador- nano con varj festoni di mano di Dona- tello; e l'arco piano fatto di Pietre com- messe, opera singolare, e prodigio dell'Ar- chitettura. In detta Tribuna oltre l'Altare della S. Croce, ove in un ricchissimo Reli- quiario un gran pezzo di essa con altre insigni reliquie conservasi, si vedono alle pareti due quadri che in uno di mano di Federigo Zuccheri è espressa l'Annunzia- zione, e nell'altro l'adorazione de' Magi d'Autore ignoto. Può osservarsi l'Imma- gine di S. Giuseppe nella Cappella ad Esso dedicata di mano di Lorenzo di Credi, e i due Quadri laterali cioè il Transito è di Mauro Soderini, e lo sposalizio è di Gio- vanni Ferretti. Nel pavimento di questa. Tribuna sotto un'assito di legno vi è un tondo di marmo, sul quale nel solstizio di Giugno passando il raggio solare per un' anello fermato nella lanterna della Cupo- la si conosce il punto della maggiore al- tezza di questo Pianeta, invenzione trova- ta dal celebre Maestro Paolo del Pozzo Toscanelli Fiorentino, che morí nel 1482., ed essendo la Lanterna della Cupola stata terminata nel 1465. si conosce esservi stati posti questi segni contemporaneamente, venendo ad essere così una Meridiana del- le prime, e più antiche dell'Europa; che dipoi nel 1755. dal mattematico P. Leo- nardo Ximenes Gesuita, fu tirata una Meridiana in un regolone di metallo che resta sotto detto il assito, per servire alle dette osservazioni solstiziali, che si prose- guono da altre persone regolarmente ogni anno alcuni giorni prima, e dopo il soprad- detto solstizio. Leggesi nella muraglia la seguente memoria.

Auspiciis Francisci Romanorum Imperatoris, ac Magni Etruriae Ducis. Ad veterem Tem- pli hujus Gnomonem a Paulo Tuscanellio medio circiter saeculo XV. constitutum, ineun- te vero XVI. amplificatum, Leonardus Xi- menius Soc. I. novas observationes instituit Probata laminae aeneae, pro centro positae, ac loci totius hac in re stabilitate, eius Gnomonis altitudo, demissa catena, accu- rate exporata est, evalitque pedum Pari- siensium...... 277. pol. 4. lin: 9. 68. Latus horizontale a verticali linea ad cen- trum Solstizialis marmoris, Solarem imagi- nem ridiemdus Iunii MDX. complexi, in- ventnm fuit pedum...... 102. pol. 6. lin. 5. 10. Idem latus, ad speciei Solaris eentrum, X. KAL. Iulii MDCCLV. prioris longitudinem excessit........ pol. 1. lin. 3. 82. Unde, annis CCXLV. elapsis, Eclipticae obliquitas minor depraehenditur minuto uno, Secundis sexdecim proxime. Quum tamen antiquis Ignomon in Occasum M. 56. S. 41. aberraret. Novus eodem Cen- tro, eademque, intra Parisiensem lineam, altitudine, in vero. Meridiani Circuli pia- no constructus est; Meridiana linea in re- gula metallica insculpta Punctum perpendi- culi in aere cousignatum. Quod rei necessi- tate, infra Meridianae Libellam constitit pol. 1. lin 10. 78. Quem Gnomonem toto tetrarum Orbe Maximum. Ad exiguas Ecli- pticae variationes in posterum dignoscendas. Ad anni mensuram, Paschatisque Diem sub- tilius determinandum. Ad certos denique Planetarum, Siderumque motus peculiari ra- tione definiendos, Magnus Imperator, Sacra- rum rerum, Bonarumque Artium studiosis- simus, Etruscis suis dedit Anno a Ch. N. MDCCLVI.

Nella Tribuna opposta detta di S. Antonio Abate, si adora un'Immagine di Maria che era in via del Cilegio, e che quì fu tra- sportata nel 1. Settembre del 1796. Nelle pareti vi sono due Quadri uno rappresen- tante la Nascita di Gesù di Gegorio Paga- ni, e l'altro la Visitazione di Maria a S. Elisabetta di Batista Naldini. Le pitture dei Santi che si vedono nelle Cappelle del- le Tribune sotto le finestre sono di Loren- zo di Bicci, di cui erano pure i dodici A- postoli dipinti nelle Navate, dei quali uno solo ora se ne vede accanto al Ritratto di Giotto appiè della Chiesa. Tra le due Tri- bune di S. Zanobi, e di S. Antonio vi è la Sagrestia dei Canonici, sopra la quale so- no di Luca della Robbia gli adornamenti del Ballatojo, e dell'organo sopra di essa, e le figure di Terra verniciata sopra la por- ta esprimenti la Resurrezione, e Ascen- sione del Signore, nelle pareti delle quali si leggano le appiè quattro Inscrizioni che le due accanto a quella dei Canonici una contiene la traslazione del Corpo di S. Za- nobi, e l'altra la memoria della fondazio- ne di questa Metropoli.

Cum Divi Zeuobii Corpus in S. Laurentii aede conditum esset: atque ob admiranda ipsius opera majori in dies frequentia cele- braretur, Andreas qui proxime Zenobio in Episcopatu successerat, eum honorem isti potissimum, cui praefuerat Ecclesiae deberi arbitratus, convocatis ex vicinis Urbibus Episcopis, Civitate gestiente, et insigne ari- dae arboris in area revirescentis, floresque fundentis, miraculum obtupescente, in hanc longe quam nunc est humiliorem Basilicam illustri pompa transtulit. VII. Kal. Febr. CCCCIX.

Anno a Christi ortu MCCIIC.

Florentini magnis divitiis partis, & rebus Domi, forisque commode constitutis, cum urbem moenibus auxissent, pulcherrimisque ædificiis publice decorassent: ut rem divi- nam quoque optime ordinarent et posteris insignis magnificentiae, & religionis suae exemplum proderent, hoc augustissimum Tem- plum in Dei honorem, eiusq. matris semper Virginis Mariae instituerunt. Et Pontificio Legato Cardinale praesente primumque lapi- dem ponente, summa cum omnium laetitia, ac devotione incoarunt VI. Idus Septembris.

Le altre due accanto alla Sagrestia comune contengono le memorie della consacrazio- ne di questa Chiesa fatta da Eugenio IV., e del Concilio Fiorentino celebrato da det- to Pontefice, distese da Angiolo Poliziano.

Ob insignem magnificentiam Civitatis, et Templi Eugenius PP. IV. omni Solemni- tate adhibita dedicavit Die XXV. Martii MCCCCXXXVI. cuius dedicationis gratia Pons Ligneus Insigni Magnifieentia, & ornatu fa- ctus est ab Ecclesia S. Marie Novellae ubi Papa inhabitabat usque ad hanc Ecclesiam. Per quem veniens Pontifex cum Cardinalibus & Episcopis, caeterisq. Proceribus Pontificali habitu ad dedicandum accessit. Tanta enim moltitudo ad spectandum convenerat ut prae nimia turba vias obsidente nisi per pontem commode transire Pontifex non potuisset.

Ad perpetuam rei memoriam

Generali Concilio Florentiae celebrato post longas disputationes unio Graecorum facta est in hac ipsa Ecclesia die V I. Iulii MCCCCXXXIX. praesidente eidem Concilio Eugenio Papa cum Latinis Episcopis & Pre- latis, & Imperatore Costantinopolitano cum Episcopis & Prelatis & Proceribus Grecorum in copioso numero. Sublatisque erroribus in unam eamdemque rectam fidem quam Roma- na tenet Ecclesia consenserunt.

S'inalza sopra le Tribune la grandiosa Cu- pola, per di dentro dipinta da Federigo Zuc- cheri, e da Giorgio Vasari. Corrisponde por di sotto il Coro, disegno di Filippo Brunel- lesco; ed eseguito da Giuliano di Baccio d'Agnolo della medesima forma d'ordine Ionico, e di marmi di varj colori. Resta questo coronato da un bellissimo fregio, so- stenuto da più colonne, l'imbasamento del- le quali è arricchito di bassirilievi, parte de' quali sono di Baccio Bandinelli, e parte di Giovanni dell'Opera. In testa del Coro si vede un Crocifisso di mano di Benedetto da Majano, Scultore antico, e valente. Po- sano sopra l'Altare tre grandi Statue di marmo, scolpite da Baccio Bandinelli, rap- presentanti Iddio Padre in atto di sedere ed a' suoi piedi il Cristo morto sostenuto da un Angiolo. Dietro questo Altare vedesi una Pietà di mano del Buonarroti, che sebbene non condotta a fine mostra l'eccellenza del Professore. Questo stimabilissimo gruppo ci fu collocato per ordine di Cosimo III. in luogo di due bellissime Statue di marmo rappresentanti Adamo, ed Eva, di mano di Baccio Bandinelli, che le fece trasportare nel Salone di Palazzo Vecchio. Gl'Altari della Croce, e di S. Antonio adornati con Tabernacoli, e colonne di marmo, come pure i gradi di marmo di tutti gli Altari delle Tribune, i sedili di noce del Coro e l'adornamento dell'Organo sopra la sini- stra Sagrestia furono fatti a spese dell'Arci- vescovo Francesco Incontri. Ne' pilastsi del- le Tribune, come ancora nelle mura delle Navate si vedono alcune Nicchie di marmo misto, fatte col disegno di Bartolommeo Ammannati, ove sono gli Apostoli scolpiti in marmo da maestri eccellenti, cioè: S. Iacopo da Iacopo Tatti Fiorentino, detto il Sansovino; il S. Matteo da Vincenzio Rossi; il S. Andrea da Andrea Ferrucci; il S. Tom- maso da Vincenzio Rossi; il S. Pietro dal Bandinelli; il S. Gio Evangelista da Bene- detto da Rovezzano; il S. Iacopo Minore e il S. Filippo da Giovanni dell'Opera. Qui- vi non si vedranno in gran copia gli abbel- limenti interiori, che a' nostri tempi si co- stumano, ma si scorgerà un bel composto, ed una maestosa bellezza, che senz'altro ornamento l'occhio sommamente diletta. Oltre il materiale, degna si è questa Chiesa di somma venerazione per le Reliquie di tanti Santi, che vi si adorano. Tra quelle ci sono una parte della S. Croce, un Chio- do, ed una Spina della Corona di Nostro Signore, riposte in un Reliquia rio d'oro mas- siccio tutto lavorato, ed intarsiato di perle, gioie, e pietre preziosissime. Esistono i Corpi di S. Zanobi Vescovo Fiorentino. di S. Po- dio, del Papa S. Stefano IX. e de' Santi Mar- tiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un Pol- lice di S. Gio. Batista con porzione delle sue Ceneri; una parte di un Braccio di S. Andrea Apostolo, e molte altre Reliquie descritte già dall'Arcidiacono Cosimo Mi- nerbetti

Questa descrizione fu stampata nel 1615 e di nuovo con aggiunte di Francesco Cionacci nel 1685. in 4.

. Quarantadue Canonici, e fra questi, cinque Dignità, sessanta e più Cappellani, cento Cherici Eugeniani, e nelle feste, e solennità altri sessanta Che- rici del Seminario Fiorentino, celebrando gli Ufizj Divini con molto decoro, e splen- dore. Questa Chiesa s'è resa celebre per molti avvenimenti quivi accaduti. Fra que- sti è da rammentarsi che Carlo VIII. con- cluse la concordia co' Fiorentini: che i Pon- tefici Martino V. ed Eugenio IV. solenne- mente ci celebrarono. Che Pio II. e Leone X. c'assisterono più volte alle sacre funzioni; ma più di ogn'altro, che quivi si celebrò l'an- no 1439. il Concilio Fiorentino, coll'inter- vento del mentovato Eugenio IV. dell'Im- perador Paleologo, del Patriarca di Co- stantinopoli, e di tanti Primati della Gre- cia per l'unione stabilita della Chiesa Gre- ca colla Latina. Per queste, ed altre ca- gioni questa Chiesa gode molte prerogati- ve, tra le quali i Cherici, dopo il servizio di nove anni prestato alla medesima, per Bolla di Eugenio IV. e per conferma di detta Bolla fatta da S. Pio V. dopo il Con- cilio di Trento, vengono promossi al Sa- cerdozio. Questa scuola che esisteva pres- so il Cimitero della Misericordia fu tra- sferita nelle stanze dell'antico studio Fio- rentino quivi vicino, leggendovisi sopra la porta la seguente inscrizione.

Ad veteres studii Florentini

Aedes Eugenianum Collegium translatum

Anno Domini MDCCLXXXIV.

Non è da tralasciarsi, che nelle due Cap- pelle, che sono dai lati della porta prin- cipale si conservano due antichissime Pit- ture, una della SS. Trinità, e l'altra di Maria Vergine, che è in un tabernaco- lo, e che si venerava nell'antichissima Chiesa di S. Reparata: la qual Santa vi è dipinta tra le altre nel quadro, che con- torna il detto tabernacolo di mano di Fran- cesco Poppi, il quale dipinse Sant'Anto- nino nella Colonna presso la Pila dell'Ac- qua Santa. Il Mosaico sopra la porta è di Gaddo Gaddi. Le sei statue, che sono sul- la base attorno la Chiesa, sono i modelli di eccellenti Scultori, cioè il S. Miniato, e S. Antonino Arcivescovo, sono di Bati- sta Lorenzi, S. Zanobi, e S. Podio del Francavilla, S. Andrea Corsini d'Antonio d'Annibale, e di Giovanni Caccini è il S. Gio. Gualberto. Sopra la porta latesa- le dalla parte del Campanile è il Marti- rio di S. Reparata di mano del Passigna- no, e sopra l'altra dalla parte opposta fu rappresentato il Concilio Fiorentino dal Cav. Gio. Batista Paggi. Uscendo di Chie- ca trovasi appresso il

CAMPANILE, la cui circonferenza è 100. braccia, l'altezza 144. Fu messa la prima pietra nel 18. Luglio del 1334. e benedet- ta dal Vescovo Francesco Salvestri. E' in isola da ogni parte fino dai fondamenti, staccato dalla medesima braccia 10. ed è incrostato di marmi di diversi colori, con bel disegno distinti; essendo questa una delle sacre torri più celebri dell`Italia. In quattro nicchie da ogni lato posano quattro Statue, delle quali quelle che guardano la Piazza; e l'altre due sopra la porta sono di mano di Donatello, e le due che pongono in mezzo le medesime sono di Niccolò Aretino. Le tre piccole figure che son sopra la porta del Campa- nile, il disegno di essa, e tre Statue dal- la parte della Misericordia rappresentanti quattro Profeti, i sette Pianeti, le sette Virtù, e le sette Opere della Misericor- dia sono di Andrea Pisano, e la quarta Statua è di Giottino. Le sette storiette che sono verso la Chiesa rappresentanti la Grammatica, la Filosofia, la Musica, l'Astrologìa, e la Geometrìa, come pure le altre quattro Statue dalla parte della Chiesa sono di Luca della Robbia. Fu edificata questa gran Torre col disegno di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la sua struttura, che non si trova l'eguale. In faccia è l'esemplarissima

COMPAGNIA DELLA MISERICORDIA, i Fra- telli della quale portano agli Spedali con gran diligenza e carità gli ammalati sì di Città che di Campagna; e accorrono con premurosa celerità ad ogni disgrazia, e morti istantanee.

SAN GIOVANNI antico Battistero,

Di questo Tempio si trova stampata una esatta descrizione del Canonico Antonio Lu- machi.

e non già come alcuni dicono un Tempio di Marte. Esso è di forma ottagona, ed in questa guisa in antico si fabbricavano i Templi per uso del Battesimo. Per di fuori è isolato, e fu incrostato di varj marmi nel 1293. Per tre Porte vi si ha l'ingresso, tutte di bronzo, fatte sul di- segno di Arnolfo di Lapo, e sono di sì maravigliosa bellezza, e con tal maestria lavorate, che Michelangiolo Buonarroti soleva dire, discorrendo di quelle di Lo- renzo Ghiberti, che sarebbero state bene nel Paradiso, e sono quella che riguarda la Chiesa del Duomo, e quella che è di- rimpetto alla Colonna, e la terza più an- tica dalla parte del Bigallo fu fatta da Andrea Pisano col disegno di Giotto. So- no effigiate in esse alcune Storie del Te- stamento Vecchio e Nuovo, di bassorilie- vo, fatte con la massima eccellenza. So- pra la Porta principale vi sono tre Sta- tue di marmo, che due rappresentano il Battesimo di Cristo incominciate dal San- sovino, e perfezionate da Vincenzio Dan- ti, e una rappresenta un Angiolo scolpi- to dal celebre Innocenzio Spinazzi, e messa sù nel 4. Settembre 1792. essendovi per l`avanti un Angiolo fatto di mate- riali, e che aveva molto sofferto. Sono del suddetto Danti l'altre Statue di bron- zo rappresentanti la Decollazione di San Giov. Batista, sopra la Porta, che è di- rimperto al Bigallo. Sopra quella verso la Colonna sono maravigliose le tre fi- gure di bronzo, che rappresentano San Gio. Batista, che disputa con un Fariseo, e con un Dottore della Legge, e sono di mano di Gio. Francesco Rustici. Le due Colonne di porfido poste avanti la porta principale furono donate dai Pisani nel 1117. tornati che furono dall'acquisto dell'Isole di Majorca, e Minorca per es- sere stati i Fiorentini alla guardia della loro Città: e le catene che pendono con altre che si veggono alle Porte della Cit- tà di S. Frediano, di S. Pietro in Gatto- lino, e al Palazzo di Giustizia, sono un trofeo del valor Fiorentino quando con- quistarono nel 1362. il Porto Pisano, che con queste chiudevasi; e ci furono quì appese nel 1364. Entrando in Chiesa si vedono sedici grosse Colonne di granito, con Capitelli, e Pilastri, sopra i quali ricorre un terrazzino, che circonda la Chiesa, tramezzo alle quali vedonsi i 12. Apostoli, e presso la Porta di mezzo la Legge di Natura, e la Legge Scritta, la- voro di Bartolommeo Ammannati, a ri- serva del S. Simone, che essendo pochi anni sono a caso caduto, fu rifatto dal nostro Innocenzio Spinazzi. Sotto l'Arco della Tribuna, ove è situato l'Altar Mag- giore, fu nel 1732. alzata la Statua di marmo del S. Precursore, in atto di es- sere pottato alla celeste Gloria, con più Angioli di marmo, opera del celebre Gi- rolamo Ticciati, di cui pure è il Presbi- terio davanti il predetto Altare, lavorato di finissimi marmi, ed arricchito di me- daglioni, e di bassirilievi. Nella Tribuna rimirasi la figura dell'Agnello simboleg- giato per il Salvatore, leggendovisi in lettere d'oro: Hic Deus est Magnus mitis quem denotat Aguas, attorno al quale nel cerchio superiore vi è Mosè con i quat- tro Profeti maggiori, e i tre Patriarchi, Abramo, Isacco, e Giacobbe con i nomi loro. Nella lunetta dalla parte dell'Epi- stola vedesi Maria Vergine sedente col Figlio in braccio, e dall'altra parte San Gio. Batista. In mezzo all'arco superiore vi è un busto di Maria, come pure nella parte inferiore altro busto simile in mez- zo ai dodici Profeti. Nel secondo arco inferiore vi è il S. Precursore in mezzo a S. Pietro, e S. Paolo, e sotto i quattro Evangelisti, e molti Angioli. Nei peducci sono quattro figure in atto di sostenere il cerchio superiore, essendovi sotto la se- guente memoria indicante essere stata co- minciata la Fabbrica nel 12. Maggio 1225. sotto la direzione di F. Iacopo da Tor- rita.

3

Anno Papa tibi nonus currebat Honori Ac Federice tuo quintus Monarca decori Viginti quinque Christi cum mille ducentis Tempora currebant per secula cuncta manentis Hoc opus incepit Lux Mai tunc duodena Quod Domini nostri conservet gratia plena Sancti Francisci Frater fuit hoc operatus Iacobus in tali pre cunctis arte probatus.

Nell'arco superiore vedesi il Salvatore in atto del Giudizio Universale. La detta Immagine è alta braccia quattordici con molte figure attorno, e Angioli, circon- data da un gran cerchio; sotto i piedi vi sono diversi Sepolcri con Cadaveri, avente a destra i prescelti, ed a sinistra i condannati. Nei cinque ordini di qua- dri della cupola vi sono espressi a Mo- saico; nel primo i fatti principali della vita di San Gio. Batista; nel secondo i principali misteri del Redentore; nel ter- zo la Storia di Giuseppe; nel quarto la creazione del Mondo fino al Diluvio Uni- versale; nel quinto gli Angeli, gli Ar- cangeli ec. Nei parapetti del Loggiato sul primo cornicione vi sono i Patriarchi, e Profeti, con i loro nomi, e motti. Sot- to i Coretti rimiransi diversi Santi, e Sante, i quattro Evangelisti, come pure nell'altro ordine si vedono molti Santi Padri, Vescovi, e Diaconi della Chiesa Greca e Latina, con i loro nomi. Il Bat- tistero è molto vago, e di bellissimi mar- mi adorno, nella nicchia del quale vi è un S. Gio. Batista in marmo scolpito da Giuseppe Piamontini. Ed è da notatsi, che un magnifico antico Battistero era nel mezzo del Tempio, di forma ottago- na, del quale n'è rimasto il segno nel pavimento. Dirimpetto al detto Battistero vi è il sepolcro ornato di varie Statue, di Baldassar Coscia, sotto nome di Gio- vanni Vigesimoterzo, morto in Firenze l'Anno 1418. dopo aver renunziato il Pontificato nel Concilio di Costanza. L' intaglio di questo Sepolcro è di Donatel- lo, a riserva della Statua della Fede, che è di Michelozzo suo scolare, sotto il qual Deposito leggesi.

Ioannes quondam Papa XXIII. obiit Florentiae Anno Domini MCCCCXVIII. XI. Kalendas Ianuarii.

Parimente di Donatello è la Statua in le- gno di S. Maria Maddalena Penitente, in un bell'Altare rifatto modernamente. Esi- stono due antichi Depositi di due Vesco- vi di Firenze, cioè di Rinieri XVII. Ve- scovo, che è sotto la Statua di S. An- drea, e dall'altra parte tra l'Altar mag- giore e il Fonte vi è l'altro di Giovanni da Velletri XXXVI. Vescovo. Tra le mol- te Reliquie ci è il Dito indice di S. Gio. Batista, donato dal predetto Papa Gio- vanni, e un Braccio di S. Filippo Apo- stolo, come altresì molte suppellettili sa- cre, e argenti, tra i quali vi è un'Al- tare di argento sodo, che per le Solenni- tà si pone nel mezzo di Chiesa, quale è alto braccia 2, e un soldo, e largo nella facciata braccia quattro e due terzi, e braccia uno circa nelle pareti laterali. Pesa l'argento libbre 325. Vedonsi in que- sto rappresentati i fatti principali della Vita di S. Gio. Batista, lavorati con som- ma diligenza da Maso Finiguerra, e da Antonio del Pollajolo, da Cione Aretino, che fece ancora la Testa di S. Zanobi, che è in Duomo. Nel mezzo in una pic- cola tribuna vi è una Statuetta intiera di S. Gio. Batista in piedi, in atto di be- nedire, la quale è alta circa un braccio di peso libbre quattordici, ed è fattura di Michelozzo di Bartolommeo, essendovi ancora nelle nicchie altre Statuette pic- cole di argento massiccio. Fu principiato il suddetto Altare, come in esso stà scrit- to, nel 1366. e fu terminato nel 1477., onde vi impiegarono varj Manifattori (interrottamente) lo spazio di anni cen- tundici, avendo lavorato oltre il detto Michelozzo, ancora Bernardo di Barto- lommeo, Andrea del Verrocchio, e An- tonio del Pollajolo. Sopra di esso vi si pone una gran Croce di argento, che pesa libbre 141. alta braccia tre, e due terzi, ornata di Statuette lavorate la me- tà da Betto di Francesco, e l'altra metà da Milano di Domenico Dei, e da An- tonio del Pollajolo.

Uscendo di Chiesa per la porta di Tra- montana si trova una Colonna eretta per ricordanza del miracolo, che seguì, allora quando trasportandosi alla Catte- drale il Corpo di S. Zanobi Vescovo Fio- rentino dalla Collegiata di S. Lorenzo, nel toccar quivi il feretro un Olmo secco divenne verdeggiante. Dall'altra parte a Mezzogiorno vi e l'Ufizio del

BIGALLO che ha cura degli Orfani, e smarriti, ove era la loggia dell'antica fa- miglia degli Adimari. Vedonsi nella fac- ciata due antiche pittare, che una quan- do S. Pier Martire diede a dodici Nobili il Gonfalone per difendere la S. Fede, e l'altra il detto Santo quando predicava. Altre antichissime pitture sono alle pare- ti delle stanze interne, come pure una antichissima immagine in marmo di Ma- ria col Bambino di un lavoro patticolare di mano di Alberto Arnoldi fatta nel 1359. con spesa di Fiorini 150. d'oro; e di fio- rini 130. per i due Angioli laterali, e- sistendo ove era l'Altare dentro l'Ora- torio, ridotto adesso ad uso dell'Archi- vio di detto Ufizio. Dietro a S. Giovanni vi è il

PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col disegno di Gio. Antonio Dosio al tempo del Cardinale, o Arcivescovo Alessandro dei Medici, dipoi per soli ventisette gior- ni Papa Leone XI vedendosi sul canto di questo Palazzo la di lui Arme Ponti- ficia con queste brevi parole.

Leoni XI. P. M. ob merita in Eccl. Fior. quam XXXIII. annos rexit & has aedes restitutas.

E` osservabile la magnifica Scala, coll'A- trio che mette nella Sala, dipinto da Pie- tro Anderlini, con lo sfondo di Vincen- zio Meucci, a spese di Monsignore Giu- seppe Martelli, a cui dobbiamo ancora il restauramento dell'annessa Chiesa di

SAN SALVADORE, dipinta a fresco da diversi Professori, avendovi colorita la Cupola, e la Natività, che serve di Ta- vola all'Altar Maggiore Giovanni Fer- retti con i due Apostoli a chiaro scuro. La deposizione della Croce è di Mauro Soderini, e la Resurrezione opposta con lo sfondo della volta è di Vincenzio Me- ucci. Di quì passeremo alla

CHIESA Collegiata, e Basilica di S. LO- RENZO. Osserveremo in faccia al Palazzo del Marchese della Stufa una base di mar- mo, nel cui bassorilievo si rappresenta, quando al valoroso Giovanni de' Medici, Padre del Granduca Cosimo I., furono condotti molti prigionieri con varie spoglie. E' opera del Cavalier Bandinelli, di cui pure è la Statua, che sulla Base dovevasi collocare, la quale non ancora finita, nel Salone del Palazzo Vecchio conservasi. Ma venendo alla Chiesa giudico di dar breve notizia circa la sua fondazione. A tempo dell'Imperator Teodosio una certa Giuliana Vedova Fiorentina, illustre per la nascita, ma più per la di lei pietà, accesa di devozione verso il Martire San Lorenzo, volle colle proprie sostanze fab- bricar questo Tempio. Terminata la fab- brica giunse in Firenze Sant'Ambrogio Arcivescovo di Milano, onde Giuliana pregò il detto Prelato, acciò volesse con- sacrare la detta Chiesa, al che condesce- se; e eiò seguì nel 392. e da quel giorno in poi chiamasi Basilica Ambrosiana. Quindi ebbe origine la venerazione, che a questo Tempio portarono gli antichi Vescovi di Firenze, ed in specie S. Za- nobi, il quale elesse quivi la sua Sepol- tura, e stiede qualche tempo riposto, prima che alla Cattedrale fosse trasferito il di lui Corpo. Questa Chiesa essendo di- poi stata eretta in Collegiata e di privi- legj arricchita, tiene il secondo luogo doppo la Metropolitana. Sono in essa di- ciassette Canonici, quaranta Cappellani, e gran numero di Cherici, che vi ufizia- no giornalmente. A questi presiede un Priore, che in varie Feste dell'anno go- de l'uso della Mitra, e Pontificale. La mirabile Architettura è di Filippo Bru- nelleschi, colla quale fu rinnuovato, a- vendovi gettata la prima pietra nel 16. Agosto 1425. l'Arcivescovo Amerigo Cor- sini a spese di Giovanni dei Medici, e proseguito da Cosimo Pater Patriae suo figlio. (mentre l'antico Tempio nel 1423. rimase quasi affatto rovinato dal fuoco) Le Colonne delle navate sono di maci- gno, sopra le quali posano gli archi va- gamente intagliati, come altresì il corni- cione, ed il fregio, che per la Chiesa ri- correndo, vaga, e maestosa la rendono. Ella è lunga braccia 144. larga 36. oltre lo sfondo delle Cappelle, e la crociata braccia sessanta. Sopra la Porta del mez- zo si vede lo Stemma dei Medici in pie- tra col disegno del Buonarruti, di cui parimente è il disegno del Terrazzino, e Sacrario, ove si conservavano moltissime Reliquie, le quali sono state trasportate in una Cappella della crociata accanto alla Sagrestia. Sono di pregio alcune Tavole delle Cappelle la prima a mano destra rappresentante la Visitazione di S. Elisa- betta è di Agostino Veracini. La secon- da del Rosso, nella quale espresse lo Spo- salizio di Maria Vergine. La terza che rappresenta S. Lorenzo, è di Niccolò La- pi. Nella quarta vi è l'Assunzione di Maria di antico, ed incognito autore. Nella quinta si vede dipinto da Ottavia- no Dandini un Crocifisso con San Fran- cesco, San Girolamo, e la Maddalena a piè della Croce. Nella sesta il San Giro- lamo nel Deserto è del Cav. Giuseppe Nasini. Terminata la navata, vi è nella prima Cappella della crociata una Tavo- la rappresentante un Presepio di Cosimo Rosselli. La Cappella che rimane nella testata della Croce ha il Tabernacolo di marmo, ove conservasi il Sacramento, disegno, e Scultura di Desiderio da Set- tignano, con figure di rilievo, sopra cui si vede un Gesù Bambino di marmo bian- co, opera del medesimo. Questo Taber- nacolo è in mezzo di un bello adorna- mento di colonne di ordine corintio con suo architrave, fregio, e frontespizio di marmi misti.

Più di ogni altra cosa degna di ammi- razione è la Sagrestia nuova, detta la Cappella dei Depositi, della quale diede la commissione Leone X. a Michelagnolo Buonarroti, e che cominciò a fabbricarsi a spese di Clemente VII. destinandola a servir di Tomba alla Sua Famiglia. I primi Tumulati furono Giuliano Medici Duca di Nemours, e Fratello di Leone X. e Lorenzo Duca d'Urbino. Sopra il pri- mo è il Simulacro di mano del Buonar- roti, e le due Statue appresso, che una il Giorno, l'altra la Notte figurano; e sul dicontro Sepolcro di Lorenzo è il Si- mulacro con altre due Statue del detto Scultore rappresentanti il Crepuscolo, e l'Aurora. Nel 24. Dicembre del 1791. di ordine del Granduca Ferdinando III. fu- rono levati i cadaveri dei suddetti Prin- cipi, e trasportati nella Cappella sotter- ranea nei Cassoni di legno colle respet- tive memorie. Quivi fu sepolto Donatello nel 1466. ed è accanto a Cosimo Pater Patriae. Si vede di mano di Michelan- giolo una Madonna col Bambino in brac- cio posta in mezzo ai due Santi Cosimo, e Damiano, che la prima è del Montor- soli, e la seconda di Raffaello da Mon- telupo.

Il Granduca Cosimo I. essendosi deter- minato di edificare una terza Sagrestia dietro il Coro dell'Altar Maggiore, e nel tempo stesso servisse di Tomba a se stes- so, e a di lui Successori ordinò a Gior- gie Vasari che facesse un disegno, e mo- dello, come effettuò. Per la morte di detto Principe restò sospesa l'esecuzione. Ferdinando I. ripresa l'idea del Padre pensò di far costruire non una Sagrestia ma una gran Cappella, lusingandosi, me- diante una cospicua somma di denaro, poter quivi far trasportare da Gerusalem- me il S Sepolcro, ma non potè effettua- re la sua magnanima idea per essere sta- ta tale impresa scoperta dai Turchi. Co- municò tal pensiero al Principe Don Gio- vanni, il quale essendo bravo disegnatore fece egli stesso il disegno, e modello, e fu posta la prima pietra fondamentale nel 10. Gennaio 1604. avendo scelto il detto Principe per assistente l'Architetto Matteo Nigetti.

Nell'entrare in questa Cappella resta ciascun sorpreso dalla magnificenza, e dagli eccellenti lavori delle più preziose pietre dure. La Fabbrica è d'ordine com- posito. Ricorre un maestoso piedistallo, sopra cui sono eretti i principali pilastri di diaspro di Barga, con basi, e capitelli di bronzo, ricorrendo sopra i medesimi una cornice di granito dell'Elba con fre- gio di paragone di Fiandra, e con le let- tere di giallo antico intarsiato nel me- desimo.

Negli zoccoli, che posano in terra, e girano la Cappella esistono li Stemmi del- le Città della Toscana. I detti stemmi sono composti delle pietre le più prezio- se, cioè di lapislazzuli, di cui sono i nomi delle Città di madreperla, di giallo antico, verde antico, paragone di Fian- dra, alabastro orientale, lumachella, ed altre. Il primo Deposito a mano destra è di Ferdinando II. morto nel 1670. Detto Deposito è di granito di Egitto e di dia- spro verde di Corsica. Lo scudo è di dia- spro fiorito di Sicilia, e le palle di diaspro di Cipro. Nella nicchia dee esserci collo- cata la Statua del suddetto Granduca. Il secondo Deposito è di Cosimo II. morto nel 1620. di granito bianco orientale, e posa sopra un guanciale arricchito di pie- tre dure, e gioie di gran pregio. Nella nicchia posa la Statua di bronzo di detto Principe fatta dal celebre Gio. Bologna. Il terzo Deposito è di Ferdinando I. Fon- datore di questo grandioso Edifizio. Detto Deposito è di granito d'Egitto, e diaspro verde di Corsica. Nella nicchia vedesi la Statua del medesimo cominciata da Pietro Tacca, e terminata dal di lui figlio Fer- dinando. Quindi si osservi la Tribuna col sottoposto principiato Altare, la di cui predella è di diaspro di Barga. Il quarto Deposito è di Cosimo I. morto nel 1574. e il quinto di granito bianco orientale di Francesco I., ove esiste un guanciale simile al dicontro sopradescritto. Il sesto Deposito di granito d'Egitto, e diaspro verde di Corsica è di Cosimo III.

L'altezza della detta Cappella da terra alla sommità della Cupola è di braccia cento. L'interiore è di figura ottango- lare.

Di quì si può scendere nella Cappella sotterranea, ricorrendo quivi sotto i De- positi tante Cappelle destinate per le Tombe dei Principi, come sopra ho detto.

Di quì uscendo, passata la prima Cap- pella, è degna di ammirazione nella se- conda la Tavola dell'adorazione dei Ma- gi di Girolamo Macchietti. Osserveremo dipoi il ricchissimo Altar Maggiore quivi collocato nel 1787. per ordine del Gran- Duca Pietro Leopoldo, che esisteva nella Real Galleria, fatto già costruire dai So- vrani Medicei di tutte pietre preziose, per porsi nella gran Cappella suddetta; avendovi ancor fatto erigere avanti il Presbiterio un ricco balaustro di finissiml marmi. Sopra il medesimo Altare vi fu posto un Crocifisso di mano di Giov. Bo- logna, in mezzo a una Vergine di Mi- chel Angiolo, ed un S. Giovanni di un suo Scolare, che erano nel sotterraneo di questa Chiesa, ove ora sono le ceneri dei prelodati Principi. Osserveremo d'a- vanti i tre tondi con grata di bronzo, i quali uniti alla lapida di porfido di ser- pentino, e di altri marmi con l'arme dei Medici nei quattro lati, formano il nobile Sepolcro di Cosimo Pater Patriae morto nel primo Agosto 1464. Passate le due seguenti Cappelle della Crociata si entra nella vecchia Sagrestia, fabbricata col disegno di Filippo di Ser Brunellesco. Si osservino i quattro tondi nei peducci della volta di mano di Donatello, le due piccole porte, e in alcune nicchie S. Lo- renzo, Santo Stefano, San Cosimo, e San Damiano del medesimo, e nel dorsale dell'Altare un bassorilievo in bronzo del Brunellesco. Quindi si vede un bellissimo Sepolcro di porfido isolato retto sulle can- tonate da quattro branche di Leone, a- dornato nei lati di fruttami, e fogliami di bronzo, fatti col disegno di Andrea Verrocchio, ove sono i Corpi di Pietro, e Giovanni figli di Cosimo Padre della Patria. Corrisponde questo nella Cappel- la, chiamata la Madonna di S. Zanobi, la di cui Immagine antica è circondata da una Tavola dipinta da Francesco Conti con i Santi Lorenzo, Zanobi, ed Ambro- gio. Nello sfondo laterale di questa Cap- pella, in varj armadj furono quivi tra- sportate dal Terrazzino esistente sopra la Porta le Reliquie coi preziosi Reliquiarj, ed unite con altro numero di Reliquie donate da S. A. R. Pietro Leopoldo, e che con sommo decoro si conservano. Contigua a questa vi è una Cappella con la Tavola dell'Annunziazione di Fra Fi- lippo Lippi; e di quì venendo verso la Porta ammirasi nella parete dipinto il martirio di S. Lorenzo con sommo studio eseguito da Angiolo Bronzino. Passata la Porta laterale trovasi di mano dell'Empoli il martirio di San Bastiano; appresso a questa si trova effigiato S. Antonio Aba- te. Ne segue altra Cappella con un Im- magine del Crocifisso, dopo la quale vi è un'antichissima pittura rappresentante Maria con San Leonardo ed altri Santi; dipoi ritrovasi effigiato il martirio di S. Arcadio, e Compagni, opera degna di Giov. Antonio Soglians. Ammirabile è il gradino di quest'Altare lavorato con di- ligenza da Francesco Bachiacca. E final- mente trovasi la conversione di S. Mat- teo dipinta da Pietro Marchesini. Bellis- simi sono i due Pergami nella Navata di mezzo, retti ciascuno da quattro co- lonnette di marmi, nelle faccie dei qua- li si vedono alcuni bassirilievi di bron- zo fatti da Donatello, rappresentanti i più la Passione del Redentore. Non tra- lasceremo di dire, che la vaga soffitta, la ricca Cupola dipinta da Vincenzio Meuc- ci, ed il restauramento della Chiesa sot- terranea, sono opere fatte a spese della Principessa Anna Maria Luisa dei Medici Elettrice Vedova Palatina del Reno. Nell' uscir dalla Porta, onde si và nella Cano- nica, si trova la Statua di Paolo Giovio Vescovo di Nocera, e famoso Scrittore d'Istorie, scultura di Francesco da San Gallo, indi salendo per una Scala, che guida al Chiostro di sopra, troveremo la tanto stimabile

4

BIBLIOTECA MEDICEA LAURENZIANA, il cui vaso lungo braccia ottanta, largo di- ciotto e due terzi, alto quattordici, e mezzo, è così nobile e maestoso, e di si perfetta Architettura, che molti valenti uomini, come il Brezelio, il Senator Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giuseppe Ignazio Rossi l'hanno disegnato, e pub- blicato colle stampe. Fu alzato col dise- gno di Michelagnolo. Prima di entrare trovasi un bel ricetto in forma quadra, la quale è situata la Scala posta sù da Giorgio Vasari, e dal Tribolo, per ben diciotto volte, e non mai per un miste- rioso silenzio di Michelagnolo potuta col- locarsi nella sua proporzionata situazio- ne. Bella è la Porta, e degni sono gli ornamenti delle finestre, vaghissimo è il cornicione, e l'architrave, ed il fregio, e tutto insieme è con sì nobil simetrìa divisato, che chi lo mira resta dal diletto sorpreso. Alla bellezza del materiale cor- risponde il pregio dei Manoscritti, che sopra quarantaquattro banchi per parte in gran numero vi si conservano, oltre altri nuovi scaffali posti in una stanza in fondo della Librerìa ripieni pure di Manoscritti. Sono questi di lingue diver- se, e specialmente Ebraica, Greca, Lati- na, Cinese, Araba, Caldea, Siriaca, To- scana, Schiavona, Provenzale, e Fran- cese antica, nè solo per la rarità, ma eziandio per l'ornamento di pitture, e miniature singolarissimi. Sopra questi rati esemplari sogliono i Letterati riscontrare diverse Opere sì edite, che inedite per farvi le opportune correzioni. Questi li- bri, parte da Cosimo Padre della Patria, Lorenzo suo Fratello, Piero suo Figlio, e dal Cardinal Giovanni de' Medici, poi Leone X. da varie parti, e con grandi spese procurati, specialmente dalla Gre- cia, e dall'Asia, furono posti in questo luogo per volontà di Clemente VII., che fondò la Librerìa, nella quale l'anno 1571. fu dal Grau-Duca Cosimo I. ordinato, che si dasse l'ingresso pubblico. Fu ac- cresciuta in progresso di tempo di molti ottimi, e rarissimi Manoscritti, cioè dall' Imperator Francesco I. nell'anno 1755. dei più rari della celebre Librerìa Gad- diana. Indi per ordine del Gran-Duca Leopoldo vi furono trasportati nel 1766. tutti i Codici, che esistevano nel Con- vento dei Padri di S. Croce; nel 1771. ci fece pure unire tutti i Codici Orientali, che esistevano nel Real Palazzo, e nel 1783. quelli della soppressa Badìa di Fie- sole, ed altri della Magliabechiana; e nel 1785. i più antichi della celebre Li- brerìa Strozziana. Chi bramasse sapere il numero, e la qualità dei Libri, potrà ap- pagare il suo desiderio, mediante gl'In- dici, che sono stati pubblicati. Quello dei Codici Orientali, e Palatini fu com- pilato da Monsignor Evodio Assemanni, e stampato in Firenze nel 1742. Il Cano- nico Antonio Maria Biscioni rifece il Ca- talogo dei Codici Orientali, che fu pub- blicato dopo la sua morte nel 1752. Es- sendo succeduto l'infaticabile, ed erudito Canon. Angiolo Maria Bandini morto nel passato Anno 1803. diede principio nel 1759. al Catalogo ragionato dei Codici Greci, che fu dal medesimo condotto al suo termine nell'anno 1770. in tre tomi in foglio, ed ornati di tavole in rame esprimenti i saggi dei caratteri dei Co- dici più insigni. Con altri cinque volumi parimente in foglio nei quali si racchiu- dono i Codici Latini, Provenzali, e Ita- liani in ogni genere, proseguì questa bell'Opera, e con tre Volumi dei so- praddetti nuovi acquisti terminò questo Catalogo. L'erudito troverà ad ogni ban- co qualche raro Manoscritto. I più singo- lari per l'antichità sono il Codice Siriaco al Plut. I. Quello del Virgilio al Plut. XXXIX. A XLII. il Decamerone del Boccac- cio. Quello dell'Orosio al LXV. Quello del Tacito al LXVIII. Per la vaghezza dell'ornato il S. Ambrogio, il Lirano, il Tolomeo, il Giulio Cesare, la Vita di Lorenzo del Medici, Domizio, Calderi- no, l'Argiropilo, e molti altri, trai quali le famose, e celebri Pandette di Giusti- niano, chiamate le Pandette Pisane, poi Fiorentine, stimate più di ogni altro te- soro da chi riguarda la rarìtà ed eccel- lenza di un Manoscritto sì prezioso. Que- ste per qualche secolo furono con somma gelosìa custodite nella Real Guardaroba. Si conserva nello stesso Armadio una Cassetta contenente i Documenti più in- teressanti del Concilio Fiorentino in Car- tapecora. Contigua ci è la

COMPAGNÌA delle Stimate ove esiste una Tavola di Mario Balassi, unica in Firen- ze di tale eccellente Pittore. Non molto distante in via dell'Amore è la Casa ove abitava il celebre Mattematico Viviani. Di quì passando in Via della Stipa tro- vasi il

PALAZZO del Sassi Banchiere, a prose- guendo trovasi la Chiesa di

S. IACOPO in Campo Corbolini Commen- da dei Cavalieri Geroslimitani, in cui vi sono varie Inscrizioni e Memorie an- tiche; una Tavola di Ridolfo del Ghir- landajo rappresentante lo Sposalizio di Gesù Bambino con S. Caterina; altra de- dicata alla Decollazione di S. Giov. Ba- tista, dipinta da Filippo Palladini, e so- pra la Porta per di dentro è un Puttino che sostiene l'Arme della Famiglia dell' Antella dipinta sopra un embrice da Gio- vanni da S. Giovanni. Quindi trovansi il Monastero, e la Chiesa di

