GUIDA
PER OSSERVARE CON METODO
LE RARITÀ E BELLEZZE
DELLA
CITTÀ DI FIRENZE
FIRENZE MDCCCIV.
NELLA STAMPERÌA REALE.
A SUA ECCELLENZA
IL
PRINCIPE DEL SACRO ROMANO IMPERO
DUCA DI ZAGAROLO
CAVALIERE DELL'INSIGNE ORDINE DEL TOSON D'ORO
BALÌ DELL'ORDINE DI
CONSIGLIERE INTIMO ATTUALE DI STATO
E GRAN CIAMBERLANO
DI
vaste cognizioni dell'
più raffinato genio per le Belle Arti; e
queste formando il pincipal soggetto di
questo Libro; e fortunatamente combina-
Vostro soggiorno in questa deliziosa Me-
tropoli, permettetemi, stimabile
cipe, che secondando sotto tutti i rapporti
la voce del mio cuore, resti del Vostro
Illustre Nome fregiato.
te dei meriti di sì degno Mecenate: ma
l'innata gentilezza dell'
la, e riguardandola come figlia legittima
della mia stima, e scevra d'ogni altra
secondaria veduta, la rende più grande;
ed elettrizzandosi nel tempo stesso il mio
cuore per la più tenera, e compiacente
riconoscenza, acquisto l'invidiabile,
epermanente onore di poter col più dovu-
to rispetto, ed attaccamento protestarmi
>
Dell'
DESCRIZIONE
DELLA CITTA'
DI FIRENZE
VArie sono le opinioni circa l'ori-
gine e prima popolazione di que-
sta Città. Alcuni vogliono che
conosca il di lei principio dai Popoli Fie-
solani; e secondo il sentimento del Dot-
tor Giovanni Lami, e di altri fu una delle
antiche Città Etrusche; e da Floro fu an-
noverata uno dei principali Municipj di
Italia. I Fiorentini stanchi di essere ad
altri soggetti, dopo la decadenza dell'Im-
pero Occidentale, nel quinto secolo pro-
curarono di vivere independenti. Per con-
servarsi, e per dilatare i confini del pro-
prio dominio abbatterono i loro nemici,
disfacendo Castelli, espugnando Città, e
riducendo sotto il loro dominio non po-
loro elevazione. Nel 1078. essendo ingran-
dita la Città fu fatto il secondo cerchio
delle mura; e nel 1284. fu fatto il terzo.
Le discordie tolsero ai Grandi il Governo,
e 'l tramutarono di Aristocratico in Po-
polare, e di Popolare lo ridussero a Prin-
cipato; poichè la Repubblica nei primi
tempi solamente da Patrizj fu govetnata,
quindi dai Cittadini (fuorichè nella re-
voluzione de' Ciompi nell'anno 1378, quan-
do il basso popolo per brevissimo tempo
si arrogò il comando); e, finalmente nel
1532. cominciò ad esser governata dai
Principi della Casa Medici, e nel 1737.
dal Duca Francesco di Lorena, e nel 1765.
dal Granduca Leopoldo I., e quindi per
il Trattato di Luneville del 26. Febbra-
jo 1801. passò il dominio nella
di Parma, sedendo oggi sul Trono
il Re Carlo Lodovico.
Esistevano 150. Torri, ma sul prin-
cipio del Governo Mediceo furono in gran
parte tutte demolite, e diverse ridotte ad
abitazioni. I Fiorentini ebbero come Ro-
ma i Templi, i Teatri, l'Anfiteatro, il
Campidoglio, il Foro, le Terme, e gli
Acquedotti; e costumarono li stessi giuo-
rono come loro Nume tutelare il Dio Mar-
te. Quindi professata sotto il Pontificato
di
ficarono molte Chiese. Coltivarono con
virtuosa emulazione le Lettere e le Armi.
Sono innumerabili quelli che per i loro
meriti hanno coperte in esteri Paesi rag-
guardevoli Dignità, essendo stata sempre
in credito presso tutti i Principi la Nazio-
ne Fiorentina. Fa un epoca gloriosa d'es-
sersi ritrovati insieme in Roma a congra-
tularsi con Bonifazio VIII. dodici Amba-
sciatori Fiorentini, spediti da diverse Cor-
ti, la qual cosa fece tanta maraviglia a
quel Pontefice, che in pubblico Concistoro
disse:
tà del Mondo, e la Nazione Fiorentina nelle
cose amane è il quinto elementoGli Ambasciatori furono gli appresso:
migli Alfani
to,
Francia,
ghilterra, un tal
di Costantinopoli,
Can'de Tartari,
di Napoli,
di Sicilia,
stro di Rodi,
di Pisa,
merino, e
Firenze, accompagnati tutti con nobile co-
mitiva, tra i quali si distinse il
comparve con cento persone vestite alla Tar-
tara. Al nuo-
Amerigo Vespucci Fiorentino.
Dopo l'in vasione de' Barbari nell'Italia
rimasero le Scienze, e le Arti più nobili
sepolte in una profonda ignoranza: mercè
però de' Fiorentini risorsero. Quindi si vid-
dero rifiorire la Poesia, e la lingua Tosca-
na, e la letteratura univetsale. Infatti un
Dante, un Petrarca, un Boccaccio, e tanti
altri aurei Poeti e Scrittori di quell'età
sono rammentati con venerazione. Cosimo
de' Medici detto il Padre della Patria a-
vendo offerto un generoso asilo a diversi
Letterati Greci, che dopo la caduta dell'
Impero Orientale sottrattisi da Costanti-
nopoli se ne vennero quì portando diversi
preziosi Codici, che furono generosamente
comprati dal detto Cosimo, fu la cagione
che la lingua greca divenne la lingua di
moda, e furono reputati di scarso ingegno
Il prelo-
dato Cosimo fu il promotore, e Mecenate
della celebre Accademia Platonica, e le
adunanze si facevano nella Villa di Careg-
gi situata distante da Firenze 2. miglia,
(oggi spettante all'Orsi.) Il Magnifico Lo-
renzo de' Medici proseguì sì lodevole co-
stumanza, venendovi invitati i sapienti di
quell'età. Bernardo Rucellai ripristinò le
dette letterarie Adunanze nel suo Giardi-
no, e le continuarono i di lui figli, te-
nendo settimanalmente i circoli assai bril-
lanti, nei quali godevasi la più scelta ed
amena letteratura interveuendo il fiore dei
Letterati di quell'età.
I Toscani furono i restauratori delle
Scienze le più sublimi: l'Illustre Taddeo
fu l'Ippocrate della Toscana: l'Accursio
fu il Padre del Diritto Civile: Guido Bru-
netti, e Paolo Geometra portarono al più
sublime splendore l'Astronomia: Leonar-
do da Pisa diede all'Europa i numeri, che
si dicono Arabi, e insegnò le prime insti-
tuzioni d'Algebra. Le Matematiche, e le
Scienze Filosofiche giunsero ad un eminen-
te grado per mezzo d'un Galileo, d'un Vi-
viani, d'un Torricelli, e di tanti altri,
essendo stato il primo l'inventore del Te-
strumenti, e che mercè dei quali, e delle
di lui indefesse, e coraggiose operazioni
giunse a far le più celebri, ed importanti
scoperte. Amerigo Vespucci fu lo scuo-
pritore della quarta parte la più estesa, e
la più ricca dell'Universo. Più si accreb-
bero le Scienze con le molte esperienze
fatte dalla celebre Accademia del Cimento,
che diede moto a tutte le altre rinomatis-
sime Accademie dell'Europa per le tante
scoperte Fisiche, e Filosofiche che vi fu-
rono fatte.
Parimente in Firenze rinacquero, e
crebbero le Belle Arri.
Erano queste nel loro deperimento
quando in Toscana nel 1232. nacque Ar-
nolfo figlio di Lapo da Colle, e l'Architet-
tura ebbe nuova vita. Le Fabbriche della
nostra Metropolitana, della Chiesa, e Con-
vento di
sua maschile abilità. Un Giotto, un Bru-
nellesco, un Baccio d'Agnolo, un Barto-
lommeo Ammannati, e tanti altri uomini
grandi si resero illustri in quest'Arte.
Un Orcagna, un Ghiberti, un Brunelle-
sco, un Buonarroti, un Baccio da Monte-
lupo, un Desiderio da Settignano, un Mi-
e moltissimi altri lasciarono ai Posteri mo-
numenti grandi della bravura dei loro Scal-
pelli. E nella pittura un Cimabue, un Lip-
po, un
nardo da Vinci,
ta, Andrea del Sarto, Giacomo da Pontor-
no, Giorgio Vasari, Angiolo Bronzino, Fran-
cesco del Rosso chiamato il Salviati, e tanti
altri Toscani si resero celebri potendosi
chiamare ì Maestri, e i restauratori delle
Belle Arti.
La Città di Firenze nel suo principio
ebbe per stemma il Giglio bianco iu cam-
po rosso: e il popolo la Croce rossa in cam-
po bianco, e per Sigillo il Leone, ed Er-
cole. Ma dopo la cacciata dei Ghibellini
si cambiarono li Stemmi, cioè il Giglio ros-
so in campo bianco, e la Croce bianca in
campo rosso.
Sopra il numero di dugento sono quel-
li, che col titolo di Venerabili, e di Beati,
e di Santi si adorano sugli Altari. Moltis-
sime Chiese si contano, ventinove delle
quali sono Parrocchie. Sessantacinque Mo-
nasteri di Monache, e Conservatorj. Venti
di Religiosi Claustrali dentro la Città, ol-
tre i molti, che sono suburbani. Ci sono
di uomini mendicanti. Due gran Spedali
per gl'Infermi, cioè quello di
e l'altro di Bonifazio, ove sono ancora i
Dementi. Esistono diverse Scuole pubbli-
che nei Quartieri della Città per la gioven-
tù, e varie pubbliche Scuole di Manifat-
ture. Ci sono diverse Accademie, e fra
queste l'Accademia Fiorentina, adunandosi
ogni Giovedì non impedito, pubblicamente
nella Libreria Magliabechiana, ove oltre
le dotte Dissertazioni che vi si odono, è
permesso ad ognuno di recitarvi in qua-
lunque idioma Poetiche Composizioni. L'
Accademia del Disegno, che ebbe il suo
principio nella Chiesa di
dall'anno 1239. e che è stata delle prime
di tutte l'altre, che progressivamente so-
no state erette per l'Italia, e in altre parti
dell'Europa Come dirò parlando
Belle Arti.
qualunque altro simile stabilimento. Vi è
ancora quella dei Georgoſili promossa dal
Padre. Abate Ubaldo Montelatici Canonico
Roccettino nel 1755., rendente a miglio-
rar sempre più l'Agricoltura; e le prime
co, ove era per l'addietro la Fabbtica de-
gli Arazzi, e adesso un Casino Reale fatto
fabbricare dal Granduca Leopoldo. Quelle
degl'Ingegnosi, degli Armonici, Fatican-
ti, Coreofili che si esercitano in virtuose
adunanze di canto, suono, ballo e poeti-
che Composizioni. Finalmente per rende-
re una Città in ogni parte compita hanno
fatto a gara l'Arte, e la Natura; quella
con tanti abbellimenti di sontuosi Edifizj,
Statue, e di Strade spaziose, e ben lastri-
cate, essendosi dato principio a lastricarle
sotto la direzione di Lapo nell'anno 1250.
e di Arnolfo suo figlio: Questa coll'ameni-
tà del sito, ov'ella è collocata e circonda-
ta da fertilissime colline ripiene tutte di
Ville, e Casamenti, che veduti da qualche
eminenza formano un bel colpo d'occhio.
Il Fiume Arno l'attraversa. Non è mara-
viglia s'ella meriti l'encomio, che le han-
no fatto non pochi Scrittori di bella Città
e di maestra delle Scienze, e delle Arti,
qual nuova Atene in Italia. Firenze era
negli antichi tempi divisa in 6. parti, che
si dicevano in sestieri; quindi in 4. parti,
che si dissero quartieri, e adesso in due
parti, che una dicesi Quartiere di Levan-
Ma
perchè tanto i Fiorentini che i Cittadini
possano da loto stessi osservar il più bel-
lo, seguirò il metodo di descrivere i 4.
già noti Quartieri della Città.
QUARTIER SAN GIOVANNI
SANTA MARIA DEL FIORE. Questa Chiesa
Metropolitana vince di pregio tutte le Fab-
briche della Città, onde fa di mestiere os-
servare tutto ciò, che la rende singolare.
Si estende in lunghezza braccia 260., la
larghezza delle Tribune è di 156.; e quel-
la delle Navate è di 71.; l'altezza dal
piano della terra sino alla sommità della
Croce è di braccia 202., poichè fino al
piano della Lanterna è alta 154. braccia,
il tempio della Lanterna 36.; la Palla 4,
e 8. braccia la Croce. La circonferenza
è di braccia 1280. Per di fuori è tutta
incrostata di marmi, con bell'ordine di-
sposti. La facciata era quasi per metà
incrostrata di marmi, e adornata di mol-
te statue, e bassirilievi, fatta con dise-
gno di Giotto; ma fu demolita nell'an-
no 1586., e fu dato principio ad un al-
tra di disegno diverso, ma ancora que-
nuovo disfatta l'nnno 1688,, in occasio-
ne delle Nozze del Principe Ferdinando
di Toscana colla Principessa Violante di
Baviera, e fu dipinta a fresco, come ri-
trovasi di presente da dieci Pittori Bolo-
gnesi, capo dei quali fu Bartolommeo Ve-
ronesi per le Figure, ed Ercole Graziani
per l'Architettura, avendovi espressi so-
pra le porte i tre Concilj celebrati in di-
versi tempi in Firenze, cioè quello sulla
porta a mano destra adunato da Papa
Vittorio II. nel 1055.; l'altro sulla porta
sinistra tenuto da Papa Pasquale II. nel
1104., e sulla porta maggiore il celebre
Concilio de' Greci, e Latini celebrato nel
1439. da Eugenio IV. in memoria dei
quali si leggono le respettive Inscrizioni.
Del primo
Florentiae habetur
Difficillimis temporibus
praesentibus
Victore II. Pont. Maximo
Et Enrico Imperatore Augusto
Anno Domini M. LV.
Del secondo
Episcoporum CCCXL.
Florentiae
De gravissimis rebus consulitur.
A Paschale II.
Rom. Pont.
Anno Dom. M. CIV.
Del terzo
Decima septima
Synodus hoc in Florentina Basilica celebratur
In qua tum Graeci tum Latini
In unam eomdemque veram fidem consensere
Coram Eugenio IV. Universalis Ecclesiae
Pontifice
Nec non Ioanne Augusto
Graecorum Imperatore
Anno Domini MCD. XXXIX.
Le statue, che erano nell'antica facciata
Gotica (che si vede dipinta nel primo
Chiostro di
diverse nicchie dentro la Chiesa, e tra
queste i quattro Evangelisti alti più del
naturale fatti da Donatello, furono collo-
cati nelle Cappelle della Tribuna di mez-
zo. Per sette gran Porte vi si ha l'in-
gresso, 3. delle quali nella facciata, e 4.
ed intagli, tra' quali è molto in pregio
una Madonna di marmo con due Angio-
li, di Giovanni da Pisa sopra la Porta di-
rimpetto la Canonica; e l'Annunziazione
in Mosaico di mano del Ghirlandajo so-
pra la porta laterale verso la via de' Ser-
vi, sopra la quale rimirasi un Assunzio-
ne in marmo fatta da Nanni di Antonio
di Banco. Ergesi sopra questo Edifizio la
gran Cupola di figura ottagona. Questa
Cupola è sì famosa, che Michelagnolo di-
ceva potersi appena imitare, non supera-
re con l'Arte. L'Architettura di tutto
quesso composto è maravigliosa; poichè
in quell'età costumandosi di fabbricare
alla Gotica, fu ottima cosa, che gl'inge-
gnosi Artefici si discostassero da una ma-
niera sì barbara, ed all'ottima degli an-
tichi Romani s'avvicinassero. Questo gran-
de Edifizio ebbe cominciamento nel dì 8.
Settembre 1298. come dalla seguente In-
scrizione posta per di fuori alla parete
della Chiesa dentro i Cancelli del Cam-
panile apparisce
Venit Legatus Roma bonitate donatus,
Praesule Francisco gestanti Pontificatum
Istud ab Arnolpho Templum ſuit acdificatum:
Hoc opus insigne decorans Florentia dignae
Reginae Coeli construxit mente fideli
Quam tu Virgo pio semper defende Maria.
Fu gettata la prima pietra dal Cardinale
Pietro Valeriano Legato Apostolico, essen-
do prima in questo luogo una Chiesa eret-
ta in onore di
za della vittoria ottenutasi l'anno 407. nel
giorno a lei dedicato, contro Radagasio
Re de' Goti. Il primo Architetto fu Ar-
nolfo di Lapo; discepolo di Cimabue, sot-
to la direzione del quale incominciatasi
questa Fabbrioa, in 150. anni fu da altri
valenti uomini suoi successori terminata.
La gran Cupola fu parto dell'ingegno di
Filippo di Ser Brunellesco Lapi Architet-
to. La Lanterna di disegno del medesi-
mo, tutta di marmo massiccio, mirabil-
mente intagliata fu messa su da Baccio
d'Agnolo; e
vo di Firenze salì col Clero a porvi la
prima pietra nell'anno 1448.; e quella
parte dell'Opera è disegno di detto Bac-
cio. La Palla che pesa libbre 5368., e la
da Andrea Verrocchio maestro di Leo-
nardo da Vinci. Ammirata l'esteriore bel-
lezza entreremo in Chiesa. Il pavimento
è di marmi di varj colori divisati con
mirabil disegno. Quello della Navata di
mezzo è di Francesco da
lo intorno al Coro fu fatto col disegno di
Michelagnolo, ed il rimanente di Baccio
di Agnolo. Prima d'ogni altra cosa po-
trà l'erudito volger l'occhio alle varie
Inscrizioni, e memorie, che vi si trova-
no. A mano destra avvi il ritratto del
Brunellesco scolpito in marmo dal Bug-
giano suo scolare con l'appresso Inscri-
zione composta da Carlo Marzuppini A-
retino.
Quantum Philippus Architectus arte Dae-
dalea valuerit cum huius celeberrimi Templi
mira testudo. Tum plures machinae divino
ingenio ab eo adinuenctae documento esse pos-
sunt. Quapropter ob eximias sui animi do-
tes singalaresque virtutes xv. Kal. Maias
anno 1444. eius B. M. corpus in hac humo
supposita grata Patria seppelliri iussit.
Ne segue il ritratto di Giotto restaurato-
Campanile, scolpito da Benedetto da Maja-
no coi seguenti versi di Angelo Poliziano
Cui quam recta manus tam fuit & facilis
Naturae deerat nostrae quod defuit arti
Plus licuit nulli pingere, nec melius.
Haec quoque de modulo crevit ad astra meo.
Denique sum Jottus quid opus fuit illa referre.
Hoc nomen longi carminis instar erit.
Obiit an. MCCCCXXXVI. Cives pos.
B. M. MCCCCLXXXX.
Succedono altre memorie d'uomini illu-
stri come di Antonio dell'Orso Vescovo
Fiorentino in un'arca elevata da terra, con
la statua di marmo sopra di essa: di Pier
Farnese Capitano de'Fiorentini; e di
Luigi Marsilj Teologo del Cardinal Pietro
Corsini, con il seguente Epigrafe.
tiam & doctrinam Clarissimi Viri Magistri
Luisii de Marsilis publico sumptu
faciendum statuit.
Dopo vi è di mano di Lorenzo di Bicci (che
fu il primo che dipingesse in questo Tem-
pio avendo effigiati i Santi delle Cappelle)
il Deposito del suddetto Vescovo poi Car-
dinal Pietro Corsini, con la seguente In-
scrizione in terra alla dirittura delle co-
lonne.
Ampliss. ob Familiae nobilitatem & eximias
Animi sui dotes haec urbs opt. de se merito
sepulcrum hoc. p. c.
Ne segue l'effigie di Marsilio Ficino rinnuo-
vatore della Filosofia di Platone scolpita in
marmo da Andrea Ferrucci di Fiesole.
Platonicum qui dogma culpa temporum
Situ obrutum illustrans et Atticum decus
Servans Latio dedit. Fores primus sacras
Divinae aperiens mentis actus numiue
Vixit beatus ante Cosmi munere
Laurique Medicis nunc revixit publico
S. P. Q. F. An. MDXXI.
A sinistra entrando in Chiesa vedesi il
Ritratto di Antonio Squarcialupi scolpito
ne composta dal Magnifico Lorenzo de' Me-
dici.
Antonio Squarcialupio Organistae. Is enim
Ita arti gratiam coniunxit, ut quartam
Sibi viderentur Charites Musicam ascivisse
Sororem I.
Fiorentina Civitas grati animi officium
Rata ejus memoriam propagare
Cuius manus saepe Mortales
In dulcem admirationem
Adduxerat Civi suo
Monumentum posuit.
Sopra la Porta vedesi il Deposito di Pietro
da Toledo Vice Re di Napoli, e Padre di
Eleonora moglie di Cosimo I. Dipoi nelle
pareti sono dipinte due figure rappresen-
tanti Niccolò da Tolentino, che è di An-
drea del Castagno, e Giovanni Acuto ope-
ra di Paolo Uccello. Merita osservazione
un quadro dell'Orcagna, in cui è dipinto
il Poeta Dante, quivi esposto per Decreto
della Repubblica Fiorentina, essendo l'
unica memoria pubblica, che ci sia di que-
sto gran Maestro della Toscana Poesia, sotto
versi composti da Coluccio Salutati.
Lustravitque animo cuncta Poeta suo
Doctus adest Dantes sua quem Florentia saepe
Sensit Consiliis ac pietate patre.
Nil potuit tanto mors salva nocere Poetae
Quem vivum virtus, carmen imago facit.
Qesta Chiesa è divisa in tre Navate, alle
quali corrispondono tre Tribune di forma
ottagona, e in ciascuna sono cinque Cap-
pelle. Nella Tribuna di mezzo si osservano
nelle quattro Cappelle laterali li Evangeli-
sti di mano di Donatello, e nella Cappella
di mezzo il Cenacolo, di
gli altri due Quadri laterali di Bernardi-
no Poccetti, che in quello a mano dritta
sono i Discepoli di Emaus, e nell'altro a
sinistra Gesù Cristo che manda li Apostoli
a predicare. Questa Cappella adornata di
Balaustri, e dell'Altare di marmi di varj
colori, è dedicata a
rentino, le di cui Ceneri si conservano
sotto l'Altare in una bellissima Cassa di
bronzo, che può osservarsi da tutte le parti,
mirabilmente lavorata da Lorenzo Ghiberti. Passando alla Tribuna detta della
osserveremo la Porta di bronzo della Sagre-
stia, opera di Luca della Robbia, lavori tan-
to accreditati di terra invetriata; e dentro
la medesima Sagrestia i Putti, che l'ador-
nano con varj festoni di mano di Dona-
tello; e l'arco piano fatto di Pietre com-
messe, opera singolare, e prodigio dell'Ar-
chitettura. In detta Tribuna oltre l'Altare
della
quiario un gran pezzo di essa con altre
insigni reliquie conservasi, si vedono alle
pareti due quadri che in uno di mano di
Federigo Zuccheri è espressa l'Annunzia-
zione, e nell'altro l'adorazione de' Magi
d'Autore ignoto. Può osservarsi l'Imma-
gine di
dedicata di mano di Lorenzo di Credi, e i
due Quadri laterali cioè il Transito è di
Mauro Soderini, e lo sposalizio è di Gio-
vanni Ferretti. Nel pavimento di questa.
Tribuna sotto un'assito di legno vi è un
tondo di marmo, sul quale nel solstizio di
Giugno passando il raggio solare per un'
anello fermato nella lanterna della Cupo-
la si conosce il punto della maggiore al-
tezza di questo Pianeta, invenzione trova-
ta dal celebre Maestro Paolo del Pozzo
ed essendo la Lanterna della Cupola stata
terminata nel 1465. si conosce esservi stati
posti questi segni contemporaneamente,
venendo ad essere così una Meridiana del-
le prime, e più antiche dell'Europa; che
dipoi nel 1755. dal mattematico
nardo Ximenes Gesuita, fu tirata una
Meridiana in un regolone di metallo che
resta sotto detto il assito, per servire alle
dette osservazioni solstiziali, che si prose-
guono da altre persone regolarmente ogni
anno alcuni giorni prima, e dopo il soprad-
detto solstizio. Leggesi nella muraglia la
seguente memoria.
ac Magni Etruriae Ducis. Ad veterem Tem-
pli hujus Gnomonem a Paulo Tuscanellio
medio circiter saeculo XV. constitutum, ineun-
te vero XVI. amplificatum, Leonardus Xi-
menius Soc. I. novas observationes instituit
Probata laminae aeneae, pro centro positae,
ac loci totius hac in re stabilitate, eius
Gnomonis altitudo, demissa catena, accu-
rate exporata est, evalitque pedum Pari-
siensium
nem ridiemdus Iunii MDX. complexi, in-
ventnm fuit pedum
lin. 5. 10.
eentrum, X. KAL. Iulii MDCCLV. prioris
longitudinem excessit
lin. 3. 82.
Eclipticae obliquitas minor depraehenditur
minuto uno, Secundis sexdecim proxime.
Quum tamen antiquis Ignomon in Occasum
M.
tro, eademque, intra Parisiensem lineam,
altitudine, in vero. Meridiani Circuli pia-
no constructus est; Meridiana linea in re-
gula metallica insculpta Punctum perpendi-
culi in aere cousignatum. Quod rei necessi-
tate, infra Meridianae Libellam constitit
pol. 1. lin 10. 78.
tetrarum Orbe Maximum. Ad exiguas Ecli-
pticae variationes in posterum dignoscendas.
Ad anni mensuram, Paschatisque Diem sub-
tilius determinandum. Ad certos denique
Planetarum, Siderumque motus peculiari ra-
tione definiendos, Magnus Imperator, Sacra-
rum rerum, Bonarumque Artium studiosis-
simus, Etruscis suis dedit Anno a Ch. N.
MDCCLVI.
Nella Tribuna opposta detta di
Abate, si adora un'Immagine di Maria
che era in via del Cilegio, e che quì fu tra-
sportata nel 1. Settembre del 1796. Nelle
pareti vi sono due Quadri uno rappresen-
tante la Nascita di Gesù di Gegorio Paga-
ni, e l'altro la Visitazione di Maria a
Elisabetta di Batista Naldini. Le pitture
dei Santi che si vedono nelle Cappelle del-
le Tribune sotto le finestre sono di Loren-
zo di Bicci, di cui erano pure i dodici A-
postoli dipinti nelle Navate, dei quali uno
solo ora se ne vede accanto al Ritratto di
Giotto appiè della Chiesa. Tra le due Tri-
bune di
Sagrestia dei Canonici, sopra la quale so-
no di Luca della Robbia gli adornamenti
del Ballatojo, e dell'organo sopra di essa, e
le figure di Terra verniciata sopra la por-
ta esprimenti la Resurrezione, e Ascen-
sione del Signore, nelle pareti delle quali
si leggano le appiè quattro Inscrizioni che
le due accanto a quella dei Canonici una
contiene la traslazione del Corpo di
nobi, e l'altra la memoria della fondazio-
ne di questa Metropoli.
ipsius opera majori in dies frequentia cele-
braretur, Andreas qui proxime Zenobio in
Episcopatu successerat, eum honorem isti
potissimum, cui praefuerat Ecclesiae deberi
arbitratus, convocatis ex vicinis Urbibus
Episcopis, Civitate gestiente, et insigne ari-
dae arboris in area revirescentis, floresque
fundentis, miraculum obtupescente, in hanc
longe quam nunc est humiliorem Basilicam
illustri pompa transtulit. VII. Kal. Febr.
CCCCIX.
Domi, forisque commode constitutis, cum
urbem moenibus auxissent, pulcherrimisque
ædificiis publice decorassent: ut rem divi-
nam quoque optime ordinarent et posteris
insignis magnificentiae, & religionis suae
exemplum proderent, hoc augustissimum Tem-
plum in Dei honorem, eiusq. matris semper
Virginis Mariae instituerunt. Et Pontificio
Legato Cardinale praesente primumque lapi-
dem ponente, summa cum omnium laetitia,
ac devotione incoarunt VI. Idus Septembris.
Le altre due accanto alla Sagrestia comune
contengono le memorie della consacrazio-
ne di questa Chiesa fatta da Eugenio IV.,
e del Concilio Fiorentino celebrato da det-
to Pontefice, distese da Angiolo Poliziano.
et Templi Eugenius PP. IV. omni Solemni-
tate adhibita dedicavit Die XXV. Martii
MCCCCXXXVI. cuius dedicationis gratia Pons
Ligneus Insigni Magnifieentia, & ornatu fa-
ctus est ab Ecclesia S. Marie Novellae ubi
Papa inhabitabat usque ad hanc Ecclesiam.
Per quem veniens Pontifex cum Cardinalibus
& Episcopis, caeterisq. Proceribus Pontificali
habitu ad dedicandum accessit. Tanta enim
moltitudo ad spectandum convenerat ut prae
nimia turba vias obsidente nisi per pontem
commode transire Pontifex non potuisset.
longas disputationes unio Graecorum facta
est in hac ipsa Ecclesia die V I. Iulii
MCCCCXXXIX. praesidente eidem Concilio
Eugenio Papa cum Latinis Episcopis & Pre-
latis, & Imperatore Costantinopolitano cum
in copioso numero. Sublatisque erroribus in
unam eamdemque rectam fidem quam Roma-
na tenet Ecclesia consenserunt.
S'inalza sopra le Tribune la grandiosa Cu-
pola, per di dentro dipinta da Federigo Zuc-
cheri, e da Giorgio Vasari. Corrisponde por
di sotto il Coro, disegno di Filippo Brunel-
lesco; ed eseguito da Giuliano di Baccio
d'Agnolo della medesima forma d'ordine
Ionico, e di marmi di varj colori. Resta
questo coronato da un bellissimo fregio, so-
stenuto da più colonne, l'imbasamento del-
le quali è arricchito di bassirilievi, parte
de' quali sono di Baccio Bandinelli, e parte
di Giovanni dell'Opera. In testa del Coro
si vede un Crocifisso di mano di Benedetto
da Majano, Scultore antico, e valente. Po-
sano sopra l'Altare tre grandi Statue di
marmo, scolpite da Baccio Bandinelli, rap-
presentanti Iddio Padre in atto di sedere ed
a' suoi piedi il Cristo morto sostenuto da un
Angiolo. Dietro questo Altare vedesi una
Pietà di mano del Buonarroti, che sebbene
non condotta a fine mostra l'eccellenza del
Professore. Questo stimabilissimo gruppo ci
fu collocato per ordine di Cosimo III. in
rappresentanti Adamo, ed Eva, di mano di
Baccio Bandinelli, che le fece trasportare
nel Salone di Palazzo Vecchio. Gl'Altari
della Croce, e di
Tabernacoli, e colonne di marmo, come
pure i gradi di marmo di tutti gli Altari
delle Tribune, i sedili di noce del Coro e
l'adornamento dell'Organo sopra la sini-
stra Sagrestia furono fatti a spese dell'Arci-
vescovo Francesco Incontri. Ne' pilastsi del-
le Tribune, come ancora nelle mura delle
Navate si vedono alcune Nicchie di marmo
misto, fatte col disegno di Bartolommeo
Ammannati, ove sono gli Apostoli scolpiti
in marmo da maestri eccellenti, cioè:
Iacopo da Iacopo Tatti Fiorentino, detto il
Sansovino; il
il
maso da Vincenzio Rossi; il
Bandinelli; il
detto da Rovezzano; il
e il Qui-
vi non si vedranno in gran copia gli abbel-
limenti interiori, che a' nostri tempi si co-
stumano, ma si scorgerà un bel composto,
ed una maestosa bellezza, che senz'altro
ornamento l'occhio sommamente diletta.
Oltre il materiale, degna si è questa Chiesa
di somma venerazione per le Reliquie di
tanti Santi, che vi si adorano. Tra quelle
ci sono una parte della
do, ed una Spina della Corona di Nostro
Signore, riposte in un Reliquia rio d'oro mas-
siccio tutto lavorato, ed intarsiato di perle,
gioie, e pietre preziosissime. Esistono i Corpi
di
dio, del Papa
tiri Abdon, e Sennen. Evvi inoltre un Pol-
lice di
sue Ceneri; una parte di un Braccio di
Andrea Apostolo, e molte altre Reliquie
descritte già dall'Arcidiacono Cosimo Mi-
nerbetti Questa descrizione fu stampata nel 1615 e
di nuovo con aggiunte di Francesco Cionacci
nel 1685. in 4. Quarantadue Canonici, e fra
questi, cinque Dignità, sessanta e più
Cappellani, cento Cherici Eugeniani, e
nelle feste, e solennità altri sessanta Che-
rici del Seminario Fiorentino, celebrando
gli Ufizj Divini con molto decoro, e splen-
dore. Questa Chiesa s'è resa celebre per
molti avvenimenti quivi accaduti. Fra que-
sti è da rammentarsi che Carlo VIII. con-
tefici Martino V. ed Eugenio IV. solenne-
mente ci celebrarono. Che Pio II. e Leone
X. c'assisterono più volte alle sacre funzioni;
ma più di ogn'altro, che quivi si celebrò l'an-
no 1439. il Concilio Fiorentino, coll'inter-
vento del mentovato Eugenio IV. dell'Im-
perador Paleologo, del Patriarca di Co-
stantinopoli, e di tanti Primati della Gre-
cia per l'unione stabilita della Chiesa Gre-
ca colla Latina. Per queste, ed altre ca-
gioni questa Chiesa gode molte prerogati-
ve, tra le quali i Cherici, dopo il servizio
di nove anni prestato alla medesima, per
Bolla di Eugenio IV. e per conferma di
detta Bolla fatta da
cilio di Trento, vengono promossi al Sa-
cerdozio. Questa scuola che esisteva pres-
so il Cimitero della Misericordia fu tra-
sferita nelle stanze dell'antico studio Fio-
rentino quivi vicino, leggendovisi sopra
la porta la seguente inscrizione.
Non è da tralasciarsi, che nelle due Cap-
pelle, che sono dai lati della porta prin-
cipale si conservano due antichissime Pit-
ture, una della
Maria Vergine, che è in un tabernaco-
lo, e che si venerava nell'antichissima
Chiesa di
dipinta tra le altre nel quadro, che con-
torna il detto tabernacolo di mano di Fran-
cesco Poppi, il quale dipinse Sant'Anto-
nino nella Colonna presso la Pila dell'Ac-
qua Santa. Il Mosaico sopra la porta è di
Gaddo Gaddi. Le sei statue, che sono sul-
la base attorno la Chiesa, sono i modelli
di eccellenti Scultori, cioè il
e
sta Lorenzi,
Francavilla,
d'Annibale, e di Giovanni Caccini è il
Sopra la porta latesa-
le dalla parte del Campanile è il Marti-
rio di
no, e sopra l'altra dalla parte opposta
fu rappresentato il Concilio Fiorentino dal
Uscendo di Chie-
ca trovasi appresso il
CAMPANILE, la cui circonferenza è 100.
Fu messa la prima
pietra nel 18. Luglio del 1334. e benedet-
ta dal Vescovo Francesco Salvestri. E' in
isola da ogni parte fino dai fondamenti,
staccato dalla medesima braccia 10. ed è
incrostato di marmi di diversi colori, con
bel disegno distinti; essendo questa una
delle sacre torri più celebri dell`Italia.
In quattro nicchie da ogni lato posano
quattro Statue, delle quali quelle che
guardano la Piazza; e l'altre due sopra
la porta sono di mano di Donatello, e le
due che pongono in mezzo le medesime
sono di Niccolò Aretino. Le tre piccole
figure che son sopra la porta del Campa-
nile, il disegno di essa, e tre Statue dal-
la parte della Misericordia rappresentanti
quattro Profeti, i sette Pianeti, le sette
Virtù, e le sette Opere della Misericor-
dia sono di Andrea Pisano, e la quarta
Statua è di Giottino. Le sette storiette
che sono verso la Chiesa rappresentanti
la Grammatica, la Filosofia, la Musica,
l'Astrologìa, e la Geometrìa, come pure
le altre quattro Statue dalla parte della
Chiesa sono di Luca della Robbia. Fu
edificata questa gran Torre col disegno
di Giotto, ed è sì vaga, e sì mirabile la
In faccia è l'esemplarissima
COMPAGNIA DELLA MISERICORDIA, i Fra-
telli della quale portano agli Spedali con
gran diligenza e carità gli ammalati sì di
Città che di Campagna; e accorrono con
premurosa celerità ad ogni disgrazia, e
morti istantanee.
SAN GIOVANNI antico Battistero, Di questo Tempio si trova stampata una
esatta descrizione del Canonico Antonio Lu-
machi.
non già come alcuni dicono un Tempio
di Marte. Esso è di forma ottagona, ed
in questa guisa in antico si fabbricavano
i Templi per uso del Battesimo. Per di
fuori è isolato, e fu incrostato di varj
marmi nel 1293. Per tre Porte vi si ha
l'ingresso, tutte di bronzo, fatte sul di-
segno di Arnolfo di Lapo, e sono di sì
maravigliosa bellezza, e con tal maestria
lavorate, che Michelangiolo Buonarroti
soleva dire, discorrendo di quelle di Lo-
renzo Ghiberti, che sarebbero state bene
nel Paradiso, e sono quella che riguarda
la Chiesa del Duomo, e quella che è di-
rimpetto alla Colonna, e la terza più an-
Andrea Pisano col disegno di Giotto. So-
no effigiate in esse alcune Storie del Te-
stamento Vecchio e Nuovo, di bassorilie-
vo, fatte con la massima eccellenza. So-
pra la Porta principale vi sono tre Sta-
tue di marmo, che due rappresentano il
Battesimo di Cristo incominciate dal San-
sovino, e perfezionate da Vincenzio Dan-
ti, e una rappresenta un Angiolo scolpi-
to dal celebre Innocenzio Spinazzi, e
messa sù nel 4. Settembre 1792. essendovi
per l`avanti un Angiolo fatto di mate-
riali, e che aveva molto sofferto. Sono
del suddetto Danti l'altre Statue di bron-
zo rappresentanti la Decollazione di San
rimperto al Bigallo. Sopra quella verso
la Colonna sono maravigliose le tre fi-
gure di bronzo, che rappresentano San
e con un Dottore della Legge, e sono di
mano di Le due
Colonne di porfido poste avanti la porta
principale furono donate dai Pisani nel
1117. tornati che furono dall'acquisto
dell'Isole di Majorca, e Minorca per es-
sere stati i Fiorentini alla guardia della
altre che si veggono alle Porte della Cit-
tà di
lino, e al Palazzo di Giustizia, sono un
trofeo del valor Fiorentino quando con-
quistarono nel 1362. il Porto Pisano, che
con queste chiudevasi; e ci furono quì
appese nel 1364. Entrando in Chiesa si
vedono sedici grosse Colonne di granito,
con Capitelli, e Pilastri, sopra i quali
ricorre un terrazzino, che circonda la
Chiesa, tramezzo alle quali vedonsi i 12.
Apostoli, e presso la Porta di mezzo la
Legge di Natura, e la Legge Scritta, la-
voro di Bartolommeo Ammannati, a ri-
serva del
anni sono a caso caduto, fu rifatto dal
nostro Innocenzio Spinazzi. Sotto l'Arco
della Tribuna, ove è situato l'Altar Mag-
giore, fu nel 1732. alzata la Statua di
marmo del
sere pottato alla celeste Gloria, con più
Angioli di marmo, opera del celebre Gi-
rolamo Ticciati, di cui pure è il Presbi-
terio davanti il predetto Altare, lavorato
di finissimi marmi, ed arricchito di me-
daglioni, e di bassirilievi. Nella Tribuna
rimirasi la figura dell'Agnello simboleg-
lettere d'oro:
quem denotat Aguas, attorno al quale nel
cerchio superiore vi è Mosè con i quat-
tro Profeti maggiori, e i tre Patriarchi,
Abramo, Isacco, e Giacobbe con i nomi
loro. Nella lunetta dalla parte dell'Epi-
stola vedesi Maria Vergine sedente col
Figlio in braccio, e dall'altra parte San
In mezzo all'arco superiore
vi è un busto di Maria, come pure nella
parte inferiore altro busto simile in mez-
zo ai dodici Profeti. Nel secondo arco
inferiore vi è il
a
Evangelisti, e molti Angioli. Nei peducci
sono quattro figure in atto di sostenere
il cerchio superiore, essendovi sotto la se-
guente memoria indicante essere stata co-
minciata la Fabbrica nel 12. Maggio 1225.
sotto la direzione di
rita.
Ac Federice tuo quintus Monarca decori
Viginti quinque Christi cum mille ducentis
Tempora currebant per secula cuncta manentis
Hoc opus incepit Lux Mai tunc duodena
Sancti Francisci Frater fuit hoc operatus
Iacobus in tali pre cunctis arte probatus.
Nell'arco superiore vedesi il Salvatore in
atto del Giudizio Universale. La detta
Immagine è alta braccia quattordici con
molte figure attorno, e Angioli, circon-
data da un gran cerchio; sotto i piedi
vi sono diversi Sepolcri con Cadaveri,
avente a destra i prescelti, ed a sinistra
i condannati. Nei cinque ordini di qua-
dri della cupola vi sono espressi a Mo-
saico; nel primo i fatti principali della
vita di San
principali misteri del Redentore; nel ter-
zo la Storia di Giuseppe; nel quarto la
creazione del Mondo fino al Diluvio Uni-
versale; nel quinto gli Angeli, gli Ar-
cangeli Nei parapetti del Loggiato
sul primo cornicione vi sono i Patriarchi,
e Profeti, con i loro nomi, e motti. Sot-
to i Coretti rimiransi diversi Santi, e
Sante, i quattro Evangelisti, come pure
nell'altro ordine si vedono molti Santi
Padri, Vescovi, e Diaconi della Chiesa
Greca e Latina, con i loro nomi. Il Bat-
tistero è molto vago, e di bellissimi mar-
un
Giuseppe Piamontini. Ed è da notatsi,
che un magnifico antico Battistero era
nel mezzo del Tempio, di forma ottago-
na, del quale n'è rimasto il segno nel
pavimento. Dirimpetto al detto Battistero
vi è il sepolcro ornato di varie Statue,
di Baldassar Coscia, sotto nome di Gio-
vanni Vigesimoterzo, morto in Firenze
l'Anno 1418. dopo aver renunziato il
Pontificato nel Concilio di Costanza. L'
intaglio di questo Sepolcro è di Donatel-
lo, a riserva della Statua della Fede, che
è di Michelozzo suo scolare, sotto il qual
Deposito leggesi.
XXIII. obiit Florentiae
Anno Domini MCCCCXVIII. XI.
Kalendas Ianuarii.
Parimente di Donatello è la Statua in le-
gno di
un bell'Altare rifatto modernamente. Esi-
stono due antichi Depositi di due Vesco-
vi di Firenze, cioè di Rinieri XVII. Ve-
scovo, che è sotto la Statua di
giore e il Fonte vi è l'altro di Giovanni
da Velletri XXXVI. Vescovo. Tra le mol-
te Reliquie ci è il Dito indice di
Batista, donato dal predetto Papa Gio-
vanni, e un Braccio di
stolo, come altresì molte suppellettili sa-
cre, e argenti, tra i quali vi è un'Al-
tare di argento sodo, che per le Solenni-
tà si pone nel mezzo di Chiesa, quale è
alto braccia 2, e un soldo, e largo nella
facciata braccia quattro e due terzi, e
braccia uno circa nelle pareti laterali.
Pesa l'argento libbre 325. Vedonsi in que-
sto rappresentati i fatti principali della
Vita di
ma diligenza da Maso Finiguerra, e da
Antonio del Pollajolo, da Cione Aretino,
che fece ancora la Testa di
che è in Duomo. Nel mezzo in una pic-
cola tribuna vi è una Statuetta intiera
di
nedire, la quale è alta circa un braccio
di peso libbre quattordici, ed è fattura
di Michelozzo di Bartolommeo, essendovi
ancora nelle nicchie altre Statuette pic-
cole di argento massiccio. Fu principiato
il suddetto Altare, come in esso stà scrit-
onde vi impiegarono varj Manifattori
(interrottamente) lo spazio di anni cen-
tundici, avendo lavorato oltre il detto
Michelozzo, ancora Bernardo di Barto-
lommeo, Andrea del Verrocchio, e An-
tonio del Pollajolo. Sopra di esso vi si
pone una gran Croce di argento, che
pesa libbre 141. alta braccia tre, e due
terzi, ornata di Statuette lavorate la me-
tà da Betto di Francesco, e l'altra metà
da Milano di Domenico Dei, e da An-
tonio del Pollajolo.