SANT'ONOFRIO, ove erano le Religiose Francescane, dette di Fuligno, ove oltre una bella Tavola dell'Assunta, che si vede all'Altar maggiore, è a mano de- stra quella di Iacopo Ligozzi rappresen- tante l'Adorazione dei Magi, e vi è di- rimpetto San Francesco in atto di rice- vere le Stimate dipinto con la più viva espressione da Lodovico Cigoli. La volta è pittura del P. Galletti Teatino. Poco distante si trova la Chiesa di

S. GIULIANO, fuori della quale vedesi un Crocifisso con altre figure dipinte da Andrea del Castagno. In Chiesa a mano destra vi è l'Altare del Crocifisso ope- ra di Mariotto Albertinelli, di cui è la Tavola dell'Altar maggiore, ove è effi- giata Maria col Bambino Gesù, e con altri Santi. Il quadro dell'Altare a si- nistra rappresentante la nascita del Bam- bino è di Iacopo da Empoli. Di contro vi è

SANT'ANTONIO già Convento dei sop- pressi Canonici Regolari Francesi, adesso spettante al Marchese Consiglier Niccolò Viviani, ove osserveremo la Tavola di S. Luigi Re di Francia, opera di Livio Mehus; e il S. Antonio di Niccolò Mi- gnard. Poco distante si trova il

CASTEL S. Giov. Battista, detto la For- tezza da Basso, fatto fabbricare dal Duca Alessandro nel 1534 col disegno di Ales- sandro Vitelli, e Antonio da S. Gallo. Nell'edificazione di detta Fortezza vi fu incorporato l'antico Monastero delle Mo- nache di Faenza, che passarono parte in San Salvi, e parte in Santa Verdiana. Per la via dell'Acqua a mano destra ove era la

COMPAGNÌA di San Giovanni Evangeli- sta, è lo Spedale di Sant'Onofrio, nel quale si dà ricetto ogni sera a molte po- vere persone di ambedue i sessi, prive di casa, e di parenti; e vi si aduna l'u- nivessità dei Tintori, la quale sommini- stra diverse carità ai poveri di tal'Arte. Qnindi si trova la Chiesa delle Religiose Carmelitane di S. BARNABA: sopra la porta di detta Chiesa evvi una Vergine col Bambino di Luca della Robbia, il quale abitava pres- so questa Chiesa. Vedesi all'Altar mag- giore sotto vaga tribuna ornata di stuc- chi una tavola di Sandro Botticelli, in- grandita da Agostino Veracini, che imi- tò a perfezione l'antico, in cai vi è espressa Maria col Bambino Gesù, San Barnaba, e quattro altri Santi. Vi sono altri due Altari; nel primo si venera una Immagine del Crocifisso, dipinta dal Beato Giovanni Angelico. Poco distante tro- vasi la Chiesa delle Religiose Francesca- ne di

SANT'ORSOLA nella quale fu dipinta da Matteo Rosselli all'Altar maggiore la Tavola della Concezione, e al destro Al- tare da Filippo Tarchiani il Battesimo di Cristo, ed in faccia il martirio di S. Or- sola da Bartolommeo Silvestrini. La sof- fitta è di Sebastiano Galeotti, e la lunetta della maggior Cappella è del Cascetti. Di quì passando in Via dei Ginori si trova il

PALAZZO dei Giraldi, ove abitava Raf- faello d'Urbino quando veniva in Firen- ze; e quello del Ginori, ove sono buone pitture, e altre cose pregiabili. Di quì andando in via S. Gallo osserveremo il

PALAZZO dei Marucelli, ora del Brunac- cini, di architettura di Gherardo Silva- ni, ove sono due Arpie sostenenti il Ter- razzino, opera di Raffaello Curradi. En- tro vi sono cinque Stanze dipinte da Se- bastiano Ricci Veneziano. Di faccia è il

MONASTERO di S. Apollonia, la di cui Chiesa fu fatta col disegno di Michela- gnolo. Nelle due Cappelle laterali la Ta- vola della SS. Trinità è di Piero Dandi- ni, ed il Crocifisso di rilievo è di Raf- faello da Montelupo. Nella Tribuna osser- vasi la volta dipinta da Bernardino Poc- cetti, e la Tavola dell'Altare rappresen- tante Maria ed altri Santi, è di Agostino Veracini. Non è da tralasciarsi di osser- vare le grate del Coro delle Monache la gran Tela esprimente Cristo servito dagli Angeli nel deserto, opera di Matteo Ros- selli. Proseguendo verso la Porta S. Gallo si trova il Conservatorio di

S. GIOVANNINO detto de' Cavalieri di Malta stato rimodernato nel 1784. Nella prima Cappella evvi un Crocifisso trasla- tato dall'antica loro Chiesa, e Convento che aveano presso la Porta Romana. Nella seconda vi è espressa da Santi di Tito la Natività di S. Gio. Battista, nel- la terza evvi la Presentazione di Maria. Nella testata della Navata vedesi la sua incoronazione, antica pittura dell'Or- cagna. All'Altar Maggiore dipinse Pie- tro Dandini la Decollazione di S. Gio. Batista. Nei due ovati sono S. Agostino, e S. Maria Maddalena de'Pazzi, di ma- no d'Alessandro Gherardini, di cui sono ancora le pitture a fresco della tribuna, e della soffitta della Chiesa ornata di ar- chitettura da Rinaldo Botti. Ne segue la Nascita di Cristo del Ghirlandajo, e dopo un'Annunziazione della Scuola di Giot- to. Vi è infine la Cappella della Beata U- baldesca Religiosa di quest'Ordine. E' da sapersi che in questo Conservatorio vi fu educata per sei anni S. Maria Maddale- na de' Pazzi. Accanto vi è il

PALAZZO de' Pandolfini fabbricato col di- segno di Raffaello da Urbino, da Monsi- gnor Giannozzo Pandolfini Vescovo di Troia, essendovi stato incorporato l'an- tico Monastero di S Silvestro, ove avea- no l'ospizio i Padri di Monte Asinario. Ne segue la Chiesa e convento delle Mo- nache di S. Lucia dello stretto Ordine di S. Domenico. Dirimpetto è il grande, e magnifico

SPEDALE di Bonifazio, destinato per i poveri vecchi, e stroppiati, e mali cro- nici dell'uno, e dell'altro sesso; il qual luogo è chiamato dal nome del di lui Fondatore Bonifazio Lupi nobile Parmi- giano, già Potestà di Firenze nel secolo XIV. Questo luogo fu ampliato, e in buo- na parte rifabbricato di nuovo nell'anno 1787. con essere stati incorporati, oltre il detto Spedale altri quattro Monasteri, cioè quello delle fanciulle di S. Cateri- na, che era sotto le Loggie, quelli di S. Luca, e della SS. Trinità degl'Incurabili quivi contigui, e quello di S. Miniato dall'altra parte verso la Porta. Oltre il Conservatorio dei Poveri furono nel 1789. trasferiti, e rinchiusi in una porzione di questo Spedale i Pazzi; in altra i malati cronici, ed in altre parti di esso vi si curano, e medicano tutti i mali cutanei. Fu la zienda del medesimo riunita allo spedale di S. Maria Nuova. Si vede sot- to la Loggia sopra una Porta il busto del Gran-Duca Leopoldo, e nella testata un' Inscrizione indicante quanto sopra. La restaurazione della Chiesa antica fu fatta col disegno di Gio. Batista Pieratti. In essa la Madonna del Rosario è di Nicco- demo Ferrucci: accanto vi è il Martirio di S. Caterina di Fabbrizio Boschi. L' Annunziazione è di Niccolò Soggi Disce- polo di Pietro Perugino. All'Altar mag- giore si vede una Tavola di Matteo Rosselli nella quale effigiò Maria con San- ta Maria Maddalena dei Pazzi e altri Santi; e alle pareti vi sono state poste altre Tavole di pregio. Proseguendo ver- so la Porta trovasi la Chiesa di

S. AGATA, Conservatorio ove si educa- no le ragazze. La Tribuna dell'Altar maggiore è dipinta da Alessandro Allo- ri. L'Annunziazione è di Alfonso Boschi, e i due quadri laterali di Gio. Bizzeli. La Tavola destra è di Girolamo Mac- chietti, e le lunette intorno la Chiesa esprimenti il Martirio di S. Agata, sono di Suor Ortensia Fedeli. Accanto vi è la Chiesa, e Monastero delle Religiose di

S. CLEMENTE. Santi di Tito dipinse nella Tavola dell'Altar maggiore S. Cle- mente con molte altre figure, e quella del S. Agostino a mano drirta è di Iaco- po da Pontormo. Dirimpetto vi è la Chie- sa, e Conservatorio di

CHIARITO, dal B. Chiarito che ne fu il Fondatore, ove nel 1787. vi passarono le Religiose Mantellate, che erano in via della Crocetta, essendo stato moderna- mente restaurato, ed è uno dei buon Conservatori di Firenze.

Si osserverà l'antica pittura di Miche- le di Ridolfo del Ghirlandajo sopra la Porta San Gallo, il quale dipinse Maria col bambino, e da una parte S. Gio. Ba- tista, e dall'altra S. Cosimo. Quindi si può vedere l'Arco Trionfale, che coll' assistenza dell'Architetto Francesco Scha- mant di Lorena fu eretto in occasione dell'ingresso che fece in Firenze nel dì 20. Gennaio 1739. l'Imperator Francesco I., Come pure il Parter fato fare dal Gran- Duca Leopoldo per passeggio pubblico. Tornando in Città, seguendo la strada a mano destra per le mura si vede sopra di esse in faccia al Maglio alzata una Torretta, la quale fu fatta per misurare il livello dell'acqua del condotto Reale, se poteva andare, oltre alle varie Fonta- ne della Città a quella del Palazzo Rea- le, sulla terrazza al pari del primo pia- no, prima di fare la grande spesa del condotto in Città. Quivi vicino si tro- va la

CHIESA delle Religiose di S. Domenico; al primo Altare a man dritta vi è un S. Pio di mano del Puglieschi restato imper- fetto per la morte del medesimo. La Ta- vola dell'Altar Maggiore è di Lazzero Bal- di; ne segue la miracolosa Immagine del Crocifisso, statavi trasportata dalla Chie- sa di Chiarito. In ultimo il S. Eustachio è opera del Cav. Curradi. Intorno la Chiesa vi sono tredici lunette dipinte par- te dal Soderini, e parte dal Ferretti, e dal Meucci. Quindi trovasi il

GIARDINO de' Semplici, che dal Gran- Duca Cosimo I. nel 1543. fu fabbricato, e fattevi porre le più rare piante, ed erbe medicinali che da ogni parte fece venire. Di presente è addetto all'Acca- demia de' Georgofili per farvi diverse e- sperienze Agrarie. Presiede al medesimo il benemerito Sig. Dottore Ottaviano Tar- gioni Tozzetti, che nell'estate fa diverse Lezioni di Agricoltura. Le numerose piante dei Semplici che vi erano, furo- no trasportate parte nell'Orto Bottanico del Real Gabinetto d'Istoria naturale, e parte in quello di S. Maria Nuova. Ap- presso vi è la

CAVALLERIZZA, ove sono i Cavalli per servizio di S. M. In questo luogo ancora si apprende sotto la direzione di un Ca- vallerizzo l'Arte di cavalcare, e di cor- rer la lancia. A questo effetto fu dal Gran Principe Ferdinando fatto un bel log- giato, perchè nel tempo d'Inverno, o di pioggia si potesse far tale esercizio. Con- tigue sono le Reali Scuderie con quartie- ri per le persone di servizio, nel luogo ove era il serraglio dei Leoni, e di al- tri animali feroci. Quivi è la Piazza, con la Chiesa di

S. MARCO dei Padri Domenicani dell' Osservanza. Anticamente era la Badia dei Vallombrosani che la cederono ai Monaci Silvestrini, e nel 1446. fu da Eugenio IV. donata questa Chiesa a S. Antonino Do- menicano. Tra gli ornamenti più singo- lari vi si ammirano le Tavole, tutte di mano d'eccellenti Maestri. Nell'entrare a mano destra vi è un'Annunziazione di Piero Cavallini Romano; con la Tavola ornata di figure da Fabbrizio Boschi. Nella seconda il Crocifisso con S. Tom- maso d'Aquino è di Santi di Tito. La terza ove è espressa Maria col Santo Bam- bino, e di altri Santi è del celebre Fr. Bartolommeo di S. Marco, di cui nell' interna Cappella del Noviziato esistono molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare. Nella quarta si vede un'antichissima Ma- donna lavorata a Mosaico. La Tavola della quinta ove è l'Immagine di Maria con S. Domenico è di mano di Simone Ferri. Entrando nella Sagrestìa vedesi una bellissima Statua di marmo rappre- sentante Cristo risorto, collocata in una nicchia, opera di Antonio Novelli, e del Conti sono i due laterali bassirilievi Pas- sata la prima porta vedrassi sopra di es- sa una delle più belle Tavole del Beato Gio. Angelico che stava anticamente all' Altar maggiore. Il ritratto di questo Bea- to stà appeso nella Cella che abitava S. An- tonino con altri quattordici ritratti di Bea- ti Religiosi di questo Convento. Tornando in Chiesa segue la Tribuna ove nelle pa- reti da Parocel Francese fu dipinta l'ado- razione dei Magi, e le Nozze di Cana; e la Cupola è di Alessandro Gherardini con il bellissimo Altar maggiore. Quindi vi è interna la Cappella de' Serragli fatta nel 1600, ragguardevole per i finissimi marmi, e per le statue, e pitture, che l'adornano. La Tavola dell'Altare rap- presentante l'ultima Cena è di Santi di Tito, la Storia della Manna è del Passi- gnano; di Jacopo da Empoli è il Sacrifi- zio di Abramo. Il saziar delle Turbe nel Deserto, e la Cena d'Emaus son o del Cav. Curradi; e S. Paolo che risusci- ta un fanciullo è del Biliverti. La volta è di Bernardino Poccetti, e ancora i San- ti dipinti a fresco tramezzo a detti qua- dri in otto nicchie: nell'altre quattro vi sono gli Evangelisti di marmo, che due di Lodovico Salvetti, e i due presso l'Altare del Pieratti. Dopo segue la bel- lissima Cappella di S. Antonino fatta fabbricare con magnificenza da Averar- do, e da Antonio Salviati. Ella è tutta di marmi stati lavorati col disegno di Giovanni Bologna. Tre Tavole di Pitto- ri eccellenti adornano le tre facciate; quella di mezzo è opera d'Alessandro Allori detto il Bronzino, che vi effigiò il ritorno di Cristo dal Limbo, quella che rappresenta il Lebbroso risanato in cornu Evangelii è di Francesco Poppi, l' altra esprimente la conversione di S. Matteo è di Batista Naldini. In ciascuna di queste tre facciate sono due Statue di marmo rappresentanti S. Gio. Batista, S. Filippo, S. Antonio, S. Adovardo, S. Domenico, e S. Tommaso d'Aquino, fra le quali è maraviglioso il S. Gio. Ba- tista; fatte con disegno di Gio. Bologna, ed eseguite dal Francavilla suo discepo- lo; ed altrettanti bassirilievi di bronzo di mano di Fr. Domenico Portigiani, sul disegno del medesimo Gio. Bologna suo Maestro, da cui fu fatta la figura di bronzo, che è in Sagrestìa rappresentan- te il Santo giacente. Nell'urna sotto l' Altare stà riposto il di lui Corpo. Coro- na questa Cappella una Cupoletta adorna- ta di stucchi, e di vaghe pitture, di ma- no d'Alessandro Allori, come si vede scritto, fatta nell'anno 1570. Le due Storie dell'Esposizione, e Traslazione di S. Antonino sono del Passignano. Questa Cappella meritò d'esser descritta e pub- blicata colla stampa dal fu Antiquario Dottore Gori. Sopra l'Arco di questa va- ga Cappella si vede un S. Antonino di mar- mo alto braccia 4. di mano di Gio. Bolo- gna. Ne segue, tornado verso la Porta la bellissima Tavola di Lodovico Cigoli, ove dipinse l'Imperatore Eraclio, che de- posto l'Imperiale ammanto, e in abito di penitenza, e scalzo porta sopra le sue spalle la stessa Croce del Salvatore. Nel- la seguente Cappella eravi una stupenda Tavola di Fra Bartolommeo, con alcuni Angeli attorno un padiglione con Ma- ria, e altre figure e Cristo Fanciullo che sposa S. Caterina; ma il Principe Ferdi- nando, che la volle avere, ne fece fare una bellissima copia al Gabbiani, che certamente si scambia coll'orginale. Nel- la terza di mano del Passignano vi è espresso San Vincenzio Ferreri Predicante al Popolo. Nella quarta è dipinta dal Cavalier Gio. Batista Paggi Genovese la Trasfigurazione sul Tabor. La soffitta è tutta intagliata, e dorata, con lo sfondo di Gio. Antonio Pucci. La Tenda dell' Organo fu dipinta dal Gherardini. E` de- gno di memoria, che quì furono sepolti il Conte Giovanni Pico della Mirandola, ed Angiolo Poliziano, e ai nostri tempi i celebri Giuseppe Averani, e il Propo- sto Anton Francesco Gori. Non meno della Chiesa è ragguardevole il Conven- to fatto fabbricarc da Cosimo, e Loren- zo de' Medici, al quale fu dato principio nel 1437. col disegno di Michelozzo. Nel primo Chiostro sono 26. lunette espri- menti diversi fatti, e miracoli di S. An- tonino tutte dipinte da eccellenti Mae- stri, cioè da Bernardino Poccetti, dal Rosselli, dal Tiarini, e dal Boschi, e le altre antiche immagini che si vedono ne- gli angoli, e sopra le Porre sono del B. Gio. Angelico; che come si è detto abi- tava in questo Convento, dentro il qua- le si vedono moltissime opere di sua ma- no, oltre la magnifica pianta dell'Ordi- ne Domenicano dipinta da Esso sulla pa- rete del Capitolo che resta tra i due Chiostri, nel quale vi effigiò gran nume- ro di Ritratti d'Uomini Illustri, tanto in santità che in dottrina. Poi nel secondo non meno vasto del primo in 36. Lunet- te si vedono le gesta di S. Domenico. In questo dipinse una navata Alessandro Gherardini, altre due Cosimo Ulivelli, e una dalla parte dell'ingresso Alessandro Loni, e Sebastiano Galeotti. E` da veder- si la Cappella del Noviziato, la di cui Tavola di straordinaria bellezza è di Fr. Bartolommeo, nella quale vi espresse la Presentazione di Gesù Bambino; vi è inoltre tra l'altre buone pitture una im- magine di Maria SS. di mano di Carlo Dolci. In questo Convento evvi una buo- na Libreria con molti Manoscrittti fatti quivi collocare a pubblico benefizio da Cosimo de' Medici Padre della Patria, al- cuni dei quali erano di Niccolò Niccoli, che e da annoverarsi fra quelli, dai quali le Lettere Greche riconobbero il loro ri- sorgimento. Vicino all'Orto, in fondo al quale è da ammirarsi una Cappella dipinta dal Poccetti, è situata la Spezie- rìa, celebre per la fabbricazione che vi si fa delle Essenze di ogni sorte, acque odorose, ed altri lavori, e quivi si po- tranno osservare bellissimi quadri. Questo Convento è stato sempre tenuto in gran- de stima, non solo per l'osservanza re- stauratavi da Fr. Girolamo Savonarola, ma eziandio per avervi dimorato moltis- simi Religiosi di santa vita, e virtuosi; e Cosimo Padre della Patria spesse volte ci restava, vedendovisi ancora le stanze ove abitava. Fu nel 1777. abbellita que- sta Chiesa con una vaga facciata col di- segno di Fr. Giovacchino Pronti da Ri- mini Converso Carmelitano. Presso questa Chiesa è il Palazzo detto il

5

CASINO da S. Marco, fatto fabbricare dal Granduca Francesco I. nel 1570. col disegno del Buontalenti. E' servito nei tempi andati per abitazione di varj Prin- cipi. Adesso hanno il loro quartiere le Guardie Reali. Accanto è degno di esser veduto il Chiostro della già soppressa

COMPAGNÌA di S. Gio. Batista, detta dello Scalzo, per le eccellenti Pitture a fresco rappresentanti la vita di S. Gio. Batista di Andrea del Sarto, tra le quali due sole sono dipinte dal Francabigio. Nell'ingresso del Cortile di Andrea si ve- dono due figure rappresentanti la Fede, e la Speranza. L'altra Porta è posta in mezzo dalla carità, e dalla Giustizia. La Storia a mano destra è quando Zaccaria incredulo per la vista dell'Angelo diven- ta muto. L'altra è la visita di Maria a S. Elisabetta. La seguente rappresenta il Parto di S. Elisabetta; dipoi ne viene quando Zaccaria dà la benedizione a S. Giovanni, che ancor fanciullo vuole an- dare al deserto, di mano del Francabi- gio. E' pure del Francabigio quando San Giovanni s'incontra col Salvatore nel ri- torno di Egitto. Ne seguono altre di An- drea quando Cristo è battezzato da S. Giovanni, dipoi quando predica ai Giu- dei nel deserto, e quando la gente con- vertita da S. Giovanni viene a ricevere il S. Battesimo; indi quando egli è con- dotto dinanzi ad Erode; e dipoi vedesi la Cena di Erode, e il ballo della figlia d'Erodiade, ed in ultimo è dipinta Ero- diade, quando dalla figlia è portata la testa di S. Giovanni ad Erode richiesta. Que- ste egregie Pitture furono intagliate da Teodoro Cruger con frontespizio, e ritratto dell'Autore. Le chiavi di questo Chiostro son tenute dal Custode dell'Accademia delle Belle Arti. Ritornando indietro vedesi sul Canto di Via degli Arazzieri l' altro Casino fatto fabbricare nel 1775. dal Granduca Leopoldo, e dall'altra par- te vi è il Monastero di

S. CATERINA dell'Ordine di S. Domeni- co, nella di cui Chiesa, all'Altar Mag- giore vedesi lo Sposalizio di detta Santa, e nei due laterali le Tavole furono di- pinte da Suor Plautilla Nelli Pittrice, e Religiosa di questo Monastero, nel qua- le Caterina de' Medici Regina di Francia nella sua fanciullezza vi fu tenuta in e- ducazione. Dalla parte opposta di questa Piazza si ritrova la

REALE ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI (una volta Spedale sotto il titolo di S. Matteo stato fondato da Lemmo Balducci nel 1389.) trasferitavi nel 1784. dalla antica situazione di via della Crocetta ove esisteva fino dal 1500. e dalla So- vrana Munificenza ampliata, ed arricchi- ta di tutto ciò che è necessario per ap- prendervi compitamente le Belle Arti, contandosi in essa eccellenti Maestri per il Disegno, per il Colorito, per il Grot- tesco, per l'Incisione in rame, per la Scultura, per l'Architettura, un Assi- stente ai Giovani che studiano nella Real Gallerìa, e uno per la Meccanica Pratica

E principiando ad osservare alla Porta d'ingresso eseguita con ben'intesa, ed elegante Architettura si vedono scolpite in pietra tre corone, che una di quercia, l'altra di lauro, la terza d'ulivo, le qua- li sono l'emblema dell'Accademia, e sot- to le medesime in un fregio leggesi l' Epigrafe seguente:

Liberalium Artium incremento Petrus Leopoldus Anno MDCCLXXXIV.

Che è l'epoca della sua instituzione.

Si passa in un vestibulo ove da due porte laterali si dà ingresso alle Scuole del Disegno, e Colorito: e principieremo dalla prima a mano destra.

In una Gallerìa adorna, e corredata di disegni; e gessi per uso dei principian- ti, si danno dal Maestro tutte le regole necessarie al profitto dei medesimi. Quin- di si passa in una gran sala che serve al- le pubbliche adunanze ripiena di quadri dei migliori Autori della Scuola Fioren- tina, e da vari Cartoni originali dei me- desimi, e alcuni ancora delle Scuole Lom- barda, e Romana, essendovi tra i primi il Grillandajo, Andrea del Sarto, gli Al- lori, Carlo Dolci, il Rosselli ec. ed al- tri, e fra i Cartoni Fra Bartolommeo, Pietro da Cortona, Baroccio, Cignani, Franceschini ec.

Da questa si passa alla Sala del Nudo ove in tutti i giorni si dà il comodo di poter per due ore disegnare un'Uomo nudo, nell'estate la mattina, e nell'In- verno la sera, alla quale scuola è assi- stente per turno uno dei Maestri.

Dalla Sala del Nudo si passerà in una spaziosa Gallerìa adorna dei getti in ges- so delle Statue le più rinomate non solo della nostra Città, quanto di quelle esi- stenti in Roma, quali poste con ottima simetrìa sopra bene adattate basi forma- no un colpo d'occhio. Sono da osservarsi un superbo Tabernacolo dipinto da Gio- vanni Mannozzi detto da S. Giovanni e- sprimente il riposo d'Egitto, già esisten- te in fondo del Giardino del Casino del- la Crocettu, e quì intieramente traspor- tato, ed il getto in gessi della porta del Tempio di San Giovanni dell'immortale Lorenzo Ghiberti adattata alla gran por- ta dalla presente Sala, dalla quale si ha ingresso alla Scuola del colorito Conti- gua vi è la stanza per le private Adu- nanze; e avanti la medesima vi è un ri- cetto, il quale introduce mediante una piccola scala alle due Scuole dell'Architet- tura, e della Meccanica Pratica, ambe- due corredate de' necessarj libri, disegni, e macchine ec.

Ritornando al primo vestibulo, per una comoda scala si perviene alle altre due Scuole di Grottesco, e dell'Incisione in rame provvedute di eccellenti esempla- ri ec.

Si danno due volte l'anno alcuni pre- mj a quelli Scolari che più hanno appro- fittato nei loro studj servendo di emula- zione per avanzarsi; ed ogni tre anni si fa un concorso di prima, seconda, e ter- za classe per la Pittura, Scultura, ed Ar- chitettura, e a tutte queste gratificazio- ni, quanto alle mensuali prestazioni di Maestri, e per la Carta, matita, colori ec. che gratuitamente si dispensano ai po- veri Scolari, vien supplito dal Real Te- soro.

Al buon ordine, e soprintendenza dell' Accademia esistono un Presidente, ed un Segretario. Da questo luogo ritornando per via Larga si trova la

BIBLIOTECA MARUCELLIANA fondata a pu- blico vantaggio dall'Abate Francesco Ma- rucelli nel 1703. ed aumentata da Mon- signor Alessandro Marucelli, la quale si aprì per la prima volta nel 1751., tenen- dosi aperta la mattina ne' giorni di Lu- nedì, Mercoledì, e Venerdì. In essa ol- tre la copiosità dei Libri impresssi in ogni scienza, vi si conservano molti Manoscritti del celebre Antonio Maria Salvini, ed una scelta numerosa Raccolta di rare, e ce- lebri stampe in rame lasciate quivi dall' ultimo superstite di detta nobile Fami- glia Francesco Marucelli. Seguendo il cammino dalla parte opposta si trova il

PALAZZO del Sig. Averardo de' Medici eretto con disegno del Silvani Architetto Fiorentino, ed accresciuto dal fu Senato- re Gammillo Coppoli, alla di cui Fami- glia apparteneva. E dipoi s'incontra il

PALAZZO del Marchese Capponi fatto col disegno di Ferdinando Ruggieri nel 1740. e poco più giù dall'istesra parte altro

PALAZZO del Covoni, con bella facciata di Gherardo Silvani, e il Cortile col dise- gno di Luigi Orlandi. Ed appresso il

PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale Bandino Panciatichi, col disegno del Ca- valier Carlo Fontana. In faccia al pri- mo vedesi un antico Palazzo dei Medi- ci, e dipoi dell'antichissima Casa

UGHI, o sieno AVVOCATI protettori dell' Arcivescovado Fiorentino, Famiglia estin- ta, oggi del Lorenzi. Accanto esiste il grandioso

PALAZZO già della Famiglia de' Medici, oggi del Marchese Riccardi per compra fattane l'anno 1659. per prezzo di scu- di 41. mila dal Granduca Ferdinando II. fatto gia fabbricare da Cosimo Padre del- la Patria, col disegno di Michelozzo. Non può spiegarsi quanto sia bello, e magnifico. Vedonsi le due facciate tut- te di pietre forti in tre ordini divisate. Da terra fino alle prime finestre l'ordi- ne è Rustico, o Toscano, con bozze as- sai rilevate. Sopra questo segue il Dori- co, a cui succede il Corintio, e in fron- te vedesi un vago cornicione, che da per tutto lo circonda Entrando per la porta principale trovasi la prima Log- gia, nel fregio della quale sono alcuni tondi entrovi figure di marmo di Dona- tello, e le pareti tutte furono fatte ador- nare l'anno 1719. dal Marchese Fran- cesco Riccardi di bassirilievi, di Statue, di Busti e d'Inscrizioni antiche Greche, e Latine, a foggia di Museo. A mano destra vi è una scala molto comoda, fat- ta col disegno di Gio. Batista Foggini Scultare e Architetto Fiorentino. E' pure a mano sinistra una scala bellissima fat- ta a chiocciola, che dal terreno conduce fino alla sommità. Penetrando poi nelle stanze, vi si ammirano molti pregievoli ornamenti; tra i quali la bellissima Gal- lerìa dipinta nella volta a fresco da Lu- ca Giordano, e in essa giù abbasso nella parete effigiati sopra grandiosi Cristalli i quattro elementi, insigne opera di An- ton Domenico Gabbiani; e dentro due armarj si conserva una raccolta di Gam- mei, d'Intagli, di Medaglie, e di altre preziose antichità. Accanto ci è una nu- merosa, e scelta Librerìa di manoscrit- ti, e di libri impressi, parte della qua- le fu messa insieme dal celebre Riccar- do Riccardi, e parte dal Senatore Mar- chese Vincenzio Capponi, da cui l'ere- ditarono i presenti possessori, i quali van- no di continuo aumentandola, essendovi tra i manoscritti tutto il carteggio Let- terario del fu celebre Dottor Giovanni Lami stato Bibliotecario, E' ripieno que- sto Palazzo di mobili ricchissimi, pittu- re celebri, inscrzioni, busti, e bassirilie- vi antichissimi. Si mireranno inoltre i nuovi accrescimeti della principal fac- ciata. verso la Via Larga, coll'istesso or- dine, e architettura dell'antica nel qual ricrescimento fu incorporato il Palazzo di Lorenzino de' Medici ove uccise il Du- ca Alessandro. E' famoso questo Palazzo non solo per la sua belezza, ma ezian- dìo per essere stato in ogni tempo ri- cetto di illustri Personaggi, essendovisi trattenuri diversi Pontefici, Imperatori, e Regi, oltre un numero grande di Prin- cipi (di che si legge la memoria in un Cartello di marmo nel primo Cortile, fatta dal celebre Abate Autonmaria Sal- vini) e per molti avvenimenti accaduti, e descritti dai nostri Istorici. Indi si trova la Chiesa di

SAN GIOVANNI EVANGELISTA posseduta già dai Gesuiti, ai quali fu concessa l`an- no 1557., e dipoi nel 1775. data ai Che- rici Regolari delle Scuole Pie, i quali tengono nell'annesso loro Convento le pubbliche Scuole. Era questa Chiesa in principio assai piccola, e fondata nel 1351. per testamento del Nobile Giov. di Lan- do Gori, ma nell'anno 1579. coll'ope- ra, e col disegno di Bartolommeo Am- mannati Scultore, ed Architetto Fioren- tino, fu accresciuta, e adornata, ammi- rando gl'intendanti l'esquisitezza dell' architettura, e il bell'ordine di tutte le parti di questo sacro Edifizio. Ha la fac- ciata di pietre serene, e dentro vi sono nelle Cappelle varj ornamenti di stucchi con belle Tavole; nella prima a mano destra è un insigne Tavola di Alessandro Allori, ove ha rappresentato Nostro Si- gnore con alcuni Apostoli in atto di e- saudire la Cananea, ed è da notarsi che quel Vecchio, che si appoggia al basto- ne, figurato per S. Bartolommeo, è il ri- tratto del medesimo insigne Architetto Bartolommeo Ammannati, che la fece fare; la seconda Tavola di S. Luigi Gon- zaga, e di S. Stanislao è Opera di Otta- viano Dandini, la terza di S. Niccolò di Bari di Giov. Domenico Campiglia Luc- chese; e S. Francesco Borgia, e S. Giu- liana Falconieri sono di Agostino Vera- cini. Quindi esiste la Cappella di San Francesco Xaverio ricca di marmi, ove il Cavaliere F. Francesco Curradi ha con eccellenza rappresentato il detto Santo nell'atto di predicare agl'Infedeli; la Gloria dello sfondo è di mano di Piero Dandini, e i quadri laterali sono del Bamberini. Ne segue la Cappella maggio- re, la di cui tavola ove è espresso il SS. Crocifisso è di mano di Girolamo Mac- chietti, nei due laterali il San Girolamo è di Giacomo Ligozzi, e la S. Elena del Bizzelli; trovasi poi la Cappella di Sant' Ignazio tutta incrostata di marmi, ov'è di mano del Puglieschi la Tavola di det- to Santo, e gli ovati sono del sopradetto Bamberini. Ne segnono tre altre Cappel- le, nella prima vi è la Concezione di mano del Curradi; nella seconda la bel- lissima Tavola di S. Giuseppe Calasanzio Fondatore degli Scolopj, di mano di An- tonio Franchi Lucchese, la qual Cappel- la è stata recentemente abbellita di mar- mi ec. per le cure del degno P. Maestro Cammillo Giusti. Nella terza vi è la Ta- vola degli Angeli dipinta da Giacomo Ligozzi. Sopra il cornicione alcune sto- rie a fresco sono di mano di Alessandro del Barbiere, cioè la Cena, la Trasfigu- zione, quando San Giovanni mostra San Pietro a Cristo, e gli Apostoli, che ac- conciano le Reti ec. Gli Apostoli delle Nicchie sono di Cammillo Cateni, e lo sfondo nella soffitta fu l'ultima opera di Agostino Veracini. Uscendo da questa Chiesa, a man destra s'incontra una Ca- sa de' Martelli, e dirimpetto quella degli Arnaldi, nella prima eravi una statua di Donatello, la quale al presente ritrovasi nel Palazzo del Balì Martelli in via della Forca, creduto il più eccellente lavoro del suo scalpello; e nella seconda vi sono pregiabili Pitture. In vicinanza si trova la Via del Cocomero ov'è un Teatro, e annesse sono diverse stanze ove ha ac- cesso il ceto civile, ed accanto è il Pa- lazzo del Baron Ricasoli, e dirimpetto quello de' Gondi, ed a sinistra avvi il Palazzo dei Marchesi Gerini ricco di Pit- ture, accresciuto, e rimodernato interna- mente dal fu Marchese Andrea Gerini con disegno del vivente Sig. Gaspero Pao- letti; quindi si vedono i

6

PALAZZI di due rami della Famiglia de' Pucci, il primo d'ordine composito sul Canto di via de' Servi fu disegnato con bella, e vaga architettura dal famoso Ca- valiere Paolo Falconieri; e l'altro accan- to del Marchese Roberto Pucci, che ha seguitato l'ordine del primo. Dirimpetto vedesi il

PALAZZO Pandolfini, di maestosa Ar- chitettura Toscana, ove nel dipinger quella Gallerìa cadde, e morì il celebre Anton Domenico Gabbiani; in faccia al quale vi è la Chiesa di

SAN MICHELE VISDOMINI, ove abitavano i soppressi Monaci Celestini, ora ufiziata da Preti secolari. Osserveremo la Natività di Nostro Signore dell'Empoli, accanto alla quale è una Vergine di mano di Jacopo da Pontormo, e due Tavole del Poppi, che in una la Resurrezione. e nell'altra la Conce- zione, e una del Passignano rappresentante S. Giovanni, che predica alle Turbe. Se- guitando per la Via de' Servi si trova il

PALAZZO de' Marchesi Niccolini, fatto con buon disegno, ed ornato ai Statue, oltre un Gabinetto copioso di Medaglie, buona Librerìa, e pitture celebri. E presso la Piazza si trova il

PALAZZO de' Grifoni ora Riccardi il di cui Architetto fu il Buontalenti. Era in avanti della Famiglia Ricci, ove nacque a' 23. Aprile 1522. S. Caterina de' Ricci. Il Ter- razzino di Pietra fu la prima scultura di Gio. Bologna. Questo fa angolo alla Pìaz- za, che ha preso il nome della vicina Chie- sa della Nunziata, che vedesi dai lati chiu- sa da due gran Loggie, erette col dise- gno del Brunellesco. Nel mezzo di essa sopra una Base di marmo si erge un Ca- vallo, sopra il quale è la Statua di Fer- dinando Primo Gran-Duca di Toscana gettato in bronzo da Giovanni Bologna, di Cannoni predati dalle Galere Toscane ai Turchi, leggendovisi sotto la fascia nel- la pancia del Cavallo

Dei Metalli rapiti al fiero Trace

Le due fontane di bronzo, che adornano la medesima piazza, sono opera di Pietro Tacca statevi poste nel 1643. Passeremo ad osservare il Tempio della Santissima

ANNUNZIATA. Era questa Chiesa ne' tempi antichi un piccolo Orotario posto fuor di Firenze, in questo luogo chiamato il Cafaggio. Detto Oratorìo con parte di terreno contiguo, fu conceduto nel 1250. a quei sette Nobili Fiorentini, che abban- donata la Patria si erano ritirati nel sa- cro Monte Asinajo, ove conducendo vita eremitica fondarono la Religione de' Servi di Maria; ed il motivo fu, acciò quei Religiosi, che da per tutto avevano spar- sa la fama della lor santità, più da vi- cino santificassero col loro esempio i loro Concittadini. Ma perchè troppo angusto era quel luogo, fu fabbricato il Con- vento, e nuova Chiesa, essendo stati dal Sommo Pontefice esortati a concorrere i Fiorentini, tra i quali si segnalò il Chia- rissimo Falconieri Padre di Santa Giulia- na, e Fratello del Beato Alessio, per- chè tal'opra fosse al suo fine condotta. Terminata la fabbrica avvenne il seguen- te prodigio. Avevano quei Padri nel 1252. dato a dipingere a fresco ad un Pittore chiamato Bartolommeo, l'Immagine di Nostra Signore in atto di essere dall'An- gelo annunziata. Il Pittore, che la figu- ra dell'Angelo avea compita, e rimanevali ad effigiare il volto della Vergine, stava fra se stesso dubbioso, con qual'arte po- tesse esprimere quell'Aspetto Divino. In questo mentre fu sopraffatto dal sonno, da cui svegliatosi mirò tosto colorito il Sem- biante della Vergine di tal bellezza, e di tanta devozione spirante, che attonito, e sorpreso ad alta voce gridò più volte, Miracolo, Miracolo. Lo che sentito da'cir- costanti, e dipoi sparsosi per la Città; cagionò un tal concorso di popolo, che ben tosto ne fu la Chiesa ripiena. E ac- ciò niuno di questo fatto dubitar potes- se, operò Iddio per mezzo di questa, Im- magine molti miracoli, che tuttavia van- no seguitando. Ora tornando alla descri- zione della Chiesa: Vedesi al primo in- gresso un Loggiato fatto fabbricare dalla Famiglia de' Pucci con disegno del Cacci- ni Scultore. Sotto il Loggiato sono tre Porte. Quella a mano destra conduce nella Cappella di San Sebastiano dell'i- stessa Famiglia Pucci, eretta con disegno del sopraddetto Caccini; adorna di tre Ta- vole, che una d'Aurelio Lomi Pisano, l' altra del Paggi, e quella di San Sebastia- no di Antonio del Pollajolo, ed altresì di alcune Statue di marmo del Novelli, e la Tribuna fu dipinta dal Poccetti. Vi sono molte memorie di uomini illustri di que- sta Famiglia, e specialmente di Lorenzo, Roberto, e Antonio Pucci, tutti tre Cardi- nali. Dalla porta laterale di questa Cap- pella si passa in un Cortile, o Chiostro tutto dipinto da' primi artefici di quei tempi, cicè; la pittura accanto alla por- ta di Chiesa dietro l'Altare della Madon- na rappresentante la Natività del Signo- re, è di Alessio Baldovinetti. Quella che segue a sinistra esprimente quando S. Fi- lippo Benizzi ebbe la visione di Maria per la quale vestì l'Abito, è di Cosimo Ros- selli. L'altre che ne seguono sono di An- drea del Sarto, cioè quella in cui si vede S. Filippo, che nell'andare alla Corte del Papa, che era in Viterbo, trovando un lebbroso nudo, si trae la propria cami- cia dandola ad esso perchè si ricuopra. Quivi è il Busto rappresentante Andrea del Sarto, scolpito da Gio. Caccini, e non già da Raffaello da Montelupo, come per abbaglio asseriscono il Cinelli, e il Padre Richa. Nell'altra vedesi quando S. Filip- po nel passare tra Bologna, e Modena. trovando alcuni che giuocavano sotto un' albero, bestemmiando, li riprese, onde li dissero alcune ingiurie, ed egli seguitan- do il cammino, venne un'istantaneo ful- mine, che squarciò l'albero, due ne re- starono morti, e gli altri spaventati si diedero alla fuga. Ne segue il fatto quan- do detto Santo libera dagli spiriti una Fanciulla. Nell'altra è espresso un fan- ciullino tornato da morte a vita nel toc- care il feretro di S. Filippo. L'ultima es- prime un Religioso parato con la reliquia di alcuni panni di S. Filippo, ed alcune donne inginocchioni con vari puttini che sembrano di carne vera; il Vecchio che sì regge con la mazza è il ritratto di Andrea della Robbia Scultore, e fratello del celebre Luca inventore delle figure di terra invetriata. Dall'altra parte tra la porta laterale della Chiesa, e la Cap- pella di S. Bastiano si vedono nella prima lunetta la storia dei Re Magi, e nell'al- tra la Natività della Madonna. Queste 7. lunette sono di stupendo colorito fatte dal pennello di Andrea del Sarto. Le al- tre tre dalla parte della porta della Log- gia sono: Lo Sposalizio della Madonna del Francabigio; La Visitazione di Ma- ria a S. Elisabetta di lacopo da Pontor- mo; e l'Assunzione al Cielo del Rosso Fiorentino. Questa è circondata da una moltitudine di bellissimi Angioletti, che le scherzano intorno, mentre gli Apostoli, che sono al basso la contemplano con stupore, in uno dei quali Apostoli, cioè in S. Iacopo vestito da Pellegrino, il Pit- tore ritrasse Francesco Berni celebre Poe- ta in volto ridente, alludendo con tale attitudine al faceto stile praticato nei suoi versi Questa come le altre di questo Chiostro furono rinfrescate con diligenza, e perizia da Santi Pacini. Entrando in Chiesa vedesi al primo aspetto la soffitta d'intagli dorati sopra fondo bianco di- segnata da Francesco Silvani, nel mezzo della quale è un gran quadro rappresen- tante l'Assunzione della Vergine di ma- no del Volterrano. Nelle pareti tra il fregio della soffitta, e il cornicione, sono dodici quadri dipinti a fresco dall'Uli- velli, ove son rappresentati alcuni Mi- racoli di Maria. A sinistra si trova la Cappella dell'Annuziazione, nel muro della quale è dipinto il di Lei Volto, fatta di marmi intagliata da Pagno di Lapo Partigiani Scultore Fiesolano col disegno di Michelozzo. Quanto sia ric- ca, e adorna questa Cappella non si può spiegare abbastanza. E' l'Altare d'argen- to massiccio nobilmente lavorato, il gra- dino parimente d'argento è arricchita di gioie, e pietre preziose. In un Taber- nacolo è una testa del Salvatore di An- drea del Sarto. Sopra due gran pilastri posa un ricco architrave, e cornicione d'argento, da cui pende una cortina di lavoro eccellente. Questa Cappella è ornata di Lampadi d'argento rifat- et recentemente. Contiguo alla detta Cappella è un piccolo Oratorio di forma quadrata nobilmente arricchito, che ha le pareti incrostate di agate, calcedoni o- rientali, e diaspri, che rappresentano al- cuni simboli di Nostra Signora, e ove vedesi un Crocifisso di mano di Antonio da S. Gallo che era sopra l'Altar Maggio- re avanti vi fosse posto il gran Ciborio. Accanto è la Cappella fatta fabbricare dal Marchese Francesco Feroni, col dise- gno di Gio. Batista Foggini incrostata di marmi, e ornata di Statue; la Tavola del- l'Altare rappresentante il Transito di S. Giuseppe è dipinta da Carlo Lotti Vene- ziano; di mano di Giuseppe Piamontini sono le due Statue rappreseutante il Pen- siero, e la Fortuna marittima, e di ma- no dell'Andreozzi sono l'altre due, che figurano la Fedeltà, e la Navigazione. Di Carlo Marcellini è il S. Domenico, e del Cateni il S Francesco, e le Medaglie di bronzo dorato sono di Massimiliano Soldani Benzi. Le due Inscrizioni sotto i due Depositi furono dettate da Anton Maria Salvini. Seguitano appresso, benchè con ordiue assai diverso, altre Cappelle adornate di belle Tavole, tra le quali quel- la del Giudizio d'Alessandro Allori, e quella della Crocifissione dello Stradano. La quarta di Pietro Perugino, o come altri vogliono, dell'Albertinelli. La quin- ta sotto l'Organo con l'Assunta, S. Ia- copo, e S. Rocco ai piedi, di Cesare Dan- dini, e voltando alla crociata vi è la Cap- pella con lunette, e soffitta dipinta a fre- sco da Baldassarre Franceschini detto il Volterrano, ed all'Altare vedesi in una antica e bella Tavola dipinto San Zanobi con altri due santi Vescovi; segue la Cap- pella del Crocifisso, e della Madonna dei Dolori dipinta d'archirettura da Giuseppe Chamant Lorenese, collo sfondo di Vin- cenzio Meucci, e sotto l'Altare conser- vasi il Corpo di S. Florenzio Martire. So- no sepolti in questa Cappella i tre nostri Istorici Fiorentini, Giovanni, Matteo, e Filippo Villani. E' assai vaga la Cappella dei Tedaldi, etetta ad onore di S. Filip- po Benizj, colla Tavola dipinta dal Vol- terrano, e con altre pitture a fresco dell' Ulivelli. Nel ricetto, che è accanto e per cui si và alla Sagrestìa stata tutta rimo- dernata, e ampliata con molta pulizia, è collocato un Busto di terra cotta, rap- presentante l'effigie di detto Santo in abi- to della Religione, donato a quei Reli- giosi dalla Famiglia de' Guicciardini, su- bentrata già nella Casa de' Benizj, de'quali era il Santo, ove si era conservato ab autiquo sino all'anno 1592. Entrando nel- la Tribuna maggiore, della quale fu l'Ar- chitetto Leon Batista Alberti, vedesi al primo Altare a mano sinistra la Natività di Maria fatta da Alessandro Allori, il di cui figlio Cristofano dipinse il quadro laterale, che è quello in Cornu Epistolae, gli altri tre poi sono del Passignano, e la volta è del Poccetti. Nella seconda è il San Michele di mano del Pignoni. Nel- la terza la Tavola di Pietro Perugino, ove è la Vergine con alcuni Santi. Nel- la quarta la Resurrezione di Cristo d'An- giolo Bronzino. La quinta Cappella che fu già a proprie spese architettata, e fab- bricata da Gio. Bologna, oltre l'esser tut- ta incrostata di pietre serene, e marmi è arrichita di statue, bassirilievi di bron- zo, e di tre Tavole; la prima delle quali in cornu Epistolae è del Ligozzi, ove di- pinse la Resurrezione, la seconda del Pas- signano, ove espresse la Pietà, e la ter- za della Nascita è opera del Paggi. Il Crocifisso è ammirabile, fatto col model- lo dell'istesso Gio. Bologna, e la Cupo- letta è dipinta a fresco dal Poccetti. Pas- sando alla sesta Cappella, la Tavola dei Beati è di Niccolò Nannetti. Nella setti- ma è del Passignano l'illuminazione del Cieco. Nell'ottava Cappella ornata di marmi vi è di mano di Giovanni Biliver- ti lo Sposalizio di S. Caterina, e le pit- ture delle pareti della volta sono del Vi- gnali. In questa Cappella è sepolto il no- stro Istorico Bartolommeo Scala. Nell'ul- tima e nona Cappella evvi S. Anna con Maria. e Gesù Bambino, e dai lati S. Fi- lippo Benizi, e S. Giuliana Falconieri, di Antonio Donnini. La gran Tribuna di figura rotonda con bella Cupola fu fatta col disegno di Leon Batista Alberti Nobil Fiorentino, a spese di Lodovico Gonzaga secondo Marchese di Mantova, adornata di stucchi, e dipinta poi da Baldassar Fran- ceschini detto il Volterrano in età senile. Ha questo insigne Pittore dipinto la Ver- gine, quando Assunta in Cielo vien coro- nata dalla Santissima Trinità; intorno ha dipinto i Patriarchi, i Profeti, e Santi del Testamento Vecchio con alcuni altri del Nuovo. In questa grand'opera è sti- mabile non meno l'invenzione, e il di- segno, che la vaghezza del colorito. Cor- risponde alla Cupola il Coro. di bella struttura incrostata di marmi, di forma ottagona, disegno di Francesco Silvani, con statuette di Santi, che vagamente lo adornano. L'Altar maggiore è molto ric- co e magnifico, ed il Ciborio è d'argen- to di pregio considerabile, opera di An- tonio Merlini Bolognese, siccome un Pa- liotto, e tutto il finimento d'argento con figure di bassorilievo, che adoprasi nelle feste solenni: nelle quali sono molti i va- si, le statue, e gli ornamenti preziosi che vi si vedono. Sul piano del Presbiterio posano due depositi di marmo, uno del Vescovo Angiolo Marzimedici, colla sta- tua al naturale di mano di Francesco da S. Gallo, e l'altro del Senatore, e poi Sacerdote Donato dell'Antella Benefatto- re della Chiesa, di Giovanbatista Foggi- ni, e l'inscrizione del Senatore Filippo Buonarroti. Sceso il Presbiterio nella te- stata della Croce vien la Cappella di S. Giuliana Falconieri, ove si conserva il suo Corpo, dedicata alla SS. Concezione, stata rimodernata e arricchita di finissi- mi marmi. La Tavola dell'Altare è di Vincenzio Meucci, di cui altresì è lo sfondo; le due laterali sono di Giuseppe Grisoni, del quale è ancora la Santa Bar- bera che si vede nella Cappella a mano destra, ove sono due ritratti, che uno di Giovanni Stradano, e l'altro di Lorenzo Palmieri. In faccia è la Cappella di Bac- cio Bandinelli, che vi scolpì un Cristo morto sostenuto da Nicodemo, che è il ritratto di detto Baccio. Tornando verso la Porta vi è sotto l'Organo (il di cui tendone è del Puglieschi) una piccola Cappella fatta col disegno del Silvani, con fini lavori di marmi, e un S. Rocco fat- to di tiglio, di mano di Maestro Iann Francese condotto con grande artifizio, al di cui Altare si trova una copia di un Cristo risorto del Pugliani, cavata dall' originale del Frate. esistente nel Palaz- zo dei Pitti; e lateralmente le figure di due Profeti del medesimo Autore. Il Ten- done dell'Organo rappresentante la Ca- nonizzazione di S. Giuliana è di Giusep- pe Romei. Ne viene la Cappella dei Me- dici, e dipoi quella dei Peruzzi, la di cui Tavola è dell'Ulivelli, rappresentan- te Cristo che risana una piaga a S. Pel- legrino Laziosi di questo Ordine. Nella seguente non sono da osservarsi che le pareti dipinte dal medesimo Ulivelli. La Cappella che ne succede, ornata di marmi bianchi, e misti, fu fatta col di- segno di Matteo Nigetti. La Tavola rap- presentante il martirio di S. Lucia è di Jacopo Vignali, la Cupola è lavoro del Volterrano, e le scultute di marmo sono scolpite da Orazio Mochi Nell'altra vi è la Tavola di Pietro Dandini rappre- sentante un fatto del Beato Giovacchino Piccolomini. Nell'ultima si trova una Tavola di Jacopo da Empoli, ove dipin- se Maria col Bambino, e ai piedi S. Nic- colò, e altri Santi; e le pareti sono di Matteo Rosselli. Questa Chiesa verso la fine del passato secolo fu adornata di stucchi, e pilasti incrostati di marmi con disegno di Pier Francesco Silvani, del quale pure sono l'Altar maggiore, e la soffitta; i Medaglioni furon dipinti a fre- sco da Pier Dandini per legato del detto Senatore dell'Antella. Nell'anno 1785. furono levate le lapide sepolcrali che e- rano in Chiesa, e poste nel Chiostro, e fu rifatto il pavimento di marmi, e a- vanti l'Altar maggiore vi fu posta una tale memoria. Il Convento è magnifico per l'accrescimento fattovi, ed ivi pure son degne di esser vedute, la Librerìa ripiena di ottimi, e rari Libri, e nel Chiostro interiore la Cappella dell'Acca- demia del Disegno essendo la Tavola dell' Altare, che è una Trinità di Angiolo Bronzino, e due Quadri a fresco, cioè il S. Luca in atto di dipinger Maria, Opera di Giorgio Vasari, e l'altro rappresen- tante Salomone quando edifica il Tem- pio, è di Santi di Tito, con dodici Sta- tue attorno di Scultori Accademici assai valenti. Entrando ora dall'altra lateral porta nel Chiostro si vede in faccia so- pra la porta, che và in Chiesa, la famo- sa Madonna detta del Sacco, dipinta da Andrea del Sarto con tutta la perfezio- ne dell'arte; e Michel Angiolo, ed il ce- lebre Tiziano non si saziavano mai di ri- mirarla, e di commendarla. L'altre Lu- nette sono ancor esse dipinte da eccel- lenti Artefici, e specialmente da Bernar- dino Poccetti, di cui sono tutte quelle due Navate, che fanno angolo alla sud- detta Pittura di Andrea del Sarto. Sono in queste effigiati i fatti più singolari dei Sette Beati Fondatori. Nella terza facciata dopo il Cancello della Cappella dei Sette Beati, le due Lunette rappre- sentanti quando il Beato Manetto predi- cò davanti S. Lodovico Re di Francia, e l'altra quando Innocenzio IV. dà per Pro- tettore all'Ordine de' Servi il Cardinale Fiesco suo Nipote, sono di mano del Ros. selli. La quinta Lunetta ove è Maria so- pra un carro tirata da un Leone, e da un Agnello è dì Ventura Salimbeni Pit- tore Senese. Nella quarta facciata, alla prima Lunetta è dipinto Papa Alessandro IV. che concede alla Religione di fabbri- care Monasteri per tutto il Mondo, di mano del Rosselli, come pure del mede- simo è la seguente, quando il B. Buonfi- gliuolo renunzia al B. Buonagiunta il go- verno della Religione. Nella terza di ma- no del Poccetti è espressa la morte del B. Buonagiunta. Le tre ultime sono di- pinte dal sopraddetto Ventura Salimbeni; e ne' peducci delle volte di questa loggia i ritratti degli Uomini più insigni dell' ordine dei Servi si rimirano. In questo Chiostro esiste una gran Cappella in vol- ta, eretta dalla Famiglia Macinghi, del- la quale restano le Armi negli angoli, che passata dipoi in quei Religiosi, ser- viva loro di Capitolo; ma adornata da essi modernamente, ed abbellita di pit- ture a fresco, è stata destinata al cul- to Divino dei Sette Beati Fondatori del loro Ordine, dipinti in Tavole di as- sai antica, e semplice maniera; perchè sono oggi le dette Immagini assai sco- lorite dal tempo, e per meglio conser- varle sono state unite tutte insieme in un Quadro che posa sull'Altare, ma spartite una dall'altra da un nuovo or- namento dorato, e coperte di cristalli. Accanto a questa Cappella è il Refetto- rio dei Padri, adorno in testata di una pittura a fresco della Cena del Fariseo di mano di Santi di Tito. Nel Novizia- to è osservabile a capo scala una Pietà di mano di Andrea del Sarto delle più belle del suo pennello, come pure nell' Orto di questo Convento è dell'istesso la pittura esprimente la parabola della Vi- gna, vedendosi il Padre di Famiglia che tardi chiama alcuni Mercenarj con una figura che siede, e altro che si appoggia al bastone ec. Partendosi da questo San- tuario si trova lo

7

SPEDALE degli Innocenti, assai celebre per la carità, che vi si esercita di fare allevare i Fanciulli esposti, che senza un tale ajuto i più perirebbero. Fu fon- dato questo Spedale in via della Scala ove è ora il Convento delle Monache di S. Martino, e qui trasferito l'anno 1420. e ne diede il disegno il Brunellesco. Le abitazioni sono assai comode, e ben di- sposte. Nelle due Chiese si trovano buo- ne pitture. Nella Chiesa stata rimoder- nata, e abbellita si vede l'Altar gran- de, che era prima nella rovinata Chie- sa di S. Pier Maggiore, tutto di pietre dure, con una stupenda Tavola di Do- menico del Ghirlandajo rappresentante l' Adorazione de' Magi, da una parte della quale osservasi in piccolo la strage degl' Innocenti; e nei due quadri delle pareti vi dipinse Santi Pacini, in una, Rachele piangente, e nell'altra S. Giuseppe con- fortato dall'Angelo; e nella Cupoletta vi espresse diversi Puttini con palme, rap- presentanti il trionfo degl'Innocenti. Nell' Altare a destra vi è una Annunziazione di Filippo Latini, e di contro vi sono effigiati S. Martino, e S Gallo stati ti- tolari di altri due Spedali, di mano di Matteo Rosselli. La volta fu dipinta per l'Architettura da Giovacchino Masselli, e lo sfondo rappresentante il ritrova- mento di Moisè nel Nilo è del suddetto Pacini. Sopra la porta di fianco dalla parte del Chiostro avvi un'Annunziazio- ne assai bella di terra verniciata di Luca della Robbia; come altresì nel Loggiato di mano di Bernardino Poccetti si vedo- no alcune Pitture a fresco del più eccel- lente gusto. E' governato questo Spedale da un Commissario, e da altri Ministri, con la soprintendenza di altri Spedali del- lo Stato ad esso subordinati.

Di quì passata la Via della Crocetta trovasi la Compagnìa della SS. Annunzia- ta stata per qualche anno Parrocchia in luogo della rovinata Chiesa di San Pier Maggiore. Nella Loggiata si ammirano diverse pitture a fresco di Bernardino Poccetti ed altri Pittori; ed un Quadro all'Altare di Alessandro Allori, e varie lunette degl'istessi Autori in giro alla Chiesa.

Di quì uscendo sul canto di Via del Mandorlo si osservi la Casa già del cele- bre Pittore Federigo Zuccheri fatta con suo disegno fabbricare per propria abita- zione, con una facciata di bozze vera- mente bizzarra, e pittoresca; E dipoi vi è il

PALAZZO del Marchese Capponi, edifi- cato col disegno del Cavalier Carlo Fon- tana. E' questo uno dei maggiori Palazzi e più belli della Città. Entrati dentro si vede la magnifica Scala aperta, ornata di Statue, e Stucchi, e colla gran volta dipinta da Matteo Bonechi. Vi sono no- bili appartamenti con pitture, e addobbi di ottimo gusto. Nella Sala son dipinte dal medesimo tre Storie di fatti illustri operati da alcuni della Famiglia, che sono molto celebri. Ci è un vasto, e de- lizioso Giardino. Quasi in faccia vi è il

PALAZZO già del Marchese Guadagni, adesso del Duca San Clemente, assai va- go, e di bella architettura, nell'ingresso del quale si ammira lo sfondo del Volter- rano, rappresentante San Martino a Ca- vallo, che dà la metà del suo mantello ad un povero. Di quì entrando in Via del Mandorlo stà situato il Conservatorio della Pietà, dell'Ordine di San Domeni- co; e ritornando per la prima strada, e volgendo in Via della Crocetta ne segue il Convento delle Monache della S. Cro- ce, dette della

CROCETTA dell'Ordine di San Domeni- co. La Chiesa fu accresciuta e ornata nel 1757. col disegno di Luigi Orlandi, e la Tribuna fu dipinta da Vincenzio Meuc- ci. Al destro Altare stà l'antica Imma- gine di Maria, avanti la quale faceva i suoi ricorsi la Venerabile Suor Domenica del Paradiso Fondatrice di questo Mona- stero, e gli Angeli dipinti nella Tavola attorno il Tabernacolo sono di Giovanni Balducci. In faccia a questo Altare vi è quello della Crocifissione di mano di Fran- cesco Poppi. All'altar maggiore dal me- desimo Balducci fu dipinta l'Invenzione della Santa Croce. Ci è il deposito della suddetta Fondatrice incorrotto, con di- versi Corpi Santi, e Reliquie. Fin dal principio del passato secolo passò ad abi- tare nel di contro Palazzo di S. A. R. la Principessa Maria Maddalena Figlia di Ferdinando I. la quale per godere la con- versazione di quelle Religiose con un ca- valcavìa lo fece unire al Convento, qua- le fu quindi accresciuto di abitazioni per la medesima Principessa. che volle con- viver con esse, ed esservi seppellita, lo che seguì il dì 28. di Dicembre 1633. in età di anni 33, e mezzo, veden- dosi in Chiesa il di lei Deposito. In det- to Casino, che con un lungo corrido- io và a un coretto che riesce nella Chie- sa della SS. Annonziata, vi hanno a tale effetto in più tempi abitato altre Princi- pesse; e fu assai accresciuto e abbellito dal Gran-Duca Leopoldo, che vi passava colla Real Famiglia alcuni mesi dell'an- no, e ove essendo Imperatore abitò nella dimora che fece in Firenze nei mesi di Aprile, e Maggio del 1791. coi suoi RR. Figli Carlo, e Leopoldo. Unito a questo vi è un vago Giardino, in fondo del quale era la celebre Pittura di Giovanni da S. Giovanni sul muro, che fu porta- ta intera nell'Accademia delle Belle Ar- ti, come a suo luogo feci menzione. E proseguendo si trova la Chiesa, e Con- servatorio delle Religiose Domenicane degli

ANGIOLINI, nella quale entrando tro- vasi nel mezzo della pila dell'acqua San- ta un San Giov. Batista di bronzo, che fece Gio. Bologna per modello, avanti di far quello in San Marco alla Cappella di Sant'Antonino. Si vedono sotto il Coro cinque Lunette dipinte dal Cav. Curra- di. Vi sono due Altari, in quello a man destra stà collocata la Tavola di S. Do- menico opera di Matteo Rosselli. In fac- cia a questa vi è l'Altare della Madon- na con gli Arcangeli San Michele, e San Gabbriele del detto Curradi. All'Altare maggiore vedesi la Presentazione di Ma- ria al Tempio, del Puligo. Di quì vol- tando a sinistra per la Via di Pinti, ver- so la Porta vi è il

PALAZZO, e GIARDINO dei Conti della Gherardesca, che fu già di Bartolommeo Scala Storico Fiorentino, e del Cardinale Arcivescovo Alessandro dei Medici, quin- di di Leone XI., che è stato accresciuto, ed abbellito recentemente; e tornando indietro si trova il

PALAZZO del March. Ximenes architettato da Giuliano di San Gallo, e modernamente abbellito, che apparteneva in parte ai Ge- suiti, e per corredo vi è un bel Giardino. Accanto a questo è un piccolo Convento di Nobili Religiose Silvestrine, nella di cui Chiesa vi è all'Altar maggiore un qua- dro rappresentante S. Silvestro Papa che adora Maria, dipinto per mano del ve- nerabile Francesco Boschi in tempo che vi fu Confessore, essendo stato Pittore eccellente. Quindi trovasi il Monastero, e Chiesa di

S. MARIA MADDALENA DEI PAZZI. En- trando in Chiesa si osservera sulla Porta una Santa Maddalena Penitente, che è il titolo antico della Chiesa, dipinta da Bernardino Poccetti; quindi a man destra la Cappella dei Neri, fatta fare dal Dot- tor Neri Medico del Gran-Duca Ferdi- nando I, dipinta da Bernardino Poccetti. Ammirano gl'intendenti sopra di ogni altra cosa la Cupoletta, ove è dipinto il Paradiso, perchè in essa sono innumera- bili le figure dei Santi, ma con tal arte disposte, che la moltitudine non genera confusione, ma reca diletto, e vaghezza. All'Altare di detta Cappella è una Ta- vola del Passignano ove effigiò il marti- rio dei Santi Nereo ed Achilleo ai quali è dedicata. Passando per un Cortile (che quando vi abitavano i Monaci di Cestel- lo era Chiostro, disegno di Antonio da S. Gallo, con colonne d'ordine Jonico as- sai lodate dal Vasari per il vago capitel- lo di esse) si entra in Chiesa la soffit- ta della quale è dipinta da Iacopo Chia- vistelli. Ricorrono nelle Pareti dipinti i fatti più singolari della Santa. Nelle Cap- pelle ci sono ottime Tavole. La prima a destra è di Carlo Portelli da Loro, rap- presentante S. Romolo condotto al marti- rio. Nella seconda a spese di alcuni De- voti del Cuor di Gesù stata abbellita con stucchi dorati vi è rappresentato l'Ar- cangiol Raffaelle, con altri due quadri che in uno S. Antonio da Padova, e nell' altro S. Luigi Gonzaga, il tutto di ma- no di Giuseppe Piattoli. Nella terza fu da Lorenzo di Credi espressa Maria con S. Giuliano, e S. Niccolò. Nella quarta del Puligo è la Vergine col Bambino Ge- sù, S. Bernardo e altri Santi. Alla quin- ta evvi l'Annunziazione dipinta da San- dro Botticelli. Sopra la porta della Sagre- stìa in una gran tela è rappresentato S. Luigi Gonzaga in gloria di Atanasio Bim- bacci. All'ultimo Altare è un Crocifisso scolpito in legno da Bernardo Buontalen- ti. Quindi ne segue la Cappella maggio- re, degna di ogni sua parte di ammira- zione, nella quale stà riposto il Corpo di S. Maria Maddalena de'Pazzi. Ella è incrostata di marmi misti e de'più vaghi. Sono ammirabili dodici Colonne di diaspro di Sicilia, i capitelli, e imbasamenti delle quali son di bronzo dorato, In alcuni o- vati si vedono bassirilievi di bronzo, es- primenti i fatti più segnalati della San- ta, e questi ovati son retti da alcuni Angioletti di marmo del Marcellini. Nel- le nicchie sono quattro statue di marmo, che figurano le Virtù, che risplenderono in questa Vergine, che due sono del Montuati, e le altre due furono nel 1781. scolpite da Innocenzio Spinazzi. La ta- vola è di Ciro Ferri, rappresentante la Gloria dei Santi con Gesù e Maria, con la Santa genuflessa ai piedi della Vergi- ne, di cui pure è il disegno, e l'archi- tettura della Cappella. L'altre due Ta- vole laterali sono di Luca Giordano, e la Cupola è di Piero Dandini. Non ci è cosa, che non sia di gran pregio, aven- do fatto a gara per abbellire questo Sa- crario l'esquisitezza dell'opere, e la ric- chezza de' materiali. Tornando verso la porta, nella prima Cappella vi è una Tavola del Cavalier Curradi, ove dipin- se S. Maria Maddalena, che riceve il ve- lo da Maria, e dall'uno, e dall'altro la- to due Virtù rappresentanti la Carità, e la Verginità. Il tendone dell'Organo es- primente la Santa, comunicata per ma- no di Nostro Signore, è opera di Gio. Batista Cipriani, opera unica in Firenze di tal celebre nostro Pittore morto in Lon- dra nel 1789. Nella seconda vi è la Vi- sitazione di S Elisabetta di Domenico Ghirlandajo. Nella terza una statua di legno colorito, rappresentante S Seba- stiano, e dai lati S. Rocco, e S. Ignazio sono di Raffaellino del Garbo Nella quar- ta vi è di Santi di Tito l'Orto. Nella quinta dal Beato Giovanni Angelico fu dipinta l'incoronazione di Maria. Nell' ultima, di Cosimo Rosselli è la Madon- na con S Maria Maddalena Penitente, e S. Bernardo. Il Monastero è ampio, e con un vasto e vago giardino. Pietro Pe- rugino dipinse nel Capitolo alcuni Santi, e nel Refettorio Raffaellino del Garbo, ed altri eccellenti Pittori. Quindi si tro- va il Monastero e Chiesa di

S. MARIA DI CANDELI, rifatta di nuovo con stucchi dorati nel 1703., col dise- gno di Giovan Batista Foggini. Merita di osservarsi la Tavola dell'Altar mag- giore rappresentante l'Assunzione di Ma- ria, opera del celebre Gabbiani, oltre le altre tutte di valenti Pitture, la prima delle quali a mano destra rappresentante Maria con S. Niccola è di Agostino Ve- racini. La seconda del Crocifisso è di A- lessandro Gherardini. A sinistra la pri- ma ove è il Transito di S. Giuseppe è di Tommaso Redi; la seconda di S. Ago- stino, e S. Monaca è di Francesco Sode- rini. Quindi uscendo a sinistra per la strada detta di Pinti è osservabile l'

ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del Vernaccia, a cui è unito un delizioso Ciardino e andando avanti s'incontra l'

ABITAZIONE del Cav. Antonio Morelli di vago disegno di Gio. Batista Foggini, ri- tornando per la Via di Cafaggiolo al Can- to alla Catena, trovasi una Chiesa inti- tolata la SS. Annunziata, detta

ORBATELLO, in cui all'Altare maggio- re vi è una Tavola rappresentante detto Santo Mistero di Pietro Cavallini Roma- no. Questo luogo fu fondato dal Nobile Niccolò degli Alberti, nel quale oltre la Chiesa fece fare dentro questo recinto varie case tutte unite con 200. stanze, che servono per ricovero di donne seni- li, o prive del marito, o abbandonate dai parenti, come pure quivi sono altre abitazioni per le fanciulle pericolate, che vanno quì segretamente a sgravarsi. Uscendo e voltando a man destra si tro- va il

MONASTERO, e Chiesa Parrocchiale dei Camaldolensi detta degli Angeli, stata di nuovo nel 1792. riaccomodata sotto la direzione dell'Architetto Giuseppe Rossi, essendo per l'avanti distinto il ricetto per le Donne. La volta di questa Chie- sa fu dipinta a fresco da Alessandro Ghe- rardini. Ci sono cinque Tavole degne di stima, la prima a man destra esprimen- te la Resurrezione di Lazzaro è del Poc- cetti, e di cui è la Cupoletta con alcu- ne figure a fresco; la seconda è del Ca- valier Paggi, ove figurò la Santa Fami- glia, che ritorna d'Egitto; la terza è del Gamberucci, rappresentante la decolla- zione di San Gio. Batista. All'Altar mag- giore vi è d'Alessandro Allori l'Incoro- nazione di Maria; e in ultimo vedesi il transito di S. Romualdo di mano di Giu- seppe Grifoni; sotto il di cui Altare so- no tre sacri Corpi dei Beati Silvestro, e Iacopo, e della B. Paola dell'Ordine Ca- maldolense, Quindi si entra nel nuovo Cappellone del Santissimo, sotto il qua- le ci sono altri quattro Corpi dei SS. Martiri Proto, Giacinto, Nemesio, ed Eu- genia. Lateralmente ci sono due Altari, in quello a mano destra avvi la superba Tavola di S. Michele Arcangelo, che appar- teneva alla soppressa Compagnìa dei Tes- sitori stata dipinta da Iacopo d'Empoli a spe- se del Granduca Francesco I. Protettor di detta Confraternità. L'altra Tavola rap- presentante la Nativirà è di Francesco Rosselli. Nell'ingresso della Sagrestia ci è una Tavola del B Angelico, che esisteva nell'antica Cappella di S. Michele. Il Mo- nastero è vago, e maestoso con tre Chiostri, e Giardino fatto col disegno di Gherar- do Silvani, stato dipoi restaurato; e nella Librerìa, ove si conservano molti Mano- scritti, è uno sfondo di Antonio Puglie- schi, e le due Istorie sono di Pietro Dan- dini. Quivi fu sepolto il celebre Benedet- to Varchi. Sulla cantonata tra via degli Alfani, e il Castellaccio si vede il prin- cipio del Tempio della Famiglia Scolari tanto lodato da Giorgio Vasari, archi- tettura del Brunellesco. Di contro corri- sponde il

8

PALAZZO dei Marchesi Giugni, già Fi- renzuoli fatto col disegno dell'Amman- nato. E tornando per via della Pergola si trova il

TEATRO per le Opere in Musica fatto fare nel 1657. a spese del Principe Car- dinal Giov Carlo dei Medici col disegno dell'Architetto Pietro Tacca, nel luogo ove era un Tiratoio per le Lane. Fu abbellito per le Nozze del Gran Principe Ferdinando con la Principessa Violante di Baviera; e dipoi fu nel 1756. rinno- vato col disegno di Giulio Mannaioni; e nel 1789. rifatto quasi tutto di nuovo coll'accrescimento di un ordine di palchi coll'assistenza del medesimo Architetto Mannaioni, e dipinto per l'architettura e Figure da Luigi Ademollo Milanese; E recentemente è stato aumentato di va- rie stanze, e comodi. Quasi in faccia a questa via esiste il Palazzo Martellini lo- dato dal Bocchi, rimpetto al quale vi so- no quelli del Turco, Rosselli, e Gori. Dalla destra parte si trova l'Arcispeda- le di

S. MARIA NUOVA, edificato da Folco Portinari nell'anno 1287 La facciata, e Loggia di questo edifizio, a cui fu dato principio nel 1611. col disegno, e dire- zione del celebre Buontalenti, e compita da Giulio Parigi, è oltremodo mirabile. I Busti dei quattro Gran-Duchi, che si vedono in questa facciata sono; quello di Cosimo II. del Caccini; Ferdinando II. di Bartolommeo Cennini; Cosimo III. di Car- lo Marcellini, e Giov. Gastone I. di An- tonio Montauti. Resta nel mezzo del Log- giato la Chiesa, nelle pareti della quale furono dipinte due storie da Santi di Bic- ci, che rappresentano la funzione della Sagra, che fece Martino V. nel dì 8. Set- tembre 1420. Le altre lunette sono del Pomarancio, l'incoronazione di Maria sopra la Porta è dipinta da Dello, e la Pittura della SS Annonziata in fondo al Loggiato, è di Taddeo Zuccheri. Quattro belle Tavole adornano gli Altari. A de- stra, la prima che rappresenta Maria, che porge il Bambino a S. Antonio, con S. Francesco, e S. Niccolò, è di Felice Ficherelli; la seconda è del Paggi, quan- do Cristo dice all'infermo della Piscina, surge, tolle grabatum tuum. A mano sini- stra la prima Tavola rappresenta S. Lo- dovico Re di Franeia, che guarisce dalle gavine, è del Volterrano; e la seconda ov`è dipinta la Deposizione di Croce, è del Bronzino. Vi si vedono alle pareti altre sei Tavole rappresentanti, una S. Barbera nell'atto del martirio, di mano di Lodovico Buti; S. Maria Maddalena Pe- nitente, e più figure di bambini in ginoc- chioni supposti ritratti dalla Famiglia Por- tinari, di mano di Andrea del Castagno; altra rappresentante la Vergine col Bam- bino, e diverse Sante, di Alessandro Al- lori: sotto la mensa dell'Altar maggiore si vede S. Egidio dipinto da Giacinto Gimi- gnani, altra esprimente la Natività del Signore di Domenico Veneziano; altra la fuga in Egitto; S. Antonio Ab., e più giova- netti, opera di detto Domenico Venezia- no, e finalmente altro quadro rappresen- tante l'Assunzione, di mano dell'Empo- li. All'Altar maggiore fabbricato di mar- mi Carraresi, intarsiati di bellissime pie- tre, vi è un Ciborio di pietre pregiabili. Da un lato della Chiesa è lo Spedale de- gli Uomini, e dall'altro quello delle Don- ne, e ci sono 1034. Letti. Molte altre sono le stanze, e l'abitazioni con bell'or- dine disposte, acciò facile riesca agli A- stanti il provvedere gl'infermi di quanto loro abbisogna. In questo convivono mol- ti Giovani tanto Toscani, che esteri per apprendere la pratica della Medicina, e della Chirurgia sotto la disciplina de' pri- marj Professori, che quivi sono stipendia- ti; prestando il loro servizio, essendo in tutti i tempi usciti i più celebri Profes- sori. Molti ancora sono i Serventi, che assistono notte, e giorno; e molti i Me- dici, che intervengono per turno alla cu- ra degli infermi. E' sorprendente altresì la pulizia, il metodo, ed il buon ordine di questo Spedale, per gli ottimi Regola- menti stati introdotti, e pubblicati con le stampe nel 1783. con rami, tra i quali il seguente Cammino economico. Nella Cucina fu fatto costruire il detto cammino di un modello particolare inventato da Pietro Giuntini Soprintendente alla Spe- zieria. E per verità questo è uno dei più vasti, belli, e puliti Spedali che possa vantar l'Europa. Ci è pure una Librerìa di buoni libri spettanti alla Medicina, Chirurgia, Istoria naturale ecc. ec. ed un Tea- tro anatomico, e un Orto Bottanico. Nell' ingresso che conduce al cortile, e alle su- periori abitazioni è da osservarsi, oltre una lapida sepolcrale antichissima ferma- ta nella pareta a mano destra, ove è la figura di Madonna Tessa promotrice di questo Spedale, un Tabernacolo dipinto a fresco, rappresentante la Carità, opera insigne di Giovanni da S. Giovanni; ed a mano sinistra sotto la loggetta nell'or- ticello vi fu rappresentato da Baccio della Porta il Giudizio finale, quale lasciato dal pittore imperfetto, nel vestir l'abito Domenicano, fu terminato da Mariotto Albertinelli. In fondo del cortile vedesi la Samaritana al pozzo, opera a fresco di Alessandro Bronzino. In faccia allo Spedale è il Convento delle Monache che servono particolarmente allo Spedale del- le donne. Uscendo si trova in vicinan- za il

TEATRO degl'Intrepidi detto della Pal- la a corda per esservi stata in avanti una grande stanza destinata a tal giuoco sta- to fabbricato nel 1779. Nella vicina stra- da di Borgo degli Albizzi si trova il

PALAZZO Valori, passato già ne' Guic- ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella fac- ciata del quale sopra varj pilastri si ve- dono scolpiti in marmo i Ritratti di quin- dici Uomini illustri di questa nostra Cit- tà, a foggia dei termini degli antichi. Gli uomini illustri sono gli appresso; cioè, nel primo da basso l'Accursio, il Torrigiano; Marsilio Ficino, Donato Accajoli, e Pier Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo Vespucci, Leon Batista Alberti, France sco Guicciardini, Marcello Adriani, e Don Vincenzio Borghini. Nel superiore, Dan- te, Petrarca, Boccaccio, Monsign. Gio. della Casa, e Luigi Alamanni

Di questi Ritratti d'uomini celebri si tro- va stampato nel 1604. un Trattato con le Vite di essi, descritte da Filippo Valori col titolo di Termini di mezzo rilievo ec.

. In questo palazzo vi è uno stupendo quadro rappresentante il ritratto di Raffaello di Urbino fatto di sua mano. Quivi sotto una finestra terrena è una Inscrizione, e in mezzo della via una lastra di marmo, posta in memoria del miracolo di S. Za- nobi operato in questo luogo, nell'aver risuscitato un fanciullo: Appresso sono le

ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi, ambedue disegno dell'Ammannato, e due stemmi di mano di Donatello, o dipoi vi sono il

PALAZZO Strozzi, ora del Guasta, e quello del Quaratesi, che era anticamen- te della Famiglia dei Pazzi, colla loro Ar- me, e perciò si appella il Canto de' Paz- zi, e precedentemente dicevasi Canto del Papa Il primo, che non è terminato fu fabbricato col disegno dello Scamozzi. Le finestre a terreno sono del Buontalenti, e del Caccini è il Portone principale. La facciata che guarda il Borgo degli Al- bizzi è opera del Buontalenti, ed è de- gna di lode. Il cortile del medesimo pa- lazzo fu fatto con disegno di Lodovico Cigoli, poco distante si trova il

PALAZZO già dei Duchi Salviati, poi dei Cav. Ricciardi, ora Franceschi. Quivl nacque Maria di Jacopo Salviati, che fu madre del Gran-Duca Cosimo I. Appresso è la Chiesa della

MADONNA DE' RICCI rimodernata nel 1772. a stucchi, ove abitano i Cherici Regolari Ministri degl'infermi, detti Padri del buon morire, perchè assistono i moribondi. A questa Chiesa precede una Loggia con co- lonne di pietra serena disegno di Ghe- rardo Silvani. Ci sono alcune pitture de- gne di osservazione. La prima Cappella a destra della Santa Famiglia è di Mat- teo Bonechi, ne segue la Cappella dedi- cata al Santo Fondatore dipinto da An- tonio Bettini. All'altar maggiore evvi un Immagine di Maria, con vago ornamento messo a oro. Ritornando verso la Porta evvi la tavola del Paralitico davanti a Cristo, del Cavalier Curradi. Lo sfondo è di Lorenzo del Moro. In Sagrestìa vi è l'antica tavola che era all'altar maggio- re rappresentante il Padre Eterno dipinto da Francesco Mari. Essendo stata incor- porata la contigua antica Chiesa Parrocchia- le di S. Maria degli Alberighi, serve per Sagrestia. Tornando indietro e voltando a sinistra dal Canto de' Pazzi si trova

S. MARIA in Campo, e nel palazzo con- tiguo abita il Vescovo di Fiesole; e quan- tunque sia nel mezzo della Città, questa Chiesa col Palazzo è Diocesi Fiesolana. Vicino è il

PALAZZO dei Guadagni fabbricato col disegno del Silvani. Dopo vi è

L'OPERA del Duomo, dove si conserva- no, oltre i ricchi Arredi Sacri, molte sta- tue, e bassirilievi di pregio, ed un Archi- vio di grande importanza. A questa fu unita la Zienda dell'Opera di S. Giovan- ni, con unire i Cappellani di quest'Ora- torio a quelli della Metropolitana; e so- ptintende agli edifizj pubblici dell'Arte della Lana essendovi stato incorporato il di lei Patrimonio. Quivi si conservano i Libri, col registro dei nomi di tutti i Bat- tezzati in Firenze.

QUARTIERE S. CROCE.

SANTA CROCE de' Minori Conventuali.

In questo Tempio magnifico, lungo du- gentoquaranta braccia, e largo settanta, s`entra per tre porte di faccia. Sopra quella di mezzo ossetveremo una Statua di bronzo di Donatello, che rappresenta S. Lodovico Arcivescovo di Tolosa. Sot- to il comignolo della facciata avvi il No- me di Gesù collocatovi da S. Bernardino da Siena nel 1437. anno di pestilenza. Fu dato principio alla fabbrica di questo Tempio nell'anno 1294 col disegno di Arnolfo Architetto del Duomo; e fu di- poi restaurato e abbellito d'ordine di Co- simo I. col disegno delle nuove Cappelle da Giorgio Vasari. I Foresticri concorro- no a questa Chiesa per mirare le bellis- sime Tavole, nelle quali la Passione, la Morte, e Resurrezione del Signore, sono state mirabilmente rappresentate da' primi Artefici. Nella prima Tavola, che si tro- va a man destra, accanto alla Porta è dipinta la deposizione dalla Croce, di mano di Francesco del Rosso conosciuto sotto il nome di Salviati; la seconda ov'e la Crocifissione è di Santi di Tito; dopo la quale è il sepolcro del nostro Michela- gnolo Buonarroti Pittore, Scultore, ed Architetto. Vedonsi a piè dell'Urna tre belle Statue di marmo, che rappresenta- no la Scultura, l'Architettura, e la Pit- tura in atto compassionevole: e sopra l'Ur- na, la testa, ed il busto di marmo del Buo- narroti. Ci travagliarono tre Maestri, cioè Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Ba- tista del Cavaliere; del primo è la Statua dell'Architettura, del secondo quella della Scultura, e del terzo quella della Pittura; e di cui è pure il ritratto di Michela- gnolo. Nella base di questo Mausoleo vi si legge la seguente Inscrizione.

D O. M. Michaeli Angelo Bonarotio E vetusta Simoniorum Familia Scultori, Pictori, & Architecto Fama omnibus netissimo Leonardus Patruo Amatiss & de se optimo merito Translatis Roma ejus ossibus, utque in hoc Tempio Majorum suorum sepulcro conditis Exortant Sereniss. Cosmo I. Med. Magn. Etr. Dnca P. C. An. Sal. MDLXX. Vixit An. LXXXVIII. Dies XV.

Dicontro presso la prima Colonna sopra una pila dell'Acqua Santa è una Vergine di marmo in bassorilievo, lavorata da Antonio Rossellino, che resta sopra ove fu sepolto Francesco Nori stato ucciso nella congiura de' Pazzi. Segue la terza Cappella ov'è dipinto da Giorgio Vasari Cristo quando porta la Croce al Calva- rio. Sono dipoi osservabili i Mausolei del dottissimo Antiquario Senator Filippo Buonarroti, e del famoso Bottanico Pie- tro Micheli. La quarta Tavola rappre- senta l'Ecce Homo, d'Iacopo di Meglio. Quivi appresso si vede il Busto, e Me- moria del Medico, e Antiquario Antonio Cocchi. E quindi il recente Monumento e- retto alla memoria di Pietro Nardini, il più eccellente Professore di Violino dei suoi tempi, morto nel 1793. Alessandro del Barbiere dipinse la quinta Tavola in cui si figura la flagellazione alla Colon- na. Dopo il corso di anni 266. dalla mor- te del famoso Segretario, Istorico, e Po- litico Fiorentino Niccolo Machiavelli, il quale morì nel dì 22. Giugno 1527. a spese di varj, e particolar nente del Cav. Alberto Rimbotti nel 1787, fu posto in questa Chiesa un Mausoleo di marmi, scolpito da Innocenzio Spinazzi, e gli or- nati della pittura furono de Moliuelli e Castagnoli, con l'appiè Epigrafe:

Tanto nomini nullum par Elegium Nicolaus Machiavelli Objt An. A. P. V. MDXXVII.