Uscendo di Chiesa per la porta di Tra-
montana si trova una Colonna eretta
per ricordanza del miracolo, che seguì,
allora quando trasportandosi alla Catte-
drale il Corpo di
rentino dalla Collegiata di
nel toccar quivi il feretro un Olmo secco
divenne verdeggiante. Dall'altra parte a
Mezzogiorno vi e l'Ufizio del
BIGALLO che ha cura degli Orfani, e
smarriti, ove era la loggia dell'antica fa-
miglia degli Adimari. Vedonsi nella fac-
ciata due antiche pittare, che una quan-
do
il Gonfalone per difendere la
Altre antichissime pitture sono alle pare-
ti delle stanze interne, come pure una
antichissima immagine in marmo di Ma-
ria col Bambino di un lavoro patticolare
di mano di Alberto Arnoldi fatta nel 1359.
con spesa di Fiorini 150. d'oro; e di fio-
rini 130. per i due Angioli laterali, e-
sistendo ove era l'Altare dentro l'Ora-
torio, ridotto adesso ad uso dell'Archi-
vio di detto Ufizio. Dietro a
vi è il
PALAZZO DELL'ARCIVESCOVO, fatto col
disegno di
del Cardinale, o Arcivescovo Alessandro
dei Medici, dipoi per soli ventisette gior-
ni Papa Leone XI vedendosi sul canto
di questo Palazzo la di lui Arme Ponti-
ficia con queste brevi parole.
Fior. quam XXXIII. annos rexit
& has aedes restitutas.
E` osservabile la magnifica Scala, coll'A-
trio che mette nella Sala, dipinto da Pie-
tro Anderlini, con lo sfondo di Vincen-
zio Meucci, a spese di Monsignore Giu-
il restauramento dell'annessa Chiesa di
SAN SALVADORE, dipinta a fresco da
diversi Professori, avendovi colorita la
Cupola, e la Natività, che serve di Ta-
vola all'Altar Maggiore Giovanni Fer-
retti con i due Apostoli a chiaro scuro.
La deposizione della Croce è di Mauro
Soderini, e la Resurrezione opposta con
lo sfondo della volta è di Vincenzio Me-
ucci. Di quì passeremo alla
CHIESA Collegiata, e Basilica di
RENZO. Osserveremo in faccia al Palazzo
del Marchese della Stufa una base di mar-
mo, nel cui bassorilievo si rappresenta,
quando al valoroso Giovanni de' Medici,
Padre del Granduca Cosimo I., furono
condotti molti prigionieri con varie spoglie.
E' opera del Cavalier Bandinelli, di cui
pure è la Statua, che sulla Base dovevasi
collocare, la quale non ancora finita, nel
Salone del Palazzo Vecchio conservasi.
Ma venendo alla Chiesa giudico di dar
breve notizia circa la sua fondazione. A
tempo dell'Imperator Teodosio una certa
Giuliana Vedova Fiorentina, illustre per
la nascita, ma più per la di lei pietà,
accesa di devozione verso il Martire San
bricar questo Tempio. Terminata la fab-
brica giunse in Firenze Sant'Ambrogio
Arcivescovo di Milano, onde Giuliana
pregò il detto Prelato, acciò volesse con-
sacrare la detta Chiesa, al che condesce-
se; e eiò seguì nel 392. e da quel giorno
in poi chiamasi Basilica Ambrosiana.
Quindi ebbe origine la venerazione, che
a questo Tempio portarono gli antichi
Vescovi di Firenze, ed in specie
nobi, il quale elesse quivi la sua Sepol-
tura, e stiede qualche tempo riposto,
prima che alla Cattedrale fosse trasferito
il di lui Corpo. Questa Chiesa essendo di-
poi stata eretta in Collegiata e di privi-
legj arricchita, tiene il secondo luogo
doppo la Metropolitana. Sono in essa di-
ciassette Canonici, quaranta Cappellani,
e gran numero di Cherici, che vi ufizia-
no giornalmente. A questi presiede un
Priore, che in varie Feste dell'anno go-
de l'uso della Mitra, e Pontificale. La
mirabile Architettura è di Filippo Bru-
nelleschi, colla quale fu rinnuovato, a-
vendovi gettata la prima pietra nel 16.
Agosto 1425. l'Arcivescovo Amerigo Cor-
sini a spese di Giovanni dei Medici, e
figlio. (mentre l'antico Tempio nel 1423.
rimase quasi affatto rovinato dal fuoco)
Le Colonne delle navate sono di maci-
gno, sopra le quali posano gli archi va-
gamente intagliati, come altresì il corni-
cione, ed il fregio, che per la Chiesa ri-
correndo, vaga, e maestosa la rendono.
Ella è lunga braccia 144. larga 36. oltre
lo sfondo delle Cappelle, e la crociata
braccia sessanta. Sopra la Porta del mez-
zo si vede lo Stemma dei Medici in pie-
tra col disegno del Buonarruti, di cui
parimente è il disegno del Terrazzino, e
Sacrario, ove si conservavano moltissime
Reliquie, le quali sono state trasportate in
una Cappella della crociata accanto alla
Sagrestia. Sono di pregio alcune Tavole
delle Cappelle la prima a mano destra
rappresentante la Visitazione di
betta è di Agostino Veracini. La secon-
da del Rosso, nella quale espresse lo Spo-
salizio di Maria Vergine. La terza che
rappresenta
pi. Nella quarta vi è l'Assunzione di
Maria di antico, ed incognito autore.
Nella quinta si vede dipinto da Ottavia-
no Dandini un Crocifisso con San Fran-
piè della Croce. Nella sesta il San Giro-
lamo nel Deserto è del
Nasini. Terminata la navata, vi è nella
prima Cappella della crociata una Tavo-
la rappresentante un Presepio di Cosimo
Rosselli. La Cappella che rimane nella
testata della Croce ha il Tabernacolo di
marmo, ove conservasi il Sacramento,
disegno, e Scultura di Desiderio da Set-
tignano, con figure di rilievo, sopra cui
si vede un Gesù Bambino di marmo bian-
co, opera del medesimo. Questo Taber-
nacolo è in mezzo di un bello adorna-
mento di colonne di ordine corintio con
suo architrave, fregio, e frontespizio di
marmi misti.
Più di ogni altra cosa degna di ammi-
razione è la Sagrestia nuova, detta la
Cappella dei Depositi, della quale diede
la commissione Leone X. a Michelagnolo
Buonarroti, e che cominciò a fabbricarsi
a spese di Clemente VII. destinandola a
servir di Tomba alla Sua Famiglia. I
primi Tumulati furono Giuliano Medici
Duca di Nemours, e Fratello di Leone X.
e Lorenzo Duca d'Urbino. Sopra il pri-
mo è il Simulacro di mano del Buonar-
il Giorno, l'altra la Notte figurano; e
sul dicontro Sepolcro di Lorenzo è il Si-
mulacro con altre due Statue del detto
Scultore rappresentanti il Crepuscolo, e
l'Aurora. Nel 24. Dicembre del 1791. di
ordine del Granduca Ferdinando III. fu-
rono levati i cadaveri dei suddetti Prin-
cipi, e trasportati nella Cappella sotter-
ranea nei Cassoni di legno colle respet-
tive memorie. Quivi fu sepolto Donatello
nel 1466. ed è accanto a Cosimo
Patriae Si vede di mano di Michelan-
giolo una Madonna col Bambino in brac-
cio posta in mezzo ai due Santi Cosimo,
e Damiano, che la prima è del Montor-
soli, e la seconda di Raffaello da Mon-
telupo.
Il Granduca Cosimo I. essendosi deter-
minato di edificare una terza Sagrestia
dietro il Coro dell'Altar Maggiore, e nel
tempo stesso servisse di Tomba a se stes-
so, e a di lui Successori ordinò a Gior-
gie Vasari che facesse un disegno, e mo-
dello, come effettuò. Per la morte di
detto Principe restò sospesa l'esecuzione.
Ferdinando I. ripresa l'idea del Padre
pensò di far costruire non una Sagrestia
diante una cospicua somma di denaro,
poter quivi far trasportare da Gerusalem-
me il
re la sua magnanima idea per essere sta-
ta tale impresa scoperta dai Turchi. Co-
municò tal pensiero al Principe Don Gio-
vanni, il quale essendo bravo disegnatore
fece egli stesso il disegno, e modello, e
fu posta la prima pietra fondamentale
nel 10. Gennaio 1604. avendo scelto il
detto Principe per assistente l'Architetto
Matteo Nigetti.
Nell'entrare in questa Cappella resta
ciascun sorpreso dalla magnificenza, e
dagli eccellenti lavori delle più preziose
pietre dure. La Fabbrica è d'ordine com-
posito. Ricorre un maestoso piedistallo,
sopra cui sono eretti i principali pilastri
di diaspro di Barga, con basi, e capitelli
di bronzo, ricorrendo sopra i medesimi
una cornice di granito dell'Elba con fre-
gio di paragone di Fiandra, e con le let-
tere di giallo antico intarsiato nel me-
desimo.
Negli zoccoli, che posano in terra, e
girano la Cappella esistono li Stemmi del-
le Città della Toscana. I detti stemmi
se, cioè di lapislazzuli, di cui sono i
nomi delle Città di madreperla, di giallo
antico, verde antico, paragone di Fian-
dra, alabastro orientale, lumachella, ed
altre. Il primo Deposito a mano destra
è di Ferdinando II. morto nel 1670. Detto
Deposito è di granito di Egitto e di dia-
spro verde di Corsica. Lo scudo è di dia-
spro fiorito di Sicilia, e le palle di diaspro
di Cipro. Nella nicchia dee esserci collo-
cata la Statua del suddetto Granduca. Il
secondo Deposito è di Cosimo II. morto
nel 1620. di granito bianco orientale, e
posa sopra un guanciale arricchito di pie-
tre dure, e gioie di gran pregio. Nella
nicchia posa la Statua di bronzo di detto
Principe fatta dal celebre
Il terzo Deposito è di Ferdinando I. Fon-
datore di questo grandioso Edifizio. Detto
Deposito è di granito d'Egitto, e diaspro
verde di Corsica. Nella nicchia vedesi la
Statua del medesimo cominciata da Pietro
Tacca, e terminata dal di lui figlio Fer-
dinando. Quindi si osservi la Tribuna col
sottoposto principiato Altare, la di cui
predella è di diaspro di Barga. Il quarto
Deposito è di Cosimo I. morto nel 1574.
di Francesco I., ove esiste un guanciale
simile al dicontro sopradescritto. Il sesto
Deposito di granito d'Egitto, e diaspro
verde di Corsica è di Cosimo III.
L'altezza della detta Cappella da terra
alla sommità della Cupola è di braccia
cento. L'interiore è di figura ottango-
lare.
Di quì si può scendere nella Cappella
sotterranea, ricorrendo quivi sotto i De-
positi tante Cappelle destinate per le
Tombe dei Principi, come sopra ho detto.
Di quì uscendo, passata la prima Cap-
pella, è degna di ammirazione nella se-
conda la Tavola dell'adorazione dei Ma-
gi di Girolamo Macchietti. Osserveremo
dipoi il ricchissimo Altar Maggiore quivi
collocato nel 1787. per ordine del Gran-
Duca Pietro Leopoldo, che esisteva nella
Real Galleria, fatto già costruire dai So-
vrani Medicei di tutte pietre preziose,
per porsi nella gran Cappella suddetta;
avendovi ancor fatto erigere avanti il
Presbiterio un ricco balaustro di finissiml
marmi. Sopra il medesimo Altare vi fu
posto un Crocifisso di mano di
logna, in mezzo a una Vergine di Mi-
suo Scolare, che erano nel sotterraneo di
questa Chiesa, ove ora sono le ceneri
dei prelodati Principi. Osserveremo d'a-
vanti i tre tondi con grata di bronzo, i
quali uniti alla lapida di porfido di ser-
pentino, e di altri marmi con l'arme
dei Medici nei quattro lati, formano il
nobile Sepolcro di Cosimo
morto nel primo Agosto 1464. Passate le
due seguenti Cappelle della Crociata si
entra nella vecchia Sagrestia, fabbricata
col disegno di Filippo di Ser Brunellesco.
Si osservino i quattro tondi nei peducci
della volta di mano di Donatello, le due
piccole porte, e in alcune nicchie
renzo, Santo Stefano, San Cosimo, e San
Damiano del medesimo, e nel dorsale
dell'Altare un bassorilievo in bronzo del
Brunellesco. Quindi si vede un bellissimo
Sepolcro di porfido isolato retto sulle can-
tonate da quattro branche di Leone, a-
dornato nei lati di fruttami, e fogliami
di bronzo, fatti col disegno di Andrea
Verrocchio, ove sono i Corpi di Pietro,
e Giovanni figli di Cosimo Padre della
Patria. Corrisponde questo nella Cappel-
la, chiamata la Madonna di
da una Tavola dipinta da Francesco Conti
con i Santi Lorenzo, Zanobi, ed Ambro-
gio. Nello sfondo laterale di questa Cap-
pella, in varj armadj furono quivi tra-
sportate dal Terrazzino esistente sopra la
Porta le Reliquie coi preziosi Reliquiarj,
ed unite con altro numero di Reliquie
donate da
che con sommo decoro si conservano.
Contigua a questa vi è una Cappella con
la Tavola dell'Annunziazione di Fra Fi-
lippo Lippi; e di quì venendo verso la
Porta ammirasi nella parete dipinto il
martirio di
eseguito da Angiolo Bronzino. Passata la
Porta laterale trovasi di mano dell'Empoli
il martirio di San Bastiano; appresso a
questa si trova effigiato
te. Ne segue altra Cappella con un Im-
magine del Crocifisso, dopo la quale vi
è un'antichissima pittura rappresentante
Maria con San Leonardo ed altri Santi;
dipoi ritrovasi effigiato il martirio di
Arcadio, e Compagni, opera degna di
Ammirabile è il
gradino di quest'Altare lavorato con di-
ligenza da Francesco Bachiacca. E final-
teo dipinta da Pietro Marchesini. Bellis-
simi sono i due Pergami nella Navata
di mezzo, retti ciascuno da quattro co-
lonnette di marmi, nelle faccie dei qua-
li si vedono alcuni bassirilievi di bron-
zo fatti da Donatello, rappresentanti i
più la Passione del Redentore. Non tra-
lasceremo di dire, che la vaga soffitta, la
ricca Cupola dipinta da Vincenzio Meuc-
ci, ed il restauramento della Chiesa sot-
terranea, sono opere fatte a spese della
Principessa Anna Maria Luisa dei Medici
Elettrice Vedova Palatina del Reno. Nell'
uscir dalla Porta, onde si và nella Cano-
nica, si trova la Statua di Paolo Giovio
Vescovo di Nocera, e famoso Scrittore
d'Istorie, scultura di Francesco da San
Gallo, indi salendo per una Scala, che
guida al Chiostro di sopra, troveremo la
tanto stimabile
BIBLIOTECA MEDICEA LAURENZIANA, il
cui vaso lungo braccia ottanta, largo di-
ciotto e due terzi, alto quattordici, e
mezzo, è così nobile e maestoso, e di si
perfetta Architettura, che molti valenti
uomini, come il Brezelio, il Senator
Nelli, Ferdinando Ruggieri, e Giuseppe
blicato colle stampe. Fu alzato col dise-
gno di Michelagnolo. Prima di entrare
trovasi un bel ricetto in forma quadra,
la quale è situata la Scala posta sù da
Giorgio Vasari, e dal Tribolo, per ben
diciotto volte, e non mai per un miste-
rioso silenzio di Michelagnolo potuta col-
locarsi nella sua proporzionata situazio-
ne. Bella è la Porta, e degni sono gli
ornamenti delle finestre, vaghissimo è il
cornicione, e l'architrave, ed il fregio,
e tutto insieme è con sì nobil simetrìa
divisato, che chi lo mira resta dal diletto
sorpreso. Alla bellezza del materiale cor-
risponde il pregio dei Manoscritti, che
sopra quarantaquattro banchi per parte
in gran numero vi si conservano, oltre
altri nuovi scaffali posti in una stanza
in fondo della Librerìa ripieni pure di
Manoscritti. Sono questi di lingue diver-
se, e specialmente Ebraica, Greca, Lati-
na, Cinese, Araba, Caldea, Siriaca, To-
scana, Schiavona, Provenzale, e Fran-
cese antica, nè solo per la rarità, ma
eziandio per l'ornamento di pitture, e
miniature singolarissimi. Sopra questi rati
esemplari sogliono i Letterati riscontrare
farvi le opportune correzioni. Questi li-
bri, parte da Cosimo Padre della Patria,
Lorenzo suo Fratello, Piero suo Figlio,
e dal Cardinal Giovanni de' Medici, poi
Leone X. da varie parti, e con grandi
spese procurati, specialmente dalla Gre-
cia, e dall'Asia, furono posti in questo
luogo per volontà di Clemente VII., che
fondò la Librerìa, nella quale l'anno 1571.
fu dal Grau-Duca Cosimo I. ordinato,
che si dasse l'ingresso pubblico. Fu ac-
cresciuta in progresso di tempo di molti
ottimi, e rarissimi Manoscritti, cioè dall'
Imperator Francesco I. nell'anno 1755.
dei più rari della celebre Librerìa Gad-
diana. Indi per ordine del Gran-Duca
Leopoldo vi furono trasportati nel 1766.
tutti i Codici, che esistevano nel Con-
vento dei Padri di
fece pure unire tutti i Codici Orientali,
che esistevano nel Real Palazzo, e nel
1783. quelli della soppressa Badìa di Fie-
sole, ed altri della Magliabechiana; e
nel 1785. i più antichi della celebre Li-
brerìa Strozziana. Chi bramasse sapere il
numero, e la qualità dei Libri, potrà ap-
pagare il suo desiderio, mediante gl'In-
Quello
dei Codici Orientali, e Palatini fu com-
pilato da Monsignor Evodio Assemanni,
e stampato in Firenze nel 1742. Il Cano-
nico Antonio Maria Biscioni rifece il Ca-
talogo dei Codici Orientali, che fu pub-
blicato dopo la sua morte nel 1752. Es-
sendo succeduto l'infaticabile, ed erudito
passato Anno 1803. diede principio nel
1759. al Catalogo ragionato dei Codici
Greci, che fu dal medesimo condotto al
suo termine nell'anno 1770. in tre tomi
in foglio, ed ornati di tavole in rame
esprimenti i saggi dei caratteri dei Co-
dici più insigni. Con altri cinque volumi
parimente in foglio nei quali si racchiu-
dono i Codici Latini, Provenzali, e Ita-
liani in ogni genere, proseguì questa
bell'Opera, e con tre Volumi dei so-
praddetti nuovi acquisti terminò questo
Catalogo. L'erudito troverà ad ogni ban-
co qualche raro Manoscritto. I più singo-
lari per l'antichità sono il Codice Siriaco
al Quello del Virgilio al
XXXIX. A XLII. il Decamerone del Boccac-
cio. Quello dell'Orosio al LXV. Quello
del Tacito al LXVIII. Per la vaghezza
il Tolomeo, il Giulio Cesare, la Vita di
Lorenzo del Medici, Domizio, Calderi-
no, l'Argiropilo, e molti altri, trai quali
le famose, e celebri Pandette di Giusti-
niano, chiamate le Pandette Pisane, poi
Fiorentine, stimate più di ogni altro te-
soro da chi riguarda la rarìtà ed eccel-
lenza di un Manoscritto sì prezioso. Que-
ste per qualche secolo furono con somma
gelosìa custodite nella Real Guardaroba.
Si conserva nello stesso Armadio una
Cassetta contenente i Documenti più in-
teressanti del Concilio Fiorentino in Car-
tapecora. Contigua ci è la
COMPAGNÌA delle Stimate ove esiste una
Tavola di Mario Balassi, unica in Firen-
ze di tale eccellente Pittore. Non molto
distante in via dell'Amore è la Casa ove
abitava il celebre Mattematico Viviani.
Di quì passando in Via della Stipa tro-
vasi il
PALAZZO del Sassi Banchiere, a prose-
guendo trovasi la Chiesa di
da dei Cavalieri Geroslimitani, in cui
vi sono varie Inscrizioni e Memorie an-
tiche; una Tavola di Ridolfo del Ghir-
Gesù Bambino con
dicata alla Decollazione di
tista, dipinta da Filippo Palladini, e so-
pra la Porta per di dentro è un Puttino
che sostiene l'Arme della Famiglia dell'
Antella dipinta sopra un embrice da Gio-
vanni da Quindi trovansi
il Monastero, e la Chiesa di
SANT'ONOFRIO, ove erano le Religiose
Francescane, dette di Fuligno, ove oltre
una bella Tavola dell'Assunta, che si
vede all'Altar maggiore, è a mano de-
stra quella di Iacopo Ligozzi rappresen-
tante l'Adorazione dei Magi, e vi è di-
rimpetto San Francesco in atto di rice-
vere le Stimate dipinto con la più viva
espressione da Lodovico Cigoli. La volta
è pittura del Poco
distante si trova la Chiesa di
un Crocifisso con altre figure dipinte da
Andrea del Castagno. In Chiesa a mano
destra vi è l'Altare del Crocifisso ope-
ra di Mariotto Albertinelli, di cui è la
Tavola dell'Altar maggiore, ove è effi-
giata Maria col Bambino Gesù, e con
altri Santi. Il quadro dell'Altare a si-
bino è di Iacopo da Empoli. Di contro vi è
SANT'ANTONIO già Convento dei sop-
pressi Canonici Regolari Francesi, adesso
spettante al Marchese Consiglier Niccolò
Viviani, ove osserveremo la Tavola di
Mehus; e il
gnard. Poco distante si trova il
CASTEL
tezza da Basso, fatto fabbricare dal Duca
Alessandro nel 1534 col disegno di Ales-
sandro Vitelli, e Antonio da
Nell'edificazione di detta Fortezza vi fu
incorporato l'antico Monastero delle Mo-
nache di Faenza, che passarono parte in
San Salvi, e parte in Santa Verdiana.
Per la via dell'Acqua a mano destra
ove era la
COMPAGNÌA di San Giovanni Evangeli-
sta, è lo Spedale di Sant'Onofrio, nel
quale si dà ricetto ogni sera a molte po-
vere persone di ambedue i sessi, prive
di casa, e di parenti; e vi si aduna l'u-
nivessità dei Tintori, la quale sommini-
stra diverse carità ai poveri di tal'Arte.
Qnindi si trova la Chiesa delle Religiose
Carmelitane di
Chiesa evvi una Vergine col Bambino di
Luca della Robbia, il quale abitava pres-
so questa Chiesa. Vedesi all'Altar mag-
giore sotto vaga tribuna ornata di stuc-
chi una tavola di Sandro Botticelli, in-
grandita da Agostino Veracini, che imi-
tò a perfezione l'antico, in cai vi è
espressa Maria col Bambino Gesù, San
Barnaba, e quattro altri Santi. Vi sono
altri due Altari; nel primo si venera una
Immagine del Crocifisso, dipinta dal Beato
Giovanni Angelico. Poco distante tro-
vasi la Chiesa delle Religiose Francesca-
ne di
SANT'ORSOLA nella quale fu dipinta da
Matteo Rosselli all'Altar maggiore la
Tavola della Concezione, e al destro Al-
tare da Filippo Tarchiani il Battesimo di
Cristo, ed in faccia il martirio di
sola da Bartolommeo Silvestrini. La sof-
fitta è di Sebastiano Galeotti, e la lunetta
della maggior Cappella è del Cascetti.
Di quì passando in Via dei Ginori si
trova il
PALAZZO dei Giraldi, ove abitava Raf-
faello d'Urbino quando veniva in Firen-
ze; e quello del Ginori, ove sono buone
Di quì
andando in via
PALAZZO dei Marucelli, ora del Brunac-
cini, di architettura di Gherardo Silva-
ni, ove sono due Arpie sostenenti il Ter-
razzino, opera di Raffaello Curradi. En-
tro vi sono cinque Stanze dipinte da Se-
bastiano Ricci Veneziano. Di faccia è il
MONASTERO di
Chiesa fu fatta col disegno di Michela-
gnolo. Nelle due Cappelle laterali la Ta-
vola della
ni, ed il Crocifisso di rilievo è di Raf-
faello da Montelupo. Nella Tribuna osser-
vasi la volta dipinta da Bernardino Poc-
cetti, e la Tavola dell'Altare rappresen-
tante Maria ed altri Santi, è di Agostino
Veracini. Non è da tralasciarsi di osser-
vare le grate del Coro delle Monache la
gran Tela esprimente Cristo servito dagli
Angeli nel deserto, opera di Matteo Ros-
selli. Proseguendo verso la Porta
si trova il Conservatorio di
Malta stato rimodernato nel 1784. Nella
prima Cappella evvi un Crocifisso trasla-
tato dall'antica loro Chiesa, e Convento
che aveano presso la Porta Romana.
Nella seconda vi è espressa da Santi di
Tito la Natività di
la terza evvi la Presentazione di Maria.
Nella testata della Navata vedesi la sua
incoronazione, antica pittura dell'Or-
cagna. All'Altar Maggiore dipinse Pie-
tro Dandini la Decollazione di
Batista. Nei due ovati sono
e
no d'Alessandro Gherardini, di cui sono
ancora le pitture a fresco della tribuna,
e della soffitta della Chiesa ornata di ar-
chitettura da Rinaldo Botti. Ne segue la
Nascita di Cristo del Ghirlandajo, e dopo
un'Annunziazione della Scuola di Giot-
to. Vi è infine la Cappella della Beata U-
baldesca Religiosa di quest'Ordine. E' da
sapersi che in questo Conservatorio vi fu
educata per sei anni
na de' Pazzi. Accanto vi è il
PALAZZO de' Pandolfini fabbricato col di-
segno di Raffaello da Urbino, da Monsi-
gnor Giannozzo Pandolfini Vescovo di
Troia, essendovi stato incorporato l'an-
tico Monastero di
no l'ospizio i Padri di Monte Asinario.
Ne segue la Chiesa e convento delle Mo-
nache di
Dirimpetto è il grande, e
magnifico
SPEDALE di Bonifazio, destinato per i
poveri vecchi, e stroppiati, e mali cro-
nici dell'uno, e dell'altro sesso; il qual
luogo è chiamato dal nome del di lui
Fondatore Bonifazio Lupi nobile Parmi-
giano, già Potestà di Firenze nel secolo
XIV. Questo luogo fu ampliato, e in buo-
na parte rifabbricato di nuovo nell'anno
1787. con essere stati incorporati, oltre
il detto Spedale altri quattro Monasteri,
cioè quello delle fanciulle di
na, che era sotto le Loggie, quelli di
Luca, e della
quivi contigui, e quello di
dall'altra parte verso la Porta. Oltre il
Conservatorio dei Poveri furono nel 1789.
trasferiti, e rinchiusi in una porzione di
questo Spedale i Pazzi; in altra i malati
cronici, ed in altre parti di esso vi si
curano, e medicano tutti i mali cutanei.
Fu la zienda del medesimo riunita allo
spedale di Si vede sot-
to la Loggia sopra una Porta il busto del
Gran-Duca Leopoldo, e nella testata un'
Inscrizione indicante quanto sopra. La
restaurazione della Chiesa antica fu fatta
In
essa la Madonna del Rosario è di Nicco-
demo Ferrucci: accanto vi è il Martirio
di L'
Annunziazione è di Niccolò Soggi Disce-
polo di Pietro Perugino. All'Altar mag-
giore si vede una Tavola di Matteo
Rosselli nella quale effigiò Maria con San-
ta Maria Maddalena dei Pazzi e altri
Santi; e alle pareti vi sono state poste
altre Tavole di pregio. Proseguendo ver-
so la Porta trovasi la Chiesa di
no le ragazze. La Tribuna dell'Altar
maggiore è dipinta da Alessandro Allo-
ri. L'Annunziazione è di Alfonso Boschi,
e i due quadri laterali di
La Tavola destra è di Girolamo Mac-
chietti, e le lunette intorno la Chiesa
esprimenti il Martirio di
di Suor Ortensia Fedeli. Accanto vi è la
Chiesa, e Monastero delle Religiose di
Santi di Tito dipinse
nella Tavola dell'Altar maggiore
mente con molte altre figure, e quella
del
po da Pontormo. Dirimpetto vi è la Chie-
sa, e Conservatorio di
CHIARITO, dal
Fondatore, ove nel 1787. vi passarono
le Religiose Mantellate, che erano in via
della Crocetta, essendo stato moderna-
mente restaurato, ed è uno dei buon
Conservatori di Firenze.
Si osserverà l'antica pittura di Miche-
le di Ridolfo del Ghirlandajo sopra la
Porta San Gallo, il quale dipinse Maria
col bambino, e da una parte
tista, e dall'altra Quindi si
può vedere l'Arco Trionfale, che coll'
assistenza dell'Architetto Francesco Scha-
mant di Lorena fu eretto in occasione
dell'ingresso che fece in Firenze nel dì
20. Gennaio 1739. l'Imperator Francesco
I., Come pure il
Duca Leopoldo per passeggio pubblico.
Tornando in Città, seguendo la strada a
mano destra per le mura si vede sopra
di esse in faccia al Maglio alzata una
Torretta, la quale fu fatta per misurare
il livello dell'acqua del condotto Reale,
se poteva andare, oltre alle varie Fonta-
ne della Città a quella del Palazzo Rea-
le, sulla terrazza al pari del primo pia-
no, prima di fare la grande spesa del
condotto in Città. Quivi vicino si tro-
va la
CHIESA delle Religiose di
al primo Altare a man dritta vi è un
Pio di mano del Puglieschi restato imper-
fetto per la morte del medesimo. La Ta-
vola dell'Altar Maggiore è di Lazzero Bal-
di; ne segue la miracolosa Immagine del
Crocifisso, statavi trasportata dalla Chie-
sa di Chiarito. In ultimo il
è opera del Intorno la
Chiesa vi sono tredici lunette dipinte par-
te dal Soderini, e parte dal Ferretti, e
dal Meucci. Quindi trovasi il
GIARDINO de' Semplici, che dal Gran-
Duca Cosimo I. nel 1543. fu fabbricato,
e fattevi porre le più rare piante, ed
erbe medicinali che da ogni parte fece
venire. Di presente è addetto all'Acca-
demia de' Georgofili per farvi diverse e-
sperienze Agrarie. Presiede al medesimo
il benemerito
gioni Tozzetti, che nell'estate fa diverse
Lezioni di Agricoltura. Le numerose
piante dei Semplici che vi erano, furo-
no trasportate parte nell'Orto Bottanico
del Real Gabinetto d'Istoria naturale, e
parte in quello di Ap-
presso vi è la
CAVALLERIZZA, ove sono i Cavalli per
In questo luogo ancora
si apprende sotto la direzione di un Ca-
vallerizzo l'Arte di cavalcare, e di cor-
rer la lancia. A questo effetto fu dal
Gran Principe Ferdinando fatto un bel log-
giato, perchè nel tempo d'Inverno, o di
pioggia si potesse far tale esercizio. Con-
tigue sono le Reali Scuderie con quartie-
ri per le persone di servizio, nel luogo
ove era il serraglio dei Leoni, e di al-
tri animali feroci. Quivi è la Piazza, con
la Chiesa di
Osservanza. Anticamente era la Badia dei
Vallombrosani che la cederono ai Monaci
Silvestrini, e nel 1446. fu da Eugenio IV.
donata questa Chiesa a
menicano. Tra gli ornamenti più singo-
lari vi si ammirano le Tavole, tutte di
mano d'eccellenti Maestri. Nell'entrare
a mano destra vi è un'Annunziazione di
Piero Cavallini Romano; con la Tavola
ornata di figure da Fabbrizio Boschi.
Nella seconda il Crocifisso con
maso d'Aquino è di Santi di Tito. La
terza ove è espressa Maria col Santo Bam-
bino, e di altri Santi è del celebre
Bartolommeo di
molti pezzi oltre la Tavola dell'Altare.
Nella quarta si vede un'antichissima Ma-
donna lavorata a Mosaico. La Tavola
della quinta ove è l'Immagine di Maria
con
Ferri. Entrando nella Sagrestìa vedesi
una bellissima Statua di marmo rappre-
sentante Cristo risorto, collocata in una
nicchia, opera di Antonio Novelli, e del
Conti sono i due laterali bassirilievi Pas-
sata la prima porta vedrassi sopra di es-
sa una delle più belle Tavole del Beato
Altar maggiore. Il ritratto di questo Bea-
to stà appeso nella Cella che abitava
tonino con altri quattordici ritratti di Bea-
ti Religiosi di questo Convento. Tornando
in Chiesa segue la Tribuna ove nelle pa-
reti da Parocel Francese fu dipinta l'ado-
razione dei Magi, e le Nozze di Cana;
e la Cupola è di Alessandro Gherardini con
il bellissimo Altar maggiore. Quindi vi
è interna la Cappella de' Serragli fatta
nel 1600, ragguardevole per i finissimi
marmi, e per le statue, e pitture, che
l'adornano. La Tavola dell'Altare rap-
presentante l'ultima Cena è di Santi di
gnano; di Jacopo da Empoli è il Sacrifi-
zio di Abramo. Il saziar delle Turbe
nel Deserto, e la Cena d'Emaus son o
del
ta un fanciullo è del Biliverti. La volta
è di Bernardino Poccetti, e ancora i San-
ti dipinti a fresco tramezzo a detti qua-
dri in otto nicchie: nell'altre quattro
vi sono gli Evangelisti di marmo, che
due di Lodovico Salvetti, e i due presso
l'Altare del Pieratti. Dopo segue la bel-
lissima Cappella di
fabbricare con magnificenza da Averar-
do, e da Antonio Salviati. Ella è tutta
di marmi stati lavorati col disegno di
Giovanni Bologna. Tre Tavole di Pitto-
ri eccellenti adornano le tre facciate;
quella di mezzo è opera d'Alessandro
Allori detto il Bronzino, che vi effigiò
il ritorno di Cristo dal Limbo, quella
che rappresenta il Lebbroso risanato in
altra esprimente la conversione di
Matteo è di Batista Naldini. In ciascuna
di queste tre facciate sono due Statue
di marmo rappresentanti
fra le quali è maraviglioso il
tista; fatte con disegno di
ed eseguite dal Francavilla suo discepo-
lo; ed altrettanti bassirilievi di bronzo
di mano di
disegno del medesimo
Maestro, da cui fu fatta la figura di
bronzo, che è in Sagrestìa rappresentan-
te il Santo giacente. Nell'urna sotto l'
Altare stà riposto il di lui Corpo. Coro-
na questa Cappella una Cupoletta adorna-
ta di stucchi, e di vaghe pitture, di ma-
no d'Alessandro Allori, come si vede
scritto, fatta nell'anno 1570. Le due
Storie dell'Esposizione, e Traslazione di
Questa
Cappella meritò d'esser descritta e pub-
blicata colla stampa dal fu Antiquario
Dottore Gori. Sopra l'Arco di questa va-
ga Cappella si vede un
mo alto braccia 4. di mano di
gna. Ne segue, tornado verso la Porta la
bellissima Tavola di Lodovico Cigoli,
ove dipinse l'Imperatore Eraclio, che de-
posto l'Imperiale ammanto, e in abito di
penitenza, e scalzo porta sopra le sue
spalle la stessa Croce del Salvatore. Nel-
Tavola di Fra Bartolommeo, con alcuni
Angeli attorno un padiglione con Ma-
ria, e altre figure e Cristo Fanciullo che
sposa
nando, che la volle avere, ne fece fare
una bellissima copia al Gabbiani, che
certamente si scambia coll'orginale. Nel-
la terza di mano del Passignano vi è
espresso San Vincenzio Ferreri Predicante
al Popolo. Nella quarta è dipinta dal
Cavalier
Trasfigurazione sul Tabor. La soffitta è
tutta intagliata, e dorata, con lo sfondo
di La Tenda dell'
Organo fu dipinta dal Gherardini. E` de-
gno di memoria, che quì furono sepolti
il Conte Giovanni Pico della Mirandola,
ed Angiolo Poliziano, e ai nostri tempi
i celebri Giuseppe Averani, e il Propo-
sto Anton Francesco Gori. Non meno
della Chiesa è ragguardevole il Conven-
to fatto fabbricarc da Cosimo, e Loren-
zo de' Medici, al quale fu dato principio
nel 1437. col disegno di Michelozzo. Nel
primo Chiostro sono 26. lunette espri-
menti diversi fatti, e miracoli di
tonino tutte dipinte da eccellenti Mae-
Rosselli, dal Tiarini, e dal Boschi, e le
altre antiche immagini che si vedono ne-
gli angoli, e sopra le Porre sono del
tava in questo Convento, dentro il qua-
le si vedono moltissime opere di sua ma-
no, oltre la magnifica pianta dell'Ordi-
ne Domenicano dipinta da Esso sulla pa-
rete del Capitolo che resta tra i due
Chiostri, nel quale vi effigiò gran nume-
ro di Ritratti d'Uomini Illustri, tanto in
santità che in dottrina. Poi nel secondo
non meno vasto del primo in 36. Lunet-
te si vedono le gesta di In
questo dipinse una navata Alessandro
Gherardini, altre due Cosimo Ulivelli, e
una dalla parte dell'ingresso Alessandro
Loni, e Sebastiano Galeotti. E` da veder-
si la Cappella del Noviziato, la di cui
Tavola di straordinaria bellezza è di
Bartolommeo, nella quale vi espresse la
Presentazione di Gesù Bambino; vi è
inoltre tra l'altre buone pitture una im-
magine di Maria
Dolci. In questo Convento evvi una buo-
na Libreria con molti Manoscrittti fatti
quivi collocare a pubblico benefizio da
cuni dei quali erano di Niccolò Niccoli,
che e da annoverarsi fra quelli, dai quali
le Lettere Greche riconobbero il loro ri-
sorgimento. Vicino all'Orto, in fondo
al quale è da ammirarsi una Cappella
dipinta dal Poccetti, è situata la Spezie-
rìa, celebre per la fabbricazione che vi
si fa delle Essenze di ogni sorte, acque
odorose, ed altri lavori, e quivi si po-
tranno osservare bellissimi quadri. Questo
Convento è stato sempre tenuto in gran-
de stima, non solo per l'osservanza re-
stauratavi da
ma eziandio per avervi dimorato moltis-
simi Religiosi di santa vita, e virtuosi;
e Cosimo Padre della Patria spesse volte
ci restava, vedendovisi ancora le stanze
ove abitava. Fu nel 1777. abbellita que-
sta Chiesa con una vaga facciata col di-
segno di
mini Converso Carmelitano. Presso questa
Chiesa è il Palazzo detto il
CASINO da
dal Granduca Francesco I. nel 1570. col
disegno del Buontalenti. E' servito nei
tempi andati per abitazione di varj Prin-
cipi. Adesso hanno il loro quartiere le
Accanto è degno di esser
veduto il Chiostro della già soppressa
COMPAGNÌA di
dello Scalzo, per le eccellenti Pitture a
fresco rappresentanti la vita di
Batista di Andrea del Sarto, tra le quali
due sole sono dipinte dal Francabigio.
Nell'ingresso del Cortile di Andrea si ve-
dono due figure rappresentanti la Fede,
e la Speranza. L'altra Porta è posta in
mezzo dalla carità, e dalla Giustizia. La
Storia a mano destra è quando Zaccaria
incredulo per la vista dell'Angelo diven-
ta muto. L'altra è la visita di Maria a
La seguente rappresenta il
Parto di
quando Zaccaria dà la benedizione a
Giovanni, che ancor fanciullo vuole an-
dare al deserto, di mano del Francabi-
gio. E' pure del Francabigio quando San
Giovanni s'incontra col Salvatore nel ri-
torno di Egitto. Ne seguono altre di An-
drea quando Cristo è battezzato da
Giovanni, dipoi quando predica ai Giu-
dei nel deserto, e quando la gente con-
vertita da
il
dotto dinanzi ad Erode; e dipoi vedesi
d'Erodiade, ed in ultimo è dipinta Ero-
diade, quando dalla figlia è portata la testa
di Que-
ste egregie Pitture furono intagliate da
Teodoro Cruger con frontespizio, e ritratto
dell'Autore. Le chiavi di questo Chiostro
son tenute dal Custode dell'Accademia
delle Belle Arti. Ritornando indietro
vedesi sul Canto di Via degli Arazzieri l'
altro Casino fatto fabbricare nel 1775.
dal Granduca Leopoldo, e dall'altra par-
te vi è il Monastero di
co, nella di cui Chiesa, all'Altar Mag-
giore vedesi lo Sposalizio di detta Santa,
e nei due laterali le Tavole furono di-
pinte da Suor Plautilla Nelli Pittrice, e
Religiosa di questo Monastero, nel qua-
le Caterina de' Medici Regina di Francia
nella sua fanciullezza vi fu tenuta in e-
ducazione. Dalla parte opposta di questa
Piazza si ritrova la
REALE ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI
(una volta Spedale sotto il titolo di
Matteo stato fondato da Lemmo Balducci
nel 1389.) trasferitavi nel 1784. dalla
antica situazione di via della Crocetta
vrana Munificenza ampliata, ed arricchi-
ta di tutto ciò che è necessario per ap-
prendervi compitamente le Belle Arti,
contandosi in essa eccellenti Maestri per
il Disegno, per il Colorito, per il Grot-
tesco, per l'Incisione in rame, per la
Scultura, per l'Architettura, un Assi-
stente ai Giovani che studiano nella Real
Gallerìa, e uno per la Meccanica Pratica
E principiando ad osservare alla Porta
d'ingresso eseguita con ben'intesa, ed
elegante Architettura si vedono scolpite
in pietra tre corone, che una di quercia,
l'altra di lauro, la terza d'ulivo, le qua-
li sono l'emblema dell'Accademia, e sot-
to le medesime in un fregio leggesi l'
Epigrafe seguente:
Petrus Leopoldus
Anno MDCCLXXXIV.
Che è l'epoca della sua instituzione.
Si passa in un vestibulo ove da due
porte laterali si dà ingresso alle Scuole
del Disegno, e Colorito: e principieremo
dalla prima a mano destra.
In una Gallerìa adorna, e corredata
di disegni; e gessi per uso dei principian-
ti, si danno dal Maestro tutte le regole
necessarie al profitto dei medesimi. Quin-
di si passa in una gran sala che serve al-
le pubbliche adunanze ripiena di quadri
dei migliori Autori della Scuola Fioren-
tina, e da vari Cartoni originali dei me-
desimi, e alcuni ancora delle Scuole Lom-
barda, e Romana, essendovi tra i primi
il Grillandajo, Andrea del Sarto, gli Al-
lori, Carlo Dolci, il Rosselli
tri, e fra i Cartoni Fra Bartolommeo,
Pietro da Cortona, Baroccio, Cignani,
Franceschini
Da questa si passa alla Sala del Nudo
ove in tutti i giorni si dà il comodo di
poter per due ore disegnare un'Uomo
nudo, nell'estate la mattina, e nell'In-
verno la sera, alla quale scuola è assi-
stente per turno uno dei Maestri.
Dalla Sala del Nudo si passerà in una
spaziosa Gallerìa adorna dei getti in ges-
so delle Statue le più rinomate non solo
della nostra Città, quanto di quelle esi-
stenti in Roma, quali poste con ottima
simetrìa sopra bene adattate basi forma-
no un colpo d'occhio. Sono da osservarsi
vanni Mannozzi detto da
sprimente il riposo d'Egitto, già esisten-
te in fondo del Giardino del Casino del-
la Crocettu, e quì intieramente traspor-
tato, ed il getto in gessi della porta del
Tempio di San Giovanni dell'immortale
Lorenzo Ghiberti adattata alla gran por-
ta dalla presente Sala, dalla quale si ha
ingresso alla Scuola del colorito Conti-
gua vi è la stanza per le private Adu-
nanze; e avanti la medesima vi è un ri-
cetto, il quale introduce mediante una
piccola scala alle due Scuole dell'Architet-
tura, e della Meccanica Pratica, ambe-
due corredate de' necessarj libri, disegni,
e macchine
Ritornando al primo vestibulo, per una
comoda scala si perviene alle altre due
Scuole di Grottesco, e dell'Incisione in
rame provvedute di eccellenti esempla-
ri
Si danno due volte l'anno alcuni pre-
mj a quelli Scolari che più hanno appro-
fittato nei loro studj servendo di emula-
zione per avanzarsi; ed ogni tre anni si
fa un concorso di prima, seconda, e ter-
za classe per la Pittura, Scultura, ed Ar-
ni, quanto alle mensuali prestazioni di
Maestri, e per la Carta, matita, colori
veri Scolari, vien supplito dal Real Te-
soro.
Al buon ordine, e soprintendenza dell'
Accademia esistono un Presidente, ed un
Segretario. Da questo luogo ritornando
per via Larga si trova la
BIBLIOTECA MARUCELLIANA fondata a pu-
blico vantaggio dall'Abate Francesco Ma-
rucelli nel 1703. ed aumentata da Mon-
signor Alessandro Marucelli, la quale si
aprì per la prima volta nel 1751., tenen-
dosi aperta la mattina ne' giorni di Lu-
nedì, Mercoledì, e Venerdì. In essa ol-
tre la copiosità dei Libri impresssi in ogni
scienza, vi si conservano molti Manoscritti
del celebre Antonio Maria Salvini, ed una
scelta numerosa Raccolta di rare, e ce-
lebri stampe in rame lasciate quivi dall'
ultimo superstite di detta nobile Fami-
glia Francesco Marucelli. Seguendo il
cammino dalla parte opposta si trova il
PALAZZO del
eretto con disegno del Silvani Architetto
Fiorentino, ed accresciuto dal fu Senato-
glia apparteneva. E dipoi s'incontra il
PALAZZO del Marchese Capponi fatto
col disegno di Ferdinando Ruggieri nel
1740. e poco più giù dall'istesra parte
altro
PALAZZO del Covoni, con bella facciata
di Gherardo Silvani, e il Cortile col dise-
gno di Luigi Orlandi. Ed appresso il
PALAZZO fatto fabbricare dal Cardinale
Bandino Panciatichi, col disegno del Ca-
valier Carlo Fontana. In faccia al pri-
mo vedesi un antico Palazzo dei Medi-
ci, e dipoi dell'antichissima Casa
UGHI, o sieno AVVOCATI protettori dell'
Arcivescovado Fiorentino, Famiglia estin-
ta, oggi del Lorenzi. Accanto esiste il
grandioso
PALAZZO già della Famiglia de' Medici,
oggi del Marchese Riccardi per compra
fattane l'anno 1659. per prezzo di scu-
di 41. mila dal Granduca Ferdinando II.
fatto gia fabbricare da Cosimo Padre del-
la Patria, col disegno di Michelozzo.
Non può spiegarsi quanto sia bello, e
magnifico. Vedonsi le due facciate tut-
te di pietre forti in tre ordini divisate.
Da terra fino alle prime finestre l'ordi-
sai rilevate. Sopra questo segue il Dori-
co, a cui succede il Corintio, e in fron-
te vedesi un vago cornicione, che da
per tutto lo circonda Entrando per la
porta principale trovasi la prima Log-
gia, nel fregio della quale sono alcuni
tondi entrovi figure di marmo di Dona-
tello, e le pareti tutte furono fatte ador-
nare l'anno 1719. dal Marchese Fran-
cesco Riccardi di bassirilievi, di Statue,
di Busti e d'Inscrizioni antiche Greche,
e Latine, a foggia di Museo. A mano
destra vi è una scala molto comoda, fat-
ta col disegno di
Scultare e Architetto Fiorentino. E' pure
a mano sinistra una scala bellissima fat-
ta a chiocciola, che dal terreno conduce
fino alla sommità. Penetrando poi nelle
stanze, vi si ammirano molti pregievoli
ornamenti; tra i quali la bellissima Gal-
lerìa dipinta nella volta a fresco da Lu-
ca Giordano, e in essa giù abbasso nella
parete effigiati sopra grandiosi Cristalli i
quattro elementi, insigne opera di An-
ton Domenico Gabbiani; e dentro due
armarj si conserva una raccolta di Gam-
mei, d'Intagli, di Medaglie, e di altre
Accanto ci è una nu-
merosa, e scelta Librerìa di manoscrit-
ti, e di libri impressi, parte della qua-
le fu messa insieme dal celebre Riccar-
do Riccardi, e parte dal Senatore Mar-
chese Vincenzio Capponi, da cui l'ere-
ditarono i presenti possessori, i quali van-
no di continuo aumentandola, essendovi
tra i manoscritti tutto il carteggio Let-
terario del fu celebre Dottor Giovanni
Lami stato Bibliotecario, E' ripieno que-
sto Palazzo di mobili ricchissimi, pittu-
re celebri, inscrzioni, busti, e bassirilie-
vi antichissimi. Si mireranno inoltre i
nuovi accrescimeti della principal fac-
ciata. verso la Via Larga, coll'istesso or-
dine, e architettura dell'antica nel qual
ricrescimento fu incorporato il Palazzo
di Lorenzino de' Medici ove uccise il Du-
ca Alessandro. E' famoso questo Palazzo
non solo per la sua belezza, ma ezian-
dìo per essere stato in ogni tempo ri-
cetto di illustri Personaggi, essendovisi
trattenuri diversi Pontefici, Imperatori,
e Regi, oltre un numero grande di Prin-
cipi (di che si legge la memoria in un
Cartello di marmo nel primo Cortile,
fatta dal celebre Abate Autonmaria Sal-
e descritti dai nostri Istorici. Indi si
trova la Chiesa di
SAN GIOVANNI EVANGELISTA posseduta
già dai Gesuiti, ai quali fu concessa l`an-
no 1557., e dipoi nel 1775. data ai Che-
rici Regolari delle Scuole Pie, i quali
tengono nell'annesso loro Convento le
pubbliche Scuole. Era questa Chiesa in
principio assai piccola, e fondata nel 1351.
per testamento del Nobile
do Gori, ma nell'anno 1579. coll'ope-
ra, e col disegno di Bartolommeo Am-
mannati Scultore, ed Architetto Fioren-
tino, fu accresciuta, e adornata, ammi-
rando gl'intendanti l'esquisitezza dell'
architettura, e il bell'ordine di tutte le
parti di questo sacro Edifizio. Ha la fac-
ciata di pietre serene, e dentro vi sono
nelle Cappelle varj ornamenti di stucchi
con belle Tavole; nella prima a mano
destra è un insigne Tavola di Alessandro
Allori, ove ha rappresentato Nostro Si-
gnore con alcuni Apostoli in atto di e-
saudire la Cananea, ed è da notarsi che
quel Vecchio, che si appoggia al basto-
ne, figurato per
tratto del medesimo insigne Architetto
fare; la seconda Tavola di
zaga, e di
viano Dandini, la terza di
Bari di
chese; e
liana Falconieri sono di Agostino Vera-
cini. Quindi esiste la Cappella di San
Francesco Xaverio ricca di marmi, ove
il Cavaliere
eccellenza rappresentato il detto Santo
nell'atto di predicare agl'Infedeli; la
Gloria dello sfondo è di mano di Piero
Dandini, e i quadri laterali sono del
Bamberini. Ne segue la Cappella maggio-
re, la di cui tavola ove è espresso il
Crocifisso è di mano di Girolamo Mac-
chietti, nei due laterali il San Girolamo
è di Giacomo Ligozzi, e la
Bizzelli; trovasi poi la Cappella di Sant'
Ignazio tutta incrostata di marmi, ov'è
di mano del Puglieschi la Tavola di det-
to Santo, e gli ovati sono del sopradetto
Bamberini. Ne segnono tre altre Cappel-
le, nella prima vi è la Concezione di
mano del Curradi; nella seconda la bel-
lissima Tavola di
Fondatore degli Scolopj, di mano di An-
la è stata recentemente abbellita di mar-
mi
Cammillo Giusti. Nella terza vi è la Ta-
vola degli Angeli dipinta da Giacomo
Ligozzi. Sopra il cornicione alcune sto-
rie a fresco sono di mano di Alessandro
del Barbiere, cioè la Cena, la Trasfigu-
zione, quando San Giovanni mostra San
Pietro a Cristo, e gli Apostoli, che ac-
conciano le Reti Gli Apostoli delle
Nicchie sono di Cammillo Cateni, e lo
sfondo nella soffitta fu l'ultima opera di
Agostino Veracini. Uscendo da questa
Chiesa, a man destra s'incontra una Ca-
sa de' Martelli, e dirimpetto quella degli
Arnaldi, nella prima eravi una statua di
Donatello, la quale al presente ritrovasi
nel Palazzo del Balì Martelli in via della
Forca, creduto il più eccellente lavoro del
suo scalpello; e nella seconda vi sono
pregiabili Pitture. In vicinanza si trova
la Via del Cocomero ov'è un Teatro, e
annesse sono diverse stanze ove ha ac-
cesso il ceto civile, ed accanto è il Pa-
lazzo del Baron Ricasoli, e dirimpetto
quello de' Gondi, ed a sinistra avvi il
Palazzo dei Marchesi Gerini ricco di Pit-
mente dal fu Marchese Andrea Gerini
con disegno del vivente
letti; quindi si vedono i
PALAZZI di due rami della Famiglia de'
Pucci, il primo d'ordine composito sul
Canto di via de' Servi fu disegnato con
bella, e vaga architettura dal famoso Ca-
valiere Paolo Falconieri; e l'altro accan-
to del Marchese Roberto Pucci, che ha
seguitato l'ordine del primo. Dirimpetto
vedesi il
PALAZZO Pandolfini, di maestosa Ar-
chitettura Toscana, ove nel dipinger
quella Gallerìa cadde, e morì il celebre
Anton Domenico Gabbiani; in faccia al
quale vi è la Chiesa di
SAN MICHELE VISDOMINI, ove abitavano
i soppressi Monaci Celestini, ora ufiziata
da Preti secolari. Osserveremo la Natività
di Nostro Signore dell'Empoli, accanto alla
quale è una Vergine di mano di Jacopo da
Pontormo, e due Tavole del Poppi, che in
una la Resurrezione. e nell'altra la Conce-
zione, e una del Passignano rappresentante
Se-
guitando per la Via de' Servi si trova il
PALAZZO de' Marchesi Niccolini, fatto con
un Gabinetto copioso di Medaglie, buona
Librerìa, e pitture celebri. E presso la
Piazza si trova il
PALAZZO de' Grifoni ora Riccardi il di cui
Architetto fu il Buontalenti. Era in avanti
della Famiglia Ricci, ove nacque a' 23.
Aprile 1522. Il Ter-
razzino di Pietra fu la prima scultura di
Questo fa angolo alla Pìaz-
za, che ha preso il nome della vicina Chie-
sa della Nunziata, che vedesi dai lati chiu-
sa da due gran Loggie, erette col dise-
gno del Brunellesco. Nel mezzo di essa
sopra una Base di marmo si erge un Ca-
vallo, sopra il quale è la Statua di Fer-
dinando Primo Gran-Duca di Toscana
gettato in bronzo da Giovanni Bologna,
di Cannoni predati dalle Galere Toscane
ai Turchi, leggendovisi sotto la fascia nel-
la pancia del Cavallo
Le due fontane di bronzo, che adornano
la medesima piazza, sono opera di Pietro
Tacca statevi poste nel 1643. Passeremo
ad osservare il Tempio della Santissima
ANNUNZIATA. Era questa Chiesa ne'
tempi antichi un piccolo Orotario posto
il Cafaggio. Detto Oratorìo con parte di
terreno contiguo, fu conceduto nel 1250.
a quei sette Nobili Fiorentini, che abban-
donata la Patria si erano ritirati nel sa-
cro Monte Asinajo, ove conducendo vita
eremitica fondarono la Religione de' Servi
di Maria; ed il motivo fu, acciò quei
Religiosi, che da per tutto avevano spar-
sa la fama della lor santità, più da vi-
cino santificassero col loro esempio i loro
Concittadini. Ma perchè troppo angusto
era quel luogo, fu fabbricato il Con-
vento, e nuova Chiesa, essendo stati dal
Sommo Pontefice esortati a concorrere i
Fiorentini, tra i quali si segnalò il Chia-
rissimo Falconieri Padre di Santa Giulia-
na, e Fratello del Beato Alessio, per-
chè tal'opra fosse al suo fine condotta.
Terminata la fabbrica avvenne il seguen-
te prodigio. Avevano quei Padri nel 1252.
dato a dipingere a fresco ad un Pittore
chiamato Bartolommeo, l'Immagine di
Nostra Signore in atto di essere dall'An-
gelo annunziata. Il Pittore, che la figu-
ra dell'Angelo avea compita, e rimanevali
ad effigiare il volto della Vergine, stava
fra se stesso dubbioso, con qual'arte po-
In
questo mentre fu sopraffatto dal sonno, da
cui svegliatosi mirò tosto colorito il Sem-
biante della Vergine di tal bellezza, e di
tanta devozione spirante, che attonito,
e sorpreso ad alta voce gridò più volte,
Lo che sentito da'cir-
costanti, e dipoi sparsosi per la Città;
cagionò un tal concorso di popolo, che
ben tosto ne fu la Chiesa ripiena. E ac-
ciò niuno di questo fatto dubitar potes-
se, operò Iddio per mezzo di questa, Im-
magine molti miracoli, che tuttavia van-
no seguitando. Ora tornando alla descri-
zione della Chiesa: Vedesi al primo in-
gresso un Loggiato fatto fabbricare dalla
Famiglia de' Pucci con disegno del Cacci-
ni Scultore. Sotto il Loggiato sono tre
Porte. Quella a mano destra conduce
nella Cappella di San Sebastiano dell'i-
stessa Famiglia Pucci, eretta con disegno
del sopraddetto Caccini; adorna di tre Ta-
vole, che una d'Aurelio Lomi Pisano, l'
altra del Paggi, e quella di San Sebastia-
no di Antonio del Pollajolo, ed altresì di
alcune Statue di marmo del Novelli, e la
Tribuna fu dipinta dal Poccetti. Vi sono
molte memorie di uomini illustri di que-
Roberto, e Antonio Pucci, tutti tre Cardi-
nali. Dalla porta laterale di questa Cap-
pella si passa in un Cortile, o Chiostro
tutto dipinto da' primi artefici di quei
tempi, cicè; la pittura accanto alla por-
ta di Chiesa dietro l'Altare della Madon-
na rappresentante la Natività del Signo-
re, è di Alessio Baldovinetti. Quella che
segue a sinistra esprimente quando
lippo Benizzi ebbe la visione di Maria per
la quale vestì l'Abito, è di Cosimo Ros-
selli. L'altre che ne seguono sono di An-
drea del Sarto, cioè quella in cui si vede
Papa, che era in Viterbo, trovando un
lebbroso nudo, si trae la propria cami-
cia dandola ad esso perchè si ricuopra.
Quivi è il Busto rappresentante Andrea
del Sarto, scolpito da
già da Raffaello da Montelupo, come per
abbaglio asseriscono il Cinelli, e il Padre
Richa. Nell'altra vedesi quando
po nel passare tra Bologna, e Modena.
trovando alcuni che giuocavano sotto un'
albero, bestemmiando, li riprese, onde li
dissero alcune ingiurie, ed egli seguitan-
do il cammino, venne un'istantaneo ful-
starono morti, e gli altri spaventati si
diedero alla fuga. Ne segue il fatto quan-
do detto Santo libera dagli spiriti una
Fanciulla. Nell'altra è espresso un fan-
ciullino tornato da morte a vita nel toc-
care il feretro di L'ultima es-
prime un Religioso parato con la reliquia
di alcuni panni di
donne inginocchioni con vari puttini che
sembrano di carne vera; il Vecchio che
sì regge con la mazza è il ritratto di
Andrea della Robbia Scultore, e fratello
del celebre Luca inventore delle figure
di terra invetriata. Dall'altra parte tra
la porta laterale della Chiesa, e la Cap-
pella di
lunetta la storia dei Re Magi, e nell'al-
tra la Natività della Madonna. Queste 7.
lunette sono di stupendo colorito fatte
dal pennello di Andrea del Sarto. Le al-
tre tre dalla parte della porta della Log-
gia sono: Lo Sposalizio della Madonna
del Francabigio; La Visitazione di Ma-
ria a
mo; e l'Assunzione al Cielo del Rosso
Fiorentino. Questa è circondata da una
moltitudine di bellissimi Angioletti, che
che sono al basso la contemplano con
stupore, in uno dei quali Apostoli, cioè
in
tore ritrasse Francesco Berni celebre Poe-
ta in volto ridente, alludendo con tale
attitudine al faceto stile praticato nei suoi
versi Questa come le altre di questo
Chiostro furono rinfrescate con diligenza,
e perizia da Santi Pacini. Entrando in
Chiesa vedesi al primo aspetto la soffitta
d'intagli dorati sopra fondo bianco di-
segnata da Francesco Silvani, nel mezzo
della quale è un gran quadro rappresen-
tante l'Assunzione della Vergine di ma-
no del Volterrano. Nelle pareti tra il
fregio della soffitta, e il cornicione, sono
dodici quadri dipinti a fresco dall'Uli-
velli, ove son rappresentati alcuni Mi-
racoli di Maria. A sinistra si trova la
Cappella dell'Annuziazione, nel muro
della quale è dipinto il di Lei Volto,
fatta di marmi intagliata da Pagno di
Lapo Partigiani Scultore Fiesolano col
disegno di Michelozzo. Quanto sia ric-
ca, e adorna questa Cappella non si può
spiegare abbastanza. E' l'Altare d'argen-
to massiccio nobilmente lavorato, il gra-
gioie, e pietre preziose. In un Taber-
nacolo è una testa del Salvatore di An-
drea del Sarto. Sopra due gran pilastri
posa un ricco architrave, e cornicione
d'argento, da cui pende una cortina
di lavoro eccellente. Questa Cappella
è ornata di Lampadi d'argento rifat-
et recentemente. Contiguo alla detta
Cappella è un piccolo Oratorio di forma
quadrata nobilmente arricchito, che ha le
pareti incrostate di agate, calcedoni o-
rientali, e diaspri, che rappresentano al-
cuni simboli di Nostra Signora, e ove
vedesi un Crocifisso di mano di Antonio
da
re avanti vi fosse posto il gran Ciborio.
Accanto è la Cappella fatta fabbricare
dal Marchese Francesco Feroni, col dise-
gno di
marmi, e ornata di Statue; la Tavola del-
l'Altare rappresentante il Transito di
Giuseppe è dipinta da Carlo Lotti Vene-
ziano; di mano di Giuseppe Piamontini
sono le due Statue rappreseutante il Pen-
siero, e la Fortuna marittima, e di ma-
no dell'Andreozzi sono l'altre due, che
figurano la Fedeltà, e la Navigazione.
Di Carlo Marcellini è il
del Cateni il
di bronzo dorato sono di Massimiliano
Soldani Benzi. Le due Inscrizioni sotto i
due Depositi furono dettate da Anton
Maria Salvini. Seguitano appresso, benchè
con ordiue assai diverso, altre Cappelle
adornate di belle Tavole, tra le quali quel-
la del Giudizio d'Alessandro Allori, e
quella della Crocifissione dello Stradano.
La quarta di Pietro Perugino, o come
altri vogliono, dell'Albertinelli. La quin-
ta sotto l'Organo con l'Assunta,
copo, e
dini, e voltando alla crociata vi è la Cap-
pella con lunette, e soffitta dipinta a fre-
sco da Baldassarre Franceschini detto il
Volterrano, ed all'Altare vedesi in una
antica e bella Tavola dipinto San Zanobi
con altri due santi Vescovi; segue la Cap-
pella del Crocifisso, e della Madonna dei
Dolori dipinta d'archirettura da Giuseppe
Chamant Lorenese, collo sfondo di Vin-
cenzio Meucci, e sotto l'Altare conser-
vasi il Corpo di So-
no sepolti in questa Cappella i tre nostri
Istorici Fiorentini, Giovanni, Matteo, e
Filippo Villani. E' assai vaga la Cappella
po Benizj, colla Tavola dipinta dal Vol-
terrano, e con altre pitture a fresco dell'
Ulivelli. Nel ricetto, che è accanto e per
cui si và alla Sagrestìa stata tutta rimo-
dernata, e ampliata con molta pulizia, è
collocato un Busto di terra cotta, rap-
presentante l'effigie di detto Santo in abi-
to della Religione, donato a quei Reli-
giosi dalla Famiglia de' Guicciardini, su-
bentrata già nella Casa de' Benizj, de'quali
era il Santo, ove si era conservato
autiquo Entrando nel-
la Tribuna maggiore, della quale fu l'Ar-
chitetto Leon Batista Alberti, vedesi al
primo Altare a mano sinistra la Natività
di Maria fatta da Alessandro Allori, il
di cui figlio Cristofano dipinse il quadro
laterale, che è quello in
gli altri tre poi sono del Passignano, e
la volta è del Poccetti. Nella seconda è
il San Michele di mano del Pignoni. Nel-
la terza la Tavola di Pietro Perugino,
ove è la Vergine con alcuni Santi. Nel-
la quarta la Resurrezione di Cristo d'An-
giolo Bronzino. La quinta Cappella che
fu già a proprie spese architettata, e fab-
bricata da
arrichita di statue, bassirilievi di bron-
zo, e di tre Tavole; la prima delle quali
in
pinse la Resurrezione, la seconda del Pas-
signano, ove espresse la Pietà, e la ter-
za della Nascita è opera del Paggi. Il
Crocifisso è ammirabile, fatto col model-
lo dell'istesso
letta è dipinta a fresco dal Poccetti. Pas-
sando alla sesta Cappella, la Tavola dei
Beati è di Niccolò Nannetti. Nella setti-
ma è del Passignano l'illuminazione del
Cieco. Nell'ottava Cappella ornata di
marmi vi è di mano di Giovanni Biliver-
ti lo Sposalizio di
ture delle pareti della volta sono del Vi-
gnali. In questa Cappella è sepolto il no-
stro Istorico Bartolommeo Scala. Nell'ul-
tima e nona Cappella evvi
Maria. e Gesù Bambino, e dai lati
lippo Benizi, e
Antonio Donnini. La gran Tribuna di
figura rotonda con bella Cupola fu fatta
col disegno di Leon Batista Alberti Nobil
Fiorentino, a spese di Lodovico Gonzaga
secondo Marchese di Mantova, adornata
di stucchi, e dipinta poi da Baldassar Fran-
Ha questo insigne Pittore dipinto la Ver-
gine, quando Assunta in Cielo vien coro-
nata dalla Santissima Trinità; intorno ha
dipinto i Patriarchi, i Profeti, e Santi
del Testamento Vecchio con alcuni altri
del Nuovo. In questa grand'opera è sti-
mabile non meno l'invenzione, e il di-
segno, che la vaghezza del colorito. Cor-
risponde alla Cupola il Coro. di bella
struttura incrostata di marmi, di forma
ottagona, disegno di Francesco Silvani,
con statuette di Santi, che vagamente lo
adornano. L'Altar maggiore è molto ric-
co e magnifico, ed il Ciborio è d'argen-
to di pregio considerabile, opera di An-
tonio Merlini Bolognese, siccome un Pa-
liotto, e tutto il finimento d'argento con
figure di bassorilievo, che adoprasi nelle
feste solenni: nelle quali sono molti i va-
si, le statue, e gli ornamenti preziosi che
vi si vedono. Sul piano del Presbiterio
posano due depositi di marmo, uno del
Vescovo Angiolo Marzimedici, colla sta-
tua al naturale di mano di Francesco da
Sacerdote Donato dell'Antella Benefatto-
re della Chiesa, di Giovanbatista Foggi-
Buonarroti. Sceso il Presbiterio nella te-
stata della Croce vien la Cappella di
Giuliana Falconieri, ove si conserva il
suo Corpo, dedicata alla
stata rimodernata e arricchita di finissi-
mi marmi. La Tavola dell'Altare è di
Vincenzio Meucci, di cui altresì è lo
sfondo; le due laterali sono di Giuseppe
Grisoni, del quale è ancora la Santa Bar-
bera che si vede nella Cappella a mano
destra, ove sono due ritratti, che uno di
Giovanni Stradano, e l'altro di Lorenzo
Palmieri. In faccia è la Cappella di Bac-
cio Bandinelli, che vi scolpì un Cristo
morto sostenuto da Nicodemo, che è il
ritratto di detto Baccio. Tornando verso
la Porta vi è sotto l'Organo (il di cui
tendone è del Puglieschi) una piccola
Cappella fatta col disegno del Silvani, con
fini lavori di marmi, e un
to di tiglio, di mano di Maestro Iann
Francese condotto con grande artifizio,
al di cui Altare si trova una copia di un
Cristo risorto del Pugliani, cavata dall'
originale del Frate. esistente nel Palaz-
zo dei Pitti; e lateralmente le figure di
due Profeti del medesimo Autore. Il Ten-
nonizzazione di
pe Romei. Ne viene la Cappella dei Me-
dici, e dipoi quella dei Peruzzi, la di
cui Tavola è dell'Ulivelli, rappresentan-
te Cristo che risana una piaga a
legrino Laziosi di questo Ordine. Nella
seguente non sono da osservarsi che le
pareti dipinte dal medesimo Ulivelli.
La Cappella che ne succede, ornata di
marmi bianchi, e misti, fu fatta col di-
segno di Matteo Nigetti. La Tavola rap-
presentante il martirio di
Jacopo Vignali, la Cupola è lavoro del
Volterrano, e le scultute di marmo sono
scolpite da Orazio Mochi Nell'altra vi
è la Tavola di Pietro Dandini rappre-
sentante un fatto del Beato Giovacchino
Piccolomini. Nell'ultima si trova una
Tavola di Jacopo da Empoli, ove dipin-
se Maria col Bambino, e ai piedi
colò, e altri Santi; e le pareti sono di
Matteo Rosselli. Questa Chiesa verso la
fine del passato secolo fu adornata di
stucchi, e pilasti incrostati di marmi con
disegno di Pier Francesco Silvani, del
quale pure sono l'Altar maggiore, e la
soffitta; i Medaglioni furon dipinti a fre-
Senatore dell'Antella. Nell'anno 1785.
furono levate le lapide sepolcrali che e-
rano in Chiesa, e poste nel Chiostro, e
fu rifatto il pavimento di marmi, e a-
vanti l'Altar maggiore vi fu posta una
tale memoria. Il Convento è magnifico
per l'accrescimento fattovi, ed ivi pure
son degne di esser vedute, la Librerìa
ripiena di ottimi, e rari Libri, e nel
Chiostro interiore la Cappella dell'Acca-
demia del Disegno essendo la Tavola dell'
Altare, che è una Trinità di Angiolo
Bronzino, e due Quadri a fresco, cioè il
di Giorgio Vasari, e l'altro rappresen-
tante Salomone quando edifica il Tem-
pio, è di Santi di Tito, con dodici Sta-
tue attorno di Scultori Accademici assai
valenti. Entrando ora dall'altra lateral
porta nel Chiostro si vede in faccia so-
pra la porta, che và in Chiesa, la famo-
sa Madonna detta del Sacco, dipinta da
Andrea del Sarto con tutta la perfezio-
ne dell'arte; e Michel Angiolo, ed il ce-
lebre Tiziano non si saziavano mai di ri-
mirarla, e di commendarla. L'altre Lu-
nette sono ancor esse dipinte da eccel-
dino Poccetti, di cui sono tutte quelle
due Navate, che fanno angolo alla sud-
detta Pittura di Andrea del Sarto. Sono
in queste effigiati i fatti più singolari
dei Sette Beati Fondatori. Nella terza
facciata dopo il Cancello della Cappella
dei Sette Beati, le due Lunette rappre-
sentanti quando il Beato Manetto predi-
cò davanti
l'altra quando Innocenzio IV. dà per Pro-
tettore all'Ordine de' Servi il Cardinale
Fiesco suo Nipote, sono di mano del Ros.
selli. La quinta Lunetta ove è Maria so-
pra un carro tirata da un Leone, e da
un Agnello è dì Ventura Salimbeni Pit-
tore Senese. Nella quarta facciata, alla
prima Lunetta è dipinto Papa Alessandro
IV. che concede alla Religione di fabbri-
care Monasteri per tutto il Mondo, di
mano del Rosselli, come pure del mede-
simo è la seguente, quando il
gliuolo renunzia al
verno della Religione. Nella terza di ma-
no del Poccetti è espressa la morte del
Le tre ultime sono di-
pinte dal sopraddetto Ventura Salimbeni;
e ne' peducci delle volte di questa loggia
ordine dei Servi si rimirano. In questo
Chiostro esiste una gran Cappella in vol-
ta, eretta dalla Famiglia Macinghi, del-
la quale restano le Armi negli angoli,
che passata dipoi in quei Religiosi, ser-
viva loro di Capitolo; ma adornata da
essi modernamente, ed abbellita di pit-
ture a fresco, è stata destinata al cul-
to Divino dei Sette Beati Fondatori del
loro Ordine, dipinti in Tavole di as-
sai antica, e semplice maniera; perchè
sono oggi le dette Immagini assai sco-
lorite dal tempo, e per meglio conser-
varle sono state unite tutte insieme in
un Quadro che posa sull'Altare, ma
spartite una dall'altra da un nuovo or-
namento dorato, e coperte di cristalli.
Accanto a questa Cappella è il Refetto-
rio dei Padri, adorno in testata di una
pittura a fresco della Cena del Fariseo
di mano di Santi di Tito. Nel Novizia-
to è osservabile a capo scala una Pietà
di mano di Andrea del Sarto delle più
belle del suo pennello, come pure nell'
Orto di questo Convento è dell'istesso la
pittura esprimente la parabola della Vi-
gna, vedendosi il Padre di Famiglia che
figura che siede, e altro che si appoggia
al bastone Partendosi da questo San-
tuario si trova lo
SPEDALE degli Innocenti, assai celebre
per la carità, che vi si esercita di fare
allevare i Fanciulli esposti, che senza
un tale ajuto i più perirebbero. Fu fon-
dato questo Spedale in via della Scala
ove è ora il Convento delle Monache di
e ne diede il disegno il Brunellesco. Le
abitazioni sono assai comode, e ben di-
sposte. Nelle due Chiese si trovano buo-
ne pitture. Nella Chiesa stata rimoder-
nata, e abbellita si vede l'Altar gran-
de, che era prima nella rovinata Chie-
sa di
dure, con una stupenda Tavola di Do-
menico del Ghirlandajo rappresentante l'
Adorazione de' Magi, da una parte della
quale osservasi in piccolo la strage degl'
Innocenti; e nei due quadri delle pareti
vi dipinse Santi Pacini, in una, Rachele
piangente, e nell'altra
fortato dall'Angelo; e nella Cupoletta vi
espresse diversi Puttini con palme, rap-
presentanti il trionfo degl'Innocenti. Nell'
di Filippo Latini, e di contro vi sono
effigiati
tolari di altri due Spedali, di mano di
Matteo Rosselli. La volta fu dipinta per
l'Architettura da Giovacchino Masselli,
e lo sfondo rappresentante il ritrova-
mento di Moisè nel Nilo è del suddetto
Pacini. Sopra la porta di fianco dalla
parte del Chiostro avvi un'Annunziazio-
ne assai bella di terra verniciata di Luca
della Robbia; come altresì nel Loggiato
di mano di Bernardino Poccetti si vedo-
no alcune Pitture a fresco del più eccel-
lente gusto. E' governato questo Spedale
da un Commissario, e da altri Ministri,
con la soprintendenza di altri Spedali del-
lo Stato ad esso subordinati.
Di quì passata la Via della Crocetta
trovasi la Compagnìa della
ta stata per qualche anno Parrocchia in
luogo della rovinata Chiesa di San Pier
Maggiore. Nella Loggiata si ammirano
diverse pitture a fresco di Bernardino
Poccetti ed altri Pittori; ed un Quadro
all'Altare di Alessandro Allori, e varie
lunette degl'istessi Autori in giro alla
Chiesa.
Di quì uscendo sul canto di Via del
Mandorlo si osservi la Casa già del cele-
bre Pittore Federigo Zuccheri fatta con
suo disegno fabbricare per propria abita-
zione, con una facciata di bozze vera-
mente bizzarra, e pittoresca; E dipoi vi
è il
PALAZZO del Marchese Capponi, edifi-
cato col disegno del Cavalier Carlo Fon-
tana. E' questo uno dei maggiori Palazzi
e più belli della Città. Entrati dentro si
vede la magnifica Scala aperta, ornata
di Statue, e Stucchi, e colla gran volta
dipinta da Matteo Bonechi. Vi sono no-
bili appartamenti con pitture, e addobbi
di ottimo gusto. Nella Sala son dipinte
dal medesimo tre Storie di fatti illustri
operati da alcuni della Famiglia, che
sono molto celebri. Ci è un vasto, e de-
lizioso Giardino. Quasi in faccia vi è il
PALAZZO già del Marchese Guadagni,
adesso del Duca San Clemente, assai va-
go, e di bella architettura, nell'ingresso
del quale si ammira lo sfondo del Volter-
rano, rappresentante San Martino a Ca-
vallo, che dà la metà del suo mantello
ad un povero. Di quì entrando in Via
del Mandorlo stà situato il Conservatorio
co; e ritornando per la prima strada, e
volgendo in Via della Crocetta ne segue
il Convento delle Monache della
ce, dette della
CROCETTA dell'Ordine di San Domeni-
co. La Chiesa fu accresciuta e ornata nel
1757. col disegno di Luigi Orlandi, e la
Tribuna fu dipinta da Vincenzio Meuc-
ci. Al destro Altare stà l'antica Imma-
gine di Maria, avanti la quale faceva i
suoi ricorsi la Venerabile Suor Domenica
del Paradiso Fondatrice di questo Mona-
stero, e gli Angeli dipinti nella Tavola
attorno il Tabernacolo sono di Giovanni
Balducci. In faccia a questo Altare vi è
quello della Crocifissione di mano di Fran-
cesco Poppi. All'altar maggiore dal me-
desimo Balducci fu dipinta l'Invenzione
della Santa Croce. Ci è il deposito della
suddetta Fondatrice incorrotto, con di-
versi Corpi Santi, e Reliquie. Fin dal
principio del passato secolo passò ad abi-
tare nel di contro Palazzo di
Principessa Maria Maddalena Figlia di
Ferdinando I. la quale per godere la con-
versazione di quelle Religiose con un ca-
valcavìa lo fece unire al Convento, qua-
la medesima Principessa. che volle con-
viver con esse, ed esservi seppellita, lo
che seguì il dì 28. di Dicembre 1633.
in età di anni 33, e mezzo, veden-
dosi in Chiesa il di lei Deposito. In det-
to Casino, che con un lungo corrido-
io và a un coretto che riesce nella Chie-
sa della
effetto in più tempi abitato altre Princi-
pesse; e fu assai accresciuto e abbellito
dal Gran-Duca Leopoldo, che vi passava
colla Real Famiglia alcuni mesi dell'an-
no, e ove essendo Imperatore abitò nella
dimora che fece in Firenze nei mesi di
Aprile, e Maggio del 1791. coi suoi
Figli Carlo, e Leopoldo. Unito a questo
vi è un vago Giardino, in fondo del
quale era la celebre Pittura di Giovanni
da
ta intera nell'Accademia delle Belle Ar-
ti, come a suo luogo feci menzione. E
proseguendo si trova la Chiesa, e Con-
servatorio delle Religiose Domenicane
degli
ANGIOLINI, nella quale entrando tro-
vasi nel mezzo della pila dell'acqua San-
ta un San
far quello in San Marco alla Cappella di
Sant'Antonino. Si vedono sotto il Coro
cinque Lunette dipinte dal
di. Vi sono due Altari, in quello a man
destra stà collocata la Tavola di
menico opera di Matteo Rosselli. In fac-
cia a questa vi è l'Altare della Madon-
na con gli Arcangeli San Michele, e San
Gabbriele del detto Curradi. All'Altare
maggiore vedesi la Presentazione di Ma-
ria al Tempio, del Puligo. Di quì vol-
tando a sinistra per la Via di Pinti, ver-
so la Porta vi è il
PALAZZO, e GIARDINO dei Conti della
Gherardesca, che fu già di Bartolommeo
Scala Storico Fiorentino, e del Cardinale
Arcivescovo Alessandro dei Medici, quin-
di di Leone XI., che è stato accresciuto,
ed abbellito recentemente; e tornando
indietro si trova il
PALAZZO del
da Giuliano di San Gallo, e modernamente
abbellito, che apparteneva in parte ai Ge-
suiti, e per corredo vi è un bel Giardino.
Accanto a questo è un piccolo Convento
di Nobili Religiose Silvestrine, nella di cui
dro rappresentante
adora Maria, dipinto per mano del ve-
nerabile Francesco Boschi in tempo che
vi fu Confessore, essendo stato Pittore
eccellente. Quindi trovasi il Monastero,
e Chiesa di
En-
trando in Chiesa si osservera sulla Porta
una Santa Maddalena Penitente, che è
il titolo antico della Chiesa, dipinta da
Bernardino Poccetti; quindi a man destra
la Cappella dei Neri, fatta fare dal Dot-
tor Neri Medico del Gran-Duca Ferdi-
nando I, dipinta da Bernardino Poccetti.
Ammirano gl'intendenti sopra di ogni
altra cosa la Cupoletta, ove è dipinto il
Paradiso, perchè in essa sono innumera-
bili le figure dei Santi, ma con tal arte
disposte, che la moltitudine non genera
confusione, ma reca diletto, e vaghezza.
All'Altare di detta Cappella è una Ta-
vola del Passignano ove effigiò il marti-
rio dei Santi Nereo ed Achilleo ai quali
è dedicata. Passando per un Cortile (che
quando vi abitavano i Monaci di Cestel-
lo era Chiostro, disegno di Antonio da
lo di esse) si entra in Chiesa la soffit-
ta della quale è dipinta da Iacopo Chia-
vistelli. Ricorrono nelle Pareti dipinti i
fatti più singolari della Santa. Nelle Cap-
pelle ci sono ottime Tavole. La prima
a destra è di Carlo Portelli da Loro, rap-
presentante
rio. Nella seconda a spese di alcuni De-
voti del Cuor di Gesù stata abbellita con
stucchi dorati vi è rappresentato l'Ar-
cangiol Raffaelle, con altri due quadri
che in uno
altro
no di Giuseppe Piattoli. Nella terza fu
da Lorenzo di Credi espressa Maria con
Nella quarta
del Puligo è la Vergine col Bambino Ge-
sù, Alla quin-
ta evvi l'Annunziazione dipinta da San-
dro Botticelli. Sopra la porta della Sagre-
stìa in una gran tela è rappresentato
Luigi Gonzaga in gloria di Atanasio Bim-
bacci. All'ultimo Altare è un Crocifisso
scolpito in legno da Bernardo Buontalen-
ti. Quindi ne segue la Cappella maggio-
re, degna di ogni sua parte di ammira-
zione, nella quale stà riposto il Corpo
Ella è
incrostata di marmi misti e de'più vaghi.
Sono ammirabili dodici Colonne di diaspro
di Sicilia, i capitelli, e imbasamenti delle
quali son di bronzo dorato, In alcuni o-
vati si vedono bassirilievi di bronzo, es-
primenti i fatti più segnalati della San-
ta, e questi ovati son retti da alcuni
Angioletti di marmo del Marcellini. Nel-
le nicchie sono quattro statue di marmo,
che figurano le Virtù, che risplenderono
in questa Vergine, che due sono del
Montuati, e le altre due furono nel 1781.
scolpite da Innocenzio Spinazzi. La ta-
vola è di Ciro Ferri, rappresentante la
Gloria dei Santi con Gesù e Maria, con
la Santa genuflessa ai piedi della Vergi-
ne, di cui pure è il disegno, e l'archi-
tettura della Cappella. L'altre due Ta-
vole laterali sono di Luca Giordano, e
la Cupola è di Piero Dandini. Non ci è
cosa, che non sia di gran pregio, aven-
do fatto a gara per abbellire questo Sa-
crario l'esquisitezza dell'opere, e la ric-
chezza de' materiali. Tornando verso la
porta, nella prima Cappella vi è una
Tavola del Cavalier Curradi, ove dipin-
se
to due Virtù rappresentanti la Carità, e
la Verginità. Il tendone dell'Organo es-
primente la Santa, comunicata per ma-
no di Nostro Signore, è opera di
Batista Cipriani, opera unica in Firenze
di tal celebre nostro Pittore morto in Lon-
dra nel 1789. Nella seconda vi è la Vi-
sitazione di
Ghirlandajo. Nella terza una statua di
legno colorito, rappresentante
stiano, e dai lati
sono di Raffaellino del Garbo Nella quar-
ta vi è di Santi di Tito l'Orto. Nella
quinta dal Beato Giovanni Angelico fu
dipinta l'incoronazione di Maria. Nell'
ultima, di Cosimo Rosselli è la Madon-
na con
e Il Monastero è ampio, e
con un vasto e vago giardino. Pietro Pe-
rugino dipinse nel Capitolo alcuni Santi,
e nel Refettorio Raffaellino del Garbo,
ed altri eccellenti Pittori. Quindi si tro-
va il Monastero e Chiesa di
con stucchi dorati nel 1703., col dise-
gno di Giovan Batista Foggini. Merita
di osservarsi la Tavola dell'Altar mag-
ria, opera del celebre Gabbiani, oltre le
altre tutte di valenti Pitture, la prima
delle quali a mano destra rappresentante
Maria con
racini. La seconda del Crocifisso è di A-
lessandro Gherardini. A sinistra la pri-
ma ove è il Transito di
di Tommaso Redi; la seconda di
stino, e
rini. Quindi uscendo a sinistra per la
strada detta di Pinti è osservabile l'
ABITAZIONE già dei Caccini, oggi del
Vernaccia, a cui è unito un delizioso
Ciardino e andando avanti s'incontra l'
ABITAZIONE del
vago disegno di Batista Foggini, ri-
tornando per la Via di Cafaggiolo al Can-
to alla Catena, trovasi una Chiesa inti-
tolata la
ORBATELLO, in cui all'Altare maggio-
re vi è una Tavola rappresentante detto
Santo Mistero di Pietro Cavallini Roma-
no. Questo luogo fu fondato dal Nobile
Niccolò degli Alberti, nel quale oltre la
Chiesa fece fare dentro questo recinto
varie case tutte unite con 200. stanze,
che servono per ricovero di donne seni-
dai parenti, come pure quivi sono altre
abitazioni per le fanciulle pericolate,
che vanno quì segretamente a sgravarsi.
Uscendo e voltando a man destra si tro-
va il
MONASTERO, e Chiesa Parrocchiale dei
Camaldolensi detta degli Angeli, stata di
nuovo nel 1792. riaccomodata sotto la
direzione dell'Architetto Giuseppe Rossi,
essendo per l'avanti distinto il ricetto
per le Donne. La volta di questa Chie-
sa fu dipinta a fresco da Alessandro Ghe-
rardini. Ci sono cinque Tavole degne di
stima, la prima a man destra esprimen-
te la Resurrezione di Lazzaro è del Poc-
cetti, e di cui è la Cupoletta con alcu-
ne figure a fresco; la seconda è del Ca-
valier Paggi, ove figurò la Santa Fami-
glia, che ritorna d'Egitto; la terza è del
Gamberucci, rappresentante la decolla-
zione di San All'Altar mag-
giore vi è d'Alessandro Allori l'Incoro-
nazione di Maria; e in ultimo vedesi il
transito di
seppe Grifoni; sotto il di cui Altare so-
no tre sacri Corpi dei Beati Silvestro, e
Iacopo, e della
Cappellone del Santissimo, sotto il qua-
le ci sono altri quattro Corpi dei
Martiri Proto, Giacinto, Nemesio, ed Eu-
genia. Lateralmente ci sono due Altari,
in quello a mano destra avvi la superba
Tavola di
teneva alla soppressa Compagnìa dei Tes-
sitori stata dipinta da Iacopo d'Empoli a spe-
se del Granduca Francesco I. Protettor di
detta Confraternità. L'altra Tavola rap-
presentante la Nativirà è di Francesco
Rosselli. Nell'ingresso della Sagrestia ci
è una Tavola del
nell'antica Cappella di Il Mo-
nastero è vago, e maestoso con tre Chiostri,
e Giardino fatto col disegno di Gherar-
do Silvani, stato dipoi restaurato; e nella
Librerìa, ove si conservano molti Mano-
scritti, è uno sfondo di Antonio Puglie-
schi, e le due Istorie sono di Pietro Dan-
dini. Quivi fu sepolto il celebre Benedet-
to Varchi. Sulla cantonata tra via degli
Alfani, e il Castellaccio si vede il prin-
cipio del Tempio della Famiglia Scolari
tanto lodato da Giorgio Vasari, archi-
tettura del Brunellesco. Di contro corri-
sponde il
8
PALAZZO dei Marchesi Giugni, già Fi-
renzuoli fatto col disegno dell'Amman-
nato. E tornando per via della Pergola
si trova il
TEATRO per le Opere in Musica fatto
fare nel 1657. a spese del Principe Car-
dinal Giov Carlo dei Medici col disegno
dell'Architetto Pietro Tacca, nel luogo
ove era un Tiratoio per le Lane. Fu
abbellito per le Nozze del Gran Principe
Ferdinando con la Principessa Violante
di Baviera; e dipoi fu nel 1756. rinno-
vato col disegno di Giulio Mannaioni;
e nel 1789. rifatto quasi tutto di nuovo
coll'accrescimento di un ordine di palchi
coll'assistenza del medesimo Architetto
Mannaioni, e dipinto per l'architettura
e Figure da Luigi Ademollo Milanese;
E recentemente è stato aumentato di va-
rie stanze, e comodi. Quasi in faccia a
questa via esiste il Palazzo Martellini lo-
dato dal Bocchi, rimpetto al quale vi so-
no quelli del Turco, Rosselli, e Gori.