Quindi vedesi la Tavola, nella quale An- drea del Minga dipinse il Signore orante nell'Orto. Appresso è la Cappella dei Cavalcanti, ove si ammira scolpita in marmo da Donatello la Vergine Annun- ziata dall'Angelo, e il S. Francesco, e S. Gio. Batista dipinti presso la medesima sono di Andrea del Castagno. Passata la porta del Chiostro vi è il Sepolcro di Leo- nardo Bruni Aretino, Scrittore d'Istorie, il tutto scolpito da Bernardo Rossellino, discepolo di Donatello. La Madonna, che sopra si vede è d'Andrea Verrocchio. La settima Cappella ha una Tavola co- minciata dal Cigoli, e finita dal Biliverti, in cui si rappresenta l`entrata di Cristo in Gerusalemme. Nella Croce della Na- vata trovasi la Cappella dei Barberini, ov'è sepolto Francesco da Barberino, Dot- tore, e Poeta, ed in essa è una Tavola di- pinta dal Naldini, che rappresenta quan- do S. Francesco riceve le Stimate' Passata questa, viene la Cappella de' Castellaui, ov'è un Sepolcro di paragone del Cava- lier Vanni: la volta è dello Starnina, e la Tavola all'Altare rappresentante la Na- scita di Gesù è di Giuliano Bugiardini. Poscia in testa alla Crociata vedesi la Cappella de' Baroncelli, ove oltre le an- tiche pitture delle pareti dipinte da Tad- deo Gaddi, vi si conserva ancora sull'Al- tare la stimatissima Tavola di Giotto, ove dipinse l'incoronazione di Maria, col Pa- radiso, molti Santi, e Angeli vagamente fatti sotro alla quale a caratteri d'oro vi si legge: Opus Magistri Jocti. Di quì en- trando nella Sagrestia piacerà il vedere negli armari della medesima 26. Storiette del detto Giotto bellissime, e ben conser- vate, la metà esprimenti diversi fatti della Vita di Cristo, e altrettanti di S. Francesco. La Tavola all'Altare con Ma- ria e 4. Santi è opera di Taddeo Gaddi, ed avendo sofferto fu ritoccata da Agosti- no Vernaccini. Le pareti pure, ove si os- servano a destra vari fatti di S. Maria Maddalena Penitente, e a sinistra di Ma- ria Vergine, sono dello stesso Gaddi, ove si osservano bizzarre vestiture. Nel Cancello della quale in lettere Gotiche dorate, vi si dice esser questa Cappella stata dedicata alla Natività di Maria, e S. Maria Maddalena da Lapo Rinuccini. La Cappella de' Medici del Noviziato è ar- chitettura di Michelozzo, fatta fare da Cosimo dei Medici Padre della Patria, la porta della quale è assai lodata dal Va- sari. La Tavola dell'Altare è dipinta da Filippo Lippi, in cui vedesi Maria con Gesù, e i Santi Cosimo, e Damiano, e il grado di questo Altare fu dipinto da Francesco detto Pesellino. Uscendo dalla Sagrestia vi è da osservare la seconda Cappella de' Riccardi, tutta incrostata di marmi, e ornata di belle pitture; la pri- ma delle quali in cornu Evaugelii rappre- sentante S. Lorenzo, che distribuisce le elemosine è del Passignano La Tavola dell'Altare rappresentante S. Elena è di Gio. Biliverti, e l'altro laterale con S. Francesco orante, di Matteo Rosselli, e le pitture a fresco della Vita dell'Apo- stolo S. Andrea, e quelle della volta so- no di Giovanni da San Giovanni. Alla Cappella di S. Francesco, il Ritratto di detto Santo è di Cimabue. Passate queste cinque Cappelle, tre delle quali vedevan- si una volta dipinte da Giotto, si giunge all'Altar maggiore, fatto costruire nella forma che si vede nel 1569. sotto il qua- le conservansi le ossa della Beata Umilia- na de' Cerchi Terziaria del detto Ordine, vissuta nel secolo XIII. Dietro il medesi- mo nella parete del Coro fu da Agnolo Gaddi dipinta l'Istoria dell'Invenzione della S. Croce; e passate cinque altre Cappelle state alcune dipinte dal Gaddi, e da Giotto, si trova la magnifica Cap- pella dei Niccolini, eretta col disegno dell'Architetto Gio. Antonio Dosio. E' tutta incrostata di marmi Carraresi, bian- chi, e misti, e di nobile, e diligente la- voro. Di mano del Francavilla sono le cinque statue di marmo, che una figura Aron, l'altra Mosè, la terza rappresen- ta la Verginità, la quarta la Prudenza, e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole di- pinte dell'Assunzione, e Incoronazione di Maria, sono di mano di Alessandro Al- lori, e le pitture a fresco della cupola, e le 4. Sibille dei peducci sono del Vol- terrano, con sì gran perfezione condot- te, che queste sole basterebbero per eter- narglila fama. Vedesi all'Altare seguen- te il celebre Crocifisso di Donatello, che è nella Cappella in testa della Crociata; e dipoi alla seguente Cappella Salviati quella lodatissima Tavola di Giacomo Li- gozzi Veronese, ove ha rappresentato il martirio di S. Lorenzo Indi ne viene di mano del Cigoli la SS. Trinità con Cristo morto, opera stupendissima; e quindi il deposito della Marchesa Maria Settimia Venturi Salviati; e seguitando fino ad us- cir di Chiesa; per le altre sette dell'istes- so ordine, e architettura delle prime, tro- vasi una Tavola di mano del Vasari, do- ve è dipinta la Venuta dello Spirito San- to E' il Sepolcro di Carlo Marzuppini A- retino, Poeta, e Segretario della Repub- blica, stupendo lavoro di Desiderio da Settignano. Quindi passata la porta late- rale, che resta sotto l'Organo avvi la Cap- pella della Concezione, dipinta da Giot- to, che fu adornata nel 1592. col dise- gno di Filippo Baglioni Architetto Que- sta Cappella era anticamente della Fami- glia de' Machiavelli, avanti la quale verso la porta laterale fu sepolto il celebre Nic- colò Machiavelli, ove esisteva la di lui arme in pietra, stata pochi anni addie- tro levata nell'abolizione delle sepolture; ne segue l'Ascensione di Cristo, opera di Gio. Stradano; e dipoi osservasi il Depo- sito del Consigliere Angiolo Tavanti, il di cui ritratto fu scolpito dallo Spinazzi, e gli altri lavori di marmi del Giannoz- zi. Dopo trovasi il S. Tommaso, che toc- ca la Piaga al risorto Maestro di mano del Vasari. Indi vedesi il Mausoleo del celebre Dottore Gio Lami con la di lui figura maggior del naturale, il tutto scol- pito dal sopradetto Spinazzi col disegno del Senatore Gio. Batista Nelli. Degne di somma stima sono le due Tavole se- guenti, amendue di Santi di Tito, ove nella prima rappresentò Nostro Signore, che si palesa a' due Discepoli nella cena di Emaus, e nell'altra con ammirabile invenzione, e disegno, ha espressa la di lui gloriosa Resurrezione. In mezzo a det- te due Cappelle esistono le memorie del Marchese Vincenzio Giugni, e dell'Ar- chitetto Alessandro Galilei di mano di Girolamo Ticciati; e dopo la seguente Cappella si trova il Sepolcro del Galileo, dove è ancora il Mattematico Vincenzio Viviani, e che ordinò questo Deposito al suo Maestro, al che fu data esecuzione l'anno 1737. a spese della Famiglia Nelli erede di quella del Viviani. Il disegno è di Giulio Foggini, la quadratura di An- ton Maria Fortini, e il Busto di Gio. Bat- tista Foggini; l'Astronomia di Vincenzio Foggini suo figlio, e la Geometrìa di Girolamo Ticciati. Finalmente l'ultima di questa navata è di Batista Naldini, ove effigiò Cristo che dalla Croce è con- dotto al Sepolcro; dopo di essa in fine della Chiesa è il Busto, e Inscrizione del Senatore e Poeta Vincenzio Filicaja, che era nella Chiesa di S. Pier Maggiore ro- vinata nel dì 4. di Luglio dell'anno 1784. Quindi passata la prima porta vedesi nel- la discesa al Limbo de' Santi Padri pro- digiosamente espressa da Agnolo Bronzi- no, a quale perfezione arrivasse con l' arte in così ammirabil lavoro. Non dee tralasciarsi di vedere una Pietà del me- desimo Bronzino nel secondo pilastro a mano sinistra. Oltre a tante singolari pitture descritte, se ne trovano nel Con- vento alcune di Cimabue, e di Giotto, le quali meritano di essere tenute in grande stima, per la venerazione, che si dee a quei due primi Maestri, e Restau- ratori della Pittura, e tra le altre è di Cimabue il Crocifisso grande che è in Chiesa sopra la porta principale. E' al- tresì osservabile il Pulpito di marmo di Seravezza, e vagamente intagliato da Be- nedetto da Majano. Sono di esso cinque Storiette de fatti più singolari di S. Fran- cesco, scolpite in bassorilievo, e così fe- licemente, che non hanno prezzo. Ne' vani, che sono in mezzo de' beccatelli, si vedono cinque statuette a sedere di bel- lezza straordinaria, che rappresentano la Fede, la Speranza, la Carità, la Fortez- za, e la Giustizia. Più ammirabile però fu l'artifizio usato nell'adattar questo Pergamo ad una colonna, nella quale ri- mane incassato, e per una scala accon- ciatavi dentro vi si ascende. Alla gran- dezza della Chiesa corrisponde il Con- vento, con moltissime comode abitazio- ni. In questa Chiesa, e nei suoi Cimite- ri era una quantità considerabile di Se- polture fino al sorprendente numero di 2021., e di memorie di Famiglie prima- rie, e d'insigni soggetti di Firenze, e d' altrove. Sisto V. nel tempo, che fa Re- ligioso, per molti anni quivi abirò, leg- gendo Filosofia. Parimente ci dimorò Cle- mente XIV. quando era Lettore. La Li- brerìa di antichissimi manoscritti, che pos- sedeva questo Convento, fu nel 1766. trasportata nella Biblioteca di S. Loren- zo, essendoci rimasto per uso dei Reli- giosi un numero non indifferente di ot- timi libri impressi. Il Noviziato fu fatto edificare con gran magnificenza a spese di Cosimo Padre della Patria, e nel Chio- stro appresso la Chiesa vi è la celebre Cappella fatta erigere dalla Famiglia de' Pazzi col disegno del gran Brunellesco, l'uso della quale dalla munificenza del vivente Sig. Commendatore nel 1792. fu concesso per le Sacre Funzioni all'Uni- versità degli Stampatori. e Librai. Vi si ammirano tre belle Tavole, che quel- la all'Altar Maggiore rappresentante l' Adorazione dei Magi di Domenico Passi- gnani, quella in cornu Evangelj rappre- sentante la Nascita del Salvadore di Lo- dovico Cigoli, e quella sulla parete op- posta esprimente la Presentazione al Tem- pio di Jacopo da Empoli.

9

La Piazza di S. Croce era destinata nei passati tempj al Giuoco del Calcio, dalla Nobiltà Fiorentina in tempo di Car- nevale, e ad altri diversi spettacoli. Nel- la Casa ove è dipinto il Pallone nacque Urbano VIII. ed appartiene alla di lui Casa Barberini. Prima di uscire da que- sta Piazza si osservi la facciata della Ca- sa dei Cocchi, disegno di Baccio d'Agno- lo. Ma singolarmente è ammirabile la facciata della Casa del fu Niccolò dell' Antella, il quale essendo Luogotenente nell'Accademia del Disegno la fece di- pingere nel 1619 nel brevissimo tempo di venti giorni dai più valenti Artefi- ci, che allora in numero fiorivano nel- la Città. Questi furono il Passignano, Giovanni da S. Giovanni, Matteo Ros- selli, Ottavio Vannini, Fabbrizio Boschi, Nicodemo Ferrucci, Filippo Tarchiani, ed alcuni loro eccellenti allievi, sino al numero di 16. Le antiche Pitture, che sono nella facciata del Convento accan- to alla Chiesa sono di Lorenzo di Bicci, imitatore della maniera di Giotto. Da questa piazza volgendo, dietro la Chiesa trovasi Convento, e Chiesa di Religiose Francescane di S. Elisabetta di Capitolo, ove sono due Tavole della Scuola di Giot- to: quindi la vaga abitazione, e giardi- no d'attenenza già del Rucellai ora Ber- rolla, dirimpetto alla quale si trova la Chiesa Parrocchiale di

S. GIUSEPPE, (già Convento dei Reli- gíosi di S. Francesco di Paola) fatta coi disegno di Baccio d'Agnolo, e ornata al di dentro colla soffitta, e Tribuna, per mano di Sigismondo Betti, e di Pietro Anderlini. Vedesi ad un Altare la na- scita di Gesù, opera di Santi di Tito. Vi è la Cappella di S. Francesco di Pao- la tutta dipinta da Atanasio Bimbacci. Sopra le Porte sul Presbiterio sono due quadri di Francesco Bianchi, esprimenti fatti miracolosi di S. Francesco. Nel Con- vento ci furono trasportati nel 1787 i Ragazzi del Refugio di S Filippo Neri instituito nel 1650. da Filippo Franci per ricevervi, ed educarvi i fanciulli privi dei genitori, e parenti che fossero tenuti a mantenerli. Come pure si ricevono i Ragazzi che hanno d'uopo di correzione. Dal Soprintendente si fanno loro appren- dere utili mestíeri. La vecchia Casa det- ta la Quarconia, ove abitavano detti Ra- gazzi, fu venduta, e dal compratore Ca- pitan Cambiagi ci furono fatti fabbrica- re 14. Bagni, che porzione per uso del- le Signore, e porzione per uso degli Uo- mini, essendo la nostra Città per l'ad- dietro priva d'un tal pubblico comodo. Passata questa Chiesa trovasi il Conven- to delle Religiose Francescane dette di

MONTICELLI. L'Altar maggiore fu eret- to col disegno di Pier Francesco Silvani, nella di cui parete dipinse a fresco Vin- cenzio Meucci l'Annunziazione, come pure la soffitta con l'ornato di Architet- tura di Mr Chamant Lorenese, e da una parte la Concezione, e dall'altra la Na- tività di Cristo, espresse da Carlo Portel- li da Loro. Vicino alla Porta vi è il Se- polcro, ornato di ricchi marmi, e Sta- tue di Guido Magalotti, oltre varie In- scrizioni, e Sepolcri di persone degne di memoria. Di quì proseguendo, trovansi il Convento, e la Chiesa delle

CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722. col disegno di Gio. Filippo Ciocchi. All' Altar maggiore sta collocata l'Immagine in grande del Cocifisso; vi sono altri due Altari, che in uno vi è espressa la S. Famiglia dipinta da Ottaviano Dandini, e nell'altro la Concezione, S. Francesco, e S. Chiara, da Agostino Veracini. In- contro questa Chiesa ve n'è un altra di nobili Religiose Francescane, detta di

MONTE DOMINI, nella quale è da am- mirarsi la Tavola, dov'è espressa la la- pidazione di S Stefano, che può consi- derarsi dagl'intendenti per un'esemplare della Pittura, dove il Cav. Lodovico Ci- goli si è maggiormente meritato il tito- lo del Coreggio dei Fiorentini. In faccia evvi una Tavola d'Alessandro Allori, rappresentante Maria SS Annunziata dall' Angelo. Alla fine della Strada vi è la

ZECCA VECCHIA. In poca distanza si tro- va il Convento delle Monache Gesuate dette le

POVERINE nella qual Chiesa si ammira- no due opere, una di Pittura all'Altar maggiore, che è di Pietro Perugino, qua- le vi rappresentò il SS. Crocifisso con Maria SS addolorata, e S. Girolamo; e l'altra di Scultura di terra cotta verni- ciata di più colori esprimente il S. Pre- sepio, nel qual bellissimo lavoro il della Robbia superò se stesso. Di quì uscendo, e voltando a destra, per una breve stra- della si entra in via delle Casine: e quin- di in via Ghibellina trovasi il Monastero delle Religiose dell'Ordine di S. Benedet- to detto le

MURATE. La loro Chiesa è senza fac- ciata ed ha l'ingresso per due porte la- terali. Al maggiore Altare evvi il Mi- stero dell'Annunziazione dipinto dal Piat- toli; nei quattro Altari laterali, l'Ora- zione nell'Orto è di Matteo Rosselli; la Flagellazione di Lorenzo Lippi, il S. Be- nedetto di Giuseppe Romei, e il Croci- fisso è lavoro di Baccio da Mentelupo. Nella soffitta l'architettura è del Mo- ro, e le figure dei Gricci, e le storiette in giro alla Chiesa sono di Simone Fer- ri. In questo Convento è un Tesoro di Reliquie. Quivi fu educata Caterina de' Medici Regina di Francia; e vi è sepol- ta Caterina Sforza moglie in prime Noz- ze di Girolamo Rimio Signor d'Imola, e Forlì, e in seconde di Giovanni de' Me- dici nonno di Cosimo I. Passato il Con- vento vi è un piccolo Oratorio col pie- trame della facciata d'architettura di Mi- chele Agnolo Buonarroti, avendo all'Al- tare una Tavola con i sette Angeli dell' Apocalisse e sotto S. Benedetto, e S. Francesco, e nel mezzo un Busto di Ma- ria col Bambino Gesù, opera di Deme- trio da Settignano. Tornando indietro si trova il Convento delle Religiose di

S. JACOPO. All'Altar maggiore sta col- locata una bella Tavola di Ridolfo del Ghirlandajo, che vi ha effigiata Maria Santiss. col Bambino, e S. Jacopo, S. Francesco, S. Lorenzo, e S. Chiara. Ad un Altare a sinistra dipinse la Tavola il Nasini di Siena con Maria col Bambino, e S. Giuseppe, e S. Antonio. Di qui pro- seguendo troverassi entrando alla secon- da cantonata a mano sinistra il Convento delle Religiose di

S. FRANCESCO, la qual Chiesa fu riedi- ficata dalla munificenza del Gran Princi- pe Ferdinando sul principio del passato Secolo, in ricompensa a quelle Religiose per avergli ceduta la bellissima Tavola di Andrea del Sarto, che nell'antica lo- ro piccola Chiesa possedevano. Il detto Quadro esiste nel Palazzo Reale, espri- mente Maria SS col Santo Bambino so- pra una Base, e dai lati S. Francesco, e S. Giovanni Evangelista, opera stupen- da, di cui gliene lasciò la bella copia all' Altare a man destra fatta da Francesco Petrucci. In faccia vi è la Tavola di S. Carlo del celebre Sebastiano Ricci Vene- ziano Carlo Sacconi fece la Concezione per l'Altar maggiore. Il vago disegno di questa Chiesa, adornata di stucchi messi a oro, è di Gio. Batista Foggini. Poco distante si trova il Convento delle Reli- giose Valombrosane di

S. VERDIANA, nella qual Chiesa all'Al- tare a man destra vi è la Tavola di Nic- codemo Ferrucci, che dipinse S. Carlo a piè di un Crocifisso, che vi è di rilievo; in faccia a questo vedesi un Cristo nell' Orto opera dell'istesso Ferrucci; al mag- gior Altar vi è di Pietro Dandini Maria SS. in gloria, e sotto S. Michel Arcan- gelo, S. Gio. Batista, S. Reparata, S. Be- nedetto, S. Gio. Gualberto, S. Umiltà, e S. Verdiana; sotto il Coro delle Mona- che Tommaso Redi dipinse in sei lunette alcuni fatti principali di S. Verdiana; la prospettiva della volta è di Ferdinan- do Melani, con S. Verdiana in gloria di- pinta da Vincenzio Meucci. Usciti da questa Chiesa e volrando per via de' Pentolini si giunge alla Parrocchiale

CHIESA DI SANT'AMBROGIO, ove abita- no Monache dell'Ordine di S Benedetto Una delle cose da osservarsi in questa è la Cappella del Miracolo del SS Sacra- mento seguito in quessa Chiesa l'anno 1230. è stata lavorata di fini marmi da Mino da Fiesole. Accanto si vede dipin- ta nella facciata la Processione del Mi- racolo di mano di Cosimo Rosselli. La Cupola dell'Altar maggiore fu dipinta da Ranieri del Pace, essendo stata fatta col disegno di Gio. Batista Foggini. Vi so- no in questa Chiesa alcune tavole degne di stima. Quella della Cappella del Ro- sario è del Passignano; accanto al pul- pito è di Francesco Boschi il S. Bene- detto con due Sante genuflesse; di con- tro la Visitazione è opera di Andrea Boscoli. Il S. Sebastiaao di rilievo è d'Andrea Comodi, che vi è sepolto. Di Masaccio è la piccola Tavola a tem- pra rappresentante S. Anna con Maria, e il Bambino. Quella dell'Annunziazione è di Vincenzio Dandini. Vi furono se- polti in questa Chiesa il celebre antico Architetto detto il Cronaca, che eresse in questa Città magnifiche Fabbriche, ed Andrea del Verrocchio egregio Scultore, e maestro di Leonardo da Vinci. Fu ri- modernata nel 1716. col disegno di Gio. Batista Foggini, e nel 1719 Ranieri del Pace vi dipinse la Cupola. In vicinanza

Religiose Carosi trova il Convento delle melitane Scalze di

S. TERESA. Questa Chiesa fu edificata col disegno di Giovanni Coccapani in forma esagona, cou sua cupoletta ben intesa nelle proporzioni, o nei lumi. Trovasi a man destra una Cappella con Tavola del Vignali rappresentante S. Francesca Romana: più oltre evvi la Cappella di S. Giovanni della Croce, con Tavola di Pier Dandini: a man sinistra vi è la Tavola del Crocifisso dipinta da Jacopo Confortini. Segue la Cappelia del- la Madonna di Savona, fatta 10 bassori- lievo, che da Genova nel 1720 portaron seco le Fondatrici. Ne viene l'Altar mag- giore ove il Cav. Curradi dipinse S Te- resa, che da Maria le vien presentato il Santo Bambino. Nel sotterraneo di que- sta Chiesa fu sepolta Violante di Bavie- ra Gran Principessa di Toscana, nel 30. di Maggio 1731. la quale dopo la morte del Gran Principe Ferdinando suo Con- sorte faceva più volte fra l'anno tra quelle Religiose i suoi devoti ritiri. Sotto il Presbiterio evvi una Cappella a fog- gia delle antiche Confessioni, ove in al- cuni giorni vi si ufizia, restando fuori della Clausura monastica, e vi si osser- vano tre illustri depositi, uno della no- bile Francesca Guardi negli Ugolini fon- datrice di detto Monastero, l'altra della Duchessa Eleonora Strozzi; il terzo del Cavaliere Gio, Giraldi. Di quì tornando indietro, e prendendo per Via Pentolini, voltando in Via Ghibellina, a destra tro- veremo l'

ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per essere stata del celebre Michelagnolo, di cui si conservano alcune opere, e per la Galleria fatta fare da Michelagnolo di lui pronipote insigne letterato, che l'ar- richì di Pitture, Sculture, e di altre co- se. In faccia vi è il

PALAZZO del Marchese Corsi edificato col disegno di Piero Giovannozzi, ed am- pliato dal defunto Marchese Cosimo. E' poco dopo dall'istessa parte la

CASA del Dottor Ottaviano Targioni Tozzetti, il quale conserva un buon Mu- seo d'Istoria Naturale, Bottanica ec. po- sto assieme dal fù celebre Dottor Gio- vanni di lui padre morto nel 7. Gennajo 1783., ed ampliato dal suddetto; e di- poi il

PALAZZO già de' Baldinucci ora Spinelli che nel Cortile ha una fonte colla salu- bre acqua di Santa Croce. Indi si trova a destra il

PALAZZO de' Conti Strozzi, e di contro sono le Prigioni dei condannati dette le

STINCHE, cinte da un'altissima mura- glia, così dette per essere ivi stati rin- chiusi nel 1304 i prigionieri stati fatti dalla Repubblica nella presa del Castello di Stinche nella Valle di Greve, spettan- te all'antica Famiglia Cavalcanti. In una cantonata della quale vi è un taberna- colo dipinto a fresco da Giovanni Man- nozzi, detto da S. Giovanni, ove vedesi Nostro Signore, che benedice i Limosi- nieri, che soccorrono i Carcerati, trai quali è espresso il suo proprio ritratto, riguardante verso la strada, che è ben conservato. I debitori civili son collocati in una decente abitazione dietro il Pa- lazzo di Giustizia, ove era la Chiesa di S Apollinare. Queste Carceri servono di presente per Ergastolo dei condannati alla galera, e nel mese di Febbrajo 1787. co- minciarono a porsi in quelle da basso gli Uomini, e in quelle di sopra le Donne condannate per diversi anni secondo i lo- ro delitti; e voltando a sinistra trovere- mo la Chiese Parrocchiale di

S. SIMONE: sopra la Porta vedesi una lunetta ov'è la Vergine con gli Apo- stoli Simoue e Giuda, di Nicodemo Fer- rucci. E' vaga la soffitta interna d'inta- glio dorato. Sopra la Porta si vede un opera molto bella di Batista Naldini, ov' è espressa la deposizione di Cristo. Nel- la prima Capella a man dritta è il mar- tirio di S Lorenzo, dipinto da Giovan- bastista Vanni. Nella seconda vi è un' immagine intagliata in legno del SS Cro- cifisso. La terza ha un'antica pittura rap- presentante la Vergine. Vi è poi nella quarta una Tavola di Onorio Marinari, ove espresse S. Girolamo che medita so- pra il finale Giudizio; non meno è da lodarsi quella di Giacomo Vignali collo- cata nel quinto Altare, ove effigiò S. Ber- nardo, al quale Cristo staccatosi dalla Croce, e inchinato fa vedere una piaga nelle spalle. Le Statue di marmo laterali all'Altar maggiore sono d'Orazio Mochi, e i due Apostoli dipinti accanto all'ar- co di Nicodemo Ferrucci. Tornando ver- so la Porta vi è del Vignali la Tavola di S Francesco in deliquio. Segue l'Al- tare di S. Carlo, e dopo quello della Concezione, la di cui Tavola è dell'istes- so Ferrucci, dipoi quello dell'Assunta di- pinta dal Cavalier Curradi. In ultimo è la Tavola di S. Niccolò, opera assai buo- na di Francesco Montelatici, detto Cec- co bravo. Di quà tornando per la via del Palagio trovasi il

10

PALAZZO del Duca Salviati, ora del Principe Borghesi; e quindi il

PALAZZO già detto del Potestà, e per l' avanti Palazzo della Signoria di Firenze, ora Supremo Tribunale di Giustizia, fab- bricato col disegno dell'Architetto Lapo nel 1250 molto vasto, in cui sono le pubbliche Carceri. Nella parte del Cam- panile vi fu dipinto da Giottino la Cac- cita da Firenze del Duca d'Atene Fran- cese, lo che accadde nel 26. Luglio 1343. In faccia alla strada è la Chiesa col Mo- nastero della

BADÌA Fiorentina ove abitano i Mona- ci Cassinensi dell'Ordine di S. Benedet- to, così chiamata, per essere stata la prima Badìa di Monaci fondata in Firen- ze. La Contessa Willa Madre del Conte Ugo Marchese di Toscana fecela fabbri- care; ed essa, ed il Figlio la dotarono di ricchissime rendite. Onde in segno di gratitudine ogni anno nel giorno di S. Tommaso le vien fatto un'Anniversario; e da un giovine Nobile si recita l'Ora- zione in lode del suddetto Conte dopo la Messa solenne nella mattina di S. Stefa- no contitolare di detta Badia, già fonda- ta sotto il principal titolo di S. Maria. Il suo principio fu nel 990. poi nell'an- no 1286. con l'assistenza e disegno di Arnolfo di Lapo la Signorìa di Firenze fece ingrandire la Chiesa; e nel 1625. col di- segno di Matteo Segaloni fu rinnuovata quasi tutta dai fondamenti. Dalle parti laterali si vedono due terrazzini con va- ghi intagli dorati. Sopra quello a mano destra è situato l'Organo, la di cui ten- da fu colorita da Piero Dandini, e so- pra l'altro a sinistra è una Tavola, ove è dipinta la Vergine Assunta di mano di Giorgio Vasari, la quale nei tempi passati era posta sull'Altar maggiore. E' parimente di molto pregio la soffitta di finissimo intaglio. La Tribuna, sotto la quale è il Coro de' Religiosi, è dipinta da Giovanni Ferretti, che dipinse anco- ra il Martirio di S. Stefano sopra l'Al- tar maggiore. Le Tavole delle Cappelle sono ancor esse di gran bellezza. Quella di S. Mauro a man destra è fatta da Onorio Marinari, il volto del qual San- to è il Ritratto al naturale del Padre Abate D. Placido Puccinelli Cronista di questo Monastero; come pure sono os- servabili le pitture di tutta la Cappella colorite da Vincenzio Meucci. Segue l' altra di Batista Naldini, ove si rappre- senta la Venuta dello Spirito Santo. A sinistra di mano del Vasari fu dipinto Cristo, che porta la Croce al Calvario, come vedesi nel disegno esistente nella R. Galleria, e che è stato inciso in ra- me; e nella Cappella dirimpetto a que- sta evvi una Tavola di Filippo Lippi, in cui fu S. Bernardo effigiato con sin- golar diligenza. Sono considerabili tre Sepolcri; il primo è del mentovato Con- te Ugo fatto da Mino di Fiesole nel 1481.: Il secondo è del Cav. Bernardo Giugni, e il terzo di Giannozzo di Agno- lo Pandolfini Cavaliere di gran nome in tempo di Repubblica, la cui Famiglia è padrona della Cappella situata nel Vesti- bulo di questa Chiesa, fatta col disegno di Benedetto da Rovezzano, con la Ta- vola di S. Stefano di mano del Biliver- ti. E' da osservarsi in Sagrestìa il quadro, che prima stava interiormente sopra la porta, di mano di Fra Bartolommeo del- la Porta, ove è effigiata Maria in Glo- ria, ed ai piedi i Santi Giovanni, Bene- detto, e Bernardo. Hanno questi Reli- giosi un comodo Monastero, nel quale esiste una scelta Librerìa. Nel Chiostro superiore vi sono varie lunette, tra le quali il Bronzino dipinse S. Benedetto nudo sulle spine. Nel Refettorio vi è un Crocifisso a fresco del Sogliani. Poco di- stante trovasi la

CHIESA di S. Filippo Neri. Fu prin- cipiata col disegno di Pier Franceso Sil- vani nel 26. Maggio 1645., giorno della Festa di detto Santo vedendosi espressa la funzione in un gran quadro esistente nella stanza di ricreazione: e dipoi è stata arricchita di varj ornamenti di pittura, e scultura di eccellenti Profes- sori. Vedesi nella prima Cappella S. Fran- cesca Romana, comunicata da S. Pietro Apostolo, opera del Pinzani. Nella se- conda di Alessandro Gherardini è il Ge- sù morto, con la Vergine addolorata. Ne segue una Cappella interna fatta col disegno di Zanobi del Rosso con Tavola rappresentante Cristo alla Colonna di Gio. Maria Morandi, in faccia la quale sopra il Deposito del Ven. P. Pietro Bini è altra bellissima Tavola rappresentante diecimila Martiri Crocifissi del celebre Stradano. Ne segue in Chiesa la Sacra Famiglia, dipinta da Tommaso Redi. All'Altar maggiore è una Tavola di An- tonio Puglieschi rappresentante la Con- cezione con i Santi Carlo, Francesco di Sales, S. Filippo, S. Teresa, e la Beata Umiliana de' Cerchi, e la Tribuna di Antonio Ferri, e i peducci di Niccolò Lapi. Segue la Tavola del Crocifisso di Gio. Sagrestani. La Tavola dell'Altar di San Filippo è di Anton Domenico Gab- biani. L'ultima è di Gio. Antonio Puc- ci rappresentante la Presentazione di Ma- ria al Tempio. Lo sfondo in mezzo alla soffitta è del detto Sagrestani. La Tela che cuopre l'Organo è del Soderini. I bas- sirilievi di marmo sono parte di Anto- nio Montuati, e parte di Giovacchino Fortini, di cui sono anche le statue. In Sagrestia vi è una Tavola con San Fi- lippo di Onorio Marinari. La prima fac- ciata della Chiesa, che è lavorata di pie- tra forte adornata di alcune figure di marmo fu condotta al fine col disegno di Ferdinando Ruggieri. Nel 1772. e se- guenti con l'istessa architettura d'ordi- ne corintio, col disegno, e assistenza di Zanobi del Rosso fu fabbricato il presen- te vago Oratorio in ordine al testamen- to di Giuliano Serragli Patrizio Fioren- tino, nella di cui facciata vedesi il suo stemma e inscrizione posta in mezzo da due Fame scolpite da Pompilio Ticciati. A tal fine fu gettata a terra l'antichis- sima Chiesa dedicata a S. Florenzio Ve- scovo d'Oranges eretta nel nono secolo fuori allora di Firenze sopra un anti- co Cimitero Popolare costruito nel luogo stesso, ove ai tempi del Gentilesimo era- vi stato un Tempio della Dea Iside; e nel luogo dell'antica Chiesa fu rifabbri- cato detto Oratorio a stucchi con un bel gruppo d'Angeli nel prospetto, lavoro di Domenico Rusca. Lo sfondo esprimente l'Assunzione è di Gio. Traballesi. La Tavola in Cornu Epistolae di S. Filippo in atto di celebrar Messa è di Cosimo Ulivelli; l'altra con Maria, e il Testa- tore Serragli genuflesso è di Giuseppe Fabbrini, e la Tavola della Cantorìa, ove è espresso S. Florenzio in atto di ri- cevere S. Filippo Neri, è di Gesualdo Ferri. Vedesi dicontro il

PALAZZO de' Gondi principiato nel 20. Luglio 1490. che ha la facciata di pie- tre a bozze disegno di Giuliano da S. Gallo. Di quì ritornando dietro la Badìa provasi la Chiesa Parrocchiale di

S. MARGHERITA nella quale osservasi a man destra al primo Altare il ritrova- mento della Santa Croce opera di Nico- demo Ferrucci. In faccia dipinse Cosi- mo Gamberucci una Tavola che serve di ornamento a un antichissima Immagine di S. Margherita con varie persone in- ferme che ricorrono a lei. All'Altar maggiore è di mano di Gio. Batista Mar- mi S. Margherita in gloria, e i due la- terali sono di Francesco Conti. Al det- to Altare stava una Tavola di Lorenzo di Bicci Scolare di Spinello Aretino, che è sopra la porta. Trovasi in vicinanza l'

ORATORIO di San Martino, ove soglio- no congregarsi i Buonomini. E' celebre quest'Oratorio non solo per essere stato eretto ove era un'antica Chiesa ad instiga- zione di S. Antonino Arcivescovo di Firenze; ma eziandio per le opere di misericor- dia, che di continuo vi si esercitano. Ed in vero è un prodigio che questa Casa senza rendite annuali, ma solamente provveduta di elemosine, e di lasciti pii, giornalmente soccorra tante povere Fa- miglie di civile estrazione. Di quì si giunge alla Propositura di

ORSANMICHELE, la quale acquistò for- ma di Chiesa, dacchè fu deliberato di chiuder le Logge, in venerazione dell' Immagine di Maria dipinta da Ugolino da Siena ch'è sull'antico Altare di mar- mi, che vi si vede. Anticamente era quivi la Piazza ove si vendeva il gra- no. Fu a benefizio pubblico alzato il Loggiato nel 1337. col disegno di Giot- to, e proseguito da Taddeo Gaddi. Si dice Orsanmichele, o Orto San Michele per posposizione da San Michele in Or- to; attesochè fino dal 1100. era ivi una Chiesa Parrocchiale, intitolata San Mi- chele in Orto, da cui prendeva la de- nominazione l'adiacente Contrada. In luogo della quale antica Chiesetta, de- molita per farvi la suddetta Loggia del grano, fu intorno a 110. anni dopo ri- fatta dalla parte opposta l'altra Chiesa sotto lo stesso titolo di S. Michele in Or- to. Questo edifizio da ogni parte isola- to, e con bellissima proporzione, ed ar- chitettura condotto, ha per di fuori quattordici Nicchie, ove furono colloca- te diverse statue, alcune di bronzo, ed alcune di marmo, lavorate dai più ec- cellenti Maestri, che fiorissero in que- sta nostra Città. Sono di Lorenzo Ghi- bertl il S. Matteo Apostolo, e il Santo Stefano presso la porta principale, e il S. Gio. Batista dalla parte opposta. Bac- cio da Montelupo fece la bella statua di bronzo di S. Glovanni Evangelista, e Donatello ne fece tre di marmo, le qua- li sono opere veramente maravigliose. La prima è il S. Pietro Apostolo, la se- conda il S. Marco Evangelista, e la ter- za il S. Giorgio, statua, che non ha pa- ri. Anche Nanni d'Antonio, discepolo di Donatello ne fece tre, cioè i quattro Santi dentro un sol Tabernacolo: il S. Filippo Apostolo, ed il S. Eligio Vesco- vo. D'Andrea Verrocchio è il S. Tom- maso Apostolo, che mette il dito nel Costato di Cristo, opera molto stimabi- le, presso la quale è la statua di S. Luca Evangelista di mano di Gio. Bolo- gna, scolpita in bronzo con singolare artifizio Altro S. Luca di Mino da Fie- sole, che stava prima nell'Ufizio del Pro- console, e fu posto nella nicchia vuota nel 1789. In Chiesa si vede un Taber- nacolo, o Cappella isolata tutta di mar- mi vagamente intagliati, ed abbelliti di bassirilievi, per opera, disegno, e indu- stria di Andrea Orcagna, che la finì nel 1359. e costò 90. mila Fiorini d'oro; e nel predetto Tabernacolo s'adora l'Im- magine di Maria come ho detto, è re- nuta in somma venerazione, avvegnachè fino al tempo della peste nel 1348. che infettò la maggior parte dell'Europa, in- cominciasse a fiorire il di lui culto, con- correndovi il popolo con offerte, delle quali in brevissimo tempo si poterono accumulare più di trecento mila fiorini d'oro, parte impiegati in sovvenimento dei poveri, e parte nell'adornare questa Chiesa. Dietro l'Altare vi è un bassori- lievo dell'Orcagna, Architetto del Ta- bernacolo, ove espresse il suo rittatto. Sono sopra l'Altare meggiore tre statue di marmo, cioè Sant'Anna, la Santiss. Vergine, ed il Bambino Gesù di mano di Francesco da Sangallo; siccome ne' pila- stri alcune belle pitture antiche, cioè di Lorenzo Credi, d'Agnolo Gaddi, e d' Jacopo del Casentino, da cui fu dipinta la volta, alla quale nel 1770. fu dato di bianco. Vi è inoltre un bel Crocifis- so di legno, avanti il quale S. Antoni- no soleva da giovanetto giornalmente fa- re orazione. Nell'Altare dicontro vi è un Immagine di Maria col Figlio in col- lo scolpiti in marmo da Simone da Fie- sole allievo del Brunellesco. Nelle stan- ze sopra la Chiesa fu dal Granduca Co- simo I. nell'anno 1569. eretto il pubbli- co e generale Archivio di Firenze, dove si conservano le Scritture di somma im- portanza, e tutti gli strumenti pubbli- ci dei Notari dello Stato Fiorentino re- centemente in buona forma disposto, e abbellito. Dirimpetto la Nicchia dei quat- tro Santi avvi la Residenza della Con- gregazione di S. Giovan Batista sopra il soccorso de' Poveri, che ebbe principio nel 1700. sotto la direzione di 72. Depu- tati. Passando dipoi nella Piazza osserva- si il

PALAZZO VECCHIO, fabbricato col dise- gno d'Arnolfo, famoso Architetto di va- rie fabbriche di questa Città, e del Duo- mo. Questo Palazzo fu nel 1792. restau- rato, ed in tale occasione furono dipinti nuovamente diversi stemmi della Repub- blica Fiorentina. Si comincerà dal dare un'occhiata alla magnificenza di questa Fabbrica, e alla Torre stata fabbricata sopra l'antichissima Torre de' Tiraboschi della Vacca, ribelli della Patria, alta brac- cia 150. La gran Campana pesa 17000. libbre, e si suona da un uomo solo, ed è sostenuta da quattro colonne. Ammi- reremo nell'ingresso, o ringhiera del Pa- lazzo da una parte la statua gigantesca di marmo, opera del Bandinelli, che rap- presenta quando Ercole abbatte Cacco; e dall'altra quella di David scolpita dal Buonarroti, fatta negli anni suoi giova- nili. Due figure, o termini di marmo parimente si vedono, uno di mano del Bandinelli, l'altro di Vincenzio Rossi suo Scolare. Entrando nel Cortile vedesi una Fontana di porfido, sopra la quale scherza un fanciullo scolpito in bronzo, d'Andrea Verrocchio. Anticamente vi erano le colonne di mattoni, ma essen- do guastate, coll'acuto ingegno di Miche- lozzo Michelozzi furono sostituite senza danno della fabbrica quelle di pietra for- te che la sostengono di presente, lavora- te con belle grottesche. Tra le cose de- gne di lode vi è una statua d'Ercole, che uccide Cacco, di mano di Vincenzio Rossi da Fiesole, non inferiore a quella del Bandinelli suo Maestro. Salendo al primo appartamento trovasi un magni- fico Salone lungo braccia 90., e largo braccia 37., la soffitta del quale è dipin- ta da Giorgio Vasari con singolar mae- stria. In 39. gradi, e 3. irregolari della soffitta, con bellissimi intagli, e orna- menti dorati, si rappresentano l'azioni, e fatti più segnalati della nostra Città, e della Reale casa de' Medici. Negli ango- li si vedono quattro gran quadri dipinti a olio. Nel primo sopra la Porta d'in- gresso furon dal Ligozzi figurati i 12. Fiorentini, che da varj Potentati del Mon- do in un medeslmo tempo furon manda- ti Ambasciatori a Bonifazio VIII., de'quali cantò il Verino.

Romanae merito Antistes Bonifacius Urbis, Cum Florentinus diversis partibus Orbis Vidisset Romae Regum mandata ferentes, Terrarum semen, tum quinta elementa vocavit,

Nel secondo dal Cigoli mirabilmente fu rappresentato quando Cosimo di 13. anni fu eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senato- ri, che lo elessero, inchinato per loro So- vrano: nel terzo dal Passignano si dimostrò la solenne funzione celebrata in Firenze, quando il medesimo Principe prese l'Abito dell'Ordine Militare di S. Stefano Papa, e Martire, della quale fu il primo Fondato- re, e Gran Maestro. Nel quadro che resta di contro la Porta d'ingresso di mano del Ligozzi si vede quando Pio V incorona Cosimo I creandolo Granduca di Toscana, e ornandolo di corona, e manto reale.

Nella prima parte dalla parte dell'in- gresso vi fu dal Vasari dipinto a fresco l'as- sedio, e presa di Pisa. E nella parete di fac- cia in due quadri vi fu dipinta la guerra di Marciani tra i Fiorentini, e Longobar- di, e nell'altra la presa di Siena, ove è da osservarsi il gobbo spione portando un lampione presso il Comandante.

Veniamo alle statue. La prima a mano destra presso la Porta d'ingresso rappresen- ta Cosimo Padre della Patria. Quindi osser- veremo Ercole che soffoga Anteo, e l'altro gruppo quando uccide il Centauro, di Vin- cenzio Rossi scolare del Bandinelli. Il grup- po che segue di Gio. Bologna rappresenta la Virtù che opprime il Vizio.

Il quinto è Ercole che uccide Cacco del suddetto Rossi. La sesta rappresenta un Generale. Di faccia sta situato il gruppo di Adamo, ed Eva col Serpente di mano del Bandinelli, che dal Duomo fu quì tra- slatato nel 1720., e nelle 4. nicchie esi- stenti in detta facciata vi sono 8. statue, che erano in Roma nella Villa Medici. Proseguendo il giro del Salone osservere- mo altri 2. gruppi del Rossi, cioè Ercole che getta Diomede ai Cavalli, che lo di- vorino: quando porta il cinghiale vivo in spalla; quindi è la statua della Vittoria, che ha sotto di se un prigione del Buonar- roti, che era stata destinata per il sepol- cro di Giulio II; e finalmente il gruppo d'Ercole che vince la Regina delle Amaz- zoni del suddetto Rossi, opere tutte degne di lode, e nelle quali vi si veggono bel- lissime attitudini, e grandissima diligenza nell'arte. E dipoi si trova la statua di Giovanni de' Medici, che dovea esser col- locata sulla Base di S. Lorenzo. Salita la scalinata trovasi la statua di Cosimo I., e quindi quella di Clemente VII. E nella fac- ciata ci è la statua di Leone X. avente a sinistra quella del Duca Alessandro, e a destra quella di Giovauni de' Medici. Da questa all'altre stanze passando del me- desimo appartamento, vedremo molte pit- ture a fresco del Vasari, col disegno del quale fu questo Palazzo in gran parte rior- dinato. Doppo si sale alla

GUARDAROBA di S. M piena di suppel- lettili, e di cose preziose. Nella Sala an- nessa vedremo dipinti a fresco da France- sco Salviati alcuni fatti più singolari di Furio Cammillo. La contigua stanza pres- so la Cappella è dipinta dal Ghirlandaio. Faremo ritorno nella Piazza per osservare in essa la bella e grandiosa

LOGGIA, sotto la quale si ricevono gli Omaggi per la Festa di S Giovanni fabbri- cata col disegno d'Andrea Orcagna, Pit- tore, Scultore, e Architetto Fiorentino nel 1356. Sotto gli archi esteriori di questa Loggia si vedono tre belle Statue. La pri- ma scolpita in bronzo da Donatello, rap- presenta Giuditta, appiè della quale gia- ce Oloferne immerso nel sonno, sopra cui si vede questa Amazzone vibrare il colpo, per recidergli il capo. Nella seconda scol- pita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien figurato un Perseo, che ha nella destra il ferro, e nella sinistra la testa di Medusa recisa dal busto, tutta grondante sangue, e senza spirito, giacente appiè dell'ucci- sore, che non un bronzo, ma una figura viva rassembra. Degno di molta lode si è il bassorilievo di bronzo, che serve di ornamento alla base, nel quale si vedo- no Andromeda, e Perseo, con altre figu- re, che tutta l'Istoria comprendono. Nel- la terza, ch'è più d'ogni altra stimabile, s'ammira un gruppo di tre figure di mar- mo, mirabilmente scolpite da Gio. Bolo- gna, denotante il ratto d'una Sabina. Nel vecchio caduto a terra per l'impeto del suo nemico, vien figurato il Padre della fanciulla in atto d'impedire la fu- ga al rapitore; nel giovine di corpo ro- busto, si rappresenta un soldato Romano, che in occasione de' giuochi pubblici nel- la nuova Città di Roma celebrati, la ra- pisce; e nella femmina si dimostra la Sa- bina rapita; vedendosi nell'istesso tempo in questo ammirabil gruppo rappresentan- te le tre età, cioè la gioventù, la virili- tà, e la vecchiezza. Nella base è un bas- sorilievo, fatto con somma industria, do- ve tutta l'istoria del rapimento delle Sa- bine si rappresenta. Nell'ingresso di que- sta Loggia uel 1788. furono posti due gran Leoni in marmo fatti quà traspor- tare da Roma, ove esistevano nel Giardi- no del R. Palazzo alla Trinità de' Monti, in uno dei quali vi si legge il nome dello Scultore. che fu Flamminio Vacca Ro- mano. Nella facciata interna della mede- sima nel mese di Agosto 1789. furono collocate sei belle antiche statue colos- sali di Femmine rappresentanti alcune Sa- bine Sacerdotesse di Romolo, come si leg- ge nella Descrizione di Roma moderna del Rossi, state parimente trasportate da Ro- ma, ove esistevano nel Portico del soprad- detto Real Palazzo, essendo state restaura- te dall'abile Scultore Prancesco Carradori, che con la sua direzione furono quivi col- locate. In una parete della medesima vi si legge la memoria della mutazione del co- minciare a contar l'anno nel 25. di Mar- zo, che si era usata in Firenze fino al 1749. e dal 1750. in poi si prese lo stile comune dal primo Gennaio, come in essa si descri- ve. Sul Canto del Palazzo vedesi la

II

FONTANA fatta fare dal Granduca Cosi- mo I. col disegno dell'Ammannato, che da Filippo Baldinucci negli eruditi suoi Decen- nali vien descritta colle seguenti parole:

Apparisce nel mezzo di un gran vaso pieno di limpidissime acque sgorganti da molti zampilli, il qual vaso è figurato pel Mare il gran Colosso del Nettuno, alto dieci braccia, situato sopra un Car- ro, tirato da quattro Cavalli marini, due di marmo bianco, e due di mistio, mol- to belli e vivaci; il Nettuno ha tra le gambe tre figure di Tritoni, che insie- me con esso posano sopra una gran con- ca marina in luogo di Carro. Il vaso è di otto facce di marmo mistio, quattro minori, e quattro maggiori. Le quattro minori son vagamente arricchite con fi- gure di fanciulli, ed altre cose di bron- zo, come chiocciole marine, cornuco- pie, cartelle, e simili, s'inalzano sul piano delle medesime certi imbasa menti, sopra ciascheduno dei quali posa una Statua di metallo maggiore del natura- le, e sono in tutte quattro, due fem- mine che rappresentano Teti, e Doe, e due maschi figurati per due Dei ma- rini. All'una, e all'altra parte di cia- scheduna di queste faccie minori sono due Satiri di metallo in varie attitu- dini. Le quattro facce maggiori sono tanto più basse, quanto basti per po- tersi da chicchessìa godere la limpidez- za dell'acqua, la quale traboccando gra- ziosamente è ricevuta da alcune belle nic- chie, e nel gran vaso; ed in somma in tutto è così ben disposto, e con tan- ta maestà ordinato, che è proprio una maraviglia,,. Vicino alla Fonte, sopra una gran base di marmo è una bellissima

STATUA equestre di bronzo di mano di Giovanni Bologna fatta erigere nell'anno 1594. da Ferdinando I., in memoria di Cosi- mo suo Genitore. Adornano le facciate di questa tre bassirilievi di bronzo dello stesso autore; in una delle quali si rappresenta la Coronazione del Granduca Cosimo, fat- tale in Roma da S. Pio V. nei 5 Marzo 1570. da esso meritata Ob zelum Religionis, prae- cipuumque Justitiae studium, come si legge nell'Inscrizione. Nella seconda l'ingresso nella sottoposta Città di Siena, dopo la conseguita vittoria. E nella terza quando dal Senato Fiorentino, essendo egli assai giovine fu creato Duca di Firenze, lascian- do luogo nella quarta facciata ad una eru- dita Inscrizione del seguente tenore.