Dalla destra parte si trova l'Arcispeda-
le di
Portinari nell'anno 1287 La facciata, e
Loggia di questo edifizio, a cui fu dato
zione del celebre Buontalenti, e compita
da Giulio Parigi, è oltremodo mirabile.
I Busti dei quattro Gran-Duchi, che si
vedono in questa facciata sono; quello di
Cosimo II. del Caccini; Ferdinando II. di
Bartolommeo Cennini; Cosimo III. di Car-
lo Marcellini, e
tonio Montauti. Resta nel mezzo del Log-
giato la Chiesa, nelle pareti della quale
furono dipinte due storie da Santi di Bic-
ci, che rappresentano la funzione della
Sagra, che fece Martino V. nel dì 8. Set-
tembre 1420. Le altre lunette sono del
Pomarancio, l'incoronazione di Maria
sopra la Porta è dipinta da Dello, e la
Pittura della
Loggiato, è di Taddeo Zuccheri. Quattro
belle Tavole adornano gli Altari. A de-
stra, la prima che rappresenta Maria,
che porge il Bambino a
Ficherelli; la seconda è del Paggi, quan-
do Cristo dice all'infermo della Piscina,
A mano sini-
stra la prima Tavola rappresenta
dovico Re di Franeia, che guarisce dalle
gavine, è del Volterrano; e la seconda
del Bronzino. Vi si vedono alle pareti
altre sei Tavole rappresentanti, una
Barbera nell'atto del martirio, di mano
di Lodovico Buti;
nitente, e più figure di bambini in ginoc-
chioni supposti ritratti dalla Famiglia Por-
tinari, di mano di Andrea del Castagno;
altra rappresentante la Vergine col Bam-
bino, e diverse Sante, di Alessandro Al-
lori: sotto la mensa dell'Altar maggiore si
vede
gnani, altra esprimente la Natività del
Signore di Domenico Veneziano; altra la
fuga in Egitto;
netti, opera di detto Domenico Venezia-
no, e finalmente altro quadro rappresen-
tante l'Assunzione, di mano dell'Empo-
li. All'Altar maggiore fabbricato di mar-
mi Carraresi, intarsiati di bellissime pie-
tre, vi è un Ciborio di pietre pregiabili.
Da un lato della Chiesa è lo Spedale de-
gli Uomini, e dall'altro quello delle Don-
ne, e ci sono 1034. Letti. Molte altre
sono le stanze, e l'abitazioni con bell'or-
dine disposte, acciò facile riesca agli A-
stanti il provvedere gl'infermi di quanto
loro abbisogna. In questo convivono mol-
apprendere la pratica della Medicina, e
della Chirurgia sotto la disciplina de' pri-
marj Professori, che quivi sono stipendia-
ti; prestando il loro servizio, essendo in
tutti i tempi usciti i più celebri Profes-
sori. Molti ancora sono i Serventi, che
assistono notte, e giorno; e molti i Me-
dici, che intervengono per turno alla cu-
ra degli infermi. E' sorprendente altresì
la pulizia, il metodo, ed il buon ordine
di questo Spedale, per gli ottimi Regola-
menti stati introdotti, e pubblicati con
le stampe nel 1783. con rami, tra i quali
il seguente Cammino economico. Nella
Cucina fu fatto costruire il detto cammino
di un modello particolare inventato da
Pietro Giuntini Soprintendente alla Spe-
zieria. E per verità questo è uno dei più
vasti, belli, e puliti Spedali che possa
vantar l'Europa. Ci è pure una Librerìa
di buoni libri spettanti alla Medicina,
Chirurgia, Istoria naturale
tro anatomico, e un Orto Bottanico. Nell'
ingresso che conduce al cortile, e alle su-
periori abitazioni è da osservarsi, oltre
una lapida sepolcrale antichissima ferma-
ta nella pareta a mano destra, ove è la
questo Spedale, un Tabernacolo dipinto
a fresco, rappresentante la Carità, opera
insigne di Giovanni da
a mano sinistra sotto la loggetta nell'or-
ticello vi fu rappresentato da Baccio della
Porta il Giudizio finale, quale lasciato
dal pittore imperfetto, nel vestir l'abito
Domenicano, fu terminato da Mariotto
Albertinelli. In fondo del cortile vedesi
la Samaritana al pozzo, opera a fresco
di Alessandro Bronzino. In faccia allo
Spedale è il Convento delle Monache che
servono particolarmente allo Spedale del-
le donne. Uscendo si trova in vicinan-
za il
TEATRO degl'Intrepidi detto della Pal-
la a corda per esservi stata in avanti una
grande stanza destinata a tal giuoco sta-
to fabbricato nel 1779. Nella vicina stra-
da di Borgo degli Albizzi si trova il
PALAZZO Valori, passato già ne' Guic-
ciardini, ed oggi negli Altoviti; nella fac-
ciata del quale sopra varj pilastri si ve-
dono scolpiti in marmo i Ritratti di quin-
dici Uomini illustri di questa nostra Cit-
tà, a foggia dei termini degli antichi. Gli
uomini illustri sono gli appresso; cioè, nel
Marsilio Ficino, Donato Accajoli, e Pier
Vettori: nell'ordine di mezzo, Amerigo
Vespucci, Leon Batista Alberti, France
sco Guicciardini, Marcello Adriani, e Don
Vincenzio Borghini. Nel superiore, Dan-
te, Petrarca, Boccaccio,
della Casa, e Luigi Alamanni Di questi Ritratti d'uomini celebri si tro-
va stampato nel 1604. un Trattato con le Vite
di essi, descritte da Filippo Valori col titolo di
In
questo palazzo vi è uno stupendo quadro
rappresentante il ritratto di Raffaello di
Urbino fatto di sua mano. Quivi sotto
una finestra terrena è una Inscrizione, e
in mezzo della via una lastra di marmo,
posta in memoria del miracolo di
nobi operato in questo luogo, nell'aver
risuscitato un fanciullo: Appresso sono le
ABITAZIONI de' Montalvi, e de' Pazzi,
ambedue disegno dell'Ammannato, e due
stemmi di mano di Donatello, o dipoi vi
sono il
PALAZZO Strozzi, ora del Guasta, e
quello del Quaratesi, che era anticamen-
te della Famiglia dei Pazzi, colla loro Ar-
me, e perciò si appella il Canto de' Paz-
Papa Il primo, che non è terminato fu
fabbricato col disegno dello Scamozzi. Le
finestre a terreno sono del Buontalenti,
e del Caccini è il Portone principale.
La facciata che guarda il Borgo degli Al-
bizzi è opera del Buontalenti, ed è de-
gna di lode. Il cortile del medesimo pa-
lazzo fu fatto con disegno di Lodovico
Cigoli, poco distante si trova il
PALAZZO già dei Duchi Salviati, poi dei
Quivl
nacque Maria di Jacopo Salviati, che fu
madre del Gran-Duca Cosimo I. Appresso
è la Chiesa della
MADONNA DE' RICCI rimodernata nel 1772.
a stucchi, ove abitano i Cherici Regolari
Ministri degl'infermi, detti Padri del buon
morire, perchè assistono i moribondi. A
questa Chiesa precede una Loggia con co-
lonne di pietra serena disegno di Ghe-
rardo Silvani. Ci sono alcune pitture de-
gne di osservazione. La prima Cappella
a destra della Santa Famiglia è di Mat-
teo Bonechi, ne segue la Cappella dedi-
cata al Santo Fondatore dipinto da An-
tonio Bettini. All'altar maggiore evvi un
Immagine di Maria, con vago ornamento
Ritornando verso la Porta
evvi la tavola del Paralitico davanti a
Cristo, del Cavalier Curradi. Lo sfondo
è di Lorenzo del Moro. In Sagrestìa vi
è l'antica tavola che era all'altar maggio-
re rappresentante il Padre Eterno dipinto
da Francesco Mari. Essendo stata incor-
porata la contigua antica Chiesa Parrocchia-
le di
Sagrestia. Tornando indietro e voltando
a sinistra dal Canto de' Pazzi si trova
tiguo abita il Vescovo di Fiesole; e quan-
tunque sia nel mezzo della Città, questa
Chiesa col Palazzo è Diocesi Fiesolana.
Vicino è il
PALAZZO dei Guadagni fabbricato col
disegno del Silvani. Dopo vi è
L'OPERA del Duomo, dove si conserva-
no, oltre i ricchi Arredi Sacri, molte sta-
tue, e bassirilievi di pregio, ed un Archi-
vio di grande importanza. A questa fu
unita la Zienda dell'Opera di
ni, con unire i Cappellani di quest'Ora-
torio a quelli della Metropolitana; e so-
ptintende agli edifizj pubblici dell'Arte
della Lana essendovi stato incorporato il
Quivi si conservano i
Libri, col registro dei nomi di tutti i Bat-
tezzati in Firenze.
QUARTIERE
SANTA CROCE de' Minori Conventuali.
In questo Tempio magnifico, lungo du-
gentoquaranta braccia, e largo settanta,
s`entra per tre porte di faccia. Sopra
quella di mezzo ossetveremo una Statua
di bronzo di Donatello, che rappresenta
Sot-
to il comignolo della facciata avvi il No-
me di Gesù collocatovi da
da Siena nel 1437. anno di pestilenza.
Fu dato principio alla fabbrica di questo
Tempio nell'anno 1294 col disegno di
Arnolfo Architetto del Duomo; e fu di-
poi restaurato e abbellito d'ordine di Co-
simo I. col disegno delle nuove Cappelle
da Giorgio Vasari. I Foresticri concorro-
no a questa Chiesa per mirare le bellis-
sime Tavole, nelle quali la Passione, la
Morte, e Resurrezione del Signore, sono
state mirabilmente rappresentate da' primi
Artefici. Nella prima Tavola, che si tro-
va a man destra, accanto alla Porta è
mano di Francesco del Rosso conosciuto
sotto il nome di Salviati; la seconda ov'e
la Crocifissione è di Santi di Tito; dopo
la quale è il sepolcro del nostro Michela-
gnolo Buonarroti Pittore, Scultore, ed
Architetto. Vedonsi a piè dell'Urna tre
belle Statue di marmo, che rappresenta-
no la Scultura, l'Architettura, e la Pit-
tura in atto compassionevole: e sopra l'Ur-
na, la testa, ed il busto di marmo del Buo-
narroti. Ci travagliarono tre Maestri, cioè
Giovanni dell'Opera, Valerio Cioli, e Ba-
tista del Cavaliere; del primo è la Statua
dell'Architettura, del secondo quella della
Scultura, e del terzo quella della Pittura;
e di cui è pure il ritratto di Michela-
gnolo. Nella base di questo Mausoleo vi
si legge la seguente Inscrizione.
Michaeli Angelo Bonarotio
E vetusta Simoniorum Familia
Scultori, Pictori, & Architecto
Fama omnibus netissimo
Leonardus Patruo Amatiss & de se optimo merito
Translatis Roma ejus ossibus, utque in hoc Tempio
Majorum suorum sepulcro conditis
Exortant Sereniss. Cosmo I. Med. Magn. Etr. Dnca
P. C.
An. Sal. MDLXX. Vixit An. LXXXVIII. Dies XV.
Dicontro presso la prima Colonna sopra
una pila dell'Acqua Santa è una Vergine
di marmo in bassorilievo, lavorata da
Antonio Rossellino, che resta sopra ove
fu sepolto Francesco Nori stato ucciso
nella congiura de' Pazzi. Segue la terza
Cappella ov'è dipinto da Giorgio Vasari
Cristo quando porta la Croce al Calva-
rio. Sono dipoi osservabili i Mausolei del
dottissimo Antiquario Senator Filippo
Buonarroti, e del famoso Bottanico Pie-
tro Micheli. La quarta Tavola rappre-
senta l'
Quivi appresso si vede il Busto, e Me-
moria del Medico, e Antiquario Antonio
Cocchi. E quindi il recente Monumento e-
retto alla memoria di Pietro Nardini, il
più eccellente Professore di Violino dei
suoi tempi, morto nel 1793. Alessandro
del Barbiere dipinse la quinta Tavola in
cui si figura la flagellazione alla Colon-
na. Dopo il corso di anni 266. dalla mor-
te del famoso Segretario, Istorico, e Po-
litico Fiorentino Niccolo Machiavelli, il
quale morì nel dì 22. Giugno 1527. a
spese di varj, e particolar nente del
Alberto Rimbotti nel 1787, fu posto in
questa Chiesa un Mausoleo di marmi,
nati della pittura furono de Moliuelli e
Castagnoli, con l'appiè Epigrafe:
Nicolaus Machiavelli
Objt An. A. P. V. MDXXVII.
Quindi vedesi la Tavola, nella quale An-
drea del Minga dipinse il Signore orante
nell'Orto. Appresso è la Cappella dei
Cavalcanti, ove si ammira scolpita in
marmo da Donatello la Vergine Annun-
ziata dall'Angelo, e il
sono di Andrea del Castagno. Passata la
porta del Chiostro vi è il Sepolcro di Leo-
nardo Bruni Aretino, Scrittore d'Istorie,
il tutto scolpito da Bernardo Rossellino,
discepolo di Donatello. La Madonna, che
sopra si vede è d'Andrea Verrocchio.
La settima Cappella ha una Tavola co-
minciata dal Cigoli, e finita dal Biliverti,
in cui si rappresenta l`entrata di Cristo
in Gerusalemme. Nella Croce della Na-
vata trovasi la Cappella dei Barberini,
ov'è sepolto Francesco da Barberino, Dot-
tore, e Poeta, ed in essa è una Tavola di-
do
questa, viene la Cappella de' Castellaui,
ov'è un Sepolcro di paragone del Cava-
lier Vanni: la volta è dello Starnina, e
la Tavola all'Altare rappresentante la Na-
scita di Gesù è di Giuliano Bugiardini.
Poscia in testa alla Crociata vedesi la
Cappella de' Baroncelli, ove oltre le an-
tiche pitture delle pareti dipinte da Tad-
deo Gaddi, vi si conserva ancora sull'Al-
tare la stimatissima Tavola di Giotto, ove
dipinse l'incoronazione di Maria, col Pa-
radiso, molti Santi, e Angeli vagamente
fatti sotro alla quale a caratteri d'oro vi
si legge: Di quì en-
trando nella Sagrestia piacerà il vedere
negli armari della medesima 26. Storiette
del detto Giotto bellissime, e ben conser-
vate, la metà esprimenti diversi fatti
della Vita di Cristo, e altrettanti di
Francesco. La Tavola all'Altare con Ma-
ria e 4. Santi è opera di Taddeo Gaddi,
ed avendo sofferto fu ritoccata da Agosti-
no Vernaccini. Le pareti pure, ove si os-
servano a destra vari fatti di
Maddalena Penitente, e a sinistra di Ma-
ria Vergine, sono dello stesso Gaddi,
Nel
Cancello della quale in lettere Gotiche
dorate, vi si dice esser questa Cappella
stata dedicata alla Natività di Maria, e
La Cappella de' Medici del Noviziato è ar-
chitettura di Michelozzo, fatta fare da
Cosimo dei Medici Padre della Patria, la
porta della quale è assai lodata dal Va-
sari. La Tavola dell'Altare è dipinta da
Filippo Lippi, in cui vedesi Maria con
Gesù, e i Santi Cosimo, e Damiano, e
il grado di questo Altare fu dipinto da
Francesco detto Pesellino. Uscendo dalla
Sagrestia vi è da osservare la seconda
Cappella de' Riccardi, tutta incrostata di
marmi, e ornata di belle pitture; la pri-
ma delle quali in
sentante
elemosine è del Passignano La Tavola
dell'Altare rappresentante
Francesco orante, di Matteo Rosselli, e
le pitture a fresco della Vita dell'Apo-
stolo
no di Giovanni da San Giovanni. Alla
Cappella di
detto Santo è di Cimabue. Passate queste
si una volta dipinte da Giotto, si giunge
all'Altar maggiore, fatto costruire nella
forma che si vede nel 1569. sotto il qua-
le conservansi le ossa della Beata Umilia-
na de' Cerchi Terziaria del detto Ordine,
vissuta nel secolo XIII. Dietro il medesi-
mo nella parete del Coro fu da Agnolo
Gaddi dipinta l'Istoria dell'Invenzione
della
Cappelle state alcune dipinte dal Gaddi,
e da Giotto, si trova la magnifica Cap-
pella dei Niccolini, eretta col disegno
dell'Architetto E'
tutta incrostata di marmi Carraresi, bian-
chi, e misti, e di nobile, e diligente la-
voro. Di mano del Francavilla sono le
cinque statue di marmo, che una figura
Aron, l'altra Mosè, la terza rappresen-
ta la Verginità, la quarta la Prudenza,
e la quinta l'Umiltà. Le due Tavole di-
pinte dell'Assunzione, e Incoronazione di
Maria, sono di mano di Alessandro Al-
lori, e le pitture a fresco della cupola,
e le 4. Sibille dei peducci sono del Vol-
terrano, con sì gran perfezione condot-
te, che queste sole basterebbero per eter-
narglila fama. Vedesi all'Altare seguen-
è nella Cappella in testa della Crociata;
e dipoi alla seguente Cappella Salviati
quella lodatissima Tavola di Giacomo Li-
gozzi Veronese, ove ha rappresentato il
martirio di
mano del Cigoli la
morto, opera stupendissima; e quindi il
deposito della Marchesa Maria Settimia
Venturi Salviati; e seguitando fino ad us-
cir di Chiesa; per le altre sette dell'istes-
so ordine, e architettura delle prime, tro-
vasi una Tavola di mano del Vasari, do-
ve è dipinta la Venuta dello Spirito San-
to E' il Sepolcro di Carlo Marzuppini A-
retino, Poeta, e Segretario della Repub-
blica, stupendo lavoro di Desiderio da
Settignano. Quindi passata la porta late-
rale, che resta sotto l'Organo avvi la Cap-
pella della Concezione, dipinta da Giot-
to, che fu adornata nel 1592. col dise-
gno di Filippo Baglioni Architetto Que-
sta Cappella era anticamente della Fami-
glia de' Machiavelli, avanti la quale verso
la porta laterale fu sepolto il celebre Nic-
colò Machiavelli, ove esisteva la di lui
arme in pietra, stata pochi anni addie-
tro levata nell'abolizione delle sepolture;
sito del Consigliere Angiolo Tavanti, il
di cui ritratto fu scolpito dallo Spinazzi,
e gli altri lavori di marmi del Giannoz-
zi. Dopo trovasi il
ca la Piaga al risorto Maestro di mano
del Vasari. Indi vedesi il Mausoleo del
celebre Dottore
figura maggior del naturale, il tutto scol-
pito dal sopradetto Spinazzi col disegno
del Senatore Degne
di somma stima sono le due Tavole se-
guenti, amendue di Santi di Tito, ove
nella prima rappresentò Nostro Signore,
che si palesa a' due Discepoli nella cena
di
invenzione, e disegno, ha espressa la di
lui gloriosa Resurrezione. In mezzo a det-
te due Cappelle esistono le memorie del
Marchese Vincenzio Giugni, e dell'Ar-
chitetto Alessandro Galilei di mano di
Girolamo Ticciati; e dopo la seguente
Cappella si trova il Sepolcro del Galileo,
dove è ancora il Mattematico Vincenzio
Viviani, e che ordinò questo Deposito al
suo Maestro, al che fu data esecuzione
l'anno 1737. a spese della Famiglia Nelli
Il disegno
è di Giulio Foggini, la quadratura di An-
ton Maria Fortini, e il Busto di
tista Foggini; l'Astronomia di Vincenzio
Foggini suo figlio, e la Geometrìa di
Girolamo Ticciati. Finalmente l'ultima
di questa navata è di Batista Naldini,
ove effigiò Cristo che dalla Croce è con-
dotto al Sepolcro; dopo di essa in fine
della Chiesa è il Busto, e Inscrizione del
Senatore e Poeta Vincenzio Filicaja, che
era nella Chiesa di
vinata nel dì 4. di Luglio dell'anno 1784.
Quindi passata la prima porta vedesi nel-
la discesa al Limbo de' Santi Padri pro-
digiosamente espressa da Agnolo Bronzi-
no, a quale perfezione arrivasse con l'
arte in così ammirabil lavoro. Non dee
tralasciarsi di vedere una Pietà del me-
desimo Bronzino nel secondo pilastro a
mano sinistra. Oltre a tante singolari
pitture descritte, se ne trovano nel Con-
vento alcune di Cimabue, e di Giotto,
le quali meritano di essere tenute in
grande stima, per la venerazione, che si
dee a quei due primi Maestri, e Restau-
ratori della Pittura, e tra le altre è di
Cimabue il Crocifisso grande che è in
E' al-
tresì osservabile il Pulpito di marmo di
Seravezza, e vagamente intagliato da Be-
nedetto da Majano. Sono di esso cinque
Storiette de fatti più singolari di
cesco, scolpite in bassorilievo, e così fe-
licemente, che non hanno prezzo. Ne'
vani, che sono in mezzo de' beccatelli, si
vedono cinque statuette a sedere di bel-
lezza straordinaria, che rappresentano la
Fede, la Speranza, la Carità, la Fortez-
za, e la Giustizia. Più ammirabile però
fu l'artifizio usato nell'adattar questo
Pergamo ad una colonna, nella quale ri-
mane incassato, e per una scala accon-
ciatavi dentro vi si ascende. Alla gran-
dezza della Chiesa corrisponde il Con-
vento, con moltissime comode abitazio-
ni. In questa Chiesa, e nei suoi Cimite-
ri era una quantità considerabile di Se-
polture fino al sorprendente numero di
2021., e di memorie di Famiglie prima-
rie, e d'insigni soggetti di Firenze, e d'
altrove. Sisto V. nel tempo, che fa Re-
ligioso, per molti anni quivi abirò, leg-
gendo Filosofia. Parimente ci dimorò Cle-
mente XIV. quando era Lettore. La Li-
brerìa di antichissimi manoscritti, che pos-
trasportata nella Biblioteca di
zo, essendoci rimasto per uso dei Reli-
giosi un numero non indifferente di ot-
timi libri impressi. Il Noviziato fu fatto
edificare con gran magnificenza a spese
di Cosimo Padre della Patria, e nel Chio-
stro appresso la Chiesa vi è la celebre
Cappella fatta erigere dalla Famiglia de'
Pazzi col disegno del gran Brunellesco,
l'uso della quale dalla munificenza del
vivente
concesso per le Sacre Funzioni all'Uni-
versità degli Stampatori. e Librai. Vi
si ammirano tre belle Tavole, che quel-
la all'Altar Maggiore rappresentante l'
Adorazione dei Magi di Domenico Passi-
gnani, quella in
sentante la Nascita del Salvadore di Lo-
dovico Cigoli, e quella sulla parete op-
posta esprimente la Presentazione al Tem-
pio di Jacopo da Empoli.
La Piazza di
nei passati tempj al Giuoco del Calcio,
dalla Nobiltà Fiorentina in tempo di Car-
nevale, e ad altri diversi spettacoli. Nel-
la Casa ove è dipinto il Pallone nacque
Urbano VIII. ed appartiene alla di lui
Prima di uscire da que-
sta Piazza si osservi la facciata della Ca-
sa dei Cocchi, disegno di Baccio d'Agno-
lo. Ma singolarmente è ammirabile la
facciata della Casa del fu Niccolò dell'
Antella, il quale essendo Luogotenente
nell'Accademia del Disegno la fece di-
pingere nel 1619 nel brevissimo tempo
di venti giorni dai più valenti Artefi-
ci, che allora in numero fiorivano nel-
la Città. Questi furono il Passignano,
Giovanni da
selli, Ottavio Vannini, Fabbrizio Boschi,
Nicodemo Ferrucci, Filippo Tarchiani,
ed alcuni loro eccellenti allievi, sino al
numero di 16. Le antiche Pitture, che
sono nella facciata del Convento accan-
to alla Chiesa sono di Lorenzo di Bicci,
imitatore della maniera di Giotto. Da
questa piazza volgendo, dietro la Chiesa
trovasi Convento, e Chiesa di Religiose
Francescane di
ove sono due Tavole della Scuola di Giot-
to: quindi la vaga abitazione, e giardi-
no d'attenenza già del Rucellai ora Ber-
rolla, dirimpetto alla quale si trova la
Chiesa Parrocchiale di
disegno di Baccio d'Agnolo, e ornata al
di dentro colla soffitta, e Tribuna, per
mano di Sigismondo Betti, e di Pietro
Anderlini. Vedesi ad un Altare la na-
scita di Gesù, opera di Santi di Tito.
Vi è la Cappella di
la tutta dipinta da Atanasio Bimbacci.
Sopra le Porte sul Presbiterio sono due
quadri di Francesco Bianchi, esprimenti
fatti miracolosi di Nel Con-
vento ci furono trasportati nel 1787 i
Ragazzi del Refugio di
instituito nel 1650. da Filippo Franci per
ricevervi, ed educarvi i fanciulli privi
dei genitori, e parenti che fossero tenuti
a mantenerli. Come pure si ricevono i
Ragazzi che hanno d'uopo di correzione.
Dal Soprintendente si fanno loro appren-
dere utili mestíeri. La vecchia Casa det-
ta la Quarconia, ove abitavano detti Ra-
gazzi, fu venduta, e dal compratore Ca-
pitan Cambiagi ci furono fatti fabbrica-
re 14. Bagni, che porzione per uso del-
le Signore, e porzione per uso degli Uo-
mini, essendo la nostra Città per l'ad-
dietro priva d'un tal pubblico comodo.
Passata questa Chiesa trovasi il Conven-
to delle Religiose Francescane dette di
MONTICELLI. L'Altar maggiore fu eret-
to col disegno di Pier Francesco Silvani,
nella di cui parete dipinse a fresco Vin-
cenzio Meucci l'Annunziazione, come
pure la soffitta con l'ornato di Architet-
tura di Mr Chamant Lorenese, e da una
parte la Concezione, e dall'altra la Na-
tività di Cristo, espresse da Carlo Portel-
li da Loro. Vicino alla Porta vi è il Se-
polcro, ornato di ricchi marmi, e Sta-
tue di Guido Magalotti, oltre varie In-
scrizioni, e Sepolcri di persone degne di
memoria. Di quì proseguendo, trovansi
il Convento, e la Chiesa delle
CAPPUCCINE, il tutto fabbricato nel 1722.
col disegno di All'
Altar maggiore sta collocata l'Immagine
in grande del Cocifisso; vi sono altri due
Altari, che in uno vi è espressa la
Famiglia dipinta da Ottaviano Dandini,
e nell'altro la Concezione,
e In-
contro questa Chiesa ve n'è un altra di
nobili Religiose Francescane, detta di
MONTE DOMINI, nella quale è da am-
mirarsi la Tavola, dov'è espressa la la-
pidazione di
derarsi dagl'intendenti per un'esemplare
goli si è maggiormente meritato il tito-
lo del Coreggio dei Fiorentini. In faccia
evvi una Tavola d'Alessandro Allori,
rappresentante Maria
Angelo. Alla fine della Strada vi è la
ZECCA VECCHIA. In poca distanza si tro-
va il Convento delle Monache Gesuate
dette le
POVERINE nella qual Chiesa si ammira-
no due opere, una di Pittura all'Altar
maggiore, che è di Pietro Perugino, qua-
le vi rappresentò il
Maria
l'altra di Scultura di terra cotta verni-
ciata di più colori esprimente il
sepio, nel qual bellissimo lavoro il della
Robbia superò se stesso. Di quì uscendo,
e voltando a destra, per una breve stra-
della si entra in via delle Casine: e quin-
di in via Ghibellina trovasi il Monastero
delle Religiose dell'Ordine di
to detto le
MURATE. La loro Chiesa è senza fac-
ciata ed ha l'ingresso per due porte la-
terali. Al maggiore Altare evvi il Mi-
stero dell'Annunziazione dipinto dal Piat-
toli; nei quattro Altari laterali, l'Ora-
Flagellazione di Lorenzo Lippi, il
nedetto di Giuseppe Romei, e il Croci-
fisso è lavoro di Baccio da Mentelupo.
Nella soffitta l'architettura è del Mo-
ro, e le figure dei Gricci, e le storiette
in giro alla Chiesa sono di Simone Fer-
ri. In questo Convento è un Tesoro di
Reliquie. Quivi fu educata Caterina de'
Medici Regina di Francia; e vi è sepol-
ta Caterina Sforza moglie in prime Noz-
ze di Girolamo Rimio Signor d'Imola, e
Forlì, e in seconde di Giovanni de' Me-
dici nonno di Cosimo I. Passato il Con-
vento vi è un piccolo Oratorio col pie-
trame della facciata d'architettura di Mi-
chele Agnolo Buonarroti, avendo all'Al-
tare una Tavola con i sette Angeli dell'
Apocalisse e sotto
Francesco, e nel mezzo un Busto di Ma-
ria col Bambino Gesù, opera di Deme-
trio da Settignano. Tornando indietro
si trova il Convento delle Religiose di
All'Altar maggiore sta col-
locata una bella Tavola di Ridolfo del
Ghirlandajo, che vi ha effigiata Maria
Francesco, Ad
Nasini di Siena con Maria col Bambino,
e Di qui pro-
seguendo troverassi entrando alla secon-
da cantonata a mano sinistra il Convento
delle Religiose di
ficata dalla munificenza del Gran Princi-
pe Ferdinando sul principio del passato
Secolo, in ricompensa a quelle Religiose
per avergli ceduta la bellissima Tavola
di Andrea del Sarto, che nell'antica lo-
ro piccola Chiesa possedevano. Il detto
Quadro esiste nel Palazzo Reale, espri-
mente Maria
pra una Base, e dai lati
da, di cui gliene lasciò la bella copia all'
Altare a man destra fatta da Francesco
Petrucci. In faccia vi è la Tavola di
Carlo del celebre Sebastiano Ricci Vene-
ziano Carlo Sacconi fece la Concezione
per l'Altar maggiore. Il vago disegno di
questa Chiesa, adornata di stucchi messi
a oro, è di Poco
distante si trova il Convento delle Reli-
giose Valombrosane di
tare a man destra vi è la Tavola di Nic-
codemo Ferrucci, che dipinse
piè di un Crocifisso, che vi è di rilievo;
in faccia a questo vedesi un Cristo nell'
Orto opera dell'istesso Ferrucci; al mag-
gior Altar vi è di Pietro Dandini Maria
gelo,
nedetto,
e
che Tommaso Redi dipinse in sei lunette
alcuni fatti principali di
prospettiva della volta è di Ferdinan-
do Melani, con
pinta da Vincenzio Meucci. Usciti da
questa Chiesa e volrando per via de'
Pentolini si giunge alla Parrocchiale
CHIESA DI SANT'AMBROGIO, ove abita-
no Monache dell'Ordine di
Una delle cose da osservarsi in questa è
la Cappella del Miracolo del
mento seguito in quessa Chiesa l'anno
1230. è stata lavorata di fini marmi da
Mino da Fiesole. Accanto si vede dipin-
ta nella facciata la Processione del Mi-
racolo di mano di Cosimo Rosselli. La
Cupola dell'Altar maggiore fu dipinta da
disegno di Vi so-
no in questa Chiesa alcune tavole degne
di stima. Quella della Cappella del Ro-
sario è del Passignano; accanto al pul-
pito è di Francesco Boschi il
detto con due Sante genuflesse; di con-
tro la Visitazione è opera di Andrea
Boscoli. Il
d'Andrea Comodi, che vi è sepolto.
Di Masaccio è la piccola Tavola a tem-
pra rappresentante
e il Bambino. Quella dell'Annunziazione
è di Vincenzio Dandini. Vi furono se-
polti in questa Chiesa il celebre antico
Architetto detto il Cronaca, che eresse
in questa Città magnifiche Fabbriche, ed
Andrea del Verrocchio egregio Scultore,
e maestro di Leonardo da Vinci. Fu ri-
modernata nel 1716. col disegno di
Batista Foggini, e nel 1719 Ranieri del
Pace vi dipinse la Cupola. In vicinanza
Religiose Carosi trova il Convento delle
melitane Scalze di
Questa Chiesa fu edificata
col disegno di Giovanni Coccapani in
forma esagona, cou sua cupoletta ben
intesa nelle proporzioni, o nei lumi.
Trovasi a man destra una Cappella con
Tavola del Vignali rappresentante
Francesca Romana: più oltre evvi la
Cappella di
Tavola di Pier Dandini: a man sinistra
vi è la Tavola del Crocifisso dipinta da
Jacopo Confortini. Segue la Cappelia del-
la Madonna di Savona, fatta 10 bassori-
lievo, che da Genova nel 1720 portaron
seco le Fondatrici. Ne viene l'Altar mag-
giore ove il
resa, che da Maria le vien presentato il
Santo Bambino. Nel sotterraneo di que-
sta Chiesa fu sepolta Violante di Bavie-
ra Gran Principessa di Toscana, nel 30.
di Maggio 1731. la quale dopo la morte
del Gran Principe Ferdinando suo Con-
sorte faceva più volte fra l'anno tra
quelle Religiose i suoi devoti ritiri. Sotto
il Presbiterio evvi una Cappella a fog-
gia delle antiche Confessioni, ove in al-
cuni giorni vi si ufizia, restando fuori
della Clausura monastica, e vi si osser-
vano tre illustri depositi, uno della no-
bile Francesca Guardi negli Ugolini fon-
datrice di detto Monastero, l'altra della
Duchessa Eleonora Strozzi; il terzo del
Cavaliere Di quì tornando
voltando in Via Ghibellina, a destra tro-
veremo l'
ABITAZIONE de' Buonarroti, celebre per
essere stata del celebre Michelagnolo, di
cui si conservano alcune opere, e per la
Galleria fatta fare da Michelagnolo di
lui pronipote insigne letterato, che l'ar-
richì di Pitture, Sculture, e di altre co-
se. In faccia vi è il
PALAZZO del Marchese Corsi edificato
col disegno di Piero Giovannozzi, ed am-
pliato dal defunto Marchese Cosimo. E'
poco dopo dall'istessa parte la
CASA del Dottor Ottaviano Targioni
Tozzetti, il quale conserva un buon Mu-
seo d'Istoria Naturale, Bottanica
sto assieme dal fù celebre Dottor Gio-
vanni di lui padre morto nel 7. Gennajo
1783., ed ampliato dal suddetto; e di-
poi il
PALAZZO già de' Baldinucci ora Spinelli
che nel Cortile ha una fonte colla salu-
bre acqua di Santa Croce. Indi si trova
a destra il
PALAZZO de' Conti Strozzi, e di contro
sono le Prigioni dei condannati dette le
STINCHE, cinte da un'altissima mura-
chiusi nel 1304 i prigionieri stati fatti
dalla Repubblica nella presa del Castello
di Stinche nella Valle di Greve, spettan-
te all'antica Famiglia Cavalcanti. In una
cantonata della quale vi è un taberna-
colo dipinto a fresco da Giovanni Man-
nozzi, detto da
Nostro Signore, che benedice i Limosi-
nieri, che soccorrono i Carcerati, trai
quali è espresso il suo proprio ritratto,
riguardante verso la strada, che è ben
conservato. I debitori civili son collocati
in una decente abitazione dietro il Pa-
lazzo di Giustizia, ove era la Chiesa di
Queste Carceri servono di
presente per Ergastolo dei condannati alla
galera, e nel mese di Febbrajo 1787. co-
minciarono a porsi in quelle da basso gli
Uomini, e in quelle di sopra le Donne
condannate per diversi anni secondo i lo-
ro delitti; e voltando a sinistra trovere-
mo la Chiese Parrocchiale di
lunetta ov'è la Vergine con gli Apo-
stoli Simoue e Giuda, di Nicodemo Fer-
rucci. E' vaga la soffitta interna d'inta-
glio dorato. Sopra la Porta si vede un
è espressa la deposizione di Cristo. Nel-
la prima Capella a man dritta è il mar-
tirio di
bastista Vanni. Nella seconda vi è un'
immagine intagliata in legno del SS Cro-
cifisso. La terza ha un'antica pittura rap-
presentante la Vergine. Vi è poi nella
quarta una Tavola di Onorio Marinari,
ove espresse
pra il finale Giudizio; non meno è da
lodarsi quella di Giacomo Vignali collo-
cata nel quinto Altare, ove effigiò
nardo, al quale Cristo staccatosi dalla
Croce, e inchinato fa vedere una piaga
nelle spalle. Le Statue di marmo laterali
all'Altar maggiore sono d'Orazio Mochi,
e i due Apostoli dipinti accanto all'ar-
co di Nicodemo Ferrucci. Tornando ver-
so la Porta vi è del Vignali la Tavola
di Segue l'Al-
tare di
Concezione, la di cui Tavola è dell'istes-
so Ferrucci, dipoi quello dell'Assunta di-
pinta dal Cavalier Curradi. In ultimo è
la Tavola di
na di Francesco Montelatici, detto Cec-
Di quà tornando per la via
del Palagio trovasi il
PALAZZO del Duca Salviati, ora del
Principe Borghesi; e quindi il
PALAZZO già detto del Potestà, e per l'
avanti Palazzo della Signoria di Firenze,
ora Supremo Tribunale di Giustizia, fab-
bricato col disegno dell'Architetto Lapo
nel 1250 molto vasto, in cui sono le
pubbliche Carceri. Nella parte del Cam-
panile vi fu dipinto da Giottino la Cac-
cita da Firenze del Duca d'Atene Fran-
cese, lo che accadde nel 26. Luglio 1343.
In faccia alla strada è la Chiesa col Mo-
nastero della
BADÌA Fiorentina ove abitano i Mona-
ci Cassinensi dell'Ordine di
to, così chiamata, per essere stata la
prima Badìa di Monaci fondata in Firen-
ze. La Contessa Willa Madre del Conte
Ugo Marchese di Toscana fecela fabbri-
care; ed essa, ed il Figlio la dotarono
di ricchissime rendite. Onde in segno di
gratitudine ogni anno nel giorno di
Tommaso le vien fatto un'Anniversario;
e da un giovine Nobile si recita l'Ora-
zione in lode del suddetto Conte dopo la
Messa solenne nella mattina di
ta sotto il principal titolo di
Il suo principio fu nel 990. poi nell'an-
no 1286. con l'assistenza e disegno di
Arnolfo di Lapo la Signorìa di Firenze fece
ingrandire la Chiesa; e nel 1625. col di-
segno di Matteo Segaloni fu rinnuovata
quasi tutta dai fondamenti. Dalle parti
laterali si vedono due terrazzini con va-
ghi intagli dorati. Sopra quello a mano
destra è situato l'Organo, la di cui ten-
da fu colorita da Piero Dandini, e so-
pra l'altro a sinistra è una Tavola, ove
è dipinta la Vergine Assunta di mano
di Giorgio Vasari, la quale nei tempi
passati era posta sull'Altar maggiore. E'
parimente di molto pregio la soffitta di
finissimo intaglio. La Tribuna, sotto la
quale è il Coro de' Religiosi, è dipinta
da Giovanni Ferretti, che dipinse anco-
ra il Martirio di
tar maggiore. Le Tavole delle Cappelle
sono ancor esse di gran bellezza. Quella
di
Onorio Marinari, il volto del qual San-
to è il Ritratto al naturale del Padre
Abate
questo Monastero; come pure sono os-
colorite da Vincenzio Meucci. Segue l'
altra di Batista Naldini, ove si rappre-
senta la Venuta dello Spirito Santo. A
sinistra di mano del Vasari fu dipinto
Cristo, che porta la Croce al Calvario,
come vedesi nel disegno esistente nella
me; e nella Cappella dirimpetto a que-
sta evvi una Tavola di Filippo Lippi,
in cui fu
golar diligenza. Sono considerabili tre
Sepolcri; il primo è del mentovato Con-
te Ugo fatto da Mino di Fiesole nel
1481.: Il secondo è del
Giugni, e il terzo di Giannozzo di Agno-
lo Pandolfini Cavaliere di gran nome in
tempo di Repubblica, la cui Famiglia è
padrona della Cappella situata nel Vesti-
bulo di questa Chiesa, fatta col disegno
di Benedetto da Rovezzano, con la Ta-
vola di
ti. E' da osservarsi in Sagrestìa il quadro,
che prima stava interiormente sopra la
porta, di mano di Fra Bartolommeo del-
la Porta, ove è effigiata Maria in Glo-
ria, ed ai piedi i Santi Giovanni, Bene-
detto, e Bernardo. Hanno questi Reli-
esiste una scelta Librerìa. Nel Chiostro
superiore vi sono varie lunette, tra le
quali il Bronzino dipinse
nudo sulle spine. Nel Refettorio vi è un
Crocifisso a fresco del Sogliani. Poco di-
stante trovasi la
CHIESA di Fu prin-
cipiata col disegno di Pier Franceso Sil-
vani nel 26. Maggio 1645., giorno della
Festa di detto Santo vedendosi espressa
la funzione in un gran quadro esistente
nella stanza di ricreazione: e dipoi
è stata arricchita di varj ornamenti di
pittura, e scultura di eccellenti Profes-
sori. Vedesi nella prima Cappella
cesca Romana, comunicata da
Apostolo, opera del Pinzani. Nella se-
conda di Alessandro Gherardini è il Ge-
sù morto, con la Vergine addolorata.
Ne segue una Cappella interna fatta col
disegno di Zanobi del Rosso con Tavola
rappresentante Cristo alla Colonna di
sopra il Deposito del
è altra bellissima Tavola rappresentante
diecimila Martiri Crocifissi del celebre
Stradano. Ne segue in Chiesa la Sacra
All'Altar maggiore è una Tavola di An-
tonio Puglieschi rappresentante la Con-
cezione con i Santi Carlo, Francesco di
Sales,
Umiliana de' Cerchi, e la Tribuna di
Antonio Ferri, e i peducci di Niccolò
Lapi. Segue la Tavola del Crocifisso di
La Tavola dell'Altar di
San Filippo è di Anton Domenico Gab-
biani. L'ultima è di
ci rappresentante la Presentazione di Ma-
ria al Tempio. Lo sfondo in mezzo alla
soffitta è del detto Sagrestani. La Tela che
cuopre l'Organo è del Soderini. I bas-
sirilievi di marmo sono parte di Anto-
nio Montuati, e parte di Giovacchino
Fortini, di cui sono anche le statue. In
Sagrestia vi è una Tavola con San Fi-
lippo di Onorio Marinari. La prima fac-
ciata della Chiesa, che è lavorata di pie-
tra forte adornata di alcune figure di
marmo fu condotta al fine col disegno
di Ferdinando Ruggieri. Nel 1772. e se-
guenti con l'istessa architettura d'ordi-
ne corintio, col disegno, e assistenza di
Zanobi del Rosso fu fabbricato il presen-
te vago Oratorio in ordine al testamen-
tino, nella di cui facciata vedesi il suo
stemma e inscrizione posta in mezzo da
due Fame scolpite da Pompilio Ticciati.
A tal fine fu gettata a terra l'antichis-
sima Chiesa dedicata a
scovo d'Oranges eretta nel nono secolo
fuori allora di Firenze sopra un anti-
co Cimitero Popolare costruito nel luogo
stesso, ove ai tempi del Gentilesimo era-
vi stato un Tempio della Dea Iside; e
nel luogo dell'antica Chiesa fu rifabbri-
cato detto Oratorio a stucchi con un bel
gruppo d'Angeli nel prospetto, lavoro di
Domenico Rusca. Lo sfondo esprimente
l'Assunzione è di La
Tavola in
in atto di celebrar Messa è di Cosimo
Ulivelli; l'altra con Maria, e il Testa-
tore Serragli genuflesso è di Giuseppe
Fabbrini, e la Tavola della Cantorìa,
ove è espresso
cevere
Ferri. Vedesi dicontro il
PALAZZO de' Gondi principiato nel 20.
Luglio 1490. che ha la facciata di pie-
tre a bozze disegno di Giuliano da
Gallo. Di quì ritornando dietro la Badìa
provasi la Chiesa Parrocchiale di
man destra al primo Altare il ritrova-
mento della Santa Croce opera di Nico-
demo Ferrucci. In faccia dipinse Cosi-
mo Gamberucci una Tavola che serve di
ornamento a un antichissima Immagine
di
ferme che ricorrono a lei. All'Altar
maggiore è di mano di
mi
terali sono di Francesco Conti. Al det-
to Altare stava una Tavola di Lorenzo
di Bicci Scolare di Spinello Aretino, che
è sopra la porta. Trovasi in vicinanza l'
ORATORIO di San Martino, ove soglio-
no congregarsi i Buonomini. E' celebre
quest'Oratorio non solo per essere stato
eretto ove era un'antica Chiesa ad instiga-
zione di
ma eziandio per le opere di misericor-
dia, che di continuo vi si esercitano.
Ed in vero è un prodigio che questa Casa
senza rendite annuali, ma solamente
provveduta di elemosine, e di lasciti pii,
giornalmente soccorra tante povere Fa-
miglie di civile estrazione. Di quì si
giunge alla Propositura di
ORSANMICHELE, la quale acquistò for-
chiuder le Logge, in venerazione dell'
Immagine di Maria dipinta da Ugolino
da Siena ch'è sull'antico Altare di mar-
mi, che vi si vede. Anticamente era
quivi la Piazza ove si vendeva il gra-
no. Fu a benefizio pubblico alzato il
Loggiato nel 1337. col disegno di Giot-
to, e proseguito da Taddeo Gaddi. Si
dice Orsanmichele, o Orto San Michele
per posposizione da San Michele in Or-
to; attesochè fino dal 1100. era ivi una
Chiesa Parrocchiale, intitolata San Mi-
chele in Orto, da cui prendeva la de-
nominazione l'adiacente Contrada. In
luogo della quale antica Chiesetta, de-
molita per farvi la suddetta Loggia del
grano, fu intorno a 110. anni dopo ri-
fatta dalla parte opposta l'altra Chiesa
sotto lo stesso titolo di
to. Questo edifizio da ogni parte isola-
to, e con bellissima proporzione, ed ar-
chitettura condotto, ha per di fuori
quattordici Nicchie, ove furono colloca-
te diverse statue, alcune di bronzo, ed
alcune di marmo, lavorate dai più ec-
cellenti Maestri, che fiorissero in que-
sta nostra Città. Sono di Lorenzo Ghi-
Stefano presso la porta principale, e il
Bac-
cio da Montelupo fece la bella statua di
bronzo di
Donatello ne fece tre di marmo, le qua-
li sono opere veramente maravigliose.
La prima è il
conda il
za il
ri. Anche Nanni d'Antonio, discepolo
di Donatello ne fece tre, cioè i quattro
Santi dentro un sol Tabernacolo: il
Filippo Apostolo, ed il
vo. D'Andrea Verrocchio è il
maso Apostolo, che mette il dito nel
Costato di Cristo, opera molto stimabi-
le, presso la quale è la statua di
Luca Evangelista di mano di
gna, scolpita in bronzo con singolare
artifizio Altro
sole, che stava prima nell'Ufizio del Pro-
console, e fu posto nella nicchia vuota
nel 1789. In Chiesa si vede un Taber-
nacolo, o Cappella isolata tutta di mar-
mi vagamente intagliati, ed abbelliti di
bassirilievi, per opera, disegno, e indu-
stria di Andrea Orcagna, che la finì nel
nel predetto Tabernacolo s'adora l'Im-
magine di Maria come ho detto, è re-
nuta in somma venerazione, avvegnachè
fino al tempo della peste nel 1348. che
infettò la maggior parte dell'Europa, in-
cominciasse a fiorire il di lui culto, con-
correndovi il popolo con offerte, delle
quali in brevissimo tempo si poterono
accumulare più di trecento mila fiorini
d'oro, parte impiegati in sovvenimento
dei poveri, e parte nell'adornare questa
Chiesa. Dietro l'Altare vi è un bassori-
lievo dell'Orcagna, Architetto del Ta-
bernacolo, ove espresse il suo rittatto.
Sono sopra l'Altare meggiore tre statue
di marmo, cioè Sant'Anna, la
Vergine, ed il Bambino Gesù di mano di
Francesco da Sangallo; siccome ne' pila-
stri alcune belle pitture antiche, cioè di
Lorenzo Credi, d'Agnolo Gaddi, e d'
Jacopo del Casentino, da cui fu dipinta
la volta, alla quale nel 1770. fu dato di
bianco. Vi è inoltre un bel Crocifis-
so di legno, avanti il quale
no soleva da giovanetto giornalmente fa-
re orazione. Nell'Altare dicontro vi è
un Immagine di Maria col Figlio in col-
sole allievo del Brunellesco. Nelle stan-
ze sopra la Chiesa fu dal Granduca Co-
simo I. nell'anno 1569. eretto il pubbli-
co e generale Archivio di Firenze, dove
si conservano le Scritture di somma im-
portanza, e tutti gli strumenti pubbli-
ci dei Notari dello Stato Fiorentino re-
centemente in buona forma disposto, e
abbellito. Dirimpetto la Nicchia dei quat-
tro Santi avvi la Residenza della Con-
gregazione di
soccorso de' Poveri, che ebbe principio
nel 1700. sotto la direzione di 72. Depu-
tati. Passando dipoi nella Piazza osserva-
si il
PALAZZO VECCHIO, fabbricato col dise-
gno d'Arnolfo, famoso Architetto di va-
rie fabbriche di questa Città, e del Duo-
mo. Questo Palazzo fu nel 1792. restau-
rato, ed in tale occasione furono dipinti
nuovamente diversi stemmi della Repub-
blica Fiorentina. Si comincerà dal dare
un'occhiata alla magnificenza di questa
Fabbrica, e alla Torre stata fabbricata
sopra l'antichissima Torre de' Tiraboschi
della Vacca, ribelli della Patria, alta brac-
cia 150. La gran Campana pesa 17000.
è sostenuta da quattro colonne. Ammi-
reremo nell'ingresso, o ringhiera del Pa-
lazzo da una parte la statua gigantesca
di marmo, opera del Bandinelli, che rap-
presenta quando Ercole abbatte Cacco; e
dall'altra quella di David scolpita dal
Buonarroti, fatta negli anni suoi giova-
nili. Due figure, o termini di marmo
parimente si vedono, uno di mano del
Bandinelli, l'altro di Vincenzio Rossi
suo Scolare. Entrando nel Cortile vedesi
una Fontana di porfido, sopra la quale
scherza un fanciullo scolpito in bronzo,
d'Andrea Verrocchio. Anticamente vi
erano le colonne di mattoni, ma essen-
do guastate, coll'acuto ingegno di Miche-
lozzo Michelozzi furono sostituite senza
danno della fabbrica quelle di pietra for-
te che la sostengono di presente, lavora-
te con belle grottesche. Tra le cose de-
gne di lode vi è una statua d'Ercole,
che uccide Cacco, di mano di Vincenzio
Rossi da Fiesole, non inferiore a quella
del Bandinelli suo Maestro. Salendo al
primo appartamento trovasi un magni-
fico Salone lungo braccia 90., e largo
braccia 37., la soffitta del quale è dipin-
stria. In 39. gradi, e 3. irregolari della
soffitta, con bellissimi intagli, e orna-
menti dorati, si rappresentano l'azioni,
e fatti più segnalati della nostra Città, e
della Reale casa de' Medici. Negli ango-
li si vedono quattro gran quadri dipinti
a olio. Nel primo sopra la Porta d'in-
gresso furon dal Ligozzi figurati i 12.
Fiorentini, che da varj Potentati del Mon-
do in un medeslmo tempo furon manda-
ti Ambasciatori a Bonifazio VIII., de'quali
cantò il Verino.
Cum Florentinus diversis partibus Orbis
Vidisset Romae Regum mandata ferentes,
Terrarum semen, tum quinta elementa vocavit,
Nel secondo dal Cigoli mirabilmente fu
rappresentato quando Cosimo di 13. anni fu
eletto Duca di Firenze, e da tutti i Senato-
ri, che lo elessero, inchinato per loro So-
vrano: nel terzo dal Passignano si dimostrò
la solenne funzione celebrata in Firenze,
quando il medesimo Principe prese l'Abito
dell'Ordine Militare di
Martire, della quale fu il primo Fondato-
Nel quadro che resta
di contro la Porta d'ingresso di mano del
Ligozzi si vede quando Pio V incorona
Cosimo I creandolo Granduca di Toscana,
e ornandolo di corona, e manto reale.
Nella prima parte dalla parte dell'in-
gresso vi fu dal Vasari dipinto a fresco l'as-
sedio, e presa di Pisa. E nella parete di fac-
cia in due quadri vi fu dipinta la guerra
di Marciani tra i Fiorentini, e Longobar-
di, e nell'altra la presa di Siena, ove è
da osservarsi il gobbo spione portando un
lampione presso il Comandante.
Veniamo alle statue. La prima a mano
destra presso la Porta d'ingresso rappresen-
ta Cosimo Padre della Patria. Quindi osser-
veremo Ercole che soffoga Anteo, e l'altro
gruppo quando uccide il Centauro, di Vin-
cenzio Rossi scolare del Bandinelli. Il grup-
po che segue di
la Virtù che opprime il Vizio.
Il quinto è Ercole che uccide Cacco del
suddetto Rossi. La sesta rappresenta un
Generale. Di faccia sta situato il gruppo
di Adamo, ed Eva col Serpente di mano
del Bandinelli, che dal Duomo fu quì tra-
slatato nel 1720., e nelle 4. nicchie esi-
stenti in detta facciata vi sono 8. statue,
Proseguendo il giro del Salone osservere-
mo altri 2. gruppi del Rossi, cioè Ercole
che getta Diomede ai Cavalli, che lo di-
vorino: quando porta il cinghiale vivo in
spalla; quindi è la statua della Vittoria,
che ha sotto di se un prigione del Buonar-
roti, che era stata destinata per il sepol-
cro di Giulio II; e finalmente il gruppo
d'Ercole che vince la Regina delle Amaz-
zoni del suddetto Rossi, opere tutte degne
di lode, e nelle quali vi si veggono bel-
lissime attitudini, e grandissima diligenza
nell'arte. E dipoi si trova la statua di
Giovanni de' Medici, che dovea esser col-
locata sulla Base di Salita la
scalinata trovasi la statua di Cosimo I., e
quindi quella di Clemente VII. E nella fac-
ciata ci è la statua di Leone X. avente a
sinistra quella del Duca Alessandro, e a
destra quella di Giovauni de' Medici. Da
questa all'altre stanze passando del me-
desimo appartamento, vedremo molte pit-
ture a fresco del Vasari, col disegno del
quale fu questo Palazzo in gran parte rior-
dinato. Doppo si sale alla
GUARDAROBA di
lettili, e di cose preziose. Nella Sala an-
sco Salviati alcuni fatti più singolari di
Furio Cammillo. La contigua stanza pres-
so la Cappella è dipinta dal Ghirlandaio.
Faremo ritorno nella Piazza per osservare
in essa la bella e grandiosa
LOGGIA, sotto la quale si ricevono gli
Omaggi per la Festa di
cata col disegno d'Andrea Orcagna, Pit-
tore, Scultore, e Architetto Fiorentino nel
1356. Sotto gli archi esteriori di questa
Loggia si vedono tre belle Statue. La pri-
ma scolpita in bronzo da Donatello, rap-
presenta Giuditta, appiè della quale gia-
ce Oloferne immerso nel sonno, sopra cui
si vede questa Amazzone vibrare il colpo,
per recidergli il capo. Nella seconda scol-
pita in bronzo da Benvenuto Cellini, vien
figurato un Perseo, che ha nella destra il
ferro, e nella sinistra la testa di Medusa
recisa dal busto, tutta grondante sangue,
e senza spirito, giacente appiè dell'ucci-
sore, che non un bronzo, ma una figura
viva rassembra. Degno di molta lode si
è il bassorilievo di bronzo, che serve di
ornamento alla base, nel quale si vedo-
no Andromeda, e Perseo, con altre figu-
re, che tutta l'Istoria comprendono. Nel-
s'ammira un gruppo di tre figure di mar-
mo, mirabilmente scolpite da
gna, denotante il ratto d'una Sabina.
Nel vecchio caduto a terra per l'impeto
del suo nemico, vien figurato il Padre
della fanciulla in atto d'impedire la fu-
ga al rapitore; nel giovine di corpo ro-
busto, si rappresenta un soldato Romano,
che in occasione de' giuochi pubblici nel-
la nuova Città di Roma celebrati, la ra-
pisce; e nella femmina si dimostra la Sa-
bina rapita; vedendosi nell'istesso tempo
in questo ammirabil gruppo rappresentan-
te le tre età, cioè la gioventù, la virili-
tà, e la vecchiezza. Nella base è un bas-
sorilievo, fatto con somma industria, do-
ve tutta l'istoria del rapimento delle Sa-
bine si rappresenta. Nell'ingresso di que-
sta Loggia uel 1788. furono posti due
gran Leoni in marmo fatti quà traspor-
tare da Roma, ove esistevano nel Giardi-
no del
in uno dei quali vi si legge il nome dello
Scultore. che fu Flamminio Vacca Ro-
mano. Nella facciata interna della mede-
sima nel mese di Agosto 1789. furono
collocate sei belle antiche statue colos-
bine Sacerdotesse di Romolo, come si leg-
ge nella Descrizione di Roma moderna del
Rossi, state parimente trasportate da Ro-
ma, ove esistevano nel Portico del soprad-
detto Real Palazzo, essendo state restaura-
te dall'abile Scultore Prancesco Carradori,
che con la sua direzione furono quivi col-
locate. In una parete della medesima vi si
legge la memoria della mutazione del co-
minciare a contar l'anno nel 25. di Mar-
zo, che si era usata in Firenze fino al 1749.
e dal 1750. in poi si prese lo stile comune
dal primo Gennaio, come in essa si descri-
ve. Sul Canto del Palazzo vedesi la
FONTANA fatta fare dal Granduca Cosi-
mo I. col disegno dell'Ammannato, che da
Filippo Baldinucci negli eruditi suoi Decen-
nali vien descritta colle seguenti parole:
pieno di limpidissime acque sgorganti da
molti zampilli, il qual vaso è figurato
pel Mare il gran Colosso del Nettuno,
alto dieci braccia, situato sopra un Car-
ro, tirato da quattro Cavalli marini, due
di marmo bianco, e due di mistio, mol-
to belli e vivaci; il Nettuno ha tra le
gambe tre figure di Tritoni, che insie-
ca marina in luogo di Carro.
di otto facce di marmo mistio, quattro
minori, e quattro maggiori.
minori son vagamente arricchite con fi-
gure di fanciulli, ed altre cose di bron-
zo, come chiocciole marine, cornuco-
pie, cartelle, e simili, s'inalzano sul
piano delle medesime certi imbasa menti,
sopra ciascheduno dei quali posa una
Statua di metallo maggiore del natura-
le, e sono in tutte quattro, due fem-
mine che rappresentano Teti, e Doe,
e due maschi figurati per due Dei ma-
rini.
scheduna di queste faccie minori sono
due Satiri di metallo in varie attitu-
dini.
tanto più basse, quanto basti per po-
tersi da chicchessìa godere la limpidez-
za dell'acqua, la quale traboccando gra-
ziosamente è ricevuta da alcune belle nic-
chie, e nel gran vaso; ed in somma
in tutto è così ben disposto, e con tan-
ta maestà ordinato, che è proprio una
maraviglia,,. Vicino alla Fonte, sopra
una gran base di marmo è una bellissima
STATUA equestre di bronzo di mano di
1594. da Ferdinando I., in memoria di Cosi-
mo suo Genitore. Adornano le facciate di
questa tre bassirilievi di bronzo dello stesso
autore; in una delle quali si rappresenta
la Coronazione del Granduca Cosimo, fat-
tale in Roma da
da esso meritata
cipuumque Justitiae studium,
nell'Inscrizione. Nella seconda l'ingresso
nella sottoposta Città di Siena, dopo la
conseguita vittoria. E nella terza quando
dal Senato Fiorentino, essendo egli assai
giovine fu creato Duca di Firenze, lascian-
do luogo nella quarta facciata ad una eru-
dita Inscrizione del seguente tenore.
Pio Felici.
Invicto iusto Clementi Sacrae Militiae Pacisq.
In Etruria Anthori Patri & Priacipi optimo;
Ferdinandus F. Magnus Dux III. erexit
A. M. D. L. XXXXIIII.
E' da osservarsi presso la suddetta Sta-
tua la facciata del Palazzo degli Uguccio-
ni, disegno di Andrea Palladio. Quindi
osserveremo la grandiosa
FABBRICA DEGLI UFIZI, o Magistrati della
Città, la quale ordinata dal Granduca Co-
simo I. col disegno di Giorgio Vasari riu-
scì, come si vede, bellissima, e maestosa.
L'Architettura di questo edifizio è d'ordine
Dorico abbellito di cornici, e pietre ben
lavorate. A man destra si trova la
REALE ZECCA. ove di continuo si bat-
tono diverse monete, sì per conto del So-
vrano, che di altri particolari. Nel 1252.
si cominciò a coniare il Gigliato.
Nelle nicchie di questa grandiosa Fab-
brica avea divisato il Granduca Cosimo I.
di collocarvi le Statue dei più illustri Cit-
tadini di questa Patria; ma non potè adem-
pire il bel disegno prevenuto dalla morte.
Sotto il Loggiato vi si trovano le residen-
ze di varj Tribunali. In fondo di questa
Loggia sull'Arno vedesi in alto la Statua
di Cosimo I. scolpita da
l'altre due giacenti che la pongono in
mezzo rappresentanti una l'Equità, e l'al-
tra il Rigore sono di mano di Vincenzio
Danti. In poca distanza si trova la
LIBRERÌA MAGLIABECHIANA fondata a be-
nefizio pubblico dal celebratissimo Anto-
nio Magliabechi, ed aumentata dal
sciuta colle Librerìe Gaddi, e Biscioni, ed
ultimamente dal Gran Leopoldo vi fu ag-
giunta la massima parte della Libreria
Mediceo Lotaringia del suo Palazzo, con
avere accresciute altre stanze per far-
vi collocare molti manoscritti. Vi fu-
rono pure unite le Librerìe del fu celebre
della maggior parte di quella dello Spedale
di
estinti Gesuiti, e dei soppressi Conventi
de' Teatini, dei Minimi di
Paola, dei Domenicani di Montepulcia-
no
noscritti della celebre Librerìa Strozziana;
contandosi in essa sopra novantamila Vo-
lumi stampati, e tra essi una numerosa
Raccolta di sopra 3000. Opere diverse in
varie lingue, impresse nel XV. Secolo, mol-
te delle quali di un estrema rarità, e so-
pra ottomila Codici Manoscritti, nella
stanza dei quali è da osservarsi una bel-
lissima Madonna di Carlo Maratta. Que-
sta Biblioteca è una delle più celebri dell'
Europa. Essendo state con
Sovrano del dì 7. Luglio unite le tre Ac-
cademie Fiorentina, della Crusca, e Apa-
dello Studio, fu ordinato che una sola se ne
formasse sotto il primo antico nome di
Accademia Fiorentiua,
nelle mattine dei Giovedì non impediti in
questa Librerìa, come si fa in tali matti-
ne alle ore 11. con gran concorso di Let-
terati, e Popolo, leggendovisi ogni volta
da qualche Lettor Pubblico, o altro Ac-
cademico, o Letterato un'erudita Disser-
tazione; e dipoi è data a chiunque li-
bertà di recitare Poetiche Composizioni
in qualunque lingua. Uscendo da questa
verso il Palazzo, alla penultima Porta tro-
vasi la
REALE GALLERIA.
QUesta ha formato, e formerà sempre
un grande oggetto d'interesse non
solo ai Toscani, e Forestieri più culti,
ma ancora a qualunque Persona che si
porti ad osservarla.
Tale pregievolissima, e copiosissima
collezione ripete il suo principio dalla Fa-
miglia de' Medici avanti che fosse Sovrana
della Toscana. Da Cosimo I conobbe il
suo presente maestoso collocamento. Tra
magnanimo Principe risoluto di riunire
le Magistrature della Capitale fece por
mano nel 1564. alla Grandiosa Fabbri-
ca degli Ufizj, affidandone la direzione
all'abile Architetto, e Pittore Giorgio
Vasari; e così venne a formare nei va-
sti superiori corridoj la Gallerìa, ove fe-
ce disporre le raccolte preziose cose.
Tutti i successori Sovrani della Tosca-
na hanno procurato di arricchite, ed in-
grandire col massimo impegno, gusto, ed
intelligenza questo magnifico Emporio de'
monumenti più rari, e pregievoli della
Pittura, e della Scultura.
Entrati nella porta che conduee alla Gal-
lerìu, e salite tre scale si trovano in mar-
mo un Bacco, e di contro un Puttino. Quin-
di ascesa la quarta scala si trovano 8. Bu-
sti de' sette Granduchi della Casa Medici,
cioè di Cosimo I., Francesco I., Ferdinan-
do I., Cosimo II., Ferdinando II., Cosimo III.,
e Giovan Gastone, e quello del Cardinal
Leopoldo. Sopra il cornicione sono due
Ecati triformi, 2 Busti, e nelle pareti 4.
Bassi rilievi esprimenti una Festa solenne.
Potranno ammirarsi un Marte, ed un Si-
leno col piccolo Bacco, ambedue di Bron-
Nel vestibolo ci sono le seguenti Sta-
tue: Augusto e Trajano: Un Prometeo,
e un Uomo con berretta frigia. Esistono
due colonne con Trofei militari, sopra
uno de' quali stà un Giove; e sopra l'al-
tro una Cibele.
Io mi limiterò a descrivere le cose più
importanti, potendo chi ama di essere
precisamente a portata delle ricchezze di
questo nostro Emporio di Pittura, e Scul-
tura leggere la Descrizione separatamen-
te da me stampata.
Tre spaziosi corridoj, e 10. stanze, ed
un loggiato racchiudono questa copiosissi-
ma collezione. Entrando nel primo corri-
dojo lungo
terzi potranno osservarsi in linea, sopra il
finestrone che guarda Palazzo Vecchio, e
percorrendo dalla parte sinitra, e destra di
tutti tre i corridoj
diversi Sovrani, e di Uomini Illustri in
Santità, nelle Scienze, e nelle Armi. Nel
suddetto corridojo nel principio esistono
14. Quadri di antichi Professori Greci, e
Fiorentini, un Tabernacolo di Maria con
i 4 Evangelisti del
lezione di 34. quadri di Artefici Fiorenti-
ni della Scuola del Vasari esprimenti fatti
ne de' Pastori di
na dell'Allori,
Annunziazione del Bronzino, Erminia, e
Tancredi di Ottavio Vannini, e Venere
che pettina Cupido di Giovanni da
vanni, e le di lui nozze.
Nel secondo corridojo a Mezzogiorno lun-
go
terzi si osservano presentemente varj Qua-
dri del Currado esprimenti le gesta di
Maria Maddalena.
Nel terzo corridojo a Ponente eguale al
primo esistono diversi Quadri, cioè Lean-
dro annegato, ed Ero del Geminiani, Noè
entro l'Arca, e il Diluvio universale del
Bassano, Didone sul Rogo di Pietro Te-
sta, il Lazzaro resuscitato di Paolo Vero-
nese: La Trasfigurazione sul Tabor, Moi-
sè tratto dal Nilo di Luti, Venere con A-
more di Guido Reni; il ricco Epulone del
Bassano: il Convito di Salomone di An-
drea Vicentino, e la Cena di Baldassarre
del Martinelli, e Cristo morto del Pieri.
Questi corridoj sono parimente ornati da
63. Statue, tra le quali il gruppo del La-
coonte, e 6. altri, e
Sarcofagi, cioè i progressi della vita uma-
con Cerere che la cerca: la caduta di Fe-
tonte, i due Fratelli Dioscuri, le Prodezze
di Ercole, e le 9 Muse. Sono osservabili
in questi corridori Ercole col Centauro,
un gruppo di un Bacco, e di Fauno, una
Leda, ma riconosciuta per una Venere La-
mia Vedesi un'erudita Dissertazione del bene-
merito mio amico
esce dall'acqua, un Bacco e Venere semi-
vestita; e un bell'Ercole con base analaga,
che stà nel principio del 1. Corridojo; co-
me pure esistono ne' detti Corridoj diversi
Sacrifizj, Cippi
tamente notaro nella descrizione a parte
della Real Gallerìa. Sono pure da osser-
varsi un Cavallo, un Cinghiale, un Cano-
po, un'Ara Egizia di Granito, un'Arico-
la con varie Inscrizioni, e Geroglifici, e
le belle volte
Dopo di avere osservato tutto ciò che esi-
ste nei corridoj passerò a dare una succin-
ta notizia delle stanze annesse, comincian-
do dalla più prossima all'ingresso.
Nella prima stanza detta della Scultura
si osserveranno 9. Statue, 16. Busti, e 12.
mede di greco scalpello, restaurato dal
Cellini, Amore e Psiche, e l'Ermafrodi-
to, e alcune Teste Colossali.
Si entra nella seconda stanza. Tra i di-
versi ottimi quadri che adornano le pa-
reti osserveremo
Vedove, e dei Pupilli di Jacopo d'Em-
poli, la Visitazione di Mariotto Alberti-
nelli, che era prima sulla Tribuna.
ria Maddalena del Dolci, Maria col Fi-
glio in braccio del Ghirlandajo; la Pre-
sentazione al Tempio di Fra Bartolom-
meo, la Pittura, e la Poesìa del Rustici,
due Profeti di Fra Bartolommeo, un ab-
bozzo di Leonardo da Vinci, i Re Magi,
e un Cristo in Croce del Lippi, una Ma-
donna del Ghirlandaio, il casto Giuseppe
del Bilivelti, l'Annunziazione del Bron-
zino, e due Quadri esprimenti Miracoli di
Nella 3. stanza esistono Quadri di Auto-
ri Toscani, e per 10 più Fiorentini. tra i
quali una Maddalena giacente di Cristo-
fano Allori copiata da quella del Correg-
gio, che è in Dresda, una Giuditta del
medesimo Allori, una Testa di Medusa con
Serpi di Leonardo da Vinci, e vati quadri
del Vasari.
Quindi si entra nella celebre stanza della
TRIBUNA. Questa conserva i più bei pezzi
di Scultura, e di Pittura, cioè: l'Apolli-
no, i Lottatori, l'Arrotino, ed il Fau-
no. Ci esisteva la celebre Venere de' Me-
dici, che fu trasportata in Parigi nel
1803. Quindi si osserveranno quattro
Quadri di Raffaello, che uno rappresen-
tante Giulio I I., e negli altri tre si
avrà una chiara idea delle di lui tre ma-
niere di dipingere: la Tavola di Maria con
un Libro in mano, e il Figlio sulla ginoc-
chia divertendosi con un Uccellino dato-
gli da
maniera: l'altra rappresentante Maria che
siede col Figlio, e presso la medesima stà
il Precursore è della seconda maniera,
serto in tela è della terza ottima maniera.
Maria in Trono col Figlio, avente da una
parte
bastiano è Opera di Pietro Perugino. Il
riposo in Egitto colla Vergine, e il Figlio
è del Coreggio; e il San Pietro che con-
templa il Cielo è di La
Venere che volta le spalle a tre Satiri è
di Annibale Caracci,
di Lodovico Caracci: Ercole tra Miner-
La
miglia di Michel'Angelo Buonarroti. La
Tavola della Strage degl'Innocenti è di
Ranieri Ricciarelli, detto il Vecchio Vol-
terrano, due Veneri nude di Tiziano, che
una è la celebre. Maria con veste rossa
tenendo le mani al petto è di Guido Re-
ni. La Tavola esprimente la Vergine col
Figlio nudo in braccio, e
pelliccia che l'abbraccia, e dietro
ria Maddalena, e avanti Isaia con un
Libro è del Parmigiano. E' d'Andrea del
Sarto Maria col Figlio,
Francesco; la Capanna ove giacciono sulla
paglia la Madre, col Salvatore è del Cor-
reggio. La Sibilla Samia, e Endimione che
dorme sono di Guercino da Cento. Due
Profeti di Fra Bartolommeo. Carlo V. di
Wandich. Bassano colla Famiglia dello
stesso Bassano; e varj altri Ritratti.
Si passa nella quinta stanza ove ammi-
rasi un'Amore in marmo che dorme d'in-
signe greco scalpello. In questa esistono
diversi Quadri Lombardi, Veneti, e Na-
poletani, tra i quali una Testa di Medu-
sa del Caravaggio: un ballo d'Amorini,
e il ratto d'Europa dell'Albano, un Pae-
se di Salvator Rosa, e varie Madonne di
Annibale Caracci.
Quindi si entra nella sesta stanza ove
esistono tutti quadri d'autori Olandesi,
tra i quali sono rimarcabili i Miris, Van-
dervert; Girandeau, ed altri.
Nella settima avvi una Collezione di
Quadri Fiamminghi, tra i quali i Brughel,
una bellissima testa di Denner, e vari di
Rubens, e di Alberto Daro. E' pure osser-
vabile una marina di Claudio Lorenese.
L'ottava stanza comprende una collezio-
ne di Quadri Francesi, tra i quali le due
Battaglie del Borgognone, e un Paese del
celebre Possino. Sono in queste le due sta-
tue che una il famoso Spinario, e l'altra
una Venere.
Succede la stanza 9. destinata per porvi
i Cammei.
Nella 10, e 11. esiste una Collezione di
ottimi Quadri Veneziani.
Nella 12 stanza si osservetà l'unica pre-
gevole collezione di 430. Ritratti dei più
eccellenti Pittori dipinti da loro medesi-
mi, e nella seconda avvi la Statue del
Cardinal Leopoldo de' Medici, che ideò tal
casa, come pure la celebre Urna detta de'
Medici.
La decima quarta stanza contiene diver-
se Inscrizioni Greche, e Latine, Cippi se-
diversi Filosofi, ed Uomini insigni, e vari
Geroglifici, e Idoli Egizj. Questo era l'an-
tico ricetto per cui si entrava nella Gal-
lerìa avanti che dal Granduca Leopoldo
fossero fatte fare le due ultime branche
della scala, per la quale adesso si sale alla
medesima.
Nella stanza che succede, che prima era
detta dell'Ermafrodito, sono osservabili
due belle Tavole di pietre dure della Ma-
nifattura Fiorentina. Molti Quadri orna-
no le pareti, tra i quali
me di Guido Reni,
ma, l'Apparizione dell'Angelo al Sepolcro
di Pietro da Cortona, la moltiplicazione
dei pani nel Deserto di Luigi Buti, la Ta-
vola a chiaro scuro di Fra Bartolommeo
rappresentante
glio, e inginocchioni
altri Santi: la Tavola delle Nozze di Ca-
na di Alessandro Allori. La Tavola detta
di Maria, che prega il Figlio Gesù a be-
nedir le persone caritatevoli, che in oc-
casione della peste si occuparono al sol-
lievo dei miseri, e di Federigo Baroccio:
una Vergine del Sassoferrato, Angelica
e Medoro di Guido Reni, vari Ritratti
La decimasesta vasta stanza ci rappre-
senta la Regia di Niobe, nella quale si am-
mirano le celebti 10. Statue Greche rap-
presentanti la favola di Niobe, che esiste-
vano in Roma nella Villa Medici, fatte
quì trasportare dal Gran Duca Leopoldo.
Ornano le pareti 4. gran Quadri, che tre
di Rubens rappresentanti il trionfo di Gio-
vanni d'Austria dirigendosi a Anversa,
la batraglia d'Ipres, e l'ingresso in Pa-
rigi di Enrico IV., ed altri Quadri Fiam-
minghi. In questo esistono diversi banchi
entro i quali si conservano 300. volumi
di Disegni, e 100. di Stampe
Nella decimottava stanza esiste una
bella collezione di Vasi Etruschi.
La stanza decimanona conserva una
quantità di originali di Bronzi moderni; e
molti bellissimi getti fatti con le forme ri-
cavate dalle statue esistenti nella Tribuna.
Nella stanza ventesima cl sono 14. ar-
madj nei quali esistono molti bronzi anti-
chi con cartelli indicanti ciò che in cia-
scuno si contiene. Nei primi 5. sono di-
versi Idoli, e Statuette favolose: nel 6. di-
versi Cesari, Filosofi, e Uomini antichi il-
lustri: nel 7. diversi Animali: nell'8. Are,
Lucerne, e Candelabri: nel 10. una rac-
colta di Anelli, Armille
servano varie antiche Inscrizioni incise in
bronzo, e un manoscritto in cera che il-
lustrò il Dottor Cocchi: nel 12 e 13 vi
sono diversi Vasellami, e un raro Disco
d'argento illustrato dall'Abate Bracci.
Nell'ultimo ci sono racchiusi varj instru-
menti di Arti, e Serrami. Fuori degli ar-
madj sono osservabili varj altri bronzi,
tra i quali un torso virile, la testa di Ti-
berio, e d'Omero, e d'altri Greci illustri,
come pure la Chimera, l'Idolo, e l'Oratore.
C'è una bella collezione di Medaglie, e
Monete antiche, che è sotto la custodia
del Direttore di questa Gallerìa.
Può inoltre nella Terrazza sopra la log-
gia dei Lanzi vedersi un piccolo Museo
di antichità Etrusche, di Urne sepolcrali,
Tegoli, Vasi cinerarj, e simili cose più
diffusamente notate nella Descrizione se-
parata di questa Real Galleria
Uscendo da questo Tempio delle Belle
Arti, e percorso il Loggiato degli Ufizj,
e volgendosi a sinistra si vede il Palazzo
della Ruota Fiorentina, che anticamente
ara il Castello d'Alba Fronte sull'Arno
E riprendendo la strada a destra si tro-
va in vicinanza la Chiesa di
trovasi la Tavola di
il Demonio, opera di Francesco Bianchi;
Ne segue l'Altare di
tò il detto Santo in Gloria; dipoi l'Alta-
re di
Niccolò Lapi dipinse a fresco la Vergine,
e
mo Altare del Crocifisso. E' nella faccia-
ta una statua di legno colorito rappresen-
tante In
una nicchia del Coro vedesi quella di
fano fatta dal Gonnelli detto il Cieco da
Gambassi. E° da vedersi all'Altar mag-
giore il celebre Paliotto di bronzo nel
quale con molte, e ben disposte figure di
alto, e bassorilievo Ferdinando Tacca ef-
figiò il Martirio di detto Santo, dono fat-
to da Girolamo Bartolommei. Passato l'
Altar del Battesimo di Cristo, ammirere-
mo all'Altar della Madonna della Cinto-
la la bellissima opera di Santi di Tito, ove
effigiò Maria,
del suo Ordine. Trovasi nella susseguente
nobi. Quindi la caduta di
cesco Morosino, e in ultimo lo Sposalizio
di Questa Chiesa fu moderna-
mente restaurata, e rifatto il pavimento;
e l'inscrizioni Sepolcrali furono collocate
nella muraglia del Chiostro. Riprendendo
la strada degli Ufizj per di dietro al Pa-
lazzo Vecchio si trova la
PIAZZA DEL GRANO, attesochè sotto il
Loggiato fatto nel 1619 vendesi il grano,
osservandosi sopra l'arco di mezzo il bu-
sto di Cosimo II fatto dal Fancelli, essen-
do costata questa fabbrica 5200 scudi. In
vicinanza trovasi l'antichissima Chiesa di
archi di sesto acuto. Fra Sisto, e Fra Ri-
storo presero da questa Chiesa l'idea per
far la Chiesa di L'An-
nunziazione, che è al primo Altare a de-
stra è di Francesco Morosini. Nel secon-
do lo Sposalizio della Madonna è di Dome-
nico Martinelli, nel terzo dal Sagrestani
fu dipinta Maria con alcuni Santi. Passa-
to l'Altar maggiore trovasi la Cappella
di Dante Alighieri, e poi della Famiglla
Gaddi, ove è una Concezione dipinta con
poetica invenzione da Jacopo da Empoli.
Ne segue l'Altare di
to dal detto Morosini, del quale è ancora
il Martirio di
tare del Crocifisso. In Sagrestia vi sono
due antiche Tavole, ed è osservabile
quella di un Annunziazione dipinta da An-
drea Orcagna. In vicinanza trovasi la Chie-
sa, e Convento de' Padri Agostiniani di
Anticamente ci abi-
tavano i Monaci Valombrosani Di Andrea
del Sarto si vede l'apparizione di Cristo in
forma d'Ortolano alla Maddalena. Esi-
stono le belle copie delle sue Tavole, che
quì si trovavano, fatte da Ottavio Van-
nini. Il quadro della soffitta è del Ghe-
rardini rappresentante il Trionfo della
Fede con Uscendo
da questa Chiesa si vede a man destra il
PONTE detto alle Grazie, per una Cappel-
la detta Il vero
nome di questo Ponte è Rubaconte dal
nome di Messer Rubaconte da Mandella
Potestà di Firenze che diè mano a farlo
edificare, e fu architettato da Lapo. Nel
Lungarno, e nelle strade quivi attorno
sono le Tintorìe di Seta, e Lana, e nel
Corso dei Tintori vi è una delle Scuole
pubbliche di diversi lavori per le Ragaz-
Dalla suddetta
Chiesa di
de alla Piazza di
Via de' Benci, dov'è l'antico Palazzo
de' Peruzzi, poi de' Cellesi, in cui abitò
l'Imperatore Paleologo, quando interven-
ne al Concilio Fiorentino; e l'altra detta
Borgo
Fabbriche, ed in specie l'antico
PALAZZO de' Corsini, le abitazioni degli
Spinelli, de' Conti Bardi, e de' Morelli, e
de' Dini.
QUARTIERE DI
SANTA MARIA NOVELLA dei
nicani. Nel 1219. San Domenico di-
morando in Bologna doppo il suo viag-
gio in Spagna, mandò a Firenze il suo
Discepolo
12. Religiosi. Si fermarono per due gior-
nello Spedale di San Gallo, e quindi pas-
sarono nello Spedale detto in appresso del
Santo Nuovo nel Pian di Ripoli. Quin-
di venuto in Firenze
giò nella Casa d'Ospizio, o sia Spedale
di
passare i suddetti Religiosi essendo trop-
ze. E quindi nel 1221. essendo quà ri-
tornato il Santo passarono i detti Religiosi
a convivere nella Canonica di
ove oggi sono i
Ma attesa la lagnanza di alcuni Cano-
nici trovandosi ristretti fu ceduta ai Do-
menicani l'antica Chiesa di
Vigne detta la Novella unitamente all'
abitazione del Rettore, ove il
ni con i suoi compagni passò ad abitare
nel 20. Novembre 1221. La quale antica
Chiesa suburbana restava fuori la Porta
del Borgo di Baschiera, o sia Panzano,
ora de' Cenni, che era di Patronato del
Capitolo Fiorentino. Ma essendo cresciu-
to il numero dei Religiosi fu posta ma-
no all'edificazione dell'attuale Chiesa,
e Convento dalla parte della nuova Piaz-
za, ove anticamente erano Orti, e Vi-
gne per l'indefesse premure del
brandino Cavalcanti Priore del Mona-
stero, e quindi Vescovo d'Orvieto. E
nel 18. Ottobre 1279 fu posta la prima
pietra dal Cardinal Latino col disegno di
Fra Sisto, e Fra Ristoro Fiorentini e Con-
versi di dett' Ordine, avendo presa l'idea
dall'antichissima Chiesa di
governando il Convento Fra Jacopo Pas-
savanti eloquente Scrittore. Questa Chie-
sa, che Michel Agnolo chiamava la sua
Sposa, è divisa in tre Navate sostenute da
pilastri, e colonne, sulle quali posano gli
archi delle volte così ben rilevate, che ol-
tre la maestà, e vaghezza rendono molta
luce a questo Tempio, che è lungo brac-
cia 168, e per la larghezza braccia 46.
e la Crociata braccia 106. Nelle pareti
delle Navate sono le Cappelle tutte d'un
ordine In ciascuna di esse è una Tavo-
la di Pitture eccellenti: e incominciando
dalla porta del mezzo sopra la quale ev-
vi un Crocifisso dipinto da Giotto, la
prima a destra è usa Annunziazione di
Santi di Tito. Segue il Martirio di
Lorenzo effigiato da Girolamo Macchiet-
ti: e dopo la Natività del Signore di Ba-
tista Naldini, di cui sono l'altre due se-
guenti, cioè la Purificazione di Maria, e
la Deposizione dalla Croce. E' di Santi di
Tito il Lazzero resuscitato, dopo vedesi
il bellissimo Sepolcro della
Botti, scolpito da Desiderio di Settignano.
Del Ligozzi è la Tavola di
che resuscita da morte un fanciullo. Vol-
Patriarca Giuseppe di Costantinopoli, che
intervenuto coll'Imperatore
go al Concilio Ecumenico nel 1439. morì
nel 15. Giugno 1440. poco avanti che ter-
minasse il Concilio, e fu in questa Chie-
sa sepolto. Salita una scala da destra della
Crociata si ammira una Tavola del Mar-
tirio di
dini con molte figure disegnate da Mi-
chel'Angiolo Buonarroti. In questa Cap-
pella osservasi un antichissima immagi-
ne di Maria, che fu la prima opera di
Cimabue, stata gran tempo all'Altar
maggiore. Il medesimo apprese la pittu-
ra da alcuni Pittori Greci che operavano
in questa Chiesa; e si vuole il primo che
l'insegnasse agli altri Italiani. Ne segue
la Cappella di
Vignali, e lo sfondo è di Piero Dandini,
come ancora una delle due lunette; e l'
altra rappresentante la Pietà è di Bene-
detto Velio: i due gran quadri laterali
sono di
vanni Bonechi. Nell'altra Cappella di-
pinta a fresco da Filippo Lippi vi è da
una parte
suscita Drusiana, e dall'altra
il Demonio; e la Madonna di marmo
bianco posta sopra il Sepolcro dietro l'
Altare è opera di Benedetto da Majano.