Cosmo Medici Magno Etruriae Duci Primo Pio Felici. Invicto iusto Clementi Sacrae Militiae Pacisq. In Etruria Anthori Patri & Priacipi optimo; Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit A. M. D. L. XXXXIIII.

E' da osservarsi presso la suddetta Sta- tua la facciata del Palazzo degli Uguccio- ni, disegno di Andrea Palladio. Quindi osserveremo la grandiosa

FABBRICA DEGLI UFIZI, o Magistrati della Città, la quale ordinata dal Granduca Co- simo I. col disegno di Giorgio Vasari riu- scì, come si vede, bellissima, e maestosa. L'Architettura di questo edifizio è d'ordine Dorico abbellito di cornici, e pietre ben lavorate. A man destra si trova la

REALE ZECCA. ove di continuo si bat- tono diverse monete, sì per conto del So- vrano, che di altri particolari. Nel 1252. si cominciò a coniare il Gigliato.

Nelle nicchie di questa grandiosa Fab- brica avea divisato il Granduca Cosimo I. di collocarvi le Statue dei più illustri Cit- tadini di questa Patria; ma non potè adem- pire il bel disegno prevenuto dalla morte. Sotto il Loggiato vi si trovano le residen- ze di varj Tribunali. In fondo di questa Loggia sull'Arno vedesi in alto la Statua di Cosimo I. scolpita da Gio Bologna, e l'altre due giacenti che la pongono in mezzo rappresentanti una l'Equità, e l'al- tra il Rigore sono di mano di Vincenzio Danti. In poca distanza si trova la

LIBRERÌA MAGLIABECHIANA fondata a be- nefizio pubblico dal celebratissimo Anto- nio Magliabechi, ed aumentata dal Cav. Ant. Francesco Marmi: Dipoi dall'Augu- stissimo Imperatore Francesco I. accre- sciuta colle Librerìe Gaddi, e Biscioni, ed ultimamente dal Gran Leopoldo vi fu ag- giunta la massima parte della Libreria Mediceo Lotaringia del suo Palazzo, con avere accresciute altre stanze per far- vi collocare molti manoscritti. Vi fu- rono pure unite le Librerìe del fu celebre Dott. Gio Lami, della Badìa di Fiesole, della maggior parte di quella dello Spedale di S. Maria Nuova, parte di quella degli estinti Gesuiti, e dei soppressi Conventi de' Teatini, dei Minimi di S. Francesco di Paola, dei Domenicani di Montepulcia- no ec., e del maggior numero dei rari ma- noscritti della celebre Librerìa Strozziana; contandosi in essa sopra novantamila Vo- lumi stampati, e tra essi una numerosa Raccolta di sopra 3000. Opere diverse in varie lingue, impresse nel XV. Secolo, mol- te delle quali di un estrema rarità, e so- pra ottomila Codici Manoscritti, nella stanza dei quali è da osservarsi una bel- lissima Madonna di Carlo Maratta. Que- sta Biblioteca è una delle più celebri dell' Europa. Essendo state con Motuproprio Sovrano del dì 7. Luglio unite le tre Ac- cademie Fiorentina, della Crusca, e Apa- tisti, e levate dal loro antico luogo di via dello Studio, fu ordinato che una sola se ne formasse sotto il primo antico nome di R. Accademia Fiorentiua, e che si adunasse nelle mattine dei Giovedì non impediti in questa Librerìa, come si fa in tali matti- ne alle ore 11. con gran concorso di Let- terati, e Popolo, leggendovisi ogni volta da qualche Lettor Pubblico, o altro Ac- cademico, o Letterato un'erudita Disser- tazione; e dipoi è data a chiunque li- bertà di recitare Poetiche Composizioni in qualunque lingua. Uscendo da questa verso il Palazzo, alla penultima Porta tro- vasi la

REALE GALLERIA.

QUesta ha formato, e formerà sempre un grande oggetto d'interesse non solo ai Toscani, e Forestieri più culti, ma ancora a qualunque Persona che si porti ad osservarla.

Tale pregievolissima, e copiosissima collezione ripete il suo principio dalla Fa- miglia de' Medici avanti che fosse Sovrana della Toscana. Da Cosimo I conobbe il suo presente maestoso collocamento. Tra le principali cure del Regno avendo quel magnanimo Principe risoluto di riunire le Magistrature della Capitale fece por mano nel 1564. alla Grandiosa Fabbri- ca degli Ufizj, affidandone la direzione all'abile Architetto, e Pittore Giorgio Vasari; e così venne a formare nei va- sti superiori corridoj la Gallerìa, ove fe- ce disporre le raccolte preziose cose.

Tutti i successori Sovrani della Tosca- na hanno procurato di arricchite, ed in- grandire col massimo impegno, gusto, ed intelligenza questo magnifico Emporio de' monumenti più rari, e pregievoli della Pittura, e della Scultura.

Entrati nella porta che conduee alla Gal- lerìu, e salite tre scale si trovano in mar- mo un Bacco, e di contro un Puttino. Quin- di ascesa la quarta scala si trovano 8. Bu- sti de' sette Granduchi della Casa Medici, cioè di Cosimo I., Francesco I., Ferdinan- do I., Cosimo II., Ferdinando II., Cosimo III., e Giovan Gastone, e quello del Cardinal Leopoldo. Sopra il cornicione sono due Ecati triformi, 2 Busti, e nelle pareti 4. Bassi rilievi esprimenti una Festa solenne. Potranno ammirarsi un Marte, ed un Si- leno col piccolo Bacco, ambedue di Bron- zo. Nel vestibolo ci sono le seguenti Sta- tue: Augusto e Trajano: Un Prometeo, e un Uomo con berretta frigia. Esistono due colonne con Trofei militari, sopra uno de' quali stà un Giove; e sopra l'al- tro una Cibele.

Io mi limiterò a descrivere le cose più importanti, potendo chi ama di essere precisamente a portata delle ricchezze di questo nostro Emporio di Pittura, e Scul- tura leggere la Descrizione separatamen- te da me stampata.

Tre spaziosi corridoj, e 10. stanze, ed un loggiato racchiudono questa copiosissi- ma collezione. Entrando nel primo corri- dojo lungo br. 231., e largo br. 11. e due terzi potranno osservarsi in linea, sopra il finestrone che guarda Palazzo Vecchio, e percorrendo dalla parte sinitra, e destra di tutti tre i corridoj num. 530. Ritratti di diversi Sovrani, e di Uomini Illustri in Santità, nelle Scienze, e nelle Armi. Nel suddetto corridojo nel principio esistono 14. Quadri di antichi Professori Greci, e Fiorentini, un Tabernacolo di Maria con i 4 Evangelisti del B. Angelico, e una col- lezione di 34. quadri di Artefici Fiorenti- ni della Scuola del Vasari esprimenti fatti istorici, mitologici, e quindi una adorazio- ne de' Pastori di S. di Tito, una Maddale- na dell'Allori, S. Lorenzo del Cigoli, l' Annunziazione del Bronzino, Erminia, e Tancredi di Ottavio Vannini, e Venere che pettina Cupido di Giovanni da S. Gio- vanni, e le di lui nozze.

Nel secondo corridojo a Mezzogiorno lun- go br. 67., e due terzi, e largo br. 11. e due terzi si osservano presentemente varj Qua- dri del Currado esprimenti le gesta di S. Maria Maddalena.

Nel terzo corridojo a Ponente eguale al primo esistono diversi Quadri, cioè Lean- dro annegato, ed Ero del Geminiani, Noè entro l'Arca, e il Diluvio universale del Bassano, Didone sul Rogo di Pietro Te- sta, il Lazzaro resuscitato di Paolo Vero- nese: La Trasfigurazione sul Tabor, Moi- sè tratto dal Nilo di Luti, Venere con A- more di Guido Reni; il ricco Epulone del Bassano: il Convito di Salomone di An- drea Vicentino, e la Cena di Baldassarre del Martinelli, e Cristo morto del Pieri.

Questi corridoj sono parimente ornati da 63. Statue, tra le quali il gruppo del La- coonte, e 6. altri, e num. 100. Busti, e 9. Sarcofagi, cioè i progressi della vita uma- na, un Baccanale, il ratto di Proserpina, con Cerere che la cerca: la caduta di Fe- tonte, i due Fratelli Dioscuri, le Prodezze di Ercole, e le 9 Muse. Sono osservabili in questi corridori Ercole col Centauro, un gruppo di un Bacco, e di Fauno, una Leda, ma riconosciuta per una Venere La- mia

Vedesi un'erudita Dissertazione del bene- merito mio amico Sig. Adamo Fabbroni.

, un Amorino, una Venere, che esce dall'acqua, un Bacco e Venere semi- vestita; e un bell'Ercole con base analaga, che stà nel principio del 1. Corridojo; co- me pure esistono ne' detti Corridoj diversi Sacrifizj, Cippi ec., essendo il tutto esat- tamente notaro nella descrizione a parte della Real Gallerìa. Sono pure da osser- varsi un Cavallo, un Cinghiale, un Cano- po, un'Ara Egizia di Granito, un'Arico- la con varie Inscrizioni, e Geroglifici, e le belle volte ec.

Dopo di avere osservato tutto ciò che esi- ste nei corridoj passerò a dare una succin- ta notizia delle stanze annesse, comincian- do dalla più prossima all'ingresso.

Nella prima stanza detta della Scultura si osserveranno 9. Statue, 16. Busti, e 12. Bassirilievi: tra le prime avvi un Gani- mede di greco scalpello, restaurato dal Cellini, Amore e Psiche, e l'Ermafrodi- to, e alcune Teste Colossali.

Si entra nella seconda stanza. Tra i di- versi ottimi quadri che adornano le pa- reti osserveremo S. Ivone protettore delle Vedove, e dei Pupilli di Jacopo d'Em- poli, la Visitazione di Mariotto Alberti- nelli, che era prima sulla Tribuna. S Ma- ria Maddalena del Dolci, Maria col Fi- glio in braccio del Ghirlandajo; la Pre- sentazione al Tempio di Fra Bartolom- meo, la Pittura, e la Poesìa del Rustici, due Profeti di Fra Bartolommeo, un ab- bozzo di Leonardo da Vinci, i Re Magi, e un Cristo in Croce del Lippi, una Ma- donna del Ghirlandaio, il casto Giuseppe del Bilivelti, l'Annunziazione del Bron- zino, e due Quadri esprimenti Miracoli di S. Zanobi del Ghirlandaio.

Nella 3. stanza esistono Quadri di Auto- ri Toscani, e per 10 più Fiorentini. tra i quali una Maddalena giacente di Cristo- fano Allori copiata da quella del Correg- gio, che è in Dresda, una Giuditta del medesimo Allori, una Testa di Medusa con Serpi di Leonardo da Vinci, e vati quadri del Vasari.

Quindi si entra nella celebre stanza della TRIBUNA. Questa conserva i più bei pezzi di Scultura, e di Pittura, cioè: l'Apolli- no, i Lottatori, l'Arrotino, ed il Fau- no. Ci esisteva la celebre Venere de' Me- dici, che fu trasportata in Parigi nel 1803. Quindi si osserveranno quattro Quadri di Raffaello, che uno rappresen- tante Giulio I I., e negli altri tre si avrà una chiara idea delle di lui tre ma- niere di dipingere: la Tavola di Maria con un Libro in mano, e il Figlio sulla ginoc- chia divertendosi con un Uccellino dato- gli da S. Gio. Batista è della sua prima maniera: l'altra rappresentante Maria che siede col Figlio, e presso la medesima stà il Precursore è della seconda maniera, S. Gio. Battista in atto di predicare nel De- serto in tela è della terza ottima maniera. Maria in Trono col Figlio, avente da una parte S. Gio. Battista, e dall'altra S. Se- bastiano è Opera di Pietro Perugino. Il riposo in Egitto colla Vergine, e il Figlio è del Coreggio; e il San Pietro che con- templa il Cielo è di Gio. Lanfranchi. La Venere che volta le spalle a tre Satiri è di Annibale Caracci, S. Maria Maddalena di Lodovico Caracci: Ercole tra Miner- va, e Venere di Pietro Rubens. La S. Fa- miglia di Michel'Angelo Buonarroti. La Tavola della Strage degl'Innocenti è di Ranieri Ricciarelli, detto il Vecchio Vol- terrano, due Veneri nude di Tiziano, che una è la celebre. Maria con veste rossa tenendo le mani al petto è di Guido Re- ni. La Tavola esprimente la Vergine col Figlio nudo in braccio, e S. Giovanni con pelliccia che l'abbraccia, e dietro S. Ma- ria Maddalena, e avanti Isaia con un Libro è del Parmigiano. E' d'Andrea del Sarto Maria col Figlio, S. Giovanni, e S. Francesco; la Capanna ove giacciono sulla paglia la Madre, col Salvatore è del Cor- reggio. La Sibilla Samia, e Endimione che dorme sono di Guercino da Cento. Due Profeti di Fra Bartolommeo. Carlo V. di Wandich. Bassano colla Famiglia dello stesso Bassano; e varj altri Ritratti.

Si passa nella quinta stanza ove ammi- rasi un'Amore in marmo che dorme d'in- signe greco scalpello. In questa esistono diversi Quadri Lombardi, Veneti, e Na- poletani, tra i quali una Testa di Medu- sa del Caravaggio: un ballo d'Amorini, e il ratto d'Europa dell'Albano, un Pae- se di Salvator Rosa, e varie Madonne di Annibale Caracci.

Quindi si entra nella sesta stanza ove esistono tutti quadri d'autori Olandesi, tra i quali sono rimarcabili i Miris, Van- dervert; Girandeau, ed altri.

Nella settima avvi una Collezione di Quadri Fiamminghi, tra i quali i Brughel, una bellissima testa di Denner, e vari di Rubens, e di Alberto Daro. E' pure osser- vabile una marina di Claudio Lorenese.

L'ottava stanza comprende una collezio- ne di Quadri Francesi, tra i quali le due Battaglie del Borgognone, e un Paese del celebre Possino. Sono in queste le due sta- tue che una il famoso Spinario, e l'altra una Venere.

Succede la stanza 9. destinata per porvi i Cammei.

Nella 10, e 11. esiste una Collezione di ottimi Quadri Veneziani.

Nella 12 stanza si osservetà l'unica pre- gevole collezione di 430. Ritratti dei più eccellenti Pittori dipinti da loro medesi- mi, e nella seconda avvi la Statue del Cardinal Leopoldo de' Medici, che ideò tal casa, come pure la celebre Urna detta de' Medici.

La decima quarta stanza contiene diver- se Inscrizioni Greche, e Latine, Cippi se- polcrali, e Bassirilievi, e Teste, e Busti di diversi Filosofi, ed Uomini insigni, e vari Geroglifici, e Idoli Egizj. Questo era l'an- tico ricetto per cui si entrava nella Gal- lerìa avanti che dal Granduca Leopoldo fossero fatte fare le due ultime branche della scala, per la quale adesso si sale alla medesima.

Nella stanza che succede, che prima era detta dell'Ermafrodito, sono osservabili due belle Tavole di pietre dure della Ma- nifattura Fiorentina. Molti Quadri orna- no le pareti, tra i quali S. Pietro in lacri- me di Guido Reni, S. Sebastiano del Sodo- ma, l'Apparizione dell'Angelo al Sepolcro di Pietro da Cortona, la moltiplicazione dei pani nel Deserto di Luigi Buti, la Ta- vola a chiaro scuro di Fra Bartolommeo rappresentante S. Anna con Maria e il Fi- glio, e inginocchioni S. Gio. Batista, ed altri Santi: la Tavola delle Nozze di Ca- na di Alessandro Allori. La Tavola detta di Maria, che prega il Figlio Gesù a be- nedir le persone caritatevoli, che in oc- casione della peste si occuparono al sol- lievo dei miseri, e di Federigo Baroccio: una Vergine del Sassoferrato, Angelica e Medoro di Guido Reni, vari Ritratti del Baroccio, e di Andrea del Sarto.

12

La decimasesta vasta stanza ci rappre- senta la Regia di Niobe, nella quale si am- mirano le celebti 10. Statue Greche rap- presentanti la favola di Niobe, che esiste- vano in Roma nella Villa Medici, fatte quì trasportare dal Gran Duca Leopoldo. Ornano le pareti 4. gran Quadri, che tre di Rubens rappresentanti il trionfo di Gio- vanni d'Austria dirigendosi a Anversa, la batraglia d'Ipres, e l'ingresso in Pa- rigi di Enrico IV., ed altri Quadri Fiam- minghi. In questo esistono diversi banchi entro i quali si conservano 300. volumi di Disegni, e 100. di Stampe

Nella decimottava stanza esiste una bella collezione di Vasi Etruschi.

La stanza decimanona conserva una quantità di originali di Bronzi moderni; e molti bellissimi getti fatti con le forme ri- cavate dalle statue esistenti nella Tribuna.

Nella stanza ventesima cl sono 14. ar- madj nei quali esistono molti bronzi anti- chi con cartelli indicanti ciò che in cia- scuno si contiene. Nei primi 5. sono di- versi Idoli, e Statuette favolose: nel 6. di- versi Cesari, Filosofi, e Uomini antichi il- lustri: nel 7. diversi Animali: nell'8. Are, Tripodi, e Frammenti sacri: nel 9. diverse Lucerne, e Candelabri: nel 10. una rac- colta di Anelli, Armille ec, nel 11. si os- servano varie antiche Inscrizioni incise in bronzo, e un manoscritto in cera che il- lustrò il Dottor Cocchi: nel 12 e 13 vi sono diversi Vasellami, e un raro Disco d'argento illustrato dall'Abate Bracci. Nell'ultimo ci sono racchiusi varj instru- menti di Arti, e Serrami. Fuori degli ar- madj sono osservabili varj altri bronzi, tra i quali un torso virile, la testa di Ti- berio, e d'Omero, e d'altri Greci illustri, come pure la Chimera, l'Idolo, e l'Oratore.

C'è una bella collezione di Medaglie, e Monete antiche, che è sotto la custodia del Direttore di questa Gallerìa.

Può inoltre nella Terrazza sopra la log- gia dei Lanzi vedersi un piccolo Museo di antichità Etrusche, di Urne sepolcrali, Tegoli, Vasi cinerarj, e simili cose più diffusamente notate nella Descrizione se- parata di questa Real Galleria

Uscendo da questo Tempio delle Belle Arti, e percorso il Loggiato degli Ufizj, e volgendosi a sinistra si vede il Palazzo della Ruota Fiorentina, che anticamente ara il Castello d'Alba Fronte sull'Arno spettante già alla Famiglia dei Castellani.

E riprendendo la strada a destra si tro- va in vicinanza la Chiesa di

S. STEFANO E S CECILIA A mano destra trovasi la Tavola di S. Filippo che caccia il Demonio, opera di Francesco Bianchi; Ne segue l'Altare di S. Lorenzo, e quindi S. Niccola, ove Matteo Rosselli rappresen- tò il detto Santo in Gloria; dipoi l'Alta- re di S. Cecilia dipinta dal Cav. Curradi. Niccolò Lapi dipinse a fresco la Vergine, e S. Giovanni, che si vedono nel prossi- mo Altare del Crocifisso. E' nella faccia- ta una statua di legno colorito rappresen- tante S. Tommaso da Villanuova. In una nicchia del Coro vedesi quella di S. Ste- fano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da Gambassi. E° da vedersi all'Altar mag- giore il celebre Paliotto di bronzo nel quale con molte, e ben disposte figure di alto, e bassorilievo Ferdinando Tacca ef- figiò il Martirio di detto Santo, dono fat- to da Girolamo Bartolommei. Passato l' Altar del Battesimo di Cristo, ammirere- mo all'Altar della Madonna della Cinto- la la bellissima opera di Santi di Tito, ove effigiò Maria, S. Agostino, ed altri Santi del suo Ordine. Trovasi nella susseguente da Mauro Soderini il Miracolo di S. Za- nobi. Quindi la caduta di S. Paolo di Fran- cesco Morosino, e in ultimo lo Sposalizio di S. Caterina. Questa Chiesa fu moderna- mente restaurata, e rifatto il pavimento; e l'inscrizioni Sepolcrali furono collocate nella muraglia del Chiostro. Riprendendo la strada degli Ufizj per di dietro al Pa- lazzo Vecchio si trova la

PIAZZA DEL GRANO, attesochè sotto il Loggiato fatto nel 1619 vendesi il grano, osservandosi sopra l'arco di mezzo il bu- sto di Cosimo II fatto dal Fancelli, essen- do costata questa fabbrica 5200 scudi. In vicinanza trovasi l'antichissima Chiesa di

S. REMIGIO, quale ha tre navate, con archi di sesto acuto. Fra Sisto, e Fra Ri- storo presero da questa Chiesa l'idea per far la Chiesa di S. Maria Novella. L'An- nunziazione, che è al primo Altare a de- stra è di Francesco Morosini. Nel secon- do lo Sposalizio della Madonna è di Dome- nico Martinelli, nel terzo dal Sagrestani fu dipinta Maria con alcuni Santi. Passa- to l'Altar maggiore trovasi la Cappella di Dante Alighieri, e poi della Famiglla Gaddi, ove è una Concezione dipinta con poetica invenzione da Jacopo da Empoli. Ne segue l'Altare di S Leonardo dipin- to dal detto Morosini, del quale è ancora il Martirio di S. Sebastiano passato l'Al- tare del Crocifisso. In Sagrestia vi sono due antiche Tavole, ed è osservabile quella di un Annunziazione dipinta da An- drea Orcagna. In vicinanza trovasi la Chie- sa, e Convento de' Padri Agostiniani di

S. JACOPO tra Fossi. Anticamente ci abi- tavano i Monaci Valombrosani Di Andrea del Sarto si vede l'apparizione di Cristo in forma d'Ortolano alla Maddalena. Esi- stono le belle copie delle sue Tavole, che quì si trovavano, fatte da Ottavio Van- nini. Il quadro della soffitta è del Ghe- rardini rappresentante il Trionfo della Fede con S Agostino estatico. Uscendo da questa Chiesa si vede a man destra il

PONTE detto alle Grazie, per una Cappel- la detta S. Maria delle Grazie. Il vero nome di questo Ponte è Rubaconte dal nome di Messer Rubaconte da Mandella Potestà di Firenze che diè mano a farlo edificare, e fu architettato da Lapo. Nel Lungarno, e nelle strade quivi attorno sono le Tintorìe di Seta, e Lana, e nel Corso dei Tintori vi è una delle Scuole pubbliche di diversi lavori per le Ragaz- ze, detta di S. Giorgio. Dalla suddetta Chiesa di S. Jacopo si torna per due stra- de alla Piazza di S. Croce, che una detta Via de' Benci, dov'è l'antico Palazzo de' Peruzzi, poi de' Cellesi, in cui abitò l'Imperatore Paleologo, quando interven- ne al Concilio Fiorentino; e l'altra detta Borgo S. Croce, nella quale sono buone Fabbriche, ed in specie l'antico

PALAZZO de' Corsini, le abitazioni degli Spinelli, de' Conti Bardi, e de' Morelli, e de' Dini.

QUARTIERE DI S. MARIA NOVELLA

SANTA MARIA NOVELLA dei PP. Dome- nicani. Nel 1219. San Domenico di- morando in Bologna doppo il suo viag- gio in Spagna, mandò a Firenze il suo Discepolo B. Giovanni da Salerno con 12. Religiosi. Si fermarono per due gior- nello Spedale di San Gallo, e quindi pas- sarono nello Spedale detto in appresso del Santo Nuovo nel Pian di Ripoli. Quin- di venuto in Firenze S. Domenico allog- giò nella Casa d'Ospizio, o sia Spedale di S. Pancrazio, ove furono invitati a passare i suddetti Religiosi essendo trop- po incomodo il soggiorno fuori di Firen- ze. E quindi nel 1221. essendo quà ri- tornato il Santo passarono i detti Religiosi a convivere nella Canonica di S. Paolo, ove oggi sono i PP. Carmelitani Scalzi. Ma attesa la lagnanza di alcuni Cano- nici trovandosi ristretti fu ceduta ai Do- menicani l'antica Chiesa di S. M. delle Vigne detta la Novella unitamente all' abitazione del Rettore, ove il B. Giovan- ni con i suoi compagni passò ad abitare nel 20. Novembre 1221. La quale antica Chiesa suburbana restava fuori la Porta del Borgo di Baschiera, o sia Panzano, ora de' Cenni, che era di Patronato del Capitolo Fiorentino. Ma essendo cresciu- to il numero dei Religiosi fu posta ma- no all'edificazione dell'attuale Chiesa, e Convento dalla parte della nuova Piaz- za, ove anticamente erano Orti, e Vi- gne per l'indefesse premure del P Aldo- brandino Cavalcanti Priore del Mona- stero, e quindi Vescovo d'Orvieto. E nel 18. Ottobre 1279 fu posta la prima pietra dal Cardinal Latino col disegno di Fra Sisto, e Fra Ristoro Fiorentini e Con- versi di dett' Ordine, avendo presa l'idea dall'antichissima Chiesa di S. Remigio, essendo stata perfezionata nell'anno 1350. governando il Convento Fra Jacopo Pas- savanti eloquente Scrittore. Questa Chie- sa, che Michel Agnolo chiamava la sua Sposa, è divisa in tre Navate sostenute da pilastri, e colonne, sulle quali posano gli archi delle volte così ben rilevate, che ol- tre la maestà, e vaghezza rendono molta luce a questo Tempio, che è lungo brac- cia 168, e per la larghezza braccia 46. e la Crociata braccia 106. Nelle pareti delle Navate sono le Cappelle tutte d'un ordine In ciascuna di esse è una Tavo- la di Pitture eccellenti: e incominciando dalla porta del mezzo sopra la quale ev- vi un Crocifisso dipinto da Giotto, la prima a destra è usa Annunziazione di Santi di Tito. Segue il Martirio di S. Lorenzo effigiato da Girolamo Macchiet- ti: e dopo la Natività del Signore di Ba- tista Naldini, di cui sono l'altre due se- guenti, cioè la Purificazione di Maria, e la Deposizione dalla Croce. E' di Santi di Tito il Lazzero resuscitato, dopo vedesi il bellissimo Sepolcro della B Villana de' Botti, scolpito da Desiderio di Settignano. Del Ligozzi è la Tavola di S. Raimondo, che resuscita da morte un fanciullo. Vol- tando nella Crociata si vede il Deposito del Patriarca Giuseppe di Costantinopoli, che intervenuto coll'Imperatore Gio. Paleolo- go al Concilio Ecumenico nel 1439. morì nel 15. Giugno 1440. poco avanti che ter- minasse il Concilio, e fu in questa Chie- sa sepolto. Salita una scala da destra della Crociata si ammira una Tavola del Mar- tirio di S. Caterina, di Giuliano Bugiar- dini con molte figure disegnate da Mi- chel'Angiolo Buonarroti. In questa Cap- pella osservasi un antichissima immagi- ne di Maria, che fu la prima opera di Cimabue, stata gran tempo all'Altar maggiore. Il medesimo apprese la pittu- ra da alcuni Pittori Greci che operavano in questa Chiesa; e si vuole il primo che l'insegnasse agli altri Italiani. Ne segue la Cappella di S. Domenico di Jacopo Vignali, e lo sfondo è di Piero Dandini, come ancora una delle due lunette; e l' altra rappresentante la Pietà è di Bene- detto Velio: i due gran quadri laterali sono di Gio. Sagrestani ajutato da Gio- vanni Bonechi. Nell'altra Cappella di- pinta a fresco da Filippo Lippi vi è da una parte S. Gio. Evangelista, che re- suscita Drusiana, e dall'altra S. Filippo Apostolo che scaccia dall'Idolo di Marte il Demonio; e la Madonna di marmo bianco posta sopra il Sepolcro dietro l' Altare è opera di Benedetto da Majano. Bellissime sono le Pitture del Coro fatte dal Ghirlandajo. In sette Storie da una parte si rappresenta la vita di Maria Vergine, ed in altre sette dall'altra, quella di S. Gio. Batista, ed in ciascuna furono ritratte da quel Pittore molte persone di quei tempi così al vivo, che la natura vien suparata dall'arte: nella prima a man destra entrando in Coro, ove è espresso quando l'Angelo appari- sce a Zaccaria mentre sacrifica, vi è A- gnolo Poliziano, che alza una mano; Marsilio Ficino con veste da Canonico; Demetrio Greco che lo riguardava, e Cristoforo Landino che ha una becca ne- ra al collo: In quella della Visitazione della Madonna è dipinta la Ginevera Benci bellissima fanciulla. Nell'altra fac- ciata, ove è dipinto Giovacchino cacciato dal Tempio per non aver figli, il Ghir- landajo ritrasse se stesso, che è quello, che si tiene una mano sul fianco con veste azzurra, e mantello rosso. Quel vecchio raso con cappuccio rosso è Ales- sio Baldovinetti suo maestro; quello con la zazzera nera è Bastiano da S. Gimigna- no suo discepolo, e cognato, e l'altro che volta le spalle col berettino in capo è Da- vitte fratello di d. Pittore. E appiè della finestra vi è a destra il Ritratto di Gio. Tornabuoni, e a sinistra quello di sua Mo- glie, e altri delle Famiglie Popoleschi, e Tornaquinci; vi sono in queste Pitture i Ri- tratti di Piero, Giovanni, e Lorenzo de' Medici, Gentile Vesc. di Arezzo, e altre persone di quei tempi. Le Pitture rap- presentanti Maria con i SS Gio. Battista, e Domenico, ed i SS. Stefano, e Lorenzo sono del Ghirlandajo, e; dalla parte del Coro la Resurrezione di Cristo è di Benedetto suo Nipote. Può ammirarsi il nuovo Al- tar maggiore, che si va facendo in quest' anno 1804 attese le indefesse cure del P. M. Ricci Priore attuale. Nella prima Cap- pella ammirasi il Crocifisso (detto dell'Uo- va) del Brunellesco fatto per la famosa con- tesa che ebbe con Donatello. Nella secon- da fatta con disegno di Gio. Antonio Dosio tutta lavorata di ricchi marmi osservasi la Tavola di Cristo, che resuscita la fi- glia dell'Archisinagoga, è di Agnolo Bron- zino, di cui pure è la Pittura della vol- ta. I Sepolcri dei due Cardinali Nicco- lò, e Taddeo Gaddi, e i Bassirilievi di marmo, che sono nelle pareti sopra i de- positi sono di Giovanni dell'Opera. Sa- lendo per una piccola scala nella terza Cappella, dipinta tutta a fresco da An- drea, e Bernardo Orcagna fratelli, ove espressero da una parte il Paradiso, e dall'altra l'Inferno nel quale ritrassero un certo Guardi Messo del Comune con un foglio sulla berretta per averli una volta pignorati; e si vede ancora la Ta- vola dell'Altare di mano del detto An- drea. Le Pitture, che sono sopra la Porta del Campanile sono di Buffalmacco. En- trando nella Sagrestìa oltre i diversi or- namenti osserveremo i quattro Quadri, il primo dei quali a mano destra espri- me la Conversione di S. Paolo, di Seba- stiano da Verona scolare di Paolo Vero- nese; quindi il Battesimo di Gesù Cristo dello Stradano, il quale quadro stava anticamente in Chiesa all'Altare di S. Caterina da Siena: Quello della Crocifis- sione è del Vasari, e il S Vincenzio in atto di far risorgere un morto è di Pie- tro Dandini. I due Quadri semitondi so- no del Vignali, ed il Crocifisso è di Ma- saccio. Ci è pure un antico Dittico d'a- vorio con i fatti della Passione. Quindi rientrando nella Navata al primo Alta- re trovasi la Tavola di San Giacinto la- vorata da Alessandro Albani. La Pila in cantonata di granito è del Buonarroti: Dipoi trovasi il Deposito ove esiste il Cor- po del B. Giovanni da Salerno Fondato- re di questo Convento, e quindi nel se- condo una S. Caterina di rilievo opera dell'Attaccati, e i quadretti sono di Ber- nardino Poccetti. Potranno quì osservarsi i due Tabernacoli posti ai pilastri fatti con disegno di Pier Francesco Silvani, e le due Tavole, una del Cigoli rappresen- tante S. Pier Martire, e l'altra dell'Em- poli. Ne seguono due Tavole del Vasari, la prima rappresentante Cristo risorto, l' altra la Madonna del Rosario; appresso a questa la bellissima Tavola della Samari- tana di Alessandro Allori: ne viene poi il Sepolcro di Antonio Strozzi fatto da An- drea da Fiesole, ma la Madonna, e gli Angeli sono di Maso Boscoli. In ultimo della navata, alla Cappella de' Ricci, la Tavola di S Caterina della stessa Fami- glia è di mano di Gaetano Romanelli. Finalmente tra le due porte è effigiato S. Vincenzio Ferreri dal Pittore Jacopo del Meglio. Uscendo di Chiesa, e con- siderata l'antichissima facciata fatta fab- bricare da Giovanni di Paolo Rucellai col disegno di Leon Batista Alberti termina- ta nel 1477. si vedrà l'Armilla di Tolo- meo per osservar l'ingresso del Sole nel primo punto d'Ariete fattavi collocare dal Gran-Duca Cosimo I., dall'altra par- te uno Gnomone per comodo degli Stu- denti d'Astronomia, opera di Fra Igna- zio Danti dello stesso Ordine, e sopra la Porta maggiore vedesi la Processione del Corpus Domini, dipinta da Ulisse Gioc- chi nell'anno 1616. Dalla Chiesa passe- remo nel Convento. Primieramente si trova un Chiostro assai grande, le cui pareti lungo la Chiesa furono dipinte verde terra di sacre Istorie della Genesi da Paolo degli Uccelli, Pittore antico, e da altri Pittori più vecchi, tutto il ri- manente del Chiostro, tra i quali Mae- stro Dello vi dipinse Isacco quando dà la benedizione ai Figliuoli. E' quivi si- tuata la Cappella della Nazione Spagnuo- la, già eretta dalla Famiglia Guidalotti, con pitture nelle pareti, e nella volta di mano di Taddeo Gaddi, e di Simone Memmi, i quali vi dipinsero da una parte la Chiesa militante, e trionfante, dall'altra la Crocifissione del Signore; a Occidente S. Tommaso in Cattedra con Angeli, ed attorno diversi Profeti, ed Evangelisti, con varie virtù, e scienze in abito di femmine. Nella volta si ve- dono espresse la navigazione di S. Pie- tro, la Resurrezione di Cristo la di lui Ascensione al Cielo, e la venuta dello Spirito Santo. Questa gran Cappella fu fatta restaurare, ed abbellire dal Padre Salvadore di Ascanio Spagnuolo, stato Ministro in Firenze del Re Cattolico. La Tavola di S. Jacopo Apostolo Titolare della Cappella è del Bronzino, e il Cro- cifisso di marmo è del Pieratti. Sono os- servabili in questa Cappella varj ritrat- ti, vedendosi a man destra all'entrare quello di Cimabue vestito di bianco, e accanto ad esso viè quello di Simone Mem- mi Pittore di quest'opera, che si ritrasse da se con due specchi. Il Soldato coper- to di Armiè il Conte Guido Novello Sig. di Poppi, e quella donna sedente vesti- ta di verde è il ritratto di Madonna Laura. Passando al secondo Chiostro, che è lungo 110, braccia e largo 90., vi vedremo divisi in cinquanta lunette i fatti più singolari di S. Domenico, di S. Pier Martire, di S. Antonino Arcivesco- vo di Firenze, e di S. Tommaso d'Aqui- ue, lavorate da varj eccellenti Professo- ri, i quali furono Santi di Tito, Ber- nardino Poccetti, il Cigoli, il Balducci, Alessandro Fei detto del Barbiere, Gio. Maria Butteri, Cosimo Gamberucci, Lo- dovico Buti, Marco Soderini, Antonio Pillori, Cosimo Sciorina, Benedetto Ve- glia, Alessandro Allori, Cosimo Gheri, Simone da Poggibonsi, Gregorio Pagani, Agostino Veracini, il Bambocci, Gio. Batista Paggi e Giovan Maria Casini ec. Vi si rimirano ancora varj Ritratti d' Uomini Illustri in Santità di questo Con- vento. E' qui da osservarsi la Parete verso Ponente, con le Armi in pietra della Chiesa Romana, e della Repubblica Fiorentina, per esser questo uno dei lati del gran Salone servito per il General Con- cilio celebrato in Firenze nel 1439. con la presenza di Eugenio IV., e dell'Impe- rator Paleologo ec., nel quale seguì l'u- nione della Chiesa Greca con la Latina. Nel mezzo di questo Chiostro è la Sta- tua del Beato Giovanni da Salerno scol- pita da Girolamo Ticciati. Vicino è si- tuata la celebre Spezierìa, ove si fab- bricano medicamenti Chimici d'ogni sor- te, olj, essenze, e odori di perfezione, venendo ricercate da più remoti paesi. Nel Refettorio vedesi di mano di Ales- sandro Allori detto il Bronzino la piog- gia della Manna con molte figure bellis- sime, e vi è ancora un Cenacolo di Angelo Bronzino. Salendo nel Dormentorio di Pitture abbellito colla serie di tutti i Pon- tefici. e Cardinali di questa Religione trovasi la Cappella detta del Papa, di- pinta da Iacopo da Pontormo, e nella quale vi hanno celebrato quattro Ponte- fici, cioè Martino V Eugenio IV. Pio II. e Leone X. Presso questa è una copiosa Librerìa, e dipoi il Noviziato fatto fab- bricare dal Padre Alessio Strozzi Bene- fattore di questo Convento. Nella Piazza vedonsi due Piramidi rette sopra le loro basi da quattro grosse Testuggini di Bron- zo, che furono riattate nel 1792. con es- servi stati aggiunti due imbasamenti. E nei giorni 24 e 30 Gennajo 1793 fu- rono apposti sopra i due gigli di bron- zo che posano libbre 2208 fatti da A- lessandro Morena a spese della Comuni- tà di Firenze. In questa Piazza nel gior- no avanti la Festa di S. Giovanni Pro- tettore di Firenze, con ben ordinati pal- chi per l'immenso popolo a foggia di un Anfiteatro, corrono quattro Cocchi all' uso degli antichi Greci. La qual Festa fu instituita da Cosimo I. nel 1563.

I 2

Sulla detta Piazza in faccia alla Chiesa avvi il soppresso Spedale di

S. PAOLO dei Convalescenti detto così per la carità che vi si esercita va di dar ricetto per tre giorni ai Poveri usciti dallo Spedale. Quando S. Francesco nel 1221. venne in Firenze esortò i più facoltosi Cittadini a fondar questo Spedale, che in oggi è aggregato all'Arcispedale di S. Maria Nuova; e in questo luogo vi sono alcune Scuole di ragazze, per apprender- vi diverse arti, e virtù. Il disegno della Loggia fu fatto dal Brunellesco: i Tondi nei peducci, e la Lunetta sopra la porta della Chiesa, son di Andrea della Robbia nipote di Luca. Il busto del Gran-Duca Ferdinando I. collocato nel mezzo è di Giovanni dell'Opera. In poca distanza si trova per di dietro la Chiesa di

S. PAOLINO, che per varj Secoli fu ufi- ziata da un Capitolo di Canonici, e quin- di concessa ai Padri Carmelitani Scalzi nel 1618., e poi rimodernata con Ar- chitettura assai vaga nel 1669. col dise- gno del Balatri, mentre la Chiesa antica fu fabbricata nel 335 a tempo di S. Teo- doro Vescovo di Firenze Ella ha una sola Navata con due Cappelle per parte, e due gran Cappelle in faccia l'una all' altra, che fanno Crociata, e pongono in mezzo la Tribuna, e Coro con l'Altare in isola. Nella prima a destra vi fu tras- portata tutta la Cappella di marmi con gl'istessi Depositi, e Tavola che erano nella già rovinata Chiesa di S Pier Mag- giore, a spese del Patrono Senatore Lo- renzo degli Albizzi morto nel Settembre 1786. ultimo di un ramo di tal Famiglia, la di cui Tavola rappresenta il Martirio di S. Cecilia del Volterrano; nella secon- da è un antica Immagine dell'Annun- ziazione di Raffaello del Garbo Segue il magnifico Altare del Transito di S. Giu- seppe di Gio Ferretti, e dai lati il Me- daglione, ov'è lo Sposalizio della Madon- na è di Vincenzio Mcucci, e l'altro ov' è il riposo della S. Famiglia che và in Egitto, fu lavorato da Ignazio Hugford. All'Altar maggiore evvi un bel Crocifis- so di rilievo, e nella testata del Coro il rapimento di San Paolo, opera del Cav. Curradi; Dai lati la conversione, e de- collazione del Santo sono di Fra Iacopo Car- melitano Scalzo. Nello sportello del Cibo- rio Angiolo Codacci espresse in cesello la benedizione dei pani fatta da Melchi- sedech. Ne segue la Cappella di S. Te- resa, il di cui quadro è del Curradi, nei Medaglioni dai lati il Marchesini in uno effigiò la Santa, e nell'altro il det- to Hugford espresse S. Giovanni della Croce. Alla prossima Cappella di S Giovac- chino, la Tavola è del medesimo Mar- chesini. E nell'ultima fu dipinta da Tom- maso Gherardini l'Orazione nell'Orto. Hanno questi Religiosi una scelta Libre- rìa. Di quì proseguendo per la strada di Palazzuolo trovasi la

CONGREGAZIONE di S. Francesco detta dei Bacchettoni fondata da Ippolito Ga- lantini Fiorentino. Questo Oratorio è da vedersi per l'eccellenti pitture che ador- nano la vasta soffitta, ove gareggiarono cinque illustri Pittori nei diversi sparti- menti, che la compongono. Gio da San Giovanni dipinse l'Assunzione con S Fran- cesco d'Assisi, e il Ven. Ippolito fanciul- lo che predica sopra un Albero; e la di lui morte. Baldassar Volterrano dipinse i SS Gio Batista, Gio. Evangelista, e Filippo Neri con varj Angeli in belle at- titudini; Fabbrizio Boschi, e Cecco bravo fecero S. Antonino, S. Carlo, e altri San- ti; e a Pietro Liberi da Padova toccò a far la Fama con l'arme Granducale de' Me- dici; la di cui generosa Pietà nella crea- zione di questo Luogo diede tutra la ma- no. Successivamente furono ornate le pa- reti con l'Architettura di Rinaldo Botti, e le figure di Niccolò Nannetti; Le Ta- vole dei due Altari furon dipinte da Pie- ro Dandini. Ci sono pure due Busti di Donatello. Nell'uscire da questa Chiesa, e prendendo l'opposta stradella rientrere- remo in via della Scala, ove trovasi il Con- vento e Chiesa della Concezione detta del

MONASTERO Nuovo, nel quale furono in- corporati il Salone del Concilio Fiorentino, e il vasto Quartiere, ove abitarono i Pon- tefici Martino V., Eugenio IV., e Leo- ne X., essendo allora porzione del Con- vento di S Maria Novella, stantechè la Duchessa Eleonora moglie di Cosimo I., ad imitazione del Marito che creò la Re- ligione de' Cavalieri di S. Stefano, volle formare in questo Monastero di Dame le Cavalieresse sotto l'istesso titolo. All'Al- tar maggiore la Tavola de' Magi è di Francesco Conti, e la gran lunetta è di Antonio Franchi: Aurelio Lomi all'Alta- re a man destra dipinse la Pietà; e le fi- gure che adornano a sinistra il Taberna- colo della Madonna sono del Passignano. Trovasi poco distante un Ritiro che chia- masi delle

MALMARITATE ove stanno rinchiuse Don- ne di ogni rango, le quali o si eleggono questo luogo da loro stesse, o fattevi porre dai Mariti o parenti con l'approvazione Sovrana. Fu eretto questo Conservatorio uel 1579. dal P. Zoccolante Bonaventura.