Bellissime sono le Pitture del Coro fatte
dal Ghirlandajo. In sette Storie da una
parte si rappresenta la vita di Maria
Vergine, ed in altre sette dall'altra,
quella di
furono ritratte da quel Pittore molte
persone di quei tempi così al vivo, che
la natura vien suparata dall'arte: nella
prima a man destra entrando in Coro,
ove è espresso quando l'Angelo appari-
sce a Zaccaria mentre sacrifica, vi è A-
gnolo Poliziano, che alza una mano;
Marsilio Ficino con veste da Canonico;
Demetrio Greco che lo riguardava, e
Cristoforo Landino che ha una becca ne-
ra al collo: In quella della Visitazione
della Madonna è dipinta la Ginevera
Benci bellissima fanciulla. Nell'altra fac-
ciata, ove è dipinto Giovacchino cacciato
dal Tempio per non aver figli, il Ghir-
landajo ritrasse se stesso, che è quello,
che si tiene una mano sul fianco con
veste azzurra, e mantello rosso. Quel
vecchio raso con cappuccio rosso è Ales-
la zazzera nera è Bastiano da
no suo discepolo, e cognato, e l'altro che
volta le spalle col berettino in capo è Da-
vitte fratello di d. Pittore. E appiè della
finestra vi è a destra il Ritratto di
Tornabuoni, e a sinistra quello di sua Mo-
glie, e altri delle Famiglie Popoleschi, e
Tornaquinci; vi sono in queste Pitture i Ri-
tratti di Piero, Giovanni, e Lorenzo de'
Medici, Gentile Vesc. di Arezzo, e altre
persone di quei tempi. Le Pitture rap-
presentanti Maria con i
e Domenico, ed i
sono del Ghirlandajo, e; dalla parte del Coro
la Resurrezione di Cristo è di Benedetto
suo Nipote. Può ammirarsi il nuovo Al-
tar maggiore, che si va facendo in quest'
anno 1804 attese le indefesse cure del
Nella prima Cap-
pella ammirasi il Crocifisso (detto dell'Uo-
va) del Brunellesco fatto per la famosa con-
tesa che ebbe con Donatello. Nella secon-
da fatta con disegno di
tutta lavorata di ricchi marmi osservasi
la Tavola di Cristo, che resuscita la fi-
glia dell'Archisinagoga, è di Agnolo Bron-
zino, di cui pure è la Pittura della vol-
I Sepolcri dei due Cardinali Nicco-
lò, e Taddeo Gaddi, e i Bassirilievi di
marmo, che sono nelle pareti sopra i de-
positi sono di Giovanni dell'Opera. Sa-
lendo per una piccola scala nella terza
Cappella, dipinta tutta a fresco da An-
drea, e Bernardo Orcagna fratelli, ove
espressero da una parte il Paradiso, e
dall'altra l'Inferno nel quale ritrassero
un certo Guardi Messo del Comune con
un foglio sulla berretta per averli una
volta pignorati; e si vede ancora la Ta-
vola dell'Altare di mano del detto An-
drea. Le Pitture, che sono sopra la Porta
del Campanile sono di Buffalmacco. En-
trando nella Sagrestìa oltre i diversi or-
namenti osserveremo i quattro Quadri,
il primo dei quali a mano destra espri-
me la Conversione di
stiano da Verona scolare di Paolo Vero-
nese; quindi il Battesimo di Gesù Cristo
dello Stradano, il quale quadro stava
anticamente in Chiesa all'Altare di
Caterina da Siena: Quello della Crocifis-
sione è del Vasari, e il
atto di far risorgere un morto è di Pie-
tro Dandini. I due Quadri semitondi so-
no del Vignali, ed il Crocifisso è di Ma-
Ci è pure un antico Dittico d'a-
vorio con i fatti della Passione. Quindi
rientrando nella Navata al primo Alta-
re trovasi la Tavola di San Giacinto la-
vorata da Alessandro Albani. La Pila in
cantonata di granito è del Buonarroti:
Dipoi trovasi il Deposito ove esiste il Cor-
po del
re di questo Convento, e quindi nel se-
condo una
dell'Attaccati, e i quadretti sono di Ber-
nardino Poccetti. Potranno quì osservarsi
i due Tabernacoli posti ai pilastri fatti
con disegno di Pier Francesco Silvani, e
le due Tavole, una del Cigoli rappresen-
tante
poli. Ne seguono due Tavole del Vasari,
la prima rappresentante Cristo risorto, l'
altra la Madonna del Rosario; appresso a
questa la bellissima Tavola della Samari-
tana di Alessandro Allori: ne viene poi il
Sepolcro di Antonio Strozzi fatto da An-
drea da Fiesole, ma la Madonna, e gli
Angeli sono di Maso Boscoli. In ultimo
della navata, alla Cappella de' Ricci, la
Tavola di
glia è di mano di Gaetano Romanelli.
Finalmente tra le due porte è effigiato
del Meglio. Uscendo di Chiesa, e con-
siderata l'antichissima facciata fatta fab-
bricare da Giovanni di Paolo Rucellai col
disegno di Leon Batista Alberti termina-
ta nel 1477. si vedrà l'Armilla di Tolo-
meo per osservar l'ingresso del Sole nel
primo punto d'Ariete fattavi collocare
dal Gran-Duca Cosimo I., dall'altra par-
te uno Gnomone per comodo degli Stu-
denti d'Astronomia, opera di Fra Igna-
zio Danti dello stesso Ordine, e sopra la
Porta maggiore vedesi la Processione del
Corpus Domini, dipinta da Ulisse Gioc-
chi nell'anno 1616. Dalla Chiesa passe-
remo nel Convento. Primieramente si
trova un Chiostro assai grande, le cui
pareti lungo la Chiesa furono dipinte
verde terra di sacre Istorie della Genesi
da Paolo degli Uccelli, Pittore antico, e
da altri Pittori più vecchi, tutto il ri-
manente del Chiostro, tra i quali Mae-
stro Dello vi dipinse Isacco quando dà
la benedizione ai Figliuoli. E' quivi si-
tuata la Cappella della Nazione Spagnuo-
la, già eretta dalla Famiglia Guidalotti,
con pitture nelle pareti, e nella volta di
mano di Taddeo Gaddi, e di Simone
parte la Chiesa militante, e trionfante,
dall'altra la Crocifissione del Signore; a
Occidente
Angeli, ed attorno diversi Profeti, ed
Evangelisti, con varie virtù, e scienze
in abito di femmine. Nella volta si ve-
dono espresse la navigazione di
tro, la Resurrezione di Cristo la di lui
Ascensione al Cielo, e la venuta dello
Spirito Santo. Questa gran Cappella fu
fatta restaurare, ed abbellire dal Padre
Salvadore di Ascanio Spagnuolo, stato
Ministro in Firenze del Re Cattolico. La
Tavola di
della Cappella è del Bronzino, e il Cro-
cifisso di marmo è del Pieratti. Sono os-
servabili in questa Cappella varj ritrat-
ti, vedendosi a man destra all'entrare
quello di Cimabue vestito di bianco, e
accanto ad esso viè quello di Simone Mem-
mi Pittore di quest'opera, che si ritrasse
da se con due specchi. Il Soldato coper-
to di Armiè il Conte Guido Novello
di Poppi, e quella donna sedente vesti-
ta di verde è il ritratto di Madonna
Laura. Passando al secondo Chiostro,
che è lungo 110, braccia e largo 90., vi
fatti più singolari di
Pier Martire, di
vo di Firenze, e di
ue, lavorate da varj eccellenti Professo-
ri, i quali furono Santi di Tito, Ber-
nardino Poccetti, il Cigoli, il Balducci,
Alessandro Fei detto del Barbiere,
Maria Butteri, Cosimo Gamberucci, Lo-
dovico Buti, Marco Soderini, Antonio
Pillori, Cosimo Sciorina, Benedetto Ve-
glia, Alessandro Allori, Cosimo Gheri,
Simone da Poggibonsi, Gregorio Pagani,
Agostino Veracini, il Bambocci,
Batista Paggi e Giovan Maria Casini
Vi si rimirano ancora varj Ritratti d'
Uomini Illustri in Santità di questo Con-
vento. E' qui da osservarsi la Parete
verso Ponente, con le Armi in pietra
della Chiesa Romana, e della Repubblica
Fiorentina, per esser questo uno dei lati
del gran Salone servito per il General Con-
cilio celebrato in Firenze nel 1439. con
la presenza di Eugenio IV., e dell'Impe-
rator Paleologo
nione della Chiesa Greca con la Latina.
Nel mezzo di questo Chiostro è la Sta-
tua del Beato Giovanni da Salerno scol-
Vicino è si-
tuata la celebre Spezierìa, ove si fab-
bricano medicamenti Chimici d'ogni sor-
te, olj, essenze, e odori di perfezione,
venendo ricercate da più remoti paesi.
Nel Refettorio vedesi di mano di Ales-
sandro Allori detto il Bronzino la piog-
gia della Manna con molte figure bellis-
sime, e vi è ancora un Cenacolo di Angelo
Bronzino. Salendo nel Dormentorio di
Pitture abbellito colla serie di tutti i Pon-
tefici. e Cardinali di questa Religione
trovasi la Cappella detta del Papa, di-
pinta da Iacopo da Pontormo, e nella
quale vi hanno celebrato quattro Ponte-
fici, cioè Martino V Eugenio IV. Pio II.
e Leone X. Presso questa è una copiosa
Librerìa, e dipoi il Noviziato fatto fab-
bricare dal Padre Alessio Strozzi Bene-
fattore di questo Convento. Nella Piazza
vedonsi due Piramidi rette sopra le loro
basi da quattro grosse Testuggini di Bron-
zo, che furono riattate nel 1792. con es-
servi stati aggiunti due imbasamenti. E
nei giorni 24 e 30 Gennajo 1793 fu-
rono apposti sopra i due gigli di bron-
zo che posano libbre 2208 fatti da A-
lessandro Morena a spese della Comuni-
In questa Piazza nel gior-
no avanti la Festa di
tettore di Firenze, con ben ordinati pal-
chi per l'immenso popolo a foggia di un
Anfiteatro, corrono quattro Cocchi all'
uso degli antichi Greci. La qual Festa
fu instituita da Cosimo I. nel 1563.
Sulla detta Piazza in faccia alla Chiesa
avvi il soppresso Spedale di
per la carità che vi si esercita va di dar
ricetto per tre giorni ai Poveri usciti dallo
Spedale. Quando
venne in Firenze esortò i più facoltosi
Cittadini a fondar questo Spedale, che
in oggi è aggregato all'Arcispedale di
Maria Nuova; e in questo luogo vi sono
alcune Scuole di ragazze, per apprender-
vi diverse arti, e virtù. Il disegno della
Loggia fu fatto dal Brunellesco: i Tondi
nei peducci, e la Lunetta sopra la porta
della Chiesa, son di Andrea della Robbia
nipote di Luca. Il busto del Gran-Duca
Ferdinando I. collocato nel mezzo è di
Giovanni dell'Opera. In poca distanza si
trova per di dietro la Chiesa di
ziata da un Capitolo di Canonici, e quin-
nel 1618., e poi rimodernata con Ar-
chitettura assai vaga nel 1669. col dise-
gno del Balatri, mentre la Chiesa antica
fu fabbricata nel 335 a tempo di
doro Vescovo di Firenze Ella ha una
sola Navata con due Cappelle per parte,
e due gran Cappelle in faccia l'una all'
altra, che fanno Crociata, e pongono in
mezzo la Tribuna, e Coro con l'Altare in
isola. Nella prima a destra vi fu tras-
portata tutta la Cappella di marmi con
gl'istessi Depositi, e Tavola che erano
nella già rovinata Chiesa di
giore, a spese del Patrono Senatore Lo-
renzo degli Albizzi morto nel Settembre
1786. ultimo di un ramo di tal Famiglia,
la di cui Tavola rappresenta il Martirio
di
da è un antica Immagine dell'Annun-
ziazione di Raffaello del Garbo Segue il
magnifico Altare del Transito di
seppe di
daglione, ov'è lo Sposalizio della Madon-
na è di Vincenzio Mcucci, e l'altro ov'
è il riposo della
Egitto, fu lavorato da Ignazio Hugford.
All'Altar maggiore evvi un bel Crocifis-
rapimento di San Paolo, opera del
Curradi; Dai lati la conversione, e de-
collazione del Santo sono di Fra Iacopo Car-
melitano Scalzo. Nello sportello del Cibo-
rio Angiolo Codacci espresse in cesello
la benedizione dei pani fatta da Melchi-
sedech. Ne segue la Cappella di
resa, il di cui quadro è del Curradi,
nei Medaglioni dai lati il Marchesini in
uno effigiò la Santa, e nell'altro il det-
to Hugford espresse
Croce. Alla prossima Cappella di
chino, la Tavola è del medesimo Mar-
chesini. E nell'ultima fu dipinta da Tom-
maso Gherardini l'Orazione nell'Orto.
Hanno questi Religiosi una scelta Libre-
rìa. Di quì proseguendo per la strada
di Palazzuolo trovasi la
CONGREGAZIONE di
dei Bacchettoni fondata da Ippolito Ga-
lantini Fiorentino. Questo Oratorio è da
vedersi per l'eccellenti pitture che ador-
nano la vasta soffitta, ove gareggiarono
cinque illustri Pittori nei diversi sparti-
menti, che la compongono.
Giovanni dipinse l'Assunzione con
cesco d'Assisi, e il
lui morte. Baldassar Volterrano dipinse
i
Filippo Neri con varj Angeli in belle at-
titudini; Fabbrizio Boschi, e Cecco bravo
fecero
ti; e a Pietro Liberi da Padova toccò a far
la Fama con l'arme Granducale de' Me-
dici; la di cui generosa Pietà nella crea-
zione di questo Luogo diede tutra la ma-
no. Successivamente furono ornate le pa-
reti con l'Architettura di Rinaldo Botti,
e le figure di Niccolò Nannetti; Le Ta-
vole dei due Altari furon dipinte da Pie-
ro Dandini. Ci sono pure due Busti di
Donatello. Nell'uscire da questa Chiesa,
e prendendo l'opposta stradella rientrere-
remo in via della Scala, ove trovasi il Con-
vento e Chiesa della Concezione detta del
MONASTERO Nuovo, nel quale furono in-
corporati il Salone del Concilio Fiorentino,
e il vasto Quartiere, ove abitarono i Pon-
tefici Martino V., Eugenio IV., e Leo-
ne X., essendo allora porzione del Con-
vento di
Duchessa Eleonora moglie di Cosimo I.,
ad imitazione del Marito che creò la Re-
ligione de' Cavalieri di
Cavalieresse sotto l'istesso titolo. All'Al-
tar maggiore la Tavola de' Magi è di
Francesco Conti, e la gran lunetta è di
Antonio Franchi: Aurelio Lomi all'Alta-
re a man destra dipinse la Pietà; e le fi-
gure che adornano a sinistra il Taberna-
colo della Madonna sono del Passignano.
Trovasi poco distante un Ritiro che chia-
masi delle
MALMARITATE ove stanno rinchiuse Don-
ne di ogni rango, le quali o si eleggono
questo luogo da loro stesse, o fattevi porre
dai Mariti o parenti con l'approvazione
Sovrana. Fu eretto questo Conservatorio
uel 1579. dal
Dalla parte opposta è il Monastero di
Religiose Camaldolensi detto di
stucchi da due Cappelle laterali che una
dell'Annunziazione, e l'altra del Battesi-
mo di
doni, e quella dell'Altar maggiore è ope-
ra del Ferretti con l'adorazione dei Magi.
Questo fu il primo Spedale degli Innocenti
fondato da Lapo Polini Cioni nel 17. Giu-
gno 1313. Dipoi si trova il Palazzo col
Giardino fatto fabbricare, e abbellito dal
Marchesi Ridolfi, ora delli Stiozzi, ripie-
no di bellissimi Quadri, e nel Giardino
è di Antonio Novelli una Statua Colossale
il Polifemo. Poco distante dalla parte op-
posta si trova il Conservatorio delle Mon-
talve in
Sulla Porta della
Chiesa vedesi un bel lavoro di Luca della
Robbia, e dentro parimente sono altri due
degni di ammirazione sopra le due laterali
Cappelle, ove stan collocate bellissime Ta-
vole di Domenico del Ghirlandaio, che in
uua rappresentò l'Incoronazione di Ma-
ria, e nell'altra lo Sposalizio di
na, e altri Santi, Tavola tanto bella, che
pare miniata; e all'Altar maggiore vi è
di mano di Ulisse Giocchi
molti che restano attoniti per un prodigio
del Santo. Per ordine del Real Granduca
Leopoldo nel 1787. fu notabilmente in-
grandito questo Conservatorio col disegno
dell'Architetto Giuseppe Salvetti, leggen-
dosi sopra la porta del medesimo:
Dominicanae Familiae Virgines colligendas
extruxerat, Providentia Petri Leopoldi Opt.
tutionem munifice ampliavit, perfecitque An.
Sal. MDCCLXXXVII.
Poco più oltre si giunge alle mura della Cit-
tà, di dove ri arriva alla Porta al Prato.
Usciti dalla medesima s'incontra sulla
sinistra uno spazioso stradone, che secon-
dando le mura della Città conduce alle
Cascine dell'Isola.
E' questa una deliziosissima pianura,
fiancheggiata dall'Arno, e da un canale
artefatto, elegantemente variata di bosche-
reccio, di praterìe, e di coltivazioni, di-
visa da lunghi viali di vario carattere,
e di diversa disposizione, che offre il più
ameno passeggio.
Alla distanza di un miglio in faccia ad
uno spazioso Parterre arricchito di orna-
ti, e tramezzati da viali e pratelli in par-
te arborati, ed a giuste distanze ornato di
comodi sedili, fu nel 1787. inalzata dai
fondamenti una grandiosa Fabbrica divisa
in tre distinte porzioni, sul disegno dell'
Architetto Giuseppe Manetti; mentre le
due laterali di più semplice carattere con-
tengono vasti stalloni, e fienili perle Muc-
che che vi si alimentano. Le loggie che
lievi, somministrano il più gradito riposo,
e la più amena veduta della Campagna e
del concorso, che nei giorni sereni, e spe-
cialmente festivi è solito esservi numero-
so. I tanti usi diversi ai quali è destinata
la Fabbrica per la sua disposizione, non
cagiona la minima confusione. Oltre il
somministrar tutti i comodi necessari ad
una copiosa Cascina, ed alla azienda ru-
rale, comprende ua elegante Reale Casi-
no. L'industria degli Artefici Fiorentini
nella mobilia, negli intagli, nelle dora-
ture non ha da invidiare altre Nazioni,
corrispondendo alle graziose Pitture cam-
pestri espresse dai Professori Gaetano Guc-
ci, Giuseppe Sorbolini, Giuseppe Casta-
gnoli, e Luigi Molinelli, sì nelle diverse
stanze, come nella Gallerìa, in cui fanno
un mirabile effetto le statue modellate
dallo Scultor Bolognese Luigi Acquisti,
facendo così insieme trionfare la magni-
ficenza, ed il gusto. Dalla Munificenza
del Granduca Pietro Leopoldo fu accor-
data porzione di questa fabbrica per chi
volesse sollevarsi portandosi quì a pranzo,
e a far colazione, per mezzo di un Vivan-
diere, a cui
pubblico. Ritornando in Città, presso que-
sta Porta si trova il
CASINO de' Principi Corsini; che era già
degli Acciaioli, nell'atrio del quale esiste
una raccolta di antiche inscrizioni. Il detto
Casino è situato in mezzo a due Chiese di
Religiose; che la prima è Santa Maria, e
l'altra Nella prima è osservabile
all'Altar maggiore la Tavola dei Magi,
di Girolamo Macchietti, e li due Ovati
d'Ignazio Hugfort, ed inoltre viè una Pie-
tà di Santi di Tito, e il Battesimo di
Agostino del Nella seconda
vedesi alla maggior Cappella una Tavola
del Pontormo rappresentante Maria,
Anna, e
pinta da Vincenzio Meucci, e l'architet-
tura da Giuseppe del Moro, ove in una
espresse l'Arcangelo Raffaelle, e nell' al-
tra
Accanto alla Terrazza ove la
interviene alla Corsa dei Cavalli merita
vedersi lo Studio dei Fratelli Scultori Pi-
sani ove si lavorano Statue, Vasi, Cam-
mini, e tutt'altro, che appartiene all'Ar-
te della Scultura, specialmente per quello
che riguarda il lavorìo degli Alabastri dai
pendosi che la perfezione degli Alabastri,
e la miglior qualità è quella che si ritrova
in Toscana, e particolarmente in Volter-
ra, come ne fa fede la quantità dei Mo-
numenti antichi che si vedono fatti di tal
genere dagli antichi Etruschi, essendo falso
ciò che molti credono che l'Alabastro sia
di poca durata. I suddetti Scultori resta-
no garanti di tutto quello che si potesse
rompere nel tratto del viaggio, adempien-
do le date loro commissioni. In vicinanza
si trova la Chiesa di
Tavola del Ghirlandaio rappresentante la
Nascita di Gesù Cristo. Due altre a tem-
pera sono del Puglieschi, e un Immagine
dell'Annunziazione di Pietro Cavallini.
Di quì si arriva alla Chiesa di
OGNISSANTI, ove abitano i Frati Minori
dell'Osservanza di La faccia-
ta è di pietre forti con disegno del Nigetti
Architetto. Il bassorilievo di terra cotta,
situato sopra la porta di mezzo è di Luca
della Robbia. La prima Tavola entrando
per la Porta principale rappresentante
Giovacchino,
cenzio Dandini Fiorentino discepolo di
Nella seguente lungo
la navata vi è di Lodovico Butteri l'As-
censione di Cristo; dopo questa vi è da
Matteo Rosselli effigiata Santa Elisabetta
Regina di Portogallo; ne segue la Madonna
col Bambino Gesù di Santi di Tito. Tra
questa, e la seguente Cappella vi fu di-
pinto a fresco da Domenico del Ghirlan-
daio Questa pittura
nel 1566. e l'altra di
dall'altra parte, furono segare dal muro
del tramezzo, che vi era in questa Chie-
sa all'uso antico, e inserite con gran dill-
genza nelle pareti ove al presente si ve-
dono; l'altra dì
Botticelli. Ne viene la Tavola di
cesco di Niccodemo Ferrucci; Dipoi quel-
la della Concezione di Vincenzio Dandini;
accanto il Pugliani espresse il Beato Sal-
vadore da Orta, cherisana infermi Vol-
tando verso la crociata,
copo Ligozzi. All'altro Altare vi è
tro d'Alcantera, e
Baldi, i quadri laterali del Meucci, e la
Tribuna di Matteo Bonechi. In testa alla
Crociata, la Tavola di
Giovanni da Capistrano è di Vincenzio
Dandini, i laterali di Andrea del Castagno,
retti, e l'Architettura di Lorenzo del Mo-
ro. Nella prima Cappella che segue vi è
con Cuoolina di Ranieri del Pace, e dell'
istesso Pinzani è la
nella seguente; l'altre Pitture furono ese-
guite da Giovanni Cinqui. La Tavola che
stà appesa sopra l'arco è di Benedetto Ve-
li. Nell'altra la Tavala di
di Pietro Dandini, e i laterali del Ciceri.
E da ammirarsi la maggior Cappella ar-
ricchita di marmi, e la Cupula e i peduc-
ci di Giovanni da
Altare isolato vedesi un paliotto di pietre
dure istoriato con alcuni fatti di
cesco, sopra di esso vi è un Crocifisso di
bronzo, opera di Bartolommeo Cennini
discepolo del Tacca; gli Angeli di marmo
sopra le porte del Coro sono di Andrea
Ferroni di Fiesole; i quattro Santi della
Religione nelle nicchie, di Francesco Gar-
giolli da Settignano. I due quadri laterali,
che in uno
Gamberacci, e nell'altro
comunicato dagli Angioli è di Fabbrizio
Boschi. La facciata del Coro dipinta a fre-
sco è del Pinzani, che vi espresse Cristo,
Passata
la Cappella maggiore trovasi da Pier Dan-
dini effigiato
del quale sono pure i due laterali. In fac-
cia alla porta della Sagrestia è la Cappel-
la di
Pietro Marchesini. Ritornando nella na-
vata trovasi la prima Tavola di
nardino da Siena, di Fabbrizio Boschi:
nella seconda vi è un antico Crocifisso di
legno. La statua, che ne succede di
tonio da Padova è del nostro celebre Ma-
gni intagliatore in legno. Nella quarta è
l'Assunta di Tommaso da
coro di Angeli di sopra è di Santi di Tiso.
Segue il Martirio di
Matteo Rosselli La Tavola dell'Annunzia-
zione è di Bartolommeo Traballesi, e l'al-
tra Nunziata antica accanto alla Porta di
Pietro Cavallini. La soffitta fu fatta re-
centemente, il di cui sfondo fu dipinto
da Ginseppe Romei, e l'ornato di archi-
tettura da Giuseppe Benucci. Conservansi
in questa Chiesa molte Reliquie, e fra que-
ste una Tonaca di Dopo la
Chiesa ne viene il Convento, in cui vi è
un Chiostro con le lunette dipinte a fre-
sco, cinque delle quali sono di Giovanni
cesco mette in pace gli Aretini, quella in
cui resuscita una bambina caduta in cal-
daia, quella in cui sana una cieca, e l'al-
tra ove predica sopra un'albero. Ne segue
una di Giovanni Garzia suo scolare, e fi-
gliuolo. A sinistra dalla parte del Conven-
to per due intere navate tono 17 lunette
dipinte da Jacopo Ligozzi. Nella navata
lungo la Chiesa sono pitture eseguite da
Niccodemo Ferrucci; e gli Uomini illustri
dell'Ordine Serafico effigiati nei peducci
delle volte, sono di Fabbrizio, di Francesco,
e di Alessandro Boschi, prescindendo da
quella che è sopra la Porta, che è del Meucci.
Nell'ingresso della Porta laterale vi è il
Deposito del Dottor Agostino Veracini fat-
to erigere da Vincenzo Gotti suo Scolare,
e di cui è il ritratto. Le Pitture della Cap-
pella del Chiostro sono di Carlo Portelli di
Loro. Vi sono in questa contrada le abita-
zioni dei Buini, del Filicaia, del Grifoni,
del Benino, e dei Martellini, ove è una
bella Gallerìa con stucchi dorati, un ar-
chitettura dipinta dal vecchio del Moro,
e altro sfondo rapptesentante lo sviluppo
delle scienze, e delle Arti del corso Uma-
no, opera la più bella uscita dai pennelli
di Vincenzio Meucci. Presso è la
CHİESA di
segno di Carlo Andrea Marcellini, a cui è
annesso lo Spedale, tenuto da quei Reli-
giosi concesso nel 1588. da Quivi
era la Casa di Amerigo Vespucci ritrovato-
re del nuovo Mondo, come si legge in un
Inscrizione sopra la Porta. Seguitando la
via del Corso si vede in faccia il
PALAZZO dei Ricasoli fatto col disegno di
Michelozzo, il quale gode mediante un pas-
so sotterraneo un vago Giardinetto dalla
parte opposta sull'Arno, e quivi è il
PONTE ALLA CARRAJA, stato fabbricato
nel 1218., e architettato da Lapo. Dipoi
per la Vigna è da osservarsi il
PALAZZO, e Loggia dei Rucellai, col
disegno di Leon Batista Alberti In poca
distanza si trova la Chiesa di
a destra si vede una magnifica Cappella
della Famiglia Riccardi fatta col disegno
di Giuseppe Broccetti, ove è un'Annunzia-
zione dipinta a fresco da Pietro Cavallini.
Nella restaurazione di questa Chiesa nel
1752. la detta Cappella rimase nell'atrio,
passata la quale si vede il Deposito del
Duca di Nortumbria celebre per la di lui
vasta Opera marittima, intitolata l'Arcano
un Crocifisso, si trova la bella Tavola del
Passignano rappresentante
berto, che perdona all'inimico; ne segue
la terza, nella quale si vede lavorata da
Benedetto Baglioni allievo del Verrocchio
una Pietà di terra cotta vetriata con
vanni, e le Marie, e nelle pareti laterali
in due nicchie
diana; e sopra la medesima vi è la Vergine
Annunziata dall'Angelo di terra cotta si-
mile dell'istesso Artefice. Salendo nella
Crociata si vede dipinto a fresco Gesù mo-
strato al Popolo di Giuliano Traballesi.
All'altare in testa della Crociata si ammira
la Tavola di Santi di Tito rappresentante
Di-
poi nella Cappella dei Minerbetti il Sepol-
cro di Piero Minerbetti è di Simone Fioren-
tino allievo del Verrocchio. Ne segue l'Al-
tar maggiore posto in isola, e dietro il Co-
ro dei Religiosi. La Tribuna fu dipinta da
Sigismondo Betti. Passata la Cappella del
Santissimo in testa all'altra parte della
Crociata vi è una Tavola di Andrea del
Minga rappresentante l'Assunzione, con
Nella parete
laterale vi fu dipinta a fresco da Tommaso
Quin,
di trovasi la Porta di fianco nel di cui ri-
cetto osservasi il Sepolcro del Vescovo di
Fiesole Benozzo Federighi con una statua
giacente di marmo, con attorno un vago
festone di fiori e frutte, lavorato da Luca
della Robbia, e dipoi al primo Altare pas-
sata la Porta vedesi
da Alessandro del Barbiere. Al secondo di
Francesco del Brina una Tavola ove son di-
pinti
berto,
tare è di Santi Pacini
Pistoia, che riceve da due Pellegrini la Re-
liquia di
quella Città. Le statue laterali sono di Do-
menico Poggini; e rientrando nell'atrio si
trova la Cappella Rucellai, nella quale si
vede il
Rucellai col disegno di Leon Batista Alber-
ti esattamente eseguito, con le misure
prese in Gerusalemme dal Sepolcro di No-
stro Signore. Eravi in antico al maggiore
Altare una gran Tavola di Taddeo Gaddi
con molti spartimenti di Santi, e Storiette
diverse, quali divise in tanti quadretti stan-
no adesso nell'appartamento del
Resta da ammirare tra le due porte la Ta-
ove con ottimo gusto espresse i diecimila
Martiri ai quali è dedicato questo Altare.
Ritornando al Ponte alla Carraia per lun-
go l'Arno si trova il magnifico
PALAZZO del Principi Corsini, d'Architet-
tura Toscana, fatto sul disegno di Pier
Francesco Silvani, e posteriormente accre-
sciuto di appartamenti, scale, e gallerie, es-
sendo una delle fabbriche più cospicue di
questa Città. La Sala maggiore è lunga
braccia 40., e larga 25. ed è ornata di vari
colonnati, di statue, e di busti di marmo
di mano d'eccellenti Scultori. La soffitta
è di Anton Domenico Gabbiani, e tutto il
composto non può essere nè più vago, nè
più magnifico. Conduce al primo piano del
Palazzo una scala fatta col disegno di An-
tonio Ferri, perchè cominciando con due
branche, che si uniscono in un bel ricetto,
ov'è la Statua sedente del Papa
Corsini, và a terminare in una, che è ar-
ricchita di statue. Nel mentovato piano vi
sono otto appartamenti liberi, dipinti da
più valenti professori, e singolarmente dal
Gabbiani, Gherardini, Dandini,,e Puglie-
schi. Evvi pure una Cappella dipinta dal
Gherardini, colla Tavola dell'Altare di
Il piano terreno è altresì
dipinto dai migliori Maestri di Architettu-
ra. Oltre i preziosi mobili, molti sono i
quadri antichi, e moderni dei più illu-
stri maestri. Di quì seguitando Lungo Ar-
no trovasi il
CASINO DEI NOBILI, e quivi il
PONTE
Cosimo I., col disegno di Bartolommeo
Ammannati, dopo l'inondazione, che se-
guì nell'anno 1557 con danno universale
della Città, e con rovina totale del Pon-
te, che vedesi però dipinto in Chiesa nella
Cappella Sassetti. E'adornato da quattro fi-
gure di marmo, che rappresentano le quat-
tro stagioni dell'Anno: Il Verno nella per-
sona di un Vecchio nudo, e tremante, è
opera di Taddeo Landini. L'Autunno, e
l'Estate sono di Giovanni Caccini, e quella
della Primavera fu lavorata dal Francavilla
Fiammingo Accanto è la Volta, e l'antico
PALAZZO DEGLI SPINI ora del Marchese
Feroni, che fu architettato da Arnolfo di
Lapo. Presso vi sono le Case dei Buondel-
monti, Torrigiani, Altoviti, Uguccioni,
c Minerbetti. Nel mezzo della Piazza si
vede una
COLONNA di granito di ordine dorico qui-
avervì fatta collocare sopra una statua di
porfido rappresentante la Giustizia di ma-
no di Romolo del Tadda in memoria d'avere
ricevuta in questo luogo l'avviso della pre-
sa di Siena. Dicesi, che fosse l'ultima Co-
lonna levata dalle Terme Antonine, e do-
nata al Dirim-
petto la Colonna apparisce di vaga vista il
PALAZZO dei Bartolini, fabbricato col
disegno di Baccio di Agnolo, dall'altra
parte vi è la Chiesa dei Monaci Vallom-
brosani, chiamata
fabbricata circa il 1250, e la facciata fu
fatta da Bernardo Buontalenti nel 1595.
Nel mezzo sulla porta maggiore evvi un
basso rilievo rappresentante la Trinità, e
a mano sinistra
opera di Giovanni Caccini. Entrando tro-
vasi a destra effigiato da Tommasoda San
Friano
ta la Resurrezione di Cristo, con ornamenti
di marmi di Benedetto da Rovezzano. Nel-
la prima Cappella evvi un Crocifisso anti-
co, che era dei Bianchi. Nella seconda si
vede
di Francesco Curradi. Nella terza è del Pas-
Padre, ed a basso sono
tista, ed altri Santi. Nelle altre due Cappel-
le in una vi è una Tavola antica di
renzo Monaco Camaldolense con una An-
nunziazione, e nell'ultima una Madonna
con i
la di Andrea del Sarto. Segue la Sagrestia,
dentro la quale vi sono vari quadri antichi,
tra i qnali all'Altare la Nascita di Gesù,
che è una delle singolari opere del Ghirlan-
daio; e sopra questa nella parete rimirasi
l'adorazione dei Magi di Gentile da Fa-
briano; e dalla parte opposta all'ingresso
della Sagrestìa una Madonna dipinta da
Cimabue. Altra Tavola con Gesù, Maria,
e i
riotto Arbertinelli; una Pietà del Beato
to, e
netti; ed alcuni altri Santi Vallombrosani
dipinti da Piero Dandini. Presso la porta di
essa in Chiesa stà appesa una Tavola di
Agnolo Bronzino, nella quale dipinse una
Pietà. Ne segue la Cappella dei Sassetti di-
pinta a fresco dal predetto Ghirlandaio, con
diversi fatti della Vita di
sisi; e la Pietà di marmo sull'Altare è lavo-
Appresso è la Cap-
pella di
quale sono due Tavole, ove è in una
tro Igneo che passa per il fuoco, opera di
Taddeo Mazza, nell'altra Domenico Pe-
strini di Pistoia colorì la moltiplicazione
del Pane, e Vino fatta da
to; la Concezione in un quadretto sopra l'
Altare è d'Ignazio Hugford, supplendo per
Tavola un bel Tabernacolo in cui si con-
serva una Mascella del Santo Contiguo è
l'Altar maggiore ove si venera l'Immagine
del Crocifisso che chinò la testa a
Gualberto; il Presbiterio fu disegnato dal
Buontalenti con due scalette in due nicchie,
che è degno d'ammirazione Quindi trovasi
la Cappella degli Usimbardi incrostata di
marmi Carraresi, e pietre di diversi colori
con due sepolcri di diaspro nero, sopra i
quali furono effigiati due Vescovi di quella
Famiglia da Felice Palma, cioè Pietro Ve-
scovo di Arezzo, e Usimbardo Vescovo di
Colle. Nell'Altare in una nicchia di dia-
spro nero vedesi un Crocifisso di b onzo del
sopraddetto Palma Sono di grande stima
le due Tavole nelle pareti. Il
fragante di Cristofano Allori; l'altra quan-
do riceve le Chiavi da Cristo d'Jacopo da
Le lunette a fresco sopra dì esse
sono di
è di Fabbrizio Boschi. Il Paliotto dell'Alta-
re, ove è espresso in alto rilievo di bronzo
il Martirio di
Appietti Padovano, nipote del celebre Ti-
ziano. Al prossimo Altare è una Pietà di
Giuseppe Perini, di cui lateralmente è il
quadro di
Ildefonso, che riceve una Pianeta dalle ma-
ni di Maria, è lavoro d'Ignazio Hugford.
Segue una elegante Cappellina. Rientran-
do nella navata la Tavola di
del Perini. Nella seconda ci è la nuova Ta-
vola di
donare al nemico, stata dipinta dal nostro
abile Francesco Corsi nella terza è effigia-
to lo Sposalizio di
Alessandro Davanzati da Paolo Veronese,
ed in questa Cappella è da ostervarsi il Se-
polcro di Giuliano Davanzati. Nella quar-
ta, da una parte il portar della Croce è del
Vignali, dall'altra l'orazione all'Orto è
del Rosselli. Alla seguente Cappella orna-
ta di marmi e colonne è l'Annunziazione
dell'Empoli, le due statue rappresentanti
la Pace, e la Mansuetudine sono di Giovan-
ni Caccini; la Cupola di Bernardino Poc-
derare Fra le due Porte la statua di
dalena fu principiata da Desiderio da Setti-
gnano, e terminata da Benedetto da Maja-
no Nel Refett rio dipinsero le Lunette
Giovanni da
CHIESA DEI
antiche di Firenze, dalla quale il Brunelle-
sco prese l'idea per le fabbriche di
zo, e di Entrando si trova a ma-
no destra la Tavola del Gamberucci, rap-
presentante
mosine. Nella seconda il
le Pomarance vi dipinse
porta del Tempio risana lo storpiato. Alla
terza vi è la celebre Tavola della Conce-
zione di Giorgio Vasari Nella seguente vi
è un antico quadro dell'Annunziazione.
Passata la quinta Cappella di
Abate trovasi il deposito di Oddo degli Al-
toviti, ammirabile per la finezza dei fo-
gliami, festoni, e rilievi in marmo, opera
di Benedetto da Rovezzano, e quindi la
Sagrestìa, e l'Altare appresso ove è un'an-
tichissima Immagine di Maria; ne viene
l'Altar maggiore che fu rinnovato col dise-
gno di I due busti la-
terali in marmo, che uno rappresenta
sa, che fu consacrata dall'Arcivescovo Tur-
pino; e l'altro l'Arcivescovo Antonio Alto-
viti sono di Giovanni Caccini. Segue la
Cappella degli Acciajoli ove sono lavori
assai belli di Luca della Robbia. Dopo que-
sta, e un altro Altare appresso, trovansi
cinque Cappelle, nella prima vi fu dipinto
da Tommaso da
sto, nella seconda vi è di Stefano Maru-
celli
Lucifero. Ne succede la Cappella di
cesco di Sales, ove si ammira il Santo Ve-
scovo inalzato alla Gloria, opera del cele-
bre Gabbiani. La volta a fresco è del Bo-
nechi. Appresso vedesi un Crocifisso che
esisteva nella soppressa Chiesa di
e nell'ultima è Accanto
si trova il
PALAZZO già della Famiglia Borgherini,
ora del Turco Rosselli, disegno di Baccio di
Agnolo, e nella sala vi è un Cammino di
pietra serena di gran mole, lavorato a bas-
sirilievi da Benedetto da Rovezzano. Dipoi
passato il Palazzo degli Acciajoli, che cor-
risponde con buona facciata sull'Arno,
voltando a mano sinistra si giunge alla
LOGGIA di Mercato nuovo fatta fabbricare
zianti della Seta, con disegno di Bernardo
Tasso. Sotto questa Loggia esiste nel pavi-
mento una rota bianca, e turchina come
erano appunto le rote dell'antico carro det-
to il Caroccio sopra cui si poneva in tempo
di guerra lo stendardo Repubblicano bian-
co, e rosso. Si vede in bronzo un Cinghiale,
che versa acqua per comodo pubblico, ope-
ra di Pietro Tacca, tratta dall'antica della
Gallerìa. Sopra questa Loggia vi si conser-
vano tutti i Contratti originali che resta-
no duplicati nei Protocolli dei Notari esi-
stenti nell'Archivio Pubblico. In vicinanza
di essa Loggia vi sono varie Botteghe, che
servono al traffico della Seta Seguitando il
cammino per la via di Calimala si arriva al
MERCATO VECCHIO, che chiamasi il Giar-
dino di Firenze, attese le delizie, che in
abbondanza in tutte le stagioni vi si trova-
no. Quì si vede sopra una Colonna di grani-
to una statua rappresentante la Dovizia,
scolpita da Resta
quivi appresso per uso degli Ebrei il
GHETTO, ove per avanti era un postri-
bolo, di cui fanno menzione diversi Scritto-
ri citati dal Baldinucci nella Vita del Buon-
talenti. E' stato ampliato con abitazioni as-
Riprendendo il cammino a Po-
nente per il corso dei Barberi è da osservarsi
un Satiretto di bronzo di
Canto dei Diavoli, e dipoi si giunge al
PALAZZO del Duca Strozzi fatto fabbricare
da Filippo Strozzi nel 1489. Il primo dise-
gno di questa fabbrica fu dato da Benedet-
to da Majano, e poi proseguito dal Crona-
ca, il quale nella parte interiore mutò ordi-
ne di architettura, essendo per di fuori To-
scano con bozze di pietra forte, e per di
dentro è dorico e corintio, come si vede nel
Cortile. Rimane questo Palazzo da ogni par-
te isolato, ed ha nella sommità un bel cor-
nicione. E sopra la Porta della Casa Uguc-
cioni è un busto del Duca Francesco I.
dei Medici scolpito da Ap-
presso è il
CANTO De' TORNAQUINCI ove è la Loggia
di essa antica estinta Famiglia, disegno del
Cigoli, annessa al Palazzo fatto fabbricare
da
lozzi, ove nacque Leone XI. spettante ai
Marchesi Corsi, dai quali fu essa Loggia
restaurata, nel qual Palazzo vi è un'am-
pia Gallerìa con eccellentl Quadri. In fac-
cia si trova il Palazzo dei Viviani, dopo
quello dei Michelozzi, la cui architettura
dipinto in gran parte da Diacinto Fabbro-
ni, quello degli Antinori, quello dei Pa-
squali, con più altri dai quali è circon-
data la Chiesa di
vano i Padri Teatini, fatta dai fondamenti
restaurare dal Cardinal
dici, col disegno di Matteo Nigetti, è di
Gherardo e Pier Francesco Silvani. Questa
si può annoverare tra le più vaghe, e più
adorne della nostra Città. Esistono quat-
tro bellissime statue di marmo, una delle
quali sopra la porta è di Baldassar Belmo-
sel Fiammingo, del quale è ancora il
tano nella destra nicchia, nell'altra il
Andrea Avellino è dell'Andreozzi. Maggio-
ri però, e di vaga apparenza sono gl'in-
terni ornamenti, divisati con architettura
d'ordine composito, ed arricchiti di pietre
serene con singolar pulitezza Osserveremo
le Cappelle incrostate di marmi, e adorne
di belle pitture a fresco, e di Tavole molto
stimate. Nella prima a destra vedremo il
martirio dell'Apostolo
di Antonio Ruggieri. La seconda, ove è
dipinto l'Arcangelo
dri delle pareti sono del Vignali: e la volta
nella stessa Matteo Rosselli dipinse
tano, ed un Beato suo Compagno. Accan-
to è un Sepolcro coll'Inscrizione, e ritratto
dell'Avvocato Agostino Coltellini Fonda-
tore della celebre Accademia degli Apa-
tisti In faccia della Croce, di mano di Ot-
tavio Vannini è l'adorazione dei Magi e
alla Cappella che segue e del Rosselli la
Tavola della Natività di Nostro Signore.
L'Altar maggiore ha un ricchissimo Ci-
borio d'argento, operà di Benedetto Pe-
trucci. Bello è il Cristo di bronzo di Fran-
cesco Susini, e molto vaga la Cupola del-
la Tribuna, dipinta dal Padre Galletti
Teatino, che dipinse la volta della detta
Chiesa Seguitando dall'altra parte, nella
Cappella vicino all'Altar maggiore è una
Tavola di
faccia alla Croce un'altra simile del Bili-
verti di gran bellezza. Nella Cappella di
Andrea Avellino Ignazio Hugford colorì
la Tavola del Santo in atto di esser colpi-
to da un accidente apopletico. Nella Cap-
pella di mezzo Pietro da Cortona dipinse
la Tavola del Martirio di Nell'
ultima vi è una Concezione con vari Santi
di mano di Diacinto Fabbroni. Adornano
che dodici rappresentano gli Apostoli con
bassirilievi a piè di quelle, esprimenti il
loro martirio. Le statue di
lo sono di
Novelli, e le altre del Caccini, Piamontini,
Fortini, Pettirossi, Cateni, e Baratta.
Camminando verso il Canto de' Carnesec-
chi si trovano a man sinistra i Palazzi del
è una sala dipinta da Bernardino Poccetti:
e quello detto del Mandragone, celebre per
il primo abboccamento ivi seguito dal Gran-
duca Francesco I con la Bianca Cappello,
che poi divenne sua moglie; e a destra tro-
veremo la Chiesa di
fabbricata con disegno di Arnolfo di Lapo,
essendoci altra antica Chiesa, che era stata
consacrata dal Pontefice
A destra è la Tavola di mano del Cigoli,
nella quale dipinse
in atto di liberare uno, che pericolava nell'
acqua. Quindi quella del Pugliani, che rap-
presenta la Maddalena Penitente in atto di
ricevere nella sua grotta da
Comunione. Segue il martirio di
di Ottavio Vannini, ed i laterali sono d'An-
Degna di lode è la Cappella
dei Carnesecchi,la volta della quale fu di-
pinta da Bernardino Poccetti, e le due sta-
tue di marmo di
nobi sono del Caccini; la Tavola di
cesco in atto di ricever le Stimate è di Pietro
Dandini. Nella quinta Cappella adorasi un
Crocifisso di rilievo con alcuni Santi. La
pittura della Volta è di Giuseppe Romei.