Dalla parte opposta è il Monastero di Religiose Camaldolensi detto di

S. MARTINO, la di cui Chiesa ornata di stucchi da due Cappelle laterali che una dell'Annunziazione, e l'altra del Battesi- mo di S. Agostino, dipinte da Batista Gi- doni, e quella dell'Altar maggiore è ope- ra del Ferretti con l'adorazione dei Magi. Questo fu il primo Spedale degli Innocenti fondato da Lapo Polini Cioni nel 17. Giu- gno 1313. Dipoi si trova il Palazzo col Giardino fatto fabbricare, e abbellito dal Cardinale Gio. Carlo de'Medici, dipoi dei Marchesi Ridolfi, ora delli Stiozzi, ripie- no di bellissimi Quadri, e nel Giardino è di Antonio Novelli una Statua Colossale il Polifemo. Poco distante dalla parte op- posta si trova il Conservatorio delle Mon- talve in

S. JACOPO di Ripoli. Sulla Porta della Chiesa vedesi un bel lavoro di Luca della Robbia, e dentro parimente sono altri due degni di ammirazione sopra le due laterali Cappelle, ove stan collocate bellissime Ta- vole di Domenico del Ghirlandaio, che in uua rappresentò l'Incoronazione di Ma- ria, e nell'altra lo Sposalizio di S. Cateri- na, e altri Santi, Tavola tanto bella, che pare miniata; e all'Altar maggiore vi è di mano di Ulisse Giocchi S. Jacopo con molti che restano attoniti per un prodigio del Santo. Per ordine del Real Granduca Leopoldo nel 1787. fu notabilmente in- grandito questo Conservatorio col disegno dell'Architetto Giuseppe Salvetti, leggen- dosi sopra la porta del medesimo:

Quod prisca Florentinorum pietas ad Sacras Dominicanae Familiae Virgines colligendas extruxerat, Providentia Petri Leopoldi Opt. Etr. Prineipis ad nobilium Puellarum Insti- tutionem munifice ampliavit, perfecitque An. Sal. MDCCLXXXVII.

Poco più oltre si giunge alle mura della Cit- tà, di dove ri arriva alla Porta al Prato.

Usciti dalla medesima s'incontra sulla sinistra uno spazioso stradone, che secon- dando le mura della Città conduce alle Cascine dell'Isola.

E' questa una deliziosissima pianura, fiancheggiata dall'Arno, e da un canale artefatto, elegantemente variata di bosche- reccio, di praterìe, e di coltivazioni, di- visa da lunghi viali di vario carattere, e di diversa disposizione, che offre il più ameno passeggio.

Alla distanza di un miglio in faccia ad uno spazioso Parterre arricchito di orna- ti, e tramezzati da viali e pratelli in par- te arborati, ed a giuste distanze ornato di comodi sedili, fu nel 1787. inalzata dai fondamenti una grandiosa Fabbrica divisa in tre distinte porzioni, sul disegno dell' Architetto Giuseppe Manetti; mentre le due laterali di più semplice carattere con- tengono vasti stalloni, e fienili perle Muc- che che vi si alimentano. Le loggie che la cingono, arricchite d'analoghi bassiri- lievi, somministrano il più gradito riposo, e la più amena veduta della Campagna e del concorso, che nei giorni sereni, e spe- cialmente festivi è solito esservi numero- so. I tanti usi diversi ai quali è destinata la Fabbrica per la sua disposizione, non cagiona la minima confusione. Oltre il somministrar tutti i comodi necessari ad una copiosa Cascina, ed alla azienda ru- rale, comprende ua elegante Reale Casi- no. L'industria degli Artefici Fiorentini nella mobilia, negli intagli, nelle dora- ture non ha da invidiare altre Nazioni, corrispondendo alle graziose Pitture cam- pestri espresse dai Professori Gaetano Guc- ci, Giuseppe Sorbolini, Giuseppe Casta- gnoli, e Luigi Molinelli, sì nelle diverse stanze, come nella Gallerìa, in cui fanno un mirabile effetto le statue modellate dallo Scultor Bolognese Luigi Acquisti, facendo così insieme trionfare la magni- ficenza, ed il gusto. Dalla Munificenza del Granduca Pietro Leopoldo fu accor- data porzione di questa fabbrica per chi volesse sollevarsi portandosi quì a pranzo, e a far colazione, per mezzo di un Vivan- diere, a cui gratis furono dati diversi mobili, ed utensili per il suddetto uso pubblico. Ritornando in Città, presso que- sta Porta si trova il

CASINO de' Principi Corsini; che era già degli Acciaioli, nell'atrio del quale esiste una raccolta di antiche inscrizioni. Il detto Casino è situato in mezzo a due Chiese di Religiose; che la prima è Santa Maria, e l'altra S. Anna. Nella prima è osservabile all'Altar maggiore la Tavola dei Magi, di Girolamo Macchietti, e li due Ovati d'Ignazio Hugfort, ed inoltre viè una Pie- tà di Santi di Tito, e il Battesimo di S. Agostino del Cav. Curradi. Nella seconda vedesi alla maggior Cappella una Tavola del Pontormo rappresentante Maria, S. Anna, e S. Benedetto; La soffitta fu di- pinta da Vincenzio Meucci, e l'architet- tura da Giuseppe del Moro, ove in una espresse l'Arcangelo Raffaelle, e nell' al- tra S. Vincenzio.

Accanto alla Terrazza ove la R. Corte interviene alla Corsa dei Cavalli merita vedersi lo Studio dei Fratelli Scultori Pi- sani ove si lavorano Statue, Vasi, Cam- mini, e tutt'altro, che appartiene all'Ar- te della Scultura, specialmente per quello che riguarda il lavorìo degli Alabastri dai medesimi introdotto in questa Città, sa- pendosi che la perfezione degli Alabastri, e la miglior qualità è quella che si ritrova in Toscana, e particolarmente in Volter- ra, come ne fa fede la quantità dei Mo- numenti antichi che si vedono fatti di tal genere dagli antichi Etruschi, essendo falso ciò che molti credono che l'Alabastro sia di poca durata. I suddetti Scultori resta- no garanti di tutto quello che si potesse rompere nel tratto del viaggio, adempien- do le date loro commissioni. In vicinanza si trova la Chiesa di

S. LUCIA, ove all'Altar maggiore è una Tavola del Ghirlandaio rappresentante la Nascita di Gesù Cristo. Due altre a tem- pera sono del Puglieschi, e un Immagine dell'Annunziazione di Pietro Cavallini. Di quì si arriva alla Chiesa di

OGNISSANTI, ove abitano i Frati Minori dell'Osservanza di S. Francesco. La faccia- ta è di pietre forti con disegno del Nigetti Architetto. Il bassorilievo di terra cotta, situato sopra la porta di mezzo è di Luca della Robbia. La prima Tavola entrando per la Porta principale rappresentante S. Giovacchino, S. Anna, e Maria è di Vin- cenzio Dandini Fiorentino discepolo di Pietro da Cortona Nella seguente lungo la navata vi è di Lodovico Butteri l'As- censione di Cristo; dopo questa vi è da Matteo Rosselli effigiata Santa Elisabetta Regina di Portogallo; ne segue la Madonna col Bambino Gesù di Santi di Tito. Tra questa, e la seguente Cappella vi fu di- pinto a fresco da Domenico del Ghirlan- daio S. Agostino Veracini. Questa pittura nel 1566. e l'altra di S. Girolamo che stà dall'altra parte, furono segare dal muro del tramezzo, che vi era in questa Chie- sa all'uso antico, e inserite con gran dill- genza nelle pareti ove al presente si ve- dono; l'altra dì S Girolamo è di Sandro Botticelli. Ne viene la Tavola di S. Fran- cesco di Niccodemo Ferrucci; Dipoi quel- la della Concezione di Vincenzio Dandini; accanto il Pugliani espresse il Beato Sal- vadore da Orta, cherisana infermi Vol- tando verso la crociata, S. Diego è di Ja- copo Ligozzi. All'altro Altare vi è S. Pie- tro d'Alcantera, e S. Teresa di Lazzaro Baldi, i quadri laterali del Meucci, e la Tribuna di Matteo Bonechi. In testa alla Crociata, la Tavola di S. Bernardino, e S. Giovanni da Capistrano è di Vincenzio Dandini, i laterali di Andrea del Castagno, la tribuna con i due ovati di Giovanni Fer- retti, e l'Architettura di Lorenzo del Mo- ro. Nella prima Cappella che segue vi è S. Elisabetta dipinta di Giuseppe Pinzani con Cuoolina di Ranieri del Pace, e dell' istesso Pinzani è la S Rosa, che si vede nella seguente; l'altre Pitture furono ese- guite da Giovanni Cinqui. La Tavola che stà appesa sopra l'arco è di Benedetto Ve- li. Nell'altra la Tavala di S. Pasquale è di Pietro Dandini, e i laterali del Ciceri. E da ammirarsi la maggior Cappella ar- ricchita di marmi, e la Cupula e i peduc- ci di Giovanni da S. Giovanni; a questo Altare isolato vedesi un paliotto di pietre dure istoriato con alcuni fatti di S Fran- cesco, sopra di esso vi è un Crocifisso di bronzo, opera di Bartolommeo Cennini discepolo del Tacca; gli Angeli di marmo sopra le porte del Coro sono di Andrea Ferroni di Fiesole; i quattro Santi della Religione nelle nicchie, di Francesco Gar- giolli da Settignano. I due quadri laterali, che in uno S. Chiara è opera di Cosimo Gamberacci, e nell'altro S. Bonaventura comunicato dagli Angioli è di Fabbrizio Boschi. La facciata del Coro dipinta a fre- sco è del Pinzani, che vi espresse Cristo, che caccia i profani dal Tempio. Passata la Cappella maggiore trovasi da Pier Dan- dini effigiato S. Giovanni da Capistrano, del quale sono pure i due laterali. In fac- cia alla porta della Sagrestia è la Cappel- la di S. Margherita da Cortona, dipinta da Pietro Marchesini. Ritornando nella na- vata trovasi la prima Tavola di S. Ber- nardino da Siena, di Fabbrizio Boschi: nella seconda vi è un antico Crocifisso di legno. La statua, che ne succede di S An- tonio da Padova è del nostro celebre Ma- gni intagliatore in legno. Nella quarta è l'Assunta di Tommaso da S. Friano, e il coro di Angeli di sopra è di Santi di Tiso. Segue il Martirio di S. Andrea di mano di Matteo Rosselli La Tavola dell'Annunzia- zione è di Bartolommeo Traballesi, e l'al- tra Nunziata antica accanto alla Porta di Pietro Cavallini. La soffitta fu fatta re- centemente, il di cui sfondo fu dipinto da Ginseppe Romei, e l'ornato di archi- tettura da Giuseppe Benucci. Conservansi in questa Chiesa molte Reliquie, e fra que- ste una Tonaca di S. Francesco. Dopo la Chiesa ne viene il Convento, in cui vi è un Chiostro con le lunette dipinte a fre- sco, cinque delle quali sono di Giovanni da S. Giovanni; cioè quella ove S. Fran- cesco mette in pace gli Aretini, quella in cui resuscita una bambina caduta in cal- daia, quella in cui sana una cieca, e l'al- tra ove predica sopra un'albero. Ne segue una di Giovanni Garzia suo scolare, e fi- gliuolo. A sinistra dalla parte del Conven- to per due intere navate tono 17 lunette dipinte da Jacopo Ligozzi. Nella navata lungo la Chiesa sono pitture eseguite da Niccodemo Ferrucci; e gli Uomini illustri dell'Ordine Serafico effigiati nei peducci delle volte, sono di Fabbrizio, di Francesco, e di Alessandro Boschi, prescindendo da quella che è sopra la Porta, che è del Meucci.

Nell'ingresso della Porta laterale vi è il Deposito del Dottor Agostino Veracini fat- to erigere da Vincenzo Gotti suo Scolare, e di cui è il ritratto. Le Pitture della Cap- pella del Chiostro sono di Carlo Portelli di Loro. Vi sono in questa contrada le abita- zioni dei Buini, del Filicaia, del Grifoni, del Benino, e dei Martellini, ove è una bella Gallerìa con stucchi dorati, un ar- chitettura dipinta dal vecchio del Moro, e altro sfondo rapptesentante lo sviluppo delle scienze, e delle Arti del corso Uma- no, opera la più bella uscita dai pennelli di Vincenzio Meucci. Presso è la

CHİESA di S. Giovanni di Dio fatta col di- segno di Carlo Andrea Marcellini, a cui è annesso lo Spedale, tenuto da quei Reli- giosi concesso nel 1588. da Ferd I. Quivi era la Casa di Amerigo Vespucci ritrovato- re del nuovo Mondo, come si legge in un Inscrizione sopra la Porta. Seguitando la via del Corso si vede in faccia il

PALAZZO dei Ricasoli fatto col disegno di Michelozzo, il quale gode mediante un pas- so sotterraneo un vago Giardinetto dalla parte opposta sull'Arno, e quivi è il

PONTE ALLA CARRAJA, stato fabbricato nel 1218., e architettato da Lapo. Dipoi per la Vigna è da osservarsi il

PALAZZO, e Loggia dei Rucellai, col disegno di Leon Batista Alberti In poca distanza si trova la Chiesa di

S PANCRAZIO dei Monaci Vallombrosani, a destra si vede una magnifica Cappella della Famiglia Riccardi fatta col disegno di Giuseppe Broccetti, ove è un'Annunzia- zione dipinta a fresco da Pietro Cavallini. Nella restaurazione di questa Chiesa nel 1752. la detta Cappella rimase nell'atrio, passata la quale si vede il Deposito del Duca di Nortumbria celebre per la di lui vasta Opera marittima, intitolata l'Arcano del Mare; dopo la prima Cappella, ove è un Crocifisso, si trova la bella Tavola del Passignano rappresentante S. Gio. Gual- berto, che perdona all'inimico; ne segue la terza, nella quale si vede lavorata da Benedetto Baglioni allievo del Verrocchio una Pietà di terra cotta vetriata con S Gio- vanni, e le Marie, e nelle pareti laterali in due nicchie S Gio. Gualberto, e S. Ver- diana; e sopra la medesima vi è la Vergine Annunziata dall'Angelo di terra cotta si- mile dell'istesso Artefice. Salendo nella Crociata si vede dipinto a fresco Gesù mo- strato al Popolo di Giuliano Traballesi. All'altare in testa della Crociata si ammira la Tavola di Santi di Tito rappresentante S. Gio. Batista che predica alle Turbe. Di- poi nella Cappella dei Minerbetti il Sepol- cro di Piero Minerbetti è di Simone Fioren- tino allievo del Verrocchio. Ne segue l'Al- tar maggiore posto in isola, e dietro il Co- ro dei Religiosi. La Tribuna fu dipinta da Sigismondo Betti. Passata la Cappella del Santissimo in testa all'altra parte della Crociata vi è una Tavola di Andrea del Minga rappresentante l'Assunzione, con S Girolamo, e S. Caterina. Nella parete laterale vi fu dipinta a fresco da Tommaso Gherardini una Madonna addolorata. Quin, di trovasi la Porta di fianco nel di cui ri- cetto osservasi il Sepolcro del Vescovo di Fiesole Benozzo Federighi con una statua giacente di marmo, con attorno un vago festone di fiori e frutte, lavorato da Luca della Robbia, e dipoi al primo Altare pas- sata la Porta vedesi S Sebastiano dipinto da Alessandro del Barbiere. Al secondo di Francesco del Brina una Tavola ove son di- pinti S. Bernardo degli Uberti S Gio. Gual- berto, S. Atto, e S Benedetto, al terzo Al- tare è di Santi Pacini S. Atto Vescovo di Pistoia, che riceve da due Pellegrini la Re- liquia di S. Jacopo Apostolo Protettore di quella Città. Le statue laterali sono di Do- menico Poggini; e rientrando nell'atrio si trova la Cappella Rucellai, nella quale si vede il S Sepolcro fatto fare da Giovanni Rucellai col disegno di Leon Batista Alber- ti esattamente eseguito, con le misure prese in Gerusalemme dal Sepolcro di No- stro Signore. Eravi in antico al maggiore Altare una gran Tavola di Taddeo Gaddi con molti spartimenti di Santi, e Storiette diverse, quali divise in tanti quadretti stan- no adesso nell'appartamento del P. Abate. Resta da ammirare tra le due porte la Ta- vola di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio, ove con ottimo gusto espresse i diecimila Martiri ai quali è dedicato questo Altare. Ritornando al Ponte alla Carraia per lun- go l'Arno si trova il magnifico

14

PALAZZO del Principi Corsini, d'Architet- tura Toscana, fatto sul disegno di Pier Francesco Silvani, e posteriormente accre- sciuto di appartamenti, scale, e gallerie, es- sendo una delle fabbriche più cospicue di questa Città. La Sala maggiore è lunga braccia 40., e larga 25. ed è ornata di vari colonnati, di statue, e di busti di marmo di mano d'eccellenti Scultori. La soffitta è di Anton Domenico Gabbiani, e tutto il composto non può essere nè più vago, nè più magnifico. Conduce al primo piano del Palazzo una scala fatta col disegno di An- tonio Ferri, perchè cominciando con due branche, che si uniscono in un bel ricetto, ov'è la Statua sedente del Papa Clem XII. Corsini, và a terminare in una, che è ar- ricchita di statue. Nel mentovato piano vi sono otto appartamenti liberi, dipinti da più valenti professori, e singolarmente dal Gabbiani, Gherardini, Dandini,,e Puglie- schi. Evvi pure una Cappella dipinta dal Gherardini, colla Tavola dell'Altare di Carlo Maratta. Il piano terreno è altresì dipinto dai migliori Maestri di Architettu- ra. Oltre i preziosi mobili, molti sono i quadri antichi, e moderni dei più illu- stri maestri. Di quì seguitando Lungo Ar- no trovasi il

CASINO DEI NOBILI, e quivi il

PONTE S. TRINITA, fatto rifabbricare da Cosimo I., col disegno di Bartolommeo Ammannati, dopo l'inondazione, che se- guì nell'anno 1557 con danno universale della Città, e con rovina totale del Pon- te, che vedesi però dipinto in Chiesa nella Cappella Sassetti. E'adornato da quattro fi- gure di marmo, che rappresentano le quat- tro stagioni dell'Anno: Il Verno nella per- sona di un Vecchio nudo, e tremante, è opera di Taddeo Landini. L'Autunno, e l'Estate sono di Giovanni Caccini, e quella della Primavera fu lavorata dal Francavilla Fiammingo Accanto è la Volta, e l'antico

PALAZZO DEGLI SPINI ora del Marchese Feroni, che fu architettato da Arnolfo di Lapo. Presso vi sono le Case dei Buondel- monti, Torrigiani, Altoviti, Uguccioni, c Minerbetti. Nel mezzo della Piazza si vede una

COLONNA di granito di ordine dorico qui- vi eretta nell'anno 1564. da Cosimo I con avervì fatta collocare sopra una statua di porfido rappresentante la Giustizia di ma- no di Romolo del Tadda in memoria d'avere ricevuta in questo luogo l'avviso della pre- sa di Siena. Dicesi, che fosse l'ultima Co- lonna levata dalle Terme Antonine, e do- nata al Grand. Cosimo I da Pio IV. Dirim- petto la Colonna apparisce di vaga vista il

PALAZZO dei Bartolini, fabbricato col disegno di Baccio di Agnolo, dall'altra parte vi è la Chiesa dei Monaci Vallom- brosani, chiamata

S. TRINITA, col disegno di Gio. Pisano fabbricata circa il 1250, e la facciata fu fatta da Bernardo Buontalenti nel 1595. Nel mezzo sulla porta maggiore evvi un basso rilievo rappresentante la Trinità, e a mano sinistra S. Alessio in una nicchia, opera di Giovanni Caccini. Entrando tro- vasi a destra effigiato da Tommasoda San Friano S. Dionisio Areopagita, che medi- ta la Resurrezione di Cristo, con ornamenti di marmi di Benedetto da Rovezzano. Nel- la prima Cappella evvi un Crocifisso anti- co, che era dei Bianchi. Nella seconda si vede S. Gio Batista predicante alle turbe, di Francesco Curradi. Nella terza è del Pas- signano il Cristo morto retto dall'Eterno Padre, ed a basso sono S. Luca, S. Gio. Ba- tista, ed altri Santi. Nelle altre due Cappel- le in una vi è una Tavola antica di D. Lo- renzo Monaco Camaldolense con una An- nunziazione, e nell'ultima una Madonna con i SS. Benedetto, e Bernardo della Scuo- la di Andrea del Sarto. Segue la Sagrestia, dentro la quale vi sono vari quadri antichi, tra i qnali all'Altare la Nascita di Gesù, che è una delle singolari opere del Ghirlan- daio; e sopra questa nella parete rimirasi l'adorazione dei Magi di Gentile da Fa- briano; e dalla parte opposta all'ingresso della Sagrestìa una Madonna dipinta da Cimabue. Altra Tavola con Gesù, Maria, e i SS. Girolamo, e Zanobi opera di Ma- riotto Arbertinelli; una Pietà del Beato Gio. Angelico; una Trinità con S Bonedet- to, e S. Gio Gualberto di Alessio Baldovi- netti; ed alcuni altri Santi Vallombrosani dipinti da Piero Dandini. Presso la porta di essa in Chiesa stà appesa una Tavola di Agnolo Bronzino, nella quale dipinse una Pietà. Ne segue la Cappella dei Sassetti di- pinta a fresco dal predetto Ghirlandaio, con diversi fatti della Vita di S. Francesco d'As- sisi; e la Pietà di marmo sull'Altare è lavo- ro di Vittorio Barbieri. Appresso è la Cap- pella di S Gio. Gualberto, alle pareti della quale sono due Tavole, ove è in una S. Pie- tro Igneo che passa per il fuoco, opera di Taddeo Mazza, nell'altra Domenico Pe- strini di Pistoia colorì la moltiplicazione del Pane, e Vino fatta da S. Gio. Gualber- to; la Concezione in un quadretto sopra l' Altare è d'Ignazio Hugford, supplendo per Tavola un bel Tabernacolo in cui si con- serva una Mascella del Santo Contiguo è l'Altar maggiore ove si venera l'Immagine del Crocifisso che chinò la testa a S. Gio. Gualberto; il Presbiterio fu disegnato dal Buontalenti con due scalette in due nicchie, che è degno d'ammirazione Quindi trovasi la Cappella degli Usimbardi incrostata di marmi Carraresi, e pietre di diversi colori con due sepolcri di diaspro nero, sopra i quali furono effigiati due Vescovi di quella Famiglia da Felice Palma, cioè Pietro Ve- scovo di Arezzo, e Usimbardo Vescovo di Colle. Nell'Altare in una nicchia di dia- spro nero vedesi un Crocifisso di b onzo del sopraddetto Palma Sono di grande stima le due Tavole nelle pareti. Il S. Pietro nau- fragante di Cristofano Allori; l'altra quan- do riceve le Chiavi da Cristo d'Jacopo da Empoli. Le lunette a fresco sopra dì esse sono di Gio. da S. Giovanni, e la Tribuna è di Fabbrizio Boschi. Il Paliotto dell'Alta- re, ove è espresso in alto rilievo di bronzo il Martirio di S. Lorenzo è opera di Tiziano Appietti Padovano, nipote del celebre Ti- ziano. Al prossimo Altare è una Pietà di Giuseppe Perini, di cui lateralmente è il quadro di S. Geltrude, di faccia al quale S. Ildefonso, che riceve una Pianeta dalle ma- ni di Maria, è lavoro d'Ignazio Hugford. Segue una elegante Cappellina. Rientran- do nella navata la Tavola di S. Umiltà è del Perini. Nella seconda ci è la nuova Ta- vola di S. Gio. Gualberto nell'atto di per- donare al nemico, stata dipinta dal nostro abile Francesco Corsi nella terza è effigia- to lo Sposalizio di S. Caterina, copia di D. Alessandro Davanzati da Paolo Veronese, ed in questa Cappella è da ostervarsi il Se- polcro di Giuliano Davanzati. Nella quar- ta, da una parte il portar della Croce è del Vignali, dall'altra l'orazione all'Orto è del Rosselli. Alla seguente Cappella orna- ta di marmi e colonne è l'Annunziazione dell'Empoli, le due statue rappresentanti la Pace, e la Mansuetudine sono di Giovan- ni Caccini; la Cupola di Bernardino Poc- cetti è così bella che più non si può desí- derare Fra le due Porte la statua di S. Mad- dalena fu principiata da Desiderio da Setti- gnano, e terminata da Benedetto da Maja- no Nel Refett rio dipinsero le Lunette Giovanni da S. Giov., e Nicodemo Ferrucci.

CHIESA DEI SS. APOSTOLI una delle più antiche di Firenze, dalla quale il Brunelle- sco prese l'idea per le fabbriche di S Loren- zo, e di S. Spirito. Entrando si trova a ma- no destra la Tavola del Gamberucci, rap- presentante S. Martino, che dispensa ele- mosine. Nella seconda il Cav Roncalli dal- le Pomarance vi dipinse S. Pietro, che alla porta del Tempio risana lo storpiato. Alla terza vi è la celebre Tavola della Conce- zione di Giorgio Vasari Nella seguente vi è un antico quadro dell'Annunziazione. Passata la quinta Cappella di S. Antonio Abate trovasi il deposito di Oddo degli Al- toviti, ammirabile per la finezza dei fo- gliami, festoni, e rilievi in marmo, opera di Benedetto da Rovezzano, e quindi la Sagrestìa, e l'Altare appresso ove è un'an- tichissima Immagine di Maria; ne viene l'Altar maggiore che fu rinnovato col dise- gno di Gio. Antonio Dosio. I due busti la- terali in marmo, che uno rappresenta Carlo Magno, che fece edificar questa Chie- sa, che fu consacrata dall'Arcivescovo Tur- pino; e l'altro l'Arcivescovo Antonio Alto- viti sono di Giovanni Caccini. Segue la Cappella degli Acciajoli ove sono lavori assai belli di Luca della Robbia. Dopo que- sta, e un altro Altare appresso, trovansi cinque Cappelle, nella prima vi fu dipinto da Tommaso da S. Friano la Natività di Cri- sto, nella seconda vi è di Stefano Maru- celli S. Michele Arcangelo quando abbatte Lucifero. Ne succede la Cappella di S. Fran- cesco di Sales, ove si ammira il Santo Ve- scovo inalzato alla Gloria, opera del cele- bre Gabbiani. La volta a fresco è del Bo- nechi. Appresso vedesi un Crocifisso che esisteva nella soppressa Chiesa di S Biagio, e nell'ultima è S Bartolommeo. Accanto si trova il

PALAZZO già della Famiglia Borgherini, ora del Turco Rosselli, disegno di Baccio di Agnolo, e nella sala vi è un Cammino di pietra serena di gran mole, lavorato a bas- sirilievi da Benedetto da Rovezzano. Dipoi passato il Palazzo degli Acciajoli, che cor- risponde con buona facciata sull'Arno, voltando a mano sinistra si giunge alla

LOGGIA di Mercato nuovo fatta fabbricare da Cosimo I. nel 1548 per comodo del Nego- zianti della Seta, con disegno di Bernardo Tasso. Sotto questa Loggia esiste nel pavi- mento una rota bianca, e turchina come erano appunto le rote dell'antico carro det- to il Caroccio sopra cui si poneva in tempo di guerra lo stendardo Repubblicano bian- co, e rosso. Si vede in bronzo un Cinghiale, che versa acqua per comodo pubblico, ope- ra di Pietro Tacca, tratta dall'antica della Gallerìa. Sopra questa Loggia vi si conser- vano tutti i Contratti originali che resta- no duplicati nei Protocolli dei Notari esi- stenti nell'Archivio Pubblico. In vicinanza di essa Loggia vi sono varie Botteghe, che servono al traffico della Seta Seguitando il cammino per la via di Calimala si arriva al

MERCATO VECCHIO, che chiamasi il Giar- dino di Firenze, attese le delizie, che in abbondanza in tutte le stagioni vi si trova- no. Quì si vede sopra una Colonna di grani- to una statua rappresentante la Dovizia, scolpita da Gio. Batista Foggini. Resta quivi appresso per uso degli Ebrei il

GHETTO, ove per avanti era un postri- bolo, di cui fanno menzione diversi Scritto- ri citati dal Baldinucci nella Vita del Buon- talenti. E' stato ampliato con abitazioni as- sai comode. Riprendendo il cammino a Po- nente per il corso dei Barberi è da osservarsi un Satiretto di bronzo di Gìo. Bologua al Canto dei Diavoli, e dipoi si giunge al

PALAZZO del Duca Strozzi fatto fabbricare da Filippo Strozzi nel 1489. Il primo dise- gno di questa fabbrica fu dato da Benedet- to da Majano, e poi proseguito dal Crona- ca, il quale nella parte interiore mutò ordi- ne di architettura, essendo per di fuori To- scano con bozze di pietra forte, e per di dentro è dorico e corintio, come si vede nel Cortile. Rimane questo Palazzo da ogni par- te isolato, ed ha nella sommità un bel cor- nicione. E sopra la Porta della Casa Uguc- cioni è un busto del Duca Francesco I. dei Medici scolpito da Gio. Bologna. Ap- presso è il

CANTO De' TORNAQUINCI ove è la Loggia di essa antica estinta Famiglia, disegno del Cigoli, annessa al Palazzo fatto fabbricare da Gio. Tornabuoni col disegno di Miche- lozzi, ove nacque Leone XI. spettante ai Marchesi Corsi, dai quali fu essa Loggia restaurata, nel qual Palazzo vi è un'am- pia Gallerìa con eccellentl Quadri. In fac- cia si trova il Palazzo dei Viviani, dopo quello dei Michelozzi, la cui architettura è di Gio. Antonio Dosio, quello del Nardini dipinto in gran parte da Diacinto Fabbro- ni, quello degli Antinori, quello dei Pa- squali, con più altri dai quali è circon- data la Chiesa di

S. MICHELE ora S. Gaetano ove già abita- vano i Padri Teatini, fatta dai fondamenti restaurare dal Cardinal Gio. Carlo dei Me- dici, col disegno di Matteo Nigetti, è di Gherardo e Pier Francesco Silvani. Questa si può annoverare tra le più vaghe, e più adorne della nostra Città. Esistono quat- tro bellissime statue di marmo, una delle quali sopra la porta è di Baldassar Belmo- sel Fiammingo, del quale è ancora il S. Gae- tano nella destra nicchia, nell'altra il S. Andrea Avellino è dell'Andreozzi. Maggio- ri però, e di vaga apparenza sono gl'in- terni ornamenti, divisati con architettura d'ordine composito, ed arricchiti di pietre serene con singolar pulitezza Osserveremo le Cappelle incrostate di marmi, e adorne di belle pitture a fresco, e di Tavole molto stimate. Nella prima a destra vedremo il martirio dell'Apostolo S. Andrea di mano di Antonio Ruggieri. La seconda, ove è dipinto l'Arcangelo S. Michele, e i due qua- dri delle pareti sono del Vignali: e la volta dipinta con molto artifizio dal Colonna, e nella stessa Matteo Rosselli dipinse S. Gae- tano, ed un Beato suo Compagno. Accan- to è un Sepolcro coll'Inscrizione, e ritratto dell'Avvocato Agostino Coltellini Fonda- tore della celebre Accademia degli Apa- tisti In faccia della Croce, di mano di Ot- tavio Vannini è l'adorazione dei Magi e alla Cappella che segue e del Rosselli la Tavola della Natività di Nostro Signore. L'Altar maggiore ha un ricchissimo Ci- borio d'argento, operà di Benedetto Pe- trucci. Bello è il Cristo di bronzo di Fran- cesco Susini, e molto vaga la Cupola del- la Tribuna, dipinta dal Padre Galletti Teatino, che dipinse la volta della detta Chiesa Seguitando dall'altra parte, nella Cappella vicino all'Altar maggiore è una Tavola di S. Elena dipinta dal Rosselli, e in faccia alla Croce un'altra simile del Bili- verti di gran bellezza. Nella Cappella di S. Andrea Avellino Ignazio Hugford colorì la Tavola del Santo in atto di esser colpi- to da un accidente apopletico. Nella Cap- pella di mezzo Pietro da Cortona dipinse la Tavola del Martirio di S. Lorenzo. Nell' ultima vi è una Concezione con vari Santi di mano di Diacinto Fabbroni. Adornano ancor questa Chiesa 14. Statue di marmo, che dodici rappresentano gli Apostoli con bassirilievi a piè di quelle, esprimenti il loro martirio. Le statue di S Pietro, e Pao- lo sono di Gio. Batista Foggini, sei sono del Novelli, e le altre del Caccini, Piamontini, Fortini, Pettirossi, Cateni, e Baratta.

Camminando verso il Canto de' Carnesec- chi si trovano a man sinistra i Palazzi del Cav. Venturi disegno del Buontalenti, ove è una sala dipinta da Bernardino Poccetti: e quello detto del Mandragone, celebre per il primo abboccamento ivi seguito dal Gran- duca Francesco I con la Bianca Cappello, che poi divenne sua moglie; e a destra tro- veremo la Chiesa di

S. MARIA MAGGIORE dei Camerlitani ri- fabbricata con disegno di Arnolfo di Lapo, essendoci altra antica Chiesa, che era stata consacrata dal Pontefice S. Pelagio nel 556. A destra è la Tavola di mano del Cigoli, nella quale dipinse S. Alberto Carmelitano in atto di liberare uno, che pericolava nell' acqua. Quindi quella del Pugliani, che rap- presenta la Maddalena Penitente in atto di ricevere nella sua grotta da S. Massimino la Comunione. Segue il martirio di S. Biagio di Ottavio Vannini, ed i laterali sono d'An- tonio Giusti. Degna di lode è la Cappella dei Carnesecchi,la volta della quale fu di- pinta da Bernardino Poccetti, e le due sta- tue di marmo di S. Bartolommeo, e S. Za- nobi sono del Caccini; la Tavola di S Fran- cesco in atto di ricever le Stimate è di Pietro Dandini. Nella quinta Cappella adorasi un Crocifisso di rilievo con alcuni Santi. La pittura della Volta è di Giuseppe Romei. Passato l'Altar maggiore è la Cappella del Sacramento, e quindi quella degli Orlan- dini, nella di cui volta il Volterrano rap- presentò il Ratto d'Elia con bellissime figu- re tramezzate da stucchi dorati. La Tavo- la dell'Altare della Madonna è del Bili- verti. Ragguardevoli sono le due Tavole, che seguono, quella di S. Maria Maddalena dei Pazzi d'Onorio Marinari, e l'altra di S. Francesco e Sacra Famiglia di Matteo Ros- selli, sopra le quali Vincenzio Meucci di- pinse i due sfondi. Degna di stima è la Ta- vola del Passignano rappresentante la ve- nuta dello Spirito Santo. Una singolar me- moria era già in questa Chiesa, oggi pe- rita, cioè il Monumento stato fatto a Sal- vino di Armato degli Armati nell'Anno 1317. inventore degli Occhiali. Nel Chio- stro del Convento si vede in un canto una delle quattro Colonne che reggevano il Se- polcro di Ser Brunetto Latini maestro di Dante come l'Inscrizione lo dimostra. Ivi si vedono alcune Pitture a fresco fatte dal Poccetti, e dal Ferrucci. Presso questa Chiesa vi sono i

15

PALAZZI Orlandini, e del Martini. Sul Canto, ove era il Seminario, ed oggi la Lo- conda di Pio Lombardi, vi è una Testa del Salvatore di mano del Caccini. In vicinan- za vi sono i Palazzi Malaspina, Martelli, Ambra, e nella Piazza Madonna quello de- gli Aldobrandini ripieni di Pitture, e Scul- ture. Vicino rimirasi il Giardino col Palaz- zo de' Gaddi, con statue, pitture, medaglie, e altre antichità. Dipoi prendendo la stra- da a destra in Via dell'Amore osserveremo la Casa fatta fabbricare con gli onorifici donativi di Luigi XIV Re di Francia da Vincenzio Viviani Mattematico del Gran- Duca Cosimo III. Scolare del Galileo. Nella facciata eretta col disegno del Senator Gio. Batista Nelli il vecchio, alla qual Famiglia apparteneva, oggi al Sermolli, vedremo sopra la Porta l'effigie di Gio. Batista Fog- gini, e ne' Cartelloni laterali vengono in- dicate le notizie interessanti le sue scoper- te. Entrando sulla Piazza vecchia di S. Ma- ria Novella osserveremo a destra il

PALAZZO dei Gondi, ove è una Gallerìa con antiche Statue, dipinta da Vincenzio Meucci, e con buone pitture. E volgen- do per la via di Valfonda è da vedersi la Getterìa delle Campane, e altri lavori di bronzo del Moreni; e dipoi è da osservasi il

CASİNO dei Marchesi Riccardi, già dei Marchesi Bartolini, pieno di statue e di pitture eccellenti, tra le quali nella Cap- pella è la volta a fresco del Volterrano, con un Giardino vasto, e delizioso, in cui si vede la statua di Papa Bonifazio VIII, che prima era nella facciata del Duomo. Uscendo dal Casino suddetto, e voltando in Via nuova, si vede alla metà di essa un Tabernacolo con pittura di Gio- vanni da S. Giovanni.

QUARTIERE S. SPIRITO.

LA CHIESA DI S. SPIRITO fu fabbricata col disegno di Filippo di Ser Brunellesco che prese l'idea della Chiesa dei Santi Apostoli L'architettura di questo gran Tempio d'ordine corintio è con somma perfezione condotta. La sua lunghezza a 160 braccia si estende, e la largezza 54., e la crociata è di 98. Vien diviso in tre navate repartite da bellissime colonne di pietra bigia tutte d'un pezzo, sopra le quali l'architrave, il fregio, e il cornicio- ne ricorrono. Sono 38. Cappelle ornate di bellissime Tavole. A destra vi è un'anti- ca Tavola dell'Assunzione di Maria, con Adamo steso in terra sopra la vanga allato a un Fico, di un allievo del Francabigio; doppo evvi una bella copia in marmo di Gesù morto in grembo alla Madre, di Mi- chelagnolo, che stà in S. Pietro di Roma, fatto da Nanni di Baccio suo Discepolo, in modo che tanto è il veder questa che l'orignale. Ne viene l'Altare di S. Nic- cola, la di cui figura in legno è del San- sovino, e nei lati della Cappella vi sono due Angeli del Francabigio, e quindi la Tavola dello Stradano, ove dipinse Cri- sto, che scaccia i Profanatori dal Tempio. La Tavola di Agostino e S. Monaca sua Madre è di Alessandro Gherardini. Quin- di trovasi di Domenico Passignani la la- pidazione di S. Stefano Nell'ultima Cap- pella vedesi egregiamente scolpito in mar- mo l'Arcangelo Raffaello con Tobia da Giovanni Baratta. Voltando nella traver- sa a man destra, la seconda Tavola che si trova è di Filippo Lippi. Quindi l'Al- tare della Madonna della Cintola, e in quello appresso, ove si conserva il Crocifisso de' Bianchi, trovasi altra Tavola di Fr. Fi- lippo, ove dipinse la Vergine col Bambino, e S. Caterina. Quindi esisteva l'apparizio- ne della Vergine a S. Bernardo, di Pietro Perugino, ma trasferito l'originale in Ca- sa Capponi da S. Fridiano, oggi si vede una perfettissima copia fatta da Felice Ripo- so, da cui pur son fatti dai lati S. Fran- cesco, e S. Antonio da Padova. Seguono due Cappelle, che in una dipinse il Sa- grestanti lo Sposalizio della Madonna, e nell'altra il Gabbiani S. Niccolò, che re- suscita i tre fanciulli uccisi da un Oste. Dietro il Coro sono otto Cappelle, nella prima è di Aurelio Lomi Pisano la visita de' Magi con belle storiette nel grado dell'Al- tare: appresso vi è la Vergine con alcuni Santi di Giotto, ove è sepolto il celebre Letterato Pietro Vettori; contigua viene una Tavola di Maria di Sandro Botticel- li; quindi quella dei Martiri di Alessan- dro Allori, di cui pure nel seguente Al- tare è l'adultera presentata a Cristo. Vien poi di mano del Vignali la Beata Chiara da Montefalco nell'atto di ricevere la Co- munione per mano del Signore; ne se- guono altre due Cappelle, con piccole Ta- vole antiche del Botticelli; nell'altra Tri- buna son da osservarsi all'Altare del Sa- cramento l'architettura, le piccole statue, e i bassi rilievi, il tutto lavorato in mar- mo dal celebre Andrea Contucci da Mon- te San Savino; quindi dopo altre tre Cap- pelle trovasi di Benedetto del Ghirlanda- jo il portar della Croce; e la Trasfigura- zione del Sig. di Pietro di Cosimo. E rien- trando nella navata alla prima Cappella ornata di preziosi marmi, vedesi la bella Tavola di Angelo Bronzino, ove figurò l' apparizione di Cristo alla Maddalena,e nel- la seconda di mano del Rosso è la Vergine con S. Sebastiano, ed altri Santi, la qual Tavola essendo stata trasferita nel Palaz- zo Reale, fu quì posta la bella copia di mano del Petrucci. Passato l'Organo, del Ghirlandajo è la Tavola di S. Anna con la Vergine, e varj Santi, dopo la quale da Rutilio Manetti si trova effigiato S. Tomma- so da Villanuova, che dispensa elemosine ai poveri; ne segue la Tavola del B. Gio- vanni da S. Facondo del Cav. Nasini. Nella penultima Cappella è un'esattissi- ma copia di Taddeo Landini del Cristo ab- bracciato alla Croce scolpito in marmo, il di cui originale di Michelagnolo Buo- narrotti stà in Roma nella Chiesa della Minerva, nell'ultima è la Resurrezione di Cristo della Scuola del Francabigio. La Cappella maggiore quanto bella per l'ar- chitettura, altrettanto ricca resta in mez- zo della Tribuna, da ogni parte isolata, ed ha la forma d'un Tempio, ergendosi sopra varie colonne una cupoletta sotto la quale è situato l'Altare lavorato di pietre dure e preziose, come altresì il Ci- borio fatto da Gio. Batista Cennini. Re- sta dietro il Coro di figura ottagona, tutto di marmi Carraresi, e ornato di statue di marmo scolpite da Giovanni Caccini,che diè il modello di tutta quest'opera, nella quale dalla Famiglia Michelozzi, che ne fu la fondatrice, grandisime somme fu- rono impiegate. A sinistra rimane la Sa- grestia fabbricata col disegno del Crona- ca, ed il ricetto è di Andrea Contucci, nella cui Sagrestia vedremo una bella Ta- vola di Fra Filippo Lippi, ove dipinse la Vergine col Figlio, e con Angeli e Santi d'attorno. Un'altra se ne trova di S Fria- co Francese in atto di sanate infermi di mano di Alessandro Allori, con altra pit- tura a fresco dell'apparizione che ebbe S Agostino sulla riva del mare dell'Angelo in forma di bambino, di Bernardino Poc- cetti. Ammirasi il Campanile della Chie- sa, condotto col modello di Baccio d'Aguo- lo. Le pitture del Chiostro sono di Ata- nasio Bimbacci. Quivi fu sepolto il celebre Letterato, e Grecista Ant. Maria Salvi- ni; e nel Convento si trovano altre pitture di pregio. Uscendo da questo Tempio ve- desi sul canto di questa Piazza il Palazzo dei Marchesi Guadagni, e volgendo a de- stra si arriva alla Chiesa di

S. CARLO già dei soppressi Padri Bernabiti ora di attenenza dei Brichieri Colombi, dipinta di architettura dallo Stagi, lo sfon- do della soffitta da Sigismondo Betti, e da Giuseppe Zocchi la tribuna della Cappella maggiore, al cui Altare la Tavola rappre- sentante S. Carlo è di Andrea Comodi. Quella a destra, entrando, ove è effigiato S. Giovanni Nepomuceno è d'Ignazio Hugs- fort: in faccia Pietro Marchesini dipinse il Beato Alessandro Sauli, e i due medaglioni sono del predetto Zocchi. In vicinanza si trova il Palazzo del Marchese Feroni, e proseguendo si trova la Chiesa delle Reli- giose Agostiniane di

S. MONACA, al di cui Altare maggio- re evvi una Tavola di Alessandro Gherar- dini tappresentante Maria, che porge il Bambino Gesù alla detta Santa. Lo sfon- do della volta è dell'Ulivelli. Poco distan- re è la Chiesa dei Carmelitani.