Passato l'Altar maggiore è la Cappella del
Sacramento, e quindi quella degli Orlan-
dini, nella di cui volta il Volterrano rap-
presentò il Ratto d'Elia con bellissime figu-
re tramezzate da stucchi dorati. La Tavo-
la dell'Altare della Madonna è del Bili-
verti. Ragguardevoli sono le due Tavole,
che seguono, quella di
dei Pazzi d'Onorio Marinari, e l'altra di
Francesco e Sacra Famiglia di Matteo Ros-
selli, sopra le quali Vincenzio Meucci di-
pinse i due sfondi. Degna di stima è la Ta-
vola del Passignano rappresentante la ve-
nuta dello Spirito Santo. Una singolar me-
moria era già in questa Chiesa, oggi pe-
rita, cioè il Monumento stato fatto a Sal-
vino di Armato degli Armati nell'Anno
1317. inventore degli Occhiali. Nel Chio-
stro del Convento si vede in un canto una
polcro di Ser Brunetto Latini maestro di
Dante come l'Inscrizione lo dimostra. Ivi
si vedono alcune Pitture a fresco fatte dal
Poccetti, e dal Ferrucci. Presso questa
Chiesa vi sono i
PALAZZI Orlandini, e del Martini. Sul
Canto, ove era il Seminario, ed oggi la Lo-
conda di Pio Lombardi, vi è una Testa del
Salvatore di mano del Caccini. In vicinan-
za vi sono i Palazzi Malaspina, Martelli,
Ambra, e nella Piazza Madonna quello de-
gli Aldobrandini ripieni di Pitture, e Scul-
ture. Vicino rimirasi il Giardino col Palaz-
zo de' Gaddi, con statue, pitture, medaglie,
e altre antichità. Dipoi prendendo la stra-
da a destra in Via dell'Amore osserveremo
la Casa fatta fabbricare con gli onorifici
donativi di Luigi XIV Re di Francia da
Vincenzio Viviani Mattematico del Gran-
Duca Cosimo III. Scolare del Galileo. Nella
facciata eretta col disegno del Senator
Batista Nelli il vecchio, alla qual Famiglia
apparteneva, oggi al Sermolli, vedremo
sopra la Porta l'effigie di
gini, e ne' Cartelloni laterali vengono in-
dicate le notizie interessanti le sue scoper-
te. Entrando sulla Piazza vecchia di
ria Novella osserveremo a destra il
PALAZZO dei Gondi, ove è una Gallerìa
con antiche Statue, dipinta da Vincenzio
Meucci, e con buone pitture. E volgen-
do per la via di Valfonda è da vedersi la
Getterìa delle Campane, e altri lavori di
bronzo del Moreni; e dipoi è da osservasi il
CASİNO dei Marchesi Riccardi, già dei
Marchesi Bartolini, pieno di statue e di
pitture eccellenti, tra le quali nella Cap-
pella è la volta a fresco del Volterrano,
con un Giardino vasto, e delizioso, in
cui si vede la statua di Papa Bonifazio
VIII, che prima era nella facciata del
Duomo. Uscendo dal Casino suddetto,
e voltando in Via nuova, si vede alla metà
di essa un Tabernacolo con pittura di Gio-
vanni da
QUARTIERE
LA CHIESA DI
disegno di Filippo di Ser Brunellesco
che prese l'idea della Chiesa dei Santi
Apostoli L'architettura di questo gran
Tempio d'ordine corintio è con somma
perfezione condotta. La sua lunghezza a
160 braccia si estende, e la largezza 54.,
e la crociata è di 98. Vien diviso in tre
pietra bigia tutte d'un pezzo, sopra le
quali l'architrave, il fregio, e il cornicio-
ne ricorrono. Sono 38. Cappelle ornate di
bellissime Tavole. A destra vi è un'anti-
ca Tavola dell'Assunzione di Maria, con
Adamo steso in terra sopra la vanga allato
a un Fico, di un allievo del Francabigio;
doppo evvi una bella copia in marmo di
Gesù morto in grembo alla Madre, di Mi-
chelagnolo, che stà in
fatto da Nanni di Baccio suo Discepolo,
in modo che tanto è il veder questa che
l'orignale. Ne viene l'Altare di
cola, la di cui figura in legno è del San-
sovino, e nei lati della Cappella vi sono
due Angeli del Francabigio, e quindi la
Tavola dello Stradano, ove dipinse Cri-
sto, che scaccia i Profanatori dal Tempio.
La Tavola di Agostino e
Madre è di Alessandro Gherardini. Quin-
di trovasi di Domenico Passignani la la-
pidazione di Nell'ultima Cap-
pella vedesi egregiamente scolpito in mar-
mo l'Arcangelo Raffaello con Tobia da
Giovanni Baratta. Voltando nella traver-
sa a man destra, la seconda Tavola che
si trova è di Filippo Lippi. Quindi l'Al-
appresso, ove si conserva il Crocifisso de'
Bianchi, trovasi altra Tavola di
lippo, ove dipinse la Vergine col Bambino,
e Quindi esisteva l'apparizio-
ne della Vergine a
Perugino, ma trasferito l'originale in Ca-
sa Capponi da
perfettissima copia fatta da Felice Ripo-
so, da cui pur son fatti dai lati
cesco, e Seguono
due Cappelle, che in una dipinse il Sa-
grestanti lo Sposalizio della Madonna, e
nell'altra il Gabbiani
suscita i tre fanciulli uccisi da un Oste.
Dietro il Coro sono otto Cappelle, nella
prima è di Aurelio Lomi Pisano la visita de'
Magi con belle storiette nel grado dell'Al-
tare: appresso vi è la Vergine con alcuni
Santi di Giotto, ove è sepolto il celebre
Letterato Pietro Vettori; contigua viene
una Tavola di Maria di Sandro Botticel-
li; quindi quella dei Martiri di Alessan-
dro Allori, di cui pure nel seguente Al-
tare è l'adultera presentata a Cristo. Vien
poi di mano del Vignali la Beata Chiara
da Montefalco nell'atto di ricevere la Co-
munione per mano del Signore; ne se-
vole antiche del Botticelli; nell'altra Tri-
buna son da osservarsi all'Altare del Sa-
cramento l'architettura, le piccole statue,
e i bassi rilievi, il tutto lavorato in mar-
mo dal celebre Andrea Contucci da Mon-
te San Savino; quindi dopo altre tre Cap-
pelle trovasi di Benedetto del Ghirlanda-
jo il portar della Croce; e la Trasfigura-
zione del E rien-
trando nella navata alla prima Cappella
ornata di preziosi marmi, vedesi la bella
Tavola di Angelo Bronzino, ove figurò l'
apparizione di Cristo alla Maddalena,e nel-
la seconda di mano del Rosso è la Vergine
con
Tavola essendo stata trasferita nel Palaz-
zo Reale, fu quì posta la bella copia di
mano del Petrucci. Passato l'Organo, del
Ghirlandajo è la Tavola di
la Vergine, e varj Santi, dopo la quale da
Rutilio Manetti si trova effigiato
so da Villanuova, che dispensa elemosine
ai poveri; ne segue la Tavola del
vanni da
Nella penultima Cappella è un'esattissi-
ma copia di Taddeo Landini del Cristo ab-
bracciato alla Croce scolpito in marmo,
narrotti stà in Roma nella Chiesa della
Minerva, nell'ultima è la Resurrezione di
Cristo della Scuola del Francabigio. La
Cappella maggiore quanto bella per l'ar-
chitettura, altrettanto ricca resta in mez-
zo della Tribuna, da ogni parte isolata,
ed ha la forma d'un Tempio, ergendosi
sopra varie colonne una cupoletta sotto
la quale è situato l'Altare lavorato di
pietre dure e preziose, come altresì il Ci-
borio fatto da Re-
sta dietro il Coro di figura ottagona, tutto
di marmi Carraresi, e ornato di statue
di marmo scolpite da Giovanni Caccini,che
diè il modello di tutta quest'opera, nella
quale dalla Famiglia Michelozzi, che ne
fu la fondatrice, grandisime somme fu-
rono impiegate. A sinistra rimane la Sa-
grestia fabbricata col disegno del Crona-
ca, ed il ricetto è di Andrea Contucci,
nella cui Sagrestia vedremo una bella Ta-
vola di Fra Filippo Lippi, ove dipinse la
Vergine col Figlio, e con Angeli e Santi
d'attorno. Un'altra se ne trova di
co Francese in atto di sanate infermi di
mano di Alessandro Allori, con altra pit-
tura a fresco dell'apparizione che ebbe
in forma di bambino, di Bernardino Poc-
cetti. Ammirasi il Campanile della Chie-
sa, condotto col modello di Baccio d'Aguo-
lo. Le pitture del Chiostro sono di Ata-
nasio Bimbacci. Quivi fu sepolto il celebre
Letterato, e Grecista
ni; e nel Convento si trovano altre pitture
di pregio. Uscendo da questo Tempio ve-
desi sul canto di questa Piazza il Palazzo
dei Marchesi Guadagni, e volgendo a de-
stra si arriva alla Chiesa di
ora di attenenza dei Brichieri Colombi,
dipinta di architettura dallo Stagi, lo sfon-
do della soffitta da Sigismondo Betti, e da
Giuseppe Zocchi la tribuna della Cappella
maggiore, al cui Altare la Tavola rappre-
sentante
Quella a destra, entrando, ove è effigiato
Giovanni Nepomuceno è d'Ignazio Hugs-
fort: in faccia Pietro Marchesini dipinse il
Beato Alessandro Sauli, e i due medaglioni
sono del predetto Zocchi. In vicinanza si
trova il Palazzo del Marchese Feroni, e
proseguendo si trova la Chiesa delle Reli-
giose Agostiniane di
dini tappresentante Maria, che porge il
Bambino Gesù alla detta Santa. Lo sfon-
do della volta è dell'Ulivelli. Poco distan-
re è la Chiesa dei Carmelitani.
CARMINE. Questo vasto Tempio che fu
cominciato fino dei 30. Giugno 1268. era il
più ricco di eccellenti Pitture che fosse in
questa Città, sì a fresco sulle pareti, che a
olio nelle Tavole delle Cappelle. Per ab-
bellirlo e ricuoprire i Cavalletti della Tet-
toja si risolverono i Religiosi di farvi una
soffitta d'intaglio in legno con tre sfondi
di Pittura, col disegno, e opera di Pietro
Pertici Intagliatore, al quale lavoro vi fu
posto mano nel 1765. Era già quasi il tutto
terminato, e collocare le Pitture negli sfon-
di lavorati da tre valenti Pittori, Ferret-
ti, Ferri, e Burci, quando nella notte
del dì 29. Gennaio 1771. fu nello spazio
di poche ore distrutto dal fuoco Chi desiderasse però la descrizione delle
abbruciate Tavole
questa Chiesa, la trovera nel Borghini, nel Broc-
chi, nel
sto Libro. Con
tutto ciò animati quei Padri da vero ze-
lo si risolverono di dar di nuovo mano a
no restate che le sole mura danneggiate
ancora esse dal fuoco, col disegno dell'Ar-
chitetto Giuseppe Ruggieri, datasi quasi
subito mano all'opera ne fu benedetta la
prima pietra dall'Arcivescovo Incontri nel
12 Luglio dell'istesso anno 1771 essen-
done stato commesso l'incarico per la co-
struzione materiale a
ti Laico Carmelitano di Rimini, il quale
con sollecitudine la condusse al suo com-
pimento. Furono prescelti a dipingere la
volta, e gli sfondi della Crociata i rinomati
Pittori Domenico Stagi per l'Architettura, e
Giuseppe Romei per le figure, il quale pari-
mente dipinse la Cupola effigiandovi i per-
sonaggi più gloriosi del vecchio, e nuovo
Testamento, e nei tre sfondi laterali si ve-
dono in quello del Coro il Profeta Elia ra-
pito sul carro di fuoco, in quello dalla
parte di
a
tro il
lo sfondo della gran navata della Chie-
sa l'Ascensione al Cielo del nostro Si-
gnor Gesù Cristo. Terminato il lavoro fu
questa Chiesa consacrata da Antonio Marti-
ni nel 15. Settembre 1782. A destra dalla
tare una Tavola rappresentante Tobia in
atto di guarire il cieco suo Padre dipinta dal
Gambacciani, al secondo vedonsi di Bernar-
do Monaldi i Funerali di
litano; nel terzo il Cristo in Croce con Ma-
ria, e la Maddalena ai piedi è di Giorgio
Vasari; ne segue la Visitazione della Ver-
gine a
quinto osservasi una Pietà di Antonio Gui-
dotti. Salendo nella Cappella spettante all'
Uguccioni vedesi la bella Tavola di
copo di Lorenzo Lippi, e quindi accanto
alla Sagrestia la Cappella della
del Carmine, in cui si godono le bellissime
pitture, che il fuoco rispettò, rappresen-
tanti la Vita di
solino da Panicale, e di Masaccio suo Di-
scepolo, che fu il primo che aprisse la stra-
da alla buona maniera, e alla perfezione
dell'Arte, ed essendo morto Masaccio in età
giovanile fu terminata da Filippo Lippi fi-
glio di Fra Filippo; dalle quali pitture han-
no appresa la perfezione dell'Arte i più su-
blimi Maestri studiando in questa Cappel-
la, cioè Leonardo da Vinci,
meo di
ti, Andrea del Sarto, Raffaello da Urbino,
gesi nel Vasari Uscendo si trova la Cap-
pella lavorata a stucchi dal Portogalli colla
Tavola in cui è figurato il
Manetti: il
cupolina, e i peducci sono opera di Cipria-
no Lensi, come pure sono dell'istesso i
quadr laterali a fresco, nei quali vedesi la
Predicazione, e Decollazione del
sore L'Altar maggiore circondato da un
balaustro, e tribuna fu fatto costruire di
finissimi marmi dal Marchese Lorenzo Nic-
colini con un gran Ciborio di marmi, pie-
tre tare, e bronzi dorati. Nel Coro è un
bellissimo Deposito di marmo lavorato da
Benedetto di Rovezzano che era destinato
per Pietro Soderini Gonfaloniere perpetuo
della Repubblica Fiorentina; la tela dell'
Organo rappresenta Maria in atto di dare
il sacro Abito a Simone Stock alta braccia
14 fu dipinta dal sopralodato Romei. L'
Organo è dei migliori che siano in questa
Città, lavorato dall'abilissimo Alamanno
Contucci da Montepulciano. Accanto all'
Altar maggiore avvi la Cappella del
Crocifisso della Provvidenza. La cupoletta
con i peducci e i due ovati laterali fu di-
pinta da Agostino Rosi rappresentante
pinti a olio, quello dell'Esaltazione della
Croce in
ri, e l'altro è di Gennaro Landi copia della
famosa Tavola di Gregorio Pagani, rap-
presentante l'Invenzione della Croce, che
restò vittima dell'Incendio. Ne segue la
magnifica Cappella della Casa Corsini ove
il Corpo incorrotto di
re di questo Convento, poi Vescovo di Fie-
sole, quale restò illeso dall'incendio, e non
restò tanto danneggiata da non potersi ri-
mettere nella sua primiera bellezza a spese
della detta Famiglia Corsini. Questa fu edi-
ficata col disegno d Pier Francesco Silva-
ni incrostata di marmi bianchi di Carra-
ra, e di misti di Seravezza, con pilastri,
fregi, e cornicione di architettura compo-
sita. Sopra l'Altare è una Tavola di mar-
mo bianco lavorato con eccellenza da
Batista Foggini, ove è figurato il Santo fra
le nuvole in atto d'esser rapito al Cielo da
vari Angioletti. Sopra questa si ved Id-
dio Padre scolpito in marmo da Carlo Mar-
cellini, ed in mezzo dell'Urna ove stà il sa-
cro Corpo è un eccellente bassorilievo di
argento, le due Tavole laterali sono dello
stesso Foggini, in una è figurato il Santo
Fiorentino, quando nella battaglia d'An-
ghiari messe in fuga, e superò quello di
Filippo Visconti Duca di Milano, condotto
da Niccolò Piccino suo Generale: e nell'
altra si rappresenta quando nel celebrare
la Messa gli comparve la Vergine con uno
stuolo di Angeli, proferendo verso il San-
to quelle parole:
elegite, & in te gloriabor. La Cupola fu di-
pinta da Luca Giordano. Uscendo da que-
sta Cappella a mano destra trovasi quella
della Comunione (ove già esistevano le in-
cendiate Pitture dello Starnina esprimenti
la Vita di La Tavola che
ora si vede rappresentante la Deposizione
della Croce di Nostro Signore è di
Domenico Ferretti; la Cupolina ove è es-
presso il Re Melchisedech in atto di offeri-
re a Dio il Pane, e il Vino per la Vittoria di
Abramo, fu dipinta dal Romei. Scendendo
nella navata si trova la prima Cappella con
la Tavola rappresentante
lena dei Pazzi in atto di ricevere il velo da
Maria di Giuseppe Antonio Fabbrini. Nel-
la seconda vi è una Tavola di
Butteri, rappresentante il Centurione, che
chiede al Redentore la salute per il suo ser-
Nella terza vi è la Natività del Signo-
re di Francesco Gambacciani. Nella quar-
ta un'Annunziazione di Bernardino Poc-
cetti. E nell'ultima il Dottor
sco Viligiardi ci fece porre una Tayola
rappresentante l'Adorazione dei Magi di
mano del celebre Gregorio Pagani. Alla
bellezza, e grandezza di questa Chiesa cor-
risponde il Convento: ha due Chiostri spa-
ziosi, in uno è dipinta dal Bettini, o dall'
Ulivelli la vita del Profeta Elìa, e di vari
Santi Carmelitani; e nel secondo vi è una
lunetta bellissima del Poccetti, che rap-
presenta il miracoloso fuoco sceso dal Cie-
lo per il Sacrifizio offerto da Elìa al vero
Dio. Trapassando la Piazza quasi in fac-
cia di essa a destra vi è il Palazzo Cappo-
ni che oltre varie belle pitture ha un Mu-
seo d'Istoria Naturale e quivi appresso
l'abitazione dei Soderini; e a sinistra per
il Borgo
Parrocchiale di
CESTELLO, E
vano sino dal 1628. i Monaci Cistercensì
stati soppressi nel 1785 Questa fu fabbri-
cara col disegno del Colonnello Cerroti di
Roma. Tutte e Cappelle furono lavorate di
stacchi dal Marcellini. Entrando a mano
na dei Pazzi di Giovanni Sagrestani, e la
cupoletta l'altre figure che l'adornano so-
no di Matteo Bonechi. La seconda è di
Antonio Puglieschi, essendo stato quivi
posto il Crocifisso detto dell'Abito; la ter-
za ove è nella Tavola espressa la Nativi-
tà di Maria, e d'Alessandro Gherardini.
Il quadro in testa alla crociata col marti-
rio di L'altra
in faccia di
schi. La Tavola che è situata nel Coro con
Maria, ed altri Santi è del
La Cupola è del Gabbiani, e i peducci fu-
rono dipinti dal Bonechi. Restano le altre
tre Cappelle tornando verso la porta, cioè
quella di
celebrante all'Altare per la liberazione
dell'Anime del Purgatorio e fu eseguita
da Pietro Dandini. Vaghissima è la se-
guente Tavola d'Antonio Franchi, ove es-
presse il Battesimo di Cristo al Giordano:
l'ultima fu dipinta da Giovanni Ciabili,
nella quale rappresentò il martirio di
Atanasio. Nel primo Chiostro vi è la sta-
tua di
ro di Antonio Montauti, e di Giuseppe
Piamontini è quella di
In questo Convento abita-
vano già le Monache degli Angeli, che in
oggi sono nel Monastero di Pinti, ed in que-
sto prese l'Abito, e morì
lena dei Pazzi, la cui Cella tuttavia si tiene
in gran venerazione. Questo monasteto ser-
ve di presente per uso del Seminario Fioren-
tino. Sulla Piazza presso questa Chiesa fu
dal Granduca
disegno di Giovambatista Foggini un
GRANAIO pubblico, edifizio magnifico, e
comodo per tal uso; e in vicinanza sono le
Fornaci del vetro, e fuori della Porta di
Frediano sull'Arno esiste un numero gran-
de di Barche, e Navicelli che trasportano
per il Fiume ogni sorte di mercanzìe, e per-
sone a Pisa, e Livorno. Prendendo a mano
sinistra si trova il Conservatorio delle
Religiose di
tino, nella di cui Chiesa fatta con disegno
di Anton Ferri, si vede all'Altar maggiore
la Tavola del Santo dipinta da Ignazio
Hugsford, e le due laterali sono di Giusep-
pe Grifoni, in una rimirasi un Crocifisso
con
Chantal, e nell'altra la Visitazione di Ma-
ria. Queste Religiose tengono con zelo ed
e insegnano loro oltre gli esercizj di pietà,
il ricamo, cucito, ed altri lavori adattati
alle respettive età, e capacità; come pure
danno lezione di cimbalo, canto, e di qual-
che lingua estera. Uscendo, e volgendo
per la prima strada a destra si trova la
Chiesa di
Mendicanti. In antico era questo Mona-
stero dei Monaci Camaldolensi i quali es-
sendo Padroni di quasi tutte le Case di quel-
le contrade, presero il nome di Camaldoli.
Dopo varie vicende serve adesso di Scuo-
le di Ragazze per l'Arte di tesser lino, la-
na, ed altro. E seguitando, e poi volgen-
do a destra si trova la Chiesa delle
CONVERTITE dove sono di mano del
Poccetti la Natività del Signore, la Depo-
sizione della Croce, e un
gelo in Sagrestìa; e il Crocifisso all'Altar
maggiore è di Baldassar Vermosser Fiam-
mingo. Dirimpetto si trova la Chiesa del-
le Religiose Francescane di
stima; il Cristo morto di Pietro Perugino;
e di Lorenzo di Credi la Natività del Signo-
re. Vago assai è l'Altar maggiore con due
mano di Leonardo del Tasso, e oltre ai mar-
mi osservansi alcuni lavori in tutti tre gli
Altari di terra della Robbia, e lo sfondo della
volta è dipinto dal Ferretti. Questo Mona-
stero fu fondato dal Cardinale Ottavia-
no Ubaldini, che fu il primo che portas-
se il Cappello rosso, lo che seguì sotto In-
nocenzio IV nel 1247. Proseguendo verso
la Porta Romana è la Chiesa detta
LA CALZA, Chiesa antichissima stata abi-
tata prima da Religiose Gerosolimitane, e
quindi dai Gesuati, quali soppressi fu ri-
dotta Prebenda Abbaziale. In questa Chie-
sa oltre la bella Tavola del Ghirlandajo di
Maria circondata dagli Angeli con
nobi, e
Pietà, con i Santi
Vannini copiata dall'originale di Pietro Pe-
rugino che è nella Villa del Poggio; siccome
l'Orazione all'Orto dello stesso, che dalla
Chiesa è stata trasferita nel Coro dove è l'
addolorata d'Ignazio Hugford, del quale
ancora è la Tavolina di Gesù buon Pastore,
che sta all'Altare di una Cappella dei Preti,
che fanno gli Esercizj Spirituali. Essendo
cizj dei Sacerdoti della Congregazione di
Gesù Salvatore, è stato con la detta Chiesa
rifatto quasi dai fondamenti. Vedesi nel
Refettorio dipinto dal Gherardini, Zocchi,
Gricci, e Mannaioni, un Cenacolo a fresco
di mano del Francabigio. E' da osservarsi
in faccia alla Porta una singolarissima ope-
ra di
femmina vestita di Regio ammanto effigia-
ta Firenze, con attorno altre femmine che
simboleggiano le Città Provinciali in atto
di render tributo alla loro Regina; pittura
di presente con sommo dispiacere degl'In-
tendenti assai danneggiata. E proseguen-
do per il Borgo trovasi la Chiesa di
destra della Tribuna è una Crocifissione
del Passignano; e ivi accanto è la Compa-
gnia del Sacramento, che fu nel 1776 di-
pinta a fresco da Domenico Stagi, e le fi-
gure da Pietro della Nave; nello sfondo si
vede Maria, e
pareti la Vigilanza, e le sette Virtù. La Ta-
vola di Maria è di Alessandro Fei detto del
Barbiere. Quivi fu sepolto il Pittor
Quindi vicino trovasi il.
MONASTERO detto di Annalena di Reli-
Chiesa, che fu restaurata col disegno di
Antonio Ferri nel 1701., vedesi la soffitta
con sfondo di mano di Anton Domenico
Gabbiani, adorno d'architettura da Ro-
mualdo Botti; ed il piccolo sfondo, sotto il
Coro delle Monache, d'Antonio Puglieschi,
e la tribuna della Cappella maggiore di
Pietro Dandini. Sono di pregio le Tavole
degli Altari, fra le quali quella di Fra Fi-
lippo Lippi della Natività di Cristo con
Ilarione, che è il ritratto al naturale di Fra
Roberto Malatesti, fratello di Annalena
Fondatrice di detto Monastero. In vicinan-
za trovasi un Oratorio antichissimo detto
dei Bini, e dicontro l'antica abitazione già
di questa Nobile Famiglia, acquistata di-
poi dal Marchese Torrigiani, da cui lo com-
prò il Granduca Leopoldo, ove esiste il ma-
gnifico
MUSEO D'ISTORIA NATURALE.
E' questo un ampio Palazzo, che il Gran-
duca Leopoldo comprò dalla suddetta
Casa Torrigiani, che racchiude quanto
può desiderare il contemplatore della na-
tura, ed è un monumento degno della
grandezza di detto Principe.
Apre l'ingresso alla Storia Naturale una
vastissima collezione di Anatomìa dell'uo-
mo eseguita in cera secondo lo stato natu-
rale, e le descrizioni dei migliori Autori,
e che è compresa in 16. Stanze, e due Gal-
lerìe, in una della quali esiste una copiosa
serie di tuttociò che concerne l'Ostetricia,
compresevi le operazioni più difficili, co-
me per esempio la sezione della sinfisi, e
il parto cesareo. Seguendo l'incominciato
regno animale si entra in altra Galleria,
che da un lato offre una serie di uccelli,
dall'altra una di pesci, preparato ciascu-
no ad imitazione del vivente, e corredato
del respettivo nome. I quadrupedi sono
custoditi in due ample stanze al primo pia-
no. Si entra in seguito in una stanza de-
stinata ai Rettili; indi in altra che com-
prende gli Insetti: si passa poi ad una nel-
la quale sono i Vermi gelatinosi; poi in al-
tra in cui sono i Testacei; ed una collezio-
ne completa di conchiglie; e finalmente in
un altra, che comprende una serie di Ver-
mi Litofiti, con la quale termina il regno
animale.
Una stanza in cui sono raccolti i semi,
fiori, foglie, radici, legni, gomme, resi-
compreso in questa; ed in altre due conse-
cutive, nelle quali si conservano frutte per-
fettamente simili al vero, funghi e pian-
te imitate con cera, perchè non possono
prepararsi asciugandole come sogliono fare
delle altre piante i Botanici: evvi inoltre un
copioso erbario di effettive piante asciuga-
te, e compresse tra fogli, ciascuno col re-
spettivo nome, come ogni altra cosa costi-
tuente il Museo, e coll'Anatomìa esattis-
sima del proprio fiore.
Si scende in seguito nel regno minerale
a cui dà principio una grande stanza nella
quale sono ricchissime collezioni d'Oro, Ar-
gento, Platina, e Rame: la consecutiva
comprende il Ferro, e le Piriti, lo Stagno,
Piombo, e Mercurio sono in quella che vie-
ne appresso; essendo nella quarta disposte
le Piriti, e le sostanze saline ed infiammabili.
Dai Minerali si passa ai Fossili, e s'inco-
mincia con le varie combinazioni della ter-
ra calcaria, poste nella precedente stanza,
a cui ne seguono due altre le quali com-
prendono le altre terre Pirite, Magnesia,
Argilla, Silicea, nei diversi loro stati dal
friabile e polveroso a quello di durissime
pietre. L'altra contigua stanza racchiude
le pietre composte, come Porfidi, Grana-
ti
Una stanza è aggiunta in appendice a
tutto ciò per racchiudere i Bezoarri, e le
petrificazioni di piante, e di animali. Fi-
nalmente un altra stanza ove sono diversi
utensili, ed altre cose dell'Isole d'Otaiti, e
quindi nella contigua ci sono i lavori di ce-
ra fatti dal Zumbo, e diverse Mummie. Re-
stano molti fossili e minerali non ancor po-
sti in vista, capaci di riempire parecchi
stanze; e vanno ancor facendosi altre cose
per render sempre più completo quest'utile
ramo di cognizioni umane. Avvi inoltre un
Giardino, in cui vegetano circa tremila
piante,ed un salone nel quale sono raccolti
quasi tutti i minerali Toscani; ed in altro
luogo sono chiuse le produzioni degli in-
dustriosi Isolani del Mar Pacifico.
L'accesso è aperto a tutti ogni mattina,
eccettuate le Feste Ivi il Filosofo specula
e contempla; il Curioso ritrova inaspettate
cognizioni dalla semplice osservazione, e
l'Artefice vi ravvisa le specie, e le varietà
dei corpi, che possono essere utili all'arte
sua; e finalmente tutti in generale impa-
rano a conoscerela natura, ed a viepiù am-
delle produzioni. Uscendosi trova la Chie-
sa delle Monache di
naci Camaldolensi. Osservisi la Colonna di
marmo misto di Seravezza, fatta erigere
da Cosimo I. per la Vittoria di Marciano.
Questa Chiesa è lunga braccia 90., e larga
25 Entrati a man destra al secondo Altare
vi è un
rina di mano di Piero di Cosimo; dopo la
Porta del fianco è da osservarsi la Tavola
di
intermi, opera di Ottavio Vannini, e nel
seguente vi è Maria con
Pier Martire, e
Vignali. Quindi in una delle Cappelle di
fronte è il deposito del celebre Medico
Giuseppe del Papa, e ivi accanto è la
rarissima pittura a fresco di
Giovanni, fatta per Giulio Parigi celebre
Architetto; In questa è dipinto
Prete in atto di soccorrere
scovo di Nola moribondo per il freddo,
e per la fame con premergli in bocca un
grappolo di uva miracolosa mente trova-
to sopra la neve. Accanto di mano del
Ghirlandajo vedonsi vari Santi; e dipoi
ria con
mano di Jacopo da Empoli. Seguitando
verso la porta, sotto il Coro è degna di
stima la Tavola di Salvator Rosa, nella
quale figurò in tempo notturno Cristo
sull'onde del mare, che porge la mano a
In ultimo trovasi
il Martirio di
vistelli eccellente ancora nell'architettu-
ra, e che è quì sepolto. Contiguo è di mano
del Ticciati il Deposito del celebre Pitto-
re Antonio Gabbiani, come pure dalla
parte opposta si vede quello di Giuseppe
Piamontini Scultore di gran merito. Per
via Maggio ci sono le abitazioni dei Gui-
di, Ridolfi, d'Elci, Michelozzi, Firidol-
fi
passa a vedere il grandioso
PALAZZO DI
famosi edifizj, che si vedono in Italia.
Questo venne incominciato col disegno di
Filippo di Ser Brunellesco a spese di Lu-
ca Pitti Gentiluomo Fiorentino, e però
comunemente dicesi ancora Palazzo dei
Pitti, quantunque fino dal tempo del
Granduca Cosimo I, e di Eleonora di
Toledo sua moglie, che lo comprò, dive-
accresciuta da Cosimo II. nel 1619, e dal
Granduca Leopoldo. Di questo edifizio
dovendo far parola brevemente descri-
verò le Statue, e le Pitture insigni, e l'
altre cose di pregio, che vi si trovano.
Primieramente la facciata di questo Pa-
lazzo lunga braccia 250. in circa, ed alta
a proporzione, è tutta incrostata di boz-
ze di pietre forti di ordine rustico, ma così
ben divisato, che è una maestosa bellez-
za. Più vaga però riesce la vista della
Loggia, e del Cortile, fatta con disegno
dell'Ammannato, il quale cambiò l'or-
dine della prima architettura, con tale
avvedutezza però, che non disconvenis-
se all'opera già cominciata, onde si vede
il primo Appartamento di forma dorica,
il secondo di ordine jonico, ed il terzo
di corintio, tutri e tre adornati di va-
rie colonne, di bellissimi fregi, e di un
ricchissimo cornicione. In faccia del Cor-
tile è una grotta, dentro la quale si tro-
va una Peschiera di forma ovata con va-
rj zampilli di acqua, che scaturiscono
dalla terra al cenno di Mosè ivi rappre-
sentato in una grande Statua di porfido.
Adornano ancora la facciata due altre
te; come altresì due Statue di marmo,
che una rappresenta Pasquino, che so-
stiene Alessandro; l'altra Ercole, che ha
superato Anteo, amendue di maniera
Greca. Vedesi una Fontana sopra la grotta
al pari del primo piane di questo Palaz-
zo con un gran Vivaio, nel quale scher-
zano alcuni Putti di marmo sopra Cigni,
e nel mezzo è una gran tazza di porfido
scolpita da Franccsco Ferrucci, nella qua-
le versano in copia le acque. Sono le
Stanze dell'Appartamento Reale, e mol-
te altre tutte adorne di stucchi dorati,
e gran parte sono dipinte di mano dei
più rari, ed eccellenti Maestri, fra i quali
si annoverano Pietro da Cortona, Ciro
Ferri, Giovanni da
terrano, Bernardino Poccetti, Giordano,
il Gabbiani, ed altri. Non essendo stata
fatta finora nelle vecchie edizioni di
questo Libro veruna descrizione di que-
sto Palazzo, spero riuscirà gradevole, che
io descriva le Reali stanze, che sono es-
poste all'osservazione dei Forestieri, e de-
gl'Intendenti. Avanti di salir le scale avvi
in qualche distanza a mano sinistra la
Cappella Reale, le di cui pareti furono di-
Ascese le prime 4 branche della scala
principale si entra in un ricetto, e quin-
di in una Sala. Quivi si osserveranno 10.
Statue di marmo di qualche merito. Sopra
la Porta d'ingresso esiste il Busto del
Granduca Pietro Leopoldo, e sopra l'altra
di faccia quello del Granduca Ferdinan-
do III. il primo fatto dallo Spinazzi, e
questo dal Belli.
Si passa nel Salone che divide i due
Quartieri principali, dipinto dal Pittor
Terreni. Esistono in 6. nicchie per or-
namento 6. Statue, e lungo le pareti 12.
Busti di marmo.
A mano sinistra è un vasto magnifi-
co Quartiere abitato dalle
Estate, e a mano destra si entra nella
Dipinta da Pietro Berrettini da Cortona.
Nella volta si vede Pallade che toglie la
gioventù a Venere, che resta nuda sul
letto, a cui fanno corteggio varie lasci-
ve femmine. Presso la medesima è pure
Cupido. Mercurio accompagna Pallade
mentre essa conduce la Gioventù ad Er-
Gli stucchi dei 2. Pontefici, e dei sei
primi Granduchi Medici furono fatti dal
Salvestrini
Sotto la volta ci sono 8. Lunette, nelle
quali sono espressi diversi Eroi dell'an-
tichità, che seppero preservarsi dalle pas-
sioni illecite.
Seleuco che langue in letto disposto a
morire piuttosto che di palesare la sua
passione verso Stratonica sua matrigna.
Alessandro per vincere la passione della
libidine non volge gli sguardi versola Spo-
sa di Dario accompagnata da altre Con-
cubine divenure sue prigioniere.
Antioco che sprezzando i vezzi di bella
giovine scioglie le vele ai venti in tempo
di fiera burrasca.
Crispo di Costantino che per non con-
taminar l'onor del Padre fugge sprezzan-
do le lusinghe della matrigna.
Augusto che chiude gli occhi all'in-
gannatrice Sirena del Nilo, e prudente-
mente se ne libera.
Ciro che non si lascia vincere dalle
lusinghe di Pantea sua prigioniera, allon-
tanandosene.
Scipione che rifiuta la conversazione di
bellissime donne sue prigioniere.
In questa stanza si osservano presen-
temente i seguenti Quadri.
Due Marine, e due Paesi di Salvador
Rosa, e una Battaglia un Ritratto, e
Antonio del medesimo. Una Battaglia del
Borgognone, il Riposo in Egitto del Gab-
biani, un Paese del Botti, Ineantesimo
di Circe del Veronese, e un Baccanale di
Rubens.
Quattro Tavole di Giallo di Siena con
Vasi sopra ornano questa stanza
Nella Volta si vede Apollo a cui Pallade
e Mercurio presenta la Gioventù ed egli
le addita Ercole simboleggiato per la fa-
tica, invitandola a contemplar la Sfera,
ove distinguonsi i mori celesti, esortan-
dola ad acquistar la Virtù. L'Apollo, e
l'Ercole sono di Pietro da Cortona, ed
il restante di Ciro Ferri suo Scolare.
Nelle Lunette sono effigiati i seguenti
fatti Istorici.
Giulio Cesare per non perdere il teso-
ro del tempo stando in piedi ascolta leg-
gere un Libro.
Augusto doppo di aver chiuso il Tem-
lio gli legge un squarcio dell'Eneide.
Alessandro essendo per porsi in viag-
gio si fa dare da un Paggio il Poema di
Omero, che stimava al pari dei suoi
trionfi.
Giustiniano con i suoi Consiglieri va
formando il Codice delle Leggi.
Santa Famiglia di Rubens Il metodo è di cominciar sempre a destra
entrando nelle stanze.
La Vergine, e
ratta.
Santa Famiglia di Andrea del Sarto.
Ritratto di un Vescovo Maronita di
Giorgione.
Ritratto di un Principe Spagnolo di
Tiziano.
Diana Cacciatrice di Vandich.
Filippo II. Re di Spagna di Tiziano.
Ritratto di Tiziano.
La Deposizione della Croce del Cigoli.
Il Salvadore in Emaus del medesimo.
Diogene di Carlo Dolci.
Bambino in culla d Santi di Tito.
La Vergine del Guercino.
Ritratto di Giorgione.
Il Salvador di Paolo Veronese.
Ritratto di Andrea del Sarto.
Ritratto di Femmina di Paris Bordone.
L'Annunziazione di Paolo Veronese.
Ritratto del medesimo.
Federigo Duca d'Urbino in fascie del
Baroccio.
Baccanale della Scuola del Veronese.
Esistono due Tavole grandi di parago-
ne. Tra le finestre è altra Tavola d'
alabastro coturnino di Volterra, e dicon-
tro un'altra di verde antico.
Fu dipinta da Pietro da Cortona. Nel
mezzo della volta si osservano diversi
combattimenti, e vi è figurato Marte in
atto di ricevere Ercole in età virile pre-
Sacrifizio di Abramo dell'Allori.
Segretario di Cosimo I. di Paolo Ve-
ronese.
Paolo III. di Tiziano.
Apollo del Guercino.
Annunziazione di Andrea del Sarto.
Altra del medesimo.
Benedizione del Pane in Emaus del
Guercino.
La Resurrezione del Bassano.
La Deposizione di Guido Reni.
La Vergine con Gesù di Carlo Dolci
con ricca cornice di bronzo dorato con
pietre orientali.
Annunziazione del medesimo.
Gesù nell'Orto del Bassano.
Ritratto di Livio Meus.
La Vergine col Figlio, è
di Andrea del Sarto.
La Cena di nostro Signore del Bassano.
La Presentazione al Tempio del Vero-
nese.
La Morte di
tro da Cortona.
Un Ritratto di Niccola Cassano.
Ritratto di Andrea con sua Moglie.
Annunziazione del medesimo.
Ornano questa Camera 4. Tavole, che
una di Pietre dure, altra di Scagliola del-
lo Stoppioni, e due di Giallo di Siena,
Dipinta da Pietro da Cortona. Nella
volta si vede Giove che corona Ercole in
età senile, simboleggiato per la Virtù con
altre figure esprimenti la fatica.
Nelle 4. Lunette si vedono: Endimio-
ne, Pallade, Diana che dorme, Adone,
Vulcano, il Cavallo Pegaseo, il Carro
del Sole, e Mercurio con l'Astrolabio in-
ventor dell'ore.
Battesimo di Nostro Signore, di Paolo
Veronese.
Un Vescovo di Paolo Veronese.
Clemente VII di Tiziano.
franchi.
Ritratto di Pietro Aretino di Tiziane.
Ercole di Guido.
Il Salvator di Tiziano.
quello del Correggio.
Il Salvator nell'Orto baciato da Giuda
di Scuola Veneziana.
Nostro Signore di Annibale Caracci.
F. Famiglia di Tiziano, copia di quello
di Raffaello che è in Parigi.
La Vergine con Gesù, e
no di Pietro Perugino.
Amorino del Volterrano.
Ritratto di un Vescovo del Baroccio.
Venere con Cupido del Volterrano.
Ritratto fatto da Tiziano.
Femmina con lucerna del Fedi.
Ritratto di vecchio di Guido.
Sacra Famiglia della Scuola di Barto-
lommeo.
Baccanale di Tiziano.
Riposo in Egitto del Caravaggio.
Esiste una gran Tavola di Diaspro To-
scano.
Altra Tavola tra le due finestre di
pietre, e minerali di Toscana.
Nella volta dipinta da Ciro Ferri si
vedono la Prudenza, e Marte che pro-
teggono il povero, e lo sollevano al Cie-
lo mediante la Virtù.
Ritratto di Giorgio Vasari di Tiziano.
La Sibilla di Giacomo Palma.
Ritratto di
Sposalizio di
Copia del Coreggio, che è a Capo di
Monte.
Un Presepio di Giulio Romano.
Ritratto di
Ritratto di Tiziano
di Pietro da Cortona.
Disputa del Sacramento con
nico di Andrea del Sarto.
Una Pietà di Andrea del Sarto.
Caino che uccide Abel dello Schiavone.
Moisè al Nilo di Pietro Veronese.
Carità di Guido Reni copia di quella
del Guercino.
Miracolo di
Adamo, ed Eva del Bassano.
Ritratto di un Guerriero di Niccolò
Castrucci.
gnoletto.
Altra del Salimbeni.
Fanno pure ornamento in questa Stan-
za due Tavole, che una di scagliola di
Lamberto Gori esprimente il Trionfo di
Tito, e l'altra di marmo.
La sesta stanza, ove erano i Novissimi
dipinti dal
rono mandati a Siena, comprende i se-
guenti
La Vergine con Gesù della Scuola del
Coreggio.
Sposalizio della Madonna di Ercole del
Ferrara.
La Sibilla del Garofano.
Martirio di una Santa del Riminaldi.
Ritratto di
L'Assunzione di Maria di Peterneuf.
Il Salvador di Tiziano.
La Madonna del Tintoretto.
La Vergine con 4. Santi di Andrea
del Sarto.
Altra di
Vinci.
Ritratto della prima maniera di Raf-
faello.
La Rebecca di Guido.
L'Europa di Francesco del Salviati.
L'Assunzione di Andrea del Sarto.
Ritratto di Masaccio.
Ritratto di Leonardo da Vinci.
Maria con
del Rosso.
Ritratto di Santa di Leonardo da Vinci.
Ritratto di Andrea del Sarto con sua
Moglie.
Altra Assunzione di Andrea del Sarto
Ritratto di un Religioso del Baroccio.
Altro d'una Vecchia di Rubens.
2. Ritratti di Tiziano
La Vergine con Gesù di Carlo Dolci.
Zingana del Caravaggio.
La chiamata di
Ritratto di Tiziano.
Coreggio.
Quattro Tavole esistono in questa stan-
za, che una commessa di pietre dure,
una di porfido, e due di diaspro di Barga.
La volta di questa Stanza fu dipinta
da Matteo Rosselli, e nelle Pareti furono
rappresentate le quattro età dai mara-
vigliosi pennelli di Pietro da Cortona.
Passerò adesso a far parola dell'annesso
GIARDINO DI BOBOLI il più amplo, e de-
lizioso di questa nostra Capitale. La sua cir-
conferenza fino alle mura della Città per
lungo tratto si estende, nella quale il col-
le, e il piano, il domestico, e il salvatico
scherzano gentilmente E' divisa in boschet-
ti, in prati, in lunghi viali, e fontane. Lo
adornano moltissime Statue, ed è ripieno
di alberi, di fiori d'ogni sorte, e di a-
grumi. Vedesi in faccia alla porta che
mette in esso dalla Piazza, una Grotta.