CARMINE. Questo vasto Tempio che fu cominciato fino dei 30. Giugno 1268. era il più ricco di eccellenti Pitture che fosse in questa Città, sì a fresco sulle pareti, che a olio nelle Tavole delle Cappelle. Per ab- bellirlo e ricuoprire i Cavalletti della Tet- toja si risolverono i Religiosi di farvi una soffitta d'intaglio in legno con tre sfondi di Pittura, col disegno, e opera di Pietro Pertici Intagliatore, al quale lavoro vi fu posto mano nel 1765. Era già quasi il tutto terminato, e collocare le Pitture negli sfon- di lavorati da tre valenti Pittori, Ferret- ti, Ferri, e Burci, quando nella notte del dì 29. Gennaio 1771. fu nello spazio di poche ore distrutto dal fuoco

Chi desiderasse però la descrizione delle abbruciate Tavole ec, che rendevano sì adorna questa Chiesa, la trovera nel Borghini, nel Broc- chi, nel P. Richa, e nella prima edizione di que- sto Libro.

. Con tutto ciò animati quei Padri da vero ze- lo si risolverono di dar di nuovo mano a questa grandiosa fabbrica, di cui non era- no restate che le sole mura danneggiate ancora esse dal fuoco, col disegno dell'Ar- chitetto Giuseppe Ruggieri, datasi quasi subito mano all'opera ne fu benedetta la prima pietra dall'Arcivescovo Incontri nel 12 Luglio dell'istesso anno 1771 essen- done stato commesso l'incarico per la co- struzione materiale a F Giovacchino Pron- ti Laico Carmelitano di Rimini, il quale con sollecitudine la condusse al suo com- pimento. Furono prescelti a dipingere la volta, e gli sfondi della Crociata i rinomati Pittori Domenico Stagi per l'Architettura, e Giuseppe Romei per le figure, il quale pari- mente dipinse la Cupola effigiandovi i per- sonaggi più gloriosi del vecchio, e nuovo Testamento, e nei tre sfondi laterali si ve- dono in quello del Coro il Profeta Elia ra- pito sul carro di fuoco, in quello dalla parte di S. Andrea, Maria che vela il capo a S. Maria Maddalena dei Pazzi, e nell'al- tro il B Angelo Mazzinghi in gloria; e nel- lo sfondo della gran navata della Chie- sa l'Ascensione al Cielo del nostro Si- gnor Gesù Cristo. Terminato il lavoro fu questa Chiesa consacrata da Antonio Marti- ni nel 15. Settembre 1782. A destra dalla Porta maggiore osserveremo al primo Al- tare una Tavola rappresentante Tobia in atto di guarire il cieco suo Padre dipinta dal Gambacciani, al secondo vedonsi di Bernar- do Monaldi i Funerali di S Alberto Carme- litano; nel terzo il Cristo in Croce con Ma- ria, e la Maddalena ai piedi è di Giorgio Vasari; ne segue la Visitazione della Ver- gine a S Elisabetta di Aurelio Lomi, nel quinto osservasi una Pietà di Antonio Gui- dotti. Salendo nella Cappella spettante all' Uguccioni vedesi la bella Tavola di S. Ia- copo di Lorenzo Lippi, e quindi accanto alla Sagrestia la Cappella della SS. Vergine del Carmine, in cui si godono le bellissime pitture, che il fuoco rispettò, rappresen- tanti la Vita di S Pietro Apostolo, di Ma- solino da Panicale, e di Masaccio suo Di- scepolo, che fu il primo che aprisse la stra- da alla buona maniera, e alla perfezione dell'Arte, ed essendo morto Masaccio in età giovanile fu terminata da Filippo Lippi fi- glio di Fra Filippo; dalle quali pitture han- no appresa la perfezione dell'Arte i più su- blimi Maestri studiando in questa Cappel- la, cioè Leonardo da Vinci, F Bartolom- meo di S. Marco, Michelagnolo Buonarro- ti, Andrea del Sarto, Raffaello da Urbino, e tanti altri rinomati Professori, come leg- gesi nel Vasari ec. Uscendo si trova la Cap- pella lavorata a stucchi dal Portogalli colla Tavola in cui è figurato il B Buonagiunta Manetti: il S. Gio Batista in gloria nella cupolina, e i peducci sono opera di Cipria- no Lensi, come pure sono dell'istesso i quadr laterali a fresco, nei quali vedesi la Predicazione, e Decollazione del S. Precur- sore L'Altar maggiore circondato da un balaustro, e tribuna fu fatto costruire di finissimi marmi dal Marchese Lorenzo Nic- colini con un gran Ciborio di marmi, pie- tre tare, e bronzi dorati. Nel Coro è un bellissimo Deposito di marmo lavorato da Benedetto di Rovezzano che era destinato per Pietro Soderini Gonfaloniere perpetuo della Repubblica Fiorentina; la tela dell' Organo rappresenta Maria in atto di dare il sacro Abito a Simone Stock alta braccia 14 fu dipinta dal sopralodato Romei. L' Organo è dei migliori che siano in questa Città, lavorato dall'abilissimo Alamanno Contucci da Montepulciano. Accanto all' Altar maggiore avvi la Cappella del SS. Crocifisso della Provvidenza. La cupoletta con i peducci e i due ovati laterali fu di- pinta da Agostino Rosi rappresentante S. Alberto in gloria; i due quadri laterali di- pinti a olio, quello dell'Esaltazione della Croce in Cornu Evangelii è di Gesualdo Fer- ri, e l'altro è di Gennaro Landi copia della famosa Tavola di Gregorio Pagani, rap- presentante l'Invenzione della Croce, che restò vittima dell'Incendio. Ne segue la magnifica Cappella della Casa Corsini ove il Corpo incorrotto di S. Andrea già Prio- re di questo Convento, poi Vescovo di Fie- sole, quale restò illeso dall'incendio, e non restò tanto danneggiata da non potersi ri- mettere nella sua primiera bellezza a spese della detta Famiglia Corsini. Questa fu edi- ficata col disegno d Pier Francesco Silva- ni incrostata di marmi bianchi di Carra- ra, e di misti di Seravezza, con pilastri, fregi, e cornicione di architettura compo- sita. Sopra l'Altare è una Tavola di mar- mo bianco lavorato con eccellenza da Gio. Batista Foggini, ove è figurato il Santo fra le nuvole in atto d'esser rapito al Cielo da vari Angioletti. Sopra questa si ved Id- dio Padre scolpito in marmo da Carlo Mar- cellini, ed in mezzo dell'Urna ove stà il sa- cro Corpo è un eccellente bassorilievo di argento, le due Tavole laterali sono dello stesso Foggini, in una è figurato il Santo disceso dal Cielo per assistere all'esercito Fiorentino, quando nella battaglia d'An- ghiari messe in fuga, e superò quello di Filippo Visconti Duca di Milano, condotto da Niccolò Piccino suo Generale: e nell' altra si rappresenta quando nel celebrare la Messa gli comparve la Vergine con uno stuolo di Angeli, proferendo verso il San- to quelle parole: Servus meas es tu, quia elegite, & in te gloriabor. La Cupola fu di- pinta da Luca Giordano. Uscendo da que- sta Cappella a mano destra trovasi quella della Comunione (ove già esistevano le in- cendiate Pitture dello Starnina esprimenti la Vita di S Girolamo). La Tavola che ora si vede rappresentante la Deposizione della Croce di Nostro Signore è di Gio. Domenico Ferretti; la Cupolina ove è es- presso il Re Melchisedech in atto di offeri- re a Dio il Pane, e il Vino per la Vittoria di Abramo, fu dipinta dal Romei. Scendendo nella navata si trova la prima Cappella con la Tavola rappresentante S. Maria Madda- lena dei Pazzi in atto di ricevere il velo da Maria di Giuseppe Antonio Fabbrini. Nel- la seconda vi è una Tavola di Gio. Maria Butteri, rappresentante il Centurione, che chiede al Redentore la salute per il suo ser- vo. Nella terza vi è la Natività del Signo- re di Francesco Gambacciani. Nella quar- ta un'Annunziazione di Bernardino Poc- cetti. E nell'ultima il Dottor Gio. France- sco Viligiardi ci fece porre una Tayola rappresentante l'Adorazione dei Magi di mano del celebre Gregorio Pagani. Alla bellezza, e grandezza di questa Chiesa cor- risponde il Convento: ha due Chiostri spa- ziosi, in uno è dipinta dal Bettini, o dall' Ulivelli la vita del Profeta Elìa, e di vari Santi Carmelitani; e nel secondo vi è una lunetta bellissima del Poccetti, che rap- presenta il miracoloso fuoco sceso dal Cie- lo per il Sacrifizio offerto da Elìa al vero Dio. Trapassando la Piazza quasi in fac- cia di essa a destra vi è il Palazzo Cappo- ni che oltre varie belle pitture ha un Mu- seo d'Istoria Naturale e quivi appresso l'abitazione dei Soderini; e a sinistra per il Borgo S. Frediano si trova la Chiesa Parrocchiale di

CESTELLO, E S FREDIANO, ove già abita- vano sino dal 1628. i Monaci Cistercensì stati soppressi nel 1785 Questa fu fabbri- cara col disegno del Colonnello Cerroti di Roma. Tutte e Cappelle furono lavorate di stacchi dal Marcellini. Entrando a mano destra si trova quella di S. Maria Maddale- na dei Pazzi di Giovanni Sagrestani, e la cupoletta l'altre figure che l'adornano so- no di Matteo Bonechi. La seconda è di Antonio Puglieschi, essendo stato quivi posto il Crocifisso detto dell'Abito; la ter- za ove è nella Tavola espressa la Nativi- tà di Maria, e d'Alessandro Gherardini. Il quadro in testa alla crociata col marti- rio di S. Pietro è di Guido Reni. L'altra in faccia di S. Bernardo è di Fabbrizio Bo- schi. La Tavola che è situata nel Coro con Maria, ed altri Santi è del Cav. Curradi. La Cupola è del Gabbiani, e i peducci fu- rono dipinti dal Bonechi. Restano le altre tre Cappelle tornando verso la porta, cioè quella di S. Bernardo, che è nella Tavola celebrante all'Altare per la liberazione dell'Anime del Purgatorio e fu eseguita da Pietro Dandini. Vaghissima è la se- guente Tavola d'Antonio Franchi, ove es- presse il Battesimo di Cristo al Giordano: l'ultima fu dipinta da Giovanni Ciabili, nella quale rappresentò il martirio di S. Atanasio. Nel primo Chiostro vi è la sta- tua di S. Maria Maddalena dei Pazzi lavo- ro di Antonio Montauti, e di Giuseppe Piamontini è quella di S. Bernardo nel se- condo Chiostro. In questo Convento abita- vano già le Monache degli Angeli, che in oggi sono nel Monastero di Pinti, ed in que- sto prese l'Abito, e morì S. Maria Madda- lena dei Pazzi, la cui Cella tuttavia si tiene in gran venerazione. Questo monasteto ser- ve di presente per uso del Seminario Fioren- tino. Sulla Piazza presso questa Chiesa fu dal Granduca Cos. II. fatto fabbricare col disegno di Giovambatista Foggini un

GRANAIO pubblico, edifizio magnifico, e comodo per tal uso; e in vicinanza sono le Fornaci del vetro, e fuori della Porta di S. Frediano sull'Arno esiste un numero gran- de di Barche, e Navicelli che trasportano per il Fiume ogni sorte di mercanzìe, e per- sone a Pisa, e Livorno. Prendendo a mano sinistra si trova il Conservatorio delle Religiose di

S. FAANCESCO DI SALES chiamato il Conven- tino, nella di cui Chiesa fatta con disegno di Anton Ferri, si vede all'Altar maggiore la Tavola del Santo dipinta da Ignazio Hugsford, e le due laterali sono di Giusep- pe Grifoni, in una rimirasi un Crocifisso con S. Andrea Corsini, e S. Francesca di Chantal, e nell'altra la Visitazione di Ma- ria. Queste Religiose tengono con zelo ed esemplarità in educazione molte Ragazze, e insegnano loro oltre gli esercizj di pietà, il ricamo, cucito, ed altri lavori adattati alle respettive età, e capacità; come pure danno lezione di cimbalo, canto, e di qual- che lingua estera. Uscendo, e volgendo per la prima strada a destra si trova la Chiesa di

16

S SALVADORE detta volgarmente dei Mendicanti. In antico era questo Mona- stero dei Monaci Camaldolensi i quali es- sendo Padroni di quasi tutte le Case di quel- le contrade, presero il nome di Camaldoli. Dopo varie vicende serve adesso di Scuo- le di Ragazze per l'Arte di tesser lino, la- na, ed altro. E seguitando, e poi volgen- do a destra si trova la Chiesa delle

CONVERTITE dove sono di mano del Poccetti la Natività del Signore, la Depo- sizione della Croce, e un S. Michele Arcan- gelo in Sagrestìa; e il Crocifisso all'Altar maggiore è di Baldassar Vermosser Fiam- mingo. Dirimpetto si trova la Chiesa del- le Religiose Francescane di

S. CHIARA ove sono due Tavole di molta stima; il Cristo morto di Pietro Perugino; e di Lorenzo di Credi la Natività del Signo- re. Vago assai è l'Altar maggiore con due statue di S. Francesco, e di S. Chiara di mano di Leonardo del Tasso, e oltre ai mar- mi osservansi alcuni lavori in tutti tre gli Altari di terra della Robbia, e lo sfondo della volta è dipinto dal Ferretti. Questo Mona- stero fu fondato dal Cardinale Ottavia- no Ubaldini, che fu il primo che portas- se il Cappello rosso, lo che seguì sotto In- nocenzio IV nel 1247. Proseguendo verso la Porta Romana è la Chiesa detta

LA CALZA, Chiesa antichissima stata abi- tata prima da Religiose Gerosolimitane, e quindi dai Gesuati, quali soppressi fu ri- dotta Prebenda Abbaziale. In questa Chie- sa oltre la bella Tavola del Ghirlandajo di Maria circondata dagli Angeli con S. Za- nobi, e S. Giusto, sono un Cristo, ed una Pietà, con i Santi Gio. Batista, Girolamo, Gio. Colombini, e la Maddalena del Pittor Vannini copiata dall'originale di Pietro Pe- rugino che è nella Villa del Poggio; siccome l'Orazione all'Orto dello stesso, che dalla Chiesa è stata trasferita nel Coro dove è l' Ecce Homo di Santi Pacini, e una Vergine addolorata d'Ignazio Hugford, del quale ancora è la Tavolina di Gesù buon Pastore, che sta all'Altare di una Cappella dei Preti, che fanno gli Esercizj Spirituali. Essendo l'antico Convento di presente Casa di Eser- cizj dei Sacerdoti della Congregazione di Gesù Salvatore, è stato con la detta Chiesa rifatto quasi dai fondamenti. Vedesi nel Refettorio dipinto dal Gherardini, Zocchi, Gricci, e Mannaioni, un Cenacolo a fresco di mano del Francabigio. E' da osservarsi in faccia alla Porta una singolarissima ope- ra di Gio. da S. Giovanni; ove ha in una femmina vestita di Regio ammanto effigia- ta Firenze, con attorno altre femmine che simboleggiano le Città Provinciali in atto di render tributo alla loro Regina; pittura di presente con sommo dispiacere degl'In- tendenti assai danneggiata. E proseguen- do per il Borgo trovasi la Chiesa di

S. PIERO IN GATTOLINO in cui a mano destra della Tribuna è una Crocifissione del Passignano; e ivi accanto è la Compa- gnia del Sacramento, che fu nel 1776 di- pinta a fresco da Domenico Stagi, e le fi- gure da Pietro della Nave; nello sfondo si vede Maria, e S. Francesco d'Assisi,e nelle pareti la Vigilanza, e le sette Virtù. La Ta- vola di Maria è di Alessandro Fei detto del Barbiere. Quivi fu sepolto il Pittor Gio. da S. Giovanni. Quindi vicino trovasi il.

MONASTERO detto di Annalena di Reli- giose dell'Ordine di S Domenico, nella cui Chiesa, che fu restaurata col disegno di Antonio Ferri nel 1701., vedesi la soffitta con sfondo di mano di Anton Domenico Gabbiani, adorno d'architettura da Ro- mualdo Botti; ed il piccolo sfondo, sotto il Coro delle Monache, d'Antonio Puglieschi, e la tribuna della Cappella maggiore di Pietro Dandini. Sono di pregio le Tavole degli Altari, fra le quali quella di Fra Fi- lippo Lippi della Natività di Cristo con S. Ilarione, che è il ritratto al naturale di Fra Roberto Malatesti, fratello di Annalena Fondatrice di detto Monastero. In vicinan- za trovasi un Oratorio antichissimo detto dei Bini, e dicontro l'antica abitazione già di questa Nobile Famiglia, acquistata di- poi dal Marchese Torrigiani, da cui lo com- prò il Granduca Leopoldo, ove esiste il ma- gnifico

MUSEO D'ISTORIA NATURALE.

E' questo un ampio Palazzo, che il Gran- duca Leopoldo comprò dalla suddetta Casa Torrigiani, che racchiude quanto può desiderare il contemplatore della na- tura, ed è un monumento degno della grandezza di detto Principe.

Apre l'ingresso alla Storia Naturale una vastissima collezione di Anatomìa dell'uo- mo eseguita in cera secondo lo stato natu- rale, e le descrizioni dei migliori Autori, e che è compresa in 16. Stanze, e due Gal- lerìe, in una della quali esiste una copiosa serie di tuttociò che concerne l'Ostetricia, compresevi le operazioni più difficili, co- me per esempio la sezione della sinfisi, e il parto cesareo. Seguendo l'incominciato regno animale si entra in altra Galleria, che da un lato offre una serie di uccelli, dall'altra una di pesci, preparato ciascu- no ad imitazione del vivente, e corredato del respettivo nome. I quadrupedi sono custoditi in due ample stanze al primo pia- no. Si entra in seguito in una stanza de- stinata ai Rettili; indi in altra che com- prende gli Insetti: si passa poi ad una nel- la quale sono i Vermi gelatinosi; poi in al- tra in cui sono i Testacei; ed una collezio- ne completa di conchiglie; e finalmente in un altra, che comprende una serie di Ver- mi Litofiti, con la quale termina il regno animale.

Una stanza in cui sono raccolti i semi, fiori, foglie, radici, legni, gomme, resi- ne ec., apre l'ingresso al regno vegetabile compreso in questa; ed in altre due conse- cutive, nelle quali si conservano frutte per- fettamente simili al vero, funghi e pian- te imitate con cera, perchè non possono prepararsi asciugandole come sogliono fare delle altre piante i Botanici: evvi inoltre un copioso erbario di effettive piante asciuga- te, e compresse tra fogli, ciascuno col re- spettivo nome, come ogni altra cosa costi- tuente il Museo, e coll'Anatomìa esattis- sima del proprio fiore.

Si scende in seguito nel regno minerale a cui dà principio una grande stanza nella quale sono ricchissime collezioni d'Oro, Ar- gento, Platina, e Rame: la consecutiva comprende il Ferro, e le Piriti, lo Stagno, Piombo, e Mercurio sono in quella che vie- ne appresso; essendo nella quarta disposte le Piriti, e le sostanze saline ed infiammabili.

Dai Minerali si passa ai Fossili, e s'inco- mincia con le varie combinazioni della ter- ra calcaria, poste nella precedente stanza, a cui ne seguono due altre le quali com- prendono le altre terre Pirite, Magnesia, Argilla, Silicea, nei diversi loro stati dal friabile e polveroso a quello di durissime pietre. L'altra contigua stanza racchiude e pietre preziose, e le gemme, ed anco le pietre composte, come Porfidi, Grana- ti ec.

Una stanza è aggiunta in appendice a tutto ciò per racchiudere i Bezoarri, e le petrificazioni di piante, e di animali. Fi- nalmente un altra stanza ove sono diversi utensili, ed altre cose dell'Isole d'Otaiti, e quindi nella contigua ci sono i lavori di ce- ra fatti dal Zumbo, e diverse Mummie. Re- stano molti fossili e minerali non ancor po- sti in vista, capaci di riempire parecchi stanze; e vanno ancor facendosi altre cose per render sempre più completo quest'utile ramo di cognizioni umane. Avvi inoltre un Giardino, in cui vegetano circa tremila piante,ed un salone nel quale sono raccolti quasi tutti i minerali Toscani; ed in altro luogo sono chiuse le produzioni degli in- dustriosi Isolani del Mar Pacifico.

L'accesso è aperto a tutti ogni mattina, eccettuate le Feste Ivi il Filosofo specula e contempla; il Curioso ritrova inaspettate cognizioni dalla semplice osservazione, e l'Artefice vi ravvisa le specie, e le varietà dei corpi, che possono essere utili all'arte sua; e finalmente tutti in generale impa- rano a conoscerela natura, ed a viepiù am- mirare il Creatore nella varietà immensa delle produzioni. Uscendosi trova la Chie- sa delle Monache di

S. PIER MARTIRE, stato Convento di Mo- naci Camaldolensi. Osservisi la Colonna di marmo misto di Seravezza, fatta erigere da Cosimo I. per la Vittoria di Marciano. Questa Chiesa è lunga braccia 90., e larga 25 Entrati a man destra al secondo Altare vi è un S. Rocco con S Antonio, e S. Cate- rina di mano di Piero di Cosimo; dopo la Porta del fianco è da osservarsi la Tavola di S. Antonio Abate, che risana alcuni intermi, opera di Ottavio Vannini, e nel seguente vi è Maria con S. Domenico, S. Pier Martire, e S. Tommaso d'Aquino del Vignali. Quindi in una delle Cappelle di fronte è il deposito del celebre Medico Giuseppe del Papa, e ivi accanto è la rarissima pittura a fresco di Gio. da S. Giovanni, fatta per Giulio Parigi celebre Architetto; In questa è dipinto S. Felice Prete in atto di soccorrere S. Massimo Ve- scovo di Nola moribondo per il freddo, e per la fame con premergli in bocca un grappolo di uva miracolosa mente trova- to sopra la neve. Accanto di mano del Ghirlandajo vedonsi vari Santi; e dipoi nella Cappella delle Monache vi è Ma- ria con S. Giacinto, e S. Pier Martire di mano di Jacopo da Empoli. Seguitando verso la porta, sotto il Coro è degna di stima la Tavola di Salvator Rosa, nella quale figurò in tempo notturno Cristo sull'onde del mare, che porge la mano a S. Pietro naufragante. In ultimo trovasi il Martirio di S Cecilia da Jacopo Chia- vistelli eccellente ancora nell'architettu- ra, e che è quì sepolto. Contiguo è di mano del Ticciati il Deposito del celebre Pitto- re Antonio Gabbiani, come pure dalla parte opposta si vede quello di Giuseppe Piamontini Scultore di gran merito. Per via Maggio ci sono le abitazioni dei Gui- di, Ridolfi, d'Elci, Michelozzi, Firidol- fi ec., e per l'altra via a man destra si passa a vedere il grandioso

PALAZZO DI S. M., che è uno dei più famosi edifizj, che si vedono in Italia. Questo venne incominciato col disegno di Filippo di Ser Brunellesco a spese di Lu- ca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però comunemente dicesi ancora Palazzo dei Pitti, quantunque fino dal tempo del Granduca Cosimo I, e di Eleonora di Toledo sua moglie, che lo comprò, dive- nisse abitazione dei Granduchi, e fu molto accresciuta da Cosimo II. nel 1619, e dal Granduca Leopoldo. Di questo edifizio dovendo far parola brevemente descri- verò le Statue, e le Pitture insigni, e l' altre cose di pregio, che vi si trovano. Primieramente la facciata di questo Pa- lazzo lunga braccia 250. in circa, ed alta a proporzione, è tutta incrostata di boz- ze di pietre forti di ordine rustico, ma così ben divisato, che è una maestosa bellez- za. Più vaga però riesce la vista della Loggia, e del Cortile, fatta con disegno dell'Ammannato, il quale cambiò l'or- dine della prima architettura, con tale avvedutezza però, che non disconvenis- se all'opera già cominciata, onde si vede il primo Appartamento di forma dorica, il secondo di ordine jonico, ed il terzo di corintio, tutri e tre adornati di va- rie colonne, di bellissimi fregi, e di un ricchissimo cornicione. In faccia del Cor- tile è una grotta, dentro la quale si tro- va una Peschiera di forma ovata con va- rj zampilli di acqua, che scaturiscono dalla terra al cenno di Mosè ivi rappre- sentato in una grande Statua di porfido. Adornano ancora la facciata due altre pile con sue fontane vagamente intaglia- te; come altresì due Statue di marmo, che una rappresenta Pasquino, che so- stiene Alessandro; l'altra Ercole, che ha superato Anteo, amendue di maniera Greca. Vedesi una Fontana sopra la grotta al pari del primo piane di questo Palaz- zo con un gran Vivaio, nel quale scher- zano alcuni Putti di marmo sopra Cigni, e nel mezzo è una gran tazza di porfido scolpita da Franccsco Ferrucci, nella qua- le versano in copia le acque. Sono le Stanze dell'Appartamento Reale, e mol- te altre tutte adorne di stucchi dorati, e gran parte sono dipinte di mano dei più rari, ed eccellenti Maestri, fra i quali si annoverano Pietro da Cortona, Ciro Ferri, Giovanni da S Giovanni, il Vol- terrano, Bernardino Poccetti, Giordano, il Gabbiani, ed altri. Non essendo stata fatta finora nelle vecchie edizioni di questo Libro veruna descrizione di que- sto Palazzo, spero riuscirà gradevole, che io descriva le Reali stanze, che sono es- poste all'osservazione dei Forestieri, e de- gl'Intendenti. Avanti di salir le scale avvi in qualche distanza a mano sinistra la Cappella Reale, le di cui pareti furono di- pinte dal Pittore Ademollo Milanese.

Ascese le prime 4 branche della scala principale si entra in un ricetto, e quin- di in una Sala. Quivi si osserveranno 10. Statue di marmo di qualche merito. Sopra la Porta d'ingresso esiste il Busto del Granduca Pietro Leopoldo, e sopra l'altra di faccia quello del Granduca Ferdinan- do III. il primo fatto dallo Spinazzi, e questo dal Belli.

Si passa nel Salone che divide i due Quartieri principali, dipinto dal Pittor Terreni. Esistono in 6. nicchie per or- namento 6. Statue, e lungo le pareti 12. Busti di marmo.

A mano sinistra è un vasto magnifi- co Quartiere abitato dalle LL. MM. nell' Estate, e a mano destra si entra nella

Prima Camera detta di Venere.

Dipinta da Pietro Berrettini da Cortona. Nella volta si vede Pallade che toglie la gioventù a Venere, che resta nuda sul letto, a cui fanno corteggio varie lasci- ve femmine. Presso la medesima è pure Cupido. Mercurio accompagna Pallade mentre essa conduce la Gioventù ad Er- cole, simbolo della Fatica, e della Virtù.

Gli stucchi dei 2. Pontefici, e dei sei primi Granduchi Medici furono fatti dal Salvestrini

Sotto la volta ci sono 8. Lunette, nelle quali sono espressi diversi Eroi dell'an- tichità, che seppero preservarsi dalle pas- sioni illecite.

Seleuco che langue in letto disposto a morire piuttosto che di palesare la sua passione verso Stratonica sua matrigna.

Alessandro per vincere la passione della libidine non volge gli sguardi versola Spo- sa di Dario accompagnata da altre Con- cubine divenure sue prigioniere.

Antioco che sprezzando i vezzi di bella giovine scioglie le vele ai venti in tempo di fiera burrasca.

Crispo di Costantino che per non con- taminar l'onor del Padre fugge sprezzan- do le lusinghe della matrigna.

Augusto che chiude gli occhi all'in- gannatrice Sirena del Nilo, e prudente- mente se ne libera.

Ciro che non si lascia vincere dalle lusinghe di Pantea sua prigioniera, allon- tanandosene.

Scipione che rifiuta la conversazione di bellissime donne sue prigioniere.

In questa stanza si osservano presen- temente i seguenti Quadri.

Due Marine, e due Paesi di Salvador Rosa, e una Battaglia un Ritratto, e S. Antonio del medesimo. Una Battaglia del Borgognone, il Riposo in Egitto del Gab- biani, un Paese del Botti, Ineantesimo di Circe del Veronese, e un Baccanale di Rubens.

Quattro Tavole di Giallo di Siena con Vasi sopra ornano questa stanza

Seconda Camera detta di Apollo.

Nella Volta si vede Apollo a cui Pallade e Mercurio presenta la Gioventù ed egli le addita Ercole simboleggiato per la fa- tica, invitandola a contemplar la Sfera, ove distinguonsi i mori celesti, esortan- dola ad acquistar la Virtù. L'Apollo, e l'Ercole sono di Pietro da Cortona, ed il restante di Ciro Ferri suo Scolare.

Nelle Lunette sono effigiati i seguenti fatti Istorici.

Giulio Cesare per non perdere il teso- ro del tempo stando in piedi ascolta leg- gere un Libro.

Augusto doppo di aver chiuso il Tem- pio di Giano atsende alle Muse, e Virgi- lio gli legge un squarcio dell'Eneide.

Alessandro essendo per porsi in viag- gio si fa dare da un Paggio il Poema di Omero, che stimava al pari dei suoi trionfi.

Giustiniano con i suoi Consiglieri va formando il Codice delle Leggi.

I. Quadro.

Santa Famiglia di Rubens

Il metodo è di cominciar sempre a destra entrando nelle stanze.

.

La Vergine, e S. Filippo di Carlo Ma- ratta.

S. Francesco di Carlo Dolci.

Santa Famiglia di Andrea del Sarto.

Ritratto di un Vescovo Maronita di Giorgione.

S. Famiglia di Paris Bordone.

S. Francesco di Rubens.

Ritratto di un Principe Spagnolo di Tiziano.

Diana Cacciatrice di Vandich.

Filippo II. Re di Spagna di Tiziano.

S. Maria Maddalena di Guido Reni.

Ritratto di Tiziano.

La Deposizione della Croce del Cigoli.

S. Sebastiano di Tiziano.

Il Salvadore in Emaus del medesimo.

Diogene di Carlo Dolci.

Bambino in culla d Santi di Tito.

La Vergine del Guercino.

Ritratto di Giorgione.

Il Salvador di Paolo Veronese.

Ritratto di Andrea del Sarto.

Ritratto di Femmina di Paris Bordone.

L'Annunziazione di Paolo Veronese.

S. Giuseppe di Guido Reni.

Ritratto del medesimo.

Federigo Duca d'Urbino in fascie del Baroccio.

Baccanale della Scuola del Veronese.

Esistono due Tavole grandi di parago- ne. Tra le finestre è altra Tavola d' alabastro coturnino di Volterra, e dicon- tro un'altra di verde antico.

Terza Camera detta di Marte.

Fu dipinta da Pietro da Cortona. Nel mezzo della volta si osservano diversi combattimenti, e vi è figurato Marte in atto di ricevere Ercole in età virile pre- sentatogli dalla Dea della Sapienza.

17

Sacrifizio di Abramo dell'Allori.

Segretario di Cosimo I. di Paolo Ve- ronese.

S. Pietro di Carlo Dolci.

Paolo III. di Tiziano.

Apollo del Guercino.

Annunziazione di Andrea del Sarto.

Altra del medesimo.

Benedizione del Pane in Emaus del Guercino.

La Resurrezione del Bassano.

La Deposizione di Guido Reni.

La Vergine con Gesù di Carlo Dolci con ricca cornice di bronzo dorato con pietre orientali.

S. Famiglia di Andrea del Sarto.

Annunziazione del medesimo.

S. Sebastiano di Andrea Sacchi.

Gesù nell'Orto del Bassano.

Ritratto di Livio Meus.

La Vergine col Figlio, è S. Giovannino di Andrea del Sarto.

La Cena di nostro Signore del Bassano.

La Presentazione al Tempio del Vero- nese.

La Morte di S. Maria Egiziaca di Pie- tro da Cortona.

Un Ritratto di Niccola Cassano.

S. Agnese di Pietro da Cortona.

Ritratto di Andrea con sua Moglie.

Annunziazione del medesimo.

Ornano questa Camera 4. Tavole, che una di Pietre dure, altra di Scagliola del- lo Stoppioni, e due di Giallo di Siena,

Quarta Camera detta di Giove

Dipinta da Pietro da Cortona. Nella volta si vede Giove che corona Ercole in età senile, simboleggiato per la Virtù con altre figure esprimenti la fatica.

Nelle 4. Lunette si vedono: Endimio- ne, Pallade, Diana che dorme, Adone, Vulcano, il Cavallo Pegaseo, il Carro del Sole, e Mercurio con l'Astrolabio in- ventor dell'ore.

Quadri.

Battesimo di Nostro Signore, di Paolo Veronese.

S. Famiglia del Palma il vecchio.

Un Vescovo di Paolo Veronese.

S. Famiglia del Palma vecchio.

S. Andrea di Simon Cantarini.

Clemente VII di Tiziano.

S. Margherita da Cortona del Cav. Lan- franchi.

Ritratto di Pietro Aretino di Tiziane.

Ercole di Guido.

Il Salvator di Tiziano.

S. Girolamo del Baroccio copia sopra quello del Correggio.

S. Famiglia di Tiziano.

Il Salvator nell'Orto baciato da Giuda di Scuola Veneziana.

Nostro Signore di Annibale Caracci.

F. Famiglia di Tiziano, copia di quello di Raffaello che è in Parigi.

S. Cresci di Pietro da Cortona.

La Vergine con Gesù, e S. Giovanni- no di Pietro Perugino.

Amorino del Volterrano.

Ritratto di un Vescovo del Baroccio.

Venere con Cupido del Volterrano.

Ritratto fatto da Tiziano.

Femmina con lucerna del Fedi.

Ritratto di vecchio di Guido.

Sacra Famiglia della Scuola di Barto- lommeo.

Baccanale di Tiziano.

Riposo in Egitto del Caravaggio.

Esiste una gran Tavola di Diaspro To- scano.

Altra Tavola tra le due finestre di marmo di seravezza, e altra Tavola di pietre, e minerali di Toscana.

Quinta stanza detta di Ercole.

Nella volta dipinta da Ciro Ferri si vedono la Prudenza, e Marte che pro- teggono il povero, e lo sollevano al Cie- lo mediante la Virtù.

Quadri.

Ritratto di Giorgio Vasari di Tiziano.

La Sibilla di Giacomo Palma.

Ritratto di S. Filippo del Veronese.

Sposalizio di S Anna di Volterra.

Copia del Coreggio, che è a Capo di Monte.

Un Presepio di Giulio Romano.

Ritratto di Gio. Bellino.

Ritratto di Tiziano

S. Maria Maddalena cou S. Massimino di Pietro da Cortona.

Disputa del Sacramento con S. Dome- nico di Andrea del Sarto.

Una Pietà di Andrea del Sarto.

Caino che uccide Abel dello Schiavone.

Moisè al Nilo di Pietro Veronese.

Carità di Guido Reni copia di quella del Guercino.

Miracolo di S. Pietro del Guercino.

S. Sebastiano di Carlo Lota.

S. Famiglia di Benedetto da S. Friano.

Adamo, ed Eva del Bassano.

Ritratto di un Guerriero di Niccolò Castrucci.

S. Francesco di Ribera detto lo Spa- gnoletto.

S. Famiglia della Scuola di Tiziano.

Altra del Salimbeni.

Fanno pure ornamento in questa Stan- za due Tavole, che una di scagliola di Lamberto Gori esprimente il Trionfo di Tito, e l'altra di marmo.

La sesta stanza, ove erano i Novissimi dipinti dal Cav. Nasini di Siena, che fu- rono mandati a Siena, comprende i se- guenti

Quadri.

S. Caterina delle Ruote del Bassano.

La Vergine con Gesù della Scuola del Coreggio.

Sposalizio della Madonna di Ercole del Ferrara.

La Sibilla del Garofano.

Martirio di una Santa del Riminaldi.

Ritratto di S. Pietro del Guercino.

L'Assunzione di Maria di Peterneuf.

Il Salvador di Tiziano.

La Madonna del Tintoretto.

S. Giovanni Evangelista del Dolci.

La Vergine con 4. Santi di Andrea del Sarto.

Altra di F. Bartolommeo.

S. Maria Maddalena di Leonardo da Vinci.

Ritratto della prima maniera di Raf- faello.

La Rebecca di Guido.

L'Europa di Francesco del Salviati.

S. Giuseppe del Guercino.

L'Assunzione di Andrea del Sarto.

Ritratto di Masaccio.

Ritratto di Leonardo da Vinci.

Maria con S. Sebastiano, e altri Santi del Rosso.

Ritratto di Santa di Leonardo da Vinci.

Ritratto di Andrea del Sarto con sua Moglie.

Altra Assunzione di Andrea del Sarto

Ritratto di un Religioso del Baroccio.

Altro d'una Vecchia di Rubens.

2. Ritratti di Tiziano

S Francesco del Cigoli,

La Vergine con Gesù di Carlo Dolci.

Zingana del Caravaggio.

La chiamata di S. Pietro del Cigoli.

Ritratto di Tiziano.

S. Famiglia della prima maniera del Coreggio.

Quattro Tavole esistono in questa stan- za, che una commessa di pietre dure, una di porfido, e due di diaspro di Barga.

Settima Stanza detta della Stufa.

La volta di questa Stanza fu dipinta da Matteo Rosselli, e nelle Pareti furono rappresentate le quattro età dai mara- vigliosi pennelli di Pietro da Cortona.