Le due statue, Apollo, e Cerere sono di
mano di Baccio Bandinelli; nei quattro
angoli di essa furono collocate quattro
solamente abbozzate, le quali doveano
servire per il sepolcro di Papa Giulio II.,
e che dal Nipote di Michelagnolo furono
donate al Granduca Francesco. Vi sono
altre statue, che rendono più vaga que-
sta Grotta, adornata di spugne lavorate
in varie forme. La volta fu dipinta dal
Poccetti con sì bizzarre invenzioni, che
nel medesimo tempo reca terrore e diletto,
poichè quell'ingegnoso Pittore, aiutato
in parte da una naturale apertura, che
resta nella volta, finse che la medesima
sembrasse di rovinare, e che da quelle
fessure uscissero vari animali, che ras-
sembrano veri Cosimo Lotti suo scolare
inventò li scherzi di Fontane, e in altri
Giardini Reali, lo che non si conosceva
per l'avanti. In faccia vedonsi due belle
statue di un Paride che ha rapito Elena,
ed una Troia sotto i piedl, di Vincen-
zio Rossi, e in fondo vi è una Femmina
di Si sale con breve cam-
mino ad un Anfiteatro, che risponde di
faccia al Palazzo circondato da mura in
forma di mezzo ovato, nel quale per i
passati tempi feste magnifiche furono rap-
presentate. Quindi per uno Stradone si
gran Vivaio nel mezzo tutto rimoderna-
to ed abbellito, e sopra vari mostri ma-
rini di marmo fatti da Stoldo Lorenzi
vedesi un Nettuno di bronzo. E' da os-
servarsi alla metà del suddetto Stradone
che conduce alla Fortezza di Belvedere
un Caffeaus in forma di Torretta, da cui
osservansi le adiacenti Colline, e le Città
di Prato, e Pistoia; a sinistra di esso
Teatro salendo una scala vi è un Palaz-
zetto con vago giardino, e dalla parte oppo-
sta si giunge in un vasto Prato; e di qui per
due lunghi viali coperti di piante, e per
un largo e spazioso Stradone, ornato di
belle Statue, si ascende ad una Fontana
isolata, di cui nè più vaga, nè dilettevol
cosa si può vedere. Sopra una Tazza di
granito larga dodici braccia per ogni ver-
so cavata da un solo pezzo, si vede una
Statua di marmo gigantesca figurata per
l'Oceano, a piè della quale tre altre Sta-
tue a sedere significanti i tre fiumi, Gan-
ge, Nilo, ed Eufrate, che versano gran
copia d'acqua nella Tazza; da cui per
sotterranei condotti passa ad altre fonti,
ed in vari scherzi si sparge per il Giar-
dino. Questa fu dal celebre Giovanni Bo-
Dipoi si arriva in altro vasto Prato abbel-
lito di statue, e due colonne di granito
Orientale, in fondo del quale vi è altra
uscita che resta accanto alla Porta Ro-
mana. Tornata alla Piazza dei Pitti si
trova la Via, e il
PALAZZO del Guicciardini, che include
l'antica Abitazione, ove nacque
po Benizi, del che è la memoria nella
facciata, ed in appresso si giunge alla
Chiesa di
una Colonna di granito, sopra la quale è
la statua di
dall'antica Famiglia dei Rossi nel 1244.
in segno delle vittorie avute dai Cattolici
guidati dal detto Santo contro gli Eretici
Manichei. La detta statua posta in luo-
go dell'antica statua disfatta dal tempo, è
di mano di Antonio Montauti. Entrando
nella Chiesa, rifatta col disegno di Ferdi-
nando Ruggieri nel 1736. troveremo a
destra la Tavola della Cappella dei Cap-
poni, di mano di Jacopo da Pontormo,
ed evvi un Ritratto somigliantissimo di
San Carlo Borromeo collocato in un or-
namento di pietre di gran pregio, fatto
Dopo si
vede l'antica Tavola di
setti Figliuoli martiri. Ne segue la Cap-
pella di
Ferdinando Vellani da Modena. Conti-
guo è l'Altare del Crocifisso di Andrea da
Fiesole. La Cappella maggiore è l'istessa
già fatta col disegno del Cigoli, che fu
unita con la nuova fabbrica, ed adorna
con tre Tavole degne di stima, e special-
mente quella della Nascita di Cristo, che
è di Gherardo Vanhonthourt Fiammingo,
la Crocifissione è di Lorenzo Carletti, e
la Resurrezione di Antonio Tempesti. Le
pitture della volta, e pareti sono di Mi-
chelagnolo Cinganelli. Nella prima Cap-
pella della crociata è di Pietro Dandini
lo Sposalizio della Madonna, e nella se-
conda Carlo Portelli dipinse la Trinità
con alcuni Santi Tavola che stava a un
piccolo Altare dell'antica Chiesa, poi da
Ignazio Hugford notabilmente da ogni
parte ingrandita. Appresso segue l'Al-
tare della Comunione, arricchito di mar-
mi, e della stimatissima Tavola del Vol-
terrano, ove dipinse l'Assunzione, e genu-
flesse
ria Maddalena dei Pazzi, ed in un pila-
lessandro Barbadori zio materno di Urba-
no VIII, opera di Marcello di Provenza-
le; dipoi nel Presbiterio sotto l'organo
si trova la Cappella di
con una Tavola di Vincenzio Dandini,
che tenne il Gabbiani al naturale per il
volto della detta Santa mentre era allora
suo scolare, e giovinetto. Bellissima poi
è la Tavola di
ne succede di Simone Pignoni Dopo è d'
Ignazio Hugford quella dell'Arcangelo
Raffaello in atto di far rendere la vista ai
vecchio Tobia per mezzo del suo figlio.
Vi è poi il Martirio di
brizio Boschi. Si trova in ultimo la Cap-
pella dei Canigiani con Tavola, e pareti di
mano di Bernardino Poccetti, la qual con l'
altra dalla parte opposta restano sotto il Co-
retto delle
gono in alcuni tempi ad assistere alle sa-
cre Funzioni per il Corridoio, che resta
sopra la Loggia di fuori, nella parete del
quale a sinistra vedesi collocata la memo-
ria di Arcangela Paladina celebre Pittrice,
e Musica, col dilei ritratto in marmo,
Scultura di Agostino Bugiardini. E quella
a mano destra del Cardinal dei Rossi, ni-
grafe Dopo avere osservate molte an-
tichissime Inscrizioni affisse nella parete
entro il Cortile del Convento ritrovate
sotterra nel rifacimento della Chiesa, pro-
seguendo per la Costa ritrovasi la
CASA del
secoli addietro Monastero delle Monache
di
Maddalena. Ha un Museo per la maggior
parte fu raccolto da suo Padre mentre di-
morava in Parigi. Sulla porta si vede la
testa d'uno di quei Leoni, che erano so-
pra la Porta di Palazzo Vecchio, e che
secondo Matteo Villani, e Scipione Am-
mirato furono fatti nell'anno 1353. Quin-
di si trova il Monastero, e Chiesa di
Tavole del Ghirlandaio, in una
lamo in penitenza, e sopra in un tondo
una
e nell'altra una Annunziazione, e sopra
in altro tondo la Natività di Cristo. Alla
Cappella maggiore vi è una Concezione
con alcuni Santi Francescani fatta dipin-
gere in Roma dal Cardinal Bardi al
Mazzanti d'Orvieto. Accanto è il Con-
vento delle Religiose Valombrosane di
La
Chiesa fu rinnuovata, eabbellita nel 1705.
Al primo Altare a mano destra vedesi ef-
figiata Maria, e
Vignali. Il Cristo deposto dalla Croce è
di Alessandro Gherardini, come pure del
medesimo è lo sfondo della volta All'Al-
tar maggiore la venuta dello Spirito San-
to è del Gabbiani; La Tavola di
Gualberto in atto di perdonare al nemi-
co è del
timo vicino alla Porta
suscita un Fanciullo di Tommaso Redi.
Salendo la Costa avvi la Villa Manadori,
oggi Cambiagi, non essendovi il più bel
luogo per veder la nostra Città, e le di lei
adiacenze. Quindi si trova la
FORTEZZA DI BELVEDERE fabbricata dal
Granduca Ferdinando I. nel 1590 sotto
la dírezione dell'Architetto Bernardo Buon-
talenti, che risiede nella più alta parte
della Città. Tornando a scendere la Co-
sta dirimpetto alla Chiesa dello Spirito
Santo avvi la Chiesa di
Agostiniani, fatta fabbricare da Madama
Cristina di Lorenzo, moglie di Ferdinan-
do I., Principessa di gran prudenza, e vita
Nella seconda a dritta il
Niccolò da Tolentino è di
Vanni. All'Altar maggiore di marmi ar-
ricchito vedesi la Tavola di
di Francesco Petrucci; è di Jacopo Vignali
il
pella a sinistra. Nel mezzo di questa Chie-
sa vi sono sepolti i due Fratelli Casaregi,
Giuseppe dottissimo Giureconsulto, e
Bartolommeo insigne Letterato e Poeta;
come pure il
Medico rinomato per i suoi Viaggi, e per
altre di lui Opere mediche, e d'Istoria na-
turale - Di quì scendendo si trova l'
ABITAZIONE dei Mozzi, ove abitarono
nel 1273. il Pontefice Gregorio X., e dipoi
nel 1279. il Cardinale Latino Orsini, Le-
gato del Papa per stabilir la Pace tra i
Guelfi, e Ghibellini. Quindi proseguendo
per il Fondaccio si giunge alla Chiesa Col-
legiata di
ta una cartella di pietra, con inscrizione,
contenente la memoria dell'inondazione
di Arno nell'anno 1557. neiseguenti ver-
si Latini;
cellis,
Hunc tumidis praeceps irruit Arnus aquis,
Prostravitque suae, spumanti gurgite, Florae
Oppida, agros, fontes, moenia, Templa, viros.
e vi sono altre memorie di diverse inonda-
zioni posteriori Entrando in Chiesa trove-
remo a destra di Alessandro Allori l'Abra-
mo in atto di sacrificare il Figlio. Nella
seconda Cappella, di Batista Naldini la
Presentazione al Tempio. E' da osservarsi
l'Altare della Famiglia Cavalloni, dedica-
to al Crocifisso, che per la sua struttura fa
conoscere esser molto antico, e lavorato
da buona mano. Accanto al Pulpito da Ia-
copo di Meglio fu dipinta la Venuta dello
Spirito Santo. Del Poppi è lo Sposalizio
di Maria Vergine. All'Altar maggiore ve-
desi una Tavola dipinta da Gentile da Fa-
briano con Maria, e quattro Santi. Nella
Cappella dei Gianni il
è dell'Empoli. L'Annunziazione è opera
di Alessandro Fei detto del Barbiere. Tro-
vasi altra Tavola del Poppi nella quale è
effigiato il Figlio della Vedova di Naim
resuscitato da Cristo. Ne segue il Marti-
Accanto a questa dipinse l'Empoli Iddio
Padre con diversi Santi. Del Curradi è
il
so dal fuoco. Vi è pure una nuova Cap-
pella della Madonna del Rosario, e
seppe, della Famiglia Cambiagi. Nella Sa-
grestia esiste una Vergine che porge la
Cintola a
nico Ghirlandaio. Presso la medesima è il
PALAZZO dei Serristori. Di faccia vedesi
il Palazzo dei Baroni del Nero, alzato col
disegno di Tommaso del Nero; e quello del
Renuccini fatto col disegno di Alfonso
Parigi. Quindi riprendendo per la Via dei
Bardi si trova la Chiesa di
antiche Tavole, che una di Andrea del Ca-
stagno presso la Sagrestia esprimente Ma-
ria con
rimpetto se ne vede una di Iacone Pitto-
re; ne segue di Iacopo da Empoli un'Im-
magine di Maria, e altri Santi; e la Ta-
vola di
gelo Gabbriello, e la Vergine Annunziata
è di Lorenzo di Bicci. All'ingresso a de-
stra vi è la Cappella della Madonna di Lo-
reto simile in misura a quella di Loreto,
però che quì tutto è rappresentato in pittu-
ra. Accanto vi sono le abitazioni dei Ca-
nigiani, e dirimpetto vedesi un Campo,
ove per tre volte rovinarono tutte le abi-
tazioni, che quivi esistevano, per la qual
cosa Cosimo I. ordinò che non vi si fab-
bricasse più, come si legge dalla quivi
posta Inscrizione in marmo.
Soli ˙ vitio ˙ ter ˙ collapsas
Ne ˙ quis ˙ denuo ˙ restitueret
Cosmus Florent. & Senar. Dux II.
Vetuit X Octobris MDLXV.
a destra vi è il
PALAZZO del Conte Capponi, fatto edifi-
care da Niccolò da Uzzano col disegno di
Lorenzo di Bicci, entro il quale si vede il
busto di esso Niccolò, opera di Donatel-
lo, con inscrizione adeguata a così potente
Cittadino, siccome appiè della Scala un
Leone di porfido, opera singolare degli
antichi Etruschi; e dipoi si trova il
PALAZZO del Marchese Tempi, in faccia
alla Chiesa di
quale è un'ammirabile Tavola dell'Empoli
rappresentante un miracolo di Maria, ed
all'Altar maggiore un'Annunziazione an-
tica. Avanzando si giunge al
PONTE VECCHIO, rifabbricato nel 1345.
colla direzione dell'Architetto Taddeo
Gaddi, come nel Cartello affisso alla Log-
gia in mezzo di esso a Ponente, nel muro
che guarda Mezzogiorno si legge:
Il Ponte cadde per diluvio d'acque,
Poi dodici anni come al Comun piacque
Rifatto fu con questo adornamento.
Appiè di esso Ponte osserveremo un
GRUPPO rappresentante il Centuaro
Nesso ed Ercole che stà per ucciderlo, o-
pera in un sol pezzo di marmo del nostro
dei Carnesecchi fino del dì 8. Aprile 1600.
adesso i Padri della Missione. La prima
Tavola a destra è di Sebastiano Galeotti,
ove è
Crocifisso è di Agnolo Bronzino, che fu
donata da Alessandro Bonaccorsi; la ter-
za di
glieschi; la quarta della Trinità è del
Conti, e di faccia alla Navata è del Gan-
di l'Assunzione di Maria. All'Altar mag-
giore Pier Dandini figurò Cristo, che de-
stina La Tribu-
na con due Tondi laterali è di Matteo Bo-
In faccia all'altra Navata il Cioc-
chi espresse la tentazione di
Quindi si trova la Sagrestìa adorna di Ta-
vole antiche: dopo ne viene la Cappella
di Quin-
di quella di
Vignali. Ne segue la Cappella dell'An-
nunziazione, d'Ignazio Hugfort. In ultimo
trovasi il martirio di
ni Casini. Presso il Ponte
gresso di questa Casa Religiosa, ove ve-
donsi in marmo 4. Busti di Granduchi
Francesco I., Cosimo II., Ferdinando II., e
Cosimo III.: i primi tre scolpiti da Anto-
nio Novelli, e l'ultimo da Carlo Marcel-
lini. Delizioso è il passeggio lungo il Fiu-
me, e presso il Ponte alla Carraia, vedesi
il Palazzo già dei
MEDICI, accresciuto. E nel Fondaccio
di
Bardi, Frescobaldi, Renuccini, e Pecori.
Lusingandomi di aver soddisfatto a quan-
to si era da me promesso pongo fine a ciò
che riguarda l'interno della Città.
VIDI FUOR DI FIENZE Un'ALTRA ROMA.
COminciando dalla PORTA ROMANA, detta
di
IL POGGIO IMPERIALE. Al primo ingresso
dello Stradone vi erano quattro Vivaj di-
visi da un Ponte, quali furono rinterra-
ti, e ridotti a prato.
In distanza vi erano due altri Vivaj, che
furono ancor essi rinterrati. Esistono so-
pra quattro piedistalli le Statue di Ome-
ro, di Virgilio di Dante, e del Petrarca.
Dolcemente salendo circa un miglio, all'
ombra di Lecci, e di Cipressi si giunge ad
un gran Prato di figura semitonda, chiuso
da balaustrate di pietra con statue, ove
nell'apertura di mezzo sono due statue
di marmo, cioè un Atlante col Globo sugli
omeri, e un Giove con fulmine alla ma-
no. In testa a detto Prato si erge la Reale
Villa fabbricata dalla predetta Arcidu-
chessa Maria Maddalena, poi dalla Gran-
duchessa Vittoria accresciuta da Mezzo-
giorno, e dal Granduca Leopoldo amplia-
ta, avendo formati due superbi apparta-
menti, il primo al piano del Giardino tutto
pitturato dai più celebri Pittori del nostro
tempo, rappresentandovi varj fatti dell'I-
storia Romana. E l'altro superiore fu or-
nato di stucchi. Questa Villa ha due Sa-
loni, ed è ripiena di ogni sorte di suppel-
Ivi sono annessi due
Giardini con spartimenti di fiori, agrumi,
e fontane di acqua; vi sono molte antiche,
e moderne statue, tra le quali un Adone
ferito, di Michelangelo di straordinaria
bellezza. Sopra il detto Palazzo in un Col-
le più rilevato in poca distanza si vede
un antico Monastero di Religiose dell'Or-
dine di
rio produce delicati vini, e particolarmen-
te il vino detto Verdea, e vi sono deli-
ziose Ville, tra le quali quella ove stiede
relegato per 10, anni per ordine dell'Inqui-
sizione il celebre Galileo, che adesso ap-
partiene al Dottor Antonio Bonajuti. Tor-
nando per la strada Romana si vedrà a si-
nistra altro Convento di Religiose, detto di
sini. La Tavola dell'Altar Maggiore è di
Lodovico Cigoli. Vedesi in vicinanza l'al-
tro Convento detto del Portico di Religio-
se dello stesso Ordine. In lontananza di
circa 2. miglia trovasi voltando a destra la
CERTOSA, fatta col disegno dell'Orcagna.
Nella Chiesa vedesi la volta dipinta da Ora-
zio Fidani, come pure sono del medesimo
i quadri, che ornano le pareti; il pavi-
A sinistra si entra in
un Chiostro, il quale dà introduzione a
molte Celle, secondo l'instituto di questi
Eremiti. Il Pontormo aveva fatte diverse
Pitture, ma essendo perite potranno ve-
dersi i di lui bozzetti a olio esistenti in
una Cappella ove sono le Tavole di Giuseppe
Sacconi. Sopra la porta, che và nel Chio-
stro di fuori, ci è una Pietà con due An-
geli, e dalla par e di dentro
mano del Bronzino. Nella stanza del Ca-
pitolo è sulla parete con data del 1506. il
Crocifisso con la Madonna, e la Maddale-
na appiè della Croce, e due Angeli di Ma-
riotto Albertinelli, come ancora vi dipin-
se il Tobìa, e Lodovico Caracci un
Batista con molte figure. Sono da osser-
varsi due Tavole, la caduta degli Angeli
della Pittrice Isabella Sirani, e quella del
Boschi rappresentante la separazione di
Pietro, e Come pure del
co sono le pitture sul legno esistenti in una
Cappella. Il Fondatore di questa Certosa
nell'anno 1341. fu Niccolò Acciaioli Fio-
rentino gran Siniscalco di Sicilia, e di Ge-
rusalemme, ed accrebbe quella di Napoli.
In una stanza sotterranea sono le Sepol-
ture della Casa Acciajoli, la quale Fami-
Valdipesa possiede una gran Tenuta, e
un magnifico Palazzo detto Monte Gufo-
ni con un bel Giardino con Fontane, e
scherzi d'acque.
Non è da tralasciarsi di vedere l'Ar-
chivio assai bene tenuto, e che può ser-
vir di norma a chiunque volesse formare
un'Archivio di qualche importanza.
Rendono deliziosa questa Collina le va-
rie Ville, e specialmente quella del Miche-
lozzi detta di Bellosguardo, perchè di quì
godesi tutta la Città, (e dove il Guicciar-
dini srisse la sua celebre Istoria d'Italia La più completa Edizione è quella fatta
rn Firenze colla data di Ftiburgo in quattro gros-
si tomi in 4. con varie addizioni, che trovasi
vendibile alla Stamperia Reale.
e quelle dei Borgherini, degli Strozzi, e
del Vinci, ove è un bel Gruppo dello Zini.
Fuori della Porta di
stra trovasi il Monastero dei Monaci di
MONTE ULIVETO. La Tavola dell'Altar
maggiore, in cui è figurato l'ingresso di
Nostro Signore in Gerusalemme, è di Santi
di Tito; quella ove è il
mei è del Pignoni, ed uu'Assunzione dirim-
Agli altri due Al-
tari in uno vi è espresso l'Apostolo tirolare
Romana. Delle due statue di marmo la Ver-
gine Vestale, che tiene un vaglio per l'Ac-
qua santa, è di mano del Caccini, e l'altra
alla sinistra, che rappresenta Claudia è di
Scultura Fiamminga. Nella Cappella, che
sta sotto la Chiesa vi è una Tavola della
Resurrezione di Raffaellino del Garbo. In
vicinanza si vede un delizioso Casino del
Duca Strozzi, con un salvatico, che scen-
de sino alla strada maestra, e dalla parte
di Ponente vi è il Conservatorio di
ro a Monticelli.
Fuori della Porta al Prato è una deli-
ziosa passeggiata quella dei Viali delle Ca-
scine, ove esistono superbi, ed ameni pra-
ti, e boschetti, come ho detto di sopra.
Fuori di questa Porta è situata distante
10. miglia la Villa Reale del
POGGIO A CAJANO. Fu principiata dal
Magnifico Lorenzo dei Medici Padre di
Leone X. il quale la non terminata Fab-
brica volle finire, e specialmente l'ornato,
e le pitture del Salone grande in parte,
che poi il Gran Duca Francesco fece con-
durre a fine, seguitando il primo modello
Evvi un Salone
con volta a mezza botte dal suddetto da
lui imparata a Roma. Il detto Salone fu
dipinto da Andrea del Sarto, dal Franca-
bigio, e da Jacopo da Pontormo. L'Istoria
è quando a Cesare furono presentati vari
donativi in Egitto da molte Nazioni, al-
ludendo al Magnifico Lorenzo dei Medi-
ci, che fu di rari animali, e tra gli altri
di una Giraffa regalata da Gaitbeto Solda-
no d'Egitto nel 1487, e detta Giraffa è
descritta dul Poliziano nelle sue me colan-
ze erudite: fu lasciata imperfetta da An-
drea dei Sarto, e terminolla Alessandro
Allori. Il Francabigio dipinse in altra
facciata quando Cicerone dopo l'esilio fu
in Campidoglio chiamato Padre della Pa-
tria: alludendo questa Storia al ritorno in
Firenze di Cosimo Medici il Vecchio. Nell'
altra facciata il Francabigio dipinse,
quando Tito Quinzio Flaminio Console
Romano, orando nel Consiglio degli Achei
contro l'Oratore degli Etoli, e del Re An-
tioco, dissuase la lega, che disegnavano
concludere gli Oratori con gli Achei me-
desimi. Questo fatto allude alla Dieta di
Cremona, in cui il Magnifico Lorenzo dei
bramosi di rendersi al possesso dell'Italia
tutta. Di Alessandro Allori è la Cena di
Siface Re dei Numidi, fatta a Scipione,
dopo che egli ebbe rotto Asdrubale in Spa-
gna: e questo allude al viaggio del suddet-
to Lorenzo al Re di Napoli, da cui fu
generosamente convitato Le due testate
furono dipinte da Iacopo da Pontormo, e
vi è un Vettunno coi suoi Agricoltori, con
un pennato in mano al naturale, e l'Isto-
ria di Pomona, e Diana con altre Dee,
che per esser pitture fatte a concorrenza
dei sopranominati Pittori, sono delle più
belle che uscissero dal suo pennello. Quin-
di si entra in due Gallerìe, ordinate dal
Gran Principe Ferdinando per formare per
mezzo di queste la comunicazione al Sa-
lone. Dal detto Salone passando in un'al-
tro ornato a stucchi, si trova dipinta nel-
la volta dal Gabbiani la Toscana, chc
avanti Giove presenta Cosimo Padre della
Patria, mostrando d'aver esso quietate le
discordie, e introdotta la pace; opera di
somma stima. Altre eccellenti pitture or-
nano questo Palazzo. La Tavola della Cap-
pella ove è una Pietà, e del Vasari. Nella
contigua campagna si fanno copiose rac-
Proseguendo verso
Tramontana si giunge ad un luogo ame-
no, detto le Pavoniere, e serve per far
correre i Daini, i quali in un Barco mura-
to con boscaglia, e fossi d'acqua conservan-
si. Rimettendosi sulla strada maestra a
mano dritta trovasi la Villa del Marche-
se Bartolommei detta di
ARTIMINO, stata da Ferdinando I fab-
bricata col disegno di Bernardo Buonta-
lenti l'anno 1594. Vi sono due bei Colli a
Levante; ed il dìvertimento maggiore,
che si ritrae in detta villeggiatura, è la
Caccia, essendovi un circuito di muraglia
di sopra 32 miglia, detto il Barco Rea-
le, distendendosi dalle falde del Poggio di
Artimino sino ai Poggi di Vinci nella Val-
dinievole Due altre Ville Reali poco di-
stanti l'una dall'altra. sono fuori di que-
sta Porta, una detta la
PETRAJA. Il suo ingresso è a Tramon-
tana per un Prato circondato da folti ci-
pressi in difesa dei venti: ha nel mezzo un
Cortile ove son dipinti diversi fatti mili-
tari, vi sono nelle due fiancare due Log-
gie dipinte dal Volterrano, e rappresen-
tano alcune azioni di Cosimo I., e Ferdi-
nando II.. Tra i buoni Quadri è da ammi-
del Sarto. L'altra detta
CASTELLO, Villa antica dei Medici, ac-
cresciuta da Cosimo I dalla parte di Le-
vante, col disegno di Niccolò detto il Tri-
bolo, ed ampliata dal Granduca Leopol-
do, essendo sua Villa favorita nella sta-
gione estiva. Nella volta della Loggia a
sinistra dentro il Cortile, alcune Istorie
degli Dei antichi, e l'Arti liberali lavora-
te a olio sulla calcina secca, sono di Ia-
copo da Pontormo. Vi è a fresco di Bal-
dassarre Franceschini nella volta del ricet-
to, salite le prime scale, un bello sfondo
Da Tramontana si entra in un vasto Giar-
dino. La prima gran Fontana, ove è l'Er-
cole di marmo, che soffoga Anteo, dalla
cui bocca esce in gran copia l'acqua, è di
mano dell'Ammannati, essendo il restante
della Fontelavoro del Tribolo come di lui
è l'altra Fontana in mezzo al Boschetto dei
lauri, nella cima della quale vi è una Ve-
nere di bronzo, dalla cui chioma, che tien
raccolta entro le mani, cade in acqua. In-
torno vi sono occulte fistulette, dalle quali
vengono zampilli d'acqua Questa è cinta
da un bel salvatico, che fa prospettiva all'
altra Fontana dell'Ercole, e per di sopra
pilli d'acqua. Intorno la Porta vi è una
Grotta grande, e ricchissima di Spugne,
fatta dal Tribolo. Vi sono tre gran Pile
scavate, e intagliate d'un pezzo solo, una
nella testata, e l'altre due per fianco all'
entrare, sopra le quali vi sono scolpiti di-
versi Quadrupedi, e da alcuni cade acqua
nelle suddette pile. La detta Grotta è chiu-
sa da cancellate di ferro, le quali aperte,
quando si vuol dar l'acqua agli zampilli,
che tra le spugne di sopra nel pavimen-
to, e dai lati vi sono, serransi con violen-
za per forza d'acqua. Questa Grotta è in
mezzo di due Fontane nel medesimo muro
collocate, che ribattono all altre due del
Giardino, ove è il boschetto a Laberinto.
Dal suddetto Giardino si sale ad un gran
Vivaio, in m zzo del quale vi e in un
Vecchio di bronzo figurato il Monte Ap-
pennino fitto dall'Ammannato, dalla cui
chioma cade acqua, disegno, e lavoro del
Tribolo; del quale è a Levante una Quer-
cia molto artificiosa, e tutta giuochi di
acqua, che è degna di vedersi. Quindi
tenendosi la strada che passa sotto la Villa
della Petraia, si vedrà di passaggio il Con-
servatorio delle Signore della
QUIETE. Questo luogo era per addietro
una Villa detta la Quiete della Grandu-
chessa Cristina. Pervenne in Donna Eleo-
nora Ramirez di Montalvo, che fu la Fon-
datrice, e Institutrice. La Granduchessa
Vittoria fecevi la Chiesa, la Foresteria, Ri-
messe e Stalle, e la Principessa Anna Ma-
ria Luisa Elettrice Palatina l'ampliò di
un nobile Appartamento, e di un delizio-
so Giardino, e dalla Granduchessa Maria
Lnisa moglie del
peratrice) fu ampliato di altre comode
abitazioni. E' degna di vedersi la Villa,
e luogo della
DOCCIA, ove dal Marchese Carlo Ginori
fu introdotta la fabbricazione di finissime
Porcellane di ogni sorte con ottima riusci-
ta, delle quali se ne vede una raccolta in
una stanza disposta a forma di Gallerìa,
ricavando la loro sussistenza in questa ma-
nifattura circa 100 persone, lavorandosi
ancora ogni qualità di maioliche. In vi-
cinanza è da vedersi la Villa del Mar-
chese Corsi.
Fuori della PORTA
co Trionfale, e Parter, prendendo a sini-
stra passato il Mugnone è da osservarsi
un Tabernacolo sulla strada, dipinto da
CONVENTO dei Cappuccini, i quali han-
no una bella Chiesa, e un comodo Con-
vento, ed Orto con salvatico. Vicino sul
canto della Villa Capponi avvi un Taber-
nacolo dipinto da
lare di Raffaello. Quindi passando da di-
verse Ville si arriva a quella di
CAREGGI, cioè Campo Regio appartenen-
te adesso a Vincenzio Orsi. Questa fu fab-
bricata col disegno di Michelozzo da Co-
simo Padre della Patria. Quivi il Magni-
fico Lorenzo dei Medici, e Giovanni, e
Pietro suoi figli facevano le virtuose Ac-
cademie con Marsilio Ficino; Angelo Po-
liziano, Pico della Mirandola, l'Argiropo-
lo, Ermolao Barbaro, lo Scala, ed altri dotti
Uomini di quell'età. A cinque miglia di-
stante dalla Città è la Villa Reale di
PRATOLINO, luogo di somma amenità nel
tempo di Estate. Questa gran Fabbrica col
disegnodi Bernardo Buontalenti, e di Fran-
cesco suo figlio fu edificata nel 1575. dal
Granduca Francesco I
Eravi prima un'antica Villa che comprò
da Benedetto Uguccioni. Per scale scoper-
te si sale al primo piano dalla parte di Tra-
montana, e per un Terrazzino si entra in
un amplo Salone in volta, ed ornato in
lotto dipinto a fresco. Vi è un Organo I-
draulico, che senza opera di mantici ri-
ceve il vento per mezzo dell'acqua. In co-
pia sono i lavori di Spugne marine, le Fon-
tane, le Grotte, le Statue, fra le quali mol-
te Colossali, e che in scherzose maniere ver-
sano acqua, e molte altre cose deliziose per
l'ampio e ben disposto Salvatico, e per i
Giardini sono sparse, e sotto il Palazzo me-
desimo. Circa tre miglia distante da que-
sta Villa si trova l'Eremo di
MONTE SENARIO, ove ebbe principio dai
sette Beati Romiti Nobili Fiorentini la Re-
ligione dei Servi di Maria nell'anno 7233. e
ove
far penitenza. In mezzo sta il Convento dei
Religiosi; e vedonsi nel recinto le sette Grot-
te dei Beati Fondatori, e quella del Santo
Propagatore, ove fecero lunga dimora. In
questo Santuario sono varie buone pitture,
e vi si ammira nella volta della Chiesa il
bellissimo sfondo, nel quale il Gabbiani
rappresentò Maria in Gloria con molti An-
geli, che porge l'abito ai sette Beati
Nel ritorno a Firenze, quasi due miglia
discosta dalla Città, sulla sinistra fuori del-
la strada maestra si vede la deliziosa Villa
alla Badìa, con bel Giardino, e scherzi di
acqua. Quindi passato il Ponte di Mugno-
ne si và alla soppressa
BADÌA di
go tempo per Cattedrale di Fiesole, e fu poi
ufiziata dai Monaci di
sendo quasi dal tempo, e dalle guerre in po-
situra di minacciar rovina, Cosimo dei Me-
dici Padre della Patria, a proprie spese col
disegno del Brunellesco, vi fabbricò una
bella Chiesa e Monastero per i Canonici
Lateranensi, a contemplazione di un tal
Padre Don Timoteo da Verona; e per me-
glio godere la sua conversazione, vi fece
un appartamento per proprio uso. Dopo
la soppressione dei Canonici Lateranensi
fu questo luogo dal Granduca Leopoldo da-
to per uso dell'Arcivescovo di Firenze. Sal-
vator Rosa, e Lorenzo Lippi essendo ami-
cissimi erano accostumati di far le loro pas-
seggiate a questo luogo, e lungo il conti-
guo Torrente di Mugnoue comunicandosi
le respettive idee, che il primo per le sue
satire, l'altro per il suo Malmantile Vol-
gendo a Tramontana vi è una
CHIESETTA, ove si conserva una miraco-
losa Immagine del Crocifisso, qual luogo è
ziano nella Lamia; e da Levante vi è
Chiesa dell'Ordine Dome-
nicano con un comodo Convento fondato
nell'anno 1406. dal Beato Giovanni Domi-
nici a spese della nobile Famiglia degli
Agli. Quivi
vestisse l Abito Domenicano. Sono in que-
sta Chiesa alcune pitture di merito: tra le
antiche si vede la Coronazione della Ma-
donna del Beato Giovanni Angelico, quel-
la della Natività di Pietro Perugino, e un
altra del Sogliani; fra le moderne, quella
dell'Annunziazione di Iacopo da Empoli,
e tutta la volta della Chiesa dipinta da Lo-
renzo del Moro. Poco sopra salendo il Mon-
te vi vede una bella Villa fabbricata già da
Giovanni di Cosimo Medici col disegno di
Michelozzo, la quale appartiene al Senator
Cav Giulio Mozzi; avendo l'istesso Giovan-
ni col disegno dal medesimo Michelozzo
fatto fabbricare poco distante una
CHIESA e Convento ai Frati di
mo, i quali ebbero principio in Firenze nell'
anno 1407. da Carlo Conte di Montegra-
nelli che ha culto di Beato. Quelli furono
soppressi da Clemente IX, e questo luogo
è posseduto a desso dal Ricasoli. Final
dersi la
CATTEDRALE, ed il Palazzo del Vescovo, e
alcuni frammenti della Rocca, e Mura an-
tiche, avendo l'anno 1010 i Fiorentini da-
to il sacco, e demolito ciò che poterono.
La Chiesa fu fabbricata nel 1028. dal Ve-
scovo Iacopo Bavaro Nella Tribuni si con-
servano le Reliquie di Santo Romolo in una
cassa di marmo misto, e la Testa del qual
Santo con un braccio si espone nel giorno
consacrato al medesimo. Vi si conserva la
Cattedra del Vescovo
nella parete sinistra in un ornato di pietra
serena. La Tavola del martirio di
maso Apostolo è del Volterrano, e tutto il
bassorilievo di marmo della Cappella di
Monsignor Salutati col di lui Deposito, e
ritratto, è opera di Mino da Fiesole, e il
lavoro di marmi all'Altare di mezzo tra le
due scale è di Andrea Ferrucci Fiesolano.
Di faccia è il
PALAZZO del Vescovo, che ha vasta Dio-
gesi, e presso è un comodo, e ben regolato
Seminario. Sopra si trova la Chiesa di
Sant'ALESSANDRO, ove era il corpo di
detto Santo, che fu Vescovo di questa Cit-
tà, e martirizzato nel Territorio Bologne-
Il detto Corpo fu nel
1785. translatato nella Cattedrale per es-
sere stata destinata questa Chiesa per uso
di Camposanto, e tolta la tettoia. Nel più
alto di Fiesole è posto il
CONVENTO dei Riformati di
sco, fondato dalla Famiglia del Palagio,
ove anticamente era la Rocca dei Fiesola-
ni. La Tavola della Concezione è di Pietro
di Cosimo. Scendendo in faccia alla Piaz-
za vedesi la Chiesa antichissima di
restaurata, ove esiste un'Immagine di Ma-
ria, che si vuole la più antica in Tosca-
na, e che perciò si chiami Primerana, la
qual Chiesa, secondo l'Ammirato, veniva
ad essere quasi nel mezzo della Città di Fie-
sole. Verso Levante in piccola distanza è
un altro
CONVENTO di Zoccolanti dettola Doccia,
fondato da Giuliano Davanzati; e tanto
in questo luogo che per l'adiacenti Colli-
ne vi sono moltissime Ville. Tutti que-
sti Monti Fiesolani, e di Settignano sono
abbondanti di Cave di Pietra, e macigni
per uso di fabbriche, e in ciò consiste il
maggior traffico, e sostegno di quegli Abi-
tanti.
PORTA A PINTI, fuori di essa vi è un Ta-
bernacolo di Andrea del Sarto, che per l'in-
giurie dei tempi è ridotto in cattivo stato.
Distante un miglio, nella Chiesa di
vasio è una bella Tavola di Santi di Ti-
to; e fuori della
PORTA ALLA CROCE si trova il Monastero di
SAN SALVI. Questo fu uno dei primi Mo-
nasteri di Vallombrosani, che lo cederono
alle Monache dette prima di Faenza l'an-
no 1529. nell'essere stato demolito il loro
antico Convento, per costruirne la fortez-
za di San Nel Refettorio da
Andrea del Sarto furono dipinti in un arco
San Benedetto, San Giovanni Gualberto,
Monaco, e Cardinale, e nel mezzo in un
tondo è la Trinità. In faccia è un Cena-
colo che si reputa delle migliori pitture
di Andrea, di cui se ne vede la stampa in-
cisa da Teodoro Cruger; sul che è degno
di memoria, che convenendo demolire per
il detto assedio con molti suburbani Con-
venti, e Casamenti, anche la Chiesa di San
Salvi con sue abitazioni, a contemplazio-
ne di così belle Pitture fu lasciato in piedi;
ma per l'introdotta clausura di Monache
non si può vedere senza speciale licenza.
Nella Chiesa è una Tavola con Cristo in
Croce di Francesco Morandini da Poppi,
e quella di Cir-
ca un miglio discosto si trova altro Con-
vento di Monache Agostiniane detto
se ne trova un altro dell'Ordine di
nedetto, intitolato
Altar maggiore fu dipinra dal Grillandajo.
Fuori di questa Porta, e in lontananza
l'uno dall'altro sono da vedersi tre celebri,
e grandiosi Santuarj, cioè la Vallombrosa,
il Sacro Eremo dì Camaldoli, e il Monte
dell'Alvernia, nel primo dei quali
Gualberto, e nel secondo
darono i loro Conventi; e nel terzo
cesco ricevè le Sacre Stimate In ciascuno
sono osservabili non poche pitture, e pas-
sando in questi luoghi vi sono ancora da
osservare molte Terre, e Castelli della
bella Provincia del Casentino.
Fuori la Porta di
pianura nominata Pian di Ripoli.,
BADÌA di
residenza il Generale dell'Ordine Vallom-
brosano. Anticamente fu Convento di Mo-
nache. Un'altro si trova più sopra detto
strada maestra di Arezzo per Levante, che
sino al 1503. si mantenne a uso dì Spedale.
Cinque miglia da Firenze discosto esiste
un altra Villa Reale detta
APPEGGI. Distante altre tre miglia e mez-
zo sopra un Poggio tra Mezzogiorno, e Le-
vante è situata la
CHIESA di Nel
giorno di
di Popolo, facendosi una grossa Fiera E'
ufiziata da dieci Cappellani con un Pieva-
no, che hanno l'obbligo di dirvi quoti-
dianamente il Divino Ufizio. Fu fondata
dall'gstinta Famiglia dei Buondelmonti.
Questa Chiesa è riccamente adornata, con
soffitta dorata con tre sfondi quello di mez-
zo è considerato essere il più insigne lavoro
di Antonio Puglieschi. Il primo degli altri
due è opera di Tommaso Redi, e l'ultimo
di Tra le Ta-
vole è osservabile la Vocazione di
di Jacopo da Empoli.
Fuori la Porta
si trovano due Chiese, la prima è detta
Padri Riformati. Questa con disegno di
Simone del Pollaiolo detto il Cronaca. fu
fatta fabbricare nel 1350. da Castello Qua-
vanti l'Altar Maggiore. La Tavola dell'
Annunziazione è del
della Natività è del Sogliani Sopra la Por-
ta della Sagrestìa la Pietà di terra cotta è
di Luca della Robbia. Questa Chiesa è posta
in tale eminenza, che si gode Firenze con
una gran parte dei Villaggi. Uscendo per
la Porta del fianco, e camminando pochi
passi a man dritta per una Porta della For-
tezza, che nel 1526 con disegno di Michela-
gnolo fu fatta, benchè tirata a fine dal
Tribolo (di cui è lavoro la bellissima statua
di macigno non finita rappresentante una
Vittoria che stà appoggiata accanto alla
detta porta) si arriva all'antichissima
CHIESA di
di detta Fortezza. Nella persecuzione dei
Cristiani sotto Decio, trovandosi
to con alcuni Compagni a far penitenza
nel luogo ove è eggi la Chiesa, e in quei
tempi era vi un piccolo Oratorio dedicato
a
ranno fattolo condurre in Firenze, lo ten-
tò ma invano onde rimuoversi dalla Re-
ligione Cristiana; dopo diversi supplizi,
gli fece tagliare la testa in un luogo detto
passò l'Arno, e rese nel suddetto Oratorio
Quivi fu seppellito. Ma que-
sta Chiesa sì nobile, e grande fu incomincia-
ta nel 1013. ai 26. d'Aprile col consiglio di
Ildebrando
sua moglie, che la dotarono di molte tenu-
te, e vi fecero traslatare il detto Corpo
nell'Altare, che è nei sotterranei della
Chiesa, la quale fu data allora in cura ai
Consoli dell'Arte dei Mercatanti. E' spar-
tita questa in tre navate, e vi sono due
scale di marmo, per dove si sale al Presbi-
terio, fatto sulla costumanza della primi-
tiva Chiesa. Dietro l'Altase vi sono cin-
que finestroni serrati di trasparente mar-
mo, e nella lunetta semirotonda di Mo-
saico col Padre Eterno si vede a destra ef-
figiata Maria, e a sinistra
nel mezzo i simboli dei 4. Evangelisti. Da-
vanti è una Cappella di marmo, fatta fare
da Pietro dei Medici, ove nella volta è un
partimento d'ottangoli di Luca della Rob-
bia, con un quadro di pittura antica, nel
quale Altare era collocato il Crocifisso che
fu traslatato in A sinistra la
bella Cappella dedicata a
edificata in memoria del Cardinale Iaco-
po di Portogallo, con marmi e porfidi, co-
me sono la Cattedra Episcopale, e il Sepol-
Bambino e Angeli lavorati da Antonio
Rossellini.
Nella volta Luca della Robbia fece i
4 Evangelisti, e in mezzo lo Spirito San-
to. Di Antonio del Pollaiolo è la Tavola a
olio di
zio, di Pietro suo fratello sono alcuni
Profeti dipinti a olio nel muro di detta
Cappella, siccome in un mezzo tondo l'
Annunziazione; e presso la Porta sono va-
rie antiche Pitture. Questa Chiesa fu ne-
gli antichi tempi ufiziata dai Monaci di
S Basilio, poi da quelli di
dell'Ordine di Clugnì, e fra essi visse al-
cun tempo
Signori di Petroio, dopo aver perdonato
all'inimico uccisore di Ugo suo fratello,
quale incontrò poco sotto
ove è una memoria del generoso fatto in
un Tabernacolo. Il Crocifisso che chinò
la testa, che fu molto tempo nella sud-
detta Chiesa alla mentovata Cappella di
mezzo, fu trasportato in Firenze nel dì 25.
Novembre 1671. in Santa Trinita. Quindi
passò in mano dei Gesuiti, e adesso serve
per uso degli Esercizj.
FINE
INDICE
DELLE COSE PIU' NOTABILI.
Arti
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Pier Mart
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turale
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Villa
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di Dio.
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