Passerò adesso a far parola dell'annesso

GIARDINO DI BOBOLI il più amplo, e de- lizioso di questa nostra Capitale. La sua cir- conferenza fino alle mura della Città per lungo tratto si estende, nella quale il col- le, e il piano, il domestico, e il salvatico scherzano gentilmente E' divisa in boschet- ti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo adornano moltissime Statue, ed è ripieno di alberi, di fiori d'ogni sorte, e di a- grumi. Vedesi in faccia alla porta che mette in esso dalla Piazza, una Grotta. Le due statue, Apollo, e Cerere sono di mano di Baccio Bandinelli; nei quattro angoli di essa furono collocate quattro Statue di Michelagnolo Buonarroti, ma solamente abbozzate, le quali doveano servire per il sepolcro di Papa Giulio II., e che dal Nipote di Michelagnolo furono donate al Granduca Francesco. Vi sono altre statue, che rendono più vaga que- sta Grotta, adornata di spugne lavorate in varie forme. La volta fu dipinta dal Poccetti con sì bizzarre invenzioni, che nel medesimo tempo reca terrore e diletto, poichè quell'ingegnoso Pittore, aiutato in parte da una naturale apertura, che resta nella volta, finse che la medesima sembrasse di rovinare, e che da quelle fessure uscissero vari animali, che ras- sembrano veri Cosimo Lotti suo scolare inventò li scherzi di Fontane, e in altri Giardini Reali, lo che non si conosceva per l'avanti. In faccia vedonsi due belle statue di un Paride che ha rapito Elena, ed una Troia sotto i piedl, di Vincen- zio Rossi, e in fondo vi è una Femmina di Gio. Bologna. Si sale con breve cam- mino ad un Anfiteatro, che risponde di faccia al Palazzo circondato da mura in forma di mezzo ovato, nel quale per i passati tempi feste magnifiche furono rap- presentate. Quindi per uno Stradone si sale ad un bellissimo Teatro avente un gran Vivaio nel mezzo tutto rimoderna- to ed abbellito, e sopra vari mostri ma- rini di marmo fatti da Stoldo Lorenzi vedesi un Nettuno di bronzo. E' da os- servarsi alla metà del suddetto Stradone che conduce alla Fortezza di Belvedere un Caffeaus in forma di Torretta, da cui osservansi le adiacenti Colline, e le Città di Prato, e Pistoia; a sinistra di esso Teatro salendo una scala vi è un Palaz- zetto con vago giardino, e dalla parte oppo- sta si giunge in un vasto Prato; e di qui per due lunghi viali coperti di piante, e per un largo e spazioso Stradone, ornato di belle Statue, si ascende ad una Fontana isolata, di cui nè più vaga, nè dilettevol cosa si può vedere. Sopra una Tazza di granito larga dodici braccia per ogni ver- so cavata da un solo pezzo, si vede una Statua di marmo gigantesca figurata per l'Oceano, a piè della quale tre altre Sta- tue a sedere significanti i tre fiumi, Gan- ge, Nilo, ed Eufrate, che versano gran copia d'acqua nella Tazza; da cui per sotterranei condotti passa ad altre fonti, ed in vari scherzi si sparge per il Giar- dino. Questa fu dal celebre Giovanni Bo- logna perfezionata con molta eccellenza. Dipoi si arriva in altro vasto Prato abbel- lito di statue, e due colonne di granito Orientale, in fondo del quale vi è altra uscita che resta accanto alla Porta Ro- mana. Tornata alla Piazza dei Pitti si trova la Via, e il

PALAZZO del Guicciardini, che include l'antica Abitazione, ove nacque S. Filip- po Benizi, del che è la memoria nella facciata, ed in appresso si giunge alla Chiesa di

S. FELICITA, sulla di cui Piazza esiste una Colonna di granito, sopra la quale è la statua di S. Pier Martire eretta quivi dall'antica Famiglia dei Rossi nel 1244. in segno delle vittorie avute dai Cattolici guidati dal detto Santo contro gli Eretici Manichei. La detta statua posta in luo- go dell'antica statua disfatta dal tempo, è di mano di Antonio Montauti. Entrando nella Chiesa, rifatta col disegno di Ferdi- nando Ruggieri nel 1736. troveremo a destra la Tavola della Cappella dei Cap- poni, di mano di Jacopo da Pontormo, ed evvi un Ritratto somigliantissimo di San Carlo Borromeo collocato in un or- namento di pietre di gran pregio, fatto col disegno del famoso Vignola Dopo si vede l'antica Tavola di S Felicita con i setti Figliuoli martiri. Ne segue la Cap- pella di S Gregorio Papa, dipinta da Ferdinando Vellani da Modena. Conti- guo è l'Altare del Crocifisso di Andrea da Fiesole. La Cappella maggiore è l'istessa già fatta col disegno del Cigoli, che fu unita con la nuova fabbrica, ed adorna con tre Tavole degne di stima, e special- mente quella della Nascita di Cristo, che è di Gherardo Vanhonthourt Fiammingo, la Crocifissione è di Lorenzo Carletti, e la Resurrezione di Antonio Tempesti. Le pitture della volta, e pareti sono di Mi- chelagnolo Cinganelli. Nella prima Cap- pella della crociata è di Pietro Dandini lo Sposalizio della Madonna, e nella se- conda Carlo Portelli dipinse la Trinità con alcuni Santi Tavola che stava a un piccolo Altare dell'antica Chiesa, poi da Ignazio Hugford notabilmente da ogni parte ingrandita. Appresso segue l'Al- tare della Comunione, arricchito di mar- mi, e della stimatissima Tavola del Vol- terrano, ove dipinse l'Assunzione, e genu- flesse S. Margherita da Cortona, e S. Ma- ria Maddalena dei Pazzi, ed in un pila- stro vi è di Mosaico un bel ritratto di A- lessandro Barbadori zio materno di Urba- no VIII, opera di Marcello di Provenza- le; dipoi nel Presbiterio sotto l'organo si trova la Cappella di S. Berta dei Bardi, con una Tavola di Vincenzio Dandini, che tenne il Gabbiani al naturale per il volto della detta Santa mentre era allora suo scolare, e giovinetto. Bellissima poi è la Tavola di S. Luigi Re di Francia che ne succede di Simone Pignoni Dopo è d' Ignazio Hugford quella dell'Arcangelo Raffaello in atto di far rendere la vista ai vecchio Tobia per mezzo del suo figlio. Vi è poi il Martirio di S Bastiano di Fab- brizio Boschi. Si trova in ultimo la Cap- pella dei Canigiani con Tavola, e pareti di mano di Bernardino Poccetti, la qual con l' altra dalla parte opposta restano sotto il Co- retto delle LL. MM, che dal Palazzo ven- gono in alcuni tempi ad assistere alle sa- cre Funzioni per il Corridoio, che resta sopra la Loggia di fuori, nella parete del quale a sinistra vedesi collocata la memo- ria di Arcangela Paladina celebre Pittrice, e Musica, col dilei ritratto in marmo, Scultura di Agostino Bugiardini. E quella a mano destra del Cardinal dei Rossi, ni- pote di Leone X. col di lui ritratto, ed epi- grafe ec. Dopo avere osservate molte an- tichissime Inscrizioni affisse nella parete entro il Cortile del Convento ritrovate sotterra nel rifacimento della Chiesa, pro- seguendo per la Costa ritrovasi la

CASA del Dott. Menabuoni, che fu nei secoli addietro Monastero delle Monache di S. Felicita, sotto il titolo di S. Maria Maddalena. Ha un Museo per la maggior parte fu raccolto da suo Padre mentre di- morava in Parigi. Sulla porta si vede la testa d'uno di quei Leoni, che erano so- pra la Porta di Palazzo Vecchio, e che secondo Matteo Villani, e Scipione Am- mirato furono fatti nell'anno 1353. Quin- di si trova il Monastero, e Chiesa di

S. GIROLAMO ove sono osservabili due Tavole del Ghirlandaio, in una S. Giro- lamo in penitenza, e sopra in un tondo una S. Maria Maddalena che si comunica, e nell'altra una Annunziazione, e sopra in altro tondo la Natività di Cristo. Alla Cappella maggiore vi è una Concezione con alcuni Santi Francescani fatta dipin- gere in Roma dal Cardinal Bardi al Cav. Mazzanti d'Orvieto. Accanto è il Con- vento delle Religiose Valombrosane di

S. GIORGIO detto lo Spirito Santo. La Chiesa fu rinnuovata, eabbellita nel 1705. Al primo Altare a mano destra vedesi ef- figiata Maria, e S. Domenico, di Jacopo Vignali. Il Cristo deposto dalla Croce è di Alessandro Gherardini, come pure del medesimo è lo sfondo della volta All'Al- tar maggiore la venuta dello Spirito San- to è del Gabbiani; La Tavola di S. Gio. Gualberto in atto di perdonare al nemi- co è del Cav. Passignano: vedesi all'ul- timo vicino alla Porta S. Benedetto che re- suscita un Fanciullo di Tommaso Redi. Salendo la Costa avvi la Villa Manadori, oggi Cambiagi, non essendovi il più bel luogo per veder la nostra Città, e le di lei adiacenze. Quindi si trova la

FORTEZZA DI BELVEDERE fabbricata dal Granduca Ferdinando I. nel 1590 sotto la dírezione dell'Architetto Bernardo Buon- talenti, che risiede nella più alta parte della Città. Tornando a scendere la Co- sta dirimpetto alla Chiesa dello Spirito Santo avvi la Chiesa di

S. AGOSTINO e S. Cristina ove abitano gli Agostiniani, fatta fabbricare da Madama Cristina di Lorenzo, moglie di Ferdinan- do I., Principessa di gran prudenza, e vita esemplare. Nella seconda a dritta il S. Niccolò da Tolentino è di Gio. Batista Vanni. All'Altar maggiore di marmi ar- ricchito vedesi la Tavola di S. Agostino di Francesco Petrucci; è di Jacopo Vignali il S. Francesco di Paola nella seconda Cap- pella a sinistra. Nel mezzo di questa Chie- sa vi sono sepolti i due Fratelli Casaregi, Giuseppe dottissimo Giureconsulto, e Gio. Bartolommeo insigne Letterato e Poeta; come pure il Dott. Gio. Targioni Tozzetti Medico rinomato per i suoi Viaggi, e per altre di lui Opere mediche, e d'Istoria na- turale - Di quì scendendo si trova l'

ABITAZIONE dei Mozzi, ove abitarono nel 1273. il Pontefice Gregorio X., e dipoi nel 1279. il Cardinale Latino Orsini, Le- gato del Papa per stabilir la Pace tra i Guelfi, e Ghibellini. Quindi proseguendo per il Fondaccio si giunge alla Chiesa Col- legiata di

S. NICCOLÒ, nella cui facciata è colloca- ta una cartella di pietra, con inscrizione, contenente la memoria dell'inondazione di Arno nell'anno 1557. neiseguenti ver- si Latini;

Fluctibus undivagis, Pelago, similisque pro- cellis, Hunc tumidis praeceps irruit Arnus aquis, Prostravitque suae, spumanti gurgite, Florae Oppida, agros, fontes, moenia, Templa, viros.

e vi sono altre memorie di diverse inonda- zioni posteriori Entrando in Chiesa trove- remo a destra di Alessandro Allori l'Abra- mo in atto di sacrificare il Figlio. Nella seconda Cappella, di Batista Naldini la Presentazione al Tempio. E' da osservarsi l'Altare della Famiglia Cavalloni, dedica- to al Crocifisso, che per la sua struttura fa conoscere esser molto antico, e lavorato da buona mano. Accanto al Pulpito da Ia- copo di Meglio fu dipinta la Venuta dello Spirito Santo. Del Poppi è lo Sposalizio di Maria Vergine. All'Altar maggiore ve- desi una Tavola dipinta da Gentile da Fa- briano con Maria, e quattro Santi. Nella Cappella dei Gianni il S Gio. Predicante è dell'Empoli. L'Annunziazione è opera di Alessandro Fei detto del Barbiere. Tro- vasi altra Tavola del Poppi nella quale è effigiato il Figlio della Vedova di Naim resuscitato da Cristo. Ne segue il Marti- rio di S. Caterina di Alessandro Allori. Accanto a questa dipinse l'Empoli Iddio Padre con diversi Santi. Del Curradi è il S. Niccolò che resuscita un Bambino ar- so dal fuoco. Vi è pure una nuova Cap- pella della Madonna del Rosario, e S. Giu- seppe, della Famiglia Cambiagi. Nella Sa- grestia esiste una Vergine che porge la Cintola a S. Tommaso nel muro di Dome- nico Ghirlandaio. Presso la medesima è il

18

PALAZZO dei Serristori. Di faccia vedesi il Palazzo dei Baroni del Nero, alzato col disegno di Tommaso del Nero; e quello del Renuccini fatto col disegno di Alfonso Parigi. Quindi riprendendo per la Via dei Bardi si trova la Chiesa di

S. LUCIA DEI MAGNOLI, ove sono alcune antiche Tavole, che una di Andrea del Ca- stagno presso la Sagrestia esprimente Ma- ria con S. Gio. Batista, e altri Santi, e di- rimpetto se ne vede una di Iacone Pitto- re; ne segue di Iacopo da Empoli un'Im- magine di Maria, e altri Santi; e la Ta- vola di S. Lucia che ha dai lati l'Arcan- gelo Gabbriello, e la Vergine Annunziata è di Lorenzo di Bicci. All'ingresso a de- stra vi è la Cappella della Madonna di Lo- reto simile in misura a quella di Loreto, col cammino, armadi e altro, notando però che quì tutto è rappresentato in pittu- ra. Accanto vi sono le abitazioni dei Ca- nigiani, e dirimpetto vedesi un Campo, ove per tre volte rovinarono tutte le abi- tazioni, che quivi esistevano, per la qual cosa Cosimo I. ordinò che non vi si fab- bricasse più, come si legge dalla quivi posta Inscrizione in marmo.

Huius ˙ Montis . Aedes Soli ˙ vitio ˙ ter ˙ collapsas Ne ˙ quis ˙ denuo ˙ restitueret Cosmus Florent. & Senar. Dux II. Vetuit X Octobris MDLXV.

s

a destra vi è il

PALAZZO del Conte Capponi, fatto edifi- care da Niccolò da Uzzano col disegno di Lorenzo di Bicci, entro il quale si vede il busto di esso Niccolò, opera di Donatel- lo, con inscrizione adeguata a così potente Cittadino, siccome appiè della Scala un Leone di porfido, opera singolare degli antichi Etruschi; e dipoi si trova il

PALAZZO del Marchese Tempi, in faccia alla Chiesa di S Maria sopr'Arno, nella quale è un'ammirabile Tavola dell'Empoli rappresentante un miracolo di Maria, ed all'Altar maggiore un'Annunziazione an- tica. Avanzando si giunge al

PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345. colla direzione dell'Architetto Taddeo Gaddi, come nel Cartello affisso alla Log- gia in mezzo di esso a Ponente, nel muro che guarda Mezzogiorno si legge:

Nel trentatrè dopo il mille trecento Il Ponte cadde per diluvio d'acque, Poi dodici anni come al Comun piacque Rifatto fu con questo adornamento.

Appiè di esso Ponte osserveremo un

GRUPPO rappresentante il Centuaro Nesso ed Ercole che stà per ucciderlo, o- pera in un sol pezzo di marmo del nostro Giov. Bologna, e che stava prima sul Canto dei Carnesecchi fino del dì 8. Aprile 1600.

S. IACOPO ove abitavano i Roccettini, e adesso i Padri della Missione. La prima Tavola a destra è di Sebastiano Galeotti, ove è S Gennaro Vescovo: la seguente del Crocifisso è di Agnolo Bronzino, che fu donata da Alessandro Bonaccorsi; la ter- za di S. Vincenzio dei Paoli è di Pu- glieschi; la quarta della Trinità è del Conti, e di faccia alla Navata è del Gan- di l'Assunzione di Maria. All'Altar mag- giore Pier Dandini figurò Cristo, che de- stina S. Iacopo all'Apostolato. La Tribu- na con due Tondi laterali è di Matteo Bo- nechi. In faccia all'altra Navata il Cioc- chi espresse la tentazione di S. Antonio. Quindi si trova la Sagrestìa adorna di Ta- vole antiche: dopo ne viene la Cappella di S. Francesco d'Agostino Veracini. Quin- di quella di S. Liborio Vescovo di Iacopo Vignali. Ne segue la Cappella dell'An- nunziazione, d'Ignazio Hugfort. In ultimo trovasi il martirio di S Cecilia di Giovan- ni Casini. Presso il Ponte S. Trinita è l'in- gresso di questa Casa Religiosa, ove ve- donsi in marmo 4. Busti di Granduchi Francesco I., Cosimo II., Ferdinando II., e Cosimo III.: i primi tre scolpiti da Anto- nio Novelli, e l'ultimo da Carlo Marcel- lini. Delizioso è il passeggio lungo il Fiu- me, e presso il Ponte alla Carraia, vedesi il Palazzo già dei

MEDICI, accresciuto. E nel Fondaccio di S. Spirito vi sono le Abitazioni dei Conti Bardi, Frescobaldi, Renuccini, e Pecori.

Lusingandomi di aver soddisfatto a quan- to si era da me promesso pongo fine a ciò che riguarda l'interno della Città.

VIDI FUOR DI FIENZE Un'ALTRA ROMA.

COminciando dalla PORTA ROMANA, detta di S. Pier Gattolino, mediante un Stradone si sale ad una Villa Reale detta

IL POGGIO IMPERIALE. Al primo ingresso dello Stradone vi erano quattro Vivaj di- visi da un Ponte, quali furono rinterra- ti, e ridotti a prato.

In distanza vi erano due altri Vivaj, che furono ancor essi rinterrati. Esistono so- pra quattro piedistalli le Statue di Ome- ro, di Virgilio di Dante, e del Petrarca. Dolcemente salendo circa un miglio, all' ombra di Lecci, e di Cipressi si giunge ad un gran Prato di figura semitonda, chiuso da balaustrate di pietra con statue, ove nell'apertura di mezzo sono due statue di marmo, cioè un Atlante col Globo sugli omeri, e un Giove con fulmine alla ma- no. In testa a detto Prato si erge la Reale Villa fabbricata dalla predetta Arcidu- chessa Maria Maddalena, poi dalla Gran- duchessa Vittoria accresciuta da Mezzo- giorno, e dal Granduca Leopoldo amplia- ta, avendo formati due superbi apparta- menti, il primo al piano del Giardino tutto pitturato dai più celebri Pittori del nostro tempo, rappresentandovi varj fatti dell'I- storia Romana. E l'altro superiore fu or- nato di stucchi. Questa Villa ha due Sa- loni, ed è ripiena di ogni sorte di suppel- lettile, e di quadri. Ivi sono annessi due Giardini con spartimenti di fiori, agrumi, e fontane di acqua; vi sono molte antiche, e moderne statue, tra le quali un Adone ferito, di Michelangelo di straordinaria bellezza. Sopra il detto Palazzo in un Col- le più rilevato in poca distanza si vede un antico Monastero di Religiose dell'Or- dine di S. Francesco, detto di

S. MATTEO IN ARCETRI, il qual Territo- rio produce delicati vini, e particolarmen- te il vino detto Verdea, e vi sono deli- ziose Ville, tra le quali quella ove stiede relegato per 10, anni per ordine dell'Inqui- sizione il celebre Galileo, che adesso ap- partiene al Dottor Antonio Bonajuti. Tor- nando per la strada Romana si vedrà a si- nistra altro Convento di Religiose, detto di

S. GAGGIO, fondato dalla Famiglia Cor- sini. La Tavola dell'Altar Maggiore è di Lodovico Cigoli. Vedesi in vicinanza l'al- tro Convento detto del Portico di Religio- se dello stesso Ordine. In lontananza di circa 2. miglia trovasi voltando a destra la

CERTOSA, fatta col disegno dell'Orcagna. Nella Chiesa vedesi la volta dipinta da Ora- zio Fidani, come pure sono del medesimo i quadri, che ornano le pareti; il pavi- mento è di marmi. A sinistra si entra in un Chiostro, il quale dà introduzione a molte Celle, secondo l'instituto di questi Eremiti. Il Pontormo aveva fatte diverse Pitture, ma essendo perite potranno ve- dersi i di lui bozzetti a olio esistenti in una Cappella ove sono le Tavole di Giuseppe Sacconi. Sopra la porta, che và nel Chio- stro di fuori, ci è una Pietà con due An- geli, e dalla par e di dentro S. Lorenzo di mano del Bronzino. Nella stanza del Ca- pitolo è sulla parete con data del 1506. il Crocifisso con la Madonna, e la Maddale- na appiè della Croce, e due Angeli di Ma- riotto Albertinelli, come ancora vi dipin- se il Tobìa, e Lodovico Caracci un S Gio. Batista con molte figure. Sono da osser- varsi due Tavole, la caduta degli Angeli della Pittrice Isabella Sirani, e quella del Boschi rappresentante la separazione di S. Pietro, e S. Paolo. Come pure del B Angeli- co sono le pitture sul legno esistenti in una Cappella. Il Fondatore di questa Certosa nell'anno 1341. fu Niccolò Acciaioli Fio- rentino gran Siniscalco di Sicilia, e di Ge- rusalemme, ed accrebbe quella di Napoli. In una stanza sotterranea sono le Sepol- ture della Casa Acciajoli, la quale Fami- glia alla distanza di circa nove miglia in Valdipesa possiede una gran Tenuta, e un magnifico Palazzo detto Monte Gufo- ni con un bel Giardino con Fontane, e scherzi d'acque.

Non è da tralasciarsi di vedere l'Ar- chivio assai bene tenuto, e che può ser- vir di norma a chiunque volesse formare un'Archivio di qualche importanza.

Rendono deliziosa questa Collina le va- rie Ville, e specialmente quella del Miche- lozzi detta di Bellosguardo, perchè di quì godesi tutta la Città, (e dove il Guicciar- dini srisse la sua celebre Istoria d'Italia

La più completa Edizione è quella fatta rn Firenze colla data di Ftiburgo in quattro gros- si tomi in 4. con varie addizioni, che trovasi vendibile alla Stamperia Reale.

), e quelle dei Borgherini, degli Strozzi, e del Vinci, ove è un bel Gruppo dello Zini.

Fuori della Porta di S. Frediano a sini- stra trovasi il Monastero dei Monaci di

MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar maggiore, in cui è figurato l'ingresso di Nostro Signore in Gerusalemme, è di Santi di Tito; quella ove è il B Bernardo Tolo- mei è del Pignoni, ed uu'Assunzione dirim- petto è del Passignani. Agli altri due Al- tari in uno vi è espresso l'Apostolo tirolare S. Bartolommeo, e nell'altro S. Francesca Romana. Delle due statue di marmo la Ver- gine Vestale, che tiene un vaglio per l'Ac- qua santa, è di mano del Caccini, e l'altra alla sinistra, che rappresenta Claudia è di Scultura Fiamminga. Nella Cappella, che sta sotto la Chiesa vi è una Tavola della Resurrezione di Raffaellino del Garbo. In vicinanza si vede un delizioso Casino del Duca Strozzi, con un salvatico, che scen- de sino alla strada maestra, e dalla parte di Ponente vi è il Conservatorio di S. Pie- ro a Monticelli.

Fuori della Porta al Prato è una deli- ziosa passeggiata quella dei Viali delle Ca- scine, ove esistono superbi, ed ameni pra- ti, e boschetti, come ho detto di sopra.

Fuori di questa Porta è situata distante 10. miglia la Villa Reale del

POGGIO A CAJANO. Fu principiata dal Magnifico Lorenzo dei Medici Padre di Leone X. il quale la non terminata Fab- brica volle finire, e specialmente l'ornato, e le pitture del Salone grande in parte, che poi il Gran Duca Francesco fece con- durre a fine, seguitando il primo modello di Giuliano da S. Gallo. Evvi un Salone con volta a mezza botte dal suddetto da S. Gallo gettata di materie, invenzione da lui imparata a Roma. Il detto Salone fu dipinto da Andrea del Sarto, dal Franca- bigio, e da Jacopo da Pontormo. L'Istoria è quando a Cesare furono presentati vari donativi in Egitto da molte Nazioni, al- ludendo al Magnifico Lorenzo dei Medi- ci, che fu di rari animali, e tra gli altri di una Giraffa regalata da Gaitbeto Solda- no d'Egitto nel 1487, e detta Giraffa è descritta dul Poliziano nelle sue me colan- ze erudite: fu lasciata imperfetta da An- drea dei Sarto, e terminolla Alessandro Allori. Il Francabigio dipinse in altra facciata quando Cicerone dopo l'esilio fu in Campidoglio chiamato Padre della Pa- tria: alludendo questa Storia al ritorno in Firenze di Cosimo Medici il Vecchio. Nell' altra facciata il Francabigio dipinse, quando Tito Quinzio Flaminio Console Romano, orando nel Consiglio degli Achei contro l'Oratore degli Etoli, e del Re An- tioco, dissuase la lega, che disegnavano concludere gli Oratori con gli Achei me- desimi. Questo fatto allude alla Dieta di Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo dei Mediei disturbò il disegno dei Veneziani, bramosi di rendersi al possesso dell'Italia tutta. Di Alessandro Allori è la Cena di Siface Re dei Numidi, fatta a Scipione, dopo che egli ebbe rotto Asdrubale in Spa- gna: e questo allude al viaggio del suddet- to Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu generosamente convitato Le due testate furono dipinte da Iacopo da Pontormo, e vi è un Vettunno coi suoi Agricoltori, con un pennato in mano al naturale, e l'Isto- ria di Pomona, e Diana con altre Dee, che per esser pitture fatte a concorrenza dei sopranominati Pittori, sono delle più belle che uscissero dal suo pennello. Quin- di si entra in due Gallerìe, ordinate dal Gran Principe Ferdinando per formare per mezzo di queste la comunicazione al Sa- lone. Dal detto Salone passando in un'al- tro ornato a stucchi, si trova dipinta nel- la volta dal Gabbiani la Toscana, chc avanti Giove presenta Cosimo Padre della Patria, mostrando d'aver esso quietate le discordie, e introdotta la pace; opera di somma stima. Altre eccellenti pitture or- nano questo Palazzo. La Tavola della Cap- pella ove è una Pietà, e del Vasari. Nella contigua campagna si fanno copiose rac- colte di squisiti Risi. Proseguendo verso Tramontana si giunge ad un luogo ame- no, detto le Pavoniere, e serve per far correre i Daini, i quali in un Barco mura- to con boscaglia, e fossi d'acqua conservan- si. Rimettendosi sulla strada maestra a mano dritta trovasi la Villa del Marche- se Bartolommei detta di

ARTIMINO, stata da Ferdinando I fab- bricata col disegno di Bernardo Buonta- lenti l'anno 1594. Vi sono due bei Colli a Levante; ed il dìvertimento maggiore, che si ritrae in detta villeggiatura, è la Caccia, essendovi un circuito di muraglia di sopra 32 miglia, detto il Barco Rea- le, distendendosi dalle falde del Poggio di Artimino sino ai Poggi di Vinci nella Val- dinievole Due altre Ville Reali poco di- stanti l'una dall'altra. sono fuori di que- sta Porta, una detta la

PETRAJA. Il suo ingresso è a Tramon- tana per un Prato circondato da folti ci- pressi in difesa dei venti: ha nel mezzo un Cortile ove son dipinti diversi fatti mili- tari, vi sono nelle due fiancare due Log- gie dipinte dal Volterrano, e rappresen- tano alcune azioni di Cosimo I., e Ferdi- nando II.. Tra i buoni Quadri è da ammi- rarsi nella Cappella la Tavola d'Andrea del Sarto. L'altra detta

CASTELLO, Villa antica dei Medici, ac- cresciuta da Cosimo I dalla parte di Le- vante, col disegno di Niccolò detto il Tri- bolo, ed ampliata dal Granduca Leopol- do, essendo sua Villa favorita nella sta- gione estiva. Nella volta della Loggia a sinistra dentro il Cortile, alcune Istorie degli Dei antichi, e l'Arti liberali lavora- te a olio sulla calcina secca, sono di Ia- copo da Pontormo. Vi è a fresco di Bal- dassarre Franceschini nella volta del ricet- to, salite le prime scale, un bello sfondo Da Tramontana si entra in un vasto Giar- dino. La prima gran Fontana, ove è l'Er- cole di marmo, che soffoga Anteo, dalla cui bocca esce in gran copia l'acqua, è di mano dell'Ammannati, essendo il restante della Fontelavoro del Tribolo come di lui è l'altra Fontana in mezzo al Boschetto dei lauri, nella cima della quale vi è una Ve- nere di bronzo, dalla cui chioma, che tien raccolta entro le mani, cade in acqua. In- torno vi sono occulte fistulette, dalle quali vengono zampilli d'acqua Questa è cinta da un bel salvatico, che fa prospettiva all' altra Fontana dell'Ercole, e per di sopra ad una Porta, ove pure sono vari zam- pilli d'acqua. Intorno la Porta vi è una Grotta grande, e ricchissima di Spugne, fatta dal Tribolo. Vi sono tre gran Pile scavate, e intagliate d'un pezzo solo, una nella testata, e l'altre due per fianco all' entrare, sopra le quali vi sono scolpiti di- versi Quadrupedi, e da alcuni cade acqua nelle suddette pile. La detta Grotta è chiu- sa da cancellate di ferro, le quali aperte, quando si vuol dar l'acqua agli zampilli, che tra le spugne di sopra nel pavimen- to, e dai lati vi sono, serransi con violen- za per forza d'acqua. Questa Grotta è in mezzo di due Fontane nel medesimo muro collocate, che ribattono all altre due del Giardino, ove è il boschetto a Laberinto. Dal suddetto Giardino si sale ad un gran Vivaio, in m zzo del quale vi e in un Vecchio di bronzo figurato il Monte Ap- pennino fitto dall'Ammannato, dalla cui chioma cade acqua, disegno, e lavoro del Tribolo; del quale è a Levante una Quer- cia molto artificiosa, e tutta giuochi di acqua, che è degna di vedersi. Quindi tenendosi la strada che passa sotto la Villa della Petraia, si vedrà di passaggio il Con- servatorio delle Signore della

QUIETE. Questo luogo era per addietro una Villa detta la Quiete della Grandu- chessa Cristina. Pervenne in Donna Eleo- nora Ramirez di Montalvo, che fu la Fon- datrice, e Institutrice. La Granduchessa Vittoria fecevi la Chiesa, la Foresteria, Ri- messe e Stalle, e la Principessa Anna Ma- ria Luisa Elettrice Palatina l'ampliò di un nobile Appartamento, e di un delizio- so Giardino, e dalla Granduchessa Maria Lnisa moglie del G. D Leopoldo (poi Im- peratrice) fu ampliato di altre comode abitazioni. E' degna di vedersi la Villa, e luogo della

DOCCIA, ove dal Marchese Carlo Ginori fu introdotta la fabbricazione di finissime Porcellane di ogni sorte con ottima riusci- ta, delle quali se ne vede una raccolta in una stanza disposta a forma di Gallerìa, ricavando la loro sussistenza in questa ma- nifattura circa 100 persone, lavorandosi ancora ogni qualità di maioliche. In vi- cinanza è da vedersi la Villa del Mar- chese Corsi.

Fuori della PORTA S. GALLO, oltre l'Ar- co Trionfale, e Parter, prendendo a sini- stra passato il Mugnone è da osservarsi un Tabernacolo sulla strada, dipinto da Gio. Batista Vanni, e si arriva al

CONVENTO dei Cappuccini, i quali han- no una bella Chiesa, e un comodo Con- vento, ed Orto con salvatico. Vicino sul canto della Villa Capponi avvi un Taber- nacolo dipinto da Gio. Francesco Penni sco- lare di Raffaello. Quindi passando da di- verse Ville si arriva a quella di

CAREGGI, cioè Campo Regio appartenen- te adesso a Vincenzio Orsi. Questa fu fab- bricata col disegno di Michelozzo da Co- simo Padre della Patria. Quivi il Magni- fico Lorenzo dei Medici, e Giovanni, e Pietro suoi figli facevano le virtuose Ac- cademie con Marsilio Ficino; Angelo Po- liziano, Pico della Mirandola, l'Argiropo- lo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti Uomini di quell'età. A cinque miglia di- stante dalla Città è la Villa Reale di

PRATOLINO, luogo di somma amenità nel tempo di Estate. Questa gran Fabbrica col disegnodi Bernardo Buontalenti, e di Fran- cesco suo figlio fu edificata nel 1575. dal Granduca Francesco I

Eravi prima un'antica Villa che comprò da Benedetto Uguccioni. Per scale scoper- te si sale al primo piano dalla parte di Tra- montana, e per un Terrazzino si entra in un amplo Salone in volta, ed ornato in parte di stucchi, e di pitture; ed un' Sa- lotto dipinto a fresco. Vi è un Organo I- draulico, che senza opera di mantici ri- ceve il vento per mezzo dell'acqua. In co- pia sono i lavori di Spugne marine, le Fon- tane, le Grotte, le Statue, fra le quali mol- te Colossali, e che in scherzose maniere ver- sano acqua, e molte altre cose deliziose per l'ampio e ben disposto Salvatico, e per i Giardini sono sparse, e sotto il Palazzo me- desimo. Circa tre miglia distante da que- sta Villa si trova l'Eremo di

19

MONTE SENARIO, ove ebbe principio dai sette Beati Romiti Nobili Fiorentini la Re- ligione dei Servi di Maria nell'anno 7233. e ove S. Filippo Benizi lungo tempo stiede a far penitenza. In mezzo sta il Convento dei Religiosi; e vedonsi nel recinto le sette Grot- te dei Beati Fondatori, e quella del Santo Propagatore, ove fecero lunga dimora. In questo Santuario sono varie buone pitture, e vi si ammira nella volta della Chiesa il bellissimo sfondo, nel quale il Gabbiani rappresentò Maria in Gloria con molti An- geli, che porge l'abito ai sette Beati Fondat.

Nel ritorno a Firenze, quasi due miglia discosta dalla Città, sulla sinistra fuori del- la strada maestra si vede la deliziosa Villa già Salviati, ora Borghesi, presso il Ponte alla Badìa, con bel Giardino, e scherzi di acqua. Quindi passato il Ponte di Mugno- ne si và alla soppressa

BADÌA di S. Bartolommeo, che servì lun- go tempo per Cattedrale di Fiesole, e fu poi ufiziata dai Monaci di S. Benedetto: ma es- sendo quasi dal tempo, e dalle guerre in po- situra di minacciar rovina, Cosimo dei Me- dici Padre della Patria, a proprie spese col disegno del Brunellesco, vi fabbricò una bella Chiesa e Monastero per i Canonici Lateranensi, a contemplazione di un tal Padre Don Timoteo da Verona; e per me- glio godere la sua conversazione, vi fece un appartamento per proprio uso. Dopo la soppressione dei Canonici Lateranensi fu questo luogo dal Granduca Leopoldo da- to per uso dell'Arcivescovo di Firenze. Sal- vator Rosa, e Lorenzo Lippi essendo ami- cissimi erano accostumati di far le loro pas- seggiate a questo luogo, e lungo il conti- guo Torrente di Mugnoue comunicandosi le respettive idee, che il primo per le sue satire, l'altro per il suo Malmantile Vol- gendo a Tramontana vi è una

CHIESETTA, ove si conserva una miraco- losa Immagine del Crocifisso, qual luogo è detto Fonte Lucente, nominato dal Poli- ziano nella Lamia; e da Levante vi è

S. DOMENICO. Chiesa dell'Ordine Dome- nicano con un comodo Convento fondato nell'anno 1406. dal Beato Giovanni Domi- nici a spese della nobile Famiglia degli Agli. Quivi S. Antonino fu il primo, che vestisse l Abito Domenicano. Sono in que- sta Chiesa alcune pitture di merito: tra le antiche si vede la Coronazione della Ma- donna del Beato Giovanni Angelico, quel- la della Natività di Pietro Perugino, e un altra del Sogliani; fra le moderne, quella dell'Annunziazione di Iacopo da Empoli, e tutta la volta della Chiesa dipinta da Lo- renzo del Moro. Poco sopra salendo il Mon- te vi vede una bella Villa fabbricata già da Giovanni di Cosimo Medici col disegno di Michelozzo, la quale appartiene al Senator Cav Giulio Mozzi; avendo l'istesso Giovan- ni col disegno dal medesimo Michelozzo fatto fabbricare poco distante una

CHIESA e Convento ai Frati di S. Girola- mo, i quali ebbero principio in Firenze nell' anno 1407. da Carlo Conte di Montegra- nelli che ha culto di Beato. Quelli furono soppressi da Clemente IX, e questo luogo è posseduto a desso dal Cav. Ricasoli. Final mente ss giunge a Fiesole, ove sono da ve- dersi la

CATTEDRALE, ed il Palazzo del Vescovo, e alcuni frammenti della Rocca, e Mura an- tiche, avendo l'anno 1010 i Fiorentini da- to il sacco, e demolito ciò che poterono. La Chiesa fu fabbricata nel 1028. dal Ve- scovo Iacopo Bavaro Nella Tribuni si con- servano le Reliquie di Santo Romolo in una cassa di marmo misto, e la Testa del qual Santo con un braccio si espone nel giorno consacrato al medesimo. Vi si conserva la Cattedra del Vescovo S. Andrea Corsini nella parete sinistra in un ornato di pietra serena. La Tavola del martirio di S. Tom- maso Apostolo è del Volterrano, e tutto il bassorilievo di marmo della Cappella di Monsignor Salutati col di lui Deposito, e ritratto, è opera di Mino da Fiesole, e il lavoro di marmi all'Altare di mezzo tra le due scale è di Andrea Ferrucci Fiesolano. Di faccia è il

PALAZZO del Vescovo, che ha vasta Dio- gesi, e presso è un comodo, e ben regolato Seminario. Sopra si trova la Chiesa di

Sant'ALESSANDRO, ove era il corpo di detto Santo, che fu Vescovo di questa Cit- tà, e martirizzato nel Territorio Bologne- se nell'anno 502. Il detto Corpo fu nel 1785. translatato nella Cattedrale per es- sere stata destinata questa Chiesa per uso di Camposanto, e tolta la tettoia. Nel più alto di Fiesole è posto il

CONVENTO dei Riformati di S. Franco- sco, fondato dalla Famiglia del Palagio, ove anticamente era la Rocca dei Fiesola- ni. La Tavola della Concezione è di Pietro di Cosimo. Scendendo in faccia alla Piaz- za vedesi la Chiesa antichissima di

S. MARIA PRIMERANA, modernamente restaurata, ove esiste un'Immagine di Ma- ria, che si vuole la più antica in Tosca- na, e che perciò si chiami Primerana, la qual Chiesa, secondo l'Ammirato, veniva ad essere quasi nel mezzo della Città di Fie- sole. Verso Levante in piccola distanza è un altro

CONVENTO di Zoccolanti dettola Doccia, fondato da Giuliano Davanzati; e tanto in questo luogo che per l'adiacenti Colli- ne vi sono moltissime Ville. Tutti que- sti Monti Fiesolani, e di Settignano sono abbondanti di Cave di Pietra, e macigni per uso di fabbriche, e in ciò consiste il maggior traffico, e sostegno di quegli Abi- tanti.

PORTA A PINTI, fuori di essa vi è un Ta- bernacolo di Andrea del Sarto, che per l'in- giurie dei tempi è ridotto in cattivo stato. Distante un miglio, nella Chiesa di S. Ger- vasio è una bella Tavola di Santi di Ti- to; e fuori della

PORTA ALLA CROCE si trova il Monastero di

SAN SALVI. Questo fu uno dei primi Mo- nasteri di Vallombrosani, che lo cederono alle Monache dette prima di Faenza l'an- no 1529. nell'essere stato demolito il loro antico Convento, per costruirne la fortez- za di San Gio. Batista. Nel Refettorio da Andrea del Sarto furono dipinti in un arco San Benedetto, San Giovanni Gualberto, S. Salvi Vescovo, e S Bernardo degli Uberti Monaco, e Cardinale, e nel mezzo in un tondo è la Trinità. In faccia è un Cena- colo che si reputa delle migliori pitture di Andrea, di cui se ne vede la stampa in- cisa da Teodoro Cruger; sul che è degno di memoria, che convenendo demolire per il detto assedio con molti suburbani Con- venti, e Casamenti, anche la Chiesa di San Salvi con sue abitazioni, a contemplazio- ne di così belle Pitture fu lasciato in piedi; ma per l'introdotta clausura di Monache non si può vedere senza speciale licenza. Nella Chiesa è una Tavola con Cristo in Croce di Francesco Morandini da Poppi, e quella di S Umiltà del Passignano. Cir- ca un miglio discosto si trova altro Con- vento di Monache Agostiniane detto

S. BALDASSARRE; e salendo sulla sinistra, se ne trova un altro dell'Ordine di S Be- nedetto, intitolato

S. MARTINO a Maiano, ove la Tavola dell' Altar maggiore fu dipinra dal Grillandajo.

Fuori di questa Porta, e in lontananza l'uno dall'altro sono da vedersi tre celebri, e grandiosi Santuarj, cioè la Vallombrosa, il Sacro Eremo dì Camaldoli, e il Monte dell'Alvernia, nel primo dei quali S Gio. Gualberto, e nel secondo S Romualdo fon- darono i loro Conventi; e nel terzo S. Fran- cesco ricevè le Sacre Stimate In ciascuno sono osservabili non poche pitture, e pas- sando in questi luoghi vi sono ancora da osservare molte Terre, e Castelli della bella Provincia del Casentino.

Fuori la Porta di S. Niccolò esiste bella pianura nominata Pian di Ripoli.,

BADÌA di S. Bartolommeo; in cui fa la residenza il Generale dell'Ordine Vallom- brosano. Anticamente fu Convento di Mo- nache. Un'altro si trova più sopra detto

S. MARIA del Bigallo, poco fuori della strada maestra di Arezzo per Levante, che sino al 1503. si mantenne a uso dì Spedale. Cinque miglia da Firenze discosto esiste un altra Villa Reale detta

APPEGGI. Distante altre tre miglia e mez- zo sopra un Poggio tra Mezzogiorno, e Le- vante è situata la

CHIESA di S. Maria dell'Impruneta. Nel giorno di S. Luca vi è un gran concorso di Popolo, facendosi una grossa Fiera E' ufiziata da dieci Cappellani con un Pieva- no, che hanno l'obbligo di dirvi quoti- dianamente il Divino Ufizio. Fu fondata dall'gstinta Famiglia dei Buondelmonti. Questa Chiesa è riccamente adornata, con soffitta dorata con tre sfondi quello di mez- zo è considerato essere il più insigne lavoro di Antonio Puglieschi. Il primo degli altri due è opera di Tommaso Redi, e l'ultimo di Gio. Cammillo Sagrestani. Tra le Ta- vole è osservabile la Vocazione di S Pietro di Jacopo da Empoli.

Fuori la Porta S. Miniato, che è serrata si trovano due Chiese, la prima è detta

S. FRANCESCO al Monte delle Croci dei Padri Riformati. Questa con disegno di Simone del Pollaiolo detto il Cronaca. fu fatta fabbricare nel 1350. da Castello Qua- ratesi, come ne fa fede un'Inserizione da- vanti l'Altar Maggiore. La Tavola dell' Annunziazione è del B. Angelico, e quella della Natività è del Sogliani Sopra la Por- ta della Sagrestìa la Pietà di terra cotta è di Luca della Robbia. Questa Chiesa è posta in tale eminenza, che si gode Firenze con una gran parte dei Villaggi. Uscendo per la Porta del fianco, e camminando pochi passi a man dritta per una Porta della For- tezza, che nel 1526 con disegno di Michela- gnolo fu fatta, benchè tirata a fine dal Tribolo (di cui è lavoro la bellissima statua di macigno non finita rappresentante una Vittoria che stà appoggiata accanto alla detta porta) si arriva all'antichissima

CHIESA di S. Miniato, posta nel mezzo di detta Fortezza. Nella persecuzione dei Cristiani sotto Decio, trovandosi S. Minia- to con alcuni Compagni a far penitenza nel luogo ove è eggi la Chiesa, e in quei tempi era vi un piccolo Oratorio dedicato a S. Pietro, e all'intorno boscaglia, il Ti- ranno fattolo condurre in Firenze, lo ten- tò ma invano onde rimuoversi dalla Re- ligione Cristiana; dopo diversi supplizi, gli fece tagliare la testa in un luogo detto S. Candida; ma il Santo presala nelle mani passò l'Arno, e rese nel suddetto Oratorio l'Anima a Dio. Quivi fu seppellito. Ma que- sta Chiesa sì nobile, e grande fu incomincia- ta nel 1013. ai 26. d'Aprile col consiglio di Ildebrando Vesc Fiorent, coll'assistenza di S. Arrigo I. Imperat, e di Santa Cunegunda sua moglie, che la dotarono di molte tenu- te, e vi fecero traslatare il detto Corpo nell'Altare, che è nei sotterranei della Chiesa, la quale fu data allora in cura ai Consoli dell'Arte dei Mercatanti. E' spar- tita questa in tre navate, e vi sono due scale di marmo, per dove si sale al Presbi- terio, fatto sulla costumanza della primi- tiva Chiesa. Dietro l'Altase vi sono cin- que finestroni serrati di trasparente mar- mo, e nella lunetta semirotonda di Mo- saico col Padre Eterno si vede a destra ef- figiata Maria, e a sinistra S Miniato, e nel mezzo i simboli dei 4. Evangelisti. Da- vanti è una Cappella di marmo, fatta fare da Pietro dei Medici, ove nella volta è un partimento d'ottangoli di Luca della Rob- bia, con un quadro di pittura antica, nel quale Altare era collocato il Crocifisso che fu traslatato in S. Trinita. A sinistra la bella Cappella dedicata a S. Iacopo fu edificata in memoria del Cardinale Iaco- po di Portogallo, con marmi e porfidi, co- me sono la Cattedra Episcopale, e il Sepol- cro di lui con la figura, e sopra Maria col Bambino e Angeli lavorati da Antonio Rossellini.

Nella volta Luca della Robbia fece i 4 Evangelisti, e in mezzo lo Spirito San- to. Di Antonio del Pollaiolo è la Tavola a olio di S Iacopo, S Eustachio, e S. Vincen- zio, di Pietro suo fratello sono alcuni Profeti dipinti a olio nel muro di detta Cappella, siccome in un mezzo tondo l' Annunziazione; e presso la Porta sono va- rie antiche Pitture. Questa Chiesa fu ne- gli antichi tempi ufiziata dai Monaci di S Basilio, poi da quelli di S. Benedetto dell'Ordine di Clugnì, e fra essi visse al- cun tempo S Gio. Gualberto Fiorentino dei Signori di Petroio, dopo aver perdonato all'inimico uccisore di Ugo suo fratello, quale incontrò poco sotto S. Miniato, ove è una memoria del generoso fatto in un Tabernacolo. Il Crocifisso che chinò la testa, che fu molto tempo nella sud- detta Chiesa alla mentovata Cappella di mezzo, fu trasportato in Firenze nel dì 25. Novembre 1671. in Santa Trinita. Quindi passò in mano dei Gesuiti, e adesso serve per uso degli Esercizj.

FINE

INDICE DELLE COSE PIU' NOTABILI.

ACcad delle Belle Arti 73

S. Agata Monast. 62

S. Agostino 271

S. Ambrogio 140

Angeli Chiesa 112

Angiolini Chiesa M. 203

Annalena M 214

SS Annunziata 85

SS Apostoli 218

S. Appollonia M 59

Archivio pubblico 156

Badia di Firenze 146

S. Barnaba M. 58

Calza Chiesa 243

Camaldolensi 112

Cambiagi Villa 271

Campanile del Duomo 32

Capp. dei Principi 45

Cappuccine Mon. 136

Cappuccini 289

Careggi Villa ivi

Carmine 233

Cascine Reali 201

Casino del Corsini 203

-- Di S Marco 71

-- Del Riccardi 227

Caste.lo Villa 286

S Caterina Mon. 73

Cavallo dell SS. An. 85

-- di Piazza 164

Certosa 270

Ce tello 239

S. Chiara Mon. 242

Chiarito Mon. 62

S Clemente Mon. 62

Colonna di S. Felice 249

-- Di S Felicita 267

-- di S. Giovanni 39

-- di S Trinita 214

Comp della Miser. 32

-- dei Bacchettoni 197

Convertite Mon. 242

S. Croce 122

S. Domenico Mon. 64

-- di Fiesole 290

Duomo 11

S. Elisabetta Mon 134

S Felice, o sia S. Pier Mart 249

S Felicita 267

Fiesole Città 290

S. Filippo Neri 149 Fontana di Piazza 163

Fortezza da Basso 57

-- di Belvedere 271

S Francesco Mon. 139

-- di Sales Cons. 241

Galleria Reale 168

Ghetto degli Ebrei 220

Giardino di Boboli 264

-- dei Semplici 64

S. Giorgio 271

S. Gio. Batista 32

S. Giovannino Mon 59

-- degli Scolopi 81

S. Girolamo Mon. 270

S. Giuliano Mon. 56

S. Giuseppe 134

S. Iacopo oltr'Arno 276

-- tra i Fossi 182

-- di Ripoli Cons. 200

Imperiale Villa 278

Impruneta 304

Librerìa di S. Lor 51

-- Magliabechiana 166

-- Marucelliana 77

Loggia dei Lanzi 162

-- di Mercato nuovo 219

S. Lorenzo 41

S Lucia sul Prato 240

-- dei Magnoli 274

Madonna de Ricci 120

S Marco 65

S. Margherita 152

S. Maria sul Prato 203

-- in Candeli Mon. 110

-- Novella 183

-- Maggiore 224

Maddalena Mon. 107

S. Martino Mon. 199

S. Michel Berteldi 222

-- Visdomini 84

S Miniato al Monte 298

S Monaca 232

Monaster Nuovo M. 198

Monte Domini 136

Monticelli Mon. 136

Murate Mon 127.

Museo d'Istoria na- turale 245

S Niccolò 272

Ognissanti 204

Orsanmichele 152

S. Orsola Mon. 58

Palazzo Reale 250

-- Arcivescovile 40

-- Buonarroti 143

-- Capponi 103

-- Corsini 212

-- Riccardi 78

-- Vecchio 156

S. Pancrazio 209

S. Paolino 195

Petraia Villa 285

Piazza di S. Croce 133 -- del Granduca 156

-- del Grano 181

-- di S M. Novella 183

S. Piero in Gattolino 244

Poggio a Caiano Villa 282

Ponte di S. Trinita 214

-- Vecchio 276

Porcellane 288

Poverine M. 137

Pratolino 289

Quiete Conservat 288.

S Remigio 181

S. Silvestro Mon.

Seminario Fiorent. 241

S. Simone 144

Spedale di S. Gio. di Dio. 209

-- di Bonifazio 61

-- degli Innocenti 101

-- di S. M Nuova

S. Spiriro 227

S. Stefano 180

Teatro del Cocomero 83

della Pergola 114

-- della Palla a Cor- da 118

S. Teresa Mon. 141

S. Trinioa 214

S. Verdiaaa Mon. 140

Ufizi pubblici 166

Zecca 166